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You may copy it, give it away or +re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included +with this eBook or online at www.gutenberg.org/license + + +Title: Annali d'Italia, vol. 1 + dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 + +Author: Lodovico Antonio Muratori + +Commentator: Gian Francesco Galeani Napione + +Release Date: May 15, 2012 [EBook #39704] + +Language: Italian + +Character set encoding: ISO-8859-1 + +*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ANNALI D'ITALIA, VOL. 1 *** + + + + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + + + + + +</pre> + + +<p class="center"><img src="images/ritratto.jpg" alt="" /><br /> +LODOV. ANTONIO MURATORI</p> + +<hr /> + +<p class="center pad2"><span class="big">ANNALI<br /><br /></span> + +<span class="x-large gesperrt">D'ITALIA<br /><br /></span> + +<span class="larger">1</span></p> + +<hr /> + +<p class="center pad2"><img src="images/cover.jpg" alt="" /></p> + +<hr /> + +<h1><span class="min">ANNALI</span><br /> + +<span class="gesperrt">D'ITALIA</span></h1> + +<p class="center">DAL<br /> +<br /> +<span class="larger"><b>PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE</b><br /> +<b>SINO ALL'ANNO 1750</b></span><br /> +<br /> +<i>COMPILATI</i><br /> +<br /> +<span class="big gesperrt"><b>DA L. ANTONIO MURATORI</b></span><br /> +<br /> +E<br /> +<br /> +<b>CONTINUATI SINO A' GIORNI NOSTRI</b><br /> +<br /> +<span class="larger"><i>Quinta Edizione Veneta</i></span><br /></p> + +<hr class="minor" /> + +<p class="center">VOLUME PRIMO</p> + +<hr class="minor" /> + +<p class="center pad2 gesperrt">VENEZIA</p> + +<p class="center small"><b>DAL PREMIATO STAB. DI G. ANTONELLI ED.</b><br /> +<br /> +<b>1843</b></p> + +<hr /> + +<p class="center big pad2"><a name="indfront" id="indfront"></a><a href="#INDICE">INDICE</a></p> + +<hr /> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_I-II" id="Page_I-II"></a>[I-II]</span> +</p> + +<h2 class="pad2"><a name="VITA" id="VITA"></a><span class="big gesperrt">VITA</span><br /> +<span class="min">DI<br /> +LODOVICO ANTONIO MURATORI</span></h2> + +<p class="center pad2"> +<i>scritta da</i><br /> +<br /> +GIAN-FRANC. GALEANI NAPIONE +</p> + +<p class="pad2"> +Che un uomo d'ingegno, il quale sappia far capitale del +tempo, non abbia cagion di lagnarsi della brevità della vita, +potendo ad infinite cose attendere, il Varrone dell'Italia moderna, +<span class="sc">Lodovico Antonio Muratori</span>, palesemente il dimostrò; +tuttochè non sia giunto a vivere, come dell'antico Varrone ci +narra Plinio, ed a scrivere oltre all'ottantesimo ottavo anno, nè +a poetare, come il Bettinelli, al nonagesimo. Non oltrepassò egli +guari i termini di un corso ordinario di vita, e di una vita impiegata +in massima parte negli esercizii religiosi, cioè come cherico +attento a' doveri del suo stato ne' primi suoi anni, quindi +come parroco zelantissimo sino oltre al sessagesimo, e sempre +come sacerdote esemplare sino al fine de' suoi giorni; ma seppe, +ciò non ostante, non meno colle azioni sue virtuose che coi dotti +suoi libri, giovare agli uomini, instruirli ed eziandio dilettarli; e +le opere da lui dettate formano una biblioteca. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_III-IV" id="Page_III-IV"></a>[III-IV]</span> +</p> + +<p> +Nato in umile fortuna il giorno vigesimo primo di ottobre +dell'anno 1672 in Vignola, terra del Modenese, patria del celebre +architetto Barozzi, che da quella prese il nome, non potè avere +nella età sua fanciullesca altri per institutore che un maestro +assai comunale di grammatica latina, che lungamente in quelle +spine lo avvolse, per cui tanti vivaci ingegni prendono il più +delle volte in abbominio ogni specie di lettere. Essendogli però +capitati alle mani i romanzi di madama di Scuderì, ben s'avvide +che esistevano libri più dilettevoli che le triviali grammatiche non +sieno. Servirono questi in certo modo di correttivo, gli aprirono +la mente e l'invogliarono sempre più della lettura. Chi si sarebbe +dato a credere giammai che l'autor degli Annali e delle Antichità +italiane, e di tante altre opere di storia e di critica la più dotta +e severa, abbia incominciata, s'egli stesso non l'avesse asserito, +la sua carriera letteraria dal gran Cairo, dall'illustre Bassà e da +altre simili fole, leggendole avidamente? Ma il punto sustanzialissimo +si è, che curiosa brama, qualunque siasi, di leggere e di +imparare sorga nelle anime nuove, non riesce poi arduo gran +fatto l'alimentare e meglio dirigere questa nobile fiamma; ma +guai! se in principio inavvedutamente altri la spegne, in vece di +nutrirla. +</p> + +<p> +Migliori maestri trovò poscia in Modena il Muratori, di grammatica +non tanto quanto di umane lettere, ed eziandio di filosofia; +anzi quest'ultimo (cosa singolare allora in persona di chiostro), +oltre al sistema peripatetico, gli spiegò i sistemi moderni; +e se la filosofia neutoniana non era ancora a que' tempi uscita +dall'isola natìa, già avea avuto molto prima l'Italia il Galilei ed +il Torricelli, e del loro modo di filosofare (che sistema veruno +non volle inventare saviamente il Galilei) convien dire che +avesse avuta una idea da giovane il Muratori, da che dettò una +<span class="pagenum"><a name="Page_V-VI" id="Page_V-VI"></a>[V-VI]</span> +dissertazione intorno allo innalzamento e depression del barometro, +oltrepassando di poco il vigesimo anno. Vestito avea egli +l'abito chericale, quando giovanetto per gli studii a Modena si +portò. Suoi studii principali doveano essere le leggi civili e canoniche +e la moral teologia; così pensava il padre di lui, costretto +dalle angustie domestiche, come tanti altri, a riguardar +la dottrina come un capo di entrata. La pratica perfino della +giurisprudenza intraprese il Muratori; ma da quella professione, +al pari di tanti altri uomini insigni nella letteratura, il genio +suo dominante il ritrasse. La poesia da prima e l'eloquenza +riempivano di delizia gl'istanti che poteva aver liberi; ma essendo +a que' tempi in Lombardia comunemente corrotto il gusto +delle lettere più amene, di quelle ampollosità che aveano voga, +e di quelle argutezze egli s'invaghì tanto, che il nostro ampolloso +e concettoso Tesauro era il suo maestro, il suo autore. +Corresse però ben tosto il suo gusto, dopochè venne ammesso +ad una letteraria conversazione, dove il marchese Giovanni +Rangoni ed altri svegliati ingegni modenesi seguivano guide migliori. +Ciò non ostante, se si riguarda bene, nel fraseggiare, +anche più trascurato, del Muratori, restò un non so che dello +stile del Tesauro, segnatamente ne' traslati. +</p> + +<p> +Dalla lettura de' poeti e degli oratori passò a quella dei filosofi. +Molto si compiacque di Seneca e di Epitteto, e la filosofia +degli Stoici pigliò in concetto grande, sebben presto si avvedesse, +come, senza la religione rivelata, quella orgogliosa dottrina è un +albero pomposo, ma privo di solida radice, e che non produce +frutti di vera sapienza. Lo studio delle massime degli Stoici il +condusse alla lettura di Giusto Lipsio, gran partigiano di quella +setta, e delle sentenze stoiche zelante promulgatore. E siccome +è cosa consueta, che tutto si apprezza in quelle persone che si +<span class="pagenum"><a name="Page_VII-VIII" id="Page_VII-VIII"></a>[VII-VIII]</span> +hanno per qualche rispetto in grande estimazione, passò il Muratori +a studiare i libri, assai più pregevoli del Lipsio, riguardanti +le antichità romane, e cominciò a dar opera indefessamente +alla erudizione profana. Per inoltrarsi in essa vide però che +gli mancavano e la copia di libri e il presidio della lingua greca. +In una libreria di poveri claustrali trovò il giovane Muratori +ciò che di rado o non mai si trova ne' palagi de' facoltosi, voglio +dir libri in numero sufficiente e piena facoltà di valersene. +Della greca lingua da sè stesso in breve tempo con ostinata +fatica s'impadronì. Seguì questo in principio dell'anno 1693, +ed a quei giorni maggior ventura gli toccò in sorte, cioè di rinvenire +un direttore per gli studii suoi, di cui non potea desiderarne +uno migliore, che lo iniziò alla diplomatica ed alle antichità +del medio evo, e che a coltivare la sacra erudizione, propria +al suo stato, principalmente lo animò. Fu questi l'abate +cassinese Benedetto Bacchini, dottissimo personaggio, capitato +allora in Modena, il Mabillon dell'Italia, che salito sarebbe ad +egual fama, se avesse avuto, come il Mabillon, un più vasto +teatro ed i favori di un potentissimo monarca; ma che però +ebbe il vanto, che non potè avere il Mabillon, di esser padre, a +dir così, nelle cose appartenenti alla soda erudizione, di due +uomini sommi, il Muratori ed il Maffei. La storia ecclesiastica +e gli ecclesiastici scrittori e i concilii ed i santi padri furono il +nuovo pascolo che aprì il Bacchini alla mente avida del Muratori, +che non lasciava passar giorno in cui lungamente non si +trattenesse con lui, studiandosi di far tesoro di quanto ne' famigliari +ragionamenti (la miglior disciplina di tutte) usciva dalla +bocca di quell'uomo raro. +</p> + +<p> +Già abbandonato avea egli gli studii delle leggi e della teologia +scolastica, punto non curando, purchè soddisfar potesse al +<span class="pagenum"><a name="Page_IX-X" id="Page_IX-X"></a>[IX-X]</span> +genio suo prepotente, que' premii che da chi le professa si ottengono, +da' letterati non mai. Ma in questo mezzo avendo il Muratori +fatto conoscenza col marchese Gian Gioseffo Orsi, coltissimo +patrizio bolognese, e con monsignor Marsigli, poscia vescovo +di Perugia, col mezzo loro ottenne di essere invitato dal +conte Carlo Borromeo alla famosa biblioteca Ambrosiana di +Milano. Singolare ventura fu questa per lui di venir collocato +in età giovanile nella piena luce del giorno, aprendosegli in tal +modo la strada di far quella luminosa comparsa che ognun sa +nella letteraria repubblica; e que' gentiluomini fecero dono del +Muratori all'Italia. Novella prova fu questa che per far fiorire +le lettere assai più giova la coltura ed il buon giudicio ai privati, +che non la potenza ed i tesori stessi de' principi. Laureato prima +in leggi in fine dell'anno 1694, si recò adunque il Muratori in +Milano in principio del susseguente, dottore dell'Ambrosiana, e +prima che terminasse quell'anno medesimo fu ordinato sacerdote. +</p> + +<p> +Gli aneddoti latini, colà due anni dopo pubblicati, (gli +aneddoti greci videro la luce poscia in Padova) furono il primo +saggio ch'ei diede del suo sapere, molti argomenti trattando di +antichità cristiane, di disciplina e di erudizione ecclesiastica, in +parecchie dissertazioni, con cui gli aneddoti suoi illustrò. Prima +di venirsene a Milano, non poche cognizioni avea già acquistato +egli appartenenti alla paleografia, facendone studio colla scorta +del p. Bacchini sulle pergamene dell'archivio di Modena: e nell'Ambrosiana, +ricca di rari e copiosi codici, vi si perfezionò. +Grande fu la fama in cui salì il Muratori, giunto appena a toccare +il vigesimo quinto anno, per questa prima opera sua; e si procacciò +la benevolenza e la stima de' primi letterati, e principalmente +di un Noris, di un Bianchini, di un Ciampini, di un +Magliabechi in Italia; di un Mabillon, di un Ruinart, di un +<span class="pagenum"><a name="Page_XI-XII" id="Page_XI-XII"></a>[XI-<br />XII]</span> +Montfaucon, di un Papebrochio oltremonti. Cinque anni interi +si passarono da lui nell'Ambrosiana, quasi in proprio elemento, +in mezzo a que' codici, facendo studio indefesso di erudizione +sacra e profana, d'iscrizioni, di antichità, ed esercitandosi nel +tradurre dal greco. Nè lasciava di attendere per sollievo agli +studii delle lettere più gentili. Interveniva ad un'accademia, +detta de' Faticosi, e ad un'altra di filosofia e di belle lettere, +apertasi a suo suggerimento nella casa Borromeo; ed essendo +passato ad altra vita in quella città nell'anno 1699 il Maggi, +poeta di grido per que' tempi e suo grande amico, intraprese +tosto il pietoso letterario ufficio di dettarne la vita, che nell'anno +seguente 1700 si pubblicò, e con un idillio e con altri versi +(chè poeta pur era allora il Muratori) ne celebrò la memoria. +</p> + +<p> +Le ricerche genealogiche, che per parte dell'elettore di Annover +si facevano, onde chiarire l'origine italica della Casa di +Brunsvico, derivata dal comun ceppo della Estense, furono quelle +che richiamarono il Muratori da Milano alla contrada sua natía. +In somma confusione era l'archivio estense. Per riordinarlo, e +per compiacere quel principe che avea spedito un letterato tedesco +a visitarlo, il duca di Modena, Rinaldo I, nominò suo archivista +e bibliotecario il Muratori. Lasciò egli tosto Milano e l'Ambrosiana, +non senza però qualche rincrescimento; e si restituì, +nel fine della state dell'anno 1700, in Modena ai servigii del +suo amato principe: e rinunciando ad ogni più splendida fortuna, +mai più abbandonar non volle, durante un intero mezzo +secolo, che ancor visse, l'estense biblioteca, pago, come Plutarco, +di essere l'ornamento della sua patria, mentre per tutta Italia +chiaro suonava il suo nome. +</p> + +<p> +La genealogia de' principi estensi occupò da prima i suoi +pensieri; e le Antichità estensi, dotta opera e laboriosa, in cui, +<span class="pagenum"><a name="Page_XIII-XIV" id="Page_XIII-XIV"></a>[XIII-<br />XIV]</span> +d'accordo col famoso tedesco Leibnizio, fissò l'origine di quella, +prima in Italia, quindi in Germania ed Inghilterra, nobilissima +famiglia, furono il frutto delle sue fatiche. Ma come i chimici +valenti, che attenti sono oltremodo a prevalersi delle scoperte +ed invenzioni che si presentano nel corso degli esperimenti loro, +sebben non formassero l'oggetto principale, lo scopo delle loro +ricerche, così il Muratori, dovendo rivoltare tanti diplomi e +cronache e monumenti de' bassi-tempi, concepì il vasto disegno +dell'unica e dottissima opera delle Antichità italiane del medio-evo, +che rese il nome suo immortale, e che, secondo le prime idee, +altro non avea ad essere se non una continuazione delle Antichità +estensi, cui servir dovea di commento e quasi far loro corteggio. +</p> + +<p> +Dallo studio incessante, a norma delle più sane regole di +critica, posto intorno alla storia di que' principi, nacquero non +solo quelle tante scritture in favor di essi per lo dominio di +Ferrara e di Comacchio, nelle quali superiore di tanto si dimostrò +al focoso suo avversario monsignor Fontanini, e mediante +le quali si fece conoscere per uno de' più scienziati gius-pubblicisti; +ma inoltre la gran raccolta da lui ordinata ed illustrata di +tutti gli scrittori originali delle cose d'Italia per lo corso di +mille anni; e finalmente gli Annali d'Italia, l'unico ed il miglior +corpo che sinora si abbia della storia della nazion nostra, +stesi da lui nella età di sessantasette anni nel breve spazio di un +anno solo; cosa incredibile, se da testimoni oculari degni della +maggior fede non venisse asseverata. Che se dettati sono in istile +umile, pedestre, inelegante, come le altre opere sue italiane, non +mancano però mai di chiarezza, di precisione, di naturalezza, e +talvolta di vivacità, non senza una certa efficacia e festività, direi +così, lombarda. Del resto, e chi mai esigere potrà in un colosso +la squisitezza del lavoro di un cammeo? +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_XV-XVI" id="Page_XV-XVI"></a>[XV-<br />XVI]</span> +</p> + +<p> +Mentre per altro incominciava il Muratori a gittar i fondamenti +dell'edificio immenso di cognizioni storiche che innalzar +intendea, compose, quasi per sollievo e diporto, il suo trattato +della Perfetta Poesia, in cui spiegò un sistema conforme ai pensamenti +dell'oracolo dell'Inghilterra, Bacone da Verulamio, +sistema più filosofico di quello che prima di lui da' sottili grammatici, +e dopo di lui da Francesco Maria Zanotti e da altri, che +han grido di filosofanti, vennero esposti alla luce del giorno. Se +filosofico fu il trattato della Poetica del Muratori, poetico, a dir +così, fu il disegno della Repubblica Letteraria, che pubblicò in +fronte all'opera sua del Buon Gusto, o sia riflessioni sopra le +scienze tutte; disegno concertato col dotto Bernardo Trevisano, +che reggeva in Venezia quella cattedra di filosofia morale, che +sempre occupata era da un veneto patrizio; e disegno con cui +tenne lungamente e piacevolmente in sospeso la curiosità degli +scienziati. Agli studi suoi di amene lettere riferir si debbono +pure le Vite del Petrarca, del Castelvetro, del Sigonio, del Tassoni, +del marchese Orsi, da lui in diversi tempi dettate. Ma qui +non è il luogo di annoverar distintamente le opere tutte del modenese +bibliotecario. Il solo catalogo, colle necessarie notizie bibliografiche, +eccederebbe i confini a questa vita prescritti. Basterà +il dire che la sua fecondità era tale, che due opere ad un tratto +stava scrivendo per l'ordinario; e che temendo ancora non gli +mancasse materia, chiedeva agli amici argomenti per comporne +delle nuove. Alla erudizione sacra e profana, alle antichità romane +e barbariche, alla critica, alla teologia, all'ascetica, alla +giurisprudenza, alla filosofia, alla politica e perfino alla medicina, +come il trattato del Governo della peste e la dissertazione <i>De +potu vini calidi</i> ne fanno fede, a tutto rivolse le sue speculazioni +e le sue fatiche. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_XVII-XVIII" id="Page_XVII-XVIII"></a>[XVII-<br />XVIII]</span> +</p> + +<p> +L'erudizione sacra formò il primo oggetto de' suoi pensieri, +e sempre, sino al termine de' suoi giorni, gli studii delle materie +ecclesiastiche coltivò, congiungendoli coll'adempimento il più +esatto ai doveri tutti del suo stato. Giovane sacerdote in Milano, +in mezzo agli studii suoi più fervidi e più graditi, esemplarmente +vi attendea. Fatto quindi in Modena preposto della Pomposa, con +cura di anime, con vivo zelo e con amor grande le funzioni tutte +del sacro suo ministero indefessamente esercitò, trovando ancora +tempo, come già il celebre Pignoria, per le letterarie fatiche. +Ma non contento di edificar coll'esempio e d'instruire colla voce +il popolo suo, le virtù praticando che insegnava, s'ingegnò eziandio +di giovare coi libri alla religione ed ai costumi. Non una +persona sola, ma più persone e più anime, e tutte attivissime, +operose, infiammate dell'amor de' suoi simili, pare che fossero +nel Muratori concentrate. Se la vera filosofia consiste nel far del +bene agli uomini, qual filosofo antico può venire in paragone +con lui? Chè non parlo di coloro che negli ultimi tempi ne +usurparono il nome, di tante sciagure infausta e mai sempre +deplorabile cagione. Ascetico savio ed illuminato si mostrò egli +(per toccar soltanto di alcuno di tali libri) negli esercizii spirituali; +espertissimo conoscitore de' santi Padri, compreso del vero +spirito della religione nel trattato della Carità cristiana, virtù +che tutte perfeziona le cristiane virtù; maestro in divinità profondo +nella dotta opera latina <i>De ingeniorum moderatione in +religionis negotio</i>, opera in Italia non solo, ma in Germania ed +in Francia eziandio riputatissima. +</p> + +<p> +Ma il Muratori, avanzando in età, e già sessagenario, non +potea più reggere alle parrocchiali fatiche, e specialmente alla +predicazione. Rinunciata dunque la prepositura, attese a scrivere +negli anni che ancora gli restarono. In lui si verificò il detto di +<span class="pagenum"><a name="Page_XIX-XX" id="Page_XIX-XX"></a>[XIX-<br />XX]</span> +Cicerone, nulla esservi di più dolce e giocondo di una vecchiaia +munita degli studii della gioventù; e non solo gli Annali d'Italia +sopraccennati, ma parecchie altre opere di genere disparatissimo +furono il frutto degli anni suoi senili; che anzi in quel periodo +di tempo videro la luce le opere sue maggiori, già preparate +prima, come, per tacer degli ultimi volumi della gran raccolta +delle Cose d'Italia, furono le dissertazioni famose delle Antichità +italiane del medio-evo (negli ultimi suoi anni poi in lingua italiana +compendiate), la seconda parte delle Antichità estensi, il +nuovo Tesoro delle Iscrizioni, per non parlar di tante altre opere +di minor mole, ma non meno rilevanti, parte filosofiche, come i +trattati della morale Filosofia, delle Forze dell'intendimento +umano e della Fantasia; le altre riguardanti le antichità profane, +come la Dissertazione de' servi e liberti, dei fanciulli alimentari +di Trajano, dell'obelisco di Campo Marzio, e parecchie appartenenti +alla erudizione sacra e alle materie ecclesiastiche, studii, +da' quali avea prese le mosse nella letteraria carriera, da lui mai +intermessi, e con lui la terminò. Tali furono l'opera contro +l'inglese Burnet, le Missioni del Paraguay, l'antica Liturgia +romana, e l'aureo trattato della regolata Divozione. Nè straniero +alle, sebben da lui abbandonate, legali dottrine, scrisse dei difetti +della Giurisprudenza, opuscolo sensatissimo, il quale se riscontrò +obbiezioni, trovò eziandio difensori presso i giurisprudenti medesimi; +e col trattato della pubblica Felicità, vale a dire, della +vera scienza di governo, che le scienze e le arti tutte dirige al +vero bene degli uomini, opera che vide la luce nell'anno antecedente +alla sua morte, pose degno ed onorato fastigio a tutte le +letterarie sue fatiche. +</p> + +<p> +Fu quel trattato, come disse il dottissimo cardinale Gerdil, +la voce del cigno; ed aureo chiamandolo, giusti e meritati trova +<span class="pagenum"><a name="Page_XXI-XXII" id="Page_XXI-XXII"></a>[XXI-<br />XXII]</span> +segnatamente gli encomii in quel sensato libro dal Muratori tributati +ad un savio monarca, per avere nella università della capitale +de' suoi stati aperto una cattedra di morale filosofia. Nè +questo fu il solo provvedimento di quel principe lodato dal Muratori, +che in quel medesimo libro per altri rispetti eziandio il +celebra, e singolarmente per avere instituito peculiare carica in +ciascuna provincia, che al pubblico vantaggio soprantendesse. +</p> + +<p> +Riguardano la maggior parte degli uomini il Muratori semplicemente +come critico, come istorico, come antiquario, come +filologo ed erudito, e non credono che al vanto di filosofo aspirar +possa. Ma se la vera, la utile filosofia consiste nel giudicar +delle cose rettamente e nel buon senso (più raro che altri non +creda), e nel difendere antiche ed importanti verità piuttosto +che sostenere nuovi, ingegnosi, ma inutili e dannosi paradossi, +pochi furono al certo più filosofi del Muratori. Combattè come +teologo contro l'irragionevole voto sanguinario, contro le pratiche +esteriori di religione vane od anche superstiziose, contro +l'indiscreto zelo e la ignoranza e le stravaganze divote; ed il +dotto suo libro <i>De ingeniorum moderatione</i>, ec. se piacque a' savii +tutti, spiacque (il che ascriversi dee a distinto pregio) a +quelli del pari che troppo poco, come a quelli che troppo al +Capo visibile della Chiesa concedono. Che se ne' libri suoi filosofici +<i>ex professo</i> avverso si mostrò al Loke ed all'Uezio, se +gliene vuol dar lode piuttosto che biasimo. Al primo si mostrarono +pure contrari il celebre Paolo Mattia Doria, ed altri chiari +ingegni italiani: nè ebbe seguaci in Italia prima del fiorentino +medico Antonio Cocchi, non sempre religiosissimo. Di fatto, la +filosofia lokiana, come dimostrò poscia dottamente il prefato +cardinal Gerdil, troppo al materialismo inchina, come allo +scetticismo quella postuma dell'Uezio. Persino nelle materie +<span class="pagenum"><a name="Page_XXIII-XXIV" id="Page_XXIII-XXIV"></a>[XXIII-<br />XXIV]</span> +mediche, se vi fu chi la opinion sua sulla origine delle pestilenze +disapprovò, l'insigne professore di medicina in Torino, Carlo +Richa, ne prese la difesa. Le matematiche discipline soltanto +furono quelle, a cui, come que' due lumi primari della letteratura +francese, il Bossuet ed il Fenelon, non volle mai applicare +il Muratori, sia che temesse d'insuperbire, quando alle altre +vaste sue cognizioni aggiunto avesse la parte più astrusa e recondita +dell'umano sapere, sia che stimasse essere quegli studii +incompatibili collo studio di altre facoltà da lui riputate più +vantaggiose. +</p> + +<p> +Compiuto egli avea intanto il settuagesimo settimo anno del +viver suo, quando un fiero colpo di paralisia gli tolse prima la +luce degli occhi, e quindi la vita nel giorno vigesimoterzo di +gennaio dell'anno 1750. Placidamente riposò nel Signore tra +le braccia del nipote ecclesiastico, dopo compiti tutti gli uffizi e +ricevuti tutti i soccorsi della cristiana pietà. Fu il Muratori di +statura ordinaria, ma quadrata, e che inclinava al pingue, di +faccia colorita, di aspetto misto di gravità e di dolcezza; nel +conversare affabile, cortese ed anche gioviale; a lui piaceva la +gioventù onestamente lieta. Del rimanente candido, sincero, modesto, +frugale, di singolare prudenza dotato, alle morali congiungea +le cristiane virtù. Invitato a Padova in modo onorevolissimo, +ed a Torino con offerta di pingue stipendio e con tutti +gli agi dal marchese di Ormea, mai non volle abbandonar la +sua patria ed il servizio del principe suo signore, a cui sagrificò +sempre ogni privato suo vantaggio. Di fatto amico di quell'anima +ingenua e generosa di papa Benedetto XIV sin prima del +pontificato, credesi che per gl'insigni meriti suoi verso la religione +cattolica e per l'esemplarità de' costumi lo avrebbe fregiato +della sacra porpora, se non avesse temuto di recar dispiacere +<span class="pagenum"><a name="Page_XXV-XXVI" id="Page_XXV-XXVI"></a>[XXV-<br />XXVI]</span> +alla corte per le cose dal Muratori scritte nelle controversie +di Ferrara e Comacchio. Non mancò di coraggio, dote non +sempre famigliare agli uomini di lettere. Minacciato della vita +con lettera anonima, se non ritrattava certe espressioni che credette +di dover adoperare parlando di una contrada armigera, +consegnò senza turbarsene il foglio alle fiamme, nè se ne pigliò +il menomo pensiero. Da Modena manteneva corrispondenza il +Muratori con tutti i primi letterati d'Italia, e ne coltivò l'amicizia, +e tra gli altri amico fu infino agli estremi della vita del +celebre marchese Scipione Maffei, non ostante alcuni dispareri +in punto di erudizione. Bello si è negli ultimi giorni in cui visse +il Muratori, vedere il Maffei, quasi eguale di età, protestargli di +averlo sempre riputato il primo onore d'Italia; ed il Muratori +vicendevolmente pregare il cielo che conservasse il Maffei, come +il campione più vigoroso e più coraggioso della italiana letteratura. +</p> + +<hr /> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_XXIX-XXX" id="Page_XXIX-XXX"></a>[XXIX-<br />XXX]</span> +</p> + +<h2 class="pad2"> +<a name="PREFAZIONE" id="PREFAZIONE"></a>PREFAZIONE +</h2> + +<p class="center pad2"> +DI<br /><br /> +LODOVICO ANTONIO MURATORI +</p> + +<p class="pad2"> +Allorchè io stesi la prefazione al tomo 1 delle mie <i>Antichità Italiane</i>, +stampato in Milano nell'anno 1738; accennai il bisogno che avea la Storia +d'Italia d'esser compilata da qualche persona ben conoscente delle antiche +memorie, ed amante della verità. Giacchè l'avanzata mia età e varie mie +occupazioni non permettevano a me d'imprendere allora tal fatica, animai +alla stessa gl'ingegni italiani, dopo averne loro agevolata la via colla gran +raccolta degli <i>Scrittori delle cose d'Italia</i>, e colle suddette <i>Antichità Italiane</i>. +Pure tanto di vita e di forze a me ha lasciato la divina Provvidenza, che +accintomi io stesso alla medesima impresa, ho potuto se non con perfezione, +certo con buona volontà, trarla a fine. Parlo io qui non già della Storia che +riguarda gli avvenimenti della Chiesa di Dio, perchè di questa ci ha forniti +per tempo la penna immortale del cardinal Baronio colla principal parte di +essa, accresciuta poi e migliorata dal p. Antonio Pagi seniore, continuata +dallo Spondano, dal Bzovio e dal Rinaldi. Abbiamo anche illustrati non +poco i primi secoli del Cristianesimo dall'accuratissimo Tillemont, e l'intera +Storia di essa Chiesa felicemente maneggiata dal Fleury: talchè per questo +conto al comune bisogno pare sufficientemente provveduto; se non che la +lingua italiana può tuttavia dirsi priva di quest'ornamento, non bastando +certamente l'aver noi qualche compendio degli Annali del Baronio in +volgare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_XXXI-XXXII" id="Page_XXXI-XXXII"></a>[XXXI-<br />XXXII]</span> +</p> + +<p> +La sola Storia civile d'Italia quella è che dimanda e può ricevere aiuto +ed accrescimento dai giorni nostri. Certamente obbligo grande abbiamo a +Carlo Sigonio, insigne scrittor modenese, per aver egli assunta questa +fatica, e trattata la storia suddetta ne' suoi libri <i>de Occidentali Imperio, et +de Regno Italiae</i>, che tuttavia sono in onore, e meritano bene di esserlo. +Ma oltre all'aver egli solamente cominciata la sua carriera dall'imperio di +Diocleziano e Massimiano, e terminatala nell'imperio di Ridolfo I austriaco; +tali e tante notizie si son dissotterrate dipoi per cura di molti valentuomini, +tanto dell'Italia che d'altri paesi, gloriosi per avere aumentato l'erario +della repubblica letteraria, che oggidì si può ampiamente supplire ciò che +mancò al secolo del Sigonio, e rendere più copiosa e corretta la storia Italiana. +Aggiungasi, avere il Sigonio tessuto le storie sue senza allegare di +mano in mano gli scrittori onde prendeva i fatti: silenzio praticato da altri +suoi pari, ma o mal veduto o biasimato oggidì da chi esige di sapere i +fondamenti su cui i moderni fabbricano i racconti delle cose antiche. Tralascio +di rammentare qualche altro scrittore della Storia universale d'Italia, +perchè niuno ne conosco che sia da paragonar col Sigonio, e niun certamente +vi ha che abbia soddisfatto al bisogno. Ai nostri tempi poi prese il sig. di +Tillemont a compilar le Vite degl'imperadori romani, cominciando dal +principio dell'Era cristiana con tale esattezza, che se egli avesse potuto +continuare il viaggio, dalle mani sue sarebbe a noi venuta una compiuta +storia, ed avrebbe forse risparmiato a tutt'altri il pensiero di tentar da qui +innanzi una tal navigazione. Ma egli passò poco più oltre all'imperio di +Teodosio Minore e di Valentiniano III Augusti, con esporre gli avvenimenti +d'Italia per soli quattro secoli e mezzo, lasciando i lettori colla sete del +rimanente. Pertanto ho io preso a trattar la <i>Storia Civile</i> o sia gli <i>Annali +d'Italia</i> dal medesimo principio dell'Era di Cristo, conducendoli sino +all'anno 1500; nel quale ho deposta la penna, perchè da lì innanzi potrà +facilmente il lettore consultare gli storici contemporanei, che non mancano, +anzi son molti, se pure non verrà voglia ad alcuno di proseguire la medesima +mia impresa sino ai dì nostri. E chi sa che non nasca, o non sia nato +alcun altro, che prenda anche a trattar la storia dell'Italia dal principio +del mondo sino a quell'anno dove io comincio la mia? Quanto a me, tanto +<span class="pagenum"><a name="Page_XXXIII-XXXIV" id="Page_XXXIII-XXXIV"></a>[XXXIII-<br />XXXIV]</span> +più ho creduto di dover far punto fermo nel suddetto anno 1500, perchè +nella Parte II delle mie <i>Antichità Estensi</i>, avendo io stesso in qualche guisa +abbozzate le avventure universali d'Italia sino all'anno 1738, mi sarebbe +incresciuto di aver da ridire lo stesso. +</p> + +<p> +Ma prima di mettere in viaggio i lettori, mi convien qui istruire i men +periti di quel che debbono promettersi dalla mia fatica. Che non si ha già +alcun di essi da aspettare, che la Storia d'Italia proceda per tanti secoli +sempre con bella chiarezza, e con bastevol cognizione degli avvenimenti e +delle azioni de' principi e de' popoli, che successivamente comparvero nel +teatro del mondo, e colla tassa dei tempi precisi, ne' quali succederono i +fatti a noi conservati dagli storici delle passate età. Un così bell'apparato +di cose si può ben desiderare, ma non già sperare. Pur troppo si scorgerà, +non essere più felice la Storia d'Italia di quel che sia quella delle altre +nazioni. Di assaissime antiche storie ci ha privati l'ingiuria dei tempi, la +frequenza delle guerre, e la serie d'altri non pochi pubblici e privati disastri. +Nello stesso secolo terzo dell'Era cristiana, ancorchè le lettere tuttavia +si mantenessero in gran credito, pure si comincia a provare gran penuria +di luce per apprendere le avventure d'allora, e per ben regolare la cronologia +di que' tempi. Pur questo è un nulla rispetto al secolo quinto, e incomparabilmente +più ne' seguenti, cioè dacchè le nazioni barbare impossessatesi +dell'Italia, fra gli altri gravissimi mali v'introdussero una somma e deplorabile +ignoranza. Non solamente sono venute meno le storie di quei tempi, +ma possiamo anche sospettare, se non credere, che pochissime ne fossero +allora composte; e se la nostra buona fortuna non ci avesse salvata la Storia +longobardica di Paolo Diacono sino all'anno 744, resterebbe in un gran +buio allora la Storia d'Italia. Continua nulladimeno la medesima ad essere +anche da lì innanzi sì povera di lumi sin dopo il 1000, che qualora fosse +perita la cronica di Luitprando, e non ci recassero aiuto quelle de' Franchi +e dei Tedeschi, noi ci troveremmo ora, per così dire, in un deserto per +conto di quasi tre secoli dopo il suddetto Paolo. Oltre poi all'essersi +perduta la memoria di moltissimi avvenimenti d'allora, quegli ancora che +restano, sì mal disposti bene spesso ci si presentano davanti, che di poterne +assegnare gli anni via non resta, stante la negligenza o discordia degli +<span class="pagenum"><a name="Page_XXXV-XXXVI" id="Page_XXXV-XXXVI"></a>[XXXV-<br />XXXVI]</span> +scrittori, ed è forzata non di rado la cronologia a camminare a tentoni. A +questi malanni si vuol aggiugnerne un altro, comune alla storia di tutti i +tempi, cioè la difficoltà, meglio è dire, l'impossibilità di raggiugnere la +verità di molte cose che a noi somministra la storia. Lo spirito della parzialità +o dell'avversione troppo sovente guida la mano degli storici. Quello +che osserviamo nella dipintura delle battaglie accadute a' tempi nostri, +fatta da differenti pennelli, con accrescere o sminuire il numero de' morti e +prigioni, e talvolta con attribuirsi ognuna delle parti la vittoria: lo stesso +si praticava negli antichi tempi. E secondochè l'adulazione o l'odio prevalevano +nella penna degli scrittori, il medesimo personaggio veniva innalzato +o depresso. C'è di più. Allorchè gli storici prendevano a descrivere quanto +era accaduto ne' tempi lontani da sè, per mancanza di documenti o per +semplicità e poca attenzione, talvolta ancora per malizia, vi mischiavano +favole e dicerie, o tradizioni ridicole dell'ignorante volgo. Di queste false +merci appunto abbonda la storia de' secoli barbarici dell'Italia, e più di +gran lunga l'ecclesiastica che la secolare. +</p> + +<p> +Ora come mai potere in quell'ampio fondaco di verità e bugie, +mischiate insieme, sbrogliare il vero dal falso? In tale stato ognuno ritrova +la storia della sua nazione; ma chi vuole oggidì scrivere onoratamente le +antiche cose, si studia, per quanto può, di depurarle, di dare schiettamente +ad ognuno il suo secondo l'ordine della giustizia, cioè di lodare il merito, +di biasimare il demerito altrui; e quando pur non fia possibile di raggiugnere +il certo, di almeno accennare ciò che sembra più probabile e verisimile +tanto dei fatti che delle persone. Questo medesimo mi son io ingegnato +di eseguire nella presente mia Opera, per soddisfare al debito di sincero +scrittore. Così avessi io potuto rendere dilettevole tal mia fatica, siccome +ho procurato di formarla veritiera. Ma sappiano per tempo coloro, che +nuovi si accostano alla antica storia, che io son per condurli talvolta per +ameni giardini, ma più spesso per selve e dirupi orridi a vedere: e ciò +secondo la diversità dei principi buoni o cattivi, delle felici o infelici +influenze delle stagioni, della pace o delle guerre, o d'altre pubbliche +prosperità o disgrazie. Anche allorquando era in fiore l'imperio romano, +s'incontrano dominanti, obbrobrii del genere umano, mostri di crudeltà, e +<span class="pagenum"><a name="Page_XXXVII-XXXVIII" id="Page_XXXVII-XXXVIII"></a>[XXXVII-<br />XXXVIII]</span> +nati solamente per la rovina altrui, e in fine ancor per la propria. Scatenossi +poi il Settentrione contro l'italiche contrade, con introdurvi la barbarie +de' costumi, l'ignoranza ed altri malanni. Finalmente cominciarono le guerre +a divenire il pane d'ogni giorno nell'Italia, e le pazze e furiose fazioni +dei Guelfi e Ghibellini per parecchi secoli sconvolsero le più delle città: di +maniera che nella Storia d'Italia assai maggior copia troviamo di quel +che può rattristarci, che di quello che è possente a dilettarci. Ma questo +non è male della sola Italia. Anche nell'altre nazioni si fan vedere queste +medesime brutte scene, così avendo Iddio formato il mondo presente, con +volere che più in esso abiti il pianto che il riso, acciocchè ognuno si rivolga +a cercarne un migliore, di cui dà una dolce speranza la Fede santa che +professiamo. Intanto fra le altre utilità che reca la storia, da noi riconosciuta +per una delle efficaci maestre della vita umana, non è picciolo quello che +io andrò talvolta ricordando ai lettori. Cioè, che nel mirare sì rozza e +sconvolta, sì malmenata ed afflitta in tanti diversi passati tempi l'Italia, +possente motivo abbiamo di riconoscersi anche per questo obbligati a Dio, +cioè per averci riserbati a questi giorni, non esenti certamente da mali, ma +pure di lunga mano men cattivi e dolorosi de' vecchi secoli. +</p> + +<hr /> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1"></a>[1]</span> +</p> + +<p class="center x-large gesperrt pad2"> +<a name="ANNALI_DITALIA" id="ANNALI_DITALIA"></a>ANNALI D'ITALIA +</p> + +<p class="center"> +DAL<br /> +<br /> +<span class="larger">PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE FINO ALL'ANNO 1500</span> +</p> + +<h2 class="hidden"><a name="I" id="I"></a>I</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">I</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 45.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Giulio Cesare</span> figlio d'Agrippa, +<span class="sc">Marco Emilio Paolo</span>. +</p> + +<p> +Già avea la libertà della repubblica +romana ricevuto un gran tracollo sotto +il prepotente governo di Giulio Cesare, +primo ad introdurre in Roma il principato +sotto il modesto titolo d'imperadore, +non altro significante in addietro che generale +d'armata. Non so s'io dica ch'egli +pagò le pene della sua ambizione con restar +vittima de' congiurati; so bene che +fu principe odiato dai più in vita, ma +dopo morte scusato ed amato, massimamente +da chi avea cominciato ad accomodarsi +al comando di un solo; e so del +pari che questo principe certamente abbondò +di molti pregi, e che pochi pari +di credito avrebbe avuto nell'antichità, +se non avesse offuscata la sua gloria coll'oppression +della patria. Caio Ottavio, o +sia Ottaviano, da lui adottato per figliuolo, +e da noi più conosciuto col nome di +Cesare Augusto, ancorchè giovane, seppe +ben deludere l'espettazione del senato. +Adoperato per rimettere in piedi la repubblica, +si servì egli della fortuna delle +a lui confidate milizie, per assoggettar +<span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2"></a>[2]</span> +Roma di nuovo, e stabilir quella monarchia +che, durata per qualche secolo, cedette +in fine al concorso e alla possanza +delle barbare nazioni. Di gran politica +abbisognò Augusto per avvezzar il senato +e popolo romano alla novità del governo +cominciato da Giulio Cesare, e per ischivar +nello stesso tempo quel funesto fine +a cui egli soggiacque. I due suoi favoriti, +cioè Marco Vipsanio Agrippa, marito prima +di Marcella di lui nipote, e poi di Giulia +di lui figliuola, e Mecenate, personaggi di +gran senno e onoratezza, non gli furono +scarsi di consiglio per fargli ottenere il +suo intento. L'arte dunque sua fu quella +di saper fare da padrone, senza mostrare +di esser tale; e di conservare il nome e +il decoro della repubblica, come era in +addietro, ma con ritenere per sè il meglio +dell'autorità e del comando. Perchè +non solamente lontanissimo si diede a +conoscere dall'ammettere il nome di <i>Re</i> +o <i>Signore</i>, a cui non erano avvezzi i Romani, +essendogli anche esibito <span class="fnote">[Sueton., Vita August., cap. LII.]</span> dal popolo +(forse per segreta sua insinuazione) +l'usitatissimo di <i>Dittatore</i>, grado portante +seco una gran balìa, fece la bella scena +di pregar tutti con un ginocchio a terra, +che lo esentassero da questo onore, parendogli +assai d'essere riguardato e nominato +principe, titolo non altro significante +allora che primo fra i cittadini. Compariva <span class="fnote">[Dio. Cass., Histor.]</span> +<span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3"></a>[3]</span> +dappertutto la stima ch'egli professava +al senato; e per maggiormente +cattivarselo, non volle già egli sottoporre +alla propria direzione tutte le provincie, +ma la maggior parte lasciò alla disposizion +del medesimo e de' proconsoli, e +d'altri uffiziali scelti e spediti dal medesimo +senato. Ad esso parimente lasciò +l'erario pubblico, la facoltà di metter imposte, +di far nuove leggi, di amministrar +la giustizia; con che pareva alla nobiltà +di conservar tuttavia l'antico onore e dominio. +Nè minor fu il suo studio per guadagnarsi +l'amore del popolo, col volere +ch'egli continuasse a godere della facoltà +di dare i suoi suffragi nelle pubbliche +elezioni, col mantener sempre l'abbondanza +de' viveri in Roma e la quiete della +città, e con tenerlo allegro e divertito +mediante la frequente rappresentazione +di varii giuochi e spettacoli, e con magnifici +congiarii o vogliam dir donativi. Finalmente +si conciliò l'affetto dei pretoriani, +cioè delle guardie del palazzo, con +far loro dar doppia paga, e con usar altri +atti di liberalità verso le legioni, cioè verso +il resto della milizia. Che meraviglia +è dunque, se Roma, che ne' tempi della +libertà avea tante traversie patito per la +disunion de' cittadini, cominciò a gustare +i vantaggi d'esser governata dipendente +da un solo? +</p> + +<p> +Ma intanto Ottavio riservò per sè le +provincie dove occorreva tener delle soldatesche, +o per buona guardia contro dei +Barbari confinanti, o per imbrigliar i popoli +facili alle sedizioni, con che il nerbo +maggiore della repubblica, cioè tutta la +milizia, restò in suo potere. A questo fine +egli prese o volentieri accettò il titolo di +imperadore, conceduto in addietro ai generali +d'armate, dappoichè aveano riportata +qualche vittoria; ma titolo accordato +a lui a perpetuità, e con autorità sopra +l'armi, di maniera che niun cittadino da lì +innanzi fu onorato del trionfo, ancorchè +vincesse, perchè la vittoria non s'attribuiva +se non a chi era capo delle armate; +<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4"></a>[4]</span> +e questo capo era il solo imperadore. +Gran possanza, insigni privilegi aveano +goduto fin qui i tribuni del popolo. Erano +sacrosante ed inviolabili le loro persone, +di maniera che il mancar loro di rispetto, +non che l'offenderli co' fatti, si riputava +sacrilegio e misfatto degno di morte. +Questo potere volle a sè conferito, ed agevolmente +ottenne Ottaviano, per poter +cassare, occorrendo, le leggi e le determinazioni +che non gli piacessero, come +far solevano talvolta i tribuni; e questa +fu appellata <i>Tribunizia Podestà</i>; titolo +ben caro agli imperadori romani, e mai +non obbliato nel loro titolario; perchè, +al dire di Cornelio Tacito <span class="fnote">[Tacit., Annal., t. III, cap. 56.]</span>, vocabolo +indicante <i>sommo dominio</i>. Inoltre l'autorità +primaria sopra le cose sacre era +riserbata ai <i>Pontefici Massimi</i> in Roma +pagana. Giudicò Augusto, che tal grado +stesse meglio nelle sue mani che nelle +altrui; e però tanto egli quanto i successori +l'unirono con gli altri titoli della +loro possanza. Finalmente il senato, già +divenuto adulatore, perchè composto di +gente che cercava i proprii vantaggi col +promuovere quelli del principe, cercò di +onorar questo imperadore colla giunta +di un titolo glorioso, che facesse intendere +la di lui possanza ed autorità quasi +sovrana; e fu quello d'Augusto, indicante +un non so che di divinità. Questo, che +fu poi congiunto coll'altro di Cesare, che +era a lui pervenuto per l'adozione di +Giulio Cesare, continuò poscia in tutti i +suoi successori, come il più luminoso dell'altra +lor dignità. Veggonsi rapportati da +Dione Cassio varii altri privilegi accordati +dal senato a Cesare Augusto, coronati +finalmente dal nobilissimo titolo di +<i>Padre della Patria</i>, voluto o pure usato +dipoi anche da quegli stessi mostruosi imperadori, +che sembrarono nati solamente +in danno e rovina della medesima. Salì +in tal guisa ad un'ampia podestà Augusto, +per cui senza nome di re potea tutto +quanto poteano i più dispotici dei re, perchè +il senato con tutta l'autorità a lui +<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5"></a>[5]</span> +lasciata, nulla d'importante facea, che +non fosse conforme all'intenzione e ai +desiderii di lui. Tuttavia per un tratto di +fina politica (che è ben lecito il pensare +così) andava l'accorto imperadore di +tanto in tanto dolendosi del grave peso +imposto sulle sue spalle, e facea intendere +l'ansietà di scaricarsene, per morir +da privato. Arrivò sino a proporlo in senato; +ma egli dovea ben sapere, che non +correa rischio d'essere esaudito. Ed in +fatti così fu. S'unirono le voci de' senatori +a pregarlo, per non dire a costringerlo, +che continuasse nella fatica del comando +finchè vivesse. Allora s'indusse +ben egli con tutta modestia ad accettar +questo carico, ma con impetrare che solamente +per dieci anni avvenire durasse +un tale aggravio. Finiti questi, e chiesta +di nuovo licenza, s'accordò in cinque +altri, e poscia in dieci, tanto che senza +mai cessare d'essere signore del mondo +romano, e con apparenza di comandare, +solo perchè così volevano il senato ed +il popolo, terminò poi felicemente nel comando +i suoi giorni. Nè mancò chi gli +succedesse nell'incominciato onore e in +quella signoria, la quale a poco a poco +nel proseguimento pervenne all'intero +despotismo e talvolta alla tirannia. +</p> + +<p> +In tale stato si trovava nell'anno presente +Roma sotto Augusto imperadore, +nè la di lei potenza si stendeva già sopra +tutto il mondo, come l'adulazione talvolta +sognò; ma bensì nella miglior parte +di Europa, e in moltissime provincie non +meno dell'Asia che dell'Africa. Era nato +Augusto sotto il consolato di Cicerone e +di Cajo Antonio, cioè l'anno sessantatre +prima dell'Era cristiana; e però nel presente, +in cui essa Era ebbe principio, correva +l'anno sessantesimoquarto dell'età +sua, e l'anno <span class="scp">XXIII</span> della sua tribunizia +podestà, e il <span class="scp">XLV</span> del suo principato. Giacchè +niun figlio maschio avea a lui prodotto +Livia sua moglie, era già egli ricorso +al ripiego dell'adozione, per desiderio +di perpetuar la sua famiglia, e di trasmettere +in un figlio anche la dignità imperiale. +<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6"></a>[6]</span> +Avea egli due nipoti, figliuoli di Marco +Agrippa e di Giulia sua figliuola, donna +famosa per la sua impudicizia, e in questi +tempi a cagion di tale infamia relegata +nell'isola Pandataria. L'uno <i>Cajo</i> e l'altro +<i>Lucio</i> nominati, aveano già talmente conseguito +l'amore d'Augusto sì in riguardo +al sangue che scorrea lor nelle vene, +che per le loro belle qualità, che gli aveva +adottati amendue per figliuoli, innestandoli +nella famiglia Giulia, e dando loro il +cognome di <i>Cesare</i>. L'uno d'essi, cioè +<i>Cajo</i>, fu <span class="fnote">[Noris, Cenotaph. Pisan. Diss. 2, cap. 13.]</span> nell'anno presente alzato alla +dignità più eminente, che dopo l'imperiale +dar potesse allora la repubblica romana, +cioè al consolato. L'altro console fu <i>Lucio +Emilio Paolo</i>, cognato d'esso Cajo, +perchè marito di Giulia sua sorella, donna, +che per aver imitata la madre Giulia +nella disonestà, soffrì anch'essa un eguale +castigo. Militava in questi tempi Cajo Cesare +console per ordine d'Augusto suo +padre, nella Siria, ossia nella Soria, contro +de' Parti. Questa era allora la sola +guerra che tenesse in esercizio l'armi +romane; perciocchè Augusto, tra perchè +vecchio, e perchè signore di gran senno, +il più che potea s'andava studiando di +mantener la pace nell'imperio, senza curar +molto l'ambiziosa gloria de' conquistatori. +Assai vasto era il dominio de' Romani +per appagar ogni sua voglia. +</p> + +<p> +Ora in quest'anno si dee fissare il +principio dell'Era cristiana volgare, di +cui comunemente ci serviamo oggidì. Non +fu già essa affatto ignota ai primi secoli +della Chiesa; ma il merito d'averla messa +in qualche credito in Occidente, è dovuto +a Dionigi Esiguo, ossia il Picciolo, monaco +assai dotto, che morì circa l'anno +540 nella Chiesa romana, e poscia a +Beda, celebre scrittore d'Inghilterra, che +nel secolo ottavo usandola, coll'esempio +suo la rendè poi familiare fra i Latini. +S'ingannarono amendue; ma non c'inganniamo +noi in mettere sotto i consoli +suddetti il principio di questa. Il cardinal +Baronio, che stabilì senza fallo l'immortalità +<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7"></a>[7]</span> +del suo nome colla gran fabbrica +degli Annali ecclesiastici, due anni prima +del presente, cioè nell'anno <span class="scp">XXI</span> della tribunizia +podestà di Augusto, ossia nel <span class="scp">XLIII</span> +del suo principato, pose il principio della +medesima; ma con errore manifesto, siccome +han dipoi dimostrato uomini sommamente +eruditi. Opinione fu di quell'insigne +porporato, che nell'anno <span class="scp">XLII</span> +di Augusto, cioè tre anni prima dell'anno +presente, s'incarnasse e nascesse il Figliuolo +di Dio nel di 25 di dicembre; e +che nel principio del susseguente egli fosse +circonciso, dalla qual circoncisione, collocata +nelle calende di gennaio, si avesse +da cominciare l'anno primo dell'Era cristiana. +Ciò non sussiste. Quanto alla nascita +del Signor nostro Gesù Cristo ne è +tuttavia incerto l'anno. Solamente sappiamo +essere la medesima avvenuta molto +innanzi all'anno presente, fra l'altre ragioni, +perchè Erode figliuolo d'Antipatro +(re vivente allorchè nacque il Signore), +cessò di vivere <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaicar., lib. 7, cap. 8. Pagius, +in Critica Baron.]</span> nel marzo dell'anno +750 di Roma, e <span class="scp">XLI</span> di Augusto; +e per conseguente <span class="fnote">[Vaillant, Idem. Pagius, Usserius, Noris, ec.]</span> dovette nascere il +Signore almeno nell'anno precedente al +preteso dal Baronio, o in alcun altro più +addietro. È ben sembrato agli eruditi più +verisimile il riferire il suo natale al dicembre +dell'anno 749 di Roma, e <span class="scp">XL</span> di +Augusto; ma questa opinione nondimeno +vien contrastata da quella di diversi altri, +non mancando chi alcuni anni prima +con buone ragioni colloca questo memorabil +fatto, senza che finora si sia potuto +pienamente accertare un punto di storia +di tanta importanza. Ma se ciò è tuttavia +oscuro, non è già per l'Era cristiana, il +cui principio ormai resta deciso che si +ha da fissare nell'anno presente, benchè +non manchi taluno che lo riferisce nell'anno +seguente. Per le ragioni suddette è +un comune errore, ma errore condonabile, +e di cui niun s'ha da formalizzare, il +chiamar questa Era della Natività del divino +<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8"></a>[8]</span> +Salvatore, oppur della Incarnazione, +ovvero della Circoncisione. Questa varietà +di parlare, da gran tempo introdotta, +non è per anche terminata in Italia, dove +abbiamo la maggior parte delle città, che +chiamano l'anno della Natività, benchè +l'incomincino dalla Circoncisione; ed +alcune, che nella Pasqua, o nel dì 25 di +marzo precedente, o susseguente all'anno +comune, cominciato alla Circoncisione, +danno principio al loro anno, le une +coll'anteciparlo di quasi nove mesi, e le +altre col posticiparlo di quasi quattro. +Anticamente molti usarono di dar principio +all'anno nuovo nel Natale del Signore, +e di là poi venne il chiamar l'Era +nostra a <i>Nativitate Domini</i>, il qual nome +dura presso i più, contuttochè oggidì il +primo giorno di gennaio sia anche il principio +dell'anno nuovo. Intanto contando +noi sotto questi consoli l'anno primo +d'essa Era, seguiteremo da qui innanzi +col medesimo ordine ad accennare i fatti +principali della Storia d'Italia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="II" id="II"></a>II</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">II</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Augusto</span> imperadore 46.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">P. Vinicio</span> e <span class="sc">P. Alfenio Varo</span>. +</p> + +<p> +Il primo di questi consoli è chiamato +dal padre Pagi <i>Publio Vicinio</i>, dal padre +Stampa <i>Publio Vinucio</i>. Sono errori di +stampa. Nè la famiglia <i>Vicinia</i>, nè la <i>Vinucia</i> +son cognite fra le nobili romane. +Bensì la <i>Vinicia</i>, di cui l'Orsino e il Palatino +rapportano varie medaglie. Vellejo +Patercolo <span class="fnote">[Vellejus Paterculus, lib. 2.]</span> chiaramente scrisse <i>P. Vinicio +Consule</i>, e parla in più d'un luogo +di questa famiglia. Il secondo de' consoli +è <i>Publio Alfeno</i> presso il Pagi. Altri hanno +scritto <i>Alfinio</i>; ma con diversità di +poca importanza. Continuò <i>Cajo Cesare</i>, +figliuolo adottivo di Augusto, e principe +della gioventù, la sua spedizion militare +in Soria. Seco era lo stesso <i>Vellejo Patercolo</i>, +autore de' pezzi di un'amena storia, +<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9"></a>[9]</span> +che si son salvati dalle ingiurie del +tempo. Racconta egli, che inclinando Augusto +a far pace coi Parti, perciò seguì +un abboccamento di Cajo con <i>Fraate</i> re +di que' popoli, sopra un'isola dell'Eufrate, +fiume che allora divideva i due imperi. +Cajo dipoi sulla riva romana diede +un convito a Fraate, ed appresso ricevette +anch'egli sull'opposta il medesimo +trattamento. Allora fu che Fraate scoprì +a Cajo l'infedeltà e venalità di Marco +Lollio, a lui dato per aio da Augusto. +Però da lì a poco tempo <span class="fnote">[Plinius, lib. 9, cap. 35.]</span> venne meno +la vita d'esso Lollio per veleno, non si +sa se preso per elezione di lui, o pure +per comando altrui. In questi tempi <span class="fnote">[Noris, Cenotaph. Pisan. Diss. 2, cap. 14.]</span> +<i>Lucio Cesare</i> fratello d'esso Cajo, acciocchè +non marcisse nell'ozio della Corte, +fu mandato da Augusto in Ispagna. +Dovea servir questo viaggio per guadagnargli +l'amor delle legioni che soggiornavano +in quelle parti. Ma secondo le +umane vicende non tardarono ad abortire +in breve tante belle speranze di lui +e del padre. Giunto egli a Marsilia, s'infermò, +e in età di diciotto anni terminò +la carriera del suo vivere nell'agosto +dell'anno presente. Dione e Tacito non +tacquero il sospetto che corse allora di +aver Livia moglie d'Augusto procurata +con arti indegne la morte di questo giovane +principe. Chi fosse questa principessa, +convien ora vederlo. +</p> + +<p> +Livia, figliuola di Livio Druso, era in +prime nozze stata moglie di Tiberio Claudio +Nerone, uno de' più cospicui nobili +di Roma <span class="fnote">[Dio, Suetonius, Tacitus.]</span>. Seppe ella così ben tirar le +sue reti, che invaghitosi di lei Augusto, +già principe di Roma, ottenne da Nerone +che la ripudiasse, per prenderla egli in +moglie. Bisogna ben credere che fosse +grande in questo principe il caldo, perchè +gravida (fu preteso del primo marito) +la condusse al talamo suo. Avea già essa +partorito Tiberio, che vedremo a suo tempo +imperadore. Sgravossi dipoi d'un altro +<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10"></a>[10]</span> +figliuolo, che portò il nome di <i>Nerone +Claudio Druso</i>, e fu consegnato al padre, +perchè, secondo le leggi, tenuto per figliuolo +di lui. Questi poi creato console +nell'anno <span class="scp">IX</span>, prima dell'Era cristiana, finì +quello stesso anno di vivere. Che superba, +che scaltra donna fosse Livia, non si +può abbastanza dire. Ancorchè Augusto +fosse principe di mente svegliata e di raro +intendimento, pure possedeva ella il gran +secreto di saperlo governare, di condurlo +alle voglie sue. L'unico figliuolo a lei +restato, cioè <i>Tiberio</i>, era il principale oggetto +dell'amor suo, e tutte le sue mire +tendevano ad esaltarlo. Essendo morto +dodici anni prima dell'Era nostra Agrippa +gran confidente di Augusto, e marito +di Giulia figliuola del medesimo imperadore, +e di Scribonia sua prima moglie, +procurò Livia che questa passasse a seconde +nozze con Tiberio suo figliuolo <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 7.]</span>, +tuttochè a lui dispiacesse assaissimo un +tal matrimonio, parte perchè gli convenne +ripudiar Agrippina amata sua consorte, +e parte ancora perchè non gli era +ignota la trabocchevole inclinazione e vita +sregolata d'essa Giulia. Suoi figliastri +in questa maniera divennero <i>Cajo</i> e <i>Lucio</i>, +che già dicemmo nominati <i>Cesari</i>, +figliuoli della medesima Giulia e d'Agrippa; +ma da lui e da Livia sua madre internamente +odiati, perchè adottati per +figliuoli da Augusto, e destinati, per quanto +si poteva congetturare, ad essere suoi +successori nell'imperio. Nacquero in fatti +delle gare fra questi due giovanetti fratelli +e Tiberio lor padrigno. Sentivano +già essi la superiorità della lor fortuna, +ed aveano cominciato ad insolentire, e +nello stesso tempo miravano di mal occhio +il possesso che tenea nel cuore di +Augusto la madre di Tiberio, Livia. Per +ischivar tutti i pericoli, avea preso Tiberio +il partito di ritirarsi: al che s'aggiunse +ancora il non poter più egli sopportare +i vizii della moglie sua Giulia, castigati +in fine colla relegazione da Augusto suo +padre. Senza che il potessero ritener le +<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11"></a>[11]</span> +preghiere della madre e del medesimo +Augusto, ritirossi Tiberio nell'isola di +Rodi, e qui per sette anni in vita privata +si fermò. Sazio finalmente di questo +volontario esilio, che avea dato occasione +di molte dicerie agli sfaccendati politici, +fece istanza di ritornarsene a Roma +in quest'anno per mezzo della madre. +Volle Augusto prima intendere, se a Cajo +Cesare fosse rincresciuto il di lui ritorno, +perchè i dissapori seguiti fra loro +non erano cose ignote. Per buona ventura +essendosi allora scoperto, che Lollio, +poco fa mentovato, quegli era che +seminava zizzanie fra Tiberio ed i figliastri, +Caio si mostrò contento che il padrigno +rivedesse Roma. Venuto Tiberio, +attese da lì innanzi coll'aiuto della madre +a promuovere i proprii interessi. E +questi presero tosto buona piega per la +sopr'accennata morte di <i>Lucio Cesare</i>, +non restando più fra i vivi se non il solo +<i>Cajo Cesare</i>, cioè quel solo che impediva +a Tiberio il poter succedere nello imperio +ad Augusto suo padrigno. Cominciò <span class="fnote">[Vellejus, Historiar. lib. 2.]</span> +in quest'anno, se pur non fu nel seguente, +anche in Germania una guerra, di cui +parleremo all'anno <span class="scp">V</span> dell'Era cristiana. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="III" id="III"></a>III</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">III</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Augusto</span> imperadore 47.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">L. Elio Lamia</span> e <span class="sc">M. Servilio</span>. +</p> + +<p> +Perchè son perite le storie antiche in +questi tempi, mancano a noi le memorie +di quanto allora avvenne in Roma e in +Italia. Forse anche la mirabil quiete che +per opera d'Augusto si godea in queste +parti, niun avvenimento produsse assai +riguardevole per comparir nella Storia +romana. Rimasto senza aio in Soria Cajo +Cesare per la morte di Lollio <span class="fnote">[Tacitus, lib. 3 Annal.]</span>, Augusto +non volendo lasciare la di lui giovanile +età senza direzione e briglia, mandò +per governatore di lui Publio Sulpicio +<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12"></a>[12]</span> +Quirinio. Questi è quel medesimo che +nel Vangelo di s. Luca è appellato <i>Cirino</i>, +e che negli anni addietro avea fatta la +descrizione degli abitanti della Giudea: +nel qual tempo venne alla luce del mondo +il nostro Signor Gesù Cristo, senza +sapersene finora con certezza l'anno preciso. +Ora Cajo Cesare, che nell'anno +prossimo passato <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2. Florus, lib. 4, c. 4. Tacitus, +lib. 22. Ann.]</span> avea conchiusa la +pace coi Parti, ed era penetrato sino +nell'Arabia, si diede in quest'anno a regolare +gli affari dell'Armenia. Di là si +erano ritirate le milizie ausiliarie de' Parti, +in vigor della pace suddetta; ma non +per questo volentieri ritornarono all'ubbedienza +de' Romani quei popoli: e però +sul principio fecero qualche resistenza; +ma entrato con tutte le forze nel loro +territorio Cajo Cesare, gli astrinse a deporre +le armi. E poichè non si arrischiavano +i Romani di ridurre in provincia +un paese tanto lontano, ed avvezzo al +governo de' proprii re, fu scelto da Cajo +per quella corona Ariobarzane, medo +di nazione, e ben veduto dai medesimi +Armeni, il quale dovette promettere una +buona alleanza col popolo romano. A +così felice successo, per cui Cajo acquistato +s'era non poco di gloria, ne tenne +dietro un funesto. Mal soddisfatto un certo +Addo de' Romani e del re novello, mosse +a ribellione Artagera, una delle primarie +città dell'Armenia <span class="fnote">[Dio, in Hist. Strabo, lib. 2. Vellejus, ut +supra. Ruffus, Festus, in Breviar.]</span>. Corso con tutta +la sua armata Cajo ad assediar quella +città, troppo credendo al ribello Addo, +si lasciò condurre ad abboccarsi con lui. +Nel mentre ch'egli leggeva un memoriale, +datogli dallo stesso Addo, proditoriamente +fu ferito da lui, o da chi era con +lui, e con pericolosa ferita. Per tale iniquità +irritate al maggior segno le legioni +romane, più vigorosamente che mai +strinsero la città, l'espugnarono, la ridussero +in un mucchio di pietre. Il traditore +Addo ebbe anch'egli la meritata +pena. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13"></a>[13]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="IV" id="IV"></a>IV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">IV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 48.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Sesto Elio Cato</span> e <span class="sc">Gajo Sentio +Saturnino</span>. +</p> + +<p> +Celebre nella storia di Roma per varie +sue dignità ed azioni fu questo Saturnino, +creato console nell'anno presente. Fra +gli altri suoi impieghi <span class="fnote">[Usserius, Annal. Noris, Cenotaph. Pisan.]</span> avea avuto quello +di legato, o sia di vice-governatore, o +presidente della Soria, circa l'anno 36 +d'Augusto, e undicesimo prima dell'Era +volgare. Tertulliano <span class="fnote">[Tertullian., lib. 4, cap. 19, contra Marcionem.]</span> scrivendo contra +Marcione asserì, che <i>Census constat actos +sub Augusto tunc in Judaea per Sentium +Saturninum</i>. La nascita di Cristo +Signor nostro, secondo questo conto, +verrebbe a cadere nell'anno suddetto 36 +d'Augusto, o pure nel seguente. Ma opponendosi +all'asserzione di Tertulliano +la canonica di s. Luca, da cui abbiamo +che il censo fu fatto da <i>Cirino</i> o sia <i>Quirinio</i>, +presidente della Siria o sia della +Soria: e sapendosi che a Saturnino nell'anno +38 di Augusto succedette nel governo +della Siria Quintilio Varo: altra +via non s'è saputa fin qui trovare, che +la plausibile e molto ben fondata, di dire +che <i>Quirinio</i>, siccome era succeduto altre +volte, fosse stato inviato colà con istraordinaria +podestà a far la descrizione dell'anime, +nel tempo stesso che Saturnino, +o pur Varo con ordinaria podestà governava +quella provincia. O sì maligna o sì +mal curata fu la ferita, da <i>Cajo Cesare</i> +riportata sotto Artagera, ch'egli non più +si riebbe, e andò peggiorando la sua sanità. +Perchè egli <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2. Zonaras, Hist. Svetonius +in Aug., c. 68.]</span> non poteva accudire +agli affari, gli uffiziali e cortigiani suoi, +prevalendosi del tempo propizio, sotto +nome di lui vendevano la giustizia, e faceano +continue estorsioni ai popoli di +<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14"></a>[14]</span> +quelle contrade. Ed acciocchè non finisse +sì presto una sì utile mercatura, indussero +l'infelice principe, allorchè Augusto +il richiamava in Italia, a rispondere di +non voler venire, perchè l'intenzion sua +era di passare quel che gli restava di +vita, in un ozio privato. Replicò Augusto, +che il desiderava e voleva in Italia, +dove potrebbe egualmente, ma colla vicinanza +ed assistenza de' suoi, se pur così +gli piacea, menar vita privata. Convenne +ubbidire. Ma mentre egli, benchè suo mal +grado, se ne ritornava, giunto a Limira +città della Licia, quivi nel dì 24 febbraio +dell'anno presente cessò di vivere. Sicchè +Augusto, a cui la morte avea rapito +Marcello, figliuolo di Ottavia sua sorella, +nipote amatissimo, venne ancora nello +spazio di diciotto mesi a perdere questi +due altri giovanetti <i>Lucio</i> e <i>Cajo</i>, nati +nipoti suoi, e poscia adottati per figliuoli; +motivo a lui d'inesplicabil dolore. +Tuttavia sofferì egli con più di fortezza +e pazienza queste perdite, che il disonore +cagionatogli dall'impudicizia di Giulia sua +figliuola madre dei suddetti due principi, +e da lì a pochi anni dall'altra di Giulia +sorella de' medesimi. Tante disgrazie faceano +ch'egli si augurasse di non essere +mai stato padre. +</p> + +<p> +Per lo contrario ne fu ben lieto in suo +cuore <i>Tiberio</i>, figliastro di lui, al vedere +tolti di mezzo questi due possenti ostacoli +al corso della sua fortuna. Livia Augusta +sua madre <span class="fnote">[Tacitus, lib. 1 Annal.]</span>, per l'estrema sua +ambizione da molti sospettata di aver +avuta parte nella morte di que' due principi, +non tardò molto ad assalire ed espugnare +il cuore del marito Augusto in +pro del figliuolo, proponendoglielo qual +solo ormai capace e meritevole di succedere +a lui nella dignità imperiale. Gli +effetti della di lei eloquenza comparvero +da lì a pochi mesi. Avea Augusto negli +anni addietro conferita ad esso Tiberio +la podestà tribunizia per cinque anni che +già erano passati. Tornò nel presente ad +associarlo seco nel godimento della medesima +<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15"></a>[15]</span> +podestà, nel dì 27 luglio; laonde +nelle sue medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat.]</span> si cominciò a notare +la TRIB. POT. VI. Quel che più importa, +l'adottò ancora per suo figliuolo, +aprendogli la strada alla succession dei +suoi beni, e insieme dell'imperio. Però +chi prima era <i>Tiberio Claudio Nerone</i>, +cominciò ad intitolarsi e ad essere intitolato +<i>Tiberio Cesare figliuolo d'Augusto</i>. +Vellejo Patercolo, storico <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2. Dio, Histor., lib. 55.]</span> suo grande +amico, si stende qui in immensi elogi di +Tiberio, il qual forse allora sotto molte +sue virtù sapea nascondere i moltissimi +suoi vizii. Nello stesso giorno fu obbligato +Tiberio ad adottare per suo figliuolo +<i>Marco Agrippa</i>, nato da Giulia figlia +d'Augusto dopo la morte di M. Vipsanio +Agrippa di lei primo consorte. Ma questi +tra per essersi scoperto giovanetto stolidamente +feroce, e per le spinte che gli +diede Livia Augusta, unicamente intenta +ad esaltare i proprii figli, fu dipoi relegato +nell'isola della Pianosa, dove, appena +morto Augusto, per ordine di Tiberio +tolta gli fu la vita. Inoltre nel medesimo +giorno 27 di luglio (così volendo +Augusto), Tiberio adottò in figliuolo il +suo nipote <i>Germanico</i>, nato da <i>Claudio +Druso</i>, suo fratello, cioè da chi al pari +di lui avea avuto per madre Livia Augusta. +Nè pur questa adozione internamente +venne approvata da Tiberio; perchè +egli avea un proprio figliuolo per nome +<i>Nerone Druso</i>, a lui partorito da Agrippina +sua prima moglie, verso il quale più +si sentiva portato. Non erano mai mancati +ad Augusto dei nobili suoi secreti +nemici, sì perchè la memoria dell'antica +libertà troppo spesso risvegliava lo sdegno +contro chi ora facea da signore in +Roma, e sì perchè sui principii del suo +governo e potere, Augusto, con levare +dal mondo non i soli avversari, ma chiunque +ancora veniva creduto atto ad interrompere +la carriera de' suoi ambiziosi +disegni, s'era tirato addosso l'odio dei +lor figliuoli e parenti. Traspirò nel presente +<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16"></a>[16]</span> +anno una congiura ordita contra +di lui da molti nobili. Capo di essa era +<i>Gneo Cornelio Cinna Magno</i>, che per essere +nato da una figliuola di Pompeo il +Grande, portava nelle vene l'avversione +ad Augusto; sì perchè Augusto era successore +di chi tanta guerra avea fatto +all'avolo suo materno; e sì ancora per +essere stato persecutore anch'esso della +medesima famiglia. In grande ansietà per +questo si trovava Augusto, giacchè il timore +o sentore delle congiure quello era +spesso che non gli lasciava godere in pace +il suo felicissimo stato. Conferito con sua +moglie l'affanno, gli diede ella un saggio +consiglio, cioè di ricorrere non già alla +severità che potea solo accrescere i nemici, +ma sì bene ad una magnanima clemenza; +predicendogli che in tal maniera +vincerebbe il cuore di Cinna, uomo generoso, +ed insieme quello di tutta la nobiltà. +Così fece Augusto. Dopo aver convinti +i rei del meditato misfatto, perdonò +a tutti; nè di ciò contento, disegnò console +per l'anno prossimo avvenire lo +stesso Cinna, benchè primario nell'attentato +contra la di lui vita. Un atto di +sì bella generosità gli guadagnò non solamente +l'affetto di Cinna e degli altri, +ma anche una tal gloria e stima presso +d'ognuno, che nel resto di sua vita niuno +pensò mai più a macchinare contra di +lui. Ed ecco i frutti nobili della clemenza; +ma ben diversi noi andremo trovando +quei della crudeltà e fierezza. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="V" id="V"></a>V</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">V</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 49.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Gneo Cornelio Cinna Magno</span>, +<span class="sc">Lucio Valerio Messalla Voluso</span>. +</p> + +<p> +Di <i>Cinna</i>, console nell'anno presente, +abbiam favellato nel precedente. L'altro +<i>Voluso</i> taluno ha creduto che fosse piuttosto +cognominato <i>Voleso</i>, perchè una +iscrizione rapportata dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscription., pag. 703.]</span> fu +<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17"></a>[17]</span> +posta L. VALERIO VOLESO, CN. CINNA +MAGNO COSS. Il Grutero, riferendo la +stessa iscrizione, lesse VOLSEO, ma con +errore. Certamente un marmo, veduto +co' suoi occhi dal Fabretti, bastar dovrebbe +a stabilire il cognome di <i>Voleso</i>. +Ma mi ritiene una medaglia pubblicata +da Fulvio Orsino e dal Patino <span class="fnote">[Patinus, Famil. Roman.]</span>, dove +è la figura d'Augusto, e nel rovescio +VOLVSUS VALER. MESSAL. III. VIR. +A. A. A. F. F. Questi par certamente lo +stesso che fu poi console o almeno della +stessa casa. Abbiamo da Vellejo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>, che +nell'anno secondo oppure terzo dell'Era +nostra, s'era suscitata in Germania una +gran guerra, la qual durava tuttavia. Dappoichè +nell'anno precedente Augusto ebbe +adottato Tiberio, e volendo accreditarlo +maggiormente nel mestiere delle armi e +nel comando delle armate, nel quale si +era egli anche molti anni prima esercitato +con mollo onore, poco stette a spedirlo +in Germania. Andò Tiberio, e con +esso lui era Vellejo Patercolo generale +della cavalleria. Soggiogò i Caninefati, gli +Attuari e i Brutteri, e fece ritornare all'ubbidienza +i Cherusci. Terminata poi +con reputazione la campagna, nel dicembre +se ne ritornò a Roma per visitare i +genitori. Quindi nella primavera di quest'anno +di nuovo si portò in Germania. +Le prodezze ivi fate da Tiberio si veggono +descritte ed esaltate da esso Vellejo +istorico. Per attestato di lui sottomise +gran parte di quei feroci popoli, de' quali +nè pur dianzi si sapeva il nome. Fra gli +altri domò i <i>Longobardi</i>, gente la più fiera +e valorosa dell'altre: il che è ben da +avvertire: perchè dopo alcuni secoli vedremo +questa medesima nazione dominante +in Italia. Le conquiste di Tiberio +arrivarono sino al fiume Elba; cosa non +mai tentata in addietro nè allora sperata +da alcuno. Venuta poi la stagion de' quartieri, +volò Tiberio a Roma a ricevere i +complimenti de' genitori e il plauso del +<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18"></a>[18]</span> +popolo, per così vantaggiosa e gloriosa +campagna. +</p> + +<p> +Circa questi tempi, o pur nell'anno +precedente, vennero a Roma gli ambasciadori +de' Parti, padroni allora della +Persia, per chiedere un re ad Augusto <span class="fnote">[Sveton., in Tiber., cap. 16. Joseph., Antiq. +Judaic., lib. 18.]</span>. +Volle egli che andassero anche in Germania +ad esporre la stessa dimanda a Tiberio +Cesare, per avvezzar la gente al rispetto +e alla stima di questo suo figliuolo. +Era stato ucciso <i>Fraate re dei Parti</i> da +uno scellerato suo figlio, per iniqua voglia +di regnare, benchè egli poi non solo non +conseguì il regno, ma vi perdè la vita. Gli +altri figliuoli di Fraate stavano in Roma +da qualche tempo, mandati colà per ostaggi +della sua fede dal padre. Aveano chiesto +i Parti per loro re ad Augusto <i>Orode</i>, uno +de' figliuoli di Fraate; ma ottenutolo, fra +poco l'uccisero. Richiesero poscia un altro +d'essi figliuoli, cioè <i>Venone</i>; e questi +andò a prendere il possesso di quella corona, +per restare anche egli dopo alcuni +anni vittima del furore di quella barbara +nazione. Ma non è certo, se all'anno +presente appartenga l'andata di esso <i>Venone</i> +colà. Abbiamo varii regolamenti fatti +da Augusto in questo anno <span class="fnote">[Dio, Histor. lib. 15.]</span>. Difficilmente +s'inducevano allora i nobili a +lasciar entrare nel collegio delle vergini +Vestali le lor figliuole, perchè presso i +Gentili non era in pregio, anzi era in dispregio +il celibato; nè mancavano disordini +succeduti fra le stesse Vestali. Necessario +fu un decreto, per cui fosse lecito alle +fanciulle discendenti da liberti di entrarvi. +Molte di queste si presentarono e furono +elette a sorte; ma niuna d'esse vi +entrò. Lamentavasi anche la milizia romana +della tenuità della paga. Augusto, +per animare i soldati a sostenere il peso +della guerra, e molto più per conciliarsi +l'affetto loro, siccome preventivamente +accennai, volle che si accrescesse +lo stipendio tanto alle legioni mantenute +in varii siti dell'imperio, quanto ai pretoriani +<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19"></a>[19]</span> +destinati a far la guardia dell'imperadore +e del palazzo pubblico. Colla +sua propria borsa supplì egli per ora, e +nell'anno prossimo vi provvide con un +altro ripiego. Dione ci dà il registro di +tutta la fanteria e cavalleria che allora +continuamente era mantenuta in piedi +dalla repubblica romana; e questa andò +poi crescendo e calando, secondo la diversità +de' bisogni, o pur della pubblica +felicità. Il pagamento allora de' soldati +era ben superiore a quel d'oggidì. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="VI" id="VI"></a>VI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">VI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 50.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Emilio Lepido</span> e <span class="sc">Lucio Arruntio</span>. +</p> + +<p> +Il Panvinio ed altri hanno scritto, che +a questi consoli ne furono sostituiti nel dì +primo di luglio due altri cioè <i>Cajo Ateio +Capitone</i> e <i>Cajo Vibio Capitone</i>. Ma non +è certo il fatto. Essendo mancante la +iscrizione rapportata da esso Panvinio, +può restar sospetto che tai consoli appartengano +ad un altro anno. Vedemmo +accresciute da Augusto le paghe ai soldati <span class="fnote">[Dio, lib. 55.]</span>. +Per soddisfare a tali spese, per +le quali non era bastante il privato erario +d'Augusto, e nè pure il pubblico, si +pensò a mettere un nuovo aggravio. Fu +dato ordine a tutti i senatori di esporre +il loro parere in iscritto. In ultimo col +fingerne uno già meditato da Giulio Cesare, +si decretò che da lì innanzi si pagasse +la vigesima parte delle eredità e dei +legali, eccettuate quelle che pervenivano +a' figliuoli ed altri stretti parenti, e quelle +de' poveri. Sebbene può dubitarsi, se +tale eccezione venisse dipoi mantenuta +da lutti i susseguenti imperadori: certo +è, che questo pesante aggravio rincrebbe +assaissimo al popolo romano, e, secondo +l'uso delle cose umane, se fu facile +l'introdurlo, riuscì poi difficilissimo +il levarlo. E però nelle antiche iscrizioni +s'incontra talvolta l'uffizio di chi era +<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20"></a>[20]</span> +impiegato in raccogliere questo tributo. +Ai lamenti del popolo se ne aggiunsero +dei più gravi nell'anno presente per cagione +d'una fiera carestia che afflisse la +città di Roma <span class="fnote">[Sveton., in August., cap. 42.]</span>. Oltre ad altre provvisioni +e spese fatte da Augusto in aiuto +de' cittadini poveri, fu preso lo spediente +di cacciar fuori di città i gladiatori e gli +schiavi condotti per esser venduti, e la +maggior parte de' forestieri: la qual somma +di persone ascese a più di ottantamila. +Finita poi quella angustia, cadde +in pensiero ad Augusto di abolir +l'uso introdotto del frumento, che dai +granai del pubblico si donava alla plebe, +e di cui talvolta erano partecipi dugento +e più mila persone, parendo a lui, che +per cagione di questa liberalità si trascurasse +l'agricoltura. Non mutò poi questo +uso, perchè pericoloso sarebbe stato anche +il solo tentarlo; ma attese ben da lì +innanzi a far più coltivar le campagne, e +volea nota di tutti gli aratori, non meno +che di tutti i negozianti e del popolo. Più +frequenti divennero in questi tempi gli +incendii in Roma, originati forse da chi +cercava coi rubamenti di sovvenire alla +fame. Stabilì pertanto il provvido Augusto +sette corpi di guardia, chiamati i Vigili, +che la notte battessero la pattuglia: +impiego, che egli pensava di abolire in +breve; ma ritrovato utile, anzi necessario, +fu dipoi continuato anche sotto gli +altri imperadori. +</p> + +<p> +Diversi guai parimente si provarono +nelle provincie del romano imperio in +quest'anno per le sedizioni e ribellioni +dei popoli <span class="fnote">[Dio, Histor., lib. 55.]</span>. In Sardegna, nell'Isauria +e nella Getulia dell'Africa, ebbero delle +faccende i soldati romani, per tenere in +freno quelle barbare genti. Seguitò la +guerra in Germania. Tiberio Cesare era +ivi generale dell'armata romana. Ma per +attestato di Dione niuna rilevante impresa +vi fece, quantunque sì Augusto ch'egli +prendessero, il primo, il titolo d'imperadore +per la quindicesima volta, ed il secondo +<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21"></a>[21]</span> +per la quarta volta: il che solo +succedea, dappoichè s'era riportata qualche +vittoria. Potrebbe essere che i prosperosi +successi delle armi romane in Germania +nell'anno precedente guadagnassero +loro questo accrescimento di lustro +nel presente. Secondo Vellejo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>, s'era +messo Tiberio in procinto di procedere +contro de' Marcomanni, gente per numero +e per bravura fin qui formidabile, e +non mai vinta. Meroboduo, re loro, alla +potenza sapea unire la disciplina militare, +e mandando ambasciatori ai Romani, +talora parlava da supplicante, talora da +eguale. Stendevasi il suo dominio non +solamente per la Boemia, ma molto più +in là fino ai confini della Pannonia e del +Norico, provincie romane, di modo che +poco più di dugento miglia era egli lungi +dall'Italia. Ma sul più bello de' suoi preparamenti +contra di Meroboduo, Tiberio +intese che la Pannonia (oggidì Ungheria) +e la Dalmazia, per cagion dei tribuni ribellate, +tal copia d'armati avevano messo +in piedi, che il terrore ne giunse a +Roma stessa; giacchè que' popoli, essendo +in concordia coi Triestini, minacciavano +di voler in breve calare in Italia. +Allora fu che Tiberio trattò e conchiuse, +come potè il meglio, la pace coi Germani, +per accudire a questo incendio, più +importante di gran lunga dell'altro a cagione +della maggior vicinanza al cuore +dell'imperio. Velleio fa conto, che fossero +in armi dugentomila fanti, e novemila +cavalli di que' ribelli. Aveano trucidato +o carcerati i soldati, i cittadini e i mercatanti +romani, e già messa a ferro e +fuoco la Macedonia. Gran commozione +per questo fu in Roma. I paurosi si figuravano +che in dieci giornate veder si +potesse intorno a Roma il campo di quei +sollevati. Perciò a furia si arrolarono +nuovi soldati, e Vellejo Patercolo fu incaricato +di condurre a Tiberio questi +rinforzi. Una sì grossa armata di fanteria +e cavalleria si unì, che Tiberio fu costretto +a licenziarne una parte. Marciò +<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22"></a>[22]</span> +egli contro i ribelli della Pannonia; presi +i passi, li ristrinse ed affamò. In somma +li ridusse a tale, che molti di essi, presso +il fiume Batino, vennero a deporre l'armi, +e a sottomettersi. Dicono che il lor +generale Batone o fu preso, o venne anch'egli +spontaneamente all'ubbidienza; +e pure nell'anno seguente egli si trova +coll'altro Batone dalmatino in armi contro +i Romani. Voltossi dipoi Tiberio contro +i ribelli dalmatini, alla testa dei quali +era l'altro Batone. Valerio Messalino, +governatore di quella provincia, più di +una volta si azzuffò con loro, ora vincitore +ed ora vinto. Tutto il guadagno dei +Romani si ridusse a frastornar i disegni +fatti dai nemici per passare in Italia, ma +senza poter impedire ch'essi non dessero +il guasto ad un gran tratto di paese +finchè arrivò il verno, che mise fine alle +azioni militari. +</p> + +<p> +Dacchè mancò di vita nell'anno 41 +d'Augusto <i>Erode il grande</i>, re della Giudea <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaic., lib. 17.]</span>, +<i>Archelao</i> suo figliuolo s'affrettò +pel suo viaggio a Roma, affin di succedere +nel regno del padre in competenza di +<i>Antipa</i> e degli altri suoi fratelli e parenti. +Ottenne egli da Augusto, non già il +titolo di re, ma il solo di etnarca col dominio +della metà degli Stati del padre, +consistente nella Giudea, Idumea e Samaria. +Per conseguente egli cominciò a +dominare in Gerusalemme. Gli avea promesso +Augusto il titolo di re, qualora +colle sue virtuose azioni se ne facesse +conoscere degno. Contrario all'espettazione, +anzi tirannico fu il di lui governo, +di maniera che nell'anno presente i primati +della Giudea e di Samaria spedirono +gravissime accuse contra di lui ad +Augusto <span class="fnote">[Dio, lib. 55. Strabo, lib. 16.]</span>. Citato a Roma Archelao, e +convinto de' suoi reati, n'ebbe per gastigo +la relegazione in Vienna del Delfinato, e +la perdita de' suoi patrimoni e tesori, che +furono presi dal fisco. Ed allora fu che la +Giudea, l'Idumea e la Samaria furono ridotte +alla forma delle provincie del romano +<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23"></a>[23]</span> +imperio, ed unite alla Siria o sia alla +Soria, e cominciarono ad essere governate +dagli ufiziali dell'imperadore: cosa +dianzi desiderata dagli stessi Giudei, perchè +troppo aggravati dai propri re, speravano +essi miglior trattamento dai ministri +imperiali. Così cessò lo scettro di +Giuda, siccome avea predetto Giacobbe <span class="fnote">[Genes., cap. 49, v. 10.]</span>, +nella venuta del divino Salvatore +del mondo. Il padre Pagi mette all'anno +seguente la caduta di Archelao. Dione ne +parla sotto il presente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="VII" id="VII"></a>VII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">VII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 51.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Aulio Licinio Nerva Siliano</span> e <span class="sc">Quinto +Cecilio Metello Cretico Silano.</span> +</p> + +<p> +Che il secondo di questi consoli usasse +il cognome di <i>Silano</i>, l'hanno dedotto gli +eruditi dal trovarsi <i>Cretico Silano</i> proconsole +della Siria nell'anno di Cristo 16. +Se ciò sussista, nol so. Da un antico marmo +ancora ricavarono il Sigonio e il Panvinio +che nelle calende di luglio ai suddetti +consoli ne furono sostituiti due altri, +cioè <i>Publio Cornelio Lentulo Scipione +e Tito Quinzio Crispino Valeriano</i>. Procedeva +assai lentamente la guerra nella +Dalmazia e Pannonia, ed andavano a terminar +tutte le prodezze dell'una e dell'altra +parte in saccheggi ed incendii <span class="fnote">[Dio, lib. 55. Vellejus, lib. 3.]</span>. +Niuna cosa stava più a cuore di Tiberio +che il non esporre a rischio i suoi soldati, +parendogli troppo cara anche una vittoria, +quando si avesse a comperar colla +vita di molti de' suoi. Ma non piaceva ad +Augusto una sì melensa maniera di guerreggiare; +e dubitando egli che Tiberio +non si curasse di finir que' romori, per +poter più lungamente godere del comando +dell'armi: mandò colà con un copioso +rinforzo di genti <i>Germanico Cesare</i>, nipote +d'esso Tiberio, e figliuolo di lui per +adozione, giovane amatissimo dai soldati +<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24"></a>[24]</span> +per la memoria del valoroso suo padre +Claudio Druso. Non vi spedì <i>Agrippa Cesare</i>, +figliuolo di Giulia sua figlia, perchè, +siccome accennai, trovatolo di sregolati +costumi, in quest'anno il relegò nell'isola +Pianosa vicina alla Corsica. Le imprese +fatte da Tiberio e Germanico in questa +campagna furono di poca conseguenza. +Vero è che i due Batoni, iti ad assalire +gli alloggiamenti romani, furono con loro +perdita respinti, e che Germanico recò +dei gravi danni ai Mazei e ad altri popoli +della Dalmazia; ma altro ci volea che +questa, per ridurre al dovere quelle feroci +nazioni. Anche Marco Lepido, tenente +generale di Tiberio, s'acquistò grande onore, +e meritò gli ornamenti trionfali, per +essere venuto ad unirsi con lui, aver tagliati +a pezzi molti dei nemici che se gli +opposero nel viaggio, ed aver dato il sacco +ad un gran tratto del loro paese. +</p> + +<p> +Era stato inviato da Augusto per governatore +nella Siria nell'anno precedente +<i>Publio Sulpicio Quirinio</i>, personaggio +illustre, e stato console nell'anno dodicesimo +prima dell'Era volgare. Perchè +la Giudea ridotta in provincia romana, +per la caduta di Archelao di sopra accennata, +dipendeva allora dalla Siria, Quirinio +ebbe ordine di portarsi colà, per confiscare +i beni d'esso Archelao, e per fare +il censo, o sia la descrizion delle persone +abitanti nella Giudea, e l'estimo delle facoltà +d'ognuno <span class="fnote">[Joseph., Antiq., lib. 17.]</span>. V'andò egli nell'anno +presente, ed eseguì puntualmente il suo +impiego, ma non senza assaissimi lamenti +de' Giudei, a' quali parea una specie di +schiavitù una tal novità. Nè mancarono +sedizioni in quel popolo, e copiosi ammazzamenti +e saccheggi per questo. Il suddetto +Quirinio altri non fu che quel medesimo +che in san Luca <span class="fnote">[S. Lucas, in Evang., cap. 2.]</span> vien appellato +<i>Cirino</i>, ed ebbe l'incumbenza di fare +il censo nella Giudea allorchè venne alla +luce del mondo Cristo Signor nostro. Indubitata +cosa è che non può parlare il +santo Evangelista del censo fatto in quest'anno +<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25"></a>[25]</span> +da Quirinio, essendo nato il Signore, +quando anche era vivente Erode +il grande; ed avendo noi già accennato +ch'esso Erode diede fine alla sua vita nell'anno +41 d'Augusto, cioè quattro anni +prima dell'Era cristiana, per conseguente +si dee ammettere un altro censo anteriormente +fatto nella Giudea dal medesimo +Quirinio. Ed ancorchè niun vestigio di +ciò si trovi presso gli antichi storici profani, +pure è bastante l'autorità dell'Evangelista +per istabilirne la verità. E tanto +più dicendo egli che: <i>Haec descriptio +prima facta est a praeside Cyrino</i>. Imperciocchè +quel <i>prima</i> acconciamente fa dedurre, +chiamarsi così quella descrizione, +per distinguerla dall'altra, fatta nell'anno +presente. In qual anno poi precisamente +seguisse la prima delle suddette descrizioni, +cioè se cinque, o sei, o sette, o più +anni prima dell'Era cristiana, non s'è +potuto chiarire finora. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="VIII" id="VIII"></a>VIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">VIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 52.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Furio Camillo</span> e <span class="sc">Sesto +Nonio Quintiliano.</span> +</p> + +<p> +A questi consoli ordinari, nelle calende +di luglio furono surrogati <i>Lucio Apronio</i> +ed <i>Aulo Vibio Habito</i>. Trovavansi <span class="fnote">[Dio, lib. 55.]</span> +già i ribellati popoli della Pannonia e Dalmazia +in grandi strettezze, perchè penuriavano +cotanto di viveri, che si erano +ridotti a mangiar dell'erbe. Sopravvenne +ancora un'epidemia che, mietendo le +vite di molti, li ridusse ad un infelicissimo +stato, in guisa che già erano i più determinati +di chiedere la pace; ma perchè +s'opponevano a tal risoluzione coloro +che mostravano di credere inesorabili i +Romani, niuno osava di mandare ambasciatori +al campo nemico. Assediò in +questi tempi Germanico una forte città, +e la costrinse alla resa. Questo colpo fu +cagione che, senza più stare in bilancio, +<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26"></a>[26]</span> +Batone, capo dei Dalmatini ribelli, munito +di salvocondotto, venne ad abboccarsi +con Tiberio per trattar di pace. Gli dimandò +Tiberio i motivi della già fatta e +tanto sostenuta ribellione. «Ne siete in +colpa voi altri Romani, animosamente +allora rispose Batone, perchè a custodir +le vostre gregge avete inviato non +dei pastori e dei cani, ma sì bene dei +lupi:» chè non erano già allora cose +pellegrine le violenze ed ingiustizie degli +uffiziali romani, per le quali anche altri +popoli cercarono di scuotere il giogo. Augusto +intanto trovandosi inquieto per questa +guerra, la quale, per attestato di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 16.]</span>, +fu creduta la più grave e pericolosa +che, dopo quelle de' Cartaginesi, +avesse patito il popolo romano; e volendo +egli essere più alla portata di udirne +le nuove, e di provvedere ai bisogni, era +venuto nell'anno precedente, o pure nel +corrente, a Rimini. Approvò egli le proposizioni +della pace; e, in questa maniera, +parte colla forza, parte coll'uso della clemenza, +que' popoli tornarono all'ubbidienza +primiera. Niun altro rilevante avvenimento +ci porge sotto quest'anno la +Storia romana. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="IX" id="IX"></a>IX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">IX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 53.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Pompeo Sabino</span> e <span class="sc">Quinto +Sulpicio Camerino</span>. +</p> + +<p> +Furono sostituiti ai suddetti consoli nelle +calende di luglio <i>Marco Papio Mutilo</i> e +<i>Quinto Popeo Secondo</i>, chiamato da alcuni +<i>Secondino</i>; ma più sicuro è il primo cognome. +Dopo aver pacificata la Pannonia e +la Dalmazia, glorioso se ne tornò a Roma +Tiberio Cesare <span class="fnote">[Idem, ibid., cap. 17. Dio, lib. 56.]</span>. Augusto gli venne +incontro fuori della città; il fece entrare +in Roma con corona d'alloro in capo; e +in un palco, dove amendue si misero a +sedere in mezzo ai consoli, coi senatori +<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27"></a>[27]</span> +in piedi, mostrò al popolo questo suo vittorioso +figliuolo. Furono in onor suo celebrati +alcuni spettacoli. In questi tempi +Augusto, raunati i cavalieri romani e trovato +che in minor numero erano gli ammogliati +che gli altri, pubblicamente lodò i primi, +biasimò i secondi. Dione rapporta la di +lui allocuzione, in cui egli mostrò appartenere +non meno al privato che al pubblico +bene che tutti avessero moglie, e si studiassero +di mettere figliuoli al mondo, per +mantenere le nobili famiglie romane, e +sostenere il decoro della repubblica, massimamente +ne' bisogni delle guerre, con +inveire gagliardamente contra di tanti, i +quali non già per amore del celibato, ma +per avere più libertà allo sfogo della lor +libidine, fuggivano il prender moglie. Pertanto +in vigore della legge Papia Poppea +concedette varii privilegi a chi avesse o +prendesse moglie, e pene a chi dentro un +convenevol termine non si ammogliasse. +Ed affinchè niuno si prevalesse dell'esempio +delle Vestali, le quali pure nel loro +stato erano sì accreditate, disse, che quando +volessero imitarle, bisognava ancora +che si contentassero d'essere puniti al +pari di quelle vergini, qualora contravvenissero +alle leggi della continenza. Fu +poi sotto Tiberio mitigata questa legge. +</p> + +<p> +Poca durata ebbe la pace della Dalmazia <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>. +Quel Batone, capo de' Pannonii, +che dianzi avea mossi alla ribellione +anche i Dalmatini, dopo aver preso ed +ucciso l'altro Batone, tornò a cozzar coi +Romani. Vollero questi prendere la città +di Retino, ma per uno stratagemma dei +sollevati ne riportarono una mala percossa. +S'impadronirono bensì i Romani +di alcuni luoghi; ma perchè apparenza +non v'era di poter così presto terminar +quella guerra, e Roma per quest'imbroglio +scarseggiava di viveri, Augusto tornò +di bel nuovo ad inviar colà Tiberio con +un possente esercito. Nulla più bramavano +i soldati, che di venire ad una giornata +campale. Tiberio, che non voleva espor +le genti all'azzardo, e temeva di +<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28"></a>[28]</span> +qualche sollevazione, divise in tre corpi +l'armata, dandone l'uno a Silano (o sia +Siliano), l'altro a Lepido, e ritenendo il +terzo per sè e per Germanico suo nipote. +I due primi fecero valorosamente tornare +al suo dovere il paese loro assegnato. +Tiberio marciò contro Batone, ed essendosi +costui salvato in un castello inespugnabile +per la sua situazione, perchè fabbricato +sopra alto sasso, e circondato da +precipizii, non si scorgeva maniera di +poter espugnare quella fortezza. Anderio +era il suo nome. Furono sì arditi i Romani, +che cominciarono ad arrampicarsi +per que' dirupi, e al dispetto de' sassi rotolati +all'ingiù, giunsero a mettere in fuga +parte dei difensori ch'erano usciti fuori +a battaglia. Per questo successo atterriti +i restati nella rocca, dimandarono ed ottennero +capitolazione. Britannico anche +egli forzò Arduba ed altre castella alla +resa. Disperato perciò Batone il Pannonico, +altro scampo non ebbe, che ricorrere +alla misericordia di Tiberio. Gli fu +permesso di venire al campo, e concessogli +il perdono, si rinnovò ed assodò meglio +che prima la pace. Volò Germanico +a Roma, a portarne la lieta nuova. Tiberio +gli tenne dietro, ed incontrato da Augusto +ne' borghi di Roma, fece la sua entrata +nella città con molta magnificenza. +A Germanico furono accordate le insegne +trionfali nella Pannonia; a Tiberio il +trionfo e due archi trionfali nella Pannonia, +con altri privilegii ed onori; ma del +trionfo non potè egli godere, perchè poco +stette Roma a trovarsi in gran lutto per +una sempre memoranda sventura accaduta +all'armi romane in Germania, di +cui furono portate le funeste nuove cinque +soli giorni dopo l'arrivo di Tiberio. +</p> + +<p> +Siccome accennai di sopra, al governo +della Siria, o vogliam dire della Soria, +era stato inviato Quintilio Varo; di là +poi venne in Germania per generale delle +legioni che quivi continuamente dimoravano, +per tener in dovere i popoli sudditi, +ed in freno i non sudditi <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 1.]</span>. Tacito +<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29"></a>[29]</span> +scrive essere state otto le legioni che +si mantenevano dai Romani al Reno. Pare +che Vellejo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2. Dio, lib. 56.]</span> ne nomini solamente cinque. +Solevano in que' tempi essere composte +le legioni di seimila fanti l'una, ed +alcune d'esse avevano la giunta di qualche +poco di cavalleria. Il nerbo principale +delle armate romane era allora la +fanteria. Varo, che povero entrò già nella +Siria ricca, e nel partirsene ricco, lasciò +lei povera, si credette di poter fare il medesimo +giuoco in Germania. Cominciò a +trattar que' popoli, come se fossero una +specie di schiavi, con abolir le loro consuetudini, +esigerne a diritto e a rovescio +danari, e volere ridurli a quella total sommessione +e maniera di vivere, che si usava +fra i Romani. Diede motivo questo +suo governo a molti di tramare una congiura. +<i>Arminio</i>, figliuolo o pur fratello di +Segimero, giovane prode e de' principali +di quelle contrade, già ammesso alla cittadinanza +di Roma e all'ordine equestre, +quegli era che più degli altri animava i +suoi nazionali a ricuperar l'antica libertà. +Quanto più crescevano i loro odii, e +si preparavano a far vendetta, tanto più +fingevano sommessione ai comandanti, +amore e confidenza alla persona di Varo, +in guisa tale, che l'avviso dato da più di +uno che si macchinava una congiura contra +de' Romani, da lui fu creduto una +baia, nè precauzione alcuna si prese. Ora +essendosi per concerto fatto fra loro mossi +all'armi alcuni de' lontani Tedeschi, Quintilio +Varo, messa insieme un'armata di tre +legioni, d'altrettante ale di cavalleria, e +di sei coorti ausiliarie, che forse ascendevano +alla somma almeno di ventiduemila +combattenti, la più brava ed agguerrita +gente che avesse allora l'imperio romano, +si mise in viaggio con grossissimo +bagaglio, per opporsi ai tentativi de' nemici. +Arminio e Segimero suo padre, restati +indietro col pretesto di raunar le +lor genti in aiuto di Varo, allorchè i Romani +si trovarono sfilati e disordinati per +selve e strade disastrose, all'improvviso +<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30"></a>[30]</span> +dalla parte superiore furono loro addosso, +e cominciarono a farne macello. Per +tre giorni durò il conflitto miserabile per +i Romani, che non trovando mai sito in +quelle montagne da potersi unire, schierare +e difendere, rimasero quasi tutti vittima +del furore germanico. <i>Varo</i>, e i principali +dell'esercito, dopo aver riportate +molte ferite, per non venire in mano dei +nemici, da sè stessi si diedero la morte. +Tutto il carriaggio, e le insegne romane +restarono in poter de' Germani. Per attestato +di Tacito, il luogo di questa tragedia +fu il bosco di Teutoburgo, oggidì creduto +Dietmelle nel contado di Lippa, vicino +a Paderbona ed al fiume Wessen, +nella Westfalia. +</p> + +<p> +Portata questa lagrimevol nuova a +Roma, incredibile fu il cordoglio d'ognuno, +non minore il terrore per paura <span class="fnote">[Sueton., in August., cap. 23.]</span> +che i Germani meditassero imprese più +grandi, e pensassero a passare il Reno, +o a volgersi ancora coi Galli verso l'Italia. +Più degli altri se ne afflisse Augusto +per la morte di sì valorose truppe, per +la perdita delle aquile romane e per la +cattiva condotta di Varo, uomo male +adoperato negli affari di pace, e peggio +in quei della guerra. Perciò per più mesi +non si fece tosare il capo, nè tagliare la +barba; e andò sì innanzi il suo affanno, +che dava della testa per le porte, e gridava +da forsennato, che Varo gli restituisse +le sue legioni. A sì fatti colpi non +erano avvezzi i Romani, e dopo la sconfitta +di Publio Crasso in Asia non aveano +provata una calamità simile a questa. Si +rincorò poscia Augusto al sopraggiugnere +susseguenti avvisi d'essere la Gallia quieta, +e di non avere i Germani osato di +passare il Reno, per l'esatta guardia +delle altre legioni ch'erano salve in quelle +parti, e per la buona cura di Publio +Asprenate, generale di due legioni al Reno, +il quale seppe anche approfittarsi non +poco delle eredità de' soldati uccisi. Perchè +in Roma la gioventù atta all'armi +non si voleva arrolare, adoperò Augusto +<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31"></a>[31]</span> +la forza, tanto che tra essi e i veterani, +che premiati tornarono all'armi e i libertini, +compose un bel corpo d'armata, per +inviarlo in Germania. L'anno fu questo, +in cui il poeta <i>Ovidio</i> in età di cinquanta +anni, per ordine d'Augusto andò a far +penitenza de' suoi falli, relegato in Tomi +città della Scizia, oggidì Tartaria, nel +Ponto. Perchè egli si tirasse addosso +questo gastigo, non ben si seppe, ed ora +almeno non si sa. Dall'aver detto Apollinare +Sidonio, ch'egli amoreggiava una +fanciulla cesarea, hanno alcuni creduto +qualche suo imbroglio con Giulia figliuola +d'Augusto: il che non è probabile, +perchè molti anni prima questa impudica +principessa era stata relegata dal padre, +e gastigati i suoi drudi. Potrebbe piuttosto +cadere il sospetto in Giulia figliuola +della suddetta Giulia, che non la cedette +alla madre nella cattiva fama. Altri ha +tenuto che il suo libro dell'Arte di amare, +siccome opera scandalosa, fosse cagion +delle sue sciagure. La sua relegazione +è certa; il perchè, difficil è l'accertarlo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="X" id="X"></a>X</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">X</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 54.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Cornelio Dolabella</span> e <span class="sc">Cajo +Giunio Silano</span>. +</p> + +<p> +Si trova sostituito all'uno di questi +consoli nelle calende di luglio <i>Servio Cornelio +Lentulo Maluginense</i>. Credono i padri +Petavio e Pagio, che Tiberio Cesare, +in quest'anno, dedicasse il tempio della +Concordia in Roma, ricavando tal notizia +da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span>. Ne parla veramente +questo istorico, ma dopo aver detto che +Tiberio fu inviato in Germania; e però +tal dedicazione appartiene piuttosto ad +un altro anno. È mancante, a mio credere, +in questi tempi, come in tanti altri, +la storia d'esso Dione. Vellejo anch'egli, +perchè prometteva una storia a parte dei +<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32"></a>[32]</span> +fatti di Tiberio, con due pennellate qui +si sbriga: laonde poco si sa in questo e +nel seguente anno della Storia romana. +Quel che è certo, unito ch'ebbe Augusto +quanto potè levar di gente in Roma, +spedì con tali milizie, nella Gallia <i>Tiberio +Cesare</i>. Ciò avvenne, secondo Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tib., c. 18.]</span>, +nell'anno presente. Seco probabilmente +andò anche il nipote <i>Germanico</i>, +perchè Dione sotto il seguente anno scrive +che unitamente fecero guerra alla +Germania. Le imprese di Tiberio in essa +guerra o non son giunte a noi, o piuttosto +non meritarono d'essere scritte, perchè +di poco momento. Vellejo unicamente +ci fa sapere <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span> che Tiberio, ben disposte +le guarnigioni della Gallia, passò il Reno +coll'esercito romano. Non altro si aspettava +Augusto e Roma da lui, se non che +impedisse ad Arminio i progressi, sul +timore che costui pensasse a molestare +l'Italia. Ma Tiberio fece di più. Entrò +nella parte nemica della Germania, mettendo +a sacco e fuoco il paese, e in +fuga chiunque ebbe ardire di contrastargli +il passo: il che gran terrore diede ad +Arminio. Così quello storico, gran panegirista, +anzi adulator di Tiberio. Con +queste poche parole Vellejo manda ai +quartieri il romano esercito nell'anno +presente. Potrebbono nondimeno appartenere +all'anno seguente questi pochi +fatti, confrontati colla narrativa di Dione. +Secondo l'Usserio <span class="fnote">[Usserius, in Annalib.]</span>, a questo anno +si dee riferire la morte di Salome sorella +del fu re Erode. Essa era padrona del +principato di Jamnia, in cui esistevano +due bellissime ville, abbondanti di palme, +che producevano frutti squisiti. Di tutto +lasciò erede Livia moglie d'Augusto, donna +che mieteva da per tutto, e con facilità, +perchè essendo conosciuta di gran +possanza presso il marito, ognun si procacciava +la grazia di lei. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33"></a>[33]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XI" id="XI"></a>XI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 55.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Manio Emilio Lepido</span> e <span class="sc">Tito +Statilio Tauro</span>. +</p> + +<p> +Ad alcuni non par certo il prenome +di <i>Manio</i> nel primo di questi consoli. +<i>Numio</i> è da essi creduto piuttosto. <i>Marco</i> +fu appellato da altri. Un'iscrizione legittima +potrebbe decidere questa poco importante +quistione. Ad Emilio Lepido fu +sostituito nelle calende di luglio <i>Lucio +Cassio Longino</i>. Sotto questi consoli, narra +Dione, che <i>Tiberio</i> e <i>Germanico</i> con +autorità proconsolare fecero un'irruzione +nella Germania, misero a sacco un +tratto di quel paese; ma niuna battaglia +diedero, perchè niuno si opponeva; nè +sottomisero alcun di que' popoli, perchè, +ammaestrati dalle disgrazie di Varo, non +volevano esporsi a pericolosi cimenti. +Svetonio, benchè poco d'accordo con +Dione, anch'egli attesta <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap 18.]</span> che Tiberio +(avvezzo per altro a far di sua testa le +risoluzioni) nulla intraprese in questa +spedizione senza il parere de' suoi primari +uffiziali. Aggiugne, aver egli osservata +una rigorosa disciplina nell'esercito; +e che sebben egli non amava di azzardar +la fortuna ne' combattimenti, pure non +avea difficoltà a combattere, se nella +precedente notte all'improvviso si fosse +smorzata da sè stessa la sua lucerna, +benchè vi fosse dell'olio; perchè dicea +d'aver egli e i suoi maggiori trovato +sempre questo un segno di buona fortuna; +tanto si lasciavano gli antichi pagani +travolgere il capo da tali inezie. Ma riportata +vittoria un dì, poco mancò che +un di que' barbari non l'uccidesse, siccom'egli +confessò di poi ne' tormenti di +aver meditato. Dovette ancora succedere +in quest'anno ciò che narra Vellejo Patercolo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 3.]</span>, +cioè che essendo insorto un +fiero tumulto e dissensione della plebe +<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34"></a>[34]</span> +in Vienna del Delfinato, città allora floridissima, +accorse colà Tiberio; e senza +adoperar le scuri, quietò quella pericolosa +commozione. Sappiamo inoltre da +Dione, che dopo l'incursione fatta nella +Germania, Tiberio e Germanico si ritirarono +al Reno, e quivi stettero sino +all'autunno: nel qual tempo fecero giuochi +pubblici in onore del natale d'Augusto, +e similmente un combattimento di +cavalleria. Poscia verso il fine dell'anno +se ne tornarono in Italia. +</p> + +<p> +Intanto Augusto mise in Roma un +po' di freno alla astrologia giudiciaria, +ch'era e fu anche da lì innanzi in gran +voga in quella città, proibendo di predire +la morte d'alcuno, benchè egli per sè +niun pensiero si mettesse della vanità di +quest'arte, ed avesse lasciato correre in +pubblico l'oroscopo suo. Vietò ancora +per tutte le provincie, che nulla più del +consueto onore si facesse ai governatori +ed altri ministri pubblici, durante il loro +impiego, nè per due mesi dopo la loro +partenza, imperciocchè per ottener simili +dimostrazioni, si commettevano molte +iniquità. Ora qui insorge fra gli eruditi +una gran contesa, cioè in qual anno fosse +Tiberio dichiarato <i>Collega nell'Imperio</i>, +cioè ornato di quella stessa podestà +tribunizia e proconsolare, che godeva lo +stesso Augusto. In vigore dell'ultima +era conceduto il comando di tutte le +armate fuori di Roma colla stessa balìa +che godevano i consoli. Da questo principio +si pensano alcuni letterati di poter +dedurre l'anno quindicesimo di Tiberio, +enunziato da s. Luca. Non è facile la +decision della quistione, perchè gli stessi +antichi istorici son fra loro discordi, non +già nell'assegnare il giorno, credendosi +fatta tal dichiarazione dal senato nel +dì 28 di agosto, ma bensì quanto all'anno. +Svetonio scrive <span class="fnote">[Sveton., in Tiber., c. 20 e 21.]</span> che, essendo ritornato +Tiberio dalla Germania <i>dopo due +anni</i> a Roma, per decreto del senato gli +fu conceduto di amministrar le provincie +comunemente con Angusto. Ma la autorità +<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35"></a>[35]</span> +di Vellejo Patercolo merita ben di +essere preferita a quelle di Svetonio per +aver egli scritto le avventure de' suoi +tempi; e militato allora sotto lo stesso +Tiberio, laddove Svetonio visse e scrisse +cento anni dipoi. Ora abbiamo da Velleio <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span> +che, a requisizione d'Augusto, +il senato e popolo romano concedette a +Tiberio l'uguaglianza nella podestà pel +governo delle provincie e delle armate: +<i>Ut aequum ei jus in omnibus provinciis, +exercitibusque esset</i>. Dopo di che Tiberio +se ne tornò a Roma. Adunque piuttosto +all'anno presente si dee riferire l'esser +egli divenuto collega dell'imperio. Anche +da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 1.]</span> possiam raccogliere la stessa +verità, scrivendo egli, che Tiberio +<i>Collega Imperii, consors Tribuniciae Potestatis +adsumitur, omnesque per exercitus +ostentatur</i>. Pare che Tacito anticipi +di qualche anno questa dignità; ma certamente +fa intendere la medesima a lui +conferita, mentr'esso era all'armata, e +non già allorchè fu giunto a Roma. Però +assai fondamento abbiamo per credere +che dall'anno presente, a cagione di questo +innalzamento di Tiberio, alcuni cominciassero +a numerare gli anni del suo +imperio; sentenza adottata dal padre Pagi +e da altri. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XII" id="XII"></a>XII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 56.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Germanico Cesare</span> e <span class="sc">Caio +Fontejo Capitone</span>. +</p> + +<p> +<i>Tiberio Giulio Germanico Cesare</i>, nipote +e figliuolo per adozione di Tiberio +Cesare, e nipote, a cagion d'essa adozione, +di Augusto, pel merito acquistato +nelle guerre della Germania, Pannonia +e Dalmazia, ottenne quest'anno il consolato +e inoltre gli ornamenti trionfali <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>. +Nelle calende di luglio a <i>Capitone</i> fu +<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36"></a>[36]</span> +sostituito nel consolato <i>Cajo Visellio Varrone</i>. +Con esso Germanico venne anche +Tiberio <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., c. 20.]</span>, nell'anno presente a Roma. +Le guerre sopravvenute gli aveano impedito +il trionfo destinatogli dal senato +per le guerre da lui felicemente terminate +nella Pannonia e Dalmazia. Ricevette egli +ora quest'onore, con entrare trionfalmente +in Roma. Prima di passare al +Campidoglio, scese dal carro trionfale, +e andò ad inginocchiarsi ai piedi d'Augusto, +che con gran festa l'accolse. Seco +era Batone, che già vedemmo capo della +sollevazion della Pannonia ed è chiamato +re di quella provincia da Rufo Festo, +ma impropriamente. A costui professava +non poca obbligazione Tiberio, perchè +nella guerra pannonica trovandosi egli +stretto in un brutto sito, e circondato +dai ribelli, Batone generosamente il lasciò +ritirarsi in luogo sicuro. Per gratitudine +Tiberio gli fece de' grandissimi +doni, e il mise di stanza a Ravenna. +Seguita a dire Svetonio, aver Tiberio +dato un convito al popolo con mille tavole +apparecchiate, ed oltre a ciò un congiario, +cioè un regalo di trenta nummi +per testa. Dedicò eziandio il tempio della +Concordia, mettendo nell'iscrizione, come +asserisce Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span> d'averlo rifatto +egli con Druso suo fratello già defunto. +V'ha chi crede fatta cotal dedicazione +nell'anno di Cristo <span class="scp">X</span>, e chi nel precedente +<span class="scp">IX</span>, tirando ciascuno <span class="fnote">[Petavius, Mediobarbus, Pagius et aliis.]</span> al suo +sentimento le parole di Dione. Ma dacchè +lo stesso Dione confessa che prima +di questa dedicazione Tiberio era passato +in Germania, da dove solamente nell'anno +presente ritornò, nè essendo verisimile +che in lontananza egli dedicasse quel +tempio; sembra ben da anteporsi l'autorità +di Svetonio che mette quel fatto +sotto l'anno presente, che è inoltre autore +più vicino a questi tempi, che non fu +Dione. Dedicò parimente lo stesso Tiberio +il tempio di Polluce e di Castore +<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37"></a>[37]</span> +sotto il nome suo o del fratello Druso, +mettendo ivi le spoglie de' popoli soggiogati. +</p> + +<p> +Quantunque Augusto si trovasse in +età molto avanzata, e con vacillante sanità, +pure non lasciava di pensare al +pubblico bene <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span>. Perciò in quest'anno +fece pubblicare una legge contro i Libelli +famosi, ordinando che fossero bruciati, +e castigati i loro autori. E perchè intese +che gli esiliati da Roma con gran lusso +viveano, e andando qua e là si ridevano +delle delizie di Roma, nè parea loro di +essere gastigati; ordinò che non potessero +soggiornare se non nelle isole distanti +dalla terra ferma per cinquanta +miglia, a riserva di Coo, Rodi, Sardegna +e Lesbo. Ristrinse ancora i lor comodi +e la lor servitù. Per cagione poi della +poca sua sanità mandò a scusarsi coi +senatori, se da lì innanzi non poteva +andar a convito con loro, pregandoli +nello stesso tempo di non portarsi più a +salutarlo in casa, come fin qui avevano +usato di fare non tanto essi, ma eziandio +i cavalieri ed alcuni della plebe. Finalmente +raccomandò Germanico al senato, +ed il senato a Tiberio con una polizza: +segno ch'egli si sentiva già fiacco di forze, +e vicino ad abbandonar questa vita. Molti +pubblici giuochi furono fatti nell'anno +presente dagl'istrioni e dai cavalieri nella +piazza d'Augusto; e Germanico diede +una gran caccia nel Circo, dove furono +uccisi dugento lioni dai gladiatori. Fece +ancora la fabbrica e la dedicazione del +portico di Livia, in onore di Cajo e Lucio +Cesari defunti. Abbiamo da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Caligul., cap. 8.]</span>, +che in quest'anno, nel dì 31 di agosto, +venne alla luce Caio Caligola, che fu poi +imperadore, figliuolo di esso Germanico +Cesare, e di Giulia Agrippina, nata da Marco +Agrippa, e da Giulia figliuola di Augusto. +Chi il fa nato in Treveri, chi in Anzio +in Italia. Di poca conseguenza è questa disputa, +perchè egli non diede motivo ad alcun +luogo di gloriarsi della di lui nascita. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38"></a>[38]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XIII" id="XIII"></a>XIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 57.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Silio</span> e <span class="sc">Lucio Munazio Planco</span>. +</p> + +<p> +Di dieci in dieci anni, o pure di cinque +in dieci il saggio Augusto soleva +farsi confermare dal senato e popolo +romano l'autorità ch'egli avea di reggere +la repubblica come suo capo, e di comandare +le armate, esercitando la podestà +tribunizia e proconsolare. Con questo +incenso e con quest'atto di sommessione, +quasi che il suo comandare fosse una +arbitraria concession de' Romani, egli +continuava a far da padrone, tutti a lui +servendo, quando egli mostrava d'essere +dipendente e servo d'ognuno. Nè già egli +dimandava la conferma di tali prerogative. +Il senato stesso quegli era, che pregava +e quasi forzava lui ad accettar il +peso del comando. Non mancavano insinuazioni +di così fare: ed anche senza +insinuazioni ciascun desiderava di farsi +merito con lui. Si mutò nel proseguimento +dei tempi la sostanza delle cose: +tuttavia l'esempio d'Augusto servì a far +continuare l'uso de' quinquennali, decennali, +vicennali e tricennali degl'imperadori +romani, solennizzandosi con gran +festa, cioè con giuochi pubblici e sagrifizii, +il quinto, il decimo, vigesimo e trigesimo +anno del loro imperio, con ringraziare +gl'iddii della vita loro conceduta, e pregar +felicità e lunghezza al resto del loro vivere, +quand'anche erano cattivi. Nello +anno presente <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span> fu prorogato da Augusto +per altri dieci anni a venire il governo +della repubblica; e benchè egli si +mostrasse renitente alla loro amorevole +offerta, pure si sottomise a tali istanze. +Prorogò egli la podestà tribunizia a Tiberio, +e a Druso figliuolo d'esso Tiberio +concedette la licenza di chiedere fra tre +anni il consolato, anche senza avere +esercitato la pretura. Intanto perchè la +inoltrata sua età e gl'incomodi della salute +<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39"></a>[39]</span> +non gli permettevano più di andare +al senato, se non rarissime volte, dimandò +di poter avere venti senatori per suoi +consiglieri (ne tenea quindici negli anni +addietro), e fu fatto un pubblico decreto, +che qualunque determinazione ch'egli +facesse da lì innanzi insieme coi suddetti +consiglieri e coi consoli reggenti e disegnati, +e coi suoi figliuoli e nipoti, fosse +valida, come se fosse emanata dall'intero +senato. In vigore di questo decreto, anche +stando in letto per cagion delle sue +indisposizioni, prese molte risoluzioni +opportune al pubblico governo. Sì malcontento +era il popolo romano del poco +fa introdotto aggravio della vigesima parte +delle eredità che si pagava all'erario +militare pel mantenimento de' soldati, che +si temeva di qualche sedizione in Roma. +Scrisse Augusto al senato che ognuno +mettesse in iscritto il suo voto, per trovar +altra via più comoda da ricavar il +necessario danaro, acciocchè, se non si +fosse trovata, facesse conoscere che da +lui non veniva il male, vietando a Germanico +e a Druso di dire il loro parere, +perchè non si credesse quella essere la +mente sua. Vi fu gran dibattimento; e +continuandosi pure a detestar la vigesima, +egli mostrò di voler compartire il +peso di quella contribuzione sopra i beni +stabili del popolo. Inviò pertanto qua e +là, senza perdere tempo, estimatori delle +case e terre: il che bastò a fare che cadauno, +temendo di patir più danno da +questo che da quell'aggravio, si quietò, e +restò, come prima, in piedi la vigesima. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XIV" id="XIV"></a>XIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Sesto Pompeo</span> e <span class="sc">Sesto Appuleo</span>. +</p> + +<p> +Fece in quest'anno Augusto insieme +con Tiberio il censo, o sia la descrizione +de' cittadini romani, abitanti in Roma +e per le provincie; e per attestato della +inscrizione ancirana, riferita dal Grutero <span class="fnote">[Gruter., Thesaur. Inscription., pag. 230.]</span>, +<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40"></a>[40]</span> +se ne trovarono quattro milioni +e cento settantasettemila. Eusebio nella +sua cronica <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> fa ascendere essi cittadini +a nove milioni e trecento settantamila +persone, forse per error de' copisti, +il quale s'ha da correggere coll'autorità +dell'iscrizione suddetta. Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in August., cap. ult.]</span> e +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span> attestano, avere Augusto sul +fin di sua vita fatto un compendio delle +sue più memorabili azioni, con ordine +d'intagliarlo in varie tavole di bronzo. +Se ne conservò in Ancira una copia. Fu +poi spedito Germanico in Germania, perchè +non era per anche cessata in quelle +contrade la guerra. Prese Augusto anche +la risoluzion d'inviar Tiberio nell'Illirico, +per assodar sempre più la pace ivi stabilita; +e però con esso lui da Roma si +incamminò alla volta di Napoli, invitatovi +da quel popolo nell'occasione de' giuochi +insigni che qui ogni cinque anni in +onor suo si facevano all'usanza de' Greci. +V'andò, ma portando seco una molesta +diarrea, cominciata in Roma. Dopo avere +assistito a quella magnifica funzione, e +licenziato Tiberio, si rimise in viaggio +per tornarsene a Roma. Aggravatosi il +suo male, fu forzato a fermarsi in Nola, +dove poi placidamente morì nel dì 19 +agosto, cioè nel mese nominato prima +sestile, e poscia dal suo nome Augusto, +che tuttavia dura, e in quella medesima +stanza, dove Ottavio suo padre era mancato +di vita. Sospetto corse <span class="fnote">[Sueton., Tacitus, Dio.]</span>, che la +ambiziosa sua moglie Livia, appellata +anche Giulia, perchè adottata per figliuola +da esso Augusto con istravaganza non +lieve, gli avesse procurata la morte con +dei fichi avvelenati. Imperocchè dicono +che in questi ultimi tempi Augusto, o +perchè già conoscesse il mal talento di +Tiberio figliastro suo, o perchè gli paresse +più convenevole di anteporre <i>Agrippa</i>, +figliuolo di Giulia sua figlia, ad un figliuolo +di sua moglie Livia, avesse cangiata +<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41"></a>[41]</span> +massima intorno alla successione sua; e +che segretamente coll'accompagnamento +di pochi si fosse portato a visitar esso +Agrippa, che trovavasi allora relegato +nell'isola della Pianosa, con dargli buone +speranze. Avendo Livia penetrato questo +segreto affare, s'affrettò, secondo i suddetti +scrittori, ad accelerar la morte del +marito. Ma non par già verisimile, che +Augusto sì vecchio volesse prendersi lo +incomodo di arrivar sino alla Pianosa, +vicino alla Corsica, nè potea ciò farsi +senza che Livia ed altri nol venissero a +sapere. L'affetto poi dimostrato da Augusto +sul fine di sua vita alla medesima +Livia e a Tiberio, il quale richiamato dal +suo viaggio <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span> arrivò a tempo di vederlo +vivo, e di tenere un lungo ragionamento +con lui, non lascia trasparire segno di +affezione di esso Augusto verso il nipote +Agrippa, nè di mal animo contro il figliastro +Tiberio e di sua madre. +</p> + +<p> +Comunque sia, terminò Augusto i suoi +giorni in età di quasi settantasei anni, e +di cinquantasette anni e cinque mesi dopo +la morte di Giulio Cesare. Tanto anticamente, +quanto ne' due ultimi secoli, +si vide posto sulle bilance de' politici e +dei declamatori il merito di questo imperadore, +lacerando gli uni la di lui fama, +per avere oppressa la repubblica romana, +e gli altri encomiandolo come uno dei +più gloriosi principi che s'abbia prodotto +la terra. La verità si è, che hanno +ragione amendue queste fazioni, considerata +la diversità de' tempi. Non si può +negare ne' principii il reato di tirannia +e di crudeltà in Augusto verso la sua +patria; ma si dee ancora concedere, che +il proseguimento della sua vita fece scorgere +in lui non un tiranno, ma un principe +degno di somma lode pel savio suo +governo, per l'insigne moderazione sua, +e per la cura di mantenere ed accrescere +la pubblica felicità. Può anche meritar +qualche perdono l'attentato suo. Trovavasi +da molto tempo vacillante e guasta +la romana repubblica per le fazioni e +<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42"></a>[42]</span> +prepotenze, che non occorre qui rammentare <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 1.]</span>. +Bisogno v'era di un'autorità +superiore, che rimediasse ai passati +disordini, e non lasciasse pullularne dei +nuovi. Però la tranquillità di Roma è +dovuta al medesimo, se vogliamo dire, +fallo suo. Nè egli a guisa de' tiranni tirò +a sè tutto quel governo, ma saggiamente +seppe fare un misto di monarchia e di +repubblica, quale anche oggidì con lode +si pratica in qualche parte d'Europa. +Felice Roma, s'egli avesse potuto tramandare +ai suoi successori, come l'imperio, +così anche il suo senno e il suo +amore alla patria. Ma vennero tempi +cattivi, ne' quali poi s'ebbe a dire: <i>Che +Augusto non dovea mai nascere, o non +dovea mai morire</i>. Il primo per mali da +lui fatti a fine di rendersi padrone: il +secondo per l'amorevolezza e saviezza, +con cui seppe dipoi governare la repubblica, +e di cui furono privi tanti de' suoi +successori, non principi, ma tiranni. Un +gran saggio ancora del merito d'Augusto +furono gli onori a lui compartiti in vita, +e più dopo morte. Vi avrà avuta qualche +parte, non vo' negarlo, l'adulazione; ma +i più vennero dalla stima, dall'amore e +dalla gratitudine de' popoli che sotto di +lui goderono uno stato cotanto felice. +E tali onori arrivarono sino al sacrilegio <span class="fnote">[Tacitus, ibidem. Dio, lib. 51. Sueton., in +August., c. 59. Philo, in Legation. ad Cajum.]</span>. +Imperciocchè a lui anche vivente +furono, come ad un Dio, dedicati altari, +templi e sacerdoti, e molto più dopo +morte. Con pubblici giuochi ancora e +spettacoli si solennizzò dipoi il suo giorno +natalizio, e memoria onorevole si +tenne de' benefizii da lui ricevuti. +</p> + +<p> +Tennero Livia e Tiberio occulta per +alcuni giorni la morte d'Augusto, finchè +avendo frettolosamente inviato ordine alla +Pianosa che fosse ucciso <i>Agrippa</i>, nipote +d'esso Augusto, giunse loro la nuova di +essere stato eseguito il barbaro comandamento, +mostrando poscia di non averlo +dato alcun d'essi; che questo fu il bel +<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43"></a>[43]</span> +principio del loro imperio. Allora si pubblicò +essere Augusto mancato di vita. Fu +portato con gran solennità il di lui corpo +a Roma dai principali magistrati delle +città, e poi da' cavalieri; furongli fatte solenni +esequie, descritte da Dione, con averlo +portato al rogo Druso figliuolo di +Tiberio e i senatori. Saltò poi fuori Numerio +Attico senatore, il quale, mentre +la pira ardeva, giurò di aver veduta l'anima +d'Augusto volare al cielo <span class="fnote">[Sueton., in August., cap. 101. Dio, lib. 56.]</span>, come +si finse una volta succeduto anche a Romolo, +facendosi credere con tali imposture +alla buona gente ch'egli fosse divenuto +un dio o semideo: vana pretensione, +continuata ne' tempi seguenti per altri +imperadori. Ciò fatto, si trattò nel senato +di confermare, o, per dir meglio, di concedere +a Tiberio Cesare, lasciato erede +da Augusto suo padrigno, tutta l'autorità +e gli onori goduti in addietro dal medesimo +Augusto. Era allora Tiberio in età +di cinquantasei anni, volpe fina e impastato +di diffidenza, d'umor nero e di crudeltà; +ma che sapeva nascondere il suo +cuore meglio d'ogni altro, ed avea saputo +coprire i suoi vizii agli occhi, non già di +tutti, ma forse della maggior parte dei +grandi e de' piccoli. Nel senato non v'era +più alcuna di quelle teste forti che potessero +rimettere in piedi la libertà romana; +tutto tendeva all'adulazione e al +privato, non al pubblico bene. V'entrava +anche la paura, perchè Tiberio continuò +a comandare alle coorti del pretorio e +alle armate romane per le precedenti concessioni; +e però niuno osava di alzar un +dito, anzi ognuno gareggiò a conferir la +signoria a Tiberio. All'incontro l'astuto +Tiberio, quanto più essi insistevano per +esaltarlo, tanto più facea vista di abborrir +quegli onori, e di desiderare non superiorità, +ma uguaglianza co' suoi cittadini, +esagerando la gran difficoltà a reggere sì +vasto corpo, e i pericoli di soccombere sotto +il peso. Tutto affine di scandagliar bene +gli animi di ciascun particolare, e far poi +vendetta a suo tempo di chi poco inclinato +<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44"></a>[44]</span> +comparisse verso di lui <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>. Temeva +ancora che <i>Germanico</i> suo nipote, già adottato +da lui per figliuolo, tra per essere +allora alla testa dell'armata romana in +Germania, e perchè sommamente amato +dal popolo romano e dai soldati, potesse +torgli la mano. Lasciossi dunque pregare +gran tempo anche dagl'inginocchiati senatori, +e finalmente senza chiaramente +accettar l'impiego <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 24.]</span>, o pur facendo credere +di prenderlo, ma per deporlo fra +qualche tempo, cominciò francamente ad +esercitare l'autorità imperiale. Qui Vellejo +Patercolo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span> lascia la briglia all'eloquenza +sua, per tessere un panegirico +delle azioni di Tiberio sui principii del suo +governo. La pace fiorì da per tutto; andò +l'ingiustizia, la prepotenza, la frode a nascondersi +fra i Barbari; si stese la di lui +liberalità per le provincie e città che aveano +patito disgrazie. E veramente gran +moderazione mostrò a tutta prima Tiberio, +e seguitò a governar da saggio, finchè +visse Germanico, perchè temeva di +lui. Nè qui si ferma Vellejo. Entra ancora +a vele gonfie nelle lodi di Elio Sejano, +scelto da Tiberio per suo consigliere e +primo ministro. S'egli sel meritasse, l'andremo +osservando nel progresso degli +anni. +</p> + +<p> +Certo che in Roma niun tumulto o +sedizione accadde per questo cambiamento +di governo; ma non fu così nelle +provincie <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Tacit., lib. 1 Annal., cap. 16 +et seq.]</span>. Le milizie romane che soggiornavano +nella Pannonia, appena udita +la morte di Augusto, si rivoltarono contra +di Giulio Bleso lor comandante, che +corse pericolo della vita, facendo esse +istanza della lor giubilazione e d'essere +premiate, col minacciar anche di ribellar +quella provincia, e di venirsene a Roma. +Fu dunque spedito colà da Tiberio il suo +figliuolo <i>Druso</i> con una man di soldati +pretoriani, ed accompagnato da Sejano, +allora prefetto del pretorio. Durò Sejano +<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45"></a>[45]</span> +non poca fatica a mettere in dovere i sollevati +che l'assediarono, e ferirono alcuni +della di lui scorta. Ma finalmente essendosi +ritirati e divisi costoro pe' quartieri; +e chiamati sotto altro pretesto ad uno ad +uno i più feroci nella tenda di Druso, +dove lasciarono la testa, si quietarono gli +altri, ed ebbe fine quel romore. Più strepitosa +e di maggior pericolo fu la sollevazion +de' soldati romani nella Germania, +perchè quivi dimorava il miglior nerbo +delle legioni sotto il comando di <i>Germanico +Cesare</i>, che si trovava allora nella +Gallia a fare il censo o sia la descrizione +dell'anime. Si ammutinò parte di questo +esercito per le stesse cagioni che poco fa +accennai. Corse perciò colà Germanico; +e siccome egli era sommamente amato, +perchè dotato di assaissime lodevoli qualità, +e il conoscevano per migliore di gran +lunga che Tiberio, vollero crearlo imperadore. +Costantissimo egli nel non volere +mancar di fede a Tiberio suo zio che l'avea +anche adottato per figliuolo, allorchè +vide di non potere in altra guisa liberarsi +dalle lor furiose istanze, cavò la spada +per uccidersi. Quest'atto li fermò. Finse +poi lettere di Tiberio, quasi ch'egli ordinasse +in donativo ad essi soldati il doppio +dello stabilito da Augusto; la promessa +di sì fatta liberalità, e l'aver eziandio +accordato il ben servito ai veterani, +li placò. Ma il danaro non concorreva, e +intanto giunsero gli ambasciatori di Tiberio, +all'arrivo de' quali di nuovo si sollevarono, +e furono vicini a privarli di +vita, per timore che fossero spediti ad annullar +quanto avea promesso Germanico. +Presero anche <i>Agrippina</i> di lui moglie, +gravida allora, e il piccolo figliuolo <i>Cajo</i>, +soprannominato <i>Caligola</i>. La costanza +di Germanico, giacchè non poteano conseguire +di più, feceli dipoi tornare al loro +dovere. Ed acciocchè stando in ozio non +macchinassero altre sedizioni, Germanico +li condusse addosso alle terre nemiche +dove impiegarono i pensieri e le mani per +far buon bottino. Certo è, che Germanico +se avesse voluto, sarebbe stato imperatore +<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46"></a>[46]</span> +Augusto; tanto egli avea in pugno +l'affetto di quel potente esercito, e il cuore +eziandio del popolo romano. Ma superior +fu all'ambizione la sua virtù. Cordialissime +lettere perciò scrisse a lui e ad Agrippina +sua moglie, Tiberio per ringraziarli <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Tacitus, Annal., lib. 1, c. 56.]</span>: +fece anche un bell'encomio di +loro nel senato ed ottenne a Germanico +la podestà proconsolare, che forse dovea +essere terminata la dianzi a lui accordata. +Tuttavia internamente continuò più che +mai ad odiarli, paventando sempre che +in danno proprio si potesse convertire +un dì l'amore professato dalle milizie a +Germanico <span class="fnote">[Tacito, Annal., lib. 1, c. 57.]</span>. Non finì quest'anno, che +Giulia, figliuola di Augusto e moglie di +Tiberio, già per gli eccessi della sua impudicizia +relegata in Reggio di Calabria, +fu lasciata ovvero fatta morire di stento, se +pur non fu in altra più spedita maniera. +Sempronio Gracco bandito anch'egli, già +passava il quattordicesimo anno, da Augusto +nell'isola di Cersina presso l'Africa, +in castigo della sua disonesta amicizia +colla suddetta Giulia, fu anch'egli tolto +di vita. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XV" id="XV"></a>XV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Druso Cesare</span> figliuolo di <span class="sc">Tiberio</span> +e <span class="sc">Caio Norbano Flacco.</span> +</p> + +<p> +Fu massimamente in quest'anno un +bel vedere, con che attenzione, moderazione +e modestia si applicasse Tiberio al +governo <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Suetonius, in Tiber., cap. 26.]</span>. Non volle che si premettesse +al suo nome il titolo d'imperadore. Si adirava +con chi osasse chiamarlo <i>signore</i>; +e a' soldati permetteva il nominarlo per +<i>imperadore</i>: giacchè tal nome, siccome +dissi, solamente allora significava generale +d'armata. Il glorioso nome di <i>Padre +della Patria</i> non permise mai che il senato +glielo desse, forse perchè abborriva l'adulazione, +<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47"></a>[47]</span> +ed egli in sua coscienza dovea +forse sapere di non poterlo meritare giammai. +E certamente scrivendo una volta +al senato <span class="fnote">[Sueton., ibid., cap. 67.]</span> che vilmente pregava di ricevere +questo titolo, disse: «Se per mia +disavventura un qualche dì accadesse, +che voi dubitaste della mia buona intenzione +e della sincerità dell'affetto +che a voi professo (il che se dovesse avvenire, +desidero piuttosto che la morte +mia prevenga la mutazion della vostra +opinione), questo titolo di Padre della +patria niente d'onore recherebbe a me, +e servirebbe solo di rimprovero a voi +per aver fallato il giudicare di me, e +per avere spropositatamente dato a me +un cognome che non mi conveniva.» +Benchè passasse in lui per eredità il titolo +d'<i>Augusto</i>, pure non l'usava se non +talvolta in iscrivendo ai re; e solamente +leggendolo o ascoltandolo a sè dato, non +l'avea a male; e però sovente si trova +nelle iscrizioni e medaglie d'allora. Il +nome di <i>Cesare</i> era a lui famigliare; e +talora usò il cognome di <i>Germanico</i>, per +le vittorie riportate in Germania, siccome +ancor quello di <i>Principe del Senato</i>, +cioè di primo fra i senatori. Soleva perciò +dire ch'egli era: «Signore de' propri +schiavi, imperadore (cioè generale) dei +soldati, e primo fra gli altri cittadini di +Roma.» Per la stessa ragione vietò +sulle prime ad ognuno il fabbricargli dei +templi come s'era fatto ad Augusto; nè +volle sacerdoti flamini. Col tempo permise +ciò alle città dell'Asia, ma nol volle permettere +a quelle della Spagna e d'altri +paesi. Che se talun desiderava d'innalzargli +statue, o di esporre l'immagine sua, +nol potea fare senza di lui licenza; e questa +si concedea, sempre colla condizione +che non si mettessero fra i simulacri degl'iddii, +ma solamente per ornamento +delle case. Altre simili distinzioni d'onore +rifiutò egli, e soprattutto amava di comparire +popolare; camminando per la città +con poco seguito, e senza voler corteggio +servile di gente nobile; onorando non +<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48"></a>[48]</span> +solo i grandi, ma anche la bassa gente, e +tenendo al suo servigio un discreto numero +di schiavi. Nel senato poi e nei giudizii +del foro, non si piccava punto di +preminenza, dicendo e lasciando che ogni +altro liberamente dicesse il suo parere: +nè si sdegnava se si risolveva in +contrario al suo. Niuna risoluzione prendeva +egli mai senza sentire i senatori +consiglieri eletti da lui. Era sollecito in +impedire gli aggravi de' popoli e le estorsioni +de' ministri; e ad alcuni governatori +che l'esortavano ad accrescere i tributi, +o pure a quel dell'Egitto, che mandò più +danaro di quel che si solea ricavare, rispose: +«Che le pecore s'han da tosare, +e non già da levar loro la pelle.» In +somma Tiberio avea testa per esser un +ottimo principe e glorioso imperatore; e +pur pessimo riuscì, perchè all'intendimento +prevalse di troppo, siccome vedremo, +la maligna sua inclinazione <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Tacitus, Annal., lib. 1, cap. 16. +Sueton., in Tiber., cap. 50.]</span>. All'incontro +<i>Livia Augusta</i> sua madre, donna +gonfia più d'ogni altra di fasto e di vanità, +facea gran figura in Roma. Nulla avea +omesso, fatte avea anche delle enormità +affinchè il figliuolo arrivasse a dominare +per isperanza di continuare a dominar +come prima sotto l'ombra di lui. Ma era +ben diverso da quello d'Augusto l'amor +di Tiberio. La tenne egli, per quanto potè, +sempre bassa, senza permettere che l'adulatore +senato le desse certi titoli d'onore +che maggiormente l'avrebbono insuperbita; +talvolta diceva a lei stessa, +«non esser conveniente alle donne il mischiarsi +negli affari di Stato.» Quantunque +talvolta si regolasse secondo i di +lei consigli, pure il men che potea l'onorava +di sue visite; ed anche visitandola, +poco vi si tratteneva, affinchè non paresse +ch'egli si lasciasse governare da lei. Fece +anche di più col tempo, siccome vedremo. +</p> + +<p> +Comandava intanto le armate di Germania +il giovane <i>Germanico Cesare</i>. Ancorchè +fosse lontano da Roma, per cura +di Tiberio gli fu conceduto il trionfo, +<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49"></a>[49]</span> +celebrato poi nell'anno seguente, in ricompensa +di quanto egli avea finora operato +in quella guerra <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 1, cap. 9.]</span>. Durava questa +in Germania, ed erano tuttavia in armi +Arminio e Segeste, due primari capitani +di quelle contrade; ma fra loro discordi, +perchè Arminio, rapita una figliuola di +esso Segeste, promessa ad un altro, la +avea presa per moglie a dispetto del +padre. Con due corpi d'armata assai +poderosi, l'uno comandato da Germanico, +l'altro da Aulo Cecina, legato dello +esercito, fu portata la guerra addosso ai +popoli Catti (oggidì creduti gli Assiani) +e preso il loro paese. Mosse in questi +tempi Arminio una sedizione contra del +suocero Segeste, il quale, trovandosi assediato, +spedì il figliuolo Segimondo a +Germanico per aiuto. Accorsero i Romani; +furon messi in rotta gli assedianti, +liberato Segeste, e presa con altre nobili +donne la di lui figliuola, gravida allora +del marito Arminio. Questo fatto e le +tante grida d'Arminio cagion furono che +presero l'armi per lui i Cherusci ed Ingujomero +di lui zio paterno. Seguirono +poi due combattimenti. Nel primo toccò +la peggio ad Arminio; nell'altro ebbe +Cecina colle sue brigate non poca fatica +a ridursi in salvo, ma dopo averne riportate +molte ferite. Fu allora che <i>Agrippina</i>, +moglie di Germanico, fece comparire +l'animo suo virile. Per la suddetta +disgrazia era corsa voce che i Germani +venivano per passare ostilmente nella +Gallia. Impedì la valorosa donna che +non si guastasse il ponte sul Reno, come +volevano que' cittadini. Messasi ella stessa +alla testa del medesimo, graziosamente +accolse le legioni che malconce ritornavano +dal suddetto fatto d'armi, con far +medicare i feriti, e donar vesti a chi +avea perdute le sue. Riferita a Tiberio +questa gloriosa azione d'Agrippina, siccome +egli odiava la stirpe d'Agrippa, e +il suo pascolo era la diffidenza, ne fece +doglianze nel senato, con esporre l'indecenza +che una donna si usurpasse lo +<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50"></a>[50]</span> +ufficio de' generali e dei legati, ed accusandola +di mire più alte, per esaltare il +marito e il figliuolo Caligola. Nè mancò +il favorito Sejano di maggiormente fomentar +in Tiberio sì fatte gelosie. Meno +è da credere che non facesse Livia Augusta, +solita a mirar di mal occhio Germanico, +e più la di lui moglie secondo +lo stil delle femmine. Corsero dipoi gran +pericolo di restar affogate nell'acque due +legioni comandate da Publio Vitellio. +Segimero, fratello di Segeste, col figliuolo +si rendè ai Romani; e con questi, poco +per altro fortunati avvenimenti, ebbe +fine la campagna dell'anno presente. Pagò +appunto in quest'anno Tiberio il pingue +legato lasciato da Augusto al popolo +romano. A ciò fare fu spinto da una +pungente burla <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span>. Nel passare la piazza +un cadavero, portato alla sepoltura, accostatosi +alle orecchie del morto un buffone, +in bassa voce gli disse o pur finse +di dire alcune parole. Interrogato poi +dagli amici, rispose di avergli ordinato +d'avvertire Augusto della non per anche +eseguita testamentaria volontà. Le spie +ne rapportarono tosto l'avviso a Tiberio, +il quale non tardò a pagare il legato, +con far poco appresso morir l'autore +della burla, dicendo ch'egli stesso porterebbe +più presto ad Augusto le nuove +di questo mondo <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Blanchin., in Anast.]</span>. Prese Tiberio in +quest'anno nel dì 10 marzo il titolo di +<i>Pontefice Massimo</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XVI" id="XVI"></a>XVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tito Statilio Sisenna Tauro</span> e <span class="sc">Lucio +Scribonio Libone.</span> +</p> + +<p> +Al primo d'essi consoli, cioè a <i>Statilio</i>, +ho aggiunto il prenome di <i>Tito</i>, +ricavandosi ciò da un'iscrizione riferita +dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 701.]</span>. Così ancora avea scritto +<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51"></a>[51]</span> +il Panvinio. Al secondo, cioè a <i>Libone</i>, +fu sostituito nelle calende di luglio <i>Publio +Pomponio Grecino</i>, come consta dalla +iscrizione suddetta e dal poeta Ovidio <span class="fnote">[Ovidius, lib. 4, Ep. 9 Trist.]</span>. +In Germania <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 2, cap. 9 et seq.]</span> al fiume Weser due +fatti d'armi seguirono fra i Romani sotto +il comando di Germanico, e i Germani +regolati da Arminio. In amendue la vittoria +si dichiarò per li Romani. Avea +Germanico fatto preparar mille legni tra +grandi e piccoli nell'isola di Batavia +(oggidì Olanda) per assalire dalla parte +dell'Oceano i nemici. Sul fine della state, +imbarcata che fu la copiosa fanteria, con +alquanto di cavalleria, a forza di remi e +di vele si mosse la flotta per entrar nel +paese nemico. V'era in persona lo stesso +Germanico. Per una tempesta insorta +ebbe a perir tutta quella gente, e gran +perdita si fece d'armi, cavalli e bagaglio. +Ma quando i Germani per questo sinistro +caso de' Romani si credeano in istato di +vincere, Germanico spedì Cajo Silio con +trentamila fanti e tremila cavalli contra +di loro; il che tal riputazione acquistò +ai Romani, tal terrore diede ai Germani +che cominciarono ad inclinar alla pace. +Avrebbe potuto Germanico dar l'ultima +mano a quella guerra, se Tiberio con +replicate lettere ed istanze non l'avesse +richiamato a Roma con esibirgli il consolato +e il trionfo già a lui accordato. Al +geloso e diffidente Tiberio premeva forte +di staccar Germanico da quelle legioni, +paventando egli sempre delle novità a sè +pregiudiziali, pel sommo amore che quei +soldati professavano a sì grazioso generale. +Ancorchè Germanico s'accorgesse +delle torte mire d'esso suo zio, pure si +accomodò ai di lui voleri, ed impreso il +viaggio d'Italia, forse arrivò in Roma +sul fine dell'anno. Fece <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span> Tiberio nel +presente accusare in senato Lucio Scribonio +Libone, giovane, diverso dal console, +quasichè macchinasse delle novità. +Prevenne questi la sentenza della morte +<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52"></a>[52]</span> +con uccidersi da sè stesso. Avea già cominciato +Tiberio a permettere i processi +contra delle persone anche più illustri +per sole parole indicanti mal animo o +sedizione contra del governo e della sua +persona: laddove prima di salire sul trono +avea sempre sostenuto <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 27.]</span>, «che in +una città libera dovea ciascuno goder +la libertà di dire e pensare ciò che gli +piacesse.» Questa bella massima, divenuto +che fu principe, perdè presso lui +di grazia. Siccome ancora quell'altra +ch'egli proferì un dì nel senato con dire, +«che se si cominciasse ad ammettere +accuse di chi parlasse contra del principe +o del senato, andrebbe in eccesso +il processar persone; perchè chiunque +ha dei nemici, correrebbe a denunziarli +come rei di questo delitto.» +Questi disordini appunto accaddero da +lì innanzi sotto il tirannico di lui governo. +</p> + +<p> +Era in gran voga per questi tempi in +Roma la strologia giudiciaria ed anche +la magia <span class="fnote">[Dio, ibidem.]</span>. Della prima si dilettava lo +stesso Tiberio, tenendo in sua casa uno +di questi venditori di fumo, chiamato +Trasillo, e volendo ogni dì udire da lui +quel che dovea succedere in quella giornata. +Trovandosi beffato da costui, se +ne sbrigò col farlo uccidere; poi perseguitò +tutti gli altri fabbricatori di pronostici. +E perchè non erano eseguiti gli +editti intorno a questi impostori, chiunque +de' cittadini romani fu per tal cagione +denunziato dipoi, n'ebbe per castigo lo +esilio. Solennemente ancora fu vietato a +chicchessia il portar vesti di seta, perchè +di spesa grave, non facendosi allora seta +in Europa; siccome fu parimente proibito +il tener vasi d'oro, se non per valersene +ne' sagrifizii; e nè pur furono +permessi vasi d'argento con ornamenti +d'oro. Affettava Tiberio la purità della +lingua latina, e soprattutto usava i vocaboli +antichi d'Ennio e di Plauto. Essendogli +in un editto scappata una parola +<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53"></a>[53]</span> +non latina, n'ebbe scrupolo, e volle ascoltare +il parere de' più dotti grammatici, +i quali quasi tutti la dichiararono buona, +dacchè era stata usata da sì gran dottore +e principe, qual era Tiberio. Con tutto +ciò saltò su un certo Marcello, dicendo, +«che potea ben Cesare dar la cittadinanza +di Roma agli uomini, ma non +già alle parole;» bolzonata che ferì +non poco Tiberio, e nondimeno seppe +egli, secondo il suo costume, ben dissimularla. +Proibì ancora ad un centurione +il fare testimonianza nel senato con parole +greche, tuttochè egli in quello stesso +luogo avesse udito molte cause trattate +in greco, ed egli medesimo talvolta si +fosse servito dello stesso linguaggio per +interrogare. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XVII" id="XVII"></a>XVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Cecilio Rufo</span> e <span class="sc">Lucio Pomponio +Flacco Grecino</span>. +</p> + +<p> +Il primo de' consoli negli Annali stampati +di Tacito è chiamalo <i>Celio</i>; <i>Cecilio</i> +in quei di Dione. E così appunto si dee appellare. +S'è disputato fra gli eruditi intorno +a questo nome. Credo io decisa la +lite da un marmo da me dato alla luce <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscription., pag. 301, n. 1.]</span>, +che si dice posto C. CAECILIO RVFO, +L. POMPONIO FLACCO COSS. Erano +insorte nell'anno precedente varie turbolenze +fra i re d'Oriente, che dipendevano +in qualche guisa da Roma <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 2, cap. 1. Joseph., Antiq. +Judaic., lib. 16, cap. 3.]</span>. +Avea Augusto, siccome accennammo, +dato ai Parti <i>Vonone</i> per re. Col tempo +cominciarono que' barbari a sprezzarlo, +poscia ad abborrirlo, e finalmente a congiurare +per detronizzarlo. Chiamato alla +corona <i>Artabano</i> del sangue degli antichi +Arsacidi, questi, sconfitto sulle prime, +sconfisse in fine Vonone. Si rifugiò +il vinto nell'Armenia, e fatto re da +<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54"></a>[54]</span> +que' popoli non andò molto, che prevalendo +presso gli Armeni il partito favorevole +ad Artabano, Vonone si ritirò ad +Antiochia con un gran tesoro. Ivi risedeva +proconsole della Soria Cretico Silano, +che adocchiato quell'oro, l'accolse +ben volentieri, e permise ch'egli si trattasse +da re, ma nel medesimo tempo il +facea custodire sotto buona guardia. Vonone +intanto implorava con frequenti +lettere aiuto da Tiberio; ma non avea +Tiberio voglia di romperla coi Parti, gente +che non si lasciava far paura dai Romani, +e gli avea anche più volte fatti sospirare. +Oltre a ciò avvenne <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span> che Tiberio +fece citar a Roma <i>Archelao re della +Cappadocia</i> tributario de' Romani, col +pretesto ch'egli meditasse delle rebellioni. +L'odiava Tiberio, perchè, allorchè egli dimorava +a guisa di relegato in Rodi, Archelao +passando per colà non l'avea onorato +di una visita, e grande onore all'incontro +avea fatto a Cajo Cesare emulo suo. +Venne Archelao a Roma vecchio e malconcio +di sanità, dopo aver per cinquant'anni +governato i suoi popoli; e fu +accusato innanzi al senato. Si mise egli +in tal affanno per questa persecuzione, +che da lì a qualche tempo, non si sa se +naturalmente, o pure per aiuto altrui, +terminò la sua vita. Allora la Cappadocia +fu ridotta in provincia, e spedito +colà un governatore. In que' medesimi +tempi vennero a morte <i>Antioco re della +Comagene</i> e <i>Filopatore re di Cilicia</i> con +gran turbazione di que' popoli, parte dei +quali volea un re, ed un'altra desiderava +il governo de' Romani. Anche la Soria e +la Giudea, lagnandosi de' troppo gravi tributi, +ne dimandavano la diminuzione. +</p> + +<p> +Fu questa una bella occasione a Tiberio +per allontanar l'odiato nipote <i>Germanico +Cesare</i> da Roma, e cacciarlo in +paesi pericolosi sotto specie d'onore. Propose +dunque in senato, che non v'era persona +più a proposito di lui per dar sesto +agl'imbrogli dell'Oriente. Già avea esso +Germanico conseguito il trionfo nel dì 26 +<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55"></a>[55]</span> +di maggio; e a lui per questa spedizione +fu conceduta un'ampia autorità in tutte +le provincie di là del mare. Ma Tiberio, per +mettere a lui un contrapposto in quelle +contrade, richiamato Cretico Silano dalla +Soria <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 2, cap. 43.]</span>, spedì a quel governo Gneo Calpurnio +Pisone, uomo violento e poco amico +di Germanico. Con costui andò anche +Plancina sua moglie, addottrinata, per +quanto fu creduto, da Livia Augusta, acciocchè +facesse testa ad <i>Agrippina</i> moglie +di Germanico. Volle inoltre Tiberio, che +<i>Druso Cesare</i> suo figliuolo, lasciato l'ozio +e il lusso di Roma, andasse nell'Illirico +ad apprendere il mestiere della guerra. +Andò egli; ma giunto colà fu forzato +a passare in Germania, per cagion delle +guerre civili nate fra i Germani non sudditi +di Roma. Aspra lite quivi era fra Arminio +promotore della libertà, e Maroboduo, +che avea preso il titolo di re. Ad una +campale battaglia vennero questi due emuli. +Fu creduto vincitore Arminio, perchè +l'altro per la soverchia diserzione dei +suoi si ritirò fra i Marcomanni <span class="fnote">[Dio, Strabo, Eusebius, in Chron.]</span>. Druso +colà si portò con apparenza di voler trattar +la pace fra essi. Devastò in quest'anno un +fiero tremuoto dodici città dell'Asia, alcune +delle quali assai celebri, come Efeso, +Sardi, Filadelfia. Tiberio dedicò in Roma +varii templi, ma edificati da altri; perchè +egli non si dilettò di fabbriche, nè di lasciar +magnifiche memorie, per non iscomodar +la sua borsa. In Africa si sollevarono +i Numidi e i Mori per istigazione di +Tacfarinate. Furio Camillo, proconsole +di quelle provincie, benchè non avesse al +suo comando se non una sola legione e +poche truppe ausiliarie, marciò contro +quella gran moltitudine di gente, e le mise +in fuga. Per tal vittoria si meritò dal senato +gli ornamenti trionfali <span class="fnote">[Hieron., in Chron.]</span>. Negli ultimi +sei mesi dell'anno presente diede fine +alla sua vita il poeta <i>Ovidio</i> in Tomi, città +posta alle rive del mar Nero, dov'era stato +relegato da Augusto. Credesi ancora, +<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56"></a>[56]</span> +che questo fosse l'ultimo anno di vita +del celebre storico romano <i>Tito Livio</i> padovano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XVIII" id="XVIII"></a>XVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Claudio Tiberio Nerone</span> imperatore per +la terza volta, e <span class="sc">Germanico Cesare</span> +per la seconda. +</p> + +<p> +Pochi giorni tenne Tiberio il consolato. +A lui succedette <i>Lucio Sejo Tuberone</i>; +e poscia nelle calende di luglio in +luogo di Germanico, fu creato console +<i>Cajo Rubellio Blando</i>. Ho aggiunto il prenome +di <i>Cajo</i> a Rubellio, secondo la testimonianza +di un marmo <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 301, num. 2.]</span> da me dato +alla luce. Ma si può dubitare, se il consolato +di lui appartenga all'anno presente. +<i>Germanico</i> si trovava in Nicopoli, città +dell'Epiro, allorchè vestì la trabea consolare <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 2, cap. 54.]</span>. +Visitò egli le città greche, e +massimamente Atene, ricevendo dappertutto +distinti onori. Passò a Bisanzio e +al mar Nero; e finalmente entrato nell'Asia, +arrivò a Lesbo, dove <i>Agrippina</i> +sua moglie partorì <i>Giulia Livilla</i>. Intanto +Gneo Pisone, inviato da Tiberio per proconsole +della Soria, raggiunse Germanico +a Rodi. Non era ignoto a Germanico +il mal animo di costui; pure avendo inteso +ch'egli correa pericolo della vita per +una fiera tempesta insorta, spedì alcune +galee per salvarlo. Neppur giovò questo +per ammansarlo. Appena Pisone fu dimorato +un giorno in Rodi, che passò in Soria, +dove usando carezze e regali si procacciò +l'affetto di quelle legioni, lasciando a' soldati +specialmente la libertà di far tutto ciò +che loro piacea. Meno non si adoperava +Plancina sua moglie, che intanto non si +guardava di sparlar dappertutto di Germanico +e di Agrippina. Andossene in Armenia +Germanico, ed ivi pose per re <i>Zenone</i> +figliuolo di Polemone re di Ponto, +<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57"></a>[57]</span> +dopo aver deposto <i>Orode</i> figliuolo di Artabano. +Diede dei governatori alle provincie +della Cappadocia e della Comagene, +con isminuire i tributi di quelle provincie; +e poscia continuò il viaggio fino in Soria. +Più che mai cresceva la boria e la petulanza +di Pisone proconsole; e sforzavasi +bensì Germanico di pazientare gl'insulti +e i mancamenti di rispetto di costui; ma +niuno v'era, che non conoscesse l'aperta +nimicizia che passava fra loro. Vennero a +trovar Germanico gli ambasciadori di +<i>Artabano</i> re de' Parti, per rinnovar l'amicizia +e lega, esibendosi quel re di venire +alle rive dell'Eufrate per fargli una visita. +Una delle loro dimande fu che non permettesse +al già deposto re dei Parti Vonone +di soggiornar nella Soria. Germanico +il mandò a Pompejopoli, città della Cilicia, +non tanto per far cosa grata ad Artabano, +quanto per far dispetto a Pisone, che +il proteggeva non poco a cagion de' regali +e della servitù che ne ricavava Plancina +sua moglie. Qui ci vien meno la storia +di Dione, e però nulla di più sappiamo +de' fatti de' Romani nell'anno presente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XIX" id="XIX"></a>XIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Giunio Silano</span> e <span class="sc">Lucio +Norbano Balbo</span>. +</p> + +<p> +Fece in quest'anno Germanico Cesare +un viaggio in Egitto <span class="fnote">[Tacitus, Ann., lib. 1, c. 59.]</span>, per curiosità +di veder quelle rinomate antichità, e si +portò sino ai confini della Nubia, informandosi +di tutto. Per cattivarsi que' popoli +abbassò il prezzo de' grani, e in pubblico +nella città d'Alessandria andò vestito alla +greca, perchè quivi predominava quella +nazione e la loro lingua <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., c. 52.]</span>. Tiberio, risaputolo, +disapprovò la mutazion dell'abito, +e più l'essere entrato in Alessandria, +afflitta allora dalla carestia, senza +sua licenza. Tornossene dipoi in Soria, +<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58"></a>[58]</span> +dove trovò che tutto quanto egli avea ordinato +per l'armata e per le città, era +stato disfatto da Pisone. Pertanto divampando +forte la loro discordia, prese Pisone +la risoluzione d'andarsene lungi +dalla Soria; ma sopravvenuta una malattia +a Germanico già pervenuto ad Antiochia, +si fermò, finchè parve che il di lui +male prendesse ottima piega; ed allora si +ritirò a Seleucia. Ma l'infermità di Germanico +andò poscia crescendo. Sparsesi +voce, che per malie d'esso Pisone e di +Plancina sua moglie l'infelice principe venisse +condotto a poco a poco alla morte; +e a tal voce si prestò fede, per essersi trovati +vari creduti maleficii. In somma se +ne morì Germanico nell'età di trentaquattr'anni, +lasciando in una grande incertezza, +se la morte sua fosse naturale, oppure +a lui procurata da Pisone e da Plancina +sua moglie; o per segreti ordini di Tiberio. +Universalmente fu creduto quest'ultimo. +Non si può esprimere il dolore, non solo +del popolo romano e delle provincie tutte +del romano impero, ma degli stessi re +dell'Asia per la perdita di questo generoso +principe. Era egli ornato delle più belle +doti di corpo e d'animo, valoroso coi nemici <span class="fnote">[Dio, in Excerptis, et lib. 57.]</span>, +clementissimo coi sudditi. Posto +in tanta dignità, e con tanta autorità, pure +mai non insuperbì, trattando tutti con onorevolezza, +e vivendo più da privato che da +principe. Già vedemmo, ch'egli ricusò +l'imperio, per non mancar di fede e di onor +a Tiberio. Non mai fu veduto abusarsi +della sua podestà, non mai si lasciò +torcere dalla fortuna ad azioni sconvenevoli +a personaggio virtuoso. Quel +ch'è più, con tutti i torti a lui fatti da +Tiberio, suo zio paterno, e padre per adozione, +e con tutto il suo ben conosciuto +mal talento, non mai si lasciò uscir parola +di bocca, per riprovar le azioni di +lui. Perciò era amatissimo da tutti, fuorchè +dallo stesso Tiberio, anzi maggiormente +amato, appunto perchè il conoscevano +odiato da esso suo zio. Mirabil cosa +fu l'osservare, come lo stesso Druso, +<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59"></a>[59]</span> +figliuolo natural di Tiberio, ancorchè Germanico +potesse ostargli alla succession +dell'imperio, pure l'amasse sempre con +sincero amore e come vero fratello. Gran +perdita fece Roma in Germanico, ma specialmente +perchè Tiberio sciolto dal timore +di lui, cominciò ad imperversare, +con giugnere in fine a costumi crudeli e +tirannici. Restarono di Germanico tre figliuoli +maschi, cioè <i>Nerone</i>, <i>Druso</i>, e <i>Cajo +Caligola</i>, e tre figlie, cioè <i>Agrippina</i>, che +poi fu madre di Nerone augusto, <i>Drusilla</i> +e <i>Livilla</i>. <i>Agrippina</i> lor madre, figliuola +di Agrippa, e di Giulia nata da Augusto, +donna, che ben diversa dalla madre, s'era +già fatta conoscere per ispecchio di castità, +ed avea dati segni di un viril coraggio, +molto più ora abbisognò della sua +costanza, rimasta senza il generoso consorte, +con dei figliuoli piccioli, e odiata da +Livia e forse poco men da Tiberio. Fu +consigliata da molti di non tornarsene a +Roma: differente ben era il desiderio suo, +perchè ardeva di voglia di cercar vendetta +di Pisone e di Plancina, tenuti per autori +delle sue disavventure. Però sul fine dell'anno +colle ceneri del marito e co' figliuoli +spiegò le vele alla volta di Roma. +</p> + +<p> +In luogo di Pisone era stato costituito +progovernatore della Siria Gneo +Sentio Saturnino; ma Pisone, udita la +morte di Germanico, dopo averne fatta +gran festa, si mise in viaggio con molti +legni, e buona copia di milizie, risoluto +di ricuperare il suo governo, e di adoperare, +occorrendo, anche la forza. Si +impadronì d'un castello; ma avendolo +Saturnino quivi assediato con forze maggiori, +gli convenne cedere, ed intanto fu +chiamato a Roma. L'andata di <i>Druso +Cesare</i> in Germania, secondo le apparenze, +fu per pacificare i torbidi insorti +fra Arminio e Maroboduo. Altri documenti +avendo ricevuto dall'astuto suo +padre, fece tutto il contrario, aggiungendo +destramente olio a quell'incendio, +acciocchè i nemici si consumassero da +sè stessi. Abbandonato poi Maroboduo +da' suoi, ricorse a Tiberio, che gli assegnò +<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60"></a>[60]</span> +per abitazione Ravenna, dove aspettando +sempre qualche rivoluzione nella +Svevia, senza mai vederla, dopo diciotto +anni, assai vecchio, compiè la carriera +de' suoi giorni. Fin qui Arminio in Germania +avea bravamente difesa la libertà +della sua patria contro ai Romani; ma +avendola poi voluta egli stesso opprimere, +fu in quest'anno ucciso dai suoi, in +età di soli trentasette anni di vita. Per +un decreto d'Augusto era già stato proibito +in Roma l'esercizio della religione +egiziana con tutte le sue cerimonie; ma +seppe essa mantenersi quivi ad onta della +legge sino al presente anno. Un'iniquità +commessa da que' falsi sacerdoti, collo +ingannare Paolina, savia e nobilissima +dama romana, e darla per danari in preda +a Decio Mondo, giovane perduto dietro +a lei, con farle credere che di lei +fosse innamorato il falso dio Anubi, siccome +diffusamente narra Giuseppe storico <span class="fnote">[Joseph., Antiq., lib. 18, cap. 4.]</span>, +diede ansa al senato di esiliar +dall'Italia il culto d'Iside, di Osiride e +degli altri dii d'Egitto <span class="fnote">[Tacit., lib. 2, cap. 85.]</span>. Comandò inoltre +Tiberio, che si atterrasse il tempio +d'Iside, e si gittasse nel Tevere la sua +statua. La medesima disavventura toccò +ai Giudei <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 36.]</span>, che in gran numero abitavano +allora in Roma, a cagion di una +baratteria usata da alcuni impostori di +quella nazione a Fulvia, nobile dama romana, +che avea abbracciata la lor religione; +avendo essi convertito in uso proprio +l'oro e le vesti ricche, dalla medesima +inviate a Gerusalemme, affinchè servissero +in onore del tempio. Scelsero i consoli +quattromila giovani di essi Giudei di +razza libertina, e per forza arrolati li +mandarono in Sardegna a far guerra ai +ladri ed assassini di quell'isola, senza +mettersi in pensiero, se quivi avessero +da perire per l'aria che in quei tempi +veniva creduta maligna e mortifera. Il +rimanente de' Giudei fu cacciato di Roma, +e disperso in varie provincie. <i>Vonone</i>, già +<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61"></a>[61]</span> +re de' Parti, volendo in questi tempi fuggir +dalla Cilicia, preso da Vibio Frontone, +si trovò poi da un soldato privato di vita. +Per mettere freno all'impudicizia delle +matrone romane <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 35.]</span>, che ogni dì più andava +crescendo in Roma, città piena di +lusso e di gente, a cui poca paura faceano +i falsi dii del Paganesimo, fu con pubblico +editto imposta la pena dell'esilio alle figliuole, +nipoti e vedove de' cavalieri Romani +che cadessero in questo delitto. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XX" id="XX"></a>XX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Valerio Messalla</span> e <span class="sc">Marco +Aurelio Cotta</span>. +</p> + +<p> +Di grandi onori avea ricevuto in Roma +la memoria di <i>Germanico</i>, per ordine +di Tiberio e del senato <span class="fnote">[Tacitus, lib. 3, cap. 1.]</span>; ed anche il +popolo in varie guise ne avea attestato +il suo dolore. Si rinnovò il lutto in quest'anno +all'arrivo di <i>Agrippina</i> sua moglie. +Dopo essersi per qualche giorno +fermata in Corfù, sbarcò dipoi a Brindisi. +<i>Druso Cesare</i>, che era tornato a +Roma, co' maggiori figliuoli del defunto +Germanico, andò ad incontrarla sino a +Terracina. Innumerabil gente, massime +de' militari, si portò sino a Brindisi. Caldi +furono i sospiri, universale il pianto al +comparire dell'urna funebre. Per tutta +la via i magistrati e popoli fecero a gara +per onorar le di lui ceneri. Gli stessi +consoli col senato, e gran parte del popolo +si portarono a riceverle con dirotte +lagrime; e poi queste vennero riposte +nel mausoleo d'Augusto <span class="fnote">[Ibidem, c. 9.]</span>. Giunse dipoi +Pisone con sua moglie a Roma, orgoglioso +come in addietro; ma non tardarono +a presentarsi al senato accusatori, +imputando a lui e a Plancina sua moglie +la morte di Germanico. Neppure a questo +mal uomo mancavano dei difensori; e +<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62"></a>[62]</span> +difficile era il provar le accuse, siccome +avviene in somiglianti casi. Tiberio, che +ben sapea le mormorazioni del popolo, +quasi che fosse passata buona intelligenza +tra lui e Pisone, per levar di vita Germanico, +da uomo disinvolto si regolava +in questa pendenza, mostrando sempre +un vivo affanno per la perdita del figliuolo +adottivo, e di voler buona giustizia; ma +nello stesso tempo di non volere, che +sopercheria si facesse all'accusato. Creduto +fu che segretamente a Pisone fosse +fatto animo e sicurezza di protezion da +Sejano, e che per questo egli si astenesse +dal produrre gli ordini a lui dati da Tiberio. +Ma se non si provava il reato suddetto, +si faceano ben constare altri reati +di sedizione, d'ingiurie fatte e dette a +Germanico: cosa che mise in fiera apprension +Pisone, e tanto più perchè il +popolazzo vicino la curia gridava contra +di lui, minacciando di menar le mani, +qualora egli la scappasse netta dal giudizio +de' senatori. Perciò vinto dall'affanno, +tenendosi tradito, da sè stesso si diede +la morte, liberando in tal guisa Tiberio +da un bel molesto pensiero. Plancina sua +moglie, che era tutta di Livia Augusta, +per le raccomandazioni di lei seguitò a +vivere in pace. Al di lei figliuolo Marco +Pisone fu conceduto un capitale di cento +venticinquemila filippi; il rimanente confiscato, +ed egli mandato in esilio. Risvegliossi +intanto di nuovo in Africa la guerra, +essendo risorto più di prima vigoroso +Tacfarinate. Per aver egli messa in fuga +una coorte di Romani, sì fatta collera +montò a Lucio Apronio proconsole allora +in quelle contrade, che infierì contra +de' fuggitivi. Ciò fu cagione, che cinquecento +soli de' suoi veterani sì valorosamente +combatterono dipoi contro l'armata +di Tacfarinate, che la misero in +rotta. Giunto era all'età capace di matrimonio +<i>Nerone</i>, figliuolo primogenito +del defunto Germanico <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 29.]</span>. Tiberio a lui +diede in moglie <i>Giulia</i> figliuola di <i>Druso</i> +suo figlio: cosa che recò non poca allegrezza +<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63"></a>[63]</span> +al popolo romano. Per lo contrario +si mormorò non poco, perchè Tiberio +avesse fatto contrarre gli sponsali ad una +figliuola del suo favorito Elio Sejano con +<i>Druso</i> figliuolo di <i>Claudio</i>, cioè di un +fratello di Germanico, di Claudio, dico, +il qual poi fu imperadore. A tutti parve +avvilita con questo atto la nobiltà della +famiglia principesca; perchè era bensì +nato Sejano di padre aggregato all'ordine +de' cavalieri, ma niuna proporzione si +trovava fra lui e Druso, discendente non +meno dalla casa d'Augusto, che da quella +di Livia. Maggiormente ciò dispiacque +per la apparenza che Sejano, comunemente +odiato pel predominio suo nel +cuor di Tiberio, potesse aspirare a voli +più alti, cioè all'imperio. Ma non si effettuarono +poi queste meditate nozze, +perchè il giovinetto <i>Druso</i> mentre da lì +a pochi giorni era in Campania, avendo +gittato in aria per giuoco un pero <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap 27.]</span>, e +presolo a bocca aperta nel cadere, ne +rimase soffocato, non sussistendo, come +dice Svetonio, ch'egli morisse per frode +di Sejano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXI" id="XXI"></a>XXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Claudio Tiberio Nerone Augusto</span> per +la quarta volta e <span class="sc">Druso Cesare</span> +suo figliuolo per la seconda. +</p> + +<p> +Ci assicura Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tib., cap. 26.]</span>, che Tiberio, +il quale avea preso il consolato per far onor +al figliuolo, da lì a tre mesi lo rinunziò, +senza sapersi finora se alcuno subentrasse +console in luogo suo. Niuno probabilmente, +scrivendo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>, che Tiberio, +<i>finito il suo Consolato</i>, ritornò a +Roma nè egli vi ritornò, se non alla fine +dell'anno. In fatti venuta la primavera +dell'anno presente, trovandosi esso Tiberio, +o pure fingendo d'essere con qualche +<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64"></a>[64]</span> +incomodo di sanità, volle mutar aria, +e se n'andò a Campania. Chi credette ciò +fatto per lasciar al figliuolo tutto l'onore +del consolato, ed altri, perchè gli cominciasse +a rincrescere il soggiorno di Roma, +essendogli specialmente molesta l'ambizione +di Livia Augusta sua madre, che faceva +di mani e di piedi per comandare anch'ella, +e per dividere il governo con lui: +cosa ch'egli non sapea sofferire. Parve perciò +che fin d'allora egli meditasse di volontariamente +esiliarsi da Roma, siccome +vedremo che succedette dipoi. Turbata fu +anche nell'anno presente l'Africa da Tacfarinate <span class="fnote">[Tacit., lib. 3, cap. 35.]</span>; +laonde si vide spedito colà Giunio +Bleso, zio materno di Sejano, per regolar +quegli affari. Tentò in questo anno Severo +Cecina nel Senato di far rinnovar +l'antica disciplina de' Romani, che non +permetteva ai governatori delle provincie +di condur seco le loro mogli. Ma Druso +console e la maggior parte de' senatori furono +di contrario sentimento. Pericoloso +era troppo allora il lasciar le dame romane +lungi dai mariti, e in loro balìa: tanta era +la corruttela de' costumi. Fu anche proposto +di rimediare all'abuso introdotto e +troppo cresciuto, che chiunque de' malfattori +e degli schiavi fuggitivi si ricoverava +alle immagini o statue degl'imperadori, +era in salvo. Da tanti asili proveniva +la moltiplicità de' misfatti, e l'impunità +de' delinquenti. Druso cominciò a far provare +ad alcuni nobili rifuggiti colà il gastigo +meritato dai lor delitti, e ciò con +plauso universale. Nella Tracia si sollevarono +alcuni di que' popoli, ed impresero +anche l'assedio di Filippopoli. Convenne +inviare colà a reprimerli Publio Vellejo, +forse il medesimo che ci lasciò un pezzo +di storia scritta con leggiadria, ed insieme +con penna adulatrice. Poca fatica occorse a +dissipar quella gentaglia. Neppure andò +in quest'anno esente da ribellioni la Gallia. +Giulio Floro in Treveri, Giulio Sacroviro +negli Edui, furono i primari a commovere +la sedizione in varie città, malcontente +de' Romani, a cagion della gravezza +<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65"></a>[65]</span> +de' tributi e dei debiti fatti per pagarli. +Restò in breve talmente incalzato +Floro da Visellio Varrone e da Cajo Silio +legati, o, vogliam dire, tenenti generali +de' Romani, che con darsi la morte diede +anche fine alla guerra in quelle parti. Più +da far s'ebbe a domar Sacroviro, che, occupata +la città d'Autun, capitale degli Edui, +menava in campo circa quarantamila +persone armate. Nulladimeno una +battaglia datagli da Silio, con fortunato +successo, ridusse ancor lui ad abbreviarsi +di sua mano la vita. Fu in quest'anno +chiamato in giudizio Cajo Lutorio Prisco +cavalier romano, e celebre poeta di questi +tempi, il quale avea composto un lodatissimo +poema in morte di Germanico, +per cui fu superbamente regalato. Avvenne +che anche Druso Cesare caduto infermo +fece dubitar di sua vita; laonde egli preparò +un altro poema sopra la morte di +lui. Guarì Druso; ma Prisco, mosso dalla +vanagloria, non volendo perdere il plauso +dell'insigne sua fatica, lesse quel poema +in una conversazione di dame romane. +Questo bastò al senato per fargliene un +delitto, e delitto che fu immediatamente +punito colla morte di lui: a tanta viltà +d'adulazione e di schiavitù oramai era +giunto quell'augusto consesso <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Tacitus, lib. 3, cap. 50.]</span>. S'ebbe +a male Tiberio, non già perchè l'avessero +condannato a morte, ma perchè aveano +eseguita la sentenza, senza ch'egli ne fosse +informato. E però fu fatta una legge +che da lì innanzi non si potesse pubblicar +nè eseguire sentenza di morte data +dal senato, se non dieci giorni dappoi, acciocchè +se l'imperadore fosse assente +dalla città, potesse averne notizia. Teodosio +il Grande, augusto, prolungò poi +questo termine sino a trenta giorni per +li condannati dall'imperadore, e verisimilmente +ancora per le sentenze del +senato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66"></a>[66]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXII" id="XXII"></a>XXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Haterio Agrippa</span> e <span class="sc">Cajo +Sulpicio Galba</span>. +</p> + +<p> +Questo Galba console, non so dire +se padre o pur fratello fosse di Galba, +che fu poi imperadore, asserendo Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Galba, cap. 3.]</span> +essere stato console il padre d'esso +Augusto, e poi soggiugnendo che Cajo +fratello d'esso imperadore, per non aver +potuto conseguire il proconsolato da +Tiberio, si uccise da sè stesso nell'anno +36 dell'Era nostra. Ai suddetti consoli +nelle calende di luglio furono sostituiti +<i>Marco Coccejo Nerva</i>, creduto avolo +di Nerva, poscia imperadore, e <i>Cajo Vibio +Ruffino</i>. Era cresciuto in eccesso <span class="fnote">[Tacitus, lib. 3, cap. 55.]</span> +il lusso delle nozze, ne' conviti, e per altri +capi nella città di Roma, senza far +più caso delle leggi e prammatiche pubblicate +da Augusto, e prima d'Augusto: +il che s'era tirato dietro l'aumento dei +prezzi delle robe e dei viveri. Fu proposto +in senato di rimediare al disordine +col moderar le spese. Ma una lettera di +Tiberio, che ne accennava le difficoltà, +distrusse tutta la buona intenzion degli +edili. Tacito nota, che si continuò in sì +fatto scialacquamento fino ai tempi di +Vespasiano imperadore, sotto cui cominciarono +i Romani a darsi alla parsimonia, +non già per qualche legge o comandamento +del principe, ma perchè così +facea lo stesso Augusto: tanto può a +regolare e sregolare i costumi l'esempio +de' regnanti. In quest'anno ancora Tiberio +scrisse al senato, chiedendo la podestà +tribunizia per <i>Druso Cesare</i> suo figliuolo, +affine di costituirlo in tal maniera +compagno suo nell'autorità e metterlo in +istato d'essere suo successore nell'imperio. +Fu prontamente ubbidito, e con giunte +di novità all'onore: al che nondimeno +Tiberio non consentì. Veggonsi +<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67"></a>[67]</span> +medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Num. Imperator.]</span> di <i>Druso</i>, nelle quali è espressa +questa podestà. Motivo di lungo e tedioso +esame diedero dipoi al senato gli asili +delle città greche, tanto in Europa che in +Asia. Ogni tempio era divenuto un sicuro +rifugio d'impunità ad ogni schiavo fuggitivo, +ad ogni debitore e a chiunque era +in sospetto di delitti capitali. Furono citate +quelle città a produrre i loro privilegii. +Si trovò per la maggior parte insussistente +in esse il diritto dell'asilo; e +però fu moderato quell'eccesso. Infermatasi +intanto gravemente Livia Augusta, +conobbe Tiberio suo figliuolo la necessità +di tornarsene per visitarla. Gareggiarono +a più non posso i senatori, +per inventar cadauno pubbliche dimostrazioni +del loro affanno per vita sì cara +e della comun premura per la di lei salute; +studiandosi di placare gl'insensati +loro dii. Andò tanto innanzi la vilissima +loro adulazione, che stomacò lo stesso +Tiberio in guisa ch'ebbe a dire più volte +in uscir dalla curia: <i>Oh che gente inclinata +alla servitù!</i> Nè a lui piaceano tanti +sfoggi di una stima verso la sua madre, +siccome maggiore incentivo alla di lei +natìa superbia e voglia di dominare. Continuavano +tuttavia le turbolenze dell'Africa. +Tacfarinate ribello era giunto a tale +alterigia, che, spediti suoi ambasciadori a +Tiberio, gli avea chiesto per sè e per l'esercito +suo un determinato paese da signoreggiare: +minacciando, non esaudito, +una fierissima guerra. Per questa ardita +dimanda fumò di collera Tiberio, e mandò +ordine a Bleso proconsole di tirar +colle buone all'ubbidienza i sollevati, per +far poscia prigione, se mai poteva, quel +temerario. Grande sforzo fece per tale +incitamento Bleso, e prese un di lui fratello, +ma non fu già egli stesso. Di poco +rilievo furono le sue imprese; contuttociò +Tiberio, perchè egli era zio materno del +favorito Sejano, gli fece accordare gli ornamenti +trionfali. Morì in quest'anno Asinio +Salonino, figliuolo d'Asinio Gallo e di +Vipsania, ripudiata già da Tiberio Augusto, +<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68"></a>[68]</span> +e però fratello uterino di Druso +Cesare. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXIII" id="XXIII"></a>XXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Asinio Pollione</span> e <span class="sc">Lucio Antistio +Vetere</span> o sia <span class="sc">Vecchio</span>. +</p> + +<p> +Benchè gli autori de' fasti consolari +comunemente dieno ad <i>Antistio Vetere</i> +il prenome di <i>Cajo</i>, pure <i>Lucio</i> vien da +me nominato sul fondamento d'una +iscrizione della mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 301, n. 4.]</span>, posta +Q. IVNIO BLASEO, L. ANTISTIO VETERE; +dalla quale eziandio si può raccogliere +che nelle calende di luglio ad +Asinio Pollione fu sostituito <i>Quinto Giunio +Bleso</i>, già da noi veduto governatore +dell'Africa. Probabilmente <i>Asinio Pollione</i>, +fratello fu del poco fa defunto +Asinio Salonino. Mancò di vita sui primi +mesi dell'anno presente, dopo lunga +malattia <i>Druso Cesare</i> <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, c. 8.]</span>, unico figliuolo +di Tiberio Augusto, giovane destinato a +succedergli nell'imperio. Voce pubblica +fu che un lento veleno, fattogli dare da +Elio Sejano, il conducesse a morte. Tacito +e Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span> danno questo fatto per +certo. Druso, giovane facilmente portato +alla collera, non potendo digerir l'eccesso +del favore di cui godea Sejano +presso il padre, un dì venne alle mani +con lui, e gli diede uno schiaffo, come +vuol Tacito, parendo poco verisimile che +il percussore fosse lo stesso Sejano, come +s'ha da Dione. Questo affronto, ma +più la segreta sete di Sejano di arrivare +all'imperio, a cui troppo ostava l'esser +vivente Druso, gli fece studiar le vie di +levarlo dal mondo. Cominciò la tela, +con adescar <i>Giulia Livilla</i>, sorella del +fu Germanico Cesare e moglie d'esso +Druso, traendola alle sue disoneste voglie. +Dopo di che non gli riuscì difficile +colle promesse del matrimonio e dell'imperio +<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69"></a>[69]</span> +a farla precipitare in una congiura +contro la vita del marito. Scelto Liddo, +uno degli eunuchi suoi più cari, un tal +veleno gli diede che potesse parer naturale +la di lui malattia. Non si conobbe +allora l'iniquo manipolator di questo +fatto; ma da lì ad otto anni nella caduta +di Sejano, ciò venne alla luce per confessione +di Apicata sua moglie. Con tal +costanza nondimeno portò Tiberio la +perdita del figliuolo, che i maligni giunsero +fino a sospettare lui stesso complice +o autore del veleno, quasichè Druso +avesse prima pensato di avvelenare il +padre. Neppur Tacito, benchè inclinasse +ad annerir tutte le azioni di Tiberio, +osò prestar fede a così inverisimil diceria. +Del resto non erano tali i costumi +e le inclinazioni di Druso, che i Romani +internamente si affliggessero della di lui +morte. Lasciò egli tre figliuoli di tenera +età, ma che l'un dietro all'altro furono +rapiti dalla morte, di modo che la succession +dell'imperio cominciò a destinarsi +ai figliuoli di <i>Germanico</i>. In abbondanza +furono fatti onori alla memoria +di Druso; ma Tiberio non ammise chi +gareggiava per passar seco atti di condoglianza, +affinchè non gli si rinnovassero +le piaghe del dolore. E perchè da +lì a non molto tempo gli ambasciadori +d'Ilio, o sia di Troja, venuti a Roma <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 52.]</span>, +gli spiegarono il lor dispiacere a cagion +della perdita del figliuolo, per deriderli +rispose: «Che anch'egli si condoleva +con loro per la morte d'Ettore,» ucciso +mille e dugento anni prima. +</p> + +<p> +Buone qualità avea Tiberio mostrato +in addietro, e competente governo avea +fatto <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>. Già dicemmo che tolto di vita +Germanico, cominciò egli a declinar al +male. Peggiorò anche dopo la morte di +Druso. Nondimeno a renderlo più cattivo +contribuì non poco l'ambizioso e +perverso Sejano, le cui mire tendevano +tutte a regnar solo col tempo. Perchè +gliene avrebbono impedito l'acquisto i +<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70"></a>[70]</span> +figliuoli di Germanico, nipoti per adozione +di Tiberio, e raccomandati in quest'anno +dallo stesso Tiberio al senato, +nè poteva Sejano sbrigarsi di loro col +veleno per la buona cura che avea di +essi, e della propria pudicizia Agrippina +lor madre: si diede a fomentar ed accrescere +l'odio di Tiberio contro d'essi, +e il mal animo di Livia Augusta contro +d'Agrippina. Chiunque ancora de' nobili +sembrava a lui capace d'interrompere +i voli della sua fortuna, cominciò egli +sotto vari pretesti, e massimamente di +aver essi sparlato di Tiberio, a perseguitarli +con accuse che in questi tempi ad +alcuni, e col progresso del tempo a moltissimi +costarono la vita <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, cap. 14.]</span>. Succedeva +talvolta che gl'istrioni, o vogliam dire i +commedianti, eccedevano nell'oscenità, +e tagliavano i panni addosso a determinate +donne romane, o pure porgevano +occasioni a risse. Tiberio li cacciò di +Roma, e vietò l'arte loro in Italia. Alle +persone di merito dopo morte erano +state alzate alcune statue da esso Tiberio. +Videsi nel presente anno questa deformità, +cioè, ch'egli mise la statua di +bronzo di Sejano nel pubblico teatro. +L'esempio del principe servì ad altri, +per esporne molte altre simili. E conoscendo +già ognuno che costui era la +ruota maestra della fortuna e degli affari, +risonavano dappertutto le sue lodi +ed anche nello stesso senato; piena sempre +di nobili l'anticamera di lui; i consoli +stessi frequenti visite gli faceano; +nulla in fine si otteneva, se non passava +per le mani di lui. Una bestialità di Tiberio +vien raccontata sotto quest'anno. +Un insigne portico di Roma minacciava +rovina, essendosi molto inchinate le colonne +che lo sostenevano <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>. Seppe un +bravo architetto con argani ed altri ingegni +ritornarlo al suo primiero sito. +Maravigliatosene molto Tiberio, il fece +bensì pagare, ma il cacciò anche fuori +di Roma. Tornato un dì costui per supplicarlo +<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71"></a>[71]</span> +di grazia, credendo di farsi del +merito, gittò un vaso di vetro in terra; +poi raccoltolo fece vedere che possedeva +il secreto di racconciarlo. Gli fece Tiberio +levar la vita, senza sapersi il vero +motivo di così pazza e crudele sentenza. +Scrive Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 36, cap. 26.]</span> lo stesso più chiaramente, +dicendo che quel vetro era molle +e pieghevole, come lo stagno, con aggiugnere +nulladimeno, essere stata questa +una voce di molti, ma poco creduta dai +saggi. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXIV" id="XXIV"></a>XXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Servio Cornelio Cetego</span> e <span class="sc">Lucio +Viselio Varrone</span>. +</p> + +<p> +Ancorchè Tiberio non chiedesse al +senato la confermazione della sua suprema +autorità <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>, finito il decennio di +essa, come usò Augusto, perchè egli +non l'avea dianzi ricevuta per un determinato +tempo: pure si solennizzarono i +decennali del suo imperio con varii giuochi +pubblici e feste. E perciocchè <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, cap. 16.]</span> i +pontefici e sacerdoti aveano fatto dei +voti per la conservazione della vita di +Tiberio, unendo anche con lui <i>Nerone</i> e +<i>Druso</i>, cioè i due maggiori figliuoli del +defunto <i>Germanico</i>, se l'ebbe a male il +geloso Tiberio. Volle sapere, se così +avessero fatto per preghiere o per minacce +d'Agrippina lor madre; ed inteso +che no, li rimandò, non senza qualche +riprensione. Poscia nel senato si lasciò +meglio intendere, con dire che non si +avea con prematuri onori da eccitare od +accrescere la superbia de' giovani per lo +più sconsigliati. Sejano anch'egli non +lasciava di fargli paura, ripetendo essere +già divisa Roma in fazioni; una d'esse +portare il nome di Agrippina; e doversi +perciò prevenire maggiori disordini. Dato +<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72"></a>[72]</span> +fu quest'anno fine alla guerra, già +mossa da Tacfarinate in Africa. Era proconsole +di quelle provincie Publio Dolabella, +e tuttochè fosse stata richiamata +in Italia la legione nona che era in quelle +parti, pure raccolti quanti soldati romani +potè, all'improvviso assalì i Numidi, +mentre sotto il comando di esso Tacfarinate +stavano raccolti sotto un castello +mezzo smantellato. Fatta fu strage di +loro, e fra gli uccisi vi restò il medesimo +Tacfarinate, per la cui morte ritornò la +quiete fra que' popoli. Fu in quella azione +aiutato Dolabella da Tolomeo figliuolo +di Giuba, re della Mauritania. Erano +dovuti al vincitore proconsole gli onori +trionfali, ed egli ne fece istanza; ma non +gli ottenne, perchè a Sejano non piacque +di vederlo uguagliato nella lode a Bleso +suo zio, predecessore di Dolabella nel +governo che pure avea ricevuto quel +premio, con aver operato tanto meno. +A <i>Tolomeo</i> re fu inviato da Tiberio in +dono uno scettro d'avorio, e una veste +ricamata in segno del gradimento dello +aiuto prestato. Perseguitò Tiberio in +quest'anno alcuni de' nobili, non d'altro +delitto rei che d'aver mostrato il loro +amore a Germanico e a' suoi figliuoli; +e ad alcuni per questo gran misfatto, +tolta fu la vita, crescendo ogni dì più la +crudeltà del principe, e per conseguente +il comune odio contro di lui. Abbondavano +allora le spie; orecchio si dava a +tutti gli accusatori, e niuno era sicuro. +Nelle contrade di Brindisi un Tito Cortisio, +soldato pretoriano ne' tempi addietro, +mosse a sedizione i servi o, vogliam +dire, gli schiavi di quelle parti; e +vi fu paura d'una guerra servile. Ma +per la sollecitudine di Tiberio e di Curzio +Lupo questore, che con un corpo di +armati volò contro di loro, restò in +breve estinto il nascente incendio. Hanno +osservato gli eruditi <span class="fnote">[Noris, Cenotaph. Pisan., Dissert. 2, cap. 16. +Blanch., in Anastas. Schelestratus et alii.]</span> che nell'anno +presente avendo Valerio Grato dato +fine al suo governo della Giudea, Tiberio +<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73"></a>[73]</span> +spedì colà per procuratore e governatore +<i>Ponzio Pilato</i>, di cui è fatta menzione +nel Vangelo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXV" id="XXV"></a>XXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Asinio Agrippa</span> e <span class="sc">Cosso +Cornelio Lentolo</span>. +</p> + +<p> +Vien creduto che <i>Cosso</i> sia un prenome +particolare della casa de' Cornelii +Lentoli. Nuovo esempio dell'infelicità dei +Romani, regnando il crudele Tiberio e +il prepotente Sejano, si vide nel presente +anno <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, cap. 34.]</span>. Cremuzio Cordo, uno de' migliori +ingegni de' Romani d'allora, avea +composta <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span> una storia delle guerre civili +di Cesare e Pompeo, conducendola anche +ai tempi d'Augusto. Lo stesso Augusto +l'avea letta, e, siccome principe saggio e discreto, +non se n'era punto formalizzato. +Ma avendo Cremuzio dipoi, forse con qualche +parola, disgustato Sejano, si trovarono +in quella storia dei delitti gravissimi. Egli +avea lodato Bruto e Cassio uccisori di +Cesare, e chiamato lo stesso Cassio <i>l'ultimo +dei Romani</i>. Male non avea detto di Giulio +Cesare, nè di Augusto, ma neppure stato +era prodigo di lodi verso di loro. Fu accusato +per questo nel senato, e Tiberio +con occhio arcigno gli diede assai a conoscere +d'essere indispettito contro di +lui. Si difese egli coll'esempio di Tito Livio +e d'altri scrittori e storici precedenti; +ma tornato a casa, ed increscendogli di vivere +sotto un sì tirannico governo, si lasciò +morir di fame. Sentenziati furono al fuoco +i di lui scritti; contuttociò avendone +Marcia sua figliuola conservata una copia, +vennero dopo la morte di Tiberio alla +luce, accolti allora con ansietà maggiore +dal pubblico appunto per la persecuzione +sofferta dall'autor d'essi, ma a noi poscia +rubati dalla voracità de' tempi. Osserva +Tacito la mellonaggine di que' potenti, +che mal operando non vorrebbono +<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74"></a>[74]</span> +che la memoria de' lor perversi fatti passasse +ai posteri; e tutto fanno per abolirla. +Ma Iddio permette ch'ella vi passi per +castigare anche nel nostro mondo chi +s'è abusato della potenza in danno de' popoli. +Ai Ciziceni in quest'anno levato fu +il privilegio di regolarsi colle proprie leggi +e co' propri magistrati; e ciò perchè non +avevano per anche terminato un tempio +eretto ad Augusto ed avevano imprigionati +alcuni cittadini romani. Le città di +Spagna in questi tempi, inclinate anch'esse +all'adulazione, inviarono ambasciatori +a Tiberio, pregandolo di permettere che +innalzassero dei templi a lui e a Livia +Augusta sua madre, siccome egli avea +conceduto alle città dell'Asia. Tacito mette +le più belle sentenze in bocca di Tiberio <span class="fnote">[Tacitus, loc. cit.]</span>, +con riferire il ragionamento di +lui fatto nel senato per cui nol volle loro +permettere, riconoscendo sè stesso per +uno de' mortali, e bastando a lui di avere +un tempio nel cuore de' senatori per l'amore +e la stima che sperava da essi. Salì +poi tanto alto l'ambizion di Sejano, che +nel presente anno arditamente supplicò +per ottenere in moglie <i>Giulia Livilla</i>, vedova +del fu <i>Cajo Cesare</i>, figliuolo adottivo +di Augusto, e poi del defunto <i>Druso +Cesare</i>, e nuora del medesimo Tiberio. +Quantunque fosse eccessivo il favore di +Tiberio verso di lui, pure non si lasciò +indurre l'astuto principe ad accordargli +tal grazia: il che sconcertò forte le misure +di Sejano, e lo rendè malcontento +della propria per altro smoderata fortuna. +Tuttavia mise in ordine altre macchine, +siccome vedremo nell'anno seguente. +Credono alcuni letterati <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron., Stampa et alii.]</span>, che +in quest'anno corresse l'<i>anno <span class="scp">XV</span> dell'impero +di Tiberio</i>, enunziato da san Luca, +in cui san Giovanni Batista diede principio +alle sue prediche. Prendesi tal anno +dal fine d'agosto dell'anno undecimo +dell'Era cristiana, in cui Tiberio colla +podestà tribunizia fu costituito suo collega +nell'imperio d'Augusto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75"></a>[75]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXVI" id="XXVI"></a>XXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Calvisio Sabino</span> e <span class="sc">Gneo Cornelio +Lentolo Getulico</span>. +</p> + +<p> +Ebbero questi consoli nelle calende +di luglio per successori nella dignità <i>Quinto +Marcio Barea</i> e <i>Tito Rustio Nummio +Gallo</i>. V'ha chi crede non doversi attribuire +il nome di <i>Cornelio</i> a <i>Lentolo Getulico</i>. +Ma certamente i Lentoli soleano +essere della famiglia <i>Cornelia</i>, come si +può vedere nei Trattati dell'Orsino e +Patino, e di Antonio Agostino. S'erano +messi in armi <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, cap. 46.]</span> alcuni popoli della Tracia, +perchè non voleano sofferir che si +facesse dai Romani leva di soldati nei +lor paesi; negavano anche ubbidienza a +<i>Remetalce</i> re loro. A Poppeo Sabino fu +data l'incombenza di marciar contro di +loro con quelle forze che potè raccogliere; +e questi sì fattamente gli strinse, che +per la fame e più per la sete, parte rimasero +uccisi, e il rimanente se n'andò disperso. +Per tal vittoria accordati furono +a Sabino gli onori trionfali. Crebbero in +questo anno le amarezze fra Tiberio ed +Agrippina, vedova di Germanico, perchè +fu condannata Claudia Pulcra, o sia Bella, +cugina di lei. Parlò alto Agrippina a +Tiberio, il pregò ancora di darle marito; +ma egli, che temeva competenza nel governo, +la lasciò senza risposta. Fu poi +gran lite in Roma fra gli ambasciadori +delle città dell'Asia, gareggiando cadauna +per aver l'onore di alzare un tempio ad +Augusto. La decision del senato cadde +in favore della città di Smirna. Ritirossi +nell'anno presente Tiberio nella Campania, +col pretesto di andare a dedicare un +tempio a Giove in Capoa, e un altro in +Nola ad Augusto, morto in quella città. +Suo pensiero era di non ritornar più a +Roma, e così fu in fatti. Si misero tutti +allora a scandagliare i motivi di questa +ritirata. Chi pensò ciò avvenuto per arte +<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76"></a>[76]</span> +e suggestione di Sejano, che voleva restar +solo alla testa degli affari in Roma, +e seppe così ben dipingere gl'incomodi, +a' quali era sottoposto il principe per tante +visite, suppliche e giudizii, che l'indusse +a cercar la quiete nella solitudine. Furono +altri di parere, ch'egli se ne andasse, +per non poter più sofferire l'ambizion +di Livia sua madre, giacchè ella credeva +a sè competente il far da padrona +al pari di lui: cosa ch'egli non sapea digerire, +ma neppure assolutamente vietare, +considerando la signoria sua un dono +di lei. Credettero finalmente altri, che +si movesse Tiberio a tal risoluzione solamente +per impulso proprio originato +dall'infame sua libidine, in cui da gran +tempo ero immerso, e continuava più +che mai il sozzo vecchio, ma con istudiarsi +di soddisfarla in segreto al che +era più proprio un luogo ritirato. Si aggiungeva +l'esser egli d'alta, ma gracile +statura, col capo calvo e colla faccia +sparsa d'ulcere, e coperta per lo più da +empiastri. Hanno perciò creduto alcuni, +che ciò fosse un frutto della sua sordida +impudicizia, e che il morbo gallico somministrasse +ancora in que' tempi un castigo, +benchè raro, ai perduti dietro alle +femmine prostitute. Vergognandosi egli +di comparire in pubblico con sì deforme +figura, parve ad alcuni di trovare in lui +bastante motivo di fuggire dal consorzio +degli uomini. In fatti anche dopo la morte +della madre e di Sejano, si tenne egli lontano +da Roma, benchè talvolta andasse +burlando la gente credula, con ispargere +voce del suo imminente ritorno. Pochi +cortigiani volle seco Tiberio. Fra essi furono +Sejano e Coccejo Nerva, personaggio +pratico della giurisprudenza e probabilmente +avolo di Nerva, che fu dipoi +imperadore. Ad assaissimi lunari e ciarle +senza fine dei Romani diede motivo la +risoluzion presa da Tiberio, nè queste +furono a lui ignote. Con levar la vita ad +alcuni, forse anche innocenti, egli insegnò +agli altri ad esaminare e censurar +con più riguardo le azioni de' tiranni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77"></a>[77]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXVII" id="XXVII"></a>XXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Licinio Crasso</span> e <span class="sc">Lucio +Calpurnio Pisone</span>. +</p> + +<p> +Il primo di questi consoli in due iscrizioni +riferite dal Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscription. Class. <span class="scp">VII</span>, n. 10, 18.]</span>, vien +chiamato MARCVS CRASSVS FRVGI. +Queste iscrizioni, senz'avvedermi ch'erano +già pubblicate, le ho inserite ancor +io nella mia raccolta; e sono ben più da +attendere, che la rapportata dallo Sponio, +per conoscere il vero cognome d'esso +console. Andò in quest'anno Tiberio +Augusto a fissar la sua abitazione nell'amena +isola di Capri, otto miglia distante +da Surrento, tre dalla terra ferma, +sprovveduta di porto, e solo accessibile +a piccole barche, dove ritirato, con suo +comodo continuò a sfogare la infame sua +lussuria. Non si sa quante guardie egli +menasse seco. Molto strano era nondimeno, +che un imperadore soggiornasse +in sì piccolo sito per dieci anni senza aver +paura de' corsari, o di chi gli volesse +male. Fors'egli si assicurò sulla difficoltà +di approdare colà per cagion degli +scogli. Pochi giorni dopo il suo arrivo +un pescatore per mezzo di essi scogli penetrò +nell'isola <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 60.]</span>, e gli presentò un bel +mullo o triglia, pesce allora stimatissimo. +Perchè s'ebbe non poco a male Tiberio, +che costui per quella difficile via fosse entrato, +fece fregargli e lacerargli il volto +col medesimo pesce; e buon per lui che +non gli accadde di peggio. Sejano intanto +non tralasciava diligenza alcuna per accendere +sempre più la diffidenza e l'odio +di Tiberio contro di <i>Agrippina</i>, vedova +di Germanico, e contro di <i>Nerone</i> +primogenito d'essa, non quello che fu poi +imperadore. Secondo le apparenze dovea +questo giovane principe, siccome nipote +per adozione di Tiberio, succedere a lui +nell'imperio. Sejano, che v'aspirava anch'egli +<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78"></a>[78]</span> +il tenea forte di vista; segretamente +ancora inviava persone, che sotto +specie d'amicizia il gonfiavano, esortandolo +a mostrar più spirito; tale esser il +desiderio del popolo romano; tale quel +degli eserciti. All'incauto giovane scappavano +talvolta parole, che meglio sarebbe +stato il tenerle fra i denti. Tutto era +riferito a Sejano, e tutto passava, forse +anche con delle giunte, alle orecchie di +Tiberio, con aggiungere sospetti a sospetti. +Però nell'anno presente furono messi +soldati alla guardia del palazzo d'Agrippina, +affin di risapere chi v'andava e che +vi si parlava: tutti segni funesti di maggiore +strepito e della futura ruina. Accadde +in quest'anno un caso quasi incredibile +e sommamente lamentevole, che +ha pochi pari nella storia <span class="fnote">[Tacitus, lib. 2 Annal., c. 62. Sueton., in +Tiber., c. 40.]</span>. In Fidene, +città lontana da Roma cinque sole miglia, +cadde in pensiero ad un uomo di +bassa sfera, e neppur ricchissimo, per nome +Atilio, di schiatta libertina, di fabbricare +un anfiteatro di legno di gran mole, +per dar al popolo lo spettacolo de' gladiatori. +Siccome non v'era divertimento, di +cui fossero sì ghiotti i Romani, come di +questo; venuto quel dì, a folla vi corse +da Roma la gente, uomini e donne d'ogni +età. Ma quella macchina era mancante +di buoni fondamenti, e peggio legata; +però ecco sul più bello dell'azione +precipitar tutto l'anfiteatro. Vi restarono +soffocate o per la caduta sfracellate ventimila +persone e trenta altre mila ferite +in varie guise, con braccia e gambe rotte +e simili altri mali, con urli e grida che +andavano al cielo. Fu almeno considerabile +la carità de' cittadini romani, +che nelle loro case accolsero tutti que' miseri, +somministrando loro vitto, medici +e medicamenti, con isvegliarsi l'antico +lodevol costume degli antichi, i quali così +trattavano dopo le battaglie i soldati feriti. +La pena data ad Atilio per la somma +sua balordaggine, fu l'esilio; ed uscì +un editto, che da lì innanzi non potesse +<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79"></a>[79]</span> +dare il giuoco de' gladiatori, se non chi +possedeva quattrocentomila sesterzi di +valsente, e che fosse approvato l'anfiteatro +da intendenti architetti. A questa +disavventura tenne dietro in Roma un +grave incendio, che consumò tutte le case +poste nel monte Celio. Tiberio all'avviso +di un tal danno spontaneamente si mosse +alla liberalità, inviando gran soccorso di +danaro a chi avea patito: il che gli fece +assai onore, e ne fu anche ringraziato +dal senato. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXVIII" id="XXVIII"></a>XXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="2">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 15.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Appio Giulio Silano</span> e <span class="sc">Silio Nerva</span>. +</p> + +<p> +Gran romore e compassione cagionò +in quest'anno in Roma la caduta di +Tizio Sabino, illustre cavaliere romano <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, c. 68. Dio, lib. 58.]</span>. +Era egli de' più affezionati alla +famiglia di Germanico, praticava in casa +d'Agrippina, l'accompagnava in pubblico. +Sejano gli tese le reti. Latinio Laziare, +d'ordine suo, s'insinuò nella di +lui amicizia cominciando con amichevoli +ragionamenti intorno alle afflizioni +di Agrippina, e del mal trattamento a +lei fatto e a' suoi figliuoli da Tiberio: +del che andava mostrando gran compassione. +Non potè Sabino ritenere le +lagrime, e sdrucciolò in lamenti contro +la crudeltà e superbia di Sejano, non la +perdonando neppure a Tiberio. Con tali +ragionamenti si strinse fra loro una +stretta confidenza. In un giorno determinato +Laziare trasse in sua casa il mal +accorto Sabino, per avvertirlo di disgrazie +che soprastavano ai figliuoli di Germanico. +Stavano ascosi nella camera +vicina tre detestabili senatori per udir +tutto, ed udirono in fatti Sabino sparlar +di Tiberio e di Sejano. L'accusa tosto +andò al senato, ed egli imprigionato, fu +nel primo dì solenne dell'anno condotto +al supplicio con terrore di ognuno che +<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80"></a>[80]</span> +seppe la frode usata. Ebbe da lì innanzi +ognuno sommo riguardo nel parlare del +governo, nè pur attentandosi d'ascoltare, +nè fidandosi d'amici, e sospettando fin +delle stesse mura. Gittato il corpo di +Sabino nel Tevere, un suo cane, che lo +avea seguitato alla prigione, e s'era trovato +alla sua morte, andò anch'esso a +precipitarsi e a morire nel fiume: del +che altri esempi si son più volte veduti. +Plinio anch'egli parla <span class="fnote">[Plinius, lib. 8, c. 40.]</span> della fedeltà +di questo cane, ma con pretendere che +fosse di un liberto di Sabino, condannato +con lui alla morte. Mancò di vita +in quest'anno <i>Giulia</i> figliuola di <i>Giulia</i>, +e nipote d'Augusto, la quale non men +della madre convinta già d'adulterio, e +relegata in un'isola da esso imperadore, +e sostenuta ivi da Livia Augusta, per +venti anni, avea fatto penitenza de' suoi +falli. Ribellaronsi in questi tempi i popoli +della Frisia, per non poter sofferire +i tributi loro imposti, leggeri sul principio, +e poscia accresciuti dagl'insaziabili +ministri colà inviati. Contra di loro marciò +Lucio Apronio vicepretore della Germania +inferiore con un buon corpo di +armati; ma volendo perseguitarli per +quel paese inondato dall'acque e pieno +di fosse, vi lasciò morti circa mille e +trecento de' suoi in più incontri, con +gloria de' Frisj e vergogna sua. Tiberio, +ancorchè dolente ne ricevesse la nuova, +pure per li suoi fini e timori politici +niun generale volle inviare colà. Troppa +apprensione gli facea il mettere in mano +altrui il comando di grossa armata. Faceva +istanza il senato, perchè Tiberio e +Sejano ritornassero; e in fatti vennero +essi in terra ferma della Campania; e +colà si portò non solamente il senato, +ma gran copia della nobiltà e della plebe +con ritornarsene poi quasi tutti malcontenti +o dell'alterigia di Sejano, o del +non aver potuto ottenere udienza dal +principe. Diede nell'anno presente Tiberio +in moglie a Gneo Domizio Enobarbo +<i>Agrippina</i>, figliuola di Germanico +<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81"></a>[81]</span> +e di Agrippina, più volte da noi memorata. +Da loro poi nacque Nerone, mostro +fra gl'imperadori. Era già parente della +casa d'Augusto questo Gneo Domizio, +avendo avuto per avola sua Ottavia, +sorella d'Augusto. Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Neron., c. 5. Dio, in Neron.]</span>, parlando +di costui, ci assicura ch'egli fu una sentina +di vizii; e però da meravigliarsi +non è, se il suo figliuolo, divenuto imperadore, +non volle essere da meno del +padre. Diceva lo stesso Domizio, che da +lui e da Agrippina nulla potea prodursi, +se non di cattivo e di pernicioso al pubblico. +Convien credere che questa Agrippina +juniore, ben dissomigliante dalla +madre, fosse in sinistro concetto anche +in sua gioventù. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXIX" id="XXIX"></a>XXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 16.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Rubellio Gemino</span> e <span class="sc">Cajo +Rufio Gemino</span>. +</p> + +<p> +Nelle calende di luglio furono sostituiti +altri consoli. Ha creduto taluno, +che fossero <i>Quinto Pomponio Secondo</i>, e +<i>Marco Sanquinio Massimo</i>. Ma il cardinal +Noris <span class="fnote">[Norisius, in epistola Consulari.]</span> con più fondamento mostrò +essere stati <i>Aulo Plauzio</i> e <i>Lucio Nonio +Asprenate</i>. Certamente egli è da dubitare, +che nell'assegnar i consoli sostituiti, si +sieno talvolta ingannati i fabbricatori +de' fasti consolari. Più d'un esempio di +ciò si trova nel Panvinio. Ora sotto +questi due consoli <i>Gemini</i> han tenuto e +tengono tuttavia alcuni letterati, che seguisse +la Passione del divin nostro Salvatore: +opinione fondatissima, perchè +assistita da una grande antichità, ed approvata +da molti de' santi Padri. Se così +è, a noi sia lecito di metter qui l'anno +primo del pontificato di san Pietro Apostolo. +Tertulliano <span class="fnote">[Tertull. contra Jud., c. 8.]</span>, autore che fiorì +<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82"></a>[82]</span> +nel secolo seguente, chiaramente scrisse, +che il Signore patì <i>sub Tiberio Caesare, +Consulibus Rubellio Gemino et Rufio Gemino</i>. +Furono del medesimo sentimento +Lattanzio, Girolamo, Agostino, Severo +Sulpizio ed il Grisostomo. Altri poi han +riferito ad alcuno degli anni seguenti un +fatto sì memorabile della santa nostra +religione. All'istituto mio non compete +il dirne di più; e massimamente, perchè, +con tutti gli sforzi dell'ingegno e della +erudizione, non s'è giunto fin qui, e +verisimilmente mai non si giugnerà a +mettere in chiaro una così tenebrosa +quistione. A noi dee bastare la certezza +del fatto, poco importando l'incertezza +del tempo. Sino a quest'anno era vissuta +<i>Livia</i>, già moglie d'Augusto, e madre +di Tiberio <span class="fnote">[Tacitus, lib. 5, c. 1.]</span>, appellata anche Giulia da +Tacito e in varie iscrizioni, perchè dal +medesimo Augusto adottata. Morì essa +in età assai avanzata, con lasciar dopo +di sè il concetto d'essere stata donna +di somma ambizione, e non men provveduta +di sagacità per soddisfarla, con +aver saputo, a forza di carezze e di una +allegra ubbidienza in tutto, guadagnarsi +il cuore d'Augusto. Con tali arti condusse +al trono il figlio Tiberio, poco +amata, ma nondimeno rispettata da lui, +e temuta da Sejano, finchè ella visse, +pochissimo poi compianta da loro in +morte. Prima che Tiberio si ritirasse a +Capri <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., c. 51.]</span>, era insorto qualche nuvolo +fra lui e la madre, perchè facendo ella +replicate istanze al figliuolo di aggregare +ai giudici una persona a lei raccomandata, +le rispose Tiberio d'essere pronto +a farlo, purchè nella patente si mettesse, +che la madre gli avea estorta quella grazia. +Se ne risentì forte Livia, e piena di +sdegno gli rinfacciò i suoi costumi scortesi +ed insoffribili, i quali, aggiunse, erano +stati ben conosciuti da Augusto; e, +in così dire, cavò fuori una lettera conservata +fin allora del medesimo Augusto, +in cui si lamentava dell'aspre maniere +<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83"></a>[83]</span> +del di lei figliuolo. Ne restò sì disgustato +Tiberio, che alcuni attribuirono a questo +accidente la sua ritirata da Roma. In +fatti nell'ultima di lei malattia neppur +si mosse per farle una visita; e dappoichè +la seppe morta, andò tanto differendo +la sua venuta, ch'era putrefatto il di lei +corpo allorchè fu portato alla sepoltura. +Avendo l'adulator senato decretato molti +onori alla di lei memoria, egli ne sminuì +una parte, e sopra tutto comandò che +non la deificassero (benchè poi sotto +l'imperio di Claudio a lei fosse conceduto +questo sacrilego onore) facendo credere +che così ell'avesse ordinato. Neppur volle +eseguire il testamento da essa fatto, e +di poi perseguitò chiunque era stato a +lei caro, e infin quelli ch'essa avea destinati +alla cura del suo funerale. +</p> + +<p> +Soleva Tiberio ad ogni morte dei +suoi diventar più cattivo. Ciò ancora si +verificò dopo la morte della madre, la +cui autorità avea fin qui servito di qualche +freno alla maligna di lui natura, e +agli arditi e malvagi disegni di Sejano, +con attribuirsi a lei la gloria di aver +salvata la vita a molti. Poco perciò stette +a giugnere in senato un'assai dura +lettera di Tiberio contro <i>Agrippina</i> vedova +di Germanico, e contro di <i>Nerone</i> +di lei primogenito. Erano tutti i reati +loro, non già di abbandonata pudicizia, +non di congiure, non di pensieri di +novità, ma solamente di arroganza e di +animo contumace contro di Tiberio. +All'avviso del pericolo, in cui si trovavano +l'uno e l'altra, la plebe, che +sommamente gli amava, prese le loro +immagini, con esse andò alla curia, gridando +essere falsa quella lettera, e che +si trattava di condannarli contro la volontà +dell'imperadore. Faceano istanza +nel senato i senatori, venduti ad ogni +voler di Tiberio, che si venisse alla sentenza; +ma gli altri tutti se ne stavano +mutoli e pieni di paura. Il solo Giunio +Rustico, benchè uno de' più divoti di +Tiberio, consigliò che si differisse la risoluzione, +per meglio intendere le intenzioni +<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84"></a>[84]</span> +del principe. Di questo ritardo, +e maggiormente per la commozione del +popolo, si dichiarò offeso Tiberio; ed +insistendo più che mai nel suo proposito, +fece relegar <i>Agrippina</i> <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 53.]</span> nell'isola Pandataria, +posta in faccia di Terracina e +di Gaeta. Dicono che non sapendosi ella +contenere dal dir delle ingiurie contro +di Tiberio, un centurione la bastonò per +comandamento di lui sì sgarbatamente, +che le cavò un occhio. I di lei figliuoli, +<i>Nerone</i> e <i>Druso</i>, benchè nipoti per adozion +di Tiberio, furono anch'essi dichiarati +nemici; il primo relegato nell'isola +di Ponza, e l'altro detenuto ne' sotterranei +del palazzo imperiale. Qual fosse +il fine di questi infelici, lo vedremo andando +innanzi. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXX" id="XXX"></a>XXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 17.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Cassio Longino</span> e <span class="sc">Marco Vinicio</span>. +</p> + +<p> +In luogo de' suddetti consoli nelle calende +di luglio succederono <i>Cajo Cassio +Longino</i> e <i>Lucio Nevio Sordino</i>. Qui vien +meno la storia romana, essendosi perduti +molti pezzi di quella di Cornelio +Tacito; e l'altra di Dione si scuopre +molto digiuna, perchè assassinata anch'essa +dalle ingiurie del tempo. Tuttavia +è da dire essere stati sì in grazia di +Tiberio i due suddetti consoli ordinarii, +cioè <i>Lucio Cassio</i> e <i>Marco Vinicio</i>, ch'egli +da lì a tre anni diede loro in moglie +due figliuole di Germanico; a Cassio +<i>Giulia Drusilla</i>, a Vinicio <i>Giulia Livilla</i>. +Appartiene poi a quest'anno il funesto +caso di Asinio Gallo, figliuolo di Asinio +Pollione, celebre a' tempi d'Augusto. +Dacchè Tiberio dovette ripudiar <i>Vipsania</i>, +figliuola d'Agrippa, sua moglie primiera, +che già gli avea partorito <i>Druso</i>, +per prendere <i>Giulia</i> figliuola d'Augusto, +questa Vipsania si maritò col suddetto +Asinio Gallo, e gli partorì dei figliuoli, i +<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85"></a>[85]</span> +quali perciò vennero ad essere fratelli +uterini di Druso Cesare, ed uno d'essi +era stato promosso al consolato. Ma, +per testimonianza di Tacito, Tiberio mirò +sempre di mal occhio Asinio Gallo +per quel maritaggio. Tanto più se la +prese con lui <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>, perchè osservò ch'egli +facea una gran corte a Sejano, e l'esaltava +dappertutto, forse credendo che +costui arriverebbe un dì all'imperio, o +pure cercando in lui un appoggio contro +le violenze di Tiberio. Dovendo il senato +inviar degli ambasciatori a Tiberio, +fece egli negozio per essere un d'essi. +Andò, fu ricevuto con volto ben allegro +da esso Tiberio, e tenuto alla sua tavola, +dove lietamente si votarono più bicchieri; +ma nel medesimo tempo ch'egli +stava in gozzoviglia, il senato, che avea +ricevuta una lettera da Tiberio con alcune +accuse immaginate dal suo maligno +capriccio, il condannò, con ispedir tosto +un pretore a farlo prigione. S'infinse +Tiberio d'essere sorpreso all'avviso di +quella sentenza, ed esortato Asinio a star +di buona voglia, e a non darsi la morte, +come egli desiderava, il lasciò condurre +a Roma, con ordine di custodirlo sino +al suo ritorno in città. Ma non vi ritornò +mai più Tiberio; ed egli intanto senza +servi, e senza poter parlare se non +con chi gli portava tanto di cibo, che +bastasse a non lasciarlo morire, andò +languendo in una somma miseria, con +finir poscia i suoi guai, non si sa se per +la fame o per altro verso, nell'anno 33 +della nostra Era, siccome attesta Tacito. +Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, che mette la sua morte nell'anno +primo di Tiberio, non è da ascoltare. +Anche Siriaco, uomo insigne pel +suo sapere, tolto fu di vita non per altro +delitto, che per quello d'essere amico +del suddetto Asinio. In quest'anno appunto +scrisse la sua storia, di cui buona +parte s'è perduta, <i>Vellejo Patercolo</i>, con +indirizzarla a Marco Vinicio, uno dei +<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86"></a>[86]</span> +due consoli di quest'anno; però non +merita scusa la prostituzione della sua +penna in caricar di tante lodi Tiberio e +Sejano. Le loro iniquità davano negli +occhi di tutti; e quegl'incensi sì mal +impiegati, sempre più ci convincono di +che animi servili fosse allor pieno il senato +e la nobiltà romana. Abbiamo da +Dione, che sempre più crescendo l'autorità +e l'orgoglio di Sejano, tanto più per +paura o per adulazione crescevano le +pubbliche e le private dimostrazioni di +stima verso di lui. Già in ogni parte di +Roma si miravano statue alzate in suo +onore <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>. Fu anche decretato in senato, +che si celebrasse il di lui giorno natalizio. +E a lui separatamente, e non più al +solo Tiberio, si mandavano gli ambasciatori +dal senato, dai cavalieri, dai tribuni +della plebe e dagli edili. Cominciossi +ancora ne' voti e sagrifizii che si facevano +agli dii del Paganesimo per la +salute di Tiberio, ad unir seco Sejano; +si udivano grandi e piccioli giurare +per la fortuna di amendue; il che era +riserbato in addietro per gli soli imperadori. +Non lasciava quell'astuta volpe +di Tiberio, benchè si stesse nell'infame +suo postribolo di Capri, d'essere informato +di tutto questo; e tutto anche dissimulava, +ma coll'andar intanto ruminando +quel che convenisse di fare. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXI" id="XXXI"></a>XXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 18.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +Lo stesso <span class="sc">Tiberio Augusto</span> per la quinta +volta, <span class="sc">Lucio Elio Sejano</span>. +</p> + +<p> +Non ritennero Tiberio e Sejano lungo +tempo il consolato, perciocchè, siccome +avvertì il cardinale Noris <span class="fnote">[Norisius, Epist. Cens.]</span>, nel +dì 9 di maggio subentrarono in quella +dignità <i>Fausto Cornelio Sulla</i> e <i>Sestidio +<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87"></a>[87]</span> +Catullino</i>, ciò apparendo da un'iscrizione. +Da un'altra ancora da me rapportata <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 302, +num. 4.]</span> +apparisce il loro nome, ma con +qualche mio dubbio, che SEXTEIDIVS +possa essere <i>Sex. Teidius</i>. Il non trovar +io vestigio della famiglia <i>Sestidia</i>, ma +bensì della <i>Tidia</i>, mi ha fatto nascere +un tal dubbio. All'uno di questi due +consoli fu surrogato nelle calende di +luglio <i>Lucio Fulcinio Trione</i>, e all'altro +nelle calende di ottobre, <i>Publio Memmio +Regolo</i>, che non era amico di Sejano, +come Fulcinio Trione. Con occhi aperti +vegliava Tiberio sopra gli andamenti +del suo favorito Sejano, pentito ormai +d'averlo tanto esaltato. Già s'era accorto +che costui avea serrati i passi ai +ricorsi, nè gli lasciava sapere, se non +ciò ch'egli voleva. Molto più appariva +che costui a gran passi tendeva al trono +col deprimere i suoi nemici, e guadagnarsi +ogni dì più amici e clienti. E giacchè +il senato e il popolo erano giunti ad +eguagliarlo a lui in più occasioni, ed all'incontro +ben sapea Tiberio d'essere +poco amato, anzi odiato dai più dei Romani; +preso fu da gagliardo timore, che +potesse scoppiar qualche gran fulmine +sopra il suo capo. Abbiamo ancora da +Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., Antiquit. Judaic., lib. 18.]</span> che Antonia madre +di Germanico e di Claudio, che fu poi +imperadore, spedito a Capri Pallante +suo fidatissimo servo, diede avviso a Tiberio +della congiura tramata da esso +Sejano coi pretoriani e con molti senatori +e liberti d'esso Tiberio, di maniera +che egli restò accertato del pericolo suo. +Ma come atterrare un uomo sì ardito e +intraprendente, e giunto a tanta possanza? +La via di prevenirlo tenuta da quell'astuto +vecchio, fu quella di sempre più +comparir contento ed amante di Sejano, +e di colmarlo di nuovi onori, per più +facilmente ingannarlo. Il creò console +per l'anno presente, e affine di maggiormente +onorarlo, prese seco il consolato. +<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88"></a>[88]</span> +Scrisse anche al senato con raccomandargli +questo suo fedele ministro. +Potrebbe chiedersi, perchè nol facesse +strozzare in Capri, e come mai per abbatterlo +il facesse salire al consolato, +cioè ad una dignità che aumentava non +solo il di lui fasto, ma anche la di lui +autorità e potere. Quanto a me vo' credendo, +ch'egli non s'attentasse nè in +Capri nè in Roma di fargli alcun danno, +finchè costui era prefetto del pretorio, +cioè capitan delle guardie imperiali, +il che vuol dire di un corpo di gente +consistente in dieci mila de' migliori soldati +fra i Romani, ed abitante unito in +Roma. Allorchè Tiberio volea farsi ben +rispettare e temere dai consoli e senatori, +alla lor presenza dava la mostra +ai pretoriani. Ma anche a lui faceano +essi paura, perchè comandati da Sejano, +e ubbidienti a' di lui cenni; ed esso Augusto +era attorniato da sì fatte guardie +anche in Capri. Adunque con crear Sejano +console, ed inviarlo a Roma, se lo +staccò dai fianchi, disegnando di torgli +a suo tempo la carica di prefetto del +pretorio, per conferirla a Nevio Sertorio +Macrone. +</p> + +<p> +Dopo pochi mesi gli fece dimettere il +consolato, allettandolo intanto colla speranza +d'impieghi e premii maggiori <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>, +cioè di associarlo nella podestà tribunizia, +grado sicuro alla succession dell'imperio, +e di dargli moglie di sangue cesareo, +verisimilmente Giulia Livilla, figliuola +di Germanico. E perciocchè Sejano, +dappoichè ebbe deposto la trabea +consolare, facea istanza di tornarsene +in Capri, per seguitar ivi a far da padrone; +Tiberio il fermò con dar ad intendere +a lui, e spacciar dappertutto, che +fra poco voleva anch'egli tornarsene a +Roma. Ne' mesi seguenti andò Tiberio +fingendo ora esser malato, ora di star +bene, e sempre venivano nuove ch'egli +si preparava pel viaggio. Talor lodava +Sejano, ed altre volte il biasimava. In +considerazione di lui facea delle grazie +<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89"></a>[89]</span> +ad alcuni de' suoi amici, ed altri pure +amici di lui maltrattava con varii pretesti: +tutto per raccogliere segretamente +col mezzo delle spie, quali fossero i +sentimenti e le inclinazioni del senato e +del popolo. Non andò molto che al non +vedersi ritornar Sejano a Capri e all'osservar +certi segni di rallentato amore di +Tiberio verso di lui, molti cominciarono +a staccarsi con buona maniera da +lui, e calò non poco il suo credito anche +presso del popolo. Ma Sejano, tra +perchè non gli parea di mirar l'animo +di Tiberio alienato punto da sè, e perchè +Tiberio conferì a lui e a suo figliuolo +in questo mentre l'onore del pontificato, +non pensò, siccome avrebbe potuto, +a far novità alcuna. Fu poi ben pentito +di non l'aver fatto, allorchè era console. +Nulladimeno viveva egli con delle +inquietudini e con dei sospetti; e strano +gli parve che avendo Tiberio con +una lettera recato avviso al senato della +morte di <i>Nerone</i>, figliuolo primogenito +di Germanico e di Agrippina, e suo +nipote per adozione, niuna lode, come +era usato di fare, avesse fatta del medesimo +Sejano. Relegato, siccome già dissi, +questo infelice principe nell'isola di +Ponza, finì quivi nell'anno presente la +sua vita: chi disse per la fame, e chi +perchè essendo in sua camera il boja +per istrangolarlo, egli da sè stesso si uccise. +Certo fu anch'egli vittima della +crudeltà di Tiberio. +</p> + +<p> +Ora informato abbastanza Tiberio, +che l'affezion del senato e popolo verso +Sejano non era quale si figurava egli in +addietro, volle passar all'ultimo colpo, +ma tremando per l'incertezza dell'esito. +Nella notte precedente il dì 18 di ottobre +comparve a Roma Macrone, segretamente +dichiarato prefetto del pretorio, +e ben istruito di quel che s'avea da fare, +mostrando di venir per altro negozio; +e fu a concertare gli affari con Memmio +Regolo, l'uno de' consoli, perchè l'altro, +cioè Fulcino Trione, era tutto di Sejano. +La mattina per tempo andò al tempio +<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90"></a>[90]</span> +di Apollo, dove s'avea da unire il +senato, ed incontratosi a caso con Sejano, +che non era per anche entrato, fu +richiesto se avesse lettere per lui. Si +annuvolò non poco Sejano all'udire che +no; ma avendolo tratto in disparte Macrone, +e dettogli che gli portava la podestà +tribunizia, tutto consolato ed allegro +andò a seder nella curia. Macrone +intanto, chiamati a sè i soldati pretoriani, +una buona mano de' quali facea sempre +corteggio e guardia a Sejano, mostrò +loro le sue patenti di prefetto del pretorio, +e in luogo d'essi alla guardia del +tempio distribuì le compagnie dei vigili, +comandate da Gracino Lacone consapevole +del segreto. Entrato egli poscia +colà, presentò una lettera molto lunga, +ma ingarbugliata, di Tiberio. Non parlava +egli seguitatamente contro di Sejano, +ma sul principio trattava di un differente +affare; andando innanzi, si lamentava +di lui; poi ritornava ad altro negozio; +e quindi passava a dir male di Sejano, +conchiudendo in fine, che si facessero +morir due senatori molto confidenti di +lui, e Sejano fosse ritenuto sotto buona +guardia. Non si attentò di dire che il facessero +morire, perchè temeva che si +svegliasse qualche tumulto da' suoi parziali. +Confusi ed estatici rimasero i più +de' senatori ad ordini tali, perchè già +preparati a far de' complimenti ed elogi +a Sejano per la promessa a lui podestà +tribunizia. Sejano stesso avvilito senza +muoversi dal suo luogo, senza mettersi +ad aringare (il che se avesse fatto, forse +altrimenti passava la faccenda) pareva +insensato; e chiamato tre volte dal console +Memmio Regolo, non si movea, +siccome usato a comandare, e non ad +ubbidire. Entrato intanto Lacone colle +coorti de' vigili, l'attorniò di guardie e +il menò prigione. Niun movimento fecero +i pretoriani, perchè Macrone li tenne +a freno, con ispiegar loro la mente del +principe, e promettere ad essi alcuni +premii per ordine del senato. Si mosse +bensì la plebe al mirare quel sì dianzi +<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91"></a>[91]</span> +orgoglioso ministro condotto alle carceri, +prorompendo in villanie e bestemmie +senza fine, e poi corse ad abbattere +e strascinar tutte le statue a lui poste, +giacchè non poteano infierir contro la +persona di lui <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, c. 25.]</span>. Raunatosi poi nel +medesimo giorno 18 di ottobre il senato +nel tempio della Concordia, veggendo +che i pretoriani se ne stavano quieti, e +intendendo qual fosse il volere del popolo, +condannarono a morte Sejano; e +la sentenza fu immediatamente eseguita +col taglio della testa. Accorsa la plebe +gittò giù per le scale gemonie il di lui +cadavere, e dopo essersi per tre dì sfogata +contra d'esso, facendone grande +scempio, lo buttò in Tevere. Anche due +suoi figliuoli, l'uno maschio e l'altro +femmina, per ordine del senato furono +privati di vita; ma perchè insolita cosa +era il far morire una fanciulla, il carnefice, +prima di strozzar quell'infelice, le +tolse l'onore in prigione. Apicata moglie +di Sejano, benchè non condannata, si +diede la morte da sè stessa, dopo aver +messo in iscritto il tradimento fatto dal +marito e da Livilla a Druso Cesare. +</p> + +<p> +Intanto batteva forte il cuore a Tiberio +nell'isola di Capri per sospetto che +non riuscisse bene la meditata impresa; +ed avea ordinato che, per fargli sapere il +più presto possibile la nuova, si dessero +segnali da' luoghi alti, frapposti tra Roma +e Capri; salì egli in quel dì sul più +eminente scoglio dell'isola, aspettando +quivi il lieto avviso. Per altro aveva egli +preparato delle barchette, affinchè, se il +bisogno l'avesse richiesto, potesse ritirarsi +in sicuro con esse ad alcuna delle +sue armate. Scrivono eziandio, aver egli +dato ordine a Macrone, che qualora fosse +insorta qualche fiera sedizione in Roma, +cavasse dalle carceri <i>Druso</i> figliuolo +di Germanico, e il presentasse al senato +ed al popolo, con dichiararlo anche imperadore +a nome suo. Il fine della tragedia +di Sejano fu poi principio d'altre +gravi turbolenze, che sconcertarono non +<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92"></a>[92]</span> +poco il senato e la nobiltà romana. Il +popolo già commosso, a qualunque dei +favoriti di Sejano, che gli cadesse nelle +mani, levava la vita. Anche i pretoriani +sdegnati si misero a saccheggiare e bruciar +delle case. Cominciarono poi dei +duri processi contro dei senatori e d'altri +nobili, che più degli altri s'erano +fatti conoscere parziali di Sejano. Molti +furono condannati, e con ignominiosa +morte puniti; altri relegati; ed altri da +sè stessi si abbreviarono la vita. Tutto +era pieno di accusatori, e si rivangavano +i processi e le condanne, gastigando chi +avea giudicato come per istigazion di +Sejano. Si tenne per certo, che le tante +adulazioni del senato verso il medesimo +Sejano, e gli onori straordinari a lui +vilmente accordati, contribuissero non +poco ad ubbriacarlo e farlo precipitare. +Però lo stesso senato decretò che in avvenire +si procedesse con gran moderazione +in onorar altrui, nè si potesse +giurare se non pel nome dell'imperadore. +Contuttociò nel medesimo tempo volle +esso senato concedere a Macrone il +grado di pretore, e a Lacone quel di +questore, oltre ad un regalo in danari; +ma essi, addottrinati dal recente esempio, +nulla vollero accettare. Incredibil fu la +gioja di Tiberio, allorchè si vide sbrigato +da Sejano. Ciò non ostante, la sua mirabil +politica gl'insegnò di non ammettere +all'udienza sua alcuno de' tanti senatori +e cavalieri che erano corsi o erano stati +spediti dal senato, per significargli la +fortunata riuscita dell'affare. E il console +Regolo, che l'avea in ciò ben servito, +fu costretto a tornarsene indietro +senza poterlo vedere. Si figuravano molti, +che liberato Tiberio dal giogo, dai mali +ufizj e da' sospetti di Sejano, avesse da +lì innanzi da fare un governo dolce. +Troppo s'ingannarono: sempre più egli +imperversò. E giacchè era venuto in +cognizione, per la deposizion sopraccennata +della moglie di Sejano, degli autori +della morte di Druso suo figliuolo, +contro d'essi ancora con tutto rigore +<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93"></a>[93]</span> +procedette; e la primo a provarne la pena, +fu la stessa <i>Livilla</i> che lasciatasi sovvertir +da Sejano, avea tradito il consorte +Druso. Scrive Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span> d'aver inteso +da alcuni, che Tiberio non la facesse +morire in grazia di Antonia madre di +lei, e di <i>Claudio</i> che fu poi imperadore; +ma che la medesima sua madre quella +fosse, che la privò di vita con lasciarla +morir di fame. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXII" id="XXXII"></a>XXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 19.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Gneo Domizio Enobarbo</span> e <span class="sc">Marco Furio +Camillo Scriboniano</span>. +</p> + +<p> +Il primo di questi consoli, marito di +<i>Agrippina</i> figliuola di Germanico, siccome +già dissi, ebbe per figliuolo <i>Nerone</i>, che +divenne poi imperadore. Al secondo +de' consoli, che mancò di vita nel consolato, +fu sostituito <i>Aulo Vitellio</i>. Non si +sa intendere, perchè Svetonio <span class="fnote">[Suetonius, in Vitellio, cap. 2.]</span>, allorchè +scrisse, essere nato sotto questi +consoli <i>Marco Salvio Ottone</i>, uno de' susseguenti +imperadori, chiamasse <i>Camillo +Arruntio</i> il collega di <i>Domizio Enobarbo</i>: +e che parimente si trova ne' fasti d'Idacio +e del Cuspiniano. Forse fu sostituito a Vitellio, +o Vitellio a lui. Parve bene <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>, che +Tiberio volesse por fine ai processi e condanne +degli amici di Sejano, con permettere +ancora ad alcuni il lutto per la di lui +morte; ma poco durò questo barlume +d'indulgenza, ed egli più che mai continuò +la persecuzione, trovando allora +altre accuse ancora d'incesti e di parricidii, +per levar la vita a chi non godea +di sua grazia. Crebbe perciò cotanto +l'universal odio contro di lui, che il poter +divorare le di lui carni, sarebbe sembrato +un gustoso cibo ad ognuno. Fece +anche il timore di lui crescere l'adulazion +<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94"></a>[94]</span> +nel senato. Costume era in addietro +che nelle calende di gennaio, un solo +leggesse gli ordini di Tiberio con giurar +d'osservarli: al che gli altri acconsentivano. +Fu creduto maggior ossequio e +finezza che cadauno prestasse espressamente +quel giuramento. Inoltre per +far conoscere a Tiberio, quanto cara +lor fosse la vita di lui, decretarono che +egli scegliesse chi de' senatori fosse a lui +in grado, e che venti d'essi colle spade +servissero a lui di guardia quando egli +entrava nel senato. Trovò Tiberio assai +ridicolo un tal decreto; e quantunque +ne rendesse loro grazie, pure non l'approvò, +perchè non essendogli ignoto +d'essere in odio al senato, non era sì +pazzo da voler permettere intorno alla +sua persona di sì fatte guardie armate. +E da lì innanzi molto più attese a conciliarsi +l'amore de' soldati pretoriani, per +valersene occorrendo contro il senato. +Avea proposto Giunio Gallione che esso +senato accordasse un privilegio a quei +che avessero compiuto il termine della +lor milizia. Tiberio, perchè non gli piacea +che le genti militari fossero obbligate +se non a lui solo, mandò in esilio lo +stesso Gallione fuori d'Italia, e poscia il +richiamò per metterlo a penare sotto la +guardia de' magistrati, dacchè intese aver +egli meditato di passare a Lesbo, dove +sarebbe troppo deliziosamente vivuto. +Raccontano Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 6, cap. 2. Dio, ibid.]</span> e Dione che in +quest'anno furono processati altri nobili +per l'amicizia di Sejano; e fra gli altri +fu punito Latinio Laziare che, siccome +abbiam veduto di sopra, coll'usare un +tradimento a Tizio Sabino, fu cagion di +sua morte. Fra gli accusati nondimeno +miracolosamente la scappò netta Marco +Terenzio. Il suo reato consisteva nel solo +essere stato amico di Sejano. Lo confessò +egli francamente, e con egual coraggio +difese il fatto, mostrando ch'egli così +operando avea onorato Tiberio nel suo +favorito; e se Tiberio, signor così saggio, +s'era ingannato in dispensar tante grazie +<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95"></a>[95]</span> +a chi n'era indegno meritavano bene +scusa gl'inferiori, caduti nel medesimo +inganno. Nè doversi aver l'occhio all'ultimo +giorno di Sejano, ma bensì ai +sedici anni della di lui potenza, durante +il qual tempo chi non volea perire, dovea +studiarsi d'essere a lui caro. E però +chiunque volesse condannar chi non avea +fallato in altro che in amare ed onorar +Sejano, verrebbe nello stesso punto a +condannar Tiberio. Fu assoluto, nè Tiberio +se l'ebbe a male. +</p> + +<p> +Fu creduto daddovero in quest'anno +ch'esso Tiberio tornasse a Roma <span class="fnote">[Tacitus, ibidem. Sueton., in Tib., c. 72.]</span>; +imperciocchè da Capri venne nella Campania, +e poscia continuato il viaggio +sino al Tevere, quivi imbarcatosi, arrivò +agli orti della Naumachia presso Roma, +dove oggidì si vede il monistero delle +moniche de' santi Cosma e Damiano. +Erano disposti sulla ripa del fiume corpi +di guardia, acciocchè il popolo non se +gli accostasse. Ma non entrò in città, +senza che se ne sapesse il motivo, e se ne +tornò poco dappoi a Capri. Altro non +seppe immaginar Tacito, se non che +fosse tirato colà del suo mal genio, per +poter nasconder entro quello scoglio il +fetore delle immense sue laidezze. Non è +certamente permesso ad onesta penna +il rammentare ciò ch'esso Tacito e Svetonio +non ebbero difficoltà di propalare +della detestabil libidine di quell'infame +vecchio. Basterà a me di dire che nel +postribolo di Capri si praticarono ed +inventarono tutte le più sozze maniere +della sensualità <span class="fnote">[Sueton., cap. 43.]</span> che faceano orrore +allora ad orecchie pudiche. E a tale stato +giunse un principe di Roma pagana, ma +senza che ce ne abbiamo a stupire, perchè +non conoscevano i Romani d'allora se +non degli dii compagni della medesima +sensualità; e per altro Tiberio era di +coloro che poco conto facevano de' medesimi, +ne punto li temevano. Del solo tuono +egli avea paura, e correva a mettersi +in testa la corona d'alloro, per la credenza +<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96"></a>[96]</span> +che quelle foglie fossero rispettate +dai fulmini. Morì in quest'anno <i>Lucio +Pisone, prefetto di Roma</i>, che per venti +anni con lode avea esercitata quella +carica, e in ricompensa del suo merito +il senato gli decretò un pubblico +funerale. In luogo suo fu posto da Tiberio +<i>Lucio Elio Lamia</i>, il quale, nell'anno +seguente, diede anch'egli fine a' suoi +giorni. Morì parimente quest'anno Cassio +Severo, oratore di gran credito, ma +portato sempre alla satira, e a lacerar la +riputazione delle persone illustri. Per +questo mal genio era stato relegato da +Augusto nell'isola di Creta, e poscia nella +picciola di Serifo, dove in estrema povertà, +senza avere neppur uno straccio +da coprir le parti vergognose, terminò +il suo vivere. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXIII" id="XXXIII"></a>XXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro</span> Apostolo papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 20.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Sulpicio Galba</span> e <span class="sc">Lucio Cornelio +Sulla Felice</span>. +</p> + +<p> +<i>Galba</i>, primo dei consoli porta il +prenome di <i>Lucio</i> in una iscrizione riferita +dal cardinal Noris, e da me inserita +nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Nov. Inscription., p. 303, n. 1.]</span>. In un'altra iscrizione +che si legge nel Tesoro di Grutero, il +suo prenome è <i>Servio</i>: che così s'ha da +intendere il SER. abbreviato degli antichi, +e non già <i>Sergio</i>, come ha creduto taluno. +Ma è lecito di sospettare, che nell'iscrizion +gruteriana sia stato mutato il prenome +di <i>Lucio</i> in <i>Servio</i>, perchè ben si sa +che Galba imperadore, cioè il medesimo +che fu console in quest'anno, era chiamato +<i>Servio Galba</i>. Ma Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Galba, cap. 4.]</span> chiaramente +scrive di lui: <i>Lucium pro Servio +usque ad tempus imperii usurpavit</i>: il +che giustifica quanto ha il marmo del +Noris, e fa con fondamento temere della +corruttela nell'altro. Tacito e Dione +<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97"></a>[97]</span> +diedero a Galba console quel prenome +ch'egli usò fatto imperadore; senz'avvertire +ciò che Svetonio avvertì. Nelle +calende di luglio a Galba fu sostituito +nel consolato <i>Lucio Salvio Ottone</i> creduto +da alcuni figliuolo di Tiberio Augusto, +cotanto se gli rassomigliava nel volto. +Da questo console nell'anno precedente +era nato <i>Ottone</i>, che fu poi imperadore +di pochi mesi. Volle far conoscere +Tiberio in quest'anno ai senatori <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 6.]</span>, +quanto egli poco si fidasse di loro, e che +in breve era per venire a Roma; cioè +scrisse chiedendo che qualora egli entrava +nel senato, fosse permesso a Macrone +capitan delle guardie del pretorio +d'accompagnarlo con alcuni tribuni e +centurioni della milizia. Tosto fu decretato +che potesse menar seco quanta gente +voleva. Erano tuttavia serrati nelle carceri, +<i>Druso</i>, figliuolo di Germanico e nipote +per adozion di Tiberio, ed <i>Agrippina</i> +di lui madre. Avea più volte Tiberio fatto +condurre questi infelici da un luogo ad un +altro, sempre incatenati e in una lettiga +ben serrata <span class="fnote">[Suetonius, in Tiber., cap. 64.]</span>, e con guardie che faceano +allontanar tutti i viandanti. Doveva +egli paventar sempre qualche risoluzione, +e che avesse da correre il popolo a +sprigionar quell'infelice principe. Saziò +poi il suo furore in quest'anno con far +morire di fame <i>Druso</i>. La savia <i>Agrippina</i> +diede anch'essa fine al suo vivere, senza +apparire, se mancasse per non volere il +cibo, o pure perchè il cibo le fosse negato <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>. +Furono i lor corpi non già portati +nel mausoleo d'Augusto, ma sì segretamente +seppelliti, che mai non se ne seppe +il sito. Tutta Roma si riempiè di dolore +e lutto, ma solamente nell'interno delle +persone, per sì compassionevol fine della +famiglia di Germanico, principe tanto +amato da ognuno. Eppur bisognò che il +senato rendesse grazie a Tiberio dell'avviso +datogli della morte di Agrippina, +<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98"></a>[98]</span> +predicata da lui per sua nemica e adultera, +quando era notissima la di lei insigne +onestà; ed inoltre convenne decretare +che essendo morta nel medesimo +dì che Sejano fu ucciso, cioè nel di 18 +d'ottobre, da lì innanzi in quel giorno +si facesse un'offerta a Giove in rendimento +di grazie per la morte dell'uno +e dell'altra. +</p> + +<p> +Restava solo in vita dei figliuoli di +Germanico <i>Cajo Caligola</i> <span class="fnote">[Tacit., lib. 6, cap. 20.]</span>, giovinetto +di costumi sommamente malvagi, ma +provveduto di tanto senno da farsi amare +da Tiberio. Sapea coprir con finta modestia +l'animo suo inclinato alla crudeltà; +non gli scappò mai una parola di dispiacere +o lamento per l'esilio e per la +morte dei fratelli e della madre; ed ottenne +per grazia di poter accompagnare +Tiberio a Capri, studiandosi quivi di +comparir sempre con vesti simili a quelle +di lui, e d'imitare per quanto poteva le di +lui maniere di parlare; di modo che di lui, +divenuto poscia imperadore, ebbe a dire +Passieno oratore: «Non esservi stato +mai nè miglior servo, nè peggior signore +di lui.» Contrasse il medesimo Cajo, di +consenso di Tiberio in quest'anno gli +sponsali con <i>Claudia</i> o <i>Claudilla</i> figliuola +di Marco Silano. Sotto il detestabil governo +di Tiberio, gran voga intanto +aveano in Roma gli spioni e gli accusatori, +parte volontari, parte suscitati dal +principe stesso. Bastava per lo più l'accusare, +perchè ne seguisse il condannare. +Fioccavano in senato i libelli contro delle +persone, e moltissimi inviati dal medesimo +Tiberio che col braccio del senato +andava facendo vendette, e pascendo +I' avarizia sua colla morte e col confisco +dei beni de' condannati. A parecchi nobili +toccò ancor nell'anno presente la disavventura +stessa; e massimamente ai senatori, +tanti de' quali a poco a poco +andò egli levando dal mondo, che non +si poteano più provvedere i governi delle +provincie <span class="fnote">[Tacitus, ibid., cap. 49. Dio, eod. lib. 58.]</span>. Fra l'altre più memorabili +<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99"></a>[99]</span> +ingiustizie commesse in quest'anno degna +è di menzione l'usata da Tiberio +contro di Sesto Mario, da lungo tempo +suo amico che, col favore principesco, +giunto era ad essere il più ricco gentiluomo +della Spagna. Avendo egli una figliuola +di bellissimo aspetto, per timore che +Tiberio non gliela facesse rapire, come +solito era con altri, la trafugò in luogo +dove fosse sicura. Avvertitone dalle sue +spie Tiberio, fece accusar amendue +d'incesto, e gittar giù della rupe tarpeja +i lor corpi, con far sue le immense ricchezze +dell'infelice Mario. Tacito racconta +molti altri spettacoli di somiglianti +crudeltà accadute in quest'anno, senza +che mai si saziasse il genio sanguinario +di Tiberio. Strano bensì parve ai più del +popolo, ch'egli in un certo dì facesse +morire tutti i principali spioni ed accusatori, +e proibisse a tutte le persone +militari il far questo infame uffizio, benchè +lo permettesse ai senatori e cavalieri. +Ma si può ben credere ciò fatto per comparire +disapprovatore di que' maligni +stromenti, dei quali si serviva la stessa +di lui malignità per far tanto male al +pubblico. Erano eziandio cresciute a +dismisura le usure in Roma; e contro +dei debitori furono in quest'anno portate +istanze ed accuse assaissime al +senato; nè piccolo era il numero di +coloro che, ascondendo la pecunia d'oro +e d'argento, ne faceano scarseggiare la +città. Si vide allora un prodigio di Tiberio. +Mise egli nel banco della repubblica +una gran somma d'oro e d'argento, da +prestarsi a chiunque ne abbisognasse, e +desse idonea sigurtà, senza che per tre +anni ne pagassero frutto: azione applaudita +da ognuno, ma che non fece +punto sminuire il comune odio contro +del tiranno. Ad <i>Elio Lamia</i> prefetto di +Roma defunto succedette in quell'uffizio +<i>Cosso</i>, per attestato di Tacito e Seneca <span class="fnote">[Seneca, epist. 81.]</span>. +E Marco Coccejo Nerva, giurisconsulto +insigne di questi tempi, ed uno del consiglio +di Tiberio, non potendo più, siccome +<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100"></a>[100]</span> +uomo giusto, tollerar le iniquità +di quel mostro, se ne liberò con lasciarsi +morir di fame: nè per quante preghiere +gli facesse Tiberio, per saper la cagione +di tal risoluzione, e per tenerlo in vita, +volle mutare il fatto proponimento. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXIV" id="XXXIV"></a>XXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro</span> Apostolo papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 21.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Paolo Fabio Persico</span> e <span class="sc">Lucio Vitellio</span>. +</p> + +<p> +A questi consoli ordinari si crede +che ne succedessero nelle calende di +luglio due altri <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>, de' quali si è perduto +il nome. E ciò perchè avendo questi +ultimi consoli celebrato l'anno ventesimo +compiuto dell'imperio di Tiberio, +fecero anche dei voti agli dii pel decennio +venturo, come fu in uso a' tempi +d'Augusto. Quella gelosa bestia di Tiberio, +che avea preso l'imperio non per +dieci, nè per venti anni, ma finchè a lui +piacesse, parendogli che volessero far +conoscere, che la di lui potestà dipendea +dall'arbitrio del senato, fece accusarli +tutti e due e condannarli, e pare che +fosse anche abbreviata immediatamente +loro la vita. Questo Persico probabilmente +è quello stesso che fu mentovato +da Seneca <span class="fnote">[Seneca, de benefic., lib. 2, cap. 21.]</span>, per uomo di cattiva riputazione. +Ma nulla di un fatto tale, che +avrebbe fatto più strepito di tant'altri, +si ha presso Tacito, il qual pure accenna +le morti di molti altri di dignità inferiore. +Dione stesso attribuisce quei +voti e quell'innocente fallo ai consoli +ordinari; e pure noi sappiam da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, c. 2.]</span>, +che <i>Lucio Vitellio</i>, console nel +presente anno e padre di Aulo Vitellio +che fu poi imperadore, dopo il consolato +ebbe il governo della Soria, e campò +molto dappoi. Parimente di <i>Fabio Persico</i>, +sopravvissuto, s'ha memoria presso +<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101"></a>[101]</span> +Seneca <span class="fnote">[Seneca, lib. 2 et 4 de Benefic.]</span>. Però la credenza dei consoli +sostituiti, e fors'anche il fatto narrato +da Dione può patire dei dubbi. Non +mancarono all'anno presente le sue funeste +scene, cioè molte condanne e morti +d'uomini illustri, avvenute per la crudeltà +di Tiberio e per la prepotenza di +Macrone prefetto del pretorio; il quale +imitando le arti di Sejano ma più copertamente, +si abusava anch'egli della +sua autorità e del favore del principe <span class="fnote">[Dio, lib. 58. Tacit., lib. 4, cap. 19.]</span>. +Pomponio Labeone, dopo essere +stato pretore di Mesia per otto anni, accusato +d'essersi lasciato corrompere +con danari, tagliatosi le vene, si sbrigò +da questa vita: ed altrettanto fece sua +moglie. Era anche stato in governo +Marco, ossia Mamerco Emilio Scauro, +nè già era incolpato di cattiva amministrazione, +quantunque vergognosi fossero +i suoi costumi. Macrone, che l'odiava, +trovò la maniera di precipitarlo, +con presentare a Tiberio una di lui tragedia +intitolata <i>Atreo</i>, in cui oltre al +parlarsi di parricidio, uno era esortato +a tollerar la pazzia del regnante; è con +fargli credere che sotto nome altrui si +sparlasse di lui. Di più non ci volle per +far processare Scauro, il quale, senz'aspettar +la condanna, si privò da sè stesso +di vita, nè da meno di lui volle essere +la moglie sua. Costumavasi allora dagli +etnici romani di darsi iniquamente la +morte da sè medesimi, perchè i corpi +de' condannati non era lecito il seppellirli, +e i lor beni andavano al fisco; +laddove prevenendo la sentenza, loro +non si negava la sepoltura: e sussistendo +i testamenti, agli eredi pervenivano +i loro beni. Fra coloro eziandio che furono +accusati si contò Lentulo Getulico, +stato già console nell'anno di Cristo +26. Altro a lui non veniva imputato, se +non che avesse trattato di dare una sua +figliuola in moglie a Sejano. Ma fu buon +per questo personaggio ch'egli allora si +trovasse in Germania al comando di +<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102"></a>[102]</span> +quelle legioni che l'amavano forte per +le sue dolci maniere. Dicono ch'egli +scrivesse animosamente una lettera a +Tiberio, con ricordargli che non per +elezione propria, ma per consiglio di lui +stesso, avea cercato di far parentela con +Sejano. Essersi ben egli ingannato nel +procacciarsi l'amicizia di quell'uomo +indegno; ma che niuno più d'esso Tiberio +avea amato Sejano: nè essere perciò +conforme alla ragione che il comun +fallo fosse innocente per lui, e peccaminoso +per gli altri. Pertanto riflettendo +al pericolo di nuocere a chi aveva l'armi +in mano, e poter rivoltarsi, giudicò meglio +il desistere dall'impresa; e per lo +contrario fece condannar e cacciare in +esilio Abudio Rufo, cioè l'accusatore +di Lentulo Getulico. Videsi in questo +anno in Grecia un giovane <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>, che spacciatosi +per Druso figliuolo di Germanico, +trovò di molti aderenti in quelle contrade; +e se gli riusciva di passare in +Soria, a lui si sarebbe verisimilmente +unito quell'esercito. Ma preso da Pompeo +Sabino governator della Macedonia, +fu inviato a Tiberio. Tacito scrive <span class="fnote">[Tacit., lib. 5, c. 10.]</span> +ciò avvenuto tre anni prima, quando +era tuttavia vivente lo stesso Druso in +prigione: il che, se fosse vero, potrebbe +questo avvenimento aver dato impulso +alla morte del medesimo Druso. Da +esso Tacito fu ancora scritto che nel +presente anno si lasciò veder di nuovo +dopo alcuni secoli l'augello Fenice nell'Egitto, +con rapportarne la mirabil +genealogia. A simili favole oggidì non +si presta fede. Plinio e Dione mettono +due anni dappoi lo scoprimento di questo +non mai più risorto uccello. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103"></a>[103]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXV" id="XXXV"></a>XXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 22.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Cestio Gallo</span> e <span class="sc">Marco Servilio +Moniano</span>. +</p> + +<p> +Si celebrarono in quest'anno <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span> le +nozze di <i>Cajo Caligola</i>, nipote per adozione +di Tiberio, con <i>Claudilla</i>, figliuola +di Marco Silano, in Anzo. V'intervenne +lo stesso Tiberio, non avendo voluto +neppure per occasion sì propria lasciarsi +vedere in Roma, perchè non gli piacea +di trovarsi presente alle sanguinarie esecuzioni, +che ivi tuttavia si continuavano +d'ordine di lui, non mai sazio di perseguitare +chiunque fu stretto d'amicizia +con Sejano. Fin qui aveva egli sofferto +Fulcinio Trione, che fu console nell'anno +della caduta del medesimo Sejano, anzi +la buona gente il riputava molto favorito +da lui. Ora solamente era per iscoppiare +il fulmine sopra di lui; ma ciò presentito +da Trione, si uccise colle proprie mani +dopo aver fatto un testamento, in cui +vomitò quante ingiurie potè contra di +Tiberio e di Macrone, e dei liberti della +corte. Non si attentavano gli eredi suoi +di pubblicare un sì obbrobrioso scritto. +Avutane contezza Tiberio, volle che si +portasse e leggesse nel senato per guadagnarsi +il plauso di principe sofferente +dell'altrui libertà, giacchè punto non si +curava della propria infamia, nè che si +scoprissero le iniquità da lui commesse +per mezzo di Sejano, ben sapendo che +non erano cose ignote al pubblico. Uso +certamente suo fu il non mai volere che +si occultassero i libelli infamatorii fatti +contra di lui, parendo quasi che riputasse +sue lodi le sue vergogne. Altri senatori +ed altri nobili, annoverati da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, c. 38.]</span> +e da Dione, o per mano propria o +per quella del carnefice terminarono in +<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104"></a>[104]</span> +quest'anno la lor vita; ed uno fra gli +altri merita d'essere rammentato, cioè +Poppeo Sabino, poco fa da noi veduto, +che dopo il consolato, per ventiquattro +anni avea governato la Macedonia, +l'Acaia e le due Mesie, e col darsi la +morte schivò il giudizio. Soggiornava in +questi tempi Tiberio in vicinanza di Roma, +per poter più speditamente aver il +piacere d'intendere l'esecuzione de' suoi +tirannici comandamenti <span class="fnote">[Tacitus, l. 6, c. 31. Dio, lib. 58.]</span>. Fu allora, +che vennero a Roma alcuni nobili Parti, +segretamente, cioè senza saputa del re +loro <i>Artabano</i>, per chiedere a Tiberio +<i>Fraate</i>, figliuolo del fu <i>Fraate</i> re. Era +montato Artabano in gran superbia, +dacchè la vecchiaia di Tiberio, e il suo +abborrimento alla guerra, aveano scemata +in molti la stima e paura dell'armi +romane. Essendo mancato di vita <i>Zenone</i> +o sia <i>Artassia</i>, già creato dai Romani <i>re +dell'Armenia</i>, Artabano avea occupato +quel regno, e messovi <i>Arsace</i>, uno dei +suoi figliuoli, per re, con assalir dipoi la +Cappadocia, e minacciar anche di peggio +i Romani. Inimicossi oltre a ciò i suoi +colla soverchia alterigia, e lor diede ansa +che ricorressero a Tiberio. Fu dunque +mandato <i>Fraate</i> in Soria per isperanza +che i Parti si moverebbero in favore di +lui; ma perchè v'andò con poca fretta, +ebbe tempo Artabano di premunirsi, e +Fraate ammalatosi morì. Non lasciò Tiberio +per questo di accudire agli affari +dell'Armenia, e costituito Lucio Vitellio, +cioè il padre di <i>Vitellio</i>, che fu col tempo +imperadore, per generale dell'armata +romana in Levante, mosse anche i re +d'Iberia e i Sarmati contra di Artabano. +Lasciatisi corrompere i ministri di Arsace, +già divenuto re dell'Armenia, tolsero +a lui la vita; ed entrate in quel paese le +truppe dell'Iberia sotto il comando del +re <i>Farasmane</i>, presero Artasata capitale +del regno. Allora Artabano spedì Orode +altro suo figliuolo contra di Farasmane +con parte delle sue forze <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaicarum, lib. 18, c. 6.]</span>. I Parti, +<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105"></a>[105]</span> +benchè inferiori di gente, vollero battaglia; +ma o sia che Orode vi fosse ucciso, +o che la nuova ch'egli fosse ferito passasse +in credenza di morte, la vittoria si +dichiarò per Farasmane, al cui fratello +<i>Mitridate re dell'Iberia</i> fu conceduta +l'Armenia. Diedesi dipoi una seconda +battaglia da Artabano, ma svantaggiosa +anch'essa per lui; e perchè nello stesso +tempo seppe che Lucio Vitellio coll'armi +romane si accingeva a passar l'Eufrate +per entrar nella Mesopotamia, abbandonato +ogni pensier dell'Armenia, si ritirò +alla difesa del proprio paese. Era allora +l'Eufrate il confine tra l'imperio romano +e il partico o sia persiano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXVI" id="XXXVI"></a>XXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 23.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Sesto Papinio Allenio</span> e <span class="sc">Quinto Plautio</span>. +</p> + +<p> +Non è ben chiaro, se Lucio Vitellio, +fabbricato un ponte sull'Eufrate, coll'esercito +romano passasse in questo o +nel precedente anno in Mesopotamia. +Certo è bensì che passò, e all'arrivo suo +i primati de' Parti si scoprirono allora +alienati dall'ossequio verso del re <i>Artabano</i> <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, c. 42.]</span>, +e congiunsero le loro armi coi +Romani. Trovavasi con Vitellio anche +<i>Tiridate</i>, parente del defunto re Fraate. +Veduta così bella disposizion dei Parti +in suo favore, per consiglio di Vitellio, +prese il cammino alla volta di Seleucia, +città potente, che gli aprì con gran festa +le porte, ed Artabano, veggendosi abbandonato +de' suoi, se ne fuggì. Intanto Vitellio, +contento di aver fatta la sua sparata +con far conoscere a que' popoli la +possanza romana, e credendo già assicurato +il regno a Tiridate, se ne tornò +colle sue legioni in Soria. Fu coronato +Tiridate in Ctesifonte, capitale del regno +dei Parti. S'egli avesse proseguito il +corso di sua fortuna con visitar tutto il +paese, e ridurre chiunque titubava alla +<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106"></a>[106]</span> +sua fede, interamente il regno sarebbe +stato di lui. Ma essendosi egli impegnato +nell'assedio di un castello, dove Artabano +avea ridotto il tesoro e le concubine +sue, alcuni di que' grandi, che non +erano intervenuti alla coronazione o per +paura di Tiridate, o per invidia che portavano +ad Abdagese, ministro favorito +di lui, andarono a trovar Artabano per +rimetterlo sul trono. S'era questi ritirato +nell'Ircania, dove da povero uomo +vivea, guadagnandosi il vitto con la caccia. +Credette egli a tutta prima che fossero +venuti costoro per assassinarlo. +Rassicurato da essi, e presa seco una +mano di Sciti, si mise con loro in cammino, +e trovata la gente che senza difficoltà +tornava alla sua divozione, ingrossato +di forze, s'indirizzò verso Seleucia. +Stette in forse Tiridate, se dovea andargli +incontro per dargli battaglia. Prevalse +l'opinion dei dappoco, il primo de' quali +era il medesimo Tiridate; e però egli +si ridusse in Soria, con isperanza che +l'esercito romano avesse da prestargli +aiuto per ricuperare il perduto regno, +di cui con tutta facilità Artabano ripigliò +il possesso. Vitellio non volle altro impegno, +ed all'incontro Artabano diventò +più che mai orgoglioso, e poco mancò +che non portasse la guerra nel territorio +romano. Non è inverisimile, che questo +fosse il tempo in cui egli scrisse una lettera +di fuoco a Tiberio <span class="fnote">[Sueton., in Tiber. cap. 66.]</span>, rinfacciandogli +la sua crudeltà, la vergognosa libidine +e la poltroneria, ed esortandolo ad +appagar prontamente l'odio universale +e giustissimo de' popoli con darsi la +morte da sè medesimo. +</p> + +<p> +Due disavventure afflissero Roma +nell'anno presente, cioè una fiera inondazione +del Tevere, per cagione di cui +in molte parti della città fu necessario +l'andar colle barche, e un incendio che +guastò gran copia di case nel monte +Aventino e la metà del Circo <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, cap. 45. Dio, lib. 58.]</span>. Tiberio +in questa occasione, dimenticata +<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107"></a>[107]</span> +l'innata sua avarizia, sovvenne con abbondanza +d'oro al bisogno di chiunque +avea patito. Che per altro amava Tiberio +di conservare e d'accrescere il suo tesoro, +nè si sa che egli lasciasse alcuna +fabbrica insigne, fuorchè il tempio innalzato +ad Augusto, e la scena del teatro +Pompeo. E neppur queste, se crediamo +a Svetonio, le perfezionò. Non passò +l'anno presente, senza che si vedessero +le usate scene delle accuse e della crudeltà +di Tiberio contra de' nobili. Cajo +Galba, già console e fratello di chi fu +dipoi imperadore, due Blesi ed Emilia +Lepida prevennero, con darsi la morte, +i colpi del carnefice. Vibuleno Agrippa, +cavalier romano, accusato, prese in faccia +del senato il veleno che portava in +un anello. Caduto a terra moribondo, e +strascinato alle carceri, fu quivi frettolosamente +strozzato per occupargli i +beni. <i>Tigrane</i>, già re dell'Armenia <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, c. 40. Joseph., Antiquit. Judaic., +lib. 18.]</span>, e +nipote del fu Erode re della Giudea, +detenuto allora in Roma, ed accusato, +lini anch'egli i suoi giorni per mano del +pubblico ministro. Trattenevasi in Roma +allora anche suo fratello <i>Agrippa</i>, ed +avea contratta una famigliarità sì grande +con Cajo Caligola, nipote per adozion +di Tiberio, che pareano due fratelli. +Racconta Giuseppe storico, che essendo +un dì amendue a divertirsi condotti in +un cocchio, Agrippa per adular Cajo gli +disse, essere ben tempo che quel vecchio +di Tiberio cedesse il luogo a lui, perchè +allora tornerebbe la felicità in Roma. +Furono ascoltate queste parole da Eutico +liberto d'Agrippa, che gli serviva di +carrozziere; e perciocchè costui, per +aver fatto un furto al padrone, fu imprigionato, +allora si lasciò intendere d'aver +qualche cosa da rivelare attinente alla +conservazion della vita dell'imperatore. +Fu perciò inviato a Capri, dove era Tiberio, +e tenuto un pezzo nelle catene +senza esaminarlo. Lo stesso Agrippa +stoltamente tanto si adoperò, che Tiberio +<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108"></a>[108]</span> +trovandosi nel settembre di questo +anno a Tuscolo, oggidì Frascati, vicino +a Roma, fece venir Eutico, il quale alla +presenza d'Agrippa rivelò quanto avea +udito nel giorno suddetto. Ordinò immantinente +Tiberio a Macrone capitan +delle guardie di far incatenare Agrippa, +a cui non valsero nè le negative, nè le +suppliche per esentarsi da quell'obbrobrio. +Stette egli nelle carceri tanto che +Tiberio finì di vivere, ed allora ne uscì, +siccome vedremo fra poco <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>. Un augurio +della morte d'esso Tiberio fu dai +superstiziosi Romani creduta quella di +Trasullo, succeduta nell'anno presente <span class="fnote">[Tacit., lib. 6, cap. 21.]</span>. +Costui era il più favorito astrologo +ed indovino che si avesse Tiberio; imperciocchè +oltre modo si dilettò questo +imperadore della strologia giudicaria, +arte piena di vanità e d'imposture, che +egli stesso condannava in casa altrui. +E quantunque scrivano Tacito, Svetonio +e Dione, che Tiberio, per mezzo di essa, +predicesse a Galba il suo corto imperio, +e la morte del giovinetto Tiberio suo +nipote per ordine di Caligola, e ch'egli +sapesse ciò che doveva avvenire a sè +stesso in cadauna giornata: simili racconti +più sicuro è il crederli dicerie del +volgo. Allorchè Tiberio stette come esiliato +in Rodi, studiò forte quest'arte, +che in que' tempi era spacciata dai Caldei +dappertutto. Quanti professori capitavano +a Rodi, Tiberio, accompagnato +da un solo robusto liberto, li conduceva +in un alto scoglio, e metteali alla prova +d'indovinargli il passato o l'avvenire. +Se non ci coglievano, dal liberto erano +precipitati in mare, senza che alcuno ne +avesse contezza. Trasullo capitato colà, +fu menato da Tiberio in que' dirupi, e +gli predisse l'imperio; ma soggiungendo +Tiberio che gli sapesse dire anche l'anno +e il giorno della propria natività, s'imbrogliò +l'indovino, e confessò tremando +di non saperlo, ma che ben sapea d'essere +imminente la propria morte. Tra +<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109"></a>[109]</span> +per la buona nuova dell'imperio, e la +conoscenza del pericolo in cui si trovava +costui, Tiberio l'abbracciò, e il tenne +dipoi sempre in sua corte. Perchè la +morte di costui facesse credere vicina +quella di Tiberio, qualche predizione di +cui si dovea essere intesa. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXVII" id="XXXVII"></a>XXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cajo Caligola</span> imperad. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Gneo Acerronio Procolo</span> e <span class="sc">Cajo +Petronio Pontio Negrino</span>. +</p> + +<p> +Ho aggiunto il nome di <i>Petronio</i> al +secondo di questi consoli, perchè una +iscrizione, riferita dal Fabretti <span class="fnote">[Fabret., Inscript., p. 674.]</span>, fu +posta CN. ACERRONIO PROCVLO, C. +PETRONIO PONTIO NIGRINO COS. In +vece di <i>Negrino</i> egli è appellato <i>Negro</i> +da Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Tiber., c. 73.]</span>, siccome ancora una +inscrizione da me data alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 303, n. 2.]</span>. Sino +alle calende di luglio durò la dignità +di questi consoli. Appresso diremo a chi +pervennero i fasci consolari. Anche nei +primi mesi dell'anno presente si continuarono +in Roma le accuse contra d'altre +persone nobili; e perchè non erano +accompagnate da lettere di Tiberio, credute +furono manipolazioni di Macrone +prefetto del pretorio, imitator di Sejano, +e forse peggiore. Fra gli altri Lucio Arruntio, +personaggio illustre, già stato +console, non si potè impedir dagli amici, +che, tagliatesi le vene, non si desse la +morte, allegando che un vecchio par suo +non sapea più vivere, battuto in addietro +da Sejano ed ora da Macrone; e +massimamente non essendo da sperare +miglior tempo sotto il successor di Tiberio, +che anzi prometteva peggio, e sarebbe +governato dal medesimo Macrone; +siccome in fatti avvenne. Intanto, dopo +essersi fermato Tiberio alcuni mesi nei +<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110"></a>[110]</span> +contorni di Roma senza mai volervi entrare, +o perchè non si fidava de' Romani, +o perchè qualche impostore gli avea predette +delle disgrazie entrandovi, o pure +perchè non voleva tanti occhi addosso +alla sua scandalosa vita, determinò di +tornarsene alla sua cara isola di Capri. +Finora, benchè giunto all'età di settantotto +anni, e benchè perduto in una nefanda +lascivia, avea conservata la rubustezza +del corpo, ed una competente sanità, +camminava diritto come un palo, senza +volersi servire di medicine, e con fare +il medico a sè stesso: giacchè solea dire +che l'uomo giunto all'età di trent'anni, +non dee più aver bisogno di medici per +saper ciò che conferisca o sia nocivo +alla sanità. Ma egli si ritrovò infine sorpreso +da una lenta malattia, arrivato +che fu ad Astura <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., c. 72.]</span>. Potè nondimeno +continuare il viaggio sino a Miseno <span class="fnote">[Dio, lib. 58. Tacitus, lib. 6, c. 50.]</span>, +celebre porto, dissimulando sempre il +suo male, e non men di prima banchettando +con gli amici. Deluso dal suo poco +prima defunto strologo Trasullo, che gli +avea predetto anche dieci altri anni di +vita, tenea per lontanissima tuttavia la +morte. Fu creduto che Trasullo con buon +fine il burlasse con quella predizione, +acciocchè persuaso di vivere sì lungo +tempo, non si affrettasse a far morire +tanti nobili ch'egli avea in lista. E certo +non pochi si salvarono per questo saggio +ripiego, e fra essi alcuni già condannati, +perchè ne' dieci giorni di vita che si lasciavano +loro dopo la sentenza, arrivò +la nuova della morte di Tiberio. +</p> + +<p> +Fingeva dunque, secondo lo stile +della sua dissimulazione, Tiberio di sentirsi +bene, tuttochè aggravato dal male, +e ridotto a fermarsi nella villa e nel +palazzo che fu di Lucullo. Ma Caricle +medico insigne, e da lui amato, non già +perchè volesse de' medicamenti da lui, +ma per li suoi consigli, destramente nel +congedarsi da lui gli toccò il polso e conobbe +che s'avvicinava al suo fine. Ne +<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111"></a>[111]</span> +avvisò Macrone, e questi sollecitamente +cominciò a disporre le cose per far succedere +<i>Cajo Caligola</i> nell'imperio. Tre +persone viveano discendenti in qualche +guisa da Augusto, e però capaci di succedere +a Tiberio, cioè esso <i>Caligola</i> figliuolo +di Germanico, nato <span class="fnote">[Sueton., in Caligula, cap. 8.]</span> nell'anno 12 dell'Era +volgare, e però nel fiore di sua +età. Questi, avendo Tiberio adottato Germanico +di lui padre, veniva perciò ad +essere di lui nipote legittimo. Ma egli +era di pessima inclinazione, violento, e +tendente anche alla follia; e se n'era facilmente +accorto Tiberio, di modo che +un dì ridendosi Cajo di Silla, celebre +nella storia romana, Tiberio gli disse: +«A quel ch'io veggo, tu sei per avere +tutti i vizii di Silla, ma niuna delle sue +virtù.» L'altro era <i>Tiberio Gemello</i>, +figliuolo di <i>Druso</i>, cioè del figlio naturale +dello stesso Tiberio, così appellato perchè +nato con un altro fratello da <i>Livilla</i> +nel medesimo parto. Ma non avea che +diciassette anni, e però non per anche +capace di governare un sì vasto imperio. +Il terzo era <i>Tiberio Claudio</i>, fratello del +suddetto Germanico, in età bensì virile, +ma di poca testa, e di niun concetto fra +i Romani. Discordano gli autori in dire +chi fosse eletto da Tiberio per suo successore. +Giuseppe storico racconta un +fatto, che ha ciera di favola <span class="fnote">[Joseph., Antiquit. Judaic., lib. 18.]</span>. Cioè che +Tiberio, incerto qual dei due de' suddetti +suoi nipoti avesse egli da eleggere, ne +rimise la decisione al caso, con destinare +di preferir quello che la mattina +seguente fosse il primo ad entrar in sua +camera; e questi fu Caligola, a cui poscia +raccomandò il giovinetto Tiberio, +quantunque scrivano che per astrologia +antivedesse che Cajo Caligola gli dovea +levare la vita. Altri <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span> hanno detto che +Tiberio non antepose il suo natural nipote, +perchè la scoperta amicizia di +Livilla di lui madre gli fece dubitare se +fosse veramente figliuolo di Druso suo +<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112"></a>[112]</span> +figlio. Tuttavia pare che si accordino +Filone Ebreo <span class="fnote">[Philo, de Legation. Sueton., in Tiber., c. 76.]</span>, Svetonio e Dione in +dire, che Tiberio in due suoi testamenti +lasciò egualmente eredi <i>Caligola</i> e il giovane +<i>Tiberio</i>. +</p> + +<p> +Ora <i>Cajo Caligola</i>, per assicurarsi di +prendere la fortuna pel ciuffo, facea la +corte a Macrone, potentissimo ufficiale, +perchè capitano delle guardie, cioè di +diecimila soldati che erano il terrore di +Roma. Nè men sollecito era a farla ad +Ennia Nevia di lui moglie; anzi fu creduto +che passasse tra loro un'infame corrispondenza, +e di ciò non si mettesse +pena Macrone, giacchè anch'egli dal suo +canto avea dei motivi di guadagnarsi +l'affetto di Cajo, perchè parea più facile +che in lui cadesse l'imperio. Però parlava +sempre bene di lui a Tiberio, scusandone +i difetti, in guisa che un dì Tiberio gli +rimproverò questo grande attaccamento +a Cajo con dirgli «d'essersi ben avveduto +ch'egli abbandonava il sole +d'Occidente, per seguitare il sole +d'Oriente.» Era cresciuto il male di +Tiberio <span class="fnote">[Dio, lib. 58. Tacitus, lib. 6, c. 50. Sueton. +in Tiber., c. 73.]</span>, ed avea già patito alcuni +sfinimenti. Gliene arrivò uno specialmente +nel dì 16 di marzo così gagliardo, che +fu creduto morto. Caligola uscì del palazzo; +a folla corsero i cortigiani a rallegrarsi +con lui: quand'ecco esce uno +di corte, che riferisce essere tornato in +sè Tiberio, e chiedere da mangiare. Allora +spaventati, chi qua, chi là, colla testa +bassa sfumarono. Cajo senza poter parlare, +più morto che vivo ricorre a Macrone. +Ma questi, nulla atterrito, sa ben +trovar tosto la maniera di calmare l'altrui +spavento. Non van d'accordo gli scrittori +nel dirci, come Tiberio si sbrigasse dal +mondo. Seneca, citato da Svetonio, scrisse +che o sia che Tiberio si sentisse venir meno, +o che la sua famiglia l'avesse abbandonato, +come è succeduto in tanti altri casi +di principi morti senza parenti, chiamò; e +niuno rispondendo, si alzasse dal letto, +<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113"></a>[113]</span> +e poco lungi di là caduto, spirasse. Raccontano +altri, che Cajo Caligola gli avesse +dato un lento veleno che l'uccise. Altri, +che sotto pretesto di riscaldarlo, Macrone +gli facesse metter addosso di molti panni +che il soffocarono; ovvero che gli negasse +da mangiare, e il lasciasse morire per +mancanza d'alimento. Finalmente scrissero +altri, che veggendo Caligola <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 12.]</span> come +Tiberio non la volea finir da sè stesso, +lo strangolasse con le sue mani, o pure +con uno origliere o sia guanciale gli +turasse la bocca, e il facesse ammutolire +per sempre. Comunque fosse, morì Tiberio +nel suddetto giorno 16 di marzo. +Dione scrive nel dì 26. O dell'uno o +dell'altro il testo è mancante. Così cessò +di vivere questo imperadore, dotato di +grande ingegno, ma per servirsene solamente +in male; che finchè ebbe paura +d'Augusto e di Germanico, nipote e +figliuolo suo adottivo, stette in dovere; +che simulatore e dissimulator sopraffino +si mostrò delle false virtù, ma poi si +abbandonò in fine a tutti i vizii; che +divenne abbominevole per l'infame sua +libidine, ma più per le sue crudeltà ed +ingiustizie; che niuno amava fuorchè sè +stesso, che fu udito chiamar felice Priamo, +per essere morto dopo aver veduti morti +tutti i suoi. +</p> + +<p> +Non tardò <i>Cajo Caligola</i> ad avvisare +il senato dell'essere Tiberio mancato di +vita, con dimandare ancora che decretassero +al medesimo gli onori divini. Ma +Tiberio era troppo odiato; e siccome il +popolo romano a questa nuova diede in +risalti d'allegrezza, così commosso andava +lacerando la di lui memoria con +tutte le maledizioni, e gridando <i>al Tevere, +al Tevere</i>, cioè il di lui corpo. Di questa +commozione si servì il senato per +sospendere la risoluzion degli onori a +Tiberio; e Cajo venuto poi a Roma, più +non ne parlò. Portato a Roma il cadavere +di Tiberio, fu bruciato secondo il +costume d'allora; e con poca pompa +seppellito. Cajo fece l'orazione funebre; +<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114"></a>[114]</span> +ma con poco encomio di lui, impiegando +le parole piuttosto in esaltare Augusto +e Germanico suo padre. Già si è detto, +quanto fosse amato dai Romani esso +Germanico per le sue rare virtù, e Cajo +appunto per essere di lui figliuolo, comunemente +era amato, giacchè non si +erano per anche dati a conoscere se non +a pochi tutti i suoi vizii e difetti, che si +trovarono poi innumerabili. All'incontro, +per l'odio d'ognuno contra di Tiberio, +era anche odiato <i>Tiberio Gemello</i>, natural +nipote di lui. E però a Cajo non fu difficile +l'essere riconosciuto e confermato +per imperadore, e il fare che dal senato +fosse cassato il testamento di Tiberio, per +cui egualmente lasciava ad esso Cajo e Tiberio +Gemello l'amministrazion dell'imperio. +Così restò egli solo imperadore <span class="fnote">[Sueton., in Caj., cap. 14. Dio, lib. 59.]</span> +colla podestà tribunizia e coll'autorità +ed arbitrio di far tutto, siccome attesta +Svetonio, benchè non usasse subito i +titoli usati dai due precedenti Augusti. +Piena d'ammirazione e di giubilo rimase +Roma tutta al vedere con che mirabili +e plausibili maniere Caligola desse principio +al suo governo; senza riflettere +che diversa dal mattino suol essere la +sera di molti regnanti. <i>Caligola</i>, dissi, +che così era volgarmente chiamato con +soprannome a lui dato, allorchè fanciullo +trovandosi all'armata in Germania, +Germanico suo padre il facea vestir da +semplice soldato, e portare gli stivaletti, +chiamati <i>Caligae</i>, e usati allora nella +milizia. Divenuto poi imperadore riputò +egli come ingiurioso e degno di gastigo +un tal soprannome; e perciò dagli storici +vien mentovato per lo più col nome di +<i>Cajo</i>. Affettò dunque Cajo sulle prime +di comparir popolare, siccome abbiamo +da Svetonio e da Dione; poichè, per +conto di Tacito, periti seno i libri suoi, +che trattavano della vita di questo iniquissimo +principe, e dei primi anni del +suo successore. Eseguì egli pontualmente +tutti i legati lasciati da Tiberio, e quegli +ancora, che Livia Augusta nel suo testamento +<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115"></a>[115]</span> +avea ordinato; ma che l'ingrato +suo figliuolo Tiberio non avea mai voluto +pagare. Diede subito la mostra +alle compagnie de' soldati del pretorio, +con isborsar a tutti il danaro lasciato lor +da Tiberio, ed aggiugnerne altrettanto +per ispontanea munificenza. Pagò parimente +al popolo romano l'insigne donativo +di danaro ordinato da Tiberio +colla giunta di sessanta denari per testa, +ch'egli non avea potuto pagare, allorchè +prese la toga virile, e inoltre quindici +altri a titolo di usura pel ritardo. Finalmente +a tutti gli altri soldati di Roma, e +alle guardie notturne, cioè ai vigili, e alle +legioni fuori d'Italia, e ad altri soldati +mantenuti nelle città minori, sborsò cinquecento +sesterzii ai primi, e trecento +agli altri per testa. +</p> + +<p> +Mellifluo fu in un certo giorno il suo +ragionamento ai senatori con dir loro, +dopo aver toccati tutti i vizii del defunto +Tiberio, di volerli a parte nel comando +e governo, e che farebbe tutto quanto +paresse loro il meglio, chiamandosi lor +figliuolo ed allievo. Richiamò gli esiliati, +liberò tutti i prigioni, e fra gli altri Quinto +Pomponio, tenuto in quelle miserie per +sette anni, dopo il suo consolato. Annullò +ogni processo criminale, con bruciar +anche i libelli lasciati da Tiberio. Queste +prime azioni gli guadagnarono un gran +plauso, massimamente perchè fu creduto +ch'egli fosse per mantener la parola, che +in quell'età il suo cuore andasse d'accordo +con la lingua. Volle tosto il senato +far dimetter il consolato a Procolo e +Negrino per conferirlo a lui; ma egli +ordinò che continuassero in quella dignità, +secondochè era dianzi stabilito, +sino alle calende di luglio, nel qual tempo +poscia fu egli dichiarato console, ed +amò di aver per collega <i>Tiberio Claudio</i> +suo zio, che fin qui era stato tenuto +in basso stato e nell'ordine de' soli cavalieri, +a cagion della debolezza del suo +capo. Nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> Cajo si trova +intitolato CAJVS CAESAR AVGVSTVS +<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116"></a>[116]</span> +GERMANICVS: ed in altre vi si aggiunge +DIVI AVGVSTI PRONEPOS. Fece ancora +risplendere l'amor suo verso de' suoi, +con dare il titolo d'Augusta e di sacerdotessa +d'Augusto ad <i>Antonia</i> avola sua +e madre di Germanico, e col concedere +alle sue sorelle i privilegi delle Vestali, +e posto presso di sè negli spettacoli. A +<i>Tiberio Gemello</i>, nipote di Tiberio, diede +il titolo di Principe della Gioventù, e di +più l'adottò per suo figliuolo. Andò in +persona alle isole Pandataria e Ponza a +cercar le ceneri d'<i>Agrippina</i> sua madre, +e di <i>Nerone</i> suo fratello; e con funebre +magnificenza portatele a Roma, le collocò +nel mausoleo d'Augusto, con determinare +in onore e memoria d'essi +esequie e spettacoli annuali. Stava tuttavia +fra le catene <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Jud., lib. 18. Dio, lib 59.]</span> Agrippa, nipote di +Erode il grande re della Giudea, quando +restò liberata Roma dal ferreo giogo di +Tiberio. Cajo, essendosene tosto ricordato, +siccome amico suo caro, mandò +ordine al prefetto di Roma di trasferirlo +dalla carcere alla casa dove abitava +prima; e da lì a pochi giorni fattoselo +condurre davanti con abito mutato, gli +mise in capo un diadema, dichiarandolo +re, e sottomettendo a lui la Tetrarchia, +già posseduta da Filippo suo zio, morto +poco fa, con aggiugnervi l'altra di Lisania, +restando la Giudea come prima sotto +l'immediato governo dei Romani. Restituì +ancora ad <i>Antioco</i> il regno della Comagene +colla giunta della Cilicia marittima. +Di gloria medesimamente fu a Cajo +l'aver cacciato fuori di Roma que' giovinetti +che faceano l'infame mercato +de' lor corpi; e poco vi mancò che non +li mandasse a seppellir nel Tevere. Ordinò +che si cercassero e pubblicamente si potessero +leggere le storie soppresse di <i>Tito +Labieno, Cordo Cremuzio e Cassio Severo</i>. +Ai magistrati lasciò libera la giurisdizione, +senza che si potesse appellare a +lui. Dalle provincie d'Italia levò il dazio +del centesimo denaro che si pagava per +tutte le cose vendute all'incanto. Sotto +<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117"></a>[117]</span> +Tiberio, principe d'umor tetro, le pubbliche +allegrie, i giuochi, gli spettacoli +erano divenuti cose rare. Cajo non tardò +a rimetter tutto in uso, e con grande +accrescimento: cose tutte stupendamente +applaudite dal popolo <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 17. Dio, lib. 59.]</span>. Dopo aver +tenuto il consolato per due mesi, lo +rinunziò ai due consoli destinati da Tiberio. +Il nome loro non è noto. Stimò +il Pighio, che fossero <i>Tiberio Vinicio +Quadrato</i> e <i>Quinto Curzio Rufo</i>. Se di +queste maravigliose azioni di Cajo Caligola +si rallegrasse Roma, veggendo un +aspetto sì bello con tanta differenza dal +precedente sanguinario governo, non è +da chiederlo. Talmente si rallegrò quel +popolo a sì gran mutazione di scena, che, +per testimonianza di Svetonio, nei tre +mesi seguenti dopo la morte di Tiberio, +cento sessantamila vittime furono svenate +in rendimento di grazie ai loro falsi dii. +Ma durò ben poco questo ciel sì ridente, +siccome nell'anno seguente apparirà. <i>Artabano</i> +re de' Parti, che in addietro odiò +forte Tiberio, udita la di lui morte, se +ne rallegrò e diede tosto adito ad un +trattato di pace. Scrive Dione ch'egli +stesso ricercò l'amicizia di Cajo. Ma Svetonio +e Giuseppe Ebreo raccontano, che +fu Vitellio governator della Soria il promotore +di quell'accordo per ordine di +Cajo. Seguì in fatti fra esso re e Vitellio +un magnifico abboccamento in un +ponte fabbricato sull'Eufrate, e quivi fu +conchiusa la pace con condizioni onorevoli +per gli Romani. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXVIII" id="XXXVIII"></a>XXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 40.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cajo Caligola</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aquilio Giuliano</span> e <span class="sc">Publio Nonio +Asprenate</span>. +</p> + +<p> +Era già cominciato nel precedente +anno un impensato cambiamento di vita +e di massime nel da noi osservato finora +<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118"></a>[118]</span> +sì amorevole e grazioso Cajo Caligola. +Rapporterò io qui ciò che accadde allora +e nel presente anno ancora <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>. I conviti, +le crapole ed altre dissolutezze di una +vita sensuale, a cui si abbandonò di +buon'ora questo nuovo imperadore, cagion +furono ch'egli cadde nel mese d'ottobre +sì gravemente malato, che si dubitò +di sua vita <span class="fnote">[Philo, in Legatione ad Cajum.]</span>. Appena si riebbe, che di +volubile, qual era dianzi, cominciò a +comparir stranamente agitalo da vari e +fieri capricci, quasi che la mente sua per +la sofferta malattia avesse patito qualche +detrimento, con peggiorar da lì innanzi +di maniera, che Roma, sì maltrattata +sotto Tiberio cattivo, senza paragone sotto +questo pessimo maestro divenne teatro +di calamità. Aveano fatto i Romani delle +pazzie pel tanto desiderio ch'egli superasse +quel malore, perchè dopo aver Cajo +dato sì glorioso principio al suo governo, +si figurava ciascuno riposta tutta la pubblica +felicità nella conservazione della +di lui vita. Due persone fra l'altre, cioè +Publio Afranio Potito, uomo popolare, +ed Atanio Secondo, cavaliere, fecero voto, +l'uno di dar la propria vita, se egli ricuperava +la salute, l'altro di combattere +fra i gladiatori, con esporsi al pericolo +della morte, purchè Caligola guarisse. +Guarito ch'egli fu, d'inesplicabile giubilo +si riempiè tutta la città. Ma non tardò +molto a cangiarsi scena. La prima sua +strepitosa iniquità quella fu di levar di vita +<i>Tiberio Gemello</i>, nipote legittimo e naturale +di Tiberio Augusto, e da lui adottato +per figliuolo, con obbligarlo ad uccidersi +da sè stesso; perciocchè Cajo sì +scrupoloso era, che non potea permettere +a chicchessia di torre la vita al nipote di +un imperadore. Per iscusa di questa crudeltà +addusse l'essere egli stato accertato, +che il giovinetto Tiberio si era rallegrato +della sua infermità, ed avea desiderata +la sua morte. Passò oltre il suo bestial +capriccio con esigere, che chi avea fatto +voto della vita, per salvare la sua, +<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119"></a>[119]</span> +eseguisse la promessa, affinchè non rimanessero +con lo spergiuro in corpo. +</p> + +<p> +Fece in quest'anno Cajo alcune azioni +che piacquero al popolo <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>, perchè restituì +alla plebe il suo diritto ne' comizii +per l'elezione de' magistrati che Tiberio +avea ristretto nei senatori: il che ebbe +poco effetto. Ordinò che pubblicamente +si rendessero i conti delle rendite e spese +della repubblica: regolamento dismesso +sotto Tiberio. Essendo sminuito forte +l'ordine de' cavalieri, lo ristorò con ascrivere +ad esso molti scelti dalla nobilità +delle città dell'imperio, purchè ben imparentati, +e sufficientemente ricchi, concedendo +loro anche de' privilegi. Con decreto +del senato diede a <i>Soemo</i> il regno, o +sia principato dell'Arabia Iturea; a <i>Cotys</i> +l'Armenia minore, e poscia alcune parti +dell'Arabia. Concedette ancora una parte +della Tracia a <i>Rimetalce</i>, e il Ponto a <i>Polemone</i>, +figliuolo del re Polemone; esercitando +in tal guisa la giurisdizione romana +sopra que' lontani paesi, ed affezionando +quei re al romano imperio. Non furono +già di questo tenore altre sue azioni nell'anno +presente. Già dicemmo ch'egli +per opera di Macrone prefetto del pretorio +avea ottenuto l'imperio. Perchè +quest'uomo, per altro cattivo, osava di +parlargli con qualche franchezza <span class="fnote">[Philo, in Legatione ad Cajum.]</span>, forse +per ritenerlo dall'esecuzione de' suoi +malnati appetiti; Cajo, che non voleva +più aver sopra di sè dei maestri, dallo +sprezzo passò alla risoluzione di levarlo +dal mondo, dopo avergli promesso il +governo dell'Egitto. Macrone prevenne +il carnefice con darsi da sè stesso la +morte; e non meno di lui fece Ennia +Nevia sua moglie, quella medesima, con +cui Caligola avea tenuta, per quanto fu +creduto, una pratica disonesta. Parve ad +ognuno troppo nera l'ingratitudine di +lui verso persone tali; e più indegno si +riputò il delitto apposto loro dal medesimo +imperadore, con chiamarli ruffiani, +quando in lui ricadeva questo reato. +<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120"></a>[120]</span> +Suocero d'esso Cajo era Marco Giunio +Silano, già stato console, uomo di gran +nobiltà, di gran senno, e primo nel senato +a dire il suo parere, allorchè regnava +Tiberio. Sua figliuola <i>Giunia Claudilla</i> +maritata con Caligola non per anche +imperadore, era, per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>, +stata ripudiata. Tacito <span class="fnote">[Dio, lib. 59. Tacit., Annal., lib. 6, c. 46.]</span> la dice +morta in breve, forse di parto. A questo +illustre personaggio tali affronti fece Cajo, +che l'indusse, secondo l'empio stile d'allora, +a darsi la morte da sè stesso. Di ciò +parla Dione all'anno precedente. Abbiamo +anche da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae.]</span> e da Seneca, che +Caligola volle dar l'incombenza d'accusar +Silano a Giulio Grecino, senatore di rara +probità, che compose alcuni libri dell'Agricoltura, +menzionati anche da Plinio, +e che fu padre di Giulio Agricola, la +cui vita scritta da Tacito è pervenuta ai +nostri giorni. Generosamente se ne scusò +egli, e per questa bella azione meritò +che il crudele Caligola il facesse morire. +Racconta Seneca <span class="fnote">[Seneca, de Benefic., lib. 2, c. 21.]</span> di questo Grecino, +che mancandogli il denaro per celebrar +de' giuochi pubblici, Fabio Persico, probabilmente +quello stesso che fu console +nell'anno 34 della nostra Era, ma uomo +screditato, gliene mandò ad esibire una +buona somma. La rifiutò Grecino, e agli +amici che il biasimavano di questo, rispose: +«Come vorreste voi ch'io ricevessi +dei danari da uno, con cui mi vergognerei +anche di stare a tavola?» +</p> + +<p> +Quanta fosse la corruzion de' costumi +in Roma pagana per questi tempi, +sarebbe facile il mostrarlo. Caligola anch'egli +ne lasciò degl'infami esempli <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 24.]</span>. +Tre sorelle avea egli, cioè <i>Drusilla</i>, <i>Agrippina</i> +e <i>Livilla</i>. Con tutte e tre, o +vergini o maritate, disonestamente conversò. +Sopra l'altre amò Drusilla, a cui +tolto avea l'onore giovinetto. Era essa +stata dipoi maritata con Lucio Cassio +Longino, che fu console. Caligola gliela +<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121"></a>[121]</span> +tolse, e la tenne e trattò da legittima +consorte. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>, non so come, la fa +moglie (forse in seconde nozze) di Marco +Lepido, notando nondimeno anch'egli +l'obbrobrioso commercio del fratello +con essa. Fu costei in quest'anno rapita +dalla morte, verisimilmente verso il fine +di luglio. Caio n'ebbe a impazzire, e cadde +in istravaganze ridicole. Dopo un solennissimo +funerale e lutto pubblico, +fece decretare ad essa gli onori dati a +Livia Augusta, e deificarla e alzarle dei +templi; e si trovò un senator sì vile, +cioè Livio Geminio, che con giuramento +affermò di aver veduta Drusilla salire +al cielo, e ne riportò un buon regalo da +Caio. Seneca anch'egli si rise di costui. +Oltre a ciò come forsennato all'improvviso +si partì da Roma, fece un viaggio +nella Campania, arrivò sino a Siracusa, +e poi frettolosamente ritornò a Roma, +senza essersi fatta radere la barba nè +tosare i capelli. Andò tanto innanzi la +frenesia di Caio, che fece morir non so +quante persone per due opposti motivi +o pretesti; cioè le une perchè si erano +rattristate per la morte di Drusilla, quasi +che fosse un gran delitto l'affliggersi per +chi era divenuta partecipe della divinità; +e l'altre, perchè o avessero fatto conviti, +o balli, o fossero ite al bagno nel tempo +del lutto per Drusilla, parendo ciò un +rellegrarsi della sua morte. Chi potea +indovinarla con un sì furioso e pazzo +Augusto? Altri nondimeno han creduto +ch'egli spigolasse sì fatti pretesti, per +ingoiar le ricchezze dei condannati a +diritto o a torto; imperciocchè il folle +ne' primi mesi fece un tale scialacquamento +di denaro, che consumò colla sua +prodigalità in doni e pubblici giuochi gli +immensi tesori che l'avaro Tiberio avea +radunato; e, trovandosi poi smunto, diede +ad ogni sorta di violenza, o pubblica con +imporre gravezze, o privata con levar +di vita i ricchi innocenti, per soddisfare +ai suoi capricciosi voleri colle loro sostanze. +Quando altra accusa mancava, +<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122"></a>[122]</span> +sempre era in pronto quella che avessero +avuta parte nella morte dei di lui +genitori e fratelli. +</p> + +<p> +Un'altra ridicolosa comparsa avea +fatto questo imperadore, forse nell'anno +precedente, come s'ha da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59. Sueton., in Cajo, cap. 25.]</span>. Invitato +alle nozze di Caio Calpurnio Pisone +con <i>Livia</i> (o sia <i>Cornelia</i>) <i>Orestilla</i>, +appena ebbe veduta quella giovinetta che +se ne invaghì con dire a Pisone: «Non ti +venga talento di toccare mia moglie.» +E tosto seco la condusse in corte, poi +fra pochi dì la ripudiò; e da li a due +anni ragguagliato ch'essa avea commercio +col primo marito, relegò l'uno e +l'altra. Inoltre pochi giorni dopo la +morte di Drusilla avendo esso Caio udito +parlare della straordinaria bellezza +dell'avola di <i>Lollia Paolina</i>, moglie di +Caio Memmio Regolo, già stato console, +e che era allora governatore della Macedonia +ed Acaia, stranamente avvisandosi +che non fosse minor la beltà della nipote, +mandò a prendere essa <i>Paolina</i>, e la sposò, +con obbligar suo marito ad adottarla +per figliuola. Ma svaghitosene fra poco, +la ripudiò, con precetto a lei fatto di non +avere carnal commercio con altr'uomo +in avvenire. Sposò dipoi <i>Cesonia Milonia</i>, +che già avea avuto tre figliuole da +un altro marito; donna che sapea il mestiere +di farsi amare. E la sposò nel dì +stesso che la medesima partorì una figliuola, +ch'egli riconobbe per sua, ed +ebbe nome <i>Giulia Drusilla</i>. Dione la fa +nata un mese dopo, e riferisce all'anno +seguente un tal matrimonio <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>. Intanto +si diede meglio a conoscere la sua furiosa +passione di mirar con piacere le morti +degli uomini. I giuochi funesti de' gladiatori +erano il suo maggior sollazzo. +Sollecitava anche i nobili, benchè fosse +contro le leggi, a combattere negli anfiteatri +e a farsi scannare. Non contento +del duello d'uno con uno, ne voleva +delle schiere; e un dì fece combattere +ventisei cavalieri romani, mostrando +<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123"></a>[123]</span> +gran contento allo spargimento del loro +sangue. Talvolta ancora, mancando i gladiatori, +facea ghermire taluno della plebe; +e colla lingua tagliata, affinchè non +potesse gridare, il forzava a combattere +con le fiere. Così di giorno in giorno +andava egli crescendo nella crudeltà, +sfoggiando nelle pazzie, e gettando smoderata +copia di danaro in vari spettacoli +e in demolir case per nuovi anfiteatri. +In quest'anno <span class="fnote">[Philo, in Flacc. Joseph., in Antiq. Judaic. +Eusebius, et alii.]</span>, per quanto si crede, +la mano di Dio cominciò a farsi sentire +in Levante contra de' Giudei, fieri persecutori +del già nato Cristianesimo. Ebbero +principio in Egitto le turbolenze mosse +contra di tal nazione, che in più centinaia +di migliaia abitava in quella ricchissima +provincia, con essersi sollevato il +popolo di Alessandria contra d'essi in +occasione che il re <i>Agrippa</i> arrivò a quella +città. Gran copia di loro fu maltrattata, +tormentata, uccisa; saccheggiate le +lor case, spogliati i magazzini, e ridotto +quel gran popolo ad un'estrema miseria. +La storia distesamente si legge ne' libri +di Filone contra Flacco, negli Annali del +Baronio all'anno 40, in quei dell'Usserio +e d'altri. L'istituto mio non soffre +ch'io ne dica di più. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XXXIX" id="XXXIX"></a>XXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro</span> Apostolo papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cajo Caligola</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Cesare Caligola Augusto</span> per la +seconda volta, <span class="sc">Lucio Apronio Cesiano</span>. +</p> + +<p> +Solamente per tutto il gennaio tenne +<i>Caligola</i> il consolato <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 17.]</span>, e nelle calende +di febbraio, per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>, +rinunziò la dignità a <i>Marco Sanquinio +Massimo</i>, che era stato console un'altra +volta. Continuò <i>Apronio Cesiano</i> nell'uffizio +sino alla fine di giugno, per testimonianza +<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124"></a>[124]</span> +del medesimo storico, e nelle +susseguenti calende dicono che gli fu +sostituito <i>Gneo Domizio Corbulone</i>. Così +il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, Continuat. Fastor. Sigonius et alii.]</span> ed altri, negando la +sostituzione d'altri consoli. Ma Dione +scrive, che incolpati da Caio i consoli, +per non aver intimate le ferie pel suo +giorno natalizio, e per aver solennizzata +la vittoria d'Augusto contra di Marco +Antonio, furono in quello stesso dì, cioè +del suo natale, degradati, con rompere i +loro fasci: ignominia tale, che l'un di +essi consoli si uccise di poi da sè stesso. +Aggiugne che allora succedette nel consolato +<i>Domizio Africano</i>. Secondo Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, c. 8.]</span> +Cajo Caligola nacque nel dì +31 d'agosto; e però in quel dì succedette +la mutazion de' consoli, e <i>Domizio +Africano</i> eletto console da Caligola, tenne +il consolato sino al fine dell'anno. <i>Domitium +Afrum Collegam Cajus ipse sibi +re, verbo Populus elegit.</i> Certo è, essere +stati due personaggi diversi <i>Domizio Corbulone +e Domizio Africano</i>, come si ricava +da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 3, cap. 33, et lib. 4, +c. 52.]</span> che li nomina amendue. +Dione anch'egli parla di essi sotto l'anno +presente, con dire che <i>Domizio Corbulone</i> +si guadagnò il consolato con far +dei processi, e poscia aggiugne che anche +<i>Domizio Africano</i> fu creato console. +Quel solo che resta scuro, si è, qual dei +due consoli deposti si troncasse il filo +della vita; perciocchè tanto Sanquinio +Massimo, quanto Corbulone sembra che +vivessero alcuni anni ancora, se pur di +amendue parla Tacito negli Annali <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. II, cap. 18.]</span>. +Cajo nell'anno presente levò di nuovo +al popolo il diritto dei Comizii, perchè ne +seguiva dell'imbroglio, e lo restituì al +senato. Era per altre cagioni in collera +contro d'esso popolo, perchè sapea d'esserne +odiato; vedea che scarso era il +loro concorso agli spettacoli; e più volte +intese che aveano levato rumore contro +<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125"></a>[125]</span> +le spie e gli accusatori. Però molti di +quando in quando ne fece ammazzare, +e si augurava che un solo collo avesse +tutto il popolo romano per poterlo tagliare +con un sol colpo. Nel medesimo +tempo andava crescendo la di lui crudeltà +anche verso i nobili e i ricchi, trovandosi +con facilità dei pretesti per farli +accusare e condannare a fine di mettere +le griffe sopra le loro ricchezze e beni. +Di Calvisio Sabino senatore, di Prisco +pretore e d'altri parla Dione, con aggiungere +che tutto il senato e popolo all'udirlo +un dì lodar Tiberio, e minacciar +tutti, rimasero sbalorditi e tremanti; e +la conciarono per allora con delle adulazioni +e lodi eccessive. Domizio Africano, +del cui consolato poco fa s'è ragionato, +seppe anch'egli con ripiego di +fina accortezza schivar la mala ventura. +Credendo costui d'acquistarsi un gran +merito, avea esposta una statua di Caligola, +con dire nell'iscrizione ch'esso +Augusto in età di ventisette anni era +giunto ad essere console due volte. Prese +Caligola con quella sua testa sventata +al rovescio l'espressione, parendogli fatto +un rimprovero a sè stesso per la sua età, +e per le leggi che non permetteano in sì +poco tempo tali onori. Però considerando +che uomo accreditato nell'eloquenza +del foro fosse Domizio, composta +un'orazione con molto studio volle egli +stesso accusarlo in senato. L'accorto +Domizio, finita ch'egli ebbe la diceria, +senza mettersi a difendere sè stesso, si +mostrò solamente stupefatto per la forza +e bellezza dell'orazione di Caio, con +rilevarne tutti i passi più luminosi e lodarli. +Richiesto poi di difendersi, se potea, +rispose d'essere vinto da così forte eloquenza, +ed altro non restargli, se non +di ricorrere alla clemenza di Cesare; e, +in così dire, se gli gittò supplichevole ai +piedi, implorando misericordia. Caio +gonfio per aver superato un oratore di +tanto nome, gli perdonò il resto, ed in +appresso il creò console. +</p> + +<p> +Ma non meno della crudeltà cresceva +<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126"></a>[126]</span> +in lui anche la frenesia o pazzia, profondendo +sempre più a sproposito immenso +danaro negli spettacoli <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 54. Dio, lib. 59.]</span>. Egli stesso +sulla carretta talvolta andò nel circo a +gareggiar nella corsa coi plebei professori; +e guai a quegli uomini e cavalli +che gli andavano innanzi. Fra gli altri +ebbe un cavallo prediletto, a cui avea +posto il nome d'<i>Incitato</i>. Lo tenea seco +a tavola, dandogli biada in vasi d'oro, +e in bicchieroni d'oro del vino. Forse +fu una burla il dirsi che egli avea anche +promesso di crearlo console un dì; e +che l'avrebbe fatto, se fosse vivuto più +tempo. Poca gloria a questo forsennato +regnante pareva il passeggiar per terra +a cavallo. Volle far vedere ai Romani, +che gli dava l'animo di cavalcar sopra il +mare. Fece dunque fabbricar un ponte in +un seno di esso mare fra Baja e Pozzuolo, +lungo da tre miglia e mezzo con due +file di navi da carico, fermate con ancore, +e fatte venir anche da lontano <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, c. 19.]</span>: il che +poi cagionò una gran carestia in Roma +e nell'Italia. Sopra vi fu fatto un piano +di terra con varie case ben provvedute +d'acqua dolce. Per questo ponte fabbricato +con immensa spesa, un dì montato +sopra un superbo cavallo, armato colla +corazza riputata di Alessandro Magno, e +con sopravvesta ornata d'oro e di gemme, +spada al fianco, e scudo imbracciato +e con corona di quercia in capo, marciò +l'intrepido imperadore con tutta la sua +corte da Baja a Pozzuolo, quasichè andasse +ad assalire un'armata nemica; +e come se fosse stanco per una data +battaglia, si riposò poi in quella città. +Nel seguente giorno salito sopra un carro +tirato dai suoi più superbi destrieri, +con Dario avanti, uno degli ostaggi dei +Parti, seguitato da essa sua corte tutta +in gala, e da alcune schiere di pretoriani, +ripassò di nuovo sul medesimo ponte; +in mezzo al quale alzato un tribunale, +arringò, come se avesse conseguita qualche +gran vittoria, lodando i soldati, quasi +<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127"></a>[127]</span> +che fossero usciti di pericolo, gloriandosi +sopra tutto di aver calpestato coi +piedi il mare. Dato poscia un congiario +o sia regalo al popolo, egli coi cortigiani +sul ponte, e gli altri in varie navi, passarono +il rimanente del giorno e la notte +in gozzoviglie e in ubbriacarsi, essendo +tutto il ponte colla collina d'intorno illuminato +da fiaccole, fuochi ed altri lumi, +talmente che la notte non invidiava al +giorno. Nel calore del vino e dell'allegria +molti furono gittati per divertimento in +mare, e molti ve ne gittò lo stesso Caio, +dei quali perirono alcuni. Così terminò +la gran funzione, con vantarsi il prode +Augusto di aver messo terrore al mare, +e con ridersi di Dario e di Serse, per +aver egli domato il mare per un tratto +più lungo. Le immense spese fatte in +quest'azion da teatro, incitarono dipoi +lo smunto Augusto a far danari per tutte +le vie, e massimamente colle condanne +dei benestanti. Fra questi uno fu il celebre +filosofo <i>Lucio Anneo Seneca</i>, tenuto +pel più saggio di Roma, che corse gran +pericolo, non già per qualche suo delitto, +ma solamente per aver trattata con vigore +nel senato una causa alla presenza +dello stesso Caligola, che se l'ebbe a +male, o perchè proteggesse co' desiderii +quella causa, o perchè gli spiacesse chi +era più eloquente di lui. Il fece dunque +condannare; ma il lasciò poi vivere per +avere inteso da una donnicciuola di corte, +che questo filosofo era tisico e poco +potea campare. +</p> + +<p> +Prese susseguentemente Caligola all'improvviso +la risoluzione di passar +nella Gallia, col pretesto della guerra +non mai bene estinta coi Germani; ma +veramente per far bottino addosso alle +provincie romane, ed insieme per dar a +conoscere l'insigne suo valore e potenza +ai Barbari, dopo averne data una sì bella +lezione al mare stesso. Dovette accadere +la sua partenza negli ultimi mesi di questo +anno. Fu detto, che raunò dugentomila, +ed altri anche scrissero dugento +cinquantamila armati. Direste ch'egli +<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128"></a>[128]</span> +sicuramente subbissò con tante forze la +Germania. Andò a finire anche questo +formidabil apparato in una scena comica. +Appena ebbe passato il Reno, che marciando +in carrozza in mezzo all'esercito +per dei passi stretti, gli fu detto che sorgerebbe +ivi della confusione se i nemici +venissero ad assalire i Romani. Bastò +questo, perchè egli salito a cavallo, con +fretta se ne tornasse al ponte del Reno, +e trovatolo impedito dalle carrette dei +bagagli, si facesse portar di là sulle spalle +dagli uomini, non parendogli mai d'essere +in sicuro dai Germani, finchè non +ebbe la barriera del Reno davanti. In +quella ridicolosa spedizione fece un dì +nascondere alcuni Tedeschi della sua +guardia di là da esso Reno, acciocchè +nel tempo del desinare gli fosse portata +la nuova che il nemico veniva. Allora +saltato su da tavola, colle milizie corse +contra quelle sognate truppe, e giunto +in un bosco vi spese il resto del giorno +a far tagliare degli alberi, per innalzarvi +de' trofei dell'oste nemica da lui messa +in fuga, confortando intanto alla tolleranza +le legioni colla speranza di menar +meglio le mani un'altra volta. Ed intanto +scrivea lettere di fuoco al senato, perchè +in Roma si faceano dei conviti ed altri +divertimenti, mentre egli si trovava in +mezzo ai pericoli della guerra. Venne in +questi tempi a mettersi sotto la di lui +protezione con pochi de' suoi Adminio +figliuolo d'uno dei re della gran Bretagna, +cacciato dal padre. Come s'egli +avesse conquistata la Bretagna, spedì +tosto corrieri a Roma con lettere laureate, +ed ordine ad essi di presentarsi +sol quando il senato fosse adunato nel +tempio di Marte, e di consegnar le lettere +in mano dei consoli. Fecesi anco proclamar +imperadore per la settima volta, +quasichè egli avesse riportata qualche +vittoria, quando neppur uno dei Germani +provò se erano ben affilate le spade romane. +Queste furono le bravure e conquiste +del buffonesco imperadore, che +diedero da ridere a tutti, e specialmente +<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129"></a>[129]</span> +agli stessi Germani, i quali s'avvidero +per tempo della di lui vanità e paura, +nè ebbero più apprensione alcuna di lui. +Il tempo preciso di queste sue ridicolose +prodezze non è assegnato dagli antichi +scrittori. +</p> + +<p> +Diedero per lo contrario da piagnere +alla Gallia le inaudite sue estorsioni per +far danaro. Non contento dei regali che +gli portavano i deputati delle città, si applicò +a far morire i più ricchi di quelle +contrade sotto diversi pretesti; occupando +le lor terre, e vendendole dipoi anche +per forza a chi non ne avea voglia, ed +era obbligato a pagarle molto più che +non valevano. Trovandosi un giorno al +giuoco, gli fu detto che mancava il danaro. +Fecesi tosto portare i catasti dei +beni della Gallia, comandò che i meglio +possidenti fossero privati di vita; rivoltosi +poi agli altri giocatori, disse: «Voi +giuocate di poco; ma io giuoco a guadagnar +sei milioni.» Profuse bensì +un gran danaro in regalar le milizie, ma +insieme cassò molti uffiziali; ad altri assaissimi +negò la promozione dovuta; e +a gran copia di soldati per capricciose +ragioni fece levar la vita. Soprattutto +risonò la morte da lui data a due dei +suoi principali magistrati. L'uno fu <i>Gneo +Lentolo Getulico</i> della primaria nobiltà +romana, che per dieci anni avea tenuto +il governo dell'armi della Germania. +Perchè egli, secondo il sentimento di +Dione, s'era guadagnata la benevolenza +de' soldati, questo fu il gran delitto per +cui Caligola il tolse dal mondo. Ma probabilmente +anch'egli fu incolpato, come +mischiato in una congiura tramata contra +d'esso Augusto da <i>Marco Emilio Lepido</i>, +non so se vera o falsa. Svetonio la +dà per vera. Aveva Cajo condotte seco +nel viaggio le sue sorelle <i>Agrippina</i> e <i>Livilla</i>, +disonestamente amate da lui, e prostituite +anche da altri. Lepido era loro +parente, sì per essere figliuolo di Giulia +nipote d'Augusto e sorella d'Agrippina +lor madre, e sì per essere stato marito di +<i>Drusilla</i>, loro sorella. La confidenza che +<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130"></a>[130]</span> +passava fra essi a cagion della parentela, +degenerò facilmente in un infame commercio, +cosa non rara fra i Pagani, seguaci +di una falsa e sporca religione. Sapendo le +sorelle, quanto fosse odiato il fratello, +ed aspirando spezialmente l'ambiziosa +Agrippina a divenir imperadrice, macchinarono +tutti e tre contra di Caligola, perchè +Lepido si prometteva di succedergli. +Scoperta la trama, Lepido la pagò con la +vita; ed Agrippina e Livilla furono relegate +nell'isola di Ponza, con aver anche +Cajo obbligata Agrippina a portare a Roma +le ceneri del drudo in un'urna. Disse +che oltre alle isole egli avea per loro +anche delle spade. Scrisse poscia al senato +di avere scappato quella pericolosa burrasca, +e mandò a Roma i biglietti che +attestavano l'impudica lor vita, e la lor +lega coi congiurati, e tre pugnali inoltre +destinali a torgli la vita, con ordine di +consecrarli a Marte vendicatore <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 39.]</span>. Fece +da lì a poco venir nella Gallia tutti gli +ornamenti e le suppellettili, gli schiavi, +ed anche i liberti delle sorelle per ricavarne +danaro (perchè spesso lo scialacquatore +ne scarseggiava), e trovato che +li vendea ben cari, nella maniera nondimeno +che dissi da lui praticata: comandò +tosto, che fossero condotte da Roma anche +tutte le più belle e preziose masserizie +del palazzo imperiale, prendendo per forza +tutte le carrette e cavalli che si trovavano +per le pubbliche strade, affin di +condurle, non senza grave danno e lamento +dei popoli. Tutto ancora vendè +come all'incanto nella Gallia, e carissimo, +perchè volea che si pagasse anche il +fumo, con aver messo de' biglietti sopra +cadaun di que' mobili; in uno d'essi +dicea: «Questo fu di mio padre; quest'altro +di mio nonno e di mia madre; +quest'era di Marc'Antonio in Egitto; +questo lo guadagnò Augusto in una tal +vittoria;» e così discorrendo. Tutto +il danaro poi si dissipò in breve tra le +paghe e i regali dei soldati, ed alcuni spettacoli +ch'egli volle dar in Lione prima +<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131"></a>[131]</span> +del suo ritorno, succeduto nell'anno +seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XL" id="XL"></a>XL</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XL</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cajo Caligola</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Cesare Caligola Augusto</span> per la +terza volta. +</p> + +<p> +Solo fu console ad aprir l'anno <i>Cajo +Caligola</i>, non già perchè egli non avesse +nominato il collega; ma perchè, come +abbiamo da Svetonio e da Dione <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 17. Dio, lib. 59.]</span>, il +console disegnato morì nell'ultimo dì del +precedente anno, nè vi restò tempo da +provvedere. Si ritrovarono imbrogliati +i senatori per non esservi in Roma capo +alcuno del senato, nè si attentavano i +pretori a convocare esso senato, benchè +loro appartenesse tale officio nell'assenza +e mancanza de' consoli. Contuttociò da +loro stessi salirono nelle calende di gennajo +al Campidoglio, e quivi fecero i sacrifizii; +posta anche la sedia di Caligola nel +tempio, l'adorarono; e, come s'egli fosse +stato presente, gli fecero l'offerta dei +doni che in testimonianza del loro amore +avea introdotto Augusto. Tiberio poi la +dismise, e Caligola per avarizia la rinnovò. +Null'altro osarono di fare in quel dì i +senatori, se non di caricar di lodi l'imperadore, +e di augurargli delle immense +prosperità. Si contennero anche nei dì +seguenti, finchè arrivò l'avviso, che +Caligola giunto a Lione avea dimesso il +consolato nel dì 12 di gennajo. Allora +entrarono nella dignità i due consoli +sostituiti. Dione li lasciò nella penna. +Secondo le conghietture d'alcuni eruditi +questi furono Lucio Gellio Poblicola e +Marco Coccejo Nerva; ma non è cosa +esente da dubbii; e molto meno che nelle +calende di luglio fossero sostituiti Sesto +Giulio Celere e Sesto Nonio Quintiliano, +come altri han creduto. In Lione, siccome +accennai, si ritrovò Caligola nelle +<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132"></a>[132]</span> +calende di gennajo <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 20.]</span>, e probabilmente +allora per onorare il suo consolato, +celebrò quivi gli spettacoli mentovati +da Svetonio e da Dione. Furono vari, +ma non vi mancò quella della gara +nell'eloquenza greca e latina, giuoco +solito a farsi in quella città alla statua +d'Augusto. Chi era vinto pagava il premio +ai vincitori, ed era tenuto a fare un +componimento in lor lode. Coloro poi, +che in vece di piacere dispiacevano, +doveano colla lingua, o con una spugna +cancellare il loro scritto, se pur non +eleggevano d'essere sferzati dai discepoli, +ovvero tuffati nel fiume vicino. Era tuttavia +Cajo in Lione, quando arrivò colà +chiamato da lui <i>Tolomeo re</i>, figliuolo di +Giuba già re delle due Mauritanie, e suo +cugino. Fu onorevolmente ricevuto. Ma +o sia ch'egli entrato nel teatro per ragione +del grande sfarzo recasse gelosia +al luminare maggiore, o pure che Cajo, +informato delle molte di lui ricchezze, le +volesse far sue: fuor di dubbio è, che il +mandò in esilio, e poscia (forse nel cammino) +con somma perfidia il fece ammazzare: +iniquità, per cui i suoi sudditi +si ribellarono dipoi al romano imperio. +Anche <i>Mitridate re dell'Armenia</i> in altro +tempo fu da lui mandato in esilio, ma +non ucciso. Poscia, prima di ritornare in +Italia, volle Caligola coronar tante sue +gloriose imprese con un'azione magnifica <span class="fnote">[Dio, lib. 59. Sueton., cap. 46. Aurelius Victor de Caesarib.]</span>. +Sul lido dell'Oceano per ordine +suo andò tutto il suo esercito ad accamparsi +con gran copia di macchine e d'attrezzi +militari, ed egli imbarcatosi in una +galea, per mare arrivò colà. Ognun si +aspettava che egli pensasse portar la +guerra nella Bretagna: e forse ne avea +formato il disegno: quand'ecco smontato +egli di nave, salì sopra un alto trono, +fece ordinare in battaglia tutte le schiere, +e sonar le trombe, dare il segno della +zuffa, come se fosse vicino un gran combattimento, +senza vedersi intanto nemico +<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133"></a>[133]</span> +alcuno. Poscia tutto ad un punto ordinò +ai soldati di raccogliere sul lido quante +conchiglie o nicchi potessero nelle celate +e nel seno, chiamandole spoglie dell'Oceano +da portarsi a Roma, e da mettersi +nel Campidoglio. In memoria di questa +sua segnalata vittoria fece fabbricare ivi +un'alta torre. Vennegli anche in testa +prima di partirsi dalla Gallia, di far tagliare +a pezzi le legioni che si rivoltarono +molti anni addietro contra di Germanico +suo padre, ed assediarono anche lui stesso +fanciullo. Tanto gli dissero i suoi +consiglieri, che depose così matta e crudel +voglia; non poterono però tanto, +ch'egli non persistesse nel volere almen +decimare que' soldati. Feceli per tanto +raunar tutti senz'armi e senza spada, ed +attorniare dalla cavalleria; ma accortosi +che molti d'essi dubitando di qualche +insulto, correano a prendere l'armi, fu +ben presto a levarsi di là, ed affrettare il +suo ritorno in Italia. +</p> + +<p> +Venne egli, ma pieno di mal talento, +contro al senato. Si trovavano stranamente +imbrogliati i senatori, per non +sapere come regolarsi con un sì fantastico +e pazzo imperadore <span class="fnote">[Sueton., in Caligula, cap. 49.]</span>. Se gli decretavano +onori straordinari per la sua pretesa +vittoria de' Germani e Britanni, temevano +del male, quasi che il beffassero; e non +decretandone alcuno, o pochi a misura +dei di lui desiderii, ne temevano altrettanto. +Egli inoltre avea scritto di non +volere onori; e pur da lì a non molto +tornò a scrivere, lamentandosi che l'aveano +defraudato del trionfo a lui dovuto. Ed +avendogli il senato inviato all'incontro +un'ambasceria, sollecitandolo a venire a +Roma: <i>Verrò, verrò</i>, rispose, <i>e con questa</i>, +tenendo la mano sul pomo della spada. +Fece anche pubblicamente sapere a Roma, +ch'egli ritornava, ma solamente per +coloro che desideravano il suo arrivo, +cioè per l'ordine equestre e popolo, perchè +quanto a sè non si terrebbe più per +cittadino nè per principe del senato. Nè +dipoi volle che alcun de' senatori venisse +<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134"></a>[134]</span> +ad incontrarlo. O rifiutato o differito il +trionfo, si contentò dell'ovazione: col +qual onore entrò in Roma nel dì 31 +d'agosto, giorno suo natalizio, conducendo +seco per pompa que' pochi prigionieri +disertori tedeschi che potè avere, a' quali +unì una mano d'uomini d'alta statura, +raccolti nella Gallia, e fatti tosare e vestire +alla tedesca. Menò ancora, e buona +parte per terra, le galee che l'aveano +servito nella ridicolosa spedizione contra +della gran Bretagna <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>. Gittò poi in +questa occasione dall'alto della basilica +giulia gran quantità d'oro e d'argento, +e nella folla molti vi perirono. +Dopo tal solennità comandò che fosse +ucciso Cassio Betulino, e volle che Capitone +di lui padre assistesse a sì funesto +spettacolo; e perchè questi osò di chiedergli, +se permetteva a lui la vita, a lui +ancora la levò. Rappacificossi poi col +senato per un accidente. Entrato nella +curia Protogene, corsero tutti i senatori +a complimentarlo, e a toccargli, secondo +il costume, la mano. Fra gli altri essendosi +a lui presentato Scribonio Proculo +uno d'essi, Protogene, ministro della +crudeltà di Cajo, guatandolo con occhio +torvo: <i>E tu ancora</i>, disse, <i>hai ardire di +salutarmi; tu che cotanto odii l'imperatore?</i> +Allora i senatori si scagliarono +addosso all'infelice, come ad un mostro +e nemico pubblico; e con gli stiletti da +scrivere, che ognuno portava addosso, +tante gliene diedero, che lo stesero morto +a terra. Il suo corpo fatto in brani fu +poi strascinato per la città. Questo atto +de' senatori, e l'aver eglino decretato <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span> +che l'imperadore avesse da sedere in un +sì alto tribunale, che niuno potesse arrivarvi, +e tener ivi le guardie, e che si +mettessero anche dei soldati alle di lui +statue; cagion fu, ch'egli si ammollì e +perdonò a quell'augusto ordine: e similmente +mostrò piacere, che i senatori più +che mai l'adulassero, chi dandogli il +titolo d'eroe, e chi di dio; il che servì +<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135"></a>[135]</span> +a maggiormente farlo impazzire. Gran +tempo era, che questa legger testa si +riputava più che uomo, ed ambiva gli +onori divini. Già avea comandato che in +Mileto, città dell'Asia, si fabbricasse un +tempio in onor suo. Un altro ancora se +ne fece alzare in Roma; e si trovarono +intieri popoli, e massimamente gli Alessandrini, +che a questa ridicolosa divinità +davano gl'incensi. Perchè i Giudei, divoti +del solo vero Dio, non vollero consentire +a tanta empietà, patirono di molti +guai, e meraviglia fu che non gli sterminasse +tutti. Le pazzie che fece Cajo, per +sostenere questa sua vana opinione di +deità, raccontate da Dione, sono innumerabili. +Sulle prime si pareggiava ai semidei, +vestendosi talora, come Ercole, +Bacco ed altri simili. Passò ad uguagliarsi +agli dii, e a gareggiar con Giove stesso. +Al vederlo un dì assiso sul trono in abito +di Giove, un ciabattino nativo della Gallia +non potè contenere le risa. Avvedutosene +Cajo, e chiamatolo, gli domandò +chi credeva egli che fosse: <i>Un gran pazzo</i>, +con gran sincerità rispose il buon uomo. +E pur Cajo, che per tanto meno avrebbe +fatto morire un intero senato, male +non fece a costui, perchè più sopportava +la libertà dei plebei che dei grandi. La +via che tenne <i>Lucio Vitellio</i>, padre dell'altro +che fu imperadore, per salvare la +propria vita, fu la seguente. Richiamato +egli in quest'anno dalla Soria, nel cui +governo come proconsole s'era acquistato +non poco onore, con ripulsare +Artabano re de' Parti, venne a Roma. +Cajo, parte per invidia alla di lui gloria, +parte per paura di un personaggio sì generoso, +avea già fissata la di lui morte. +Subodorato questo suo pericolo <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 2.]</span>, +Vitellio prese il ripiego dell'adulazione e +d'impazzire coi pazzi; e presentatosi +davanti a lui con abito vile, e col capo +velato, come si faceva ai falsi dii, se gli +prostrò a' piedi con dirotte lagrime, +dicendo, che <i>non v'era altri che un Dio +<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136"></a>[136]</span> +par suo capace di perdonargli</i>, promettendo +di fargli de' sagrifizii se potea conseguir +la sua grazia. Non solamente +Caligola gli perdonò, ma il tenne da lì +innanzi per uno de' suoi principali amici. +E Vitellio trovata così utile l'adulazione, +continuò poi sotto Claudio Augusto a +valersene con perpetua infamia del suo +nome. Intanto non mancarono a Roma +altri spettacoli della pazza crudeltà di +Caligola, accennati da Dione e da Svetonio, +non potendosi abbastanza esprimere +a quante metamorfosi fosse suggetto quel +cervello bisbetico, volendo oggi una cosa, +domani il contrario; ora amando ed ora +odiando le medesime persone; prodigo +insieme ed avaro; sprezzator de' suoi dii, +e un coniglio, qualora udiva il tuono; +talora perdonando i gran falli, ed altre +volte gastigando colla morte i minimi; e +così discorrendo; tutti caratteri d'uomo +a cui s'era intorbidato più d'un poco il +cervello. Fu anche creduto, che <i>Cesonia</i> +sua moglie con dargli una bevanda amatoria +l'avesse conciato così. La qual +poscia fra le carezze che le faceva il +consorte, ne sentiva anche ella delle +belle: imperocchè baciandole il collo, +più volte Cajo le dicea: <i>Oh che bel collo, +che subito che me ne venga talento sarà +tagliato!</i> Ma sopra tutto tenne egli saldo +il costume di far morire chi de' grandi +non gli mostrava assai affetto: con avere +sempre in bocca il detto di Azzio tragico +poeta: <i>Oderint, dum metuant. Mi odiino +quanto vogliono, purchè mi temano.</i> Un +simile tirannico motto fu in uso a Tiberio <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 59.]</span>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137"></a>[137]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLI" id="XLI"></a>XLI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di Druso imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Cesare Caligola Augusto</span> per la +quarta volta e <span class="sc">Gneo Sentio Saturnino</span>. +</p> + +<p> +Che Caligola fosse in questo anno +console per la quarta volta, e deponesse +tal dignità nel dì 7 di gennaio, l'abbiamo +da Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Cajo, cap. 17.]</span>, il quale ancora aggiugne, +che egli unì <i>i due ultimi consolati</i>, +per essere stato console anche nell'anno +antecedente. Secondo il Pagi <span class="fnote">[Pagius, Dissert. Hypatic.]</span> ed altri, +in vece di <i>due</i> dovrebbe avere scritto +Svetonio <i>tre</i>, perchè egli entrò console +anche nell'anno 39 della nostra +Era. Che a lui nel consolato fosse sostituito +<i>Quinto Pomponio Secondo</i> nello stesso +dì 7 gennaio, si raccoglie da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>, +che per tale il nomina nel dì 24 +del suddetto mese, in cui fu ucciso Caligola. +E Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., Antiquit. Judaic., lib. 19, c. 1.]</span> attesta anche +egli, che erano consoli <i>Sentio Saturnino</i> +e <i>Pomponio Secondo</i>, allorchè Claudio salì +all'imperio. Nei Fasti di Cassiodoro consoli +dell'anno presente son detti <i>Secondo</i> +e <i>Venusto</i>: e però il Panvinio ed altri +han portata opinione, che nelle calende +di luglio questo <i>Venusto</i> succedesse a +Saturnino. Monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., in Anast.]</span>, che +non trovò consoli in questo anno, e lasciò +scappar l'anno medesimo, per assettare +la nuova sua cronologia, difficilmente +può sperar seguaci in tale opinione. +Erano già pervenuti i Romani alla +disperazione, veggendosi governati da un +Augusto, se non tutto, almen mezzo pazzo +e mezzo furioso, il quale specialmente +esercitava il suo furore contro la +nobiltà; che angariava con insopportabili +<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138"></a>[138]</span> +imposte e gravezze i popoli, con inviare +non i soliti uffiziali, ma i soldati a riscuoterle; +che avea <span class="fnote">[Joseph., Antiquit. Judaic., lib. 19, cap. 1.]</span> spogliato ogni +tempio della Grecia di tutte le lor più +belle pitture e statue; che permetteva +agli schiavi di accusare in giudizio i lor +padroni (cosa inaudita), di modo che lo +stesso Claudio, zio paterno dell'imperadore, +accusato da Polluce suo schiavo, +corse pericolo della vita, e fu obbligato +a difendersi in senato; Augusto finalmente, +che tutto dì si vedea far delle +nove pazzie, indegne d'ogni persona ragionevole, +non che di un imperadore. +Perciò tutti sospiravano, chi per vendetta +del passato, chi per impazienza del mal +presente, e chi per timore di peggio nell'avvenire, +che la terra fosse oramai +liberata da questo mostro. Ma niuno +osava. I soldati pretoriani, cioè delle +guardie, grosso corpo di gente avvezza +all'armi, ed affezionata a Caligola per +le frequenti sue liberalità, faceano venir +meno il coraggio a chiunque avesse voluto +tentare contro la vita di lui. Contuttociò +non mancarono persone, che, +per proprii riguardi e compassione del +pubblico, il quale andava di male in peggio, +cominciarono a tramar delle congiure. +I principali e più coraggiosi furono +<i>Cassio Cherea</i> e <i>Marco Annio Minuciano</i>. +Era il primo uno dei tribuni, cioè dei +primi uffiziali delle compagnie pretoriane, +uomo di petto e di probità tale, che detestava +le crudeltà e pazzie tutte di Cajo; +dotato anche di molta prudenza e cautela, +e però alto ad ogni grande impresa. +Caligola, perchè egli avea poche parole, +e parlava con voce languida, il teneva +per un effemminato, beffandolo anche +bene spesso, come un dappoco, e dato +solo alla sensualità; di modo che qualor +Cherea andava a prendere il nome +per la guardia, ora gli dava quel di Priapo +o di Cupido, ora quel di Venere ed altri +simili: del che si offese molto Cherea. +E buon per lui, che sì vil concetto avea +<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139"></a>[139]</span> +del suo merito Caligola; perciocchè dicono, +che gli era stato ultimamente predetto +che sarebbe ammazzato da un +Cassio, come fu ancora Giulio Cesare: +il che fu cagione che egli richiamò a +Roma Cassio Longino proconsole dell'Asia <span class="fnote">[Dio, lib. 59. Suetonius, in Cajo, cap 57.]</span>, +discendente da Cassio, uccisor +di Cesare, con ordine ancora di ucciderlo, +ma senza che ne seguisse poi l'effetto. +Trasse Cherea nelle sue massime Cornelio +Sabino, tribuno anche esso delle +guardie; ed amendue si aprirono con +Annio Minuciano, uomo della primaria +nobiltà, e pel suo raro merito stimato +da tutti; ma che stava male presso di +Caligola, per essere stato amico intimo +di Marco Lepido. Scrive Giuseppe, che +questo Minuciano avea sposata una sorella +di Caligola. Noi vedemmo che <i>Giulia</i> +fu maritata con <i>Marco Vinicio</i>, uomo +consolare; e Dione parla di un <i>Viniciano</i> +che pretese all'imperio. Però potrebbe +essere che <i>Minuciano</i> fosse il medesimo +che <i>Viniciano</i> o sia <i>Vinicio</i>, con errore +di alcuno de' testi. Si trovò Minuciano +non solamente pronto all'impresa, ma +più ardente degli altri. A loro si aggiunse +Callisto liberto di Cajo, che secretamente +coltivava la amicizia di Claudio zio +dell'imperadore, con altri non pochi. E +Valerio Asiatico, personaggio ricchissimo +di beni nelle Gallie, vi tenea mano, ma +con gran secretezza e riguardo. Fu destinato +al compimento del disegno il tempo +de' giuochi che si aveano da fare in +onor di Augusto nel dì 21 di gennaio, e +nei tre seguenti: giacchè terminata quella +festa, Caligola avea fissata la sua partenza +per l'Egitto, a far ivi meglio conoscere +un impazzito imperadore. Nei tre primi +giorni de' giuochi non si trovò apertura +a compiere il disegno: laonde Cherea, +che non potea più stare alle mosse per +paura che messo l'affare in petto di tante +persone traspirasse, determinò di sbrigarla +nel dì 24 di gennaio. +</p> + +<p> +Nella mattina di quel dì, Cajo più +allegro ed affabile che mai fosse stato, si +<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140"></a>[140]</span> +assise nell'anfiteatro, fabbricato di nuovo +per quella funzione; fece gittar delle +frutta agli spettatori; egli ancora lietamente +in pubblico mangiava e beveva, +facendo parte di quei regali a chi gli era +vicino, e specialmente a Pomponio Secondo +console, che sedea ai suoi piedi, +e facea la graziosa scena di andarglieli +baciando di tanto in tanto. Pericolo vi +fu, che Cajo non si movesse di là nel +rimanente del giorno; perchè assai satollo +ed abboracchiato per la lauta colezione, +bisogno non avea di desinare. Contuttociò +riusci a Minuciano, ad Asprenate e +ad altri cortigiani congiurati di farlo +muovere un'ora o due dopo il mezzodì, +per andare al bagno, e ritornarsene, +pranzato che avesse. Giunto al palazzo, +in vece di andar diritto verso dove l'aspettavano +i destinati al fatto, voltò strada +per vedere alcuni giovanetti delle +migliori famiglie dell'Asia e della Grecia <span class="fnote">[Suet., in Cajo, c. 58. Dio, lib. 59. Joseph., +Antiq., lib. 59.]</span> +fatti venire apposta per cantare +e ballare ne' giuochi. Allorchè fu in un +luogo stretto, Cherea se gli presentò +davanti, per chiedergli il nome della guardia. +L'ebbe, ma derisorio, secondo il costume. +Egli messa allora mano alla spada +gli diede un tal fendente sul capo, che a +Cajo sbalordito neppure restò voce per +chiamare aiuto. Fecesi avanti anche Cornelio +Sabino, che con un colpo gli tagliò +una mascella; ed altri con trenta altre +ferite il finirono. Perchè senza rumore +non potè succedere quella scena, trassero +colà primieramente i portantini della lettiga +imperiale colle loro stanghe, e poscia +le guardie tedesche, le quali cominciarono +a menar le mani addosso a' colpevoli +ed innocenti. Fra gli altri vi perderono +la vita Publio Nonio Asprenate, +che era stato console nell'anno 58, Norbano +ed Antejo, tutti e tre senatori. Il +cadavere dell'estinto Augusto, portato +nella notte seguente nel giardino di Lamia, +fu mezzo bruciato, e frettolosamente +seppellito in terra, per timore che il +<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141"></a>[141]</span> +popolo lo mettesse in brani. Mandato anche +da Cherea un centurione o tribuno, +appellato Giulio Lupo, alle stanze di <i>Cesonia</i> +moglie di Cajo, la trucidò insieme +colla figliuola <i>Giulia</i>, per cui Cajo avea +fatto varie pazzie con dichiararla anche +figliuola di Giove. E tale fu il fine di <i>Cajo +Caligola</i>, fine corrispondente ad un conculcatore +di tutte le leggi umane e divine, +e che troppo tardi si accorse d'essere +non un Dio, ma un miserabil mortale. +Abbattute poi furono le sue statue, +rasato il suo nome dalle iscrizioni, e +trattata la sua memoria come di un +pubblico nemico. +</p> + +<p> +Portata la nuova della morte di Caligola +all'anfiteatro, dove buona parte +del popolo dimorava in allegria godendo +il pubblico divertimento, incredibil fu lo +spavento di tutti; e tanto più perchè i +soldati pretoriani attorniarono colle spade +nude quel luogo, e si durò gran fatica +a trattenerli che non cominciassero a +far vendetta dell'estinto principe sopra +quegl'innocenti. Subito che poterono in +tanta confusione i consoli Sentio Saturnino +e Pomponio Secondo, operar qualche +cosa, inviarono tre compagnie di +essi pretoriani che si trovarono ubbidienti +per la città, affinchè impedissero +i tumulti. Raunato poscia il senato nel +Campidoglio, corsero colà gli altri soldati +del pretorio, chiedendo con alte grida +che si cercassero gli uccisori. Ma +affacciatosi Valerio Asiatico, uno dei +primi senatori, ad un balcone, gridò +forte: «Piacesse a Dio, che l'avessi +ammazzato io!» Queste sole parole +fecero impression tale ne' soldati che si +ritirarono. Fu poi dibattuto nel senato +quel che fosse da fare in sì pericolosa +congiuntura. Il console Saturnino, secondo +che scrive lo storico Giuseppe, +fece una bella aringa con rammentar +tutti i mali patiti sotto Tiberio e Caligola +principi sanguinarii ed assassini del pubblico, +e conchiudendo che s'avea da ricuperare +la libertà oppressa dai precedenti +imperadori; ma senza prendere ben +<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142"></a>[142]</span> +le misure necessarie per sì importante +risoluzione. In fatti, non tardò molto a +scoprirsi la vanità di questo disegno. +<i>Tiberio Claudio Druso Germanico</i>, comunemente +conosciuto col nome di <i>Claudio</i> +fra gl'imperadori de' Romani, figliuolo +fu di <i>Nerone Claudio Druso</i>, e fratello di +<i>Germanico Cesare</i>, per conseguenza zio +paterno di Caligola. Uomo di poco senno +e sommamente timido, benchè avesse +studiato le arti liberali, era tenuto in +concetto piuttosto di stolido, e perciò +sprezzato e deriso da tutti. Forse anche +egli mostrava d'essere più di quel che +era. E questo fu la sua fortuna, perchè +salvò la vita sotto Tiberio e Caligola, i +quali vedendolo addormentato e dappoco, +nè avendo apprensione alcuna di +lui, si ritennero dal levarlo dal mondo. +Tiberio nondimeno il lasciò sempre nell'ordine +de' cavalieri. Cajo suo nipote, +benchè fosse dipoi qualche volta tentato +d'ucciderlo, pure l'avea alzato al grado +di senatore ed anche al consolato. Trovavasi +egli in compagnia o poco lungi +da Caligola, allorchè i congiurati se gli +avventarono addosso. Tutto spaventato +corse ad appiattarsi dietro ad una tappezzeria, +da dove ascoltava lo strepito +di chi andava e veniva, e co' suoi occhi +vide le teste d'Asprenate e degli altri +uccisi staccate dai busti <span class="fnote">[Suet., in Claudio, cap. 10. Dio, lib. 60. Joseph., +Antiq., lib. 19.]</span>. S'aspettava +anch'egli la morte, quando in passare +uno de' soldati per nome Grato e scoperti +i suoi piedi, il tirò per forza fuori della +tappezzeria. Cadde in ginocchioni Claudio +e gli dimandò la vita; ma il soldato +riconosciutolo per quel che era, non +solamente l'animò, ma gli diede anche +il titolo di <i>mio imperadore</i>. E menatolo +a' suoi compagni, che stavano disputando +di quel che s'avesse a fare in quel +contingente, siccome per la memoria di +Germanico suo fratello l'amavano, tutti +concorsero a riceverlo per imperadore. +Pertanto postolo in una lettiga, sulle loro +spalle il portarono al castello pretoriano, +<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143"></a>[143]</span> +cioè al loro quartiere; tremando egli intanto, +e compassionandolo il popolo nel +mirarlo così portato, sulla credenza che +il conducessero alla morte. Si fermò +tutta quella notte nel quartier de' soldati, +nè andò al senato benchè chiamato, scusandosi +colla forza che gliel'impediva. +Venuto poscia il dì 25 di gennaio, giacchè +i senatori erano discordi fra loro, +nè mezzo appariva da poter ripigliare e +sostenere l'antica libertà, non si prendeva +risoluzione alcuna nel senato, in +cui per altro non mancava il partito di +chi proponeva un nuovo principe. +</p> + +<p> +Intanto la natia paura di Claudio +l'avea tenuto lungamente sospeso s'egli +avesse sì o no da accettare l'esibito imperio, +e fu più volte in procinto di rifiutarlo, +o di rimettersi totalmente alla volontà +del senato; quando, per testimonianza +di Giuseppe Storico, <i>Agrippa</i> re +di parte della Giudea, che si trovava allora +in Roma, ed avea fatto dar sepoltura +all'ucciso Caligola, arrivò segretamente +colà, ed incoraggiò talmente il +vacillante Claudio, che consentì al buon +volere de' soldati, da' quali fu universalmente +proclamato imperadore, con promettere +egli a tutti un buon regalo di +denari. Fu questi il primo degl'imperadori, +eletto dalle milizie, con esempio +infinitamente pregiudiziale allo imperio +romano; perchè ne vedremo tanti altri +per questa via, e col comperare lo imperio +dai soldati, salire al trono. Ora il +senato, a cui era già pervenuto lo avviso +degli andamenti dei pretoriani e di Claudio, +trovandosi ben intricato fra il desiderio +di ricuperar la libertà, e il timore +di non poterlo, mandò a chiamare il re +Agrippa, per valersi del suo mezzo. +Questo uomo doppio, quanto altri mai +fosse, comparve in senato ben profumato, +e fingendo di nulla sapere, anzi dimandando +dove fosse Claudio, fu informato +del presente sistema dei pubblici affari, +ed interrogato del suo parere. Lodò egli +sommamente il lor disegno di rimettere +in piedi la repubblica, e si protestò pronto +<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144"></a>[144]</span> +a dar la vita per la gloria del senato. Ma +nello stesso tempo sparse il terrore in +tutti, mostrando la difficoltà di resistere +ai pretoriani, e lodando in fine, che si +facesse una deputazione a Claudio per +esortarlo a desistere: al che egli si esibì. +Accettata la offerta, e deputati con lui +anche i tribuni della plebe, andò Agrippa +a trovar Claudio, e fece pubblicamente +la ambasciata. Poscia in un ragionamento +a parte espose a Claudio la +debolezza ed incertezza del senato, esortandolo +a prendere le briglie con mano +forte. Perciò, per quanto dicessero dipoi +i tribuni per rimuoverlo, e per consentire +almeno di ricevere lo imperio dalle +mani del senato, Claudio tenne saldo, +con promettere solamente un buon governo. +Dacchè il senato ebbe ricevuta +questa risposta, volle fare il bravo col +minacciargli la guerra, e Claudio ne +mostrò paura. Passò fra questi dubbi il +dì 25 di gennajo. Ma intanto andarono +cangiando faccia gli affari. Molta parte +del popolo cominciò a gridare di voler +un principe, e ne nominò ancora alcuni; +e venuto il dì 26, non pochi dei senatori +stettero ritirati, senza entrare in senato. +Il peggio fu, che quattro compagnie fin +qui ubbidienti a Cherea e a Sabino, voltarono +casacca, ed abbracciarono il +partito di Claudio. Altrettanto fecero i +vigili, i gladiatori e gli altri soldati della +città, in maniera che i senatori rimasti +come in isola nel senato, s'appigliarono +in fine, benchè forzati, alla risoluzion +di conoscere Claudio per imperadore. +Andarono dunque tutti a gara al quartier +de' soldati per salutarlo; ma furono +sì mal ricevuti da coloro, che ne restarono +alcuni bastonati ed altri feriti; e +Pomponio Secondo, l'uno de' consoli, +corse pericolo della vita, Claudio ed +Agrippa s'interposero, ed acquietarono +quegli animi turbolenti. +</p> + +<p> +Allora Claudio accompagnato dal senato +e dalle milizie, a guisa di trionfante, +si mosse, e dopo essersi portato al tempio, +per ringraziare gl'iddii della sua +<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145"></a>[145]</span> +esaltazione, passò al palazzo; nè altro +di funesto per allora operò, se non che +per politica condannò a morte alcuni +degli uccisori di Caligola, e massimamente +il lor capo Cassio Cherea, che +coraggiosamente la sofferì. Volle perdonare +a Cornelio Sabino, e conservargli +anche la sua carica; ma questi, non sapendo +sopravvivere all'amico Cherea, si +diede poi la morte da sè stesso. Del resto +Claudio, dopo aver ricevuto i titoli di +Cesare Augusto e di pontefice massimo, +e la tribunizia podestà, si trovò distinto +da Tiberio suo antecessore, coll'essere +chiamato <i>figliuolo di Druso</i> o pur <i>di Tiberio</i>: +laddove Tiberio s'intitolava <i>figliuolo +di Augusto</i>. E nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imper. Goltzius, +Patinus et alii.]</span> Tiberio +è mentovato col solo prenome +TIBERIVS CAESAR; ma Claudio TIBERIVS +CLAVDIVS CAESAR. Nè Claudio +solea anteporre il titolo d'<i>imperadore</i> +al suo nome, ma posporlo. Ora anch'egli, +non meno di quel che avessero fatto +i precedenti due cattivi imperadori, diede +un bel principio al suo governo. La più +gloriosa delle azioni sue fu quella di accordare +un general perdono a chiunque +avea trattato di ridurre di nuovo Roma +allo stato di libertà e di escludere lui +dall'imperio. Nè egli rivangò mai più +questi conti, anzi promosse a gradi più +illustri chi s'era mostrato più zelante +in quella occasione. Guai a loro, s'egli +avesse avuto il cuor di Tiberio o di Caligola! +Anzi neppur fece vendetta di tanti +e tanti, che in vita privata o l'aveano +oltraggiato, o vilipeso gastigandoli solamente +se si provavano rei d'altri delitti. +Allorchè giunse in Germania la nuova +dell'ucciso Caligola, furonvi molti che +sollecitarono Sulpicio Galba, general di +quelle legioni, ad assumere l'imperio. +Mai non volle egli acconsentire, perchè +più poteva in lui l'onore che l'ambizione. +Claudio, di ciò informato, tenne sempre +Galba per uno de' suoi migliori amici; +laddove Tiberio e Caligola furono soliti di +<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146"></a>[146]</span> +levar di vita chiunque credeano riputato +degno dell'imperio. Un altro merito si era +acquistato Galba nell'anno precedente, +perchè appena fu uscito delle Gallie Caligola, +che i Germani fecero un'irruzione +nelle provincie romane; ma Galba li ripulsò +con tal vigore, che fu lodato infin da Caligola, +principe per altro invidioso della +gloria de' suoi generali. In quest'anno ancora +egli sconfisse i popoli Catti nella Germania: +laonde Claudio, per tal vittoria e +per altra rapportata da Publio Gabinio +contro i Cauci, fu nominato imperadore +per la seconda volta. Il timido natural +di Claudio, avvalorato anche dal recente +esempio del nipote, cagion fu, ch'egli +per un mese non osò d'entrar nel senato; +nè alcuno, ancorchè donna o +fanciullo, da lì innanzi a lui si accostò, +se prima non era visitato, per vedere +se portasse sotto coltello od altre armi. +Andando a qualche convito, tenea sempre +le guardie intorno alla tavola; e +volendo far visita a qualche malato, +facea prima ben cercar per la camera e +per li letti se armi vi fossero. A fine poi +di cattivarsi il pubblico amore, levò tosto, +o almeno ristrinse assaissimo, la licenza +conceduta ad ognuno in addietro di accusare +chiunque si volea di lesa maestà <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 3. Dio, lib. 60.]</span>; +e rimise in libertà o richiamò +dall'esilio le persone processate per questo, +con volerne nondimeno il consenso +del senato. Abolì gli aggravi imposti da +Caligola, nè volle i regali annui comandati +da esso suo nipote. A chiunque indebitamente +era stato spogliato de' suoi +beni dal medesimo e da Tiberio, li restituì. +Fece anche rendere alle città le statue +e pitture che Caligola avea fatto +condurre a Roma. Soprattutto ebbe in +abbominio gli schiavi e liberti, che sotto +il disordinato precedente regno si erano +rivoltati contra de' lor padroni; e similmente +i falsi testimoni che in addietro +aveano avuta gran voga. Egli ne fece +morir la maggior parte, obbligandoli a +combattere negli anfiteatri colle fiere. La +<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147"></a>[147]</span> +sua modestia era grande. Abborrì l'alzare +a lui dei templi; per lo più ricusò +anche le statue; altri onori straordinari +non volle nè per sè nè per gli figliuoli +nè per la moglie. Due erano le sue figliuole: +<i>Antonia</i>, che fu maritata a Gneo +Pompeo in quest'anno, a lui nata da +<i>Elia Petina</i>, sua seconda moglie defunta; +ed <i>Ottavia</i>, nata da <i>Valeria Messalina</i>, +sua moglie vivente, che fu promessa a +Lucio Silano, e poi fu maritata a <i>Nerone</i> +crudelissimo imperadore. Gli partorì essa +Messalina un figliuolo nell'anno presente, +conosciuto dipoi sotto nome di +<i>Britannico Cesare</i>. Trattava egli coi senatori +con molta bontà e cortesia, visitandogli +anche malati, ed assistendo alle +lor feste private. Onorava specialmente +i consoli, alzandosi anch'egli al pari del +popolo in piede, allorchè intervenivano +agli spettacoli, e qualora andavano al +suo tribunale per parlargli. Parcamente +ancora vivea, ed era indefesso a far giustizia, +ed attento perchè gli altri la facesse. +La sua liberalità verso i re sudditi +fu riguardevole. Ad <i>Agrippa</i>, a cui professava +di grandi obbligazioni, concedette +tutto il regno posseduto da Erode il +grande suo avolo, e ad <i>Erode</i> suo fratello +il paese di Calcide, col diritto ad +amendue di sedere in senato, ed altri +onori. Restituì ad <i>Antioco</i> la provincia +di Comagene. Mise in libertà <i>Mitridate +re d'Armenia</i>, e gli rendè i suoi stati. +Richiamò ancora dal loro esilio a Roma +<i>Agrippina</i> e <i>Giulia Livilla</i>, che Caligola +lor fratello avea relegate nell'isola di +Ponza. In somma, sì fatte lodevoli azioni +sul principio acquistarono a Claudio +l'amore d'ognuno, stupendosi probabilmente +tutti, come un uomo creduto da +nulla e stolido in addietro, comparisse +ora con sì diversa divisa, e sapesse correggere +con sì buon garbo gl'innumerabili +disordini introdotti dai due precedenti +Augusti, e con tanta amorevolezza e +giustizia si fosse accinto al pubblico governo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148"></a>[148]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLII" id="XLII"></a>XLII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 14.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span> figlio di Druso, imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tiberio Claudio Germanico Augusto</span> +per la seconda volta, e <span class="sc">Cajo Cecina Largo</span>. +</p> + +<p> +Nell'ultimo di febbraio <i>Claudio Augusto</i> +si spogliò della dignità consolare, +per ornarne non si sa bene chi. Ha +creduto taluno, che gli succedesse <i>Cajo +Vibio Crispo</i>, ma giocando ad indovinare. +Nelle calende di gennaio <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> esso Claudio +Augusto console fece ben giurare dai +senatori l'osservanza delle leggi d'Augusto, +e la giurò egli stesso; ma non pretese, +nè permise un simile giuramento per +quelle ch'egli facesse. S'erano già ribellati +i popoli della Mauritania per la morte +data da Caligola a Tolomeo re loro. In +quest'anno rimasero essi sconfitti da +Svetonio Paolino, che s'inoltrò sino al +monte Atlante, e saccheggiò quelle contrade. +Due altre rotte lor diede dipoi +Osidio Geta, di maniera che posate le +armi, quel paese tornò tutto all'ubbidienza +di Roma. Claudio per tali vittorie +prese il titolo d'<i>imperadore</i> per la terza +volta: poichè il merito delle vittorie si +attribuiva sempre al generalissimo delle +milizie romane (tali erano allora gl'imperadori) +e non già agli uffiziali subalterni. +Patì in quest'anno <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 20.]</span> Roma gran +fame. Claudio Augusto non mancò al +suo dovere, per provvedere al bisogno. +E perciocchè Roma si trovava senza porto +in sua vicinanza, nè le navi nel tempo +di verno osavano portar grani alla città, +Claudio imprese a formarne uno di pianta: +opera degna della magnificenza romana; +e tanto più gloriosa per Claudio, +perchè Giulio Cesare avea avuta la medesima +idea, ma per la grave spesa e +difficoltà di eseguirla l'aveva abbandonata. +Alla sboccatura dunque del Tevere, +<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149"></a>[149]</span> +e dal lato del fiume opposto all'altro +dove era Ostia, fece cavare un porto +vastissimo nel continente, con due ale +che si sporgevano molto in mare; il tutto +guernito di marmi, e con torre o sia +fanale ben alto. Si crederono gli architetti, +chiamati per tal fabbrica, di spaventarlo +con dirgli la sterminata spesa che +costerebbe. Egli tanto più se n'invogliò, +e volle farla, e la condusse a fine con +gloria grande del suo nome. Resta tuttavia +il nome di Porto, a quel sito, ma +non già vestigio del porto medesimo. +Racconta Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 9, c. 6.]</span>, come testimonio di +veduta, che mentre si facea quell'insigne +fabbrica, capitò colà un mostro marino, +chiamato orca, di smisurata grandezza. +Per prenderlo bisognò inviarvi i soldati +del pretorio, e varie navi, una delle quali +restò affondata dall'acqua gittatavi dalle +narici del pesce. Molte leggi utili e buone +fece Claudio in quest'anno, e fra le altre +ordinò, che i governatori e ministri delle +provincie, eletti nel principio d'anno, e +soliti a fermarsi lungo tempo in Roma, +per tutto il marzo dovessero trovarsi alle +loro provincie; e che gli eletti nol ringraziassero +in senato, come era il costume. +Dicea, <i>che non essi a lui, ma egli +ad essi dovea rendere grazie, perchè +l'aiutavano a portare il peso del principato, +e cooperavano al buon governo +de' popoli</i>, con prometter anche loro maggiori +onori se con lode avessero esercitato +il loro impiego. +</p> + +<p> +Non sarebbe stato Claudio con tutta +la sua poca testa un principe cattivo, +perchè non gli mancava una buona intenzione, +e mostrava genio alle cose ben +fatte, privo, per altro, d'orgoglio e di fasto; +e sulle prime regolandosi col consiglio +dei savi non metteva il piè in fallo <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>. +Ma per sua o per altrui disgrazia cominciò +a comparir cattivo, parte per li +mali affetti del suo natural timoroso, e +parte perchè <i>Messalina</i> sua moglie, la più +<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150"></a>[150]</span> +impudica donna del mondo, e Narciso +suo liberto favorito, ed altri mali arnesi +della corte, abusandosi della di lui scempiaggine, +il faceano precipitare in risoluzioni +indegne di lui, e sommamente +pregiudiziali al pubblico. Quel che parve +strano, dall'un canto era un coniglio +pien di paura, e dall'altro uno de' suoi +maggiori piaceri consisteva nell'assister +agli abbominevoli spettacoli dei gladiatori, +e in vedere gli uomini combattere con le +fiere, e restarne assaissimi stracciati e +divorati. Diede anche da ridere, l'aver +egli fatto levar l'insensata statua d'Augusto +dall'anfiteatro, acciocchè non vedesse +tante stragi, e non convenisse ogni +volta coprirla, quando egli vivente non +avea scrupolo di guatarle sì spesso, e di +prenderne tanto diletto. Certamente fu +creduto che avvezzatosi in questa maniera +al sangue umano, divenisse poi sì +facile a spargerlo co' suoi ingiusti decreti, +dacchè lo spingevano al mal fare l'iniqua +moglie e i suoi perversi servitori di corte. +La prima sua ingiustizia, che cominciò +a far grande strepito, fu la morte di <i>Appio</i> +o sia <i>Cajo Silano</i>, uno de' più illustri +e stimati senatori di Roma, e tenuto in +gran conto, ed amato da Claudio stesso, +perchè <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 29. Seneca, in +Apocol.]</span> padrigno di Messalina sua +moglie, avendo sposata Domizia Lepida, +madre d'essa Messalina. E perciocchè si +sa che Claudio avea già fatti seguire gli +sponsali fra <i>Ottavia</i> figliuola di Messalina, +e <i>Lucio Silano</i>, s'è creduto che questo +Lucio Silano fosse nato dal medesimo Appio +Silano e da Giulia nipote d'Augusto, +sua prima moglie. Questi sì stretti legami +di parentela non trattennero l'infame +Messalina del tentar Appio Silano d'adulterio. +Il non aver egli voluto consentire +fu un grave delitto, a punir il quale +Messalina e Narciso si servirono della +seguente furberia <span class="fnote">[Suet., ibid., cap. 87. Dio, lib. 60.]</span>. Entrò una mattina +per tempo Narciso nella camera di Claudio, +che tuttavia dimorava in letto colla +<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151"></a>[151]</span> +moglie; e facendo lo spaventato e il tremante, +gli raccontò di aver veduto in sogno +lo stesso imperadore ucciso per mano del +sopraddetto Appio. Saltò su allora Messalina, +e calcò la mano con dire, aver anch'ella +le notti addietro più volte con +orrore sognato un sì orrendo spettacolo. +Nello stesso tempo vien bussato all'uscio, +ed è Appio Silano che Messalina e Narciso +d'accordo aveano fatto venire a +quell'ora. Non occorse di più. Claudio, +a cui in materia di sospetti le biche +pareano montagne, diede tosto ordine +che gli fosse levata la vita, e l'ordine fu +eseguito. Portò lo stesso Claudio al senato +questa bella nuova, come liberato +da un gran pericolo, e molto ringraziò +il suo liberto Narciso che anche sognando +vegliava così bene per la vita del +suo padrone. Somiglianti foghe di sospetti +e timori fecero, che Claudio in altre +occasioni togliesse dal mondo altre persone +innocenti con subitaneo furore; ed +accadde talvolta (cotanto era stupido) +che dopo aver fatto morir taluno, come +tornato in sè, dimandava conto, credendolo +vivo. Dettogli, che per ordine suo +non si contava più fra i mortali, se ne +rammaricava poi forte, ma senza profitto +dei morti. +</p> + +<p> +Credesi che l'ingiusta morte di Silano, +e il mirar la stupidità di Claudio +capace d'altre simili false carriere, desse +moto ad una congiura contra di lui: +tanto più perchè durava in molti l'idea +di rimettere in piedi la libertà della repubblica, +nè parea ciò difficile sotto un +imperadore impastato di paura <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 13. Dio, lib. 60.]</span>. <i>Annio +Viniciano</i>, o <i>Minuciano</i>, fu delle prime +ruote di tal cospirazione, siccome +quegli che non si tenea mai sicuro, dopo +essere stato uno de' principali nella congiura +contro Caligola, e proposto anche +in senato per succedergli nell'imperio. +Ma sì grande impresa non si potea compiere +senza l'armi; e Claudio intanto era +ben assistito dai pretoriani e dall'altre +milizie, che stavano di quartiere in Roma, +<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152"></a>[152]</span> +perchè, oltre alla paga ordinaria, li +rallegrava ogni anno con un buon regalo. +Si rivolsero dunque i congiurati a <i>Furio +Camillo Scriboniano</i>, che comandava ad +alcune legioni nella Dalmazia, promettendogli +aiuto se armato veniva a Roma. +Vi saltò egli dentro, e fattasi giurar fedeltà +da quell'esercito, col pretesto di +restituire il popolo romano nell'antica +autorità, tutto andò disponendo, con iscrivere +intanto una lettera fulminante +e piena d'ingiurie a Claudio, minacciandogli +tutti i malanni se non rinunziava +l'imperio. Ricevuta questa imperiosa +intimazione, non era lontano Claudio +dall'ubbidire; ma un accidente il liberò +dal pericolo. Dato da Furio Camillo il +segno della marcia, per caso fortuito si +trovò difficoltà a sollevar le insegne che, +secondo il costume, stavano conficcate +in terra. Erano i Romani d'allora la più +superstiziosa gente del mondo; badavano +a tutto, interpretando anche le menome +bagattelle per presagi favorevoli o contrari +dell'avvenire. Bastò questo perchè +i soldati credessero volontà degli dii il +non dar esecuzione al meditato viaggio. +Furio Camillo trovandosi deluso, se ne +fuggì in un'isola della Dalmazia, dove <span class="fnote">[Tacit., Historiar. lib. 2, cap. 75.]</span> +fra le braccia di Giunia sua moglie fu +ucciso da un semplice soldato, appellato +Volaginio, il quale premiato poi da Claudio +ascese ai primi gradi della milizia. +Per questa sedizione terminata con tanta +felicità, Claudio fece far di molte perquisizioni +in Roma, affin di scoprire i complici. +Alcuni furono giustiziati, altri si +levarono la vita da sè stessi, fra i quali +specialmente si contò il sopr'accennato +Viniciano o Minuciano. Non pochi anche +dei cittadini romani, de' cavalieri e insin +dei senatori furono messi ai tormenti, e +data licenza ai servi e liberti di accusare +i loro padroni, benchè Claudio nell'anno +addietro avesse abolito quegli usi. In +somma si riempiè tutta Roma di sospiri +e di terrore; e quei soli se n'andarono +<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153"></a>[153]</span> +salvi che seppero guadagnarsi la protezion +di Messalina o dei liberti di corte. +Fu osservato il coraggio di un liberto di +Furio Camillo, per nome Galeso, che interrogato +da Narciso nel senato, cosa +egli avrebbe fatto se il suo padrone fosse +divenuto imperadore: <i>Gli avrei</i>, rispose, +<i>tenuto dietro secondo il mio solito, ed +avrei taciuto</i>. In questa occasione <span class="fnote">[Plinius junior, lib. 3, cap. 16.]</span> +<i>Cecina Peto</i>, già stato console, che avea +sposato il partito di Furio Camillo, fu +preso e condotto a Roma in una nave. +<i>Arria</i> sua moglie, donna di petto virile, +rigettata da quella nave, gli tenne dietro +in una barchetta; ed arrivata a Roma, +ricorse a Messalina, per raccomandarsele. +Avendo trovata con lei Giunia moglie +del suddetto Furio Camillo, la rimproverò, +perchè tuttavia vivesse dopo la +morte del marito. Avrebbe potuto Arria, +mercè del favore di Messalina, non solamente +vivere, ma anche sperar buon +trattamento; pure s'incapricciò tanto di +non voler sopravvivere al marito, che +dopo aver veduta disperata la di lui causa, +prese un pugnale, si trafisse, e poi diede +il ferro medesimo al marito, acciocchè +facesse altrettanto. Quest'atto d'Arria +vien esaltato colle trombe da Plinio il +giovane in una delle sue epistole, e da +Dione, secondo la falsa idea che aveano +i Romani di quel tempo della gloria; +quasi che possa essere conforme alla +retta ragione l'uccidere un innocente, e +non sia più gloriosa quella fortezza che +sa sofferir le maggiori calamità. Non si +può fallare, credendo che dopo la morte +di Furio Camillo, fosse inviato al governo +della Dalmazia o sia dell'Illirico, <i>Lucio +Ottone</i> padre di <i>Ottone</i> poscia imperadore, +di cui parla Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Othone, cap. 1.]</span>. Fu egli sì rigoroso, +che fece tagliar la testa ad alcuni +semplici soldati, i quali pentiti d'aver +aderito ad esso Camillo, di lor propria +autorità, e contro l'ordine, aveano ucciso +i loro uffiziali come autori di quella +sedizione, senza far egli caso, se dispiaceva +<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154"></a>[154]</span> +a Claudio, da cui erano anche stati +promossi alcuni di que' soldati a posto +maggiore. Ne acquistò gloria presso i +Romani, ma perdè molto della buona +grazia di Claudio, con ricuperarla nondimeno +da lì a poco, per avere scoperto +e rilevato il disegno formato da un cavaliere +di uccidere esso imperadore. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLIII" id="XLIII"></a>XLIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tiberio Claudio Augusto</span> per la terza +volta e <span class="sc">Lucio Vitellio</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Non più di due mesi tenne l'<i>Augusto +Claudio</i> il suo terzo consolato <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 14.]</span>. V'ha +chi crede a lui succeduto nel dì primo +di marzo <i>Publio Valerio Asiatico</i>, quel medesimo +che avea tenuta mano ad abbattere +il crudele Caligola, ma è opinione incerta. +<i>Vitellio</i> console quel medesimo è +che vedemmo proconsole della Siria, e che +ebbe per figliuolo <i>Vitellio</i> poscia imperadore. +Coll'adulazione si salvò sotto +Caligola, con questa ancora si fece largo +presso di Claudio. Nelle calende poscia +di luglio giudicarono alcuni eruditi, che +ai suddetti consoli ne succedessero due +altri, cioè <i>Quinto Curzio Rufo</i> e <i>Vipsanio +Lenate</i>. Plausibile è la lor congettura, +ma non è più che congettura. V'erano +sì smisuratamente moltiplicate in Roma +le ferie <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, che la maggior parte dell'anno +era feriata; ed allora non si teneano +i pubblici giudizii. Vi rimediò +Claudio Augusto, riducendo esse ferie +ad un numero discreto. Tolse vari uffizi +a chi indebitamente gli avea ottenuti da +Caligola, e li restituì o li conferì a chi +ne era degno. Al popolo della Licia, perchè +avea fatto un tumulto, con uccidere +ancora non so quanti Romani, levò la +libertà e sottomise quella provincia alla +<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155"></a>[155]</span> +Panfilia. Privò della cittadinanza di Roma +uno di quel paese, perchè non intendea +la lingua latina; ed altri spogliò del medesimo +diritto per loro falli; ma conferillo +poi a moltissimi altri a capriccio, +nè solo ai particolari, ma anche alle università +e città. Più nondimeno quelli +erano, che ricorrendo con danari a +Messalina e ai liberti favoriti di corte, +l'impetravano, di modo che si dicea, che +la cittadinanza romana, la quale una +volta siccome bel privilegio si pagava +carissimo, era divenuta sì a buon mercato, +che con un pezzo di vetro rotto si +acquistava. Nè sol questo si vendea da +Messalina e da' liberti palatini, ma ancora +gli uffizi militari e i governi, con entrar +anche a far traffico e a cavar danaro dalla +grascia e dall'altre cose che si vendevano: +il che fece incarire i lor prezzi, +e necessario fu che Claudio nel campo +Marzio alla presenza del popolo li tassasse. +Ed intanto Messalina più che mai +datasi in preda alla libidine <span class="fnote">[Juvenalis, Satyra 6. Dio, lib. 60. Sueton. +in Claud., cap. 26.]</span>, e sfacciatamente +adultera, senza rispetto alcuno +del marito, era l'oggetto delle dicerie +della gente accorta. Se vero è ciò che +ne scrisse Giovenale, lasciato la notte in +letto l'addormentato buon consorte, travestita +passava ai pubblici lupanari; nè +contenta dell'infame suo vivere, forzava +anche altre nobili donne, con chiamarle +a palazzo a prostituire la lor pudicizia +ed anche alla presenza de' lor mariti. A +chi d'essi si contentava, non mancavano +onori e posti, agli altri che non amavano +questo vituperoso giuoco fabbricava trappole +per farli condannare e morire, trovando +maniere che non penetrasse agli +orecchi del goffo marito l'enorme sordidezza +del viver suo. Perciò Claudio era +quasi il solo che non sapesse un'infamia +sì mostruosa. Anzi scioccamente talvolta +cooperava alle pazze voglie di lei, siccome +fra l'altre avvenne di Mnestore +famoso istrione o sia commediante. Era +perduta nell'amore di costui la bestial +<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156"></a>[156]</span> +Messalina, nè mai con preghiere o minacce +avea potuto trarlo alle sue voglie, +perchè egli dovea ben misurare il pericolo +di quel salto. Lamentossi ella con +Claudio, che Mnestore la sprezzava, nè +volea ubbidirla in certo altro affare. +Fattolo chiamare, l'Augusto bufalo gli +ordinò di far tutto quanto ella gli comandasse. +Nell'anno presente ancora +riuscì a Messalina di levar dal mondo +due principesse della casa cesarea <span class="fnote">[Seneca, in Apocol. Suetonius, in Claudio, +cap. 29.]</span>, +cioè <i>Giulia</i> figliuola di <i>Druso Cesare</i> figliuol +di <i>Tiberio</i>, e <i>Giulia Livilla</i> sorella +dell'ucciso <i>Caligola</i>, e di <i>Agrippina</i>, poi +moglie dello stesso Claudio. Perchè esse +voleano gareggiar con lei in bellezza e +in possanza, nè usavanle assai finezze, e +Livilla inoltre da sola a solo parlava +spesse volte con Claudio, seppe così offuscare +il cervello del marito Augusto, +che senza lasciar loro agio per difendersi, +le inviò all'altro mondo, l'una col ferro, +l'altra colla fame. Il celebre filosofo <i>Seneca</i>, +perchè amico di Livilla, fu in tal +congiuntura relegato nella Corsica, e si +vendicò poi di Claudio morto con una +satira che si è conservata sino ai dì +nostri. +</p> + +<p> +Finquì la grand'isola della Bretagna, +oggidì appellata Inghilterra, non avea +piegato il collo sotto il giogo de' Romani. +Perchè quantunque Orazio <span class="fnote">[Horatius, Odar., lib. 3, I.]</span> sembri +indicare, che Augusto vincesse que' popoli, +e Servio <span class="fnote">[Servius, in Virgil., Georg. 3.]</span> chiaramente l'insegni; +pure Strabone <span class="fnote">[Strab., lib. 2.]</span> assai fa conoscere che +ciò non sussiste; ed è certo, che anche +ai tempi di Claudio que' popoli viveano +sottoposti a' vari loro re, amici solamente, +ma non sudditi di Roma. Per cagione <span class="fnote">[Sueton., in Claud., cap. 17. Dio, lib. 60.]</span> +d'alcuni desertori non restituiti +s'intorbidò la buona armonia fra i Britanni +e i Romani; e un certo Berico +cacciato dalla Bretagna, tanto seppe dire +ad <i>Aulo Plauzio</i> senator chiarissimo, +<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157"></a>[157]</span> +pretore allora e governatore della Germania +inferiore, che gli fece credere +facili le conquiste in quell'isola. Claudio +informato della proposizione, e voglioso +di guadagnare un trionfo, vi consentì. +Trovò Plauzio una somma renitenza nell'esercito, +per uscire del continente e +passare in paese incognito; nè si voleano +in fatti muovere. Arrivò colà Narciso +spedito con ordini pressanti da Claudio. +Questo liberto, gonfio pel gran favore +del padrone, arditamente salì sul tribunale +di Plauzio per fare un'aringa ai +soldati. Allora a tutti montata la collera, +cominciarono a gridare: <i>Ben venuti i +Saturnali</i>; perchè in que' giuochi i servi +si travestivano con gli abiti de' padroni. +E senza volerlo ascoltare, alzate le bandiere, +tennero dietro a Plauzio, il quale +colle navi preparate andò poi a fare uno +sbarco nella Bretagna. Non si aspettavano +que' popoli una tal visita; e perchè +non s'erano nè preparati nè uniti, +si diedero alla fuga, nascondendosi nelle +selve e nelle paludi. Con Plauzio andò +anche <i>Vespasiano</i>, che fu poi imperadore. +S'impadronirono questi due valorosi +uffiziali d'una parte di quel paese sino +al Tamigi; nè osando Plauzio di passar +oltre, significò con sue lettere la positura +degli affari a Claudio, e quali popoli egli +avesse soggiogato, quali Vespasiano; e +come Cajo Sidio Geta inviluppato dai nemici +con pericolo d'esser preso, gli avea +poi sbaragliati. Claudio o avea già fatta +o fece allora la risoluzione di passar colà +in persona. Lasciato dunque il governo +di Roma a <i>Lucio Vitellio</i>, ch'era stato +o pur tuttavia era console, probabilmente +nella state s'imbarcò, e da Ostia fece +vela verso Marsiglia, con patire per viaggio +una pericolosa burrasca. Poscia parte +per terra, parte per mare arrivò all'Oceano: +e finalmente raggiunse l'armata, +che stava tuttavia accampata presso al +fiume Tamigi. Valicato quel fiume, sconfisse +i Britanni accorsi in gran copia +per impedirgli il passaggio, e prese Camaloduno +reggia di Cinobellino. Così +<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158"></a>[158]</span> +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>: laddove Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 17.]</span> scrive +non aver egli data battaglia alcuna. +Certo è, che per quelle imprese due o +tre volte conseguì di nuovo il titolo di +<i>imperadore</i>, titolo indicante qualche nuova +vittoria. Anche Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 13.]</span> afferma +aver egli conquistato un buon tratto di +paese nella Bretagna, e domati ivi alcuni +di quei re; e Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vesp., cap. 4.]</span> stesso asserisce +che Vespasiano in quella spedizione, +ora sotto Plauzio ed ora sotto lo stesso +Claudio Augusto, si segnalò con essere +ben trenta volte venuto alle mani con +que' popoli, ed aver sottomesse due di +quelle possenti nazioni, prese venti città +e l'isola di Vicht. Non molto tempo si +fermò Claudio in quelle contrade, e dopo +aver tolte l'armi agli abitanti del paese +conquistato, e lasciato Plauzio coll'esercito +al loro governo, si rimise in viaggio +per tornarsene a Roma. Sei mesi +spese nell'andare e venire; ed abbiamo +da Seneca <span class="fnote">[Seneca, in Apocol.]</span> e da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 14, c. 31.]</span>, che nella +Bretagna fu alzato un tempio a questo +imperadore, la cui impresa aprì l'adito +all'armi romane di stendersi maggiormente +coll'andare degli anni in quella +vasta isola. Giunti a Roma molto prima +di Claudio, Gneo Pompeo e Lucio Silano, +generi d'esso imperadore, coll'avviso +del lieto avvenimento <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, il senato decretò +il trionfo a Claudio, e diede tanto +a lui che al picciolo suo figliuolo <i>Claudio +Tiberio Germanico</i>, il titolo di <i>Britannico</i>, +con ordinar dei giuochi da farsi +ogni anno in sua memoria e l'erezione +di due archi trionfali, l'uno in Roma e +l'altro al lido della Gallia, dove Claudio +entrò in mare per passare in Bretagna. +Accordò inoltre a Messalina moglie di +Claudio, ancorchè non avesse il titolo +d'Augusta, il primo luogo nelle pubbliche +adunanze, (il che può parere strano) +<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159"></a>[159]</span> +e il poter andare nel carpento, cioè in +carrozza singolare, di cui godeano per +privilegio le sole Vestali e i Sacerdoti, +ed entrar con essa ne' pubblici spettacoli. +Nello stesso tempo pubblicarono un editto, +che chiunque avesse monete di rame +coll'immagine dell'odiato Caligola, le +portasse alla zecca da essere disfatte. +Sopra questo rame o bronzo mise tosto +le mani Messalina, e ne fece formar delle +statue al suo caro drudo Mnestore commediante. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLIV" id="XLIV"></a>XLIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 16.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di Druso, imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Quintio Crispino</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Marco Statilio Tauro</span>. +</p> + +<p> +Da un'iscrizion del Grutero raccolse +il cardinale Noris <span class="fnote">[Noris, Epistola Consulari.]</span> che il prenome di +<i>Statilio Tauro</i> fu <i>Marco</i>. Un'altra tuttavia +esistente in Roma nel museo del +Campidoglio, e da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 304, +num. 3.]</span> pubblicata, fu +posta MANIO AEMILIO LEPIDO, T. +STATILIO TAURO COS. Quando questa +appartenga all'anno presente, si può inferirne, +che essendo mancato di vita, +ovvero avendo dimessa la dignità, il primo +de' consoli <i>Crispino</i>, a lui succedesse +<i>Manio Emilio Lepido</i>. Similmente se ne +ricaverebbe, che il prenome di <i>Statilio +Tauro</i> era <i>Tito</i> e non <i>Marco</i>. Ma di ciò +all'anno seguente. Arrivò l'imperador +Claudio dalla Bretagna in Italia, e, per +testimonianza di Plinio <span class="fnote">[Plin., lib. 3, cap. 16.]</span>, andò ad imbarcarsi +ad una delle bocche del Po, appellata +Vatreno, in un grosso legno, somigliante +piuttosto ad un palazzo che ad +una nave. Pervenuto a Roma, trionfante +v'entrò <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 17.]</span> colle solite formalità. Sommamente +<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160"></a>[160]</span> +magnifico e maestoso fu l'apparato, +ed ottennero licenza i governatori +delle provincie, ed anche alcuni +esiliati, d'intervenirvi. Osserva Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, +che Claudio salì ginocchione al Campidoglio, +sollevandolo di qua e di là i due +suoi generi; e che dispensò, ma con +profusione, gli ornamenti trionfali non +solo alle persone consolari, che l'aveano +accompagnato in quella spedizione, ma +anche ad alcuni senatori contro il costume. +Celebrò dipoi i giuochi trionfali in +due teatri. Vi furono più corse di cavalli, +cacce di fiere, forze d'atleti, balli di giovani +armati. Le altre azioni lodevoli di +Claudio in quest'anno si veggono brevemente +riferite da Dione. Avea Tiberio +tolte al senato le provincie della Grecia +e Macedonia, con deputarne al governo +i suoi uffiziali. Claudio gliele restituì, e +tornarono a reggerle i proconsoli. Rimise +in mano dei questori, come anticamente +si usava, la tesoreria del pubblico, togliendola +ai pretori. Possedeva <i>Marco +Giulio Cozio</i>, il principato avito di un +bel tratto di paese nell'Alpi che separano +l'Italia dalla Gallia, appellate perciò <i>Alpi +Cozie</i>. Gli accrebbe Claudio quel dominio, +e, per attestato del medesimo Dione, +gli concedè il titolo di re: <i>cosa</i>, dice +egli, <i>non praticata in addietro</i>. Eppure +nell'arco celebre di Susa, tuttavia esistente, +la cui iscrizione pubblicata dal +marchese Maffei <span class="fnote">[Scipio Maffei, Diplomat.]</span>, ho ancor io <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 1095.]</span> data +alla luce, si legge M. IVLIVS REGIS +DONNI FILIVS COTTIVS. Quella iscrizione +fu posta ad Augusto. Però sembra +che non ora cominciasse il titolo di re +in que' principi, e che Augusto, nel conquistar +quelle contrade, le lasciasse bensì +in signoria a Giulio figliuolo del re +Donno, ma senza il titolo di re, il quale +fu poi restituito da Claudio a Marco Giulio +Corio di lui figliuolo o nipote. Avevano +i cittadini di Rodi crocifissi alcuni +Romani, che forse meritavano la morte; +<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161"></a>[161]</span> +ma perchè quel supplizio era ignominioso, +e in riputazione grande si tenea il privilegio +della cittadinanza romana, Claudio +levò loro la libertà, cioè il governarsi +colle lor leggi e co' propri ufiziali, benchè +poi loro la restituisse nell'anno di +Cristo 53. Mancò di vita in quest'anno +<i>Erode Agrippa re della Giudea</i>, allorchè +si trovava in Cesarea <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaic., lib. 19.]</span>. Credevasi che +Claudio Augusto lascerebbe succedere +in quel regno il di lui figliuolo <i>Agrippa</i>; +ma prevalendo i consigli de' suoi liberti, +ne diede il governo a Cuspio Fado cavalier +romano: con che Gerusalemme +restò di nuovo senza i suoi re, immediatamente +sottoposta ai governatori romani. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLV" id="XLV"></a>XLV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 17.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Vinicio</span> per la seconda volta e +<span class="sc">Tauro Statilio Corvino</span>. +</p> + +<p> +Secondo le osservazioni del cardinal +Noris, tali furono i consoli dell'anno +presente, e, secondo lui, <i>Tauro</i> fu il +prenome di <i>Statilio</i>: del che certo si può +dubitare, perchè in un passo di Flegonte <span class="fnote">[Phlegon., de Mirabilib., cap. 6.]</span> +si parla di un fatto avvenuto in +Roma, essendo consoli <i>Marco Vinicio</i> e +<i>Tito Statilio Tauro</i>, cognominato <i>Corvilio</i>: +dove apparisce <i>Tauro</i> cognome. +Abbiam veduto nell'anno precedente +rammentata un'iscrizione posta MANIO +ÆMILIO LEPIDO ET T. STATILIO +TAURO COS. Non ho io saputo dire, e +neppure lo so ora, a qual anno precisamente +appartenga questo pajo di consoli. +Certamente questo <i>Tito Statilio +Tauro</i> non sarà stato console tanto in +questo che nell'antecedente anno, perchè +ciò sarebbe stato notato ne' Fasti; e +però lo <i>Statilio</i> di quell'anno dee essere +<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162"></a>[162]</span> +diverso dal presente. Osservarono il +Panvinio ed altri, che ai consoli suddetti +dovettero essere sostituiti <i>Marco Cluvio +Rufo</i> e <i>Pompeo Silvano</i>, ricavandosi ciò +da un rescritto di Claudio, riferito da +Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., lib. 19.]</span>, e fatto sul fine di +giugno, correndo la quinta sua podestà +tribunizia. Per altro, ancorchè finora +abbiano faticato vari valenti letterati, +non possiam dire superate per anche le +tenebre sparse qua e là ne' Fasti consolari, +restandovi tuttavia molto di scuro +e molte imperfezioni. Piena era oramai +Roma di statue <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> e d'immagini +pubbliche o di marmo, o di bronzo, +perciocchè ad ognuno era permesso il +metterne: il che rendeva troppo familiare +ed anche vile un onore che dovea essere +riserbato alle persone di merito +distinto. Claudio ne levò via la maggior +parte, ordinando insieme, che da lì innanzi +niun potesse esporre l'immagine +sua senza licenza del senato, a riserva +di chi facea qualche fabbrica nuova, o +rifacea le vecchie, per animar ciascuno +ad accrescere gli effetti di Roma. Mandò +in esilio il governatore di una provincia, +perchè fu convinto d'aver preso dei regali, +e gli confiscò tutto quello che avea +dianzi guadagnato nel governo. Fece +ancora un editto, che a niuno dopo un +ufizio esercitato nelle province, se ne +potesse immediatamente conferire un +altro: legge anche altre volte stabilita; +acciocchè nel tempo frapposto potesse chi +avea delle querele contra di tali persone, +proporle con franchezza. Proibì ancora, +finiti i loro governi, il pellegrinare in altri +paesi, volendo che tutti venissero a +Roma, per essere pronti a quello che ora +noi chiamiamo sindacato. Nell'anno presente +spese Claudio di molto in dar sollazzo +al popolo con altri pubblici giuochi; +e alla plebe, solita a ricevere <i>gratis</i> il frumento +del pubblico, donò trecento sesterzi +per cadauno; e vi fu di quelli che +n'ebbero per testa fino mille e dugento +<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163"></a>[163]</span> +cinquanta. Nel giorno suo natalizio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 2.]</span>, +cioè nel dì primo di agosto, in cui dieci +anni prima dell'Era nostra egli venne +alla luce in Lione, correva in quest'anno +l'ecclissi del sole. Claudio con pubblico +monitorio ne fece alcuni dì prima avvertito +il popolo, acciocchè sapessero +quello essere un effetto necessario del +corso dei pianeti, e non ne tirassero +qualche mal augurio, per lui, come per +poco soleano fare in tanti altri affari i +Romani, essendo troppo quella gente +nudrita dagl'impostori nella superstizione. +Le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numismat. Imperator.]</span> ci fan vedere che, +tanto nel precedente che nel presente +anno, Claudio prese più volte il titolo +d'<i>imperadore</i>, trovandosi nominato <i>imperadore +per la decima volta</i>. Indizii +son questi, che i suoi generali nella Bretagna +doveano aver fatti de' progressi +coll'armi; ma di ciò non resta vestigio +nella storia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLVI" id="XLVI"></a>XLVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 18.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di Druso, imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Valerio Asiatico</span> per la seconda +volta, e <span class="sc">Marco Giunio Silano</span>. +</p> + +<p> +Dal trovar noi <i>Valerio Asiatico</i> nominato +console per la seconda volta, apparisce +aver ottenuto l'eccelso grado di console +un qualche anno innanzi, sostituito +ai consoli ordinari; ma in quale non si è +potuto finora esattamente sapere. Se crediamo +al Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fast. Consularibus.]</span> e ad altri, nelle +calende di luglio a questi consoli succederono +<i>Publio Suillo Rufo</i> e <i>Publio +Ostorio Scapula</i>. Che ancor questi veramente +arrivasse al consolato, ne abbiam +delle prove; ma se veramente in quest'anno, +ciò non si può accertare. Era <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> <i>Marco +<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164"></a>[164]</span> +Giunio Silano</i> console fratello di Lucio, +da noi veduto genero di Claudio +Augusto. Diede molto da dire a' Romani +la risoluzion presa in quest'anno dal +suddetto <i>Asiatico</i> console. Siccome era +stato determinato da Claudio per fargli +onore, egli dovea ritener per tutto l'anno +il consolato; ma spontaneamente lo +rinunziò. Aveano ben fatto lo stesso +alcuni altri consoli, per mancar loro le +ricchezze sufficienti a sostener la spesa +enorme che occorreva in celebrar i giuochi +circensi, addossata alla borsa dei +consoli, e cresciuta poi a dismisura. Era +giusta la scusa e ritirata per questi, ma +non già per Asiatico, ch'era uno de' più +ricchi nobili del romano imperio, possedendo +egli delle rendite sterminate nella +Gallia, patria sua. Il motivo da lui addotto +fu quello di schivare l'invidia altrui pel +suo secondo consolato; ma poteva meglio +assicurarsene col non accettarlo neppure +per i primi sei mesi; e può credersi che +non andò esente dalla taccia di avarizia +quella spontanea sua rinunzia. Vedremo +all'anno seguente i frutti amari di tante +sue care ricchezze. Nel presente toccò la +mala ventura a <i>Marco Vinicio</i>, personaggio +illustre, già marito di <i>Giulia Livilla</i>, +cioè d'una sorella di <i>Caligola</i>. Non l'avea +nel suo libro Messalina, dopo aver essa +procurata la morte alla di lui consorte. +Crebbero anche i sospetti e gli odii contra +la di lui persona, dacchè (per quanto fu +creduto) l'onestà di lui diede una negativa +alle impure voglie della medesima +Messalina. Seppe ella fargli dare sì destramente +il veleno, che il mandò per le poste +al paese di là, con permettere dipoi, che +dopo morte gli fosse fatto il funerale alle +spese del pubblico: onore molto familiare +in questi tempi. Da <i>Agrippina</i>, prima che +divenisse moglie di Tiberio Augusto, era +nato <i>Asinio Pollione</i>, il quale perciò fu +fratello uterino di <i>Druso Cesare</i> figliolo +di <i>Tiberio</i>. Nel cervello d'esso Pollione +entrarono in quest'anno grilli di grandezze +e desiderii di divenir imperadore; +e cominciò egli per questo alcune tele +<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165"></a>[165]</span> +con sì poca avvertenza, che ne arrivò +tosto la contezza a Claudio. Teneva +ognuno per certa la di lui morte; ma +Claudio si contentò di mandarlo solamente +in esilio, o perchè non avea fatta +adunanza alcuna di gente o di danaro +per sì grande impresa, o perchè il trattò +da pazzo, considerata anche la sua +piccola statura e deformità del volto, per +cui era comunemente deriso, nè ciera +avea da far paura a chi sedeva sul trono. +Di questa sua indulgenza riportò Claudio +non poca lode presso il pubblico, +siccome ancora per altre azioni di giustizia +e di zelo pel buon governo, e massimamente +per la giustizia. All'incontro +era universale la doglianza e mormorazione, +perchè egli si lasciasse menar pel +naso da Messalina sua moglie e dai +suoi favoriti liberti; di modo che egli +pareva non più il padrone, ma bensì lo +schiavo di essi. Condannato fu (che così +si usava ancora) a combattere nei giuochi +de' gladiatori <i>Sabino</i>, stato governator +nella Gallia a' tempi di Caligola, per le +sue molte rapine e iniquità. Desiderava +Claudio, e gli altri più di lui, che questo +mal uomo lasciasse ivi la vita, come +solea per lo più succedere. Ma Messalina, +che anche di costui si valeva per la sua +sfrenata sensualità, il dimandò in grazia, +nè Claudio gliel seppe negare. Ed intanto +ogni dì più si mormorava, perchè Mnestore, +commediante allora famoso, non si +lasciava più vedere al teatro. Era egli in +grazia grande presso il popolo per la sua +arte, e specialmente per la sua perizia +nel danzare; ma in grazia di Messalina +era egli maggiormente per la sua avvenenza. +Dolevasi la gente d'essere priva +di un sì valente attore, ma più perchè +ne sapeva la cagione, e la sapevano anche +i più remoti da Roma. Altri non +v'era, che il buon Claudio, il quale +ignorasse, quanta vergogna albergasse +nel proprio suo palazzo. Eusebio Cesariense <span class="fnote">[Eusebius, in Chronico et in Excerptis.]</span> +solo è a scrivere, che circa +questi tempi essendo stato ucciso <i>Rematalce +<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166"></a>[166]</span> +re della Tracia</i> da sua moglie, +Claudio Augusto ridusse quel paese in +provincia, e ne diede il governo ai suoi +uffiziali. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLVII" id="XLVII"></a>XLVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 19.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tiberio Claudio Augusto Germanico</span> per +la seconda volta, e <span class="sc">Lucio Vitellio</span> +per la terza. +</p> + +<p> +Abbiamo da Svetonio <span class="fnote">[Suetonius, in Claudio, cap. 4.]</span>, che <i>Claudio +Augusto</i> non fu già console ordinario +con <i>Lucio Vitellio</i> in quest'anno. Un +altro, il cui nome non sappiamo, procedette +console nel principio di gennaio; +ma perchè questi da lì a poco finì di +vivere, Claudio non isdegnò di succedere +in suo luogo. <i>Vitellio</i> qui mentovato, lo +stesso è che fu proconsole della Soria, e +padre di <i>Vitellio imperadore</i>. Tanti onori +a lui compartiti erano i frutti della sua +vile adulazione. Secondo la supputazion +di Varrone, questo era l'anno ottocentesimo +della fondazion di Roma <span class="fnote">[Suetonius, in Claudio, cap. 21. Tacitus, +lib. 11, cap. 11.]</span>; e +però Claudio diede al popolo il piacere +de' giuochi secolari, i quali propriamente +si doveano fare ad ogni cento anni. Ma +a que' giuochi accadde ciò che si osservò +nel giubileo romano cominciato nel 1300, +che dovea rinnovarsi solamente cento +anni dipoi; ma poi fu celebrato in anni +diversi. Erano passati solamente sessantaquattro +anni, dacchè Augusto diede +questi giuochi, e viveano tuttavia delle +persone che vi assisterono, e degl'istrioni +che aveano ballato in essi, fra' quali +Stefanione, commemorato da Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 7, cap. 48. Zosimus lib. 1.]</span>. +Però essendo solito il banditore, nell'invitare +a questi giuochi il popolo, di +dire che venissero ad uno spettacolo che +<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167"></a>[167]</span> +non aveano mai più veduto, nè sarebbono +mai più per vedere, si fecero delle +risate alle spese di Claudio. Ancor qui +notata fu l'adulazione del console Vitellio, +perchè fu udito dire a Claudio, che gli +augurava di poter dare altre volte questi +medesimi giuochi. Comparve ne' giuochi +suddetti <i>Britannico</i> figliuolo dell'imperadore +insieme col giovinetto <i>Lucio Domizio</i>, +che fu poi <i>Nerone</i> imperadore; e si +osservò che l'inclinazion del popolo correa +più verso questo giovine, perchè era +figliuolo di <i>Agrippina</i> principessa amata +da essi, non tanto per essere stata figlia +dell'amato Germanico, quanto perchè la +miravano perseguitata da Messalina. Si +contano ancora sotto quest'anno alcune +azioni lodevoli di Claudio <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>. Prodigiosa +era la quantità degli schiavi che ogni +nobil romano teneva al suo servigio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 25.]</span>. +Allorchè i miseri cadeano infermi, costumavano +alcuni de' loro padroni, per non +soggiacere alla spesa, di cacciarli fuori +di casa, mandandoli nell'isola del Tevere, +acciocchè Esculapio, a cui quivi +era dedicato un tempio, li guarisse, ed +esponendogli in tal guisa al pericolo di +morir di fame. Fece Claudio pubblicar +un editto, che gli schiavi cacciati da' padroni, +s'intendessero liberi, nè fossero +obbligati a tornar a servire. Che se, in +vece di cacciarli, volessero levarli di vita, +si procedesse contra di loro come omicidi. +Inoltre essendo denunziati alcuni di +bassa sfera, quasi che avessero insidiato +alla di lui vita, niun caso ne fece, con +dire, «non essere nella stessa maniera +da far vendetta di una pulce, che d'una +fiera.» Ordinò ancora, che i liberti ingrati +ai lor padroni tornassero ad essere +loro schiavi: legge sempre dipoi osservata. +Rimosse dal senato alcuni senatori, +perchè, essendo poveri, non poteano con +dignità calcare quel posto: il che a molti +di loro fu cosa grata. E perchè un Sordinio +nativo della Gallia, ed uomo ricco, +poteva con decoro sostenere la dignità +<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168"></a>[168]</span> +senatoria, e Claudio intese ch'era partito +per andarsene a Cartagine, disse: +«Bisogna ch'io fermi costui in Roma con +i ceppi d'oro;» e richiamatolo indietro, +il creò senatore. Insorsero gravi +querele contro gli avvocati che esigevano +somme immense dai lor clienti. Fu in +procinto il senato di proibire affatto +ogni pagamento. Claudio volle che si +tassasse una molto leggiera somma. +</p> + +<p> +Ma se Claudio da tali azioni riportò +lode, maggior fu bene il biasimo che a +lui venne, per essersi lasciato condurre +a dar la morte in questo medesimo anno +a varie illustri persone, per le maligne +insinuazioni di Messalina sua moglie. +Aveva egli accasata con <i>Gneo Pompeo +Magno</i>, <i>Antonia</i> sua figliuola. La matrigna +Messalina, che odiava l'uno e l'altra, +seppe inventar tante calunnie, dipingendo +il genero Pompeo per insidiatore +della vita di lui, che Claudio gli fece tagliar +la testa. Per altro costui offuscava +la nobiltà de' suoi natali con dei vizii +nefandi. Nè qui si fermò la persecuzione. +Fece anche morire Crasso Frugi e Scribonia +genitori d'esso Pompeo, tuttochè, +per attestato di Seneca <span class="fnote">[Seneca, in Apocol.]</span>, Crasso fosse +così stolido, che meritasse d'essere imperadore, +come era Claudio. Antonia fu +poi maritata con <i>Cornelio Silla Fausto</i> +fratello di Messalina. A Valerio Asiatico, +da noi già veduto due volte console, le +sue molte ricchezze furono in fine cagione +di totale rovina <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. II, cap. 1.]</span>. Con occhio ingordo +le mirava Messalina, e massimamente +coi desiderii divorava gli orti di Lucullo, +da lui maggiormente abbelliti. S'inventarono +vari sospetti e delitti di lui, ed +avendo egli determinato di passar nelle +Gallie, dove possedea dei gran beni, fu +fatto credere a Claudio, che ciò fosse +per sollevar contra di lui le legioni della +Germania. Condotto da Baja incatenato, +ed accusato, con forza si difese, allegando +che non conosceva alcuno de' testimoni +prodotti contra di lui. Si fece +<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169"></a>[169]</span> +venire innanzi un soldato, che protestava +d'essere intervenuto al trattato della +congiura. Dettogli, se conosceva Asiatico: +senza fallo, rispose. Che il mostrasse: +data una girata d'occhi sopra gli astanti, +sapendo che Asiatico era calvo, indicò +un calvo, ma che non era Asiatico. Niuno +dell'uditorio potè contenere le risa, +e l'assemblea fu finita. Già pensava Claudio +ad assolverlo per innocente, quando +entrò in sua camera l'infame Vitellio il +console, imboccato da Messalina, che +colle lagrime agli occhi mostrò gran compassione +d'Asiatico, e poi finse d'essere +spedito da lui per impetrar la grazia di +potere scegliere quella maniera di morte +che più a lui piacesse. Il bietolone Augusto, +senza cercar altro, credendo che +per rimprovero della coscienza rea egli +non volesse più vivere, accordò la grazia +richiesta. Asiatico si tagliò dipoi le vene, +e rendè contenta, ma non sazia l'avarizia +e crudeltà di Messalina, la quale per +altre somiglianti vie condusse a morte +<i>Poppea</i> moglie di Scipione, la più bella +donna de' suoi tempi, e madre di <i>Poppea</i>, +maritata poi coll'Augusto Nerone. Nulla +seppe di sua morte Claudio. D'altri nella +stessa guisa abbattuti parla Tacito, la +cui storia maltrattata dai tempi torna a +narrarci gli avvenimenti d'allora, quando +quella di Dione per la maggior parte è +venuta meno. In quest'anno <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. II, cap. 14. Suetonius +in Claud., cap. 41.]</span> ancora +si credè Claudio d'immortalare il suo +nome anche fra i grammatici, con aggiugnere +tre lettere all'alfabeto latino. +Una delle quali fu F scritto al rovescio +per significare l'V consonante. Ma dopo +la sua morte morirono ancora le da lui +inventate lettere. Furono in quest'anno +rivoluzioni in oriente. Essendo stato ucciso +<i>Artabano re dei Parti</i>, disputarono +del regno coll'armi in mano due suoi +figliuoli. Prese Claudio questa occasione +per inviar <i>Mitridate</i> fratello di <i>Farasmane +re dell'Iberia</i> a ricuperare il regno dell'Armenia, +già occupato dai Parti. Ed +<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170"></a>[170]</span> +egli in fatti se ne impadronì, e vi si sostenne +col braccio de' Romani. Nè fu +senza moti di guerra la Germania. Essendo +morto Sanquinio, che comandava +l'armi romane nella Germania bassa, in +suo luogo fu inviato <i>Gneo Domizio Corbulone</i>, +che riuscì dipoi il più valente +capitano che allora si avesse Roma. Innanzi +ch'egli arrivasse colà, i Cauci aveano +fatte delle scorrerie nei lidi della +Gallia. Subito che Corbulone fu alla testa +delle legioni, soggiogò essi Cauci; +fece tornare all'ubbidienza i popoli della +Frisia, che s'erano ribellati alcuni anni +prima: rimise fra le truppe romane con +gran rigore l'antica disciplina. Era per +far maggiori imprese, se il pauroso Claudio +Augusto non gli avesse scritto di ripassare +il Reno, e di lasciar in pace i +Barbari. Ubbidì Corbulone, ma con +esclamare: <i>Felici gli antichi generali!</i> +Claudio a lui concedè poi gli ornamenti +trionfali. Venuto anche a Roma <i>Aulo +Plauzio</i>, il quale s'era segnalato nella +guerra della Bretagna, accordò a lui pure +l'onore dell'ovazione, che così chiamavano +il picciolo trionfo. Già s'era cominciato +a riserbare il vero trionfo ai +soli imperadori, perchè soli essi erano i +generalissimi dell'armi romane, e a loro +si attribuiva l'onor di qualunque vittoria +che fosse riportata dai subalterni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLVIII" id="XLVIII"></a>XLVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 20.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Aulo Vitellio</span> e <span class="sc">Quinto Vipsanio +Poblicola</span>. +</p> + +<p> +Il primo di questi consoli fu poscia +imperadore. Per attestato di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 3.]</span> +ad esso <i>Aulo Vitellio</i> nelle calende di luglio +venne sostituito <i>Lucio Vitellio</i> suo +fratello: tanto poteva nella corte di allora +<i>Lucio Vitellio</i> lor padre, il re degli +<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171"></a>[171]</span> +adulatori. Trattossi nell'anno presente +in senato <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. II, cap 23.]</span> di crear dei nuovi senatori +in luogo dei defunti, e seguì molta disputa, +perchè i popoli della Gallia Comata +dimandavano di poter anch'essi +concorrere a tutte le dignità e agli onori +della repubblica romana. Fu contraddetto +da non pochi; ma prevalse il parere +di Claudio, che, addotto l'esempio +de' maggiori, sostenne non doversi negar +la grazia, perchè ridondava in pubblico +bene, e in accrescimento di Roma. Come +censore fece Claudio ancora alcune buone +ordinazioni, e fra l'altre spurgò il senato +di alcune persone di cattivo nome, +e ciò con buona maniera: perciocchè +sotto mano lasciò intendere a que' tali, +che se avessero chiesta licenza di ritirarsi, +l'avrebbono conseguita. Propose +il console Vipsanio, che si desse a Claudio +il titolo di <i>Padre del senato</i>. Claudio, +conosciuto che questo era un trovato +dell'adulazione, lo rifiutò. Fu fatto in +quest'anno da esso Augusto parimente, +come censore, e dal vecchio Lucio Vitellio +suo collega, il lustro, cioè la descrizione +di tutti i cittadini romani: il che +non vuol già dire degli abitanti in Roma, +perchè tanti forestieri venuti a quella +gran città non erano tutti per questo +cittadini di Roma, e molto meno tante e +tante migliaia di servi, cioè schiavi che +servivano allora in Roma ai benestanti. +Niuno degli antichi scrittori ci ha lasciato +il conto di quante anime allora vivessero +in Roma; città, che in que' tempi +forse di non poco superava le moderne +di Parigi e di Londra. Un'iscrizione che +di ciò parla, merita d'essere creduta +falsissima, siccome osservò Giusto Lipsio <span class="fnote">[Lipsius, in Notis ad Tacit. lib. 40.]</span>. +Per cittadini dunque romani si +intendevano tutte quelle persone libere, +che godeano allora la cittadinanza romana +sì in Roma, che nelle provincie; +giacchè non per anche questo privilegio +s'era dilatato a tutto l'imperio romano, +come ne' tempi susseguenti avvenne. Di +<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172"></a>[172]</span> +tali cittadini si trovarono nella descrizion +suddetta sei milioni e novecento e +quarantaquattromila. +</p> + +<p> +Giunta era all'eccesso l'impudicizia +e la baldanza di <i>Messalina</i> moglie di +Claudio Augusto. Volle ella nell'anno +presente far un colpo, a credere il quale +gran fatica si dura, non sapendosi capire +come potesse arrivar tant'oltre la sfacciataggine +di una donna e la balordaggine +di un marito, e marito imperadore. +Lo stesso Tacito confessa <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 11, cap. 26.]</span>, che ciò +parrà favoloso: tuttavia tanto egli, quanto +Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 26.]</span> e Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, ci dan per +sicuro il fatto. Era impazzita questa rea +femmina dietro a <i>Cajo Silio</i>, giovane, +non men per la nobiltà che per la bellezza +del corpo, riguardevole. Avea Claudio +a disegnarlo console per l'anno prossimo. +Nè bastandole di mantenere un +indegno commercio con questo giovane, +determinò in fine di contraere matrimonio +con lui, benchè vivente Claudio, nè +ripudiata da lui. Dicono, ch'essendo ito +Claudio ad Ostia per affari della pubblica +annona, ella fingendo qualche incomodo +di sanità, si fermò in Roma, e +con gran solennità fece stendere lo +strumento del contratto, munito di tutte +le clausole consuete, donando a Silio +tutti i più preziosi arredi del palazzo +imperiale, e compiendo la funzione coi +sagrifizii e con un magnifico convito. Fu +poi esposto <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 11, cap. 30.]</span> a Claudio, che alla presenza +del senato, del popolo e de' soldati +tutto ciò era seguito. Ha dell'incredibile. +Svetonio aggiugne, aver Messalina indotto +lo stesso imperadore a sottoscrivere +quell'atto, con fargli credere che fosse +una burla, e ciò utile per allontanare un +pericolo che a lui sovrastava, predetto +dagl'indovini, e per farlo ricadere sopra +Silio, finto imperadore. Sì lontana da +ogni verisimile è questa partita, che patisce +l'intelletto a crederla vera. Sarà +<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173"></a>[173]</span> +stata probabilmente una diceria del volgo, +solito ad aggiugnere ai fatti veri delle +false circostanze; nè Tacito ne parla. +Comunque sia, un gran dire per questo +sì sfoggiato ardimento fu per Roma tutta. +Il solo Claudio nulla ne sapea, perchè +attorniato dai liberti, tutti paurosi di disgustar +Messalina, l'incorrere nella disgrazia +di cui, e il perdere la vita, andavano +bene spesso uniti. Tuttavia troppo +facile era lo scorgere che Messalina, dopo +aver fatto Silio suo marito, era dietro a +farlo anche imperadore, con un totale +sconvolgimento del pubblico e della corte, +a cui terrebbe dietro infallibilmente la +rovina ancora d'essi liberti, tanto favoriti +da Claudio. Si aggiunse ancora, che +avendo Messalina fatto morir Polibio <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>, +uno de' più potenti fra essi nella corte, +impararono gli altri a temere un'egual +disavventura. Perciò Callisto, Pallante +e Narciso, liberti i più poderosi degli +altri nell'animo di Claudio, presero la +risoluzione di aprire gli occhi all'ingannato +Augusto. Ma non istettero saldi i +due primi nel proposito, paventando, che +se Messalina giugneva a parlare una sola +volta a Claudio, saprebbe inorpellar sì +bene il fatto, che sfumerebbe in lui tutto +lo sdegno. Narciso solo stette costante, +nè attentandosi egli a muoverne il primo +parola, fece che alcune puttanelle di Claudio +gli rivelassero non solamente la presente +infamia, ma ancora la storia di +tutti i precedenti scandali originati dalla +trabbocchevol libidine e crudeltà di Messalina. +Attonito Claudio fa tosto chiamar +Narciso, il quale chiesto perdono in prima, +e addotte le cagioni del silenzio finora +osservato, conferma il fallo, e rivela +altri complici della disonestà di +Messalina. Turranio presidente dell'annona, +e Lusio Geta prefetto del pretorio +chiamati anch'essi attestano il medesimo, +con rappresentare e caricare il pericolo +di perdere vita ed imperio, imminente +a Claudio per gli ambiziosi disegni +di Silio e di Messalina, e il bisogno di +<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174"></a>[174]</span> +provvedervi con mano forte, senz'ascoltar +discolpe e parole lusinghiere della +traditrice consorte. Rimase sì sbalordito +Claudio, che andava di tanto in tanto +dimandando, s'egli era più imperadore, +se Silio menava tuttavia vita privata. +</p> + +<p> +Era il mese d'ottobre, e fu veduta +Messalina più gaia del solito divertirsi +alle feste di Bacco <span class="fnote">[Tacitus, lib. II, cap. 31.]</span>, che si faceano +per le vendemmie, prendendo essa la +figura di Baccante, e Silio quella di Bacco. +Quand'ecco di qua e di là giugnere a +Roma l'avviso, essere Claudio consapevole +di tutte le sue vergogne, e venire a +Roma per farne vendetta. Il colpo di +riserva, su cui riponeva le sue speranze +Messalina, era quello di poter parlare a +Claudio, fidandosi, che, come tant'altre +volte era accaduto, ora ancora placherebbe +l'insensato marito. Ma questo appunto +era quello, da cui l'accorto Narciso +volea tener lontano il padrone: al +qual fine impetrò di avere per quel giorno +il comando delle guardie, rappresentando +la dubbiosa fede di Lusio Geta; +ed insieme ottenne di venir anch'egli in +carrozza coll'imperadore a Roma. Nella +stessa venivano ancora Lucio Vitellio e +Publio Cecina Largo, senza mai articolar +parola nè in favore nè contra di +Messalina, perchè non si fidavano dell'animo +troppo instabile e debole di +Claudio. Intanto <i>Messalina</i>, presi seco +<i>Britannico</i> ed <i>Ottavia</i> suoi figliuoli, e +<i>Vibidia</i>, la più anziana delle Vestali, ed +accompagnata da tre persone, perchè +gli altri se ne guardarono, s'inviò a piedi +fuor della porta d'Ostia, e salita poi +in una vilissima carretta, trovata ivi +per avventura, andò incontro al marito, +non compatita da alcuno. Allorchè arrivò +Claudio, cominciò a gridare, che +ascoltasse chi era madre di Britannico +e d'Ottavia; e Narciso intanto facea +marciar la carrozza, strepitando anche +egli con esagerar l'insolenza di Silio e +di Messalina, e con rimettere sotto gli +occhi di Claudio lo strumento nuziale. +<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175"></a>[175]</span> +Nell'intrare in Roma si vollero affacciare +alla carrozza Britannico ed Ottavia; +ordinò Narciso alle guardie che li tenessero +lontani; ma per la venerazione e +per gli privilegi che godeano le Vestali, +non potè impedir Vibidia dall'accostarsi, +e dal far grande istanza, che contra di +Messalina non si procedesse a condanna +senza prima ascoltarla. Così promise +Claudio. Accortamente Narciso condusse +a dirittura l'imperadore alla casa di +Silio, e fecegli osservar le preziose masserizie +della corte portate colà: vista che +svegliò pur del fuoco in quel freddo petto. +Indi così caldo il menò al quartiere +de' pretoriani, istruiti prima di quel che +aveano a dire. Poche parole potè proferir +Claudio, confuso tra il timore e la +vergogna; ed alzossi allora un grido dei +soldati che dimandavano il nome e il +gastigo dei rei. Silio fu il primo che sofferì +con coraggio la morte, poi Vettio +Valente, Pompeo Urbico, ed altri nobili, +tutti macchiati nelle impudicizie di Messalina. +Mnestore il commediante, con +ricordare a Claudio d'aver ubbidito ai +di lui comandamenti, intenerì sì fattamente +il buon Claudio, che fu vicino a +perdonargli; ma i liberti gli fecero mutar +sentimento. Solamente Suilio Cesonino e +Plautio Laterano la scapparono netta, +l'ultimo per gli meriti di Aulo Plautio +suo zio. Intanto Messalina, ritiratasi negli +orti di Lucullo, fra la speranza e l'ira, +si pensava pure di poter superare la burrasca; +e non ne fu lontana. Claudio arrivato +al palazzo con gran quiete si mise +a tavola, ed allorchè si sentì ben riscaldato +dal vino, diede ordine che s'avvisasse +Messalina di venire nel seguente +dì, che l'avrebbe ascoltata. Si credette +allora perduto Narciso; però fatto coraggio, +e levatosi da tavola, come per dar +l'ordine suddetto, da disperato ne diede +un tutto diverso al centurione e al tribuno +di guardia, dicendo loro, che immediatamente +si portassero ad uccidere +Messalina, perchè tale era la volontà dell'imperadore. +La trovarono eglino stesa +<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176"></a>[176]</span> +in terra, ed assistita da Lepida sua madre, +che l'andava esortando a prevenir +colle sue mani gli esecutori della giustizia. +All'arrivo di essi si diede ella in fatti +alcuni colpi, ma con mano tremante; più +sicura fu quella del tribuno, che la finì. +Portata incontanente la nuova a Claudio, +che Messalina era morta, lo stupido senza +informarsi, se per mano propria o +d'altrui, dimandò da bere, e con tranquillità +compiè il convito. Ne' seguenti +giorni non si mirò in lui nè ira, nè odio, +nè allegrezza, nè tristezza, ancorchè osservasse +l'ilarità di Narciso e degli altri +accusatori, e il volto afflitto de' figliuoli. +A farlo maggiormente dimenticar di +Messalina, servì l'attenzione del senato; +perchè per ordine suo furono levate le +di lei immagini tanto dai pubblici che +dai privati luoghi. Narciso, in ricompensa +delle sue fatiche, da esso senato fu promosso +all'ordine de' questori. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XLIX" id="XLIX"></a>XLIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 21.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Aulo Pompeo Longino</span> e <span class="sc">Gallo +Quinto Veranio</span>. +</p> + +<p> +S'è dubitato, se il primo de' consoli +portasse il cognome di <i>Longino</i> o <i>Longiniano</i>. +In un frammento di marmo <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 304.]</span>, +esistente oggidì nel museo del Campidoglio, +si legge Q. VERANIO, A. POMPEIO +GALLO COS. E però non <i>Cajo</i>, come +s'è creduto finquì, ma sarà stato <i>Aulo</i> il +di lui prenome. A questi consoli ordinari +circa le calende di maggio fondatamente +si credono succeduti <i>Lucio Memmio Pollione</i> +e <i>Quinto Allio Massimo</i>. Rimasto +vedovo Claudio Augusto, si credette che +non passerebbe ad altre nozze <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 26.]</span>; e +tanto più perchè egli protestò ai soldati +del pretorio di non voler più moglie, +<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177"></a>[177]</span> +dacchè tanta sfortuna avea provato nei +precedenti, matrimonii; e che se facesse +altrimenti, si contentava d'essere scannato +dalle loro mani. Ma andò presto in +fumo questo suo proponimento. Tutte le +più nobili dame romane si misero in +arnese, per espugnar questa debil rocca, +mettendo in mostra tutte le lor bellezze +naturali ed artificiali, e adoperando +quanti lacci sa inventare la loro scuola, +sapendo per altro come egli fosse alieno +dalla continenza <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 33.]</span>. Tenevano il primato +tre fra le altre, cioè <i>Lollia Paolina</i>, figliuola +di Marco Lollio già stato console, e +per lei facea di caldi uffizii Callisto, uno +dei liberti favoriti di Claudio. La seconda +era <i>Elia Petina</i> della famiglia de' Tuberoni, +figliuola di Sesto Elio Peto già console, +stata già moglie del medesimo Claudio <span class="fnote">[Idem, cap. 26.]</span> +prima dell'imperio, e da lui ripudiata +per lieve cagione. Perorava per questa +Narciso, altro potente liberto di corte, +di cui già s'è parlato. La terza fu <i>Giulia +Agrippina</i>, figliuola di <i>Germanico</i> suo +fratello, già cacciata in esilio da Caligola +per la sua mala vita, e perseguitata in +addietro da Messalina. A promuovere +gl'interessi di lei si sbracciò forte Pallante, +liberto anch'esso di gran possanza +nel cuore di Claudio. E questa in fine +vinse il pallio. Benchè fosse stata maritata +due volte; cioè più di vent'anni +prima a <i>Gneo Domizio Enobarbo</i>, a cui +partorì Lucio Domizio Enobarbo, che +vedremo imperadore col nome di Nerone; +e poscia a Crispo Passieno, ch'ella +fece morire, per non tardar a godere +l'eredità da lui lasciatale; e benchè +ella avesse passati gli anni della gioventù, +pure era assai fresca, e sosteneva il +credito d'esser bella, possedendo anche +a maraviglia l'arte degl'intrighi e delle +lusinghe femminili. A cagion della stretta +parentela, essendo Claudio suo zio +paterno, godeva ella il privilegio di visitarlo +spesso ed assai confidentemente. +Questo bastò per farlo cader nella pania, +<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178"></a>[178]</span> +di maniera che fino dall'anno precedente +furono concertate fra loro le nozze +ed eseguite poi nel presente. In mani +peggiori non potea capitar Claudio, perchè +in questa donna non si sa qual fosse +maggiore o la fierezza o la superbia o +l'avarizia. Pure la sua passion dominante +e superiore all'altre era l'ambizione, +per cui avrebbe sagrificato tutto. Scrive +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, esserle stato predetto un giorno +da uno strologo, che suo figliuolo Nerone +sarebbe imperadore, ma ch'egli stesso +l'ucciderebbe. <i>Non importa</i>, rispose ella, +<i>mi uccida, purchè regni</i>. In fatti, fin +d'allora si diede ella a cercar le vie di +accasar Lucio Domizio Enobarbo suo +figliuolo (che fu poi <i>Nerone</i>), nato sul +fine dell'anno 37 dell'Era nostra, con +<i>Ottavia figliuola</i> di esso Claudio Augusto. +Perchè tra questa principessa e Lucio +Silano erano seguiti gli sponsali alcuni +anni prima <span class="fnote">[Tacitus, lib. 12, cap. 4.]</span>, bisognò pensare alla +maniera di levar un tale ostacolo con +ricorrere alla calunnia, giacchè Silano +per l'incorrotta sua vita era esente da +veri delitti. Lucio Vitellio console fu l'iniquo +mezzano della di lui rovina, con far +credere a Claudio, che fra Silano e Giunia +Calvina sua sorella passassero intrinsichezze +nefande. Perciò Silano, che nulla +sapea di questo, vide sè stesso tutto ad +un tempo balzato dal grado di senatore, +obbligato inoltre a rinunziar la pretura, +e rotto il suo maritaggio con Ottavia. +Questa fu la prima prodezza di Agrippina, +e non era per anche moglie di Claudio. +</p> + +<p> +Ma Claudio, benchè ardente di voglia +di effettuar questo matrimonio, tuttavia +non osava, perchè presso i Romani non +era lecito, non che in uso, che uno zio +sposasse una nipote. Prese ancor qui +l'assunto di provvedere al bisogno quel +gran faccendiere di Lucio Vitellio; ne +parlò egli con energia al senato; e i senatori, +schiavi d'ogni volere del principe, +decretarono la validità di un tal contratto. +Celebraronsi dunque le nozze, e in +<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179"></a>[179]</span> +quello stesso di Lucio Silano, stato genero +di Claudio, si diede la morte da sè +stesso. Entrata nell'imperial palazzo Agrippina, +poca pena ebbe a rendersi padrona +dello scimunito consorte e de' pubblici +affari, con voler anch'ella, al pari di +Claudio, essere ossequiata dal senato, dai +principi stranieri e dagli ambasciadori. +Cominciò ad ammassar della roba, senza +perdonare a sordidezza alcuna, tirando +colle lusinghe alcuni a dichiararla erede, +ed atterrando altri con calunnie, per occupare +i lor beni. Promosse gli sponsali +del giovinetto <i>Lucio Domizio</i> suo figliuolo, +già pervenuto all'età di dodici +anni, colla suddetta <i>Ottavia</i> figliuola di +Claudio, a cui questa alleanza fu il primo +gradino per salire al trono imperiale. +Fece parimente richiamare a Roma dall'esilio +della Corsica <i>Lucio Anneo Seneca</i>, +insigne filosofo stoico, e il diede per +precettore al figliuolo, sperando di farne +una cima d'uomo, e un mirabil imperadore, +giacchè a questo bersaglio tendevano +le principali sue mire. Impetrò anche +la pretura pel medesimo Seneca. +Appresso rivolse Agrippina lo spirito +vendicativo contro a <i>Lollia Paolina</i>, che +seco avea gareggiato pel matrimonio di +Claudio. Fecesi comparire, che avesse +interrogati strologhi e l'oracolo di Apollo +di Clario, in pregiudizio dell'imperadore; +questi perciò, senza lasciarle agio +per le difese, la cacciò in esilio fuori +d'Italia, e confiscò la maggior parte del +suo ricchissimo patrimonio. Mandò Agrippina +dipoi anche a levarle la vita; e fece +appresso bandire <i>Calpurnia</i>, illustre +donna, solo perchè accidentalmente a +Claudio era scappato di bocca che era +bella. Accrebbe Claudio in quest'anno +il pomerio, o sia il circondario delle mura +di Roma: il che era riputato di singolar +gloria. Alle preghiere de' Parti mandò +loro per re <i>Meerdate</i> di quella nazione, +che poca fortuna provò per sè e svergognò +i Romani. Nella Tracia furono guerre +tali nondimeno, che io mi dispenso +dal riferirle, perchè di niun momento +<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180"></a>[180]</span> +per la storia presente. Se crediamo ad +Orosio <span class="fnote">[Orosius, in Histor.]</span>, seguì in quest'anno l'editto +di Claudio, che tutti i Giudei uscissero +di Roma, del che parla san Luca negli +Atti degli Apostoli <span class="fnote">[Actus Apostolor., c. 18, vers. 2.]</span>. Prodigiosa era la +quantità d'essi in quella gran città. Orosio +cita Giuseppe ebreo per testimonio di +tal fatto all'anno presente; ma nei testi +di Giuseppe ebreo oggidì non si trova +un tal passo. Per altro è certo il fatto, +asserendolo ancora Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 25.]</span> con dire +di Claudio: <i>Judaeos, impulsore Chresto</i> +(così egli nomina il divino Salvator +nostro) <i>assidue tumultuantes Roma expulit</i>. +Sotto nome de' Giudei erano allora +compresi anche i Cristiani; e forse i +Giudei, perseguitando i Cristiani, svegliavano +que' tumulti. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="L" id="L"></a>L</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">L</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 22.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Antistio Vetere</span>, o sia <span class="sc">Vecchio</span>, e +<span class="sc">Marco Suillio Nervilino</span>. +</p> + +<p> +Ho scritto <i>Nervilino</i>, e non già <i>Nerviliano</i>, +come hanno altri, perchè il cognome +di questo console si legge formato +così in un insigne marmo del museo +Capitolino, da monsignor Bianchini <span class="fnote">[Thesaur. Nov. veter. Inscript., T. 1.]</span>, +e da me <span class="fnote">[Thes. Nov. veter. Inscript., cap. 305.]</span> ancora dato alla luce. Un +altro gran passo fece in quest'anno +Agrippina per innalzar sempre più il suo +figliuolo <i>Lucio Domizio Enobarbo</i> <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 25. Dio, lib. 60.]</span>. +Tuttochè Claudio Augusto avesse un +figliuolo maschio, cioè <i>Britannico</i>, che +naturalmente avea da succedere a lui +nell'imperio, il semplicione si lasciò indurre +ad addottar per figliuolo anche il +medesimo Lucio Domizio, il quale, passato +nella famiglia Claudia, cominciò ad +<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181"></a>[181]</span> +intitolarsi <i>Nerone Claudio Cesare Druso +Germanico</i>, come apparisce dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imp.]</span> +battute allora in onor suo. Il +mezzano di questo affare, adoperato da +Agrippina, fu Pallante, il più confidente +che s'avesse Claudio; ed avendo allora +Nerone due anni di più di Britannico, si +vide la deformità d'aver egli adottivo la +mano dal figliuolo legittimo e naturale +dell'imperadore, ornati amendue del cognome +cesareo. Nè già dimenticò sè stessa +l'ambiziosa Agrippina. Non avea mai +Claudio conceduta a Messalina il titolo +d'<i>Augusta</i>. Lo volle ben ella, nè le fu +difficile l'ottenerlo; sicome ancora nell'anno +seguente volle l'onore d'entrar +col carpento, o sia colla carrozza nei +pubblici giuochi. Cresciuta ne' titoli Agrippina +crebbe anche nell'autorità, e +peggior divenne di Messalina, non già +nell'impudicizia, perchè se questa non le +mancò, fu almeno occulta, ma nelle rapine +della roba altrui, e in procurar la +morte a chi si tirava addosso il di lei +sdegno, o lo meritava per essere ricco. +Quanto ella era diligente a far ben educare +e a produrre il suo figliuolo Nerone, +altrettanto la scaltra donna si studiava +di abbassare e di fare scomparire il +figliastro suo, cioè Britannico Cesare. +Sotto vari pretesti fece morire, e levare +dal di lui fianco le persone che gli poteano +inspirare de' sentimenti contrarii ai +suoi; e fra gli altri <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> v'andò la vita di +Sosibio di lui maestro. Altre persone +mise ella in lor luogo, tutte dipendenti +dai suoi voleri, di modo che l'infelice +principe era in certa guisa assediato e +tenuto quasi come prigione, senza ch'egli +potesse se non di rado vedere il padre +Augusto. Faceva anche correr voce, che +egli patisse di mal caduco e fosse scemo +di cervello <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 12, cap. 41.]</span>, quando si sapea che in +quell'età di nove o dieci anni era forte +di corpo e di spirito molto vivace. Un +trattamento tale eccitava la compassione +<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182"></a>[182]</span> +in tutti, ma senza alcun profitto di lui. +Nell'anno seguente Britannico, in salutar +Nerone, disavvedutamente gli diede il +nome di <i>Domizio</i> oppure di <i>Enobarbo</i>. +Non si può dir che fracasso e querele +facesse per questo in corte Agrippina. +Volle essa inoltre la gloria di fondare +una colonia che portasse il suo nome. +A questo fine mandò alcune migliaia +di veterani a piantarla nella città degli +Ubii, che da lì innanzi prese il nome di +<i>Colonia Agrippina</i>, città tuttavia delle più +illustri e floride della Germania, che +ritiene il nome di <i>Colonia</i>. Quivi era nata +la medesima Agrippina, allorchè Germanico +suo padre guerreggiò in quelle parti +coi Germani. Riportò in quest'anno <i>Publio +Ostorio Scapula</i> molti vantaggi contra +de' popoli della Bretagna, e prese, +non so se in questo o nel seguente anno, +<i>Carattaco</i>, uno dei re o duci loro, colla +moglie e co' figliuoli <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 32.]</span>: per le quali +imprese conseguì dal senato romano gli +ornamenti trionfali, ma con goderne +poco, perchè la morte il rapì da lì a non +molto. Condotto a Roma Carattaco prigioniero, +senza smarrirsi punto, parlò a +Claudio da uomo forte: e Claudio restituì +a lui e a tutti i suoi la libertà. Ammirava +dipoi Carattaco la magnificenza +di Roma, e dicea ai Romani, <i>che non +sapea capire, come avendo essi cotanti +superbi palazzi ed agiate case, andassero +poi a cercar le povere capanne de' Britanni</i>. +Camaloduno in quella grand'isola, +città così denominata dal dio Camalo, fu +scelta per condurvi una colonia di veterani, +acciocchè servissero di baluardo +contro i nemici e ribelli. Anche nella +Germania superiore i Catti furono in +armi, e fecero delle incursioni nel paese +romano. Ma <i>Lucio Pomponio Secondo</i>, +insigne poeta tragico, e governatore dell'armi +in quelle parti, li mise in dovere, +con aver anch'egli perciò meritati gli +onori trionfali. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183"></a>[183]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LI" id="LI"></a>LI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 23.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tiberio Claudio Augusto</span> per la quinta +volta e <span class="sc">Servio Cornelio Orfito</span>. +</p> + +<p> +Nelle calende di luglio ebbero questi +consoli per successori nella dignità <i>Cajo +Minicio Fondano</i> e <i>Cajo Vettennio Severo</i>; +e all'uno di questi ultimi due nelle calende +di novembre si crede che fosse +sostituito <i>Tito Flavio Vespasiano</i>, il quale +a suo tempo vedremo imperadore; ciò +ricavandosi da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vesp., cap. 4.]</span>. In questo +medesimo anno a dì 24 d'ottobre ad esso +Vespasiano nacque da Flavia Domitilla +sua moglie <i>Domiziano</i>, che fu anch'egli +imperadore. Benchè Nerone Cesare <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 41.]</span> +avesse solamente cominciato l'anno quattordicesimo +di sua età, senz'aspettare +di compierlo, come portava la legge e +l'uso, per dispensa del senato adulatore, +prese la toga virile, abilitato anche al +consolato, subito che toccasse l'anno +ventesimo: con che potea aver parte +agli affari pubblici e agli onori. Venne +anche dichiarato <i>principe della gioventù</i>, +e gli fu conceduta la podestà proconsolare +fuori di Roma: tutti gran passi all'imperio. +All'importunità di Agrippina +nulla si sapea negare nè da Claudio nè +dal senato. Per tanti onori a lui conferiti +volle la madre, che si desse alla plebe +un congiario, a' soldati un donativo, e +che si celebrassero i giuochi circensi, +per procacciare con ciò l'amore del +pubblico al figliuolo. Intanto il povero +Britannico si facea allevare come figlio di +un plebeo, e compariva nelle solennità +delle funzioni tuttavia vestito da putto; +laddove il fratellastro Nerone sfoggiava +con abiti da imperadore: dal che ognuno +argomentava, qual dovesse in fine essere +<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184"></a>[184]</span> +il destino di amendue. E perciocchè penetrò +Agrippina, che alcuni centurioni e +tribuni de' soldati pretoriani teneano discorsi +di compassione per lo stato miserabile +di Britannico, destramente li fece +allontanare o li trasse a dimettere i gradi +militari con darne loro dei civili più +utili. Non si fidava ella di Lucio Geta, +nè di Rufo Crispino, ch'erano prefetti +del pretorio, o, vogliam dire, capitani +delle guardie, perchè li credea parziali +dell'estinta Messalina e dei di lei figliuoli. +Picchiò tanto in capo a Claudio, con rappresentargli +che in mano di due discordi +uffiziali pativa non poco la disciplina +militare ed essere meglio un solo, che l'indusse +a creare un solo prefetto del pretorio; +e questi fu <i>Burro Afranio</i>, uomo +di molta sperienza nel militare, e creatura +d'essa Agrippina. Tal dignità, massimamente +conferita ad un solo, e durevole, +era delle più cospicue e temute in +Roma, e sempre più andò crescendo, +dacchè i pretoriani cominciarono ad usurparsi +colla forza il diritto d'eleggere +gl'imperadori. Carestia si provò nell'anno +presente in Roma, e il popolo affamato +intronò di grida gli orecchi di Claudio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 18.]</span>, +anzi, mosso un tumulto, se gli +serrarono addosso nella pubblica piazza, +gittandogli dei tozzi di pane, di modo +ch'ebbe fatica a salvarsi per una porta +segreta in palazzo, e convenne adoperare +i soldati per isbandarli. Tuttavia non ne +fece il freddo imperadore risentimento +alcuno, nè vendetta; e solamente si applicò +con gran cura a far venir grani da +ogni parte, dando privilegi ai mercatanti +e alle navi di trasporto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185"></a>[185]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LII" id="LII"></a>LII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 24.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di <span class="sc">Druso</span>, imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Cornelio Sulla Fausto</span> e <span class="sc">Lucio +Salvio Ottone Tiziano</span>. +</p> + +<p> +Avendo <i>Ottone</i> (poscia imperadore) +un fratello per nome <i>Lucio Tiziano</i>, vien +perciò tenuto questo console pel medesimo +di lui fratello. Credono alcuni, che +a questi consoli nelle calende di luglio +succedessero <i>Servilio Barca Serano</i>, chiamato +<i>console disegnato</i> da Tacito sotto +quest'anno, e <i>Marco Licinio Crasso Muciano</i>; +e che, cessando essi, nelle calende +di novembre subentrassero in quella +dignità <i>Lucio Cornelio Sulla</i> e <i>Tito Flavio +Sabino Vespasiano</i>. Questo per congettura. +E quando essi vogliano che Flavio +Sabino fosse il fratello di Vespasiano +(poscia imperadore) s'ha d'avvertire +che Tacito e Svetonio ci danno ben a +conoscere Sabino per prefetto di Roma, +ma non già illustre per alcun consolato <span class="fnote">[Tacitus, Annal., cap. 52.]</span>. +Fu in quest'anno esiliato da Roma +Furio Scriboniano, figliuolo di quel +Camillo che si sollevò in Dalmazia contro +di Claudio Augusto. Per atto di clemenza +non avea Claudio nociuto al figlio; +ma accusato egli ora di aver consultati +gli strologi intorno alla vita dell'imperadore, +per questo delitto si guadagnò il +bando. Molto non campò di poi, rapito +dir non si sa se da morte naturale o pur +da veleno. Diede ciò occasione ad un rigoroso +editto del senato contro gli strologi, +con ordine di cacciarli d'Italia, non +che da Roma. Tutto nondimeno indarno: +per una porta uscivano, ritornavano per +un'altra. Parimente fu pubblicata legge +contra le donne libere, che sposassero +schiavi. Se ciò facea la donna senza il consenso +del padrone dello schiavo, diveniva +anch'essa schiava; se col consenso, era +<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186"></a>[186]</span> +poi trattata come liberta. Videsi nell'anno +presente, fin dove arrivasse la prepotenza +dei liberti di corte, la melonaggine di Claudio +e la viltà del senato. Perchè fu attribuito +a Pallante, liberto il più favorito dall'imperadore, +l'invenzione di questo ripiego, +per frenar le donne, il senato a +suggestion di Claudio, o pure, come vuol +Plinio il vecchio, di Agrippina Augusta, il +senato, dico, oltre a molte lodi del suo fedele +attaccamento al principe, e delle sue +grandi applicazioni pel ben pubblico, il +pregò di accettare gli ornamenti della +pretura, e la facoltà di portare l'anello +d'oro, come faceano i cavalieri, e per +giunta un regalo di trecento settantacinquemila +scudi romani. Costui accettò +gli onori, ma sdegnò di prendere il danaro, +con vantarsene dipoi in un'iscrizione, +e con dire ch'egli si contentava +di vivere nell'antica sua povertà, quando +di schiavo ch'egli fu, era giunto a posseder +più milioni, ed è registrato dal +vecchio Plinio fra gli uomini più ricchi +del suo tempo. Plinio il giovane <span class="fnote">[Plinius, lib. 7, epistola 29.]</span> da +lì a molti anni, in leggendo quell'iscrizione +e il vergognoso decreto fatto dal +senato per costui, non se ne potea dar +pace. Callisto e Narciso erano gli altri +due liberti dominanti allora nella corte. +Per le mani di Agrippina e di costoro +passava tutto e di tutto si facea danaro. +Si prendeano anche beffe del balordo +loro padrone <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>. Un dì mentre Claudio +tenea ragione, comparvero alcuni della +Bitinia ad accusar con molte grida Giunio +Cilone, stato lor governatore, che +avea venduta la giustizia per danari; nè +intendendo ben Claudio, dimandò che +volessero quegli uomini. Rispose Narciso: +<i>Rendono grazie per aver avuto Cilone al +lor governo</i>. Allora Claudio: <i>Ebbene, +l'abbiano per lor governatore anche due +altri anni</i>. +</p> + +<p> +Alcuni tempi prima era venuta in +mente a Claudio un'impresa che, se gli +riusciva, sarebbe stata di gran gloria a +<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187"></a>[187]</span> +lui, e di pari utile al pubblico, cioè <span class="fnote">[Dio, lib. 60. Suetonius, in Claudio, cap. 20. +Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 57.]</span> +di seccare il Lago Fucino, detto oggidì +Lago di Celano nell'Abbruzzo, per mettere +quelle terre a coltura, e difendere +le circonvicine dalle inondazioni che andavano +di dì in dì crescendo: fattura, +per cui quei popoli Marsi avevano fatte +più istanze ad Augusto, ma senza nulla +ottenere. Vi si applicò con incredibil vigore +Claudio, pensando di fare scolar +quell'acque non già nel Tevere, come +alcuno ha creduto, ma bensì nel fiume +Liri o sia nel Garigliano. Plinio il vecchio <span class="fnote">[Plinius, lib. 36, cap. 15.]</span> +per un'opera maravigliosa ci +descrive questo tentativo di Claudio, e +di spesa infinita; imperciocchè per undici +anni vi aveva egli impiegato continuamente +circa trentamila lavoratori in far +cavare e tagliare una montagna di tre +miglia, di profondità incredibile, e condurre +un canale lunghissimo da esso lago +al fiume. Allorchè l'opera fu creduta +compiuta, Claudio, acciocchè si conoscesse +da ognuno la magnificenza della +medesima, ordinò che si facesse prima +un solennissimo combattimento navale +sul medesimo lago. Raunati da varie +parti dell'imperio diciannovemila uomini +(se pur non v'ha difetto in quel numero) +condannati a morte, li compartì +in due squadre di navi colle lor armi, +avendo disposto all'intorno in barche i +pretoriani ed altre milizie, affinchè niuno +scappasse. Tutte le ripe e le colline +d'intorno erano coperte di gente accorsa +allo spettacolo o per curiosità, o per +corteggiare l'imperadore, che vi assistè +con Agrippina <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 21.]</span>, amendue superbamente +vestiti. Sperando i destinati a +combattere grazia, il salutarono, dicendo +<i>che andavano a morire</i>, e non altra risposta +ricevendo, se non <i>che anch'egli +salutava loro</i>, non volevano più procedere +alla battaglia. Tante esortazioni e +minacce si fecero, che finalmente le nemiche +<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188"></a>[188]</span> +squadre l'una appellata la siciliana, +l'altra la rodiana, si azzuffarono e combatterono +da disperate. Molti furono i +morti, più i feriti. Chi restò in vita ottenne +poi grazia. Quindi passò la corte +ad un magnifico convito, nel qual tempo +si lasciò correre l'acqua del lago pel +nuovo fabbricato canale; ma essa con +tal empito corse, che fracassò in più luoghi +le muraglie delle sponde, ed allagò +talmente il territorio, che Claudio andò +a pericolo d'annegarsi. Egli è pur di pochi +il prevedere tutte le forze delle acque +messe in moto. Altre simili burle da loro +fatte ho io letto, ed anche veduto. Agrippina +fece allora una gran lavata di capo +a Narciso, imputandogli di non aver fatto +assai forte il lavoro per risparmiare la +spesa, e mettersi in saccoccia il danaro; +e Narciso anch'egli rispose a lei per le +rime con dei frizzi intorno alla di lei +superbia, alle idee della sua ambizione. +Aggiugne Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 57.]</span>, non essere stato +quel canale sì basso da potere scolar le +acque del lago troppo profondo nel mezzo. +Ordinò nondimeno Claudio, che si rifacesse +meglio il lavoro; ma per quanto +si può dedurre da Plinio il vecchio, egli +non campò tanto da vederlo compiuto. +Nerone suo successore per invidia alla +di lui gloria non si curò di perfezionarlo; +e per quanto poi facessero Traiano e +Adriano, il lago sussistè, e tuttavia sussiste. +Un'altra maravigliosa impresa di +Claudio Augusto fu l'aver egli condotto +a fine l'acquidotto cominciato da Caligola, +per cui furono introdotte in Roma +le acque curzia e cerulea per quaranta +miglia di viaggio <span class="fnote">[Plin., lib. 36, cap. 15.]</span>; e ad una tale altezza, +che arrivavano alla cima di tutti +i colli di Roma, e in tanta abbondanza, +che servivano ad ogni casa, alle peschiere, +ai bagni, agli orti e ad ogni altro uso. +Plinio il vecchio, descrivendo la grandiosità +di quest'opera stupenda, ci assicura, +che al veder tagliate montagne, riempiute +valli, e tanti archi per condurre quella +<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189"></a>[189]</span> +gran copia d'acque, si conchiudeva, nulla +esservi di sì mirabile in tutto il mondo, +come quella fattura, la quale costò parecchi +milioni. Tacito nota in questi tempi +la prepotenza e l'arti cattive di <i>Antonio +Felice</i>, chiamato <i>Claudio Felice</i> da +Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaic., lib. 2.]</span>, liberto già d'Antonia +e poi di Claudio Augusto, a cui esso +imperadore avea dato il governo della +Giudea. Quel medesimo egli è, che si +legge negli Atti degli Apostoli aver tenuto +per due anni in prigione san Paolo apostolo. +Costui, oltre al godere un buon +posto nel cuore di Claudio, avea anche +per fratello Pallante, il più favorito, il +più potente, il più ricco dei liberti di corte; +e però a man salva commetteva in +quel governo quante iniquità egli voleva +senza timore che gliene venisse un processo. +S'empiè allora la Giudea di ladri +e di assassini, e tutto si andò disponendo +alla ribellione che accenneremo a suo +tempo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LIII" id="LIII"></a>LIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 25.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di Druso imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Decimo Giunio Silano</span> e <span class="sc">Quinto Haterio +Antonino</span>. +</p> + +<p> +Era giunto <i>Nerone Cesare</i> a quindici +in sedici anni; anche <i>Ottavia</i> figliuola di +Claudio Augusto all'età capace di matrimonio; +e però in quest'anno si celebrarono +le loro nozze. Così Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 58.]</span>. +Ma Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 7.]</span> mette questo fatto due +anni prima, allorchè Claudio era console, +cioè nell'anno 54 dell'Era nostra, +con avere allora Nerone celebrati i giuochi +circensi, e la caccia delle fiere nell'anfiteatro +per la salute del suocero +imperadore. Anche Dione mette il di lui +matrimonio prima del combattimento +<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190"></a>[190]</span> +navale sul lago Fucino. Però non è qui +sicura la cronologia di Tacito. Affinchè +questo giovine bestia facesse per tempo +una bella comparsa nell'eloquenza, Agrippina +sua madre, e Seneca il maestro, +vollero ch'egli servisse da avvocato al +popolo d'Ilio o sia di Troja, i cui ambasciadori +chiedeano allora in senato l'esenzion +dai tributi. Una bella orazione +in greco, dettatagli senza fallo dal precettore <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 8.]</span>, +recitò Nerone, in cui ebbero +luogo tutte le favole inventate dai Romani, +cioè la loro origine da Troja e da +Enea, spacciato dagli adulatori per propagatore +della famiglia Giulia. Nulla si +potè negare ad un sì facondo oratore, e +a sì forti ragioni; però Tiberio, dopo avere +anch'egli tirata fuori una lettera +scritta in greco dal senato e popolo romano, +in cui esibivano lega al re Seleuco, +purchè egli concedesse ogni esenzione +al popolo di Troja, parente de' Romani, +conchiuse che non si dovea negar tal +grazia ai Trojani; nè vi fu chi non concorresse +nella medesima sentenza. Perchè +i Romani, che componeano la colonia +nella città di Bologna in Italia, erano +ricorsi all'imperadore e al senato per +aiuto a cagion di un incendio che avea +devastato le lor case: parimente per loro +fece da avvocato con una orazione +latina il giovinetto Nerone, ed ottenne +in lor soccorso la somma di dugento +cinquanta mila scudi romani. Anche il +popolo di Rodi supplicava per ricuperare +la libertà, che dianzi dicemmo tolta loro +dal medesimo Claudio. Per loro perorò +Nerone in greco, ed impetrò tutto quanto +desideravano. Concedè similmente Claudio +per cinque anni l'esenzion dalle imposte +a quei d'Apamea, rovinati da un +tremuoto, e al popolo di Bisanzio, che +si trovò troppo aggravato; e per tutti i +tempi avvenire l'accordò dipoi al popolo +di Coo. <i>Statilio Tauro</i> (non sappiamo se +<i>Marco</i> o <i>Tito</i>) possedeva de' bei giardini. +Agrippina gli amoreggiava <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 64.]</span> anch'essa; +<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191"></a>[191]</span> +però dacchè fu ritornato dall'Africa, dove +era stato proconsole, il fece accusare +in senato da Tarquinio Prisco, con apporgli +falsamente d'essersi mischiato in +superstizioni di magia forse contro la +vita di Claudio. S'impazientò egli cotanto +per questa trappola, che datasi la morte +colle proprie mani, prevenne la sentenza +del senato. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LIV" id="LIV"></a>LIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 26.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imperad. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Asinio Marcello</span> e <span class="sc">Manio Acilio +Aviola</span>. +</p> + +<p> +Scrive Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 64.]</span>, che l'uno di questi +consoli, sicome ancora un questore, un +edile, un tribuno e un pretore, nello +spazio di pochi mesi terminarono i lor +giorni: accidente interpretato dai superstiziosi +Romani per preludio di gravi +disgrazie. Noi non sappiamo, nè qual dei +consoli morisse, nè chi succedesse al defunto. +All'ambiziosa Agrippina faceva ombra +<i>Domizia Lepida</i>, donna ricchissima e +di gran fasto, sorella del suo primo marito, +cioè di <i>Gneo Domizio Enobarbo</i>, e parente +d'Augusto, per via d'Antonia sua +madre. Mirava Agrippina di mal occhio, +che Lepida, oltre ad altri riguardi, si comperasse +l'affetto del nipote Nerone con +assai carezze e frequenti regali. Ella volea +comandare al figliuolo, e però non istava +bene in vita chi potea contrastarle un sì +fatto imperio. Per attestato di Tacito non +era meno impudica Lepida che si fosse +Agrippina; tuttavia ella non fu per questo +verso assalita. Le accuse che contra di +lei inventò la malizia, furono d'aver fatti +de' sortilegi per far morire essa Agrippina, +oppure per diventar moglie dell'imperadore; +e ch'ella non avesse frenata +l'insolenza de' suoi servi, i quali, diceva +ella, in Calabria turbavano la pace dell'Italia. +<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192"></a>[192]</span> +Fin lo stesso Nerone <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 7.]</span> fu sforzato +dalla madre, donna fiera, a far testimonianza +contro l'amata sua zia. In una +parola, per sentenza del senato, Lepida +perdè la vita, ancorchè Narciso, potente +liberto di Claudio, vi si opponesse con +tutte le sue forze. E probabilmente questo +liberto, che osservando i disegni ambiziosi +di Agrippina, si teneva perduto, +se il di lei figliuolo fosse pervenuto all'imperio +e perciò si dichiarava tutto in +favor di Britannico, si servì di tal occasione +per rivelare, a Claudio l'amicizia +infame che passava tra Agrippina e Pallante, +altro onnipotente liberto di corte. +Promosse inoltre a tutto potere gl'interessi +di Britannico presso il padre, con +fargli insieme conoscere, quanto fosse +indecente l'anteporre al proprio figliuolo +un figliastro, e quali fossero le trame di +Agrippina per questo <span class="fnote">[Idem, ibid., cap. 43.]</span>. In fatti cominciarono +a comparire alcuni segni ch'egli +si fosse pentito <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> d'aver presa per moglie +Agrippina, e d'aver adottato il di +lei figliuolo. Si faceva egli condurre più +del solito innanzi il proprio figlio Britannico; +l'abbracciava, e un dì fu udito +dire, <i>che con quella mano con cui l'avea +ferito, il guarirebbe</i>. Narciso, anch'egli +consapevole della mutata inclinazion del +padrone, animava Britannico, e gli facea +gran festa intorno. Ad occhi aperti stava +Agrippina. Ma dacchè seppe essere scappato +detto un giorno a Claudio, <i>che per suo +destino egli avea dovuto avere solamente +delle mogli impudiche, per poi punirle</i>: +non volle aspettar più, e si studiò di +prevenirlo. Si sentiva poco bene di sanità +Claudio, e sperando aiuto dall'aria +e dall'acque di Sinuessa, colà si portò, +per quanto scrive Tacito. Quivi fu che +Agrippina, dopo aver allontanato Narciso +con bella maniera, mandandolo in Campania, +si fece preparar un potente veleno +da una famosa fabbriciera d'essi, nominata +Locusta, che servì gran tempo a +<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193"></a>[193]</span> +simili bisogni della corte. E sapendo, +quanto il marito fosse ghiotto di boleti, +ne acconciò uno al proposito, e gliel fece +poi presentare dall'eunuco Haloto, solito +a fare il saggio de' cibi del principe. Mangiò +di que' boleti anche Agrippina, ma +con lasciare il più bello al marito. Fu +portato Claudio come ubbriaco (che +questo gli accadeva spesso) dalla tavola +al letto <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 67.]</span>. Perchè parve che sciolto il +ventre potesse sovvenire al rischio in +cui egli si trovava, spaventata Agrippina +ricorse a Senofonte medico di sua confidenza, +il quale già preparata, col pretesto +di svegliargli il vomito, una penna +tinta d'altro fiero veleno gliela immerse +nella gola. La notte egli perdè i sentimenti, +e verso il far del giorno del dì +13 d'ottobre spirò. Abbiamo da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Claud., cap. 43.]</span>, +che in diverse maniere si contò +questo fatto: comunemente nondimeno +essersi detto e creduto ch'egli morisse +di veleno. Incerto è anche il luogo, e +sembra piuttosto ch'egli morisse in Roma. +Lo stesso storico quegli è che cel dà +morto nel dì 13 del suddetto mese, e con +lui va d'accordo Dione. Ma pare che +Tacito lo supponga prima; perciocchè si +tenne (e sembra non delle sole ore) +celata la di lui morte, e però potè succedere +prima di quel giorno. In Roma +si faceano intanto preghiere agli dii per +la di lui salute. Agrippina chiamò i commedianti, +quasi che li desiderasse Claudio +per divertirsi, e spesso facea spargere +voce che il di lui incomodo andava di +bene in meglio. Tutto ciò per dar tempo +a disporre le cose per far succedere +Nerone. Ella inoltre si mostrava spasimante +di dolore pel marito, e piena di +tenerezza per <i>Britannico</i> e per le sorelle +di lui, <i>Antonia</i> ed <i>Ottavia</i>, e trattenevali +tutti, affinchè non uscissero della loro +stanza, con aver anche messe guardie +dappertutto. +</p> + +<p> +Preparato ciò che occorreva, sul +mezzogiorno del suddetto dì 13 di ottobre +<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194"></a>[194]</span> +si spalancarono <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 69.]</span> le porte del +palazzo, e ne uscì Nerone, accompagnato +da Burro prefetto del pretorio, +che andava ben d'accordo con Agrippina, +siccome sua creatura. Fu presentato al +corpo di guardia e ricevuto con acclamazioni: +indi entrato in lettiga, non +senza maraviglia di molti al non veder +seco Britannico, fu condotto al quartiere +dei pretoriani in Roma, senza che apparisca +da Tacito, il quale fa morto +Claudio a Sinuessa, alcun lungo viaggio, +per venire da quella alla gran città. Dappoichè +Nerone ebbe parlato ai pretoriani, +e promesso loro un donativo, non inferiore +al ricevuto da Claudio, fu acclamato +da tutti per imperadore. Non tardò molto +a far lo stesso il senato, perchè privo +di maniere da resistere ai voleri e alla +forza della milizia, già entrata in possesso +di far essa gl'imperadori. Furono poi +decretati a Claudio i medesimi onori che +si praticarono alla morte d'Augusto, con +deificarlo, e fargli un solennissimo funerale, +in cui Agrippina gareggiò nella magnificenza +con Livia Augusta sua bisavola <span class="fnote">[Sueton., in Claud., c. 45, et in Vespas., c. 9.]</span>. +Aveva ella anche cominciato un +sontuoso tempio alla memoria del <i>Divo +Claudio</i>; ma l'invidioso Nerone lo lasciò +poi andare a terra, o lo distrusse per la +maggior parte. Fu poi rifatto e compiuto +da Vespasiano per gratitudine ad un +imperadore che l'avea beneficato. Ed +ecco come finì sua vita Claudio, principe +annoverato fra i partecipanti del buono +e del cattivo, di cuore inclinato alla +giustizia, alla clemenza e alla munificenza, +e che fece molte azioni da principe +ottimo; ma di testa troppo debole, per +cui lasciandosi governare da mogli scellerate +e da liberti iniquissimi, per gli +consigli ed inganni di essi tante altre +azioni operò obbrobriose o ridicole. Gallione +fratello di Seneca il derise morto, +con dire, <i>ch'egli veramente era salito al +cielo <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, ma tirato con un uncino</i>, come +<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195"></a>[195]</span> +si faceva ai giustiziati che venivano strascinati +dal boia al Tevere. Lodava anche +<i>i boleti, perchè divenuti cibi degli dii</i>. Lo +stesso Lucio Anneo Seneca, siccome +maltrattato da lui, se ne vendicò anch'egli +con una satira che tuttavia sussiste, +rappresentandolo portato al cielo, +ma poi cacciato di là e mandato all'inferno, +con essere riconosciuto in entrambi +que' luoghi per uno scimunito e per +una bestia. L'orazione funebre <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 13, c. 3.]</span> composta +dal medesimo Seneca in onore di +Claudio, fu recitata da Nerone. Era elegantissima; +ma allorchè si udì esaltare +la provvidenza e sapienza del defunto +principe, niuno vi fu che potesse trattenersi +dal sogghignare, forse non prevedendo +chi si ridea di Claudio, che avea +poi da piangere del suo successore, sentina +di crudeltà e di vizii. Non fu letto +in senato il testamento di Claudio, perchè +verisimilmente non volle Agrippina che +Britannico a Nerone in esso comparisse +anteposto. Comandano i principi quel che +vogliono in vita; morti, quel solo che +piace al loro successore. Solamente sotto +quest'anno il padre Antonio Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critica Baroniana.]</span> +comincia l'anno primo del pontificato +di san Pietro, perchè sostiene ch'egli +solamente ora venisse a Roma. Trattandosi +di punti assai tenebrosi e controversi +di storia, si attenga ognuno a quella +opinione che più gli aggrada. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LV" id="LV"></a>LV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 27.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imperad. 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Nerone Claudio Augusto</span> e <span class="sc">Lucio Antistio +Vetere</span> o sia <span class="sc">Vecchio</span>. +</p> + +<p> +Benchè non fosse Nerone per anche +pervenuto all'età stabilita dalle leggi per +esser console, non avendo più di diecisette +anni, tuttavia siccome superiore +alle leggi, e per onorare i principii del +<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196"></a>[196]</span> +suo governo, prese il consolato. Per +testimonianza di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Nerone.]</span> lo tenne +solamente due mesi. Chi succedesse a +lui nelle calende di marzo, non si sa. +V'ha chi crede <i>Pompeo Paolino</i>, perchè +da lì a due anni si trova proconsole della +Germania. Diede l'ambiziosa Agrippina +principio al governo del figliuolo Nerone +con levar di vita <i>Giunio Silano</i>, allora +proconsole dell'Asia. Parte per gelosia, +perchè fu detto dal popolazzo, ch'egli +per via di femmine discendente dalla +casa di Augusto potea aspirare all'imperio, +e più proprio anche sarebbe stato +che il giovinetto Nerone; parte ancora +per timore, ch'egli volesse vendicar la +morte ingiustamente data a <i>Lucio Silano</i> +suo fratello, benchè pericolo non vi fosse, +perchè egli era un dappoco, e Caligola +perciò il solea chiamare <i>la pecora ricca</i>. +Si trovarono persone che seppero dargli +il veleno, ed egli se ne andò, senza che +Nerone ne penetrasse la trama. Da gran +tempo era in disgrazia di essa Agrippina +Narciso, liberto e segretario di Claudio +Augusto, perchè parzialissimo di Britannico, +e perchè a lei stato contrario in +molte occorrenze. Aveva egli ammassato +delle immense ricchezze, e potendo tutto +sopra il padrone, le intere città e gli +stessi re, chiunque avea bisogno del principe, +il corteggiavano e gli faceano de' regali. +Era per altro fedele a Claudio, e vegliava +per la di lui conservazione. S'egli +si fosse trovato alla corte, non avrebbe +osato Agrippina di tradir il marito, o +pur sarebbono seguiti differentemente +gli affari; ma Agrippina, siccome accennai, +seppe bene staccarlo da lui; e poscia <span class="fnote">[Dio, lib. 62.]</span> +cacciatalo in dura prigione, il +fece ammazzare, o il ridusse ad ammazzarsi +da sè medesimo, ed anche contro +il voler di Nerone, che l'amava per la +somiglianza de' costumi, essendo egualmente +anch'egli più avaro che prodigo. +Si metteva Agrippina in istato d'altri +simili prepotenze e crudeltà, se <i>Afranio</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197"></a>[197]</span> +<i>Burro, prefetto del pretorio</i>, ed uomo +di costumi saggi e severi, e <i>Seneca maestro +di Nerone</i>, non men dell'altro tendente +al buono, divenuti amendue principali +ministri ed arbitri della corte, non +l'avessero tenuta in freno. Andavano +d'accordo questi due ministri, e perchè +desiderosi erano del buon governo, abolirono +sul principio varii abusi, e fecero +molti buoni regolamenti. Ad Agrippina +accordarono in apparenza quante distinzioni +d'onore ella seppe richiedere. Dava +ella le udienze ai magistrati, agli ambasciatori, +anche senza il figliuolo. Con +esso usciva in lettiga; più spesso sel facea +tener dietro. Ella scriveva ai popoli e ai +re; ella dava il nome alle guardie. Ma a +poco a poco i due ministri andarono restringendo +la di lei autorità, facendole +conoscere che chimerico era il di lei +disegno di far da padrona assoluta. +</p> + +<p> +Per conto di Nerone ognun d'essi si +studiava di portarlo all'amore e alla +pratica delle virtù; ma perchè aveano +che fare con un giovinastro vivace, capriccioso, +vago solamente di divertimenti +e piaceri, e non già di logorarsi il capo +nell'applicazione al governo, gli permetteano +di sollazzarsi con altri giovani di +suo genio in canti, suoni e conviti, e +in qualche altra pericolosa libertà di più, +sperando ch'egli crescendo in età, e sfogati +que' primi bollori di gioventù, prenderebbe +miglior cammino. Ma, siccome +osserva Dione, non badarono che il +lasciar così la briglia ad un giovane, era +un aprirgli la strada a divenire uno scapestrato, +perchè un vizio chiama l'altro, +e formato il mal abito, andando innanzi, +sempre più cresce e si rinforza, massimamente +in chi può ciò che vuole. Per +altro sul principio non nocevano punto +al buon governo i suoi divertimenti, +lasciando egli operare ai due suoi saggi +ministri, i quali finchè ebbero possanza, +sempre mantennero la giustizia e il buon +ordine con plauso del popolo. Portatosi +Nerone ne' primi giorni in senato, parlò +così acconciamente della maniera ch'egli +<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198"></a>[198]</span> +pensava di tener nel governo, che innamorò +tutti. Seneca gli avea messo in +iscritto quegli avvertimenti. Non voleva +egli essere il giudice di tutti gli affari; +l'autorità del senato dovea esercitarsi +liberamente, come ne' vecchi tempi. Non +più s'aveano da vendere gli uffizii. Tutto +camminerebbe sulle pedate di Augusto. +E così ragionando d'altri buoni regolamenti, +piacque cotanto la sua orazione, +che fu ordinato d'intagliarla in una colonna +d'argento, e di rinnovarne la lettura +in ogni primo dì dell'anno. In fatti, +anche il senato animato da tali parole +fece di molti utili decreti in così bella +aurora. Disobbligò fra l'altre cose i questori +dal fare ogni anno il troppo dispendioso +giuoco de' gladiatori, benchè non +senza gravi richiami d'Agrippina, la quale +fatti venire i senatori al palazzo, dietro +ad una portiera ascoltava tutto, e disse +che questo era un distruggere gli editti +del defunto Claudio. E perciocchè ella +volea pur seguitare a comparir sul trono +col figliuolo, per dar le pubbliche udienze, +Burro e Seneca la finirono, in occasione +che i legati dell'Armenia si presentarono +al senato. Era assiso Nerone +sul trono ascoltando le loro dimande, +quando arriva Agrippina, per fare anch'ella +la sua comparsa padronale su +quel medesimo trono. Allora Nerone, +ammaestrato prima da Seneca, discende +come per andare incontro alla madre, +e trovato un pretesto per rimettere ad +un altro dì l'ascoltare gli ambasciatori, +diede fine al concistoro, senza che quei +forestieri s'accorgessero che Agrippina +voleva tuttavia menare il figliuolo grande +per le maniche del sajo. Così a poco a +poco la disviarono dal far quelle ambiziose +comparse con vergogna del figlio. +Diede <span class="fnote">[Tacitus, Annal., l. 13, cap. 7.]</span> Nerone in quest'anno l'Armenia +Minore ad <i>Aristobolo</i> di nazione giudaica, +e a <i>Soemo</i> la provincia di Sofene, +dichiarandoli re amendue. Spedì ordini +pressanti ad <i>Agrippa re</i> di una parte della +Giudea, e ad <i>Antioco re</i> di Comagene, +<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199"></a>[199]</span> +di unirsi coi Romani per far guerra ai +Parti, acciocchè battuti dalla parte della +Mesopotamia, uscissero dell'Armenia. +Ne uscirono in fatti per le discordie insorte +fra <i>Vologeso re d'essi Parti</i> e <i>Vardane</i> +suo figliuolo. Portate a Roma cotali +nuove, ed ingrandite, mossero il senato +adulatore a decretar la veste trionfale +a Nerone, ed anche l'ovazione. A <i>Domizio +Corbulone</i> fu dato il governo, o pur +la cura degli affari dell'Armenia Maggiore: +cosa applaudita dai Romani. Il +credito di questo generale, non meno +che gli uffizii di Cajo Ummidio Durmio +Quadrato governatore della Siria, indussero +Vologeso a dimandar la pace e a +dar degli ostaggi. Segni ancora di clemenza +diede Nerone nel non volere che +fossero ammesse le accuse contra di un +senatore e di un cavaliere. +</p> + +<p> +Tutto il finquì narrato appartiene in +parte al precedente anno. Nel presente +si cominciarono ad imbrogliar le scritture +fra <i>Agrippina</i> e il figliuolo. Erasi +<i>Nerone</i> già incapricciato di una giovine, +appellata Atte, di bassa sfera, perchè stata +schiava, ed allora liberta. Gli tenevano +mano due de' suoi compagni negli spassi, +cioè <i>Marco Salvio Ottone</i>, che fu poi imperadore, +e <i>Senecione</i>. L'amore ch'egli +dovea ad <i>Ottavia</i> sua moglie, principessa +per avvenenza e saviezza meritevole di +ogni lode, si era tutto rivolto verso questa +ignobil giovinetta, essendosi fin detto +che gli corse più volte per mente di sposarla. +Mostravano di non saper questo +suo sviluppo i due primi ministri per +paura, che se gli si contrastava questo +amoreggiamento, da cui non veniva ingiuria +ad alcuno, egli si volgesse alle +case de' nobili. Ma Agrippina non sì tosto +se n'avvide, che diede nelle smanie, +e gli fece più e più bravate. Tuttavia +accorgendosi a null'altro servire questa +sua severità, che ad accendere maggiormente +le disoneste fiamme di Nerone, +mutò batteria, e si studiò di guadagnarlo +colle buone, e con profusion di regali e +fin con esibizioni che non son da dire; +<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200"></a>[200]</span> +e tuttochè raccontate da Tacito e da +Dione, han tutta la ciera di calunnie, facili, +quando si vuol male alle persone. +Nerone all'incontro, scelte le più belle +gioie e masserizie del palazzo, le inviò +in dono alla madre, la quale se ne offese, +per voler egli far seco da liberale con +quella roba che tutta egli dovea riconoscer +da lei. Qui non si fermò Nerone. +Levò il maneggio delle rendite del pubblico +a Pallante, liberto il più confidente +(e forse troppo) che s'avesse la madre, +per abbassar sempre più la di lei superbia. +Per questo andò nelle furie Agrippina, +nè potè contenersi dal dire un dì +al figliuolo, <i>che giacchè vivea Britannico, +ella ne saprebbe anche fare un imperadore</i>. +Anzi, secondo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 6.]</span>, gli ricordò +in tal maniera d'averlo fatto imperadore, +che parve volesse dire che era anche +capace di disfarlo. Queste parole della +superba donna incautamente proferite, +furono la sentenza di morte dell'infelice +<i>Britannico</i>, giovinetto di molta espettazione, +amato da ognuno, che già toccava +il quindicesimo anno dell'età sua. +Nerone il fece avvelenare da Giunio +Pollione tribuno di una coorte di pretoriani. +Mentre lo sfortunato principe pranzava +coll'imperadore, ma, secondo lo +stile, ad una tavola a parte, gli fu portata +una bevanda troppo calda senza veleno, di +cui fece il saggio lo scalco suo. Dimandò +Britannico dell'acqua fredda per temperare +quel caldo, e recatagli questa con +un potentissimo veleno, bebbe; ed appena +bevuto, si sentì sconvolgere tutto, e +da lì a poco cadde per terra tramortito. +Ognuno de' circostanti atterrito tremava; +alcuno anche imprudente si ritirò <span class="fnote">[Tacitus, lib. 13, cap. 7.]</span>; +ma i più accorti fissarono il guardo +in Nerone, il quale senza punto muoversi +da tavola, e senza punto scomporsi, +disse che quello era un colpo di mal caduco, +a cui fin da fanciullo egli era soggetto. +Britannico morì nella seguente notte, +e fu immediatamente bruciato il +<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201"></a>[201]</span> +suo corpo, acciocchè non apparissero i +segni del veleno. Dione all'incontro scrive, +che per coprir que' segni apparenti nel +volto, Nerone lo fece imbiancare col gesso; +ma sopraggiunta una dirotta pioggia +nel portarlo al rogo, si lavò l'imbiancatura, +onde ognuno potè scorgere l'iniquità del fatto. +Anche Tacito parla di essa pioggia, +ma con dir solamente, averla +interpretata i Romani per un contrassegno +dell'ira degli dii. +</p> + +<p> +Questo colpo sbalordì fieramente Agrippina, +sì per vedere di che fosse capace +il figliuolo, e sì per trovarsi priva +di chi al bisogno avrebbe potuto giovare +ai suoi disegni. Ma fece forza a sè stessa, +per coprire l'interno affanno. Nè meno +di lei seppe contenersi nel mirarsi tolto da +sì barbara mano il caro fratello <i>Ottavia</i>, +siccome già avvezza a non zittire per +qualunque aggravio che le fosse fatto. +Colle spoglie di Britannico Nerone arricchì +di poi Burro e Seneca: il che diede +da mormorare di essi a non pochi. Ne +fece anche parte ad Agrippina; ma questa +non potea darsi pace al vedere un +figlio agitato da sì violente passioni, e al +temere di peggio. Laonde per premunirsi +cominciò a farsi del partito coi tribuni +centurioni della milizia, ed insieme ad +adescare i più accreditati della nobiltà, +non più altera, come in addietro, ma +abbondante di cortesia anche all'eccesso. +E soprattutto raunava danaro, creduto +il più potente amico nelle occorrenze. +Seppelo Nerone; le levò le due guardie +de' pretoriani e Germani; la fece anche +passare dal palazzo imperiale ad abitare +in quello di Antonia sua avola, per tenerla +lontana da sè. Portavasi talvolta a +visitarla, ma sempre attorniato da molti +centurioni, e dopo un breve complimento, +se n'andava. Allora comparve a che +vicende sia suggetta l'umana potenza, e +quanto fragile e vana sia la grandezza +de' mortali. Quella dianzi tanto venerata +e temuta donna si trovò in isola; niun +più andava a visitarla, a riserva di poche +femmine; ognun fuggiva d'incontrarla +<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202"></a>[202]</span> +di parlarle, di mostrarsene parziale. +A questo arrivò la smoderata ambizion +di Agrippina; e pure non finì qui la sua +depressione. <i>Giulia Silana</i>, nobilissima +dama, già amica sua, e poi gravemente +disgustata pel matrimonio di Sesto Africano, +concertato da lei, e frastornato da +Agrippina, prese ad accusarla, e fece +passare all'orecchio, di Nerone per mezzo +di Paride commediante, che la madre +era dietro a volere sposar Rubellio Plauto, +per via di femmine discendente da +Augusto, con disegno di sconvolgere poi +lo stato. Passata la mezza notte, corse +Paride a far questa relazione a Nerone, +il quale si ritrovava allora, secondo il +solito, ubbriaco. Il primo ed unico pensiero +dell'infuriato Augusto fu quello di +uccider la madre e Plauto, e di levar +la carica di prefetto del pretorio a Burro, +sospettandolo d'accordo con Agrippina, +da cui egli riconosceva la sua fortuna. +Seneca chiamato al romore, il pacificò +per conto di Burro, attestandone l'onoratezza. +Accorse anche Burro, e promise +di torre la vita ad Agrippina, se si recavano +prove dell'accusa, mostrando poi +la necessità d'ascoltar lei ancora. Fatto +giorno, i ministri andarono ad intimarle +l'accusa e a rivelarle gli accusatori. Agrippina +rispose col non per anche deposto +orgoglio, e dimandò di poter parlare +al figliuolo: il che non le fu negato. +Parlò in maniera, che il rasserenò, e poscia +andò il gastigo a cadere sopra +Silana, che fu relegata, e sopra +alcuni altri complici di lei. Ottenne ella +ancora dei posti per alcuni suoi favoriti. +Un'altra accusa in questi tempi venne +in campo contra del suddetto Burro, e +di Pallante liberto da noi più volte nominato, +imputati di voler portare all'imperio +<i>Cornelio Sulla</i>, uno de' primati +romani. Si difesero in maniera, che solamente +Peto l'accusatore ne portò la +pena con essere relegato. +<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203"></a>[203]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LVI" id="LVI"></a>LVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 28.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Volusio Saturno</span> e <span class="sc">Publio +Cornelio Scipione</span>. +</p> + +<p> +Secondochè abbiam da Svetonio, soleva +Nerone mutar nelle calende di luglio +i consoli. Per questo va congetturando +Vinando Pighio, che ai suddetti consoli +fossero sostituiti <i>Curtilio Mancia e Dubio +Avito</i>, per trovarsi eglino da qui a due +anni proconsoli. Cominciò in quest'anno +lo sbrigliato giovinastro Nerone a menar +una vita più che mai scandalosa <span class="fnote">[Tacit., Ann., lib. 13, cap. 25. Dio, lib. 61. Suet., in Nerone, cap. 26.]</span>. La +notte travestito da servo, accompagnato +da alcuni suoi fidi, scorreva per le strade +per gli postriboli, per le bettole a sfogare +i bestiali suoi appetiti, divertendosi in +rompere ed isvaligiar botteghe, e in dar +per ischerzo delle battiture a chi s'incontrava +per via, e far di peggio a chi +resisteva. Essendo poi trapelato venir +da Nerone somiglianti insolenze, presero +animo altri giovani scapestrati per unirsi +insieme, e far lo stesso sotto nome di +lui, ingiuriando uomini e donne illustri: +con che pericoloso per tutti divenne lo +andar di notte per Roma. Perchè Nerone +non era conosciuto, toccavano anche a +lui talvolta delle busse. Per attestato di Plinio <span class="fnote">[Plin., lib. 13, cap. 22.]</span> +fu sfregiato una notte in volto. +Con tassia, incenso e cera avendo unta +la percossa, la mattina seguente comparve +con la cute sana. Uno di quelli che +la notte gli diedero alcune bastonate o +ferite, o sia per cagion della moglie, come +vuole Svetonio e Dione, o pure per +motivo di propria difesa, come s'ha da +Tacito, fu Giulio Montano, uomo nobile +e già vicino a divenir senatore. Stette +Nerone a cagion di questo regalo più dì +confinato in casa, nè già pensava a vendetta, +<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204"></a>[204]</span> +perchè si figurava di non essere +stato conosciuto, e però non ingiuriato. +Ma il mal accorto Montano, saputo con +chi egli avea sì malamente trescato, andò +ad infilzarsi da sè stesso con iscrivergli +una lettera lagrimevole e chiedergli perdono. +«Come! gridò Nerone, costui sa +d'aver percosso l'imperadore, nè si è +per anche data la morte da sè stesso!» +Gli fece egli dipoi insegnare come andava +fatto. Da lì innanzi usò Nerone di +uscir di notte con una banda di soldati +e di gladiatori, che il seguitavano in disparte. +Se per le insolenze ch'egli commetteva, +talun si rivoltava, allora costoro +menavano le mani. Dilettavasi parimente +il forsennato Augusto di accendere e fomentare +le fazioni del popolazzo nelle +pubbliche commedie, gustando ora da +luogo occulto, ed ora scoperto, di mirare +se si davano de' pugni, e tiravano dei +sassi, essendo egli talora il primo a gittarne, +con avere anche una volta ferito +in volto il pretore, presidente ai giuochi. +Andò tanto innanzi la confusione per +questo, con pericolo di peggio, che bisognò +rimettere le guardie ne' teatri, e bandire +dall'Italia alcuni dei più sediziosi +istrioni e pantomimi. Piena <span class="fnote">[Tacitus, lib. 13, cap. 26.]</span> era l'antica +Roma di schiavi e di liberti. Ancorchè +i primi con acquistar la libertà dai +padroni, sembra che fossero sciolti da +ogni legame, pure o per la pratica, o per +le riserve tacite od espresse che si faceano, +erano tenuti a servire essi padroni, +ma in impieghi più onorevoli. Se +mancavano, erano gastigati; se arrivava +il lor fallo all'ingratitudine, tornavano +schiavi. Grandi lamenti insorsero in questi +tempi de' padroni contra dei liberti; +e in senato fu proposto di fare una legge +rigorosa, che gli abbracciasse tutti. Nerone +l'impedì con ordinare, che il gastigo +andasse sopra i particolari, per le ragioni +che ne adduce Tacito. Fu anche modificata +la soverchia autorità de' pretori, +degli edili e de' tribuni della plebe. +<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205"></a>[205]</span> +Alcuni altri regolamenti si fecero, tutti +utili al pubblico. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LVII" id="LVII"></a>LVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 29.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Nerone Claudio Augusto</span> per la seconda volta e <span class="sc">Lucio Calpurnio Pisone</span>. +</p> + +<p> +Si sa da Svetonio, che Nerone non +tenne se non sei mesi il consolato. Disputano +gli eruditi, chi a lui ed al collega +succedesse nelle calende di luglio. Nulla +s'è potuto accertare finora. Non ci somministra +l'antica storia alcun fatto rilevante +sotto quest'anno. Tacito <span class="fnote">[Tacit., lib. 13, cap. ]</span> solamente +racconta aver Nerone dato un +congiario, o sia regalo, al popolo, e levata +l'imposta di venticinque danari sopra +la vendita che si faceva degli schiavi. +Proibì ancora ai governatori delle provincie +il fare spettacoli di gladiatori o di +fiere, e simili altri giochi: perchè sotto +questo pretesto molestavano forte le +borse de' popoli, o cercavano di coprire +con tali magnificenze i lor latrocini. Fu +accusata <i>Pomponia Grecina</i>, moglie di +Aulo Plauzio, conquistator della Bretagna, +perchè seguitava una <i>superstizion +forestiera</i>. Hanno creduto, e fondatamente +i nostri, ch'ella avesse abbracciata +la religion cristiana, la quale in +questi tempi s'andava dilatando per la +terra, e massimamente in Roma. Fu rimessa +tal giustizia, secondo l'antico costume, +alla cognizion del marito, il quale, +esaminato l'affare coi di lei parenti, la +giudicò innocente. Potrebbe essere che +appartenesse all'anno presente ciò che +narra Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span> con dire, che si fecero +vari spettacoli in Roma. Uno di tori, che +furono uccisi da uomini a cavallo, correnti +a briglia sciolta contra di essi. Un +altro, in cui quattrocento orsi e trecento +lioni caddero al suolo trafitti dalle lance +<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206"></a>[206]</span> +delle guardie a cavallo di Nerone. Anche +trenta uomini dell'ordine de' cavalieri +romani combatterono nell'anfiteatro +alla foggia de' gladiatori, cioè di gente +infame. Cresceva intanto lo sregolamento +di Nerone ascoltando egli unicamente i +consigli di chi adulava le di lui passioni, tutte +rivolte ai piaceri anche più abbominevoli. +Quei di <i>Burro</i> e di <i>Seneca</i> l'infastidivano, +e in fine cominciò a metterseli sotto i +piedi. <i>Ottone</i>, che fu poi imperadore, e in +tutto simile era a Nerone nelle inclinazioni +e nei vizii, siccome ancora gli altri +collegati negl'infami di lui divertimenti, +gli andavano di tanto in tanto dicendo: +«Come mai soffrite che vi facciano i +pedanti in questa età? E voi ve ne +mettete suggezione, senza ricordarvi +che siete l'imperadore, e che non essi, +ma voi sopra d'essi avete potere!» +Così imparò egli a sprezzare i consigli +de' buoni, e, voltata strada, si diede ad +imitar Caligola, anzi a superarlo; parendogli +cosa degna di un imperadore il +non esser da meno d'alcuno neppur nelle +cose mal fatte. Tuttavia in questi primi +anni si andò ritenendo. I suoi erano finora +vizii privati, e nocevano a lui solo, +e a pochi altri, senza che ne patisse la +repubblica. Si videro anche in lui alcuni +atti di clemenza, intorno alla qual virtù +gli avea Seneca composto e dedicato nell'anno +precedente un trattato che ci resta. +Ma fin dove il portasse la sua perversa +natura, e questo abbandonamento +di sè stesso, poco staremo a vederlo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LVIII" id="LVIII"></a>LVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 30.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Nerone Claudio Augusto</span> per la terza volta e <span class="sc">Valerio Messalla</span>. +</p> + +<p> +V'ha chi dà al secondo console il +nome di <i>Marco Valerio Messalla Corvino.</i> +Ed abbiamo bensì da Svetonio che il +terzo consolato di <i>Nerone</i> durò solamente +<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207"></a>[207]</span> +quattro mesi; ma non sappiamo chi a +lui succedesse nelle calende di maggio. +Potentissimo avvocato, ed insieme terribile +e venale accusatore sotto l'imperador +Claudio era stato Marco Suilio <span class="fnote">[Tacitus, lib. 13, cap. 42.]</span>, +odiato perciò da molti, i quali, mutato +il governo, si studiarono d'abbatterlo. +Perchè egli credea suo nemico <i>Seneca</i>, +ne sparlava a tutto potere, tassandolo di +aver avuto disonesto commercio con <i>Giulia</i> +figliuola di Germanico Cesare, per cui +giustamente avesse patito l'esilio, e ch'egli +fosse filosofo bensì di nome, ma ne' fatti un +solennissimo ipocrita, mentre scriveva +sì dei precetti di filosofia, ed altro poi +non facea che ammassar de' milioni, e +andar a caccia di testamenti, e di far usure +innumerabili per l'Italia e per le provincie. +Nel senato comparvero delle gravi +accuse contro di Suilio; ma Nerone si +contentò di confiscargli una parte de' suoi +beni e di relegarlo in Majorica e Minorica. +Anche <i>Cornelio Silla</i>, verisimilmente +quello stesso ch'era stato console nell'anno +52 ed aveva avuta in moglie <i>Antonia</i> figliuola +di Claudio Augusto, fu relegato a +Marsilia. Benchè pel suo genio timido e vile +non fosse capace d'imprese grandi, pure +gli emuli suoi fecero credere a Nerone, +ch'egli, sotto una finta stupidità, covasse +dei veri disegni di novità; e gli tesero +anche tante trappole, che fu condannato, +come dissi, all'esilio ed anche nell'anno +62 tolto dal mondo. Fu parimente accusato +<i>Pomponio Silvano</i> d'aver fatto +delle estorsioni durante il suo governo +nell'Africa. Ebbe de' buoni protettori, +perchè lor fece sperar le molte sue ricchezze +per eredità, giacchè privo era di +figliuoli ed inoltrato molto nell'età. In +questa maniera si salvò, con deludere +poscia l'espettazione di chiunque facea +i conti sulla sua roba, per essere sopravvivuto +a tutti. Potrebb'essere un d'essi +<i>Ottone</i>, che fu poi imperadore, e forse +anche il buon <i>Seneca</i>, da noi veduto in +concetto d'attendere a simili prede. Era +in questi tempi andato all'eccesso +<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208"></a>[208]</span> +l'orgoglio e l'insolenza dei pubblicani, cioè +de' gabellieri di Roma, e ne mormorava +forte il popolo. Saltò in capo a Nerone +di levar via, tutt'i dazii e le gabelle, per +aver la gloria di fare un bellissimo regalo +al genere umano; e se ne lasciò intendere +in senato. Lodarono i senatori +assaissimo la grandezza dell'animo suo; +ma appresso gli fecero toccar con mano +che senza il nerbo delle rendite pubbliche +non potea sussistere l'imperio romano, +tanto ch'egli smontò. Furono nondimeno +fatti dei buonissimi regolamenti +in questo proposito per benefizio dei +popoli con reprimere le avanie di quelle +sanguisughe: regolamenti nondimeno +ch'ebbero corta durata, con ripullulare +gli abusi. Tuttavia confessa Tacito, che +molti se ne levarono, nè al suo tempo +si pagavano più non so quante esazioni +introdotte al passaggio de' ponti, e per le navi. +</p> + +<p> +Ebbe principio in quest'anno l'amoreggiamento +di Nerone con <i>Poppea Sabina</i>, +donna di gran nobiltà, di pari bellezza +e ricchezza. Graziosa nel parlare, +vivace d'ingegno, e modesta in apparenza, +di rado si lasciava vedere per +Roma, e sempre col volto mezzo coperto, +per non saziare affatto la curiosità +di chi la riguardava. Le mancava solo +il più bello, cioè l'onestà. Bastava essere +liberale per guadagnarsi i di lei favori. +Era stata moglie di Rufo Crispino cavaliere +romano, a cui partorì un figliuolo; +ma innamoratosene <i>Ottone</i>, che fu poscia +imperadore, non gli fu difficile colla bizzarria +delle comparse, colla gioventù e +col credito d'essere uno dei più confidenti +dell'imperadore, di distorla dal +marito, e di prenderla egli in moglie: chè +di questi bei tiri abbondava Roma pagana. +Ma il vanaglorioso scioccone non +potea ritenersi presso Nerone dal far +elogi incessanti della nobiltà e dell'avvenenza +della nuova moglie, chiamando +sè stesso il più felice degli uomini, per +trovarsi in possesso di tal donna. Tanto +andò ripetendo questa canzone, che +<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209"></a>[209]</span> +Nerone invogliossi di vederla, e il vederla +fu lo stesso che innamorarsene perdutamente. +Mostrossi anch'ella sul principio +presa della di lui bellezza; poi colla ritrosia, +e col fingersi troppo contenta del marito +Ottone, e di non apprezzar molto +chi era di spirito sì basso da compiacersi +dell'amore di una vil serva, cioè di Atte +liberta, tal corda gli diede, che sempre +più andò crescendo la fiamma. Ne provò +ben presto gli effetti lo stesso Ottone con +restar privo della confidenza di Nerone, +e col non essere ammesso alla di lui +udienza, nè al corteggio. Di peggio potevagli +avvenire, se Seneca, amico suo, +non avesse impetrato, che Nerone l'inviasse +per presidente della Lusitania, +parte di cui era il Portogallo d'oggidì, +dove con buone operazioni per dieci anni +risarcì l'onore ch'egli avea perduto +in Roma. Da lì innanzi Poppea trionfò +nel cuor di Nerone. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 90.]</span> pretende, +che per qualche tempo Ottone e Nerone +andassero d'accordo nel possedere costei; +ma molto non sogliono durare sì +fatte amicizie. Risvegliossi in quest'anno <span class="fnote">[Tacitus, lib. 13, cap. 34.]</span> +la guerra fra i Romani e i Parti, +per cagion dell'Armenia. <i>Vologeso re</i> +d'essi Parti pretendea di mettervi per re +<i>Tiridate</i> suo fratello; i Romani voleano +disporne a lor piacimento, come s'era +fatto in addietro. <i>Domizio Corbulone</i>, che +già dicemmo il più valente generale di +Roma in questi tempi, comandava in +quelle parti l'armi romane. Ma, più che +i Parti, recava a lui pena la scaduta disciplina +delle soldatesche sue, per lunga +pace impigrite e dimentiche degli ordini +della vecchia milizia. La prima sua cura +adunque fu quella di cassare gl'inutili, +di far nuove leve, e di ben disciplinar +la sua gente, usando del rigore ch'era a +lui naturale. S'impadronì egli poi di Artasata +capitale dell'Armenia e di Tigranocerta; +ed avendo voluto Tiridate rientrare +nell'Armenia, il ripulsò, divenendo +<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210"></a>[210]</span> +in fine padrone affatto di quella contrada. +Probabilmente non succederono tutte +queste imprese nell'anno presente. L'Occone +e il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>, che riferiscono +a quest'anno la pace universale, e il +tempio di Giano chiuso in Roma, come +apparisce da molte medaglie, andarono +a tastoni in questo punto di storia. Tacito +racconta in un fiato varii avvenimenti +tanto dell'Armenia che della Germania, +ma non succeduti tutti in un sol anno. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LIX" id="LIX"></a>LIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 31.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Vipstano Aproniano</span> e <span class="sc">Fontejo Capitone</span>. +</p> + +<p> +Comunemente da chi ha illustrato +i Fasti consolari, il primo di questi consoli +è chiamato <i>Vipsanio.</i> Ma, secondo +le osservazioni del cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Ep. Consul.]</span>, il suo +vero nome fu <i>Vipstano</i>; e ciò può ancora +dedursi da un'iscrizione pubblicata anche +da me <span class="fnote">[Thes. Nov. Veter. Inscr., p. 305, n. 3.]</span>. In essa s'incontra <i>Cajo +Fontejo.</i> Se ivi è disegnato il console di +questi tempi, <i>Cajo</i> e non <i>Lucio</i> sarà stato +il suo prenome. Giunse in quest'anno +ad un orrido eccesso la più che maligna +natura di Nerone. Erasi rimessa in qualche +credito Agrippina sua madre, dappoichè +le riuscì di superar le calunnie di +<i>Giunia Silana;</i> ma dacchè entrò in corte +<i>Poppea Sabina</i>, cominciò una nuova e +più fiera guerra contro di lei. Aspirava +questa ambiziosa ed adultera donna alle +nozze del regnante, al che, vivente Agrippina, +le parea troppo difficile di poter +giungere, sì perchè Agrippina amava +forte la saggia e paziente sua nuora <i>Ottavia</i>, +e sì perchè non avrebbe potuto +soffrire presso il figliuolo chi a lei fosse +superiore negli onori e nel comando. +Cominciò dunque Poppea a stimolar +<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211"></a>[211]</span> +Nerone con dei motti pungenti, deridendolo, +«perchè tuttavia fosse sotto la tutela; +ed oh che bel padrone del mondo, +che nè pure è padrone di sè stesso!» +Passò poi in varie guise, e coll'aiuto dei +cortigiani nemici di Agrippina, a fargli +credere che la madre nudrisse de' cattivi +disegni contra di lui. Ingegnavasi all'incontro +anche Agrippina di guadagnarsi +l'affetto del figliuolo contra di questa rivale; +e fanno orrore le dicerie che +corsero allora, delle quali Dione Cassio <span class="fnote">[Dio, lib. 90.]</span> +e Tacito <span class="fnote">[Tac., lib. 14, cap. 2.]</span> fanno menzione, contraddicendo +quegli autori anche in parlar +di <i>Seneca</i>, che alcuni vogliono concorde +coll'iniquo Nerone alla rovina della madre, +ed altri parziale della medesima, +anzi macchiato di un infame commercio +con lei. La stessa battaglia fra quegli +scrittori si osserva, rappresentando alcuni <span class="fnote">[Sueton., in Nerone.]</span>, +ch'ella con carezze nefande, ed +altri colla fierezza e colle minacce procurava +di rompere l'abbominevole attaccamento +del figliuolo a Poppea. Se +nulla è da credersi, è l'ultimo. Perciò Nerone +annoiato cominciò a sfuggirla, e ad +aver caro ch'ella se ne stesse ritirata +nelle deliziose sue ville, benchè quivi +ancora l'inquietasse, con inviar persone, +le quali, in passando, le diceano delle +villanie o delle parole irrisorie. Finalmente +si lasciò precipitar nella risoluzione +di torle la vita. Non si arrischiò al veleno, +perchè non apparisse troppo sfacciato +il colpo, siccome era avvenuto in Britannico; +e perchè ella andava ben guernita +di antidoti. Nulladimeno Svetonio scrive, +che per tre volte tentò questa via, ma +indarno. Pensò anche a farle cadere addosso +il vôlto della camera, dov'ella +dormiva, e vi si provò. Ne fu avvertita +per tempo Agrippina, e vi provvide. +</p> + +<p> +Ora <i>Aniceto</i> liberto di Nerone, presidente +dell'armata navale, che si tenea +sempre allestita nel porto di Miseno, +siccome nemico di Agrippina, si esibì a +<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212"></a>[212]</span> +Nerone di fare il colpo con una invenzione +che parrebbe fortuita; e risparmierebbe +a lui l'odiosità del fatto. Consisteva +questa in fabbricare una galea congegnata +in maniera, che una parte si scioglierebbe, +tirando seco in mare chi v'era disopra, +esempio preso da una simil nave già +fabbricata nel teatro. Piacque la proposizione; +fu preparato nella Campania +l'insidiatore legno; e Nerone per celebrar +i giuochi d'allegria in onor di Minerva, +chiamati Quinquatrui, si portò al palazzo +di Bauli, situato fra Baia, e Miseno, +conducendo seco la madre sino ad Anzo, +giacchè era qualche tempo che le mostrava +un finto affetto, ed usavale delle finezze. +Quivi stando Nerone si udiva +dire: che toccava ai figliuoli il sopportare +gli sdegni di chi avea lor data la vita, e +che a tutti i patti volea far buona pace +colla madre; acciocchè tutto le fosse +riferito, ed ella, secondo l'uso delle donne +facili a credere ciò che bramano, si +lasciasse meglio attrappolare. Invitolla +dipoi a venire ad un suo convito ad Anzo; +ed ella v'andò, accolta dal figliuolo sul +lido con cari abbracciamenti, e tenuta +poi a tavola nel primo posto: il che +maggiormente la assicurò. O sia, come +vuol Tacito, ch'ella quivi si fermasse +quella sola giornata, o che, al dire di +Dione, si trattenesse quivi per alcuni +giorni, volle ella infine ritornarsene alla +sua villa. Nerone, dopo il lungo e magnifico +convito, la tenne fino alla notte +in ragionamenti ora allegri, ora serii, +baciandola di tanto in tanto, ed animandola +a chiedere tutto quel che voleva, +con altre parole le più dolci del mondo. +Accompagnata da lui sino al lido, s'imbarcò +nella nave traditrice, superbamente addobbata, +e andò servendola Aniceto. +Era quietissimo il mare, e parve quella +calma venuta apposta, per far conoscere +ad ognuno, che non dalla forza de' venti, +ma dal tradimento procedea lo sfasciarsi +della nave. Alla divisata ora cadde, +secondo Tacito <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, cap. 3.]</span>, il tavolato di sopra, +<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213"></a>[213]</span> +che soffocò Creperio Gallo cortigiano +d'Agrippina; ma essa con Acerronia +Polla sua dama d'onore si attaccò alle +sponde, nè cadde. In quella confusione +i marinai credendo che Acerronia fosse +Agrippina, coi remi la uccisero. Ad +Agrippina toccò solamente una ferita +sulla spalla. Fu voltata in un lato la nave, +perchè si affondasse; ed Agrippina +cadutavi pian piano dentro, parte nuotando, +e parte soccorsa dalle barchette +che venivano dietro, si salvò, e fu condotta +al suo palazzo nel lago Lucrino. +Dione in poche parole dice, che, sfasciatasi +la nave, Agrippina cadde in mare, +nè si annegò. Più minuta, ma imbrogliata, +è la descrizione che fa di questo +fatto Tacito; ma, comunque succedesse, +per consenso di tutti, Agrippina +scampò la vita. +</p> + +<p> +Ridotta nel suo palazzo, e in letto, +per farsi curare, ricorrendo col pensiero +tutta la serie di quel fatto, non durò +fatica ad intendere chi le avesse tramata +la morte. Prese la saggia determinazione +di tutto dissimulare, ed immediatamente +spedì Agerino suo liberto al figliuolo, +per dargli avviso d'avere per benignità +degli dii sfuggito un bravissimo pericolo, +e per pregarlo di non farle visita per +ora, avendo ella bisogno di quiete per +farsi medicare. Nerone ch'era stato sulle +spine la notte, aspettando nuova dell'esito +degli esecrandi suoi disegni, allorchè +intese come era passata la cosa, +ed esserne uscita netta la madre, fu sorpreso +da immensa paura, immaginandosi +ch'ella potesse spedirgli contro tutta +la sua servitù in armi, o muovere i +pretoriani contra di lui, o comparire ad +accusarlo in Roma al senato e al popolo. +Sbalordito non sapeva allora in qual +mondo si fosse. Fece svegliar Burro e +Seneca, chiamandogli a consiglio, essendo +ignoto s'eglino sì o no fossero prima +consapevoli del delitto. Restarono un +pezzo ambedue senza parlare, o perchè +non osassero di dissuaderlo, o perchè +credessero ridotte le cose ad un punto +<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214"></a>[214]</span> +che Nerone fosse perduto, se non preveniva +la madre. Nerone in fatti propose di +levarla dal mondo; e Seneca, imputato +da Dione d'aver dianzi dato questo medesimo +consiglio, voltò gli occhi a Burro, +come per domandargli che ne comandasse +ai suoi pretoriani l'esecuzione. Ma +Burro, non dimenticando che da Agrippina +era proceduta la propria fortuna, +prontamente rispose, che essendo obbligate +le guardie del corpo a tutta la +casa cesarea, e ricordandosi del nome +di Germanico, non si potea promettere +in ciò della loro ubbidienza; e che toccava +ad Aniceto il compiere ciò ch'egli +aveva incominciato. Chiamato Aniceto, +non vi pose alcuna difficoltà, cosicchè +Nerone protestò che in quel giorno egli +riceveva dalle sue mani l'imperio; e +quindi gli ordinò di prendere quegli +armati che occorressero dalla guarnigione +delle sue galee. Intanto arriva per +parte di Agrippina Agerino. Sovvenne +allora a Nerone un ripiego degno del +suo capo sventato. Allorchè l'ebbe ammesso +all'udienza, gli gittò a' piedi un +pugnale, e chiamò tosto aiuto, con fingere +costui mandato dalla madre per ucciderlo, +e il fece tosto imprigionare, e poi +spargere voce, ch'egli s'era ucciso da +sè stesso per la vergogna della scoperta +sua mala intenzione. Intanto Agrippina, +ch'era negli spasimi per non veder venire Agerino, +nè altra persona per parte del figlio, +in vece di essi mira entrar +nella sua camera Aniceto, accompagnato +da due suoi uffiziali, senza sapere se in +bene o in male. Poco stette in avvedersene: +un colpo di bastone la colse nella +testa; e vedendo sguainata la spada da +un di essi, saltando su gridò: «Ferisci +questo,» mostrandogli il ventre. Fu di +poi morta con più ferite; e portatane la +nuova a Nerone, non mancò chi disse di +averla voluta vedere estinta e nuda, non +fidandosi di chi gli riferì il fatto, e d'aver +detto: «io non sapea d'avere una madre +sì bella.» Tacito lascia in forse +questa circostanza. Fu in quella stessa +<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215"></a>[215]</span> +notte bruciato, secondo il costume d'allora, +il suo corpo e vilmente seppellito. +Ed ecco dove andò a terminare la sbrigliata +ambizione di questa donna, figliuola +di Germanico, nipote del grande +Agrippa, pronipote d'Augusto, moglie e +madre d'imperadori. Le iniquità da lei +commesse per far salire il figlio al trono +riportarono questa ricompensa dallo +stesso suo figlio, mostro d'ingratitudine +e di crudeltà. +</p> + +<p> +Fece susseguentemente Nerone una +bella scena, mostrandosi inconsolabile +per la morte della madre, e dolendosi +d'aver salvata la vita propria colla perdita +della sua; giacchè voleva che si +credesse aver ella inviato Agerino per +ucciderlo, e ch'ella dipoi si fosse uccisa +da sè stessa. Lo stesso ancora scrisse +al senato con aggiungere una filza d'altre +accuse contro la madre per giustificar +sè medesimo, e con dire fra l'altre +cose <span class="fnote">[Quintilianus, lib. 8 Instit.]</span>: <i>Ch'io sia salvo, appena lo credo, +e non ne godo.</i> Perchè quella lettera +o era scritta da Seneca, o si riconobbe +per sua dettatura, fu mormorato non +poco di questo adulator filosofo, il quale +compariva approvatore di sì nero delitto. +Mostrò il senato <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, c. 12.]</span> di credere tutto: +decretò ringraziamenti agli dii, e giuochi +per la salvata vita del principe; e dichiarò +il dì natalizio di Agrippina per giorno +abbominevole. Il solo <i>Publio Peto Trasea</i>, +senatore onoratissimo, dappoichè, fu letta +quella lettera, uscì dal senato, per non +approvare nè disapprovare, il che poi +gli costò caro. Ma Nerone dopo il misfatto <span class="fnote">[Sueton., in Neron., c. 34.]</span> +si sentì gran tempo rodere il +cuore dalla coscienza; sempre avea davanti +agli occhi l'immagine dell'estinta +madre e gli parea di veder le furie +che il perseguitassero colle fiaccole accese. +Nè il mutar di luogo e l'andare +a Napoli ed altrove, servì a liberarlo +dall'interno strazio. Neppure s'attentava +di ritornar più a Roma, temendo d'essere +<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216"></a>[216]</span> +in orrore a tutti. Ma gl'ispiravano +del coraggio i bravi cortigiani, facendogli +anzi sperare cresciuto l'amore del popolo +per aver liberata Roma dalla più +ambiziosa e odiata donna del mondo. +In fatti, restituitosi alla città, trovò anche +più di quel che sperava, movendosi +e grandi e piccoli per paura di un sì +spietato principe a fargli onore. Andò +dunque come trionfante al Campidoglio, +persuaso ch'egli potea far tutto a man +salva, dacchè tutti, o perchè l'amavano, +o perchè avviliti, non sapeano se non +adorare i di lui supremi voleri. Affettò +ancora la clemenza con richiamare a +Roma <i>Giunia Calvina, Calpurnia, Valerio +Capitone</i> e <i>Licinio Gabalo</i>, esiliati già +dalla madre. Ma in questo medesimo +anno col veleno abbreviò la vita a <i>Domizia</i> +sua zia paterna, con occupar tutti +i suoi beni posti in quel di Baja e di +Ravenna, prima ancora ch'ella spirasse. +Quivi alzò de' magnifici trofei, che duravano +anche ai tempi di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>. Mirabil +cosa nondimeno fu, che parlando molti +liberamente di tali eccessi, ed uscendo +non poche pasquinate, pure, egli, benchè +dalle sue spie informato di quanto succedea, +ebbe tal prudenza da dissimular +tutto, e da non gastigar alcuno per questo, +paventando di accrescere, altrimente +facendo, il romore nel popolo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LX" id="LX"></a>LX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 32.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Nerone Claudio Augusto</span> e <span class="sc">Cosso Cornelio Lentulo</span>. +</p> + +<p> +Dicendo Svetonio, che Nerone tenne +questo consolato per soli sei mesi nelle +calende di luglio dovettero succedere a +lui e al collega due altri consoli. Il nome +loro ci è ignoto. Alcuni han sospettato +che fossero <i>Tito Ampio Flaviano</i> e <i>Marco +Aponio Saturnino</i>, perchè da Tacito son +<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217"></a>[217]</span> +chiamati uomini consolari, ed ebbero +poscia de' governi. Andossi poi sempre +abbandonando Nerone <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 14, cap. 14.]</span> ai divertimenti +e piaceri, dappoichè non vivea più la +madre, che il tenea pure in qualche suggezione. +Sin da fanciullo si dilettava egli +di andare in carretta e di condurre i +cavalli. Avea anche imparato a sonar di +cetra e a cantare. Diedesi ora in preda +a questi sollazzi, sì sconvenevoli ad un +imperadore. Seneca e Burro gli permisero +il primo, per distorlo dagli altri, purchè +corresse co' cavalli nel circo vaticano +chiuso per non lasciarsi vedere dal popolo. +Ma non si potè contenere il vanissimo +giovane; volle degli spettatori, e il +lor plauso l'invogliò ad invitarvi anche +del popolo, il quale godendo di veder fare +i principi ciò ch'esso fa, e perciò gonfiandolo +con alte lodi, maggiormente l'incitò +a quel plebeo mestiere <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>. Tuttavia +ben conoscendo, che i saggi erano d'altro +sentimento, credette di schivar il disonore, +con cercare de' compagni nobili che +imitasser lui ne' pubblici divertimenti. +Perciò venutogli in capo di far de' giuochi +di somma magnificenza in onor della +madre, che durarono più giorni, si videro +nobili dell'uno e dell'altro sesso, non +solo dell'ordine equestre, ma anche del +senatorio, comparir ne' teatri, ne' circhi +e negli anfiteatri, con esercitar pubblicamente +le arti riserbate in addietro alle +sole persone vili e plebee, con sonar +nelle orchestre, rappresentar commedie e +tragedie, ballar ne' teatri, far da gladiatori +e da carrettieri: alcuni di propria +elezione, ed altri per non disubbidir +Nerone che gl'invitava. Mirava il popolo, +ed anche i forestieri riconoscevano, che +quegli attori, dimentichi della lor nascita, +erano chi un Furio, chi un Fabio, +chi un Valerio, un Porcio, un Appio, ed +altri simili della nobiltà primaria. Al +veder cotali novità e stravaganze, ne +gemevano forte i saggi, sì pel disonor +delle famiglie, come ancora perchè veniva +<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218"></a>[218]</span> +con ciò a crescere troppo smisuratamente +la corruttela de' costumi. Rammaricavansi +inoltre osservando le incredibili spese +che facea Nerone, non solamente in questi +sì sfoggiati divertimenti, ma anche +negl'immensi regali alla plebe con gittar +dei segni, ne' quali era scritto quella sorta +di dono che dovea darsi a chi avea +la fortuna d'aggraffarli come cavalli, +schiavi, vesti, danari. Ben prevedevano +che tanto scialacquamento andrebbe a +finire in nuovi aggravi ed estorsioni sopra +il pubblico, siccome in fatti avvenne. +Instituì eziandio Nerone altri giuochi, +appellati Giovenali in onore della prima +volta ch'egli si fece far la barba: +rito festivo presso i Romani. Que' preziosi +peli in una scatola d'oro furono consecrati +a Giove. In que' giuochi danzarono +i più nobili fra i Romani, e bella figura +fra l'altre dame fece Elia Catula, giovinetta +di ottanta anni, che ballò un minoetto. +Chi de' nobili non potea ballare, cantava; +ed eranvi scuole apposta, dove +concorrevano ad imparare uomini e donne +di prima sfera, fanciulle, giovanetti, +vecchi, per far poscia con leggiadria il +loro mestiere ne' pubblici teatri. Che se +alcuno, non potendo di meno, per vergogna +vi compariva mascherato. Nerone +gli cavava la maschera, e si venivano +a conoscere persone impiegate ne' più riguardevoli +magistrati. +</p> + +<p> +Nè lo stesso Nerone volle in fine +essere da meno degli altri. Uscì anche +egli nella scena in abito da suonator di +cetra, ed oltre al suonare, fece sentir la +sua da lui creduta melodiosa voce, la +qual nondimeno si trovò sì somigliante +a quella de' capponi cantanti, che niun +potea ritener le risa, e molti piangeano +per rabbia. Se crediamo a Dione, Burro +e Seneca assistenti servivano a lui di +suggeritori, e andavangli poi facendo +plauso colle mani e coi panni, per invitare +allo stesso l'udienza. Tacito <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, cap. 15.]</span> anch'egli +lo attesta di Burro, ma con aggiungere +che internamente se ne affliggeva. +<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219"></a>[219]</span> +Nè già era permesso <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 23.]</span>, allorchè cantava +questo insigne maestro, ad alcuno l'uscir +di teatro, per qualsivoglia bisogno che +occorresse. Quella era la voce d'Apollo; +niun v'era che potesse uguagliarsi a +lui nella melodia del canto. Così gli adulatori. +Volle egli ancora che si tenesse +una gara di poesia e d'eloquenza, e vi +entrò anch'egli coll'invito de' giovani +nobili. Non è difficile l'immaginarsi a +chi toccasse la palma e il premio. Furono +similmente richiamati a Roma i pantomimi, +perchè divertissero il popolo nei +teatri, ma non già ne' giuochi sacri. Apparve +in quest'anno una cometa. Il volgo, +imbevuto dell'opinione, che questo +predica la morte de' principi, cominciò +a fare i conti su la vita di Nerone, +e a predire chi a lui succederebbe. Concorrevano +molti in <i>Rubellio Plauto</i>, discendente +per via di donne dalla famiglia +di Giulio Cesare, personaggio ritirato +e dabbene. Ne fu avvertito Nerone. Si +aggiunse, che trovandosi a desinare il +medesimo imperadore in Subbiaco, un +fulmine gli rovesciò le vivande e la tavola. +Perchè quel luogo era vicino a Tivoli, +patria dei maggiori d'esso Plauto, +la pazza gente perduta nelle superstizioni +maggiormente si confermò nella predizione +suddetta. Fece dunque Nerone intendere +a Rubellio Plauto, che miglior +aria sarebbe per lui l'Asia, dov'egli possedeva +dei beni. Gli convenne andar là +colla sua famiglia, ma per poco tempo, +perchè da lì a due anni Nerone mandò +ad ucciderlo. Venne in questi tempi a +morte <i>Quadrato</i>, governatore della Siria, +e quel governo fu dato a <i>Corbulone</i>, +da cui dicemmo ch'era stata acquistata +l'Armenia. Trovavasi da gran tempo in +Roma <i>Tigrane</i>, nipote d'<i>Archelao</i>, che già +fu re della Cappadocia, avvezzato ad una +servile pazienza. Ottenne egli da Nerone +di poter governare l'Armenia con titolo +di re; e andato colà, fu assistito da Corbulone +con un corpo di soldatesche tali, +che, al dispetto di molti, più inclinati al +<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220"></a>[220]</span> +dominio de' Parti, n'ebbe il pacifico possesso, +benchè poi non vi potesse lungo +tempo sussistere <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, cap. 27.]</span>. Pozzuolo in questo +anno acquistò il diritto di colonia, e il +cognome di Nerone; intorno a che disputano +gli eruditi, perchè da Livio e da +Vellejo abbiamo, che tanti anni prima +Pozzuolo fu colonia, e Frontino fa autore +Augusto di una nuova colonia in quella +città. In questi tempi Laodicea, illustre +città della Frigia restò rovinata da un +tremuoto; ma quel popolo la rimise in +piedi colle proprie ricchezze senza aiuto +de' Romani. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXI" id="LXI"></a>LXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 33.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Cesonio Peto</span> e <span class="sc">Cajo Petronio Turpiliano</span>. +</p> + +<p> +Non è certo il prenome di <i>Cajo</i> pel +secondo di questi consoli, nè sappiamo +chi nelle calende di luglio loro succedesse +nella dignità. Motivo <span class="fnote">[Tacitus, ibid.]</span> ai pubblici ragionamenti +diedero in quest'anno due +iniquità, commesse in Roma, l'una da +un nobile, l'altra da un servo. Mancò di +vita <i>Domizio Balbo</i>, ricco, e della prima +nobiltà, senza figliuoli. <i>Valerio Fabiano</i>, +senatore, con un falso testamento, a cui +tennero mano altri nobili colle lor soscrizioni +e sigilli, corse all'eredità. +Convinto di falsario, degradato con gli altri +suoi complici, riportò la pena statuita +dalla legge Cornelia. Ucciso fu da un suo +servo, o vogliam dire schiavo, <i>Pedanio +Secondo</i>, prefetto di Roma. Ne aveva +egli al suo servigio quattrocento, tra maschi +e femmine, grandi e piccoli, essendo +soliti i ricchi Romani a tenerne una prodigiosa +quantità al loro servigio. Benchè +fossero quasi tutti innocenti di quel misfatto, +doveano morire secondo il rigore +<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221"></a>[221]</span> +delle antiche leggi; ma fattasi grande adunanza +di gente plebea per difendere +quegl'infelici, l'affare fu portato al senato; +ed intorno a ciò si fece lungo dibattimento, +con prevalere in fine la sentenza +del supplicio di tutti. Nerone mandò +un ordine alla plebe di attendere ai fatti +suoi, e somministrò quanti soldati occorressero +per iscortare i condannati. I +mali portamenti degli uffiziali nella Bretagna +cagion furono di far perdere circa +questi tempi quasi tutto quel paese che vi +aveano acquistato i Romani; e ciò perchè +si volle rimetter ivi il confisco dei +beni de' delinquenti, da cui Claudio gli +avea esentati. Anche <i>Seneca</i>, se crediamo +a Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>, avea dato ad usura un milione +a que' popoli, e con violenza ne +esigeva non solo i frutti, ma anche il capitale. +Inoltre, <i>Boendicia</i> o sia <i>Bunduica</i> +vedova <span class="fnote">[Tacitus, lib. 12, cap. 29.]</span> di <i>Prasutago re</i> di una parte +di quella grand'isola, si protestava anche +essa troppo scontenta delle infinite prepotenze +ed insolenze fatte dai Romani a +sè stessa, a due figlie e a tutto il suo +popolo. Questa regina, donna d'animo +virile, quella fu che sonò in fine la tromba +col muovere i suoi e i circostanti popoli +a sollevarsi contra degl'indiscreti +Romani con prevalersi della buona congiuntura +che <i>Svetonio Paolino</i>, governatore +della parte della Bretagna romana, +e valoroso condottier d'armi, era ito a +conquistare un'isola ben popolata, adiacente +alla Bretagna. Con un'armata +dicono, di cento ventimila persone vennero +i sollevati addosso alla nuova colonia +di Camaloduno, e la presero di +assalto. Dopo due dì ebbero anche il +tempio di Claudio, mettendo quanti Romani +vennero alle lor mani, tutti a fil +di spada, senza voler far prigionieri. +Petilio Cereale, venuto per opporsi con una +legione, fu rotto, messa in fuga la cavalleria, +e tutta la fanteria tagliata a pezzi. +Portate queste funeste nuove a Svetonio +Paolino, frettolosamente si mosse, e venne +<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222"></a>[222]</span> +a Londra, luogo di una colonia scarsa, +ma celebre città anche allora per la +copia grande dei mercatanti e del commercio. +Benchè pregato con calde lagrime +dagli abitanti di fermarsi alla lor difesa, +volle piuttosto attendere a salvare +il resto della provincia. S'impadronirono +i ribelli di Londra e di Verulamio, nè vi +lasciarono persona in vita. Credesi che +in que' luoghi perissero circa settanta o +ottantamila fra cittadini romani e collegati. +Si trovò poi forzato Svetonio, +perchè mancava di viveri, ad azzardare +una battaglia, ancorchè non avesse potuto +ammassare che dieci mila combattenti; +laddove i nemici da Dione si fanno ascendere +a dugento trentamila persone, +numero probabilmente, secondo l'uso +delle guerre, o per disattenzion de' copisti, +troppo amplificato. Boendicia stessa +comandava quella grande armata. Dopo +fiero combattimento prevalse la disciplina +militare dei pochi allo sterminato numero +dei Britanni, che furono sconfitti, con +essersi poi detto che restarono sul campo +estinti circa ottantamila di essi, numero +anch'esso eccessivo. Comunque, sia insigne +e memoranda fu quella vittoria. +Boendicia morì poco dappoi, o per malattia +o per veleno ch'essa medesima prese, +e colla sua morte tornò fra non molto +all'ubbidienza de' Romani il già rivoltato +paese, con avervi Nerone inviato un +buon corpo di gente dalla Germania, il +quale servì a Svetonio per compiere +quell'impresa. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXII" id="LXII"></a>LXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 34.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Mario Celso</span> e <span class="sc">Lucio Asinio Gallo</span>. +</p> + +<p> +Perchè Tacito sul principio di questo +anno nomina <i>Giunio Marullo, console +disegnato</i>, il quale poi non apparisce +console, perciò possiam credere ch'egli +fosse sostituito ad alcun d'essi consoli +<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223"></a>[223]</span> +ordinari, oppure all'uno degli straordinari, +succeduti nelle calende di luglio, i +quali si tiene che fossero <i>Lucio Anneo +Seneca</i> maestro di Nerone, e <i>Trebellio +Massimo</i>. Nel gennaio dell'anno presente <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, cap. 48.]</span> +accusato fu e convinto <i>Antistio +Sostano</i> pretore, d'aver composto dei +versi contro l'onor di Nerone. I senatori +più vili, fra' quali <i>Aulo Vitellio</i>, che +fu poi imperadore, conchiusero dovuta +la pena della morte a questo reato. Non +osavano aprir bocca gli altri. Il solo <i>Peto +Trasea</i> ruppe il silenzio, sostenendo che +bastava relegarlo in un'isola, e confiscargli +i beni, nel qual parere venne il +resto dei senatori. Nondimeno fu creduto +meglio di udir prima il sentimento di +Nerone, il quale mostrò bensì molto risentimento +contra d'Antistio, eppur si +rimise al senato, con facoltà ancora di +assolverlo. Si eseguì la sentenza del bando. +In quest'anno ancora il suddetto +Trasea, uomo di petto, e rivolto sempre +al pubblico bene, propose che si proibisse +ai popoli delle provincie il mandare i +lor deputati a Roma, per far l'elogio dei +loro governatori; perchè questo onore +sel procuravano i magistrati colla troppa +indulgenza, e col permettere ai popoli +delle indebite licenze, per non disgustarli. +L'ultimo anno fu questo della vita di +<i>Burro prefetto del pretorio</i>, uomo d'onore +e di petto, che avea finquì trattenuto +Nerone dall'abbandonarsi affatto ai suoi +capricci, e massimamente alla crudeltà. +Restò in dubbio s'egli morisse, di mal +naturale, oppure di veleno, per quanto ne +scrive Tacito <span class="fnote">[Tacitus, ibid., cap. 51.]</span>; poichè, per conto di +Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 35.]</span> e di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>, amendue crederono +che Nerone, rincrescendogli ormai +d'aver un soprastante che non si +accordava con tutti i suoi voleri, il facesse +prima del tempo sloggiar dal mondo. +Gran perdita fece in lui il pubblico, e +molto più, perchè Nerone in vece d'uno +<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224"></a>[224]</span> +creò due altri prefetti del pretorio, cioè +<i>Fenio Rufo</i>, uomo dabbene, ma capace di +far poco bene per la sua pigrizia, e <i>Sofonio +Tigellino</i>, uomo screditato per tutt'i +versi, ma carissimo per la somiglianza +de' depravati costumi a Nerone. Con +questo iniquo favorito cominciò Nerone +ad andare a vele gonfie verso la tirannia +e pazzia. Allora fu, che <i>Seneca</i> conobbe +che non era più luogo per lui presso di +un principe, il quale si lascerebbe da lì +innanzi condurre dai consigli de' cattivi, +e già cominciava a dimostrar poca confidenza +a lui. Il pregò dunque di buona licenza, +per ritirarsi a finir quietamente i +suoi giorni, con offerirgli ancora tutto il +capitale de' beni a lui finquì pervenuti o +per la munificenza del principe, o per +industria propria <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, c. 35.]</span>. Nerone con bella +grazia gliela negò, ed accompagnò la negativa +con tenere espressioni d'affetto e +di gratitudine, giungendo sino a dirgli +di desiderar egli piuttosto la morte, che +di far mai alcun torto ad un uomo, +a cui si professava cotanto obbligato. +Quel che potè dal suo canto Seneca; giacchè +non si fidava di sì belle parole; fu +di ricusar da lì innanzi le visite, di non +volere corteggio nell'uscire di casa; il +che era anche di rado, fingendosi mal +concio di salute, ed occupato da' suoi studi. +Si ridusse ancora a cibarsi di solo +pane ed acqua e di poche frutta, o per +sobrietà o per paura del veleno. +</p> + +<p> +Già dicemmo, che <i>Ottavia</i> figliuola +di Claudio Augusto, e moglie di Nerone, +era per la sua saviezza e pazienza un'adorabile +principessa; ma non già agli +occhi di Nerone, troppo diverso da lei +d'inclinazione e di costumi. Certamente +egli non ebbe mai buon cuore per lei, e +dacchè introdusse in corte <i>Poppea Sabina</i>, +cominciò anche ad odiarla <span class="fnote">[Tacit., lib. 14, c. 60. Dio, lib. 61. Suetonius, c. 35.]</span> per le +continue batterie di quell'impudica, che +non potea stabilire la sua fortuna se non +sulle rovine d'Ottavia. Tanto disse, tanto +<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225"></a>[225]</span> +fece questa maga che in quest'anno, col +pretesto della sterilità di essa Ottavia, +Nerone la ripudiò, e da lì a pochi dì arrivò +Poppea all'intento suo di essere +sposata da lui. Nondimeno qui non finì +la guerra. Poppea, sovvertito uno de' familiari +di Ottavia, la fece accusar di un +illecito commercio con un suonatore di +flauto, nominato Eucero. Furono perciò +messe ai tormenti le di lei damigelle, +ed estorta da alcune con sì violento +mezzo la confession del fallo; ma altre +sostennero con coraggio l'innocenza della +padrona, e dissero delle villanie a Tigellino, +ministro non meno di questa crudeltà, +che della morte data poco innanzi +a <i>Silla</i> e a <i>Rubellio Plauto</i> già mandati +da Nerone in esilio. Fu relegata <i>Ottavia</i> +nella Campania, e messe guardie alla di +lei casa, per tenerla ristretta. Ma perciocchè +il popolo, che amava forte questa +buona principessa, apertamente mormorava +di sì aspro trattamento, la fece Nerone +ritornare a Roma. Pel suo ritorno +andò all'eccesso la gioia del popolo, perchè, +ruppe le statue alzate in onor di +Poppea, e coronò di fiori quelle di Ottavia, +con altre pazzie d'allegria sediziosa; +di che diede motivo a Poppea di +caricar la mano contra dell'odiata principessa, +persuadendo a Nerone che il di +lei credito era sufficiente a rovesciare il +suo trono. Fu perciò chiamato a corte +l'indegno Aniceto, che già avea tolta di +vita Agrippina, acciocchè servisse ancora +ad abbattere Ottavia, col fingere d'aver +tenuta disonesta pratica con lei. Perchè +gli fu minacciata la morte, se ricusava +di farlo, ubbidì. Promossa l'infame accusa +colla giunta d'altre inventate dal +maligno principe di aborto procurato, di +ribellioni macchinate, l'infelice principessa, +in età di soli ventidue anni, venne +relegata nell'isola Pandalaria, dove passato +poco tempo Nerone le fece levar la +vita, e portar anche il suo capo a Roma, +acciocchè l'indegna Poppea s'accertasse +della verità del suo crudel trionfo. Di +tante iniquità commesse da Nerone, forse +<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226"></a>[226]</span> +niuna riuscì cotanto sensibile al popolo +romano, come il miserabil fine d'una sì +saggia ed amata principessa, la quale +portava anche il titolo di Augusta, e massimamente +al vederla condannata per +così patenti ed indegne calunnie. La ricompensa +ch'ebbe Aniceto dell'indegna +sua ubbidienza, fu di essere relegato +in Sardegna, dove ben trattato terminò +poscia con suo comodo la vita. Pallante, +già potentissimo liberto sotto Claudio, +morì in quest'anno, e fu creduto per veleno +datogli da Nerone, affin di metter le +griffe sopra le immense di lui ricchezze. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXIII" id="LXIII"></a>LXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 35.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Mario Celso</span> e <span class="sc">Lucio Asinio Gallo</span>. +</p> + +<p> +Erano tuttavia imbrogliati gli affari +dell'Armenia, dacchè Nerone avea colà +inviato col titolo di re <i>Tigrane</i> <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 15, cap. 1.]</span>. <i>Vologeso</i> +re de' Parti persisteva più che mai +nella pretension di quel regno, per coronarne +<i>Tiridate</i> suo fratello, che gliene +faceva continue istanze. Ma andava titubando, +finchè Tigrane il fece risolvere a +dar di piglio all'armi, per aver egli fatta +un'incursione nel paese degli Adiabeni +o sudditi o collegati de' Parti. Dopo aver +dunque Vologeso coronato Tiridate come +re dell'Armenia, e somministratogli +un possente esercito per conquistar quel +paese, si diede principio alla guerra. <i>Corbulone</i>, +governator della Siria, in aiuto +di Tigrane spedì due legioni, e nello stesso +tempo scrisse a Nerone, rappresentandogli +il bisogno d'un altro generale, per +accudire alla difesa dell'Armenia mentre +egli dovea difendere le frontiere della +sua provincia. Nerone v'inviò <i>Lucio +Cesennio Peto</i>, uomo consolare, cioè +ch'era stato console: il che ha fatto ad +<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227"></a>[227]</span> +alcuni crederlo lo stesso che <i>Caio Cesennio +Peto</i>, da noi veduto console nell'anno +superiore 61 di Cristo, ma che da altri +vien tenuto per personaggio diverso. +Intanto i Parti, entrati nell'Armenia, +posero l'assedio ad Artasata capital di +quel regno, dove s'era ritirato Tigrane, +che non mancò di fare una valorosa difesa. +Corbulone allora inviò Casperio +centurione a Vologeso, per dolersi dell'insulto +che si facea ad un regno dipendente +dai Romani, minacciando dal suo +canto la guerra ai Parti, se non desistevano +da quelle violenze. Servì quest'ambasciata +ad inchinar Vologeso a' pensieri +di pace, ed avendo chiesto di mandare a +Nerone i suoi legati per trattarne, e pregarlo +di conferire lo scettro dell'Armenia +a Tiridate suo fratello, accettata fu la di +lui proferta, con patto di far cessare l'assedio +di Artasata: il che ebbe esecuzione. +Ma non è ben noto, che convenzione +segreta seguisse allora fra Corbulone e +Vologeso, avendo alcuni creduto che +tanto i Parti quanto Tigrane avessero +da abbandonar l'Armenia. Venuti a Roma +gli ambasciatori di Vologeso, nulla +poterono ottenere; e però il Parto ricominciò +la guerra in tempo che Cesennio +Peto giunse al governo dell'Armenia, +uomo di poca provvidenza e sapere in +quel mestiere, ma che si figurava di poter +fare il maestro agli altri. Prese Peto +alcune castella, passò anche il monte +Tauro, pensando a maggiori conquiste; +ma, all'avviso che Vologeso veniva con +grandi forze, fu ben presto a ritirarsi, +ed a lasciar gente ne' passi del monte +suddetto, per impedir l'accesso de' nemici, +con iscrivere intanto più e più lettere +a Corbulone, che venisse a soccorrerlo. +Forzò Vologeso i passi: a Peto +cadde il cuore per terra, perchè avea +troppo divise le sue genti, e colto fu con +due sole legioni. Però spedì nuove lettere +ad affrettar Corbulone, il quale intanto +avendo passato l'Eufrate, marciava a gran +giornate verso la Comagene o la Cappadocia, +per entrar poi nell'Armenia, Nulladimeno +<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228"></a>[228]</span> +poco giovarono gli sforzi di Corbulone. +In questo mentre Vologeso strinse il +picciolo esercito di Peto, molti ne uccise; +e tal terrore mise al capitano de' Romani, +ch'egli solamente pensò a comperarsi la +salvezza con qualunque vergognosa condizione +che gli fosse esibita. Dimandando +dunque un abboccamento con gli uffiziali +di Vologeso, restò conchiuso, che l'armi +romane si levassero da tutta l'Armenia, e +cedessero ai Parti tutte le castella e munizioni +da bocca e da guerra; e che poi +Vologeso se l'intenderebbe coll'imperador +Nerone pel resto. Le insolenze dei +Parti furono poi molte; vollero entrar +nelle fortezze prima che ne fossero usciti +i Romani; affollati per le strade, dove +passavano i Romani, toglievano loro +schiavi, bestie e vesti; ed i Romani come +galline lasciavano far tutto per paura +che menassero anche le mani. Tanto +marciarono le avvilite truppe, che piene +di confusione arrivarono finalmente ad +unirsi con quelle di Corbulone, il quale, +deposto per ora ogni pensier dell'Armenia, +se ne tornò alla difesa della Siria +sua provincia. +</p> + +<p> +Secondochè abbiam da Tacito, tutto +ciò avvenne nel precedente anno. Dione +ne parla più tardi. Nella primavera del +presente comparvero gli ambasciatori +di <i>Vologeso</i>, che chiedevano il regno dell'Armenia +per <i>Tiridate;</i> ma senza ch'egli +volesse presentarsi a Roma. Seppe +allora Nerone da un centurione, venuto +con loro, come stava la faccenda dell'Armenia, +perchè Cesennio Peto gliene avea +mandata una relazion ben diversa. Parve +a Nerone ed al senato che Vologeso si +prendesse beffa di loro, e perciò rimandati +gli ambasciatori di lui senza risposta, ma +non senza ricchi regali, fu presa la risoluzione +di far guerra viva ai Parti. Richiamato +Peto, tremante fu all'udienza di Nerone, +il quale mise la cosa in facezia, dicendogli, +senza lasciarlo parlare, «che gli +perdonava tosto, acciocchè essendo egli +sì pauroso, non gli saltasse la febbre +addosso.» Andò ordine a Corbulone +<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229"></a>[229]</span> +di muovere l'armi contro de' Parti, e gli +furono inviati rinforzi di nuove truppe +e reclute; laonde egli passò alla volta +dell'Armenia. Tuttavia non ebbe dispiacere +che venissero a trovarlo gli ambasciatori +di Vologeso, per esortarli a rimettersi +alla clemenza di Cesare. S'impadronì +poi di varie castella, e diede tale +apprensione ai Parti, che <i>Tiridate</i> fece +premura di abboccarsi con lui. Mandati +innanzi gli ostaggi romani, Tiridate comparve +al luogo destinato; e veduto Corbulone, +fu il primo a scendere da cavallo, +e seguirono amichevoli accoglienze e +ragionamenti, nei quali Tiridate restò di +voler riconoscere dall'imperador romano +l'Armenia, e che verrebbe a Roma +a prenderne la corona, qualora piacesse +a Nerone di dargliela: del che Corbulone +gli diede buone speranze. In segno poi +della sua sommessione andò Tiridate a +deporre il diadema a piè dell'immagine +dell'imperadore, per ripigliarla poi dalle +mani del medesimo Augusto in Roma. +Noi non sappiamo che divenisse di <i>Tigrane</i>, +re precedente dell'Armenia <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 15, cap. 23.]</span>. Nacque +nell'anno presente a Nerone una figliuola +da Poppea, fatta andare apposta +a partorire ad Anzo, perchè quivi ancora +venne alla luce lo stesso Nerone. Ad essa +e alla madre fu dato il cognome di Augusta; +e il senato, pronto sempre alle adulazioni, +decretò altri onori ad amendue, +ed ordinò varie feste. Ma non passarono +quattro mesi, che questo caro pegno sel +rapì la morte. Nerone, che per tale acquisto +era dato in eccessi di gioia, cadde +in altri di dolore per la perdita che ne +fece. Si fecero in quest'anno i giuochi +de' gladiatori, e si videro anche molti +senatori e molte illustri donne combattere: +tanto innanzi era arrivata la follia de' Romani. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230"></a>[230]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXIV" id="LXIV"></a>LXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 36.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Lecanio Basso</span> e <span class="sc">Marco Licinio Crasso</span>. +</p> + +<p> +Andò in quest'anno Nerone a Napoli <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 15, cap. 33.]</span> +per vaghezza di far sentire a quei +popoli nel pubblico teatro la sua canora +voce. Grande adunanza di gente v'intervenne +dalle vicine città, per udire un +imperadore musico, un usignolo Augusto. +Ma occorse un terribile accidente, che +nondimeno a niun recò danno. Appena fu +uscita tutta la gente ch'esso teatro cadde +a terra. Pensava quella vana testa +di passar anche in Grecia, e in altre parti +di Levante, per raccogliere somiglianti +plausi; ma poi si fermò in Benevento, nè +andò più oltre, senza che se ne sappia il +motivo. Fra questi divertimenti fece accusar +<i>Torquato Silano</i>, insigne personaggio, +discendente da Augusto per via di +donne. Il suo reato era di far troppa +spesa per un particolare; ciò indicar +disegni di perniciose novità. Prima di essere +condannato, egli si tagliò le vene. +Tornato a Roma Nerone, volle dare una +cena sontuosa nel lago di Agrippa, come +ha Tacito. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span> scrive ciò fatto nell'anfiteatro, +dove, dopo una caccia di +fiere, introdusse l'acqua per un combattimento +navale; e, dopo averne ritirata +l'acqua, diede una battaglia di gladiatori; +e finalmente, rimessavi l'acqua, fece la cena. +N'ebbe l'incombenza Tigellino. V'erano +superbe navi ornate d'oro e d'avorio, +con tavole coperte di preziosi tappeti, e +all'intorno taverne disposte in gran numero +con delicati cibi preparati per ognuno. +Canti, suoni dappertutto, ed illuminata +ogni parte. Concorso grande di +plebe e di nobiltà, tanto uomini che donne, +e tutta la razza delle prostitute. Che +<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231"></a>[231]</span> +Babilonia d'infamità e di lascivie si vedesse +ivi, nol tacquero gli antichi, ma +non è lecito alla mia penna il ridirlo. +A questa abbominevole scena ne tenne +dietro un'altra, ma sommamente terribile +e funesta <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 15, c. 38. Dio, lib. 61. Suet., in Ner., c. 38.]</span>. Attaccossi o fu attaccato +nel dì 19 di luglio il fuoco alla parte di +Roma, dov'era il Circo Massimo, pieno di +botteghe di venditori dell'olio. Spirava un +vento gagliardo, che dilatò l'incendio pel +piano e per le colline con tal furore, che +di quattordici rioni di quella gran città +dieci restarono orrida preda delle fiamme, +ed appena se ne salvarono quattro. Per +così fiera strage di case, di templi, di palazzi, +colla perdita di tanti mobili, e preziose +rarità ed antichità, accompagnata ancora +dalla morte d'assaissime persone, che +strida, che urli, che tumulto si provasse +allora, più facile è l'immaginarlo che il +descriverlo. Per sei giorni durò l'incendio +(altri dissero di più), senza poter +mai frenare il corso a quel torrente di +fuoco. Trovavasi Nerone ad Anzo, +allorchè ebbe nuova di sì gran malanno, +nè si mosse per restituirsi a Roma, se +non quando seppe che le fiamme si accostavano +al suo palazzo, e agli orti di +Mecenate, fabbriche anch'esse appresso +involte nell'indicibil eccidio. +</p> + +<p> +Che quella bestia di Nerone fosse +l'autore di sì orrida tragedia, a cui non +fu mai veduta una simile in Italia, lo +scrivono risolutamente Svetonio e Dione +e chi poscia da loro trasse la storia romana. +Aggiungono, esser egli venuto +a sì diabolica invenzione, perchè Roma +abbondante allora di vie strette e torte +e di case disordinate, o poveramente +fabbricate, si rifacesse poi in miglior forma, +e prendesse il nome da lui; e che +specialmente egli desiderava di veder per +terra molte case e granai pubblici, che +gl'impedivano il fabbricare un gran palazzo +ideato da lui. Dicono di più, che +fur veduti i suoi camerieri con fiaccole +e stoppia attaccarvi il fuoco; e che Nerone, +<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232"></a>[232]</span> +in quel mentre stava ad osservar lo +scempio, con dire: «Che bella fiamma!» +Aggiungono finalmente, ch'egli vestito in +abito da scena a suon di cetra cantò la +rovina di Troia. Ma fra le tante iniquità +di Nerone questa non è certa. Tacito la +mette in dubbio; e l'altre suddette particolarità +sono bensì in parte toccate da +lui, ma con aggiungere che ne corse la +voce. Trattandosi di un sì screditato imperadore, +conosciuto capace di qualsisia enormità, +facil cosa allora fu l'attribuire +a lui l'invenzione di sì gran calamità, +ed ora è a noi impossibile il discernere +se vero o falso ciò fosse. Si applicò tosto +Nerone a far alzare gran copia di case +di legno, per ricoverarvi tutti i poveri +sbandati, facendo venir mobili da Ostia +e da altri luoghi; comandò ancora, che +si vendesse il frumento a basso prezzo. +Quindi stese le sue premure, a far rifabbricare +la rovinata città, la quale (non +può negarsi) da questa sventura riportò +un incredibil vantaggio. Imperciocchè +con bel ordine fu a poco a poco rifatta, +tirate le strade diritte e larghe, aggiunti +i portici alle case, e proibito l'alzar di +troppo le fabbriche. Tutta la trabocchevol +copia dei rottami venne di tanto in +tanto condotta via dalle navi che conducevano +grani a Roma, e scaricata nelle +paludi di Ostia. Vuole Svetonio che Nerone +si caricasse del trasporto di quelle +demolizioni, per profittar delle ricchezze +che si trovavano in esse rovine; nè vi +si potevano accostare se non i deputati +da lui. Determinò di sua borsa premii +a chiunque entro di un tal termine di tempo +avesse alzata una casa o palagio: e +del suo edificò ancora i portici. Fece +distribuire con più proporzione l'acque +condotte per gli acquidotti a Roma, e +destinò i siti di esse, per estinguere al +bisogno gl'incendii, con altre provvisioni +che meritavano gran lode, ma non la +conseguirono per la comune credenza +che da lui fosse venuto sì orribil malanno. +Anch'egli imprese allora la fabbrica +del suo nuovo palazzo, che fu mirabil +<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233"></a>[233]</span> +cosa, e nominato poi <i>la Casa doro.</i> Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, c. 31 et 32. Tacitus, Annal., lib. 15, cap. 42 et seqq.]</span> +ce ne dà un piccolo abbozzo. Tutto +il di dentro era messo a oro, ornato di +gemme, intarsiato di madreperle. Sale e +camere innumerabili incrostate di marmi +fini; portici con tre ordini di colonne che +si stendevano un miglio; vigne, boschetti, +prati, bagni, peschiere, parchi con ogni +sorta di fiere ed animali; un lago di +straordinaria grandezza, con corona di +fabbriche all'intorno a guisa di una città; +davanti al palazzo un colosso alto +centoventi piedi, rappresentante Nerone. +Allorchè egli vi andò poi ad alloggiare, +disse: «Ora sì che quasi comincio ad +abitare in un alloggio conveniente ad +un uomo.» Ma questa sì sontuosa e +stupenda mole, con altri vastissimi disegni +da lui fatti di sterminati canali, per +condur lontano sino a cento sessanta +miglia per terra l'acqua del mare, costò +ben caro al popolo romano, perciocchè +smunto e ridotto al bisogno il prodigo +Augusto, passò a mille estorsioni e rapine, +confiscando, sotto qualsivoglia pretesto, +i beni altrui, imponendo non più uditi +dazii e gabelle, ed esigendo contribuzioni +rigorose da tutte le città, ed anche +dalle libere e collegate; il che fu +quasi la rovina delle provincie. Nè ciò +bastando, mise mano ai luoghi sacri; +estraendone tutti i vasi d'oro e d'argento, +e le altre cose preziose. Mandò anche +per la Grecia e per l'Asia a spogliar +tutti que' templi delle ricche statue degli +stessi dii, e di ogni lor più riguardevole +ornamento. +</p> + +<p> +Diede occasione lo spaventoso incendio +di Roma alla prima persecuzione +degl'imperatori pagani <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, c. 16. Tacit., lib. 15, c. 42 et seqq.]</span> contra dei +Cristiani. Si era già non solo introdotta, +ma largamente diffusa nel popolo romano, +per le insinuazioni di s. Pietro Apostolo +e de' suoi discepoli, la religione di +Cristo; giacchè non duravano fatica i +<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234"></a>[234]</span> +buoni a conservare la santità ed eccellenza +in confronto dell'empia e sozza dei +Gentili. Nerone, affin di scaricar sopra d'altri +l'odiosità da lui contratta per la comune +voce di aver egli stesso incendiata +quella gran città, calunniosamente, secondo +il suo solito, ne fece accusare i +Cristiani, siccome attestano Tertulliano, +Eusebio, Lattanzio, Orosio ed altri autori, +e fin gli stessi storici pagani Tacito +e Svetonio. Scrive esso Tacito, ma non +già Svetonio, che furono convinti di aver +essi attaccato il fuoco a Roma, quando +egli stesso poco dianzi avea attestato che +la persuasion comune ne facea autore +lo stesso Nerone; e Svetonio e Dione +ciò danno per certo. Non era capace di +sì enorme misfatto chi seguitava la legge +purissima di Gesù Cristo, e massimamente +durante il fervore e l'illibatezza +dei primi Cristiani. A che fine mai, gente +dabbene, e lasciata in pace, avea da cadere +in sì mostruoso eccesso? Perciò +una <i>gran moltitudine</i> di essi fu con aspri +ed inutili tormenti fatta morire sulle +croci, o bruciata a lento fuoco, o vestita +da fiere, per essere sbranata dai cani. +Vi si aggiunse ancora l'inumana invenzione +di coprirli di cera, pece e di altre +materie combustibili, e di farli servir di +notte, come tanti doppieri della crudeltà, +negli orti stessi di Nerone. Così cominciò +Roma ad essere bagnata dal sacro +sangue de' martiri. Confessa nondimeno +il medesimo Tacito, che gran compassione +produsse un così fiero macello di gente, +tuttochè, secondo lui, colpevole +per una religione contraria al culto dei +falsi dii. In questi tempi avendo ordinato +Nerone che l'armata navale tornasse al +porto di Miseno, fu essa sorpresa da così +impetuosa burrasca, che la maggior parte +delle galee e di altre navi minori s'andò +a fracassare nei lidi di Cuma. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235"></a>[235]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXV" id="LXV"></a>LXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lino</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Aulo Licinio Nerva Siliano</span> e <span class="sc">Marco Vestino Attico</span>. +</p> + +<p> +In una iscrizione, rapportata dal Doni +e da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 305, num. 4.]</span>, si legge SILANO ET ATTICO +COS. Se questa sussiste, non <i>Siliano</i>, +ma <i>Silano</i> sarà stato l'ultimo dei +suoi cognomi. Il cardinal Noris ed altri +sostentano <i>Siliano.</i> Per attestato di Tacito, +avea Nerone disegnati consoli per +le calende di luglio, <i>Plauzio Laterano</i>, +dalla cui persona o casa riconosce la +sua origine la Basilica Lateranense, ed +<i>Anicio Cereale.</i> Il primo, in vece del consolato, +ebbe da Nerone la morte, siccome +dirò. Fece lo stesso fine <i>Vestino Attico</i>, +cioè l'altro console ordinario. Però si +può tenere per fermo che <i>Cereale</i> succedesse +nel consolato. Roma <span class="fnote">[Tac., Annal., lib. 15, cap. 48 et seq. Dio, lib. 61. Sueton., in Nerone, cap. 36.]</span> in questo +anno divenne teatro di morti violente +per la congiura di <i>Caio Calpurnio Pisone</i>, +che fu scoperta. Era questi di nobilissima +famiglia, ben provveduto di beni +di fortuna, grande avvocato dei rei, e +però comunemente amato e stimato, +benchè dato ai piaceri ed al lusso, e +mancante di gravità di costumi. Sarebbe +volentieri salito sul trono, e per salirvi +conveniva levar di mezzo Nerone; il che +non parea tanto difficile, stante l'odio +comune. S'egli fosse il primo ad intavolar +la congiura, non si sa. Certo è bensì +che <i>Subrio</i>, o sia <i>Subio Flavio</i>, tribuno +di una compagnia delle guardie, e <i>Mario +Anneo Lucano</i> nipote di Seneca, e celebre +autore del poema della Farsalia, furono +de' primi ad entrarvi, e de' più disposti +ad eseguirla. Per una giovanil vanità +Lucano (era nato nell'anno 39 +dell'Era nostra) non potea digerire che +<span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236"></a>[236]</span> +Nerone, per invidia, e pazza credenza di +saperne più di lui in poesia, gli avesse +proibita la pubblicazione del suddetto +poema, ed anche di far da avvocato nelle +cause. Entrò in questo medesimo concerto +anche <i>Plauzio Laterano</i>, console +disegnato, per l'amore che portava al +pubblico. Molti altri, o senatori, o cavalieri, +o pretoriani, ed alcune dame ancora, +chi per odio e vendetta privata, e +chi per liberar l'imperio da questo mostro, +tennero mano al trattato. Proposero +alcuni di ammazzarlo, mentre cantava +in teatro, o pur di notte, quando usciva +senza guardie per la città. Altri giudicavano +meglio di aspettare a far il colpo a +Pozzuolo, a Miseno o a Baja, avendo +a tal fine guadagnato uno de' principali +uffiziali dell'armata navale. In fine fu +stabilito di ucciderlo nel dì 12 di aprile, +in cui si celebravano i giuochi del Circo +a Cerere. Messo in petto di tanti il segreto, +per poca avvertenza di <i>Flavio Scevino</i> +traspirò. Fece egli testamento; diede la +libertà a molti servi; regalò gli altri; +preparò fasce per legar ferite: ed intanto, +benchè desse agli amici un bel convito, +e facesse il disinvolto, pure comparve +malinconico e pensoso. Milico suo liberto +osservava tutto, e perchè il padrone +gli diede da far aguzzare un pugnale rugginoso, +s'avvisò che qualche grande affare +fosse in volta. Sul far del giorno +questo infedele, animato dalla speranza +di una gran ricompensa, se n'andò agli +orti Serviliani, dove allora soggiornava +Nerone, e tanto tempestò coi portinai, +che potè parlare ad Epafrodito liberto di +corte, che l'introdusse all'udienza del +padrone. Furono tosto messe le mani +addosso a Scevino, che coraggiosamente +si difese, e rivolse l'accusa contro del +suo liberto. Ma perchè si seppe, avere +nel dì innanzi Scevino tenuto un segreto +e lungo ragionamento con Antonio Natale, +ancor questo fu condotto dai soldati. +Esaminati a parte, si trovarono discordi, +e poi alla vista de' tormenti confessarono +il disegno; e rivelarono i +<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237"></a>[237]</span> +complici. Allo intendere si numerosa +frotta di congiurati, saltò tal paura addosso +a Nerone, che mise guardie dappertutto, +e nè pur si teneva sicuro in +qualunque luogo ch'egli si trovasse. +</p> + +<p> +Vien qui Tacito annoverando tutti i +congiurati, e il loro fine. Molti furono +gli uccisi, e fra gli altri <i>Caio Pisone</i>, capo +della congiura, e <i>Lucano</i> poeta; altri, con +darsi la morte da sè stessi, prevennero il +carnefice; ed alcuni ancora la scamparono +colla pena dell'esilio. Fra gli altri +denunziati v'entrò anche <i>Lucio Anneo +Seneca</i>, insigne maestro della stoica filosofia; +ma che, se si avesse a credere +a Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>, macchiato fu di nefandi vizii +d'avarizia di disonestà e di adulazione. +Di lui parla con istima maggiore +Tacito, scrittore alquanto più vicino a +questi tempi. Consisteva tutto il suo +reato nell'essere stato a visitarlo nel +suo ritiro <i>Antonio Natale</i>, e a lamentarsi +perchè non volesse ammettere <i>Pisone</i> in +sua casa, e trattare con lui. Al che avea +risposto Seneca, <i>non essere bene che +favellassero insieme; del resto dipendere +la di lui salute da quella di Pisone.</i> Trovavasi +Seneca nella sua villa, quattro +miglia lungi di Roma, e mentre era a +tavola con due amici, e con <i>Pompea Paolina</i> +sua moglie cara, arrivò Silvano tribuno +d'una coorte pretoriana ad interrogarlo +intorno alla suddetta accusa. +Rispose con forti ragioni, nulla mostrò +di paura, e parlò senza punto turbarsi +in volto. Portata la risposta a Nerone, +dimandò, il crudele, se Seneca pensava +a levarsi colle proprie mani la vita. Disse +Silvano di non averne osservato alcun +segno. <i>Farà bene</i>, replicò allora Nerone, +ed ordinò di farglielo sapere. Intesa l'atroce +intimazione, volle Seneca far testamento, +e gli fu proibito. Quindi scelto +di morire collo svenarsi, coraggiosamente +si tagliò le vene, ed entrò nel bagno per +accelerare l'uscita del sangue. Dopo aver +lasciati alcuni bei documenti agli amici, +morì. Anche la moglie <i>Paolina</i> volle accompagnarlo +<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238"></a>[238]</span> +collo stesso genere di morte, +e si svenò, ma per ordine di Nerone +fu per forza trattenuta in vita, ed alcuni +pochi anni visse dipoi, ma pallida sempre +in volto. Le straordinarie ricchezze di +Seneca si potrebbe credere gl'inimicassero +l'ingordo Nerone, se non che scrive +Dione ch'egli le avea dianzi cedute a lui, +per impiegarle nelle sue fabbriche. Ancorchè +il console <i>Vestinio</i> non fosse a +parte della congiura, pure si valse Nerone +di questa occasione per levarlo di +vita, e lo stesso fece d'altri ch'egli mirava +di mal occhio. +</p> + +<p> +Andò poscia Nerone in senato, per +informar quei padri del pericolo fuggito +e dei delinquenti <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 16, cap. 1.]</span>; e però furono decretati +ringraziamenti e doni agli dii, +perchè avessero salvato un sì degno +principe; ed egli consecrò a Giove vendicatore +nel Campidoglio il suo pugnale. +Capitò in questi tempi a Roma <i>Cesellio +Basso</i>, di nascita Africano, uomo visionario, +che ammesso all'udienza di Nerone, +gli narrò come cosa certa, che nel +territorio di Cartagine in una vasta spelonca +stava nascosa una massa immensa +d'oro non coniato, quivi riposta o dalla +regina Didone, o da alcuno degli antichi +re di Numidia. Vi saltò dentro a piè pari +l'avido Nerone, senza esaminar meglio +l'affare, senza prendere alcuna informazione, +e subito fu spedita una +grossa nave, scelta come capace di sì +sfoggiato tesoro, con varie galee di scorta. +Nè d'altro si parlava allora che di questo +mirabil guadagno fra il popolo. Per +la speranza di un sì ricco aiuto di costa, +maggiormente s'impoverì il pazzo imperadore, +perchè si fece animo in ispendere +e spandere in pubblici spettacoli e +in profusion di regali. Ma con tutto il +gran cavamento fatto dal suddetto Basso, +nè pure un soldo si trovò; e però deluso +il misero, altro scampo non ebbe per +sottrarsi alle pubbliche beffe, che di togliere +colle sue mani a sè stesso la vita. +Ma se mancò a Nerone questa pioggia +<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239"></a>[239]</span> +d'oro, si acquistò egli almeno un'incomparabil +gloria in quest'anno, coll'aver +fatta una pubblica comparsa nella scena +del teatro, dove recitò alcuni suoi versi. +Fattagli istanza dal popolazzo di metter +fuori la sua abilità anche in altri studii, +saltò fuori colla cetra in concorrenza +d'altri sonatori, e fece udir delle belle +sonate. Strepitosi furono i viva del popolo, +la maggior parte per dileggiarlo, +mentre i buoni si torcevano tutti al mirar +sì fatto obbrobrio della maestà imperiale. +E guai a que' nobili che non vi +intervennero: erano tutti messi in nota. +Fu in pericolo della vita <i>Vespasiano</i> (poscia +imperadore), perchè osservato dormire +in occasione di tanta importanza. +Conseguita la corona, passò Nerone, secondo +Svetonio e Dione <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 35. Dio, lib. 62.]</span>, a far correre, +stando in carrozza, i cavalli. Ito poscia +a casa <span class="fnote">[Tacitus, lib. 16, c. 6.]</span>, tutto contento di sì gran +plauso, trovò la sola <i>Poppea</i> Augusta sua +moglie, che gli disse qualche disgustosa +parola. Benchè l'amasse a dismisura, +pure le insegnò a tacere con un calcio +nella pancia. Essa era gravida, e di questo +colpo morì. Donna sì delicata e vana, +che tutto dì era davanti allo specchio per abbellirsi; +voleva le redini d'oro alle +mule della sua carrozza; e teneva cinquecento +asine al suo servigio, per lavarsi +ogni dì in un bagno formato del +loro latte. S'augurava anche piuttosto +la morte, che di arrivare ad esser vecchia, +e a perdere la bellezza. Opinione +è d'insigni letterati <span class="fnote">[Baron., in Annal. Blanchinius, ad Anastasium. Pagius, in Critica Baroniana.]</span> che nel dì 29 di +giugno del presente anno, per comandamento +di Nerone, fosse crocifisso in Roma +il principe degli Apostoli <i>san Pietro</i>, +e che nel medesimo giorno ed anno venisse +anche decollato l'Apostolo de' Gentili +<i>san Paolo.</i> Certissima è la loro gloriosa +morte e martirio in Roma; ma +non sembra egualmente certo il tempo; +intorno a che potrà il lettore consultare +<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240"></a>[240]</span> +chi ha maneggiato <i>ex professo</i> cotali +materie. Nel pontificato romano a lui +succedette <i>s. Lino.</i> Dopo la morte di +Poppea, Nerone, perchè <i>Antonia</i> figlia di +Claudio Augusto, e sorella di <i>Ottavia</i> +sua prima moglie, non volle consentir +alle sue nozze, trovò de' pretesti per farla +morire. Quindi sposò <i>Statilia Messalina</i>, +vedova di <i>Vestinio Attico</i> console, +a cui egli avea dianzi tolta la vita. Certe +altre sue bestialità, raccontate da Dione, +non si possono raccontar da me. E Tacito +aggiunge l'esilio o la morte da +lui data ad altri primarii romani, che +mai non gli mancavano ragioni per far +del male. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXVI" id="LXVI"></a>LXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lino</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Lucio Telesino</span> e <span class="sc">Caio Svetonio Paolino</span>. +</p> + +<p> +Funesto ancora fu l'anno presente +a Roma per l'infelice fine di molti illustri +romani, che tutti perirono per la +crudeltà di Nerone, principe giunto a +non saziarsi mai di sangue, perchè questo +sangue gli fruttava l'acquisto dei +beni de' pretesi rei. Tacito empie molte +carte <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 16, cap. 14 et seq.]</span> di sì tristo argomento. Io me +ne sbrigherò in poche parole, per risparmiare +la malinconia a chiunque, è per +leggere queste carte. Basterà solo rammentare +che <i>Anneo Mella</i>, fratello di <i>Seneca</i>, +e padre di <i>Lucano</i> poeta, accusato +si svenò e terminò presto il processo. +<i>Caio Petronio</i>, che ha il prenome di <i>Tito</i> +appresso Plinio, uomo di somma leggiadria, +e tutto dato al bel tempo, era divenuto +uno dei più favoriti di Nerone. +La gelosia di Tigellino, prefetto del pretorio, +gli tagliò le gambe, e il costrinse +a darsi la morte. Ma prima di darsela, +fece credere a Nerone di lasciarlo suo +erede, e gli mandò il suo testamento. In +<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241"></a>[241]</span> +questo non si leggevano se non le infami +impurità ed iniquità di esso Nerone. +La descrizione de' costumi lasciati da +Tacito, ha dato motivo ad alcuni di crederlo +il medesimo, che <i>Petronio Arbitro</i>, +di cui restano i frammenti di un impurissimo +libro. Ma dicendo esso Tacito, che +questo Petronio fu proconsole della Bitinia +e console, egli sembra essere stato +quel <i>Cajo Petronio Turpiliano</i>, che abbiam +veduto console nell'anno 61 di Cristo, e +però diverso da <i>Petronio Arbitro.</i> Più di +ogni altro venne onorato dalla compassione +di tutti, e compianto il caso di <i>Peto +Trasea</i>, e di <i>Berea Sorano</i>, amendue senatori +e personaggi della prima nobiltà, +perchè non solo abbondavano di ricchezze, +ma più di virtù, di amore del +pubblico bene e di costanza per sostenere +le azioni giuste e riprovar le cattive. +Per questi lor bei pregi non potea di +meno l'iniquo Nerone di non odiarli, e +di non desiderar la morte loro. Però il +fargli accusare, benchè d'insussistenti +reati, lo stesso fu che farli condannare +dal senato, avvezzo a non mai contraddire +ai temuti voleri di Nerone. Così +restò priva Roma dei due più riguardevoli +senatori, ch'ella avesse in que' tempi, +crescendo con ciò il batticuore a ciascun'altra +persona di vaglia, giacchè in +tempi tali l'essere virtuoso era delitto. +Non parlo d'altri o condannati o esiliati +da Nerone nell'anno presente, mentovati +da Tacito, la cui storia qui ci torna +a venir meno perchè l'argomento è tedioso. +</p> + +<p> +Secondo il concerto fatto con <i>Corbulone</i> +governator della Soria, <i>Tiridate</i> +fratello di Vologeso re dei Parti <span class="fnote">[Dio, lib. 63.]</span>, si +mosse in quest'anno per venir a prendere +la corona dell'Armenia dalle mani +di Nerone, conducendo seco la moglie, e +non solo i figliuoli suoi, ma quelli ancora +di Vologeso, di Pacoro e di Monobazo, +e una guardia di tremila cavalli. L'accompagnava +<i>Annio Viviano</i>, genero di +Corbulone, con gran copia d'altri Romani. +<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242"></a>[242]</span> +Nerone, che forte si compiaceva +di veder venire a' suoi piedi questo re +barbaro, non perdonò a diligenza ed attenzione +alcuna, affinchè egli nel medesimo +tempo fosse trattato da par suo, e +comparisse agli occhi di lui la magnificenza +dell'imperio romano. Non volle Tiridate <span class="fnote">[Plinius, lib. 30, cap. 2.]</span> +venir per mare, perchè dato alla +magia, peccato riputava lo sputare o il +gittar qualche lordura in mare. Convenne +dunque condurlo per terra con sommo +aggravio dei popoli romani; perchè dacchè +entrò e si fermò nelle terre dell'imperio, +dappertutto sempre alle spese del +pubblico ricevè un grandioso trattamento +(il che costò un immenso tesoro), e tutte +le città per dove passò, magnificamente +ornate, l'accolsero con grandi acclamazioni. +Marciava Tiridate in tutto il viaggio +a cavallo, con la moglie accanto, +coperta sempre con una celata d'oro per +non essere veduta, secondo il rito de' suoi +paesi, che tuttavia con rigore si osserva. +Passato per Bitinia, Tracia ed Illirico, e +giunto in Italia, montò nelle carrozze che +gli avea inviato Nerone, e con esse arrivò +a Napoli, dove l'imperadore volle +trovarsi a riceverlo. Menato all'udienza, +per quanto dissero i mastri delle cerimonie, +non volle deporre la spada. Solamente +si contentò che fosse serrata con +chiodi nella guaina. Per questa renitenza +Nerone concepì più stima di lui; e maggiormente +se gli affezionò, allorchè sel +vide davanti con un ginocchio piegato a +terra, e colle mani alzate al cielo sentì darsi +il titolo di <i>Signore</i>. Dopo avergli +Nerone fatto godere in Pozzuolo un divertimento +con caccia di fiere e di tori, +il condusse seco a Roma. Si vide allora +quella vastissima città tutta ornata di lumi, +di corone, di tappezzerie, con popolo +senza numero accorso anche di +lontano, vestito di vaghe vesti, e coi soldati +ben compartiti coll'armi loro tutte +rilucenti. Fu soprattutto mirabile nella +mattina del dì seguente il vedere la gran +piazza e i tetti anch'essi coperti tutti +<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243"></a>[243]</span> +di gente. Miravasi nel mezzo di esse assiso +Nerone in veste trionfale sopra un +alto trono, col senato e le guardie intorno. +Per mezzo di quel gran popolo condotti +Tiridate e il suo nobil seguito, s'inginocchiarono +davanti a Nerone, ed allora +proruppe il popolo in altissime grida, +che fecero paura a Tiridate, e il tennero +sospeso per qualche tempo. Fatto silenzio, +parlò a Nerone con umiltà non aspettata, +chiamando se stesso schiavo, e dicendo +di essere venuto ad onorar Nerone +come un suo dio, e al pari di Mitra, +cioè del sole, venerato dai Parti. Gli pose +dipoi Nerone in capo il diadema, dichiarandolo +re dell'Armenia; e dopo la funzione +passarono al teatro, ch'era tutto +messo a oro, per mirare i giuochi. Le +tende tirate per difendere la gente dal +sole, furono di porpora, sparse di stelle +d'oro, e in mezzo di esse la figura di +Nerone in cocchio, fatta di ricamo. Succedette +un sontuosissimo convito, dopo +il quale si vide quel bestion di Nerone +pubblicamente cantare e suonar di cetra: +e poi montato in carretta colla canaglia +de' cocchieri, vestito dell'abito loro, gareggiar +nel corso con loro. +</p> + +<p> +Se ne scandalezzò forte Tiridate, e +prese maggior concetto di Corbulone, dacchè +sapeva servire e sofferire un padrone +sì fatto, senza valersi dell'armi contra di lui. +Anzi non potè contenersi da toccar +ciò in gergo allo stesso Nerone con dirgli: +«Signore, voi avete un ottimo servo +in Corbulone;» ma Nerone non penetrò +l'intenzion segreta di queste parole. +Fecesi conto, che i regali fatti da esso +Augusto a Tiridate ascendessero a due +milioni. Ottenne egli ancora di poter fortificar +Artasata, e a questo fine menò +da Roma gran quantità di artefici, con dar +poi a quella città il nome di Neronia. Da +Brindisi fu condotto a Durazzo, e passando +per le grandi e ricche città dell'Asia +ebbe sempre più occasion di vedere +la magnificenza e possanza dell'imperio +romano. Ma non ancor sazia +la vanità di Nerone per questa funzione che +<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244"></a>[244]</span> +costò tanti milioni al popolo romano, +avrebbe pur voluto, che <i>Vologeso re +de' Parti</i> fosse venuto anch'egli a visitarlo, +e l'importunò su questo. Altra risposta +non gli diede Vologeso, se non che era +più facile a Nerone passare il Mediterraneo: +il che facendo, avrebbono trattato +di un abboccamento. Per questo rifiuto +a Nerone saltò in capo di fargli guerra; +ma durarono poco questi grilli, +perchè egli pensò ad una maniera più +facile di acquistarsi gloria: del che parleremo +all'anno seguente. Nacque <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 2, cap. 40.]</span> bensì +nell'anno presente la guerra in Giudea, +essendosi rivoltato quel popolo per le +strane avanie de' Romani, mentre <i>Cestio +Gallo</i> era governator della Siria, il quale +durò fatica a salvarsi dalle loro mani +in una battaglia. Fu obbligato Nerone +ad inviar un buon rinforzo di gente colà, +e scelse per comandante di quell'armata +<i>Vespasiano</i>, capitano di valore sperimentato. +Io so che all'anno seguente è comunemente +riferita la morte di <i>Corbulone</i>, +ricavandosi ciò da Dione. Ma +al trovar noi, per attestato di Giuseppe +Storico, allora vivente, il suddetto +Cestio Gallo al governo della Siria, +senzachè parli punto di Corbulone, può +dubitarsi che la morte di questo eccellente +uomo succedesse nell'anno presente. +E per valore e per amor della giustizia +non era inferiore Corbulone ad +alcuno de' più rinomati antichi Romani. +Nerone presso il quale passava per delitto +l'essere nobile, virtuoso e ricco, +non potè lasciarlo più lungamente in vita. +Coll'apparenza di volerlo promuovere a +maggiori onori, il richiamò dalla Siria, +ed allorchè fu arrivato a Cencre, vicino +a Corinto, gli mandò ad intimar la morte. +Se la diede egli colle proprie mani, +tardi pentito di tanta sua fedeltà ad un +principe sì indegno, e di essere venuto +disarmato a trovarlo. Perchè a noi qui +manca la Storia di Tacito, la cronologia +non va con piede sicuro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245"></a>[245]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXVII" id="LXVII"></a>LXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Fontejo Capitone</span> e <span class="sc">Cajo Giulio Rufo</span>. +</p> + +<p> +Seguendo le congetture di vari letterati, +a <i>s. Lino papa</i>, che martire della +Fede finì di vivere in quest'anno, succedette +<i>Clemente</i>, personaggio che illustrò +dipoi non poco la Chiesa di Dio. Ho riserbato +io a parlar qui del viaggio fatto +da Nerone in Grecia, benchè cominciato +nell'anno precedente, per unir insieme +tutte le scene di quella testa sventata. La +natura, in mettere lui al mondo, intese +di fare un uomo di vilissima condizione, +un sonator di cetra, un vetturino, un +beccaio, un gladiatore, un buffone. La fortuna +deluse le intenzioni della natura, +con portare costui al trono imperiale; +ma sul trono ancora si vide poi +prevalere l'inclinazion naturale <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Sueton., in Nerone, cap. 22]</span>. Invanito +egli delle tante adulatorie acclamazioni +che venivano fatte in Roma alla +soavità della sua voce, alla sua maestria +nel suono e bravura nel maneggiar i +cavalli stando in carretta: s'invogliò di +riscuotere un egual plauso dalle città +della Grecia, le quali portavano anche +allora il vanto di fare i più magnifici e +rinomati giuochi della terra. Perciò si +mosse da Roma a quella volta con un +esercito di gente, armata non già di lance +e scudi, ma di cetre, di maschere e +di abiti da commedia e tragedia. Con +questa corte degna di un tal imperadore, +comparve egli in quelle parti, astenendosi +nondimeno dal visitare Atene e Sparta +per alcuni suoi particolari riguardi. Fece +nell'altre città in mezzo ai pubblici teatri, +anfiteatri e circhi, da commediante, +da sonatore, da musico, da guidator di +carrette abbigliato, ora da servo, ora da +donna, ed anche da donna partoriente, +da Ercole, da Edipo e da altri simili +<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246"></a>[246]</span> +personaggi. Le corone destinate per chi +vinceva ne' suddetti giuochi, tutte senza +fallo toccavano a lui. Dicono che ne riportasse +più di mille ottocento. Sì gli +erano care, che arrivando ambasciatori +delle città, per offerirgli i premii delle sue +vittorie, questi erano i primi alla sua +udienza, questi tenuti alla sua stessa tavola. +Pregato da essi talvolta di cantar +e sonare dopo il desinare, o dopo la cena, +senza lasciarsi molto importunare, +dava di mano alla chitarra, e gli esaudiva. +Si mostrava ognuno incantato dalla +sua divina voce: egli era il dio della +musica, egli un nuovo Apollo; laonde ebbe +a dire, non esservi nazione, che meglio +della greca sapesse ascoltando giudicar +del merito delle persone, e di aver +trovato essi soli degni di sè e de' suoi +studi. Le viltà, le oscenità commesse da +Nerone in tal occasione furono infinite; +immensi i regali e le spese. Ma nello +stesso tempo, per supplire ai bisogni della +borsa, impoverì i popoli della Grecia, +saccheggiò quei lor templi, a' quali non +per anche avea steso le griffe; confiscò +i beni di assaissime persone, condannate +a diritto e a rovescio. Mandò anche a +Roma e per l'Italia Elio, liberto di Claudio, +con podestà senza limite, per confiscare, +esiliare ed uccidere fino i senatori; +e costui il seppe servire di tutto +punto, facendo da imperadore, senza essersi +potuto conchiudere, chi fosse peggiore, +o egli o Nerone stesso. +</p> + +<p> +Volle questo forsennato imperadore, +che i giuochi olimpici d'Elide, benchè si +dovessero far prima, si differissero sino +al suo arrivo in Grecia, per poterne +riportare il premio. Colla sua carretta +anch'egli entrò nel circo, ma cadutone +ebbe ad accopparsi, e più giorni per tal +disgrazia stette in letto. Con tutto ciò il +premio a lui fu assegnato. Passava male +per chi a lui non volea cedere <span class="fnote">[Lucian., in Nerone.]</span>. Nei +giuochi istmici un tragico, miglior musico +che politico, perchè non ebbe l'avvertenza +di desistere dal canto, per +<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247"></a>[247]</span> +lasciar comparire quel di Nerone, che +dovea certamente essere più mirabile del +suo, fu strangolato sul teatro in faccia +di tutta la Grecia. Vennegli poi in pensiero +di far un'opera stabile per cui s'immortalasse +il suo nome: e fu quella di +tagliare lo stretto di Corinto, per unire +i due mari Ionio ed Egeo <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Suetonius, in Nerone, c. 19.]</span>: disegno concepito +anche da Giulio Cesare e da molti +altri; ma per le molte difficoltà non +mai eseguito. Nulla parea difficile alla +gran testa di Nerone. Fu egli nel destinato +giorno il primo a rompere la terra +con un piccone d'oro, e a portar la terra +in una cesta, per animare gli altri +all'impresa: il che fatto, si ritirò a Corinto, +tenendosi per più glorioso di Ercole +a cagione di così gran prodezza. Furono +a quel lavoro impiegati i soldati, i +condannati e gran copia d'altra gente: +e Vespasiano <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 3]</span> gl'inviò apposta seimila +Giudei fatti prigioni. Non più di cinque +miglia di terra è lo stretto di Corinto; +eppure con tante mani in due mesi e +mezzo di lavoro non si arrivò a cavar +neppure un miglio di quel tratto. Non si +andò poi più innanzi, perchè affari premurosi +richiamarono Nerone a Roma. +Elio liberto, mandato da lui con plenipotenza +di far del male in Italia, l'andava +con frequenti lettere spronando a +ritornarsene, inculcando la necessità +della sua presenza in queste parti. Ma +Nerone, perduto in un paese dove giorno +non passava che non mietesse nuove +palme, non trovava la via di lasciar +quel cielo sì caro: quand'ecco +giugnere in persona Elio stesso, venuto +per le poste, che gli mise in corpo un +fastidioso sciroppo, avvertendolo che si +tramava in Roma una formidabil congiura +contro di lui. Allora sì, che s'imbarcò, +dopo essersi quasi un anno intero +<span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248"></a>[248]</span> +fermato in Grecia, alla quale accordò il +governarsi coi propri magistrati, e l'esenzione +da tutte le imposte; e venne alla +volta d'Italia. Sorpreso fu per viaggio +da una tempesta, per cui perdè i suoi +tesori, laonde speranza insorse fra molti, +che anch'egli in quel furore del mare +avesse a perire. Sano e salvo egli compiè +la navigazione, ma non già chi avea +mostrata speranza o desiderio di vederlo +annegato, perchè ne pagò la pena col suo +sangue. Come trionfante entrò in Roma +sullo stesso cocchio trionfale d'Augusto, +su cui veniva anche Diodoro citarista +suo favorito, corteggiato dai soldati, cavalieri +e senatori. Era addobbata ed illuminata +tutta la città, incessanti le +acclamazioni dettate dall'adulazione: +«Viva Nerone Ercole, Nerone Apollo, +Nerone, vincitor di tutti i giuochi. Beato +chi può ascoltar la tua voce!» A +questo segno era ridotta la maestà del +popolo romano. Mentre succedeano queste +vergognose commedie in Grecia e in +Italia, avea dato principio <i>Flavio Vespasiano</i> <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 3]</span> +alla guerra contro i sollevati +Giudei. Già il vedemmo inviato colà per +generale da Nerone. La prima sua impresa +fu l'assedio di Jotapat, luogo fortissimo +per la sua situazione. Vi spese +intorno quarantasette giorni, e costò la +vita di molti de' suoi; ma de' Giudei vi +perirono circa quarantamila persone, e +fra gli altri vi restò prigione lo stesso +<i>Giuseppe</i>, storico insigne della nazion +giudaica, il quale comandava a quelle +milizie. Perchè predisse a Vespasiano +l'imperio, fu ben trattato. Di molte altre +città e luoghi della Galilea s'impadronì +Vespasiano, e <i>Tito</i> suo figliuolo +riportò qualche vittoria in vari combattimenti, +con istrage di gran quantità di Giudei. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249"></a>[249]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXVIII" id="LXVIII"></a>LXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Servio Sulpicio Galba</span> imper. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Silio Italico</span> e <span class="sc">Marco Galerio Tracalo</span>. +</p> + +<p> +Il console <i>Silio Italico</i> quel medesimo +è che fu poeta, e lasciò dopo di sè +un poema pervenuto sino ai dì nostri. +S'era egli meritata la grazia di Nerone, +e nello stesso tempo l'odio pubblico, col +brutto mestiere d'accusare e far condannare +varie persone. Consisteva la +riputazion di <i>Tracalo</i> nell'essere uomo +di singolar eloquenza, trattando le cause +giudiciali. Non durò il loro consolato più +del mese d'aprile, a cagion delle rivoluzioni +insorte, che liberarono finalmente +l'imperio romano da un imperador buffone, +mostro insieme di crudeltà <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Sueton., in Nerone, cap. 40 et seqq.]</span>. +Ne' primi mesi dell'anno presente <i>Caio +Giulio Vindice</i>, vicepretore e governator +della Gallia Celtica, il primo fu ad alzar +bandiera contro di Nerone, col muovere +a ribellione que' popoli: al che non trovò +difficoltà, sentendosi essi troppo aggravati +dalle estorsioni e tirannie del +furioso imperadore, vivamente ancora +ricordate loro da Vindice in questa occasione. +Non teneva egli al suo comando +legione alcuna, ma avea ben molto coraggio, +e in breve tempo mise in armi +circa centomila persone di que' paesi. +Con tutto ciò le mire sue non erano già +rivolte a farsi imperadore; anzi egli +scrisse tosto a <i>Servio Sulpicio Galba</i>, +governatore della Spagna Taraconense <span class="fnote">[Sueton., in Galba, cap. 9 et seq.]</span>, +e personaggio di gran credito per +la sua saviezza, giustizia e valore, esortandolo +ad accettar l'imperio, con promettergli +anche la sua ubbidienza. +Perciò circa il principio di aprile, Galba, +<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250"></a>[250]</span> +raunata una legione ch'egli avea in quella +provincia, con alquante squadre di cavalleria, +ed esposte la crudeltà e pazzie +di Nerone, si vide proclamato imperadore +da ognuno. Egli nondimeno prese +il titolo solamente di legato o sia di +luogotenente della repubblica. Dopo di +che si diede a far leva di gente, e a formare +una specie di senato. Parve un +felice augurio e preludio, l'essere arrivata +in quel punto a Tortosa in Catalogna +una nave d'Alessandria carica di +armi, senzachè persona vivente vi fosse +sopra. In questi tempi soggiornava l'impazzito +Nerone tutto dedito ai suoi vergognosi +divertimenti in Napoli quando +nel giorno anniversario, in cui avea uccisa +la madre, cioè nel di 21 di marzo, +gli arrivarono le nuove della ribellion +della Gallia e dell'attentato di Vindice. +Parve che non se ne mettesse gran pensiero +e piuttosto ne mostrasse allegria, +sulla speranza che il gastigo di quelle +ricche provincie gli frutterebbe degl'immensi +tesori. Seguitò dunque i suoi +spassi, e per otto giorni non mandò nè +lettere nè ordini, quasichè volesse coprir +col silenzio l'affare. Ma sopraggiunta +copia degli editti pubblicati da Vindice +nella Gallia, pieni d'ingiurie contra di +lui, allora si risentì. Quel che più gli +trafisse il cuore, fu il vedere, che Vindice +invece di Nerone il nominava col +suo primo cognome <i>Enobarbo</i>, <span class="fnote">[Philostratus, in Apoll.]</span> e diede +poi nelle smanie perchè il chiamava +<i>cattivo sonator di cetra. Ne conoscete voi +un migliore di me?</i> gridò allora rivolto +ai suoi, i quali si può ben credere che +giurarono di no. Venendo poi un dopo +l'altro nuovi corrieri, con più funesti +avvisi, tutto sbigottito corse a Roma, +consolato nondimeno per avere osservato +nel viaggio, scolpito in marmo +un soldato gallico trascinato pe' capelli, da +un romano: dal che prese buon augurio. +Non raunò in Roma nè il senato nè il +popolo; solamente chiamò una consulta +de' principali al suo palagio, e spese poi +<span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251"></a>[251]</span> +il resto della giornata intorno a certi +strumenti musicali che sonavano a forza +d'acqua. Fu posta taglia sulla testa di +Vindice, ed inviati ordini, perchè le legioni +dell'Illirico ed altre soldatesche +marciassero contra di lui. +</p> + +<p> +Ma sopraggiunto l'avviso che anche +Galba s'era sollevato in Ispagna <span class="fnote">[Plutarchus, in Galba. Suetonius, in Nerone, cap. 42.]</span>; oh +allora sì che gli cadde il cuore per terra. +Dopo lo sbalordimento tornato in +sè, si stracciò la veste, e dandosi dei +pugni in testa, gridò che era spedito, +parendogli troppo inaudita e strana cosa +di perdere, ancorchè fosse vivo, l'imperio. +E pure da lì a non molto, perchè +vennero nuove migliori tornò alle sue +ragazzerie, lautamente cenando, cantando +poscia versi contra de' capi della ribellione, +e accompagnandoli ancora con gesti +da commediante. Andava intanto +crescendo il partito de' sollevati nelle +Gallie, e tutti con buon occhio ed animo +miravano <i>Galba</i>. Fra gli altri che aderirono +al suo partito, uno de' primi fu +<i>Marco Salvio Ottone</i>, governatore della +Lusitania, il quale gli mandò tutto il suo +vasellamento d'oro e d'argento, acciocchè +ne facesse moneta, ed alcuni uffiziali +ancora più pratici de' Gallici per servire +ad un imperadore. Ma nelle Gallie si +turbarono di poi non poco gli affari. +<i>Lucio</i> (chiamato <i>Publio</i> da altri) <i>Virginio</i> +o sia <i>Verginio Rufo</i>, governatore +dell'alta Germania, che comandava il +miglior nerbo dell'armi romane, o da +sè stesso determinò, oppure ebbe ordine +di marciar contra di Vindice. In favor +di Nerone stette salda quella parte della +Gallia che s'accosta al Reno, e sopra +tutto Treveri, Langres, e in fin Lione si +dichiarò contra di Vindice. Pare eziandio, +che l'armata della Bassa Germania, +cioè della Fiandra ed Olanda, si unisse +con Virginio Rufo, il quale marciò +all'assedio di Besanzone. Corse colà +anche Vindice con tutte le forze per difendere +quella città, e seguì un segreto +<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252"></a>[252]</span> +abboccamento fra questi due generali, anzi +parve nel separarsi che fossero d'accordo +verisimilmente contra di Nerone. +Ma accostatesi le soldatesche di Vindice +per entrar nella città (il che si suppone +concertato con Virginio) le legioni romane, +non informate di quel concerto, +senza che lor fosse ordinato, si scagliarono +addosso alle milizie galliche: e non +trovandole preparate per la battaglia e +mal ordinate, ne fecero un macello. Vuol +Plutarco <span class="fnote">[Plutarchus, in Galba.]</span> che contro il voler de' generali +quelle due armate venissero alle +mani. Vi perirono da ventimila Gallici; +e tutto il resto andò disperso, con tal +affanno di Vindice, che da sè stesso si +diede poco appresso la morte. Se di questa +non voluta vittoria avesse voluto prevalersi +Virginio Rufo, per farsi e mantenersi +imperadore, poca fatica avrebbe +durato: cotanto era egli amato ed ubbidito +da tutta la sua possente armata. Gliene +fecero anche più istanze allora e dipoi +i suoi soldati; ma egli da vero cittadin +romano, e con impareggiabil grandezza +d'animo, ricusò sempre, dicendo anche +dopo la morte di Nerone, che quel solo +dovea essere imperadore che venisse eletto +dal senato e popolo romano. Per +questo magnanimo rifiuto si rendè poi +glorioso Virginio, e tenuto fu in somma +riputazione presso tutti i susseguenti +Augusti <span class="fnote">[Plinius Junior, lib. 6, ep. 10. Tacitus, Histor., lib. 2, cap. 49.]</span>, e carico d'onori menò sua +vita in pace sino all'anno ottantatrè di +sua età, in cui regnando Nerva, finì i +suoi giorni. In non piccola costernazione +si trovò Galba, allorchè intese la disfatta +di Vindice, e per vedersi anche +male ubbidito dai suoi, spedì a Virginio +Rufo, per pregarlo di volere operar seco +di concerto affinchè si ricuperasse dai +Romani la libertà e l'imperio. Qual risposta +ricevesse, non si sa. Solamente +è noto <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Sueton., in Galba, cap. 11.]</span> che Galba perduto il coraggio +si ritirò con gli amici a Clunia, città della +<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253"></a>[253]</span> +Spagna, meditando già di levarsi di vita +se vedea punto peggiorare gli affari. +</p> + +<p> +Era intanto stranamente inviperito +Nerone per questi disgustosi movimenti. +Nella sua barbara mente altro non passava +che pensieri d'inumanità indicibile. +Quanti di nazione gallica che si trovavano +o per suoi affari o relegati in Roma, +tutti li voleva far tagliare a pezzi: +permettere il saccheggio delle Gallie agli +eserciti; levar dal mondo l'intero senato +col veleno; attaccar il fuoco a Roma, +e nello stesso tempo aprire i serragli +delle fiere, acciocchè al popolo non restasse +luogo da difendersi. Nulla poi +fece per le difficoltà che s'incontravano. +Quindi pensò che s'egli andasse in persona +contro i ribelli, vittoria si otterrebbe. +Figuravasi egli, che al solo presentarsi +piangendo alla vista loro, tutti +ritornerebbero alla sua divozione. Credendo +inoltre, che a vincere la Gallia +fosse necessario il grado di console, per +attestato di Svetonio, deposti i consoli +ordinari circa le calende di maggio, prese +egli solo il consolato per la quinta volta. +Trovasi nondimeno in Roma un frammento +d'iscrizione, da me dato alla +luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Veter. Inscription., pag. 306, num. 2.]</span>, in cui si legge NERONE V. ET +TRACHA...... parendo per conseguenza, +che <i>Tracalo</i> non dimettesse allora il +consolato. Ridicolo fu il preparamento +suo per questa grande spedizione. La +principal sua attenzione andò a far caricare +in carrette scelte tutti gli strumenti +musicali e gli abiti da scena con armi e +vesti da Amazzoni per le sue concubine. +E certo, s'egli cantava una delle sue +canzonette a que' rivoltati, potevano eglino +non darsi per vinti? Ma occorreva +danaro, e assaissimo, a questa impresa. +Pose una gravosissima colta al popolo +romano, facendola rigorosamente riscuotere. +Servì ciò ad aumentar l'odio +di ognuno contro di lui, e ad affrettar +la sua rovina, tanto più che in Roma +era carestia, e quando si credette che +<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254"></a>[254]</span> +un vascello d'Alessandria portasse grani, +si trovò che conduceva solamente +polve per servigio de' lottatori. Cominciarono +allora a fioccar le ingiurie e le +pasquinate, e tutto era disposto alla sedizione. +Per buona fortuna avvenne <span class="fnote">[Plutarc., in Galba.]</span>, +che anche <i>Ninfidio Sabino</i>, eletto in luogo +di <i>Fenio Rufo</i>, prefetto del pretorio, +uomo di bassa sfera, ma fiero, mosso a +compassione di tante calamità di Roma, +tenne mano a liberarla dal furioso tiranno. +Anche l'altro prefetto, o sia capitan +delle guardie, <i>Tigellino</i> che tanto +di male avea fatto negli anni precedenti, +giunse ora a tradire l'esoso padrone. +Essendo stato avvertito Nerone del mal +animo del popolo, e giuntogli nel medesimo +tempo avviso, mentre desinava, +che Virginio Rufo col suo esercito si +era dichiarato contra di lui, stracciò le +lettere, rovesciò la tavola, fracassò due +bicchieri di mirabil intaglio, e preparato +il veleno si ritirò negli orti serviliani, +meditando o di fuggirsene fra i Parti o +di andar supplichevole a trovar Galba, +o di presentarsi al senato e al popolo +per domandar perdono. Di questa occasione +profittò Ninfidio <span class="fnote">[Ibid.]</span> per far credere +ai pretoriani, che Nerone era fuggito, +e per far acclamare <i>Galba</i> imperadore, +promettendo loro a nome di esso Galba +un esorbitante donativo. Verso la mezza +notte svegliandosi Nerone, si trovò abbandonato +dalle guardie, e con pochi +andò girando pel palazzo, senzachè alcuno +gli volesse aprire, e senza impetrar +dai suoi, che alcuno gli facesse il servigio +di ucciderlo. Si esibì Faonte suo liberto +di ricoverarlo ed appiattarlo in +un suo palazzo di villa, quattro miglia +lungi da Roma; ed in fatti colà con grave +disagio per luoghi spinosi arrivato si +nascose. Fatto giorno, vennero nuove a +Faonte che il senato romano avea proclamato +imperadore <i>Galba</i>, e dichiarato +<i>Nerone</i> nemico pubblico, e fulminate +contra di lui le pene consuete. Dimandò +<span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255"></a>[255]</span> +Nerone, che pene fossero queste? Gli fu +risposto di essere trascinato nudo +per le strade, fatto morire a colpi di battiture, +precipitato dal Campidoglio, e con un +uncino gittato nel Tevere. Allora fremendo +mise mano a due pugnali che +avea seco, ma senza attentarsi di provare +se sapeano ben forare. Udito poi, +che veniva un centurione con molti cavalli +per prenderlo vivo, aiutato da Epafrodito +suo liberto, si diede del pugnale +nella gola. Arrivò in quel punto il centurione, +fingendo di esser venuto per +aiutarlo, e corse col mantello da viaggio +a turargli la ferita. Allora Nerone, benchè +mezzo morto, disse: «Oh adesso +sì che è tempo! E questa è la vostra +fedeltà <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Suet., in Ner., c. 57. Euseb., in Chr. Eutrop. et alii.]</span>?» Così dicendo spirò in +età di anni trentuno, o pure trentadue, nel dì 9 di giugno, restando i suoi occhi +sì torvi e fieri, che faceano orrore a +chiunque il riguardava. Permise poi Icelo, +liberto di Galba, poco prima sprigionato, +che il di lui corpo si bruciasse. +Le ceneri furono seppellite, per quanto +s'ha da Svetonio assai onorevolmente +nel sepolcro dei Domizii. E tale fu il fine +di Nerone, degno appunto della sua vita, +la quale è incerto se abbondasse più di +follie o di crudeltà. Manifesta cosa è +bensì, ch'egli fu considerato qual nemico +del genere umano, qual furia, qual +compiuto modello de' principi più cattivi, +anzi dei tiranni, non essendo mai da +chiamare legittimo principe chi per forza +era salito sul trono, ed avea carpita col +terrore l'approvazione del senato e del +popolo romano, accrescendo di poi col +crudel suo governo e colle tante sue ingiustizie +e rapine la macchia del violento +ingresso. E tal possesso prese allora nei +popoli la fama di questo infame imperadore, +che passò anche ai secoli seguenti +con tal concordia, che oggidì ancora il +volgo del nome di lui si serve per denotare +un uomo crudele e spietato. Nulladimeno +<span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256"></a>[256]</span> +fra il minuto popolo, vago solamente +di spettacoli, e fra i soldati delle guardie, +avvezzi a profittare della disordinata +di lui liberalità, molti vi furono +che amarono ed onorarono la di lui memoria. +Fu anche messa in dubbio la sua +morte, e si vide uscir fuori in vari tempi +più di un impostore, che finse di essere +Nerone vivo, con gran commozione dei +popoli, godendone gli uni, e temendone gli altri. +</p> + +<p> +Non si può esprimere l'allegrezza +del popolo romano allorchè si vide liberato +da quel mostro. V'ha chi crede, +che tolto di mezzo Nerone, fossero creati +consoli <i>Marco Plautio Silvano</i> e <i>Marco +Salvio Ottone</i>, il quale fu poi imperadore. +Ma di questo consolato d'<i>Ottone</i> vestigio +non apparisce presso gli antichi scrittori; +e Plutarco <span class="fnote">[Plutar., in Galba.]</span> osserva, ch'egli venne di +Spagna con Galba: dal che si comprende, +non aver egli potuto ottenere si fatta +dignità in questi tempi. Fuor di dubbio +è bensì, che consoli furono <i>Cajo Bellico +Natale</i> e <i>Publio Cornelio Scipione Asiatico.</i> +Ciò consta dalle iscrizioni ch'io ho riferito <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscription., pag. 306, n. 3.]</span>. +In esse <i>Natale</i> si vede nominato +<i>Bellico</i>, e non <i>Bellicio</i>, e gli vien +dato anche il cognome di <i>Tebaniano</i>. +Galba intanto col cuor tremante se ne +stava in Ispagna aspettando qual piega +prendessero gli affari; quando in sette +dì di viaggio arrivò colà Icelo suo liberto, +ed entrato al dispetto de' camerieri +nella stanza, dov'egli dormiva, gli diede +la nuova ch'era morto Nerone, e di essersene +egli stesso voluto chiarire colla +visita del cadavero, ed avere il senato +dichiarato imperadore esso Galba. Racconta +Svetonio, ch'egli tutto allegro immediatamente +prese il nome di Cesare. +Più probabile nondimeno è, che aspettasse +a prenderlo due giorni dopo, nel +qual tempo arrivò Tito Vinio da Roma, +che gli portò il decreto del senato per +la sua elezione in imperadore. <i>Servio</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257"></a>[257]</span> +(appellato scorrettamente da alcuni <i>Sergio</i>) +<i>Sulpicio Galba</i>, che prima avea usato +il prenome di <i>Lucio</i>, uscito da una +delle più antiche famiglie romane, dopo +essere stato console nell'anno di Cristo +55, e dopo aver con lode in vari onorevoli +governi dato saggio della sua prudenza +e del suo valor militare, si trovava +allora in età di settantadue anni <span class="fnote">[Suet., in Galba, c. 12.]</span>. +Ne sperò buon governo il senato romano, +ed ancorchè si venisse a sapere che +egli era uom rigoroso ed inclinato alla +avarizia, male famigliare di non pochi +vecchi; pure il merito di avere in lontananza +cooperato ad abbattere l'odiatissimo +Nerone, fece che comunemente +fosse desiderato il suo arrivo a Roma. +Partissi egli di Spagna, e a piccole giornate +in lettiga passò nelle Gallie, inquieto +tuttavia per non sapere se l'armate dell'alta +e della bassa Germania, comandate +l'una da <i>Virginio Rufo</i>, e l'altra +da <i>Fontejo Capitone;</i> fossero per venire +alla sua divozione. Soprattutto gli dava +dell'apprensione Virginio, siccome quello, +a cui vedemmo fatte cotante istanze acciocchè +assumesse l'imperio. Ma questi +con eroica moderazione indusse l'armata, +benchè non senza fatica, a giurar +fedeltà a Galba; ed altrettanto anche +prima di lui fece Capitone. Poco dipoi +grato si mostrò Galba a Virginio, perchè +chiamatolo alla corte con belle parole, +diede il comandò di quell'esercito ad +<i>Ordeonio Fiacco</i>, e da lì innanzi trattò +assai freddamente esso Virginio, senza +fargli del male, ma neppur facendogli del bene. +</p> + +<p> +I due maggiormente favoriti e potenti +presso Galba cominciarono ad essere +<i>Tito Vinio</i>, dianzi da noi mentovato, +che ci vien descritto da Plutarco <span class="fnote">[Plutarc., in Galba.]</span> per +uomo perduto nelle disonestà, ed interessato +al maggior segno, e <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 1, c. 6.]</span> <i>Cornelio +Lacone</i>, uomo dappoco, e di parecchi vizii +macchiato, che Galba senza dimora +<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258"></a>[258]</span> +dichiarò capitano delle guardie, o sia +prefetto del pretorio. Per mano di questi +due passavano tutti gli affari. Volle +anco <i>Marco Salvio Ottone</i>, vicepretore +della Lusitania, accompagnar Galba a +Roma. Era egli stato de' primi a dichiararsi +per lui, nè lasciava indietro ossequio +e finezza alcuna per cattivarsi il di +lui affetto, e quello ancora di Vinio, +avendo conceputa speranza che il vecchio +Galba, sprovveduto di figli, adotterebbe +lui per figliuolo. E qualora ciò non +succedesse, già macchinava di pervenire +all'imperio per altre vie. Giunto Galba +a Narbona, quivi se gli presentarono i +deputati del senato, accolti benignamente +da lui, ma senza che egli volesse +mobili di Nerone, inviati da Roma, e +senza voler mutare i propri, benchè vecchi; +il che gli ridondò in molta stima, +per darsi egli a conoscere in tal forma +signore moderato e lontano dal fasto. +Non tardò poi a cangiar di stile per gli +cattivi consigli di Vinio. Intanto in Roma +si alzò un brutto temporale, che felicemente +si sciolse per buona fortuna +di Galba. <i>Ninfidio Sabino</i> prefetto del +pretorio, che più degli altri avea contribuito +alla morte di Nerone, e all'esaltazione +di Galba, si credea di dover essere +l'arbitro della corte, e far da padrone +allo stesso nuovo Augusto che tanto gli dovea. +Perciò imperiosamente depose +<i>Tigellino</i> suo collega, e sotto nome di +Galba si diede a signoreggiare in Roma <span class="fnote">[Plutarc., in Galba.]</span>. +Ma dappoichè gli fu riferito che +<i>Cornelio Lacone</i> aveva anch'egli conseguita +la dignità di prefetto del pretorio, +e ch'esso con <i>Tito Vinio</i> comandava le +feste, se ne alterò forte, perchè non amava +nè voleva compagno nell'uffizio +suo. Mutate dunque idee, meditò di farsi +egli imperadore. Trasse dalla sua quanti +soldati delle guardie potè, ed anche alcuni +senatori e qualche dama delle più +intriganti; e giacchè non si sapea chi +fosse suo padre, sparse voce di esser +egli figliuolo di Caio Caligola. Gli rassomigliava +<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259"></a>[259]</span> +anche nella fierezza del volto +e nell'infame sua impudicizia. Voleva +spedire ambasciatori a Galba, per rappresentargli +che s'egli si levasse dal +fianco Vinio e Lacone, riuscirebbe più +grata la sua venuta a Roma. Poscia, in +vece di questo, tentò d'intimidirlo con +fargli credere mal contente di lui le armate +della Germania, Soria e Giudea. E +perciocchè Galba mostrava di non farne +caso, determinò Ninfidio di prevenirlo +con farsi proclamar imperadore dai pretoriani. +E gli veniva fatto, se Antonio +Onorato, uno de' principali tribuni di +quelle compagnie, non avesse con saggia +esortazione tenuta in dovere la maggior +parte de' pretoriani. Anzi arrivò ad indurgli +a tagliare a pezzi Ninfidio: con +che si quietò tutto quel romore. +</p> + +<p> +Informato Galba di quest'affare, ed +avuta nota d'alcuni complici di Ninfidio, +e specialmente di <i>Cingonio Varrone</i>, +console disegnato, e di <i>Mitridate</i>, quegli +probabilmente ch'era stato re del Ponto, +mandò l'ordine della lor morte senz'altro +processo, e senza accordar loro le +difese: dal che gli venne un gran biasimo. +Nella stessa forma tolto fu dal mondo +<i>Caio Petronio Turpiliano</i>, stato già console +nell'anno di Cristo 61, non per altro +delitto che per essere stato amico ed +uffiziale di Nerone. Giunto poi Galba a +Ponte Molle colla legione condotta seco +dalle Spagne, e con altre milizie, se gli +presentarono senz'armi alcune migliaia +di persone, che Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Galba, cap. 12.]</span> dice di remiganti, +alzati all'onore della milizia da +Nerone: Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 64.]</span> pretende di soldati, +che prima erano dall'armata navale passati +al grado di pretoriani. Galba avea +comandato che tornassero al loro esercizio +nella flotta, ed eglino con alte grida +faceano istanza di riaver le loro bandiere. +Rinforzavano essi le grida, e, secondo +Plutarco <span class="fnote">[Plutarc., in Galba.]</span>, che li suppone armati, alcuni +misero mano alle spade, Galba allora +<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260"></a>[260]</span> +ordinò che la cavalleria di sua scorta +facesse man bassa contro di loro. Per +quel che narra Svetonio, furono messi +in fuga, e poi decimati. Tacito scrive che +ne furono uccise alcune migliaia; e Dione +giugne a dire che furono settemila: +il che par poco credibile. Quel che è +certo, per azioni tali entrò Galba in Roma +già screditato; ed ancorchè facesse +alcuni buoni regolamenti in benefizio del +pubblico, e rallegrasse il popolo colla +morte di Elio, Policeto, Petino, Patrobio +e d'altri, che con calunnie aveano fatto +perire molti innocenti: pure tant'altre +cose operò, che fecero parlare molto di +lui il popolo. Imperciocchè contro la espettazion +di ognuno non punì <i>Tigellino</i>, +ministro primario della crudeltà di esso +Nerone, perchè costui seppe guadagnarsi +la protezione di Tito Vinio, che tutto +potea nel palazzo imperiale. Chiedendogli +i pretoriani le immense somme di danaro +promesse loro da Ninfidio, con fatica +donò pochissimo. E pervenutogli a +notizia che se ne lagnavano forte, diede +una risposta da saggio Romano, con dire: <span class="fnote">[Sueton., in Galba, cap. 16.]</span> +«Ch'egli era solito ad arrolare +per grazia, e non già a comperare i +soldati.» Ma se n'ebbe ben presto a +pentire. Seguitava <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 4.]</span> in questi tempi la +guerra de' Romani sotto il comando di <i>Vespasiano</i> +contra de' Giudei. Si andò +egli disponendo per far l'assedio di Gerusalemme, +con prendere tutte le fortezze +all'intorno; e quella città, che nel di fuori +provava tutte le fiere pensioni della guerra, +maggiormente era afflitta nel +di dentro per le funeste e micidiali discordie +degli stessi Giudei, che diffusamente +si veggono descritte da Giuseppe Ebreo. +Ma perciocchè arrivarono le nuove colà +della ribellione delle Gallie e della Spagna, +che facea temere di una guerra civile, +e poi della morte di Nerone, Vespasiano +sospese l'assedio suddetto, e spedì +Tito suo figliuolo ad assicurar Galba della +sua divozione ed ubbidienza; ma da +<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261"></a>[261]</span> +lì a non molto cangiarono faccia gli affari, +siccome vedremo andando innanzi. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXIX" id="LXIX"></a>LXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Servio Sulpicio Galba</span> imper. 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Salvio Ottone</span> imper. 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Flavio Vespasiano</span> imper. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Servio Sulpicio Galba</span> imperad. per la seconda volta, e <span class="sc">Tito Vinio Ruffino</span>. +</p> + +<p> +Perchè <i>Clodio Macro</i> vicepretore dell'Africa +si era anch'egli ribellato contra Nerone, +e continuava a far delle estorsioni +e ruberie, Galba nell'anno precedente +ebbe maniera di farlo levar dal mondo <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 1, cap. 7. Dio, lib. 64.]</span>. +Fu ancora accusato di meditar +delle novità nella bassa Germania <i>Fonteio +Capitone</i>, il qual pure vedemmo che +avea riconosciuto Galba per imperadore. +Vero o falso che fosse questo suo disegno, +anch'egli fu ucciso, senza aspettarne +gli ordini da Roma. Al comando di quell'armata <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 7.]</span> +inviò Galba, a suggestione +di Vinio, <i>Aulo Vitellio</i>, uomo pieno di vizii, +oppur creduto tale da non far bene +nè male, e che, purchè potesse appagar +la sua ingordissima gola, pareva +incapace d'ogni grande impresa. Fu questa +elezione il principio della rovina di +Galba. Costui, pieno di debiti per aver +troppo scialacquato sotto i precedenti +Augusti, arrivò all'armata della Germania +inferiore, e niuna viltà o bassezza +lasciò indietro per conciliarsi l'amore +di quelle milizie, senza gastigar alcuno, +con perdonare e far buona ciera a tutti, +e donar loro quel poco che potea. Avvenne +che le legioni dimoranti nell'alta +Germania, già irritate per l'abbassamento +di Virginio Rufo, udendo le relazioni, +accresciute molto nel viaggio, dell'avarizia +e della crudeltà di Galba, cominciarono +ad inclinar tutte alla sedizione; nè +<i>Ordeonio Flacco</i> lor comandante, uomo +<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262"></a>[262]</span> +vecchio, gottoso e sprezzato dai soldati, +avea forza di tenerle in dovere. In fatti, +benchè nel primo giorno di gennaio +dell'anno presente, secondo il costume, giurassero, +ma con istento, fedeltà a Galba, +nel dì seguente misero in pezzi le di lui +immagini, e giurarono di riconoscere +qualunque altro imperadore che fosse +eletto dal senato e popolo romano <span class="fnote">[Plutarc., in Galba. Tacit., Historiar., lib. 1, cap. 55.]</span>. +Tacito scrive che la ribellione ebbe principio +nelle stesse calende di gennaio. Volò +presto l'avviso di tal novità a Colonia, +dove dimorava <i>Vitellio, </i> che ne seppe +profittare, con far destramente insinuare +ai suoi soldati della bassa Germania di +elegger essi piuttosto un imperadore, che +di aspettarlo dalle mani altrui. Non vi +fu bisogno di molte parole. Nel dì seguente +Fabio Valente, venuto colla cavalleria +a Colonia, e tratto fuori di casa +<i>Vitellio</i>, benchè in vesta da camera, l'acclamò +imperadore. Poco stettero ad accettarlo +per tale le legioni dell'alta Germania. +Le città di Colonia, Treveri e +Langres, disgustate di Galba, s'affrettarono +ad esibir armi, cavalli e denaro a +Vitellio. Accettò egli con piacere il cognome +di <i>Germanico:</i> per allora non +volle quello <i>d'Augusto</i>; nè mai usò quello +di <i>Cesare.</i> Formò poi la sua corte; e +gli uffizii, soliti a darsi dall'imperadore ai +liberti, furono da lui appoggiati a cavalieri +romani. <i>Valerio Asiatico</i> legato della +Fiandra, per essersi unito a lui, divenne +fra poco suo genero. E <i>Giunio Bleso</i>, +governatore della Gallia lugdunense, perchè +il popolo di Lione era forte in collera +contra di Galba, seguitò anch'egli +il partito di Vitellio con una legione e +colla cavalleria di Torino. +</p> + +<p> +Galba in questo mentre, il meglio +che potea, attendeva in Roma al governo <span class="fnote">[Tacit., Historiar., lib. 1, cap. 13.]</span>, +ma per la sua vecchiezza sprezzato +da molti, avvezzi alle allegrie del +giovane Nerone, e da molti odiato per la +sua avarizia. Il potere nella sua corte +<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263"></a>[263]</span> +era compartito fra Tito Vinio, che già +dicemmo console, e Cornelio Lacone +prefetto del pretorio, e per terzo entrò +Icelo liberto di Galba, uomo di malvagità +patente. Costoro, emuli e discordi +fra loro, abusando della debolezza del +vecchio Augusto, si studiavano cadauno +di far roba, e di portar innanzi chi potesse +succedere a Galba. Ma eccoti corriere, +che porta la nuova della sollevazion +delle legioni dell'alta Germania. Andava +già pensando Galba ad adottare in +figliuolo e successor nell'imperio qualche +persona, in cui si unisse la gratitudine +verso del padre, e l'abilità in benefizio +del pubblico. Più degli altri vi aspirava, +e confidato nell'appoggio di Tito +Vinio sperava Marco Salvio Ottone, più +volte da me rammentato di sopra come +uomo infame per molti suoi vizii, e veterano +negl'intrichi della corte. All'udir +le novità della Germania, non volle Galba +maggiormente differir le sue risoluzioni +per procacciarsi in un giovane +figliuolo un appoggio alla sua avanzata +età e alla mal sicura potenza. Fatto chiamare +all'improvviso nel dì 10 di gennaio, +<i>Lucio Pisone Frugi Liciniano</i>, discendente +da Crasso e dal gran Pompeo, +giovane di molta riputazione e gravità, +in età allora di trentun anni, alla presenza +di Vinio, di Lacone, di Mario Celso +console disegnato e di <i>Ducennio Gemino</i> +prefetto di Roma, dichiarò che il +voleva suo figliuolo adottivo e successore. +Pisone senza comparir turbato, nè +molto allegro, rispettosamente il ringraziò. +Andarono poi tutti al quartiere dei +pretoriani, e quivi più solennemente fece +Galba questa dichiarazione per isperanza +di guadagnargli l'affetto di que' soldati. +Ma perchè non si parlò punto di regalo, +quelle milizie mal avvezze ascoltarono +con silenzio ed anche con malinconia +quel ragionamento. Per attestato di Tacito, +la promessa di un donativo poteva +assicurar la corona in capo a Pisone; +ma Galba non sapea spendere, e volea +vivere all'antica, senza riflettere che +<span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264"></a>[264]</span> +erano di troppo mutati i costumi. Anche +al senato fu portata questa determinazione +ed approvata. +</p> + +<p> +Ottone, che di dì in dì aspettava +questa medesima fortuna da Galba, allorchè +vide tradite tutte le sue speranze, +tentò un colpo da disperato. Coll'aver +ottenuto un posto in corte ad un servo +di Galba, avea poco dianzi guadagnata +una buona somma d'argento. Di questo +danaro si servì egli per condurre ad una +sua trama due, oppur cinque soldati del +pretorio <span class="fnote">[Sveton., in Othone, cap. 5.]</span>, a' quali, con tirar nel +suo partito pochi altri, prodigiosamente riuscì +di fare una somma rivoluzion di cose. +Costoro, perchè furono cassati in questo +tempo alcuni uffiziali delle guardie, +come parziali dell'estinto Ninfidio, sparsero +voci di maggiori mutazioni. Quel +poltron di Lacone, tuttochè avvertito di +qualche pericolo di sedizione, a nulla +provvide. Ora nel dì 15 di gennaio, <i>Marco +Salvio Ottone</i>, dopo essere stato a +corteggiar Galba, si portò alla colonna +dorata, dove trovò, secondo il concerto, +ventitrè soldati: che così pochi erano i +congiurati <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 1, c. 27. Plutarchus, in Galba.]</span>. L'acclamarono essi imperadore, +e messolo in una lettiga, l'introdussero +nel quartiere de' pretoriani, +senza che a sì picciolo numero di ammutinati +alcun si opponesse. A poco a +poco altri si unirono ai precedenti, e non +finì la faccenda, che tutto quel corpo di +milizie, colla giunta ancora dall'altra +dell'armata navale, si dichiarò per lui, +mercè del buon accoglimento e delle +promesse di un gran donativo che Ottone +andava di mano in mano facendo +a chiunque arrivava. Avvisati di questa +novità Galba e Pisone, spedirono tosto +per soccorso alla legione condotta dalle +Spagne, e ad alcune compagnie di tedeschi. +Uscì Galba di palazzo, per una falsa +voce che Ottone fosse stato ucciso, sperando +che il suo presentarsi ai perfidi +<span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265"></a>[265]</span> +pretoriani li farebbe cedere. Ma al comparir +essi in armi con Ottone, e al gridare +che si facesse largo, il popolo si +ritirò, e Galba, in mezzo alla piazza rimasto +abbandonato, fu steso con più +colpi a terra, ed anche barbaramente +messo in brani. Il console <i>Vinio</i> anch'egli +restò vittima delle spade. <i>Pisone</i> malamente +ferito tanto fu difeso da Sempronio +Denso centurione, che potè fuggire +e salvarsi nel tempio di Vesta; ma saputosi +dov'egli era, due soldati inviati +colà anche a lui levarono la vita, e il +medesimo fine toccò a <i>Lacone</i> capitan +delle guardie. Avvicinandosi poi la sera, +entrò Ottone in senato, dove spacciando +d'essere stato forzato a prendere +l'imperio, ma che volea dipendere dall'arbitrio +de' senatori, trovò pronta la +volontà e l'adulazione d'ognuno per +confermarlo, e per mostrar anche gioia +della di lui esaltazione. Gli furono accordati +tutti i titoli e gli onori de' precedenti +Augusti; e il matto popolo gli +diede il cognome di <i>Nerone</i>, per cui non +cessava in molti l'affetto. Giacchè non +vi erano più consoli, fu conferita questa +dignità al medesimo <i>Marco Salvio Ottone +imperadore Augusto</i> e a <i>Lucio Salvio Ottone +Tiziano</i> suo fratello <i>per la seconda +volta.</i> Nelle calende di marzo succederono +ad essi <i>Lucio Virginio Rufo</i> e <i>Vopisco +Pompeo Silvano:</i> Cedendo questi nelle +calende di maggio, furono sostituiti <i>Tito +Arrio Antonino</i> e <i>Publio Mario Celso per +la seconda volta.</i> Continuarono questi in +quel decoroso grado sino alle calende di +settembre; ed allora entrarono consoli +<i>Caio Fabio Valente</i> ed <i>Aulo Alieno Cecina</i>. +Ma essendo stato degradato il secondo +d'essi nel dì 31 di ottobre, fu creato +console <i>Roseto Regolo</i>, la cui dignità non +oltrepassò quel giorno; perciocchè nelle +calende di novembre venne conferito il +consolato a <i>Gneo Cecilio Semplice</i> e a +<i>Caio Quinzio Attico.</i> Tutto ciò si ricava +da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, lib. 1, cap. 77.]</span>. +</p> + +<p> +Sul principio si studiò Ottone di +<span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266"></a>[266]</span> +procacciarsi l'affetto e la stima del popolo. +Luminosa fu un'azione sua. <i>Mario +Celso</i> poco fu mentovato, che comandava +la compagnia delle milizie dell'Illirico, +ed era console disegnato, avea con fedeltà +soddisfatto al suo dovere nell'accorrere +alla difesa di Galba. Dopo la di +lui morte venne per baciar la mano +ad Ottone <span class="fnote">[Plutarc., in Othone.]</span>. Gl'iniqui pretoriani alzarono +allora le voci, gridando: <i>Muoia.</i> Ottone, +bramando di salvarlo dalla lor furia, col +pretesto di voler prima ricavare da lui +varie notizie, il fece caricar di catene, +fingendosi pronto a toglierlo di vita. Ma +nel dì seguente il liberò, l'abbracciò, e +scusò l'oltraggio fattogli solamente per +suo bene. Nè solamente il lasciò poi godere +del consolato, ma il volle ancora +per uno de' suoi generali e dei più intimi +amici, con trovarlo non men fedele +verso di sè che verso l'infelice Galba. +Alle istanze ancora del popolo indusse +a darsi la morte <i>Sofonio Tigellino</i>, da noi +veduto infame ministro delle scelleraggini +di Nerone. Inoltre si applicò seriamente +al maneggio de' pubblici affari, e +restituì a molti i lor beni tolti da Nerone: +azioni tutte che gli fecero del credito, +non parendo egli più quel pigro e +quel perduto nel lusso e ne' piaceri che +era stato in addietro. Ma i più non se +ne fidavano, conoscendolo abituato nei +vizii, e simile nel genio a Nerone, le cui +statue, come ancor quelle di Poppea, +permise che si rialzassero. Osservavano +parimente ch'egli mostrava poco affetto +al senato, moltissimo ai soldati: laonde +temevano che se fosse cessata la paura +dell'emulo Vitellio, si sarebbe provato +in lui un novello Nerone. E certo egli +era comunemente odiato più di Vitellio, +non tanto pel tradimento da lui fatto a +Galba, quanto perchè il riputavano persona +data alla crudeltà, e capace di nuocere +a tutti; laddove Vitellio era in concetto +di uomo dato ai piaceri, e però in +istato di solamente nuocere a sè stesso: +benchè in fine amendue fossero poco +<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267"></a>[267]</span> +amati, anzi odiati dai Romani. Intanto +era diviso il romano imperio fra questi +due competitori. <i>Ottone</i> si trovava riconosciuto +imperadore in Roma e da tutta +l'Italia. Cartagine con tutta l'Africa era +per lui. <i>Muciano</i>, governator della Siria, +o sia della Soria, gli fece prestar giuramento +dai popoli di quelle contrade <span class="fnote">[Tacitus, Hist., lib. 1, cap. 1.]</span>. +Altrettanto fece <i>Vespasiano</i> nella Palestina. +Aveva egli inviato già <i>Tito</i> suo figliuolo, +per attestare il suo ossequio a Galba; +ma dacchè, arrivato a Corinto, intese la +di lui morte, se ne tornò indietro a trovar +il padre. Anche le legioni della Dalmazia, +Pannonia e Mesia aderirono ad +Ottone. Così l'Egitto e le altre città dell'Oriente +e della Grecia. Ancorchè Ottone +fosse un usurpatore, il nome nondimeno +di Roma e del senato romano, +che l'avea accettato, bastò perchè tanti +altri paesi s'uniformassero al capo dell'imperio. +</p> + +<p> +Ma in mano di <i>Vitellio</i> erano le migliori +e più accreditate milizie de' Romani, +raccolte dall'alta e bassa Germania, +dalla Bretagna e da una parte della +Gallia <span class="fnote">[Idem, ibid., cap. 61 et seq.]</span>. Ne formò egli due eserciti, +l'uno di quarantamila combattenti sotto +il comando di <i>Fabio Valente</i>, l'altro di +trentamila, comandato da <i>Alieno Cecina</i>, +a' quali si unirono varii rinforzi di Tedeschi. +Ardevano tutti costoro di voglia, +non ostante il verno, di far dei fatti, per +aver occasione di bottinare (fine primario +di chi esercita quel mestiere), +mentre il grasso e pigro Vitellio attendeva +a darsi bel tempo, con far buona +tavola, ubbriaco per lo più. Anche vivente +Galba si mossero tante forze sotto +i due generali per due diverse vie alla +volta d'Italia; cioè <i>Valente</i> per le Gallie, +e <i>Cecina</i> per l'Elvezia. Vitellio facea +conto di seguitarli dipoi. Nel viaggio ebbero +nuova della morte di Galba e dell'innalzamento +di Ottone. Dovunque +passò Valente per la Gallia, il terrore +delle sue armi condusse i popoli all'ubbidienza +<span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268"></a>[268]</span> +di Vitellio. Sopra tutto con +allegria fu ricevuto in Lione. In altri +luoghi non mancarono saccheggi ed anche +stragi. Non fece di meno Cecina nel +passare pel paese degli Svizzeri. All'avviso +di queste armate, che si avvicinavano +all'Italia, un reggimento di cavalleria, +accampato sul Po, che avea servito +una volta in Africa sotto Vitellio, l'acclamò +imperadore, e cagion fu che Milano, +Ivrea, Novara e Vercelli prendessero il +suo partito. Perciò si affrettò Cecina +verso la metà di marzo per calare in +Italia, ancorchè i monti fossero tuttavia +carichi di neve, e spedì innanzi un corpo +di gente, per sostenere le suddette +città. Gran dire, gran costernazione fu +in Roma, allorchè si udì la mossa di +tante armi, e l'inevitabil guerra civile <span class="fnote">[Plutarchus, in Othone.]</span>. +Mosse <i>Ottone</i> il senato a scrivere a Vitellio +delle lettere amorevoli, per esortarlo +a desistere dalla ribellione, offrendogli +danaro, comodi e una città. Ne +scrisse anch'egli, e dicono <span class="fnote">[Suetonius, in Othone, cap. 8. Dio, lib. 64. Tacitus, Histor., lib. 1, cap. 74.]</span> che gli +esibisse segretamente di prenderlo +per collega nell'imperio e per genero. Gli +rispose Vitellio in termini amichevoli; +tali nondimeno che mostravano di burlarsi +di lui. Irritato Ottone gli rispose +per le rime, cioè gliene scrisse dell'altre +piene di vituperii, e con ridicole sparate, +ricordandogli soprattutto l'infame sua +vita passata. Non furono meno obbrobriose +le risposte di Vitellio. Nè alcun +di loro diceva bugia. Amendue ancora +inviarono degli assassini, per liberarsi +cadauno dall'emulo suo; ma riuscì in +fumo il loro disegno. Adunque chiaro si +vide, non restar altro che di decidere la +contesa coll'armi. Unì <i>Ottone</i> una possente +armata anch'egli, composta della +maggior parte de' pretoriani e delle legioni +venute dalla Dalmazia e Pannonia. +E lasciato al governo di Roma <i>Tiziano</i> +suo fratello con <i>Flavio Svetonio</i> prefetto +d'essa città, e fratello di Vespasiano, +<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269"></a>[269]</span> +dato anche ordine che non fosse fatto +torto alcuno alla madre, alla moglie e +a' figliuoli di Vitello, nel dì 14 di marzo +si licenziò dal senato, e alla testa dell'esercito, +non parendo più quell'effeminato +uomo di una volta, s'incamminò +per venir contro a' nemici. Suoi marescialli +erano <i>Svetonio Paolino, Mario +Celso</i> ed <i>Annio Gallo</i>, uffiziali non meno +prudenti che bravi. Mancavano ben questi +pregi a' <i>Licinio Procolo</i> prefetto del +pretorio, che pur faceva una delle prime +figure in quell'armata. <i>Alieno Cecina</i>, +general di Vitellio, arrivato al Po, passò +quel fiume a Piacenza, ed assalì quella +città, da cui <i>Annio Gallo</i> <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 2, cap. 21.]</span>, dopo due +dì di valorosa difesa, il fece ritirare a +Cremona, malcontento per la perdita di +molta gente. Fu in quella occasione bruciato +l'anfiteatro de' Piacentini, posto +fuori della città, il più capace di gente +che fosse allora in Italia. Anche <i>Marzio +Macro</i>, console disegnato, diede a Cecina +un'altra percossa coi gladiatori di Ottone. +Eppur egli, ciò non ostante, volle +venire ad un terzo cimento: tanta era +la voglia in lui di vincere, affinchè l'altro +general di Vitellio, cioè <i>Valente</i>, non +gli rapisse o dimezzasse la gloria. In un +luogo detto i Castori, dodici miglia lungi +da Cremona, tese un'imboscata a <i>Svetonio +Paolino</i> e a <i>Mario Celso;</i> ma questi, +avutane notizia, presero così ben le misure, +che il misero in rotta, ed avrebbono +anche rovinata affatto la di lui gente, +se Paolino per troppa cautela non avesse +impedito ai suoi l'inseguirli. Per questo +fu egli in sospetto di tradimento, ed Ottone +chiamò da Roma <i>Tiziano</i> suo fratello, +acciocchè comandasse l'armi, sebben +con poco frutto, perchè Licinio +Procolo, capitan delle guardie, benchè +uomo inesperto, la facea da superiore a tutti. +</p> + +<p> +Venne poi Valente da Pavia colla +sua armata più numerosa dell'altra ad +unirsi con Cecina, e tuttochè questi due +<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270"></a>[270]</span> +generali di Vitellio fossero gelosi l'uno +dell'altro, si accordarono nondimeno +pel buon regolamento della guerra, e +per isbrigarla il più presto possibile. +Tenne consiglio dall'altra parte Ottone; +e il parere de' suoi più assennati generali, +cioè di Svetonio Paolino, Mario Celso +ed Annio Gallo, fu di temporeggiare, +tanto che venissero alcune legioni che +si aspettavano dall'Illirico. Ma prevalse +quello di Ottone, Tiziano e Procolo, ai +quali parve meglio di venir senza dimora +a battaglia, perchè i pretoriani credendosi +tanti Marti, si tenevano in pugno +la vittoria, e tutti ansavano di ritornarsene +tosto alle delizie di Roma <span class="fnote">[Plutarc., in Othone.]</span>. Lo +stesso Ottone impaziente per trovarsi in +mezzo a tanti pericoli, fra l'incertezza +delle cose e il timore di qualche rivolta +de' soldati, era nelle spine; però si voleva +levar d'affanno con un pronto fatto +d'armi. Ma da codardo si ritirò a Brescello, +dove il fiume Enza sbocca nel Po, +per quivi aspettar l'esito delle cose; risoluzione +che accrebbe la sua rovina, +perchè seco andarono molti bravi uffiziali +e molti soldati, con restare indebolita +l'armata sua in mano di generali +discordi fra loro, e poco ubbidienti e +senza quel coraggio di più che loro +avrebbe potuto dar la presenza del principe. +Seguì qualche piccolo fatto fra +gli staccamenti delle due armate, ma finalmente +quella di Ottone, passato il Po, +andò a postarsi a qualche miglio lungi +da Bedriaco, villa posta fra Verona e +Cremona, più vicina nondimeno all'ultimo, +verso il fiume Oglio, dove si crede +che oggidì sia la terra di Caneto. Molte +miglia separavano le due armate; ed +ancorchè Svetonio e Mario ripugnassero +alla risoluzion conceputa da Procolo di +andare nel dì seguente (cioè circa il dì +15 di aprile) ad assalire i nemici, perchè +l'arrivar colà stanchi i soldati era un +principio d'esser vinti: Procolo persistè +nella sua opinione, perchè sollecitato da +<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271"></a>[271]</span> +più lettere di Ottone, che voleva battaglia. +Si venne in fatti al combattimento <span class="fnote">[Dio, lib. 64.]</span>, +che fu sanguinosissimo, credendosi +che fra l'una e l'altra parte restassero +sul campo estinte circa quarantamila +persone, perchè non si dava quartiere. +Ma la vittoria toccò all'armata di Vitellio. +I generali di Ottone, chi qua chi là +fuggitivi, scamparono colle reliquie della +lor gente il meglio che poterono, valendosi +del favor della notte <span class="fnote">[Plutarc., in Othone.]</span>. Ma perchè +nel dì seguente si aspettavano di nuovo +addosso il vittorioso esercito, con pericolo +d'essere tutti tagliati a pezzi, gli +uffiziali, soldati e lo stesso Tiziano, fratello +di Ottone, che si trovarono insieme, +s'accordarono di fare una deputazione +a Valente e Cecina, per rendersi. +Fu accettata l'offerta, ed unitesi le non +più nemiche armate, ognun corse ad +abbracciare gli amici, a detestare gli odii +passati, e condolersi delle morti di tanti. +Giurarono i vinti fedeltà a Vitellio, e +cessarono tutti i rancori. Portata questa +lagrimevol nuova ad Ottone, dimorante +in Brescello, non mancarono già i suoi +cortigiani di animarlo, con fargli conoscere +arrivate già ad Aquileia tre legioni +della Mesia, salvate altre buone milizie +a lui fedeli, non essere disperato il caso. +Ma egli aveva già determinato di finirla, +chi credette per orrore di una guerra +civile, come attesta Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Othone, cap. 10.]</span>, chi per +poca fortezza d'animo, e chi per acquistarsi +una gloria vana con una risoluzion +generosa. Pertanto attese spiritosamente +nel resto del giorno a distribuir danaro +a' suoi domestici ed amici, a bruciar le +lettere scrittegli da varie persone contra +di Vitellio, affinchè non pregiudicassero +a chi le avea scritte, e a dar altri +ordini per la sicurezza di molti nobili +ch'erano alla sua corte <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 2, c. 48.]</span>. Prese anche +nella notte seguente un po' di sonno, ma +fu disturbato da un rumor delle guardie, +<span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272"></a>[272]</span> +che minacciavano la morte a que' senatori, +i quali d'ordine suo erano per ritirarsi, +e sopra tutto aveano assediato +<i>Virginio Rufo.</i> Uscì Ottone di camera, e +con buona maniera calmò quel tumulto. +Poscia, sul far del giorno svegliato, intrepidamente +si diede un pugnale nel +petto, e di quella ferita fra poco morì in +età di trentasette anni <span class="fnote">[Plutarcus, in Othone.]</span>. Al suo cadavero +bruciato fu data quella sepoltura +che si potè, cioè in terra, colla memoria +del solo suo nome senza titolo alcuno. +Una massa di monete d'oro, trovate sui +primi anni del secolo, in cui scrivo, sul +territorio di Brescello, fece credere ad +alcuni che fossero ivi seppellite in occasion +delle disgrazie di Ottone. Benchè +usurpator dell'imperio, e screditato per +varie sue ree qualità, cotanto era amato +dai soldati, che alcuni d'essi, non meno +in Brescello, che in Piacenza e in altri +luoghi, pel dolore accompagnarono la di +lui morte colla propria, secondo la detestabil +usanza e frenesia di quei tempi. +Dacchè i soldati, ch'erano in Brescello, +non poterono indurre Virginio Rufo ad +accettar l'imperio, si diedero ai generali +di Vitellio. In un fiero imbroglio si trovò +allora la maggior parte del senato che +Ottone avea lasciato in Modena, perchè +dall'un canto temeva oltraggi dall'armi +di Vitellio, e dall'altro i soldati di Ottone +tenendoli a vista d'occhio, e riputandoli +nemici dell'estinto principe, cercavano +pretesti per menar le mani contra +di loro. Finalmente ebbero la fortuna +di salvarsi a Bologna, dove si mostrarono +disposti a riconoscere Vitellio; ma per +qualche tempo se ne guardarono a cagion +di una falsa voce portata da Ceno, +liberto già di Nerone, che i vincitori +erano poi stati vinti. Da queste paure +non si riebbero se non allorchè arrivarono +lettere di Valente che riferirono la +vera positura degli affari. In Roma, subito +che s'intese quanto era succeduto +di Ottone, <i>Flavio Sabino</i>, fratello di Vespasiano, +fece prestar giuramento dal +<span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273"></a>[273]</span> +senato e dai soldati che ivi restavano, a +Vitellio, e il senato gli accordò tutti gli +onori consueti. +</p> + +<p> +Intanto <i>Vitellio</i>, dopo aver lasciato +ad <i>Ordeonio Fiacco</i> un corpo di milizie +per la guardia del Reno germanico, col +resto delle genti che potè raccorre, si +mise in viaggio verso l'Italia. Per istrada +intese la vittoria de' suoi e la morte +di Ottone, e che <i>Cluvio Rufo</i>, governator +della Spagna, avea ricuperate le due +Mauritanie. Arrivato a Lione, quivi trovò +non meno i vincitori che i vinti generali. +Perdonò a <i>Tiziano</i> fratello di +Ottone, perchè il conosceva per uomo +dappoco. Conservò il consolato a <i>Mario +Celso. Svetonio</i> e <i>Procolo</i> si acquistarono +la di lui grazia con una viltà, asserendo +di aver fatta consigliatamente perdere +la vittoria ad Ottone nella battaglia di Bedriaco. +Mandò Vitellio a Roma un editto, +per cui proibiva ai cavalieri il combattere +da gladiatori fra loro e contro le +fiere negli anfiteatri. Un altro ancora, +che tutti gli strologhi e indovini prima +delle calende di ottobre fossero fuori +d'Italia. Si vide attaccato nella stessa +notte un cartello, in cui essi strologhi +comandavano a lui di uscire del mondo +prima del suddetto medesimo giorno. Se +ne alterò talmente Vitellio, che qualunque +d'essi che gli capitasse alle mani, +senza processo il condannava alla morte. +Grande odiosità si tirò egli addosso +coll'aver inviato ordine che si levasse +la vita a <i>Gneo Cornelio Dolabella</i> uno +de' più illustri Romani, odiato da lui per +particolari riguardi, che, relegato ad Aquino, +era dopo la morte di Ottone ritornato +a Roma. L'ordine fu barbaramente +eseguito. Intanto a poco a poco tutte le +provincie si andarono sottomettendo a +lui; ma l'Italia era afflitta per le tante +soldatesche del medesimo Vitellio e dell'altre +che furono di Ottone. Senza disciplina +saccheggiavano, uccidevano, e sotto +l'ombra loro anche molti altri faceano +ruberie e vendette. Entrato che fu Vitellio +in Italia, trovò modo di dividere le +<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274"></a>[274]</span> +milizie (e specialmente i pretoriani) che +avevano servito ad Ottone, perchè le +conobbe malcontente ed inquiete, e a +poco a poco le andò cassando, con dar +loro delle ricompense. Venne a Cremona, +e volle coi suoi occhi vedere il campo +dove s'era data (già scorreano quaranta +giorni) la battaglia; ed avvegnachè fossero +tuttavia insepolte quelle migliaia di +cadaveri, e menasse un insopportabil +fetore, non lasciò ordine che si seppellissero; +anzi disse che <i>l'odore di un nemico +morto sapea di buono.</i> Menava seco +circa sessantamila combattenti, senza i +famigli ed altre persone destinate al +bagaglio, ch'erano più del doppio. Dovunque +passava questa gran ciurma, +lasciava lagrimevoli segni della sua rapacità +e barbarie. Verso la metà di luglio +arrivò a Roma, e, se non era distornato +da' suoi amici, volea farvi l'entrata +in abito da guerra, come in una città +conquistata. L'accompagnavano mandre +di eunuchi e commedianti, secondo la +usanza del suo maestro Nerone, e questi +ebbero poi parte agli affari. Trovata <i>Sestilia</i> +sua madre nel Campidoglio, le +diede il cognome di <i>Augusta</i>; ma ella +non se ne allegrò punto, anzi si vergognava +di avere un sì indegno imperadore +per figlio. Morì ella dipoi in quest'anno, +non si sa se per iniquità del figliuolo, o +per veleno da lei preso, prevedendo i +mali che doveano avvenire. Fece dipoi +Vitellio una nuova leva di coorti pretoriane +sino a sedici, tutte di mille uomini +per cadauna, e gente scelta. Due furono +i prefetti del pretorio, cioè <i>Publio Sabino</i> +e <i>Giulio Prisco. Valente</i> e <i>Cecina</i> potevano +tutto in corte, ma sempre fra loro +discordi. Diedesi poi questo ghiottone +Augusto, com'era il suo stile, a fare del +suo ventre un dio, ma con eccessi maggiori, +a misura della dignità e del comodo +accresciuto. Il suo mestiere cotidiano +era mangiare e bere e vomitare +per far luogo ad altri cibi e bevande. +Consumava in ciò tesori; e molti si spiantarono +per fargli de' conviti. Non istimava +<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275"></a>[275]</span> +nè lodava questo mostro se non le +azioni di Nerone, e le imitava bene +spesso, inclinando anche alla crudeltà, +di cui rapporta Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 24. Dio, lib. 64]</span> varii esempli; +e se fosse sopravvissuto molto, forse sarebbe +riuscito anche in ciò non inferiore +a lui. La maniera di guadagnarlo soleva +essere l'adulazione; ma siccome egli era +timido e sospettoso, poco ci voleva a disgustarlo. +</p> + +<p> +E fin qui abbiam veduto le due tragedie +di <i>Galba</i> e di <i>Ottone.</i> Ora è tempo +di passare alla terza. Di niuno più temeva +Vitellio che di <i>Flavio Vespasiano</i>, +generale dell'armi romane nella Giudea, +dove si continuava la guerra con apparenza +ch'egli fosse per assediar Gerusalemme. +Allorchè gli venne la nuova che +esso Vespasiano e <i>Licinio Muciano</i>, governator +della Soria, il riconoscevano +per imperadore, ne fece gran festa. Ed, +in vero, sulle prime niuno mai s'avvisò +che Vespasiano potesse arrivar all'imperio, +nè egli vi aspirava, perchè bassamente +nato a Rieti e mancante di danaro. +Si raccontavano ancora molte viltà +di lui nella vita privata; e Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 2, c. 97. Suetonius, in Vespasiano, c. 4.]</span> ci +assicura ch'egli si era tirato addosso +l'odio e il dispregio de' popoli; ma i fatti +mostrarono poi tutto il contrario. Comunque +sia, Dio l'aveva destinato a liberar +Roma dai mostri, e a punire l'orgoglio +de' Giudei implacabili persecutori +del nato Cristianesimo. Era egli per altro +dotato di molte lodevoli qualità, perchè +senza fasto, temperante nel vitto, amorevole +verso tutti, e massimamente verso +i soldati, che l'amavano non poco, ancorchè +li tenesse in disciplina; vigilante +e prudente, buono soldato e migliore +capitano. Sopra tutto veniva considerato +come amator della giustizia; la sua età +era allora d'anni sessanta. Si può giustamente +credere che dopo la morte di +Galba i più saggi de' Romani, al vedere +che i due usurpatori Ottone e Vitellio, +<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276"></a>[276]</span> +senza sapersi chi fosse il peggiore di loro, +disputavano dell'imperio, rivolgessero +i lor occhi e desiderii a Vespasiano, +e segretamente ancora l'esortassero al +trono. <i>Flavio Sabino</i> di lui fratello gran +figura faceva anch'egli, coll'essere prefetto +di Roma, e le sue belle doti maggiormente +accreditavano quelle del fratello. +O questo fosse, o pure che gli uffiziali +e soldati di Vespasiano mirando +quel che aveano fatto gli altri in Ispagna, +Roma e Germania, non volessero essere +da meno: certo è che si cominciò da essi +a proporre di far imperadore Vespasiano. +Quegli che diede l'ultima spinta +all'irrisoluzione di esso Vespasiano, +personaggio guardingo e non temerario, +fu il suddetto <i>Licinio Muciano</i> governator +della Soria, il quale dopo la morte +di Ottone gli rappresentò, che non era +sicura nè la comune lor dignità, nè la +vita sotto quell'infame imperador di +Vitellio. Si lasciò vincere in fine Vespasiano, +ed essendo entrato nella medesima +lega anche <i>Tiberio Alessandro</i> governator +dell'Egitto, fu egli il primo a proclamarlo +in Alessandria imperadore nel +dì primo di luglio <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaic., lib. 4.]</span>; e lo stesso fece +nel terzo giorno di esso mese anche la +armata della Giudea, a cui Vespasiano +promise un donativo, simile a quel di +Claudio e di Nerone. La Soria, e tutte +le altre provincie e i re sudditi di Roma +in Oriente, e la Grecia alzarono anche +esse le bandiere del novello Augusto. +Furono scritte lettere a tutte le provincie +dell'Occidente, per esortar ciascuno +ad abbandonar Vitellio, usurpatore indegno +del trono imperiale <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 2, cap. 82.]</span>. Si fece +intendere ai pretoriani cassati da Vitellio, +che questo era il tempo di farlo pentire; +e veramente costoro arrolatisi in favor +di Vespasiano, fecero di poi delle meraviglie +contra di Vitellio. +</p> + +<p> +Essendo così ben disposte le cose, e +procacciate quelle somme di denaro che +si poterono raccogliere per muovere le +<span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277"></a>[277]</span> +soldatesche, e in un gran consiglio tenuto +in Berito, fu conchiuso che <i>Muciano</i> marcerebbe +con un competente esercito in +Italia; <i>Tito</i>, figliuolo di Vespasiano, già +dichiarato <i>Cesare</i>, continuerebbe lentamente +la guerra contro ai Giudei: e <i>Vespasiano</i> +passerebbe nella doviziosa provincia +dell'Egitto, per raunar danaro, +ed affamare o provveder di grani Roma, +secondochè portasse il bisogno. <i>Muciano</i>, +uomo ambizioso, e che mirava a divenire +in certa maniera compagno di Vespasiano +nel principato, accettò volentieri +quella incumbenza. Per timore delle +tempeste non si arrischiò al mare; ma +imprese il viaggio per terra, con disegno +di passare lo stretto verso Bisanzio; al +qual fine ordinò che quivi fossero pronti i +vascelli del mar Nero. Non era molto +copiosa e possente l'armata di Muciano, +ma a guisa de' fiumi regali andò crescendo +per via: tanta era la riputazion +di Vespasiano, e l'abbominazion di Vitellio. +Nella Mesia le tre legioni che stavano +ivi a' quartieri, si dichiararono per +Vespasiano; e l'esempio d'esse seco +trasse due altre della Pannonia, e poi le +milizie della Dalmazia, senza neppur aspettare +l'arrivo di Muciano. <i>Antonio +Primo</i> da Tolosa, soprannominato <i>Becco +di Gallo</i>, forse dal suo naso (dal che +impariamo l'antichità della parola <i>Becco</i>), +uomo arditissimo <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 18.]</span>, sedizioso ed +egualmente pronto alle lodevoli che alle +malvage imprese, quegli fu che colla sua +vivace eloquenza commosse popoli e soldati +contra di Vitellio, nè aspettò gli ordini +di Vespasiano o di Muciano, per +farsi generale di quelle legioni. Che più? +Chiamati in soccorso i re degli Svevi ed +altri Barbari, e trovato che quelle milizie +nulla più sospiravano che di entrare +in Italia, per arricchirsi nello spoglio di +queste belle provincie, di sua testa con +poche truppe innanzi agli altri calò in +Italia, e fu con festa ricevuto in Aquileia, +Padova, Vicenza, Este, ed altri luoghi +di quelle parti. Mise in rotta un corpo +<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278"></a>[278]</span> +di cavalleria, ch'era postata al Foro da +Alieno, dove oggidì è Ferrara. Rinforzato +poi dalle due legioni della Pannonia +(soleva essere ogni legione composta di +seimila soldati), s'impadronì di Verona, +e quivi si fortificò. Colà ancora giunse +<i>Marco Aponio Saturnino</i> con una delle +legioni della Mesia, e concorse ad arrolarsi +sotto di Primo gran copia dei pretoriani +licenziati da Vitellio. Ancorchè +fosse sì grande il suscitato incendio, non +s'era per anche mosso l'impoltronito +Vitellio. Svegliossi egli allora solamente, +che intese penetrato il fuoco fino in Italia. +Perchè <i>Valente</i> non era ben rimesso +da una sofferta malattia, diede il comando +delle sue armi ad <i>Alieno Cecina</i>, con +ordine di marciare speditamente contra +di <i>Antonio Primo.</i> Venne Cecina con otto +legioni almeno, cioè con tali forze che +avrebbe potuto opprimerlo. Mandò parte +delle milizie a Cremona, e col più della +gente armata si portò ad Ostiglia sul Po. +Macchinando poi altre cose, perdè apposta +il tempo in iscrivere lettere di +rimproveri e minacce ai soldati di Primo, +ed intanto lasciò che arrivassero a +Verona le due altre legioni della Mesia. +Finalmente, dappoichè intese che <i>Luciano +Basso</i>, governatore della flotta di Ravenna, +con cui teneva intelligenza, verso +il di 20 d'ottobre s'era rivoltato in favor +di Vespasiano: allora, come se fosse +disperato il caso per Vitellio, si diede ad +esortare i soldati ad abbracciare il partito +di Vespasiano, e molti ne indusse a +prestar giuramento a lui, e a rompere +le immagini di Vitellio. Ma gli altri, che +non poteano sofferir tanta perfidia, e +quegli stessi che poc'anzi aveano giurato <span class="fnote">[Dio, lib. 65. Tacitus, Histor., lib. 3, cap. 13.]</span>, +presi dalla vergogna e pentiti, si +scagliarono contra di lui, senza alcun +rispetto al carattere di console, incatenato +l'inviarono a Cremona, e cominciarono +a caricar anch'essi il bagaglio, +per passare colà. +</p> + +<p> +Ad <i>Antonio Primo</i>, ch'era in Verona, +<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279"></a>[279]</span> +fu portata dalle spie l'informazione +di quanto era accaduto ad Ostiglia, e +subito fu in armi, per impedir l'unione +di quell'esercito con quel di Cremona. +Inoltratosi sino a Bedriaco, luogo fatale +per le battaglie, e circa nove miglia lungi +da quel sito, s'incontrò colle soldatesche +di Vitellio, che uscite di Cremona +venivano per unirsi con quelle d'Ostiglia. +Ciò fu circa il dì 26 di ottobre. Dopo +sanguinoso conflitto le mise in rotta, +obbligando chi scampò dalle sue spade a +rifugiarsi in Cremona. Ad alte voci allora +dimandarono i vittoriosi soldati di +andar dirittamente a Cremona, per isperanza +d'entrarvi e per avidità di saccheggiarla. +Nè gli avrebbe potuto ritenere +Primo, se non fosse giunto l'avviso che +s'appressava l'altra armata partita da +Ostiglia, e in ordinanza di battaglia. +Era già sopraggiunta la notte, e pure i +due eserciti vennero alle mani con ardore, +con fierezza inaudita, combattendo, +per quanto comportavano le tenebre, +senza distinguere talvolta chi fosse amico +o nemico. Levatasi poi la luna, cominciò +Primo a provarne del vantaggio, +perchè essa dava nel volto ai nemici. +Durò il combattimento tutto il resto +della notte, e fatto poi giorno, avendo +la terza legione, già venuta di Soria, +secondo l'uso di que' paesi, salutato il +sole con alti ed allegri <i>Viva</i>, questo rumore +fece credere a que' di Vitellio che +l'esercito di Muciano fosse arrivato, e +diede loro tal terrore, che riuscì poi facile +a Primo lo sconfiggerli ed obbligarli +alla fuga. Giuseppe <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 5, cap. 13.]</span>, narrando che dei +soldati di Vitellio in queste azioni perirono +trentamila e dugento persone, quattromila +e cinquecento di quei di Vespasiano, +verisimilmente, secondo l'uso delle battaglie, +ingrandì di troppo il racconto, nè +noi siam tenuti a prestargli fede. Bensì +possiam credere a Dione allorchè dice, +che oscurandosi talvolta la luna per +qualche nuvola, cessava il combattimento; +e che i soldati emuli vicini parlavano +<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280"></a>[280]</span> +l'uno all'altro, chi con villanie, chi con +parole amichevoli, e con detestar le +guerre civili, e con invitar l'avversario +a seguitar Vitellio o pur Vespasiano. Ma +non c'è già ragion di credere che l'uno +porgesse all'altro da mangiare e da bere, +finchè non si provi che i soldati di +allora erano sì bravi od industriosi da +portar seco anche nel furor delle zuffe +le loro bisacce al collo, coll'occorrente +cibo e bevanda. Tanto poi Dione quanto +Tacito ci assicurano che incomodando +forte una grossa petriera, con lanciar +sassi, l'esercito di Vespasiano, due coraggiosi +soldati, dato di piglio a due scudi +degli avversarii, si finsero Vitelliani; +ed arrivati alla macchina ne tagliarono +le funi, con render essa inutile, ma con +restar anch'essi tagliati a pezzi senza +che rimanesse memoria alcuna del lor +nome. Dopo lo spoglio del campo, <i>a Cremona, +a Cremona</i>, gridarono i vincitori +soldati. Bisognò andarvi. Si credevano +di saltarvi dentro, ma trovarono un impensato +ostacolo, cioè un alto e mirabil +trinceramento, fatto fuor della città nella +precedente guerra di Ottone, alla cui +difesa era accorsa quasi tutta la milizia +esistente in Cremona. Fecero delle maraviglie +i soldati di Vespasiano per superar +quel sito: tanta era la lor gola di +arrivar al sacco di quella ricca città, che +Antonio Primo avea loro benignamente +accordato: il che fatto, assalirono la città. +Con tutto che questa fosse cinta di +forti mura e torri e piena di popolo, invilirono +sì fattamente i soldati vitelliani, +che non tardarono a trattare di rendersi. +Scatenarono per questo <i>Alieno Cecina</i>, +acciocchè s'interponesse nel perdono, +ed esposero bandiera bianca. Uscì Cecina +vestito da console co' suoi littori, cioè +colle sue guardie, e passò al campo dei +vincitori, ma accolto da tutti con ischerni +e rimproveri, perchè la perfidia suol +essere pagata coll'odio d'ognuno. D'uopo +fu che <i>Antonio Primo</i> il facesse scortare, +tanto che fosse in luogo sicuro, +da potersi portare a trovar Vespasiano.; +<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281"></a>[281]</span> +Fu perdonato ai soldati di Vitellio, ma +non già all'infelicissima città allora celebre +per bellissime fabbriche, per gran +popolo, per molte ricchezze <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 3, c. 33. Dio, lib. 65.]</span>. Quarantamila +soldati, e un numero maggior di +famigli e bagaglioni, come cani v'entrarono. +Stragi e stupri senza numero; non +si perdonò neppure ai templi: tutto andò +a sacco; e in fine si attaccò il fuoco +alle case. Gli stessi soldati di Vitellio, +che prima difendeano quella città, gareggiarono +in tanta barbarie con gli altri; +anzi fecero di peggio, perchè più +pratici de' luoghi. Che vi perissero cinquantamila +di quegli innocenti e miseri +cittadini, lo scrive Dione. A me par +troppo. Gli abitanti rimasti in vita furono +tenuti per ischiavi, e poi riscattati. +Per cura di Vespasiano venne poi riedificata +e popolata di nuovo quella città. +</p> + +<p> +Vitellio intanto se ne stava in Roma +agitato, e con isfoggiata tavola, niuna +apprensione mostrando di tanti romori. +Ma quando cominciarono sul fine di ottobre +ad arrivare l'un dietro l'altro i +funesti avvisi di quanto era succeduto, +allora gli corse il freddo per l'ossa. +E poscia udendo che Antonio Primo s'era +messo in cammino per venire a Roma, +buffava, non sapea più dove si fosse, ora +pensando a far ogni sforzo per resistere, +ora a dimettere l'imperio, ed a ritirarsi +a vita privata, ora facendo il bravo con +la spada al fianco, ed ora il coniglio, con +far ridere il senato, e con trovare ormai +poca ubbidienza ne' pretoriani. Tuttavia +spedì <i>Giulio Prisco</i> ed <i>Alfeno Varo</i> con +quattordici coorti pretoriane, e tutti i reggimenti, +di cavalleria, a prendere i passi +dell'Apennino <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 3, cap. 55.]</span>, e vi aggiunse la legione +dell'armata navale: esercito sufficiente +a sostener con vigore la guerra, se +avesse avuto capitani migliori. Si postò +a Bevagna quest'armata, e colà ancora +si portò poi lo stesso Vitellio, benchè +solennissimo poltrone, per le istanze dei +<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282"></a>[282]</span> +soldati. Attediossi ben presto di quel +soggiorno, e venutagli poi nuova che +<i>Claudio Faentino</i> e <i>Claudio Apollinare</i> +aveano indotta alla ribellione l'armata +navale del Miseno, e le città circonvicine, +se ne tornò a Roma, ed inviò +<i>Lucio Vitellio</i> suo fratello ad occupar +Terracina per opporsi da quella banda +ai ribelli. Ma <i>Antonio Primo</i> colle milizie +fedeli a Vespasiano, alle quali egli +permetteva il far quante insolenze ed +iniquità volevano nel viaggio, passò l'Apennino. +Pervenuto che fu a Narni, se +gli arrenderono la legione e le coorti +inviate contra di lui da Vitellio. E pur +Vitellio in sì duro frangente seguitava a +starsene con tal torpedine in Roma, +che la gente sapea bensì esser egli il principe, +ma parea di non saperlo egli stesso. Ogni +dì nuove, l'una più dell'altra cattive. A +<i>Fabio Valente</i> suo generale, ch'era stato +preso nell'andar nelle Gallie, e rimandato +ad Urbino, tagliata fu la testa, per +far conoscere ai Vitelliani falsa una voce, +ch'egli avesse messa in armi la Germania +e Gallia contra di Vespasiano. Vero +all'incontro era che anche le Spagne, le +Gallie e la Bretagna riconobbero Vespasiano +per imperadore. Poc'altro che +Roma ormai non restava a Vitellio; +e però <i>Flavio Sabino</i>, fratello di Vespasiano, +che fin qui era stato prefetto della città, +con fedeltà e buona intelligenza di +Vitellio, desiderando di salvar Roma da +più gravi disordini, avea proposto dei +temperamenti a Vitellio stesso, per salvargli +la vita. Altrettanto aveano fatto con +lettere <i>Muciano</i> e <i>Primo</i>; e già s'era in +concerto che Vitellio, deponendo l'impero, +ne riceverebbe in contraccambio +un milione di sesterzii e terre nella Campania. +In fatti egli nel dì 18 di dicembre, +uscito di palazzo in abito nero co' suoi +domestici, e col figliuolo tuttavia fanciullo, +piangendo dichiarò al popolo che per +bene dello Stato egli deponeva il comando; +ma nel voler consegnare la spada +al console <i>Cecilio Semplice</i>, nè questi +nè gli altri la vollero accettare. A tale +<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283"></a>[283]</span> +spettacolo commosso il popolo protestò +di non volerlo sofferire; ma scioccamente, +perchè tutto si rivolse poscia +in danno della città e rovina maggior +di Vitellio. Trovavasi in questo mentre +un'assemblea de' primi senatori, +cavalieri ed uffiziali militari presso <i>Flavio Sabino</i>, <span class="fnote">[Dio, lib. 65. Tacitus, Histor., lib. 3, cap. 69.]</span> +trattando del buono stato di Roma, +colla persuasione che veramente +fosse seguita, o che seguirebbe la +rinunzia di Vitellio. Alla nuova dell'abortito +trattato, fu creduto bene che <i>Sabino</i> +andasse al palazzo per esortare o +forzar Vitellio a cedere. Andò egli accompagnato +da una buona truppa di soldati; +ma per via essendosi incontrato +colla guardia de' Tedeschi, si venne ad un +picciolo combattimento. Salvossi Sabino +nella rocca del Campidoglio con alcuni +senatori e cavalieri, e co' due suoi figliuoli +<i>Sabino</i> e <i>Clemente</i>, e con <i>Domiziano</i> +figlio minore di Vespasiano. Quivi assediato +fece una meschina difesa; v'entrarono +i Germani, ed appiccato il fuoco +al Campidoglio (non si sa da chi), si vide +ridotto in cenere quell'insigne luogo, +con perir tante belle memorie che ivi +erano: accidente sommamente compianto +dal popolo romano. Fuggirono di là +<i>Domiziano</i>, i figli di <i>Sabino;</i> non già +l'infelice <i>Sabino</i>, che, preso dai Germani +insieme con <i>Quinzio Attico</i> console, fu +condotto carico di catene davanti a Vitellio. +Si salvò <i>Attico;</i> ma <i>Sabino</i>, uomo +di gran credito e di raro merito, e fratello +maggiore di <i>Vespasiano</i>, sotto le furiose +spade di que' soldati perdè la vita: +del che più che d'altro s'afflisse dipoi +<i>Vespasiano</i>, ma non già <i>Muciano</i> che il +riguardava come ostacolo all'ascendente +della sua fortuna. +</p> + +<p> +Antonio <i>Primo</i>, informato di queste +lagrimevoli scene, mosse allora il suo +campo alla volta di Roma, dove si trovò +all'incontro la milizia di Vitellio, e lo +stesso popolo in armi. Giacchè egli e +<i>Petilio Cereale</i> non vollero dar orecchio +alle proposizioni di qualche accordo, varii +<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284"></a>[284]</span> +combattimenti seguirono, favorevoli ora +all'una ed ora all'altra parte; ma finalmente +rimasero superiori quei di Vespasiano. +Furono presi varii luoghi di +Roma, e il quartiere de' pretoriani, commessi +molti saccheggi colle consuete appendici, +e strage di tanta gente, che Giuseppe <span class="fnote">[Joseph., de Bel. Jud., lib. 4, cap. 42. Dio, lib. 65.]</span> +e Dione la fanno ascendere a +cinquantamila persone <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 16.]</span>. Veggendosi +allora a mal partito Vitellio, dal palazzo +fuggì nell'Aventino, con pensiero di andarsene +nel dì seguente a trovar <i>Lucio</i> +suo fratello a Terracina. Ma sul falso +avviso che non erano disperate le cose, +tornò al palazzo, e trovato poi che ognun +se n'era fuggito, preso un vile abito, con +una cintura piena d'oro, andò a nascondersi +nella cameretta del portinaio, oppur +nella stalla de' cani, da più di uno +de' quali fu anche morsicato. A nulla gli +servì questo nascondiglio. Scoperto da +un tribuno, per nome <i>Giulio Placido </i>, ne +fu estratto, e con una corda al collo, colle +mani legate al di dietro, fu menato per +le strade, dileggiato, e con picciole punture +trafitto in varie forme dai soldati, +ed ingiuriato dal popolo, senzachè alcuno +compassion ne mostrasse; anzi correndo +ognuno a rovesciar le sue statue +sotto gli occhi di lui. Credette di fargli +servigio un soldato tedesco, per levarlo +da tanti obbrobrii, e gli lasciò sulla testa +un buon colpo: il che fatto, si ammazzò +da sè stesso, ovvero, come si ha da Tacito, +fu ucciso dagli altri. Terminò la sua +vita <i>Vitellio</i>, coll'essere gittato giù per +le scale gemonie; il cadavero suo fu coll'uncino +strascinato al Tevere, e la sua +testa portata per tutta la città. Era in +età di cinquantasette anni; e questo frutto +riportò egli dalla sconsigliata sua ambizione, +alzato da chi nol conosceva a sì +sublime grado, ed abborrito da chi sapea +di sua vita, riguardandolo per troppo +indegno dell'imperio, e certamente incapace +di sostenerlo con tanto perversi +<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285"></a>[285]</span> +costumi e sì grande poltroneria. Restò +bensì libera Roma dall'usurpatore Vitellio, +ma non già dalle atroci pensioni della +guerra civile. Per lungo tempo durarono +i saccheggi e gli omicidii. Maltrattato +era chiunque fu amico di Vitellio, e +sotto questo pretesto si estendeva ad altri +la feroce avidità dei vittoriosi e licenziosi +soldati: in una parola, tutto era lutto, +confusione e lamenti in Roma ed altrove. +Ancorchè <i>Domiziano</i>, figlio di Vespasiano, +fosse ornato immediatamente col +nome di <i>Cesare</i>, pure niun rimedio apportava, +intento solo a sfogar le passioni +proprie della scapestrata gioventù. <i>Lucio +Vitellio</i>, fratello dell'estinto Augusto, +venne ad arrendersi colle sue soldatesche, +sperando pure miglior trattamento; ma +restò anch'egli barbaramente ucciso. +Fece lo stesso fine <i>Germanico</i>, piccolo +figliuolo del medesimo imperadore. Subito +che si potè raunare il senato, furono +decretati a <i>Flavio Vespasiano</i> tutti gli +onori soliti a godersi dagl'imperadori +romani. E bisogno ben grande v'era di +un sì fatto imperadore, sì per rimettere +in calma la sconcertata Roma ed Italia, +come ancora per dar sesto alla Germania +e Gallia dove <i>Claudio Civile</i> avea mosso dei +gravi torbidi che accenneremo fra poco. +Guerra eziandio era nella Giudea, guerra +nella Mesia e nel Ponto. Sovrastavano +perciò danni e pericoli non pochi alla romana +repubblica, se non arrivava a reggerla +un Augusto, che per senno e per +valore gareggiasse coi migliori. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXX" id="LXX"></a>LXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Flavio Vespasiano</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> imperad. per la seconda volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> suo figliuolo. +</p> + +<p> +Ancorchè fossero lontani da Roma +<i>Vespasiano</i> Augusto e <i>Tito</i> suo figlio, +dichiarato anch'esso <i>Cesare</i> dal senato, +pure, per onorare i principii di questo +nuovo imperadore, furono amendue promossi +<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286"></a>[286]</span> +al consolato, in cui procederono +per tutto giugno. In essa dignità ebbero +per successori nelle calende di luglio <i>Marco +Licinio Muciano</i> e <i>Publio Valerio Asiatico:</i> +e poscia a questi nelle calende di +novembre succederono <i>Lucio Annio Basso</i> +e <i>Caio Cecina Peto.</i> Dacchè <span class="fnote">[Tacit., Histor., lib. 4. Dio, lib. 66.]</span> nell'anno +precedente giunse a Roma <i>Muciano</i>, +prese egli il governo, facendo quel che gli +parea sotto nome di Vespasiano. +V'interveniva anche <i>Domiziano Cesare</i>, figliolo +dell'imperadore, per dar colore +agli affari; ma quantunque egli prendesse +molte risoluzioni per le istigazioni +degli amici, pure l'autorità era principalmente +presso Muciano, uomo di smoderata +ambizione, che s'andava vantando +d'aver donato l'imperio a Vespasiano, +e di essere come fratello di lui, e +facendo perciò alto e basso, come s'egli +stesso fosse l'imperadore. Certo la sua +prima cura fu quella di metter fine all'insolenza +dei soldati, e di ridurre la quiete +primiera nella città. Ma un'altra maggiormente +n'ebbe per adunar danaro il +più che si potea, per rinforzare il pubblico +fallito erario, dicendo sempre <i>che +la pecunia era il nerbo del Principato</i>; +nè rincresceva di tirar sopra di sè l'odiosità +delle esazioni, e di risparmiarla a +Vespasiano, perchè ne profittava non poco +anch'egli per sè stesso. Recavano +a lui gelosia <i>Antonio Primo</i>, divenuto in +gran credito, per aver egli abbassato Vitellio; +ed <i>Arrio Varo</i>, perchè alzato alla +potente carica di prefetto del pretorio. +Quanto a <i>Primo</i>, il caricò di lodi nel senato, +gli mostrò gran confidenza, gli fece +sperare il governo della Spagna Taraconense, +promosse agli onori varii di lui +amici; ma nello stesso tempo mandò +lungi da Roma le legioni che aveano dell'amore +per lui, e fece restar lui in secco. +Andò Primo a trovar Vespasiano, +che il ricevè con molte carezze; ma Muciano, +con rappresentarlo uomo pericoloso +a ragion della sua arditezza, e con +rilevar gli abbominevoli disordini da lui +<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287"></a>[287]</span> +permessi in Cremona, Roma ed altrove, +per guadagnarsi l'affetto de' soldati, gli +tagliò in fine le gambe <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 4, cap. 69.]</span>. Per conto di +<i>Varo</i>, gli tolse la prefettura del pretorio, +dandogli quella dell'annona, e sostituì +nella prima carica <i>Clemente Aretino</i>, parente +di Vespasiano. +</p> + +<p> +Allorchè si compiè la tragedia di Vitellio, +si trovava <i>Vespasiano</i> in Egitto, +<i>Tito</i> suo figliuolo nella Giudea. Non sì +tosto ebbe Vespasiano avviso di quanto +era avvenuto, che spedì da Alessandria +a Roma una copiosa flotta di navi cariche +di grano, perchè le soprastava una +terribil carestia, e l'Egitto da gran tempo +era il granaio de' Romani, affinchè +quel gran popolo abbondasse di vettovaglia. +Se vogliam credere a Filostrato <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon. Tyan.]</span>, +Vespasiano fece di gran bene all'Egitto, +con dare un saggio regolamento a quel +paese, esausto in addietro per le soverchie +imposte, Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> all'incontro attesta +che gli Alessandrini, i quali si +aspettavano delle notabili ricompense, +per essere stati i primi ad acclamarlo +imperadore, si trovarono delusi, perchè +egli volle da loro buone somme di danaro, +esigendo gli aggravii vecchi non pagati, +senza esentarne nè meno i poveri, ed +imponendone di nuovi. Questo era il solo +difetto o vizio (se pure, come diremo, +tal nome gli competeva) che s'avesse +Vespasiano. Perciò il popolo di Alessandria, +popolo per altro avvezzo a dir quasi +sempre male de' suoi padroni, se ne +vendicò con delle satire, e con caricarlo +d'ingiurie e di nomi molto oltraggiosi. +Perciò vi mancò poco che Vespasiano, +quantunque principe savio ed +amorevole, non li gastigasse a dovere; +e l'avrebbe fatto, se Tito suo figliuolo +non si fosse interposto, per ottener +loro la grazia, con rappresentare al +padre, «che i saggi principi fanno quel +che debbono, o credono ben fatto, +e poi lasciano dire.» Nella state venne +<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288"></a>[288]</span> +Vespasiano Augusto alla volta di Roma. +Arrivato a Brindisi, vi trovò Muciano, +ch'era ito ad incontrarlo colla primaria +nobiltà di Roma. Trovò a Benevento il +figliuolo <i>Domiziano</i>, che già aveva cominciato +a dar pruove del perverso suo naturale, +con varie azioni ridicole, o con +prepotenze. Perchè egli nella lontananza +del padre si era arrogata più autorità +che non conveniva, e trascorreva anche +in ogni sorta di vizii: Vespasiano in collera +parea disposto a de' gravi risentimenti +contra di questo scapestrato figliuolo <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 4, cap. 52.]</span>. +Il buon Tito suo fratello fu quegli +che perorò per lui, e disarmò l'ira del +padre. Non lasciò per questo Vespasiano +di mortificar la superbia di esso Domiziano. +Accolse poi gli altri tutti con gravità +condita di cordiale amorevolezza, +trattando non da imperadore, ma come +persona privata con cadauno. Aveva egli +molto prima inviato ordine a Roma, che +si rifabbricasse il bruciato Campidoglio, +dando tal incombenza a <i>Lucio Vestino</i>, +cavaliere di molto credito. Nel dì 21 +di giugno s'era dato principio a sì importante +lavoro con tutto il superstizioso +rituale e le cerimonie di Roma pagana, +con essersi gittate ne' fondamenti assai +monete nuove e non usate, perchè così +aveano decretato gli aruspici. Giunto da +lì a non molto Vespasiano a Roma, per +meglio autenticar la sua premura per +quella fabbrica, e per alzar quivi un +sontuoso tempio <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, c. 8.]</span>, fu dei primi a portar +sulle sue spalle alquanti di que' rottami; +e volle che gli altri nobili facessero +altrettanto, affinchè dal suo e loro +esempio si animasse maggiormente il +popolo all'impresa. E perciocchè nell'incendio +d'esso Campidoglio erano perite +circa tremila tavole di rame, o sia di bronzo, +cioè le più preziose antichità di Roma, +perchè in simili tavole erano intagliate le +leggi, i decreti, le leghe, le paci e gli altri +atti più insigni del senato e del popolo +romano fin dalla fondazione di Roma, +<span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289"></a>[289]</span> +comandò che se ne ricercassero diligentemente +quelle copie che si potessero +ritrovare, e di nuovo s'incidessero in +altre tavole. Parimente ordinò Vespasiano +che fosse restituita la buona fama a +tutti i condannati al tempo di Nerone <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>, +e sotto i tre susseguenti Augusti, e la +libertà a tutti gli esiliati che si trovassero +vivi; e che si cassassero tutte le +accuse de' tempi addietro. Cacciò eziandio +di Roma tutti gli strologhi, gente +perniciosa alle repubbliche, quantunque +egli non disprezzasse quest'arte vana, e +tenesse in sua corte uno di tali pescatori +dell'avvenire, stimandolo il più perito +degli altri. E si sa ch'egli, a requisizione +di un certo Barbillo strologo, concedette +al popol di Efeso di poter fare il +combattimento appellato sacro: grazia +da lui non accordata ad altre città. +</p> + +<p> +Due guerre di somma importanza +ebbero in questi tempi i Romani, l'una +in Giudea, l'altra nella Gallia e Germania. +Diffusamente è narrata la prima da +Giuseppe Ebreo; l'una e l'altra da Cornelio +Tacito. Io me ne sbrigherò in poche +parole. Famosissima è la guerra. +Avea quel popolo, ingrato e cieco, ricompensato +il Messia, cioè il divino Salvator +nostro, di tanti suoi benefizii, con +dargli una morte ignominiosa; avea perseguitata +a tutto potere fin qui la nata +santissima religione di Cristo. Venne il +tempo, in cui la giustizia di Dio volle lasciar +piombare sopra quella sconoscente +nazione il gastigo, già a lei predetto dallo +stesso Signor nostro <span class="fnote">[Joseph., lib. 5 de bello Judaico.]</span>. S'erano ribellati +i Giudei all'imperio romano, e +per una vittoria da loro riportata contro +<i>Cestio</i>, parea che si ridessero delle forze +romane <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 5.]</span>. Vespasiano, irritato forte +contra di loro, spedì <i>Tito</i> suo figliuolo +nella primavera dell'anno presente per domarli. +Gerusalemme era in quei tempi +una delle più belle; forti e ricche città +dell'universo, perchè i Giudei, sparsi in +<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290"></a>[290]</span> +gran copia per l'Asia e per l'Europa, +faceano gara di divozione per mandar +colà doni al tempio e limosine di danari. +Per dar anche a conoscere Iddio più visibilmente +che dalla sua mano veniva +il gastigo, Tito andò ad assediarla in +tempo che un'infinità di Giudei era, secondo +il costume, concorsa colà per celebrarvi +la Pasqua: nel qual tempo appunto +aveano crocifisso l'umanato figliuol +di Dio. Che sterminato numero di +essi per giusto giudizio di Dio si trovasse +ristretto in quella città, come in prigione, +si può raccogliere dal medesimo loro +storico Giuseppe, il quale asserisce che, +durante quell'assedio, vi perì un milione +e centomila Giudei, per fame e per la +peste. Sanguinosi combattimenti seguirono; +ostinato quel popolo mai non volle +ascoltar proposizioni di pace e di arrendersi. +Avvegnachè riuscisse al copiosissimo +esercito romano di superar le +due prime cinte di muro di quella città, +la terza nondimeno, più forte dell'altre, +fu sì bravamente difesa dagli assediati, +che Tito perdè la speranza di espugnar +la città colla forza, e si rivolse al partito +di vincerla con la fame. Un prodigioso +muro con fosse e bastioni di +circonvallazione fatto intorno a Gerusalemme +tolse ad ognuno la via a fuggirsene. +Però una orribil fame, e la peste +sua compagna, entrate in Gerusalemme, +vi faceano un orrido macello di quegli +abitanti; i quali anche discordi fra loro +e sediziosi, piuttosto amavano di vedere +e sofferire ogni più orribile scempio, che +di suggettarsi di nuovo al popolo romano. +Non si può leggere senza orrore la +descrizione che fa Giuseppe di quella +deplorabil miseria, a cui difficilmente si +troverà una simile nelle storie. Immense +furono le ruberie e le crudeltà di quei +che più poteano in quella città; le centinaia +di migliaia di cadaveri accrescevano +il fetore e le miserie di coloro che restavano +in vita; faceano i falsi profeti e +i tiranni interni più male al popolo +che gli stessi Romani. Ma nel dì 22 di luglio +<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291"></a>[291]</span> +il tempio di Gerusalemme, fu preso, e +con tutta la cura di Tito Cesare, perchè +si conservasse quell'insigne e ricchissimo +edificio, Dio permise che gli stessi Giudei +vi attaccassero il fuoco, e si riducesse +in un monte di sassi e di cenere. S'impadronì +poi Tito della città alta e bassa +nel mese di settembre colla strage e +schiavitù di quanti si ritrovarono vivi. +Non solo il tempio, ma anche la città, +parte dalle mani de' vincitori, parte dal +fuoco furono disfatti ed atterrati; e +quella gran città rimase per molto tempo +un orrido testimonio dell'ira di Dio, +siccome la dispersion di quel popolo +senza tempio, senza sacerdoti, che noi +tuttavia miriamo, fa fede, quello non +essere più il popolo di Dio, siccome aveano +predetto i profeti. +</p> + +<p> +L'altra guerra, che i Romani sostennero +in questi tempi, ebbe principio nella +Batavia, oggidì Olanda, sotto Vitellio <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 4.]</span>. +<i>Claudio Civile</i>, persona di sangue reale, +di gran coraggio, avendo prese l'armi, +stuzzicò quei popoli, e i circonvicini +ancora, a rivoltarsi contra de' Romani +e di Vitellio, con apparenza nondimeno +di sostenere il partito di Vespasiano. +Diede sul Reno una rotta ad <i>Aquilio</i> generale +de' Romani, e al suo fiacco esercito. +Questa vittoria fece voltar casacca +a molte delle soldatesche, le quali ausiliarie +militavano per l'imperio, e commosse +a ribellione altri popoli della Germania +e della Gallia; e però cresciute +le forze a Claudio Civile, non riuscì a +lui difficile il riportare altri vantaggi. Ma +dopo la morte di Vitellio, i ministri di +Vespasiano inviarono gran copia di gente +per ismorzar quell'incendio. <i>Annio +Fallo</i> e <i>Petilio Cereale</i> furono scelti per +capitani di tale impresa. Andò innanzi +il terrore di quest'armata, e cagion fu +che la parte rivoltata della Gallia tornasse +all'ubbidienza. Furono ripigliate alcune +città colla forza, date più sconfitte +a Civile e a' suoi seguaci, tanto che tutti +a poco a poco si ridussero a piegare il +<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292"></a>[292]</span> +collo, e a ricorrere alla clemenza romana. +<i>Domiziano Cesare</i> in questa occasione, +bramoso di non essere da meno di +Tito suo fratello, volle andare alla guerra; +e <i>Muciano</i>, per paura che questo +sfrenato ed impetuoso giovane non commettesse +qualche bestialità in danno dell'armi +romane, giudicò meglio, di accompagnarlo. +Seppe poi con destrezza +fermarlo a Lione sotto varii pretesti, +tanto che si mise fine a quella guerra, +senzachè egli vi avesse mano; e poscia; +il ricondusse in Italia, acciocchè andasse +ad incontrar il padre Augusto, il quale; +siccome già dicemmo, venne a Roma +nell'anno, presente, e fu ricevuto con +gran magnificenza dappertutto. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXI" id="LXXI"></a>LXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Flavio Vespasiano</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la terza volta, e <span class="sc">Marco Cocceio Nerva</span>. +</p> + +<p> +Nerva, collega dell'imperadore nel +consolato, divenne anch'egli col tempo +imperadore. Non tennero essi consoli se +non per tutto febbraio quella dignità, e +ad essi succederono, nelle calende di +marzo, <i>Flavio Domiziano Cesare</i>, figliuolo +di Vespasiano, e <i>Gneo Pedio Casto</i>. Merito +grande s'era acquistato <i>Tito Cesare</i> +presso il padre per la guerra gloriosamente +terminata nella Giudea. Maggior +anche era il merito de' suoi dolci costumi <span class="fnote">[Sveton., in Tito, cap. 5.]</span>. +Cotanto si faceva egli amar +dai soldati, che, dopo la presa di Gerusalemme, +l'armata romana, gli diede il +titolo militare d'imperadore; e volendo +egli venire a Roma, cominciarono tutti +con preghiere, e poi con minacce, a gridare +o che restasse egli, o che tutti li +conducesse seco. Per questo e per qualche +altro barlume insorse sospetto presso +della gente maliziosa ch'egli nudrisse dei +disegni di rivoltarsi contra del padre: il +<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293"></a>[293]</span> +che giammai a lui non cadde in pensiero. +Ne fu anche informato Vespasiano; ma +siccome egli avea troppe prove dell'onoratezza +del figliuolo, così non ne fece +caso; anzi udito che già egli era in viaggio, +il fece dichiarar suo collega nell'imperio, +e compagno anche nella podestà +tribunizia, ma senza conferirgli i titoli +di <i>Augusto</i> e <i>Padre della Patria.</i> Questi +onori equivalevano allora alla dignità +dei re de' Romani de' nostri giorni, ed +erano un sicuro grado per succedere al +padre Augusto nella piena dignità ed +autorità imperiale <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon. Tyaneo.]</span>. Passando per la +Città di Argos, volle Tito abboccarsi con +<i>Apollonio Tianeo</i>, filosofo di gran grido +in questi tempi, e di cui molte favole +hanno spacciato i Gentili. Il pregò di +dargli alcune regole per saper ben governare. +Altro non gli diss'egli, se non +d'imitar Vespasiano suo padre, e di ascoltar +con pazienza Demetrio filosofo +cinico, che facea professione di dir liberamente, +e senz'adulazione o rispetto di +alcuno, la verità; e che non s'inquietasse, +se l'avesse ripreso di qualche fallo. +Tito promise di farlo. Sarebbe da desiderare +un filosofo sì fatto, e con tale +autorità in ogni corte; e fors'anche in +ogni paese si troverebbe volendolo. Ma +è da temere che non si trovassero poi +tanti Titi. Ebbe Tito sentore per istrada +delle relazioni maligne portate di lui al +padre (e forse n'era stato sotto mano +autore l'invidioso Domiziano) con fargli +anche sospettare che Tito non verrebbe, +perchè macchinava cose più grandi. +Allora egli s'affrettò, e in una nave +da carico, quando men s'aspettava, arrivò +in corte; e quasi rimproverando il +padre ch'era uscito in fretta ad incontrarlo, +un po' agramente gli disse: <i>Son +venuto, Signor e Padre, son venuto.</i> +</p> + +<p> +Fu decretato il trionfo dal senato +tanto a Vespasiano, quanto al figliuolo, +e separatamente per la vittoria giudaica. +Ma Vespasiano che amava il risparmio +<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294"></a>[294]</span> +in tutte le occorrenze, nè potea sofferir +tanta spesa, si contentò d'un solo che +servisse ad amendue. Non s'era mai veduto +in addietro un padre trionfar con +un figlio: si vide questa volta. Memoria +di questo trionfo tuttavia abbiamo nell'arco +di Tito in Roma, dato anche alle +stampe dal Bellorio, e vi si mira portato +l'aureo candelabro del tempio di Gerusalemme. +L'essersi felicemente terminate +le guerre della Giudea e Germania, diede +campo a Vespasiano di fabbricar il tempio +della Pace, e di chiudere quello di +Giano; giacchè per tutto l'imperio romano +si godeva un'invidiabil calma. +Questa specialmente tornò a fiorire in +Roma insieme colla giustizia, per tanti +anni in addietro bandita da essa, e vi +risorse la quiete degli animi e l'allegria: +tutti effetti del saggio e dolce governo di +Vespasiano. Buon concetto si avea nei +tempi andati di questo personaggio; ma, +divenuto imperadore; superò di lunga +mano l'aspettazion di ognuno <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 8.]</span>. Imperocchè +tosto si accinse egli con vigore +a ristabilire Roma e l'imperio, che tanto +aveano patito sotto i precedenti, o principi +o tiranni; nè si diede mai posa, finchè +visse, per levare i disordini, e per +abbellire quella gran città. Chiara cosa +essendo che i passati affanni principalmente +erano proceduti dall'avidità, insolenza +e poca disciplina de' soldati, e +soprattutto de' pretoriani, vi rimediò col +cassare la maggior parte di quei di Vitellio, +ed esigere rigorosamente la buona +disciplina dai suoi propri. Per assicurarsi +meglio del pretorio, cioè delle +guardie del palazzo, con istupore di +ognuno, creò lo stesso <i>Tito</i>, suo figliuolo +e collega, prefetto del pretorio: carica +sempre innanzi esercitata dai cavalieri, +e che perciò divenne col tempo la più +insigne ed apprezzata dopo la dignità +imperiale <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>. La vita di Vespasiano era +senza fasto. Il venerava ognuno come +signore, ed egli amava all'incontro di +<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295"></a>[295]</span> +comparir verso tutti piuttosto concittadino, +e come persona tuttavia privata. +Di rado abitava nel palazzo, più spesso +negli orti sallustiani, luogo delizioso. +Dava quivi benignamente udienza non +solo ai senatori, ma agli altri ancora di +qualsivoglia grado. Vigilantissimo, soleva +avanti giorno, stando in letto, leggere le +lettere e le memorie a lui presentate, +ammettere i suoi familiari ed amici, +quando si vestiva, e favellar con loro +delle cose occorrenti. Uno di questi era +<i>Plinio il Vecchio</i> <span class="fnote">[Plinius Junior, lib. 4, epist. 5.]</span>. Anche andando per +istrada non rifiutava di parlare con chi +avea bisogno di lui. Fra il giorno stavano +aperte a tutti e senza guardia le porte +della sua abitazione. Sempre interveniva +al senato, mostrando il convenevol +rispetto a quell'ordine insigne, nè v'era +affare d'importanza che non comunicasse +con loro. Sovente ancora, andava +in piazza a rendere giustizia al popolo. E +qualora per la sua avanzata età non potea +portarsi al senato, gli partecipava i +suoi sentimenti in iscritto, e incaricava +i suoi figliuoli di leggerli. Nè solamente +in ciò dava egli a conoscere la stima +che facea del senato, ma eziandio col +voler sempre alla sua tavola molti dei +senatori, e coll'andar egli stesso non +rade volte a pranzare in casa degli amici +e dei familiari suoi. Sapeva dir delle burle, +e pungere con grazia; nè s'avea a +male, se altri facea lo stesso verso di +lui. Dilettavasi massimamente di praticar +colle persone savie, per le quali non vi +era portiera, e fu udito dire <span class="fnote">[Philostratus, in Vita Apollonii Tyan.]</span>: <i>Oh potess'io +comandare a dei saggi, e che anche +i saggi potessero comandare a me!</i> +Non mancavano neppure in que' tempi +pasquinate e satire contro di lui; ma +egli, benchè, ne fosse avvertito, non se +<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296"></a>[296]</span> +ne alterava punto, seguitando, ciò non +ostante, a far ciò che riputava utile alla +repubblica. Allorchè Vespasiano era in +Grecia col pazzo Nerone <span class="fnote">[Dio, lib. 66. Suetonius, in Vespasiano, cap. 14.]</span>, vedendolo +un dì nel teatro prorompere in parole, +e gesti indecenti alla sua dignità, non +seppe ritenersi dal fare un cenno di stupore +e disapprovazione. Febo, liberto di +Nerone, osservato ciò, se gli accostò, e +dissegli che un par suo non istava bene +in quel luogo. <i>Dove, volete ch'io vada?</i>, +disse allora Vespasiano. E il superbo ed +insolente liberto replicò, <i>che andasse alle +forche.</i> Costui ebbe tanto ardire di +presentarsi, davanti a lui, già divenuto +imperadore, per addurre delle scuse. +Altro male non gli fece Vespasiano, se +non di dirgli, <i>che se gli levasse davanti, +e andasse alle forche</i>. Con rara pazienza +sofferiva egli che gli si dicesse la verità, +e godeva quel bel privilegio, tanto esaltato +da Cicerone in Giulio Cesare, di +dimenticar le ingiurie. Maritò molto decorosamente +tre figliuole di Vitellio; e +benchè si trovasse più d'uno che macchinò +congiure contra di un principe +sì buono, contuttociò niuno mai gastigò +se non coll'esilio, solendo anche dire, +<i>che compativa la pazzia di coloro, i quali +aspiravano all'imperio, perchè non +sapevano che aggravio e spine l'accompagnassero</i>. +Però sua usanza fu di guadagnar +coi benefizii, e non di rimeritar coi +gastighi, chi era stato ministro della crudeltà +de' tiranni, perchè volea credere +che avessero così operato più per paura +che per malizia. E questo per ora basti +de' costumi di Vespasiano. Ne riparleremo +andando innanzi, come potremo, +giacchè si son perdute le storie di Tacito, +e con ciò a noi manca il filo cronologico +delle azioni di questo principe. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297"></a>[297]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXII" id="LXXII"></a>LXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Vespasiano Augusto</span> per la quarta volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Dappoichè <i>Muciano</i> venuto a Roma +cominciò a godere de' primi onori, il governo +della Siria fu dato da Vespasiano +a <i>Cesennio Peto.</i> Scriss'egli a Roma, che +<i>Antioco re della Comagene</i>, il più ricco +dei re sudditi di Roma, con <i>Epifane</i> suo +figliuolo teneva dei trattati secreti con +<i>Vologeso</i> re dei Parti, disegnando di rivoltarsi. +Dubita Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 7.]</span>, se +Antioco fosse di ciò innocente, o reo, ed +inclina piuttosto al primo. Peto gli volea +poco bene; e potè ordir questa trama. +Vespasiano, a cui troppo era difficile il +chiarire la verità, nè volea trascurar +l'affare, essendo di somma importanza +quella provincia per le frontiere della +Soria e dell'imperio romano: mandò +ordine a Peto di far ciò ch'egli credesse +più convenevole, e giusto in tal congiuntura. +Pertanto unitosi quel governatore +con <i>Aristobolo re di Calcide</i>, e con <i>Soemo +re di Emessa</i>, entrò coll'esercito +nella Comagene. A questa inaspettata mossa +Antioco si ritirò con tutta la sua famiglia, +e senza voler far fronte all'armi romane, +lasciò che Peto entrasse in Samosata +capitale dei suoi Stati. Epifane e Callinico +suoi figliuoli, prese le armi, fecero +qualche resistenza; ma tardarono poco i +lor soldati a rendersi ai Romani. Si rifuggirono +essi alla corte di Vologeso, +re dei Parti, che gli accolse, non già come +esiliati, ma come principi. Antioco +lor padre fuggì nella Cilicia. Peto inviò +gente, a cercarlo, ed essendo stato colto +a Tarsi, fu caricato di catene, per essere +condotto a Roma. Nol permise Vespasiano, +e spedì ordini che fosse rimesso in +libertà, e che potesse abitare a Sparta, +dove gli facea somministrar tutto l'occorrente, +<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298"></a>[298]</span> +acciocchè vivesse da par suo. +Per intercessione poi di Vologeso, ai +di lui figliuoli fu permesso di venire a Roma. +Vi venne anche Antioco, e tutti riceverono +trattamento onorevole, senza più +riaver quegli Stati. Siamo assicurati da +Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Vespasiano, c. 8.]</span> che la Comagene, siccome +ancora la Tracia, la Cilicia e la Giudea +furono ridotte in provincie sotto Vespasiano, +cioè immediatamente governate +dagli uffiziali romani. Ma non tutto ciò +avvenne sotto il presente anno. Fece in +questi tempi Vologeso re de' Parti istanza +d'aiuti ai Vespasiano, perchè gli Alani, +feroce popolo della Tartaria, entrati +nella Media, obbligarono a fuggirne <i>Pacoro +re</i> di quel paese, e <i>Tiridate re dell'Armenia</i>, +minacciando anche il dominio +di Vologeso. Non si volle mischiar Vespasiano +negli affari di que' Barbari; e +forse di qua venne qualche alterazion di +animo fra di loro. Sappiamo da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, +aver quel superbo re scritta una lettera +con questo titolo: <i>Arsace re dei re a +Vespasiano</i>, senza riconoscerlo per imperador +de' Romani. Vespasiano, lungi +dal farne rimprovero o doglianza alcuna, +gli rispose nel medesimo tenore: <i>Ad Arsace +re dei re, Vespasiano</i>. Credesi <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, c. 17.]</span> +che in questi tempi avvenisse qualche +guerra nella Bretagna, dov'era andato +per governatore <i>Petilio Cereale</i>, con far +quivi l'armi romane nuove conquiste. +</p> + +<p> +Seguitava intanto Vespasiano a far +dei saggi regolamenti <span class="fnote">[Suet., in Vespasiano, c. 9.]</span> per levare gli abusi, +e rimettere il buon ordine in Roma. +Osservate alcune persone indegne ne' due +nobili ordini senatorio ed equestre, le +levò via; e perchè era scemato di molto +il numero dei medesimi senatori e cavalieri, +per la crudeltà de' regnanti precedenti, +aggregò a quegli ordini le famiglie +e persone più riguardevoli e degne, +non tanto di Roma, quanto dell'Italia e +dell'altre provincie. Trovò che le liti civili +<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299"></a>[299]</span> +erano cresciute a dismisura, andavano +in lungo e si eternavano anche talvolta: +male non forestiere anche in altri tempi +e in altri luoghi. Cercò di rimediarvi +con eleggere varii giudici, che le sbrigassero +senz'attendere le formalità e lunghezze +ordinarie del foro. Per mettere +freno alla libidine delle donne libere che +sposavano gli schiavi, rinnovò il decreto +che anch'esse, perduta la libertà, divenissero +schiave. Per frastornar coloro +che prestavano danaro ad usura ai figliuoli +di famiglia, vietò il poterlo esigere dopo +la morte dei padri. Ma nulla più contribuì +alla correzion de' costumi e a far +cessare il soverchio lusso de' Romani, +che l'esempio dell'imperadore stesso. +Parca era la mensa sua; semplice e non +mai pomposo il suo vestire; sicura dal +di lui potere l'altrui onestà. Il disapprovar +egli colle parole e coi fatti gli eccessi +introdotti, più che le leggi e i gastighi, +ebbe forza d'introdurre la riforma dei +costumi nella nobiltà, e in chiunque desiderava +d'acquistare o conservar la grazia +di lui. Aveva <span class="fnote">[Suet., in Vespasiano, c. 8.]</span> egli conceduta una +carica ad un giovane. Andò costui per +ringraziarlo tutto profumato. Questo bastò +perchè Vespasiano, guatandolo con +disprezzo, gli dicesse: <i>Avrei avuto più +caro che tu puzzassi d'aglio;</i> e gli +levò la patente. Oltre a ciò, per guarire +l'altrui vanità e superbia col proprio esempio, +parlava egli stesso della bassezza +della prima sua fortuna, e si rise di +chi avea compilata una genealogia piena +di adulazione, per mostrare <span class="fnote">[Idem, cap. 12.]</span> ch'egli +discendeva dai primi fondatori della città +di Rieti sua patria, e da Ercole. Anzi talora +nella state andava a passar qualche +giorno nella villa, dov'egli era nato, fuori +di Rieti, senza voler mai che a quel luogo +si facesse mutazione alcuna, per ben +ricordarsi di quello ch'egli fu una volta. +E in memoria di <i>Tertulla</i> sua avola paterna, +che l'avea allevato, nei dì solenni +<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300"></a>[300]</span> +e festivi solea bere in una tazza d'argento +da lei usata. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXIII" id="LXXIII"></a>LXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Cesare</span> per la seconda +volta, e <span class="sc">Marco Valerio Messalino</span>. +</p> + +<p> +Console ordinario fu in quest'anno +<i>Domiziano</i> <span class="fnote">[Suet., in Domiziano, cap. 2.]</span>, non già per li meriti suoi +nè per elezione del saggio suo padre, ma +perchè il buon Tito suo fratello, disegnato +per sostenere anche nell'anno presente +sì riguardevol dignità, la cedette a lui, +e pregò il padre di contentarsene. E +si vuol qui appunto avvertire che esso +Tito era in tutti gli affari il braccio diritto +del vecchio padre <span class="fnote">[Idem, in Tito, cap. 6.]</span>. A nome di +lui dettava egli le lettere e gli editti, e per +lui recitava in senato le determinazioni +occorrenti. Secondochè s'ha dalla cronaca +d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, circa questi tempi +(se pur ciò non fu più tardi) l'Acaia, +la Licia, Rodi, Bizanzio, Samo ed altri +luoghi di Oriente perderono la lor libertà, +perchè se ne abusavano in danno +lor proprio per le sedizioni e nemicizie +regnanti fra i cittadini. Non si mandava +colà proconsole o governatore romano +in addietro, lasciando che si governassero +coi propri magistrati e colle lor +leggi. Da qui innanzi furono sottoposti +al governo del presidente inviato da +Roma, e a pagare i tributi al pari dell'altre +provincie. Per attestato ancora +di Filostrato <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon. Tyan.]</span>, <i>Apollonio Tianeo</i>, filosofo +rinomato di questi tempi, grande +strepito fece contra di Vespasiano, perchè +avesse tolta alla Grecia quella libertà +che Nerone, tuttochè principe sì cattivo, +le avea restituita. Ma Vespasiano il +lasciò gracchiare, dicendo <i>che i Greci +aveano disimparato il governarsi da +<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301"></a>[301]</span> +gente libera</i>. Il Calvisio, il Petavio, il +Bianchini ed altri, non per certa cognizione +del tempo, ma per mera congettura, +riferiscono a quest'anno la cacciata +de' <i>filosofi</i> da Roma: risoluzione che par +contraria alla saviezza di Vespasiano, ma +che fu fondata sopra giusti motivi. Le +diede impulso <i>Elvidio Prisco</i> nobile senatore +romano, e professore della più +rigida filosofia degli stoici, la qual era +allora più dall'altre in voga presso i Romani. +A questo personaggio fa un grande +elogio Cornelio Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 4, cap. 5.]</span>, con dire, +aver egli studiata quella filosofia, non già +per vanità, come molti faceano, nè per +darsi all'ozio, ma per provvedersi di +costanza ne' varii accidenti della vita, per +sostenere con equità e vigore i pubblici +uffizii, e per operar sempre il bene, e +fuggire il male. Perciò s'era acquistato +il concetto d'essere buon cittadino, buon +senatore, buon marito, buon genero, +buon amico, sprezzator delle ricchezze, +inflessibile nella giustizia, ed intrepido +in qualsivoglia sua operazione. Anche +Ariano <span class="fnote">[Arrian., in Epictet.]</span>, Plinio <span class="fnote">[Plinius junior., lib. 4, epist. 23.]</span> il giovane e Giovenale +furono liberali di lodi verso di +Prisco. Ma egli era troppo invanito dell'amor +della gloria, cercandola ancora +per vie mancanti di discrezione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>. Gli +esempli di <i>Trasea Peto</i>, suocero suo, uomo +da noi veduto lodatissimo ne' tempi +addietro, gli stavano sempre davanti agli +occhi, per parlare francamente ove si +trattava del pubblico bene. Ma non sapea +imitarlo nella prudenza. Trasea, ancorchè +avesse in orrore i vizii e le tirannie +di Nerone, pure nulla dicea o facea che +potesse offenderlo. Solamente talvolta +si ritirò dal senato, per non approvare +le di lui bestialità e crudeltà: il che poi +gli costò la vita. +</p> + +<p> +Ma <i>Elvidio</i> si facea gloria di parlar +con vigore e libertà senza riguardo alcuno. +Così operò sotto Galba, sotto Vitellio; +<span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302"></a>[302]</span> +ma più usò di farlo sotto Vespasiano, +quasichè la bontà di questo principe +dovesse servire di passaporto alla +soverchia licenza delle sue parole. Il +peggio fu ch'egli, scoprendosi nemico +della monarchia, tenendo sempre il partito +del popolo, non si facea scrupolo di +darsi in pubblico e in privato a conoscere +per persona che odiava Vespasiano. +Allorchè questo principe arrivò a Roma, +ito a salutarlo, non gli diede altro nome +che quello di Vespasiano. Essendo pretore +nell'anno 70, in niuno de' suoi editti +mai mise parola in onore di lui, anzi nè +pure il nominò. Ma questo era poco. +Sparlava di lui dappertutto, lodava solamente +il governo popolare, e Bruto e Cassio; +formava anche delle fazioni contra +del dominio cesareo. Andò così innanzi +l'ostentazione di questo suo libero parlare, +che nel senato medesimo giunse +a contrastare e garrire insolentemente +collo stesso Vespasiano, quasichè fosse +un suo eguale <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 15.]</span>; perlochè, d'ordine dei +tribuni della plebe, fu preso e consegnato +ai littori, o sia ai sergenti della giustizia. +Il buon Vespasiano, a cui forte dispiaceva +di perdere un sì fatt'uomo, eppur +non credea bene d'impedire il riparo alla +di lui insolenza, uscì di senato quel +dì piangendo e con dire: <i>O mio figliuolo +mi succederà, o niun altro:</i> volendo +forse indicare che Elvidio con +quelle sue impertinenti maniere additava +di pretendere all'imperio. Pure la clemenza +di Vespasiano non permise che si +decretasse ad uomo sì turbolento, che +inquietava e screditava il presente governo, +e mostravasi tanto capace di sedizioni, +se non la pena dell'esilio. Ma +perchè verisimilmente neppur si seppe +contener da lì innanzi la lingua di questo +imprudente filosofo, fu (non si sa in +qual anno) condannato a morte dal senato, +e mandata gente ad eseguire il decreto. +Vespasiano spedì ordini appresso per +salvargli la vita; ma gli fu fatto falsamente +credere che non erano arrivati a +<span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303"></a>[303]</span> +tempo. Probabilmente <i>Muciano</i>, che men +di Vespasiano amava Elvidio, il volle +tolto dal mondo con questa frode. E fu +appunto in tale occasione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> ch'esso +Muciano persuase all'imperatore di cacciar +via da Roma tutti i filosofi, e massimamente +coloro che professavano la +filosofia stoica, maestra della superbia. +Imperciocchè, oltre al rendersi da questa +gli uomini grandi estimatori di sè stessi +e sprezzatori degli altri, i seguaci di essa +altro non faceano allora che declamar +nelle scuole, e fors'anche in pubblico, +contra dello stato monarchico, e in favore +del popolare, svergognando una +scienza che dee inspirare l'ossequio e la +fedeltà verso qualsivoglia regnante. E +tanto più dovea farlo allora Elvidio, che +ai precedenti tiranni era succeduto un +buon principe, quale ognun confessa che +fu Vespasiano, e la sua vita il dimostra. +Fra gli altri andarono relegati nelle isole +<i>Ostilio</i> e <i>Demetrio</i> filosofi anch'essi. Portata +al primo la nuova del suo esilio, +mentre disputava contra dello stato monarchico, +maggiormente s'infervorò a +dirne peggio, benchè dipoi mutasse parere. +Ma Demetrio, siccome professore +della filosofia cinica, o sia canina, che si +gloriava di mordere tutti, e di non portare +rispetto ai difetti e falli di chicchessia <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 13.]</span>, +dopo la condanna vedendo +venir per via Vespasiano, nol salutò, +e neppur si mosse da sedere, e fu anche +udito borbottar delle ingiurie contro +di lui. Il paziente principe passò oltre, +solamente dicendo: <i>Ve' che cane!</i> +Nè mutò registro, ancorchè Demetrio +continuasse a tagliargli addosso i panni; +perciocchè avvisato di tanta tracotanza, +pure non altro gli fece dire all'orecchio +se non queste poche parole: +<i>Tu fai quanto puoi perch'io ti faccia +ammazzare: ma io non mi perdo ad +uccidere can che abbaia.</i> Per attestato +di Dione, il solo <i>Caio Musonio Rufo</i>, cavaliere +romano, eccellente filosofo stoico, +<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304"></a>[304]</span> +non fu cacciato di Roma: il che non +s'accorda colla Cronica di Eusebio, da +cui abbiamo che Tito, dopo la morte del +padre, il richiamò dall'esilio. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXIV" id="LXXIV"></a>LXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la quinta +volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> per la terza. +</p> + +<p> +A <i>Tito Cesare</i>, che dimise il consolato, +succedette nelle calende di luglio +<i>Domiziano Cesare</i> suo fratello. Terminarono +in quest'anno <i>Vespasiano</i> e <i>Tito</i> +il censo, o sia la descrizione de' cittadini +romani ch'essi aveano già cominciato +come censori negli anni addietro. E questo +fu l'ultimo de' censi fatti dagl'imperadori +romani. Scrive Plinio il vecchio <span class="fnote">[Plinius, Histor. Natural., lib. 7, cap. 49.]</span>, +che in tale occasione si trovarono +fra l'Apennino e il Po molti vecchi +di riguardevol età. Cioè tre in Parma di +cento venti, e due di cento trenta anni; +in <i>Brescello</i> uno di cento venticinque; in +<i>Piacenza</i> uno di cento trentuno; in <i>Faenza</i> +una donna di cento trentadue; in +<i>Bologna</i> e <i>Rimini</i> due di cento cinquanta +anni, se pure non è fallato, come possiam +sospettare, il testo. Aggiugne essersi trovati +nella <i>Regione ottava dell'Italia</i>, +ch'egli determina da Rimini sino a Piacenza, +cinquantaquattro persone di cento +anni; quattordici di cento dieci; due di +cento venticinque; quattro di cento trenta; +altrettanti di cento trentacinque, o +cento trentasette, e tre di cento quaranta. +Dal che probabilmente può apparire +qual fosse tenuta allora per la più salutevol +aria d'Italia. Se in altre parti +d'Italia si fossero osservate somiglianti +età, non si sa vedere perchè Plinio l'avesse +taciuto. Circa questi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 66. Sueton., in Vespasiano, cap. 3.]</span> mancò +di vita Cenide, donna carissima a Vespasiano, +liberta di Antonia, madre di Claudio +Augusto. Avea Vespasiano avuta per +<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305"></a>[305]</span> +moglie <i>Flavia Domitilla</i>, che gli partorì +<i>Tito</i> e <i>Domiziano</i>. Morta costei, ebbe per +sua amica questa Cenide, e creato anche +imperatore la tenne quasi per sua moglie, +amandola non solamente per la sua +fedeltà e disinvoltura, e per molti benefizii +da lei ricevuti quando era privato, +ma ancora perchè gli serviva di sensale +per far danari. Era l'avarizia forse l'unico +vizio per cui universalmente veniva +proverbiato questo imperadore <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 3.]</span>. Mostravasi +egli non mai contento di danaro. +A questo fine rimise in piedi alcune imposte +e gabelle, abolite già da Galba; ne +aggiunse delle nuove e gravi; accrebbe +i tributi che si pagavano dalle provincie, +ed alcune furono tassate il doppio. Lasciavasi +anche tirare a far un mercimonio +vergognoso per un par suo, col comperar +cose a buon mercato, per venderle poi +caro. Cenide anch'essa l'aiutava ad empiere +la borsa. A lei si accostava chiunque +ricercava sacerdozi e cariche civili e +militari, accompagnando le suppliche con +esibizioni proporzionate al profitto dei +posti desiderati. Nè si badava, se questi +concorrenti fossero o non fossero uomini +dabbene, purchè se ne spremesse del +sugo. Si vendevano in questa maniera +anche l'altre grazie del principe; e le +pene, per chi potea, venivano riscattate +col danaro. Di tutto si credeva consapevole +e partecipe Vespasiano. E tanto egli +si lasciava vincere da questa avidità, che +cadeva in bassezze <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 23. Dio, +lib. 66.]</span>. Avendo i deputati +di una città chiesta licenza di alzare +in onor suo una statua, la cui spesa +ascenderebbe a venticinquemila dramme, +per far loro conoscere che amerebbe +più il denaro in natura, stese la mano +aperta con dire: <i>Eccovi la base dove potete +mettere la vostra statua.</i> Era egli +stesso il primo a porre in burla questa +sua sete d'oro per coprirne la vergogna, +e si rideva di chi poco approvava le sue +vili maniere per adunarne. Uno di questi +<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306"></a>[306]</span> +fu suo figliuolo Tito, che non potendo +sofferire una non so quale imposta, +da lui messa sopra l'orina, seriamente +gliene parlò, con chiamar fetente quell'aggravio. +Aspettò Vespasiano che gli +portassero i primi frutti di quell'imposta, +e fattili fiutare al figlio, dimandò <i>se quell'oro +sapea di cattivo odore</i>. Un giorno, +ch'egli era per viaggio in lettiga, si fermò +il mulattiere con dire che bisognava +ferrar le mule. Sospettò egli dipoi +inventato da costui un tal pretesto, per +dar tempo ad un litigante di parlargli, +e di esporre le sue ragioni. E però gli +domandò poi <i>quanto avesse guadagnato +a far ferrare le mule, perchè voleva esser +a parte del guadagno</i>. Questo forse +disse per burla. Ma da vero operò egli +con uno de' suoi più cari cortigiani, che +gli avea fatta istanza di un posto per +persona da lui tenuta in luogo di fratello. +Chiamato a sè quel tale, volle da lui +il danaro pattuito con fargli la grazia. +Avendo poscia il cortigiano replicate le +preghiere, siccome non informato della +beffa, Vespasiano gli disse: <i>Va a cercare +un altro fratello, perchè il proposto da +te, non è tuo, ma mio fratello</i>. +</p> + +<p> +Tale era l'industria e continua cura +di Vespasiano per ammassar danari, cura +in lui biasimata, e non senza ragione +dagli storici di allora, e più dai sudditi. +Credevano alcuni, che dal suo naturale +fosse egli portato a questa debolezza: ed +altri, che Muciano gliel'avesse inspirata, +con rappresentargli che nell'erario ben +provveduto consisteva la forza e la salute +della repubblica, sì pel mantenimento +delle milizie, come per ogni altro bisogno. +Tuttavia il brutto aspetto di questo +vizio si sminuisce di molto al sapere, come +osservarono Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 16.]</span> e Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, +che Vespasiano non fece mai morire persona +per prendergli la roba, nè mai per +via d'ingiustizie occupò l'altrui. Quel +che è più, non amava, nè cercava egli le +ricchezze, per impiegarle ne' suoi piaceri, +<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307"></a>[307]</span> +perchè sempre fu moderatissimo in tutto, +nè poteva spendere senza necessità, contento +di poco. Appariva eziandio chiaramente, +quanto egli fosse lontano dal covare +con viltà il danaro, perciocchè lo +dispensava allegramente e con saviezza +in tutti i bisogni del pubblico, e in benefizio +de' popoli. Sapeva regalare chi lo +meritava <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 16.]</span>, sovvenire a' nobili caduti +in povertà; anzi la sua liberalità si stendeva +a tutti. Promosse con somma attenzione +le arti e le scienze, favorendo +in varie maniere chi le coltivava; e fu +il primo che istituisse in Roma scuole +d'eloquenza greca e latina, con buon +salario pagato dal suo erario. Prendeva +al suo servigio i migliori poeti ed artifici +che si trovassero, e tutti erano partecipi +della sua munificenza. A lui premeva +specialmente che il minuto popolo potesse +guadagnare. A questo fine faceva +di quando in quando de' magnifici conviti; +e ad un valente artefice, che gli +si era esibito di trasportare con poca +spesa molte colonne, diede bensì un regalo, +ma di lui non si volle servire, per +non defraudare di quel guadagno la plebe. +In Roma edificò degli acquidotti, +alzò uno smisurato colosso, nè solamente +fece di pianta varie fabbriche insigni, +ma eziandio rifece le già fatte dagli +altri, mettendovi non già il nome suo, +ma quel de' primi fondatori. Erano per +cagion de' tremuoti cadute, o per gl'incendi +molto sformate, assaissime città +dell'imperio romano. Egli alle sue spese +le rifece, e più belle di prima. La stessa +attenzione ebbe per fondar delle colonie +in varie città, e per risarcir le pubbliche +strade dell'imperio <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span>. Restano tuttavia +molte iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscription. Thesaurus +Novus Veter. Inscription. Muratorian.]</span> per testimonianza di +ciò. Gli convenne per questo tagliar +montagne e rompere vasti macigni; e +per tutto si lavorava senza salassar le +borse de' popoli. Rallegrava ancora il +<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308"></a>[308]</span> +popolo colla caccia delle fiere negli anfiteatri, +ma abborriva i detestabili combattimenti +de' gladiatori. Aggiungasi, per +testimonianza di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, Annal.]</span>, che Vespasiano +mai non volle profittar dei beni +di coloro che aveano prese l'armi contra +di lui, ma li lasciò ai lor figliuoli o +parenti. Ed ecco ciò che può servire, +non già per assolvere questo principe +da ogni taccia in questo particolare, ma +bensì per iscusarlo, meritando bene il +buon uso che egli facea del denaro, che +si accordi qualche perdono alle indecenti +maniere da lui tenute per raunarlo. Se +non è scorretto il testo di Plinio il vecchio <span class="fnote">[Plinius, Histor. Natur., lib. 3, c. 5.]</span>, +abbiamo da lui, che in questi +tempi misurato il circondario delle mura +di Roma, si trovò esser di tredici +miglia dugento passi. Un gran campo +occupavano poi i borghi suoi. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXV" id="LXXV"></a>LXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la sesta +volta, e <span class="sc">Tito Cesare</span> per la quarta. +</p> + +<p> +Nelle calende di luglio furono sostituiti +nel consolato <i>Flavio Domiziano Cesare</i> +per la quarta volta, e <i>Marco Licinio +Muciano</i> per la terza. In gran favore +continuava Muciano ad essere presso di +Vespasiano <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, c. 23.]</span>. Naturalmente superbo, +e più perchè alzato ai primi onori, sapea +ben far valere la sua autorità <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesian.]</span>. Sopra +gli altri della corte pretendea d'essere +ossequiato e rispettato. Verso chi gli +mostrava anche ogni menomo segno di +distinzione in onorarlo, andava all'eccesso +in procurargli posti ed avanzamenti. +Guai all'incontro a chi, non dirò gli +facea qualche affronto od ingiuria, ma +solamente lasciava di onorarlo; l'odio +<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309"></a>[309]</span> +di Muciano contra di lui diveniva implacabile. +Costui pubblicamente era perduto +nelle disonestà, e vantava tuttodì i +gran servigi da lui prestati a Vespasiano: +suo dono chiamava ancora quel diadema +ch'egli portava in capo. A tanto giunse +talvolta questa sua boria, e la fiducia +de' meriti propri, che nemmeno portava +rispetto allo stesso imperadore. E pure +nulla più fece risplendere, che magnanimo +cuore fosse quel di Vespasiano, +quanto la pazienza sua in sopportare +quest'uomo, temendo egli sempre di +contravvenire alla gratitudine se l'avesse +disgustato, non che punito. Anzi neppure +osava di riprenderlo in faccia; ma +solamente con qualche comune amico +talora sfogandosi, disapprovava la di lui +maniera di vivere, e diceva: <i>Son pur +uomo anch'io:</i> tutto acciocchè gli fosse +riferito, per desiderio che si emendasse <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, c. 14. Dio, lib. 66.]</span>. +Fu anche dagli amici consigliato +Vespasiano di guardarsi da <i>Melio Pomposiano</i>; +perchè egli fatto prendere il +proprio oroscopo, si vantava che sarebbe +un dì imperadore. Lungi dal fargli male, +Vespasiano il creò console (noi non ne +sappiamo l'anno) dicendo più probabilmente +per burla che da senno; <i>Costui +si ricorderà un giorno del bene che gli +ho fatto</i>. Dedicò esso Augusto, cioè fece +la solennità di aprire e consecrare il +tempio della Pace, da lui fabbricato in +Roma in vicinanza della piazza pubblica, +per ringraziamento a Dio della tranquillità +donata al romano imperio, e particolarmente +a Roma, dopo tanti torbidi +tempi patiti sotto i precedenti tiranni. +Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 36, cap. 15.]</span> chiama questa tempio <i>una +delle più belle fabbriche che mai si fossero +vedute</i>. Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 1, c. 14.]</span> anch'egli scrive, +ch'esso era <i>il più vasto, il più vago +e il più ricco edifizio che si avesse in +Roma. Immensi erano ivi gli ornamenti +d'oro e d'argento;</i> e fra gli altri vi furono +<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310"></a>[310]</span> +messi il candelabro <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaic., lib. 7, c. 14.]</span> insigne e +gli altri vasi portati da Gerusalemme +dopo la distruzione di quel ricchissimo +tempio. Ma che? questa mirabil fabbrica +circa cento anni dipoi, regnante Commodo +Augusto, per incendio, o casuale +o sacrilego, rimase affatto preda delle +fiamme. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXVI" id="LXXVI"></a>LXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Clemente</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la +settima volta e <span class="sc">Tito Cesare</span> per la quinta. +</p> + +<p> +Abbiamo sufficienti lumi per credere +sostituito all'uno di questi consoli nelle +calende di luglio <i>Domiziano Cesare</i>, probabilmente +per la cessione di <i>Tito</i> suo +fratello. Secondo il Panvino <span class="fnote">[Panvin., in Fastis.]</span>, succedette +ancora all'altro console ordinario +<i>Tito Plautio Silvano</i> per la seconda volta. +Ma non altro fondamento ebbe quel dotto +uomo di assegnare all'anno presente il +secondo consolato di costui, se non il +sapere ch'egli due volte fu console. Che +nel gennaio di quest'anno nascesse <i>Adriano</i>, +il qual poscia divenne imperadore, +l'abbiamo da Sparziano. Fiorì ancora +in questi tempi, per attestato di +Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span>, <i>Quinto Asconio Pediano</i>, +storico di molto credito; di cui restano +tuttavia alcuni Commenti alle Orazioni +di Cicerone. In età di anni settantatrè +divenne cieco questo letterato, e ne sopravvisse +dodici altri, tenuto sempre in +grande stima da tutti. Era in questi tempi +governator della Bretagna <i>Giulio Frontino</i>, +e gli riuscì di sottomettere i popoli +Siluri in quella grand'isola all'imperio +romano. Era venuto a <i>Roma Agrippa</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> +<i>re dell'Iturea</i>, figliuolo di <i>Agrippa +il grande</i>, stato già re della Giudea; avea +<span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311"></a>[311]</span> +condotto seco <i>Berenice</i> o sia <i>Beronice</i> +sua sorella, giovane di bellissimo aspetto, +già maritata con <i>Erode re di Calcide</i> +suo zio <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaic., lib. 18.]</span>, e poscia con <i>Polemone re di +Cilicia</i>. Se n'invaghì Tito Cesare. Forse +anche era cominciata la tresca allorchè +egli fu alla guerra contra de' Giudei. Agrippa +ottenne il grado di pretore. Berenice +alloggiata nel palazzo imperiale, +dopo aver guadagnato Vespasiano a forza +di regali, sì fattamente s'insinuò nella +grazia di Tito, che sperava ormai di +cangiar l'amicizia in matrimonio; e già +godeva un tal trattamento e autorità, +come s'ella fosse stata vera moglie di +lui. Ma perciocchè, secondo le leggi romane, +era vietato ai nobili romani di +sposar donne di nazion forestiera, o sia +barbara (barbari erano allora appellati +i popoli tutti non sudditi al romano imperio) +o pure perchè i re, tuttochè sudditi +di Roma, erano tenuti in concetto +di tiranni; il popolo romano altamente +mormorava di questa sua amicizia, e +molto più della voce sparsa, che fosse +per legarsi seco pienamente col vincolo +matrimoniale. Ebbe Tito cotal possesso +sopra la sua passione, e sì a cuore il +proprio onore, che arrivò a liberarsene, +con farla ritornare al suo paese. Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tito, cap. 7.]</span> +attribuisce a Tito questa eroica +azione, dappoichè egli fu creato imperadore, +laddove Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> ne parla circa +questi tempi. Ma aggiugnendo esso Dione, +che Berenice, dopo la morte di Vespasiano, +ritornò a Roma, sperando allora +di fare il suo colpo, e che, ciò non +ostante, rimase delusa, si accorda facilmente +l'asserzione dell'uno e dell'altro +storico. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312"></a>[312]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXVII" id="LXXVII"></a>LXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cleto</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la ottava +volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> per la sesta. +</p> + +<p> +Fu nelle calende di luglio conferito +il consolato a <span class="sc">Domiziano Cesare</span> per la +sesta volta ed a <span class="sc">Gneo Giulio Agricola</span>, +cioè a quel medesimo, di cui Cornelio +Tacito suo genero ci ha lasciata la vita. +Terminò in quest'anno <span class="sc">Caio Plinio Secondo</span> <span class="fnote">[Plinius Senior, in Praefatione.]</span> +veronese, i suoi libri della +Storia Naturale, e li dedicò a Tito Cesare, +ch'egli nomina console per la sesta +volta, e dà a conoscere quanto amore +quel buon principe avesse per lui, e quanta +stima per li suoi libri. S'è salvata dalle +ingiurie de' tempi quest'opera delle +più insigni ed utili dell'antichità, perchè +tesoro di grande erudizione; ma è da +dolersi che sia pervenuta a noi alquanto +difettosa, e che per la mancanza d'antichi +codici non sia possibile il renderne +più sicuro ed emendato il testo. Anche +ai tempi di Simmaco camminava scorretta +questa istoria, siccome consta da +una sua lettera ad Ausonio. Son periti +altri libri di Plinio, ma non di tanta +importanza, come il suddetto. Abbiamo +dalla cronica di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, essere stata +nell'anno presente, o pure nel seguente, +sommamente afflitta Roma da una pestilenza +così fiera, che per molti dì si +contarono dieci mila persone morte per +giorno: se pur merita fede strage di tanto +eccesso. Ma questo flagello forse s'ha +da riferire all'anno 80, regnando Tito. +Verso questi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> bensì capitarono +a Roma segretamente due filosofi cinici, +che, secondo il loro costume, si faceano +belli con dir male d'ognuno. <i>Diogene</i> si +appellava l'un d'essi, nome probabilmente +da lui preso, per assomigliarsi in +<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313"></a>[313]</span> +tutto all'altro antico sì famoso che fu +a' tempi di Alessandro Magno. Costui +perchè nel pubblico teatro, pieno di gran +popolo, scaricò addosso ai Romani una +buona tempesta d'ingiurie e di motti satirici, +ebbe per ricompensa, d'ordine dei +censori, un sonante regalo di sferzate. +L'altro fu <i>Eras</i>, che pensando di aggiustar +la partita con sì tollerabil pagamento, +più sconciamente sfogò la sua rabbia +ed eloquenza canina contra de' Romani, +fors'anche non la perdonando ai principi. +Gli fu mozzato il capo. Riferisce +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> come un prodigio, che in una +osteria in una botte piena il vino tanto +si gonfiò, che uscendo fuori, scorreva +per la strada. Erano ben facili allora i +Romani a spacciare de' fatti falsi per veri, +o a credere degli avvenimenti naturali +per prodigiosi. Molti di tal fatta se +ne raccontano di Vespasiano, ch'io tralascio, +perchè o imposture o semplicità +di quei tempi. E non ne mancano nella +storia stessa di Tito Livio. A san Clemente +martire si crede che in quest'anno +succedesse Cleto nel pontificato romano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXVIII" id="LXXVIII"></a>LXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cleto</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Cejonio Commodo</span> e <span class="sc">Decimo Novio +Prisco</span>. +</p> + +<p> +Son di parere alcuni, che questo +<i>Lucio Cejonio</i> Console fosse avolo (se +pur non fu padre) di <i>Lucio Vero</i>, che +noi vedremo a suo tempo adottato da +Adriano imperadore, ciò risultando da +Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Vita Lucii Veri.]</span>. Abbiamo da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 9.]</span>, +che <i>Gneo Giulio Agricola</i>, stato +console nell'anno precedente, fu inviato +governatore della Bretagna in luogo di +Giulio Frontino. Era Agricola uomo di +rara prudenza ed onoratezza. Giunto +<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314"></a>[314]</span> +che fu là, non lasciò indietro diligenza +veruna per rimettere la buona disciplina +fra le milizie, e per levare gli abusi dei +tempi addietro, per gli quali erano malcontenti +que' popoli, moderando le imposte, +e compartendole con ordine: con +che cessarono le avanie de' ministri del +fisco, e tornò la pace in quelle contrade. +Eransi negli anni precedenti sottratti all'ubbidienza +de' Romani gli Ordovici +nell'isola di Mona, creduta oggidì l'Anglesei. +Agricola v'andò colle armi, e +guadagnata una vittoria, ridusse quelle +genti alla primiera divozione. Forse fu +in questi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, che si scoprì vivo +<i>Giulio Sabino</i>, nobile della Gallia, che +nell'anno 70 dell'Era Cristiana avea +nel suo paese di Langres impugnate le +armi contra de' Romani, e fatto ribellare +quel popolo <span class="fnote">[Plutarch., in Amatorio.]</span>. Sconfitto egli in una +battaglia, ancorchè potesse ricoverarsi +fra i Barbari, pure pel singolare amore +ch'egli portava a <i>Peponilla</i> sua moglie, +chiamala da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 4, cap. 67.]</span> <i>Epponina</i>, e da +Plutarco <i>Empona</i>, determinò di nascondersi +in certe camere sotterranee di una +sua casa in villa, con far correre voce +di non esser più vivo. Licenziati pertanto +i suoi servi e liberti, con dire di voler +prendere il veleno, ne ritenne solamente +due de' più fidati. E perciocchè gli premeva +forte, che fosse ben creduta da +ognuno la propria morte, mandò ad +accertarne la moglie stessa, la quale a +tal nuova svenne, e stette tre dì senza +voler prender cibo. Ma per timore, che +ella in fatti fosse dietro ad accompagnare +colla vera sua morte la finta del marito, +fece poi avvisarla del nascondiglio in +cui si trovava, pregandola nondimeno a +continuare a piagnerlo, come già estinto. +Andò ella dipoi a trovarlo la notte di +tanto in tanto, e gli partorì anche due +figliuoli (l'uno dei quali Plutarco dice +d'aver conosciuto), coprendo sì saggiamente +la sua gravidanza e il suo parto, +<span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315"></a>[315]</span> +che niuno mai s'avvide del loro commercio. +Portò la disgrazia, che dopo vari +anni fu scoperto l'infelice Sabino, e +condotto con la moglie a Roma. Per +muovere Vespasiano a pietà, gli presentò +Epponina i due suoi piccioli figliuoli, +dicendo, <i>che gli avea partoriti in +un sepolcro per aver molti che il supplicassero +di grazia</i>, ed aggiugnendo +tali parole, che mossero le lagrime a +tutti, e fino allo stesso Vespasiano. Contuttociò +Vespasiano li fece condannare +amendue alla morte. Allora Epponina, +saltando nelle furie, gli parlò arditamente, +dicendogli fra l'altre cose, <i>che più +volentieri avea sofferto di vivere in +un sepolcro, che di mirar lui imperadore</i>. +Non si sa perchè Vespasiano, +che pur era la stessa bontà, e tanti +esempli avea dato finora di clemenza, +procedesse qui con tanto rigore, se forse +non l'irritò sì fattamente l'indiscreto +parlare dell'irata donna, che dimenticò +di essere quel ch'egli era. Attesta Plutarco, +che per questo rigor di giustizia, +tuttochè l'unico di tutto l'imperio di +Vespasiano, venne un grande sfregio al +di lui buon nome; ed egli attribuisce a +sì odioso fatto l'essersi dipoi in breve +tempo estinta tutta la di lui casa. Non +saprei dire, se i poeti di questi ultimi +tempi abbiano condotta mai sul teatro +questa tragica avventura: ben so, che +un tale argomento vi farebbe bella comparsa, +siccome stravagante e capace di +muovere le lagrime oggidì, come pur fece +allora. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXIX" id="LXXIX"></a>LXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cleto</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tito Flavio</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la nona +volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> per la +settima. +</p> + +<p> +Essendo in quest'anno, siccome dirò, +mancato di vita Vespasiano Augusto, +potrebbe darsi, secondo le congetture da +<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316"></a>[316]</span> +me recate altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus. Inscript., pag. 111.]</span>, che nelle calende +di luglio il consolato fosse conferito a +<i>Marco Tizio Frugi</i> e a <i>Vito Vinio</i> o <i>Vinicio +Giuliano</i>. Pacificamente avea fin qui +Vespasiano amministrato l'imperio, e +meritava ben il saggio e dolce suo governo, +ch'egli non trovasse de' nemici in +casa. Tuttavia, o sia perchè la morte sola +di Sabino, compianta da tutti, rendesse +odioso questo principe, oppure perchè +Tito destinato suo successore fosse, per +quanto vedremo, poco amato, ovvero, +come è più probabile, perchè non mancano, +nè mancheranno mai al mondo dei +pazzi e degli scellerati: certo è che in +quest'anno due de' principali tramarono +una congiura contra di Vespasiano <span class="fnote">[Dio, lib. 66. Suetonius, in Tito, cap. 6.]</span>. +Questi furono <i>Alieno Cecina</i>, già stato +console, ed <i>Eprio Marcello</i>, potenti in +Roma, amati e beneficati da esso Augusto. +Si credeva egli d'aver in essi due +buoni amici, e non avea che due ingrati: +vizio corrispondente ad altre loro pessime +qualità. Venne scoperta la congiura: +si trovò avervi mano molti soldati, e Tito +Cesare ne fu assicurato da lettere scritte +di lor pugno. Non volle esso Tito +perdere tempo, perchè temeva che nella +notte stessa scoppiasse la mina, e però +fatto invitar <i>Cecina</i> seco a cena, dopo +essa il fece trucidar dai pretoriani senza +altro processo. <i>Marcello</i>, citato e convinto, +allorchè udì proferita contra di +lui la sentenza di morte, colle proprie +mani si tagliò con un rasoio la gola. Non +potea negarsi che la risoluzion presa da +Tito contra Cecina non fosse giusta, o +almeno scusabile: contuttociò per cagion +d'essa egli incorse nell'odio di molti. +Dopo questa esecuzione sentendosi Vespasiano <span class="fnote">[Idem, in Vespasiano, cap. 24.]</span> +alquanto incomodato nella +salute per alcune febbrette, si fece portare +alla sua villa paterna nel territorio +di Rieti, siccome era solito nella state. +In quelle parti v'erano l'acque cutilie, +sommamente fredde da Strabone e da +<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317"></a>[317]</span> +Plinio chiamate utili a curar varii mali. +Riuscirono queste perniciose non poco +o per la lor natura, o pel troppo berne, +a Vespasiano, di maniera che gl'indebolirono +forte lo stomaco, e gli suscitarono +una molesta diarrea. Era egli principe +faceto, e dacchè cominciò a sentir quelle +febbri, ridendo e burlandosi del superstizioso +ed empio rito de' suoi tempi, nei +quali si deificavano dopo morte gl'imperadori, +disse: <i>Pare ch'io incominci +a diventar dio</i>. Erasi anche veduta +poco innanzi una cometa, e parlandone +in sua presenza alcuni: <i>Oh</i>, disse, +<i>questa non parla per me. Quella sua +chioma minaccia il re de' Parti che +porta la capigliatura. Quanto a me son +calvo</i>. E perciocchè, non ostante l'infermità +sua egli seguitava ad operar come +prima, attendendo agli affari dell'imperio, +e dando udienza ai deputati delle +città (del che era ripreso dai familiari) +rispose: <i>Un imperadore ha da morire +stando in piedi</i>. Morì egli in fatti, +conservando sempre il medesimo coraggio, +nel dì 23 o 24 di giugno, in età +di settant'anni, e non già per male di +podagra, come alcuni pensarono: molto +meno per veleno, che taluno falsamente <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, +e fra gli altri Adriano imperadore, +disse a lui dato in un convito da Tito +suo figliuolo, principe, in cui non potè +mai cadere un sì nero sospetto. Si fecero +poscia i suoi funerali colla pompa +consueta, e gli fu dato il titolo di <i>Divo</i>. +Da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 19.]</span> si raccoglie che a tali +esequie intervenivano anche i mimi, o sia +i buffoni, ballando, atteggiando ed imitando +i gesti, la figura e il parlare del +defunto imperadore. Il capo de' mimi, +che in questa occasione rappresentava la +persona di Vespasiano, probabilmente +colla maschera simile al di lui volto, volendo +esprimere l'avarizia a lui attribuita, +dimandò ai ministri dell'erario, +quanto costava quel funerale. Dissero: +<i>Ducento cinquantamila scudi</i>. Ed egli +<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318"></a>[318]</span> +<i>Datemene solo dugento cinquanta, e gittatemi +nel fiume</i>. Gran disavventura si +credeva allora il restar senza sepoltura: +ma per un poco di guadagno, secondo +costui, si sarebbe contentato Vespasiano +di restarne privo. +</p> + +<p> +Era già suo collega nell'imperio, cioè +nel comando dell'armi, e nella tribunizia +podestà, <i>Tito Flavio Sabino Vespasiano +Cesare</i>, suo primogenito; e però bisogno +non ebbe di maneggi per acquistare una +dignità, di cui egli già buona parte godeva, +e di cui anche il padre l'avea dichiarato +erede nel suo testamento. Prese +bensì il titolo d'<i>Augusto</i>, indicante la +suprema potestà, e quella di <i>Pontefice +Massimo</i>; e dal senato gli fu conferito il +glorioso nome di <i>Padre della Patria</i>, come +apparisce dalle sue medaglie. Per +testimonianza di Svetonio <span class="fnote">[Sveton., in Tito, cap. 1.]</span>, egli era +nato in Roma nell'anno 41 dell'epoca +nostra, in cui Caligola imperadore fu +ucciso. Siccome suo padre in quei tempi +si trovava in molto bassa fortuna, così +Tito nacque vicino al Settizionio vecchio +entro una brutta casuccia in camera +stretta e scura, che si mostrava anche +ai tempi del suddetto Svetonio, per una +rarità. Fanciullo fu messo alla corte, +probabilmente per paggio, al servigio di +Britannico, figliuolo di Claudio imperatore, +e con esso lui allevato, studiando +seco e sotto i medesimi maestri, le lettere +e le arti cavalleresche. Tanta era +la famigliarità d'esso lui con Britannico, +che in occasion del veleno dato a quell'infelice +principe, ne toccò anche a lui +non poco, per cui soffrì una grave malattia. +Divenuto poi imperadore, mostrò +la sua riconoscenza ad esso Britannico, +con fargli ergere due statue, l'una dorata, +e l'altra equestre d'avorio. Giovanetto +di alta statura, di gran robustezza, di +volto avvenente ed insieme maestoso, con +facilità imparò l'arti della guerra e della +pace, peritissimo soprattutto in maneggiar +armi e cavalli. Egregiamente parlava +il latino e il greco linguaggio, sapea far +<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319"></a>[319]</span> +delle belle orazioni, sapea di musica, e tal +possesso avea in far versi, che anche +fra gl'improvvisatori facea bella figura. +L'imitare gli altrui caratteri gli era facilissimo, +e scherzando dicea: <i>Ch'egli +avrebbe potuto essere un gran falsario</i>. +Fece dipoi col padre varie campagne nelle +guerre della Germania, e Bretagna, e +poscia nella Giudea, siccome di sopra fu +detto, lasciando segni di prudenza e di +valore in ogni occasione, e comperandosi +dappertutto l'affetto delle milizie. Mirabile +specialmente era in lui l'arte di farsi +amare, parte a lui venuta dalla natura, +e parte acquistata colla saggia sua accortezza, +perchè in lui si trovava unita +un'aria dolce e una rara bontà verso +tutti, con affabilità popolare ed insieme +con gravità, che guadagnava i cuori, e +nello stesso tempo esigeva il rispetto di +ognuno. Ebbe per prima sua moglie <i>Arricidia +Tertulla</i>, figliuola d'un prefetto +del pretorio. Morta questa, sposò <i>Marcia +Furnilla</i> di nobilissimo casato, ma dopo +averne avuto una figliuola, nomata <i>Giulia +Sabina</i>, di cui parleremo a suo luogo, +la ripudiò. In tale stato era Tito, allorchè +succedette al padre Augusto nel governo +della repubblica romana, ma non +senza difetti, la menzion de' quali io riserbo +all'anno seguente. Nel presente si +crede <span class="fnote">[Plinius Junior, lib. 6, epist. 16 e 20.]</span> che avvenisse la morte di <i>Plinio +il vecchio</i>, celebre scrittore di questi tempi, +intorno alla cui patria hanno disputato +Verona e Como. Nel primo dì di +novembre cominciò spaventosamente il +monte Vesuvio a fumare <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, a gittar +fiamme, pietre e ceneri, che empievano +tutti i luoghi circonvicini. Plinio seniore, +che si trovava allora a Miseno, comandante +di quella flotta, portato dal suo +incessante studio delle cose naturali, sopra +una galea si fece condurre sino a +Castell'-a-mare di Stabia, per essere più +vicino a contemplare il terribile sfogo +di quel monte; ed ancorchè vedesse le +genti scappare dalla parte del mare, per +<span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320"></a>[320]</span> +non esser colte dal torrente del fuoco, +o dai sassi, pure si fermò quivi la notte. +Allorchè volle anch'egli fuggire, non gli +fu permesso dal mare, ch'era in fortuna. +Sicchè soffocato dall'odore dello zolfo, +e dall'aria ingrossata da quelle esalazioni, +lasciò ivi la vita. <i>Plinio secondo</i>, il +giovane, comasco, suo nipote, e da lui +adottato per figliuolo, uomo non men +dello zio dotato di meraviglioso ingegno, +che soggiornava allora a Miseno, +corse anch'egli pericolo della vita in +quel brutto frangente, ma ebbe tempo da +ridursi in salvo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXX" id="LXXX"></a>LXXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cleto</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tito Flavio</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tito Flavio Augusto</span> per l'ottava volta, +e <span class="sc">Domiziano Cesare</span> per la settima. +</p> + +<p> +Con tutte le belle e plausibili prerogative, +colle quali Tito arrivò al trono +imperiale, non si vuol dissimulare ciò +che scrive di lui Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tacito, cap. 7.]</span>, cioè aver +egli somministrata occasione a molti del +popolo romano di credere ch'egli nel +governo avesse da riuscire un cattivo +principe, anzi un altro Nerone. Si perdeva +egli talvolta nelle gozzoviglie coi +suoi amici dal buon tempo, stando a tavola +sino a mezza notte: dal che si guardavano +allora i saggi Romani. Recava +loro pena il parere, ch'egli fosse immerso +nella libidine anche più abbominevole, +stante le qualità delle persone +della sua corte, e l'esser egli stato sì +sconciamente invaghito della regina Berenice. +Temevasi inoltre di trovare in +lui un principe, a cui più del dovere +piacesse la roba altrui, sapendosi che +prendeva regali anche nell'amministrazion +della giustizia. Ma dopo la morte +del padre cessarono tutti questi sospetti. +Tito con istupore e piacer d'ognuno +comparve tutt'altro, scoprendosi esente +<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321"></a>[321]</span> +da ogni vizio, e solamente fornito di eccellenti +virtù, di maniera che si convertirono +in lode sua tutt'i conceputi timori +di lui. Licenziò tosto dalla sua corte +qualunque persona che dar potesse scandalo, +ed elesse amici di gran senno e +proprietà, tali che anche i susseguenti +principi se ne servirono, come di strumenti +utili o necessari al buon governo. +Tornò a Roma la <i>regina Berenice</i>, figurandosi, +che potendo ora Tito far tutto, +molto anch'ella potrebbe sopra di lui. +Se ne sbrigò egli e rimandolla alle sue +contrade. I conviti, ai quali invitava or +l'uno or l'altro de' senatori e de' nobili, +erano allegri, ma senza profusione od +eccesso. Più non si osservò in lui ruggine +d'avarizia; mai non tolse ad alcuno +il suo e neppur ammetteva i regali soliti +a darsi dalle provincie, città ed università +agli Augusti. Eppur niuno d'essi imperadori +gli andò innanzi nella munificenza +e magnificenza. Imperciocchè in +quest'anno egli dedicò l'anfiteatro <span class="fnote">[Sueton., in Tacit., cap. 8.]</span>, +appellato oggi il Colosseo, stupenda mole, +incominciata, per quanto si crede, da +Vespasiano suo padre, e da lui perfezionata. +Nulla più fa intendere qual fosse +la potenza e splendidezza degli antichi +Augusti, quanto i pezzi che restano tuttavia +di quel superbo edifizio. Fabbricò +eziandio le Terme, o sia i bagni pubblici, +presso al medesimo anfiteatro, le cui +vestigia pur ora si mirano circa la chiesa +di san Pietro in Vincula, per attestato +del Nardino, del Donato e d'altri. Ed +allorchè si fece la dedicazion di tali fabbriche, +cioè quando si misero all'uso +pubblico, Tito solennizzò la funzione +con maravigliosi e magnifici spettacoli, +descritti da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>. Si fecero combattimenti +navali, giuochi di gladiatori, caccie +di fiere, cinquemila delle quali furono +uccise nell'anfiteatro in un sol dì, e +quattro altre migliaia ne' susseguenti +giorni. Nè vi mancarono i giuochi circensi, +e una gran profusione di doni al +<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322"></a>[322]</span> +popolo. Durarono cento dì così allegre +e dispendiose feste. +</p> + +<p> +L'incendio del Vesuvio, di sopra da +me accennato, che fu de' più terribili +che mai si sieno provati, avea portata la +rovina o notabili danni alle città e terre +della Campania. Tito inviò colà due senatori, +già stati consoli con buone somme +di danaro, acciocchè si rimettessero +in piedi le fabbriche. Per tali spese assegnò +ancora i beni di tutti coloro che +erano morti senza eredi, benchè, secondo +le leggi, que' beni appartenessero al suo +fisco. Ed egli stesso colà si portò, non +tanto per mirar la desolazion de' luoghi, +quanto per affrettarne il sollievo. Ma a +questa disgrazia ne tenne dietro un'altra +non meno spaventosa e lagrimevole. Attaccatosi +il fuoco in Roma, vi consumò +il Campidoglio, il tempio di Giove Capitolino, +il Pantheon, i templi di Serapide +e d'Iside, siccome quel di Nettuno ed +altri; il teatro di Balbo e di Pompeo, +il palazzo d'Augusto colla biblioteca, e +molti altri pubblici edifizii. Sì ampia fu +la strage delle fabbriche, che fu creduto +quell'incendio non operazion degli uomini, +ma gastigo mandato da Dio. Se ne +afflisse sommamente Tito, protestando +nondimeno, che a lui come principe apparteneva +il risarcimento di tante fabbriche +del pubblico. In fatti a questo fine +alienò tutt'i più preziosi mobili de' suoi +palazzi; e quantunque molti particolari, +e varie città, e alcuni dei re sudditi, gli +offrissero o promettessero di molto danaro +per quel bisogno, non volle che +alcuno si scomodasse, riserbando tutte +quelle spese alla propria borsa. Dopo sì +fiero incendio succedette in Roma una +atrocissima peste, di cui parlano Svetonio +e Dione, e che, secondo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span> Aurelio +Vittore, fu delle più micidiali che mai si +provassero in quella città, e se ne diede +la colpa alle esalazioni del Vesuvio. Dubito +io, questa essere la medesima, che +di sopra all'anno 77 fu riferita da Eusebio, +e però collocata fuor di sito, cioè +<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323"></a>[323]</span> +sotto l'imperio di Vespasiano. La fece +Tito da padre in sì funeste circostanze, +consolando il popolo con frequenti editti, +ed aiutandolo in quante maniere gli +fu mai possibile. Certo inesplicabile fu +l'amore ch'egli portava ad ognuno, e la +bontà sua e la premura di far del bene +a tutti. Era lecito ad ognuno l'andare +all'udienza sua, ed ognuno ne riportava +o consolazione o speranza. E perchè i +suoi dimestici non approvavano ch'egli +promettesse sempre perchè non sempre +poi poteva mantener la parola: rispondeva, +<i>non doversi permettere che alcuno +mai si parta malcontento dall'udienza +del principe suo</i>. Tanta era in somma +l'inclinazione sua a far dei benefizii, che +sovvenendogli una notte, mentre cenava, +di non averne fatto veruno in quel +dì, sospirando disse quelle sì celebri e +decantate parole <span class="fnote">[Sueton., Dio, Eutropius, Eusebius.]</span>: <i>Amici io ho perduta +questa giornata</i>. Giunse a tanto +questa benignità e amorevolezza, che +nel poco tempo ch'egli regnò, a niuno +per impulso o per ordine suo tolta fu +la vita. +</p> + +<p> +Diceva di amar piuttosto di perir egli, +che di far perire altrui. In effetto, +ancorchè si venisse a sapere che due +de' principali romani faceano brighe e +congiure per arrivar all'imperio, e ne +fossero essi anche convinti, pure non +altro egli fece, se non esortarli a desistere, +dicendo che <i>il principato vien da +Dio, nè si acquista colle scelleraggini; e +che se desideravano qualche bene da lui, +prometteva di farlo</i> <span class="fnote">[Suetonius, in Tito, cap. 9. Dio, lib. 66.]</span>. Dopo di che, per +timore che la madre d'uno di questi senatori +si trovasse in grandi affanni, le +spedì dei corrieri, acciocchè l'assicurassero +che suo figliuolo era salvo. Inoltre +la notte stessa tenne seco a cena questi +due personaggi, e nel dì seguente li volle +<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324"></a>[324]</span> +allo spettacolo de' gladiatori a' suoi fianchi. +Allora fu che portate a lui le spade +di que' combattenti, com'era il costume, +le diede in mano ad amendue, acciocchè +osservassero s'erano taglienti, per far +loro tacitamente conoscere, che più non +dubitava della loro fedeltà. Ma ciò che +sopra ogni altra cosa gli conciliò l'amore +d'ognuno, fu l'aver egli levato via +l'insoffribile abuso introdotto sotto i precedenti +cattivi imperadori; cioè che a +qualsivoglia persona era permesso l'accusare +altrui d'avere sparlato del principe, +o d'avergli mancato di rispetto: il +che era delitto di lesa maestà. Una licenza +sì fatta teneva tutti sempre in una +apprensione e schiavitù incredibile. Tito +ordinò ai magistrati, che non ammettessero +più sì fatte accuse, ed egli stesso +perseguitò vivamente la mala razza di +cotali accusatori, facendoli battere o +mettere in ischiavitù, o pure esiliandoli. +Soleva perciò dire: <i>Non credo che mi si +possa fare ingiuria, perchè non opero cosa, +di cui con giustizia io possa essere +biasimato. Che se pur taluno ingiustamente +mi biasima, egli fa ingiuria più a +sè, che a me: ed io in vece d'adirarmi +contro di lui, ho d'aver compassione della +sua cecità. E se talun dice male dei +miei predecessori con ingiustizia, quando +sia vero che questi abbiano il potere che +loro s'attribuisce nell'averli deificati, +sapran ben essi vendicarsene senza di +me</i>. Fece parimenti questo buon principe +circa questi tempi selciar di nuovo la +via Flaminia, che da Roma conduceva +a Rimini. Ed Agricola <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, c. 22.]</span> continuando +la guerra in Bretagna, stese i contini +romani sin verso la Scozia, fondando +ivi castelli e fortezze, per mettervi delle +guarnigioni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325"></a>[325]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXI" id="LXXXI"></a>LXXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cleto</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Flavio Silva Nonio Basso</span> e <span class="sc">Asinio +Pollione Verrucoso</span>. +</p> + +<p> +Tali furono i nomi de' consoli di +quest'anno, come apparisce dall'iscrizione +rapportata da monsignor Bianchini, +e da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 312 et +pag. 318.]</span>. Ma in un'altra iscrizione +da me data alla luce, il primo console +è appellato <i>Lucio Flavio Silvano</i>. Di lagrime +e sospiri abbondò Roma in questo +anno. Un ottimo principe oramai la governava, +che amava tutti come figliuoli, +comunemente ancora amato da ognuno, +e che perciò avea conseguito un titolo, +non prima nè poi dato ad alcun altro +de' romani imperadori, cioè era chiamato <span class="fnote">[Suet., in Tito, cap. 10.]</span> +<i>la delizia del genere umano</i>. O sia +ch'egli non si sentisse ben di salute, o +che qualche cattivo presagio gli facesse +apprendere vicina la morte; perciocchè +non si può dire, quanto i Romani d'allora +fossero superstiziosi, e dai vari accidenti +vanamente deducessero i buoni +o tristi successi dell'avvenire, o pur +badassero agli strologhi: fuor di dubbio +è, che Tito Augusto nulla operò in quest'anno +di singolare. Si fecero degli spettacoli, +e vi assistè; ma nel fin d'essi fu +veduto piagnere. Comparve ancora in +quest'anno nell'Asia un furbo appellato +Terenzio Massimo, che si facea credere +<i>Nerone Augusto</i> <span class="fnote">[Zonara, in Chr.]</span>, già morto, e fu ben +accolto da <i>Artabano re de' Parti</i>. Anzi +parea, che quel barbaro re si preparasse +per muovere guerra a Tito, con pretendere +di rimettere sul trono un sì fatto +impostore. Se Tito se ne mettesse pensiero, +non è a noi noto. Volle egli, venuta +la state, portarsi alla casa paterna +nel territorio di Rieti, e melanconico più +<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326"></a>[326]</span> +del solito uscì di Roma, perchè nel voler +sagrificare, era fuggita la vittima di mano +al sacerdote; ed essendo tempo sereno, +s'è sentito il tuono. Alloggiato la sera +in non so qual luogo, gli venne la febbre. +Posto in lettiga, continuò il viaggio, +e come già fosse certo che quell'era la +ultima sua malattia, fu veduto tirar le +cortine, e mirare il cielo, e dolersi, perchè +in età sì immatura egli avesse da +perdere la vita; giacchè egli non sapea +di aver commessa azione alcuna, di cui +si avesse a pentire, fuorchè una sola. +Qual fosse questa, non si potè mai sapere +di certo, quantunque molte dicerie +ne fossero fatte. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> con più fondamento +riferisce ciò al tempo in cui +vide disperata la sua salute. Arrivato +alla villa paterna, dove il padre avea +terminata la sua vita, anch'egli, crescendo +il male, vi trovò la morte. Siccome +in casi tali avviene, ognun disse +la sua. Per quanto scrive Plutarco <span class="fnote">[Plutar., de Sanit.]</span>, +i suoi medici attribuirono la cagion di +sua morte ai bagni, a' quali s'era talmente +avvezzato che non potea prendere +cibo la mattina, se prima non s'era +portato al bagno. Forse l'acque fredde +della Sabina gli nocquero. Anche un +certo Regolo, che con esso lui si bagnò +nello stesso giorno, fu sorpreso da +un colpo di apoplessia, per cui morì. +Altri pretesero <span class="fnote">[Aurelius, in Breviar.]</span>, che <i>Domiziano</i> suo +fratello il levasse dal mondo col veleno, +perchè più volte anche prima gli avea +insidiata la vita; ed altri <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, che veramente +egli mancasse di malattia naturale. +Aggiugne Dione, che Domiziano, allorchè +Tito era malato, e potea forse +riaversi, il fece mettere in un cassone +pieno di neve, non so, se col pretesto +di rinfrescarlo, o di ottener quell'effetto, +che oggidì alcuni medici pretendono, +con dar acque agghiacciale nelle febbri +acute, ma con vero disegno di farlo morire +<span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327"></a>[327]</span> +più presto. Quel ch'è certo, non +era per anche morto <i>Tito</i>, che <i>Domiziano</i> +corse a Roma, guadagnò i soldati +del pretorio, e si fece proclamar imperadore +colla promessa di quel donativo, +che Tito avea loro dato nella sua assunzione +all'imperio. +</p> + +<p> +Tale fu il fine di questo amabile imperadore, +mancato di vita nel dì 13 di +settembre <span class="fnote">[Sueton., in Tito, cap. 10.]</span>, e nell'anno quarantesimo +dell'età sua, dopo avere per poco più +di due anni e due mesi tenuto l'imperio. +Credettero alcuni politici d'allora, che +fosse vantaggioso per lui l'essere tolto +di vita giovane, siccome fu ad Augusto, +l'essere morto vecchio. Perciocchè Augusto, +sul principio del suo governo, fu +costretto per la moltitudine de' suoi nemici +e delle frequenti sedizioni, a commettere +non poche azioni crudeli e odiose; +ed ebbe poi bisogno di gran tempo, +se volle guadagnarsi il pubblico amore +a forza di benefizii, per li quali morì +glorioso. All'incontro meglio fu per Tito +il mancar di buon'ora, cioè in tempo che +egli già era in possesso dell'amore di +ognuno, perchè correa pericolo se fosse +più lungamente vissuto, d'essere astretto +a far cose che gliel facessero perdere. +Volata a Roma la nuova di sua morte, +fu per sì gran perdita inesplicabile il dolore +di quel popolo, parendo ad ognuno +di aver perduto un figliuolo o pure il +padre. Altrettanto avvenne per le provincie +romane. I senatori, senz'essere +chiamati dai consoli o dal pretore, corsero +alla curia, ed aperte le porte, diedero +più lodi a lui morto, di quel che avessero +fatto a lui vivo. Portato a Roma il +suo cadavere, fecegli fare Domiziano il +funerale, e registrarlo nel catalogo degli +dii, ma senz'alcun altro degli onori, che +Roma gentile soleva accordare agli altri +imperadori, come giuochi annuali, templi +e sacerdoti per eternare la loro memoria. +Finquì <i>Flavio Domiziano</i> altro titolo +non avea goduto, che quello di <i>Cesare</i> <span class="fnote">[Patin., Vaillant, Mediobarb. et alii.]</span>, +<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328"></a>[328]</span> +e di <i>Principe della gioventù</i>. Appena prese +le redini del governo, che, siccome +persona gonfia di vanità ed ambizione, +volle dal senato tutt'i titoli ed onori, che +altri imperadori partitamente aveano ricevuto, +cioè quelli d'<i>Imperadore</i>, d'<i>Augusto</i>, +di <i>Pontefice Massimo</i>, di <i>Censore</i> +e di ornato della <i>tribunizia podestà</i>. Le +medaglie ancora ci assicurano, che non +tardò punto a voler anche il bel nome +di <i>Padre della Patria</i>. Qual fosse il merito +suo, quali i suoi pregi, lo vedremo +all'anno seguente. Egli era nato nell'anno +cinquantesimo dell'Era nostra; e +però cominciò il suo reggimento in età +giovanile; e diede il titolo d'<i>Augusta</i> a +<i>Domizia</i> sua moglie. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXII" id="LXXXII"></a>LXXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cleto</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per l'ottava +volta, e <span class="sc">Tito Flavio Sabino</span>. +</p> + +<p> +Era questo <i>Sabino</i> console, cugino +carnale di Domiziano, perchè figliuolo di +<i>Tito Flavio Sabino</i>, fratello di Vespasiano, +e prefetto di Roma, da noi veduto +ucciso negli ultimi giorni di Vitellio Augusto. +Avea già dato principio Domiziano +imperadore al suo governo, non diversamente +da alcuni suoi predecessori, buoni +sulle prime, e nel progresso del tempo +d'ogni crudeltà e scelleraggine macchiati <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 8.]</span>. +Salito sul tribunale, posto in piazza, +bene spesso ascoltava e decideva giudiciosamente +e giustamente le liti. Cassò +molte sentenze date dai giudici con indebita +parzialità, dichiarando infami quei +d'essi che si scoprivano aver preso danaro +per vendere la giustizia <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Tanta +attenzione ebb'egli anche nel resto dei +suoi anni all'amministrazione di essa +giustizia, non solo in Roma, ma anche +nelle provincie, che, per attestato di +<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329"></a>[329]</span> +Svetonio, non si videro mai in tutto l'imperio +romano i governatori e i magistrati +sì modesti e giusti, come sotto +di lui. E perchè questi dopo la sua +morte lasciarono la briglia alla loro +malnata avidità di far danaro, furono +poi per la maggior parte condannati e +puniti. Come censore perpetuo fece ancora +alcune belle provvisioni. Volle nei +teatri, distinti dalla plebe i sedili de' cavalieri. +Abolì le pasquinate e i libelli famosi, +pubblicati contro l'onore dei nobili +dell'uno e dell'altro sesso, gastigandone +gli autori, se venivano a scoprirsi. +Cacciò dal senato <i>Cecilio Rufino</i> questore, +perchè si dilettava di far il buffone e +il ballerino. Alle pubbliche meretrici vietò +l'uso della lettiga, e il poter conseguire +eredità e legati. Levò dal ruolo dei +giudici un cavaliere romano, perchè dopo +avere accusata di adulterio e ripudiata +la moglie, l'avea dipoi ripigliata. Secondo +la legge statinia condannò alcuni +de' senatori e cavalieri per la lor impudicizia. +Nè il padre nè il fratello di lui +aveano presa cura degli adulterii delle +vergini vestali, le quali, come ognun sa, +venivano obbligate a conservar la verginità. +Rigorosamente volle egli, siccome +Pontefice massimo, che si eseguisse contra +di loro la pena capitale, prescritta +dalle leggi; nè risparmiò i dovuti gastighi +o d'esilio o di morte ai complici dei +lor falli. Parve <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 9.]</span> parimente ne' principii +del suo governo, ch'egli abborrisse il +levar la vita agli uomini, nè fosse punto +avido della roba altrui. Anzi inclinava +egli molto alla liberalità, e ne diede dei +gran saggi verso tutti i suoi cortigiani, +parenti ed amici, loro poscia severamente +incaricando di guardarsi da ogni +sordida azione per far danaro. Le eredità +a lui lasciate da chi avea figliuoli, le +ricusò. Molte terre decadute al fisco restituì +ai padroni di esse. Decretò l'esilio a +quegli accusatori che non provavano le +lor denunzie ed accuse. Molto più aspramente +trattò coloro che intentavano +<span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330"></a>[330]</span> +processi calunniosi di contrabbandi in +favore del fisco; imperocchè egli diceva: +<i>Chi non gastiga i falsi accusatori, anima +essi ed altri a questo iniquo mestiere</i>. +Non fu minore la sua magnificenza +nel rifare il Campidoglio: che fu mirabil +cosa, perchè, secondo la testimonianza +di Plutarco <span class="fnote">[Plutarc., in Vita Poplic.]</span>, nelle sole dorature +egli v'impiegò dodicimila talenti: +il che era un nulla rispetto alle spese +fatte nell'adornare il proprio palazzo. +Rifabbricò eziandio varj templi bruciati +sotto Tito Augusto, mettendovi il suo +nome, e non già quello de' primieri. Fece +di pianta il tempio della famiglia Flavia, +lo stadio per gli atleti, l'Odeo per +le gare de' musici, e la Naumachia per +gli combattimenti navali. <i>Marziale</i>, poeta +di questi tempi, sfacciato adulatore di +Domiziano, esalta alle stelle tutte queste +sue fabbriche, ed ogni altra sua azione. +Ora quanto s'è detto fin qui potrà far +credere ai lettori, che Domiziano comparisse +figliuolo ben degno di un Vespasiano, +e fratello d'un Tito, principi che +aveano restituito il suo splendore a Roma, +e all'imperio romano. Ma noi non +tarderemo a vederlo indegno lor figlio +e fratello, e tiranno non signore di Roma. +Prese egli in quest'anno il titolo +d'<i>imperadore</i> per la terza volta, a cagione, +per quanto si crede, di qualche +vittoria riportata da <i>Giulio Agricola</i> nella +Bretagna. Colà s'inoltrò cotanto quel +valente capitano coll'armi romane, che +arrivò sino ai confini dell'Irlanda <span class="fnote">[Tacitus, in vita Agricolae, cap. 24.]</span>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXIII" id="LXXXIII"></a>LXXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la nona +volta, e <span class="sc">Quinto Petillio Rufo</span> per la seconda. +</p> + +<p> +A <i>Quinto Petilio</i> fu sostituito nel +consolato, per quanto si crede, <i>Cajo +<span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331"></a>[331]</span> +Valerio Messalino</i>. In quest'anno la Storia +ecclesiastica riferisce la morte di san +<i>Cleto</i> papa, che col suo sangue illustrò +la religione di Cristo. A lui succedette +nella cattedra di s. Pietro, <i>Anacleto</i>. Durava +tuttavia la guerra nella Bretagna. +<i>Giulio Agricola</i> comandante dell'armi +romano in quelle parti <span class="fnote">[Tacitus, cap. 25 et seq.]</span>, riportò un'insigne +vittoria nella Scozia contra di quei +popoli. Aveano i Romani trasportato in +quelle grandi isole un reggimento di +Tedeschi. Costoro non volendo più militare +in quelle parti, fatta una congiura, +uccisero il loro tribuno, i centurioni, +ed alcuni soldati romani, ed imbarcatisi +in tre brigantini si diedero alla fuga. Il +piloto d'essi legni seppe far tanto, che +ricondusse il suo all'armata romana. +Gli altri due fecero il giro della Bretagna, +e dopo una fiera fame patita, per +cui mangiarono i più deboli, giacchè non +poteano approdare ad alcun sito d'essa +Bretagna, per essere considerati quai +nemici, andarono poi a naufragar nelle +coste della Germania bassa. Quivi dai +corsari svevi e frisoni furono presi e +venduti come schiavi. Perchè alcuni +d'essi capitarono nelle terre del romano +imperio, perciò allora solamente vennero +a conoscere i Romani, che la Bretagna +era un'isola e non già terra ferma, come +per la poca pratica aveano fin allora +molti creduto. Intanto Domiziano teneva +allegro il popolo romano <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 4.]</span> con dei +magnifici e dispendiosi spettacoli, non +solamente nell'anfiteatro, ma anche nel +circo, dove si videro corse di carrette, +combattimenti a cavallo e a piedi, siccome +ancora cacce di fiere, battaglie di +gladiatori in tempo di notte a lume di +fiaccole <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, dando nel medesimo spettacolo +cena, o almen vino al popolo +spettatore. Vidersi ancora zuffe d'uomini, +ed anche combattere con le fiere, o +fra loro. Mirabili altresì furono i combattimenti +navali, fatti nell'anfiteatro, +<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332"></a>[332]</span> +oppure in un lago, cavato a mano in vicinanza +del Tevere. Probabilmente a +vari anni son da attribuire sì fatti spettacoli, +benchè da Svetonio e da me accennati +tutti in un fiato. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXIV" id="LXXXIV"></a>LXXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la decima +volta e <span class="sc">Sabino</span>. +</p> + +<p> +Non ho io dato alcun prenome e nome +a questo <i>Sabino</i> console, perchè intorno +a ciò nulla v'ha di certo. Da Giordano <span class="fnote">[Jord., de Reb. Getic., c. 13.]</span>, +che altri sogliono chiamar +Giornande, egli vien appellato <i>Poppeo +Sabino</i>. Parve probabile al cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Ep. Consul.]</span>, +che il suo nome fosse <i>Cajo Oppio +Sabino</i>. Ma in un'iscrizione riferita +dal Cupero (non so di qual peso) a <i>Domiziano</i> +per la decima volta console vien +dato per collega <i>Tito Aurelio Sabino</i>. Noi +bensì vedremo un console dell'anno seguente +appellato <i>Tito Aurelio</i>. In tale incertezza +ho io ritenuto solamente il di +lui cognome, di cui non ci lasciano dubitare +i fasti antichi. Quantunque non si +sappia di certo l'anno in cui Domiziano +andò alla guerra in Germania, pure, seguendo +la traccia delle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Goltzius et alii.]</span>, reputo +io più verisimile il parlarne nel +presente. Erano confinanti i Romani coi +Catti, popolo, per attestato di Tacito <span class="fnote">[Tacitus, de Morib. Germanorum, cap. 30.]</span>, +il più prudente e meglio disciplinato che +s'avesse la Germania, creduto oggidì +quel d'Hassia e Turingia. Domiziano, +siccome sommamente vano ed ambizioso +di gloria, determinò di marciar egli +in persona contra d'essi <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, perchè +aveano cacciato <i>Cariomero re dei Cherusci</i> +dal suo dominio a cagion dell'amicizia +ch'egli professava ai Romani. Andò +<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333"></a>[333]</span> +questo gran campione, assai persuaso +che il suo solo nome avesse da sbigottire +que' popoli; e forse fu allora, che, +per quanto abbiam da Frontino <span class="fnote">[Frontin., in Stratagem., lib. 1, cap. 1.]</span>, egli +mostrò di portarsi nelle Gallie, ad oggetto +unicamente di fare il censo di quelle +provincie. Ma giunto colà, all'improvviso +passò coll'esercito il Reno, e a bandiere +spiegate andò contro ai Catti. Se +volessimo credere agli adulatori poeti, +uno de' quali era allora <i>Publio Stazio +Papinio</i> <span class="fnote">[Stat., in Sylv., l. 1, c 1.]</span>, egli domò la fierezza di quei +barbari e mise in pace i vicini. Ma non +si sa ch'egli desse loro battaglia alcuna; +e probabilmente altro non fece che ridurli +ad un trattato di pace, con rovinar +intanto i popoli suoi sudditi di là dal +Reno. Contuttociò, come s'egli avesse +compiuta una segnalata impresa, sparse +voce di vittorie riportate; e tutto gonfio +del suo mirabil valore se ne tornò a +Roma per goder del trionfo, che il senato +sulla di lui parola gli accordò. Nelle +medaglie di quest'anno si truova più volte +coniato il tipo della vittoria, segno di +questi pretesi vantaggi nella guerra germanica, +per cui cominciò egli ad usare +il titolo di <i>Germanico</i>, e si fece proclamar +<i>imperadore</i> sino alla nona volta. +Può nondimeno essere, che contribuissero +alla gloria di Domiziano anche le +prodezze di <i>Giulio Agricola</i> nella Bretagna; +imperciocchè, per quanto si può +conghietturare <span class="fnote">[Tac., in vita Agric., c. 38 et seq.]</span>, nell'anno presente +quel saggio uffiziale sottopose al romano +imperio le isole Orcadi, ed altri paesi in +quelle parti. Di questi felici successi diede +egli di mano in mano avviso a Domiziano. +Qual ricompensa ne ricavasse, +lo diremo all'anno seguente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334"></a>[334]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXV" id="LXXXV"></a>LXXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per l'undecima +volta, e <span class="sc">Tito Aurelio Fulvo</span>, o <span class="sc">Fulvio</span>. +</p> + +<p> +Questo <i>Tito Aurelio</i> console per attestato +di Capitolino <span class="fnote">[Julius Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, fu avolo paterno +di Antonino Pio Augusto. Che solamente +nell'anno presente Domiziano +solennizzasse il suo trionfo per aver ridotti +a dovere i popoli Catti, si può facilmente +dedurlo dalle monete o medaglie +d'allora <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. imperator.]</span>, nelle quali ancora con isfacciata +adulazione si legge GERMANIA +CAPTA, quasichè a questo bravo imperadore, +il qual forse neppure fu a fronte +de' nemici, riusciti fosse di conquistar +l'intera Germania. Però da lì innanzi +egli costumò di andare al senato in abito +trionfale. Son di parere alcuni <span class="fnote">[Blanchinius ad Anastas.]</span>, ch'egli +nello stesso tempo trionfasse dei Quadi, +Daci, Geli e Sarmati. Ma, per quanto +sembra indicare Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]</span>, diverse furono +quelle guerre, diversi i trionfi. +Egli spontaneamente fece la prima spedizione +contro ai Catti; e l'altre per +necessità. Però ne parleremo andando +innanzi. L'avviso delle vittorie riportate +da Agricola fu ricevuto da Domiziano +con singolare allegrezza in apparenza <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 39, et seq.]</span>; +perchè internamente gli rodeva il cuore, +che vi fosse altra persona, che lui, creduta +valorosa, e da invidioso riputava +perdita sua le glorie altrui. Perciò, quantunque, +per coprire lo scontento suo, gli +facesse decretar dal senato gli ornamenti +trionfali, una statua e gli altri onori, +de' quali fosse capace una privata persona, +dappoichè si riserbavano ai soli imperadori +i trionfi: pure determinò di +richiamarlo a Roma, indorando questa +pillola, col far correr voce di volergli +<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335"></a>[335]</span> +conferire il governo riguardevole della +Siria o sia della Soria, giacchè era mancato +di vita <i>Attilio Rufo</i>, governatore di +quella provincia. Fu detto ancora, che +gliene inviasse la patente portata da un +suo liberto, ma con ordine di consegnargliela +solamente allorchè Agricola non +fosse partito per anche dalla Bretagna; +perchè dovea Domiziano temere, ch'egli +non volesse muoversi, se prima non riceveva +la sicurezza di qualche migliore +impiego. Ma il liberto avendo trovato, +che Agricola, dopo aver consegnata la +provincia tutta in pace al suo successore, +cioè a <i>Sallustio Lucullo</i> era già venuto +nella Gallia, senza neppur lasciarsi vedere +da lui, se ne ritornò a Roma, portando +seco la non presentata patente. +Entrò in Roma Agricola in tempo di +notte, per ischivare lo strepito di molti +suoi amici, che voleano uscire ad incontrarlo; +e si portò a salutar Domiziano, +da cui fu accolto con della freddezza. Da +ciò intese egli ciò che potea sperare da +un tale imperadore; e rimasto senza +impiego, si diede poscia ad una vita ritirata +e privata. Non mancò in corte +chi animò Domiziano a fargli del male, +accusando e calunniando un sì degno +personaggio, prima ch'egli giugnesse a +Roma; ma non avea per anche Domiziano +dato luogo in suo cuore alla crudeltà, +di cui parlerò a suo tempo; e la +moderazione e prudenza d'Agricola ebbero +tal fortuna, ch'egli giunse naturalmente +alla morte, senza riceverla dalle +mani altrui. Abbiamo da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in vita Agricolae.]</span>, che +dopo l'arrivo di esso Agricola a Roma, +gli eserciti romani nella Mesia, nella +Dacia, nella Germania e nella Pannonia, o +per la temerità, o per la codardia de' generali, +furono sconfitti; e che vi rimasero +o trucidati o presi moltissimi uffiziali +di credito colle lor compagnie, di maniera +che non solamente si perdè alquanto +de' confini del romano imperio, ma si +dubitò infine di perdere i luoghi forti, +dove soleano star le milizie romane ai +<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336"></a>[336]</span> +quartieri d'inverno. Tali disavventure +nondimeno si può credere che succedessero +in vari anni; a noi resta luogo di +distribuirle con sicurezza secondo i lor +tempi, perchè son periti gli Annali antichi, +e Svetonio e Dione, secondo il loro +uso, contenti di riferir le azioni degli +antichi Augusti, poca cura si presero +della cronologia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXVI" id="LXXXVI"></a>LXXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la dodicesima +volta, e <span class="sc">Servio Cornelio Dolabella +Metiliano Pompeo Marcello</span>. +</p> + +<p> +Tutti questi cognomi ho io dato al +secondo de' consoli, seguendo un'iscrizione +da me <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 113, n. 2.]</span> pubblicata, e creduta +spettante al medesimo personaggio. Abbiamo +da Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in vita Antonini Pii.]</span>, che in +quest'anno venne alla luce <i>Antonino Pio</i>, +il quale vedremo andando innanzi imperadore. +E in questi tempi ancora, siccome +scrive Censorino <span class="fnote">[Censorinus, de Die Natali, cap. 18.]</span>, Domiziano +istituì in Roma i <i>Giuochi Capitolini</i>, i +quali continuarono di poi a celebrarsi +ad ogni quarto anno, a guisa dei giuochi +olimpici della Grecia. Si solennizzavano +in onore di Giove Capitolino. Per testimonianza +di Svetonio <span class="fnote">[Suetonius, in Domitiano, cap. 4.]</span>, in que' giuochi +varie erano le gare e contese dei professori +dell'arti. Chi più degli altri piaceva +nel suo mestiere, ne riportava in premio +una corona. Faceano un giorno le lor +forze gli atleti; un altro dì i cantori e +sonatori; un altro gl'istrioni o commedianti. +V'era anche il giorno destinato +per li poeti; e il suo per chi recitava +prose in greco o latino. <i>Stazio Papinio</i> +poeta <span class="fnote">[Statius, in Sylv.]</span> recitò allora al popolo una +<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337"></a>[337]</span> +parte della sua Tebaide, che non piacque; +e in confronto di lui furono coronati +altri poeti. Vi si videro ancora +non senza dispiacer de' buoni, fanciulle +pubblicamente gareggiare nel corso. Come +pontefice massimo presiedeva a questi +giuochi Domiziano, vestito alla greca, +portando in capo una corona d'oro, +perchè i sacerdoti costumavano nelle +lor funzioni di andar coronati. Abbiamo +da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span> e da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 4.]</span> che +Domiziano, oltre al suddetto spettacolo +ed altri straordinari, usò ogni anno di +fare i giuochi quinquatri in onor di Minerva, +mentre villeggiava in Albano. In +essi ancora si miravano cacce di fiere, +divertimenti teatrali, e gare d'oratori e +di poeti. Non contento Domiziano di +profondere immense somme di danaro +in tali spettacoli, tre volte in vari tempi +diede al popolo romano un congiario, +cioè un regalo di trecento nummi per +testa. Così nella festa dei Sette monti, +mentre si facea uno spettacolo, diede +una lauta merenda a tutto il popolo spettatore, +in maniera pulita di tavole apparecchiate +ai senatori e cavalieri, e alla +plebe in certe sportelle. Nel giorno seguente +sparse sopra il medesimo popolo +una quantità prodigiosa di tessere, cioè +di tavolette, nelle quali era un segno di +qualche dono, come di uccelli, carne, +grano, ec., che si andava poi a prendere +alla dispensa del principe. E perchè erano +quasi tutte cadute ne' gradini del teatro +o anfiteatro, dove sedea la plebe, ne +fece gittar cinquanta sopra cadaun ordine +de' sedili de' senatori e cavalieri. +Certo è che gl'imperadori, per guadagnarsi +l'affetto del popolo, coll'esempio +d'Augusto, il ricreavano di quando in +quando colla varietà de' giuochi pubblici, +e più lo rallegravano con dei regali. +Ma in fine queste esorbitanti spese di +Domiziano tornarono, siccome dirò, in +danno dello stesso pubblico, perchè l'erario +si votava con sì fieri salassi, e per +<span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338"></a>[338]</span> +ristorarlo egli si diede poi alle crudeltà +e alle oppressioni de' cittadini. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXVII" id="LXXXVII"></a>LXXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la tredicesima +volta, e <span class="sc">Aulo Volusio Saturnino</span>. +</p> + +<p> +Benchè Eusebio nella sua Cronica <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> +non rechi un filo sicuro per la +cronologia di questi tempi, pure si può +ben credergli, allorchè scrive che nell'anno +presente cominciò Domiziano a +gustare che la gente gli desse il titolo di +<i>Signore</i> e fin quello di <i>Dio</i>: empietà non +perdonabile a mortale alcuno. Secondo +il suddetto istorico, assistito dall'autorità +di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 13.]</span>, non solamente egli si +compiacque, ma comandò ancora d'essere +così nominato: il che, dice Eusebio, +non venne in mente ad alcun precedente +imperatore. Noi abbiam veduto, +avere Augusto veramente vietato con +pubblico editto d'essere chiamato <i>Signore</i>; +ma anch'egli permise bene e gradì +che in sua vita gli fossero eretti dei templi +e costituiti dei sacerdoti ad onore +della sua pretesa divinità. Per attestato +ancora di Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, Caligola forsennato +Augusto volle essere chiamato <i>Signore</i> +e <i>Dio</i>. Di tutto era vie più capace la +smoderata ambizione o frenesia di Domiziano; +e pronta ad ubbidire era l'adulazione +e la superstiziosa stoltezza +dei Pagani. Però fondatamente hanno +creduto alcuni, che l'aver Domiziano +perseguitati i Cristiani, avesse origine di +qui; perchè certo i seguaci di Gesù Cristo, +professando la credenza di un solo +Dio invisibile ed immortale, non poteano +mai indursi a riconoscere per dio un +imperadore, vile e miserabil creatura in +<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339"></a>[339]</span> +confronto del Creatore. Abbiamo dallo +stesso Eusebio, che in questi tempi i +popoli Nasamoni e Daci, avendo guerra +coi Romani, furono vinti. Quanto ai Daci +non ci somministra l'antica storia assai +lume per essere il tempo vero in cui +ebbe principio la guerra con essi, e +quanto durò, e quando finì. Tuttavia +potrebbe darsi che a questi tempi appartenesse +il primo movimento di quella +guerra, che continuò molto dipoi, e riuscì +ben pericolosa e funesta ai Romani. +Credesi che l'antica Dacia comprendesse +quel paese che oggidì è diviso nella +Transilvania, Moldavia e Valachia. Erano +popoli fieri e bellicosi quei di quelle +contrade, perchè credeano la morte fine +della presente vita, e principio di un'altra, +secondo l'opinion di Pitagora, che +spacciò la trasmigrazion delle anime. Con +tal persuasione sprezzavano ogni pericolo, +e si esponevano alla morte, sperando +di risorgere con miglior mercato +in altri corpi. Alcuni Greci <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span> diedero +ai <i>Daci</i> il nome di <i>Geti</i> e <i>Goti</i>; e veramente +si truovano confusi presso gli +antichi scrittori i nomi delle barbare +nazioni. Quel che è certo, capitano di +essi Daci era allora <i>Decebalo</i>, uomo di +rara maestria ed accortezza nel mestier +della guerra. E questi, se crediamo a +Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 12.]</span> scrittore de' tempi di Giustiniano +Augusto, mossi dall'avarizia di +Domiziano, rotta l'alleanza che aveano +con Roma, passarono il Danubio, e +cacciarono da quelle ripe i presidii romani <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]</span>. +<i>Appio Sabino</i>, che il cardinal +Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> crede più tosto appellato <i>Cajo +Oppio Sabino</i>, personaggio stato già console, +e governatore allora probabilmente +della Mesia, marciò colle sue forze contra +di que' Barbari, ma ne rimase sconfitto, +ed egli ebbe tagliata la testa <span class="fnote">[Eutrop., Histor.]</span>. A +questa vittoria tenne dietro il saccheggio +del paese, e la presa di molti villaggi e +<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340"></a>[340]</span> +castella. Giunte a Roma queste dolorose +nuove, si vide Domiziano in certa guisa +necessitato ad accorrere colà per fermare +questo rovinoso torrente. In qual +anno egli la prima volta v'andasse (perchè +due volte v'andò) non si può decidere. +Sarà permesso a me di riserbarne +a parlar nell'anno susseguente. Dei Nasamoni, +popoli dell'Africa di sopra nominati +da Eusebio, noi sappiamo da Zonara <span class="fnote">[Zonara, in Annal.]</span>, +che, a cagion delle eccessive +imposte, si sollevarono contro ai Romani +e diedero una rotta a <i>Flacco</i> governator +della Numidia. Ma essendosi coloro perduti +dietro a votar molti barili di vino, +che trovarono nel campo dei vinti, Flacco +fu loro addosso, e ne fece un gran +macello. Domiziano, gloriandosi delle +imprese altrui, nel senato espose d'aver +annientati i Nasamoni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXVIII" id="LXXXVIII"></a>LXXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la quattordicesima +volta, e <span class="sc">Lucio Minucio Rufo</span>. +</p> + +<p> +<i>Minicio</i> e non <i>Minucio</i> è appellato +questo console in una iscrizione da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 314, n. 1.]</span> +data alla luce. Nobil famiglia era anche +la <i>Minucia</i>. Derisa fu l'avidità di Domiziano +(l'avea preceduto coll'esempio +Vespasiano suo padre) da Ausonio <span class="fnote">[Ausonius, in Panegyr.]</span> +e da altri, nel continuare per tanti anni +il consolato nella sua persona, quasichè +invidiasse agli altri un tale onore. Arrivò +egli ad essere console diecisette volte: +il che niuno de' suoi predecessori avea +mai fatto, amando essi di veder compartita +anche ad altri questa onorevolezza. +Osservò nondimeno Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitian., cap. 13.]</span>, che +Domiziano non esercitava poi la funzione +di console, lasciandone il peso al +<span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341"></a>[341]</span> +collega, o pure ai sostituiti. Bastava alla +sua boria, che il suo nome comparisse +negli atti pubblici, l'anno de' quali per +lo più era segnato col nome de' consoli +ordinari. Del resto egli constumava di +deporre il consolato alla più lunga nelle +calende di maggio; e i più d'essi rinunziò +nel dì 13 di gennaio. Ma quali persone +fossero a lui sostituite in quella +dignità, e in qual anno, non si può ora +accertare. Volle Domiziano, che si celebrassero +nell'anno presente i <i>giuochi +secolari</i>, ancorchè, secondo l'istituto di +essi, si avessero a celebrare ad ogni cento +anni <span class="fnote">[Censorinus, de Die Natal., cap. 17.]</span>, nè più che quarantun anni +fosse, che Claudio Augusto gli avea fatti. +La prima spedizion di Domiziano contro +ai Daci, insuperbiti per la loro vittoria, +forse accadde nell'anno presente. Andò +egli in persona coll'esercito a quella +volta. Racconta Pietro patrizio nel suo +trattato delle ambascerie <span class="fnote">[Petrus Patric., de Legat. Hist. Byzant., T. 1.]</span>, che <i>Decebalo</i> +veduto venire con sì grande apparato +di gente un imperador romano +contro sè, gl'inviò degli ambasciatori +per trattar di pace. Se ne rise il superbo +Domiziano, ed avendoli rimandati senza +risposta, ordinò che le milizie imprendessero +la guerra, con dare il comando +di tutta l'armata a <i>Cornelio Fosco</i>, prefetto +allora del pretorio. Decebalo assai +informato del valore di questo generale, +che avea studiata l'arte militare solamente +fra le delizie della corte e in +mezzo ai divertimenti di Roma, se ne +fece beffe, e spedì altri deputati a Domiziano, +offerendosi di terminar quella +guerra, purchè i Romani di quelle contrade +gli pagassero annualmente due oboli +per testa; e ricusando essi tal condizione, +minacciava loro lo sterminio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]</span>. +Contuttociò Domiziano, ch'era un solennissimo +poltrone, come se avesse +pienamente assicurato l'imperio da +quella parte, se ne tornò da bravo a +Roma, senza apparire se prima che terminasse +<span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342"></a>[342]</span> +il presente anno, o pur nel seguente. +Per quanto scrivono Svetonio e +Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Geticis, cap. 13.]</span>, <i>Fosco</i> avendo passato il +Danubio, fece guerra a' Daci, e probabilmente +ebbe sopra di loro qualche +vantaggio; ma in fine restò sconfitto +e ucciso, forse nell'anno seguente. Circa +questi tempi, per quanto s'ha da +Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, <i>Marco Fabio Quintiliano</i>, +eccellente maestro di eloquenza, nato a +Calaorra in Ispagna, venne a Roma +salariato dal pubblico, per insegnar la +oratoria. Ma probabilmente ciò avvenne +sotto Vespasiano, il quale fondò quivi +varie scuole, e vi chiamò degl'insigni +maestri. Certo è intanto, che Quintiliano +fiorì sotto i di lui figliuoli, e fu anche +maestro dei nipoti di Domiziano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="LXXXIX" id="LXXXIX"></a>LXXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tito Aurelio Fulvo</span> per la seconda volta, +e <span class="sc">Aulo Sempronio Atratino</span>. +</p> + +<p> +Siamo accertati da Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Antonino Pio.]</span>, +che <i>Vito Aurelio Fulvo</i> o sia <i>Fulvio</i>, +avolo paterno di Antonino Pio Augusto, +fu due volte console. Giacchè +Svetonio scrive che Domiziano volle un +doppio trionfo dei Catti e dei Daci, non +è improbabile ch'egli nell'anno presente +affrettasse questo onore per far credere +ai Romani, che felicemente passavano +gli affari nella guerra della Dacia. Attesta +il medesimo storico, ch'erano seguite +alcune battaglie in quelle parti, e taluna +verisimilmente vantaggiosa ai Romani, +il che bastò all'ambizioso Augusto, per +esigere l'onor del trionfo. Giacchè sopravvenne +la sconfitta e la morte di <i>Cornelio +Fosco</i> nella guerra che continuava +nella Dacia, potrebbe attribuirsi all'anno +presente la seconda spedizione del +<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343"></a>[343]</span> +medesimo Domiziano contro ai Daci, +essendo noi accertati da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]</span>, +che due volte egli andò in persona a +quella guerra. Ma se non è possibile il +ben dilucidare i tempi delle azioni di +Domiziano, a noi bastar deve almeno la +certezza delle medesime. Tornò dunque +Domiziano alla guerra <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, ma perchè +facea più conto della pelle che dell'onore, +nè gli piacea la fatica, ma sì bene il +godersi tutti i comodi, siccome uomo +poltrone, e perduto tra le femmine e in +ogni sorta di disonestà: non osò giammai +di lasciarsi vedere a fronte dei nemici. +Fermatosi dunque in qualche città +della Mesia, spedì i suoi generali contra +di Decebalo. Seguirono vari combattimenti, +ne' quali, per testimonianza di +Dione, perì buona parte delle sue armate. +Tuttavia, perchè la fortuna delle +guerre è volubile, e i suoi riportarono +talvolta de' vantaggi, e specialmente <i>Giuliano</i> +diede una considerabil rotta a Decebalo: +Domiziano di continuo, ed anche +allorchè andavano poco bene gli affari, +spediva l'un dietro all'altro i corrieri +a Roma, per avvisare il senato delle sue +felici vittorie. Pertanto, a cagione di questi +creduti sì gloriosi successi, il senato +gli decretò quanti onori mai seppe immaginare, +e per tutto l'imperio romano +gli furono alzate statue d'oro e d'argento, +se pur non erano dorate ed inargentate. +Con tutto il suo valor nondimeno +Decebalo cominciò a sentirsi assai +angustiato dalle forze de' Romani; e +però inviò degli ambasciatori a Domiziano +per ottener la pace. Non ne volle il +poco saggio Augusto udir parola; ma +in vece di maggiormente incalzare il vacillante +nemico, venuto nella Pannonia, +rivolse l'armi contro ai Quadi e Marcomanni, +volendo gastigarli, perchè non +gli aveano dato soccorso contra dei Daci. +Due volte que' popoli gli fecero una +deputazione, per placare il suo sdegno; +non solo nulla ottennero, ma Domiziano +<span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344"></a>[344]</span> +fece anche levar la vita ai secondi lor +deputati. Si venne dipoi ad una battaglia, +in cui dai Marcomanni, combattenti alla +disperata, fu sconfitto l'esercito romano, +ed obbligato l'imperadore alla fuga. +Allora fu, che egli diede orecchio alle +proposizioni di pace con Decebalo, il +qual seppe ben profittare della debolezza, +in cui, dopo tante perdite, si trovavano i +Romani. Contentossi dunque egli di restituir +molte armi e molti prigioni, e di +ricever anche dalle mani di Domiziano +il diadema del regno; ma si capitolò, +che anche Domiziano pagasse a lui una +gran somma di danaro, e di mandargli +molti artefici in ogni sorta d'arti di +guerra e di pace; e, quel che fu peggio, +di pagargli in avvenire annualmente una +certa quantità di danaro a titolo di regalo. +Durò questa vergognosa contribuzione +sino ai tempi di Trajano, il quale, +siccome vedremo, avendo altra testa e +cuore che Domiziano, insegnò ai Daci il +rispetto dovuto all'aquile romane. Tutto +boria Domiziano per questa pace, quasichè +egli l'avesse fatta da vincitore, e +non da vinto, scrisse al senato lettere +piene di gloria, e fece in maniera ancora, +che gli ambasciatori di Decebalo andassero +a Roma con una lettera di sommessione, +a lui scritta da Decebalo, se +pur non fu finta, come molti sospettarono, +dallo stesso Domiziano. Per altro +Decebalo non fidandosi di lui, si guardò +dal venire in persona a trovar Domiziano, +e in sua vece mandò il fratello Diegis +a ricevere da lui il diadema. Quanto +durasse questa guerra sì perniciosa ai +Romani, e quando cessasse, non abbiamo +assai lume per determinarlo; ma +v'è dell'apparenza, che si stabilisse la +pace nell'anno presente, e che Domiziano +se ne tornasse a Roma nel dicembre +per prendere il consolato nell'anno seguente. +Nè si dee tacere ciò che Plinio +il giovane osservò, cioè che Domiziano <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span> +andando a queste guerre, per +<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345"></a>[345]</span> +dovunque passava sulle terre dell'imperio, +non pareva il principe ben venuto, +ma un nemico ed un assassino: tante +erano le gravezze che imponeva ai popoli, +tante le rapine, gl'incendi, ed altri +disordini che commettevano le sue milizie, +braccia cattive di un più cattivo +capo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XC" id="XC"></a>XC</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XC</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la quindicesima +volta, e <span class="sc">Marco Coccejo Nerva</span> +per la seconda. +</p> + +<p> +<i>Nerva</i> console, quegli è che a suo +tempo vedremo imperadore. Siccome il +cardinal Noris ed altri mettono la seconda +guerra dacica prima di quel ch'io +abbia supposto, così credono che Domiziano +celebrasse nell'anno 88, o pure +nel precedente, il secondo suo trionfo +dei Daci, e prendesse il titolo di <i>Dacico</i>. +Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> lo differisce sino all'anno +seguente. Io sto col padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critica Baron. ad hunc Ann.]</span>, che +riferisce quel trionfo al presente anno. +Su tal supposto adunque, fu in quest'anno, +per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, che Domiziano +solennizzò in Roma le sue glorie +con magnifiche feste e spettacoli. +Si fecero nel Circo vari combattimenti a +piedi e a cavallo, e in un lago fatto a +posta una battaglia navale, in cui quasi +tutti i combattenti restarono morti. Levossi +inoltre durante quello spettacolo +un fiero temporale con pioggia, che quasi +ebbe ad affogare gli spettatori. Domiziano +si fece dare il mantello di panno grosso, +ma non volle che gli altri mutassero +veste, nè che alcuno uscisse, di maniera +che tutti inzuppati d'acqua, contrassero +poi delle malattie, per cui molti morirono. +A consolar poi il popolo per tal disgrazia, +<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346"></a>[346]</span> +trovò lo spediente di dargli una +cena a lume di fiaccole; e per lo più fu +suo costume di eseguire i pubblici divertimenti +in tempo di notte. Ma specialmente +fece egli comparire il suo fantastico cervello +in un convito notturno, al quale +invitò i principali dell'ordine senatorio +ed equestre. Fece addobbar di nero tutte +le stanze del palazzo, mura, pavimento +e soffitte, con sedie nude. Invitati i +commensali, cadaun vide collocata vicino +a sè una specie d'arca sepolcrale, +col suo nome scritto in essa, e con una +lucerna pendente, come ne' sepolcri. Sopravvennero +fanciulli tutti nudi e tinti di +nero, ballando intorno ad essi, e portando +vasi, simili agli usati nelle esequie dei +morti. Cadauno de' convitati si tenne allora +spedito, e tanto più perchè tacendo +ognuno, il solo Domiziano d'altro non +parlava che di morti e di stragi. Dopo +sì gran paura furono in fine licenziati; +ma appena giunti alla loro abitazione, +ecco che parecchi di loro son richiamati +alla corte. Oh allora sì che crebbe in +essi lo spavento; ma in vece d'alcun +danno, riceverono poi da Domiziano +qualche dono in vasi d'argento, o in altri +preziosi mobili. Tali furono i sollazzi +bizzarri dati da Domiziano alla nobiltà +in occasione del suo trionfo. Nondimeno +il popolo comunemente dicea, che +questo era non già un trionfo, ma un +funerale de' Romani nella Dacia, ovvero +in Roma estinti. Dopo questi trionfi la +vanità di Domiziano, che studiava ogni +dì qualche novità, volle che il mese di +settembre da lì innanzi s'appellasse <i>Germanico</i> <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap 13. Plutarchus +in Num.]</span>, +e l'ottobre <i>Domiziano</i>, per +non essere da meno di Giulio Cesare e +di Augusto; e ciò perchè nel primo avea +conseguito il principato, ed era nato nel +secondo. Ma non durò più della sua vita +questo suo decreto. Non si sa mai capire, +come Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> scrivesse, che molte +fabbriche furono terminate in Roma +<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347"></a>[347]</span> +nell'anno presente, o pure nell'antecedente, +cioè <i>Capitolium, Forum transitorium, +Divorum Porticus, Isium ac Serapium, +Stadium, Horrea piperataria, Vespasiani +Templum, Minerva Chalcidica, +Odeum, Forum Trajani, Thermae Trajanae +et Titianae, Senatus, Ludus Matutinus, +Mica aurea, Meta sudans et Pantheum</i>. +Non si pensasse alcuno, che tanti edifizii +ricevessero il lor essere o compimento +in quest'anno. Forse furono risarciti. Il +<i>Panteon</i> era da gran tempo fatto; e, per +tacere il resto, la piazza e le terme di +Traiano non furono, siccome diremo, +fabbricate, se non nei tempi del suo imperio, +cioè da qui a qualche anno. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCI" id="XCI"></a>XCI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Ulpio Trajano</span> e <span class="sc">Marco Acinio +Glabrione.</span> +</p> + +<p> +<i>Trajano</i>, console in quest'anno, il +medesimo è che fu poi imperadore glorioso. +Il prenome dell'altro console <i>Glabrione</i>, +secondo alcuni, fu non già <i>Marco</i>, +ma <i>Manio</i>, siccome proprio della famiglia +<i>Acilia</i>. Noi abbiamo da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span> esser +avvenuti due prodigii, per l'uno de' quali +fu presagito l'imperio a <i>Trajano</i>, e per +l'altro la morte a <i>Glabrione</i>. Quali fossero, +nol sappiamo, se non che per attestato +del medesimo storico, Glabrione, +benchè console, fu obbligato dal capriccioso +ed iniquo Domiziano a combattere +contra di un grosso lione, che fu bravamente +da lui ucciso, senza restarne egli +ferito. Questa azione, che dovea guadagnargli +lode e stima presso di Domiziano, +altro non fece che incitarlo ad invidia, +ed anche ad odio, perchè non gli +piaceano i nobili di raro valore. Però +col tempo trovò de' pretesti per mandarlo +in esilio, e poi imputandogli volesse +<span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348"></a>[348]</span> +turbare lo stato (forse nell'anno 95) +il fece ammazzare. All'anno presente +vien riferita da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> la strepitosa +morte di <i>Cornelia</i>, capo delle Vergini +Vestali. Era ella stata accusata dianzi +d'incontinenza e dichiarata innocente. +Sotto Domiziano si risvegliò questa accusa; +e Domiziano affettando la gloria +di custode della religione, cioè della superstizione +pagana, e volendo rimettere +in uso le antiche leggi, la fece condannare +e seppellir viva. Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 2.]</span> dice, +ch'ella fu convinta de' suoi falli; Plinio +il giovane <span class="fnote">[Plinius, lib. 4, Ep. II.]</span>, ch'essa nè pur fu chiamata +in giudizio, non che ascoltata, ed essere +quella stata un'enorme crudeltà ed +ingiustizia. Furono anche processati alcuni +nobili romani, come complici del +delitto, frustati sino a lasciar la vita sotto +le battiture, benchè non confessassero +l'apposto reato. E perchè <i>Valerio Liciniano</i>, +già senatore e pretore, uno de' più +eloquenti uomini del suo tempo, per +avere nascosa in sua casa una donna della +famiglia di Cornelia, fu accusato, altra +maniera non ebbe, per sottrarsi a +que' rigori, se non di confessare quanto +gli fu suggerito sotto mano per ordine di +Domiziano. Tuttavia fu egli cacciato in +esilio, e i suoi beni assegnati al fisco. +Questi poi sotto Trajano ritornato a Roma +si guadagnò il vitto, con fare il maestro +di rettorica. Così inorpellava Domiziano +i suoi vizii, volendo comparire zelantissimo +dell'onore de' suoi falsi dii. Narrasi +ancora, che essendo morto uno dei +suoi liberti, e seppellito, dappoichè Domiziano +intese che costui si era fatto fabbricare +il sepolcro con dei marmi presi +dal tempio di Giove Capitolino, bruciato +negli anni addietro, fece smantellar dai +soldati quel sepolcro, e gittar in mare +le ossa e le ceneri di colui; tanto si piccava +egli di essere zelante dell'onore +delle cose sacre. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349"></a>[349]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCII" id="XCII"></a>XCII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la sedicesima +volta, e <span class="sc">Quinto Volusio Saturnino</span>. +</p> + +<p> +S'è disputato, e tuttavia si disputa, +in qual anno succedesse la ribellione di +<i>Lucio Antonio</i>, e la breve guerra civile +che in que' tempi avvenne. Alcuni <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> la +mettono nell'anno 88, altri nell'89, e il +Calvisio <span class="fnote">[Calvisius, Tillemont et alii.]</span> la differisce sino al presente +anno. A me sembra più probabile l'ultima +opinione, confrontando insieme quel +poco che s'ha di questo fatto da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae.]</span>, +e da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 9.]</span>, e da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, +o sia da Sifilino; perchè da loro apparisce +che dopo questa sollevazione Domiziano +lasciò la briglia alla sua crudeltà, +e ciò avvenne, siccome dirò, nell'anno +seguente. <i>Lucio Antonio</i>, a cui Marziale <span class="fnote">[Martial., lib. 4, Epist. 9.]</span> +dà il cognome di <i>Saturnino</i>, era +governatore dell'alta o sia superiore +Germania. Perchè ben sapea, quanto per +poco Domiziano perseguitasse le persone +di merito, e che specialmente sparlava +di lui con ingiuriosi nomi, mosse a ribellione +le sue legioni, facendosi proclamare +imperadore. Portata a Roma questa +nuova, se ne conturbò ognuno per l'apprensione +che ne succedesse una gran +guerra, e si tornasse a provar tutti i malanni +compagni delle guerre civili. Domiziano +stesso, temendo che quest'incendio +si potesse maggiormente dilatare, determinò +di portarsi in persona contra di lui, +ed avea già in ordine l'armata. Ciò che +recava maggiore spavento, era il sapersi +che Lucio Antonio s'era collegato coi +Germani, e questi doveano rinforzarlo +con un potente esercito. Ma che? <i>Lucio +<span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350"></a>[350]</span> +Massimo</i>, che il Tillemont fondatamente +congettura essere lo stesso che <i>Lucio +Appio Norbano Massimo</i>, il qual forse governava +allora la bassa Germania, o pure +una parte della Gallia vicina, senza +aspettare alcun de' soccorsi che gli promettea +Domiziano, diede battaglia improvvisamente +ad esso Lucio Antonio, +prima che con lui si unissero i Tedeschi. +Volle anche la buona fortuna, che mentre +erano alle mani, crescesse così forte +il Reno, che non poterono passare i Tedeschi. +Rimase sconfitto ed ucciso Antonio, +e la sua testa fu inviata a Roma in +testimonianza della vittoria: il che risparmiò +a Domiziano gl'incomodi di continuar +quella spedizione. Plutarco <span class="fnote">[Plutarchus, in P. Æmil.]</span> e +Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 6.]</span> narrano, che nel giorno +stesso, in cui fu data quella battaglia, +un'aquila posandosi in Roma sopra una +statua di Domiziano, fece delle grida di +allegria; e passando tal voce d'uno in +altro, nel medesimo giorno si divulgò +per tutta Roma, che Lucio Antonio era +stato interamente disfatto: ed alcuni +giunsero fino a dire di aver veduta la +sua testa recisa dal busto. Prese tal +piede questa diceria, che gran parte dei +magistrati corsero a far de' sagrifizii in +rendimento di grazie. Ma cominciandosi +a cercare chi avea portata questa nuova, +niuno si trovò, ed ognuno rimase +confuso. Domiziano, che era in viaggio, +ricevette dipoi i corrieri della vittoria, +e si verificò essere la medesima succeduta +nel giorno medesimo, in cui se ne +sparse in Roma la falsa voce. All'anno +presente attribuisce Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> l'editto +di Domiziano contro le vigne <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 7.]</span>. Trovatosi +che v'era stata molta abbondanza +di vino, poca di grano, s'immaginò Domiziano, +che la troppa quantità delle +viti cagion fosse che si trascurasse la +coltura delle campagne. Ma Filostrato <span class="fnote">[Philostratus, in Vita Apollon., lib. 6.]</span> +<span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351"></a>[351]</span> +aggiugne, che non piaceva a Domiziano +sì sterminata copia di vino, perchè l'ubbriachezza +cagionava delle sedizioni. Ora +egli vietò che in Italia non si potessero +piantar viti nuove, e che nelle provincie +se ne schiantasse la metà, anzi tutte +nell'Asia, per quanto ne dice Filostrato. +Ma non istette poi saldo in questo proposito, +per essere venuto a Roma <i>Scopeliano</i> +spedito da tutte le città dell'Asia, +il quale non solamente ottenne che si coltivassero +le vigne, ma ancora che si mettesse +pena a chi non ne piantava. Forse +ancora più di ogni altra riflessione servì +a fare smontar Domiziano da questa +pretensione, l'essersi sparsi de' biglietti <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Vopiscus, in +Probo.]</span>, +ne' quali era scritto, <i>che facesse +pur Domiziano quanto voleva, perchè vi +resterebbe tanto di vino per fare il sagrifizio +in cui sarebbe la vittima lo stesso +imperadore</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCIII" id="XCIII"></a>XCIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Pompeo Collega</span> e <span class="sc">Cornelio Prisco</span>. +</p> + +<p> +Credesi che a questi consoli fossero +sostituiti prima del dì 15 di luglio, <i>Marco +Lollio Paolino</i> e <i>Valerio Asiatico Saturnino</i>; +e che all'un di essi succedesse +nel consolato <i>Cajo Antistio Giulio Quadrato</i>; +e il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, ad Fastos Consular. Sigonii.]</span> ha sospettato +che <i>Cajo Antistio</i> o sia <i>Antio Giulio</i> fosse +personaggio diverso da <i>Quadrato</i>. Ma +qui son delle tenebre, come in tanti altri +siti de' Fasti consolari, trovandosi bensì +de' consoli sostituiti e straordinari nelle +antiche storie e lapidi nominati, ma senza +certezza dell'anno in cui esercitarono +quell'insigne uffizio. Poichè per altro quai +fossero i due poco fa menzionati consoli, +l'abbiamo da un marmo riferito dal Grutero <span class="fnote">[Gruter., Thesaur. Inscript., pag. 189.]</span>, +<span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352"></a>[352]</span> +e compiutamente poi dato alle +stampe dal canonico Gori <span class="fnote">[Gorius, Inscription. Etrusc., p. 69.]</span>, che fu posto +M. LOLLIO PAVLLINO VALERIO +ASIATICO SATVRNINO. C. ANTIO IVLIO +QVADRATO COS. Se poi questi +nell'anno presente fossero sostituiti ai +consoli ordinari, io nol so dire. Nell'agosto +di quest'anno in età di cinquantasei +anni diede fine alla sua vita <i>Gneo Giulio +Agricola</i>, suocero di Cornelio Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 44.]</span>, +già stato console: le cui imprese militari +nella Bretagna di sopra accennai. Tornato +ch'egli fu di colà a Roma, arrivò l'anno +in cui potea chiedere il proconsolato, +o sia il governo dell'Asia o dell'Africa. +Ma non si sentì egli voglia d'altri onori, +perchè sotto un imperador cattivo troppo +era pericoloso il servire. Poco prima +avea Domiziano fatto levar di vita <i>Civica +Cereale</i> proconsole dell'Asia per meri +sospetti di ribellione. Questo esempio, e +il sapere che l'imperadore non avea caro +di conferir sì riguardevoli posti a persone +di sperimentato valore, indussero +Agricola a pregarlo che volesse esentarlo +da quel pesante fardello. Era questo appunto +ciò che desiderava Domiziano, e +ben presto glie l'accordò; e permise, che +Agricola il ringraziasse, come se gli avesse +fatta una grazia. Seppe di poi vivere +questo saggio uomo anche per qualche +tempo, senza provar le persecuzioni del +bisbetico Augusto, facendo conoscere +che gli uomini grandi provveduti di prudenza +possono stare anche sotto principi +cattivi, e non fare naufragio. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, +ciò non ostante scrive che Domiziano +l'uccise; ma Tacito, che più ne seppe di +lui, e scrisse la sua vita, dice bensì esser +corsa voce di veleno, nondimeno ne restò +egli in dubbio. +</p> + +<p> +Ma tempo è oramai di far vedere un +principe appunto cattivo, anzi pessimo, +nella persona di Domiziano; cosa da me +riserbata a quest'anno, non già perchè +<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353"></a>[353]</span> +egli cominciasse solamente ora a riconoscersi +tale, ma perchè il suo mal talento +dopo la guerra civile di Lucio Antonio +andò agli eccessi. Certamente a Domiziano +non mancava ingegno ed intendimento: +ma questa bella dote, se va unita con +delle sregolate passioni, ad altro non serve +d'ordinario, che a rendere più perniciosi +e malefici i regnanti. Ora non si +può assai esprimere quanta fosse la vanità, +la prosunzione, e la sete di dominare +in lui. Egli si credeva la maggior testa +dell'universo, e ch'egli solo fosse degno +di comandare: perciò fiero, superbo e +sprezzator d'ognuno, astuto ed implacabile +ne' suoi sdegni. Era sicuro dell'odio +suo chiunque compariva eccellente in alcuna +bella dote: che questo è lo stilo +delle anime basse <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 1.]</span>. Vivente il padre, +e creato Cesare fece di mani e di piedi +per non esser da meno del buon Tito suo +fratello: ottenne vari uffizi, che esercitò +con gran boria ed eccesso di autorità. E +giacchè Vespasiano, ben conoscente del +maligno suo naturale, il teneva basso, +non avendo potuto conseguire se non un +consolato ordinario, almeno si studiò +sempre di essere sustituito come console +straordinario al fratello. Morto Vespasiano, +fu in dubbio se dovesse offerire +ai soldati il doppio del donativo promosso +loro da Tito, per tentar di levare a +lui l'imperio. Andava spacciando che il +padre l'avea lasciato collega del fratello +nella signoria; ma che era stato suppresso +il testamento. Vantavasi ancora d'aver +egli alzato al trono non meno il padre +che il fratello; e l'adulatore Marziale +approvò questo suo folle sentimento. +Vivente esso Tito, non fece egli mai fine +a tendergli delle insidie, non solo segretamente, +ma anche in palese. Tuttavia tanta +era la bontà di Tito, che quantunque consigliato +di liberar sè stesso e il pubblico +da sì pericoloso arnese, mai non volle +ridursi a questo passo, contentandosi +solamente di fargli talvolta delle fraterne +correzioni colle lagrime agli occhi, benchè +<span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354"></a>[354]</span> +senza frutto. Forse quell'unica azione +di cui Tito prima della sua immatura +morte disse d'esser pentito, fu d'aver +lasciato in vita questo fratello, ben conoscendo +il gran male che ne avverrebbe +alla repubblica. Divenuto poscia imperadore <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span> +non lasciava occasione, anche +in senato <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 1.]</span>, di sparlare copertamente +ed ancora svelatamente del padre e del +fratello, biasimando le loro azioni; e per +cadere in disgrazia di lui, altro non occorreva +che essere in grazia o dell'uno +o dell'altro, o dir parole alla presenza +di lui in lode di Tito. Per altro egli era +un solennissimo poltrone: temeva i pericoli +della guerra; abborriva le fatiche del +governo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Il suo divertimento principale +consisteva in giocare ai dadi, anche +ne' giorni destinati agli affari. Soleva eziandio +ne' principii del suo governo +starsene ritirato in certe ore del giorno: +e la sua mirabil applicazione era in prendere +mosche <span class="fnote">[Suet., in Domit., c. 3. Dio, l. 67. Aurel. +Vict., in Epitome.]</span>, o ucciderle con uno +stiletto. Celebre è intorno a ciò il motto +di Vibio Crispo, uomo faceto. Dimandando +taluno, chi fosse in camera con +Domiziano, rispose Crispo: <i>Nè pur una +mosca</i>. +Ora non aspettò egli, siccome dissi, +a comparire quel crudele che era, a questi +tempi. Anche ne' precedenti anni diede +varj saggi di questa sua fierezza per +varie e ben frivole cagioni. Fra gli altri +(non se ne sa l'anno) fece ammazzare +<i>Tito Flavio Sabino</i> suo cugino, perchè +avendolo disegnato console, secondo le +apparenze, per la seconda volta, il banditore +inavvertentemente in vece del +nome di <i>Console</i> gli diede quello d'<i>imperadore</i>. +Questo bastò per togliere a Sabino +la vita. La stessa mala sorte toccò +ad alcuni altri, o pure l'esilio: che questo +era ne' primi suoi anni di più ordinario +gastigo; ed Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> al di lui +<span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355"></a>[355]</span> +quarto anno scrive essere stati esiliati +da lui assaissimi senatori. Probabilmente +ciò avvenne più tardi. Ora noi sappiamo +da Suetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domit., cap. 10.]</span>, che Domiziano prima +di questi tempi avea levato dal mondo +<i>Salvio Coccejano</i>, solamente perchè avea +solennizzato il giorno natalizio di Ottone +imperatore suo zio; <i>Sallustio Lucullo</i>, +non per altro, che per aver dato il nome +di lucullee ad alcune lance di nuova invenzione; +<i>Materno Sofista</i>, cioè professor +di rettorica, per aver fatta una declamazione +contra de' tiranni; ed <i>Elio Lamia +Emiliano</i>, per cagione di qualche motto +piccante, detto fin quando esso Domiziano +era persona privata. Moglie di questo +Lamia fu <i>Domizia Longina</i>, figliuola di +Corbulone. Gliela tolse Domiziano, e dopo +averla tenuta per amica un tempo, la +sposò, e diedele il titolo di <i>Augusta</i>. Ad +accrescere la crudeltà di questo imperadore, +s'aggiunse la smoderata credenza +che si dava in questi tempi alle vane +predizioni degli strologhi. Più degli altri +loro prestava fede Domiziano, uomo +timidissimo; e perchè fin da giovane gli +avea predetto alcun d'essi che sarebbe +un dì ucciso: perciò la diffidenza fu sua +compagna finchè visse, e massimamente +negli ultimi anni del suo imperio. Di qua +venne la morte di vari principali signori +dell'imperio; perchè egli si procacciava +l'oroscopo di tutti, e trovandoli destinati +a qualche cosa di grande, li faceva levare +dal mondo. <i>Metio Pomposiano</i>, di +cui parlammo all'anno 75, preservato +sotto il buon Vespasiano, non la scappò +sotto l'iniquo suo figliuolo. Perchè fu +creduto che avesse una genitura, che +vanamente gli pronosticava l'imperio, e +perchè teneva in sua camera una carta +geografica del mondo, e studiava le orazioni +dei re e dei capitani, che son nelle +storie di Livio, il mandò in Corsica in +esilio <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, ed appresso il fece ammazzare. +Ma soprattutto s'accese, e giunse al +<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356"></a>[356]</span> +colmo l'inumanità di Domiziano, dappoichè +se gli ribellò <i>Lucio Antonio Saturnino</i>; +del che s'è favellato all'anno +precedente. S'accorse più che mai allora +questo maligno principe, che l'odio universale +è un pagamento inevitabile delle +iniquità <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 10.]</span>. Trovò anche in Roma dei +complici di quella congiura, e molti altri, +che almeno sospiravano di vederla +camminare ad un fine felice. Incrudelì +dunque contra di chiunque era stato, o +si sospettava che fosse stato partecipe +dei disegni d'esso Lucio Antonio; nè +perdonò se non a due uffiziali, che con +vergognosa scusa coprirono il loro fallo. +D'altre illustri persone da lui uccise +parleremo all'anno seguente. Anche +Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.]</span> attesta avere bensì Domiziano +commessa qualche crudeltà negli anni +addietro, ma un nulla essere in paragon +di quelle ch'egli praticò dopo la morte +d'Agricola, avvenuta nell'anno presente, +siccome dicemmo. O nel precedente +anno, come vuole il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, o +nel presente, come credette il cardinal +Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari, Tillemont et alii.]</span> ed altri, ebbe principio la guerra +de' Romani coi Sarmati <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. Aveano +que' barbari tagliato a pezzi una o più +legioni romane coi loro uffiziali. Ciò +diede impulso a Domiziano di accorrere +colà in persona con un buon esercito, +per frenare l'insolenza di que' popoli. +Da Marziale e da Stazio poeti, due trombe +delle azioni di questo imperadore, +noi impariamo ch'egli ebbe a combattere +anche contro ai Marcomanni. Se bene, +o male, non si sa. Ben sappiamo <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 6.]</span> +che, secondo il suo costume di attribuirsi +le vittorie, anche quando egli era vinto, +tornato a Roma nel gennaio di questo +anno o pur del seguente, fece credere +che gli affari erano passati a maraviglia +bene. Tuttavia ricusò il trionfo, e si contentò +di portare al Campidoglio la sola +<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357"></a>[357]</span> +corona d'alloro, e di offerirla a Giove +Capitolino. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCIV" id="XCIV"></a>XCIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Nonio Torquato Asprenate</span> e <span class="sc">Tito +Sestio Magio Laterano</span>. +</p> + +<p> +Fra gli eruditi è stata finora molta +disputa intorno ai consoli ordinari di +quest'anno, nè si sapea il prenome e +nome di <i>Laterano</i>. Una iscrizione del +museo kircheriano, da me <span class="fnote">[Thesaur. Novus Veter. Inscript., p. 314, +num. 2.]</span> data alla +luce, ha messo tutto in chiaro. Da un +altro marmo apparisce che, in luogo di +<i>Laterano</i>, era console nel settembre <i>Lucio +Sergio Paolo</i>. Moltiplicarono più che +mai in questi tempi le calamità di Roma +sotto Domiziano, divenuto oramai formidabil +tiranno, e non inferiore a Nerone. +Ne lasciò a noi un orrido ritratto +Cornelio Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Hist., lib. 1, c. 2 et seq. Idem, in +Vita Agricolæ, c. 46.]</span>, presente a tutte +quelle scene, con dire che si vide il senato +circondato ed assediato da genti di +armi; a molti che erano stati consoli, +tolta la vita; e le più illustri dame o fuggitive +o cacciate in esilio. Di persone +nobili bandite, piene erano le isole, e +all'esilio tenea dietro bene spesso la +spada del carnefice. Ma in Roma si facea +il maggior macello. Pareva un delitto +l'aver avuto delle dignità; pericoloso +era il volerne; nè altro occorreva per +istar tutto dì esposto ai precipizii, che +l'essere uomo dabbene. Le spie e gli +accusatori erano tornati alla moda; e +fra questi mali arnesi si distinguevano +Metio Caro Messalino e Bebio Massa, +assassini del pubblico, non nelle strade, +ma ne' tribunali stessi di Roma, con +essersi attribuita la maggior parte delle +crudeltà d'allora più alla lor malignità +<span class="pagenum"><a name="Page_358" id="Page_358"></a>[358]</span> +e prepotenza che a quella di Domiziano. +Le spese eccessive fatte da questo prodigo +imperadore in tanti spettacoli non +necessari, e in accrescere fuor di misura +lo stipendio ai soldati, per maggiormente +obbligarseli, l'aveano ridotto al +verde <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 12.]</span>. Si avvisò di cercare il risparmio +col cassare una porzion delle milizie; +e, secondo Zonara <span class="fnote">[Zonara, in Annalib.]</span>, eseguì questo +pensiero. Svetonio sembra dire, che solamente +lo tentò, ma che trovandosi tuttavia +imbrogliato a dar le paghe, rivolse +il pensiero a far danaro in altre tiranniche +maniere, occupando a diritto e a +torto i beni dei vivi e dei morti. Pronti +erano sempre gli accusatori, denunziando +or questo, or quello, come rei di lesa +maestà per un cenno, per una parola +contra del principe o contra uno dei +suoi gladiatori; delitti per lo più finti e +non provati. Si confiscavano a tutti i +beni; e bastava che comparisse un solo a +dire di aver inteso che un tale prima di +morire avea lasciata la sua eredità a +Cesare, perchè tosto si mettessero le +griffe su quella roba. Sopra gli altri +furono angariati i Giudei, che da gran +tempo pagavano un rigoroso testatico, +per esercitare liberamente il culto della +lor religione. Un'esatta perquisizion di +essi fu fatta per tutto l'imperio romano, +e processati coloro che, dissimulando la +lor nazione, non aveano pagato. +</p> + +<p> +Fra gli altri personaggi di distinzione +che, per attestato di Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.]</span>, furono +tolti di mira in questi tempi dal genio +sanguinario di Domiziano, si contarono +<i>Elvidio</i> il giovane, <i>Rustico</i> e <i>Senecione</i>. +Era il primo figliuolo di quell'<i>Elvidio +Prisco</i>, che a' tempi di Vespasiano, +siccome fu detto di sopra all'anno 73, +per la sua stoica insolenza si tirò addosso +l'esilio, e poi la morte <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 10. Plinius, +lib. 9, Epist. 13.]</span>. Eccellenti +qualità concorrevano ancora in +questo suo figliuolo, per le quali era in +<span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359"></a>[359]</span> +gran riputazione, oltre all'aver esercitato +un consolato straordinario. Quantunque +egli se ne stesse ritirato per la +malvagità de' tempi che correano, pure +si vide accusato davanti al senato, per +avere, secondochè diceano, in un suo +poema sotto i nomi di Paride e di Enone +messo in burla il divorzio di Domiziano <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 3.]</span>, +il quale altrove abbiam detto +che prese in moglie Domizia Longina. +Questa poi la ripudiò, perchè perduta di +amore verso Paride istrione, ch'egli fece +uccidere in mezzo ad una strada. +Contuttociò non si potè contenere dal +ripigliarla poco dipoi: del che fu assai +proverbiato. <i>Publicio Certo</i>, dianzi pretore, +ed ora uno de' giudici dati ed Elvidio, +per mostrare il suo zelo adulatorio +verso Domiziano, commise la più vergognosa +azione che si possa mai dire; +perchè mise le mani proprie addosso +ed Elvidio, e il trasse alle prigioni. Fu +condannato Elvidio, e l'infame Publicio +per ricompensa destinato console, senza +però giugnere a godere di quella dignità, +perchè Domiziano tolto di vita non gli +potè mantener la parola. Contra di costui +si fece accusatore <i>Plinio</i> il giovine; +e tal terrore gli mise in corpo, che disperato +finì i suoi giorni. <i>Errenio Senecione</i>, +per avere scritta la vita di <i>Elvidio +Prisco</i> seniore, somministrò assai ragione +al crudel Domiziano e al timido senato, +per condannarlo a morte e far +bruciare pubblicamente l'opere composte +da quel felice ingegno. Un altro personaggio, +tenuto in sommo credito per +la professione della stoica filosofia <span class="fnote">[Dio, lib. 67. Plutarchus, de Curios.]</span>, +fu <i>Lucio Giunio Aruleno Rustico</i>. Aveva +egli in un suo libro lodati <i>Peto Trasea</i> +ed <i>Elvidio Prisco</i>, uomini insigni, dei +quali si è parlato di sopra. Di più non +occorse, perchè egli fosse condannato e +fatto morire. Plutarco attribuisce la di +lui disgrazia all'invidia portata da Domiziano +alla gloria di quest'uomo illustre. +Sappiamo parimente, che <i>Fannia</i>, moglie +<span class="pagenum"><a name="Page_360" id="Page_360"></a>[360]</span> +di Elvidio Prisco, in tal occasione fu +mandata in esilio, e spogliata di tutti i +suoi beni; siccome ancora <i>Arria</i> vedova +di Peto Trasea; e <i>Pomponia Gratilia</i>, +moglie del suddetto Rustico. Fece anche +Domiziano morire <i>Ermogene</i> da Tarso, +perchè in una storia di lui scritta si figurò +di essere stato punto sotto certe +maniere di dir figurate. I copisti di quella +storia furono anch'essi fatti morire +in croce. Di questo passo camminava la +crudeltà di Domiziano, e Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesian.]</span> ebbe +a dire, che non si può sapere a qual +numero ascendesse la serie degli uccisi +per ordine suo, perchè non voleva che +si scrivesse negli atti del senato memoria +alcuna delle persone da lui tolte di +vita. E con questa barbarie congiungeva +egli un'abbominevole infedeltà, perchè +servendosi di molti iniqui o per accusare +altrui di lesa maestà, o per rapire le altrui +sostanze, dopo averli premiati con +dar loro onori e magistrati, da lì a poco +faceva ancor questi ammazzare, acciocchè +sembrasse che da essi soli, e non +da lui fossero procedute quelle iniquità. +Altrettanto facea coi servi e liberti da +lui segretamente mossi ad accusare il +padrone, facendoli poi morire anch'essi. +Molte arti usò inoltre, per indurre +alcuni ad uccidersi da sè stessi, acciocchè +si credesse spontanea e non forzata +la morte loro. Peggiore ancor di Nerone +fu per un conto <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.]</span>, perchè assisteva in +persona agli esami e ai tormenti delle +persone accusate, e si compiaceva di +udire i loro sospiri, e di mirar quei mali +che facea lor sofferire, il maggior dei +quali era il veder presente l'autore iniquo +de' medesimi lor tormenti. Aggiungeva +inoltre la dissimulazione all'inumanità, +usando finezze e carezze a chi +fra poche ore dovea per suo comandamento +perdere la vita. Lo provò tra gli +altri <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 11.]</span> <i>Marco Arricino Clemente</i>, già +prefetto del pretorio sotto Vespasiano, +<span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361"></a>[361]</span> +e poi console (non si sa in qual anno), +che era anche suo parente, ed amato +non poco da lui, perchè l'aiutava nelle +iniquità. Convertito l'amore in odio, un +dì fattagli gran festa, il prese anche seco +in seggetta, e veduto colui che era appostato +per denunziarlo nel dì seguente +come reo di lesa maestà, disse a Clemente: +<i>Vuoi tu, che domani ascoltiamo +in giudicio quel furfante di servo?</i> Posti +in così duro torchio, se stessero male i +cittadini romani, e particolarmente i +nobili, non ci vuol molto ad intenderlo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCV" id="XCV"></a>XCV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 15.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la diecisettesima +volta, e <span class="sc">Tito Flavio Clemente</span>. +</p> + +<p> +Non zio paterno, ma cugino di Domiziano +fu questo <i>Clemente</i> console, perchè +figliuolo di <i>Sabino</i> fratello di Vespasiano. +Mostravagli Domiziano molto affetto, +e per testimonianza di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 15.]</span>, +meditava di voler suoi successori due +piccioli figliuoli di lui, a' quali avea anche +fatto cangiare il nome, chiamando +l'uno <i>Vespasiano</i>, e l'altro <i>Domiziano</i>. +Ma appena ebbe Clemente compiuto il +tempo dell'ordinario suo consolato, il +quale in questi tempi solea durare solamente +i primi sei mesi, che Domiziano +per leggerissimi sospetti gli fece levar la +vita. Il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., Annal. Ecclesiast.]</span>, il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mém. Hist. Ecclés.]</span> +ed altri dottissimi uomini, pretendono +ch'egli morisse cristiano e martire; +e le lor ragioni mi paiono convincenti. +Imperciocchè Eusebio, Orosio ed +altri scrittori cristiani mettono sotto quest'anno +la persecuzione mossa da Domiziano +contro i professori della legge di +Cristo; e insin lo stesso Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, scrittore +<span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362"></a>[362]</span> +pagano, scrive aver Domiziano nell'anno +presente fatto morir <i>Flavio Clemente +Console</i> per delitto d'<i>empietà</i>, cioè +per non credere nè venerare i falsi dii del +Paganesimo; e che furono molti altri +condannati a morte, per avere abbracciata +la religion de' Giudei: che tali erano +creduti e chiamati allora i Cristiani. +Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 15.]</span>, tacciando questo Clemente +di una <i>vilissima dappocaggine</i> (<i>contemtissimae +inertiae</i>), indica lo stesso; perchè, +per attestato di Tertulliano <span class="fnote">[Tertull., in Apologetico, cap. 42.]</span>, i Cristiani, +siccome gente ritirata, che non compariva +agli spettacoli, non cercava dignità +e gloria nel secolo, e attendeva alla +mortificazion delle sue passioni, pareano +persone di poco spirito, e gente buona +da nulla. Moglie di questo Clemente console +era <i>Flavia Domitilla</i>, nipote di Domiziano, +cristiana anch'essa, che fu relegata +nell'Isola Pandataria. Ebbe inoltre +esso Clemente una nipote, appellata +parimente <i>Flavia Domitilla</i>. Credesi che +amendue queste Domitille, morendo martiri, +illustrassero la fede di Gesù Cristo, +e la lor memoria è onorata ne' sacri +martirologi. Ne parla anche Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron., et Hist. Ecclesiast. +lib. 3.]</span>, +citando in prova di ciò la storia di Brutio +Pagano. O sia perchè il Cristianesimo +era considerato come una setta di +filosofia, o pure perchè Senecione e Rustico, +amendue filosofi, uccisi, come dicemmo, +nell'anno precedente (se pur +non fu nel presente), irritassero non +poco l'animo bestiale e timido di Domiziano: +certo è, ch'egli cacciò di Roma +tutti i professori della filosofia circa questi +tempi, non potendo egli probabilmente +sofferir coloro, da' quali ben s'immaginava +che erano condannate le sue malvagie +azioni. E che ciò succedesse nell'anno +presente, lo scrive il mentovato +Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. Però Filostrato notò <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon., lib. 8.]</span>, che +molti d'essi filosofi se ne fuggirono nelle +<span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363"></a>[363]</span> +Gallie, ed altri nei deserti della Scizia e +della Libia. <i>Dione Crisostomo</i>, uomo insigne, +se ne andò nel paese de' Goti. Epitetto +celebre Stoico, fu anch'egli obbligato +a ritirarsi fuori di Roma. Amaramente +si duol Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 2.]</span> di questo crudele +editto di Domiziano, perchè fu un bandire +da Roma la sapienza ed ogni buono +studio, acciocchè non vi rimanesse studio +delle virtù, e vi trionfasse solamente +la disonestà con gli altri vizii. Pare che +a quest'anno appartenga, secondo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, +la morte di <i>Acilio Glabrione</i>, che +fu console l'anno 91, fatto uccidere +da Domiziano. <i>Epafrodito</i>, già potente +liberto di Nerone, lungamente avea goduto +gran fortuna anche nella corte di +Domiziano, servendolo per segretario +de' memoriali <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 14.]</span>. Fu mandato in esilio, +e condannato ora solamente a morte, +perchè avea aiutato Nerone a darsi la +morte, in vece d'impedirlo; il che fu +fatto da Domiziano per atterrire i suoi +domestici liberti, acciocchè non ardissero +mai di far lo stesso con lui. Forse ancora +è da riferire all'anno presente, o +piuttosto al seguente, quanto avvenne, +per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, a <i>Giuvenio +Gelso</i>, creduto da alcuni <i>Publio Giuvenzio +Celso</i>, che fu poi pretore sotto Trajano, +console sotto Adriano, e celebre +giurisconsulto di que' tempi. Fu egli accusato +di aver cospirato contra di Domiziano. +Prima che si venisse nel senato +alle prove, fece istanza di parlare all'imperadore, +perchè avea cose rilevanti da +dirgli. Ottenuta la permissione, questo +accorto uomo se gli gittò ginocchioni +davanti come per adorarlo; gli diede cento +volte il titolo di Signore e di Dio; +protestò di essere innocente; ma che se +gli volea dare un po' di tempo, saprebbe +ben pescare, ed indicargli chiunque avea +mal animo contra di lui. Fu licenziato, +ed egli dipoi andò tanto tirando innanzi +<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364"></a>[364]</span> +con vari sutterfugi senza rivelar alcuno, +che arrivò la morte di Domiziano, per cui +sicuro poi se ne visse. Abbiamo dal medesimo +Dione, che in questi tempi Domiziano +fece lastricar la via che va da +Sinuessa a Pozzuolo. Anche Stazio <span class="fnote">[Statius, Sylvar., lib. 4, cap. 3.]</span> +parla d'una simil via acconciata; ma +questa forse andava da Roma a Baja. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCVI" id="XCVI"></a>XCVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerva</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cato Antistio Vetere</span> e <span class="sc">Caio Manlio +Valente</span>. +</p> + +<p> +Erasi ben ridotta Roma ad un compassionevole +stato sotto il crudele e tirannico +governo di Domiziano. Non si +sarebbe trovata persona nobile e benestante, +che continuamente non tremasse +al vedere tanti senatori, cavalieri ed altre +persone, o private di vita o spinte in +esilio o spogliate di beni <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico, et lib. 7, Epist. 14.]</span>. Si univa +bensì il senato, ma solamente per fulminar +quelle sentenze che voleva il tiranno, o +per autorizzar le maggiori iniquità. Ad +ognuno mancava la voce per dire il suo +sentimento; parlava quel solo che portava +gli ordini dell'imperadore, e gli altri +colla testa bassa, col cuor pieno di affanno, +approvavano tacendo ciò che non +osavano disapprovare parlando <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 2.]</span>. Esente +non era da un pari timore il resto del +popolo, perchè dappertutto si trovavano +spioni, che raccoglievano, amplificavano, +e bene spesso fingevano parole dette in +discredito del principe; e bastava essere +accusato, per essere condannato. Ma se +Domiziano facea tremar tutto il mondo, +anche tutto il mondo facea tremar Domiziano, +chè questa è una pensione inevitabile +dei tiranni, i quali col nuocere a +tanti, e massimamente ai migliori e agli +innocenti, sanno di essere in odio a tutti, +<span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365"></a>[365]</span> +e che da tutti, almeno coi desiderii, +se non con altro, è affrettata la morte +loro. Però la diffidenza, gastigo che rode +il cuore di ogni principe crudele ed ingiusto, +crebbe sì fattamente in Domiziano, +che cominciò a non fidarsi neppur +di <i>Domizia</i> Augusta sua moglie, nè +di alcuno de' suoi liberti, cioè de' suoi +più intimi cortigiani <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 15.]</span>. Ad accrescere +i suoi terrori si aggiunsero le predizioni +a lui fatte in sua giuventù dai Caldei, +cioè dagli strologi, che dovea perir di +morte violenta. Anche Vespasiano suo +padre, che non poco badava alla strologia, +vedendolo ad una cena astenersi +dal mangiar funghi, gli diede pubblicamente +la burla, dicendo, <i>che avea piuttosto +da guardarsi dal ferro</i>. Ma specialmente +in quest'anno, che verisimilmente +gli era stato predetto come l'ultimo +di sua vita, non sapea dove stare: +tanta era la sua inquietudine e paura, +tanti i suoi sospetti contra ancora dei +suoi più cari e familiari. A tutti perciò +parlava brusco, tutti mirava con aria +minaccevole. Avvenne inoltre, che per +otto continui mesi caddero di molti fulmini, +uno sopra il Campidoglio rifabbricato +da lui, un altro nel palazzo imperiale, +e nella stessa sua camera, un +altro sopra il tempio della famiglia Flavia, +e un altro guastò l'iscrizione posta +ad una statua trionfale di lui, rovesciandola +in un monumento vicino. Il popolo +superstizioso di Roma, e più degli altri +Domiziano, facea mente a tutti questi +naturali avvenimenti e ad altri ch'io tralascio, +credendoli segni d'imminente +disavventura. Nulla nondimeno atterrì +cotanto questo indegno imperadore <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, +quanto un certo strologo appellato Ascletarone, +che avea predetta la di lui +morte. Preso costui e condotto alla presenza +di Domiziano, confessò di averlo +detto. <i>Sai tu</i>, disse allora Domiziano, <i>che +cosa abbia da intervenire a te in questo +giorno?</i> — <i>Signor sì</i>, rispose lo strologo, +<span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366"></a>[366]</span> +<i>il mio corpo ha da essere mangiato dai +cani</i>. Ordinò tosto Domiziano che costui +fosse giustiziato, ed immantinente bruciato +il corpo suo. Ma appena mezzo abbrustolito, +si svegliò una dirotta pioggia, +che estinse il fuoco, e costrinse la +gente a ritirarsi, sicchè poterono i cani +accorrerne, e far buon convito di quel arrosto. +Portatane poi la nuova a Domiziano, +oh allora sì che smaniò per la paura <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 16.]</span>. +Più fortunato fu un certo Largino +Proclo, aruspice, che in Germania avea +predetto dover seguire nel dì 18 di settembre +gran mutazione di cose; anzi +chiaramente, secondo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, avea +accennata la morte di Domiziano. Mandato +perciò a Roma in catene negli ultimi +tempi di esso imperadore, fu condannato +a perdere la testa dopo il suddetto +giorno, supponendosi che falsa avesse da +riuscire la di lui predizione. Ma verificatasi +questa, egli restò salvo, e fu anche +ben regalato da Nerva. +</p> + +<p> +Vanissima arte è la strologia; ma +Dio, pei suoi occulti giudizii, può permettere +che i suoi professori, per lo più +fallacissimi, talvolta arrivino a colpire +nel segno. Ma intanto è da osservare, +che quest'arte ingannatrice, piuttosto +che predire la morte di Domiziano, fu +essa la cagione della morte medesima, +di maniera che fors'egli sarebbe sopravvivuto +molto, se non le avesse prestato +fede. Imperciocchè, siccome abbiamo +detto, essendosi conficcata nel di lui animo +la credenza di dover esser ammazzato +un dì, servì essa a lui di stimolo +per commettere buona parte delle sue +crudeltà, e a divenire odioso a tutti, con +togliere dal mondo i migliori, e chiunque +egli riputava più capace e voglioso di +nuocergli. Il rendè essa inoltre sì diffidente +e sospettoso, che temeva fin della +moglie e de' suoi più intimi famigliari; +ed arrivò, per quanto fu creduto, sino +alla risoluzione di volerli privar tutti di +vita. Ora, tanto <i>Domizia</i> sua moglie, +<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367"></a>[367]</span> +quanto i suoi più confidenti liberti, +<i>Norbano</i>, e <i>Petronio Secondo</i>, allora prefetti +del pretorio, dappoichè ebbero veduto, +come per sì lievi motivi egli avea +ucciso <i>Clemente</i> suo cugino, e personaggio +di tanta probità, e faceva troppo conoscere +di non più fidarsi di alcun di +loro: assai intesero ch'erano anch'essi +in pericolo, e che, per salvar la propria +vita, altra maniera non restava che di +levarla a Domiziano. Sicchè prendendo +bene il filo, la soverchia credenza che +professò questo screditato Augusto alle +ciarle degli strologi, trasse lui ad esser +crudele, e a non fidarsi di alcuno: e +questa sua crudeltà e diffidenza costò a +lui la vita per mano de' suoi più cari. +Scrive dunque Dione di aver inteso da +buona parte <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, che Domiziano avesse +veramente presa la determinazione di +uccider la moglie e gli altri più familiari +suoi liberti, e i capitani delle guardie +stesse. Subodorata questa sua intenzione, +si accinsero essi a prevenirlo, ma +non prima di aver pensato a chi potesse +succedergli nell'imperio. Segretamente +ne fecero parola a varie nobili persone, +che tutte, dubitando di qualche trappola, +non vollero accettar quella esibizione. +Finalmente si abbatterono in Marco Coccio +Nerva, personaggio degno dell'imperio, +che abbracciò l'offerta. Un accidente +fece affrettare la di lui morte, se pur è +vero ciò che racconta Dione: perchè +Svetonio, più vicino a questi tempi, non +ne parla, e lo stesso vedremo raccontato +di Commodo Augusto, anch'esso ucciso. +Soleva Domiziano per suo solazzo tenere +in camera un fanciullo spiritoso di +pochi anni. Questi, mentre il padrone +dormiva, gli tolse di sotto al capezzale +una carta, con cui andava poi facendo +dei giuochi. Sopravvenuta <i>Domizia</i> Augusta, +gliela tolse, e con orrore trovò +quella essere una lista di persone che il +marito volea levare dal mondo, e di esservi +scritta ella stessa, i due prefetti del +pretorio, <i>Partenio</i> mastro di camera, ed +<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368"></a>[368]</span> +altri della corte. Ad ognun di essi comunicato +l'affare, fu determinato di non +perder tempo ad eseguire il disegno. +</p> + +<p> +Venne il dì 18 di settembre, in cui, +secondo gli astrologi, temeva Domiziano +di essere ucciso. L'ora quinta della mattina, +quella specialmente, era di cui paventava. +Però, dopo aver atteso nel tribunale +alla spedizione di alcuni processi, +nel ritirarsi alle sue stanze dimandò +che ora era. Da taluno de' congiurati +maliziosamente gli fu detto, che era la +sesta: perlochè tutto lieto, come se avesse +passato il pericolo, si ritirò nella +sua camera per riposare. <i>Partenio</i>, mastro +di camera, entrò da lì a poco per dirgli, +che <i>Stefano</i> liberto e mastro di casa dell'ucciso +Flavio Clemente, desiderava di +parlargli per affare di somma importanza. +Costui siccome uomo forte di corpo, e +che odiava sopra gli altri Domiziano per +la morte data al suo padrone, era scelto +dai congiurati per fare il colpo. Ne' giorni +addietro aveva egli finto di aver male +al braccio sinistro, e lo portava con fascia +pendente dal collo. Entrato egli in +tal positura, presentò a Domiziano una +carta, contenente l'ordine di una congiura +che si fingeva tramata contra di +lui, col nome di tutti i congiurati. Mentre +era l'imperadore attentissimo a leggerla, +Stefano gli diede di un coltello +nella pancia. Gridò Domiziano aiuto: +un suo paggio corse al capezzale del +letto, per prendere il pugnale, oppure la +spada, nè vi trovò che il fodero, e tutti +gli uscii erano chiusi <span class="fnote">[Dio, lib. 67. Sueton., in Domitiano, c. 17.]</span>. Ma perchè la +ferita non era mortale, Domiziano s'avventò +a Stefano, si ferì le dita nel volergli +prendere il coltello, ed abbrancolatisi +insieme caddero a terra. <i>Partenio</i>, temendo +che Domiziano la scappasse, aperta +la porta, mandò dentro Clodiano +Corniculario, Massimo suo liberto, e +Saturio capo de' camerieri, ed altri che +con sette ferite il finirono. Ma entrati altri, +che nulla sapeano della congiura, e +trovato Stefano in terra, l'uccisero. In +<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369"></a>[369]</span> +questa maniera, cioè col fine ordinario +dei tiranni terminò sua vita Domiziano, in +età di anni quarantacinque. Del suo corpo +niuno si prese cura, fuorchè Filide +sua nutrice, che segretamente in una +bara plebea lo fece portare ad una sua +casa di campagna, e dopo averlo fatto +bruciare, secondo l'uso d'allora, seppe +farne mettere le ceneri, senza che alcuno +se ne avvedesse, nel tempio della casa +Flavia, mischiandole con quelle di <i>Giulia Sabina +Augusta</i>, figliuola di Tito imperadore +suo fratello <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 22.]</span>. Fu questa Giulia +maritata da esso Tito a <i>Flavio Sabino</i> +suo cugino germano; ma invaghitosene, +Domiziano, vivente ancora Tito, l'ebbe +alle sue voglie. Divenuto poi imperadore, +dopo aver fatto uccidere il di lei marito, +pubblicamente la tenne presso di sè, con +darle il titolo di Augusta, e farle un tal +trattamento che alcuni la credettero +sposata da lui <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon. Tyan., lib. 7.]</span>. Ma, perchè gravida +del marito egli volle farla abortire, cagion +fu di sua morte. Non ho detto fin +qui, ma dico ora che Domiziano nella +libidine non la cedette ad alcuno de' più +viziosi. Nè occorre dire di più. +</p> + +<p> +Quanto al basso popolo di Roma <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 23.]</span>, +non mostrò egli nè gioia nè dolore per +la morte di sì micidial regnante, perchè +sfogavasi di ordinario il di lui furore solamente +sopra i grandi, nè toccava i piccoli. +I soldati sì ne furono in grande affanno +e rabbia, perchè sempre ben trattati, +e smoderatamente arricchiti da lui; però +voleano tosto correre a farne vendetta: +ma i lor capitani ne frenarono que' primi +furiosi movimenti, benchè non potessero +dipoi impedire quanto soggiugnerò +appresso. All'incontro il senato, +contra di cui specialmente era infierito +Domiziano, ne fece gran festa, il caricò +di tutti i titoli più obbrobriosi, ed ordinò +che si abbattessero la sue statue, e i suoi +archi trionfali <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>; si cancellasse il di lui +<span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370"></a>[370]</span> +nome in tutte le iscrizioni, cassando anche +generalmente ogni suo decreto. Ancorchè +Domiziano non si dilettasse delle +lettere e delle arti liberali, a solamente +si conti ch'egli gran cura ebbe di rimettere +in piedi le biblioteche bruciate di +Roma, con raccogliere <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 24.]</span> libri da ogni +parte, e farne copiare assaissimi da quella +di Alessandria: pure fiorirono a' suoi +tempi vari insigni filosofi, fra' quali massimamente +risplendè <i>Epitteto</i>, i cui utili +insegnamenti restano tuttavia, ed <i>Apollonio +Tianeo</i>, la cui vita, scritta da <i>Filostrato</i>, +è piena di favole. Fiorirono anche +in Roma l'eccellente maestro della +eloquenza <i>Marco Fabio Quintiliano</i>, e +<i>Marco Valerio Marziale</i>, poeta rinomato +per l'ingegno, infame per gli suoi troppo +licenziosi epigrammi. Erano amendue +nativi di Spagna. Vissero parimente in +que' tempi <i>Cajo Valerio Flacco, Cajo Silio +Italico</i>, de' quali abbiamo tuttavia i poemi, +ma di gusto cattivo; e <i>Decimo Giunio +Giuvenale</i>, autor delle satire, poco certamente +modeste, ma assai ingegnose e +degne di stima. +</p> + +<p> +Terminata dunque la tragedia di +Domiziano, cominciò Roma, e seco l'imperio +romano, liberato da questo mostro, +a respirare, e tornarono i buoni giorni +per l'assunzione al trono imperiale di +<i>Marco Coccejo Nerva</i>. Era nato Nerva, +per quanto ne scrive Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, nell'anno +32 dell'era nostra, di nobilissimo +casato. L'onestà dei suoi costumi, la sua +aria dolce e pacifica, la sua rara saviezza, +prudenza ed inclinazione al ben del +pubblico, il faceano amare e rispettar +da chicchessia. Queste sue belle doti gli +ottennero due volte il consolato, cioè +nell'anno 71 e nel 90. Mancava a lui +solamente un corpo robusto, e una +buona sanità, essendo stato debolissimo +lo stomaco. Non si accordano gli storici +in certe particolarità della sua vita +negli ultimi anni di Domiziano. Filostrato <span class="fnote">[Philostrat., in Vita Apollonii, lib. 7.]</span> +<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371"></a>[371]</span> +vuole che venuto a Roma Apollonio +Tianeo, gl'insinuasse di liberar +la patria dalla tirannia di Domiziano, +ma ch'egli non ebbe tanto coraggio. Aggiugne +che Domiziano il mandò in esilio +a Taranto; ed Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span> scrive, +che Nerva si trovava ne' Sequani, cioè +nella Franca Contea, allorchè trucidato +fu Domiziano, e che per consentimento +delle legioni prese l'imperio. Ben più +credibile a noi sembrerà ciò che lasciò +scritto Dione, cioè, che Domiziano, giù +da noi veduto persecutore di chiunque +o per le sue buone qualità, o per relazion +degli astrologi, era creduto potergli +succedere nell'imperio, meditò ancora +di levar Nerva dal mondo, e l'avrebbe +fatto, se uno strologo amico di lui non +avesse detto a Domiziano, che Nerva attempato +e mal sano era per morire fra +pochi giorni. Nè Dione parla punto di +esilio; anzi suppone ch'egli si trovasse +in Roma nel tempo dell'uccision di Domiziano, +e che passasse di concerto coi +congiurati, consentendo che si togliesse +la vita a lui, giacchè senza di questo egli +più non istimava sicura la propria. Estinto +dunque il tiranno, fu alzato al +trono cesareo <i>Marco Coccejo Nerva</i>, che +certo non era lungi da Roma, per opera <span class="fnote">[Eutrop., in Brev. Dio, lib. 68.]</span> +specialmente di <i>Petronio Secondo</i> +prefetto del pretorio, e di <i>Partenio</i> principal +autore della morte di Domiziano, +con approvazione di tutto il senato e +plauso del popolo. Ma eccoti alzarsi un +rumore e una voce, che Domiziano era +vivo, e fra poco comparirebbe <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span>. Nerva +di natural timido allora mutò colore, +perdè la favella, nè più sapea in qual +mondo si fosse. Ma Partenio, che coi +suoi occhi avea veduto le ferite e gli ultimi +respiri dell'estinto Domiziano, lo +incoraggiò, e rimise in sella. Andò pertanto +Nerva a parlare ai soldati per +quietarli, e promise loro il donativo solito +<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372"></a>[372]</span> +nell'assunzion de' nuovi imperadori. +Di là poscia passò al senato, dove ricevette +gli abbracciamenti gioviali, e i complimenti +cordiali di cadauno de' senatori. +Non vi fu se non <i>Arrio Antonino</i>, avolo +materno di Tito Antonino poscia +imperadore, suo sviscerato amico, il quale +abbracciatolo gli disse, che ben si rallegrava +col senato e popolo romano, e +colle provincie per sì degna elezione, ma +non già con lui; perchè meglio per lui +sarebbe stato il vivere paziente sotto +principi cattivi, che assumere un peso +sì grave, ed esporsi a tanti pericoli ed +inquietudini, col mettersi fra i nemici, +che mai non mancano, e fra amici, i +quali credendo di meritar tutto, se non +ottengono quel che vogliono, diventano +più implacabili degli stessi nemici. Contuttociò +Nerva fattosi coraggio, prese le +ridini del governo, e si accinse a sostener +con decoro la sua dignità, siccome +ancora a restituire al senato il primier +suo decoro, e la quiete e l'allegria ai +popoli. Vivente ancora Domiziano, e non +per anche cessata la persecuzione da lui +mossa a' Cristiani, <i>sant'Anacleto</i> papa +coronò la sua vita col martirio o nel +precedente, o piuttosto nel presente anno; +ed ebbe per successore nel pontificato +romano <i>Evaristo</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCVII" id="XCVII"></a>XCVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCVII</span>. Indiz. <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Nerva</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Coccejo Nerva Augusto</span> per la +terza volta, e <span class="sc">Lucio Virginio Rufo</span> per +la terza. +</p> + +<p> +Vari altri consoli l'un dietro l'altro +si credono dall'Almeloven sostituiti in +quest'anno, fra gli altri certo è che <i>Cornelio +Tacito</i> istorico, siccome osservò +anche Giusto Lipsio, succedette a <i>Virginio</i>, +o sia <i>Verginio Rufo</i>. Tal notizia abbiamo +da Plinio il giovane <span class="fnote">[Plinius, lib. 2, ep. 1.]</span>. Era Virginio +Rufo quel medesimo che nell'anno +<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373"></a>[373]</span> +68 ricusò più di una volta l'imperio, +datogli in Germania dai soldati. Gloriosamente +avea egli menata fin qui la sua +vita, senza incorrere in alcuna disgrazia, +rispettandolo ognuno, e fin quella bestia +di Domiziano, e serbando quell'animo +grande, ch'era stato superiore agl'imperi. +Nerva anch'egli volle far conoscere +a lui ed al pubblico, quanta stima ne +facesse con crearlo suo collega nel consolato. +Abbiam di certo da Plinio suddetto, +che questo fu il <i>Terzo consolato</i> di +esso Virginio: al che non fece riflessione +il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa sul Fastos Consul. Sig.]</span>, quantunque il cardinal +Noris <span class="fnote">[Noris, Epistol. Consul.]</span> ed altri lo avessero avvertito, +e si raccolga eziandio da Frontino +e dai Fasti d'Idacio. Fu egli sotto +Nerone nell'anno 63 per la prima volta +console ordinario. Credesi che nell'anno +69 gli toccasse il secondo consolato, +ma straordinario, sotto Ottone Augusto. +Intorno al prenome di Rufo s'è disputato. +Chi <i>Tito</i>, chi <i>Pubblio</i> l'ha voluto. È +più probabile <i>Lucio</i>. Ora per la terza +volta creato console nell'anno presente, +siccome c'insegna Plinio il giovane, +mentre sul principio dell'anno si preparava +a recitare in senato il rendimento +di grazie a Nerva per la dignità a lui +conferita, essendo in età di ottantatrè +anni, colle mani tremanti, e stando in +piedi, gli cadde il libro di mano; e nel +volerlo raccogliere gli sdrucciolò il piede +pel pavimento liscio e lubrico, in maniera +che si ruppe una coscia. Non essendosi +questa ben ricomposta o riunita, +dopo qualche tempo se ne morì, e gli +furono fatti solenni funerali, mentre era +console <i>Cornelio Tacito</i>, eloquentissimo +oratore e storico, il qual fece l'orazione +funebre in sua lode. Scrive il medesimo +Plinio, che questo Virginio Rufo era +nato in una città confinante alla sua patria +Como. +</p> + +<p> +Dacchè l'Augusto Nerva si vide sufficientemente +assodato sul trono, fece +tosto sentire il suo benefico genio a Roma +<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374"></a>[374]</span> +e a tutto il romano imperio <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Richiamò +dall'esilio una copia grande di +nobili, che aveano patito naufragio sotto +il precedente tirannico governo, ed abolì +tutti i processi di lesa maestà. E perciocchè +questi erano proceduti da mere +calunnie, perseguitò i calunniatori, e fece +morir quanti servi e liberti si trovarono +aver intentate accuse contra dei +loro padroni, proibendo con rigoroso editto +a tal sorta di persone l'accusare +da lì innanzi i padroni. Vietò parimente +l'accusar chicchessia d'empietà, e di seguitare +i riti giudaici: il che vuol dire +ch'egli estinse la persecuzione mossa +de' Cristiani, che dai Pagani venivano +tuttavia confusi coi Giudei. Perciocchè per +conto de' Giudei era loro permesso l'osservar +la lor legge. Quanti preziosi mobili +si trovarono nell'imperial palazzo, +ingiustamente tolti da Domiziano, furono +da lui con tutta prontezza restituiti. Non +volle permettere che si facessero statue +d'oro e d'argento (se pur non erano +dorate o inargentate) in onor suo, abuso +dianzi assai gradito da Domiziano. +A que' cittadini romani che si trovavano +in gran povertà, assegnò terreni, ch'egli +fece comperare, di valore di un milione e +mezzo di dramme, con deputare alcuni +senatori che ne facessero la divisione. +Perchè trovò smunto affatto l'erario, vendè, +a riserva delle cose necessarie, tutti +i vasi d'oro o d'argento ed altri mobili, +tanto suoi particolari, che della corte, +e parecchi poderi e case, con usar +anche liberalità ai compratori. E ciò non +per covare in cassa il danaro, ma per +dispensarlo al popolo romano, apparendo +dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> che egli distribuì +due volte nel breve corso del suo governo +danari e grano. Giurò che d'ordine +suo non si farebbe mai morire alcuno +de' senatori; e quantunque un di essi +fosse convinto di aver congiurato contra +di lui, pure altro mal non gli fece che di +cacciarlo in esilio. Fu da lui confermata +<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375"></a>[375]</span> +la legge che non si potessero far eunuchi; +e proibito il prendere in moglie +le nipoti. Attese ancora al risparmio, +dopo aver conosciuto il gran male provenuto +dallo scialacquamento esorbitante +di Domiziano. Levò dunque via +molti sagrifizii, molti giuochi ed altri +non pochi spettacoli, che costavano somme +immense <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span>. Soppresse tutto ciò +ch'era stato aggiunto agli antichi tributi +a titolo di pena contro quei ch'erano +morosi al pagamento; siccome ancora +le vessazioni ed angarie introdotte +contro ai Giudei, nell'esigere le lor imposte. +Le città oppresse da troppe gravezze +ebbero sollievo da lui; ed ordinò +che per tutte le città d'Italia si alimentassero +alle spese del pubblico gli orfani +dell'uno e dell'altro sesso, nati da poveri +genitori, ma liberti: carità continuata +anche dai susseguenti buoni imperadori, +anzi accresciuta, come apparisce +dalle antiche iscrizioni. Ristrinse +ancora l'imposta della vigesima per le +eredità e per gli legati, introdotta da Augusto. +Fra le lettere di Plinio il giovane <span class="fnote">[Plinius, lib. 10, Epist. 66.]</span> +si trova un editto di questo imperadore, +che assai esprime quanta fosse +la di lui bontà, con dir egli <i>che ciascuno +de' suoi concittadini poteva assicurarsi, +aver egli preferita la sicurezza di tutti +alla propria quiete, e non aver altro in +animo che di far di buon cuore de' nuovi +benefizii, e di conservare i già fatti da +altri. E però per levar dal cuore d'ognuno +la paura di perdere quel che aveano +conseguito sotto altri Augusti, o doverne +cercar la conferma con delle preghiere +d'oro, dichiarava che senza bisogno di +nuovi ricorsi, chiunque godeva avesse da +godere; perchè egli volea solamente attendere +a dispensar grazie e benefizii nuovi +a chi non avea finora goduto</i>. +</p> + +<p> +E pure con un principe sì buono, il +cui dolce e salutevol governo tanto più +dovea prezzarsi, quanto più si paragonava +<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376"></a>[376]</span> +col barbarico precedente, non mancarono +nobili romani che tramarono una +congiura <span class="fnote">[Dio, lib. 68. Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Capo di essi fu <i>Calpurnio</i> +senatore dell'illustre famiglia de' <i>Crassi</i>: +degli altri non si sa il nome. Con esorbitanti +promesse di danaro sollecitava egli +alla rivolta i soldati. Scoperta la mina, +Nerva il fece sedere presso di sè assistendo +ai giuochi de' gladiatori, e nella stessa +guisa che vedemmo operato da Tito, +allorchè gli furono presentate le spade +di quei combattenti, le diede in mano a +Crasso, acciocchè osservasse, se erano +ben affilate, mostrando in ciò di non paventar +la morte. Fu processato e convinto +<i>Crasso</i>: tuttavia Nerva per mantener la +sua parola di non uccidere senatori, altro +gastigo non gli diede che di relegar lui +e la moglie a Taranto. Fu biasimata dal +senato sì grande indulgenza in caso di +tanta importanza, e in altri ancora, perchè +egli non sapea far male ai grandi, +benchè sel meritassero <span class="fnote">[Plinius, lib. 4, Ep. 22. Aur. Vict., in Epit.]</span>. Trovavasi un +dì alla sua tavola <i>Vejento</i> o sia <i>Vejentone</i>, +già console, uomo scellerato, che sotto +Domiziano era stato la rovina di molti. +Cadde il ragionamento sopra <i>Catullo +Messalino</i>, che nell'antecedente governo +tutti avea assassinati colle sue accuse e +colla sua crudeltà, ed era già morto. +<i>Se costui</i>, disse allora Nerva, fosse <i>tuttavia +vivo, che sarebbe di lui? Giunio +Maurico</i>, uomo di gran petto, di egual +sincerità, e uno dei commensali immantinente +rispose: <i>Con esso noi sarebbe a +questa tavola</i>. Ma quello che maggiormente +sconcertò Nerva, fu l'attentato +d'<i>Eliano Casperio</i>, creato non so se da +lui, o pur da Domiziano, prefetto del +pretorio, cioè capitan delle guardie. O +sia che costui movesse i soldati, o che +fosse incitato da loro, certo è, che un dì +formata una sollevazione andarono tutti +al palazzo <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>, chiedendo con alte grida +il capo di coloro che aveano ucciso Domiziano. +A tal dimanda si trovò in una +<span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377"></a>[377]</span> +somma costernazione Nerva; contuttociò +parendogli che non fosse mai da +comportare il dar loro in mano chi avea +liberata la patria da un tiranno, ed era +stato cagione del proprio suo innalzamento, +coraggiosamente negò loro tal +soddisfazione, dicendo che se si voleano +sfogare, piuttosto colla sua testa cadesse +il loro sdegno. Ma costoro senza fermarsi +per questo, e con disprezzo all'autorità +imperiale, corsero a prendere +<i>Petronio Secondo</i>, già prefetto del pretorio, +e lo svenarono. Altrettanto fecero a +<i>Partenio</i> già maestro di camera di Domiziano, +trattandolo anche più ignominiosamente +dell'altro. E <i>Casperio</i>, divenuto +più insolente, obbligò Nerva di +lodar quest'azione al popolo raunato, e +di protestarsi obbligato ai soldati, perchè +avessero tolta la vita ai maggiori ribaldi +che si avesse la terra. +</p> + +<p> +Una sì atroce insolenza de' pretoriani +servì a far meglio conoscere a Nerva, +ch'egli, stante la sua vecchiaia e poca +sanità, non potea sperare l'ubbidienza +ed il rispetto dovuto al suo grado, e piuttosto +dovea temerne degli altri oltraggi. +Il perchè da uomo saggio pensò di fortificar +la sua autorità, con associare all'imperio +una persona che fosse non +men forte d'animo, che vigorosa di corpo. +E siccome egli non avea la mira se +non al pubblico bene, desiderava di scegliere +il migliore di tutti <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, così dopo +maturo esame, e consigliato anche da +<i>Lucio Licino Sura</i>, senza punto badare +ai molti parenti, che avea (giacchè non +si sa ch'egli avesse mai moglie) fermò +i suoi pensieri sopra Marco Ulpio Trajano, +generale allora dell'armi romane nella +Germania. Era questi di nazione spagnuolo, +perchè nato in Italica città della +Spagna, come si raccoglie da Dione <span class="fnote">[Dio, lib 68.]</span> +e da Eutropio <span class="fnote">[Eutr., in Brev.]</span>, benchè Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epitome.]</span> +il dica venuto alla luce in Todi; +nè alcuno finora avea ottenuto l'imperio, +<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378"></a>[378]</span> +che non fosse nato in Roma o nel vicinato: +contuttociò Nerva fu di sentimento, +che per iscegliere chi dovea governare +un sì vasto imperio, si avea da considerare +più che la nazione, l'abilità e +la virtù. Pertanto in occasion di una vittoria +riportata nella Pannonia, fatto raunare +il popolo nel Campidoglio nel dì 18 +settembre, come alcuni vogliono <span class="fnote">[Panvin., Petav., Pagius, Dodwellus, Fabrett., +Tillem.]</span>, o +piuttosto nel dì 27 o 28 di ottobre, come +pretendono altri, ad alta voce dichiarò +ch'egli adottava per suo figliuolo <i>Marco +Ulpio Nerva Trajano</i>, a cui il senato diede +nel giorno stesso il titolo di <i>Cesare</i> e di +<i>Germanico</i>, e scrisse di suo proprio pugno, +avvisandolo di tale elezione <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico.]</span>. +Fors'anche, secondo alcuni, non era pervenuta +questa nuova a Trajano, soggiornante +allora in Colonia, che Nerva il +proclamò <i>Imperadore</i> <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, conferendogli +la tribunizia podestà, ma non già il titolo +d'<i>Augusto</i>; cioè il creò suo collega nell'imperio. +Può essere che ciò avvenisse +alquanto più tardi. Almen certo è che il +disegnò console per l'anno seguente. Il +merito assai conosciuto di Trajano, che +era stato console nell'anno 94, ed avea +avuto il padre, stato anch'esso console +(non si sa in qual anno) fece che ognuno +ricevesse con plauso una sì bella elezione, +e cessasse ogni sollevazione e tumulto +in Roma. Si trovava allora Trajano +nel maggior vigore della virilità, perchè +in età di circa quarantaquattro anni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCVIII" id="XCVIII"></a>XCVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCVIII</span>. Indiz. <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Coccejo Nerva Augusto</span> per la +quarta volta, e <span class="sc">Marco Ulpio Trajano</span> +per la seconda. +</p> + +<p> +Credesi che a questi consoli ne fossero +sostituiti degli altri nelle calende di +luglio, ma quali noi possiamo sapere di +<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379"></a>[379]</span> +certo. Poco sopravvisse il buon imperadore +Nerva, nè già sussiste, come taluno +ha pensato, ch'egli deponesse l'imperio. +Riscaldossi egli un giorno forte in gridando +contra di un certo Regolo <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit. Tillem., Mém. Hist. +Pagius, Crit. Bar.]</span>, che +doveva aver commessa qualche iniquità, +di modo che, quantunque fosse di verno, +sudò; e questo raffreddatosegli addosso, +gli cagionò una tal febbre, che fu bastante +a levarlo di vita. Aurelio Vittore +gli dà sessantatre anni d'età <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>, Dione +sessantacinque <span class="fnote">[Dio, lib 68.]</span> Eutropio settantuno <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, +ed Eusebio settantadue <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. Comunque +sia, lasciò egli anche dopo sì +corto governo un glorioso nome a cagion +delle sue lodevoli azioni di bontà e saviezza; +azioni tali, ch'egli ebbe a dire di +non sapere d'aver operata cosa, per cui, +quando anch'egli avesse deposto l'imperio, +non avesse da vivere quieto e sicuro +nella vita privata. Ma nulla certo +gli acquistò più credito e gloria, che l'aver +voluto per successore nell'imperio +un <i>Trajano</i>, che poi divenne il modello +de' principi ottimi. Con funerale magnifico +fu portato il suo corpo, o vogliam +dire le ceneri ed ossa sue, dal senato, +nel mausoleo d'Augusto. Intorno al +giorno di sua morte disputano gli eruditi. +Inclinano i più a credere che questa avvenisse +nel gennaio dell'anno presente, +e nel dì 27; Aurelio Vittore scrive che +quel giorno, in cui egli mancò di vita, +fu un ecclissi del sole. Secondo i conti +del Calvisio si eclissò il sole nel dì 21 di +marzo di quest'anno; ma non s'accorda +ciò con chi <span class="fnote">[Dio, lib. 68. Eutropius, in Brev.]</span> gli dà sedici mesi e +nove o dieci giorni d'imperio. Sappiamo +bensì da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. imperator.]</span>, +e dalle iscrizioni <span class="fnote">[Gruter., Thesaur. Insc.]</span>, che Nerva per decreto +del senato fu alzato all'onore degli +<span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380"></a>[380]</span> +dii, e che Trajano non mai stanco +di mostrar la sua gratitudine a questo +buon principe e padre, che l'avea alzato +al trono, alzò anch'egli a lui dei templi, +secondo la cieca superstizione e temerità +del gentilesimo. Allorchè terminò Nerva +i suoi giorni, <i>Publio Elio Adriano</i>, che +fu poi imperadore, giovane allora ed amicissimo, +anzi parente di Trajano, lasciato +già da suo padre sotto la tutela di +lui <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, si trovava nella Germania superiore. +Arrivata colà la nuova della morte +di Nerva, Adriano volle essere il primo +a portarla a Trajano, dimorante allora +in Colonia; e tuttochè <i>Serviano</i> di +lui cognato cercasse d'impedirglielo, con +fare segretamente rompere il di lui calesse, +per aver egli l'onore di far penetrar +con sua lettera il lieto avviso a +Trajano: nondimeno Adriano camminando +a piedi, prevenne il messagger di +Serviano. Ricevute poi che ebbe Trajano <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span> +le lettere del senato, gli rispose di +suo pugno, co' dovuti ringraziamenti, fra +l'altre cose promettendo, che nulla mai +farebbe contro la vita e l'onore delle +persone dabbene; il che poscia confermò +con suo giuramento. Mentr'egli tuttavia +si trovava in quelle parti, o certo prima +di tornarsene a Roma, chiamò a sè <i>Eliano +Casperio</i> prefetto del pretorio e i +soldati da lui dipendenti, facendo vista +di volersi valere di lui in servigio della +repubblica. Nerva in ragguagliarlo della +elezione sua, l'avea particolarmente incaricato +di far le sue vendette contra +d'esso Casperio, e di quelle milizie che +ammutinate gli aveano fatto, siccome +dicemmo, un sì grave affronto. Trajano +l'ubbidì. Tolta fu a Casperio la vita e a +quanti pretoriani si trovò che avevano +avuta parte in quella sedizione. Comandava +allora ad una possente armata Trajano, +nè v'è apparenza ch'egli nell'anno +presente venisse a Roma, ma bensì che +egli si trattenesse in quelle ed anche +in altre parti per dare un buon sesto +<span class="pagenum"><a name="Page_381" id="Page_381"></a>[381]</span> +ai confini dell'imperio e alla quiete delle +provincie <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>. Sparsasi nelle nazioni +germaniche la fama che Trajano era divenuto +imperadore ed Augusto, tale già +correa la rinomanza e la stima del di +lui valore e senno anche fra quelle barbare +genti, che ognun fece a gara per +ispedirgli dei deputati e chiedergli supplichevolmente +la continuazion della pace. +Erano soliti i Tedeschi nel verno, +allorchè il Danubio gelato si potea passare +a piedi, di venir ai danni dei Romani. +Nel verno di quest'anno non si +lasciarono punto vedere. Trovavasi in +quelle contrade Trajano, e tuttochè le +sue legioni facessero istanza di valicar +quel fiume, per dare addosso ai Tedeschi, +tuttavia egli nol permise. Una delle +sue principali applicazioni era stata, e +maggiormente fu in questi tempi, di ristabilire +l'antica disciplina, l'amor della +fatica, e l'ubbidienza nella milizia romana; +ed egli stesso, con trattar civilmente +tutti gli uffiziali e soldati, si conciliò +più che prima l'amore e il rispetto +d'ognuno. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="XCIX" id="XCIX"></a>XCIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Aulo Cornelio Palma</span> e <span class="sc">Cajo Sosio +Senecione</span>. +</p> + +<p> +Erano questi consoli due de' migliori +nobili che si avesse allora il senato romano, +e particolarmente godevano della +stima ed amicizia di Trajano. Aveano +costumato alcuni de' precedenti Augusti +di prender essi il consolato nelle prime +calende di gennaio, susseguenti alla loro +assunzione, cessando perciò i consoli +disegnati <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>. Trajano, tra perchè non +si pasceva di fumo, e perchè gli affari +non gli permettevano di trovarsi all'apertura +dell'anno nuovo in Roma, ricusò +<span class="pagenum"><a name="Page_382" id="Page_382"></a>[382]</span> +nell'anno precedente l'onore del +consolato offertogli dal senato, secondo +lo stile, e volle che entrassero i due consoli +sopraddetti. Verisimilmente venuta +che fu la primavera, fu il tempo in cui +egli dalla Germania s'inviò a Roma. Ben +diverso fu il suo passaggio da quel di +Domiziano. Quello era un saccheggio +delle città, dovunque passava egli colle +sue truppe. Trajano, benchè scortato da +più legioni, con tal disciplina, con sì +bel regolamento faceva marciare e riposar +la sua gente, che diventò lieve ai +popoli quel militare aggravio. Abbiamo +ancora da Plinio l'entrata di Trajano in +Roma. Fu ben lieto quel giorno al veder +venire un buon principe, non già orgoglioso +sopra un carro trionfale, o portato +dagli uomini, come costumò alcuno +de' suoi antecessori, ma a piedi e in abito +modesto; che non accoglieva con +fronte alta e superba, chi gli si presentava, +per rallegrarsi con lui e per ossequiarlo; +ma bensì gli abbracciava e baciava +tutti, come suoi cari concittadini +e fratelli. Andò al Campidoglio, e poscia +al palazzo. Seco era <i>Pompea Plotina</i> sua +moglie, donna d'alto affare, ed emula +delle virtù del marito <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Allorchè ella +fu sulle scalinate del palazzo imperiale, +rivolta al popolo disse: <i>Quale io entro +or qua, tale desidero anche d'uscirne</i>, +cioè ben voluta e senza rimprovero di +alcuna iniquità. In fatti con tal modestia +e saviezza visse ella sempre dipoi, che +si meritò gli encomi di tutti, e massimamente +perchè cooperava anch'essa a +promuovere il ben pubblico e la gloria +del marito <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span>. Raccontasi, che informata +delle avanie e vessazioni che si praticavano +per le provincie del romano +imperio dagli esattori de' tributi e delle +gabelle, sanguisughe ordinarie de' popoli, +ne fece una calda doglianza al marito, +come egli fosse sì trascurato in affare +di tanta premura, permettendo iniquità +che facevano troppo torto alla di lui +<span class="pagenum"><a name="Page_383" id="Page_383"></a>[383]</span> +riputazione. Seriamente vi si applicò da +lì innanzi Trajano, e rimediò ai disordini, +riconoscendo essere il fisco simile +alla milza, la quale crescendo fa dimagrar +tutte le altre membra. A <i>Plotina</i> fu +probabilmente conferito, dopo il suo arrivo +a Roma il titolo di <i>Augusta</i>, siccome +a Trajano quello di <i>Padre della Patria</i>, +che si trova enunziato nelle monete +di quest'anno, come pur anche quello +di <i>Pontefice Massimo</i>. Avea Trajano una +sorella, appellata <i>Marciana</i>, con cui +mirabilmente andò sempre d'accordo la +saggia imperatrice Plotina. La città di +Marcianopoli, capitale della Mesia, per +attestato di Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 27.]</span> e di Giordano <span class="fnote">[Jordan, de Reb. Geticis.]</span>, +prese il nome da lei. Ebbe anche +Marciana il titolo d'<i>Augusta</i>, che si trova +in varie iscrizioni e monete. Da lei nacque +una <i>Matidia</i>, madre di <i>Giulia Sabina</i>, +che fu moglie di <i>Adriano Augusto</i>, +e per quanto si crede, di un'altra <i>Matidia</i>. +</p> + +<p> +Le prime applicazioni di Trajano, +dacchè fu egli giunto a Roma, furono +a cattivarsi l'amore del pubblico colla +liberalità <span class="fnote">[In Panegyr.]</span>. Aveva egli già pagato alle +milizie la metà del regalo che loro solea +darsi dai novelli imperadori. Ai poveri +cittadini romani diede egli l'intero congiario, +volendo che ne partecipassero +anche gli assenti e i fanciulli: spesa +grande, ma senza arricchire gli uni colle +sostanze indebitamente rapite ad altri, +come in addietro si facea da' principi +simili alle tigri, le quali nudriscono i lor +figliuoli colla strage d'altri animali. Da +gran tempo si costumava in Roma, che +la repubblica distribuiva gratis di tanto +in tanto una prodigiosa quantità di grano +e di altri viveri al basso popolo dei +cittadini liberi, perchè anch'esso riteneva +qualche parte nel dominio e governo. +Ma i fanciulli che aveano meno di undici +anni, non godevano di tal distribuzione. +Trajano volle ancor questi partecipi +<span class="pagenum"><a name="Page_384" id="Page_384"></a>[384]</span> +della pubblica liberalità. E perciocchè, +siccome dicemmo, Nerva avea ordinato, +che anche per le città dell'Italia a spese +dei pubblici erari si alimentassero i figliuoli +orfani della povera gente libera: +diede alle città danari e rendite, affinchè +fosse conservato ed accresciuto questo +buon uso. Rallegrò parimente il popolo +romano con alcuni giuochi e spettacoli +pubblici, conoscendo troppo il genio di +quella gente a sì fatti divertimenti. Per +altro non se ne dilettava egli; anzi cacciò +di nuovo da Roma i pantomimi, come +indegni della gravità romana. Cura +particolare ebbe dell'annona, con levar +via tutti gli abusi e monopolii, con formare +e privilegiare il collegio de' fornai: +di modo che non solo in Roma, ma per +tutta l'Italia si vide fiorire l'abbondanza +del grano, talmente che l'Egitto, solito +ad essere il granaio dell'Italia, trovandosi +carestioso in quest'anno, per avere +il Nilo inondato poco paese, potè ricevere +soccorso di biade dall'Italia stessa. +Ma ciò che maggiormente si meritò plauso +da ognuno, fu l'aver anch'egli più +rigorosamente di quel che avessero fatto +Tito e Nerva, ordinato processi e gastighi +contra dei calunniosi accusatori, che +sotto Domiziano erano stati la rovina di +tanti innocenti. Nella stessa guisa ancora +abolì l'azione di lesa maestà, ch'era in +addietro l'orrore del popolo romano. +Ogni menoma parola contra del governo +si riputava un enorme delitto. Ma egregiamente +intendeva Trajano, essere proprio +de' buoni principi l'operar bene, +senza poi curarsi delle vane dicerie dei +sudditi: laddove i tiranni, male operando, +esigerebbono ancora, che i sudditi +fossero senza occhi e senza lingua; nè +badano che coi gastighi maggiormente +accendono la voglia di sparlare di loro +e l'odio universale contra di sè stessi. +Assistè Trajano nell'anno presente, come +persona privata ai comizi, nei quali +si dovea far l'elezion de' consoli per +l'anno seguente. Fu egli disegnato console +ordinario, ma si durò fatica a fargli +<span class="pagenum"><a name="Page_385" id="Page_385"></a>[385]</span> +accettare questa dignità; ed accettata che +l'ebbe, con istupore d'ognuno si vide il +buon imperadore andarsi ad inginocchiare +davanti al console, per prestare +il giuramento come solevano i particolari: +e il console, senza turbarsi, lasciò +farlo. Altri consoli da sostituire agli ordinari, +furono anche allora disegnati, +siccome dirò nell'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="C" id="C"></a>C</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">C</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Ulpio Nerva Trajano</span> per la terza +volta, e <span class="sc">Marco Cornelio Frontone</span> per +la terza. +</p> + +<p> +Gran disputa fra gli eruditi illustratori +de' Fasti consolari <span class="fnote">[Panvinus, Pagius, Tillemont, Stampa.]</span> è stata e dura +tuttavia, senza aver mezzo finora da deciderla, +quale sia stato il collega ordinario +di Trajano nel presente consolato, +cioè chi con lui procedesse console nelle +calende di gennaio. Parve al cardinal +Noris <span class="fnote">[Noris, Ep. Consul.]</span> più probabile che fosse <i>Sesto +Giulio Frontino per la terza volta</i>, scrittore +rinomato per li suoi libri, conservati +sino ai dì nostri. Poscia inclinò piuttosto +a crederlo <i>Marco Cornelio Frontone +per la terza volta</i>, come avea tenuto il +Panvinio, e tenne dipoi anche il Pagi. +L'imbroglio è nato dalla vicinanza dei +cognomi di <i>Frontone</i> e <i>Frontino</i>. Certo è +che Frontone fu console in quest'anno. +E perciocchè sappiamo da Plinio <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>, +essere stati disegnati per quest'anno oltre +all'Augusto Trajano due altri, che +serebbono consoli <i>per la terza volta</i>, perciò +alcuni han creduto anche Frontino +console nell'anno presente; ma senza +apparire in qual anno preciso, tanto egli +quanto <i>Frontone</i>, avessero conseguito +gli altri due consolati. Credesi ben comunemente, +che nelle calende di settembre +<span class="pagenum"><a name="Page_386" id="Page_386"></a>[386]</span> +fossero sostituiti in quella illustre +dignità <i>Cajo Plinio Cecilio Secondo</i> comasco, +celebre scrittore di lettere, e del +panegirico di Trajano, ch'egli per ordine +del senato compose e recitò in questa +congiuntura, e <i>Spurio Cornuto Tertullo</i>, +personaggio anch'esso di gran merito. +Secondo il Panvinio e l'Almeloven, nelle +calende di novembre succederono +<i>Giulio Feroce</i> ed <i>Acutio Nerva</i>. Ma io <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 305, n. 5.]</span> +ho prodotta un'iscrizione posta nel dì +29 di dicembre dell'anno presente, da +cui ricaviamo essere allora stati consoli +<i>Lucio Roscio Eliano</i> e <i>Tiberio Claudio +Sacerdote</i>. Benchè fosse assai conosciuto +in Roma il mirabil talento di Trajano +Augusto, pure assunto ch'egli fu al trono, +maggiormente comparì qual era, con +vedersi inoltre un avvenimento ben raro, +cioè ch'egli non mutò punto nella +mutazion dello stato i buoni suoi costumi, +anzi li migliorò; e che l'altezza del +suo grado e della sua autorità servì solamente +a far crescere le sue virtù. Fasto +e superbia sparivano le azioni di +molti suoi predecessori <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>. Continuò +egli, come prima, la sua affabilità, la sua +modestia, la sua cortesia. Ammetteva +alla sua udienza chiunque lo desiderava, +trattando con tutti civilmente, e massimamente +onorando la nobiltà, ed abbracciando +e baciando i principali: laddove +gli altri Augusti, stando a sedere, appena +porgeano la man da baciare. Gli stava +fitta in mente questa massima, <i>che un +sovrano in vece d'avvilirsi coll'abbassarsi, +tanto più si fa rispettare e adorare</i>. +Usciva egli con un corteggio modesto e +mediocre; nè andavano già innanzi lacchè +o palafrenieri per fargli largo colle +bastonate, anzi egli talvolta si fermava +nelle strade, per lasciar che passasse +qualche carro o carrozza altrui. Per un +imperadore era assai frugale la sua tavola, +ma condita dall'allegria di lui e da +quella di varie persone savie e scelte, +<span class="pagenum"><a name="Page_387" id="Page_387"></a>[387]</span> +ch'erano or l'una, or l'altra invitate <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span>. +Distinzione di posto non voleva alla sua +mensa, nè sdegnava di andare a desinare +in casa degli amici, di portarsi alle lor +feste, di visitarli malati, di andar talvolta +nelle loro carrozze. In somma, per +quanto poteva, si studiava di trattar con +tutti, non meno in Roma che per le provincie, +con tanta civiltà e moderazione, +come se non fosse il sovrano, ma un +loro eguale, ricordando a sè stesso, che +egli comandava bensì agli uomini, ma +ch'era uomo anch'egli. E perchè un dì +gli amici suoi il riprendevano, perchè eccedesse +nella cortesia verso d'ognuno, +rispose quelle memorande parole: <i>Tale +desidero d'essere imperadore verso i privati, +quale avrei caro che gl'imperadori +fossero verso di me se fossi uomo privato</i>. +Lo stesso Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesaribus.]</span>, che andò +cercando tutte le macchie e i nei dei +precedenti Augusti, non potè non confessare, +che Trajano superò tutti gli altri +imperadori nella bontà e nella dolcezza: +il che punto non facea scemare +in lui la maestà, e ne' sudditi il rispetto +verso di lui. Per questa via, e col mostrar +amore a tutti, egli era sommamente +amato da tutti, odiato da niuno; +e dappertutto si godeva una somma pace +e un'invidiabil tranquillità, come si +fa nelle ben regolate famiglie. +</p> + +<p> +L'adulazione come in paese suo proprio +suol abitar nelle corti; non già in +quella di Trajano, che l'abborriva <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico.]</span>. E +però neppur gradiva che se gli alzassero +tante statue, come in addietro si era +praticato con gli altri Augusti, e di rado +permetteva che si gli facesse quest'onore, +nè altri che puzzassero di adulazione. +Per altro mostrava egli piacere, che il +nome suo comparisse nelle fabbriche da +lui fatte o risarcite, e nelle iscrizioni +de' particolari; laonde apparendo poi esso +in tanti luoghi, diede motivo ad alcuni +<span class="pagenum"><a name="Page_388" id="Page_388"></a>[388]</span> +di chiamarlo per ischerzo <span class="fnote">[Ammianus, lib. 27. Aurelius Victor, in Epitome.]</span> <i>Erba Parietaria</i>, +erba che si attacca alle muraglie. +Ma conferendo le cariche, neppur voleva +esserne ringraziato, quasi ch'egli fosse +più obbligato a chi le riceveva, che essi +a lui. Le ordinarie sue occupazioni consistevano +in dar udienze a chi ricorrea +per giustizia, per bisogni, per grazie, con +ispedir prontamente gli affari, specialmente +quelli che riguardavano il ben +pubblico. Sapeva unire la clemenza, la +piacevolezza colla severità e costanza +nel punire i cattivi, nel rimediare alle +ingiustizie de' magistrati, nel pacificar +fra loro le città discordi. Sotto di lui in +materia criminale non si proferiva sentenza +contro di chi era assente; nè per +meri sospetti, come si usava in addietro, +si condannava alcuno. Un bellissimo suo +rescritto vien riferito ne' Digesti <span class="fnote">[Lege 5. Digestis de Poenis.]</span>, cioè: +<i>Meglio è in dubbio lasciar impunito un +reo, che condannare un innocente</i>. Sotto +altri principi il fisco guadagnava sempre +le cause. Non già sotto Trajano, che anche +contra di sè amava che fosse fatta +giustizia. Quanto era egli lontano dal +rapire la roba altrui, altrettanto era alieno +dal nuocere o inferir la morte ad alcuno. +A' suoi tempi un solo de' senatori +fu fatto morire, ma per sentenza del senato, +e senza notizia di lui, mentre era +lungi da Roma: tanto era il rispetto +ch'egli professava a quel nobilissimo ordine <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>. +Ed appunto in quest'anno fu +bel vedere, come creato console egli +si contenesse nel senato, in esercitando +quest'eminente dignità. Nel primo giorno +dell'anno volle salito in palco nella pubblica +piazza prestare il giuramento di +osservar le leggi, solito a prestarsi dagli +altri consoli, ma non dagl'imperatori, +che se ne dispensavano. Portatosi al senato, +ordinò ad ognuno di dire con libertà +e sincerità i lor sentimenti, con +sicurezza di non dispiacergli. Così diceano +<span class="pagenum"><a name="Page_389" id="Page_389"></a>[389]</span> +anche gli altri Augusti, ma non di cuore, +e i fatti poi lo mostravano. Ordinò +ancora, che ai voti, i quali non meno +in Roma che per le provincie nel dì 3 +di gennaio si faceano per la salute dell'imperadore, +s'aggiugnesse questa condizione: +<i>Purché egli governi a dovere +la Repubblica e procuri il bene di tutti.</i> +Egli stesso in pregare gli dii per sè medesimo, +solea dire: <i>Se pure la meriterò, +se continuerò ad essere quale sono stato +eletto, e se seguirò a meritar la stima e +l'affetto del Senato</i>. Con tal pazienza +accudiva egli ai pubblici affari, ascoltava +i dibattimenti delle cause, e con tanta +attenzione distribuiva le cariche, promovendo +sempre chi andava innanzi nel +merito, che il senato non potè contenersi +dal palesar la sua gioia con delle acclamazioni, +che mossero le lagrime al +medesimo Trajano, coprendosi intanto +il di lui volto di rossore, cioè di un contrassegno +vivo della sua modestia. E +verisimilmente il senato circa questi tempi +conferì a Trajano il glorioso titolo di +<i>Ottimo Principe</i>. Plinio nelle sue epistole +parla di molte cause agitate in questi +tempi nel senato, con aver Trajano ben +disaminati i processi, e custodita rigorosamente +l'osservanza delle leggi. Il primo +gran dono che fa Dio agli uomini, +quello è di dar loro un buon naturale, un +intendimento chiaro e un'indole portata +solamente al bene. Convien ben dire, +che ottimo fosse il talento di Trajano, +dacchè confessano gli storici, ch'egli poco +o nulla avea studiato di lettere, ed +era mancante d'eloquenza. Ma il suo +ingegno e giudizio, e il pendìo a quel +solo che è bene, supplivano questo difetto. +E però, benchè non fosse letterato, +sommamente amava e favoriva i letterati, +e chiunque era eccellente in qualsivoglia +professione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_390" id="Page_390"></a>[390]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CI" id="CI"></a>CI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Ulpio Nerva Trajano Augusto</span> per +la quarta volta, e <span class="sc">Sesto Articolajo</span>. +</p> + +<p> +Credesi che l'uno di questi consoli +avesse nelle calende di marzo per successore +nel consolato <i>Cornelio Scipione +Orfito</i>, e che nelle calende di marzo fossero +sostituiti <i>Bebio Macro</i> e <i>Marco Valerio +Paolino</i>; e poi nelle calende di luglio +procedessero colla trabea consolare <i>Rubrio +Gallo</i> e <i>Quinto Celio Ispone</i>. Trovasi +un'iscrizione, da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Veter. Inscript., pag. 316, +num. 2.]</span> riferita, posta +a <i>Marco Epulejo</i> (forse <i>Apulejo</i>) <i>Procolo +Cepione Ispone</i>, ch'era stato console. +Sarebbe da vedere se si tratti del suddetto +<i>Ispone</i>. Per me ne son persuaso, quantunque +chiaro non apparisca in qual +anno cada il di lui consolato. Han creduto +molti storici, che in quest'anno avvenisse +la prima guerra di Trajano contra +dei Daci. Tali nondimeno son le +ragioni addotte dal giudiziosissimo cardinal +Noris <span class="fnote">[Noris, Epistola Consulari.]</span>, che pare doversi la medesima +riferire all'anno seguente. Nulladimeno +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, scrittore anch'esso +accuratissimo, inclinò a giudicarla +succeduta in questo anno. Più sicuro a +me sembra il differirla al seguente, quantunque +si possa credere cominciata la +rottura nel presente. Già vedemmo fatta +da Domiziano una vergognosa pace con +<i>Decebalo re dei Daci</i>, a cui egli s'obbligò +di pagare ogni anno certa somma di +danaro a titolo di regalo, che in fatti era +un tributo. All'animo grande di Trajano +parve troppo ignominiosa una sì fatta +concordia e condizione, nè egli si sentì +voglia di pagare <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Per questo rifiuto +Decebalo cominciò a formare un possente +armamento, e a minacciar le terre +<span class="pagenum"><a name="Page_391" id="Page_391"></a>[391]</span> +dell'imperio con delle sgarate. Forse +anche le sue genti commisero qualche +ostilità. Portossi perciò nell'anno susseguente +l'Augusto Trajano in persona +a que' confini, per dimandargliene conto; +ed allora, come io vo' credendo, ebbe +principio la prima guerra dacica. Non +istette certamente in ozio in questi tempi +Trajano. Stendevasi la di lui provvidenza +e liberalità a tutte le parti dell'imperio. +Abbiamo da Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviario.]</span>, ch'egli riparò +le città della Germania, situate di là dal +Reno. Potrebbe ciò essere succeduto +nell'anno presente. E senza questo noi +sappiamo ch'egli fece far infinite fabbriche +per le città romane, e porti, e strade, +ed altre opere, o per utilità o per ornamento; +ed era facile a concedere ad esse +città privilegi ed esenzioni, e a sollevarle +ne' lor bisogni. Tale ancora il provavano +i particolari. Bastava avere avuta con +lui anche una mediocre familiarità, e +poi chiedere. A chi ricchezze, a chi compartiva +onori, rimandando consolati gli +altri colla promessa di dar ciò che allora +non potea. Ma particolarmente premiava +egli chi avea più merito; e laddove +sotto i precedenti Augusti chi era uomo +di petto, e odiava la servitù, e solea parlar +franco, o dispiaceva, o correva pericolo +dell'esilio o della vita: questi da +Trajano erano i più stimati, ben voluti +ed esaltati. E tuttochè la nobiltà sua propria +si stendesse poco indietro, pure +gran cura avea egli di chi procedeva +dagli antichi nobili romani, e li preferiva +agli altri negl'impieghi. Ne' tempi addietro +troppo spesso si vide, che i liberti +degl'imperatori la faceano da padroni +del pubblico e della corte stessa <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico.]</span>. Trajano, +scelti i migliori fra essi, se ne serviva +bensì, e li trattava assai bene; ma +in maniera che si ricordassero sempre +della lor condizione, e d'essere stati +schiavi; e che, per piacere, altra maniera +non v'era, che d'essere uomini dabbene +<span class="pagenum"><a name="Page_392" id="Page_392"></a>[392]</span> +e persone amanti dell'onore <span class="fnote">[Plinius, lib. 10, ep. 3.]</span>. Proibì +alle città il far dei regali col danaro del +pubblico, ma non volle che si potessero +ripetere i fatti prima di venti anni addietro, +per non rovinar molte persone, conchiudendo +il suo rescritto a Plinio: <i>Perchè +a me appartiene di non aver men +cura del bene de' particolari, che di quello +del pubblico</i>. Così procurava egli anche +alle città il risparmio delle spese. +Però sapendo <span class="fnote">[Idem, lib. 4, epist. 22.]</span> questa sua buona intenzione +Trebonio Rufino, duumviro, +cioè principal magistrato scelto dal popolo +di Vienna del Delfinato, proibì che +si facessero in quella città i giuochi ginnici, +i quali, oltre alla spesa, riuscivano +anche scandalosi e contrari a' buoni costumi, +perchè gli uomini nudi alla presenza +di tutto il popolo faceano la lotta. +S'opposero i cittadini. Fu portato l'affare +a Trajano, che raccolse i voti de' senatori. +Fra gli altri <i>Giulio Maurino</i> sostenne, che +non si doveano permettere que' giuochi +a quelle città, e poi soggiunse: <i>Volesse +Dio, che si potessero anche levar via da +Roma</i>, città perduta dietro a simili sconci +divertimenti. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CII" id="CII"></a>CII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Gajo Sosio Senecione</span> per la terza volta +e <span class="sc">Lucio Licinio Sura</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Certo è bensì che <i>Sura</i> fu console +ordinario nell'anno presente. Non v'ha +la medesima certezza di <i>Senecione</i>. Il +solo Cassiodoro quegli è, che cel mette +davanti. Discordano gli altri fasti. Ho io +seguitato in ciò i più che han trattato +de' consoli. Erano questi due i più cari +e favoriti che s'avesse Trajano, degni +bene amendue della di lui confidenza ed +affetto, perchè ornati di tutte quelle virtù +<span class="pagenum"><a name="Page_393" id="Page_393"></a>[393]</span> +che si ricercano in chi dee servire ad +un buon principe. Ma specialmente <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Dio, lib. 68.]</span> +amava egli <i>Licinio Sura</i>, per gratitudine, +avendo questi cooperato non poco, affinchè +Nerva adottasse Trajano. Salì +questo Sura a tal ricchezza e potenza, +che a sue proprie spese edificò un superbo +ginnasio, o sia la scuola de' lottatori al +popolo romano. Non andò egli esente +dai soffi dell'invidia, compagna ordinariamente +delle grandi fortune, avendo +più d'uno procurato d'insinuare in cuor +di Trajano dei sospetti della fedeltà di +questo suo favorito, calunniandolo come +giunto a meditar delle novità contra di +lui. Trajano, la prima volta che Sura l'invitò +seco a pranzo, v'andò senza guardie. +Volle per una flussione che aveva agli +occhi, farseli ugnere dal medico di Sura. +Fatto anche venire il di lui barbiere, si +fece radere la barba: chè così allora +usavano i Romani. Adriano fu quegli che +poi introdusse il portarla. Dopo aver +anche preso il bagno, Trajano si mise a +tavola, e allegramente desinò. Nel dì seguente +disse agli amici, che gli mettevano +in mal concetto Sura: <i>Se costui mi +avesse voluto ammazzare, n'ebbe jeri +tutta la comodità</i>. Fu ammirato un sì +fatto coraggio in Trajano, ben diverso +da que' principi deboli che temono di +tutto. Aggiugne Dione, che un altro saggio +di questa sua intrepidezza diede Trajano. +Nel crear sulle prime un prefetto +del pretorio (si crede che fosse <i>Saburano</i>) +dovea cingergli la spada al fianco. +Nuda gliela porse, dicendo: <i>Prendi questo +ferro, per valertene in mia difesa, se +rettamente governo: contra di me, se farò +il contrario</i>. Forse fu lo stesso Saburano, +come conghiettura Giusto Lipsio, +che gli dimandò licenza di ritirarsi, perchè +Plinio <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico, §. 86.]</span> attesta essere stato un prefetto +del pretorio, che antepose il piacere +della vita e della quiete agli onori della +corte. Trajano, perchè gli dispiaceva di +<span class="pagenum"><a name="Page_394" id="Page_394"></a>[394]</span> +perdere un uffizial sì dabbene, fece quanto +potè per ritenerlo. Vedendolo costante, +non volle rattristarlo col negargli la grazia; +ma l'accompagnò sino all'imbarco, +il regalò da par suo, e baciandolo, colle +lagrime agli occhi il pregò di ritornarsene +presto. +</p> + +<p> +L'anno verisimilmente fu questo, in +cui Trajano con poderosa armata marciò +contro a Decebalo re dei Daci. Poco +sappiamo delle avventure di quella guerra. +Ecco quel poco che ne lasciò scritto Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. +Giunto che fu l'Augusto Trajano +ai confini della Dacia, veggendo Decebalo +tante forze in ordine, e un sì rinomato +imperadore in persona venuto contra di +lui, spedì tosto deputati per esibirsi pronto +alla pace. Trajano, oltre al non fidarsi +di lui, un gran prurito nudriva di acquistar +gloria per sè e di ampliare il romano +imperio: però, senza voler prestare +orecchio a proposizione alcuna, andò +innanzi. Si venne ad una terribil battaglia, +che costò di gran sangue ai Romani, +ma colla sconfitta de' nemici. Raccontasi +che in tal congiuntura girando Trajano, +per osservare se i soldati feriti erano +ben curati, al trovare che mancavano +fasce per legar le ferite, fece mettere in +pezzi la veste propria, perchè servisse a +quel bisogno. Con grande onore data fu +sepoltura agli estinti; ed alzato un altare, +acciocchè ne' tempi avvenire si celebrasse +il loro anniversario. Col vittorioso +esercito s'andò poi di montagna in montagna +inoltrando Trajano, finchè pervenne +alla capitale della Dacia, che si crede +<i>Sarmigetusa</i>, città posta in quella provincia +che oggidì appelliamo Transilvania; +che divenne poi colonia de' Romani col +nome di <i>Ulpia Trajana</i> <span class="fnote">[Thesaurus Novus Veter. Inscription., +p. 1121, 7; 1127, 112.]</span>. Nel medesimo +tempo <i>Lucio Quieto</i>, Moro di nazione, +uffizial valoroso, da un'altra parte +fece grande strage e molti prigioni dei +Daci; e a <i>Massimo</i>, uno de' generali, +riuscì di prendere una buona fortezza; +<span class="pagenum"><a name="Page_395" id="Page_395"></a>[395]</span> +entro la quale si trovò la sorella di Decebalo. +Allora dovette accadere ciò che +narra Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legationib., Tom. 1, +Hist. Byzantin.]</span>, cioè che Decebalo +mandò a Trajano prima alcuni +de' suoi conti, poscia altri de' suoi principali +uffiziali a supplicarlo di pace, esibendosi +di restituir l'armi e le macchine +da guerra, e gli artefici guadagnati nella +guerra fatta a' tempi di Domiziano <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. +Accettò Trajano le proposizioni, con aggiugnervi +che Decebalo smantellasse le +fortezze, rendesse i disertori, cedesse il +paese occupato ai circonvicini, e tenesse +per amici e nemici quei del popolo romano. +Decebalo, suo malgrado, venne a +prostrarsi a' piedi di Trajano, e ad implorar +la sua grazia ed amicizia. Non si sa, +se in questa prima guerra e pace Trajano +restasse in possesso di Sarmigetusa, +e di quanto egli avea conquistato in +quelle contrade. Certo è, che per questa +impresa riportò egli il titolo di Dacico, +nè aspettò a conseguirlo nell'anno seguente, +come immaginò il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, Numismat. Imperator.]</span>; +ma nel presente, siccome ancora +apparisce da due iscrizioni da me date +alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 449, 2, +450, 1.]</span>, nelle quali è chiamato <i>Dacico</i>, +correndo la sua <i>tribunizia podestà</i> +V, che terminava circa il fine di ottobre +in quest'anno. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CIII" id="CIII"></a>CIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Ulpio Nerva Trajano Augusto</span> per +la quinta volta e <span class="sc">Lucio Appio Massimo</span> +per la seconda. +</p> + +<p> +Intorno ai consoli di quest'anno han +disputato vari letterati, pretendendo che +il consolato quinto di <i>Trajano</i>, e il secondo +di <i>Massimo</i> cadano nell'anno +<span class="pagenum"><a name="Page_396" id="Page_396"></a>[396]</span> +seguente <span class="fnote">[Noris, Epistol. Consulari.]</span>; e che ciò si deduca da due o tre +medaglie, nelle quali Trajano, correndo +la sua <i>settima podestà tribunizia</i>, è chiamato +CO<i>nSul</i> IIII. DE<i>Signatus</i> V. Ma +concorrendo gli antichi fasti ne' consoli +sopraccitati, si può forse dubitare della +legittimità di quelle monete, oppur di +errore ne' monetari. Finchè si scuoprano +migliori lumi, io mi attengo qui al Panvinio, +al Pagi, al Tillemont e ad altri, +che non ostante l'opposizione di quelle +medaglie, mettono in quest'anno il consolato +quinto di Trajano. <i>Massimo</i>, il secondo +d'essi consoli, verisimilmente è +quel medesimo che nell'anno precedente +s'era segnalato nella guerra dacica, e +fu premiato per la sua prodezza coll'insigne +dignità del consolato. Era <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> già +tornato a Roma nel precedente anno il +vittorioso Trajano. Perchè egli da saggio +e buon principe cercava il proprio onore, +nè dimenticava quello del senato romano, +avea fra l'altre condizioni obbligato +Decebalo a spedire ambasciatori a Roma, +per supplicare il senato di accordargli +la pace, e di ratificare il trattato. Vennero +essi verisimilmente in quest'anno, +e introdotti nel senato, deposero l'armi, +e colle mani giunte a guisa degli schiavi, +in poche parole esposero la lor supplica. +Furono benignamente ascoltati, e confermata +la pace: il che fatto, ripigliarono +l'armi, e se ne tornarono al loro paese. +Trajano dipoi celebrò il suo trionfo per +la vittoria riportata dei Daci: e v'ha una +medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>, creduta indizio di questo +suo trionfo, dove comparisce la <i>Tribunizia +Podestà</i> VII; il che può far credere +differita questa funzion trionfale agli ultimi +due mesi dell'anno corrente. Ma +quivi egli è intitolato CONSUL IIII; il +che si oppone alla credenza ch'egli nell'anno +presente procedesse console <i>per +la quinta volta</i>. Un qualche dì potrebbe +disotterrarsi alcuna iscrizione o medaglia +che dileguasse le tenebre, nelle quali resta +<span class="pagenum"><a name="Page_397" id="Page_397"></a>[397]</span> +involto questo punto di storia e cronologia. +Aveva Trajano trovato nelle parti +della Dacia <i>Dione Grisostomo</i> eloquentissimo +oratore e filosofo greco, di cui restano +tuttavia le orazioni. Seco il condusse +a Roma, e tale stima ne mostrò, +che, se dice il vero Filostrato <span class="fnote">[Philostratos, in Sophist.]</span>, nel +suo stesso carro trionfale il volle presso +di sè, con volgersi di tanto in tanto a lui +per parlargli e far conoscere al pubblico +quanto l'apprezzasse. Al trionfo tenne +dietro un combattimento pubblico di +gladiatori, e un divertimento di ballerini +che Trajano, dopo averli due anni prima +cacciati di Roma, ripigliò, dilettandosi +dei loro giuochi, e sopra gli altri amando +Pilade uno di essi. Ma s'egli +talvolta si ricreava con tali spettacoli, +ciò non pregiudicava punto agli affari; +e massimamente s'applicava il vigilante +imperadore all'amministrazione della +giustizia. Una bellissima villa era posseduta +da Trajano a Centocelle, oggidì +Cività Vecchia, dove egli andava +talvolta a villeggiare, con attendere anche +ivi alla spedizion delle cause e liti +più rilevanti. Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 4, epist. 31.]</span> scrive d'essere +stato chiamato a quel delizioso soggiorno +(probabilmente in quest'anno) per assistere +ad alcuni giudizii ch'egli descrive. +Fra gli altri era accusato Euritmo, liberto +e procurator di Trajano, di aver falsificati +in parte i codicilli di <i>Giulio Tirone</i>, i cui +eredi alla presenza di Trajano pareva +che non si attentassero a proseguir la +causa, trattandosi di un uffizial di casa +del principe. Fece lor animo il giusto +principe, con dire: <i>Eh che colui non è +Policleto</i> (liberto favorito di Nerone) <i>nè +io son Nerone</i>. Abbiamo dal medesimo +Plinio, che Trajano in questi tempi facea +fabbricare un porto vastissimo a foggia +di un anfiteatro. Già era compiuto il +braccio sinistro, si lavorava al destro, e +vi si andavano conducendo per mare +grossissimi sassi. Tolomeo <span class="fnote">[Ptolomaeus, Geograph.]</span> parla del +<span class="pagenum"><a name="Page_398" id="Page_398"></a>[398]</span> +porto di Trajano, lo stesso che oggidì +Cività Vecchia; e Rutilio nel suo Itinerario +ne fece la descrizione <span class="fnote">[Rutilius, in Itinerar.]</span>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CIV" id="CIV"></a>CIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Licinio Sura</span> per la terza volta, e +<span class="sc">Publio Orazio Marcello</span>. +</p> + +<p> +Il cardinal Noris, il Fabretti e il +Mezzabarba stimarono che questi fossero +i consoli dell'anno precedente, e che +nel presente <i>Trajano Augusto</i> per la quinta +volta, insieme, con <i>Appio Massimo</i>, +amministrassero il consolato. Finchè si +possa meglio chiarir questo punto, io +seguito gli antichi Fasti, abbracciati in +ciò anche dal Panvinio, dal Pagi, dal Tillemont +e da altri. Disputa ancora c'è +intorno al primo d'essi consoli, credendo +alcuni ch'egli sia stato non già <i>Sura</i>, +ma Suburrano. Sarebbe da desiderare +<i>qualche</i> marmo che decidesse la quistione. +Uno dei più riguardevoli amici di +Trajano fu il suddetto <i>Orazio Marcello</i>. +Le conghietture dei migliori letterati +concorrono <span class="fnote">[Loydius, Pagius, Tillemont et alii.]</span> a persuaderci, che in +quest'anno prendesse origine la seconda +guerra dacica. Non sapea digerir <i>Decebalo</i> +la pace fatta con Trajano, perchè +comperata con troppo dure condizioni; +e però subito che si vide rimesso in arnese, +cominciò delle novità, e a chiedere +un nuovo accordo, lamentandosi specialmente, +che molti dei suoi sudditi passavano +al servigio dei Romani. Perchè +nulla potè ottenere, determinò di venir +di bel nuovo all'armi <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Diedesi dunque +a far gente, a fortificar i suoi luoghi, +ad accogliere i disertori romani, e a sollecitare +i circonvicini popoli, acciocchè +entrassero seco in lega, per timore, diceva +egli, che un dietro l'altro non rimanessero +oppressi dall'armi romane. +<span class="pagenum"><a name="Page_399" id="Page_399"></a>[399]</span> +Gli Sciti, cioè i Tartari, ed altre nazioni +si unirono con lui. A chi ricusò di +sposare i di lui disegni, fece aspra guerra, +e tolse ancora ai Jazigi una parte +del loro paese. Queste furono le cagioni, +per le quali il senato romano dichiarò +Decebalo nemico pubblico, e Trajano fece +tutti gli opportuni preparamenti per +domarne la ferocia. Se sussiste ciò che +racconta Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, in quest'anno Roma +vide bruciata la casa d'oro, cioè, +per quanto si può credere, una parte di +quella fabbricata da Nerone, che si dovea +essere salvata nell'incendio precedente. +Furono di parere il Loidio e il +Tillemont, che circa questi tempi <i>Plinio</i> +il giovane, già stato console, fosse inviato +da Trajano al governo del Ponto e della +Bitinia, non come proconsole, ma come +vicepretore colla podestà consolare. Scabrosa +è la quistione del tempo in cui ciò +avvenne, e mancano notizie per poterla +decidere. A me perciò sarà lecito di differir +più tardi quest'impiego di Plinio, +siccome han fatto il Noris, il Pagi, il +Bianchini ed altri. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CV" id="CV"></a>CV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tiberio Giulio Candido</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Aulo Giulio Quadrato</span> per la +seconda. +</p> + +<p> +Tre iscrizioni spettanti a questi consoli +ho io rapportate altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 316, +n. 3 et seq.]</span>. Credesi +che l'anno presente quel fosse, in cui +l'Augusto Trajano imprese la seconda +sua spedizione contra di <i>Decebalo re dei +Daci</i>, per aver egli creduta necessaria la +sua presenza anche questa volta contro +ad un sì riguardevole avversario, e che +non fosse impresa da fidare ai soli suoi +generali. <i>Adriano</i>, suo cugino, che fu poi +imperadore, ed era stato in quest'anno +<span class="pagenum"><a name="Page_400" id="Page_400"></a>[400]</span> +tribuno della plebe <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, andò servendolo +per comandante della legione minervia, +e vi si portò così bene, che Trajano il +regalò di un diamante, a lui donato da +Nerva <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Non erano certamente le forze +di Decebalo tali da poter competere con +quelle di Trajano, il quale seco menava un +potentissimo agguerrito esercito. Perciò +tentò il Dacio altre vie per liberarsi, se +gli veniva fatto, dall'imminente tempesta, +con inviar nella Mesia, dov'era giunto +l'imperadore, dei disertori bene +instruiti per ucciderlo. Poco mancò che +non succedesse il nero attentato, perchè +Trajano, oltre alla sua facilità di dare in +tutti i tempi udienza, spezialmente la dava +a tutti nell'occorrenze della guerra. +Per buona fortuna osservati alcuni cenni +di un di costoro, fu preso, e messo +a' tormenti, confessò le tramate insidie: +il che sconcertò anche le misure degli +altri. Un'altra vigliaccheria pur fece +Decebalo. Dato ad intendere a <i>Longino</i> +uno de' più sperimentati generali d'armi +che s'avessero i Romani, di volersi +sottomettere ai voleri dell'imperadore, +l'indusse a venire ad una conferenza +con lui; ma da disleale il ritenne prigione, +sforzandosi poi di ricavar da lui i +disegni e segreti di Trajano. La costanza +di questo generale in tacere fu qual +si conveniva ad un uomo d'onore par +suo. Decebalo il fece bensì slegare, ma +il mise sotto buone guardie, con iscrivere +poscia a Trajano d'essere pronto +a rilasciar Longino, ogni volta che si +volesse trattar di pace: altrimenti minacciava +di torgli la vita. Trajano, benchè +irritato forte dall'iniquo procedere +di costui, gli rispose con molto riguardo, +cioè mostrando di non fare tal caso della +persona e salute di Longino, che volesse +comperarla troppo caro; ma senza +trascurare la difesa della vita di quel +suo uffiziale. Stette in forse Decebalo, +qual risoluzione ne avess'egli da prendere +intorno a Longino; e perchè forse +<span class="pagenum"><a name="Page_401" id="Page_401"></a>[401]</span> +si lasciò intendere di volerlo far morire +sotto i tormenti, Longino guadagnò un +liberto d'esso Decebalo, che gli procurò +del veleno; e, per salvarlo dalle mani del +padrone, ottenne di poterlo spedire a +Trajano, sotto pretesto di procurar un +accordo. Il che eseguito, prese Longino +il veleno, e si sbrigò dal mondo. Allora +Decebalo inviò a Trajano un centurione +già fatto prigione con Longino, e seco +dieci altri prigionieri, esibendogli il corpo +di Longino, perchè Trajano gli restituisse +quel liberto. Ma l'imperadore che +trovava aliena dal decoro del romano +imperio una tal proposizione, nè gli volle +consegnare il liberto, e neppur lasciò +tornare a lui il centurione, siccome preso +contro il diritto delle genti. +</p> + +<p> +Pare che fondatamente si possa dedurre +da quanto narra Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, che +nel presente anno nulla di rilevante fosse +operato da Trajano per conto della +guerra contra di Decebalo. Le applicazioni +sue prima di esporsi a maggiori +imprese, consisterono in far fabbricar +un ponte di pietra sul Danubio. Considerava +il saggio condottiere d'armate, +che essendo egli passato di là da quel +fiume, se venissero assaliti i Romani dai +Barbari, poteva esser loro impedito il +ritirarsi di qua, ed anche il ricevere +nuovi rinforzi. Però volendo assicurarsi +di simili pericolosi avvenimenti, e mettere +una stabile buona comunicazione +fra il paese signoreggiato di qua e di là +dal Danubio, volle prima che si edificasse +un ponte su quel fiume, per quanto +credono alcuni <span class="fnote">[Cellarius Georg., Tom. I.]</span>, tra Belgrado e Widen: +intorno a che è da vedere il Danubio del +conte Marsigli <span class="fnote">[Marsilius, in Danubii descriptione.]</span>. Altre opere di somma +magnificenza fece Trajano, ma questa +andò innanzi alle altre, per sentimento di +Dione, il quale non sapea abbastanza ammirarla +nè decidere qual fosse più grande, +o la spesa occorsa per sì gran lavoro, +o l'arditezza del disegno. Ognun sa che +<span class="pagenum"><a name="Page_402" id="Page_402"></a>[402]</span> +vastissimo fiume sia in quelle parti il +Danubio, e tuttochè fosse scelto pel ponte +il più stretto che si potesse dell'alveo +suo, ciò nonostante occorreva un ponte +di lunga estensione; e cresceva anche +la difficoltà, perchè le acque ristrette in +quel sito tanto più veloci e rapide correano, +e il fondo del fiume, ricco sempre +d'acque, era profondissimo e pieno di +gorghi di fango. Ma alla potenza e al +voler di un Trajano nulla era difficile. +Senza poter divertire le acque del fiume, +quivi furono piantate venti smisurate +pile tutte di grossissimi marmi quadrati, +alte cento cinquanta piedi senza i fondamenti, +larghe sessanta, distanti l'una +dall'altra cento settanta, ed unite insieme +con archi e volte. L'architetto fu +<i>Apollodoro Damasceno</i>: <span class="fnote">[Procopius, lib. 4, de Ædific.]</span> e di qua e +di là da esso ponte furono fabbricati due +forti castelli per guardia del medesimo. +Eppure questa mirabil fabbrica da lì a +pochi anni si vide in parte smantellata, +non già dai barbari, ma da <i>Adriano</i> successor +di Trajano, col pretesto, che per +quel medesimo ponte i Barbari potrebbono +passare ai danni de' Romani. Ma +da quando in qua non potea la potenza +romana difendere un ponte, difeso da +due castelli? Oltre di che, nel verno tutto +il Danubio agghiacciato non era forse +un vasto ponte ai Barbari per passar di +qua, se volevano? Però fu creduto, e +con più ragione, che Adriano, mosso da +invidia per non poter giugnere alla gloria +di Trajano, così gloriosa memoria di +lui volesse piuttosto distrutta. Vi restarono +in piedi solamente le pile; e queste +ancora a' tempi di Procopio non comparivano +più. In questo anno parimente, +per quanto si raccoglie dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imperat.]</span>, +e da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, l'Arabia Petrea, che avea +in addietro avuti i propri re, fu sottomessa +con altri popoli all'imperio romano +per valore di <i>Auto Cornelio Palma</i> +governatore della Soria, e stato già console +<span class="pagenum"><a name="Page_403" id="Page_403"></a>[403]</span> +nell'anno 99. Una nuova Era perciò +cominciarono ad usar le città di Samosata, +Bostri, Petra ed altre di quelle +contrade. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CVI" id="CVI"></a>CVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Ceionio Comodo vero</span> e <span class="sc">Lucio +Tuzio Cereale</span>. +</p> + +<p> +Il primo di questi consoli, cioè <i>Comodo +Vero</i>, fu padre <i>di Lucio Vero</i>, che +noi vedremo a suo tempo adottato da +Adriano Augusto. Il secondo console +nella cronica di Alessandria è chiamato +<i>Ceretano</i> in vece di <i>Cereale</i>, e fu creduto +dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> diverso da <i>Tuzio Cereale</i>. +Ma sufficiente ragione non v'ha, +per aderire alla di lui opinione, siccome +neppure di tener con lui, che nell'anno +precedente avesse fine la seconda guerra +dacica. Chiaramente scrive Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, +che Trajano, dopo aver fatto il meraviglioso +ponte sul Danubio (impresa che +senza fallo costò gran tempo e danari), +passò di là da quel fiume, e fece la guerra +piuttosto con sicurezza, che con celerità; +non volendo arrischiar combattimenti, +e procedendo a poco a poco nel +paese nemico. Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 8, Epistol. 4.]</span> con poche parole +riconosce, che immense fatiche durò +l'esercito romano, guerreggiando in +que' montuosi paesi, e gli convenne accamparsi +in montagne scoscese, condurre +fiumi per nuovi alvei, e far altre azioni, +che pareano da non credersi, come +simili alle fole. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> aggiugne, +aver Trajano in tal congiuntura dati +segni di singolar valore e di savia condotta, +e che l'esempio suo servì ai soldati +per gareggiare insieme in esporsi a +molti pericoli, e per giugnere al sommo +<span class="pagenum"><a name="Page_404" id="Page_404"></a>[404]</span> +della bravura. Fra gli altri un cavaliere +che, ferito in una zuffa, fu portato alle +tende per farsi curare, dacchè intese disperata +la di lui guarigione, mentr'era +ancor caldo, rimontò a cavallo, e tornato +alla mischia, vendè ben caro ai nemici +il poco che gli restava di vita. Le apparenze +sono, che nè pure in quest'anno +con tutti i suoi progressi Trajano terminasse +la guerra suddetta, come altri +han creduto. Tutte le medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. imperator.]</span> riferite +dall'Occone e dal Mezzabarba, per +indizio che nel presente anno Decebalo +fosse vinto, e ridotta la Dacia in provincia +dell'imperio romano, nulla concludono, +perchè possono appartenere anche +nell'anno 107 e 108. Però chi dei moderni +scrive, che Trajano non solamente +tornò in quest'anno a Roma, e dopo avere +ordinata una strada per le paludi +pontine, partì tosto alla volta dell'Oriente, +con trovarsi in Antiochia ne' primi +giorni dell'anno seguente, probabilmente +anticipò di troppo le di lui imprese. +E noi abbiamo bensì dalla cronica +alessandrina <span class="fnote">[Cronicum Paschale, seu Alexandrinum.]</span> sotto quest'anno, che +mossa guerra dai Persiani, dai Goti, e +da altri popoli al romano impero, Trajano +marciò contra di loro e sospese +l'esazion de' tributi sino al suo ritorno; +ma questo ha ciera di favola. Più che +mai abbisognava egli allora di danaro; +e senza dubbio avvenne molto più tardi +la guerra co' Persiani, o sia co' Parti. +Può ben verificarsi quella guerra dacica, +perchè sotto nome di Goti venivano in +que' tempi anche i Daci, come attestano +Dione e Giordano. Rapporta il Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, Fast. Consular.]</span> +a quest'anno l'iscrizione posta +a <i>Lucio Valerio Pudente</i>, il quale, benchè +in età di soli tredici anni, nel sesto +lustro de' giuochi capitolini fatti in Roma, +fu vincitore, e riportò la corona +sopra gli altri poeti latini. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_405" id="Page_405"></a>[405]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CVII" id="CVII"></a>CVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Licinio Sura</span> per la terza volta, e +<span class="sc">Caio Sosio Senecione</span> per la quarta. +</p> + +<p> +Ma questo <i>Sura</i> da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span> vien +detto <i>Consul bis</i> nell'anno presente insieme +con <i>Serviano</i>. All'incontro il Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, Fast. Consular.]</span> +con altri fu di parere, che i due +suddetti ordinari consoli nelle calende +di luglio avessero per successori <i>Cajo +Giulio Servilio Orso Serviano</i>, che avea +sposata <i>Paolina</i> sorella di <i>Adriano</i>, e cugina +di <i>Trajano</i>, e fu molto amico di Plinio, +e <i>Surano</i> per la seconda volta. Certo +non mancano imbrogli ne' fasti +consolari; ed è ben facile il prendere +degli abbagli nell'assegnare ai consoli +sostituiti il preciso anno del loro consolato. +Nel presente si può ragionevolmente +credere che Trajano, con felicità bensì, +ma dopo immense fatiche, conducesse a +fine la seconda guerra contro de' Daci. +Per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> s'impadronì +egli della reggia di Decebalo, o sia della +capitale della Dacia, chiamata Sarmigetusa: +il che reca indizio, ch'egli non ne +fosse restato in possesso nella pace stabilita +dopo la prima guerra. Pertanto +Decebalo, veggendosi spogliato di tutto il +suo paese, ed in pericolo ancora di restar +preso, piuttosto che venire in man +dei nemici, si diede la morte da sè stesso, +e il capo suo fu portato a Roma. Così +pervenne tutta la Dacia in potere del popolo +romano, e Trajano ne formò una +provincia, con fondare in Sarmigetusa +una colonia, nominata nelle iscrizioni +della Transilvania, che il Grutero ed +io <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscription.]</span> abbiam dato alla luce. In oltre abbiam +da Dione che Decebalo, trovandosi +in mal punto, affinchè i suoi tesori non +<span class="pagenum"><a name="Page_406" id="Page_406"></a>[406]</span> +cadessero in mano de' Romani, distornò +il corso del fiume Sargezia, che passava +vicino al suo palazzo, e fatta cavare una +gran fossa in mezzo al seccato lido di +quel fiume, vi seppellì una gran copia +d'oro, d'argento e d'altre cose preziose, +che si poteano conservare. Quindi ricoperto +il sito con terra e con grossi sassi, +tornò a far correre l'acqua pel solito +alveo. I prigioni da lui adoperati per +quella fattura, acciocchè non rivelassero +il segreto, furono tosto uccisi. Ma essendo +poi stato preso dai Romani Bicilis, +uno de' familiari più confidenti di Decebalo, +questi scoprì tutto a Trajano, il +quale ne seppe ben profittare. Rimasto +spolpato quel paese, ebbe cura Trajano +di mandarvi ad abitare un numero infinito +di persone, e di fondarvi, oltre alla +suddetta, altre colonie, che si veggono +menzionate da Ulpiano <span class="fnote">[Lege Sciendum ff. de Censibus.]</span>: con che divenne +la Transilvania una fioritissima +provincia de' Romani, essendosi perciò +in quelle parti trovate negli ultimi due +secoli molte iscrizioni romane, che si +leggono presso il suddetto Grutero, presso +il Reinesio, e nel mio nuovo Tesoro. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CVIII" id="CVIII"></a>CVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Appio Annio Trebonio Gallo</span> e <span class="sc">Marco +Atilio Metilio Bradua</span>. +</p> + +<p> +V'ha chi dà il cognome di <i>Treboniano</i> +al primo di questi consoli; ma in due +iscrizioni, riferite dal Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, Fast. Consul.]</span>, si +legge <i>Trebonio</i>. Se crediamo al medesimo +Panvinio, nelle calende di marzo succederono +nel consolato <i>Cajo Giulio Africano</i> +e <i>Clodio Crispino</i>. Ma un'iscrizione, +conservata in Verona, e riferita dal +marchese Scipione Maffei, e poscia anche +da me <span class="fnote">[Thesaur. Novus Veter. Inscription., p. 317, +num. 4.]</span>, ci fa sufficientemente conoscere, +<span class="pagenum"><a name="Page_407" id="Page_407"></a>[407]</span> +che nel dì 23 di agosto dell'anno +presente erano consoli <i>Appio Annio Gallo</i> +e <i>Lucio Verulano Severo</i>, o pur <i>Severiano</i>. +O sul fine del precedente anno, o +nella primavera del presente, sbrigato +dagli affari della Dacia, se ne ritornò +Trajano a Roma, ed ivi celebrò il secondo +suo trionfo dei Daci con magnifiche +feste, e massimamente perchè correvano +i decennali del suo imperio, che solevano +solennizzarsi con gran pompa <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Attesta +Dione che, arrivato Trajano a Roma, vennero +molte ambascerie di nazioni barbare, +e fino dall'India a visitarlo, chi per +bisogni, chi per ossequio. Quattro mesi +durarono in Roma i pubblici spettacoli e +divertimenti, consistenti per lo più in combattimenti +di lioni e di altre feroci bestie, +oppur di gladiatori. Giorni vi furono, nei +quali si videro uccisi mille di questi fieri +animali, e in più altri arrivò la somma a +diecimila. Si fece conto che anche dieci migliaja +di gladiatori diedero orrida mostra +della lor arte, combattendo fra loro negli +anfiteatri. In questi tempi ancora attese +Trajano a formare e selciare una +strada pubblica per le paludi pontine, +con fabbricar anche case e ponti di gran +magnificenza lungo di essa via, per comodo +de' viandanti e del commercio. E +perchè si trovava molta moneta o di +bassa lega, o strozzata, o falsa; ordinò il +saggio imperadore, che tutta fosse portata +alla zecca, dove fu disfatta per rifarne +della buona e di giusto peso. A +quest'anno si crede che appartenga il +terzo congiario o regalo, che Trajano +diede al popolo romano, espresso da +una medaglia, riferita dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>. +Mette il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> con altri scrittori +in questi tempi la spedizion di Trajano +contro de' Parti, o sia de' Persiani; +ma certamente è da anteporre la sentenza +d'altri, che molto più tardi parlano +di quelle imprese. Succedette, secondo +<span class="pagenum"><a name="Page_408" id="Page_408"></a>[408]</span> +la cronica di Damasco <span class="fnote">[Anastas., Bibliothec.]</span>, nel presente +anno il glorioso martirio di <i>santo Evaristo +papa</i>, in cui luogo fu posto <i>Alessandro</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CIX" id="CIX"></a>CIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Aulo Cornelio Palma</span> per la seconda +volta, e <span class="sc">Cajo Calvisio Tullo</span> per la +seconda. +</p> + +<p> +Si tien per certo, che a questi consoli +ordinari fossero sostituiti (forse nelle +calende di luglio) <i>Publio Elio Adriano</i>, +che poi divenne imperadore, e <i>Lucio Publilio</i>, +o piuttosto <i>Publicio Celso</i>. Era +stato <i>Adriano</i> pretore in Roma nell'anno +107, per testimonianza di Sparziano <span class="fnote">[Spartian., in Vita Hadriani.]</span>, +e Trajano gli avea donato due milioni +di sesterzi, che si credono far la somma +di cinquantamila scudi d'argento, acciocchè +potesse celebrare i giuochi soliti a +darsi da chi entrava in quel riguardevole +uffizio. Pretende il Salmasio <span class="fnote">[Salmas., in Notis ad Spartian.]</span>, che +Sparziano scrivesse il doppio. Fu nel +precedente anno inviato con titolo di +legato pretorio, o sia di vicepretore esso +Adriano nella bassa Pannonia: mise in +dovere i Sarmati, che aveano fatto qualche +novità ne' confini dell'imperio romano; +restituì la disciplina fra le milizie +di quelle parti; e fece altre azioni, per +le quali si meritò il consolato nell'anno +presente. Non avea figliuoli Trajano, e +Adriano suo cugino non ometteva diligenza +ed arte alcuna per giungere a succedergli +nell'imperio, aiutandosi spezialmente +con far la corte alla imperadrice +Plotina, e col tenersi amico <i>Lucio Licinio +Sura</i>, uno de' favoriti di Trajano. Fu +appunto in quest'anno, che Sura gli diede +la buona nuova, qualmente Trajano +<span class="pagenum"><a name="Page_409" id="Page_409"></a>[409]</span> +pensava di adottarlo; e perchè i cortigiani +ed amici di esso imperadore scoprirono +qualche barlume di questa sua +intenzione, laddove prima mostravano +di poco stimare, anzi di sprezzare Adriano, +da lì innanzi cominciarono ad onorarlo, +e a procacciarsi la di lui amicizia. Mancò +poi di vita, forse circa questi tempi, il +medesimo <i>Sura</i>. Trajano, che si serviva +di lui per farsi dettar le allocuzioni al +senato e al popolo, perchè egli sapea +poco di lettere, non ignorando che Adriano, +siccome persona letterata, era capace +di servirlo in quella funzione, il volle +presso di sè, e si valeva della di lui penna; +il che gli accrebbe la familiarità e +l'amor di Trajano. Al defunto Sura fece +fare Trajano un solenne funerale, ed alzare +una statua per gratitudine <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Lo +stesso fece egli dipoi alla memoria di +<i>Sosio Senecione</i> e di <i>Palma</i> e di <i>Celso</i>, +che abbiam detto essere stati consoli nell'anno +presente, come ad amici suoi +cari. Noi sappiamo che <i>Cajo Plinio Cecilio +Secondo</i>, rinomatissimo autore del +panegirico di Trajano, dopo essere stato +console nell'anno 100, fu poi mandato +con titolo di vicepretore al governo della +Bitinia e del Ponto. Le sue lettere +scritte di là a Trajano si leggono nel libro +decimo. Ma per quanto finora abbiano +disputato fra loro gli eruditi, non +s'è potuto, nè si può decidere in qual +anno egli fosse spedito colà. Il Loidio e +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> attribuirono la di lui +andata al fine dell'anno 103; il cardinal +Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> al presente 109, o pure al susseguente, +come ancor fece <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> il padre +Pagi. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> mette all'anno decimo +di Trajano, cioè al 107 dell'Era nostra, +la lettera celebre scrittagli da Plinio, +esistente allora nella Bitinia. Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> +ne parla all'anno 112. In tale incertezza +di tempi sia lecito ai lettori l'attenersi a +<span class="pagenum"><a name="Page_410" id="Page_410"></a>[410]</span> +quella opinione che più loro aggradirà, e +a me di seguitar più tosto il Noris, il +Pagi e il Bianchini. A questi tempi, ma +colla medesima incertezza, vien riferita +dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> e dal suddetto Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius ad Anastasium.]</span> +la selciatura della via Trajana, +fatta per ordine di esso Trajano. Altro +essa non fu, che la via descritta da Dione, +di cui si parlò al precedente anno, +cioè la via Appia, che da Roma va a +Capua: la più magnifica di quante mai +facessero i Romani, ed opera di molti +secoli avanti. Perchè la rimodernò ed arricchì +Trajano di vari ponti e di fabbriche +a canto alla medesima, perciò egli, +o il pubblico le diede il nome di via +Trajana. Credesi parimente che in questo +anno Trajano dedicasse il Circo, cioè +il Massimo, ristorato da lui co' marmi +presi dalla Naumachia <span class="fnote">[Suetonius, in Domitiano, cap. 15.]</span> di Domiziano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CX" id="CX"></a>CX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Servio Salvidieno Orfito</span> e <span class="sc">Marco +Peduceo Priscinio</span>. +</p> + +<p> +Le iscrizioni pubblicate dal Fabretti, +dal Bianchini e da me, ci assicurano tali +essere stati i nomi e cognomi di questi +consoli, che si trovavano ignorati o guasti +presso i precedenti illustratori dei +Fasti. Non si sa intendere, perchè il +Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imper.]</span> e monsignor Bianchini +pretendano, che solamente in quest'anno +il senato accordasse a Trajano il glorioso +titolo di <i>Ottimo</i>, quando questo +titolo comparisce in tante altre medaglie, +che si rapportano agli anni precedenti. +Plinio anch'egli ne parla nel panegirico +che dicemmo composto nell'anno 100. +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, per lo contrario, scrive che +<span class="pagenum"><a name="Page_411" id="Page_411"></a>[411]</span> +solamente dopo le conquista dell'Armenia +egli fu cognominato <i>Ottimo</i>. Vogliono +i suddetti scrittori, che Trajano l'accettasse +solamente in quest'anno. Ma +non era tale la di lui umiltà, da far sì +lunga resistenza a quest'elogio, per altro +ben meritato da lui. Augusto non +voleva esser chiamato <i>Signore</i>. Trajano +all'incontro assai gradiva che gli si desse +questo nome. Abbiamo da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, +che il famoso tempio del Panteon di Roma, +oggidì la Rotonda, fu bruciato da un +fulmine. Chi sa che in quella nobilissima +fabbrica non entrava legno, crederà bensì +che un folgore cadesse colà, ma che lo +incendiasse, non saprà intenderlo. Sotto +Nerone e sotto Domiziano, principi nemici +della virtù, maraviglia non è, se fu +perseguitata la santa religione di Cristo. +Potrebbe ben taluno stupirsi, come essa +trovasse un persecutore in Trajano <span class="fnote">[Euseb., Histor., lib. 3, cap. 31.]</span>, +principe amator delle virtù, delle quali +vera maestra è la sola religione de' Cristiani. +Pure fuor di dubbio è, che sotto +di lui la Chiesa di Dio patì la terza persecuzione, +non già, come osservò il cardinal +Baronio, ch'egli pubblicasse editto alcuno +particolare contro di essi Cristiani, +ma perchè riferito a lui, come si andava a +gran passi dilatando la lor credenza con +pregiudizio del dominante culto degl'idoli, +con gravi lamenti de' falsi sacerdoti +del Paganesimo, e con delle sollevazioni +de' popoli contra chi professava +la fede di Cristo; Trajano ordinò, o permise +che fossero osservate rigorosamente +le antiche leggi contra gl'introduttori di +nuove religioni. Però i governatori delle +provincie, massimamente dell'Oriente, +cominciarono ad infierire, probabilmente +circa questi tempi, contra chiunque si +scopriva seguace dei dogmi cristiani; +laonde si videro molti forti campioni +attestar col loro sangue la verità di questa +religione. Ne han trattato ampiamente +<span class="pagenum"><a name="Page_412" id="Page_412"></a>[412]</span> +il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal.]</span>, il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mém. de l'Église.]</span>, +i Bollandisti <span class="fnote">[Acta Sanctorum.]</span> ed altri. Forse a questi +tempi appartiene la scoperta della congiura +tramata da <i>Crasso</i> contra del +buon imperador Trajano, che vien solo +accennata da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, senza dirne circostanza +alcuna. Altro di più non abbiamo, +se non che Trajano ne lasciò la +cognizione al senato, da cui gli fu dato +il meritato gastigo, senza apparire se +pagasse il delitto col capo o coll'esilio. +Racconta Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, che Adriano, +successor di Trajano, ne' primi giorni +del suo imperio fu consigliato da Taziano +di levar la vita a <i>Laberio Massimo</i> e a +<i>Crasso Frugi</i>, relegati nelle isole per sospetti +di aver aspirato all'imperio; ma +ch'egli, affettando sul principio il buon +concetto di essere principe clemente, +niun male avea lor fatto. Tuttavia, perchè +Crasso dipoi senza licenza era uscito +fuor dell'isola, il procuratore di Adriano, +senza aspettarne alcun ordine dall'imperadore, +l'avea ucciso, quasichè +egli macchinasse delle novità. Questi +forse è il medesimo Crasso, di cui parla +Dione. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXI" id="CXI"></a>CXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Calpurnio Pisone</span> e <span class="sc">Marco Vettio +Bolano</span>. +</p> + +<p> +Un'iscrizione pubblicata dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consular.]</span> +ci fa vedere console nelle calende +di marzo, se pure è vero, correndo +la tribunizia podestà XIV di Trajano, +cioè nell'anno presente, <i>Cajo Orso Serviano</i> +per la seconda volta e <i>Lucio Fabio +Giusto</i>. Quando sia vero che Plinio in +questi tempi governasse il Ponto e la +Bitinia, probabil cosa sarebbe che a +<span class="pagenum"><a name="Page_413" id="Page_413"></a>[413]</span> +quest'anno appartenesse la celebre lettera <span class="fnote">[Plinius, lib. 10, epist. 97 et 98.]</span> +da lui scritta a Trajano intorno +ai Cristiani. Era cresciuta a dismisura +in quelle parti, non meno che nell'altre +dell'Oriente, la religione di Cristo; e si +scorge che Plinio avea ricevuto ordine +da Trajano di processare e punire i di +lei seguaci. Plinio ne fece diligente ricerca; +ma ritrovato, più di quel che +credea, esorbitante il numero de' Cristiani +di ogni sesso ed età; e, quel che +più importa, dopo maturo esame scoperto, +ad altro non tendere questa religione, +che a professar la pratica delle +virtù, e l'abborrimento ai vizi, volle prima +informarne Trajano, per sapere come +s'avea da condurre in circostanze +tali. Abbiamo anche la risposta dell'imperadore, +che gli comanda di non fare +ricerca de' Cristiani; ma se saranno denunziati, +e trovati costanti nella lor fede, +sieno puniti, con perdonare a chi +proverà di non esser tale, sagrificando +agli dii, e col non badare alle denunzie +orbe, cioè date contra di loro, senza il +nome dell'accusatore. Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, in Apologetico, cap. 2.]</span>, +ben informato di queste lettere, fa conoscere +l'ingiustizia di Trajano in non +volere che sieno ricercati come innocenti, +e in volerli puniti, se accusati. +Però continuò la persecuzione come prima: +e quantunque non mancassero degli +apostati, pure senza paragone maggior +fu il numero degli altri, che amarono +piuttosto di sofferir coraggiosamente la +morte, che di sagrificare ai falsi dii del +Gentilesimo. Crede il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, che +sia piuttosto da riferire al seguente anno +la lettera di Plinio. Il vero è, che non si +può accertar questo tempo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_414" id="Page_414"></a>[414]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXII" id="CXII"></a>CXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Ulpio Nerva Trajano Augusto</span> per +la sesta volta e <span class="sc">Tito Sestio Africano</span>. +</p> + +<p> +Possiam credere che a quest'anno +appartengano due opere di Trajano, fatte +prima d'imprendere la spedizione +verso l'Armenia, delle quali fa menzione +lo storico Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Cioè l'erezione +in Roma di alcune biblioteche, e la fabbrica +della piazza, che fu poi appellata +di Trajano, nel sito, dove anche oggidì +si mira la sua colonna. Un tesoro impiegò +Trajano in formar questa piazza, +perchè gli convenne spianare una parte +del Monte Quirinale, e servendosi di <i>Apollodoro</i> +insigne architetto, ornò in varie +maniere tutta la circonferenza di bei +portici, e l'atrio di alte e grossissime colonne +con capitelli e corone, e con istatue +e ornamenti di bronzo indorato, rappresentanti +uomini a cavallo e arnesi militari. +Nel mezzo dell'atrio si vedea la +statua equestre d'esso Trajano. Era sì +vaga e sì magnifica tal fattura per altre +giunte fattevi da Alessandro Severo imperadore, +che restava incantato chiunque +la mirava. Ammiano Marcellino <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, lib. 16, c. 10.]</span> +scrive, che venuto a Roma Costanzo +Augusto, allorchè giunse alla piazza di +Trajano, fattura che non ha pari tutto +il mondo, e che mirabil sembra fino agli +stessi dii (così uno storico pagano), rimase +attonito all'osservar quelle gigantesche +figure e tanti begli ornamenti. E +Cassiodoro <span class="fnote">[Cassiodorus Var., lib. 7, c. 6.]</span> anch'egli scriveva, che +a' suoi tempi, per quanto si andasse e +riandasse alla piazza di Trajano, sempre +essa compariva un miracolo. In somma +non vi fu opera fatta da Trajano, che +non desse a conoscere che il suo bel +genio era impareggiabile, e il suo buon +<span class="pagenum"><a name="Page_415" id="Page_415"></a>[415]</span> +gusto mirabile in tutto. Credesi che in +quest'anno e nel seguente fosse compiuta +e dedicata quella piazza. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, +fidatosi di Giovanni Malala, +scrittore abbondante di favole e di sbagli, +mise all'anno 106 e al seguente, +la spedizion di Trajano verso l'Armenia. +Le ragioni recate dal Cardinal Noris, +dal Pagi e da altri, e lo stesso racconto +che fa Dione di quella guerra, persuadono +abbastanza, che solamente in questo +anno Trajano si mosse verso quelle +parti <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. V'ha in oltre qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> +indicante i voti fatti pel suo +buon ritorno. Ardeva di voglia Trajano +di far qualche altra militare impresa, per +cui sempre più crescesse la gloria sua. +Gli se ne presentò un'occasione, perchè +egli non era di que' principi che trovano, +sempre che vogliono, nei lor gabinetti +delle ragioni di far guerra ai loro vicini. +Erano soliti i re dell'Armenia (l'abbiam +già veduto) di prendere il diadema reale +dai Romani imperadori, dalla sovranità +de' quali si riconosceano in qualche +maniera dipendenti. <i>Esedare</i>, nuovo re +di quella contrada, l'avea preso da <i>Cosroe +re de' Parti</i>, dominator della Persia. +Trajano fece intendere le sue doglianze +a Cosroe, il quale come se fossero +burle, o per sua superbia, niuna +adeguata risposta diede. Trajano allora +determinò di farsi fare giustizia con un +mezzo più concludente, cioè coll'armi. +Si mise dunque in viaggio nell'anno +presente con un possente esercito verso +il Levante. Il solo suo muoversi fece +calar tosto l'alterigia di Cosroe, e spedire +ambasciatori a Trajano con dei regali, +per esortarlo a desistere da una +guerra di tale importanza, giacchè egli +diceva d'aver deposto Esedare, e il pregava +di voler concedere l'Armenia a +Partamasire, che forse era fratello del +medesimo Cosroe. Trovarono questi +ambasciatori Trajano già arrivato ad Atene, +<span class="pagenum"><a name="Page_416" id="Page_416"></a>[416]</span> +ma non già in lui quella facilità, di +cui si lusingavano. Rifiutò egli i lor presenti, +e disse conoscersi l'amicizia dalle +azioni, non dalle parole, ed esser egli +incamminato verso la Soria, dove avrebbe +prese quelle misure che più converrebbono. +Continuato poscia il viaggio +per terra, secondo Giovanni Malala, nel +dì 7 del seguente gennaio, oppure nell'ottobre +dell'anno presente, entrò in +Antiochia, capitale della Soria, con corona +d'ulivo in capo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXIII" id="CXIII"></a>CXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 16.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Publicio Gelso</span> per la seconda volta +e <span class="sc">Lucio Clodio Priscino</span>. +</p> + +<p> +Vogliono alcuni, che nell'occasione +che Trajano Augusto si trovò in Antiochia, +o sul fine del precedente anno, o +sul principio del presente, gli fosse condotto +d'avanti <i>santo Ignazio</i> vescovo di +quella città <span class="fnote">[Acta Sanctorum apud Bolland. et apud Ruinartum.]</span>, accusato d'essere cristiano, +e pastore de' Cristiani. Confessò il +santo vecchio intrepidamente il nome di +Gesù Cristo: e però d'ordine di Trajano +fu mandato a Roma, per essere esposto +alle fiere nell'anfiteatro. Gli atti del suo +gloriosissimo martirio, compiuto secondo +i Greci nel dì 20 di dicembre, e le sue +lettere, spiranti un mirabile amor di Dio +e una tenerissima divozione, restano +tuttavia per edificazion della Chiesa. Altri +mettono più presto il suo martirio; +ma a noi basti di sapere la certezza del +fatto, se non possiamo quella del tempo. +L'iscrizione <span class="fnote">[Gruterus, pag. 190, num. 4.]</span> che si legge nella base +della nobilissima Colonna Trajana, tuttavia +esistente in Roma, ci vien dicendo, +che nell'anno presente seguì la dedicazione +di questa maravigliosa fattura a +nome del senato in onor di Trajano, che +<span class="pagenum"><a name="Page_417" id="Page_417"></a>[417]</span> +non ebbe poi il contento di vederla prima +di morire. Nella gran copia delle figure +illustrate dalla penna del Fabretti, +rappresentata si vede la guerra di Trajano +contra ai Daci. Proseguendo intanto +Trajano il suo viaggio, arrivò con un +poderosissimo esercito ai confini dell'Armenia. +Allora i re e principi di quelle +contrade <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> si portarono a gara a +visitarlo con ricchissimi presenti, fra' quali +si vide un cavallo così ben ammaestrato, +che s'inginocchiava e chinava il capo +a' piedi di chi si voleva. <i>Abgaro re</i>, o +principe di Edessa nella Osroena, parte +della provincia della Mesopotamia, gl'inviò +regali e proteste di amicizia, ma senza +venire in persona, perchè non volea +perdere la buona grazia di <i>Cosroe re +de' Parti</i>. Tuttavia in sua vece gli mandò <span class="fnote">[Idem, in Excerptis Valesian.]</span> +Arbando suo figliuolo, giovane di +bellissimo aspetto, che s'insinuò così +bene nel cuor di Trajano, che quando +poi questo imperadore passò per Edessa, +Abgaro andatogli incontro, agevolmente, +per intercession del figliuolo, ottenne il +perdono. <i>Partamasire</i> s'era già messo in +possesso dell'Armenia con favore de' Parti, +ed avea preso il titolo di re. Con questo +titolo scrisse egli lettera di sommessione +a Trajano; ma, non vedendo venire +risposta, ne tornò a scrivere un'altra, +senza più intitolarsi re; supplicandolo +di voler inviare a lui <i>Marco Giunio</i>, governatore +della Cappadocia, per trattar +seco d'accordo. Trajano gl'inviò il figliuolo +di Giunio, e intanto continuò il +suo viaggio, con impossessarsi del paese, +dovunque passava, senza trovarvi resistenza +alcuna. Arrivato a Satala, città +dell'Armenia minore, venne ad inchinarlo +<i>Anchialo re</i> degli Eniochi, popoli della +Circassia verso il mar Nero. Trajano il +ricevè con grande onore, e il rimandò +carico di regali. Allora fu, che anche +<i>Partamasire</i>, considerando il brutto +<span class="pagenum"><a name="Page_418" id="Page_418"></a>[418]</span> +aspetto de' suoi affari, probabilmente consigliato +dal figliuolo di Giunio a rimettersi +nella clemenza cesarea, ottenuto il salvocondotto, +venne a presentarsi a Trajano. +Nol volle egli ricevere, se non assiso +sul trono in mezzo al campo. Se gli +accostò Partamasire, e depose a' suoi +piedi il diadema senza proferir parola: +il che veduto dall'immensa corona dei +soldati di Trajano, si alzò un sì allegro +strepitoso grido di <i>Viva</i>, che quel principe +atterrito fu in procinto di fuggirsene, +se non si fosse veduto attorniato da sì +gran copia d'armati. Chiesta poi una +particolare udienza da Trajano, l'ottenne +egli bensì, ma non già il diadema, +siccome egli dimandava e sperava coll'esempio +di Tiridate a' tempi di Nerone. +Era ben diverso dal codardo Nerone il +coraggioso Trajano. Ne uscì in collera +Partamasire; ma risalito sul trono Trajano, +il fece richiamare, acciocchè pubblicamente +si riconoscesse il ragionamento +seguito fra loro in disparte. Lamentossi +Partamasire d'essere trattato come un +prigioniero, quando egli era volontariamente +venuto, e fece nuova istanza, per +impetrare il diadema dalle mani di Cesare, +a cui giurerebbe omaggio. Trajano +gli rispose, che essendo l'Armenia pertinenza +del romano imperio, non voleva +concederla a chicchessia, ma bensì mettervi +un governatore; e licenziatolo, il fece +tosto partire, scortato da un corpo di +cavalleria, acciocchè non potesse manipolar +nel ritorno qualche intrico colla +gente del paese. Si venne dunque alla +guerra, di cui altro non sappiamo, se non +che Partamasire, dopo essersi sostenuto, +finchè potè, coll'armi alla mano, finalmente +fu ucciso, e tutta l'Armenia restò +in potere dell'Augusto Trajano, il quale +ne fece una provincia del romano imperio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_419" id="Page_419"></a>[419]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXIV" id="CXIV"></a>CXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 17.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Ninnio Hasta</span> e <span class="sc">Publio Manilio +Vopisco</span>. +</p> + +<p> +Gran disavventura è stata che uno +de' più gloriosi imperadori che s'abbia +avuto Roma, quale ognuno confessa Trajano, +con un regno fecondo di tante belle +imprese, e di sì grandi uomini, qual +fu il suo, non sia passato a noi con esatta +e convenevole storia della vita e delle +azioni di lui. Non mancò già agli antichi +secoli una tale storia, anzi più d'una ve +ne fu, attestando Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Vita Alexandri Severi.]</span>, avere +<i>Mario Massimo</i>, <i>Fabio Marcellino</i>, <i>Aurelio +Vero</i> e <i>Stazio Valente</i> scritta la di lui vita, +ed asserendo Plinio <span class="fnote">[Plin., lib. 8, ep. 4.]</span> il giovane, che +<i>Caninio</i> era dietro a descrivere la guerra +dacica. Pure tutti questi scritti son +rimasti preda del tempo, e son periti i +libri di <i>Arriano</i> che avea descritte le +guerre dei Parti; sicchè altro a noi non +resta che il compendio di Dione, fatto da +Giovanni Sifilino, da cui si possano ricavar +le imprese di Trajano, ma appena +abbozzate, e senza poterne noi trarre i +tempi distinti, in cui furono fatte. Perciò +solamente a tentone andiamo riferendo +a questo e a quell'anno le di lui imprese, +senza poterne fondatamente assegnare +il tempo preciso. Sia dunque ch'egli nel +precedente anno compiesse la conquista +di tutta l'Armenia, o che ciò avvenisse +in parte ancora del presente, certo è, +per testimonianza di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, che sparsasi +maggiormente la fama del di lui valore, +e de' suoi acquisti per l'Oriente, i +re e i principi circonvicini vennero ad +assoggettarsi all'aquile romane, oppure +a chiedere amicizia e pace. Diede egli un +<span class="pagenum"><a name="Page_420" id="Page_420"></a>[420]</span> +re ai popoli Albani <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>; e i re dell'Iberia, +de' Sauromati, del Bosforo e della Colchide +gli prestarono giuramento di fedeltà. +Avea notato Plinio <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico, c. 81.]</span>, che Trajano, +se volea ricrearsi talvolta dalle applicazioni +e fatiche del governo, non passava +già a divertimenti puerili di giuoco, meno +poi ad altri di maggior vergogna, +perchè illeciti e scandalosi, ma a passatempi +faticosi, per tenere in esercizio il +corpo, e giovare alla sanità. Il cavalcare, +la caccia erano i suoi trastulli; e se si +trovava vicino al mare o ai fiumi, solea +talvolta far da piloto in una nave, e mettersi +a remigare, facendo a gara co' suoi +cortigiani a chi meglio sapea esercitar +quel duro mestiere in romper l'onde e +passare gli stretti. Non operò di meno +questo saggio imperadore in Levante, +insegnando coll'esempio suo ai soldati +l'amore e la tolleranza delle fatiche <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. +Marciava anch'egli a piedi, e al pari d'essi +passava a piedi i guadi dei fiumi. Ordinava +egli in persona i soldati nelle +marcie, e camminava innanzi, come un +semplice uffiziale. Teneva molte spie, per +saper nuove de' nemici, e talora ne spargeva +egli delle false, per avvezzar la milizia +ad ubbidir con prontezza, a star +vigilante e preparata sempre con coraggio +a tutti i pericoli ed avvenimenti. Son +di parere il Mezzabarba e monsignor +Bianchini, che Trajano conquistasse in +quest'anno l'Assiria, perchè in una sua +medaglia si legge ASSYRIA IN POTESTATEM +POPVLI ROMANI REDACTA. +Ma quella medaglia si può riferire ai due +seguenti anni, non avendo caratteristica +particolare dell'anno presente; e da Dione, +secondo me, si ricava che più tardi +succedette l'acquisto dell'Assiria, o sia +della parte della Soria che allora era +posseduta dai Parti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_421" id="Page_421"></a>[421]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXV" id="CXV"></a>CXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 18.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Vipstanio Messala</span> +e <span class="sc">Marco Vergiliano Pedone</span>. +</p> + +<p> +Che <i>Vipstanio</i> e non <i>Vipstano</i> fosse +il nome del primo di questi consoli, apparisce +da un'iscrizione da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 319, +num. 2.]</span> prodotta, +e da due altre del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, pag. 74 et 1070.]</span>. Se +crediamo al Tillemont, l'anno fu questo +delle grandi imprese di Trajano in Levante, +perchè egli entrò nel paese de' Parti, +e fece quelle grandi conquiste ch'io +accennerò all'anno seguente. Se non +c'inganna Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, altro non sappiamo +dell'operato da lui in questo, se non +ch'egli s'impadronì delle città di Nisibi, +capitale della Mesopotamia, e di Singara, +e di Barne, città o luogo amenissimo di +que' contorni: il che indica abbastanza, +che alle sue mani venne l'intera ricca +provincia della Mesopotamia, avendo noi +anche osservato di sopra, ch'egli passò +per Edessa, città parimente di quel tratto +dove signoreggiava il re o sia principe +Abgaro. Parla dipoi Dione, e parlerò +ancor io, fra poco, del tremuoto orrendo +d'Antiochia, accaduto sul fine del presente +anno. Dopo di che descrive i gloriosi +progressi di Trajano contra de Parti, +i quali perciò debbono appartenere +all'anno seguente, e non già al presente. +Anche <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> il Mezzabarba mette in quest'anno +la dedicazione fatta in Roma +della basilica Ulpia, o sia di Trajano, che +può anche riferirsi all'anno 112, e ai +quattro susseguenti. Certo è che questa +basilica era contigua alla piazza di Trajano, +superbo edificio che accresceva la +bellezza di quella piazza, sapendo noi, +che le basiliche de' Romani furono sontuosissime +fabbriche, simili a molte grandi +<span class="pagenum"><a name="Page_422" id="Page_422"></a>[422]</span> +chiese de' Cristiani, con trofei, statue +ed altri ornamenti in cima, e con portici +magnifici all'intorno, destinate per i giudici +che andavano a tener ragione, concorrendovi +anche i negozianti a trattar +de' loro affari. Tornando ora a Trajano, +mentr'egli attendeva all'acquisto della +Mesopotamia, <i>Manete</i>, capo d'una nazion +degli Arabi, <i>Sporace</i> principe dell'Antemisia, +cioè di una parte d'essa Mesopotamia, +e <i>Manisare</i>, anch'egli signore in +quelle contrade, faceano vista di volersi +a lui sottomettere, ma con trovar pretesti +ogni dì per dichiararsi, e per venire +a trovarlo <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Non si fidava Trajano di +costoro, e molto meno se ne fidò, dappoichè +<i>Mebaraspe</i>, re dell'Adiabene, avendo +ottenuto da lui un corpo di soldatesche +per difendersi contro di Cosroe, +avea da traditore parte trucidati, parte +ritenuti prigioni que' soldati. Fra gli ultimi +fu un centurione chiamato Sentio, +il quale con altri imprigionato in un forte +castello, allorchè l'esercito di Trajano, +irritato contra del traditore, arrivò nell'anno +seguente in vicinanza di quel luogo, +ruppe le catene, uccise il castellano, ed +aprì le porte agli altri Romani. Scrive Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, +che Trajano s'impossessò del +l'Antemisia. Dovette essere in quest'anno, +perchè quella era una delle provincie +della Mesopotamia. Secondo che abbiam +da Dione, per queste vittorie fu dato a +Trajano il titolo di <i>Partico</i>; ma egli più +si compiaceva dell'altro di <i>Ottimo</i>, perchè +esprimente la soavità de' suoi costumi, +e il possesso in cui egli era di tutte +le virtù. +</p> + +<p> +Finita la campagna coll'acquisto della +Mesopotamia, venne Trajano <span class="fnote">[Joannes Matala, in Chron. Dio, lib. 68.]</span> a +svernare con parte dell'armata ad Antiochia. +Ma mentre ivi soggiornava, avvenne +in quella città uno de' più orribili +e funesti tremuoti che mai si leggano +nelle storie. L'ordinario popolo di quella +vasta città ascendeva ad un numero +<span class="pagenum"><a name="Page_423" id="Page_423"></a>[423]</span> +esorbitante: ma lo avea accresciuto a +dismisura la venuta colà della corte imperiale, +e di gran copia di soldatesche. +V'era inoltre concorsa un'immensa moltitudine +di persone di quasi tutto l'imperio +romano, chi per negozi, chi per bisogno +del principe, chi per veder quelle +feste. In tale stato si trovava quella nobilissima +metropoli dell'Oriente; quando +nel dì 25 di decembre, come pretende il +padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, venne un sì impetuoso +tremuoto, preceduto da fulmini e da venti +gagliardissimi, che rovinò buona parte +delle fabbriche della città, con restare +oppressa sotto le rovine gran moltitudine +di persone, ed innumerabili altri con ferite +e membra rotte. Si vide il vicino +monte Corasio scuotere sì forte la cima, +che parea dover precipitare addosso alla +città; uscirono da più luoghi nuove fontane, +e si seccarono le vecchie. Acquetato +il gran flagello, si cominciò a pescar +nelle rovine, e moltissimi vi si scoprirono +morti di fame. Trovossi una sola donna +che avea sostentato per più giorni sè stessa +e un suo pargoletto col proprio latte, +ed amendue furono cavati vivi: il che +par cosa da non credere. Trajano che +s'incontrò ad essere in sì brutto frangente, +per una finestra del palazzo, in +cui abitava, se ne fuggì; e scrivono che +un personaggio d'inusitata e più che umana +statura lo ajutò a salvarsi. Tal fu +nulladimeno la sua paura, che quantunque +fosse cessato lo scotimento della +terra, pure per molti giorni volle abitare +a cielo scoperto nel Circo. In questa +sciagura perdè la vita <i>Pedone</i> console, +che terminato il suo consolato ordinario +ne' primi sei mesi potè molto ben venire +pe' suoi affari ad Antiochia; se pur non +fu un altro Pedone, stato console in alcun +degli anni precedenti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_424" id="Page_424"></a>[424]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXVI" id="CXVI"></a>CXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 19.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Elio Lamia</span> ed <span class="sc">Eliano Vetere</span>. +</p> + +<p> +Chiaramente scrive lo storico Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> +che dopo il tremuoto di Antiochia +(e però nell'anno presente, e non già nel +precedente) venuta la primavera, Trajano +con tutto lo sforzo delle sue genti si +mosse per portar la guerra nel cuore +del regno dei Parti. Conveniva passare +il rapido fiume Tigri, le cui sponde, dalla +parte del Levante, erano ben guernite di +nemiche milizie. Avea egli fatto fabbricar +nel verno una prodigiosa quantità di +barche con legni presi dai boschi di Nisibi; +e per introdurle nel suddetto fiume, +pensò ad un arditissimo e dispendioso +ripiego, cioè di tirare un gran canale di +acqua dall'Eufrate nel Tigri, per cui si +potessero condurre le navi. Nacque sospetto, +che essendo più alto l'Eufrate +dell'altro fiume, potessero le di lui acque +accrescere di soverchio la rapidità del +Tigri, e che colà si volgesse tutto l'Eufrate, +con perdersene anche la navigazione; +e però non si compiè l'impresa; +o se pur si compiè, non se ne servì +Trajano. L'altro ripiego, a cui s'attenne, +fu di condurre sopra carri barche fatte, +ma sciolte, per unirle poi insieme sulle +ripe del Tigri, e lanciarle quivi nel fiume. +Così fu fatto. Di queste si formò un ponte; +e tanta era la copia delle altre navi cariche +di armati, che infestavano i Parti +schierati sull'opposta ripa, e di altre che +minacciavano in più luoghi il passaggio +dell'armata, che i Parti non sapendo intendere, +come in un paese privo affatto +d'alberi, fossero nate cotante navi, e perciò +sgomentati, presero la fuga. Passò +dunque felicemente tutto l'esercito romano, +e piombò sulle prime addosso al +traditor <i>Mebaraspe</i> re dell'Adiabene, con +sottomettere tutta quella provincia. Quindi +<span class="pagenum"><a name="Page_425" id="Page_425"></a>[425]</span> +s'impadronì di Arbela e di Gaugamela +(dove Alessandro il Grande diede la sconfitta +a Dario), e di Ninive e di Susa. Di +là passò a Babilonia, senza trovare in +luogo alcuno opposizione, perchè i Parti +non erano d'accordo col re loro Cosroe, +e più di una sedizione e guerra civile in +addietro avea snervata la potenza di +quella nazione. Volle Trajano osservare +in quei contorni il lago onde si cavò il +bitume, con cui in vece di calce furono +unite le pietre delle mura di Babilonia. +Sì fetente è l'aria di quel lago, che l'alito +suo fa morire gli animali e gli uccelli +che vi si appressano. Di là passò Trajano +a Ctesifonte, capitale allora del regno +de' Parti, dove fu fatto un incredibil bottino, +e presa una figliuola di Cosroe col +suo ricchissimo trono <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>. Cosroe se +n'era fuggito: ne parleremo a suo tempo. +Stese dipoi il vittorioso Augusto le +sue conquiste per quelle parti, soggiogando +Seleucia <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, e i popoli Marcomedi, +e un'isola del Tigri, dove regnava +Atambilo, e giunse fino all'Oceano. Svernò +coll'armata in quelle parti, e vi corse +vari pericoli per cagion delle tempeste +insorte in quel fiume, vastissimo verso +le basse parti per l'union dell'Eufrate. +</p> + +<p> +Lo strepito di tali conquiste arrivato +a Roma riempiè di giubilo quel popolo, +che non sapea saziarsi di esaltar le prodezze +di questo Augusto, giacchè l'aquile +romane non aveano mai steso sì oltre, +come sotto di lui, i lor voli. Perciò il +senato gli confermò il cognome di <i>Partico</i>, +con facoltà di trionfalmente entrare +in Roma quante volte egli volesse, perchè +in Roma non erano conosciuti tanti +popoli da lui soggiogati. Trovasi ancora +in qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> accresciuto per +lui sino alla nona volta il titolo d'<i>imperadore</i>, +e datogli il nome d'<i>Ercole</i>. Ordinò +<span class="pagenum"><a name="Page_426" id="Page_426"></a>[426]</span> +parimente il senato, oltre ad altri onori, +che gli fosse alzato un arco trionfale. +Preparavansi ancora i Romani a fargli +uno straordinario onorevole incontro, allorchè +egli fosse ritornato a Roma; ma +Dio altrimenti avea disposto. Trajano +più non rivide Roma, nè potè goder del +trionfo. Intanto stando egli ai confini +dell'Oceano, vista una nave che andava +alle Indie, cominciò ad informarsi meglio +di quel paese, di cui avea dianzi udito +tante maraviglie; e gran desiderio mostrava +di portarsi colà. Poi dicea, che se +egli fosse giovane vi andrebbe; e chiamava +beato Alessandro il Grande, per avere +in età fresca potuto dar principio alle sue +imprese. Contuttociò gli durava questo +prurito; ma nell'anno seguente gli sopravvennero +tali traversie, che gli convenne +cacciar queste fantasie, e cangiar di risoluzione. +Intanto egli fece dell'Assiria +e della Mesopotamia due provincie del +romano imperio. Da una iscrizione <span class="fnote">[Gruterus, pag. 247, num. 6.]</span> +esistente tuttavia nel porto d'Ancona, e +riferita da più letterati, si raccoglie, che +circa questi tempi fu compiuto il lavoro +di quel porto per ordine di Trajano, il +quale, dopo aver provveduto il Mediterraneo +del porto di Cività Vecchia, volle +ancora che l'Adriatico ne avesse il suo. +A lui ha questa obbligazione Ancona, ed +ivi tuttavia sussiste un arco trionfale, +posto in onore di così benefico principe. +Abbiamo ancora da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, che +verso questi tempi la nazione giudaica, +sparsa per la Libia e per l'Egitto, si rivoltò +dappertutto contra de' Gentili, e ne +seguirono innumerabili morti. Ebbero i +Giudei la peggio in Alessandria. Secondo +i conti di Dione vi perirono dugento ventimila +persone; in Cirene essi Giudei +commisero delle incredibili crudeltà contro +de' Pagani. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_427" id="Page_427"></a>[427]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXVII" id="CXVII"></a>CXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinzio Negro</span> e <span class="sc">Gaio Vipstanio +Aproniano</span>. +</p> + +<p> +Secondo l'opinione de' migliori, l'anno +fu questo, in cui santo <i>Alessandro</i> papa +gloriosamente terminò i suoi giorni col +martirio. Dopo lui, <i>Sisto</i> tenne il pontificato +romano. Soggiornando Trajano +verso l'Oceano, tuttavia co' pensieri e +desiderii di veder l'Indie, si fece condurre +in nave pel golfo, che Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> +ed Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span> chiamano il mar Rosso, +ma che, secondo tutte le apparenze, fu +il golfo Persico. Aggiugne Dione ch'egli +s'inoltrò in quelle parti sino al luogo, +dove si crede che morisse il grande Alessandro, +con far ivi le cerimonie funebri +in memoria di lui. Ma restò ben deluso, +perchè dopo la relazione di tante belle +cose che si diceano di que' paesi, altro +non vi trovò che favole e luoghi rovinati. +In questo mentre gli vien nuova, che i +Parti si son ribellati, e si son perdute +tutte le conquiste della Persia e della +Mesopotamia, colla morte e prigionia +delle milizie lasciatevi di guarnigione. +Non tardò Trajano ad inviar colà +<i>Massimo</i> e <i>Lucio Quieto</i>. Differente fu +la fortuna di questi due generali. <i>Massimo</i> +in una battaglia vi lasciò la vita. +<i>Lucio Quieto</i>, all'incontro, moro di nazione, +ricuperò Nisibi, ed espugnata Edessa, +le diede il sacco e la incendiò. +Alla medesima pena fu esposta la città +di Seleucia, presa da <i>Ericio Claro</i> e da +<i>Giulio Alessandro</i>. Tali novità fecero risolvere +Trajano a mutar disegno intorno +a que' paesi, scorgendo assai, che +non gli sarebbe riuscito di conservarli +come provincia, e sotto il governo dei +magistrati romani. Però, tornato a Ctesifonte, +e fatti raunare in una gran pianura +<span class="pagenum"><a name="Page_428" id="Page_428"></a>[428]</span> +i Romani e i Parti, salito sopra +un eminente trono, dichiarò re dei Parti +<i>Partamaspare</i> personaggio di quella nazione, +chiamato <i>Psamatossiris</i> da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, +e gli pose in capo il diadema: +risoluzione abbracciata volentieri ed applaudita +da que' popoli. Indi passò nell'Arabia +Petrea, che s'era anch'essa +ribellata; ma vi trovò il paese molto +brutto, nè vi potè prendere Atra lor +capitale, con patirvi ancora insoffribili +caldi e molti altri disastri. Credesi nondimeno +da alcuni ch'egli pervenisse fino +all'Arabia Felice. Negli stessi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> +continuarono più che mai le sedizioni e +ribellioni de' Giudei nella Mesopotamia, +nell'Egitto e in Cipri. Attesta Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, +che in Salamina città di Cipri prevalse +la forza de' Giudei contra de' Gentili, di +modo che quella città rimase spopolata. +Ma Artemione capitano de' Cipriotti così +fattamente perseguitò i Giudei in quell'isola, +che li disertò affatto, facendosi +conto, che ivi tra Gentili e Giudei perirono +dugento quarantamila persone. Fu anche +spedito <i>Lucio Quieto</i> il Moro contra +de' medesimi nella Mesopotamia, che, col +farne un'orrida strage, diede fine alla +loro inquietudine. +</p> + +<p> +Ma che? tutte queste vittorie e conquiste +di Trajano, che costarono tanto +sangue e tante spese e fatiche ai Romani, +non istettero molto a svanir in fumo; +perchè appena ritirossi da quelle contrade +Trajano, che le cose ritornarono +nel primiero stato, senza restarvi un +palmo di dominio pe' Romani. E se ne +ritirò per forza Trajano, perchè nel mese +di luglio cominciò a sentire aggravata +la sua sanità da male pericoloso, che +da lui fu creduto veleno; ma si attribuisce +da altri a cessazion delle emorroidi, +e da altri ad un tocco di apoplessia, per +cui restò offesa qualche parte del suo +corpo. Altri in fine vogliono ch'egli fosse +assalito dall'idropisia. Questo qualunque +<span class="pagenum"><a name="Page_429" id="Page_429"></a>[429]</span> +sia malore sopraggiunto a Trajano, +allorchè meditava di tornarsene in +Mesopotamia, gli fece cangiar pensiero, +e l'invogliò di ritornarsene in Italia, +dove era continuamente richiamato dal +senato; e però verso queste parti frettolosamente +s'incamminò <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span>. Giunto ad +Antiochia, capitale della Soria, lasciò ivi +<i>Elio Adriano</i>, suo cugino, con titolo di +governatore, e gli consegnò l'esercito +romano. Continuato poscia il viaggio sino +a Selinonte, città marittima della Cilicia, +appellata poi Trajanopoli, oppresso +dal male, che Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> chiamò flusso +di ventre, quivi in età di sessantuno, +altri dicono di sessantatrè anni, compiè +il corso di sua vita, per quanto si crede +nel dì 10 d'agosto. Il detto finora ha +condotto i lettori a comprendere le mirabili +belle doti, che concorsero a rendere +Trajano uno de' più gloriosi imperadori +che s'abbia mai avuto Roma, e +a cui pochi altri possono uguagliarsi, +non che andare innanzi. Oltre alle belle +memorie ch'egli lasciò in Roma e in +varie parti del romano imperio, in fabbriche +sontuose, strade, porti, ponti, si +trovano ancora varie città o fabbricate +da lui, o che presero il nome da lui. A +lui ancora principalmente attribuisce +Aurelio Vittore l'istituzione del Corso +Pubblico, oggidì appellato le Poste, che +veramente ebbe origine da Augusto, ma +fu ampliato e regolato in miglior forma +da Trajano, acciocchè si potessero speditamente +e regolarmente saper dall'imperadore +le nuove del vasto imperio +romano, e andar e venir prontamente +gli uffiziali cesarei: giacchè, come dottamente +osservò il Gotofredo <span class="fnote">[Gothofredus ad Legem 8, Tit. 5, Codic. +Theodosiani.]</span>, serviva +allora la posta solamente per gli ministri +ed uomini dell'imperatore, e non +già per le persone private, ed era mantenuta +alle spese del Fisco con cavalli, +calessi e carrette. Ma siccome osserva +<span class="pagenum"><a name="Page_430" id="Page_430"></a>[430]</span> +Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesarib.]</span>, e si raccoglie dal +codice teodosiano, questo lodevol istituto +col tempo, e sotto i cattivi imperadori +degenerò in uno intollerabil aggravio +delle provincie e de' sudditi. Non fu già +esente da ogni difetto Trajano, e van di +accordo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Vict., de Caesarib.]</span>, +Sparziano <span class="fnote">[Spart., in Vita Hadriani.]</span> e Giuliano l'Apostata <span class="fnote">[Julian., de Caesar.]</span> +in dire ch'egli cadea talvolta in eccessi +di bere; ma non si sa ch'egli commettesse +giammai azione alcuna contra il +dovere, allorchè era riscaldato dal vino. +Anzi, se crediamo ad esso Vittore, egli +ordinò di non aver riguardo a ciò ch'egli +avesse comandato dopo essere intervenuto +a qualche convito. Aggiugne Dione, +ch'egli fu suggetto ad un'infame libidine, +abborrita dalla natura stessa, ma senza +fare violenza o torto ad alcuno. Tutti +effetti della falsa e stolta religione dei +Gentili, la quale accecava e affascinava +talmente le loro menti, che non si attribuivano +a vergogna e peccato le maggiori +enormità, che san Paolo chiaramente +nomina e riconosce per un gran +vitupero del gentilesimo allora dominante. +Contuttociò nelle virtù politiche, e +massimamente nell'amorevolezza, clemenza +e saviezza, fu sì eccellente questo +Augusto, che <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span> da lì innanzi nelle acclamazioni +che faceva il senato al regnante +imperadore, si usò di augurargli, +che fosse più <i>fortunato d'Augusto, più +buono di Trajano</i>. E ben godè sotto di +lui Roma e l'imperio tutto una mirabil +calma: se non che si sentirono tremuoti +in varie città, e peste e carestia in vari +luoghi, e in Roma seguì una fiera inondazion +del Tevere: malanni nondimeno, +che servirono solamente di gloria +a Trajano, perchè egli in quante maniere +potè si adoperò per rimediare ai +lor pessimi effetti, e per sovvenire chi +era in bisogno. Fiorirono ancora sotto +<span class="pagenum"><a name="Page_431" id="Page_431"></a>[431]</span> +questo insigne imperadore vari eccellenti +ingegni, perchè egli al pari degli altri più +rinomati regnanti, amò i letterati, e promosse +le lettere. Restano a noi tuttavia le +Opere di <i>Cornelio Tacito</i>, di <i>Plinio</i> il giovane +e di <i>Frontino</i>, per tacer d'altri, che +fiorirono anche sotto Adriano, e d'altri +de' quali si son perduti i libri. +</p> + +<p> +Ora <i>Plotina imperadrice</i>, che accompagnò +sempre in tutti i suoi viaggi il +marito Trajano, dacchè egli fu morto, +non lasciò traspirare la di lui perdita, +se non dappoichè ebbe concertato tutto +per fargli succedere <i>Publio Elio Adriano</i> +di lui cugino, giacchè non si sa che Trajano +avesse mai figliuolo alcuno. La fama +è varia intorno a questo punto. +Crederono alcuni <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, che fosse corso +per mente a Trajano di lasciar l'imperio +a <i>Nerazio Prisco</i> giurisconsulto di +que' tempi, e che gli dicesse un giorno: +<i>A voi raccomando le provincie, se qualche +disgrazia mi accadesse</i>. Altri pensarono <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> +ch'egli avesse posti gli occhi sopra +<i>Serviano</i> cognato di Adriano, ed altri +fin sopra <i>Lucio Quieto</i>, che già dicemmo +moro di nazione. Lo creda chi +vuole. Vi fu chi disse essere stata sua +intenzione di nominar dieci persone, +lasciando poi la scelta del migliore al +senato, dopo la sua morte. Nulla di ciò +fu fatto. Solamente sul fin della vita adottò +e nominò suo successore <i>Adriano</i>, +e ciò per opera di <i>Plotina Augusta</i> e di +<i>Celio Taziano</i> o sia <i>Attiano</i>, tutore di +esso Adriano; perchè veramente Trajano +non mostrò mai tenerezza alcuna di +amore per lui, conoscendone assai i difetti; +e l'avea bensì sollevato alla dignità +di console, ma senza dargli cariche riguardevoli +sussistenti: il che non si accorda +con ciò che abbiam detto rivelato +a lui da <i>Licinio Sura</i> <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span> nell'anno 109, +cioè che fin d'allora Trajano meditava +di adottarlo per suo figliuolo. Convengono +nondimeno gli storici in dire, che +<span class="pagenum"><a name="Page_432" id="Page_432"></a>[432]</span> +Plotina co' suoi maneggi portò il marito +infermo a dichiararlo suo figliuolo e +successore, siccome quella che, se vogliamo +prestar fede a Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, era innamorata +di Adriano: il che facilmente +potè immaginar la malizia solita a far +dei ricami alle azioni altrui, e massimamente +dei grandi. Anzi non mancò chi +credesse essere stata l'adozion di Adriano +una tela interamente fatta da essa Plotina +senza notizia e consentimento di +Trajano, ed anche dopo la di lui morte, +tenuta celata apposta per qualche dì, con +fingere fatta da lui l'adozione suddetta. +A questo sospetto diede qualche fondamento +l'essere state spedite le lettere +al senato coll'avviso di tale adozione, +ma sottoscritte dalla sola Plotina. Fece +la medesima Augusta per solleciti corrieri +intendere ad <i>Adriano</i> la nuova dell'operato +da Trajano (se pur tutta sua +non fu quella fattura) nel dì 9 di agosto. +Poscia nel dì 11 gli arrivò la nuova della +morte di Trajano <span class="fnote">[Dio, ibid.]</span>. Non perdè tempo +Adriano a scriver lettere al senato, intitolandosi +<i>Trajano Adriano</i>, e pregandolo +di confermargli l'imperio, e protestando +di non ammettere onore alcuno, ch'egli +non avesse prima domandato ed ottenuto +dal medesimo senato, con altre sparate +di non voler fare se non ciò che fosse +utile al pubblico, di non far morire alcun +senatore, aggiungendo a tali proteste +gravi giuramenti ed imprecazioni, se +non eseguiva ciò che prometteva. Niuna +difficoltà si trovò ad approvare la di lui +successione, ben conoscendo i senatori, +che, comandando egli al nerbo maggiore +delle milizie romane, pazzia sarebbe il +negare a lui ciò che colla forza potrebbe +ottenere. Oltre di che l'esercito stesso +della Soria, appena udita l'adozione di +lui e la morte di Trajano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, l'avea +riconosciuto per <i>Imperadore</i>: del che +fece egli scusa col senato. Uscì Adriano +di Antiochia, per veder le ceneri ed ossa +<span class="pagenum"><a name="Page_433" id="Page_433"></a>[433]</span> +dello stesso Trajano, che <i>Plotina</i> sua +moglie, <i>Matidia</i> sua nipote e <i>Taziano</i> +portavano a Roma; e poscia se ne ritornò +ad Antiochia, per dar sesto agli +affari dell'Oriente, prima d'imprendere +anch'egli il suo viaggio alla volta della +Italia. Furono accolte in Roma esse ceneri +colle lagrime e con un trionfo lugubre, +ed introdotte in quella città sopra +un carro trionfale, in cui si mirava l'immagine +del defunto Augusto; e poscia +collocate in un'urna d'oro sotto la colonna +trajana, con privilegio conceduto +a pochi in addietro, perchè non era lecito +il seppellire entro le città <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span>. Egli +certo fu il primo degl'imperadori che +fossero entro Roma seppelliti. Scrisse +Adriano al senato, acciocchè gli onori +divini, secondo l'empio costume del +gentilesimo, fossero compartiti a Trajano. +Non sol questi, ma altri ancora, come +templi e sacerdoti, decretò il senato +alla di lui memoria; e per molti anni +dipoi si celebrarono in onor suo i giuochi +appellati Partici. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXVIII" id="CXVIII"></a>CXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Elio Adriano Augusto</span> per la seconda +volta, e <span class="sc">Tiberio Claudio Fosco Alessandro</span>. +</p> + +<p> +Credesi che Trajano avesse all'anno +precedente disegnato console <i>Adriano</i> +per l'anno presente. Ma anche senza di +questo, il costume era che i novelli Augusti +prendessero il consolato ordinario +nel primo anno del loro governo. Era +nato Adriano nell'anno 76 della nostra +Era, nel dì 24 di gennaio, per testimonianza +di Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, da cui abbiam +la sua vita. Ebbe per moglie <i>Giulia Sabina</i>, +figliuola di <i>Matidia Augusta</i>, di cui +fu madre <i>Marciana Augusta</i>, sorella di +<span class="pagenum"><a name="Page_434" id="Page_434"></a>[434]</span> +<i>Trajano</i>. Perchè in sua gioventù comparve +scialacquatore, si tirò addosso lo +sdegno di Trajano, suo parente, e già +suo tutore. Tuttavia tal era la sua disinvoltura +e vivacità di spirito, che si rimise +in grazia di lui, e ricevè anche molti +onori da lui; ma non mai giunse in vita +del medesimo ad essere accertato di succedergli +nell'imperio a cagion del suo +naturale, in cui quel saggio imperadore +trovava bensì molte belle doti, ma insieme +sapea scoprire non pochi vizii, quantunque +Adriano si studiasse di dissimularli +e coprirli. L'ambizione traspariva +dalle di lui azioni e parole, molto più la +leggerezza e l'incostanza; e sopra tutto, +il suo essere stizzoso e vendicativo, facea +temere che sarebbe portato alla crudeltà. +Non si può negare, che la penetrazione +del suo intendimento, la prontezza +delle sue risposte, un'applicazione a tutto +quanto può riuscir d'ornamento a +persona nobile, l'aiutavano a brillar nella +corte e negli uffizi a lui commessi. Prodigiosa +era la sua memoria. Tutto quanto +leggeva, lo riteneva a niente. Fu veduto +talvolta in uno stesso tempo scrivere +una lettera, dettarne un'altra, ascoltare +e favellar con gli amici. Non si lasciava +andar innanzi alcuno nella cognizion +delle lingue greca e latina; sapea egregiamente +comporre tanto in prosa che +in versi, ed anche improvvisava talvolta +con garbo <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>. La medicina, l'aritmetica, +la geometria le possedeva; dilettavasi di +sonar vari strumenti, di dipignere, di lavorar +delle statue; e la sua non mai sazia +curiosità il portava a voler sapere di +tutto, con insino inoltrarsi molto nel +vanissimo studio della strologia giudiciaria, +o nell'empio della magia. Lasciò anche +dopo di sè vari libri di sua composizione +in prosa e in versi. Suo maestro, +o pure aiutante di studio, fu <i>Lucio Giulio +Vestinio</i>, che servì poscia a lui divenuto +imperadore di segretario, e vien chiamato +sopraintendente alle biblioteche di Roma +<span class="pagenum"><a name="Page_435" id="Page_435"></a>[435]</span> +greche e latine in una iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus novus Inscription.]</span>. +Questo suo amore alle scienze ed arti +cagion fu, che a' suoi tempi fiorirono in +Roma le lettere, e vidersi i professori +d'esse sommamente onorati e premiati, +come attesta anche Filostrato <span class="fnote">[Philostratus, in Sophist.]</span>. Piena +era la sua corte di grammatici, musici, +pittori, geometri ed altri simili. Spezialmente +si compiaceva di conversar coi +filosofi, poeti ed oratori, e li teneva bene +in esercizio, proponendo loro stravaganti +quistioni, per imbrogliarli, e rispondendo +loro con egual vivacità tanto sul serio, +che burlando. Per altro a misura del suo +volubil cervello era anche bizzarro ed +instabile il suo genio e gusto. E credendosi, +per istare sopra gli altri come imperadore, +di aver anche questa medesima +superiorità nell'ingegno e nel sapere, +portava nello stesso tempo invidia a chi +parea sapere più di lui, con giugnere a +maltrattarli, e a trovar da dire sopra tutte +le lor fatiche, e, quel che è peggio, a +perseguitarli. Facevasi anche ridere dietro, +allorchè anteponeva ad Omero un +certo cattivo poeta appellato Antimaco, +Ennio a Virgilio, Catone a Cicerone, Celio +a Sallustio. E questo suo maligno ed +invidioso talento il trasse fino a screditar +le azioni e le fabbriche di Trajano, +quasichè egli andasse innanzi a quel grand'uomo +nel giudizio e nel buon gusto. +Ma questo per ora basti del novello imperadore +Adriano, e intorno alle sue doti +e costumi. +</p> + +<p> +Dacchè fu egli creato imperadore, +giudicò di non dover partire di Antiochia +senza lasciare in istato quieto le cose +d'Oriente <span class="fnote">[Dio, lib. 69. Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>. Avea ben Trajano aggiunto +al romano imperio le provincie +della Mesopotamia, dell'Assiria e dell'Armenia; +ma il mantenere quelle provincie +nella dovuta ubbidienza, non era +da un Adriano, principe che s'intendea +del mestier della guerra per parlarne in +sua camera, non per esercitarlo in campagna, +<span class="pagenum"><a name="Page_436" id="Page_436"></a>[436]</span> +perchè mal provveduto di coraggio +e di pazienza nelle fatiche. Però si +rivolse egli a' trattati di pace con <i>Cosroe</i>, +già re de' Parti, e con quei popoli, contento +di salvare la dignità del popolo romano: +giacchè non si credea da tanto +da poter conservar quelle conquiste. Cedette +dunque l'Assiria e la Mesopotamia +a Cosroe, mandandogli probabilmente +il diadema, con ritener qualche ombra +di superiorità, e riducendo il confine romano +all'Eufrate, come era prima. Levò +via <i>Partamaspare</i>, cioè quel re che Trajano +avea dato ai Parti, costituendolo +re in qualche di angolo quelle contrade. +Permise anche ai popoli dell'Armenia +l'eleggersi il loro re. Parve che in tutto +questo egli cercasse d'estinguere la gloria +di Trajano, di cui, per attestato di +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, si mostrò sempre invidioso. +Fece poi anche per questo distruggere, +contro il volere di tutti, il teatro fabbricato +da esso Trajano nel Campo Marzio. +Poco mancò che non restituisse ancora +la Dacia ai Barbari. Impedito ne fu dalla +persuasion degli amici, acciocchè non +cadessero sotto il giogo barbarico tanti +cittadini romani, che Trajano aveva inviato +ad abitare colà. Creò Adriano sul +principio due prefetti del pretorio, cioè +<i>Celio Taziano</i> per gratitudine, avendolo +avuto per tutore in sua gioventù, e per +mezzano a salire in alto; e <i>Simile</i> per la +moderazione ed onoratezza de' suoi costumi. +Di questi ne dà un saggio lo storico +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> con dire che mentre <i>Simile</i> +era solamente centurione, trovossi nella +anticamera imperiale per andare all'udienza +di Trajano. V'erano ancora molti +altri da più di lui, cioè uffiziali primari +che la desideravano anch'essi. Trajano il +fece chiamare innanzi agli altri, ma egli +si scusò con dire, essere contro l'ordine, +che un par suo dovesse goder quest'onore, +con fare intanto aspettare i suoi comandanti +nell'anticamera. Accettò Simile +con difficoltà la carica di prefetto, e da +<span class="pagenum"><a name="Page_437" id="Page_437"></a>[437]</span> +lì forse a due anni, scorgendo che verso +di lui s'era raffreddato Adriano, dimandò +ed ottenne il suo congedo. Ritiratosi +alla campagna, quivi per sette anni sopravvisse +in tutta pace, comandando poi +alla sua morte, che pel suo epitaffio si +scrivesse come egli <i>era stato settantasei +anni sulla terra, ed esserne vissuto solamente +sette</i>. D'altro umore fu ben <i>Taziano</i>, +perchè uomo violento. Egli sulle +prime scrisse da Roma ad Adriano di +levar dal mondo <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span> <i>Bebio Marco</i> prefetto +di Roma, e <i>Laberio Massimo</i>, e <i>Crasso +Frugi</i>, relegati nell'isole, come persone +capaci di novità. Adriano non volle dar +principio al suo governo con queste crudeltà. +Alcune poi ne commise andando +innanzi, e di queste diede la colpa ai +consigli del medesimo Taziano. Depresse +<i>Lucio Quieto</i>, valoroso uffiziale, con +levargli la compagnia de' Mori, perchè +si sospettava che aspirasse all'imperio. +Mandò ancora <i>Marzio Turbone</i> ad acquetare +un tumulto insorto nella Mauritania. +Probabilmente verso la primavera +di quest'anno Adriano, dopo aver +dato ai soldati il doppio di quel regalo +che solevano dare gli altri nuovi imperadori, +e lasciato al governo della Soria +<i>Catilio Severo</i>, si mise in viaggio per +terra alla volta di Roma. Il senato gli +avea decretato il trionfo. Lo ricusò egli, +volendo che a Trajano, benchè defunto, +si desse quest'onore. Perciò entrò in +Roma sul carro trionfale, su cui era inalberata +l'immagine di esso Trajano. Cominciò +dipoi il suo governo, come far +sogliono per lo più i principi novelli, con +somma bontà e dolcezza, e con far bene +a tutti. Diede un congiario al popolo romano <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>, +e pare che n'avesse dato due +altri nell'anno antecedente. Rimise alle +città d'Italia tutto il tributo coronario, +cioè quello che si solea pagare per le +vittorie degl'imperadori, e per l'assunzione +d'essi al trono. Lo sminuì anche +alle provincie fuori d'Italia, benchè egli +<span class="pagenum"><a name="Page_438" id="Page_438"></a>[438]</span> +pomposamente esprimesse, quanto allora +lo stato si trovasse in gran bisogno +di danaro, che ciò nonostante egli faceva +quella remissione. Ciò nondimeno che +gli produsse un incredibil plauso, fu l'aver +condonato tutti i debiti <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> che aveano +le persone private da sedici anni in +addietro coll'erario imperiale, tanto in +Roma che in Italia, e nelle provincie spettanti +all'imperadore, secondo la divisione +d'Augusto, non sapendosi se questa liberalità +si stendesse ancora alle provincie +governate dal senato. Parla di questa +sua memorabil generosità Sparziano, e +ne conservarono la memoria le medaglie +e le iscrizioni antiche <span class="fnote">[Panvinius, Fast. Consular. Spartianus, in +Vita Hadriani.]</span>. Se non +fallano i conti del Gronovio <span class="fnote">[Gronovius de Sestertiis.]</span>, questa +remissione ascese a ventidue milioni e +mezzo di scudi d'oro: il che sembra cosa +incredibile. Per dare maggior risalto +a questa sua insigne azione, e per maggior +sicurezza dei debitori, fece bruciar +nella piazza di Trajano tutte le lor polizze +ed obbigazioni. Apparisce dalle medaglie +suddette, ch'egli appena creato +imperadore prese i titoli di <i>Germanico</i>, +<i>Dacico</i> e <i>Partico</i>, come se ancor questi +fossero passati in lui coll'eredità di Trajano. +Trovasi anche appellato <i>Pontefice +Massimo</i>. Ma per conto del titolo di Padre<i> +della Patria</i>, benchè il senato non +tardasse ad esibirglielo, e tornasse da lì +a qualche tempo ad offerirglielo, nol volle, +sull'esempio di Augusto che tardi +l'avea accettato. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXIX" id="CXIX"></a>CXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperatore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Elio Adriano Augusto</span> per la terza +volta, e <span class="sc">Quinto Giunio Rustico</span>. +</p> + +<p> +Perchè non abbiamo storici che abbiano +con ordine di cronologia distribuite +<span class="pagenum"><a name="Page_439" id="Page_439"></a>[439]</span> +le azioni di Adriano e di molti +altri susseguenti imperadori, possiamo +ben rapportar con sicurezza ciò che +operarono, ma non già accertarne i tempi. +Le stesse medaglie mancano in questi +tempi di note cronologiche, perchè non +vi si esprime, se non in generale, la +podestà tribunizia e il consolato terzo, +ripetuto sempre ne' susseguenti anni, +perchè egli più non fu da lì innanzi console. +Diede (forse nel precedente e non +meno nel presente) dei sollazzi al popolo +romano, troppo vago degli spettacoli, +correndo il suo giorno natalizio, +cioè <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> il combattimento de' gladiatori, +e molte cacce di fiere. Giorni vi furono, +ne' quali cento lioni ed altrettante lionesse +restarono uccisi. Tanto nel teatro +che nel circo, dove si fecero altri giuochi, +sparse dei doni separatamente agli uomini +e alle donne. E perciocchè regnava +in Roma l'abbominevole abuso, che nel +medesimo bagno e nello stesso tempo si +andavano a lavar uomini e donne, proibì +così enorme indecenza. Durò <span class="fnote">[Spartianus, in vita Hadriani.]</span> il suo +consolato dell'anno presente solamente +i primi quattro mesi, senza che si sappia +chi gli fosse sostituito in quella dignità. +Ed allora attese ad ascoltar e decidere +le cause, che erano portate al senato. +Meglio regolò le poste, acciocchè +i magistrati delle provincie non avessero +l'incomodo di provveder le vetture ai +bisogni. Ordinò che da lì innanzi le pene +dei condannati non si pagassero al fisco, +cioè alla camera cesarea, ma bensì +all'erario della repubblica. Accrebbe +gli alimenti ai fanciulli e alle fanciulle +orfane povere per tutta l'Italia, ampliando +la bella istituzione che aveano dinanzi +fatto i buoni imperadori Nerva e Trajano. +Ai senatori, che senza lor colpa aveano +sminuito molto del patrimonio che +si esigeva per essere di quell'ordine +eminente, diede egli il supplemento con +pensioni ben pagate finchè egli visse. +Per le spese occorrenti nell'ingresso +<span class="pagenum"><a name="Page_440" id="Page_440"></a>[440]</span> +delle cariche a molti suoi amici poveri +somministrò un buon aiuto di costa, e +ciò fece ancora con alcuni che nol meritavano. +Sovvenne ancora molte nobili +donne, alle quali mancava il modo onesto +di sostentar la vita. Scelse i più accreditati +dell'ordine senatorio per i suoi +domestici e familiari, e li teneva alla sua +tavola. Fuorchè nel giorno suo natalizio, +ricusò i giuochi circensi, che in altri +tempi volle il senato decretare in onore +di lui. Spesse volte ancora, parlando +al senato e al popolo, protestò di voler +far conoscere nel suo governo, ch'egli +procurava il ben pubblico, e non già il +proprio. +</p> + +<p> +La cronica di Alessandria mette sotto +questi consoli l'andata di Addano a +Gerusalemme <span class="fnote">[Chr. Paschale, tom. I Histor. Byzantin.]</span>, per quietare i tumulti +eccitati dai Giudei anche in quelle parti. +Prese, se vogliam credere a quello storico, +la città di Terebinto, e vendè schiavi +al pubblico i Giudei quivi trovati. Atterrò +il tempio di Gerusalemme; fabbricò +ivi due piazze, un teatro ed altri edifizii. +Divise quella città in sette rioni coi lor +sopraintendenti, ed abolito il nome di Gerusalemme, +volle che quella città dal suo +si chiamasse Elia. Anche Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> +qualche cosa di ciò parla all'anno presente; +e il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> tien per fermo +che allora seguisse il viaggio suddetto di +Adriano, e che Gerusalemme fosse da +lui rifabbricata. Ma non è l'autore della +cronica alessandrina di tal peso, da +dovergli tosto prestar fede in questo punto +di cronologia, quando Dione e Sparziano +nulla di ciò dicono verso i tempi +presenti; e quello scrittore patentemente +s'inganna in attribuire ad Adriano la +distruzione del tempio accaduta nella +guerra di Tito. Non è perciò, a mio credere, +assai sussistente il viaggio colà di +Adriano in questi tempi. Possiamo bensì +tenere, che nell'anno presente i sediziosi +Giudei facessero qualche movimento, +<span class="pagenum"><a name="Page_441" id="Page_441"></a>[441]</span> +e restassero abbattuti, come scrive san +Girolamo <span class="fnote">[Hieron., Comment. in Danymus, c. 9.]</span>, e vien accennato anche +da Eusebio. Abbiamo inoltre da Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, +che Adriano ebbe una sola guerra, +di cui parleremo, nè questa la fece +in persona, ma per mezzo di un suo +generale. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXX" id="CXX"></a>CXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Catilio Severo</span> e <span class="sc">Tito Aurelio +Fulvo</span>. +</p> + +<p> +Per quanto c'insegna Giulio Capitolino <span class="fnote">[Julius Capitolinus, in T. Antonino.]</span>, +l'imperadore <i>Antonino Pio</i> fu +prima nominato <i>Tito Aurelio Fulvio</i> o +<i>Fulvo</i>, ed era stato console con <i>Catilio +Severo</i>. Quando quello storico non +prenda abbaglio, il secondo de' consoli +dell'anno presente dovette essere il medesimo +Antonino. Non <i>Lucio Aurelio</i>, +come per errore è corso ne' fasti del +padre Stampa, ma <i>Tito Aurelio</i> fu il prenome +e nome d'esso console, come s'ha +da un'iscrizione riferita dal Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fast. Consular.]</span>. +Ora all'anno presente, secondochè immaginò +il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> con altri, e non +già al precedente, come volle il Tillemont, +pare che s'abbia da riferire la +guerra mossa <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> dai Sarmati e dai Rossolani +contro le terre dell'imperio romano. +A questo avviso Adriano Augusto +immediatamente mandò innanzi l'esercito +romano, e poi, tenendogli dietro, +arrivò anche egli nella Mesia, e si fermò +al Danubio, frapposto fra lui e i nemici. +Il Cellario <span class="fnote">[Cellar., Geogr.]</span>, che mette i Sarmati verso +il mar Nero, e i Rossolani circa la Palude +Meotide, non so come ben si accordi +col racconto di questa guerra. Un +dì la cavalleria romana, di tutte armi +<span class="pagenum"><a name="Page_442" id="Page_442"></a>[442]</span> +guernita, all'improvviso passò a nuoto +il Danubio: azione sommamente ardita, +che mise tal terrore nei Barbari, che +trattarono di pace <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>. Lamentavasi il +re de' Rossolani <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, che gli fosse stata +sminuita la pensione solita a pagarsegli +dai Romani. Adriano, che abborriva i +pericoli della guerra, il soddisfece, con +accordar vergognosamente quanto il barbaro +richiedea. Fu in questi tempi, che +egli diede il governo della Pannonia e +della Dacia a <i>Marzio Turbone</i>, ch'era +stato presidente della Mauritania, conferendogli +la medesima autorità che avea +il governator dell'Egitto. Fors'anche +allora fu ch'egli fece fabbricar nella +Mesia una città, che da lui prese il nome +di Adrianopoli, oggidì Andrinopoli, +città molto cospicua tuttavia. Secondo +l'ordine che tiene Sparziano nel suo +racconto, parrebbe che appartenessero +all'anno presente alcune crudeltà usate +da esso Adriano. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> sembra metterle +molto prima, cioè all'anno 118 +o 119. Siccome Adriano era principe +diffidente e sospettoso, e che facilmente +bevea quanto di male gli veniva riferito, +così prestò fede a chi accusò <i>Domizio</i> +Negrino d'aver macchinato contro la di +lui vita: del qual delitto (vero o falso +che fosse) furono creduti complici <i>Cornelio +Palma, Lucio Publicio Celso</i> e <i>Lucio +Quieto</i>, tutti e quattro personaggi di gran +credito e nobiltà, e stati già consoli ordinari +o straordinari. Ma non s'accordano +insieme Dione e Sparziano. Il primo +scrive che doveano ammazzare Adriano, +allorchè era alla caccia; e l'altro, +mentr'egli si trovava impegnato in +un sagrifizio. Si può anche dubitare che +un tal fatto accadesse quando Adriano +si trovava nelle vicinanze di Roma, e non +già nella Mesia. Ne scrisse Adriano al +senato. Pare che queste persone prendessero +la fuga, perchè <i>Palma</i>, per ordine +del senato, fu ucciso in Terracina, <i>Celso</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_443" id="Page_443"></a>[443]</span> +a Baja, <i>Negrino</i> a Faenza, e <i>Lucio</i> in +viaggio. Protestò dappoi Adriano, non +essere accaduta la lor morte di commessione +sua, e lo scrisse anche nella sua +vita, libro che più non esiste. Ma per +quanto egli dicesse <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, comune credenza +fu, che per insinuazioni segrete da lui +fatte, il senato levasse a sì riguardevoli +soggetti la vita; nè alcuno si sapea persuadere, +che persone di tanta riputazione +fossero giunte a meditar simile attentato. +Lo stesso Adriano poi in qualche congiuntura +non negò d'aver data la spinta +alla lor morte, con rigettarne poi la colpa +del consiglio sopra <i>Taziano</i>, prefetto +del pretorio. +</p> + +<p> +Nè fu questa la sola crudeltà usata +da Adriano. Altre nobili e potenti persone +credute colpevoli per la suddetta +congiura, o per altre cagioni, ed in altri +tempi, perderono la vita d'ordine suo, +tuttochè l'astuto principe, anche con +giuramento, attestasse d'essere in ciò +innocente. Così in un altro anno egli +fece levare dal mondo <i>Apollodoro Damasceno</i> <span class="fnote">[Dio, ibidem.]</span>. +Siccome di sopra accennammo, +era questi un architetto mirabile. +Avea fabbricato il maraviglioso ponte di +Trajano sul Danubio. Sua fattura parimente +furono la superba piazza di Trajano, +l'Odeo ed il Ginnasio in Roma. +Un giorno si trovava presente Adriano, +allorchè l'Augusto Trajano ed Apollodoro +trattavano di una di esse fabbriche, +e volle anch'egli fare il saccente, come +quegli che credea di sapere di tutto. Rivoltosegli +Apollodoro gli disse: <i>Andate +di grazia a dipingere delle zucche: chè +di questo non v'intendete punto</i>. Questa +ingiuria non si cancellò mai più dal cuor +di Adriano, e fu cagione che mandò poi +con de' pretesti quel valentuomo in esilio. +Tuttavia maggior male per questo +non gli avrebbe fatto; anzi in qualche +tempo si servì di lui. Avvenne che Adriano +fabbricò il tempio di Venere e +di Roma, dove erano le magnifiche statue +<span class="pagenum"><a name="Page_444" id="Page_444"></a>[444]</span> +di queste due falsamente appellate +dee. Per prendersi beffe di Apollodoro +ch'era fuori di Roma, e forse esiliato, +gliene mandò il disegno, acciocchè intendesse +che senza di lui si poteano far +delle sontuose e belle fabbriche in Roma; +e nello stesso tempo desiderò che +dicesse il suo sentimento, se fosse o no +con buona architettura formato quello +edifizio. Rispose Apollodoro, che conveniva +fabbricar quel tempio assai più alto, +se avea da fare un'eminente comparsa +sopra le alte fabbriche della Via sacra: +ed anche più concavo, a cagion delle +macchine che si pensava di fabbricar ivi +segretamente, per introdurle poi nel teatro. +Aggiugneva, che le maestose statue +ivi poste non erano proporzionate alla +grandezza del tempio, perchè se le dee +avessero avuto da levarsi in piedi ed +uscir fuori, non avrebbono potuto farlo. +All'udir queste osservazioni, e al conoscere +l'error commesso senza poterlo +emendare, s'empiè di tanta rabbia e dolore +Adriano, che privò di vita il troppo +sincero architetto, degno ben d'altra +mercede pel suo impareggiabil valore. +Oh che bestia il signore Adriano! griderà +qui taluno. Ma convien aspettare +alquanto, perchè mirandolo in un altro +prospetto fra poco, troveremo in lui tanto +di buono da potere far bella figura +fra i regnanti. Non so io ben dire in che +luogo dimorasse Adriano, allorchè succedette +la tragedia dei quattro consolari +suddetti uccisi. Ben so ch'egli si trovava +fuori di Roma <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, ed avvisato dalla grave +mormorazione che si faceva per la +morte di sì illustri personaggi, e ch'egli +s'era tirato addosso l'odio di tutti, corse +frettolosamente a Roma per prevenire +i disordini. Quetò il popolo con dispensargli +un doppio congiario. Mentre era +lontano, gli avea anche fatto distribuire +tre scudi d'oro per testa. Nel senato, +dopo aver addotte le scuse dell'operato, +giurò di nuovo che non avrebbe mai fatto +morire senatore alcuno, se non era +<span class="pagenum"><a name="Page_445" id="Page_445"></a>[445]</span> +giudicato degno di morte dal senato. Ma +sotto i precedenti cattivi Augusti, un solo +lor cenno bastava a far che il senato +proferisse la sentenza di morte contra +di chi incorreva nella loro disgrazia. Se +non falla Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, in quest'anno ovvero +nel seguente, un fiero tremuoto +diroccò la città di Nicomedia, e ne patirono +gran danno tutte le città circonvicine. +Adriano generosamente inviò colà +grandi somme di danaro per rifarle. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXI" id="CXXI"></a>CXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Annio Vero</span> per la seconda volta +e <span class="sc">Aurelio Augurino</span>. +</p> + +<p> +Fu <i>Lucio Annio Vero</i> avolo paterno +di <i>Marco Aurelio</i> filosofo ed imperadore, +di cui parleremo a suo tempo. Osservossi <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> +in tutte le maniere di vivere d'Adriano +Augusto una continua varietà, e +una costante incostanza. Ora crudele, +ora tutto clemenza: ora serio e severo, +ora lieto buffone: avaro insieme e liberale: +sincero e simulatore. Amava facilmente, +ma facilmente passava dall'amore +all'odio. S'è veduto com'egli trattò +l'architetto Apollodoro, e pure abbiam +da Sparziano, che non si vendicò di chi +gli era stato nemico, allorchè menava +vita privata. Divenuto imperadore, solamente +non guardava loro addosso. E vedendo +uno che più degli altri se gli era +mostrato contrario, disse: <i>L'hai scappata</i>. +Tutto ciò può essere, se non che per +testimonianza del medesimo storico, <i>Palma</i> +e <i>Celso</i> consoli, stati sempre suoi +nemici nella vita privata, abbiam veduto +qual fine fecero. In quest'anno gli venne +troppo a noia <i>Celio Taziano</i>, che già +dicemmo alzato da lui al grado di prefetto +del pretorio, in guisa che, come +dimentico di averlo avuto per tutore, e +<span class="pagenum"><a name="Page_446" id="Page_446"></a>[446]</span> +per gran promotore della sua assunzione +al trono, ad altro non pensava che a levarselo +d'attorno. Non poteva sofferire +la grand'aria di potenza che si dava +Taziano; e perciò gli corse più volte per +mente di farlo tagliare a pezzi. Se ne +astenne, perchè era fresca la memoria +dei quattro consolari uccisi, e l'odio +che gliene era provenuto. Ma con tutto +il suo guardarlo di bieco, non otteneva +che Taziano chiedesse di depor quella +carica. Gli fece per tanto dire all'orecchio, +che era bene il chiederlo; ed appena +ne udì l'istanza, che conferì la +carica di prefetto del pretorio e <i>Marzio +Turbone</i>, richiamato dalla Pannonia e +Dacia. Creò senatore <i>Taziano</i>, dandogli +anche gli ornamenti consolari, e dicendo +che non avea cosa più grande con +cui premiarlo. Anche <i>Simile</i>, l'altro +prefetto del pretorio, siccome dissi all'anno +118, dimandò il suo congedo. +Entrò nel suo posto <i>Setticio Claro</i>. Sì +<i>Turbone</i> che <i>Claro</i> erano due personaggi +di raro merito; ma anch'essi provarono +col tempo, quanto instabile fosse l'amore +e la grazia di questo imperadore. Per +questa mutazion d'uffiziali parendo oramai +ad Adriano d'aver la vita in sicuro, +perchè di loro non si fidava più, andò +a sollazzarsi nella Campania, dove fece +del bene a tutte quelle città e terre, ed +ammise all'amicizia sua le persone più +degne ch'egli trovò in quel tratto di +paese. +</p> + +<p> +Ritornato a Roma Adriano, come +se fosse persona privata, interveniva +alle cause agitate davanti ai consoli e +ai pretori; compariva ai conviti de' suoi +amici, e se questi cadevano malati, due +ed anche tre volte il giorno andava a +visitarli. Nè solamente ciò praticò coi +senatori; si stesero le visite sue anche +ai cavalieri romani infermi, e insino a +persone di schiatta libertina, sollevando +tutti con buoni consigli, ed aiutando +chiunque si trovava in bisogno. Gran +copia d'essi amici volea sempre alla sua +mensa. Alla suocera sua, cioè a <i>Matidia</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_447" id="Page_447"></a>[447]</span> +<i>Augusta</i>, nipote di Trajano, compartì +ogni possibil onore, allorchè si faceano +i giuochi de' gladiatori, e in altre occorrenze. +Ebbe sempre in sommo onore +<i>Plotina Augusta</i>, vedova di Trajano, da +cui conosceva l'imperio. E a lei defunta +fece un suntuoso scorruccio. Gran rispetto +ancora mostrava ai consoli, sino a +ricondurli a casa terminati ch'erano i +giuochi circensi. Anche con la più bassa +gente parlava umanissimamente, detestando +i principi che colla loro altura si +privano del contento di mandar via soddisfatte +di sè le persone. Con queste +azioni prive di fasto, piene di clemenza <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, +si procacciava l'affetto del pubblico; +e lodavasi nel medesimo tempo +la continua sua attenzione al buon governo; +la sua magnificenza nelle fabbriche; +la sua provvidenza ne' bisogni occorrenti, +e specialmente nel mantenere +l'abbondanza de' viveri al popolo. Assaissimo +ancora piaceva il non esser egli +vago di guerre, che d'ordinario costano +troppo ai sudditi. Tanto le abborriva egli, +che se ne insorgeva alcuna, più tosto +si studiava di aggiustar le differenze coi +negoziati, che di venir all'armi. Non +confiscò mai i beni altrui per via d'ingiustizie; +troppo si pregiava egli di donare +il suo ad altri, non già di far sua +la roba altrui. In fatti grande fu la sua +liberalità verso moltissimi senatori e cavalieri; +nè aspettava egli d'essere pregato; +bastava che conoscesse i lor bisogni +per correre spontaneamente a sovvenirli. +Se gli poteva parlare con libertà, +senza ch'egli se l'avesse a male. Avendogli +una donna dimandata giustizia, +rispose di non aver tempo di ascoltarla. +<i>Perchè siete voi dunque imperadore?</i> gridò +la donna. Fermossi allora Adriano, con +pazienza l'ascoltò, e la soddisfece. Un +di ne' giuochi de' gladiatori al popolo +non piacea quel che si facea, e con importune +grida dimandava all'imperadore, +che se ne facesse un altro. Comandò +Adriano all'araldo che gli era vicino, +<span class="pagenum"><a name="Page_448" id="Page_448"></a>[448]</span> +di dire imperiosamente al popolo <i>che tacesse</i>, +come solea far Domiziano. Ma +l'araldo fatto cenno al popolo di dovergli +dir qualche parola a nome del regnante, +altro non disse se non: <i>Quel che +ora si fa, è di piacere dell'imperadore.</i> +Non si offese punto Adriano, che l'araldo +avesse contro l'ordine suo parlato +con tal mansuetudine al popolo, anzi +il lodò d'aver così fatto. Credesi ch'egli +in quest'anno fabbricasse un circo in +Roma. Comincia il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> nell'anno +120 i viaggi di Adriano fuori di +Italia; il Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> nell'anno 121. Io mi +riserbo di parlarne all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXII" id="CXXII"></a>CXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Manio Acilio Aviola</span>, e <span class="sc">Cajo Cornelio +Pansa</span>. +</p> + +<p> +Per accertar gli anni precisi, ne' quali +Adriano Augusto imprese ed eseguì +tanti suoi viaggi, non ci ha provveduti +la storia di lumi sufficienti. Nè occorre +volgersi alle medaglie, nelle quali veramente +sono accennati questi suoi viaggi, +perchè esse non ritengono vestigio del +tempo. L'Occone e il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> le +han distribuite a tentone per varii anni, +senza poterne addurre il perchè. Sia +dunque lecito a me il tener qui con esso +Mezzabarba e col Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastasium.]</span>, che in +quest'anno cominciasse Adriano a viaggiare. +Parte per curiosità, e parte per +farsi rinomare, si era egli messo in testa +di voler visitare tutto il vasto imperio +romano; cosa non mai fatta da alcuno +de' predecessori. Venne dunque, a mio +credere, nell'anno presente per l'Italia, +e passò nella Gallia <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, dove delle sue +azioni altro non si sa, se non che sollevò +<span class="pagenum"><a name="Page_449" id="Page_449"></a>[449]</span> +colla sua liberalità quanti bisognosi a +lui ricorsero. Certo è che questo suo +genio ambulatorio tornava in profitto +delle provincie <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> dove egli arrivava; +imperocchè a guisa di un ispettore s'informava +co' suoi occhi, e col saggio esame +delle cose, se i magistrati faceano il +lor dovere, oppur mancavano alla giustizia, +e quali fossero gli abusi, per rimediare +a tutto; nel che maravigliosa +era non meno la di lui attività e provvidenza, +che la sua costanza in degradare +o punire in altre forme i delinquenti. +Volea saper tutte le rendite e gli aggravi +delle città; visitava tutte le fortezze, +per osservare se erano ben tenute e +munite, ordinando che si provvedesse +quel che mancava, distruggendo ciò che +non gli piacea, e comandando, se occorreva, +delle fabbriche nuove in altri siti. +Dalla Gallia passò nella Germania romana. +A que' confini distribuito stava +a quartiere il maggior nerbo delle milizie +romane sempre all'ordine per opporsi +ai Germani non sudditi, i quali più +che altra nazione furono sempre temuti +e rispettati dai Romani. Era Adriano, +quanto altri mai, peritissimo dell'arte +militare, e sembra ch'egli anche ne componesse +un libro, come altrove ho io accennato <span class="fnote">[Antiquit. Italicar., tom. 2, Dissert. 26.]</span>. +Adunque senza perder tempo, +si applicò alla visita de' luoghi forti, +esaminando le fortificazioni, l'armi, le +macchine militari; e come se fosse imminente +la guerra, diede la mostra a +tutte quelle legioni, e premiò e promosse +a gradi superiori chi sel meritava; +fece far l'esercizio a tutti. Trovati moltissimi +abusi introdotti nella milizia per +trascuratezza dei principi e generali +precedenti, si mise al forte, per rimettere +in piedi l'antica disciplina romana +fra que' soldati. Diede ordini bellissimi +intorno a varii impieghi degli uffiziali, +e alle spese che si facevano. Levò via +dagli alloggiamenti de' soldati (che erano +obbligati ad abitar sotto le tende alla +<span class="pagenum"><a name="Page_450" id="Page_450"></a>[450]</span> +campagna) i portici, i pergolati, le grotte +ed altre delizie. Niuno de' soldati senza +giusta cagione potea uscire del campo. +Per divenir centurione (noi diremmo +capitano) bisognava aver buona fama e +robustezza di corpo. Essere non potea +tribuno (noi diremmo colonnello) se +non chi era giunto ad una perfetta giovanezza, +accompagnata inoltre dalla +prudenza. Lecito non era ai tribuni +l'esigere o ricevere alcun dono o danaro +dai soldati. E per conto de' medesimi +soldati disaminò attentamente le loro +armi, il lor bagaglio, la loro età, acciocchè +niuno prima degli anni diecisette fosse +assunto alla milizia, nè fosse tenuto a +militar più di trenta, se non voleva. Nell'esattezza +della disciplina precedeva egli +a tutti, animando col proprio esempio +le sue leggi. Mangiava in pubblico, altro +cibo non prendendo che l'usato dai +soldati gregari, cioè lardo, cacio e posca, +o sia acqua mischiata d'aceto. Talvolta +armato fece venti miglia a piedi; +bene spesso usava vesti dimesse, non +dissomiglianti da quelle de' soldati. L'usbergo +suo era senza oro, le fibbie senza +gemme, di avorio solamente il pomo +della spada. Visitava i soldati infermi; +disegnava i siti degli accampamenti; +sopra tutto badando che non si comprassero +robe inutili, nè si desse a mangiare +a persone oziose. Da questo poco +si può comprendere la saviezza degli +antichi Romani nel ben disciplinare la +loro milizia. +</p> + +<p> +Sbrigato della Germania Adriano, si +crede che nell'anno stesso, cioè come +io vo congetturando, nel presente passasse +alla visita della gran Bretagna <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. +Quivi ancora trovò molti abusi, e li corresse. +Erano i Romani in possesso di +buona parte di quell'isola; ma nel principio +del governo di Trajano vi era stata +qualche ribellione o tumulto in quelle +parti. Certo è che la parte settentrionale +non ubbidiva all'aquile romane. Per assicurarsi +dunque Adriano dagl'insulti di +<span class="pagenum"><a name="Page_451" id="Page_451"></a>[451]</span> +que' Barbari, gente feroce e temuta, ordinò +che si fabbricasse un muro lungo +ottanta miglia, il qual dividesse i confini +romani dalle terre d'essi Barbari. Credono +gli eruditi Inglesi, che questo muro +fosse nella provincia del Northumberland +verso il fiume Tin, e che ne restino tuttavia +le vestigia. Ebbe fra le altre cose +in uso Adriano di tener delle spie, non +tanto per saper tutto ciò che si faceva in +corte, quanto ancora per indagar tutt'i +fatti particolari de' suoi cortigiani ed amici. +Al qual proposito si racconta, che +avendo una dama scritto al marito, lamentandosi +dello star egli tanto tempo +lontano, e del perdersi nei bagni ed in +altri piaceri: lo seppe Adriano, e venuto +quel tale a prendersi commiato, gli +disse ch'era bene l'andare e l'abbandonare +ormai i bagni e i piaceri. Il cavaliere +non sapendo di che mezzi si servisse +Adriano per iscoprire i fatti altrui, +allora rispose: <i>L'ha forse mia moglie scritto +anche a voi, siccome ha fatto a me?</i> +Ora dovette Adriano essere avvisato da +Roma, che <i>Svetonio Tranquillo</i>, autore +delle Vite dei dodici primi Cesari, che +allora serviva in corte nel grado di segretario +delle lettere, e <i>Setticio Claro</i>, +prefetto del pretorio, ed altri, praticavano +troppo familiarmente con <i>Sabina</i> sua +moglie, non mostrando quella riverenza +che si dovea alla casa dell'imperadore. +Di più non vi volle, perchè egli levasse loro +le cariche. Aggiungono, ch'era anche +disgustato della stessa Sabina sua moglie, +perchè gli parea donna aspra e schizzinosa: +laonde ebbe a dire, che s'egli +fosse stato persona privata, l'avrebbe +ripudiata. Succedette in questi tempi +qualche fastidiosa sedizione in Egitto. +Adoravano que' popoli il dio Apis sotto +figura di un bue macchiato; e morendo +questo, si cercava un vitello che avesse +le medesime macchie. Dopo molti anni +trovato questo dio bestia, gran gara, anzi +un principio di guerra insorse fra le +città, pretendendo molte d'esse di doverlo +nutrire nel loro tempio. A questo +<span class="pagenum"><a name="Page_452" id="Page_452"></a>[452]</span> +avviso turbato Adriano, dalla Bretagna +tornò nella Gallia, e venne a Nimes in +Provenza, dove d'ordine suo fu fabbricata +una maravigliosa basilica in onore di +Plotina Augusta, già moglie di Trajano. +A lui ancora, o pure ad Antonino, vien +attribuita la fabbrica dell'anfiteatro, in +parte ancora sussistente, ed un ponte ed +altre antichità di quella città. Di là poi +si portò in Ispagna, e passò il verno in +Tarragona. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXIII" id="CXXIII"></a>CXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Aprio Petino</span> +e <span class="sc">Lucio Venulejo Aproniano</span>. +</p> + +<p> +I più degl'illustratori de' Fasti consolari +danno il nome di <i>Cajo Ventidio Aproniano</i> +al secondo di questi due consoli. Io, +fondato sopra un embrice o mattone, +tuttavia esistente nell'insigne museo del +Campidoglio <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 321, +num. 6.]</span>, l'ho appellato <i>Lucio +Venulejo</i>. Ma in un altro mattone, riferito +dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscription., pag. 509.]</span>, egli ha il prenome +di <i>Tito</i>, e non già di <i>Lucio</i>. Sembra che +sotto Nerva s'introducesse l'uso continuato +di poi per molti anni, d'imprimere +ne' mattoni, e in altri materiali di terra +cotta, oltre al nome della bottega o +sia della fornace, quello ancora de' consoli +per denotar l'anno. Passò Adriano, +siccome già accennai, il verno in Tarragona, +dove egl'incontrò un pericoloso +accidente. Mentre egli un dì passeggiava +per un giardino, gli venne incontro furiosamente +colla spada nuda un servo +del padrone di quella casa. Adriano bravamente +si difese, e fermato il micidiale, +consegnollo alle guardie <span class="fnote">[Spartian., in Hadriano.]</span>. Trovossi +che il cervello avea data volta a costui. +L'imperadore con esempio di rara moderazione +il fece curar dai medici, nè +<span class="pagenum"><a name="Page_453" id="Page_453"></a>[453]</span> +volle fargli alcun male. In quella città +riparò egli a sue spese il tempio d'Augusto. +Ordinò una leva di gente, ma vi trovò +delle difficoltà, tuttavia con tal prudenza +e destrezza maneggiò gli animi di +que' popoli, che ottenne l'intento suo. +Motivo di stupore fu, che trovandosi egli +in Ispagna, non andasse a visitar la sua +patria Italica. Sappiamo nondimeno che +le fece di gran bene; ed Aulo Gellio <span class="fnote">[Gellius, lib. 16, cap. 13.]</span> +cita un discorso da lui fatto in senato, +allorchè Italica, Utica ed altre città che +godeano la libertà dei municipii, dimandarono +d'aver delle colonie romane: il +che parve strano, essendo migliore la +condizion dei municipii, che quella delle +colonie. Qualche torbido dovette seguire +circa questi tempi nella Mauritania, provincia +dell'Africa. Adriano felicemente +lo quietò. Deducendosi dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imper.]</span>, +che anche in persona a quella provincia +egli si trasferì, il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> si figura +che questo accadesse nell'anno presente. +Ma il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> pensa ciò avvenuto più +tardi. Dicendo poi Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, che in +questi tempi vi fu un principio di guerra +coi Parti, il quale con un abboccamento +seguito fra esso Adriano e forse con Cosroe +re di quella nazione, in breve fu +posto fine: potrebbe taluno argomentare, +che Adriano passasse dalla Spagna e dalla +Mauritania in Soria. Il salto a me par +troppo grande. Si tien parimente, che +egli andasse dipoi ad Atene, dove si fermò +per tutto il verno seguente. Con tal +supposizione pare che possa accordarsi +l'avere scritto Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, che Adriano, +fattagli istanza di nuove leggi dal popolo +ateniese, formò un estratto di quelle di +Dracone, Solone ed altri legislatori, e +loro le diede. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_454" id="Page_454"></a>[454]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXIV" id="CXXIV"></a>CXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Manio Acilio Glabrione</span> +e <span class="sc">Cajo Bellicio Torquato</span>. +</p> + +<p> +Perchè si sono smarrite tante antiche +storie, e massimamente la vita di sè +stesso scritta da Adriano, noi ci troviamo +ora troppo intrigati a seguitar questo +imperadore ne' suoi viaggi, e ci convien +solamente per congetture rapportare +a questo ed a quell'anno i suoi passi. +Camminando dunque sul supposto che +Adriano soggiornasse nel presente verno +ad Atene, ne sarebbe seguito ciò che +scrive Eusebio nella sua Cronica, cioè, +che essendo uscito del suo letto il fiume +Cefiso, ed avendo inondata la città di +Eleusi o sia Eleusina, egli fabbricò un +ponte sopra quel fiume, e verisimilmente +lo fece arginar con delle muraglie, in +maniera che più non potesse farle di +queste burle. Quindi pare ch'egli si portasse +alla visita della Bitinia, Macedonia, +Cappadocia, Cicilia, Frigia, Pamfilia, Licia, +Armenia, e d'altri paesi dell'Asia e +dell'isole adiacenti. Ci sono medaglie di +tali provincie, che il nominano lor ristauratore; +imperciocchè in niun luogo andava +egli, che non vi lasciasse dei benefizii, +con esenzioni e privilegii, o con +fabbriche degne di un par suo. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> +attesta ch'egli magnificamente aiutò ed +abbellì le città da lui visitate, chi con +danari, chi con acquedotti o porti, chi +con templi, ed altri pubblici edifizii, o con +accrescimento d'onori. Sotto l'antecedente +anno l'autore della cronica alessandrina <span class="fnote">[Chron. Paschale. Histor. Byzantin.]</span> +scrive che Adriano edificò +le piazze di Nicomedia e di Nicea, e i Crociali, +e le mura che guardano verso la +Bitinia. Fabbricò inoltre il tempio di Cizico, +e in quella città selciò di marmi la +piazza. Colla stessa generosità in molte +<span class="pagenum"><a name="Page_455" id="Page_455"></a>[455]</span> +altre illustri città alzò vari templi, e varie +statue fece mettere in essi. Aggiugne +lo storico Dione, che nella maggior parte +delle città, dove si lasciò vedere, fabbricò +de' teatri, e v'istituì dei combattimenti +annuali. Così dappertutto risuonava +la fama e il nome di Adriano, come di +comune benefattore di tutto il romano +imperio. Varie iscrizioni in testimonianza +di questo ho anch'io rapportato altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., tom. 1.]</span>. +Non è inverisimile, che verso +il fine dell'anno egli si riducesse di nuovo +ad Atene, città sopra le altre a lui +cara, e quivi soggiornasse ne' mesi del +verno, moltiplicando le grazie verso quella +città. In essa volle anche esser presidente +dei pubblici giuochi e combattimenti. +Fu osservato che molti de' Greci +portavano dei coltelli, anche andando ai +lor templi. O per ordine o per riverenza +di Adriano niuno osò allora di portarli. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXV" id="CXXV"></a>CXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Cornelio Scipione Asiatico</span>, per +la seconda volta, e <span class="sc">Quinto Vettio Aquilino</span>. +</p> + +<p> +Camminando noi sul supposto, che +Adriano Augusto soggiornasse nel presente +verno in Atene, allora dovette succedere +ciò che narra Sparziano, cioè +ch'egli volle intervenire <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> alle sacre +feste di Cerere, che si faceano nella città +di Eleusi o sia Eleusina. Rinomati +erano i misteri di que' sacerdoti, cioè +i riti e le cerimonie che si adoperavano +nel culto di quella falsa deità, appunto +perchè segreti e non veduti dal popolo. +Per grazia pochi si ammettevano alla conoscenza +e participazione di sì fatte superstizioni +ed imposture. Adriano, ad +esempio d'Ercole e di Filippo il Macedone, +ne volle essere partecipe, e farsi ascrivere +<span class="pagenum"><a name="Page_456" id="Page_456"></a>[456]</span> +al ruolo di que' divoti. Venne poi +da Atene a visitar le città della Sicilia, +ed anche ivi è da credere che con larga +mano spargesse benefizii, dacchè abbiamo +una medaglia, in cui vien appellato +Restitutore della Sicilia. Volle quivi visitare +il monte Etna, per vedere la nascita +del sole, la quale si dicea che rappresentava +l'arco baleno. Dopo tante +girate finalmente si restituì a Roma. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXVI" id="CXXVI"></a>CXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Annio Vero</span> per la terza volta, +ed <span class="sc">Eggio Ambibulo</span>. +</p> + +<p> +Il primo de' consoli <i>Annio Vero</i>, sappiam +di certo che fu avolo paterno di +<i>Marco Aurelio</i> imperadore; non così certo +è il suo prenome di Marco. Ho io +appellato il secondo <i>Eggio Ambibulo</i>, fondato +sopra un'iscrizione da me rapportata +altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 323, n. 2.]</span>, ed esistente nel Museo +Capitolino. Credette il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Espistol. Consular.]</span>, +ch'egli portasse i nomi di <i>Lucio Vario +Ambibulo</i>, adducendone per prova due +iscrizioni riferite dal Reinesio. Ma i marmi +reinesiani non dicono che quel <i>Lucio +Vario Ambibulo</i> fosse console, e perciò +nulla si oppongono al marmo da me sopra +citato. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span> pieno della +idea de' quinquennali, decennali, quindecennali, +ec. degl'imperadori, de' quali +sì spesso favella, pretende che il motivo +d'Adriano per tornare a Roma, fosse +affin di celebrare in quest'anno le feste +che si usavano, allorchè gli Augusti compievano +il decimo anno del loro imperio. +Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Cron.]</span>, con cui vanno concordi l'autore +della cronica alessandrina, e Paolo +Orosio, scrive che nel presente anno dal +senato romano fu conferito ad Adriano +il titolo di <i>Padre della Patria</i>, e a <i>Giulia</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_457" id="Page_457"></a>[457]</span> +Sabina sua moglie quello di <i>Augusta</i>. Ma +che ciò succedesse in quest'anno, si può +giustamente dubitarne, trovandosi iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript.]</span> +e medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, nelle quali prima +di questi tempi Adriano si vede intitolato +<i>Padre della Patria</i>. Abbiamo poi da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> +che continuando questo imperadore +nel desiderio di visitar tutte le +provincie dell'imperio, dopo essersi fermato +qualche tempo in Roma, passò in +Africa, dove non men si fece conoscere +liberale di grazie e di benefizii verso quelle +città, che fosse stato verso le altre di +sopra menzionate. Veggonsi medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, +nelle quali è appellato Ristoratore dell'Africa, +della Mauritania, della Libia. +Terminata poi la visita di quelle provincie, +tornò a Roma, per quivi soggiornare +nel verno. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXVII" id="CXXVII"></a>CXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tiziano</span> e <span class="sc">Gallicano</span>. +</p> + +<p> +Finora non si sono scoperti in sicure +memorie i prenomi e i nomi di questi +consoli. Assai fu in uso de' Romani il +distinguere le persone nobili, una dall'altra +coll'ultimo lor cognome, o sia +soprannome. Questo solo dovea bastare +per intendere chi fosse l'uno e l'altro +de' consoli. Opinione poi fondata è, che +in quest'anno succedesse il glorioso martirio +di <i>san Sisto</i> papa, in cui luogo nella +cattedra di san Pietro fu sustituito <i>Telesforo</i>. +Quanto tempo si fermasse in Roma +Adriano, non si sa. Sembra bensì credibile, +che ogni qualvolta egli tornava a +Roma, rallegrasse il popolo con un congiario, +e con altre fogge di regali. Le +medaglie <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span> ci hanno conservata la memoria +di varie <i>Liberalità</i> di Adriano, e ne +contano fin sette. Secondochè scrive +<span class="pagenum"><a name="Page_458" id="Page_458"></a>[458]</span> +Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, si rimise poi in viaggio il non +mai stanco Augusto, per visitare un'altra +volta la Grecia e l'Asia, verisimilmente +bramoso di conoscere, se le fabbriche +già da lui ordinate in varie città, +fossero compiute. Tali trovò quelle che +egli avea disegnato in Atene, e celebrò +la festa della lor dedicazione. Fra gli +altri suntuosi edifizii, ch'egli fece fabbricare +in Atene, si contò quello di Giove +Olimpio, il quale sembra, siccome dirò, +compiuto solamente nell'anno 134. In +alcune iscrizioni <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 235.]</span> da me date alla luce, +egli è chiamato <i>Adriano Olimpio</i>. +Sembra ancora che l'adulazione greca +arrivasse a dare a lui il titolo di <i>Giove +Olimpio</i>: il che, se fosse, sarebbe da cercare +chi più meritasse il nome di pazzo, +o chi lo dava o chi lo riceveva. Oltre a +ciò si osserva nelle iscrizioni suddette, +che dimorando Adriano in Atene, varie +città gli spedirono ambasciatori, per rallegrarsi +del di lui felice ritorno in quelle +parti. Pare anche verisimile, ch'egli innamorato +di Atene, si fermasse ivi tutto +il seguente verno. Troppo si compiaceva +egli di trovarsi tra i filosofi e le persone +letterate. Di queste tuttavia era doviziosa +la scuola d'Atene; e sopra gli altri furono +in gran credito alla corte di Adriano +<i>Epitteto</i>, insigne filosofo stoico, di +cui ci restano il manuale, operetta aurea, +e molti suoi documenti nel libro di +Arriano suo discepolo; e <i>Favorino</i> sofista, +o sia oratore, dottissimo tanto nella +latina che nella greca lingua, di cui molto +parla Aulo Gellio <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Di lui si racconta <span class="fnote">[Aulus Gellius, Noct. Attic.]</span> +che avendogli un giorno Adriano, +principe uso di fare l'arcifanfano +nelle lettere, riprovata una parola, adoperata +da esso oratore in qualche scritto, +dopo breve contrasto Favorino gliela +diede vinta. Rimproverandolo poscia di +codardia gli amici suoi, perchè quella +era parola buona, autenticata dall'uso +<span class="pagenum"><a name="Page_459" id="Page_459"></a>[459]</span> +fattone da alcuni accreditati scrittori, +egli saporitamente ridendo, loro rispose: +<i>Trattandosi di uno che ha trenta legioni +al suo comando, non volete voi ch'io il +creda più dotto di me?</i> Ma cadde egli in +fine dalla grazia di Adriano, perchè non +sapea questo capriccioso e volubile Augusto +sofferir lungamente chi potea far +ombra al preteso suo universal sapere. +E se n'avvide Favorino, allorchè fu per +trattare una sua causa davanti a lui, +pretendendo l'esenzione dal sostenere le +cariche della sua patria Arles nella Gallia. +Conobbe assai, che Adriano era per +dargli la sentenza contro; e però quando +si credea ch'egli venuto al contradditorio +perorasse per la sua pretensione, +altro non disse, se non che apparitogli +la notte in sogno il suo maestro (forse +Dione Grisostomo) l'avea esortato a non +lasciarsi increscere di far quello che faceano +gli altri suoi concittadini. Aveano +gli Ateniesi eretta a quel filosofo una statua. +Inteso ch'egli era decaduto dal favore +di Adriano, corsero ad abbatterla <span class="fnote">[Philostratus, in Sophistis.]</span>. +Ne fu portata la nuova a Favorino, +ed egli senza punto scomporsi, +rispose: <i>Avrebbe ben voluto Socrate essere +trattato dagli Ateniesi a così buon mercato.</i> +Anche <i>Dionisio da Mileto</i>, eccellente +sofista, godè un tempo della grazia di +Adriano; ma perchè un giorno gli scappò +detto ad Eliodoro segretario delle lettere +di esso imperadore; <i>Cesare ti può +ben caricar di onori e di ricchezze, ma +non ti può far divenire oratore</i>, Adriano +l'ebbe da lì innanzi in odio. Per altro +questo imperadore, siccome ho detto +di sopra, s'intendeva di tutte le arti e +scienze, e lasciò scritti vari libri, di dicitura +per lo più scura ed affettata, ed +uno massimamente della sua vita. Ma +usava di pubblicarli sotto nome de' suoi +liberti, uno de' quali fu <i>Flegonte</i>, di cui +tuttavia resta un'operetta degli Avvenimenti +maravigliosi, e che compose molti +altri libri. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_460" id="Page_460"></a>[460]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXVIII" id="CXXVIII"></a>CXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Nonio Asprenate Torquato</span> per la +seconda volta, e <span class="sc">Marco Annio Libone</span>. +</p> + +<p> +Fu quest'<i>Annio Libone</i> zio paterno +di <i>Marco Aurelio</i>, poscia imperadore, come +si ricava da Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio]</span>. +Seguitando quella poca traccia che dei +viaggi di Adriano ci ha lasciato Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, +possiam credere ch'esso Augusto +nell'anno presente da Atene ripassasse +nell'Asia, per osservare se ivi ancora +erano stati eseguiti gli ordini suoi, e perfezionate +le fabbriche e i lavori da lui +nel primo suo viaggio disegnati. In fatti +vi fece la consecrazione di molti templi, +appellati di Adriano. Andò nella Cappadocia, +e quivi raunò gran copia di servi +o sia schiavi per servigio delle armate, +e non già per farli soldati. A tutti i re e +principi barbari di quelle vicinanze fece +sapere il suo arrivo, per confermar la +buona amicizia con tutti. Molti di essi +vennero ad attestargli il loro ossequio, +e Adriano li trattò e regalò così generosamente, +che si trovarono ben pentiti coloro +i quali ebbero difficoltà di venire +ad inchinarlo. Più degli altri se ne pentì +<i>Farasmane</i>, probabilmente re dell'Iberia, +che con insolente alterigia avea ricusato +di comparire davanti a lui. Tuttavia Sparziano +più di sotto scrive, che Adriano +fece dei gran donativi a molti di quei re, +comperando la pace dalla maggior parte +di essi; ma verso niuno fu così liberale, +come verso il re dell'Iberia, al quale, +oltre ad altri magnifici regali, donò un +lionfante e una coorte di cinquecento +uomini d'armi. <i>Farasmane</i> anch'egli dal +canto suo gl'inviò de' superbi donativi, +e fra essi delle vesti di tela d'oro. Ma +Adriano, per deridere i di lui regali, ordinò +<span class="pagenum"><a name="Page_461" id="Page_461"></a>[461]</span> +che trecento uomini condannati a +morte andassero a combattere nell'anfiteatro, +vestiti di tela d'oro. Invitò anche +<i>Cosroe re de' Parti</i>, con rimandargli la +figliuola, già presa da Trajano, e con +promettergli la restituzione del trono +d'oro, ma senza mantenergli poi la parola. +Era la vanità principal compagna +di Adriano in tutti questi viaggi. Abbiamo +da Arriano <span class="fnote">[Arrianus, de Pont.]</span>, che questo imperadore +diede dei re ai popoli de' Lazii, degli +Abasgi, de' Sanigi e degli Zughi, tutti +situati verso le parti del mar Nero. Continuando +egli poscia a girar per le provincie +romane, poste nell'Asia, quanti +uffiziali ritrovò che si erano abusati +delle loro autorità in pregiudizio de' popoli, +severamente li gastigò, e a molti tolse +la vita. Venuto nella Soria, ebbe sopra +tutto in odio il popolo di Antiochia, senza +che ne apparisca il motivo: di modo +che pensò di separar la Fenicia dalla +Soria, acciocchè Antiochia non fosse +in avvenire capo di tanto paese. E che +in fatti la separasse, e ch'egli veramente +venisse in quest'anno nella Soria, lo prova +il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> colle antiche medaglie. +Certo è, che gli Antiocheni si pregiavano +di una lingua tagliente. Forse li +guardò di mal occhio per questo. Volle +poi visitare il monte Casio, dove situato +era un rinomato tempio di Giove, +e salì colà di notte, per veder la mattina +nascere il sole; ma insorse un temporale, +la cui pioggia il bagnò, e un fulmine +cadde sopra la vittima, mentre +egli preparava il sagrifizio. Passò in appresso +Adriano dalla Soria nell'Egitto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_462" id="Page_462"></a>[462]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXIX" id="CXXIX"></a>CXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Giulio Balbo</span> e <span class="sc">Publio Giuvenzio +Celso</span> per la seconda volta. +</p> + +<p> +<i>Celso</i> fu un insigne giurisconsulto di +questi tempi. Ad essi ordinari consoli +furono sostituiti <i>Cajo Nerasio Marcello</i> e +<i>Gneo Lollio Gallo</i>, siccome osservò il +Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consul.]</span>, con produrre un'iscrizione +antica. Un'altra data alla luce dal +canonico Gorio <span class="fnote">[Gorius, in Inscript. Etrur.]</span>, ci fa vedere consoli +insieme <i>Giuvenzio per la seconda volta, +e Marcello</i> anch'esso <i>per la seconda</i>: +laonde si può dubitare che <i>Balbo</i> fosse +mancato di vita prima di compiere i +mesi del suo consolato, o ch'egli prima +del collega scendesse. Scrisse Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> +che essendo stato Adriano tre +volte console promosse molti altri al +terzo consolato, ed infiniti al secondo; +il che sembra da lui detto con troppa +esagerazione. Che nell'anno precedente +venisse Adriano nell'Egitto, e viaggiasse +nel presente infaticabilmente per quei +paesi, lo provò il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> colle +medaglie battute da varie città egiziane +nell'anno 11 di esso Adriano. Ora in +quest'anno egli fece il viaggio per l'Arabia, +e di là tornò a Pelusio, dove fece +con maggior magnificenza rifare il sepolcro +di Pompeo il Grande. Mentr'egli +navigava pel Nilo, perdè <i>Antinoo</i>, giovinetto +nato in Bitinia, di rara bellezza, +suo gran favorito, ma come si credeva +per motivi degni della detestazione di +tutti. Nella cronica di Eusebio appunto +sotto quest'anno è riferita la di lui morte. +Fece correre voce Adriano, che Antinoo +caduto nel Nilo si fosse affogato. Ma +per testimonianza di Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> e di +<span class="pagenum"><a name="Page_463" id="Page_463"></a>[463]</span> +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, opinion comune fu che Antinoo +offerisse ai falsi dii la volontaria sua +morte, per soddisfare a una bestial curiosità +o empia superstizione di Adriano, +il quale vago della magia, o credulo alle +imposture del gentilesimo <span class="fnote">[Aurelius, in Epitome.]</span>, si figurò +di prolungar la sua vita coll'iniquo sacrifizio +di questo giovine; oppure, come +pensò il Salmasio, volle cercar nelle viscere +di lui l'augurio dei fatti avvenire. +Comunque sia, certo è, per attestato di +Sparziano, che Adriano pianse la morte +di Antinoo, come fan le donnicciuole; +poscia per consolar sè stesso, e ricompensare +il defunto giovinetto, il fece deificare +dai Greci; pazza e ridicola risoluzione, +per tale riconosciuta anche dagli +stessi Gentili, ma specialmente dai Cristiani +d'allora, che si servirono di questa +empia buffonata per maggiormente +screditare la stolta religion de' Pagani, +come si può vedere ne' libri di san Giustino, +di Tertulliano, di Origene e d'altri +difensori della santa religione di Cristo. +Ma che non sa far l'adulazione? Per +guadagnarsi merito con Adriano, i popoli +accettarono questo novello dio, gli +alzarono statue per tutto l'imperio romano; +più templi furono fabbricati in +onore di lui, con sacerdoti apposta, i +quali incominciarono anche a fingere +ch'egli dava le risposte come un oracolo. +E gli strologhi, osservata in cielo una +nuova stella, non ebbero vergogna di +dire che quell'era Antinoo trasportato +in cielo. Lo stesso Adriano, con dire di +vederlo colà, dava occasion di ridere +alla gente savia. Fece egli dipoi fabbricare +una città nel luogo dove morì, e +fu seppellito Antinoo, alla quale pose il +nome di Antinopoli, di cui poche vestigia +oggidì restano nell'Egitto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_464" id="Page_464"></a>[464]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXX" id="CXXX"></a>CXXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Fabio Catullino</span> e <span class="sc">Marco Flavio +Aspro</span>. +</p> + +<p> +Non è inverisimile che Adriano stoltamente +impegnato ad eternar la memoria +del suo Antinoo, passasse il verno +di quest'anno nell'Egitto. Siccome egli +stendeva il guardo a tutte le provincie +del romano imperio per beneficarle, così +non avea lasciato indietro la Giudea. +Ha creduto il padre Petavio <span class="fnote">[Petavius, in Chronol.]</span>, ch'egli +in quest'anno e non prima rifabbricasse +l'abbattuta città di Gerusalemme, e +le desse il nome suo proprio, chiamandola +Elia Capitolina, deducendolo da +Sparziano, che nulla dice di questo. Solamente +scrive egli <span class="fnote">[Spart., in Hadriano.]</span>, che trovandosi +Adriano in Antiochia (probabilmente, +siccome abbiam supposto, nell'anno +128) i Giudei si sollevarono per cagion +di un editto, in cui veniva loro vietato il +castrarsi; il che, per quanto si può credere, +vuol dire che loro fu proibita la +circoncisione. Non potendo essi sofferire +un divieto cotanto opposto alla lor +legge, si mossero a ribellione. Abbiamo +all'incontro da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, che Adriano +fatta fabbricare Gerusalemme, e mutatole +il nome, nel luogo, dove dinanzi era +il tempio dedicato al vero Dio, ne edificò +uno in onore di Giove, e pose in quella +città una colonia di gentili romani. Perderono +la pazienza i Giudei al vedere +in casa loro venir a piantare una stabile +abitazione gente straniera, e in faccia +loro alzato un tempio all'idolatria; e +però non seppero contenersi da' movimenti +di ribellione. Ma finchè Adriano +Augusto si fermò in quelle vicinanze, +cioè nell'Egitto e nella Soria, non ardirono +di venire all'armi, ed attesero a +<span class="pagenum"><a name="Page_465" id="Page_465"></a>[465]</span> +covar l'ira loro, aspettando tempo più +opportuno per dar fuoco alla mina. Il +padre Pagi, che crede riedificata Gerusalemme +nell'anno 119, differisce sino all'anno +155 la nuova nominazion di +Gerusalemme, e non va certo d'accordo +con Dione. Santo Epifanio <span class="fnote">[Epiphanius, de Mensuris.]</span> scrive, +che Adriano passò nella Palestina, e +visitò quel paese, dopo essere stato nell'Egitto. +Nulla è più verisimile, che andando +egli dalla Soria in Egitto, oppur +nel ritorno, visitasse quella provincia. +Ci ha conservata Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Saturn.]</span> nella vita +di Saturnino una lettera, scritta da Adriano +a <i>Serviano</i> suo cognato, nell'anno +134, in cui descrive i costumi degli +Egiziani, come aveva egli stesso osservato, +allorchè fu in quelle contrade, cioè +dipinge il popolo specialmente di Alessandria, +come gente volubile, inquieta, +pronta sempre alle sedizioni e alle ingiurie. +Se vogliamo prestar fede a lui, +i <i>Gentili vi adoravano Cristo, i Cristiani +vi adoravano Serapide, essendo amanti +solo di novità. Non vi era Giudeo, Samaritano, +Cristiano, che non attendesse +alla strologia, agli augurii</i>: benchè il +Salmasio stimi doversi altrimente spiegar +quelle parole: <i>I Cristiani, i Giudei, +i Gentili non vi conoscevano che un Dio</i>, +probabilmente l'interesse. <i>Alessandria +era piena di popolo, di ricchezze; niuno +vi stava in ozio; si facevano lavorare +fino i ciechi, e quei che pativano di podagra +e chiragra. Loro aveva Adriano +confermati gli antichi privilegii, aggiuntine +de' nuovi. Tuttavia appena fu egli +partito, che dissero un mondo di male di +lui e dei suoi più cari</i>. Così Adriano. Ma +che i Giudei e i Cristiani tutti adorassero +Serapide, e che fossero tutti gente superstiziosa +e cattiva, non siam tenuti a stare +al giudizio di un Adriano gentile. Di +qua bensì intendiamo, quanto in quella +città fosse cresciuto il numero de' Cristiani, +e che Adriano li lasciava vivere +<span class="pagenum"><a name="Page_466" id="Page_466"></a>[466]</span> +in pace. Scrive poi Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro Severo.]</span>, aver +avuto in animo questo imperadore di +ricevere <i>Cristo Signor nostro per Dio</i>, +al qual fine avea fabbricati molti templi +senza statue. Ma il Casaubono e il Pagi +credono ciò una diceria popolare. Nè +questo s'accorda col dirsi da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, +che Adriano gran diligenza e zelo +mostrò per le cose sacre di Roma, e +sprezzò le forestiere. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXI" id="CXXXI"></a>CXXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 15.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Servio Ottavio Lenate Ponziano</span> e <span class="sc">Marco +Antonio Rufino</span>. +</p> + +<p> +In un'iscrizione riferita dal Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaurus Inscription., p. 337.]</span> +il secondo console vien chiamato +<i>Annio Rufino</i>. Quello è un errore. <i>Antonio +Rufino</i> ho io trovato in più di un'antica +copia di quel marmo. Secondo la Cronica +d'Eusebio, fu circa questi tempi compiuta +in Roma, per ordine di Adriano, la +fabbrica del tempio di Venere e di Roma, +e se ne fece la dedicazione. Era questo +uno de' più sontuosi edifizii dell'augusta +città, per la gran quantità e bellezza dei +marmi, coi quali era fabbricato o incrostato, +e col tetto coperto di tegole di +bronzo, che poi servirono, a' tempi di +Onorio I per coprire la basilica di san +Pietro. Altri riferiscono all'anno seguente +la dedicazione del tempio suddetto, +che fu la morte dell'architetto <i>Apollodoro</i>, +come di sopra accennai all'anno +120. Per attestato ancora del +medesimo Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> fu pubblicato in +quest'anno l'editto perpetuo, composto +dall'insigne giurisconsulto <i>Salvio Giuliano</i>, +che fu uno de' principali consiglieri +di Adriano. Imperciocchè <span class="fnote">[Spartianus, in vita Hadriani.]</span> questo imperadore +ebbe il lodevol costume, allorchè +andava a giudicare e a decidere le +<span class="pagenum"><a name="Page_467" id="Page_467"></a>[467]</span> +controversie, di avere per assistenti non +solamente i suoi amici e cortigiani, ma +anche i migliori giurisconsulti, approvati +prima dal senato; ed egli principalmente +si serviva del suddetto <i>Salvio +Giuliano</i>, di <i>Giulio Celso</i> e di <i>Nerazio +Prisco</i>. Gran diversità era allora nei giudizii +per le provincie; chi decideva a +una maniera e chi all'altra. Adriano, +affinchè si camminasse con uniformità +dappertutto, volle che Giuliano formasse +una raccolta di leggi ed editti, creduta +bastevole a terminar con giustizia tutte +le cause. Di questo editto perpetuo si veggono +raccolti i frammenti nell'edizion dei +Digesti fatta da Dionisio Gotofredo. Le +apparenze sono, che Adriano abbandonasse +in quest'anno l'Egitto, e passando +per la Soria e per l'Asia, tornasse alla +sua diletta città di Atene, dove, per testimonianza +di Eusebio, egli stette tutto +il verno seguente. Giacchè non abbiamo +storico migliore, che ci somministri un +buon filo per seguitare i passi di questo +imperadore, non è temerità l'attenersi +ad Eusebio. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXII" id="CXXXII"></a>CXXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 16.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Sentio Augurino</span> ed <span class="sc">Arrio Severiano</span> per +la seconda volta. +</p> + +<p> +Non <i>Severiano</i>, ma <i>Sergiano</i> è chiamato +in vari Fasti il secondo di questi +consoli, e però resta indecisa la lite intorno +al di lui vero cognome. Dimorò <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> +Adriano tutto questo verno, e forse +il resto dell'anno presente, in Atene, +dove celebrò i suoi quindecennali, cioè +l'anno quindicesimo compiuto del suo +imperio <span class="fnote">[Blanchinius, in Anastasium.]</span>. Per attestato di Eusebio, tornò +a visitar le misteriose imposture di +Cerere Eleusina; compiè molte fabbriche +<span class="pagenum"><a name="Page_468" id="Page_468"></a>[468]</span> +in Atene; vi fece de' suntuosi giuochi, +fra' quali una caccia di mille fiere. Sopra +tutto quivi formò una biblioteca delle +più copiose e belle che fossero nell'universo. +Per tutto il tempo che si fermò +Adriano <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> nelle vicinanze della Giudea, +cioè nella Soria e in Egitto, i Giudei, benchè +pieni di rabbia a cagione del tempio +di Giove fabbricato in Gerusalemme, si +tenner per paura quieti. Ma intanto andavano +disponendo tutto per ribellarsi +a suo tempo. Fecero preparamenti d'armi, +fortificarono vari siti, formarono +cammini sotterranei per ricoverarvisi +in caso di bisogno; e sopra tutto spedirono +segreti messi per le varie città dell'imperio, +acciocchè quei della lor nazione +accorressero in lor aiuto, o formassero +delle sedizioni. Nè lasciarono +di commuovere anche altre nazioni a +prendere l'armi, facendo loro sperare +non pochi vantaggi e guadagni. Dacchè +dunque videro Adriano molto allontanato +dalle loro contrade, cominciarono +apertamente a non voler ubbidire ai +magistrati romani; ma non osando di +venire a combattimenti, attendevano +solamente a premunirsi contro la forza +de' Romani. Però Eusebio mette all'anno +presente il principio di questa guerra. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXIII" id="CXXXIII"></a>CXXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 17.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Antonio Ibero</span> e <span class="sc">Nummio Sisena</span>. +</p> + +<p> +Un'iscrizione rapportata dal Doni <span class="fnote">[Donius, Inscription. Antiquar.]</span> +ci ha scoperto il prenome del console +Ibero. Dove soggiornasse Adriano nell'anno +presente, io nol so dire. Che fosse +ritornato a Roma, non apparisce da +alcuna memoria. Il dire col Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, +ch'egli fu in questi tempi in +Egitto e nell'anno seguente nella Soria, +<span class="pagenum"><a name="Page_469" id="Page_469"></a>[469]</span> +non si accorda con Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, che fa +ribellati i Giudei, dappoichè Adriano si +fu ben allontanato dai lor paesi: il che +dovette succedere nell'anno precedente. +Ma o fosse egli tuttavia in Atene, come +io vo' sospettando, o fosse ripassato in +Asia, si può credere che egli non istesse +fermo in un sol luogo: tanta era la sua +vaghezza di viaggiare, e di acquistarsi +credito colle sue maniere popolari fra +tutt'i popoli. Abbiamo da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, +ch'egli in Atene volle essere uno degli +Arconti. Nella Toscana, benchè divenuto +imperadore, esercitò la pretura; e per +le città del Lazio si compiacque degli +uffizii municipali di Dittatore, Edile e +Duumviro. In Napoli volle essere Demarco, +o capo del popolo; in Italica, +sua patria, in Ispagna, quinquennale; e +in Adria, da cui ebbero origine i suoi +maggiori, ebbe il medesimo uffizio di +quinquennale. A tutta prima non fecero +i magistrati romani <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> gran caso dei +movimenti degli Ebrei; ma dappoichè si +avvidero che si accendeva il fuoco per +tutta la Giudea, e che per l'altre parti +dell'imperio romano la nazion giudaica +facea delle adunanze, delle minacce e +peggio ancora: Adriano pensò allora +daddovero a reprimere il loro ardire e +disegno. Perciò spedì rinforzi di gente +a <i>Tenio Rufo</i>, governatore della Giudea, +ed ordinò che i migliori suoi generali +passassero in quelle parti. Uno di questi +fu <i>Giulio Severo</i>. Abbiamo da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, +che i Giudei aveano saccheggiata +la Palestina. Lor capitano era un certo +Cochebas o Barcochebas, uomo sommamente +crudele. Fece costui quanto potè +per indurre i Cristiani a prendere +anch'essi l'armi contra de' Romani; ma +i cristiani istruiti dalla lor santa legge, +che s'ha da osservare la fedeltà anche +ai principi cattivi, non ne vollero far altro; +e però lo spietato Giudeo non solamente +<span class="pagenum"><a name="Page_470" id="Page_470"></a>[470]</span> +contra de' Romani, ma anche +contra di quanti cristiani gli caddero +nelle mani, andò sfogando il suo sdegno, +con fargli aspramente tormentare e morire. +Ma sopraggiunti gli eserciti romani, +poco potè far fronte alla superiore +lor forza. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXIV" id="CXXXIV"></a>CXXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 18.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Giulio Serviano</span> per la terza volta, +e <span class="sc">Cajo Vibio Varo</span>. +</p> + +<p> +<i>Serviano</i> console ordinario dell'anno +presente era il cognato di Adriano, perchè +marito di <i>Paolina</i>, sorella di lui. Però +a quest'anno appartiene la lettera, +che di sopra all'anno 230 dicemmo a +lui scritta da Adriano intorno ai costumi +degli Alessandrini ed Egiziani, e a +noi conservata da Vopisco <span class="fnote">[Vopisc., in Saturn.]</span>. Fa conoscere +quella lettera, che Adriano era stato +in Egitto, e tuttavia dimorava ne' primi +mesi di quest'anno lungi da Roma. +Non è improbabile ch'egli andasse visitando +le città e le isole della Grecia. Avea +nel precedente anno cominciata <i>Giulio +Severo</i> la guerra contro ai Giudei; +nel presente la terminò, se sussiste la +cronologia di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron. et lib. 4, cap. 6 Historiae +Ecclesiasticae.]</span>, che ne riferisce +il fine sotto quest'anno. Così gran +fatti ne racconta Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, che parrebbe +non essersi potuto smorzar quell'incendio +in poco tempo. Scrive egli adunque, +che Giulio Severo, valoroso ed accorto +generale di Adriano, non si attentò mai +di venire con quella gente disperata, ed +ascendente ad un numero eccessivo, ad +una battaglia campale. Ma assalendoli +in corpi separati, impedendo loro i viveri, +e rinserrandoli a poco a poco, e senza +azzardare, ne fece un terribil macello, +<span class="pagenum"><a name="Page_471" id="Page_471"></a>[471]</span> +sì fattamente, che pochissimi salvarono +la vita. È da credere ch'egli non la perdonasse +nè pure alle donne, a' fanciulli +e ai vecchi; imperocchè vi perirono, se +dobbiamo stare in ciò all'asserzione di +quello storico, cinquecento ottantamila +persone di nazione giudaica, tagliate a +pezzi, senza contare i morti di fame, fuoco +e malattia, che fu una moltitudine +incredibile. Cinquanta buone loro fortezze +vennero in poter de' Romani: e novecento +ottantacinque belle terre, castella +e borghi furono tutti spianati, di modo +che quasi tutta la Palestina rimase un +paese deserto. Costò nondimeno assai +caro anche ai Romani quella impresa, +perchè ve ne perirono parecchie migliaia; +e perciò in occasione che Adriano scrivendo +al senato in questi tempi (segno +ch'egli era lungi da Roma) non si servì +dell'usato esordio secondo il formolario, +cioè di quelle parole: <i>Se voi e i vostri figliuoli +siete sani, me ne rallegro. Quanto +a me e all'esercito, noi siam tutti sani.</i> +Terminata secondo i giusti giudizii di +Dio questa gran rovina del popolo giudaico <span class="fnote">[Euseb., lib. 4, cap. 6 Histor. Hieronymus +in Isaiam, cap. 6.]</span>, +Adriano pubblicò un editto, +che sotto pena della vita niun Giudeo +potesse più entrare in Gerusalemme, e +nè pure appressarvisi. Ma non si mantenne +questo gran rigore sotto i susseguenti +Augusti. Diede lo stesso Adriano in ricompensa +del buon servigio a <i>Giulio Severo</i> +il governo della Bitinia, esercitato +poscia da lui con tal giustizia, prudenza +e nobil contegno, e con sì fatta cura non +men de' pubblici che de' privati affari di +quel paese, che Dione, nativo di lì, attesta +essere stata anche ai suoi dì in venerazione +la di lui memoria. Insorse +poco appresso un altro torbido in Levante, +perchè gli Alani, appellati anche +Massageti, mossi da <i>Farasmane re</i> loro, +diedero il sacco alla Media e all'Armenia, +scorrendo fin sulle terre della Cappadocia, +dove era governatore <i>Flavio +Arriano</i>, forse quel medesimo, di cui ci +<span class="pagenum"><a name="Page_472" id="Page_472"></a>[472]</span> +restano alcuni libri. I regali fatti da <i>Vologeso</i> +(probabilmente re dell'Armenia) +a que' Barbari, e la paura dell'esercito +romano raunato da Arriano, fecero da +lì a non molto cessare le loro ostilità e +i saccheggi. Si può ricavar da Dione, che +in questi tempi l'Augusto Adriano stanziasse +in Atene, dove dedicò il tempio +di Giove Olimpico, in cui fu anche posto +la statua di lui col suo altare, e un drago +fatto venire dall'India. Solennizzò ivi Adriano +con gran magnificenza le feste di +Bacco, e vi fece la sua comparsa, vestito +in abito di Arconte. Diede inoltre licenza +ai Greci adulatori di fabbricar in quella +città a nome di tutta la Grecia un tempio +alla sua persona, come ad un dio; e per +far onore a questo insigne edifizio, istituì +de' combattimenti e giuochi, e donò agli +Ateniesi non solo una grossa somma di +danaro e del grano, ma anche l'isola di +Cefalonia. In somma di tante beneficenze +colmò egli Atene, che quasi divenne essa +una città nuova. Il che fatto, finalmente +abbandonò quel caro paese, e se ne +ritornò in Italia nel presente anno, o almeno +nei primi mesi del seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXV" id="CXXXV"></a>CXXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 19.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Ponziano</span> ed <span class="sc">Atiliano</span>. +</p> + +<p> +Il prenome e nome di questi consoli +non si sono finora scoperti; v'ha chi in +vece di <i>Atiliano</i> scrive <i>Atelano</i>. Da un'iscrizione +atletica, che si legge presso il +Grutero e presso il Falconieri, ricavò il +padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, che Adriano Augusto +prima del dì 3 di maggio era ritornato +a Roma, perchè un suo rescritto dato in +quel giorno e nella stessa città, appartiene +alla di lui <i>Podestà Tribunizia XVIII</i> +corrente allora. Rallegrò tosto il popolo +con degli spettacoli. Nel corso delle carrette +si acquistò gran plauso uno di quei +<span class="pagenum"><a name="Page_473" id="Page_473"></a>[473]</span> +cocchieri, servo di qualche nobile romano <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>. +Il popolo con alte grida fece +istanza all'imperadore che gli desse la +libertà. Addano in iscritto rispose, <i>non +essere cosa decente per li Romani il dimandare, +che l'imperadore dia la libertà +ad un servo altrui, o forzi il padrone a +dargliela</i>. Ripigliò Adriano in Roma le +sue solite maniere di vivere. Fra gli altri +suoi usi, andava spesso ai pubblici bagni, +e si lavava con gli altri del popolo <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Gli +venne un dì osservato un veterano, molto +ben noto a lui, che fregava la schiena e +le altre parti del corpo ai marmi del +bagno. Gliene dimandò il perchè: <i>Perchè +non ho un servo, rispose il soldato, che +mi possa fregare.</i> Adriano gliene donò +alcuni, ed anche le spese in vita. Risaputosi +ciò, l'altro dì vennero molti vecchi +a far lo stesso, sperando un egual trattamento. +Ordinò Adriano che si fregassero +l'un l'altro. Fece molti buoni ordini. +Che non fosse lecito ai senatori il +prendere nè direttamente nè indirettamente +appalto alcuno di gabelle. Che +fosse vietato ai padroni l'uccidere i loro +servi, cioè gli schiavi (il che ne' tempi +addietro era permesso ai Romani) volendo +che se si trovavano rei, fossero condannati +dai giudici. Soffrì nondimeno +che tenessero prigioni private per li servi +e liberti. Voleva che i senatori, uscendo +in pubblico, sempre portassero la toga, +eccettochè la notte. Tassò le sportole ai +giudici, riducendole all'antica moderazione. +Ripudiò le eredità lasciategli da +persone ch'egli non conosceva; ed anche +conoscendole, se v'erano de' figliuoli, +le rifiutò. Dilettossi forte della caccia, ed +amò sì fattamente alcuni de' suoi cavalli +e cani, che fece far loro dei sepolcri. +Talvolta nelle cacce ammazzò orsi, lioni +ed orse; tanta era la sua destrezza. Non +voleva che i suoi liberti avessero alcuna +autorità, nè si credesse che potessero +qualche cosa presso di lui, perchè attribuiva +a questa sorta di gente la maggior +<span class="pagenum"><a name="Page_474" id="Page_474"></a>[474]</span> +parte dei disordini passati sotto i precedenti +Augusti. Osservò egli una volta, +che uno di costoro passeggiava in mezzo +a due senatori. Mandò tosto uno de' suoi +domestici a dargli una guanciata, e a +dirgli: <i>Guardati di camminar del pari con +persone, delle quali tu puoi tuttavia divenire +schiavo.</i> Mirabile eziandio parve la +sua moderazione, perchè quantunque infinite +fabbriche facesse per tutto l'imperio +romano, non volle che si mettesse il +suo nome, se non nel tempio alzato a +Trajano. Riedificò in Roma il Panteon, lo +steccato del Campo Marzio, la basilica +di Nettuno, molti templi, la piazza di Augusto, +il bagno di Agrippa: contuttociò +d'ordine suo fu ivi rimesso il nome dei +primi fondatori. Fabbricò sopra il Tevere +il ponte chiamato di Adriano, oggidì +ponte sant'Angelo; e il suo sepolcro vicino +al Tevere che ora si chiama castello +sant'Angelo; e il tempio della Buona +Dea. Fece anche un emissario al lago +Fucino. Tutte queste azioni ho io raccolte +sotto quest'anno, benchè spettanti a +vari tempi, acciocchè sempre più si conosca +qual imperadore fosse Adriano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXVI" id="CXXXVI"></a>CXXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 20.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Cejonio Commodo Vero</span>, +e <span class="sc">Sesto Vetuleno Civica Pompejano</span>. +</p> + +<p> +<i>Lucio Cejonio</i>, primo fra questi due +consoli, quel medesimo è che Adriano +adottò per suo figliuolo, e destinò alla +succession dell'imperio. Resta finora in +disputa l'anno preciso, in cui seguisse +tale adozione. L'esser egli nominato <i>Lucio +Cejonio Commodo</i> nei fasti e nelle +inscrizioni, cioè portando egli i nomi propri +della sua famiglia sul principio di quest'anno, +fa abbastanza intendere ch'egli +non era per anche giunto alla figliuolanza +di Adriano. Adottato da lui, prese il +nome di <i>Lucio Elio Commodo</i>, e il titolo +<span class="pagenum"><a name="Page_475" id="Page_475"></a>[475]</span> +di <i>Cesare</i>. Però sentenza è di alcuni, che +in quest'anno solamente seguisse la di +lui adozione. Altri la riferiscono all'anno +precedente, perchè nella lettera che +abbiam detto scritta allora da Adriano +a suo cognato Serviano, egli dice che gli +Alessandrini aveano tagliati i panni addosso +anche <i>al mio figliuolo Vero</i>. E perchè +a <i>Lucio Elio</i> vien dato il cognome +di <i>Vero</i> da Sparziano, di cui si crede che +parlasse Adriano. Io per me ne dubito +al vedere che Lucio Vero (che fu poi +Augusto) di lui figliuolo, ricevè da Marco +Aurelio, e non da suo padre il cognome +di <i>Vero</i>. Fu poi di parere il padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, che fin dall'anno 130, Adriano +adottasse il suddetto <i>Lucio Cejonio</i>, ma +senza conferirgli il titolo di <i>Cesare</i>, e senza +destinarlo all'imperio: il che poi fece +nell'anno presente. E con questa idea +pare che vada d'accordo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano et in Ælio Vero.]</span>. +Ma non si saprà mai ben intendere, come +<i>Lucio Cejonio Commodo</i>, se prima del +presente anno entrò, per via dell'adozione, +nella famiglia <i>Elia</i>, comparisse negli +atti pubblici senza il nome di <i>Elio</i>: il +che poi si osserva fatto nell'anno seguente. +Certo è che il testo di Sparziano in +questo racconto ha delle contraddizioni, +e probabilmente degli errori. Ma lasciate +da banda queste liti, a noi basterà di sapere +che <i>Cejonio Commodo</i> fu adottato +dall'Augusto Adriano, e perciò da lì innanzi +appellato <i>Lucio Elio</i>, ed ebbe il +titolo di <i>Cesare</i>, cioè la futura promessa +dell'imperio: il che credo io fatto solamente +nell'anno presente. Volle Adriano +solennizzar questa elezione, con dare al +popolo romano un congiario, e ai soldati +un regalo di sette milioni e mezzo, se +dicono il vero coloro che parlano dell'antica +moneta. Si fecero correre nel +circo i cavalli, ed altri divertimenti si +diedero, che accrebbero l'allegrezza del +popolo. Fu in oltre esso <i>Elio Cesare</i> disegnato +console per l'anno avvenire. Il +dirsi da Sparziano, che questo principe, +<span class="pagenum"><a name="Page_476" id="Page_476"></a>[476]</span> +appena adottato, fu creato pretore, e +poscia andò al governo della Pannonia, +cagiona non poco imbroglio: perchè, secondochè +osserva il padre Pagi, esercitò +egli la pretura nell'anno 130; il che poi +discorda da altre notizie recate dal medesimo +storico. E veramente sembra che +lo stesso Sparziano, siccome lontano da +questi tempi, non sapesse ben quel che +dicesse intorno a tali affari. Fors'anche +non fu lo stesso storico, il qual descrisse +le gesta di <i>Adriano</i> e la vita di <i>Lucio Elio</i>. +Sappiamo bensì di certo, che questo +principe era di cattiva complessione ed +infermiccio; per altro di vita allegra, e +data a' piaceri anche illeciti, ornato di +letteratura, di grazioso aspetto, e tale +che chi volea male ad Adriano, immaginò +proceduta la di lui elezione dal riflesso +piuttosto alla bellezza del corpo, che +alle virtù dell'animo. Ma s'egli godeva +poca sanità, anche Adriano cominciò a +sentire venir meno la sua; anzi Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> +e Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> vanno d'accordo in dire, +che per cagione appunto di questi suoi +malori Adriano si risolvesse di eleggersi +questo figliuolo, con disegno di averlo +per successore. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXVII" id="CXXXVII"></a>CXXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 21.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Elio Cesare</span> per la seconda volta, +e <span class="sc">Lucio Celio Balbino Vitulio +Pio</span>. +</p> + +<p> +Cominciò, siccome accennai di sopra, +a declinare la sanità dell'imperadore Adriano: +e fu creduto da alcuni originato +questo sconcerto dalle pioggie e dai freddi +patiti in tanti suoi viaggi, e massimamente +perchè egli ebbe in uso per tutti +i tempi di stare e di andare colla testa +scoperta. Soleva uscirgli di tanto in tanto +il sangue dal naso; questo cominciò a +<span class="pagenum"><a name="Page_477" id="Page_477"></a>[477]</span> +farsi più copioso. Non poca inquietudine +per altra parte gli recava l'osservare, +quanto meschina fosse anche la sanità +dell'adottato suo figliuolo <i>Lucio +Elio</i>, di modo che dicono, che stette poco +a pentirsi di aver messo gli occhi sopra +di lui, per farsi un successore. Certamente +fu più volte udito dire: <i>Ci siamo +appoggiati ad una parete rovinosa, ed +abbiam gittati via dieci milioni</i>, dati al popolo +e ai soldati per la di lui adozione. +Anzi coloro che scrissero la vita d'esso +Adriano, e nominatamente <i>Mario Massimo</i>, +portarono opinione ch'egli sapesse +non dovergli sopravvivere questo figliuolo; +e ciò per via della strologia, di cui +egli si dilettava forte, con dirsi insino, +che Adriano, finchè visse, andava scrivendo +ciò che ogni dì gli dovea accadere. +Noi possiamo ben dispensarci dal +prestar fede a queste fandonie, e v'ha +contraddizione tra il dire che lo voleva +per successore, con sapere nello stesso +tempo che questo successore dovea mancare +prima di lui. Eppure aggiungono, +aver più volte Adriano predetta la morte +d'esso <i>Lucio Elio</i> e pensato a provvedersi +di un altro successore. Intanto +Adriano, secondo il consiglio de' medici, +i quali allorchè non han rimedio ai mali, +propongono la mutazion dell'aria, si ritirò +a Tivoli, sperando di migliorar di +salute con quell'aria migliore. Se si ha +da credere a Sparziano, egli mandò Lucio +Elio Cesare al governo della Pannonia, +dove si acquistò una convenevole +riputazione. Ma chi mai può persuadersi +ch'egli malsano volesse allontanare da +sè un figliuolo anch'esso malconcio di +sanità, e destinato a succedergli. Par ben +più verisimile, che Sparziano confondesse +le azioni e i tempi, e che Lucio Cejonio, +prima d'essere adottato, esercitasse +la pretura, e governasse dipoi la Pannonia; +e che creato Cesare attendesse al +governo di Roma. Attesta il medesimo +storico, esser egli stato dopo l'adozione +talmente in grazia di Adriano, che tutto +quel che voleva, lo impetrava dall'imperadore, +<span class="pagenum"><a name="Page_478" id="Page_478"></a>[478]</span> +anche col solo scrivergli delle +lettere: il che suppone che potesse anche +parlargli. In fatti Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> lasciò +scritto che Adriano, ritiratosi a Tivoli, +permise che Lucio Elio Cesare restasse +in Roma. Abbiamo parimente da +esso Vittore, che stando l'imperadore in +Tivoli, quivi si applicò per divertirsi a +fabbricar dei palagi ed altri edifizii, ai +quali diede il nome di Liceo, Accademia, +Pritaneo, Canopo, Tempe, ed altri. Attese +ancora a far de' buoni conviti, e delle +gallerie di statue e pitture, abbandonarsi +anche alla lascivia, forse ad imitazione +di Tiberio. Il peggio fu che si lasciò trasportare +ad imitar Tiberio anche nella +crudeltà: ma questo, a mio credere, appartiene +solamente all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXVIII" id="CXXXVIII"></a>CXXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Igino</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Camerino</span> e <span class="sc">Negro</span>. +</p> + +<p> +Non si è potuto finora accertare quai +fossero i prenomi e nomi di questi consoli. +Da alcuni per sole conghietture furono +appellati <i>Sulpicio Camerino</i> e <i>Quinzio +Negro</i>; ma meglio fia l'aspettare che +si scuopra qualche marmo che meglio ci +istruisca di questa faccenda. Per quanto +s'ha dalla cronica antichissima di Damaso <span class="fnote">[Anastas. Bibliothecarius.]</span>, +sul principio di quest'anno +<i>san Telesforo papa</i> compiè il corso del +suo pontificato colla corona del martirio. +Quantunque Adriano niun editto +nuovo pubblicasse contra de' Cristiani, +pure in vigore delle precedenti leggi, e +per lo mal animo dei sacerdoti gentili, +noi sappiamo che sotto di lui moltissimi +Cristiani col sangue loro confermarono +la fede di Gesù Cristo. Vero è che, per +attestato di Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, Hist. Ecclesiast., lib. 4, c. 3.]</span> e di san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., de Viris Illustr.]</span>, +i santi <i>Quadrato</i> ed <i>Aristide</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_479" id="Page_479"></a>[479]</span> +presentarono ad Adriano le loro apologie +per la religione cristiana, e che queste +fecero un buon effetto. Contuttociò non +mancavano allora dei nemici del nome +cristiano, che instigavano i giudici da infierire +contra i pastori della greggia di +Cristo. A Telesforo succedette nella cattedra +di san Pietro <i>Igino</i>. <i>Lucio Elio</i> +Cesare figlio adottivo di Adriano anche +egli terminò i suoi giorni nel dì primo +di quest'anno. Pareva che i suoi malori +gli avessero data posa in guisa tale, che +egli si era preparato per recitar nelle +calende di gennaio in senato un'orazione +composta da lui, o dettata a lui da qualche +maestro, in rendimento di grazie ad +Adriano <i>per la sua adozione</i>, come narra +Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Dissi per la sua adozione: +parole che non possono mai accordarsi +coll'opinione del padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, che il +vuole adottato fin dall'anno 130. V'ha +chi crede ciò fatto nell'anno 136, non +avendo egli, come si figurano, per la sua +poca salute potuto soddisfare nelle calende +dell'anno precedente. Ma nè pur +nelle calende di quest'anno gli fu permesso, +perchè in quel medesimo giorno +la morte il rapì. Essendo quello il tempo, +in cui si formavano i voti solenni per la +salute dell'imperadore, non volle Adriano +che si facesse piagnisteo alla sepoltura +di lui. Avea <i>Lucio Elio</i> avuta per moglie +una figliuola di <i>Domizio Negrino</i>, fatto +uccidere da Adriano sui principii del suo +governo; ed essa gli avea partorito un +figliuolo appellato <i>Lucio Cejonio Commodo</i>. +Verso questo fanciullo vedremo in +breve quanto continuasse l'amore e la +beneficenza di Adriano Augusto. +</p> + +<p> +Al vedere sconcertati i suoi disegni +per la morte di Lucio Elio, andò Adriano +per qualche settimana pensando a +riparar questa perdita coll'elezione di +un altro figliuolo; e per buona fortuna +de' Romani egli fermò il suo guardo sopra +<i>Tito Aurelio Fulvio</i> (o Fulvo) <i>Bojonio +Antonino</i>, che era stato console nell'anno +<span class="pagenum"><a name="Page_480" id="Page_480"></a>[480]</span> +120. Egli è chiamato <i>Arrio Antonino</i> +da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Tito Antonino.]</span> +gli dà i suddetti nomi, e vuole che <i>Arrio +Antonino</i> fosse avolo materno di esso +<i>Tito Aurelio</i>. Conosceva molto bene Adriano +le rare virtù di questo soggetto, +giacchè egli era uno de' senatori del suo +consiglio; e però gli fece intendere il disegno +da lui concepito di adottarlo per +figliuolo e successor nell'imperio, colla +condizion nondimeno, che, stante l'esser +esso Antonino privo di prole maschile, +anch'egli volesse adottar per figliuolo +<i>Marco Aurelio Vero</i>, figliuolo di Annio +Vero, cioè di un fratello di <i>Sabina Augusta</i> +sua moglie; e <i>Lucio Cejonio Commodo</i>, +che poco fa dicemmo nato da <i>Lucio +Elio Cesare</i>, fanciullo allora di circa otto +anni, perchè nato dell'anno 130. Fu +dato tempo ad Antonino tanto da pensarvi, +ed avendo egli poi accettata la favorevol +offerta fattagli, e le condizioni +prescritte, <i>Adriano Augusto</i>, la cui sanità +andava di male in peggio, nel dì 25 febbraio +fece la solenne funzione di dichiararlo +suo figliuolo, con dargli il titolo di +<i>Cesare</i>, e farlo suo collega nella podestà +tribunizia e nel comando proconsolare. +Ch'egli ancora ottenesse il titolo d'<i>Imperadore</i>, +lo stimò il padre Pagi; ma non +ne abbiamo sufficiente fondamento. Presentò +Adriano questo suo nuovo figliuolo +al senato, con dire, <i>che giacchè la morte +gli avea tolto Lucio Elio, ne avea trovato +quest'altro, nobile, mansueto e prudente, +in età da non temere, ch'egli o per temerità +male operasse, o per debolezza trascurasse +gli affari</i>. Parea pure che l'elezione +di un sì degno personaggio avesse +da tirarsi dietro l'allegrezza e il plauso +di ognuno: e pure che non può l'ambizione? +Moltissimi dell'ordine senatorio, +giacchè cadauno aspirava a sì gran dignità, +se l'ebbero a male; e sopra gli +altri <i>Catilio Severo</i>, già stato console, ed +allora prefetto di Roma, che si teneva in +pugno l'imperio. Perchè questi dovette +<span class="pagenum"><a name="Page_481" id="Page_481"></a>[481]</span> +lasciar traspirare i suoi lamenti, Adriano +gli levò quella carica prima del tempo +consueto. L'aver egli in tal congiuntura +scoperta una tal contrarietà a' suoi voleri, +con parergli anche per la sua malattia +di essere oramai sprezzato dal senato, +cominciò a farlo prorompere in alcune +azioni di crudeltà. Si credettero alcuni, +che naturalmente Adriano inclinasse a +questo vizio, e se ne astenesse per la sola +paura, tenendo davanti agli occhi il fine +di Domiziano. Ma Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> lo niega, e +da quanto abbiam detto finora, può apparire +che solamente per qualche esaltazion +di bile incrudelì. Si aggiunse in questi +tempi una fastidiosa malattia, che gli +svegliò il mal umore e la rabbia non +solamente contra degli altri, ma infin +contra di sè stesso: il perchè venne meno +in lui la mansuetudine e la clemenza. +</p> + +<p> +Si sa ch'egli fece morire <i>Serviano</i> +suo cognato, cioè marito di <i>Paolina</i> sua +sorella già defunta <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Fin qui l'aveva +egli amato ed onorato sopra gli altri; +l'avea promosso al terzo consolato, e +sempre usciva ad incontrarlo fuori della +camera, ognivoltachè sapeva il di lui arrivo +al palazzo. Ma dappoichè fu compiuta +l'adozione di Antonino, nacque +sospetto in Adriano, che Serviano, benchè +vecchio di novant'anni, meditasse +di salire sul trono, deducendolo dall'aver +egli mandata la cena ai servi della corte; +dell'essersi un dì messo a sedere con +gran possesso sulla sedia imperiale che +stava a canto del suo letto, e dall'esser +entrato pettoruto nel quartier de' soldati, +quasi per farsi conoscere tuttavia atto +al comando. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> espressamente +scrive, che <i>Serviano</i> e <i>Fosco</i> di lui nipote +si risentirono per l'elezione di Antonino, +credendosi aggravati perchè Adriano +avesse anteposto chi non era parente ad +un nipote di sua sorella. Perciò Adriano +li fece uccidere amendue. Raccontano +che Serviano prima di essere strangolato, +<span class="pagenum"><a name="Page_482" id="Page_482"></a>[482]</span> +si fece portar del fuoco, e messovi +dell'incenso, come in atto di sacrifizio, +disse: <i>Voi immortali dii, che ho per testimoni +della mia innocenza, prego di una +sola grazia, cioè che Adriano, benchè ardentemente +brami la morte, non possa morire.</i> +Forse fu una frottola inventata per +quello che poscia avvenne. Di altri che +fossero uccisi per ordine di Adriano, non +parla Dione, che pur fu più vicino a +questi tempi. Ma Sparziano scrive che +parecchi altri furono levati dal mondo o +scopertamente o per insidie; e corse fin +voce, che <i>Sabina Augusta</i>, la qual forse +finì di vivere in questi tempi, per veleno +datogli da Adriano terminasse i suoi +giorni. Sparziano la tien per una favola. +In fatti niuno è più soggetto alle dicerie +del popolo che i gran signori. Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aur. Victor, in Epitome.]</span>, benchè più lontano da questi +tempi, arrivò a scrivere che Adriano, +prima di morire, fece ammazzar molti +senatori; che Sabina per gli strapazzi a +lei usati dal marito, volontariamente si +diede la morte; e ch'ella pubblicamente +sparlava del genio crudele di Adriano, +con aggiungere di aver fatto il possibile +di non restare gravida di lui, temendo +di partorire qualche mostro pernicioso +al genere umano. È a noi permesso +il credere che con qualche verità sia mischiata +una buona dose di falso. E se non +falla Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Antonino Pio.]</span> in dire, che <i>Marco +Aurelio</i> adottato per ordine di Adriano +da <i>Antonino</i>, era figliuolo di un fratello +di essa Sabina; non sembra già che Adriano +nudrisse così mal animo contro la +moglie. Contuttociò convengono tutti gli +storici in dire, che il merito di tante belle +azioni fatte da Adriano parve un nulla +al senato in confronto della morte da +lui data sul principio del suo governo ai +quattro personaggi consolari, e agli altri +sul fin di sua vita, contro replicate promesse +da lui fatte, di maniera che si era +messo in testa il medesimo senato di +non voler accordare gli onori consueti +<span class="pagenum"><a name="Page_483" id="Page_483"></a>[483]</span> +dell'empia gentilità ad Adriano defunto, +siccome vedremo fra poco. +</p> + +<p> +Cresceva intanto la malattia di esso +Adriano, e fu in fine dichiarata idropisia, +accompagnata da dolori e da un insoffribil +tedio, non solo del male, ma anche +della vita <span class="fnote">[Dio, lib. 69. Spartianus, in Hadr. Aurelius +Victor, in Epit.]</span>. Non si stendeva la potenza +di un imperadore a trovarvi rimedio; e +quantunque egli ricorresse insino alla +magia, neppur questa potè aiutarlo. Disperato +adunque, altro più non desiderava, +se non di potersi dar la morte da sè +stesso, o di riceverla con veleno o con +pugnale da altri. Prometteva impunità e +danari a chi gli prestasse aiuto in questo; +ma niuno si sentiva voglia di ubbidirlo. +Importunato con preghiere e minacce +il suo medico, questi amò meglio +di uccidersi da sè stesso, che di abbreviare +la vita al suo principe. Al medesimo +fine si raccomandò ad un servo, il quale +ne corse a dar l'avviso ad Antonino. +Per animarlo alla pazienza, e levargli di +capo sì nere fantasie, entrò in sua camera +esso Antonino Cesare, accompagnato dai +prefetti del pretorio. Veggendosi scoperto, +entrò nelle furie Adriano, e comandò +che si ammazzasse quel servo. Antonino +il salvò, facendo poi credere ad Adriano +che il suo ordine era stato eseguito. Oltre +a ciò gran guardia gli fece fare per +questo, con dire che crederebbe sè stesso +reo di omicidio, se avesse tralasciato di +conservarlo vivo finchè si poteva <span class="fnote">[Spartianus, in Hadrian. Aurel.]</span>. +Invenzione sua anche fu il far venire una +donna, che disse ad Adriano d'avere ricevuto +ordine da una deità di avvisarlo +che sarebbe guarito: e perchè ella non +l'avea fatto, era divenuta cieca. Tornò +poscia a dirgli, d'avere inteso in altro +sogno, che s'ella baciasse le ginocchia +ad Adriano, ricupererebbe la vista: e così +con facilità avvenne. Si finse ancora cieco +nato un uomo, venuto dalla Pannonia, +che col toccare Adriano, tornò anch'egli +<span class="pagenum"><a name="Page_484" id="Page_484"></a>[484]</span> +a vedere. Servirono queste imposture +a quietare alquanto Adriano; e +tanto più che per accidente, o perchè +gli fu fatto credere, gli cessò la febbre. +Volle egli dipoi essere portato a Baja; +ma quivi nel dì 10 di luglio, in età di +sessantadue anni, dopo aver detto un +assai famoso motto, cioè: <i>I molti medici +hanno ucciso l'imperadore</i>, e dopo aver +recitato cinque versi sopra l'anima sua, +destinata agli orrori dell'inferno, finalmente +morì. Prima di morire, chiamò +da Roma <i>Antonino</i>, che giunse a tempo +di vederlo vivo, sebben Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurelio.]</span> +sembra dire ch'egli andò colà solamente +per riportarne le ceneri a Roma. Scrive +Sparziano, che Adriano odiato da tutti, +fu seppellito in Pozzuolo nella villa di Cicerone, +dove il suo successore Antonino +gli fabbricò un tempio, come ad una deità, +dandogli de' Flamini ed altri sacri +ministri. Capitolino, per lo contrario, attesta +che le di lui ceneri furono portate +a Roma da Antonino, esposte nel giardino +di Domizia, e riposte nel suo mausuleo +(oggidì castello sant'Angelo), perchè +in quello di Augusto non v'era più luogo. +Succedette a lui nell'imperio <i>Antonino +Pio</i>, di cui parleremo all'anno seguente. +E si vuol ben qui ripetere che le lettere +fiorirono non poco sotto Adriano imperadore +letterato. Abbiam di sopra fatta +menzione di <i>Favorino</i> sofista, di <i>Epitteto</i> +insigne filosofo della scuola stoica, di +<i>Arriano</i> suo discepolo e di <i>Flegonte</i> liberto +d'esso Adriano. Oltre ad altri +scrittori vivuti allora, de' quali si son +perdute l'opere, furono e son tuttavia in +gran credito <i>Svetonio Tranquillo</i>, autore +delle vite de' dodici primi imperadori, e +massimamente <i>Plutarco</i>, le cui opere +meritano di essere appellate un dovizioso +magazzino dell'erudizione greca e latina, +e dell'antica filosofia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_485" id="Page_485"></a>[485]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXXXIX" id="CXXXIX"></a>CXXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Igino</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tito Elio Adriano Antonino Augusto</span> +per la seconda volta, e <span class="sc">Cajo Bruttio +Presente</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Ebbe il console <i>Presente</i> il prenome +di <i>Cajo</i>, ciò risultando da una greca iscrizione +che si legge nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Nov. Inscript., pag. 326, n. 4.]</span>. +Così da un'altra pubblicata dal +Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscription, pag. 726.]</span> apparisce che avendo <i>Antonino +Augusto</i> deposto il consolato, a lui +fu sostituito <i>Aulo Giunio Rufino</i>. Morto +Adriano imperadore nell'anno precedente, +prese le redini del governo <i>Antonino +Pio</i>, ed ebbe il titolo d'<i>Imperadore</i> (se +non l'avea ottenuto prima), d'<i>Augusto</i> +e di <i>Pontefice Massimo</i>. Era egli della famiglia +<i>Aurelia</i>, originaria di Nimes, città +della Gallia, e il suo primo nome fu quello +di <i>Tito Aurelio Fulvo</i> o Fulvio <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>. +L'avolo suo, che portava lo stesso nome, +tre volte ebbe l'onore dei fasti consolari: +due volte il di lui padre. <i>Arria +Fadilla</i>, sua madre, figliuola fu di <i>Arrio +Antonino</i>, stato anch'esso console, ed +uno de' più illustri senatori d'allora. Tito +Aurelio suddetto si vede poi nominato +<i>Arrio Antonino</i> con indizio, che l'avolo +materno l'avesse adottato per figliuolo; +e certamente fu erede del ricco di lui +patrimonio. Nacque egli nell'anno 89 +della nostra Era nella villa di Lanuvio. +Nell'anno 120 dal suo merito fu portato +al consolato, imperciocchè si univano in +lui la bella presenza, un ingegno penetrante, +ma insieme placido e sodo, molta +letteratura, maggiore eloquenza, e +sopra tutto una rara saviezza, sobrietà +ed amorevolezza. Era liberale in donare +il suo, lontano dal volere quel d'altri, il +tutto sempre operando con misura e senza +giattanza. Tale in somma comparve +<span class="pagenum"><a name="Page_486" id="Page_486"></a>[486]</span> +agli occhi dei Romani nella vita privata, +e molto più divenuto imperadore, che i +saggi l'assomigliavano, e con ragione, a +Numa Pompilio. Da Adriano fu scelto +per uno de' quattro consolari che reggevano +l'Italia. Proconsole dell'Asia fece +un sì bel governo, che ne riportò plauso +da ognuno. Poscia ammesso nel consiglio +di Adriano, costumò in tutto ciò che +era messo in consulta, di eleggere la sentenza +più mite. Stimarono alcuni, che +l'avere Adriano veduto Antonino entrar +nel senato dando di braccio al d'<i>Annia Galeria +Faustina</i> sua moglie, tanto si compiacesse +di quell'atto, che per questo il +volle suo successore. Ma è ben più da +credere che a tale elezione si sentisse +mosso Adriano dalla conoscenza e sperienza +del senno e delle tante virtù che +concorrevano in esso Antonino. +</p> + +<p> +Dappoichè egli ebbe riportate a Roma +le ceneri di Adriano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, trovò il senato +così irritato contro la memoria di +Adriano per le crudeltà sul principio e +nell'ultimo di sua vita usate verso l'ordine +senatorio, che non solamente stava +forte in negargli i creduti onori divini, +ma era in procinto di cassar ancora tutti +i di lui atti e decreti. Entrò in quella +illustre assemblea il novello imperadore, +che per la sua adozione fu da lì innanzi +nominato <i>Tito Elio Adriano Antonino</i>, +e colle lagrime agli occhi perorò in favore +del defunto padre così vivamente, che +avrebbe potuto muovere ogni più duro +cuore. Vedendo tuttavia i senatori mal +disposti a compiacerlo, venne all'ultima +batteria con dire, che dunque non volevano +nè pur lui per imperadore, giacchè +se pensavano d'abolir tutti gli atti d'Adriano, +come di un principe cattivo e +nemico, fra questi entrava anche la sua +adozione. A tali parole si piegò il senato, +non tanto per riverenza ad Antonino, +quanto per timore de' soldati che erano +per lui; decretando che Adriano potesse +<span class="pagenum"><a name="Page_487" id="Page_487"></a>[487]</span> +aver luogo fra gli dii, benchè personaggio +da lor tenuto per sanguinario e crudele. +Puntualmente pagò Antonino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> +di sua propria borsa alle milizie il regalo +promesso loro dal padre, e diede al +popolo un congiario fors'anche vivente +lo stesso Adriano. Restituì e condonò +interamente alle città d'Italia l'oro coronario, +cioè la contribuzione o sia il donativo +esibito per la sua adozione, e ne +rilasciò la metà alle provincie fuori d'Italia. +Rientrato poi in sè stesso il senato, +e conoscendo che bel regalo avesse fatto +Adriano con dare alla repubblica romana +un sì buono, un sì degno successore, +rivolse le sue applicazioni ad onorar Antonino, +e a renderselo grato. Gli diede +il titolo di <i>Pio</i>, che comincia tosto a comparire +nelle di lui medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>. Crede il +Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, che questo nome significasse +<i>Buono</i>, e a lui fosse accordato per +denotare la singolar sua amorevolezza +verso il padre, verso i parenti e la patria. +Anche gli antichi <span class="fnote">[Pausanias, lib. 8. Dio, l. 70. Lampridius +in Elagabalo.]</span> ne cercarono il motivo; +chi il credette appellato così pel +suo rispetto alla religione; altri perchè +avea salvata la vita a molti condannati +all'ultimo supplicio da Adriano infermo +e furioso, ch'egli nascose, e dopo la di +lui morte rimise in libertà: il che par +ben più credibile, che il dirsi da Dione +ciò fatto, perchè sul principio del suo governo +molti furono accusati per varii +reati, ed egli non volle che alcun fosse +gastigato. Il lasciare impuniti certi delitti, +che turbano la pubblica quiete, non suol +essere molto glorioso ne' principi, ed è +nocivo al pubblico. Per altro la clemenza +è una bella gemma della lor corona, +e per questo crede Eutropio ch'egli meritasse +il titolo di Pio. Le medaglie ancora <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> +battute in quest'anno ci possono +assicurare che fu onorato Antonino +col bel nome di <i>Padre della Patria</i>, pel +<span class="pagenum"><a name="Page_488" id="Page_488"></a>[488]</span> +qual fece un bel ringraziamento ai Padri. +Inoltre il senato fece alzar delle statue +ai genitori, all'avolo paterno e materno +e ai fratelli già defunti del medesimo Antonino. +Non ebbe discaro esso Augusto +che il senato desse anche ad <i>Annia Galeria +Faustina</i> sua moglie il titolo di Augusta; +accettò ancora i giuochi circensi +decretati dallo stesso senato per solennizzare +il di lui giorno natalizio, che +correva nel dì 19 di settembre; ma rifiutò +ogni altra pubblica dimostrazione. Da +lì a qualche anno determinò il medesimo +senato, che i mesi di settembre e di ottobre +in onor suo e di Faustina si chiamassero +Antoniano, Faustiniano; ma +ricusò Antonino un sì fatto onore. Trovavansi +delle persone non poche condannate +o esiliate da Adriano. Dimandò Antonino +grazia per loro nel senato, con +dire che Adriano l'avrebbe chiesta anch'egli. +A niun di coloro, che lo stesso +Adriano avea dato dei posti, li levò; anzi +suo costume fu lasciar continuare +ne' governi delle provincie per fin sette +e nove anni coloro ch'erano in concetto +di governare con illibatezza e prudenza. +</p> + +<p> +Ebbe Antonino Pio da Faustina sua +moglie due figliuoli <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> maschi, uno appellato +<i>Marco Aurelio Fulvo Antonino</i>, e +l'altro <i>Marco Galerio Aurelio Antonino</i>. +Amendue giovani erano a lui premorti. +Due figliuole ancora gli nacquero. La +maggiore, maritata con <i>Lamia Sillano</i>, +mancò di vita, allorchè il marito andava +al governo dell'Asia. Restavagli la +seconda, cioè <i>Annia Faustina</i>. Avea ordinato +Adriano, ch'egli la desse in moglie +a <i>Lucio Vero</i>, cioè a quel medesimo +che insieme con <i>Marco Aurelio</i> per comandamento +di Adriano egli avea adottato +per suo figliuolo. Ma Antonino, dacchè +cessò Adriano di vivere, riflettendo +all'età troppo tenera di Lucio Vero, e +che miglior testa era quella di Marco +Aurelio, cangiata massima <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurel.]</span>, s'invogliò +di dar la figliuola ad esso Marco Aurelio, +<span class="pagenum"><a name="Page_489" id="Page_489"></a>[489]</span> +contuttochè egli avesse contratti gli sponsali +con <i>Fabia</i> figliuola di <i>Lucio Cejonio +Commodo</i>, e sorella del suddetto <i>Lucio +Vero</i>. Gliene fece far la proposizione per +Giulia Faustina sua moglie, con dargli +tempo di pensarvi. Si credette in fine +Marco Aurelio di assicurar meglio la sua +fortuna con questo matrimonio; e però +disciolti gli sponsali suddetti, s'indusse +ad isposare Annia Faustina. Non si sa +bene se seguissero tali nozze nell'anno +presente. Prima anche d'esse Antonino, +per maggiormente comprovare al destinato +genero il suo compiacimento ed affetto, +gli conferì il titolo di <i>Cesare</i>, e il +disegnò, ad istanza del senato, console +seco per l'anno seguente, contuttochè +egli non fosse se non questore, nè avesse +esercitate altre cariche pubbliche. Il +fece anche accettare ne' Collegi de' sacerdoti, +e passare nel palazzo di Tiberio, +con formargli una corte da par suo, benchè +egli ripugnasse. Assegnò anche Antonino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> +in dote alla figliuola tutti i +suoi beni patrimoniali, con riserbarsene +nondimeno l'usufrutto sua vita natural +durante per gli bisogni dello stato. Servono +le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>, coniate nel secondo +consolato di Antonino Pio, cioè nell'anno +presente, per farci conoscere che +egli diede un re ai Quadi, e un altro +ai popoli dell'Armenia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXL" id="CXL"></a>CXL</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXL</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Igino</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tito Elio Adriano Antonino Pio Augusto</span> +per la terza volta e <span class="sc">Marco Elio Aurelio +Vero Cesare</span>. +</p> + +<p> +Siccome il regno di Antonino Pio +fu regno tutto di pace, perchè quest'ottimo +principe, privo d'ambizione e nulla +sitibondo della gloria vana, unicamente +attese a rendere felici i suoi +<span class="pagenum"><a name="Page_490" id="Page_490"></a>[490]</span> +popoli: mestiere che dovrebbe essere +quello di tutti i regnanti: così la di lui +vita non ci somministra varietà d'azioni +da poter empiere gli anni del suo lungo +imperio. Oltre di che son perite le antiche +storie, che parlavano de' fatti di lui, +nè altro ci resta, che la breve sua vita +scritta da Giulio Capitolino, mancante +di quel filo ch'è necessario per riferir +cronologicamente anno per anno le di +lui imprese. Sia pertanto ora a me lecito +di riportar qui il ritratto di questo +insigne Augusto, che anche il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> +raccolse da esso Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonio Pio.]</span>, +dai libri di Marco Aurelio <span class="fnote">[Marcus Aurelius, de rebus suis.]</span> suo figliuolo +adottivo, da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 70.]</span>, e da altri +pochi rimasugli dell'antichità. Fu Antonino +Pio provveduto dalla natura di +un corpo di alta statura e ben fatto, con +volto maestoso e insieme dolce, con voce +grata ad udirla; allegro nella conversazione, +ma senza eccesso; buon economo +del suo, e insieme liberale e magnifico +alle occorrenze, con dilettarsi +molto di stare alla campagna, dove facea +fruttare i suoi beni, e solea divertirsi +colla caccia e colla pesca, e in città coll'intervenire +alle commedie e buffonerie +degl'istrioni. Studioso della sobrietà, +anche giunto all'imperio, sempre la +conservò, contento de' cibi ordinari, +senza cercarne de' rari e senza lusso: +con che visse molto, senza bisogno di +medici nè di rimedi. I suoi conviti o +pubblici, o privati erano per lo più conditi +dai discorsi de' suoi commensali amici, +andando anch'egli talvolta a pranzare +in casa loro con tutta confidenza. +Usava <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> la mattina di ammettere alcuno +all'udienza, di mangiare un tozzo di +pan secco, per aver lena agli affari, nei +quali sempre si dimostrò applicato e indefesso. +Compiacevasi ancora di andar +come persona privata alle vendemmie +<span class="pagenum"><a name="Page_491" id="Page_491"></a>[491]</span> +co' suoi amici; divertimento carissimo +agli antichi Romani. Anche imperadore +usò abiti dimessi, senza curarsi di ornar +molto il corpo, ma neppur mostrandosi +dimentico della polizia e del decoro. +Era, dissi, indefesso negli affari e tuttochè +patisse di quando in quando delle +micranie, pure appena le avea scrollate, +che tornava più vigoroso di prima alle +applicazioni. Quotidiane erano queste, +perchè non meno de' saggi padri di famiglia, +che continuamente studiano il +bene della lor casa, anch'egli, come se +la repubblica fosse la casa di lui propria, +senza mai darsi posa, ne procurava i +vantaggi, vegliava alla sua difesa, e rimediava +ai disordini e bisogni. Esatto +anche nelle minime cose (del che fu +deriso da alcuni, e spezialmente nella +sua satira da Giuliano Apostata), con +gran calma <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, e senza fermarsi alle +apparenze, esaminava a fondo le cose, i +costumi degli uomini e le ragioni; ma +nulla spediva degli affari, senza aver +prima raccolti i pareri di saggi amici e +di dotti consiglieri. Presa poi con maturità +una risoluzione, costante e fermo +era nel volerne l'esecuzione. Tanto nel +rallegrare il popolo con degli spettacoli +e con de' congiari, quanto nelle fabbriche +e in altre azioni di piacere e d'ornamento +del pubblico, non cercava punto +con vanità gli applausi del popolo, +siccome nè pur si metteva pensiero dei +di lui sregolati giudizii. Facea del bene +per far del bene, e non per sete di lode; +e però gli adulatori alla di lui presenza +perdeano la voce. Nè, come Adriano, +avea egli gelosia di chi più di lui compariva +eccellente nell'eloquenza, nella +conoscenza delle leggi, o in altre arti e +scienze, anzi tanto più onorava questi +tali e cedeva loro con piacere. Trovasi +sopra tutto lodato in lui l'amore della +religione: falsa religione bensì, ma in +cui per sua disavventura egli era nato. +Al contrario ancora di Adriano, si provò +<span class="pagenum"><a name="Page_492" id="Page_492"></a>[492]</span> +sempre in lui stabilità nelle amicizie: +frutto nondimeno del non aver egli ammesso +al grado di suoi confidenti ed amici, +se non persone di gran merito per +l'ingegno e per la virtù. E bastino per +ora queste poche pennellate del ritratto +d'Antonino Pio. Da un'iscrizione riferita +dal Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 268, n. 8.]</span> ricaviamo che in +questi tempi erano prefetti del pretorio +<i>Petronio Mamertino</i> e <i>Gavio Massimo</i>. +Questo Gavio, uomo severissimo, durò +in quella carica per venti anni, ed ebbe +per successore <i>Tazio Massimo</i>. Certo è, +che sotto l'imperio di quest'Augusto +seguì un'inondazione del Tevere in Roma, +attestandolo Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>; e il +padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> pretende ciò avvenuto +nell'anno presente, per trovarsi una +medaglia, in cui si legge TIBERIS. Non +ha sufficiente fondamento una tale opinione. +Potrebbe ben esser vero ciò che +egli aggiugne, cioè che in quest'anno +riuscisse ad Antonino Pio di riportare +una vittoria de' Britanni per mezzo di +<i>Lollio Urbico</i> suo legato, con aver poi +maggiormente ristretti que' popoli con +un altro muro più in là che quel di Adriano. +Da altri vien riferita questa vittoria +all'anno 144. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLI" id="CXLI"></a>CXLI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Igino</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Peduceo Siloga Priscino</span> e <span class="sc">Tito +Hoenio Severo</span>. +</p> + +<p> +Abbiamo da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> che nell'<i>anno +terzo</i> dell'imperio di Antonino +Pio mancò di vita <i>Annia Galeria Faustina</i> +Augusta sua moglie. Però han creduto +alcuni avvenuta la sua morte nell'anno +precedente. Ma il padre Pagi, in +vigore di un'iscrizione, pubblicata dal +<span class="pagenum"><a name="Page_493" id="Page_493"></a>[493]</span> +padre Mabillone, e da me ancora riferita <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 239, n. 3.]</span>, +in cui è nominata la DIVA, cioè +la defunta <i>Faustina</i>, moglie d'Antonino +Angusto console per la terza volta, ornato +della <i>Quarta Podestà Tribunizia</i>, +ha sostenuto che Faustina terminasse la +vita dopo il dì 25 di febbraio dell'anno +presente, e prima del dì 10 di luglio; +nel qual tempo correva la quarta podestà +tribunizia, e il terzo anno dell'imperio +di Antonino. Forte è questa ragione, +ma non toglie affatto il sospetto +che Faustina potesse essere morta nell'anno +precedente, e quell'iscrizione +fosse a lei posta nel presente. Per ordine +del senato fu deificata questa imperatrice; +alzato a lei un tempio; deputate +delle donne flaminiche; poste delle statue +d'oro e d'argento, o sia dorate e inargentate. +Furono anche in onor suo celebrati +i giuochi circensi. Tutto ciò fu +fatto dalla cieca gentilità per onorare +una donna, la quale, per testimonianza +di Capitolino, diede da parlare molto di +sè, per la troppa libertà e facilità di vivere; +il che Antonino mirava con dolore +e con somma pazienza dissimulava. +Che nè pure lo stesso Antonino fosse +esente da simil difetto, il Platino, il Tillemont, +ed altri l'hanno creduto e dedotto +dalla satira ingegnosamente composta +da Giuliano apostata <span class="fnote">[Julian., de Caesarib.]</span>. Ma non è assai +chiaro quel passo, e il padre Petavio +lo pretende una calunnia. Abbiamo solamente +di certo da Capitolino, che essendo +mancato di vita, molti anni dopo, +<i>Tazio Massimo</i> prefetto del pretorio, rammentato +di sopra, in suo luogo ne furono +sostituiti due da Antonino, cioè <i>Fabio +Repentino</i> e <i>Cornelio Vittorino</i>: ed essere +allora corsa una pasquinata, in cui +si dicea che <i>Repentino</i> era giunto a quella +dignità per raccomandazione di una +concubina dell'imperadore. Di questo +si può anche dubitare, perchè Antonino +Pio mancò di vita in età di sessantaquattr'anni, +<span class="pagenum"><a name="Page_494" id="Page_494"></a>[494]</span> +ed essendo l'elezion di +Repentino succeduta negli ultimi tempi +suoi, non par credibile che un sì saggio +principe si lasciasse vincere da sregolate +passioni in quell'età. Oltre di che, secondo +la falsa morale de' Gentili, non +erano biasimevoli certi usi od abusi +d'allora. Dalla vita di Avidio Cassio, +scritta da Vulcazio Gallicano <span class="fnote">[Vulcat. Gallicanus, in Avidio Cassio.]</span>, abbiamo +un barlume, che vivente ancora +Faustina, si ribellò uno non so qual <i>Celso</i> +contra di Antonino, però nel precedente, +o nel presente anno, Faustina, sapendo +quanto fosse inclinato il consorte Augusto +alla clemenza, gli scrisse che s'egli +avesse compassion di costui, non mostrerebbe +d'averla per sua moglie nè +per gli suoi, perchè se andasse ben fatta +ai ribelli, essi non avrebbono pietà nè +dell'imperadore nè di chi è congiunto +con lui. Ma niun'altra memoria di questo +Celso ci ha conservata la storia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLII" id="CXLII"></a>CXLII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pio</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Cuspio Rufino</span> e <span class="sc">Lucio Statio +Quadrato</span>. +</p> + +<p> +È di parere monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anastas. Bibliothecar.]</span>, +che in quest'anno, e non già nel precedente, +come pensò il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, <i>santo +Igino</i> romano pontefice terminasse la +sua vita con una più gloriosa morte, +perchè martire della Fede di Gesù Cristo. +Certo è bensì, che a lui succedette +<i>Pio</i> papa. Sappiamo del pari, che anche +sotto Antonino Pio continuò la persecuzion +de' Cristiani, non già per editto, non +già per colpa di questo clementissimo +imperadore e principe assai conoscente +che la cristiana religione ed i seguaci di +essa, per la maggior parte professori della +virtù, non meritavano gastighi; ma per +<span class="pagenum"><a name="Page_495" id="Page_495"></a>[495]</span> +gli precedenti non aboliti editti, e per la +malvagità de' presidenti e de' giudici, adoratori +degl'idoli, a' quali non era vietato +il procedere contro ai cristiani. Però +circa questi tempi <i>san Giustino</i>, poscia +glorioso martire, scrisse un'apologia in +favore de' fedeli, e la presentò ad esso +imperadore Antonino, dimostrandogli la +falsità dei delitti attribuiti ai cristiani, e +l'ingiustizia de' supplizii, a' quali erano +condannati. L'anno preciso, in cui san +Giustino compose e presentò all'imperadore +questa prima sua apologia (perchè +egli due ne compose) nol sappiamo. +Fuor di dubbio è, per attestato di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron. et Hist. Eccl., lib. 4.]</span>, +aver non meno essa, che varie +favorevoli lettere dei governatori Gentili +dell'Asia, prodotto buon effetto, avendo +Antonino dipoi, cioè nell'anno 152, spediti +ordini che niuno fosse condannato +perchè fosse cristiano. Nè si potea aspettar +meno da un imperador tale, ch'era +la stessa bontà, e che nulla più desiderava +che di far fiorire la pace e la contentezza +per tutte le provincie del romano +imperio. Tanto il portava alla mansuetudine, +alla clemenza la sua ben radicata +virtù, che nè pur volea punire le offese +fatte a lui stesso. Di due sole congiure +tramate contra di lui parla Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>. +L'una di <i>Attilo Taziano</i>. Fu questi +processato e convinto dal senato; ma +per ordine di Antonino, gastigato col solo +esilio. Nè volle il buon Angusto, che si +ricercassero i complici, e verso il di lui +figliuolo si mostrò in tutte le occorrenze +sempre mai favorevole. L'altra fu di <i>Prisciano</i>. +Da che costui si vide scoperto, +prevenne la clemenza di Antonino con +darsi la morte da sè stesso. Faceva istanza +il senato <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, che si procedesse oltre +per iscoprire gli altri congiurati: vietollo +Antonino, dicendo, <i>che non era bene il +far di più, non amando egli di sapere a +quante persone fosse in odio la sua persona</i>. +Anche un dì per sospetto, che mancasse +<span class="pagenum"><a name="Page_496" id="Page_496"></a>[496]</span> +in Roma il grano, l'insolente popolo +arrivò a tirargli de' sassi. Ma egli in +vece di punire il pazzo loro ammutinamento, +si studiò di placarli con buone ed +amorevoli ragioni. Perciò sotto di lui +niuno de' senatori si vide privato di vita. +Un solo convinto di parricidio, fu condannato +ad essere portato e lasciato in +un'isola deserta. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLIII" id="CXLIII"></a>CXLIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pio</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Bellicio Torquato</span> e <span class="sc">Tiberio Claudio +Attico Erode</span>. +</p> + +<p> +Il secondo console, cioè <i>Attico Erode</i>, +fu uno dei celebri personaggi del suo +tempo, e trovasi commendato assaissimo +da Aulo Gellio <span class="fnote">[Aulus Gell., Noct. Attic.]</span> e da Filostrato <span class="fnote">[Philost., de Sophist.]</span>. +Si racconta di Attico suo padre, cittadino +di Atene, che avendo trovato un gran +tesoro, ne scrisse al buon imperadore +Nerva, per sapere che ne avesse da fare. +La risposta fu, che ne usasse come +voleva. Tuttavia temendo egli un dì qualche +avania dal fisco, gli tornò a scrivere, +come non osando di valersi di tal grazia; +e Nerva gli replicò che si servisse +di ciò che la fortuna gli avea donato, +perchè era cosa sua. Divenne molto più +ricco il figliuolo Erode, ma con impiegar +in bene le sue ricchezze, con aiutare un +gran numero di persone bisognose. La +eccellenza sua consisteva nell'eloquenza, +in cui forse allora non ebbe pari. Avea +esercitati vari governi, e poi fu scelto da +Antonino per maestro de' suoi due figliuoli +adottivi, cioè di <i>Marco Aurelio</i> e di +<i>Lucio Vero</i>, affinchè loro insegnasse la +eloquenza greca. Accomodando il padre +Pagi le azioni degli Augusti <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> alle regole +da sè stabilite, immagina che in +quest'anno Antonino Pio celebrasse i +quinquennali del suo imperio. Ma di ciò +<span class="pagenum"><a name="Page_497" id="Page_497"></a>[497]</span> +niun vestigio ci somministra la storia, e +nè pur le medaglie, le quali, perchè non +esprimono i diversi anni della podestà +tribunizia, non ci conducono a discernere +i precisi tempi delle opere e degli avvenimenti +di questi tempi. Per altro nè +pure Antonino Pio lasciò privo il popolo +romano de' tanto sospirati spettacoli. Abbiamo +da Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Antonino Pio.]</span>, ch'egli ne diede +più volte, facendo comparire in essi degli +elefanti, delle corocotte, delle tigri, e +insin de' coccodrilli, e de' cavalli marini +ed altri ammali stranieri, fatti venire da +tutte le parti della terra. E in un dì solo +cento lioni si fecero entrar nell'anfiteatro, +e se ne fece la caccia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLIV" id="CXLIV"></a>CXLIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pio</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Lolliano Avito</span> e <span class="sc">Massimo</span>. +</p> + +<p> +Perchè non è sicuro il nome del secondo +console, cioè di <i>Massimo</i>, chiamato +da alcuni <i>Cajo Gavio Massimo</i>, io l'ho +lasciato andare. Il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epistola Consulari.]</span> e il +padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> portarono opinione, che +egli si chiamasse <i>Claudio Massimo</i>, e fosse +quel medesimo che fu uno de' maestri +di Marco Aurelio, poscia imperadore, +mentovato da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurel.]</span>, e che da +Apulejo <span class="fnote">[Apulejus, in Apolog. secund.]</span> vien riconosciuto proconsole +dell'Africa, con chiaro indicio, che dianzi +egli era stato console. Pensa all'incontro +il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span>, seguitato in ciò da altri, +ch'egli fosse quel <i>Gavio Massimo</i>, che di +sopra dicemmo avere esercitata la carica +di prefetto del pretorio per venti anni, +con citare un'iscrizione, in cui si legge: +C. GAVIVS C. F. STRABO MAXIMVS +COS. Ma cotale iscrizione nulla conchiude, +perchè non si sa di certo che appartenga +a lui. All'incontro si dee osservare +<span class="pagenum"><a name="Page_498" id="Page_498"></a>[498]</span> +detto da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, avere Antonino +pio arricchiti <i>i suoi prefetti</i>, e donati loro +<i>gli ornamenti consolari</i>. Suol significar +questa frase, l'aver solamente ottenuto +il privilegio di portar la veste palmata, +di aver la sedia d'avorio, ed altri onorevoli +segni, conceduti ai veri consoli, +ma senza essere stato console. Però più +probabile sembra l'opinione del Noris e +del Pagi. Tuttavia comparendo essa non +esente da ogni dubbio, meglio ho creduto +di nominar solamente <i>Massimo</i> il console +suddetto. Circa questi tempi, siccome +abbiamo dagli antichi scrittori cristiani <span class="fnote">[Justin., in Apolog. Eusebius. Tertull., +Philastrius et alii.]</span>, +sboccarono dall'inferno Valentino, +Cerdone e Marcione, eresiarchi e +maestri d'altri non meno empii discepoli, +che si studiarono d'infettar la nostra +santa religione con istravaganti immaginazioni, +ed opinioni esecrande, contra +de' quali poi aguzzarono le lor penne +varii santi e dottissimi scrittori cattolici. +Scrivono all'incontro san Giustino ed +Arnobio, che Antonino Pio, portato dallo +zelo dell'erronea religione pagana, vietasse +il leggere i versi dello Sibille, e le +opere di Cicerone della Natura degli dii, +e della Divinazione, ed altri simili, perchè +atti a distruggere le imposture e lo +stolto culto de' falsi numi. Di ciò nulla +dicono gli autori della sua vita. Per conto +de' libri sibillini, finti negli antichi tempi, +è da vedere il Du-Pin <span class="fnote">[Du-Pin, Dissertat. Préliminair. aux Auteurs +Ecclésiastiq.]</span>, che dottamente +esamina questo argomento, senza ch'io +ne dica una parola di più. Sembra poi +inverisimile questo divieto delle opere +di Cicerone, il quale se fosse succeduto, +tanta era la stima di quello presso i Romani, +che non avrebbono taciuta sì importante +particolarità gli scrittori della +vita di Antonino Pio, giacchè derisero +Adriano solamente perchè egli apprezzava +più lo stile di Catone che quello di +Cicerone. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_499" id="Page_499"></a>[499]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLV" id="CXLV"></a>CXLV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pio</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tito Elio Adriano Antonino Pio Augusto</span> +per la quarta volta, e <span class="sc">Marco Elio +Aurelio Vero Cesare</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Si figura il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, che <i>Antonino +Augusto</i> prendesse questo consolato +per solennizzare i quinquennali del suo +imperio, avendo differita questa festa all'anno +presente, che dovea farsi nel precedente. +Ma cotal dilazione è immaginata +da lui, nè fondata se non sopra le regole +da esso ideate, che patiscono molte difficoltà. +Credè egli parimente, che in quest'anno +<i>Lucio Vero</i> suo figliuolo adottivo, +per attestato di Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>, essendo in +età di quindici anni, prendesse la toga +virile: nella qual occasione solevano i +Romani far festa. Credono altri, che Antonino +in fatti la facesse con dedicare il +tempio d'Augusto, da lui ristorato, siccome +consta dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>. Ma Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> +scrive diversamente, con dire +ch'egli in tal congiuntura dedicò il <i>Tempio +del Padre</i>, cioè di Adriano, e non già +di Augusto. Dal medesimo autore abbiamo, +che Antonino Pio lasciò di belle +memorie, tanto in Roma che altrove, +con fabbriche sontuose, o fatte di pianta +o ristorate durante il suo imperio. Cioè +il tempio dedicato in onore di esso Adriano +suo padre; il Grecostadio, o sia la +Grecostasi, edificio, in cui si fermavano +gli ambasciadori delle nazioni prima di +essere introdotti nel senato. Questo, già +rovinato da un incendio, fu da lui rifatto. +Ristorò similmente l'anfiteatro di Tito, +per quanto si crede; il sepolcro di +Adriano; il tempio d'Agrippa, cioè oggidì +la Rotonda; il ponte Sulpicio di legno +sul Tevere; il Faro, forse di Pozzuolo +<span class="pagenum"><a name="Page_500" id="Page_500"></a>[500]</span> +o di Gaeta. Vedesi in Pozzuolo una +iscrizione, testimonio di questo <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 543, n. 5.]</span>. Racconciò +i porti di essa Gaeta e di Terracina. +Lo stesso benefizio prestò alle Terme +d'Ostia, all'acquidotto d'Anzio, e al +tempio di Lanuvio, o sia di Lavinia. Del +tempio d'Augusto, da lui risarcito, non +parla Capitolino. Soggiugne bensì, aver +egli aiutate con danaro molte città, acciocchè +o facessero delle nuove fabbriche, +o ristorassero le vecchie, ed aver +contribuito molto del suo, affinchè i senatori +ed altri magistrati potessero con +decoro esercitar i loro impieghi. Pausania <span class="fnote">[Pausanias, lib. 8.]</span> +fa menzione di varii altri edifizii +attribuiti nella Grecia al medesimo Antonino +Augusto. E da un'iscrizione rapportata +dal marchese Maffei <span class="fnote">[Maffejus, Antiquit. Galliae.]</span> si raccoglie +ch'egli ristorò le Terme di Narbona +nella Gallia. Anche di diverse pubbliche +strade per ordin suo riselciate parlano +altre iscrizioni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLVI" id="CXLVI"></a>CXLVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pio</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Sesto Erucio Claro</span> per la seconda +volta, e <span class="sc">Gneo Claudio Severo</span>. +</p> + +<p> +Intanto si provava una mirabil tranquillità +e un delizioso vivere, tanto in +Roma che in tutto il romano imperio, +pel savio governo di Antonino Pio, che +si facea conoscere buon principe, e maggiormente +padre a tutti i sudditi suoi. +Marco Aurelio, imperador dopo lui, nello +scrivere la vita propria <span class="fnote">[Marcus Aur., de rebus suis, lib. 1, §. 26.]</span>, confessa +d'aver molto imparato dagli esempli e +dalla voce d'esso Antonino, padre suo +per adozione, e ci dà un bel saggio della +maniera da lui tenuta di vivere. Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> +anch'esso ce ne lasciò qualche +memoria. L'altezza del grado, a cui era +pervenuto Antonino, non gli fece punto +<span class="pagenum"><a name="Page_501" id="Page_501"></a>[501]</span> +mutare, se non in meglio, i costumi, perchè +mai non gli andò il fumo alla testa. +Vivuto da privato con gran moderazione, +saviezza ed affabilità <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, maggiormente +continuò ad esser tale divenuto Augusto, +con ritener lo stesso abborrimento al fasto +e alla matta superbia, e con istudiare, +tanto superiore come era, di farsi eguale +agli altri nobili cittadini: il che, invece +di sminuire, accresceva negli altri la stima +e l'amore della maestà imperiale. +Si faceva egli servire da' suoi schiavi, +come usavano anche i privati; andava +alle case degli amici; famigliarmente +passeggiava con loro, come se non fosse +imperadore; e voleva che cadauno di +essi godesse la sua libertà, senza formalizzarsi, +se invitati non venivano alla cena, +se, andando egli in viaggio, non l'accompagnavano. +Costantissimo fu il suo +rispetto verso il senato, e trattava coi senatori +in quella stessa guisa e colla medesima +bontà ch'egli, allorchè era senatore, +desiderava d'essere trattato dagli +imperatori. Ritenne sempre il costume di +render conto di tutto quel che faceva al +senato ed anche al popolo, allorchè avea +da pubblicar degli editti. E qualor voleva +il consolato, o qualche altra carica per +sè o per gli figliuoli, la domandava al senato +al pari degli altri particolari. Scrive +lo stesso Marco Aurelio, suo figliuolo +adottivo, d'aver fra l'altre avuta a lui +l'obbligazione d'essere spogliato della +vanità, appunto dappoichè fu adottato e +alzato da lui; perchè Antonino gli andava +insinuando, che si potea vivere anche in +corte quasi come persona privata: cosa +appunto praticata da lui, con altre virtù +commemorate da Marco Aurelio. +</p> + +<p> +Grave nell'aspetto, nel medesimo +tempo era cortese, gioviale e dolce verso +tutti, infin verso i cattivi, ai quali levava +il poter più nuocere, ma senza punirli +quasi mai col rigor delle leggi. Quanto +egli fosse mansueto, tollerante delle ingiurie, +e nemico del vendicarsi, già si è +accennato di sopra. Serviranno nondimeno +<span class="pagenum"><a name="Page_502" id="Page_502"></a>[502]</span> +alcuni avvenimenti a maggiormente +comprovarlo. In concetto di uno dei più +famosi sofisti greci <span class="fnote">[Philostrat., in Sophistis.]</span> fu in questi tempi +<i>Polemone</i>. La più bella casa che fosse +nella città di Smirne era la sua. Si +era abbattuto a passar di là Antonino, +mentre esercitava la carica di proconsole +dell'Asia, e vi andò ad alloggiare. +Polemone, che si trovava fuor di città, +venuto una notte, ed osservando in sua +casa tanta foresteria entratavi senza +licenza sua, ne fece tal rumore e tanti +lamenti, che il buon Antonino di mezza +notte stimò meglio di uscirne, e di cercarsi +un altro albergo. Creato ch'egli +fu poi imperadore, Polemone venne a +Roma, ed ebbe tanto animo di andargli +a fare riverenza. Antonino l'accolse colla +solita sua cortesia senza che gli turbasse +l'animo la memoria del passato, e solamente +con galante maniera gli ricordò +la sua scortesia, con ordinare <i>che gli +fosse data una stanza nel palazzo, e che +persona nol facesse sloggiare</i>. Accadde +ancora che un commediante andò a lamentarsi +ad Antonino, e a chiedere giustizia, +perchè il suddetto Polemone l'avea +cacciato dal teatro nel bel mezzodì: +E me, rispose allora l'imperadore, <i>egli +ha cacciato fuor di casa in tempo di +mezza notte, e non ne ho fatta querela</i>. +Bisogna ben credere che l'alterigia e +l'albagia fossero il quinto elemento della +maggior parte di que' decantati sofisti +greci di allora. Antonino, a cui premeva +forte la buona educazion di Marco Aurelio +suo figliuolo adottivo fece venir dalla +Grecia <i>Apollonio</i>, non già il Tianeo, +ma bensì un filosofo stoico <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, ch'era +in gran riputazion di sapere allora. Venne +costui a Roma, menando seco molti +dei suoi discepoli, che graziosamente, +per attestato di Luciano <span class="fnote">[Lucianus, in Demonacte.]</span>, furono chiamati +da Demonatte filosofo cinico <i>Argonauti +nuovi</i>, perchè tutti in viaggio menati +dalla speranza di divenir tutti ricconi +<span class="pagenum"><a name="Page_503" id="Page_503"></a>[503]</span> +in Roma. Mandò a dirgli Antonino che +venisse al palazzo, per consegnargli il +figliuolo; e l'orgoglioso sofista altra +risposta non diede, se non <i>che toccava +al discepolo di andar a trovare il maestro, +e non già al maestro di andare al +discepolo</i>. In somma l'essere dotto e +prudente non è lo stesso: e pur troppo +il sapere suol mandare de' fumi alla testa. +Si mise a ridere Antonino, e disse: +<i>Mirate che bel capriccio! A costui non +è incresciuto di venir sì da lontano a +Roma, ed ora gl'incresce di venir solamente +dalla sua casa al palazzo.</i> Contuttociò +permise che Marco Aurelio andasse +a prendere le lezioni, dove Apollonio +volle, e durò fatica a contentar costui +nel salario. Un saggio ancora della sua +mansuetudine diede il buon Antonino +nel visitar che fece la casa di <i>Valerio +Omulo</i> <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>. Al vedere le belle colonne di +porfido, delle quali essa era ornata, se +ne maravigliò, e dimandò onde le avesse +avute. Omulo, in vece di gradire la stima +che facea un imperadore degli ornamenti +di sua casa, sgarbatamente gli rispose: +<i>In casa d'altri si ha da essere mutolo e +sordo.</i> Tanto questa impertinenza, quanto +altri motti pungenti del medesimo Omulo, +persona satirica e maligna, sopportò +sempre con pazienza il buon imperadore +Antonino, senza far valere giammai i +diritti della maestà imperiale, e senza +farne mai vendetta. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLVII" id="CXLVII"></a>CXLVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pio</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Largo</span> e <span class="sc">Messalino</span>. +</p> + +<p> +Cresceva ogni dì più l'affetto di Antonino +Pio verso di <i>Marco Aurelio Cesare</i>, +non solamente perchè figliuolo suo +adottivo e marito di <i>Faustina</i> sua figlia, +ma perchè scopriva in lui ben radicata +la saviezza con altre virtù che insegnava +<span class="pagenum"><a name="Page_504" id="Page_504"></a>[504]</span> +la filosofia di quei tempi, e per le quali +meritò poi di essere appellato <i>Marco +Aurelio Antonino il Filosofo</i>. Avendogli +appunto <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurel.]</span> Faustina partorita una figliuola, +cioè <i>Lucilla</i>, maritata poi con +<i>Lucio Commodo</i>, o sia <i>Lucio Vero</i>, da che +divenne Augusto, volle Antonino Pio +esaltar maggiormente l'amato suo genero +e figliuolo, conferendogli in questo +anno la <i>Tribunizia Podestà</i>, <i>l'imperio +proconsolare</i> fuori di Roma, e il diritto +di far cinque relazioni in qualsivoglia +senato. Pretende il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, che +Marco Aurelio fosse in quest'anno ancora +dichiarato <i>Imperadore</i> e <i>Collega +dell'Imperio</i> con suo padre Antonino. +Il cardinal Noris pretese di no, e par +ben più sicura la di lui opinione. Il gius +della quinta relazione, conferito a Marco +Aurelio, non conveniva ad un imperadore, +la cui autorità non era ristretta, +ma si stendeva a quello che gli piaceva. +Scrive inoltre Capitolino, che quel maligno +uomo di <i>Valerio Omulo</i>, di cui poco +fa si è parlato, osservata un giorno <i>Domizia +Calvilla</i>, madre di Marco Aurelio, +la quale, dopo il presente anno, venerava +in un giardino la statua di Apollo, disse +sotto voce ad Antonino: <i>Colei prega +ora, che tu chiuda gli occhi, e suo figliuolo +sia imperadore.</i> Non ne fece alcun +caso l'imperadore; tanto era conosciuta +la probità di Marco Aurelio, tanta +era la modestia nel <i>principato imperatorio</i>; +le quali ultime parole non +si sa se si abbiano da riferire a Marco +Aurelio, oppure ad Antonino stesso, regnante +con tal moderazione, che non +credeva dovergli alcuno augurare la +morte. Pareva ancora che Antonino +Pio portasse affetto all'altro suo figliuolo +adottivo, cioè a Lucio Commodo <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>; +ma era ben differente il calibro di questo +amore. Imperciocchè finchè visse, +il lasciò sempre nello stato di persona +privata, senza mai conferirgli il titolo di +<span class="pagenum"><a name="Page_505" id="Page_505"></a>[505]</span> +<i>Cesare</i>, nè altra dignità, per cui apparisse +che destinava ancor lui all'imperio. +Era egli solamente appellato <i>Figliuolo +dell'Imperadore</i>, e quando Antonino usciva +in campagna, Lucio Commodo +non andava in carrozza col padre, ma +bensì nel cocchio del capitan delle guardie. +Tuttociò chiaramente apparisce da +quanto ne scrisse Capitolino; falsa perciò +o adultera si può credere qualche +medaglia o iscrizione, che sembra insinuare +il contrario <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs. Pagius, +Crit. Baron.]</span>. Conosceva assai +Antonino Pio i difetti di questo giovinetto, +ma non lasciava di compatirlo, +ed amava in lui la semplicità dell'ingegno, +e l'andar egli alla buona nella sua +maniera di vivere. Abbiamo dalla cronica +alessandrina <span class="fnote">[Chron. Pascale, Histor. Byzantin.]</span> che nell'anno +presente Antonino Pio esercitò la sua +liberalità verso i debitori del Fisco, con +rimettere loro tutto il debito, e bruciar +pubblicamente le cedole delle loro obbligazioni. +Ancor questo possiam conghietturare +fatto per solennizzar maggiormente +la promozion predetta di +Marco Aurelio a maggiori onori. Correndo +intanto l'anno novecentesimo +dalla fondazion di Roma, sono stati di +parere alcuni dotti uomini che nell'anno +presente si celebrassero in Roma i giuochi +secolari con somma magnificenza. +L'ha negato il padre Pagi. Ma Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, secondo l'edizione del padre +Scotto, può abbastanza assicurarcene +in dicendo: <i>Celebrato magnifice +Urbis nongentesimo.</i> +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_506" id="Page_506"></a>[506]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLVIII" id="CXLVIII"></a>CXLVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pio</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Torquato</span> per la terza volta, e +<span class="sc">Marco Salvio Giuliano</span>. +</p> + +<p> +Pietro Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consular.]</span>, accuratissimo +illustratore dei Fasti consolari dell'anno +146 dell'Era Cristiana sino al fine, +chiama il secondo console <i>Cajo Giuliano +Vetere</i>, ricavandolo da un'iscrizione +riferita dal Gudio. Ma converrebbe prima +accertarsi, se le tante iscrizioni pubblicate +dal Gudio fossero tutte di buon +conio ed esenti da ogni sospetto: il che +non sarà sì facile. Quanto a me vo' giudicando +più sicuro partito il chiamar +questo console <i>Marco Salvio Giuliano</i>, +giurisconsulto celebratissimo di questi +tempi, milanese di patria, perchè tale si +trova appellato in una iscrizione da me +data alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 329, n. 3.]</span>, e perchè sappiamo da +Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Didio Juliano.]</span>, esser egli stato console +due volte. Se il console dell'anno presente +fosse stato <i>Cajo Giuliano Vetere</i>, +l'anno sarebbe stato notato <i>Torquato et +Vetere Coss.</i> perchè l'ultimo cognome +o soprannome soleva enunziarsi, secondo +l'uso più familiare d'allora. Ma in +tutt'i fasti antichi noi troviamo solamente +<i>Torquato et Juliano Coss.</i> Forse +anche si può dubitare, se questo <i>Torquato</i> +fosse appellato console <i>per la terza +volta</i>. Che in quest'anno si celebrassero +in Roma i decennali di Antonino +Pio Augusto, chiaramente apparisce +dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span> che ne parlano e +rammentano i voti pubblici fatti per la +di lui salute. Crede il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, +che nell'anno presente <i>san Giustino</i> +presentasse ad Antonino Pio la sua prima +apologia, creduta un pezzo la seconda, +in difesa della religione cristiana. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_507" id="Page_507"></a>[507]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXLIX" id="CXLIX"></a>CXLIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pio</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Servio Scipione Orfito</span> e <span class="sc">Quinto Nonio +Prisco</span>. +</p> + +<p> +Se crediamo al Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consular.]</span>, il primo +console fu <i>Sergio Scipione Orfito</i>; in +prova di che egli cita quattro iscrizioni +della Raccolta di Marquardo Gudio, nelle +quali chiaramente si legge <i>Sergio</i>. Ma +io torno a dire (e ne chieggo perdono): +convien andar cauto a fidarsi de' marmi +del Gudio, dati alla luce pochi anni sono. +A buon conto la prima di quelle iscrizioni, +che si dice data sotto questi consoli, +è patentemente falsa, perchè vi si +parla delle <i>Terme Costantiniane</i>, che certo +non erano per anche nate. Ho io dunque +dato ad esso <i>Orfito</i> il prenome di +<i>Servio</i>, perchè nelle iscrizioni rapportate +dal Panvinio e dal Grutero si legge SER. +che significa <i>Servio</i> e non <i>Sergio</i>. Pensa +il Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> che questo console s'abbia +da appellare <i>Sergio Vettio Scipione Orfito</i>. +Del prenome ho parlato. Per conto +del nome di <i>Vettio</i>, lo reputo cosa dubbiosa. +Anche lo Spon <span class="fnote">[Sponius, Section. III, num. 28.]</span> rapporta un'iscrizione, +in cui il secondo console è +appellato <i>Sosio Prisco</i>. Sarebbe da vedere, +se quella fosse un'iscrizione sicura, +in cui comparisce un liberto di Tito Augusto, +cioè di un principe morto sessanta +anni prima. In ogni caso col Fabretti si +può immaginare ch'egli fosse chiamato +<i>Nonio Sosio Prisco</i>. In un mattone antico +da me rapportato <span class="fnote">[Thesaur. Nov. Inscription., pag. 330, n. 3.]</span> egli vien chiamato +<i>Priscino</i>, o per vezzo o per distinguerlo +da un altro <i>Prisco</i>. Parlando le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> +di quest'anno di una munificenza +usata dall'imperadore Antonino al popolo +romano, stima il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> ciò +<span class="pagenum"><a name="Page_508" id="Page_508"></a>[508]</span> +fatto per la celebrazione dei decennali +dell'imperio cesareo di Marco Aurelio. +Se sia vero, niuno lo potrà dire. Piena +avea la testa esso padre Pagi di quinquennali, +decennali, quindecennali, vicennali, +ec. tutto riferendo ad essi; ma +non poco è da diffalcare dalle regole sue. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CL" id="CL"></a>CL</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CL</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Gallicano</span> e <span class="sc">Vetere</span>. +</p> + +<p> +Il prenome e nome di questi consoli +son tuttavia incerti. Ha creduto il Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consul.]</span>, +che il secondo si chiamasse +<i>Cajo Antistio Vetere</i>, perchè si trova sotto +Domiziano un personaggio di tal nome. +La conghiettura è assai debole. Meno +si può accordare al Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, il +chiamare il primo di questi consoli <i>Glabrione +Gallicano</i>, e al Bianchini <span class="fnote">[Blanc., ad Anastas. Bibliothecar.]</span> l'appellarlo +<i>Quinto Romulo Gallicano</i>, senza +che essi ne adducano pruove sufficienti. +Nell'anno presente, secondo i conti del +medesimo Bianchini, passò a miglior vita +<i>s. Pio</i> pontefice romano, coronato col +martirio, e sulla cattedra di san Pietro +fu posto <i>Aniceto</i>. Truovansi medaglie +battute in quest'anno dal senato e popolo +romano <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>, in cui vien dato ad Antonino +Pio il titolo di <i>Ottimo Principe</i>; e si +dice che egli ha accresciuto il numero +de' cittadini. Ben giustamente si meritò +questo imperadore un sì glorioso titolo, +perchè egli spendeva tutti i suoi pensieri +e le sue applicazioni per procurare il +pubblico bene, tanto di Roma, quanto di +tutte le provincie dell'imperio romano <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>. +Sapeva egli esattamente lo stato d'esse +provincie, e quanto se ne ricavava. Raccomandava +agli esattori de' tributi di procedere +senza rigore, molto più senza avanie +nel loro uffizio; e qualora mancavano +<span class="pagenum"><a name="Page_509" id="Page_509"></a>[509]</span> +a questo dovere, gli obbligava a render +conto rigorosamente della loro amministrazione. +La porta e gli orecchi suoi +erano sempre aperti a chiunque si trovava +aggravato da sì fatti ministri, abborrendo +egli troppo di arricchirsi colle +lagrime e coll'oppressione de' sudditi. +Però sotto il suo regno furono ricche e +floride le provincie romane tutte. Che se +ad alcuna incontravano inevitabili disastri +di carestie, tremuoti, epidemie e simili +malanni, si trovava in lui un'amorevol +prontezza ad esentarle per un +convenevole tempo dalle imposte. Le sue +maggiori premure riguardavano la giustizia; +e però quanto egli era attentissimo +e indefesso nel farla, tanto ancora +si studiava di scegliere chi credeva abile +ed inclinato ad amministrarla agli altri. +Chi più si distingueva in questo, più veniva +da lui amato e promesso a gradi +maggiori. Molti editti fece in bene del +pubblico, servendosi de' più celebri giurisconsulti +d'allora, cioè di <i>Vinidio Vero</i>, +<i>Salvio Valente</i>, <i>Volusio</i>, <i>Metiano</i>, <i>Ulpio Marcello</i> +e <i>Jaboleno</i>. Vietò il seppellire i morti +nelle città, perchè doveva esser ito in +disuso il rigore delle antiche leggi. L'aggravio +delle poste con savii regolamenti +fu da lui scemato. Probabilmente è di +lui una legge, citata da santo Agostino <span class="fnote">[August., de Adulter. Conjug., lib. 2, cap. 8.]</span>, +che non fu lecito al marito il volere +in giudizio gastigata la moglie per +colpa di adulterio, quando anch'egli fosse +mancato di fedeltà verso della stessa. +Se talun veniva <span class="fnote">[Marcus Aurel., lib. 1, cap. 16, de Rebus +suis.]</span> per proporgli qualche +cosa utile al pubblico, con piacere +la ascoltava; e lo stesso allegro volto faceva +a chiunque gli dava qualche buon +avviso, senza aversi a male che quei del +suo consiglio s'opponessero al di lui +sentimento, nè che vi fossero persone, le +quali ingiustamente disapprovassero il +governo suo. Molto ancora onorava i +veri filosofi: diede pensioni e privilegi +per tutto l'imperio romano, tanto ad essi +<span class="pagenum"><a name="Page_510" id="Page_510"></a>[510]</span> +che ai professori dell'eloquenza. Sopportava +poi que' filosofi, ch'erano tali +solamente in apparenza, e senza mai +rimproverar loro la superbia od ipocrisia. +E questo basti per ora delle ragioni, +per le quali si meritò Antonino Pio l'eminente +elogio di <i>Principe Ottimo</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLI" id="CLI"></a>CLI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Sesto Quintilio Condiano</span> e <span class="sc">Sesto +Quintilio Massimo</span>. +</p> + +<p> +Senza i prenomi di <i>Sesto</i>, il Pagi e +il Relando ed altri aveano proposto i +consoli presenti. Loro l'ho aggiunto io +in vigore d'un'iscrizione che si legge +nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 330, n. 5.]</span>. Nuovo non è, +che due fratelli portino il medesimo prenome. +Il cognome o sia soprannome li +distingueva. Nelle medaglie di Antonino +Pio <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imper.]</span> spettanti all'anno presente, è fatta +menzione dell'<i>Annona</i>, cioè della provvision +di grani, fatta dal buon imperadore +per sollievo del popolo romano. Se +ne trova menzione anche sotto altri anni. +Ben sollecito in sì importante affare +fu Antonino Augusto <span class="fnote">[Capitol., in Antonino Pio.]</span>, trattandosi di +provvedere di vitto all'immenso popolo +allora abitante in Roma. Un anno ancora +vi fu, in cui si patì una grave carestia. +Servì questa a far meglio conoscere il +generoso ed amorevol cuore del principe. +Abbondante provvision da ogni parte +fece egli di grano e d'olio e di vino colla +sua propria borsa, e tutto gratuitamente +donò al suo popolo. Pareva che +questo imperadore inclinasse troppo al +risparmio, e quasi all'avarizia; ma ciò +che veniva disapprovato dall'ignorante +popolo, nell'estimazion de' saggi era uno +de' suoi più begli elogi. Levò egli via +moltissime pensioni date da Adriano a +delle persone inutili, con dire, <i>che era +<span class="pagenum"><a name="Page_511" id="Page_511"></a>[511]</span> +cosa indegna, anzi crudele, il lasciar divorare +il pubblico da chi non gli prestava +servigio alcuno. A Mesomede Candiotto</i>, +poeta e sonator di lira, che dovea +essere ben eccellente nell'arte sua, perchè +di lui parlano con lode Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> +e Suida, sminuì Antonino il salario. Vendè +ancora vari addobbi ed altre cose +superflue de' palazzi imperiali, ed alcuni +poderi ancora: del che probabilmente si +fecero molte dicerie. Pure tutto ciò era +per pubblico bene, e non per ammassar +tesori, perchè Antonino in occasione +magnificamente spendea, se così richiedeva +il bene e il bisogno della repubblica, +e il risparmio suo tendeva al non +aggravar mai di nuove imposte i popoli. +Se dice il vero Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span>, occorrendo +qualche guerra, o pur altro bisogno di +regalare i soldati, non richiedeva egli +danari da alcuno, non imponeva gabelle; +ma, messi pubblicamente all'incanto gli +ornamenti del palazzo, e fin le gioie ed +altri arredi della moglie Augusta, col ricavato +soddisfacea i soldati. Passata poi +quella necessità, procurava di ricuperar +le cose preziose vendute, con rifonderne +il prezzo. Alcuni le restituivano; ma altri +no, senza che Antonino se ne sdegnasse, +nè inquietasse per questo i compratori. +Noi vedremo all'anno 170, che Marco +Aurelio suo successore fece lo stesso, +talmente che si può fondatamente sospettare +che Zonara si sia ingannato attribuendo +questo fatto glorioso ad Antonino +Pio, quando esso unicamente si può +credere di Marco Aurelio Antonino. +Guardossi egli sempre dall'imprendere +alcun viaggio lungo. Il suo andar più +lontano era nella Campania e alle terre +che possedeva nelle vicinanze di Roma; +perchè diceva di sapere quanto costasse +ai popoli la corte d'un imperadore in +viaggio, ancorchè egli camminasse con +poco seguito. Doveva ben esso Augusto +avere inteso i lamenti delle città per li +tanti viaggi fatti da Adriano, o pure da +<span class="pagenum"><a name="Page_512" id="Page_512"></a>[512]</span> +Domiziano. E quanto egli fosse alieno +dal succiar il sangue de' sudditi, lo fece +ben vedere <span class="fnote">[Capitolin., in Antonino Pio.]</span> con levar via tutti gli accusatori +che abbondavano in altri tempi, +perchè toccava loro la quarta parte +delle condanne. Però sotto di lui il fisco +fece poche faccende. Avea questo usato in +addietro d'ingojar le sostanze di quei +governatori, giudici ed altri ministri, +contra de' quali o le comunità o i privati +avessero intentate querele per danari +indebitamente presi nel loro uffizio; Antonino +restituì ai loro figliuoli i beni confiscati, +con obbligo nondimeno di rifare +ai provinciali il danno ad essi dato. Nè +egli fu mai veduto accettar eredità a lui +lasciate da chi avea de' figliuoli. Se s'ha +da credere a Zonara <span class="fnote">[Zonar., in Annal.]</span>, egli bruciò ed +abolì il senatusconsulto fatto da Giulio +Cesare, con cui era proibito il far testamento, +in cui non fosse lasciata all'erario +della repubblica una determinata +parte dell'eredità. Parla anche Pausania <span class="fnote">[Pausanias, lib. 8.]</span> +d'una legge, per cui chi avea la +cittadinanza romana per privilegio, senza +che questa si stendesse ai suoi figliuoli, +l'eredità sua dovea passare ad altri +cittadini, o pure al fisco, restandone +privi essi suoi figliuoli. Ma Antonino più +riguardo avendo alle leggi dell'umanità, +che all'altre inventate dall'avarizia +de' principi cattivi, volle che ne' loro figli +passasse l'eredità paterna. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLII" id="CLII"></a>CLII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 15.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Acilio Glabrione</span> e <span class="sc">Marco Valerio +Omulo</span> o sia <span class="sc">Omullo</span>. +</p> + +<p> +Questo <i>Omulo</i> o <i>Omullo</i>, console, quel +medesimo è che abbiam veduto di sopra, +di genio satirico e maligno. Può essere +che Antonino non avesse a male la libertà +del di lui parlare, anzi prendesse per +<span class="pagenum"><a name="Page_513" id="Page_513"></a>[513]</span> +buffonerie gustose i di lui motti piccanti, +o pure che coi benefizii volesse guadagnar +la di lui tagliente lingua in suo favore. +Da molti letterati vien creduta data +in quest'anno la lettera <span class="fnote">[Eusebius, Hist. Eccles., lib. 4, c. 13.]</span> di Antonino +Pio a varie città dell'Asia in favor dei +cristiani, comandando di non inferir loro +molestia per cagion della loro religione, +ma solamente in caso d'altri delitti vietati +dalla legge comune. Altri han preteso +ch'essa lettera sia di <i>Marco Aurelio</i> Augusto, +e però spettante agli anni del suo +imperio. Certo è che si parla in essa di +vari tremuoti accaduti allora nell'Asia, +de' quali i ciechi o nemici Gentili soleano +sempre accagionare la religion cristiana. +Ora Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> lasciò scritto, che, +regnando Antonino Pio, varie disavventure +pubbliche accaddero, cioè la fame, +di cui abbiam parlato, e la rovina del +Circo, un fiero tremuoto, per cui molte +città e terre dell'isola di Rodi e dell'Asia +furono atterrate. In Roma un terribile +incendio consumò trecento quaranta tra +isole e case. Per isole si crede che gli +antichi appellassero le case separate dall'altre; +con tale opinione pare che non +s'accordi la descrizion di Roma a noi +venuta da Publio Vittore, perchè ivi sono +attribuite a quella gran città <i>Insulae per +totam Urbem XLVI Millia et DCCII</i>, e +solamente <i>Domus MDCCXC</i>. Col nome +di <i>Domus</i> paiono indicati quei che ora +chiamiamo <i>palazzi</i>; col nome d'<i>isole</i> +le ordinarie case del popolo romano, l'una +dall'altra distinte, ma insieme coi muri +unite. Anche le città di Narbona e di +Antiochia, e la gran piazza di Cartagine, +rimasero maltrattate da un somigliante +flagello del fuoco. Parla Ancora Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span> +de' tremuoti succeduti allora, che rovesciarono +varie città della Bitinia e dell'Ellesponto, +con abbattere specialmente +il tempio di Cizico, creduto il più grande +e il più bello che fosse allora in Asia. +<span class="pagenum"><a name="Page_514" id="Page_514"></a>[514]</span> +Servirono queste pubbliche sciagure a far +maggiormente risplendere la liberalità di +Antonino Pio; perchè a sue spese furono +rifatte varie di quelle città, o pure contribuì +egli non poco per aiutare i popoli +a rifarle. Aristide <span class="fnote">[Aristid., Oration. 16.]</span>, sofista celebre, attesta +che il gran tempio di Cizico fu poi +terminato sotto l'impero di Marco Aurelio +Augusto. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLIII" id="CLIII"></a>CLIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 16.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Bruttio Presente</span> e <span class="sc">Aulo Giunio +Rufino</span>. +</p> + +<p> +Perchè le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imper.]</span> coniate nell'anno +presente ci fanno vedere la Vittoria +che mette in capo all'imperadore +una corona d'alloro, possiamo ben conghietturare +che in questi tempi avessero +qualche guerra i Romani, benchè non +apparisca che Antonino prendesse se non +due volte il nome d'<i>imperadore</i>, significante +Vincitore. Scrive Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, +aver egli amata sommamente la pace, +con andare in varie occasioni ripetendo +quel detto di Scipione, <i>che gli era più +caro di salvare un sol cittadino romano, +che di uccidere mille nemici</i>. Ma altro è +l'amar la pace, ed altro non aver guerra. +Anche i principi di genio pacifico +sono talvolta, loro malgrado, costretti a +guerreggiare, e se Antonino non andò +mai in persona alla guerra, vi mandò +bene i generali suoi. Già abbiamo accennata +di sopra quella della Bretagna, +felicemente compiuta da <i>Lollio Urbico</i>. +Abbiamo dallo stesso Capitolino, che questo +Augusto mandò delle sue milizie in +soccorso degli Olbiopoliti, che erano in +guerra coi Taurosciti verso il Ponto, e +colla forza dell'armi obbligò que' barbari +a dar degli ostaggi agli Olbiopoliti. +<span class="pagenum"><a name="Page_515" id="Page_515"></a>[515]</span> +Da san Giustino <span class="fnote">[Justinus, in Dialog. contra Triphon.]</span> si può inoltre dedurre, +che avendo fatto i Giudei qualche +nuova ribellion nel loro paese, furono +messi in dovere dalle armi di Antonino +Augusto. Di maggiori notizie intorno a +ciò non abbiamo, perchè son perite le +antiche storie. Per altro attesta Capitolino, +che questo imperadore non mai volontariamente, +ma per non potere di meno, +fece moltissime guerre, valendosi in +esse de' suoi legati, o sia de' suoi luogotenenti. +E a lui pare che si possa più +credere che ad Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, il +quale scrive, aver Antonino senza guerra +alcuna governato per ventitrè anni il romano +imperio. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLIV" id="CLIV"></a>CLIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 17.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Elio Aurelio Commodo</span> e <span class="sc">Tito +Sestio Laterano</span>. +</p> + +<p> +Il secondo console, cioè <i>Laterano</i>, è +chiamato da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Lucio Vero.]</span> <i>Sestilio Laterano</i>, +e in un'iscrizione greca presso il +Grutero, <i>Tito Sestio Laterano</i>. Perchè +il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> trovò <i>Lucio Sestio +Sestino Laterano</i> console trecento sessantasei +anni prima dell'Era cristiana, +conchiuse egli, che <i>Sestio</i> e non <i>Sestilio</i> +fosse il nome ancora di questo console. +Ma non toglie ogni dubbio cotale osservazione; +e potrebbe anche nascere sospetto, +se il marmo greco del Grutero +fosse assai esattamente copiato. A buon +conto il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consular.]</span> ne cita un altro +latino, in cui leggiamo <i>Sestilio Laterano</i>, +ed <i>Aquilio Orfito Consoli</i>: il che s'accorda +col testo di Capitolino. Vien qui +portata dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consular.]</span> un'iscrizione +del Gudio, dove questo console si vede +appellato <i>Sestio Sestilio Laterano</i>. Ma +<span class="pagenum"><a name="Page_516" id="Page_516"></a>[516]</span> +non si può far fondamento sopra i marmi +del Gudio. Il prenome di <i>Sesto</i> combatte +coll'iscrizion gruteriana. Quivi si +trovano <i>Cassari</i>, artefici di nome sospetto, +e <i>Scambillari</i>, che certo dovrebb'essere +<i>Scabilluri</i>. Forse perchè il Gudio, +uomo dottissimo, s'avvide che non erano +sicuri tutti i marmi ch'egli aveva raccolti, +non li volle mai pubblicare in sua +vita. S'è poi trovato chi meno scrupoloso +di lui gli ha dati dopo la sua morte alle +stampe. Il console primo ordinario di +quest'anno è <i>Lucio Elio Aurelio Commodo</i>, +quel medesimo che fu adottato da +Antonino Pio <span class="fnote">[Capitol., in Lucio Vero.]</span>, nè avea altro onorifico +titolo, che quello di <i>figliuolo dell'imperadore</i>. +L'aveva il padre promosso alla questura +nel precedente anno, nella qual +carica diede al popolo, ma con denaro +paterno, il divertimento di uno spettacolo +di gladiatori, ed ebbe l'onore di sedere +in mezzo all'imperadore e a Marco Aurelio +Cesare suo fratello. Aveva egli passati +i verdi suoi anni nello studio delle +lettere, non avendo tralasciato il buon +Antonino di procurargli tutti i mezzi +convenevoli per una buona educazione, +affinchè divenisse un valentuomo. Gli +assegnò egli per aio <i>Nicomede</i>, e per maestri +nella grammatica latina <i>Scauro</i>, figliuolo +di quello <i>Scauro</i> ch'era stato +grammatico di Adriano; nella grammatica +greca <i>Telefo</i>, <i>Efestione</i> ed <i>Arprocazione</i>; +nella retorica greca <i>Apollonio +Caninio Celere</i> ed <i>Erode Attico</i>, da noi +veduto console; nella retorica latina +<i>Cornelio Frontone</i>, anch'esso uomo consolare: +e nella filosofia stoica <i>Apollonio</i>, +della cui albagia si parlò di sopra, e <i>Sesto</i> +anch'esso celebre filosofo di que' tempi. +Tuttochè Lucio Commodo non avesse +gran testa per profittar nelle lettere, egli +portò un singolar amore a tutti questi +suoi maestri, ed essi non meno amarono +lui. Imparò a far versi e a compor delle +orazioni; e riuscì miglior oratore che +poeta, o, per dir meglio, fu più cattivo +poeta che retorico. Dilettavasi egli, più +<span class="pagenum"><a name="Page_517" id="Page_517"></a>[517]</span> +che delle lettere, del lusso, delle delizie, +di aver buona conversazione di gente +allegra, di andare a caccia, di far altri +esercizii cavallereschi, e sopra tutto di +assistere ai giuochi circensi ed ai combattimenti +de' gladiatori. Tale era Lucio +Commodo, che vedremo fra pochi anni +imperadore, ed appellato <i>Lucio Vero</i>. Si +raccoglie poi dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, che in +quest'anno l'Augusto Antonino fu <i>liberale +per la settima volta</i> verso il popolo +romano con qualche conciario, o sia +donativo a lui fatto. Questo era l'uso +degl'imperadori, per tenerlo contento, e +fargli dimenticare di avere una volta +avuto tanta parte nel governo e nella +padronanza. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLV" id="CLV"></a>CLV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 18.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Giulio Severo</span> e <span class="sc">Marco Giunio +Rufino Sabiniano</span>. +</p> + +<p> +Ho io aggiunto il nome di <i>Giunio</i> al +secondo console, fondato sopra un'iscrizione +pubblicata dal Doni, e posta ancora +nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 332, n. 2.]</span>. Molti furono ancora +in questi tempi consoli straordinari, +o vogliam dire i sostituti agli ordinari; +ma quai fossero, e in qual anno maneggiassero +i fasci consolari, ci mancano +memorie da poterlo chiarire. Pare bensì +che si raccolga da un'iscrizione, recata +dal Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consularibus.]</span> e dal Grutero <span class="fnote">[Gruter., in Thesaur. Inscr., p. 607, n. 1.]</span>, che +nel dì 5 novembre del presente anno +fossero consoli sostituiti <i>Anzio Pollione</i> +ed <i>Opimiano</i>. Ma con questo marmo parrebbe +che facesse guerra un altro pubblicato +dal medesimo Panvinio, in cui +nel dì 5 di dicembre si veggono tuttavia +consoli <i>Severo</i> e <i>Sabiniano</i>, se non sapessimo +che gli atti pubblici erano per +lo più segnati col nome de' consoli ordinari, +<span class="pagenum"><a name="Page_518" id="Page_518"></a>[518]</span> +senza far caso de' sostituiti. Una +medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> appartenente a quest'anno +ci fa veder la <i>Bretagna</i> in abito di donna +mesta, sedente presso una rupe con delle +spoglie lì presso potrebbe ciò porgere +indizio, che qualche torbido fosse stato +nella Bretagna, con vantaggio dell'armi +romane. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLVI" id="CLVI"></a>CLVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 19.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Cejonio Silvano</span> e <span class="sc">Cajo Serio +Augurino</span>. +</p> + +<p> +Non passano senza disputa i prenomi +di questi consoli, come si può vedere +negl'Illustratori de' fasti; ma un'iscrizione +del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thes. Inscr., p. 128, n. 5.]</span>, e quanto ha osservato +il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consular.]</span>, ci dà assai +fondamento per fermarci ne' nomi proposti, +e non già in una iscrizione del +Gudio, dove compariscono consoli <i>Giulio +Silvano</i> e <i>Marco Vibulio Augurino</i>. +Torno a dire, che a fontane torbide ha +bevuto il Gudio, nè si può far capitale +de' suoi marmi, se non quando si veggono +presi da buona parte. Monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anastas. Biblioth.]</span> +in vece di <i>Serio Augurino</i> mette +<i>Sestio Augurino</i>, ma senza produrne il +perchè. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, che sempre ha +nella manica i decennali, quindecennali, +etc., degl'imperadori, pretese che in +quest'anno Antonino Pio celebrasse i +vicennali del suo imperio proconsolare. +Il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, Additament. ad Fast. Sigonii.]</span> ha dimostrato che +egli prende abbaglio in citare per prova +di tal pretensione una medaglia, dove è +notata la tribunizia podestà XXI di Antonino +Pio, la quale cominciava solamente +nel febbraio dell'anno seguente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_519" id="Page_519"></a>[519]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLVII" id="CLVII"></a>CLVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 20.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Barbaro</span> e <span class="sc">Regolo</span>. +</p> + +<p> +Null'altro si sa di questi consoli, se +non che il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> andò conghietturando +che il primo fosse chiamato +<i>Vetuleno Barbaro</i>, ma con dubbiosa prova. +Il Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consul.]</span> in vece di <i>Barbaro</i> +stimò il di lui nome <i>Barbato</i>. Così pure +è scritto nell'edizione d'Idazio <span class="fnote">[Idacius, Fast.]</span>. Anzi +<i>Barbato</i> ancora si legge in una iscrizione +trovata in questi ultimi tempi nelle Terme +Ercolane della Transilvania, e rapportata +dal signor Pasquale Garofalo nel +trattato delle medesime Terme, e da me +ancora nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 332, n. 3.]</span>. Ma avendo +gli antichi Fasti, e qualche altra iscrizione, +<i>Barbaro</i> e non <i>Barbato</i>, possiamo +per ora attenerci ad essi. Sotto questo +anno si vede una medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator, ex +Goltzio.]</span> battuta in +onore di Antonino Pio, in cui gli è dato +il titolo di <i>Romolo Augusto</i>. Ciò sembrar +può strano; perciocchè questo pacifico e +prudentissimo Augusto, secondochè scrive +Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, in tutte le sue parti fu +lodevole, e tale che, per sentenza di tutti +i buoni, e con ragione, veniva paragonato +a <i>Numa Pompilio</i>. Era ben d'altro +umore Romolo. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> ebbe a dire +che siccome Trajano fu creduto un altro +<i>Romolo</i>, così Antonino Pio un altro <i>Numa +Pompilio</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_520" id="Page_520"></a>[520]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLVIII" id="CLVIII"></a>CLVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 21.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tertullo</span> e <span class="sc">Claudio Sacerdote</span>. +</p> + +<p> +Il nome di <i>Claudio</i>, dato al console +<i>Sacerdote</i>, non è autenticato da memoria +alcuna sicura dell'antichità, e solamente +si appoggia sopra una ragionevol +conghiettura del cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consular.]</span>. In +una medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> si fa menzione della +<i>Ottava Liberalità</i> usata da Antonino Pio +Augusto al popolo romano. Questa dal +Mezzabarba è riferita all'anno presente, +ma può egualmente appartenere ad altri +anni o precedenti o susseguenti; perchè +non v'è espresso il numero della podestà +tribunizia. Fuor di dubbio è, che +questo significa un nuovo congiario, con +cui egli rallegrò il popolo romano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLIX" id="CLIX"></a>CLIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 22.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Plautio Quintilio</span> per la seconda volta +e <span class="sc">Stazio Prisco</span>. +</p> + +<p> +<i>Quintillo</i> è appellato il primo console +in vari Fasti. Ho io scritto <i>Quintilio</i>, ed +anche colla nota del secondo consolato, +non conosciuto dagli altri, in vigore di +un'iscrizione esistente nella biblioteca +ambrosiana di Milano, e da me inserita +nella mia nuova <span class="fnote">[Thesaurus Novus. Inscr., pag. 333, n. 3.]</span> raccolta. Che il secondo +console, cioè <i>Stazio Prisco</i>, portasse +il prenome di <i>Marco</i>, fondatamente +lo conghietturò il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consular.]</span>. Ci +avvisano le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, che in questo +anno si celebrarono in Roma i vicennali +dell'imperio augustale di Antonino Pio, +veggendosi i voti pubblici affinchè egli +<span class="pagenum"><a name="Page_521" id="Page_521"></a>[521]</span> +pervenisse al terzo decennio dell'imperio +suo. In tal occasione dedicò il tempio +d'Augusto con averlo nondimeno +solamente ristorato: del che parlano +ancora le medesime medaglie. Credesi +che in quest'anno fosse celebrato in +Roma dal pontefice Aniceto il concilio <span class="fnote">[Blanch., ad Anast. Bibliothecar.]</span>, +a cui intervenne il celebre san +Policarpo, e dove fu decisa la controversia +intorno al giorno in cui si ha da +fare la Pasqua. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLX" id="CLX"></a>CLX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 23.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Appio Annio Atilio Bradua</span> e <span class="sc">Tito +Clodio Vibio Varo</span>. +</p> + +<p> +È stata disputa fra gli eruditi intorno +al cognome e soprannome del secondo +console, volendolo alcuni <i>Vero</i> ed altri +<i>Varo</i>. In favore degli ultimi è già deciso +il punto, stante una riguardevole iscrizione, +scoperta in Lione, e da me riferita +altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 333, n. 4.]</span>, la quale ci dà con sicurezza +i nomi e cognomi di questi consoli. +Intorno a questi tempi son di parere +alcuni letterati che succedesse quanto +scrive Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome, edit. Scotti.]</span>, cioè che vennero +ambascerie de' popoli dell'Ircania, +Battriana, e fin dell'India, ad inchinare +Antonino Pio. Ma niuna ragion v'ha di +riferire un cotal fatto più all'anno presente +che ad altri precedenti. Quel che +è certo, ancorchè Antonino fosse uomo +di pace, e pieno di benignità e mansuetudine <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, +pure il credito della sua saviezza, +costanza ed equità, gli acquistò +tanta autorità e buon nome anche presso +le nazioni barbare, che non solamente +tutti il rispettarono e temerono, ma anche +ricercarono a gara la di lui grazia +ed amicizia. Anzi essendo coloro talvolta +<span class="pagenum"><a name="Page_522" id="Page_522"></a>[522]</span> +in guerra fra essi, solevano rimettere in +lui le loro differenze, credendo di non +poter trovare un giudice più abile e disappassionato +di lui. <i>Farasmane</i> re dell'Iberia +venne a Roma per conoscere +di vista e riverire un così rinomato Augusto, +e fece a lui più presenti che al +suo predecessore Adriano. Avea il re +de' Parti (<i>Vologeso</i> probabilmente) mosse +l'armi sue contro l'Armenia. Una sola +lettera a lui scritta da Antonino bastò +a farlo ritirare e desistere dalle offese. +Ed avendo esso re fatta istanza di riavere +il trono d'oro, che Trajano già tolse +al di lui padre, Antonino, senza far +caso delle di lui minacce, continuò a +star sulla sua. Comandò parimente esso +Augusto, che <i>Abgaro</i> re di Edessa venisse +a Roma, e fu ubbidito. Rimandò ancora +<i>Rimetalse</i> re del Bosforo al suo regno, +dacchè intese nato fra lui e il suo +curatore del dissapore. Egli è da stupire, +come di queste sue gloriose azioni +le medaglie non ci abbiano conservata +qualche memoria. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXI" id="CLXI"></a>CLXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> <i>il filosofo</i> +imperadore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Vero Cesare</span> per la terza +volta, e <span class="sc">Lucio Vero Aurelio Commodo</span> +per la seconda. +</p> + +<p> +Promosse Antonino Pio Augusto al +consolato di quest'anno i due figliuoli +adottivi, cioè <i>Marco Aurelio Cesare</i> e <i>Lucio +Commodo</i>. Coi soli suddetti nomi aprirono +essi l'anno, come consta ancora +da un'iscrizione del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaurus Inscript., pag. 300, +num. 1.]</span>. Ma +perchè sopravvenne dipoi la morte del +padre, ed amendue furono dichiarati +imperadori Augusti; perciò si truovano +iscrizioni fatte dopo essa morte, nelle +<span class="pagenum"><a name="Page_523" id="Page_523"></a>[523]</span> +quali son chiamati <i>Consoli</i> insieme ed +<i>Augusti</i>. In due leggi del codice di Giustiniano +si trova quest'anno notato <i>Divis +Fratribus Augustis Consulibus</i>. E fin +qui avea Antonino Pio con mirabil saviezza, +e con procurar sempre la felicità +de' popoli, governato il romano imperio. +Venne la morte a privar di sì buon principe +i sudditi, allorchè egli entrato nell'anno +sessantesimoterzo della sua età, ne +avea già passato cinque mesi e mezzo <span class="fnote">[Eutrop., Breviar. Euseb., in Chron. Aurel. +Victor, Epitome.]</span>. +Trovavasi egli in Lorio sua villa, dodici +miglia lungi da Roma, ed avendo nella +cena mangiato del formaggio alpino +più del dovere <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, la notte lo rigettò, e +fu sorpreso dalla febbre. Sentendosi nel +terzo giorno aggravato dal male, alla +presenza de' capitani delle guardie raccomandò +a <i>Marco Aurelio</i>, suo figliuolo +adottivo e genero, la repubblica e Faustina +sua figlia, moglie di lui. Fece anche +passare alla di lui camera la statuetta +d'oro della Fortuna, che soleva sempre +stare in quella degl'imperadori. +Quindi, dopo di aver dato il nome delle +sentinelle al tribuno di guardia, cioè +<i>Tranquillità dell'animo</i>, farneticando +alquanto, andava parlando del governo +e dei re, co' quali era in collera (uno +di essi è da credere che fosse il re dei +Parti), e poi quietatosi, come se dormisse +spirò l'anima, per quanto si crede, +nel dì 7 di marzo. Avea egli prevenuto +questo colpo, con fare il suo testamento, +in cui lasciò tutto il suo patrimonio +privato alla figliuola, e legati +proporzionati a tutta la sua servitù. +Dalle lagrime di ognuno fu accompagnato +il suo funerale; il corpo suo collocato +nel mausoleo di Adriano; e, secondo gli +empii riti del paganesimo, furono decretati +a lui dal senato gli onori divini, +templi e ministri sacri. Restò tal memoria +delle mirabili virtù, e dell'ottimo +governo di questo imperadore, che, per +lo spazio di quasi un secolo, il popolo e +<span class="pagenum"><a name="Page_524" id="Page_524"></a>[524]</span> +i soldati parea che non sapessero amare +e rispettare un imperadore, s'egli non +portava il nome di <i>Antonino</i>, come si +usò di quello di <i>Augusto</i>: quasi che dal +nome e non dai fatti dipendesse l'essere +un principe buono. Noi siam per vedere +che lo presero anche degl'imperadori +cattivi. Nè si dee tralasciare che <i>Gordiano</i> +I, fatto imperadore nell'anno dell'era +Cristiana 237, quando era giovane <span class="fnote">[Capitolin., in Gordiano.]</span>, +compose un poema molto lodevole, intitolato +<i>Antoniniade</i>, dove espose tuttavia +la vita, le azioni e le guerre di esso Antonino +Pio, e di Marco Aurelio Antonino +suo successore. Capitolino attesta di +averlo veduto a' suoi dì; ma noi ora +indarno lo desideriamo. Fiorirono ancora +sotto questo imperadore le lettere, +e fra gli altri in gran riputazione furono +<i>Appiano Alessandrino</i>, delle cui storie ci +restano alcuni libri; <i>Tolomeo</i>, di cui abbiamo +trattati di astronomia e di geografia; +<i>Massimo Tirio</i>, filosofo platonico, +del quale tuttavia si conservano i Ragionamenti <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>. +Ma si son perdute l'opere +di <i>Calvisio Tauro</i> di Berito: di <i>Apollonio</i> +da Calcide, filosofo stoico; di <i>Basilide</i> +da Scitopoli, filosofo anch'esso; di +<i>Erode Attico</i>; di <i>Callinico</i> storico; di +<i>Frontone</i> insigne oratore romano, e di +altri ch'io tralascio. Han creduto alcuni +che <i>Giustino</i> storico, da cui furono +ridotte in compendio le storie di <i>Trogo +Pompeo</i>, vivesse in questi tempi; ma +l'hanno creduto senza alcun fondamento. +Sappiamo bensì di sicuro, che allora +fiorì s. <i>Giustino</i>, insigne filosofo e martire +cristiano. Resta tuttavia un antico +itinerario attribuito da alcuni al medesimo +Antonino Pio Augusto; ma il Wesslingio, +che con erudite annotazioni ha +illustrata quell'opera, fa conoscere +quanto ne sia incerto l'autore. Ad Antonino +Pio succederono nell'imperio +<i>Marco Elio Aurelio Antonino</i>, soprannominato +il filosofo, e <i>Lucio Elio Aurelio +Commodo</i>, appellato poi <i>Vero</i>, amendue +<span class="pagenum"><a name="Page_525" id="Page_525"></a>[525]</span> +di lui figliuoli adottivi, e consoli nell'anno +presente. +</p> + +<p> +Abbiamo già accennato che <i>Marco +Aurelio</i> fu prima nomato <i>Annio Vero</i>, e +nacque nell'anno 121 nel dì 26 di aprile. +Adriano Augusto, che per qualche +lato era di lui parente <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, all'osservare +in lui giovinetto un animo grande, un +sommo rispetto ai suoi maggiori, un bel +genio alle lettere, ma sopra tutto l'inclinazione +sua alla filosofia morale, e non +già solamente per mettere nella testa i +di lei documenti, ma per praticarla +co' fatti; ne concepì un tal amore e stima, +che gli passò per pensiero di lasciare +a lui, morendo, l'imperio. Tuttavia, +perchè non gli parve per anche la di lui +età capace di portare un sì grave fardello, +elesse poi per suo successore <i>Antonino +Pio</i>, ma con obbligarlo ad adottare esso +<i>Annio Vero</i>, il quale per tal adozione +assunse il nome di <i>Marco Elio Aurelio +Vero</i>, ed insieme con lui <i>Lucio Cejonio +Commodo</i>, figliuolo di <i>Lucio Elio Cesare</i>, +che fu poi nominato <i>Lucio Elio Aurelio +Vero</i>. Quanto a Marco Aurelio, divenuto +ch'egli fu imperadore, comunemente fu +chiamato <i>Marco Aurelio Antonino</i>, o pure +<i>Marco Antonino</i>, distinguendosi dal +suo predecessore pel solo prenome di +<i>Marco</i>, perchè Antonino Pio portava +quello di <i>Tito</i>. Molto ancora è conosciuto +questo Augusto col soprannome di +<i>Filosofo</i>, dall'essersi egli applicato di +buon'ora allo studio della filosofia stoica, +di cui scrisse ancora alcuni libri, +che tuttavia abbiamo, dove egli parla +delle cose sue, esponendo ciò che avea +imparato, e producendo le riflessioni sue +intorno alle azioni umane, alle virtù, ai +vizii <span class="fnote">[Marcus Aurelius, de Rebus suis, lib. 1.]</span>. Ottimi maestri ebbe Marco Aurelio +nello studio dell'eloquenza, della +poesia e dell'erudizione; ma egli stesso +confessa di non avere avuto assai talento +per risplendere in sì fatti studi, e +ringrazia Dio di non essersi perduto, come +i sofisti, in far dei bei discorsi, in +<span class="pagenum"><a name="Page_526" id="Page_526"></a>[526]</span> +formar de' sillogismi, e in contemplare +le stelle. Diedesi egli alla conoscenza +delle leggi sotto <i>Lucio Volusio Meciano</i>, +valente giureconsulto; e questa poi gli +servì assaissimo, allorchè imperadore +ebbe da far giustizia. Il suo naturale serio, +grave, tranquillo e lontano dalle inezie +anche nell'età più verde, e il suo +genio solamente rivolto al buono e al +meglio, per tempo il portarono allo studio, +all'amore e alla professione della +filosofia de' costumi. Studio, il quale volesse +Dio che fosse più in onore e più in +pratica a' giorni nostri! Nell'età di dodici +anni egli prese l'abito de' filosofi, cioè +il mantello alla greca, e fece, per così +dire, il suo noviziato con darsi ad una +vita sobria ed austera, sino ad avvezzarsi +a dormire sulla nuda terra. Per le instanze +di <i>Domizia Calvilla</i> sua madre si +ridusse poi a dormire in un piccolo letto, +coperto nel verno con alcune pelli. Si +protesta egli obbligato a Dio di aver così +per tempo amata la filosofia, e imparato +a mortificar le sue voglie e passioni, +perchè ciò il tenne lungi da' vizii, e fece +ch'egli anche giovanotto conservasse la +castità, e molto più da lì innanzi: cosa +ben rara fra i Gentili, professori d'una +religione falsa e fomentatrice degli stessi +vizii. Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian, de Caesarib.]</span>, che tagliò +i panni addosso a tutti gli Augusti suoi +antecessori, quando arriva a <i>Marco Aurelio</i>, +altro non ne fa che un elogio, e cel +dipinge con faccia dolcemente seria, e +con barba folta e mal pettinata, con abito +semplice e modesto. Furono suoi maestri +nella filosofia peripatetica <i>Claudio +Severo</i>, che vedremo console in breve; +nella stoica amata da lui sopra le altre, +<i>Apollonio</i> da Calcide, <i>Sesto</i> da Cheronea, +nipote di Plutarco, <i>Giunio Rustico</i>, +<i>Claudio Massimo</i>, <i>Cinna Catullo</i>, <i>Basilide +Arriano</i> ed altri <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. Sul principio de' suoi +libri, perchè egli sapeva prendere il buono +di tutti, e lasciare il cattivo, va ricordando +quali buone ed utili massime avesse +<span class="pagenum"><a name="Page_527" id="Page_527"></a>[527]</span> +imparato da cadaun d'essi, e da <i>Antonino +Pio</i> suo padre per adozione, e da vari +altri o grammatici, o oratori, o filosofi, +fra' quali specialmente amò ed ascoltò il +suddetto <i>Giunio Rustico</i> <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>. Abbiam da +Capitolino, che Marco Aurelio, allorchè +gli morì un di coloro che aveano avuta +cura della sua educazione, ne pianse; e +perchè i cortigiani si facevano beffe di +questa sua tenerezza di cuore, Antonino +Pio Augusto disse loro: <i>Lasciatelo fare, +perchè anche i saggi sono uomini; nè la +filosofia, nè l'imperio estinguono gli affetti +nostri</i>. Da tutti questi maestri apprese +Marco Aurelio qualche cosa di +profittevole per ben vivere, badando ai +lor documenti o all'esempio loro: con +che giovane ancora si avvezzò a tenere +in freno il corpo, menando una vita dura, +fuggendo ogni delizia, leggendo, faticando, +e attendendo agli affari occorrenti. +</p> + +<p> +Con così bel preparamento adunque, +e con tale corteggio di virtù fu Marco +Aurelio adottato per figliuolo da Antonino +Pio, e divenne suo genero, con isposar +<i>Faustina</i>, unica figliuola di lui, +da cui ebbe poi varie figliuole. Essa in +questo medesimo anno, dacchè il marito +era divenuto imperadore, gli partorì due +gemelli nel dì 31 d'agosto, l'uno de' quali +fu <i>Commodo</i>, figliuolo indegno di sì +buon padre, e che avrà luogo fra gli abbominevoli +Augusti. Altri maschi nacquero +da tal matrimonio, ma niun d'essi +sopravvisse al padre. Dappoichè ebbe +Antonino Pio fatto fine alla sua vita, il +senato dichiarò imperadore Augusto il +solo <i>Marco Aurelio</i>; ma egli con un atto +di magnanimità, che non avea, e non +avrà forse esempio, benchè <i>Lucio Elio +Commodo</i> non fosse a lui attinente per +alcuna parentela di sangue, ma solamente +per titolo di adozione gli fosse fratello; +pure il volle <span class="fnote">[Idem, in Lucio Vero Imper.]</span> per suo collega nello +imperio, e gli conferì i titoli d'<i>Imperatore</i> +e d'<i>Augusto</i>, e la <i>podestà tribunizia e +<span class="pagenum"><a name="Page_528" id="Page_528"></a>[528]</span> +proconsolare</i>; il che fu cosa non più veduta; +cioè due Augusti nel medesimo +tempo. Ritenne per sè il pontificato massimo, +e il cognome di Antonino, cedendo +a lui il suo proprio, cioè quello di +<i>Vero</i>; di modo che egli da lì innanzi fu +appellato <i>Marco Aurelio Antonino</i>, e l'altro +<i>Lucio Aurelio Vero</i>, o <i>Lucio Vero</i>. Il +dirsi da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, o pur da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span>, +che Marco Aurelio s'indusse a risoluzion +tale, perchè egli era debole di complessione, +e voleva attendere ai suoi +studi, laddove Lucio Vero era giovane +robusto, e più atto alle fatiche della milizia, +nol so io credere vero. Se Marco +Aurelio non si attentasse a fare il mestier +della guerra, e si perdesse fra i +libri, lo vedremo andando innanzi. Aristide <span class="fnote">[Aristid., Orat. 16.]</span>, +famoso sofista di questi tempi, +in una delle sue orazioni, esalta forte, +come un'azione la più grande che potesse +mai farsi, l'avere Marco Aurelio spontaneamente, +e senza far caso de' figliuoli +che poteano nascere da Lucio Vero, voluto +eleggerlo per suo collega nell'imperio. +Egli sì dice il vero. La virtù sola +di Marco Aurelio e la sola grandezza +dell'animo suo potè giungere a tanto; e +la virtù quella fu che fece poi camminar +concordi questi due fratelli Augusti, benchè +in Lucio abbondassero i difetti, siccome +diremo. A lui promise ancora <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span> +Marco Aurelio in moglie <i>Lucilla</i> sua figliuola, +non per anche atta alle nozze, +che vedremo effettuate a suo tempo. Andarono +poscia amendue questi Augusti +al quartiere de' soldati pretoriani, promisero +ad essi il consueto regalo, e agli +altri soldati a proporzione. <i>Vicena millia +nummum singulis promiserunt militibus</i>, +si legge nel testo di Capitolino. Temo io +dello sbaglio in sì fatta espressione, perchè +vien creduto che sieno quattrocento +scudi romani per testa: somma, che a' dì +nostri fa paura, perchè si trattava di +<span class="pagenum"><a name="Page_529" id="Page_529"></a>[529]</span> +molte migliaia di soldati. Che anche al +popolo toccasse il suo congiario si raccoglie +dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>. Oltre a ciò il +donativo del frumento, che si faceva ai +fanciulli e alle fanciulle de' poveri cittadini +romani, fu steso da loro a quei che +nuovamente erano venuti ad abitare in +Roma, se pur non vuol dire lo storico <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, +che accrebbero per l'Italia il numero +de' fanciulli e delle fanciulle, che, +per istituzione di Nerva, Trajano e Adriano, +partecipavano della cesarea liberalità. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXII" id="CLXII"></a>CLXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Giunio Rustico</span> e <span class="sc">Cajo Vettio +Aquilino</span>. +</p> + +<p> +<i>Rustico</i> quel medesimo è che fu uno +de' maestri di Marco Aurelio, sopra gli +altri a lui caro. Da un'iscrizione riferita +dal Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consular.]</span>, e posta nelle calende +di luglio, si deduce che ad Aquilino succedette +nel consolato <i>Quinto Flavio Tertullo</i>. +Credesi <span class="fnote">[Blanc., ad Anastasium Bibliothec.]</span> che sant'<i>Aniceto</i> papa +nell'anno precedente compiesse gloriosamente +il suo pontificato col martirio; +ma è intrigata in questi tempi la cronologia +de' romani pontefici, e confessa anche +la cronica di Damaso, la qual va +sotto nome di Anastasio bibliotecario. +Tuttavia, secondo essa cronica, <i>Sotero</i> +papa cominciò in quest'anno a contare +gli anni del suo pontificato. Avea già +dato principio al suo governo nell'anno +procedente <i>Marco Aurelio Augusto</i>, e si era +cominciato a provare quanto sia vero +il detto di Platone, che sarebbero felici i +popoli, se regnassero solamente i filosofi, +ed è lo stesso che dire se i regnanti studiassero, +amassero e professassero la +<span class="pagenum"><a name="Page_530" id="Page_530"></a>[530]</span> +sapienza. Seco si univa <i>Lucio Vero Augusto</i> +nel comando, e con buona unione, +ma con subordinazione a lui, quasi +che l'uno fosse padre e l'altro figliuolo <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>. +Studiavasi Lucio Vero di uniformarsi +nelle maniere di vivere a lui, per +quanto poteva, usando sobrietà, gravità +e moderazione in apparenza, perchè nella +sostanza troppo era egli diverso dall'altro. +Non si desiderò in essi la bontà +e la clemenza di Antonino Pio; ed uno +de' primi a farne pruova fu Marcello commediante, +che in pubblico teatro con +qualche equivoco il punse, senza che +Marco Aurelio, che lo seppe, ne facesse +risentimento alcuno. Ma che? contro +dell'imperio romano si cominciarono a +scatenar le disgrazie, e se al popolo romano +non fosse toccato in tempi sì burrascosi +un imperadore di tanta voglia, +come fu Marco Aurelio, poteano maggiormente +moltiplicarsi i guai. La prima +disavventura, onde restò turbata la pubblica +felicità, fu l'innondazione del Tevere, +che recò un gravissimo danno alle +case, alle mercatanzie ed altre robe della +città di Roma, affogò gran copia di +bestiame, e si tirò una terribil carestia. +Le provvisioni fatte in questo bisogno +dai due Augusti, tali furono che si rimediò +ai disordini, e ritornò la calma +nella città. Ma più da pensare davano +le turbolenze insorte ai confini dell'imperio, +prima eziandio che mancasse di +vita Antonino Pio. In Germania i Catti +popoli barbari avevano già fatto delle +scorrerie nel paese romano. La Bretagna +anch'essa minacciata dai barbari +non sudditi dell'imperio. Fu dunque inviato +in Germania a difendere quelle frontiere +<i>Aufidio Vittorino</i>. Cosa ne avvenisse +non ne resta memoria nelle storie. +Alla difesa della Bretagna fu spedito <i>Calpurnio +Agricola</i>, ma di quegli affari parimente +è perita la memoria. +</p> + +<p> +Di maggiore importanza senza paragone +fu la guerra mossa fin l'anno precedente +da <i>Vologeso re de' Parti</i>, non si +<span class="pagenum"><a name="Page_531" id="Page_531"></a>[531]</span> +sa, se perchè Antonino Pio ricusò di +rendergli il trono regale, tolto a Cosroe +suo padre, o pure perchè anch'egli, al +pari de' suoi maggiori, facesse l'amore +al regno dell'Armenia, dipendente dall'imperio +romano. Dopo la morte di esso, +Antonino dichiarò egli la guerra, sollevò +quanti re e nazioni potè di là +dall'Eufrate e dal Tigri contro ai Romani, +e, verisimilmente sul principio, indirizzò +l'armi sue addosso alla stessa +Armenia. Fu conosciuto in Roma necessario +lo spedire un capo di grande autorità +con gagliardissime forze, per far +fronte a sì potente nemico, e perchè lo +stato della repubblica esigeva in Roma +la presenza di Marco Aurelio, acciocchè +egli accudisse anche agli altri rumori +della Bretagna e della Germania; e col +consenso del senato fu presa la risoluzion +d'inviare in Oriente <i>Lucio Vero Augusto</i>. +In fatti, provveduto di tutti gli uffiziali +occorrenti si partì questo giovinastro +principe da Roma, e fu accompagnato +dal fratello Augusto sino a Capoa. Ma appena +giunto a Canosa, cadde infermo. Il +che inteso da Marco Aurelio, che s'era +restituito a Roma, colà si portò di nuovo +per visitarlo. Tornatosene poscia a +Roma, compiè i voti fatti per la salute +d'esso Lucio Vero nel senato. L'andata +di esso Vero vien riferita all'anno presente +da vari letterati. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span> +la crede seguita del precedente. Riavuto +egli dalla malattia, guadagnata nel viaggio +coi disordini e coi piaceri, a' quali si +abbandonò, subito che si fu sottratto +agli occhi del savio fratello Augusto, +continuò per mare il suo viaggio. Abbiamo +da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>, e lo asserisce +anche Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, che Lucio Vero andò +a Corinto e ad Atene, sempre accompagnato +nella navigazione dalla musica +de' cantori e sonatori. In Atene fece +de' sagrifizii con augurii, creduti infausti +dai visionarii pagani. Poscia, ripigliato +<span class="pagenum"><a name="Page_532" id="Page_532"></a>[532]</span> +il viaggio per mare, andò costeggiando +l'Asia Minore, la Pamfilia e la Cilicia, fermandosi +qualche giorno per tutte le città +più illustri a darsi bel tempo, finchè +finalmente arrivò ad Antiochia, dove fece +punto fermo. Probabilmente non vi +giunse se non nell'anno presente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXIII" id="CLXIII"></a>CLXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperad. 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Leliano</span> e <span class="sc">Pastore</span>. +</p> + +<p> +S'è disputato finora, se il primo console +sia da nominarsi <i>Lucio Eliano</i>, o +pure <i>Leliano</i>. Resta indecisa la lite. Per +le ragioni da me addotte altrove, inclino +a crederlo <i>Leliano</i>; e un'iscrizione da +me prodotta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 335.]</span> mi ha somministrato +fondamento per conghietturare, che il +suo prenome e nome fossero <i>Marco Pontio +Leliano</i>. Con esso lui si trova ancora +console <i>Quinto Mustio Prisco</i>, che potè +essere sostituito a <i>Pastore</i>. Un'iscrizione +prodotta dal Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscript., pag. 218.]</span>, Cupero e Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consular.]</span> +ha <i>Marco Aurelio</i> e <i>Lucio Eliano +Consoli</i>, iscrizione creduta da me falsa, +perchè si solevano notare i consoli col +cognome, e non già col solo prenome e +nome. Ma essa è presa dai manuscritti +del Ligorio, cioè, per quanto ho io accennato +nella prefazione alla mia Raccolta, +da opere non vere del Ligorio, +ma accresciute o adulterate da qualche +susseguente impostore, che fabbricò +gran copia di antiche iscrizioni, e le spacciò +sotto il nome del Ligorio, delle quali +poi specialmente s'è fatto bello il Gudio. +Ne' legittimi manuscritti del Ligorio da +me veduti non si trovano queste merci. +Intanto gli affari di Levante male e peggio +camminavano per li Romani. Per +<span class="pagenum"><a name="Page_533" id="Page_533"></a>[533]</span> +testimonianza di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, era stato spedito +<i>Severiano</i>, forse governatore della +Cappadocia, colle forze ch'egli avea in +quelle parti, in aiuto dell'Armenia. Secondo +il pazzo rito de' superstiziosi e +troppo crudeli d'allora, volle egli prima +consultare nella Paflagonia <i>Alessandro</i>, +famoso impostore, che in questi tempi si +spacciava profeta, ed ebbe poi Luciano <span class="fnote">[Lucian., in Pseud.]</span> +scrittore della di lui infame vita. +Il furbo gli predisse delle vittorie. Con +questo dolce in bocca andò Severiano, +menando seco più d'una legione, a portarsi +in Elegia città dell'Armenia. Ma eccoti +comparire un nuvolo di Parti, che per +tre giorni tennero bloccata da ogni parte +l'armata romana, e in fine con una pioggia +di strali la disfecero interamente, +lasciandovi la vita anche tutti i capitani. +Se non falla Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Lucio Vero.]</span>, questa sciagura +arrivò ai Romani, fin quando Lucio +Vero Augusto, postosi in cammino +verso l'Oriente, si dava bel tempo nella +Puglia, andando a caccia, e perdendo il +tempo. Per conseguente dovrebbe tal fatto +appartenere all'anno precedente 162. +Fiero per tal vittoria <i>Vologeso</i> re dei +Parti, rivolse le armi contro la Soria, +dove era governatore <i>Attidio Corneliano</i>. +Quivi ancora venuto alle mani coll'esercito +romano, lo mise in rotta, spandendo +con ciò il terrore e i saccheggi per +tutte quelle contrade. Nè andò esente da +sì fatti danni la provincia della Cappadocia. +Sembra che tal disavventura accadesse +nel precedente anno. Giunto era +ad Antiochia, come dicemmo, capitale +della Soria, <i>Lucio Vero Augusto</i> <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>; e +invece di attendere all'importante affare, +per cui s'era mosso, quivi tutto si diede +in preda ai piaceri, anche più infami, +nel lusso, nei conviti e in ogni sorta di +libidine. Non avea più il maestro a lato +che gli tenesse gli occhi addosso, nè gli +legasse le mani. Doveva andare in persona, +<span class="pagenum"><a name="Page_534" id="Page_534"></a>[534]</span> +come desiderava l'Augusto suo +fratello, a procacciarsi gloria nelle armi, +ed egli ad altro non pensava che ad appagare +ogni sfrenata sua voglia. Tutto +quel che fece, fu spedire gran gente e +dei bravi generali contra dei Parti, e +questi principalmente furono <i>Stazio Prisco</i>, +<i>Avidio Cassio</i> (che vedremo a suo +tempo ribello) e <i>Marzio Vero</i>, lodati ancora +da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> pel loro valore. Sembra +che si possa dedurre dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, +che in quest'anno i Romani +riportassero qualche vantaggio nell'Armenia, +o ne ricuperassero una parte; +ma non dovette esser gran cosa. Avea +già Marco Aurelio promessa in moglie a +<i>Lucio Vero</i> la sua figliuola <i>Lucilla</i>. Secondo +i conti del padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, in questo +anno se ne effettuarono le nozze <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurel. et in Lucio +Vero.]</span>. +Condotta questa principessa dal padre +sino a Brindisi, fu poi trasferita ad Efeso, +dove si portò Lucio Vero a prenderla. +E vi si portò per concerto fatto prima; +imperciocchè Marco Aurelio avea detto +in senato di volerla egli stesso condurre +fino in Soria; ma Lucio Vero si esibì di +venire a riceverla ad Efeso per timore +che se il fratello arrivasse ad Antiochia, +non iscoprisse tutti i segreti della scandalosa +sua vita. Avea il buon imperadore +Marco Aurelio, per esentare i popoli dagli +aggravi, spediti prima degli ordini alle +provincie, che non si facessero incontri +alla figliuola. Ma più verosimile sembrerà +che nell'anno susseguente succedesse +il viaggio di Lucilla, a cui fu conferito +il titolo di <i>Augusta</i>; perchè Marco Aurelio +se ne tornò in fretta da Brindisi a +Roma, per ismentire le dicerie sparse, +ch'egli volesse passare in Soria affin di +levare al fratello e genero la gloria di +terminar quella guerra. E pure finquì +non abbiamo inteso alcun tale prospero +successo delle armi romane in quelle +<span class="pagenum"><a name="Page_535" id="Page_535"></a>[535]</span> +parti, onde potesse Marco Aurelio portar +invidia a Lucio Vero. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXIV" id="CLXIV"></a>CLXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperad. 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Pompeo Macrino</span> e <span class="sc">Publio +Juvenzio Gelso</span>. +</p> + +<p> +Cangiossi finalmente nel presente anno +in ridente il volto finora bieco della +fortuna verso de' Romani. A <i>Stazio Prisco</i> +riuscì di prendere Artasata città +dell'Armenia <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span>, di mettere guarnigione +in un luogo, appellato di poi Città-Nuova, +perchè <i>Marzio Vero</i>, a cui fu dato il governo +di quella provincia, fece di quel +luogo la prima città dell'Armenia <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. +Allorchè esso Marzio giunse colà, trovò +ammutinate quelle milizie, e colla sua +prudenza le pacificò. Nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> +di quest'anno si fa menzione dell'<i>Armenia +vinta</i>, dell'<i>Armenia presa</i>. E più di +una vittoria convien dire che riportassero +i Romani in quelle parti, perchè osserviamo +che i due Augusti presero in +quest'anno <i>per due volte</i> il titolo d'<i>Imperadore</i>, +segno appunto di vittoria. Quel +che è più, tanto Marco Aurelio, che Lucio +Vero, furono proclamati <i>Armeniaci</i>, +come consta dalle medesime loro medaglie, +o, vogliam dire, monete, inoltre +dalle stesse apparisce ch'essi Augusti +diedero un re agli Armeni; e questo fu +<i>Soemo</i> della razza degli Arsacidi, senza +che si sappia s'egli ne fosse dianzi re, e +cacciato da Vologeso, o pure s'egli fosse +re nuovo, dato dai due imperadori a quei +popoli; e Dione <span class="fnote">[Dio, in excerpt. Valesian.]</span>, parlando della somma +clemenza di Marco Aurelio, scrive +<span class="pagenum"><a name="Page_536" id="Page_536"></a>[536]</span> +che in questa guerra fu fatto prigione Tiridate +Satrapa, il quale era stato cagione +de' torbidi nati nell'Armenia, ed avea +ucciso il re degli Eniochi, e messa mano +alla spada contra di <i>Marzio Vero</i> generale +de' Romani, perchè gli rimproverava +cotesti suoi eccessi. E pure il buon imperadore +altro gastigo non gli diede, se non +che il mandò in esilio nella Bretagna. +Intanto ridendosi Lucio Vero dei rumori +e pericoli della guerra, col pretesto di +attendere a provveder le armate romane +di viveri e di nuove genti <span class="fnote">[Capitol., in Lucio Vero.]</span>, se ne stava +godendo le delizie di Antiochia, e lasciava +che i generali romani sudassero ed +esponessero le lor vite per lui nelle imprese +guerriere. Per quattro anni, ma +con soggiorno non fisso, si trattenne egli +in quella città: perchè nel verno abitava +a Laodicea, nella state a Dafne, amenissimo +ed ombroso luogo in vicinanza di +Antiochia. Per le tante istanze nondimeno +de' suoi consiglieri, si lasciò indurre, +durante questa guerra, a portarsi due +volte sino all'Eufrate. Ma appena s'era +lasciato vedere all'esercito romano (non +già a quel de' nemici), che se tornava ai +suoi prediletti ed obbrobriosi piaceri di +Antiochia. E non gliela perdonavano già +que' commedianti, i quali nel pubblico +teatro più volte con arguti motti destramente +mettevano in canzone ora la di +lui codardia, ora la sfrenata sua lussuria; +nè v'era persona che non gli ridesse +dietro. Truovasi presso il Mezzabarba +sotto quest'anno una medaglia, in cui +Marco Aurelio è intitolato <i>Germanico</i>, ed +espressa una <i>Vittoria d'Augusto</i>. Ma non +può stare. Vedremo a suo tempo quando +a questo imperadore fu dato il titolo di +Germanico. Per ora egli solamente veniva +chiamato <i>Armeniaco</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_537" id="Page_537"></a>[537]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXV" id="CLXV"></a>CLXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperad. 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Arrio Pudente</span> e <span class="sc">Marco +Gavio Orfito</span>. +</p> + +<p> +Più strepitosi ancora furono i fatti +de' Romani in quest'anno nella guerra +contra de' Parti <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. <i>Avidio Cassio</i>, che +comandava la grande armata romana +in faccia ai Parti, gittò un ponte sull'Eufrate, +come già fece Trajano, e, ad onta +loro, passò coll'esercito nella Mesopotamia, +inseguì i fuggitivi, e mise quelle +contrade sotto l'ubbidienza de' romani +Augusti. Fra le sue conquiste massimamente +famosa divenne quella di Seleucia, +città popolatissima e ricca sul Tigri, +tale che, se non abbiam difficultà a credere +ad Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> e a Paolo Orosio <span class="fnote">[Orosius, in Histor.]</span>, +era abitata da quattrocento e più mila +persone. Si rendè amichevolmente quel +popolo a Cassio, senza voler aspettare +la forza, ma l'iniquo generale che voleva +pur rallegrare l'armata col sacco di sì +doviziosa città, trovò de' pretesti ed inventò +delle querele, tanto che si effettuò +lo scellerato suo disegno colla rovina di +quel popolo, e coll'incendio dell'intera +città, in cui, anche a' tempi di Ammiano +Marcellino <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, Histor., lib. 23.]</span>, si miravano le vestigia di +così crudele azione. Nulladimeno attesta +Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Lucio Vero.]</span>, che <i>Asinio Quadrato</i>, scrittore +di questa guerra, discolpa <i>Cassio</i>, +e rigetta sopra i Seleuciani, come primi +a romper la fede, l'origine della loro +sciagura. In dubbii tali la presunzione +corre contra chi ha l'armi in mano, e +facendo quel mestiere per arricchire, ed +anche per altri fini obbrobriosi, facilmente +dimentica tutte le leggi dell'umanità, +per ottenere l'intento. Qui non si +<span class="pagenum"><a name="Page_538" id="Page_538"></a>[538]</span> +fermò la vittoria di Cassio. Passato il fiume +Tigri, entrò ancora in Ctesifonte, capitale +del regno de' Parti, e in Babilonia, +città famosa di quei tempi. Rimasero +spianati tutti i palazzi che <i>Vologeso</i> avea +in Ctesifonte, acciocchè anch'egli imparasse, +al pari di suo padre, a rispettare +la maestà del romano imperio. Scrive +Luciano <span class="fnote">[Lucian., de Conscribenda Hist.]</span>, autore di questi tempi, una +gran battaglia succeduta a Zaugma presso +l'Eufrate fra i Romani e i Parti, colla +totale disfatta degli ultimi; e poi per +deridere gli storici adulatori, aggiugne +che vi morirono trecento settantamila +Parti, e de' Romani solamente tre furono +i morti, e nove i feriti. Secondo il medesimo +Luciano, anche Edessa fu assediata +dai Romani. Per tal vittoria i due fratelli +Augusti presero il titolo d'<i>imperadori +per la terza volta</i>, siccome ancora il cognome +di Partici. Fu di parere il padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> che si terminasse in quest'anno +essa guerra partica, e che Lucio Vero +Augusto si restituisse a Roma, fondato +sopra la credenza, che nell'anno 161 +avesse principio quella guerra: il che non +è certo. Alcuni pensano che all'anno seguente +s'abbia da riferire tanto il fine +d'essa guerra, quanto il ritorno di Lucio +Vero, e questa giudico io più probabil +opinione. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXVI" id="CLXVI"></a>CLXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Servilio Pudente</span> e <span class="sc">Lucio Fufidio +Pollione</span>. +</p> + +<p> +Dissi parere a me più probabile, che +durasse ancora per molti mesi di questo +anno la guerra dei Romani coi Parti. +Ci assicurano le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, che nell'anno +presente Marco Aurelio e Lucio +Vero furono proclamati <i>per la quarta +<span class="pagenum"><a name="Page_539" id="Page_539"></a>[539]</span> +volta Imperadori</i>. Adunque l'armi loro +riportarono qualche vittoria, e questa +non potè essere se non contro ai Parti, +perchè quella de' Marcomanni fu più +tardi. Oltre di che in esse monete si +truova espressa la <i>Vittoria Partica</i>. Giusto +motivo dunque ci è di credere, che +<i>Avidio Cassio</i> generale de' Romani continuasse +le conquiste e i saccheggi contra +de' Parti nell'anno presente, e fosse +allora appunto, ch'egli arrivò sino alla +Media, onde poi ai titoli d'<i>Armeniaco</i> +e <i>Partico</i> aggiunse Lucio Vero <span class="fnote">[Capitolin., in Lucio Vero.]</span> quello +di <i>Medico</i>, del quale nondimeno non si +ha vestigio nelle medaglie. Dovette Cassio +internarsi cotanto in que' paesi, che +corse voce aver egli infin passato il fiume +Indo, benchè si possa ciò credere +finto da Luciano <span class="fnote">[Lucian., de Conscribenda Histor.]</span>, per mettere in ridicolo +gli storici che scrivevano allora +cose spropositate per esaltare i loro +eroi. Abbiamo poi da Dione <span class="fnote">[Dio, Lib. 71.]</span>, che +Cassio, nel tornare indietro, perdè gran +copia de' suoi soldati, parte per mancanza +di viveri, e parte per malattie; e +che con quei che gli restarono, si ridusse +in Soria, la qual vasta provincia a lui +fu poscia data in governo. Come finisse +l'impresa suddetta, non ne parla la +storia. Verisimilmente si venne fra i +Romani e Vologeso a qualche trattato +di pace; ed apparenza c'è, che della +Mesopotamia, o almeno di una parte di +essa rimanessero padroni i Romani. +<i>Lucio Vero Augusto</i>, che tuttavia dimorava +in Antiochia, si gonfiò forte per +così prosperosi successi. Avea spedito +l'imperador Marco Aurelio in quelle +parti <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span> <i>Annio Libone</i> suo cugino germano, +con titolo di legato, o sia di luogotenente, +cioè con molta autorità. Questi +non istette molto ad ammalarsi e a +morire in fretta. Perchè egli con insolenza +avea cominciato ad esercitar la +sua carica, e mostrava poca stima di +<span class="pagenum"><a name="Page_540" id="Page_540"></a>[540]</span> +<i>Lucio Vero</i>, con dire nelle cose dubbiose, +che ne scriverebbe a Marco Aurelio; +vi fu chi credette per ordine d'esso Vero +Augusto abbreviata a lui la vita col +veleno. Ma o nol credette, o fece finta +di non crederlo Marco Aurelio; anzi +venuto il fratello a Roma, e volendo +dar per moglie ad Agaclito suo liberto +la vedova d'esso Libone, Marco Aurelio, +benchè se l'avesse a male, pure intervenne +al convito di quelle nozze. +Sbrigato dunque dalla guerra de' Parti, +dopo cinque anni, come dice Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>, +Lucio Vero se ne tornò, prima +che terminasse quest'anno, a Roma; +menando seco, non già dei re vinti, ma +un gregge di commedianti, buffoni, giocolieri, +ballerini, sonatori ed altra simil +sorta di gentaglia, di cui specialmente si +dilettavano i popoli dell'Egitto e della +Soria, troppo dediti ai divertimenti; di +modo che pareva, ch'egli fosse ritornato +non da una vera guerra, ma da un serraglio +di persone da lusso e sollazzo. +Questi erano i trofei di un tale Augusto, +tutto il rovescio del savissimo imperador +suo fratello, dimorante in Roma, e +solamente intento al pubblico bene. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXVII" id="CLXVII"></a>CLXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Elio Aurelio Vero Augusto</span> per +la terza volta e <span class="sc">Quadrato</span>. +</p> + +<p> +Secondo i conti del padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, +<i>Marco Aurelio</i> e <i>Lucio Vero</i> Augusti fecero +nell'anno precedente la lor solenne +entrata in Roma da trionfanti per la +guerra compiuta contro i Parti e gli +Armeni. Secondo quei di Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>, +che sembrano meglio fondati, il trionfo +loro succedette nell'anno presente; per +la qual suntuosa funzione <i>Lucio Vero</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_541" id="Page_541"></a>[541]</span> +prese anche il consolato. Abbiamo memoria +di ciò in una medaglia di Marco +Aurelio colla di lui <i>Podestà Tribunizia +XXI</i> corrente in questo anno, dove si +mirano i due imperadori, in cocchio tirato +da quattro cavalli, e preceduto dalla +pompa trionfale. Per sua modestia +non voleva il buon Marco Aurelio <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurelio.]</span> +partecipare di questo trionfo, dicendolo +dovuto al suo Lucio Vero, le cui grandi +fatiche per domar que' barbari, già le +abbiamo vedute. Ma Lucio Vero fece +istanza al senato, che anche il fratello +Augusto trionfasse con lui; e inoltre, +che i di lui figliuoli <i>Commodo</i> e Vero fossero +creati Cesari; il che fu eseguito. +Vidersi poscia essi suoi figli, tanto maschi +che femmine, andare in carrozza +con loro nel trionfo. In tal occasione +decretò ad amendue il senato la corona +civica, e il titolo di <i>Padri della Patria</i>, +ricusato finora da Marco Aurelio, per +esser lontano il fratello. Nelle medaglie +non s'incontra questo loro glorioso titolo. +Si truova bensì nelle iscrizioni +legittime, fatte in quest'anno e ne' seguenti, +in onore dell'altro imperadore: +il che può anche servire ad indicar l'anno +preciso del trionfo, da me creduto il +presente, e per conoscere ancora se sieno +o scorrette o adulterine quelle iscrizioni +che prima di questi tempi attribuissero +loro un sì fatto titolo. In occasione +del suddetto trionfo eziandio fu +decretato che fossero fatti pubblici giuochi, +a' quali assisterono tutti e due gli +Augusti in abito trionfale. Parlano finalmente +le medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numism. Imperat.]</span> del <i>quarto Congiario</i> +dato al popolo romano da essi +Augusti nell'anno presente, probabilmente +per solennizzare con maggior +contento d'esso popolo la pubblica allegrezza. +Trovaronsi dunque in Roma i +due Augusti in quest'anno, e si vide +come un prodigio, la bella concordia +de' loro animi, tuttochè fossero sì diversi +i loro costumi. Quanto a Marco Aurelio, +<span class="pagenum"><a name="Page_542" id="Page_542"></a>[542]</span> +principe per natural saviezza, per +inclinazione alle azioni lodevoli, e specialmente +per l'aiuto della filosofia pieno +di belle massime, egli era tutto rivolto +a procurare il ben della repubblica, +non meno di quel che sia un saggio +padre di famiglia in ben regolare la propria +casa <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>. Ammiravasi in lui l'indefessa +applicazione ad amministrar la +giustizia, obbligo primario dei regnanti. +Voleva ascoltar tutto con pazienza, interrogava +egli le parti, esaminava le ragioni, +lasciando agli avvocati il convenevol +tempo per dedurle: di maniera +che talvolta intorno ad un solo affare +impiegava più giorni, laonde coloro poi +che erano condannati, si persuadevano +che giuste fossero le di lui sentenze. Nè +in ciò procedeva egli mai senza il consiglio +e l'assistenza di valenti giurisconsulti, +fra i quali principalmente si contò +<i>Scevola</i>, lodatissimo anche oggidì nella +scuola de' Legisti. La sua bontà il portava +sempre alla clemenza e alla dolcezza, +sminuendo per lo più nelle cause +criminali il rigor delle pene, se non +quando si trattava di atroci delitti, nei +quali compariva inesorabile. Teneva +gli occhi sopra i giudici, affinchè non si +abusassero o per negligenza o per malizia, +della loro autorità. Ad un pretore, +che non avea ben esaminato un processo, +comandò di rileggerlo da capo a piedi. +Ad un altro, che peggio operava, non +levò già il posto per sua bontà, ma gli +sospese la giurisdizione, delegandola al +di lui compagno. Lo studio suo maggiore +consisteva in distornar dolcemente gli +uomini dal male, ed invitarli al bene, +ricompensando i buoni colla liberalità +e con vari premii, e cercando di guadagnare +il cuore de' cattivi con perdonar +loro i falli, che si potessero scusare: il +che servì a rendere buoni molti, e a far +divenire migliori i già buoni. +</p> + +<p> +Nelle liti suo costume fu di non favorire +quasi mai il fisco. Piuttosto che +<span class="pagenum"><a name="Page_543" id="Page_543"></a>[543]</span> +far delle leggi nuove, procurava di rimettere +in piedi le vecchie. E ben molte +ne rinnovò intorno al ristringere il soverchio +numero delle ferie; in assegnar +tutori e curatori; in ben regolare l'annona, +e levarne gli abusi; in tener selciate +le vie di Roma e delle provincie, e +nette dai malviventi; e in punire chi +nelle gabelle avesse esatto più delle tasse; +in moderar le spese degli spettacoli +e delle commedie; in gastigare i calunniatori, +e in simili altri utili. Proibì sopra +tutto l'accusar chicchessia, che avesse +sparlato della maestà imperiale, sofferendo +egli senza punto alterarsi le +dicerie de' maligni, fin le insolenze dette +in faccia a lui stesso. Un certo Veterano, +malamente screditato presso il pubblico, +gli faceva premura per ottenere un posto. +Rispose il savio imperadore, che +studiasse prima di riacquistare il buon +nome. Al che colui replicò: <i>Quasi che +io non abbia veduto molti nel posto di +Pretore, che meco hanno combattuto nell'anfiteatro.</i> +Pazientemente sopportò il +buon Augusto l'insolente risposta. Il rispetto +suo verso il senato incredibile fu. +V'interveniva sempre, essendo in Roma, +non impedito, ancorchè nulla avesse +da riferire. E quando pure, essendo a +villeggiar nella Campania, gli occorreva +di dover proporre qualche cosa, in vece +di scrivere, veniva egli in persona a parlarne. +Non aggiugneva a quell'insigne +ordine, se non chi egli ben sapeva meritarlo +per le sue virtù, con promuovere +dipoi alle cariche lucrose i senatori poveri, +ma dabbene, per aitarli. Che se +talun dei senatori veniva accusato di +delitti capitali, ne facea prima prendere +segrete informazioni, per non iscreditare +alcuno senza un sicuro fondamento. +Interveniva anche ai pubblici Comizi, +standovi finchè arrivasse la notte; nè +mai si partiva dalla Curia, se prima il +console non licenziava l'assemblea. Tal +era il vivere dell'ottimo imperadore. +Qual fosse quello di Lucio Vero Augusto, +mi riserbo di accennarlo fra poco. +<span class="pagenum"><a name="Page_544" id="Page_544"></a>[544]</span> +Ma non si vuol qui lasciar di dire che +questo giovinetto imperadore tornando +dalla Soria <span class="fnote">[Capitolin., in Lucio Vero. Lucian., de +Conscrib. Histor. Ammianus, lib. 23.]</span>, un brutto regalo +fece alla patria, con condur seco la peste. +Era essa insorta, chi dicea nell'Etiopia, +chi nell'Egitto e chi nel paese +dei Parti. Attaccatasi poi alle milizie romane, +ed entrata nella corte di Lucio +Vero, dappertutto, dov'egli passava, +lasciava la micidial infezione secondo il +suo costume, di modo che cominciò a +sentirsi terribilmente anche in Roma. +Si andò poi a poco a poco dilatando per +l'Italia, e per la Gallia sino al Reno, facendo +incredibile strage per tutti i paesi, +durando anche più anni. Paolo Orosio <span class="fnote">[Orosius, Histor. lib. 8.]</span> +scrive, che rimasero prive di agricoltori +le campagne, spopolate le città +e castella, e crebbero i boschi e le +spine in varie contrade, perchè prive di +abitatori. Così feroce si provò essa in +Roma <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span>, che i cadaveri de' poveri si +mandavano fuori in carrette a seppellire, +e mancarono di vita molti illustri +personaggi, ai più degni de' quali Marco +Aurelio fece innalzar delle statue. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXVIII" id="CLXVIII"></a>CLXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Aproniano</span> e <span class="sc">Lucio Vettio Paolo</span>. +</p> + +<p> +Tutti gli antichi fasti ci danno consoli +sotto quest'anno <i>Aproniano</i> e <i>Paolo</i>. +Par ben difficile che tutti si sieno ingannati. +Una sola iscrizione riferita dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consul.]</span> +e dal Grutero, ci dà consoli +<i>Lucio Vettio Paolo</i> e <i>Tito Giunio Montano</i>. +Ma verisimilmente un <i>Aproniano</i> +sarà stato console ordinario con <i>Paolo</i>, +ed a lui, o per morte o per sostituzione, +sarà succeduto <i>Montano</i>, parendo poco +probabile che <i>Montano</i> fosse lo stesso che +<span class="pagenum"><a name="Page_545" id="Page_545"></a>[545]</span> +<i>Aproniano</i>. Già inclinato al lusso e a tutti +gli sfoghi della sensualità Lucio Vero +Augusto <span class="fnote">[Capitol., in Lucio Vero.]</span>, maggiormente dacchè si fu +allontanato dagli occhi del fratello imperadore, +si era abbandonato, siccome di +sopra accennammo, ad ogni sorta di +piaceri, anche più abbominevoli, deludendo +l'intenzion del fratello stesso che +l'aveva inviato là, per isperanza che le +fatiche militari il guarirebbono: speranza +vana, come si conobbe dagli effetti. Ritornato +che fu l'Augusto giovane a Roma, +andava egli bensì alquanto ritenuto, +per nascondere i suoi vizii al saggio imperadore +Marco Aurelio, ma in secreto +faceva alla peggio. Volle una cucina a +parte nel suo appartamento; e, dopo essere +stato alla parca cena di Marco Aurelio, +passava colà a soddisfare la sua +ghiottoneria, con farsi servire a tavola +da persone infami, e con volere dei combattimenti +di gladiatori a quelle private +cene, le quali andavano sì a lungo, che +talvolta egli abborracchiato si addormentava +sopra i cuscini o letti, sui quali si +adagiavano gli antichi stando alla mensa, +e conveniva portarlo di peso alla sua +stanza. In uso era allora di non far tavola, +dove fossero più di sette persone; +e diverse tavole verisimilmente si mettevano +nelle grandi occasioni, perchè +passavano per proverbio: <i>Sette fanno un +convito, nove fanno una lite.</i> Lucio Vero +fu il primo a voler dodici convitati alla +medesima mensa, e con una profusione +spropositata di regali; perchè ai paggi, agli +scalchi ed ai commensali si donavano +piatti, bicchieri d'oro, d'argento e gioiellati, +vari animali, vasi d'oro con unguenti, +e carrozze con mule guernite di ricchi +finimenti. Costava cadauno di questi conviti +una tal somma, che nè pure mi arrischio +a nominarla: tanto è grande nel +testo di Capitolino. Il resto poi della notte +si soleva per lo più spendere in giuoco, +vizio, oltre a tanti altri, imparato in Soria. +Fecesi anche fabbricare una suntuosa +villa nella via Clodia, dove se la passava +<span class="pagenum"><a name="Page_546" id="Page_546"></a>[546]</span> +in gozzoviglie co' suoi liberti, e con quegli +amici che godeano beni in quelle parti. +Marco Aurelio sapea tutti questi disordini, +e quantunque se ne rammaricasse +non poco, pure fingeva ignorarli, per +non romperla col fratello; anzi invitato +da lui alla suddetta villa, non ebbe difficultà +di andarvi, per insegnargli coll'esempio +suo, come si dovea far la villeggiatura. +E vi si fermò cinque giorni, +attendendo anche allora alla spedizion +delle cause, mentre Lucio Vero si perdeva +ne' conviti, o era affaccendato per +prepararli. Dicono di più, che questo +sregolato imperadore passò ad imitare i +vergognosi costumi di Caligola, di Nerone +e di Vitellio, coll'andar di notte travestito +e incappucciato per le bettole e +nei bordelli, cenando con dei mascalzoni, +attaccando delle risse, dalle quali +tornò talvolta colla faccia maltrattata da +pugni, e rompendo i bicchieri delle taverne +col gittar in aria delle grosse monete +di rame. Sopra tutto era egli spasimato +dietro alle corse de' cavalli nel +Circo, mostrandosi a spada tratta parziale +in que' giuochi della fazione Prasina, +che portava la divisa verde; di maniera +che anche mentr'egli col fratello +Augusto assisteva a quegli spettacoli, +più volte gli furono dette delle villanie +dall'emula fazione Veneta, vestita d'azzurro. +Innamorato specialmente di un +suo cavallo, appellato Volucre, o sia Uccello, +fece fare la statua di esso d'oro, e +seco la portava. Invece d'orzo voleva +che gli si desse uva passa con pinocchi; +e per cagion di esso s'introdusse il dimandare +per premio de' vincitori nel +corso un cavallo d'oro. Morto questo +cavallo, gli fece alzare un sepolcro nel +Vaticano. E tali erano i costumi e le capricciose +azioni di <i>Lucio Vero Augusto</i>. +</p> + +<p> +Fin quando si facea la guerra de' Parti, +se ne preparò un'altra al settentrione +contra de' Romani <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio. Dio, lib. 71.]</span>. Avevano cominciato +i Marcomanni, creduti oggidì +abitatori della Boemia, ad infestare il +<span class="pagenum"><a name="Page_547" id="Page_547"></a>[547]</span> +paese romano; ma i generali che custodivano +quelle parti, per non esporre +l'imperio a questa pericolosa guerra, +nel tempo che si facea l'altra più importante +coi Parti, andarono sempre temporeggiando +e pazientando, finchè venisse +un tempo più opportuno da fiaccar +loro le corna. Terminata con felicità +l'impresa dell'Oriente, maggiormente +crebbe l'insolenza di essi Marcomanni; +anzi si venne a scorgere che quasi tutte +le nazioni barbare abitanti di là dal Rene +e dal Danubio, cominciando dall'Oceano, +fin quasi al mar Nero, erano in +armi ai danni dei Romani, sia che fosse +qualche lega fra loro, o pure che l'una +imparasse dall'esempio dell'altra a disprezzar +le forze della repubblica romana. +Fra que' popoli, tutti gente bellicosa +e fiera, e che parea congiurata alla rovina +de' Romani, oltre ai Marcomanni +principali fra essi, si contavano i Narisci, +gli Ermonduri, i Quadi, i Suevi, i Sarmati, +i Vandali, i Vittovali, i Rossolani, i +Basterni, i Costobochi, gli Alani, i Jazigi +ed altri, de' quali non si sa il nome. +Se dice il vero Dione, i Germani Transrenani +vennero fino in Italia, e recarono +de' gravissimi danni: il che par difficile +a credere. Fra i cadaveri di costoro uccisi, +furono ritrovate molte femmine +guernite di tutte armi. Così gli altri barbari +saccheggiarono varie provincie, +presero città, e sembra che s'impadronissero +di tutta la Pannonia, o almeno +di una parte di essa. Per attestato di +Pausania <span class="fnote">[Pausanias, lib. 10.]</span>, i Costobochi fecero delle +scorrerie fino in Grecia. Portate così +funeste nuove a Roma, riempirono tutta +la città di spavento; e tanto più, perchè +la peste avea fatto e facea tuttavia +un fier macello anche delle milizie romane. +Marco Aurelio <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, che con tutto +il suo bel genio alla virtù, e con tutti i +suoi studi, non giunse mai a conoscere +la falsità della sua religione pagana, nè +la verità della cristiana, di cui piuttosto +<span class="pagenum"><a name="Page_548" id="Page_548"></a>[548]</span> +fu persecutore, ricorse allora per aiuto +agl'idoli, facendo venir da tutte le parti +de' sacerdoti, anche di religioni straniere, +moltiplicando i sagrifizii e le preghiere +in così gran bisogno alle sorde sue +deità. Fece ancora quanti preparamenti +potè, per ammassar genti, e per reclutare +le quasi disfatte legioni. Restò per +un tempo ritardata la sua spedizione +dalla peste tuttavia mietitrice delle vite +umane; ma finalmente in quest'anno egli +si mosse da Roma in persona con +quelle forze che potè adunare. Insinuò +egli segretamente al senato, essere necessaria +l'andata di amendue gli Augusti, +trattandosi di una guerra sì strepitosa e +di tanta estensione; e questo fu decretato. +Non si fidava il saggio imperador +Marco Aurelio di mandar solo a cotale +impresa il fratello Lucio Vero, perchè +ne avea già sperimentata la codardia <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>; +e nè pur voleva lasciarlo solo in Roma, +affinchè egli in tanta libertà maggiormente +non s'immergesse negli eccessi, e +crescesse il suo disonore. Si misero dunque +in viaggio i due imperadori (ma +Lucio Vero con interna ripugnanza e +dispiacere) e pervennero sino ad Aquileja. +Truovasi nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imper.]</span> di questo +anno, che i due Augusti presero <i>per +la quinta volta</i> il titolo d'<i>Imperadori</i>. +Non apparendo che vittoria alcuna, di +cui questo titolo è indizio, si fosse per +anche riportata contra de' Marcomanni, +improbabile non è, che sia con ciò significata +quella che <i>Avidio Cassio</i> ebbe coi +Bucoli, o sia coi pastori egiziani che si +erano ribellati. Da Vulcazio Gallicano <span class="fnote">[Vulcatius, in Avidio Cassio.]</span> +abbiamo che Cassio si portò anch'egli +alla guerra marcomannica; e però +dovrebbe essere succeduta prima la +ribellion d'essi pastori e la loro disfatta. +Dacchè si sollevarono <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> i suddetti Bucoli, +gente barbara e selvaggia, molti ne +furono presi; ma gli altri vestiti con +<span class="pagenum"><a name="Page_549" id="Page_549"></a>[549]</span> +abiti donneschi, e fingendosi le mogli +de' prigionieri, invitarono un centurione +romano a prendere l'oro preparato pel +riscatto de' prigionieri. In vece dell'oro, +trovò egli le spade nemiche, che gli tolsero +la vita. Cresciuto l'ardire in quella +gente, e tirata nel suo partito la maggior +parte degli Egiziani, con avere per +capo un Isidoro, valorosissima persona, +rimasero vittima del loro furore molte +soldatesche romane; saccheggi senza fine +furono fatti; e poco vi mancò che +non s'impadronissero della stessa Alessandria, +capitale allora dell'Egitto. E sarebbe +forse avvenuto, se non vi fosse +accorso colle sue genti <i>Avidio Cassio</i> +governatore della Soria. Non si attentò +egli di venire a giornata campale con +quella sterminata copia di gente fiera e +disperata; ma gli riuscì bene di seminar +fra loro la discordia: il che bastò per +opprimere i pertinaci, e per ridurre gli +altri alla sommessione. Quando ciò veramente +succedesse in questi tempi, potrebbe +ciò aver dato motivo agli Augusti +di prender di nuovo il titolo d'<i>Imperadori</i>. +Ma siccome le azioni e gli avvenimenti +dell'imperio di Marco Aurelio sono +a noi pervenuti senza distinzioni di +tempo, così malagevol cosa è il poter fissarne +gli anni precisi, e resta indeciso +chi meglio in questa oscurità l'indovini. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXIX" id="CLXIX"></a>CLXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Sosio Prisco Senecione</span> e <span class="sc">Publio +Celio Apollinare</span>. +</p> + +<p> +Al primo console, cioè a <i>Prisco</i>, ho +aggiunto il cognome di <i>Senecione</i>, che +si legge in una iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 336, +num. 5.]</span>, da me altrove +riferita, trovandosi nell'altre memorie +<span class="pagenum"><a name="Page_550" id="Page_550"></a>[550]</span> +il solo di <i>Prisco</i>, che dovea essere +il più usato. La venuta dei due Augusti +ad Aquileja con un copiosissimo esercito, +seguita nell'anno precedente, per +testimonianza di Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, produsse +buoni effetti; imperciocchè la maggior +parte dei rei e popoli barbari del +Settentrione non solamente cessarono +dalle ostilità, ma uccisero ancora gli autori +delle sedizioni, mostrando di voler +concordia coi Romani. E i Quadi rimasti +senza re protestavano di non voler +confermare il già eletto, se non precedeva +l'approvazion degl'imperadori. Andavano +anche arrivando ambasciatori +dei più di que' popoli ai luogotenenti generali +di essi Augusti, che chiedevano +pace. Tal positura d'affari colla giunta +della peste che già s'era inoltrata fino +Aquileja, ed avea consumata parte dell'armata, +e colla morte ancora di <i>Furio +Vittorino</i>, prefetto del pretorio, animava +Lucio Vero a fare istanza al fratello Augusto +per tornarsene a Roma a godervi +le solite sue delizie e i consueti passatempi. +Ma Marco Aurelio era di contrario +parere, insistendo sempre in dire, +che l'essersi ritirati i Barbari, e il mostrar +tanta voglia di pace, poteano essere +loro finzioni e ripieghi presi al vedere +un sì grande apparato d'armi dalla parte +de' Romani; e che bisognava andar +innanzi, e chiarir meglio, se i nemici operavano +daddovero, o fingevano. Ch'essi +due Augusti passassero il verno in +Aquileja, lo pruova il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> +con alcuni passi di Galeno. Fu dunque +forzato contro sua voglia Lucio Vero a +seguitare il fratello Augusto nella Pannonia +e nell'Illirico, dove diedero buon +sesto alla quiete di quelle contrade, liberandole, +o pure avendole trovate libere +dalle nazioni barbare. Le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imper.]</span> +ci fan vedere preso da essi Augusti in +quest'anno <i>per la sesta volta</i> il titolo +d'<i>Imperadori</i>, senza che apparisca dove +<span class="pagenum"><a name="Page_551" id="Page_551"></a>[551]</span> +le lor milizie avessero guadagnata qualche +battaglia. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> circa questi +tempi scrive, che i Romani combatterono +contra de' Germani, Marcomanni, +Quadi, Sarmati e Daci. E nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> +battute nell'anno presente si trova +menzione d'una <i>Vittoria Germanica</i>, +e della <i>Germania soggiogata</i>, ed in oltre +dato a Marco Aurelio il titolo di <i>Germanico</i>: +tutte pruove, che si dovette menar +le mani, e che qualche vittoria toccò all'armi +romane. Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio et Lucio Vero.]</span> ignorò +molte particolarità di questa guerra, e +più di lui certamente son da apprezzar +le medaglie. Ma che in quest'anno Marco +Aurelio conseguisse il nome di <i>Germanico</i>, +si può dubitarne non poco. +</p> + +<p> +Adunque dappoichè si vide rimessa +la tranquillità nella Pannonia e nell'Illirico, +se ne tornarono i due Augusti da +Aquileja. Lucio Vero <span class="fnote">[Capit., in Marco Aurelio et Lucio Vero.]</span>, a cui parea +un'ora mille anni per rivedere le delizie +di Roma, tanto fece, tanto disse, che impetrò +licenza dal fratello di soddisfar al +suo volere verso il fine dell'anno, sebben +le parole di Galeno, riferite dal padre +Pagi, sembrano indicare che amendue +d'accordo s'inviassero alla volta di +Roma. Fuor di dubbio è, che viaggiando +essi unitamente in carrozza fra Concordia +ed Altino, Lucio Vero <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar. Aurelius Victor, in +Epitome.]</span> fu improvvisamente +colpito da un accidente di apoplessia, +per cui perdè la favella. Cavatogli +sangue, e portato ad Altino, da lì a tre +giorni compiè il corso di sua vita. Le dicerie +cagionate da questa improvvisa +morte furono infinite, secondo la consuetudine +degli oziosi, de' maligni e degli +ignoranti, che tutti vogliono far da politici. +Vi fu dunque non poca gente, che +il credè portato all'altra vita per veleno +che dicea fatto a lui dare da <i>Faustina +Augusta</i> suocera sua, chi da <i>Lucilla</i> sua +moglie per gelosia di <i>Fabia</i>, sorella di +<span class="pagenum"><a name="Page_552" id="Page_552"></a>[552]</span> +lui, ch'era entrata seco in troppa confidenza, +o per altri infami intrighi donneschi, +o perchè egli con essa sua sorella +avesse tramato contro la vita di Marco +Aurelio; e che Agaclito suo favorito liberto +fosse stato adoperato per levar lui +di vita. Altri poi inventarono una favola, +cioè che Marco Aurelio con un coltello +dall'una parte avvelenato avendo tagliato +un pezzo di carne, ne desse a lui la +mortifera, e prendesse l'altra per sè: +ovvero che per mezzo di Posidipo suo +medico il facesse salassar fuor di tempo. +Ma così stabilita era la riputazione e il +concetto dell'integrità di Marco Aurelio, +che niuna onesta persona vi fu, che non +conoscesse la falsità di sì fatte immaginazioni. +L'aveva egli sempre amato, avea +tenuti segreti il più che poteva i di lui +difetti, benchè gli dispiacessero al sommo. +Comunque passassero quegli affari, +abbastanza si raccoglie da Capitolino <span class="fnote">[Capit., in Marco Aurelio.]</span> +che Marco Aurelio venne in quest'anno +a Roma, pregò il senato a voler accordare +al defunto Lucio Vero gli onori divini, +il cui corpo fu posto nel sepolcro +di Adriano. Gli assegnò ancora de' Flamini, +ed altri sacri ministri, come si costumava +con gli Augusti, empiamente +deificati. Le zie e le sorelle di esso Lucio +Vero furono provvedute di assegni convenevoli +al loro stato. Trattò bene, e +regalò tutti i di lui liberti, benchè la maggior +parte fossero gente cattiva che si +era abusata della debolezza del padrone +in addietro; ma dopo qualche tempo +con apparenza di onorarli, ne liberò la +corte, ritenendo solamente <i>Eletto</i>, quel +medesimo, che a suo tempo vedremo uccisore +di Commodo Augusto, figliuolo +del medesimo imperadore. Andò poscia +Marco Aurelio in senato per ringraziare +i padri degli onori compartiti al defunto +fratello, e destramente lasciò capire che +tutti i felici successi della guerra partica +non erano provenuti dai suoi consigli +e provvedimenti, e che da lì innanzi passerebbono +meglio gli affari. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_553" id="Page_553"></a>[553]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXX" id="CLXX"></a>CLXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sotero</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Cornelio Cetego</span> e <span class="sc">Cajo +Erucio Claro</span>. +</p> + +<p> +Non s'ingannò l'Augusto Marco Aurelio +in dubitare che i barbari settentrionali +con finto animo avessero trattato di +pace nell'anno precedente. In fatti nel +presente, ripigliate l'armi, ricominciarono +i Marcomanni con gli altri popoli +di sopra nominati, e con altri mentovati +da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span>, le ostilità contro le +provincie romane, forse animati dal sapere +quanta strage avesse fatta la pestilenza +nelle legioni romane. Il peggio era, +che la medesima peste era tornata ad infierire +in Roma; e però mancavano i soldati, +ed anche l'altro nerbo principale +di chi vuole far guerra, cioè il danaro; +nè in sì calamitosi tempi sofferiva il cuore +al buon imperadore di smugnere con +imposture nuove i popoli afflitti. Che fece +egli dunque? Ricorse a dei ripieghi riserbati +alle gravi angustie della repubblica. +Non erano mai ammessi alla milizia +i servi, o vogliam dire schiavi; e di +questi il numero a que' tempi era incredibile +nel romano imperio. Per valersene +alla guerra, fece conceder loro la libertà, +e ne formò alcune legioni, con dare ad +essi il nome di <i>Volontari</i>. Altrettanto si +era praticato nelle necessità della guerra +Punica a' tempi della repubblica. Volle +ancora, che i gladiatori, benchè persone +infami, seco venissero alla guerra, e che +in vece di scannarsi fra loro, impiegassero +la lor destrezza in favor della patria +con uso migliore. Prese inoltre al suo +soldo i banditi della Dalmazia, della +Dardania e molte compagnie di Germani, +acciocchè servissero contro gli stessi +Germani. In tal guisa mise insieme una +poderosissima armata. Ma non reggendo +il suo erario a sì gravi spese, nè volendo +<span class="pagenum"><a name="Page_554" id="Page_554"></a>[554]</span> +egli, siccome dissi, aggravar i popoli, si ridusse +a vendere al pubblico incanto nella +piazza di Trajano gli ornamenti del palazzo +imperiale e i vasi preziosi e fin le +vesti della moglie e le gemme trovate +negli scrigni di Adriano. Durò due mesi +questo incanto, e tanto oro se ne ricavò, +che bastò al bisogno della guerra. Finita +poi essa, mandò fuori un editto, invitando +i compratori di que' preziosi arredi +a restituirli pel medesimo prezzo. E chi +non volle renderli, non ebbe per questo +vessazione alcuna. Siccome osservammo +di sopra all'anno 151, probabilmente +Zonara s'è ingannato con attribuir questo +fatto ad Antonino Pio, che non ebbe +come Marco Aurelio necessità sì premurose +di far danaro. Erasi ritirato il +buon imperadore, non so se per godere +della villeggiatura, o pure per guardarsi +dalla peste, a Palestrina. Quivi la morte +gli rapì il suo terzogenito, appellato <i>Vero</i>, +per un tumore natogli sotto un orecchio, +inutilmente tagliato. Era egli in +età di sette anni, ed avea già conseguito +il titolo di <i>Cesare</i>. Non più che cinque +giorni volle il padre che durasse il suo +lutto; consolò i medici che infelicemente +l'aveano curato; e tornò fresco al maneggio +degli affari pubblici, essendosi +sempre osservata in questo imperador +filosofo la medesima uguaglianza d'animo +e di volto, tanto nella buona che nella +avversa fortuna. Non permise egli che +s'interrompessero per la morte del figliuolo +i giuochi capitolini di Giove, che +s'incontrarono in sì funesta occasione: +solamente ordinò che si alzassero statue +al defunto fanciullo, e l'immagine sua +d'oro fosse portata ne' giuochi circensi. +Era egli in procinto di muoversi per andare +alla guerra, quando pensò di rimaritar +la figliuola <i>Lucilla</i>, rimasta vedova +del morto Lucio Vero Augusto. Scelse +dunque per marito di lei <i>Claudio Pompejano</i>, +di origine Antiocheno, e figliuolo +d'un cavalier romano, considerata sopra +tutto la di lui onoratezza e saviezza. +Ma tra perchè egli non era della +<span class="pagenum"><a name="Page_555" id="Page_555"></a>[555]</span> +prima nobiltà, e si trovava molto inoltrato +nell'età, tanto essa <i>Lucilla</i>, che +portava il titolo di Augusta, ed era figliuola +di un Augusto, quanto <i>Faustina</i> +imperadrice sua madre, non sapevano +dirigere un sì fatto parentado. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXI" id="CLXXI"></a>CLXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Septimio Severo</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Lucio Aufidio Erenniano</span>. +</p> + +<p> +Sino a questi tempi tenne <i>Sotero</i> il +pontificato romano, e nel presente anno +sostenne col martirio la verità della +Religion Cristiana. Contuttochè Marco +Aurelio imperadore tanti lumi avesse +dalla filosofia, pure, siccome già dissi, +non giunse mai a discernere la vanità +de' suoi idoli e la falsità della credenza +dei Pagani. Anzi, come zelante dell'onore +de' suoi dii, permise che si perseguitassero +i Cristiani, di maniera che +Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron. et in Histor. Eccl.]</span> ed altri antichi scrittori +mettono sotto di lui la quarta persecuzione +del Cristianesimo, per cui nella +Gallia e nell'Asia moltissimi eroi della +Fede di Cristo riceverono la corona del +martirio. Celebri sopra gli altri furono +i santi martiri <i>Policarpio</i> e <i>Giustino</i>. Anche +in Roma toccò questo glorioso fine +a santo <i>Sotero</i> papa. Non accadeva disgrazia +al romano imperio, in cui i falsi +sacerdoti del gentilesimo non inveissero +contra de' Cristiani, attribuendo l'ira +dei loro sognati dii allo sprezzo che ne +mostravano gli adoratori di un solo Dio. +La fierissima peste accaduta in questi +tempi dovette maggiormente inasprir la +loro rabbia contro i seguaci di Cristo. +A Sotero succedette nella cattedra romana +<i>Eleuterio</i>. E tuttochè i santi <i>Melitone</i> +vescovo di Sardi ed <i>Apollinare</i> +vescovo di Jerapoli circa questi tempi +esibissero le apologie del Cristianesimo +<span class="pagenum"><a name="Page_556" id="Page_556"></a>[556]</span> +a Marco Aurelio Augusto, nè egli aprì +mai gli occhi, nè si rallentò il rigore +contro ai Cristiani. Era già marciato in +persona esso imperadore verso la Pannonia +inondata dai popoli barbari. Siccome +questa fu una delle più pericolose +e memorande guerre che si avessero i +Romani, così sarebbe da desiderare che +la storia ce ne avesse conservate le memorie. +Ma noi non ne abbiamo che un +solo scuro abbozzo, e senza distinzione +di tempi. Probabil è, che solamente nell'anno +presente Marco Aurelio desse +principio alle militari sue imprese; ma +cosa egli operasse nol sappiamo. Le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> +non parlano di alcuna sua +vittoria, e ci mostrano solamente un +ponte, sul quale egli passa con alquanti +soldati. Abbiamo bensì, che in Roma si +celebrarono i decennali del di lui imperio, +cioè che si fecero feste, sagrifizii e +giuochi pel decennio compiuto del suo +savio governo, con far dei pubblici voti, +acciocchè salvo egli giungesse al secondo +decennio. Fioriva in questi tempi in Roma +il celebre medico <i>Galeno</i> o sia <i>Gallieno</i>, +come vien chiamato da altri, nativo +di Pergamo in Asia <span class="fnote">[Galenus, de Prognosticis.]</span>. Di colà Marco +Aurelio l'avea fatto venire ad Aquileja, +nell'anno 169, e poi condottolo a Roma. +Sommamente desiderando di averlo +a' suoi fianchi in questa spedizione, gliene +scrisse. Ma avendolo istantemente +pregato Galeno di lasciarlo a Roma, +perchè non gli dovea piacere la vita militare, +accompagnata da parecchi incomodi +e pericoli, se ne contentò il buono +imperadore, ma con obbligarlo ad assistere +alla sanità di <i>Commodo Cesare</i> suo +figliuolo, il qual fu veramente malato +durante la lontananza del padre. Noi +sappiamo che fra gli uffiziali, i quali si +distinsero nella suddetta spedizione contra +de' Marcomanni e degli altri Barbari, +si contarono <i>Claudio Pompejano</i>, genero +dell'imperadore, ed <i>Avidio Cassio</i>, che +poi si ribellò, ed <i>Elvio Pertinace</i> che fu +<span class="pagenum"><a name="Page_557" id="Page_557"></a>[557]</span> +col tempo imperadore. Avea quest'ultimo +calcati vari posti militari, e si trovava +di quartiere nella Dacia; ma per +alcune relazioni de' suoi malevoli Marco +Aurelio il levò di là. Pompejano, che ne +conosceva il valore e il merito, il volle +per suo ajutante, ed egli salì con tal +congiuntura in sì fatta riputazione, che +meritò di essere creato senatore. Anzi +chiaritosi l'imperadore che i sospetti +della di lui onoratezza erano proceduti +da mere calunnie, maggiormente dipoi +l'amò, e il promosse ai primi onori. Attesta +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, che in qualche battaglia +i Marcomanni furono superiori ai Romani, +e che in una d'esse perdè la vita +<i>Marco Vindice</i> prefetto del pretorio, a +cui l'Augusto Marco Aurelio fece alzare +tre statue in Roma. Un altro de' suoi +prefetti del pretorio fu <i>Rufo Basseo</i>, poveramente +nato, e che nè pure avea +studiato lettere. La sua fortuna, il suo +valore, la sua bontà compensarono i +difetti della nascita, e l'alzarono in fine +a grado così sublime. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXII" id="CLXXII"></a>CLXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Massimo</span> e <span class="sc">Orfito</span>. +</p> + +<p> +Quai prenomi e nomi avessero questi +due consoli, non si è potuto accertatamente +scoprire fin qui. Nell'anno presente, +per quanto sembra risultar dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, +la vittoria accompagnò il valore +dell'armi romane nella guerra coi Marcomanni. +In esse comparisce la <i>Vittoria +Germanica</i>, la <i>Germania soggiogata</i>, e +truovasi anche il titolo di <i>Germanico</i> +dato a Marco Aurelio. Quel solo che +non si sa intendere, punto non si vede +moltiplicato il titolo d'<i>imperadore</i> ad +<span class="pagenum"><a name="Page_558" id="Page_558"></a>[558]</span> +esso Augusto, come pur solea praticarsi +dopo qualche insigne vittoria. Può anche +mettersi in dubbio, s'egli per anche +ricevesse il cognome di <i>Germanico</i>. Ma +se non sappiamo il quando, abbiamo +almen sicure notizie da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> e +da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, ch'egli ridusse i Marcomanni +al Danubio, e che nel voler essi +passare quel gran fiume, diede loro una +solenne rotta, e liberò la Pannonia dal +giogo de' Marcomanni, Sarmati e Vandali. +Parte del bottino fatto in quella +fortunata azione, siccome composto di +roba tolta ai sudditi della Pannonia, +volle che fosse restituita ai poveri paesani. +Del resto pesatamente procedeva il +savio imperadore in sì pericolose congiunture, +senza voler azzardare le battaglie +a capriccio e sapeva temporeggiare +per cogliere i vantaggi. Che se negli affari +civili nulla mai determinava senza +averli conferiti prima co' suoi consiglieri, +molto più ciò praticava in quei della +guerra, dove la prudenza ed accortezza +ottien più d'ordinario che la forza. Nè +s'intestava del suo parere; solendo dire: +<i>Più conveniente è ch'io segua il consiglio +di tanti e sì saggi amici, che tanti e sì +saggi amici seguitino il parere di me solo.</i> +Per altro era egli costante nelle fatiche, +sebben molti il biasimavano, perchè un +filosofo par suo volesse menar la vita fra +l'armi e fra i pericoli della guerra: vita +che non si accordava punto colle massime +degli altri filosofi: pure egli con lettere +o colla viva voce facea conoscere +giusto e lodevole il suo operare, trattandosi +del bene della repubblica, per cui +si dee sofferire e sagrificar tutto. Nè +per quante lettere gli scrivessero da Roma +gli amici, affinchè lasciato il comando +ai generali, venisse al riposo, mai non +si volle muovere, finchè non ebbe dato +fine a questa guerra, che riuscì più lunga +di quel che su le prime si credeva. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_559" id="Page_559"></a>[559]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXIII" id="CLXXIII"></a>CLXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Severo</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Tiberio Claudio Pompejano</span>. +</p> + +<p> +Il secondo console, cioè <span class="sc">Pompejano</span>, +non è già il genero di Marco Aurelio, +siccome colla sua consueta accuratezza +osservò l'incomparabile Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span>. Non +gli ho io dato il prenome di <i>Tito</i>, come +fan gli altri, perchè in un'iscrizione dal +Doni e da me riferita <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 338.]</span>, il veggo chiamato +<span class="sc">Tiberio</span>, con prenome più usitato +dalla famiglia Claudia. Le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> +ancora di quest'anno parlano della <i>Vittoria +Germanica</i> e della <i>Germania soggiogata</i>, +e nominato <i>Germanico Augusto</i> +l'imperator Marco Aurelio; ma senza +ch'egli porti altro titolo che d'<i>Imperadore +per la sesta volta</i>, com'egli era chiamato +negli anni addietro. Non è improbabile, +che in questo verno succedesse +la vittoria che, per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, +riportarono i Romani, combattendo coi +popoli Jazigi sul Danubio agghiacciato, +con far di molte prodezze. Fors'anche +potrebbe appartenere all'anno presente +ciò che narra Vulcazio Gallicano nella +vita di Avidio Cassio <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>. Voleva costui +essere rigidissimo custode della disciplina +militare, e si pregiava di essere chiamato +un altro Marco. Di tal sua severità, +che più convenevolmente si dovea chiamare +crudeltà, molti esempli si raccontavano. +Fra gli altri uno è il seguente. +Comandava egli un corpo dell'armata +cesarea alle rive del Danubio. Avendo +un dì alcuni de' suoi capitani adocchiato +di là dal fiume una brigata di tremila +Sarmati, che non faceano buona guardia, +senza che nè Cassio nè i tribuni lo +sapessero, con poca gente passarono +<span class="pagenum"><a name="Page_560" id="Page_560"></a>[560]</span> +improvvisamente il fiume, diedero loro +addosso e li disfecero, con far anche un +riguardevol bottino. Ritornati al campo +que' centurioni, tutti lieti andarono a +presentarsi a Cassio, sperando un bel +premio per l'impresa felicemente riuscita. +Il premio fu, che egli fece immantinente +giustiziar tutti, e col gastigo degli +schiavi (rigore senza esempio), cioè colla +croce, dicendo che si sarebbe potuto +dare che i Barbari avessero finta quella +negligenza per tirare alla trappola i Romani, +e che non s'avea a mettere così a +repentaglio la riputazion del romano +imperio. E perciocchè a cagion di questa +sì rigorosa giustizia l'esercito suo si +mosse a sedizione, saltò Cassio fuor della +tenda in soli calzoni, gridando: <i>Ammazzate +me, se avete tanto ardire, ed +aggiugnete questo delitto all'altro della +disciplina da voi trasgredita.</i> Questo suo +non temere fu cagione che i soldati temessero +daddovero, e si quetassero. Ma +divolgata una sì fatta azione, mise tal +terrore ne' Barbari, che spedirono a Marco +Aurelio, lontano allora da quelle contrade, +supplicandolo di dar loro la pace +per cento anni avvenire. Al rovescio di +Cassio era esso imperadore tutto amorevolezza +e bontà verso de' soldati, e +ben li trattava; ma non volea già che +dessero la legge a lui <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. Dopo una +sanguinosa battaglia, riuscita felice all'armi +romane, gli dimandarono i soldati +paga doppia o altro donativo. Nulla +volle dar loro con dire, <i>che il di più +del solito che avesse dato, bisognava cavarlo +dal sangue de' loro parenti, e ch'egli +ne avrebbe renduto conto a Dio</i>. Nè +cessava l'infaticabil Augusto, sbrigato +ch'era dalle faccende militari, di ascoltare +e decidere le cause e liti occorrenti. Si +trovava egli nella città di Sirmio, sua ordinaria +residenza durante questa guerra; +benchè Paolo Orosio <span class="fnote">[Orosius, in Histor.]</span> scriva ch'egli +per tre anni si fermò a Carnunto, città +vicina a Vienna d'oggidì, quando arrivò +<span class="pagenum"><a name="Page_561" id="Page_561"></a>[561]</span> +<i>Erode Attico</i> <span class="fnote">[Philostr., in Herode Attico.]</span> celebre oratore di questi +tempi, e stato già console, per cagion +di una lite assai calda ch'egli avea con +la sua patria Atene. Vi giunse anche il +deputato degli Ateniesi, per nome <i>Demostrato</i>, +che fu ben accolto da Marco Aurelio, +principe naturalmente inclinato a +favorir le comunità più che i privati. +Prese ancora la protezione della città +<i>Faustina Augusta</i>, la quale, secondo l'uso +di altre imperadrici, accompagnava il +marito Augusto alla guerra; e fino una +lor figliuola di tre soli anni, facendo carezze +al padre Augusto, gittandosi a' suoi +piedi, e balbettando gli raccomandava la +causa degli Ateniesi. Di tutto informato +Erode Attico, allorchè si dovette trattar +la causa davanti all'imperadore, lasciatosi +trasportar dall'ira fuori di strada, a +visiera calata declamò contro al medesimo +imperadore, con giungere fino a rimproverargli, +che si lasciasse governar da +una donna e da una fanciulla di tre anni. +E perchè <i>Ruffo Basseo</i> capitan delle +guardie gli disse, <i>che questa maniera di +parlare gli potrebbe costar la vita</i>, Erode +gli rispose, <i>che un uomo della sua età</i> +(era assai vecchio) <i>nulla avea da temere</i>; +e voltategli le spalle se ne andò via. Marco +Aurelio senza mai scomporsi, senza +fare un gesto indicante noia o sdegno, +partito che fu Erode, tranquillamente +disse all'avvocato degli Ateniesi, che dicesse +le loro ragioni. Era Demostrato +uomo eloquentissimo, seppe ben vivamente +rappresentarle. Ascoltò Marco +Aurelio, ed allorchè intese le maniere, +colle quali Erode e i suoi liberti opprimevano +il popolo di Atene, non potè +trattener le lagrime, perchè grande stima +professava ad Erode Attico, uomo +insigne, e stato suo maestro, ma ben più +amava i suoi popoli. Tuttavia non volle +pronunziare sentenza alcuna contro di +Erode. Solamente decretò alcuni leggeri +gastighi contro ai di lui insolenti liberti, +e provvide all'indennità degli Ateniesi. +Erode da lì a qualche tempo, per tentare +<span class="pagenum"><a name="Page_562" id="Page_562"></a>[562]</span> +se Marco Aurelio, venuto in Asia, era +in collera con lui, gli scrisse, come lagnandosi +di non ricevere più sue lettere, +quando di tante dianzi era favorito; e il +buon imperadore gli diede un'ampia risposta, +piena di amichevoli espressioni, +con far anche scusa dell'essere stato +obbligato a condannar persone appartenenti +a lui. Certamente (dice qui il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>) +ci saran ben de' Cristiani, ai +quali nel dì del giudizio farà vergogna +questo dolce operare di un imperadore, +ed imperadore pagano. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXIV" id="CLXXIV"></a>CLXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Gallo</span> e <span class="sc">Flacco</span>. +</p> + +<p> +Nulla di più sappiamo di questi consoli. +Ho io prodotta una nobile iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 338.]</span> +col C. CALPVRNIO FLACCO, L. +TREBIO GERMANO COS., congetturando +che questa si potesse riferire all'anno +presente, e che quel <i>Germanico</i> forse sostituito +a <i>Gallo</i> nelle calende di luglio, o +pure ne' mesi seguenti. Se sia o non sia +ragionevole tal conghiettura, ne giudicheranno +i lettori. Al vedere nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span> +di quest'anno, che l'imperador +Marco Aurelio prese <i>per la settima volta +il titolo d'Imperadore</i>, senza timor +di errare, veniamo a conoscere ch'egli +riportò qualche vittoria contra de' Barbari. +Secondo tutte le apparenze, questa +fu la descritta da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. Erasi inoltrata +l'armata romana nel paese de' Quadi, +e vi era in persona lo stesso imperadore. +In un sito svantaggioso fu essa +ristretta da innumerabil copia di Barbari +che presero tutti i passi, senza che i Romani +potessero a lor talento dar la battaglia. +Eccessivo era il caldo della stagione, +nè acqua si trovava in quella +<span class="pagenum"><a name="Page_563" id="Page_563"></a>[563]</span> +parte. Andavano differendo i Barbari il +combattimento sperando di cogliere i +nemici snervati ed avviliti per la sete. In +fatti, ad un estremo pericolo era ridotta +l'armata romana, se un improvviso accidente +non avesse provveduto al bisogno. +Imperciocchè ecco in un subito +annuvolarsi il cielo, e cadere una dirotta +pioggia. Ogni soldato allora tutto lieto +stese i suoi elmi e scudi per raccoglier +l'acqua cadente, abbeverando sè stesso +e i cavalli, e tutti si riconfortarono. All'incontro +i Barbari, veggendo fallita la +loro speranza di vincerli colla sete, e +credendoli tuttavia indeboliti pel patimento +preceduto, attaccarono la zuffa. +Forse anche prima l'aveano attaccata, +immaginando troppo spossati i Romani +e i lor cavalli, onde non potessero resistere. +Generosamente combatterono i +Romani rinvigoriti dall'acqua cadente; +ma quel che portò loro la vittoria, fu +una scappata di fulmini addosso all'esercito +barbarico, e un fuoco aereo che +cadeva solamente addosso ai medesimi +Barbari, confessato miracoloso dallo +stesso Dione gentile. In somma rimasero +interamente sconfitti i Barbari, liberati i +Romani, ed ognuno confessò essere stata +prodigiosa così gran vittoria. Era solito +Marco Aurelio ad aspettare dal senato +il decreto di moltiplicare il titolo +d'<i>imperadore</i>, segnale di qualche nuova +vittoria. A cagion della suddetta, che +riuscì cotanto luminosa, fu egli proclamato +<i>Imperatore per la settima volta</i> dal +vincitore esercito. Ne scrisse poi egli al +senato in occasione di notificargli il felicissimo +e mirabil successo delle sue armi: +e il senato non solamente approvò +il fatto, ma dichiarò anche Faustina Augusta +sua moglie <i>madre degli eserciti</i>. +</p> + +<p> +Ora, conoscendo anche i Pagani per +miracoloso il descritto avvenimento, chi +fra essi ne attribuì la cagione a un incantesimo +di Arnufi mago egiziano, chi +ad un altro mago caldeo appellato Giuliano, +chi alle preghiere del medesimo +Marco Aurelio, come si può vedere presso +<span class="pagenum"><a name="Page_564" id="Page_564"></a>[564]</span> +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 70.]</span>, Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> ed altri antichi +scrittori <span class="fnote">[Themistius, in Oration. ad Imp. Theodosium. +Claudianus, in Sexto Consulatu Honorii.]</span>. E nella colonna Antonina +effigiato tuttavia si scorge un Giove +che manda pioggia e fulmini nello stesso +tempo dal cielo: con che s'avvisarono i +Pagani di attribuire tal grazia al loro +Giove. Ma è ben più da credere agli antichissimi +scrittori, i quali attestano che +i Cristiani, militanti allora in gran numero +nell'oste di Marco, Aurelio, veggendo +il comune periglio, ritiratisi in +disparte, colle ginocchia a terra implorarono +l'aiuto del vero Dio, ed impetrarono +quel miracolo. Che poi vi fosse una +legione tutta di Cristiani, ch'essa fosse +appellata di Melitene, e venisse poi soprannominata +la Fulminatrice, questo è +dubbioso, e l'ultimo, secondo le osservazioni +degli eruditi, non sussiste punto. +Un buon fondamento bensì abbiamo di +credere ottenuta quella vittoria per intercession +de' Cristiani, asserendolo, per +testimonianza di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Ecclesiast., lib. 5, cap. 5.]</span>, santo Apollinare +vescovo di Jerapoli, vivente allora, +e Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, Apologet., c. 5.]</span> vicino a questi tempi, +san Girolamo, san Gregorio di Nissa +ed altri antichi. Anzi il suddetto Tertulliano +scrive aver lo stesso Marco Aurelio +in una lettera al senato romano attribuito +questo prodigio alle preghiere +de' Cristiani, quantunque ne parlasse con +qualche dubbio, per non comparir troppo +credulo ad una religione cotanto odiata +dagl'idolatri Gentili. Parlasi poi nelle +medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imp.]</span> di qualche vittoria riportata +da Marco Aurelio sopra i Sarmati. A +quanto si è detto di sopra de' costumi di +questo imperadore, si vuol ora aggiungere +ch'egli ebbe in uso di tenere delle +spie dappertutto, non già <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> per far danno +altrui, ma solamente per saper ciò +che si dicea di lui. Niun caso poi facea +<span class="pagenum"><a name="Page_565" id="Page_565"></a>[565]</span> +delle sciocche o maligne dicerie e detrazioni +che udiva della sua persona. Ma se +trovava ben fondata la lor censura, serviva +ciò a lui per emendarsi; chè questo +era l'unica mira sua. Trovandosi egli +appunto a questa guerra, fu informato +dei lamenti che facea il popolo romano, +per aver condotto via sì gran brigata di +gladiatori, de' sanguinosi combattimenti +de' quali viveano spasimati i Romani; e +per avere ordinato che le commedie, o +vogliam dire le buffonerie de' pantomimi, +si facessero in ora più tarda, per non +impedire i negozii de' mercatanti. Imperciocchè +pareva ai Romani, che l'imperadore, +con privarli de' consueti divertimenti +e sollazzi, li volesse far tutti diventare +filosofi. Ora egli mandò ordine, +che si facessero gli usati spettacoli, deputando +a ciò i nobili, che aveano miglior +borsa, e più degli altri poteano rallegrare +il popolazzo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXV" id="CLXXV"></a>CLXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 15.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Calpurnio Pisone</span> e <span class="sc">Marco Salvio +Giuliano</span>. +</p> + +<p> +Siccome altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 338.]</span> ho io accennato, +sarebbe da vedere, se questo <i>Giuliano</i> +console potesse essere il medesimo che +<i>Marco Didio Giuliano Severo</i>, il quale a +suo tempo ci comparirà assunto al trono +imperiale: giacchè Erodiano attesta +ottenuto da lui il consolato prima dell'imperio, +e si sa da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Juliano.]</span> aver +egli avuto per collega in questa dignità +<i>Pertinace</i>, il quale divenne anch'egli +imperadore, e forse potrebbe essere stato +sostituito a <i>Pisone</i> nell'anno presente. +Di Pertinace scrive Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>, che +egli liberò la Retia e il Norico dai nemici, +ed in ricompensa fu disegnato +<span class="pagenum"><a name="Page_566" id="Page_566"></a>[566]</span> +console da Marco Aurelio, senza che se +ne sappia l'anno preciso. Ma, per attestato +di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, molti ne mormorarono, +perchè egli era bassamente nato. +Nulla più resisteva alle armi vittoriose +di Marco Aurelio, a cui era riuscito di +ridurre in somme angustie i Marcomanni +e i Quadi. Avea egli anche messi di +presidio ne' lor paesi ventimila armati +in siti ben fortificati; e tuttochè quei +popoli ricalcitrassero per qualche tempo +ancora, pure forzati furono a sottomettersi, +coll'impetrare un accordo, in cui +si obbligarono di non abitare per certo +tratto in vicinanza del Danubio. I Jazigi, +già sconfitti dai Romani, finchè poterono, +tennero forte, ed imprigionarono <i>Bonadaspe</i> +re loro, perchè avea inviato dei +deputati a Marco Aurelio per trattare +di pace. Ma, incalzati sempre più dalla +armata de' Romani, si ridussero anche +essi ad umiliarsi. Nulla poterono impetrare +la prima volta, perchè di loro non +si fidava l'imperadore; ma in fine venuto +<i>Zantico</i> lor nuovo re coi principali +della nazione a' piedi di Marco Aurelio, +ottenne con alcune condizioni la +pace. Una d'esse condizioni era la restituzion +de' prigionieri, che ascese a centomila +persone, oltre ai fuggiti, morti o +venduti. Diedero in oltre a Marco Aurelio +ottomila uomini a cavallo di lor nazione, +cinquemila de' quali furono spediti nella +Bretagna: segni tutti di una gran possanza +di que' popoli. Anch'essi furono +obbligati ad abitar lungi dal Danubio più +ancora de' Marcomanni. Non fecero di +meno i Narisci, i Buri, ed altre di quelle +barbare nazioni. Tutte implorarono +la pace dal temuto Augusto <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>: e chi si +sottomise, chi entrò in lega, chi provvide +di soldatesche. A molti di costoro diede +egli delle terre nella Dacia, e nella Pannonia, +nella Mesia, nella Germania, e +gran quantità di Marcomanni rimandò ad +abitare in Italia. Ma perchè alcuni di +<span class="pagenum"><a name="Page_567" id="Page_567"></a>[567]</span> +costoro posti a Ravenna <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> tentarono +d'impadronirsi di quella città, a tutti +costoro diede poi sussistenza di là dall'Alpi. +Tale per certo era la bontà e la +equità di questo imperadore, che trattava +i nemici stessi, prigioni o sottomessi, +come amici. Merita anche d'essere osservato +nelle iscrizioni raccolte dal Grutero +e da me, che molti soldati portavano +il nome di <i>Marco Aurelio</i>. Potrebbe +credersi che fossero liberti suoi; ma più +probabilmente furono persone di nazioni +straniere, che venute al suo soldo meritarono +in premio il nome dello stesso +imperadore. +</p> + +<p> +Con questa felicità avea l'Augusto +Marco Aurelio domate quelle barbare +genti, e conseguito per questo il titolo +di <i>Germanico</i> e <i>Sarmatico</i> <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>. Era anche +dietro a dare un nuovo sistema ai +conquistati paesi, meditando di far della +Marcomannia e della Sarmazia due provincie +romane, governate da pretori o +proconsoli romani, quando gli convenne +interrompere questi disegni per una noiosa +novità occorsa nell'anno presente. +<i>Avidio Cassio</i>, di cui s'è parlato di sopra, +dopo essere intervenuto alla guerra +marcomannica <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio. Dio, lib. 71.]</span>, d'ordine di Marco +Aurelio se ne tornò al governo della +Siria o sia della Soria, e quivi formò +una fiera ribellione. Era egli originario +di quel paese: il che diede poi motivo +allo stesso Augusto di ordinare che da +lì innanzi niuno potesse avere il governo +di quelle provincie, ove fosse nato, o +dalle quali traessero origine i suoi maggiori. +Vulcazio Gallicano, che ne scrisse +la vita (se pure autor di essa non fu +Sparziano), il vuole far credere discendente +da Cassio, uno degli uccisori di +Giulio Cesare. Ma non è sì facilmente +da prestargli fede, nè lo stesso Cassio in +una sua lettera riconosce tale la sua +nobiltà. Il medesimo scrittore cel rappresenta +per rigoroso esattor della disciplina +<span class="pagenum"><a name="Page_568" id="Page_568"></a>[568]</span> +militare, anzi portato alla crudeltà: +del che di sopra addussi un esempio. +Egli, per ogni menomo trascorso +de' suoi soldati, li facea crocifiggere, bruciar +vivi, affogare, e a molti de' disertori +fece tagliar le mani e le gambe: il che +non s'accorda coll'aver <i>Lucio Vero</i> +scritto che Cassio era amato assai dai +soldati. Certo è bensì, che egli sempre +un dì della settimana facea far loro l'esercizio, +e che ogni delizia nel mangiare +e nel vestire bandì dai loro quartieri. +Gran tempo era, che costui dava a conoscere +il suo genio di signoreggiare; +altro non facendo che dir male di Marco +Aurelio, chiamandolo una vecchierella +filosofessa, e di Lucio Vero, appellandolo +sciocco lussurioso. Derideva le +loro azioni, non istimava le loro lettere. +Udivasi in ogni occasione compiangere +lo stato presente della romana repubblica, +dove più non si mirava l'antica +disciplina, dove il principe lasciava andar +tutto alla peggio, non gastigava i +cattivi, e permetteva che si ingrassassero +a dismisura i capitani delle guardie e +tutti i governatori delle provincie. Aggiugneva, +che se toccasse a lui, saprebbe +ben tagliar teste e premiare i buoni, +con altre simili bravate: dalle quali fu +mosso Lucio Vero Augusto, fin quando +andò in Soria ad avvisarne Marco Aurelio, +acciocchè si guardasse da uomo +sì pericoloso, e provvedesse alla sicurezza +propria e de' suoi figliuoli. Marco +Aurelio gli rispose, che non trovava +nella di lui lettera la grandezza d'animo +conveniente ad un imperadore; essere +tale il governo suo, che non avea da +paventar rivoluzioni; e che quando altramente +dovesse essere, il destino non +si potea schivare; nè potersi condannare +un uomo che non era accusato da alcuno; +e però che Cassio dicesse quel +che volesse, perchè essendo uomo di +gran valore, buon capitano e severo, +egli era utile alla repubblica, nè gli si +dovea recar nocumento. Terminava poi +la sua risposta con queste belle parole: +<span class="pagenum"><a name="Page_569" id="Page_569"></a>[569]</span> +<i>Quanto al procurare la salvezza de' miei +figliuoli, avrò più caro di vederli perir +tutti, quando Cassio meriti d'esser amato +più che essi, e quando importi più alla +repubblica la vita di Cassio che la loro.</i> +</p> + +<p> +Ma eccoti che nell'aprile di questo +anno il medesimo <i>Cassio</i> si ribellò, assunse +il titolo d'<i>Imperadore</i>, e creò prefetto +del pretorio colui che gli mise addosso +il manto imperiale. Dicono ch'egli +con lettere finte facesse credere morto +Marco Aurelio, e per consolare i soldati, +gli desse nome di Divo. Altri giunsero +a scrivere, che <i>Faustina Augusta</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> era +d'accordo con lui, perchè, vedendo il +marito malsano, avrebbe poi sposato esso +Cassio: frottola, a mio credere, inventata +dagli oziosi, e smentita dalle lettere +della medesima Faustina: che son +riferite dallo storico Vulcazio Gallicano <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>. +Imperocchè essa, udita la ribellion +di Cassio, secondo l'esempio +di Faustina seniore sua madre riferito +di sopra, accese il marito a punir costui +e i complici, rappresentandogli +che se in tal caso non lasciava in disparte +la sua troppa clemenza, e non +dava un esempio di giustizia, altri si +sarebbono animati a tentar lo stesso, +e che non era in sicuro la vita de' lor +figliuoli. Intanto Cassio, seguitato dalle +sue legioni, ebbe tutta la Soria alla sua +ubbidienza. Specialmente gli Antiocheni, +che assai l'amavano, si dichiararono per +lui. Altrettanto fece la Cilicia; e per tradimento +di <i>Flavio Calvisio</i> governatore, +anche l'Egitto. Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, ad Scap., cap. 2; et Apologet., +cap. 35.]</span> osservò, +che niuno de' Cristiani si mischiò in questa +ribellione, perchè la legge di Cristo +vuol che si onorino anche i principi +cattivi, non che i buoni. Avvisato di questa +inaspettata turbolenza in Germania +l'Augusto Marco Aurelio da <i>Publio Marzio</i> +governatore della Cappadocia, ne +dissimulò, per qualche tempo, il suo affanno. +<span class="pagenum"><a name="Page_570" id="Page_570"></a>[570]</span> +Quel che più gli dispiaceva, era +di dover venire ad una guerra civile. +Divolgatosi poi l'affare, fece una savia +aringa alle legioni che l'aveano sì ben +servito nella guerra de' Marcomanni; e +ne scrisse ancora al senato, parlando +sempre non di vendetta, ma di clemenza. +Ordinò a <i>Commodo</i> suo figliuolo <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> di +venirlo a trovare ai confini della Germania, +per dargli la toga virile, essendo +in uso di darla ai figliuoli degli Augusti +da che erano entrati nell'anno quindicesimo +della loro età <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>. Ciò fu fatto, e +per tal festa diede un congiario al popolo +romano, se pur non falla Capitolino. +Trovandosi in una medaglia menzionata +la <i>settima liberalità</i> di Marco Aurelio, +crede il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>, essere ciò un +donativo da lui fatto all'esercito germanico +nell'occasione suddetta. Ma forse +più tardi succedette quel dono. Dichiarato +fu ancora <i>Commodo principe della +gioventù</i>. Intanto Marco Aurelio, lasciate +ben guernite le frontiere della Germania, +diede la marcia alle sue milizie verso la +Soria, e tenne poi loro dietro da lì a +qualche tempo: sicchè si preparava oramai +un'aspra guerra fra lui e il ribellato +Cassio. In Roma stessa abbondava lo +spavento per timore che Cassio meditasse +di venire in Italia, mentre n'era lontano +l'imperadore; benchè per questo +non si ritenesse il senato dal dichiarar +<i>Cassio</i> pubblico nemico, e di confiscare +i di lui beni all'erario della repubblica, +giacchè Marco Aurelio nulla volle per +sè dei beni di costui. +</p> + +<p> +Ma di corta durata fu questo incendio. +Erano appena passati tre mesi e sei +giorni da che Cassio avea assunto l'imperio <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, +quando essendo egli in viaggio, +un centurione per nome Antonio, +fedele a Marco Aurelio, incontratolo +per istrada, gli diede di un fendente al +collo. Non fu mortale la ferita, e si +<span class="pagenum"><a name="Page_571" id="Page_571"></a>[571]</span> +sarebbe salvato Cassio colla fuga presa +dal cavallo, se sopraggiunto un decurione +non l'avesse finito. Spiccatagli la testa +dal busto, questi due uffiziali presero +le poste per potarla all'imperadore. Altra +particolarità più precisa di questo +fatto noi non abbiamo dagli storici, se +non che pare seguito qualche combattimento +fra i soldati di Cassio e quei di +<i>Marzio Vero</i>, governatore della Cappadocia, +inviato da Cesare nella Soria <span class="fnote">[Vulcatius, in Avidio Cassio.]</span>. +Fu anche ucciso il prefetto del pretorio, +creato da lui, siccome ancora <i>Metiano</i> +governatore di Alessandria, che avea +abbracciato il di lui partito. Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> +il chiama figliuolo di Cassio. Succederono +cotali uccisioni senza alcun +ordine o saputa di Marco Aurelio, il +quale troppa premura avea che non si +spandesse il sangue di verun senatore, +desiderando di salvar la vita a Cassio +stesso, e solamente di potere rinfacciargli +la sua infedeltà e ingratitudine. In +fatti s'afflisse all'udirlo ucciso per aver +perduta l'occasione di esercitar la misericordia. +Furono trovate nello scrigno +di <i>Pudente</i> molte lettere scritte a Cassio +da' suoi parziali. <i>Marzio Vero</i>, dichiarato +poi governatore della Soria, tutte le +bruciò, con dire che credeva d'incontrar +così il genio di Marco Aurelio; e quando +pur fosse succeduto il contrario, amava +piuttosto di perir solo che di lasciar +perir tanti altri <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valer. Ammianus, Histor., +lib. 21.]</span>. Ma più costante +fama fu, che portate quelle lettere a Marco +Aurelio, senza volerle dissuggellare, le +gettò nel fuoco per non conoscere alcuno +de' suoi insidiatori, o per non essere, suo +malgrado, forzato ad odiarli. Lo stesso +fece allorchè gli fu portato il processo formato +contra di Cassio, nè volle vedere la +di lui testa, avendo comandato di seppellirla, +prima che arrivasse chi gliela portava. +Nè qui si fermò la di lui clemenza. +Si guardò egli dall'imprigionare, o far +<span class="pagenum"><a name="Page_572" id="Page_572"></a>[572]</span> +morire alcuno de' senatori denunziati di +aver tenuta mano a cotesta ribellione <span class="fnote">[Vulcatius, in Avidio Cassio.]</span>. +E perciocchè il senato seguitò dipoi le ricerche +e i processi contra di tutti i complici, +e molti ne condannò, Marco Aurelio, +non coll'ipocrisia di Tiberio, ma +colla sua sincera umanità, scrisse dalla +Asia, dove il vedremo andare, ad esso +senato, pregandolo e scongiurandolo di +usar piuttosto l'indulgenza che il rigor +contra de' delinquenti, e di non condannar +a morte chicchessia, e massimamente +chi fosse dell'ordine senatorio o equestre: +<i>perchè egli desiderava questa gloria +al suo regno, che in occasion di ribellione +niuno, fuori del calore del tumulto +perdesse la vita.</i> Aggiungeva, <i>che +avrebbe anzi voluto, se fosse stato possibile, +richiamar dal sepolcro gli estinti</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>; +e chiudeva in fine tal preghiera +con dire, <i>che se altrimenti avessero fatto +per conto di alcun senatore o cavaliere, +si aspettassero di vedere ancor lui in +breve morire.</i> In effetto, a riserva di pochissimi +centurioni decapitati, gli altri +colpevoli furono solamente gastigati coll'esilio. +<i>Flavio Calvisio</i> governator dell'Egitto, +benchè partigiano dichiarato +della ribellione, fu relegato in un'isola, +nè solo ebbe salva la vita, ma anche +i beni. +</p> + +<p> +Perdonò Marco Aurelio alla moglie, +ai figliuoli, al genero di Cassio, ancorchè +sapesse che aveano sparlato di lui. Il +solo <i>Eliodoro</i> fu relegato in un'isola. +Agli altri figliuoli di Cassio volle che fosse +conservata la metà de' beni paterni e +materni, con facoltà di andare dovunque +loro piacesse (probabilmente lungi +da Roma e fuori d'Italia), colla giunta +ancora di molti regali, e con divieto di +ingiuriarli o rimproverarli per cagion della +loro disgrazia. Così poterono essi con +sicurezza e comodo vivere da lì innanzi +non come figliuoli d'un tiranno, ma come +senatori romani, finchè il bestial +<i>Commodo</i>, figlio di Marco Aurelio, sotto +<span class="pagenum"><a name="Page_573" id="Page_573"></a>[573]</span> +pretesto d'una congiura, li condannò +col tempo ad esser bruciati vivi. Nè andò +molto, che Marco Aurelio fece anche +richiamar dall'esilio parecchi banditi per +questa turbolenza. In somma, ad altro +non servì la ribellione di Cassio, che a +far maggiormente risaltare la grandezza +d'animo e l'incomparabile bontà di Marco +Aurelio. Molti nulladimeno vi furono +che disapprovarono cotanta indulgenza, +perchè era un dar ansa di far del male +ad altri, nè era sicura la vita di lui nè +di suo figliuolo. Ed uno fra gli altri vi +fu che disse allo stesso Augusto: <i>Ma come +sarebbe andata, se Cassio avesse vinto?</i> +Al che egli rispose: <i>Io non ho sì poco +timor degl'iddii, nè vivo in maniera che +Cassio avesse da vincere</i> <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cass.]</span>. Meritava +bene un principe tale di conoscere il +vero Dio, giacchè egli avea tanta fiducia +nei falsi. E qui si metteva egli a dire, +<i>che niun de' principi precedente uccisi +v'era, che non sel fosse meritato. Così +Caligola, Nerone, Ottone e Vitellio. Galba +anch'esso era perito per la sua avarizia.</i> +Nel testo di Vulcazio Gallicano v'ha, che +egli disse lo stesso di Pertinace: errore +massiccio che non può venir dallo storico, +ma da qualche saputello, che vi fece +quella giunta, perchè <i>Pertinace</i> venne +dipoi. Aggiugneva, <i>che non Augusto, non +Trajano, Adriano ed Antonio Pio suo padre +erano stati sopraffatti dai ribelli o +dai congiurati, perchè non si lasciarono +mai sopraffare dai vizii.</i> A picciole giornate +finalmente marciò l'Augusto Marco +Aurelio, con pensiero d'andar in Soria. +Per viaggio intese la morte di Cassio, e +per viaggio scrisse al senato quanto s'è +detto di sopra <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>. Da una lettera ch'egli +inviò a <i>Faustina</i>, sua moglie, e dalla risposta +di lei, si può raccogliere ch'egli +<span class="pagenum"><a name="Page_574" id="Page_574"></a>[574]</span> +fece la via d'Italia, e venne ad Albano +e a Capoa, senza apparire che entrasse +in Roma. Gli stava probabilmente a cuore +di non interrompere l'incominciato +cammino; e in fatti con essa sua moglie +e col figliuolo <i>Commodo Cesare</i> lo continuò, +imbarcatosi, come credono alcuni, +nella flotta del Miseno. Vogliono il cardinal +Noris e il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, che nell'agosto +di quest'anno, mentre Marco +Aurelio tuttavia era in Campania, per le +istanze del senato conferisse ad esso suo +figlio la potestà tribunizia. Scrittori di +tanta autorità si possono seguitare a +chiusi occhi. Nulladimeno potrebbe restar +qualche sospetto, che più tardi succedesse +questo fatto. Certo è che dopo +avere il senato ricevuta la lettera d'esso +Augusto, sì piena di clemenza verso i +partigiani della ribellione cassiana <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>, +proruppe in allegre acclamazioni verso +di lui, chiedendo, fra l'altre cose, che assicurasse +l'imperio al figliuolo, e che gli +concedesse la tribunizia podestà. Quando +e dove fosse scritta quella lettera, non +si sa. Da essa impariamo che già alcuni +erano stati relegati nell'isole, altri banditi, +e seguite altre condanne; e i processi +esigevano del tempo e notizie ed +esami dalla Soria. Però sembra scritta +la lettera, dappoichè l'imperadore era +giunto in Levante. E tanto più, perchè +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> assai chiaramente mostra averla +egli scritta, dappoichè l'Augusta <i>Faustina</i> +era morta; e questa senza fallo, +siccome dirò, mancò di vita mentr'egli +era in Asia. Ecco dunque sufficiente motivo +di sospettare che non sia tanto sicura +l'opinion de' suddetti critici, e potersi +dubitare che <i>Commodo</i> ottenesse quella +insigne prerogativa alquanto più tardi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_575" id="Page_575"></a>[575]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXVI" id="CLXXVI"></a>CLXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperadore 16.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tito Vitrasio Pollione</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Marco Flavio Apro</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Già dissi passato in Oriente l'Augusto +Marco Aurelio nell'anno precedente +per dar sesto agli affari sconvolti della +Soria e dell'Egitto a cagion della ribellione +di Cassio. Era egli giunto ad un +borgo chiamato Halala nella Cappadocia, +a piè del monte Tauro <span class="fnote">[Antoninus, in Itinerario. Cellarius, in Geograph.]</span>, borgo poscia +da lui popolato con una colonia, e fatto +divenire una città, cui diede il nome di +Faustinopoli. Quivi presa da mortal malattia +sua moglie <i>Annia Faustina</i> Augusta +minore, finì i suoi giorni, e fu attribuita +la sua morte alla gotta, male, a cui era +soggetta. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, intestato ch'essa avesse +parte nella sollevazion di Cassio, dubitò +ch'ella medesima si lasciasse morire +per paura d'essere scoperta complice di +quella ribellione: sospetto, come già vedemmo, +insussistente e privo affatto di +verisimiglianza. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> la fa defunta +nell'anno precedente. Il Petavio <span class="fnote">[Petavius, de Doctrin. Temp.]</span>, +il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> ed altri nell'anno presente. +Non è facile il decidere tal quistione. +Solamente abbiamo da Filostrato <span class="fnote">[Philostr., in Sophist., lib. 27.]</span> +nella vita di Erode Attico, che +Marco Aurelio rispondendo benignamente +alla lettera scrittagli da esso Erode, +di cui parlammo all'anno 173, esprimeva +il suo dolore per la recente morte di +<i>Faustina Augusta</i>, dicendo ch'egli si +trovava a quartier d'inverno colle soldatesche +che l'accompagnavano: il che +può convenire al precedente dicembre, +e molto più ai primi mesi dell'anno corrente. +<span class="pagenum"><a name="Page_576" id="Page_576"></a>[576]</span> +Si vuol ora avvertire, che questa +imperadrice lasciò di sè un nome obbrobrioso +per la sua lascivia: vizio troppo +usuale in chi adorava delle deità infami +pel medesimo eccesso. Per attestato di +Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, fama era che <i>Commodo</i> +suo figliuolo fosse nato di adulterio, +perchè trovandosi ella a Gaeta, scialacquò +la sua pudicizia colla feccia dei +barcaiuoli e gladiatori. Sapevasi ancora +essere stati de' suoi drudi Tertullo, +Utilio, Orfito e Moderato; e perchè +Marco Aurelio promosse costoro +alle cariche, ed alcuni fino al consolato, +ne fu anche proverbiato dalla gente +e messo in canzone ne' teatri. Corse +inoltre voce, ch'essa perdutamente si +innamorasse d'un gladiatore; essendo +per questo folle amore lungamente inferma, +confessò il suo fallo all'Augusto +consorte. Consigliatosi egli coi Caldei, +ebbe per risposta, che ucciso quel gladiatore, +facesse lavar la moglie nel di +lui sangue. Il che fatto, essa guarì e +concepì poco dappoi Commodo, principe +che vedremo impastato di tutti i vizii +della canaglia, e abbandonato all'infamia +degli spettacoli gladiatorii. Non ignorava +già Marco Aurelio, se non tutti, almeno +gran parte dei trascorsi della moglie impudica: +pure non seppe mai indursi a +prendere alcuna risoluzione gagliarda +su questo. E a chi gli disse un dì, che +se non volea ucciderla, almeno la ripudiasse, +rispose: <i>Ma così facendo, converrà +anche renderle la dote;</i> e volea +dir l'imperio da lui conseguito per cagion +d'essa. Nè egli lasciò mai per le +sue follie d'amarla e di andar d'accordo +con lei. Morta che fu questa donna, +certo indegna d'aver avuto per padre +un Antonino Pio, per marito un Marco +Aurelio, ne fece il senato una ridicola +deità per le istanze del marito Augusto, +il quale la pianse, e le alzò un tempio, al +cui servigio pose anche delle fanciulle appellate +Faustiniane. Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesarib.]</span> +<span class="pagenum"><a name="Page_577" id="Page_577"></a>[577]</span> +gli diede la burla per questo. <i>Fabia</i>, sorella +di Lucio Vero, a lui giovine destinata +in moglie, si studiò allora per +giugnere al di lui talamo. Ma Marco +Aurelio, per non dare una matrigna ai +figliuoli, se la passò da lì innanzi con una +concubina, giacchè ciò s'accordava colle +leggi romane. +</p> + +<p> +Abbiamo dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, che in +quest'anno esso imperadore prese per +<i>la ottava volta</i> il titolo d'<i>Imperadore</i>: il +che ci fa intendere riportata dai Romani +qualche nuova vittoria, e questa in +Germania, come traluce dalle stesse monete. +Nella lettera, o pure nell'orazione +mandata da esso imperadore al senato, +e riferita da Vulcazio Gallicano <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>, dove +tanto raccomanda la piacevolezza verso +i congiurati con Cassio, credo io che si +parli di questa vittoria, per cui s'era +rallegrato il senato con lui. Il che è da +osservare, perchè prima di quella lettera +<i>Commodo Cesare</i> non era per anche +giunto ad ottenere la podestà tribunizia. +In essa lettera ancora si parla del consolato +dato a <i>Claudio Pompejano</i> suo +genero, il cui nome non comparendo +ne' fasti, ci fa conoscere non esser egli +stato console ordinario. Ora Marco Aurelio +in quest'anno visitò la Soria, la +Palestina e l'Egitto, lasciando dappertutto +segni luminosi della sua clemenza +coll'aver perdonato a tutte le città che +aveano aderito a Cassio, e prese l'armi +in favore di lui. Ma non volle veder quella +di Cirro, perchè patria di Cassio, essendo +ben più probabile che Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> +scrivesse <i>Cirro</i>, città della Soria, +che <i>Cipri</i>. Molto men volle passare in +Antiochia, città che con isfacciata alterigia +avea sostenuto la ribellion cassiana. +Anzi verso questa sola diede a divedere +il suo sdegno con privar que' cittadini +del diritto di adunarsi, di ascoltar pubbliche +orazioni, di fare spettacoli (cosa +<span class="pagenum"><a name="Page_578" id="Page_578"></a>[578]</span> +lor tanto cara), e con levar loro simili +altri privilegii, spettanti alle città che si +governavano colle proprie leggi. Ma non +durò molto la collera del buon imperadore. +Fra pochi mesi restituì loro tutto, +e, nel tornar dall'Egitto consolò quel +popolo con visitare la loro città. Mentre +andava in Egitto, abbiamo da Ammiano +Marcellino <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23, cap. 5.]</span>, che fu sì attediato in passando +per la Palestina dai ricorsi e dai +rissosi cicalecci dei fetenti Giudei, che +in fine esclamò: <i>O Marcomanni, o Quadi, +o Sarmati, ho pur una volta trovata +gente più inquieta e noiosa di voi!</i> Ancorchè +gli abitanti di Alessandria avessero +incensato Cassio con grandi elogi <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurel.]</span>, +pure non si fece pregare per dar loro il +perdono. Quivi anche lasciò una sua figliuola, +mentre andò alla visita d'altre +città dell'Egitto, per le quali tutte comparve +sempre vestito alla moda di quel +paese, o pur con abito da filosofo. Durante +questo suo pellegrinaggio vennero +i re dell'Oriente e gli ambasciatori del +re dei Parti ad inchinarlo, e a rinnovare +i trattati di pace. In somma lasciò questo +Augusto per tutta l'Asia e per l'Egitto +un gran nome della sua saviezza e +moderazione; nè persona vi fu che non +concepisse un grande amore e stima per +lui. Venuto alle Smirne, imparò ivi a conoscere +il sofista <span class="fnote">[Philost., in Sophistis., c. 34.]</span> <i>Aristide</i>, di cui +restano le orazioni. Arrivò ad Atene, e +quivi, per provare la sua innocenza, volle +essere ammesso ai misteri di Cerere, e +solo entrò in quel sacrario. Accrebbe i +privilegii a così illustre città, e specialmente +beneficò quelle scuole con assegnar +buone pensioni a tutti i maestri +delle sette filosofiche, cioè Stoici, Platonici, +Peripatetici ed Epicurei. Poscia +imbarcatosi, spiegò le vele alla volta di +Italia, e soffrì nel viaggio una gravissima +tempesta di mare. Sbarcato che fu a +Brindisi, prese tosto la toga, cioè l'abito +<span class="pagenum"><a name="Page_579" id="Page_579"></a>[579]</span> +di pace, e con questa ancora volle che +marciassero tutte le milizie che lo scortavano. +Entrò dipoi in Roma colla solennità +del trionfo a lui decretato per le +vittorie riportate in Germania <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>. Nel +dì 27 di novembre, impetrata dal senato +la dispensa dell'età per Commodo suo +figliuolo, il disegnò console per l'anno +prossimo venturo. Ad amendue ancora +nel dì 28 di ottobre era stato conferito +il titolo d'<i>Imperadori</i> per la vittoria, di +cui parlammo di sopra; e se si ha da +credere a Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurelio.]</span>, in questa occasione +fu che Marco Aurelio conferì al +figliuolo la podestà tribunizia. Ma siccome +già accennai, in vigore delle medaglie +che abbiamo, il Noris e il Pagi pretendono +conceduta a Commodo questa +podestà nell'anno precedente. Lascerò +io qui combattere gli eruditi, con dir +solamente che non intendo io qui una +regola del padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.]</span>. Egli vuole che +gl'imperadori disegnassero prima consoli +poi Cesari ed Augusti i lor figliuoli; +e pure certo è, che Commodo prima del +consolato portò il titolo di Cesare. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> +scrive, che Commodo trionfò +col padre <i>X Kalendas Amazionias</i> nell'anno +corrente; e il padre Pagi spiega +celebrato questo trionfo <i>X Kalendas januarias</i>, +seguendo l'opinion del Salmasio, +che credette appellato <i>Amazonio</i> il +gennaio; opinione non certa, scrivendo +chiaramente Capitolino, che il mese di +<i>dicembre</i> fu dal capriccioso Commodo +appellato <i>Amazonio</i>; e però quel trionfo, +secondo lui, cadde nel dì 23 novembre +dell'anno presente. Pretende esso +padre Pagi dato in quest'anno il +titolo d'<i>Augusto</i> al medesimo <i>Commodo</i>: +punto anch'esso imbrogliato dalle medaglie. +Non me ne prenderò io altro +pensiero; e solamente dirò, che sarebbe +da desiderare che tutte le medaglie fossero +legittime, e tutte ben attentamente +<span class="pagenum"><a name="Page_580" id="Page_580"></a>[580]</span> +lette ed accuratamente copiate. Perchè +appunto son qui imbrogliati i conti, non +oserò io di dar principio all'epoca dell'imperio +del sopraddetto Commodo. +Diede Marco Aurelio in occasion di tali +feste un congiario al popolo. In che consistesse +questo donativo si ha da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. +Nella pubblica concione avendo +egli detto, che era stato in pellegrinaggio +<i>otto anni</i>, il popolo gridò colle mani +alzate <i>otto</i>, volendo dire, che aspettava +da lui il regalo di otto monete d'oro per +persona. Sorrise l'imperadore; e contuttochè +non fosse mai giunto alcuno dei +suoi predecessori a donar tanto, pure +tutta quella somma fece sborsare al popolo. +Per attestato di Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, diede +anche degli spettacoli maravigliosi: +cosa dopo il danaro la maggiormente +grata ai Romani. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXVII" id="CLXXVII"></a>CLXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 17.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Aurelio Commodo Cesare</span> +o pure <span class="sc">Augusto</span> e <span class="sc">Quintilio</span>. +</p> + +<p> +In una iscrizione del Gudio s'incontrano +questi consoli disegnati: M. AVRELIO +ANTONINO COMMODO AVGVSTO +ET QVINTILIO COS. Ma mi sia +lecito il ripetere, che l'appoggiarsi ai +marmi gudiani, non è cosa sicura nei +punti controversi. Non v'ha dubbio, +Commodo portò il prenome di <i>Lucio</i>, e +in onore del padre assunse quello di +<i>Marco</i>. Vivente il padre, il troviam quasi +sempre nominato <i>Lucio</i>; anzi credono +uomini <span class="fnote">[Noris, Epistol. Consular. Pagius, in Critic. +Baron. Bimard., Epistol., pag. 122. Tom. 1. Thesaur. +Novus. Inscript. Mur.]</span> dottissimi, ch'egli solamente +dopo la morte di esso suo padre prendesse +l'altro: laddove nel marmo del +Gudio comparisce <i>Marco</i> in quest'anno. +Quivi parimente vien chiamato <i>Quintilio</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_581" id="Page_581"></a>[581]</span> +il secondo console, il cui cognome in +tutti i fasti è <i>Quintillo</i>. Vedemmo di sopra +all'anno 159 console <i>Marco Plautio +Quintillo</i>. Questi forse fu suo figliuolo, +e portò i medesimi nomi. S'aggiunge +l'aver alquanto del pellegrino nell'iscrizione +gudiana quel GENIS DEF. ET +HERCVLI CVSTODI DELVBR. CAPIT. +Abbiamo dunque il primo consolato di +<i>Commodo</i> figliuolo di Marco Aurelio, al +quale nell'anno presente (altri credono +nel seguente) il padre diede <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurel.]</span> per moglie +<i>Crispina</i> figliuola di <i>Bruttio Presente</i>, +personaggio stato già console. Le nozze +furono celebrate alla maniera de' privati: +e, ciò non ostante, egli volle rallegrare il +popolo con un nuovo congiario. Di ciò +v'ha qualche vestigio in una medaglia <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>, +dove è segnata la <i>Liberalità VIII</i> d'esso +Augusto, ma può dubitarsi se sia ben copiata. +Nel tempo ch'esso imperadore si +fermò in Roma, levò via vari abusi civili. +Moderò le spese che si faceano nei +giuochi dei gladiatori. Osserva Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> +una particolarità, sempre più comprovante +quanto egli fosse alieno dallo spargimento +del sangue. Era impazzito il popolo +romano dietro ai gladiatori; quanto +più sanguinosi erano i lor combattimenti, +tanto maggior piacere ne provavano i +Romani. Marco Aurelio ordinò che adoperassero +nelle lor battaglie spade senza +punta e senza taglio, acciocchè si facessero +onore colla destrezza, ma non già coll'ammazzarsi. +Fece ancora dei regolamenti +per correggere il soverchio lusso +e la troppa libertà delle matrone e dei +giovani nobili. Stese <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> eziandio la sua +liberalità a tutte le provincie, con rimettere +ad ognuno i debiti che avevano coll'erario, +non men suo che della repubblica, +e in mezzo alla piazza maggiore +di Roma bruciò le carte delle loro obbligazioni. +</p> + +<p> +Pareva intanto, che per la pace riportata +<span class="pagenum"><a name="Page_582" id="Page_582"></a>[582]</span> +a Roma da Marco Aurelio, tutti +si promettessero una durevol serenità, +quando si scompigliarono di nuovo gli +affari della Germania, se pur questi si +erano mai acconciati daddovero. Sappiamo +da Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Vales.]</span>, che i Quadi, dappoichè +l'imperadore fu passato in Oriente, +si burlarono degli accordi fatti con +lui. Deposero essi il re, verisimilmente +dato loro dal medesimo Augusto, ed alzarono +al trono <i>Ariogeso</i>. Al vedere Marco +Aurelio sprezzata così l'imperiale +autorità, e violati i patti, contra il suo +solito andò sì fattamente in collera che +mise fuori una taglia, promettendo mille +scudi d'oro a chi gli desse vivo in mano +<i>Ariogeso</i>, e cinquecento a chi gliene portasse +la testa. Vero è nondimeno che essendogli +poi riuscito di averlo prigione, +altro male non gli fece, che di mandarlo +in esilio ad Alessandria. Qualche altra +turbolenza maggiore dovette accadere al +Danubio, e tale ch'egli spedì (a mio credere +nell'anno presente) a que' romori i +due <i>Quintilii</i>, uomini amendue di molto +volere e di non minore sperienza nella +guerra. Ma perchè nulla profittavano +essi, anzi doveano camminar poco bene +gli affari di essa guerra, nell'anno seguente +credette l'infaticabile Augusto +necessaria la sua persona a quell'impresa, +ed egli stesso vi andò, siccome vedremo. +Crede il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> rotta solamente +nel seguente anno la pace e ricominciata +la guerra; ma ben più verisimile +è che ciò avvenisse nell'anno presente, +perchè Dione riconosce che i due +Quintilii aveano prima comandata in +quelle parti l'armata, nè riusciva loro +di mettere al dovere que' Barbari: il che +non si potè fare in poco tempo. Secondo +Dione, questa seconda guerra non fu +contro i Germani, ma bensì contro gli +Sciti. Capitolino all'incontro asserisce <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurel.]</span>, +che Marco Aurelio di nuovo guerreggiò +<span class="pagenum"><a name="Page_583" id="Page_583"></a>[583]</span> +coi Marcomanni, Hermunduri, Sarmati +e Quadi. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXVIII" id="CLXXVIII"></a>CLXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 18.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Orfito</span> e <span class="sc">Rufo</span>. +</p> + +<p> +Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> per conghiettura diede +i nomi a questi due consoli, de' quali +ho io posto il solo cognome, ch'è assicurato +dal consenso de' fasti e da Lampridio. +Il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epistola Consulari.]</span> li rifiutò, e con +ragione. Credette egli poi, conghietturando, +che il secondo fosse <i>Gavio Orfito</i>, e +il primo <i>Giuliano Rufo</i>, a cagion di una +iscrizione in cui i consoli di quest'anno +sono <i>Orfito</i> e <i>Giuliano</i>. Ma chi ci assicura +che Giuliano non sia stato console sostituito +a <i>Rufo</i>? Perciò non ho io osato +di scrivere di più. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, citando +gli atti pubblici, attesta che <i>Commodo</i> +imperadore nel dì 3 del mese <i>Commodio</i>, +essendo consoli <i>Orfito</i> e <i>Rufo</i>, cioè nell'anno +presente, andò di nuovo alla guerra. +Pretende il Salmasio che questo fosse +il mese di agosto, ma non è ben certo. +Potè anche essere luglio. Abbiamo poi +da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> che <i>gl'imperadori</i> per necessità +marciarono in Germania. Sicchè +a quest'anno si dee riferir l'andata dell'Augusto +Marco Aurelio col figliuolo, +tuttochè Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurel.]</span> scriva ch'egli per +tre anni guerreggiò di nuovo in quelle +parti. Era ben poca la sanità, meschina +di molto la complessione di questo principe: +tuttavia sì gli stava a cuore il pubblico +bene e il dovere dell'uffizio suo, +che niun privato riguardo il potè ritenere. +Ito egli in senato, propose l'andata +sua, e dimandò ai padri aiuto dall'erario +pubblico, senza volerlo prendere di sua +autorità, come usarono altri imperadori; +<i>perchè</i> (siccome egli disse in parlando +<span class="pagenum"><a name="Page_584" id="Page_584"></a>[584]</span> +ai medesimi) <i>quel danaro e tutti gli altri +beni sono del senato e popolo romano, in +maniera tale, che nulla noi possediamo +del proprio, ed è vostra fin quella casa +dove abitiamo.</i> Ciò detto, presa l'asta insanguinata, +a lui recata dal tempio di +Marte, in segno di dichiarar la guerra, +la scagliò verso il settentrione. Portossi +ancora al Campidoglio, dove protestò +con giuramento che da che egli regnava, +niun senatore era stato ucciso d'ordine +suo, o con sua contezza, e ch'egli avrebbe +anche perdonato ai ribelli, se non fossero +stati uccisi prima ch'egli lo sapesse. +Noi troviamo nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> di quest'anno +a lui dato per <i>la nona volta</i> il +titolo d'<i>Imperatore</i>, e <i>per la terza</i> a Commodo +Augusto suo figliuolo, per qualche +vittoria al certo guadagnata dai Romani, +e forse da che i due imperadori furono +giunti al campo. Ma la storia non ci somministra +lume per poterne dire di più. +Il console <i>Orfito</i> diede il nome in questo +anno al Senatusconsulto <span class="fnote">[Institut., lib. III, cap. 4.]</span>, per cui i +figliuoli dell'uno e dell'altro sesso, benchè +passati per adozione in altre famiglie, +furono ammessi alla successione +delle loro madri morte ab intestato. Ciò +non si praticava, o era proibito in addietro; +e le adozioni, oggidì si rare, ben +frequenti erano presso gli antichi Romani. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXIX" id="CLXXIX"></a>CLXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 19.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Aurelio Commodo Augusto</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Publio Marzio Vero</span>. +</p> + +<p> +Due iscrizioni sono presso il Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 65, n. 9, +et 77, n. 3.]</span>, +spettanti all'anno presente. Nell'una +il secondo console è chiamato <i>Tito +Annio Vero per la seconda volta</i>; nell'altra +<i>Aurelio Vero per la seconda volta</i>. Perciò +<span class="pagenum"><a name="Page_585" id="Page_585"></a>[585]</span> +il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consul.]</span>, il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span> +ed altri gli han dato il nome di +<i>Tito Annio Aurelio Vero</i>. Ma da che il +sig. Bimard <span class="fnote">[Bimard, Epist., pag. 120. Tom. 1 Thesaur. +Nov. Inscript.]</span>, barone della Bastia, +ed uno dell'Accademia reale di Parigi, +ha prodotto un marmo esistente in Aosta, +che si legge nel primo tomo delle +mie iscrizioni, e posto IMP. COMMODO +II. P. MARTIO VERO II. COS., credo +io che si abbia a preferir questo nome, +ricavato da un'iscrizione d'indubitata +legittimità, alle due del Grutero che +son dubbiose e non concordi tra loro. +Anzi apocrife le giudica esso Bimard, +perchè la famiglia Annia solamente si +unì coll'Aurelia in quella degli Antonini; +nè alcuno vi era allora che portasse +tal nome. All'incontro <i>Publio Marzio +Vero</i> celebre fu in questi tempi, come +si ha da Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurelio.]</span> e da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>; +e noi l'abbiamo veduto di sopra il primo +mobile di Marco Aurelio Augusto nella +ribellione di Cassio. Bolliva intanto la +guerra barbarica al Danubio, avvalorata +dalla presenza dei due imperadori Marco +Aurelio e Commodo. La resistenza dei +Barbari era grande <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, quando Marco Aurelio +ordinò a <i>Paterno</i> di andare ad assalirli +con tutto il nerbo delle milizie romane. +Di <i>Tarrutenio Paterno</i>, prefetto del pretorio +sotto Commodo, parlano Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> +e Dione. Durò l'atroce battaglia, +per attestato d'esso Dione, un'intera +giornata, e finì colla totale sconfitta delle +nazioni nemiche. Per questa insigne vittoria +fu proclamato Marco Aurelio <i>Imperadore +per la decima volta</i>, e Commodo +<span class="pagenum"><a name="Page_586" id="Page_586"></a>[586]</span> +<i>per la quarta</i> <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>. Trovasi questa lor +denominazione nelle medaglie coniate +nell'anno presente, nel quale, secondo +la testimonianza d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, la città +di Smirna restò smantellata da un furioso +tremuoto. Dione sembra mettere +questa disavventura all'anno precedente. +Ne parla ancora Aristide <span class="fnote">[Aristid., Or. 21.]</span> in una +delle sue orazioni, con farci intendere la +mirabil carità usata verso quell'illustre +città da tutte l'altre della Grecia e dell'Asia, +perchè ognuna fece a gara per +dare ricetto a quei che erano rimasti in +vita. Certamente i Cristiani molto dilatati +in quelle contrade, siccome allevati +nella scuola della carità, saranno stati i +primi e i più abbondanti in recar loro +soccorso, ed avran servito di esempio +anche ai Gentili. Ne scrisse il suddetto +Aristide <span class="fnote">[Aristid., Or. 20.]</span> ai due Augusti una compassionevol +lettera, che tuttavia esiste, +pregandoli di risarcire l'infelice città, +siccome aveano fatto per tante altre di +Italia in somiglianti sciagure. Non potè +ritener le lagrime il buon imperador +Marco Aurelio in leggendo la catastrofe +di così rinomata città <span class="fnote">[Philost., in Sophist., cap. 35.]</span>; e senza aspettare +che arrivassero i di lei deputati a +pregarlo d'aiuto, con viscere paterne +ne scrisse al popolo rimasto in Smirna +una lettera consolatoria; mandò gran +somma di danaro, acciocchè rifabbricassero +le case; gli esentò per dieci anni +dai tributi; raccomandò con sue lettere +al senato romano di dar loro altri soccorsi, +onde potesse risorgere l'abbattuta +città. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_587" id="Page_587"></a>[587]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXX" id="CLXXX"></a>CLXXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Bruttio Presente</span> per la seconda +volta, e <span class="sc">Sesto Quintilio Condiano</span>. +</p> + +<p> +Fondato il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consul.]</span> sopra +un'iscrizione gruteriana <span class="fnote">[Gruterus, Thes. Inscript., p. 1095, n. 1.]</span>, ch'egli nondimeno +riconosce per difettosa, diede al +primo console il nome di <i>Lucio Fulvio +Bruttio Presente per la seconda volta</i>, nel +che fu seguitato dal Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span> +e da altri. Ma chiunque esaminerà +meglio quel marmo, non avrà difficoltà +a chiamarlo un'impostura, e però +appoggiati que' nomi ad un fondamento +che non regge. Ho io prodotta un'iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 339, n. 5.]</span>, +dove <i>Cajo Bruttio Presente</i> vien +detto <i>console per la seconda volta</i>. Era +questi padre di <i>Crispina</i> moglie di <i>Commodo</i> +Augusto. Se non vogliamo ammettere +ch'egli fosse per la prima volta console +nell'anno 153, sarà almeno stato in +alcuno de' susseguenti anni console straordinario +ed ordinario nel presente. Certamente +motivo bastevole abbiamo di +così credere, finchè si disotterri altra memoria +che tolga ogni dubbio. Avea già +l'Augusto Marco Aurelio ridotta a buon +termine la guerra coi Barbari. Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>, +che qui dà principio alla sua storia, +scrive che già alcuni di que' popoli +s'erano a lui sottomessi, altri aveano +fatta lega con lui, ed altri fuggiti non +comparivano più per paura delle di lui +vittoriose schiere. Ma non piacque a Dio +di lasciargli tanto di tempo per dar compimento +all'impresa. Cadde egli infermo <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span> +nel marzo dell'anno presente, +essendoglisi attaccata la peste o sia l'epidemia, +che già s'era introdotta +<span class="pagenum"><a name="Page_588" id="Page_588"></a>[588]</span> +nell'armata <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. Nel sesto giorno della sua malattia +chiamò al suo letto gli amici, e fece +loro un discorso intorno alla vanità +delle cose umane, facendo assai conoscere +di disprezzar la vicina morte. Piangevano +essi, ed egli, loro rivolto, disse: +<i>Perchè piagnete me, invece di piagnere la +peste che va desolando l'armata?</i> Erodiano +gli mette in bocca una bella orazione, +con cui raccomandò a tutti <i>Commodo</i>, +benchè Capitolino scriva che non ne parlò, +ma che solamente interrogato a chi +egli raccomandasse il figliuolo, rispose: +<i>A voi e agli dii immortali, se pur se ne +mostrerà degno.</i> L'aveva egli sul principio +del male chiamato a sè, pregandolo di +non partirsi se prima non era terminata la +guerra: al che rispose Commodo che più +gli premeva la propria sanità, e desiderar +perciò di andarsene. Ma più del male e +più dell'imminente morte, si affliggeva +l'ottimo imperadore al vedere che lasciava +dopo di sè un figlio troppo diverso +da' suoi costumi. Ne avea già osservata +la perversa inclinazione, e gli correa +per mente l'immagine di Nerone, di Domiziano +e d'altri principi giovinastri scapestrati, +che erano stati la rovina della +lor patria. Ma rimedio più non appariva. +Egli era già imperadore Augusto, nè si +poteva disfare il fatto. Giuliano Apostata +nella sua Satira <span class="fnote">[Julianus, de Caesarib.]</span> scrisse che Marco +Aurelio dovea lasciar l'impero a <i>Claudio +Pompejano</i> suo genero, personaggio di +gran saviezza, più tosto che ad un figlio +di natural sì maligno. Ma l'affetto paterno, +lusingandosi sempre che nel crescere +dell'età crescerebbe il senno del giovane +Commodo, prevalse all'amor della repubblica, +che in lui certamente era sommo. +Fu anche sollecitato a ciò dal senato +romano istesso, siccome attesta Vulcazio +Gallicano <span class="fnote">[Vulcat., in Commodo.]</span>. Puossi ancor credere che +Marco Aurelio, sperando vita più lunga, +si figurasse d'aver tempo da ridirizzar +quella pianta, che già minacciava frutti +<span class="pagenum"><a name="Page_589" id="Page_589"></a>[589]</span> +cattivi. Turbato poi da questo rammarico +l'infermo Augusto, nè sapendo come +quetarlo, desiderò che sollecitamente venisse +la sua morte, e stette anche senza +voler prendere cibo. Nel settimo dì copertosi +il capo, come se volesse dormire <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, +spirò nella notte del dì 17 di marzo, +secondo Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, in Apologetico, cap. 25.]</span>, in Sirmio, o +pure, secondo Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, in +Vienna d'Austria, mentre era nell'anno +cinquantanovesimo dell'età sua. Dione +scrive d'aver avuto riscontri accertati, +esser egli stato tolto dal mondo, non già +dalla malattia, ma dai medici che Commodo +avea guadagnati per sì esecrabile +azione. Forse l'odio universale, in cui, +siccome vedremo, incorse Commodo, +diede origine e fomento a questa voce. +</p> + +<p> +L'afflizione dell'armata fu incredibile +per la perdita di questo principe, perchè +quantunque egli fosse assai ritenuto +a regalare i soldati, e lontano da quelle +esorbitanti liberalità che altri imperadori +aveano usato per tenersi ben affette le +milizie; e tuttochè egli volesse una rigida +disciplina ed impiegati in continui +esercizii i soldati, pure teneramente era +amato da tutti: frutto della sua gran bontà +e giustizia. Non fu minore l'affanno <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span> +che ne provò Roma e le provincie, +gridando tutti che era morto il lor +fortissimo capitano e un principe che +non avea pari. Portate a Roma le sue +ceneri, furono collocate verisimilmente +nel mausoleo di Adriano, e fatta la di lui +deificazione secondo l'empio rito di allora. +Venne poi riguardato qual sacrilego, +chi da lì innanzi non tenne la di lui immagine +in casa <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, e restò sempre anche +appresso i posteri in tal onore la di lui +memoria, come di principe ottimo, che +fino il satirico Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesarib.]</span> il +collocò in cielo sopra Augusto, sopra +Trajano e sopra gli altri rinomati regnanti. +<span class="pagenum"><a name="Page_590" id="Page_590"></a>[590]</span> +Non mancarono certamente dei +difetti in Marco Aurelio: e chi mai ne +va senza? La stessa sua bontà, e l'abborrimento +ad ogni severità di gastigo +non potò far di meno che non cagionasse +qualche disordine con abusarsene +i cattivi. E il non aver frenate le dissolutezze +della moglie; l'aver eletto per +suo collega <i>Lucio Vero</i>, che nol meritava; +ma sopra tutto l'aver voluto o permesso +che fosse successor suo nell'imperio +chi n'era sì indegno, recò non poca +taccia al suo nome. Contuttociò tali +e tante furono le virtù sue, che tutti gli +antichi scrittori s'accordano in iscusare +que' pochi difetti che in lui si osservarono. +Imperocchè, oltre al molto che ne +ho già detto di sopra, il solo esempio del +grave, onesto e virtuoso suo vivere, servì, +a riformar non poco i costumi sregolati +de' Romani. Suo uso fu anche di mettere +negli uffizii chi egli credeva più dabbene +e più utile al pubblico; e perchè +niuno ordinariamente si trovava che fosse +perfetto, diceva <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>: <i>Essere impossibile +a noi il fare gli uomini, come noi li vorremmo; +e che però conveniva valersi di +loro, come sono, cercando solamente i +men difettosi fra gli altri.</i> Gli diede veramente +la natura un corpo debole, o pure +il provvide bensì di assai vigore, perchè +in gioventù era robusto, facea gli +esercizii militari, uccideva alla caccia i +cignali; ma poi creduto fu che l'applicazione +agli studi l'indebolisse e gli cagionasse +molti incomodi di salute. Contuttociò +al pari de' più vigorosi tollerava le +fatiche; e già si è veduto quanti viaggi +egli facesse, e quanto tempo restasse +esposto agl'incomodi della guerra. La +beneficenza gli stette sopra tutto a cuore; +a questa sognata deità eresse anche +un tempio in Roma. Da alcuni si desiderò +in lui la magnificenza, e si sarebbe +voluto più liberale; ma con censura indebita, +perchè egli non ammassò mai pecunia +per sè; ed era bensì buon economo +del danaro, ma per valersene solamente +<span class="pagenum"><a name="Page_591" id="Page_591"></a>[591]</span> +in bene del pubblico, senza mai +accrescere gli aggravi ai popoli, con isminuirli +alle occorrenze e con soccorrere +sempre ne' bisogni le persone di merito. +Non la finirebbe mai chi volesse riandar +le belle massime ch'ebbe questo principe +per regolare non men sè stesso che +gli altri. Ne lasciò egli anche una perenne +memoria in dodici libri, che abbiam +tuttavia, <i>delle cose sue</i>, commentati da +Merico Casaubono e da Tommaso Gatachero. +Sono memorie delle meditazioni +sue, concernenti il meglio della filosofia +stoica, scritte in greco, come gli venivano +in mente, con istile semplice, ma purissimo, +ed altamente commendato dagl'intendenti. +Per questi libri, ma più +per la vita e per le azioni sue, egli si +meritò il titolo di <i>filosofo</i>, ed è specialmente +conosciuto sotto nome di <i>Marco +Aurelio Antonino il Filosofo</i>. La vita, che +si legge di lui, composta da Antonio da +Guevara, vescovo spagnuolo di Mondognetto, +è un'impostura, che nondimeno +può esser utile a chi ne voglia far la lettura. +Fiorirono poi <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> sotto questo letterato +principe molte persone dottissime, +fra le quali io solamente rammenterò +<i>Luciano Samosatense</i>, il cui faceto, erudito +e vivacissimo stile si ammira nei +suoi libri, ma che più sarebbe degno di +stima, s'egli non facesse un'aperta professione +d'empietà. <i>Lucio Apulejo</i>, scrittore +della medesima tempra, si crede che +fiorisse in questi tempi; ed è certo che +<i>Galeno</i>, o sia <i>Gallieno</i>, medico rinomatissimo, +gran tempo visse nella corte di +Marco Aurelio. Così <i>Pausania</i>, <i>Aristide</i>, +<i>Polieno</i>, <i>Artemidoro</i>, <i>Aulo Gellio</i>, e forse +<i>Sesto Empirico</i>, fiorirono in questi tempi, +e di loro ci restano libri, per tacere +di tanti altri, de' quali l'opere si son perdute. +Restò dunque dopo la morte di +<i>Marco Aurelio</i> al governo dell'imperio +romano <i>Lucio Aurelio Antonino Commodo</i>, +molto prima dichiarato imperadore +augusto, di cui parlerò all'anno seguente. +<span class="pagenum"><a name="Page_592" id="Page_592"></a>[592]</span> +Ed io comincio ora a contare gli anni +del suo imperio, non avendo osato di +farlo finora, perchè non parmi per anche +ben certo il principio del suo imperio +augustale. Trovasi egli, siccome già +accennai, da qui innanzi nominato per +lo più <i>Marco Aurelio Commodo</i>, avendo +egli assunto il prenome del padre, ma +senza avere ereditata alcuna delle di lui +virtù che nel mostrassero degno suo +figlio. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXI" id="CLXXXI"></a>CLXXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto</span> +per la terza volta, e <span class="sc">Lucio Antistio Burro</span>. +</p> + +<p> +<i>Antistio Burro</i> console in quest'anno +era cognato di Commodo Augusto, perchè +marito di una di lui sorella. Imperciocchè +Marco Aurelio avea procreato +da Faustina, oltre a Commodo, due o tre +altri maschi, che mancarono in tenera +età, e varie femmine, cioè <i>Lucilla</i> maritata +a <i>Lucio Vero</i>, poscia a <i>Claudio Pompejano</i>, +e <i>Fadilla</i> e <i>Vibia Aurelia</i> e <i>Domizia +Faustina</i>, e forse alcun'altra. Una di +esse fu data in moglie al suddetto <i>Burro</i>, +ed un'altra a <i>Petronio Mamertino</i>, +personaggi tutti scelti dal padre per generi +in riguardo della loro sperimentata +saviezza. Assunse nell'anno precedente +Commodo Augusto il governo della romana +repubblica. Era egli nato <span class="fnote">[Vulcat., in Commodo.]</span> nel +dì 31 d'agosto dell'anno 161, giorno +natalizio anche del bestiale e crudel +Cajo Caligola, sul cui modello tagliato +fu parimente quest'altro. Non avea mancato +il di lui buon padre di procurargli +tutti i possibili mezzi, affinchè fosse ben +educato ne' costumi ed istradato nelle +buone arti e nelle lettere. Suo maestro +fu nella lingua ed erudizione greca <i>Onesicrato</i>; +nella latina <i>Antistio Capella</i>, e +<span class="pagenum"><a name="Page_593" id="Page_593"></a>[593]</span> +nell'eloquenza <i>Attejo Santo</i> o <i>Santio</i>. +Non ne ricavò egli profitto alcuno: tanto +potè l'indole cattiva; imperciocchè +egli nulla ebbe dell'ottimo suo padre, e +solamente in lui passarono le magagne +della madre infame, con essersi fin creduto, +siccome già accennai, averlo essa +conceputo da un gladiatore, nel cui amore +era perduta. In fatti di buon'ora comparve +inclinato alla crudeltà, alla libidine, +e dedito solamente a discorsi osceni, +a saltare, a fare il buffone e il gladiatore, +con altri costumi propri della vil canaglia. +Non avea che dodici anni, quando +in villeggiare a Centocelle, oggidì Cività +Vecchia, perchè non trovò assai calda +l'acqua del bagno, ordinò che il deputato +del bagno fosse gittato in una fornace; +e bisognò che il suo aio <i>Pitolao</i> fingesse +di ubbidirlo non far bruciare una +pelle di castrone. Non poteva egli sofferir +le persone dotate di probità, che il padre +gli avea messo appresso; solamente gli +davano nel genio i cattivi; e perchè il +padre glieli levò d'attorno, si ammalò di +rabbia. Il troppo indulgente genitore non +tenne saldo; laonde egli cominciò di +buon'ora a far bettola in sua camera, e +praticar giuochi d'azzardo, ad ammettere +donne di vita cattiva, ad essere sboccato +di lingua. Con questo bell'apparato +di vizii, coperti nondimeno fin qui, e non +passati alla vista del popolo, si trovò egli +solo sul trono. Tuttavia si può credere +che non tanti allora fossero i suoi difetti, +o certamente che fossero coperti, e non +passati agli occhi del popolo, perchè Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>, +più vicino di lunga mano a questi +tempi, non ci fa un sì brutto ritratto +della gioventù di Commodo. +</p> + +<p> +Era egli, siccome dissi, in Ungheria +coll'armata. Dopo i funerali del padre, +per consiglio de' parenti ed amici fece +una bella allocuzione all'esercito, e gli +dispensò un abbondante donativo. Ma +perciocchè presso lui gran potere avea +chi era più cattivo e sapea più adulare, +costoro non tardarono ad esagerar le +<span class="pagenum"><a name="Page_594" id="Page_594"></a>[594]</span> +delizie di Roma, e a dir quanto male +sapeano del brutto soggiorno del Danubio, +tanto che l'indussero a determinare +di abbandonar l'armata e di venirsene +in Italia. Preso il pretesto di temere che +alcuno in Roma si facesse dichiarare +imperadore, pubblicò il suo disegno. +Tante ragioni nondimeno gli addusse +<i>Pompejano</i> suo cognato, che il fermò +per qualche tempo in quelle parti, per +terminare con qualche onore la guerra. +Secondochè s'ha da Erodiano, riuscì ai +suoi generali di domar qualcheduno di quei +popoli barbari. Condusse Commodo gli +altri alla pace, con regalarli ben bene +impiegando l'erario ch'egli avea trovato +ben provveduto. Se si vuol credere ad +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, felicemente egli combattè +contro ai Germani; ma non apparendo +dalle medaglie ch'egli prendesse nuovo +titolo d'<i>Imperadore</i> nell'anno precedente, +o niuno o di poco rilievo dovettero +essere le sue vittorie. Certo è bensì, che +egli con condizioni anche svantaggiose, +e a forza di danaro, comperò la pace, +perchè troppo gli stava a cuore di cangiare +quell'aspro cielo nel delizioso di +Roma. Venn'egli finalmente accolto per +tutte le città dove passò con solenne allegria; +e il senato e, per così dire, tutta +Roma con corone di alloro gli fece un +festoso incontro. I più considerandolo +figliuolo di sì buon padre, veggendolo sì +bel giovane, con occhi vivi, con bionda +zazzera, tale che parea sparsa sul suo +capo una pioggia d'oro, si figuravano +maraviglie di lui; e però tra le infinite +acclamazioni, accompagnato da gran +profusione di fiori e di corone, entrò +Commodo in Roma. Fu al senato, e recitò +un'orazione che contenea solamente +delle inezie. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>, il quale comincia +qui a raccontar cose da lui stesso +vedute, scrive ch'egli fece gran pompa +dell'aver dato soccorso al padre Augusto, +che era caduto in una fossa fangosa. +Se il mese <i>romano</i> fu, come pensa +<span class="pagenum"><a name="Page_595" id="Page_595"></a>[595]</span> +il Salmasio, novembre, l'arrivo a Roma +di Commodo seguì nel dì 22 di ottobre <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>; +ma è cosa dubbiosa. Fece egli +un ragionamento anche ai soldati di +Roma, con lodare la lor fedeltà. E che +desse loro il consueto regalo e al popolo +un congiario, pare che si ricavi dalle +medaglie. Procedente egli console per +la terza volta nell'anno presente; ed in +questo ancora, per attestato d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic. Edition. Pont.]</span>, +egli trionfò dei Germani, ma con dare +una bella mostra dell'animo suo corrotto: +perchè nello stesso cocchio trionfale +dietro a sè condusse un infame suo +liberto, appellato Antero, e l'andò baciando +più volte pubblicamente, volgendo +la faccia indietro. Lo stesso praticò nell'orchestra +a vista d'ognuno. Vivente +anche il padre, avea Commodo senza +alcun merito conseguito il bel titolo di +<i>Padre della Patria</i>. In quest'anno l'adulazione +gli conferì ancor quello di <i>Pio</i>, +che s'incontra nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span>, ma +non già quello di <i>Felice</i>, come va credendo +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXII" id="CLXXXII"></a>CLXXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Pomponio Mamertino</span> e <span class="sc">Rufo</span>. +</p> + +<p> +Non ho io osato di chiamare altrimenti +questi due consoli, perchè non +veggo sicurezza negli altri nomi. Certo +è che il primo fu cognato di Commodo +Augusto, perchè avea per moglie una di +lui sorella. Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span>, seguitato da +molti altri, chiamò il secondo console +<i>Trebellio Rufo</i>. Perchè il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> +pubblicò un'iscrizione gudiana, posta +nelle calende di marzo, C. PETRONIO +MAMERTINO ET CORNELIO RUFO +<span class="pagenum"><a name="Page_596" id="Page_596"></a>[596]</span> +COS., tanto esso Relando che il Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anast. Bibliot.]</span> +e lo Stampa <span class="fnote">[Stamp., Fast. Cons. Sigon.]</span>, stabilirono con +tali nomi i consoli dell'anno presente. +Ma sarebbe prima da vedere se si possa +riposar sulla fede de' marmi riferiti dal +Gudio. Il Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 511.]</span> porta un mattone, +dove egli lesse VETTIO RUFO ET POMP. +MATER. COS. Probabilmente ivi si dee +leggere POMP. MAMER., cioè Pomponio +Mamertino: il che se fosse, l'altro console +sarebbe stato <i>Vettio Rufo</i>, e non già +<i>Trabellio</i>, o <i>Cornelio Rufo</i>. <i>Velio Rufo</i> +vien posto fra i consoli da Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>. +Probabilmente egli scrisse <i>Vettio Rufo</i>. +Crede poi il suddetto Panvinio, che nelle +calende di luglio fossero sostituiti nel consolato +<i>Emilio Junto</i> o <i>Junzio</i>, ed <i>Atilio +Severo</i>. Abbiam di certo, che amendue +furono consoli, ma non apparisce già +che in quest'anno. Anzi essendo essi +stati esiliati, in tempo che Commodo si +abbandonò alla crudeltà, si dee credere +che il lor consolato accadesse molto più +tardi. In questi primi tempi, secondo +ciò che s'è anche veduto di Tiberio, di +Caligola, di Nerone e di Domiziano, anche +l'Augusto Commodo fece un buon +governo. Onorava egli i consiglieri ed +amici del padre <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>, nulla risolveva senza +il loro parere. L'autorità di questi +savi personaggi teneva in qualche freno +le sregolate passioni di questo giovinastro. +E probabilmente è da riferire all'anno +presente ciò che racconta Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>, +cioè che <i>Manilio</i>, il qual era stalo segretario +delle lettere latine di <i>Avidio Cassio</i>, +della cui ribellione parlammo di sopra, e +molta possanza avea avuto sotto di lui, finalmente +fu scoperto e condotto a Roma. +Prometteva egli di rivelar molti segreti; +ma Commodo, per consiglio, come +possiam credere, de' saggi suoi ministri, +non solamente non volle ascoltarlo, ma +fece anche bruciar tutte le di lui lettere +<span class="pagenum"><a name="Page_597" id="Page_597"></a>[597]</span> +o carte, senza curarsi di leggerne pur +una. Questa bella azione diede speranza +al senato e al popolo, ch'egli non +volesse essere da meno del padre. E +perciocchè Commodo compariva in pubblico +con gran magnificenza, e faceva +spiccare dappertutto la sua leggiadria, +l'ignorante popolo dicea <i>oh bello</i>! e si +rallegrava d'avere un principe sì grazioso. +Ma non così la sentivano quei +che il praticavano, ed aveano miglior +conoscenza delle di lui perverse inclinazioni, +che di giorno in giorno s'andavano +meglio spiegando. Truovasi egli in +qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span> dell'anno presente +proclamato <i>Imperadore per la quinta +volta</i>. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> parla della guerra fatta +contra de' Barbari di là della Dacia. E +Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> scrive che quei popoli +rimasero sconfitti dai legati, cioè dai +luogotenenti generali dell'imperadore. +Questi furono <i>Albino</i> e <i>Negro</i>, de' quali +si parlerà a' tempi di Severo imperadore. +Ciò probabilmente succedette nell'anno +presente, e per qualche loro vittoria si +accrebbero i titoli a Commodo senza sua +fatica. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXIII" id="CLXXXIII"></a>CLXXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto</span> +per la quarta volta, e <span class="sc">Cajo +Aufidio Vittorino</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Perchè abbiamo una nobile iscrizione, +già pubblicata da monsignor della +Torre, che si legge anche nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 340, n. 2.]</span>, +luogo non resta a disputare +dei nomi di questi consoli. E di qui ancora +può risultare qual fede si possa +avere alle iscrizioni del Gudio. Una di +esse, riferita anche dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span>, si +<span class="pagenum"><a name="Page_598" id="Page_598"></a>[598]</span> +dice posta IDIBVS OCTOBRIS M. AVRELIO +COMMODO IIII. ET M. AVRELIO +VICTORINO COS. Ecco qual capitale +si possa far di quelle merci. Da un +marmo, di cui non si può trovare un +più autentico, siamo assicurati che quel +console si chiamava <i>Cajo Aufidio</i>, ed esso +nell'emporio gudiano ci comparisce +<i>Marco Aurelio</i>. Ora questo <i>Cajo Aufidio +Vittorino</i> <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> fu uno de' più insigni senatori +ed oratori del suo tempo, carissimo +già a Marco Aurelio Augusto, di +modo che giunse ad essere non solamente +prefetto di Roma, ma console due +volte. Di lui racconta Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, che essendo +governatore della Germania molti +anni prima, certificato che il suo legato, +o sia luogotenente, prendeva de' regali, +l'ammonì in segreto di desistere da +quell'abuso. Veggendo di non far frutto, +un dì assiso sul tribunale alla vista di +ognuno, si fece citar dall'araldo a giurare +di non aver mai preso regali, e di +non essere per prenderne, finchè vivesse. +Appresso fu esibito il giuramento +medesimo al legato, il quale convinto +dalla coscienza e dal timore di chi potea +deporre contra di lui, ricusò il giurare. +Vittorino immantinente il licenziò. Essendo +anche proconsole in Africa, trovò +un altro legato, che zoppicava dello stesso +piede. Ed egli, senza far altre cerimonie, +il fece imbarcare, e rimandollo a Roma. +Da che, siccome vedremo, Commodo +cominciò ne' tempi seguenti a mietere le +vite de' più accreditati senatori, più volte +fu detto che anch'egli era in lista. +Mosso da questa voce Vittorino, francamente +andò a trovar <i>Perenne</i>, prefetto +allora del pretorio, e gli disse d'aver +inteso che si volea farlo morire, ed aggiunse: +<i>Se è così, che state a fare? Ora +è il tempo.</i> Fu lasciato in vita, e morto +poi di morte naturale, ebbe l'onore di +una statua. Quanto a <i>Perenne</i> poco fa +nominato, costui <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span> per la sua perizia +<span class="pagenum"><a name="Page_599" id="Page_599"></a>[599]</span> +della disciplina militare, fu alzato da +Commodo al grado di prefetto del pretorio, +o sia di capitano delle guardie, +quale ancora <i>Tarrutino</i> o sia <i>Tarrutenio +Paterno</i> <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>. Costui fu la rovina del padrone, +perchè andò tanto innanzi nella +confidenza e grazia di lui che diventò +poi l'arbitro del governo. La sete di +accumular tesori si potè dire in lui inesausta. +Quasi che un nulla fossero i già +guadagnati, tutto era egli sempre ansante +a procacciarne de' nuovi. E gli se ne +presentò ben presto l'occasione, siccome +vedremo. Intanto convien avvertire i lettori, +che gli avvenimenti in questi tempi +non si possono compartire per gli loro +precisi anni, perchè le storie che restano +raccontano bensì i fatti, ma senza indicarne +la cronologia. Però solamente a +tentone si andran riferendo le cose sotto +gli anni seguenti. Nel presente le medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imper.]</span> +ci avvisano che Commodo Augusto +fu proclamato <i>per la sesta volta +Imperadore</i>, ma senza apparire per qual +vittoria. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> la crede riportata +nella guerra che si accese nella +Bretagna; ma questa vittoria, per quel +che dirò, sembra più tosto appartenere +all'anno seguente. Verisimile è più tosto, +che in quest'anno ancora i generali cesarei +in Germania, come conghietturò +il Mezzabarba, dessero qualche rotta ai +Barbari di quelle contrade. Parlano le +stesse monete di un viaggio di Commodo, +di cui niun vestigio s'ha nella storia; +siccome ancora di una sua <i>munificenza</i>: +indizio di qualche congiario dato +al popolo. Ma delle stesse monete si incontrano +degl'imbrogli, o perchè non +sincere, o perchè non assai attentamente +copiate. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_600" id="Page_600"></a>[600]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXIV" id="CLXXXIV"></a>CLXXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 14.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Cossonio Eggio Marullo</span> e <span class="sc">Gneo +Papirio Eliano</span>. +</p> + +<p> +Al primo console <i>Marullo</i> ho io aggiunto +il nome di <i>Cossonio</i>, ricavato da +un'iscrizione, esistente nel Museo Capitolino, +data alla luce da monsignor +Torre, e prodotta anche nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 342.]</span>. +In una iscrizione del Gudio, +rapportata dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span>, il primo console +si vede chiamato <i>Marco Marullo</i>, +quando è certissimo che il suo prenome +fu <i>Lucio</i>. Il secondo comparisce ivi col +nome di <i>Giunio Eliano</i>; e pure nell'altre +iscrizioni troviamo costantemente +<i>Gneo Papirio Eliano</i>: tutte pruove che i +fasti e l'erudizione antica debbono aspettar +dal Gudio, in vece di un sicuro rinforzo, +della confusione. Era, dissi, insorta +una fiera guerra nella Bretagna <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>, +guerra la più lunga che si avesse Commodo +ai suoi dì. Aveano i Barbari passato +il muro, posto da Antonino Pio ai +confini, e tagliato a pezzi il general romano +con tutte le milizie che erano ivi +di guardia. Portata questa funesta nuova +a Roma, il vile Commodo tutto impaurito +spedì tosto colà <i>Ulpio Marcello</i>, uomo di +grand'animo, e di raro valore; chè di +tali persone non era già perduto il seminario +in Roma. Questi, per attestato +di Dione, uomo modesto e severo, ma +di una severità che si accostava all'asprezza, +fece più volte conoscere la sua +bravura ne' combattimenti, nè mai si lasciò +invischiare dall'amor de' regali e +della pecunia. Era vigilantissimo, e per +maggiormente comparir tale, e tener anche +vigilanti gli uffiziali di guerra, solea +qualche sera scrivere dodici biglietti, con +ordine ai suoi servi di portarli in varie +<span class="pagenum"><a name="Page_601" id="Page_601"></a>[601]</span> +ore della notte a diversi d'essi ufficiali, +acciocchè credessero ch'egli allora vegliasse. +Non si distingueva egli nel mangiare +e vestire dai semplici soldati; anzi, +per mangiar meno, si facea venire con +bizzarria quasi incredibile fin da Roma +il pane, come ognun può credere, ben +secco e duro. Questo bravo uomo adunque +gravissimi danni recò a que' Barbari, +e dovette dar loro una gran rotta, per +cui si osserva nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> che +Commodo Augusto conseguì in questo +anno non solamente <i>per la settima volta</i> +il titolo d'<i>Imperadore</i>, ma anche quello +di <i>Britannico</i> <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>. Era egli già stato appellato +<i>Pio</i>, adulatoriamente senza fallo, +perchè egli nulla mai fece, per cui meritasse +così bell'elogio. Nell'anno presente +si aggiunse a' suoi titoli quello di <i>Felice</i>. +L'esempio suo servì poi ai susseguenti +Augusti per più secoli, acciocchè cadaun +d'essi fosse chiamato <i>Pio Felice</i>. +</p> + +<p> +Se non succedette nell'anno precedente, +si dovrà almeno attribuire al +presente la prima congiura tramata contra +di Commodo. Abbiamo da Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span> +ch'egli per <i>pochi anni</i> stette in +dovere, e però probabil cosa è che in +questo si sovvertisse il di lui ingegno, e +che cominciasse il suo precipizio. Merita +ben più di Lampridio d'essere qui ascoltato +Erodiano, siccome storico che visse +in que' tempi e soggiornò in Roma. Quel +mal arnese adunque di <i>Perenne</i> prefetto +del pretorio, per dominar solo, avea già +staccati dal fianco del giovane Augusto i +migliori suoi consiglieri, con far subentrare +in lor luogo una frotta di persone +vili, e maneggiava già solo tutti gli affari: +dal che può essere che prendesse origine +l'odiosità dei buoni contra di Commodo. +Comunque sia, la prima pietra dei disordini +fu posta da <i>Lucilla</i> figliuola di Marco +Aurelio, e sorella dello stesso Commodo. +Per essere stata moglie di <i>Lucio Vero</i> +imperadore, il padre, tuttochè la rimaritasse +<span class="pagenum"><a name="Page_602" id="Page_602"></a>[602]</span> +con <i>Claudio Pompejano</i>, pure le +lasciò il titolo e gli onori di Augusta; ed +essa nel teatro soleva assidersi in una +sedia imperatoria, ed uscendo fuor di +casa, le era portato innanzi il fuoco, come +si faceva agli Augusti. Sposata che fu +<i>Crispina</i> da Commodo, si vide obbligata +<i>Lucilla</i> a cederle il primo luogo; ma +gliel cedette con immensa rabbia, credendo +fatto a sè stessa un gran torto +per la sua anzianità in quell'onore, e +da lì innanzi ne cercò sempre la vendetta. +Non si arrischiò mai a parlarne +con <i>Pompejano</i> suo marito, perchè sapeva +quant'egli amasse Commodo. Passava +fra lei e <i>Quadrato</i>, giovane nobilissimo +e ricchissimo, appellato mastro di camera +di Commodo da Dione <span class="fnote">[Dio, l. 72.]</span>, una +stretta ed anche peccaminosa amicizia. +Le tante querele di Lucilla trassero questo +giovane a formar una cospirazione +contro la vita di Commodo, in cui entrarono +alcuni senatori ancora. Scelto +fu per eseguir l'impresa un giovane di +grande ardire per nome <i>Quinziano</i>. Lampridio +il chiama <i>Claudio Pompejano</i>: sbaglio +probabilmente suo o de' copisti, +benchè anco lo stesso scriva Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>, +anzi dice che fu lo stesso marito di Lucilla: +errore massiccio. Ora Quinziano +ito a postarsi in luogo stretto e scuro +dell'entrata dell'anfiteatro, stette aspettando +che arrivasse Commodo; ed allorchè +il vide, sfoderato un pugnale, che +tenea sotto nascosto, mattescamente gliel +fece vedere con dire: <i>Questo te lo manda +il senato</i>, e gli si avventò addosso. Se +crediamo ad Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 29.]</span>, gli diede +qualche ferita. Erodiano e Lampridio nol +dicono. Certo è che lasciò tempo a Commodo +di difendersi o di scappare. Preso +dunque dalle guardie lo sconsigliato +Quinziano, e messo ai tormenti da <i>Perenne</i>, +rivelò i complici. Fu perciò relegata +<i>Lucilla</i> nell'isola di Capri, e quivi +da lì a qualche tempo uccisa. Tolta fu +<span class="pagenum"><a name="Page_603" id="Page_603"></a>[603]</span> +la vita a <i>Quinziano</i>, a <i>Quadrato</i>, ad <i>Eletto</i>, +mastro anch'esso di camera di Commodo <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>; +e per attestato di Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, +fecero il medesimo fine <i>Norbana</i>, +<i>Norbano</i> e, <i>Parelio</i> colla madre sua. Il +peggio fu, che il pugnale e l'assalto di +Quinziano, e più le parole da lui proferite, +restarono talmente impresse nella +mente di Commodo, che sempre gli parea +d'aver davanti agli occhi quello +spettacolo, e da lì innanzi cominciò ad +odiar tutti i senatori, come se veramente +tutti avessero cospirato contra di lui, +ed ordinato a Quinziano di fargli quel +brutto complimento. Seppe ben prevalersi +di questa congiuntura Perenne, per +empiere di paura l'incauto principe, ed +accrescere i suoi odii contra de' più ricchi +e potenti, con lavorar poi di calunnie +a fine di processarli, e di arricchir sè +stesso coi loro beni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXV" id="CLXXXV"></a>CLXXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Cornelio Negrino Curiazio Materno</span> +e <span class="sc">Marco Attilio Bradua</span>. +</p> + +<p> +Il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span> non mette se non i +cognomi di <i>Materno</i> e <i>Bradua</i>. Al Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast.]</span>, +seguitato dal padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, +parve il primo <i>Triario Materno</i>, solamente +perchè sotto Pertinace si trovava +un senatore di tal nome: pruova troppo +fievole. Gli ho io dato que' nomi, mosso +da un'iscrizione da me pubblicata nella +mia raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 343.]</span>. Il nome dell'altro console +<i>Bradua</i> si raccoglie da un'iscrizione +dello Smirne, che pur ivi si legge. Trovandosene +un'altra posta MATERNO +ET ATTICO COS., potrebbe essere che +questo Attico fosso stato sostituito a <i>Bradua</i>. +<span class="pagenum"><a name="Page_604" id="Page_604"></a>[604]</span> +Sino all'anno presente arrivò la +vita di <i>santo Eleuterio</i> romano pontefice, +secondo la cronica di Damaso <span class="fnote">[Anast., Bibliot.]</span>. Nel +martirologio egli porta il titolo di <i>Martire</i>; +ma non è certo ch'egli desse il capo +per la confessione della religion di Cristo. +Saggiamente osservò il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baronius, Annal. Eccles. ad annum 194.]</span>, +che ne' primi secoli il nome di +<i>Martire</i> fu conferito a coloro eziandio +che sofferirono vessazioni o tormenti +per la fede di Cristo, benchè non morissero +ne' tormenti. San Cipriano non ce +ne lascia dubitare. Al che si dee avere +riguardo anche per altri primi romani +pontefici, tutti ornati di sì glorioso titolo, +senza che resti più precisa memoria +della lor morte nel martirio. Per questa +cagione alcuni d'essi da <i>santo Ireneo</i>, +celebre vescovo di Lione, che fiorì in +questi tempi, sono considerati solamente +come <i>Confessori</i>. A santo <i>Eleuterio</i> fu +sostituito <i>Vittore</i> nella cattedra di san +Pietro, i cui anni cominceremo a contare +nell'anno seguente, seguendo la cronologia +del padre Pagi e del Bianchini. A +me sia lecito di riferire a quest'anno altri +sconcerti della corte di Commodo e +della nobiltà romana. Gran riputazione +e potenza godeva in quella corte Antero, +infame suo liberto <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>. Era costui stato +alzato al grado di mastro di camera da +Commodo, a cui nello stesso tempo serviva +per ministro nelle disonestà. L'odio +universale contra di questo cattivo strumento +cresceva ogni dì più, e andava +poi a terminare contra dello stesso Commodo, +il quale spasimava per lui. Sofferì +un pezzo <i>Tarrutino</i> o sia <i>Tarrutenio Paterno</i>, +prefetto del pretorio, costui; ma +finalmente un dì rotta la pazienza, fattolo +con galanteria uscir di palazzo col +pretesto d'un sagrificio, nel tornare che +egli faceva a casa, il fece assassinare ed +uccidere da alquanti sgherri. Diede nelle +smanie Commodo per questo, e ne fu +più cruccioso di quel che fosse stato nel +<span class="pagenum"><a name="Page_605" id="Page_605"></a>[605]</span> +pericolo della vita ch'egli avea corso +per l'assalto di Quinziano. Avuto sufficiente +sentore che <i>Paterno</i> era stato autore +del colpo, col consiglio di <i>Tigidio</i>, +e fors'anche di <i>Perenne</i>, il quale prese +questa congiuntura per tagliar le gambe +al compagno, il creò senatore, levandolo +in tal guisa dal pretorio, sotto specie +di promuoverlo a grado più cospicuo. +Ma non andò molto che fece accusare +Paterno di una congiura, apponendogli +d'aver promessa sua figliuola a <i>Salvio +Giuliano</i>, nipote di <i>Giuliano</i> celebre giurisconsulto, +per farne poscia un imperadore <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>. +Se avessero avuto questo disegno +Paterno e Giuliano, nulla mancava +loro per eseguirlo, comandando il primo +alle guardie e l'altro a qualche migliaio +di soldati. Perciò amendue perderono +la vita, e con esso loro <i>Vitruvio Secondo</i>, +segretario delle lettere dell'imperadore, +perchè era confidentissimo di Paterno. +Nella stessa disgrazia rimasero involti <i>Velio</i> +o sia <i>Vettio Rufo</i> ed <i>Egnazio Capitone</i>, +stati consoli amendue. <i>Emilio Junto</i> ed +<i>Atilio Severo</i>, consoli sostituiti (se pure +in quest'anno succedette la morte di +Antero), furono mandati in esilio. Anche +<i>Quintilio Massimo</i> e <i>Quintilio Condiano</i>, +già stato console, due de' più riguardevoli +personaggi che si avesse il senato, +amatissimi per la lor singolare saviezza +da Marco Aurelio, e adoperati nei primi +posti militari e civili, furono in tal occasione +tolti dal mondo, e finì la lor casa. +Narra Dione che fu condannato anche +<i>Sesto Quintilio</i> figliuolo di Massimo. +Precorsa a lui questa nuova, mentre +era in Soria, fece finta di cader da cavallo, +e d'essere morto, e da' suoi famigliari +invece fu portato alla sepoltura un +montone. Andò egli dipoi, mutando sempre +abito, vagabondo per vari paesi, nè +più si seppe nuova di lui, e ciò fu la rovina +di molti, perchè essendo ricercato +dappertutto, le teste di non pochi innocenti +furono portate a Roma, pretese +quella di Sesto, e rimasero altri spogliati +<span class="pagenum"><a name="Page_606" id="Page_606"></a>[606]</span> +di beni col pretesto che gli avessero +dato ricovero. Mancato poi di vita Commodo, +comparve persona a Roma che +sosteneva d'essere Sesto, e rispondeva a +proposito a tutti gli esami. Pertinace +scoprì la furberia, facendogli delle interrogazioni +in greco, lingua ch'egli sapeva +essere già ben intesa da Sesto; +e qui s'imbrogliò l'impostore, perchè +non capiva le interrogazioni. V'era presente +Dione. <i>Didio Giuliano</i>, che fu poi +imperadore, corse anch'egli pericolo +della vita, per l'accusa datagli d'aver +tenuta mano alla congiura con Salvio +Giuliano. Commodo il fece assolvere, e +condannar l'accusatore <span class="fnote">[Spartianus, in Juliano.]</span>. Dopo la caduta +di Paterno, restò prefetto del pretorio +il solo <i>Perenne</i> <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, con divenir +padrone totale della corte. Seppe egli +persuadere a Commodo, giovane timidissimo, +che non si fidasse d'alcuno, e se +ne stesse in ritiro, attendendo ai piaceri +mentre egli assumerebbe in sè le cure +spinose del governo. Così fu fatto. Commodo +rade volte da lì innanzi si lasciò +vedere in pubblico, e chiuso come in un +turchesco serraglio, s'immerse affatto +nel baratro della lussuria con trecento +concubine, scelte parte dalla nobiltà, +parte dai postriboli, e con altra non minor +turba anche più infame. I conviti e +i bagni erano una continua scuola di +intemperanza e di disonestà; faceva egli +ancora de' combattimenti in abito da +gladiatore, co' suoi camerieri, e talvolta +ancora con ispada nuda, uccidendo alcun +d'essi armati solamente di spade colla +punta impiombata. E intanto Perenne +aggirava tutti gli affari, uccidendo quei +che voleva, altri assaissimi spogliando +dei loro beni non solo in Roma, ma anche +per le provincie, conculcando tutte +leggi, ed ammassando senza ritegno alcuno +tesori immensi. In questo misero +stato si trovava allora l'augusta città +per la balordaggine e sfrenatezza del suo +regnante. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_607" id="Page_607"></a>[607]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXVI" id="CLXXXVI"></a>CLXXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Commodo Augusto</span> per la +quinta volta, e <span class="sc">Manio Acilio Gabrione</span> +per la seconda. +</p> + +<p> +Era già pervenuta al sommo la potenza +di <i>Perenne</i> prefetto del pretorio, e +l'abuso ch'egli ne faceva. Le tante ricchezze +da lui accumulate pareva che +tendessero a guadagnarsi l'amore dei +pretoriani, qualora egli volesse tentar +qualche tradimento contro la vita di +Commodo <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>. Allo stesso fine sembrava +che cospirassero le macchine de' suoi +giovani figliuoli, i quali portati da lui al +governo dell'Illirico, altro non faceano +che ammassar gente. Può essere che in +mente sua non bollissero così alti disegni; +certo è nondimeno, che l'odio universale +dava questa interpretazione a +tutte le azioni di lui e de' suoi figli. Di +qua venne la rovina sua, narrata diversamente +nelle particolarità da Erodiano +e da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>. Abbiamo dal primo, che +celebrandosi in quest'anno i sontuosissimi +giuochi capitolini, i quali si solevano +fare ad ogni quattro anni con immenso +concorso di popolo, ed assistendovi +Commodo nella sedia imperatoria, +prima che gl'istrioni cominciassero le +loro fatiche, comparve in iscena uno +vestito da filosofo con tasca al fianco, +bastone in mano. Costui, fatto silenzio +colla mano, ad alta voce gridò verso +Commodo, dicendogli, quello non essere +tempo da divertirsi in giuochi, perchè +<i>Perenne</i> era in procinto di levargli la +vita; per questo aver egli adunate tante +ricchezze; per questo i di lui figliuoli tante +soldatesche; e che se non vi provvedeva +prontamente, egli era spedito. Sperava +fosse costui di veder subito una +commozion del popolo contra di Perenne, +<span class="pagenum"><a name="Page_608" id="Page_608"></a>[608]</span> +e poscia un bel premio dall'imperadore. +Ma Commodo restò solamente sbalordito, +nè disse parola; il popolo, benchè +gli prestasse fede, nè pur esso fece movimento +alcuno; e intanto Perenne, fatto +prendere il finto filosofo, ordinò che fosse +bruciato vivo. Tuttavia questo accidente +diede campo a chi era presso all'imperadore, +e volea male a Perenne +per la sua intollerabile alterigia, di far +credere forse più di quel ch'era, a Commodo. +Gli mostrarono in oltre alcune +monete battute coll'immagine del figliuolo +di esso Perenne, benchè si credesse +ciò fatto senza notizia del padre, e forse +per manifattura de' suoi emuli. In somma +andò tanto innanzi la mena, che +Commodo una notte mandò alcuni a +levar la testa a Perenne, e immediatamente +spedì gente a far venire in Italia +dall'Illirico il di lui figlio maggiore, prima +che gli arrivasse l'avviso della morte +del padre. Chiamato egli con dolci lettere +dall'imperadore, benchè mal volentieri, +venne, ed appena toccò l'Italia, che +gli fu reciso il capo. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> e Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, +il cui testo è qui imbrogliato, +ben diversamente scrivono, essere nata +una sedizione nell'armata britannica, +comandata da <i>Ulpio Marcello</i>, perchè +Perenne, levati via gli uffiziali dell'ordine +senatorio, ne avea mandati là degli +altri dell'ordine equestre. Ammutinatisi +quei soldati, stavano sul duro, nè volendosi +quetare, giunsero a scegliere dal +corpo loro mille e cinquecento armati, +e gl'inviarono a Roma a dir le loro ragioni. +Commodo, allorchè intese l'arrivo +di essi, siccome era un coniglio, andò +loro incontro per saper la cagione di +questa novità. Gli risposero di essere +venuti apposta per liberarlo dalle insidie +di Perenne, ch'era dietro a far imperadore +un suo figliuolo. Commodo, quantunque +non gli mancasse tanta forza di +pretoriani da assorbir questi pochi soldati, +non gli sprezzò; anzi prestò loro +<span class="pagenum"><a name="Page_609" id="Page_609"></a>[609]</span> +fede per istigazione principalmente di +<i>Cleandro</i> suo mastro di camera, che +odiava forte Perenne, come remora all'adempimento +di tutte le sue voglie. +Però, tolta a Perenne la carica di prefetto +del pretorio, la diede ad altri e permise +che i soldati britannici tagliassero +a pezzi Perenne, e non lui solo, ma +anche la moglie, la sorella e i due figliuoli +di lui. Chi sia più veritiero degli +storici suddetti, non è in nostra mano il +deciderlo. Strano è che Dione, lungi +dall'accordarsi con Erodiano e con +Lampridio nell'imputare a Perenne gli +eccessi e disegni sopra narrati, ne faccia +un ritratto vantaggioso, con rappresentarlo +continente, modesto, non sitibondo +di gloria e di danaro, buon custode della +persona dell'imperadore, in una parola +indegno di quella morte: se non +che il confessa reo della caduta di <i>Paterno</i> +suo collega, procurata per restar +solo nel comando delle guardie principesche. +Ci fan le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> vedere in +quest'anno Commodo Augusto non solamente +console per la quinta volta, ma +anche proclamato <i>Imperadore per l'ottava +volta</i>. Pensano alcuni <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> ciò fatto +per una vittoria riportata da <i>Clodio Albino</i> +contra i popoli della Frisia di là +del Reno, mentovata da Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Clodio Albino.]</span>. +Il Mezzabarba anch'egli si credette di +ricavar da esse medaglie un viaggio di +Commodo, fatto in quest'anno contra +de' Mori, ovvero nella Pannonia, e una +allocuzione all'esercito colla vittoria pel +ritorno e col congiario sesto dato al popolo. +Ma nulla di questo si ha dalle antiche +storie, e però conviene andar cauto +a crederlo. Abbiam solamente da Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, +ch'egli fece mostra una volta +di voler andare alla guerra in Africa a +fin di esigere le spese del viaggio. Esatte +che l'ebbe, tutte se le consumò in tanti +banchetti e giuochi d'azzardo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_610" id="Page_610"></a>[610]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXVII" id="CLXXXVII"></a>CLXXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Crispino</span> ed <span class="sc">Eliano</span>. +</p> + +<p> +Abbiamo di certo i soli cognomi di +questi consoli. Incerti sono i lor nomi. +Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> li credette <i>Tullio Crispino</i> +e <i>Papirio Eliano</i>, ma con troppo fievoli +conghietture. Da che estinta rimase la +possanza e vita di Perenne, saltò su un +altro dominante nella corte imperiale, +peggiore ancora dell'altro; e questi fu +<i>Cleandro</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>. Costui, per attestato di Dione, +era nato servo, cioè, come ora diciamo, +schiavo; e fra i servi venduto, +fu condotto a Roma, dove s'applicò al +mestier di facchino. Tanto seppe fare +costui introdotto in corte, tanto seppe +piacere alla testa sventata di Commodo, +perchè questi da fanciullo seco praticò, +che a poco a poco salendo, arrivò ad +essere suo mastro di camera, con isposare +Damostrazia, una delle meretrici di +esso imperadore. Prima di lui sosteneva +questa carica <i>Saoterio</i> da Nicomedia +con grande autorità, e quegli fu che ai suoi +compatriotti ottenne di poter celebrare +i giuochi de' gladiatori, e di alzar un +tempio a chi sopra gli altri n'era indegno, +cioè al medesimo Commodo. Cleandro +buttò giù questo Saoterio, e il fece +ammazzare, entrando dopo sì bel fatto +nel posto di lui. Il Salmasio <span class="fnote">[Salmasius, in Notis ad Lampridium.]</span> sospettò +che questo Saoterio fosse il medesimo +che <i>Antero</i>, da noi veduto di sopra mastro +di camera di Commodo, ed ucciso. +Ma lo stesso Lampridio lo attesta assassinato +per ordine dei prefetti del pretorio, +e non già di Cleandro. Ora, dopo +la morte di Perenne, la padronanza +della corte si mirò unita in esso Cleandro. +Ancorchè Commodo cassasse molte +cose fatte come senza ordine suo da +<span class="pagenum"><a name="Page_611" id="Page_611"></a>[611]</span> +Perenne <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, non passarono trenta giorni, +che lasciò far di peggio a Cleandro; +laonde tuttodì si vedeano mutazioni in +Corte. <i>Negro</i>, succeduto a Perenne nel +posto di prefetto del pretorio, nol tenne +che sole sei ore; <i>Marzio Quarto</i> cinque +giorni solamente. E così a proporzione +altri, che furono di mano in mano o imprigionati +o uccisi per ordine di Cleandro. +L'ultimo di questi tolti dal mondo fu <i>Ebuziano</i>; +ed allora fu che Cleandro si fece +crear prefetto del pretorio con due altri +scelti da sè, portando nondimeno egli +solo la spada nuda davanti all'imperadore. +Questa fu la prima volta che si +videro tre prefetti del pretorio nello stesso +tempo <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>. Essendo alla testa di essi pretoriani +Cleandro, non vi fu scelleraggine che +da loro e dalle altre soldatesche romane +non si commettesse. Uccidevano, bruciavano, +ingiuriavano chiunque loro piaceva, +e riparo non vi era. Commodo +non aveva orecchi, unicamente intento +alle sue infami dissolutezze, a far correre +cavalli, a guidar egli stesso le carrette, +ai combattimenti di gladiatori, e +a cacce di fiere, per lo più nel suo ritiro, +talvolta ancora in pubblico. +</p> + +<p> +Aveva egli dopo la morte di Perenne +inviato in Bretagna <i>Elvio Pertinace</i> <span class="fnote">[Capitolin., in Pertinac.]</span>, +siccome persona di gran credito e rigido +osservatore della disciplina militare, +acciocchè riducesse al dovere quei soldati +tuttavia ammutinati e sediziosi. +Perenne l'avea dianzi cacciato di Roma +dopo vari illustri suoi impieghi, ed egli +si era ridotto alla villa di Marte sullo +Apennino nella Liguria, dov'era nato, +e dove si fermò per tre anni. Commodo, +per risarcire il di lui onore, e valersi in +congiuntura di tanto bisogno di un uomo +di tanta vaglia, richiamatolo, il mandò +colà per calmare que' torbidi con +titolo di legato. Andò, e trovò quelle +milizie sì mal animate contro di Commodo, +che se un solo avesse alzato +<span class="pagenum"><a name="Page_612" id="Page_612"></a>[612]</span> +il dito, ed egli avesse acconsentito alle +loro istanze, l'avrebbono proclamato +imperadore. Il tentarono in fatti su questo, +ma il trovarono uomo d'onore. +Tenne egli per qualche tempo in freno +quelle milizie; ma un dì sollevatasi +una legione, si venne alle mani, e poco +mancò ch'egli non restasse ucciso. Certamente +fu creduto morto, perchè +con più ferite restò mischiato fra i cadaveri +degli uccisi; del che fece egli a +suo tempo, cioè divenuto imperadore, +aspra vendetta. Dovrebbe appartenere +all'anno presente un fatto raccontato +da Erodiano <span class="fnote">[Herodian., Histor., lib. 1.]</span>, ed avvenuto non molto +tempo dopo la morte di Perenne. Un +certo <i>Materno</i> soldato, uomo di mirabil +ardire, essendo disertato, si unì con altri +disertori, e formò un corpo di gente +accresciuto di mano in mano da chiunque +avea voglia di far del male, sino ad +alcune migliaia. Con costoro cominciò +egli a scorrere per la Gallia e per la +Spagna, dando il sacco non solamente +alla campagna, ma anche alle città, con +poi abbruciarle, e mettendo in libertà +tutti i prigioni che si univano tosto con +lui. Commodo scrisse lettere di fuoco a +quelle provincie; spedì colà <i>Pescennio +Negro</i> <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio Nigro.]</span>, uomo di coraggio, il quale +con <i>Settimio Severo</i>, allora governatore +di Lione, messo insieme un esercito, +disperse quella canaglia. Ma qui non si +fermò Materno. Per varie strade, egli e +le sue genti, chi per una parte e chi per +altra, calarono in Italia. Era saltato in +capo ad esso Materno di fare un gran +colpo, cioè, giacchè non potea competere +colle forze di Commodo in aperta +campagna, pensò di ammazzarlo insidiosamente +in Roma stessa. Gran festa si +solea dai Romani far nella primavera +in onor di Cibele, chiamata madre degli +dii, dove tanto l'imperadore, quanto i +particolari esponevano le più preziose +lor masserizie, ed era permesso ad ognuno +di andar travestito e mascherato. +<span class="pagenum"><a name="Page_613" id="Page_613"></a>[613]</span> +Il disegno di Materno era di frammischiarsi +con vari dei suoi fra le guardie +di Commodo vestito alla stessa maniera, +e di svenarlo. Ma tradito prima del tempo +da qualche suo compagno, fu preso +e giustiziato con gli altri. Pare che tal +fatto succedesse nella primavera di quest'anno; +ma il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> lo differisce +sino all'anno 190, del che nondimeno +egli non reca pruova sufficiente. +Commodo, ammaestrato da questo pericolo, +tanto meno da lì innanzi comparve +in pubblico, e la maggior parte del tempo +soggiornò nelle ville fuori di città, +senza prendersi alcun pensiero di amministrar +giustizia, nè far l'altre azioni +pubbliche convenienti ad un imperadore +o necessarie al governo. In sua vece +tutto faceva l'iniquo Cleandro. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXVIII" id="CLXXXVIII"></a>CLXXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Allio Fusciano</span> per la seconda volta, +e <span class="sc">Duillio Silano</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Di male in peggio andavano gli affari +di Roma per la disattenzione e pazza +condotta di Commodo <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>, ma più per la +crudeltà ed avarizia del suddetto Cleandro, +già arbitro della corte. Costui vendeva +tutte le grazie e tutte le dignità tanto +militari che civili. Per andare al governo +delle provincie, bisognava comperar +le cariche. Per denaro le persone di +condizion libertina ottenevano la nobiltà, +giungevano anche a divenir senatori. I +banditi, purchè spendessero, tornavano +alla patria, ed erano promossi agli onori; +nè si portava rispetto alle sentenze +date dal senato e dai giudici. L'oro le +faceva abolire. Perchè <i>Antistio Burro</i>, +uno de' primi senatori, coll'autorità e +<span class="pagenum"><a name="Page_614" id="Page_614"></a>[614]</span> +confidenza che gli dava l'essere marito +di una sorella di Commodo, volle avvertire +il cognato Augusto di tanti disordini, +si tirò addosso l'ira di Cleandro. Nè +andò molto che costui contra di un uomo +sì degno fece saltar fuori un processo, +quasi che egli aspirasse all'imperio. +Ciò bastò per togliere la vita a lui e a +molti altri che impresero la di lui difesa. +Avvenne tal iniquità prima ancora che +Cleandro occupasse il posto di prefetto +del pretorio: al che egli probabilmente +pervenne circa questi tempi. Tante avanie, +concussioni ed uccisioni faceva costui +a fine di ammassar tesori, non solamente +in suo pro, ma anche per regalar +le bagasce dell'imperador suo padrone, +e molto più lui stesso <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>, perciocchè egli +col tanto scialacquare in ispese o inutili +od obbrobriose, si trovava sempre smunto +o coll'erario voto. Ma nè pur bastando +al di lui bisogno i tanti rinforzi che +gli somministrava la malvagità di Cleandro, +si ricorse al ripiego di minacciar dei +processi anche alle matrone romane, con +inventati e finti delitti, atterrendole in +maniera, che conveniva venire a composizioni, +e a riscattarsi con buona somma +di danari. Inventò Commodo inoltre di +mettere una tassa di due scudi d'oro a +cadaun senatore, loro mogli e figliuoli, +da pagarsegli ogni anno nel giorno suo +natalizio, e di cinque denari ad ogni decurione +della città. Pure tutto questo era +una goccia al mare, perchè malamente +si consumava tanto oro in cacce, in combattimenti +di gladiatori e in altri divertimenti +peggiori. Abbiamo da Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commod.]</span>, +che sotto questi consoli furono +fatti dei voti pubblici per la salute e prosperità +di Commodo; e nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> +si parla della <i>pubblica Felicità</i>, quando +altro non si provava che miserie ed affanni. +Ma non mai si esercita tanto l'adulazione, +che sotto i principi cattivi, ai +quali si fa plauso per timore di peggio. +<span class="pagenum"><a name="Page_615" id="Page_615"></a>[615]</span> +Scrive ancora Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, che in quest'anno +cadde un fulmine nel Campidoglio, +per cui rimase bruciata la biblioteca +colle case vicine. Non può già stare +il dirsi da lui, che le Terme di Commodo +fossero fabbricate nell'anno IV del +suo imperio, avendo noi, non meno da +Lampridio <span class="fnote">[Lamprid., in Commodo.]</span> che da Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>, essere +quella stata una fabbrica fatta da +Cleandro, il quale molto più tardi salì in +alto. Queste terme e un ginnasio, ossia +una scuola di atleti e di scherma, opere +anch'esse di lui, furono bensì dedicate +sotto nome di Commodo; ma Cleandro +avea caro che si sapesse esserne egli stato +l'autore per guadagnarsi l'amor del +popolo a tenore d'alcuni suoi grandiosi +disegni, de' quali parleremo fra poco. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CLXXXIX" id="CLXXXIX"></a>CLXXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Silano</span> e <span class="sc">Silano</span> +</p> + +<p> +Siamo assicurati dai fasti antichi, essere +stati in quest'anno consoli ordinari +<i>due Silani</i>. Che il primo si chiamasse +<i>Giunio Silano</i>, lo conghiettura il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis.]</span>, +ma non è certo. Vogliono che +l'altro si chiamasse <i>Servilio Silano</i>, e +con più ragione, sapendosi da Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, +che Commodo tolse di poi la vita +ad un consolare di questo nome. Una +iscrizione riferita dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 635.]</span> si vede +posta C. ATILIO, Q. SERVILIO COS., +ma non si può arrivar a sapere se appartenga +all'anno presente. In questo sì +giudicò il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.]</span> che accadesse +quanto narrano Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> e Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>, +cioè che si contarono venticinque +<span class="pagenum"><a name="Page_616" id="Page_616"></a>[616]</span> +consoli in un anno solo. Il Panvinio +credette questa deforme scena nell'anno +185, senza badare che Cleandro, salito +molto più tardi in auge, ne fu l'autore, +e per cogliere verisimilmente un +grosso regalo da tanti soggetti vogliosi +di quell'onore. Quando ciò sia avvenuto +nell'anno presente, certo sarà che nel +medesimo giunse al consolato anche <i>Settimio +Severo</i>, il qual fu poi imperadore, +scrivendo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Septimio Sev.]</span> ch'egli sostenne +il primo consolato con <i>Apulejo Rufino</i>, +disegnato da Commodo a quella dignità +insieme con molti altri. Strano poi sembra +che il medesimo Sparziano <span class="fnote">[Spart., in Geta.]</span> dica +nato <i>Geta</i>, figliuolo di Settimio Severo, +mentre erano consoli <i>Severo e Vitellio</i>, +quando avea dato <i>Rufino</i> per collega a +<i>Severo</i>. Seguitava intanto Cleandro <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> a +far delle estorsioni, e a vendere gli onori, +impoverendo la sciocca gente che correva +a comperare da lui il fumo. Uno di +questi fu <i>Giulio Solone</i>, uomo ignobile, +che per la vanità di salire al grado di +senatore, consumò quasi tutte le sue facoltà, +di modo che fu detto argutamente, +<i>che Solone, a guisa de' condannati, era +stato spogliato de' suoi beni, e relegato +nel senato</i>. Ma quando men se l'aspettava, +arrivò ancora Cleandro al fine dovuto +ai pari suoi. Il precipizio suo vien +differito dal padre Pagi all'anno seguente; +dal Tillemont vien riferito <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> al presente. +In tale incertezza credo io meglio +di parlarne qui. Entrò in questi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> +una fierissima peste in Italia <span class="fnote">[Herodianus, lib. 1.]</span>, e +per le poche precauzioni che si costumavano +allora, si diffuse ben tosto per tutte +le città, e passò anche oltramonti. +Questo di raro avea essa, che non men +gli uomini che le bestie perivano. In casi +tali, quanto più vaste e popolate son le +città, tanto maggiormente infierisce il +malore nella folta misera plebe. Così fu +<span class="pagenum"><a name="Page_617" id="Page_617"></a>[617]</span> +in Roma. Dione, testimonio di veduta, +asserisce che per lo più ogni dì vi morivano +duemila persone. Rinnovossi inoltre +allora l'uso di certi aghi attossicati, +co' quali fu data la morte a non pochi. +Commodo, per consiglio de' medici, si +ritirò a Laurento, luogo fresco alla marina, +e pieno di lauri, creduti allora per +l'odor loro un possente scudo contro la +peste. A questo gravissimo male s'aggiunse +la carestia, facile disgrazia, massimamente +alle grandi città, dove immenso +è il popolo, e dove allorchè infierisce +la peste, molti si guardano dall'accostarvisi +per timor della vita. Dicono che +<i>Dionisio Papirio</i>, presidente dell'annona, +accrebbe maggiormente la penuria dei +viveri, colla mira che il popolo già irritato +contra di Cleandro, per le tante ruberie, +ne attribuisse a lui la colpa, e si +alzasse a rumore contra di lui, siccome +in fatti avvenne. Sapevasi ch'egli avea +comperata gran quantità di grano, nè lo +lasciava uscire de' suoi granai. In mezzo +a sì calamitosi tempi mirabile è la facilità, +con cui può sorgere e prender piede +una voce ed opinione anche più spallata. +Fu dunque detto che Cleandro +tendesse ad occupar il trono imperiale. +Le ricchezze da lui adunate, e il grano +ammassato avea da servire a guadagnar +in suo favore i pretoriani e l'altre milizie +romane. Di più non occorse, perchè +si facesse una sollevazione. Non vanno +ben d'accordo Dione ed Erodiano in +raccontar le circostanze del fatto. Molto +meno Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>, che attribuisce la +odiosità del popolo contro Cleandro all'aver +costui fatto morire <i>Arrio Antonino</i>, +personaggio di gran credito, a forza di +calunnie, perchè, essendo egli proconsole +dell'Asia, avea condannato un certo Attalo, +probabilmente creatura del medesimo +Cleandro. Confessano poi, tanto Erodiano +quanto Dione, che Commodo in +tempo di questa sollevazione si trovava +nella villa di Quintilio poco lungi da +Roma, dove attendeva a' suoi infami piaceri. +<span class="pagenum"><a name="Page_618" id="Page_618"></a>[618]</span> +Aggiugne Dione, che si fecero in +quel tempo le corse de' cavalli nel circo: +il che mi fa sospettare che fosse già terminata +in Roma la peste, e solamente +allora si provasse il flagello della carestia. +</p> + +<p> +Comunque sia, parte del popolo spronato +dalla fame, e mosso dalle grida di +moltissimi fanciulli attruppati, condotti +da una fanciulla d'alta statura, e di terribile +aspetto, creduta dalla buona gente +una dea, si mosse in furia, e andò al palazzo +di villa, dove dimorava coll'imperadore +<i>Cleandro</i>. Quindi, dopo aver gridato: +<i>Viva il nostro Augusto!</i> dimandarono +di aver in mano il traditore Cleandro, +caricandolo intanto d'infinite villanie. +Nulla ne intese Commodo, immerso nei +suoi divertimenti. Cleandro allora ordinò +che il corpo di cavalleria di guardia +dissipasse quella gentaglia, e fu puntualmente +ubbidito. Misero que' cavalieri in +fuga il popolo disarmato, ne uccisero o +ferirono molti, inseguendoli fin dentro +le porte di Roma. Mossesi allora a rumore +tutto il popolo, e correndo ai balconi +e su per gli tetti, cominciò a tempestar +con sassi e tegole i cavalieri; unissi +ancora col popolo parte de' soldati a piedi +della città: e tutti con armi e grida +cominciarono una fiera battaglia colla +peggio de' cavalieri, parte scavalcati o +feriti, o morti, e gl'inseguirono sino al +palazzo suburbano dell'imperadore. +Niuno si attentava a far motto di ciò a +Commodo. Marzia, già concubina di Quadrato, +che non era già stata uccisa, come +si legge in Sifilino, quella fu che ne +avvisò l'imperadore. Erodiano, all'incontro, +scrive essere stata <i>Fadilla</i> sorella del +medesimo Augusto, che, atterrita dal rumore, +corse scapigliata a' piedi del fratello, +e l'avvertì del pericolo, in cui egli +con tutti i suoi si trovava, se non sagrificava +allo sdegno del popolo quel +suo scelleratissimo ministro. Altri, che +ivi si trovavano, calcarono la mano, accrescendogli +la paura talmente, ch'egli +in fine, fatto chiamar Cleandro, ordinò +<span class="pagenum"><a name="Page_619" id="Page_619"></a>[619]</span> +che gli fosse tagliato il capo, e consegnato +sopra un'asta al popolo. Spettacolo +di gran letizia fu la testa di costui a chi +l'odiava, e strascinò poscia il di lui cadavero +per la città. Due piccoli figliuoli +suoi vi perderono anch'essi la vita; nè +finì questa turbolenza, che anche molti +familiari o favoriti di esso Cleandro vennero +uccisi: con che restò quieto il tumulto. +Lampridio aggiugne che Apolausto +ed altri liberti di corte in tal +congiuntura rimasero anch'essi vittima +del furore popolare; e Commodo, per testimonianza +di Dione, fece poi morire il +sopra mentovato presidente dell'annona +<i>Papirio</i>, dando probabilmente a lui tutta +la colpa del nato sconcerto. In luogo di +Cleandro creati furono prefetti del pretorio +<i>Giuliano e Regillo</i>, e la presidenza +dell'annona fu conferita ad <i>Elvio Pertinace</i>, +il quale doveva essere poco prima +tornato dalla Bretagna, con fama d'aver +anch'egli di là incitato Commodo contro +di <i>Antistio Burro</i> e di <i>Arrio Antonino</i>, +imputando loro che aspirassero all'imperio. +Commodo non si attentava più, +siccome timidissimo, di rientrare in Roma. +Tanto cuore gli fecero i suoi confidenti <span class="fnote">[Herodianus, Histor., l. 1.]</span>, +che comparve colà, e fu accolto +con grandi acclamazioni del popolo: del +che si consolò non poco. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> sotto +il presente anno scrive che Commodo +fece levar la testa al colosso fabbricato +da Nerone, per mettervi la sua. +Vedremo ben altri più ridicoli eccessi +della di lui vanità. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXC" id="CXC"></a>CXC</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXC</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Commodo Augusto</span> per la +sesta volta, e <span class="sc">Marco Petronio Settimiano</span>. +</p> + +<p> +Fu ben calmata la sedizione popolare +descritta di sopra, e ritornossene Commodo +<span class="pagenum"><a name="Page_620" id="Page_620"></a>[620]</span> +Augusto alla sua residenza in Roma <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>, +ma non si quietò già l'animo +suo; anzi il fresco esempio fece in lui +crescere le diffidenze e i sospetti. Personaggio +non v'era di qualche abilità e +credito che non fosse mirato di mal occhio +da Commodo, e di cui egli non desiderasse +la morte; e, quel ch'è peggio, +non la procurasse o col veleno o col +ferro. Ogni sinistra relazione o calunnia +sufficiente era perchè egli levasse dal +mondo i nobili, e massimamente i più +amati dal popolo e i più potenti. Ognuno +gli facea ombra, perchè non ignorava +già quanto fosse l'odio del pubblico contra +di lui. Credesi dunque <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> che in +questi tempi egli privasse di vita <i>Petronio +Mamertino</i> suo cognato, cioè marito di +una sua sorella, ed <i>Antonino</i> di lui figlio, +ed <i>Annia Faustina</i> cugina di suo padre, +che stava in Grecia. La sua crudeltà +principalmente prendeva di mira chi era +stato console. Tali furono <i>Duillio</i> e <i>Servilio +Silani</i>, <i>Allio Fosco</i>, <i>Celio Felice</i>, <i>Lucejo +Torquato</i>, <i>Larzio Euripiano</i>, <i>Valerio +Bassiano</i> e <i>Patulejo Magno</i> co' suoi figliuoli, +<i>Sulpizio Crasso</i> proconsole dell'Asia, +<i>Claudio Lucano</i>, <i>Giulio Procolo</i> +colla sua prole, ed altri infiniti, come +dice Lampridio, a' quali tutti o in una +maniera o in un'altra procurò la morte. +Fece anche bruciar vivi tutti i figliuoli e +nipoti del già ribello <i>Avidio Cassio</i> <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>, +nulla servendo loro il perdono ottenuto +dal di lui buon padre Marco Aurelio; e +ciò con imputar loro che macchinassero +delle novità. Probabil cosa è che non +tutte in quest'anno succedessero tali +stragi, e che alcune appartengano all'anno +seguente. <i>Giuliano</i> e <i>Regillo</i>, già creati +prefetti del pretorio, poco la durarono +con questa bestia, ed amendue furono +ammazzati. E pur Giuliano godea sì forte +della grazia di Commodo, che pubblicamente +era da lui abbracciato, baciato, +e chiamato suo padre. <i>Quinto Emilio +<span class="pagenum"><a name="Page_621" id="Page_621"></a>[621]</span> +Leto</i> ottenne allora il grado di prefetto +del pretorio. Accadde ancora verso questi +tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> la morte di <i>Giulio Alessandro</i>, +personaggio di maraviglioso ardire, +uno de' nobili cittadini di Emesa nella +Soria, che stando a cavallo avea colla +lancia passato da parte a parte un lione. +Se crediamo a Lampridio, s'era egli ribellato. +Altro non dice Dione, se non +che all'udire l'arrivo di un centurione, +spedito con una truppa di soldati per +ammazzarlo, di notte andò a trovarli, e +tutti li tagliò a pezzi. Lo stesso brutto +giuoco fece appresso ad alcuni suoi concittadini, +coi quali manteneva nimicizia; +e poi montato a cavallo con un ragazzo +ch'egli amava, se ne fuggì. Si sarebbe +egli ridotto in salvo, ma non potendo più +reggere il ragazzo alla corsa, nè volendolo +egli abbandonare, fu raggiunto dai +corridori, che il venivano seguitando. +Diede egli allora la morte al ragazzo e a +sè stesso, e così terminò la sua tragedia. +</p> + +<p> +Tali erano in questi tempi le barbariche +azioni di Commodo. E merita ben +d'essere osservato che sotto questo crudel +regnante la religion cristiana non +patì per conto suo persecuzione veruna; +e chi morì martire a que' tempi, non già +da lui, ma dai governatori delle provincie, +nemici del nome cristiano, riportarono +una gloriosa morte. E però, lui regnante, +crebbe e sempre più si dilatò il +numero de' Cristiani. Questa indulgenza +di Commodo vien attribuita da Sifilino <span class="fnote">[Xiphilinus, in Commodo.]</span> +a Marzia, donna di bassa nascita, +ch'era stata concubina di Quadrato. +Dopo la morte di Quadrato entrò essa +talmente in grazia di Commodo, il quale +avea relegato a Capri, e poi fatta morire +<i>Crispina</i> sua moglie, che, a riserva del +nome di Augusta <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>, conseguì gli onori +delle imperadrici. Poteva ella molto nel +cuor di Commodo; e però si pretende +che amando essa molto, benchè non cristiana, +i cristiani, procurasse loro un +<span class="pagenum"><a name="Page_622" id="Page_622"></a>[622]</span> +buon trattamento ed altri benefizii. Vuole +il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.]</span> che la peste e la fame, +di cui parlammo all'anno precedente, +infierissero in questo; e non men Dione +che le medaglie sembrano dar peso a +così fatta opinione. Ma, secondo Erodiano, +sembra più verosimile che fossero +preceduti questi flagelli. Parlasi ancora +nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> della <i>Liberalità Settima</i> +di Commodo, cioè di qualche congiario +dato al popolo per tenerselo amico. E +Dione, fra l'altre cose, lasciò scritto che +Commodo più volte donò al popolo cinque +scudi d'oro e quindici denari per +testa. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCI" id="CXCI"></a>CXCI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cassio Aproniano</span> e <span class="sc">Bradua</span>. +</p> + +<p> +Se il primo console <i>Aproniano</i> portò +veramente il nome di <i>Cassio</i>, egli fu padre +di Dione Cassio, storico celebratissimo; +ma ciò non è senza qualche dubbio. +Alle disgrazie che andava provando +Roma pel governo tirannico di Commodo +e per gli altri mali di sopra accennati, +si aggiunse nel presente anno quello di +un fiero incendio <span class="fnote">[Herodianus, lib. 1, et Dio, lib. 72.]</span>. Attaccatosi il fuoco +al tempio della Pace, fabbricato da Vespasiano, +interamente lo consumò colle +botteghe ricchissime delle specierie contigue: +tempio il più magnifico che si +fosse allora in Roma. Imperciocchè quivi +erano conservate le più preziose spoglie +del tempio di Gerusalemme; quivi si faceano +le assemblee dei letterati; e pare +che vi si conservassero anche i loro +scritti, giacchè Galeno <span class="fnote">[Galenus, de libris suis.]</span> il medico si +duole che un gran numero de' suoi vi +perisse in tal congiuntura. Ma, quel che +è più, colà si portavano in deposito i +danari e le cose più preziose de' Romani, +<span class="pagenum"><a name="Page_623" id="Page_623"></a>[623]</span> +come in luogo il più sicuro d'ogni altro. +Perciò, essendo succeduto di notte quel +gravissimo incendio, moltissimi, venuto +il giorno, si trovarono poveri di ricchi +che erano la sera innanzi. Nè ivi si fermarono +le fiamme, perchè passarono ad +altri assaissimi nobili edifizii romani, e +fra gli altri il tempio di Vesta col palazzo +rimase anch'esso consunto. Durò molti +giorni il fuoco, dilatandosi qua e là, senza +potersi fermare con arte umana, finchè +un'improvvisa dirotta pioggia gli +troncò i passi. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> dice che gran +parte della città di Roma restò preda +delle fiamme. Salvarono le Vestali il palladio, +cioè la statua di Pallade, la quale +fama era che fosse stata portata da Troja. +Dione anch'egli attesta che il fuoco arrivò +al palazzo, e vi bruciò la maggior +parte delle scritture spettanti al principato. +Questa gravissima sciagura moltiplicò +l'odio di ognuno contra di Commodo, +credendo tale incendio un'ira +palese del cielo per le di lui iniquità: e +giacchè era ito in rovina il tempio della +Pace, giudicarono tutti questa una predizion +di guerra vicina per tutto il romano +imperio. Intanto la vanità di Commodo +cominciava a degenerare in pazzia. +Perchè niuno l'uguagliava nella destrezza +in uccidere le fiere, e molte e +grandi pruove di ciò aveva egli dato in +Lanuvio, gli saltò in testa di farsi appellare +l'<i>Ercole Romano</i> <span class="fnote">[Lamprid., in Commodo. Dio, lib. 72. Herodianus +Histor., lib. 1.]</span>, gloriandosi di +essere figliuolo non più dell'ottimo imperadore +Marco Aurelio, ma di Giove. +In abito d'Ercole volle che gli fossero +alzate le statue. Una pelle di lione e una +clava gli erano portate innanzi, allorchè +faceva viaggio; e queste ne' teatri, intervenendovi +egli o non intervenendovi, si +mettevano sopra la sedia d'oro imperatoria. +Veggonsi ancora molte medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> +dell'anno presente e susseguente, +dov'è nominato <i>Ercole Romano</i>, <i>Ercole +<span class="pagenum"><a name="Page_624" id="Page_624"></a>[624]</span> +Commodiano</i>. Oltre a ciò comandò che +da lì innanzi Roma si chiamasse <i>Commodiana</i>, +e il senato istesso dovette assumere +il cognome di <i>Commodiano</i>. Per +comandamento suo ancora furono mutati +i nomi a tutti i mesi, e si adattarono ad +essi quei che esprimevano titoli e nomi +del medesimo folle Augusto. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> +gli annovera con quest'ordine: <i>Amazonio</i>, +<i>Invitto</i>, <i>Felice</i>, <i>Pio</i>, <i>Lucio</i>, <i>Elio</i>, <i>Aurelio</i>, +<i>Commodo</i>, <i>Augusto</i>, <i>Ercole</i>, <i>Romano</i> +e <i>Superante</i>. Se crediamo a Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, +il mese di agosto si appellò <i>Commodo</i>: +settembre <i>Ercole</i>: ottobre <i>Invitto</i>: novembre +<i>Superante</i> o <i>Superatorio</i>: e dicembre +<i>Amazonio</i>. Questi due ultimi +specialmente se gli teneva egli ben cari; +quasichè egli in ogni cosa superasse il +resto degli uomini; tanto gli frullava il +capo. Qui il Casaubono e il Salmasio +insorgono con allontanarsi dalla sentenza +di Lampridio, e pretendendo che ad +altri mesi si applicassero que' nomi. Poco +a noi importa la frenesia del pazzo +Augusto, volendo che si formasse un +decreto <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>, per cui da lì innanzi tutto il +tempo ch'egli regnasse, si appellasse il +<i>Secolo d'oro</i>, e di questo si facesse menzione +in tutte le lettere del senato. Certo +è che a sì fatti ordini strignevano le +labbra, inarcavano le ciglia i senatori; +ma conveniva chinare la testa. Altre pazzie +mischiate colle crudeltà e varie disonestà +di questo principe si possono raccogliere +da Lampridio, che ne fa un lungo +catalogo. Ma non si può tacere che +debbono parerci falsità la maggior parte +degli elogi a lui dati nelle monete. Sopra +tutto in esse è chiamato <i>Pio</i>, ed anche +<i>Autore</i> e <i>Ristoratore della Pietà</i>. Quando +con questo nome si voglia significare il +culto della falsa religione gentile, abbiamo +in fatti da esso Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> che +col capo raso nella festa d'Iside egli +<span class="pagenum"><a name="Page_625" id="Page_625"></a>[625]</span> +portò la statua di Anubi, ma ridicolosamente, +perchè con quella medesima andava +gravemente percotendo le teste dei +sacerdoti vicini; e voleva che que' sacri +ministri d'Iside si battessero maledettamente +il petto colle pigne che portavano +in mano. Non la perdonò poi la sua sfrenata +libidine nè pure ai templi: eccesso +detestabile anche presso i Gentili. Nei +sagrifizii ancora di Mitra uccise un uomo. +Ecco qual fosse la religione di questo +forsennato Augusto. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCII" id="CXCII"></a>CXCII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Commodo Augusto</span> per la +settima volta e <span class="sc">Publio Elvio Pertinace</span> +per la seconda. +</p> + +<p> +Guastandosi ogni dì più il cervello +a Commodo imperadore, andavano crescendo +le sue perverse azioni e, per conseguente +ancora, l'odio del popolo, e +specialmente de' buoni contra di lui. A +capriccio egli faceva uccidere le persone. +Alcuni tolse dal mondo, perchè incontratosi +in loro, osservò ch'erano vestiti +di abito straniero <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>; altri perchè parevano +più belli di lui. Saputo che certuno +avea letta la vita di Caligola, scritta da +Svetonio, il diede in preda alle fiere, +perchè egli era nato lo stesso dì che Caligola. +Tralascio altre simili sue crudeltà, +narrate da Lampridio. Nè minori di numero +erano le sue inezie, che si tiravano +dietro le risate di ognuno. Guai nondimeno, +se si accorgeva di chi il burlasse +e deridesse, perchè tosto il faceva +consegnare alle bestie feroci. E pur egli +non si guardava dal comparire ridicolo +in faccia di tutti, lasciandosi vedere in +pubblico vestito ora da donna, ora da +Ercole colla clava, ora da Mercurio col +caduceo in mano. Ma il colmo delle sue +pazzie quel fu d'intestarsi di essere il +<span class="pagenum"><a name="Page_626" id="Page_626"></a>[626]</span> +più bravo ed esperto gladiatore e cacciatore +che fosse sopra l'universa terra <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1. Dio, lib. 72.]</span>. +E veramente confessano tutti gli storici, +maravigliosa essere stata la destrezza +sua nell'uccidere le fiere o lanciando +l'asta contra di esse, o scagliando frecce +e dardi. Con tal giustezza scaricava i +colpi che feriva quasi sempre dove avea +presa la mira. Questo fu il solo de' pregi +ch'egli ebbe: che per altro differenza +non si scorgeva tra lui e un vero coniglio. +S'era egli avvezzato a queste cacce +in Lanuvio, e ne' suoi palazzi di villa, +dove dicono che ammazzò in varii tempi +migliaja di esse fiere. Per conto dei +gladiatori infinite pruove avea fatto in +quell'infame mestiere, combattendo con +essi armato di spada e scudo, nudo o +pur vestito, facendo anche tutti i giuochi +de' reziarii e dei secutori, ch'erano specie +di gladiatori. Di sua mano uccise +egli talvolta i competitori, senza che alcun +di essi ardisse di torcere a lui un +capello. Ordinariamente dopo aver quella +canaglia sostenuto alquanto gli assalti +e riportata talora qualche ferita, se gli +dava per vinto, chiedendogli la vita in +dono, ed acclamandolo pel più forte imperadore +che Roma avesse mai prodotto. +S'invanì tanto per tante sue lodi e +per la stupenda sua bravura il folle +Commodo, che, per attestato di Mario +Massimo, le cui storie si sono perdute, +ma esistevano a' tempi di Lampridio, +ordinò che negli atti pubblici si registrassero +queste sue ridicole vittorie, come +già si facea delle campali riportate dagli +eserciti romani; e queste ascendevano +a migliaja e migliaja. Arrivò egli sì oltre +(cotanto si era ubbriacato di questa vergognosa +gloria), che più non curando +il nome di Ercole, s'invogliò di quello +di primo fra i gladiatori, con prendere +anche il nome di un Paolo già defunto, +e stato mirabile a' suoi dì nell'arte obbrobriosa +de' gladiatori. +</p> + +<p> +Ma troppa lieve parve in fine quella +gloria a Commodo, perchè ristretta nei +<span class="pagenum"><a name="Page_627" id="Page_627"></a>[627]</span> +suoi privati palagi e nelle scuole gladiatorie. +Gli venne in capriccio di farsi anche +ammirare da tutto il popolo romano; +e però fece precorrer voce, che nei +giuochi saturnali, soliti a celebrarsi nel +dicembre <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1. Dio, lib. 72.]</span>, egli solo volea uccidere +tutte le fiere, e combattere coi più bravi +dell'arena. All'avviso di questa gran +novità, incredibile fu il concorso, non +solo del popolo romano, ma anche da +varie parti d'Italia. Quattordici dì durarono +questi spettacoli. Innumerabili e di +varie specie furono le fiere e le bestie, fatte +venir dall'India, dall'Africa e da altre +contrade, che comparvero nell'anfiteatro, +e molte di esse conosciute dianzi +solamente in pittura. Si aspettava poi +la gente di mirare il valoroso Augusto +affrontar nell'arena lioni, pantere, tigri, +orsi e somiglianti feroci animali. Ma il +per altro pazzo Commodo ebbe tanto +senno di far guerra a tali fiere da un +corridore alquanto alto, che girava intorno +alla platea dell'anfiteatro. Vero +è nondimeno, ch'egli di là con tanta +maestria e forza scagliava aste e dardi +che feriva e trapassava gli animali, cogliendo +nella fronte e nel cuor de' medesimi +senza fallare. Cento lioni in questa +guisa per mano di lui rimasero estinti +sul campo. Il popolo tutto andava +gridando <i>Bravo</i> e <i>Viva</i>; per lo che si ringalluzziva +sempre più il balordo Augusto. +E qualora egli si sentiva stanco, +Marzia, sua cara concubina, era pronta +a porgergli una tazza di buon vino rinfrescato; +e il popolo, e i senatori stessi, +uno de' quali era lo stesso Dione storico, +come si fa nei conviti, gli auguravano +salute e vita. Un altro dì lo spettacolo +fu di lepri, cervi, daini, tori e di altre bestie +da corno. Commodo, calato nella +piazza dell'anfiteatro, ne fece una grande +strage. In altri giorni uccise una tigre, +un cavallo marino, un elefante ed altre +bestie. E fin qui se gli potea pur perdonare. +Ma da che spiegò di voler anche +<span class="pagenum"><a name="Page_628" id="Page_628"></a>[628]</span> +combattere da gladiatore, non si potè +contenere Marzia dal buttarsegli ai piedi, +e dal supplicarlo colle lagrime agli +occhi di non isvergognare la dignità di +un imperadore con quell'infame mestiere. +Se la levò egli d'attorno con dirle +delle villanie. Chiamati poi <i>Quinto Emilio +Leto</i> prefetto del pretorio, ed <i>Eletto</i> +mastro di camera, ordinò loro di preparar +tutto il bisognevole. Anch'essi con +forti ragioni lo scongiurarono di non +andarvi; ma indarno sempre. Ad altro +non servì la loro resistenza, se non a +suscitargli un odio grave contra di loro, +quasi che gl'invidiassero la gloria che +era per acquistarsi. Erodiano non iscrive +che Commodo andasse al combattimento; +ma Dione, che v'era presente, +ci assicura che vi comparve più volte, +e combattè in quella indecente figura; e +che i gladiatori fecero battaglia fra loro +colla morte di molti di essi, ed anche +di parecchi spettatori, che per la gran +folla non poteano tirarsi indietro. I senatori, +siccome era stato loro imposto +erano forzati a gridare: <i>Viva il Signore: +Viva il vincitor di tutti: Viva l'Amazonio.</i> +Per altro molti della plebe non si +azzardarono d'intervenire a quegli spettacoli, +parte per l'orrore di mirar un +Augusto sì delirante ed avvilito, e parte +per una voce corsa, che Commodo volea +regalarli di colpi di frecce, come Ercole +avea fatto alle Stinfalidi; e tanto +più perchè ne' giorni addietro esso Augusto +raunati tutti i poveri mancanti di +piedi, e fattili vestir da giganti, colla clava +gli avea tutti morti, per rassomigliarsi +ad Ercole anche in questo. Puossi egli +immaginare un più bestiale ed impazzito +principe? Confessa Dione, che nè pur +egli co' suoi colleghi senatori andò esente +da paura; imperciocchè Commodo, +dopo aver tagliata la testa ad un passero +(se pur tale fu), con essa in mano, e +colla spada nell'altra andò alla volta dei +senatori con torvo aspetto, ma senza +aprir bocca, volendo forse far intendere +che potea far loro altrettanto. A tutta +<span class="pagenum"><a name="Page_629" id="Page_629"></a>[629]</span> +prima molti di que' senatori non sapeano +contener la risa, ed erano perduti se +Commodo se ne accorgea. Dione, col +mettersi a masticar delle foglie di lauro, +insegnò agli altri di moderarsi, e poco +poi stettero ad avvedersi del corso pericolo. +L'aver Commodo in appresso comandato +che i senatori venissero all'anfiteatro +nell'abito che solamente si usava +nello scorruccio del principe, e l'essere +stata nell'ultimo dì dei giuochi portata +la di lui celata alla porta, per dove uscivano +i morti, diede a pensare a tutti, che +fosse imminente il fine della di lui vita; +e così fu. Altri augurii, a' quali badavano +forte i superstiziosi Romani, racconta +Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, ch'io tralascio come cose +vane. +</p> + +<p> +Non van d'accordo <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 3.]</span> Erodiano e +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> in assegnare i motivi e le circostanze +della morte di <i>Commodo</i>. Scrive +il primo, che irritato il pazzo Augusto +contro Marzia, Leto ed Eletto, perchè +gli aveano contrastata la sconvenevol +comparsa nel campo de' gladiatori, scrisse +in un biglietto l'ordine della lor morte, +colla giunta di parecchi altri, e pose +la carta sul letto. Entrato un nano suo +carissimo in camera, avendo preso quello +scritto, uscì fuori, ed incontratosi +in Marzia, questa gliel tolse di mano, +imaginandosi che fosse cosa d'importanza. +Vi trovò quel che non voleva. Avvisatine +Leto ed Eletto, concertarono tutti +e tre di esentarsi da quel temporale con +prevenire la mala volontà dell'iniquo +principe. Nulla dice Dione di questa +particolarità, ed intanto il lettore si ricorderà, +aver quello storico narrato un +simil fatto nella morte di Domiziano. +Certamente uno di questi due racconti +ha da essere falso; ed il presente ha qualche +più di verisimiglianza. Dione e Lampridio +scrivono che Leto ed Eletto, per +timore della propria vita, sì perchè aveano +davanti più specchi della somma +<span class="pagenum"><a name="Page_630" id="Page_630"></a>[630]</span> +facilità con cui Commodo la toglieva ai +capitani delle sue guardie e a' suoi mastri +di camera, e sì ancora perchè conoscevano +di averlo disgustato colla ripugnanza +alle sue bestialità, unitisi a +Marzia, tentarono prima la via del veleno, +con darglielo in una tazza di vino +ch'egli soleva prendere dopo il bagno. +Occupato da lì a poco da gravezza di +capo e da sonnolenza, Commodo entrò +in letto. Era l'ultimo dì dell'anno. Venuta +la notte, si svegliò, e fosse la sua +robusta complessione, o pure il molto +mangiar e bere dianzi da lui fatto, che +l'aiutasse, cominciò a vomitare, e per +secesso ancora ad alleggerirsi dell'interno +nemico. Allora i congiurati, apprendendo +più che mai il rischio loro, introdussero +Narciso robustissimo atleta, comperato +con promessa di gran regalo, che serrategli +le canne del fiato, il soffocò. Sparsero +poi voce, ch'egli fosse morto per +accidente apopletico. In questa maniera +terminò <i>Commodo</i> la vita sua sì malamente +menata, in età non più che di +trentadue anni, senza lasciar dopo di sè +figliuoli. Fu poi detto, ch'egli avea comandato +di bruciar Roma, e che ne sarebbe +seguito l'effetto, se Leto non lo +avesse trattenuto. Sparsero inoltre voce +aver egli avuto in animo di uccidere +<i>Erucio Claro</i> e <i>Socio Falcone</i>, consoli +disegnati, che doveano far l'entrata nel +giorno seguente, e di proceder egli console +con prendere per collega uno dei +gladiatori. Dione par che lo creda; ma +morto chi è odiato da tutti, nè più può +far paura, a mille ciarle si scioglie la +lingua. In quest'anno probabilmente avvenne +ciò che narra Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Clodio Albino.]</span>. Comandava +<i>Clodio Albino</i> alle armi romane +nella Bretagna. Fu portata colà una falsa +nuova che Commodo era morto; Commodo, +dissi, quale il tanta fede avea in lui, che +gli avea dianzi mandato il titolo di Cesare, +cioè un segno di volerlo per successore. +Albino non l'accettò; venuta poi quella +<span class="pagenum"><a name="Page_631" id="Page_631"></a>[631]</span> +falsa voce, egli parlò all'esercito britannico, +esortando tutti a ritornare la repubblica +romana nell'antico suo stato, e ad +abolir la monarchia, con toccar i disordini +venuti per cagion degl'imperadori, +senza risparmiare lo stesso Commodo. +Di questa sua disposizione ed +aringa avvertito Commodo, ch'era ancor +vivo, mandò <i>Giulio Severo</i> al comando +dell'armata britannica, e richiamò +Albino; ma per la morte d'esso +Commodo non dovette aver esecuzione +quell'ordine. Gran credito con ciò Albino +si guadagnò presso il senato. Nè +si dee tacere, che quando poi da Roma +furono spediti pubblici messaggeri alle +provincie per dar avviso che più non viveva +Commodo, quasi tutti furono messi +in prigione dai governatori, per paura +che questa fosse una nuova falsa a fine +di tentar la lor fede, quantunque tutti +sospirassero che fosse vera, siccome dipoi +si trovò. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCIII" id="CXCIII"></a>CXCIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Elvio Pertinace</span> imperad. 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Didio Giuliano</span> imperad. 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto Sosio Falcone</span> e <span class="sc">Cajo Giulio +Erucio Claro</span>. +</p> + +<p> +Nella notte precedente al dì primo di +gennaio, siccome dissi, accadde la morte +di Commodo. Prima nondimeno che si +divulgasse il fatto, Leto ed Eletto <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span> +furono a trovar <i>Publio Elvio Pertinace</i>, +che tuttavia era console <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 2.]</span>. Egli dormiva, +e sentendo che veniva a lui il prefetto +del pretorio, s'immaginò quella +essere l'ultima sua ora, perchè se lo +aspettava, dicendosi che gli era stata +predetta in quest'anno. Intrepidamente +accolse i due ministri, e rimase ben sorpreso +all'intendere che in vece della +<span class="pagenum"><a name="Page_632" id="Page_632"></a>[632]</span> +morte gli esibivano l'impero. La credette +a tutta prima una furberia; ma giurando +essi, che Commodo non era più +vivo, se ne volle chiarire, con inviar +uno de' suoi più confidenti a mirar coi +suoi occhi il cadavere dall'estinto principe. +Allora egli cedette alle lor persuasioni, +e con essi andò al quartiere dei +pretoriani. Era molto inoltrata la notte, +e fuorchè le sentinelle, tutti riposavano. +Leto, esposta la morte di Commodo, +presentò loro Pertinace, che dal canto +suo promise il consueto regalo; e però +tutti, almeno in apparenza, consentirono; +ma restarono amareggiati, perchè +egli, nell'arringa che fece loro, si lasciò +scappar di bocca, che v'erano molti +abusi, i quali sperava di levar via collo +aiuto di essi. Sospettarono coloro, che +volesse spogliarli di quanto avea loro +prodigamente donato il morto imperadore. +Oltre di che, avvezzi colla briglia +sul collo sotto un principe giovinastro +cattivo, che lor permetteva di far quanto +cadeva loro in capriccio, non potevano +mirar di buon occhio Pertinace, cioè un +vecchio <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>, di costumi tanto diversi dal +precedente Augusto. Imperocchè è da +sapere che <i>Elvio Pertinace</i>, nato da povero +padre nella villa di Marte del territorio +d'Alba Pompea, città oggidì del Monferrato, +insegnò grammatica da giovane; ma +perchè gli fruttava poco il mestiere, si rivolse +alla milizia, e salendo di grado in grado +con riputazione, sostenne de' riguardevoli +impieghi nella Mesia e nella Dacia. Per +calunnie perdè la grazia di Marco Aurelio +Augusto, ma per opera di Claudio +Pompejano, genero d'esso imperadore, +scoperta la falsità delle accuse, fu Pertinace +promosso all'ordine senatorio, +ed anche al consolato. Ebbe poscia il +governo di varie provincie, e massimamente +di Soria, dove attese ad empiere +la borsa. Sotto Commodo, abbassato dal +prepotente Perenne, si ritirò alla sua +patria, dove comperò di molti stabili. +<span class="pagenum"><a name="Page_633" id="Page_633"></a>[633]</span> +Dopo la morte di Perenne, siccome accennai +di sopra, fu spedito da Commodo +in Bretagna, e di là passò al governo +dell'Africa. Finalmente tornato a Roma, +vi esercitò, dopo <i>Fusciano</i>, uomo severo, +la carica di prefetto della città, con tale +umanità e piacevolezza, che piacque +maggiormente a Commodo, e meritò di +procedere di nuovo console con esso +lui <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 2.]</span>. Passava Pertinace in questi tempi +l'età di anni sessantasei, perchè nato +nell'anno 126 della nostra Era; ma era +in concetto d'uomo di onore, di molta +saviezza ed amorevolezza, e sperimentato +nelle cose della guerra. Per attestato di +Erodiano <span class="fnote">[Ibidem.]</span>, la sua gravità ed anche la +povertà il salvarono sotto Commodo, +perchè fra gli altri pregi si contava ancor +questo, d'esser egli il più povero dei +senatori, ancorchè avesse esercitato molti +riguardevoli uffizii. Ma, secondo Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>, +si diceva aver egli sempre atteso +a raccogliere molto e spendere poco. Un +uomo di tal probità, ma insieme poco +inclinato alla liberalità, non potea piacere +ai soldati, troppo male avvezzati +sotto Commodo. +</p> + +<p> +Durava tuttavia la notte, quando si +fece sparger voce per la città, che <i>Commodo</i> +era morto, ed eletto imperador +<i>Pertinace</i>. Saltò fuori tutto il popolo con +incredibil festa ed incessanti grida, caricando +di maladizioni e villanie il defunto +Augusto, cantando i suoi vituperii, +e dandogli i nomi di tiranno, di gladiatore, +di ernioso, perchè egli patì di una ernia, +ch'era visibile agli occhi del pubblico. +Anche i senatori, balzati dal letto, corsero, +non sapendo dove stare per la gioia, alla +curia: e quivi si presentò loro Pertinace, +ma senza insegna alcuna d'imperadore +e coll'animo assai agitato, perchè +sapendo la bassa sua condizione in confronto +di tanti altri senatori delle prime +e nobili casate di Roma, sembrava a lui +un'indecenza, ed anche un passo pericoloso, +<span class="pagenum"><a name="Page_634" id="Page_634"></a>[634]</span> +il prendere un posto più ragionevolmente +dovuto ad altri. Però assiso +in senato nella solita sua sedia, disse che +egli veramente era stato riconosciuto +imperadore dai soldati, ma che vecchio +inabile ed immeritevole, rinunziava a +quell'onore, e che eleggessero chi loro +piacesse, essendovi tanti nobili degni più +di lui del trono. Secondo Erodiano, prese +anche pel braccio <i>Aulo Glabrione</i>, creduto +il più nobile de' Romani, e l'esortò +a voler egli assumere la dignità imperiale. +Capitolino aggiunge, che fece lo stesso +con <i>Claudio Pompejano</i>, genero già di +Marco Aurelio, e cognato di Commodo; +ma che anch'egli si scusò. E qui dee +aver luogo ciò che racconta Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, +cioè che <i>Pompejano</i>, siccome persona di +gran prudenza, osservato ch'ebbe qual +mala bestia fosse Commodo suo cognato, +di buon'ora si ritirò in villa, nè si +lasciava se non rade volte vedere in città, +adducendo per iscusa varie sue indisposizioni, +e specialmente la vista sua troppo +indebolita. Nè volle già egli venire agli +ultimi spettacoli di Commodo, per non +essere spettator del disonore della maestà +imperatoria, essendosi solamente +contentato che v'intervenissero i suoi +figliuoli. Creato poi Pertinace imperadore, +gli tornò la vista, svanirono i suoi +malori; e Pertinace a lui e a Glabrione +fece sempre un distinto onore, nè risoluzione +imprendeva senza il loro consiglio. +Lo stesso Pompejano poi, da che +fu morto Pertinace, e si videro imbrogliati +forte gli affari, tornò ad ammalarsi, +a vedervi poco, e a battere la ritirata. +Da ciò si raccoglie essere adulterato il +testo di Dione presso Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span> e Sifilino, +là dove è detto, che Claudio Pompejano, +genero di Marco Aurelio fu quegli +che presentò a Commodo il pugnale per +ammazzarlo. Ora i senatori, veduta la +umiltà e l'onorato procedere di Pertinace, +quasi tutti di buon cuore il confermarono +imperadore, e convenne anche +<span class="pagenum"><a name="Page_635" id="Page_635"></a>[635]</span> +fargli forza perchè accettasse l'imperio <span class="fnote">[Capitol., in Pertinac.]</span>, +se non che <i>Falcone</i>, il quale dovea la +mattina seguente entrar console, gli si +mostrò ora, e peggio poi nel progresso, +assai contrario, con dirgli di non sapere +come avesse da riuscire il di lui governo, +da che il mirava sì favorevole a +Marzia e a Leto, stati ministri delle iniquità +di Commodo. Al che rispose quietamente +Pertinace: <i>Voi siete console giovane, +nè sapete che cosa sia la necessità +di ubbidire. Costoro hanno ubbidito fin +qui loro malgrado a Commodo. Subito +che han potuto, han dato a conoscere la +lor buona volontà.</i> +</p> + +<p> +Quindi proruppe il senato in acclamazioni +festose verso il novello regnante, +in detestazioni di Commodo, che si +leggono a parola per parola presso Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commod.]</span>, +prese dalla storia perduta di +Mario Massimo. Soprattutto dimandavano +i senatori, che si facesse al cadavero +di Commodo il trattamento conveniente +a chi era stato nemico degli dii, boia del +senato, parricida, nemico della patria, +cioè che fosse strascinato coll'uncino per +la città, e gittato nel Tevere, siccome si +usava co' malfattori più esecrandi. Ma +quel corpo, di permissione di Pertinace, +era già stato segretamente seppellito in +qualche sepolcro, e di là fra qualche tempo +Pertinace lo fece trasportare nel mausoleo +d'Adriano, perchè non gli piaceva +d'irritare i pretoriani, troppo innamorati +dell'estinto regnante. Fatta fu anche +istanza dal senato, che si rompessero +tutte le statue di Commodo, e si abolissero +tutte le sue memorie. Non perdè +tempo il popolo ad eseguirne il decreto. +A Pertinace furono nello stesso tempo +accordati tutti i titoli consueti degl'imperadori. +Scrive Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Pertinac.]</span>, che a +<i>Flavia Taziana</i> di lui moglie fu dato il +titolo di <i>Augusta</i>; ma sì egli, che Dione +senatore, presente allora a tutti quegli +affari, aggiungono averle bensì il senato +<span class="pagenum"><a name="Page_636" id="Page_636"></a>[636]</span> +decretato questo onore, siccome ancora +al di lui figliuolo il titolo di <i>Cesare</i>; ma +che Pertinace ricusò l'uno e l'altro, perchè +non mirava per anche abbastanza +assodato il suo imperio, conosceva l'umor +petulante della moglie, nè gli pareva +che il figliuolo di età anche tenera fosse +capace di tanto onore. Diede egli principio +al suo governo con ottime idee e rettissima +volontà. Dovea pagarsi il regalo +promesso ai pretoriani e agli altri soldati +di Roma, e nell'erario non si trovò +più di venticinquemila scudi. Mise perciò <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span> +in vendita le statue, l'armi gioiellate, +i cavalli, le carrozze, gli schiavi, le +concubine, e tutte le altre vane suppellettili +di Commodo, tanto che ne ricavò +danaro da pagare in parte il regalo pattuito +coi soldati, e da fare un donativo +al popolo di cento danari per testa. <i>Emilio +Leto</i> nello stesso tempo spogliò d'ordine +suo tanti buffoni, che Commodo +avea smisuratamente arricchiti coi beni +dei senatori uccisi. Trattava il buon Pertinace, +uomo senza fasto, cortesemente +con tutti, ed affabile era massimamente +coi senatori, ciascun de' quali potea liberamente +dire il suo parere; e dicea anche +egli il suo, ma con tranquillità e rispetto +a quello degli altri. Or questi or quelli +voleva alla sua tavola, tavola propria di +un principe, ma frugale. Per questa frugalità +v'erano de' ricchi e magnifici che +il mettevano in burla; ma da tutta la +gente savia ne veniva egli ben commendato. +Applicossi a riformar le spese superflue, +a levare gli abusi introdotti, a +pagare i debiti del pubblico. Ai pretoriani +e alle altre milizie non fu più permesso +di rubare nè il far insolenze ed +ingiurie a chicchessia. Cessarono le spie +e gli accusatori, furono cassate le ingiuste +condanne; restituiti i beni indebitamente +confiscati; richiamati i banditi; e +si potè dar sepoltura convenevole a chi +in addietro non la potè conseguire. Abolì +per le provincie vari dazi imposti dai +cattivi principi alle rive de' fiumi, ai ponti, +<span class="pagenum"><a name="Page_637" id="Page_637"></a>[637]</span> +alle strade. Promosse l'agricoltura per +tutta l'Italia, donando le terre abbandonate +ed incolte, acciocchè si coltivassero. +In somma, sotto sì moderato e buon +principe <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 2.]</span> cominciava a rifiorir Roma, +ed ogni saggia persona benediceva il +tempo presente; ma questo tempo, che +pareva così sereno, stette ben poco a +rannuvolarsi. +</p> + +<p> +Malcontenti già erano, siccome dissi, +del nuovo governo i soldati <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>; e molto +più se ne disgustarono, da che si videro +imbrigliati e ritenuti dal far que' mali che +solevano. Aveano insino ne' primi giorni +tentato di esaltare al trono <i>Triario Materno +Lascivio</i> senatore; ma egli scappò +lor dalle mani, e andato a trovar Pertinace, +si ritirò poi fuori di Roma. Mirarono +ancor i pretoriani di mal occhio +l'abbattimento delle statue di Commodo, +e ne fremevano. Intanto aspettava Pertinace +il giorno natalizio di Roma, per +mutar la famiglia di corte, che dianzi +serviva a Commodo, non l'avendo egli +licenziata finora. Da tutti costoro ancora +era egli odiato a morte, e specialmente +dai liberti, a' quali avea già tagliate le +unghie sul vivo. Il saper poi quanto egli +fosse guardingo nelle spese, e in concetto +d'avaro, e che per ristorare l'erario +fallito esigeva imposte messe da Commodo, +contro le promesse fatte; e la +voce corsa, che per far danaro si cominciassero +a vendere le grazie e la giustizia; +e che quei d'Alba Pompea corsi, +credendo di toccare il cielo col dito sotto +un Augusto lor compatriotto, s'erano +trovati delusi: tutto ciò cagion fu che +dalla maggior parte del popolazzo egli +fosse poco amato, e che nella commedia +sotto nome d'altre persone si sparlasse +di lui, con dire fra le altre cose, ch'egli +aveva bei detti, ma pochi fatti. Ai soldati +e alla plebe non solevano piacere se non +quegl'imperadori che largamente spendevano +e più largamente donavano. Così +<span class="pagenum"><a name="Page_638" id="Page_638"></a>[638]</span> +la discorre Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>, il quale cento +anni dipoi scrisse alla rifusa la di lui +vita, nè dovea aver qui buone memorie. +Imperocchè Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span> ed Erodiano <span class="fnote">[Herod., Histor., lib. 2.]</span>, +meglio informati di questi affari, ci lasciarono +un diverso, cioè un bellissimo ritratto +di Pertinace, dicendone amendue +un gran bene, ed assicurandoci tale essere +stata la clemenza, la saviezza, la modestia, +l'illibatezza sua, tanta la sua premura +pel pubblico bene, a cui principalmente +tendevano le mire sue, che già +Roma si potea dire tornata in un tranquillissimo +e felicissimo stato. Lo stesso +Capitolino attesta di poi anch'egli, che +il popolo andò nelle smanie, udita la di +lui morte, perchè tutti speravano di veder +sotto di lui tornare ad un bel mezzogiorno +l'imperio romano: segno dunque che +l'amavano molto, e che non ha sussistenza +quanto egli ha detto di sopra. Solamente +confessa Dione, ch'egli fallò nello +aver voluto con troppa fretta correggere +tutti i disordini, parte de' quali era inveterati; +e molto più nell'aver dato ai soldati +men regalo di quel che avessero ricevuto +da Marco Aurelio e da Commodo; perchè +sebben egli nel senato protestò di +averlo fatto, la verità nondimeno era +che que' due Augusti aveano loro donati +venti sesterzii per testa, laddove Pertinace +non ne diede che dodici. Ma la +rovina di questo recente imperadore si +dee principalmente attribuire ad <i>Emilio +Leto</i> prefetto del pretorio, che o per qualche +riprensione a lui fatta da Pertinace <span class="fnote">[Capitolinus, in Pertinace.]</span>, +o perchè non potea conseguir quella padronanza +che avea dianzi immaginato, +si pentì d'averlo promosso all'imperio, +e congiurò coi pretoriani contra di lui. +Scoprissi intanto che <i>Sosio Falcone</i> console +personaggio di gran credito per la +sua nobiltà ed opulenza, trattava con +essi pretoriani per occupare il trono +cesareo, e ne fu portata l'accusa colle +<span class="pagenum"><a name="Page_639" id="Page_639"></a>[639]</span> +pruove al senato. Pretesero nondimeno +alcuni ch'egli fosse innocente di questo +fatto. Trovandosi allora Pertinace al mare, +per provvedere all'abbondanza della +annona, corse subito a Roma, e nel senato +avendo inteso che già s'era in procinto di +condannar Falcone <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>: <i>Non sia mai vero, +gridò, che sotto il mio principato alcuno +senatore anche per giusta cagione abbia da +perdere la vita.</i> Ma Emilio Leto <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>, benchè +niun ordine ne avesse da Pertinace, +e solamente per renderlo odioso, prese +di qua il pretesto di far ammazzare alcuni +soldati quasi complici di Falcone, +con ispargere anche il terrore sopra gli +altri, quasi che tutti avessero da perire. +Attizzati perciò dugento de' più arditi +pretoriani, colle spade sguainate a dirittura +di mezzodì andarono al palazzo, e, +senza che alcun si opponesse, furiosamente +salirono le scale. Capitolino scrive +ch'essi erano di guardia, e che parte +degli stessi servitori di corte, che odiava +Pertinace in suo cuore, li vide volentieri +venire, e spalancò le porte. Essendo volata +la moglie ad avvisar l'Augusto marito +di questa novità, egli ordinò a Leto +di correre a frenar la sedizione; ma +Leto, uscito per altra via, se n'andò, lasciando +agli ammutinati di eseguir quello +che pensavano. Nulla dice Dione di questo; +ma bensì, che avrebbe potuto Pertinace +salvarsi, se avesse voluto, perchè +v'era una squadra di cavalleria con +altre guardie, e molta gente di corte, +bastante a tagliar a pezzi coloro; ed almeno +poteva nascondersi, e far serrare +le porte. Signor no: gli cadde in pensiero +d'affacciarsi egli stesso, figurandosi +d'atterrirli col suo venerabil aspetto, e +di placarli a forza di buone parole. In +fatti loro parlò con tal gravità ed amore, +che molti già deposte l'armi, colla testa +bassa si ritirarono; quando un d'essi +più temerario degli altri, Liegese di patria, +per nome Tausio, se gli avventò +col ferro dicendo: <i>Questo tel mandano i +<span class="pagenum"><a name="Page_640" id="Page_640"></a>[640]</span> +soldati</i>, e il ferì nel petto; gli altri il finirono. +<i>Eletto</i>, mastro di camera, che gli +stava al fianco, dopo aver ucciso due di +quegli scellerati, e feriti molt'altri, con +gran fedeltà lasciò anch'egli la vita fra +le loro spade. Accadde questa tragedia +nel dì 28 di marzo, essendo appena corsi +ottantasette giorni da che Pertinace reggeva +l'imperio. Il capo dell'infelice Augusto, +posto sopra una picca, fu portato +al quartiere dai soldati, i quali tosto +armarono i lor posti, cioè il castello +pretorio, per paura del popolo. +</p> + +<p> +Sparsa infatti in Roma così funesta +nuova, non potea il popolo darsi pace +per la perdita di sì buon principe, che +tante cose in sì poco tempo avea fatto +in servigio del pubblico, e più si conosceva +che avrebbe fatto, se più lungamente +fosse vivuto. Ognun fremeva, tutti +piangevano, e smaniando uscirono per +le piazze, per le strade, cercando gli assassini, +gridando vendetta. Ma i senatori +veggendo in tanta confusion la città, chi +si ritirò alle sue case, e chi anche in villa +per timore di peggio. Se crediamo ad +Erodiano <span class="fnote">[Herod., Histor., lib. 2.]</span>, due dì passarono in questo +ondeggiamento e turbolenza, senza che +il popolo potesse vendicar la morte dell'infelice +principe, e senza che i pretoriani +movessero piede dalla loro fortezza. +Dopo di che costoro, osservato che nulla +si facea dal senato e dal popolo, misero +in vendita il romano imperio. Merita +nondimeno più fede Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>, da cui +impariamo, che essendo stato mandato da +Pertinace per placare i pretoriani Flavio +o sia <i>Flacco Sulpiciano</i>, suocero suo, già +da lui creato prefetto di Roma e personaggio +assai degno di quell'impiego: +questi appena intese la morte del genero +Augusto, che si diede a far brighe per +divenire successore di lui nel trono. Ma +<i>Didio Severo Giuliano</i>, che intese messa +all'incanto l'imperial dignità, corse anch'egli +al mercato, e stando alle mura +del quartiere de' pretoriani, cominciò ad +<span class="pagenum"><a name="Page_641" id="Page_641"></a>[641]</span> +esibir danari più dell'altro <span class="fnote">[Spartianus, in Jul.]</span>. Era <i>Giuliano</i>, +di nobil casa nativo di Milano. +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span> chiama quella città patria di +lui, e vi fu relegato da Commodo per sospetto +che fosse complice della pretesa +congiura di <i>Salvio Giuliano</i>. Discendeva, +per via di padre o pur di madre, dal +celebre giurisconsulto Giuliano. Nato +nell'anno 133 di Cristo, avea passati i +suoi anni in vari impieghi civili e militari +con riputazione, governate provincie, ottenuto +il consolato in compagnia di Pertinace. +Parlano indifferentemente dei di +lui costumi gli scrittori <span class="fnote">[Herodianus, lib. 2.]</span>, facendolo gli +uni un avaro, altri un crapulone. Dione, +ch'era forte in collera contra di lui, giugne +fino a dire, che fu dedito alla magia. +Convengono poi tutti in dire, ch'egli era +sommamente denaroso, e che con tal fiducia +si fece innanzi per comperar l'imperio +da chi volea venderlo. Entro il +quartiere de' pretoriani si trovava anche +<i>Sulpiciano</i>, siccome dissi, a questo +traffico. Andavano innanzi indietro sensali +per vedere chi più offeriva; ed era +già a buon segno Sulpiciano, coll'aver +promesso ventimila nummi per testa, che +da alcuno son figurati quattrocento scudi +romani, o filippi, ed a me paiono somma +eccessiva. Ma restò superiore Giuliano con +prometterne venticinquemila, dicendo anche +di averli in cassa e con far conoscere +ai pretoriani, che facevano un mal +contratto accordandosi coll'altro, il quale, +siccome suocero di Pertinace, avrebbe +saputo ben vendicarlo. <i>Viva dunque +l'imperador Giuliano</i>, gridarono allora i +pretoriani, tanto più inclinati a costui, +perchè prese il nome di <i>Commodo</i>, e si +mostrò amico della di lui memoria. Dopo +aver promesso, secondo le loro istanze, +di non nuocere a Sulpiciano, creò +prefetti del pretorio <i>Flavio Geniale</i> e <i>Tullio +Crispino</i>. +</p> + +<p> +Verso la sera s'inviò Giuliano alla +<span class="pagenum"><a name="Page_642" id="Page_642"></a>[642]</span> +volta del senato <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>, scortato più del solito +da una copiosa masnada di pretoriani, +tutti in armi, come se andassero a +battaglia per timore del popolo. Allora +i senatori, ancorchè in lor cuore detestassero +questo mercatante della dignità +imperiale, e fra gli altri Dione sapesse di +non essere molto in grazia di lui, perchè +caro già a Pertinace, e perchè in trattar +varie cause avea aringato forte contra +del medesimo Giuliano; pure ognun di +essi, accomodandosi al tempo, andò frettolosamente +alla curia. Comparso colà +Giuliano, parlò senza giudizio, chiamando +sè stesso degnissimo dell'imperio, +dicendo di essere venuto solo, acciocchè +il confermassero imperadore, quando seco +avea tante schiere d'armi, e molti di +essi soldati nello stesso senato, che poteano +dar polso a tali preghiere. Mostrò +ancora di conoscere ch'essi l'odiavano. +Ciò non ostante fu confermato e passò +al palazzo. Prima di cena fece dar sepoltura +al corpo di Pertinace. Non avea +detto una parola di lui nel senato, e non +ne disse mai più per non dispiacere ai +pretoriani. Vuole Sparziano ch'egli cenasse +con della malinconia. Dione, all'incontro, +ch'egli si mostrò allegro, giocò +ai dadi, e fece entrare in sua camera Pilade +ballerino con altri buffoni. Furono +la mattina seguente senatori e cavalieri +ad inchinarlo e a rallegrarsi, ed egli con +somma cortesia accolse ognuno. Una +mascherata era quella, perchè gli uni da +burla si congratulavano, ed egli fingeva +di credere ciò che sapea non essere vero <span class="fnote">[Spartianus, Dio, Herodian.]</span>. +Si portò egli dipoi al senato, ed +allorchè era per fare un sagrifizio, il popolo +cominciò con alte voci a gridare +ch'egli era un parricida, un usurpatore +dell'imperio. <i>Giuliano</i>, senza alterarsi, +mostrò loro la borsa come promettendo +loro un donativo, o pur colle dita accennò +quante migliaia volea donar loro. Ed +essi più che mai incolleriti gridavano: +<i>Non ne vogliamo; no, che non ne vogliamo</i>, +<span class="pagenum"><a name="Page_643" id="Page_643"></a>[643]</span> +e gli gittarono de' sassi. Perdè +allora la pazienza Giuliano, ed ordinò ai +soldati di guardia di ammazzare i più +vicini. Il che fatto, il popolo più che mai +andò caricando di villanie lui, ma più i +soldati. Indi corse a pigliar l'armi, e si +ridusse nel circo, dove si fermò tutta la +notte senza prender cibo, e nè pure un +sorso d'acqua, facendo intanto istanza, +che si chiamasse a Roma <i>Pescennio Negro</i>, +governator di Soria, colle sue legioni. +Nel dì seguente deposte l'armi, se +ne tornarono alle lor case, e cessò la +tempesta. Ora se il senato, se il popolo +romano non sapea sofferire un imperadore, +per via sì ignominiosa portato al +trono, aveano ben ragione. Questo funestissimo +esempio insegnò a tanti altri indegni +e tiranni di occupar da lì innanzi +l'augusto soglio di Roma; aprì la porta +ad infinite guerre civili, che andremo +raccontando, e fu infine la rovina dell'imperio +romano, col prevalere i Barbari, +e soperchiare il corpo, che a poco +a poco si andò disciogliendo, della romana +repubblica. Nè si vergognò Giuliano +di prendere tutti i titoli più onorevoli +degli altri imperadori; fece anche +dar quello di Augusta a <i>Mallia Scantilla</i> +sua moglie e a <i>Didia Clara</i> sua figliuola, +maritata con <i>Cornelio Repentino</i>, a cui +conferì la prefettura di Roma. Per attestato +di Erodiano <span class="fnote">[Herodian., Hist., lib. 2.]</span> con tutto il votare +de' suoi scrigni, e col ricorrere allo smunto +erario imperiale, non trovò tanto da +pagare tutto il promesso regalo ai pretoriani, +i quali perciò rimasero disgustati +di lui: laddove Sparziano <span class="fnote">[Spartian., in Jul.]</span> slargando +la bocca, scrive che avea promesso a +cadauno venticinquemila nummi, e ne +pagò trentamila. Non si sa ch'egli fosse +crudele; le finezze e carezze che facea a +tutti erano incredibili; ma specialmente +le praticava coi senatori, che vi trovavano +dell'affettazione. I conviti suoi furono +frequenti; le tavole superbamente +<span class="pagenum"><a name="Page_644" id="Page_644"></a>[644]</span> +imbandite; ma il cuore de' grandi e del +popolo era sempre lo stesso. +</p> + +<p> +Tre principali eserciti si contavano +allora nel romano imperio comandati da +tre insigni generali. Quello dell'Illirico +e della Pannonia ubbidiva a <i>Lucio Settimio +Severo</i>: quello della Bretagna a <i>Decimo +Clodio Albino</i>: e quello della Soria, +il governo della qual provincia era in +que' tempi il più riguardevole di tutti, a +<i>Cajo Pescennio Negro</i>. Perchè a Pescennio +arrivò ben tosto l'avviso di essere +chiamato in aiuto del popolo romano, +altro non occorse, perchè egli si facesse +proclamar <i>Imperadore</i> dal suo esercito, +e dal numerosissimo popolo della città +di Antiochia. Ma <i>Settimio Severo</i>, verisimilmente +mosso con segrete lettere da +qualche senatore, che lui considerava +miglior testa, che gli altri due, oltre all'esser +egli più vicino, e all'aver più +forze al suo comando, nè pur egli tardò +ad assumere il titolo d'<i>Imperatore Augusto</i> +in Carnunto città della Pannonia. +Per non aver poi da contendere con due +avversarii nel medesimo tempo, prese il +partito di guadagnar <i>Albino</i>, dichiarandolo +<i>Cesare</i>, con una specie di adozione: +trappola, che a lui ben servì, perchè Albino +ricevute le lettere di Severo, le +quali non si poteano scrivere più tenere +da un padre ad un figliuolo, non pensò +più a far novità e movimento alcuno. +Secondo alcuni autori sembra che tale +risoluzion di Severo verso Albino succedesse +più tardi. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span> attesta, che +si videro in questi tempi tre stelle intorno +al sole, cospicuo a tutti, ed egli stesso +chiaramente le osservò, o ne fu formato +un cattivo presagio agli affari di <i>Giuliano</i>. +Intanto tutte le città dell'Illirico sino +a Bisanzio (cioè sino ad una città che +avea riconosciuto Pescennio Negro) e le +Gallie, e la Germania romana, si dichiararono +per Settimio Severo; laonde egli +senza perdere tempo si mosse coll'armata +sua, per venire a dirittura a Roma, +da dove prima di prendere la porpora +<span class="pagenum"><a name="Page_645" id="Page_645"></a>[645]</span> +imperiale, aveva egli destramente ritirati +i suoi figliuoli. All'avviso di tante novità +a non pochi batteva forte il cuore in +Roma, ma i più brillavano per l'allegrezza, +nondimeno celata, per desiderio +e speranza di veder a terra l'odiato Giuliano. +Fu di parere il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>, che +nelle calende di marzo agli ordinari consoli +fossero sostituiti <i>Flavio Claudio Sulpiciano</i> +e <i>Fabio Cilone Septimiano</i>. Pare +che ciò dovesse succedere più tardi, citando +egli un'iscrizione del Fabretti <span class="fnote">[Fabret., Inscript., p. 688.]</span>, +posta nel dì 19 di marzo di quest'anno +FALCONE ET CLARO COS. Anzi si vede +un altro marmo presso il Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscr., p. 475, n. 4.]</span>, +dove a dì 5 di settembre sono mentovati +gli stessi consoli. Ma non è ben certo, +perchè molti non ne faceano caso dei +consoli sostituiti. Per conto di <i>Cilone</i> una +altra iscrizione pubblicata dal Doni, e +riferita anche da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 345.]</span>, c'insegna essere +stato il suo nome <i>Lucio Fabio Cilone Septimiano</i>. +Ma nè pur apparisce che questi +due fossero sostituiti; ed è malamente +citato, in pruova di ciò, Erodiano. Abbiamo +bensì da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>, che <i>Silio Messala</i>, +verisimilmente sustituito a <i>Falcone</i>, +dappoichè cadde di posto per l'accusa +narrata di sopra, era console sul principio +di giugno. D'altri consoli sostituiti +in quest'anno parla il Relando, senza +che se ne veggano le pruove. +</p> + +<p> +Non si credeva Giuliano di aver a +contendere se non con <i>Pescennio Negro</i>, +quando gli arrivò la nuova, che +anche <i>Settimio Severo</i>, avea alzata bandiera +contra di lui. Allora si vide perduto. +Precauzioni da ridere furono +quelle ch'ei prese con fare che il senato +dichiarasse nemici pubblici <i>Severo</i> e <i>Negro</i> +con terribil bando ai soldati che loro +ubbidissero; ma Severo assai informato +era del cuore de' senatori. Spedì il senato +anche dei deputati all'uno e all'altro, +per esortarli ad ubbidire; ma Severo +<span class="pagenum"><a name="Page_646" id="Page_646"></a>[646]</span> +guadagnò gli spediti a lui, e gl'indusse a +parlare in suo favore all'armata. Aquilio +Centurione, ed altri mandati da Giuliano, +per assassinar i due nuovi imperadori, +trovarono di aver che fare con +gente più accorta di loro. Mise esso +Giuliano in armi i suoi pretoriani, fece +fare un trincieramento fuori di Roma +con fosse; e mise delle buone porte e +dei cancelli al palazzo imperiale. Dione +presente a tutto confessa che non potea +trattener le risa al mirare i pretoriani, +avvezzi alle delizie, intrigati a ripigliare +il mestier della guerra; meno ancora le +soldatesche ne sapeano, che Giuliano +avea fatto venire dall'armata navale di +Miseno; e per gli elefanti, co' quali si +sperava di atterrire i cavalli de' nemici, +non si trovava chi li sapesse condurre. +Roma sembrava oramai una città assediata, +non vedendosi andar innanzi indietro +altro che armi, cavalli ed attrezzi +di guerra. Giuliano in questi tempi fece +uccidere <i>Emilio Leto</i>, prefetto del pretorio, +e Marzia, autori della morte di +Commodo, sapendo che Severo era creatura +di Leto, e temendo perciò di vedergli +uniti contra di sè. Ma Severo, senza +mettersi pensiero de' vani preparamenti +di Giuliano, veniva a gran giornate verso +l'Italia. A lui si davano tutte le città. +Senza opposizione entrò in Ravenna, e +s'impadronì della flotta solita a stare in +quel porto. <i>Tullio Crispino</i> creato nuovamente +prefetto del pretorio, e mandato +da Giuliano per occupar quella flotta, +se ne tornò indietro con poco gusto. Allora +Giuliano non sapendo dove volgersi, +ordinò che le vestali, i sacerdoti e il senato +andassero incontro a Severo per +fermarlo; e perchè trovò in ciò della +contraddizione, avea disegnato di spingere +i soldati nel senato, per isforzare i +senatori ad ubbidire; e non ubbidendo, +di fargli tagliare a pezzi. Tanto gli fu +detto, che desistè da sì maligno pensiero, +e mandò poi ordine al senato di dichiarar +<i>Severo</i> collega dell'imperio, pensando +con ciò di comperarsi la di lui +<span class="pagenum"><a name="Page_647" id="Page_647"></a>[647]</span> +grazia. Il decreto fu fatto ed inviato a +Severo, il quale per consiglio de' suoi lo +rifiutò, perchè le sue forze e la conoscenza +di quel che bolliva in Roma, gli +prometteano molto più. Aveva egli fatto +sapere ai pretoriani, che se stessero quieti, +e gli dessero in mano gli uccisori di +Pertinace, non farebbe lor male; e ne +scrisse a <i>Veturio Macrino</i>, con dargli +speranza di crearlo prefetto del pretorio. +S'egli poi mantenesse la parola, nol so +dire; certo è bensì, che promosse a tal +carica <i>Flavio Giovenale</i>. Continuato poscia +il viaggio, le milizie dell'Umbria, +che doveano guardare i passi dell'Apennino, +si unirono con esso lui, ed intanto +i pretoriani abbandonarono Giuliano. +Allora costui restò in isola, e in braccio +alla disperazione <span class="fnote">[Dio, lib. 73. Spartianus, in Jul. Herodian., +lib. 2.]</span>. Indarno avea tentato +di rinunziar l'imperio a <i>Claudio +Pompejano</i>, personaggio di gran senno, +che si scusò colla sua vecchiaia; indarno +fece scannar molti fanciulli, credendo +per magia di conoscere il suo destino. Il +senato adunque, subito che fu assicurato +da <i>Silio Messala</i> console, che non vi era +più da temere de' pretoriani, proferì la +sentenza di morte contra di Giuliano, +usurpator dell'imperio; dichiarò imperadore +<i>Severo</i>, con far una deputazione di +cento senatori che andassero ad incontrarlo, +e decretò gli onori divini a <i>Pertinace</i>. +Probabilmente ciò fu sul fine di +maggio, o in un dei primi due giorni di +giugno. Furono inviati alcuni a tagliar +la testa a Giuliano, che restò ben servito, +nè altro seppe dire, se non: <i>Che +male ho io fatto? a chi ho io tolta la vita?</i> +tardi conoscendo di aver impiegati +i suoi tesori per comperarsi un fine sì +miserabile. Permise poi Severo, che il +di lui corpo trovasse riposo nella sepoltura +de' suoi antenati. +</p> + +<p> +Ora Severo, uomo sommamente +guardingo e diffidente, massimamente dopo +avere scoperto le già mandate persone +per assassinarlo, era dalla Pannonia +<span class="pagenum"><a name="Page_648" id="Page_648"></a>[648]</span> +marciato fin qui in mezzo ad una guardia +di secento soldati scelti, i quali mai non si +cavarono la corazza, ed accompagnato +dall'armata sua, come se fosse in paese +nemico. A Narni se gli presentarono i +cento senatori deputati che prima della +udienza furono ben ricercati se aveano +armi sotto <span class="fnote">[Spartianus, in Sev. Herodian., lib. 3.]</span>. Li ricevè Severo con +della maestà, e nel dì seguente, dopo averli +regalati, diede loro licenza di ritornarsene +a Roma, con facoltà nondimeno +di restar chi volesse con lui. Vicino +a Roma mandò ordine ai pretoriani +di venire ad incontrarlo senz'armi, e +in abito di pace e di festa. Aveva egli +fatto giustiziare gli uccisori di Pertinace. +Venuti che furono, fattili attorniare dalle +sue genti armate, all'improvviso ordinò +che fossero presi tutti, e dopo aver +loro fatto un aspro rimprovero per le +iniquità commesse in addietro, volle che +fossero spogliati dei lor pugnali, o spade +che fossero, delle vesti, e fin della camicia; +e che sotto pena capitale stessero +cento miglia lungi da Roma, con riconoscere +da lui per grazia grande, se donava +loro la vita. Svergognati e colla +testa bassa se ne andarono costoro, ben +pentiti di essere capitati colà disarmati. +Furono loro tolti anche i cavalli; e Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> +racconta che un di questi cavalli +scappò per tener dietro al suo padrone +nitrendo. Accortosi il soldato di questo, +tanto era turbato l'animo suo, che rivoltosi +uccise il cavallo, e poi sè stesso. +Nè tardò Severo a mandar guernigione +nella fortezza dei pretoriani, e ad impossessarsi +di tutte le lor armi ed arnesi. +Fece dipoi l'entrata sua in Roma, se +crediamo a Sparziano, armato di tutte +armi. Dione che ne sapea più di lui, siccome +presente a tutto, scrive ch'egli +venne a cavallo sino alla porta, e quivi +smontato si vestì da città, e a piedi vi +entrò. Era tutta la città in festa, e i cittadini +coronati di lauro e di fiori, ornate +le strade di preziosi addobbi, lumi e +<span class="pagenum"><a name="Page_649" id="Page_649"></a>[649]</span> +profumi dappertutto; e tutti i senatori magnificamente +coi loro roboni il corteggiavano +col popolo affollato, che assordava +il cielo con viva e con alte acclamazioni, +gareggiando ognuno per mirar questo +novello padrone. Con tal pompa andò +Severo al Campidoglio, dove nel tempio +di Giove fece i sacrifizii; e dopo aver visitato +altri templi, passò a riposar nello +imperial palazzo. Il resto delle azioni +sue spettanti a quest'anno mi sia lecito +di riserbarlo al seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCIV" id="CXCIV"></a>CXCIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Settimio Severo Augusto</span> per la +seconda volta, e <span class="sc">Decimo Clodio Settimio +Albino Cesare</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Si sa che <i>Severo Augusto</i> era stato +ornato di un consolato straordinario, +con avere avuto per suo collega <i>Apulejo +Rufino</i>; ma non se ne sa l'anno. Molto +meno ci è noto quando <i>Albino</i> fosse +console la prima volta. Ci assicurano le +medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imper.]</span> che anch'egli procedette +in quest'anno console per la seconda +volta. Severo, che con questi onori voleva +addormentarlo, fece anche battere +monete ad onor suo; sicchè ognun lo +avrebbe creduto il Beniamino di Severo. +Il nome di <i>Settimio</i> a lui dato nelle stesse +medaglie ci fa intendere che Severo lo +avea adottato per figliuolo; se con retto +cuore poi, non istaremo molto ad avvedercene. +In una iscrizione riferita dal +Cupero e dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis Consul.]</span>, <i>Albino</i> console +è chiamato <i>Lucio Postumiano</i>. Ma venendo +quel marmo dal magazzino fallace +del Gudio, non se ne può far capitale; +quando pur non volessimo che ad <i>Albino +Cesare</i>, appellato nelle medaglie <i>Decimo +Clodio</i>, fosse sostituito un altro Albino: +il che non è credibile. Venga ora meco +il lettore a conoscere chi fosse <i>Lucio</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_650" id="Page_650"></a>[650]</span> +<i>Settimio Severo</i> nuovo Augusto <span class="fnote">[Spartianus, in Sever.]</span>. Era +egli per nascita Africano, perchè venuto +alla luce in Leptis, città della provincia +Tripolitana, nell'anno 146 della nostra +Era, a dì undici d'aprile. Senatoria fu +la sua famiglia. Due suoi zii paterni erano +stati consoli. Suo padre portò il +nome di <i>Marco Settimio Gela</i>. Esso Settimio +Severo giovinetto studiò lettere +latine e greche in Africa <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>; gran profitto +fece nell'eloquenza e nella filosofia +de' costumi; e venuto dipoi in età di diciotto +anni a Roma fu condiscepolo di +<i>Papiniano</i> <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>, studiando la giurisprudenza +sotto <i>Scevola</i>, insigne legista di +questi tempi. Nondimeno Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>, che +intimamente il conosceva, trovò in lui +un buon genio, ma non molta abilità per +l'eloquenza e per le scienze. Diedesi anche +a far l'avvocato, ma con poca fortuna. +Aveva egli portato seco a Roma +il fuoco africano <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>; e però la sua gioventù +fu piena di furore, ed anche di +delitti, ed accusato una volta d'adulterio, +la scappò netta per grazia di <i>Salvio +Giuliano</i>, di cui poscia procurò la rovina. +Sotto Marco Aurelio entrò negli +impieghi civili, poscia nei governi; e trovandosi +in Africa legato del proconsole, +si racconta che, camminando egli a piedi +un giorno colle insegne avanti della sua +dignità, un uomo plebeo della sua patria +Leptis, vedutolo in così nobil carica ed +accompagnamento, per allegrezza corse +buonamente ad abbracciarlo, dicendogli: +<i>O paesano caro.</i> Severo gli fece dare +una man di bastonate per esempio agli +altri, affinchè più rispettassero i magistrati +romani. Scrivono ancora ch'egli +consultò uno strologo africano, il quale, +veduta ch'ebbe la di lui genitura, gliela +restituì dicendo: <i>Dammi la tua, e non +quella degli altri.</i> Giurò Severo, che era +la sua; ed allora gli fu predetto quanto +poscia avvenne. Di sì fatte predizioni e +<span class="pagenum"><a name="Page_651" id="Page_651"></a>[651]</span> +di augurii presi da' sogni e da varii accidenti, +nel che non poco deliravano una +volta i Gentili, parlano molto gli storici +antichi. Io, siccome vanità o fole, non +le reputo degne di menzione. Passò poi +Severo per impieghi militari al governo +della Gallia Lionese. Fu console, proconsole +della Pannonia, della Sicilia, e +finalmente dell'Illirico, dove stando, le +rivoluzioni di Roma aprirono a lui strada +per salire sul trono. +</p> + +<p> +Cominciarono di buonora i Romani +a provare che duro maestro fosse questo +padrone <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>. Da che egli fu entrato +in Roma, i soldati suoi co' cavalli presero +alloggio, e fecero stalla ne' templi, +ne' portici, e dovunque loro piacque; e +a buon mercato comperavano quel che +loro occorreva, perchè non volevano pagare +un soldo. Un gran dire e paura per +questo era nella città. S'aggiunse che +ito nel giorno seguente Severo in senato, +quei soldati cominciarono con alte grida +a pretendere un'esorbitante somma di +regalo da esso senato, cioè quella stessa +che fu pagata all'esercito, allorchè s'introdusse +in Roma Ottavio Augusto: quasi +che fosse costato loro assai di pena il +far entrare in Roma il loro imperadore. +Durò fatica lo stesso Severo a quetar +quel tumulto, con far loro pagare, o promettere +una somma minore, cioè dugento +cinquanta dracme per testa. Era +poi inveterato costume <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, che le guardie +degli Augusti si prendessero dalla +Italia, Spagna, Macedonia e Norico, siccome +persone di bell'aspetto e trattabili +ne' costumi. Gran mormorazione insorse, +perchè Severo a formar quelle compagnie +badò solamente alla fortezza, +scegliendo perciò gente tutta di orrido +aspetto, di linguaggio che facea paura, +di costumi salvatici e bestiali. Accrebbe +anche il numero d'esse compagnie con +grave spesa del pubblico. Ma questo fu +rose e viole in paragon di quello che +vedremo nell'andare innanzi. Sapeva +<span class="pagenum"><a name="Page_652" id="Page_652"></a>[652]</span> +Severo quanto fosse caro ai Romani +Pertinace, quanto lodata la forma del +suo governo; e però da uomo accorto, +per lusingar il popolo, unì ai suoi nomi +quello ancora di <i>Pertinace</i> <span class="fnote">[Herodianus, lib. 2.]</span>. Allorchè +fu nel senato parlò con assai cortesia e +bontà, promettendo di gran cose, e sopra +tutto di voler prendere per suo modello +Marco Aurelio e Pertinace. Nè solamente +promise e giurò di non far mai morire +alcun senatore <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, ma ordinò ancora, +che si formasse un decreto che <i>quello +imperadore, il quale altramente operasse, +e chiunque a ciò gli prestasse mano, eglino +coi lor figliuoli fossero tenuti per +nemici della repubblica</i>. Si poteva egli +desiderar di più? Ma se ne dimenticò +ben presto Severo. <i>Giulio Solone</i>, che +avea steso quel decreto, fu il primo a +provarne l'inosservanza, e dopo lui tanti +altri, siccome vedremo. Contuttociò al +basso popolo le prime azioni di Severo +fecero concepire molta stima ed affetto +per lui; ma quei che conoscevano +qual volpe si nascondesse sotto quella +pelle d'agnello, andavano l'un all'altro +dicendo all'orecchio: <i>E sarà poi così?</i> +In fatti fu Severo fornito di mirabili +doti per governar bene un imperio, ma +insieme di terribili difetti per far un +gran male; fra i quali due specialmente +toccherò qui, cioè non solamente la severità +corrispondente al suo cognome, +ma la crudeltà e la poca fede ch'egli +non osservava giammai, se non quando +gli tornava il conto. +</p> + +<p> +Per guadagnarsi maggiormente l'affetto +popolare, diede Severo un congiario, +e volle far il funerale e l'Apoteosi +di <i>Pertinace</i>. Questa magnifica funzione +vien descritta da Dione <span class="fnote">[Ibidem.]</span> con tutte le +sue circostanze. L'orazion funebre in +lode di lui la recitò il medesimo Severo. +I lamenti e i pianti per la rinnovata +memoria di sì buon principe furono infiniti: +che non gli elogi fatti in vita dei +<span class="pagenum"><a name="Page_653" id="Page_653"></a>[653]</span> +regnanti, ma l'amore e il desiderio dei +popoli dopo la lor morte son la vera +pruova del merito d'essi. Con questa +pompa i Romani pretesero di formare +un dio di Pertinace; pure non ne stette +egli certamente meglio nel mondo di là. +Parimente a Severo furono accordati o +confermati tutti i titoli e l'autorità consueta +degli altri imperadori; e probabilmente +non si tardò a conferire il titolo di Augusta +a <i>Giulia</i> sua moglie, di nazione soriana, +da lui sposata prima dell'anno di +Cristo 175, la quale gli avea partorito +<i>Bassiano</i>, che fu poi <i>Caracalla</i> imperatore, +e <i>Geta</i>, de' quali si parlerà a suo +tempo. Maritò anche Severo due sue figlie, +l'una a <i>Probo</i>, l'altra ad <i>Aezio</i>, i +quali egli arricchì dipoi e promosse al +consolato, non si sa in qual anno. La +prefettura di Roma fu da lui appoggiata +a <i>Domizio Destro</i>. Diede ancora buon +sesto all'annona, sbrigò molte cause, e +quelle principalmente di alcuni governatori +accusati di avanie ed ingiustizie, +gastigando rigorosamente che si provò +delinquente. Non si fermò egli in Roma +se non un mese, ed in quel tempo +usò una mirabil diligenza e fretta nel +prepararsi per far guerra a <i>Pescennio +Negro</i>, che avea preso il titolo d'<i>Imperadore</i> +in Soria, comandando già a tutte +le provincie dell'Asia ed anche a Bisanzio. +Avea Severo avuta l'attenzione, +prima di arrivare a Roma, di spedire +<i>Fulvio Plauziano</i> a far prigioni i figliuoli +di Negro <span class="fnote">[Spartianus, in Severo. Herodianus, lib. 2.]</span>; ed egli poi giunto a Roma +fece ritenere gli altri di qualunque +magistrato ed uffiziale che fosse in Soria, +comandando nondimeno che fossero tutti +ben trattati. In Roma non si udì mai +Severo dir parola di esso Negro. Solamente +studiò egli indefessamente di far +leva di gente da tutte le provincie, di +adunare una possente flotta da ogni parte +d'Italia, e di ordinare alle soldatesche +lasciate nell'Illirico di marciare verso il +Levante. Non si può assai dire, che spirito +vivo e vigoroso fosse quel di Severo; +<span class="pagenum"><a name="Page_654" id="Page_654"></a>[654]</span> +quanta la di lui attività, l'ardire e la +prontezza nel concepir le imprese, non +meno che nell'eseguirle; quanta la penetrazion +della sua mente, per cui prevedeva +acutamente l'avvenire, e trovar +ripieghi e spedienti, senza guardare a +spesa ne' bisogni, senza curarsi punto di +quel che si dicesse di lui, purchè riuscisse +ne' suoi disegni. Però quando men se +l'aspettava la gente, mise in marcia il +raunato esercito, e verisimilmente nel +luglio dell'anno precedente, partendo +egli in persona da Roma, per non lasciar +tempo a Pescennio Negro di maggiormente +assodarsi in Asia. Provvide nello +stesso tempo alla sicurezza dell'Africa. +Una malattia dipoi sopraggiuntagli in +cammino, la lunghezza del viaggio necessario +per condurre sì lontano una poderosa +armata per terra, perchè non potea +tanta gente per mare passar a dirittura +in Soria, e il tempo occorrente per +unir tante forze da varie parti, pare che +non gli lasciassero tempo da far progressi +nell'anno suddetto, se non che alcune +medaglie (dubbiose nondimeno) cel rappresentano +<i>Imperadore per la seconda volta</i> <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>, +benchè non apparisca quando tale +foss'egli proclamato per la prima. +</p> + +<p> +<i>Cajo Pescennio Negro</i>, soprannominato +<i>Giusto</i> nelle monete, contra di cui +Severo faceva questi preparamenti <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio Negro.]</span>, +e che fu creduto nativo da Aquino, di +famiglia equestre, da giovane si svergognò +colla sfrenata sua libidine; ma impiegato +nella milizia, da tutti sempre fu +riconosciuto e lodato per uomo di raro +coraggio, e sopra gli altri geloso della +disciplina militare, senza mai sofferire +che i suoi soldati facessero estorsione +alcuna ne' paesi per dove passavano o dove +si fermavano. Arrivò sotto Commodo +ad essere console, ed inoltre, per intercessione +di quel Narciso atleta, che strangolò +poi lo stesso Commodo, cioè d'uno +che in quella sfacciata corte avea, come +tant'altra canaglia, gran polso, ottenne +<span class="pagenum"><a name="Page_655" id="Page_655"></a>[655]</span> +il governo della Soria, dove si affezionò +que' popoli con permettere loro quanti +spettacoli voleano, dietro a' quali era +quella gente perduta, e dove, in fine, benchè +vecchio, vestì la porpora imperiale. +Tuttochè egli sapesse di essere desiderato +dal popolo romano, e probabilmente anche +da una parte de' senatori, pure niuna +fretta giammai si fece per venir alla +volta di Roma. Le delizie e i divertimenti +di Antiochia l'aveano troppo incantato <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>. +Quivi si pavoneggiava egli dell'alta +sua dignità, si riputava un novello +Alessandro, e intanto nulla facea, persuadendosi +forse che senza fatica sua +cederebbe Giuliano Augusto, ed allora +con tutta pace egli se ne anderebbe a +sedere sul trono cesareo in Roma stessa. +Restò egli dipoi sommamente sorpreso +all'intendere ad un punto stesso ucciso +Giuliano, e Severo pervenuto a Roma, e +concorsi in lui i voti del senato e popolo romano. +Allora si svegliò dal sonno, allora +diede ad ammassar gente, ad implorar +soccorsi dai re vicini, e guernir di milizie i +passi massimamente del monte Tauro. In +persona andò egli a Bisanzio, per ben munire +di gente e di fortificazioni quella +città, troppo importante, attesa la sua situazione, +e più perchè solamente pel suo +stretto si soleva passare dalle armate +romane in Asia <span class="fnote">[Spart., in Severo et Pescennio.]</span>. Andò anche a Perinto, +dove seguì un combattimento svantaggioso +per la parte di Severo, e da cui +prese motivo il senato romano di dichiarare +<i>Pescennio Negro</i> nemico della repubblica. +Se sussiste ciò che narra Sparziano, +dopo quella vittoria vennero in +poter di Negro la Tracia, la Macedonia +e la Grecia; ed egli allora andò ad offerir +a Severo, che il prenderebbe per collega +nell'imperio: al che altra risposta +non diede Severo se non una risata. Ma +non è facilmente da credere che Pescennio +stendesse tanto l'ali, perchè Severo +non gliene lasciò il tempo. Arrivò in +quest'anno l'Augusto Severo sotto Bisanzio +<span class="pagenum"><a name="Page_656" id="Page_656"></a>[656]</span> +col grosso dell'armata sua, e ne +imprese l'assedio <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>; ma conosciuto +essere troppo duro quell'osso, dopo aver +lasciata ivi gente bastante a tenerla assediata +o bloccata, passò col rimanente +dell'esercito suo lo stretto, valendosi +della flotta seco condotta. Appena arrivò +a Cizico città della Misia <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>, che gli fu +a fronte <i>Emiliano</i>, stato governator della +Soria prima di Negro, e, presentemente +proconsole dell'Asia, che, sposato il partito +di esso Negro, era divenuto suo generale. +Godeva questi il credito di essere +una delle migliori teste di allora; ma perchè +n'era persuaso anch'esso, ed, oltre +a ciò, passava parentela fra lui e Pescennio +Negro, l'insolenza e superbia sua +dava negli occhi a tutti. Ma gli calò ben +presto il fumo. Andò in rotta l'esercito +suo, ed egli da lì a non molto fatto prigione, +per ordine de' generali di Severo +perdè la vita <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio.]</span>. Questa vittoria portò +all'ubbidienza di Severo Nicomedia con +altre città della Bitinia; ma Nicea ed altre +tennero forte per Negro, il quale arrivato +di poi con un gran nerbo di armati +e raccolti gli sbanditi, fra essa Nicea +e la città di Cio venne ad un secondo +fatto d'armi <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, che fu assai sanguinoso +e dubbioso, con dichiararsi in fine la +vittoria in favor di <i>Candido</i> generale di +Severo. Dopo di che fece il vincitore +Augusto esibire a Negro un onorato e +sicuro esilio, se volea deporre l'armi; +ma prevalendo i consigli di <i>Severo Aureliano</i>, +che avea promesso le sue figliuole +ai figli di Negro, quasi rigettò ogni offerta <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio.]</span>. +Ridottosi poi Pescennio Negro al +monte Tauro, afforzò tutti quei passi; e +perchè gli venne nuova che Laodicea e +Tiro, per odio ed invidia che portavano +ad Antiochia, aveano alzate le bandiere +di Severo, spedì contra di esse città alquante +brigate di Mori, che dopo un fiero +sacco fecero del resto con incendiarle. +<span class="pagenum"><a name="Page_657" id="Page_657"></a>[657]</span> +Severo dipoi le rimise in piedi. Allorchè +giunse al Tauro fra la Cappadocia e la +Cilicia l'armata di Severo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span> trovò +chiusi talmente que' passi, che impossibil +era l'inoltrarsi. Fermatisi ivi i soldati +tutti per qualche giorno, aveano già smarrito +il coraggio, si trovavano anche disperati, +quando ecco all'improvviso una +dirottissima pioggia con neve (segno che +si avvicinava il fine dell'anno) la quale, +formati dei torrenti, schiantò e distrusse +tutte le sbarre e fortificazioni fatte in +que' passaggi dall'oste nemica, la quale +a tal vista prese la fuga, e lasciò all'armi +di Severo comodità di valicar quelle +montagne, e di calar nella Cilicia. Fu +creduto, secondo il costume, questo avvenimento +un chiaro segno del cielo favorevole +a Severo. Perchè vo io conghietturando +che il fine di questa guerra +appartenga all'anno seguente, altro per +ora non soggiugnerò, se non che Severo +Augusto si truova nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> +battute nel presente, <i>Imperadore per la +terza volta</i>, e ciò a cagion delle vittorie +riportate da' suoi generali, come abbiam +veduto di sopra. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCV" id="CXCV"></a>CXCV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> Imperad. 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Scapola Tertullo</span> e <span class="sc">Tinejo Clemente</span>. +</p> + +<p> +Questo <i>Scapola</i> console vien creduto +quel medesimo che fu poi proconsole +dell'Africa, fiero persecutor de' Cristiani, +a cui Tertulliano scrisse il suo Apologetico. +Sufficiente motivo di credere ci è, +che al presente anno sia da riferire il fin +della guerra di Severo contra di Pescennio +Negro, perchè il miriamo nelle medaglie <span class="fnote">[Ibid.]</span> +dichiarato <i>Imperadore per la +quarta e quinta volta</i>. Avea Negro avuto +tempo di mettere in piedi una ben numerosa +armata, essendovi concorsa in +<span class="pagenum"><a name="Page_658" id="Page_658"></a>[658]</span> +gran copia la gioventù antiochena, armata +nondimeno di poca sperienza ne' fatti +della guerra. Si venne egli a postare alle +porte della Cilicia vicino al mare, e alla +città d'Isso, oggidì Lajazzo, ad un passo +strettissimo, dove Dario ne' secoli avanti +rimase sconfitto da Alessandro. Attaccossi <span class="fnote">[Herodian., lib. 3.]</span> +aspra battaglia un giorno fra i +suoi e l'esercito di Severo, comandato +da <i>Valeriano</i> ed <i>Anullino</i> suoi generali, +di cui si vede la descrizione in Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>. +Lungo ed ostinato riuscì il conflitto, ed +erano già per restar vincitori quei di +Negro nel vantaggio del sito, quando, turbatosi +il cielo con tuoni e folgori, cadde +un'impetuosa pioggia, che dando in faccia +ad essi, non incomodava quei di Severo, +perchè ricevuta alle spalle. Fu interpretato +ancor questo avvenimento per +una dichiarazione del volere del cielo, +con accrescere il coraggio all'esercito di +Severo, e scorare il nemico. In somma +fu rotto il campo di Pescennio Negro +con tale strage che vi restarono estinti +ventimila de' suoi. Salvossi Negro ad Antiochia; +ma poco stettero ad arrivar colà +anche i vittoriosi Severiani; nè fidandosi +egli di star ivi rinserrato, prese la fuga, +disegnando di portarsi all'Eufrate. Ma +essendosi renduta immediatamente Antiochia, +fu con tal sollecitudine inseguito +da' corridori nemici, che restò preso. +Tagliatogli il capo, fu portato a Severo; +ma, secondo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio.]</span>, fece egli quanta +difesa potè, e ferito venne condotto a +Severo, davanti al quale spirò. La vendetta +che fece dipoi Severo de' partigiani +di Pescennio Negro <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, gli acquistò il +titolo di crudele, perchè non levò già la +vita ad alcuno de' senatori che aveano seguitato +l'emulo suo, per attestato di Dione +autor più sicuro che Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, il +quale ne vuole uno ucciso, ma la maggior +parte d'essi spogliò de' lor beni, e li relegò +nell'isole. Fra questi si distinse pel suo +<span class="pagenum"><a name="Page_659" id="Page_659"></a>[659]</span> +coraggio <i>Cassio Clemente</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, perchè condotto +in faccia allo stesso Severo, francamente +gli disse, <i>che s'era unito con +Negro, non per far contro a Severo, di +cui non sapeva i disegni, ma bensì contro +a Giuliano usurpator dell'imperio; +e se non avea peccato chi avea preso il +partito di Severo, per ottenere il medesimo +fine, nè pur egli si dovea credere +reo. Che se Severo avrebbe tenuto per +traditore chi si fosse partito da lui per +seguitar Negro, militava in favor suo la +medesima ragione.</i> Non dispiacque a Severo +questa libertà di parlare, e gli lasciò +la metà de' suoi beni. Per altro fece Severo +privar di vita molti degli uffiziali di Pescennio +Negro. Costoro, se pur vero ciò +è che narra Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 3.]</span>, per suggestione +dello stesso Severo che teneva in suo +potere i loro figliuoli, aveano tradito Pescennio; +pure, ciò non ostante, Severo, +dopo la vittoria, fece morir non meno +essi che i loro figliuoli. +</p> + +<p> +Stesesi l'inumanità di Severo alle +città che aveano aderito a Negro. Quattro +volte più volle del danaro, che anche +per forza aveano ad esso Negro contribuito. +Ma principalmente sfogò egli il suo +sdegno contro ad Antiochia, privandola +d'ogni suo diritto e privilegio, e sottomettendola +a Laodicea, città che lo avea +ben servito in questa occasione, ed emula +già dell'altra; la qual prese allora il cognome +di Settimia e di Severiana. Nulladimeno +poco tempo passò, che alle preghiere +di <i>Caracalla</i> <span class="fnote">[Spart., in Caracal.]</span> suo primogenito +restituì ad essa Antiochia il primiero +onore. Molti, che niuna parte aveano +avuto nell'affare di Pescennio Negro, nè +l'aveano mai veduto, nè fatto alcun passo +per lui, si trovarono involti in questa +persecuzione, perchè Severo abbisognava +di danaro, e ne volea per ogni verso: il +che odioso il rendè in tutto l'Oriente. +Ma egli facea e lasciava dire. Vero è +che buona parte di cotali contribuzioni +<span class="pagenum"><a name="Page_660" id="Page_660"></a>[660]</span> +impiegò in ristorar le altre città, che per +tener la sua parte aveano patito gravissime +sciagure. E il bello fu che anche +<i>Albino Cesare</i> <span class="fnote">[Capitol., in Clodio Albino.]</span> inviò colà soccorsi di +danaro, senza fallo per mostrare di secondar +le idee di Severo, ma insieme +colla mira di guadagnarsi l'affetto di +quei popoli per li suoi fini. Accadde ancora +che assaissimi, per sottrarsi alla fierezza +di Severo, fuggirono nel paese dei +Parti <span class="fnote">[Herod., lib. 3.]</span>; e quantunque da lì a qualche +tempo Severo pubblicasse il perdono per +tutti, non pochi restarono fra i Parti, insegnando +loro di fabbricar armi e di +combattere alla maniera romana con +danno poi del romano imperio. Rade +volte la clemenza nocque ai regnanti; +spessissimo la crudeltà: vizio tanto più +sconvenevole a Severo in tal congiuntura, +perchè scusabil era la risoluzion presa +da quei popoli. Quanto alla moglie e ai +figliuoli di Pescennio Negro, dopo la di +lui morte furono mandati da Severo in +esilio <span class="fnote">[Spartianus, in Severo et in Nigro.]</span>; ma da che insorse la guerra +con Albino, per timore che questi non +facessero delle novità, Severo gli spedì +tutti al paese dei più. Noi miriamo nelle +medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> appellato Severo in questo +anno <i>Imperadore per la quinta volta</i>, a +cagione, come si può credere, della sconfitta +di esso Negro. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCVI" id="CXCVI"></a>CXCVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Vittore</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Cajo Domizio Destro</span> per la seconda +volta, e <span class="sc">Lucio Valerio Messala Trasia +Prisco</span>. +</p> + +<p> +Porta il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis Consular.]</span> sotto quest'anno +delle leggi date <i>Fusco II et Dextro +Cos</i>. Ma quelle appartengono all'anno +225. Una iscrizione bensì ho prodotto +<span class="pagenum"><a name="Page_661" id="Page_661"></a>[661]</span> +io <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 346, n. 2.]</span>, posta DEXTRO II ET FVSCO +COS., la quale si dee, a mio credere, riferire +al presente anno, in cui al console +ordinario <i>Prisco</i> dovette essere prima +delle calende di giugno sostituito <i>Fosco</i>; +e questi poi probabilmente nel suddetto +anno 225 arrivò al secondo consolato. +Correva già il terzo anno che la città +di Bizanzio era assediata dalle milizie di +Severo Augusto. Colà dopo la rovina di +Pescennio Negro si era rifuggita gran +copia dei di lui uffiziali e soldati che +maggiormente accesero gli animi di quegli +abitanti alla difesa. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span> assai +ampiamente descrive le fortificazioni di +quella città munita di buone mura, perchè +di marmo, guernita di alte torri, di +bastioni e di ogni sorta di macchine da +guerra, mirabili essendo fra l'altre le +fabbricate da Prisco da Nicea, ingegnosissimo +architetto. Circa cinquecento +barchette aveano gli assediati, colle quali +infestavano continuamente la gran flotta +spedita colà da Severo. A nulla servì per +atterrire ed esortare alla resa quei cittadini +e soldati l'aver Severo inviata colà +la testa di Pescennio Negro. Essi ostinati +più che mai resisterono con far delle +maraviglie che pareran di valore, ma che +son piuttosto da dire di pazzia. Imperciocchè, +in vece di procurare il perdono +e qualche tollerabil capitolazione, +quando niuna speranza restava lor di +soccorso, amarono piuttosto di ridursi agli +estremi, che di cedere. Ciò che non potè +ottenere la forza operò la fame. Giunsero +quegli abitanti, dappoichè ebbero +consumati tutti i viveri, anche più schifosi, +a mangiarsi l'un l'altro. Nè restando +più altro scampo, gran parte d'essi volle +tentar la fuga colle loro barchette. Aspettato +dunque un gagliardo vento, s'imbarcarono; +ma le navi romane furono +loro addosso, fracassarono i loro piccioli +legni, di modo che il dì seguente nel +porto di Bisanzio altro non si vide che +<span class="pagenum"><a name="Page_662" id="Page_662"></a>[662]</span> +cadaveri e pezzi di barche rotte. Allora +le grida e i pianti di chiunque restato +era nella città, furono oggetti di gran +compassione, nè si tardò più a rendere +la città. Entrativi i Severiani tagliarono +a pezzi tutti i soldati che vi trovarono, e +chiunque avea esercitato gli uffizii pubblici. +Furono poi d'ordine di Severo +smantellate tutte le mura e fortificazioni +di quella riguardevol città, le terme, i teatri +ed ogni altro più bello edifizio <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>. Di +peggio non avrebbono potuto fare i Barbari. +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, che dianzi avea veduta +in tanta forza ed onore quella città, al +mirarla poi ridotta a sì miserabile stato, +non seppe già tacciar d'ingiustizia +un tanto rigor di Severo, dappoichè con +tanta ostinazione quel popolo volle cozzar +col suo sovrano; ma non gli seppe +già perdonare, che lo sdegno suo avesse +privato l'imperio romano di un sì forte +antemurale contro i tentativi de' Barbari. +Confiscò Severo i beni di tutti gli +abitanti; non solamente li privò di ogni +privilegio, ma anche del titolo di città la +lor patria, sottomettendo Bisanzio a guisa +d'un borgo alla città di Perinto, che insolentemente +dipoi esercitò la sua autorità +sopra i Bizantini. Al valente ingegnere +Prisco fu salvata la vita, e Severo di lui +poscia utilmente si servì da lì innanzi +nelle guerre. +</p> + +<p> +Allorchè accadde la resa di Bisanzio, +si trovava Severo nella Mesopotamia, +voglioso di acquistarsi gloria in guerreggiare +coi Parti e con altre di quelle nazioni. +Per la grande allegrezza esclamò: +<i>Abbiamo in fine preso Bisanzio.</i> Aveano +i popoli dell'Osroene, e dell'Adiabene, +gli Arabi e i Parti o prestato aiuto nella +passata guerra a Pescennio Negro, o pure +tentato di profittar della discordia di +lui con Severo, saccheggiando il paese +romano, e prendendo ancora alquante +castella <span class="fnote">[Ibidem.]</span>. Severo, a cui premeva di far +rispettare in quelle parti il nome romano, +<span class="pagenum"><a name="Page_663" id="Page_663"></a>[663]</span> +mosse guerra a que' popoli. Ma ritrovandosi +di là dall'Eufrate in stagione +bollente, in campagne prive d'acqua, e +come soffocate dal gran polverio che +facea la marcia dell'esercito, fu vicino a +veder perire tutti i suoi. Trovata finalmente +acqua, tornò ad ognuno il cuore +in corpo. Sappiamo inoltre che Severo +spedì <i>Laterano</i>, <i>Candido</i> e <i>Leto</i> a mettere +a sacco e a fuoco le nemiche nazioni; +nel che fu ben egli ubbidito, con aver +eglino anche prese alcune città. Per tali +successi non poco s'invanì Severo; ma +dovette restar alquanto mortificata la di +lui vanità, perchè nel mentre che si cercava +con gran premura un certo Claudio, +che faceva continue scorrerie e ruberie +per la Giudea e per la Soria, costui +con una mano de' suoi, come se fosse +stato un tribuno delle armate romane, +venne a trovar Severo nel campo, l'inchinò +e gli baciò la mano, e poi se n'andò +senza che mai riuscisse a Severo di +averlo nelle mani. Da queste prodezze e +da tali poco a noi note vittorie di Severo, +si trova a lui dato nelle medaglie il titolo +d'<i>Imperadore per la sesta, settima ed ottava +volta</i> <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imp.]</span>. Oltre a ciò il senato romano +gli accordò i titoli di <i>Adiabenico</i>, +<i>Partico</i> ed <i>Arabico</i>: il qual ultimo ci guida +a credere ch'egli facesse guerra anche +contra degli Arabi. Decretogli ancora +un trionfo; ma, secondo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, +Severo ricusò il trionfo, per non parere +di voler gloria da una guerra e vittoria +civile. Nè pur volle accettare il titolo di +<i>Partico</i>, per non irritar maggiormente +quella possente nazione. Nientedimeno in +alcune medaglie di quest'anno il troviamo +ornato di tutti e tre i suddetti titoli. +Lo stesso si può osservare in varie iscrizioni. +Andò poscia Severo a Nisibi, e dopo +aver onorata quella città di molti privilegi, +ne diede il governo a un cavaliere +romano. Osserva Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span> che Severo +<span class="pagenum"><a name="Page_664" id="Page_664"></a>[664]</span> +si facea bello di aver accresciuto notabilmente +in quelle parti il romano imperio, +e provvedutolo di un forte baluardo +colla città di Nisibi; la verità nondimeno +era che Nisibi non costava se non ispese +e guerre per cagion de' Medi e Parti che +non la lasciavano mai in pace: il che in +vece d'utile, portava seco un gran danno +e dispendio. Ma nel mentre che Severo +attendeva a guerreggiar in Oriente, +se gli preparò un più pericoloso cimento +in Occidente per la guerra a lui mossa +nella Bretagna da <i>Clodio Albino Cesare</i>, +di cui parlerò all'anno seguente. Per ora +basterà di sapere che questo incendio +minacciava anche la Gallia; e però all'Augusto +Severo fu d'uopo di abbandonar +la Soria, e di ricondurre in Europa +per terra la grande armata divisa in più +corpi, dopo averla ben rallegrata con un +magnifico donativo. Racconta Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span> +ch'egli marciava con diligenza +senza riposo, non distinguendo i dì delle +feste da quei da lavoro. Non l'aggravava +fatica alcuna, nè caldo, nè freddo, passando +sovente per montagne piene di +nevi, e colla neve che fioccava, camminando +col capo scoperto, per animar i +soldati alla fatica e alla pazienza; ed essi +in effetto non per paura, nè per forza, +ma per una bella gara al vedere l'esempio +del principe, marciavano allegri. Era +in somma nato Severo per fare il generale +di armata. Allorchè egli pervenne <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> +a Viminacio nella Mesia Superiore +sulla ripa del Danubio, quivi dichiarò +<i>Cesare</i> il suo figliuolo primogenito <i>Bassiano</i>, +a cui mutò il nome, con farlo +chiamar da lì innanzi <i>Marco Aurelio Antonino</i>. +Questi è da noi ora più conosciuto +pel soprannome di <i>Caracalla</i>, che gli fu +dato dagli storici dopo morte, a cagion +d'un abito di nuova invenzione ch'egli +portò. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_665" id="Page_665"></a>[665]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCVII" id="CXCVII"></a>CXCVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Appio Claudio Laterano</span> e <span class="sc">Rufino</span>. +</p> + +<p> +La cagione per cui si sconcertò la +buona armonia fra <i>Severo Augusto</i> e +<i>Decimo Clodio Albino Cesare</i>, secondo il +costume l'uno la rifondeva sull'altro. A +Severo veniva riferito <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span> che Albino +nella Bretagna si abusava dell'autorità +a lui data, facendola più da imperadore +che da Cesare. Anzi Dione aggiugne aver +egli scritte lettere a Severo, con pretensione +d'essere dichiarato <i>Augusto</i>. Dicevasi +inoltre che alcuni de' principali del +senato segretamente scriveano ad Albino, +esortandolo a venirsene a Roma, +mentre Severo soggiornava in Levante, +con sicurezza d'essere ben accolto. Nè +si potea negare che tutta la nobiltà romana +inclinasse più ad Albino, per esser +egli nato da nobilissima famiglia in Africa: +almeno così pretendeva egli, benchè +Severo ciò tenesse per falso. Era anche +creduto d'indole mansueta ed amabile, +contuttochè Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Albino.]</span> diversamente +ne parli. Certo è altresì che a Severo +mancava il pregio della nobiltà, e l'opere +sue spiravano solamente crudeltà. +Dall'altro canto poi in cuor di Albino +stavano non poche spine, perchè gli amici +suoi gli andavano picchiando in capo +che non si fidasse di Severo, uomo di +niuna fede, pieno di frodi e d'insidie, il +quale avendo due figliuoli, non si potea +mai presumere che intendesse di esaltare +e preferir Albino in pregiudizio d'essi. +La diffidenza conceputa da Albino +passò dipoi in certezza; imperciocchè +Severo alterato contro di lui, sulle prime +pensò di sbrigarsene con ricorrere +ad inganni, e fingere ottima volontà verso +<span class="pagenum"><a name="Page_666" id="Page_666"></a>[666]</span> +di lui in iscrivendo al senato e a lui, +per poterlo assassinare. Spedì in Bretagna +corrieri fidati con ordine di parlargli +in segreto, e di ammazzarlo, se potevano; +o pure di levarlo di vita col veleno. +Albino, che stava all'erta, e prima +di dar udienza facea ben indagare se le +persone portavano armi addosso, accortosi +di questa mena <span class="fnote">[Capitolinus, in Albino.]</span>, fece pigliar quei +corrieri, e ricavata co' tormenti la verità, +ordinò che fossero impiccati. Ed ecco +manifestamente in rotta <i>Albino</i> e <i>Severo</i>. +Allora, per consiglio de' suoi, Albino prese +il titolo e le insegne d'<i>Imperadore</i>, e +raunata gran copia di soldatesche, passò +nel presente anno nella Gallia, dove si +studiò di tirar nel suo partito quante +città mai potè. S'ebbero ben a pentirne +quelle che il seguitarono. Severo, che già +era in marcia coll'esercito suo venendo +dalla Soria, premise ordini pressanti, affinchè +si fornissero di armati i passi dell'Alpi, +per sospetto che Albino tentasse +di penetrar in Italia. Racconta Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, +che saltata fuori questa nuova guerra +civile, gran bisbiglio e mormorazione ne +fu in Roma. Amavano Albino, loro dispiacevano +le conseguenze funeste della +guerra per le tante spese e per lo spargimento +del sangue de' cittadini; e però +in pieno teatro se ne lamentarono. Venne +intanto ordine al senato di pubblicar +il bando contra di Albino, e tosto fu +eseguito. +</p> + +<p> +Anche nell'anno precedente si può +credere che seguisse qualche conflitto +nella Gallia fra le genti di Albino e quegli +uffiziali che tuttavia conservavano la +fedeltà a Severo, scrivendo Capitolino +che i capitani d'esso Severo ebbero delle +busse. Ed abbiam qui un'avventura +curiosa narrata da Dione <span class="fnote">[Ibidem.]</span>. Un certo +<i>Numeriano</i>, che insegnava grammatica +ai fanciulli in Roma, essendogli salito al +capo un pensier bizzarro, se n'andò nella +Gallia, e facendosi credere alla gente +<span class="pagenum"><a name="Page_667" id="Page_667"></a>[667]</span> +un senatore spedito da Severo per mettere +insieme un corpo d'armata, raccolse +a tutta prima alcune poche truppe, +colle quali diede la mala pasqua ad alquanta +cavalleria d'Albino, e fece dipoi +altri bei fatti in favor di Severo. Ne andò +l'avviso ad esso Severo, che credendolo +veramente senatore, gli scrisse lodandolo, +e comandando che accrescesse +il suo esercito. L'ubbidì Numeriano, nè +solamente fece varie prodezze contra di +Albino, ma inviò anche a Severo un milione +e mezzo di danaro adunato in quelle +contrade. Finita poi la guerra, si presentò +a Severo, nè gli tacque cosa alcuna. +Avrebbe potuto ottener molta roba ed +onorevoli posti, ma altro non accettò +che una lieve pension da Severo, bastante +a farlo vivere in villa con tutta quiete. +Stavasi anche <i>Albino</i> come in pace nella +Gallia, godendo di quelle delizie, quando +gli giunse la disgustosa nuova che Severo +coll'esercito suo era già dietro a passar +l'Alpi per entrar nella Gallia. Allora +venne a postarsi a Lione con tutta l'oste +sua. Succederono varie scaramucce <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, +e in un fatto d'armi riuscì alle genti di +Albino di sconfiggere <i>Lupo</i> generai di +Severo con istrage di molti soldati. Era +impaziente Severo, e voleva una giornata +campale, decisoria della gran lite, fidandosi +molto nelle sue agguerrite milizie, +avvezze già alle vittorie, che ascendevano +a cinquantamila combattenti. Un +egual numero si pretende che ne avesse +anche Albino, gente di non minor valore +e sperienza nel suo mestiere. Però attaccatasi +la feroce e sanguinosa battaglia +in vicinanza di poche miglia a Lione <span class="fnote">[Capitolinus, in Severo.]</span> +nel dì 19 di febbraio, amendue le +parti combatterono con incredibil bravura +ed ostinazione. Stette lungamente +in bilancio la fortuna dell'armi, quando +l'ala sinistra di Albino piegò, e fu interamente +rovesciata sino alle sue tende, +intorno allo spoglio delle quali si perderono +i vincitori. Per lo contrario l'ala +<span class="pagenum"><a name="Page_668" id="Page_668"></a>[668]</span> +destra diede una terribile percossa alle +genti di Severo. Secondo lo stratagemma +usato non poco allora, aveano quei di +Albino fabbricate delle fosse coperte di +terra, dietro alle quali stavano saettando +mostrando paura. Inoltratisi i Severiani +precipitarono dentro, laonde di essi e +dei cavalli fu fatto un gran macello. Retrocedendo +gli altri spaventati, misero in +confusione ogni schiera. Allora accorse +Severo coi pretoriani; ma fu così ben ricevuto +da quei di Albino, che uccisogli +sotto il cavallo, corse pericolo di restar +morto o prigione. Erano già in rotta tutti +i suoi, quando egli, stracciatasi la sopravveste +e collo stocco nudo in mano, si +mise innanzi a' suoi fuggitivi. La sua voce +e presenza bastò a farli voltar faccia, +e a ripulsare i nemici. Non s'era mosso +finora <i>Leto</i> col suo corpo di riserva, e +fu detto dipoi per isperanza che amendue +gl'imperadori perissero, e che susseguentemente +l'una e l'altra fazione desse +a lui lo scettro imperiale, oppure che +egli differisse tanto, per unirsi con chi +fosse vincitore. Questa ciarla vien da +Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, il quale aggiugne, da ciò +essere proceduto che Severo, invece di +ricompensar Leto, come gli altri generali, +gli levasse nell'anno seguente la vita. +Ora Leto, veggendo superiore Severo, +con sì duro assalto piombò anch'egli +addosso alle squadre di Albino, che finì +di sconfiggerle. Ma immenso fu il numero +de' morti e feriti non men dall'una +che dall'altra parte; e se vogliam credere +ad un'usata maniera di dire degli +storici, il sangue scorreva a ruscelli nei +fiumi, di maniera che se i vinti piansero, +nè pure risero i vincitori. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron., ad annum 198.]</span> +riferisce all'anno seguente tutta +questa tragedia; ma è ben più verisimile +ch'essa appartenga all'anno presente. +</p> + +<p> +La città di Lione, dopo la vittoria di +Severo, divenne il teatro della crudeltà. +Fin colà inseguì Severo i fuggitivi <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, ed +<span class="pagenum"><a name="Page_669" id="Page_669"></a>[669]</span> +entrate le sue genti in quella città, la +misero a sacco, e poi la bruciarono. +Erasi ritirato <i>Albino</i> in una casa sulle rive +del Rodano. Allorchè prese la risoluzion +di fuggire, non fu più tempo, perchè +erano occupati i passi; però diede fine +alla sua tragedia con uccidersi di propria +mano <span class="fnote">[Capitolinus, in Albino.]</span>. Altri il dissero ucciso da' soldati, +o pure da un servo, e condotto +mezzo morto davanti a Severo, il quale +ne mandò il capo a Roma, con lettere al +senato, dolendosi forte in esse, perchè +tanti de' senatori avessero portato amore +a costui, e desiderato di vederlo vincitore: +il che atterrì non poco quell'augusto +corpo. Sfogò poscia Severo la rabbia +sua contro il cadavero dell'estinto +Albino <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>; perdonò bensì a tutta prima +alla moglie e a due figliuoli di lui; ma da +lì a poco li fece svenare e gittare nel +Rodano. Aveva egli avuta l'attenzione +di far occupar tutta la segreteria d'Albino, +per conoscere i di lui corrispondenti. +Quanti ne trovò fece di poi morire. Tutta +la famiglia d'Albino, e i suoi nobili +amici della Gallia e della Spagna, perderono +la vita, sì uomini che donne. Altrettanto +avvenne appresso in Italia, perchè +non si perdonò a persona scoperta +parziale dell'estinto Albino. Era implacabil +Severo contro a tutti; e perchè +uno de' nobili infelici, che suo malgrado +si trovò involto nel partito contrario, +gli dimandò <span class="fnote">[Aurelius Victor., in Breviario.]</span>, <i>cosa desidererebbe egli, +se la fortuna gli fosse stata contraria, e +si trovasse ora ne' panni di lui</i>: crudelmente +gli rispose: <i>Soffrirei con pazienza +quello che tu hai ora da sofferire</i> <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, e +il fece ammazzare. Tutti i beni di coloro +che Severo condannò a morte, furono +confiscati ed applicati all'erario privato +d'esso imperadore, a cui riuscì facile di +premiare ed arricchire tutti i suoi soldati +e i lor figliuoli, perchè si trattò d'incredibil +confisco. Non tornò poi così tosto +<span class="pagenum"><a name="Page_670" id="Page_670"></a>[670]</span> +la quiete nella Gallia, essendovi restati +dei partigiani d'Albino, che fecero testa, +finchè poterono, con prevaler infine la +maggior forza di Severo, il quale in questi +tempi divise in due provincie la Bretagna, +non la volendo più sotto il governo +d'un solo. Poscia mossosi dalla Gallia +a gran giornate, siccome suo costume +era, sen venne a Roma, menando seco +tutta l'armata per maggiormente atterrire +i Romani, che tutti già tremavano, +conoscendo che mal uomo fosse questo, +e specialmente per le terribili lettere +mandate innanzi. Entrò nella gran città, +accolto con incessanti <i>Viva</i> dal popolo +tutto laureato e in gala, e dal senato in +corpo: acclamazioni nondimeno uscite +dalla bocca, ma non dal cuore. +</p> + +<p> +Furono lieti questi primi giorni, perchè +egli diede un suntuoso regalo al popolo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, +ed allargò la sua liberalità sopra +i soldati, donando loro più di quello +che mai avesse fatto alcuno de' suoi predecessori, +con accrescere loro la porzione +del grano, e conceder anche ad essi +di poter portare anelli d'oro, e il tener +mogli o pur donne in casa: cose non +permesse dianzi dalla militar disciplina, +e che servirono poi al loro lusso, e a +snervar il vigore della milizia romana. +Ma Severo, purchè si facesse amar dai +soldati, null'altro curava, esigendo solamente +d'esser temuto dagli altri. Andò +poscia al senato, e confessa Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75. Herodianus, lib. 3.]</span> +che un gran ribrezzo corse per l'ossa +sue e di tutt'i suoi colleghi, allorchè lo +udirono entrar nelle lodi di <i>Commodo +Augusto</i>, di cui avea già cominciato ad +intitolarsi fratello <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, inveendo contro +al senato perchè avea caricato esso Commodo +d'ignominia, e dicendo che la maggior +parte d'essi senatori menavano una +vita più scandalosa di lui, e al pari di +lui facevano da gladiatori. Passò ad +esaltare Silla, Mario e i primi anni del +governo d'Augusto, ne' quali di gran +<span class="pagenum"><a name="Page_671" id="Page_671"></a>[671]</span> +faccende ebbero le mannaie e le scuri, +pretendendo che questa fosse la maniera +più sicura di quetare l'imperio, di estinguere +le fazioni, di prevenir le ribellioni, +e non già quella troppo dolce e pietosa +di Pompeo e di Giulio Cesare, che fu la +loro rovina <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviario.]</span>. Massime detestabili e +contrarie alla vera politica; imperciocchè +la crudeltà e l'eccessivo rigore fanno +divenir segreti nemici anche gli amici; +laddove la clemenza, adoperata a tempo, +muta i nemici in amici, ed util pruova +ne aveano sempre fatto i principi e buoni +e saggi. Andarono a terminar questi +tuoni in fulmini, perchè messe fuori le +lettere scritte da vari senatori ad Albino, +contò per grave delitto ogni menoma +espression d'amicizia verso di lui. Perdonò, +è vero, a trentacinque d'essi senatori +per farsi credere clemente, e li +trattò sempre da lì innanzi come amici; +ma ne condannò senza processo a morte +ventinove altri, fra' quali <i>Sulpiciano</i> suocero +di Pertinace Augusto. Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> +ne nomina fin quarantadue della principal +nobiltà di Roma, la maggior parte +stati consoli, o pretori, o in altre riguardevoli +cariche. Erodiano dice di più <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, +cioè ch'egli levò dal mondo i più nobili +e ricchi delle provincie, sotto pretesto +che fossero fautori d'Albino, ma effettivamente +per sete dei lor beni, perchè +egli era non mai sazio di raunar tesori. +Tra i fatti morire, uno fu <i>Erucio Claro</i> <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>, +già stato console. Gli prometteva +Severo la vita, purchè volesse rivelare +ed accusare chi aveva tenuto la parte +d'Albino; ma egli protestò che morrebbe +più tosto mille volte, che di far sì +brutto mestiere, e si lasciò in fatti uccidere. +Non così operò <i>Giuliano</i>, che s'indusse +a far quanto volle Severo, e si salvò. +Caro nondimeno gli costò questa +vile ubbidienza, perchè Severo il fece +ben ben tormentare, acciocchè più giuridiche +<span class="pagenum"><a name="Page_672" id="Page_672"></a>[672]</span> +comparissero le di lui deposizioni. +Osserva il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> che Tertulliano <span class="fnote">[Tertull., ad Martyres.]</span> +vivente in Africa in questi tempi +animava i martiri cristiani a sofferir i +tormenti e la morte coll'esempio di tanti +nobili romani che Severo avea sagrificati +al suo furore, nè merito alcuno +acquistavano colla lor pazienza. Imperciocchè +sotto Severo infierì di nuovo la +persecuzion de' Pagani contro chi professava +la fede di Cristo. Ed appunto si +crede che in quest'anno san <i>Vittore</i> papa +celebre terminasse col martirio, e che a +lui succedesse <i>Zefirino</i>. +</p> + +<p> +Ad una specie di frenesia attribuì +Sparziano <span class="fnote">[Spartian., in Sev.]</span> l'avere l'Augusto Severo +preso ad onorar la memoria di <i>Commodo +Imperatore</i>, con dichiararsi, come +accennai, suo fratello: del che si truova +memoria in qualche iscrizione. Volle +egli inoltre che il senato suo malgrado +decretasse gli onori divini a sì screditato +Augusto: il che sempre più fa scorgere +la pazzia di una religion tale, che +dovea tener per dio un principe lordo +di tutti i vizii. E fin qui era vivuto in +pace quel Narciso atleta che strangolò +Commodo. Severo, divenuto protettore +e panegirista di Commodo, fece in quest'anno +gittare costui nel serraglio dei +lioni. Per essersi egli dichiarato fratello +d'esso Commodo e figliuolo di Marco +Aurelio <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, <i>Pollenio Sebennio</i>, uomo avvezzo +a proferir dei motti arguti, ebbe +tanto animo di dire a Severo, <i>che si rallegrava +con lui, perchè avesse trovato il +padre</i>, quasi che il vero suo padre per +la bassezza de' suoi natali non si sapesse. +Pure il sì accorto Severo non si avvide +della burla. Venne <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> appunto a trovarlo, +non so dove, una sua sorella, maritata +già poveramente in Leptis città dell'Africa, +con un suo figliuolo; Severo la +regalò da par suo, e creò anche senatore +suo figlio; ma, vergognandosi ch'ella +<span class="pagenum"><a name="Page_673" id="Page_673"></a>[673]</span> +nè men sapesse parlar latino, la rimandò +a casa. In breve tempo quel figliuolo +terminò i suoi giorni. Secondo i conti di +Sparziano, accrebbe Severo in quest'anno +gli onori a Bassiano suo primogenito, +appellato già Marco Aurelio Antonino, +e da noi chiamato <i>Caracalla</i>, disegnandolo +suo successore, e facendogli dare +dal senato gli ornamenti imperiali. Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 3.]</span> +vuole che il dichiarasse anche +collega nell'imperio; intorno a che hanno +disputato gli eruditi, e i più convengono +doversi riferire all'anno seguente +cotesti onori, non essendo già probabile, +come vorrebbe il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron., ad hunc annum.]</span>, che Severo +concedesse in quest'anno la tribunizia +podestà a Caracalla, e che solo nel +seguente gli fosse confermata dal senato. +Gran tempo era che il senato faceva tutto +quanto comandavano i dominanti Augusti, +e bastava che aprissero la bocca +per essere tosto ubbiditi. Sembra poi, +secondo il suddetto Erodiano, che in +quest'anno l'Augusto Severo, dopo essersi +fermato per qualche tempo in Roma, +marciasse di nuovo coll'armata in +Oriente: del che mi riserbo di parlare +nell'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCVIII" id="CXCVIII"></a>CXCVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Saturnino</span> e <span class="sc">Gallo</span>. +</p> + +<p> +Perchè non paiono ben sicuri i prenomi +di <i>Tiberio</i> e di <i>Cajo</i>, dati da taluno +a questi due consoli, io non ho posto se +non i loro cognomi. Certamente non era +molto in uso di notare i consoli col prenome +e cognome, lasciando andare i lor +nomi. O sia che l'Augusto Severo nell'anno +precedente, o pure nel presente +s'inviasse in Levante, certo è che egli +si mosse per fare una nuova guerra in +<span class="pagenum"><a name="Page_674" id="Page_674"></a>[674]</span> +quelle parti. Sì Erodiano <span class="fnote">[Herodian., Histor., lib. 3.]</span> che Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> +pretendono che niuna necessità +vi fosse in questa guerra, ed averla Severo +intrapresa unicamente per la sua +capricciosa voglia di volere un trionfo, +giacchè i Romani non solevano trionfare +per le vittorie ottenute nelle guerre civili. +Ma qui si truova la storia in gravi +imbrogli, non tanto per determinare i +tempi di tali imprese, che sono scuri e +controversi fra gli scrittori moderni, +quanto per esporre le imprese medesime, +essendo troppo discordi fra loro +Dione, Erodiano e Sparziano, cioè le uniche +nostre scorte per gli affari di questi +tempi. Dall'ultimo di questi scrittori +abbiamo che Severo da Brindisi traghettò +l'esercito in Grecia, e per terra +continuando la marcia, arrivò in Soria. +E qui Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> vien dicendo che, trovandosi +occupato Severo nella guerra +contro d'Albino, i Parti aveano agevolmente +occupata la Mesopotamia, ed anche +messo l'assedio alla città di Nisibi. Leto, +che verisimilmente dopo la rotta data +ad Albino, era stato spedito da Severo +in quelle contrade, quegli fu che difese +Nisibi. Però ecco contraddizione fra questo +fatto e il dirsi da Erodiano e Sparziano +che Severo, senza bisogno alcuno +e per sola sete di gloria, entrò in questo +nuovo cimento. E pur ciò è poco rispetto +a quello che aggiugnerò. Scrive lo +stesso Erodiano che il pretesto preso da +Severo per tal guerra fu di vendicarsi +del re d'Atra, che s'era dichiarato in +favor di Pescennio Negro nella precedente +guerra. Si partì egli dunque con +pensiero di malmettere l'Armenia; ma +prevenuto da quel re con regali, ostaggi +e preghiere, comparve poi come amico +in quel paese. Anche il re dell'Osroene +<i>Abgaro</i> gli diede per pegno della sua fede +i suoi figliuoli, e somministrò una gran +copia di arcieri all'esercito romano. Poscia +Severo, passato il paese degli Albeni, +<span class="pagenum"><a name="Page_675" id="Page_675"></a>[675]</span> +entrò nell'Arabia Felice (cosa dura da +credere), e dopo aver espugnate molte +città e castella, e dato il guasto a +quelle contrade, si portò all'assedio di +Atra, città fortissima, sì per le sue mura, +come per essere situata sopra una montagna +e guernita di bravi arcieri. Fecero +una terribil difesa gli Atreni, bruciarono +le macchine degli assedianti; perì quivi +gran quantità di Romani per le spade e +saette de' nimici, ma più per le malattie +che entrarono nel loro campo. Però fu +forzato l'imperadore a levar l'assedio +con rabbia e confusione incredibile, perchè, +essendo avvezzo alle vittorie, ora +gli parve d'essere vinto, perchè non avea +vinto. Dipoi voltò l'armi contra dei +Parti. Così Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>. Dione, all'incontro, +scrive <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, che i Parti, senza aspettar +l'arrivo di Severo, se n'erano tornati +alle case loro: e che Severo giunse a Nisibi, +dove trovò che un grossissimo cignale +avea buttato giù da cavallo ed ucciso +un cavaliere. Trenta soldati appresso +tanto fecero che uccisero quella bestia, +e la presentarono a Severo, il quale +non tardò a portar la guerra addosso ai +Parti, chiamando <i>Vologeso</i> quel re che da +Erodiano vien appellato <i>Artabano</i>. Succedette +dipoi, secondo Dione, l'assedio +infelice d'Atra. Ma perchè il medesimo +storico mette due assedii di quella città, +situata non so dire se nella Mesopotamia +non lungi da Nisibi, o pur nell'Arabia, +come vuole lo stesso Dione, pare +che il primo si possa riferire all'anno +presente; e tanto più perchè quell'autore +lo mette intrapreso dappoichè Severo +fu entrato in essa Mesopotamia. Noi +abbiam le storie di Dione troppo accorciate +e sconvolte da Sifilino. +</p> + +<p> +Staccatosi da Atra l'Augusto Severo, +se pur sussiste l'assedio suddetto nell'anno +presente, mosse l'armi contra +de' Parti. Vuole Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, che imbarcatesi +le di lui soldatesche, fossero +<span class="pagenum"><a name="Page_676" id="Page_676"></a>[676]</span> +per accidente trasportate dall'empito +dell'acque nel paese d'essi Parti, mentre +quel re se ne stava con tutta pace +senza aspettare ostilità alcuna dai Romani; +laddove Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> attesta che i Parti +aveano poco prima fatto guerra nella +Mesopotamia, e che Severo fece gran +preparamento di barche leggere da mettere +nell'Eufrate per assalire i medesimi +Parti. Allorchè fu in ordine l'armamento +navale, marciò l'armata romana, ed +entrò in Seleucia e in Babilonia, abbandonate +dai nemici, e poco appresso sorprese, +o pur colla forza acquistò Ctesifonte, +reggia in que' tempi de' Parti. +Secondo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, ciò accade sul +fin dell'autunno. Ne fuggì il re Vologeso, +o sia Artabano, con pochi cavalli; furono +presi i di lui tesori; permesso il sacco +della città ai soldati, i quali, dopo un +gran macello di persone, vi fecero centomila +prigioni. Ma non si fermò molto +l'imperadore in quella città per mancanza +di viveri, e tornossene coll'armata +piena di bottino indietro. Se non falla +Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, ibidem.]</span>, fu in questa occasione +che gli allegri soldati proclamarono collega +nell'imperio, cioè <i>Imperadore Augusto</i>, +<i>Marco Aurelio Antonino Caracalla</i>, +primogenito d'esso imperador Severo, e +<i>Cesare Geta</i> suo secondogenito. Ora dai +più si crede che solamente nel presente +anno Caracalla conseguisse questo onore, +e, per conseguente, il differire la presa +di Ctesifonte all'anno di Cristo 200, come +han fatto il Petavio, il Mezzabarba +e il Bianchini, non sembra appoggiato +ad assai forti fondamenti. Ho io rapportata <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., Clas. XV, p. 1035, +num. 6.]</span> +un'iscrizione dedicata XIII. KAL. +OCTOBR. SATVRNINO ET GALLO +COS., cioè in quest'anno in cui Caracalla +si vede appellato <i>Imperadore Augusto</i>, e +dotato dell'<i>autorità tribunizia e proconsolare</i>. +V'ha qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. imperat.]</span> che +<span class="pagenum"><a name="Page_677" id="Page_677"></a>[677]</span> +ci rappresenta Severo sotto quest'anno +<i>Imperadore per la decima volta</i>; il che è +segno (quando ciò sussista) della vittoria +riportata contra de' Parti. Con magnifiche +parole diede Severo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span> un distinto +ragguaglio di queste sue vittorie al senato +e popolo romano, e ne mandò anche +la descrizione dipinta in varie tavolette +che furono esposte in Roma. Nè +fu minore la diligenza del senato in accordargli +tutt'i più onorevoli titoli delle +nazioni ch'egli diceva d'aver soggiogate; +e l'adulazione inventò allora quello di +<i>Partico Massimo</i>, che si comincia a trovar +nelle iscrizioni e medaglie. A lui fu +decretato il trionfo. Se crediamo al suddetto +Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, senza saputa, non +che consenso di Severo, seguì la proclamazione +di <i>Caracalla Augusto</i>; e perchè +il padre o seppe o s'immaginò ciò fatto +perchè egli pativa delle doglie articolari, +o pur delle gotte ne' piedi, nè potea ben +soddisfare ai bisogni della guerra, salito +sul trono, e fatti venir tutti gli uffiziali +dell'armata, volea gastigar chiunque +era stato autore di quella novità. Ognun +d'essi si gittò ginocchioni, chiedendo +perdono. Terminò questa scena solamente +in dir egli: <i>Avete da conoscere +in fine, essere la testa che comanda, e +non i piedi.</i> Al Salmasio questa parve +una frottola di Sparziano. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> +cerca di renderla verisimile con dire +che Caracalla dovette far questo maneggio +per escludere Geta suo fratello: il +che dispiacque a Severo. O pure che +ciò potè accadere nell'ultima guerra da +lui fatta nella Bretagna, siccome vedremo. +Son plausibili le di lui riflessioni; +ma come sarà poi vero che <i>Caracalla</i> +acquistasse nell'anno presente il titolo +d'<i>Augusto</i>? +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_678" id="Page_678"></a>[678]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CXCIX" id="CXCIX"></a>CXCIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Cornelio Anulino</span> per la seconda +volta, e <span class="sc">Marco Aufidio Frontone</span>. +</p> + +<p> +Di due assedii della città di Atra, +siccome accennai, fatti dall'Augusto +Severo, noi siamo accertati dallo storico +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>. Il primo, per attestato di Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, +dovrebbe appartenere all'anno +precedente, assedio calamitoso +ed insieme frustraneo all'armata romana. +Funesto riuscì sopra tutto il medesimo +a due de' primi e più valorosi uffiziali. +L'uno fu <i>Giulio Crispo</i>, tribuno +de' soldati pretoriani. Questi, perchè si +trovava stanco per le fatiche militari, e +in collera al vedere che l'imperadore, +per l'ostinata sua ambizione e vanità, +consumava tante truppe intorno a quell'inespugnabil +fortezza, cominciò a cantar +quei versi di Virgilio nel libro undecimo +dell'Eneide, dove Drance si duole +<i>che Turno fa perir senza ragione tanti +de' suoi soldati</i>. Riferito ciò a Severo, +non vi volle altro, perchè egli il facesse +tosto ammazzare, con dar poi quel posto +ad un semplice soldato appellato Valerio, +stato accusatore dello stesso Crispo. L'altro +fu <i>Leto</i>, quel medesimo che già vedemmo +principal autore della vittoria +riportata da Severo contra di Albino; +L'amavano forte i soldati, e perchè un +dì non voleano combattere, se non erano +guidati da lui, tal gelosia prese Severo +per cagione di tanta parzialità mostrata +da quella gente al suo generale, +che a lui fece torre la vita. Dione ci +rappresenta questo personaggio per uomo +di rara prudenza negli affari civili, +e di non minor prodezza nei militari, +con attribuire l'indegna sua morte, non +già all'aver egli meditato de' tradimenti +<span class="pagenum"><a name="Page_679" id="Page_679"></a>[679]</span> +nella battaglia di Lione, come asserisce +Erodiano e il suo seguace Sparziano, +ma solamente all'abbominevole invidia +ed inumanità di Severo. Ne ebbe poi tal +rossore lo stesso Severo <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, che si diede +a volere far credere che Leto contra +sua volontà era stato ucciso dai soldati. +Tornò dunque <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> nell'anno presente +esso imperadore all'assedio di Atra, dopo +aver fatta gran provvisione di viveri +e di macchine, perchè nulla a lui parea +di aver fatto, se non superava quella +forte rocca. Ma Iddio avea destinato +questa medesima città per umiliare l'orgoglio +di Severo. Vi perdè egli intorno +anche questa volta un numero grande +di milizie, e i nemici con bitume acceso +fecero un falò di tutte le di lui macchine +di legno, a riserva delle fabbricate da +Prisco, ingegnere famoso di Nicea. Contuttociò +essendo caduta una parte del +muro esteriore, allorchè l'esercito a tal +vista incoraggito dimandava di andare +all'assalto, Severo nol volle, e fece sonar +la ritirata. Ne fu data la colpa +alla somma sua avarizia, perchè voce +correa che in quella città si chiudessero +immensi tesori, e massimamente +in un tempio del Sole, che quivi era +in gran venerazione; e Severo si figurava, +che esponendo gli Atreni bandiera +bianca, si avrebbe egli ingoiate +tutte quelle ricchezze. Ma gli Atreni +niun segno fecero di volersi dare; anzi +la notte rifabbricarono, il meglio che +poterono, la caduta muraglia. Venuto +il dì seguente, Severo, trovate fallite +le sue idee e fumando di collera, comandò +all'esercito di dar l'assalto, +ma niuno de' soldati europei il volle ubbidire, +amareggiati troppo dalla vittoria +loro tolta di mano nel dì innanzi dalla +<span class="pagenum"><a name="Page_680" id="Page_680"></a>[680]</span> +insaziabilità di Severo. Per forza v'andarono +i Soriani; ma gran sangue costò +loro l'ubbidienza, e la città tenne forte. +Tanta fu allora l'agitazion di Severo al +vedere l'ammutinamento nei soldati, che +essendo venuto uno de' suoi capitani a +domandargli solamente cinquecento cinquanta +soldati, co' quali si prometteva di +entrar nella città, non potè contenersi +dal dire a sentita d'ognuno: <i>Ma onde +prenderemo noi tanta gente?</i> Sicchè, +dopo venti giorni d'infelice assedio egli +più che prima malcontento di sè stesso +lasciò Atra in pace. Potrebbe essere che +questo assedio appartenesse ad uno dei +seguenti anni: a buon conto qui ne ho +fatta menzione. Che fossero o pur fossero +stati dei rumori di guerra anche +in Palestina verso questi tempi, si può +dedurre da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, il quale all'anno +quinto di Severo mette il cominciamento +di una guerra nella Giudea e nella +Samaria. E che guerra appunto facessero +quivi i Romani, possiam raccoglierlo +da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Sev.]</span>, il quale scrive +avere il senato romano accordato a Caracalla +Augusto di lui figliuolo il <i>Trionfo +Giudaico</i>, a contemplazione ancora delle +felici imprese della Soria. Qual altra azione +facesse in Oriente l'Augusto Severo, +nol saprei dire, restando esse in +troppa caligine involte, e senza poter +noi accertare i tempi, ne' quali accaddero. +Ma essendovi qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, in +cui esso Severo comparisce nell'anno +presente acclamato <i>Imperadore per l'undecima +volta</i>, questo ci reca indizio di +qualche vittoria riportata in esso anno. +Nella Cronica di Eusebio è scritto che +Severo in questi tempi talmente domò +anche gli Arabi <i>interiori</i>, che formò +una provincia romana del loro paese. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_681" id="Page_681"></a>[681]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CC" id="CC"></a>CC</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CC</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tiberio Claudio Severo</span> e <span class="sc">Cajo +Aufidio Vittorino</span>. +</p> + +<p> +Una bella iscrizione si vede in Roma, +scoperta negli anni addietro, e da me +rapportata nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 347.]</span>. Fu +essa dedicata nel primo dì di aprile, SEVERO +ET VICTORINO COS., cioè nell'anno +presente, da una compagnia di +soldati ritornata dalla spedizione contro +i Parti, <i>per la salute, per l'andare e ritornare, +e per la vittoria degl'imperadori +Severo</i>, il qual si chiama dotato della +<i>podestà tribunizia VIII</i>, ed <i>imperadore +per l'undecima volta</i>, e di <i>Marco Aurelio +Antonino</i> cioè Caracalla, al quale si attribuisce +la <i>Podestà Tribunizia III</i>. Dal che +apparisce che prima delle calende dell'anno +198, Caracalla avea conseguita +la podestà tribunizia. Fu di parere il Petavio, +seguitato dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> e dal +Bianchini, che in quest'anno si facesse +la guerra partica, e succedesse ora solamente +la presa di Seleucia, Babilonia e +Ctesifonte. E veramente rapporta esso +Mezzabarba monete, dove si legge VICTORIA +PARTHICA MAXIMA, da lui +credute spettanti a questo anno. Ma, oltre +all'osservarsi che alcune di esse possono +appartenere anche agli anni precedenti, +perchè accompagnate dal numero +della podestà tribunizia, conviene avvertire +che non nelle sole monete dell'anno, +in cui succedeano le vittorie degli imperadori, +si truova menzione delle medesime +vittorie, ma in alcune ancora degli +anni susseguenti, e però non si può far capitale +di sì fatta nozione. All'incontro a +dimostrare che prima di quest'anno succedessero +le imprese suddette contra +de' Parti, bastar dovrebbe l'osservare +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_682" id="Page_682"></a>[682]</span> +che Severo anche nel precedente anno +era <i>Imperadore per l'undecima volta</i>, +e nel presente non più che tale comparisce +nelle monete: laonde non è da +credere che a quest'anno sia da riferir +la guerra e la vittoria riportata contra +dei Parti. Ma e che operò Severo in Oriente +in questi tempi? Noi non troviamo +che oscurità. A me dunque sia lecito di +riferir qui ciò che forse non disconviene +al presente anno. Una delle applicazioni +di Severo <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, allorchè andava girando +per le città d'Oriente, era d'indagare +chiunque fosse stato amico o parziale di +Pescennio Negro, tanto tempo prima +ucciso, sempre con la mira d'occupar +le loro sostanze: perchè in ciò non si +dava mai posa la di lui avarizia. Dico +ciò, seguitando Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Sever.]</span>, che per +altro Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span> storico più fidato attesta, +non aver Severo fatto ammazzare alcuno +per avidità della roba loro. Certo è +che in questi tempi molte persone, accusate +della parzialità suddetta, furono da +lui private di vita, <i>graspugliando egli +dopo la vendemmia</i>, come dice Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, in Apologet., cap. 35.]</span>. +<i>Plauziano</i>, prefetto del pretorio, +della cui malvagità parleremo fra poco, +o era l'autore di tutte queste iniquità, o +almeno andava maggiormente attizzando +alla crudeltà Severo; e verisimilmente +le stesse ricerche non si ometteano in +Roma e nelle provincie europee <span class="fnote">[Spart., in Sev. et in Geta.]</span>. Raccontasi, +che mentre si facea cotal persecuzione +ai partigiani di Negro e di Albino, +per la quale diceva Severo ai suoi figliuoli +<i>di liberarli dai nemici</i>; il giovine Caracalla +ne mostrava piacere ed aggiugneva, +<i>doversi anche far morire i figli di costoro</i>. +Allora Geta, minor suo fratello, dimandò +se costoro aveano de' parenti. <i>Molti</i>, rispose +Severo. E Geta: <i>Molti ancora avremo +che ci odieranno.</i> Poi voltatosi a Caracalla, +gli disse: <i>Se voi non perdonate a chi +<span class="pagenum"><a name="Page_683" id="Page_683"></a>[683]</span> +che sia, potrete benanco ammazzar vostro +fratello</i>; il che fu una predizione di quel +che poscia avvenne. Notò il padre queste +savie parole del fanciullo, e gli piacquero; +ma profittar non seppe per la prepotenza +del suddetto <i>Plauziano</i> e di <i>Giuvenale</i> +prefetti del pretorio, intenti troppo +a far buona borsa colle altrui calamità. +Perderono ancora molti la vita, accusati +di aver interrogato gl'indovini caldei +intorno alla salute degl'imperadori. A +quest'anno scrive Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, che furono +fabbricate in Antiochia e in Roma le +Terme di Severo Augusto e il Settizonio. +Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Sever.]</span> non parla se non delle +Terme romane e del Settizonio, fabbrica +di gran magnificenza, intorno al sito e +all'impiego della quale disputano tuttavia +gli eruditi, credendolo alcuni un mausoleo, +ed altri un edifizio ad uso civile. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCI" id="CCI"></a>CCI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Annio Fabiano</span> e <span class="sc">Marco Nonio +Arrio Muciano</span>. +</p> + +<p> +Che così s'abbia a scrivere il nome +del secondo console, apparisce da una +iscrizione della mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 348, n. 5.]</span>. Nè +pur sappiamo qual cose si andasse facendo +in Levante l'Augusto Severo nell'anno +presente. Dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> risulta, che +egli circa questi tempi cominciò ad usare +il titolo di <i>Pio</i>, che frequente poi si osserva +da lì innanzi. Stava pur male ad +un imperador sì crudele e spietato un sì +bel titolo. Quello di <i>Pertinace</i>, perchè +egli era proverbiato a cagion d'esso, +andò a poco a poco in disuso. Abbiamo +inoltre da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Sever.]</span>, che soggiornando +esso Severo in Antiochia, diede la toga +<span class="pagenum"><a name="Page_684" id="Page_684"></a>[684]</span> +virile a <i>Caracalla Augusto</i> suo figliuolo. +S'è vero, come pretende il padre Pagi, +che Caracalla <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> fosse nato nell'anno +188, nel dì 6 d'aprile, egli anticipò +d'un anno questa funzione, non solendo +i Romani prendere essa toga se non +compiuto l'anno quattordicesimo della +loro età. Disegnò ancora sè stesso console +per l'anno prossimo venturo, prendendo +per collega in esso consolato il +medesimo Caracalla. So io molto bene +che Sparziano riferisce all'anno seguente +l'andata di Severo Augusto in Egitto: +nel che è seguito da insigni scrittori. +Ma non essendo Sparziano in tanti altri +punti uno scrittore sì esatto, come ognun +confessa, io chieggo licenza di riferir +questo viaggio all'anno presente, perchè +vo credendo che gl'imperadori nel seguente +anno ritornassero a Roma più +presto di quel che credono alcuni. Abbiamo +dunque da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, che terminato +infelicemente l'assedio di Atra, lo +Augusto Severo andò in Palestina. Quivi +perdonò ai Giudei ch'erano stati parziali +di Pescennio Negro <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, e fece molti +regolamenti pel governo di quel paese; +ma con proibire sotto rigorose pene +che alcuno potesse abbracciare la religione +giudaica, e stese questo divieto +anche alla cristiana. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> nell'anno +seguente mette la quinta persecuzion +de' Cristiani. Il resto nondimeno, come +fu pubblicato da Gioseffo Scaligero, non +è sicuro; imperciocchè nella Cronica +Alessandrina <span class="fnote">[Chronic. Paschal., Tom. II, Hist. Byz.]</span> sotto questi consoli, e +non già sotto i seguenti, vien riferita la +suddetta persecuzione, per cui moltissimi +fedeli riceverono la corona del martirio. +Per altro può essere che la medesima +cominciasse in quest'anno, e +crescesse di poi nel seguente. Quindi +passò Severo in Egitto, dove, dopo aver +visitato il sepolcro di Pompeo, si portò +<span class="pagenum"><a name="Page_685" id="Page_685"></a>[685]</span> +ad Alessandria. Abbiamo da Suida <span class="fnote">[In Excerpt. Suidae, Tom. I, Hist. Byz.]</span>, +che, nell'entrare in quella città, egli osservò +un'iscrizione con queste parole +in greco, che qui rapporto in latino: DOMINI +NIGRI EST HAEC CIVITAS. Se ne +turbò egli forte, ma gli spiritosi Alessandrini +risposero tosto, <i>contener essa iscrizione +verità, perchè quella città era del signore +di Pescennio Negro</i>; e Severo se +ne contentò. Lo creda chi vuole. Poco +verisimile è quella iscrizione, e troppo +stiracchiata l'interpretazione. Trattò Severo +gli Alessandrini assai bene. Nei +tempi addietro il solo governatore cesareo +amministrava quivi la giustizia. +Concedette loro <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> che avessero da lì +innanzi il loro senato, e che giudicassero +delle cause, a mio credere, civili. Fece +anche altre mutazioni in lor favore. Poscia +imbarcatosi sul Nilo, volle visitar +tutte le città ed i luoghi più celebri di +quella fortunata provincia, e massimamente +Menfi, le Piramidi, il Labirinto e +la statua di Mennone. Soleva poi ricordarsi +con piacere di questo suo pellegrinaggio, +per aver veduto tante belle +memorie, tanti diversi animali, e il culto +di quelle deità, massimamente ne' templi +memorabili di Serapide. Nulla vi fu di +cose sacre o profane <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, e specialmente +delle più recondite, delle quali non volesse +essere ben informato: ma portò +via da essi templi quanti libri potè mai +trovare, contenenti dei segreti. Fece +chiudere il sepolcro di Alessandro, in +maniera che niuno da lì innanzi potesse +mirare il di lui corpo, nè leggere le +iscrizioni ivi contenute. Sul supposto +intanto che tal suo viaggio si facesse +nell'anno presente, egli di là partito +verso il principio del verno, arrivò ad +Antiochia, e quivi passò la seguente fredda +stagione. Che poi in questo anno Caracalla, +come vuole il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron., ad hunc annum.]</span>, +celebrasse il suo trionfo giudaico, allora +<span class="pagenum"><a name="Page_686" id="Page_686"></a>[686]</span> +c'indurremo a crederlo che ci sarà dimostrato +che gli Augusti trionfassero +fuori di Roma. A Roma certamente non +tornarono in quest'anno gl'imperadori. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCII" id="CCII"></a>CCII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Settimio Severo Augusto</span> per la +terza volta, e <span class="sc">Marco Aurelio Antonino +Caracalla Augusto</span>. +</p> + +<p> +Perchè sul principio di quest'anno +soggiornavano tuttavia in Antiochia i +due Augusti, quivi perciò diedero principio +al loro consolato. Di là poi, secondo +Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, andò Severo in Egitto; +ma, a tenore della mia supposizione, +egli non aspettò la primavera a mettersi +in viaggio per tornare dopo tanto tempo +in Europa e a Roma. Certo è ch'egli +fece questo viaggio per terra nella Bitinia, +arrivò a Nicea, e passò il mare allo +stretto del Bosforo Tracio. Perciò potrebbe +essere che succedesse allora ciò +che racconta Suida <span class="fnote">[Excerpt. Suidae, Tom. I, Histor. Byz.]</span>, cioè che arrivato +a Bisanzio, gli vennero incontro quei +cittadini con corone di ulivo in capo gridando: +<i>Viva</i>, e dimandando loro vita e +grazia. Li sottopose ben egli di nuovo a +Perinto, ma perdonò loro, ed ordinò che +quivi si fabbricasse l'anfiteatro coi portici +per le cacce, e un circo magnifico +con dei bagni nel tempio di Giove appellato +Seusippo. Rifabbricò ancora il pretorio. +Tutte queste fabbriche furono bensì +cominciate sotto Severo, ma Caracalla +suo figliuolo quegli fu poi che le perfezionò. +Passando per la Tracia, si può credere +che allora <i>Massimino</i>, il qual fu poi +imperadore, fosse conosciuto per la prima +volta da Severo Augusto <span class="fnote">[Capitol., in Maximino.]</span>; perchè +celebrandosi il dì natalizio di Geta suo +figliuolo nel dì 27 di maggio, Massimino +<span class="pagenum"><a name="Page_687" id="Page_687"></a>[687]</span> +allora pastore fece di gran pruove nei +giuochi, allora celebrati dall'armata per +ordine dell'imperadore. Abbiamo da Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 3.]</span> +che Severo, in transitando +per la Mesia e per la Pannonia, diede la +mostra a quegli eserciti; e di là poi continuando +il viaggio, pervenne in Italia, e +finalmente in Roma. Entrò nell'augusta +città, secondo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, colla sola +ovazione, cioè con una solennità minore +del trionfo; ma Erodiano ci fa abbastanza +intendere, ch'egli col figliuolo Caracalla +veramente trionfò fra gl'incessanti +viva e plausi del popolo; fece anche delle +magnifiche feste, dei sagrifizii e spettacoli +suntuosissimi, e diede ad esso popolo un +ricchissimo congiario. +</p> + +<p> +Prima nondimeno di spiegar meglio +in che consistessero quelle grandiose feste, +convien avvertire che il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> +in questo medesimo anno mette +insieme l'andata di Severo Augusto da +Antiochia in Egitto, il suo ritorno in Italia, +il trionfo e le nozze di Caracalla: il che +non può mai stare, considerato il tempo +che si dovette spendere in tante ricerche +fatte da Severo in Egitto, e la sterminata +lunghezza de' viaggi fatti tutti per terra, +e coll'accompagnamento di un'armata. +Però il Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baronii ad annum seq.]</span> e il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> differirono +all'anno seguente l'arrivo a Roma +di Severo e il suo trionfo, con riferir al +presente il suo viaggio e la sua dimora +in Egitto. Crede anche esso padre Pagi +di ricavar ciò da più di una medaglia, dove +si legge ADVENT. AVGVSTOR., correndo +la <i>Podestà Tribunizia X</i> di Severo, +che terminava nel dì 13 d'aprile dell'anno +seguente. A me all'incontro più verisimile +sembra che nel precedente anno +Severo fosse in Egitto, e nel presente arrivasse +a Roma. Quelle stesse medaglie +convengono più al presente che al susseguente +anno, come ancora conghietturò +<span class="pagenum"><a name="Page_688" id="Page_688"></a>[688]</span> +il Mezzabarba, giacchè la tribunizia podestà +decima di Severo ebbe, per confession +del Pagi, principio nel dì 13 di aprile +di quest'anno. Quel che è più, riconosce +il Pagi preso il consolato dagli Augusti +in quest'anno, perchè Severo era entrato +nel decennio del suo imperio, e Caracalla +nel quinquennio, volendo poi, contra le +stesse sue regole, ch'essi Augusti differissero +le feste e i voti decennali e quinquennali +nel seguente anno. Se avessero +voluto differir tali feste, doveano anche +riserbare il consolato al seguente +anno. Però è da credere più tosto che +tali solennità si facessero in questo, essendo +essi consoli. Inoltre Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> scrive +che Severo, allorchè fu entrato nel +decimo anno del suo imperio, diede al +popolo quel superbo congiario, e questo +senza dubbio gliel diede in Roma. Ma +avendo noi veduto che nell'aprile di +quest'anno cominciava l'anno suo decimo, +in esso ancora dovettero succedere le +feste suddette. Il Tillemont pensa che Severo +arrivasse a Roma verso il fine di +maggio dell'anno seguente. Ma se lo ADVENT. +AUGUSTOR., segnato nelle medaglie +significa l'arrivo succeduto, correndo +la podestà tribunizia <i>decima</i>, non può sussistere +tale opinione, perchè, secondo i +conti del padre Pagi, allora Severo godeva +dell'<i>undecima</i>. Ora noi abbiamo da +Dione, che in questi tempi si vide nel +pubblico anfiteatro un crudel combattimento +di donne; ed avendo esse dipoi +caricato di villanie le nobili matrone romane, +uscì un proclama, che da lì innanzi +non fosse permesso alle donne il far da +gladiatori. Aggiugne esso storico, che pel +ritorno di Severo, pel suo decennio e +per le sue vittorie si fecero varii spettacoli +in Roma, cioè di combattimenti e +cacce di fiere. Sessanta cignali di Plauziano +in un dì si azzuffarono insieme, e +furono uccise altre bestie, fra le quali un +elefante e una crocota, non mai più veduta +in Roma. Fattasi una macchina +nell'anfiteatro a guisa di nave, questa si +<span class="pagenum"><a name="Page_689" id="Page_689"></a>[689]</span> +sciolse, e ne uscirono orsi, lionesse, pantere, +struzzoli, asini selvatici e bissonti. +Per sette dì durarono le feste, e in cadaun +giorno cento fiere uccise diedero sollazzo +al popolo. Il congiario dato da Severo +al popolo, e il donativo ai soldati, fu di +dieci monete d'oro per cadauno a misura +degli anni del suo principato: del +che si compiaceva egli, perchè niuno dei +suoi predecessori era giunto a sì eminente +liberalità. A queste feste accrebbe +decoro l'aver anche l'<i>Augusto Caracalla</i> +presa in moglie <i>Fulvia Plautilla</i>, figliuola +di <i>Plauziano</i>, favorito di Severo, di cui +parlerò nell'anno seguente. Diede egli +tanto in dote ad essa sua figliuola, che, +per attestato di Dione, sarebbe stato sufficiente +a maritar cinquanta regine. E si +videro passar per la piazza le portate +degli arredi ed ornamenti, che empierono +tutti di maraviglia. Un convito di +magnificenza incredibile fu dato nel palazzo, +dove non si potè immaginar vivanda, +o romana o barbarica, che vi si +desiderasse <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>. Per tali nozze Severo +disegnò console per l'anno venturo <i>Plauziano</i>. +Adunque le medesime si celebrarono +nell'anno presente, e non già nel +seguente. Una cometa e un terribil incendio +del monte Vesuvio, che si videro +in questi tempi, siccome poco usati effetti +della natura, somministrarono occasione +di predir novità e malanni, a chi ridicolosamente +vuol pescare ne' libri dello +avvenire. In quest'anno ancora i due +Augusti ristorarono l'insigne fabbrica +del Pantheon, come si raccoglie dalla +iscrizione riferita dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consular.]</span>, dal +Grutero e da altri <span class="fnote">[Vignolius, Dissert. II.]</span>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_690" id="Page_690"></a>[690]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCIII" id="CCIII"></a>CCIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Fulvio Plauziano</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Publio Settimio Geta</span>. +</p> + +<p> +<i>Geta</i>, secondo fra questi consoli, vien +comunemente creduto, non già il figliuolo, +ma il fratello dell'imperador Severo. +Quanto a <i>Plauziano</i>, egli era suocero di +Caracalla Augusto, e il primo mobile +della corte cesarea. Hassi dunque a sapere +che costui, riputato da alcuni parente +del medesimo imperadore, ma +certamente nativo della stessa città di +Leptis in Africa <span class="fnote">[Dio, lib. 75. Herodianus, lib. 3.]</span>, cioè della patria +dello stesso Augusto, benchè uscito dalla +feccia del popolo, talmente s'andò insinuando +nella grazia di Severo, ch'egli +non mirava con altri occhi che con quei +di Plauziano. Si dà un certo ascendente +di persone nel mondo, per cui arrivano +anche persone vili e di niun merito a +farla da signori sopra le teste de' migliori, +e dei più grandi ed intendenti. N'era Severo +così innamorato, che non sapea +vivere senza di lui, e considerava di morir +prima egli che Plauziano. Il creò prefetto +del pretorio, e senza di lui nulla faceva; +pareva anzi che Plauziano fosse l'imperadore +(tanto era la di lui potenza), e che +Severo la facesse da prefetto del pretorio. +Non v'era segreto dell'imperadore che +Plauziano nol sapesse; e, per lo contrario, +niun arrivava a sapere i segreti di +Plauziano. Nei viaggi fatti in Oriente da +Severo, anch'egli si trovò sempre ai +fianchi dell'imperadore; a lui toccava di +ordinario il miglior alloggio, a lui i cibi +più squisiti, di modo che, essendo Severo +in Nicea di Bitinia, se volle un pesce mugile +(cefalo creduto da alcuni), mandò a +dimandarlo a Plauziano. E nella città di +Tiane in Cappadocia essendosi infermato +esso Plauziano, fu a visitarlo Severo, ma +<span class="pagenum"><a name="Page_691" id="Page_691"></a>[691]</span> +senza che le guardie dello stesso Plauziano +permettessero d'entrare a quei del +suo seguito. Della sua ribalderia non si +può dire abbastanza. Era giunto costui +ad un'immensa ricchezza per li tanti beni +confiscati, a lui donati da Severo; e pure +non sapendo mai saziarsi l'insaziabil sua +avarizia, ad altro non attendeva che a +far sempre nuovi bottini. Per istigazione +principalmente di lui furono fatti morir +da Severo tanti benestanti, nè v'era provincia +o città, dov'egli fosse capitato, che +non restasse spogliata del meglio da costui, +senza perdonarla nè pure ai templi, +contandosi fra le altre sue ruberie, che +egli portò via i cavalli del Sole dall'isole +del mar Rosso. Credevasi, in una parola, +che egli possedesse più roba che lo stesso +imperadore e i suoi figliuoli. Dello +orgoglio suo non occorrerebbe dire. +Quando usciva per città, andavano innanzi +i suoi col bastone alla mano a far +ritirare ognun dalla strada, ordinando +che tutti tenessero gli occhi bassi, nè il +riguardassero, come si fa alle sultane in +Levante. Perciò egli era più temuto che +lo stesso imperadore; e i soldati e i senatori +non giuravano che per la di lui +fortuna. Pubbliche preghiere si faceano +per la di lui conservazione; e più +statue a lui furono alzate in tutte le provincie, +che allo stesso Severo, e fino in +Roma, ed anche coll'autorità del senato. +Severo o non sapeva tutto, o sofferiva +tutto; tanto era il predominio che costui +aveva preso sopra di lui. +</p> + +<p> +Già abbiam detto che Severo fece +sposar <i>Plautilla</i>, figliuola d'esso Plauziano, +a Caracalla Augusto suo figlio; e per +maggiormente onorar questo suo favorito, +il creò console nell'anno presente, +con far due novità. L'una fu, che avendolo +dianzi dichiarato console onorario, +con solamente conferire a lui gli ornamenti +consolari, quantunque non fosse +stato veramente console, pur volle che +venisse chiamato <i>console per la seconda +volta</i>. L'altro fu, che il grado di prefetto +del pretorio non si concedeva allora, se +<span class="pagenum"><a name="Page_692" id="Page_692"></a>[692]</span> +non a' cavalieri, cioè a quei dell'ordine +equestre: il consolato solamente a chi +era senatore. Volle Severo che Plauziano +nello stesso tempo procedesse console, +e ritenesse anche il posto di prefetto del +pretorio. Due erano allora i prefetti di +esso pretorio <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Vales.]</span>, cioè l'uno esso <i>Plauziano</i> +e l'altro <i>Emilio Saturnino</i>. Plauziano, +a cui non piaceva d'aver compagni in +quella importante carica, fece ammazzar +l'altro. Cotanto si teneva egli sicuro del +suo potere e padrone dell'imperadore, +che niun rispetto mostrava per <i>Giulia +Augusta</i>; anzi la maltrattava, e ne diceva +male tuttodì allo stesso imperadore, con +aver anche tormentate delle nobili donne, +per ricavar loro qualche trascorso della +medesima; di maniera che Giulia, abbandonati +tutti i divertimenti, cominciò allora +a studiar la filosofia morale, e a +conversar solamente con persone dotte. +Ci vien anche dipinto costui da Dione +per uomo di sfrenata libidine, col non +voler nello stesso tempo che sua moglie +conversasse con alcuno, e nè pur fosse +visitata dall'imperadore o dall'imperadrice. +Aggiugnevasi a sì fatti vizi anche una +intemperanza somma, perchè empieva +così forte il sacco, che non potendo digerir +tanta copia di cibo e di vino, ricorreva +per lo più al recipe di rigettarlo. +Per tali eccessi nondimeno, ma più per la +paura di Caracalla suo genero, questo sì +potente personaggio, questo gran favorito +si vedeva sempre pallido e tremante. +Motivo di gravi dicerie contra di lui fu +ancora l'aver egli contra le leggi romane +fatto castrare cento buoni cittadini romani, +parte fanciulli e giovinetti, parte +ancora ammogliati, acciocchè servissero +da eunuchi a Plautilla sua figliuola, maritata, +come dicemmo, all'Augusto Caracalla. +Tale era in questi tempi Plauziano +prefetto del pretorio e console. Il +Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Cons.]</span> e il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> crederono +<span class="pagenum"><a name="Page_693" id="Page_693"></a>[693]</span> +che costui nell'anno presente fosse ucciso, +perchè si trova una legge data sotto +il solo <i>Geta</i> console. Ma non può stare, +da che sappiamo ch'esso Geta morì prima +di Plauziano. Certo è bensì che in +quest'anno fu dedicato in Roma il superbo +arco trionfale di Severo, tuttavia +esistente, ma corroso dal tempo. Nella +iscrizione <span class="fnote">[Panvinius, Gruterus, Bellorius et alii.]</span> ivi posta, Severo ha l'<i>undecima</i>, +e Caracalla la <i>sesta tribunizia +podestà</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCIV" id="CCIV"></a>CCIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Fabio Settimio Cilone</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Flavio Libone</span>. +</p> + +<p> +Gran figura fece sotto Severo e sotto +Caracalla questo <i>Libone</i> console. Egli fu +prefetto di Roma, ed ebbe molti altri +impieghi, come c'insegna un'iscrizione +a lui posta e riferita dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Cons.]</span> e +dal Grutero. Ancorchè poi non apparisca +chiaro, se a questo o al seguente anno +appartenga la morte di <i>Plauziano</i> +favorito di Severo, mi fo lecito io di +rammentarla qui. Un anno prima che +succedesse la di lui caduta, Severo finalmente +avea cominciato a mirar di mal +occhio tante statue poste a costui in Roma +stessa; e perciò ne fece fondere alcune +che doveano essere di bronzo. Un gran +dire ne fu; volò questa voce per le provincie <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, +ingrandita, secondo il solito, +per istrada: <i>Plauziano non è più in grazia, +Plauziano è morto.</i> Di qui avvenne +che molti atterrarono le di lui statue, +e male per loro, perchè Severo volea ben +abbassare alquanto l'albagia di Plauziano, +ma non dargli il tracollo; e perciò +que' tali processati, perderono la vita. Ed +uno d'essi fu <i>Racio Costante</i>, governatore +allora della Sardegna, ch'era corso +<span class="pagenum"><a name="Page_694" id="Page_694"></a>[694]</span> +troppo presto a creder vera quella voce. +Trattossi la di lui causa in Roma alla +presenza di Severo e di molti senatori, +uno de' quali era <i>Dione</i>. E fu allora che +si sentì dire l'avvocato che arringava +contra d'esso Costante, qualmente <i>sarebbe +più tosto caduto il cielo, che l'imperador +Severo facesse alcun male a Plauziano</i>; +e Severo stesso confermò con +altre parole quanto avea detto quell'oratore. +Parea dunque sopra un'immobil +base assicurata la fortuna di costui. Ma +venne all'ultimo della vita, probabilmente +in questo anno, <i>Settimio Geta</i>, fratello +dell'imperadore, uomo che odiava forte +Plauziano; ed avendogli fatta una visita +l'Augusto fratello, trovandosi Geta in +istato di non temer da lì innanzi di quell'empio +ministro, ne disse quanto male +potè a Severo, scoprendogli quel che ne +diceva il pubblico, e qual disonore a lui +venisse dal tener sì caro un sì cattivo +arnese. Aprì allora Severo alquanto gli +occhi, e, dopo aver fatto mettere nella +piazza la statua del defunto fratello, cominciò +a non far più tanto onore a Plauziano, +anzi si diede a sminuire la di lui +potenza. Non avvezzo a questi bocconi +di corte Plauziano, ne attribuiva la cagione +ai mali uffizii di <i>Caracalla</i> Augusto +suo genero. Imperocchè avendo Caracalla, +contro suo genio e solamente per +ubbidire al padre <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, sposata la figliuola +di Plauziano, non mai andò d'accordo +con lei; e tanto più perchè la trovò +femmina insolentissima: laonde, oltre al +non aver con lei comunione alcuna di +letto e di abitazione, odiava a morte non +men lei, che il padre di lei, con essergli +anche più di una volta scappato di bocca, +<i>che arrivando a comandare, saprebbe bene +schiantar dal mondo radici così cattive</i>. +Tutto riferiva Plautilla al padre; e però +l'altero ed irritato Plauziano aspramente +trattava il genero, gli facea delle riprensioni +assai disgustose, e gli tenea continuamente +delle spie attorno per indagare +<span class="pagenum"><a name="Page_695" id="Page_695"></a>[695]</span> +i di lui andamenti, affine di screditarlo +appresso l'Augusto di lui genitore. +</p> + +<p> +Perdè infine la pazienza Caracalla, e +cominciò a studiar la maniera di rovinar +Plauziano <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>; e la maniera fu di fingere +che costui avesse ordita una congiura +contro la vita di Severo Augusto e dello +stesso Caracalla. Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, seguitato +in ciò da Ammiano <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, lib. 29.]</span>, pretendono che +la congiura fosse vera, e il primo ne +racconta varie circostanze; ma Dione, +che meglio di loro seppe esaminar questo +fatto, la tenne per un'invenzion di +Caracalla e di chi l'assisteva coi consigli. +Il concerto dunque fu che Saturnino, +uno dei centurioni del pretorio, con due +altri uffiziali suoi eguali, guadagnato da +Evodo, balio di Caracalla, finiti che fossero +certi spettacoli fatti nel palazzo, dimandasse +udienza all'imperador Severo, +e gli rivelasse la trama, e dicesse venuto +l'ordine a dieci centurioni di fare il fatto: +in pruova di che mise fuori gli ordini +in iscritto dati, per quanto dicevano, da +Plauziano medesimo ad essi uffiziali. +Prestò qualche fede Severo a tale accusa, +perchè i Romani d'allora erano +sommamente superstiziosi, con trovar +dappertutto dei presagi dell'avvenire; +e Severo appunto nella notte precedente +avea veduto in sogno Albino vivente che +tendeva insidie alla di lui vita. O sia che +egli facesse tosto chiamare a corte Plauziano, +oppure che questi non chiamato vi +andasse, scrive Dione che vicino al palazzo +caddero le mule della carrozza, in +cui egli veniva; ed entrante egli per la +prima porta, non permisero le guardie +che alcun altro del seguito suo entrasse: +cosa che l'intimorì e riempiè di molti +sospetti. Contuttociò perchè non potea +più tornare indietro, animosamente si +presentò a Severo, il quale assai placidamente +gli domandò come gli fosse saltato +in testa di voler ammazzare i suoi +principi; e si preparava ad ascoltar le +<span class="pagenum"><a name="Page_696" id="Page_696"></a>[696]</span> +sue ragioni e discolpe. Mentre Plauziano +comincia a mostrarsi maravigliato di un +tal ragionamento e a negare, eccoti avvantarsegli +<i>Caracalla</i> addosso, torgli la +spada dal fianco e dargli un gran pugno. +Era dietro lo stesso Caracalla a volerlo +uccidere di sua mano; ma Severo diede +ordine ad uno de' famigli di corte che +gli togliesse la vita. Così fu fatto, ed alcuni +de' cortigiani, strappatigli alcuni +peli della barba, corsero a mostrargli a +<i>Giulia Augusta</i>, che si abbattè ad essere +allora con <i>Plautilla</i> sua nuora. Ne sentì +ella gran piacere, gran dolore all'incontro +la misera nuora. Gittato fu in istrada il +corpo di Plauziano, ma permise dipoi Severo +che gli fosse data sepoltura. Nel seguente +giorno raunato il senato, Severo +senza entrare in alcun reato di Plauziano, +ne espose la morte, e parlò della deplorabil +condizione del genere umano, che +si lascia sovvertire dalla felicità, accusando +nello stesso tempo sè stesso, per aver +troppo amato e favorito chi nol meritava. +Quindi ritiratosi fece entrare gli accusatori +di Plauziano a render ragione +dei lor detti al senato. Corsero molti da +lì innanzi pericolo della vita, per essere +stati adulatori dell'estinto ministro, ed +alcuni ancora perirono per questo. Fra +gli altri <i>Cocrano</i>, che più degli altri affettava +di comparir confidente di Plauziano, +benchè in fatti tale non fosse, convinto +d'avergli, colla ridicola interpretazione +d'un sogno, predetto l'imperio, +fu mandato in esilio. Ma ritornato dopo +sette anni, ottenne il grado senatorio, +ed arrivò anche ad esser console. Furono +allora premiati <i>Saturnino</i> ed <i>Evodo</i>, +autori della morte di Plauziano; ma col +tempo Caracalla non li lasciò vivere; +nè Severo permise che il senato lodasse +Evodo, dicendo <i>che non conveniva far +insuperbire i liberti della corte</i>. Suo costume +veramente fu di tenerli bassi. <i>Plautilla +Augusta</i> e <i>Plauto</i>, o <i>Plauzio</i>, figli di +esso Plauziano, relegati nell'isola di Lipari, +quivi per qualche anno mangiarono +il pan del dolore, privi anche delle cose +<span class="pagenum"><a name="Page_697" id="Page_697"></a>[697]</span> +necessarie, e sempre colla morte davanti +agli occhi. Erodiano scrive ch'erano ben +trattati. Caracalla poi quando arrivò +alla signoria, li liberò appunto da quei +guai con fargli uccidere. E tale fu il fine +di Plauziano, che sel comperò a danari +contanti colla sua incredibil avarizia, non +meno che colla crudeltà e coll'alterigia. +Abbiamo da Censorino <span class="fnote">[Censorinus, de Die Natali, cap. 17.]</span> e da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, Histor., lib. 2.]</span>, +che furono in quest'anno celebrati +con gran suntuosità i giuochi secolari +in Roma e di ciò è fatta anche +menzione nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>. La descrizion +d'essi si può vedere nella Storia +di Zosimo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCV" id="CCV"></a>CCV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto</span> +per la seconda volta, e <span class="sc">Publio +Settimio Geta Cesare</span>. +</p> + +<p> +Sbrigato Severo del pessimo suo +ministro Plauziano, regolò ne' tempi susseguenti +con bell'ordine la vita sua, giacchè +si godeva gran quiete in Roma, e +da niuna guerra in questi tempi era +molestato l'imperio romano <span class="fnote">[Dio, lib. 76. Herodianus, lib. 3.]</span>. Andava +egli spesso a villeggiar nella Campania; +ma o fosse quivi, o pure in Roma, +soleva levarsi di buon mattino, e tosto +ascoltava i processi delle cause, poi +faceva una buona passeggiata a piedi, ascoltando +e dicendo intanto quello che +riguardava l'utilità del pubblico. Andava +appresso al senato e al consiglio, per +udire i contraddittorii, e decidere le +cause, concedendo il tempo prescritto +agli avvocati per dedurre le ragioni +delle parti litiganti, e lasciando una +piena libertà ai senatori di esporre il +lor sentimento. Venuto il mezzodì, montava +<span class="pagenum"><a name="Page_698" id="Page_698"></a>[698]</span> +a cavallo, per far di nuovo quello +esercizio di corpo, e dipoi andava al +bagno. Pranzava solo o pur co' suoi figliuoli, +e con lentezza, ma senza invitarvi +senatori, come in addietro costumarono +di far vari imperadori. Vi intervenivano +essi solamente in certe feste +solenni dell'anno, ed allora ne' di lui +conviti non si desiderava punto la magnificenza. +Dopo il pranzo dormiva, e +non poco. Svegliato, passeggiava, dilettandosi +in quel mentre di studiar lettere, +o sia l'erudizion latina e greca. Tornava +al bagno verso la sera, e poi cenava +coi suoi domestici. Le applicazioni sue +pel buon governo di Roma si stendevano +anche nelle provincie, sapendo egli scegliere +le persone più abili a ben reggere +i popoli <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Spartianus, +in Severo.]</span>; e più volentieri dava quei +governi a chi vi era stato dianzi luogotenente, +e s'era acquistato credito, siccome +persone più pratiche di quei paesi; +nè permetteva che si vendessero le cariche. +Per l'amministrazione della giustizia +si serviva egli di eccellenti giurisconsulti. +Uno di essi fu <i>Papiniano</i>, +celebre anche oggidì pel suo profondo +saper nelle leggi, che giunse ad essere +prefetto del pretorio. Questi prese per +suoi assessori o consiglieri <i>Paolo</i> ed +<i>Ulpiano</i>, personaggi anch'essi rinomatissimi +nella scienza legale. Però molte +leggi utili di esso Severo si leggono nei +testi di Giustiniano. Una ve n'ha, in cui +permette ai Giudei di poter essere promossi +agli uffizii ed onori <span class="fnote">[Lib. 3, ff. de Decur.]</span>. Sotto questo +nome si pensò il cardinal Baronio, +dopo l'Alciato, che fossero compresi +anche i Cristiani: il che, quantunque cosa +dubbiosa, non è però inverisimile. Ben +certo è che quella legge non venne da +Marco Aurelio e Lucio Vero, come fu +creduto, ma bensì da <i>Severo</i> ed <i>Antonino</i>, +cioè Caracalla, Augusti. Odiava Severo +sopra tutto i ladri ed assassini, e li perseguitava +dappertutto. La libertà della +<span class="pagenum"><a name="Page_699" id="Page_699"></a>[699]</span> +lascivia era giunta all'eccesso in Roma. +Severo non solamente ci vien descritto +per uomo continente, ma che abborriva +in altrui gli adulterii. Però abbiamo leggi +da lui pubblicate contro questo vizio. +E Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span> confessa di aver trovato nei +registri criminali d'allora, che furono +accusate di adulterio tremila persone; +ma perchè non si proseguivano poi i +processi, si ridussero a nulla le provvisioni +fatte per questo dall'imperadore. +E, a ben conoscere quanto fossero in ciò +depravati i costumi de' Romani gentili, +servirà una risposta data dalla moglie +di un nobile della Bretagna, probabilmente +allorchè Severo Augusto, siccome +diremo, fu in quelle parti. <i>Giulia Augusta</i> +l'andava motteggiando pel libertinaggio +che praticavano allora le femmine britanne +con gli uomini: <i>Almeno</i>, disse +quella gentildonna, <i>se noi trapassiamo i +limiti dell'onestà, lo facciamo con persone +nobili; ma voi altre romane segretamente +vi valete della canaglia per soddisfare +alle vostre voglie.</i> Starei a vedere +che persona ci fosse a' tempi nostri, la +qual credesse con così magra scusa difendere +l'intemperanza sua. Forse non +fu la stessa <i>Giulia</i> imperatrice esente da +sì fatto discredito. Anzi, se crediamo a +Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, anch'ella si rendè famosa +per l'impudicizia: vizio troppo facile a +chi non conosce o non teme il vero +Dio, amatore della sola virtù, e punitore +de' vizii, o pure troppo lascia la libertà +del conversare all'uno e all'altro sesso. +Ma perchè Dione ed Erodiano non riconoscono +in lei questo vizio, e vedremo +che Sparziano altre favole raccontò di +questa imperatrice, possiam credere, +rapportar egli qui piuttosto le dicerie +del volgo che la verità della storia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_700" id="Page_700"></a>[700]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCVI" id="CCVI"></a>CCVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 14.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Fulvio Rustico Emiliano</span> e <span class="sc">Marco +Nummio Primo Senecione Albino</span>. +</p> + +<p> +Tali nomi ho io dato a questi consoli, +fondato sulle iscrizioni che si leggono +nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 352.]</span>. Quei del secondo +console ci fanno abbastanza intendere +che non dovea punto passar parentela +fra lui e <i>Clodio Albino</i>, da noi veduto +imperadore, ma di poco tempo. Ora da +che tolto fu dal mondo Plauziano, cioè +il superbo favorito di Severo Augusto, +<i>Caracalla</i> e <i>Geta</i> figliuoli di esso imperadore, +come se allora fossero rimasti +liberi dal timore di quell'aguzzino, lasciarono +la briglia ai loro giovanili appetiti. +Tanto Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span> che Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span> +confessano che amendue si diedero in +preda alla libidine, con isvergognar le +case de' nobili, e senza guardarsi da ciò +ch'è più infame in quel vizio. Se loro +mancava danaro, non mancavano già +delle inique vie per raccoglierne. I lor +principali impieghi e divertimenti consistevano +in assistere a tutt'i combattimenti +e a tutte le corse dei cavalli, ed +anch'essi in carrette gareggiavano insieme +a chi correa più forte. E sì male +un dì terminò la lor carriera, che Caracalla, +caduto dal carro, si ruppe una +gamba. Ma questa gara da gran tempo +dava a conoscere qual grave antipatia +ed invidia bollisse fra loro, perchè passava +sempre in discordia. Ancora quando +erano in minore età, o vedessero i combattimenti +delle coturnici o dei galli, o +pur le battagliuole de' fanciulli, o si trovassero +ai pubblici giuochi, si scoprivano +sempre differenti di genio; e quel che +piaceva all'uno, dispiaceva all'altro. +<span class="pagenum"><a name="Page_701" id="Page_701"></a>[701]</span> +S'introdussero anche fra loro degli adulatori +e mali arnesi che, in vece di +metter acqua al fuoco, lo fomentavano, +aggiugnendovi anche dell'olio. Quanto +più crescevano in età, tanto più sbrigliati +correvano dietro ai piaceri ed alle iniquità, +e la loro vicendevole avversione +prendeva sempre più piede. Non avea +già lasciato l'Augusto Severo lor padre +di provvederli di eccellenti governatori +e maestri, e scorgendoli poi sì discordi +fra loro, or colle dolci, or colle brusche +si studiava di correggere questa lor malnata +passione, mostrando loro i beni +della concordia, e il felice stato, in cui +era per lasciarli, e in cui si manterrebbono, +se sapessero andar ben uniti. Tolse +anche di vita alcuni che seminavano +zizzanie fra loro. Ma indarno era tutto. +<i>Geta</i>, siccome di umor più mansueto ed +umile, dal suo canto ubbidiva; ma <i>Caracalla</i>, +divenuto dopo la morte del suocero +più orgoglioso e fiero che mai, ascoltava +le parole del padre, ma fremendo +in suo cuore, e poi seguitava +ad operar come prima. Accadde probabilmente +in questi tempi ciò che narra +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span> della crudeltà di Severo, non +soddisfatta peranche. Il perchè non si sa, +ma egli fece morir varie persone, e fra +l'altre <i>Quintillo Plauziano</i>, senator nobilissimo: +morte che fu creduta ingiustissima. +Altri senatori <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span> da lui tolti +dal mondo erano stati convinti di reità; +ma questi in età assai decrepita, +standosene da gran tempo ritirato in +villa, pensando non già a far delle novità, +ma bensì alla morte vicina, per soli +sospetti e per mere calunnie fu condannato +a morte. Recatagli la funesta +nuova, si fece portare gli arredi che avea +molti anni prima preparati pel suo funerale, +e trovatili guasti dalle tignuole, +disse: <i>Ho anche tardato troppo a morire.</i> +E fatto venir del fuoco, sopra di esso +sparse l'incenso in segno di sagrifizio +a' suoi falsi dii, pregandoli che avvenisse +<span class="pagenum"><a name="Page_702" id="Page_702"></a>[702]</span> +a Severo quel tanto che Severiano in simil +congiuntura augurò ad Adriano. Era +in questi tempi proconsole dell'Asia <i>Aproniano</i>. +Contro ancora di lui fu proferita +la sentenza di morte, perchè avendo +la sua nudrice sognato ch'egli dovea +regnare un giorno, si pretendeva che +Aproniano avesse intorno a ciò consultato +i maghi. Ed ecco un amaro frutto +della sciocchezza di que' tempi, che prestavano +tanta fede ai sogni, agli augurii +e alle arti vane piene d'imposture. Nel +leggersi in senato il processo, si trovò +avere un testimonio deposto, che mentre +si facea quella consultazione da Aproniano, +un senator calvo, veduto così +di passaggio da esso testimonio, v'era +presente. Corse allora un ghiaccio per +le vene di chiunque in senato era, o +cominciava a divenir calvo; Dione confessa +che egli e tanti altri, che avevano +buona capigliatura, restarono sì turbati, +che non seppero ritenersi dal tastar +colla mano se avevano tuttora i lor +capelli in capo. Il sospetto cadde principalmente +sopra <i>Bebio Marcellino</i>, il +qual fece istanza che fosse introdotto il +testimonio, acciocchè costui, se gli dava +l'animo, riconoscesse il senatore calvo. +Entrato costui, andò girando un pezzo +con gli occhi senza parlare. Verisimilmente +gli fece un cenno <i>Pollenio Sebennio</i> +senatore, uomo di lingua mordace, +da me rammentato di sopra, perchè +Dione a lui attribuisce la disgrazia dell'infelice +Marcellino, il quale fu mostrato +a dito dal testimonio suddetto e +condotto immediatamente al patibolo. +Quando fu in piazza, diede l'ultimo +addio a quattro suoi figliuoli con un +discorso patetico, conchiudendo, che +<i>solamente gli dispiaceva di lasciarli in +vita in tempi così cattivi</i>. Gli fu mozzato +il capo, prima ancora che Severo Augusto +sapesse la di lui condanna; tanto era +allora avvilito il senato, e tanta era la +paura che si avea dello sdegno di Severo. +Gran disgrazia di dover vivere sotto +principi tali! e pur se ne trovarono tanti +<span class="pagenum"><a name="Page_703" id="Page_703"></a>[703]</span> +altri di lunga mano più fieri e crudeli di +questo! +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCVII" id="CCVII"></a>CCVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imper. 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Apro</span> e <span class="sc">Massimo</span>. +</p> + +<p> +Altro non sappiamo dei nomi di questi +consoli fin ora. Al presente anno +sembra che si possa riferire un avvenimento +raccontato da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>. Era divenuto +un certo Bulla, cognominato +Felice, capo dei ladri e banditi nelle +parti di quel che ora è regno di Napoli. +Secento uomini teneva egli al suo servigio, +parte dei quali erano schiavi dell'imperadore +fuggiti; ed infestava tutte quelle +contrade. Non gli mancavano spie in +Roma stessa ed altrove, che l'andavano +avvisando di chiunque si metteva in +viaggio, e con qual compagnia, con quali +robe. Della gente che prendeva, molti +lasciava andare, contentandosi di qualche +parte delle lor sostanze; gli artefici li +riteneva alcun tempo per farli lavorare, +e li rimandava poi regalati. Per due anni +continuò costui il suo detestabil mestiere, +e tanta era la sua accortezza, che +quantunque perseguitato da molti e con +pressanti ordini da Severo Augusto cercato +dappertutto, pure quasi sugli occhi +di lui e di tanti suoi soldati commetteva +quelle ruberie; niuno il vedeva, +benchè l'avessero davanti; niuno il prendeva, +benchè potessero averlo in mano: +tutto per industria sua, perchè giocava +di grosso con regali. Presi furono due +de' suoi masnadieri, e si stava per condannarli +ad essere il pascolo delle fiere. +Bulla, fingendosi governatore del paese, +fu a trovare il carceriere, e mostrando +di aver bisogno di quegli uomini, li liberò +e condusse via. Quindi in persona +andò a trovare il centurione posto alla +<span class="pagenum"><a name="Page_704" id="Page_704"></a>[704]</span> +guardia di quei contorni, e si esibì di +dargli in mano quell'infame di Bulla, se +voleva seguitarlo. Il seguitò con alcuni +de' suoi il centurione; ma allorchè fu in +una valle attorniata da dirupi, Bulla, dopo +averlo preso, gli fece radere il capo +a guisa degli schiavi, e il lasciò andare, +dicendogli che facesse sapere ai suoi padroni +nudrir meglio i loro schiavi, affinchè +non fossero obbligati a fare gli assassini +da strada. All'udir queste insolenze +Severo Augusto andava nelle +smanie, dolendosi, che mentre i suoi +nella Bretagna riportavano vittorie e +tenevano in freno popoli intieri, egli non +fosse da tanto da potersi liberar da un +ladrone che, in faccia sua commettendo +tante iniquità, si rideva di lui. Finalmente +spedì in traccia di costui un tribuno +con un corpo di fanteria e cavalleria, +minacciando forte quest'uffiziale, +se non gliel conduceva morto e vivo. +Andò il tribuno, e per mezzo di una +donna, con cui Bulla avea commercio, +il colse in una grotta, e menollo vivo a +Roma. Interrogato Bulla dal celebre +giurisconsulto Papiniano, prefetto allora +del pretorio, perchè si fosse dato al mestier +del rubare: <i>E tu</i>, rispose, <i>perchè +fai il mestier di prefetto?</i> volendo dire, +che anche quell'uffizio era per rubare. +Fu egli condannato alle bestie, e si dissipò +tutta la ciurma de' suoi seguaci. +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span> ci ha detto che in questi tempi +Severo ebbe qualche vittoria nella +Bretagna. Trovasi in fatti circa questi +tempi ch'egli è chiamato in qualche +medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> <i>Imperadore per la dodicesima +volta</i>. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, pieno sempre +delle sue idee di quinquennali, decennali, +ec., sospettò ch'egli prendesse questo +nome per cagion de' suoi quindecennali; +ma con opinione da non abbracciare, +certo essendo, che solamente per cagion +di qualche vera o finta vittoria gli Augusti +replicavano il titolo d'<i>Imperadore</i>. +<span class="pagenum"><a name="Page_705" id="Page_705"></a>[705]</span> +Abbiamo assai lume da Dione per credere +che avendo i generali di Severo riportato +qualche considerabil vantaggio +nella Bretagna, dove si era risvegliata la +guerra, gli accrescesse il suo titolario. +Anche suo figliuolo Caracalla Augusto +si comincia a vedere <i>Imperadore per la +seconda volta</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCVIII" id="CCVIII"></a>CCVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imper. 16.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Geta</span> imperad. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto</span> +per la terza volta e <span class="sc">Publio Settimio +Geta Cesare</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Allorchè <i>Geta</i> entrò console nell'anno +presente, egli non era fregiato di altro +titolo che di quello di <i>Cesare</i>. Che a +lui in quest'anno fosse conferita dal padre +Augusto la <i>podestà tribunizia</i>, sufficientemente +si raccoglie delle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imp.]</span>. +Che anche ricevesse il titolo +e l'autorità d'<i>Imperadore Augusto</i>, l'ho +io bene scritto nel titolo dall'anno presente, +per conformarmi al Pagi e ad altri +che tengono tale opinione, ma con +crederla nondimeno non esente da dubbi, +perchè qui compariscono imbrogli +nelle medaglie. E il volere il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> +dedur ciò dai decennali di Caracalla Augusto +celebrati in quest'anno, sembrerà +un lavorare sopra fondamenti non riconosciuti +finora stabili. Potrebbe nondimeno +essere ch'egli fosse nell'anno presente +promosso a così eccelsa dignità; e certamente +noi il troviamo Augusto nel seguente. +Erasi, come accennai, riaccesa +la guerra nella Bretagna, dove nondimeno +niuna pace almen durevole era +stata negli anni addietro <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>. Vennero +lettere a Severo Augusto da quel cesareo +<span class="pagenum"><a name="Page_706" id="Page_706"></a>[706]</span> +governatore, che i Britanni non sudditi +faceano grande massa di armati e +scorrerie e saccheggi pel paese romano, +e ch'egli abbisognava di rinforzi e soccorsi, +e parergli anche necessaria la presenza +dello stesso regnante. Già toccava +l'imperador Severo gli anni della vecchiaia, +stava anche male ne' piedi o per +la podagra, o per doglie d'altra fatta. +Contuttociò, a guisa di un baldanzoso e +fresco giovinetto, accolse con piacere +questo invito, e determinò di portarsi a +quel ballo. Troppo di forza in lui avea +l'appetito della gloria. Avea trionfato +de' popoli dell'Oriente, sospirava di poter +anche trionfare di quei dell'Occidente, +e di procacciarsi il titolo di <i>Britannico</i>. +Oltre a ciò gli premeva forte di levare +i figliuoli dal lusso pericoloso di Roma, +e dai soverchi divertimenti, per avvezzarli +alla frugalità e temperanza usata +nelle armate, siccome di non lasciar più +lungamente marcir nell'ozio le milizie, le +quali, al pari dei cavalli, se non son tenute +in esercizio, diventano rozze. Però in +quest'anno egli imprese il viaggio coi +figliuoli, colla moglie <i>Giulia</i> e coll'esercito +a quella volta. Per lo più si fece +condurre in lettiga, e volle far posate, perchè +la sollecitudine nelle marcie fu un +suo ordinario costume, corrispondente +al natural focoso, che in tutte le azioni +sue dava a conoscere. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>, secondo +il suo stile, anzi secondo l'uso universale +degli storici di allora, vien dicendo +ch'egli andò, benchè con sicurezza +di non dover tornare; e qui sfodera +una mano di augurii, e la di lui genitura +che prediceva quanto dipoi avvenne. +Possiamo ben credere ch'egli, prima +che terminasse il corrente anno, passato +felicemente il mare, arrivasse nella Bretagna, +dove cominciò a far dei preparamenti +grandiosi, per far pentire quei +Barbari della loro insolenza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_707" id="Page_707"></a>[707]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCIX" id="CCIX"></a>CCIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 17.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Geta</span> imperad. 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Pompejano</span> ed <span class="sc">Avito</span>. +</p> + +<p> +Il Relando <span class="fnote">[Reland., in Consul.]</span> e il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, Fast. Consul.]</span> +chiamano questi consoli <i>Civica Pompejano</i> +e <i>Lolliano Avito</i>, fondati sopra una +iscrizione rapportata dal Gudio. Ma io, +che non so fidarmi delle merci gudiane, +meglio ho riputato di mettere solamente +i loro indubitati cognomi. Nè serve il +dire che Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Pertinace.]</span> fa menzione di +<i>Lolliano Avito consolare</i>, in parlando di +Pertinace. Quell'<i>Avito</i>, se di lui si parlasse +qui, il mireremmo appellato console +<i>per la seconda volta</i>. Arrivato <span class="fnote">[Herodian., lib. 5.]</span> che fu +Severo Augusto nell'Isola Britannica, la +sua presenza e le poderose forze ch'egli +avea condotto seco, misero lo spavento +in cuor di que' Barbari; e però non tardarono +a spedirgli degli ambasciatori, +per giustificarsi e per chiedergli pace. Ma +Severo, che tanto s'era scomodato per +andargli a trovare affin di conseguire la +gloria d'essere intitolato <i>Britannico</i>, non +volea già pace, ed unicamente cercava +la guerra; perciò li rimandò colle mani +vuote, ed attese a mettersi in ordine con +tutti gli attrezzi militari, con ponti ed +altri ordigni, per sottomettere il loro +paese <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>. Possedevano allora i Romani +più della metà della Bretagna presa nella +sua lunghezza, che vuoi dire, tutta la +parte meridionale, cioè il più e il meglio +di quella che oggidì appelliamo Inghilterra +e Scozia, giugnendo il dominio loro +almen sino allo stretto di Edemburgo. +Dione ed Erodiano ci lasciarono una +descrizione de' popoli che restavano tuttavia +<span class="pagenum"><a name="Page_708" id="Page_708"></a>[708]</span> +esenti dal giogo romano, i principali +de' quali erano i Meati e i Calidonii, +gente di costumi barbari, feroce e bellicosa, +nudi dalla cintura in su, col corpo +dipinto, andando alla guerra armati solamente +d'una corta lancia, d'uno scudo +e di spada da punta. Le loro abitazioni +erano sotto le tende fra aspre montagne +e fra paludi, perchè niuna città o borgo +si trovava fra essi. Lasciò Severo il minor +suo figlino lo Geta per governatore +del paese romano, con formargli un consiglio +di alcune savie persone; ed egli +col figliuolo maggiore Caracalla marciò +alla guerra. Delle imprese sue dirò quel +poco che sappiamo all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCX" id="CCX"></a>CCX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 14.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 18.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Geta</span> imperad. 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Manio Acilio Faustino</span> e <span class="sc">Triario +Rufino</span>. +</p> + +<p> +Intorno alla guerra fatta dall'Augusto +Severo nella Bretagna, altro non +abbiamo da Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 3.]</span>, se non che +seguirono varie scaramucce con quei +Barbari, sfavorevoli per lo più ai Romani, +perchè quella gente non si univa giammai +per venire ad una regolata battaglia, +e lavorava solamente d'insidie, ritirandosi +ben tosto in salvo ne' folti boschi e +nelle frequenti paludi. Lo stesso viene +attestato da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>, scrivendo che +Severo non diede in quelle parti battaglia +alcuna, nè vide mai schierati nemici, +per far fatto d'armi: laonde non si sa +vedere, come il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> parli di +molte vittorie da lui riportate in questa +spedizione. La maniera tenuta da quei +Barbari consisteva in esporre buoi o +pecore, per tirare i soldati romani alla +preda, ed opprimerli all'improvviso; e +<span class="pagenum"><a name="Page_709" id="Page_709"></a>[709]</span> +guai se alcuno di essi Romani si dilungava +punto dal corpo dell'armata o restava +indietro: era tosto dai nemici ucciso +o preso. Tra per questa guerra, e per le +acque malsane di quelle contrade, e le +tante fatiche, ci assicura esso Dione che +vi perirono circa cinquantamila soldati +romani. Nulladimeno l'indefesso Severo +volea andare innanzi. Le selve, che si +opponevano, le faceva tagliare; per le +paludi apriva passaggi con terra portata; +e gittando ponti sui fiumi, li valicava, facendosi +portar sempre in lettiga a cagion +della debolezza del corpo. Così arrivò +sino al fine della parte settentrionale di +quella grand'isola, con osservar ivi la +diversità di quel clima dal nostro. Ma +quivi le campagne erano incolte <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>; +niuna fortezza, niuna città si trovava per +via; sicchè gli convenne tornar indietro +alla fine con poco piacere. Pur queste +sue bravure cagion furono che i Britanni +barbari tornarono a dimandar pace, +e l'ottennero con cedere una certa parte +del paese ai Romani. Allora fu che Severo <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> +tirò un nuovo muro, o pur rifece +il vecchio al confine del dominio +romano, disputando tuttavia gli eruditi +Inglesi, per assegnare il sito d'esso muro +e d'essi confini. Nulla di ciò dice Dione, +e neppur Erodiano. Per questi felici avvenimenti +tanto lo imperador Severo, +quanto i suoi due figliuoli presero il titolo +di <i>Britannici</i>, ma senza ch'eglino +fossero di nuovo <i>imperadori</i>, perchè in +fatti alcuna vittoria in battaglia campale +non riportarono. +</p> + +<p> +Ma queste felicità esteriori di Severo +Augusto erano di soverchio amareggiate +da vari suoi interni disgusti ed affanni. +Mirava egli nel maggior de' suoi figli, cioè +in <i>Caracalla</i>, che sempre più i vizii gli +toglievano la mano; imperciocchè anche +in mezzo alle fatiche della guerra egli si +dava in preda alla libidine, e cresceva +ogni dì più la sua insolenza e petulanza. +Quel che più l'affliggeva, si era potersi +<span class="pagenum"><a name="Page_710" id="Page_710"></a>[710]</span> +oramai prevedere che il bisbetico umore +di questo suo maggior figliuolo avrebbe +tolta la vita al minore, subito che avesse +potuto. E tanto più se ne persuase, da +che s'avvide che Caracalla nudriva dei +neri pensieri contra la persona dello +stesso suo padre, e se n'erano anche +veduti due brutti cenni. Un dì uscì Caracalla +dalla tenda del padre, gridando +che <i>Castore</i> l'avea ingiuriato. Era Castore +il migliore dei liberti di corte, mastro +di camera del medesimo imperador +Severo, che in lui depositava tutti i suoi +segreti. Stavano appostati alcuni soldati +al di fuori, che cominciarono anch'essi +ad alzar la voce contra di Castore, e a +chiamar altri. Forse aveano qualche mal +animo, quando Severo, creduto da essi +obbligato al letto, uscì fuori, e fattili +prendere, fece morire i più sediziosi. Ma +questo fu un nulla rispetto a ciò che avvenne +nell'andar Caracalla col padre +a trattar coi nemici caledonii, già disposti +a cedere e capitolare. Benchè malconcio +ne' piedi, marciava a cavallo Severo; +e già si trovava quasi in faccia ai +nemici, quando Caracalla, che cavalcava +a lato del padre, fermò il cavallo, e sguainò +la spada, per quanto fu creduto, con +disegno di cacciarla nelle reni al padre. +Chi veniva dietro alzò allora un grido, +da cui atterrito Caracalla rimise tosto la +spada nel fodero: e Severo, che si voltò +indietro a quel grido, ebbe tempo di vedergliela +in mano, ma allora non disse +nè pure una parola. Fatto ch'ebbe l'accordo +coi Barbari, se ne tornò al campo, +e chiamato Caracalla nel suo padiglione, +alla presenza di Papiniano prefetto del +pretorio, e del suddetto Castore, fece +portar una spada nuda; e poi cominciò +a sgridare il figliuolo dell'orrido misfatto +ch'egli avea tentato, e in faccia de' nemici; +aggiugnendo in fine, che se tale era +l'animo suo, se ne cavasse allora la voglia, +giacchè egli era vecchio ed infermo, +e vivuto abbastanza. Che se non ardiva +di ammazzarlo di sua mano, lo ordinasse, +siccome imperadore, a Papiniano prefetto, +<span class="pagenum"><a name="Page_711" id="Page_711"></a>[711]</span> +che l'ubbidirebbe. Dovette Caracalla palliare, +come potè, l'iniquo attentato, e se +la passò senza che il padre gli torcesse +un capello. E pur, soggiugne lo storico +Dione, Severo più volte fu udito dir male +di Marco Aurelio, perchè non avea tolto +dal mondo quella mala bestia di Commodo; +ed egli stesso talvolta si lasciò scappar +di bocca, che farebbe a Caracalla +ciò che non volle far Marco Aurelio a +Commodo. Ma queste minacce gli uscivano +dai denti, allorchè era in collera; +e passata questa, si trovava ch'egli volea +più bene ai suoi figliuoli che a tutta +la repubblica romana. Con tuttociò neppur +Severo amò i suoi figliuoli come dovea, +perchè assassinò il men cattivo figliuolo, +lasciandolo alla discrezion dello +altro cattivissimo, tuttochè si credesse +ch'egli prevedesse di certo la di lui +rovina. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXI" id="CCXI"></a>CCXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 14 e 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Settimio Geta</span> imperad. 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Genziano</span> e <span class="sc">Basso</span>. +</p> + +<p> +Abbiamo veramente una iscrizione +presso il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span>, riferita anche dal +Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thes. Inscr., pag. 304, n. 6.]</span>, che ci fa vedere <i>Quinto Epidio +Rufo Lolliano Genziano, augure, console, +proconsole della provincia di Lione</i>, +e <i>conte</i> (cioè consigliere ed assessore) +<i>degl'imperatori Severo ed Antonino Caracalla</i>. +Perciò il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> diede tutti +questi nomi a <i>Genziano</i> console di questo +anno. Io non mi sono attentato a seguirlo. +Imperocchè Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Pertinace.]</span> ci fa vedere +sotto Pertinace <i>Lolliano Genziano consolare</i>, +a cui verisimilmente appartiene il +marmo gruteriano; nè questi può essere +il console dell'anno presente, perchè sarebbe +stato appellato <i>console per la seconda +<span class="pagenum"><a name="Page_712" id="Page_712"></a>[712]</span> +volta</i>. Perciò più sicuro partito +reputo io il non proporre se non i loro +indubitati cognomi. Di corta durata fu +l'accordo stabilito coi Britanni barbari. +Tornarono essi alle primiere insolenze; +Severo tanto bollente di collera, fatte +raunar le sue schiere, inumanamente +comandò loro l'esterminio di que' popoli, +senza perdonar neppure alle lor donne e +fanciulli. Trovavasi già da qualche tempo +esso Augusto indisposto di corpo, più +pel crepacuore di mirare i presenti disordini +di Caracalla e di presagirne dei +più gravi, che per gli soliti suoi malori. +Andò sempre più declinando la di lui +sanità, in guisa che restò confinato in +letto <span class="fnote">[Dio, lib. 76. Herodian., lib. 3.]</span>. Allora sì che il malvagio <i>Caracalla</i> +più che mai si diede a guadagnare +gli animi de' soldati, per escludere, se +potea, il fratello <i>Geta</i> dal succedere nel +comando. Studiossi ancora di accelerar +la morte del padre, col corrompere quei +medici che trovò privi di onore: e corse +fama ancora, ch'egli aiutasse il male a +sbrigarlo da questa vita. Si disse inoltre +che Severo sugli estremi del vivere chiamati +i figliuoli, gli esortò a camminar di +concordia, e ad arricchire e tener ben +contenti i soldati, senza poi far conto +degli altri tutti <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutropius, +in Breviario.]</span>. Diede egli fine ai suoi +giorni nel dì 4 di febbraio dell'anno presente +nella città di Jorch, in età di sessantacinque +e quasi sei mesi. Al di lui +corpo furono fatte solenni esequie da +tutta la milizia, e le ceneri riposte in +un'urna di porfido o pur d'oro. Se è +vero ch'egli prima di morire, fattasi portar +quell'urna, tastandola con le mani, +dicesse: <i>In te capirà un uomo, a capir +cui non era bastante tutto il mondo</i>, fu +questo un vanto sconvenevole a chi era +sull'orlo della vita senza essere per anche +giunto a conoscere sè stesso. Fu poi +portata quell'urna a Roma, e con grande +onore posta nel mausoleo di Adriano, +ed egli dalla stolta Gentiltà deificato. Ed +<span class="pagenum"><a name="Page_713" id="Page_713"></a>[713]</span> +ecco terminate le grandezze di <i>Settimio +Severo imperadore</i>, che di bassa fortuna +giunse al governo di un vastissimo impero, +di mirabil penetrazion di mente, +principe lodato anche all'eccesso pel suo +raro valore, e per tante sue vittorie, implacabile +verso chi cadeva dalla sua grazia, +grato e liberale verso gli amici, amator +delle lettere, avido del danaro che raccoglieva +per tutte le vie, per ispenderlo +poi non già per sè, poichè egli si contentava +di poco, ma pel pubblico. Avea egli +rifatte tutte le più insigni fabbriche di +Roma <span class="fnote">[Spartianus, in Sev.]</span>, con rimettervi il nome dei +primi fondatori. Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span> diversamente +scrive ch'egli vi mise il suo. Altre fabbriche +suntuose fece di pianta, e liberale +fu verso il popolo, ma più verso i soldati; +e pure con tante spese lasciò un +gran tesoro in cassa ai figliuoli, tanto +frumento ne' pubblici granai, che potea +bastar per sette anni a mantener i soldati, +e chi del popolo ricevea <i>gratis</i> il +grano, e tanto olio nei magazzini della +repubblica, che per cinque anni potea +soddisfare al bisogno, non dirò solamente +di Roma, ma di tutta l'Italia. La sua +rapacità nondimeno, e più la sua crudeltà +guastarono ogni suo merito e pregio. E +pure vennero tempi sì cattivi, che fu desiderato +il suo governo, e si disse, come +d'Augusto, che egli o non dovea mai +nascere, o non mai morire. Sotto di lui +fiorirono le lettere, e visse il maggiore +dei <i>Filostrati</i>; e si crede che vivesse anche +<i>Diogene Laerzio</i>, autore della bella +opera delle Vite de' filosofi, oltre alcuni +altri, de' quali abbiamo perduto i libri. +</p> + +<p> +Morto dunque Severo Augusto, <i>Marco +Aurelio Antonino</i> suo maggior figliuolo, +soprannominato dipoi <i>Caracalla</i>, che si +trovava all'armata, in tempo che i Britanni +barbari aveano ricominciata la guerra <span class="fnote">[Herodian., lib. 3.]</span>, +marciò contra di loro, non già per +disertarli, ma per mettere tal terrore in +essi, che abbracciassero la pace, altra +<span class="pagenum"><a name="Page_714" id="Page_714"></a>[714]</span> +voglia non allignando in suo cuore, che +quella di tornare il più presto possibile +alle delizie di Roma. Stabilì dunque una +pace, non quale si conveniva ad un romano +imperadore, ma quale la prescrissero +que' Barbari, con restituir loro il +paese ceduto, ed abbandonare i luoghi +fortificati dal padre. I suoi iniqui maneggi, +perchè i soldati riconoscessero lui +solo per imperadore ad esclusione di +<i>Publio Settimio Geta</i>, suo minor fratello, +dichiarato, siccome vedemmo, anch'esso +<i>Imperadore Augusto</i>, non sortirono l'effetto +ch'egli desiderava. Giurarono i +soldati fedeltà all'uno e all'altro; e tanto +si adoperò <i>Giulia Augusta</i> lor madre, e +tanto dissero i comuni amici, che i due +fratelli si unirono insieme, in apparenza +nondimeno; perciocchè Caracalla, il +qual pure godea se non tutta l'autorità +del comando, certamente la maggior +parte, da gran tempo covava in cuore +il maligno pensiero di voler sedere solo +sul trono cesareo. Ma finchè Geta si +trovò in mezzo all'esercito, che l'amava +forte, non osò mai di levargli la vita. +Abbiamo bensì da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>, ch'egli tolse +a <i>Papiniano</i> la carica di prefetto del +pretorio, alzandolo forse al grado senatorio, +e fece ammazzare <i>Evodo</i> che era +stato suo balio, ed avea prestato a lui +grande aiuto per levar di vita Plauziano. +Del pari tolse di vita <i>Castore</i>, che già +vedemmo mastro di camera di suo padre. +Mandò poscia ordini, perchè fosse +uccisa <i>Plautilla</i> sua moglie, e <i>Plauto</i> o +<i>Plauzio</i> di lei fratello, relegati nell'isola +di Lipari. Erodiano aggiugne che fece +anche morir que' medici che non l'aveano +voluto ubbidire per sollecitar la morte +del padre; e molti altri ch'erano stati +de' più cari ed onorati appresso il medesimo +suo genitore. Con tali scene di +crudeltà diede principio Caracalla al suo +governo, e passato dipoi il mare colla +madre, col fratello e coll'armata, accompagnato +dai voti degli adulatori, sen venne +a Roma, dove fu ricevuto con gran +<span class="pagenum"><a name="Page_715" id="Page_715"></a>[715]</span> +festa e solennità <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>, e rendè gli ultimi +doveri alla memoria del padre. Vedesi +descritto da Dione il solennissimo funerale +e l'empia deificazion di Severo fatta +allora. Io mi dispenso dall'entrarvi. Può +il lettore informarsene ancora, se vuole, +da Onofrio Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXII" id="CCXII"></a>CCXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 16.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 15 e 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Giulio Aspro</span> per la seconda volta +e <span class="sc">Cajo Giulio Aspro</span>. +</p> + +<p> +Erano fratelli questi due consoli, e, +per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, figliuoli di <i>Giuliano +Aspro</i>, personaggio pel suo sapere +e per la grandezza d'animo assai rinomato, +e tanto amato da Caracalla, che +tanto egli che i suoi figliuoli furono esaltati +da lui a' primi onori. Ma poca sussistenza +ebbe il favore di questo bestiale +Augusto. <i>Giuliano</i> da qui a non molto +fu vituperosamente cacciato fuori di Roma +ed obbligato a tornarsene alla sua +patria. Un'iscrizione pubblicata dal Fabretti <span class="fnote">[Fabretti, Inscript., pag. 494.]</span> +ci fa vedere che sì l'un come +l'altro portava il nome di <i>Cajo Giulio +Aspro</i>: cosa nondimeno assai rara, e Dio +sa se vera, non veggendosi distinto per +alcun segno, come si usava, l'uno dallo +altro. Nel viaggio a Roma dei due fratelli +Augusti, <i>Caracalla</i> e <i>Geta</i>, diede negli +occhi ad ognuno la comune lor diffidenza +e discordia, perchè non alloggiavano +mai nè mangiavano insieme; temendo +cadaun d'essi di veleno. Più visibile riuscì +poi in Roma il lor contraggenio, anzi +l'odio vicendevole che l'un covava contro +dell'altro, quantunque Geta, giovane +di miglior cuore, solamente per necessità +stesse in guardia, perchè assai persuaso +del cuor fellone di suo fratello <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>. Questa +fiera diffidenza cagion fu ch'essi fecero +<span class="pagenum"><a name="Page_716" id="Page_716"></a>[716]</span> +due parti del palazzo cesareo, per +istar ben separati l'uno dall'altro, con +far chiudere le porte frapposte fra i loro +appartamenti, e tenendo solamente aperte +quelle delle sale, dove amendue davano +pubblica udienza. Nè già ad alcun d'essi +mancava veruna delle comodità, perchè +il palazzo imperiale era più vasto, se +Erodiano dice il vero, del resto di Roma +stessa: il che un gran dire a me sembra, +e nol so digerire. Andò tanto innanzi +questa contrarietà e mutola guerra fraterna, +che ognun d'essi s'ingegnava di +tirar più gente nel suo partito; nel che +Geta avea più destrezza e fortuna, perchè +generalmente più amato che l'altro, +a cagion d'essere giovane placido, cortese +verso tutti, in una parola assai diverso +dal barbaro suo fratello. Cadauno intanto +volle la sua guardia separata, lasciandosi +vedere di rado insieme, e questo +nelle sole pubbliche funzioni. Fu dunque +proposto da qualche amico e consigliere, +per prevenir maggiori disordini, che si +dividesse fra loro l'imperio. Erano come +d'accordo i due fratelli su questo. Contentavasi +Geta di aver in sua parte l'Asia, +la Soria e l'Egitto, lasciando tutto il resto +nell'Europa e nell'Africa al fratello, +con pensiero di mettere la sua residenza +o in Antiochia o in Alessandria, città che +allora poteano gareggiare in grandezza +con Roma. I senatori di nazione europea +resterebbono in Roma; gli altri potrebbono +seguitar Geta. Nel consiglio degli +amici del padre, e alla presenza di <i>Giulia +Augusta</i> lor madre, spiegarono i due +Augusti questa loro risoluzione. Con ribrezzo +e con gli occhi fitti nel suolo ciascuno +gli ascoltò, nè alcuno osava di +aprir bocca, quando saltò su Giulia, e pateticamente +loro parlò dicendo, <i>che potrebbono +ben partire gli Stati, ma come +poi partirebbono fra loro la madre?</i> e qui +con singhiozzi e con lagrime li pregò di +piuttosto uccidere lei, che di lasciarla +sopravvivere a questo sì lagrimevole +spettacolo. Correndo poi ad abbracciarli +teneramente amendue, gli scongiurò di +<span class="pagenum"><a name="Page_717" id="Page_717"></a>[717]</span> +vivere uniti in pace. Questo bastò perchè +anche gli altri disapprovassero un +tal fatto, troppo orrore sentendo ciascuno +all'udire che s'avesse a dividere, +e per conseguente da indebolir cotanto +il romano imperio. Però nulla se +ne fece. +</p> + +<p> +Ma le dissensioni, le gare e i sospetti +andarono sempre più crescendo, ed ognun +d'essi fratelli pensava alla maniera +di opprimere l'altro <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span>. Venne in mente +a Caracalla di sbrigarsi di Geta nelle +feste Saturnali dell'anno presente, perchè +in esse una gran licenza si concedeva +agli schiavi; ma perchè ebbe paura che +troppo pubblico fosse il misfatto, se ne +astenne. Tutte le strade ch'egli andò +meditando, parendogli sempre pericolose, +perchè Geta stava molto bene in guardia, +ed era ben voluto, massimamente +dai soldati, dai quali, siccome anche da +buon numero di gladiatori, veniva custodito, +prese in fine il partito di valersi +dell'inganno, che che gliene potesse avvenire. +Fece dunque credere a Giulia +sua madre di volersi riconciliar da dovero +col fratello, e che si abboccherebbe +con lui nella di lei camera segreta. Chiamato +Geta dalla madre, buonamente corse +colà. Quando fu dentro, secondo Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 4.]</span>, +lo stesso Caracalla di sua man +lo scannò. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, che scrive i fatti +de' suoi giorni, confessa che Caracalla +dipoi consacrò a Serapide la spada con +cui avea ucciso il fratello; ma con aggiugnere +che sbucarono fuori alcuni centurioni, +già messi da Caracalla in agguato, +che gli si avventarono anch'essi coi ferri +nudi addosso. Altro non potè fare l'infelice +giovane, che correre ad abbracciare +strettamente l'atterrita Giulia, gridando: +<i>Mamma, mamma, aiutatemi, che +mi ammazzano.</i> L'ammazzarono in fatti +nel seno dell'ingannata madre, che restò +tutta coperta del sangue del misero figlio, +e ne riportò anch'essa una ferita nella +<span class="pagenum"><a name="Page_718" id="Page_718"></a>[718]</span> +mano, per averla stesa affin di trattener +que' colpi. Questo fu il miserabil fine di +<i>Geta Augusto</i>, nell'età sua di ventidue +anni e nove mesi, probabilmente negli +ultimi giorni di febbraio, o pur ne' primi +di marzo, essendo egli nato nell'anno 189 +della nostr'Era. Erodiano non men che +Sparziano <span class="fnote">[Spart., in Geta.]</span> cel descrivono per giovane +non esente già da difetti, ma pure alieno +dalla crudeltà, amabile, e che teneva a +mente tutti i buoni documenti del padre. +L'indegno Caracalla, dopo così enorme +misfatto, corse qua e là pel palazzo, facendo +lo spaventato <span class="fnote">[Herod., lib. 4. Dio, lib. 78.]</span>, e gridando di +essere scampato dal più gran pericolo +del mondo, e fingendo di non tenersi +sicuro ivi, a gran passi (ed era la sera) +marciò verso il quartiere de' pretoriani. +I soldati, che erano di guardia del palazzo, +non sapendo come fosse l'affare, gli +tennero dietro anch'essi, passando per +mezzo alla città con ispargere un gravissimo +terrore fra il popolo, che non +intendeva il soggetto di tanto rumore. +Allorchè arrivò Caracalla alla fortezza +de' pretoriani, andò diritto al luogo, dove +stavano le insegne e gl'idoletti loro, fatto +a guisa di cappella; e quivi prostrato a +terra, fece vista di ringraziar il cielo che +gli avesse salvata la vita. Corsero colà +tutti i soldati, ansiosi di sapere che novità +era quella; ed egli sempre parlando con +parole ambigue di pericoli, d'insidie a lui +tese, a poco a poco finalmente arrivò a far +loro intendere che non aveano più se +non un padrone. Poscia, per amicarseli, +promise loro un regalo di duemila e +cinquecento dracme per testa, e la metà +di più del grano solito darsi loro: di +maniera che in un sol dì egli dissipò tutti +i tesori ammassati in diciotto anni +colla crudeltà e rapacità da suo padre. +Permise anche ai soldati di andare a +spogliar vari templi delle cose preziose. +Tanta prodigalità di Caracalla, ancorchè +si venisse da lì a poco a scoprire il fratricidio, +quetò gli animi di coloro, che +<span class="pagenum"><a name="Page_719" id="Page_719"></a>[719]</span> +non solamente proclamarono lui <i>Imperadore</i>, +ma dichiararono nemico pubblico +l'estinto Geta. +</p> + +<p> +Fermossi tutta la notte Caracalla nel +campo dei pretoriani <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>, e la mattina +seguente accompagnato da tutto l'esercito +in armi più del solito, portando egli +stesso la corazza sotto le vesti, si portò +al senato, facendovi anche entrare parecchi +soldati con volere che sedessero. Parlò +delle insidie in varie guise a lui tese +dal nemico fratello, da cui anche ultimamente +poco era mancato che non fosse +stato ucciso a tradimento; ma che egli, +in difendendo sè stesso, aveva ammazzato +l'altro. Se crediamo ad Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 4.]</span>, +parlò anche con asprezza e volto fiero +contro gli amici di Geta. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span> nol +dice, e nè pure Sparziano. Amendue +bensì attestano, che all'uscir della curia +rivolto a senatori: <i>Ascoltate</i>, disse, <i>una +cosa che rallegrerà tutto il mondo. Io fo +grazia a tutti i banditi e relegati nelle +isole.</i> Con che egli venne a riempiere +Roma di scellerati e malviventi, per poi +popolar quelle medesime isole di persone +innocenti. Tornossene Caracalla dal senato +al palazzo, accompagnato di qua e +di là da <i>Papiniano</i> e da <i>Fabio Cilone</i>, che +gli davano di braccio, e sembravano due +suoi cari fratelli, ma per far in breve +un'altra ben diversa figura. Comandò +poi che al cadavero dell'ucciso Geta +fosse fatto un solenne funerale <span class="fnote">[Spartianus, in Geta.]</span>, e che +gli fosse data sepoltura nel sepolcro dei +Settimii nella via Appia. Di là fu poi esso +trasportato nel mausoleo di Adriano. Che +egli allora fosse deificato, lo scrive taluno, +ma non se ne trovano sufficienti +prove. Tutto ciò fece Caracalla per isminuir, +se poteva, l'universale odiosità che +<span class="pagenum"><a name="Page_720" id="Page_720"></a>[720]</span> +egli s'era tirata addosso con sì nero +misfatto. Non istarò io qui a raccontare +i presagii della morte violenta di Geta, +che Sparziano, fecondo di tali osservazioni, +poco per lo più degne di fede, lasciò +scritti. Dirò bensì che Dio anche in +vita punì Caracalla, perchè egli ebbe sempre +davanti agli occhi l'orrido aspetto +del fratello svenato <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, e dormendo se +gli presentavano sempre, degli oggetti +spaventevoli, e pareagli di vedere or esso +suo fratello, ed ora il padre, che colla +spada sguainata gli venivano alla vita. +Scrive Dione, che, per trovar rimedio a +questo interno flagello, ricorse fino alla +magia, e che gli comparvero l'ombre di +molti, fra le quali solamente quella di +Commodo gli disse: <i>Va, che t'aspetta +il patibolo.</i> Ne creda il lettor quel che +vuole. Certo è bensì che questi tetri +fantasmi gli guastarono a poco a poco +la fantasia, talmente che il vedremo furioso. +Ed egli non mancò di visitar i +templi de' suoi dii, dovunque egli andava, +e di mandarvi dei doni per quetar pure +tante interne agitazioni; ma tutto fu indarno. +Il bello era <span class="fnote">[Spartianus, in Geta.]</span> che non udiva +mai ricordarsi il nome di Geta, non ne +mirava mai il ritratto, o le statue di lui, +che non gli venissero le lagrime agli occhi. +Ma o egli fingeva questo dolore, o +pur egli ad ogni soffio di vento mutava +affetti e voleri. Io mi riserbo di parlare +all'anno seguente dell'incredibil sua crudeltà +contro la memoria del fratello, benchè +più propriamente appartengano al +presente anno tutte quelle sue barbare +azioni. E qui dirò unicamente ch'egli +fece rompere tutte le statue di lui, ed +anche fondere la moneta, dove era il suo +nome. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_721" id="Page_721"></a>[721]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXIII" id="CCXIII"></a>CCXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 17.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 16 e 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto</span> +per la quarta volta e <span class="sc">Decimo +Celio Balbino</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Per alcune ragioni da me altrove <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 356.]</span> +accennate, sufficiente motivo abbiamo +di dubitare se il secondo console fosse +<i>Balbino</i> o pure <i>Albino</i>. Che <i>Marco Antonino +Gordiano</i>, il qual fu poi imperadore, +venisse nel presente anno sostituito console +a Balbino, pare che si ricavi da +Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Giordano.]</span>. Ma un'iscrizione scorretta +del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 44, n. 2.]</span> ci fa veder Balbino +tuttavia console nel dì 3 di novembre; +e però resta dubbiosa la cosa. Che +<i>Elvio Pertinace</i>, figliuolo del fu Pertinace +Augusto, fosse anch'egli promosso in +quest'anno al consolato, come stimarono +il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Cons.]</span> e il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis Consular.]</span>, molto +più dubbioso, per non dir falso, a me +comparisce. Debbo io qui ora accennare +le immense crudeltà esercitate dall'inumano +Caracalla nel precedente anno, +e parte ancora in questo; ma quasi +mi cade di mano la penna per l'orrore: +tanto fu il sangue innocente sparso da +quel mostro Augusto. Vanno concordi +gli antichi storici <span class="fnote">[Dio, lib. 77. Herodianus, lib. 4. Spartianus, +in Caracalla.]</span> in asserire ch'egli +sfogò la bestiale sua rabbia contro +chiunque era stato o domestico o amico +o in qualsivoglia maniera parziale allo +ucciso fratello. Quanti nella numerosa +corte di esso Geta, o liberti, o schiavi, +o cortigiani d'altra specie, si trovarono, +tutti furono messi a fil di spada; nè si +perdonò a donne e fanciulli. Fino gli +atleti, gl'istrioni, i gladiatori e qualunque +altra persona che avesse servito al +<span class="pagenum"><a name="Page_722" id="Page_722"></a>[722]</span> +divertimento degli occhi o degli orecchi +di Geta, e fin que' soldati che stettero +alla sua guardia, perderono la vita. +Questo macello si andava facendo di +notte, e, venuto il dì, si portavano i lor +cadaveri fuori della città. Dione conta +venti mila persone sacrificate in questa +maniera dal furore tirannico di Caracalla. +Sparziano aggiugne che furono innumerabili. +Bastava che s'indicasse un +qualche filo di attaccamento avuto con +Geta, vero o falso che fosse, perchè si +desse la sentenza di morte. Nè i suoi +fulmini si fermarono senza percuotere +anche l'alte torri. Era in que' tempi +riputato l'arca del sapere legale il celebre +<i>Papiniano</i>, stato già prefetto del +pretorio, verso il quale poco fa vedemmo +usate tante finezze da Caracalla. Non +altro reato di lui si trovava che il glorioso +di aver fatto il possibile per rimettere +la concordia fra i due fratelli +Augusti. V'ha nondimeno chi scrive <span class="fnote">[Zosimus., Histor., lib. 1.]</span>, +esser egli caduto in disgrazia di Caracalla, +perchè, chiestagli un'orazione da +recitare in senato per sua discolpa, egli +generosamente rispondesse <i>che non era +tanto facile lo scusare un fratricidio, +come il commetterlo; ed essere un secondo +delitto l'accusare un innocente, dopo +avergli tolta la vita</i>. Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span> crede +ciò un sogno de' politici. Fuori bensì di +dubbio è che Papiniano fu ammazzato per +ordine di Caracalla, il qual poi riprese +l'uccisore, perchè, nell'ucciderlo, si +fosse servito della scure in vece della +spada, strumento di morte riservato +per la gente nobile. Un figliuolo di esso +Papiniano, che era allora questore, e tre +giorni prima avea fatto grande spesa in +alcuni magnifici spettacoli, fu anch'egli +tolto dal mondo. Abbiam veduto ancora +<i>Lucio Fabio Cilone</i>, stato due +volte console e prefetto di Roma, in +auge di gran credito e fortuna. Caracalla +il chiamava suo padre, perchè lo avea +avuto per suo aio in gioventù; era +<span class="pagenum"><a name="Page_723" id="Page_723"></a>[723]</span> +anche creduto il suo braccio diritto; +ma niun si potea fidare del capo stravolto +di un tale imperadore <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla. Dio, lib. 77.]</span>. Perchè +anch'egli avea persuasa l'union de' fratelli, +Caracalla mandò un tribuno con +alcuni soldati per tagliargli il capo. Costoro +nol trovarono tosto; e si perderono +a svaligiar le argenterie, i danari e gli altri +preziosi mobili delle sue stanze. Coltolo +poi al bagno, così com'era in camicia +e in pianelle, il menarono per mezzo +la città con disegno di ucciderlo nel +palazzo, maltrattandolo intanto con pugni +sul viso per la strada. La plebe e i soldati +della città, al vedere in sì compassionevole +stato un personaggio di tanta +stima, alzarono un gran rumore e fecero +sedizione. Avvisatone Caracalla, per +quietare il tumulto, avendo paura di +peggio, gli venne incontro, e, cavatasi la +sopravveste militare, la pose indosso al +quasi nudo Cilone, gridando: <i>Lasciate +stare mio padre; non vogliate toccare il +mio aio.</i> Fece poi morire quel tribuno +co' soldati ch'erano iti per ucciderlo, +fingendoli rei, per avere insidiato alla +vita di un sì degno personaggio, ma con +essersi comunemente creduto che li gastigasse +per non averlo ucciso. Di altri +nobili e senatori uccisi parlano Dione, +Erodiano e Sparziano, facendone un fascio; +ma verisimilmente non tulle quelle +stragi appartengono ai due suoi primi +anni. E qui non si dee tacer quella di +<i>Quinto Sereno Sammonico</i>, uno de' più +insigni letterati uomini di questi tempi, +compositore di moltissimi libri, che son +quasi tutti periti <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla. Capitolinus, in +Giordano.]</span>, e che possedeva una +biblioteca di sessantadue mila volumi, donati +poi da suo figliuolo al secondo dei +Giordani Augusti. Forse perchè Geta si +dilettava forte della lettura dei di lui libri, +Caracalla la prese con lui. Si trovava +l'infelice Sammonico a cena quando +gli arrivarono i sicarii che gli spiccarono +la testa dal busto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_724" id="Page_724"></a>[724]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXIV" id="CCXIV"></a>CCXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 18.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 17 e 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Messalla</span> e <span class="sc">Sabino</span>. +</p> + +<p> +Non è certo, come vuole il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span>, +che <i>Messalla</i> portasse il nome di +<i>Silio</i>; nè questi potè essere quel <i>Silia +Messalla</i> che Dione mette console nell'anno +193 sotto Giuliano, perchè sarebbe +appellato console <i>per la seconda +volta</i>. Tornando ora a Caracalla, volle +egli, non so ben dire se in questo o nel +precedente anno, rallegrare il popolo romano +con degli spettacoli <span class="fnote">[Herod., lib. 4. Dio, lib. 77.]</span>, cioè con +cacce di fiere, combattimenti di gladiatori +e corse di cavalli. Ma quivi ancora +ebbe luogo la sua crudeltà, mostrando +il suo piacere nel vedere i gladiatori +scannarsi l'un l'altro. Si sa <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span> che, +quando egli era fanciullo, pareva così +inclinato alla clemenza, che non si poteva +immaginare di più; perchè, vedendo +uomini esposti alle fiere, si metteva a +piangere, e voltava il viso altrove. E un +dì, perchè uno de' fanciulli che giocavano +seco fu aspramente battuto, per essersi +scoperto attaccato alla religion giudaica +(probabilmente vuoi dire Sparziano la +cristiana), egli non guardò mai più di +buon occhio il padre di esso fanciullo, +o pur colui che l'avea sferzato. Ma, fatto +grande, cangiò ben costumi e natura, e +sua delizia divenne lo spargimento e la +vista del sangue. Fra gli altri gladiatori +che in que' giuochi perirono, uno fu Batone, +forzato da lui a combattere nello +stesso dì con tre altri di fila. Restò egli +ucciso dall'ultimo, ma ebbe la consolazione +che il pazzo imperadore gli fece +una magnifica sepoltura. Un altro di essi +gladiatori, appellato Alessandro, gli fu +sì caro, che a lui innalzò molte statue +in Roma ed altrove. Nelle corse poi dei +<span class="pagenum"><a name="Page_725" id="Page_725"></a>[725]</span> +cavalli, perchè alcuni del popolo dissero +qualche burla contro ad uno de' carrettieri +da lui favoriti, ordinò a tutti i soldati +di ammazzar chiunque avea parlato. +Non conoscendosi i rei di questo gran +delitto, restarono molti innocenti uccisi, +e gli altri con denari riscattarono la lor +vita. Ma perciocchè Roma era divenuta +per lui un teatro di nere immaginazioni, +se ne partì Caracalla, non già nel precedente, +ma nel presente anno, perchè si ha +una sua legge <span class="fnote">[L. Si hi quos servos., C. de libera causa.]</span> data in Roma nel dì 5 +di febbraio. Prese il pretesto di visitar le +provincie, e di levar dall'ozio le milizie <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>. +Andò nella Gallia, ed appena arrivato +colà, fece morir il proconsole della +provincia narbonese, sconvolse tutti quei +popoli, guastò i privilegii delle città, e si +comperò l'odio di ognuno. Ammalatosi +quivi, guarì, e trattò poi crudelmente +que' medici che l'aveano curato. Di là +passò nella Germania. Che prodezze egli +facesse in quelle parti, non è ben noto. +Scrive Sparziano ch'egli verso la Rezia +ammazzò molti Barbari, e soggiogò i +Germani. Certo è <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span> che una specie di +guerra fu da lui fatta contra dei Catti e +degli Alemanni o Alamanni, il nome +de' quali si comincia ad udire in questi +tempi. Se crediamo ad Erodiano <span class="fnote">[Erodian., lib. 4.]</span>, fece +Caracalla una bellissima figura fra i suoi +soldati, perchè andava vestito da fantaccino, +era de' primi ad alzar terreno, a +far ponte, marciava a piedi coll'armi, +mangiava poveramente al pari di essi, +con altre simili scene di bravura. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 77, et in Excerp. Valesianis.]</span> +confessa anch'egli che la funzion +di soldato seppe farla, fingendo nondimeno +più di quel che era; ma non già +quella di generale; e ch'egli in quella +spedizione si fece assai ridere dietro +dai popoli della Germania. Venivano i +lor deputati fin dall'Elba per dimandar +pace, ma nello stesso tempo dimandavano +danaro; e Caracalla, dopo aver +<span class="pagenum"><a name="Page_726" id="Page_726"></a>[726]</span> +fatta qualche rodomontata, li pagava bene, +ed accordava loro delle pensioni, +comperando a questo prezzo la loro amicizia. +Anzi si cominciò ad affratellar +cotanto con loro, che si vestiva alla lor +moda, portava parrucca bionda, per assomigliar +i loro capelli, e venne fino ad +arrolar nelle sue schiere, ed anche nelle +sue guardie, moltissimi di loro, con fidarsi +da lì innanzi più di essi che dei +soldati romani. Trattava anche in segreto +alle volte con quei deputati, non essendovi +presenti che gl'interpreti, a' quali +fece poi levar la vita, affinchè non rivelassero +le sue conferenze. In somma, o +per diritto o per rovescio, tanto egli fece, +che prese il titolo di <i>Germanico</i>, il quale +comincia a vedersi nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> di +questi tempi. Truovasi anche appellato +<i>Imperadore per la terza volta</i>, che non +dà un sicuro indizio di vittoria, trattandosi +di questo general da commedia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXV" id="CCXV"></a>CCXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 19.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 18 e 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Leto</span> per la seconda volta e <span class="sc">Cereale</span>. +</p> + +<p> +Un'iscrizione, probabilmente spettante +a questo <i>Leto</i> console, e da me +riferita nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 353, +num. 4.]</span>, se fosse +a noi pervenuta ben intera, forse ci +scoprirebbe ch'egli fu della famiglia +<i>Catia</i>. Altri nomi loro dati dagl'illustratori +de' Fasti, per essere dubbiosi, io li +tralascio. Sparziano scrive <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span> che un +<i>Leto</i>, il quale era stato il primo a consigliar +Caracalla di uccidere Geta, fu +anche il primo forzato a morir col veleno, +a lui inviato dallo stesso Caracalla; +e però non dovrebbe essere questo che +fu ora console. Dalla Germania, secondo +il medesimo Sparziano, passò Caracalla +nella Dacia, oggidì Transilvania, e vi si +<span class="pagenum"><a name="Page_727" id="Page_727"></a>[727]</span> +fermò qualche tempo; con far ivi qualche +scaramuccia coi Geti, appellati poi +più comunemente Goti, e pare che ne +riportasse vittoria. <i>Elvio Pertinace</i>, figlio +del fu Pertinace Augusto, prese di qua +motivo nell'anno seguente di dire un +motto pungente; perchè, nominandosi i +titoli dati a Caracalla di <i>Germanico</i>, +<i>Partico</i>, <i>Arabico</i> ed <i>Alemannico</i>; <i>aggiugnetevi</i>, +diss'egli, <i>anche quello di Getico +Massimo</i>, come a lui dovuto per aver +debellato i Geti, tacitamente nondimeno +alludendo alla morte da lui data a Geta +suo fratello. Forse non è vero ch'egli +facesse guerra coi Geti, ma è ben da +credere vero quel motto. Sappiamo che +questo <i>Pertinace</i> fu fatto morire da Caracalla, +e non già per questa puntura a +lui riferita. Spanciano scrive che gli tolse +la vita perchè era figliuolo di un imperadore. +Ma come mai aspettò egli tanto? +Forse fu in que' medesimi tempi che +egli mandò all'altro mondo <i>Claudio +Pompeiano</i>, nato da <i>Lucilla</i>, figliuola di +Marco Aurelio Augusto, e da <i>Pompeiano</i>, +cioè da un padre stato due volte console, +e bravo generale di armate <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>. Incamminossi +poi Caracalla per la Mesia nella +Tracia. La vicinanza della Macedonia +produsse un mirabil effetto, perchè fece +diventar questo Augusto un novello +Alessandro. Se gli mancò il capo e il +valore di quel gran conquistatore, non +gli mancò già l'esterno di lui portamento. +Si vestì egli alla macedonica, e poi +scrisse al senato che gli era entrata in +corpo l'anima di Alessandro, e per +questo volea essere chiamato <i>Alessandro +Orientale</i>. Da tali azioni che conseguenza +sia per tirare il lettore, io non istarò a +cercarlo. Inoltre della più scelta gioventù +della Macedonia formò una brigata +di fanteria, a cui diede il nome di +falange macedonica, di sedici mila persone, +tutte armate nella guisa che anticamente +furono le truppe di Alessandro. +Volle inoltre che si alzassero statue per +tutte le città in onor di esso Alessandro, +<span class="pagenum"><a name="Page_728" id="Page_728"></a>[728]</span> +e massimamente nel Campidoglio e in +ogni tempio di Roma. Moveva il riso +il vedere in varii luoghi immagini dipinte +che con un sol corpo in due differenti +viste rappresentavano la faccia di Alessandro +il Macedone e di Caracalla. +</p> + +<p> +Volendo poi passare il Bosforo di +Tracia per entrar nell'Asia <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>, fu in +pericolo di fare naufragio, essendosi rotta +l'antenna della sua nave; ma si salvò +nello schifo. Racconta Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span>, che +essendo giunto a Nicomedia, dove passò +il verno di quest'anno, la sua vita era +questa. Facea sapere ai senatori che +l'accompagnavano (uno de' quali era lo +stesso Dione) che alla levata del sole +fossero pronti, perchè volea tener ragione +e trattar degli affari spettanti al +pubblico bene; e li facea aspettar fino +a mezzodì, e talvolta fino a sera, senza +mai lasciarsi vedere. Ed egli intanto si +dava bel tempo col carrozzare, ammazzar +bestie, addestrarsi ai combattimenti +de' gladiatori, e col bere ed ubbriacarsi. +Alla presenza degli stessi senatori mandava +piatti di vivande e bicchieri di vino +ai soldati ch'erano di guardia. Finalmente +si lasciava pur vedere per isbrigar +qualche causa, per lo più mezzo ubbriaco +ed appena udite poche parole, voleva +che si decidesse. Teneva in sua corte +un eunuco spagnuolo, deforme al maggior +segno non men di corpo che di costumi, +creduto uno stregone, e fabbricator +di veleni, che facea da padrone +sopra il senato. Dappertutto manteneva +spie che gli riferivano quel di vero o +di falso che lor piaceva, senza parteciparlo +al suo consiglio; volendo egli gastigar +le persone senza saputa de' ministri: +il che cagionava una somma confusion +di cose, ed era seminario di molte +ingiustizie. In tutti poi questi suoi viaggi +pareva che avesse tolto di mira i senatori, +per ridurli in camicia, volendo che +a loro spese (cioè, per quanto io credo, +della repubblica) fabbricassero per istrada +<span class="pagenum"><a name="Page_729" id="Page_729"></a>[729]</span> +alloggi e case di molto costo, la maggior +parte delle quali a nulla servirono, e nè +pur erano da lui vedute. E dovunque +egli s'immaginava di dover dimorare +nel verno, esigeva che gli si edificassero +anfiteatri e circhi; e questi appresso si +distruggevano. Che s'egli impoveriva il +senato e maltrattava i senatori, era poi +tutto cortesia verso i soldati, e consisteva +la sua gran premura in regalarli +con prodigalità incredibile. Nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> +di quest'anno si vede esaltata la +di lui <i>liberalità VII</i>, <i>VIII</i> e <i>IX</i>, senza +fallo usata verso le milizie. Largamente +poi spendeva in bestie fiere o mansuete, +e in cavalli <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span>, per far la caccia di quelle, +o per correre alla disperata con gli +altri in cocchio. Volta vi fu ch'egli uccise +di sua mano cento cignali. E facendo +le sue carriere, diceva d'imitare il sole, +gloriandosi forte di non esser da meno di +lui. Costrigneva poscia i suoi cortigiani e +gli altri ricchi a rappresentar degli spettacoli +con gravissima loro spesa, e vigliaccamente +ancora dimandava ad essi del +danaro quando n'era senza. Tale fu la +sua maniera di vivere finchè regnò; e +per questo suo scialacquare non si può +dire quante gabelle nuove egli mettesse, +quante estorsioni facesse; di maniera +che egli in quei pochi anni diede il guasto +a tutto l'imperio romano, e desolò +le provincie. E diceva spesso di non abbisognar +di cosa alcuna, fuorchè di danaro, +da impiegarsi poi, non già in gratificar +chi lo meritava, ma solamente +per arricchir soldati e regalar adulatori. +A <i>Giunio Paolino</i> donò egli un dì dieci +mila scudi d'oro, perchè gli disse, che +<i>quando anche fingeva d'essere in collera, +sapea farlo sì bene, che si credea veramente +incollerito</i>. <i>Giulia Augusta</i> sua +madre, che gli tenne sempre compagnia +in questi viaggi, non si guardò dal riprenderlo, +perchè gittasse tanti tesori +<span class="pagenum"><a name="Page_730" id="Page_730"></a>[730]</span> +in seno ai soldati, con essersi ridotto a +non aver più un soldo di tanti danari +giustamente o ingiustamente esatti; ed +egli: <i>Non dubitate, o madre</i> (rispose +mostrandole la spada), <i>finchè questa durerà, +non mancheranno danari</i>. Tanto poi +si mostrò spasimato per la memoria di +Alessandro il Grande questo nuovo Alessandro, +che, essendosi compiaciuto un +dì in vedere un tribuno di soldati +saltar molto snello a cavallo, gli dimandò +di che paese fosse: <i>Macedone</i>, rispose +egli. E il vostro nome? <i>Antigono</i>. E quello +del padre? <i>Filippo</i>. Allora disse Caracalla: +<i>Ho tutto quel ch'io voleva</i>; e il +fece salire a più alto posto, e da lì a poco +il creò senatore e pretore. Fu proposta +davanti a lui la causa d'un certo +Alessandro, non già Macedone, reo di +molti misfatti. Perchè l'accusatore di +tanto in tanto andava dicendo: <i>Alessandro +omicida; Alessandro odiato dagli +dii</i>. Caracalla, quasi che si parlasse di +lui, saltò su gridando: <i>Se non la dismetti +di trattar così il nome di Alessandro, +ti farò andar per le poste all'altro +mondo</i>. Conduceva anche seco molti +elefanti, perchè ancor questo conveniva +ad un vero imitator d'Alessandro e di +Bacco. Ed ecco in quali mani era caduto +in questi tempi il misero imperio romano. +Furono nell'anno presente, se dice +il vero Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, terminate in Roma +le terme antoniane, fabbricate d'ordine +d'esso Caracalla. Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> fa un +bell'elogio di quell'edifizio, mirabile +non meno per la magnificenza che per +la bellezza dell'architettura. Resta ancora +accertato, che laddove in addietro si +contava per grazia grande il conseguire +la cittadinanza di Roma, questo imperadore +con suo decreto la diede a tutte +le città del romano imperio: intorno a +che molto hanno parlato i letterati illustratori +delle cose romane. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_731" id="Page_731"></a>[731]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXVI" id="CCXVI"></a>CCXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 20.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 19 e 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Catio Sabino</span> per la seconda volta e <span class="sc">Cornelio +Anulino</span>. +</p> + +<p> +Certi sono i cognomi de' consoli di +quest'anno, cioè <i>Sabino</i> ed <i>Anulino</i>. Per +conto dei nomi, un'iscrizione riferita dal +Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> e dal Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaurus Inscript., p. 183, n. 4.]</span>, si dice +posta Q. AQVILLIO SABINO II. SEX. +AVRELIO ANVLLINO COS. Ma essa +dee essere falsa; o, se è legittima, appartiene +a qualche altro anno. Perciocchè +un'altra presso il medesimo Grutero <span class="fnote">[Idem, pag. 261.]</span> +fu alzata CATTO SABINO II. ET CO. +ANVLLINO COS., ed una parimente presso +il Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 682.]</span>, C. ATIO SABINO II. +ET CORNELIO ANVLINO COS. In vece +di C. ATIO, credo io che s'abbia a leggere +CATIO SABINO II., perchè, se questo +primo console fosse ornato del prenome, +anche il prenome dell'altro apparirebbe. +Dopo avere <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span> l'Augusto Caracalla passato +il verno in Nicomedia, dove celebrò +il suo giorno natalizio nel dì 4 di +aprile, ripigliò il suo viaggio <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>; ed arrivato +alla città di Pergamo, celebre fra +i Gentili pel tempio di Esculapio, dove +si facea credere alla buona gente che +quel falso dio in sogno rivelasse il rimedio +dei mali del corpo: quivi Caracalla +si raccomandò, e di cuore, a quella +ridicola divinità, che pur non avea orecchi. +Egli era malsano, e pativa varii mali, +parte evidenti, parte occulti: effetti +dell'intemperanza sua nella gola e nella +libidine, per cui anche era divenuto inabile +alla generazione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>. Sognò quanto +volle; ma niun sollievo trovò a' suoi +malori. Visitò la città d'Ilio, e benchè i +<span class="pagenum"><a name="Page_732" id="Page_732"></a>[732]</span> +Romani si tenessero per discendenti dai +Troiani, pure più onor fece, al sepolcro +di Achille. Non si trovava chi facesse +la figura di Patroclo. O di morte naturale +o di veleno morì allora Festo, il più +caro de' suoi liberti; e quella vana testa +di Caracalla gli fece far le esequie +con tutte quelle cerimonie che sono descritte +da Omero per Patroclo del suo +poema. Di là passò ad Antiochia, dove +per qualche tempo attese alle delizie, +e dichiarò guerra al re de' Parti. Ne +prese motivo, perchè Tiridate ed Antioco, +due de' suoi uffiziali, erano disertati +e passati al servigio di quel re, il quale, +non ostante che da Caracalla ne +fossero fatte più istanze, non li volle +mai rendere. Trovavasi allora quel re +in dispari, perchè in guerra con un +suo fratello, e Caracalla si gloriava di +aver seminato fra loro la discordia; +però, per non tirarsi addosso anche la +potenza romana, fu costretto a restitur +que' due uffiziali. Caracalla allora si +quietò, al vedersi così rispettato e temuto; +e fatto poi sapere ad <i>Abgaro</i> re di +Edessa, o sia dell'Osroene, con amichevoli +lettere, che desiderava di vederlo, +questi sen venne; ma, credendo di trovare +in Caracalla un imperador romano, +vi trovò un traditore <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>. Abgaro fu +messo in prigione, e Caracalla s'impadronì +di quella provincia, dove in fatti +lo stesso Abgaro per la sua crudeltà +era forte odiato da quella nobiltà. Confessano +tutti gli storici che la simulazione +e il mancar di fede non fu l'ultimo +dei vizii di Caracalla. Anche nella +guerra fatta in Germania avea lavorato +di frodi, gloriandosi poi di aver colle +sue arti messa rottura fra i Vandali e +Marcomanni, ed attrappolato <i>Gaiovomaro</i> +re de' Quadi, con torgli anche la vita. +Inoltre, avendo finto di voler arrolar +nelle sue guardie moltissimi giovani di +nazion germanica, gli avea poi fatti tagliare +a pezzi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_733" id="Page_733"></a>[733]</span> +</p> + +<p> +In questi tempi ancora bolliva la +discordia tra il re dell'Armenia e i suoi +figliuoli. Caracalla colla sua consueta +infedeltà chiamò cadaun d'essi alla corte, +facendo loro credere di volerli accordare +insieme. L'accordo fu, che tutti li +ritenne prigioni, figurandosi di poter fare +il medesimo giuoco dell'Armenia che +avea fatto dell'Osroene; ma s'ingannò. +Que' popoli presero l'armi per difendersi, +senza volersi punto fidare di un +principe che s'era troppo screditato colla +sua perfidia. Avea Caracalla alzato al +grado di prefetto del pretorio <i>Teocrito</i>, +uomo vilmente nato, già ballerino nei +teatri, e divenuto a lui caro, perchè stato +suo maestro nel ballo, e che per ammassar +roba commise varie crudeltà <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span>, +e facea anche sotto mano il mercatante. +Presso Sifilino è detto essere stato tanta +la di lui autorità nella corte, che la facea +da superiore ai due prefetti del pretorio. +Questo degnissimo generale fu da +lui inviato con un corpo d'armata per +sottomettere l'Armenia; ma da quei +popoli rimase intieramente disfatto. Scrisse +in questi tempi Caracalla al senato, +con dire di saper bene ch'esso non sarebbe +contento delle di lui imprese; ma +che, tenendo egli una buona armata al +servigio suo, avea in fastidio chiunque +sparlasse di lui. Quindi volle passar in +Egitto, con ispargere voce d'essere spinto +da divozione verso Serapide, e da desiderio +di veder la fiorita città di Alessandria, +fabbricata dal suo caro Alessandro +Magno <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>. Arrivata questa nuova in +quella città, gli Alessandrini, gente vana, +non cupando in sè stessi per l'allegrezza, +si diedero a far mirabili preparamenti +di addobbi, di musiche, di profumi +per accogliere con gran solennità il +regnante. Ma Caracalla, secondo il suo +costume, doppio di cuore, si portava colà +non per rallegrar que' cittadini, ma +per disertarli. Il natural di quel popolo +era inclinato forte alla maldicenza, ed +<span class="pagenum"><a name="Page_734" id="Page_734"></a>[734]</span> +avea sempre in bocca motti frizzanti, +specialmente contro ai potenti. In fatti, +senza nè pur risparmiare l'imperador +stesso, misero in canzone la morte da +lui data al fratello, attribuendogli anche +un disonesto commercio colla madre, e +deridendo la piccola di lui statura, non +ostante la quale egli si credeva un altro +Alessandro e un nuovo Achille. I principi +saggi, che non prendono mosche, +non fan più caso di simili ciarle, di quel +che si faccia delle ingiurie de' pappagalli +e delle gazze. Ma all'iracondo e bestial +Caracalla esse trapassavano il cuore, e +però ne volea far gran vendetta. Giunto +ad Alessandria, visitato con divozione +il tempio di Serapide, vi fece molti sagrifizii; +andò al sepolcro di Alessandro, +e vi lasciò de' preziosi ornamenti. Gridavano +gli Alessandrini: <i>Viva il buon +Imperadore;</i> e lo sdegno sanguinario di +Caracalla stava allora per piombar sulle +loro teste. Erodiano scrive che, fatta +raunar la gioventù di Alessandria fuori +della città, che ascendeva a migliaia, +fingendo di voler formare un falange +ancora di Alessandrini, dopo averli fatti +attorniare dal suo esercito, tutti ordinò +che fossero messi a fil di spada. Orridissima +fu quella strage. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span> scrive +che il macello seguì nella città di notte +e di giorno, ed essere stato sì grande il +numero degli uccisi, che impossibile fu +il raccoglierlo <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>. Vi perì gran copia +ancora di forestieri venuti per veder +quelle feste; il sacco fu dato ai fondachi +a alle case, nè andarono esenti dalla +rapacità militare que' templi. E questi +furono i nemici che il detestabil Augusto +andò a cercare in Oriente per gastigarli. +Divise poi la città in due parti, la privò +di tutti i privilegii, e lasciovvi presidio, +con divieto ai cittadini di far adunanze +in avvenire. Perseguitò ancora i seguaci +di Aristotile, con dire che quel filosofo +era stato cagion della morte di Alessandro, +e levò loro le scuole che godevano +<span class="pagenum"><a name="Page_735" id="Page_735"></a>[735]</span> +in quella città. Da uno di quegli oracoli +Caracalla fu chiamato una fiera; ma chi +v'ha che non l'abbia a chiamar tale, +e vedute crudeltà sì enormi? Anch'egli +nondimeno si gloriava di questo, benchè +molti poi facesse uccidere, perchè divulgavano +l'oracolo suddetto. +</p> + +<p> +Tornossene questa fiera Augusta ad +Antiochia, con animo di far una delle +sue frodi anche ad <i>Artabano</i> re dei Parti. +Se crediamo ad Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>, gli dimandò +per moglie una di lui figliuola, proponendo +nello stesso tempo di far una +specie di unione delle due monarchie, +sufficiente ad assoggettar tutto il mondo +allora conosciuto. Non ne volea sentir +parlare a tutta prima Artabano, ma poscia, +accettato il partito, lasciò campo a +Caracalla d'inoltrarsi nel suo regno, come +s'egli andasse a prendere la sposa, e a +visitar il re suocero. Venne da una certa +città ad incontrarlo Artabano con +immensa quantità di gente tutta inghirlandata +e senz'armi. Allora Caracalla +comandò a' suoi di menar le mani contra +de' Parti, che, trovandosi privi di cavalli +e d'armi, ed imbrogliati dalle vesti +lunghe, nè poteano punto difendersi, nè +speditamente fuggire. Gran carnificina +vi fu fatta; il re ebbe tempo di scappare; +restò il paese in preda ai Romani, i +quali, stanchi del tanto uccidere e rubare, +se ne tornarono finalmente nella +Mesopotamia colla gloria di essere insigni +traditori. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, all'incontro, lasciò +scritto (ed è ben più verisimile il +suo racconto) che avendo Artabano +promesso la figliuola a Caracalla, e poi +negatala, perchè s'avvide avere un sì +perfido Augusto dei perniciosi disegni +sopra il suo regno, e che non era uomo +da fidarsi di lui; allora Caracalla ostilmente +entrò nella Media, saccheggiò e +smantellò varie città, e fra l'altre Arbela, +e distrusse i sepolcri dei re parti. Si +servì ancora di lioni, mandandoli a quelle +<span class="pagenum"><a name="Page_736" id="Page_736"></a>[736]</span> +genti <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>. Dione nondimeno scrive +che fu un solo lione, che, calato all'improvviso +dal monte, fece del male ai Parti. +Ora, quantunque niuna battaglia seguisse, +perchè i Parti scapparono alle +montagne, e di là dal fiume Tigri, pure +il vano imperadore scrisse al senato +magnifiche lettere di queste sue vittorie, +colle quali avea conquistato tutto l'Oriente, +e volle il titolo di <i>Partico</i>. Si sapeva +a Roma quel ch'era, ma convenne +far vista di credere illustri e memorande +quelle imprese. Nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> dell'anno +seguente si trova menzionata la +<i>vittoria partica</i>, ma non si vide già che +egli prendesse il titolo di <i>Imperadore +per la quarta volta</i>, benchè al Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> +sia sembrato di vederlo. Venne <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> +poscia Caracalla coll'armata a +prendere la stanza di verno nella città +di Edessa, assai contento delle sue strepitose +prodezze. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXVII" id="CCXVII"></a>CCXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Callisto</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Macrino</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Bruttio Presente</span> e <span class="sc">Tito Messio +Extricato</span> per la seconda volta. +</p> + +<p> +Ricevette in quest'anno la corona +del martirio san <i>Zefirino</i> papa, e fu in +suo luogo posto nella cattedra di san +Pietro <i>Callisto</i>. Svernò, come già accennai, +l'Augusto Caracalla in Edessa <span class="fnote">[Anastasius Bibliothecar.]</span>, +dove tanto egli che i soldati suoi viveano +nelle delizie senza disciplina alcuna nelle +case de' cittadini, e prendendo come proprie +tutte le loro sostanze; quando, secondo +i regolamenti de' tempi addietro, +i soldati anche in tempo di verno abitavano +sotto le pelli, cioè sotto le tende +fatte di pelli. Lo stesso imperadore avea +mutata la forma delle vesti militari, avendo +presa dai Galli la foggia di un +<span class="pagenum"><a name="Page_737" id="Page_737"></a>[737]</span> +abito talare, appellato <i>Caracalla</i>, con +cappuccio, di cui andava egli vestito <span class="fnote">[Spartianus. Dio. Aurelius Victor.]</span>, +e voleva che andassero vestiti anche i +soldati. Di là venne il soprannome a lui +dato di <i>Caracalla</i>. Si avvidero allora i +Parti che non erano poi lioni i Romani; +anzi, in sapere che la vita molle del quartiere +di verno e le fatiche dell'anno precedente +aveano snervata la milizia romana, +facean dei gran preparamenti per +vendicarsi. Ma nè pur Caracalla si teneva +le mani alla cintola, ammassando anche +egli gente, e quanto occorreva per tornare +in campagna contra di loro; quando +Iddio volle mettere fine alle iniquità di +questo indegno imperadore o piuttosto +esecrabil tiranno. Esercitava in questi +tempi l'uffizio di prefetto del pretorio, +o sia capitan delle guardie, <i>Marco Opellio +Macrino</i>, nativo d'Africa, i cui natali +furono vilissimi. Era in età di circa +cinquantatrè anni. Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Macrino.]</span>, nella +Vita di lui, ne parla assai male. Dione, +all'incontro, scrive <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span> aver egli con alcune +buone qualità compensati i difetti +della sua bassa nascita, essendo stato +competentemente dotto nello studio legale, +uomo moderato, avvezzo a giudicare +con molta equità, e che si facea +amare. Avvenne che un indovino in Africa +chiaramente disse ch'esso Macrino +e <i>Diaduminiano</i> suo figlio, in età allora +di circa nove anni, aveano da essere +imperadori <span class="fnote">[Herodianus, lib. 2.]</span>. Costui, mandato a Roma, +confessò questo medesimo a <i>Flavio Materniano</i>, +comandante delle milizie lasciate +in Roma, il qual tosto ne spedì +l'avviso a Caracalla Augusto. Ma, per +attestato di Dione, non andò la lettera +direttamente a lui, perchè ordine v'era +di portar le lettere provenienti da Roma +a <i>Giulia Augusta</i>, la quale, dimorando +in Antiochia con grande autorità, avea +l'incumbenza di accudire a tutti gli affari, +per non isturbare il figliuolo occupato +<span class="pagenum"><a name="Page_738" id="Page_738"></a>[738]</span> +nella guerra coi Parti. Intanto avendo +<i>Ulpiano Giuliano</i>, allora censore, +inviato frettolosamente a Macrino un +altr'uomo coll'avviso di quanto bolliva +in Roma contra di lui, Macrino venne +prima di Caracalla a risapere il pericolo +a cui egli era esposto, perchè in simili +casi vi andava la vita. Si aggiunse che +un certo Serapione Egiziano pochi dì +prima avea predetto a Caracalla che poco +restava a lui di vita, e che gli succederebbe +<i>Macrino</i>. Fu ben pagata la di +lui predizione, con essere dato in cibo +ai lioni. Imperciocchè Caracalla conduceva +sempre seco una man di lioni, e +specialmente ne amava uno assai dimestico, +appellato Acinace (noi diremmo +scimitarra), e il teneva a guisa d'un cane +alla tavola, al letto od alla porta, con +baciarlo sovente pubblicamente. Per tali +accidenti determinò Macrino di prevenir +la morte propria con procurar quella +di Caracalla. Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 2.]</span> aggiunge +che Caracalla anche talvolta aspramente +motteggiava Macrino, trattandolo da uomo +da nulla nel mestier dell'armi, con +giungere ancora a minacciargli la morte. +Secondochè s'ha dal medesimo storico, +arrivato il plico delle lettere spedite da +Materniano, Caracalla, che in cocchio +era dietro a far correre i suoi cavalli, +lo diede a Macrino, come era suo costume +alle volte, con ordine di riferirgli +dipoi le cose importanti, e di eseguir +intanto quelle che esigessero risoluzione. +Trovò <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span> per questo fortunato accidente +Macrino il brutto avviso che di sua +persona era dato a Caracalla. Osservi +qui il lettore che mali effetti producesse +una volta la troppa credenza agl'impostori +indovini. Caracalla avea gli oroscopi +e le geniture di tutti i nobili romani, +credendo di conoscere chi l'amava +o l'odiava, e chi gli potesse tendere +insidie. Si folle credenza o produsse o +almeno accelerò la di lui rovina. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_739" id="Page_739"></a>[739]</span> +</p> + +<p> +Macrino adunque, senza perdere tempo, +giacchè credeva perduto sè stesso, +qualora Materniano avesse con altre lettere +replicato l'avviso, segretamente +trattò con un tribuno delle guardie, appellato +Giulio Marziale, della maniera +di levar dal mondo l'iniquo Caracalla. +Oltre all'essere Marziale uno de' maggiori +suoi amici, nudriva ancora un odio +gravissimo contra di esso Augusto, perchè +avea fatto morir, qualche tempo prima, +indubitamente un di lui fratello. Promise +egli di fare il colpo alla prima buona +congiuntura. Infatti, nel dì 8 di aprile, +essendo montato a cavallo Caracalla con +poche guardie <span class="fnote">[Dio, lib. 78. Herod., lib. 4. Spartianus, in +Severo.]</span>, per andare alla città +di Carre a fare il sacrifizio alla dea Luna, +appellata da quel popolo il dio Luno, +essendo smontato per una necessità del +corpo, e ritiratesi per riverenza le guardie; +Marziale, che stava attento ad ogni +momento per isvenarlo, se gli accostò +con qualche pretesto, quando egli ebbe +soddisfatto al bisogno, ovvero per aiutargli +a risalire a cavallo, perchè non erano +in uso allora le staffe. Quel che è +certo, con un pugnale gli diede una ferita +nella gola, e morto lo distese per +terra. Perchè l'altre guardie non si avvidero +così tosto del colpo fatto, avrebbe +potuto salvarsi Marziale, se avesse lasciato +indietro il pugnale. Ma riconosciuto +da uno de' Tedeschi, o pure Sciti, che +scortavano Caracalla, gli scagliarono +dietro delle freccie e l'uccisero. Divulgata +la morte dell'imperadore, corse +colà tutto l'esercito, e più degli altri +Macrino si mostrò dolente d'una sciagura, +per cui internamente facea gran +festa il suo cuore. Ma a chi era morto +nulla giovavano i lamenti altrui. Così <i>Marco +Aurelio Antonino</i>, non meritevole d'essere +da noi rammentato se non col soprannome +di <i>Caracalla</i>, terminò i suoi +giorni in età di ventinove anni, dopo aver +regnato solo sei anni, due mesi ed +<span class="pagenum"><a name="Page_740" id="Page_740"></a>[740]</span> +alcuni giorni. Egli <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span> era anche soprannominato +<i>Tarante</i>, dal nome di un gladiatore, +il più sparuto e scellerato uomo +che vivesse sopra la terra. E morì odiato +da tutti, ma non già dai soldati, ancorchè +non pochi sofferissero mal volentieri +che egli nelle sue guardie anteponesse +i Germani e gli Sciti ai Romani. Macrino, +fatto dipoi bruciare il di lui corpo, e riposte +le ceneri in un'urna, le mandò +ad Antiochia a Giulia sua madre. Dopo +qualche tempo le fece egli stesso portare +a Roma a seppellire nel mausoleo d'Adriano. +Allorchè arrivò a Roma la nuova +della morte di Caracalla, non si attentava +la gente a mostrare di crederla +vera, finchè, venuti più corrieri ed accertato +il fatto, ognuno lasciò la briglia +all'allegrezza, ma specialmente il senato +e la nobiltà, a' quali parve di ritornar +in vita <span class="fnote">[Capitolinus, in Macrino.]</span>, perchè in addietro lor sempre +parea di aver la spada pendente sul +capo. Caricarono i senatori il nome e la +memoria di lui dei più obbrobriosi titoli, +ma per paura de' soldati non ardirono +di chiamarlo nemico pubblico. Anzi, creato +che fu imperadore <i>Macrino</i>, vennero +sue lettere, colle quali pregava il senato +di decretare gli onori divini ad esso <i>Caracalla</i>, +e bisognò ubbidire. E si vide +allora, come osserva fin lo stesso Sparziano +di professione pagano <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>, questa +orrida deformità, che un uccisore del +padre e del fratello, un boia del senato +e del popolo di Roma e d'Alessandria, +l'orrore in somma del genere umano, +presso il quale dopo morte si trovò una +incredibile copia di varii veleni, per valersene +a soddisfare le sue voglie crudeli: +questo mostro, diss'io, conseguì +il titolo di dio, e per ordine di un Macrino, +che l'avea fatto uccidere, con +aver da li innanzi tempio, sacerdoti e +cultori. Saran pure stati contenti ed allegri +di sì nobil compagnia gli dii della +Gentilità! avran pure ottenuto delle belle +<span class="pagenum"><a name="Page_741" id="Page_741"></a>[741]</span> +grazie da questo nuovo dio i Pagani! +Io tralascio i presagii della di lui morte +riferiti da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, gran cacciatore di +somiglianti augurii, ai quali per lo più +si facea mente dopo il fatto. +</p> + +<p> +Quanto a <i>Giulia Augusta</i>, madre di +esso Caracalla, si vuol ora avvertire che +essa era nata in Soria, e probabilmente +ella fu che condusse colà il figliuolo, forse +per non partirne mai più. Grande era +stata sotto Severo Augusto suo marito +la di lei autorità, maggiore fu sotto il +figlio Caracalla, di modo che comunemente +veniva appellata <i>Julia Domna</i>, cioè +<i>Giulia signora e padrona</i>. L'adulazione +inoltre inventò per lei i titoli di <i>madre +degli Augusti, della patria, del senato, +delle armate</i>. Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> le dà taccia +di donna infame per gli adulterii, ed aggiunge +anche un fatto più nero, cioè che +il figliuolo, dopo la morte di Severo, la +prese per moglie nella seguente maniera. +Essendo ella bellissima femmina, si lasciò +un dì vedere a Caracalla quasi affatto +ignuda. Miratala in quell'atto Caracalla, +disse: <i>Io vorrei se fosse lecito...!</i> Ed ella +rispose: <i>Purchè vi piaccia, è lecito. Non +siete voi imperadore? A voi tocca di dar +le leggi, e non di riceverle.</i> Ed egli allora +la sposò. Così orrido è il fatto, che +lo stesso Sparziano tenne Giulia per matrigna, +e non già per madre di Caracalla; +e, da lui addottrinati, scrissero lo stesso +anche Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, +Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> ed altri; ma queste son tutte +fandonie e calunnie. Dione, che fu famigliare +di essa Giulia Augusta, ed Erodiano, +che fiorì almeno in vicinanza di questi +tempi, concordemente asseriscono che +essa Giulia fu vera madre di Caracalla +e di Geta <span class="fnote">[Dio, lib. 78. Herodianus, lib. 4.]</span>, e ce la descrivono per donna +savia ed applicata alla filosofia. Nè all'età +di lei, che si dovea accostare ai +<span class="pagenum"><a name="Page_742" id="Page_742"></a>[742]</span> +cinquant'anni, conviene l'eccesso narrato +da Sparziano. Oltre di che, se Caracalla +l'avesse presa per moglie, non +avrebbe trattato col re dei Parti di prender +una di lui figliuola. Dalle dicerie degli +Alessandrini venne questa calunniosa +voce. Già vedemmo che la maldicenza +la trattava da Giocasta. Contra chi è +odiato nulla è più facile che l'inventare +delitti oltre al vero. Non può già negarsi +che Giulia non fosse donna di rara avvedutezza +e disinvoltura. Ancorchè il barbaro +Caracalla le avesse ammazzato in +grembo il figliuolo Geta <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, pure seppe +ella contener le sue lagrime, per non accusare +ed irritare il bestial fratricida; +anzi contraffaceva in pubblico a dispetto +del suo dolore il volto sereno ed allegro, +perchè era notata ogni sua parola ed ogni +menomo gesto. Non si accorda ciò col +dirsi da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Geta.]</span>, che avendo ella +sparse alcune lagrime in compagnia di +alcune dame, poco mancò che Caracalla +non facesse morir lei e tutte quelle sue +confidenti. Ci assicura Dione ch'ella da +lì innanzi fu sommamente rispettata dal +figliuolo Augusto, e che a lei diede l'incumbenza +di rispondere alle lettere e di +fare i rescritti ai memoriali, con dover +solo riferire a lui le cose più importanti. +Stavasene in Antiochia allorchè arrivò +la nuova certa che il figliuolo Caracalla +era stato tolto dal mondo <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>. Sopraffatta +dal dolore, più pugni si diede sul petto, +che irritarono forte un cancro che già +l'affliggeva. Scaricando ancora la sua +bile contra di Macrino, altro non desiderava +che di morire; non già che ella +amasse il perduto figliuolo, ma perchè +colla morte di lui era spirata la somma +di lei autorità. Tuttavia, perchè Macrino +le scrisse con assai civiltà, lasciandole +tutti i suoi uffiziali e fin le guardie, anche +ella lasciò andare il pensiero di non +più vivere. Informato poi Macrino del +suo sparlare, e ch'ella facea dei segreti +<span class="pagenum"><a name="Page_743" id="Page_743"></a>[743]</span> +maneggi per rendersi padrona dell'imperio, +le mandò ordine di levarsi da Antiochia. +Tra per questo, e per la nuova +a lei pervenuta degli strapazzi fatti +in Roma alla memoria e al nome di Caracalla, +si lasciò essa dipoi morire col +non volere cibarsi; benchè Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span> +scrive, essere incerto se spontanea o forzata +fu la di lei morte. +</p> + +<p> +Due giorni stette vacante l'imperio, +perchè l'armata cesarea di Soria non +sapea a chi conferirlo; e pur conveniva +affrettarsi, perchè con poderoso sforzo +di armati era già in campagna <i>Artabano +re de' Parti</i>, voglioso di vendicar le ingiurie +e i danni a lui recati da Caracalla <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>. +Macrino esternamente parea non +ricercare quella sublime dignità, per non +dar sospetto all'armata di aver tenuta +mano alla morte di Caracalla, ma segretamente +faceva i suoi maneggi coi primi +uffiziali, affinchè in lui cadesse la elezione. +Per suggestione appunto di essi, nel +dì 11 d'aprile, e non già per inclinazione +che ne avessero, i pretoriani proclamarono +<i>Macrino imperadore</i>: al che consentì +il restante dell'esercito. Aveano +prima tentato di alzare al trono <i>Advento</i>, +prefetto anch'esso del pretorio; ma egli +non avea voluto accettare, con allegar la +troppo avanzata età. Anche Macrino fece +alquanto lo schifoso, pure in fine mostrò +di cedere alla lor premura <span class="fnote">[Capitolin., in Macrino.]</span>. Diede un +regalo ai soldati, e molto più ne promise. +Per farsi anche credito presso i medesimi, +assunse il nome di <i>Severo</i>; e però +nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> si trova chiamato <i>Marco +Opellio Severo Macrino</i>: per lo che fu +deriso, niuna attinenza avendo egli con +Severo già Augusto. Vuol Capitolino che +fosse da lui preso anche il nome d'<i>Antonino</i>; +ma di ciò niun vestigio apparendo +nelle monete e nelle iscrizioni, si crede +un fallo di quello storico. Il nome bensì +di <i>Antonino</i>, troppo caro all'esercito, diede +<span class="pagenum"><a name="Page_744" id="Page_744"></a>[744]</span> +egli a <i>Diadumeniano</i> suo figliuolo, con +dichiararlo <i>Cesare e principe della gioventù</i>. +Comparisce egli nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> +col nome di <i>Marco Opellio Antonino Diadumeniano</i>. +Ha creduto il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> +che dal padre sul principio del suo imperio +gli fosse conferita la podestà tribunizia, +e che amendue prendessero il +consolato dell'anno presente, sostituiti +ai due consoli ordinarii. Ma questa opinione +è appoggiata solamente a qualche +medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>, che sarà adulterata o falsa. +Tale specialmente è, a mio credere, una, +in cui Diadumeniano è chiamato all'anno +seguente <i>console per la seconda volta</i>, +ornato della <i>tribunizia podestà per la seconda, +imperadore, pontefice massimo e +padre della patria</i>. Dio sa se Diadumeniano +fu nè pure imperadore Augusto. +Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 4.]</span>, Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Macrino.]</span> +e Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Diadumeniano.]</span> o ne dubitano, o chiaramente +il riconoscono non più che <i>Cesare</i>. +Il che risulta ancora da una iscrizione +esistente nel museo cesareo, e da altre +nell'appendice da me <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 469, n. 1.]</span> pubblicate, dove +nell'anno seguente <i>Diadumeniano</i> tuttavia +vien detto <i>Cesare</i> e <i>principe della +gioventù</i>, e non già imperadore, nè console, +e tanto meno console per la seconda +volta. Ivi ancora s'incontra Macrino +<i>console</i>, ma senza segno alcuno di aver +egli altra volta tenuta la dignità consolare. +Impostori di medaglie, non men +che d'iscrizioni antiche, non sono mancati +negli ultimi secoli. +</p> + +<p> +Scrisse poi Macrino lettere di molta +sommessione al senato, il quale non fece +difficoltà di accettarlo, qualunque egli +fosse: tanto era il piacere di vedersi liberato +dal carnefice Caracalla. Perciò +il proclamarono patrizio romano <span class="fnote">[Capitolinus, in Macrino.]</span>, che +<span class="pagenum"><a name="Page_745" id="Page_745"></a>[745]</span> +nè pur tale era egli in addietro; e gli +conferirono la podestà tribunizia e l'autorità +proconsolare con tutti gli altri +onori. Trovavasi imbrogliato Macrino, +perchè dall'un canto, per non dispiacere +ai soldati, dovea mostrare di amar la +memoria di Caracalla: e, ciò facendo, +disgustava il senato ed innumerabili altri. +Tuttavia cassò alcune leggi ingiuste di +Caracalla, levò via le esorbitanti pensioni +da lui accordate <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, relegò ancora in +un'isola <i>Lucio Priscilliano</i>, famoso per +gli combattimenti da lui bravamente fatti +con assaissime fiere, ma più per le sue +calunnie, che aveano cagionata la morte +di moltissimi cavalieri e senatori, allorchè +era favorito di Caracalla <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>. Anche +tre senatori, spie d'esso Caracalla, ebbero +il medesimo gastigo, con altri non +pochi di minore sfera. Intanto il re dei +Parti <i>Artabano</i>, messo insieme un formidabile +esercito di fanti e cavalli, entrò +nella Mesopotamia, e veniva a bandiere +spiegate per vendicarsi de' torti a lui +fatti dal perfido Caracalla. Macrino, uomo +di poco cuore, spedì ambasciatori +per placarlo e per trattar di pace. Ma +Artabano mise ad alto prezzo questa +pace, con pretendere il rifacimento delle +terre e città rovinate da' Romani, ed eccessive +somme di danaro in compenso +de' sepolcri guasti e di tanti altri danni +recati al suo paese. Appena ebbe data +questa risposta, che comparve con tutte +le sue forze in faccia ai Romani nelle +vicinanze di Nisibi <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>. Due sanguinosissime +battaglie si fecero, dove perì innumerabil +gente, e sempre con isvantaggio +de' Romani. Allora il tremante Macrino +più che mai rinforzò le preghiere per +la pace, ed Artabano ebbe anch'egli i +suoi motivi di concorrere in essa, ma +con venderla ben cara. Scrive Dione, +aver Macrino spesi cinque milioni di +ducatoni per far cessare questa guerra, +con aver anche restituiti i prigionieri e +<span class="pagenum"><a name="Page_746" id="Page_746"></a>[746]</span> +quel bottino che si potè. Se merita in +ciò fede Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Macrino.]</span>, Macrino ebbe da +combattere ancora coi popoli dell'Armenia +e dell'Arabia Felice, ed in ciò mostrò +valore, e fu fortunato. Abbiamo solamente +da Dione ch'egli stabilì la pace +con quel re <i>Tiridate</i>. Sembra poco verisimile +l'altro punto dell'Arabia Felice. +Andarono queste nuove a Roma, e tuttochè +sia da credere che il senato avesse +delle informazioni fedeli de' sinistri successi, +pure serrò gli occhi, e alle lettere +di Macrino, che parlavano di vittoria, e +promettevano ottimo governo, rispose +con pienezza di civiltà e di congratulazioni, +accordandogli il titolo di <i>Partico</i> +e il trionfo, ch'egli nondimeno ricusò, +per non sentire i rimproveri della sua +coscienza. Avvicinandosi poi il verno, +egli sen venne ad Antiochia, e compartì +l'armata per la Soria. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXVIII" id="CCXVIII"></a>CCXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Callisto</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Macrino</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Elagabalo</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Opellio Severo Macrino Augusto</span> +ed <span class="sc">Oclatino Advento</span>. +</p> + +<p> +Questo <i>Advento</i> console quel medesimo +è che in compagnia di Macrino +era dianzi prefetto del pretorio, ed avea +ricusato l'imperio. Macrino il compensò +con quest'onore, benchè fosse anch'egli di +bassissima sfera. Non si può ben chiarire +il di lui prenome e nome. Il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span>, +con produrre una iscrizione assai logora +del Fabretti, il nomina <i>Q. M. Coclatino +Advento per la seconda volta</i>. Non è da +credere ch'egli usasse due prenomi, +o che il suo nome fosse disegnato con +un solo M. Molto meno sussiste ch'egli +fosse stato console un'altra volta <span class="fnote">[Noris, Epist. Cons.]</span>. +Dai frammenti di Dione abbiamo che fu +<span class="pagenum"><a name="Page_747" id="Page_747"></a>[747]</span> +ripreso Macrino per aver creato senatore, +collega nel consolato e prefetto di +Roma <i>Advento</i>, uomo già soldato gregario, +poscia corriere e, poco fa, procuratore. +In vigore di due iscrizioni, da +me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 354.]</span> altrove pubblicate, è sembrato a +me più verisimile il suo nome <i>Oclatino</i> +che <i>Coclatino</i>. Almen dubbioso, se non +falso, parimente sembra che Macrino +fosse chiamato <i>console per la seconda +volta</i>, come giudicò il Relando. Ci sono +medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span> che il nominano solamente +<i>console</i> in quest'anno; però è da vedere +se legittime sieno l'altre che ci rappresentano +il secondo suo consolato. Passò +Macrino Augusto il verno in Antiochia, +ma senza prender ben le sue misure per +assodar la sua fortuna sul trono. Era +desiderato, era sollecitato a venirsene a +Roma, dove, non ostante i difetti della +sua nascita, si era conceputa non lieve +stima ed amore per lui, sapendo ch'era +uomo di genio moderato ed inclinato +alla giustizia e a far del bene. Fallò egli +non poco <span class="fnote">[Herodianus, lib. 5.]</span> col perdersi tanto nelle +delizie di Antiochia <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>. Ad errore ancora +gli fu attribuito l'aver lasciato troppo +tempo unita l'armata senza dividerla, e +senza mandare i differenti corpi alle loro +provincie, giacchè più non si parlava di +guerra. Oltre a ciò, in vece di studiar la +maniera di farsi amare, affettava una +aria di gravità e di altura non convenevole +a chi era salito tant'alto dal basso; +nè si mostrava assai cortese verso i soldati. +Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Macrino.]</span>, che unì tutto quel +che seppe per iscreditare la di lui memoria, +cel rappresenta crudele anche +nello stesso far la giustizia, e troppo rigoroso +nell'esigere la militar disciplina. +Diedesi inoltre a far degli eccessi di gola, +e divertirsi nei teatri, e dar poche udienze. +Può essere che tale storico alterasse +la verità in più d'un capo. Oltre di che, +<span class="pagenum"><a name="Page_748" id="Page_748"></a>[748]</span> +Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span> scrive che <i>Elagabalo</i> fece +dire dagli storici d'allora quanto male +mai seppe di esso <i>Macrino</i>. Tuttavia, per +attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, noi sappiamo che +esso Macrino conferiva i magistrati a +persone inabili ed indegne, e che le sue +parole, al pari dei fatti, non mostravano +ch'egli avesse mai testa e spalle per sostener +con decoro e con utile del pubblico +una sì gran dignità. Ma quello che +finalmente diede il tracollo alla di lui +fortuna, fu che, a riserva de' pretoriani, +il resto dell'armata, la quale mal volentieri +aveva accettato dalle mani di essi +pretoriani questo nuovo Augusto, sempre +più si andò alienando da lui; perchè +osservava in Macrino uno spietato rigore +nel voler rimettere l'antica disciplina +nelle truppe, costringendoli ad +alloggiar sotto le tende anche nel verno, +e sì perchè non cadevano più le frequenti +rugiade di regali, usate verso di loro dal +prodigo Caracalla; ed aveva anche preso +piede il sospetto ch'egli avesse tolto dal +mondo quell'Augusto loro sì caro. Con +questo cuor guasto andavano fra loro +sparlando di Macrino, e trapelava dalle +parole della maggior parte d'essi una +inclinazione a ribellarsi. Solamente mancava +chi alzasse il dito e si facesse capo; +ma questo tale non tardò a presentarsi. +</p> + +<p> +Ebbe <i>Giulia Domna Augusta</i>, madre +di Caracalla, Soriana, siccome già vedemmo, +di nazione, una sorella in quelle +parti, appellata <i>Giulia Mesa</i>, da cui erano +nate due figliuole, l'una <i>Giulia Soemia</i>, +e l'altra <i>Giulia Mammea</i> <span class="fnote">[Herod., lib. 4. Dio, Lib. 78. Capitol., in +Macrino.]</span>. Fu +maritata la prima di esse con <i>Vario Marcello</i>, +la seconda con <i>Genesio Marziano</i>, +amendue ricchi signori in Soria, e già +mancati di vita. Giulia Mesa, che tuttavia +era in buona età, stando in addietro +alla corte in compagnia di Giulia +Augusta sua sorella, vi aveva ammassata +<span class="pagenum"><a name="Page_749" id="Page_749"></a>[749]</span> +gran copia di ricchezza; e siccome donna +accorta e spiritosa, gran provvisione +avea fatta di disinvoltura e sperienza +negli affari del mondo. Lasciolla Macrino +in pace, nè tolse un soldo dei tesori +da lei accumulati: laonde ella, dappoichè +fu morta la sorella Augusta, si ritirò +nella città di Emesa, patria sua, colle due +sue figliuole vedove, e con due nepoti, figliuoli +delle medesime. Quello di Giulia +Soemia si appellava <i>Vario Avito Bassiano</i> +(Dione, non so perchè, lo chiama <i>Lupo</i>: +fors'era un soprannome), che noi +vedremo fra poco imperadore col soprannome +di <i>Elagabalo</i>. L'altro, nato da +Giulia Mammea, portava il nome di <i>Alessiano</i>, +il quale, giunto anch'esso all'imperio, +sarà da noi conosciuto col nome +di <i>Severo Alessandro</i>. Bassiano, giunto +all'età di quattordici anni <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>, era bellissimo +giovinetto, e sacerdote del tempio +del dio Elagabalo, cioè del Sole, benchè +altri dicano di Giove o di Serapide, adorato +in quella città, non già in qualche +immagine o statua, ma in una pietra che +avea la figura di cono o sia di un pane +di zucchero, pietra caduta dal cielo per +felicità di quel popolo. I soldati acquartierati +fuori di Emesa, coll'andare a quel +tempio, e veder in esso e fuori di esso +in superbe vesti e con corona gioiellata +in capo il vaghissimo sacerdote Bassiano, +se n'erano mezzo innamorati. Crebbe +poi a dismisura questo amore, da +che l'accorta Giulia Mesa fece spargere +voce <span class="fnote">[Capitol., in Macrino.]</span> che questo bel giovine era figliuolo +di <i>Caracalla Augusto</i>, mercè del +commercio da lui avuto con <i>Giulia Soemia</i> +figliuola di lei, allorchè dimoravano +tutte in corte. Vera o falsa che fosse questa +voce, commosse non poco i soldati +tra per lo amore che tuttavia nudrivano +verso Caracalla, e per l'odio che portavano +a Macrino. Si aggiunse la fama +delle grandi ricchezze di Giulia Mesa, la +quale ne facea loro una generosa offerta, +se volevano promuovere al trono il giovine +<span class="pagenum"><a name="Page_750" id="Page_750"></a>[750]</span> +Bassiano. Fatto il concerto, ed +uscita ella una notte di Emesa, condusse +il nipote al campo de' soldati, che immediatamente +lo acclamarono <i>Imperadore</i>, +e vestirono di porpora nel dì 16 di +maggio, dandogli il nome di <i>Marco Aurelio +Antonino</i>, soprannominato dipoi +<i>Elagabalo</i> per cagione del suddetto suo +sacerdozio. Da Capitolino e da altri è +chiamato <i>Heliogabalo</i>; sono d'accordo +ora gli eruditi in appellarlo <i>Elagabalo</i>. +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, all'incontro, lasciò scritto, essere +stata l'esaltazione di questo mentito +figlio di Caracalla opera e maneggio +solamente di <i>Eutichiano</i>, soprannominato +<i>Comazonte</i> a cagion del suo umore +allegro e buffone, già figliuolo di +uno schiavo, e poi liberto degl'imperadori, +uomo screditato al maggior segno +per varii vizii. Costui (seguita a dire +Dione) arditamente trattò l'affare senza +che lo sapessero nè la madre, nè l'avola +di Elagabalo; ma sembra ben più +verosimile il racconto di Erodiano, che +mette incitati i soldati alle sedizione +specialmente per la speranza de' tesori +loro esibiti da Giulia Mesa. +</p> + +<p> +Portata a Macrino questa nuova, +mostrò egli nel di fuori di non farne conto, +anzi di ridersene, considerato per +uno scioccherello e ragazzo Elagabalo, +ed atteso particolarmente il nerbo de' suoi +pretoriani e delle altre milizie che il fiancheggiavano. +Scrisse nondimeno questa +novità al senato, e con lettera appellata +puerile da Dione. S'egli fosse stato uomo +di testa e provveduto di coraggio, +nulla più facile era che di affogar quella +ribellione, marciando tosto con tutte le +sue forze contro quel corpo di armata +ribelle, troppo inferiore alla sua, e col +promettere ai soldati il bottino delle ricchezze +di Giulia Mesa. Gli parve sufficiente +rimedio al male lo spedir colà +<i>Ulpio Giuliano</i> perfetto del pretorio con +parte delle milizie <span class="fnote">[Herod., lib. 5. Dio, lib. 78.]</span>. Appena arrivato +colà questo uffiziale, ruppe alcune porte +<span class="pagenum"><a name="Page_751" id="Page_751"></a>[751]</span> +della città, dove si erano ritirati e fortificati +i ribelli; ma non vi volle entrar +per forza, sperando di veder di momento +in momento esposta bandiera bianca. +Questa bandiera non comparve, e durante +la notte si fortificarono così bene i +soldati di dentro, che quando Giuliano, +venuta la mattina, fece dare l'assalto +alle mura, trovò una insuperabile resistenza +negli assediati. Inoltre, si lasciò +vedere quel bel fantoccio di Elagabalo +magnificamente abbigliato sui merli delle +mura e delle torri, gridando i suoi +soldati: <i>Ecco il figliuolo di Antonino</i>, +cioè di <i>Caracalla</i>, e mostrando nel medesimo +tempo i sacchi dell'oro e dell'argento +loro dati da Giulia Mesa. +Quella bella vista, passando in cuore di +chi tanto bene avea ricevuto da Caracalla, +servì d'incanto ai soldati di Macrino, +che, ammutinati anch'essi, trucidarono +i più dei loro uffiziali, e si unirono +con quei di Elagabalo. <i>Giuliano</i> fuggì, +ma raggiunto perdè la vita; e fu così +ardito un soldato, che, posta la di lui +testa entro un sacchetto sigillato col +sigillo del medesimo Giuliano, la portò +a Macrino, fingendo che fosse il capo di +Elagabalo; e mentre quella si sviluppava, +destramente se ne fuggì. Erasi inoltrato +Macrino Augusto sino ad Apamea, aspettando +l'esito della spedizion di Giuliano. +Uditolo sinistro, credono alcuni <span class="fnote">[Goltzius. Mediobarb. Tillemont. Pagius.]</span> ch'egli +creasse allora Augusto il figliuolo +<i>Diadumeniano</i>. Altro non dice Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, +se non che <i>il disegnò Imperadore</i>, e promise +un grosso regalo ai soldati. Però le +monete che ci rappresentano Diadumeniano +<i>Augusto</i> prima di quel tempo e le +lettere citate da Capitolino, o son false +o non vanno esenti da sospetto. Anzi +non pare che vi restasse tempo di battere +nè pur monete in onore di questo +nuovo Augusto, oltre al dirsi da Dione +ch'egli fu <i>disegnato</i> solamente, per aspettarne +probabilmente il consenso dal senato. +<span class="pagenum"><a name="Page_752" id="Page_752"></a>[752]</span> +Erodiano il riconosce fregiato unicamente +col titolo di <i>Cesare</i>. +</p> + +<p> +Non si fidò Macrino di fermarsi dopo +la disgrazia di Giuliano in Apamea, e +si mise in viaggio per ritornarsene ad +Antiochia. Ma l'esercito di Elagabalo, +ch'era per tanti desertori cresciuto a +segno di poter fare paura a Macrino, +uscì in campagna, e con isforzate marcie +il raggiunse in un luogo distante circa +trenta miglia da Antiochia <span class="fnote">[Herodianus, lib. 5. Dio, lib. 78.]</span>. Bisognò +venire ad un fatto d'armi correndo il dì +7 di giugno. I pretoriani, siccome bei +pezzi di uomini e gente scelta, erano +superiori di forze; ma i nemici con più +furore combattevano, perchè, perdendo, +si aspettavano la pena della lor ribellione. +Contuttociò, prevalendo i primi, cominciarono +a piegare e a prendere la +fuga gli altri; se non che, scesa dal cocchio +<i>Giulia Mesa</i> colla figlia <i>Soemia</i>, con +lagrime e preghiere tanto fece, che li rispinse +nella mischia. Lo stesso <i>Elagabalo</i>, +il più vile uomo del mondo, comparve +in questa occasione un Marte, perchè a +cavallo e col brando in mano maggiormente +animò i suoi alla pugna. Nulladimeno +si sarebbe anche dichiarata la +vittoria per Macrino, s'egli non fosse +stato figliuolo della paura. Allorchè vide +dubbioso il combattimento, per timore di +essere preso, se restava rotto il suo campo, +abbandonò i suoi per salvarsi ad +Antiochia. Tennero saldo, ciò non ostante, +i pretoriani, finchè Elagabalo, informato +della fuga di Macrino, lo fece loro +sapere, con promettere nello stesso tempo +di conservare ad essi il grado loro, e +di regalargli se si dichiaravano per lui, +siccome seguì. Ciò saputosi da Macrino, +travestito prese le poste alla volta di +Bisanzio, dove se potea giugnere, facea +poi conto di passare a Roma, e di rimettere +in piedi la cadente sua fortuna. +Si mise a passar lo stretto, ed era già +presso a Bisanzio, quando un vento furioso +il rigettò a Calcedonia, dove stette +<span class="pagenum"><a name="Page_753" id="Page_753"></a>[753]</span> +nascoso alcun poco, finchè giunti i corridori +spediti da Elagabalo coll'avviso +della vittoria, fu scoperto e messo in una +carretta per condurlo vivo al vincitore; +ma gittatosi dal carro, e rottasi una +spalla ad Archelaide, città della Cappadocia, +gli fu mozzato il capo e portato +ad Elagabalo, che lo fece porre sopra +una lancia, e girar per tutto il campo +alla vista di ognuno. Terminò <i>Macrino</i> i +suoi giorni in età di cinquantaquattro +anni, dopo aver regnato quasi quattordici +mesi. Mentre <i>Diadumeniano</i> suo figliuolo +era in viaggio, sperando di salvarsi +nel paese de' Parti, raccomandato +dal padre ad Artabano, fu preso anch'egli <span class="fnote">[Lamprid., in Diadumeniano. Herod., lib. 5. +Dio, lib. 78.]</span>, +ed ucciso in età di circa dieci +anni, con che restò solo padrone del +romano imperio <i>Marco Aurelio Antonino</i>, +soprannominato <i>Elagabalo</i>, in cui andiamo +a vedere il più vergognoso ed abbominevol +uomo che sedesse mai sul trono +de' Cesari. Dopo l'union degli eserciti +proclamato di nuovo <i>Imperadore</i>, entrò +come trionfante in Antiochia. Pretendevano +i soldati il sacco di quella innocente +città: la salvò Elagabalo, con promettere +loro cinquecento dramme per +testa; somma che la dovettero pagare +per loro men male i cittadini. +</p> + +<p> +Dai frammenti di Dione, pubblicati +dal Valesio <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>, abbiamo che esso Elagabalo, +ovvero chi faceva per lui, scrisse +al senato, mandando la lettera a <i>Pollione +console</i>. S'intitolava egli <i>imperadore Cesare +Augusto, figliuolo di Antonino</i> (cioè +di Caracalla), <i>nipote di Severo, Pio, Felice, +dotato della podestà tribunizia e +proconsolare</i>; cosa contraria all'ordine +e all'uso, perchè gli altri principi aveano +aspettata questa autorità dal senato, almen +per un atto di convenienza. Si può +argomentare da ciò quanto abbiam detto +di Diadumeniano creduto Augusto, perchè +non vi fu tempo da poter ricevere +questo titolo dal senato. In essa lettera +<span class="pagenum"><a name="Page_754" id="Page_754"></a>[754]</span> +Elagabalo sparlava forte di Macrino, prometteva +gran cose di sè stesso, protestando +di prendere per suo modello Augusto +e Marco Aurelio. Tutte spampanate +di lui o di chi dettò a lui quella +lettera. Staremo poco ad avvedercene. +E se ne accorsero allora i senatori, perchè +egli a parte scrisse al console <i>Pollione</i>, +che se alcuno facesse opposizione o +resistenza, egli si servisse della forza e +dei soldati ch'erano in Roma. Già erano +afflitti essi senatori per aver perduto +Macrino, principe che non doveva essere +quel tanto sciagurato che Capitolino ci +vuole far credere; e molto più per dover +essere governati da uno sbarbatello +Soriano, non conosciuto da alcuno, o +almen da pochi: il quale senza verun +legittimo titolo, e per una vergognosa +finzione di bastardismo, si era intruso +nel trono cesareo. Tuttavia bisognò chinare +il capo, insegnare alla lor lingua le +acclamazioni e gli elogi ad Elagabalo, e +fino all'odiato Caracalla, vantato suo +padre, e dichiarar nemico pubblico Macrino. +Trovasi qualche iscrizione spettante +a quest'anno in cui si veggono +consoli <i>Antonino</i> ed <i>Advento</i>. Una specialmente +ne produce il Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 637.]</span>: il +che fa intendere, e lo conferma anche +Dione, che <i>Elagabalo</i>, chiamato <i>Marco +Aurelio Antonino</i>, di sua autorità si fece +console in quest'anno, e ciò senza licenza +del senato, con far anche radere +dagli atti pubblici il nome di Macrino, e +mettervi il suo, quasichè egli fin dalle +calende di gennaio fosse stato console +con Advento. Ma noi poco fa abbiam +veduto console in quest'anno anche <i>Pollione</i>. +Forse nelle calende di maggio era +egli stato sostituito a Macrino in quella +insigne dignità. Ardevano intanto di voglia +Mesa e Giulia Soemia, madre del +nuovo Augusto, di rivedere Roma, dove +erano state in delizie ne' tempi addietro, +e però affrettarono verso quella parte +Elagabalo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>. Giunto egli coll'armata a +<span class="pagenum"><a name="Page_755" id="Page_755"></a>[755]</span> +Nicomedia, per la stagion troppo avanzata, +quivi si fermò, per proseguire il +viaggio nella prossima ventura primavera. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXIX" id="CCXIX"></a>CCXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Callisto</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Elagabalo</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Antonino</span>, soprannominato +<span class="sc">Elagabalo</span>, per la seconda volta e +<span class="sc">Sacerdote</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Una iscrizione da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 355.]</span> riferita porge +qualche barlume per credere che il +secondo console fosse appellato <i>Tiberio +Claudio Sacerdote</i>. Ora mentre tuttavia +dimorava in Oriente l'Augusto Elagabalo, +Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span> accenna alcuni torbidi, che +dovettero essere di poca conseguenza, +cagionati da chi, avendo veduto salire +all'imperio un Macrino ed un Elagabalo, +benchè sprovveduto di nobiltà, si diede a +tentar delle novità negli eserciti. Furono +costoro ben tosto oppressi. Nè tardò il +nuovo Augusto a dar segni della sua +crudeltà, con uccidere di man propria il +suo aio, pel cui senno e valore avea +conseguita la vittoria di Macrino ed ottenuto +l'imperio: solamente perchè lo +esortava a lasciar le ragazzate. Fece anche +uccidere <i>Giuliano Nestore</i>, già prefetto +del pretorio sotto Macrino, <i>Fabio +Agrippino</i> governatore della Soria, <i>Reano</i> +governator dell'Arabia, <i>Claudio Attalo</i> +presidente di Cipri, e <i>Decio Trajano</i> governator +della Pannonia, non per altro +delitto, che per essersi eglino sottomessi +con prontezza all'usurpato imperio +suo <span class="fnote">[Herodian., lib. 5.]</span>. Durante il verno, ch'egli passò +in Nicomedia, cominciò di buon'ora a +farsi conoscere quel mostro non solo di +crudeltà, come ho già detto, ma anche +di libidine, di capriccio e di leggerezza di +senno, che poi da tutto il mondo fu conosciuto +e detestato. La prima sua pazzia, +<span class="pagenum"><a name="Page_756" id="Page_756"></a>[756]</span> +principio di molte altre, fu l'esser egli +perduto dietro al suo dio Elagabalo, di +cui era stato e pretendeva di voler essere +tuttavia sacerdote. Ne cominciò in essa +Nicomedia a promuovere il culto con +varie feste, portando veste sacerdotale +tessuta di porpora e d'oro, e maniglie +e gioielli, e corona a guisa di mitra o +tiara fregiata d'oro e di gemme. Questo +abito all'orientale, pieno di lusso, era il +suo favorito; gli facea nausea il vestire +alla romana o alla greca, chiamando i +lor abiti troppo vili, perchè fatti di lana; +laddove egli li voleva di seta: cosa assai +rara e preziosa in que' tempi. Lasciavasi +anche vedere fra i sonatori di timpani +e di pive, e faceva il ballerino nei sacrifizii +a quel ridicolo dio. Giulia Mesa +sua nonna, a cui dispiacevano forte +queste sue puerilità, non mancò di riprenderlo, +col mettergli davanti il discredito +in cui incorrerebbe con sì +straniere vesti comparendo a Roma. Più +che mai si ostinò a volerla a suo modo, +perch'egli non badava se non a chi gli +stava intorno per adularlo. Affine poi di +provare quanto egli si potesse promettere +dalla sommession de' Romani ad ogni +suo volere, fattosi dipingere in quel +l'abito sfarzoso e forestiere di sacerdote +insieme col dio da lui adorato, mandò a +Roma quel ritratto, comandando che si +appendesse nella sala del senato, e che +ad ogni assemblea de' padri s'incensasse, +con ordine ancora a tutti i ministri sacri +di Roma che nei loro sacrifizii prima +degli altri dii nominassero il suo dio +Elagabalo. Fu ubbidito, e questo servì +a far conoscere in Roma il di lui esterior +portamento, prima che vi arrivasse; +ed, arrivato che fu, a non maravigliarsene. +</p> + +<p> +Comparve dunque il folle giovinastro +in quella gran città, e l'unica cosa +che fece meritevol di lode <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, fu l'attener +la promessa da lui fatta di non punir +chicchessia che avesse operato o parlato +contra di lui finchè Macrino visse. Diede +<span class="pagenum"><a name="Page_757" id="Page_757"></a>[757]</span> +al popolo il congiario solito a darsi dai +novelli regnanti; ed è da credere che +allora, se non prima, impetrasse dal senato +il titolo di <i>Augusta</i> a <i>Giulia Mesa</i> +avola sua, ed a <i>Giulia Soemia</i> sua madre, +che a noi vien dipinta da Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span> +per donna avvezza a mettersi +sotto i piedi l'onestà e l'onore. Volle +appunto Elagabalo, nella sua prima comparsa +in senato, che i senatori pregassero +la medesima sua madre di sedere presso +i consoli, e di dire il suo parere a guisa +degli altri senatori: novità non più veduta +ne' tempi addietro, e che non si +praticò se non sotto questo capriccioso +giovane Augusto. Costituì anche un senato +di donne nel monte Quirinale, capo +di cui era la stessa Soemia, acciocchè +quivi si trattassero e decidessero gl'importantissimi +affari della repubblica femminina. +Quivi poi furono fatti dal senato +consulti ridicoli intorno alle precedenze +e mode donnesche; e fu deciso qual foggia +di vesti s'avesse a portare; quale +delle dame precedere, quale baciar l'altra, +ed a chi competesse carrozza colle +mule, a chi coi buoi. Ad alcune era conceduto +l'andare a cavallo, ad altre solamente +il cavalcare asinelli, e ad altre +il farsi portare in seggetta. Fra queste +seggette ancora fu decretato chi la potesse +avere intarsiata di avorio, e chi di +argento, e chi coperta di pelle; e si determinò +a chi fosse lecito il portar oro +e gemme nelle scarpette. Quanto allo +stesso Elagabalo <span class="fnote">[Dio, lib. 79. Herodianus, lib. 5. Lamprid., +in Elag.]</span>, i suoi gran pensieri +cominciarono ad impiegarsi tutti per introdurre +ed ampliare il culto del suo dio +in Roma. Fece venir da Emesa quel pezzo +di pietra a guisa di cono, in cui si facea +credere ai popoli insensati che si +adorava il dio Sole; e fabbricò per questo +un suntuosissimo tempio. Noi il troviamo +nelle medaglie <span class="fnote">[Goltzius, Numism. Mediobarb., in Numism. +Imper.]</span> intitolato <i>sacerdote +<span class="pagenum"><a name="Page_758" id="Page_758"></a>[758]</span> +dote del dio Sole Elagabalo</i>. Si era egli +messo in capo di ridurre tutta la religione, +cioè tutte le superstizioni dei Gentili +Romani, al culto di questo solo favorito +suo nume. Pretendeva in oltre, +come lasciò scritto Lampridio pagano, +di tirare ad onorar questo dio anche la +religion de' Giudei e de' Samaritani, e infin +la <i>divozion de' Cristiani</i>: dal che certo +erano ben lontani i nemici dell'idolatria, +e massimamente gli adoratori di Gesù +Cristo. Pensava ancora di trasportare in +quel tempio, e forse anche trasportò, tutto +quello che di più sacro e raro si trovava +negli altri tempi, come il fuoco di +Vesta, la statua di Cibele, lo scudo di +Marte, il Palladio, e simili altre superstiziose +memorie della divozion de' Gentili. +Se queste novità e violenze dispiacessero +ai Romani, amanti degli antichi falsi loro +dii e delle inveterate loro superstizioni, +facilmente ognuno sel può figurare. E un +gran dire dovea essere in Roma, al mirare +tolta la mano al suo Giove altitonante +da questa forestiera divinità. Abbiamo +ancora da Erodiano che Elagabalo intorno +a quel suo tempio fece ergere +molti altari, ne' quali ogni dì sagrificava +una gran copia di buoi e di pecore, e +si spandevano infiniti fiaschi di vino del +migliore e più vecchio che fosse in Roma, +vedendosi scorrere a ruscelli quel +vino e quel sangue per terra. Bisognava +che di tanto in tanto i senatori e cavalieri +assistessero a quei sagrifizii, e vi +facessero anche le funzioni più vili, con +tener sulla testa i piatti d'oro e d'argento +dorato, ne' quali si mettevano le +viscere delle vittime, e coll'andar vestiti +alla forma dei sacerdoti orientali. Intanto +l'imperadore conduceva i cori intorno +agli altari fra lo strepito d'innumerabili +musicali strumenti, e colle donne di Fenicia +che ballavano battendo cembali e +timpani. Ed ecco ove era giunta la maestà +di un imperadore e di un senato romano. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_759" id="Page_759"></a>[759]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXX" id="CCXX"></a>CCXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Callisto</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Elagabalo</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Elagabalo</span> per +la terza volta ed <span class="sc">Eutichiano Comazonte</span>. +</p> + +<p> +Questo <i>Eutichiano</i>, soprannominato +<i>Comazonte</i>, quel medesimo è che, secondo +Dione, cooperò più degli altri alla +esaltazione di Elagabalo. Per ricompensa +fu creato prefetto del pretorio e poi +console, benchè di razza abbietta, per +essere di condizion servile e libertina. +Pretendono alcuni ch'egli in quest'anno +si abbia ad appellar <i>console per la seconda +volta</i>; ma non ne abbiamo sicuri +fondamenti. Scrive bensì Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span>, aver +egli ottenuto tre volte il consolato: il +che si può credere seguito ne' due seguenti +anni per sostituzione. Altresì fuor +di dubbio è ch'egli esercitò tre volte la +carica di prefetto di Roma. Niun'altra +applicazione si prendeva il folle Elagabalo +dei pubblici affari di Roma e delle provincie, +se non per vendere le cariche e +i magistrati a persone talvolta vili ed infami. +Quel tempo che gli restava dopo le +sue grandi occupazioni in promuovere +il culto del suo caro nume, tutto lo impiegava +in isfogar la sua libidine, che +forse non ebbe pari nel mondo. Il regno +suo non giunse a quattro anni, e pure +più e più mogli prese <span class="fnote">[Herodian., lib. 5. Dio, lib. 79.]</span>. La prima fu +<i>Giulia Cornelia Paola</i>, delle più illustri +famiglie di Roma, sposata con gran solennità +e con regali al popolo e ai soldati, +ma ripudiata ben presto ed anche +spogliata del titolo di Augusta e degli +altri onori di chi era stata moglie di un +imperadore. Sposò egli dipoi <i>Giulia Aquilia +Severa</i>, vergine Vestale, con iscandalo +e mormorazion grande dei Romani, dicendo +egli di aver ciò fatto, affinchè da +lui pontefice e da una sacerdotessa di +<span class="pagenum"><a name="Page_760" id="Page_760"></a>[760]</span> +Vesta nascessero dei figliuoli divini. Se +ne stufò dopo ben poco tempo, perchè +rivolse gli occhi ad <i>Annia Faustina</i>, bellissima +donna, nipote di Marco Aurelio +Augusto, e moglie allora di <i>Pomponio +Basso</i>. Per averla in libertà, fece sotto +altro pretesto morire il di lei marito, e +sposolla. Discacciò ancor questa, e ne +prese poi delle altre, delle quali non +sappiamo il nome con tornare in fine +ad <i>Aquilia Severa</i>. Ma questo fu il meno +delle bestiali sue stravaganze. Abbandonossi +egli ad ogni eccesso ed infamia di +impudicizia. Nè a me convien di entrare +in sì fatta cloaca, nè onesto cristiano +lettore potrebbe aver piacere d'intendere +tutto ciò che in questo genere lasciarono +scritto gli storici Dione e Lampridio, +ma non senza orrore di lor medesimi. +Basta dire che la malizia unita colla +pazzia arrivò a tali sozzure, che non +cadrebbono ora in mente di persone anche +le più pratiche dell'infame regno +della disonestà. Arrivò egli in fine a sposar +pubblicamente l'un dopo l'altro due +vilissimi giovani, con far mille pazzie, +cioè Jerocle carrozziere ed Aurelio Zotico, +figliuolo di un cuoco; e però egli +vestiva da donna, e voleva essere appellato +la signora Regina. Di più non +occorre per ravvisare che pezzo di forsennato +e d'infame fosse Elagabalo Augusto. +E pure con questi effemminati +costumi si vedeva unita anche la crudeltà <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span>. +Solamente perchè con qualche +cenno mostrarono di non approvare le +di lui bestiali operazioni, egli fece levar +la vita a <i>Peto Valeriano</i> e a <i>Silio Messalla</i>. +Lo stesso fine ebbero altri ancora dei +suoi più amici e confidenti, perchè osarono +di esortarlo a vivere con più onestà +e moderazione. In onore ancora del +suo dio fece scannar molti garzoni nobili <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span>, +scelti da tutta l'Italia, nella guisa +che si faceva delle bestie, per osservar +le viscere loro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_761" id="Page_761"></a>[761]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXI" id="CCXXI"></a>CCXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Callisto</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Elagabalo</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Grato Sabiniano</span> e <span class="sc">Claudio Seleuco</span>. +</p> + +<p> +Più che mai andò continuando le sue +sordidezze e follie l'Augusto Elagabalo <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>, +nelle quali consumò gran copia +d'oro trovato nell'erario principesco, e +nè pur bastavano al lusso e alla lussuria +sua le rendite del pubblico. Ne' borghi di +Roma <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span> avea fatto fabbricare un altro +tempio di gran magnificenza. Venuto il +settembre, conduceva colà a spasso il suo +dio, cioè quella pietra, di cui abbiam +parlato, posta sopra di un carro tutto +ornato di oro e di pietre preziose, e tirato +da candidissimi cavalli. Andava innanzi +il folle Augusto, tenendo le briglie +in mano, colla testa volta all'idolo, e +camminando sempre all'indietro. Era +composta la processione di tutto il popolo, +che portava le statue degli dii di +Roma, ed ogni cosa più rara de' templi, +con fiaccole accese in mano e corone in +capo; e veniva fiancheggiato dalla cavalleria +e fanteria di Roma. Finita poi la +solenne funzione, saliva l'imperadore +nelle altissime torri del tempio, e di là +gittava alla plebe vasi d'oro e d'argento, +e vesti e panni di varie sorte: il che +finiva colla morte di parecchi affogati +nella calca, o trapassati dalle lance dei +soldati. Passò poi la sua sfrenatezza più +oltre, perchè, non volendo essere da meno +di Nerone e degli altri abbominevoli +suoi predecessori, la notte travestito e +con un cappellino in capo girava per le +osterie e pei bordelli, facendo delle insolenze. +Aprì anche un postribolo nello +stesso palazzo. Sovente facea il carrozziere +alla presenza di tutti i cortigiani +e di molti senatori: de' senatori, dico, +ch'egli nulla stimava, solendo chiamarli +<i>schiavi togati</i>. Più spesso facea il ballerino, +<span class="pagenum"><a name="Page_762" id="Page_762"></a>[762]</span> +non solamente nell'orchestra, ma +ne' sagrifizii ed in altre pubbliche funzioni. +Di questo passo camminava lo +scapestrato Augusto, perduta affatto ogni +riverenza al suo grado, e divenuto, per +le sue infami lascivie, l'obbrobrio del +mondo: quando gli saltò in capo di dar +moglie al suo dio Elagabalo. Scelse a +questo effetto <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span> la statua della dea Urania, +o sia Celeste, venerata in Cartagine, +oggetto di gran divozione ad ogni città +dell'Africa. Era essa dea creduta la Luna; +e però il pazzo imperadore diceva, +ch'essendo quel suo dio il Sole, non +potea darsi matrimonio più proprio e +convenevol di questo. Quant'oro e cose +preziose si trovarono in quel tempio di +Cartagine, tutto volle portato a Roma, +acciocchè servisse di dote al suo dio. +Giunta poi quella statua, ordinò che in +Roma e per tutta l'Italia si facessero +feste ed allegrezze, affin di onorar le +nozze di questi numi. Non era egli un +imperador da legare? +</p> + +<p> +Qui racconta Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> uno strano +avvenimento, appartenente a questi +tempi, di cui potè egli essere ben informato, +trovandosi allora in Bitinia. +Sulle rive del Danubio comparve un +personaggio, creduto da esso Dione un +dio, cioè un demonio, che diceva di +essere Alessandro il Grande, quale veramente +pareva all'aspetto ed all'abbigliamento. +Seco menava quattrocento +persone, portanti in mano dei tirsi, e +addosso pelli, come si solea dipignere +Bacco, ed imitanti quel dio e le baccanti +colle lor danze e follie. Passò per +la Mesia e per la Tracia, senza far male +ad alcuno; nè i pubblici ministri nè i +soldati gli si opposero mai; anzi tutte +le città, per dove andò, gli preparavano +l'alloggio, e somministravano quanto gli +bisognava. Arrivato a Bisanzio, passò lo +stretto, e venuto a Calcedonia, dopo +aver quivi creato un sacerdote, disparve, +senza apparire che ne fosse divenuto. +<span class="pagenum"><a name="Page_763" id="Page_763"></a>[763]</span> +Ma un altro Alessandro, non già immaginario +come questo, si vide in questi +medesimi tempi in Roma <span class="fnote">[Herod., lib. 5. Dio, lib. 79.]</span>. <i>Giulia Mammea</i>, +figliuola anch'essa di Giulia Mesa, +siccome di sopra accennammo, avea un +figliuolo appellato <i>Alessiano</i>, cugino, per +conseguente, dell'Augusto Elagabalo, ma +giovinetto di ottimi costumi ed affatto +diversi da quel mostro regnante. Già +dicemmo che donna accorta fosse <i>Giulia +Mesa</i>. Costei, osservando le tante pazzie +ed infamie del nipote Augusto, per le +quali cominciò anch'ella ad odiarlo, ben +considerò ch'egli non potea durare sul +trono, e che presto o tardi farebbe il +fine degli altri troppo screditati imperadori, +e ch'ella con esso rimarrebbe spogliata +dell'autorità, con pericolo anche +di peggio. Prese dunque ad esaltar l'altro +nipote <i>Alessiano</i>; e per ben condurre il +disegno, destramente insinuò ad Elagabalo, +che giacchè egli era occupato nella +divozione verso il suo gran dio, ben sarebbe +lo scegliere persona che per lui +accudisse ai pubblici affari; e questo doversi +prendere dalla casa propria, e non +altronde, proponendogli infine il cugino +Alessiano. Piacque ad Elagabalo questa +proposizione, e però entrato un dì in +senato coll'avola <i>Mesa</i> e con la madre +<i>Soemia</i>, dichiarò che adottava per suo figliuolo +Alessiano, dandogli il titolo di <i>Cesare</i> +ed il nome di <i>Alessandro</i>, spacciando +che ciò faceva per ordine del suo dio Elagabalo. +Disegnollo ancora console per +l'anno prossimo venturo. Risero i Romani +al vedere ch'egli in età di circa diciassette +anni voleva intitolarsi il padre del +cugino, che già era in età di tredici o quattordici +anni. Dione gli dà anche più età che +allo stesso Elagabalo. Tuttavia tanto i senatori +che i soldati di buon cuore accettarono +il novello Cesare, già consapevoli +del di lui buon naturale. E l'astuta Mesa, +per renderlo vieppiù caro a' soldati, divulgò +dappertutto, che anche questo suo +nipote era figliuolo di Antonino Caracalla: +finzione, la quale poi prese un sì fatto +<span class="pagenum"><a name="Page_764" id="Page_764"></a>[764]</span> +piede, che laddove si tenea Elagabalo +per un falso figliuolo di esso Caracalla, +Alessandro comunemente veniva creduto +nato da lui. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXII" id="CCXXII"></a>CCXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Urbano</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Antonino</span> detto <span class="sc">Elagabalo</span> +per la quarta volta e <span class="sc">Marco Aurelio +Alessandro Severo</span>. +</p> + +<p> +Terminò in quest'anno il pontificato +e la vita <i>san Callisto</i> papa, con riportare +la gloriosa corona del martirio, ed ebbe +per successore nella cattedra pontificia +<i>Urbano</i>. Da che <i>Elagabalo</i> ebbe alzato +alla dignità cesarea il cugino <i>Alessandro</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 79. Herod., lib. 5.]</span>, +per qualche tempo continuò a +favorirlo ed amarlo. Ma cominciò a poco +a poco a raffreddarsi questo amore, e +giunse egli ancora a mirarlo di mal +occhio e a pentirsi dell'adozione fatta. +E ciò per due motivi. L'uno, perchè +voleva addestrarlo ai suoi infami costumi, +e pretendeva che seco si unisse a +ballare, e a far da sacerdote con quelle +sue barbariche fogge di vestiti. Alessandro, +di natural grave, e di mente ormai +capace di ben discernere il ridicolo e +l'indecente nelle azioni del cugino Augusto, +non si sentiva voglia d'imitarlo. +Oltre a ciò, <i>Mammea</i>, donna savia, sua +madre, il distornava da somiglianti eccessi <span class="fnote">[Lamprid., in Alexandro.]</span>. +Lo aveva essa allevato con +gran cura fin da' primi anni, provvedendolo +di ottimi maestri sì per le lettere +che per gli esercizii cavallereschi +e militari, senza lasciar passare un giorno +in cui nol facesse studiare. Per maestro +della lingua greca avea avuto <i>Nebone</i>, +per la rettorica <i>Serapione</i>, per la +filosofia <i>Stilione</i>. Ebbe poi in Roma per +maestro della lingua latina <i>Scaurino</i>, +uomo rinomatissimo nella sua professione, +per la rettorica <i>Giulio Frontino</i>, +<span class="pagenum"><a name="Page_765" id="Page_765"></a>[765]</span> +<i>Bebio Macrino</i> e <i>Giulio Graniano</i>. Servirono +ancora ad ammaestrarlo nell'erudizione +<i>Valerio Cordo</i>, <i>Lucio Veturio</i> ed <i>Aurelio +Filippo</i>, che scrisse poscia la di lui +vita. L'altro motivo, per cui si svegliò +o crebbe il mal animo e lo sdegno di +Elagabalo contro il cugino Alessandro, +fu il cominciar ad avvedersi che i soldati +più genio ed amore mostravano al figlio +adottato che al padre. Era in fatti succeduto +che le tante pazzie e l'infame +vita di questo sfrenato Augusto aveano +generata nausea fino negli stessi soldati, +gente per altro di buono stomaco. +E, all'incontro, mirando essi la saviezza +e moderazione del giovinetto <i>Alessandro</i>, +quanto sprezzavano e già odiavano il +folle Augusto, altrettanto di stima ed +amore aveano conceputo pel sì ben costumato +Cesare. Pertanto la nata gelosia +in cuor di Elagabalo il portò a tentar +varie vie di levarlo dal mondo col veleno, +col ferro o in altre guise. A questa +indegna azione sollecitò chiunque gli stava +appresso con promesse di grandi +ricompense <span class="fnote">[Herodianus, lib. 5.]</span>. Tutti osservarono una +fedeltà onorata verso di Alessandro, e +tutti i tentativi del barbaro imperadore +ad altro non servirono che a rendere +più cauta per la conservazion del figliuolo +<i>Giulia Mammea</i> sua madre, la quale +lo istruì di non prendere alcun cibo o +bevanda che venisse dalla parte di Elagabalo, +e facevagli preparar la mensa +solamente da persone di sperimentata +onoratezza. Fece Elagabalo levargli d'appresso +tutti i maestri, esiliandone alcuni, +ed altri uccidendoli; e pur questo +a nulla servì. Potevano le spade dei +suoi soldati appagar la crudel voglia di +Elagabalo; ma, oltre al professar essi +dell'amore per Alessandro, e all'avergli +verisimilmente giurata anche fede in riconoscerlo +per figliuolo dell'imperadore, +Alessandro segretamente li regalava; e +però niun d'essi volea macchiarsi le +mani nel di lui sangue innocente. <i>Giulia +Mesa</i> anch'ella andava scoprendo tutti i +<span class="pagenum"><a name="Page_766" id="Page_766"></a>[766]</span> +disegni e le trame del cattivo nipote, e +destramente preservava il buono, con +non lasciarlo uscire in pubblico <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span>. Accortosi +finalmente Elagabalo della inutilità +di queste occulte macchine, determinò +di venire a guerra aperta. Mandò +pertanto ordine al senato di togliere ad +Alessandro il titolo e la dignità di <i>Cesare</i>, +e di cassare la di lui adozione. Allorchè +in senato fu letta questa polizza <span class="fnote">[Lamprid., in Elagabalo.]</span>, +niuno de' padri seppe trovar parola da dire. +Se ubbidissero, nol so; ben so che +tutti amavano Alessandro, e detestavano +in lor cuore la violenza dell'indegno regnante. +Certo niun male avvenne ad +Alessandro dalla parte de' soldati. Spedì +loro Elagabalo lo stesso ordine, per cui +cominciarono a fremere non meno i +pretoriani che le altre milizie <span class="fnote">[Herod., lib. 5. Dio, lib. 79.]</span>; e perchè +videro arrivar gente che cominciò +a cancellar le iscrizioni poste alle statue +d'esso Alessandro, già erano vicini a +prorompere in una sedizione. Vi fu anche +una man d'essi soldati che corse +al palazzo, con apparenza di voler uccidere +Elagabalo <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span>. Avvisatone il coniglio +imperadore, si nascose in un cantone +dietro ad una tappezzeria, ed inviò +<i>Antiochiano</i> prefetto del pretorio a pacificarli. +Poscia, perchè durava la commozione +nel quartier de' pretoriani, colà +si portò Elagabalo in persona, per quetare +il rumore, insieme col suddetto prefetto. +Non si vollero mai arrendere i soldati, +finchè Elagabalo non diede parola di +cacciare dal palazzo e gastigar colla +morte Jerocle, Gordo ed altri scellerati +suoi cortigiani, che lui di stolto aveano +fatto diventare stoltissimo. Arrivò <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span> a +tanta viltà Elagabalo, che piangendo dimandò +loro in grazia Jerocle, cioè colui +che portava il nome infame di suo marito, +dicendo che più tosto uccidessero +lui stesso che quel suo caro ministro. +<span class="pagenum"><a name="Page_767" id="Page_767"></a>[767]</span> +L'accordo in fine fu conchiuso, con +patto che Elagabalo mutasse vita, e fosse +assicurata la vita di Alessandro, nè +alcuno degli amici di Elagabalo andasse +a visitarlo, per timore che non gli nuocessero +o nol conducessero ad imitare +gli sregolati costumi del corrotto Augusto. +Secondo Lampridio <span class="fnote">[Lamprid., in Elagabalo.]</span>, succederono +queste cose nell'anno precedente. +</p> + +<p> +Era restato pien di veleno per tali +avvenimenti l'indegno Elagabalo, e però, +venuto il primo dì di questo anno, in +cui doveva egli col cugino Alessandro +procedere console, non si volle muovere +di camera, se non che l'avola e la madre +tanto dissero, con fargli temer imminente +una sollevazion delle milizie, +che solamente a mezzodì con esso Alessandro +andò a prendere il possesso della +dignità consolare. Ma non volle passar +al Campidoglio a compiere la funzione, +e convenne che il prefetto di Roma la +compiesse, come se non vi fossero consoli. +Non sapea digerire Elagabalo il veder +così limitata l'autorità sua imperiale, +e molto meno che al dispetto suo +e sugli occhi suoi vivesse l'odiato Alessandro. +Però andava cercando nuove +maniere di levarlo di vita; ed ora solamente +fu, secondo Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span>, che tentò +di torgli il titolo e la dignità di <i>Cesare</i>. +Fece partir di Roma all'improvviso tutti i +senatori <span class="fnote">[Lamprid., in Elagabalo.]</span>, acciocchè non osassero +opporsi ai suoi malvagi disegni. E perchè +<i>Sabino</i>, senator gravissimo, era restato +in città, diede ordine ad un centurione +che andasse ad ammazzarlo. Per buona +fortuna costui pativa di sordità, e credendo +che l'ordine fosse per l'esilio, +non ne fece di più. Per comandamento +poi di esso Elagabalo, era ridotto Alessandro +a starsene chiuso in casa, nè +ammetteva udienze. Da lì a poco tempo, +volendo il folle ed insieme furbo imperadore +scandagliare qual disposizione si +potesse aspettar dai soldati, qualora facesse +<span class="pagenum"><a name="Page_768" id="Page_768"></a>[768]</span> +ammazzar Alessandro, fece correr +voce ch'esso <i>Cesare</i> era vicino per +malattia a mancar di vita. Grande fu il +bisbiglio, maggiore dipoi la commozion +delle milizie, gridando moltissimi di essi +che volevano vedere Alessandro Cesare. +Perciò si chiusero ne' lor quartieri, nè +più volevano far le guardie al palazzo +cesareo. Imminente era una terribil sollevazione, +se Elagabalo, preso seco in +carrozza Alessandro, non fosse ito al +loro campo. Apertegli le porte, il condussero +al loro tempio, unendosi intanto +molti strepitosi viva per <i>Alessandro</i>, pochi +per <i>Elagabalo</i>. L'ultima pazzia di +questo imperadore fu che, essendosi egli +trattenuto in quel tempio la notte, nella +mattina seguente, che fu il dì 7 (altri +vogliono nel dì 9 di marzo, altri più tardi, +ma Lampridio chiaramente sta colla +prima opinione), fece istanza che fossero +ammazzati alcuni di coloro che aveano +gridato: <i>Viva Alessandro</i>. Così irritati da +questo pazzo ordine rimasero i soldati, +che a furia si sollevarono contra di lui. +Fuggì Elagabalo, e si nascose in una +cloaca, luogo degno di lui; ma, avendolo +trovato, lo uccisero, e seco <i>Soemia</i> sua +madre, ch'era in sua compagnia, e molti +dei suoi iniqui ministri. Fra questi si +contarono i due prefetti del pretorio ed +<i>Aurelio Eubulo</i> da Emesa, presidente della +sua camera, scorticator della gente, che +dalla plebe, sollevata anch'essa, e dai soldati +tagliato fu a pezzi. Nella stessa rovina +restò involto <i>Fulvio</i> prefetto di Roma, e +l'infame Jerocle. Di tanti suoi obbrobriosi +cortigiani, potenti presso di lui, non si +salvò che uno. Furono trascinati per la +città i cadaveri dell'ucciso Augusto e di +sua madre; poi quello di esso Elagabalo +gittato fu nel Tevere. Fece il senato radere +dalle iscrizioni a lui poste il nome +di Antonino, cotanto da lui disonorato, +ed egli da lì innanzi non con altro nome +fu menzionato che di <i>falso Antonino</i>, di +<i>Sardanapalo</i> e di <i>Tiberino</i>, o pur di <i>Vario +Elagabalo</i>. Così, dopo aver questo +scapestrato giovine regnato tre anni, +<span class="pagenum"><a name="Page_769" id="Page_769"></a>[769]</span> +nove mesi e qualche giorno, colla più vituperosa +vita che mai si udisse, ricevette +una più vituperosa morte, pena convenevole +ai suoi molti delitti. E in questa +maniera restò libera da un famoso mostro +Roma e l'imperio. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span> +vien poi descrivendo le strane invenzioni +della golosità di Elagabalo, nelle quali +impiegava egli grosse somme d'oro, +perchè superò le cene di Apicio e di Vitellio. +Le altre pazzie della sua lussuria +si mette egli ancora ad annoverare che +non meritano luogo nella presente storia; +e però passo a ragionare del novello +imperador de' Romani, cioè di <i>Alessandro</i>, +che immediatamente dopo la +morte di <i>Elagabalo</i> fu riconosciuto imperadore, +per parlarne nondimeno solamente +all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXIII" id="CCXXIII"></a>CCXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Urbano</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Mario Massimo</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Lucio Roscio Eliano</span>. +</p> + +<p> +Dappoichè tolta dal mondo fu la peste +dell'impuro Elagabalo nell'anno +precedente, <i>Marco Aurelio Severo Alessandro</i>, +che si trovava nel quartiere dei +pretoriani, con alte voci fu da essi proclamato +<i>Imperadore Augusto</i> <span class="fnote">[Idem, in Alexandro.]</span>, e condotto +fra i viva del popolo al palazzo +cesareo. Di là passò egli al senato, dove +con allegrissimi concordi voti fu confermato +a lui l'imperio, e conferita la podestà +tribunizia e proconsolare col nome +di <i>padre della patria</i>. Tutto ciò fatto ad +un tempo stesso, parte perchè il titolo +di <i>Cesare</i> già a lui dato gli avea acquistato +il diritto a questi onori, e parte perchè +la conosciuta sua morigeratezza gli +avea preventivamente conciliato l'amore +d'ognuno. L'essere egli stato perseguitato +da Elagabalo avea servito a renderlo +più caro tanto ai soldati che ai +<span class="pagenum"><a name="Page_770" id="Page_770"></a>[770]</span> +senatori, tutti oramai troppo stomacati +della sozza e pazza vita di quell'Augusto +animale. Leggonsi in Lampridio le nobili +acclamazioni fatte dal senato ad Alessandro, +unite alle detestazioni dell'infame +suo predecessore. Volevano quei +padri ch'egli assumesse il nome di <i>Antonino</i> +assai conveniente al suo buon +naturale; ma egli con bella grazia si mostrò +non ancor degno di portare un sì +venerabil nome. Molto più ricusò il titolo +di <i>Grande</i>, esibitogli dal senato, per +unirlo a quel di <i>Alessandro</i>, con dire di +meritarlo molto meno, perchè nulla di +grande avea operato fin qui: la qual moderazione +di animo gli acquistò più credito +che se lo avesse accettato. Il nome +di <i>Marco Aurelio</i> non si sa bene se lo +assumesse perchè fu adottato da Elagabalo +che usava quel nome, o pure perchè +fu creduto figliuolo di Caracalla, +appellato anch'esso <i>Marco Aurelio</i>. Quanto +al nome di <i>Severo</i>, verisimilmente lo +prese egli per essere (falso o vero che +fosse) nipote di Severo Augusto, e non +già, come vuole il suddetto Lampridio, +pel suo vigore e costanza nell'esigere +la militar disciplina dai soldati. Di questa +sua fermezza e rigore egli diede i segni, +non già sui principii del suo governo, +ma nel progresso del tempo; e +noi abbiam le monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper. I.]</span> anche nell'anno +precedente, nelle quali è chiamato +<i>Marco Aurelio Alessandro Imperadore</i>. +Che età avesse egli allorchè fu assunto +al trono, non si può decidere. Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 5.]</span> +gli dà circa tredici anni. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span>, +siccome già accennai, il fa maggiore +di età di Elagabalo: il che se si +accorda, egli avrebbe avuto più dieciotto +anni. Quel che sappiam di certo, era +egli molto giovinetto, e perciò tanto più +dee comparire mirabil cosa ch'egli sì +lodevolmente cominciasse, e più gloriosamente +proseguisse il governo del +romano imperio. Certo l'età sua e la +<span class="pagenum"><a name="Page_771" id="Page_771"></a>[771]</span> +poca sperienza del mondo non erano +sul principio bastevoli a sostener con +onore un tal peso; e il senato avea +già fatto un decreto che niuna donna +potesse da lì innanzi sedere in senato. +Perciò la vecchia sua avola <i>Giulia Mesa</i>, +e la madre sua <i>Giulia Mammea</i>, desiderose +della vera gloria del nipote e figliuolo, +o scelsero esse, o pur vollero <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span> +che il senato eleggesse sedici senatori, i +più riguardevoli per l'età, per la saviezza +e dottrina, e per probità dei costumi, +che si trovassero in Roma, i quali +servissero di assessori e consiglieri al +giovinetto principe. Così fu fatto <span class="fnote">[Lamprid., in Alexandro.]</span>. Fra +gli altri scelti si contano <i>Ulpiano</i>, <i>Celso</i>, +<i>Modestino</i>, <i>Paolo</i>, <i>Pomponio</i> e <i>Venuleio</i>, insigni +giurisconsulti; <i>Fabio Sabino</i>, Catone +dei suoi tempi; <i>Gordiano</i>, che fu poi imperadore, +<i>Catilio Severo</i>, <i>Elio Sereniano</i>, +<i>Quintilio Marcello</i> ed altri, tutti personaggi +di sperimentata integrità. Nè il +savio giovine Augusto da lì innanzi solea +dire o far cosa alcuna in pubblico +senza la loro approvazione: maniera di +governo quanto lontana dalla tirannica +precedente, tanto più cara al senato, al +popolo ed ai soldati. Dal consiglio di +uomini tanto onorati e saggi fu creduto +che procedesse la gloria del suo principe, +e la felicità da lui procurata ai suoi +popoli. La prima plausibil azione sua fu +di restituire ai templi le statue e robe +preziose tolte loro dal capriccioso predecessore, +e di bandire da Roma il dio +Elagabalo, o sia quella ridicola pietra, +con rimandarla al suo paese di Emesa. +Quindi nettò la corte da un prodigioso +numero di persone inutili o ridicole, +o la maggior parte infami, che aveano +in addietro servito all'oscena ed abbominevol +vita di Elagabalo. Tutti i di lui +nani, buffoni, musici, commedianti, eunuchi +ed altri di peggior condizione, si +videro esposti alle fischiate del popolo, +o donati agli amici, o venduti come +schiavi o banditi. Si stese il medesimo +<span class="pagenum"><a name="Page_772" id="Page_772"></a>[772]</span> +espurgo al senato e a tutte le cariche +e ministeri civili conferiti dal malvagio +Elagabalo ad uomini vili, inabili ed anche +infami. Tutti costoro tornarono alla +lor primiera bassa fortuna, e furono a +quella dignità e a quegli uffizii promosse +persone dabbene, intendenti delle leggi +e gelose del proprio onore. Si vide rifiorire +anche la milizia, con darsi gl'impieghi +più onorevoli a chi avea dato +maggiori pruove del suo valore e della +sua prudenza nelle passate congiunture. +In questa maniera non andò molto che +si vide risorgere ad un tranquillo e +felicissimo stato Roma e l'imperio romano, +tanto sconvolto e svergognato in +addietro dal ribaldo e stolto Elagabalo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXIV" id="CCXXIV"></a>CCXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Urbano</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Giuliano</span> per la seconda volta e +<span class="sc">Crispino</span>. +</p> + +<p> +Forse non è ben certo che <i>Giuliano</i> +fosse console <i>per la seconda volta</i>, essendovi +leggi, fasti ed un marmo <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 355, +num. 3.]</span> +che non vi mettono questa giunta. Camminava +con felicità il governo di Roma +tra per l'inclinazione al bene e alle +opere virtuose che seco portava il giovane +imperador Alessandro, e per la +saviezza e vigilanza de' suoi ministri e +consiglieri, principalmente di <i>Domizio +Ulpiano</i>, celebratissimo giurisconsulto, +creato poscia da lui prefetto del pretorio. +Non lasciavano <i>Giulia Mesa</i> sua +avola e <i>Giulia Mammea</i> sua madre, amendue +decorate del titolo di <i>Auguste</i> <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, +di vegliare alla buona condotta +e preservazion dai vizii di esso lor nipote +e figliuolo, studiandosi sopra tutto di +tener lontani gli adulatori, gran peste +delle corti, e chiunque potea guastar +il cuore del ben educato principe. E pur +<span class="pagenum"><a name="Page_773" id="Page_773"></a>[773]</span> +con tutta la loro attenzione s'introdussero +presso di lui alcune persone di questa +mala razza, le quali colle lor persuasioni +e cabale cotanto gli screditarono, come +un giogo intollerabile, la dipendenza sua +da quei consiglieri, che lo indussero a +non più ascoltarli. Ma durò poco questo +suo sviamento, perchè, conosciuta la lor +malizia, li cacciò, e feceli anche gastigar +dal senato secondo il merito loro, con +attaccarsi più di prima a coloro che +poteano farlo regnare con giustizia ed +onore. Ancorchè fosse di buon'ora ispirato +ad Alessandro l'abborrimento +alla disonestà, e servissero a lui di un +vivo specchio della deformità di questo +vizio gli eccessi di suo cugino Elagabalo; +e tuttochè egli in fatti avesse sempre +in orrore i delitti contra della castità, +talmente che la storia non fa giammai +menzione ch'egli trasgredisse le leggi +prescritte in ciò dagli stessi Gentili: +pure avrebbe potuto il bollore della gioventù +tirarlo fuor di cammino. Per questo +gli fu data in moglie una dama della +primaria nobiltà di Roma, a cui prese +affetto, e rendeva ogni conveniente onore, +con favorire assaissimo nel medesimo +tempo il suocero suo. Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span> +non ne lasciò a noi il nome, nè sappiamo +il tempo in cui egli si ammogliò per la +prima volta, e nè pur le seguenti. Ma +che? <i>Mammea</i> sua madre, che dopo la +morte di <i>Giulia Mesa</i>, mancata di vecchiaia, +voleva essere l'arbitra del figliuolo, +non soffrì lungo tempo che la nuora si +fosse impossessata cotanto del cuore del +figliuolo, e godesse al pari di lui il titolo di +<i>Augusta</i>; e però cominciò a maltrattarla sì +fattamente, e seco il di lei padre, che questi, +benchè amato non poco da Alessandro, +si ritirò un dì nel quartier dei soldati +dicendo di render grazie all'imperadore +dei benefizii a lui compartiti, ma senza +voler più comparire alla corte; e qui +sfogò la sua collera contro di Mammea, +divolgando tutte le ingiurie a lui fatte +e alla figliuola. Tal fu di poi la prepotenza +<span class="pagenum"><a name="Page_774" id="Page_774"></a>[774]</span> +di Mammea, che fece ammazzar +lui, e relegare in Africa la infelice +nuora. Se questo è vero, non è da credere +che <i>Mammea</i> fosse cristiana, come +han pensato alcuni <span class="fnote">[Orosius. Cedrenus. Vincentius Lirinensis. +Casaubonus et alii.]</span>, perchè ella veramente +ebbe del latte cristiano, ed +ascoltò Origene, come attesta Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccles., lib. 6. cap. 16,]</span>. +Ma potrebbe essere che Erodiano non +sapesse tutte le particolarità ed i motivi +di quel fallo. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> certamente +scrive, coll'autorità di Desippo +istorico, che Marziano suocero di Alessandro +gli tese delle insidie per ammazzarlo; +ma che, scoperto il fatto, costui +fu ucciso, e scacciata la moglie Augusta. +Aggiunge altrove il medesimo Lampridio +che un Ovinio Camillo, senatore +di antica famiglia, tramò una ribellione, +e se n'ebbero le pruove. Il buon imperadore, +in vece di punirlo, il fece chiamar +a palazzo, lodò il suo zelo pel pubblico +bene, e poi nel senato il dichiarò +partecipe dell'imperio, cioè gli diede il +nome di <i>Cesare</i> e gli ornamenti imperiali. +Avea detto prima lo storico stesso +che al suddetto <i>Marziano</i> suocero fu +dato il titolo di <i>Cesare</i>. Quel Camillo +dipoi nella spedizione di Alessandro +contro i Barbari rinunziò, e gli fu permesso +di ritirarsi in villa, dove lungo +tempo visse; ma in fine fu fatto uccidere +dall'imperadore, perchè era uomo militare +ed amato assai dai soldati. Truovasi +del buio in questi fatti; ma vi è +tanto barlume che basta a far dubitare +che giusto motivo non mancasse a Mammea +di atterrare il suocero del figliuolo, +e la nuora ancora, caso che anch'essa +fosse stata partecipe della fellonia del +padre. Oltre di che, lo stesso Lampridio +scrive che un tal avvenimento vien da +alcuni riferito ai tempi di Traiano. Che +Alessandro sposasse <i>Memmia</i>, figliuola +di <i>Sulpizio</i> stato console, lo abbiamo +<span class="pagenum"><a name="Page_775" id="Page_775"></a>[775]</span> +dal suddetto Lampridio. Forse questa fu +la seconda sua moglie. Trovasi anche +nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> una <i>Sallustia Barbia +Orbiana Augusta</i>, ed hanno inclinato +alcuni letterati <span class="fnote">[Spanhemius, de Praestantia et Usu Numismatum.]</span> a crederla moglie +del medesimo Alessandro imperadore. +Ma trovandosi in quelle medaglie CONCORDIA +AVGVSTORVM, parole significanti +l'esistenza allora di più di un +Augusto, a me non sembra verisimile +la loro opinione. +</p> + +<p> +et cap. 21. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXV" id="CCXXV"></a>CCXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Urbano</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Fosco</span> per la seconda volta e <span class="sc">Destro</span>. +</p> + +<p> +Sempre più andavano riconoscendo +i Romani la felicità propria nell'essere +loro toccato un sì buono imperadore, +qual fu Severo Alessandro. Ed era tale +principalmente, perchè si erano ben radicati +nel cuore di lui i principii della +religione: virtù, di cui se sono scarsi, e +peggio se mancanti i rettori dei popoli, +troppo facile è, per non dir certo, che +la lor vita abbonderà d'iniquità e di +azioni malfatte. Falsa, non v'ha dubbio, +era quella religione che non conosceva il +vero Dio, e adorava insensati dii e creature +o demonii. Tuttavia non può negarsi +che questo principe, quantunque +nato ed allevato nella idolatria, non +avesse in sè dei lodevoli principii, perchè +amava, temeva ed onorava, per quanto +poteva, la divinità, e tutto ciò che +si credeva allora che avesse qualche cosa +di Dio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. Appena era egli levato, +che nel tempio del palazzo andava a rendere +il culto ai suoi dii con dei sacrifizii. +Quivi teneva le statue di essi e delle +anime credute sante dai ciechi Gentili, +come Orfeo, Alessandro il Grande, Apollonio +Tianeo. Quel che più merita la +<span class="pagenum"><a name="Page_776" id="Page_776"></a>[776]</span> +nostra attenzione, si è che vi conservava +anche la statua di <i>Gesù Cristo</i>, e +colle altre l'adorava. Può ben credersi +che Mammea Augusta sua madre, la +quale avea imparato a conoscere in +Soria la santità della religion cristiana, +ma senza mai abbandonare la falsità +dell'etnica, ne avesse inspirato del +rispetto ed amore anche al figliuolo. +Per questo venerava egli <i>Cristo</i>, ed anche +<i>Abramo</i>. Anzi, siccome attesta Lampridio +scrittore pagano, egli meditava di +alzare un tempio al medesimo Cristo, +e di farlo ricevere per Dio; ma gli si +opposero i zelanti del Paganesimo, con +dire di aver consultato intorno a ciò gli +oracoli, e riportato per risposta, che, se +ciò si facesse, tutti abbraccerebbono il +Cristianesimo, e converrebbe chiudere +ogni altro tempio. Mai più non disse il +demonio, padre della bugia, una verità +più luminosa di questa. Avea ancora +Alessandro sovente in bocca quella insigne +massima, imparata più probabilmente +dai Cristiani che dai Giudei: <i>Non +fare agli altri quello che non vorresti +fatto a te stesso</i>. E questa fece anche +scrivere nel palazzo cesareo e in varie +fabbriche a lettere maiuscole. Avendo +anche i Cristiani occupato un luogo +pubblico, per farvi una chiesa, e pretendendolo +gli osti di lor ragione, con +suo rescritto dichiarò l'imperadore: +<i>Essere meglio che Dio ivi in qualunque +maniera si adorasse, che se ne servissero +gli osti</i>: segno che già in Roma si fabbricavano +e si tolleravano templi al vero +Dio. Di qui poi venne, ch'egli lasciò +in pace i Cristiani, e sotto di lui crebbe +molto di fedeli la Chiesa. Quei che morirono +martiri in questi tempi furono +vittime de' malvagi governatori delle +provincie, che senza saputa e permissione +del principe <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccles., lib. 6, cap. 28.]</span> non lasciavano di +trovar pretesti per uccidere gli odiati +Cristiani. +</p> + +<p> +Sempre ancora professò l'Augusto +Alessandro a sua madre <i>Mammea</i> un +<span class="pagenum"><a name="Page_777" id="Page_777"></a>[777]</span> +rispetto singolare, anzi tale che passò +all'eccesso. Se crediamo ed Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib 6.]</span>, +questo solo difetto gli si potè opporre, +cioè che troppo amava la madre, sino +ad ubbidirla, suo malgrado, in cose che +non trovava ben fatte. Perciò potente +era ella nel governo, e fu al pari di +<i>Giulia</i> di Severo intitolata <i>madre delle +armate, del senato e della patria</i>. Certo +non mancò essa giammai di dar dei +buoni avvertimenti al figliuolo; fu nulladimeno +tacciata di avidità della roba +altrui: il che andava ella scusando +presso il figliuolo, con dirgli che accumulava +quell'oro per di lui servigio, +affinchè avesse di che regalare i soldati. +Ma accumulandone talvolta per +vie illecite, ed empiendone i proprii scrigni, +se ne lagnava poi Alessandro, senza +potervi nondimeno rimediare: tanta +era la riverenza che professava a chi gli +avea data la vita. Onesti poi erano i +divertimenti suoi. Amava la musica, si +dilettava della geometria, dipingeva assai +bene, sonava varii strumenti, cantava, +ancora con bella voce e con garbo, ma +solamente in camera sua e nella privata +conversazion degli amici. Talvolta a cavallo, +talora a piè facea delle buone passeggiate; +gli piaceva anche la caccia e la +pesca. Una delle cure di sua madre fu +sempre quella di tenerlo occupato e +lontano dall'ozio. Nè pregiudicavano +punto i divertimenti suoi al pubblico +governo <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. Gli erano portati gli affari +smaltiti prima dai saggi suoi consiglieri, +ed era facile lo sbrigarli. Ma quando occorrevano +cose di molta importanza e +premura, vi assisteva, levandosi anche +prima del sole, e stava nel consiglio le +ore intere senza mai annoiarsi o stancarsi. +Impiegava anche talvolta il tempo +che gli restava dopo gli affari in leggere +libri, essendogli spezialmente piaciuti in +greco quel di <i>Platone</i> della Repubblica, +e in latino quei di <i>Cicerone</i> degli Uffizii, +o sia dei Doveri e della Repubblica. +<span class="pagenum"><a name="Page_778" id="Page_778"></a>[778]</span> +Dilettavasi ancora di leggere degli oratori +e dei poeti, e massimamente le +poesie di <i>Orazio</i> e di <i>Sereno Sammonico</i>, +da lui conosciuto ed amato. Ma +sopra le altre letture era a lui cara +quella della vita di Alessandro il Macedone, +per istudiarsi d'imitarlo dove +potea, condannando nondimeno in lui +l'ubbriachezza e la crudeltà verso gli +amici. Dopo la lettura esercitava il corpo +in tirar di spada, in lotte discrete, in +giuochi ch'esigevano del moto: tutte +maniere proprie per conservar la sanità. +Andava anche, secondo l'uso d'allora, +al bagno, dopo il quale faceva un +po' di colezione, differendo talvolta il +prender cibo dipoi sino alla cena. Nulladimeno +l'ordinario suo stile era di +pranzare; e ne' pranzi suoi non compariva +nè sordidezza nè lusso, ma bensì +un bell'ordine, cibi semplici, piatti ben +puliti, e quel che occorreva per satollare +e non per aggravare lo stomaco. Solamente +nei dì di festa si accresceva alla +tavola un papero, e nelle maggiori solennità, +tutto il grande sfarzo era la +giunta di uno o due fagiani o di due polli. +Oro non volle mai nella sua mensa, e +tutto il suo vasellamento d'argento consisteva +in ducento libbre. Occorrendone +di più nelle occasioni, se ne facea prestar +dagli amici. Se solo si cibava, teneva +un libro a tavola, e leggeva, se pur +non facea leggere. Ma più spesso voleva +seco a pranzo degli uomini dotti, +e particolarmente <i>Ulpiano</i>, dicendo <i>che +più gli faceano pro i ragionamenti loro +eruditi, che le vivande</i>. Allorchè dovea +far de' pubblici banchetti, anche da +questi volea bandito lo sfoggio, portandosi +solamente i piatti consueti, ma +aumentati a proporzione dei convitati. +Per altro non gli piacea quella gran +turba, perchè dicea <i>di parergli di mangiar +nel teatro o nel circo</i>. Costumarono +alcuni Augusti, ed era anche +in uso presso i grandi, di aver commedianti +o buffoni intorno alle lor tavole +per divertirsi. L'innocente suo trastullo +<span class="pagenum"><a name="Page_779" id="Page_779"></a>[779]</span> +era di veder combattimenti di pernici e +di altri piccioli animaletti. Una sola, per +altro innocente, particolarità di lui parve +strana, cioè ch'egli sommamente si dilettò +di aver nel suo palazzo varie uccelliere +di fagiani, paoni, galline, anitre e +pernici, e spezialmente di colombi, dicendosi +che ne nudrisse fin venti mila. +Dopo le applicazioni si ricreava in veder +questi volatili; ed affinchè non gli +fosse attribuito a scialacquamento, tenea +dei servi, che colle nova, coi polli e coi +piccioni cavavano tanto da far le spese +a tanto uccellame. Ma qui non è finito il +ritratto di questo buon imperadore. Il +resto lo riserbo all'anno seguente, giacchè +il pacifico felice stato dell'imperio +romano in que' tempi non somministra +avvenimento alcuno alla storia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXVI" id="CCXXVI"></a>CCXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Urbano</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Severo Alessandro Augusto</span> +per la seconda volta e <span class="sc">Lucio +Aufidio Marcello</span> anch'egli per la +seconda. +</p> + +<p> +Il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis Consul.]</span>, il Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anastas. Biblioth.]</span> e il +padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, in Fastis.]</span> chiamano il secondo +console <i>Caio Marcella Quintiliano per la +seconda volta</i>, fidandosi di una iscrizione +pubblicata dal Gudio. Dispiacemi +sempre di dovere ripetere che le merci +gudiane son dubbiose, nè possono prestar +sicuro fondamento alla erudizione. +Una iscrizione stampata dal marchese +Maffei <span class="fnote">[Maffejus, Antiquit. Gall.]</span>, e da me riferita nella mia +Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 356, n. 2.]</span>, benchè corrosa, vo io credendo +che ci abbia conservato il vero +nome di esso console. Tutti i fasti e varie +leggi ci danno <i>Marcello</i> console in +quest'anno. S'egli avesse portato il +<span class="pagenum"><a name="Page_780" id="Page_780"></a>[780]</span> +cognome di <i>Quintiliano</i>, non <i>Marcello</i>, ma +<i>Quintiliano</i> lo avrebbono appellato gli +antichi. Miriamo ora l'Augusto Alessandro +nella vita civile. Mirabil cosa fu il +vedere com'egli odiasse il fasto, e quasi +dimentico del sublime suo grado, amasse +di uguagliarsi a' suoi cittadini. +Spesso andava ai pubblici bagni a lavarsi +dove concorreva anche il resto del popolo; +e nel suo palazzo si facea servire +unicamente dai suoi servi. A chiunque +dimandava udienza, e a chi de' nobili di +buona fama veniva per salutarlo, era +sempre la porta aperta; nè voleva egli +che s'inginocchiassero davanti a lui, come +dianzi esigeva il vanissimo Elagabalo, +ma che gli facessero quello stesso saluto +che si usava co' senatori, chiamandolo +col proprio nome, e senza nè pur chinare +il capo. Il fare altrimenti veniva +da lui interpretato per adulazione, e +metteva in burla chi faceva troppi complimenti +o eccedeva in ossequio. Talvolta +ancora licenziò in collera taluno di +questi falsi adoratori. Per la stessa ragione +non potea soffrire, e teneva per una +pazzia, coll'esempio di Pescennio Negro, +l'ascoltar poeti ed oratori che facessero +il di lui panegirico. Volentieri bensì +porgea le orecchie a coloro che contavano +i fatti degli uomini illustri <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, e +sopra tutti di Alessandro il Macedone, +de' buoni imperadori e de' famosi Romani. +Vietò il dare a lui il titolo di <i>Signore</i>, +ed ordinò che si scrivesse alla sua persona +come si faceva ai particolari, colla +giunta del solo nome d'<i>Imperadore</i>, cioè, +come già si stilava ne' tempi di Cicerone. +Fece pubblicare che non entrasse a salutarlo +chi sapeva di non essere innocente. +Specialmente ciò era detto per +gli ministri e nobili ladri. La maniera di +trattar co' suoi amici era di molta familiarità +e franchezza, pregandoli sempre +di sedere presso di sè: il che indispensabilmente +praticava coi senatori. Quanta +fosse le sua moderazione, principalmente +si riconosceva nelle udienze, perchè si +<span class="pagenum"><a name="Page_781" id="Page_781"></a>[781]</span> +mostrava cortese ed affabile verso di +ognuno. Niuno partiva da lui malcontento, +nè passava mai giorno senza che +egli facesse qualche atto di bontà. Ed +ammalandosi chi era amato da lui, ancorchè +di basso ordine, amorevolmente +andava a visitarlo. Perchè poi <i>Mammea</i> +la madre e <i>Memmia</i> sua moglie gli dicevano +che quella tanta cortesia esponeva +allo sprezzo la sublime sua dignità: <i>Può +essere</i>, rispondeva, <i>ma certo la rende più +sicura e di maggior durata</i>. Alcuni +de' suoi più cari obbligava a venire a +pranzo con lui; e di chi non veniva, dimandava +conto con bella grazia. Tanto +alla tavola che alle udienze si trovava +sempre di buon umore, e non mai in +collera; e diceva le sue burle, ma senza +punture. Esigeva che gli amici gli dicessero +liberamente il lor sentimento; e +dicendolo, gli ascoltava con attenzione, +correggendo poscia proprii i difetti. Colla +stessa libertà diceva anch'egli dov'essi +mancavano; e ciò non mai con fasto ed +asprezza. +</p> + +<p> +Il suo vestire era semplice e modesto, +senza oro e senza perle, imitando in ciò +la moderazion di Severo, ed abborrendo +la vanità di Elagabalo, che voleva guernite +di perle infino le scarpe. Soleano +essere gli abiti suoi di color bianco, e +non di seta, che costava allora assaissimo. +Dicea <i>che le gemme convenivano +solo alle donne; e che le stesse donne, +senza eccettuarne l'imperadrice, doveano +essere contente di poche</i>. Avendo un ambasciador +d'Oriente donate due perle di +mirabil grossezza e bellezza all'Augusta +sua moglie, cercò di venderle; e perchè +non si trovò compratore, ne formò due +orecchini alla statua di Venere, con dire +<i>che l'imperadrice darebbe troppo cattivo +esempio portando addosso cose di tanto +prezzo</i>. Con questo esempio arrivò egli +a correggere il lusso degli uomini, siccome +anche l'Augusta consorte quello delle +donne. Fece inoltre Alessandro ristorar +molte fabbriche di Traiano, ma con rimettere +dappertutto il nome di esso +<span class="pagenum"><a name="Page_782" id="Page_782"></a>[782]</span> +primo autore. Quanto affetto poi egli +sempre ebbe ai buoni, altrettanto odio, +o, per dir meglio, abborrimento, portava +ai cattivi. Un certo <i>Settimio</i>, che scrisse +la vita di questo impareggiabile Augusto, +attestava che egli specialmente si sentiva +tutto commovere, e s'infiammava in volto, +incontrandosi in giudici che fossero +in concetto di ladri. Accadde che un +<i>Settimio Arabino</i>, senatore famoso per sì +fatto vizio, e liberato sotto Elagabalo, +comparve un dì con gli altri a salutarlo. +<i>O dii immortali!</i> gridò allora Alessandro, +<i>Arabino non solamente vive, ma vien +anche in senato! Spera forse costui da +me un buon trattamento? Mi dee ben egli +tenere per un pazzo e scimunito</i>. Non vi +era parente o amico ch'egli potesse tollerare, +se si lasciavano trasportare ad +azioni disonorate, e massimamente se +per interesse vendevano la giustizia, riguardando +egli costoro come i più perniciosi +nimici del pubblico. Però li faceva +processare e punire: o se pur s'induceva +a far loro la grazia, la godevano con +patto che si ritirassero; <i>perchè</i>, siccome +egli diceva, <i>a lui più cara era la repubblica +che qualsivoglia privata persona</i>. +Così ad un suo segretario, perchè portò +al consiglio il sommario falso di un processo, +egli fece tagliare i nervi delle dita, +acciocchè più non potesse scrivere, e +relegollo in un'isola. Venne in mente +ad un nobile, altre volte processato per +le sue mani poco nette, di farsi raccomandar +caldamente da alcuni re o +principi stranieri che erano alla corte, per +ottenere una carica militare. Tali furono +le loro istanze, che l'Augusto Alessandro +non seppe negar la grazia. Ma da +lì innanzi tenne così ben gli occhi addosso +a costui, che fra poco si scoprì +una sua ruberia. Fece egli esaminar lo +affare in presenza di que' medesimi principi, +tuttavia dimoranti in Roma, e il +reo fu convinto e confesso. Dimandò +allora a que' principi che gastigo si +desse nel loro paese a sì fatte persone: +<i>La croce</i>, risposero essi; ed in effetto, +<span class="pagenum"><a name="Page_783" id="Page_783"></a>[783]</span> +per sentenza de' suoi medesimi protettori, +fu colui condannato alla croce, senza +che alcuno si potesse lagnare del +rigor di Alessandro. E non è già che +questo buon imperadore non fosse inclinato +alla clemenza. Certamente niun +senatore a' tempi suoi, benchè delinquente, +perdè la vita; ed egli incaricava +i giudici di procedere il più di rado +che si potesse contra dei rei alla pena +della morte e al confisco dei beni. Ma, +premendogli il pubblico bene, voleva +che la giustizia avesse il luogo nei casi +bisognosi di esempio. E perchè Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 6.]</span> +scrive che il suo imperio fu +senza sangue, Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> ragionevolmente +lo interpreta de' soli senatori; +e tanto più attestando il medesimo Erodiano, +che a niuno sotto di lui fu levata +la vita, senza essere stato prima conosciuto +giuridicamente dai tribunali il +suo delitto, ed emanata la condanna. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXVII" id="CCXXVII"></a>CCXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Urbano</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Albino</span> e <span class="sc">Massimo</span>. +</p> + +<p> +Di gravi dispute sono state fra gli eruditi +intorno al prenome e nome di questi +consoli. Inclinò il cardinal Noris <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> a +credere il primo <i>Marco</i> o <i>Numerio Nummio +Albino</i>, ma con conghiettura priva +di forza. Il Relando <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span> e il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, in Fastis.]</span>, +recata in mezzo una iscrizione +del Gudio, appellarono questi consoli +<i>Lucio Albino</i> e <i>Massimo Emilio Emiliano</i>. +Ma possiamo noi fidarci dei marmi gudiani? +Impropria cosa è che in quella +iscrizione abbia il prenome <i>Albino</i>, e non +lo abbia l'altro console. Più improprio +è che il secondo console sia chiamato +<i>Massimo Emilio Emiliano</i>. Non è nome +<span class="pagenum"><a name="Page_784" id="Page_784"></a>[784]</span> +di famiglia <i>Massimo</i>. E se l'ultimo +suo cognome fosse stato <i>Emiliano</i>, le +leggi e i fasti lo avrebbono notato con +esso, e non già con quello di <i>Massimo</i>. +Tre leggi, che hanno <i>Albino ed Emiliano</i>, +non son da contrapporre a tante altre, +che portano <i>Albino et Maximo</i>. Si potrebbe +solamente sospettare che quell'<i>Emiliano</i> +fosse sustituito a <i>Massimo</i>. Sempre +nei decreti del senato si riteneva uno +stile, nè si mutava, se non si cambiava +console. Continuiamo ora a vedere come +si regolasse verso del pubblico il buon +imperadore Alessandro. Merita ben più +la vita sua che quella del Macedone di +esser letta dai principi, per imparar ciò +che talvolta non sanno <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. Procurava +egli a tutto suo potere la felicità de' popoli, +non solo coll'astenersi dall'imporre +nuovi aggravii, ma con istudiarsi di sminuire +i già imposti. In fatti ridusse ad un +terzo quel che si pagava sotto Elagabalo +per le gabelle, di maniera che dieci in +vece di trenta si cominciò a pagare. Pensava +anche di fare di più, ma non glielo +permisero le necessità del pubblico. Non +si sa ch'egli istituisse altro dazio che +sopra i banchieri, orefici, pellicciai e +quei delle altre arti. Questo nondimeno +dovea essere leggiera cosa, perchè Lampridio +lo chiama <i>vectigal pulcherrimum</i>. +E questo non per farlo colar nella sua +borsa, ma perchè il ricavato servisse al +mantenimento delle terme, cioè dei pubblici +bagni, che erano allora in gran credito +ed uso; il che vuoi dire che tal +dazio tornava in comodo solamente del +pubblico stesso. Volle si aggiugnesse olio +ad esse terme, acciocchè anche di notte +se ne potesse valere il popolo: il che +dianzi non si faceva; e fu poi abolito da +<i>Tacito imperadore</i>, perchè se ne abusava +la gente cattiva. Levò anche affatto interamente +qualche dazio, solito a pagarsi +in Roma. Nè già favoriva egli il fisco in +pregiudizio del popolo e della giustizia; +anzi odiava tutti i ministri del fisco e +<span class="pagenum"><a name="Page_785" id="Page_785"></a>[785]</span> +delle dogane, e li chiamava un <i>male necessario</i>. +Uso suo fu di cambiarli spesso, +sperando forse che i nuovi sulle prime +opererebbono con più discretezza e meno +ingiustizia. In beneficio de' poveri +sminuì le usure; e se i senatori prestavano +per cavarne frutto, ne' primi anni +del suo governo, voleva che loro non si +pagasse usura, ma solamente un regalo, +ad arbitrio di chi prendeva in prestanza +il danaro. Poscia ridusse al sei per cento +le usure di essi senatori, e senza altro +regalo; laddove gli altri per lo più esigevano +il dodici. Dava egli stesso danari +a prestanza a' poveri, e senza volerne +frutto; anzi si contentava che coi frutti +ch'essi ricavavano degli stabili comperati +col di lui danaro, gli fosse restituito il +capitale. Teneva egli esatto registro di +tutto. E se gli veniva a notizia che talun +de' suoi conoscenti in bisogno di pecunia +gli avesse o nulla o poco chiesto in prestito, +il faceva chiamare per dimandargli +conto di sì poca speranza e confidenza +in lui. +</p> + +<p> +Del resto non era egli di coloro che +non credono l'economia e il risparmio +una virtù da principe. Anche in essi è +virtù, se ciò non fanno per risparmiare +ai suoi popoli gli aggravii, e per impiegare +in benefizio e sollievo del pubblico +stesso il loro risparmio. Regolavasi appunto +così l'Augusto Alessandro, il quale +era assai persuaso che il principe dee +far da economo del danaro che si cava +dai sudori de' sudditi, e non già da padrone +per impiegarlo ne' suoi capricci e +divertimenti. Perciò egli risecò tutte le +spese e i salariati inutili della corte, ritenendo +solamente la servitù necessaria +con decenti e non isfoggiate paghe. Solea +dire <i>che la gloria e grandezza di un imperio +consiste non già nella magnificenza, +ma nelle buone forze</i>, cioè, a mio credere, +nell'aver ricchi sudditi e valorose +milizie. Quanto ai soldati ne parleremo +più a basso. Per conto de' sudditi, favorì +Alessandro non poco la mercatura, concedendo +esenzioni a tutti i trafficanti. +<span class="pagenum"><a name="Page_786" id="Page_786"></a>[786]</span> +Attese all'accrescimento e all'abbondanza +dell'annona, mandata in malora dall'impuro +Elagabalo, e la rimise in piedi +colla sua borsa. Il donativo dell'olio, che +Severo Augusto ogni anno faceva al popolo, +e che il suddetto Elagabalo avea +molto assottigliato, fu da lui rimesso nel +primiero suo essere. Era anche il popolo +romano a parte una volta del governo +e delle rendite della repubblica. Dappoichè +si alzarono gl'imperadori, siccome +di sopra accennammo, gran tempo durò +il dare alla plebe di tanto in tanto qualche +congiario, ed ogni anno tante misure +di grano per testa, e vi si aggiunse +anche il dono dell'olio e della carne. +All'incontro condonò Alessandro alle +provincie e ai mercatanti quella contribuzione +che aveva a titolo di regalo, ma +era forzata, solita a pagarsi all'entrare +del nuovo principe, chiamata l'Oro Coronario. +Per altro non lasciò Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> +di osservare che questo principe +non ometteva diligenza alcuna per ammassar +pecunia, e per custodirla ancora; +ma non ne cercò mai egli per le vie +illecite, nè con aggravio indebito d'altrui. +Mai non diede per danari le giudicature, +solendo dire: <i>Chi compera bisogna +che venda. Io mai non soffrirò questi mercatanti +di cariche, e se li promettessi, +non potrei poi ragionevolmente gastigarli. +Mi vergognerei di punire un uomo che +ha comperato, s'egli poi vende.</i> Ma non +donava oro nè argento a commedianti, +carrozzieri e ad altri che davano divertimento +al pubblico, ancorchè si dilettasse +non poco degli spettacoli. Diceva +<i>che costoro andavano trattati come i famigli</i>, +cioè con paghe tenui. E tuttochè +egli avesse un gran rispetto per la sua +falsa religione, pure non offeriva ai templi +pagani più di quattro o cinque libbre +d'argento, e mai nulla d'oro, con ripetere +un verso di Persio, indicante, <i>che +gli dii non aveano bisogno d'oro</i>, nè +servir esso per fare star bene gli dii, +ma sì bene i loro ministri. Dissi con +<span class="pagenum"><a name="Page_787" id="Page_787"></a>[787]</span> +Lampridio che questo Augusto sapea ben +custodire il danaro. Ciò non vuoi dire +ch'egli, a guisa degli avari, il covasse. +Solamente significa ch'egli non sel lasciava +uscir delle mani per ispese di +vanità, di gola o di lussuria. Che per +altro egli largamente spendeva, e tutto +in opere lodevoli, cioè in fabbriche ed +altre imprese di utile, o di ornamento alla +città di Roma, o per far guadagnare +gli operai e il basso popolo. +</p> + +<p> +Istituì scuole di rettorica, grammatica, +medicina, aruspicina, matematica, +architettura e di macchine, con salarii +fissi ai maestri, e vitto ai discepoli figliuoli +di poveri, purchè liberi. Stese anche la +sua liberalità agli oratori nelle provincia. +A molte città deformate dai tremuoti +rilasciò parte del danaro delle gabelle, +acciocchè rimettessero in piedi gli edifizii +pubblici e privati. A chi trovava de' tesori +li lasciava godere. Solamente s'erano +di molto valore, ne faceva dar qualche +parte ai suoi uffiziali. Fece fabbricar +dei pubblici granai per cadaun rione di +Roma, acciocchè chi n'era senza potesse +quivi rinserrare i suoi grani. Diede compimento +alle terme magnifiche, cioè ai +bagni di Caracalla, e ne fabbricò ancora +delle suntuose, che portarono il suo nome. +Aggiunse inoltre varii altri bagni a +que' rioni di Roma che n'erano privi. +Altri edifizii fece in quella città e a Baia, +con risarcire i ponti fabbricati da Traiano, +e con ristorar anche molte antiche +memorie di Roma, e adornar quella città +di assaissimi colossi, o sia di statue sopra +l'usata misura, specialmente per li +più rinomati imperadori, colle loro iscrizioni +e con colonne di bronzo, dove +erano descritte le loro imprese. Fabbricò +eziandio molte case bellissime, e le donò +a quegli amici suoi ch'erano in concetto +di maggior probità. Non invidiava, +non uccellava le ricchezze altrui, come +usarono i cattivi principi; all'incontro +stendeva la mano in aiuto de' poveri; +e massimamente le rugiade della sua beneficenza +si spandevano sopra i nobili +<span class="pagenum"><a name="Page_788" id="Page_788"></a>[788]</span> +caduti in povertà non per loro colpa, e +in povertà non finta, con donare ad essi +delle terre, de' servi, degli animali e degli +utensili contadineschi; diede anche +tre congiarii al popolo, e fece tre donativi +alle milizie. Il danaro che ricavava dal dazio +delle meretrici, dei ruffiani e di altre +peggiori pesti, siccome pecunia infame, +non volle che passasse nell'erario suo +o pure del pubblico, ma che s'impiegasse +nel mantenimento del teatro, del circo +e dell'anfiteatro. Sua intenzione era parimente +di proibire un detestabil vizio, +che dalla sporca Gentilità si permetteva +al pari di quel delle pubbliche donne; +ma vi trovò tali difficoltà, che gli convenne +desistere, e Dio riserbava alla +santa Religione di Cristo una tal vittoria. +Contuttociò fece confiscar i beni alle +donne infami <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, delle quali trovò +un infinito numero in Roma pagana +piena di lordure, e mandò in esilio tutta +la gran ciurma de' nefandi garzoni, parte +de' quali nel viaggio, naufragando, perì. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXVIII" id="CCXXVIII"></a>CCXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Urbano</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperad. 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Modesto</span> e <span class="sc">Probo</span>. +</p> + +<p> +Le conghietture del cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consul.]</span>, +seguitate da' susseguenti scrittori, sono +che questi consoli portassero i nomi di +<i>Tiberio Manlio Modesto</i> e <i>Servio</i> (non +<i>Sergio</i>) <i>Calpurnio Probo</i>, perchè una iscrizione +del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 300, n. 1.]</span> rammemora il consolato +di <i>Marco Acilio Faustino</i>, e <i>Triario +Rufino</i>, spettante all'anno di Cristo 210, +poi quello di <i>Tiberio Manilio</i> ... e <i>Servio +Calpurnio</i> ... poi quello di <i>Alessandro Augusto</i>, +appartenente all'anno 229, e poi +quello di <i>Lucio Virio Agricola</i> e <i>Sesto +Catto Clementino</i> nell'anno 230. Ma non +resta a tal conghiettura quieta la mente +nostra per la tanta distanza de' consoli +<span class="pagenum"><a name="Page_789" id="Page_789"></a>[789]</span> +dell'anno 210 all'anno presente 228, +potendo nel tempo di mezzo, ed in altro +anno che nel corrente, essere stati consoli +que' due <i>Tiberio Manilio</i> e <i>Servio +Calpurnio</i>, per le rivoluzioni succedute +allora. Però più sicuro partito ho creduto +di mettere solamente i lor cognomi, +de' quali niuno può dubitare. Difficil cosa +è, per non dire di più, il mettere ai lor +siti gli avvenimenti di questi tempi, perciocchè +o ci mancano le storie, o son +confusi o dubbiosi i lor testi. Sia a me +dunque lecito di riferirne qui alcuni di +molta importanza, che certamente dovettero +accadere prima dell'anno seguente +229, quando sia fuor di dubbio che +Dione istorico <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span> terminasse la storia +sua in esso anno 229. Quantunque regnasse +un sì buon imperadore, pure +avvenne che per una cagione assai lieve +insorse una rissa fra il popolo di Roma +e i pretoriani, voglio dire i soldati delle +guardie. Crebbe tanto questo fuoco, che +prese le armi, per tre dì si combattè aspramente +fra loro colla mortalità di assaissime +persone dall'un canto e dall'altro. +Per la sua gran copia era in istato il popolo +di opprimere i soldati; ma avendo +costoro cominciato ad attaccar il fuoco +alle case, esso popolo, per timore che +tutta la città andasse in fiamme, fu forzato +di trattar di accordo, e così ebbe +fine quella guerra civile. Non si sa se +prima o dopo di questo accidente succedesse +l'altro della morte di <i>Domizio Ulpiano</i>, +insigne giureconsulto di questi +tempi e celebre nella storia delle leggi. +Egli, siccome il più dotto e saggio dei +senatori di allora, era come capo del +consiglio cesareo <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, e più di lui che di +altri si serviva l'Augusto Alessandro nel +governo degli stati, facendo egli la funzione +di segretario de' memoriali e delle +lettere. Arrivò anche ad essere prefetto +del pretorio <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span>, dopo aver fatto ammazzare +(probabilmente con processo e condanna +<span class="pagenum"><a name="Page_790" id="Page_790"></a>[790]</span> +giudiciaria) <i>Flaviano</i> e <i>Cresio</i> prefetti, +per succedere loro in quella carica. +Certamente dagli antichi storici vien molto +esaltato il sapere, la prudenza e lo +zelo di Ulpiano; e sappiamo che egli +corresse non pochi abusi introdotti da +Elagabalo; ma forse colla sua gran dottrina +egli sapeva accoppiar l'ambizione +ed altri vizii, credendosi ancora ch'egli +odiasse di molto i Cristiani. O sia dunque +che la morte data ai suddetti due +prefetti irritasse forse gli animi de' pretoriani, +o pure che il loro sdegno provenisse +dall'aver egli voluto riformare +la scaduta lor disciplina, e trattarli con +asprezza: certo è che essi pretoriani si +sollevarono un giorno contra di lui, e +dimandarono la sua morte ad Alessandro +Augusto, che lungi dall'acconsentire alla +loro dimanda, colla stessa sua porpora +coprì e difese più di una volta Ulpiano. +Ma questo nulla giovò. Una notte lo assalirono, +ed egli scappò al palazzo, implorando +la protezion dell'imperadore +e dell'augusta Mammea sua madre: il +che non ritenne gl'infuriati soldati dallo +scannare sugli occhi dello stesso Augusto +il misero Ulpiano. Ci viene bensì dicendo +Lampridio che Alessandro si fece rispettar +dalle sue milizie; e pure noi non +sentiamo ch'egli facesse altro risentimento +per così grave insulto fatto alla +sua dignità, che di gastigare <i>Epagato</i> +stato la principal cagione della morte di +Ulpiano <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span>. Convenne ancora camminar +in ciò con gran riguardo, cioè mandarlo +prima per prefetto in Egitto, e poi in +Candia, dove fu condannato e spogliato +della vita: non essendosi attentata la +corte di punirlo in Roma per timore di +una nuova sedizione. Non si sa bene il +netto e i motivi di quel torbido; e Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, Histor., lib. 1.]</span> +scrive che ne parlavano differentemente +gli scrittori di questi tempi. +</p> + +<p> +Abbiamo nondimeno da questo medesimo +storico, che i pretoriani, per timor +della pena, proclamarono imperadore un +<span class="pagenum"><a name="Page_791" id="Page_791"></a>[791]</span> +<i>Antonino</i>, il quale destramente si ritirò, +non volendo servir di giuoco alla lor +pazza ribellione, nè più si lasciò vedere. +Parla lo stesso Zosimo anche di un Urano +schiavo, il quale proclamato Augusto, +fu ben tosto preso e condotto ad Alessandro +colla porpora che gli aveano +messa indosso. Di un <i>Urano</i> appunto, +che usurpò l'imperio in Edessa nella +Osroena, e fu abbattuto da Alessandro, +favella Giorgio Sincello <span class="fnote">[Syncellus, Histor.]</span>; siccome ancora +Vittore, di un <i>Taurino</i> (lo stesso +forse che Urano) il quale acclamato dai +soldati imperadore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, per orrore di ciò +si precipitò nell'Eufrate. Oscuri fatti son +questi. Tuttavia che varie ribellioni si +facessero, tutte nondimeno di poca durata, +e tutte verisimilmente per colpa +de' soli pretoriani e degli altri soldati +che sotto Caracalla ed Elagabalo si erano +troppo male avvezzati, e per poco insolentivano, +ne siamo assicurati da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span>. +Aggiunge egli stesso, ch'essendo +insorta la guerra in Mesopotamia, per le +conquiste fatte da <i>Artaserse</i> re dei Persiani +contra de' Parti (del che parlerò +andando innanzi), molti dell'armata romana, +ch'era in quelle parti, desertando +passavano ai Persiani, e più furono gli +altri che non voleano combattere, e giunsero +ad ammazzare <i>Flavio Eracleone</i> lor +generale: tanto grande era divenuta la +effeminatezza, sbrigliatezza ed impunità. +Trovasi ancora nelle monete di questo +anno <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> fatta menzione di una vittoria, +senza che se ne sappia il perchè, e senza +che Alessandro prendesse il titolo d'<i>imperadore</i>. +Intanto non lasciava esso Augusto +le applicazioni al governo de' popoli +con prudenza superiore alla sua +età <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. Si ridusse nondimeno a non ammettere +alcuno a ragionamenti di familiarità +e confidenza, se non v'era presente +il prefetto del pretorio ed altri +<span class="pagenum"><a name="Page_792" id="Page_792"></a>[792]</span> +de' suoi ministri. E ciò avvenne perchè +un <i>Vetronio Turino</i>, con cui egli trattava +assai alla domestica, parlava di lui, +come se fosse suo favorito, vantandosi +di ottener tutto quanto voleva da lui. +Passò più oltre, perchè cominciò a far +bottega di questo suo mentito favore, e +per le grazie fatte dall'imperadore esigeva +de' buoni regali dai corrivi, facendole +credere impetrate da sè, contuttochè +nè pure ne avesse detta una parola. +Informato di ciò Alessandro, e che costui +vendendo il fumo, screditava lo stesso +Augusto, quasi che fosse un ragazzo +e uno scioccherello che si lasciasse da +lui menare pel naso: volle prima chiarirsi +della verità del fatto, mandando +sotto mano persona a raccomandarsi a +Turino, per impetrar una grazia di molta +importanza. Promise Turino di assistere; +e dopo avergliela fatta saper buona +col mostrare la difficoltà, e di aver +parlato più volte, finalmente dappoichè +fu spedita la grazia, in presenza di testimonii, +si spacciò mezzano di essa, e volle +un grosso pagamento, ancorchè nè +pure una sillaba avesse detto di ciò all'imperadore. +Allora Alessandro il fece +accusare, e convinto, fu attaccato ad un +palo con paglia umida e legne verdi intorno, +che il soffocarono col fumo, gridando +intanto il banditore: <i>Col fumo è +punito chi vendeva il fumo.</i> Ciò avvenne +prima che fosse ucciso Ulpiano. Veggonsi +molti savii decreti di questo principe +nel corpo delle leggi romane. Costituì +egli dei corpi di cadauna arte, con dar +loro dei difensori. Proibì l'andare gli +uomini e le donne al medesimo bagno. +Aveva anche formato il disegno che ogni +ordine di cittadini avesse l'abito +suo particolare, acciocchè si distinguesse +dagli altri, e specialmente si riconoscessero +gli schiavi. Ulpiano il distornò da +questa risoluzione, perchè ne sarebbero +insorte molte dispute fra le persone, e +gli schiavi si sarebbono avveduti di +essere in troppo maggior numero che +la gente libera. Lamentandosi il popolo +<span class="pagenum"><a name="Page_793" id="Page_793"></a>[793]</span> +che la carne di bue e porco era troppo +cara, in vece di calarne il prezzo, ordinò +che non si ammazzassero vitelli, vacche, +porchette e troie gravide: e in meno di +due anni la carne suddetta venne a costare +un solo quarto di quello che si +vendeva in addietro. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXIX" id="CCXXIX"></a>CCXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Urbano</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Severo Alessandro</span> per +la terza volta, <span class="sc">Dione Cassio</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Lo stesso <i>Dione</i>, che terminò in questi +tempi la sua storia, confessa che +<i>Alessandro Augusto</i> lui volle per collega +nel suo consolato, essendo egli stato +console sostituito in alcuno degli anni +precedenti. Però sembra scorretta una +legge riferita dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Cons.]</span>, siccome +ancora una iscrizione pubblicata dal +Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> e dal Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaurus Inscript., pag. 1079, +num. 11.]</span>, ed un'altra +dal Doni, dove in vece di <i>Dione</i> si +legge <i>Dionysio</i>, quando a Dione non fosse +stato sostituito un console appellato +<i>Dionisio</i>, il che non par da credere. +Ne' Fasti ancora del Cuspiniano si legge +<i>Dyonisio</i>. Racconta il medesimo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span> +d'avere avuto negli anni addietro +il governo dell'Africa da Alessandro +Augusto, e poi quello della Dalmazia, e +successivamente quello dell'Alta Pannonia, +dove con vigore cercò di rimettere +sul piede dell'antica disciplina quelle +milizie. Venuto poscia a Roma nell'anno +precedente, gl'insolenti pretoriani, +siccome aveano fatto ad Ulpiano, accusarono +anche lui, perchè paventavano +ch'egli volesse rimettere fra loro stessi +la militar disciplina. Alessandro, che ben +conosceva il merito di Dione, in vece di +<span class="pagenum"><a name="Page_794" id="Page_794"></a>[794]</span> +fargli del male, per dar gusto a quegli +scellerati, il disegnò console per l'anno +presente in sua compagnia. Ma perciocchè +dubitò che i pretoriani, al vederlo +in quella dignità, facessero maggior tumulto +e lo uccidessero, credette meglio +che Dione stesse per qualche tempo fuori +di Roma in quelle vicinanze. Portossi +poi Alessandro nella Campania, e colà +fu a trovarlo Dione, e stette qualche +giorno con lui alla vista dei soldati, che +non dissero una parola. Ed egli allora +ottenne licenza di potersi ritirare a Nicea +di Bitinia patria sua, per quivi passare +quel che gli restava di vita, trovandosi +già vecchio e mal sano, e probabilmente +colla paura in corpo di non finir +male, come era succeduto ad Ulpiano. +Che a lui nel consolato succedesse <i>Marco +Antonio Gordiano</i> in questo medesimo +anno si ricava da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordian.]</span>, colà, +dove scrive essere stato il più vecchio +de' <i>Gordiani</i> console in compagnia +di <i>Alessandro Augusto</i>, e ch'egli dipoi +fu mandato proconsole al governo dell'Africa, +con tal piacere di esso Augusto, +che con sua lettera ringraziò molto +il senato di sì fatta elezione, stante l'essere +<i>Gordiano</i> uomo nobile, magnanimo, +eloquente, giusto, continente e dabbene. +Se ne ricordi il lettore, perchè a suo +tempo vedremo il medesimo Gordiano +portare il titolo di Augusto. +</p> + +<p> +Fu appunto una delle belle doti dell'imperadore +Alessandro quella di scegliere, +e di volere che si scegliessero per +le cariche e pel governo delle provincie +coloro, ne' quali concorreva più abilità a +governar altri e maggior probità <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. +Nulla si dava al favore, nulla alle raccomandazioni, +molto meno al danaro. +Gli eunuchi, i quali erano stati in addietro +potentissimi in corte, e venivano +chiamati da lui una <i>terza specie del genere +umano</i>, tutti furono rimossi dal di +lui servigio, ed appena si contentò egli, +<span class="pagenum"><a name="Page_795" id="Page_795"></a>[795]</span> +che di alcuni pochi si servisse la imperadrice, +ed in uffizii bassi, e con abito +de notante la bassezza del loro stato, +togliendo con ciò tanti disordini cagionati +per lo passato dalla soverchia autorità +che godeano o faceano credere di +godere. Alessandro col parer del senato +eleggeva i consoli, i prefetti del pretorio +ed altri magistrati, lasciando la elezion +degli altri al senato medesimo. Diceva +egli, <i>meglio essere per lo più il dare gli +uffizii a chi non li ricerca, che a chi tante +premure usa per ottenerli</i>. Niun senatore +nuovo creava egli, se persone di +credito prima non rendevano buona testimonianza +del merito suo, e non veniva +approvato da' senatori suoi consiglieri. +E guai se trovava che lo avessero +in ciò ingannato: colui era cacciato +dal senato, e i suoi fautori gastigati. Una +rarissima ed ammirabil maniera ebbe +ancora nella elezion de' presidenti delle +provincie e di altri magistrati meno importanti. +Prima di conferir que' posti, +faceva esporre in pubblico i nomi de' proposti +per essi, esortando ognuno a scoprire +se costoro avessero commesso qualche +delitto, purchè ne potessero dar le +pruove; poichè nello stesso tempo proibiva +sotto pena della vita l'accusare +senza poter provare l'accusa. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, +storico pagano, attesta aver egli +appreso questo rito dai <i>Cristiani</i> ch'esaminavano +diligentemente prima chi si +avea da ammettere al sacerdozio. E solea +dire Alessandro, <i>parergli strano come +non si usasse la diligenza medesima, +allorchè si voleva eleggere chi dovea avere +in mano i beni di fortuna e le vite dei +popoli, quando ciò si praticava dai suddetti +Cristiani per la elezione de' sacerdoti</i>. +Avrebbe egli desiderato che ogni +governator delle provincie avesse saputo +esercitare il suo uffizio senza bisogno +di assessore, tuttavia soffrì sempre l'uso +di tali assessori; e diede anche loro buoni +salarii. Provvedeva egli in oltre le +persone, nel mandarle ai governi, di danaro, +<span class="pagenum"><a name="Page_796" id="Page_796"></a>[796]</span> +servi, mule, cavalli e di altre robe +necessarie, dandole poi a' medesimi, +se con lode esercitavano i loro impieghi. +Se male, voleva che rendessero quattro +volte più di quello che avea loro somministrato. +In somma, la vita di questo Augusto, +tanto più mirabile, quanto ch'egli +era assai giovane, sarebbe un bellissimo +modello per qualunque principe +che amasse la vera gloria, ed imparar +volesse il meglio degli esempi altrui, con +leggere le vite di que' principi buoni ed +uomini illustri, dei quali forse niuna età +e nazione è stata priva. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXX" id="CCXXX"></a>CCXXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Virio Agricola</span> e <span class="sc">Sesto Catio Clementino</span>. +</p> + +<p> +Il secondo console in qualche testo +è chiamato <i>Clemente</i> <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 357, +num. 2.]</span>, e in una iscrizione +riferita del Cupero, <i>Clemenziano</i>. +Se questa è legittima, può essa prevalere +agli antichi codici. Credesi che in questi +tempi santo <i>Urbano</i> papa gloriosamente +compiesse i suoi giorni con ricevere la +corona del martirio. Ebbe per successore +<i>Ponziano</i>. Tempo è ora di parlare +di una strepitosa rivoluzion di cose accaduta +in Oriente. La Persia, conquistata +alcuni secoli prima da Alessandro il +Grande, durò per qualche tempo sotto +il dominio dei re della Siria, ossia della +Soria, successori del Macedone. <i>Arsace</i>, +famoso re de' Parti, loro la tolse circa +ducento cinquant'anni prima dell'era +cristiana, e continuò ivi a signoreggiare +la schiatta degli Arsacidi sino ad <i>Artabano</i> +re di quelle contrade, e regnante +a' tempi dell'Augusto Alessandro <span class="fnote">[Dio. Herod. Lamprid. Agathias et alii.]</span>. +Contra di Artabano si ribellò un uomo +di basso affare, ma di gran coraggio, +chiamalo <i>Artaserse</i>, discendente dagli +<span class="pagenum"><a name="Page_797" id="Page_797"></a>[797]</span> +antichi Persiani; il quale messa in armi +la nazione sua, e collegato con altri +popoli vicini, tre volte diede battaglia ad +Artabano, ed altrettante ancora lo sconfisse, +ed in fine gli levò la vita. Abbattuto +dunque il regno de' Parti, ritornò +la corona in capo ed <i>Artaserse</i> Persiano, +e si rinnovò la potenza di quella nazione, +la quale troveremo, andando innanzi, +terribile ai Romani, poi soggiogata dagli +Arabi, e di tal possanza anche oggidì +dopo incredibili peripezie che fa paura al +potentissimo Sultano de' Turchi, e più +che paura ha fatto, pochi anni sono, al +Mogol, grande imperadore delle Indie orientali. +Mise <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span> il vittorioso <i>Artaserse</i> +l'assedio alla fortezza di Atra; ma perdutavi +indarno molta gente, passò nella +Media, e ne conquistò la maggior parte. +Rivolse poi le sue forze contro l'Armenia, +dove quel popolo assistito dai Medi +e dai figliuoli di Artabano, colà rifugiati, +il costrinse con suo poco gusto a battere +la ritirata. Pretende il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> che +nell'anno di Cristo 226, Artaserse sulle +rovine del regno de' Parti piantasse il trono +de' Persiani, citando in pruova di ciò +lo storico Agatia; e che nel seguente anno, +o pure nel 228, egli incominciasse la +guerra contra dei Romani. Non è Agatia +uno scrittore sicuro per tempi sì lontani +da lui. Abbiamo di certo da Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span> +che nell'anno 229 grande apprensione +recava Artaserse ai Romani, con minacciare +di assalir la Mesopotamia e la stessa +Soria, pretendendo di voler ricuperar +tutto quanto appartenne una volta ai re +di Persia <span class="fnote">[Herod., lib. 6.]</span>, l'imperio de' quali arrivava +sino al Mediterraneo e all'Egeo. Vuole il +suddetto Pagi che nell'anno precedente +l'Augusto Alessandro, per frenare questo +minaccioso torrente, si portasse coll'esercito +ad Antiochia. Monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas. Bibliothecar.]</span> +differisce la di lui andata al presente +<span class="pagenum"><a name="Page_798" id="Page_798"></a>[798]</span> +anno, il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> sino all'anno +232. A me sembra più probabile che +in quest'anno Alessandro si mettesse in +viaggio, giacchè abbiamo una moneta <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>, +spettante all'anno IX della di lui podestà +tribunizia, dove si legge PROFECTIO +AVGVSTI. +</p> + +<p> +Scrive Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, che arrivato Alessandro +all'anno tredicesimo del suo imperio +(numero senza fallo scorretto), si +svegliò la guerra coi Persiani, ed avere +esso Augusto sulle prime creduto bene di +scrivere lettere ad <i>Artaserse</i>, per esortarlo +a desistere dalle novità, e a contentarsi +del suo, perchè non gli andrebbe così ben +fatta, volendo combattere coi Romani, +come gli era accaduto con altri popoli, +ricordandogli le imprese di Augusto, Lucio +Vero e Settimio Severo in quelle parti. +Si rise l'orgoglioso Artaserse di queste +lettere, e la risposta che diede, fu coll'entrare +armato nella Mesopotamia, e +dar principio ad assedii e saccheggi nel +paese romano. Venute queste nuove a +Roma, benchè Alessandro fosse allevato +nella pace, pure, per parere ancora de' suoi +consiglieri, fu creduta necessaria la di +lui presenza alle frontiere della Soria. +Gran leva dunque di gente si fece per +l'Italia e per tutte le altre provincie; e +formato un poderosissimo esercito coll'unione +de' pretoriani ed altri soldati +di Roma, si congedò Alessandro dal senato, +ed imprese il viaggio alla volta di +Levante. Attesta il medesimo Erodiano +che niuno vi fu dei senatori e de' cittadini +romani che potesse ritener le lagrime +al vedere allontanarsi da loro un +principe sì buono, sì amato ed adorato +da tutti. Fece il viaggio per terra coll'armata, +e data nell'Illirico la revista a +quelle legioni seco le prese. Passato poscia +lo stretto della Tracia, continuò il +suo viaggio sino ad Antiochia, capitale +della Soria, dove attese a far i preparativi +necessarii per così pericolosa guerra. +<span class="pagenum"><a name="Page_799" id="Page_799"></a>[799]</span> +Racconta Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> la bella maniera +tenuta da lui nella marcia dell'esercito +suo. Prima di muoversi di Roma, +fece attaccare ne' pubblici luoghi in iscritto +la disposizione del viaggio, indicando +il giorno della partenza, e di mano in +mano assegnando i luoghi, dove l'armata +dovea far alto nelle notti, o prendere +il riposo di un giorno. Mandati +innanzi tali avvisi, si trovava dappertutto +preparata la tappa, cioè la provvisione +de' viveri; nè vi fu verso ch'egli volesse +mai mutare alcuna delle posate +prescritte, per paura che i suoi uffiziali +non facessero traffico delle marcie, per +guadagnar danaro. Non altro cibo prendeva +egli che l'usato dagli altri soldati, +pranzando e cenando colla tenda +aperta, affinchè ognuno il potesse vedere. +Gran cura si prendeva egli perchè +nulla mancasse di vettovaglia, di +armi, di abiti, di selle e di altri arnesi +alle soldatesche; ed in tutto esigeva +la pulizia, di maniera che si concepiva, +in mirar quelle truppe sì ben guarnite, +un'alta idea del nome romano. Più +di ogni altra cosa poi gli stava a cuore +la disciplina militare, e che niun danno +fosse inferito agli abitanti e alle campagne +per dove passava l'armata. Visitava +egli in persona le tende, nè permetteva +che nella marcia alcuno, anche degli uffiziali +non che de' soldati, uscisse di +cammino. Se taluno trasgrediva l'ordine, +le bastonate o altre convenevoli pene +erano in pronto. E ai principali dell'esercito, +che avessero mancato in questo, +e danneggiato il paese, faceva una severa +correzione, con intonar loro la massima +imparata da' Cristiani, cioè con +dire: <i>Avreste voi caro che gli altri facessero +alle terre vostre quel che voi fate +alle loro?</i> Perchè un soldato maltrattò +una povera vecchia, il cassò e il diede +per ischiavo ad essa donna, acciocchè +col mestiere di falegname, ch'egli esercitava, +la mantenesse. Ed avendo fatta +doglianza di ciò gli altri soldati, fece lor +<span class="pagenum"><a name="Page_800" id="Page_800"></a>[800]</span> +conoscere la giustizia di questo gastigo, +che servì a tenere gli altri in freno. Per +così bei regolamenti, e col tenere sì forte +in briglia le milizie, dappertutto dove +queste passavano, si dicea, <i>che non già +de' soldati, ma dei senatori erano in viaggio</i>; +ed ognuno, in vece di fuggirli, gli amava, +vedendo tanta modestia e sì bell'ordine +in gente non avvezza se non +a far del male, con benedire Alessandro, +come se fosse stato un dio. +</p> + +<p> +Veramente Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1.]</span> scrive che i +soldati erano malcontenti di Alessandro +per questo rigore di disciplina; e vedremo +in fine che fu così. E pure Lampridio, +scrittore più antico, e che avea bene +studiato le precedenti storie, attesta +ch'egli era amato da essi, come lor +fratello e lor padre. Aggiugne questo +medesimo storico <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, che arrivato il +giovine imperadore ad Antiochia, e trovato +che alcuni soldati di una legione +si perdevano nelle delizie, e andavano +ai bagni colle donne, li fece tosto mettere +in prigione. Cominciò per questo +tutta la legione a far tumulto e doglianze. +Allora Alessandro salito sul +tribunale, si fece condurre davanti quei +prigioni alla presenza di tutti gli altri +ch'erano in armi, e parlò con vigore +intorno alla necessità di mantener la disciplina, +e che il supplicio di coloro dovea +insegnare agli altri. Grande schiamazzo +allora insorse; ed egli più franco che mai +ricordò loro, dover essi alzar le grida +contra dei Persiani, e non contra il proprio +imperadore, che cava il sangue dai +popoli per vestire, nudrire ed arricchir +le milizie. Li minacciò ancora, se non dimettevano, +di cassarli tutti, e che forse +non si contenterebbe di questo, rimproverando +loro, che dimenticavano di essere +cittadini romani. Più forte cominciarono +essi allora a gridare ed a muovere l'armi, +come minacciandolo. Ma egli, <i>non istate</i>, +soggiunse, <i>a bravare. L'armi vostre +han da essere contro i nemici di Roma. Nè +<span class="pagenum"><a name="Page_801" id="Page_801"></a>[801]</span> +vi avvisaste di farmi paura. Quand'anche +uccideste un par mio, alla repubblica non +mancherà un nuovo Augusto per governar +lei e punire voi altri.</i> E perciocchè non +si quetavano, con gran voce gridò: <i>Cittadini +romani, deponete l'armi e andatevene +con Dio.</i> Allora (e par cosa da non +credere) tutti, posate l'armi, le casacche +militari e le insegne, si ritirarono. Gli altri +soldati e il popolo raccolsero quelle +armi e bandiere, e portarono tutto al palazzo. +Di là poi ad un mese, pregato, rendè +loro l'armi, con far nondimeno morire +i lor tribuni, per negligenza de' quali +erano caduti in tanta effeminatezza quei +soldati. Questa legione dipoi si segnalò +sopra le altre nella guerra contro i Persiani. +Formò Alessandro di sei legioni +una falange di trenta mila combattenti: il +che ci fa intendere che allora ogni legione +era composta di cinque mila armati. Altre +guardie ancora avea con gli scudi intarsiati +d'oro e d'argento. A tutti dopo la +guerra di Persia fu data maggior paga che +agli altri soldati. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXI" id="CCXXXI"></a>CCXXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Pompeiano</span> e <span class="sc">Peligniano</span>. +</p> + +<p> +Non mi son io attentato a chiamare +il primo di questi consoli <i>Civica Pompeiano</i>, +perchè quel <i>Civica</i> viene da una +sola iscrizione del Gudio, le cui merci +sono a me sospette. Nell'anno 209 era +stato console <i>Civica Pompeiano</i>. Un altro +ne troveremo all'anno 241. Ma certo +non è che ancor questo Pompeiano fosse +appellato <i>Civica</i>. Il secondo console vien +chiamato da Cassiodoro, dal Panvinio e +da altri <i>Feliciano</i>; ma più è sicuro il cognome +di <i>Peligniano</i>. L'Augusto Alessandro, +prima di mettersi in campagna, volle +tentar di nuovo se colle buone si potea +frenar l'alterigia del Persiano <i>Artaserse</i> <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, +e gli spedì nuovi ambasciatori +<span class="pagenum"><a name="Page_802" id="Page_802"></a>[802]</span> +lusingandosi che la presenza sua, sostenuta +da sì poderoso esercito, avesse da +inspirare al Barbaro pensieri più ragionevoli. +Se ne tornarono essi senza risoluzione +alcuna. All'incontro, inviò Artaserse +ad Alessandro quattrocento dei +suoi, tutti di alta statura, con vesti fregiate +d'oro ed archi sfarzosi, credendo +con tal comparsa di atterrire i Romani. +Consistè la loro ambasciata in comandare +orgogliosamente all'imperador dei +Romani di uscire quanto prima di tutta +la Soria e di ogni altra provincia di là +dal mare, perchè tutto quel paese apparteneva +ai Persiani, come antica dipendenza +della loro corona. Da così insolente +comando irritato Alessandro, col +parere del suo consiglio, ordinò che tutti +quegli ambasciadori, spogliati de' loro +arnesi, fossero relegati nella Frigia, con +dar loro campagne da coltivare. Nè volle +fargli uccidere, perchè una iniquità sarebbe +stata il punir colla morte gente +non presa in battaglia, e che eseguiva +gli ordini del suo re; quasi che non fosse +anche una iniquità e un violare il diritto +delle genti quel privarli di libertà, e il +non lasciarli ritornare al loro signore. +Si venne dunque all'armi. Se crediamo +ad Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 6.]</span>, tre corpi fece Alessandro +delle sue genti, come gli fu suggerito +da' suoi generali, e da chi meglio sapeva +il mestier della guerra, perchè egli +nulla mai faceva di sua testa nelle spedizioni +militari <span class="fnote">[Lamprid., in Alexandro.]</span>; ma voleva prima +udire il sentimento de' più vecchi e sperimentati +nell'arte della milizia. Uno ne +spinse nella Media per via dell'Armenia; +un altro nel paese de' Parti, e riserbò +per sè il terzo, per condurlo egli +stesso. Ma o perchè Alessandro fosse di +sua natura e per l'educazione alquanto +timido, o perchè l'Augusta <i>Mammea</i> sua +madre nol volesse vedere esposto ai +pericoli, o perchè succederono diserzioni +e tumulti in Soria, egli non s'inoltrò +punto contro i nemici; e cagion fu che +<span class="pagenum"><a name="Page_803" id="Page_803"></a>[803]</span> +il secondo corpo fu disfatto dai Persiani, +con vittoria nondimeno che costò loro +ben caro; e che il primo, dopo aver ben +resistito alle forze de' Persiani, nel ritornare +in Armenia, per gli disagi perisse. +Aggiugne lo stesso Erodiano che il corpo +di riserva di Alessandro per le malattie +calò di molto, e fu a rischio di +lasciarvi la vita il suddetto imperadore +per una grave infermità che il sorprese. +Ma perchè la grande armata de' Persiani +notabilmente anch'essa si sminuì, +cessò dipoi la guerra; e per tre o quattro +anni stettero que' Barbari in pace. +Così Erodiano. Non così Lampridio, il +quale, più che al racconto di quello storico, +prestando fede a ciò che tanti altri +aveano scritto de' fatti di questo imperadore, +da lui ben esaminati, gli attribuisce +una insigne vittoria riportata contra +dei Persiani. E maggiormente lo +pruova, coll'aver veduto gli atti del senato +e la relazione dell'avvenimento +glorioso fatta dal medesimo Alessandro +al senato, dopo il suo ritorno a Roma +nel dì 25 di settembre. Non si può sì +facilmente credere che le parole di Alessandro +fossero soli vanti e menzogne, +sì perchè non fu egli di carattere millantatore, +sì perchè poco sarebbe occorso +per ismentirle. Disse dunque Alessandro +di avere sconfitto i Persiani, nell'armata +dei quali bella e terribil mostra faceano +settecento elefanti colle lor torri guernite +di arcieri. Trecento di questi essere +stati presi, ducento morti, e diciotto +venivano condotti a Roma. Vi erano +mille carri falcati. Cento venti mila cavalli +si contavano parimente nell'esercito +nemico; dieci mila di essi rimasero +sul campo; gli altri si salvarono colla +fuga. Molti erano stati i Persiani presi, e +poscia venduti per ischiavi. Si erano ricuperate +le città perdute della Mesopotamia; +Artaserse, colla perdita delle bandiere, +avea presa la fuga. I soldati romani +se ne ritornavano ben ricchi, nè sentivano +più le fatiche della guerra dopo sì +felice vittoria. A questa relazione tennero +<span class="pagenum"><a name="Page_804" id="Page_804"></a>[804]</span> +dietro le acclamazioni del senato. Aggiugne +Lampridio che in quella calda +azione Alessandro correva per le file +della sua armata, animando i soldati, +lodando chi meglio combatteva, combattendo +anch'egli, e trovandosi esposto +alle freccie nemiche. Dopo sì segnalata +vittoria se ne tornò Alessandro ad Antiochia, +per passare, come io vo credendo, +il verno colla sua armata. E che +in quest'anno esso Augusto fiaccasse le +corna al superbo Artaserse, e non già +nel precedente, come volle il padre Pagi, +e non nel seguente, come pensò il Tillemont, +bastantemente si raccoglie dalle +monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span> rapportate dal Mezzabarba, +correndo la di lui tribunizia podestà X, +cioè nell'anno presente, perchè ivi si +vede menzionata VICTORIA AVGVSTI. +Solamente non si sa intendere come +Alessandro non prendesse il titolo d'<i>Imperadore</i> +per questa vittoria. Forse lo impedì +la sua modestia. Dal senato ancora +fu acclamato <i>Persico Massimo</i>: e pure questo +suo titolo non s'incontra nelle medaglie. +Ha poi un bel dire Erodiano che i Persiani +da sè stessi desisterono dalla guerra; +perchè se così felicemente, com'egli +vuole, fossero proceduti i loro affari, e +le armate romane fossero rimaste disfatte, +inverisimil cosa è come i medesimi +non avessero proseguita la vittoria, +ed occupata ai Romani la Mesopotamia. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXII" id="CCXXXII"></a>CCXXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lupo</span> e <span class="sc">Massimo</span>. +</p> + +<p> +Abbiamo anche da Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 5.]</span> che +l'imperadore Alessandro si fermò molto +tempo in Antiochia: il che ci serve di +fondamento per credere che vi passasse +il verno insieme coll'esercito distribuito +in quei quartieri. Lungo tempo si esigeva +<span class="pagenum"><a name="Page_805" id="Page_805"></a>[805]</span> +a ricondurre per terra le legioni destinate +per l'Europa; però sembra verisimile +che succedesse in quest'anno il +suo arrivo a Roma nel tempo assegnato +da Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, cioè nel dì 25 di settembre, +in cui egli comparve in senato +a rendere conto della sua spedizione. +Fece la sua entrata da trionfante, corteggiato +da tutto il senato e dall'ordine equestre, +fra i plausi e l'indicibil allegrezza +di tutto il popolo. Non entrò sul +cocchio, come si costumava ne' trionfi, +ma bensì a piedi, venendogli dietro il +carro trionfale tirato da quattro elefanti. +A piedi ancora andò al palazzo, e tanta +era la folla, che appena in quattr'ore +potè compiere il viaggio, tutti gridando +intanto: <i>Se salvo è Alessandro, salva è Roma.</i> +Nel dì seguente si fecero le corse dei +cavalli e i giuochi scenici, dopo de' quali +toccò un congiario al popolo. Allora fu +che si cominciarono a vedere presso i +Romani degli schiavi persiani; ma, non +sofferendo allora la superbia dei re di +Persia che alcuno de' suoi sudditi restasse +in ischiavitù, fu pregato Alessandro +di rimetterli in libertà col pagamento +del riscatto, ed egli non mancò di far +loro questa grazia con rendere ai padroni +il danaro pagato in comperarli, o +pure col metterlo nell'erario, se non erano +venduti. Questi servi adunque e +gli elefanti condotti sempre più ci vengono +ad assicurare che l'Augusto Alessandro +non vinto, ma vincitore, ritornò +dalla guerra di Persia. Seguita a dire +Lampridio che anche nella Mauritana +Tingitana felicemente procederono gli affari +della guerra per la buona condotta +di <i>Furio Celso</i>. Similmente nell'Illirico +<i>Vario Macrino</i>, parente d'esso Alessandro, +riportò de' vantaggi contro i nemici +del popolo romano; e nell'Armenia <i>Giunio +Palmato</i> diede anch'egli qualche buona +lezione ai Persiani. Da tutti quei luoghi +probabilmente in questi tempi giunsero +a Roma le laureate lettere di avviso +di que' prosperosi avvenimenti, le quali, +<span class="pagenum"><a name="Page_806" id="Page_806"></a>[806]</span> +lette in senato e al popolo, rallegrarono +ognuno, ed esaltarono sempre più il nome +e la gloria dell'Augusto Alessandro. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXIII" id="CCXXXIII"></a>CCXXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Massimo</span> e <span class="sc">Paterno</span>. +</p> + +<p> +Un'iscrizione, che si legge nella mia +Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 358, num. 3.]</span>, in vece di <i>Paterno</i>, ha <i>Paterio</i>. +Così ancora egli è chiamato in alcune +leggi raccolte dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Cons.]</span>. Però, +quantunque io abbia ritenuto <i>Paterno</i>, +gran dubbio mi resta che il suo vero +cognome fosse <i>Paterio</i>. In quattro leggi +ancora <i>Massimo</i> vien detto console <i>per +la seconda volta</i>; ma ciò meglio starà +nell'anno seguente. Instituì <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> in questi +tempi l'Augusto Alessandro in onore di +<i>Mammea</i> imperatrice sua madre un collegio +di fanciulli e un altro di fanciulle, +con chiamarli Mammeani e Mammeane, +siccome Antonino Pio avea dato il nome +di Faustiniane alle fanciulle instituite in +onore di Faustina sua moglie. Parimente +attese a premiare chiunque s'era segnalato +nel governo civile e militare della +repubblica. Ai senatori più meritevoli +accordò gli ornamenti consolari, con aggiugnere +dei sacerdozii e dei poderi a +quei ch'erano poveri o vecchi. Agli amici +donò i prigionieri di varie nazioni, +ritenendo solamente i nobili fra essi, che +furono arrolati nella milizia. Le terre +prese ai nemici donò egli ai capitani e +soldati posti alla guardia de' confini, con +permettere che passassero ancora in +dominio de' loro eredi, purchè anch'essi +facessero il mestier dei soldati; non volendo +che quei beni restassero in proprietà +di persona alcuna privata, con +dire <i>che quei tali con più attenzione militerebbono, +ove si trattasse di difendere le +<span class="pagenum"><a name="Page_807" id="Page_807"></a>[807]</span> +cose concedute loro con questo patto</i>. +Ed ecco, se non il principio, almeno un +segno assai chiaro di quei che poscia +furono chiamati benefizii, cioè stabili +dati a godere ai soldati con obbligo di +militare in favor del donante, con riservarsene +i principi il diretto dominio. +Passò, dico, questo nome anche nella +Chiesa, dispensatrice di sì fatti beni a +chi si consacra alla milizia ecclesiastica. +Oltre alle terre, donò ai medesimi soldati +degli animali e dei servi, acciocchè potessero +coltivarle, e non le lasciassero +abbandonate all'invasion de' nemici; il +che riputava egli gran vergogna della +repubblica. Mentre si godeva tanta felicità +in Roma, ecco nuove spiacevoli dalle +contrade germaniche <span class="fnote">[Lamprid., in Alexandro. Zosim., Hist., l. 1.]</span>, cioè avere i +Germani passato il Reno, mettere in conquasso +la Gallia in quelle parti con potenti +armate, saccheggiar borghi e campagne, +e far paura alle stesse città. Se +crediamo ad Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, fin quando +Alessandro dimorava in Antiochia, cominciò +questa brutta danza, e portatine +colà gli avvisi, colla giunta di aver essi +Germani passato non solo il Reno, ma +anche il Danubio, ed essere in grave rischio +le confinanti provincie dell'Illirico e +l'Italia stessa. Per questo si affrettò egli +di lasciar la Soria, e di volgere i passi +e l'armi colà dove il chiamava il bisogno. +Se vero fosse il racconto di Erodiano, +converrebbe dire che Alessandro +si fermasse un anno di più in Antiochia; +o pure ch'egli, un anno dopo quel che +abbiam supposto, imprendesse la guerra +coi Persiani. Ma non è sì facilmente da +acquetarsi in ciò a quello storico greco, +da che gli viene a fronte Lampridio, certo +inferiore a lui di tempo, ma più di +lui informato degli affari di Roma. Secondo +Erodiano, l'Augusto Alessandro +marciò a dirittura dalla Soria in Germania, +nè più ritornò a Roma; laddove +Lampridio, citando gli atti del senato, ci +assicura esser egli dall'Oriente rivenuto +<span class="pagenum"><a name="Page_808" id="Page_808"></a>[808]</span> +a Roma, ed aver ottenuto il trionfo, e +che quivi si godeva una mirabil quiete, +quando sopraggiunse la novità dei Germani. +Se questa giugnesse nell'anno +presente, o pure nel susseguente, non +so dirlo. Caso che nel presente, attese +Alessandro a far dei preparamenti per +andar in persona a dimandar conto ai +Germani dei danni inferiti alle contrade +romane. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXIV" id="CCXXXIV"></a>CCXXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Massimo</span> per la seconda volta e <span class="sc">Caio +Celio Urbano</span>. +</p> + +<p> +Già ardeva la guerra tanto ai confini +della Gallia quanto a quei della Pannonia, +con terrore non lieve dell'Italia +stessa. Però in quest'anno l'Augusto +Alessandro, messo insieme un potente +esercito, s'inviò alla volta della Gallia, +dove maggiore era il pericolo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>. Conduceva +egli seco un gran corpo di Mori +e di arcieri presi dalla provincia della +Osroena, o pure disertori parti, guadagnati +con buono stipendio. Di costoro +pensava egli di valersi con vantaggio in +questa nuova guerra, perchè tal sorta di +gente saettava più lontano che i Germani, +e coglieva più facilmente nel bersaglio +de' loro corpi. Si partì Alessandro +da Roma, quantunque il senato e i migliori, +mal volentieri vedendolo disposto +alla partenza, si studiassero di ritenerlo <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>: +tanto era l'amore che gli portavano, +tanta la premura che non si esponesse +a pericolo alcuno e ai dubbiosi successi +della guerra. Ma egli avea fisso il +chiodo di andare, perchè non potea sofferire +che, dopo aver vinto i Persiani, +venissero ad insultare l'imperio romano +i Germani, gente che altri imperadori da +meno di sè aveano saputo mettere in +dovere. Seco andò <i>Mammea</i> sua madre; +<span class="pagenum"><a name="Page_809" id="Page_809"></a>[809]</span> +e, se crediamo a Lampridio, tutti i senatori +l'accompagnarono per centocinquanta +miglia. Nel fare a gran giornate +il suo viaggio, incontratosi con una donna +della razza de' Druidi sacerdoti della +Gallia, questa gli disse: <i>Va pure, ma non +isperar vittoria; e fidati poco de' tuoi +soldati</i>. Egli non l'ascoltò, o pure non +se ne mise pensiero, perchè sprezzava +la morte. E Lampridio aggiugne, che +avendogli predetto un celebre astrologo +ch'egli dovea morire per mano d'un +Barbaro, se ne rallegrò, credendo di +aver da morire in qualche battaglia, e +di far quel fine glorioso ch'era toccato +ad altri generali famosi. Arrivato alle +rive del Reno <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, quivi si fermò a disporre +tutto l'occorrente per portare la +guerra addosso a' Germani; ed intanto +fece fabbricar un ponte su quel fiume, +acciocchè vi potesse transitar tutta la +armata. Vuole Erodiano, scrittore che +solamente ci descrive Alessandro per un +imperador timoroso e privo di coraggio, +ch'egli tentasse prima, se potea, colle +buone intavolar pace coi Germani; e +loro a questo fine inviò suoi ambasciatori, +con esibire gran copia di danaro, +assai consapevole della forza che ha l'oro +fra quei popoli. Forse che se avesse +tenuta questa via non gli sarebbe mancata +la pace. Ma Lampridio nulla parla +di ciò, e nè meno di varii combattimenti +accennati dal suddetto Erodiano, nei +quali scrive che bene spesso i Germani +comparvero non men forti dei Romani. +Certo è che non abbiam vestigio di alcuna +bella militare impresa da lui fatta +in essa guerra, ancorchè il numeroso e +prode esercito suo promettesse di molto +in sì fatta spedizione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_810" id="Page_810"></a>[810]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXV" id="CCXXXV"></a>CCXXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Antero</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Severo</span> e <span class="sc">Quinziano</span>. +</p> + +<p> +Altro non abbiam di certo di questi +consoli che il loro cognome, e il secondo +vien anche chiamato <i>Quintiliano</i>. Ho +io prodotta un'iscrizione <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 358, n. 2.]</span>, dove ci +comparisce <i>Gneo Pinario Severo console</i>, +ma senza poter dire se appartenga all'anno +presente. Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span> avea +citata un'iscrizione posta per la salute +di <i>Lucio Ragonio Urinazio Larcio Quinziano +console</i>, credendo che ivi si parlasse +del secondo console. Un'altra <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 359, n. 1.]</span>, +a lui pure spettante, ho dato io, ma con +farmi a credere che questo <i>Quinziano</i> +molto prima dell'anno presente fosse +sostituito nel consolato. In un altro +marmo <span class="fnote">[Idem, ibid., p. 358, n. 4.]</span>, rapportato anche nella mia +Raccolta, s'incontra <i>Tito Cesernio Macedone +Quinziano console</i>; ma senza +che resti alcun lume se appartenga all'anno +presente. Una grande scossa ebbe +in quest'anno il romano imperio per la +morte del buon <i>imperadore Alessandro</i>, +tolto di vita dagli empii ed iniqui suoi +soldati. Non se ne sa bene il luogo e la +maniera. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> ne fu anch'egli +allo scuro, mentre scrive che l'Augusto +giovane, trovandosi nella gran Bretagna, +da noi chiamata Inghilterra, fu ucciso, +e che altri scrissero essere ciò avvenuto +nella Gallia in un villaggio appellato +Sicila, nel distretto di Magonza, come +vuole Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, oppure in quel di Treveri. +Espone bensì Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span> con varie +particolarità questo avvenimento, ma +le circostanze da lui narrate non hanno +assai del verisimile. Secondo lui, +<span class="pagenum"><a name="Page_811" id="Page_811"></a>[811]</span> +<i>Massimino</i>, uffiziale, che avea la cura di +insegnar l'arte militare ai soldati di nuova +leva, per la maggior parte presi dalla +Pannonia, era amato non poco da esse +milizie. Sparlavano costoro di Alessandro, +come di un principe troppo timoroso, +che non lasciava fare alcuna bella +impresa contra dei nemici, e stava tuttavia +sotto l'ali della madre, donna, secondo +essi, intenta solamente ad ammassar +danaro, e che colla sua parsimonia +rendeva odioso a tutti il figliuolo; essere +perciò da eleggersi per imperadore un +uomo forte e pratico della guerra, e che +meglio premiasse i soldati. Lamentavansi +eglino in fatti anche di Alessandro, perchè +non profondeva sopra di loro i tesori, +siccome aveano praticato Caracalla +ed Elagabalo, scialacquatori delle pubbliche +sostanze, per guadagnarsi l'affetto +delle milizie; e per questo sclamavano +contro di Mammea, attribuendo ad avarizia +di lei ciò che si negava alla loro +insaziabile avidità. Posti dunque gli occhi +sopra <i>Massimino</i>, all'improvviso il +vestirono di porpora, e l'acclamarono +<i>Imperadore</i>. Fosse egli o non fosse consapevole +del loro disegno, almen finse +di resistere; ma, minacciato colle spade, +accettò come forzato l'augustal dignità. +Promesso dipoi un grosso donativo, e +di raddoppiar loro la provianda, concertò +subito la maniera di opprimere Alessandro. +Avvisato questi di sì pericolosa novità, +tremando, piangendo, e simile ad +un furioso, uscì dalla tenda, e raccomandossi +a' suoi soldati, con promettere +quanto volessero, purchè il difendessero. +Con grandi acclamazioni promisero essi +di farlo. Passata la notte, eccoti l'avviso +che vengono i soldati di Massimino; +e di nuovo Alessandro, uscito in pubblico, +implorò l'aiuto de' suoi, i quali replicarono +le promesse; ma, all'arrivo +delle truppe di Massimino, lasciatisi sovvertire +da lui, il riconobbero anch'essi +per Imperadore. Ciò fatto, diede Massimino +ordine ai tribuni e centurioni di +levar la vita ad Alessandro, a Mammea +<span class="pagenum"><a name="Page_812" id="Page_812"></a>[812]</span> +sua madre e a chiunque si volesse opporre. +Fu il barbaro comandamento immediatamente +eseguito, e, a riserva di +chi era fuggito, tutti rimasero vittima +delle loro spade. Così Erodiano. +</p> + +<p> +Ma non è probabile che <i>Massimino</i> +fosse proclamato Imperadore, perchè si +sa ch'egli studiò in tutte le forme di +comparir innocente della morte di Alessandro; +nè che Alessandro sapesse l'esaltazion +di Massimino, nè che dopo tal +notizia passasse anche una notte, prima +di essere ucciso, perchè o egli sarebbe +fuggito, o, avendo tante persone che l'amavano, +non è da credere che tutti lo +avessero abbandonato. Ha ben più apparenza +di verità ciò che scrivono Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> +e Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Maximino.]</span>: cioè che +molti de' soldati, massimamente della +Gallia, erano disgustati di Alessandro, +perchè egli, avendoli trovati male avvezzati +sotto Elagabalo, voleva rimetterli +con vigore nell'antica disciplina. E che, +segretamente intesisi con Massimino, +molti di essi, inviati alla tenda di Alessandro +nel dopo pranzo allorchè vi era +poca gente ed egli dormiva, il trucidassero +colla madre. Comunque ciò accadesse, +fuor di dubbio è che il buono, ma +infelice imperadore, per mano di que' sicarii, +e con intelligenza e per comando di +Massimino, uomo ingratissimo ai tanti +benefizii che avea da lui ricevuto, terminò +i suoi giorni. Si è disputato da varii letterati, +cioè dal padre Pagi, dal Tillemont, +dall'abbate Vignoli, da monsignor della +Torre e dal padre Valsecchi abbate benedettino, +intorno alla di lui età, intorno +alla durazion del suo imperio e al giorno +della sua morte. Credesi con più probabilità +ch'egli fosse ucciso non nel +marzo, ma nella state dell'anno presente, +in età di ventisei anni e di alquanti +mesi, e non già di 29 anni, mesi 3 e +giorni 7, come ha il testo, che si tiene +per iscorretto, di Lampridio; e dopo +<span class="pagenum"><a name="Page_813" id="Page_813"></a>[813]</span> +tredici anni ed alquanti giorni o pur mesi +d'imperio. A me non convien di entrare +in sì fatte dispute, bastando al +lettore d'intendere ciò che più importa +al filo della storia. Intanto le ammirabili +cose da noi udite di questo novello Alessandro, +tanto più degne di stupore e di +lode, quanto che operate da un sì giovinetto +Augusto, in cui lo stesso Erodiano, +che pur gli è poco favorevole, altro +non seppe trovar di difetto, se non la +troppa dipendenza da sua madre, ci han +già fatto detestare l'esecrabil azione di +Massimino, o pure di que' barbari soldati +che gli tolsero la vita contra tutte +le leggi umane e divine, e ci danno a conoscere +qual grave perdita fecero in lui +il senato e popolo romano, e tutte le +provincie del romano imperio. Un fulmine, +che scoppiasse contra di ognuno, +parve l'avviso della sua morte. Se ne +mostrò dolente, in apparenza, fin lo stesso +Massimino, e volle che nella Gallia +gli fosse alzato un magnifico monumento <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. +Più riguardevole fu l'altro che +il senato gli fece fabbricare in Roma, +dove furono portate le sue ceneri, e dove +non mancarono nè a lui nè a Mammea +sua madre gli onori divini, coll'assegno +di alcuni sacerdoti: e gran tempo durò +in Roma la festa nel dì natalizio di lui +e di sua madre. Gli stessi soldati, e fin +quelli ch'egli avea cassati in Soria, tagliarono +poscia a pezzi quegli assassini +che si erano bagnate le mani nel di lui +sangue: segno che non lo aveano abbandonato, +come vuole Erodiano, ma +che improvvisa dovette essere l'uccisione +di lui. Fu da molti scritta la vita di questo +insigne Augusto; e Lampridio cita +quella di <i>Settimio</i>, <i>Acolio</i> ed <i>Encolpo</i>, +che oggidì perdute, servirono a lui da +scorta per tramandarci le notizie che +abbiamo di esso imperadore. Verisimilmente, +<span class="pagenum"><a name="Page_814" id="Page_814"></a>[814]</span> +se non si fossero perduti tanti +libri della storia nobilissima di <i>Dione +Cassio</i>, sebben presso Sifilino egli poco +parla delle azioni di Alessandro, noi avremmo +qualche altro lume del suo governo: +governo incomparabile, perchè, +oltre all'esser egli stato di gran mente e +di ottima intenzione, volle sempre nel +suo consiglio i più saggi, i più giusti e +disinteressati senatori e giureconsulti che +allora si trovassero. Ma a questo adorabil +regnante, degno di lunghissima vita, +succedette <i>Massimino</i> di carattere tutto +contrario, dedito solamente alla crudeltà, +e, fuorchè dai soldati, universalmente +odiato ed abborrito qual manigoldo +del migliore di tutti i principi. Da che +costui, tolto di mezzo il buon Alessandro, +fu proclamato <i>Imperadore</i>, partecipò +al senato l'elezione sua. Bisognò approvarla, +perchè non si potea di meno, +avendo egli dalla sua le forze maggiori +del romano imperio. Non sappiamo +se da sè o pure se per decreto del +senato egli prendesse la <i>podestà tribunizia</i> +e il titolo di <i>padre della patria</i>, che +non fu mai sì indegnamente impiegato +che questa fiata. E se immenso fu il dolore +de' Romani e degli altri popoli, perchè +privati di un ottimo Augusto, questo +molto più crebbe, perchè un uomo pessimo +a lui succedeva, il quale dal secolo +d'oro fece in breve passare ad un secolo +di ferro l'imperio romano. Ma l'ambizione, +che cotanto lo acciecò, siccome +vedremo, ebbe dopo tre anni il meritato +supplizio. Chi fosse <i>Massimino</i>, e quale +nella privata fortuna, mi riserbo io di +esporlo all'anno seguente. Nel presente +trovandosi san <i>Ponziano</i> papa in esilio <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas. Bibliothec.]</span> +per la fede di Gesù Cristo, gloriosamente +compiè il suo pontificato, ed in vece sua +fu eletto <i>Antero</i>, e posto nella sedia di +san Pietro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_815" id="Page_815"></a>[815]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXVI" id="CCXXXVI"></a>CCXXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Giulio Massimino Augusto</span> +ed <span class="sc">Africano</span>. +</p> + +<p> +Il nome di <i>Giulio</i>, dato dai compilatori +de' Fasti ad <i>Africano</i>, dipende da +una conghiettura del Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span>, senza +che se ne vegga pruova alcuna; e però +non mi son io attentato e darglielo, siccome +cosa dubbiosa. In vece di <i>Massimino</i>, +noi troviamo <i>Massimo</i> <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span> in varii +Fasti: il che potrebbe far dubitare se +<i>Massimino</i> prendesse il consolato. Ma +essendo stati soliti i novelli Augusti nel +primo nuovo anno a prenderlo, ed essendovi +altri lumi, ragionevolmente possiam +credere che <i>Massimino</i> procedesse +console nell'anno presente. Poco più di +un mese tenne santo <i>Antero</i> papa il pontificato +romano, e diede fine alla sua vita +col martirio <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas.]</span>. Succedette a lui nell'apostolica +sede <i>Fabiano</i>. Andiamo ora +a vedere chi fosse colui che nell'enorme +delitto della morte data al buon Alessandro +Augusto, si aprì la strada al trono +cesareo. <i>Caio Giulio Vero Massimino</i> +(che così egli si fece chiamare) era di +nazione barbara <span class="fnote">[Capitolin., in Maximino seniore.]</span>, perchè figlio di Micea +o Micca, uomo goto, e di Ababa o +Abala, donna alana. Nacque in un villaggio +ai confini della Tracia, e però veniva +considerato come Trace d'origine. Dicono +che fosse terribile d'aspetto; che +la sua statura eccedesse otto piedi; che +la sua forza fosse prodigiosa; che in un +sol pasto mangiasse quaranta ed anche +sessanta libbre di carne: il che se sia da +credere, lascerò giudicare agli altri. Essendo +egli in sua gioventù pastore di +professione, lo sceglievano gli altri per +loro capo a fine d'opporsi ai ladri. Conosciuto +<span class="pagenum"><a name="Page_816" id="Page_816"></a>[816]</span> +costui da Severo Augusto, allorchè +era nella Tracia, per uomo di +straordinaria robustezza, fu arrolato +nella cavalleria, poscia nelle guardie del +corpo, e promosso dipoi a varie cariche +militari, spezialmente sotto Caracalla, +nelle quali si acquistò molto credito, +perchè infaticabile, perchè non mangiava +addosso ai soldati; anzi, ricompensandoli, +e gran cura prendendo di loro, si facea +amare da tutti. Per odio che portava a +Macrino, siccome distruttore della casa +di Severo, si ritirò al suo paese, e con +difficoltà tornò alla milizia sotto l'impuro +Elagabalo, creato tribuno, ma senza +comparire per tre anni a salutarlo, nè +a baciargli la mano. Morto Elagabalo, venne +a Roma, accolto con grande allegrezza +da Alessandro Augusto, da lui lodato al +senato, e creato tribuno della legione +quarta, composta di giovani di nuova +leva, acciocchè loro insegnasse la milizia. +Chi per la sua forza il chiamava Ercole, +chi Milone Crotoniate, Achille, ec. In questo +concetto era Massimino, quando, senza +nè pur essere senatore, usurpò il trono +de' Cesari, in età d'anni settantadue, +se si ha da credere alla Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chronicon Alexandrinum.]</span> +e a Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Aveva egli un +figliuolo giovinetto, per nome <i>Caio Giulio +Vero Massimino</i>, come s'ha dalle medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numism. Imperator.]</span>. +<i>Massimino</i>, ancor egli è chiamato +da alcuni storici, giovane di rara +bellezza, di alta statura, e più pulito del +padre rozzo e barbaro, ma creduto più +superbo di lui stesso benchè Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Maxim. juniore.]</span>, +che ciò scrive, dica altrove ch'egli +era di un natural buono, e che Alessandro +Augusto gli avrebbe data in moglie +<i>Teoclia</i> sua sorella, se non fosse +stato ritenuto dai barbari costumi del di +lui padre Massimino. Scrive il suddetto +Capitolino che gli fu da esso suo padre +conferito il titolo d'<i>Imperadore</i>. Nelle +iscrizioni e medaglie che restano di lui, +<span class="pagenum"><a name="Page_817" id="Page_817"></a>[817]</span> +il troviamo ornato solamente del titolo +di <i>Cesare e di principe della gioventù</i>. +Però è da dire che quello storico s'inganna, +o pur, come vuole il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, imperadori +erano anche chiamati allora i +Cesari. +</p> + +<p> +Creato imperadore Massimino, siccome +non gli era ignoto d'essere mirato +di mal occhio da chi considerava nella +viltà dei di lui natali troppo avvilita l'imperial +dignità, e teneva per vittima delle +di lui ambiziose voglie l'ucciso Augusto, +si rivolse ad assodar, se potea, col terrore +il suo trono, giacchè coll'amore +non sapea sperarlo <span class="fnote">[Capitolin., in Maxim. seniore. Herodianus, +lib. 7.]</span>. Tosto dunque +sotto varii pretesti congedò gli amici e +consiglieri d'Alessandro, eletti già dal +senato, col rimandar parte d'essi a Roma, +e con privare gli altri delle loro +cariche. Era la sua mira di far alto e +basso senza dipendere da alcuno, per +poter più liberamente esercitare la sua +tirannia. Tutta la servitù e i cortigiani del +passato governo mandò con Dio; moltissimi +ancora ne fece uccidere, non d'altro +colpevoli che di mostrarsi afflitti per +la morte del buon padrone. Tiene Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 6, cap. 28.]</span> +che, in odio appunto di Alessandro, +nella cui corte si trovavano assaissimi +Cristiani, egli movesse una fiera +persecuzione contro la Chiesa, per cui +crebbe in terra e in cielo il numero +de' santi martiri. Tremavano già i Romani +per le frequenti nuove <span class="fnote">[Capitol., in Maximino seniore.]</span> che andavano +arrivando della di lui crudeltà, +mentre chi faceva crocifiggere, chi dar +in preda alle fiere, chi chiuder vivo nelle +bestie uccise, chi lasciar la vita sotto +le bastonate. Altro nome già non gli si +dava, che di Ciclope, di Busiride, di Falari, +ec. Cacciossi perciò, coll'andar innanzi +tal timore nel senato e popolo +romano, che o pubblicamente o privatamente +ognun facea dei voti affinchè +Massimino mai non vedesse Roma. Fosse +<span class="pagenum"><a name="Page_818" id="Page_818"></a>[818]</span> +la verità, o pure una finzione <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, si +scoprì una trama ordita contro di lui da +<i>Magno</i>, uomo consolare e di gran nobiltà. +Dicono ch'egli, avendo prima guadagnati +molti uffiziali e le guardie del ponte +di barche fatte sul Reno, allorchè Massimino +era passato di là, avesse disegnato +di far rompere lo stesso ponte, acciocchè +Massimino restasse fra le branche +de' Germani, e nello stesso tempo pensasse +di far proclamare sè stesso Imperadore. +Tutti coloro che furono sospetti +di tal cospirazione perderono la vita +senz'altro esame o processo, di modo +che non si potè mai venire in chiaro se +fosse vera o falsa, e molti la crederono +un'invenzione di Massimino per liberarsi +da chi non gli era in grazia. Si fa +conto che quattro mila persone rimasero +per tal cagione private di vita. Dopo +questa tragedia, il corpo dei soldati +osroeni ch'era all'armata, siccome gente +persuasa che il tanto amato da loro +Alessandro Augusto fosse perito per ordine +del crudel Massimino, si rivoltarono +contra di lui; e trovato per accidente +<i>Tito Quartino</i> <span class="fnote">[Capitolin., in Maximin. seniore. Herod., +lib. 6.]</span>, già stato console ed +amico di Alessandro, ma congedato dal +campo, con tutto il suo gridare e resistere, +chiamatolo <i>Imperadore</i>, il vestirono +di porpora. Ma da lì a poco questi fu +assassinato da <i>Macedonio</i> suo amico, che +era stato promotor della sedizione, o +per rabbia d'essere stato posposto a lui, +o per isperanza di qualche gran ricompensa +da Massimino, a chi ne portò il +capo. La ricompensa fu che Massimino +allora il ringraziò, ma poco dipoi il fece +ammazzare, come autor della ribellione +e traditor dell'amico. Non s'accorda +con questi scrittori Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Tito.]</span>, +mentre scrive che questo <i>Tito</i> era tribuno +de' Mori, e che imperò sei mesi, contraddicendo +a sè stesso per aver detto prima +ch'egli fra pochi giorni fu ucciso. +<span class="pagenum"><a name="Page_819" id="Page_819"></a>[819]</span> +Secondo questo autore, era sua moglie +<i>Calpurnia</i> della nobil famiglia de' <i>Gensorini</i>, +cioè de' <i>Pisoni</i>, sacerdotessa, che +per l'insigne sua castità fu adorata dai +Romani. Gran tempo stette la di lei statua +in luogo ben improprio, perchè nel +tempio di Venere. +</p> + +<p> +All'anno presente mi sia permesso +di riferire la guerra fatta da Massimino +ai Germani, quantunque si possa dubitare +che appartenga al precedente. Un poderosissimo +esercito avea condotto seco +Alessandro Augusto in quella spedizione, +perchè, oltre a molte legioni di soldati +occidentali, s'era studiato, siccome ho +detto, di avere gran copia di Osroeni, +Armeni, Parti e Mori; e credevasi che +il maggior nerbo dell'armata consistesse +in costoro, per far quella guerra, perchè +erano tutti gente sperta nel saettare: +mestier poco praticato dai Germani. +Massimino a tanti combattenti ne aggiunse +degli altri, e in persona attese ad +esercitarli tutti e disciplinarli. Ardeva +egli di voglia di far delle grandi prodezze, +acciocchè venisse ad intendere il +mondo l'importante vantaggio di avere +un imperador bellicoso, e dimenticasse, +s'era possibile, il suo timido predecessore. +Quindi, passato il Reno, diede addosso +ai Barbari. Niun d'essi sulle prime +osò di venirgli a fronte; tutti si +ritirarono nei boschi e nelle paludi, con +fare dipoi, il meglio che poteano, la +guerra con insidie. Diversi combattimenti +seguirono in quelle selve e paludi. +Tanta era la temerità di Massimino, che, +al pari d'ogni soldato, entrava anch'egli +nelle mischie, e menava le mani. Ma +corse una volta pericolo della vita; perchè, +inviluppato col cavallo nel fango di +una palude, fu attorniato da' nemici; e +se non erano i suoi, che accorsero in +aiuto, si vedeva il fine della sua tirannia. +Scrisse egli poscia al senato <span class="fnote">[Capitolinus, in Maxim. seniore.]</span> d'essere +entrato nel paese germanico, d'averne +corso ben quattrocento miglia, con uccidere +molti de' nemici, farne assai più +<span class="pagenum"><a name="Page_820" id="Page_820"></a>[820]</span> +prigioni, con incendiare i loro villaggi, +tutti fabbricati di legno, e col condur +via un immenso bottino di bestiami e +d'altre robe, che tutte lasciò ai soldati. +Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7.]</span> aggiugne aver egli dato il +guasto ai raccolti di quelle contrade: il +che fa intendere aver egli guerreggiato +nel giugno e luglio. Mandò anche Massimino +a Roma dipinte in alcune tavole +le battaglie dai lui fatte in quelle parti, +acciocchè anche gl'ignoranti leggessero +quivi i trofei del suo valore. Par tali +vittorie fu non meno a lui che al figlio +Cesare dato il titolo di <i>Germanico</i>; e +questo si legge nelle monete battute <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> +correndo la tribunizia podestà seconda +di lui, cioè nell'anno presente, col motto +di VICTORIA GERMANICA. Giacchè +non si trovavano più nemici da combattere, +e si accostava il verno <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7.]</span>, coll'armata +passò nella Pannonia, e prese il +suo alloggio nella città di Sirmio, capitale +di quelle contrade, meditando maggiori +imprese nell'anno vegnente contra dei +Sarmati. Minacciava egli di voler sottomettere +al romano imperio tutte le +nazioni germaniche; e fatto verisimilmente +l'avrebbe: tanta era la sua bravura +e l'indefesso operare nel mestier +dell'armi, s'egli nello stesso tempo non +avesse fatta ai sudditi suoi una guerra +anche più cruda che ai Barbari stessi: +del che parleremo all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXVII" id="CCXXXVII"></a>CCXXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Perpetuo</span> e <span class="sc">Corneliano</span>. +</p> + +<p> +In due iscrizioni riferite dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> +si truova un <i>Lucio Ovinio Rustico +Corneliano console disegnato</i>, e un +<i>Publio Tizio perpetuo consolare della +Toscana e dell'Umbria</i>. Perciò i più han +<span class="pagenum"><a name="Page_821" id="Page_821"></a>[821]</span> +creduto che tali fossero i prenomi e +nomi di questi consoli. Perchè non è +esente da dubbii sì fatta partita, ho creduto +meglio di star col Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Cons.]</span>, che +solamente accenna i loro cognomi. Quali +imprese in quest'anno facesse Massimino, +dopo avere svernato nella Pannonia, +resta a noi molto scuro. Truovansi nondimeno +iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus, Inscript., pag. 151 et 158. Sponius, +pag. 186. Thes. Novus Inscript., p. 250, n. 5.]</span> a lui poste nel susseguente +anno dalle provincie che continuarono +ad ubbidirlo, nelle quali è +chiamato <i>Dacico Massimo</i>, <i>Sarmatico +Massimo</i> ed <i>Imperadore</i> fin <i>sette volte</i>: +tutti indizii di battaglie date e di vittorie +riportate contra de' Sarmati e Daci. Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Maxim. seniore.]</span> +attesta anch'egli che Massimino +ebbe moltissime guerre, dalle +quali ritornò sempre vincitore e con +gran copia di prigionieri e di bottino. +Nulladimeno ha ciera di una rodomontata +l'aver egli scritto al senato. <i>Tante +essere state le guerre da lui fatte in poco +tempo, quante mai altri ne facesse in +vita sua: tanta la preda, che avea superata +la speranza di ognuno; tanti i prigionieri, +che non bastava il paese romano +a contenerli tutti</i>. Dissi che intanto egli +peggio trattava i sudditi suoi. Abbisognava +di danaro per sostenere quel diluvio +di armati; e per cavarne da tutti +i lati, si concedeva ad ognuno licenza +d'accusare <span class="fnote">[Herod., lib. 7.]</span>. Stavano sempre aperti +gli orecchi di Massimino alle spie e a +qualunque giusta o calunniosa relazione, +bastando che comparisse l'accusa, perchè +ne succedesse tosto la carcerazion +delle persone, senza distinzione alcuna di +grado o di età. Laonde notte e dì si vedevano +da ogni parte anche più lontana +del romano imperio condotti sopra carrette +in Pannonia uomini incatenati di +qualsivoglia dignità civile o militare, +cominciando da coloro che erano stati +consoli <span class="fnote">[Capitol., in Maxim. seniore.]</span>; e tutti poi o innocenti o +<span class="pagenum"><a name="Page_822" id="Page_822"></a>[822]</span> +rei venivano condannati alla morte o +all'esilio, col confisco de' loro beni e +colla rovina delle lor famiglie. Gran disavventura, +o almen gran pericolo e +batticuore era allora l'essere ricco, coll'esempio +di tanti e tanti, i quali, di ricchissimi +ch'erano, erano ridotti a limosinar +il pane. Nè qui terminò l'insaziabil +crudeltà e avidità del tiranno. Mise anche +le mani sopra tutte le rendite proprie +della città, destinate per mantenimento +della pubblica annona, per aiuto +della povera plebe, per le feste e per li +giuochi allora usati. Passò inoltre a spogliare +i templi di tutte le statue, e d'ogni +altro ornamento d'oro, d'argento o di +rame: che tutto, portato alle zecche, si +convertiva in moneta. Per tanti spogli e +violenze veggendosi i popoli sì conculcati +e tanagliati dal proprio principe, +non si può dire come fossero malcontenti +ed amareggiati; ma le lor doglianze +consistevano in sole parole, in maledizioni, +in implorar l'aiuto de' sordi numi +offesi, a riserva d'alcuni, che, non potendo +soffrire gl'insulti fatti ai lor templi, +nel difenderli, si lasciarono piuttosto +scannar presso gli altari. Ne mormoravano +forte fin gli stessi soldati, perchè +tutto dì veniva rimproverato loro dai +parenti ed amici che per colpa d'essi +tante iniquità erano commesse da Massimino. +Sotto quest'anno la corrente +dei moderni storici mette la sollevazion +dell'Africa contro dell'indegno Massimino, +e l'assunzione al trono augustale +dei due Gordiani, e la lor caduta, con +altri accidenti; ma con restare involti +in molte tenebre i fatti d'allora. Quanto +a me, credo tutto ciò avvenuto solamente +nell'anno seguente, siccome dirò: e che +Massimino passasse il presente in far +guerra ai Daci e Sarmati, e svernasse +dipoi quietamente nella Pannonia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_823" id="Page_823"></a>[823]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXVIII" id="CCXXXVIII"></a>CCXXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="6">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 4.</td> + </tr> + <tr> + <td>due <span class="sc">Gordiani</span>, imperadori 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Pupieno</span> e <span class="sc">Balbino</span> imp. 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Pio</span> e <span class="sc">Ponziano</span>. +</p> + +<p> +Gran lite è qui fra gl'illustratori <span class="fnote">[Pagius. Relandus. Stampa et alii.]</span> +de' Fasti in assegnare i prenomi e nomi +di questi consoli. Il primo vien chiamato +non Pio, ma Ulpio in alcune leggi e da +Censorino; altri gli danno il nome di +Annio Pio, ed altri di Marco Ulpio Crinito. +Il secondo vien creduto Procolo Ponziano, +ovvero Ponziano Procolo, perchè in +alcuni fasti, in vece di Ponziano, si trova +Procolo. Il nodo è tuttavia qual era prima. +Ho io prodotto altrove due inscrizioni <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 360.]</span> +che parlano di due consoli Procoli +coi loro prenomi e nomi, senza poter +attestare se al presente anno alcuna di +esse appartenga. Penso bensì che solamente +in questo accadessero le novità +dell'Africa <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7. Capitol., in Maximino +seniore et in Gordian.]</span>. Le continue condanne +ed estorsioni che facea nelle provincie +africane il procuratore del fisco per ben +somministrar della pecunia a Massimino +(che questa era la via di guadagnarsi +merito presso di lui) cagion furono che +alcuni nobili giovani, capo de' quali fu +un Maurizio nella città di Tisdoro, raunata +una gran frotta di loro servi e concittadini +coll'armi sotto, andarono a +trovar costui, per pagare una condanna. +Il pagamento fu, che lo ammazzarono. +Fecero bensì i soldati della guardia molta +resistenza, ma furono messi in fuga. +Fatto il colpo, allora meglio che prima +conobbero il proprio pericolo, e però +pensarono ad un colpo maggiore. Sapendo +in quanto odio de' popoli fosse +Massimino, mossero assai gente a sedizione, +<span class="pagenum"><a name="Page_824" id="Page_824"></a>[824]</span> +e poi si portarono a trovare <i>Marco +Antonio Gordiano</i> proconsole di quella +contrada, e, per quanta opposizione e +ripugnanza egli mostrasse, lo acclamarono +<i>Imperadore Augusto</i>, e il vestirono +di porpora, minacciandogli la morte se +non accettava. Era <i>Gordiano</i> un venerabil +vecchio di ottant'anni, ornato di +tutte le più luminose virtù. <i>Mezio Marullo</i> +suo padre tirava l'origine dai Gracchi; +<i>Ulpia Gordiana</i> sua madre da Traiano +imperadore. Pareva ereditario in +casa di lui il consolato, avendolo avuto +il padre, l'avolo e il bisavolo, oltre ad +altri dalla parte di sua moglie. Stato era +anch'egli console due volte, l'una con +<i>Caracalla</i> imperadore nell'anno di Cristo +215, e nell'anno 229 con <i>Alessandro</i> +imperadore. Pochi si contavano +che gli andassero avanti in abbondanza +di comodi e di facoltà. Da giovinetto +si applicò a far dei poemi, e specialmente +mise in versi e in prosa le azioni +degl'imperadori Antonini, de' quali era +innamorato. La pretura e le altre pubbliche +cariche da lui furono sostenute +con tal magnificenza di giuochi e di altri +pubblici solazzi, che si tirò dietro +in Roma e per le provincie l'amore e il +plauso di tutti i popoli. Ma specialmente +divenuto proconsole dell'Africa, a tal +segno si diede a conoscere la di lui giustizia, +moderazione e prudenza, che quei +popoli il riguardavano come lor padre, +nè mai cotanto amore aveano portato +ad alcuno dei suoi antecessori. Gli davano +il nome di Catone, di Scipione e +di altri insigni Romani. +</p> + +<p> +Ora il buon vecchio, ancorchè, contra +sua voglia, e per non poter di meno, +avesse accettate le imperiali insegne, +pure, considerando che sbrigata era la +sua vita sotto il crudel Massimino, a cui +non parrebbe mai innocente un tal fatto, +altro ripiego non seppe trovare che +quello di cercare di assodarsi il meglio +che poteva sul trono, giacchè troppo pericolo +era il discenderne. Dichiarato +dunque Augusto <i>Marco Antonio Gordiano</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_825" id="Page_825"></a>[825]</span> +suo figliuolo, che da alcuni vien creduto +chiamato <i>Marco Antonino</i>, s'inviò a Cartagine, +dove fu solennemente riconosciuto +Imperadore. Fra le ragioni che muovono +me a credere succeduta in quest'anno +la di lui assunzione al trono, a me par +decisiva quella di Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7.]</span>, che asserisce +accaduta tal novità <i>terminato +l'anno terzo dell'imperio di Massimino</i>; +il che solamente accadde nel presente +anno. Fu ben di parere il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> +che tal frase si abbia da intendere <i>mentre +correva il terzo anno di Massimino</i>; +ma conveniva recar esempli chiari comprovanti +il suo assunto: il che egli non ha +fatto. Secondo la comune significazione, +Erodiano parla di un <i>terzo anno finito</i>, +e non già cominciato o corrente. Furono +dagli Africani abbattute le statue di +Massimino, ed alzate quelle de' due Gordiani +Augusti, i quali furono e son tuttavia +chiamati Africani. Spedirono essi +immediatamente a Roma un'ambasciata. +Non so se fra gli ambasciatori si trovasse +<i>Valeriano</i>, uno de' primarii senatori, che +fu poi imperadore, o pure s'egli fu quello +che accolse in Roma quegli ambasciatori. +Esponevano essi quanto era +succeduto, e pregavano il senato di confermar +la loro elezione <span class="fnote">[Capitolin., in Maximino seniore. Herodian., +lib. 7.]</span>. Nel tempio +de' Castori raunato il senato nel dì 27 +<i>di maggio</i>, furono lette le lettere dei +Gordiani da <i>Giunio Sillano console</i>, sostituito +insieme con <i>Gallicano</i> nel presente +anno, e non già nel precedente, ai +due consoli ordinarii. Con sonore acclamazioni +riconosciuti furono Imperadori +essi due <i>Gordiani</i>, e dichiarato nemico +pubblico <i>Massimino</i> col figliuolo. Prima +nondimeno di divolgar le lettere, e di +tener la suddetta assemblea, finto fu +che venissero spediti da Massimino alcuni +sgherri a <i>Vitaliano</i> prefetto del pretorio, +uomo crudelissimo, con lettere +ed ordine di dirgli a bocca in segreto +<span class="pagenum"><a name="Page_826" id="Page_826"></a>[826]</span> +cose d'importanza. Ammessi costoro nel +di lui gabinetto, mentre egli osservava i +sigilli delle lettere, lo ammazzarono, con +far poi credere ai soldati, ciò essere stato +comandamento di Massimino, solito +a far di questi servigi a' suoi ministri. +Renduto poi pubblico il decreto del senato, +e sparsa voce fra il popolo che +Massimino era stato ucciso, che i Gordiani +promettano un gran congiario +alla plebe e un suntuoso donativo ai +soldati, si levò esso popolo a rumore, +abbattè le statue e le immagini di Massimino, +e scaricò il suo furore addosso a +varii suoi uffiziali ed amici, e specialmente +infierì contro le spie e gli accusatori +che si baldanzosamente esercitavano +in addietro l'infame lor mestiere. +Molli innocenti ancora vi perirono; e +perchè <i>Sabino</i>, prefetto di Roma, volle +mettervi freno, restò anch'egli ucciso. +Diede poscia il senato incumbenza a +venti senatori, già stati consoli, di andar +a difendere i confini dell'Italia contro +gli sforzi che potesse far Massimino. +Scrissero a tutte le provincie, anche +fuori d'Italia, esortando ognuno di prender +l'armi in favor de' Gordiani e contra +di Massimino. I più ubbidirono; altri +per paura se ne guardarono, ed uccisero +o mandarono a Massimino i messi +del senato. +</p> + +<p> +Appena la novità dell'Africa accadde, +che per corrieri espressi ne fu portato +il doloroso avviso a Massimino <span class="fnote">[Capitolinus, in Maximino seniore.]</span>. Sopraggiunse +poi l'altra di quanto era accaduto +in Roma. Allora uscì così fattamente +in ismanie quel fiero Augusto, +con dar del capo nelle pareti, gittarsi in +terra, stracciarsi le vesti, imbrandire la +spada, come se volesse uccidere il senato: +che non più uomo, ma un forsennato, +una bestia parea. Se non usciva +di là suo figliuolo, fu creduto che gli avrebbe +cavato gli occhi, tanto era infuriato +anche contra di lui, perchè sul +principio del suo governo volle mandarlo +a Roma, ed egli, per l'amore +<span class="pagenum"><a name="Page_827" id="Page_827"></a>[827]</span> +che portava al padre, non si seppe mai +staccare da lui. <i>Se foss'ito</i>, dicea Massimino, +<i>non sarebbe avvenuto quel che ora +intendiamo</i>. Affogata poi col vino la conceputa +rabbia, nel dì seguente arringò +i soldati <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span>, vomitando quante ingiurie +mai seppe contra dei Gordiani e del senato +romano; ed ordinò la marcia dell'esercito +verso l'Italia con tal fretta, +che appena diede un sol dì di tempo per +prepararsi al viaggio. Oltre alla poderosa +armata dei Romani, seco ancora menò +assaissime schiere di Tedeschi presi al +suo servigio, e mandò innanzi le coorti +della Pannonia. Marciaron tutti, quando +arrivarono dall'Africa nuove di gran +consolazione per Massimino. Era suo +procuratore nella Numidia <i>Capelliano</i> +dell'ordine senatorio. Gli venne ordine +fuor di tempo dal vecchio Gordiano di +dimettere la carica. Irritato costui pensò +tosto a vendicarsene. Aveva egli sotto +il suo comando un corpo di brave soldatesche, +assai pratiche del loro mestiere, +perchè affinate nella guerra continuamente +fatta coi Barbari di quelle contrade. +Con questa gente, accresciuta da un +possente rinforzo di Numidi, tutti spertissimi +arcieri, s'inviò alla volta di Cartagine. +Grande fu lo spavento non men +de' Gordiani che di quel popolo, perchè +non aveano truppe regolate da opporre. +Tuttavia diede all'armi quella gran città, +uscirono a folla i cittadini, per assalire +i nemici, avendo alla lor testa Gordiano +minore Augusto. Si venne ad un'aspra +battaglia, in cui, quantunque i Cartaginesi +fossero di lunga mano superiori di +numero ai nemici, pure, per la poca loro +perizia nei combattimenti, furono sconfitti +con grave loro strage. Vi perì lo +stesso Gordiano secondo in età di quarantasei +anni, e fra la moltitudine dei +cadaveri il suo non si potè poi rinvenire. +Ciò inteso dal vecchio Gordiano suo padre, +per disperazione, e per non cadere +in man de' nemici, secondo Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Gordiano seniore.]</span>, +<span class="pagenum"><a name="Page_828" id="Page_828"></a>[828]</span> +si strangolò, dando fino anch'egli alla vita +e all'imperio. Vuole Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 7.]</span> che +egli morisse prima del figliuolo; ma più +probabile sembra su questo punto il +racconto di Capitolino. Entrato in Cartagine +Capelliano, con gran macello di +gente, spogliò i templi, e fece un mondo +di mali anche in altre città. All'avviso +di così inaspettata mutazion di cose, +Massimino, ch'era in viaggio, si rincorò +forte. Chiunque poi ben prenderà il filo +di tali avvenimenti, conoscerà essere +guasto il testo di Capitolino, dove scrive +che questi due Gordiani tennero l'imperio +<i>un anno e sei mesi</i>. Se Massimino, appena +udita la loro esaltazione, si mise in +viaggio per venire in Italia, e prima di +giugnere ad Aquileia ne intese la lor caduta, +come può mai stare che sì lungamente +regnassero i Gordiani? Però saggiamente +il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Cons.]</span> ed altri han tenuto +che il loro imperio non durasse più +d'un mese e sei dì, ed altri han creduto +due mesi e qualche giorno. +</p> + +<p> +Allorchè si seppe in Roma l'infelice +morte dei due Gordiani, incredibil fu la +agitazione degli animi e lo spavento di +ognuno al vedersi tolti coloro, nei quali +era riposta la comune speranza, e al +prevedere gl'immensi mali che si poteano +aspettare da Massimino, principe di +sua natura sì sanguinario, e tanto più +perchè irritato dalla ribellione di Roma. +Era fatto il primo passo, convenne fare +il secondo, per difendersi fino all'ultimo <span class="fnote">[Herodian., lib. 7. Capitol., in Maxim. et +Balbin.]</span>. +Raunato dunque il senato nel +tempio di Giove Capitolino a porte chiuse, +oppure in quello della Concordia, elesse +due nuovi imperadori, cioè <i>Marco Clodio +Pupieno Massimo</i> e <i>Decimo Celio Balbino</i>, +senatori di gran credito ed abilità. Il +primo, cioè <i>Massimo</i>, chiamato <i>Pupieno</i> +da altri, perchè avea tutti e due questi +cognomi, era di bassa nascita; ma il +merito acquistato da lui col valore e colla +<span class="pagenum"><a name="Page_829" id="Page_829"></a>[829]</span> +prudenza nel mestiere della guerra lo +avea fatto salire di grado in grado fino a +quel di generale, esercitando il quale nell'Illirico +e nella Germania, quanto si era +renduto formidabile ai Sarmati e Germani, +altrettanto s'era fatto amar dai +soldati. Alzato al posto di senatore, fu +pretore, console, poi proconsole nella +Bitinia, nella Grecia e nella Gallia Narbonese, +e finalmente era stato prefetto +di Roma; personaggio savio, attivo e +severo non poco, anzi creduto di genio +aspro, e rigoroso esattore del giusto. +<i>Balbino</i>, all'incontro, discendeva da famiglia +antica e nobilissima: era stato +due volte console; avea governato con +lode varie provincie; amato da ognuno +pel suo natural buono, per la sua affabilità +e pel buon uso delle morte sue +ricchezze <span class="fnote">[Capitol., in Maxim. et Balbin.]</span>. Erano allora consoli sostituiti +<i>Claudio Giuliano</i> e <i>Celso Eliano</i>, +il consolato de' quali, secondo me, appartiene +all'anno presente, e non già al +precedente, come altri ha creduto. Un altro +errore è corso nella vita di questi due +imperadori, descritta da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Maximin. seniore.]</span>. +Sul principio di essa si legge che la loro +elezione seguì <i>septimo kalendas junii</i>, +cioè nel dì 26 di maggio, mentre si +facevano i <i>giuochi apollinari</i>. Noi abbiam +veduto di sopra dirsi da lui che i Gordiani +furono confermati Augusti dal senato +romano <i>nel dì 27 di maggio</i> di questo +anno; ed essendo succeduta nel medesimo +anno la morte de' Gordiani, e +l'innalzamento di Pupieno Massimo e +di Celio Balbino, perchè la nuova ne fu +portata a Massimino durante il suo viaggio, +e prima ch'egli entrasse in Italia, +per conseguente è fallato il testo di Capitolino. +Oltre a ciò, ha osservato il padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad annum 236.]</span> che i <i>giuochi apollinari</i> si +celebravano <i>septimo idus julii</i>; e però +si dee credere che Capitolino asserisse +eletti questi due novelli Augusti <i>nel dì 9 +di luglio</i>, non già dell'anno antecedente, +<span class="pagenum"><a name="Page_830" id="Page_830"></a>[830]</span> +come si figurò esso padre Pagi, ma bensì +del presente. Proposta dipoi al popolo +la loro elezione, grande apprensione ebbe +la plebe del genio severo di <i>Pupieno +Massimo</i>, e però coll'armi e con le grida +si opposero. Trovato fu il ripiego di +quetarli con crear Cesare <i>Marco Antonio +Gordiano</i>, che alcuni dicono nipote +del vecchio Gordiano, e figliuolo del secondo, +ed altri nato da una figliuola del +primo Gordiano. Erodiano è di questo +ultimo parere. L'età di questo <i>terzo +Gordiano</i>, il quale si trovava allora in +Roma, e fu accolto con giulive acclamazioni, +restò dubbiosa anche presso +gli antichi. La più verisimile opinione è +ch'egli fosse in età di circa dodici anni. +</p> + +<p> +Non si perdè tempo in Roma ad unire +quante milizie si potè per marciar +contra di Massimino <span class="fnote">[Capitol., in Maximo et Balbin.]</span>; e <i>Pupieno Massimo</i> +Augusto, siccome persona di sperimentata +buona condotta nel comando +dell'armi, fu prescelto per capo della +armata. Ma, prima di muoversi, convenne +soddisfare alla superstizion de' Romani, +presso i quali non solevano andare alla +guerra gl'imperadori, se prima non aveano +dato al popolo un combattimento +di gladiatori, acciocchè i soldati si avvezzassero +al sangue, o si ottenesse il +favore della dea Nemesi. Questo fu fatto, +siccome ancora altri giuochi nei teatri +e nel circo. Dopo di che Pupieno Massimo +s'inviò contra di Massimino, e si +fermò a Ravenna, per far quivi maggior +massa di gente e preparamenti per resistere +al ciclope <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>: così egli nominava +Massimino <span class="fnote">[Herodian., lib. 5.]</span>. Mandò ancora il senato +per tutte le provincie e città che aveano +alzata bandiera contra del tiranno, personaggi +consolari, ed altri già stati pretori, +questori, edili, ec., con ordine di +fortificar le città capaci di difesa, provvederle +d'armi e vettovaglie, e d'introdurvi +tutto il grano delle campagne, +acciocchè mancasse la sussistenza allo +<span class="pagenum"><a name="Page_831" id="Page_831"></a>[831]</span> +arrivo di Massimino. Allorchè pervenne +ad esso Massimino la nuova dei novelli +due imperadori, conobbe chiaro che l'odio +del popolo romano era irreconciliabile +contra di lui, e però doversi riporre +tutte le sue speranze nella forza. Sollecitata +dunque più che mai la marcia del +suo esercito, che tuttavia era fuori della +Italia, giunse ad Emona città dell'Istria, +e la trovò abbandonata da quegli abitanti. +Il non aver essi lasciata ivi vettovaglia +alcuna diede da mormorare ai di lui +soldati, i quali, dopo tante marcie sforzate +e patimenti del viaggio, si erano +lusingati di trovar le tavole imbandite, +anzi le delizie ai confini dell'Italia. Il +peggio fu, che, continuato il viaggio, ebbero +avviso, qualmente Aquileia, città +allora assai vasta, ricca e popolata, ed +una delle più riguardevoli del romano +imperio, avea chiuse le porte, e s'era +accinta alla difesa. Prima d'imprendere +l'assedio di quella città, mandò Massimino +uffiziali a parlare a quel popolo, +per esortarlo alla pace: al qual fine +furono adoperate promesse e parole le +più belle del mondo. Ma dentro v'erano +<i>Menofilo</i> e <i>Crespino</i>, uomini consolari, +che meglio seppero parlare e ritenere +il vacillante popolo dall'aprir le porte +al nemico, con avere spezialmente finto +che Apollo Beleno, singolarmente ivi +onorato, avesse, per mezzo degli aruspici, +predetto che Massimino resterebbe vinto. +Fu di avviso il padre Pagi che questo +assedio si facesse in tempo di verno: +e il cardinal Noris cita Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 8.]</span> là +dove scrive che il fiume Isonzo era grosso +per le nevi delle montagne, le quali +dopo un lungo verno si disfacevano, +deducendo da ciò che l'assedio si facesse +nel principio del mese di marzo. Ma +le nevi delle alte montagne più tardi si +disfanno, e tanto più dovettero tardare +dopo un lungo verno, e però nè pure +al giugno e luglio non disconviene l'essere +tuttavia ricchi d'acque i fiumi. Passò +<span class="pagenum"><a name="Page_832" id="Page_832"></a>[832]</span> +Massimino coll'armata quel fiume,, +volendosi di botti vuote, o pur di quei +vasi, ne' quali si portano l'uve alla città; +e poi strinse d'assedio Aquileia. +</p> + +<p> +Mentre queste cose succedeano, un +lagrimevole accidente occorse in Roma +diffusamente narrato da Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 8.]</span>. +Due soldati pretoriani di que' pochi che +restavano in Roma, mossi da curiosità +d'intendere ciò che si trattava nel senato, +entrarono dentro, e s'inoltrarono +sino all'altare della Vittoria. <i>Giuliano</i>, +che poco fa era stato console (non so se +diverso dai due sostituiti soprannominati, +o pure l'un d'essi), e <i>Mecenate</i>, +uno de' senatori, piantati nel petto di +que' due soldati i lor pugnali, li stesero +morti a terra. Fuggirono gli altri pretoriani +al quartiere, e quivi rinserrati +aspettavano il tempo di vendicarsi. Uscito +Giuliano, commosse il popolo e i +gladiatori all'armi contra de' pretoriani: +laonde tutti in folla corsero al castello +pretorio, credendosi di poterlo superare, +e di ingoiare i pretoriani. Ma furono +ben ricevuti dalle lor freccie e picche, +in maniera tale, che, vegnendo la sera, +se ne tornarono confusamente entro la +città, riportando solamente delle ferite +da quel conflitto. Allora, spalancate le +porte del pretorio, ne uscirono i soldati, +e diedero addosso a quella disordinata +moltitudine, con farne grande strage, e +massimamente de' gladiatori. Irritato +sempre più il popolo romano per questa +grave percossa, cercò aiuto, e continuò +pei più giorni a far guerra al pretorio, +non sapendo sofferire che un mucchio +di soldati tanto inferiori di numero facesse +sì lunga resistenza. Tolsero anche gli acquidotti +al pretorio, ma allora que' soldati, +mossi dalla disperazione, tornarono +fuori, e colle spade alle reni inseguirono +il popolo fin dentro la città, con ucciderne +molti. Trovandosi ivi con isvantaggio, +perchè dalle finestre e dai tetti fioccavano +i sassi e le tegole, s'avvisarono di +<span class="pagenum"><a name="Page_833" id="Page_833"></a>[833]</span> +mettere il fuoco a varie case. Per disavventura +s'andò sì fattamente dilatando +l'incendio, che non poca parte della +città ne rimase disfatta: ed unitasi coi +soldati tutta la feccia de' cattivi, diede +un fiero saccheggio alle case de' benestanti. +Non v'era giorno che <i>Balbino +Augusto</i>, rimasto al governo di Roma, +non mandasse fuori qualche editto, per +quetare, se mai era possibile, sì gran +turbolenza, e pacificare il popolo coi pretoriani; +ma nè gli uni nè gli altri l'ubbidivano. +E benchè in persona molte volte +si sforzasse di fermar quel furore, nulla +ottenne, anzi gli fu gittato un sasso; +ed altri scrisse che gli arrivò una bastonata +addosso <span class="fnote">[Capitol., in Maximo et Balbino.]</span>. L'unico mezzo per +ismorzar quell'izza fu di condurre in +pubblico il giovinetto <i>Gordiano Cesare</i>, +alla cui visita tanto il popolo che i soldati +(perchè era amato da ognuno) si +placarono, e formarono una specie di +concordia, o, per dir meglio, di tregua, +perchè vera pace non fu. +</p> + +<p> +Avea ben Massimino cominciato l'assedio +di Aquileia, perchè gli pareva troppo +disonore il continuar il viaggio verso +Roma, lasciando indietro disubbidiente +la prima città d'Italia ch'egli incontrava, +e città di tanto riguardo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7. Capitol., in Maximino +seniore.]</span>. Ma ebbe +ben tosto ad arrabbiare al vedere la valorosa +difesa dei cittadini sì uomini che +donne e fanciulli, i quali con bitumi accesi +accoglievano chiunque veniva all'assalto, +bruciavano le macchine nemiche, +e magagnavano continuamente +con sassi e fuoco i più arditi del campo +nemico. Però quanto più cresceva il coraggio +agli assediati, sino a farsi dalle +mura le più grande beffe di Massimino, +tanto più calava l'animo agli assedianti. +Poteano ben quanto voleano i due Massimini +montati a cavallo girar per le +schiere, animando ciascuno alla bravura +e agli assalti: tutto era indarno. Allora +l'iniquo Massimino, giacchè non potea +<span class="pagenum"><a name="Page_834" id="Page_834"></a>[834]</span> +infierir contro gli Aquileiesi, sfogò il +suo sdegno contra di alcuni dei proprii +capitani, imputando loro di mantener +intelligenza co' nemici, e di non far molto, +perchè nulla intendeano di fare; e li +fece morire. Questa ingiustizia alienò +da lui l'animo di moltissimi soldati. Si +aggiunse che mancava la vettovaglia al +campo per gli uomini e cavalli, dappoichè +Pupieno Massimo avea fatto ridurre +nelle città forti tutti i viveri, e vietatone +per mare e pe' fiumi il trasporto. +Bestemmiava per questi patimenti la sua +armata, ed erano anche tutti mesti e +scorati per le nuove, probabilmente da +Pupieno Massimo fatte spargere, che +tutto il popolo romano era in armi, tutte +le provincie romane, e fino i Barbari +congiurati contra di Massimino. Pertanto +una brigata di soldati, solita ad aver +quartiere vicino a Roma nel monte Albano, +e che militava allora nel campo +di Massimino, ricordevole delle mogli e +de' figliuoli lasciati nella stessa Roma, +determinò di finir la tragedia. Verso il +mezzodì tutti attruppati andarono al +padiglione di Massimino, ed essendo di +accordo colle guardie, levarono dalle +bandiere le immagini di lui. Usciti Massimino +e il figliuolo per placarli, rimasero +tagliati a pezzi, correndo il quarto +anno del loro imperio. Lo stesso trattamento +fu fatto al prefetto, e a qualunque +altro de' confidenti de' Massimini. +Furono i lor cadaveri lasciati ai cani; +le sole teste inviate per alcuni corridori +a Roma. Dispiacque forte la morte di +questi due tiranni ai soldati della Tracia; +ma il fatto era fatto. Trattò allora l'esercito +di entrare amichevolmente in +Aquileia; ma quel popolo non amando +ospiti tali, solamente dalle mura gli andava +somministrando de' viveri, e seguitò +a tener chiuse le porte. Intanto i +corridori destinati a portar le teste dei +tiranni a Roma, passarono in barca le +paludi formate dall'Adige, dal Po e da +altri fiumi da Altino sino a Ravenna, e +chiamate Sette Mari, e con altro nome +<span class="pagenum"><a name="Page_835" id="Page_835"></a>[835]</span> +la Padusa. Trovato in Ravenna <i>Pupieno +Massimo Augusto</i>, che ivi attendeva ad +ingrossarsi di gente, recarono a lui e a +tutti i Ravegnani un immenso giubilo +colla inaspettata felicissima nuova di essere +liberato il romano imperio dai due +formidabili tiranni. Allora Pupieno Massimo +volò ad Aquileia, ricevuto da quella +città con indicibil plauso. Concorsero +a lui ambascerie dalle città vicine, tutte +per congratularsi, e l'armata stessa di +Massimino in abito di pace e con corone +di alloro in capo, mostrò di accomodarsi +alla presente fortuna, prorompendo +in liete acclamazioni, ma internamente +covando del veleno, per vedersi assoggettata +ad un imperadore eletto dal senato, +e non da loro. Fece Pupieno Massimo +una bella aringa a costoro con +promessa di un grosso regalo; e diviso +quell'esercito, mandò ogni legione alla +sua provincia, e pochi dì fermatosi in +Aquileia con varie schiere, colla guardia +de' Germani, ne' quali più confidava, si +rimise in viaggio, e tornossene a Roma. +</p> + +<p> +Fu così sollecito per le poste il viaggio +di coloro che portavano le teste dei +due Massimini, che da Aquileia in quattro +dì giunsero a Roma <span class="fnote">[Capitol., in Maximino seniore.]</span>. Perchè era +giorno di giuochi, si trovavano allora al +teatro <i>Balbino Augusto</i>, il giovine <i>Gordiano +Cesare</i>, e il popolo; ed appena comparvero +que' messi, che il popolo gridò: +<i>Massimino è ucciso</i>. Verificatosi il fatto, +ebbero tutti ad impazzir per la gioia. +Tosto si raunò il senato, furono fatte +le acclamazioni agl'Imperadori; determinato +che <i>Pupieno Massimo</i> e <i>Balbino</i> +Augusti fossero consoli nel resto dell'anno, +e che in luogo di Massimino fosse +sostituito <i>Gordiano Cesare</i>. Riconosce +lo stesso padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad annum 239.]</span>, voler dire queste +parole che Massimino avea prima +della ribellione disegnato sè stesso console +per l'anno venturo 239, e che, venuta +la nuova di sua morte, il senato +<span class="pagenum"><a name="Page_836" id="Page_836"></a>[836]</span> +disegnò console per esso anno Gordiano +terzo. Adunque egli dovea riconoscere +ancora che non era per anche nata la +ribellione dei due Gordiani Africani nel +principio dell'anno presente, in cui si +soleano disegnare i consoli per l'anno +prossimo; nè doversi riferire al precedente +anno la esaltazione e morte di essi +due Gordiani, e la creazione di Pupieno +Massimo e di Balbino. Tutte queste +scene nel solo presente anno avvennero; +e chi inoltre ben rifletterà ai frettolosi +passi di Massimino, troverà confermata +la medesima verità. Arrivato vicino a +Roma Pupieno Massimo, ebbe l'incontro +di Balbino, di Gordiano terzo, e del +senato e popolo romano, e gran festa fu +fatta; ma in faccia ai soldati altro non +si leggeva che malinconia; e per altro +verso cominciò ad apparire nebbia di +dissensione fra gli stessi regnanti. Cioè, +quantunque i due Augusti attendessero +con somma moderazione e zelo al buon +governo sì civile che militare, pure fra +loro si scorgeva della gelosia e poco +buona armonia. <i>Balbino</i> sprezzava <i>Pupieno +Massimo</i>, perchè bassamente nato; +e <i>Massimo</i> non istimava l'altro, perchè +non era suo pari nel valore dell'armi. +Di questa discordia avvedutisi gl'infelloniti +soldati, specialmente i pretoriani, +conobbero che non era tanto difficile +l'atterrar due imperadori da loro mal +voluti, perchè alzati senza di loro al +trono, e perchè sempre erano in sospetto +di essere degradati, come avvenne +a' tempi di Severo Augusto <span class="fnote">[Capitol., in Maximo et Balbino.]</span>. Ora, allorchè +si celebrarono i giuochi scenici, +o pure, come vuole Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 8.]</span>, i capitolini, +furiosamente vennero i pretoriani +al palazzo. Pupieno Massimo, che +fu il primo ad accorgersi di questo nuvolo +minaccioso, mandò, e dipoi andò +anche in persona a Balbino, perchè si +facessero venire in aiuto loro i soldati +germani. Qui saltò di nuovo in campo +<span class="pagenum"><a name="Page_837" id="Page_837"></a>[837]</span> +la gelosia. Balbino, per sospetto che l'altro +li chiamasse per farsi solo imperatore, +non acconsentì, e vennero a parole +fra loro: quando ecco, forzate le porte +e le guardie, arrivar loro addosso i pretoriani, +spogliarli, e menarli fuori, con +istrappar loro la barba, batterli e caricarli +d'ingiurie. Volevano condurli al +loro quartiere, per quivi finirli; ma inteso +che i Germani prendevano l'armi +per soccorrerli, in mezzo alla strada gli +svenarono amendue (non ne sappiamo +nè il giorno nè il mese), e preso seco il +giovanetto <i>Gordiano terzo</i> acclamato <i>Imperadore</i> +da essi, andarono a rinserrarsi +nella fortezza pretoria. E tal fu l'infelice +fine di questi due Augusti, degni certamente +per le belle doti loro di miglior +fortuna, colla morte dei quali Erodiano +termina la storia sua. Rimasto <i>Gordiano +III Cesare</i>, dopo tante tragiche scene, +solo ed amato non men dal popolo che +dai soldati, tuttochè, secondo Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 8.]</span>, +egli non avesse che tredici anni +di età, fu riconosciuto da tutti <i>Imperadore +romano</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXXXIX" id="CCXXXIX"></a>CCXXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Antonio Gordiano Augusto</span> +e <span class="sc">Manio Acilio Aviola</span>. +</p> + +<p> +In una iscrizione riferita dal Doni e +da me <span class="fnote">[Thes. Inscript., p. 361, n. 1.]</span> apparisce che tal fu il prenome +e nome del secondo console, cioè di +<i>Aviola</i>. Già dicemmo che <i>Gordiano III</i> +era stato nell'anno precedente disegnato +console. Portava egli lo stesso nome +dell'avolo e del padre Augusto, cioè +<i>Marco Antonio Gordiano</i>; perchè nato da +una figliuola di <i>Gordiano I</i>, fu verisimilmente +adottato da lui, o pure da <i>Gordiano +II</i> suo zio materno, benchè Desippo +e un altro antico storico il facciano figliuolo +di <i>Gordiano II</i>. Il che se fosse, +<span class="pagenum"><a name="Page_838" id="Page_838"></a>[838]</span> +sarebbe stato solamente figlio naturale; +perchè, per attestato di Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Gordiano III.]</span>, +il secondo dei Gordiani non ebbe mai +moglie legittima, e se la passava con +ventidue concubine. Il vedere che sua +madre, tuttavia vivente dopo l'esaltazion +del figliuolo, non vien nominata da alcuno +Augusta, potrebbe servire per farla +credere di bassa sfera, e non sorella, +ma concubina di Gordiano II. Questo +principe vi fu alcun degli antichi <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span> che +il pretese nominato <i>Antonino</i>; opinione +che pare confermata da qualche marmo; +ma il più sicuro suo nome è quello di +<i>Antonio</i>. Era questo giovinetto principe +bello di aspetto, di umore allegro, affabile +con tutti, amabilissimo; avea studiato +lettere; tante in somma erano le +sue belle doti, che faceano a gara il senato, +il popolo ed i soldati ad amarlo, +dandogli il titolo di lor figliuolo, e chiamandolo +la lor delizia. Altro non gli +mancava, per ben governar l'imperio, +che l'età e la sperienza degli affari; poichè +per la buona volontà non la cedeva +ad alcuno. Creato dunque che egli fu +<i>Augusto</i>, cessarono tutti i tumulti e le +brighe di Roma, si pacificarono i soldati +col popolo, e cominciò ognuno a goder +del riposo e dei solazzi, studiandosi +di dimenticare i tanti affanni patiti dopo +la morte del buon imperadore Alessandro. +Racconta il suddetto Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Maxim. et Balbino.]</span>, +che, tolto di vita il crudo Massimino, +i Parti, cioè i Persiani, minacciavano +guerra in Oriente; e che i Carpi e +gli Sciti l'aveano già mossa contro le +due Mesie, provincie dell'imperio romano, +con farvi gran danno. Perciò nel +precedente anno era già stabilito che <i>Pupieno +Massimo</i> andrebbe in Levante per +opporsi ai tentativi de' Persiani, e che +<i>Balbino</i> con altra armata passerebbe il +Danubio, per far fronte ai Barbari, con +lasciare il giovane <i>Gordiano</i> al governo +di Roma. Ma Iddio altramente dispose, e +<span class="pagenum"><a name="Page_839" id="Page_839"></a>[839]</span> +convien pensare che non fosse grande nè +il pericolo, nè il bisogno, perchè in questo +anno si godè buona pace in Roma, nè +si sa che l'imperio romano patisse scossa +o molestia alcuna in quelle contrade. +Che questo novello Augusto <i>Gordiano</i>, +per maggiormente procacciarsi l'amore +del popolo e delle milizie, usasse loro +un gran regalo, come si praticava dai +nuovi principi, si ricava dalle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span> +d'allora, nelle quali è mentovata la prima +<i>liberalità</i> di questo Augusto. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXL" id="CCXL"></a>CCXL</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXL</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Sabino</span> per la seconda volta e <span class="sc">Venusto</span>. +</p> + +<p> +Questo <i>Sabino</i> console verisimilmente +è quello che, dopo la morte dei due +Gordiani, propose in senato di eleggere +imperadori Pupieno Massimo e Balbino, +ed appresso fu creato prefetto di Roma. +Quando ciò si ammettesse, dicendo Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Maximo et Balbino.]</span> +ch'egli era della famiglia +degli Ulpii, la stessa che quella di Traiano, +converrebbe chiamarlo <i>Ulpio Vettio Sabino</i>. +Godevasi in Roma una invidiabil +tranquillità, quando vennero nuove dall'Africa <span class="fnote">[Capitol., in Gordiano III.]</span> +che s'era fatta ivi un'unione +di malcontenti e ribelli contra dell'Augusto +Gordiano, e capo di essi era un +certo <i>Sabiniano</i>. Colà inviò Gordiano un +rinforzo di gente, con cui il governatore +della Mauritania, dianzi assediato dai +congiurati, talmente ristrinse coloro, che +gli obbligò a venire a Cartagine, a dargli +legato il lor condottiero Sabiniano e a +chieder perdono: il che loro conceduto, +si quietò tutto il rumore. Ma il testo di +Capitolino alquanto confuso non ci lascia +ben discernere come passasse quella +faccenda, nè s'accorda con Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, Hist., lib. 1.]</span>, +quale pretende che il popolo di Cartagine +<span class="pagenum"><a name="Page_840" id="Page_840"></a>[840]</span> +avesse proclamato Imperadore lo +stesso <i>Sabiniano</i>, senza che altro si sappia +di lui. Da una legge di Gordiano si +ricava che in questi tempi era prefetto +del pretorio un <i>Domizio</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLI" id="CCXLI"></a>CCXLI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Antonio Gordiano Augusto</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Civica Pompeiano</span>. +</p> + +<p> +Se non mi ritenesse una iscrizione greca +rapportata dal Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscript., pag. 633.]</span> e presa da +quelle del Ligorio, in cui si legge console +con Gordiano Augusto <i>Pompeiano Civica</i>, +io non gli darei il nome di <i>Civica</i>, nè mi +fiderei di un'altra del Gudio, dove questo +console è appellato <i>Civica Pompeiano</i>. +Posto nondimeno ch'egli usasse +questi due cognomi, almen certo sarà +che fu personaggio diverso da Pompeiano +veduto da noi console nell'anno 231, +perchè qui non vien chiamato console +per la seconda volta. Guasto sarà il testo +di Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano III.]</span>, dove ha il nome +di <i>Popiniano</i>, avendo noi troppe testimonianze +di leggi e di marmi che <i>Pompeiano</i> +fu il suo cognome. Abbiam già veduto +di sopra come <i>Artaserse</i> avea ristabilito +la monarchia de' Persiani. Dopo +la guerra a lui fatta da Alessandro Augusto +stettero per qualche tempo quieti +quei popoli; ma, defunto Artaserse, divenne +<i>Sapore</i> suo figliuolo successore +non men dei regni che dell'ambizione +del padre. La Mesopotamia posseduta +dai Romani, siccome sottoposta una +volta al dominio persiano, tosto fu l'oggetto +delle superbe sue mire. Eutichio <span class="fnote">[Eutichius, Annal. Eccles.]</span> +il loda per la sua giustizia; Agatia <span class="fnote">[Agathias, Histor., lib. 4.]</span> +cel descrive tutto il rovescio, uomo crudele, +sanguinario, implacabile e di maniere +affatto tiranniche. Entrò costui con +<span class="pagenum"><a name="Page_841" id="Page_841"></a>[841]</span> +formidabil esercito sui principii del suo +governo nella Mesopotamia; prese Carre +ed altre città circonvicine, e mise l'assedio +a quella di Nisibi. Fabbricato quivi +un castello alto presso le mura di quella +città, continuamente infestava quegli abitanti, +i quali erano già vicini a rendersi, +quando gli convenne per urgente bisogno +ritornar coll'armata nelle sue +contrade. S'accordò co' cittadini di Nisibi, +che se promettessero di lasciare in +piedi quel castello fino al suo ritorno, +egli se ne andrebbe. Ma non sì tosto fu +partito, che i Nisibini con fossa e muro +nuovo chiusero quel castello nella città. +Tornato poi Sapore, e rinnovato l'assedio +con impadronirsi di Nisibi, fiera strage +fece di parte di quel popolo, e il resto +condusse in ischiavitù con immenso bottino. +I progressi di questo ferocissimo +re fecero paura fino all'Italia. Applicossi +perciò con tutto vigore il senato romano +ad ammassar gente e danaro per reprimere +il borioso nemico, e fu determinato +che il giovine <i>imperador Gordiano</i> +in persona andrebbe a comandar l'armata, +o, per dir meglio, ad apprendere +il mestier della guerra <span class="fnote">[Capitolin., in Gordiano III.]</span>. Intanto si +pensò ad accasarlo, ancorchè, secondo +i conti di Erodiano, non fosse giunto +per anche all'età di diciotto anni. La +madre sua, da noi poco conosciuta, +probabilmente fu quella che gli trovò +la moglie, cioè <i>Furia Tranquillina Sabina</i>, +così appellata nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> e in +alcune iscrizioni <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 251.]</span>, ma <i>Sabina</i> in altre. +Era essa figliuola di <i>Misiteo</i>, uomo di +competente nobiltà, ed allora solamente +noto pel suo sapere, per la sua eloquenza +e prudenza, e non per impiego +alcuno. Altro non sappiamo di essa Tranquillina, +se non che portò il titolo di +<i>Augusta</i>, senza apparire che da lei nascesse +prole alcuna. Fu bensì celebre +<i>Misiteo</i> suo padre, perchè divenuto suocero +dell'imperadore e creato prefetto +<span class="pagenum"><a name="Page_842" id="Page_842"></a>[842]</span> +del pretorio. Nè tardò egli a valersi +della sua autorità per dar sesto alla +corte e mettere sul buon cammino lo +Augusto suo genero. Fin qui era stato +il giovine Gordiano sotto il governo della +madre, che, poco avvertita, il lasciava +aggirare a lor talento dagli eunuchi della +corte. Costoro lo allevarono in divertimenti +fanciulleschi e in bagattelle, e insieme +d'accordo vendevano la giustizia e i +posti. Proponeva Mauro, uno di essi, +qualche risoluzione in lode o in biasimo +di taluno. Sopra ciò chiedeva Gordiano +il loro parere a Gaudiano, Reverendo e +Montano; ed approvando questi la proposizion +dell'altro, tutto si faceva. Per +consiglio di essi avea creato <i>Felice</i> prefetto +del pretorio, e data la quarta legione +a <i>Sarapammone</i>, uomini indegni +di sì fatte cariche. L'erario del principe +caduto nelle griffe di queste arpie si +trovava affatto senza sangue. Venne a +tempo il saggio Misiteo per liberar da peste +sì abbominevole l'Augusto suo genero. +Abbiamo da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Gordiano III.]</span> una lettera +da lui scritta ad esso Gordiano, in cui si +rallegra di aver medicate quelle piaghe, +e di aver Gordiano allontanati da sè tali +ministri, congiurati contro l'onore di +lui e contro il pubblico bene. E Gordiano +in altra lettera riconosce d'avere +operato in addietro cose che non erano +da fare, dicendo, fra le altre cose, di <i>conoscere +oramai quanto sia infelice il +principe posto in mano di gente, la +quale gli taccia il vero, e lo inganni +col falso</i>. Però da lì innanzi Gordiano +volea saper tutto; e siccome principe di +buon intendimento e di miglior volontà, +non lasciò indietro disordine alcuno +conosciuto, a cui non rimediasse, valendosi +in tutto de' consigli del savio suo +suocero, a cui dava il titolo di padre. +Per tale, e per tutore della repubblica +voleva che fosse riconosciuto anche dal +senato: e pubblicamente protestava che +quel di bene che si faceva, tutto si doveva +attribuire a quel ministro d'onore +<span class="pagenum"><a name="Page_843" id="Page_843"></a>[843]</span> +ch'era toccato a lui per suocero. In +questa maniera non parve più governo +di un giovane il suo; e andò sempre crescendo +l'amore del pubblico verso di +esso Augusto. Un gran tremuoto in +questi tempi si fece udire, per cui traballarono +varie città, e si aprirono voragini +con inghiottire gli abitatori. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLII" id="CCXLII"></a>CCXLII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Vettio Attico</span> e <span class="sc">Caio Asinio +Pretestato</span>. +</p> + +<p> +<i>Caio Aufidio Attico</i> si truova nominato +il primo console in una iscrizione del +Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Inscript., pag. 309, n. 7.]</span>. Più ne restano dove è nominato +<i>Vettio</i>, e non <i>Aufidio</i>, e così pure +si legge in un marmo riferito nella mia +Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 361, +num. 3.]</span>. Però è scorretta quella iscrizione, +o pur egli portò amendue quei +nomi. Gran tempo era che non si praticava +in Roma la cerimonia di aprire e +chiudere le porte del tempio di Giano, +allorchè si dava principio o fine alle +guerre <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano III.]</span>. Gordiano, già risoluto di passare +in Levante per opporre le forze +romane a quelle de' Persiani, le fece +spalancare sul principio di quest'anno +in segno di guerra. Venuta poi la primavera, +provveduto di una fiorita armata +e di assai danaro, imprese il viaggio per +terra alla volta di Bisanzio, per di là +traghettare in Asia. Passato per la Mesia, +trovò nella Tracia molti nemici del romano +imperio, verisimilmente Sarmati, +Alani o altra simil gente barbara: tutti, +o gli sterminò, o li fece ritirar colla fuga +ai loro paesi. Seco era <i>Misiteo</i> suo suocero, +prefetto del pretorio, e suo braccio +diritto. La provvidenza e l'indefessa vigilanza +di questo uffizial comandante si +facea ammirar da tutti. Non v'era alcuna +<span class="pagenum"><a name="Page_844" id="Page_844"></a>[844]</span> +città considerabile ne' confini dell'imperio +romano che non fosse provveduta +di tanto grano, aceto, lardo, orzo e paglia +da poter mantenere per un anno +l'imperadore col suo esercito, se pure +s'han così da interpretar le parole di +Capitolino: il che a me par difficile a +credersi. Altre aveano provvisione per +due mesi, ed altre meno, a proporzione +delle lor forze. Essendo prefetto del pretorio, +spessissimo visitava l'armi dei +suoi soldati; non permetteva che i vecchi +militassero, nè si arrolassero fanciulli. +Ovunque si accampava l'armata, +volea che il campo fosse cinto di fosse, +e di notte facea sovente la ronda. Questo +suo zelo pel pubblico bene riportava +in premio l'amore di tutti, ed era così +amato e rispettato dagli uffiziali subalterni, +che niun di essi osava di mancare +al suo dovere. Dopo l'acquisto della +Mesopotamia, <i>Sapore</i> re di Persia più +altiero che mai era entrato colle sue +armi nella Soria, e forse gli sarebbe +riuscito agevole di conquistarla interamente, +se non fosse giunto l'Augusto +Gordiano a reprimere un sì potente avversario. +Secondo le parole di Capitolino, +sembra che Antiochia fosse caduta in +potere del re barbaro; e ne fa dubitare +anche una lettera scritta dal medesimo +Gordiano al senato; ma potrebbe essere +che quella gran città solamente fosse +assediata dai Persiani, e ridotta agli +estremi. Certo è almeno, che arrivato +colà Gordiano, la liberò dalle lor mani. +Seguirono varii combattimenti: in tutti +cantarono la vittoria i Romani. Tal terrore +misero questi fortunati successi in +cuor di Sapore e de' Persiani, che il più +frettolosamente che poterono si ritirarono +di là dall'Eufrate. Ed esser può che +succedesse allora quanto racconta Pietro +Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, Legation. Tom. I Hist. +Byzant.]</span> ne' frammenti delle ambascerie, +cioè, che, avendo Sapore passato +l'Eufrate, si abbracciavano l'un l'altro +i di lui soldati: tanta era la lor gioia di +<span class="pagenum"><a name="Page_845" id="Page_845"></a>[845]</span> +avere scappato il gran pericolo, in cui si +trovavano, credendo ad ogni momento +d'avere alle spalle le spade romane. Dovette +egli passare quel fiume verso Edessa +posta di là; e però mandò messi alla +guarnigion romana di quella città, offerendo +loro un grosso regalo della sua moneta, +se il volevano lasciar passare, fingendo +d'andare al suo paese, non per +paura, ma per solennizzarvi una festa, +non sapendo probabilmente quei soldati +che Gordiano avesse data ai Persiani +la mala ventura, o pure per la gola del +regalo, il lasciarono passare senza molestia +alcuna. Il resto delle imprese di +Gordiano io riferirò all'anno seguente, +perchè non ci consta se nel presente o +nel susseguente egli ripigliasse la fortezza +di Carre, e vittorioso arrivasse fino +alla città di Nisibi, città della Mesopotamia, +la quale ritornò anch'essa sotto +l'aquile romane. Basterà per ora di dire +con Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano III.]</span>, tale essere stata la +paura del re persiano, che, senza farsi +pregare, abbandonò tutte le città tolte ai +Romani, con ritirarne i suoi presidii, +consegnandole ai cittadini, senza usar +saccheggi o far loro altro danno. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLIII" id="CCXLIII"></a>CCXLIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Arriano</span> e <span class="sc">Papo</span>. +</p> + +<p> +O nell'anno precedente o in questo +l'Augusto Gordiano finì di rimettere +sotto il comando suo e della repubblica +romana le città perdute della Soria e +Mesopotamia <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>. Ed allorchè fu a Nisibi, +scrisse al senato, ragguagliandolo +de' suoi prosperosi avvenimenti, e che +sperava di far una visita al re Sapore +nella stessa di lui capitale, cioè in Ctesifonte; +che perciò fosse lor cura di far +dei sacrifizii e delle processioni, di raccomandar +lui agli dii, e di ringraziar +<span class="pagenum"><a name="Page_846" id="Page_846"></a>[846]</span> +Misiteo prefetto e padre suo, perchè dalla +buona e saggia condotta di lui egli +riconosceva tutta la felicità di quella +impresa. Perciò dal senato fu decretato +il trionfo a <i>Gordiano</i>, e ch'egli entrasse +in Roma con cocchio tirato dagli elefanti, +e potesse entrarvi anche <i>Misiteo</i> in +carrozza trionfale tirata da cavalli, a cui +fu inoltre fatto incidere in marmo l'elogio +suo. Ma eccoti ammalarsi Misiteo +per una dissenteria, e venir men la sua +vita. Fu creduto dai più che <i>Filippo</i>, il +qual fu dipoi imperadore, ed avea gran +paura della severità di Misiteo, gli affrettasse +la morte, coll'aver guadagnati i +medici che lo assistevano, e fattogli dare +una medicina contraria al di lui bisogno. +Lasciò Misiteo erede di tutto il suo la +repubblica romana, e se ne morì, e con +lui venne anche a morir la fortuna del +genero Augusto, perchè rimase senza +guida ed appoggio. In luogo suo fu creato +prefetto del pretorio il suddetto <i>Marco +Giulio Filippo</i>, il quale poco tardò ad +aprirsi la strada al trono imperiale colla +più detestabil ingratitudine, siccome vedremo +all'anno seguente. In questi tempi +fiorì <i>Plotino</i>, insigne filosofo platonico, di +cui restano molte opere, e la sua vita +compilata da <i>Porfirio</i> <span class="fnote">[Porphyrius, in vita Plotini.]</span>, cioè da un altro +celebre filosofo, seguace anch'esso di +Platone. Si mise Plotino nell'esercito di +Gordiano, allorchè fu per entrar nelle +terre di Persia, condotto dal desiderio +di conferire i sentimenti suoi coi filosofi +persiani, ed era allora in età di trentanove +anni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLIV" id="CCXLIV"></a>CCXLIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Pellegrino</span> ed <span class="sc">Emiliano</span>. +</p> + +<p> +Trovandosi all'anno 249 <i>Marco Emiliano</i> +console <i>per la seconda volta</i>, verisimil +cosa è ch'egli stesso procedesse +console per la prima nell'anno presente. +<span class="pagenum"><a name="Page_847" id="Page_847"></a>[847]</span> +Alla smoderata ambizion di <i>Marco Giulio +Filippo</i> parve poco la dignità di prefetto +del pretorio. I suoi voti tendevano +all'imperio, e l'arte, con cui egli vi arrivò, +fu la seguente <span class="fnote">[Capitolin., in Gordiano III. Zosimus, Hist., +lib. 1, cap. 18.]</span>. Mentre si trovava +il romano esercito fra Nisibi e +Carre, in procinto di entrar nelle terre +de' Persiani, segretamente fece andare +innanzi le navi che portavano i viveri +destinati all'armata, affinchè, mancando +la sussistenza, nascesse qualche sedizione +contra del principe, siccome in +fatti avvenne. Si trovavano i soldati in +luoghi privi d'ogni sussidio per la bocca; +molti di essi erano anche stati guadagnati +ed istruiti da Filippo; e però cominciò a +trapelare, e poscia a prendere sempre più +piede, la mormorazione contra Gordiano, +con dire che stava male l'imperio e +l'esercito in mano di un giovinetto inesperto, +e doversi provvedere di un imperadore +che avesse testa e braccio. Passarono +i sediziosi fino a chiedere che Filippo fosse +posto sul trono. Per quanta resistenza +facessero gli amici di Gordiano, convenne +cedere al ripiego proposto dagli altri, +cioè che <i>Filippo</i> anch'egli fosse dichiarato +<i>Augusto</i>, e regnasse come tutore +di Gordiano. Così fu fatto. Resta qui +molto scura la storia. Fuor che Capitolino, +niun altro scrittore fa menzione di +questa associazion dell'imperio. Si truovano +le leggi date <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> sul principio di +quest'anno da Gordiano solo: una di +Filippo solo data nel dì 14 marzo si vede. +E pur ne comparisce un'altra del +medesimo Gordiano solo nel dì 25 di +aprile, la cui data dal Doduello <span class="fnote">[Dodwellus, in Annalibus Cyprian.]</span> è creduta +guasta. Pretende il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> +ciò succeduto perchè non andavano insieme +d'accordo Gordiano e Filippo, e +cadaun comandava e faceva leggi da sè: +il che par difficile a credere, perchè tutti e +due si truovavano nel medesimo esercito, +e bisognava che l'infelice Gordiano stesse +<span class="pagenum"><a name="Page_848" id="Page_848"></a>[848]</span> +di sotto. Capitolino poi si contraddice, +scrivendo che Filippo, dopo di aver tolto +di vita Gordiano, notificò al senato con +sue lettere la di lui morte, come succeduta +per malattia, ed insieme la elezion di +sè fatta dai soldati; e che il senato, da queste +lettere ingannato, il riconobbe per Imperadore. +Se prima egli fu dato collega a +Gordiano nella dignità imperiale, come +non iscrisse allora al senato per ottenerne +l'approvazione? Si può perciò dubitare +del racconto di Capitolino, ed anche +di altre particolarità ch'egli aggiugne. +Cioè che non potendo Gordiano sofferire +di esser trattato con tanta alterigia dal +nuovo suo collega Filippo, uomo vilmente +nato dalla pessima gente degli Arabi <span class="fnote">[Capitolin., in Gordiano III. Aurelius Victor, +in Epitome. Zosimus, Hist., lib. 1, cap. 18.]</span>, +e salito colle sue furberie tanto alto, quando +esso Gordiano era di nobilissima schiatta +romana, nipote d'imperadori, ed imperadore +prima di lui: montò un dì sul tribunale, +assisto da <i>Mezio Gordiano</i> suo +parente, creato prefetto del pretorio, e fece +un'aringa ai soldati, sperando d'indurli +a deporlo, con rappresentare loro la stomachevole +ingratitudine di costui. Furono +gettate al vento le di lui parole, perchè prevaleva +la fazion di Filippo. Fece istanza che +fosse eguale fra loro l'autorità, ma ne pur +questo ottenne. Si ridusse a chieder di usar +solamente il titolo di Cesare: poi di esser +prefetto del pretorio; ed in fine di calcare +almeno il posto di uno de' generali, purchè +fosse salva la sua vita. Pareva che +Filippo si mostrasse inclinato a quest'ultimo +partito; ma, riflettendo che un dì o +l'altro potrebbe risorgere l'amore portato +dal senato e popolo romano, anzi da +tutto l'imperio, a questo giovane principe, +e che i soldati, ora adirati contro di lui +per la fame, non istarebbono sempre del +medesimo umore; fece venire alla presenza +sua il misero giovane, spogliarlo +ed ucciderlo. Certamente non si accorda +questo racconto di Capitolino coll'amore +ch'egli dice portato da tutti e dai soldati +medesimi a Gordiano. E se Filippo +<span class="pagenum"><a name="Page_849" id="Page_849"></a>[849]</span> +era già imperadore, perchè non provvide +tosto alla fame dell'armata? Più perciò +verisimile sembra che Filippo fosse non +imperadore, ma bensì tutore di Gordiano +in luogo di Misiteo, e ch'egli di poi barbaramente +all'improvviso il privasse di +vita. Giuliano Apostata presso Ammiano +Marcellino <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23, cap. 54.]</span> in una sua aringa scrive, +che avendo Gordiano data presso Resena, +città dell'Osroena, una rotta al re persiano, +se ne tornava vittorioso, quando fu +oppresso da <i>Filippo prefetto</i> del pretorio. +Non dice da Filippo già creato imperadore. +Anche Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 19.]</span> lasciò scritto, che +trovandosi Gordiano fra Nisibi e Carre, +Filippo fraudolentemente lasciò affamare +l'esercito, con disegno di abbattere Gordiano, +quasichè per colpa di lui avvenisse +quel disordine, e di salir egli poscia sul +trono: il che gli venne fatto, con restare +scannato l'infelice Gordiano. Sembra più +verisimile il racconto di questi ultimi +scrittori. Pare che la di lui morte accadesse +verso il principio di marzo, correndo +il sesto anno del suo imperio. Una o +due medaglie <span class="fnote">[Occo et Mediobarbus, Numism. Imper.]</span> parlano della di lui +<i>tribunizia podestà VII</i>, il che, secondo i +conti del Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, basta a far credere che +egli toccasse l'anno settimo dell'imperio. +Ma queste possono essere state battute +prima che si sapesse la di lui morte in +Europa; però il punto non è chiaro, siccome +ancora resta dubbiosa la di lui età, +che alcuni fanno di diecinove anni, ed +altri fino di ventitrè. Fu poi onorevolmente +seppellito nel luogo della sua morte il +di lui corpo. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> scrive che questo +fu portato a Roma. Accordogli il senato +gli onori divini. Lo stesso Filippo, +per farsi credere innocente del sangue di +lui, l'onorava sempre col titolo di divo. +Coloro che l'uccisero, tutti poi, per attestato +di Capitolino, perirono di mala +morte, e vedremo a suo tempo che non +<span class="pagenum"><a name="Page_850" id="Page_850"></a>[850]</span> +andò esente dai gastighi di Dio l'infedele +ed ingrato Filippo. Fiorirono sotto Gordiano, +<i>Censorino</i>, che scrisse del <i>Giorno +Natalizio</i>, ed <i>Erodiano</i> storico, della cui +storia mi sono servito in addietro, oltre +ad altri scrittori, de' quali son perite le +memorie. Di Filippo, che succedette nel +romano imperio, mi riserbo di parlare +all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLV" id="CCXLV"></a>CCXLV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Giulio Filippo Augusto</span> e +<span class="sc">Tiziano</span>. +</p> + +<p> +Il secondo console, cioè <i>Tiziano</i>, verisimilmente +quegli è che vien chiamato +in una iscrizion del Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 119.]</span> <i>Caio +Messio Aquillio Fabio Tiziano</i>. Il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Consul.]</span> +e il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, Fast. Consul.]</span>, fidandosi di +una iscrizione del Gudio, gli danno il +nome di <i>Giunio Didiano</i>, o sia <i>Tiziano</i>. +Per me non oserei fabbricare coi materiali +a noi lasciati dal Gudio. Trovasi +ancora in un'iscrizione del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Inscript., pag. 407, n. 8.]</span> +<i>Fabio Tiziano Console</i>. A cagion di tale +incertezza ho io posto il solo cognome. +Da che nell'anno precedente, dopo l'assassinio +fatto a Gordiano (e non prima, +come sembra più probabile), <i>Marco Giulio +Filippo</i> fu proclamato Imperadore +Augusto dall'armata romana, significò +egli con sue lettere al senato di Roma +l'assunzione sua al trono, con fingere +morto di malattia Gordiano <span class="fnote">[Capitolin., in Gordian. III.]</span>. Il senato, +già avvezzo a cedere alla forza ed usurpazione +de' soldati, chinò il capo, ed accettollo. +Era sua moglie <i>Marcia Otacilia +Severa</i>, così nominata nelle medaglie <span class="fnote">[Vaillant et Mediobarb., in Numismat.]</span>, +a cui fu dato il titolo d'<i>Augusta</i>. Aveva +egli anche un figliuolo che, secondo Aurelio +<span class="pagenum"><a name="Page_851" id="Page_851"></a>[851]</span> +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Brev.]</span>, era chiamato <i>Caio Giulio +Saturnino</i>, ma nelle iscrizioni e nelle +medaglie comparisce col solo nome paterno +di <i>Caio Giulio Filippo</i>, dichiarato +immantinente <i>Cesare</i> dal padre. Eusebio +Cesariense <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 6, cap. 36.]</span>, seguitato poi da san Girolamo, +da san Giovanni Grisostomo, da +Paolo Orosio e da altri, scrisse essere +fama che amendue i <i>Filippi</i>, padre e figliuolo, +fossero cristiani, e i primi Augusti +che professassero la fede di Gesù +Cristo. In pruova di che narra che, venuto +l'imperadore Filippo ad Antiochia +per la festa di Pasqua, volendo egli intervenire +la notte avanti alle sacre funzioni +della Chiesa colla moglie Otacilia, +san Babila vescovo di quella città, consapevole +dell'eccesso commesso contra +del suo legittimo principe, animosamente +li rispinse, protestando che non entrerebbono +in chiesa, se non faceano la +confession de' lor falli e non prendeano +luogo fra i pubblici penitenti: il che da +loro fu con somma umiltà eseguito. Ma +l'autorità per altro grande d'Eusebio +e degli autori sopraccitati non ha ottenuto +dai critici degli ultimi tempi che +se gli creda in questo. Pare che fin Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> +ne dubitasse a' suoi dì. Il tradimento +fatto da Filippo a Gordiano non +convien mai ad un cristiano. Per ciò +giudiziosamente il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal. Eccles.]</span> +coll'autorità di Origene osservò ch'egli +almeno ne' principii del suo imperio non +potè professar la religion di Cristo. Oltre +di che, Lattanzio, contemporaneo di +Eusebio, Sulpicio Severo, Teodoreto ed +altri hanno riconosciuto che Costantino +il Grande fu il primo che abbracciasse +la fede cristiana. Quel sì, che ragionevolmente +si può credere, e l'afferma +anche san Dionisio vescovo d'Alessandria, +furono i due Filippi molto favorevoli +ai cristiani, e crebbe di molto sotto +di loro la Chiesa di Dio. E chi sa che la +<span class="pagenum"><a name="Page_852" id="Page_852"></a>[852]</span> +Augusta Otacilia non fosse quella che +nudrisse nel marito sì buon cuore verso +la santa religion de' cristiani? È perita +la vita dei due Filippi, che verisimilmente +fu scritta da alcuno degli scrittori della +Storia Augusta; laonde poco abbiamo +di lui per meglio conoscere il sistema delle +sue operazioni. Ora noi sappiamo da +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 19.]</span> che Filippo fece pace con +Sapore re della Persia; ed è privo di verisimile +ciò che narra Giovanni Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, +cioè ch'egli comperò questa pace +con cedere al re persiano la Mesopotamia +e l'Armenia, ma che, mormorando non +poco i Romani di questo, egli poi difese +e conservò quelle provincie. Sapore, già +vinto da Gordiano, vedea minacciata fin +la sua capitale, nè è credibile che in un +trattato riportasse cotali vantaggi. Che +questa pace esigesse qualche tempo per +conchiuderla, si può giustamente immaginare; +e però sembra conchiusa in +questo, e non già nell'antecedente anno. +Quando poi fosse da credere il fatto attribuito +a san Babila vescovo d'Antiochia, +ed accaduto nel tempo della Pasqua, +la quale nell'antecedente anno cadde nel +dì 14 d'aprile, si avrebbe assai argomento +di credere che Filippo dalle vicinanze +di Ctesifonte non potesse arrivare a quel +tempo in Antiochia, e sarebbe da riferire +all'anno presente il suo arrivo ad essa +città. Ma quel fatto, per le cose dette, ha +ciera di favola. Che poi Filippo, mossosi +dalla Soria, arrivasse nell'anno precedente +a Roma, se lo persuase il padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, ma senza pruove sicure. Le +monete rapportate dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span> +sembrano piuttosto indicare ch'egli vi +giugnesse nell'anno presente, sotto il +quale appunto altro non so io riferire, +se non la suddetta pace, e l'aver Filippo +fatto il viaggio assai lungo dalla Soria a +Roma. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_853" id="Page_853"></a>[853]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLVI" id="CCXLVI"></a>CCXLVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Presente</span> ed <span class="sc">Albino</span>. +</p> + +<p> +Da che fu giunto Filippo a Roma, +ben sapendo, altro non meritar le azioni +sue che l'odio universale <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 19.]</span>, si studiò +in tutte le forme di guadagnar l'affezione +delle milizie e del senato. Nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> +dell'anno precedente si parla della +sua <i>liberalità</i>, e Zosimo attesta ch'egli +con gran profusione d'oro rallegrò l'avidità +de' soldati. Al senato romano parlò +con somma benignità, promettendo gran +cose; e certo quel poco che resta di notizie +a lui spettanti, ci rappresenta ben +questo principe ambizioso ed anche superbo, +ma non già crudele. Parlava egli +sempre di Gordiano con onore, nè alcun +oltraggio mai fece alle di lui statue e +memorie. Solamente abbiamo da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano seniore.]</span> +che la magnifica casa di <i>Gneo +Pompeo</i>, posseduta dai <i>Gordiani</i>, fu occupata +sotto Filippo dal fisco imperiale. +Tuttavia, non fidandosi de' Romani, i +principali impieghi conferiva egli ai proprii +parenti. Per questo diede il comando +dell'armi in Soria a <i>Prisco</i> suo fratello, +e quello della Mesia e Macedonia +a <i>Severino</i> padre di sua moglie, persone +poco atte a farsi ubbidire e rispettare: +il che influì col tempo alla di lui rovina. +Credettero il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> e il Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas.]</span> +che Filippo in quest'anno rompesse +la pace co' Persiani, e non deponesse +l'armi, se non dappoichè la +Mesopotamia e l'Armenia furono restituite +<span class="pagenum"><a name="Page_854" id="Page_854"></a>[854]</span> +al romano imperio. Ma, siccome +vedemmo, questa partita è presa di peso +da Zonara, storico di poca esattezza. Era +la potenza de' Persiani tale da non lasciarsi +far paura da grosse armate, non +che dalle poche milizie che furono lasciate +allora di guarnigione nella Soria. Però +questa guerra seconda col re di Persia +siam dispensati dal crederla vera. Quel sì, +che sopra buon fondamento si truova +appoggiato, ma che io non so dire se +appartenga all'anno presente o pure al +seguente, si è il movimento de' Carpi, +popoli barbari forse dalla Sarmazia <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 20.]</span>. +Costoro, fatta un'irruzione da' luoghi vicini +al Danubio, portavano la desolazione +in quelle parti. Filippo, per farsi credito +co' Romani, in persona passò colà con +un buon esercito, e venuto con quei +Barbari alle mani, gli sconfisse. Ritiraronsi +molti d'essi in un castello, a cui +fu posto l'assedio. Ma raccolte di nuovo +le lor forze, tentarono un altro combattimento, +che non fu per loro più felice +del primo, per l'empito de' Mori militanti +nell'armata romana. Però fecero +istanza di pace e lega: al che avendo, +senza farsi molto pregare, acconsentito +Filippo, restituita la quiete a quelle provincie, +se ne ritornò tosto a Roma. Alcune +medaglie, portate dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediob., Numism. Imper.]</span> +sotto il presente anno, parlano di una +<i>allocuzione</i> fatta da Filippo all'esercito, +e di una sua <i>vittoria</i>, che ragionevolmente +si può riferire alla suddetta impresa. +Ma io non me ne assicuro, perchè +in un'iscrizione del Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 687.]</span>, +spettante all'anno seguente, Filippo Augusto +è chiamato <i>proconsole</i>: titolo dato +agl'imperadori allorchè erano in qualche +spedizion militare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_855" id="Page_855"></a>[855]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLVII" id="CCXLVII"></a>CCXLVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> juniore imperad. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Giulio Filippo Augusto</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Marco Giulio Filippo +Cesare</span>. +</p> + +<p> +Il giovane <i>Filippo</i>, figliuolo di Filippo +Augusto, che procedette console col +padre in quest'anno, non era che <i>Cesare</i> +nelle calende di gennaio. Fu di parere +il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> ch'egli dipoi in questo +medesimo anno fosse dichiarato collega +dell'imperio da esso suo padre, cioè <i>Imperadore +Augusto</i>. Molta oscurità s'incontra +nella storia di questi tempi, e crescono +ancora per cagione di marmi finti +e di medaglie false, o non assai attentamente +lette. Se noi prestassimo fede ad +una iscrizione del Gudio, rapportata anche +dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>, il giovane Filippo +nè pure nell'anno seguente era fregiato +del titolo d'imperadore, usando il solo di +Cesare, leggendosi ivi: IMP. CAES. PHILIPPO +III. ET IVLIO PHILIPPO CAESARE +II. COS. Ma cento volte ripeterò che +le merci del Gudio non ci possono servire +per iscorta sicura all'erudizione. +Lo Spon <span class="fnote">[Spon, Miscellan. Erudit., pag. 244.]</span>, il Bellorio e il Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscription., pag. 687.]</span> +ci han fatto vedere un decreto emanato +in favore de' soldati dell'armata navale +del Miseno, in cui Filippo il padre vien +detto IMP. CAESAR M. IVLIVS PHILIPPVS +PIVS FELIX AVG. PONT. MAX. +TRIB. POT. IIII. CONSVL. III. DESIG. P. +P. PROCONSVL; e il figliuolo IMP. CAESAR +M. IVLIVS PHILIPPUS PIVS FELIX +AVG. PONT. MAX. TRIB. POT. IIII. +COS. DESIGNAT. P. P. Più sotto si legge +IMP. M. IVLIO PHILIPPO COS. +DES. III. ET IMP. M. IVLIO PHILIPPO +<span class="pagenum"><a name="Page_856" id="Page_856"></a>[856]</span> +COS. II. DES. COS. Sarebbe da desiderare +che avessimo più iscrizioni dei due +Filippi, per confrontarle insieme ed assicurarci +che niun inganno s'incontri +nelle memorie antiche o credute antiche. +Da questo monumento, fatto mentre correa +la <i>quarta tribunizia podestà</i> di Filippo +seniore, cioè nell'anno presente, deducono +alcuni che il giovane Filippo, subito +che fu creato <i>Cesare</i>, ottenne dal padre +la <i>podestà tribunizia</i> nell'anno 244, +e ch'egli nel presente fu promosso al +sommo grado d'Imperadore Augusto. +Ma il padre Harduino avrebbe trovato +da dir contra di tal decreto, perchè, secondo +lui, non si comunicava ad altri, +ed era ritenuto per sè dall'imperador +seniore il grado di <i>pontefice massimo</i>, +che pur qui si mira goduto anche da <i>Filippo +juniore</i>. Potrebbe parimente comparir +della confusione nell'appellar esso +<i>Filippo</i> COS. II. DES. COS., benchè +sia certo ch'egli fu console per la prima +volta in quest'anno, e disegnato console +per la seconda nel seguente. Certamente +può credersi non assai esattamente +copiato quel decreto, e tanto più +perchè con esso convien confrontarne un +altro simile, che si legge nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 362, n. 1.]</span>, +ed appartiene all'anno seguente. +Quivi anche il <i>giovane Filippo</i> si trova +appellato <i>Augusto</i>, ciò servendo a farci +riconoscere per falsa l'iscrizione del +Gudio. Similmente <i>Filippo juniore</i> porta +il titolo di <i>pontefice massimo</i> al pari del +padre; e però cade a terra la regola +proposta dal padre Harduino. Quivi inoltre +si dà al medesimo Filippo juniore +la <i>seconda tribunizia podestà</i>, e, per conseguente, +l'ottenne egli nell'anno presente, +allorchè fu promosso alla dignità +imperatoria, e non già allorchè venne +creato <i>Cesare</i>, come voleva il padre Pagi. +Con tal notizia s'accordano ancora +varie monete rapportate dal Goltzio, +e indarno credute false da esso, perchè +discordi dalla sua opinione. Un riguardevol +punto di storia è l'essersi sotto +<span class="pagenum"><a name="Page_857" id="Page_857"></a>[857]</span> +i <i>Filippi Augusti</i> celebrato l'anno millesimo +della creduta fondazion di Roma, +ma senza che apparisca chiaro se a questo +anno o pure al seguente si debba riferire +la gran festa, di cui fanno menzione +gli storici antichi. Io ne parlerò al +seguente anno. Abbiamo da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Breviar.]</span> +che Filippo fece fare di là dal +Tevere un lago, perchè quel paese penuriava +troppo d'acqua. Ciò verisimilmente +succedette in questi tempi. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLVIII" id="CCXLVIII"></a>CCXLVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> juniore imperad. 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Giulio Filippo</span> seniore <span class="sc">Augusto</span> +per la terza volta e <span class="sc">Marco Giulio Filippo</span> +juniore <span class="sc">Augusto</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Due son l'epoche della fondazion di +Roma; l'una di Marco Varrone, secondo +la quale nell'anno precedente correva +l'anno millesimo d'essa fondazione; +l'altra dei Fasti capitolini, e secondo +questa cominciava a correre nel presente +anno esso millesimo. Il giorno natalizio +di Roma comunemente si credeva il +dì 21 aprile. Fuor di dubbio è che questo +millesimo s'incontrò sotto l'imperio +dei due Filippi Augusti, e fu con somma +magnificenza di giuochi e solazzi solennizzato. +Stimarono il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consul.]</span> +e il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> cominciato questo +millesimo nell'aprile del precedente anno; +il Petavio <span class="fnote">[Petavius, de Doctrin. Temp.]</span>, il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>, +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, il Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas. Bibliothec.]</span> e il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Consular.]</span> +riferirono esso millesimo all'anno +presente. Si credono alcuni di +poter conciliare insieme queste due opinioni +<span class="pagenum"><a name="Page_858" id="Page_858"></a>[858]</span> +con dire, ma senza pruova, che +essendo durata la solennità dal dì 21 +aprile dell'anno precedente sino al dì +21 d'esso mese del presente anno, si +verifica che in amendue i suddetti anni +si celebrò l'anno millesimo della fondazione +di Roma. Contuttociò, se noi +miriam le monete <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> rapportate dai varii +scrittori, ci sembrerà accostarsi più +al vero l'opinione di chi mette il principio +d'esso millesimo nell'anno presente, +perciocchè i <i>giuochi secolari</i> e il <i>secolo +millenario</i> son qui enunziati colla tribunizia +podestà V di Filippo seniore, cominciata +nel marzo di quest'anno, e +mentr'egli esercitava il <i>terzo consolato</i>, +che parimente significa l'anno presente. +Niuna memoria di ciò si trova nelle monete +battute, correndo la quarta tribunizia +podestà di Filippo. E però quando +non si pruovi che tutte le feste allora +fatte si ridussero ai soli ultimi giorni +dell'anno millesimo, a noi resta giusto +motivo di credere cominciato esso anno +nell'aprile del presente. Abbiamo da +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, Histor., lib. 2, cap. 5.]</span> la descrizione de' giuochi +secolari, e da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano III.]</span> la notizia degli +animali forestieri che comparvero nei +combattimenti fatti allora nell'anfiteatro +e nel circo: cioè elefanti XXXII, alci X, +tigri X, leoni mansueti LX, un cavallo +marino, un rinoceronte, X lioni bianchi, +X cammelopardali, X asini selvatici, +XL cavalli fieri, ed innumerabili altri diversi +animali. Servì questa gran folla di +fiere ai divertimenti del popolo romano, +oltre ai giuochi circensi, ed oltre a mille +paia di gladiatori mantenuti dal fisco. +Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> anch'egli racconta che in +questa solennità furono uccise innumerabili +bestie nel circo magno, e che nel +campo Marzio per tre dì e tre notti si +fecero i giuochi teatrali. Aggiugne dipoi +che in esso anno millesimo bruciò in +Roma il teatro di Pompeo, e l'edifizio +<span class="pagenum"><a name="Page_859" id="Page_859"></a>[859]</span> +chiamato Cento Colonne, sontuoso portico +di quella incomparabil città. In Roma +pagana, anzi dovunque dominava la +falsa religion degli dii viziosi <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span>, si lasciava +da molti secoli il passaporto a +quell'infame vizio per cui Sodoma e +Gomorra perirono. V'erano abbominevoli +scuole di questo, e il fisco ne ricavava +un tributo. Avea tentato, siccome +già osservammo, anche il buon imperadore +Alessandro di rimediare a questa +infamia. Non meno di lui fece conoscere +l'Augusto Filippo il suo buon genio, perchè +con editto pubblico vietò questa nefanda +lussuria. E contuttochè Aurelio +Vittore confessi l'obbrobriosa corruzion +de' Romani gentili, con aggiugnere che +la proibizione, in vece di estinguere tal +pestilenza, maggiormente l'attizzò, dovuta +nondimeno è la sua lode a questo +imperadore, siccome quegli che dal canto +suo non lasciò di perseguitare il vizio, +ancorchè gli mancassero poi le forze e +il tempo per isradicarlo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXLIX" id="CCXLIX"></a>CCXLIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 14.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Filippo</span> juniore imperad. 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Decio</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Emiliano</span> per la seconda volta +e <span class="sc">Giunio Aquilino</span>. +</p> + +<p> +Cominciarono a sconcertarsi, se non +nell'anno antecedente, certo nel presente, +gli affari di Filippo imperadore, non +già per colpa di lui, perchè era buon +uomo, nè facea male ad alcuno, e però +fu creduto da alcuni che fosse cristiano; +ma per le gravi imposte, motivo sempre +di doglianze ai popoli, e perchè i governatori +ed uffiziali da lui posti nelle provincie, +o non sapeano governare, o troppo +voleano governare; perlochè erano odiati +dai soldati e dai popoli. Essendo +governatore della Soria <i>Prisco</i> fratello +di <i>Filippo Augusto</i>, e rendutosi egli oramai +<span class="pagenum"><a name="Page_860" id="Page_860"></a>[860]</span> +insoffribile, si fece in quelle parti +una sedizione <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 20.]</span>, e fu proclamato Imperadore +un certo <i>Papiano</i>, di cui perì +tosto la memoria, perchè fu ucciso. Fa +menzione Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span> sotto l'imperio +di Decio successor di Filippo di +un <i>Jotapiano</i> che aspirò all'imperio in +quelle parti, per essere, diceva egli, parente +di Alessandro. Verisimilmente costui +è il medesimo che presso Zosimo +porta il nome di <i>Papiano</i>, e come un +fungo fece la comparsa d'imperadore +sotto Filippo. Ne' medesimi tempi nella +Mesia e Pannonia, governate allora da +<i>Severiano</i> suocero di Filippo, succedette +un'altra sedizione, per cui alquanti di +quei popoli e soldati acclamarono Imperadore +un certo <i>Marino</i> centurione, o +qualche cosa di più in quelle armate, +che si crede chiamato in alcune medaglie +(se di sicura antichità, non so) <i>Publio +Carvilio Marino</i> <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarb., in Numism. Imp.]</span>. Portate queste +nuove a Roma, alterossi forte l'Augusto +Filippo, sì pel timore che l'incendio +crescesse, e sì perchè amava la quiete +per sè stesso, e la lasciava godere agli +altri. Andossene al senato per pregarlo +di aiuto in sì gravi congiunture, e disse +ancora, se dispiaceva il suo governo, di +esser pronto a deporre l'augusto suo +ministero. Parevano legate le lingue di +cadaun senatore, ma in fine <i>Decio</i>, un +di essi, per nobiltà di sangue e per molte +belle doti personaggio assai riguardevole, +si alzò e disse che non v'era +motivo di tremare per quelle novità, +perchè fatte da persone mancanti di nobiltà, +di seguito e di mezzi per sostenersi; +e che perciò avesse un po' di pazienza, +perchè non tarderebbono a svanire +quei fantasmi d'imperadori. Così fu: +anche a <i>Marino</i> s'intese fra poco tolta +la vita. Ma non cessando in Filippo la +paura di altri simili sconcerti, perchè +sapea quanto mal animo nudrissero i +soldati verso dei loro uffiziali, gli cadde +<span class="pagenum"><a name="Page_861" id="Page_861"></a>[861]</span> +in mente di spedir nella Mesia e Pannonia +per governatore un uomo di vaglia, +e mise gli occhi addosso al suddetto <i>Decio</i>. +Questi si scusò per quanto potè; ma +cotanto Filippo il pregò, e quasi lo sforzò, +che, benchè contra sua voglia, accettò +quell'impiego, ed andò <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 21.]</span>. All'arrivo +suo rimasero ben confuse e turbate +quelle milizie, giudicando non per altro +essere stato mandato <i>Decio</i> colà che per +dare un esemplar gastigo a chi avea avuta +mano nella ribellione. Furono a +consiglio, e tanto per esentarsi dal di +lui rigore, quanto per precautarsi all'avvenire, +determinarono di crear <i>Imperadore</i> +il medesimo <i>Decio</i>, in cui riconoscevano +tutte le doti convenevoli per sì +eccelsa dignità. Se senza saputa di lui, +Dio lo sa. Presentatisi dunque all'improvviso +a Decio, con alte voci lo acclamarono +Imperadore, e gli misero addosso +la porpora. Non mancò egli di +fare ogni possibil resistenza a questa +novità, parlando, per quanto si crede, di +cuore, a fine di scuotere quella nobilissima +sì, ma pericolosa soma; nulladimeno +per le minaccie de' soldati, che +misero mano alle spade, gli convenne +quetarsi. +</p> + +<p> +Per attestato di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>, scrisse +<i>Decio</i> delle lettere segrete a <i>Filippo</i>, adducendo +in sua scusa la violenza a lui +fatta, ed assicurandolo che verrebbe a +Roma, e deporrebbe la porpora. Ma Filippo +Augusto punto non si fidò di queste +parole, credute da lui trappole, perchè +persuaso che Decio avesse tramata +d'accordo la ribellione ed esaltazione +sua <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviario.]</span>. Raunata perciò una poderosa +armata, ancorchè la sua età e la poca +sanità potessero dissuadergli l'andare, +pure, lasciato il figliuolo Augusto al governo +di Roma, s'inviò in persona contra +di Decio, il quale colle sue soldatesche +s'era già messo in viaggio alla volta +dell'Italia. Restarono in Roma tanti +<span class="pagenum"><a name="Page_862" id="Page_862"></a>[862]</span> +pretoriani che bastassero alla difesa del +figlio <span class="fnote">[Eutrop., in Epitome Histor. Roman.]</span>, Incontraronsi le due nemiche +armate nelle campagne di Verona; superiore +era di numero e di forze quella +di Filippo; ciò non ostante, il valore e +la buona condotta di Decio fecero piegar +la vittoria in suo favore. Zosimo e +Zonara scrivono che nel calore di quella +battaglia restò ucciso <i>Filippo</i>; Eutropio, +Aurelio Vittore ed Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span> il +fanno trucidato in Verona, mettendo +forse la città per denotare il territorio. +Fu inviata la di lui testa a Roma, dove +i soldati non tardarono ad uccider anche +il giovinetto <i>Filippo Augusto</i>, il quale, +per testimonianza di Aurelio Vittore, si +trovava allora in età di dodici anni, di +naturale sì severo e malinconico, che +dopo i primi suoi cinque anni per qualunque +spettacolo o facezia non fu mai +veduto ridere; e perchè ne' giuochi secolari +avea osservato il padre imperadore +sbardellatamente ridere, con volto corruccioso +il guatò. Spropositato racconto +è quello della Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chronicon Paschale, tom. II Histor. +Byzantin.]</span>, +dove si narra che il giovine Filippo, +rappresentato vivente anche sotto Gallo e +Volusiano, con felicità fece molte guerre, +finchè combattendo contra ai Gepidi +cade da cavallo, e si ruppe una costa: +laonde portato a Roma, quivi terminò i +i suoi dì in età di quarantacinque anni. Ma +io ho osservato altrove <span class="fnote">[Antiquit. Italicar.]</span> che abbiam +quella cronica di mano di Andrea Darmario +greco impostore. Forse in vece di <i>Filippo</i>, +si dee scrivere <i>Decio juniore</i>, benchè +nè pur ciò si accordi colla vera storia. +Si accorda bensì colla verità quanto è +ivi scritto intorno all'avere Filippo seniore +istituite alcune compagnie di giovani +scelti per le guardie del corpo. +Nella iscrizione da me pubblicata <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 362.]</span>, di +cui feci menzione di sopra, si vede che +erano dieci <i>coorti</i> appellate <i>filippiane</i>. +<span class="pagenum"><a name="Page_863" id="Page_863"></a>[863]</span> +L'anno, in cui restò abbreviata la vita +a questi due imperadori, è senza fallo +il presente: il mese e il giorno sono incerti. +Si può stare all'opinione del padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> che mette la lor morte circa il +mese di luglio, giacchè abbiamo una legge +di <i>Filippo</i>, data nel dì 19 di giugno +sotto questi consoli, e un'altra di Decio +suo successore, data nel dì 19 di ottobre +parimente nel presente anno. Parlerò +di esso <i>Decio</i> nell'anno seguente. Nè si +dee tacere che, regnando i due Filippi +Augusti <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 6, cap. 41.]</span>, si suscitò in Alessandria, +probabilmente nell'anno precedente, una +persecuzione contra de' cristiani, mossa +non già per ordine o editto alcuno di +essi imperadori, ma per la malignità di +que' cittadini pagani, facili ai tumulti, e +che miravano sempre di mal occhio i +seguaci di Gesù Cristo. Ne fa menzione +<i>san Dionisio</i>, vescovo celebre di quella +gran città, che fioriva in questi tempi, +siccome ancora fiorì <i>Origene</i>, scrittore +di gran nome, ma non egualmente glorioso +nella Chiesa di Dio. In quest'anno +ancora, ovvero nel precedente, fu creato +vescovo di Cartagine l'insigne martire +e scrittore sacro <i>san Cipriano</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCL" id="CCL"></a>CCL</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCL</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cornelio</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Decio</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Messio Quinto Traiano Decio Augusto</span> +per la seconda volta e <span class="sc">Massimo +Grato</span>. +</p> + +<p> +Essendo perite le vite dei due <i>Filippi</i>, +dei <i>Decii</i>, e di <i>Gallo</i> e di <i>Volusiano</i>, già +scritte da Trebellio Pollione, la storia di +questi tempi resta troppo smunta ed involta +in molte tenebre, di maniera che +si stenta a distinguere le persone e i fatti +d'allora. <i>Decio</i>, che dopo la caduta dei +due Filippi restò solo imperadore, si +trova ne' marmi e nelle monete appellato +<span class="pagenum"><a name="Page_864" id="Page_864"></a>[864]</span> +<i>Caio Messio Quinto Traiano Decio</i>. +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 21.]</span>, storico pagano e nemico dichiarato +de' cristiani, cel rappresenta +personaggio di molta nobiltà ed ornato +di tutte le virtù. Tale principalmente +dovette sembrare a lui, perchè trovò in +questo Augusto un fiero persecutore della +religion di Cristo. Era egli nato nel +borgo di Bubalia o Budalia del territorio +di Sirmio nella Pannonia inferiore, +il qual luogo ci difficulta di credere tanta +nobiltà, quanta gliene dà Zosimo. Secondo +Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviario.]</span>, potea egli allora +essere in età di circa quarantasette +anni. Anche Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Epitome.]</span>, pagano al pari +di Zosimo, cel descrive per uomo ornato +di tutte le virtù, mansueto, placido, +che vivea senza fasto, che nell'armi era +bravissimo. Quali onorevoli impieghi avesse +egli prima esercitati, nol dice la +storia. Certo è ch'egli era dell'ordine +senatorio. Benchè poi non si sappia con +evidenza, pure si tien comunemente che +moglie di Decio fosse <i>Erennia Etruscilla +Augusta</i>, di cui resta memoria nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>; +e il nome di un figliuolo di <i>Decio</i> +serve a confermarlo; imperciocchè il +primogenito suo portava il nome di <i>Quinto +Erennio Etrusco Messio Decio</i>, e questi +fu dal padre Augusto nell'anno precedente +fregiato col titolo di <i>Cesare</i>. Un +altro suo figliuolo, per nome <i>Caio Valente +Hostiliano Messio Quinto Decio</i>, conseguì +anch'esso il nome e la dignità cesarea. +Che Decio avesse due altri figliuoli appellati +<i>Etrusco</i> e <i>Traiano</i>, l'hanno creduto +alcuni, ma senza pruove valevoli a riportarne +il comune assenso. Ora <i>Decio +imperadore</i>, secondo lo stile de' nuovi +imperadori, prese il consolato nelle prime +calende di gennaio dell'imperio suo. +Perchè egli si truova in alcune antiche +memorie chiamato CONSUL II, perciò +si crede che in alcuno dei precedenti +anni egli fosse stato console sostituito. +<span class="pagenum"><a name="Page_865" id="Page_865"></a>[865]</span> +Se alcuna riguardevol impresa, se verun +utile regolamento facesse questo +novello Augusto ne' primi tempi del suo +governo, non v'ha storia, non v'ha iscrizione +od altra memoria che ce l'insegni. +Quel solo detestabil fatto spettante +all'anno presente, di cui s'hanno +parecchi insigni contemporanei testimoni +nella storia ecclesiastica, fu la fiera +persecuzione da lui mossa contro del +Cristianesimo, per la quale stranamente +restò sconvolta la Chiesa di Dio, ed +innumerabili Cristiani lasciarono gloriosamente +la vita nei tormenti e sotto +le scuri. +</p> + +<p> +Correvano già trentotto anni dopo +la morte di Severo imperadore, che i +Cristiani universalmente godevano pace, +ancorchè non mancassero de' mali ministri +e governatori, che or qua or là +infierissero contra di chi professava la +legge di Cristo. Alcuni degli stessi imperadori +erano stati favorevoli a questa +santa religione, con essersi per ciò diffusa +e mirabilmente moltiplicata per la +terra la semente evangelica, e il numero +de' fedeli divenuta innumerabile; quando +l'imperador Decio, quel descritto sì +<i>placido</i> da Aurelio Vittore, prese a perseguitar +apertamente chiunque nemico +si scopriva degl'idoli ed adorava il vero +Creatore e Salvatore del mondo, con +editti crudeli che furono sparsi per tutto +l'imperio romano e più barbaramente +eseguiti dove maggior copia di fedeli +si trovava. Altro io non dirò di questo +gran flagello della Chiesa di Dio, per cui +nelle antiche storie e memorie dei Cristiani +<i>Decio</i> si acquistò il nome d'uno +de' più cattivi principi di Roma. Son da +vedere intorno a ciò l'opere di san Cipriano +allora vivente, Eusebio Cesariense, +Lattanzio, Orosio, gli Annali del Baronio, +gli Atti de' Bollandisti e le Memorie +del Tillemont. Quel solo che a me conviene +di ricordar qui, si è essere stato +uno de' primi a far pruova della crudeltà +di Decio <i>san Fabiano</i> papa, il quale nell'anno +presente, con ricevere la corona +<span class="pagenum"><a name="Page_866" id="Page_866"></a>[866]</span> +del martirio, passò a miglior vita. Suo +successore nella sedia di san Pietro, ma +dopo molte difficultà, fu <i>Cornelio</i>, uno +dei più insigni pontefici della Chiesa di +Dio. Intanto <i>Decio</i> sen venne a Roma, +dove altro non si sa ch'egli facesse, se +non un bagno, di cui parla Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., Epitome Hist. Rom.]</span>. +Ma s'egli mosse guerra al popolo cristiano, +Dio permise che nè pur egli +godesse, pel poco tempo che visse e regnò, +pace nell'imperio. Sotto di lui cominciò +a rinvigorirsi la potenza dei barbari, +e a rendersi familiari nel romano +imperio la sedizione e rivoluzion degli +stati. Giordano storico <span class="fnote">[Jordan., De Rebus Geticis, cap. 19.]</span>, corrottamente +appellato Giornande, benchè scrittore a +cui non mancavano favole, pure si può +credere che ci abbia conservata qualche +verità in un racconto spettante a +questi tempi. Scrive egli adunque che +<i>Cniva</i> re dei Goti, avendo diviso l'armata +sua in due corpi, spinse il minore +contro la Mesia romana; ed egli coll'altro +consistente in settantamila combattenti, +andò per assediare Eustesio, chiamato +Novi, città della Mesia alle rive +del Danubio. Ne fu respinto da <i>Gallo</i> comandante +dell'armi romane. Passò a +Nicopoli, città fabbricata da Traiano +presso quel fiume; e sopravvenendo <i>Decio +imperadore</i>, anche di là fu costretto +a ritirarsi. Forse nell'anno precedente, +trovandosi Decio Augusto in quelle parti, +succedette questa irruzion de' Goti: +o pure, se fu nel presente, parrebbe +che Giordano col nome di Decio imperadore +significar volesse <i>Decio Cesare</i> di +lui figliuolo, il quale verisimilmente fu +lasciato o mandato dal padre per opporsi +ai tentativi di que' barbari. Passò +Cniva il monte Emo, con disegno di assediar +Filippopoli, città della Tracia, che +alcuni credono fabbricata da Filippo +imperadore, ma che più anticamente +portò questo nome. Per soccorrere questa +città, anche Decio passò l'Emo, e +<span class="pagenum"><a name="Page_867" id="Page_867"></a>[867]</span> +venne a postarsi a Berea. Cniva all'improvviso +gli piombò addosso, e gli diede +tale spelazzata, che Decio fuggendo si +ricoverò in Italia, restando al comando +di quell'armi <i>Gallo</i>, il quale si studiò di +riparar le perdite fatte dai Romani. In +alcune medaglie, rapportate dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> +sotto questo anno, si truova +DACIA CAPTA, DACIA FELIX; ma senza +che si sappia qual guerra sia questa, +e nè pure se al presente anno o al precedente +appartengano queste medaglie. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLI" id="CCLI"></a>CCLI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cornelio</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Decio</span> imperadore 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Treboniano Gallo</span> imper. 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Hostiliano Decio</span> imper. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Messio Quinto Traiano Decio Augusto</span> +per la terza volta e <span class="sc">Quinto Herennio +Etrusco Decio Cesare</span>. +</p> + +<p> +Non so ben dire se nel precedente +o nel presente anno i Goti, senza dubbio +quegli stessi che da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]</span> son +chiamati Sciti, o vogliamo dire Tartari, +assediassero la città di Filippopoli nella +Tracia. Quel che è certo, per testimonianza +non men di esso Zosimo che di +Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 18.]</span>, s'impadronirono quei barbari +dopo lungo assedio di quella città; +e, se scrive il vero Ammiano <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, Hist., lib. 31.]</span>, vi passarono +a fil di spada centomila persone. +Zosimo e Giordano non parlano se non +di una gran copia di prigioni fatta nell'acquisto +d'essa città. O sia che <i>Lucio +Prisco</i> (forse fratello del già Filippo imperadore) +fosse governatore di Filippopoli, +o pure ch'egli fosse presidente della +Macedonia, nella qual provincia si stesero +i rapaci vincitori Goti: noi abbiamo +da Giordano e da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Zonaras, in +Annalibus.]</span> che +<span class="pagenum"><a name="Page_868" id="Page_868"></a>[868]</span> +costui, unitosi con essi Goti, prese il titolo +d'<i>imperadore</i>, volgendo l'armi contra +dei <i>Decii</i>. E sembra che san Cipriano <span class="fnote">[Cyprian., Epistola 52.]</span> +avesse conoscenza di lui. Ma +costui, dichiarato pubblico nemico dal +senato romano, stette poco ad essere +ucciso. Noi qui certamente ci troviamo +in folte nebbie di storia, essendovi altri +che credono preso questo titolo da <i>Prisco</i> +solamente dopo la morte dei medesimi +<i>Decii</i>, e restando una gran confusione +nell'assegnare i successori e i tiranni insorti +dopo di loro. Intanto non si mette +in dubbio il funesto fine dei <i>Decii</i>, benchè +le circostanze del medesimo sieno varie +e discordi presso gli antichi scrittori. I +fortunati progressi adunque dei Goti, +e l'innalzamento, se pure è vero, di <i>Prisco</i>, +fecero che Decio seniore giudicò +necessaria la sua presenza nella Mesia +e Macedonia per liberar dai Barbari +quelle provincie. Se in quelle parti non +era già il figliuolo <i>Erennio Etrusco Decio</i>, +seco andò nel presente; e trovandosi +qualche medaglia <span class="fnote">[Mediob., Numism. Imper.]</span>, in cui esso si vede +appellato <i>Augusto</i>, credesi che in tal congiuntura +egli fosse dichiarato <i>imperadore</i> +e collega nell'imperio dal padre. Marciarono +i due Augusti Decii contra dei +Goti con esercito poderoso, e, secondo +Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, gl'incalzarono sì valorosamente, +che li fecero ritirar nel loro paese. +Alcuni vogliono <span class="fnote">[Aurelius Victor. Eutropius.]</span> che Decio gl'inseguisse +di là dal Danubio; ma più +verisimile sembra che di qua da esso +fiume egli venisse con loro alle mani. In +quel conflitto il <i>giovane Decio</i>, per quanto +s'ha da Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 18.]</span>, trafitto dalle +frecce gotiche, perì: il che disanimò lo +esercito romano <span class="fnote">[Eutrop., in Epitome.]</span>. Ma il <i>vecchio Decio</i> +fece loro coraggio, con dire che la perdita +di un solo soldato nulla era alla +potenza romana: dopo di che alla +disperata si spinse contra de' Barbari, +<span class="pagenum"><a name="Page_869" id="Page_869"></a>[869]</span> +cercando o morte o vendetta. Trovò appunto +la morte, circondato ed oppresso +da' nemici. +</p> + +<p> +Ma Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]</span> ci vorrebbe far credere +che Gallo, generale de' medesimi +Decii, per ingordigia dell'imperio, segretamente +se l'intendesse coi Goti, e per +mezzo loro arrivasse ad atterrar questi +due regnanti. Per consiglio d'esso Gallo, +dice esso Zosimo, si misero essi Goti +in battaglia dietro una palude; ed allorchè +Decio ebbe poste in fuga e sconfitte +le due prime loro schiere, volendo dar +addosso alla terza, s'inoltrò col figliuolo +nella palude, dove amendue impantanati +ed esposti alle frecce de' Barbari, +insieme col loro seguito perirono. Secondo +Vittore Zonara, nè pur furono +trovati, non che seppelliti, i loro cadaveri; +e ciò espressamente vien confermato +da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecutor.]</span> nel suo trattato delle +morti de' persecutori della religione di +Cristo. Certamente tutti gli antichi <span class="fnote">[Cyprianus, Epist. ad Demetr. Eusebius, +Orat. Constantin., cap. 24. Hieronym., Commentar. +in Zachar., cap. 14.]</span> +cristiani riconobbero per un colpo della +mano di Dio la presta ed ignominiosa +morte di <i>Decio</i>, nemico dichiarato dei +seguaci di Gesù Cristo: gastigo toccato +anche prima e di poi a qualunque principe +romano che apertamente volle muover +guerra ad una religione santa, che +Dio volea al loro dispetto piantata e dilatata +sulla terra. Il luogo della morte dei +due Decii resta tuttavia dubbioso, o, per +meglio dire, ignoto. Costantino il Grande +in una sua orazione presso Eusebio +sembra tenerlo morto nel paese dei Goti, +e di là dal Danubio; altri di qua; alcuni +nella Mesia, ed altri nella Tracia. Danno +il nome di Abirto o Abritto a quel sito; +e Giordano attesta che tuttavia restava +un luogo, chiamato Altare di Decio, dov'egli +sagrificò prima di far quella giornata. +Ma niuno ora sa additare in qual +provincia e territorio fosse tal luogo. Si +<span class="pagenum"><a name="Page_870" id="Page_870"></a>[870]</span> +disputa ancora intorno al tempo, in cui +perirono i due Decii. V'ha <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas.]</span> chi crede +ciò succeduto circa il mese di giugno <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, +ed altri negli ultimi due mesi dell'anno +presente. Abbiamo da Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Valerian.]</span>, +che essendo consoli i due <i>Decii</i> +(adunque nell'anno corrente), vennero +al senato romano lettere ed ordini di +Decio, di eleggere un censore, uffizio da +gran tempo dimesso in Roma. Il pretore, +giacchè amendue i consoli, cioè i due +Augusti Decii, erano assenti, nel dì 27 +di ottobre propose l'affare, e di comune +consentimento fu eletto censore per la +sua rara probità <i>Valeriano</i>, il qual poi +divenne imperadore. Trovavasi questi +coll'imperadore all'armata nella Tracia +e nella Mesia, come io credo, e non già +in Roma, come pensò il padre Pagi. Informato +Decio del senatusconsulto, fece +chiamar Valeriano, ed in piena assemblea +il dichiarò censore, con ispiegare la di +lui autorità che era amplissima. Cioè +poteva egli determinare chi dovea aver +luogo in senato; ridurre all'antico stato +l'ordine equestre; modificare o confermare +i tributi e i dazii; far nuove leggi; +riformar le milizie, e giudicar tutte le +cause de' palatini, de' giudici e dei prefetti, +a riserva dei consoli ordinarii, del prefetto +di Roma e del re delle cose sacre, +e della primaria vergine vestale, se pur +essa conservava illesa la pudicizia. Ma +<i>Valeriano</i>, alzatosi in piedi, pregò l'Augusto +Decio di averlo per iscusato, se +non poteva accettar questo carico, perchè +questo apparteneva a chi godeva il grado +d'imperadore, ed erano venuti tempi, +nei quali niuna persona privata potea +promettersi tal forza da farsi ubbidire, e +così andò in nulla il disegno. Ma se nel +dì 27 di ottobre <i>Decio</i> tuttavia regnava, +e se noi vedremo <i>Gallo</i> suo successore +Augusto nelle calende seguenti di gennaio, +vegniamo insieme a scorgere che +nel novembre o dicembre di quest'anno +<span class="pagenum"><a name="Page_871" id="Page_871"></a>[871]</span> +dovettero i due Decii perdere la vita e lo +imperio. Quel che succedesse dopo la lor +morte, sarà accennato all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLII" id="CCLII"></a>CCLII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="6">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Cornelio</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Treboniano Gallo</span> imp. 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Hostiliano Decio</span> imp. 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Volusiano Gallo</span> imp. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Treboniano Gallo Augusto</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Caio Vibio Volusiano +Cesare</span>. +</p> + +<p> +Divulgata la morte dei due Decii, le +armate della Mesia e della Tracia poco +stettero a proclamar Imperadore <i>Caio +Treboniano Gallo</i> lor generale, a cui forse +indebitamente fu attribuito da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]</span> +il tradimento fatto ai due Decii. +Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span> scrive, essere stato il +traditore un Bruto. Di che paese fosse +il suddetto Treboniano Gallo, nol sappiamo, +se non che, al dir di Vittore, sembra +nato nell'isola delle Gerbe sulle coste +dell'Africa. Perchè egli avendo preso, +secondo lo stile degli altri nuovi Augusti, +il consolato in quest'anno <span class="fnote">[Reland., in Fast. Consul.]</span>, si trova +in un'iscrizione e in alcuni fasti +<i>console per la seconda volta</i>, da ciò, si +argomenta esser egli stato console sustituito +in alcuno degli anni addietro. Il +grado di generale dell'armi, che dicemmo +sostenuto da lui, gli facilitò quello di +imperadore. Aveva egli un figliuolo, appellato +<i>Caio Vibio Gallo Volusiano</i>, cui +diede immediatamente il titolo di <i>Cesare</i>. +Ma affinchè non nascesse o già nato si +smorzasse il sospetto ch'egli avesse tenuta +mano all'obbrobriosa morte dei +Decii, si mostrò amantissimo della lor +memoria, parlandone sempre con lode +e riverenza; volle ancora o pure acconsentì +che amendue fossero, secondo la +stolta persuasione del gentilesimo, deificati. +<span class="pagenum"><a name="Page_872" id="Page_872"></a>[872]</span> +Vi restava un altro figliuolo di Decio +seniore, cioè <i>Caio Valente Hostiliano +Messio Quinto Decio</i>, già dichiarato <i>Cesare</i> +dal padre. Gallo, non tanto per farsi +sempre più credere ben affetto alla memoria +di esso Decio, quanto per timore +che questo di lui figliuolo, spalleggiato +dai soldati, potesse prorompere in qualche +sedizione, spontaneamente il dichiarò +<i>Augusto</i> e collega suo nell'imperio, +aspettando più proprio tempo per liberarsi +da lui. Disegnò ancora sè stesso +console col figliuolo <i>Volusiano</i> per l'anno +presente. Di tutto questo, accaduto nell'anno +addietro, spedì egli l'avviso a +Roma, e il senato niuna difficoltà mostrò +ad approvarlo. +</p> + +<p> +Noi troviamo circa questi tempi varii +altri imperadori o tiranni, senza poterne +ben chiaramente distinguere l'innalzamento +e i luoghi, dove fecero la loro +breve comparsa e caddero. Di un <i>Giulio +Valente</i>, che usurpò la porpora imperiale, +parla Aurelio Vittore, con dir appena +partito da Roma Decio, che costui occupò +il trono, e fu in breve punita la sua +temerità colla morte. Ma Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 19.]</span>, +che merita qui maggior fede, +asserisce che costui per pochi giorni fece +la figura d'imperadore, non in Roma o +in Italia, ma nell'Illirico, e quivi fu ucciso. +E forse il movimento suo accadde +dappoichè i due Decii avevano cessato +di vivere. Vedesi tuttavia una medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>, +felicemente, se pur è vero, disotterrata, +in cui vien fatta menzione di +<i>Marco Aufidio Perpenna Liciniano imperadore +Augusto</i>, confuso da Vittore ora +con <i>Valente</i> ed ora con <i>Hostiliano</i>. Il +padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> è di parere che costui, +vivente Decio, formasse la sua cospirazione, +e, preso il nome d'Augusto nelle +Gallie, quivi da esso Decio restasse soffocato, +scrivendo Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Epitome.]</span> ch'esso +<span class="pagenum"><a name="Page_873" id="Page_873"></a>[873]</span> +Decio, prima di portar l'armi contra dei +Goti, estinse una guerra civile insorta +nelle Gallie. È plausibile la di lui conghiettura, +ma non esente da dubbii. Torniamo +ora a <i>Treboniano Gallo</i>, riconosciuto +imperadore anche dal senato romano. +Le prime sue occupazioni furono +quelle di stabilir pace coi Goti, comperandola +nondimeno con vergognose +condizioni <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 24.]</span>; perchè non solamente +permise loro di tornarsene alle loro +contrade di là dal Danubio con tutto il +bottino fatto sulle terre romane, e senza +prendersi cura di riscattare, o far rilasciare +gran copia di Romani, anche nobili, +fatti prigioni nella presa di Filippopoli; +ma eziandio si obbligò di pagar da lì innanzi +un certo tributo annuale a quei +Barbari, affinchè non inquietassero lo +imperio romano. Non fu però Gallo il +primo ad avvilir la maestà romana con +simili patti. L'esempio gliene avea dato +Domiziano, e probabilmente altri debili +Augusti aveano fatto lo stesso. Dopo di +che, come s'egli avesse con tali prodezze +meritato il trionfo, se ne venne probabilmente +nella primavera di quest'anno a +Roma, tutto spirante gloria ed assai contento +di sè stesso. Forse perchè i sacerdoti +pagani o il senato zelante della +conservazione de' suoi falsi dii, fecero +nuove istanze anche a Gallo, certo è +che la persecuzion de' cristiani, alquanto +rallentata, e fors'anche cessata negli ultimi +mesi dell'anno precedente e nei +primi del corrente, si rinnovellò; e per +tutte le provincie si attese ad infierire +contro i cristiani che ricusavano di sagrificare +agli abborriti numi della gentilità. +Son qui da vedere le nobilissime lettere +e gli opuscoli di san Cipriano <span class="fnote">[SS. Cyprian. et Cornel., in Epistolis.]</span> e di +san <i>Cornelio</i> papa, il qual ultimo, per +cagione di tal persecuzione, fu mandato +in esilio, e poi coronato col martirio. Al +governo della Chiesa romana fu sustituito +<i>Lucio</i> papa, il quale dovette anche +egli da lì a qualche tempo sofferire l'esilio. +<span class="pagenum"><a name="Page_874" id="Page_874"></a>[874]</span> +Ma Iddio non cessò di flagellar con +nuovi gastighi questi principi nemici del +popolo suo eletto, cominciando con una +delle più terribili e lunghe pestilenze che +mai passeggiassero sulla terra. Si andò +essa stendendo a poco a poco per tutte +le provincie del romano imperio <span class="fnote">[Eutrop. Eusebius. Sanctus Cyprianus, +et alii.]</span>, facendo +dappertutto una fiera strage. Se +crediamo ad Augusto Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Brev.]</span>, <i>Hostiliano +Augusto</i>, già figliuolo di <i>Decio imperadore</i>, +colto da questa infezione, terminò +i suoi giorni. Ma Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 25.]</span> pretende +che <i>Gallo imperadore</i>, sospettando che +questo collega, da chi amava la memoria +del di lui padre Decio, fosse un dì portato +troppo innanzi con pericolo della +propria dignità, il facesse a tradimento +levare dal mondo, fingendo verisimilmente +che fosse morto di peste. Dopo la cui +morte egli dichiarò Augusto il suo figliuolo +<i>Gallo Volusiano</i>, il quale nelle iscrizioni <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 253.]</span> +è chiamato <i>Caio Vibio Affinio +Gallo Veldumiano Volusiano</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLIII" id="CCLIII"></a>CCLIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="6">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Lucio</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Treboniano Gallo</span> imp. 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallo Volusiano</span> imp. 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Vibio Volusiano Gallo Augusto</span> +per la seconda volta, e <span class="sc">Massimo</span>. +</p> + +<p> +Il secondo console vien chiamato da +alcuni <i>Marco Valerio Massimo</i>. Perchè +non ne ho veduto finora le prove, io +m' attengo a chi solamente l'appella <i>Massimo</i> <span class="fnote">[Aurelius Victor, Syncellus et alii.]</span>. +Sembra che il Governo di <i>Gallo +Augusto</i> fosse assai dolce, e ch'egli, usando +maniere popolari e placide, si studiasse +di farsi amare da ognuno, fuorchè +da' cristiani. Ma l'essersi tanto egli che +<span class="pagenum"><a name="Page_875" id="Page_875"></a>[875]</span> +il figliuolo dati al lusso e alle delizie <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 16.]</span>, +li faceva disprezzar dalla gente; e la loro +negligenza e poca applicazione al governo +incoraggi di molto i Barbari, per assalire +e malmenare le provincia del romano +imperio. Finalmente l'ira di Dio stava +addosso ad un principe che mossa avea +anch'esso guerra ai cristiani, i quali +pure erano i migliori de' sudditi suoi. +Durando dunque l'orrido flagello della +peste, s'aggiunse ai mali la irruzion degli +Sciti, cioè de' Goti, Carpi, Borani, o +sieno Burgondi, e d' altre nazioni tartare, +nella Mesia, Tracia, Macedonia e +Grecia sino al mare Adriatico. Inesplicabili +furono i saccheggi da lor fatti, le +città non fortificate, ed alcune ancora +delle forti si videro soccombere al loro +furore; ed intanto Gallo in Roma si dava +bel tempo. Comandava in questi tempi +l'armi romane nella Pannonia <i>Marco +Giulio Emiliano</i>. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span> gli +dà il nome di <i>Emilio Emiliano</i>. Questi, +secondo che racconta Zosimo, animati +i suoi soldati, diede addosso agli a Sciti, e +gli riuscì di sconfiggerli e d'incalzarli fin +dentro ai loro paesi. Questa vittoria cagion +fu che l'esercito suo il proclamò +<i>imperadore</i>. Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 19. Eutropius, +in Breviar. Aurelius Victor, ibid.]</span> solamente scrive +che <i>Emiliano</i>, considerati i gravissimi +danni recati allora dai Barbari alle terre +romane, e la trascuratezza di Gallo e di +Volusiano Augusti, fece conoscere alle sue +milizie la necessità di aver un imperadore +di petto da opporre all'insolenza +de' Goti: dal che venne (per suggestione +certo di lui) che quell'armata si accordò +a crearlo imperadore. Ch'egli ripulsasse, +o avesse già ripulsati i Barbari, o pure +ch'egli facesse qualche tregua con loro, +si potrebbe argomentar dal sapere che +egli s'incamminò a gran giornate verso +l'Italia, senza far caso d'essi. Ma forse +ciò avvenne perchè, secondo Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 16.]</span>, +<span class="pagenum"><a name="Page_876" id="Page_876"></a>[876]</span> +que' Barbari, rivolte le loro scorrerie +verso l'Asia, arrivarono ad Efeso, e desertarono +poi tutta la Cappadocia. Allora +fu che si svegliò <i>Gallo</i>, e raunate quelle +forze che potè nell'angustia del tempo, +marciò contra di <i>Emiliano</i>, non solamente +entrato nell'Italia, ma anche giunto +nell'Umbria. Furono a fronte le due +armate a Terni, secondo l'asserzione di +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epit.]</span> e di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span>, o pure al +foro di Flaminio, città da gran tempo +distrutta, e posta allora ai confini di Foligno, +come si ha da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic. Syncellus, Chronogr.]</span>. Ma le +soldatesche di Gallo, snervate dalle delizie +di Roma, non poteano competere con +quelle di Emiliano, il quale ebbe anche +l'avvertenza di subornarle con far correre +secretamente fra loro la promessa +di un gran regalo. Il perchè i due imperadori +<i>Treboniano Gallo</i> e <i>Volusiano +Gallo</i> furono dai lor proprii soldati privati +di vita. +</p> + +<p> +Credesi che <i>Gallo</i> fosse allora in età +di quarantasette anni, e gran disputa è +intorno alla durata del suo imperio. Fu +di avviso il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> che verso il +mese di Maggio Gallo fosse ucciso. Ambedue +si videro poi nell'anno seguente +aggregati al numero degli dii da <i>Valeriano +Augusto</i>, ch'era loro amico fedele, +ma non aveva già l'autorità di fare dei +veri dii. Rimasto vincitore <i>Emiliano</i>, e +rinforzato anche dall'armata di <i>Gallo</i>, +che si unì alla sua, altro non gli restava +per essere assodato sul trono imperiale +che l'approvazion del senato. Questa la +ottenne senza difficoltà, perchè niuno +osava di negarla; ed egli <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> promise di +scacciare i Barbari dalla Mesia, e di far +guerra ai Persiani, che mettevano a sacco +la Mesopotamia. Si sa <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> che <i>Emiliano</i> +era Moro di nazione, e nato di bassa +famiglia; ma il suo valore gli avea spianata +la strada ai posti più sublimi. Se si +<span class="pagenum"><a name="Page_877" id="Page_877"></a>[877]</span> +dee credere ad una moneta di lui rapportata +dall'Angelloni <span class="fnote">[Angellonius, Hist. August.]</span>, egli fu due +volte <i>console</i>. Potrebbe essere che in +uno degli anni addietro fosse stato console +sostituito, e che dopo la morte di +Volusiano Augusto, console nell'anno +presente, avesse preso il consolato. Ma +nulla di ciò apparendo in tante altre medaglie +che restano di esso <i>Emiliano</i> <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>, +si può dubitar della legittimità di questa. +Ebbero poco effetto le promesse del novello +imperadore, perchè poco stette a +scoppiar contra di lui un fulmine, che +si andava fabbricando nella Rezia e nel +Norico. In quelle provincie <i>Publio Licinio +Valeriano</i> era dietro a far gran massa di +gente da tutte le parti con disegno di venire +in soccorso di <i>Gallo</i> e di <i>Volusiano</i>: +quand'ecco giugnergli l'avviso di essere +questi stati uccisi, e che regnava +il nemico loro <i>Emiliano</i>. O sia che +Valeriano sdegnasse di sottomettersi all'usurpator +dell'imperio, o che i soldati +suoi ne concepissero anch'essi dell'abborrimento, +andò a terminar la faccenda +nell'essere <i>Valeriano</i> acclamato +<i>Imperadore</i> <span class="fnote">[Aurelius Victor, et alii.]</span> dal medesimo esercito +suo, benchè Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, l. 1, cap. 28.]</span> sembri avere +creduto che solamente dopo la morte di +Emiliano, egli per consentimento di tutti, +fosse alzato al trono. Allora dunque che +egli si trovò ben in forze calò in Italia, +e prese il cammino alla volta di Roma. +Già correva il terzo mese che <i>Emiliano</i> +signoreggiava, ma in maniera tale, che +se Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> dice il vero, fino gli stessi +soldati suoi il riputavano indegno di regnare. +Perciò uscito anch'egli in campagna +per andare ad affrontarsi con Valeriano, +allorchè fu nelle vicinanze di Spoleti +(verisimilmente verso il mese di agosto) +fu quivi da' suoi proprii soldati svenato. +La morte sua confermò <i>Valeriano</i> senza +spargimento di sangue nel pieno possesso +<span class="pagenum"><a name="Page_878" id="Page_878"></a>[878]</span> +della dignità imperiale. Che <i>Valeriano</i>, +riconosciuto da tutti <i>imperadore</i>, desse +dipoi in quest'anno il titolo di <i>Augusto</i> a +<i>Publio Licinio Gallieno</i> suo figliuol primogenito, +e il creasse collega nell'imperio, +lo scorgeremo dagli atti dell'anno +seguente. Credesi che <i>Origene</i>, celebre +ma combattuto scrittore della Chiesa di +Dio, terminasse <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> anch'egli i suoi giorni +nell'anno presente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLIV" id="CCLIV"></a>CCLIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Stefano</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Licinio Valeriano Augusto</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Publio Licinio Gallieno +Augusto</span>. +</p> + +<p> +Secondo la Cronica di Damaso, o +sia secondo Anastasio bibliotecario <span class="fnote">[Anastasius Bibliothecarius.]</span>, +il romano pontefice <i>san Lucio</i>, richiamato +dall'esilio, regnando Valeriano +Augusto, coll'esser decapitato per la +fede di Gesù Cristo, compiè gloriosamente +il corso della sua vita. E che ciò succedesse +in quest'anno alli 3 di marzo, fu +opinione di monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anast.]</span>, +laddove il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad annum 253.]</span> riferì la di lui +morte all'anno precedente. Quel che è +certo, nella cattedra di san Pietro succedette +Stefano; ma è ben difficile il +provar concludentemente che in tale e +tal giorno succedesse l'elezion di questo +e di altri antichi romani pontefici. Del +resto il fare martirizzato <i>san Lucio</i> sotto +di Valeriano nell'anno presente non +si accorda con quanto abbiamo da Eusebio +Cesariense <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 10.]</span>, cioè avere san Dionisio, +vescovo in questo tempo di Alessandria, +scritto ad Ermammone, che <i>Valeriano</i> +si mostrò sì mansueto e benigno +verso de' cristiani ne' principii, o sia +<span class="pagenum"><a name="Page_879" id="Page_879"></a>[879]</span> +ne' primi anni del suo governo, che niuno +de' precedenti Augusti, anche di quei +che furono creduti cristiani (cioè dei +Filippi), avea mai praticata tanta cortesia +e benevolenza verso i seguaci di Gesù +Cristo, come egli fece. La sua stessa +corte era piena di cristiani, e pareva +una chiesa di Dio. Come dunque pretendere +ch'egli levasse la vita a san Lucio +papa in questi principii del suo regno? +E questa fu la ragione, per cui il cardinal +Baronio differì la di lui morte sino +ai tempi della persecuzione, succeduta +solamente nel quinto anno del di lui imperio. +Sarebbe pertanto da vedere se +<i>san Lucio</i>, riconosciuto martire anche +vivente da Eusebio, tale fosse stato, perchè +sostenne l'esilio ed altri strapazzi +per la fede di Cristo, senza poi lasciare +il capo sotto la spada dei persecutori. +Quanto ho poi ricordato della benignità +di <i>Valeriano</i> verso de' cristiani, ci fa +per tempo conoscere la bellezza e dirittura +dell'animo suo, e la probità dei +suoi costumi. Abbiamo anche veduto +di sopra, come egli era stato scelto dal +senato romano censore <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Vita Valeriani.]</span>, per essere +in concetto del più savio ed onorato +senatore che allora si trovasse in Roma. +Contava egli fra i suoi pregi la nobiltà +del sangue, ma più una vita fin qui +menata con gran prudenza e modestia. +Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span> cel descrive per +uomo di statura corta, gracile, canuto, +col naso alquanto schiacciato, con barba +folta, pupille nere, occhi grandi, timido +e di molta parsimonia. Pare certamente +ch'egli avesse più di sessanta +anni allorchè fu acclamato imperadore. +Due mogli, per attestato di Trebellio +Pollione, ebbe egli, amendue a noi ignote. +La prima gli partorì <i>Gallieno</i> suo +collega e successore; l'altra <i>Valeriano +<span class="pagenum"><a name="Page_880" id="Page_880"></a>[880]</span> +juniore</i>. Era passato Valeriano Augusto +lor padre per tutti i gradi della dignità +sino al consolato, in cui si conosce +sostituito in alcuno de' precedenti anni, +giacchè avendolo preso in quest'anno, +come soleano fare tutti i novelli Augusti, +vien registrato ne' Fasti <i>console per la +seconda volta</i>. Da che Valeriano fu +con gran plauso riconosciuto da tutti +imperadore, il senato dichiarò <i>Cesare</i> +il di lui primogenito <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar. Aurelius Victor, in +Epitome.]</span>, cioè <i>Publio +Licinio Gallieno</i>. Ciò fu nell'anno precedente, +dopo di che essendo di molto +inoltrata la state, cioè, per quanto si +può conghietturare, passata la metà di +agosto, o sul principio di settembre, il +Tevere gonfio oltre misura inondò la +città di Roma: il che fu preso per un +presagio di disgrazie. Ma non molto dovette +stare l'imperador Valeriano a dar +anche il titolo di <i>Augusto</i> al figliuolo +Gallieno, ancorchè Zosimo ciò riferisca +più tardi; perchè in tante monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> +che restano di lui, egli si truova chiamato +solamente <i>imperadore Augusto</i> e non +mai <i>Cesare</i>. Passarono dunque a Roma +i due novelli Augusti, accolti con istraordinaria +gioia dal senato e popolo romano, +perchè Valeriano era riputato il +più meritevole di tutti di quella eccelsa +dignità <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Vita Valeriani.]</span>: e se si fosse data al mondo +tutta la facoltà di eleggere un buon imperadore, +sarebbe ognuno concorso ad +eleggere questo. Era pertanto grande la +speranza e l'aspettazione di tutti, che +Valeriano avesse da rimettere in fiore +l'impero romano. Come ciò si verificasse, +lo andremo a poco a poco vedendo. +Entrarono consoli nelle calende di gennaio +i due Augusti; ma ciò che operassero +nell'anno presente a nostra notizia +non è fin qui pervenuto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_881" id="Page_881"></a>[881]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLV" id="CCLV"></a>CCLV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Stefano</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Licinio Valeriano Augusto</span> per +la terza volta e <span class="sc">Publio Gallieno Augusto</span> +per la seconda. +</p> + +<p> +Certo è che in <i>Valeriano Augusto</i> +concorrevano moltissime di quelle belle +doti e qualità che possono rendere gloriosi +i regnanti, come la prudenza, l'affabilità, +la gravità, e la lontananza dalla +superbia e dal fasto. Il desiderio suo di +accertar nelle buone risoluzioni, di rimediare +ai disordini e di giovare al +pubblico, per quanto era in sua mano, +gli rendea cari tutti gli avvisi di chiunque +suggeriva avvertimenti e regole di +buon governo. Resta tuttavia una sua +lettera <span class="fnote">[Trebel. Pollio, in Triginta Tyrannis, c. 17.]</span> scritta a <i>Balista</i>, forse prefetto +del pretorio, che gli aveva insinuato delle +buone massime intorno al non permettere +uffiziali inutili e soldati nelle +guardie, che non fossero uomini sperimentati +nel mestier della guerra. Raro +giudizio ancora traspirava dalle elezioni +ch'egli faceva degli uffiziali della milizia; +e tutti coloro, che noi andremo vedendo +ribellarsi a <i>Gallieno</i> suo figliuolo, e furono +in concetto di personaggi dotati di +molto valore e merito, erano creature +di lui. Così <i>Aureliano</i> e <i>Probo</i>, che riuscirono +dipoi insigni imperadori, da lui +riconobbero il principio dell'alta loro +fortuna. Secondo il catalogo del Bucherio <span class="fnote">[Cuspinianus Bucherii.]</span>, +<i>Lolliano</i> fu da lui creato prefetto +di Roma nell'anno precedente; <i>Valerio +Massimo</i> nel presente. Contuttociò mancava +di molto a Valeriano per divenire +un eccellente imperadore. Egli non avea +petto, nè quella forza di mente e di +coraggio che serve ai principi grandi, +per operare intrepidamente gran cose +ne' proprii regni, e per mettere il cervello +<span class="pagenum"><a name="Page_882" id="Page_882"></a>[882]</span> +a partito ai nemici de' suoi regni <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 36. Aurelius Victor, +in Epitome.]</span>. +La prudenza sua scompagnata +da questo vigore il rendeva diffidente +e troppo guardingo, per timor sempre +di non errare. L'inoltrata sua età contribuiva +non poco ad indebolir ancora +l'animo suo. Contuttociò s'applicò egli +bravamente agli affari; ed in vero sotto +di lui egregiamente procedeva il governo +civile dei popoli. Ma si cominciarono +a scatenar disastri da ogni parte. Durava +tuttavia la peste; le nazioni germaniche +verso il Reno facevano frequenti +scorrerie nella Gallia; le scitiche, +passato il Danubio, andavano desolando +la Tracia, Mesia e Macedonia; e i +Persiani dal canto loro non cessavano +d'infestar la Mesopotamia e la Soria. +Mancano a noi storie che mettano per +ordine e riferiscano ai lor anni proprii +que' fatti. Troviamo anche nelle medaglie +di quest'anno <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> mentovata una <i>vittoria +degli Augusti</i>, ma senza che apparisca +in qual paese e contra chi fosse riportata. +In una lettera <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span> scritta da Valeriano +Augusto a <i>Ceionio Albino</i> prefetto +di Roma nell'anno seguente, e in alcuni +altri dipoi, egli chiama <i>Aureliano</i>, che fu +dipoi imperadore, <i>liberatore dell'Illirico</i> +e <i>ristoratore delle Gallie</i>. Potrebbe essere +che questi nell'anno presente desse +qualche buona percossa ai Goti che malmenavano +l'Illirico, ovvero ai Germani +che sconciamente infestavano le galliche +contrade. Abbiamo ancora nel Codice <span class="fnote">[Leg. 11 de Fideicommisso, tit. 4, C. de +Transaction.]</span> +un rescritto fatto in quest'anno dagli +imperadori <i>Valeriano</i> e <i>Gallieno</i>, e da +<i>Valeriano nobilissimo Cesare</i>. Chi sia +questo Valeriano Cesare, s'è disputato +fra gli eruditi, e resta tuttavia indecisa +la lite. I più l'hanno creduto <i>Publio Licinio +Valeriano</i>, secondogenito di Valeriano +Augusto; ma il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> +<span class="pagenum"><a name="Page_883" id="Page_883"></a>[883]</span> +pretende ch'egli fosse <i>Publio Licinio +Cornelio Salonino Valeriano</i>, figliuolo di +Gallieno Augusto, e nipote di Valeriano +seniore Augusto, il quale si sa di certo +che ebbe il titolo di <i>Cesare</i> e di <i>principe +della gioventù</i>. Certamente a' tempi ancora +di Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in duobus Gallienis.]</span> punto +controverso era, se Valeriano secondogenito +di Valeriano seniore avesse avuto +il titolo di <i>Cesare</i> ed anche d'<i>Augusto</i>; +nè le medaglie decidono questo punto. +Esse bensì, e in molta copia, ci assicurano +che <i>Salonino Valeriano</i> figliuolo di +Gallieno fu ornato del titolo cesareo. +Ma una nobile iscrizione, da me pubblicata <span class="fnote">[Trebellius, Novus Inscript., pag. 360, n. 5.]</span>, +spettante all'anno 259 può +qui togliere ogni dubbio, veggendosi ivi +registrati <i>Valeriano e Gallieno Augusti</i>, ed +insieme con loro <i>Publio Cornelio Salonino +Valeriano Nobilissimo Cesare</i>. Se Valeriano +fratello di Gallieno fosse stato +Cesare allora, di lui ancora si sarebbe +fatta menzione. Tale era bensì <i>Salonino</i>. +E però le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, ibidem.]</span> che parlano di +<i>Valeriano Cesare</i>, e sono attribuite al +figlio secondogenito di Valeriano Augusto, +abbiam giusto motivo di credere che +appartengano a <i>Salonino Valeriano Cesare</i> +figlio di Gallieno. Di qui finalmente +apprendiamo che la dignità di chi era +solamente <i>Cesare</i>, e non <i>imperadore Augusto</i>, +portava seco molta autorità, da +che il nome loro si comincia a veder +negli editti. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLVI" id="CCLVI"></a>CCLVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Stefano</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Massimo</span> e <span class="sc">Glarrione</span>. +</p> + +<p> +V' ha chi dà il nome di <i>Valerio</i> al +primo di questi consoli, cioè a <i>Massimo</i>, +senza che se ne veggano buone prove. +Il medesimo ancora vien detto <i>console +<span class="pagenum"><a name="Page_884" id="Page_884"></a>[884]</span> +per la seconda volta</i>, quasichè egli lo stesso +fosse ch'era stato promosso al consolato +nell'anno 253, o pure ch'egli +fosse quel <i>Massimo</i> che nel precedente +anno esercitò la carica di prefetto di +Roma. Perchè qui si lavora solamente +di conghietture, amo io meglio di mettere +il solo suo certo cognome, che di +proporlo con nomi dubbiosi. Già dissi +non essere agevol cosa lo sbrogliare i +tempi e le avventure di questi imperadori +per penuria di memorie. Però, camminando +a tentone, l'Occone e il Mezzabarba <span class="fnote">[Occo et Mediob., Numism. Imperator.]</span> +rapportano all'anno presente +alcune medaglie, dove si parla di una +<i>vittoria germanica</i>; e pure in niuna di +esse troviamo la tribunizia podestà terza +o quarta di Valeriano, che ci assicuri +dell'anno presente. Tuttavia, essendovene +una di Gallieno Augusto, in cui si +legge la di lui <i>tribunizia podestà quarta</i>, +e la stessa <i>vittoria germanica</i>, bastante +fondamento ci resta di credere vittoriose +in quest'anno l'armi romane contra +dei Germani. E probabilmente il giovane +<i>Gallieno Augusto</i> quegli fu ch'ebbe l'onore +di tal vittoria. Nel rovescio di una +medaglia di <i>Valeriano</i> suo padre, attribuita +dal Mezzabarba all'anno presente, +si legge: GALLIENVS CVM EXERCITV +SVO, in un'altra ad esso Gallieno è dato +in questi medesimi tempi il titolo di +<i>Germanico</i>. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> ed Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> +scrivono che Gallieno ne' primi +anni del suo imperio fece alcune +imprese con valore e fortuna nelle Gallie, +da dove scacciò i Germani. Abbiamo +parimente da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 30.]</span>, che vedendo +Valeriano desolato l'Oriente dai Barbari, +determinò di correre a quelle parti +con un esercito, lasciando al figliuolo +Gallieno la cura di opporsi agli altri Barbari +che maltrattavano le provincie romane +dell'Europa. Però Gallieno, siccome +quegli che conosceva maggiore il +<span class="pagenum"><a name="Page_885" id="Page_885"></a>[885]</span> +bisogno contra dei Germani, popoli fieri, +i quali calpestavano tutto dì gli abitatori +delle Gallie, passò in persona al Reno, +dando ad altri capitani ordine di +opporsi ai Borani, Carpi, Goti e Burgundi, +che recavano continui travagli alla +Tracia e alla Mesia. Postatosi Gallieno +alle ripe del Reno, talvolta impediva ai +nemici il passaggio, e, se pur passavano, +dava loro addosso. Ma non avea egli +tali forze da poter fare lungo e vigoroso +contrasto a que' nuvoli di gente che da +varie parti della Germania, allettati dalla +gola del bottino, calavano alla distruzion +delle Gallie. Perciò ricorse al ripiego di +far lega con uno di quei principi della +Germania, lavorando, come si può credere, +di regali, di contanti e di promesse +per l'avvenire; ed essi da lì innanzi +quei furono che impedirono agli altri +Germani il passare il Reno; e se pur +passavano, tosto moveano loro guerra. +Ed è da notare <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span> che in questi tempi +si comincia ad udire il nome de' Franchi, +popolo della Germania anch'esso, che +unito con altri infestava le terre de' Romani. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLVII" id="CCLVII"></a>CCLVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Stefano</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Licinio Valeriano Augusto</span> per +la quarta volta e <span class="sc">Publio Licinio Gallieno +Augusto</span> per la terza. +</p> + +<p> +Fin qui potè lodarsi della mansuetudine +e clemenza di Valeriano Augusto +il popolo cristiano, avendolo egli favorito, +non che lasciato vivere in pace; ma +in quest'anno si cangiò sì fattamente il +cuor d'esso imperadore, che divenne +persecutor mortifero e fiero degli adoratori +di Gesù Cristo <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 10.]</span>. <i>Macriano</i>, che +dal fango s'era alzato ai primi onori +<span class="pagenum"><a name="Page_886" id="Page_886"></a>[886]</span> +della corte, e godeva spezial confidenza +e possesso nel cuor di Valeriano, quegli +fu che, per attestato di <i>san Dionisio</i>, vescovo +allora d'Alessandria, sovvertì il +regnante, facendogli credere che fra le +tante disavventure, ond'era allora oppresso +l'imperio romano, conveniva +valersi della magia e della invocazione +de' demonii: al che essendo troppo contraria +la religion de' cristiani, bisognava +sterminarla. Nè probabilmente dimenticò +di attribuire ad essa religion la folla +delle pubbliche disgrazie: che così +erano soliti di fare i pagani <span class="fnote">[Baron., in Annalib. Pagius, Critic. Baron. +Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>. Vedremo +poscia costui aspirar all'imperio, e +ricevere da Dio per mano degli uomini +il gastigo delle sue iniquità. Ebbe dunque +principio in quest'anno la persecuzion +di Valeriano, che andò poi crescendo, +e solamente cessò allorchè la mano +di Dio si fece sentire anche sopra questo +crudel nemico del suo nome, con restar +egli prigion de' Persiani. Intorno a +ciò è da vedere la storia ecclesiastica <span class="fnote">[Anastasius. Baronius. Pagius. Tillemont. +Blanchinius et alii.]</span>; +nè altro ora dirò io, se non che <i>santo +Stefano</i> romano pontefice nell'anno presente +gloriosamente sostenne la morte, +confessando la fede di Gesù Cristo, ed +ebbe per successore <i>Sisto</i> nel pontificato. +Furono anche in pericolo, e perciò si ritirarono, +due insigni campioni della Chiesa +di Dio, cioè i santi <i>Dionisio</i> vescovo +d'Alessandria, e <i>Cipriano</i> vescovo di +Cartagine, per tacere degli altri. Si moltiplicavano +intanto le guerre, e da ogni +parte si trovava angustiato dai Barbari +nemici il romano imperio. Era già qualche +tempo che <i>Sapore</i> re de' Persiani +non lasciava passar anno che non iscorresse +coll'esercito suo a danni della +Mesopotamia e della Soria. Maggiori +ancora furono i rumori e danni che si +sentirono dalla parte della Tracia e della +Mesia, perchè i Goti con altre nazioni +abitanti di là dal Danubio vi faceano +<span class="pagenum"><a name="Page_887" id="Page_887"></a>[887]</span> +delle frequenti incursioni. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 31.]</span> +arriva a dire che i Borani, i Goti, i Carpi, i +Burgundi non lasciarono parte dell'Illirico, +dove non facessero delle scorrerie +e saccheggi, che giunsero fino in Italia, +senza trovarvi chi loro facesse resistenza. +Comandava allora l'armi romane +nella Tracia <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span> <i>Marco Ulpio Crinito</i>, uomo +di gran vaglia, creduto della casa +di Traiano imperadore, e già stato console +nell'anno 258. Quali imprese egli +facesse per reprimere la petulanza di +que' Barbari, nol sappiamo. Tale nondimeno +era il di lui credito, che fu creduto +inclinar Valeriano a dargli il titolo di +<i>Cesare</i>: cosa nondimeno poco verisimile +per le conseguenze che ne poteano avvenire +in danno dei proprii figliuoli e nipoti. +<i>Giunio Donato</i> fu prefetto di Roma +in quest'anno. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLVIII" id="CCLVIII"></a>CCLVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sisto</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Memmio Tosco</span> e <span class="sc">Basso</span>. +</p> + +<p> +Sempre più s'inaspriva la persecuzione +mossa da Valeriano Augusto contra +dei seguaci di Gesù Cristo; e però +in quest'anno fu nobilitata la Chiesa dal +martirio di <i>san Sisto</i> sommo pontefice, +e del suo glorioso diacono <i>san Lorenzo</i>. +Vide anche l'Africa morir nella confessione +della vera fede l'immortal vescovo +di Cartagine <i>san Cipriano</i>, oltre a tanti +altri martiri che si possono leggere nella +storia ecclesiastica. Accadde che <i>Ulpio +Crinito</i>, governatore della Tracia e di +tutto l'Illirico <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>, si ammalò in tempo +appunto che le continue vessazioni date +dai Goti e dalle altre barbare nazioni +a quelle contrade maggiormente esigevano +<span class="pagenum"><a name="Page_888" id="Page_888"></a>[888]</span> +l'assistenza d'un bravo generale. +Valeriano imperadore, verisimilmente +ne' primi mesi di quest'anno, spedì colà +per vicario o luogotenente di lui <i>Lucio +Domizio Aureliano</i>, che fu col tempo imperadore. +Ci ha conservata Vopisco la +lettera scrittagli dal medesimo Augusto +piena di stima del valore e della saviezza +d'esso Aureliano; col registro delle +truppe che doveano militare sotto di lui, +fra le quali si può credere che si contassero +alcune compagnie di gente germanica, +perchè i lor capitani si veggono +chiamati <i>Hartomondo</i>, <i>Haldegaste</i>, <i>Hidemondo</i> +e <i>Cariovisco</i>. I Francesi moderni si +figurano che questi fossero della nazion +franca, conquistatrice dipoi delle Gallie, +quasichè nomi tali non convenissero +anche ad altre nazioni germaniche. In +essa lettera Valeriano promette il consolato +ad <i>Aureliano</i> e ad <i>Ulpio Crinito</i> pel +dì 22 maggio dell'anno seguente. E perchè +di grandi spese doveano fare i nuovi +consoli, prendendo quell'insigne dignità, +con fare i giuochi circensi, e dar +dei magnifici conviti ai senatori e cavalieri +romani; e la povertà di <i>Aureliano</i> +disegnato console non era atta a sì grosse +spese, Valeriano ordinò che l'erario +pubblico gli somministrasse tutto il danaro +e gli utensili occorrenti, affinchè +egli non comparisse da meno degli altri. +Andò Aureliano al comando dell'armi +in quelle parti, e con tal sollecitudine e +bravura diede la caccia ai Barbari, e +con varii combattimenti gli atterrì, che +chi non restò vittima delle spade romane, +si ritirò di là dal Danubio, restando +con ciò libera la Tracia e l'Illirico da +quella mala gente. A sì liete nuove dovette +ben esultare il cuore di Valeriano +e del senato e popolo romano; ma probabilmente +a turbar questa gioia giunsero +altri corrieri dall'Oriente coll'avviso di +funestissimi guai. <i>Sapore</i> re della Persia, +se crediamo ad Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, in quest'anno +venne più furiosamente di prima a +<span class="pagenum"><a name="Page_889" id="Page_889"></a>[889]</span> +saccheggiar la Soria. Potrebbe nondimeno +essere che al precedente anno appartenessero +le disavventure di quelle contrade. +Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 1.]</span> ci dà fondamento +di credere ch'egli occupasse +e spogliasse anche la nobilissima città +d'Antiochia. E in fatti Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span>, +storico antiocheno, scrive che un +certo Mariade, uno dei magistrati d'Antiochia, +cacciato per le ruberie ch'egli +faceva al pubblico, andò a trovare il re +di Persia, e si esibì di fargli prendere a +man salva la patria sua. Non lasciò il re +cader in terra una sì bella offerta, e +messo in ordine l'esercito, per la via +di Calcide s'inviò colà. Per testimonianza +di Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23, cap. 5.]</span>, e di Egesippo <span class="fnote">[Hegesippus, lib. 3, cap. 5.]</span>, se +ne stava un dì il popolo d'Antiochia, +siccome gente perduta dietro ai solazzi, +con gran festa ed attenzione mirando +un istrione e sua moglie, che colle lor +buffonerie cavava il riso da tutti: quando +essa dopo una girata d'occhi disse +ad alta voce: <i>Marito, o io sogno, o vengono +i Persiani</i>. Rivolse ognuno gli occhi +alla montagna, e videro in fatti calar +l'esercito persiano. Tutti allora a gambe, +e a studiarsi di salvar quello che poteano. +Entrati nella città, che niuna difesa +fece, i Persiani, dopo la strage di molti +cittadini, misero a sacco tutta quella ricca +città, poscia ad essa e a' circonvicini +luoghi dato il fuoco, se ne andarono +carichi di bottino. Volle il re Sapore, +prima di partirsi, far godere il premio +dovuto al traditore Mariade, con ordinare +che fosse bruciato vivo, come si ha +da Ammiano, o decapitato, come scrive +il Malala. +</p> + +<p> +Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 1.]</span> racconta che +un Ciriade ricco e nobile, avendo svaligiato +il padre, si ritirò in Persia, e mosse +<span class="pagenum"><a name="Page_890" id="Page_890"></a>[890]</span> +il re Sapore e Odenato re della Fenicia +contra de' Romani; e che avendo Sapore +presa Antiochia e Cesarea, costui si +fece proclamar Cesare, e prese dipoi anche +il nome d'Augusto, ed empiè di +terrore tutto l'Oriente. Ma non andò +molto che fu ucciso a tradimento dai +suoi stessi soldati, in tempo appunto che +Valeriano Augusto era in viaggio per +far guerra ai Persiani. Troppo verisimil +sembra che questo <i>Ciriade</i> lo stesso sia +che <i>Mariade</i> mentovato da Giovanni Malala, +e che o l'uno o l'altro di quegli +storici abbia alterate le circostanze del +fatto. Fulvio Orsino <span class="fnote">[Ursinus, in Numism. Imp.]</span> e il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> +portano una medaglia di questo +<i>Ciriade</i>. Quanto a me, allorchè miro +una o due medaglie di simili effimeri +tiranni, sempre tremo per paura che +qualche impostore abbia burlato chi si +affanna per formar raccolta di medaglie. +Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> fa accaduta la disgrazia +d'Antiochia dopo la prigionia di +Valeriano imperadore; ma, come abbiam +veduto, Trebellio Pollione ce la +rappresenta succeduta prima ch'egli arrivasse +in Oriente; e così pare da credere, +perchè appunto Valeriano si mise +nell'anno presente in campagna per +tagliar il corso ai progressi de' Persiani +nella Soria. Ammiano, che riferisce +cotal fatto a Gallieno, non discorda +punto, perchè Gallieno fu imperadore +col padre. Di queste sciagure +adunque accadute in Oriente informato +Valeriano Augusto, non penò a giudicar +necessaria la sua presenza in quelle +parti; e perciò, raunato un gran +corpo d'armata, mosse da Roma per +andar a passare, secondo l'uso d'allora, +il mare a Bisanzio. Ch'egli si +trovasse in quella città nell'anno presente, +si ha con sicurezza da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>, +nel rapportare ch'egli fa un +atto pubblico quivi fatto. Cioè, essendo +<span class="pagenum"><a name="Page_891" id="Page_891"></a>[891]</span> +assiso nelle terme di Bisanzio l'<i>imperador +Valeriano</i> alla presenza dell'esercito +e degli uffiziali del palazzo, sedendo +alla destra sua <i>Memmio Fosco</i> +(vuole dire <i>Tosco</i>) console ordinario di +quest'anno, <i>Bebio Macro</i> prefetto del +pretorio e <i>Quinto Ancario</i> presidente +dell'Oriente; ed essendo assisi dalla +sinistra <i>Avulnio</i>, ossia <i>Amulio</i> oppure +<i>Anolino</i>, <i>Saturnino</i> duce posto ai confini +della Scizia, <i>Maurenzio</i> destinato governator +dell'Egitto, ed altri dei primarii +uffiziali, l'imperadore a nome della repubblica +ringraziò <i>Aureliano</i>, perchè +avesse liberate dai Goti le provincie +romane di quelle parti, e il regalò di +quattro corone murali, di cinque vallari +e di due navali, di due civiche, di dieci aste +pure, di quattro bandiere di due colori, +di quattro tonache ducali rosse, di due +mantelli proconsolari, di una pretesta, +di una tonaca palmata, di una toga dipinta, +ec. Il disegnò ancora console +sostituito per l'anno seguente, con promessa +di scrivere al senato che gli +desse il bastone e i fasci consolari. +Per tanta benignità anche Aureliano +rendè umili grazie al generoso Augusto; +dopo di che levatosi in piedi <i>Ulpio +Crinito</i> duce dell'Illirico e della +Tracia, destinato console in compagnia +d'esso Aureliano per l'anno seguente, +venne dicendo che, trovandosi egli senza +successione, adottava per suo figliuolo +il suddetto <i>Aureliano</i>, siccome persona +meritevole d'ogni onore per la sua prudenza +e valore, con fare istanza che +l'atto suo fosse approvato e corroborato +dall'imperadore presente: siccome fu +fatto. Se ne ricordino i lettori, perchè +vedranno a suo tempo esso <i>Aureliano</i> +alzato alla dignità imperiale. Da Bisanzio +passò poi l'Augusto Valeriano ad Antiochia, +ma senza che apparisca s'egli vi +arrivasse nel presente anno, o pur nel +seguente. Intanto i Persiani, dopo il gran +flagello recato ad Antiochia <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, passarono +nella Cilicia e Cappadocia, dando +<span class="pagenum"><a name="Page_892" id="Page_892"></a>[892]</span> +il sacco e tutto quel paese. Aggiunge +Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, Chronogr.]</span> che le loro scorrerie +si stesero per tutto l'Oriente sino alla +città di Emesa, non vi lasciando paese +che non devastassero e bruciassero. +Altri malanni ebbe l'imperio romano +ancora dalla parte del Ponto Eusino, +o sia del mar Nero, dei quali parleremo +all'anno seguente. Sotto i consoli +di quest'anno riferisce Trebellio +Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 8.]</span> la ribellione di <i>Decimo Lelio +Ingenuo</i>, generale dell'armi della Mesia +e Pannonia, che fu acclamato <i>imperadore</i> +da quell'esercito, e poscia abbattuto +da Gallieno. Tuttavia è difficile il +credere accaduta nell'anno presente cotal +sollevazione, perchè Valeriano imperadore +passò in vicinanza di quelle parti, +nè in tempo tale costui avrebbe avuto +tanto ardire; e pare che Gallieno, regnando +il padre, non si fosse per anche +abbandonato ai piaceri, come vien supposto +da chi racconta questo fatto. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLIX" id="CCLIX"></a>CCLIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Emiliano</span> e <span class="sc">Basso</span>. +</p> + +<p> +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 31.]</span>, dopo avere scritto che +i Borani, Goti, Carpi e Burgundi, popoli +tutti da lui chiamati Sciti, portarono +il terrore e la desolazione per ogni parte +d'Italia e dell'Illirico, aggiugne che rivolsero +i loro disegni e passi anche verso +l'Asia. Probabilmente ciò avvenne dappoichè +il valor d'<i>Aureliano</i> gli ebbe fatti +sloggiare dalle provincie europee. Mancavano +legni a costoro per passar forse +dalla Taurica Chersoneso, o sia dalla +Crimea, nelle terre dell'Asia, ma ne furono +provveduti dagli abitanti di quei +<span class="pagenum"><a name="Page_893" id="Page_893"></a>[893]</span> +paesi, o per timore o per danari. Arrivarono +alla città di Pitiunte, posta +alla ripa del mar Nero, e si provarono +d'impadronirsene. Ma <i>Successiano</i>, che +comandava in quelle parti l'armi romane, +li ricevè così bravamente, che li +fece ritirare in fretta, non senza mortalità +di molti d'essi. Avvenne che Valeriano +già pervenuto ad Antiochia, conoscendo +il valore di Successiano, il volle +presso di sè, e chiamatolo, il creò prefetto +del pretorio in luogo di <i>Bebio Macro</i>, +o pure unitamente con lui, con +ordinargli di ristorar le rovine della +città d'Antiochia. Così Zosimo, da cui +veggiamo attestata l'occupazione d'essa +città fatta dai Persiani, non già dopo la +prigionia dell'imperador Valeriano, ma +innanzi. Dovette la partenza di questo +prode capitano animare gli Sciti, cioè i +Tartari suddetti, ad altre imprese; e +però passarono in Colco, e senza poter +prendere il ricco tempio di Diana in +Fasi, tirarono diritto a Pitiunte, e se ne +impadronirono. Di là s'inoltrarono a +Trabisonda, città grande e piena di popolo, +provveduta di buon presidio di soldati, +e vi misero l'assedio. Sì trascurati furono +non meno i cittadini, che la guarnigione, +che lasciarono entrarvi una notte +i Barbari. Gran bottino vi fu fatto, gran +copia di prigioni; diroccati i templi e +le case; tutta la città e i luoghi circonvicini +rimasero un teatro di miserie e +rovine. Secondo Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 33.]</span>, aveano costoro +consumata quasi tutta la state +prima di occupar Trabisonda; ed occupata +che l'ebbero, fecero delle scorrerie +per tutto il paese all'intorno, e finalmente +carichi d'immensa preda se +ne tornarono sulle navi al loro paese, +come si può credere, accostandosi al +verno. <i>Valeriano Augusto</i>, per quanto +vedremo, seguitando Zosimo, era tuttavia +in Soria, e vel troveremo anche nell'anno +appresso: e per conseguente non +si può abbracciar l'opinione del padre +<span class="pagenum"><a name="Page_894" id="Page_894"></a>[894]</span> +Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> e d'altri, che mettono sotto +quest'anno la cattività del medesimo +imperadore; ma convien riferirla all'anno +seguente. <i>Cornelio Secolare</i> fu in +quest'anno prefetto di Roma. Ed ivi dopo +molti mesi di sede vacante, a cagion +della persecuzione, che tuttavia durava, +fu eletto sommo pontefice <i>Dionisio</i>. Non +v'ha memoria se in quest'anno <i>Ulpio +Crinito</i> ed <i>Aureliano</i> prendessero il consolato +loro promesso nell'antecedente +da Valeriano Augusto. Ma all'anno 271 +troveremo esso Aureliano <i>console per +la seconda volta</i>; e quando ciò sia +certo, puossi inferirne che nell'anno +presente egli procedesse console sostituito +in luogo di <i>Gallieno</i> e <i>Valeriano</i> <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>, +che doveano procedere nel consolato. +Hanno disputato gli eruditi per indovinar +chi fossero questo <i>Gallieno</i> e questo +Valeriano, destinati anch'essi consoli +nell'anno presente. Veggasi il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>. +Resta tuttavia dubbiosa una tale quistione. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLX" id="CCLX"></a>CCLX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Cornelio Secolare</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Giunio Donato</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Il prenome e nome di questi due +consoli, non ben sicuri in addietro, vengono +oggidì chiaramente confermati da +una nobile iscrizione, esistente nel museo +del Campidoglio, che si legge nella +mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 364, n. 1.]</span>. Le ricchezze portate +al loro paese dagli Sciti, cioè dai Tartari, +saccheggiatori di Trabisonda sul mar +Nero, fecero invogliar altri circonvicini +Barbari a concorrere a così lucroso mestiere <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 34.]</span>. +Si diedero tosto a preparar +navi, obbligando gli schiavi cristiani a +<span class="pagenum"><a name="Page_895" id="Page_895"></a>[895]</span> +fabbricarne; poi senz'aspettare il fine +del verno, e senza volersi valer di quei +legni, per la Mesia inferiore passando, +ebbero maniera di valicar lo stretto di +Bisanzio, e di giugnere a Calcedone, città +che andò tutta a sacco. Di là si trasferirono +a Nicomedia di Bitinia, città vasta +e piena di popolo, abbondante in ricchezze +e in ogni copia di beni. Ancorchè +ne fossero fuggiti i cittadini portando +quel meglio che poterono con loro, sì +grande nondimeno fu la preda ivi fatta, +che ne stupivano i Barbari stessi. Le +città di Nicea, di Cio, di Apamea e di +Prusa incorsero nella medesima infelicità; +e perchè coloro non poterono mettere +il piede in quella di Cizico, se ne +tornarono indietro, e diedero alle fiamme +Nicomedia e Nicea. Dimorava tuttavia +l'Augusto Valeriano in Antiochia, +quando gli vennero sì funeste nuove +dalla Bitinia. Credevasi che egli spedirebbe +colà alcuno de' generali con un +corpo di gente; ma perchè era signore +assai diffidente, altro non fece che inviar +<i>Felice</i> alla difesa di Bisanzio. Ed egli poi +se ne andò colla sua armata nella Cappadocia. +Trovò guastata da' Persiani +anche quella provincia: dai Persiani, +dico, i quali aveano ancora fatta rivoltare +l'Armenia, e creato ivi un re da +loro dipendente, stando più che mai orgogliosi +in campagna contra de' Romani. +Ma giunto era il tempo che Dio voleva +umiliare ed insieme punire Valeriano, +crudel persecutore de' servi suoi, e +reo di tante morti date a sì gran copia +d'illustri campioni della fede di Cristo. +Quando egli pur pensava di andare a +mettersi a fronte de' Persiani, ecco la +peste entrar nel di lui esercito, e farne +un orribile scempio. Ciò non ostante, +più storici <span class="fnote">[Aurelius Victor. Eutropius. Zonaras. Agathias +et alii.]</span> scrivono che fece guerra +ai Persiani nella Mesopotamia; e che in +una battaglia per tradimento di un suo +generale, come scrive Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Valerian.]</span>, +<span class="pagenum"><a name="Page_896" id="Page_896"></a>[896]</span> +egli fu vinto. Questo generale +vien creduto <i>Macriano</i>; e san Dionisio +vescovo d'Alessandria presso Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 33.]</span> +scrive che costui, dopo avere +istigato Valeriano a perseguitar i cristiani, +e dopo avere ottenuto il supremo +comando dell'armata, come s'ha da una +lettera <span class="fnote">[Trebellius Pollio, Trigint. Tyrann., cap. 11.]</span> scritta da Valeriano al senato, +tradì lui stesso in fine. Noi vedremo che +costui aspirava all'imperio, e senza la +rovina di Valeriano non poteva salire +sul trono. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> pretende che Valeriano +in questo infelice combattimento +restasse preso. Ma Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 35.]</span>, senza +far menzione alcuna di battaglia, e solamente +notando che rimase disfatto lo +esercito romano dalla peste, seguita a +dire che Valeriano, uomo non avvezzo +alle peripezie della guerra, cadde in disperazione, +nè altro scampo seppe immaginare, +che quello di guadagnar col +danaro il temuto re <i>Sapore</i>, cioè di +comperar la pace dai Persiani. Spedì +per questo ambasciatori con grande +offerta d'oro; ma Sapore li rimandò +indietro senza nulla accettare, solamente +rispondendo, che se Valeriano volesse +venire ad abboccarsi con lui, si tratterebbono +meglio i loro affari. Qui mancò la +prudenza a Valeriano; perchè, fidatosi +della parola del re barbaro, andò con +poco seguito a trovarlo, e fu immediatamente +ritenuto prigione. Altri <span class="fnote">[Zonaras, in Annal. Syncellus, in Hist.]</span> furono +di parere, che trovandosi Valeriano +in Edessa, ed essendo affamato l'esercito, +i soldati si sollevarono minacciando +la vita di lui; e ch'egli se ne fuggì nel +campo persiano, dove restò imprigionato. +Questo racconto ha ben ciera di +favola. +</p> + +<p> +Certo è intanto che <i>Valeriano imperadore +de' Romani</i> cadde nelle mani di +Sapore, superbissimo re de' Persiani, e +secondo tutte le apparenze, per frode o +<span class="pagenum"><a name="Page_897" id="Page_897"></a>[897]</span> +di <i>Macriano</i> suo generale, o pur dei +Persiani stessi, come ha Zosimo, e sembra +anche insinuare Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legationibus, t. I Histor. Byzantin.]</span> +ne' frammenti delle ambascerie. Sappiamo +altresì, per attestato di varii antichi +scrittori <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Valerian. Lactantius, +de Mortibus Persecut. Eusebius, in Oration. Constantin. +Orosius, lib. 7, et alii.]</span>, che dall'alta dignità imperiale +egli si vide ridotto alla condizione +di un vilissimo schiavo sotto la +tirannia del re nemico, che il menava +dappertutto come un trofeo delle sue +vittorie, vestito della porpora per sua +maggior confusione, e carico nello stesso +tempo di catene. Allorchè il tiranno volea +salire a cavallo, obbligava lo schiavo +Augusto a chinarsi colle mani in terra, +e a servirgli di scabello, con aggiugner +anche un insolente riso, dicendo <i>che +questo era un vero trionfare, e non già il +dipingere nelle muraglie e nelle tavole i +re vinti, come faceano i Romani</i>. In somma +nulla lasciò egli indietro per avvilire, +per quanto potea, la maestà del nome +romano, nè vi fu obbrobrio ed ignominia +che non si facesse patire a questo +infelice regnante, la cui caduta e il +vergognoso stato sembrò poscia a chi +visse lungi da que' tempi degno non poco +di compassione. Ma san Dionisio, +vescovo allora d Alessandria, Lattanzio, +Costantino il Grande, Paolo Orosio ed +altri hanno riconosciuta nell'ingiusta +crudeltà del re Sapore la condotta giustissima +della provvidenza di Dio contra +d'un principe che s'era messo in pensiero +di estinguere la santa religion dei +cristiani, e sopra tanti innocenti servi +del vero Dio avea sfogato il suo furore. +Quel che dovette oltre a tante miserie +ed ignominie maggiormente lacerare il +cuore di Valeriano, si può credere che +fosse il vedere che aveva un figliuolo +imperadore, un nipote Cesare, e tanti +grandi uomini da lui sollevati ai primi +posti ed onori; e pure niuno di essi +alzò mai un dito per liberarlo colla forza, +<span class="pagenum"><a name="Page_898" id="Page_898"></a>[898]</span> +o per riscattarlo coll'oro da quella vergognosa +schiavitù. Anzi dovette ben +giugnergli all'orecchio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> che l'infame +suo figliuolo <i>Gallieno</i>, non solamente niun +pensiero si prendeva di lui, mai non ispedì +a Sapore per trattare della di lui +liberazione; ma lasciava anche traspirare +il contento suo per quella disavventura, +che l'avea liberato da un padre riguardato +da lui come troppo rigoroso. A chi +con dispiacere gli parlava di questa funestissima +scena, mostrava egli di consolarsi +con dir di sapere <i>che suo padre +era uomo mortale, ed essere ben grande +la di lui sciagura, ma che finalmente v'era +incorso colla gloria di esser uom coraggioso.</i> +Ed ecco come l'ambizione sregolata +avea estinto nel cuor di Gallieno +tutti i doveri della gratitudine filiale, ed +ogni riguardo all'onore dell'imperio +romano, troppo svergognato nella persona +di Valeriano dal re altero di Persia. +Maggiormente poi dovea risaltare l'abbominevol +sua non curanza delle sventure +del padre, all'osservare come tanto +il popolo romano che le milizie deploravano +concordemente la miserabil sorte +d'un Augusto divenuto schiavo. +Fino i popoli battriani, iberi, albani e +taurosciti, quantunque non fossero sudditi +del romano imperio, si condolsero +tanto di questo sinistro caso, che non +vollero ricevere le lettere, colle quali +Sapore lor notificava la sua vittoria, e +scrissero ai generali romani, esibendosi +pronti a prestar loro aiuto per liberare +dalla schiavitù Valeriano <span class="fnote">[Idem, in Valeriano.]</span>. Rapporta +anche Trebellio Pollione le lettere scritte +(se pur non sono finte) al re <i>Sapore</i> +da <i>Balero</i> re dei Cadusi, da <i>Artabasde</i> re +dell'Armenia, e da un certo <i>Belseto</i>, +che io credo nome guasto, nelle quali +parlano in favore di Valeriano, ed esaltano +il poter de' Romani. Ma chi più +era tenuto a sbracciarsi pel prigioniero +Augusto, cioè <i>Gallieno</i> suo figliuolo, +quegli era che men degli altri pensava +<span class="pagenum"><a name="Page_899" id="Page_899"></a>[899]</span> +a liberarlo o riscattarlo. E però Valeriano, +spogliato dell'imperio, in un abisso +di miserie, continuò a vivere alcuni anni +ancora nella schiavitù, da cui finalmente +la morte il liberò. L'autore della +Cronica Alessandrina scrive <span class="fnote">[Chronicon Alexandrin., tom. II Histor. Byzantin.]</span> che i +Persiani l'uccisero nell'anno di Cristo +269, ma più verisimil sembra che +morisse di morte naturale. E morto che +fu, per ordine di Sapore, venne scorticato <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legationibus. Lactant., +de Mortib. Persecut.]</span>. +Concia la sua pelle, per maggior +vergogna del nome romano, fu posta +in un tempio, e si mostrava a tutti +gli ambasciatori vegnenti da Roma, per +ricordar loro di non fidarsi molto della +loro potenza. Il dirsi da Agatia <span class="fnote">[Agathias, lib. 4 Histor.]</span> +che Valeriano fu scorticato vivo, si può +relegar tra le favole. Ho io pur rapportata +a quest'anno la cattività di questo +imperatore, con seguitar l'opinione del +Panvinio, del Petavio, del Pearson, del +Tillemont e d'altri, perchè questa convien +più col filo delle azioni di lui a noi +conservate da Trebellio Pollione e da +Zosimo. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron., ad annum 259.]</span>, che mette la +di lui caduta nell'anno precedente, niuna +valevole pruova adduce da poter +battere l'altra opinione, che il fa prigioniere +nell'anno presente, come scorgerà +chiunque sappia farne l'esame. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXI" id="CCLXI"></a>CCLXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Licinio Augusto</span> per la quarta +volta e <span class="sc">Lucio Petronio Tauro Volusiano</span>. +</p> + +<p> +Dopo le disavventure del padre, che +non fu più contato per imperadore, restò +solo al governo del romano imperio +il di lui figliuolo Publio Licinio Gallieno. +<span class="pagenum"><a name="Page_900" id="Page_900"></a>[900]</span> +In alcune iscrizioni da me rapportate <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 254.]</span> +egli è ancora chiamato <i>Publio Licinio +Egnazio Gallieno.</i> Il Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscription.]</span>, avendo +trovato questo <i>Egnazio</i>, si avvisò ch'egli +fosse un fratello del medesimo Gallieno +Augusto, e l'opinione sua si trova seguitata +dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>. Ma egli altri +non fu che lo stesso imperadore <i>Gallieno</i>. +Da <i>Cornelia Salonina Augusta</i> ebbe +Gallieno due figliuoli, cioè <i>Publio Licinio +Cornelio Salonino Valeriano</i>, a cui abbiam +già veduto che non si tardò a concedere +il titolo di Cesare. Trovansi molte medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> +col nome suo. L'altro fu <i>Quinto +Giulio Salonino Gallieno</i>, che in alcune +rare medaglie s'incontra onorato anche +esso col titolo di <i>Cesare</i>. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span> +nella Vita di Aureliano riferisce una lettera +scritta ad <i>Antonino Gallo console</i>, +senza che noi sappiamo in qual anno +cada il consolato di costui. Dice d'essere +stato ripreso da esso console in una lettera +familiare, per aver mandato ad educare +<i>Gallieno suo figliuolo</i> presso di <i>Postumo</i>, +piuttosto che presso di <i>Aureliano</i>. +S'è disputato chi sia questo <i>Gallieno</i> +mandato nella Gallia, ed appoggiato alla +direzione di <i>Postumo</i>, governatore di +que' paesi. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> parve sospettare +in un luogo, benchè poscia sia di diverso +parere in un altro, che questi fosse +lo stesso primogenito suo, cioè <i>Gallieno</i> +ora imperadore; ma questo Gallieno è +detto <i>puer</i> da Valeriano, età che non +conviene all'Augusto Gallieno, che in +que' tempi avea già de' figliuoli. Parve +al conte Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> che fosse mandato +colà <i>Quinto Giulio Salonino Gallieno</i>, +da noi già detto secondogenito dell'imperador +Gallieno, quando Valeriano il +chiama suo <i>figliuolo</i>, e non già nipote. +Finalmente stimò il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> che +<span class="pagenum"><a name="Page_901" id="Page_901"></a>[901]</span> +questi fosse <i>Licinio Salonino Valeriano</i> +primogenito di Gallieno. Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Salonino.]</span> +il chiama <i>Salonino Gallieno</i>. +Lascerò io che altri decida cotal controversia, +per cui non si possono recare se +non conghietture, e passerò innanzi. +</p> + +<p> +Non mancavano all'<i>imperador Gallieno</i> +delle buone doti. Per conto delle +ingegno, molti si lasciava addietro. Avea +studiata l'eloquenza e la poesia; faceva +anche dei versi tollerabili; mostrava genio +alla filosofia platonica, e tale stima +ebbe di <i>Plotino</i>, eccellente maestro di +quella scuola, vivente allora, che gli era +venuto il capriccio <span class="fnote">[Porphyrius, in Vita Plotini.]</span> di rifabbricare una +città nella Campania, per ivi fondare una +repubblica di platonici; ma ne fu distornato +da' suoi cortigiani. Pareva avere +del coraggio e della prontezza <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in duobus Gallienis.]</span>; ma +solamente ciò si verificava quando era +in collera, o si sentiva irritato dallo sprezzo +altrui. La sua magnificenza e liberalità, +se vogliam credere a Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, +era qual si conveniva ad un imperadore, +amando egli di far del bene a tutti, e di +non rifiutar grazie a chiunque ne chiedeva. +Aggiugne ch'egli inclinava alla +clemenza, non avendo fatto morire chi +contra di lui s'era rivoltato. Anche Ammiano +Marcellino sembra concorde con +lui su questo punto. Tuttavia un ritratto +ben diverso di lui fece Trebellio Pollione, +e la sua crudeltà starà poco a darci +negli occhi. Del pari vedremo che andò +col progresso del tempo svanendo quella +parte di buono che in lui si trovava, +con lasciarsi egli prender la mano dall'eccessivo +amor dei divertimenti e dei +piaceri illeciti, e col divenir neghittoso +e sprezzato: cose tutte che si tirarono +dietro de' gravissimi sconcerti, e furono +quasi la rovina della repubblica romana. +Non si dee già tacere che questo principe +debolissimo, riconosciuta per ingiustissima +la fiera persecuzione mossa dal +<span class="pagenum"><a name="Page_902" id="Page_902"></a>[902]</span> +padre contra de' cristiani <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 7, c. 13. Baronius, +Annal. Eccles. ad hunc ann. Pagius, Crit. Baron. +ad hunc ann.]</span>, restituì sul +principio del suo governo la pace alla +Chiesa, vietando il recar ulteriori molestie +ai professori della legge di Cristo. +Ma non cessò per questo l'ira di Dio, +che volea puniti i Romani gentili, per aver +attizzata la crudeltà di Valeriano contra +dei suoi servi; e però si affollò ogni sorta +di disgrazie sopra l'imperio romano, regnante +Gallieno. La peste più che mai +vigorosa seguitò a mietere le vite degli +uomini; i tremuoti rovesciarono le città; +da ogni parte i Barbari continuarono a +spogliare e lacerare le contrade romane. +Il maggiore de' guai nondimeno fu, che +nel cuore del romano imperio insorsero +di mano in mano varii usurpatori e tiranni, +l'insolenza de' quali non si potè +reprimere senza lo spargimento d'infinito +sangue. +</p> + +<p> +Per la prigionia di Valeriano restarono +in una somma confusione gli affari +dell'Oriente <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 37.]</span>; e corsa questa voce per +tutto l'imperio e fra i Barbari, si spalancarono +le porte alle sedizioni, alle rapine +e ad ogni più funesta novità, quasi +che fosse rimasta vedova abbandonata +la repubblica romana, e si riputasse uomo +da nulla il di lui figliuolo Gallieno +Augusto. Trovavasi questi allora all'armata +del Reno, per opporsi ai tentativi +de' sempre inquieti Germani. Racconta +Zosimo che gli Sciti, cioè i Tartari, abitanti +di là dal Danubio, unite insieme +varie loro nazioni, divisero in due corpi +l'immensa lor moltitudine. Coll'uno entrarono +furiosi nell'Illirico, saccheggiando +e devastando le città e campagne; e +coll'altro vennero fino in Italia, ardendo +di voglia di dare il sacco alla stessa città +di Roma, ne' cui tesori speravano di +saziare la loro avidità. In fatti giunsero +fino in quelle vicinanze. Il senato allora, +per rimediare a sì gran pericolo, raunò +quanti soldati potè, diede l'armi ai più +<span class="pagenum"><a name="Page_903" id="Page_903"></a>[903]</span> +gagliardi della plebe, in maniera tale, che +mise in piedi un esercito più copioso che +quello de' Barbari: il che bastò per far +retrocedere quegli assassini. Se ne tornarono +essi al paese loro, ma con lasciar +la desolazione dovunque passarono. Incredibili +mali altresì recarono gli altri +all'Illirico, dove nello stesso tempo si +provò il loro flagello e quel della peste. +Forse la peste medesima fu quella che +cacciò di là quelle barbariche locuste. +Io non so dire se possa essere succeduto +in questi tempi ciò che vien narrato da +Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>: cioè che riuscì a Gallieno +con soli dieci mila soldati suoi di sconfiggere +presso a Milano trecentomila Barbari: +bravura di cui non intendo io di +essere mallevadore. Veramente Zosimo +attesta ch'egli dalla Gallia calò in Italia +per iscacciarne gli Sciti; ma Zonara scrive, +essere stati Alamanni que' Barbari, +a' quali diede la rotta. Gli antichi scrittori +facilmente confondono i nomi delle +nazioni barbariche. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> ed Orosio <span class="fnote">[Orosius, lib. 7, cap. 22.]</span> +in fatti scrivono che circa questi +tempi gli Alamanni, dopo aver saccheggiate +le Gallie, vennero a dare il malanno +all'Italia. Anche i Sarmati, se pur non +sono parte anch'essi degli Sciti mentovati +da Zosimo, portarono l'armi loro +contro l'Illirico nell'anno presente. Avea +in quelle parti il comando dell'armi +romane <i>Regilliano</i> <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 9.]</span>, uomo di gran valore. +Da una lettera a lui scritta da <i>Claudio</i>, +che fu poi imperadore, si raccoglie +aver egli data una gran rotta ai Sarmati +presso Scupi, città della Mesia superiore, +oggidì Uscubi nella Servia. Abbiamo da +Trebellio <span class="fnote">[Idem, cap. 8.]</span>, che essendo consoli <i>Fosco</i> +(cioè <i>Tosco</i>) e <i>Basso</i> nell'anno 258, e +sapendo le legioni della Mesia quanto +fosse immerso Gallieno nelle crapole e +nella lussuria, e che v'era bisogno d'un +<span class="pagenum"><a name="Page_904" id="Page_904"></a>[904]</span> +coraggioso generale contra de' Sarmati +già incamminati alla lor volta, proclamarono +Imperadore <i>Ingenuo</i> governator +della Pannonia. Ma o il testo di Trebellio +si dee credere guasto, o pur egli s'ingannò +in riferire la ribellione d'<i>Ingenuo</i> prima +delle sventure di Valeriano Augusto; +e dobbiamo attenerci qui ad Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, +il quale chiaramente scrive avere +la cattività di Valeriano data ansa +all'ambizion d'<i>Ingenuo</i> per ribellarsi. +Lo stesso vien confermato da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>; +e però all'anno presente dee appartenere +quel fatto. Ne fu portata la nuova a <i>Gallieno</i> +Augusto, che a gran giornate passò +colà con un esercito, dov'erano molti +Mori. <i>Aureolo</i> capitano della sua cavalleria +diede una rotta ad <i>Ingenuo</i>, per la +quale disperato si uccise. Può nondimeno +dubitarsi se in persona vi andasse +Gallieno. Abbiamo <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrann., c. 8.]</span> una sua lettera +scritta a <i>Celere Veriano</i> suo generale in +quelle parti, dove con furore inudito gli +ordina di procedere contra d'<i>Ingenuo</i> e +de' suoi seguaci senza misericordia alcuna, +con uccidere e tagliare a pezzi +chiunque de' soldati o di que' popoli avea +avuta mano in quella sollevazione; e che +quanto più farebbe di vendetta, tanto più +gusto a lui darebbe. V'ha chi dice che +<i>Ingenuo</i>, presa la città di Mursa, o di +Sirmio, dove egli risedeva, col pugnale +si levasse la vita, per non venire in man +del crudo Gallieno. Che o nell'anno +precedente o pur nel presente si rivoltassero +<i>Postumo</i> nella Gallia, <i>Macriano</i> +in Oriente, <i>Valente</i> nell'Acaia, <i>Regilliano</i> +nella Mesia, <i>Aureolo</i> nell'Illirico, è +stato parere di varii moderni storici. +Mancano a noi lumi per distinguere bene +i fili e tempi della storia, per quel che +riguarda i tiranni allora insorti nel romano +imperio; nè ho io voglia di presentar +ai lettori le dispute dei letterati +intorno a questi punti. Però chieggo licenza +di parlar di essi tiranni negli anni +<span class="pagenum"><a name="Page_905" id="Page_905"></a>[905]</span> +seguenti, perchè non o facile l'assegnar +i veri tempi de' fatti d'allora. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXII" id="CCLXII"></a>CCLXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Licinio Gallieno Augusto</span> per la +quinta volta e <span class="sc">Faustino</span>. +</p> + +<p> +Un di coloro che, alzata bandiera +contra di Gallieno Augusto, si fecero +proclamar Imperadori, fu <i>Marco Fulvio +Macriano</i> <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat. Trebell. +Pollio, in Trigint. Tyrann., cap. 8.]</span>, da noi più volte nominato +di sopra, personaggio nato bassamente, +ma che, salendo per varii gradi militari, +acquistò il credito di essere il più valoroso +e prudente generale che si avesse +allora l'imperio romano. Arrivò costui +sì avanti, che <i>Valeriano</i> Augusto, siccome +già accennai, non avea persona più +confidente di lui, e da lui appunto fu +mosso a perseguitare i cristiani <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 10.]</span>. Perchè +avea imparata la magia dai maghi +egiziani, ha sospettato taluno ch'egli fosse +di quella stessa nazione. A lui diede +Valeriano il comando dell'armata, allorchè +infelicemente prese a far guerra +a' Persiani, e per opinione di alcuni +tradito fu da lui. Tradì egli ancora il di +lui figliuolo <i>Gallieno</i>. Imperocchè dopo +la prigionia di Valeriano, giacchè nulla +era stimato Gallieno, i soldati della Soria +cominciarono, secondochè scrive Trebellio +Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 11.]</span>, a trattar di voler un +principe atto a sostenere l'imperio. Furono +a consiglio su questo <i>Macriano</i> e +<i>Servio Anicio Balista</i>, ch'era stato prefetto +del pretorio sotto Valeriano, ed +esercitava allora la carica anch'egli di +generale. Fu d'avviso Balista che niun +fosse più atto di Macriano al comando +dell'armi e al governo dell'imperio romano. +Se ne scusò Macriano con dire +di esser vecchio e zoppo; ma perchè +<span class="pagenum"><a name="Page_906" id="Page_906"></a>[906]</span> +avea due suoi figliuoli giovani, già tribuni, +e di singolar bravura, cioè <i>Quinto +Fulvio Macriano</i> e <i>Gneo Fulvio Quieto</i>, +fu conchiuso che il braccio di questi due +figliuoli supplirebbe all'età del padre; +e però <i>Macriano</i> venne acclamato <i>Imperadore +Augusto</i>, ed egli appresso promosse +alla medesima dignità i due suoi figli. +Di tutti e tre resta memoria nelle antiche +medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarbus, in Numismat. +Imperat.]</span>. Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> +vuole che Macriano usurpasse l'imperio, +essendo consoli <i>Gallieno</i> e <i>Volusiano</i>, +cioè nell'anno precedente 261. Al padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> parve questo un errore o +dello storico o del testo, perchè, secondo +lui, nell'anno 259 accade la disgrazia +di Valeriano, nè tanto potè restar +l'armata di Soria senza capo. Ma siccome +abbiam detto che non regge l'opinione +del Pagi intorno all'anno della +cattività di Valeriano, così nè pur sussiste +il negar qui fede a Trebellio. Già si +è detto che Valeriano cadde in man dei +Persiani nell'anno 260. Che poi non +succedesse sì tosto l'usurpazione da +Macriano fatta dell'imperio, si può ricavar +da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Scrive questo autore +che dopo la sventura di Valeriano +i Persiani senza paura d'alcuno portarono +l'armi vincitrici per la Soria, per +la Cilicia e Cappadocia: il che vien confermato +da Eusebio Cesariense <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span>. Presero +la nobilissima città d'Antiochia +capitale della Soria; poi Tarso insigne +città della Cilicia. Quindi misero l'assedio +a Cesarea di Cappadocia, la qual +si crede che contenesse allora quattrocento +mila anime. Gran difesa fu fatta da +que' cittadini, essendo lor capitano <i>Demostene</i>, +uomo di gran cuore, e forse +l'avrebbono scappata, se un certo medico +fatto prigione, per non poter reggere +ai tormenti, non avesse rivelato +ai nemici un sito, per cui entrati una +<span class="pagenum"><a name="Page_907" id="Page_907"></a>[907]</span> +notte, fecero una strage immensa di quei +cittadini. <i>Demostene</i> lor capitano, essendovi +ordine di prenderlo vivo, salito a +cavallo, ed imbrandito lo stocco, si cacciò +per mezzo ai Persiani, ed atterratine +non pochi, ebbe la fortuna di salvarsi. +Gran quantità di prigioni fu fatta da' Barbari +nella presa di quella città, e tutti +appena provveduti di tanto cibo che +bastasse a tenerli in vita, e senza poter +bere acqua se non una volta al giorno, +come si fa colle bestie. Finalmente i Romani +fuggiti elessero per lor capitano un +<i>Callisto</i> (il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires de Empereurs.]</span> sospetta che +Zonara voglia dire <i>Balista</i>), il quale, trovando +sbandati i Persiani, diede loro assai +busse in varii incontri, e prese anche +le concubine del re Sapore con delle +grandi ricchezze. Per queste percosse si +affrettò Sapore a ricondursi ne' suoi paesi, +seco menando l'infelice Valeriano. +Ora cotali imprese richieggono del tempo, +nè si vede che Macriano se ne impacciasse +punto; e però fondatamente si +può credere ch'esso Macriano solamente +nell'anno 261, siccome attesta Zonara, +fosse acclamato Imperadore. Credesi che +egli regnasse in Egitto; ma, se ciò è vero, +non dovette ivi piantare la sua signoria +senza spargimento di sangue, facendo +menzione <i>san Dionisio</i> vescovo alessandrino +presso Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 22.]</span> d'un'atroce +guerra civile che circa questi tempi afflisse +la città d'Alessandria, susseguita +poi da una terribil peste. Che il dominio +di Macriano si stendesse quasi per tutta +l'Asia, abbiamo motivo di crederlo senza +difficoltà; ed ivi egli comandò per più +d'un anno. +</p> + +<p> +Pensava probabilmente <i>Macriano</i> di +incamminarsi alla volta di Roma, e di +passare lo stretto di Bisanzio colla sua +armata <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 18.]</span>; ma perchè ben prevedeva +che <i>Publio Valerio Valente</i>, creato +proconsole dell'Acaia da Gallieno, uomo +d'alto affare e suo particolar nimico, +<span class="pagenum"><a name="Page_908" id="Page_908"></a>[908]</span> +gli avrebbe fatta opposizion nel +passaggio, mandò un personaggio di gran +credito, cioè <i>Lucio Calpurnio Pisone Frugi</i> <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, +per ammazzarlo. Se ne accorse +<i>Valente</i>, e non sapendo come meglio sottrarsi +ai pericoli, si fece proclamar Augusto <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, +e regnò qualche tempo nell'Acaia +e Macedonia. Non andò più +innanzi <i>Pisone</i>, ma ritiratosi nella Tessaglia, +giacchè vedea tanti che usurpavano +l'imperio, ne volle anch'egli la sua +parte, con prendere il titolo d'<i>Imperadore</i> +e di <i>Tessalico</i> in quella contrada. Ma +spedita una man di soldati da Valente, +levò di vita <i>Pisone</i>, e <i>Valente</i> stesso fu +anch'egli da lì a poco ucciso da' suoi +soldati. V'ha delle inverisimiglianze in +questi racconti; ma più ancora inverisimile +a me sembra il dirsi da Trebellio +Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 20.]</span>, che saputosi in Roma la +morte di questi due personaggi nel dì 25 +di giugno, il senato decretò gli onori divini +a <i>Pisone</i>, con dire che non si potea +trovar uomo migliore e più costante di +lui. Come mai questo, se è vero ch'egli +usurpasse l'imperio contra di <i>Gallieno</i> +padrone di Roma? Nello stesso decreto +disse il console di confidare che <i>Gallieno</i>, +<i>Valeriano</i> e <i>Salonino</i> sieno <i>nostri imperadori</i>: +intorno alle quali parole han +disputato più letterati, per determinare +chi fossero <i>Valeriano</i> e <i>Salonino</i>, e se +tutti godessero allora il titolo d'imperadori: +il che è difficile da stabilire per +varii motivi. Ora <i>Macriano</i>, messa insieme +un'armata di quarantacinque mila +combattenti, e lasciato <i>Quieto</i> Augusto +suo secondo figliuolo, assistito da <i>Balista</i>, +al governo della Soria, marciò verso +l'Europa, e passò il mare a Bisanzio. +Ma fosse nell'Illirico, o pure nelle estremità +della Tracia, gli venne a fronte +<i>Marco Acilio Aureolo</i> con altro più poderoso +esercito, per dargli battaglia, e +segui ancora qualche menar di spade <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>. +<span class="pagenum"><a name="Page_909" id="Page_909"></a>[909]</span> +Trattandosi di altri Romani, non voleva +Aureolo lasciar la briglia a' suoi, sperando +che quei di Macriano verrebbono +dalla sua parte, perchè avea fatta la +chiamata, e forse guadagnato alcuno dei +contrarii uffiziali. Ma quei non si movevano. +Per avventura venne ad imbrogliarsi +e a chinar la bandiera uno degli +alfieri di Macriano; non vi volle di più +perchè gli altri alfieri, credendo ciò fatto +non per azzardo, ma per ordine de' capitani, +abbassarono anch'essi le insegne, +e andarono in numero di trenta mila ad +unirsi con <i>Aureolo</i> <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrannis, +cap. 11.]</span>, acclamando l'imperador +Gallieno. Accortosi dipoi Macriano +che anche gli altri restati con +lui titubavano, li pregò di non voler dare +sè stesso e il figlio <i>Quinto Fulvio Macriano</i> +in mano di Aureolo. Il compiacquero +essi con ammazzar lui e il figliuolo; +e, ciò fatto, passarono anch'essi all'armata +di Aureolo. Trebellio Pollione dà +la gloria di questo fatto a <i>Domiziano</i>, +valoroso capitano d'esso Aureolo, facendosi +credere che Aureolo non v'intervenisse +in persona. Da san Dionisio +Alessandrino <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 7, cap. 23.]</span> si ricava che la caduta +di <i>Macriano</i>, per cui restò l'imperadore +Gallieno libero da un nemico che gli facea +gran ribrezzo, accadde nell'<i>anno +nono</i> dell'imperio d'esso Gallieno, e però +nel presente. Si vuol qui aggiungere che +restò tuttavia padrone di quasi tutte le +provincie orientali <i>Gneo Fulvio Quieto</i>, +dichiarato, come già dissi, Augusto da +Macriano suo padre. Stavagli a' fianchi +<i>Balista</i>, personaggio di gran senno e di +sperimentato valore. Ma giunta la nuova +che il di lui padre e fratello erano +stati vinti e tolti dal mondo, cominciarono +le città dell'Oriente l'una dopo +l'altra a ritirarsi dall'ubbidienza di +Quieto. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> pretende che <i>Odenato</i> +da Palmira, di cui parleremo fra poco, +quegli fosse che, assediato Quieto nella +<span class="pagenum"><a name="Page_910" id="Page_910"></a>[910]</span> +città di Emesa, l'uccidesse. Trebellio +Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 17.]</span> sembra piuttosto attribuire +la di lui morte ai soldati che Aureolo +avea spedito per prenderlo vivo. Quanto +a <i>Balista</i>, o egli se ne fuggì, o per mezzo +di qualche accordo ebbe la facoltà di +ritirarsi. Anch'egli, scrivono che prendesse +dipoi il titolo d'<i>Imperadore Augusto</i> +in qualche parte dell'Oriente, e si +mantenesse sino all'anno 264. In fatti +v'ha qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> che cel rappresenta +Augusto. Ma io torno a desiderare +che le medaglie di tanti tiranni +vivuti in questi tempi sieno tutte legittime +e vere, perchè non son mancati di +coloro che, per farsi ben pagare dai dilettanti +di sì fatte anticaglie, han saputo +formar di pianta monete simili alle antiche +col mutar le loro iscrizioni. Trebellio +Pollione confessa ingenuamente di +non sapere se <i>Balista</i> prendesse sì o +no la porpora; ed esservi scrittori che +asseriscono essersi egli ritirato ad una +vita privata. Quel che è certo, egli fu +dipoi ucciso, chi dice per ordine di <i>Odenato</i>, +e chi dai soldati di <i>Aureolo</i>, con +riferire la di lui morte all'anno 264: +circostanze tutte dubbiose, e che non si +possono chiarire. Noi sappiamo ancora +che dopo la morte d'<i>Ingenuo</i> tiranno +<i>Quinto Nonio Regilliano</i> nell'Illirico <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 9.]</span> +si sollevò e prese il titolo d'<i>Imperadore +Augusto</i>. Costui, siccome di sopra accennai, +fece di molte prodezze contra dei +Sarmati, e ricuperò l'Illirico, che per la +dappocaggine di Gallieno era quasi tutto +perduto. Ciò dovette avvenire prima di +usurpar l'imperio; ma in qual tempo +egli l'usurpasse, nol possiamo determinare; +e noi vedremo fra poco che anche +<i>Aureolo</i> prese il titolo d'Augusto nel +medesimo Illirico. Per quel che scrive +Trebellio, fu un accidente che costui fosse +promosso all'imperial dignità dai soldati, +i quali, scherzando sul nome di +<span class="pagenum"><a name="Page_911" id="Page_911"></a>[911]</span> +<i>Regilliano</i>, trovarono che Dio gli avea dato +questo nome, acciocchè divenisse re, e +per questo l'acclamarono Augusto. Ma +quei medesimi soldati poi per timore +della crudeltà di Gallieno, già provata +nella ribellion d'Ingenuo, e per le premure +di quei popoli che non voleano quel +peso addosso, diedero ad esso Regilliano +la morte. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXIII" id="CCLXIII"></a>CCLXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Albino</span> per la seconda volta e <span class="sc">Massimo +Destro</span>. +</p> + +<p> +Credesi che il primo console fosse +nominato <i>Marco</i> o <i>Manio Nummio Albino</i>, +perchè v'ha un'iscrizione romana, dove +egli è chiamato <i>consul ordinarius iterum</i>. +Che così fosse, può darsi. Ma nell'antico +catalogo <span class="fnote">[Apud Bucherium et Eccardum.]</span> de' prefetti di Roma +noi troviamo che <i>Nummio Albino</i> era stato +<i>prefetto di Roma</i> nell'anno 261, e +seguitò ad esercitar quella carica nell'anno +seguente ed anche nel presente; e +non sapendo noi che fosse per anche +introdotto di dare ad un solo quelle due +dignità nel medesimo anno, perciò può +restar sospetto che fossero due persone +diverse; se non che andando innanzi, +cominceremo a trovare chi, essendo prefetto +di Roma, esercitò nello stesso tempo +il consolato. Circa questi tempi i +Germani penetrarono colle loro scorrerie +fino in Ispagna. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> +ed Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> scrivono che i Franchi, +popoli allora della Germania, quei furono +che, entrati nelle Gallie, vi fecero immensi +saccheggi, e di là passarono nella +Spagna Tarragonese, dove presero per +forza e saccheggiarono la capitale di +quel paese, cioè Tarragona; e trovata +<span class="pagenum"><a name="Page_912" id="Page_912"></a>[912]</span> +copia di navi, andarono insino a visitar +l'Africa. Paolo Orosio <span class="fnote">[Paulus Orosius, Histor., lib. 7.]</span> attesta anche +egli la desolazione lasciata da costoro +nella Spagna, con aggiungere che ne restavano +anche a' suoi tempi le funeste +memorie, e che durò per dodici anni la +persecuzione da loro recata a quelle contrade. +Fu di parere il Valesio <span class="fnote">[Valesius, Rer. Franc., lib. 11.]</span> che costoro +non per le Gallie, ma per l'Oceano +passassero in Ispagna, come poi fecero +i Normanni nel secolo nono; ed Eumene <span class="fnote">[Eumenes, in Panegyrico Constantin.]</span> +porge buon fondamento a questa +opinione, che sembra più verisimile, che +non è il creduto loro passaggio per le +Gallie. A queste calamità son da aggiugnere +l'altre narrate tutte in un fiato <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in +Breviar. Orosius, Histor., lib. 7.]</span> +da Aurelio Vittore, da Eutropio e da +Orosio, ancorchè non se ne sappia il +tempo preciso. Cioè, che la Dacia, di cui +quella che oggi è Transilvania, era anticamente +una parte, e tutto quanto il +paese conquistato una volta da Traiano +venne in potere dei Barbari. Secondo +Eutropio, i Quadi e i Sarmati devastarono +la Pannonia. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> scrive che +l'occuparono. Orribili ancora furono i +danni recati dagli Sciti, cioè dai Goti, +alle provincie dell'Europa e dell'Asia, +colle quali confinavano. Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> +racconta che costoro s'impossessarono +della Tracia, devastarono la +Macedonia, e vennero ad assediare Tessalonica, +oggidì Salonichi. Fu loro data +battaglia nell'Acaia da <i>Macriano</i> general +de' Romani, diverso da colui che abbiam +veduto di sopra, e il cui vero nome +probabilmente era <i>Marziano</i>, di cui parleremo +più abbasso. Sconfitti se n'andarono +i Barbari. L'altro esercito di essi +Goti, passato nell'Asia, pervenne sino +ad Efeso, dove, dato in prima il sacco al +celebre e ricchissimo tempio di Diana, +poscia lo consegnarono alle fiamme. Lo +<span class="pagenum"><a name="Page_913" id="Page_913"></a>[913]</span> +storico Giordano <span class="fnote">[Jordanus, de Rebus Geticis, cap. 20.]</span> non lasciò indietro +questa partita, con dire che i Goti condotti +da Respa, Veduco, Turo e Varo +loro capitani, vi saccheggiarono varie +città, incendiarono il tempio di Diana +Efesina, e nella Bitinia spogliarono e diroccarono +la bella città di Calcedonia. +Carichi di bottino nel ritornare a casa +devastarono Troia ed Ilio: lasciarono i +segni della loro fierezza nella Tracia, e +presero la città d'Anchialo, posta alle +radici del monte Emo, dove si fermarono +molti dì per que' bagni caldi che quivi +si trovavano. Dopo di che se ne tornarono +ai lor paesi. Ma non si contentarono +di questo que' Barbari. Un sì gustoso +mestiere li fece altre volte ritornare +ai danni delle provincie romane. Crede +il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> che l'irruzione suddetta +de' Goti appartenga all'anno precedente, +perchè si figura celebrati allora +i decennali di Gallieno. Ma chi riferisce +a quest'anno esse feste, vi unisce ancora +i pianti dell'Asia per cagion dei suddetti +Barbari. +</p> + +<p> +In qual anno <i>Postumo</i> governator +delle Gallie si rivoltasse contra di Gallieno +Augusto, e prendesse il titolo di +<i>imperadore</i>, è tuttavia in disputa, nè io +son qui per entrare in sì fatte liti di +critica che il lettore non aspetta da me. +Certo è che almen qualche tempo prima +dell'anno presente egli usurpò l'imperio +in quelle parti. Per quanto credono gli +eruditi di ricavar dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, era +il suo nome <i>Marco Cassio Latieno Postumo</i>, +benchè Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +et in Gallieno.]</span> il chiami +<i>Postumio</i>. In una iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 360, n. 5.]</span> da +me data alla luce, non <i>Latieno</i>, ma <i>Latino</i> +si vede appellato. Questi era bassamente +nato, ma giunto ad essere uno +de' più eccellenti capitani che si avesse +Roma allora, uomo di singolar prudenza +<span class="pagenum"><a name="Page_914" id="Page_914"></a>[914]</span> +e gravità, che con tutta la sua severità +intendeva l'arte di farsi amare dai popoli +e dai soldati. <i>Valeriano Augusto</i>, che +sapea ben discernere i meriti delle persone, +gli avea dato il governo delle Gallie, +acciocchè il suo valore servisse a +rintuzzar l'orgoglio de' Franchi e d'altre +nazioni germaniche transrenane, già +usate a molestar le provincie romane. +Tal credito s'era egli acquistato, ch'esso +Valeriane gl'inviò suo nipote <i>Salonino</i>, +non so se il primo o se il secondo figliuolo +di <i>Gallieno</i>, acciocchè l'istruisse +nelle arti convenienti ad un principe e +ad un guerriero. Ma se Postumo era dotato +di tanti bei pregi, non si trovava già +in lui l'importantissimo della fedeltà. Il +sapersi nelle Gallie la vita lussuriosa e +scandalosa che menava <i>Gallieno</i> in Roma +cagionò in que' popoli un tal disprezzo di +questo principe, aiutato probabilmente +anche dalle scerete insinuazioni d'esso +Postumo, che pensarono a provvedersi +d'un imperadore, in cui concorresse il +valore e il senno, per difendersi dai nemici +Germani. Avea Postumo, per relazione +di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, sconfitto un corpo +di que' Barbari passati di qua dal Reno, e +distribuito ai soldati il bottino fatto <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 38.]</span> +Silvano capitan delle guardie del giovinetto +<i>Salonino Cesare</i> l'obbligò ad inviar +quella preda al principe: il che sì forte +amareggiò i soldati, mal soddisfatti per +altro, poichè lor non piaceva di star +sotto il comando di un fanciullo, cioè di +esso <i>Salonino</i>, che, alzato rumore, proclamarono +<i>imperadore Postumo</i>. Il che +fatto, marciarono tutti a Colonia, dove +dimorava esso <i>Salonino</i>, gridando di voler +nelle mani il principe e <i>Silvano</i>, ed +assediarono quella città. Bisognò darli, +e Postumo li fece morire amendue, aggiugnendo +quest'altra taccia alla violata +fede contra del suo sovrano. Non vi fu +popolo alcun delle Gallie che nol riconoscesse +volentieri per imperadore; e pare +che anche le Spagne e l'Inghilterra si +<span class="pagenum"><a name="Page_915" id="Page_915"></a>[915]</span> +sottomettessero al di lui imperio; e tolta +la fellonia, era egli ben degno di reggere +popoli <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 2 et 4.]</span>. Nello spazio di sette anni +che Postumo regnò, anche nelle Gallie +regnò la felicità: tanta era la sua moderazione +e giustizia, tanto il suo valore, +per cui ridusse i Germani a contenersi +nei loro limiti, e fabbricò anche alcune +castella nel loro paese. Egli si trova nelle +medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> (se pur tutte son vere) appellato +console per la quarta volta. Avea +un figliuolo nomato <i>Caio Giunio Cassio +Postumo</i>, a cui diede il titolo di <i>Cesare</i>, +e poi quello di <i>Augusto</i>. Fu Postumo +il più potente e terribil avversario che +si avesse Gallieno, non tanto per la sua +buona testa, quanto per l'amore che gli +portavano i popoli delle Gallie, e per lo +grande squarcio ch'egli avea fatto dell'imperio +romano. +</p> + +<p> +Ora <i>Gallieno Augusto</i> (io non so +dire in qual anno) con buon esercito +marciò in persona contra di Postumo. +<i>Teodoto</i> era il generale della sua armata. +Posero l'assedio ad una città, dove s'era +rinchiuso Postumo; ma nel fare Gallieno +la ronda intorno a quella città, fu ferito +da una saetta, e dovette cessare per questo +l'assedio. Se poi Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> +tien qualche ordine ne' suoi racconti, +circa questi tempi, o pur nell'anno +precedente, il medesimo Gallieno, conducendo +seco due bravi capitani, cioè +<i>Aureolo</i> e <i>Claudio</i> (il qual fu poscia imperadore), +tornò di nuovo a far guerra a +Postumo. Fu allora che Postumo dichiarò +imperadore Augusto e collega suo +<i>Marco Aurelio Piavvonio Vittorino</i>, uomo +di grande abilità nel mestier della +guerra, benchè perduto dietro le femmine, +per poter più facilmente opporsi agli +sforzi di Gallieno. Seguirono varii combattimenti +o scaramuccie, e in una battaglia +restò anche sconfino Postumo; ma +senza apparire che per questo sinistro +<span class="pagenum"><a name="Page_916" id="Page_916"></a>[916]</span> +colpo peggiorassero gli affari di lui, e +ne profittasse quei di Gallieno. Parimente +intorno a questi tempi un'orribil disavventura +accadde in Bisanzio. Per quanto +sembra dire Trebellio, dovea essere venuto +alle mani il popolo di quella città +colla guarnigione; e prevalendo la forza +de' soldati, restò tagliata a pezzi quella +cittadinanza, in maniera che tutte le vecchie +famiglie vi perirono, a riserva di +coloro che o per la mercatura o per la +milizia n'erano lontani. Gallieno adunque, +sbrigato che fu dalla guerra di Postumo, +passò alla volta di Bisanzio, dove +non ispirava di entrare se non colla +forza. Ma, avendo capitolato quel presidio, +v'entrò; e poi, senza osservar la +parola e il giuramento, fece uccidere +tutti quanti que' soldati che vi si trovarono. +Di là poi frettolosamente, e glorioso +per quel macello, come se ne avesse riportata +qualche gran vittoria, sen venne +a Roma, dove celebrò con grande e disusata +pompa il decennio compiuto del +suo imperio. Secondo il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron. ad annum 262.]</span>, +questa solennità si fece nel precedente +anno; secondo altri, nel presente, perchè +in questo terminava esso decennio, e si +faceano i voti pubblici per la conservazione +dell'imperadore per un altro decennio. +Le medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> ne parlano, ma +senza chiarirne il tempo. Racconta lo +stesso Trebellio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> che <i>Gallieno</i> corteggiato +da tutto il senato e dall'ordine +equestre, e dalle milizie vestite di bianco, +preceduto dal popolo e fin da' suoi +servi e dalle donne che portavano torcie +e lampade accese, processionalmente si +portò al Campidoglio. Cento buoi colle +corna dorate e con gualdrappe di seta +(cosa preziosa in que' tempi) e ducento +bianche agnelle, andavano innanzi per +servire ai sagrifizii. V'intervennero ancora +dieci elefanti che si trovavano allora +in Roma; e mille e ducento gladiatori +superbamente vestiti. V'erano carrette +<span class="pagenum"><a name="Page_917" id="Page_917"></a>[917]</span> +che menavano ogni sorta di buffoni, ed +altre, nelle quali si rappresentavano le +forze dei ciclopi. Per tutte in somma le +strade altro non si vedeva che giuochi, e +le acclamazioni dappertutto andavano al +cielo. Comparivano in fine centinaia di +persone, fintamente vestite, chi alla gotica, +chi alla sarmatica, ed altre con abiti +da Franchi e da Persiani. Con questa +vana pompa, o sia con questa mascherata, +si credeva l'inetto principe d'imporre +al popolo romano, il quale in +mezzo agli applausi si burlava di lui, +mostrandosi favorevole, chi a <i>Postumo</i>, +chi a <i>Regilliano</i>, il qual non dovea per +anche essere ucciso; ed altri ad <i>Emiliano</i> +e a <i>Saturnino</i>, che già si dicevano +anch'essi rivoltati. I più nondimeno compiangevano +la prigionia di Valeriano, a +cui nulla pensava l'ingrato figliuolo. Accadde, +che conducendosi fra la turba dei +finti Persiani anche il re di Persia, come +prigioniere (cosa che moveva il riso a +tutti), alcuni buffoni si cacciarono fra +que' Persiani, guatando attentamente +ognun d'essi in viso. Interrogati che +cercassero con tanta premura, risposero: +<i>Cerchiamo il padre del principe</i>. Gallieno, +che mai non si risentiva all'udir parlare +dell'infelice suo padre, e solamente mutava +discorso con dire agli astanti: <i>Cosa +di buono avremo al pranzo? che solazzi +abbiam da godere oggi? vi sarà egli spasso +domani al teatro, al circo?</i> avvertito +della facezia di que' buffoni, allora prese +fuoco; e fattili imprigionare, li condannò +ad essere bruciati vivi: sentenza e spettacolo +che amareggiò sommamente il popolo, +e talmente se ne dolsero i soldati, +che ne fecero a suo tempo aspra vendetta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_918" id="Page_918"></a>[918]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXIV" id="CCLXIV"></a>CCLXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Licinio Gallieno Augusto</span> per la +sesta volta e <span class="sc">Saturnino</span>. +</p> + +<p> +Ho io prodotta un'iscrizione <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 365.]</span> posta +a <i>Lucio Albino Saturnino console</i>, ma +senza poter determinare se ivi si parli +di <i>Saturnino</i> console di quest'anno. S'è +fatta poco fa menzione di <i>Saturnino</i>, personaggio +anch'esso usurpator dell'imperio +in questi calamitosi tempi di Roma. +Quel poco che ne sappiamo, l'abbiamo dal +solo Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebell. Pollio, in Trigint. Tyrann., c. 22.]</span>, il quale non +seppe nè pur egli dirci altro, se non che +era uomo di prudenza singolare, di vita +amabile, e che avea riportato più vittorie +contra dei Barbari; ma senza poter assegnare +nè il tempo, nè il paese, dove +l'armata posta sotto il suo comando gli +diede la porpora imperiale. Probabilmente +egli comandava ai confini della Scizia. +Ma perchè parve, nell'andar innanzi, +troppo severo, que' medesimi che gli aveano +dato l'imperio, quello, insieme +colla vita, gli tolsero. Maraviglia è come +quello storico ed altri sì vicini a questi +tempi sì poco sapessero di quegli avvenimenti. +Per quello che riguarda <i>Emiliano</i>, +mentovato anch'esso poco fa da +Trebellio Pollione, non è per anche stabilita +la serie de' suoi nomi, perchè le +poche medaglie che s'hanno di lui, lasciano +dubbio d'impostura. Vien creduto +non diverso da quell'<i>Emiliano</i> che, +per attestalo di Dionisio Alessandrino <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 11.]</span>, +perseguitò malamente i cristiani in Egitto. +Era egli generale dell'armi romane +in quelle stesse provincie <span class="fnote">[Trebell. Pollio, in Triginta Tyrann., c. 21.]</span>, quando, +insorta una briga per avere un soldato +battuto un servo, a cui era scappato +detto, <i>essere migliori le scarpe sue che +<span class="pagenum"><a name="Page_919" id="Page_919"></a>[919]</span> +quelle dei soldati</i>, la plebe alessandrina, +solita per ogni bagattella a muoversi e +a far sedizione, s'attruppò, e con armi e +sassi andò infuriata a trovar <i>Emiliano</i>, +regolandolo ancora d'alcune sassate. +Dicono ch'egli non trovasse altro scampo +che quello di farsi dichiarar <i>imperadore</i>, +per poter comandare a bacchetta +e farsi più rispettare. Per quel tempo +ch'egli regnò tenne con vigore l'imperio +e visitò la Tebaide e tutto l'Egitto, mettendo +buon ordine dappertutto. Ma spedito +colà da Gallieno un esercito sotto +il comando di <i>Teodoto</i>, Emiliano, nel +punto che si preparava a far una spedizione +contro agl'Indiani, fu preso e +strangolato in prigione. Voleva poi Gallieno +crear <i>Teodoto proconsole</i> dell'Egitto, +acciocchè godesse più autorità e balìa; +ma ne fu ritenuto dai sacerdoti, +perchè v'era una predizione, che allora +l'Egitto tornerebbe in libertà, quando +v'entrassero i fasci consolari che si davano +ai proconsoli, e la pretesta dei Romani. +Trebellio Pollione cita per testimonio +di ciò Cicerone e Procolo grammatico. +Il tempo, in cui Emiliano usurpò +la porpora e perdè la vita, indarno si va +ora cercando. Lo stesso Pollione nel +precedente anno parlò di <i>Aureolo</i>, come +di persona già ribellata contra di Gallieno +Augusto. Per questa ragione metto +io sulla scena costui nell'anno presente, +benchè trovi qui imbrogliati non poco i +conti di quello storico <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrann., +et in Gall.]</span>. Sembra che +egli proponga la di lui ribellione avvenuta +non molto dopo la cattività di <i>Valeriano +imperadore</i>; e perciocchè dipoi si vede +ch'egli combattè in favor di Gallieno +contra di Macriano, ed anzi poco fa +in compagnia del medesimo Gallieno, lo +abbiam veduto far guerra a Postumo; +non si può già facilmente credere che +così presto egli si rivoltasse. Pollione +l'acconcia con dire che Gallieno fece +pace con Aureolo, e di lui si servì poscia +contra di Postumo. Altri sono stati di +<span class="pagenum"><a name="Page_920" id="Page_920"></a>[920]</span> +avviso che il prendesse per collega nell'imperio +per abbattere col braccio di +lui gli altri tiranni: tutte cose improbabili +presso chi sa le gelosie e le diffidenze +dei dominanti. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 40.]</span> riferisce +la rivolta d'esso <i>Aureolo</i> all'anno 267, +ed in ciò è seguito da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Questa +pare la più verisimil opinione. Nelle +medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> che restano d'esso tiranno +si vede ch'egli era appellato <i>Manio</i> (e +non già <i>Marco</i>) <i>Acilio Aureolo</i>. Il governo +dell'Illirico fu a lui conferito da Gallieno; +ma egli, guadagnati gli animi dei +soldati, si fece acclamar <i>Imperadore</i>. Se +dice il vero il sopraccitato Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>, +nell'anno precedente <i>Odenato</i> +re de' Palmireni ottenne l'imperio di +tutto l'Oriente. Riserbo io le notizie di +questo insigne personaggio all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXV" id="CCLXV"></a>CCLXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Licinio Valeriano</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Lucio Cesonio Lucilio Macro +Rufiniano</span>. +</p> + +<p> +Il primo console, cioè <i>Valeriano</i>, comunemente +vien creduto il fratello di +<i>Gallieno Augusto</i>, con opinione ch'egli +nell'anno 259 fosse stato console sostituito. +Tempo è ormai di parlare di +<i>Odenato</i>, il cui nome si rendè ben celebre +per le imprese da lui fatte in servigio +dell'imperio romano in Oriente. Egli <span class="fnote">[Agathias, lib. 4 Histor.]</span> +era nato in Palmira, città nobile +della Fenicia, non lungi dall'Eufrate, +delle cui rovine ed antichità han rapportato +molte notizie in questi ultimi tempi +i viaggiatori inglesi. Ch'egli fosse solamente +cittadino e decurione in quella +città, lo scrive Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>. Ciò vien +<span class="pagenum"><a name="Page_921" id="Page_921"></a>[921]</span> +anche confermato da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 38.]</span>, il quale +nondimeno aggiunge aver egli avuto +delle milizie proprie: il che sembra indicare +ch'egli fosse uno dei principi dei +Saraceni abitanti verso l'Eufrate e collegati +dei Romani, siccome ancora fu di +parere Procopio <span class="fnote">[Procopius, de Bello Pers., lib. 11.]</span>. Fece Dio nascere +in questi tempi un uomo tale per umiliar +l'orgoglio di <i>Sapore</i> re della Persia, +che dopo la gran vergogna inferita ai +Romani, col fare suo schiavo il loro +<i>imperador Valeriano</i>, pareva in istato di +assorbir tutte le provincie romane dell'Oriente. +Avea <i>Odenato</i> <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 14.]</span> in sua gioventù +fatto il noviziato della guerra nella +caccia delle fiere, prendendo lioni, +pardi, orsi ed altri animali selvatici, ed +indurando il corpo ai venti e alle pioggie. +Veduto ch'egli ebbe divenuto formidabile +a tutto l'Oriente il re Sapore per le vittorie +guadagnate sopra i Romani, abbiamo +da Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legationibus, t. I +Histor. Byzantin.]</span>, che per +comperarsi la buona grazia di quel regnante, +gli inviò molti cammelli carichi +di preziosi regali, con lettera di tutta +sommessione e rispetto. All'alterigia di +Sapore (male ordinario dei gran tiranni +dell'Oriente) parve un'insolenza l'atto +di Odenato, che, essendo persona privata, +avesse osato di scrivergli senza presentarsi +egli in persona al soglio suo. Il +perchè stracciò quella lettera, fece gittar +nel fiume que' presenti, e disse ai messi +ch'egli saprebbe ben insegnar le creanze +al loro signore, e come un par suo dovea +trattare con chi era suo padrone, e +che sterminerebbe lui colla sua famiglia +e patria. Contuttociò, s'egli bramava un +gastigo men rigoroso, venisse a prostrarsi +ai suoi piedi colle mani legate. Fu allora +che Odenato, non sapendo digerir +tanta boria, nè tollerar le mal meritate +minaccie del barbaro regnante, si gittò +affatto nel partito de' Romani. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> +<span class="pagenum"><a name="Page_922" id="Page_922"></a>[922]</span> +scrive, esser egli stato quello che +nella Mesopotamia assediò in Emesa +<i>Quieto</i> figliuolo di <i>Macriano</i> tiranno, ed +il fece uccidere. Da lui parimente <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallienis.]</span> +tolta fu la vita a <i>Batista</i>, usurpatore anche +esso dell'imperio in Oriente. Appresso +mosse una fiera guerra al re di Persia; +ricuperò Nisibi e Carre e tutta la Mesopotamia. +S'era egli dato il vanto di voler +anche cavar dalle mani de' Persiani il +prigionier Valeriano; e perciocchè mostrava +in tutto dipendenza da Gallieno +Augusto, ed ubbidienza agli ordini che +venivano da lui, fu creato governatore +e generale dell'Oriente da esso imperadore. +Avvennero questi fatti negli anni +addietro. +</p> + +<p> +Che Odenato anche prima di questo +anno entrato nelle terre de' Persiani, +grande strage facesse di loro, ed arrivasse +fino a Ctesifonte, capitale allora di +quella monarchia, si può raccogliere da +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 29.]</span> e da Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 14.]</span>. +Ma verso questi tempi egli di nuovo, più potente +e risoluto che mai, tornò addosso +ai Persiani, e mise l'assedio a Ctesifonte. +Molti combattimenti e saccheggi di tutto +quel paese, e macello incredibile della +nemica genie fu ivi fatto. Ma perchè +tutti i satrapi della Persia si unirono +per la comune difesa, non potè far crollare +ai suoi voleri quella metropoli. Portate +intanto a Gallieno le nuove, qualmente +<i>Odenato</i>, dopo aver liberata dai +Persiani la Mesopotamia, era giunto +sotto Ctesifonte, avea messo in fuga il +re Sapore, presi molti di questi satrapi, +e fatta strage di que' Barbari: per consiglio +di <i>Valeriano</i> suo fratello e di <i>Lucilio</i> +suo parente, che abbiam veduto consoli +ordinarii nell'anno presente, a motivo +di maggiormente attaccare <i>Odenato</i> +agl'interessi del romano imperio, gli +diede il titolo di <i>Augusto</i>, dichiarandolo +<span class="pagenum"><a name="Page_923" id="Page_923"></a>[923]</span> +suo collega, ed ordinando che si battessero +monete in onore di lui, delle quali +alcune ancora ne restano <span class="fnote">[Goltzius, et Mediob., in Numism. Imperat.]</span>. A molti +dovette parere strana una tal risoluzione, +perchè restava giustificatamente in mano +ad Odenato, principe straniero, tutto lo +Oriente; e pure, se dice il vero Trebellio +Pollione, il senato e tutto il popolo +romano sommamente lodarono questo +fatto, probabilmente sperando che andasse +a terra l'inetto Gallieno, e che +questo valoroso Fenicio avesse poi da +rimettere in buon sesto il troppo sfasciato +imperio romano. E ciò basti per +ora di Odenato. Benchè non si sappia il +tempo preciso in cui anche <i>Trebelliano</i> +non volle esser da meno di tanti altri +usurpatori dell'imperio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno, et in Trig. +Tyrann., cap. 14.]</span>, pure ne +parleremo qui. Solamente noi sappiamo +che costui, nominato <i>Caio Annio Trebelliano</i> +in qualche medaglia <span class="fnote">[Goltzius, et Mediob., Numism. Imper.]</span> (se pur +son legittime le medaglie di lui), trovando +nella Isauria quel popolo malcontento +di Gallieno, e bramoso di un condottiere, +prese il titolo d'<i>imperadore</i>, e nella +rocca d'Isauria si fabbricò un palazzo. +Fra que' luoghi stretti del monte Tauro +si mantenne egli per qualche tempo; +ma speditogli contro da Gallieno <i>Causisoleo</i> +Egiziano, fratello di quel <i>Teodoto</i> +che avea preso Emiliano tiranno dell'Egitto, +ebbe maniera di tirarlo a campagna +aperta, di dargli battaglia, di sconfiggerlo +e di levargli la vita. Ma quei +popoli per paura di gastighi continuarono +nella lor ribellione e libertà, nè si poterono +per gran tempo, e forse mai più, +rimettere all'ubbidienza della repubblica +romana. Nè pure all'Africa mancarono +i suoi disastri <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis.]</span>. Quivi per cura di <i>Vibio +Passieno</i> proconsole, e di <i>Fabio Pomponiano</i> +general dell'armi ai confini nella +Libia, fu creato imperadore un <i>Tito +Cornelio Celso</i> semplice tribuno, e vestito +colla porpora imperiale da una <i>Galliena</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_924" id="Page_924"></a>[924]</span> +cugina del medesimo Gallieno Augusto. +Ma non passarono sette dì che costui fu +ucciso, il suo corpo dato ai cani, ed impiccata +l'effigie sua per opera del popolo +di Sicca, il quale s'era mantenuto fedele +a Gallieno. Abbiamo un'iscrizione <span class="fnote">[Panv., in Fast. Cons. Maffeius, Veron. +Illustr.]</span> +comprovante ch'esso Gallieno fece in +quest'anno rifabbricar le mura di Verona; +perlochè quella città prese il +titolo di Galleniana. Il lavoro fu cominciato +a dì 5 d'aprile, e terminato +nel dì 4 di dicembre. Dovea servire quella +città d'antemurale agl'insulti de' Germani. +A' tempi del gran Pompeo era +essa divenuta colonia de' Romani <span class="fnote">[Incertus, in Panegyrico Constant., cap. 8.]</span>; +ma, scaduta per le guerre, trovò miracolosamente +un ristoratore in questo sì +disattento e scioperato Augusto. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXVI" id="CCLXVI"></a>CCLXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Licinio Gallieno Augusto</span> per la +settima volta e <span class="sc">Sabinillo</span>. +</p> + +<p> +Per gli nuovi tiranni che ogni dì saltavano +fuori, conquassato era l'imperio +romano; ma poco parea che se ne affliggesse +la testa leggiera di Gallieno imperadore <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>. +Quando gli giugneva la +nuova che l'Egitto era perduto: <i>E che?</i> +diceva egli, <i>non potremo noi vivere senza +il lino d'Egitto?</i> Veniva un altro a +dirgli le orribili scorrerie fatte dagli Sciti +nell'Asia, e i tremuoti che aveano in +quelle parti diroccate le città, rispondeva: +<i>Non potremo noi far senza le loro spume +di nitro per lavarci?</i> Udita la perdita +delle Gallie, se ne rise, dicendo: <i>Sto a +vedere che la repubblica sia sbrigata, se +non verran più le tele di Arras</i>. Così questo +imperadore con aria da filosofo, ma +con vera dappocaggine e stoltizia di principe. +E intanto le applicazioni sue più +<span class="pagenum"><a name="Page_925" id="Page_925"></a>[925]</span> +serie erano dietro alla cucina e alle tavole +per mangiar bene e ber meglio, e a +soddisfar le sfrenate voglie della libidine +sua, e a far comparse di lusso disusato, +senza prendersi pensiero del pubblico +governo, e senza mettersi affanno di tante +ribellioni e disastri che fioccavano da +tutte le bande sul romano imperio. Abbiamo +da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> ch'egli, +oltre alla moglie <i>Salonina Augusta</i>, teneva +varie concubine, fra le quali la principale +fu <i>Pipa</i>, figliuola del re de' Marcomanni, +per ottenere la quale cedette +ad esso re una parte della Pannonia +superiore. E questa sua trascuraggine +appunto era quella che animava or questo +or quello ad alzar bandiera contra +di lui, e ad usurpare il nome d'imperadore. +Trovò egli nondimeno un ingegnoso +spediente per mettere freno all'esaltazione +di nuovi Augusti <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, e fu quello +di proibir da lì innanzi che i senatori +avessero impieghi nella milizia, e si trovassero +nelle armate, perchè diffidava +di chiunque era in credito, e poteva aspirare +all'imperio, o muover altri a liberarsi +da lui. Uso fu degli Augusti di +condur sempre seco ne' viaggi e nelle +guerre un numero scelto di senatori, +che formavano il loro consiglio, e mantenevano +ne' popoli e nelle soldatesche il +rispetto dovuto al senato, e comandavano +bene spesso le armate. Tutto il +contrario fece Gallieno. E di qui poi venne, +che avvezzatisi i senatori a godersi +in pace i loro posti e beni, e a risparmiar +le fatiche, i pericoli e le sedizioni +della milizia, più non cercarono di far +cessare quella legge di Gallieno: perlochè +sempre più venne calando la loro +stima ed autorità, e crebbe l'insolenza +di chi comandava e maneggiava l'armi. +</p> + +<p> +Intorno a questi tempi pare che succedesse +nelle Gallie il fine di <i>Postumo</i>, +stato per più anni tiranno, o sia imperadore +in quelle parti, dove ancora avea +<span class="pagenum"><a name="Page_926" id="Page_926"></a>[926]</span> +preso il quarto consolato. Scrivono <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., cap. 2.]</span> +ch'egli mantenne sempre que' popoli in +istato felice, mercè del suo senno e valore, +ed era anche universalmente amato +e rispettato. Tuttavia si sollevò contra +di lui <i>Lucio Eliano</i>, che prese il titolo +d'<i>Imperadore</i> in Magonza. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> +scrive, che avendo Postumo presa quella +città, per non aver voluto abbandonarne +il sacco ai soldati, costoro l'uccisero +insieme col giovane Postumo suo +figliuolo. Ho io con Aurelio Vittore appellato +<i>Eliano</i> l'emulo che si rivoltò +contro di lui; ma questi infallibilmente +non è se non quel personaggio che da +Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trig. Tyran., cap. 4.]</span> vien chiamato <i>Lolliano</i>, +e tale ancora si trova il suo nome +presso d'Eutropio. Postumo, secondo il +suddetto Pollione, per maneggi segreti +d'esso Lolliano, perdè la vita; ed è certo +che questi sopravvisse a Postumo. +Dicono ch'egli fu accettato per <i>Imperadore</i> +da una parte delle Gallie; e che fece +di gran bene alle città di quelle contrade, +e che rifabbricò varii luoghi di là del +Reno. Ma che? <i>Vittorino</i>, figliuolo di +Vittoria, già preso per collega dell'imperio +da Postumo, gli fece guerra; e peggiore +gliela fecero i soldati, perchè annoiati +dalle troppe fatiche, alle quali +continuamente gli obbligava, gli tolsero +la vita. Trovansi medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, dove egli +è chiamato <i>Lucio Eliano</i> ed <i>Aulo Pomponio +Eliano</i>; altre se ne rapportano col +nome di <i>Spurio Servilio Lolliano</i>. O l'une +o l'altre sono mere imposture, quando +ancora non sieno tutte. Sicchè <i>Marco +Aurelio Vittorino</i> restò solo possessor +delle Gallie. Ma costui <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trig. Tyran., cap. 5.]</span> con tutte le +belle doti d'uomo grave, clemente, economo, +ed esattor della disciplina militare, +portava nell'ossa un vizio che denigrava +tutte le sue virtù, cioè una sfrenata +libidine, per cui niun rispetto portava +<span class="pagenum"><a name="Page_927" id="Page_927"></a>[927]</span> +ai talami de' suoi soldati. Ne riportò anche +il castigo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Trovandosi egli in Colonia, +un cancelliere dell'esercito, irritato +contra di lui per violenza usata a +sua moglie, essendosi congiurato con +altri, lo uccise. Il fanciullo <i>Vittorino</i> di +lui figliuolo fu allora chiamato <i>Cesare</i> +da Vittoria o sia Vittorina, avola sua +paterna; ma nella stessa maniera che il +padre, fu anch'egli ammazzato dai medesimi +soldati. Così Trebellio Pollione, +il quale, se son vere le medaglie riferite +dal Goltzio e dal Mezzabarba <span class="fnote">[Goltzius et Mediob., in Numism. Imperat.]</span>, mal +informato si scuopre di quegli affari. In +esse medaglie veggiamo appellato questo +fanciullo <i>Caio Piavio Vittorino</i>, e non già +col suo titolo di <i>Cesare</i>, ma bensì <i>d'Imperadore +Augusto</i>. Se fosse vero il racconto +di Pollione, non vi restò tempo da +battere monete in onore di questo piccolo +Augusto. Il punto sta che siamo ben sicuri +d'essere quelle monete fattura indubitata +dell'antichità. Certamente è +lecito il dubitarne. Dopo i due Vittorini, +l'imperio delle Gallie fu da quelle milizie +conferito ad un <i>Mario</i>, già stato fabbro +ferraio. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> mette l'esaltazione +di costui fra <i>Lolliano</i> e <i>Vittorino</i>; +Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, +cap. 7.]</span> dopo <i>Vittorino</i>. +Era costui salito in alto ne' posti militari +per l'estrema sua forza, di cui alcune +prove rapporta Pollione. Ma un soldato, +già di lui garzone nella bottega del suo +mestiero, vedendosi sprezzato da lui o +prima o dopo l'usurpato imperio, due +o tre giorni dopo la di lui promozione, +col ferro lo stese morto a terra, dicendo +nel medesimo tempo: <i>Questa è la spada +che tu di tua mano fabbricasti</i>. Allora Vittoria +madre del vecchio Vittorino, che +volea pur conservar l'acquistata sua autorità +nelle Gallie, a forza di denaro +indusse i soldati a proclamar Imperadore, +forse nell'anno seguente, <i>Tetrico</i> suo +parente, senatore romano, e governatore +<span class="pagenum"><a name="Page_928" id="Page_928"></a>[928]</span> +nell'Aquitania, provincia delle Gallie. +Questi nelle medaglie <span class="fnote">[Goltzius, in Numism. Imperat.]</span> si trova nominato +<i>Publio Piveso</i>, o, secondo un'iscrizione, +<i>Pesuvio Tetrico</i>, con apparenza che +alcuna di esse memorie patisca eccezione. +Dicono ch'egli era anche stato console, +e che portatagli questa lieta nuova a Bordeos, +quivi prese la porpora. Suo figliuolo +<i>Caio Pacuvio Piveso Tetrico</i>, ancorchè +allora fanciullo, fu creato <i>Cesare</i> dalla +suddetta Vittoria, la quale appresso +(non si sa in qual anno) terminò i suoi +giorni, aiutata, per quanto ne corse la +voce, dal medesimo Tetrico, al quale +piaceva di comandare e non d'essere +comandato da lei. Continuò dipoi Tetrico +la sua signoria non solamente nelle +Gallie, ma anche nelle Spagne, fino ai +tempi di Aureliano Augusto, siccome allora +diremo. Fu di parere il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> +che Postumo regnasse nelle Gallie sino +all'anno secondo di Claudio imperadore. +Non mancano ragioni ad altri per crederlo +ucciso sotto Gallieno. La lite non +è per anche decisa; nè certo si può ben +chiarire il tempo di tante rivoluzioni succedute +in quelle contrade. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXVII" id="CCLXVII"></a>CCLXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 15.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Paterno</span> e <span class="sc">Arcesilao</span>. +</p> + +<p> +Fin qui il valoroso <i>Odenato</i> da Palmira, +dichiarato <i>Augusto</i> in Oriente, +mostrava bensì unione con Gallieno imperadore, +ma verisimilmente si facea +conoscere per solo padrone delle provincie +romane dell'Asia. Seguitava egli +a far vigorosamente guerra ai Persiani, +quando fu ucciso. Si disputa tuttavia intorno +al tempo, al luogo e all'uccisore. +Chi crede succeduta la di lui morte nell'anno +precedente, chi nel presente. Certo +è che circa questi tempi i Goti, o sieno +<span class="pagenum"><a name="Page_929" id="Page_929"></a>[929]</span> +gli Sciti, fecero un'irruzione nell'Asia <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallien.]</span>, +e giunsero fino ad Eraclea, saccheggiando +tutto il paese. Secondo Sincello <span class="fnote">[Syncellus, in Hist.]</span>, +<i>Odenato</i> prese la risoluzione di portar +l'armi contra di costoro, e giunto ad +Eraclea, vi fu ferito e morto. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 39.]</span>, +all'incontro, scrive ch'egli soggiornava +in Emesa, dove, celebrando un non so +qual giorno natalizio, a tradimento restò +privato di vita. V'ha chi il fa ucciso <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> +da un altro <i>Odenato</i> suo nipote, +chi da <i>Meonio</i> suo cugino; e sospettò anche +taluno che <i>Zenobia</i> sua moglie tenesse +mano al misfatto per gelosia di +veder anteposto a' proprii figliuoli <i>Erode</i>, +nato da una prima moglie ad esso Odenato, +e da lui creato <i>Augusto</i>. Certo è +che questo Erode, nominato anche <i>Erodiano</i> +in qualche medaglia, della cui legittimità +non so se possiam dubitare, perdè +anch'egli la vita col padre. Era giovane +portato al lusso, alla magnificenza, ai +piaceri, e il padre gli lasciava far tutto. +E questo infelice fine ebbe <i>Odenato</i>, principe +de' più gloriosi del Levante, perchè +gran flagello de' Persiani, e perchè conservò +all'imperio romano le pericolanti +provincie dell'Asia. Arrivò Trebellio +Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrann., +cap. 14.]</span> a dire che Dio veramente +si mostrò irato contra del popolo romano, +perchè toltogli <i>Valeriano Augusto</i>, +non gli conservò <i>Odenato</i>. Egli intanto +il mette fra' tiranni, ma con ingiuria al +vero, e contraddicendo a sè stesso <span class="fnote">[Idem, ibidem, cap. 16.]</span>. +Quanto a <i>Meonio</i>, che lo stesso Pollione +ci rappresenta come d'accordo con Zenobia +per togliere la vita a Odenato, dicono +che fu con consenso di lei proclamato +<i>imperadore</i>; ma non andò molto che +i soldati, nauseati per la di lui sporca lussuria, +gli levarono insieme coll'imperio +la vita. Lasciò Odenato dopo di sè tre figliuoli, +cioè <i>Hereniano</i>, <i>Timolao</i> ed <i>Uhaballato</i>, +<span class="pagenum"><a name="Page_930" id="Page_930"></a>[930]</span> +che presero il titolo di <i>Augusti</i>, e +si trovano mentovati nelle medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarb, in Numism. Imperatorum.]</span>. +Ma perciocchè erano in età non ancora +capace di governo, <i>Settimia Zenobia</i> +lor madre Augusta prese essa le redini a +nome de' figliuoli, siccome donna virile, +e fece dipoi varie gloriose imprese, del +che parleremo andando innanzi. +</p> + +<p> +Dissi che gli Sciti, o vogliam dire i +Goti, aveano portata la desolazione in +varie provincie dell'Asia, e massimamente +della Cappadocia <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>. Ora si vuol +aggiugnere che costoro, udito che loro +si appressava colle armi <i>Odenato Augusto</i>, +non vollero già aspettarlo, e si affrettarono +per tornarsene ai loro paesi collo +immenso bottino fatto. Nondimeno sul +mar Nero ne perirono non pochi, perchè +assaliti dalle truppe e navi romane. Ma +non passò gran tempo, ch'entrati per le +bocche del Danubio nelle terre dello +imperio, vi fecero un mondo di mali. +Sulle rive del mar Nero fu data loro +una rotta dalla guarnigione romana di +Bisanzio, ma senza che cessassero per +questo dal bottinare in quelle parti. Nè +da lor soli vennero cotanti affanni. Anche +gli Eruli passati dalla palude Meotide +nel mar Nero con cinquecento vele sotto +il comando di Naulobat loro capitano, +per mare vennero fino a Bisanzio e a +Crisopoli. In una battaglia loro data restò +superiore l'esercito romano; e però +tumultuosamente si ritirarono <span class="fnote">[Trebellius Pollio, Syncellus, Zonaras.]</span>. Ma +ecco tornar di nuovo i Goti, che son +chiamati Sciti da altri, i quali andati alla +ricca città di Cizico, la spogliarono. Indi +si portarono alle isole di Lenno e di +Suero nell'Arcipelago, ed arrivati sino +all'insigne città di Atene, la bruciarono, +con far lo stesso barbaro trattamento a +Corinto, Sparta, Argo, e a quasi tutta +l'Acaia, senza trovar persona che osasse +di loro opporsi. Tuttavia, messisi gli Ateniesi +in una imboscata, con aver per loro +<span class="pagenum"><a name="Page_931" id="Page_931"></a>[931]</span> +capitano <i>Desippo</i> istorico, ne fecero un +gran macello. (Si vedrà qui sotto all'anno +269 un'altra presa di Atene, e forse +solamente a que' tempi è da riferire la +disgrazia di quella città.) E pure non +finì la faccenda, che scorrendo per l'Epiro, +per la Acarnania e per la Beozia, +recarono anche a quelle parti de' gran +malanni. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> sembra riferir questo +flagello ai tempi di Claudio successore +di Gallieno. Mentre sì fiero temporale +spremeva da ogni banda le grida dei popoli +afflitti, non potè di meno che non +si svegliasse l'<i>imperador Gallieno</i>, e non +si movesse da Roma per accorrere al +soccorso delle malconce provincie. Arrivato +ch'egli fu nell'Illirico, non pochi +di que' Barbari caddero sotto le spade +romane; laonde gli altri presero la fuga +pel monte Gessace. Marziano ed Eracliano +suoi capitani con altre prodezze liberarono +in fine da quei Barbari le provincie +dell'imperio. Ebbe parte in tali +imprese anche <i>Claudio</i>, che fu dipoi imperadore; +e i due primi generali divisando +fra loro come si potesse sollevar +la repubblica dall'inetto e crudel governo +di Gallieno, misero per tempo gli +occhi sopra di esso Claudio per adornarlo +della porpora imperiale. Diedero +probabilmente la spinta a questi lor disegni +l'essere, a mio credere, succeduto +in questi tempi ciò che narra Trebellio +Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallien.]</span> con dire, che quando si credeva +che Gallieno fosse ito coll'esercito +per cacciare i Barbari, egli si fermò ad +Atene per la vanità di prendere la cittadinanza +di quell'illustre città, di esercitar +ivi la carica di arconte, cioè del magistrato +supremo, di essere arrolato fra +i giudici dell'Areopago, e di assistere a +tutti i loro sagrifizii, con vitupero della +dignità imperiale. Poco fa ho detto, potersi +dubitare che non accadesse verso +questi tempi la presa e l'incendio di Atene. +Viene maggiormente confermato +questo dubbio dall'andata colà di Gallieno. +<span class="pagenum"><a name="Page_932" id="Page_932"></a>[932]</span> +Questa ridicola gloria, questa trascuratezza +de' pubblici affari nel bisogno, +in cui si trovavano allora le provincie +romane, fece perdere ai soldati la pazienza +e il rispetto verso di un principe sì +disattento e vile, e trattar fra loro di +eleggere un degno imperador di Roma. +Lo seppe Gallieno, cercò di placarli, e +non potendo, ne fece uccidere qualche +migliaio: risoluzione che indusse anche +i generali a desiderar e procurare la di +lui rovina, come vedremo all'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXVIII" id="CCLXVIII"></a>CCLXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Claudio</span> II imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Paterno</span> per la seconda volta e +<span class="sc">Mariniano</span>. +</p> + +<p> +Non si crede che questo <i>Paterno</i> console +fosse quello stesso che nell'anno +precedente esercitò il consolato ordinario, +perchè non solevano le persone private +goder quella insigne dignità due +anni di fila, come talor facevano gli Augusti. +<i>Petronio Volusiano</i> bensì, stato +prefetto di Roma nell'anno precedente, +continuò in quella carica anche nel presente. +Abbiam parlato di sopra di <i>Manio +Acilio Aureolo</i>, generale della cavalleria +romana nell'Illirico, uomo di gran +valore nell'armi. Ribellossi anch'egli, al +pari di tanti altri, contro al disprezzato +Gallieno; e chi si attiene a Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallien.]</span>, +mette la di lui rivolta sino nell'anno +201. Ma di gran lunga maggior +apparenza di verità ha il racconto di +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1.]</span>, seguitato da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che +riferisce all'anno precedente l'aver egli +preso il titolo d'<i>imperadore</i>. Allorchè +Gallieno si trovava nella Mesia, o pur +nella Grecia, per timore che <i>Postumo</i> imperadore, +o sia tiranno nelle Gallie, o +<span class="pagenum"><a name="Page_933" id="Page_933"></a>[933]</span> +pur chi era succeduto a lui, non profittasse +della di lui lontananza, ordinò ad +<i>Aureolo</i> di venir colle sue milizie a Milano, +e di far abortire i disegni di chi +governava le Gallie. Venne <i>Aureolo</i>, e +meglio chiarito del discredito in cui era +Gallieno, e che le Gallie per la morte di +Postumo e per le mutazioni seguite, invece +di dar gelosia all'Italia, pareano +esposte ad essere vinte, credette essere +questo il tempo di salire sul trono. Ne +pervennero gli avvisi a Gallieno, che, conosciuta +la gravità del pericolo, a gran +giornate se ne tornò in Italia, e a dirittura +marciò contra di Aureolo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Avendolo +sconfitto e ferito in un fatto d'armi, +l'obbligò a ritirarsi a Milano, città che +appresso fu da lui assediata <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Accadde +in occasion di quella battaglia, +che l'imperadrice <i>Cornelia Salonina</i> corse +pericolo di essere presa da' nemici; +perchè avendo essi osservato come poca +guardia si faceva nel campo di Gallieno, +arrivarono fino al padiglione di lui, dove +dimorava essa imperadrice. Trovavasi +ivi per avventura un soldato, il qual +era dietro a cucire una sua veste. Costui, +al comparir dei nemici, dato di +piglio allo scudo e allo stocco, con tal +ferocia due ne percosse, che gli altri +giudicarono meglio di retrocedere. Intanto +venne a rinforzar l'esercito di +Gallieno Marziano generale, ch'egli avea +lasciato nella Mesia, o nella Tracia contra +de' Goti. <i>Eracliano</i> prefetto del pretorio +vi giunse anch'egli con della cavalleria. +Zonara il chiama non Eracliano, +ma Aureliano, il quale fu poi imperadore. +</p> + +<p> +Ora questi generali, invece di condurre +a fine l'assedio di Milano, piuttosto +andavano concertando di levar dal +mondo il malvoluto Gallieno <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallien.]</span>. Ne +diede <i>Marziano</i> l'incumbenza a <i>Cecrope</i>, +o <i>Cecropio</i>, capitano de' Dalmatini, uomo +coraggioso, che arditamente prese +l'impegno, con lusingarsi di poter egli +<span class="pagenum"><a name="Page_934" id="Page_934"></a>[934]</span> +essere assunto all'imperio. Ma qui, secondo +il solito, discordano fra loro gli +scrittori. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> scrive che +<i>Aureolo</i>, vedendosi a mal partito, ebbe +maniera di contraffare una lettera o +carta, come scritta da Gallieno, in cui +erano notati i principali uffiziali della +armata, che egli intendeva di voler far +morire quasi suoi traditori. Questa carta, +trovata dagl'interessati, gli spronò a +rimediare al proprio pericolo colla morte +di Gallieno. <i>Marziano</i> ed Eracliano +furono i principali de' congiurati; <i>ma</i> +non nega Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claud.]</span> che anche +<i>Claudio</i> non tenesse mano a questo +trattato. Sembra nondimeno più verisimile +il dirsi da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che avendo +molto prima quegli uffiziali tramata la +congiura contro di Gallieno, ed essendo +traspirata questa mina, eglino si affrettarono +ad eseguirla; e la maniera +fu la seguente. Una notte mentre Gallieno +cenava, o pure se n'era ito a dormire, +Eracliano e Cecrope comparvero +affannati a dirgli che Aureolo con tutte +le sue forze faceva una sortita. Gallieno +spaventato si fa tosto armare, e, +montato a cavallo, esce dalla tenda, +movendo all'armi le soldatesche. In quella +confusione ed oscurità Cecrope se gli +appressò e l'uccise. Altri vogliono, che +un dardo scagliato non si sa da chi gli +levasse la vita; ed altri ch'egli fosse +morto in letto. Non merita certo fede il +dirsi da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, che Gallieno +ferito inviasse prima di morire le insegne +imperiali a <i>Claudio</i>, soggiornante +allora in Pavia. Comunque sia, questo +miserabil fine ebbe la vita di <i>Gallieno</i>; +e posciachè la nuova d'essere stato dipoi +eletto imperadore <i>Claudio</i> <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>, si +seppe in Roma nel dì 24 di marzo, da +ciò con sicurezza raccogliamo che la +morte di esso dovette succedere alquanti +giorni prima. Parimente sappiamo che +<span class="pagenum"><a name="Page_935" id="Page_935"></a>[935]</span> +<i>Valeriano</i> di lui fratello, il quale da alcuni +fu creduto, ma con poco fondamento, +ornato del titolo di <i>Cesare</i>, ed anche di +<i>Augusto</i>, e il giovine <i>Gallieno</i>, di lui figliuolo, +già dichiarato <i>Cesare</i>, restarono +involti in questo naufragio ed ammazzati +nelle vicinanze di Milano. V'ha chi li +tiene privati di vita in Roma. In somma +noi troviamo strapazzata di molto in +questi tempi la storia italiana, senza sapere +a chi attenerci senza pericolo di errare. +Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> aggiugne che +portata la nuova dell'ucciso Gallieno a +Roma, il popolo si sfogò con infinite imprecazioni +contra di lui; e il senato scaricò +l'odio suo contra de' suoi ministri +e parenti, <i>facendoli</i> precipitar giù per le +scale gemonie. Claudio succeduto nello +imperio, ordinò dipoi che non si recasse +molestia agli altri che aveano schivato il +primo furore della burrasca. E per far +conoscere o dar ad intendere ch'egli non +s'era mischiato nella morte di Gallieno, +mandò il di lui corpo, per quanto si crede, +a Roma, e comandò che un sì screditato +Augusto fosse messo nel numero +degli dii: il che si deduce da qualche rara +medaglia, dove gli è dato il titolo di divo. +Ma siamo noi ben certi, che antiche sieno +e legittime tutte le medaglie che si +chiamano rare e rarissime? Noi certo +non leggiamo che <i>Claudio</i> punisse alcuno +per la morte data ad esso Gallieno. +</p> + +<p> +Dopo la tragedia di questo imperadore, +i soldati che l'aveano odiato vivo, +mostrarono di compiagnerlo estinto, e +ne facevano elogi, con apparenza di formar +una sedizione non già per vendicarlo, +ma con disegno di dare un gran sacco +in tal congiuntura a chi non se l'aspettava <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>. +Per frenare la loro insolenza, +Marziano e gli altri generali si appigliarono +al solito lenitivo della moneta. Però +loro promisero venti pezzi d'oro per +testa, e non tardarono a sborsarli, perchè +Gallieno avea lasciato un ricco tesoro. +Questa rugiada smorzò tutto il loro +<span class="pagenum"><a name="Page_936" id="Page_936"></a>[936]</span> +fuoco, e concorsero anch'essi a dichiarar +<i>Gallieno</i> un tiranno, e ad accettar +<i>Claudio</i> per imperadore. Quanto a questo +principe, noi il troviamo nominato nelle +medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarb., in Numismat. +Imperat.]</span> <i>Marco Aurelio Claudio</i>, e +non già <i>Flavio</i>, come l'intitola Trebellio +Pollione; ed oggidì vien comunemente +da noi conosciuto e mentovato col nome +di <i>Claudio II</i>, e più sovente di <i>Claudio +il Gotico</i>. Il suddetto Trebellio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>, che si +sforzò di esaltarlo dappertutto, perchè +scriveva a <i>Costantino Augusto</i>, la cui +avola <i>Claudia</i> era stata figlia di <i>Crispo</i> +fratello di esso <i>Claudio</i>, tuttavia non seppe +trovare che la nobiltà del sangue fosse +un pregio di Claudio. Era egli nato nell'Illirico, +cioè nella Dalmazia o nella +Dardania, provincie d'esso Illirico, nell'anno +di Cristo 214, o nel 215, nel dì 10 +di marzo. Le sue belle doti, le sue molte +virtù per la scala dei gradi militari il +portarono in fine all'imperio. S'egli avesse +moglie non si sa: certo non ebbe +figliuoli. Due erano i suoi fratelli, cioè +<i>Quintillo</i> che succedette a lui nell'imperio, +e <i>Crispo</i>, dal quale poco fa dissi discendente +per via di una sua figliuola +Costantino il Grande. <i>Costantina</i> ebbe +anche nome una di lui sorella. Sotto lo +imperador Decio cominciò egli la carriera +dei suoi onori; e creato tribuno +ebbe la guardia del passo delle Termopile, +e sotto Valeriano il comando della +quinta legione nella Soria, con salario +da generale; poscia il generalato dell'armi +in tutto l'Illirico. Trebellio Pollione +rapporta una lettera di Gallieno, in cui +mostra molto affanno dell'esser egli in +cattivo concetto di <i>Claudio</i>, e la premura +di placarlo; al qual fine spedì ancora +molti regali. La verità si è, che tutti gli +scrittori <span class="fnote">[Goltzius, et Mediob., in Numism. Imperat. +Victor, Eutropius, Zosimus.]</span>, e fin Zosimo, benchè nemico +di Costantino Augusto, confessano +che in questo personaggio concorrevano +<span class="pagenum"><a name="Page_937" id="Page_937"></a>[937]</span> +il valore, la prudenza, l'amore del pubblico +bene, la moderazione, l'abborrimento +al lusso ed altre nobili qualità, +che senza dubbio il rendevano degnissimo +dell'imperio, ed egli fu dipoi registrato +da ognuno fra i principi buoni +e gloriosi della repubblica romana. +</p> + +<p> +Ora dappoichè tolto fu di vita Gallieno, +o sia, come vuol Trebellio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>, che +<i>Marziano</i> ed <i>Eracliano</i> prefetto del pretorio, +avessero già fatto il concetto di +alzar <i>Claudio</i> al trono imperiale, o pure +che, tenuto il consiglio da tutta l'uffizialità, +di consenso comune ognun concorresse +nell'elezione di questo sì degno +suggetto, certo è ch'egli fu creato <i>imperadore</i> +con approvazione e gioia universale, +e massimamente dell'esercito, +perchè tutti riconoscevano in lui abilità +da poter rimettere in buono stato l'imperio +romano, lasciato in preda ad amici +e nemici dalla negligenza di Gallieno. +Allorchè s'intese in Roma l'assunzione +di questo principe, che non mancò di +parteciparla tosto con le lettere al senato, +le acclamazioni furono immense, strepitosa +la allegrezza del popolo. Gli atti d'esso +senato ci scuoprono i comuni desiderii +e le comuni speranze che il novello Augusto +liberasse l'Italia da <i>Aureolo</i>; la +Gallia e la Spagna da <i>Vittoria</i>, già madre +di Vittorino, e da <i>Tetrico</i> dichiarato quivi +imperadore (il che qualora sussistesse, +converrebbe differire sino all'anno +seguente la rovina di Vittoria e di Tetrico), +e l'Oriente da <i>Zenobia</i> regina +de' Palmireni e vedova di Odenato, la +quale non volea più dipendere dai romani +Augusti, e faceva da padrona nelle +provincie orientali dell'imperio. La prima +applicazione dell'Augusto Claudio +quella fu di abbattere il tuttavia resistente +<i>Aureolo</i> con dichiararlo tiranno +e nemico pubblico. Mandò ben esso +Aureolo messi a Claudio, pregandolo di +pace, ed esibendosi di far lega o patti +con lui; ma Claudio con gravità rispose, +<i>che queste erano proposizioni da fare +<span class="pagenum"><a name="Page_938" id="Page_938"></a>[938]</span> +ad un Gallieno</i> (simile ad Aureolo nei costumi +e timido) <i>e non già ad un par suo</i>. +Secondo Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrann., +cap. 10.]</span>, Aureolo +in una battaglia datagli da Claudio ad +un luogo che fu denominato il ponte di +Aureolo, oggidì Pontirolo, rimase sconfino +ed ucciso. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1.]</span> all'incontro +narra ch'egli si arrendè, ma che i soldati, +già irritati contra di lui, gli levarono +la vita. Non conobbe Trebellio una +vittoria riportata in quest'anno da Claudio +Augusto contra degli Alamanni; ma +ne parla bene Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Costoro +probabilmente chiamati in soccorso +suo dal vivente Aureolo, erano +calati fin presso al lago di Garda nel Veronese. +Claudio tal rotta diede loro, che +appena la metà di sì sterminata moltitudine +si salvò con la fuga. Trovansi +medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, nelle quali è appellato +<i>Germanico</i>, prima che <i>Gotico</i>, non perchè +i Goti fossero popoli della Germania +come ha creduto taluno, ma +bensì per la vittoria da lui riportata +degli Alamanni. Passò dipoi il novello +Augusto a Roma <span class="fnote">[Eumenes, in Panegyrico Costantini. Trebel. +Pollio, in Claudio.]</span>, dove ristabilì la +disciplina e il buon governo, ch'egli trovò +in uno stato deplorabile per la debolezza +di Gallieno. Formò delle buone +leggi, condannò vigorosamente i magistrati +che vendevano ai più offerenti +la giustizia, e frenò col terrore i cattivi. +Uso era stato, anzi abuso, per attestato +di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che alcuni dei +precedenti imperadori donavano anche +i beni altrui; e sotto Gallieno spezialmente +ciò s'era praticato: e lo stesso +Claudio possedeva uno stabile a lui +donato dal medesimo Augusto, appartenente +ad una povera donna. Ricorse +questa a Claudio, con dire nel memoriale, +che un uffiziale della milizia ingiustamente +<span class="pagenum"><a name="Page_939" id="Page_939"></a>[939]</span> +possedeva un suo campo. Claudio +accortosi che a lui andava la stoccata, +in vece di averselo a male, rispose: +<i>Essere ben di dovere, che Claudio imperadore</i> +(obbligato a far giustizia a tutti) +<i>restituisse ciò che Claudio uffiziale avea +preso</i>, senza badar molto alle leggi del +giusto. Sul fine di quest'anno si crede +che dopo insigni fatiche per la Chiesa di +Dio, terminasse i suoi giorni <i>Dionisio</i> +romano pontefice. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXIX" id="CCLXIX"></a>CCLXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Felice</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Claudio</span> II imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Claudio Augusto</span> e +<span class="sc">Paterno</span>. +</p> + +<p> +V'ha una o due iscrizioni, nelle +quali <i>Claudio</i> è chiamato <i>Console per +la seconda volta</i>. Non mi son io arrischiato +ad intitolarlo tale, perchè più +sono i monumenti, ne' quali egli si vede +puramente appellalo console. Questo +<i>Paterno</i>, se a lui si applica un'iscrizione +da me pubblicata <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 366, n. 1.]</span>, dovette essere +chiamato <i>Nonio Paterno</i>. Era in quest'anno +prefetto di Roma <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span> <i>Flavio +Antiochiano</i>. Giacchè andava ben la faccenda +sotto un imperadore sì screditato, +come era Gallieno, aveano preso +gusto alle ruberie e ai saccheggi delle +provincie romane i Goti negli anni addietro; +in questo invitarono al medesimo +giuoco altre nazioni barbare, cioè +Ostrogoti, Gepidi, Virtinghi, Eruli, Peusini, +Trutungi ed altri di quei settentrionali +feroci popoli. Nell'anno presente +adunque si videro comparir di +nuovo costoro, compresi da molti antichi +sotto il nome di Goti o Gotti, a desolar +l'imperio romano. Può dubitarsi +di un errore nel testo di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 42.]</span>, +allorchè scrive che formarono una flotta +di seimila navi. Quando anche non fossero +<span class="pagenum"><a name="Page_940" id="Page_940"></a>[940]</span> +che barche, il numero par troppo +grande. Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span> non riferisce +se non due mille navi di que' Barbari. +E di più non ne conta Ammiano +Marcellino <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, Hist., lib. 31, c. 5.]</span> là dove fa menzione di +questi fatti. Ma sì Zosimo che Pollione +fanno ascendere il numero di coloro a +trecento venti mila persone combattenti, +senza contare i servi e le donne. La +prima scarica del loro furore fu contro +la città di Tomi, vicina alle bocche del +Danubio, da dove passarono a Marcianopoli, +città della Mesia. Da ammendue +respinti dopo varii combattimenti si rimisero +nei loro legni, e dal mar Nero +entrarono nello stretto di Bisanzio, dove +la corrente rapida delle acque, che urtava +quelle navi le une contra delle altre, ne +fece perir non poche insieme colla gente. +E non mancarono quei di Bisanzio di +far loro quanta guerra poterono. Dopo +avere <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 42. Trebellius Pollio, +in Claudio. Ammianus Marcellinus, Zonaras, in +Annalibus.]</span> inutilmente tentata la città di +Cizico, vennero nell'Arcipelago, e posero +l'assedio a Salonichi, o sia Tessalonica, +e a Cassandria. Aveano macchine proprie +per prendere città, e già pareano vicini +ad impadronirsi di ammendue, quando +venne lor nuova, che Claudio Augusto +s'appressava colle sue forze. Certo è che +<i>Claudio</i> dimorante in Roma, allorchè +intese questo gran diluvio di Barbari, +prese la risoluzione di andar in persona +ad incontrarli; e tuttochè si disputasse +da alcuni se fosse meglio il far guerra a +Tetrico, occupator della Gallia e della +Spagna, cioè delle migliori forze dello +imperio, che ai Goti e agli altri Tartari +rispose: <i>La guerra di Tetrico è mia propria, +ma quella de' Goti riguarda il pubblico</i>: +e però volle anteporre il pubblico al +privato bisogno. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> in vece di +<i>Tetrico</i> mette <i>Postumo</i>, che era già, secondo +i nostri conti, morto. Or mentre egli +attendeva a fare un possente armamento +<span class="pagenum"><a name="Page_941" id="Page_941"></a>[941]</span> +per quella impresa, spedì innanzi <i>Quintillo</i> +suo fratello e con esso lui <i>Aureliano</i>, +al quale, per la maggior sperienza +negli affari della guerra, diede il principal +comando delle milizie nella Tracia e +nell'Illirico. +</p> + +<p> +L'arrivo di questi due generali con +un poderoso corpo di gente quel fu +che persuase ai Goti di abbandonar l'assedio +di Salonichi, e di gittarsi alla Pelagonia +e Peonia, dove la cavalleria dei +Dalmatini si segnalò con tagliare a pezzi +tremila di coloro. Di là passarono i Barbari +nell'alta Mesia, dove comparve ancora +l'Augusto <i>Claudio</i> colla sua armata <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>; +si venne ad una giornata campale, che +fu un pezzo dubbiosa. Piegarono in fine +i Romani, e fuggirono o fecero vista di +fuggire; ma ritornati all'improvviso +per vie disastrose addosso ai Barbari, +ne stesero morti sul campo cinquantamila, +riportando una nobilissima vittoria +d'essi. Quei che si salvarono colla +fuga voltarono verso la Macedonia, ma +assaliti dipoi in un sito dalla cavalleria +romana ed oppressi dalla fame, buona +parte lasciarono ivi le lor ossa; e il resto +veggendosi tagliata la strada, si ridussero +al monte Emo, dove fra mille stenti cercarono +di passare il verno. Ancor questi +li vedremo sterminati nell'anno seguente. +Se è vero ciò che racconta Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, +convien che una parte della lor flotta e +gente, staccata dal grosso dell'armata, +andasse a dare il guasto alla Tessalia +ed Acaia. Vi fecero gran danno, ma solamente +alle campagne, perchè le città +erano ben munite e in guardia, e seppero +ben difendersi. Tuttavia riuscì ai Barbari +di prendere quella di Atene, dove +raunati tutti i libri di quelle famose +scuole erano per farne un falò, se un +d'essi, più accorto degli altri, non gli +avesse trattenuti, dicendo che perdendosi +gli Ateniesi intorno a quelle bagattelle, +non avrebbono badato al mestier della +guerra, e più facile era il vincer essi +<span class="pagenum"><a name="Page_942" id="Page_942"></a>[942]</span> +che altri popoli. Questa disavventura di +Atene verisimilmente non altra è che la +raccontata di sopra all'anno 267. Aggiungono +gli storici, che i Barbari suddetti +tornando a navigare giunsero alle +isole di Creta e di Rodi, e fino in Cipri, +ma senza far impresa alcuna considerabile; +anzi, assaliti dalla peste, rimase +estinto un buon numero di loro. Altre +novità ebbe in questi tempi l'Oriente. +<i>Zenobia</i> regina dei Palmireni, dominante +nella Siria, scosso ogni rispetto ed ogni +suggezione al romano imperio, rivolse i +pensieri ad aggrandire il suo dominio +colla conquista dell'Egitto <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 44.]</span>, mantenendo +ivi a questo fine corrispondenza +con <i>Timagene</i>, nobile di quel paese. +Spedì colà <i>Zabda</i> suo generale con una +armata di settantamila persone tra Palmireni +e Soriani, il quale, data battaglia +a cinquantamila Egiziani venutigli all'incontro, +gli sbaragliò: vittoria che si tirò +dietro l'ubbidienza di tutto quel ricco +paese. Zabda, lasciato in Alessandria un +presidio di cinque mila armati, se ne +tornò in Soria. Trovavasi in quelle parti +<i>Probo</i> o sia <i>Probato</i> con una flotta per +dar la caccia ai corsari. Questi, udite +le mutazioni dell'Egitto, verso là indirizzò +le prore, ed ammassate quelle +soldatesche che potè, sì dell'Egitto che +della Libia, scacciò la guarnigion Palmirena +da Alessandria, e fece tornar lo +Egitto sotto il comando de' Romani. Ma +non rallentò Zenobia gli sforzi suoi <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>. +Rispedì colà con nuovo esercito Zabda +e Timagene, che furono sì bravamente +ricevuti e combattuti da Probo e dai +popoli di Egitto, che ne andarono sconfitti; +ed era terminata la scena, se +Probo non avesse occupato un sito +presso Babilonia di Egitto, per tagliare +il passo a duemila Palmireni. Ma Timagene +ch'era con loro, siccome più +pratico del paese, essendosi impadronito +della montagna, con tal forza piombò +sopra gli Egiziani, che li mise in rotta. +<span class="pagenum"><a name="Page_943" id="Page_943"></a>[943]</span> +Probo par questo di sua mano si diede +la morte, e l'Egitto tornò in potere +di Zenobia <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span>. Claudio Augusto, perchè +impegnato nella guerra dei Goti, +non poteva attendere a questi affari, +siccome nè pure alle Gallie occupate da +<i>Tetrico</i> <span class="fnote">[Eumenes, in Panegyr. Constant.]</span>, il quale in questi tempi tenne +per sette mesi assediata la città di +Autun che non voleva ubbidirlo, e colla +forza in fine la sottomise. Al defunto +papa <i>Dionisio</i> succedette sul principio di +quest'anno <i>Felice</i> nella sedia di san Pietro <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastasium.]</span>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXX" id="CCLXX"></a>CCLXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Felice</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Claudio</span> II imperadore 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Quintillo</span> imperadore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Antioco</span> per la seconda volta e <span class="sc">Orfito</span>. +</p> + +<p> +Il dirsi da me <i>Antioco</i> console <i>per la +seconda volta</i>, è fondato sopra un'iscrizione +da me data alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 366.]</span>, e sopra +i Fasti di Teone e di Eraclio, chiamati +fiorentini, ne' quali i consoli di quest'anno +son chiamati <i>Antioco per la seconda +volta</i> ed <i>Orfito</i> <span class="fnote">[Cuspinianus, Bucherius.]</span>. Fu nell'anno presente +prefetto di Roma <i>Flavio Antiochiano</i>: +il che bastò al Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> e al padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, per dar questo nome al console +suddetto. Ma non ho io osato per questo +di mutar il nome a noi somministrato +dai Fasti. Il resto de' Goti <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio. Zosimus, +lib. 1, cap. 45.]</span> che avea +passato il verno fra molti patimenti nel +monte Emo, e per la peste andava sempre +più calando, venuta la primavera +tentò di aprirsi un cammino per tornarsene +al suo paese; ma essendo bloccati +que' Barbari da varii corpi dell'armata +<span class="pagenum"><a name="Page_944" id="Page_944"></a>[944]</span> +romana, bisognò farsi largo colle spade. +Alla fanteria romana toccò l'urto loro, +urto così gagliardo, che le fece voltar +le spalle, e ne restarono sul campo duemila. +Peggio anche andava, se non sopraggiungeva +la cavalleria spedita da +<i>Claudio Augusto</i>, che mise fine alla strage +de' suoi. Furono poi cotanto incalzati +i Goti dall'esercito romano, e ridotti +anche a mal partito dalla peste, che, deposte +l'armi, dimandarono di rendersi. +Molti di essi furono arrolati nelle legioni; +ad altri fu dato del terreno da coltivare; +alcuni pochi restarono in armi +sin dopo la morte di Claudio, di maniera +che di tanta gente pochissimi furono +coloro che potessero riveder le proprie +contrade. Rapporta Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span> +una lettera di Claudio Augusto, scritta a +<i>Brocco</i> comandante delle armi nell'Illirico, +in cui dice di aver annichilati trecento +ventimila Goti, affondate duemila +navi di essi, che i fiumi e i lidi erano +coperti di scudi, spade e picciole lance; +grande il numero de' carriaggi e delle +donne prese. Per così memorabil vittoria +a Claudio imperadore fu conferito il +titolo di <i>Gotico</i> o sia <i>Gottico</i> <span class="fnote">[Julianus, Oratione I.]</span>, che comparisce +in varie monete di lui <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarb., in Numism. Imp.]</span>. Dal +medesimo Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrann., +cap. 25.]</span> abbiamo aver +Claudio così ristretti gl'Isauri, da noi +veduti ribellati sotto Gallieno, che già +pensava d'averli colla corda al collo ai +suoi piedi, e di metterli poi nella Cilicia, +per togliere loro la comodità di nuove +ribellioni col vantaggio dell'aspre lor +montagne. Ma coloro continuarono nella +rivolta, non si sa se per ostinazione di essi, +ovvero per la morte sopraggiunta a Claudio. +Nè pur sappiamo se a quest'anno o +se all'antecedente appartenga la ribellione +ed esaltazione di <i>Censorino</i> al trono imperiale. +Costui, se crediamo a Trebellio +Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Censorino et Tito.]</span> il quale è solo a parlarne, +<span class="pagenum"><a name="Page_945" id="Page_945"></a>[945]</span> +due volte era stato console, due volte +prefetto del pretorio, tre prefetto di Roma +ed anche proconsole, consolare, legato +pretorio, ec. Vecchio era e zoppo +per una ferita a lui toccata nella guerra +di Valeriano contra de' Persiani. Prese +egli la porpora imperiale; non apparisce +in qual anno; è ignoto in qual luogo, se +non che quello storico nota esser egli +stato ucciso dai soldati medesimi che lo +aveano fatto imperadore, dopo sette giorni +d'imperio, alla guisa appunto de' funghi, +e che fu seppellito presso Bologna +con un epitaffio, in cui si riferivano tutti +i suoi onori, conchiudendo che egli era +stato felice in tutto fuorchè nell'essere +imperadore. Però tener si può, a mio +credere, per battuta alla macchia una +moneta riferita dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span>, dove +egli è chiamato <i>Appio Claudio Censorino</i>, +e coll'anno terzo dell'imperio. I parenti +di costui duravano ai tempi di Costantino +il Grande, e per odio verso Roma +andarono ad abitar <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Censorino et Tito.]</span> nella Tracia e +nella Bitinia. Purchè s'abbia a prestar +fede a Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, Chronogr.]</span>, che fra non +poche verità a noi conservate ha mischiato +molte favole, in questi tempi la regina +<i>Zenobia</i> occupò l'Arabia, stata fin qui +ubbidiente ai Romani, con uccidere il +loro governatore <i>Trasso</i> (forse <i>Crasso</i>, +perchè questo non par cognome romano), +mentre l'imperador Claudio dimorava +in Sirmio, città della Pannonia. +</p> + +<p> +Quivi appunto si trovava questo Augusto, +quando egli terminò colla vita il +suo corto, ma glorioso imperio <span class="fnote">[Euseb., in Chron. Joannes Malala, Chronogr. +Zonaras, in Annalibus.]</span>. I +Goti, da lui sì felicemente vinti, fecero +le lor vendette, coll'attaccar la peste +all'armata romana; e un malore sì micidiale +passò alla persona del medesimo <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span> +Claudio imperadore, e il rapì dal +mondo. S'è disputato intorno al mese +<span class="pagenum"><a name="Page_946" id="Page_946"></a>[946]</span> +in cui egli morì <span class="fnote">[Petavius et Noris. Pagius et alii.]</span>. Dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> +vien creduto morto nell'aprile di questo +anno, e più verisimile a me sembra la +di lui opinione. Il Noris e il Pagi, perchè +si trova una legge <span class="fnote">[L. 2, tit. 23, C. de divers. rescript.]</span> col nome di Claudio, +data nel dì 26 di ottobre dell'anno +presente, la qual potrebbe esser fallata, +come sono tant'altre, han tenuto +ch'egli circa il fine di quel mese cessasse +di vivere. Certo è almeno presso gli +eruditi che in quest'anno succedette la +morte sua, compianta da tutti, e massimamente +dal senato romano <span class="fnote">[Eutrop. Aurel. Vict. Trebellius Pollio. +Zosimus.]</span>, il quale +gli decretò uno scudo, o sia un busto, e +una statua d'oro, che furono messi per +suo onore nella curia del Campidoglio, +e, secondo la folle superstizion de' pagani, +se ne fece un dio. In quest'anno ancora +diede fine al suo vivere <i>Plotino</i> <span class="fnote">[Porphyrius, in Vita Plotini.]</span>, +famoso filosofo platonico, le cui opere +son giunte fino a' dì nostri. Chiaramente +scrive Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claud.]</span>, che dopo +la morte di Claudio fu creato imperadore +<i>Marco Aurelio Claudio Quintillo</i> (che così +il troviamo appellato nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>), +fratello del medesimo defunto Claudio, +dimorante in Aquileia, e non già vivente +Claudio, come ha creduto taluno. Questo +<i>Quintillo</i>, che Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> dice approvato +dal senato, era ben conosciuto +per uomo dabbene e molto affabile, ma, +secondo Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, peccava di semplicità, +nè avea spalle per sì gran fardello; +e però non si sa ch'egli facesse azione +od impresa alcuna degna d'osservazione. +Per sua disavventura avvenne che <i>Aureliano</i>, +il più accreditato uffiziale che si +trovasse nell'armata acquartierata in +Sirmio, fu proclamato quasi nello stesso +tempo <i>Imperadore</i> con universal consentimento +<span class="pagenum"><a name="Page_947" id="Page_947"></a>[947]</span> +di que' soldati <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 47. Zonaras, in Annalibus.]</span>. Portata questa +nuova in Italia, grande strepito fece, +considerando ognuno le qualità eminenti +di questo eletto, superiori senza paragone +a quelle di Quintillo, e la forza dell'armata +che accompagnava l'elezione +stessa. Da questa novità procedette la +morte del medesimo Quintillo nella suddetta +città d'Aquileia. Vi ha <span class="fnote">[Joannes Malala, Chronogr.]</span> chi il +dice rapito da una malattia. Trebellio +Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> con altri <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., +in Breviar.]</span> apertamente +cel rappresenta ucciso da' soldati, e Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 47.]</span> +tiene, che conoscendosi evidente +la di lui caduta, i suoi stessi parenti +il consigliarono a cedere con darsi la +morte; al qual partito si appigliò con farsi +tagliar le vene. Diciassette soli giorni di +imperio a lui son dati dal suddetto Pollione, +da Eutropio, Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span> e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>; +venti da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span>. Zosimo +scrive ch'egli regnò pochi mesi; e tante +medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> restanti di lui pare che persuadano +non essere stato sì breve il suo +regno. Intanto è fuor di dubbio che +<i>Aureliano</i> restò solo sul trono, ed approvato +con gran plauso dal senato romano. +Noi il vedremo uno de' più gloriosi +ed insieme aspri imperadori; e di uomo +tale avea ben bisogno allora la romana +repubblica, lacerata da' suoi stessi figliuoli, +e più ancora malmenata dalle potenze +straniere. Nè tardò già Aureliano a mettere +in esercizio il suo valore con belle +imprese, le quali se fossero succedute +tutte nell'anno presente, come pensò il +Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, non al fine di ottobre, ma +all'aprile di quest'anno, si dovrebbe +riferire la morte di Claudio, e l'assunzione +all'imperio dello stesso Aureliano. +<span class="pagenum"><a name="Page_948" id="Page_948"></a>[948]</span> +Ma il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> ne attribuisce una +parte all'anno seguente; e veramente +ci troviam qui sprovveduti di lumi per +assegnare il preciso tempo di que' fatti: +fatti nondimeno certi, de' quali mi riserbo +ad esporre unitamente la serie nell'anno +che viene. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXI" id="CCLXXI"></a>CCLXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Felice</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Domizio Aureliano Augusto</span> e +<span class="sc">Basso</span> per la seconda volta. +</p> + +<p> +Il padre Pagi, il Relando ed altri ci +danno <i>Aureliano</i> imperadore <i>console per +la seconda volta</i>, ma con fondamenti +poco stabili, a mio credere. Si suppone +che Aureliano nell'anno 259 fosse console +sostituito; e di questo niuna certezza +apparisce. Sono citate due iscrizioni; +l'una ligoriana, pubblicata dal +Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscription., pag. 387.]</span>, e l'altra data alla luce dal +Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Consul.]</span>, e presa dal Gudio; cioè +due monumenti che patiscono varie eccezioni, +e vengono da fonti che non possono +servire a darci limpida e sicura la +verità. All'incontro tutti i Fasti consolari +antichi ci presentano sotto l'anno +corrente <i>Aureliano console</i>, ma senza +la nota del consolato secondo. Altrettanto +troviamo nelle iscrizioni di questo +o de' seguenti anni, tutte conformi in +mettere questo pel primo consolato di +Aureliano. Una anch'io ne ho prodotta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 367, n. 1.]</span> +non diversa dalle altre. <i>Pomponio +Basso</i> fu creduto dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span> il secondo +console, perchè sotto Claudio si +truova un riguardevol senatore di questo +nome: conghiettura troppo debole. +Dai susseguenti illustratori de' Fasti vien +egli chiamato <i>Numerio</i> o pur <i>Marco Ceionio +Virio Basso</i>; ma con aver succiato +<span class="pagenum"><a name="Page_949" id="Page_949"></a>[949]</span> +nomi tali dalle due suddette non affatto +sicure iscrizioni. Per altro si truova un +<i>Ceionio Basso</i> <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>, a cui Aureliano scrisse +una lettera, ma senza segno ch'egli +fosse stato console. Il perchè a maggior +precauzione non l'ho io appellato +se non col solo cognome di <i>Basso</i>. L'imperador +novello Aureliano nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> +parlanti di lui vien chiamato <i>Lucio +Domizio Aureliano</i>. Si può dubitare che +sia un fallo in alcune l'esser chiamato +<i>Claudio Domizio Aureliano</i>, e che in vece +d'IMP. CL. DOM., ec., s'abbia a leggere +IMP. C. L. DOM., cioè <i>Cesare Lucio</i>, +ec., come nell'altre. Il cardinal Noris +e il padre Pagi credettero che la vera +sua famiglia fosse la <i>Valeria</i>, perchè, +scrivendogli una lettera Claudio imperadore, +il chiama <i>Valerio Aureliano</i>, e +nell'iscrizione ligoriana, che dissi pubblicata +dal Reinesio, egli porta il medesimo +nome. Ma se fosse guasto il testo +di Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>? Poichè quanto a quella +iscrizione, torno a dire ch'essa non è atta +a decidere le controversie. Tanto nelle +medaglie che nelle antiche iscrizioni, +altro nome, siccome dissi, non vien dato +a questo imperadore, che quello di <i>Lucio +Domizio Aureliano</i>, e a questo conviene +attenersi. E se altri <span class="fnote">[Stampa, ad Fast. Consul.]</span> il chiama +Flavio Claudio Valerio, non v'è obbligazione +di seguitarlo. Non ebbe difficoltà +Vopisco di confessare che <i>Aureliano</i> sortì +nascita bassa ed oscura nella città di +Sirmio, ovvero nella Dacia Ripense. Ma +si fece egli largo colla sua prudenza e +valore nella milizia, e di grado in grado +salendo, sempre più guadagnò di plauso +e di credito. Bello era il suo aspetto, +alta la statura, non ordinaria la robustezza. +Nel bere, mangiare e in altri +piaceri del corpo, in lui si osservava +una gran moderazione <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>. La sua severità +e il rigore nella militar disciplina, +quasi andava all'eccesso. Denunziato a +<span class="pagenum"><a name="Page_950" id="Page_950"></a>[950]</span> +lui un soldato che avea commesso adulterio +colla moglie del suo albergatore, +ordinò che si piegassero due forte rami +d'un albero, all'un de' quali fosse legato +l'un piede del delinquente, e l'altro +all'altro, e che poi si lasciassero andare +i rami. Lo spettacolo di quel misero +spaccato in due parti gran terrore infuse +negli altri. Ebbe principio la fortuna +sua sotto Valeriano Augusto; Gallieno +ne mostrò altissima stima; e più di lui +Claudio. In varie cariche militari riportò +vittorie contra de' Franchi, de' Sarmati, +de' Goti. Teneva mirabilmente in briglia +le sue soldatesche, e, ciò non ostante, +sapea farsi amare dalle medesime. Merita +d'essere qui rammentata una lettera +di lui, scritta ad un suo luogotenente, +ove dice: <i>Se vuoi essere tribuno, anzi, +se t'è caro di vivere, tieni in dovere le +mani de' soldati. Niun d'essi rapisca i +polli altrui, niuno tocchi le altrui pecore. +Sia proibito il rubar le uve, il far danno +ai seminati, e l'esigere dalla gente olio, +sale e legna, dovendo ognuno contentarsi +della provvisione del principe. Si hanno +i soldati a rallegrar del bottino fatto +sopra i nemici, e non già delle lagrime +de' sudditi romani. Cadauno abbia l'armi +sue ben terse, le spade ben aguzze +ed affilate, e le scarpe ben cucite. Alle +vesti fruste succedono le nuove. Mettano +la paga nella tasca, e non già +nell'osteria. Ognun porti la sua collana, +il suo anello, il suo bracciale, e nol +venda o giuochi. Si governi e freghi +il cavallo, ed il giumento per le bagaglie; +e così ancora il mulo comune +della compagnia; e non si venda la +biada lor destinata. L'uno all'altro presti +aiuto, come se fosse un servo. Non +han da pagare il medico. Non gettino +il danaro in consultar indovini. Vivano +costantemente negli alloggi, e se attaccheran +lite, loro non manchi un regalo +di buone bastonate.</i> Bene sarebbe che +alcun generale od uffiziale de' nostri +tempi studiasse questa sì lodevol lezione, +saputa dai gentili, e talvolta ignorata +<span class="pagenum"><a name="Page_951" id="Page_951"></a>[951]</span> +dai cristiani. Moglie di Aureliano imperadore +fu <i>Ulpia Severina</i>, la quale non si +sa che procreasse altro che una figliuola, +i cui discendenti viveano a' tempi di +Vopisco. +</p> + +<p> +Ora da che fu creato imperadore +<i>Aureliano</i>, se dice il vero Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 48.]</span>, +egli sen venne a Roma, e, dopo aver +quivi bene assicurata la sua autorità, +di colà mosse, e per la via d'Aquileia +passò nella Pannonia, che era gravemente +infestata dagli Sciti, o sia dai +Goti. Mandò innanzi ordine che si ritirassero +nelle città e ne' luoghi i viveri +e i foraggi, affinchè la fame fosse la +prima a far guerra ai nemici. Comparvero, +ciò non ostante, di qua dal Danubio +i Barbari, e bisognò venire ad +un fatto d'armi. Senza sapersi chi restasse +vincitore, la sera separò le armate, +e fatta notte, i nemici si ritirarono +di là dal fiume. La seguente mattina +ecco i loro ambasciatori ad Aureliano +per trattar di pace. Se la +concludessero, nol dice Zosimo: e +sembra che no, perchè partito Aureliano, +e lasciato un buon corpo di gente in +quelle parti, furono alcune migliaia di +que' Barbari tagliate a pezzi. Il motivo +per cui si mise in viaggio Aureliano, fu +la minaccia de' popoli, che Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span> +chiama Marcomanni, e Desippo <span class="fnote">[Dexippus, de Legat., tom. I Hist. Byzantin.]</span> storico +Giutunghi, di calare in Italia; se +pur de' medesimi fatti e popoli parlano +i suddetti due scrittori. Secondo Desippo, +Aureliano, portatosi al Danubio contro +ai Giutunghi Sciti, diede loro una +sanguinosa rotta; e, passato anche il +Danubio, fu loro addosso, e ne fece un +buon macello, talmente che i restanti +mandarono deputati ad Aureliano per +chieder pace. Fece Aureliano metter +in armi e in ordinanza il suo esercito, +e per dare a quei Barbari una +idea della grandezza romana, vestito di +porpora andò a sedere in un alto trono +<span class="pagenum"><a name="Page_952" id="Page_952"></a>[952]</span> +in mezzo del campo, con tutti gli uffiziali +a cavallo, divisi in più schiere +intorno a lui, e colle bandiere ed insegne, +portanti l'aquile d'oro e le immagini +del principe poste in fila dietro +al suo trono. Parlarono que' deputati +con gran fermezza, chiedendo la pace, +ma non da vinti; rammentando allo +imperadore ch'erano giornaliere le fortune +e sfortune nelle guerre; ed esaltando +la loro bravura, giunsero a dire +d'aver quaranta mila cavalieri della sola +nazion de' Giutunghi, ed anche maggior +numero di fanti, e d'esser nondimeno +disposti alla pace, purchè loro si dessero +i regali consueti, e quell'oro ed +argento che si praticava prima d'aver +rotta la pace. Aureliano con gravità +loro rispose, che dopo aver eglino col +muover guerra mancato ai trattati, non +conveniva loro il dimandar grazie e presenti; +e toccare a lui, e non a loro, il +dar le condizioni della pace; che pensassero +a quanto era avvenuto ai trecento +mila Sciti, o Goti, che ultimamente +aveano osato molestar le contrade dell'Europa +e dell'Asia; e che i Romani +non sarebbono mai soddisfatti, se non +passavano il Danubio, per punirli nel +loro paese. Con questa disgustosa risposta +furono rimandati quegli ambasciatori. +Per attestato del medesimo +Desippo <span class="fnote">[Dexippus, de Legat., tom. I Hist. Byzantin.]</span>, autore poco lontano da +questi tempi, anche i Vandali mossero +guerra al romano imperio, gente anche +essi della Tartaria; ma una gran +rotta loro data dall'esercito fece ben +tosto smontare il loro orgoglio, ed inviar +ambasciatori ad Aureliano per +far pace e lega. Volle Aureliano udire +intorno a ciò il parere dell'armata; +e la risposta generale fu, che avendo +que' Barbari esibite condizioni onorevoli, +ben era il finir quella guerra. +Così fu fatto. Diedero i Vandali gli ostaggi +all'imperadore, e due mila cavalli +ausiliarii all'armata romana; gli altri se +<span class="pagenum"><a name="Page_953" id="Page_953"></a>[953]</span> +ne tornarono alle loro case con quiete. +E perchè cinquecento d'essi vennero dipoi +a bottinar nelle terre romane, il re +loro, per mantenere i patti, li fece tutti +mettere a fil di spada. +</p> + +<p> +Mentre si trovava Aureliano impegnato +contra d'essi Vandali, ecco +giugnergli nuova che una nuova armata +di Giutunghi era in moto verso +l'Italia. Mandò egli innanzi la maggior +parte dell'esercito suo, e poscia col +resto frettolosamente anch'egli marciò +per impedire la lor calata; ma non fu +a tempo. Costoro più presti di lui penetrarono +in Italia, e recarono infiniti +mali al distretto di Milano. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span> +li chiama Svevi, Sarmati, Marcomanni, +e si può temere che sieno confuse le +azioni, e replicate le già dette di sopra. +Comunque sia, per le cose che succederono, +convien dire che non fossero +lievi le forze e il numero di costoro. +E si sa che, avendo voluto Aureliano +con tutto il suo sforzo assalire que' Barbari +verso Piacenza, costoro si appiattarono +nei boschi, e poi verso la sera +si scagliarono addosso ai Romani con +tal furia, che li misero in rotta e ne fecero +sì copiosa strage, che si temè perduto +l'imperio. In oltre si sa che questi +loro pregressi tal terrore e costernazione +svegliarono in Roma, che ne seguirono +varie sedizioni, le quali, aggiunte agli +altri guai, diedero molta apprensione +e sdegno ad Aureliano. Scrisse egli allora +al senato, riprendendolo perchè +tanti riguardi, timori e dubbii avesse a +consultar i libri sibillini in occasione di +tanta calamità e bisogno, <i>quasi che</i> (son +parole della sua lettera) <i>essi fossero in +una chiesa di cristiani, e non già nel tempio +di tutti gli dii</i>. Il decreto di visitare +i libri d'esse Sibille fu steso nel dì 11 +di gennaio, cioè, secondo il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, +nel gennaio dell'anno presente. +Ma non può mai stare che Aureliano, +come pensa il medesimo Pagi, fosse +<span class="pagenum"><a name="Page_954" id="Page_954"></a>[954]</span> +creato imperadore in Sirmio sul principio +di novembre dell'anno prossimo +passato, e che egli venisse a Roma, tornasse +in Pannonia, riportasse vittorie in +più luoghi al Danubio, e dopo aver +seguitato gli Alamanni, o vogliam dire +i Marcomanni e Giutunghi, mandasse gli +ordini suddetti a Roma: il tutto in due +soli mesi. Chi sa come gl'imperadori +non marciavano per le poste, ma con +gran corte, guardie e milizie, conosce +tosto che di più mesi abbisognarono +tante imprese. Però convien dire che +Aureliano, siccome immaginò il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, +fu creato imperadore nello +aprile dell'anno precedente, in cui fece +più guerre; o pure che la calata in +Italia dei Barbari appartiene all'anno +presente, per la qual poi nel dì 11 di +gennaio dell'anno susseguente vennero +consultati in Roma i libri creduti delle +Sibille, nei quali si trovò che conveniva +far molti sacrifizii crudeli, processioni +ed altre cerimonie praticate dalla +superstizion de' pagani. A noi basterà, +giacchè non possiamo accertare i tempi +di questi sì strepitosi avvenimenti, che +si rapporti il poco che sappiamo della +continuazione e del fine di tal guerra, +tutto di seguito. Abbiamo da Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> (perchè Vopisco qui ci abbandona) +che Aureliano in tre battaglie +fu vincitore dei Barbari. L'una fu a +Piacenza, che dee essere diversa dalla +raccontata da Vopisco: altrimenti l'un +d'essi ha fallato. La seconda fu data +in vicinanza di Fano e del fiume Metauro, +segno che la giornata di Piacenza +era stata favorevole ai Barbari, per essersi +eglino inoltrati cotanto verso Roma. +La terza nelle campagne di Pavia, +che dovette sterminar affatto questi Barbari +turbatori della pace d'Italia: con +che ebbe felice fine questa guerra. Allora +Aureliano mosse alla volta di Roma i +suoi passi, non per portarvi l'allegrezza +d'un trionfo, ma per farvi sentire la +<span class="pagenum"><a name="Page_955" id="Page_955"></a>[955]</span> +sua severità, anzi crudeltà. Imperocchè <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span>, +pien di furore per le sedizioni +che nate ivi dicemmo, con voce che +fossero state tese insidie <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 49.]</span> a lui stesso +e al governo, condannò a morte gli +autori di quelle turbolenze. Vopisco, +tuttochè suo panegirista, confessa che +egli troppo aspra e rigorosa giustizia fece. +E tanto più ne fu biasimato, perchè non +perdonò nè pure ad alcuni nobili senatori, +fra' quali <i>Epitimio</i>, <i>Urbano</i> e <i>Domiziano</i>; +ancorchè di poco momento +fossero, e meritassero perdono alcuni +loro reati, e questi anche fondati nella +accusa di un sol testimonio. Prima era +forse amato Aureliano; da lì innanzi cominciò +ad essere solamente temuto; e +la gente dicea, non altro essere da desiderare +a lui che la morte, e <i>ch'egli +era un buon medico, ma che con mal +garbo curava i malati</i>. Anche Giuliano +Augusto <span class="fnote">[Julianus, de Caesarib.]</span> Apostata l'accusa di una +barbarica crudeltà, ed Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> +con Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> cel rappresenta +come uomo privo di umanità e sanguinario, +avendo egli levato di vita fino un +figliuolo di sua sorella. Tal sua barbarie +pretende Ammiano <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, lib. 30 Histor.]</span> che si stendesse +sotto varii pretesti, spezialmente sopra i +ricchi, affine d'impinguar l'erario, restato +troppo esausto per le pazzie di +Gallieno; e in tal opinione concorre +anche Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>. Fu in questi tempi +che Aureliano, considerata l'avidità dei +Barbari, già scatenati contra dell'imperio +romano <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, col consiglio del senato +prese la risoluzione di rifabbricar le +mura rovinate di Roma, per poterla difendere +in ogni evento di pericoli e guerre. +Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Chronic.]</span> ne fa menzione sotto questo +anno. Ma Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, Cassiodoro <span class="fnote">[Cassiodorus, in Chronico.]</span> +<span class="pagenum"><a name="Page_956" id="Page_956"></a>[956]</span> +ed altri mettono ciò più tardi. Nella +Cronica Alessandrina solamente se ne +parla all'anno seguente. Con questa +occasione certo è che Aureliano ampliò +il circuito di Roma, scrivendo Vopisco +che il giro d'essa città arrivò allora a +cinquanta miglia; opera sì grande nondimeno, +secondo Zosimo, fu solamente +terminata sotto <i>Probo Augusto</i>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXII" id="CCLXXII"></a>CCLXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Felice</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Quinto</span> e <span class="sc">Veldumiano</span> o sia <span class="sc">Veldumniano</span>. +</p> + +<p> +Domati i Barbari, e restituita la +tranquillità all'Italia, due altre importantissime +imprese restavano da fare allo +Augusto Aureliano. <i>Tetrico</i> occupava le +Gallie e le Spagne. <i>Zenobia</i> regina dei +Palmireni quasi tutte o tutte le provincie +dell'Oriente occupava, ed anche +l'Egitto. Per varii motivi antepose Aureliano +all'altra la spedizion militare contro +a Zenobia. Questa principessa, che +s'intitolava regina dell'Oriente, una delle +più rinomate donne dell'antichità, si +trova chiamata in alcune medaglie <span class="fnote">[Spanhemius, de Usu et Praestant. Numismat. +Patinus, Num. Mediob., Numismat. Imp.]</span>, +che si suppongono vere, <i>Settimia Zenobia +Augusta</i>, quasichè ella discendesse +dalla famiglia di Settimio Severo Augusto; +quando essa, secondo Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trig. Tyrann., c. 29.]</span>, +vantava di discendere dalla +casa di Cleopatra e dei re Tolomei. Santo +Atanasio <span class="fnote">[Athanasius, in Histor.]</span> pretese ch'ella seguitasse +la religion de' Giudei, e favorisse per +questo l'empio Paolo Samosateno; e da +Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronogr.]</span> vien detta regina de' Saraceni. +Scrive il suddetto storico Pollione che +in lei si ammirava una bellezza incredibile, +un spirito divino. Neri e vivacissimi +i suoi occhi, il colore fosco; non +denti, ma perle pareano ornarle la bocca; +<span class="pagenum"><a name="Page_957" id="Page_957"></a>[957]</span> +la voce soave e chiara, ma virile. +Al bisogno uguagliava i tiranni nella +severità: superava nel resto la clemenza +de' migliori principi. Contro il costume +delle donne sapeva conservare i tesori, +ma non lasciava di far risplendere la +sua liberalità, ove lo richiedesse il dovere. +Nel portamento e ne' costumi non +cedeva agli uomini, rade volte uscendo +in carrozza, spesso a cavallo, e più spesso +facendo le tre o quattro miglia a piedi, +siccome persona allevata sempre nelle +caccie. Da <i>Odenato</i> suo marito, che già +dicemmo ucciso, non riceveva le leggi, +ma a lui le dava. Prese bensì da lui il +titolo di <i>Augusta</i>, dacchè egli fu dichiarato +Augusto, e portava l'abito imperiale, +a cui aggiunse anche il diadema. Non sì +tosto s'accorgeva essa d'esser gravida, +che non volea più commercio col marito. +Il suo vivere era alla persiana, +cioè con singolar magnificenza, e volea +essere inchinata secondo lo stile praticato +coi re persiani. A parlare al popolo +iva armata di corazza; pranzava sempre +coi primi uffiziali della sua armata, +usando piatti d'oro e gemmati. Poche +fanciulle, molti eunuchi teneva al suo +servigio; e l'impareggiabil sua castità, +tanto da maritata che da vedova, veniva +decantata dappertutto. <i>Aureliano</i> stesso +in una lettera al senato <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 29.]</span> ne parla con +elogio, dicendo ch'essa non parea donna: +tanta era la di lei prudenza ne' consigli, +la fermezza nell'eseguir le prese +risoluzioni, e la gravità con cui parlava +ai soldati, di modo che non meno i popoli +dell'Oriente e dell'Egitto, a lei +divenuti sudditi, che gli Arabi, i Saraceni +e gli Armeni non osavano di disubbidirla, +o di voltarsi contro di lei: +tanta era la paura che ne aveano. A lei +anche in buona parte si attribuivano le +gloriose azioni del fu Odenato suo marito +contro ai Persiani. Nè già le mancava +il pregio delle lingue e della letteratura. +Oltre al suo nativo linguaggio +<span class="pagenum"><a name="Page_958" id="Page_958"></a>[958]</span> +fenicio o saracenico, perfettamente possedeva +l'egiziano, il greco e il latino, +ma non s'arrischiava a parlare questo +ultimo. Ebbe per maestro nel greco il +celebre <i>Longino</i> filosofo, di cui resta un +bel trattato del Sublime, e la cui morte +vedremo fra poco. Fece imparare a' suoi +figliuoli il latino sì fattamente, che poche +volte e con difficoltà parlavano il +greco. Sì pratica fu della storia dell'Oriente +e dell'Egitto, che si crede che +ne formasse un compendio. Al suo marito +Odenato ella avea partorito tre +figliuoli, cioè <i>Herenniano</i>, <i>Timolao</i> e <i>Vaballato</i>, +a' quali dopo la morte del padre +ella fece prendere la porpora imperiale +e il titolo d'<i>Augusti</i>; ma perchè erano +di età non per anche capace di governo, +essa in nome loro governava gli Stati. +Un altro figliuolo ebbe Odenato da una +sua prima moglie, chiamato <i>Erode</i> o pure +<i>Erodiano</i> <span class="fnote">[Goltzius. Tristanus. Mediob., in Numism. +Imper.]</span>, che si trova nelle medaglie +(non so se tutte legittime) col +titolo di Augusto, a lui dato dal padre, +come anche afferma Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 29.]</span>. +Per cagione dell'esaltazion di +questo suo figliastro, fama era che Zenobia +avesse fatto morire lui e il marito +<i>Odenato</i>, siccome accennai di sopra. Una +tal testa, benchè di donna, signoreggiante +dallo stretto di Costantinopoli fino a +tutto l'Egitto, ed assistita da molti dei +suoi vicini, potea dar suggezione ad ogni +altro potentato, ma non già ad Aureliano +imperadore, che pel suo coraggio e +saggio contegno, teneva sempre le vittorie +in pugno. +</p> + +<p> +S'inviò dunque Aureliano da Roma +con possente esercito verso l'Oriente +per la strada solita di que' tempi, cioè +per terra alla volta di Bisanzio, pel cui +stretto si passava in Asia. Ma prima di +giugnervi, egli nettò <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span> l'Illirico, e poi +la Tracia da tutti i nemici del romano +imperio, ch'erano tornati ad infestar +<span class="pagenum"><a name="Page_959" id="Page_959"></a>[959]</span> +quelle provincie. Scrive Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> +che a' tempi d'esso Aureliano un +certo <i>Settimio</i> nella Dalmazia prese il +titolo d'<i>imperadore</i>, e da lì a poco ne +pagò la pena, ammazzato da' suoi proprii +soldati. Quando ciò avvenisse, nol +sappiamo. Per attestato bensì di Vopisco, +Aureliano, perchè <i>Cannabaude</i> re e +duca dei Goti dovea aver commesso delle +insolenze nel paese romano, passato +il Danubio, l'andò a ricercar nelle terre +di lui; e datagli battaglia, lo uccise insieme +con cinque mila di que' Barbari +combattenti. Probabilmente fu in questa +congiuntura ch'egli prese la carretta di +quel re, tirata da quattro cervi, su cui +poscia entrò a suo tempo trionfante in +Roma, siccome diremo. Furono trovate +nel campo barbarico molte donne estinte +vestite da soldati, e prese dieci di +esse vive. Molte altre nobili donne di +nazione gotica rimasero prigioniere <span class="fnote">[Vopiscus, in Bonoso.]</span>, +che Aureliano mandò dipoi a Perinto, +acciocchè ivi fossero mantenute alle spese +del pubblico, non già cadauna in particolare, +ma sette insieme, acciocchè costasse +meno alla repubblica. Sbrigato da questi +affari, marciò Aureliano a Bisanzio, e +passato lo stretto, al solo suo comparire +ricuperò Calcedone e la Bitinia, che Zenobia +avea sottomesso al suo imperio. +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 50.]</span> nondimeno asserisce aver +la Bitinia scosso il giogo de' Palmireni, +fin quando udì esaltato al trono Aureliano. +Ancira nella Galazia sembra aver +fatta qualche resistenza: certo è nondimeno +che Aureliano se ne impadronì. +Giunto poscia che egli fu a Tiana, città +della Cappadocia <span class="fnote">[Vopiscus, in Bonoso.]</span>, vi trovò le porte +serrate e preparato quel popolo alla difesa. +Dicono che Aureliano in collera +gridasse: <i>Non lascerò un cane in questa +città.</i> Vopisco, grande ammiratore del +morto <i>Apollonio</i>, filosofo celebre, anzi +mago, nativo di quella città, di cui tanto +<span class="pagenum"><a name="Page_960" id="Page_960"></a>[960]</span> +egli come altri antichi raccontano varie +maraviglie, cioè molte favole, e che era +tenuto da que' popoli per un dio: Vopisco, +dico, racconta ch'esso Apollonio +comparve in sogno ad Aureliano, e lo +esortò alla clemenza, se gli premeva di +vincere: parole che bastarono a disarmare +il di lui sdegno. Venne poi a trovarlo +al campo <i>Eraclammone</i>, uno dei +più ricchi cittadini di Tiana, sperando +di farsi gran merito, col tradire la patria, +e gl'insegnò un sito per cui si poteva +entrare nella città. Fu essa, mercè +di questo avviso, presa con facilità; e +quando ognun si aspettava di darle il +sacco, e di farne man bassa contro gli +abitanti, Aureliano ordinò che fosse ucciso +il solo traditore Eraclammone, con +dire <i>che non si potea sperar fedeltà da +chi era stato infedele alla sua patria</i>; ma +lasciò godere ai di lui figliuoli tutta la +eredità paterna, affinchè non si credesse +che lo avesse fatto morire per cogliere +le molte di lui ricchezze. Ricordata ad +Aureliano la parola detta di non lasciare +un cane in Tiana: <i>Oh</i>, rispose, <i>ammazzino +tutti i cani, che ne son contento</i>: risposta +applaudita fin dai medesimi soldati, +benchè contraria alla lor brama e +speranza del sacco. +</p> + +<p> +Se crediamo a Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>, Aureliano, +continuato il cammino, arrivò ad +Antiochia, capitale della Soria, e dopo +una leggiera zuffa al luogo di Dafne, entrò +vittorioso in quella gran città; e +ricordevole dell'avvertimento datogli +in sogno da Apollonio Tianeo, usò di sua +clemenza anche verso di que' cittadini. +Passando dipoi ad Emesa, città della +Mesopotamia, quivi con una fiera battaglia +decise le sue liti con Zenobia. Ma +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 50.]</span> diversamente scrive. Zenobia +con grandi forze lo aspettò di piè +fermo in Antiochia, e mandò incontro a +lui la poderosa armata sua sino ad Imma, +città molte miglia distante di là. +Gran copia di arcieri si contava nello +<span class="pagenum"><a name="Page_961" id="Page_961"></a>[961]</span> +esercito di lei, e di questi penuriava quel +de' Romani. Avea inoltre Zenobia la sua +numerosa cavalleria armata tutta da +capo a' piedi, laddove la romana non +era composta se non di cavalli leggieri. +Aureliano, mastro di guerra, osservato +lo svantaggio, ordinò alla sua cavalleria +di mostrar di fuggire, tantochè la nemica +in seguitarli si trovasse assai stanca +pel peso dell'armi, e che poi voltassero +faccia, e menassero le mani. Così +fu fatto, e seguì un'orribile strage dei +Palmireni. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span> scrive che si segnalò +in quella gran battaglia un generale +de' Romani, appellato <i>Pompeiano</i> e +cognominato <i>il Franco</i>, la cui famiglia +durava in Antiochia anche a' suoi dì. +Non osavano i fuggitivi di portarsi ad +Antiochia <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 50.]</span>, per timore di non essere +ammessi, o pur di essere tagliati a pezzi +da' cittadini, se si accorgevano della +rotta lor data; ma Zabda, o sia Zaba, +lor generale, preso un uomo che si rassomigliava +ad Aureliano, e fatta precorrer +voce che conduceva prigioniere lo +imperadore stesso, trovò aperte le porte, +e quietò il popolo. La notte seguente +poi con Zenobia s'incamminò alla volta +di Emessa. Entrò il vincitore Aureliano +in Antiochia, ricevuto con alte acclamazioni +da quegli abitanti, e perchè +parecchi de' più facoltosi si erano ritirati +per paura dello sdegno imperiale, +Aureliano pubblicò tosto un bando di +perdono a tutti; e questa sua benignità +fece ripatriar di buon grado ciascuno. +Dopo aver dato buon ordine agli affari +di Antiochia, ripigliò Aureliano il suo +viaggio verso Emesa, dove s'era ridotta +Zenobia. Trovato presso Dafne un corpo +di Palmireni che voleano disputargli +il passo, ne uccise un gran numero. +Apamea, Larissa ed Aretusa nel viaggio +vennero alla sua ubbidienza <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel. Zosim., lib. 1, cap. 52.]</span>. Consisteva +tuttavia l'armata di Zenobia in +settanta mila combattenti sotto il comando +<span class="pagenum"><a name="Page_962" id="Page_962"></a>[962]</span> +di Zabda. Si venne dunque ad una +altra campale giornata, che sulle prime +fu o parve svantaggiosa ai Romani, +perchè parte della lor cavalleria o per +forza o consigliatamente piegò. Ma mentre +la inseguivano i Palmireni, la fanteria +romana di fianco gli assalì, e ne fece +gran macello, non giovando loro l'essere +tutti armati di ferro, perchè i Romani +colle mazze li tempestavano e rovesciavano +a terra. Piena di cadaveri restò +quella campagna. Zenobia con gran +fretta se ne fuggì, ritirandosi a Palmira; +ed Aureliano fu ricevuto con plauso +giulivo in Emesa, dove rendè grazie al +dio Elagabalo, creduto autore di quella +vittoria; e dopo aver presi e vagheggiati +con piacere i tesori che Zenobia non +avea avuto tempo di asportare, marciò +con diligenza alla volta di Palmira, città +fabbricata da Salomone ne' deserti della +Soria, o sia della Fenicia, ed assai ricca +pel commercio che faceva co' Romani e +Persiani. Nel cammino fu più volte in +pericolo, e riportò gravi danni l'armata +sua dagli assassini soriani. Pur, giunto a +Palmira, la strinse d'assedio. S'egli in +questo o pur nel seguente anno riducesse +a fine sì grande impresa, per mancanza +di lumi non si può ora decidere. +Sia lecito a me il differirne il racconto +al seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXIII" id="CCLXXIII"></a>CCLXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Felice</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Claudio Tacito</span> e <span class="sc">Placidiano</span>. +</p> + +<p> +A <i>Tacito</i> primo console in quest'anno, +perchè vien comunemente creduto +lo stesso che vedremo poi imperadore, +gl'illustratori de' Fasti danno il nome +di <i>Marco Claudio</i>. Benchè vi possa restar +qualche dubbio, pure io mi son +lasciato condurre dalla corrente. L'assedio +di Palmira, siccome dicemmo, fu +impreso da Aureliano con gran calore; +<span class="pagenum"><a name="Page_963" id="Page_963"></a>[963]</span> +ma non erano men riguardevoli i preparamenti +per la difesa <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel. Zosimus, lib. 1, c. 54.]</span>. Stava ben +provveduta quella città di freccie, pietre, +macchine e d'altri strumenti da guerra +e da lanciar fuoco sopra i nemici, siccome +ancora di viveri, quando all'incontro +uomini e bestie dell'armata romana +niuna sussistenza trovavano in +quella spelata campagna, piena solo di +sabbia. Oltre a ciò, aspettava Zenobia +soccorso da' Persiani, Armeni e Saraceni, +di maniera che si ridevano gli assediati +delle sgherrate degli assedianti. Ma +Aureliano supplì al bisogno dell'armata +per conto delle provvisioni, facendone +venire al campo da tutte le vicinanze; +nè lasciava indietro forza e diligenza +alcuna per vincere quella sì ben guernita +città. Maggiormente crebbe l'izza +e la picca sua, perchè avendo sui principii +scritto a Zenobia, comandandole +imperiosamente di rendersi, con esibirle +comodo mantenimento, dove il senato +l'avesse messa, e con promettere salvo +ogni diritto de' Palmireni, Zenobia gli +diede una insolente risposta, con intitolarsi +<i>regina d'Oriente</i>, anteporre il suo +nome a quello dell'imperadore, e mostrar +fiducia di fargli calar l'orgoglio coi +soccorsi ch'ella aspettava <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 55.]</span>. Vennero +in fatti gli aiuti a lei promessi da' Persiani; +ma Aureliano tagliò loro la strada, +e gli sbandò. Vennero anche le schiere +de' Saraceni e degli Armeni; ma egli, +parte col terrore, parte coi danari le indusse +a militar nell'esercito suo. Contuttociò +un'ostinata difesa fecero gli +assediati, con beffar eziandio ed ingiuriar +i Romani. Un di coloro, vedendo +un dì l'imperadore, il caricò di villanie. +Allora un arciere persiano si esibì di +rispondergli, e gli tirò così aggiustatamente +uno strale, che colpitolo il fece +rotolar morto giù dalle mura. Intanto +veggendo Zenobia che a Palmira s'assottigliava +la vettovaglia, stimò meglio di +ritirarsi sulle terre de' Persiani; ma fuggendo +<span class="pagenum"><a name="Page_964" id="Page_964"></a>[964]</span> +sopra dei dromedarii, fu presa per +via dai cavalieri che le spedì dietro Aureliano, +e prigioniera fu a lui condotta. +Grande strepito ed istanza fecero i soldati +perchè egli castigasse colla morte +la superbia di costei; ma Aureliano non +volle la vergogna di aver uccisa una +donna, e donna tale. La città dipoi ridotta +all'agonia, dimandò ed ottenne +qualche capitolazione. V'entrò Aureliano, +e perdonò al popolo, ma non già +ai principali, creduti consiglieri di Zenobia, +a' quali, come a seduttori ed autori +di tanti mali, levò la vita. Fra questi +fu compreso <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian. Zosimus, l. 1, c. 56.]</span> <i>Longino</i>, celebre filosofo +e sofista, e maestro o segretario della +medesima, convinto di aver egli dettata +l'albagiosa ed insolente risposta che +Zenobia avea data alla lettera di Aureliano. +Soffrì Longino con tal fortezza +la morte, ch'egli stesso consolava gli +amici venuti a deplorar la di lui sciagura. +Perdonò anche Aureliano, per quanto +si crede, a <i>Vaballato</i>, uno de' figliuoli +di Zenobia; e truovasi una medaglia <span class="fnote">[Tristan., et Mediobarb., in Numism. Imp.]</span>, +in cui si legge il suo nome col titolo di +<i>Augusto</i>, e nell'altra parte quello di Aureliano +Augusto. Quando sia vera (del +che si può dubitare), sarà stata battuta +in uno dei precedenti anni, e prima della +soprascritta tragedia. Di <i>Herenniano</i> e +<i>Timolao</i>, due altri figliuoli di Zenobia, +non si sa ben qual fosse la sorte loro. +Zosimo parla d'un solo figliuolo di Zenobia, +condotto in prigionia colla madre. +Vopisco, all'incontro, scrive che +Zenobia sopravvisse molto tempo <i>cum +liberis</i> nelle vicinanze di Roma. Questo +si può intendere anche di figlie, che +certo essa ne avea; ma Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trig. Tyrann., c. 23.]</span> +c'insegna che Zenobia co' suoi +due figliuoli minori Herenniano e Timolao +fu condotta in trionfo a Roma. Fu +poi di parere esso Zosimo che Zenobia +nell'esser condotta in Europa, o per +malattia, o per non voler prender cibo, +<span class="pagenum"><a name="Page_965" id="Page_965"></a>[965]</span> +morisse per istrada, vinta dal dolore +della mutata fortuna; o per non soffrire +la vergogna d'essere condotta in trionfo. +Merita ben qui fede Vopisco, il quale +più vicino a questi tempi ci assicura +ch'ella giunse a Roma, e visse molto +dipoi, come dirò all'anno seguente. Anche +Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, Chronogr.]</span> attesta che l'infelice +principessa comparve nel trionfo +romano di Aureliano, fallando solamente +nell'aggiugnere che le fu dipoi tagliato +il capo. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> rapporta su questo +varie opinioni. Possiamo ben poi credere +a Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 56.]</span>, allorchè racconta +avere Aureliano spogliata Palmira di +tutte le sue ricchezze, senza rispettar +nè pure i templi: il che fatto, si rimise +in cammino, e tornò ad Emesa <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>, +dove forse il trovarono le ambascerie +de' Saraceni, Blemmii, Assomiti, Battriani, +Seri (creduti i Cinesi), Iberi, Albani, +Armeni ed Indiani, che gli portarono dei +suntuosi regali. Trattò con superbia e +fierezza i Persiani, gli Armeni e i Saraceni, +perchè aveano prestato aiuto a +Zenobia. +</p> + +<p> +Rimesso dunque in pace l'Oriente +Aureliano passò lo stretto di Bisanzio +per tornarsene a Roma, menando seco +Zenobia e i di lei figliuoli <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 60. Vopiscus, ibid.]</span>. Informato +che i popoli carpi aveano fatta un'incursione +nella Tracia, andò a trovarli +e li disfece: e perciò il senato romano, +che gli avea già accordato i titoli di +<i>Gotico</i>, <i>Sarmatico</i>, <i>Armeniaco</i>, <i>Partico ed +Adiabenico</i>, il nominò ancora <i>Carpico</i>. +Se ne rise Aureliano, e scrisse loro che si +aspettava ormai d'esser anche intitolato +<i>Carpiscolo</i>, nome significante una sorta +di scarpe, e da cui poscia è a noi venuto +il medesimo nome di <i>scarpa</i>. Ma eccoti +arrivargli avviso che i Palmireni s'erano +ribellati, con aver tagliato a pezzi +<i>Sandarione</i>, e secento arcieri lasciati ivi +<span class="pagenum"><a name="Page_966" id="Page_966"></a>[966]</span> +di presidio. Con tal sollecitudine tornò +egli indietro, che all'improvviso arrivò +ad Antiochia, e spaventò quel popolo, +intento allora a' giuochi equestri. Aveano +tentato i Palmireni d'indurre <i>Marcellino</i>, +governatore della Mesopotamia +e di tutto l'Oriente, a prendere il titolo +di Augusto. Gli andò egli tenendo a bada, +ed informando intanto di tutto Aureliano; +ma coloro, non vedendo risoluzione +di lui, dichiararono poi imperadore +un certo appellato <i>Achilleo</i> da Vopisco, +<i>Antioco</i> da Zosimo. Giunse Aureliano +a Palmira quando men sel pensavano, +e presa quella città senza colpo di spada, +fece mettere a fil di spada tutto quel +popolo, uomini, donne, fanciulli e vecchi, +con furore d'inudita crudeltà, benchè +poi, tornato in sè stesso, scrivesse a +<i>Ceionio Basso</i> di perdonare a quei che +restavano in vita. Zosimo pretende che +egli per isprezzo non facesse morire +quel ridicolo imperadore creato dai +Palmireni. Ordinò egli ancora che si +ristabilisse come prima il tempio del +Sole messo a sacco dai soldati, deputando +a tal effetto buona somma d'oro e +d'argento. Del resto fece spianare quella +città, le cui rovine, visitate a' tempi nostri +dagli eruditi inglesi, ritengono ancora +molti vestigii dell'antica lor maestà. +Già dicemmo che Zenobia nelle sue prosperità +avea usurpato al romano imperio +l'Egitto. Ora Aureliano, mentre nell'anno +addietro faceva a lei la guerra in +Oriente, spedì <i>Probo</i> <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, il qual fu poi +imperadore, con delle soldatesche, per +ricuperar quella ricca ed importantissima +provincia. Nel primo combattimento +sbaragliò Probo i nemici: nel secondo +ebbe la peggio: ma, ripigliate le forze, +tanto si adoperò, che mise quella nobil +contrada sotto il comando de' Romani, +ed aiutò poi Aureliano a ripigliar l'Oriente +nel resto della guerra coi Palmireni. +Pareva dopo ciò che l'Egitto avesse +da goder pace, quando un <i>Marco +<span class="pagenum"><a name="Page_967" id="Page_967"></a>[967]</span> +Firmo</i>, o <i>Firmio</i>, nativo di Seleucia <span class="fnote">[Vopiscus, in Firmo.]</span>, +amico di Zenobia non ancor vinta, prese +il titolo d'Augusto e d'imperadore, come, +secondo Vopisco, appariva dalle +medaglie battute di lui, alcuna delle +quali si crede che resti tuttavia <span class="fnote">[Goltzius, et Spanhemius, in Numism. Imp.]</span>. Possedeva +costui molte ricchezze, e massimamente +nell'Egitto, dove, fra l'altre cose, +tanta carta, chiamata papiro, si fabbricava +ne' suoi beni, ch'egli si vantava +di poter mantenere col solo papiro e +colla, adoperata in formar la carta, un +esercito. Teneva corrispondenza costui +coi Blemmii e Saraceni, e mandava alle +Indie navi a trafficare. Impadronitosi +dunque costui di Alessandria e dell'Egitto, +aiutò, per quanto potè, Zenobia; +ma caduta essa, cadde anche egli. Aureliano +non già in persona, a mio credere, +andò, ma spedì colà parte della +armata, che sconfisse Firmo, e dopo varii +tormenti lo uccise, con sottomettere +in poco tempo quel ricco paese, e mandare +a Roma gran copia di grani, la spedizion +dei quali costui avea interrotta. +Aureliano <span class="fnote">[Vopiscus, in Firmo.]</span>, in ragguagliare il popolo +romano di queste vittorie, scrisse fra +le altre cose di saper egli ch'esso popolo +non andava d'accordo col senato, +non era amico dell'ordine equestre, ed +avea poco buon cuore verso dei pretoriani. +Sbrigato finalmente da questi affari +l'infaticabil Aureliano Augusto, indirizzò +i suoi passi verso l'Europa con +animo e voglia di atterrar anche <i>Tetrico</i>, +che solo restava tra gli usurpatori del +romano imperio. Come egli arrivato colà +ricuperasse in poco tempo quelle provincie, +alla sfuggita lo raccontano i vecchi +storici <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano. Trebellius Pollio, +in Tetrico. Euseb., in Chron.]</span>. Altro non si sa, se non +che seguì una battaglia a Scialons sopra +la Marna, in cui <i>Tetrico</i> stesso tradì lo +esercito suo, perchè si diede volontariamente +ad Aureliano: laonde i suoi soldati +<span class="pagenum"><a name="Page_968" id="Page_968"></a>[968]</span> +riportarono una gran percossa da +quei di Aureliano. Sono altri di parere +che Tetrico fosse da' suoi soldati tradito +e consegnato ad Aureliano, al quale si +sottomisero poscia anch'essi. Tuttavia +grande apparenza c'è che seguisse, o +prima o poco dopo dell'arrivo di Aureliano +in quelle contrade, qualche segreta +capitolazione ed accordo fra Aureliano +e lui, al vedere l'indulgenza, con +cui esso Aureliano, principe poco avvezzo +alla clemenza, trattò il medesimo +Tetrico. E la ragione di abbandonare i +suoi per gittarsi in braccio ad Aureliano, +l'abbiamo dagli antichi storici. Cioè fu +la continua disubbidienza dei soldati +suoi che ad ogni poco si sollevavano: +dal che fu forzato Tetrico ad invitare e +pregar Aureliano che il liberasse da +tanti mali. Venuto egli alla divozion di +Aureliano, tutte poi del pari le di lui +milizie il riconobbero per imperadore, +e passarono nell'armata romana; con +che le Gallie, e, per conseguente, la Spagna +e Bretagna, si videro restituiti sotto +la signoria del medesimo Augusto. Può +o dee anche oggidì essere motivo di stupore +il corso di tante imprese e vittorie +fatte da un solo Augusto, e in poco più +di tre anni, con aver egli liberato da +tanti barbari nemici il romano imperio, +atterrati i tiranni e riunite al suo corpo +tante membra, da esso per più anni disgiunte. +Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> nella Cronica mette +sotto quest'anno il trionfo romano di +Aureliano; ma si dee credere uno sbaglio, +siccome vien giudicato ancora il +riferirsi da lui nell'anno primo e secondo +d'esso imperadore la caduta di Tetrico, +la quale vien posta da Vopisco dopo +la guerra palmirena. Non si sa nè +anche intendere, come in un solo anno +potesse Aureliano far tante azioni e +viaggi, quanti ne abbiam veduto in questo +anno, menando seco eserciti, cioè +ruote pesanti, che non volano, senz'aggiungervi +ancora il suo ritorno dalle +<span class="pagenum"><a name="Page_969" id="Page_969"></a>[969]</span> +Gallie o Roma. Però coi più degli storici +rapporterò io all'anno seguente il +suddetto trionfo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXIV" id="CCLXXIV"></a>CCLXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXIV</span>. Indiz. <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Felice</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Domizio Aureliano Augusto</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Caio Giulio Capitolino</span>. +</p> + +<p> +Dopo aver dato buon sesto agli +affari delle Gallie, sen venne a Roma +l'Augusto Aureliano per celebrare il +trionfo suo. Riuscì questo dei più grandiosi +e memorabili che mai si fossero +veduti in quell'augusta città. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span> +bene dà un poco d'idea, con dire che +vi erano tre carrozze regali, le quali +tiravano a sè gli sguardi di ognuno. La +prima avea servito ad <i>Odenato Augusto</i>, +già marito di Zenobia, coperta d'argento, +oro e pietre preziose. La seconda di somigliante +ricco lavoro l'avea avuta Aureliano +in dono dal figliuolo o nipote +del morto re <i>Sapore</i>, dominante allora +in Persia. La terza era stata di Zenobia, +che con essa sperava di comparir vittoriosa +in Roma: ed in essa entrò ella +appunto, ma vinta e trionfata. Eravi anche +la carretta del re de' Goti, tirata da +quattro cervi, entro la quale Aureliano +fu condotto al Campidoglio, dove sagrificò +a Giove que' medesimi cervi, secondo +il voto già fatto da lui. Precedevano +in quella immensa processione venti +elefanti, ducento fiere ammansate della +Libia e Palestina, che Aureliano appresso +donò a varii particolari, per non aggravar +di tale spesa il fisco; e dei cammellopardi +e delle alci ed altre simili bestie +forestiere. Succedevano ottocento paia +di gladiatori e i prigionieri di diverse +nazioni barbare, cioè Blemmii, Assomiti, +Arabi, Eudemoni, Indiani, Battriani, Iberi, +Saraceni, Persiani, Goti, Alani, Rossolani, +Sarmati, Franchi, Svevi, Vandali +<span class="pagenum"><a name="Page_970" id="Page_970"></a>[970]</span> +e Germani, colle mani legate; fra' quali +ancora si contarono molti de' principali +Palmireni sopravanzati alla strage, e +parecchi Egiziani a cagion della loro +ribellione. Ma quello che maggiormente +tirò a sè gli occhi di tutti, fu la comparsa +fra i vinti di <i>Tetrico</i> vestito alla maniera +dei Galli, col figliuolo <i>Tetrico</i>, al +quale egli avea conferito il titolo di senatore <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 29.]</span>. +Veniva anche <i>Zenobia</i> con pompa +maggiore, tutta ornata, anzi caricata +di gemme, dopo aver fatta gran resistenza +ad ammettere il peso ed uso di quelle +gioie in sì disgustosa congiuntura. Con +catena d'oro avea legati i piedi e le mani, +ed una ancora ne avea dal collo pendente, +sostenuta da un Persiano che le +andava avanti. Con questo mirabile apparato, +colle corone d'oro di tutte le +città, colle carrette piene di ricco bottino, +con tutte le insegne e coll'accompagnamento +del senato, esercito e popolo, pervenne +molte ore dipoi Aureliano al +Campidoglio, e tardi al palazzo; rattristandosi +nondimeno molti al vedere condotti +in trionfo dei senatori romani, il +che non era in uso, e mormorando altri <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span>, +perchè si menasse in trionfo una +donna, come s'ella fosse qualche gran +capitano. Intorno al qual lamento Aureliano +dipoi con sua lettera cercò di +soddisfare il senato e popolo romano, +col mettere Zenobia del pari co' più illustri +rettori di popoli. Furono poscia +impiegati i seguenti giorni in pubblici +sollazzi di giuochi scenici e circensi, in +combattimenti di gladiatori, caccie di fiere, +battaglie in acqua, e in assegnamento +perpetuo di pane e carne porcina, che +ogni dì si distribuiva a cadauno del popolo +romano. +</p> + +<p> +Abbiamo da Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, ibid.]</span> +che Aureliano non solamente perdonò a +Zenobia, ma le assegnò ancora un decente +appannaggio pel mantenimento di lei e +de' suoi figliuoli, e un luogo a Tivoli +<span class="pagenum"><a name="Page_971" id="Page_971"></a>[971]</span> +presso al palazzo di Adriano, dove ella +soggiornò dipoi a guisa d'una matrona +romana. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> scrive che a' suoi +giorni restavano ancora dei discendenti +da essa Zenobia, senza dire se per via +di maschi, o pur delle sue figliuole. +Il dirsi da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> che Aureliano +sposò lei, o pur una delle sue figlie, s'ha +da contare per una favola. Ciera bensì +di verità ha l'aggiunger egli, che le figlie +di essa Zenobia furono da lui collocate +in matrimonio con dei nobili romani. A +quanto poco fa ho detto non si ristrinse +la liberalità di Aureliano verso il popolo, +perchè altri regali gli fece in abiti e danari <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span>. +E perciocchè infinita copia vi +era di debitori del fisco, ordinò che nella +piazza di Traiano si bruciassero tutte le +lor cedole. Pubblicò ancora un perdon +generale per tutti i rei di lesa maestà. +S'acquistò egli specialmente lode nell'aver +non solamente rimessa ogni pena +a <i>Tetrico</i>, già imperadore, o sia tiranno +delle Gallie <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 23.]</span>, ma dichiaratolo ancora +Correttore di tutta l'Italia, cioè della +Campania, del Sannio, della Lucania, +de' Bruzii, della Puglia, Calabria, Etruria +ed Umbria, del Piceno e Flaminia, e di +tutto il paese Annonario, colmandolo di +onori, e chiamandolo talvolta collega, +commilitone ed anche imperadore: segni +di qualche precedente accordo seguito +fra loro. Gli diceva, burlando, <i>ch'era più +onore il governare una provincia d'Italia, +che il regnar nelle Gallie</i>. Anche al +giovane <i>Tetrico</i> di lui figlio fu conceduto +posto fra i senatori, con godere illesi i +lor beni patrimoniali <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 61.]</span>. Fece inoltre +Aureliano portare alla zecca tutte le +monete adulterate e calanti, e ne diede +al popolo delle buone. Fu in questa occasione +che i ministri della zecca <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian. Aurelius Victor, in +Epitome. Eutrop., in Breviar.]</span>, +accusati di qualche frode nel loro uffizio, +<span class="pagenum"><a name="Page_972" id="Page_972"></a>[972]</span> +spinti da Felicissimo, schiavo o liberto +dell'imperadore, mossero una sì fiera +sedizione in Roma, che vi uccisero sette +mila soldati di Aureliano: cosa difficile +a credersi. Ma pagarono anch'essi +il fio della lor crudeltà, col restar vinti +ed esposti al furore, ch'era per lo più +eccessivo, in Aureliano. Racconta Suida <span class="fnote">[Suidas, in Lexico.]</span> +che questo imperadore fece morir +molti senatori per informazioni della +loro infedeltà, ricavate da Zenobia. Era +egli un grande adoratore e divoto del +Sole <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 61. Vopiscus. Eusebius +et alii.]</span>: però in quest'anno fece fabbricare +in Roma il tempio del Sole con +singolar magnificenza, arricchendolo di +immensi ornamenti d'oro, di perle e di +altre cose preziose. Pesava il solo oro +ivi posto quindici mila libbre. Quivi espose +le statue del medesimo Sole e di Belo, +con altri ornamenti asportati da Palmira. +Anche il Campidoglio si vide riempiuto +dei doni a lui fatti da varie nazioni; e +tempio alcuno non vi fu in Roma che +non partecipasse di qualche suo dono. +Fortificò ancora l'autorità de' pontefici, +ed assegnò rendite per la manutenzione +de' templi e de' ministri. Azioni tutte che +fan conoscere l'amore e zelo ch'egli +nudriva per la sua falsa religione, cioè +per l'idolatria: zelo che ancora circa +questi tempi lo spinse, dopo essere stato +finora clemente verso i Cristiani, a muovere +contro di loro una fiera persecuzione <span class="fnote">[Eusebius, in Histor. et in Chronico. Lactantius, +de Mortibus Persecutor. Orosius, Syncellus, +et alii.]</span>. +Ma per poco tempo, perchè +Dio non tardò a dargli quel fine e gastigo, +a cui soggiacquero anche in questo +mondo altri nemici e persecutori +della religione e Chiesa sua santa. Alcune +buone leggi fece Aureliano, ma +altre più meditava di farne, e sopra tutto +voleva provvedere al soverchio lusso +introdotto in Roma <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>, con proibire il +consumo dell'oro in tanti ricami, indorature +<span class="pagenum"><a name="Page_973" id="Page_973"></a>[973]</span> +ed altri vani usi, e con vietar +l'uso della seta, perchè venendo questa +allora solamente dall'India, ogni libbra +di essa costava una libbra d'oro. Sarebbe +da desiderare che anche a' dì +nostri nascessero degli Aureliani, per +rimediare al lusso di certe città d'Italia, +e alla pazza mutazion delle mode. Per +altro godeva Aureliano Augusto che +i privati abbondassero in vasi d'oro +e d'argento. Trovandosi ancora molte +terre incolte nella Toscana e Liguria, +suo disegno fu di mandar colà +a coltivarle le famiglie dei Barbari +prigioni. Ma questi ed altri disegni, troncato +il filo della sua vita, abortirono +tutti. Credesi <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastasium.]</span> che in quest'anno <i>Felice</i> +papa fosse chiamato da Dio al premio +delle sue fatiche, e che o per l'imminente +o già insorta persecuzione non +si eleggesse il suo successore se non +nell'anno seguente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXV" id="CCLXXV"></a>CCLXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Tacito</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Domizio Aureliano Augusto</span> per la +terza volta e <span class="sc">Tito Nonio Marcellino</span>. +</p> + +<p> +<i>Annio</i>, e non <i>Avonio</i>, nè <i>Anonio</i>, fu il +nome del console. Per attestato di Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Valerian. Zonaras, in Annalibus.]</span> +fu console sostituito <i>Aurelio +Gordiano</i>, e nel dì 25 di settembre <i>Velio +Cornificio Gordiano</i>. Sul principio di quest'anno +opinione è che fosse promosso +al pontificato romano <i>Eutichiano</i>. Nell'anno +addietro l'Augusto Aureliano era +passato nelle Gallie, verisimilmente per +cagion di qualche ribellione, accaduta in +quelle parti, ch'egli senza fatica estinse. +La città di Orleans vien creduto che +fosse rifabbricata da lui e prendesse il +di lui nome. E perchè i Barbari erano +<span class="pagenum"><a name="Page_974" id="Page_974"></a>[974]</span> +entrati nel paese della Vindelicia, che +abbracciava allora parte della Baviera, +della Svevia e i Grigioni, Aureliano accorso +a quelle parti, rimase il paese in +pace con averne cacciati i nemici. Di là +andò nell'Illirico, e probabilmente fu +allora che scorta la difficoltà di poter +sostenere la provincia della Dacia, oggidì +Transilvania, posta di là dal Danubio, +attorniata da troppi Barbari, prese +la risoluzione di abbandonarla <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut. Eutropius. +Syncellus.]</span>. A +questo fine ritirò di qua dal fiume tutte +le milizie e famiglie romane abitanti in +quel paese, e lor diede parte della Mesia +per abitarvi; paese che si nominò dipoi +la Nuova Dacia, di cui dicono che Sardica +divenisse la capitale. Da ciò si vede +fallita l'immaginazione e il vanto dei +Romani gentili, pretendenti che il loro +dio Termine non rinculasse giammai, +cioè non lasciasse mai perdere paese una +volta unito al loro imperio. Altri simili +esempli di questo loro inetto dio riferisce +sant'Agostino <span class="fnote">[S. Augustinus, de Civitate Dei, lib. 4, c. 29.]</span>. Verisimilmente svernò +Aureliano in quelle parti, o pur nella +Tracia nell'anno presente, applicato a +mettere insieme un possente esercito per +portar la guerra addosso a' Persiani. Era +egli invasato dal desiderio della gloria, +e quanto più di grandi imprese egli avea +fatto fin qui, a nulla serviva che maggiormente +accenderlo per farne delle +altre. Nè gli mancavano ragioni e pretesti +contro la Persia, che già vedemmo +aver prese l'armi in favor di Zenobia. +Ma Iddio il colse nel punto <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persec., cap. 7.]</span> che i +suoi ordini di ferro e fuoco contra dei +cristiani erano già dati, e si doveano +stendere per tutto l'imperio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>. Un fulmine +caduto in vicinanza di lui e dei +suoi cortigiani pure non fu bastante a +rimuoverlo dalle prese risoluzioni. Per +altra mano egli perì, siccome ora son +per dire. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_975" id="Page_975"></a>[975]</span> +</p> + +<p> +A riserva del popolo romano, che +veramente l'amava per i molti benefizii +già ricevuti o che si speravano <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>, pochi +altri gli portavano affetto: a colpa +della sua severità, anzi crudeltà, di cui +sovente abbiam recate le pruove. Il senato +romano, e fino i suoi proprii cortigiani, +non amore, ma bensì timore aveano +di lui <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutropius, +in Breviar.]</span>. Accadde ch'egli un dì +minacciò gravemente <i>Mnesteo</i>, uno dei +suoi segretarii, per qualche fallo. <i>Erote</i> +vien chiamato da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 62.]</span>. Costui, +siccome pratico che Aureliano non minacciava, +mai da burla, e che se minacciava, +non sapeva perdonare, essendosi +molto prima avvezzato a contraffare il +carattere del padrone, formò un biglietto, +mettendovi col suo i nomi di molti altri, +co' quali Aureliano era in collera, +e di altri ancora che non erano +stati minacciati da lui, come destinati +tutti dal sanguinario Augusto alla morte; +ed esagerando poi la necessità di +salvare sè stessi, con levare dal mondo +quello spietato carnefice. Abbiam veduto +altri Augusti condotti a morte +per sì fatte liste di cortigiani destinati a +perire. Dubitar si potrebbe che alcuna +di esse fosse a noi venuta dalle sole dicerie +dei novellisti. Quel ch'è certo, si trovava +allora Aureliano in un luogo chiamato +<i>Caenophrurium</i>, cioè Castelnuovo, +posto fra Bisanzio ed Eraclea. Quivi gli +uffiziali animati da Mnesteo contra di +lui, preso il tempo che Aureliano era +con poche guardie, lo stesero morto a +terra con varie ferite. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, ibid.]</span> scrive +ch'egli morì per mano di Mucapor, +uno de' suoi generali. Altre particolarità +di questo fatto non ha a noi conservato +la storia. Essendo giunta a Roma la +nuova di sua morte nel dì 3 di febbraio +per attestato del medesimo storico, vegniamo +a conoscere che alquanti giorni +prima del fine di gennaio dell'anno +<span class="pagenum"><a name="Page_976" id="Page_976"></a>[976]</span> +presente dovette succedere la di lui tragedia. +Scoprissi dipoi la furberia di Mnesteo, +e ne fu fatta aspra vendetta, con +legarlo ad un palo ed esporlo ad essere +divorato dalle fiere. Gli altri da lui ingannati +gran pentimento ebbero d'aver +bagnate le mani nel sangue del loro +principe, e parte vennero allora uccisi +dai soldati, parte poi dai successori Augusti +Tacito e Probo. Funerali magnifici +furono fatti al defunto imperadore dall'armata, +la quale anche scrisse al senato +e popolo romano coll'avviso del +funesto successo, e con premura, perchè +Aureliano fosse aggregato al catalogo +degli dii. <i>Tacito</i>, che fu poi imperadore, +il primo allora dei senatori, quegli fu +che dopo un bell'elogio alla memoria +di Aureliano, fu il primo a decretargli +tutti gli onori divini. E certamente non +si può negare ad Aureliano la gloria di +uno de' più insigni imperadori romani, +per aver egli in sì poco tempo rimesso +in piedi e liberato dai nemici interni ed +esterni tutto l'imperio romano, con disposizione +di far altre mirabili imprese, +se non gli fosse stato sul più bello troncato +il filo della vita. Era egli tuttavia +vegeto d'età, e questa la sapeva egli conservare +colla sobrietà del vivere; e se +si ammalava, non correva giù a chiamar +i medici, ma curava egli stesso i suoi +mali con una dieta rigorosa. La sua soverchia +severità, benchè gli partorisse +l'odio di molti, pure riuscì di grande +utilità alla repubblica, perchè levò di +mezzo o cacciò in esilio i cervelli torbidi, +cabalisti e perturbatori della quiete +pubblica. Specialmente perseguitò egli i +delatori, cioè gli accusatori, tanto ben +veduti sotto altri precedenti governi. +Non la perdonava nè pure ai suoi medesimi +parenti e familiari. E la moderazione +sua nel vestire si stendeva anche +alla moglie e alla figliuola, alle quali, +perchè pur volevano una veste di seta, +rispose, <i>troppo costare una tela che si +vendeva a peso d'oro</i>. Altre sue lodevoli +doti rammenta Vopisco. Ma a questo +<span class="pagenum"><a name="Page_977" id="Page_977"></a>[977]</span> +egregio principe mancava la clemenza, +virtù necessaria, nonchè sommamente +commendabile ne' saggi principi; e da +questo difetto, o, per dir meglio, dalla +sua crudeltà fu egli finalmente condotto +ad un fine infelice. +</p> + +<p> +Avrebbe ognuno creduto che, appena +morto Aureliano, l'armata sua acclamasse +Augusto alcuno di quei generali, +ma non fu così <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>. Forse perchè niun +d'essi v'era esente dal reato, o dal sospetto +della morte di Aureliano, però +non si poterono indurre i soldati a creare +alcun d'essi imperadore. Anzi scrissero +al senato, con pregarlo di scegliere +un imperadore degno di tal posto. Non +attentandosi di farlo il senato, perchè +alle armate non soleano piacere Augusti +creati in Roma da' senatori, tre volte +corsero e ricopersero lettere fra loro, rimettendo +sempre l'una parte all'altra +una tale elezione: controversia rara, e +che facea stupir chiunque era consapevole +della prepotenza dei passati eserciti +in tali congiunture <span class="fnote">[Vopiscus, in Tacito. Aurelius Victor, +in Epitome.]</span>. Durante questa +contesa passarono sei mesi, senza che si +eleggesse imperadore; e, ciò non ostante, +nell'interno si godeva buona calma; e +tutti i governatori scelti da Aureliano +e dal senato continuavano tranquillamente +ne' loro impieghi, fuorchè <i>Aurelio +Fosco</i> proconsole dell'Asia, in cui luogo +fu spedito <i>Falconio</i>. Era in questi tempi +prefetto di Roma <i>Postumio Siagrio</i>, secondo +il catalogo pubblicato dal Bucherio <span class="fnote">[Bucherius, in Cycl.]</span>; +ma Vopisco scrive che nel dì 25 +di settembre era essa prefettura appoggiata +ad <i>Elio Ceseziano</i>. Quegli che diede +fine a questa sonnolenza, e fece che il +senato procedesse alla elezion di un +nuovo imperadore, fu il militar movimento +de' Germani <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>, i quali passato +il Reno, aveano già occupato varie nobili +città, e temeva anche guerra dai +<span class="pagenum"><a name="Page_978" id="Page_978"></a>[978]</span> +Persiani. <i>Velio Cornificio Gordiano</i>, console +sostituito, rappresentò nel dì 25 di +settembre la necessità di crear un imperadore. +Preparavasi a rispondere <i>Marco +Claudio Tacito</i>, primo fra i consolari, +quando a comun voce fu interrotto dal +senato, che l'acclamò <i>imperadore</i>, siccome +personaggio, per la rara sua prudenza +ed integrità, riconosciuto degnissimo di +quell'eccelsa degnità. Fece egli resistenza +per quanto potè, con allegare l'avanzata +sua età, e il non poter cavalcare +e reggere eserciti; anzi, perch'egli avea +preveduto questo colpo, per due mesi era +stato ritirato nella Campania. Ma, alzatosi +<i>Mezio Falconio Nicomaco</i>, tanto disse, +tanto pregò Tacito, mettendogli davanti +il bisogno della repubblica, ch'egli cedette; +e l'elezione sua fu molto applaudita +dal popolo e da' pretoriani, a' quali +fu promesso il solito regalo. Si vantava +<i>Tacito</i> d'essere discendente o parente +di <i>Cornelio Tacito</i> celebre storico, ed +egli perciò fece mettere in tutte le librerie +l'opere di lui; e pur, ciò non ostante, +perite molte di esse sono oggidì indarno +desiderate da' letterati. Era stato console, +avea molti figliuoli, ma giovanetti, +ed un fratello uterino, appellato nelle +medaglie <i>Marco Annio Floriano</i>. Non capiva +in sè per l'allegrezza il senato al +vedersi giunto a poter eleggere dopo sì +lungo tempo un Augusto, e si pregiava +di averlo eletto tale, che in breve potè +corrispondere all'espettazione di ognuno, +col rimettere in uso gli antichi diritti +e l'autorità del senato e del prefetto +di Roma. Ne diedero i senatori tosto il +lieto avviso con lettere a Cartagine, a +Treveri, città libera, ad Antiochia, Aquileia, +Milano, Alessandria, Tessalonica, +Corinto ed Atene. Ora Tacito, appena +accettato l'imperio e rendute grazie al +senato, ordinò che si mettessero in alcuni +templi le statue d'argento d'<i>Aureliano</i> +ed una d'oro nel Campidoglio. +Quest'ultima dipoi non fu posta; le altre +sì. Proibì tanto al pubblico, quanto +ai privati il mischiar insieme l'argento +<span class="pagenum"><a name="Page_979" id="Page_979"></a>[979]</span> +e il rame, e l'argento e l'oro. Vietò +che i servi non potessero chiamarsi all'esame +contra de' proprii padroni, e +neppure trattandosi di delitti di lesa +maestà. Determinò che si facesse un +tempio de' defunti imperadori deificati, +volendo nondimeno che ivi si collocassero +le sole statue dei buoni Augusti, +per animar alla loro imitazione i successori. +Avendo fatta istanza del consolato +dell'anno susseguente per suo +fratello <i>Floriano</i>, il senato, benchè avvezzo +a chinar il capo a tutto quanto +bramavano i precedenti Augusti, pure +negò a lui questa soddisfazione, adducendo +che già erano disegnati i consoli, +ed essere inconveniente il far torto ad +alcun degli eletti. Dicono che Tacito si +rallegrasse all'osservare questa libertà +nella cura, e che dicesse: <i>Sa il senato +di che tempra sia il principe ch'egli ha +eletto.</i> Poscia donò al pubblico il privato +suo patrimonio, le cui rendite si fanno +ascendere dal Salmasio ad un valore +ch'io non ardisco di esprimere, parendo +difficile a credersi. Sembra anche inverisimile +questo dono per chi era vecchio +ed avea figliuoli; e il <i>publicavit</i> di +Vopisco potrebbe ammettere un altro +senso. Tutto poscia il contante ch'egli +si trovava in cassa l'impiegò in pagar +le milizie. E tanto per ora basti di questo +imperadore di pochi giorni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXVI" id="CCLXXVI"></a>CCLXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Floriano</span> imperadore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Claudio Tacito Augusto</span> per la +seconda volta ed <span class="sc">Emiliano</span>. +</p> + +<p> +Fa menzione Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span> di <i>Elio +Scorpiano</i>, che era console nel 3 di febbraio +dell'anno presente; e perciò si +può credere che <i>Tacito Augusto</i> tenesse +un solo mese il consolato. Fra le +<span class="pagenum"><a name="Page_980" id="Page_980"></a>[980]</span> +altre azioni di lui riferite da Vopisco vi +fu l'aver egli bandito da Roma i postriboli, +non già delle pubbliche donne, per +quanto io mi figuro, ma bensì di un vizio +più deforme ed abbominevole: provvisione +nondimeno che fu di brevissima +durata in un popolo avvezzo ad ogni +brutalità, perchè mancante dei lumi e +del freno della vera religione. Proibì +ancora il tenere aperti i bagni in tempo +di notte, per impedire le sedizioni; e +vietò, tanto agli uomini che alle donne, +il portar vesti di seta. Volle che si distruggesse +la casa propria, e che a sue +spese quivi si fabbricasse un bagno pel +pubblico. Cento colonne di marmo di +Numidia, alte ventitrè piedi, donò al popolo +d'Ostia. Assegnò alla manutenzion +delle fabbriche del Campidoglio le possessioni +ch'egli avea nella Mauritania; +donò ai templi l'argento che serviva +alla sua tavola; e manumise cento dei +suoi servi dell'uno e dell'altro sesso. +Continuò poscia a vivere come prima, +usando le medesime vesti che gli aveano +servito da privato. La sua tavola +continuò ad essere parchissima: il maggiore +imbandimento consisteva in cavoli +ed erbaggi. Non volea che la moglie +portasse gemme, e neppure permise al +pubblico i ricami d'oro nelle vesti. Ebbe +anche cura di punire rigorosamente gli +uccisori di Aureliano, e sopra gli altri +a Mucapor fu dato un rigoroso gastigo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 63. Zonaras, in Annal. +Vopiscus, in Tacito.]</span>. +S'era fin l'anno dietro udito un +gran movimento di barbari Sciti dalla +Palude Meotide, che pretendeano d'essere +stati chiamati da Aureliano Augusto +in suo aiuto. Costoro si sparsero +pel Ponto, per la Cappadocia, Galazia e +Cilicia, commettendo quelle ruberie ed +insolenze ch'erano il mestier familiare +di gente usata alle rapine. Tacito, benchè +vecchio, giudicò debito della sua dignità +il portarsi colà in persona coll'esercito. +Seco era <i>Floriano</i> suo fratello, dichiarato +prefetto del pretorio. Da due parti amendue +<span class="pagenum"><a name="Page_981" id="Page_981"></a>[981]</span> +combatterono contra di tali assassini, +con obbligar quelli che non restarono +vittima delle spade romane a ritirarsi +ne' lor paesi. Ciò fatto, si preparava Tacito +per tornare in Europa, quando la +morte venne a trovarlo <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome. Eusebius, in +Chron.]</span>, chi dice in +Tarso, chi in Tiana e chi nel Ponto; e +non avendo regnato che sei mesi e giorni, +secondo i conti d'alcuni, si conghiettura +ch'egli finisse di vivere nell'aprile +dell'anno presente. Restava tuttavia indeciso +ai tempi di Vopisco s'egli mancasse +di vita per malattia naturale, oppure +perchè ucciso. Convengono gli +scrittori greci <span class="fnote">[Zosim. Zonar. Euseb. Joan. Malala.]</span> che violenta fosse la +morte sua. Intorno a ciò scrive Zosimo +che avendo Tacito mandato per governator +della Soria <i>Massimino</i> suo parente, +costui maltrattò in maniera i magistrati +della città, che tutti cospirarono +contra di lui, e gli levarono la vita. Temendo +poscia coloro di ricevere da Tacito +il meritato gastigo, unitisi con quegli +uccisori di Aureliano che restavano +anche vivi, tali insidie tramarono ad +esso Augusto Tacito, che il levarono +dal mondo. Nulla di più sappiamo di +lui, e neppur ne seppero gli autori della +Storia Augusta, se non che <span class="fnote">[Vopiscus., in Flor.]</span> a Terni +gli fu alzata una memoria sepolcrale +con istatua, che poi restò atterrata ed +infranta da un fulmine. Certo il suo senno +e l'amore del pubblico bene poteano +far sperare da lui delle gloriose imprese; +ma il corto suo vivere gl'impedì il fare +di più. Stento io a credere a Vopisco <span class="fnote">[Idem, in Tacito.]</span>, +quando scrive, aver egli comandato che +il mese di <i>settembre</i> si appellasse <i>Tacito</i>, +non parendo propria di un sì saggio vecchio +Augusto una sì pueril vanità. +</p> + +<p> +Dopo la caduta di Tacito, <i>Marco Annio +Floriano</i>, suo fratello uterino e prefetto +del pretorio, quasi che l'imperio +fosse ereditario, si fece proclamare <i>Imperadore +Augusto</i> da' suoi soldati, e non +<span class="pagenum"><a name="Page_982" id="Page_982"></a>[982]</span> +tardò a spedirne l'avviso al senato romano, +il quale non fece difficoltà ad accettarlo. +Ma ritrovandosi allora <i>Probo</i> +generale dell'armi romane in Soria, +quell'armata, appena udì la morte di +Tacito, che a gran voce chiamò <i>imperadore</i> +esso Probo. Fece egli, almeno apparentemente, +non poca resistenza, +siccome personaggio che non avea, per +quanto egli dicea, mai desiderato quell'onore <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, +protestando specialmente +a que' soldati che non troverebbono +vantaggio in volerlo innalzare, perchè +egli era uomo poco indulgente. Tuttavia +gli convenne cedere, e tanto più perchè +dopo un tal atto sarebbe riuscito pericoloso +a lui il dimorare in istato privato. +Perciò ecco insorgere una guerra civile. +<i>Floriano</i> fu riconosciuto per imperadore +a Roma, e per tutte le provincie dell'Europa +e dell'Africa, ed anche in Asia +sino alla Cilicia; laddove solamente la +Soria, la Fenicia, la Palestina e l'Egitto +si sottomisero a <i>Probo</i>, pochissima parte +di mondo in paragone dell'altra. Dimorava +allora Floriano verso lo stretto di +Bisanzio, dove avea ristretti gli Sciti +rimasti sbanditi nell'Asia, quando gli +giunse l'avviso d'aver per competitore +Probo. Lasciati dunque andare i Barbari, +si mise in arnese per procedere coll'armi +contra di lui, e passò nella Cilicia. +Probo, all'incontro, perchè si sentiva +assai inferiore di forze, ad altro non +pensò che a prepararsi per la difesa, e +a tirare in lungo la guerra, quando arrivò +il caldo della stagione, il quale +ardente in quelle parti non solamente si +fece sentir molestissimo ai soldati di +Floriano, la maggior parte europei, e +piuttosto usati al freddo, ma li fece anche +cadere per la maggior parte malati. +Di ciò informato Probo si accostò coll'esercito +suo a Tarso, dov'era Floriano; +e benchè uscissero in ordine di +battaglia i soldati di lui, pure non osarono +azzardarsi che ad alcune scaramuccie. +Pertanto, inquieti al veder così +<span class="pagenum"><a name="Page_983" id="Page_983"></a>[983]</span> +indebolita per le malattie la loro armata, +e non ignorando quanto fosse superiore +in abilità e merito l'emulo Probo, +il quale si può conghietturare che facesse +far loro delle segrete insinuazioni di +molto vantaggio, vennero in risoluzione +di terminar quella guerra, con abbandonar +Floriano ed accettar Probo per +imperadore <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo. Zosimus. Eusebius. +Syncellus. Joannes Malala.]</span>. La più comune opinione +degli storici è, che <i>Floriano</i> fosse ucciso +da' suoi. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> nondimeno +lasciò scritto ch'egli, con tagliarsi le +vene da sè stesso, si diede la morte, dopo +due mesi in circa d'imperio. Sicchè +restò solo imperadore <i>Probo</i>, ed ebbe +alla sua ubbidienza tutte le milizie che +si trovavano in Oriente: dopo di che +spedì a Roma delle saporite lettere, +rappresentando al senato e al popolo +romano, ch'egli per forza avea ben preso +il titolo d'<i>Augusto</i>, ma che senza la +approvazion d'essi, ch'erano i principi +del mondo, egli non volea ritenerlo: +che ben sapeva di poter far tali slargate +da che avea in mano le forze maggiori +dell'imperio, e qual fosse in casi tali +l'uso del senato. Nel testo di Vopisco è +scritto che questa lettera di Probo fu +letta in senato nel dì 3 di febbraio, e in +lui concorsero i voti e plausi d'ognuno. +Per consenso di tutti i critici, v'ha dell'errore, +da che il medesimo storico +confessa cessata la vita di Floriano +nella state dell'anno presente, dopo due +o tre mesi d'imperio: e però non potè +Probo nel febbraio di quest'anno aver +presa la porpora, nè aspettar sino al +febbraio dell'anno seguente per procurarsi +l'approvazion del senato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_984" id="Page_984"></a>[984]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXVII" id="CCLXXVII"></a>CCLXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> e <span class="sc">Marco +Aurelio Paolino</span>. +</p> + +<p> +Nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> il novello imperadore +porta il nome di <i>Marco Aurelio +Probo</i>. Egli era <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo. Victor, in Epitome.]</span> nativo di Sirmio nella +Pannonia, di famiglia mediocre e mal +provveduta di beni. Diedesi in sua gioventù +alla milizia, e sotto Valeriano +Augusto per li suoi buoni portamenti +arrivò ad essere tribuno. Lodavasi forte +in lui la bella presenza, il coraggio e la +probità de' costumi corrispondente al +suo cognome. Non poche segnalate imprese +fece egli in guerra contra varie +nazioni barbare e contro i ribelli dello +imperio, di modo che fu carissimo a +Gallieno imperadore, il quale, scrivendo +a lui, il chiamava suo padre. Tanto lo +stimò Aureliano Augusto, che parve inclinato +a volerlo per suo successore; e +Claudio e Tacito il riguardavano sempre +come il miglior nobile della repubblica +romana. Vopisco rapporta varie +prodezze di lui ed alcune lettere dei +suddetti Augusti in pruova del gran +concetto che aveano di questo personaggio +quando era in privata fortuna. +Nel mestier poi della guerra niun forse +il pareggiava, nè a lui mancava il bel +segreto di farsi amar dai soldati, non già +con lasciar loro la briglia sul collo, ma +con far conoscere ad ognuno quanto gli +amasse. Li visitava sovente; nulla voleva +che loro mancasse, nè che lor fosse +fatta ingiustizia alcuna; anzi colla sua +saviezza spesso placava il crudel Aureliano, +se il trovava adirato contra di +loro. Qualor si faceva qualche bottino, +a riserva dell'armi, tutto voleva che si +dividesse fra i medesimi soldati. Per altro +li teneva egli continuamente in esercizio +<span class="pagenum"><a name="Page_985" id="Page_985"></a>[985]</span> +e in lavorieri, affinchè s'indurassero +nelle fatiche, imitando in ciò l'africano +Annibale. E però in molte città fece da +essi fabbricar ponti, templi, portici ed +altri edifizii, e seccar nell'Egitto delle +paludi, per potervi seminare, aprendo +canali che scaricassero l'acque, e facilitando +in altre maniere il traffico pel fiume +Nilo. Creato poscia imperadore in +età, e riconosciuto per tale da tutti i +popoli del romano imperio, in così belle +azioni s'impiegò, che Vopisco si lasciò +scappar dalla penna, a mio credere, una +sfoggiata iperbole, con dire ch'egli fu +da preferire ad Aureliano, Traiano, Adriano, +agli Antonini, ad Alessandro e +Claudio Augusti, perchè ebbe tutte le +loro virtù, ma non già i loro difetti. Così +Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Floriano.]</span>, il qual poi si trova aver +saputo sì poco delle gesta di questo imperadore. +Scrive Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 65.]</span> che una delle +prime sue applicazioni fu quella di punire +gli uccisori di Aureliano e di Tacito. Nè +arrischiandosi a tal giustizia con pubblicità, +li fece invitar tutti ad un convito, +dove furono tagliati a pezzi dalle sue +guardie, fuorchè uno che si salvò, e preso +dipoi fu abbruciato vivo. Ma Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span> +non s'accorda con lui, confessando +bensì che Probo vendicò la morte +di quegli imperadori, ma con più moderazione +e discretezza che non aveano +prima fatto i soldati e Tacito Augusto. +Perdonò ancora a coloro che aveano +sostenuto <i>Floriano</i> contra di lui, perchè +seguaci non di usurpatore o tiranno, ma +di un fratello del principe. Nel mentre +che si trovavano imbrogliati gli affari +pubblici per la morte di Tacito e per la +disputa dell'imperio tra Floriano e Probo, +i popoli della Germania, passato il +Reno <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, c. 67.]</span>, occuparono non poche città +delle Gallie in que' contorni. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span> +ci vorrebbe far credere che tutte quelle +provincie dopo la caduta di Postumo +<span class="pagenum"><a name="Page_986" id="Page_986"></a>[986]</span> +restassero sconvolte: e che, tolto di vita +Aureliano, venissero in poter d'essi Germani. +Pertanto l'Augusto Probo, lasciato +per ora il pensiero di passare a Roma, +sen venne a Sirmio sul principio di +maggio, e di là poi marciò alla volta del +Reno. Trovò i Barbari sparsi per le città +galliche, e diede loro addosso in varii +combattimenti, con farne una strage incredibile. +In una lettera da lui scritta al +senato romano si pregia d'aver uccisi +quattrocento mila di que' Barbari, e di +averne presi sedici mila, ch'erano poi +arrolati nelle truppe romane, e da lui +sparsi in varii luoghi e in diverse legioni. +Temer si può che sia scorretto qui +il testo di Vopisco, o che la morte di +tanti armati sia un vanto, difficile a credere. +Ricuperò Probo e liberò dal giogo +barbarico sessanta o settanta città nobili +delle Gallie. +</p> + +<p> +Racconta qui Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, c. 67.]</span> una cosa +strana, cioè che, provandosi gran carestia +di viveri nell'armata sua, oscuratosi +il cielo all'improvviso, cadde una +dirotta pioggia, e seco una tal quantità +di grano, che se ne trovavano dei mucchi +nella campagna. Stupefatti i soldati, +non ardivano di valersi di questo soccorso; +ma incalzati dalla fame, fecero +macinar quel grano, e il trovarono molto +a proposito per saziarsi. Non avrei +fatta io menzione di questo racconto, +che, al pari degli altri lettori, credo anch'io +favoloso, e tanto più perchè Vopisco +non ne dice parola, e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> +ne parla dubitativamente; ma non ho +voluto ometterlo, perchè anche nell'anno +1740 vennero nuove che in una villa +dell'Austria era piovuto del grano, e ne +ebbi io stesso sotto gli occhi, ma senza +essersi potuto chiarire se il vento lo +avesse colà trasportato da altro luogo, +o in qual altra maniera ciò seguisse: +dovendo per altro essere certo che grano +tale (se pur ne fu vera la pioggia) +non era nato in cielo, nè venuto da quel +<span class="pagenum"><a name="Page_987" id="Page_987"></a>[987]</span> +paese, dove non si ara nè semina. Aggiugne +il suddetto Zosimo che intervenne +lo stesso Probo Augusto ad una gran +battaglia data ai Logioni, popoli della +Germania, que' medesimi probabilmente +che son chiamati Ligi da Cornelio Tacito. +La vittoria fu dal canto de' Romani; +Sennone, principe di quella gente, col +figliuolo restò prigioniere; ma Probo li +rimise poscia in libertà mercè di un +trattato di pace, per cui furono restituiti +tutti i prigioni e le prede da lor fatte. +Seguì ancora un fiero combattimento +tra i generali di Probo e i popoli Franchi, +mentre l'imperadore in persona facea +guerra, e venne alle mani coi Borgognoni +e Vandali sulle rive del Reno, +popoli che non si sa intendere come +dalla Tartaria o da altro paese settentrionale +fossero pervenuti fin colà. Non +avea Probo forze tali da poter combattere +del pari con quelle sterminate masnade +di Barbari; però da saggio cercò +solamente di dividerli. Tanto dunque gli +attizzarono i Romani con dir loro delle +villanie, e mostrando poi di fuggire, se +alcun d'essi passava di qua dal Reno, +che gran parte del loro campo passò il +fiume. Non tardarono allora i Romani +ad assalirli e disfarli; e quei che restarono +intatti di là, non ottennero pace se +non con obbligarsi di restituir tutto il +bottino e i prigioni. Perchè non eseguirono +con fedeltà il trattato, Probo andò +ad assalirli ne' loro trincieramenti, una +parte ne uccise, un'altra ne fece prigioniera +con <i>Igillo</i> lor principe; e questi, +mandati nella gran Bretagna a popolar +quel paese, servirono dipoi con fedeltà +al romano imperio. Anche Vopisco attesta +che Probo, avendo valicato il Reno, +portò la guerra in casa de' Barbari, e li +fece ritirare sino ai fiumi Necro ed Alba, +con torre loro non minor bottino di +quel che essi aveano fatto nel paese romano. +Continuò ancora molto tempo +quella guerra, senza che passasse giorno +in cui non gli fossero portate molte teste +di que' Barbari, per cadauna delle +<span class="pagenum"><a name="Page_988" id="Page_988"></a>[988]</span> +quali egli pagava una moneta d'oro. +Un tal guasto obbligò nove di que' principi +a venire a' suoi piedi e a dimandar +pace. Questa fu loro accordata, purchè +dessero ostaggi, ed insieme una contribuzion +di vacche, pecore e grano. Veggonsi +medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> di Probo colla <i>vittoria +germanica</i>, le quali son da riferire +all'anno presente, od anche al susseguente, +parendo che tante imprese non +si potessero compiere in pochi mesi. Cominciò +in quest'anno <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> ad infettare il +mondo l'eresia di Manete, che stese +poi di molto le radici, e durò di poi per +moltissimi secoli, con penetrar anche +nell'Italia dopo l'anno millesimo della +era volgare. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXVIII" id="CCLXXVIII"></a>CCLXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXVIII</span>. Indiz. <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Lupo</span>. +</p> + +<p> +<i>Furio</i> o <i>Virio Lupo</i> fu prefetto di +Roma <span class="fnote">[Bucherius, in Cycl.]</span> nell'anno presente e ne' due susseguenti. +Si figurò il Panvinio ch'egli +procedesse ancora console in questo +anno: il che può essere vero, quando si +supponga già introdotto l'uso d'unir +insieme queste due dignità. Dopo aver +restituita la quiete alle Gallie, passò lo +<i>Augusto Probo</i> nella Rezia <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, e lasciò +quel paese in somma pace, e libero per +allora dal sospetto di ricevere molestia +da' nemici del romano imperio. Arrivato +nell'Illirico, compianse quelle contrade +infestate e messe a sacco dai +Sarmati e da altre nazioni barbare. Il +terrore, che seco portavano l'armi di +lui, fu bastante a dissipar tutta la nemica +gente, e a ripigliar il possesso di ogni +luogo da lor preso, quasi senza sfoderare +le spade. Continuato il cammino, +<span class="pagenum"><a name="Page_989" id="Page_989"></a>[989]</span> +trovò anche la Tracia gemente per la +irruzion de' Goti in quelle parti. Duolsi +Vopisco che la storia di questo insigne +imperadore fosse come perita a' suoi +tempi; e pur egli fiorì poco più di un +mezzo secolo dappoi. Altro dunque non +ci seppe egli dire delle imprese di Probo +nella Tracia, se non che tal paura +concepirono di lui i Goti, che parte si +sottomise ai di lui voleri, e parte stabilì +con dei trattati una buona amicizia coi +Romani. Gran tempo era che i popoli +dell'Isauria stavano ribelli al romano +imperio, senza aver potuto i precedenti +Augusti ridurli al dovere, perchè le asprissime +lor montagne tante rocche erano +di lor difesa, e quivi si manteneano +a forza di ruberie continue. Probo, aspirando +alla gloria di domar quegli assassini, +marciò a quella volta, e nel viaggio +colse e fece morire <i>Palfurio</i>, potentissimo +capo di que' ladroni: e con tal arte +dipoi maneggiò la guerra, che liberò +tutta l'Isauria, e rimise in quelle parti +l'autorità e le leggi della romana repubblica. +Non vi fu luogo, per iscosceso +che fosse, in cui non tendessero d'entrare +o per amore o per forza i di lui soldati: +benchè egli dipoi dicesse essere +tale quel paese, che ben più facile era +l'impedirne l'entrata ai ladroni che il +cavarneli, se vi fossero entrati. Donò +ai veterani molti di quei luoghi a titolo +di benefizio (noi diciamo ora feudo), con +obbligo ai loro figliuoli di militare dopo +i diciotto anni, acciocchè non imparassero +prima il mestier del rubare che +quel della guerra. Ma per quanto egli +facesse, non andò molto che quel popolo +tornò alla ribellione, ed il paese seguitò +ad essere un nido di ladri. Parla anche +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, c. 69.]</span> dei fatti dell'Isauria, scrivendo +che un certo Lidio di quella nazione, +gran capo di masnadieri, e forse +non diverso da quel Palfurio che vien +mentovato da Vopisco, con un corpo di +gente avea fin qui malmenata la Licia e +la Panfilia. All'approssimarsi dell'armata +<span class="pagenum"><a name="Page_990" id="Page_990"></a>[990]</span> +romana andò a rinserrarsi co' suoi in +Cremma, fortezza inespugnabile della Licia +per la sua situazione in montagna e +per le fosse profonde. Quivi assediato, +fece rasar molti edifizii per seminarvi, ma +conoscendo ciò non bastante al bisogno, +si scaricò delle persone inutili, mandandole +fuori; e perchè furono queste fatte +rientrar dai Romani, il crudel uomo le +fece precipitar giù da que' dirupi. Trovò +anche maniera di cavare una strada sotterranea, +per cui i suoi uscivano a bottinare. +Per via d'una donna fu scoperto +l'affare. Allora Lidio si sbrigò col ferro +di quei ch'erano superflui alla difesa. +Non finiva sì presto quel blocco, se un +valente suo maneggiator di macchine, +che solea colpir colle freccie dovunque +mirava, battuto ingiustamente da lui, +non fosse fuggito al campo de' Romani, +da dove con una saetta mortalmente +ferì Lidio in tempo ch'egli si affacciava +ad una finestra per guatare gli andamenti +dei nemici. Questo colpo diede +fine all'assedio, essendosi renduti quei +difensori. Probabilmente son da riferire +all'anno presente tutte le suddette prodezze +dell'Augusto probo. Truovasi qualche +sua medaglia <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span>, dove è menzionata +la <i>vittoria gotica</i>, attribuita con ragione +all'anno corrente, e con indizio che +qualche battaglia con fortunato esito +fosse stata data ai Goti, ancorchè Vopisco +nulla parli di combattimenti con +quella nazione. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXIX" id="CCLXXIX"></a>CCLXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXIX</span>. Indiz. <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> per la +terza volta e <span class="sc">Nonio Marcello</span> per la +seconda. +</p> + +<p> +Questo secondo consolato di <i>Nonio +Marcello</i> è appoggiato ad una iscrizione +romana da me data alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 267.]</span>. +<span class="pagenum"><a name="Page_991" id="Page_991"></a>[991]</span> +Coronato di vittorie passava l'Augusto +Probo di un paese in un altro. Dalla +Soria dunque mosse egli contro ai popoli +Blemmii, confinanti all'Egitto. Costoro, +o per forza, o perchè chiamati da +qualche congiurato, s'erano impadroniti +di Copto e di Tolemaide, città egiziane, +che presto cederono alle forze dell'armata +romana, con istrage dei difensori <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>. +Ed essendo mandati molti di +costoro a Roma prigionieri, per la sparutezza +e novità del volto e del portamento +loro, furono oggetto di stupore +a chiunque li mirava. La sconfitta di +que' popoli, giudicati in que' tempi il +terrore de' lor vicini, diede molto da +paventare al re di Persia, creduto <i>Narseo</i> +o <i>Narsete</i>. Probo Augusto in fatti +meditava di fargli guerra, quando sopraggiunsero +i di lui ambasciatori, dimandando +pace con assai umiltà. Probo +con sostenutezza gli accolse, non volle +ricevere i regali a lui inviati, con dire +che si maravigliava come il re loro inviasse +così poca cosa ad un principe, +il quale, qualor gli piacesse, diverrebbe +padrone di tutto il di lui paese. Con +tale risposta li rimandò spaventati e confusi. +Cresciuta perciò la paura ne' Persiani, +di nuovo spedirono legati con +esibizioni tali, che Probo soddisfatto +conchiuse pace con loro. Fu di parere +il padre Petavio che appartenesse più +tosto a <i>Probo</i> ciò che Sinesio <span class="fnote">[Synesius, de Regno.]</span> attribuisce +a <i>Carino Augusto</i>, con iscrivere +che, avendo il re persiano fatta qualche +ingiuria ai Romani, l'imperadore marciò +per l'Armenia colla sua armata +contra di lui. Giunto sulla cima della +montagna, onde si scopriva la pianura +della Persia, con quella vista rallegrò i +suoi soldati, dicendo essere quello il +paese, dove avrebbono sguazzato nella +abbondanza, e che pazientassero per +ora il difetto di molte cose. Quindi, postosi +a tavola sopra l'erba, fece portare +il suo pranzo, consistente in una sola +<span class="pagenum"><a name="Page_992" id="Page_992"></a>[992]</span> +scudella di piselli, e in qualche pezzo +di porco salato; ed eccoti l'avviso di +essere arrivati gli ambasciatori persiani. +Senza muoversi, senza mutarsi d'abito, +mentre era vestito di una casacca di +porpora, ma di lana, e con un cappello +in testa, perchè calvo affatto, diede loro +udienza; e disse che se il re loro non +provvedeva, vedrebbe in breve tutte le +di lui campagne sì nude d'alberi e grani, +come la sua testa era di capelli, e, +così dicendo, si levò il cappello. Esibì a +que' legati la sua tavola, se aveano bisogno +di mangiare; se no, che se ne andassero. +La relazione da costoro fatta +al re di un imperadore e di un'armata +sì poco curante delle delizie e del lusso, +talmente accrebbe il terror dei Persiani, +che il re stesso in persona fu a visitar +l'imperadore, e ad accordargli tutto ciò +ch'egli desiderava. Noi non sappiamo +che <i>Carino</i> facesse guerra a' Persiani; +abbiamo bensì da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Caro.]</span>, e lo vedremo +fra poco, avere l'imperador <i>Caro</i> +portate felicemente l'armi contra di +loro; e però potersi a lui più tosto che +a Carino riferir questo fatto. Contuttociò +convien esso meglio a Probo, a cui +bastò di far paura ai Persiani, senza +adoperar l'armi per farsi rispettare. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXX" id="CCLXXX"></a>CCLXXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXX</span>. Indiz. <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Messala</span> e <span class="sc">Grato</span>. +</p> + +<p> +Un marmo rapportato dal Malvasia <span class="fnote">[Malvasia, Marm. Felsin., pag. 353.]</span> +ci fa vedere un <i>Lucio Pomponio +Grato</i> due volte console. Non è improbabile +che ivi si parli del console dell'anno +presente. Lasciato ch'ebbe lo +Augusto Probo in una invidiabil pace +l'Oriente, se ne ritornò in Europa. Fermatosi +nella Tracia, ricorsero a lui i +Bastarni, popolo barbaro abitante verso +le bocche del Danubio, forse perchè +<span class="pagenum"><a name="Page_993" id="Page_993"></a>[993]</span> +cacciati dai lor nemici, o pure per migliorar +di paese, chiedendogli abitazione +nelle terre romane, e promettendo fedeltà <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo. Zosimus, l. 1, c. 71.]</span>. +A cento mila di costoro assegnò +Probo campagne da coltivar nella +Tracia, e costoro da lì innanzi furono +assai fedeli al romano imperio. Non così +fu de' Gepidi, Grotunghi, o sieno Trutunghi, +e Vandali, molte migliaia de' quali +ottennero anch'essi di fissar il piede +nelle provincie romane, acciocchè le +popolassero. Imperciocchè costoro, appena +videro occupato Probo in guerreggiar +contro ai tiranni (de' quali fra poco +parlerò), che si rivoltarono, e, parte per +terra, parte per mare, gravissimi danni +recarono a più contrade romane. Fu perciò +obbligato dipoi l'imperadore Probo a +volgere l'armi contra di que' masnadieri, +con opprimerli sì fattamente, che pochi +ne ritornarono vivi all'antico loro paese. +Abbiamo nondimeno da Zosimo che +una parte de' Franchi, la quale si era +stabilita nel paese romano, fatta una +sollevazione e raunata gran copia di +navi, infestò la Grecia; passata dipoi +in Sicilia, vi prese la città di Siracusa +con grande strage di que' cittadini; ed +infine respinta dall'Africa, ebbe la fortuna, +uscendo probabilmente dallo stretto +di Gibilterra, di ritornarsene sana e +salva nella Germania. Ancorchè manchino +lumi per accertare il tempo in +cui seguì e terminò la ribellion di <i>Saturnino</i>, +parlandone Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> sotto +quest'anno, e non dissentendo Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, +a me non disdirà il farne qui +parola. Vedemmo già un <i>Saturnino</i> tiranno +sotto Gallieno; per consenso di +tutti gli antichi storici <span class="fnote">[Zosimus, Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., +in Brev.]</span>, un altro di +tal nome si sollevò a' tempi di Probo. +Trovansi medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediob., in Numismat. Imper.]</span>, nelle quali l'un +di essi è chiamato <i>Sesto Giulio Saturnino</i>, +e l'altro <i>Publio Sempronio Saturnino</i>, +<span class="pagenum"><a name="Page_994" id="Page_994"></a>[994]</span> +amendue col titolo di <i>Augusti</i>, senza +potersi ben chiarire qual d'essi +appartenga al regno di Probo. Secondo +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, <i>Sesto Giulio</i> par quegli +che in questi tempi si rivoltò. Zosimo +il fa nato nella Mauritania; Vopisco +cel dà oriondo dalle Gallie, cioè da un +paese inquietissimo e facile a crear dei +nuovi principi e a scuotere il giogo. +Però Aureliano <span class="fnote">[Vopiscus, in Saturn.]</span>, avendolo fatto comandante +dell'armi nelle frontiere dell'Oriente, +specialmente ordinò che costui +non entrasse mai nell'Egitto, ben conoscendo +il carattere de' Galli, e l'inquietudine +e vanità degli Egiziani, avidi +sempre di cose nuove. Si era segnalato +Saturnino in varii posti militari e in diverse +occasioni di guerra, di modo che +egli si vantava di aver estinte le turbolenze +delle Gallie, liberata l'Africa +dalle mani de' Mori, e data la pace alle +Spagne. In somma era creduto il più +bravo generale che si avesse a' suoi di +Aureliano. Probo Augusto lo amava +anche egli forte, e fidavasi assaissimo +di lui. Avea inoltre costui cominciato a +fabbricare una nuova città in Antiochia, +o pure un'Antiochia nuova <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, in non +so qual paese. Ma essendo egli andato in +Egitto contro il divieto, il popolo troppo +volubile d'Alessandria lo acclamò improvvisamente +<i>Augusto</i>. Saturnino, per +operar da uomo di onore, fuggì di colà, e +si ritirò nella Palestina; ma quivi tanto +gli dovettero picchiar in capo gli amici +suoi, rappresentandogli il pericolo di vivere +privato dopo un tal fatto, che si lasciò +indurre a prender la porpora e il titolo +d'<i>Augusto</i>. Per altro, si dice <span class="fnote">[Vopiscus, in Saturn.]</span> che +egli mal volentieri si riducesse a questo; e +fra le acclamazioni del popolo gli cadevano +le lagrime dagli occhi, considerando +gl'imminenti pericoli; e a chi gli facea +coraggio, tenne un bel discorso intorno +alla miseria de' regnanti, e riconobbe +<span class="pagenum"><a name="Page_995" id="Page_995"></a>[995]</span> +che questo passo il menava alla morte. +Pretende Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>, tale essere stato +l'amore e la fiducia che a questo generale +professava Probo, che fece punir +come calunniatore il primo che portò +la nuova della di lui ribellione. Gli scrisse +anche più lettere per assicurarlo della +sua grazia; ma prevalendo le insinuazioni +di chi sosteneva non doversi egli +fidar di sì belle parole, non si seppe arrendere. +Pertanto colà inviò l'Augusto +Probo un corpo di milizia, a cui molte +altre si unirono, abbandonando Saturnino, +il quale, assediato in un forte castello, +restò in fine preso, e gli fu reciso +il capo contro la volontà di Probo: con +che tornò la calma nell'Oriente e nell'Egitto. +</p> + +<p> +A questi medesimi tempi mi sia +lecito di riferir anche la ribellione di +<i>Procolo</i> e di <i>Bonoso</i>, esposta da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, +ed appena accennata da Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> e da Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. Era <i>Tito +Elio Procolo</i> <span class="fnote">[Goltzius et Mediob., in Numismat. Imperat.]</span> nativo di Albenga nella +Riviera di Genova, avvezzo dai suoi +maggiori al mestier de' ladroni, in cui +era divenuto sì ricco, che al tempo della +sua rivolta potè mettere in armi due +mila de' suoi proprii servi. Datosi alla +milizia, giunse ad essere tribuno di varie +legioni, e bei fatti d'arme si contavano +di lui, non men che brutti della +sua abbominevole lussuria. Trovavasi +egli in Colonia, e dicono che, giuocando +agli scacchi, per burla un soldato o buffone +il chiamò <i>Augusto</i>, e portata una +veste di lana di color di porpora, gliela +mise addosso; e che per tal atto sul +timore di gastigo egli tentò l'esercito, +e trovatolo condiscendente, assunse daddovero +il nome di <i>Augusto</i>. Credesi che +a questo salto più d'ogni altro lo animasse +la moglie sua, donna d'animo +virile, e che poi fu nominata Sansone. +Anche i Lionesi, disgustati di Aureliano +<span class="pagenum"><a name="Page_996" id="Page_996"></a>[996]</span> +per i mali trattamenti ricevuti da lui, +confortarono costui a prendere la porpora. +Per attestato di Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, la +Gallia Narbonese, le Spagne e la Bretagna +a lui si sottomisero, ed avendo +in que' tempi gli Alemanni fatta una +incursione nelle Gallie, Procolo li disfece +in più volte. Ma rimase anch'egli +disfatto dall'armata che contra di lui +inviò Probo, dalla quale perseguitato +sino ai confini, si raccomandò all'aiuto +dei Franchi, ma questi il tradirono, ed +egli perdè la vita. Non diverso fine ebbe +un altro ribello, cioè <i>Bonoso</i> <span class="fnote">[Idem, in Bonoso.]</span>, che +osò di farsi dichiarar <i>Imperadore</i>. Costui +era nato in Ispagna, ma originario +dalla Bretagna, e la madre sua procedeva +dalla Gallia. Oltre al credito di +essere un bravo uffiziale, godeva ancor +l'altro di essere un solennissimo bevitore. +Quando più ne tracannava, più +fresco sempre appariva, in guisa che +Aureliano imperadore ebbe più volte a +dire: <i>Costui non è nato per vivere, ma +per bere</i>. Se ne serviva quell'Augusto +per cavare i segreti degli ambasciadori +de' Barbari, restando essi ubbriachi, ed +egli no. Ma perciocchè, comandando egli +l'armi romane al Reno, per poca +guardia de' suoi riuscì ai Germani di +bruciar la flotta romana esistente in quel +fiume, per timore d'esserne gastigato, +si fece proclamar <i>Imperadore</i> <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>. Pare +che ciò succedesse nel tempo che Procolo +si era anch'egli ribellato, e che +unitamente si sostenessero contro le +forze di Probo. Attesta Vopisco che occorsero +varii combattimenti per atterrar +questo tiranno, il quale in fine terminò +la sua vita sopra una forca, con dire +allora la gente: <i>Mirate là pendente non +un uomo, ma un gran fiasco</i>. Zosimo +poi <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 66.]</span> e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> fanno menzione +della ribellione di un governatore della +Bretagna, senza nominarlo. Del che +<span class="pagenum"><a name="Page_997" id="Page_997"></a>[997]</span> +avvertito Probo, ne fece querela a <i>Mauro +Vittorino</i>, perchè sulla raccomandazione +di lui gli avesse dato quel governo. Vittorino +per questo andò a trovare in Bretagna +l'amico, ed ebbe maniera di +farlo trucidare. Qualche sedizion di +gladiatori fu anche in Roma, e con esso +loro si unirono molti della plebe romana, +laonde fu d'uopo che Probo mandasse +dell'armi a Roma per soggiogarli. +Il che pienamente gli riuscì. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXI" id="CCLXXXI"></a>CCLXXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> per la +quarta volta e <span class="sc">Tiberiano</span>. +</p> + +<p> +Prefetto di Roma fu <i>Ovinio Paterno</i> <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span> +in quest'anno. Resta tuttavia in +disputa il tempo, in cui Probo Augusto +entrasse trionfante in Roma. Ma certo +sembra più proprio questo che gli altri, +giacchè dopo tante vittorie contro le +nazioni barbare, e dopo aver restituita +la pace a tutto l'imperio romano, potè +egli finalmente venir a cogliere gli +allori e i plausi nella dominante città <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>. +In questo suo trionfo precedevano varie +schiere di nazioni barbariche da lui vinte. +Diedesi poi una caccia magnifica di +fiere nel circo, del quale era stata formata +una selva, con trasportarvi gli +alberi interi colle loro radici. Vi si videro +mille struzzoli ed altrettanti cervi, +cignali, caprioli, ibici ed altri animali che +mangiano erba; e se ne lasciò la preda +al popolo. Nel dì seguente si fecero comparire +nell'anfiteatro cento lioni colle +lor giubbe o crini, che coi ruggiti formavano +una specie di tuono. Furono +<span class="pagenum"><a name="Page_998" id="Page_998"></a>[998]</span> +tutti uccisi, ma con ispettacolo che diede +poco divertimento o piacere al popolo. +Lo stesso avvenne di ducento leopardi, +di cento lionesse e di trecento orsi. Si +fecero ancora combattimenti di gladiatori, +condotti in numero di trecento +paia; e Probo diede un ricco congiario +al popolo. Aveva egli fin sul principio +del suo governo rimesse in piedi le appellazioni +dai processi e da altri primarii +magistrati al senato, come era ne' vecchi +tempi, e conceduto al medesimo +senato di mandare i proconsoli, e di +dar loro i legati, o vogliam dire i luogotenenti, +e il gius pretorio ai governatori +nelle provincie; volendo ancora +che le leggi da esso Augusto fatte venissero +confermate con decreto del medesimo +senato. Tanta autorità restituita +a quell'insigne corpo, per cui pareva ai +senatori d'essere tornati ai tempi di +Augusto, procacciò a Probo un gran +plauso e lode. In questi tempi poi di +pace, affinchè i soldati non si guastassero +nell'ozio, gl'impiegò in varie faccende, +specialmente in piantar vigne nelle colline +delle Gallie, della Pannonia e della +Mesia, permettendo ad ognuno <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in +Breviario. Vopiscus, in Probo.]</span>, e +massimamente ai popoli delle Spagne, di +aver delle vigne: licenza che dopo Domiziano +non era conceduta a tutti. Giuliano +Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesaribus.]</span> scrive che Probo nel +breve corso del suo imperio rifabbricò +ed ornò ben settanta varie città. E da +Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span> abbiamo ch'esso +Augusto adornò in Antiochia il Museo e +il Ninfeo con de' musaici; siccome ancora +ordinò che l'erario pubblico di +quella città contribuisse de' salarii annuali, +affinchè gratuitamente la gioventù +di Antiochia fosse istruita nelle lettere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_999" id="Page_999"></a>[999]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXII" id="CCLXXXII"></a>CCLXXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caro</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> per la +quinta volta e <span class="sc">Vittorino</span>. +</p> + +<p> +Ebbe Roma in quest'anno per suo +prefetto <i>Pomponio Vittorino</i>, o sia <i>Vittoriano</i> <span class="fnote">[Bucher., in Cycl.]</span>, +il quale vien creduto da alcuni +lo stesso che <i>Vittorino</i> console. +Quai nuovi disgusti avessero i Persiani +recato all'imperio romano, è a noi ignoto. +Solamente sappiamo che Probo +imperadore era in procinto di far loro +guerra. A questo fine marciò egli coll'armata +a Sirmio nella Pannonia, o sia +nell'Illirico, con disegno di passar in +Oriente; ma eccoti que' medesimi soldati +che lui aveano renduto vincitore di +tanti nemici, levargli la vita con improvvisa +sedizione <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo. Julianus, de Caesaribus.]</span>. I motivi de' loro disgusti +erano il vedersi sempre d'una in +altra fatica da lui impiegati senza mai +goder posa nè quartieri, dicendo egli +<i>che il soldato non dovea mangiare il pane +a tradimento</i>; siccome ancora l'essergli +scappato un giorno <i>che sperava di ridurre +in tale stato di quiete la repubblica, che +non vi fosse bisogno di soldati</i>; detto +inverisimile in bocca di un sì saggio +imperadore. Ma quel che più irritò molti +d'essi militari, fu, che desiderando egli +di accrescere e rendere più fecondo il +territorio di Sirmio sua patria, ordinò a +molte migliaia di soldati di cavar una +fossa, per seccare una vasta palude in +quelle parti. Per questo inferociti coloro, +un dì se gli scagliarono addosso <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in +Breviario. Eusebius, in Chronico.]</span>; ed +ancorchè egli fuggisse nella torre ferrata, +pur questa non fu sufficiente a +sottrarlo al loro furore e a salvargli la +vita. Credesi che succedesse la morte +<span class="pagenum"><a name="Page_1000" id="Page_1000"></a>[1000]</span> +sua nell'agosto di quest'anno, correndo +l'anno settimo del suo imperio, e che +egli non avesse più che cinquanta anni +d'età <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronogr.]</span>, principe degno di lunghissima +vita, perchè in valore non la cedeva ad +alcuno de' suoi predecessori, e nella +clemenza moltissimi ne superò; e, trovata +la romana repubblica in cattivo +stato, la rimise nell'antica sua potenza +di onore, più sempre pensando al pubblico +che al privato suo bene. Non si sa +ch'egli avesse o lasciasse figliuoli; si +tiene che avesse moglie, ma senza che +se ne possa assegnare con sicurezza il +nome. Perciò non intendiam bene ciò +che significhi Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span> con dire che +i di lui posteri si ritirarono da Roma, e +andarono ad abitare nel territorio di +Verona verso i laghi di Garda e di Como. +Fu eretto dipoi dai soldati un magnifico +sepolcro a Probo con iscrizione +denotante lui veramente principe dabbene, +e vincitor delle nazioni barbare e +dei tiranni. Giunta a Roma la nuova +della di lui morte, inconsolabile si fece +conoscere il dolore del senato e popolo +romano, non tanto per avere perduto +un ottimo principe, quanto per paura +che a questa perdita tenessero dietro dei +gravissimi guai, siccome in fatti avvenne. +Niuno vi fu degli onori anche sacrileghi, +che Roma pagana sapesse decretare +alla memoria dei loro Augusti, di +cui restasse privo il defunto Probo, essendo +egli stato deificato, innalzati templi +al suo nome, e stabiliti ogni anno da +farsi i giuochi circensi in onore di lui. +</p> + +<p> +Prefetto del pretorio di Probo era +<i>Marco Aurelio Caro</i>, e non pochi furono +coloro che sospettarono aver egli tenuta +mano all'uccision del suo principe. Vopisco <span class="fnote">[Idem, in Caro.]</span> +da simil taccia il difende, allegando +l'integrità de' costumi di esso +Caro, e l'aver egli fatta dipoi severa +giustizia di chi avea tolta la vita a quell'insigne +imperadore. Ma non seppe +<span class="pagenum"><a name="Page_1001" id="Page_1001"></a>[1001]</span> +Vopisco assegnare qual fosse la vera +patria di Caro, facendolo alcuni nato +in Roma, altri nell'Illirico ed altri in +Milano. I due Vittori <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span> +ed Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> cel rappresentano nato +in Narbona nella Gallia. Egli nondimeno +pretendeva che i suoi maggiori fossero +di patria Romani. Per varii gradi militari +era egli salito all'eminente di prefetto +del pretorio, e fu sommamente amato e +stimato, non men da Probo che dall'armata +tutta, ancorchè, secondo Giuliano +Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesaribus.]</span>, egli fosse di genio melanconico +e severo. Di due suoi figliuoli il +primogenito fu <i>Marco Aurelio Carino</i>, la +cui infame vita, troppo diversa da quella +del padre, la vedremo fra poco. L'altro +si crede appellato <i>Marco Aurelio Numeriano</i>, +di costumi saggio e di maniere +molto amabile. In due iscrizioni da me +date alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 256, +num. 7, et 461, num. 5.]</span> egli porta il nome di +<i>Marco Numerio Numeriano</i>; e però è da +vedere se sieno legittime certe medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> +spettanti a lui, o se il difetto +fosse in tali iscrizioni. Ora, tolto di vita +Probo, concorsero i voti dei più dell'imperiale +armata nella persona di esso +<i>Caro</i>, e il proclamarono <i>Augusto</i>, giudicandolo +più d'ogni altro meritevole di +quell'eccelsa dignità, e volendo con ciò +rimettere in piedi l'uso negli eserciti di +creare gl'imperadori, senza riceverli +dalle mani del senato. Portata questa +nuova a Roma, tanto il senato che il +popolo se ne rattristarono forte, non +perchè non sapessero ch'egli era un +buon uomo, benchè troppo inferiore a +Probo <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, ma perchè ognun temeva +<i>Carino</i>, di lui figliuolo, troppo screditato +per li suoi vizii. Nè tardò già Caro a +dichiarar Cesari amendue i suoi figliuoli, +cioè <i>Carino</i> e <i>Numeriano</i>. Poscia perchè +<span class="pagenum"><a name="Page_1002" id="Page_1002"></a>[1002]</span> +il minore troppo giovane non parea +proprio per governar popoli, inviò il +maggiore, cioè <i>Carino</i>, nelle Gallie <span class="fnote">[Vopiscus, in Carino.]</span>, +dandogli facoltà di comandar a quelle +provincie, ed insieme all'Italia, all'Illirico, +alle Spagne, alla Bretagna, come +se fosse Augusto; giacchè esso Caro +imperadore avea già presa la risoluzione +di passar in Oriente contra dei Persiani. +Ma si mostrò sempre scontentissimo +di non avervi potuto inviar <i>Numeriano</i>, +perchè ben conosceva le ribalderie +di Carino; anzi fu creduto che, se vivea +un poco di più, avrebbe levato ad esso +Carino il titolo di Cesare, per non lasciare +un pessimo successore a sè stesso +e all'imperio. Mandandolo nondimeno +nelle Gallie, gli mise a' fianchi de' consiglieri +onorati e saggi, rimedio di poca +utilità, qualora nei principi si unisca +debolezza di testa ed inclinazione cattiva. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXIII" id="CCLXXXIII"></a>CCLXXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="6">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caro</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Carino</span> imperatore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Numeriano</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Caro Augusto</span> e <span class="sc">Marco +Aurelio Carino Cesare</span>. +</p> + +<p> +Ne' Fasti pubblicati dal Noris e presso +Anastasio bibliotecario, <i>Caro Augusto</i> è +detto <i>console per la seconda volta</i>. Perchè +gli altri Fasti e varie leggi non accennano +questo suo secondo consolato, nè +pur io ho ardito di metterlo per cosa +certa. Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span> nondimeno reca +un'iscrizione, in cui Caro è chiamato +CONSVL II. Aggiugne che nel luglio +furono sustituiti con <i>Numeriano Cesare</i> +e <i>Matroniano</i>, adducendo l'autorità di +Vopisco. Presso di questo storico non +<span class="pagenum"><a name="Page_1003" id="Page_1003"></a>[1003]</span> +ne trovo io vestigio. Nella Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chron. Paschale, seu Alexandr.]</span> +sotto quest'anno, oltre Caro +e Carino, sono chiamati consoli <i>Diocleziano</i> +e <i>Basso</i>. Di questi due consoli +sustituiti pare che s'incontri memoria +in un marmo da me pubblicato <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscripit., pag. 368, n. 1.]</span>. Noi +vedremo in fatti fra poco <i>Diocleziano +console per la seconda volta</i>: segno di un +precedente consolato. Fu in quest'anno +prefetto di Roma <i>Titurio Robusto</i> o <i>Roburro</i>. +Alcune leggi ci fan vedere <i>Carino</i> +e <i>Numeriano</i> decorati col titolo d'Imperadori +Augusti: il che vien confermato da +Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>; ma è incerto il mese in cui +dal padre fossero presi per colleghi dell'imperio. +La mente di Probo, terrore +de' Barbari, avea fatto calar l'orgoglio +ai Sarmati. Ma da che costoro il seppero +estinto, si prepararono di nuovo per invadere +l'Illirico e la Tracia, con isperanza +ancora di maggiori progressi. +Mossi dalle lor contrade, trovarono lo +Augusto Caro coll'armi in mano, il quale +lasciò loro un buon ricordo del valore +romano <span class="fnote">[Vopiscus, in Caro.]</span>, con ucciderne sedici mila, e +farne venti mila prigionieri. Di più non +vi volle a rimettere la pace nell'Illirico. +Forse avrebbe fatto di più Caro, se i +movimenti de' Persiani non l'avessero +chiamato in Oriente a quell'impresa che +già era disegnata da Probo, e desiderata +dall'esercito suo, per isperanza di fare +maggior bottino quivi che nei paesi dei +Barbari settentrionali. Non si sa che egli, +prima d'imprendere il viaggio di Levante, +venisse a Roma. Ne dà qualche indizio +Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Carino.]</span>, con dire che <i>Diocleziano</i>, +udendo lodar i giuochi teatrali e circensi, +dati da Caro in Roma, rispose <i>che Caro +s'era ben fatto ridere dietro nell'imperio +suo</i>. Ma anche in lontananza di esso +Caro si poterono far quegli spettacoli. +Quel ch'è certo, si portò Caro col suo +esercito nella Mesopotamia, ed essendosene +<span class="pagenum"><a name="Page_1004" id="Page_1004"></a>[1004]</span> +ritirati i Persiani, senza difficoltà +la ricuperò tutta. Di là entrato nel territorio +persiano, arrivò sino a Ctesifonte, +capitale allora della Persia. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> +e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> scrivono ch'egli la prese +insieme con Seleucia; per la quale impresa +gli fu dato il titolo di <i>Partico</i>. Vero +è che da' Persiani gli fu voltato addosso +un canale del fiume Tigri; tuttavia +egli pieno di gloria si ritirò in luogo sicuro +coll'esercito suo: sicuro, dissi, dai +nemici persiani, ma non già dai domestici, +essendo anche negli antichi tempi +stato disputato di qual genere di morte +terminasse i suoi giorni <span class="fnote">[Vopiscus. Aurel. Victor. Eutropius. Eusebius. +Zonaras.]</span>. Ma comune +opinione si è ch'egli in vicinanza del +fiume Tigri cadesse infermo, e sopraggiunto +un temporale sì nero, che dei +suoi cortigiani uno non vedeva l'altro, +scoppiò un fulmine, da cui morisse soffocato, +e che nello stesso tempo si attaccasse +il fuoco alla sua tenda. Altri dissero +che i di lui camerieri, disperati al mirarlo +morto, appiccarono il fuoco alla tenda +medesima, ma ch'egli era mancato di +vita per la malattia in quel brutto +frangente. Tal fu la relazion di sua +morte inviata al prefetto di Roma. Se +in ciò intervenisse malizia alcuna umana, +non v'ha che Dio che lo sappia. Fu egli +deificato <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>, secondo il sacrilego stile +de' Romani gentili. Fra le molte favole +che s'incontrano nella Cronografia di +Giovanni Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronograph.]</span>, vi sono ancor queste, +cioè che Caro diede il nome di Caria +ad una delle provincie di Oriente, +siccome ancora il nome alla città di +Caras nella Mesopotamia; e ch'egli tornato +a Roma, nel far poi guerra contro +gli Unni, restò ucciso, essendo consoli +<i>Massimo</i> e <i>Gennaro</i>, cioè nell'anno 288. +Verso il fine dell'anno vien creduto che +seguisse la morte di Caro, e per cagion +di essa restarono imperadori <i>Carino</i> e +<span class="pagenum"><a name="Page_1005" id="Page_1005"></a>[1005]</span> +<i>Numeriano</i> suoi figliuoli. Fuor di dubbio +è che Numeriano si trovava con esso +lui alla guerra contro ai Persiani; e +sembra che Carino tuttavia soggiornasse +alle Gallie. L'anno fu questo in cui +<i>Eutichiano</i> sommo pontefice diede fine +al suo vivere, ed ebbe per successore +<i>Caio</i> papa. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXIV" id="CCLXXXIV"></a>CCLXXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Carino</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Numeriano</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Carino Augusto</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Marco Aurelio Numeriano +Augusto</span>. +</p> + +<p> +Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span> e il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span>, che +mettono anche <i>Numeriano</i> Augusto console +<i>per la seconda volta</i>, lavorano sul +supposto ch'egli fosse sostituito console +nell'anno precedente; il che dissi non +aver fondamento. Certamente tutti i Fasti +e le leggi ed altre antiche memorie +parlano bensì del secondo consolato di +Carino, ma ciò non dicono di Numeriano. +Così nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> il troviamo appellato +solamente CONSVL, e non già +<i>consul II</i>. Puossi perciò riputar falso +quel marmo che vien citato dal Panvinio +col <i>consul II</i>. Si trova prefetto di Roma +in questo e nel seguente anno <i>Caio Ceionio +Varo</i>. Riconosciuti furono per imperadori +in Roma e in tutte le provincie +i due fratelli <i>Carino</i> e <i>Numeriano</i>, ed +abbiam leggi pubblicate in quest'anno +col nome di amendue. Resta tuttavia +incerto s'essi venissero a Roma. Si crederebbe +di sì, all'udir Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Carino.]</span>, il quale +racconta di aver veduti dipinti i giuochi +romani celebrati da loro con rarità di +musiche e divertimenti teatrali, e questi +nella città di Roma: tuttavia le apparenze +<span class="pagenum"><a name="Page_1006" id="Page_1006"></a>[1006]</span> +sono che dalle Gallie non venisse +sì tosto in Italia Carino, e che a Numeriano <span class="fnote">[Vopiscus, in Numeriano.]</span> +non restasse tempo di ritornarci. +Imperciocchè mentre esso <i>Numeriano</i> +era in viaggio alla volta dell'Italia, +e, secondo Sincello <span class="fnote">[Syncell., Histor.]</span>, si trovava in +Eraclea della Tracia, tolta gli fu la vita. +Aveva egli presa in moglie una figlia di +<i>Arrio Apro</i> prefetto del pretorio, cioè di +un personaggio che moriva di voglia di +esser imperadore; e coll'autorità del +suo grado e colla confidenza di suocero, +sperava facile l'ottenere il suo intento, +sagrificando il giovinetto Numeriano alla +sua ambizione. Costui lo aveva spinto +ad inoltrarsi nel paese de' Persiani, lusingandosi +di farlo perire in quella impresa +per man de' nemici. Non ebbe +effetto la mina. Avvenne <span class="fnote">[Victor, de Caesaribus.]</span> che <i>Numeriano</i> +fu sorpreso da mal d'occhi, per cui non +si lasciava vedere, e viaggiava chiuso in +una lettiga, ritornando coll'armata dalla +Persia. Si servì di questa occasione Apro +per uccidere il genero Augusto, conducendo +poi il di lui corpo per più giorni +in quella lettiga, come se fosse vivo, per +fare intanto de' maneggi affin di salire +sul trono. Non è sì facile il capire come +alla uffizialità si potesse per tanto tempo +nascondere un imperadore, morto, non +nel suo palagio, ma in una marcia. Finalmente +il fetore del cadavere scoprì +il fatto, ed accorgendosi ognuno che non +si poteva imputare se non a frode del +capitano delle guardie, cioè ad Apro, lo +aver tenuta così occulta la morte del +principe, fu egli preso e condotto avanti +alle insegne e schiere messe in ordinanza. +Si tenne un'assemblea di tutta l'armata, +ed, alzato un tribunale, si cominciò a +trattar di eleggere un altro che fosse buon +principe, ed insieme giustissimo vendicatore +della morte di Numeriano. Concorsero +i voti dei più nella persona di +<i>Diocleziano</i>, capitano allora della guardia +a cavallo de' domestici, di cui parleremo +<span class="pagenum"><a name="Page_1007" id="Page_1007"></a>[1007]</span> +all'anno seguente. Dall'anno presente +appunto prese principio l'era di Diocleziano, +appellata anche de' Martiri, e celebre +nella storia della Chiesa. Salito +dunque <i>Diocleziano</i> sul palco, e proclamato +Augusto, mentre i soldati faceano +istanza di sapere chi fosse stato l'uccisore +del principe, giurò egli prima di non +aver avuta parte nella morte di lui; poi, +messa mano allo stocco, lo piantò nel +petto ad Apro, con dire: <i>Costui è quegli +che ha tolto di vita Numeriano</i>. Gloriavasi +egli dipoi <span class="fnote">[Victor, de Caesaribus.]</span> di avere ucciso un +Apro, cioè un cignale. Il dire Giovanni +Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, Chronogr.]</span> che Numeriano dopo la morte +del padre riportò delle vittorie contro i +Persiani, può aver qualche sembianza +di verità; ma non già il soggiugnere che +egli, assediato nella città di Caras dai +Persiani, fu preso da essi, ucciso e scorticato, +con tenere dipoi la di lui pelle +come un trofeo di gloria per loro, di +vergogna per gli Romani. Son qui attribuite +a Numeriano le disgrazie di Valeriano +Augusto. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> rapporta +bensì questa tradizione, ma aggiugne +l'altra più fondata ch'egli fu ucciso da +Apro. Nella Cronica poi di Alessandria <span class="fnote">[Chron. Alexandrin.]</span> +è corso doppio errore, perchè +<i>Carino</i>, e non già <i>Numeriano</i>, vien detto +da' Persiani. Trovandosi una legge di +Diocleziano Augusto, data nel dì 15 di +ottobre di quest'anno <span class="fnote">[L. ut nemo invit., Ibi. 3 Cod.]</span>, se ne deduce +che nel settembre accadesse la morte di +Numeriano e l'innalzamento di Diocleziano, +con restar tuttavia vivo e in forze +l'imperadore <i>Carino</i>. Ed ecco due competitori +Augusti, e, per conseguente, guerra +civile fra i Romani. Il peggio fu che +anche un terzo concorse a questo mercato, +cioè <i>Giuliano Valente</i> <span class="fnote">[Victor, de Caesaribus.]</span>, il quale +essendo Correttore della Venezia, appena +udì la morte di Caro Augusto, che prese +la porpora e il titolo d'<i>Imperadore</i>. +<span class="pagenum"><a name="Page_1008" id="Page_1008"></a>[1008]</span> +Sicchè tre emuli si videro disputare il +dominio del romano imperio. In Roma +fu compianta la morte di Numeriano, +giovane universalmente amato per le +sue buone qualità, fra le quali si contava +ancora l'eloquenza <span class="fnote">[Vopiscus, in Numeriano.]</span>, dicendosi che +egli componesse delle declamazioni; e +fosse anche sì eccellente nella poesia, +che superasse tutti i poeti del suo tempo. +Una medaglia (se pure è legittima) vi +ha <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, in cui si trova la di lui deificazione; +e che Roma continuasse dopo la +di lui morte a riconoscere per imperadore +suo fratello <i>Carino Augusto</i>, senza +far caso di <i>Diocleziano</i> e di <i>Giuliano +Valente</i>, pare che non se ne abbia a +dubitare. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXV" id="CCLXXXV"></a>CCLXXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXV</span>. Indiz. <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Carino</span> imperadore 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Carino Augusto</span> per la +terza volta ed <span class="sc">Aristobolo; Caio Aurelio +Valerio Diocleziano Augusto</span> +per la seconda volta in Oriente. +</p> + +<p> +Ancorchè le leggi spettanti a questo +anno, e riferite dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>, ed anche +i Fasti antichi solamente ci esibiscano +consoli ordinarii nell'anno presente +<i>Diocleziano Augusto per la seconda +volta</i> ed <i>Aristobolo</i>, si ha nondimeno, a +mio credere, da tenere che <i>Carino Augusto +per la terza volta</i> nelle calende +di gennaio procedesse console insieme +con <i>Aristobolo</i>. Siccome osservò il cardinal +Noris <span class="fnote">[Noris, Dissertat. de Num. Imper. Dioclet.]</span> coll'autorità di Vittore, +<i>Aristobolo</i> era prefetto del pretorio di +Carino, e fu ai di lui servigi sino alla di +lui morte, succeduta, siccome diremo, +in quest'anno. Come dunque può stare +che Aristobolo procedesse console con +<span class="pagenum"><a name="Page_1009" id="Page_1009"></a>[1009]</span> +Diocleziano nemico di Carino sul principio +dell'anno presente? Però la legge <span class="fnote">[L. 2, C. si quis aliquem.]</span> +che si dice data nelle calende di questo +anno, <i>Diocletiano II Augusto, et Aristobulo +Coss.</i>, o è fallata nel mese, o pure +Diocleziano, rimasto solo nell'imperio, +fece mutar la data, come ora sta. Sembra +dunque credibile ciò che Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> +scrisse ne' Fasti: cioè che <i>Carino</i> in +Occidente con <i>Aristobolo</i>, e <i>Diocleziano</i> +in Oriente con altro collega prendessero +il consolato. Essendo poi riuscito a Diocleziano, +il più furbo uomo del mondo, +di sedurre secretamente Aristobolo ed +altri del partito di Carino ad essere +traditori del loro principe, dal che venne +la caduta di esso Carino Diocleziano +dipoi, per premiar Aristobolo, il lasciò +continuar seco nel consolato, con volere +che da' precedenti atti si cancellasse il +nome di Carino, e si leggesse in essi il +solo suo e di Aristobolo. Alla rovina +poi di Carino sommamente contribuì il +discredito ch'egli s'era guadagnato colla +enormità de' suoi vizii e col suo vivere +troppo sregolato. Il ritratto a noi fatto +da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Carino.]</span> cel rappresenta per uomo +dato solo ai piaceri, ed anche più +illeciti, perduto nel lusso, e con testa +insieme leggiera. Nove mogli l'una dopo +l'altra aveva preso, ed anche aveva ripudiate, +rimandandole gravide per lo più. +Abborrì e cacciò in esilio i suoi ottimi +amici, per prenderne de' pessimi. I posti +principali erano da lui conferiti a gente +infame. Uccise il suo prefetto del pretorio, +e in suo luogo mise <i>Matroniano</i>, +antico mezzano delle sue libidini. Diede +anche il consolato ad un suo notaio +della medesima scuola, ed empiè il palazzo +di buffoni, meretrici, cantori e +ruffiani. Per non durar la fatica di +sottoscrivere le lettere e i decreti, si +serviva della mano di un complice dei +suoi impuri eccessi. Aggiungasi che di +varii atti della sua crudeltà parla Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>; +<span class="pagenum"><a name="Page_1010" id="Page_1010"></a>[1010]</span> +al qual vizio si aggiunse ancora +l'alterigia, leggendosi questa nelle superbe +lettere che scriveva al senato +e nel poco rispetto che portava ai +consoli, anche prima di essere imperadore. +Ne' suoi conviti, ne' suoi bagni si +notava una pazza prodigalità. In somma +tali erano le di lui perverse inclinazioni +e scapestrata vita, che l'imperador +Caro ebbe più d'una volta a dire: +<i>Costui non è mio figlio</i>; e fu creduto che +esso suo padre meditasse di levarlo +dal mondo per non lasciar dopo di sè +successore sì indegno. Soggiornava probabilmente +tuttavia nelle Gallie Carino, +quando gli giunsero gli avvisi della +morte di <i>Numeriano</i> suo fratello, e che +<i>Diocleziano</i> in Oriente, <i>Giuliano Valente</i> +nell'Illirico erano stati proclamati Augusti. +Laonde <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, raunate quante forze +potè, si mosse per abbattere, se poteva, +cotali competitori. Girata l'Italia, e +venuto nell'Illirico, diede battaglia ad +esso Valente, ed ebbe la fortuna di +vincerlo e di levargli la vita. Continuato +poscia il viaggio, arrivò nella +Mesia, dove gli fu a fronte <i>Diocleziano</i> +coll'esercito suo. Seguirono fra loro +varii combattimenti; ma finalmente tra +Viminacio e Murgo si venne ad una +giornata capitale, in cui riuscì a Carino +di rovesciar l'armata nemica e d'inseguirla. +Erano molti de' suoi, per attestato +di Aurelio Vittore <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, disgustati +di un sì sfrenato Augusto, perchè non +erano salve dalla di lui libidine le +mogli loro; e pensando che, s'egli restava +vincitore e solo padron dello +imperio, maggiormente imperverserebbe, +e verisimilmente ancora mossi dalle +offerte segrete di Diocleziano, nell'inseguir +ch'egli faceva i fuggitivi, lo stesero +morto con più ferite a terra. Così +in poco più di due anni mancò l'imperador +<i>Caro</i> colla sua prole; e <i>Diocleziano</i> +Augusto rimasto assodato sul +<span class="pagenum"><a name="Page_1011" id="Page_1011"></a>[1011]</span> +trono imperiale, da uomo accorto, perdonò +a tutti, e massimamente ad <i>Aristobolo</i> +console, uomo insigne, a cui +conservò tutti i suoi onori. Prese +anche al suo servigio quasi tutte le +milizie che aveano servito a <i>Carino</i>: +azione, a cui fece ognuno gran plauso, +al veder terminata una guerra civile senza +esilii, senza morti e confische di beni, +siccome cosa rara e quasi senza esempio +sotto Roma pagana. Che Diocleziano +vincitore venisse dipoi in questo +anno a farsi conoscere a Roma, e a +ricevere le sommessioni del senato e +del popolo, sembra non inverisimile; +e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> lo scrive. Nulladimeno le +memorie antiche osservate dal cardinal +Noris <span class="fnote">[Noris, de Dioclet. Num.]</span> ci portano a credere ch'egli +andasse a passar il verno nella Pannonia, +con apparenza che meditasse +una spedizione contra de' Persiani, perchè +con essi non era seguita pace alcuna. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXVI" id="CCLXXXVI"></a>CCLXXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Giunio Massimo</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Vettio Aquilino</span>. +</p> + +<p> +<i>Diocleziano</i>, che abbiam veduto sì +prosperosamente portato al soglio imperiale, +e sbrigato dagli emuli suoi, +era oriondo <span class="fnote">[Eutrop., in Brev. Lactant., de Mort. Persec.]</span> da Dioclea, città della +Dalmazia; portò anche il nome di <i>Diocle</i>, +che cangiò poscia in quello di <i>Diocleziano</i>. +L'uno dei Vittori <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epit. Zonaras, in Annal.]</span> e Zonara il +fanno di famiglia bassissima; ed opinione +anche fu che fosse liberato, o pur +figliuolo di un liberto di <i>Anulino</i> senatore. +I più nondimeno credeano che suo +padre fosse stato uno scrivano o notaio. +Non si sa perchè egli assumesse il nome +<span class="pagenum"><a name="Page_1012" id="Page_1012"></a>[1012]</span> +di <i>Caio Valerio Diocleziano</i>, come per +l'ordinario era chiamato. Truovasi col +nome ancora di <i>Caio Aurelio Valerio +Diocleziano</i>, per mostrarsi forse successore +ed erede di Marco Aurelio Caro, +e di Numeriano suo figlio. Per la via +dell'armi andò salendo sino ad essere +comandante delle milizie della Mesia; e +sotto Numeriano fu capitano della guardia +a cavallo. Fama era che gli fosse +stato predetto dalla moglie di un druido, +a Tungres nelle Gallie, ch'egli sarebbe +imperadore <span class="fnote">[Vopiscus, in Numeriano.]</span>. Imperocchè, facendo i +conti con quella donna istessa, questa +disse ch'egli era troppo avaro. Diocleziano +burlando le rispose <i>che sarebbe +poi liberale quando fosse divenuto imperadore</i>. +Replicò la donna <i>che non burlasse, +perchè tale sarebbe, allorchè avesse ucciso +un apro</i>, cioè un cignale. Non cadde in +terra questa parola. Da lì innanzi Diocleziano +si dilettò molto della caccia e +di uccidere dei cignali, ma senza veder +mai effettuata la predizione. Allora poi +ch'ebbe ucciso il prefetto del pretorio +Apro, gridò: <i>Ora sì che ho ucciso il +fatal cignale</i>; racconto che ha del curioso, +purchè questa cosa nata non fosse +e inventata da qualche bell'ingegno +dopo del fatto. Il credito di Diocleziano <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Lactantius, +de Mort. Persecut. Eutrop., in Breviar.]</span> +l'aveva portato al posto di console +surrogato nell'anno 283, siccome +accennai di sopra. Non si può negare: +in lui s'univano delle invidiabili qualità, +e soprattutto mirabile fu in lui l'accortezza +e vivacità della mente. In questa +non avea pari; col suo mezzo penetrava +facilmente nel cuore altrui per iscoprirne +le intenzioni e non lasciarsi ingannare; +e mercè d'essa ne' bisogni e pericoli +sapea tosto ritrovar ripieghi e +scappatoie, con prevedere a tutto, con +simulare e dissimulare dovunque occorreva. +L'umor suo era veramente impetuoso +e violento, ma s'era anche avvezzato +a ritenerlo e a comandare a sè +<span class="pagenum"><a name="Page_1013" id="Page_1013"></a>[1013]</span> +stesso; e quando ancora prorompeva +in crudeltà, avea l'arte di coprirla, o +di rigettarne l'odiosità sopra i consiglieri +e ministri. Ancorchè fosse inclinatissimo +al risparmio e alla avarizia, +sino a commettere ogni sorta d'ingiustizia +per danari, pure si mostrava appassionato +del fasto, massimamente nella +pompa de' suoi abiti, sì ricchi d'oro e +di gemme, che superò la vanità de' più +vani suoi antecessori. Ma questo fu il +più picciolo sfogo della sua superbia. +Giunse egli col tempo, ad imitazion di +Caligola e di Domiziano, a farsi chiamar +Signore, ed adorare qual Dio: pazzia +che Vittore scusa con dire ch'egli non +lasciò per questo di comparir padre dei +suoi popoli. Noi vedremo le di lui militari +imprese; e pure Lattanzio ci assicura +ch'egli naturalmente era timido e +tremava ne' pericoli. Ma in fine, la lunghezza +del suo imperio, benchè agitata +da assaissime tempeste, è un bastante +argomento di credere che Diocleziano +fosse uomo di gran testa, e capacissimo +di reggere un vasto imperio, con saper +tenere in freno i soldati e i grandi, veduti +da noi autori in addietro di tante +mutazioni e tragedie. +</p> + +<p> +Aveva ben egli moglie, cioè <i>Prisca</i>, +ma non aveva figliuoli maschi da essa. +Però, volendo provvedersi di un aiuto, +per sostenere il gran peso di quell'ampia +monarchia, uno ne scelse, e questi +fu <i>Massimiano</i>, appellato <i>Marco Aurelio +Valerio Massimiano</i> nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> ed +iscrizioni: nomi ch'egli prese dallo stesso +suo benefattor Diocleziano, come se +fosse stato adottato da lui. Convennero +anche fra loro che Diocleziano prendesse +il titolo di <i>Giovio</i>, e Massimiano +quello d'<i>Erculio</i>, quasi che fosse rinato +Giove, per cui tante belle azioni +Ercole fece, come s'ha dalle favole. E +ornati di questi due vani e ridicoli titoli +si trovano amendue nelle antiche +storie. Credesi che Diocleziano fosse +<span class="pagenum"><a name="Page_1014" id="Page_1014"></a>[1014]</span> +nato circa l'anno 255, e Massimiano +circa l'anno 250. La patria d'esso Massimiano +fu una villa del distretto di Sirmio +nella Pannonia, dove egli col tempo +fece fabbricare un suntuoso palazzo. +I suoi genitori si guadagnavano il pane +con lavorare a giornata per altri. Ma +il mestier della guerra quel fu che da +sì bassa condizione alzò a varii gradi +e finalmente alla più sublime grandezza +Massimiano <span class="fnote">[Aurelius Victor. Lactantius. Eutropius.]</span>. Era egli sempre stato +amico intrinseco di Diocleziano, e +partecipe di tutti i suoi segreti. Parecchi +attestati della sua bravura parimente +avea dato in varie guerre al Danubio, +all'Eufrate, al Reno, all'Oceano <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyrico.]</span> +sotto Aureliano e Probo Augusti; e +però Diocleziano, sentendo sè stesso di +natural timido e bisognoso di chi avesse +petto per lui alle occasioni, elesse +l'amico Massimiano per suo braccio +diritto, e poi per compagno nel trono, +tuttochè non apparisca che fra loro passasse +parentela alcuna. Cioè primieramente +nel precedente anno il creò Cesare, +e cominciò ad appoggiargli i rischi +e le più importanti imprese dell'imperio. +Da che fu partito dalle Gallie Carino, +ovvero dappoichè s'intese la di +lui morte, s'erano sollevati in esse Gallie +due capi di masnadieri, cioè <i>Lucio +Eliano</i> e <i>Gneo Salvio Amando</i>: che così +si veggono appellati, e col titolo d'<i>Augusti</i> +in due medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>, se pur esse +son vere, giacchè Eliano dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> +è appellato <i>Aulo Pomponio</i>, e può dubitarsi +che il desiderio degli amatori dei +musei di aver continuata la serie di +tutti gli imperadori, abbia mosso gl'impostori +ad appagarli. Costoro adunque +alla testa di numerose schiere di contadini +e ladri, chiamati Bagaudi, si diedero +a scorrere e saccheggiar le Gallie, con +forzare talvolta anche le stesse città. +<span class="pagenum"><a name="Page_1015" id="Page_1015"></a>[1015]</span> +Diocleziano contra di tal gente non tardò +a spedir Massimiano <span class="fnote">[In Panegyr. Max. et Const. Aurel. Victor. +Eutropius.]</span> con assai +forze, e questi dopo alcuni combattimenti +dissipò quella canaglia, e rimise +in pace le Gallie. S'è disputato fra i +letterati <span class="fnote">[Noris. Pagius. Tillemont et alii.]</span> se questa impresa di Massimiano +Erculio appartenga all'anno +precedente, oppure al presente o seguente. +Probabilmente i lettori non amerebbono +ch'io entrassi in sì fatto litigio, e +massimamente perchè non è sì facile il +deciderlo. Quel sì in che convengono +essi eruditi, si è che Diocleziano essendo +in Nicomedia, e sempre più riconoscendo +quanto egli si poteva promettere di +questo suo bravo e vecchio amico, cioè +di Massimiano, nell'anno corrente il dichiarò +anche Augusto e collega nell'imperio +nel dì primo di aprile, per quanto +si ricava da Idacio nei Fasti <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>. Fu +stupenda cosa in que' tempi il vedere +come questi due Augusti, senza legame +di sangue, e d'umore l'un dall'altro +diverso, pure andassero da lì innanzi sì +uniti, o governassero a guisa di due +buoni fratelli. Conservava Massimiano +quel rustico che egli aveva portato dalla +nascita, non meno nel volto che ne' costumi <span class="fnote">[Aurelius Victor, ibidem. Eutrop., in Breviar. +Lactantius, de Mortib. Persecutor.]</span>. +Il suo naturale era aspro e +violento, privo di civiltà e di umanità; +si osservava anche dell'imprudenza nei +suoi disegni. Diocleziano, all'incontro, +siccome furbo al maggior segno, affettava +l'affabilità e la dolcezza <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>, con +lamentarsi anche talvolta della durezza +di Massimiano. Ma sapeva valersi della +di lui ferocia e selvatichezza all'esecuzion +de' suoi voleri; e qualor si trattava +di qualche risoluzion severa ed odiosa, +a lui ne dava l'incumbenza e l'onore, +sicuro che l'altro, senza farsi pregare, +l'avrebbe ubbidito. Il perchè chi mirava +le sole apparenze, diceva che Diocleziano +<span class="pagenum"><a name="Page_1016" id="Page_1016"></a>[1016]</span> +era nato per fare un secolo d'oro, +e Massimiano un secolo di ferro. Abbiamo +inoltre da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecutor., cap. 8.]</span> che Massimiano +non si assomigliava già all'altro +nell'avarizia, amando di comparir liberale; +ma qualora abbisognava di danaro, +sapeva anche addossar dei delitti +di false cospirazioni ai più ricchi senatori, +e fargli uccidere per occupare i +loro beni. Parla in oltre Lattanzio dell'insaziabil +lussuria di Massimiano, e +della violenza che egli usava dappertutto +alle figliuole de' benestanti. Un passo di +Mamertino <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyr. Maximiani.]</span> sembra indicare che appena +dopo la sconfitta de' Bagaudi facessero +un'irruzion nelle Gallie i Borgognoni, +Alamanni, Caiboni ed Eruli, popoli +della Germania. Furono anch'essi ben +ricevuti da Massimiano che si trovava +in quelle parti; pochi d'essi si contarono +che non restassero vittima delle spade +romane, niuno quasi essendone restato +che potesse portar la nuova della +rotta alle proprie contrade. Vedesi una +iscrizione fatta prima del dì 17 di settembre +dell'anno presente <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron. ad hunc annum.]</span>, in cui +Diocleziano porta i titoli di <i>Germanico</i> +e <i>Britannico</i>, credendosi questi derivati +dalla vittoria suddetta, e da qualche altra +riportata dai suoi generali nella +Bretagna. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXVII" id="CCLXXXVII"></a>CCLXXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 2.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano</span> per +la terza volta e <span class="sc">Marco Aurelio Valerio +Massimiano</span>. +</p> + +<p> +Prefetto di Roma <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span> fu in questo +anno <i>Giunio Massimo</i>, da noi veduto +console. Un medaglione illustrato dall'incomparabile +cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, de Num. Dioclet.]</span>, e +<span class="pagenum"><a name="Page_1017" id="Page_1017"></a>[1017]</span> +battuto in quest'anno, ci rappresenta +Diocleziano e Massimiano Augusti, condotti +in una carretta trionfale: segno +che essi celebrarono qualche trionfo, +oppure che questo fu loro decretato +dal senato. Ciò vien creduto fatto o +per le vittorie riportate nel precedente +anno da Massimiano contra le nazioni +germaniche accennate di sopra, oppure +per qualche altra guadagnata contra +de' Persiani, siccome dirò, ovvero contra +de' Franchi e Sassoni <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in +Breviar.]</span>, i quali +per mare faceano delle scorrerie nell'Oceano +contro le Gallie. Certamente +Mamertino <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyr. Maximiani.]</span>, per lodar Massimiano, +scrive (probabilmente con iperbole e +adulazione oratoria) che erano seguiti +innumerabili combattimenti nelle Gallie +contra de' Germani, con aggiugnere che +costoro dipoi giunsero nel dì primo di +quest'anno fin sotto le mura di Treveri. +Massimiano, che quivi era a quartier +di verno, e solennizzava l'ingresso +del suo consolato, prese l'armi, si scagliò +contra di loro, e li mise in rotta. +Venuta poi la primavera, valicò il Reno, +portando la guerra in casa de' medesimi +Barbari, devastando quel paese con +loro gran danno. Il movimento poco +fa accennato dei Franchi e Sassoni per +mare contra le Gallie ebbe principio +nell'anno precedente. Massimiano non +perdè tempo ad allestire anch'egli una +flotta di navi per opporla a quelle barbare +nazioni, e ne diede il comando a +<i>Carausio</i>, uomo bassamente bensì nato +fra i popoli Menapii <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in +Breviar.]</span> nella Fiandra, +oppur nel Brabante, ma di gran credito, +specialmente nel condurre navi e +far battaglie marittime. Che costui desse +delle percosse a que' corsari, pare +che si ricavi dal panegirico di Mamertino. +Ma a poco a poco si venne scorgendo +che Carausio prendea gusto a +<span class="pagenum"><a name="Page_1018" id="Page_1018"></a>[1018]</span> +continuar la guerra in vece di estinguerla, +lasciando che i Franchi e i Sassoni venissero +a spogliar le contrade romane, +per poscia tor loro il bottino, senza +pensare a restituirlo a chi si dovea. +Ordinò perciò Massimiano colla consueta +fierezza che gli fosse tolta la vita. +Trapelò quest'ordine, ed avvisatone +Carausio, provvide a sè stesso col condur +tutta la flotta a lui raccomandata +nella Bretagna, dove tratte nel suo partito +le milizie romane di guarnigione in +quella grand'isola, si fece acclamare +Augusto. Il Noris crede ciò fatto nell'anno +presente, ed è seco Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. Il +Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> nel precedente. Diedesi poscia +Carausio a far preparamenti per sostenersi +in quel grado, fabbricando nuovi +legni, facendo leve di gente e tirando al +suo servigio una gran copia di Barbari, +a' quali insegnò l'arte di combattere in +mare. Perchè nel medaglione prodotto +dal Noris si vede tirato il carro trionfale +da quattro elefanti, potrebbe ciò +piuttosto indicar vittorie riportate da +Diocleziano in Levante contra de' Persiani. +Certo è ch'egli marciò a quella +volta, non volendo soffrire che Narseo, +o Narse, re di Persia (altri dicono Vararane +II) avesse <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyr. Maximiani, c. 7.]</span> dopo la morte di +Caro Augusto occupata la Mesopotamia, +e se la ritenesse. Sembra in oltre che +l'armi persiane fossero penetrate nella +Soria, e ne minacciassero la stessa capitale +Antiochia. Chiaramente scrisse Mamertino +che i Persiani, o pel terrore o +per la forza dell'armi romane, si ritirarono +dalla Mesopotamia, e si vide +obbligata quella nazione ad aver per +confine il fiume Tigri. E verisimilmente +fu in quella occasione che il re loro +inviò dei ricchi presenti a Diocleziano, +con parere eziandio che seguisse pace +fra loro. Certamente la storia non ci +esibisce per molti anni dissensione alcuna +fra i Romani e i Persiani; e però +<span class="pagenum"><a name="Page_1019" id="Page_1019"></a>[1019]</span> +sembra che Diocleziano ottenesse l'intento +suo, non solo di ricuperar le provincie +e città perdute in Oriente, ma di +lasciar quivi anche la quiete. Convien +nondimeno confessare che troppo difficil +cosa è il riferire a' suoi proprii anni le +imprese di questi due imperadori, perchè +d'esse fanno bensì menzione i panegiristi +d'allora, ma senza ordine di +tempi. Perciò può essere che appartenga +all'anno seguente, come pensò il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, +la guerra fatta da Massimiano +ai Germani di là dal Reno, con dare +ampiamente il guasto al loro paese; e +che medesimamente si debba differire +ad esso anno la rinnovata amicizia dei +Persiani con Diocleziano, e la spedizion +dei regali fatta da quel re, e mentovata +da Mamertino <span class="fnote">[Mamertinus, in Paneg. Maximian., cap. 10.]</span>. Ma in fine, quel che +importa, si è di saper gli avvenimenti +d'allora, ancorchè non si possa con +sicurezza assegnarne il tempo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXVIII" id="CCLXXXVIII"></a>CCLXXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXVIII</span>. Indiz. <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperatore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto</span> +per la seconda volta e <span class="sc">Pomponio +Januario</span>. +</p> + +<p> +Fu, secondo il catalogo pubblicato +dal Cuspiniano e Bucherio, in questo +anno prefetto di Roma <i>Pomponio Januario</i>; +però il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span> ed altri han +creduto ch'egli nello stesso tempo esercitasse +l'impiego del consolato. E parendo +veramente che in questi tempi non +ripugnasse l'esser insieme console e +prefetto di Roma, perciò ho osato anche +io di dar a questo console il nome +di <i>Pomponio</i>. Stimò eziandio il suddetto +Panvinio che non <i>Massimiano</i> Augusto, +ma un <i>Massimo</i> procedesse console in +<span class="pagenum"><a name="Page_1020" id="Page_1020"></a>[1020]</span> +quest'anno, affidato ad un passo di +Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23.]</span>, e di uno o due scrittori; +ma il cardinal Noris colla comune dei +Fasti ha assicurato qui il consolato a +Massimiano. Se noi sapessimo l'anno +preciso, in cui Mamertino recitò il suo +primo panegirico nel natale di Roma, +cioè nel dì 21 d'aprile, in lode di esso +Massimiano imperadore, alla cronologia +d'allora si porgerebbe qualche sussidio. +Il Noris lo riferisce all'anno seguente, +il Pagi al presente, altri più tardi. A +me basterà di dire raccogliersi da quel +panegirico che Massimiano <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyr., cap. 7 et 12.]</span>, nel medesimo +tempo che dava delle lezioni del +suo valore ai popoli nemici della Germania, +mettendo a ferro e fuoco le lor +campagne, faceva un formidabil preparamento +di navi ne' fiumi grossi delle +Gallie, con disegno di liberar la Bretagna +dall'usurpatore Carausio. Accadde +che in questo o pure nel precedente +anno per una mirabil serenità si mostrò +favorevole il cielo alla fabbrica di essa +flotta, e il verno stesso parve una primavera. +Non si sa ben distinguere nel +testo di esso Mamertino se a Massimiano +o pure a Diocleziano sia da riferire +la venuta con un buon esercito nella +Rezia, e l'aver quivi riportata qualche +vittoria contra i Germani, con istendere +da quella parte i confini del romano +imperio. Certo è che Diocleziano circa +questi tempi ritornò carico d'allori +dalla spedizion militare contra de' Persiani +in Europa, per trattare con Massimiano +dei pubblici affari. Fa parimente +menzione Mamertino <span class="fnote">[Idem, ibid., cap. 10.]</span> di Genobon, o +sia Genobaud, re di qualche nazion germanica +(il Valesio <span class="fnote">[Valesius, Hist. Franc.]</span> ed altri il credono +re de' Franchi), il quale con tutta la +sua gente venne ad inchinar Massimiano, +ad implorar la pace, e a promettere +buona amicizia e lega. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1021" id="Page_1021"></a>[1021]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXIX" id="CCLXXXIX"></a>CCLXXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXIX</span>. Indiz. <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Basso</span> per la seconda volta e <span class="sc">Quinziano</span>. +</p> + +<p> +Seguitò ad essere prefetto di Roma +<i>Pomponio Januario</i>. Prima che Mamertino +recitasse il suo panegirico, racconta +egli che i due imperadori vennero, Diocleziano +dall'Oriente, e Massimiano dal +Ponente, per abboccarsi insieme e trattar +dei ripieghi per i bisogni dell'imperio. +<i>Carausio</i>, impadronito della Bretagna, +sempre più cresceva in forze; i Barbari +scatenati da ogni parte, non ostante le +rotte lor date, minacciavano tutto dì le +provincie romane. Mamertino <span class="fnote">[Mamert., in Panegyr., cap. 9.]</span> parla +di questo abboccamento, che sembra diverso +da un altro, di cui ragioneremo +più innanzi. Videsi allora e si ammirò +la stupenda unione e concordia di questi +due principi, uno de' quali, cioè Diocleziano, +fece pompa dei regali a lui mandati +dal re persiano, e l'altro delle spoglie +riportate dal paese germanico. Quando +si ammetta che in questo, e non già nel +precedente, anno Mamertino recitasse +in Treveri il suo panegirico a Massimiano, +che si trovava in quella città, capo +allora delle Gallie, e frontiera contro i +Germani, si può credere che qualche +tempo prima avendo esso Augusto Massimiano +compiuta la fabbrica di una +flotta, per procedere contro Carausio +usurpator della Bretagna <span class="fnote">[Idem, ibidem, cap. 11.]</span>, la spignesse +dai fiumi nel mare. Erano state basse +fin allora l'acque per la lunga serenità, +durata anche nel verno; ma vennero a +tempo pioggie, le quali, coll'ingrossar i +fiumi, facilitarono il trasporto di que' legni +all'Oceano. Di bei successi, di felici vittorie +prometteva perciò quel panegerista +a Massimiano. Ma diversi dall'aspettazione +riuscirono poscia gli avvenimenti. +<span class="pagenum"><a name="Page_1022" id="Page_1022"></a>[1022]</span> +Dovette darsi qualche battaglia navale, +in cui la peggio, per la testimonianza di +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>, toccò a Massimiano, non +essendo le genti sue sì sperte nei combattimenti +marittimi, come quelle di Carausio, +uomo avvezzo più di Massimiano +a combattere in quell'elemento. Questa +non aspettata disgrazia quella fu che +indusse Massimiano <span class="fnote">[Eumen., Panegyric. Const., cap. 11.]</span> ad ascoltar proposizioni +di pace. E infatti riuscì a Carausio +di ottenerla, con ritener la signoria +della Bretagna, inorpellandola col titolo +di Difensore di quelle provincie per la +repubblica romana. Se è vera una medaglia, +rapportata dal cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Dissert. de Num. Dioclet.]</span>, +leggendosi ivi PAX AVGGG., si conosce +che anche Carausio conservò il titolo di +<i>Augusto</i>, di consenso degli altri due imperadori. +Per conto di Diocleziano, potrebbe +essere che in quest'anno egli facesse +guerra ai Sarmati, Jutunghi e Quadi, e +ne riportasse quelle vittorie che si veggono +mentovate dai panegiristi d'allora <span class="fnote">[Mamert. et Eumenes, in Panegyr.]</span>, +per le quali in qualche iscrizione +Diocleziano è intitolato <i>Sarmatico</i>. Trovasi +anche nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> di questo +Augusto VICTORIA SARMATICA. Sarà +probabilmente un'iperbole adulatoria +quella di Eumene <span class="fnote">[Eumenes, Panegyr. Const., cap. 11.]</span>, dove dice che la +nazion de' Sarmati fu per queste guerre +sì estenuata ed abbattuta, che appena +ne restò il nome per pruova della sua +rovina. Noi troveremo anche da qui +innanzi assai vigorosa quella gente, e +nemica possente dell'imperio romano. +Parlano ancora i panegiristi del ristabilimento +della Dacia, provincia di là +dal Danubio <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>, abbandonata già da +Aureliano, ma senza poter noi meglio +conoscere in che consistesse questo accrescimento +o vantaggio dell'armi romane. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1023" id="Page_1023"></a>[1023]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXC" id="CCXC"></a>CCXC</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXC</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span> +per la quarta volta, e <span class="sc">Marco +Aurelio Massimiano Augusto</span> per la +terza. +</p> + +<p> +Fu in quest'anno prefetto di Roma +<i>Turranio Graziano</i>. Erano tuttavia in +continuo moto i due Augusti Diocleziano +e Massimiano, così esigendo le turbolenze +di que' tempi. Le leggi citate dal +Relando e dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> ci fan vedere +Diocleziano nell'anno presente, ora +a Sirmio nella Pannonia, ora a Bisanzio +nella Tracia; ed una ancora si trova +data in Emesa, città della Mesopotamia, +ancorchè difficil sia l'accordar insieme +viaggi cotanto disparati, fatti in poco +tempo. Ma quando sussista, come si fece +a credere il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, che il panegirico +di Eumene (creduto Mamertino +da altri) fosse recitato nel presente +anno, certamente di là apprendiamo <span class="fnote">[Eumen., seu Mamert., Panegyr. Maximian., +cap. 4.]</span> +che Diocleziano dalla <i>Soria</i> era venuto +nella <i>Pannonia</i>, da dove poi il vedremo +calare in Italia. Fa menzione il medesimo +panegirista de' Saraceni vinti e fatti +schiavi dallo stesso Diocleziano; ma +ignoto ci è se fosse in questa o pure +nella precedente andata di esso Augusto +in Oriente. Non è già improbabile che +circa questi tempi cominciassero altre +nuove rivoluzioni nell'imperio romano, +delle quali ci hanno conservata memoria +Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, Epitome.]</span> ed Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. +Già la Bretagna restava come smembrata +da Roma per la occupazione fattane da +Carausio, benchè fosse succeduto quell'apparente +accordo, di cui s'è parlato +<span class="pagenum"><a name="Page_1024" id="Page_1024"></a>[1024]</span> +di sopra. Sollevossi anche nell'Africa un +<i>Giuliano</i>, il quale, se dobbiam credere +al Goltzio <span class="fnote">[Goltzius et Mediob., in Numismat. Imper.]</span>, in cui mano fortunatamente +caddero le medaglie di quasi tutti +i tiranni (voglia Dio che tutte legittime), +portava il nome di <i>Quinto Trebonio Giuliano</i>, +ed assunse il titolo d'<i>Imperadore +Augusto</i>. Nella stessa Africa ancora erano +in armi, non so se barbari o pure +ribelli, i popoli quinquegenziani, dei +quali non troviamo altrove memoria, +col restar solamente sospetto che tal +nome prendessero cinque popoli confederati +insieme. E non andava l'Egitto +esente da somiglianti turbolenze. Quivi +<i>Lucio Epidio Achilleo</i> (così è nominato +nelle medaglie) aveva preso il titolo di +<i>Augusto</i>; e sembra che stendesse il dominio, +se non in tutta, almeno in buona +parte di quella provincia. Da esse medaglie +apparisce ch'egli tenne per cinque +anni quel dominio; ma non sappiamo +quando questi avessero il principio. Aggiungasi +che i Persiani, i quali presso +alcuni scrittori si veggono tuttavia appellati +Parti, non mai quieti, qualor se la +vedeano bella, pizzicavano le contrade +romane dell'Oriente; impegni tutti di +gran considerazione per i due regnanti +imperadori. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCI" id="CCXCI"></a>CCXCI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperad. 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Giunio Tiberiano</span> per la seconda +volta e <span class="sc">Dione</span>. +</p> + +<p> +Che <i>Tiberiano</i> fosse promosso in +quest'anno al secondo consolato, si raccoglie +da un'iscrizione da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 268, n. 1.]</span> data +alla luce. E lo confermano i Fasti Fiorentini +e il Catalogo de' prefetti di Roma +pubblicati dal Bucherio. E perciocchè +nell'anno 281 vedemmo console <i>Caio +Giunto Tiberiano</i>, fondata conghiettura +<span class="pagenum"><a name="Page_1025" id="Page_1025"></a>[1025]</span> +abbiamo per credere che fosse il medesimo +che procedesse console ancora in +quest'anno. Vero è che il suddetto Catalogo +ci dà prefetto di Roma nell'anno +presente <i>Giunio Tiberiano</i>: ma già abbiam +detto essere probabile che fosse +introdotto l'uso di unir insieme talvolta +la dignità di console e di prefetto. Che +il secondo console <i>Dione</i> fosse figliuolo, o +piuttosto nipote di Cassio celebre storico, +s'è giudicato con assai verisimiglianza, +e perciò a lui pure han dato fondatamente +alcuni il nome di <i>Cassio Dione</i>. +L'autore <span class="fnote">[Genethliac. Maximian., cap. 4.]</span> del Genetliaco di Massimiano +(sia egli Eumene, o pur Mamertino) +racconta l'abboccamento seguito +in Milano fra i due Augusti. Concorrono +forti motivi per crederlo succeduto in +quest'anno <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, e certo seguì ne' primi +mesi dell'anno. Correva allora un verno +rigorosissimo <span class="fnote">[Genethliac. Maximian., cap. 9.]</span> con ghiaccio e nevi +dappertutto, e sì aspro freddo che, per +così dire, gelava il fiato delle persone. +Contuttociò Diocleziano dalla Soria sen +venne per la Pannonia in Italia. Massimiano +dalle Gallie per le vie di Monaco +passò anch'egli in queste parti con tal +sollecitudine, viaggiando amendue con +poco seguito di notte e di giorno, che +quasi pervennero prima de' corrieri +da loro spediti innanzi. L'abboccamento +di essi si fece, come dissi, in Milano con +plauso inusitato di quel popolo, per lo +inaspettato loro arrivo e presenza, non +meno che per la mirabil loro concordia. +Il senato romano spedì in questa congiuntura +i più illustri senatori a quella +città, per complimentare i due Augusti, +giacchè si seppe che non erano per passar +a Roma. Non si può fallare pensando +che l'oggetto di un tale abboccamento +fosse di consultare insieme de' mezzi +per sostenere l'imperio in mezzo a tante +turbolenze, e domare i ribelli; e che +allora divisassero di venire alla risoluzione, +di cui parleremo all'anno seguente. +<span class="pagenum"><a name="Page_1026" id="Page_1026"></a>[1026]</span> +Abbiamo poi dal suddetto panegirico <span class="fnote">[Panegyr. Maximian., cap. 16.]</span> +(recitato, per quanto sembra, nell'anno +presente in Treveri alla presenza di Massimiano) +che in questi tempi nel cuor +dell'imperio si godeva gran tranquillità, +e che copiosissimi erano stati i raccolti. +All'incontro, i Barbari tutti si trovavano +involti in fiere guerre insieme. Cioè in +Africa erano fra loro in rotta i Mori; +nella Sarmazia i Goti combattevano +contra dei Borgognoni, i quali, avendo +la peggio, s'erano raccomandati agli +Alemanni per soccorso, con dirsi (cosa +che pare strana) aver poi essi Borgognoni +occupato il paese degli amici. Similmente +i Tervigi, altra spezie di Goti, +uniti coi Taifali, aspra guerra aveano +mosso ai Vandali e Gepidi. Lo stesso +maligno influsso provavano i Persiani <span class="fnote">[Agathias. Eutychius. Sincellus.]</span>, +perchè Osmida s'era sollevato contra +del fratello re di Persia, avendo dalla sua +i popoli Sacchi, Russi e Gelli. Finalmente +i Blemmii confinanti all'Egitto erano in +guerra coi popoli dell'Etiopia. Certamente +le discordie presenti dei Barbari +tornavano in vantaggio del romano imperio; +tuttavia non mancavano ad esso +imperio i suoi guai, e ne abbiam già +fatta menzione. Lo stesso andarsi sempre +più agguerrendo que' Barbari ridondò +in danno de' Romani col tempo, siccome +andremo vedendo. Potrebbe essere +che in questi tempi succedesse ciò che +racconta Eumene, o sia Mamertino, con +dire che Massimiano Erculio popolò il +paese incolto di Cambray e di Treveri +con gente del paese de' Franchi, la quale +si era sottoposta ai Romani. Anche Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> +nota sotto quest'anno, che +essendosi ribellate a' Romani Busiri e +Copto, città dell'Egitto, furono prese e +spianate, non si sa da qual generale degli +Augusti. Secondo questo istorico, sembra +che non fosse per anche succeduta +la ribellione d'Achilleo, se pur l'eccidio +delle due suddette città non si dee +<span class="pagenum"><a name="Page_1027" id="Page_1027"></a>[1027]</span> +prendere per indizio della medesima ribellione. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCII" id="CCXCII"></a>CCXCII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperatore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Annibaliano</span> ed <span class="sc">Asclepiodoto</span>. +</p> + +<p> +Noi vedremo prefetto di Roma nell'anno +297 <i>Afranio Annibaliano</i>. Verisimilmente +lo stesso fu che procedette +console nell'anno presente. <i>Claudio +Marcello</i> nel Catalogo del Bucherio <span class="fnote">[Bucher, in Cyclo.]</span> +si truova prefetto di Roma al dì 3 di agosto +di quest'anno. In esso appunto +succedette una riguardevol novità nel +romano imperio. Tra perchè da più +parti era esso o minacciato dai Barbari, +o lacerato dai ribelli, nè i due Augusti +potevano accudire a tutto <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecutor., cap. 7.]</span>; e perchè +Diocleziano, uomo di naturale pauroso, +non amava molto di esporsi ai pericoli, +prese egli col collega Massimiano la +risoluzion di scegliere due valorosi generali +d'armata, il braccio de' quali +alleviasse loro le fatiche. E per maggiormente +tenerli uniti e subordinati al loro +comando, giudicarono meglio di dare ad +essi il nome di <i>Cesari</i>, equivalente a +quel d'oggidì il re de' Romani. Quanto +all'anno di tale elezione, discordano +forte Cassiodoro, Idacio, Eusebio e la +Cronica Alessandrina. Le ragioni addotte +dal Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit.]</span> bastanti sono a persuaderci +che ciò succedesse nell'anno presente, +allorchè i due Augusti si trovavano +in Nicomedia nel dì primo di marzo <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 7. +Eutropius. Aurel. Vict. Eusebius.]</span>. +Furono gli eletti <i>Costanzo Cloro</i> e <i>Galerio +Massimo</i>, tutti e due adottati per +figliuoli da essi imperadori, ed insieme +obbligati a ripudiar le loro mogli, siccome +era succeduto a Tiberio imperadore, +affinchè sposassero le figliuole +<span class="pagenum"><a name="Page_1028" id="Page_1028"></a>[1028]</span> +de' medesimi Augusti. Costanzo prese +per moglie <i>Teodora</i> figliastra di Massimiano, +e Galerio <i>Valeria</i> figlia di Diocleziano. +Ai novelli Cesari fu conceduta +la tribunizia podestà, con cui andava +congiunta una notabil autorità. Nè qui +si fermò la lor fortuna. Per tutto il +tempo addietro, avvegnachè vi fossero +più imperadori e cesari, sempre l'imperio +romano era stato unito. Fecesi +ora una specie di divisione, che diede +da mormorar non poco a tutti gl'intendenti +ed amatori della maestà romana, +prevedendo che in tal forma verrebbe +ad indebolirsi l'imperio, e a cadere col +tempo in rovina: quando, all'incontro, i +due Augusti si figuravano che attendendo +cadaun d'essi imperadori e cesari +alla difesa della propria porzione, e +con prontezza ad aiutare gli altri che +abbisognassero di soccorso, più saldezza +ne acquisterebbe l'imperio. Nè certo +questo era smembramento dell'imperio +stesso, ma un comparto amichevole fra +quei quattro principi; imperciocchè durava +la concordia del governo fra loro; +le leggi fatte dagli Augusti seguitavano +a correre per tutte le provincie; e l'uno +di questi principi, secondo le occorrenze, +passava nelle provincie dell'altro. +</p> + +<p> +Secondo le antiche notizie <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, a <i>Costanzo +Cesare</i> furono assegnate le provincie +tutte di là dall'Alpi, cioè le Gallie, +le Spagne, la gran Bretagna e la Mauritania +Tingitana, siccome provincia +dipendente dalla Spagna. A <i>Massimiano +Erculio Augusto</i> fu data l'Italia e il +resto dell'Africa colle isole spettanti +alle medesime. A <i>Galerio Cesare</i> la Tracia +e l'Illirico colla Macedonia, Pannonia +e Grecia. <i>Diocleziano Augusto</i> ritenne +per sè la Soria e tutte l'altre provincie +d'Oriente, cominciando dallo +stretto di Bisanzio, e riserbossi anche +l'Egitto, ricuperato dalle mani di Achilleo. +Ne già si tardò a sentir le cattive +conseguenze di questa moltiplicazion di +principi e divisione di Stati. Buon testimonio +<span class="pagenum"><a name="Page_1029" id="Page_1029"></a>[1029]</span> +è Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecutor., cap. 7.]</span>, con dire, che +volendo cadaun di que' regnanti tener +corte non inferiore a quella degli altri, +ed esercito che non la cedesse a que' dei +colleghi, si accrebbero a dismisura le +imposte e gabelle per soddisfare alle +spese, e con tali aggravii, che in moltissimi +luoghi erano lasciate incolte le +campagne, giacchè, pagati i pubblici pesi, +non restava da vivere ai coltivatori e +padroni delle medesime. Ed allora fu, +per attestato di Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, Epitome.]</span>, che +l'Italia, non ad altro obbligata fin qui +che a provvedere viveri alla corte e alle +milizie di suo seguito, cominciò, al pari +delle provincie oltramontane, a pagar +tributo, lieve bensì sul principio, ma +che andò poscia a poco a poco crescendo +sino all'eccesso, e produsse in fine +la total sua rovina. Quanto ai suddetti +due Cesari, derivavano amendue dall'Illirico, +onde erano anche usciti Diocleziano +e Massimiano. <i>Costanzo</i>, soprannominato +<i>Cloro</i> dagli storici <span class="fnote">[Pollio, in Claudio.]</span>, forse +pel color pallido del volto, o verde del +vestito, ebbe per padre Eutropio, il quale +dicono che fosse uno dei meglio +stanti del suo paese, e che per moglie +avesse Claudia figliuola di Crispo, cioè +di un fratello di Claudio il Gotico imperadore. +Certamente gli antichi storici +il fanno discendente dalla casa di quell'Augusto +per via di donne; e forse per +questo ne' suoi posteri si trova rinnovata +la famiglia Claudia. Che nondimeno +la nobiltà e le facoltà di sua casa non +fossero molte, si può dedurre dall'aver +egli studiato poco le lettere, e cominciata +la sua fortuna dal più basso della +milizia, e dal sopportar le fatiche proprie +da' soldati gregarii nelle armate di +Aureliano e di Probo. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> +sembra quasi indicare che egli fosse +nato poveramente in villa, dicendo che +tanto egli come Galerio aveano poca +<span class="pagenum"><a name="Page_1030" id="Page_1030"></a>[1030]</span> +civiltà, ma che, avvezzi alle miserie della +campagna e della milizia, riuscirono poi +utili alla repubblica. L'anonimo del +Valesio <span class="fnote">[Anonymus Vales. post Ammian.]</span> scrive che Costanzo fu il +primo soldato nelle guardie del corpo +dell'imperadore, poscia pel suo valore +tribuno, o sia colonnello di una legione, +e giunse ad esser governator della Dalmazia, +con essersi segnalato in varie +occasioni di guerra. In tal credito certamente +egli salì, che fu giudicato degno +di esser creato Cesare in quest'anno +dai due Augusti. Nelle iscrizioni e medaglie +si vede egli chiamato <i>Flavio Valerio +Costanzo</i>. Perchè Valerio, s'intende, +essendo egli stato adottato dall'uno +degl'imperadori, amendue portanti il +nome d'essa famiglia. Perchè <i>Flavio</i>, +non si sa, credendosi un'adulazione +quella di Trebellio Pollione, che il fa +discendere da Flavio Vespasiano. Delle +ottime qualità di questo principe parleremo +altrove; principe, la cui maggior +gloria fu l'essere stato padre di Costantino +il Grande, a lui nato circa l'anno +di Cristo 274, mentre egli militava nell'Elvezia. +</p> + +<p> +Per quel che riguarda <i>Galerio</i>, l'altro +dei nuovi Cesari, anch'egli era nato +bassamente in villa presso Serdica, o sia +Sardica, capitale della nuova Dacia <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persec., cap. 9. Aurel. +Victor, in Epitome. Eutrop., in Breviar.]</span>. +Romula sua madre, nemica de' cristiani +in quel paese, perchè non voleano intervenire +ai suoi empi sacrifizii e conviti, gli +inspirò fin da picciolo un odio grande contro +la religione di Cristo. Che i suoi genitori +fossero contadini, lo dicono i vecchi +storici, e si argomenta dal soprannome +di <i>Armentario</i>, che gli vien dato dagli +antichi scrittori. Anche egli col mestiere +dell'armi si acquistò tal fama, che dai +due Augusti fu creduto meritevole di +essere promosso alla dignità di Cesare. +Noi il vediam nominato nelle medaglie +<i>Caio Galerio Valerio Massimiano</i>. Se +<span class="pagenum"><a name="Page_1031" id="Page_1031"></a>[1031]</span> +dice il vero Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>, meritavano +lode i di lui costumi; ma Lattanzio <span class="fnote">[Lactant., de Mort. Persec., cap. 9.]</span>, +all'incontro, ci assicura che nel portamento +e nelle azioni di costui compariva +quell'aria di selvatichezza ch'egli +portò dalla nascita, ma ch'egli vi aggiunse +anche col tempo un'insopportabil +fierezza e crudeltà, per cui scompariva +quel poco di buono che in lui si +trovava <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Sprezzava egli le lettere e +chi le coltivava, non amando se non +le persone militari, le quali ancora, +benchè ignoranti, erano da lui promosse +ai magistrati civili con discapito grande +della giustizia. L'ambizione sua vedremo +che portò Diocleziano a deporre il +baston del comando; così l'avidità del +danaro, per cui impose esorbitanti aggravii, +trasse i popoli ad una miserabil +rovina. A lui specialmente vien attribuita +la crudel persecuzione mossa contro +ai cristiani, che accenneremo a suo +tempo. Quel che fu mirabile <span class="fnote">[Vopiscus, in Caro. Julian., Oratione I. Aurel. +Vict., ibid.]</span>, per varii +anni si osservò una rara unione fra +questi quattro principi, gareggiando tutti +nel promuovere gl'interessi della repubblica. +Diocleziano veniva considerato +quel padre di tutti, e i suoi ordini e +voleri fedelmente erano eseguiti dagli +altri; ed arte non mancava allo stesso +Diocleziano per tener contenti i subordinati +colleghi, con dissimular i loro +trascorsi, e soprattutto procurando di +dar nella lesta ai seminatori di zizzanie +e di false relazioni, perchè certo dal +suo canto egli non ometteva diligenza +alcuna per conservar la buona intelligenza +ed armonia con chi si mostrava +dipendente da lui. Dicemmo già che +un <i>Giuliano</i> avea usurpato l'imperio +nell'Africa. Credesi che in quest'anno +Massimiano Erculio passasse in quelle +parti, come poste sotto il comando +suo nel comparto dell'imperio, ed obbligasse +<span class="pagenum"><a name="Page_1032" id="Page_1032"></a>[1032]</span> +quel tiranno a trapassarsi il +petto col ferro e a gittarsi nel fuoco. +Abbiamo da Eumene, o sia Eumenio <span class="fnote">[Eumen., in Panegyr. Constant.]</span>, +che Costanzo, dappoichè fu dichiarato +Cesare, con tal fretta passò nelle Gallie +a lui destinate per comandarvi, che +non v'era per anche giunto l'avviso +di avervi egli a venire, anzi nè pure +la notizia della sublime dignità a lui +conferita. La nuova a lui portata che +le genti di Carausio tiranno della Bretagna, +venute con molte vele per mare, +aveano occupato Gesoriaco (oggidì Bologna +di Picardia) fu a Costanzo un +acuto sprone per volar colà ed imprenderne +l'assedio. Affinchè non potesse +approdarvi soccorso alcuno per mare, +nè fuggir di là quella man di corsari, +fece egli con alte travi, conficcate intorno +al porto, piantare una forte palizzata. +Fu obbligata quella guarnigione +alla resa, e Costanzo l'arrolò fra le +sue truppe. Il che fatto, quasichè fin +allora il mare avesse rispettata la palizzata +suddetta, a forza d' onde la smantellò. +Diedesi poi Costanzo a far preparamenti +di navi per liberar la Bretagna +dalle mani di esso Carausio, il quale +godea bensì la pace in quell'isola, ma +non lasciava di star ben armato e in +guardia per difendersi, qualora si vedesse +assalito. A quest'anno, o pure +al seguente, scrive Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> che i +popoli Carpi e Basterni furono condotti +ad abitar nelle provincie romane: segno +che nel loro paese con vittoriosi +passi erano entrati i Romani, se pur +coloro non furono dalla forza di altri +Barbari cacciati dal loro paese. La +nazion loro vien creduta germanica, +ma abitante alla Vistola, in quella che +oggi si chiama Polonia. Probabilmente +questa guerra appartiene all'anno 294, +siccome diremo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1033" id="Page_1033"></a>[1033]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCIII" id="CCXCIII"></a>CCXCIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span> +per la quinta volta e <span class="sc">Marco +Aurelio Valerio Massimiano Augusto</span> +par la quarta. +</p> + +<p> +<i>Settimio Acindino</i> fu in quest'anno +prefetto di Roma, e continuò in tal dignità +anche nell'anno seguente. Si aspettava +<i>Carausio</i>, occupator della Bretagna, la +guerra dalla parte della Gallia, senza avvedersi +che una più perniciosa, perchè occulta, +gli si preparava in casa <span class="fnote">[Aurelius Victor. Eutropius. Eumenes.]</span>. <i>Alletto</i>, +o sia <i>Alesto</i>, ministro di sua maggior confidenza, +fosse per timore che piombasse +il gastigo sopra i delitti da lui commessi, +o pure per sola vaghezza di comandare, +l'assassinò con torgli la vita: dopo di +che prese col titolo d'<i>Augusto</i> il dominio +di quelle provincie, ed ebbe forza e maniera +per tenerlo lo spazio di alcuni +anni. Questo accidente, per cui forse +rimasero sconcertate alcune segrete +misure di Costanzo Cesare, cagion fu +ch'egli per ora non impiegasse l'armi +sue verso la Bretagna, ma che le volgesse +contro de' Cauchi, o Camavi, e dei Frisoni, +che possedevano il paese bagnato +dalla Schelda, cioè quel che ora vien +chiamato i Paesi Bassi. Ancorchè in +quei tempi un tal paese fosse pien di +boschi e paludi, ossia di acque stagnanti, +cioè di siti difficili a farvi guerra, tanta +nondimeno fu l'industria e la ostinazion +di Costanzo, che ridusse tutte quelle +barbariche popolazioni a rendersi. Il che +fatto, trasportò quella gente colle mogli +e figliuoli nelle Gallie, dando loro terreno +da coltivare, senza lasciar armi ad +essi, acciocchè si avvezzassero ad ubbidire, +senza più pensare a ribellarsi. +Ciò che in questi tempi operassero i due +Augusti e Galerio Cesare, resta ignoto. +<span class="pagenum"><a name="Page_1034" id="Page_1034"></a>[1034]</span> +Dalle leggi che abbiamo, date nell'anno +presente ed accennate dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>, si +vede Diocleziano soggiornante nell'Illirico, +o nella Tracia, provincie governate +da esso Galerio, ma senza apparire quali +imprese militari si facessero in quelle +parti. Se vogliam credere ad Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, +cominciò Diocleziano in questi tempi a +farsi adorare qual dio, cioè, per quanto +io m'avviso, con obbligar le persone ad +inginocchiarsi davanti a lui, come si +usava coi boriosi re di Persia, da' quali +forse avea appreso questo costume, laddove +bastava in addietro salutare i precedenti +Augusti con inchinar la fronte, +come si faceva anche coi giudici. S'egli +pretendesse di più, nol saprei dire. Proruppe +ancora in isfoggi di vanità, col +mettersi a portar gemme nelle vesti, e fino +nelle scarpe: dal che s'erano guardati quei +precedenti imperadori che furono in concetto +di moderati e savii. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCIV" id="CCXCIV"></a>CCXCIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Cesare</span> e <span class="sc">Caio +Galerio Valerio Massimiano Cesare</span>. +</p> + +<p> +Che in quest'anno ancora i due Cesari +Costanzo e Galerio facessero delle +prodezze contra de' Barbari, si può dedurre +da Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian., Oratione I.]</span> e dal +panegirista di Costantino Augusto, cioè +da Eumenio <span class="fnote">[Eumenes, Panegyr. 7 Costant., cap. 6.]</span>. Oltre all'aver essi cacciato +dalle terre romane i Barbari, che +da gran tempo vi si erano annidati, e +le coltivavano come sue proprie, quel +panegirista parla di diverse altre nazioni +germaniche, nel paese delle quali entrò +il valoroso Costanzo, seguitandolo la +vittoria dappertutto. Parte egli sterminò +que' popoli, trovandoli resistenti; e parte +<span class="pagenum"><a name="Page_1035" id="Page_1035"></a>[1035]</span> +umiliati trasse ad abitar nelle provincie +romane, per accrescerne la popolazione +e coltura. Continuava in questi +tempi Diocleziano Augusto a dimorar +nell'Illirico insieme con Galerio Cesare, +come si ricava da alcune leggi, e verisimilmente +attendevano nelle parti della +Pannonia e Mesia a tenere in freno i +Barbari, sempre ansanti di bottinar nel +paese romano. Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> scrive che +furono in quest'anno fabbricate delle +fortezze nel paese de' Sarmati di là dal +Danubio in faccia delle città di Acinco +e Bononia. E a questi tempi verisimilmente +appartiene ciò che lasciò scritto +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, con dire che Diocleziano +e Valerio Massimiano varie guerre fecero +unitamente, o separatamente, e che +soggiogarono i Carpi e Bastarni, de' quali +parlò Eusebio all'anno 292, coll'aver +inoltre dato delle rotte ai Sarmati. Gran +copia ancora di costoro fatta prigioniera +fu poscia da essi principi trasportata +nelle provincie romane, e concedute loro +terre incolte per sostentamento delle lor +famiglie, e con vantaggio del pubblico. +Presso il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span> si veggono +medaglie di Diocleziano colla <i>Vittoria +Sarmatica</i>, le quali si può credere che +sieno da riferire all'anno presente. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCV" id="CCXCV"></a>CCXCV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Caio</span> papa 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tosco</span> ed <span class="sc">Anullino</span>. +</p> + +<p> +Che <i>Mummio Tosco</i> fosse appellato +il primo console, <i>Annio Cornelio Anullino</i> +il secondo, lo conghietturò il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span>, +perchè troveremo, andando innanzi, questi +due personaggi prefetti di Roma. Lodevole +è bensì, ma non sicura, una tal +conghiettura, e perciò del loro solo cognome +<span class="pagenum"><a name="Page_1036" id="Page_1036"></a>[1036]</span> +io mi contento. La prefettura di +Roma fu in quest'anno appoggiata ad +<i>Aristobolo</i>. Per attestato d'Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, i +popoli Carpi, che abbiam detto sottomessi +nell'anno precedente, acciocchè +non alzassero più le corna, furono obbligati +a mutar cielo, con venire ad abitar +nella Pannonia. Abbiamo delle leggi +date in quest'anno, in cui Diocleziano +Augusto seguitò a soggiornar nella Pannonia +e Mesia. Probabilmente tra per le +vittorie riportate contra de' Sarmati in +quelle parti, e pel buon ordine ch'egli +diede, restarono que' paesi in pace: +laonde potè esso Augusto far preparamenti +per ricuperare l'Egitto, siccome +dirò all'anno seguente. Si può parimente +credere che in questi tempi Galerio Massimiano, +per adular Diocleziano suocero +suo, e Valeria di lui figlia, moglie sua <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 15. Aurelius +Victor, in Epitome. Ammianus, lib. 19.]</span>, +desse il nome di Valeria ad una parte +della Pannonia, ossia della moderna +Ungheria, dopo aver quivi tagliate vastissime +selve per ridurre quel territorio +a coltura. Circa questi tempi ancora +sembra che succedesse ciò che narrano +Eumenio <span class="fnote">[Eumen., Oration. de Schol. restaur.]</span> e l'autore del panegirico +di Massimiano e Costantino <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Maximian., cap. 8.]</span>: cioè +l'aver Massimiano Erculio Augusto domati +i popoli ferocissimi della Mauritania, +con aver poscia trasportata gran copia +di essi in altri paesi. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCVI" id="CCXCVI"></a>CCXCVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span> +per la sesta volta e <span class="sc">Flavio Valerio +Costanzo Cesare</span> per la seconda. +</p> + +<p> +La carica di prefetto di Roma, secondo +l'antico Catalogo del Cuspiniano +<span class="pagenum"><a name="Page_1037" id="Page_1037"></a>[1037]</span> +e Bucherio, fu esercitata da <i>Cassio Dione</i> +in quest'anno, nel quale mancò di +vita <i>Caio</i> romano pontefice <span class="fnote">[Anastas. Bibliothecar.]</span>. A lui +succedette nella sedia di San Pietro <i>Marcellino</i>. +Fecondo di vittorie fu l'anno +presente ai principi romani, se pur si +può accertare nella cronologia di quei +fatti, fatti per altro certissimi. Costanzo +Cesare, ardendo sempre di voglia di +riacquistar la Bretagna, con torla dalle +mani dell'usurpatore <i>Alletto</i> <span class="fnote">[Eumenes, in Constant. Eutropius. Aurelius +Victor.]</span>, teneva +già in ordine buon esercito e poderose +flotte per far vela verso colà. Ma sospettando +che i Franchi ed altri popoli della +Germania, allorchè vedessero lui impegnato +nella guerra oltre mare, secondo +il lor uso, tentassero d'inquietar le Gallie, +raccomandossi a Massimiano Augusto, +padrigno di sua moglie, pregandolo di +venir alla difesa di que' confini. Venne +in fatti, per attestato d'Eumenio, Massimiano +al Reno, e bastante fu la sua presenza +a tenere in briglia i popoli nemici. +Intanto con ardore incredibile si mossero +le flotte di Costanzo verso la Bretagna. +Su quella ch'era a Gesoriaco, cioè +a Bologna di Picardia, s'imbarcò egli; +ed ancorchè il mare fosse gonfio, e poco +favorevole il vento, pure animosamente +sciolse dal lido. Pervenuto questo avviso +all'altra flotta preparata alla sboccatura +della Senna, accrebbe il coraggio a quei +soldati e marinari in maniera, che al +dispetto del tempo contrario si mossero +anch'essi. Era comandante d'essa <i>Asclepiodoto</i> +prefetto del pretorio. Riuscì a +questa col benefizio d'una densa nebbia +di andar a dirittura con prospero cammino +nella Bretagna, senza essere scoperta +da Alletto, che colla sua s'era +postato in osservazione all'isola Vetta, +oggidì di Wight. Appena ebbe Asclepiodoto +afferrato il lido, e sbarcate le truppe +e le munizioni tutte, che fece dar +fuoco alle navi, acciocchè i suoi, veggendosi +tolta la speranza d'ogni scampo, +<span class="pagenum"><a name="Page_1038" id="Page_1038"></a>[1038]</span> +sapessero che nelle lor sole braccia era +riposta la salute, ed anche per impedir +che que' legni non cadessero in poter +de' nemici. Atterrito Alletto parte dalla +notizia che Costanzo veniva contra di lui +con una flotta, e che l'altra, già pervenuta +in terra ferma, minacciava tutte +le sue città, lasciata andare l'armata sua +navale, co' suoi se ne ritornò anch'egli +indietro, e si mise in campagna contra +di Asclepiodoto. Senza aspettare di aver +unite tutte le sue forze, e senza nè pur +mettere in ordine di battaglia quelle che +seco avea, coi soli Barbari di suo seguito +assalì egli dipoi i Romani. Rimase sconfitto, +ed anch'egli lasciò nel combattimento +la vita, con essersi poi appena +potuto discernere il cadavero suo, per +aver egli deposto l'abito imperiale, che +avrebbe potuto farlo conoscere nella +zuffa o nella fuga. Ma forse molto più +tardi accadde la caduta di costui. Intanto +la flotta, dove era Costanzo Cesare, +più per accidente che per sicura +condotta, a cagion delle folte nebbie, +imboccò il Tamigi, e per esso si spinse +fino alla città di Londra. L'arrivo suo +fu la salute di quel popolo; imperciocchè +essendosi ridotti colà i Franchi ed altri +Barbari che si erano salvati dalla rotta +di Alletto, mentre concertavano fra loro +di dare il sacco alla città, e poi di fuggirsene, +eccoli giugnere loro addosso +Costanzo colle sue milizie, e tagliarli lutti +a pezzi, con salvar le vite e i beni di +que' cittadini. Così in poco tempo tutto +quel paese della Bretagna, che ubbidiva +già all'aquile romane, tornò alla division +di Costanzo, con estremo giubilo di quei +popoli, per vedersi liberi dai tiranni e +dai Barbari ausiliarii, e più perchè trovarono +in Costanzo non un nemico, nè +un vendicativo, ma un principe pien di +clemenza. Perdonò egli a tutti, ed anche +ai complici della ribellione <span class="fnote">[Eumenes., Panegyr. Constant., cap. 6.]</span>, e fece +restituire ai particolari tutto quanto era +stato loro tolto o dai tiranni passati, o +<span class="pagenum"><a name="Page_1039" id="Page_1039"></a>[1039]</span> +dalle sue medesime milizie. Così fu restituita +le quiete e l'allegrezza alle contrade +romane della Bretagna; e i popoli, +non per anche soggiogati in essa, un +sommo rispetto cominciarono ad osservare +verso i Romani. Le Gallie anche +esse restarono libere dalle molte vessazioni +patite in addietro per cagione di +que' corsari. +</p> + +<p> +A questo medesimo anno, se non +falla la Cronica d'Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, si dee riferir +la spedizione di Diocleziano Augusto +contra di <i>Achilleo</i> usurpatore +dell'Egitto <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in +Breviar.]</span>. Tenne egli assediata per +otto mesi Alessandria, e, secondo Giovanni +Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronograph.]</span>, le tolse l'uso dell'acqua, +con rompere gli acquidotti. Finalmente +entratovi, dimentico affatto della +clemenza, non solamente tolse di vita il +tiranno ed altri suoi complici, ma permise +a' suoi soldati il sacco di quella +insigne città, e poi, datole il fuoco, ne +fece diroccar le mura. Innumerabili +furono coloro che rimasero spogliati +delle lor facoltà e cacciati in esilio. Una +favola sarà il raccontar esso Malala, che +avendo Diocleziano ordinato che non si +cessasse di uccidere gli Alessandrini, +finchè il sangue loro non arrivasse ai +ginocchi del suo cavallo, per accidente +nell'entrar egli nella città, inciampando +il suo cavallo in un uomo ucciso, si +tinse di sangue il ginocchio. Diocleziano +allora comandò che desistessero dalla +strage, per essersi adempiuto il suo giuramento: +perlochè quel popolo alzò +dipoi una statua di bronzo al di lui cavallo. +Il solo Eumenio da panegirista +adulatore esalta la clemenza di Diocleziano, +con cui avea data la pace all'Egitto; +imperciocchè lo stesso Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, +oltre ad altri scrittori <span class="fnote">[Euseb., in Chron. Orosius et alii.]</span>, ci +assicura ch'egli con somma crudeltà +trattò que' popoli. Galerio Massimiano +<span class="pagenum"><a name="Page_1040" id="Page_1040"></a>[1040]</span> +presso Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccl. lib. 8, cap. 17.]</span> si truova intitolato +<i>Egiziano</i> e <i>Tebaico</i>: indizio ch'egli, +siccome il bravo Diocleziano, faticò in +quella impresa. Nella Istoria Miscella <span class="fnote">[Histor. Miscella in Dioclet.]</span> +è scritto che Costantino figlio di Costanzo +accompagnò Diocleziano colà, e militando +diede più segni del suo valore. Se poi +crediamo a Suida <span class="fnote">[Suidas, in Excerpt.]</span>, in questa occasione +fece Diocleziano cercare e bruciare +quanti libri potè ritrovare che trattassero +d'alchimia, cioè di cangiare i metalli, +convenendoli in oro ed argento. Credono +alcuni che, prestando egli fede a +que' decantati segreti, volesse levare a +que' popoli i mezzi da ribellarsi. Più probabile +è, che, tenendoli per cose vane, +siccome sono in fatti, egli cercasse di +guarir quella gente da cotal malattia. +Quando quei libri avessero contenuto +il segreto di far oro ed argento, non +era sì corto di giudizio Diocleziano che +gli avesse dati alle fiamme: avrebbe saputo +ritenerli per valersene in suo pro. +Oltre a questo, egli visitò tutto il paese; +ed abbiamo da Procopio <span class="fnote">[Procop., de Reb. Pers., lib. 1, cap. 19.]</span>, che avendo +trovato un gran tratto di paese nell'alto +Egitto confinante coll'Etiopia, o sia colla +Nubia, il cui mantenimento portava +più spesa che profitto a cagion delle +scorrerie che vi faceano continuamente +i Nubiani, per via di una convenzione +lo rilasciò ai medesimi, con obbligarli a +tenere in freno i Blemmii ed altri popoli +dell'Arabia, acciocchè non molestassero +l'Egitto. Aggiugne Olimpiodoro <span class="fnote">[Olympiodorus, Eclog. in Histor. Byzant.]</span> che +Diocleziano, invitato dai Blemmii, andò +a divertirsi nel loro paese, e che loro +accordò un'annua pensione per averli +amici: il che a nulla servì col tempo, +essendo troppo avvezzi coloro al mestier +del rubare, che tuttavia a' dì nostri continua +in quel paese, altri non essendo +stati i Blemmii, se non una nazione d'Arabi +masnadieri. Osserva ancora Procopio +che in que' paesi erano miniere di +<span class="pagenum"><a name="Page_1041" id="Page_1041"></a>[1041]</span> +smeraldi; il che veggo confermato dai +moderni viaggiatori, i quali nondimeno +asseriscono non sapersi più il sito di +quelle, per vendetta fatta da un principe +d'Arabi, perseguitato indebitamente dall'avarizia +turchesca. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCVII" id="CCXCVII"></a>CCXCVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 14.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto</span> +per la quinta volta e <span class="sc">Caio Galerio +Massimiano Cesare</span> per la seconda. +</p> + +<p> +<i>Afranio Annibaliano</i> tenne in questo +anno la prefettura di Roma. Se fosse +vero che nell'anno presente Eumenio +recitata avesse la sua orazione delle +scuole di Autun, come ha creduto il +padre Pagi con altri <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. De la Baune et alii.]</span>, sarebbe da dire +che in quest'anno fosse già cominciata +la guerra fatta da Galerio Massimiano +contro ai Persiani. Ma non è ciò +esente da dubbii, potendo essere che nel +corrente anno, o pur nel seguente, come +pensa il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, quell'orazione +venisse recitata, non contenendo essa +indizio certo dell'anno, oltre all'aver +anche alcuni dubitato se Eumenio ne +sia l'autore. Sia dunque a me permesso +rammentar qui la guerra persiana di +Galerio, giacchè Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>, Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span>, +Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> e la Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chronic. Alexandrinam.]</span> +la riferiscono dopo la liberazion dell'Egitto: +confessando io nondimeno che Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> e Giovanni Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronograph.]</span> +sembrano rapportarla al tempo avanti. +Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> ne parla come se fossero +tutte e due nello stesso tempo succedute. +<span class="pagenum"><a name="Page_1042" id="Page_1042"></a>[1042]</span> +Regnava allora nella Persia non so se +Narseo, o sia Narse, o Narsete, o pur +Vararane, principe ambizioso, che s'era +messo in testa di non la cedere a Sapore, +avolo suo, nella gloria di conquistatore. +Avea egli già tolto ai Romani l'Armenia, +e con formidabil armata minacciava +il resto dell'Oriente. Diocleziano, +per attestato di Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecutor., cap. 9.]</span>, non si +sentendo voglia di far pruova del suo +valore contra di coloro, per non incorrere +nella sciagura di Valeriano Augusto, +diede, secondo il solito, l'incumbenza +d'essa guerra al suo gran campione, +cioè a Galerio Massimiano Cesare, con +andarsene egli a riposare in Antiochia +col pretesto di attender ivi alla spedizione +di gente e di viveri all'armata di +Galerio a misura de' bisogni. Era Galerio +uomo arditissimo, ed Orosio <span class="fnote">[Orosius, Histor., lib. 7, cap. 25.]</span> parla +di due combattimenti contro i Persiani, +ma senza dirne l'esito. Convengono +poi tutti gli storici <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Julianus, +Oratione I. Ammianus Marcellin. et alii.]</span> che in un +d'essi, o pure nel terzo, egli totalmente +rimase sconfitto dai nemici, non già per +sua dappocaggine, ma per sua temerità, +avendo voluto con poche schiere de' suoi +assalir le moltissime dei Persiani. Da una +o due parole di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, e da altre di +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> e di Rufo Festo <span class="fnote">[Rufus Festus, in Breviar.]</span>, ricaviamo +che lo stesso Galerio venne in persona +ad informar Diocleziano de' suoi sinistri +avvenimenti; ma fu sì sgarbatamente, e +con tale alterigia e sprezzo ricevuto da +Diocleziano, che fu costretto a tenergli +dietro per più di un miglio di viaggio a +piedi vicino alla carrozza con tutto il +suo abito di porpora indosso. Potrebbe +essere che nel precedente anno tutto +questo avvenisse. Ma per tal disavventura +ed ignominia in vece di perdere +il coraggio, Galerio maggiormente si +sentì animato alla vendetta. Raunato +<span class="pagenum"><a name="Page_1043" id="Page_1043"></a>[1043]</span> +dunque un possente esercito <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Getic., cap. 21. Lactantius, +de Mortibus Persecut., cap. 9. Rufus Festus, +in Breviar. Eutropius et alii.]</span>, massimamente +di veterani e di Goti nell'Illirico +e nella Mesia, con esso passò +nell'Armenia, per azzuffarsi di nuovo +col re persiano. Diocleziano anch'egli +con molte forze si avvicinò ai confini +della Persia nella Mesopotamia, per fiancheggiar +Galerio, ma lungi dai pericoli. +Mirabile fu questa volta la circospezione +e sagacità di Galerio, dopo aver imparato +dianzi alle sue spese. In persona +con due soli compagni andò egli prima +a spiare l'armata nemica, e seppe sì +ben disporre le insidie e cogliere il tempo, +che, assalito all'improvviso il campo +nemico, superiore bensì di forze, ma +impedito da gran bagaglio, interamente +lo disfece con orrido macello della gente +persiana. Scrive Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> che il +re loro se ne fuggì portando seco per +buona ricordanza del fatto una ferita. +Ma restò prigioniera la di lui moglie, o +pure, come altri vogliono, le di lui mogli, +sorelle e figliuoli dell'uno e l'altro +sesso, con assaissime altre persone della +prima nobiltà della Persia. Lo spoglio +del campo nemico fu d'immense ricchezze, +e ne arricchirono tutti i soldati. +Ebbe cura Galerio, per attestato di Pietro +Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patritius, de Legat. Tom. I Histor. +Byzant.]</span>, che fossero trattale con +tutta proprietà e modestia le principesse +prigioniere: atto sommamente ammirato +dai Persiani, i quali furono forzati +a confessare che i Romani andavano +loro innanzi, non meno nel valore dell'armi +che nella pulizia de' costumi. +Avrà pena il lettore a credere ad Ammiano +Marcellino <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, lib. 22.]</span>, allorchè racconta, +che avendo un soldato trovato in quell'occasione +un sacco di cuoio, se pur +non fu uno scudo, dove era gran quantità +di perle, gittò via le perle, contento del +solo scudo o sacco: tanto erano allora +<span class="pagenum"><a name="Page_1044" id="Page_1044"></a>[1044]</span> +le armate romane lontane del lusso, e +ignoranti nelle cose di vanità. Certo un +grande ignorante dovea essere costui! +</p> + +<p> +Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span> lasciò scritto +che Arsane regina di Persia, rimasta +prigioniera, fu condotta ad Antiochia, ed +ivi nel delizioso luogo di Dafne per alcuni +anni con tutto onore mantenuta da +Diocleziano, finchè, fatta la pace, fu restituita +al marito. Aggiunge ch'esso Augusto +per la vittoria suddetta provar +fece a tutte le province la sua liberalità. +Ma non sussiste che per alcuni anni +durasse la prigionia della regina persiana. +Imperciocchè Narse, dopo essere +fuggito sino alle parti estreme del suo +reame, rivenne in sè stesso, e spedì a +Galerio uno de' suoi più confidenti <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legat. Tom. I Hist. +Byzant.]</span>, +per nome Afarban, affinchè umilmente +il pregasse di pace, con dargli un foglio +in bianco per quelle condizioni che più +piacessero ad esso Galerio. Nè altro +chiedeva quel re, fuorchè la restituzion +delle sue donne e de' suoi figliuoli, perchè +nel resto sperava buon trattamento +dalla generosità romana, la quale non +vorrebbe troppo eclissata la monarchia +persiana, cioè uno dei due occhi, o pur +dei due soli che si avesse allora la terra. +L'ambasciata andò; e Galerio in collera +rispose che non toccava ai Persiani il +domandare ad altrui della moderazion +nella vittoria dopo gl'indegni trattamenti +da lor fatti a Valeriano Augusto, e che +egli restava più tosto offeso delle lor +preghiere. Nientedimeno voleva ben ricordarsi +del costume de' Romani, avvezzi +a vincere i superbi e resistenti, e a +trattar bene chi si sottometteva. Con +questo licenziò l'ambasciatore, dicendogli +che il di lui padrone sperasse di riveder +presto persone a lui tanto care. +Venne Galerio a Nisibi nella Mesopotamia, +dove si trovava Diocleziano, per conferir +seco le proposizioni del re nemico. +Con grande onore fu allora ricevuto, e +<span class="pagenum"><a name="Page_1045" id="Page_1045"></a>[1045]</span> +si trattò fra loro se si avea da dar +mano alla pace. Pretendeva Galerio che +si seguitasse la vittoria <span class="fnote">[Aurelius Victor, Epitome.]</span>, in guisa che +si facesse della Persia una provincia +soggetta all'imperio romano. Ma Diocleziano, +che la volea finire, e più dell'altro +scorgeva quanto fosse malagevole +il tenere in ubbidienza quel vasto regno, +si ridusse a più discrete pretensioni. Fu +dunque spedito a Narse il segretario Sicorio +Probo, il quale, trovato il re nella +Media vicino al fiume Asprudis, fu molto +onorevolmente accolto; ma non ebbe +sì tosto udienza, perchè Narse volle dar +tempo a' suoi fuggiti dalla battaglia di +comparir colà. L'udienza fu fata alla +presenza del solo Afarban e di due altri; +e Probo dimandò che il re cedesse ai +Romani cinque provincie poste di qua +dal fiume Tigri verso la di lui sorgente, +ciò l'Intelene, la Sofene, l'Arzacene, +la Carduene e la Zabdicene. Pretese +inoltre che il Tigri fosse il divisorio +delle monarchie, Nisibi il luogo di commercio +fra le due nazioni; che l'Armenia +sottoposta ai Romani arrivasse fino +al castello di Zinta sui confini della Media; +e che il re d'Iberia ricevesse la +corona dall'imperatore. A riserva dell'articolo +Nisibi, Narse accordò tutto, e +rinunziò ad ogni sua pretensione sopra +la Mesopotamia: con che seguì la pace, +e furono restituiti i prigioni. Gloria ed +utilità non poca provenne dalla suddetta +vittoria all'imperio romano; perchè, a +testimonianza di Rufo Festo <span class="fnote">[Rufus Festus, in Breviario. Libanius, in +Basilic.]</span>, durò +la stabilita pace sino ai suoi giorni, +cioè per quaranta anni, avendola rotta +i Persiani solamente verso il fine del +governo di Costantino, per riaver le +provincie cedute, siccome in fatti le +riebbero. Galerio per questa sì fortunata +campagna si gonfiò a dismisura; e, +siccome avvertì Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec.]</span>, prese i +titoli fastosi di <i>Persico, Armeniaco, Medico</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_1046" id="Page_1046"></a>[1046]</span> +e <i>Adiabenico</i>, quasichè egli avesse soggiogate +tutte quelle nazioni. Quel che è +più ridicolo, da lì innanzi egli affettò il +titolo di <i>figliuolo di Marte</i>, laonde Diocleziano +cominciò a temer forte di lui. Si +sa che nel presentare a Galerio le lettere +di esso Diocleziano col titolo consueto +di <i>Cesare</i>, più volte egli esclamò dicendo: +<i>E fin a quando io dovrò ricevere questo +solo titolo?</i> Potrebbe essere che nel presente +anno ancora Massimiano Augusto +e Costanzo Cloro Cesare riportassero +altre vittorie dal canto loro contra dei +Barbari; ma giacchè il tempo preciso +delle loro imprese non si può fissare, +parlerò dei loro fatti negli anni seguenti. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCVIII" id="CCXCVIII"></a>CCXCVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Anicio Fausto</span> e <span class="sc">Virio Gallo</span>. +</p> + +<p> +Così ho io descritto i nomi di questi +consoli, appoggiato a due iscrizioni che +si leggono nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag 370.]</span>, senza +dare a <i>Fausto</i> il secondo consolato, come +alcuno ha tenuto; e con chiamare +il secondo console <i>Virio</i>, e non <i>Severo</i>, +come fa la Cronica Alessandrina. <i>Artorio +Massimo</i>, per attestato degli antichi cataloghi, +fu prefetto di Roma in questo +anno. Potrebbe essere che all'anno presente +appartenesse la guerra fatta da +Costanzo Cesare contra degli Alamanni. +Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> la riferisce circa questi tempi. +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> ne parlano +prima della guerra di Persia. Erano in +armi gli Alamanni, e con poderoso esercito +venuti alla volta di Langres nelle +Gallie, sorpresero in maniera Costanzo, +che fu forzato a ritirarsi precipitosamente +colle sue genti. Pervenuto a quella città, +vi trovò chiuse le porte, per timore che +<span class="pagenum"><a name="Page_1047" id="Page_1047"></a>[1047]</span> +v'entrassero i nemici. Se volle salvarsi, +gli convenne farsi tirar su per le mura +con delle corde. Ma raccolte in meno di +cinque ore tutte le sue milizie, coraggiosamente +uscì addosso ai nemici, li +sbaragliò, e ne fece restar freddi sul +campo sessantamila, come ha il testo +latino di Eusebio, Eutropio, Orosio <span class="fnote">[Orosius, lib. 7, cap. 25.]</span> +e Zonara. Ma chi è pratico delle guerre, +e sa che d'ordinario troppo da' parziali +s'ingrandiscono le vittorie, avrà ben +ragionevolmente dubbio, che invece di +sessantamila s'abbia a leggere sei mila, +come appunto sta nel testo greco di +Eusebio e di Teofane <span class="fnote">[Teophanes, in Chronico.]</span>. In questa battaglia +restò ferito Costanzo. Eutropio +dopo sì gloriosa vittoria seguita a dire +che Massimiano Augusto nell'Africa +terminò la guerra contro ai Quinquegenziani +con averli domati, e costretti +a chieder pace, ch'egli loro non negò. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCXCIX" id="CCXCIX"></a>CCXCIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 16.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span> +per la settima volta e <span class="sc">Marco Aurelio +Valerio Massimiano Augusto</span> per +la sesta. +</p> + +<p> +Fu in quest'anno esercitata la prefettura +di Roma da <i>Anicio Fausto</i>. Da +che Diocleziano Augusto ebbe scelto per +sè il governo dell'Oriente, per l'affetto +da lui preso a quel soggiorno, si diede +ad abbellir di nuove fabbriche l'insigne +città di Antiochia, cioè la Roma di quelle +contrade; ma specialmente v'attese +da che ebbe ricuperato l'Egitto, e terminata +felicemente la guerra co' Persiani, +per essere succeduta un'invidiabil pace. +Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span>, siccome di patria +Antiocheno, merita ben qualche fede, +allorchè descrive le sontuose opere di +<span class="pagenum"><a name="Page_1048" id="Page_1048"></a>[1048]</span> +lui in ornamento d'Antiochia, e per sicurezza +delle frontiere romane. Scrive +egli dunque che in quella città fabbricò +un vasto palazzo, di cui già avea Gallieno +gittati i fondamenti, siccome ancora +un bagno pubblico vicino al circo, a cui +diede il nome di terme diocleziane. Furono +ancora, d'ordine suo, fabbricati i +pubblici granai, per riporvi i grani, con +regolar le misure del frumento e delle +altre cose venali, affinchè i mercatanti +non venissero danneggiati dai soldati. +Inoltre fabbricò nel luogo di Dafne lo +stadio, acciocchè ivi dopo i giuochi olimpici +si coronassero i vincitori. Quivi +ancora eresse i templi di Giove Olimpico, +di Apolline e di Nemesi, incrostandoli +di marmi pellegrini. Parimente fabbricò +sotterra un tempio ad Ecate, al quale si +scendeva per trecento sessantacinque +gradini; e in Dafne un palazzo, dove +potessero alloggiar gl'imperadori andando +colà, quando in addietro stavano sotto +le tende. Quivi pure, siccome ancora in +Edessa e in Damasco, dispose botteghe, +per lavorarvi ogni sorta d'armi ad uso +della guerra, e per impedir le frequenti +scorrerie degli Arabi. Oltre a ciò, in +Antiochia da' fondamenti eresse una +zecca, e fra alcuni altri bagni uno, a cui +diede il nome di senatorio. Nè questo +bastò al suo magnifico genio. Si applicò +ancora ad alzar castella e fortezze ai +confini, mettendo guarnigioni di soldati +dappertutto; e valenti capitani per custodir +quelle frontiere. Abbiamo confermata +da Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23, cap. 11.]</span> questa diligenza +di Diocleziano, siccome ancora da Procopio <span class="fnote">[Procop., de Ædicti., lib. 1, cap. 6.]</span>, +i quali scrivono aver egli specialmente +fortificato di mura e di torri il +castello di Cercusio, o sia Circesio, nella +Mesopotamia. L'autore <span class="fnote">[Eumen., Orat. de Schol. restaurand.]</span> inoltre della +orazione pel ristoramento delle scuole +in Autun, parla di varie città già deserte, +e divenute covili di fiere, le quali dalla +diligenza degli Augusti e Cesari di questi +<span class="pagenum"><a name="Page_1049" id="Page_1049"></a>[1049]</span> +tempi erano state rimesse io buono stato +e popolate. Fa egli eziandio menzione +delle fortezze alzate al Reno, al Danubio, +all'Eufrate per guardia del paese romano. +Se vogliamo stare alla testimonianza di +Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, ebbe Massimiano Augusto +guerra in quest'anno coi Marcomanni, +popoli della Germania, e fracassò le loro +squadre: della qual vittoria fecero anche +menzione Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> ed Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCC" id="CCC"></a>CCC</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCC</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 17.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperatore 15.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Cesare</span> per la +terza volta e <span class="sc">Caio Valerio Galerio +Massimiano Cesare</span> per la terza. +</p> + +<p> +L'essere nominato <i>Costanzo</i> Cesare +ne' Fasti prima di <i>Galerio</i>, avvalora l'opinion +di coloro che gli attribuiscono +la preminenza, allorchè egli fu eletto +Cesare. <i>Appio Pompeo Faustino</i>, secondo +gli antichi Cataloghi <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span>, esercitò in +quest'anno la prefettura di Roma. Alcune +leggi, che si possono riferire all'anno +presente, ci fan vedere Diocleziano +dimorante in questi tempi nelle città +della Tracia e dell'Illirico, e massimamente +a Sirmio. Il dirsi poi da Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span> +che dopo la guerra persiana furono +vinti i Sarmati, e domati i popoli +Carpi e Bastarni, se veramente riguardasse +l'anno presente, ci farebbe intendere +perchè Diocleziano si trattenesse +in quelle parti della giurisdizion di Galerio, +cioè per secondare le di lui militari +imprese contra di que' Barbari. Ma +per conto de' Carpi e Bastarni, la Cronica +d'Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> ce li rappresenta molto +prima soggiogati, e trasportati ad abitar +<span class="pagenum"><a name="Page_1050" id="Page_1050"></a>[1050]</span> +nelle provincie romane. Parla il medesimo +Eusebio delle terme diocleziane che +si cominciarono a fabbricare (secondochè +crede il padre Pagi) <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> circa questi +tempi in Roma, e furono poi compiute +da Costantino; fabbrica di maravigliosa +mole, di cui son da vedere gli scrittori +che hanno illustrato Roma antica. Similmente +Massimiano Erculio Augusto +si applicò ad edificar le terme massimiane +in Cartagine. Frequentissimo in +questi secoli era dappertutto l'uso dei +bagni, che pure troviamo da sì lungo +tempo dismesso per quasi tutta l'Europa. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCI" id="CCCI"></a>CCCI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 18.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 16.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Tiziano</span> per la seconda volta e +<span class="sc">Nepoziano</span>. +</p> + +<p> +Si parla in un'iscrizione pubblicata +dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 208.]</span> di un <i>Tito Flavio Postumio +Tiziano console</i>. Egli da me è creduto +quegli stesso che in quest'anno +procedette console, perciocchè noi vedremo +all'anno 505 <i>Postumio Tiziano</i> +prefetto di Roma. Per l'anno presente +quella prefettura fu data ad <i>Elio Dionisio</i>. +Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> riferisce un orribil tremuoto +che in questi tempi si fece sentire +in Sidone e Tiro, colla rovina di moltissimi +edifizii, ed oppressione di popolo +innumerabile. Quali imprese in questi +tempi facesse Costanzo Cloro Cesare +nelle Gallie, non sappiam dirlo, nè a +qual anno appartenga il raccontarsi da +Eumenio <span class="fnote">[Eumenes, Panegyric. Const.]</span>, nel panegirico a Costantino +Augusto, che Costanzo suo padre nei +campi di Vindone, creduto oggidì un +luogo nel cantone di Berna, fece una +grande strage di nemici. Oltre a ciò, +<span class="pagenum"><a name="Page_1051" id="Page_1051"></a>[1051]</span> +essendo passata una sterminata moltitudine +di nazioni germaniche col benefizio +del ghiaccio nella grande isola formata +dal Reno, cioè nella Batavia, allo +improvviso scioltosi il ghiaccio, restò ivi +di maniera ristretta, che fu obbligata a +rendersi prigioniera a Costanzo. Non è +improbabile che verso questi tempi un +tal fatto accadesse. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCII" id="CCCII"></a>CCCII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 19.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 17.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Cesare</span> per la +quarta volta e <span class="sc">Caio Valerio Massimiano +Cesare</span> per la quarta. +</p> + +<p> +<i>Nummio Tosco</i> esercitò in quest'anno +la carica di prefetto di Roma. Gran +carestia si patì in Oriente, ed arrivò ad +una esorbitanza il prezzo de' grani <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Lactantius, de Mort. +Persecut., cap. 7.]</span>. +Nel ripiego che prese in tal congiuntura +Diocleziano, si desiderò la prudenza; +imperciocchè ordinò che ad un prezzo +mediocre si vendesse il grano: dal che +venne che i mercanti non ne vendevano +più, nè faceano venirne da lontani paesi: +sicchè crebbe di lunga mano la penuria +e la fame, e succederono sedizioni ed +ammazzamenti, con essere in fine costretto +l'imperadore a levar quella tassa, e +a lasciare che il mondo per questo conto +si governasse da sè stesso. Può essere +che tale carestia si stendesse anche allo +Egitto, paese per altro scelto a pascere +gli altri coll'abbondanza sua. Certamente +abbiamo dalla Cronica di Alessandria <span class="fnote">[Chron. Alexandrin.]</span> +e da Procopio <span class="fnote">[Procop., in Histor. arc.]</span> che Diocleziano +assegnò alcuni milioni di misure +di grano, da darsi annualmente in dono +ai poveri di quel paese, con distribuirlo +per famiglie: liberalità che durò sino ai +tempi di Giustiniano Augusto, e sotto di +<span class="pagenum"><a name="Page_1052" id="Page_1052"></a>[1052]</span> +lui cessò. Abbiamo da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> +che furono dai due Augusti pubblicate +delle giustissime leggi per la quiete pubblica +e buono stato delle città, e sopra +tutto fu abolito l'uffizio dei frumentarii, +cioè di spie, ossia d'inspettori, che si +mandavano nelle provincie per indagare +se v'erano movimenti, abusi e doglianze. +Sembra che sul principio un tal impiego +fosse onorevole, e ne ridondasse buon +utile al pubblico, perchè, informati gli +Augusti dei disordini occorrenti, vi rimediavano. +Ma nel progresso del tempo, +giusta il costume delle umane cose, il +buon istituto degenerò in una vera peste; +perchè costoro, con inventar mille false +accuse, assassinavano chiunque lor non +piaceva, o non si comperava la loro amicizia; +e facendo paura anche ai più +lontani, mettevano in contribuzione tutti +i paesi. Inoltre buoni regolamenti furono +fatti per mantenere l'abbondanza de' viveri +in Roma, e perchè puntualmente fossero +pagate le milizie e promosse le persone +meritevoli, e gastigati i malfattori. Finalmente +si continuò a cingere di belle e +forti mura la città di Roma, e ad abbellir +l'altre città con delle nuove e magnifiche +fabbriche: il che particolarmente +fu fatto in Cartagine, Nicomedia e Milano. +Fra gli altri suntuosi edificii Massimiano +Erculio Augusto in questa ultima +città fece fabbricar le terme, o vogliam +dire i bagni, che presero la denominazione +da lui. Ne fa menzione Ausonio <span class="fnote">[Ausonius, de Urbibus.]</span> +nella descrizion delle primarie città. Non +si può negare, v'erano motivi per poter +appellar felice allora lo stato dell'imperio +romano; ma, siccome aggiugne +lo stesso Aurelio Vittore, neppure allora +mancavano pubblici guai e sconcerti. +La nefanda libidine di Massimiano Erculio +Augusto cagionava non pochi lamenti, +non perdonando egli neppure agli +ostaggi; e Diocleziano, per non isconciar +la quiete e gl'interessi suoi proprii, nè +<span class="pagenum"><a name="Page_1053" id="Page_1053"></a>[1053]</span> +rompere la concordia con esso Massimiano +e con Galerio Cesare, chiudeva +gli occhi, lasciando far loro quanto volevano +d'ingiustizie e prepotenze. Peggio +ancora operò nell'anno seguente, +come fra poco vedremo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCIII" id="CCCIII"></a>CCCIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 20.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 18.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span> +per l'ottava volta e <span class="sc">Marco Aurelio +Valerio Massimiano Augusto</span> per +la settima. +</p> + +<p> +L'uffizio di prefetto di Roma fu appoggiato +a <i>Giunio Tiberiano</i> <span class="fnote">[Bucherius, de Cyclo.]</span> in questo +anno; anno non so s'io dica di funesta, +oppur di gloriosa memoria alla religione +cristiana. Funesto, perchè in esso fu mossa +la più orrida persecuzione che mai patisse +in addietro la fede di Cristo; glorioso, +perchè questa fede si mirò sostenuta da +innumerabili campioni sprezzatori dei +tormenti e della morte, e che col loro +martirio accrebbero i cittadini al cielo <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccl., lib. 8, c. 1, et in Chron.]</span>. +Per testimonianza di Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecutor., cap. 9 +et 10.]</span>, +fin l'anno di Cristo 298, perchè +nel sagrificare agli idoli niun segno +si vedeva nelle viscere delle vittime +per predir l'avvenire, come si figurarono +i troppo crudeli pagani, gli aruspici attribuirono +questo sconcerto al sospetto +o alla certezza che fosse presente qualche +cristiano. Allora Diocleziano in collera +ordinò che non solamente tutte le +persone di corte, fra le quali non poche +professavano la religione cristiana, ma +anche i soldati per le provincie sagrificassero +agl'idoli, sotto pena d'essere +flagellati e cassati. Alcuni pochi per questo +ordine sostennero anche la morte, +ma per allora gran rumore non si fece. +<span class="pagenum"><a name="Page_1054" id="Page_1054"></a>[1054]</span> +Avvenne che Diocleziano Augusto e Galerio +Cesare suo genero unitamente +passarono il verno di quest'anno nella +Bitinia, nella città di Nicomedia. In quei +tempi, come confessa Eusebio, per la lunga +pace s'era bensì in mirabil forma dilatata +la religion di Cristo, coll'erezion +d'infiniti templi nelle stesse città per +tutte le provincie romane; ed innumerabil +popolo era già divenuto quello degli +adoratori della croce per l'Oriente e +per l'Occidente. Ma il loglio era anche +col grano; già fra gli stessi cristiani +s'udivano eresie, si mirava l'invidia, la +frode, la simulazione e l'ipocrisia cresciuta +fra loro. E fino i vescovi mal d'accordo +insieme disputavano di precedenze, +l'un mormorando dell'altro, con giugnere +poi le lor gregge ad ingiurie e sedizioni, +e a dimenticare i doveri e i bei +documenti di sì santa religione. Giacchè +niun pensava a placar Dio, volle Dio farli +ravvedere, volle con leggier braccio gastigar +le loro negligenze, lasciando che i +pagani sfogassero l'antico lor odio contra +del suo popolo eletto <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persecutor., cap. 9 +et 10.]</span>. Galerio Cesare +quegli fu che accese il fuoco. Costui +da sua madre, donna di villa, asprissima +nemica de' cristiani, imparò ad abborrirli, +e ne avea ben dati in addietro dei +fieri segni; ma in quest'anno decretò +di sterminarli affatto. Trovandosi egli +dunque in Nicomedia col suocero Diocleziano, +quando ognuno credeva che amendue +per tutto il verno trattassero in secreti +colloqui dei più importanti affari di +stato, si venne a sapere che la sola rovina +de' cristiani si maneggiava ne' lor +gabinetti. Galerio, dissi, era l'ardente +promotore di quest'empia impresa. Diocleziano +fece quanta difesa potè, dicendo +che pericolosa cosa era l'inquietar tutto il +mondo romano; e che a nulla avrebbe +servito, perchè i cristiani erano usati a +sofferir la morte per tener salda la lor religione; +e che, per conseguente, sarebbe +bastato il solamente vietarla ai cortigiani +<span class="pagenum"><a name="Page_1055" id="Page_1055"></a>[1055]</span> +e soldati. Fece istanza Galerio che si +udisse il parer d'alcuni uffiziali della +corte e dalla milizia. Costoro aderirono +tutti a Galerio. Volle parimente +Diocleziano udir sopra ciò gli oracoli +dei suoi dii e dei sacerdoti gentili. Senza +che io lo dica, ognuno concepisce qual +dovette essere la loro risposta. Fu dunque +stabilito di dar all'armi contra dei +professori della fede di Cristo; e Galerio +pretendeva che eglino si avessero da +bruciar vivi; ma Diocleziano per allora +solamente accordò che senza sangue si +procedesse contra di loro. +</p> + +<p> +Diedesi principio a questa lagrimevol +tragedia, per attestato di Lattanzio, nel +dì 25 di febbraio dell'anno presente, in +cui il prefetto del pretorio con una man +di soldati si portò alla chiesa di Nicomedia, +posta sopra una eminenza in +faccia al palazzo imperiale. Rotte le porte, +si cercò invano la figura del Dio adorato +dai cristiani. Vi si trovavano bensì +le sacre scritture, che furono tosto bruciate, +e dato il saccheggio a tutti gli arredi +e vasi sacri. Stavano intanto i due principi +alla finestra, da cui si mirava la chiesa, +disputando fra loro, perchè Galerio +insisteva che se le desse il fuoco, ma con +prevalere la volontà di Diocleziano, che +quel tempio si demolisse, per non esporre +al manifesto pericolo d'incendio le +case contigue. Restò in poche ore pienamente +eseguito il decreto, e nel dì seguente +si vide pubblicato un editto <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 8, cap. 2.]</span>, +con cui si ordinava l'abbattere sino ai +fondamenti tutte le chiese dei cristiani, +il dar alle fiamme tutti i lor sacri libri, +con dichiarar infame ogni persona nobile, +e schiavo ciascun della plebe che non +rinunziasse alla religion di Cristo. Tale +sul principio fu l'imperial editto, a cui +poscia fu aggiunto che si dovessero cercar +tutti i vescovi, ed obbligarli a sagrificare +ai falsi dii. Finalmente si arrivò a praticare +i tormenti e le scuri; onde poi venne +tanta copia di martiri che illustrarono +la fede di Gesù Cristo, e servirono +<span class="pagenum"><a name="Page_1056" id="Page_1056"></a>[1056]</span> +col loro sangue a maggiormente assodarla +e a renderla trionfante nel mondo. +Poco dopo la pubblicazion di questo editto +si attaccò il fuoco due volte al palazzo +di Nicomedia <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 14.]</span>, dove abitavano Diocleziano +e Galerio, e bruciò buona parte. +Costantino, che fu poscia Augusto, e si +trovava allora in quella città, in una sua +orazione <span class="fnote">[Constantinus, in Oration. apud Eusebium.]</span> ne attribuisce la cagione ad +un fulmine e fuoco del cielo. Lattanzio +tenne, all'incontro, per certo che autor +di quell'incendio fosse lo stesso Galerio +Cesare, par incolparne poscia i cristiani, +e maggiormente irritar Diocleziano contra +di loro, siccome avvenne. Non aspetti +da me il lettore altro racconto di questa +famosa terribil persecuzione del popolo +cristiano, dovendosi prendere la +serie della medesima da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 8.]</span>, dal +cardinal Baronio <span class="fnote">[Baronius, in Annalib.]</span>, dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, +dagli Atti dei santi del Bollando <span class="fnote">[Acta Sanctorum Bolland.]</span>, in +una parola dalla Storia ecclesiastica. +</p> + +<p> +Circa questi tempi, per quanto si +raccoglie da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, lib. eod., cap. 6.]</span>, tentarono alcuni +di farsi imperadori nella Melitene, provincia +dell'Armenia, e nella Soria. Di +tali movimenti altro non sappiamo se non +ciò che il Valerio osservò presso Libanio +sofista <span class="fnote">[Liban., Oration. 14 et 15.]</span>: cioè che un certo Eugenio +capitano di cinquecento soldati in Seleucia +fu forzato dai medesimi a prendere +la porpora, perchè non poteano più reggere +alle fatiche loro imposte di nettare +il porto di quella città. S'avvisò egli di +occupare Antiochia, ed ebbe anche la +fortuna di entrarvi con quel pugno di gente; +ma sollevatosi contra di lui il popolo +d'essa città, non passò la notte che tutti +quei masnadieri furono morti o presi. La +bella ricompensa che per questo atto di +fedeltà ebbero gli Antiocheni da Diocleziano, +fu che i principali uffiziali delle +<span class="pagenum"><a name="Page_1057" id="Page_1057"></a>[1057]</span> +città d'Antiochia e Seleucia furono +condannati a morte senza forma di processo +e senza concedere loro le difese. +Questo atto di detestabil crudeltà rendè sì +odioso per tutta la Soria il nome di Diocleziano, +che anche novanta anni dappoi, +cioè ai tempi di Libanio, il cui avolo +paterno fra gli altri perdè allora la vita, +con orrore si pronunziava il suo nome. +Abbiamo poi da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 17.]</span> che Diocleziano +si portò a Roma in quest'anno +per celebrarvi i vicennali, che cadevano +nel dì 20 di novembre. Hanno disputato +intorno a questo passo il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. ad annum 298.]</span>, +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> ed altri, cercando quai vicennali +si debbano qui intendere, e come +cadessero questi in quel giorno. Non entrerò +io in sì fatti litigii, e solamente dirò +che oggidì son d'accordo i letterati in +credere celebrato in quest'anno, e non +già nel precedente, come porta il testo +della Cronica di Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span>, il trionfo +romano d'esso Diocleziano, al quale, per +attestato d'un antico panegirista <span class="fnote">[Incertus, in Paneg. Max. et Const., cap. 8.]</span>, intervenne +anche Massimiano Augusto, +siccome partecipe delle vittorie fin qui riportate +contro ai nemici del romano imperio. +Con ciò che abbiam detto di sopra +all'anno 297 della pace seguita col re di +Persia, secondo la riguardevol autorità +di Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legation., tom. I Hist. Byzant.]</span>, pare che s'accordi ciò +che lasciarono scritto il suddetto Eusebio +ed Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>: cioè che davanti al +cocchio trionfale furono condotte le mogli, +le sorelle o i figliuoli di Narse re di Persia, +i quali già dicemmo restituiti molto prima. +Si può verisimilmente credere che solamente +in figura, ma non già in verità, +comparissero in quel trionfo le principesse +e i principi suddetti. Parla ancora +Eutropio di sontuosi conviti dati in questa +occasione da Diocleziano, ma non già di +<span class="pagenum"><a name="Page_1058" id="Page_1058"></a>[1058]</span> +solenni giuochi, siccome costumarono i +precedenti Augusti; perchè egli, studiando +il più che potea, il risparmio, si rideva di +Caro e d'altri suoi predecessori, che, secondo +lui, scialacquavano il danaro nella +vanità di quegli spettacoli <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 17.]</span>. Uscirono +perciò contra di lui varie pasquinate in +Roma; e non potendo egli sofferire cotanta +libertà ed insolenza, giudicò meglio +di ritirarsi da Roma, e di andarsene a +Ravenna verso il fine dell'anno, senza +voler aspettare il primo dì dell'anno seguente, +in cui egli dovea entrar console +per la nona volta. Ma essendo la stagione +assai scomoda a cagion del freddo e delle +pioggie, egli contrasse nel viaggio delle +febbri, leggiere sì, ma nondimeno costanti, +che l'obbligarono sempre ad andare +in lettiga. I cristiani, allora vessati +in ogni parte, cominciarono a conoscere +la mano di Dio contra di questo lor persecutore. +Dissi in ogni parte; ma se n'ha +da eccettuare il paese governato da Costanzo +Cesare, cioè la Gallia; imperciocchè, +per attestato di Lattanzio <span class="fnote">[Idem, cap. 15.]</span>, +essendo quel principe amorevolissimo +verso i cristiani, ed estimatore delle lor +virtù, volle bensì, per non comparir discorde +da Diocleziano capo dell'imperio, +che fossero atterrate le lor chiese, ma che +niun danno o molestia venisse inferita alle +persone. Anzi, se dice vero Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccl., lib. 7. cap. 13.]</span>, +furono anche salve le chiese nel paese di +sua giurisdizione; o se pur ne furono distrutte +alcune, ciò provenne dal furor dei +pagani, ma non da comandamento alcuno +di Costanzo. Come poi si dica che non +mancassero anche alla Gallia i suoi martiri, +bollendo la persecuzione suddetta, è +da vedere il padre Pagi all'anno presente. +Abbiamo poi dal sopra citato Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, cap. 38.]</span> +che nel tempo dei vicennali una +nazion di Barbari, cacciata dai Goti, si +rifugiò sotto l'ali di Massimiano Augusto, +<span class="pagenum"><a name="Page_1059" id="Page_1059"></a>[1059]</span> +la qual poi presa nelle guardie da Galerio, +e indi da Massimino, in vece di servire +ai Romani, li signoreggiò e calpestò +col tempo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCIV" id="CCCIV"></a>CCCIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 21.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 19.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span> +per la nona volta e <span class="sc">Marco Aurelio +Valerio Massimiano Augusto</span> per +la ottava. +</p> + +<p> +Prefetto di Roma noi troviamo nell'anno +presente <i>Araclio Ruffino</i>. Appena +ebbe principio la persecuzion decretata +da Diocleziano e Massimiano Augusti, +e da Galerio Cesare contro i seguaci +della religion cristiana, che nello stesso +tempo l'ira di Dio cominciò a farsi sentire +sopra questi persecutori, che crudelmente +spargevano il sangue de' giusti; +di modo che svanì ogni lor pace e grandezza; +e l'imperio romano, già ridotto +ad un florido stato, tornò ad essere un +caos di rivoluzioni e calamità. Già dicemmo +che il capo de' persecutori predetti, +cioè Diocleziano, caduto infermo +nell'anno precedente, era venuto a +Ravenna. Quivi stando, procedette console +per la nona volta nelle calende di +gennaio, e per isperanza di ricuperar la +salute, vi si fermò tutta la state. Ma +veggendo che il male, in vece di prendere +buona piega, sembrava che peggiorasse, +determinò di passare all'aria più +salutevole della Tracia; e tanto più perchè +gli premeva di dedicare il circo che +egli avea fatto fabbricare a Nicomedia. +Facevansi intanto dappertutto preghiere +ai sordi dii del paganesimo per la conservazion +<span class="pagenum"><a name="Page_1060" id="Page_1060"></a>[1060]</span> +della sua vita. Per la Venezia, +per l'Illirico e per le rive del Danubio, +arrivò egli finalmente a Nicomedia, dove +da tal languidezza fu oppresso, che nel +dì 13 di dicembre corse voce di sua +morte: il che riempiè tutta la corte di +lagrime e di sospetti, e per la città si +giunse fino a dire che era stata data +sepoltura al suo corpo. Ma egli viveva, +con tale indebolimento nondimeno di +cervello, che di tanto in tanto delirava; +e quantunque non mancassero persone, +le quali l'attestavano vivo, pure non +pochi sospettavano che si tenesse occulta +la sua morte per dar tempo a +Galerio Cesare di venire, e d'impedire +che i soldati non facessero delle novità. +Ma noi nulla sappiamo delle azioni di +Galerio in quest'anno. Quanto a Massimiano +Erculio Augusto, si ricava da +un antico panegirico <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Maximian. et Constant., +cap. 8.]</span> ch'egli, essendo +console per l'ottava volta, soggiornò +non poco in Roma. Secondo la Cronica +di Damaso <span class="fnote">[Anastas. Bibliothec.]</span>, <i>Marcellino</i>, romano pontefice, +terminò in quest'anno il corso di +sua vita, alcuni han creduto col martirio, +ma senza addurne valevoli pruove. +Anche negli antichi secoli sparsero voce +i Donatisti ch'egli nella persecuzione +si lasciasse vincere dalla paura, e sacrificasse +agl'idoli: laonde fu poi formata +una leggenda, in cui si rappresentava la +di lui caduta, e poi la penitenza, con +altre favole, alle quali l'erudizione degli +ultimi secoli ha tagliato affatto le +gambe, certo ora essendo che questo +pontefice fu esente da quel reato. La +fierezza poi della persecuzione cagion fu +che la sedia di San Pietro stesse vacante +per tre anni, non arrischiandosi alcuno +ad empierla, perchè il furor de' pagani +spezialmente si scaricava sopra i pastori +della Chiesa di Dio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1061" id="Page_1061"></a>[1061]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCV" id="CCCV"></a>CCCV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sede pontificia</span> vacante.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costanzo</span> imperadore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Galerio Massimiano</span> imper. 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Cesare</span> per la +quinta volta e <span class="sc">Caio Galerio Valerio +Massimiano Cesare</span> per la quinta. +</p> + +<p> +Restò appoggiata nell'anno presente +la prefettura di Roma a <i>Postumio Tiziano</i>. +Seguitava intanto Diocleziano Augusto +il soggiorno suo in Nicomedia, +sempre infermo; se non che nel dì primo +di marzo fece forza a sè stesso <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persecutor., cap. 17.]</span>, ed +uscì il meglio che potè fuori del palazzo +per farsi vedere al popolo, ma sì +contraffatto pel male, che appena si +riconosceva quel desso, e in certi tempi +ancora si osservava in lui qualche alienazione +di mente. Da lì a poco sopraggiunse +Galieno Cesare a visitarlo, non +già per seco rallegrarsi della ricuperata +salute, ma per esortarlo, anzi forzarlo +a rinunziare all'imperio. Già aveva egli +tenuto un simile ragionamento a Massimiano +Erculio imperadore, adoperando +parole di gran polso, cioè minacciandolo +di una guerra civile, se non deponeva +in sue mani il governo. Ora egli sulle +prime si studiò con buone maniere di +tirare il suocero Diocleziano a' suoi voleri, +rappresentandogli l'età avanzata, +l'infermità e l'inabilità a più governar +popoli, e mettendogli innanzi agli occhi +l'esempio di Nerva Augusto. Al che +rispondeva Diocleziano, essere cosa +indecente che chi era stato sul trono, si +avesse a ridurre ad una vita umile e +privata; e ciò anche pericoloso, per aver +egli disgustato assaissime persone. Nè +valere l'esempio di Nerva, perchè egli sino +alla morte ritenne il suo grado. Che se +pur Galerio bramava di alzarsi, tanto a +lui quanto a Costanzo Cloro si conferirebbe +il titolo d'Augusto. Ma Galerio, +dopo aver replicato che, in far quattro +<span class="pagenum"><a name="Page_1062" id="Page_1062"></a>[1062]</span> +imperadori, si sconcerterebbe la forma +del governo introdotto dal medesimo +Diocleziano, preso un tuono alto di voce, +aggiunse, che s'egli non voleva cedere, +sarebbe sua cura di provvedervi, +perchè certo non voleva più far sì bassa +figura, stanco della dura vita di quindici +anni menata nell'Illirico sempre in armi +contra de' Barbari, quando altri godevano +le delizie in paesi migliori e tranquilli. +Diocleziano infermo, e che già +avea ricevuto lettere di Massimiano +coll'avviso di somiglianti minaccie a lui +fatte da Galerio, e colla notizia che costui +andava a questo fine sempre più +ingrossando l'esercito proprio; allora +colle lagrime agli occhi si diede per vinto, +e restarono d'accordo tanto egli +che Massimiano di deporre l'imperio. +Si passò dunque a trattare dell'elezion +di due Cesari. Proponeva Diocleziano +che tal dignità si conferisse a Costantino +figlio di Costanzo, e a <i>Massenzio</i> figlio +di Massimiano. Amendue li rigettò l'orgoglioso +Galerio, con dire che Massenzio +era troppo pien di vizii, benchè genero +suo; Costantino troppo pien di virtù ed +amato dalle milizie; e che niun d'essi +presterebbe a lui l'ubbidienza dovuta; +laddove egli voleva persone che facessero +a modo suo. <i>Ma e chi si farà?</i> disse +allora Diocleziano. Rispose Galerio che +promoverebbe <i>Severo</i> e <i>Daia</i>, ossia <i>Daza</i>, +figliuolo d'una sua sorella, ed appellato +poco innanzi <i>Massimino</i>, amendue nativi +dell'Illirico. Al nome di <i>Severo</i> replicò +Diocleziano: <i>Quel ballerino? quell'ubbriacone, +che fa di notte giorno, e di +giorno notte? — Quello appunto, seguitò a +dir Galerio, perchè egli sa onoratamente +governar le milizie.</i> Bisognò che Diocleziano +abbassasse la testa, e si accomodasse +ai voleri dell'altero suo genero. +Altro dunque non restò a Diocleziano +che di concertare per via di lettere con +Massimiano la maniera e il giorno di +rinunziare l'imperio, e di dar la porpora +ai due stabiliti Cesari, benchè l'insolenza +di Galerio, prima anche di parlare +<span class="pagenum"><a name="Page_1063" id="Page_1063"></a>[1063]</span> +a Diocleziano, era giunta ad inviar Severo +ad esso Massimiano, con fargli +istanza della porpora cesarea. +</p> + +<p> +Venne il dì primo di maggio, cioè il +giorno concertato per far la rinunzia +suddetta <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 19.]</span>. Comparve <i>Diocleziano</i> in +un luogo Ire miglia lungi da Nicomedia, +dove già lo stesso Galerio molti anni +prima era stato creato Cesare. Quivi +alzato si mirava un trono, quivi era +disposta in ordinanza la corte ed armata +tutta. Costantino anch'egli, siccome +tribuno di prima riga, v'intervenne, e +gli occhi di tutti stavano rivolti verso di +lui, sperando, anzi tenendo per fermo +che sarebbe egli l'eletto per la cesarea +dignità: quand'ecco Diocleziano, dopo +aver colle lagrime agli occhi confessata +h sua inabilità e il bisogno di riposo, e +dichiarati i due nuovi Augusti <i>Costanzo +Cloro</i> e <i>Galerio Massimino</i>, pronunzia +Cesari <i>Severo</i> e <i>Massimino</i>. Stupefatti i +soldati, cominciarono a guardarsi l'un +l'altro, con chiedere se forse si fosse +mutato il nome a Costantino. In questo +mentre Galerio fece venire innanzi <i>Daia</i>, +chiamato <i>Massimino</i>: e Diocleziano, cavatasi +di dosso la porpora, con essa ne +vestì il novello Cesare: cioè chi cavato +negli anni addietro dal pecoraio e dalle +selve, prima fu semplice soldato, poi +soldato nelle guardie, indi tribuno, e +finalmente Cesare; non più pastore di +pecore, ma di soldati, ed assunto a governare, +cioè a calpestar l'Oriente, +benchè nulla s'intendesse nè di milizie +nè di governo di popoli. <i>Diocleziano</i>, +ripigliato il suo nome di <i>Diocle</i>, fu mandato +in carrozza a riposare in Dalmazia +patria sua; e si fermò a Salona. Nè sussiste +il dirsi da Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronogr.]</span> ch'egli fece +la rinuncia in Antiochia, e prese l'abito +de' sacerdoti di Giove in quella città. +Galerio Augusto e Massimino Cesare +presero le redini, e cominciarono nuove +tele per salire anche più alto. Trovavasi +<span class="pagenum"><a name="Page_1064" id="Page_1064"></a>[1064]</span> +allora <i>Massimiano Erculio</i> Augusto in +Milano, città, dove solea soggiornar volentieri. +Già accennai che quivi egli avea +fabbricate suntuose terme. Si può credere +che vi edificasse, come lasciò scritto +Galvano dalla Fiamma <span class="fnote">[Gualvaneus de Flamma, Manipul. Flor. +tom. XI Rer. Italic.]</span>, il palazzo +imperiale, e un tempio ad Ercole, creduto +oggidì la basilica di San Lorenzo. In +essa città <span class="fnote">[Euseb., in Chron. Idacius, in Chronico. +Incertus, in Panegyr. Maximian.]</span> nel medesimo dì primo di +maggio, secondo il concerto, anche lo +stesso Massimiano imperadore depose la +porpora; dichiarò <i>Costanzo Cloro Augusto</i> +e <i>Severo Cesare</i>: il che fatto, per attestato +di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span> e di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2.]</span>, +la cui Storia, mancante negli anni addietro, +torna qui a risorgere, si ritirò nei +luoghi più deliziosi della Lucania, parte +oggidì della Calabria, non già per riposare, +siccome vedremo, ma per aspettar +venti più favorevoli alla sua non +ancor domata ambizione. Il racconto +fin qui fatto, e quanto succedette dipoi, +ci fa conoscere che questi non per +grandezza d'animo, come Aurelio Vittore, +Eutropio ed altri gentili dissero, +ma per forza lor fatta deposero lo scettro. +Sicchè noi miriamo passato l'imperio +romano in due novelli Augusti, +cioè in <i>Costanzo Cloro</i> e in <i>Galerio</i>, +appellato <i>Massimiano il giovine</i>, a distinzione +del vecchio deposto; e in due +nuovi Cesari, cioè in <i>Severo</i> e <i>Massimino</i>. +Le porzioni loro assegnate furono +le seguenti. A <i>Costanzo</i> toccò la +Gallia, l'Italia e l'Africa, e per conseguente +anche la Spagna e Bretagna. +A <i>Galerio</i> tutta l'Asia romana, l'Egitto, +la Tracia e l'Illirico. Ma, per attestato +di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> e di Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span>, +Costanzo, contento del titolo e dell'autorità +augustale, e delle provincie a lui +già commesse, lasciò a Severo Cesare +<span class="pagenum"><a name="Page_1065" id="Page_1065"></a>[1065]</span> +la cura dell'Italia, e probabilmente ancora +dell'Africa, che nel comparto precedente +andava unita con essa Italia, +dovendo nondimeno esso Severo <span class="fnote">[Anonymus Valesianus post Ammian.]</span>, +a tenore del regolamento già fatto, dipendere +dai cenni di esso Costanzo. +Per segno di questo, come consta dalle +medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, prese egli il nome di +<i>Flavio Valerio Severo</i>. Nella stessa guisa +<i>Massimiano Cesare</i> dovea prestare +ubbidienza a Galerio Augusto suo zio +materno. +</p> + +<p> +Già abbiamo detto come costui +fosse vilmente nato. Aggiungasi ora +ch'egli era una sentina di vizii <span class="fnote">[Euseb. Lactant. Victor, etc.]</span>. +Spezialmente predominava in lui l'amore +del vino, per cui sovente usciva +di cervello; e perchè in quello stato +ordinava cose pregiudiziali anche a sè +stesso, ebbe poi tanto giudizio da ordinare +che da lì innanzi nulla si eseguisse +di quello ch'egli comandava +dopo il pranzo o dopo la cena, se non +nel giorno seguente. A questo vizio +tenne dietro un'esecrabil lascivia, ed +una non inferior crudeltà, ch'egli massimamente +sfogò contra de' cristiani, +de' quali fu fiero nemico ed asprissimo +persecutore. Di che peso fosse costui, +troppo lo provarono i popoli da lui +governati, perchè da lui caricati d'insoffribili +imposte, in guisa che sotto di +lui restarono impoverite e spogliate le +provincie, tutto rubando egli, per darlo +ai suoi cortigiani e soldati. Vero è che +Vittore gli dà la lode d'uomo quieto +ed amator de' letterati; ma, secondo Eusebio, +non si sa ch'altri egli amasse, +se non i maghi ed incantatori, i quali +erano i suoi più favoriti. Siccome apparisce +dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>, questo barbaro +Daia o Daza si vede appellato +<i>Caio Galerio Valerio Massimino</i>. A cosini, +secondo Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 9, cap. 1.]</span>, non lasciò Galerio +tutto l'Oriente in governo, ma solamente +<span class="pagenum"><a name="Page_1066" id="Page_1066"></a>[1066]</span> +la Soria e l'Egitto. Siccome dissi, +Costantino, deluso dalle sue speranze <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 24.]</span>, +tuttavia dimorava a Nicomedia +nell'annata del fu imperador Diocleziano, +presso il quale s'era fin qui trattenuto, +come ostaggio della fedeltà di +Costanzo già Cesare, ed ora Augusto. +Ed appunto in questi tempi esso suo +padre con varie lettere andava facendo +istanza a Galerio che gli si rimandasse +il figliuolo per desiderio di rivederlo, +massimamente da che si sentiva +malconcio di sanità. Galerio avea delle +altre mire per non lasciarlo andare. +Imperciocchè, considerando il natural di +Costanzo, assai dolce e pacifico, per cui +lo sprezzava, e molto più la disposizione +in lui di corta vita, a cagion degl'incomodi +di sua salute, colla giunta ancora +di poter egli disporre dei due Cesari a +talento suo, siccome sue creature: già +si teneva egli in pugno il dominio di +tutto l'imperio romano per la morte di +Costanze; e quando occorresse, colla +superiorità delle sue forze. Perciò, avendo +in mano Costantino, non si sentiva +voglia di licenziarlo, anzi nulla più desiderava +che di torsi dagli occhi questo +ostacolo al suo maggiore innalzamento, +con levargli la vita. Ma non osava di +farlo apertamente, perchè non gli era +ignoto quanto affetto portasse l'esercito +a questo giovane principe, dotato di +mirabili qualità. Ricorse pertanto alle +insidie e frodi. Prassagora, storico <span class="fnote">[Photius, Bibliothec. Cod. 62.]</span>, +il quale si crede che vivesse sotto lo +stesso Costantino, o pur sotto i di lui +figliuoli, lasciò scritto che Galerio obbligò +un giorno Costantino a combattere +con un furioso lione, ed egli in fatti +l'uccise. Così, per relazion di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, +l'inviò un dì ad assalir con poca gente +un capitano de' Sarmati, che s'era inoltrato +con molte soldatesche <span class="fnote">[Anonymus Valesianus post Ammian.]</span>. Costantino +v'andò, e, presolo per li capelli, lo +<span class="pagenum"><a name="Page_1067" id="Page_1067"></a>[1067]</span> +strascinò ai piedi di Galerio. Probabilmente +nella stessa guerra coi Sarmati, +che sembra succeduta in quest'anno, fu +da esso Galerio inviato Costantino alla +testa d'alcune milizie contra di que' Barbari +per mezzo ad una palude, con +isperanza che egli restasse quivi o affogato, +ovvero oppresso dai nemici. Tutto +il contrario avvenne. Egli fece strage +dei Sarmati, e tornò colla vittoria a +Galerio, che si fece bello del valore altrui. +Così Dio in mezzo a tanti pericoli +ed insidie preservò questo principe, per +farne poscia un mirabile spettacolo +della sua provvidenza in favore della +santa sua religione. Certo non sussiste, +come vuole Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, che +Costantino fosse tenuto in Roma per +ostaggio da Galerio, il quale si sa che +non venne più a Roma. Di queste insidie +a lui tese abbiamo anche la testimonianza +d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 20.]</span>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCVI" id="CCCVI"></a>CCCVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="6">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sede pontificia</span> vacante.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Galerio Massimiano</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Severo</span> imperadore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massenzio</span> imperadore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massimiano</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Augusto</span> per +la sesta volta e <span class="sc">Caio Galerio Valerio +Massimiano Augusto</span> per la sesta. +</p> + +<p> +Prefetto di Roma in quest'anno fu +<i>Annio Anulino</i>. Non solo erano a Costantino +assai note le premure che faceva +per rivederlo Costanzo Augusto suo +padre, ma eziandio che la di lui sanità +ogni dì più andava declinando <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec., cap. 14.]</span>. Perciò +cotanto anche egli pregò e si raccomandò +per levarsi da quei pericolosi ceppi, +<span class="pagenum"><a name="Page_1068" id="Page_1068"></a>[1068]</span> +che Galerio, per non venire ad una +aperta rottura con Costanzo, si contentò +in fine che egli se ne andasse. Diedegli +dunque una sera le dimissorie, con gli +opportuni ordini alle poste di somministrargli +i cavalli, ma con dirgli che aspettasse +a muoversi la mattina seguente, +finchè egli fosse levato di letto, perchè +avea degli altri ordini da dargli. Fu creduto +preso da lui questo tempo per ispedire +innanzi un corriere ad avvisar Severo +Cesare, che, nel passare Costantino +per l'Italia, sotto qualche pretesto il ritenesse. +Galerio a questo fine stette in +letto quella mattina sino a mezzodì. +Levatosi allora, disse che si facesse venir +Costantino. Ma Costantino, appena +fu a letto Galerio, nella notte innanzi se +ne era partito, camminando per le poste +con tal fretta, come se fuggisse da un +gran pericolo, ed aspettasse d'essere +inseguito. Anzi, dopo aversi presi quanti +cavalli gli occorreano alle poste <span class="fnote">[Anonymus Valesianus post Ammian.]</span>, ebbe +la precauzione di storpiar di mano in +mano gli altri, affinchè niuno gli potesse +correre dietro. A questo avviso oh sì +che Galerio per la collera fumò <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 5.]</span>. Peggio +fu allorchè, dopo avere ordinato di +inseguirlo tosto a briglia sciolta, gli fu +detto che non restavano più cavalli abili +alle poste. Durò fatica a ritener le lagrime +per la rabbia. In questa maniera +felicemente Costantino si levò dalle unghie +di chi mal volontieri il mirava tra +i vivi, e senza interrompimento passate +l'Alpi, arrivò nelle Gallie, cioè nella +giurisdizion di suo padre. Aurelio Vittore +e Zosimo <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epit. et Zosimus, lib. 2, +cap. 5.]</span> attribuiscono la fuga di +Costantino alla sua ansietà di regnare, e +al dispetto di veder anteposti nella dignità +a sè, figliuolo d'un imperadore, due +selvatici villani, cioè <i>Severo</i> e <i>Massimino</i>. +Non è improbabile che fosse anche così. +Arrivò Costantino all'Augusto suo +padre, e nol trovò già sugli estremi della +<span class="pagenum"><a name="Page_1069" id="Page_1069"></a>[1069]</span> +vita, come scrivono Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Vit. Constant., lib 1, cap. 21.]</span> ed Aurelio +Vittore, perchè, oltre all'Anonimo +Valesiano, Eumenio <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant., cap. 7.]</span>, scrittore più +sicuro di tutti, ci assicura, nel panegirico +di lui recitato pochi anni dipoi, che Costantino +giunse a Gesoriaco, oggidì Bologna +di Picardia, nel tempo appunto che +Costanzo suo padre era per levar le ancore +di una poderosa flotta da lui preparata +per passare nella Bretagna a guerreggiar +coi popoli Pitti e Caledonii. Immenso +fu il giubilo suo all'inaspettato +arrivo del figlio, il quale unissi tosto a +lui nel passaggio per quella spedizion +militare. +</p> + +<p> +Abitavano i Pitti e Caledonii in quella +parte della gran Bretagna che oggidì +Scozia si noma, nazione fiera, che si +credeva, secondo Beda <span class="fnote">[Beda, Hist. Angl., lib. 1, cap. 1.]</span>, venuta dalla +Scitia colà. L'Usserio <span class="fnote">[Usser., de Reb. Britann.]</span> la stimò uscita +della Scandinavia o de' luoghi circonvicini. +Ma gli antichi <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> stendevano talvolta +il nome degli Sciti non solo alla presente +Tartaria, ma anche alla Russia e +agli ultimi popoli del Settentrione. Fu +assistito Costanzo in quella militare impresa +da Eroe re degli Alamanni, che intervenne +in persona. Altro non sappiamo +di quella guerra, se non che, per +attestato dell'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, egli +riportò vittoria di quei popoli. Ma mentre +si trovava esso Costanzo nella città +di Jorch, la sanità sua, stata assai debole +in addietro, e molto più infievolita per +la vecchiaia, peggiorando il condusse all'ultima +meta; e però nel dì 25 di luglio <span class="fnote">[Idacius, in Chronico.]</span> +in mezzo ai figliuoli passò all'altra +vita. Magnifico funerale fu a lui fatto, e +siccome pagano di credenza, secondo il sacrilego +rito dei gentili, fu egli anche deificato, +ciò apparendo da varie medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>. +Hanno disputato e tuttavia disputano gli +<span class="pagenum"><a name="Page_1070" id="Page_1070"></a>[1070]</span> +eruditi inglesi intorno al luogo della sua +sepoltura. Era egli nato a Naissum, città +della nuova Dacia, che oggidì si chiama la +Servia, e però nell'Illirico, come si ricava +da Stefano Bizantino <span class="fnote">[Stephanus, de Urbibus.]</span>, dall'Anonimo +Valesiano, da Costantino Porfirogeneta <span class="fnote">[Constantinus Porphyrogeneta, de Provin.]</span> +e da altri scrittori. Se è vero che Claudia +sua madre, moglie di Eutropio suo +padre, fosse figliuola di Crispo fratello di +Claudio il Gotico imperadore, non si +può negare un po' di nobiltà alla di lui +origine. Certamente gli antichi diedero +per indubitata questa sua discendenza. +La famiglia Claudia e il nome di Crispo +si truova nei suoi posteri. Per la via dell'armi +diede egli principio alla sua maggior +fortuna, e trovandosi alla guerra +nel paese dell'Elvezia, oggidì gli Svizzeri, +quivi Elena, donna di bassissima condizione, +gli partorì, nell'anno di Cristo +274, Costantino, che fu poi gloriosissimo +imperadore. Se Elena fosse moglie o pur +semplice concubina di Costanzo, non +s'è potuto finora decidere. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> +nella Cronica (se pur non è ivi san Girolamo +che parli), Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib 2, cap. 5.]</span>, nemico +aperto di Costantino il Grande, l'autore +della Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chronic. Alexandrinum.]</span>, Niceforo +ed altri ci rappresentano l'imperador +Costantino nato fuori delle nozze. +All'incontro l'Anonimo Valesiano chiaramente +ci dà Elena per sua moglie; ed +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, scrittore assai vicino a questi +tempi, mette Costantino nato <i>ex obscuriori +matrimonio</i>, confessando bensì la +viltà della madre, madre nondimeno sposata +da Costanzo. Lo stesso vien attestato +dai due Vittori <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome, et de Caesarib.]</span>, con dire che Costanzo, +allorchè fu creato Cesare, dovette +ripudiare <i>la prima moglie</i>, e questa +non potè essere se non Elena, perchè +non apparisce che egli altra ne avesse. Quel +<span class="pagenum"><a name="Page_1071" id="Page_1071"></a>[1071]</span> +che è più, l'anonimo panegirista <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Const., pag. 3.]</span> di +Costantino scrisse di lui: <i>Quo enim magis +continentiam patris acquare potuisti, +quam quod et ab ipso fine pueritiae illico +matrimonii legibus tradidisti, ut primo +ingressu adolescentiae formares animum +maritalem</i>, ec. Ma se un autore contemporaneo +scrive che Costantino, per non +essere da meno di suo padre nella continenza, +appena uscito dalla puerizia prese +moglie; certamente in confronto di +tale autorità cessa quella di Zosimo e +d'altri autori molti posteriori, e sembra +giusto il credere stata Elena moglie legittima +di Costanzo, benchè egli poi, secondo +l'uso dei gentili, la ripudiasse per +prendere Teodora figliuola di Massimiano +Augusto, nell'anno di Cristo 292. +</p> + +<p> +Scrittore non v'ha fra gli antichi, nè +solo dei cristiani, ma anche de' gentili, il +quale non parli con elogio delle qualità di +esso Costanzo Augusto <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 8. +Incertus, in Panegyr. Maximian. Eutrop., in Breviar. +Eusebius, in Vita Constantini, lib. 1.]</span>. Osservavasi +in lui un natural buono, dolce ed eguale, e +un amore perpetuo della giustizia. Quanto +egli si mostrava focoso e valoroso nel +mestier della guerra, altrettanto poi compariva +moderato nelle vittorie, e facile a +perdonare; nè mai l'ambizione il portò a +desiderar quello de' colleghi, nè gli appetiti +bestiali a contravvenire ai doveri della +continenza. Con queste ed altre virtù +s'era egli comperato il cuore de' popoli +delle Gallie; ma specialmente si celebrava +da tutti l'onorata sua premura che i +sudditi godessero quiete e felicità, amando +che si arricchisse non già il fisco, ma +essi bensì. Viveva egli appunto con grande +frugalità per non aggravarli; e contento +per uso suo di pochi vasi d'argento, +allorchè dovea far dei solenni conviti, +mandava a prendere in prestito l'argenteria +degli amici. Fra l'altre cose racconta +Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Vita Constantini, lib. 1, cap. 14.]</span> un fatto degno di memoria. +Cioè, che essendo giunte queste +<span class="pagenum"><a name="Page_1072" id="Page_1072"></a>[1072]</span> +relazioni a Diocleziano, spedì egli nella +Gallia alcuni suoi uomini con ordine di +fare a nome suo una parlata forte intorno +alla sua disattenzion nel governo, stante +la sua povertà, e il non aver tesori in +cassa per valersene ne' bisogni della repubblica. +Costanzo, dopo aver mostrato +di gradir lo zelo del vecchio imperadore, +li pregò di fermarsi qualche giorno nel +suo palazzo. Intanto fece sapere a tutti i +più ricchi delle provincie di sua giurisdizione +d'essere in bisogno di danaro. Tutti +allegramente corsero a portare ori ed +argenti, gareggiando fra loro a chi più ne +recasse. Allora Costanzo, fatti venire gli +uomini di Diocleziano, mostrò loro quel +ricco tesoro, dicendo che questo lo tenevano +in deposito persone sue fidate per +darlo alle occorrenze. Maravigliati coloro +se ne andarono, riferendo poi a Diocleziano +quanto aveano veduto. E Costanzo, +richiamati i padroni di que' danari, loro +puntualmente tutto restituì colla giunta +di molti ringraziamenti. Ho io udito raccontar +questo fatto di un principe d'Italia +del secolo prossimo passato; ma probabilmente +la copia di tal azione non sussiste. +Non fu men luminosa in Costanzo +la pietà <span class="fnote">[Euseb., lib. 8, cap. 13 Hist. Eccl. et in Vita +Constant., lib. 1, cap. 15. Optatus, lib. 1. Lactant., +de Mortib. Persecut., cap. 15.]</span>. Ancorchè egli non giugnesse +mai ad abbracciar la vera religion di Cristo, +pur si tiene che abborrisse il copioso +numero dei suoi falsi dii, e non adorasse +se non un solo dio sovrano del tutto. +Amava inoltre non poco i cristiani, li +favoriva in ogni congiuntura, moltissimi +ne teneva al suo servigio in corte. Ed allorchè +nell'anno 303 Diocleziano e Galerio +pubblicarono que' fieri editti contro +il nome cristiano, e gl'inviarono anche +a Costanzo e a Massimiano Erculio per +l'esecuzione, Massimiano gli eseguì con +piacere; ma Costanzo, per non parere di +opporsi agli altri, lasciò bensì che si abbattessero +molte chiese nelle Gallie, siccome +accennai di sopra, ma non permise +che si perseguitassero le persone, nè che +<span class="pagenum"><a name="Page_1073" id="Page_1073"></a>[1073]</span> +fosse tolta ad alcuno la libertà della religione. +Egli è credibile che indulgenza tale +provenisse dal suo naturale amorevole +verso tutti, o pure dalle insinuazioni a lui +fatte da Elena sua prima consorte, se pur +ella era in que' tempi cristiana; del che si +dubita, ed Eusebio chiaramente lo niega. +Può nondimeno essere che anch'ella fosse +almeno in que' primi tempi assai inclinata +a religion così santa. Si racconta +ancor qui da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 16.]</span> una memorabil +azione di Costanzo. Allorchè vennero +que' fulminanti editti contra dei Cristiani, +egli intimò a chiunque de' suoi cortigiani, +de' giudici e dei provveduti di altri uffizii, +professanti la legge di Gesù Cristo, +che dimettessero i posti, o pur lasciassero +quella religione. Chi s'appigliò all'uno, +chi all'altro partito. Allora Costanzo +rimproverò ai disertori del Cristianesimo +la loro infedeltà e viltà, e li cacciò +dal suo servigio, con dire, che dopo aver +tradito il loro Dio, molto più erano +capaci di tradir lui; e però ritenne al +servigio suo i fedeli, confidò loro la sua +guardia, e li trattò come suoi amici nel +tempo stesso che gli altri principi infierivano +contro alla greggia di Cristo. Dopo +Elena sua prima moglie, ch'egli fu obbligato +a ripudiare nell'anno 292, dalla +quale ebbe <i>Costantino il Grande</i>, sposò +<i>Flavia Massimiana Teodora</i>, figlia di Massimiano +Augusto, che gli partorì tre maschi, +cioè <i>Delmacio</i>, <i>Giulio Costanzo</i> ed +<i>Annibaliano</i>, siccome ancora tre figlie, +<i>Costanza</i>, <i>Anastasia</i> ed <i>Eutropia</i>. +</p> + +<p> +Prima di morire, siccome abbiamo da +Eusebio Cesariense <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini.]</span>, da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecut.]</span>, +da Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian., Oratione I.]</span>, da Libanio <span class="fnote">[Libanius, Oratione III.]</span>, +e massimamente da Eumenio <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant., cap. 7.]</span> scrittore +contemporaneo, Costanzo determinò +che il solo Costantino primogenito suo, +nato, per quanto si crede, nell'anno 274, +regnasse, e che gli altri suoi fratelli vivessero +<span class="pagenum"><a name="Page_1074" id="Page_1074"></a>[1074]</span> +vita privata. Raccomandollo ancora +all'esercito suo, e nol raccomandò +indarno; imperciocchè nel giorno stesso, +in cui mancò di vita esso suo padre, tutte +le milizie col re degli Alamanni, Eroc, +il quale ausiliario dei Romani si trovava +anch'egli a Jorch nella Bretagna, il proclamarono, +come s'ha da Eusebio, <i>Imperadore</i> +ed <i>Augusto</i>, e il vestirono di porpora. +Dopo di che egli attese ai funerali +de! padre. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 9.]</span> e l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus, post Ammian.]</span> +pretendono che da' soldati +altro titolo non fosse dato che quello di +<i>Cesare</i> a Costantino. Truovansi in fatti +medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imperator.]</span>, dove egli è appellato <i>Cesare</i>, +battute senza dubbio dopo il dì 25 luglio +dell'anno presente, in cui cominciò il suo +regno. Ma facilmente si possono conciliar +gli autori. Fu veramente proclamato Costantino +dai soldati <i>Imperadore Augusto</i>, +asserendolo anche Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 25.]</span>; ma egli +camminando con più ritenutezza, nè volendo +romperla a visiera calata con gli +altri principi regnanti, mandò bensì loro +l'immagine sua laureata, come solevano +i principi novelli, ma con espressioni di +voler buona armonia con loro. Galerio +Augusto a tal vista forte si alterò, e fu +in procinto di far bruciare quell'immagine +e chi la portò; ma i suoi amici tanto +dissero, rappresentandogli che se si veniva +ad una rottura, i soldati del medesimo +Galerio, siccome affezionatissimi a Costantino, +di cui per pratica sapeano le +rare doti e virtù, passerebbono tutti al +servigio di lui, che Galerio smontò, accettò +l'immagine, mandò a Costantino +la sua, ma con obbligarlo di contentarsi +del solo titolo di <i>Cesare</i> colla tribunizia +podestà. Fu sì discreto Costantino, che in +ciò si sottomise alla volontà di Galerio. +Se vide sì di mal occhio esso Galerio l'esaltazione +di Costantino, non è punto da +stupirsene, perchè questa rovesciava tutti +i disegni da lui fatti. Si era egli figurato, +<span class="pagenum"><a name="Page_1075" id="Page_1075"></a>[1075]</span> +mancando di vita Costanzo, di poter +dar a <i>Licinio</i>, suo gran favorito, il titolo +e la dignità augustale, tagliando fuori i figli +di esso Costanzo, per aver solamente +delle creature sue e da sè dipendenti nel +governo; e col tempo di crear anche <i>Severo</i> +Augusto, e Cesare <i>Candidiano</i> suo +bastardo, adottato da Valeria Augusta sua +consorte; con disegno finalmente, dopo +aver regnato quanto a lui piacesse, di +rinunziare l'imperio, come aveano fatto +Diocleziano e Massimiano, per passare +gli ultimi anni di sua vita quieto in onorato +ritiro. E perchè la morte di Costanzo +arrivò molto prima de' suoi conti, e +saltò su Costantino, da tali avvenimenti +rimasero sconcertate tutte le di lui misure. +Accomodossi bensì Costantino, siccome +dissi, ai voleri di Galerio, col prendere +il solo titolo di <i>Cesare</i>; ma Galerio, +per serrare a lui il passo alla dignità augustale, +giacchè non vi doveano essere +se non due Augusti, secondo il regolamento +fatto da Diocleziano, da lì a non +molto dichiarò <i>Severo Imperadore Augusto</i>, +mostrando di farlo, perchè questi era +maggiore d'età e più anziano nella dignità +cesarea che Costantino. E fin qui +camminarono con quiete gli affari, e da +Galerio dipendevano tutti gli altri principi. +</p> + +<p> +Ma non tardò la mutazion delle cose, +per i costumi ed atti tirannici di Galerio +stesso. Ne abbiamo la descrizion da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 21.]</span>. +Allorchè egli vinse i Persiani, +imparò che que' popoli erano schiavi dei +re loro; e però anche a lui saltò in testa +di valersi di quel modello per ridurre i +Romani alla medesima servitù, ed opprimere +la lor libertà. Toglieva a suo capriccio +i posti e gli onori alle persone, e +tutto dì sfoggiava in nuove invenzioni di +crudeltà, con adoperarle prima contro i +Cristiani, e stendendole poi ad ogni sorta +di persone, e a' suoi cortigiani stessi. Le +croci, il bruciar vive le persone, il farle +divorar dalle fiere (al qual uso teneva +spezialmente dei grossissimi e ferocissimi +orsi) erano divenuti spettacoli d'ogni +<span class="pagenum"><a name="Page_1076" id="Page_1076"></a>[1076]</span> +giorno, presente lo stesso Galerio, che ne +rideva, nè voleva mettersi a tavola senza +aver prima pasciuti gli occhi coll'orribil +morte d'alcuno. Le carceri, gli esilii, i +metalli, il taglio della testa parevano a lui +pene troppo lievi. Erano prese ancora e +condotte nel Serraglio di lui le matrone +nobili. Oltre a ciò, la giustizia andò in +bando, perchè egli o facea morire, o cacciava +in esilio gli avvocati e legisti, e per +giudici erano elette persone militari, che +nulla sapeano delle leggi, e si mandavano +senza assessori nelle provincie. Per incorrere +nell'odio suo bastava essere letterato +o professor d'eloquenza. In somma +tutto era confusione, e l'iniquità sola regnava. +A questi malanni s'aggiunse l'immensa +avidità e violenza di Galerio per +far danari. Furono messe intollerabili +imposte per tutte le provincie dell'imperio; +ed esatte con incredibil rigore +sopra le teste degli uomini e degli animali, +sopra le terre, gli alberi e le viti. Nè +infermi, nè vecchi, nè età alcuna andava +da questo torchio esente. Perchè i poveri +non poteano pagare, col pretesto che +fosse finta la loro impotenza, una gran +quantità di essi ne fece annegare. Ma in +fine la mano di Dio cominciò ad apparire +anche contra di questo nemico, non +solo del popolo cristiano, ma di tutto il +genere umano, siccome era avvenuto agli +altri due Augusti persecutori del Cristianesimo. +</p> + +<p> +Accadde che Galerio si mise in punto +per istendere quelle sue gravissime imposte +alla medesima città di Roma, senza +far caso de' privilegii e della esenzion del +popolo romano; ed avea già inviate persone +per informarsi del numero e dei +beni di quei cittadini. A simili aggravii +non era avvezzo il popolo romano, siccome +quello che fin qui avea ritenuta +qualche figura di padrone e non di servo; +e però insorsero in Roma non pochi +lamenti e principii di sedizione, dei +quali seppe ben profittare <i>Massenzio</i> figliuolo +di Massimiano Erculio imperadore +deposto. Costui si truova nelle antiche +<span class="pagenum"><a name="Page_1077" id="Page_1077"></a>[1077]</span> +monete <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarbus, Numismat. Imp.]</span> appellato <i>Marco Aurelio Valerio +Massenzio</i>. Gli antichi panegiristi <span class="fnote">[Incertus, Panegyr. Const.]</span> +cel rappresentano figliuolo supposto al +suddetto Massimiano da Eutropia sua +moglie, per farsi amare da lui. Così ancora +hanno Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor. Anonymus Valesianus.]</span> e l'Anonimo +Valesiano. Ma se questo non è certo, +almen per indubitato sappiamo che +Massenzio fu un vero complesso di tutti +i vizii, poltrone, eppur superbo al maggior +segno, crudele senza pari, ed inclinato +unicamente alla malvagità. Tuttochè Galerio +gli avesse data molto tempo prima +per moglie una sua figliuola, pure per la +riconoscenza dei di lui sfrenati ed abbominevoli +costumi, nol volle mai promuovere +alla dignità cesarea. Dimorava Massenzio <span class="fnote">[Aurel. Victor. Zosimus, lib. 2, cap. 9.]</span> +in una villa del distretto di +Roma, sfaccendato, quando gli venne +all'orecchio la disposizione del popolo +romano ad una sedizione per timor degli +aggravii che lor minacciava Galerio. Diedesi +egli a far de' maneggi coi pochi soldati +pretoriani restati in Roma, disgustati +appunto di Galerio, perchè gli avea +ridotti ad un poco numero <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 26.]</span>. Guadagnò +alcuni uffiziali, cioè Luciano, Marcello +e Marcelliano, con promettere loro +mari e monti. Disposto tutto, costoro diedero +fuoco alla mina, con uccidere Abellio +vicario del prefetto di Roma, se pur +non era egli stesso il prefetto. Quindi +proclamarono <i>Augusto Massenzio</i>, che +tuttavia dimorava in villa, nel dì 27 di +ottobre, come s'ha da Lattanzio, oppur, +come sostiene il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, appoggiato +ad un antico calendario, nel dì 28 del +mese stesso. Non si oppose, anzi consentì +all'esaltazione di questo novello +imperadore il popolo romano, perchè gli +fece costui sperare di molti vantaggi, e +specialmente la sua residenza in Roma, +giacchè la lunga lontananza della corte +da quella città riusciva ad essa pregiudiziale +<span class="pagenum"><a name="Page_1078" id="Page_1078"></a>[1078]</span> +non poco. Alla nuora dell'esaltazion +del figliuolo, dalla Lucania si accostò +<i>Massimiano Erculio</i> a Roma. V'ha +chi crede <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span> ch'egli fosse molto prima +consapevole di quella trama, e pare che +anche si opponesse ai disegni del figlio. +Ma ben più probabil sembra ciò che scrive +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>, cioè che siccome egli mal +volentieri avea deposto lo scettro, e stato +continuamente alla vedetta, spiando ed +aspettando occasion propizia per ripigliarlo, +così ebbe piacere che il figliuolo cominciasse +la danza, perchè in tal guisa si preparava +a lui il gradino per rimontar sul +trono. In fatti dalla Lucania passato Massimiano +nella Campania, quivi si fermò <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut.]</span>, +e, secondo altri, sen venne a dirittura a +Roma con apparenza di assistere al figliuolo, +o piuttosto di arrivar a comandare sopra +il figliuolo, siccome poi dimostrarono +i fatti. Nè molto andò che sovrastando +sedizioni in Roma contra di Massenzio, +personaggio screditato per i suoi vizii, e +scorgendosi necessaria l'autorità di suo +padre, amato e rispettato tuttavia dai più +dei Romani, pregollo il figliuolo di ripigliar +la porpora, e gliela mandò nella +Campania <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Maximian. et Constant., +cap. 10.]</span>, oppur gliela diede in Roma, +dichiarandolo di nuovo Imperadore Augusto, +e suo collega nell'imperio. Dopo +essersi fatto pregare l'astuto Massimiano +anche dal senato e popolo romano, di +buon cuore accettò. Sicchè due Augusti +si videro allora in Roma, cioè <i>Massimiano</i> +e <i>Massenzio</i>: e due altri nell'Illirico +e nell'Oriente, cioè <i>Galerio</i> e <i>Severo</i>; e +<i>Costantino</i> Cesare nelle Gallie, nelle Spagne +e nella Bretagna. Fu profittevole +questa novità ai Cristiani <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccl., lib. 8, cap. 14.]</span>, perchè Massenzio +ordinò tosto che cessasse nei paesi +a lui sottoposti la persecuzione. +</p> + +<p> +Quanto a Costantino, una delle prime +azioni del governo suo fu di restituire +anch'egli dal suo canto la libertà ad +<span class="pagenum"><a name="Page_1079" id="Page_1079"></a>[1079]</span> +essi Cristiani di professar pubblicamente +la loro religione. La buona sua madre +Elena gliene avea predicata la santità <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 1, cap. 25.]</span>, +ispirato l'amore, e con che frutto, l'andremo +scorgendo. Poscia si applicò a regolar +gli affari delle provincie di sua dipendenza +con tal prudenza e dolcezza, +che si tirò dietro le lodi e l'amore d'ognuno. +Nè molto lasciò in ozio il suo valore. +Nel tempo che Costanzo suo padre +si trovava impegnato nella guerra +della Bretagna <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant.]</span>, i Franchi, popoli della +Germania, rotta la pace, aveano fatta +una irruzion nelle Gallie. Contra di loro +sfoderò il ferro Costantino, già ritornato +nelle Gallie; gli sconfisse, prese due dei +loro re <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, cioè Ascarico e Regaiso, ossia +Gaiso, dei quali poi fece una rigorosa, +anzi barbarica giustizia, con esporli +alle fiere, nel tempo dei magnifici spettacoli +ch'egli diede al pubblico. Non era +per anche il di lui feroce genio ammansato +dalla religion di Cristo. Dopo questa +vittoria all'improvviso egli passò il +Reno, per rendere la pariglia ai nemici +dell'imperio, e indurli a rispettar maggiormente +da lì innanzi la maestà romana. +Addosso ai Brutteri, popoli della Frisia, +si scaricarono le armi sue con istrage +e prigionia di migliaia d'essi, con incendiar +le loro ville, e con ispogliarli di +tutti i loro bestiami. L'aver egli poi data +alle fiere la gioventù di quella nazione +restata prigioniera, fu probabilmente un +gastigo dei patti rotti anche da essi, ma +non esente da macchia di crudeltà. Nè +contento di ciò Costantino, affinchè i +popoli della Germania se l'aspettassero +addosso, quando a lui piacesse, prese a +fabbricar un ponte sul Reno in vicinanza +di Colonia: opera di mirabil magnificenza, +con aver piantate in mezzo a sì vasto +fiume le pile, e condotta col tempo la fabbrica +a perfezione, come chiaramente +attesta Eumenio, pretendendo in vano il +<span class="pagenum"><a name="Page_1080" id="Page_1080"></a>[1080]</span> +Valesio <span class="fnote">[Valesius, Rer. Franc.]</span> che egli non la terminasse. +Con tali imprese questo prode principe, e +col mettere buone guarnigioni per le castella +sparse sulla riva del Reno, tal terrore +infuse nelle genti germaniche, che +per gran tempo le Gallie goderono una +mirabil quiete, non attentandosi più di +turbarle le barbare nazioni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCVII" id="CCCVII"></a>CCCVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="7">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Sede pontificia</span> vacante.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Galerio Massimiano</span> imper. 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimiano Erculio</span> imper. 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto</span> +per la nona volta e <span class="sc">Flavio Valerio +Costantino Cesare</span>. +</p> + +<p> +Col Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast.]</span>, appoggiato ad alcuni +Fasti, ho ben io enunziati i consoli +suddetti; ma avvertir debbo i lettori +che gran confusione cominciò ad introdursi +nei consolati per questi tempi, a +cagion delle turbolenze e divisioni insorte +nel romano imperio, e dei molti +regnanti fra loro discordi. Altri consoli +furono fatti in Roma da Massenzio e da +Massimiano, ed altri da Galerio Augusto +nell'Oriente. I sopra enunziati sembrano +i Romani. Gli altri, secondo i Fasti di +Teone, furono <i>Severo Augusto</i> e <i>Massimino +Cesare</i>. Forse anche <i>Costantino</i> fu +promosso da Galerio al consolato, solamente +dopo la morte di <i>Severo</i>. Alcuni, +per non fallare, usarono allora di notare +il <i>post consulatum</i> dei consoli dell'anno +precedente. <i>Giusteo Tertullo</i> esercitò in +questo anno la prefettura di Roma. Da +che conferita fu da Massenzio l'augustal +dignità a Massimiano Erculio suo +padre, questi per maggiormente imbrogliare +le carte, e dar da pensare a Galerio, +scrisse lettere a <i>Diocle</i>, o sia <i>Diocleziano</i>, +<span class="pagenum"><a name="Page_1081" id="Page_1081"></a>[1081]</span> +che si godeva la quiete in una villa di Salona, +dove si era fabbricato un sontuoso +palazzo e un delizioso orto e giardino, invitandolo +ed esortandolo a ripigliar la +porpora imperiale. Son di parere altri che +questo succedesse più tardi. Diocleziano, +che più senno di lui e meno ambizione avea, +tosto rigettò la proposizione, con dire +al messo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>: <i>Oh se vedesse i bei cavoli +piantati di mia mano qui in Salona, al +certo non darebbe il cuore a Massimiano +di tentarmi in questa maniera.</i> Che anche +Galerio tentasse Diocleziano, lo scrive +ben Aurelio Vittore, ma non par credibile. +Che poi fosse veramente disingannato +esso Diocleziano della vanità +del regno, si può anche raccogliere da +Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Vita Aureliani.]</span>, il quale racconta di avere +inteso da suo padre, come questo principe +attestava, non esserci cosa più difficile +che il ben regnare; perchè dicea +che quattro o cinque persone del primo +ministero si collegano insieme per ingannare +il padrone, e tutto ciò che esse vogliono +san farlo volere a lui. Imperciocchè, +aggiungeva egli, non potendo il principe, +collo stare nei suoi gabinetti, veder +le cose co' proprii occhi, crede di operar +saviamente stando sulla fede di molti che +gli attestano la medesima cosa. E intanto +nulla egli vede, nè sa la verità, e qualunque +sia la sua buona intenzione, capacità +e prudenza, egli è ingannato e venduto, +e dà le cariche a chi meno le merita, +e le toglie a chi sarebbe più atto ad +esercitarle. +</p> + +<p> +Allorchè Galerio Massimiano Augusto +ebbe intesa la ribellion di Massenzio +genero suo, parve che non se ne mettesse +gran pensiero <span class="fnote">[Eutrop. Aurel. Vict. Lactantius.]</span>, ben sapendo che +egli era un solennissimo poltrone, ed immerso +nei vizii, per i quali in vece dell'amore +si guadagnerebbe l'odio di tutti. +Però senza curarsi di venir egli in persona +ad abbattere questo idolo (il che se +<span class="pagenum"><a name="Page_1082" id="Page_1082"></a>[1082]</span> +avesse fatto, sarebbono forse passati gli +affari a seconda dei suoi desiderii), diede +questa incombenza a <i>Severo Augusto</i> sua +creatura, a cui particolarmente apparteneva +il governo dell'Italia. Venne Severo +in Italia nell'anno presente con una +buona armata, ma composta la maggior +parte di milizie, che due anni prima aveano +servito a Massimiano Erculio, ed ansavano +di tornare alle delizie di Roma. +Però appena si presentò Severo alle mura +di Roma, che Massenzio facilmente +subornò con segrete offerte quell'armata, +la quale, alzate le bandiere, e passata nel +suo partito, rivolse l'armi contra di Severo. +Altro scampo adunque non restò +a costui che di prendere la fuga, ed incontratosi +in Massimiano, che probabilmente +conduceva rinforzi di gente a Roma, +il più che potè fare fu di ritirarsi a +Ravenna. Quivi fu bensì assediato da +Massimiano, ma essendo quella città forte +ed abbondante di viveri, apparenza non +v'era di superarla <span class="fnote">[Idacius, in Chronico.]</span>. Superolla la frode, +se è vero quanto narra Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 10.]</span>, perchè +non si accordano in tutto con lui Eusebio +ed Eutropio: cioè Massimiano con +varie lusinghe, promesse e giuramenti il +trasse a deporre la porpora e a venir seco +a Roma. Giunto che fu Severo al luogo +appellato le Tre Taberne, sbucò un agguato +di armati ivi dallo spergiuro Massimiano +preparati, che col laccio gli tolsero +la vita, o pure, come ha l'Anonimo +Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, tenuto ivi in prigione, allorchè +Galerio calò in Italia, fu fatto strangolare. +Gli altri scrittori il dicono ucciso +in Ravenna, e che per grazia gli fu permesso +di morir dolcemente colle vene +tagliate; e Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 26.]</span> lasciò scritto, +che egli, veggendo disperato il caso, volontariamente +s'era renduto a Massimiano. +Pare che tal tragedia succedesse nel +febbraio di questo anno. Rimase di Severo +un figlio per nome <i>Severiano</i>, che +<span class="pagenum"><a name="Page_1083" id="Page_1083"></a>[1083]</span> +Licinio fece poi morire nell'anno di Cristo +313 per estinguere in lui ogni pretensione +al dominio. +</p> + +<p> +Sbrigato da questo nemico, Massimiano +Erculio ben conosceva che gli restava +più da fare con Galerio Augusto, uomo +temuto pel suo valore, ma più per la copia +e possanza delle sue armi; giacchè +ognun prevedeva ch'egli non lascerebbe +invendicata la morte di Severo. Pertanto +andò in persona a trovare il vecchio +Diocleziano che si godeva un delizioso riposo +nella sua villa di Salona, per muoverlo +a riassumere la porpora imperiale. +Gittò i passi, perchè Diocleziano vedeva +il mare in burrasca, ed egli se ne voleva +stare sicuro sul lido, di là mirando le altrui +tempeste. Rivolse dunque Massimiano +le speranze e i passi suoi a Costantino +Cesare, che nelle Gallie, dopo le vittorie +riportate contro ai Franchi, con gran +credito di valore e di forze si godeva la +pace <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Maximian. et Const.]</span>. Per tirarlo nel suo partito, gli +disse quanto male potè di Massenzio suo +figliuolo, probabilmente esibendo di deporlo; +il dichiarò ancora <i>Imperadore +Augusto</i>, e gli diede in moglie <i>Flavia Massimiana +Fausta</i> sua figliuola, chiamata +così nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, giacchè si suppone +che fosse già mancata di vita <i>Minervina</i> +sua prima moglie, o pur concubina e +madre di Crispo suo primogenito, che fu +poi Cesare. Perciò di qui cominceremo a +contare gli anni dell'imperio di Costantino. +Intanto calò in Italia con poderoso +esercito Galerio Augusto, e venne a Roma, +con trovare che si era ingannato in +credere sufficiente quell'armata ad assediarla, +perchè, non avendola mai veduta, +non ne sapeva la vasta circonferenza. +Arrivato a Terni, spedì Licinio e Probo a +Massenzio suo genero, per indurlo a venire +a trovarlo, e trattare d'accordo. Se +ne rise Massenzio: dal che maggiormente +irritato Galerio minacciava l'eccidio al +genero, al senato e a tutto il popolo romano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus. Lactantius. Zosimus. +Aurel. Vict.]</span>. +<span class="pagenum"><a name="Page_1084" id="Page_1084"></a>[1084]</span> +Ma seppe anche questa volta Massenzio +sedurre una parte della di lui armata, +perchè conoscendo costoro quanto +fosse vergognosa azione che soldati romani +volgessero l'armi contra di Roma +lor madre, non durarono fatica ad abbandonar +Galerio, per darsi a Massenzio. +Avrebbe fatto altrettanto il resto dell'armata +di Galerio, s'egli, gittatosi ai lor piedi, +non avesse con preghiere e promesse +frastornata la lor sollevazione. Sicchè fu +costretto a levar l'assedio; e colui che +si credeva di far paura a tutti, ebbe per +grazia il potersene andare in salvo, pieno +non so se più di rabbia o di vergogna. Nel +tornarsene addietro, parte per impedire +ai nemici il tenergli dietro, e parte perchè +così avea promesso ai soldati restati +con lui, loro permise di dare il sacco a +tutto il paese per dove passò: nella quale +occasione commisero tutte quante le enormità +che si sogliono praticare nel saccheggio +delle nemiche prese città. Ebbe +in questa maniera Galerio il comodo di +tornarsene nella Pannonia, ma con lasciare +in Italia il nome non d'Imperadore, +ma di assassino de' Romani. +</p> + +<p> +Mentre tali cose succedeano in Italia, +Massimiano Erculio, che dimorava nelle +Gallie, avea ben conseguito che il genero +Costantino Augusto non si unisse con +Galerio, ma non potè già ottenere ch'egli +prendesse l'armi contra del medesimo Galerio, +ancorchè venissero le nuove ch'esso +al maggior segno spelato e scornato se +ne scappava dall'Italia. Indispettito il suo +cuore per questo, se ne ritornò a Roma, e +quivi col figlio Massenzio seguitò a signoreggiare <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecut., cap. 28. +Eutrop., in Brev.]</span>. +Ma l'ambizioso ed inquieto +vecchio non sapea sofferire che si desse +la preminenza al figliuolo, benchè da lui +avesse ricevuta la porpora, nè che i soldati +mostrassero maggior obbedienza ad +esso suo figlio che a lui. Perciò pien di +veleno cominciò sotto mano a procurar +<span class="pagenum"><a name="Page_1085" id="Page_1085"></a>[1085]</span> +d'alienare gli animi delle soldatesche da +Massenzio; ma vedendo che non gli riusciva +il tentativo, un dì, fatte raunar le milizie +e il popolo, alla presenza del figliuolo, +esagerò forte i mali e i disordini correnti +dello Stato, e poi si rivolse con fiera invettiva +contra Massenzio, attribuendo alla di +lui poca testa e cattiva condotta la serie +di tutti que' malanni. Non avea lo indiavolato +vecchio finito di dire, quando preso +colle mani il manto purpureo del figliuolo, +glielo strappò di dosso, e lo stracciò. +Si contenne Massenzio in quel frangente, +ed altro non fece se non che si rifugiò fra +i soldati, i quali caricarono di villanie +Massimiano, e si sollevarono contra di lui. +Sembrerà a taluno una semplicità il dirsi +da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che Massimiano volle dipoi +far credere ai soldati che quella era +stata una burla, per provare se amavano +veramente suo figlio: il che nulla gli valse, +perchè tanto strepito fecero le milizie, +ch'egli fu forzato a fuggirsi di Roma. Se +ne andò nelle Gallie a dolersi col genero +Costantino d'essere stato cacciato dal figlio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 26.]</span>; +ma Costantino, a cui non doveano +mancare più sicuri avvisi del fatto, niun +impegno volle assumere dell'inquieto +suocero, di maniera ch'egli, dopo essere +dimorato qualche tempo, ma senza vantaggio +de' suoi interessi, nelle Gallie, prese +lo spediente di andar a trovare il maggior +nemico che si avesse il figliuolo, cioè lo +stesso Galerio Augusto. Fu creduto, per +vedere se potesse aprirsi la strada a +qualche tradimento per levargli la vita, +ed occupar, se gli veniva fatto il suo luogo <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. +Trovavasi allora Galerio nella +Pannonia a Carnonto, dove avea fatto +venir Diocleziano da Salona, per dar più +credito alla elezione di un nuovo Augusto +ch'egli meditava, per supplire la mancanza +dell'ucciso Severo. Andarono falliti +tutti gl'intrighi, tutte le speranze di Massimiano, +per aver trovato quelle milizie +fedeli a Galerio, e tentata invano la costanza +<span class="pagenum"><a name="Page_1086" id="Page_1086"></a>[1086]</span> +di Diocleziano per fargli riassumere +la porpora imperiale. Sicchè altro non +gli restò che di assistere con lui e di dar +vigore, per non potere di meno, alla promozione +che Galerio fece di <i>Licinio</i>, dichiarandolo +<i>Augusto</i>, avendogli forse ne' precedenti +mesi conferito il titolo di <i>Cesare</i>, +come ha preteso taluno, e sembra confermato +da Aurelio Vittore. Seguì tal funzione, +secondo Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, nel dì 11 di +novembre, non già dell'anno seguente, +come ha esso Idacio, ma del presente, come +si raccoglie dalla Cronica Alessandrina. +</p> + +<p> +<i>Licinio</i> che, creato Augusto, si trova +appellato nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> e nelle iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus in Inscription. Thesaur. Novus +Veter. Inscript.]</span> +<i>Caio Flavio Galerio Liciniano +Licinio</i>, era nativo <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar. Anonymus Valesianus.]</span> anch'egli dell'Illirico, +perchè venuto alla luce nella Dacia +nuova, oggidì la Servia, di vile e rustica +famiglia <span class="fnote">[Capitolin., in Gordian.]</span>, ancorchè egli dipoi cresciuto +in fortuna si vantasse di trar l'origine sua +dall'imperadore Filippo. Passato dall'aratro +alla milizia, niuna conoscenza avea +delle lettere, anzi se ne protestava nemico +dichiarato <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, chiamandole un veleno e +peste dello stato, e massimamente odiando +gli avvocati e procuratori, ch'egli credeva +atti solo ad imbrogliare ed eternar le +liti del foro. L'amicizia fra lui e Galerio +Augusto avea avuto principio fin quando +si diedero entrambi al mestiere delle armi; +ed ora poi cresciuta a tal segno la loro intrinsichezza, +massimamente dipoi che di +grandi prodezze avea fatto Licinio nella +guerra co' Persiani, che Galerio nulla quasi +facea senza il di lui consiglio. Pertanto +prima d'ora avea egli risoluto di crearlo +Augusto, subito che fosse mancato di vita +l'imperador Costanzo. Ma essendo stato +prevenuto da Costantino, Galerio eseguì +ora il suo disegno con dargli la porpora +imperiale, disegnando poi di mandarlo a +far guerra a Massenzio tiranno di Roma +<span class="pagenum"><a name="Page_1087" id="Page_1087"></a>[1087]</span> +e dell'Italia. Scrive Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 4. cap. 50.]</span> che sul +principio del principato di Costantino i +Britanni posti all'Occidente dell'Oceano, +si sottomisero al di lui dominio. Non so +io dire, se ciò sia un fatto diverso da +quanto si è narrato al precedente anno +della guerra di Costanzo suo padre coi +Pitti e Caledonii. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCVIII" id="CCCVIII"></a>CCCVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="7">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcello</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Galerio</span> imperadore 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 1.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<i>Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto</i> +per la decima volta e <span class="sc">Caio Galerio +Massimiano Augusto</span> per la settima. +</p> + +<p> +Durando tuttavia la discordia tra tanti +imperadori, continuò ancora la confusione +ne' consolati. Pare che i suddetti +consoli fossero pubblicati da Galerio Augusto, +che era d'accordo con Massimiano, +ma non già col di lui figliuolo e genero +suo Massenzio, benchè probabilmente si +trattasse di qualche accordo. Di qua venne +che in Roma non furono accettati i +consoli suddetti pei tre primi mesi. E +non essendo seguito aggiustamento alcuno, +abbiamo dall'autore del Catalogo dei +prefetti di Roma <span class="fnote">[Bucher., de Cyclo.]</span>, che <i>Massenzio</i> si fece +dichiarar console nell'anno presente insieme +con <i>Romolo</i> suo figliuolo, il quale +è nomato nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> <i>Marco Aurelio +Romolo</i>. Truovasi anche in alcuni Fasti +sotto quest'anno <i>Diocleziano console +per la decima volta</i>; ma è da credere +uno sbaglio de' copisti, perchè Diocleziano +non si volle più ingerire ne' pubblici +affari. La prefettura di Roma fu in quest'anno +appoggiata a <i>Stazio Raffino</i> <span class="fnote">[Cospinianus. Bucherius.]</span>. +<span class="pagenum"><a name="Page_1088" id="Page_1088"></a>[1088]</span> +Dopo essere stata lungo tempo vacante +la cattedra di San Pietro, in quest'anno +fu creato papa <i>Marcello</i>. Contuttochè il +padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> pretenda che nell'anno +precedente <i>Massimino Cesare</i> prendesse +di sua autorità il titolo d'<i>Augusto</i>, tuttavia +sembra più probabile che ciò succedesse +nell'anno presente. Stava esso +Massimiano alla guardia e al governo +dell'Oriente. Allorchè egli intese che <i>Licinio</i> +era stato promosso, nel di 11 di +novembre, alla dignità imperiale, cominciò +forte a strepitare, pretendendo fatto +a sè stesso un gravissimo torto, perchè, +essendo egli stato dichiarato Cesare molto +prima di Licinio, l'anzianità sua esigeva +ch'egli fosse anteposto all'altro +negli onori <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec., cap. 32.]</span>. Pervenuti a notizia di +Galerio questi suoi lamenti, per attestato +di Lattanzio, inviò <i>più legati</i> a Massimino +per quetarlo, pregandolo istantemente +di ubbidire, di accettar le risoluzioni +da lui prese, e di cedere a chi era +maggiore di lui in età: che tale dovea essere +Licinio. Ostinossi Massimino nella +sua pretensione, e perciò Galerio si rodeva +le dita per aver alzato costui dal +fango, e creatolo Cesare con isperanza +d'averlo ubbidiente ad ogni suo cenno, +quando ora il trovava sì restio e impaziente +degli ordini. Andò poi a terminare +la faccenda in avere il superbo Massimino, +ad onta di Galerio, deposto il titolo +di <i>Cesare</i> e preso quel di <i>Augusto</i>, con far +poi sapere a Galerio, essere stato l'esercito +suo che l'avea proclamato <i>imperadore</i>, +senza ch'egli avesse potuto resistere. +Queste ambasciate e questo dibattimento, +che per la lontananza delle persone +richiedeva del tempo, debbono a noi +parere bastevoli fondamenti per credere +seguita, non già nell'anno precedente, +ma bensì nel presente, l'esaltazione di +Massimino. Sicchè noi ora abbiamo nell'imperio +romano cinque diversi Augusti, +<i>Galerio Massimiano</i>, <i>Massenzio</i>, <i>Costantino</i>, +<i>Licinio</i>, e <i>Massimino</i>. Lattanzio +<span class="pagenum"><a name="Page_1089" id="Page_1089"></a>[1089]</span> +vi aggiugne anche <i>Diocleziano</i>; ma niuno +scrive ch'egli mai ripigliasse la porpora. +Da tanti principi ognun può immaginare +qual confusione dovesse esser quella +de' pubblici affari. Sembra nondimeno +che, a riserva di Massenzio, gli altri andassero +in qualche maniera d'accordo +insieme. Quanto a <i>Massimino</i>, già appellato +<i>Daza</i>, come dicemmo, uscito da parenti +rustici e vili nell'Illirico, egli si era +tirato innanzi colla profession delle armi, +e tuttochè si dica ch'egli fosse uomo +quieto <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, pure abbiamo da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut. cap. 32.]</span> +e da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 8, cap. 14.]</span>, ch'egli fu un grande +assassino de' popoli a lui sottoposti, +con ispogliarli per arricchire i soldati, e +del pari superstizioso e fiero persecutor +de' Cristiani, come risulta dalla storia +ecclesiastica. +</p> + +<p> +Chiarito in questi tempi <i>Massimiano +Erculio</i>, che poco a lui profittavano le +cabale sue ne' paesi di Galerio Augusto, +se ne promise miglior effetto presso di +Costantino imperadore, genero suo e figliuolo +di un suo genero. Andossene +dunque <span class="fnote">[Lactant., ibid., cap. 29.]</span> a trovarlo nelle Gallie, fu +ricevuto da lui con tutti gli onori, alloggiato +nel palazzo, e sì nobilmente provveduto +di tutto <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant., cap. 14 e seg.]</span>, come s'egli fosse +padrone in quelle parti, volendo Costantino +che ognun l'ossequiasse ed ubbidisse +quasi più di lui stesso. Allora l'astuto +vecchio, trovandosi in mezzo a tanti +comodi, per far ben credere al genero +di non covar più pensiero alcuno di regno, +e di voler terminare in pace al pari +di Diocleziano i suoi giorni, depose la +porpora, e si ridusse ad una vita privata, +in cui non mancava a lui delizia veruna. +Tutto questo per più facilmente ingannare +l'Augusto genero. Avvenne che i +Franchi fecero in questi tempi qualche +movimento d'armi contro le terre romane. +Marciò a quella volta Costantino +<span class="pagenum"><a name="Page_1090" id="Page_1090"></a>[1090]</span> +con poca gente e alla sordina, così consigliato +da Massimiano, per sorprendere +i nemici; ma altro in testa avea il tuttavia +ambizioso suo suocero. Sperava costui +che Costantino restasse involto in qualche +grave pericolo, e di poter egli intanto +impadronirsi dell'armi e milizie lasciate +addietro. In fatti, da che si fu separato +da lui, s'inviò verso Arles, dov'era il +grosso delle soldatesche, consumando nel +cammino tutti i viveri, affinchè mancassero +a Costantino, caso ch'egli si rivolgesse +a quelle parti. Giunto ad Arles, di nuovo +assunse l'abito imperiale, s'impossessò +del palazzo e de' tesori, dei quali tosto si +servì per adescare e tirar dalla sua quelle +soldatesche; scrisse del pari all'altre più +lontane, invitandole con grandiose promesse, +e screditando presso tutti un genero, +da cui tante finezze avea ricevuto +Costantino, che non molto si fidava di +questo inquieto vecchio, e gli avea lasciato +appresso delle spie, immantinente fu +avvertito de' primi moti del suo tradimento, +e però a gran giornate dal Reno +sen venne ad Arles, prima che Massimiano +avesse preso buon piede; riguadagnò +tutte le ribellate milizie, e seguitò il suocero, +che andò a ritirarsi a Marsiglia. Dato +l'assalto a quella città, si trovò che le scale +erano troppo corte pel bisogno, e convenne +far sonare la ritirata. Lasciatosi +veder Massimiano sulle mura, Costantino +avvicinatosegli, con tutta la dolcezza possibile +gli rimproverò una perfidia così +indegna di un par suo. Altro per risposta +non riportò che delle ingiurie. Ma i cittadini +in quel tempo, aperta una porta +della città, vi lasciarono entrar la gente di +Costantino, la quale, preso Massimiano, il +condusse davanti al genero Augusto. Atto +d'incredibil moderazione convien ben +dire che fosse quel di Costantino, perchè +a riserva de' rimproveri fatti al perfido +suocero, e all'avergli tolta di dosso la +porpora imperiale, niun altro male gli +fece, nè il cacciò dalle Gallie; anzi sembra +che seguitasse a ritenerlo in sua corte, +vinto probabilmente dalle preghiere di +<span class="pagenum"><a name="Page_1091" id="Page_1091"></a>[1091]</span> +Fausta sua moglie. Qui nondimeno non +finirono le scene di quest'uomo perfidioso, +siccome vedremo. Liberato dal suddetto +pericolo l'Augusto Costantino, perocchè +tuttavia pagano <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Const., cap. 21.]</span>, fece dei ricchi +donativi al superbo tempio d'Apollo creduto +quello di Autun, dove opinione era +che si scoprisse la gente spergiura in +quelle acque calde. +</p> + +<p> +Si può fondatamente riferire all'anno +presente una sollevazione insorta nell'Africa, +di cui parlano Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 12.]</span> ed Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>. Probabilmente ubbidiva +l'Africa a Galerio Augusto dopo la morte +di Severo. Massenzio, imperadore di +Roma e dell'Italia, ben sapendo che quelle +provincie erano dinanzi assegnate +all'Augusto dominante in Roma, cercò +di stendere colà il suo dominio, e vi +mandò le sue immagini scortate da una +man di soldati. Furono queste rigettale +da que' popoli. Ma perchè le truppe del +paese non poterono o non vollero fare +resistenza, Cartagine col resto della contrada +venne alla di lui ubbidienza. Cadde +in pensiero a Massenzio di portarsi +personalmente in Africa per processare +e spogliare chiunque avea sprezzate l'immagini +sue; ed avrebbe eseguito il disegno, +se gli aruspici, con allegar segni infausti +nelle vittime, non l'avessero trattenuto. +Pertanto non fidandosi di <i>Alessandro</i> +nativo della Frigia, che esercitava +l'uffizio del prefetto del pretorio, o pur +di suo vicario in Cartagine, gli scrisse +che voleva per ostaggio un di lui figliuolo. +Sapeva Alessandro che iniquo e sregolato +principe fosse Massenzio, e però +si andò scusando per non inviarlo. Scoperto +poi che era venuta gente d'ordine +d'esso Massenzio per assassinarlo, ancorchè +persona di poco spirito e di molta +età e pigrizia, intavolò una ribellione, +e si fece proclamar <i>Augusto</i> da quelle +milizie. Cosi ai cinque sopraccitati imperadori +si aggiunse quest'altro, sempre +<span class="pagenum"><a name="Page_1092" id="Page_1092"></a>[1092]</span> +più crescendo con ciò lo smembramento +del romano imperio. Crede il Tristano <span class="fnote">[Tristan., Medail., lib. 3.]</span> +che un <i>Nigriniano</i>, appellato <i>Divo</i> in qualche +rara medaglia, fosse figliuolo del suddetto +Alessandro; ma si può dubitarne. +Per tre anni si sostenne esso Alessandro +nella signoria dell'Africa, come apparisce +dalle di lui medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imperator.]</span>. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCIX" id="CCCIX"></a>CCCIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="7">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marcello</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Galerio</span> imperadore 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 3.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Massenzio Augusto</span> per la seconda volta, +e <span class="sc">Romolo Cesare</span> per la seconda. +</p> + +<p> +I consoli da me proposti sono quei +che Massenzio tiranno elesse in Roma, +e venivano riconosciuti per l'Italia. Ma +per le altre provincie del romano imperio, +stante la discordia fra gli Augusti, +non si sa che fossero eletti consoli; o se +furono eletti, ne è ignoto il nome, dal +che venne che la gente, per denotar l'anno +presente, si valeva della formola <i>post +consulatum Maximiani X et Galerii VII</i>. +Contuttociò vi ha chi pretende che <i>Licinio +Augusto</i> prendesse il consolato anche +egli. Abbiam veduto <i>Romolo</i> Cesare, figliuolo +di Massenzio, esercitare il secondo +consolato nell'anno presente; ma forse +in questo medesimo egli mancò di vita, +credendo alcuni che nelle acque del +Tevere egli si affogasse, ma senza notizia +del come; anzi con dubbio tuttavia +se tale veramente fosse la morte di lui, +perchè il passo di un panegirista <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Constantini, cap. 18.]</span> di +Costantino non lascia scorgere se ivi si +parli di Massenzio stesso o pure del figlio. +Anzi perchè vedremo veramente annegato +Massenzio in quel fiume, di lui e +<span class="pagenum"><a name="Page_1093" id="Page_1093"></a>[1093]</span> +non del figliuolo pare che s'abbia da intendere +quel passo. La prefettura di Roma +fu in quest'anno appoggiata ad <i>Aurelio +Ermogene</i>. Il tempo, in cui Massimiano +Erculio pose fine alle cabale sue +colla morte, resta tuttavia incerto. Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> +ne parla all'anno seguente. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> +all'anno terzo di Massenzio +suo figlio. E perciocchè esso anno terzo +si stendeva alla maggior parte del presente, +sembra a me assai verisimile che +in questo succedesse il fine della sua tragedia, +di cui buon testimonio è Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 30.]</span> +scrittore di questi tempi, oltre all'Anonimo +Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 11.]</span> ed +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. Noi lasciammo questo maligno +personaggio nelle Gallie, dove, deposta +la porpora, non ostante la sua sperimentata +perfidia, ricevea un trattamento +onorevolissimo da Costantino suo +genero. Ma avvezzo al comando, nè sapendo +accomodarsi alla vita privata, che +non fece il mal uomo? Ora con preghiere +ed ora con lusinghe andò tempestando +la figliuola Fausta, per indurla a tradire +l'Augusto marito, con promettergliene +un altro più degno, e a lasciar +aperta una notte la camera del letto maritale. +Finse ella d'acconsentire, e rivelò +tutto a Costantino; ed egli per chiarirsene +mise nel suo letto per quella notte +un vile eunuco. Massimiano sulla mezza +notte armato comparve colà, e trovate +poche guardie, ed anche lontane, con +dir loro d'aver fatto un sogno che egli +voleva rivelare al suo caro figliuolo imperadore, +passò nella stanza e trucidò +il misero eunuco. Ciò fatto, uscì fuori +confessando il fatto, ed anche gloriandosene; +ma eccoti sopravvenir Costantino +con una man d'armati, il quale, fatto +portare il cadavero dell'ucciso alla presenza +d'ognuno, fece una scarica d'improperii +sopra l'iniquissimo vecchio, senzachè +<span class="pagenum"><a name="Page_1094" id="Page_1094"></a>[1094]</span> +egli sapesse proferir parola in sua +discolpa: tanto si trovò sbalordito e confuso. +Gli fu data licenza d'eleggersi la +maniera della morte, e questo fu il laccio, +con cui diede fine alla scellerata sua vita. +Fallò Zosimo con dire che questo ignominioso +fine gli arrivò in Tarso, quando +è certo che fu in Provenza, cioè ad Arles, +dove soleva dimorar colla sua corte +Costantino, o pure a Marsiglia, dove +l'autore della Cronaca Novaliciense <span class="fnote">[Chron. Novaliciense, Rer. Italicar., Part. II, +tom. 2.]</span> +circa l'anno 1054 pretende che fosse +disotterrato il corpo di Massimiano, il +quale si trovò imbalsamato ed esistente +in cassa di piombo entro un'altra di +candido marmo. Questo poi per ordine +di Rambaldo arcivescovo d'Arles fu gittato +in alto mare. E tale fu il fine obbrobrioso +di quel superbo ed ambizioso principe, +stato in addietro sì fiero persecutore +della religione di Cristo, e d'uno +ancora di questi ultimi imperadori nemici +del nome cristiano, che Dio punì con +una morte la più vergognosa ed infame. +Dall'aver Costantino data onorevole sepoltura +al suocero (come anche attesta +santo Ambrosio <span class="fnote">[Ambrosius, Epistol. 53.]</span>, con dire che il fece +mettere in una cassa non di marmo +bianco, ma di porfido), dedusse il padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> che esso Augusto si attribuiva +ad onore d'essere <i>nipote di Massimiano</i>, +adducendo per questo un'inscrizione +a lui posta, dove si trova intitolato così. +Ma se Costantino il Grande non appetisse, +anzi abborrisse questa lode, si può +argomentare <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 8, cap. 13. Lactantius, +de Mort. Persec., cap. 42.]</span> dal saper noi ch'egli fece +atterrare tutte le statue ed immagini +appartenenti a Massimiano, e cancellar +quante iscrizioni e memorie potè di lui; e +per conseguente è più tosto da riferire +quel marmo a Costantino juniore, figliuolo +del Grande e di Fausta figlia di esso +Massimiano. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1095" id="Page_1095"></a>[1095]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCX" id="CCCX"></a>CCCX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="8">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Eusebio</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Melchiade</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Galerio Massimiano</span> imperadore 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 4.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Console</i> +</p> + +<p class="cons"> +<i>Massenzio</i> imperatore solo. +</p> + +<p> +Ne' fasti d'Idacio e nell'Anonimo del +Bucherio, o sia del Cuspiniano, è nominato +il solo <i>Massenzio</i> console in Roma. +Fuori d'Italia si contava <i>l'anno II dopo il +consolato di Massimiano Erculio X e di +Galerio Massimiano VII</i>. Ne' Fasti di Teone +enunziati si veggono sotto questo anno +<i>Andronico</i> e <i>Probo</i>. Possiam sospettare +che fossero sostituiti a Massenzio. +<i>Rufo Volusiano</i> si trova nel presente anno +prefetto di Roma. In questi tempi la +giustizia di Dio, che già aveva abbattuto +l'iniquo Massimiano Erculio, si fece sentire +anche all'altro imperadore Galerio +Massimiano, soggiornante <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecut., cap. 31. +Anonym. Valesianus.]</span> in +Sardica nella Dacia novella, cioè a colui +che abbiam di sopra veduto principal +promotore della persecuzion dei +Cristiani. Era egli innamorato del suo +paese nativo, ed abbiamo da Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span>, ch'egli con far tagliare delle +sterminate selve nella Pannonia, e +mettere quelle terre a coltura, e con +fare scolar l'acque del lago Pelsone nel +Danubio, avea renduto un gran tratto +di paese utilissimo alla repubblica. Ardeva +egli di odio contra di Massenzio tiranno +di Roma, nè ad altro pensava che +a procedergli contro, ammassando a questo +fine a tutto potere genti e denari. +Col pretesto adunque d'aver egli a solennizzare +i vicennali del suo regno cesareo, +al che diceva che occorreano immense +<span class="pagenum"><a name="Page_1096" id="Page_1096"></a>[1096]</span> +spese, dopo aver già rovinate le +provincie a lui suddite a furia d'imposte, +inorpellate col nome di prestanze, +finì di smugnerle e di assassinarle con +altre gravezze, alla riscossion delle quali +deputò i suoi soldati, che meritavano +piuttosto il nome di carnefici che di esattori: +tanta era la lor crudeltà. Lattanzio +ci fa qui un lagrimevol ritratto di +quelle inumane esazioni, per le quali +violentemente si toglievano alla gente +tutti i frutti delle lor terre, senza lasciarle +di che vivere. Ma chi è terribile +sopra i re della terra, fece finalmente +intendere a costui che v'era uno sopra +di lui <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccl., lib. 8, cap. 16. +Lactantius, de Mort. Persec., cap. 33.]</span>, percuotendolo con piaga nelle +parti segrete e vergognose, piaga orribile +ed incurabile, per i cui dolori +insoffribili cominciò egli a patire e a +prorompere in grida ed urli spaventosi. +Ciò probabilmente avvenne in Sardica, +città della nuova Dacia. Si affaticavano +i medici per curar questo fiero nemico, +che già aveva cancrenate le carni, con +tagliare e bruciare; e pareva che omai +la piaga si cicatrizzasse, quando essa +più che mai inferocì, menando tal fetore, +che non solamente per tutto il palazzo, +ma anche per tutta la città si diffuse, +come iperbolicamente lasciò scritto +Lattanzio. E, marcendo le carni, cominciò +ad uscirne gran copia di vermi. In +sì orrido stato sotto il flagello di Dio si +trovava l'iniquo principe, del cui fine +parleremo all'anno seguente. Sembra +che al presente s'abbia da riferire quanto +abbiamo da Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr., cap. 18.]</span> nel Panegirico +di Costantino Augusto. Avevano +formata una lega contra di lui i Brutteri, +Camavi, Cherusci, Vangioni, Alamanni +e Tubanti, popoli tutti della Germania; +ed unita una formidabile armata si misero +in campagna. Lento non fu Costantino +a presentarsi colla sua incontro ad +essi, ed ottenuto passaporto per gli suoi +deputati a trattar con quelle barbare +<span class="pagenum"><a name="Page_1097" id="Page_1097"></a>[1097]</span> +nazioni, travestito come un d'essi, passò +nel campo nemico, accompagnato da +due soli de' suoi, per ispiare le lor forze +e disegni; il che felicemente seguì. +All'aver prima saputo che Costantino +era in persona all'armata, già aveano +pensato coloro di separarsi, e di non +voler battaglia; ma assicurati poi da +Costantino non conosciuto, che l'imperadore +era lontano dalle sue milizie, +arrischiarono in fine il combattimento, +in cui sbaragliati ad altro non pensarono +che a menar ben le gambe. Dopo +questa insigne vittoria, accennata in +poche parole anche da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 1, cap. 25.]</span>, passò +Costantino nella Gran Bretagna, chiamato +colà dalle turbolenze mosse da +alcuni di que' popoli, non si sa se ribelli +o pur nemici. La soggiogò in poco tempo, +forse con poca fatica, e senza venire +a battaglia, perchè i di lui panegiristi +non ne fanno parola. <i>San Marcello</i> papa, +cacciato in esilio da Massenzio tiranno +di Roma, terminò sul principio +di quest'anno la sua vita, onorato col +titolo di martire, ed ebbe per successore +<i>Eusebio</i> nella sedia di san Pietro <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, il +quale dopo soli quattro mesi e mezzo di +pontificato fu chiamato da Dio a miglior +vita. A lui succedette nella cattedra +pontificale <i>Melchiade</i> papa. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXI" id="CCCXI"></a>CCCXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="6">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Melchiade</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 5.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Console</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Galerio Valerio Massimiano Augusto</span> +per la ottava volta. +</p> + +<p> +Per la discordia di tanti imperadori +più che mai continuò la confusione nei +consolati. Dal canto suo <i>Galerio</i> Augusto, +benchè confinato in letto per l'orribil +sua malattia, procedette solo <i>Console per +<span class="pagenum"><a name="Page_1098" id="Page_1098"></a>[1098]</span> +l'ottava volta</i>, come s'ha dal Catalogo +del Bucherio <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span> e da Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>. Suo +collega è appellato <i>Licinio</i> Augusto da +Cassiodoro <span class="fnote">[Cassiodorus, in Fastis.]</span>, chi li mette amendue +consoli sotto quest'anno. I Fasti di Teone +e Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 35.]</span> fanno consoli <i>Galerio</i> +e <i>Massimino</i>, amendue imperadori; il +che può indicare che fosse tornata fra +loro qualche armonia. In fatti ho io recato +nell'Appendice al tomo IV delle +mie Iscrizioni un marmo della Carintia, +dove vien detto edificato un tempio <i>Maximiano +VIII et Maximino iterum Augg. +Coss.</i>, e pare che si possa riferire all'anno +presente. Quanto a Roma, siamo +accertati dal suddetto Catalogo dei prefetti +di Roma, pubblicato dal Cuspiniano +e dal Bucherio, che si stette quivi sino +al settembre senza consoli; ed allora +solamente furono pronunziati consoli +<i>Rufino</i> ed <i>Eusebio</i>, o pure, come la Cronica +di Damaso <span class="fnote">[Chronic. Damasi, apud Anastasium. Bibliothecar.]</span>, <i>Volusiano</i> e <i>Rufino</i>. +Anche Idacio <span class="fnote">[Idacius, ibid.]</span> mette questi due ultimi +consoli; e certo per le conghietture da +me altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 172.]</span> addotte, in quest'anno si +può credere assunto in Roma al consolato +<i>Caio Ceionio Rufino Volusiano</i>. Forse +il suo collega fu <i>Eusebio</i>, potendosi temere +il cognome di <i>Rufio</i> mutato in <i>Rufino</i>. +Che se pure diverso da lui fu <i>Rufino</i>, +non è improbabile che <i>Aradio Rufino</i>, il +quale troveremo prefetto di Roma nell'anno +seguente, procedesse console nel +presente. A Giunto Flaviano essa prefettura +di Roma fu conferita sul fine di ottobre +di quest'anno. Intanto fra orribili +tormenti, divorato da' vermi, continuava <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 33.]</span> +a marcire Galerio Massimiano Augusto <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., l. 8, cap. 17.]</span>. +Per quanti ricorsi egli avesse +fatto ai suoi falsi dii, cioè ad Apollo ed +<span class="pagenum"><a name="Page_1099" id="Page_1099"></a>[1099]</span> +Esculapio, niun sollievo provava, anzi +sempre più si sentiva peggiorare. Allora +fu che s'avvide, ovvero ch'altri gli fece +venir in mente, che l'onnipotente vero +Dio il flagellava per gastigo della fiera +persecuzione da lui specialmente accesa +e crudelmente esercitata contra de' suoi +servi cristiani. Il perchè s'avvisò di dar +loro la pace, e sopra ciò pubblicò un editto, +a noi conservato da Lattanzio e da +Eusebio, in cui troviamo una filza di titoli +corrispondenti alla di lui vanità. Quivi +egli ordinò di non molestar da lì innanzi +i seguaci di Gesù Cristo, affinchè essi potessero +pregar Dio per la di lui salute. +Ma niun segno ivi si legge di pentimento; +e vi si leggono anzi delle bestemmie contro +la credenza de' Cristiani. Ad esso editto +concorsero ancora Costantino e Licinio +Augusti, i quali andavano d'accordo +con esso Galerio; e sembra che anche +Massimino vi acconsentisse, per quanto +accenna Lattanzio. Abbiamo poi dal +medesimo autore che nel dì 30 d'aprile +questo editto fu pubblicato in Nicomedia, +dove furono aperte le prigioni, e che colà +nel mese seguente arrivò la nuova che +<i>Galerio imperadore</i> avea dato fine all'odiata +sua vita. Mancò egli in fatti nel mese +di aprile, terminando la sua superbia e +crudeltà con evidente gastigo della mano +di Dio. +</p> + +<p> +Trovossi presente alla di lui morte +Licinio imperadore, a cui egli raccomandò +sua moglie <i>Valeria</i>, figliuola di Diocleziano, +e <i>Candidiano</i> suo figlio bastardo. +Trovansi medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> che ci assicurano +aver egli ricevuto dall'empietà pagana +gli onori divini nel paese, per quanto si +può credere, che fu dipendente dalla di +lui autorità. Per la morte di lui restò +<i>Licinio</i> Augusto padrone di quelle medesime +contrade, cioè di tutto l'Illirico, che +abbracciava l'Ungheria ed altre provincie, +e della Grecia, Macedonia e Tracia, +ed anche della Bitinia, posta di là dallo +stretto di Bisanzio. Ma non sì tosto ebbe +intesa la di lui morte <i>Massimino</i>, imperador +<span class="pagenum"><a name="Page_1100" id="Page_1100"></a>[1100]</span> +delle provincie d'Oriente, che dato +di piglio all'armi volò nella Bitinia, e se +ne impadronì <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 36.]</span>. Accorse bensì Licinio +a Bisanzio per opporsi, ma non fu a tempo; +e perchè non si sentiva gran voglia +di venir per ora con lui alle mani, diede +orecchio ad un abboccamento <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 9, cap. 6 +et 10.]</span>, in cui +rimasero insieme d'accordo, restando +padrone Massimino d'essa Bitinia: con +che lo stretto di Bisanzio venne ad essere +il confine de' loro imperii. Seguita poi a +dire Lattanzio che Massimino tornò come +prima a perseguitar i Cristiani, mostrando +di farlo come pregato dalle città. Tuttavia +per far risplendere la sua clemenza +ordinò che ai servi del vero Dio non si +levasse la vita, ma permettendo che loro +si cavassero gli occhi, si tagliassero le +mani o piedi, o il naso e l'orecchie. Valeria +vedova di Galerio Augusto, ancorchè +raccomandata a Licinio, si ritirò da +lui, e passò sulle terre di Massimino con +Candidiano, figliuolo del defunto marito, +e da lei ancora adottato. Altro non dice +Lattanzio <span class="fnote">[Lactant., ibid., cap. 39.]</span>, se non che le facea paura +la libidine di Licinio, e ch'ella si giudicò +più sicura sotto la protezion di Massimino, +perchè uomo ammogliato. Ma que' villani +imperadori tutti erano bestie anche +per questo conto. Massimino, da che fu +entrata ne' suoi stati la suddetta Valeria +Augusta con Prisca sua madre, e moglie +di Diocleziano già imperadore, cominciò +a pulsarla, affinchè rinunziasse a lui +tutte le sue pretensioni sopra la succession +del padre e del marito Augusti. +Valeria, forse per tener salvi i diritti dell'adottato +Candidiano e i propri, non ne +volle far altro. Veramente sul principio +si trovò essa ben trattata da lui; ma da +lì a poco tempo restò essa non poco +ammirata e confusa, perchè Massimino +le fece proporre di prenderla per moglie; +al qual fine si esibiva di ripudiar quella +ch'egli avea. La risposta di Valeria fu +<span class="pagenum"><a name="Page_1101" id="Page_1101"></a>[1101]</span> +da donna saggia e di petto costante: +che si maravigliava di una tal proposizione, +come empia, pendente lo scorruccio +del defunto consorte, e parere a +lei strano ch'egli volesse abbandonar una +moglie senza alcun demerito suo; e che +questo procedere apriva a lei gli occhi +per temer tutto da lui; in somma non +essere permesso ad una persona del suo +grado di pensare ad un secondo marito, +come cosa scandalosa e senza esempio. +Udita ch'ebbe Massimino questa generosa +risposta, cangiossi tutta la libidine +sua in odio e furore. Cacciò Valeria e +tutti i suoi in esilio, senza assegnar loro un +luogo fisso, e con farla vergognosamente +condurre qua e là. Occupò tutti i di lei +beni, le levò i suoi ufficiali, fece tormentare +i suoi eunuchi, e mosse guerra alle +nobili dame della di lei corte, alcune +delle quali condannò alla morte con false +accuse di adulterio, quando egli sapeva +che erano più caste di quel ch'egli +stesso voleva: iniquità che accrebbe a +dismisura l'odio di ognuno verso questo +manigoldo tiranno. Come terminasse +la tragedia d'essa Valeria non tarderemo +ad udirlo. Mosse anche guerra Massimino, +per attestato di Eusebio, ai popoli +dell'Armenia, perchè, siccome cristiani, +non voleano far sacrifizii ai falsi dii; ma +con poco suo utile. La fame e la peste +anch'esse fecero guerra alle di lui armate. +</p> + +<p> +Mentre tali cose succedevano in Oriente, +Costantino Augusto si applicava +a stabilire una buona pace nelle Gallie, +per essere in istato di rispondere in buona +forma alle minacce <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 14. Lactant., de Mort. +Persec., cap. 43.]</span> che andava facendo +Massenzio tiranno di Roma contro +di lui, servendosi del pretesto della +morte di Massimiano Erculio suo padre, +benchè in suo cuore non ne avesse disgusto. +Visitò Costantino <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant.]</span> in quest'anno +la città di Autun, e trovandola desolata, +rimise a quel popolo i debiti di +cinque anni addietro contratti col fisco, +<span class="pagenum"><a name="Page_1102" id="Page_1102"></a>[1102]</span> +e parte delle imposte per gli anni avvenire: +il che fu di mirabil sollievo a quella +città, la quale da lì innanzi prese il +titolo di Flavia dalla famiglia dell'Augusto +benefattore. Fu in questa congiuntura +che l'oratore Eumene, o Eumenio, +recitò in lode di lui un panegirico che +resta con altri tuttavia. Pensava in fatti +Massenzio di far guerra a Costantino, e +già avea disegnato di passar pei Grigioni +nelle Gallie, con formar de' mirabili castelli +in aria, cioè figurandosi di poter +atterrar Costantino con facilità, e poi +d'impadronirsi della Dalmazia e dell'Illirico, +con abbattere l'Augusto Licinio, +dominante in quelle parti. Ma prima d'intraprendere +questa guerra, giudicò meglio +di ricuperar l'Africa <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 14. Aurelius Victor, +de Caesaribus.]</span>. Quivi tuttavia +sussisteva l'usurpatore <i>Alessandro</i> che +avea preso il titolo d'<i>Augusto</i>. Colà fu +inviato assai nerbo di gente Rufio Volusiano +prefetto del pretorio, che probabilmente +dopo tale impresa fu assunto al +consolato. Menò egli seco Zena, uomo +che egregiamente intendeva il mestier della +guerra, ed era in credito d'uomo pien +di mansuetudine. Poca fatica durò questo +capitano a sbrigarsi di quel tiranno, +con aver messo in fuga i di lui soldati. +Restò egli preso e strangolato. Bella occasion +fu questa pel crudele Massenzio +di spogliar del suo meglio l'Africa tutta. +Non vi fu persona, nobile o ricca, che a +torto o a diritto non fosse processata e +condannata come aderente all'estinto Alessandro, +con perdere perciò vita e roba. +Oltre a ciò, ordinò l'empio Massenzio +che fosse dato il sacco e il fuoco a Cartagine, +città allora delle più belle e riguardevoli +del mondo, non che dell'Africa. +In una parola, per tante crudeltà +rimasero affatto impoverite e rovinate +tutte le africane provincie; e pure delle +lacrime di que' popoli si fece trionfo e falò +in Roma, città nondimeno con ugual furore +maltrattata dallo stesso Massenzio, +siccome fra poco dirò. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1103" id="Page_1103"></a>[1103]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXII" id="CCCXII"></a>CCCXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="6">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Melchiade</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 6.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per +la seconda volta e <span class="sc">Publio Liciniano +Licinio Augusto</span> per la seconda. +</p> + +<p> +Tali furono i consoli per le Gallie e +per altri paesi, dove regnava <i>Costantino</i>, +e nell'Illirico, dove dominava <i>Licinio</i>. +Andavano d'accordo insieme questi due +imperadori. Ma in Roma, per attestato +d'Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> e del Catalogo Bucheriano <span class="fnote">[Bucher., de Cyclo.]</span>, +fu <i>console</i> il solo <i>Massenzio per la quarta +volta</i>. In Oriente credono alcuni che +procedessero <i>consoli Massimino Augusto +e Picenzio</i>. Fu in quest'anno prefetto di +Roma Aradio Rufino. Fra tanti imperadori +cavati dall'aratro e dalla zappa, +che in questi tempi governarono, o, per +dir meglio, divisero e lacerarono l'imperio +romano, niuno, a mio credere, fu più +pernicioso e pestilente di Massenzio e di +Massimino; l'uno signoreggiante in Roma, +nell'Italia e nell'Africa; e l'altro nell'Oriente. +Ne ho per testimonio Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span> e lo stesso Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 14.]</span>, nemico +di Costantino, oltre agli storici cristiani +che, parlano a lungo delle loro scelleraggini. +Sopra gli altri Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 37 +et sequent.]</span> descrive +la lascivia incredibile di Massimino e le +violenze da lui usate. L'autore incerto <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Const., cap. 4.]</span> +del panegirico di Costantino ed Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 33.]</span> +ci fan sapere gli enormi vizii di Massenzio, +tali che possono far orrore a chiunque +legge; sì sfrenata era la sua libidine, +barbarica la sua crudeltà, non solo nella +<span class="pagenum"><a name="Page_1104" id="Page_1104"></a>[1104]</span> +Africa, come abbiam detto, ma nell'Italia +ancora e in Roma stessa. Niuna matrona +era ivi sicura dalle unghie di questo +avoltoio. La moglie dello stesso prefetto +di Roma, cristiana di religione, per sottrarsi +alla di lui bestiale violenza, si cacciò +un pugnale nel petto e morì: azione +gloriosa bensì secondo la morale de' pagani, +ma non già secondo quella de' Cristiani. +Le estorsioni poi fatte da Massenzio +per adunar tesori con disegno di valersene +a far guerra a Costantino, e per +tener contente ed allegre le sue milizie, +furono innumerabili, perchè continue. +Tutto dì saltavano fuori calunnie contra +dei benestanti e de' medesimi senatori; +ed oltre ai lor beni vi andava anche la +vita, di maniera che il senato restò spogliato +dei suoi più illustri soggetti. Potevano +poi i soldati a man salva commettere +quante iniquità volevano contra +l'onore, la vita e i beni degl'innocenti, +perchè la giustizia per conto loro avea +affatto perduta la voce e le mani. Lo stesso, +che in Roma, si praticava per tutta +l'Italia dai suoi perversi ministri. Giunse +Massenzio per questa via in meno di sei +anni a spogliar Roma e le provincie italiane +di tulle le ricchezze adunate dai popoli +in più di dieci secoli addietro <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus. Euseb., in +Vita Constantini, lib. 1, cap. 35.]</span>. +Fu fatto anche in Roma un giorno un +gran macello di cittadini romani per leggerissima +cagione. Forse fu quella, di cui +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 13.]</span> fa menzione, dicendo che attaccatosi +il fuoco in Roma al tempio della +Fortuna, perchè uno de' soldati metteva +in burla quella falsa deità, i Romani +accorsi a folla per ismorzar l'incendio, +se gli avventarono addosso e l'uccisero. +Di più non vi volle perchè gli altri soldati +ammutinati facessero una fiera strage +di que' cittadini, e se non accorreva +Massenzio, la città affatto periva. Anche +Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constant.]</span>, anche Prudenzio <span class="fnote">[Prudentius, in Sammach., lib. 1.]</span> ci +<span class="pagenum"><a name="Page_1105" id="Page_1105"></a>[1105]</span> +lasciarono un vivo ritratto del compassionevole +stato di Roma sotto di questo +tiranno, impudico, crudele, assassino delle +sostanze altrui, e dato alla magia per +la folle speranza di scoprir l'avvenire: +nel che quanto egli s'ingannasse fra poco +apparirà. +</p> + +<p> +Intanto l'Augusto Costantino con segrete +lettere veniva sollecitato dai Romani +a calare in Italia, per liberarli dall'insoffribil +tiranno; ma quello che finalmente +diede la spinta alle di lui armi, +fu l'udire che Massenzio era risoluto +di muovere a lui stesso guerra, con lasciarsene +anche intendere dappertutto, +e mirabil preparamento faceva a tal fine, +fingendo di voler vendicare la morte di +Massimiano suo padre. Un gran dappoco <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus. Incertus, +Panegyrico Constantin.]</span>, +un figlio della paura era per altro +Massenzio; dato unicamente ai piaceri, +non usciva quasi mai di palazzo: il più +gran viaggio che faceva, ma di raro, +consisteva in passare agli orti di Sallustio. +La fidanza nondimeno di riuscire nelle +grandi imprese, la riponeva egli nel numero +e nella forza delle sue scapestrate +milizie, in alcuni suoi valorosi uffiziali, e +nei tesori ammassati con impoverire tutti +i suoi sudditi. Oltre al grosso corpo dei +suoi pretoriani, gente creduta la più valorosa +dell'altre, oltre all'armata che già +servì sotto suo padre, aveva egli fatta +copiosa leva di soldati non meno in Italia +che nell'Africa. Il panegirista anonimo +di Costantino gli dà un esercito di cento +mila combattenti. Aggiugne che quello +di Costantino ascendeva solo alla quarta +parte, cioè a venticinque mila, espressamente +dicendo che era minore di quel +di Alessandro il Grande, consistente in +quaranta mila. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 15.]</span>, all'incontro, +benchè lontano da questi tempi e fatti, +pure con più verisimiglianza racconta +che Massenzio avea in armi, oltre alle +vecchie sue squadre, ottanta mila Italiani, +e quaranta mila tra Siciliani ed Africani, +<span class="pagenum"><a name="Page_1106" id="Page_1106"></a>[1106]</span> +di modo che nella sua armata si contavano +cento settanta mila pedoni, e diciotto +mila cavalli. Dall'altra parte Costantino +aveva messo in piedi un esercito di +gente, parte gallica e parte germanica, +sino al numero di novanta mila fanti ed +otto mila cavalli. Abbiamo da Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constant., cap. 9.]</span> +che Costantino tentò prima le vie dolci +per risparmiare la guerra, con ispedir +ambasciatori a Massenzio e far proposizioni +di pace. Più che mai ostinato +nei suoi disegni si trovò il tiranno: e +non passò molto <span class="fnote">[Nazar., ibid., cap. 10.]</span> ch'egli diede principio +alla danza con abbattere in Roma +le statue ed immagini di Costantino, più +che mai protestando di voler la vendetta +del padre. Ora Costantino, veggendo che +a costui piaceva il giuoco continuò più +che mai a mettersi in arnese. Ma per +assicurarsi di non aver che un nemico +da affrontare, trattò prima una lega con +Licinio imperadore dell'Illirico, e gli +riuscì di stabilirla con promettergli in +moglie <i>Flavia Valeria Costanza</i> sua sorella <span class="fnote">[Lactant., de Mort. Persecut., cap. 43.]</span>. +Informato di questo accordo +Massimino imperador dell'Oriente, che +prima era in trattato di lega con esso +Licinio, ingelosito della contratta loro +forte amistà, quasi che mirassero alla di +lui rovina, tosto si rivolse al tiranno di +Roma, cioè Massenzio, con offerirsi di +stringersi in lega con lui. Massenzio a +braccia aperte accettò le esibizioni, parendogli +mandato dal cielo un sì fatto +aiuto in occasione di tanta importanza. +Pure noi non sappiamo che Licinio porgesse +in questa guerra soccorso alcuno +a Costantino, nè che Massimino si sbracciasse +punto per sostenere Massenzio. +</p> + +<p> +Non volle già il saggio Costantino +lasciarsi prevenir da Massenzio, ma +animosamente determinò di prevenir +lui, e di allontanar dal suo dominio la +guerra, con portarla nel paese nemico. +Probabilmente adunque sulla primavera +dell'anno presente mosse egli dal Reno +<span class="pagenum"><a name="Page_1107" id="Page_1107"></a>[1107]</span> +l'armata sua <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Costantini, cap. 5.]</span>, con inviarne un'altra +per mare, e tal diligenza fece che all'improvviso +comparve all'Alpi, e le passò +senza trovar resistenza. Trovò bensì la +città di Susa ben fortificata, ben rinforzata +di guarnigione, che si oppose ai +suoi passi, nè volle cedere alla chiamata. +Costantino, senza mettersi ad assediarla, +comandò immantinente che si attaccasse +il fuoco alle porte, e si desse la +scalata alle mura. V'entrò vittoriosa la +di lui gente; e pure il buon imperadore +ne impedì il sacco, e perdonò a quegli +abitanti e soldati <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constan., cap. 22.]</span>. S'inoltrò poi l'esercito +suo alla volta di Torino; ma prima +di giugnervi, ecco possenti schiere +di nemici a cavallo, tutte armate di ferro, +attraversargli il cammino. Fatto far largo +ai suoi, Costantino le prese in mezzo, +e poi diede loro addosso. I più restarono +ivi atterrati a colpi di mazze, gli altri inseguiti +sino a Torino, trovarono le porte +che non si vollero aprir dagli abitanti +per loro, a piè delle quali perciò rimasero +estinti. Di volere del popolo entrò in +quella città Costantino, ricevuto con +giubilo da tutti. Questo primo prosperoso +successo dell'armi sue mosse le circonvicine +città a spedirgli dei deputati, +con esibirgli la lor sommessione e provvisione +di viveri, di maniera che, senza +più sfoderar la spada, egli arrivò a Milano, +dove entrò fra i viva di tutto quel +popolo. Il buon trattamento ch'egli faceva +a chiunque volontariamente si rendeva, +invitava gli altri ad accettarlo allegramente +per signore. Dopo aver dato +per qualche giorno riposo all'esercito +suo in quella nobil città, passò Costantino +a Brescia, dove trovò un buon corpo +di cavalleria che parea disposto a +far fronte; ma sbaragliato con pochi +colpi, prese tosto la fuga, con salvarsi a +Verona, dove si erano unite le soldatesche +di Massenzio, sparse prima in varii siti +per difendere quella forte città <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Costant., cap. 8.]</span>. Avea +<span class="pagenum"><a name="Page_1108" id="Page_1108"></a>[1108]</span> +quivi il comando dell'armi Ruricio Pompeiano +prefetto del pretorio, uomo di +molta sperienza ne' fatti della guerra, +che, senza volersi esporre all'azzardo di +una battaglia, si dispose a sostenere +l'assedio, con restare a sua disposizione +il di là dall'Adige. Fu dato principio +all'assedio, ma riconoscendosi la vanità +d'esso se non si stringeva la città anche +dalla parte settentrionale, riuscì poi alle +milizie di Costantino di valicar quel +fiume nella parte superiore in sito poco +custodito da' nemici; e però d'ogni intorno +restò assediata Verona. Più d'una +sortita fece Pompeiano, ma con lasciar +sempre sul campo la maggior parte dei +suoi: il perchè prese egli la risoluzione +di uscirne segretamente dalla città per +portarsi a raunar gente, e tornar poi +a soccorrerla. Ritornò in fatti con molte +forze <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Const., cap. 26.]</span>. Ma Costantino, lasciata la +maggior parte dell'esercito all'assedio, +col resto, benchè inferiore di numero ai +nemici, andò coraggiosamente ad assalirlo. +Si attaccò la zuffa verso la sera, e +durò parte della notte, colla totale sconfitta +e strage grande de' Massenziani, e +colla morte dello stesso lor generale +Pompeiano. Grandi prodezze fece in +questo combattimento Costantino, coll'entrare +nel più forte e pericoloso della +mischia, e menar le mani al pari d'ogni +semplice soldato, di maniera che dopo +la vittoria i suoi uffiziali colle lagrime +agli occhi lo scongiurarono di non azzardar +più a questa maniera una vita di +tanta importanza <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr., cap. 11.]</span>. Pare che continuasse +anche qualche tempo l'assedio, +e che la città fosse presa o per dedizione +o per assalto, e poi saccheggiata, ma i +panegiristi d'allora, usati, secondo il +loro mestiere, a farci veder solamente il +bello del loro eroe, non ci lasciano scorgere +come terminasse quella tragedia, +se non che l'Anonimo scrive, che Pompeiano +cagion fu della rovina di Verona, +e che miserabil fu la calamità di quel +<span class="pagenum"><a name="Page_1109" id="Page_1109"></a>[1109]</span> +popolo. A tutti nondimeno fu salva la +vita, ed anche agli stessi soldati nemici. +Ma perchè non v'erano tante catene da +poter legare sì gran copia di prigioni, +Costantino ordinò che delle spade loro +si facessero tante catene per custodirli +nelle carceri. +</p> + +<p> +Tocca Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Const., cap. 27.]</span> di passaggio le città +d'Aquileia e di Modena, con far comprendere +che anch'esse fecero della resistenza, +e convenne usar della forza +contra di esse. Ma in fine anche quei +popoli si renderono e con piacere, perchè +sottoposti a Costantino si promettevano +migliore stato, e in fatti si trovarono +da lì innanzi in buone mani. Niuna +altra opposizione provò l'Augusto principe +nella continuazion del suo viaggio, +finchè arrivò alle vicinanze di Roma, +primario scopo delle sue armi, per desiderio +di far sua la capital dell'imperio, +e di liberar quel popolo dal giogo intollerabile +del violento tiranno Massenzio. +Costui non s'era attentato in addietro, +e molto meno si attentava ora a +mettere il piede fuori di Roma <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 44.]</span>, perchè +da' suoi astrologhi o maghi era stato +predetto, che qualora ne uscisse, sarebbe +perito. L'armata sua di gran lunga era +superiore all'altra; in Roma aveva egli +raunata un'immensa copia di viveri; ed +inoltre colle immense somme d'oro, da +lui messe insieme colle inudite sue avanie, +si lusingava di poter sovvertire tutte +le milizie di Costantino, siccome gli +era venuto fatto con quelle di Severo e +di Galerio. Il perchè sembrava più tosto +godere che rattristarsi della venuta di +Costantino, stante il tenersi egli come +in pugno di spogliarlo di gente, di riputazione +e di vita. Ma differenti erano gli +alti disegni di Dio, che intendeva di liberar +oramai Roma dal tiranno, e la +sua Chiesa dalla persecuzion de' pagani, +i quali intorno a tre secoli sparso aveano +tanto sangue di persone innocenti. +Era già l'Augusto Costantino assai inclinato +<span class="pagenum"><a name="Page_1110" id="Page_1110"></a>[1110]</span> +verso de' Cristiani, ancorchè +nato ed allevato nella superstizion dei +Gentili, con aver forse ereditato questo +buon genio da Costanzo suo padre, da +noi veduto sì favorevole ai cristiani, o +pur da Elena sua madre. Trovandosi +egli ora in questo gran cimento; cioè a +fronte di un potentissimo nemico, e sul +bivio o di perdere o di guadagnar tutto, +allora fu che, conoscendo il bisogno di +essere assistito da Dio, seriamente pensò +a qual Dio dovesse egli ricorrere per +aiuto. La follia e falsità de' finora creduti +suoi dii in varie occasioni l'avea +egli osservata, e però sull'esempio di +suo padre non soleva più adorare se +non il Dio supremo, padrone e regolatore +dell'universo. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constan., lib. 1, cap. 27 +et seq.]</span> gravissimo +storico ci assicura d'aver intesa +la verità di questo fatto dalla bocca del +medesimo Costantino, allorchè da lì ad +alcuni anni familiarmente cominciò a +trattare con lui. Cioè si raccomandò egli +vivamente a Dio creatore del tutto, +quando nel marciar egli coll'esercito suo +un giorno, sul bel mezzo dì mirò in cielo +sopra il sole una croce di luce, ed +appresso le seguenti parole: <i>Con questa +va a vincere.</i> Di tal miracoloso fenomeno +spettatori furono anche i soldati della +sua comitiva. Restò egli perplesso del +suo significato, quando nella seguente +notte apparendogli in sogno Cristo, gli +disse, che, di quella bandiera valendosi, +egli vincerebbe. Nulla di più occorse +perchè Costantino, fatti chiamare de' sacerdoti +cristiani, ed esposto loro quanto +avea veduto, imparasse a conoscere la +venerazion dovuta alla Croce santificata +da Gesù Cristo, e dal culto de' falsi dii +passasse alla pura e santa religion dei +Cristiani: fatto de' più mirabili e strepitosi +che somministri la storia, perchè +mutò affatto in poco di tempo anche la +faccia del romano imperio. +</p> + +<p> +Fece adunque Costantino mettere +nelle sue insegne il monogramma di +<span class="pagenum"><a name="Page_1111" id="Page_1111"></a>[1111]</span> +Cristo Signor nostro, e con questa animosamente +procedette contro del tiranno. +In qual tempo precisamente, cioè se +nel principio di questa guerra o pur +nelle vicinanze di Roma, accadesse un +tal fatto, l'han ricercato gli eruditi. Chiaramente +Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persecut. cap. 43.]</span> scrive che Costantino +prima di venir a battaglia con +Massenzio, avvertito da Dio in sogno, +fece mettere il nome di Cristo negli scudi +de' soldati, e che in virtù d'esso vinse. +E benchè possa parere strano a taluno, +che i panegiristi di allora e gli storici +pagani, come Eutropio, Sesto Vittore e +Zosimo non abbiano fatto menzione +alcuna di un avvenimento di tanta conseguenza; +pure non è da maravigliarsene, +perchè nè pur essi parlano della +religion cristiana abbracciata da Costantino; +o se ne parlano, solamente è per +isparlarne, e non già per riconoscerne i +pregi e i miracoli. A buon conto fuor +di dubbio è che Costantino, abbandonati +gl'idoli, abbracciò la credenza dei +cristiani, e fu il primo degl'imperadori +che venerasse la Croce; avvenimento +per sè stesso miracoloso, ed effetto della +mano di Dio. Lattanzio poi ed Eusebio +furono scrittori nobili, contemporanei e +familiari di quel grande Augusto, nè loro +si può negar fede senza temerità. Le +precauzioni che prese in questa congiuntura +Massenzio, furono di portare l'armata +sua, più numerosa di lunga mano +che quella di Costantino, fuori di Roma, +alla difesa del Tevere e di Ponte Molle; +e di fabbricar su quel fiume un ponte di +barche, congegnato in maniera, che levando +via alcuni ramponi <span class="fnote">[Eusebius, in Vita Constantini, lib. 1, c. 38.]</span>, da' quali +era legato nel mezzo, esso si scioglieva, +non tanto per assicurarsi della propria +ritirata occorrendo, quanto per annegare +i nemici se si mettevano a passarlo. Arrivato +che fu Costantino a Ponte Molle, +quivi si accampò coll'esercito suo, ma +senza scorgere come potere passar oltre; +colla opposizione di un fiume allora +<span class="pagenum"><a name="Page_1112" id="Page_1112"></a>[1112]</span> +assai ricco d'acque, e difeso da tante +squadre nemiche. Ma permise Iddio che +il tiranno dovette essere sì caldamente +spronato dagli uffiziali suoi, a' quali per +la superiorità delle forze parea certa la +vittoria, che s'indusse a far egli passare +l'armata sua di là dal fiume pel nuovo +ponte di navi, con animo di venir a battaglia +campale col nemico; ed intanto +prese posto fra Costantino e il Tevere +ad un luogo appellato i Sassi Rossi, +lungi da Roma, se disse il vero Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span>, nove miglia. Non poteva +Massenzio far cosa più grata di questa +a Costantino, il quale non altro temeva, +se non che il tiranno stesse chiuso in +Roma, ed aspettasse piuttosto un assedio; +il che sarebbe stato la rovina o di +Roma, o degli assedianti, perchè quella +gran città era a maraviglia fornita di +munizioni da bocca e da guerra, e di +un'armata maggior della sua <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Costantini, cap. 16.]</span>. Due +giorni prima il tiranno spaventato da +un sogno, s'era levato dal palazzo, e +colla moglie e col figliuolo (non sappiamo +se Romolo o pure un altro) era +passato ad abitare in una casa particolare: +dal che i superstiziosi Romani presagirono +tosto che fosse imminente la +sua caduta. +</p> + +<p> +Era venuto il dì in cui Massenzio +dovea celebrare il giorno suo natalizio, +o pure l'ultimo dell'anno sesto del suo +imperio con feste e giuochi; cioè il dì +27 d'ottobre, per quanto si ricava da +Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec., cap. 44.]</span>, ovvero il dì 28 d'esso +mese, come si raccoglie da un Calendario +antichissimo pubblicato dal Bucherio <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span>. +Non mancò Massenzio di dare +al popolo giuochi circensi; ma perchè +il medesimo popolo gridò che Costantino +non si potea vincere, tutto in collera +si levò di là, e spediti alcuni senatori a +consultare i libri sibillini <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 16.]</span>, mentre +<span class="pagenum"><a name="Page_1113" id="Page_1113"></a>[1113]</span> +egli attendeva a far de' sacrifizii, gli fu +riferito essersi trovato che in quel giorno +avea da perire il nemico de' Romani. +Questo bastò per incoraggirlo, perchè +l'interpretò contra di Costantino, senza +pensare ch'egli stesso potesse essere +quel desso; e però tutto in armi passò +all'esercito suo, il qual già era alle mani +coll'avversario. Così Lattanzio. Ma i +panegiristi di Costantino <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Const., cap. 16. Nazar., +in Panegyr., cap. 28.]</span> sembrano +dire ch'egli in persona schierò la propria +armata ed attaccò la zuffa <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 16.]</span>. Fu +questa delle più terribili e sanguinose, e +parve che Dio permettesse che il tiranno +ristrignesse la sterminata moltitudine +de' suoi fra il Tevere e l'esercito nemico, +acciocchè restando sconfitta, ne perisse +la maggior parte o trafitta dalle +spade, o sommersa nel fiume. In fatti +Costantino, dopo aver messe in miglior +ordinanza di battaglia le sue milizie, +tutto fiducia nel Dio de' cristiani, fece +dar alle trombe, e innanzi agli altri si +scagliò contro ai nemici. I primi a piegare +furono i soldati romani ed italiani, +perchè ansiosi d'essere liberati dall'insoffribil +tiranno. Tennero forte gli altri, e +moltissimo sangue si sparse; ma in fine +rotta la cavalleria di Massenzio, tutto il +suo campo voltò le spalle, ma con aver +dietro le spade nemiche, ed avanti un +largo fiume. Però la strage degli uccisi +fu grande, maggior la copia di coloro +che finirono la lor vita nelle acque. Anche +Massenzio, spronato il cavallo, cercò +di salvarsi pel suo ponte di barche, ma +il trovò sì carico per la folla dei fuggitivi, +ch'esso ponte si sciolse, e si affondò, +ed egli in compagnia d'altra non poca +gente precipitò nell'acque, ed ivi restò +sommerso <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 1, cap. 38.]</span>. Giunta questa nuova in +Roma, niuno per qualche tempo osò di +mostrarne allegrezza, perchè non mancava +chi l'asseriva falsissima; ma ritrovato +nel giorno appresso il cadavero +<span class="pagenum"><a name="Page_1114" id="Page_1114"></a>[1114]</span> +dell'estinto tiranno, e spiccatane dal +busto le testa, portata che fu questa +sopra un'asta nella città, allora tutto il +popolo proruppe <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar. Aurelius Victor, de +Caesarib. Zosimus, lib. 1, cap. 16.]</span> in trasporti incessanti +di gioia, senza potersi esprimere +quanta fosse la consolazion sua al trovarsi +libero da un tiranno, delle cui +iniquità parlarono cotanto non meno i +cristiani che gli etnici scrittori. Ma crebbe +il giubilo, quando videro entrar in +Roma nel giorno susseguente al fatto +d'armi il vittorioso Costantino in foggia +di trionfo, ma insieme in abito di +pace e d'amore, perchè senza condur +prigioni, e con fare buon volto a tutti, e +solamente con aria di clemenza si lasciò +vedere a quel gran popolo. +</p> + +<p> +Zosimo scrive ch'egli fece levar di +vita un picciolo numero di persone +troppo in addietro attaccate al tiranno; +ed oltre a ciò Nazario sembra dire che +Costantino sradicò dal mondo la di lui +schiatta colla morte probabilmente del +figliuolo di Massenzio, che non sappiamo +se fosse Romolo o pure un altro. La +clemenza sua si stese dipoi sopra il +restante delle persone <span class="fnote">[Incertus, in Paneg. Const., cap. 21. Libanius, +Oratione 21.]</span>, ricevendo in +sua grazia chiunque era stato apertamente +contra di lui, e conservando loro +il possesso dei beni ed impieghi, e fino +ad alcuni, dei quali il popolo dimandava +la morte. Accettò inoltre al suo servigio +que' soldati di Massenzio ch'erano salvati +nella rotta, con levar loro l'armi; +benchè dipoi loro le restituì, mandandoli +solamente divisi alle guarnigioni dei +suoi stati sul Reno e sul Danubio. Ma +ciò che più d'ogni altra sua risoluzione +diede nel genio al popolo romano, e gli +guadagnò le benedizioni di ognuno, fu +ch'egli abolì affatto la milizia pretoriana. +Questo considerabil corpo di gente militare +e scelta, istituito anche prima da +Augusto, e conservato dai susseguenti +imperadori per difesa delle lor persone, +<span class="pagenum"><a name="Page_1115" id="Page_1115"></a>[1115]</span> +dell'imperial palazzo e della città di +Roma, l'abbiamo tante volte vedute +prorompere in deplorabili insolenza per +rovina della medesima città, e divenuto +con tante sedizioni l'arbitrio dello +imperio, perchè avvezzo ad usurparsi +l'autorità di creare o di svenar gl'imperadori. +Incredibili specialmente erano +stati i disordini da lor commessi sotto +Massenzio, principe che per tenerseli +bene affezionati, permetteva lor tutto, e +sovente dicea che stessero pure allegri +e spendessero largamente, perchè nulla +lascerebbe mancare a soldati di tanto +merito. Costantino ritenne chi volle servire +al soldo suo con essere semplice +soldato; e, licenziati gli altri, distrusse +il castello pretoriano, specie di fortezza +destinata lor per quartiere. Noi non +sappiamo che altra guarnigione da lì innanzi +stesse in Roma, fuorchè i vigili +destinati a battere di notte la pattuglia, +e forse qualche discreta guardia del +palazzo dei regnanti. Ma non fu per +questo abolita l'insigne carica di prefetto +del pretorio, la quale continuò ad essere +una delle prime nella corte imperiale. +Anzi, perchè la division fatta da Diocleziano +del romano imperio in quattro +parti avea introdotto quattro diversi +prefetti del pretorio, volendo cadaun +de' principi il suo prefetto, cioè il suo +capitano delle guardie; così ne seguitò +il loro istituto, con trovar noi da qui +innanzi i prefetti del pretorio dell'Italia, +delle Gallie, dell'Illirico e dell'Oriente. +Comparve poi nel senato il novello signore <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Const., cap. 18.]</span>, +e con graziosa orazione piena +di clemenza parlò che voleva salva +l'antica loro autorità. Gli accusatori, +de' quali sotto i principi cattivi abbondò +sempre la razza in Roma, e per cui non +meno i rei che gl'innocenti perdevano +roba ed anche vita, fu vietato l'ascoltarli +da lì innanzi, ed intimato contra di +essi l'ultimo supplicio. Erano poi innumerabili +coloro che Massenzio ingiustamente +avea o cacciati in esilio, o +<span class="pagenum"><a name="Page_1116" id="Page_1116"></a>[1116]</span> +imprigionati, o condannati a diverse pene, +o spogliati delle loro sostanze <span class="fnote">[Nazar., in Paneg. Constant., cap. 32 et seq.]</span>. A +tutti fu fatta grazia, ad ognuno restituiti +i lor beni. In somma parve che Roma +rinascesse in breve tempo, perchè nel +termine di soli due mesi la benignità di +Costantino riparò tutti i mali che nello +spazio di sei anni avea fatto la crudeltà +di Massenzio. Per questa vittoria dipoi +divenne egli padron di tutta l'Italia, e +fu meravigliosa la commozione delle +persone accorse allora dalle varie provincie +a Roma, per mirar coi loro occhi +l'invitto liberatore che rotte avea le +lor catene. Fu anche inviata in Africa +la testa del tiranno accolta ivi con istrepitose +ingiurie; e però senza fatica, anzi +con gran festa, i popoli ancora di quelle +provincie riconobbero per lor signore +chi gli avea finalmente tratti da lagrimevole +schiavitù. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXIII" id="CCCXIII"></a>CCCXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Melchiade</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperatore 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 7.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per +la terza volta, <span class="sc">Publio Valerio Liciniano +Licinio Augusto</span> per la terza. +</p> + +<p> +Fu in quest'anno prefetto di Roma +<i>Rufio Volusiano</i>. Ho ben io, secondo +l'uso di altri scrittori, notato negli anni +addietro, cominciando dal principio +dell'Era nostra, le <i>Indizioni</i>, cioè un +corso di quindici anni, terminando il +quale si torna a contare la prima indizione. +Ma tempo è ormai d'avvertire +che non furono punto in uso le indizioni +ne' secoli passati, e che, per consentimento +degli eruditi, ne fu istitutore Costantino +il Grande <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul. Petav., de Doctrina +Tempor. Pagius, in Critic. Baron.]</span>. Il motivo di tal +istituzione resta oscuro tuttavia. Opinione +fu de' legisti, ch'essa indizione fosse +<span class="pagenum"><a name="Page_1117" id="Page_1117"></a>[1117]</span> +così chiamata da un determinato pagamento +di tributi, e il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annalib. Eccles.]</span> +aggiunse, fatto questo regolamento pel +tempo destinato ai soldati di militare, +dopo il quale s'imponeva un tributo +per pagarli. Conghietture son queste +assai lodevoli, ma che nulla di certo a +noi somministrano. Quel che è fuor di +dubbio, servirono da lì innanzi, e tuttavia +servono le indizioni per regolare +il tempo. Tiensi inoltre che la prima +indizione cominciasse a correre nel settembre +dell'anno precedente, e non già +per la vittoria di Costantino contra di +Massenzio, come immaginò il Panvinio, +perchè questa accadde sul fine d'ottobre. +Ma perchè appunto nel settembre +antecedente non era Costantino per +anche padrone di Roma, han creduto +alcuni che si desse principio ad essa indizione +nel settembre dell'anno corrente: +il che alle pruove non sussiste. Potè +anche prima della vittoria Costantino +introdurre l'uso di tali indizioni, essendo +per altro fuor di dubbio che le nuove +indizioni cominciavano il corso loro +nel dì primo di settembre, o pure nel +dì 24 d'esso mese; e questo uso per +assaissimi secoli durò in Occidente, con +essere poi prevaluto quel della curia +romana, la quale da qualche secolo in +qua conta dal dì primo di gennaio la +novella indizione. Egli è ben credibile +che l'Augusto Costantino continuasse +a dimorare in Roma almen sino alle +calende di gennaio di quest'anno, per +solennizzar ivi il terzo suo consolato. +Quivi pubblicata fu una legge <span class="fnote">[Cod. Theodos. L. 13, tit. 10, lib. 1.]</span> in +sollievo de' poveri, che dai collettori +delle pubbliche imposte erano più del +dovere caricati per favorire i ricchi. +Passò egli dipoi a Milano, ed era in +quella città nel 10 di marzo, come +apparisce da un'altra sua legge <span class="fnote">[Gothofredus, in Chron. Cod. Theodos.]</span>. +Chiamato colà Licinio imperadore dall'Illirico, +vi venne per isposare <i>Costanza</i> +<span class="pagenum"><a name="Page_1118" id="Page_1118"></a>[1118]</span> +sorella dell'Augusto Costantino, a +lui promessa nell'anno precedente, e +quivi in fatti si solennizzarono quelle +nozze, e si formò un nuovo decreto per +la pace delle chiese e persone cristiane. +</p> + +<p> +Fin quando era in Roma Costantino, +avviso gli pervenne che i Franchi, gente +avvezza a violar per poco i patti e i +trattati, faceano de' preparamenti per +passar ai danni delle Gallie. E perciò, +sbrigato dagli affari dell'Italia, volò alle +sponde del Reno <span class="fnote">[Incertus, Panegyr. Const., cap. 22. Zosimus, +lib. 2, cap. 17.]</span>, e trovò non ancora +passati i Barbari. Fece egli finta di +ritirarsi, mostrandosi non accorto dei +loro andamenti, ma lasciò in un'imboscata +un grosso corpo di gente. Allora +fu che i Barbari, credendo lui ben +lontano, si arrischiarono a valicare il +Reno in gran copia. Ma caduti nell'agguato, +pagarono ben caro il fio della +loro perfidia. Nè questa bastò. Eccoti +giugnere di nuovo Costantino, il quale, +radunata una buona flotta di navi, ed +imbarcata la sua gente, passò animosamente +il Reno, e portò lo sdegno e la +vendetta addosso a quelle barbare e +disleali nazioni. L'Anonimo Panegirista +gonfiando le pive secondo l'uso de' suoi +pari, giugne a dire, aver Costantino dato +sì gran guasto al loro paese, e fatta +cotanta strage di loro, che si credeva +non doversi più nominar la nazione dei +Franchi, avvezza in que' tempi a solamente +nudrirsi di cacciagione. Ci farà +ben vedere la storia che sparata oratoria +fosse la sua. Sembra che in questo +anno appunto il panegirista suddetto, +creduto Nazario da alcuni, recitasse in +Treveri quel panegirico in lode di Costantino, +con dire, fra l'altre cose, che +il senato romano ad esso Augusto avea +dedicata una statua, come ad un dio +liberatore, e che l'Italia gli avea anche +essa dedicato uno scudo e una corona +d'oro. Ed è anche da osservare che +quell'oratore, per altro pagano, sul fine +ricorre non al suo Giove, non ad Apollo +<span class="pagenum"><a name="Page_1119" id="Page_1119"></a>[1119]</span> +o ad altra delle false divinità, ma all'invisibile +Creatore dell'universo Iddio, +pregandolo di conservar vita così preziosa +come quella di Costantino. Dovea +costui sapere qual già fosse la credenza +di questo glorioso imperadore, già divenuto +adoratore del solo vero Iddio. +</p> + +<p> +L'anno fu questo, per attestato di +Lattanzio, e non già l'anno 316, come +han creduto Zosimo, l'autore della Cronica +Alessandrina e Idacio, in cui il vecchio +<i>Diocleziano</i>, già imperadore, diede +fine al suo vivere nella villa del territorio +di Salona, città della Dalmazia sull'Adriatico, +dove dicemmo ch'egli s'era +ritirato a vivere dopo l'abdicazion dell'imperio. +Quivi si crede che sorgesse +la moderna città di Spalatro. Non si +può negare che di belle qualità concorressero +in Diocleziano. Due autori pagani, +cioè Libanio <span class="fnote">[Liban., Oratione 14.]</span> e Giuliano l'Apostata <span class="fnote">[Julian., Oratione I.]</span>, +il lodano come persona ammirabile +in molte cose, benchè non in +tutte, riconoscendo fra l'altre, ch'egli +avea faticato di molto in utilità del pubblico. +Veggonsi tuttavia molte leggi +fatte da lui, ed inserite nel Codice di +Giustiniano, che spirano prudenza e +giustizia. Gran cura ebbe egli sempre di +promuovere i buoni <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> e di punire i +cattivi, di mantenere l'abbondanza dei +viveri, e di rimettere in buono stato i +paesi spopolati per le guerre. Sotto di +lui andarono a vuoto tutti gli sforzi +delle barbare nazioni: tanta era l'applicazione +di lui, tanti i suoi viaggi e le +sue fatiche per reprimere col braccio +del suo bravo, cioè di Massimiano Erculio, +i nemici del romano imperio. Sapeva +anche farsi amare, e soprattutto +poi fu con ragione ammirata la di lui +saviezza, perchè, quantunque per forza +deponesse l'imperio, pure disingannato +delle spinose grandezze del principato, +non seppe mai più indursi a ripigliarlo, +risoluto di finire i suoi giorni in vita +<span class="pagenum"><a name="Page_1120" id="Page_1120"></a>[1120]</span> +privata. Ma non andò esente da biasimo <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 7.]</span> +l'aver egli, secondo la sua politica, +moltiplicati i principi, e divise le +provincie dell'imperio, siccome abbiamo +veduto; perciocchè, oltre all'essere costato +carissimo ai popoli il dover mantenere +due <i>Augusti</i> e due <i>Cesari</i>, nello +stesso tempo dominanti nel paese loro +assegnato, e con corte non inferiore +alle altre, di qui poi venne uno smembramento +della monarchia romana, e le +guerre fin qui accennate, ed altre che +vedremo fra poco. Moltiplicò eziandio +gli uffiziali e gli esattori in cadauna +provincia, che servirono a conculcare +ed impoverire i popoli. E perciocchè +egli sommamente si dilettò di alzar suntuose +fabbriche tanto in Roma che in +altri paesi, e particolarmente a Nicomedia, +con disegno di renderla uguale a +Roma, e fatta una fabbrica, se non gli +piaceva, la faceva atterrare per alzarne +una nuova: di qua vennero infinite angarie +alle città, per somministrar artefici, +per condurre materiali, e per pagar +taglioni; di modo che per ornare le città +egli rovinava le provincie. Dell'avarizia +di Diocleziano abbiam parlato altrove. +Ammassava tesori, ma non per ispenderli, +fuorchè una parte nelle fabbriche +suddette; poichè per altro se occorrevano +bisogni del pubblico, soddisfaceva +coll'imporre nuove gravezze. E qualora +egli osservava qualche campagna ben +coltivata, o casa ben ornata, non mancavano +calunnie contro ai padroni, per +carpir loro non solamente gli stabili, ma +anche la vita, perchè egli senza sangue +non sapea rapire l'altrui. Cosi Lattanzio. +Ed anche Eusebio attesta aver egli +colle nuove imposte così scorticati i +popoli, che più tollerabile riusciva loro +il morire che il vivere. +</p> + +<p> +Motivo ancora alla pubblica censura +diede il fasto di Diocleziano per lo suo +sfoggiare in abiti troppo pomposi, siccome +accennammo di sopra; e il peggio +fu che introdusse il farsi adorare, cioè +<span class="pagenum"><a name="Page_1121" id="Page_1121"></a>[1121]</span> +l'inginocchiarsi davanti a lui: cosa allora +praticata solamente coi falsi dii, e +non gli dispiaceva di ricevere il titolo di +Dio, e che si scrivesse alla sua divinità. +Questi conti avea da fare un così ambizioso +ed avaro principe col vero Dio, +ad onta ancora del quale aggiunse in fine +agli altri suoi reati quello della fiera +persecuzione che egli, come capo dell'imperio, +mosse contra degl'innocenti +seguaci di Cristo. Noi già il vedemmo, +appena cominciata questa persecuzione, +colpito da Dio con una lunga e terribile +malattia, e poi balzato dal trono. Certamente +per alcuni anni nel suo ritiro fu +onorato da que' principi che regnarono +dopo di lui, perchè tutti da lui riconoscevano +la lor fortuna, ed era da essi +sovente consultato negli affari scabrosi. +Ma il fine ancora di Diocleziano non +andò diverso da quello degli altri persecutori +della Chiesa di Dio. Fioccarono +le disgrazie e i crepacuori sopra di lui +nell'ultimo di sua vita. Vide abbattute +da Costantino le statue ed iscrizioni +sue; vide Valerla sua figliuola, già moglie +di Galerio Massimiano, e Prisca sua +moglie, rifugiate nell'anno 311 nelle +terre di Massimino imperador d'Oriente, +maltrattate da lui, spogliate dei lor +beni, e poi relegate ne' deserti della Soria. +Mandò ben egli più volte de' suoi +uffiziali <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec., cap. 41.]</span> a pregare quel crudele Augusto +di restituirgli due sì care persone, +ricordandogli le tante sue obbligazioni; +ma nulla potè ottenere: negativa, per +cui crebbe tanto in lui il dolore e il +dispetto, che, veggendosi sprezzato ed +oltraggiato da tutti, cadde in una tormentosa +malattia. A farlo maggiormente +disperare dovette altresì contribuire, +se è vero, ciò che narra Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, +cioè che avendolo Costantino e +Licinio pregato d'intervenire in Milano +alle nozze poco fa accennate, egli se ne +scusò con allegare la sua grave età: del +che mal soddisfatti quei principi, gli +<span class="pagenum"><a name="Page_1122" id="Page_1122"></a>[1122]</span> +scrissero una lettera minaccievole, trattandolo +come da lor nemico. Per questo +disgustoso complimento, venuto +dietro alle altre suddette disavventure, +egli si ridusse a non voler nè mangiare +nè dormire, sospirando, gemendo, piagnendo, +e rivoltandosi ora nel letto, or +sulla terra, tanto che disperato chiuse +gli occhi per sempre circa il mese di +giugno dell'anno presente. Fu egli poi +deificato secondo l'empietà d'allora, per +attestato di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. Nelle medaglie <span class="fnote">[Mediob., Numism. Imper.]</span> +nol veggo col titolo di Divo, ma +bensì in un editto di Massimino e in +altre memorie si truova a lui compartito +questo sacrilego onore. Fiorirono a' suoi +tempi Sparziano, Lampridio, Capitolino, +Vulcazio Gallicano e Trebellio Pollione, +scrittori della Storia Augusta tante volte +di sopra mentovati, senza de' quali +resterebbe per due secoli troppo involta +nelle tenebre la storia romana. Fiorì +ancora Porfirio, filosofo celebre del paganesimo, +e nemico giurato della religione +cristiana: intorno ai quali si possono +vedere il Vossio, il Tillemont, il +Cave ed altri autori. +</p> + +<p> +Più visibilmente ancora si fece in +quest'anno sentir la mano di Dio sopra +un altro persecutore della religione +cristiana, forse il più crudele degli altri, +cioè sopra <i>Massimino</i> Augusto, signoreggiante +nelle provincie d'Oriente. Già +vedemmo che anch'egli concorse nello +editto pubblicato da Galerio Massimiano +imperadore, di concerto con gli altri +Augusti, per dar la pace ai Cristiani; +ma se ne dimenticò egli ben tosto, e +seguitò con più cautela, ma pur seguitò +ad infierir contra di loro. Abbiamo da +Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccl., lib. 9, cap. 9.]</span>, che, tolto di vita Massenzio, +unitamente Costantino e Licinio Augusti +diedero fuori nell'anno precedente un +proclama in favor de' cristiani; ed inviatolo +a Massimino, non solo il pregarono +di conformarsi alla loro intenzione, +<span class="pagenum"><a name="Page_1123" id="Page_1123"></a>[1123]</span> +ma in certa guisa gliel comandarono. +Per paura mostrò egli della prontezza a +farlo; e, pubblicato un editto, l'inviò a +Sabino e agli altri uffiziali del suo imperio. +Ma nè pure per questo cessò il +suo mal talento, perchè di nascosto faceva +annegar quei cristiani che gli capitavano +alle mani; nè permetteva loro +di raunarsi, nè di fabbricar le chiese +loro occorrenti. Giacchè i suddetti due +Augusti in Milano confermarono il già +fatto editto per la pace de' cristiani, +alcuni han creduto che comunicassero +di nuovo ancor questo a Massimino, ma +senza apparirne pruova alcuna. Anzi +abbiamo che lo stesso Massimino cominciò +la guerra a Licinio nel tempo stesso +che questi venne a trovar Costantino +in Milano. S'era avuto non poco a male +quel superbo <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 44.]</span> che il senato romano +avesse decretata la precedenza di +Costantino agli altri due Augusti, nè +sapeva digerire la vittoria da lui riportata +contro Massenzio. S'aggiunse che +egli avea bensì tenuta nascosta la sua +lega con Massenzio, ma di questa venne +ad accertarsi Costantino colle lettere +trovate dopo la morte del tiranno nella +di lui segreteria. Il perchè immaginando +egli un mal animo in Costantino verso +di sè, vieppiù gli crebbe la rabbia al +vedere ito Licinio a Milano per abboccarsi +con esso Costantino e per contrarre +parentela con lui, perchè tutto a +lui pareva concertato per la propria sua +rovina. Determinò dunque di prevenir +egli i veri o creduti suoi avversarii; e +preso il tempo medesimo in cui Licinio +Augusto si trovava lungi da suoi Stati +per la sua venuta a Milano, mosse l'esercito +suo, e a gran giornate dalla Soria +si trasferì nella Bitinia. Durava tuttavia +il verno; il rigor della stagione, le +nevi, le pioggie, le strade rotte gli fecero +perdere gran parte de' suoi cavalli e +delle bestie da soma. Ciò non ostante, +senza prendere posa, traghettato lo stretto, +passò nella Tracia, e si presentò sotto +<span class="pagenum"><a name="Page_1124" id="Page_1124"></a>[1124]</span> +Bisanzio, dove coi regali e colle promesse +tentò indarno di sedurre quella guarnigione, +e gli convenne adoperar la forza. +Perchè erano pochi i difensori, non +più che undici giorni sostennero l'assedio +e gli assalti, e poi si renderono. +Arrivato Massimino ad Eraclea, ivi ancora +fu obbligato a spendere alquanti +giorni per ridurre alla sua ubbidienza +quella città. Un ritardo tale al corso +delle sue armi servì ai corrieri per portare +volando in Italia l'avviso della +invasione, e a Licinio per tornarsene +con diligenza a' suoi Stati. Quivi in fretta +raunate quelle truppe che potè, s'innoltrò +sino ad Andrinopoli non già col +pensiero di venire ad alcun fatto d'armi, +ma solamente per fermare le ulteriori +conquiste di Massimino, perch'egli non +avea più di trenta mila combattenti, laddove +il nemico ne conduceva settanta +mila. Il racconto è tutto di Lattanzio. +</p> + +<p> +Seguita egli poi a dire che giunsero +a vista l'una dell'altra le due armate +tra Andrinopoli ed Eraclea <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 46.]</span>. Era il +penultimo dì d'aprile, e Licinio, veggendo +di non poter fare di meno, pensava +di dar battaglia nel giorno primo di +maggio, perchè, essendo quel dì in cui +Massimino compieva l'anno ottavo dell'esaltazione +sua alla dignità cesarea, +sperava di vincerla, come era succeduto +a Costantino contra Massenzio in un +simile giorno. Massimino, all'incontro, +determinò di venire alle mani nell'ultimo +di aprile, per poter poi dopo la segnata +vittoria festeggiare nel dì appresso +il suo natalizio. E la vittoria se la teneva +ben egli in pugno, dopo aver fatto voto +a' suoi insensati Numi, che guadagnandola, +avrebbe interamente esterminati i +cristiani. Ora Licinio, che non potea più +ritirarsi, nella notte in sogno fu consigliato +di ricorrere per aiuto all'onnipotente +vero Dio d'essi cristiani con una +preghiera ch'egli poi, venuto il giorno, +fece scrivere in assaissimi biglietti, e +distribuire fra l'esercito suo. La rapporta +<span class="pagenum"><a name="Page_1125" id="Page_1125"></a>[1125]</span> +intera lo stesso Lattanzio <span class="fnote">[Lactant., de Mort. Persecut., cap. 47.]</span>. La mattina +dunque del dì ultimo d'aprile ben +per tempo mise Massimino in ordinanza +di battaglia le sue milizie: il che riferito +nel campo di Licinio, anche egli fu forzato +a schierar le sue. Era quella campagna +sterile e fatta apposta per sì brutta +danza: le due armate stavano già a +vista l'una dell'altra, e chi ansioso e +chi timoroso di venire al cimento: quando +i soldati di Licinio, cavatisi di testa +gli elmi, e colle mani alzate verso il +cielo, a dettatura de' loro uffiziali, intonarono +per tre volte coll'imperadore +la preghiera suddetta al formidabil Dio +degli eserciti, supplicandolo della forte +sua assistenza in quel bisogno, con tal +mormorio, che anche si udì dalla nemica +armata. Ciò fatto, rimessi in testa gli +elmi, imbracciano gli scudi, e pieni di +coraggio stanno con impazienza aspettando +il segno della battaglia. Seguì un +abboccamento fra i due imperadori, ma +senza che Massimino volesse piegarsi a +condizione alcuna di pace, perchè lusingato +dalla speranza di veder desertare +tutto l'esercito di Licinio alla sua parte, +per esser egli in concetto di principe assai +liberale verso le persone militari. +Anzi sognava con tanto accrescimento +di forze di poter poi procedere contra +di Costantino, e di abbattere dopo l'uno +anche l'altro. Ed eccoti dar fiato alle +trombe, accozzarsi amendue le armate <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccl., l. 1, cap. 10.]</span>. +Parve che quei di Massimino non +sapessero mettere mano alle spade, nè +scegliere i lor dardi. Di qua e di là correa +Massimino per animarli alla pugna, +pregando, promettendo ricompense, ma +senza essere ascoltato. Per lo contrario +quei di Licinio come lioni menavano +le mani, facendo, benchè tanto +inferiori di numero, orribil macello dei +nemici, i quali sembravano venuti non +per combattere, ma per farsi scannare. +Già era seguita una fiera strage di loro, +quando Massimino, accortosi che la faccenda +<span class="pagenum"><a name="Page_1126" id="Page_1126"></a>[1126]</span> +passasse diversamente dal suo +supposto, cadutogli il cuor per terra, +gittò via la porpora; e presa una veste +da servo, e datosi alla fuga, andò a passare +il mare allo stretto di Bisanzio. +Intanto l'una metà del suo esercito restò +vittima delle spade, l'altra o si rendè +o si salvò colla fuga <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 48.]</span>. Le stesse +sue guardie si diedero al vincitore +Licinio. +</p> + +<p> +Tal diligenza fece Massimino in fuggire, +che nel termine di una notte e di +un dì, cioè nella sera del giorno primo +di maggio pervenne (certamente coll'aiuto +delle poste) a Nicomedia in Bitinia, +lontana dal luogo della battaglia suddetta +cento sessanta miglia. Quivi nè pur +credendosi sicuro, prese seco in fretta i +figli, la moglie e pochi de' suoi cortigiani, +e ritirossi nella Cappadocia, dove, dopo +aver messo insieme, come potè, un corpo +di soldatesche, in fine ripigliò la porpora; +e tutto furore fece uccidere molti +de' suoi sacerdoti e profeti, accusandoli +come autori delle sue disgrazie coi loro +falsi oracoli. Ma Licinio, senza perdere +tempo, con una parte del vittorioso esercito +suo, ricuperata che ebbe assai +facilmente la Tracia, passò il mare, e +s'impadronì della Bitinia. Trovavasi +egli nella città di Nicomedia nel dì 13 +di giugno <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, quando, riconoscendo dal +Dio dei cristiani l'avvenimento felice +delle sue armi, a nome ancora dell'Augusto +Costantino, pubblicò un editto, con +cui annullò tutti gli altri emanati contra +di essi cristiani, e loro concedette la +libertà della religione e la fabbrica della +chiese. Inseguì poscia Licinio con vigore +il fuggitivo Massimino, il quale, troppo +tardi conosciuto il gastigo di Dio per +l'ingiustizia e barbarie sua contro chi +professava la legge di Cristo <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccl., lib. 1, cap. 10.]</span>, pubblicò +anch'egli un editto in lor favore: +con che cessò la fiera carnificina che +dianzi si faceva degl'innocenti sudditi +<span class="pagenum"><a name="Page_1127" id="Page_1127"></a>[1127]</span> +suoi. Fortificò poscia Massimino i passi +del monte Tauro per impedire i progressi +al nemico Licinio <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 17.]</span>; andò anche +in Egitto per far nuove leve di gente; +ma ritornato alla città di Tarso, e udito +che Licinio superava gli argini e i trinceramenti +del monte suddetto, e che +per mare e per terra gli veniva addosso +una fiera tempesta, allora s'avvide di +non poter resistere alle forze dell'avversario, +nè alla giustizia di Dio irritata +contro di lui. Adunque disperato ebbe +ricorso al veleno <span class="fnote">[Euseb., lib. 9, cap. 10. Lactant., de Mortib. +Persecut., cap. 49.]</span>; ma perchè lo prese +dopo aver mangiato e bevuto a crepa +pancia, non potè il veleno levarlo di +vita, e solamente gli cagionò una terribil +malattia, per cui s'empiè tutto di +piaghe, sentendosi anche bruciar le +viscere, e consumare fra insoffribili dolori. +Arrivò il suo corpo a diseccarsi, +non restandogli altro che la pelle e l'ossa, +in guisa che perdè affatto la sua forma +antica, nè più si conosceva per quel +che fu <span class="fnote">[Chrysostomus, Orat. in Gent.]</span>. Gli uscivano ancora gli occhi +di testa; effetti tutti non men del +potente veleno, che dell'ira di Dio, come +attestano Eusebio e san Girolamo <span class="fnote">[Hieronymus, in Zachariam, cap. 14.]</span>; +di modo che quel suo corpo tutto marcito +meritava più tosto d'essere appellato un +fetente sepolcro, in cui si trovava imprigionata +un'anima cattiva. Così fra +gli urli, e con dar della testa ne' muri, +e confessando finalmente il grave suo +delitto, per aver perseguitato Gesù Cristo +nella persona de' suoi servi, ma +senza abbandonar per questo la superstizion +pagana, finì Massimino la detestabil +sua vita. Lasciò de' figli maschi, alcuno +dei quali aveva egli associato all'imperio, +e una figliuola di sette anni, promessa +già in moglie a Candidiano figlio bastardo +di Galerio Massimiano. Ma Licinio +levò poi dal mondo tutta la di lui +stirpe, secondo i giusti giudizii di Dio, +<span class="pagenum"><a name="Page_1128" id="Page_1128"></a>[1128]</span> +che furono visibili sopra tutti questi tiranni +persecutori della santa sua religione. +</p> + +<p> +Per la morte di Massimino, il vincitor +Licinio niuna fatica durò più ad +impossessarsi di tutto l'Oriente <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Cesaribus. Zosimus, +lib. 2, cap. 18. Euseb., lib. 9, cap. 11.]</span>. Pervenuto +egli ad Antiochia, quivi lasciò le +redini alla sua fierezza non solamente, +come dissi, contro la prole di Massimino +e contra della di lui moglie, che fu +gittata ne' gorghi del fiume Oronte; ma +anche contro la maggior parte de' suoi +favoriti e ministri, fra' quali spezialmente +si contarono Calciano e Peucecio o +Picenzio, che aveano sparso tanto sangue +del popolo cristiano. Levò del pari +la vita ad un Teotecno, facendogli prima +confessar le sue imposture, per le +quali avea fatto di gran male ad essi +cristiani. Mentre dimorava Licinio nella +suddetta città d'Antiochia, venne a presentarsegli +Candidiano, che già dicemmo +figliuolo di Galerio imperadore, e perseguitato +da Massimino. Fu sulle prime +ben accolto, ben trattato, di maniera che +Valeria figlia del fu Diocleziano, che l'avea +adottato per figliuolo, partendosi dal +luogo dell'esilio suo, venne travestita +alla corte per vedere l'esito di questo +giovane. Ma quando men se l'aspettava +la gente, tolta fu da Licinio a Candidiano +la vita, ed insieme con lui perdè la +sua Severiano, figlio di quel Severo Augusto +che vedemmo ucciso nell'anno +307. Fu preteso che l'un d'essi, o pure +amendue avessero disegnato, dopo la +morte di Massimino, di prendere la porpora. +Uscì ancora sentenza di morte +contro la suddetta Valeria, la quale, udito +sì disgustoso tenore, prese la fuga, e +per quindici mesi andò errando sconosciuta +in varii paesi, finchè scoperta in +Tessalonica, ossia in Salonichi, e presa +con Prisca sua madre, già moglie di Diocleziano <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persec., cap. 51.]</span>, +furono tutte e due condannate +<span class="pagenum"><a name="Page_1129" id="Page_1129"></a>[1129]</span> +nell'anno 315 a perdere la testa, compiante +da ognuno, e massimamente Valeria, +per essersi tirati addosso que' disastri +col voler conservare la castità in +mezzo agli assalti dell'iniquo Massimino. +Ma Iddio, sdegnato contro la stirpe di +quegli Augusti che tanta guerra aveano +fatto ai suoi servi, non essi solamente, +ma anche tutta la lor famiglia volle +sradicata dal mondo. Fu in oltre l'estinto +Massimino dichiarato tiranno e pubblico +nemico dei due Augusti Costantino e +Licinio, spezzate le sue statue, cancellate +le iscrizioni, ed abbattuta ogni memoria +alzata in onore di lui e de' suoi +figliuoli. Nè si dee tacere che, non so se +prima o dopo la rotta data nel penultimo +dì d'aprile da Licinio a Massimino, +un <i>Valerio Valente</i> si fece proclamar +<i>Augusto</i> in Oriente <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 50. +Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Massimino il +prese; ma non avendo egli voluto allora +ucciderlo, Licinio di poi, divenuto padrone +dell'Oriente, gli diede il meritato +gastigo con torgli la vita. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.]</span> +ne parla a lungo sotto quest'anno; +ma contuttociò resta non poca oscurità +intorno ai fatti di costui. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXIV" id="CCCXIV"></a>CCCXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 8.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Caio Ceionio Rufio Volusiano</span> per la +seconda volta ed <span class="sc">Anniano</span>. +</p> + +<p> +Truovasi prefetto di Roma in questo +anno <i>Rufio Volusiano</i>. Ciò non ostante, +vien creduto ch'egli esercitasse nel medesimo +tempo il consolato, giacchè la +prefettura era stata a lui appoggiata nel +settembre dell'anno precedente. Sul +principio di questo terminò i suoi giorni +<span class="sc">Melchiade</span> papa <span class="fnote">[Chron. Damasi, seu Anast. Biblioth.]</span>, e succedette a lui +nella sedia di san Pietro <span class="sc">Silvestro</span>, che +<span class="pagenum"><a name="Page_1130" id="Page_1130"></a>[1130]</span> +noi vedremo uno de' più gloriosi pontefici +della Chiesa di Dio, e felice anche in +terra, perchè vivuto a' tempi del primo +degl'imperadori cristiani, cioè di Costantino. +Certamente non tardò questo +insigne Augusto a farsi conoscere dopo +la rotta di Massenzio quale egli era, cioè +attaccato alla religione de' cristiani, e +per questo si stima ch'egli, trionfalmente +entrato in Roma, non passasse al Campidoglio, +ricusando di portarsi a venerar +il Giove sordo de' Romani <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 9.]</span>. Fece in +oltre alzare una statua in Roma a sè +stesso, che teneva la croce in mano, +per segno che da quella egli riconosceva +la riportata vittoria. La prudenza +sua non gli permise per allora di far +altra maggior risoluzione, perchè egli +desiderava che i popoli spontaneamente, +e non già per forza, si arrendessero al +lume del Vangelo, oltre al temer di sedizioni, +ove egli avesse tentato di levar +la libertà della religione in un subito ad +immensa gente che tuttavia professava +il paganesimo. Truovasi in alcune iscrizioni, +fra gli altri titoli d'autorità e d'onore +conferiti a Costantino, quello di +<i>pontefice massimo</i>; ma, siccome osservò +il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron. ad annum 312.]</span>, non fu cotal titolo +da lui preso, ma solamente a lui dato +dai pagani, secondo l'antico lor uso. +Per altro pubblicamente egli si studiava +di far conoscere ai Romani il Dio, a cui +si doveano gl'incensi <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap 42.]</span>; un gran rispetto +professava ai vescovi ed altri ministri +dell'Altissimo; ne teneva alcuni ancora +in sua corte, li voleva alla sua mensa, e +compagni anche nei viaggi, credendo che +la loro presenza tirasse sopra di lui i +favori e le benedizioni del cielo. Era già +insorto nell'Africa lo scisma de' Donatisti +con una deplorabil division di quelle +chiese. L'Augusto Costantino, benchè +novizzo nella religion di Cristo, in vece +di scandalezzarsi di una tal discordia +troppo contraria agli insegnamenti del +<span class="pagenum"><a name="Page_1131" id="Page_1131"></a>[1131]</span> +Vangelo, si accese più tosto di zelo per +curare e sanar quella piaga <span class="fnote">[Labb., Concil. Collect. Baron., in Annal. Pagius, +in Crit. Bar.]</span>. Intimò +dunque un concilio di vescovi ad Arles, +acciocchè ivi si discutessero le accuse +de' Donatisti contra di Ceciliano vescovo; +e in una lettera loro scritta espresse i +sentimenti della sua vera pietà, con rilevare +la benignità di Dio verso de' peccatori, +dicendo: <i>Ho operato anch'io +molte cose contrarie alla giustizia, senza +figurarmi allora che le vedesse la suprema +Potenza, ai cui occhi non sono nascose +le fibre più occulte del mio cuore. Per questo +io meritava d'essere trattato in una maniera +conveniente alla mia cecità, e di essere +punito con ogni sorta di malanni. Ma +così non ha fatto l'onnipotente ed eterno +Dio che tien la sua residenza ne' cieli. +Egli per lo contrario mi ha compartito +dei beni, de' quali io non era degno, nè +si possono annoverar tutti i favori, coi +quali la bontà celeste ha, per così dire, +oppresso questo suo servo.</i> +</p> + +<p> +Dacchè ebbe Licinio Augusto atterrato +il nemico Massimino, siccome dissi, +tutte le provincie dell'Oriente coll'Egitto +vennero in suo potere, e si unirono coll'Illirico, +formando egli così una vasta +possanza. L'Italia, l'Africa e tutte le +restanti provincie d'Occidente rendevano +ubbidienza all'Augusto Costantino di lui +cognato. Ma, per attestato di Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span>, troppo diversi di genio erano +questi due principi. Costantino, istruito +già delle massime del Vangelo, inclinava +alla clemenza; se non avea già +abolito, tardò poco ad abolire l'antico +uso del patibolo della croce, perchè santificata +dal divino Salvator nostro, siccome +ancor l'altro di rompere le gambe +ai rei. Ai suoi stessi nemici lasciava egli +ancora godere gli onori e i beni, non +che la vita; laddove Licinio, uomo selvatico +e dato al risparmio, facilmente +infieriva contra delle persone; ed abbiam +veduto di sopra un notabile esempio +<span class="pagenum"><a name="Page_1132" id="Page_1132"></a>[1132]</span> +della sua crudeltà; sapendosi inoltre +ch'egli non si guardò dal tormentare a +guisa di vili servi non pochi innocenti +e nobili filosofi di que' tempi. Poco per +questo durò fra tali regnanti la buona +armonia, anzi si allumò guerra fra loro +nell'anno presente. Truovavasi l'imperador +Costantino ne' primi mesi di questo +anno in Treveri, dove pubblicò varii +ordini e leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]</span> concernenti il pubblico +governo, ed una principalmente, in +cui rimediò al disordine accaduto sotto +il tiranno Massenzio; cioè all'aver molti +perduto la lor libertà per la prepotenza +e violenza de' grandi che tuttavia li +riteneva per ischiavi. Coll'intimazione +di gravi pene comandò egli che fosse +escluso dalle dignità chiunque avea poco +buon nome e carestia d'onoratezza. +Il motivo della disunione e guerra nata +in quest'anno fra Costantino e Licinio +resta dubbioso. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 18.]</span> scrittor pagano +ne rigetta tutta la colpa sopra il +solo Costantino, che non sapeva mantenere +i patti, e cominciò a pretendere +qualche paese come di sua giurisdizione. +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, anch'egli scrittore pagano, +ne attribuisce l'origine all'ambizione +di Costantino, malattia troppo familiare ai +regnanti del secolo, e che mai non suol +dire basta, se non quando il timore la +frena. Ma Libanio sofista pretende che Licinio +per lo stesso male fosse il primo a +rompere la concordia; ed il perchè ce +l'ha conservato l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus post Ammianum.]</span>. +Scrive questo autore, aver Costantino +maritata <i>Anastasia</i> sua sorella a Bassiano, +con disegno di dichiararlo Cesare, e di +dargli il governo dell'Italia. Per camminar +dunque d'accordo col cognato Licinio, +spedì a lui un personaggio nomato +Costanzo, richiedendolo del suo assenso. +Venne in questo mentre Costantino a scoprire +che Licinio segretamente per mezzo +di Senecione, fratello di Bassiano, e +<span class="pagenum"><a name="Page_1133" id="Page_1133"></a>[1133]</span> +suo confidente, era dietro ad indurre lo +stesso Bassiano a prendere l'armi contra +del medesimo Costantino. Di questa +trama fu convinto Bassiano, e gli costò la +vita. Fece Costantino istanza per aver +nelle mani il manipolatore di tal trama, +cioè Senecione; e Licinio gliel negò. Per +questa negativa, e perchè Licinio fece +abbattere le immagini e statue di Costantino +in Emona, città, non so se dell'Istria +o della Pannonia, si venne a guerra aperta. +Costantino marciò in persona con una +armata di soli venti mila tra cavalli e +pedoni alla volta della Pannonia, per +farsi giustizia, coll'armi, e s'incontrò +nelle campagne di Cibala con Licinio, il +cui esercito ascendeva a trentacinque mila +uomini, parte cavalleria e parte fanteria. +Qui furono alle mani i due principi, e +ne rimase sconfitto Licinio. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 18.]</span> +descrive l'ordine di quella battaglia, che +durò dalla mattina sino alla sera con +gran mortalità di gente; ma in fine l'ala +destra, dove era lo stesso Costantino, +ruppe la nemica; e le legioni di Licinio, +dopo aver combattuto a piè fermo tutto +quel giorno, poichè videro il lor principe +a cavallo in fuga, anch'esse sull'imbrunir +della notte, preso sol tanto di +cibo che bastasse per allora, ed abbandonato +il resto de' viveri, de' carriaggi e +del bagaglio, frettolosamente si ritirarono +alla volta di Sirmio, dove prima di +loro era pervenuto Licinio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Euseb., in Chron.]</span>. Nel dì 8 +di ottobre succedette questo sanguinoso +fatto d'armi; ed essendo il racconto di +Zosimo così circostanziato, merita ben +più fede che quel di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, il quale +sembra dire che Licinio prima di +questo tempo ebbe una percossa da +Costantino, e che poi, sorpreso all'improvviso +sotto Cibala, di nuovo fu disfatto. +L'Anonimo Valesiano fa giugnere la +sua perdita sino a venti mila persone: il +che par troppo. +</p> + +<p> +Poco si fermò Licinio in Sirmio, città +<span class="pagenum"><a name="Page_1134" id="Page_1134"></a>[1134]</span> +da due bande cinta dal Savo fiume, +colà dove esso si scarica nel Danubio <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 18.]</span>; +ma presi seco le moglie e i figliuoli, e +rotto il ponte, marciò con diligenza verso +la novella Dacia, finchè arrivò nella +Tracia. Per viaggio <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span> egli creò Cesare +Valente, uffiziale assai valoroso della sua +armata, di cui leggerissima informazione +ci resta nella storia. Indarno gli spedì +dietro Costantino cinque mila de' suoi +per coglierlo nella fuga. Impadronissi +dipoi Costantino di Cibala e di Sirmio; +ed allorchè fu arrivato a Filippi, città +della Macedonia, o piuttosto a Filippopoli +della Tracia, comparvero da Andrinopoli +ambasciatori di Licinio per dimandar +pace; ma nulla ottennero, perchè Costantino +esigeva la deposizion di Valente +creato Cesare al suo dispetto, e Licinio +non acconsentì. Intanto con somma diligenza +mise Licinio insieme un'altra +assai numerosa armata colle genti a lui +spedite dall'Oriente; e fu di nuovo in +campagna. Ma nol lasciò punto dormire +l'infaticabil Costantino, che gli giunse +addosso nella pianura di Mardia. Seguì +un'altra giornata campale con perdita +vicendevole di gente, secondo Zosimo, e +con restare indecisa la sorte, avendo la +notte messo fine al menar delle mani; +ma dall'Anonimo del Valesio abbiamo +che terminò la zuffa con qualche svantaggio +di Licinio, il quale, col favor della +notte tiratosi in disparte, lasciò nel dì +seguente passar oltre Costantino, con +ridursi egli e i suoi a Berea. Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legat., Tom. I Hist. +Byzantin.]</span> +lasciò scritto che Costantino +perdè in tal congiuntura parte del suo +bagaglio, sorpreso in un'imboscata da +quei di Licinio. Tornò dunque esso Licinio +a spedire a Costantino proposizioni +di pace, e l'ambasciatore fu Mestriano, +uno de' suoi consiglieri, il quale trovò +delle durezze più che mai. Contuttociò, +considerando l'Augusto Costantino +<span class="pagenum"><a name="Page_1135" id="Page_1135"></a>[1135]</span> +quanto egli si fosse allontanato da' proprii +Stati, e molto più come sieno incerti +gli avvenimenti delle guerre, finalmente +si lasciò piegare ad ascoltar l'inviato. +Mostrossi egli irritato forte contra di +Licinio, perchè senza suo consentimento, +anzi ad onta sua, avesse creato un nuovo +Cesare, cioè <i>Valente</i>, e volesse anche +sostenere piuttosto quel suo famiglio <span class="fnote">[Anonymus Valesianus. Zosimus.]</span> +(che così il nominava egli) che un Augusto +suo cognato. Però, se si aveva a +trattar di pace, esigeva per preliminare +la deposizion di Valente. Cedette in fine +Licinio a questa pretensione, e fu dipoi +conchiusa la pace. Se non è fallato il +testo di Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, Licinio levò +appresso non solamente la porpora, ma +anche la vita ad esso Valente. Per questa +pace vennero in potere di Costantino +l'Illirico, la Dardania, la Macedonia, la +Grecia e la Mesia superiore. Restarono +sotto il dominio di Licinio la Soria colle +altre provincie orientali, l'Egitto, la +Tracia e la Mesia inferiore <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Getic.]</span>, appellata +da alcuni la picciola Scitia, perchè abitata +ne' vecchi tempi dalle nazioni scitiche. +Così venne a crescere di molto la +signoria di Costantino colle penne tagliate +al cognato. Nel Codice Teodosiano <span class="fnote">[Cod. Theodos., l. 1, de Privileg. eorum, etc.]</span> +abbiamo una legge pubblicata da Costantino +nelle Gallie nel dì 29 di ottobre di +quest'anno; ma, siccome osservò il Gotofredo, +sarà scorretto quel luogo, o pure +il mese, non essendo probabile che +Costantino tornasse sì tosto colà dopo +la guerra fatta a Licinio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1136" id="Page_1136"></a>[1136]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXV" id="CCCXV"></a>CCCXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 9.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per +la quarta volta e <span class="sc">Publio Valerio Liciniano +Licinio Augusto</span> per la quarta. +</p> + +<p> +Per attestare al pubblico la ristabilita +loro unione, presero amendue gli Augusti +il consolato in quest'anno. Truovasi +<i>Rufio Volusiano</i> tuttavia prefetto di +Roma nel dì 25 di febbraio, ciò apparendo +da un decreto <span class="fnote">[Cod. Theodos., lib. 2, quor. appellat.]</span> a lui indirizzato da +Costantino. Secondo il Catalogo de' prefetti, +dato alla luce dal Cuspiniano e +dal Bucherio, in quella dignità succedette +<i>Vettio Rufino</i> nel dì 20 d'agosto. Per +la maggior parte dell'anno presente si +trattenne l'imperador Costantino nella +Pannonia, Dacia, Mesia superiore e Macedonia, +per dar buon sesto a que' paesi +di nuova conquista, siccome attestano +le leggi raccolte dal Gotofredo <span class="fnote">[Gothofred., in Chron. Cod. Theodos.]</span> e dal +Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast.]</span>. Ora si truova egli in Tessalonica, +ora in Sirmio e in Cibala, ed ora +in Naisso e in altre città tutte di quelle +contrade. In una d'esse leggi inviata ad +Eumelio, che si vede poi nell'anno seguente +vicario dell'Africa, egli abolisce +l'uso di marcar in fronte con ferro rovente +i rei condannati a combattere da +gladiatori negli anfiteatri, o pure alle +miniere, per non disonorare, siccome +egli dice, il volto umano, in cui traluce +qualche vestigio della bellezza celeste. +Fors'anche ebbe egli riguardo in ciò alla +fronte, dove si faceva da' cristiani la sacra +unzione e il segno della croce, usato +anche allora, per testimonianza di Lattanzio +e di Eusebio. Truovasi egli parimente +nella città di Naisso, dove era +nato, che fu poi da lui abbellita con varie +fabbriche, e quivi pubblicò una legge +<span class="pagenum"><a name="Page_1137" id="Page_1137"></a>[1137]</span> +ben degna della sua pietà, con ordine +specialmente di farla osservare in Italia, +e di tenerla esposta in tavole di bronzo. +Un crudele abuso da gran tempo correva, +che i padri e le madri per la loro +povertà non potendo alimentare i lor +figliuoli, o gli uccidevano, o li vendevano, +o pure gli abbandonavano, esponendoli +nelle strade; con che divenivano +schiavi di chiunque gli accoglieva <span class="fnote">[Cod. Theodos., l. 1, de aliment.]</span>. +Ordinò dunque il piissimo imperadore, +che portando un padre agli uffiziali del +pubblico i suoi figliuoli, con provare la +impotenza sua di nutrirli, dovesse il tesoro +del pubblico, o pure l'erario del +principe, somministrare gli alimenti a +quelle povere creature. Nell'anno poi 322 +fece una somigliante legge per l'Africa; +incaricando i proconsoli e gli altri pubblici +ministri di vegliare per questo, e di +prevenir la necessità de' poveri, prendendo +dai granai del pubblico di che +soddisfare alla lor deplorabile indigenza, +acciocchè non si vedesse più quell'indegnità +di lasciar morire alcuno di fame. +Poscia col tempo ordinò che i fanciulli +esposti dai lor padri nelle necessità, e +fatti schiavi, si potessero riscattare, dando +un ragionevol prezzo, o pure il cambio +d'un altro schiavo. Con altra legge <span class="fnote">[Ibidem, l. 1, de pignoribus.]</span> +data in Sirmio noi troviamo che +egli vietò sotto pena della vita, nel pignorare +i debitori, massimamente del +fisco, il levar loro i servi ed animali che +servono a coltivar la campagna, anteponendo +con ciò il bene del pubblico al +privato, come richiede il dovere de' buoni +e saggi principi. Abbiamo inoltre una +legge <span class="fnote">[Ibidem, l. 1, de matern. bon.]</span> data da Costantino nel dì 18 +di luglio, mentr'egli era in Aquileia, ed +indirizzata ai consoli, pretori e tribuni +della plebe di Roma, la qual poi solamente +nel dì 5 di settembre fu recitata +nel senato da Vettio Rufino prefetto della +città. Tal notizia ci mena ad intendere +che esso Augusto, dopo aver ordinati +<span class="pagenum"><a name="Page_1138" id="Page_1138"></a>[1138]</span> +gli affari suoi nella Pannonia, Macedonia, +Mesia e Grecia, calò in questi tempi +in Italia. In fatti si trovano due susseguenti +leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]</span> da lui date in Roma sul +fine d'agosto e principio di settembre. +Altre leggi poi cel fanno vedere nel medesimo +settembre, ottobre e ne' due seguenti +mesi ritornato nella Pannonia; +ma certamente in alcuna di esse leggi è +fallata la data, perchè Costantino non +sapeva volare. Dicesi pubblicata in Murgillo +nel dì 18 di ottobre quella <span class="fnote">[Ibidem, l. 1, de Judaeis.]</span>, +con cui Costantino proibisce ai Giudei +d'inquietare, siccome faceano, coloro, i +quali abbandonavano la lor religione +per abbracciar la cristiana; minacciando +anche il fuoco a chi in avvenire ardisse +di molestarli; siccome ancora diverse +pene a chi passasse alla religione +giudaica. Se poi crediamo qui al cardinal +Baronio, nell'anno presente tenuto +fu un concilio di settantacinque vescovi +in Roma da papa Silvestro; ma essendo +a noi venuta cotal notizia dai soli atti +di san Silvestro, che oggidì son riconosciuti <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron. Natalis Alexander +et alii.]</span> +da ogni erudito per apocrifi, +cade ancora a terra quel concilio, perchè +fondato sopra imposture, e contenente +cose troppo inverisimili. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXVI" id="CCCXVI"></a>CCCXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 10.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Sabino</span> e <span class="sc">Rufino</span>. +</p> + +<p> +Seguitò ad essere prefetto di Roma +<i>Vettio Rufino</i>, forse non diverso dal +console suddetto, sino al dì 4 d'agosto, +in cui quella dignità fu conferita ad <i>Ovinio +Gallicano</i>. Le leggi del codice Teodosiano, +benchè alcune abbiano la data +fallata, pure ci fan vedere Costantino +Augusto nella Gallia ne' mesi di maggio +<span class="pagenum"><a name="Page_1139" id="Page_1139"></a>[1139]</span> +e d'agosto, essendo egli passato colà da +Roma. La prima d'esse leggi <span class="fnote">[Cod. Theodos., l. 10, de longi temporis +praescript.]</span>, data +in Roma stessa, servì a non pochi di +una mirabil quiete; perchè vien quivi +decretato che chiunque si trovasse da +gran tempo in pacifico possesso di beni +una volta spettanti al demanio del principe, +ed acquistati o per donazione o per +altra via legittima, ne resterebbe per +sempre padrone. Nell'Africa si osservava +un abuso, cioè che per debiti con +particolari, o col fisco, le donne onorate +erano per forza tirate fuori delle loro +case. Costantino, sotto pena di rigorosi +supplicii, e della vita stessa, proibì tal +vessazione. E perciocchè egli di giorno +in giorno facea maggiormente comparire +la sua venerazione alla religion cristiana, +per condurre soavemente e senza forza +all'amor d'essa i suoi sudditi, nell'anno +presente con una legge indirizzata <span class="fnote">[Cod. Justinian., l. 3, de bis qui in Eccles. +manumit.]</span> a +Protogene vescovo, probabilmente di +Serdica, permise ad ognuno di dar la +libertà ai suoi schiavi nella chiesa alla +presenza del popolo cristiano, de' vescovi +e de' preti. Queste manomissioni si faceano +in addietro davanti ai magistrati +civili con molte formalità o varie difficoltà: +laddove da lì innanzi costò poca +fatica il farlo, e bastava per indennità +de' liberti cristiani un attestato de' sacri +ministri della chiesa. Fu poi confermata +questa legge da Costantino e dai suoi +successori con altri editti. Non ostante +la dichiarazione del concilio d'Arles, e +la precedente di un romano, tenuto sotto +Melchiade papa, ne' quali fu assoluto +Ceciliano vescovo di Cartagine, e condannati +come iniqui accusatori i Donatisti, +imperversavano tuttavia quegli scismatici; +e riuscì loro d'impetrar da Costantino +un nuovo giudizio. Partitosi +dalle Gallie, dove mai più non ritornò, +e venuto a Milano l'Augusto regnante <span class="fnote">[Baron. Pagius. Fleury et alii.]</span>, +quivi al concistoro suo nel mese +<span class="pagenum"><a name="Page_1140" id="Page_1140"></a>[1140]</span> +d'ottobre si presentarono Ceciliano e le +parti contrarie. Volle lo stesso imperadore +con carità e pazienza ascoltar tutti +ed esaminar tutto; e di nuovo la sentenza +riuscì favorevole a Ceciliano, con restar +nondimeno più che mai ostinati gli +avversarii suoi, e continuar poscia lo +scisma per più di un secolo nelle chiese +dell'Africa. Se dicono il vero le leggi, +da Milano passò Costantino nella Pannonia +e Dacia nuova, veggendosi una +legge da lui data nel dì 4 di dicembre +in Sardica, indirizzata ad Ottaviano conte +di Spagna, in cui ordina che i potenti, +rei d'avere usurpato le donne, i servi +o i beni altrui, o pur colpevoli d'altro +delitto, saranno giudicati secondo le leggi +ordinarie dai governatori de' luoghi, +senza permettere l'appellazione al prefetto +di Roma, e senza bisogno di scriverne +all'imperadore. Dovea essere necessaria +questa severità per frenare gli +abusi di coloro che, per la lontananza +della corte e pel vantaggio dell'appellazione, +si facevano lecito tutto ciò che +loro piaceva. Nè si dee tacere che stando +esso imperadore in Arles della Gallia +nel mese d'agosto, Fausta sua moglie +a lui partorì un figliolo nel dì 7 di quel +mese. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> il chiama <i>Costantino +juniore</i>; Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 20.]</span>, secondo +l'edizion del Silburgio, gli dà il nome di +<i>Costanzo</i>. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> ha esaminata +tal controversia, ed inclina a crederlo +<i>Costantino juniore</i>; nè altro, a mio credere, +si dee tenere. Nella edizione di +Zosimo fatta da Arrigo Stefano si legge +<i>Costantino</i>; ed Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Vita Constantini, lib. 1, c. 40.]</span> e l'Anonimo +Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus post Amm.]</span> decidono questa lite con +dire che <i>Costantino juniore</i> fu creato +Cesare, siccome vedremo nell'anno seguente; +e Zosimo confessa che questo +Cesare era nato qualche tempo prima in +Arles. Fu egli poscia imperadore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1141" id="Page_1141"></a>[1141]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXVII" id="CCCXVII"></a>CCCXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 11.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Ovinio Gallicano</span> e <span class="sc">Basso</span>. +</p> + +<p> +Probabilmente il secondo console si +nominò <i>Settimio Basso</i>, il quale, secondo +il Catalogo del Cuspiniano e Bucherio, +nel dì 15 di maggio cominciò ad esercitar +la carica di prefetto di Roma. Quanto +a Gallicano, il Valesio pretende <span class="fnote">[Valesius, in Notis ad Ammian.]</span> +ch'egli fosse <i>Vulcazio Gallicano</i> lo storico, +perchè <i>Ovinio Gallicano</i> era prefetto +di Roma. Ma in questi tempi noi troviamo +sovente unita al consolato essa prefettura. +L'Anonimo Valesiano e Zosimo +ci fan sapere, che mentre Costantino +Augusto era in Serdica, o sia Sardica, +città della nuova Dacia, correndo l'anno +decimo del suo imperio, trattò con Licinio +imperadore d'Oriente per creare +concordemente <i>Cesari</i> i loro figliuoli. A +Costantino Minervina sua prima moglie +avea partorito <i>Crispo</i> forse prima dell'anno +300. A questo principe, allorchè +fu giunto all'età capace di lettere, diede +il padre per maestro <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> il celebre Lattanzio +Firmiano, acciocchè gl'insegnasse +la lingua latina, l'eloquenza, ed insieme +la vera pietà coi documenti della religione +cristiana. Ne profittò il giovinetto; +e noi presto il vedremo cominciarsi a +segnalare nel mestier della guerra, e dar +grande espettazion di sè stesso; ma sì +belle speranze svanirono poi, siccome +diremo, coll'infausta sua morte. Era +parimente nato a Costantino Augusto da +Fausta, di presente sua moglie, <i>Costantino +<span class="pagenum"><a name="Page_1142" id="Page_1142"></a>[1142]</span> +juniore</i> nell'anno precedente. Pertanto +amendue furono decorati nel presente +della dignità cesarea. Abbiamo da +Libanio <span class="fnote">[Libanius, Oratione 3.]</span> che usò Costantino di formar +la corte a cadaun de' suoi figliuoli, +e di dar loro il comando d'un'armata, +ma con tenerli nondimeno sempre al suo +lato, affinchè la verde loro età non li +facesse sdrucciolare. Crispo nelle iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur Inscription.]</span> +e medaglie <span class="fnote">[Mediob., Numism. Imperat.]</span> si truova chiamato +<i>Flavio Valerio Giulio Crispo</i>; e il giovane +Costantino <i>Flavio Claudio Costantino +juniore</i>. Anche l'imperador Licinio avea +un figliuolo che portava il nome paterno +di <i>Valerio Liciniano Licinio</i> <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 20.]</span>, e si pretende +ch'egli fosse entrato solamente +nel mese ventesimo di sua età: il che se +è vero, venghiamo a conoscere che un +altro figliuolo di Licinio, già atto alle +armi, e da noi veduto alla battaglia di +Cibala, dovea essere premorto al padre. +Ora anche a questo <i>Licinio</i> fanciullo fu +conferita, d'accordo dei padri Augusti, +la dignità cesarea. Dimorò in tutto questo +anno, o nella maggior parte almeno, +l'imperadore Costantino nella Dacia +novella, nella Pannonia e in altri luoghi +dell'Illirico, come consta dalle sue leggi <span class="fnote">[Gothofredus, in Chronic. Cod. Theodos.]</span> +e dagli autori suddetti; di modo +che si può credere fallo in due d'esse +che si dicono date in Roma nel marzo +e nel luglio, se pure appartengono all'anno +presente. In quelle parti si trovava +ancora la moglie di Costantino, +Fausta Augusta, che diede alla luce nel +dì 13 d'agosto un figliuolo, a cui fu +posto il nome di <i>Costanzo</i>. Fu anch'egli +a suo tempo imperadore, e riuscì il +più rinomato de' suoi figli, non so se più +per li suoi vizii <span class="fnote">[Julian., Oratione I. Anonymus Valesianus.]</span>, ovvero per le sue virtù. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1143" id="Page_1143"></a>[1143]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXVIII" id="CCCXVIII"></a>CCCXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 5.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 12.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Publio Valerio Licinio Augusto</span> per la +quinta volta, e <span class="sc">Flavio Giulio Crispo +Cesare</span>. +</p> + +<p> +Continuò ad esercitare anche per +quest'anno la carica di prefetto di Roma +<i>Settimio Basso</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Bucherius. Panvin.]</span>; ma perchè egli fu +obbligato a portarsi alla corte di Costantino, +probabilmente soggiornante anche +allor nell'Illirico, <i>Giulio Cassio</i> dal +dì 13 di luglio fino al dì 13 d'agosto +sostenne le sue veci in quell'uffizio, finchè, +ritornato esso Basso, ne ripigliò l'esercizio. +Nulla di rilevante intorno a +Costantino ci somministra in quest'anno +la storia, se non che troviamo tuttavia +esso Augusto nell'Illirico, e particolarmente +in Sirmio <span class="fnote">[Gothofredus, in Chronic. Cod. Theodos.]</span>, dove son date +due sue leggi. Intanto, siccome abbiamo +da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., l. 4, cap. 1 et seq.]</span>, sotto questo piissimo +Augusto godevano i cristiani una tranquillissima +pace e libertà, crescendo ogni +dì più il lor numero, ed alzandosi per +tutto il romano imperio chiese e suntuosi +templi al vero Iddio. Somministrava +il buon principe, come consta dai suoi +rescritti, ai vescovi dell'erario proprio +l'occorrente danaro per le fabbriche e +per altre spese pertinenti al culto divino; +esentava inoltre i sacri ministri della +Chiesa di Dio dalle gravezze imposte ai +secolari. E quantunque Licinio Augusto +in Oriente professasse come prima il +culto degl'idoli, pure, più per paura di +Costantino che per proprio genio, non +inquietava punto i fedeli, i quali ne' paesi +di sua giurisdizione abbondavano anche +più che in altri luoghi. Tuttavia +Sozomeno è di parere <span class="fnote">[Sozomenus, lib. 1, cap. 7.]</span> che Licinio in +<span class="pagenum"><a name="Page_1144" id="Page_1144"></a>[1144]</span> +qualche tempo si mostrasse seguace o +almen fautore della religion di Cristo; e +può questo dedursi anche da un passo +d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 14.]</span>, siccome osservò il padre +Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>. Ma fuor di dubbio è, per attestato +de' medesimi due antichi storici, +ch'egli o non mai ben rinunziò alla superstizion +de' Gentili, o pure, dappoichè +nella battaglia di Cibala restò sconfitto +da Costantino, la ripigliò come prima, ed +in quella credenza terminò poi i suoi +giorni. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXIX" id="CCCXIX"></a>CCCXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 6.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 13.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per +la quinta volta e <span class="sc">Valerio Liciniano Licinio +Cesare</span>. +</p> + +<p> +Continuò <i>Settimio Basso</i> nella prefettura +di Roma sino alle calende di +settembre, nel qual giorno succedette a +lui in quella carica <i>Valerio Massimo Basilio</i>, +il quale seguitò anche per li tre +susseguenti anni, siccome dignità che +non avea tempo fisso, e dipendeva dal +solo volere del principe. Nel Catalogo +del Cuspiniano, chiamato anche del Bucherio, +egli si truova nei susseguenti anni +appellato solamente <i>Valerio Massimo</i>; e +varii rescritti di Costantino compariscono +indirizzati a <i>Massimo prefetto di Roma</i>: +che per quel solo cognome era egli +più comunemente conosciuto. Il soggiorno +dell'Augusto Costantino era tuttavia +nell'Illirico, che abbracciava allora anche +la Pannonia e la Dacia nuova: ciò +apparendo da varie sue leggi. I motivi +di fermarsi in quelle contrade, prive delle +delizie dell'Italia e della Gallia, possiam +credere che fossero l'amore verso +un paese stato patria sua, ma più il vegliare +agli andamenti dei Sarmati e di +altre nazioni barbariche, sempre ansanti +<span class="pagenum"><a name="Page_1145" id="Page_1145"></a>[1145]</span> +di bottinar nelle provincie romane. Forse +anche era insorta guerra con loro. +Sembra più verisimile ch'egli attendesse +a fortificar quelle città, per essere all'ordine, +giacchè correva sospetto che Licinio +Augusto suo cognato macchinasse +un dì guerra contro di lui. Ma quivi +stando, non lasciava di promuovere il +buon governo di Roma e dell'Italia, specialmente +accudendo a levarne i disordini +e gli abusi introdotti sotto i principi +cattivi, e per istabilir dappertutto la +umanità e la pace. Molte savie leggi da +lui pubblicate in quest'anno si trovano +raccolte dal Gotofredo <span class="fnote">[Gothofredus, Chron. Cod. Theodosian.]</span> e dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>. +Da due di esse <span class="fnote">[L. 1 et 2 de maleficiis.]</span>, date nel dì 1 +di febbraio e 15 di maggio, raccogliamo +ch'egli cominciò a metter freno alle imposture +degli aruspici ed altri indovini +della gentilità, acciocchè con vane speranze +non ingannassero chi loro prestava +fede; comandando che non potessero +entrare in casa alcuna particolare per +esercitarvi il lor mestiere, ma che loro +unicamente fosse permesso il farlo nei +templi e luoghi pubblici. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, l. 2, cap. 29.]</span>, fiero +nemico di Costantino, pretende ch'egli +solamente dopo la morte di Crispo e di +Fausta prendesse avversione a quella +razza di furbi, de' quali si fosse ben servito +in addietro, con avergli predetto +essi più fiate l'avvenire. Resta la di lui +asserzione smentita dalle suddette sue +leggi, scorgendosi che il saggio Augusto +avea già scoperta la vanità di quell'arte, +e la contava fra le superstizioni. Troppo +lungi mi condurrebbe il ragionamento, +se volessi qui rammentar tutte le sagge +ordinazioni da lui fatte sopra altri soggetti +in benefizio del pubblico, e riguardanti +i servi, gli accusatori, le pasquinate, il +mantenimento delle strade, varii artefici, +gli sponsali, e così discorrendo. Truovansi +ancora alcune leggi da lui date in +Aquileia nel giugno e luglio di quest'anno; +<span class="pagenum"><a name="Page_1146" id="Page_1146"></a>[1146]</span> +segno ch'egli venne sino alle porte +d'Italia, se pur non sono fallate, come +dirò, quelle date. Ma che andasse anche +a Roma, qualche legge sembra indicarlo; +contuttociò si può tener per fermo che +sieno scorrette quelle date. Parlai poco +fa di guerra coi Sarmati, ed in fatti crede +il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> che in quest'anno +essa avesse principio, e continuasse nei +tre seguenti; ma senza aver noi notizia +sicura del tempo, anzi potendosi credere +ciò non vero, per quel che osserveremo +andando innanzi. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXX" id="CCCXX"></a>CCCXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 7.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 14.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 14.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per +la sesta volta e <span class="sc">Flavio Valerio Costantino</span> +juniore <span class="sc">Cesare</span>. +</p> + +<p> +Seguitò <i>Valerio Massimo</i> ad essere +prefetto di Roma, e seguitò l'Augusto +Costantino a dimorar nella Dacia, Pannonia +e Mesia, e solamente nell'aprile +venne ad Aquileia: del che ci porgono +testimonianza le leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]</span> da lui pubblicate +in que' luoghi, a riserva di quella +<i>Aquileja</i>, il cui nome vien da me creduto +fallato. In vigor d'esse egli raffrenò il +rigore dei ricchi, che facilmente s'impadronivano +dei beni de' poveri lor debitori, +volendo che fossero rilasciati quei +beni, qualora il debito venisse pagato in +contanti. Altrove da noi fu fatta menzione +della legge Papia <span class="fnote">[L. unica de Commissor. Cod. Theodos.]</span>, e dei regolamenti +di Augusto contra chi non prendeva +moglie, essendovi pene per questi +tali, siccome all'incontro privilegii per +chi s'ammogliava: e tutto ciò a fine di +procrear figliuoli, dei quali scarseggiava +la repubblica, correndo bisogni di gente +per le guerre. Ma perciocchè questa legge +era contraria alla verginità e continenza, +<span class="pagenum"><a name="Page_1147" id="Page_1147"></a>[1147]</span> +virtù lodate dal Vangelo, Costantino, intento +a favorir la religion cristiana, levò +via le pene intimate contro chiunque +era maritato <span class="fnote">[L. unica de infirmand. poen. caelib.]</span>, lasciando solamente i +privilegii accordati dalla legge Papia a +chi avea de' figliuoli. Per altro santo +Ambrosio sostiene <span class="fnote">[Ambrosius, de Virginit., lib. 3.]</span> che i paesi, dove +erano più vergini, come Alessandria, +l'Africa e l'Oriente, erano più popolati +degli altri. Osservasi ancora che nell'anno +presente fece Costantino risplendere +l'animo suo misericordioso nell'ordinare +che i debitori del fisco non sieno posti +nelle prigioni segrete, riserbate ai soli +rei di delitti, nè sieno flagellati, nè sottoposti +ad altri supplizii inventati dall'insolenza +e crudeltà de' giudici; ma +che sieno detenuti in prigioni alla larga, +dove ognun possa vederli. La dissolutezza +poi de' costumi e lo sprezzo dell'onestà +era una conseguenza della falsa +religione dei gentili. Ne abbiam più volte +toccata qualche cosa. Costantino prese +a correggere alcuno di quegli eccessi. +Al ratto delle vergini, divenuto oramai +male familiare in Roma, provvide egli +con assai rigorose pene, stendendole +anche alle stesse fanciulle, che volle prive +dell'eredità paterna e materna, ancorchè +sembrassero rapite per forza, +parendo a lui difficile che non fossero +almen colpevoli d'aver avuta poca cura +e precauzione nella custodia di un tesoro +che lor dovea essere così caro. Provvide +in parte ancora alla libidine delle +donne che abbandonavano il loro onore +agli schiavi <span class="fnote">[L. unica, de mulier., quae serv.]</span>, con intimar la pena della +morte ad esse, e l'essere bruciati vivi +ad essi schiavi, con escludere i lor figliuoli +da ogni successione e dignità. E +fin qui il paganesimo avea senza alcun +divieto permesso alle persone maritate +il tener delle concubine. Lo proibì Costantino <span class="fnote">[Ibid., de concubin. Cod. Justinian.]</span>, +come abuso troppo contrario +alle leggi e all'onestà del matrimonio. +<span class="pagenum"><a name="Page_1148" id="Page_1148"></a>[1148]</span> +Fu egli nondimeno il primo che accordasse +ai figli naturali qualche luogo nella +eredità del padre. Ebbe parimente cura +il buon imperadore de' prigioni accusati +di qualche delitto, ordinando che i processi +criminali colla maggior diligenza si +terminassero; e che gli accusati fossero +detenuti in luoghi comodi ed ariosi, soprattutto +durante il giorno. Mise anche +la pena di morte ai guardiani ed altri +ministri delle carceri che maltrattassero +i prigionieri o per cavarne del danaro o +perchè ne avessero ricevuto dai lor nemici, +minacciando l'indignazione sua ai magistrati che +non li punissero. Con tutta ragion poi +si crede che a quest'anno appartenga +la vittoria riportata da Crispo Cesare +contra de' popoli transrenani, di cui +parla Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constant.]</span> all'anno seguente. Altra +particolarità non ne sappiamo, se +non che questo giovinetto principe fu +alle mani con loro, li vinse e supplichevoli +gli ammise alla pace. Qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarb., Numism. Imp.]</span> +cel rappresenta vincitor degli +<i>Alamanni</i>. Abbiamo ancora da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> +che circa questi tempi Licinio +imperador d'Oriente cominciò a scoprire +il suo mal animo contra de' cristiani, +perchè li cacciò tutti dalla sua +corte. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXI" id="CCCXXI"></a>CCCXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 8.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 15.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Giulio Crispo Cesare</span> per seconda +volta e <span class="sc">Flavio Valerio Costantino</span> +juniore <span class="sc">Cesare</span> per la seconda. +</p> + +<p> +<i>Valerio Massimo</i> continuò tuttavia +nella prefettura di Roma, e Costantino +Augusto seguitò a dimorar nell'Illirico, +come si ha dalle sue leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronic. Cod. Theodos.]</span> date in +<span class="pagenum"><a name="Page_1149" id="Page_1149"></a>[1149]</span> +Sirmio, Viminacio e Serdica. Una sola +si osserva data in Aquileia. Ma il far +saltare sì sovente Costantino dalla Pannonia +e Dacia ad Aquileia, più di una +volta ha somministrato motivo a me di +sospettare che la data di quelle possa +appartenere non ad Aquileia città d'Italia, +ma bensì <i>ad Aquas</i>, o pure <i>Aquis</i>, luogo +della Mesia superiore, dove probabilmente +l'imperadore andava a bagnarsi. +Trovasi appunto nell'anno 325 +una legge <span class="fnote">[L. 1, de erogat. milit. Cod. Theodosian.]</span> data in quel luogo. L'anno +fu questo, in cui Nazario, chiamato insigne +oratore da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronico.]</span>, e lodato +anche da Ausonio, recitò un panegirico, +che tuttavia abbiamo, in lode di Costantino +imperadore, in occasione dei voti +quinquennali fatti nel dì primo di marzo +per la salute di Crispo e di Costantino +juniore Cesari, i quali entravano nell'anno +quinto della dignità cesarea. Verisimilmente +fu esso recitato in Roma, mentre +essi Cesari e l'Augusto lor padre +erano ben lontani di là, argomentandosi +dal vedere sul fine un desiderio dell'oratore, +che Roma possa oramai godere la +consolazion di mirare il suo principe e +i suoi figliuoli. Raccoglie Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constantin., cap. 38.]</span> in +poche parole nella perorazione i benefizii +già fatti da Costantino al popolo romano +e al resto dell'imperio, con dire +che i Barbari al Reno erano stati respinti +dalle Gallie, e nei loro stessi paesi +aveano provato il filo delle spade romane. +Che la nazion de' Persiani, la più potente +che fosse allora dopo la romana, +facea premura per istar amica di Costantino; +nè si trovava nazion sì feroce e +barbara, che non temesse od amasse un +imperadore di tanto senno e valore. Che +per tutte le città dell'imperio si teneva +buona giustizia, si godeva un'invidiabil +pace ed abbondanza di viveri. Che le +città mirabilmente venivano ornate di +nuove fabbriche, ed alcune di esse pareano +interamente rinnovate. Che molte +<span class="pagenum"><a name="Page_1150" id="Page_1150"></a>[1150]</span> +leggi pubblicate da Costantino tendevano +tutte a riformare i costumi e a reprimere +i vizii. Che le sofisticherie, le calunnie, +le cabale non aveano più luogo +nel foro, volendo egli che con semplicità +si amministrasse la giustizia. Che le oneste +donne erano in sicuro, ed onorato +il matrimonio, col non soffrire gli adulterii +e i concubinati. Finalmente che +ognuno si godeva in pace il suo, senza +paura di soperchierie dalla parte dei +prepotenti, o concussioni da quella del +fisco. Altrettanto s'ha da Optaziano <span class="fnote">[Optatianus, Panegyr. Constantin., apud +Velserum.]</span> +nel panegirico di Costantino, con aggiugner +egli che questo buon principe, per +quanto poteva, addolciva il rigor delle +leggi; e quantunque anche le sue fossero +ben rigorose, pure egli con gran facilità +accordava il perdono ai colpevoli. Abbiamo +poi dal suddetto Nazario <span class="fnote">[Nazar., Panegyr., cap. 36.]</span> che +il giovinetto Crispo Cesare, dopo essersi +acquistato non poco credito nella guerra +contra degli Alamanni, venne nel furore +d'un rigoroso verno, cioè ne' primi mesi +dell'anno corrente, a ritrovar il padre +Augusto, tuttavia soggiornante nell'Illirico. +</p> + +<p> +In quelle parti appunto noi osserviamo +pubblicate da lui molte leggi <span class="fnote">[Gothofr., in Chron. Cod. Theodos.]</span>, e +massimamente in Sirmio. In una di esse <span class="fnote">[L. 1, de bonis proscript., Cod. Theod.]</span>, +data in Serdica nel dì 27 di febbraio, +egli temperò l'usato rigore delle +confiscazioni per delitti, ordinando che +restasse esente dalle griffe del fisco tutto +quel che i delinquenti prima de' lor misfatti +avessero donato alle mogli, ai +figliuoli e ad altre persone, non essendo +di dovere che chi non avea avuta parte +ne' delitti, l'avesse nella pena. Comandò +inoltre che i ministri del fisco nella memoria +de' beni confiscati notassero sempre +se il reo avea dei figliuoli; ed avendone, +se loro avea fatta qualche donazione, +con disegno, come si può credere, +<span class="pagenum"><a name="Page_1151" id="Page_1151"></a>[1151]</span> +di far loro qualche grazia a proporzione +del loro bisogno. V'ha un'altra legge +sua <span class="fnote">[L. 1, de Paganis, Cod. Theodos.]</span>, in cui concede licenza di consultare +gli aruspici, o sia gl'indovini +della superstizione pagana: il che fece +dubitare il cardinale Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal. Eccles.]</span> e il +Gotofredo <span class="fnote">[Gothofred., de Statu Christian.]</span> che Costantino in questi +tempi retrocedesse dalla religione cristiana +per aderire alla falsa de' gentili. +Ma siccome lo stesso Gotofredo, Giovanni +Morino, il padre Pagi e il Relando +hanno osservato, altro non fece quel grande +Augusto, che permettere all'importunità +dei Romani il continuare nel loro +abuso di prestar fede a quelle imposture, +perchè troppo si lagnavano di non +poter prevedere i mali avvenire per guardarsene, +come stoltamente si figuravano +di raccogliere dalle viscere delle bestie +sagrificate. E che in effetto più che mai +stesse Costantino forte nell'amore e +nella profession della fede di Cristo, si +tocca con mano in riflettere ad alcune +leggi da lui date in questo medesimo +anno in favore della stessa santa religione. +Nel dì 7 di marzo ordinò <span class="fnote">[L. Omnes Judices. De feriis, Cod. Theod.]</span> che +nel giorno di domenica cessassero tutti +gli atti della giustizia, i mestieri e le occupazioni +ordinarie della città, a riserva +di quelle dell'agricoltura, in cui v'ha +de' giorni che il lavorare è di grande +importanza. Con altra sua legge, la quale +fu pubblicata in Cagliari nel dì 3 di luglio, +si vide <span class="fnote">[L. 1, de feriis, Cod. Theodos.]</span> proibito in esso dì di +domenica ai giusdicenti di far processi +ed altri atti giudiciali, riserbando solamente +il poter dare in esso giorno nelle +chiese la libertà agli schiavi e il farne +rogito, trattandosi in ciò di un atto di +carità cristiana. Anche Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantin., lib. 4, cap. 18.]</span> fa +menzione di questa legge, dicendo aver +desiderato il piissimo imperadore che +ognuno impiegasse quel santo giorno in +orazioni al vero Dio, come egli faceva +<span class="pagenum"><a name="Page_1152" id="Page_1152"></a>[1152]</span> +con tutta la sua casa. Concedeva anche +vacanza ai soldati cristiani in tutto quel +dì, acciocchè andassero alle chiese ad +offerire a Dio le lor preghiere. Inoltre +con legge <span class="fnote">[L. Habeat unusquisq. De Episc.]</span> indirizzata al popolo romano, +e pubblicata nel dì 3 di luglio, +decretò lecito ad ognuno di lasciar nei +testamenti quei beni che volessero alla +Chiesa cattolica, e che queste ultime volontà +sortissero il loro effetto. Or veggasi +se Costantino si fosse punto alienato dalla +già abbracciata religione di Gesù Cristo. +Truovasi poi una legge <span class="fnote">[L. 3, de maleficiis, Cod. Theod.]</span>, la cui data è +del dì 22 di giugno in Aquileia (se pur +non fu, come dissi, <i>Aquis</i> nella Mesia), +nella quale egli ordina di punir severamente +chiunque impiega magia contro +la vita e pudicizia altrui, lasciando poi +la libertà di valersi di rimedii superstiziosi +per guarir le malattie, o per conservare +i beni della terra, o per altri +usi che non recavano nocumento a chicchessia. +Anche per questa licenza potrebbe +taluno fare un reato al buon Costantino, +quasichè egli non sapesse riprovate +dalla legge santa de' cristiani quelle benchè +non nocive superstizioni. Ma nè +pur Costantino approvava quell'abuso; +solamente lo permetteva ai pagani, come +pur lasciava lor fare i sagrificii ai loro +falsi dii. Non si può dire quanto fossero +in voga presso i gentili gli amuleti +e i rimedii superstiziosi, inventati dagl'impostori +per la guarigione dei mali, +per iscoprir l'avvenire, e per altri loro +bisogni. Il saggio principe, che non volea +ne' principii irritar troppo, e muovere +a sedizioni l'immensa moltitudine +dei pagani, con opprimere le loro benchè +sciocche usanze, permetteva loro +quelle stoltezze, giacchè di là non proveniva +verun danno al pubblico, benchè +sia da credere ch'egli se ne ridesse, +e le detestasse ancora in suo cuore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1153" id="Page_1153"></a>[1153]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXII" id="CCCXXII"></a>CCCXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 9.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 16.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 16.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Petronio Probiano</span> ed <span class="sc">Anicio +Giuliano</span>. +</p> + +<p> +De' suddetti consoli si trova un bell'elogio +fra gli epigrammi di Simmaco: +la prefettura di Roma per questo anno +ancora fu amministrata da <i>Valerio Massimo</i>. +Quanto all'imperador Costantino, +noi il troviam tuttavia di soggiorno nell'Illirico, +ciò apparendo dalle sue leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.]</span> +date in Sirmio e Sabaria. E nell'anno +presente appunto possiam credere +che succedesse la guerra viva da lui +fatta coi Sarmati, di cui parla Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 21.]</span>. +Il padre Pagi la fa cominciata fin dall'anno +319. Il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> la mette +all'anno precedente, e potrebbe essere +cominciata allora. Il non fare Nazario, +nel panegirico recitato l'anno avanti, +menzione alcuna di tal guerra, assai motivo +ci porge di tenerla insorta dopo il +dì primo di marzo di esso anno, e probabilmente +terminata nel presente, come +han creduto il Gotofredo <span class="fnote">[Gothofredus, Chronolog. Cod. Theod.]</span> e il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>. +Che fosse di molta importanza +e di non lieve pericolo, si può raccogliere +da Optaziano panegirista <span class="fnote">[Optatianus, Panegyr. Constant., cap. 32.]</span>, il quale +asserisce che i Sarmati uniti ai Carpi e +Geti, appellati poi Goti, furono più volte +sconfitti da Costantino a Campona, a +Margo e a Bononia città sul Danubio. +Erano que' Barbari, per relazion di Zosimo, +venuti all'assedio di una città di +qua dal Danubio col loro re Rausimodo, +figurandosi di poterla espugnare con facilità, +perchè era bensì la parte inferiore +<span class="pagenum"><a name="Page_1154" id="Page_1154"></a>[1154]</span> +delle mura di pietra viva, ma la superiore +di legno. A questa attaccarono essi +il fuoco, e diedero poi l'assalto. Dentro +v'era una buona guarnigione, che con +dardi e sassi seppe far gagliarda difesa, +tanto che loro sopraggiunse alle spalle +Costantino, che moltissimi ne uccise, e +più ne fece prigioni. Il resto si salvò +colla fuga di là dal Danubio coll'aiuto +delle barche tenute da essi in pronto. +Rinforzatosi dipoi Rausimodo con altra +gente, meditava di tornar addosso ai Romani, +quando l'ardito Costantino, valicato +il Danubio, all'improvviso arrivò +loro addosso vicino ad una collina piena +di boschi, e ne fece grande strage, restandovi +fra gli altri ucciso lo stesso re +Rausimodo. Assaissimi furono i prigionieri, +e il resto di que' Barbari, deposte +l'armi, dimandò quartiere; sicchè con +gran moltitudine di prigioni il vittorioso +Augusto se ne tornò di qua dal Danubio, +e distribuì per varie città quella barbara +gente, dando loro, secondo il costume, +dei terreni dal coltivare <span class="fnote">[Du Cange, Hist. Byz.]</span>. Restano varie +medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> che attestano la suddetta +vittoria, spettanti più verisimilmente all'anno +presente che al precedente. Trovasi +ancora fatta menzione da lì innanzi +nel Codice Teodosiano de' giuochi sarmatici, +i quali possiam conghietturare +istituiti in memoria di questa gloriosa +Vittoria. Si facevano essi sul fine di novembre +e principio di dicembre, come +s'ha da un calendario dell'Hervagio. +Mandò in quest'anno l'Augusto Costantino +a Roma Crispo Cesare suo figliuolo +con Elena avola sua, e in riguardo loro +volle rallegrar il popolo romano, con far +grazia a tutti i rei di varii delitti, a riserva +del veleno, omicidio ed adulterio. +Così intende quella legge <span class="fnote">[Lib. 1, de indulgen. crim., Cod. Theod.]</span> il Gotofredo: +legge nondimeno oscura, perchè vi sta +solamente scritto: <i>propter Crispi, adque +Helenae partum</i>: il che diede molto da +<span class="pagenum"><a name="Page_1155" id="Page_1155"></a>[1155]</span> +pensare al cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal.]</span>. Conghietturò +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> con altri, che +qui si parlasse del parto di un'Elena +moglie di Crispo; ma di questo maritaggio +niun vestigio abbiano nella storia. +Però esso Gotofredo in vece di <i>partum</i> +legge <i>paratum</i>, o <i>apparatum</i>, con interpretare +l'andata di Crispo e d'Elena +sua nonna all'augusta città. In questo +anno ancora, siccome nel seguente, pubblicò +Costantino leggi favorevoli a chi +degli schiavi pretendeva di essere stato +messo in libertà, qualor questa gli fosse +messa in dubbio. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXIII" id="CCCXXIII"></a>CCCXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="4">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 10.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 17.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 17.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Acilio Severo</span> e <span class="sc">Vettio Rufino</span>. +</p> + +<p> +Un'iscrizione dal Doni e da me <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 373.]</span> +data alla luce, fu posta a <i>Caio Vettio +Cossinio Rufino</i>, prefetto di Roma e proconsole +dell'Acaia, che sembra veramente +spettante al secondo console di +quest'anno, avendo in fatti <i>Vettio Rufino</i> +esercitata la prefettura urbana nell'anno +315, e non trovandosene altro di questo +nome ornato di quella dignità. Per +più anni avea <i>Valerio Massimo</i> tenuta la +medesima carica; ma nel presente a lui +fu sostituito in essa <i>Lucerio</i> ossia <i>Lucrio +Verino</i> nel dì 13 di settembre, come si +ha ancora dall'antico Catalogo del Cuspiniano <span class="fnote">[Cuspinianus, Panvinius, Bucherius.]</span>. +Una legge di Costantino +Augusto, data nel gennaio o febbraio di +quest'anno, cel fa vedere in Tessalonica +ossia Salonichi, città della Macedonia. Il +motivo, per cui egli si fosse portato colà, +l'abbiamo da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 22.]</span>, cioè per fabbricar +quivi un porto, essendone dianzi +priva quella città. Abbiamo poi una sua +<span class="pagenum"><a name="Page_1156" id="Page_1156"></a>[1156]</span> +legge <span class="fnote">[L. 1, de Episcop., Cod. Theodos.]</span> data in Sirmio nel dì 25 di +maggio. Gli fu riferita una vessazione +recata dai Pagani ai Cristiani, con volere +che ancor questi intervenissero ai +sagrifizii delle loro lustrazioni: azione +incompatibile colla purità della religione +di Cristo. Perciò ordinò esso Augusto, +che chiunque del basso popolo facesse +loro violenza in materia di religione, +fosse sonoramente bastonato, e gli altri +di condizione più alta fossero condannati +a pene pecuniarie. Fu poi questo un +anno memorando per le imprese bellicose +dell'imperadore suddetto. Avvenne +che i Goti <span class="fnote">[Anonymus Valesian.]</span> nell'anno presente (se pur +non fu nel precedente) avendo osservata +poca guardia nella Tracia e nella Mesia +Inferiore, provincia spettanti a Licinio +Augusto, fecero colà una grande +incursione, saccheggiando e menando in +ischiavitù una gran moltitudine di gente. +Fossero costoro passati anche nelle terre +dipendenti da Costantino, o pur temendo +egli che vi passassero, nè veggendo +egli provvisione al bisogno dalla parte +di Licinio, mosse l'armi sue contra di +que' Barbari da Tessalonica; e con tal +empito giunse loro addosso, ch'ebbero +per grazia il poter impetrar da lui la +pace colla restituzion dei prigioni. Due +leggi <span class="fnote">[Lib. 1, de re militar., et lib. 1, de comment., +Cod. Theodos.]</span> da lui date sul fine di aprile, +dove parla delle scorrerie de' Barbari +e de' saccheggi familiari a quelle nazioni, +con imporre fra le altre cose gravissime +pene a chiunque tenesse mano +alle loro violenze e bottini, han fatto +credere che ne' primi mesi dell'anno +corrente succedesse questa barbarica +irruzione. Ma perciocchè Costantino o +andasse ad assalir costoro nelle giurisdizion +di Licinio, o pur vi entrasse per +necessità d'inseguirli, Licinio, in vece di +ringraziarlo pel benefizio fatto a' sudditi +suoi, con liberarli dall'oppression dei +Goti, ne fece un'amara querela, come +<span class="pagenum"><a name="Page_1157" id="Page_1157"></a>[1157]</span> +se Costantino avesse violati i patti, ed +esercitata una prepotenza nel paese non +suo. Fece quanto potè Costantino per +giustificar l'azione sua, e mostrar indiscreti +que' lamenti. A nulla giovarono le +lettere e deputazioni. Licinio non ammettendo +scuse, più che mai parlava +alto col cognato Augusto, di maniera +che Costantino, perduta la pazienza, alzò +anch'egli la testa, e non facendo frutto +le minaccie, venne in fine a guerra aperta +con esso Licinio. +</p> + +<p> +Era già assai tempo che si conoscevano +raffreddati gli animi di questi due +Augusti e cognati. Licinio, se crediamo +all'apostata Giuliano <span class="fnote">[Julian., de Caesarib.]</span>, era odiato da +Dio e dagli uomini per l'abbondanza ed +enormità de' suoi vizii. Imperocchè, +per attestato d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 9, cap. 8; et +Vita Const., lib. 1, cap. 55.]</span> e di Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>, la brutalità sua nella libidine +si tirava dietro la detestazione d'ognuno, +perchè non era sicura l'onestà di persona +alcuna o vergine o maritata, dalle +di lui violenze; nè bastando a lui di +svergognar dal suo canto le famiglie più +nobili, permetteva anche ai suoi cortigiani +di saziar, come volevano, le lor +voglie impure senza rispetto alcuno alle +case più riguardevoli. Di tutto ciò è da +credere che fosse ben mal contento +l'Augusto Costantino, da che a lui avea +conceduta Costanza sua sorella in moglie. +Superiore nulladimeno alla di lui +sfrenata libidine era l'avarizia, febbre +sua oltre modo cocente. Da questa provenne +un'infinità di mali, perchè per +adunar danari s'inventavano ogni dì +nuovi pretesti; e gran disavventura si +riputava allora l'essere facoltoso, perchè +non mancavano mai accusatori e +delitti da gastigare, cioè da spogliare +gl'innocenti de' loro beni. Non mancavano +già aggravii reali e personali ai popoli; +ma Licinio sapea far ben crescere +questa gravosa mercatanzia, coll'inventar +<span class="pagenum"><a name="Page_1158" id="Page_1158"></a>[1158]</span> +nuovi estimi, e far trovare più +campi dove non erano, e far risuscitare +chi da gran tempo più non si contava +tra i vivi. Seppe anche trovar la sua +avarizia delle insolite gravezze per cavar +dai testamenti e dai maritaggi grosse +somme di danaro. E pure con tutto il +suo succiar continuamente il sangue +de' suoi popoli, ed ammassar tesori, il +bello era che tutto dì egli si lagnava di +essere poverissimo e miserabile, come +in fatti son tutti gli avari, i quali non +godono quel che hanno, e muoiono sol +di voglia di quel che non hanno. Osservavasi +oltre a ciò in lui un'esecrabile +crudeltà, col non volere che alcuno assistesse +ai prigioni, sotto pena d'essere +cacciato nelle medesime carceri, e proibendo +l'aver compassione d'essi, e il +somministrar da mangiare a chi si moriva +di fame, facendo con ciò diventare +un delitto le opere della misericordia. +Se un principe tale fosse amato da' sudditi +suoi, non occorre ch'io lo ricordi +ai lettori. Tutto il rovescio era l'Augusto +Costantino, di modo che Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 1, cap. 49.]</span>, +scrittore che fioriva in questi tempi, ebbe +a dire che l'imperio romano, diviso allora +fra questi due principi, parea simile +al dì e alla notte. La parte di Costantino, +cioè l'Occidente, compariva un bel giorno +sereno; ma l'Oriente, dominato da +Licinio, si poteva affatto assomigliare +alla notte. +</p> + +<p> +Ma ciò che maggiormente a Costantino +riuscì dispiacevole, e da non sofferire +nell'indegno suo cognato Licinio, fu la +persecuzione da lui mossa contra dei +Cristiani, il numero de' quali nelle provincie +dell'Asia e dell'Egitto di gran +lunga a proporzione superava quei dell'Occidente. +Già dicemmo ch'egli cacciò +di sua corte chiunque professava la religione +cristiana. Ordinò poscia che i +vescovi non potessero celebrar concilio +alcuno; che il popolo cristiano non potesse +raccogliersi nelle chiese per fare le +sue divozioni, ma che loro fosse lecito +<span class="pagenum"><a name="Page_1159" id="Page_1159"></a>[1159]</span> +solamente a cielo aperto: perchè si figurava +che le loro orazioni avessero per +iscopo la salute e felicità di Costantino, +e non già la sua, e che tramassero +sempre delle congiure contra di lui. Fece +inoltre cassare chiunque de' soldati non +sagrificava agl'idoli; cacciò in esilio i +nobili professanti la legge di Cristo; e +passò in fine a minacciar la morte a +chiunque abbracciasse questa santa religione <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 2, cap. 3 et seq.]</span>. +Ma perciocchè la paura che +egli aveva di Costantino il riteneva dal +muovere una pubblica persecuzione contra +de' Cristiani, prese a farla il più +cautamente o segretamente che poteva, +con insidie e calunnie, le quali costarono +la vita a molti innocenti vescovi, e +l'atterramento di non poche chiese in +Amasia ed in altre città, senza volersi +riflettere all'infausto fine di tanti suoi +predecessori, persecutori della Chiesa di +Dio. Tutto questo non poteva se non +dispiacere al piissimo Costantino, perchè +contrario agli editti concordemente pubblicati +in favor della religione cristiana, +ed insieme ai patti della pace stipulata +dopo la battaglia di Cibala; e tanto più +che ciò parea fatto per far dispetto ad +esso Augusto, professore e protettore di +questa religione. Perciò a questi dissapori +aggiunto l'altro che di sopra accennai +della guerra coi Goti, si venne +all'armi, ed ognun degli Augusti gran +preparamento fece per terra e per mare. +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 22.]</span> minutamente descrive la flotta +allestita da Licinio consistente in trecentocinquanta +galee raccolte dall'Egitto, +Fenicia, Cipro, Bitinia ed altri luoghi, e in +quasi centocinquanta mila fanti, e quindici +mila cavalli cavati dalla Frigia e Cappadocia. +Costantino, all'incontro, unì dugento +grossi legni, due mila altri da carico, +cento venti mila pedoni, con circa dieci +mila cavalli. Che nel di lui esercito si +contassero moltissimi Goti ausiliarii, lo +abbiamo da Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Getic.]</span>. Venne Licinio +<span class="pagenum"><a name="Page_1160" id="Page_1160"></a>[1160]</span> +a postarsi ad Andrinopoli con tutte le sue +forze. Costantino anch'egli marciò da +Tessalonica a quella volta colle sue, +menando seco non già de' maghi, indovini +ed altri ciurmatori, come facea Licinio, +ma dei santi vescovi e ministri della +Chiesa, perchè delle orazioni loro più +che mai avea allora bisogno, e in queste +più che nelle armi metteva la sua fidanza. +Per lo contrario strideva Licinio +a tutto pasto della divozione di Costantino +e de' suoi cherici; e perchè a lui i +suoi falsi aruspici e sacerdoti promettevano +senza fallo vittorie, tutto altero e +coraggioso si dispose alla pugna. Ma +prima fece di molti sagrifizii in un sacro +bosco ai suoi idoli, e tenne un ragionamento +ai suoi cortigiani, proponendo +che si vedrebbe ora chi avesse più forza, +o tanti antichi suoi dii, o pure il nuovo +e vergognoso Dio di Costantino. +</p> + +<p> +Stettero qualche dì le due armate a +vista, ma separate dal fiume Ebro nella +Tracia. Costantino, impaziente di venir +alle mani, finse di voler gittare un ponte +ad un passo stretto con preparar gran +copia di materiali <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 22.]</span>; ma un dì condotta +seco parte dell'esercito suo, passando +per mezzo ad una folta selva, +andò a trovar un guado dianzi adocchiato +in quel fiume. Passò egli arditamente +con soli dodici cavalieri, ed immantinente +si scagliò contro i primi delle +guardie nemiche ivi esistenti, che sbalordite +per l'impensato assalto, parte restarono +trucidate, parte diedero alle gambe. +Ebbe con ciò comodo la di lui armata di +passar tutta di là dal fiume; e in quello +stesso giorno, come sembra indicare lo +storico Zosimo, o pure in altro dì, egli è +fuor di dubbio che si venne dipoi ad una +giornata campale. Secondo il calendario +del Bucherio <span class="fnote">[Bucher., de Cyclo.]</span>, nel dì 3 di luglio accadde +quel memorabil e sanguinoso conflitto, in +cui il segnale dato ai soldati dalla parte di +Costantino fu <i>Dio Salvator nostro</i> <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constan., lib. 2, cap. 6.]</span>, e +<span class="pagenum"><a name="Page_1161" id="Page_1161"></a>[1161]</span> +coll'aiuto d'esso il pio Augusto riportò +in fine una segnalata vittoria. Ci assicura +Eusebio d'aver inteso dalla bocca del +medesimo imperadore, che cinquanta +delle sue guardie, tutti cristiani, furono +scelti per portare l'insegna della Croce +santa per mezzo l'esercito suo, e che dovunque +compariva questa sacra bandiera, +restavano sbaragliati i nemici. Trentaquattro +mila persone rimasero estinte sul +campo, la maggior parte di quei di Licinio, +e molti con arrendersi salvarono le vite. +Lo stesso Costantino che si cacciò anche +egli nella mischia, ne riportò una lieve ferita. +Verso la sera furono presi gli alloggiamenti +nemici, e nel dì seguente essendosi +trovati più branchi di soldati fuggiti di +Licinio qua e là sparsi, parte volontariamente +venne all'ubbidienza di Costantino, +e parte ostinata fu messa a filo di spada. +Raccomandatosi alle gambe d'un poderoso +destriero fuggì Licinio a Bisanzio: e quivi +si afforzò per sostenere un assedio <span class="fnote">[Anonym. Valesianus. Zosim., lib. 2, cap. 23.]</span>, +confidato spezialmente nella flotta sua, +comandata da Abanto, ossia da Amando, +uffiziale di molta sperienza e valore. Ma +lento non fu il vittorioso Costantino ad +inseguire co' suoi il fuggitivo nemico, e +ad imprendere l'assedio di Bisanzio. +Conoscendo poi l'impossibilità di riuscir +nell'impresa, finchè l'armata navale di +Licinio mantenesse la comunicazion dell'Asia +con quella città; ordinò a Crispo +Cesare suo figliuolo di far vela colla sua +flotta, per venire a nuova battaglia in +mare. Trovaronsi a fronte le due armate +navali nello stretto di Gallipoli; quella +di Licinio era composta di dugento navi; +e i capitani di Costantino ne scelsero +solamente ottanta delle meglio corredate +e più forti. Derideva Abanto, generale +di Licinio, il poco numero dei legni nemici, +e si credeva d'ingoiarli col tanto +superiore de' suoi; ma alle pruove si trovò +ingannato. Con ordine procedevano +quei di Costantino alla pugna; senza ordine +gli altri; e la moltitudine di tante +navi non servì loro se non d'imbroglio, +<span class="pagenum"><a name="Page_1162" id="Page_1162"></a>[1162]</span> +perchè urtandosi nel sito stretto l'una +con l'altra, cagion fu che molte d'esse +coi soldati e marinari perissero. La notte +separò la zuffa. Fatto poi giorno, pensava +Abanto di venire al secondo combattimento, +quando levatosi un vento +furioso spinse la di lui flotta con tal empito +ne' sassi e lidi dell'Asia, che perirono +cento e trenta delle sue navi e circa +cinque mila de' suoi soldati, combattendo +in questa maniera Dio contra di chi era +nemico del suo nome <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 10, cap. 9.]</span>. Se ne fuggì +Abanto, e lasciò aperto il varco alla flotta +di Costantino, se voleva inoltrarsi e +passare anch'essa ad assediar Bisanzio +per mare. +</p> + +<p> +Ma Licinio, ravvisato il pericolo, colle +migliori sue milizie e coi tesori si +ritirò, e andò a piantarsi in Calcedonia +dell'Asia, con isperanza di rimettere in +piedi una nuova armata, e di trovare in +altri incontri più propizia la sorte. Aveva +egli stando in Bisanzio, secondo l'Anonimo +del Valesio, dichiarato Cesare <span class="fnote">[Anonymus Valesianus. Aurel. Victor, in +Epitome.]</span> +<i>Martiniano</i> sopraintendente a tutti gli uffiziali +della sua corte, per valersi di +questo campione a riparar le sue perdite. +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 25.]</span> e l'altro Vittore <span class="fnote">[Victor, de Caesarib.]</span> scrivono +che tal determinazione fu da lui presa, +dappoichè si fu ritirato a Calcedonia. +Abbiamo medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, dove il troviamo +appellato <i>Marco Martiniano</i>, e decorato, +non solamente del titolo di <i>Cesare</i>, ma +anche d'<i>Augusto</i>: il che discordando dagli +antichi storici ci può far giustamente +dubitar d'impostura in quelle medaglie; +giacchè (convien pure ripeterlo) non +sono mancati ne' due ultimi secoli fabbricatori +d'iscrizioni e medaglie, rivolti +a far mercato della curiosità degli eruditi. +Fu spedito Marciniano a Lampsaco +per impedire il passaggio della flotta di +Costantino; ma l'assennato e prode Augusto, +in vece di valersi delle navi grosse +<span class="pagenum"><a name="Page_1163" id="Page_1163"></a>[1163]</span> +da carico, si servì di alcune centinaia di +barchette, ed empiutele di soldatesche, +felicemente le fece passar lo Stretto, e +andò a sbarcar nella Bitinia circa trenta +miglia lungi da Calcedonia, dove soggiornava +Licinio. Benchè Costantino desse +tanto tempo al cognato da ravvedersi e +da chiedere pace, egli non si era saputo +fin qui umiliare; perchè tante volte ingannato +dai suoi falsi dii e sacerdoti, +pure cercava dei nuovi dii che gli recassero +aiuto: laddove Costantino non di +altro si fidava che della protezione del +vero Dio, e a lui continuamente ricorreva +con preghiere. Contuttociò si raccoglie +da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Costantini, lib. 2, cap. 15.]</span> che qualche trattato +e concordia seguì fra loro; ma non sincera +dalla parte di Licinio, il quale cercò +in questa maniera di addormentar Costantino, +per unire intanto una poderosa +armata. Non furono occulti i di lui disegni, +e si venne a scoprire ch'egli da +tutte le nazioni barbare cercava soccorsi, +ed in fatti ottenne un grosso rinforzo +dai Goti: il perchè Costantino determinò +di schiacciar la testa, se poteva, a questo +serpente, con venire ad una nuova battaglia, +se pur non fu lo stesso Licinio il +primo a volerla, siccome risulta da Eusebio. +Abbiamo da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 26.]</span>, che nell'armata +di Licinio si contavano cento +trenta mila combattenti, avendo egli richiamato +Martiniano da Lampsaco colle +milizie inviate colà. Con quanta gente +procedesse a quel fatto d'armi Costantino, +nol sappiamo. Si venne alle mani. +Licinio facea portar fra le schiere le statue +de' suoi falsi dii per incoraggiare i +suoi. Le insegne di Costantino colla croce +quelle erano che promettevano sicura +vittoria a lui: e così fu. S'affrontarono +le armate a Crisopoli <span class="fnote">[Anonym. Valesianus.]</span> in poca distanza +da Calcedonia nel dì 18 di settembre; +andò in rotta ben presto quella di Licinio; +e tale strage ne fu fatta, che Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 26.]</span> +<span class="pagenum"><a name="Page_1164" id="Page_1164"></a>[1164]</span> +giunse ad aprir ben la bocca con +dire, esservi periti cento mila de' suoi. +Ma più sicuro sarà l'attenersi all'Anonimo +di Valesio, che mette solamente +venticinque mila stesi morti sul campo. +Questa insigne vittoria si tirò dietro la +presa di Bisanzio, e poi di Calcedonia. +</p> + +<p> +Ritirossi <i>Licinio</i> con que' pochi che +potè raunare a Nicomedia; ma incalzato +dall'armi vittoriose di Costantino, senza +dimora assediato in quella città, altro +scampo non ebbe che d'inviar supplichevole +Costanza sua moglie al fratello +Costantino. Andò essa, ed ottenne salva +la vita al consorte. Venne poscia il medesimo +Licinio nel campo a' piedi di +Costantino, in cui mano rimise la porpora +imperiale; riconobbe lui per suo signore +ed imperadore, ed umilmente dimandò +perdono delle cose passate. Costantino +il tenne seco a tavola, poscia il mandò +come in luogo di rilegazione a Tessalonica, +essendosi, per quanto scrive Zosimo, +obbligato con giuramento alla sorella di +conservargli la vita. Per conto di <i>Martiniano +Cesare</i>, Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> e Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib 2, cap. 28.]</span> +scrivono che per ordine di Costantino +dalle guardie fu immediatamente +tagliato a pezzi. L'Anonimo Valesiano +vuol che per allora gli fosse lasciata la +vita, ma questa dopo qualche tempo +tolta gli fu nella Cappadocia. Così il +giovane <i>Licinio</i>, nipote di Costantino, +perchè figliuolo di Costanza sua sorella, +e di pochi anni di età, se crediamo a +Teofane <span class="fnote">[Theophan., Chronographia.]</span>, restò spogliato della porpora +e del titolo di Cesare; ma dopo tre anni, +siccome vedremo, anch'egli fu ucciso. +Alcune medaglie presso il Du-Cange <span class="fnote">[Du-Cange, Hist. Byz.]</span> +ed altri, cel rappresentano <i>Cesare</i> anche +dipoi; ma della legittimità d'esse noi non +siamo bastevolmente sicuri; e certo poco +verisimile si scorge che a lui fosse lasciato +un titolo di tanto decoro. Che a +<span class="pagenum"><a name="Page_1165" id="Page_1165"></a>[1165]</span> +molti ancora de' ministri ed uffiziali di +Licinio, principali in addietro persecutori +dei cristiani, fosse reciso il capo, +non dimenticò di dirlo Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 2, cap. 18.]</span>. Per +tali vittorie in pochissimo tempo tutte le +provincie romane dell'Oriente coll'Egitto +vennero all'ubbidienza di Costantino: +con che l'antico romano imperio, +dopo tante divisioni e vicende, si vide +totalmente riunito sotto la signoria di +un solo Augusto. E tutto ciò nell'anno +presente 323, giacchè non pare sussistente +l'opinione del Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, che vuol +cominciata in questo e terminata nell'anno +seguente la guerra suddetta. Che +i popoli dell'Oriente, liberati dal pesante +giogo di Licinio, si rallegrassero di tal +mutazione, e che anche i pagani romani +giubilassero al mirar saldate tante piaghe +del loro imperio, si può facilmente immaginare. +Ma non è già l'esprimere la +allegrezza degl'innumerabili cristiani, +sparsi per tutte le terre d'esso imperio, +in vedere vittoriosa la Croce di tanti +suoi nemici, e divenuto padrone di sì +vasta monarchia un adoratore della medesima. +Nè già tardò Costantino a liberar +dalle carceri, a richiamar dall'esilio e +dai metalli, e a rimettere in possesso dei +lor beni, tanti d'essi cristiani che aveane +provata la persecuzion di Licinio. Ed +a coloro che, per esser seguaci di Cristo, +era stato tolto il cingolo militare, fu permesso +il rientrar, se volevano, nell'onore +della milizia. +</p> + +<p> +Intorno a questi tempi venne a mettersi +sotto la protezione dell'Augusto +Costantino, <i>Ormisda</i> figlio primogenito di +Ormisda II, re della Persia. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 27.]</span> +è quello che ci ha conservati gli avvenimenti +di questo principe. Perchè nel +giorno natalizio del re suo padre i grandi +non gli fecero quell'onore che era +dovuto ad un principe ereditario, il giovane +si lasciò scappar di bocca, che se +arrivava alla corona, voleva far loro +<span class="pagenum"><a name="Page_1166" id="Page_1166"></a>[1166]</span> +provare le sorte di Marsia. Non intesero +quei magnati allora che volesse ciò dire; +ma informati dipoi da un Persiano stato +nella Frigia, significar ciò che sarebbono +scorticati vivi, se la legarono al dito. Venuto +dunque a morte il re suo padre, +quando Ormisda si pensava di succedergli, +scoppiò la congiura de' grandi, che +lui preso confinarono in un castello, con +crear poscia re <i>Sapore</i>, suo fratello minore. +Questi, se vogliam credere ad Agatia <span class="fnote">[Agathias, Histor.]</span>, +non era per anche nato; ma perchè +la regina si trovava incinta, e i magi +predicevano che nascerebbe un maschio, +i Persiani misero la tiara, ossia la corona +sul ventre della madre, che in fatti +partorì un fanciullo. Ma dopo qualche +tempo l'industriosa moglie d'Ormisda +trovò la maniera di liberarlo, inviandogli, +per mezzo di un fidato eunuco, un +grosso pesce, nel cui ventre stava nascosa +una lima, e facendogli sapere di mangiarne, +allorchè niun fosse presente, e +di valersi del ventre di quel pesce. Nello +stesso tempo inviò gran copia di vivande +e di vini ai guardiani delle carceri, i quali +abborracchiati ben bene, ne rimasero +tutti ubbriachi. Allora il prigioniero +Ormisda, aperto il pesce e trovata la +lima, segò i ceppi, e per mezzo de' balordi +custodi uscì fuori, e si rifugiò nella +Armenia. Quivi fu ben ricevuto da quel +re suo amico, e con una scorta inviato +a Costantino, che l'accolse con onore, +e trattollo sempre da par suo colla moglie, +a lui, secondo Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, rimandata +dai Persiani. Ma Costantino niun +altro impegno volle mai prendere in favore +di lui. Attesta Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 16, cap. 10.]</span> che in +molta considerazione fu esso Ormisda +anche sotto Costanzo Augusto per la sua +saviezza. Allorchè esso Costanzo, nell'anno +di Cristo 356, fu a Roma, in osservare +la mirabil piazza di Traiano, e +la suntuosa statua a cavallo del medesimo +Augusto, disse ad Ormisda, di voler +<span class="pagenum"><a name="Page_1167" id="Page_1167"></a>[1167]</span> +fare per sè una somigliante cavallo. Gli +rispose Ormisda: <i>Signore, fate prima una +stalla uguale a questa, se potete, acciocchè +vi stia bene il cavallo che pensate +di fare</i>. Interrogato ancora del suo +sentimento intorno alle grandiosità e +alle mirabili cose di Roma rispose: <i>Solamente +essergli piaciuto</i> (vi ha chi crede +che dicesse <i>dispiaciuto</i>) <i>d'aver imparato +che anche in Roma gli uomini +morivano</i>. Benchè ci sieno delle dispute +fra gli eruditi <span class="fnote">[Gothofredus, Valesius, Pagius, Tillemont +et alii.]</span> intorno al tempo, in +cui Costanzo, secondo figliuolo di Costantino +Augusto e di Fausta, fu creato +<i>Cesare</i> dal padre: pure sembra opinione +più ricevuta il credere che in quest'anno +nel dì 3 di novembre fosse a lui conferita +quella dignità <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Chron. Alexandrinum. +Pagius, Critic. Baron.]</span>. Era egli in età di +sei o sette anni, perchè nato nell'agosto +dell'anno 317. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXIV" id="CCCXXIV"></a>CCCXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 11.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 18.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Giulio Crispo Cesare</span> per la terza +volta, e <span class="sc">Flavio Valerio Costantino +Cesare</span> per la terza. +</p> + +<p> +Prefetto di Roma nel Catalogo del +Cuspiniano, ossia del Bucherio, continuò +ad essere nell'anno presente <i>Lucerio</i> +ossia <i>Lucerio Valerio Verino</i>. Secondo +l'asserzione d'Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, che mette in +un anno la totale sconfitta di Licinio, e +nel seguente la di lui morte, dovrebbe +Licinio, coerentemente a quanto s'è detto +di sopra, essere giunto nel presente +al fine de' suoi giorni. Il Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad hunc annum et seq.]</span>, che +pretese atterrato Licinio solamente nell'anno +corrente, differisce la di lui morte +al seguente. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, dopo aver +<span class="pagenum"><a name="Page_1168" id="Page_1168"></a>[1168]</span> +detto che Costanzo fu creato <i>Cesare</i> (il +che anche da esso padre Pagi vien riferito +all'anno 323), seguita a narrar la +morte d'esso Licinio. Quello intanto che +non cade in controversia, si è che mentre +Licinio inviato a soggiornare in Tessalonica, +dove si può credere che godesse +libertà e buon trattamento, quivi per +ordine di Costantino fu strangolato. Non +solamente Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 28.]</span> ed Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span> +autori pagani, ma anche Eusebio nella +sua Cronica (se pur non è san Girolamo +traduttore della medesima) chiaramente +dicono che Costantino, in torgli la vita, +mancò alla promessa e al giuramento +da lui fatto a Costanza, sua sorella e di +lui moglie, di lasciarlo in vita. E Zosimo, +autore per altro di umore alterato contro +le azioni di questo invitto principe, +aggiunge che non era in lui cosa insolita +il violar la parola e i giuramenti. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Vita Const., lib. 2, cap. 48.]</span>, +nella vita di esso Costantino, altro +non dice, se non che Licinio dal consiglio +di guerra fu giudicato degno di +non più vivere. E l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus.]</span> +pare che scriva, avere i soldati in +un tumulto dimandata la di lui morte, e +che vi acconsentisse Costantino per tema +ch'egli, imitando Massimiano Erculio, un +qualche dì ripigliasse la porpora. Quel +solo che può sembrar più verisimile, si è +il dirsi da Socrate <span class="fnote">[Socrat., Hist. Eccl., lib. 1, cap. 4.]</span>, che egli tolto fu +dal mondo perchè sollecitava i Barbari +in suo favore. Qualche movimento d'essi +in questi tempi probabilmente fece sospettare +che avesse origine dai segreti +impulsi di Licinio, e però piombò sopra +di lui la sentenza di morte, arrivando +anch'egli, per giusto giudizio di Dio, al +fine di tanti altri persecutori della santa +ed innocente religione di Cristo. Furono +perciò cassati i decreti ed altri atti di +Licinio, fatti durante la di lui tirannia. +Poche sono le leggi di Costantino sotto +<span class="pagenum"><a name="Page_1169" id="Page_1169"></a>[1169]</span> +l'anno presente, e queste cel fanno vedere +in Sirmio e Tessalonica. Nè apparenza +alcuna ci è ch'egli venisse a Roma, +come s'avvisò il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., Annal. Eccl.]</span>, +il quale racconta succeduto in quella gran +città il battesimo d'esso Augusto, la sontuosa +donazione che si pretende da lui +fatta alla Chiesa romana, la lepra del +medesimo, con altri assai strepitosi avvenimenti. +Niuno v'ha oggi dei letterati +che non conosca essere tai fatti invenzioni +favolose de' secoli posteriori, nè io +mi fermerò punto ad esporne la falsità, +perchè superfluo sarebbe il dirne di più. +Quel sì che può appartenere all'anno +presente, si è la premura del piissimo +Costantino per soffocare la già insorta +eresia d'Ario contraria alla divinità del +nostro Signor Gesù Cristo. Gran tumulto +per questa bolliva in Egitto e nei paesi +circonvicini; ed Alessandro vescovo santo +di Alessandria avea già scomunicato +l'ostinato eresiarca. Maraviglia è che +Costantino solamente catecumeno allora +nella fede di Cristo, dopo aver vedute le +dissensioni de' cristiani nell'Africa per +la petulanza de' Donatisti senza poterle +acquetare, trovando nato anche un più +fiero scisma per cagion d'Ario, non si +scandalizzasse e formasse cattiva opinion +de' cristiani. Ma il saggio Augusto, ben +riflettendo questi non essere mali o difetti +della religione in sè santissima, ma +bensì dei mortali troppo esposti al furor +delle passioni; e sentendosi ben radicato +nell'amore d'essa religione, concepì anzi +uno zelo grande per ismorzar quell'incendio. +Perciò da Nicomedia spedì un +suo fedel deputato ad Alessandria, che si +crede essere stato Osio, insigne vescovo +di Cordova, per mettere la pace fra Alessandro +ed Ario. Bellissima è la lettera +da lui scritta in questa occasione, rapportata +da Eusebio Cesariense, se non +che egli si mostra in essa poco conoscente +della controversia de' cattolici +con Ario, perchè probabilmente mal informato +da Eusebio vescovo di Nicomedia, +<span class="pagenum"><a name="Page_1170" id="Page_1170"></a>[1170]</span> +gran protettore del medesimo Ario, +e sommo imbroglione, il quale si era, +non ostante i suoi demeriti, introdotto +forte nella corte dell'imperadore. Venuta +dipoi una sincera informazione del fatto, +scrisse egli un'altra lettera piena di zelo +contra dell'eresiarca. Ma indarno la +scrisse. Chiaritosi dipoi che non v'era +mezzo per mettere in dovere l'orgoglioso +Ario, perchè assistito e fomentato da +varii vescovi suoi partigiani, non potè +lo zelantissimo principe ritener le lagrime, +e ricorse poi al ripiego di far celebrar +per questa causa nell'anno seguente +il famoso concilio di Nicea, di cui parleremo. +Credono il Baronio <span class="fnote">[Baron., Annal. Eccl.]</span> e il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> +che in questi tempi avvenisse +ciò che racconta s. Giovanni Grisostomo +detto da san Flaviano a Teodosio Augusto. +Cioè che avendo i furiosi Ariani in +Egitto scoperto l'Augusto Costantino contrario +all'empia loro opinione, sfogarono +la loro rabbia contra delle di lui statue, +sfregiandole con una pioggia di sassate. +Saputo che l'ebbe, non se ne alterò punto +il magnanimo imperadore; e perchè i +suoi cortigiani pur lo instigavano a farne +vendetta, si mise la mano al volto, e tastatoselo, +sorridendo poi disse che non +si sentiva ferita alcuna: il che fece ammutolire +gli adulatori consiglieri. +</p> + +<p> +Benchè poi, per quanto ho detto, poche +leggi si riconoscano date nell'anno +presente da Costantino, pure Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Vit. Constant., lib. 2, c. 19. Idem, +Hist. Eccles., lib. 9, cap. 9.]</span> +si stende a raccontar varie nobilissime +di lui azioni e costituzioni fatte, dappoichè +colla caduta di Licinio egli ebbe uniti gli +imperii d'Occidente e d'Oriente, tutte in +favore del pubblico e della professata da +lui religione di Cristo. Molte furono le +provvisioni da lui fatte per rimettere la +felicità nelle conquistate provincie dell'Oriente +e dell'Egitto, diffondendo spezialmente +le rugiade della sua munificenza +sopra que' popoli cotanto in addietro +<span class="pagenum"><a name="Page_1171" id="Page_1171"></a>[1171]</span> +estenuati dalle estorsioni di Licinio: di +modo che a tutti parve di rinascere da +morte a vita, e sembrava loro un miracolo +tanta mutazione di cose. Ma quello, +a che maggiormente si applicò il piissimo +imperadore, fu di favorire i cristiani, e +di dilatare la loro religione, scorgendo +provenuto dalla santità e verità di essa il +conseguimento di tante sue vittorie, e +l'abbassamento di qualsivoglia persecutore +della medesima. Leggesi presso Eusebio +l'ampio editto da lui pubblicato +per i cristiani in addietro oppressi, e per +la ristituzion delle chiese e dei loro beni. +Poscia, per promuovere la cristiana religione, +diede fuori altre leggi di gran forza +contro dei professori del paganesimo <span class="fnote">[Euseb., Vit. Constant., lib. 2, cap. 44.]</span>, +con esortar ognuno, ma senza forzare +alcuno, ad abbracciar il culto del +vero Dio. Cominciò ad inviar nelle provincie +governatori per lo più cristiani, o +se pur gentili, loro era vietato di sacrificare +e di far alcun'altra azione d'idolatria, +affinchè le persone tuttavia dedite +agl'idoli si disavvezzassero dal prestar +loro onore e fede. Ordinò che si ristabilissero +le chiese già abbattute, che se ne +fabbricassero dell'altre e più magnifiche, +sperando di vedere un dì tutti i suoi sudditi +adoratori di Gesù Cristo, e volle che +l'erario suo soccombesse a tutte le occorrenti +spese. Abbiamo inoltre un editto +composto da lui stesso in latino, e tradotto +in greco da Eusebio, in cui, deplorando +la cecità dei suoi predecessori nell'adorare +i falsi dii, esorta in forma patetica +tutti i sudditi suoi a riconoscere e +venerare Iddio creatore del mondo, notando +che già in qualche paese erano +stati aboliti gl'idoli, ed interamente cessato +il sacrilego lor culto: del che sommo +piacere egli sentiva. Proibì ancora le imposture +degli aruspici e di altri indovini +della setta gentile, meritando ben più fede +Eusebio storico contemporaneo, che +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 29.]</span> gentile, vivuto quasi un secolo +dopo, il quale spaccia Costantino +<span class="pagenum"><a name="Page_1172" id="Page_1172"></a>[1172]</span> +come tuttavia attaccato a quegl'ingannatori, +e come seguace delle superstizioni +pagane. Che questo zelantissimo imperadore +giugnesse anche a far serrare i +templi e spezzare gl'idoli in molti paesi, +l'abbiamo dal suddetto Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Vit. Const., lib. 2, c. 48.]</span>; ma +di questo tornerà occasion di parlare; +perciocchè non nel solo anno presente, +ma in altri susseguenti andò sempre più +crescendo lo zelo di questo insigne Augusto +per isbarbicare la gramigna de' pagani: +cosa nondimeno da lui eseguita con +destrezza, affinchè non nascessero sedizioni, +e chiunque voleva ridursi alla vera +religione, spontaneamente e non per forza +lo facesse. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXV" id="CCCXXV"></a>CCCXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 12.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 19.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Paolino</span> e <span class="sc">Giuliano</span>. +</p> + +<p> +Intorno ai nomi di questi due consoli +molta disputa è stata fra gli eruditi <span class="fnote">[Panvinius. Du-Cange. Pagius. Relandus. +Tillemont.]</span>, +ma senza che si possa conchiudere +cosa alcuna; e però non ho io voluto +esporre se non l'ultimo loro sicuro cognome, +per cui erano comunemente conosciuti. +Non è inverisimile che amendue +fossero della famiglia <i>Anicia</i>. Dal dì 4 +di gennaio probabilmente sino al dì 3 di +novembre dell'anno seguente la prefettura +di Roma fu esercitata da <i>Acilio Severo</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.]</span>. +Famosissimo riuscì dipoi l'anno +presente per la celebrazione del sacro +concilio di Nicea, primo dei concilii generali, +dove intervennero trecento e dieciotto +vescovi, da' quali concordemente +fulminati furono gli anatemi contra dell'ostinato +Ario e della sua pestilente +eresia. Non si può dire abbastanza quanto +sfavillasse l'ardore dell'ottimo Augusto +Costantino per la purità della dottrina +della Chiesa di Dio e per l'unione della +<span class="pagenum"><a name="Page_1173" id="Page_1173"></a>[1173]</span> +medesima. Egli fu che promosse quella +non mai veduta in addietro memorabil +assemblea di prelati, secondato in ciò +anche dalle premure del santo pontefice +Silvestro. Assistè egli medesimo a quell'augusta +raunanza, ed ebbe parte a tutto +ciò che vi si fece, ma con far sempre +ammirare la sua umiltà, e un gran rispetto +ai vescovi, riconosciuti da lui per +giudici di tali controversie. Di più non +ne dico io, perchè intorno a questo è da +consultare la storia ecclesiastica. Terminato +poi il concilio, ancorchè Eusebio +vescovo di Nicomedia, e Teognide vescovo +di Nicea godessero dianzi non poco +della grazia sua, pure perchè non si +acquetavano alle decisioni sacrosante del +medesimo concilio, e continuavano a sostenere +l'empietà di Ario, li mandò in +esilio. Per tanti capi sarà sempre in benedizione +nella cristianità la memoria di +Costantino il Grande; ma egli spezialmente +per cagione di questo importantissimo +concilio si meritò una particolar venerazione +presso tutti i cattolici. Basta leggere +le Storie di Eusebio e di Socrate e gli Atti +del concilio suddetto per conoscere +qual fosse in tal occasione il fervore di +questo gran principe nel culto e nell'amore +della santa religione di Cristo. E però +torno a dire, essere una marcia bugia +quella di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, c. 29.]</span> scrittore pagano, il +quale circa cento anni dipoi fiorì, allorchè +scrisse che Costantino, anche dopo +la caduta di Licinio, continuò a seguitar +il culto de' gentili, e a valersi degli aruspici +ed indovini del paganesimo, con +abbracciar il Cristianesimo solamente +dopo la morte del figlio e della moglie. +Da troppe prove si vede smentito un tal +racconto, nè occorre fermarsi a confutarlo. +Gli spettacoli de' gladiatori fin +qui erano stati le delizie del popolo romano, +anzi di tutti i popoli del romano +imperio, benchè dappertutto non si facessero, +perchè costavano troppo. Al +mirare quegl'infami combattenti, che +<span class="pagenum"><a name="Page_1174" id="Page_1174"></a>[1174]</span> +l'un l'altro ferivano, o scannavano solamente +per vile interesse, giubilavano gli +spettatori, applaudendo alla destrezza ed +agilità degli uni, senza punto compassionare +il sangue e la morte degli altri. Ora +Costantino, illuminato dai documenti della +legge di Cristo, ravvisata la deformità +e barbarie di que' giuochi, pieno di giusto +zelo, con suo editto <span class="fnote">[L. 1, de Gladiator., Cod. Theodos.]</span>, mentre dimorava in +Berito, nel dì primo di ottobre, li +vietò da lì innanzi sotto rigorose pene. +Pretese il Gotofredo che quella legge fosse +solamente locale, nè si stendesse per +tutto il romano imperio; e non per +altro, se non perchè sotto i successori +di Costantino s'incontrano nè più nè meno +gli spettacoli de' gladiatori <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., Tom. III, in fine.]</span>. Credo io +di avere abbastanza dimostrato, massimamente +coll'autorità di Eusebio, che veramente +fu universale quel divieto di Costantino, +ancorchè i di lui figliuoli non +sapessero poi sostenerlo: tanto erano +impazziti i pagani dietro a que' barbarici +e sanguinarii giuochi. All'anno presente +ancora appartiene un'altra legge <span class="fnote">[L. 1, de Usuris, Cod. Theodos.]</span> di +Costantino, data nel dì 17 di aprile intorno +alle usure. Erano queste a dismisura +cresciute, perchè, secondo le leggi +romane, non era proibito il cavar frutto +dai prestiti, e perciò abbondavano allora +i prestatori. Secondo l'opinione del Gotofredo, +Costantino ridusse, per conto dei +danari prestati, il frutto al dodici per +cento, cioè a pagare l'uno per cento +ogni mese; e, per quel che riguarda i naturali +prestati, come sarebbe il grano, +permise che il frutto d'ogni anno uguagliasse +il capitale. Le leggi del Vangelo +corressero dipoi sì fatte usure, e ne moderarono +l'esorbitanza con lodevoli provvisioni. +Possono vedersi nel codice Teodosiano +altre leggi del medesimo Augusto, +tutte correttrici degli abusi d'allora, +o pure testimoni della di lui munificenza +verso le chiese e verso le vergini sacre +e le povere vedove, alle quali assegnò +<span class="pagenum"><a name="Page_1175" id="Page_1175"></a>[1175]</span> +un'annua prestazione di grano. Nobilissimo +del pari fu un suo editto, per cui +si mostrò pronto ad ascoltare e ricevere +le querele ed accuse d'ognuno, purchè +assistite da buone pruove, contra di tutti +gli uffiziali di corte, governatori delle +provincie ed altri pubblici ministri che +si abusassero del loro ufficio, promettendo +di punir le loro ingiustizie e frodi, +e di premiar chiunque gli scoprisse questi +traditori della giustizia e nemici del pubblico +e privato bene. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXVI" id="CCCXXVI"></a>CCCXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 13.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 20.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per +la settima volta e <span class="sc">Flavio Giulio Costanzo +Cesare</span>. +</p> + +<p> +Entrò nella prefettura di Roma <i>Anicio +Giuliano</i> nel dì 13 di novembre <span class="fnote">[Bucher., de Cyclo.]</span> +in luogo di Acilio Severo, e in quella +carica continuò egli per i due seguenti +anni. Un grande sfregio patì nell'anno +presente la riputazione di Costantino per +quelle passioni ed inganni, da' quali non +va esente quasi mai alcuno de' potentati +perchè uomini anch'essi come gli altri, +ed uomini che hanno men freno degli +altri. Prima nondimeno di palesar questo +suo trascorso, convien dire che il +vittorioso imperadore determinò in questo +anno di passare, dopo tanto tempo +di lontananza, a Roma, secondo tutte le +apparenze, per celebrar ivi i vicennali del +suo augustale imperio con più solennità. +Di febbraio noi il troviamo <span class="fnote">[Gothofr., Chron. Codic. Theodos.]</span> in Eraclea +di Tracia, nel marzo in Sirmio di +Pannonia, e nell'aprile in Aquileia. Ci +comparisce nel principio di luglio in +Milano, e nel dì 8 di luglio in Roma, +dove abbiamo da Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Euseb., in Chron.]</span> ch'egli celebrò +l'anno ventesimo del suo imperio +augustale, siccome nell'anno precedente +<span class="pagenum"><a name="Page_1176" id="Page_1176"></a>[1176]</span> +egli avea solennizzato in Nicomedia il +ventesimo del cesareo. Per quel che riferisce +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 29.]</span>, il popolo romano +con una sinfonia di maledizioni e d'ingiurie +lo accolse, non per altro, se non +perchè sempre più si accertarono ch'egli +aveva dato un calcio al culto dei loro +idoli. In fatti solito era in quelle grandi +solennità che gl'imperadori col senato, +esercito e popolo si portassero al Campidoglio, +per far ivi de' sacrifizii a Giove +Capitolino; ma nulla di ciò volle far +Costantino; e perchè si scaldarono alcuni +per l'osservanza di quel sacrilego +rito, non seppe ritenersi il pio imperadore +dal prorompere in parole di abborrimento +e sprezzo della superstizione pagana: +il che gli tirò addosso l'odio del +senato e popolo romano, costante per la +maggior parte nell'idolatria. Anzi, se +crediamo al medesimo Zosimo, l'esser +egli restato mal soddisfatto di loro fece +cader in mente il pensiero di formare +una nuova Roma, e veramente la formò +dipoi, siccome vedremo. Si vuol +nondimeno ascoltare Libanio sofista <span class="fnote">[Liban., Oration. 14 et 15.]</span>, +cioè un oratore di questo secolo, ben +più di Zosimo vicino a Costantino, allorchè +asserisce aver questo imperadore +trattato i Romani con assai dolcezza, +tuttochè le loro pasquinate e parole pungenti +paressero degne di un trattamento +diverso. Accadde un dì che, avendo egli +stesso udita una salva d'insolentissime +grida di quel popolo in dispregio suo, +dimandò ai suoi due fratelli (cioè probabilmente +a Delmazio ed Annibaliano, +o pur Costanzo) che gli stavano appresso, +cosa in tal congiuntura fosse da fare. +L'un di essi fu di parere che s'inviassero +i soldati a tagliare a pezzi que' temerarii. +L'altro rispose che così avrebbono +fatto i principi cattivi, ma che i +buoni doveano dissimulare e sofferir le +vane dicerie e scappate della plebe senza +giudizio. Se ne rise in fatti Costantino: +<span class="pagenum"><a name="Page_1177" id="Page_1177"></a>[1177]</span> +cosa che, a parer di Libanio, gli acquistò +l'affezion de' Romani. Anche Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesarib.]</span> lasciò scritto che il dolore +mostrato dal popolo romano, allorchè +questo glorioso principe venne a morte, +assai diede a conoscere ch'egli era molto +amato da essi Romani. Dopo essersi +fermato in Roma Costantino per qualche +tempo, sembra, secondo le leggi <span class="fnote">[Gothofredus, Chronolog. Cod. Theod.]</span> che +restano, aver egli di nuovo ripigliato il +cammino alla volta della Pannonia, giacchè +una sua legge di settembre è data in +Spoleti, un'altra di ottobre in Milano, +e una di dicembre in Sirmio. +</p> + +<p> +Veniamo ora al passo più degli altri +scabroso della vita di Costantino. Abbiam +più volte fatta menzione di <i>Crispo</i> suo +primogenito, partorito a lui da Minervina +sua prima moglie, già creato <i>Cesare</i>, +giovane di grande espettazione, e che +avea anche dato saggi del suo valore +nella guerra coi Franchi e con Licinio. +Questo infelice principe nell'anno presente <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, +per ordine dello stesso Augusto +suo padre, tolto fu di vita, chi dice col +veleno, e chi colla spada. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 29.]</span> +pretende succeduto così funesto avvenimento +in Roma nel tempo che vi si +trattenne Costantino; ma Ammiano Marcellino <span class="fnote">[Ammianus, lib. 14, cap. 11.]</span>, +scrittore più vicino a questi +tempi, assegna la città di Pola nell'Istria +per luogo di tal tragedia. Perchè Costantino, +principe sì saggio e clemente, e +nello stesso tempo sì crudo padre, giugnesse +a tanta severità, nol seppero dire +di certo neppure gli antichi scrittori, e +solamente a noi tramandarono i loro +sospetti. Zosimo immaginò incolpato il +misero giovane di tenere un'amicizia +illecita con Fausta Augusta sua matrigna; +o, per dir meglio, che Fausta facesse +calunniosamente credere al marito +d'essere stata tentata da questo suo +figliastro <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Altri si figurarono che la +<span class="pagenum"><a name="Page_1178" id="Page_1178"></a>[1178]</span> +medesima Augusta inventasse delle cabale +per persuadere a Costantino che il +figlio macchinasse contro la vita e lo +stato del padre <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>. Certamente i più +convengono in dire che per le accuse +della matrigna Crispo innocente perdè +la vita. E ben probabile è che quell'ambiziosa +donna, la qual già avea tre suoi +proprii figliuoli, mirasse di mal occhio il +figliastro Crispo anteposto per cagion dell'età +ai suoi fratelli, per timore ancora +che a lui solo potesse un dì pervenire +l'imperio, e però si studiasse di screditarlo +presso del padre, e le riuscisse di +precipitarlo. Ell'era figliuola di un gran +cabalista, cioè di Massimiano Erculio. +Probabilmente profittò anch'essa di +quell'indegna scuola. Comunque sia, la +morte di questo amabil nipote fu un +coltello al cuore di Elena madre dell'Augusto +Costantino, nè potea essa darsene +pace. Andò ella dipoi tanto pescando, +che dovette in fine far costare al medesimo +imperadore non men l'innocenza +di Crispo, che la malvagità e la calunnia +di Fausta sua matrigna; e vuole Filostorgio <span class="fnote">[Philostorgius, in Histor.]</span> +che si scoprisse allora, come +l'iniqua donna avea tradito il talamo +nuziale con prostituirsi a delle vili persone. +Un sicuro segnale che Costantino +la credesse rea, fu l'aver egli medesimamente +ordinato che a lei si fosse tolta +la vita: il che si crede eseguito con farla +serrare in un bagno d'acqua bollente <span class="fnote">[Zosimus. Victor. Sidonius et alii.]</span>. +Se un esecrando commercio fosse +stato fatto credere a Costantino fra +la matrigna e Crispo, contra di amendue +nello stesso tempo sarebbe caduta +la pena. Perciò l'essersi differita la morte +di Fausta rende assai verisimile che, +scoperte le sue trame ed iniquità, essa +arrivasse al meritato gastigo. Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span> +aggiugne che non si fermò qui l'ira di +Costantino, perchè egli appresso fece +<span class="pagenum"><a name="Page_1179" id="Page_1179"></a>[1179]</span> +uccidere molti de' proprii amici, o sospetti, +o complici dei delitti verisimilmente +di Fausta. +</p> + +<p> +Ora questo lagrimevole avvenimento, +di cui Eusebio non si attentò di far parola, +perchè tasto troppo delicato, non +volendo egli dispiacere ai figliuoli allora +regnanti di Fausta, certo è che diede da +mormorar non poco a' grandi e piccoli, +ed offuscò non poco la gloria di Costantino, +con esser giunto taluno <span class="fnote">[Sidonius Apollinaris, lib. 5, Epist. 8.]</span> ad assomigliare +il governo e secolo di lui a +quel di Nerone; e senza trovarsi chi +abbia saputo scusare o giustificare la +credulità soverchia, o il rigore estremo +da lui mostrato in tal occasione. Perciò +Eutropio non ebbe difficoltà di dire che +Costantino ne' suoi primi anni meritò +d'essere uguagliato ai più insigni principi +di Roma, ma che nel progresso egli +potè contentarsi d'essere annoverato fra +i mediocri. Non sussiste poi ciò che Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 29.]</span>, +dopo aver narrata questa tragedia, +aggiugne con dire, che rimordendo +la coscienza ad esso Augusto per tali +trascorsi, e cercando la via di rimettersi +in grazia di Dio, ricorse ai pagani, che +gli dissero di non aver maniera di purgare +i parricidii (il che Sozomeno <span class="fnote">[Sozomenus, Histor., lib. 1, cap. 5.]</span> +mostra essere falso), ebbe allora ricorso +ad un Egiziano venuto di Spagna, +cristiano di religione, che già s'era introdotto +in corte (vuol probabilmente +dire Osio, vescovo di Cordova), il quale +l'assicurò che dal battesimo de' cristiani +restava cancellata qualsivoglia reità: e +però Costantino da lì innanzi aderì alla +religione di Cristo. Più chiaro del sole è +che molto prima di questi tempi Costantino +s'era rivolto al Dio vero, con abbandonar +gl'idoli. Che poi per tali fatti +Dio permettesse che sopra Costantino si +affollassero da lì innanzi varie sciagure, +e che ne' figli suoi terminasse la sua discendenza, +del che sembra essere persuaso +<span class="pagenum"><a name="Page_1180" id="Page_1180"></a>[1180]</span> +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>: tuttavia meglio è +non voler entrare ne' gabinetti di Dio, +perchè le cifre de' suoi, sempre per altro +giusti, giudizii venerar si debbono +anche senza intenderle, e massimamente +per non saper noi i veri reati di Costantino. +Abbiamo poi da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> e da +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> che nell'anno stesso, in +cui a Crispo tolta fu la vita, anche il +giovane <i>Licinio</i>, figliuolo del già Licinio +Augusto, fu, d'ordine di Costantino, ucciso, +nulla avendo servito a lui l'essere +nato da Costanza sorella dell'imperadore +medesimo. Qual motivo influisse a +farlo privar di vita, e s'egli tuttavia +conservasse il titolo di Cesare, a noi +resta ignoto. Può ben temersi che anche +per tale azione s'aguzzassero contra di +Costantino le lingue di chi fra i pagani +mirava lui di mal occhio. L'anno fu +questo, in cui esso Augusto con sua +legge <span class="fnote">[L. 6, de Episc., Cod. Theodos.]</span> ordinò che i cherici ed altri +ecclesiastici si cavassero dalla classe +de' poveri, e non se ne ordinasse se non +quel numero ch'era necessario alle chiese, +acciocchè l'esenzione da lui conceduta +ai sacri ministri del Vangelo non +riuscisse dannosa al pubblico, cioè al +corpo secolare. Con altra legge ancora <span class="fnote">[L. 1, de Haereticis, Cod. Theodos.]</span> +dichiarò che i privilegii da lui accordati +alle persone ecclesiastiche s'intendessero +in favore de' soli cattolici, e che ne +restassero esclusi gli eretici e sismatici. +Credesi finalmente <span class="fnote">[Pagius. Tillemont.]</span> che in quest'anno +fosse composto il poema in versi di +Publilio Optaziano Porfirio, che giunto +sino a' dì nostri fu dato alla luce dal +Velsero, contenente le lodi di Costantino, +ma formato con degli acrostici, e con +altre di quelle ingegnose, o, per dir meglio, +laboriose bagattelle, che erano anche +nel secolo precedente al nostro il +grande sforzo degl'ingegni minori. Contuttociò +anche tali rimasugli dell'antichità +<span class="pagenum"><a name="Page_1181" id="Page_1181"></a>[1181]</span> +son da tenere in pregio, sì per le +cose che contengono, come per farci intendere +ancora il genio di que' secoli, +nei quali per altro fiorirono tanti uomini +grandi nelle lettere e nella santità. +Augurando Optaziano in esso poema +i vicennali felici a Costantino, e +non men felici i decennali ai di lui figliuoli; +perciò si crede composto quel +poema prima della morte di Crispo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXVII" id="CCCXXVII"></a>CCCXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 14.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 21.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costantino</span> +e <span class="sc">Massimo</span>. +</p> + +<p> +Nell'assegnare il nome del primo console +ho io seguitato il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad hunc annum.]</span> e +il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>; ma debbo ora dire che +non abbiam sicurezza d'esso, nè sappiam +chi egli fosse: tanto son diverse +le date delle leggi di quest'anno e le +asserzioni dei Fasti. Presso alcuni in +vece di <i>Costantino</i> si legge <i>Costanzo</i>. +Presso altri il puro suo nome è scritto +senza il titolo di <i>Cesare</i>, e in altri sì. Alcuni +il fanno console <i>per la prima volta</i>, +altri <i>per la seconda</i>, ed altri per la +<i>quinta</i>. Fu creduto questo Costantino +dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consul.]</span> un parente di Costantino +Augusto. Può essere che un dì salti +fuori qualche iscrizione che tolga ogni +dubbio. Una <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 354.]</span> ne ho io recato, dove +altra menzione non è fatta che di <i>Flavio +Cesare</i> e di <i>Massimo</i>. Per conto di questo +ultimo conghietturò il suddetto Panvinio +ch'egli non fosse diverso da <i>Valerio +Massimo Basilio</i>, già da noi veduto +prefetto di Roma; ma nei Fasti si soleva +notare il solo ultimo cognome. Nella +stessa prefettura seguitò ancora in questo +anno <i>Anicio Giuliano</i>. Truovavasi lo +<span class="pagenum"><a name="Page_1182" id="Page_1182"></a>[1182]</span> +Augusto Costantino, per quanto apparisce +dalle date di varie sue leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.]</span>, +nell'anno presente in Tessalonica ed +Eraclea, cioè in città della Macedonia e +Tracia. San Girolamo, che dopo aver +tradotta in latino la Cronica di Eusebio +Cesariense <span class="fnote">[Hieronymus, in Chronico.]</span>, la continuò poi fino ai +suoi giorni, fa verso a questi tempi menzione +di <i>Arnobio</i> oratore africano. Era +egli di credenza pagano, ed insegnava +agli scolari rettorica. Convertito alla +religione di Cristo, impugnò di poi la +penna contro le superstizioni e follie del +gentilesimo con que' libri che tuttavia +abbiamo gravi d'erudizion pagana, e bisognosi +di commento. Non è improbabile +che circa questi tempi <i>Elena</i>, madre dell'Augusto +Costantino, donna santa e +colma di zelo per l'abbracciata religione +di Cristo, andasse a Gerusalemme, dove +scoprì il sepolcro del divino nostro Salvatore, +e la vera croce, su cui egli morì. +Portatone l'avviso a Costantino, ordinò +che si fabbricasse ivi un insigne tempio +col titolo della Resurrezione. Altre chiese +a petizione della piissima Augusta egli +piantò nel monte Oliveto, in Betlemme +ed altri luoghi, per onorar le memorie +della nascita e passion del Signore. Ma +intorno a ciò è da consultare la storia +ecclesiastica, depurata nondimeno da alcuni +racconti poco sussistenti. L'anno +preciso, in cui sant'Elena fu chiamata da +Dio a miglior vita, resta tuttavia ignoto +o controverso. Potrebbe essere che ciò +succedesse nell'anno seguente. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 2, cap. 23 et seq.]</span>, +dopo aver narrato le suntuose +chiese alzate da Costantino in quei santi +luoghi, descrive ancora le gloriose azioni +di pietà, di munificenza e d'umiltà della +santa imperadrice, e quanto amore a lei +professasse, quanto onore le concedesse +il figlio Augusto. Non solamente volle +che foss'ella riconosciuta per imperadrice, +e che si battessero medaglie d'oro +in suo onore, ma le conferì ancora una +<span class="pagenum"><a name="Page_1183" id="Page_1183"></a>[1183]</span> +piena balìa per valersi del tesoro imperiale +in opere di pietà. Appresso aggiugne, +che essendo ella mancata di vita in +età di circa ottant'anni, Costantino fece +portare il suo corpo nella città regale, +cioè a Roma, come comunemente vien +creduto, e deporlo in un magnifico sepolcro. +Altri visibili segni diede Costantino +dell'amor suo verso la madre. Imperciocchè +sotto quest'anno nota san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span>, +ch'egli varie fabbriche alzò +in onore di san Luciano martire, seppellito +nel borgo di Drepano nella Bitinia, +con farne una città, a cui diede il nome +della madre, forse tuttavia vivente, chiamandola +Elenopoli. Ne parla ancora la +Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chron. Alexandrinum.]</span>. Filostorgio <span class="fnote">[Philostorgius, Hist., lib. 2, cap. 13.]</span> +attribuisce alla stessa Elena la fabbrica +di quella città e l'insigne tempio edificato +in onore del suddetto martire. Abbiamo +anche da Sozomeno <span class="fnote">[Sozomenus, lib. 2, cap. 2.]</span> che una +città di Palestina prese il nome di Elenopoli +da questa santa imperadrice. Veggonsi +iscrizioni, trovansi medaglie che +confermano il gran credito ch'ella meritamente +godè, tanto in vita che dopo +morte, per le sue luminose virtù. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXVIII" id="CCCXXVIII"></a>CCCXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 15.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 22.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Januario</span> e <span class="sc">Giusto</span>. +</p> + +<p> +S'incontra il primo console appellato +anche <i>Januarino</i>. Seguitò nell'anno +presente ad esercitar la prefettura di +Roma <i>Anicio Giuliano</i>. Le poche leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.]</span> +che abbiamo appartenenti a quest'anno +ci fan vedere Costantino in Nicomedia, +capitale della Bitinia, e poi in Oiscos, o +Escos, luogo della Dacia, o piuttosto +della Mesia inferiore, oggidì Bulgaria. +<span class="pagenum"><a name="Page_1184" id="Page_1184"></a>[1184]</span> +Qui la Cronica Alessandrina ci fa sapere +che Costantino passò più volte di là dal +Danubio, e che sopra quel fiume fece +fabbricar un ponte di pietra. Anche l'uno +e l'altro Vittore <span class="fnote">[Victor, in Epitome. Idem, de Caesarib.]</span> attestano la fabbrica +di questo ponte, nè si sa vedere perchè +il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> la chiami affatto inverisimile. +Noi sappiamo che Costantino, +più di quel che si possa credere, fu avidissimo +della lode e della gloria. Ben +probabile è ch'egli non volesse essere +da meno di Traiano, da cui fu fabbricato +un simil ponte su quel fiume regale. Abbiamo +anche medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, dove si mira +quel ponte col motto SALVS REIPVBLICAE +DANVBIVS. Questi movimenti +di Costantino hanno poi fatto pensare a +qualche erudito <span class="fnote">[Gothofredus et Tillemont.]</span> che in quest'anno +egli avesse guerra coi Goti e Taifali, popoli +abitanti di là dal Danubio in faccia +alla Mesia. E però il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> +rapporta monete battute, a suo credere, +nel presente anno col motto VICTORIA +GOTHICA. Ma forse tali medaglie son da +riferire nell'anno 322. Per altro ve n'ha +di quelle, dove egli comparisce circa questi +tempi <i>imperadore per la vigesima seconda +volta</i>, e queste dovrebbono assicurarci +di qualche vittoria da lui riportata +verisimilmente contra de' Barbari +transdanubiani. In questi tempi appunto +gli autori della storia ecclesiastica <span class="fnote">[Socrat. Sozomen. Philostorg. Pagius. Baronius +et alii.]</span> +muovono gravi querele contro la memoria +di Costantino, perchè egli richiamò +dall'esilio l'eresiarca Ario, e poi +Eusebio, Mari e Teognide, vescovi protettori +del medesimo: dal che vennero +poi non poche turbolenze alla Chiesa di +Dio, e cominciò la persecuzione contra +di sant'Atanasio. Certo è da stupire come +un sì saggio Augusto, dianzi veneratore +dei decreti del celebre concilio +niceno, e che avea banditi i vescovi +<span class="pagenum"><a name="Page_1185" id="Page_1185"></a>[1185]</span> +suddetti, perchè disubbidienti al medesimo +concilio, poscia retrocedesse, e tanto +si lasciasse avviluppar da Eusebio, +vescovo di Nicomedia, che da lì innanzi +il tenne per uno de' suoi più intimi consiglieri, +e in riguardo suo molti falli +commise in favore dell'arianismo. A +simili salti è suggetto chiunque de' principi +non sa sceglier buoni ministri. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXIX" id="CCCXXIX"></a>CCCXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 16.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperatore 23.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per +l'ottava volta e <span class="sc">Flavio Valerio Costantino +Cesare</span> per la quarta. +</p> + +<p> +Ad Anicio Giuliano nella prefettura +di Roma succedette nel dì 7 di settembre +<i>Publio Optaziano</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.]</span>, che taluno ha creduto +quel medesimo Optaziano poeta +da noi veduto di sopra autore del panegirico +di Costantino. Ma quel poeta si +nomò <i>Publilio</i>, e forse non è da credere +che uomo di grande affare e degno di +sì riguardevol carica egli fosse, da che +si perdeva in quelle pedanterie d'acrostici. +Oltre di che, san Girolamo <span class="fnote">[Hieronymus, in Chron.]</span> scrive +ch'egli in quest'anno fu richiamato +dall'esilio. Poscia nella suddetta prefettura +entrò, nel dì 8 di ottobre, <i>Petronio +Probiano</i>. Dimorò Costantino in questi +tempi, siccome risulta dalle date delle +sue leggi <span class="fnote">[Gothofred., in Chron. Cod. Theodos.]</span>, nella Pannonia, Dacia e +Tracia, ora in Sirmio, ora in Naisso, Sardica +ed Eraclea. Era egli in questi tempi +tutto applicato alla fabbrica della nuova +città di Costantinopoli, della cui dedicazione +parleremo all'anno seguente. Nota +san Girolamo, nella sua Cronica, che in +quest'anno solamente fece Costantino +morir Fausta sua moglie; ma dee ben +prevalere l'opinione di tanti altri che tal +tragedia riferiscono all'anno stesso in +cui tolta fu la vita a Crispo Cesare. Aggiugne +<span class="pagenum"><a name="Page_1186" id="Page_1186"></a>[1186]</span> +il medesimo che parimente in +questi tempi fece grande strepito in Africa +Donato vescovo di Cartagine, con +avvalorare lo scisma di quelle chiese, e +che da lui venne il nome de' Donatisti +più tosto che da un altro precedente Donato. +Similmente scrive che nella città di +Antiochia si cominciò a fabbricare la +suntuosa basilica de' cristiani, chiamata +Aurea, per ordine senza fallo di Costantino. +Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span> probabilmente +indica il medesimo tempio, con dire che +esso Augusto edificò in quella città la +gran chiesa, cioè la cattedrale, opera veramente +magnifica, con aver demolito il +bagno del re Filippo, già maltrattato dalle +ingiurie del tempo, e divenuto inutile. +Presso a quella chiesa ancora fabbricò +lo spedale dei pellegrini; e del tempio di +Mercurio formò la basilica appellata di +Rufino. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXX" id="CCCXXX"></a>CCCXXX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 17.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 24.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Gallicano</span> e <span class="sc">Simmaco</span>. +</p> + +<p> +In alcuni Fasti <span class="fnote">[Cassiodorus, Prosper, in Fastis.]</span> in vece di <i>Gallicano</i> +si trova un <i>Costanzo per la terza volta</i>, +piuttosto che <i>per la settima</i>, console +con <i>Simmaco</i>. Però taluno ha creduto +ch'egli fosse sostituito a Gallicano. Io +il lascio nelle sue tenebre. Continuò anche +per l'anno presente <i>Petronio Probiano</i> +ad esercitar la prefettura di Roma. +S'è disputato non poco fra gli eruditi <span class="fnote">[Baron. Gothofred. Petavius. Pagius.]</span> +intorno all'anno, in cui Costantino +Augusto cominciò la fabbrica della +nuova città di Costantinopoli, e poi ne +fece la dedicazione. Lasciando io il primo +punto che poco importa, dico convenire +oggidì i più in credere che in +quest'anno egli dedicasse quella città, +mutando il nome di Bisanzio in quello di +<span class="pagenum"><a name="Page_1187" id="Page_1187"></a>[1187]</span> +Costantinopoli. Era egli negli anni addietro, +siccome sommamente vago di +gloria, invogliato di fabbricare una città, +per imporle il suo nome, ed eternar con +ciò maggiormente la sua memoria nei +secoli avvenire. Pensava ancora di stabilir +ivi la sua residenza, facendo di +quella città una nuova Roma, che gareggiasse +in grandezza ed ornamenti colla +vecchia. Pretende Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap 30.]</span> che egli +a ciò s'inducesse, perchè mal soddisfatto +del popolo romano, da cui era stato +caricato di maledizioni l'ultima volta +che egli fu a Roma, a cagion della religione +mutata. Non è questo improbabile, +dacchè sappiamo che dalla nuova città +egli escluse ogni reliquia di paganesimo: +il che non gli sarebbe con egual facilità +e quiete riuscito nell'antica Roma. +Fosse questo il motivo, o pure il desiderio +della gloria, e di divertire i suoi +pensieri in tempo di pace, che gl'ispirasse +tal disegno, certissimo è aver egli +a tutta prima scelto un sito sulla costa +dell'Asia in vicinanza della già distrutta +città di Troia, per fabbricarvi la novella +sua città, e che v'impiegò assai tempo +ed operarii ad alzarne le mura e le porte. +Ma nell'andar egli soggiornando in quelle +vicinanze, meglio di quel che avesse +fatto in addietro, adocchiò, e ravvisò la +mirabil situazione dell'antica città di Bisanzio, +e quivi determinò di far la sua +reggia; e lasciato andare l'incominciato +lavoro, tutto si diede ad accrescere e rinnovare +quest'altro luogo. Chiunque anche +oggidì osserva Costantinopoli, confessa +non potersi trovare un sito più bello, +più delizioso e più comodo di quello sulla +terra, perchè posta quella città sotto +moderato clima sul fin dell'Europa in +un promontorio, e in faccia alla vicina +Asia, col mare che le bacia le mura, con +porto capacissimo di navi, con fertili campagne, +e frapposta a due mari, ciascun +dei quali può facilmente mantenere in +essa l'abbondanza. Quivi dunque tutto +si diede l'Augusto Costantino a fabbricare, +<span class="pagenum"><a name="Page_1188" id="Page_1188"></a>[1188]</span> +con aprire gli scrigni ed impiegar +largamente i suoi tesori in quell'impresa, +con ritenere il meglio del vecchio Bisanzio, +ed accrescere a meraviglia il circuito +delle sue mura. +</p> + +<p> +Gli autori greci <span class="fnote">[Euseb. Sozomen. Philostorg. Codinus, et alii.]</span>, siccome si può +vedere nella descrizion di Costantinopoli +cristiana, che abbiamo dall'erudita penna +del Du-Cange, contano maraviglie, avvenimenti +soprannaturali, ed anche favolosi, +della fondazione di questa città. Non +convenendo all'assunto mio l'entrare in +sì fatto argomento, a me basterà di dire +che le nuove mura abbracciarono un +gran sito, entro il quale egli fece edificare +un superbo imperial palagio, con altri +assaissimi per i suoi cortigiani ed uffiziali, +belle strade e case, piazze non inferiori +in bellezza a quelle di Roma, circhi, statue, +fontane, terme, portici suntuosi sostenuti +da più file di colonne di marmo: in una +parola, si studiò egli di formare una città +che in fabbriche ed ornamenti potesse +competere con quella di Roma che era +la maraviglia delle città. E per maggiormente +abbellirla, non si mise scrupolo +di spogliar l'altre città, per asportar colà +le cose più rare, senza neppur eccettuare +quella di Roma. Chi leggesse la storia +sola di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, l. 2, cap. 31.]</span>, crederebbe che Costantino +in questa nuova città avesse +eretti templi ai falsi dii, ed onorate le +statue loro. Ma Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Costantini, lib. 3, cap. 48.]</span>, che scrive le +cose de' suoi dì, ed altri antichi scrittori <span class="fnote">[Socrates, l. 1 Histor., cap. 16 et alii.]</span> +ci assicurano che egli unicamente +vi fabbricò delle magnifiche chiese, fra le +quali mirabil poscia fu quella de' Santi +Apostoli, oltre a varii oratorii in memoria +de' martiri, e che in quella città non +soffrì alcun tempio de' gentili, nè che le +statue de' loro dii si onorassero ne' templi. +Quelle che v'erano, o che furono +portate altronde colà, servivano solamente +per ornamento della città, e non per +ricevere culto dai pagani. Però di là fu +<span class="pagenum"><a name="Page_1189" id="Page_1189"></a>[1189]</span> +estirpata l'idolatria, ed in essa pubblicamente +non si adorava se non il vero Dio +e la croce santa; e questa gioiellata facea +bella comparsa nella sala maggiore +dell'imperial palazzo. Quel solo che troviam +ripreso da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 32.]</span> e da Temistio <span class="fnote">[Themistius, Orat. 3.]</span> +in Costantino, fu la soverchia +fretta sua, per aver presto il piacere di +veder terminate tante fabbriche, perchè, +trovandole malfatte, le disfaceva, ed altre +non poche d'esse ebbero in effetto corta +sussistenza, e convenne ai susseguenti +Augusti di risarcirle e far di nuovo. A +fine poi di popolare quest'ampia città, ed +accrescerne l'abitato, tirava ad essa i +popoli delle altre città e provincie, allettandoli +con privilegii ed esenzioni, e con +donar loro terre da coltivare, ovver danari. +E a molti senatori ancora, venuti +da Roma a stanziare colà, donò palazzi +e ville. Assegnò anche rendite annuali +che servissero ad aumentare le case e a +sempre più abbellir la città di nuovi edifizii. +Altre poi erano destinate per dare +annualmente al povero popolo pane o +pur grano, carne ed olio <span class="fnote">[Sozom. Socrates. Zosimus. Cod. Theodos. +et alii.]</span>. +</p> + +<p> +In questa maniera non passò gran +tempo che Costantino vide piena di abitatori +la sua città, con avere, siccome +scrisse anche san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span>, spogliate +quasi tutte le altre per ingrandire ed +ornar questa sua favorita figlia. Affinchè +poi vi abbondassero i viveri, concedette +varii privilegii ai mercatanti di grano dell'Oriente +e dell'Egitto, che tutti da lì +innanzi correvano a smaltire in sì popolata +città le lor vettovaglie, città che per +l'addietro tante ne produceva, che ne +facea parte all'altre. I Greci moderni, +spezialmente Codino <span class="fnote">[Codinus, Origin. Constantin.]</span>, spacciarono dipoi +una man di fole intorno a questa fondazione, +e massimamente una curiosa particolarità, +che, quantunque favolosa, merita +di essere comunicata ai lettori. Cioè +<span class="pagenum"><a name="Page_1190" id="Page_1190"></a>[1190]</span> +che Costantino, allorchè era dietro alla +fabbrica d'essa città, chiamò a sè i principali +nobili romani, e li mandò alla guerra +contro i Persiani. In quel mentre, secondo +le misure venute da Roma, ordinò che si +fabbricassero palazzi e case affatto simili a +quelle che essi godevano in Roma; e dopo +averle mobigliate di tutto punto, segretamente +fece venir colà le loro mogli +e i figliuoli con tutte le famiglie, e le collocò +in quelle abitazioni. Dopo sedici +mesi tornarono que' nobili dalla guerra, +accolti con un solenne convito dall'imperadore, +il quale fece poi condurre +cadauno all'abitazion loro assegnata, e +tutti all'improvviso si trovarono fra gli +abbracciamenti dei lor cari. Torno a +dire, che è spezioso il racconto; ma che +chiunque l'esamina, ne scorge tosto la +finzione; e tanto più che guerra non fu +allora coi Persiani, nè gli antichi fan parola +di questo fatto, e lo avrebbono ben +saputo e dovuto dire, se fosse avvenuto. +Ora varii autori <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Chronic. Alexandrinum. +Hieron., in Chron. Zonaras, in Annalib. et alii.]</span> s'accordano in iscrivere +che l'Augusto Costantino nel dì 11 +di maggio dell'anno presente fece con +gran solennità di giuochi e profusion di +doni la dedicazione di questa nuova città, +abolendo l'antico nome di Bisanzio, +ed ordinando ch'essa da lì innanzi fosse +chiamata <i>città di Costantino</i>, o sia <i>Costantinopoli</i>. +Fra le sue leggi <span class="fnote">[L. 2, de Judaeis, Cod. Theod.]</span> comincia +appunto a trovarsene una data sul +fin di novembre in quella città col suddetto +nome. Non è già che in quest'anno +fosse ridotta a perfezione così insigne città, +ricavandosi da Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian., Oratione I.]</span> e +da Filostorgio <span class="fnote">[Philostorgius, Histor., lib. 2, cap. 9.]</span> che si continuarono +i lavori anche qualche anno dipoi. Ma +perchè dovevano essere terminate le mura, +le porte e i principali edifizii, perciò +l'imperadore impaziente non potè aspettare +di più per darle il nome e farne la +dedicazione in quel giorno, che annualmente +fu poi celebrato anche ne' secoli +<span class="pagenum"><a name="Page_1191" id="Page_1191"></a>[1191]</span> +susseguenti dalla nazione greca. Per maggiormente +poi esaltare la sua città, Costantino +le diede ancora il titolo di <i>seconda +Roma</i>, o pure di <i>Roma novella</i> <span class="fnote">[Sozomenus, Histor., lib. 2, cap. 3. Socrates, +Hist., lib. 1, cap. 1.]</span>; +volle che godesse tutti i diritti e le esenzioni +che godeva la vecchia, stabilì ivi +un senato, ma del secondo ordine, e varii +magistrati, che esercitavano la loro autorità +sopra tutto l'imperio dell'Oriente, +e sopra l'Illirico orientale; in una parola, +se vogliam credere a Sozomeno, andò +così crescendo Costantinopoli, che in +meno di cento anni giunse a superar +Roma stessa non men per le ricchezze che +per la copia degli abitanti. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 35.]</span> +scriveva, circa cento anni dappoi, che +facea stupore la sterminata folla di gente +e di giumenti che si mirava in quelle +strade e piazze; ma che, essendo strette +esse strade, scomodo e pericoloso era +il passarvi. Giunge anche a dire che +niun'altra città potea allora paragonarsi +in felicità e grandezza a Costantinopoli, +senza eccettuar Roma vecchia, la qual +certo cominciò a declinar da qui innanzi +non poco per questa emula nuova. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXI" id="CCCXXXI"></a>CCCXXXI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 18.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 25.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Annio Basso</span> ed <span class="sc">Ablavio</span>. +</p> + +<p> +Nel dì 12 d'aprile entrò nella prefettura +di Roma <i>Anicio Paolino</i>. Le leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.]</span> +pubblicate in quest'anno dall'Augusto +Costantino cel fanno vedere tuttavia +residente in Costantinopoli, applicato ivi +al compimento di varie fabbriche. Allora +fu ch'egli con un prolisso editto, il quale +nel Codice di Giustiniano si trova diviso +in sei diverse leggi, e indrizzato a tutte +le provincie del romano imperio, si studiò +di provvedere alle concussioni ed avanie +dei giudici, notai, portieri ed altri +<span class="pagenum"><a name="Page_1192" id="Page_1192"></a>[1192]</span> +uffiziali della giustizia, ed anche alla prepotenza +de' privati. Vuol dunque ivi che +chiunque si sentirà aggravato dall'avarizia, +rapacità e ingiustizia de' suddetti, liberamente +porti le sue doglianze ai governatori; +e, non provvedendo essi, ricorra +ai conti delle provincie, o ai prefetti del +pretorio, affinchè essi ne diano conto +alla maestà sua, ed egli possa punire questi +abusi e delitti secondo il merito. Nè +solamente impiegava in questi tempi Costantino +i suoi tesori per l'accrescimento +della sua diletta città di Costantinopoli; +stendeva anche la sua munificenza ad +altre città, con fabbricar ivi dei riguardevoli +templi in onore di Dio, de' quali +parla Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 3, cap. 50 et 63.]</span>. Faceva inoltre sfavillare +il suo zelo in favore della Chiesa +cattolica, con aver pubblicato un editto +contra de' varii eretici che allora l'infestavano, +ma non già contra degli Ariani, +perchè introdottosi forte in grazia di +lui uno scaltro protettore d'essi, cioè +quel volpone di Eusebio, vescovo di +Nicomedia, di cui si parlò di sopra, andò +egli non solamente inorpellando al buon +Augusto i sacrileghi dogmi dell'eresiarca +Ario, ma mise anche sottosopra le +due insigni chiese di Antiochia e di +Alessandria: del che potrà il lettore chiarirsi +consultando la storia ecclesiastica. +Racconta eziandio il medesimo Eusebio <span class="fnote">[Idem, ibidem, lib. 4, cap. 2.]</span> +che Costantino fece sentire la +beneficenza sua a tutto l'imperio, con +levare un quarto dei tributi che annualmente +pagavano i terreni: indulgenza +che gli tirò addosso la benedizione dei +popoli. E perciocchè non mancavano +persone, le quali si lamentavano di essere +state oltre il dovere aggravate negli estimi +delle loro terre sotto i principi precedenti, +spedì estimatori dappertutto, acciocchè +riducessero al giusto quello che +fosse difettoso. Parla anche Eusebio della +non mai stanca liberalità di questo grazioso +regnante verso le provincie e verso +chiunque a lui ricorreva; di maniera che +<span class="pagenum"><a name="Page_1193" id="Page_1193"></a>[1193]</span> +egli giunse, per soddisfare a tanti che +chiedevano onori, ad inventar nuove +cariche e nuovi uffizii, colla distribuzion +de' quali si studiava di rimandar contenta +ogni meritevol persona. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 32 et seq.]</span>, +che per cagione del suo paganismo non +seppe se non mirar d'occhio bieco tutte +le azioni di Costantino, gli fa un reato +di questo, e particolarmente perchè di +due prefetti del pretorio egli ne formasse +quattro. Il primo d'essi era prefetto del +pretorio dell'<i>Italia</i>, da cui dipendeva +l'Italia tutta colla Sicilia, Sardegna e +Corsica, e l'Africa dalle Sirti sino a +Cirene, e la Rezia, e qualche parte dell'antico +Illirico, come l'Istria e Dalmazia, +e verisimilmente anche il Norico. +Era il secondo quello dell'<i>Oriente</i>, a cui +Costantino, per onorar la sua cara Costantinopoli, +diede una buona porzione, +unendo sotto di lui l'Egitto colla Libia +Tripolitana, e tutte le provincie dell'Asia, +e la Tracia, e la Mesia inferiore con +Cipri ed altre moltissime isole. Il terzo +fu quel dell'<i>Illirico</i>, al quale erano sottoposte +le provincie della Mesia superiore, +la Pannonia, la Macedonia, la nuova +Dacia, la Grecia ed altri adiacenti paesi, +compresi anticamente sotto esso nome +d'Illirico. Fu il quarto quello delle <i>Gallie</i>, +che comandava a tutta la Francia +moderna sino al Reno, e a tutta la Spagna, +con cui andava congiunta la Mauritania +Tangitana, e alle provincie romane +della Bretagna. Zosimo pretende che +l'istituzione di tali magistrati riuscisse +pregiudiziale all'imperio. Ma doveva far +mente quello storico che Diocleziano il +primo fu in certa maniera ad istituire +quattro prefetti del pretorio, allorchè in +quattro parti divise il romano imperio. +Quel che più importava, quand'anche se +ne faccia autore Costantino, con ottima +intenzione o per maggior comodo de' popoli +egli creò que' magistrati. Veggasi il +<span class="pagenum"><a name="Page_1194" id="Page_1194"></a>[1194]</span> +Gotofredo <span class="fnote">[Gothofred., tom. VI Cod. Theodosian. +Pancirolus, Notitia Utriusque Imperii. Bulenger., +de Imp. Roman., lib. 3.]</span> ed altri che han trattato +dell'uffizio, dell'autorità e delle incumbenze +de' prefetti del pretorio. Che se +uffiziali di tanta dignità, o i lor subalterni +col tempo si abusarono del loro impiego, +alla lor negligenza o malizia si dovea +attribuire il reato, e non già alla dignità, +saviamente e con buon fine istituita, che, +al pari di tante altre, potè cadere in mani +cattive. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXII" id="CCCXXXII"></a>CCCXXXII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 19.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 26.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Pacaziano</span> ed <span class="sc">Ilariano</span>. +</p> + +<p> +Trovasi <i>Anicio Paolino</i> continuare +in quest'anno ancora nella prefettura di +Roma. Se vogliam riposar sull'asserzione +di quella mala lingua di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 31.]</span>, da +che Costantino si perdè tutto dietro alla +fabbrica di Costantinopoli, non si curò +più di far guerra, ed attese solamente a +darsi bel tempo. Cinquecento Taifali, nazione +scitica, fecero con soli cinquecento +cavalli un'irruzione nel paese romano +(probabilmente in quest'anno), e non +solamente niuna schiera loro oppose +Costantino, ma anche, dopo aver perduta +la maggior parte dell'esercito suo, allorchè +vide comparire sino ai trincieramenti +del suo campo i nemici che davano +il sacco alla campagna, si mise fuggendo +con gran fretta in salvo. Ho tradotto +le stesse parole di Zosimo, acciocchè +il lettore comprenda la contraddizione +di questo appassionato storico. Se Costantino +perdè tanti de' suoi armati, il +che suppone qualche battaglia, come +non oppose egli gente a que' Barbari? +Ma nè questi svantaggi della cesarea +armata, nè la fuga dell'invitto imperadore +son cose da credere a Zosimo, venendo +egli smentito da Eusebio scrittore +<span class="pagenum"><a name="Page_1195" id="Page_1195"></a>[1195]</span> +contemporaneo <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 5.]</span>, e da s. Girolamo <span class="fnote">[Hieronymus, in Chronico.]</span>, +e da Socrate <span class="fnote">[Socrates, Histor., lib. 1, cap. 18.]</span>, e da Sozomeno <span class="fnote">[Sozomenus, Histor., lib. 2, cap. 8.]</span>. Sotto +quest'anno san Girolamo scrive che i +Romani vinsero i Goti; perciocchè con +questo nome usarono molti di comprendere +molte delle nazioni scitiche, Tartari +da noi chiamate oggidì, si può conghietturare +ch'egli significasse i Taifali di +Zosimo. Eusebio anch'esso ci assicura +che Costantino soggiogò le dianzi indomite +nazioni degli Sciti e dei Sarmati. E +Socrate attesta bensì che i Goti fecero +delle incursioni nel territorio romano, +ma soggiugne che Costantino li vinse. +Abbiamo anche dall'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus.]</span> +che i Sarmati, pressati dalla guerra +che lor facevano i Goti, implorato l'aiuto +di Costantino, l'impetrarono; e che +per la buona condotta di <i>Costantino Cesare</i> +circa cento mila di que' Barbari perirono +di fame e di freddo. Pare perciò che +Costantino, primogenito dell'Augusto Costantino, +quegli fosse che un titolo di generale +a nome del padre guerreggiasse coi +Goti: il che si può anche inferire da Giuliano +Apostata <span class="fnote">[Julian., Oration. I.]</span>. A ciò si dee unire lo scriversi +da Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> che i Goti furono +sconfitti dai Romani nel paese de' Sarmati, +correndo il dì 22 d'aprile dell'anno +presente. Secondo l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Vales.]</span>, +Ararico o sia Aorico, re dei +Goti, per tale riconosciuto anche da +Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Get., cap. 21.]</span> istorico, fu poscia obbligato +a chiedere pace, per sicurezza della quale +diede alcuni ostaggi, e fra essi un suo +figliuolo. Anche Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesarib.]</span> ed +Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> riconobbero vinti da Costantino +Augusto i Goti; di maniera che +le dicerie di Zosimo si scuoprono effetti +<span class="pagenum"><a name="Page_1196" id="Page_1196"></a>[1196]</span> +unicamente del suo mal cuore verso di +un imperadore sì glorioso e degno. Abbiamo +inoltre nelle medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> autenticati +questi fatti colla memoria della VICTORIA +GOTHICA. E qui Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 5.]</span> osserva +un riguardevol pregio dell'Augusto +Costantino. Erano stati soliti non pochi +de' precedenti imperadori di pagare alle +nazioni barbare confinanti un annuo +regalo, che in sostanza era un tributo, +ed indizio che i Romani si professavano +come sudditi e servi de' Barbari. Non +volle l'invitto Costantino sofferir questo +vergognoso aggravio; e perchè ricusò di +pagare, ebbe guerra con que' popoli. +Confidato nella protezione di quel divino +Signore, colla cui croce egli procedeva +nelle guerre, domò tutti coloro che osarono +di fargli resistenza; nè più pagò +loro tributo: il che vien confermato da +Socrate <span class="fnote">[Socrates, Hist., lib. 1, cap. 18.]</span>. Gli altri Barbari poi che non +presero l'armi ammansò egli in tal maniera +con prudenti ambascerie, che li +ridusse da una vita senza legge e simile +alle fiere ad una civile ed umana forma +di vivere, imparando in fine gli Sciti ad +ubbidir ai Romani. Così Eusebio vescovo +di Cesarea, egregio testimonio di tali +affari, perchè vivente e scrivente allora +le sue Storie. Ma esso Eusebio, nel descrivere +le azioni di Costantino, perchè +si prefisse di compilar quelle solamente +che riguardavano la di lui pietà, non si +curò delle altre che concernevano la di +lui gloria civile e militare; e però non +sappiamo distintamente in che consistessero +le sue guerre e vittorie contra dei +Goti e d'altri Barbari. Se fossero pervenute +sino a' dì nostri le storie di <i>Prassagora +Ateniese</i>, conosciute da Fozio <span class="fnote">[Photius, in Biblioth., Cod. 62.]</span>, +e quelle di <i>Bemarco Cesariense</i>, mentovate +da Suida <span class="fnote">[Suidas, in Lexico.]</span>, siccome ancora le +Vite degl'imperadori composte da <i>Eunapio</i>, +autori che trattarono de' fatti di +<span class="pagenum"><a name="Page_1197" id="Page_1197"></a>[1197]</span> +Costantino, altre particolarità noi sapremmo +ora della di lui vita. Tanto nondimeno +a noi resta da potere smentire +la licenza di Zosimo ostinato pagano. +Nè si dee tacere aver asserito Socrate <span class="fnote">[Socrat., lib. 1, cap. 8.]</span> +e Sozomeno <span class="fnote">[Sozomenus, lib. 1, cap. 18.]</span> che le vittorie di Costantino, +riportate nelle guerre coi Goti, +fecero visibilmente conoscere la protezione +di Dio sopra questo principe, in +guisa tale che moltissimi d'essi Goti, +convinti anche per tale osservazione della +verità della religion cristiana (passata +settanta anni prima nelle lor contrade +coll'occasion degli schiavi cristiani), la +abbracciarono e professarono, benchè +infettata dagli errori d'Ario. Abbiamo +ancora dal sopraccitato storico Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Getic., cap. 21.]</span> +che Alarico, re allora d'essi Goti, +provvide all'armate di Costantino quaranta +mila de' suoi soldati, i quali sotto +nome di collegati cominciarono a militare +al di lui servigio. Se costoro vollero +i danari de' Romani, convenne che da +lì innanzi se li guadagnassero col servire +negli eserciti cesarei. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXIII" id="CCCXXXIII"></a>CCCXXXIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 20.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 27.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Delmazio</span> e <span class="sc">Zenofilo</span>. +</p> + +<p> +Quelle leggi e que' fasti, ne' quali in +vece di <i>Delmazio</i> si legge <i>Dalmazio</i>, s'hanno +da credere alterati dai copisti ignoranti +ed avvezzi a chiamar <i>Dalmazia</i> +quella che negli antichi secoli era appellata +<i>Delmazia</i>, siccome apparisce da varie +iscrizioni militari nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscr., Class. XI.]</span>. +Nelle medaglie <span class="fnote">[Goltzius. Tristanus. Spanhemius et alii.]</span> poi troviamo conservato +il di lui vero nome <i>Delmazio</i>. Alcuni +han creduto questo Delmazio fratello di +Costantino, ma di altra madre. Oggidì +opinion più ricevuta è ch'egli fosse figlio +<span class="pagenum"><a name="Page_1198" id="Page_1198"></a>[1198]</span> +di un fratello di Costantino, nè andrà +molto che il vedremo decorato col titolo +di <i>Cesare</i>. Nel dì 7 d'aprile fu conferita +la carica di prefetto di Roma a <i>Publio +Optaziano</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucher.]</span> creduto dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> +quel medesimo Publio Optaziano Porfirio +che compose in acrostici il panegirico +di Costantino. Ma poco durò il suo +impiego, perchè nel dì 10 di maggio gli +succedette <i>Ceionio Giuliano Camenio</i>. Fra +i tre figliuoli dell'Augusto Costantino, +l'ultimo era <i>Costante</i>, nato circa l'anno +320. Al pari degli altri due fratelli +fu anch'egli nel dì 25 di dicembre dell'anno +presente creato <i>Cesare</i> <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Hieron., in Chronico.]</span>. Nelle +altre medaglie e nelle iscrizioni si trova +chiamato <i>Flavio Giulio Costante</i>. Abbiamo +da san Girolamo che terribilmente +infierì nella Soria e Cicilia la carestia +colla mortalità d'innumerabili persone. +Di questa orrida fame, che afflisse tutto +l'Oriente, parla anche Teofane <span class="fnote">[Theophanes, Chronogr.]</span>, dicendo +che un moggio di grano costava +allora un'incredibile prezzo; e che in +Antiochia e Cipri le ville altro non faceano +che saccheggi sulle vicine, e buon per +chi avea superiorità di forze. Racconta +ancora Eunapio che in non so qual anno +si patì penuria di grano in Costantinopoli, +perchè i venti contrarii impedivano +ai legni mercantili l'abbordare a quel +porto. Trovavasi allora in gran credito +alla corte di Costantino <i>Sopatro</i>, filosofo +platonico, ito colà per frenare l'impetuosità +di Costantino in distruggere il paganesimo. +Ma, venuto un dì in cui mancò +il pane alla piazza, infuriata la plebe con +alte grida cominciò ad esclamare contra +di Sopatro, con dire ch'egli era un mago, +ed incantava i venti, affinchè non arrivassero +i vascelli del grano. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 40.]</span> +pretende che questa fosse una cabala di +<i>Ablavio</i> prefetto del pretorio, al quale +non piaceva tanta familiarità di quel +<span class="pagenum"><a name="Page_1199" id="Page_1199"></a>[1199]</span> +barbone coll'imperador Costantino. Nientedimeno +si può credere che di gran conseguenza +non fosse il favore goduto da +costui; imperciocchè Costantino permise +che l'infuriata plebe il mettesse a pezzi, +forse, come vuole Suida, per far conoscere +l'abborrimento suo al paganesimo. +Si può anche riferire a questi tempi +ciò che lasciò scritto Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantin., lib. 4, c. 7.]</span>, cioè +tanto essere salito in riputazione l'Augusto +Costantino, che da tutte le parti +della terra erano a lui spedite ambascerie. +Ed egli stesso attesta d'aver più +volte osservato alle porte del palazzo +imperiale le varie generazioni di Barbari, +fra' quali specialmente i Blemmii, gli +Indiani, gli Etiopi, tutti venuti per inchinare +un così glorioso e temuto monarca. +Il vestir loro, la capigliatura, le barbe, +tutte erano diverse. Terribile il loro +aspetto, e la statura quasi gigantesca. +Rosso il colore d'alcuni, candidissimo +quello d'altri. Portavano tutti costoro dei +regali a Costantino, chi corone d'oro, +chi diademi gioiellati, cavalli, armi ed +altre specie di donativi, per entrare in +lega con lui, e stabilir seco buona amicizia. +Più era poi quello che il generoso +principe loro donava, rimandandoli perciò +più ricchi di prima, e contenti a casa. +Oltre a ciò, i più nobili fra que' Barbari +soleva egli affezionarsegli, decorandoli +con titoli ed ammettendoli alle dignità +romane: dal che veniva che la maggior +parte d'essi, non curando più ritornarsene +alla patria, si fermava ai servigi +del medesimo Augusto. E tale era la politica +di Costantino, il cui cuore non si +trovava inquietato dalla dannosa insaziabilità +de' conquistatori, ma bensì nobilmente +bramava di far godere un'invidiabil +pace e tranquillità a tutti i sudditi +del suo vasto imperio: lode non +intesa dal maledico Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 32.]</span>, che quasi +<span class="pagenum"><a name="Page_1200" id="Page_1200"></a>[1200]</span> +gli fa un reato, perchè desistè dalle guerre. +E di questa sua premura di far godere +la pace ai suoi popoli un bel segno diede, +allorchè Sapore re della Persia (se +crediamo a Libanio <span class="fnote">[Liban., Oration. 3.]</span>), in occasione di +inviargli una solenne ambasciata, gli +dimandò una gran quantità di ferro, di +cui niuna miniera si trovava in Persia, +col pretesto di valersene per far guerra +ai lontani. Tuttochè Costantino conoscesse +che questo ferro potea un dì servire +contro i Romani, pure, per non +romperla con quel re, che parea disposto +a far guerra, ne permise l'estrazione, +assicurandosi coll'aiuto di Dio di vincere +anche i Persiani armati, se l'occasion +veniva. Della stessa ambasciata fa menzione +Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 4, cap. 8.]</span>, siccome ancora della +suntuosità de' regali passati fra loro, e +della pace di nuovo assodata fra i due +imperii. Aggiugne che un motivo particolare +ebbe il piissimo Costantino di +mantener buona armonia con quel re, +perchè la religione di Cristo avea stese +le radici fino in Persia; ed egli, siccome +protettor d'essa, non volea che i +cristiani di quelle contrade restassero +esposti alla vendicativa barbarie del re +persiano. Anzi abbracciò egli questa +congiuntura per iscrivere a quel regnante +una lettera, a noi conservata da Eusebio +e da Teodoreto <span class="fnote">[Theodoretus, Hist., lib. 1, cap. 24.]</span>, in cui, dopo aver esaltata +la religion de' cristiani, come sola ragionevole +e protetta da Dio, raccomanda +a quel re i fedeli abitanti nel di lui regno. +Il Gotofredo <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]</span> e il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad hunc annum.]</span> mettono +sotto quest'anno lo studio di Costantino, +affinchè si distruggessero i templi +e gl'idoli più famosi del gentilesimo, +come si ricava da san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span> e da +altri antichi scrittori. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1201" id="Page_1201"></a>[1201]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXIV" id="CCCXXXIV"></a>CCCXXXIV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 21.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 28.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Lucio Ranio Aconzio Optato</span> e <span class="sc">Anicio +Paolino</span> juniore. +</p> + +<p> +<i>Optato</i> e <i>Paolino</i> sono i cognomi +indubitati di questi due consoli. I loro +nomi son presi da iscrizioni riferite dal +Panvinio e Grutero, le quali non è ugualmente +certo che appartengano a questi +personaggi. Dal Catalogo del Cuspiniano +e Bucherio <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.]</span> abbiamo che nel dì 27 +d'aprile del presente anno la prefettura +di Roma fu raccomandata ad <i>Anicio +Paolino</i>: sicchè, se regge il suddetto supposto, +egli fu nello stesso tempo ornato +delle due più illustri dignità di Roma. +Un'iscrizione del Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fast.]</span> parla di +tutte e due queste dignità, e il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Emp.]</span> +l'adduce per pruova che Paolino +le esercitò nel medesimo tempo. Ma nelle +iscrizioni si solevano annoverar tutte +le dignità e gl'impieghi onorevoli dei +personaggi, loro addossati in varii tempi; +e però non è bastante quel marmo +a togliere ogni dubbio che Paolino in +quest'anno fosse console e prefetto di +Roma. Le leggi del Codice Teodosiano <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theod.]</span> +ci fan vedere Costantino Augusto, +nell'anno presente, ora in Costantinopoli, +ora in Singidone della Mesia, ed ora +in Naisso della Dacia. Diede egli nella +prima d'esse città una legge <span class="fnote">[L. 2, de Offic. Judic. omn.]</span> nel dì +26 di giugno in favor de' pupilli, delle +vedove, e d'altre miserabili persone, concedendo +loro il privilegio di non poter +essere tratte fuori del loro foro e paese, +quando abbiano liti, per farle litigare +nel tribunale supremo del principe; e +di poter esse all'incontro citare i loro +avversarii a quel tribunale. Con varie altre +leggi promosse il medesimo Augusto +<span class="pagenum"><a name="Page_1202" id="Page_1202"></a>[1202]</span> +l'ornamento della città di Costantinopoli, +col concedere dei privilegii agli architetti, +e l'abbondanza de' viveri con +proporne degli altri ai mercatanti. Noi +vedemmo di sopra all'anno 332 che trovandosi +i Sarmati in pericolo di soccombere +alla potenza de' Goti, ottennero +aiuto da Costantino, dalle cui armi entrate +nella Sarmazia furono que' Barbari +sonoramente battuti e sconfitti. Due parole +abbiamo dall'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, +le quali sembrano significare, che per +aver egli dipoi trovati i medesimi Sarmati +di fede dubbiosa ed ingrati a' suoi +benefizii, anche contra di loro ebbe guerra, +e li vinse. Socrate <span class="fnote">[Socrat., lib. 1, cap. 18.]</span> chiaramente +attesta le vittorie da lui riportate, non +solo de' Goti, ma anche de' Sarmati, +senza che ne sappiamo di più, nè in qual +anno ciò succedesse. Truovansi perciò medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., Numism. Imper.]</span> +d'esso Augusto, dove egli è +appellato VICTOR OMNIVM GENTIVM; +e in altre si legge: DEBELLATORI GENTIVM +BARBARARVM. Ora si vuol narrare +uno stravagante fatto che appartiene +all'anno presente, per attestato d'Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, +Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 6.]</span> ed altri <span class="fnote">[Hieron., in Chron.]</span>. Ossia che i +popoli suddetti della Sarmazia (oggidì +Polonia) avessero guerra solamente nell'anno +332 coi Goti, poi debellati dalle +armi di Costantino; o pure, come par +più probabile, che si riaccendesse un'altra +volta quel fuoco; certo è che, sentendosi +eglino debili di forze contra di +sì potenti avversarii, misero l'armi in +mano ai loro servi, cioè ai loro schiavi, +e data coll'aiuto d'essi una rotta ai nemici, +rimasero liberi da quella vessazione +e pericolo. Ma che? Uno di gran lunga +peggiore se ne suscitò in casa loro. +Uso fu de' Greci, Romani e Barbari +stessi di non ammettere alla milizia se +non persone libere, e di non dar l'armi +giammai agli schiavi, per timore che +<span class="pagenum"><a name="Page_1203" id="Page_1203"></a>[1203]</span> +costoro dipoi non insolentissero e scuotessero +il giogo; e tanto più perchè il +numero degli schiavi ordinariamente era +sterminato negli antichi tempi presso +d'ogni nazione. Se i Romani in qualche +gravissimo bisogno di gente si vollero +valer degli schiavi, lor diedero prima +la libertà. Non dovettero i signori sarmati +usar tutta la convenevol precauzione +in tal congiuntura. Insuperbiti i +loro servi, e conosciuta la propria forza, +rivolsero in fatti da lì a non molto +l'armi contra de' proprii padroni; +e questi, non potendo resistere, furono +astretti a prendere la fuga, ed a lasciar +tutto in potere di chi dianzi loro +ubbidiva. San Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span> ed Ammiano <span class="fnote">[Ammian., Histor., lib. 17 et 19.]</span> +danno il nome di Limiganti a quei +servi, e a' lor padroni quello di Arcaraganti. +Ebbero questi ultimi ricorso allo +Augusto Costantino, il quale benignamente +gli accolse ne' suoi Stati. Per attestato +dell'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, erano più +di trecento mila persone tra grandi e +piccioli dell'uno e dell'altro sesso. Costantino +arrolò nella milizia i più robusti: +il rimanente fu da lui compartito per +varii paesi, cioè per la Tracia, Scitia (cioè +la Tartaria minore), Macedonia ed Italia, +con dar loro terreni da coltivare. Altri +di que' Sarmati liberi, per testimonianza +d'Ammiano, si ricoverarono nel paese +dei Victobali; e solamente nell'anno 358 +furono rimessi dai Romani in possesso +del loro paese. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXV" id="CCCXXXV"></a>CCCXXXV</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 22.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 29.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Giulio Costanzo</span> e <span class="sc">Ceionio Rufio +Albino</span>. +</p> + +<p> +Fratello di Costantino Augusto, ma +da altra madre nato, cioè da Teodora +figliastra di Massimiano Erculio, fu questo +<span class="pagenum"><a name="Page_1204" id="Page_1204"></a>[1204]</span> +<i>Giulio Costanzo</i> console. Oltre allo +onore del consolato, ebbe egli anche la +eminente dignità di patrizio, il titolo di +nobilissimo, e la facoltà di portar la veste +rossa orlata d'oro <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 39.]</span>. La cognizion +di questo personaggio importa molto alla +storia, perchè noi troveremo <i>Gallo +Cesare</i> a lui nato dalla prima moglie, e +<i>Giuliano</i>, a lui procreato da Basilina sua +seconda moglie, Giuliano, dissi, che arrivò +poi ad essere imperadore, ma d'infame +memoria per la sua apostasia. Il +secondo console, cioè <i>Ceionio Rufio Albino</i>, +era figliuolo di Rufio Volusiano, +stato due volte console, come apparisce +da un'antica iscrizione <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Gruterus, in Thesaur. +Inscript. Reland., in Fast.]</span>. Dal Catalogo <span class="fnote">[Cuspin. Bucher., de Cyclo.]</span> +del Cuspiniano e del Bucherio si +ricava che a lui stesso nel dì 30 di dicembre +dell'anno presente fu conferita +la prefettura di Roma, nella quale egli +continuò per tutto l'anno seguente. Entrava +l'Augusto Costantino nel dì 25 di +luglio del presente anno nell'anno trentesimo +del suo regno, o imperio <i>cesareo</i>. +Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> pretende che questi +fossero i tricennali dell'imperio <i>augustale</i> +di Costantino, e che da lui nell'anno +precedente fossero stati celebrati quei +del cesareo. Ma, secondo i miei conti, +avendo egli veramente preso il titolo di +Augusto nell'anno di Cristo 307, non +poteva aver principio nell'anno presente +il trentesimo dell'augustale imperio. Nè +può stare che egli nel precedente anno +celebrasse i tricennali del regno cesareo, +perchè nell'anno 305 non fu, per quanto +abbiam detto, dichiarato Cesare, ma +solamente nel 306. Comunque sia con +grande magnificenza <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Chronic. Alexandr.]</span> e con una non +minor divozione e pietà solennizzò Costantino +questa festa, giacchè, fuorchè +a Cesare Augusto, a niun altro degli imperadori +era riuscito di giugnere così +avanti nel godimento del regno. Perciò +<span class="pagenum"><a name="Page_1205" id="Page_1205"></a>[1205]</span> +umili azioni di grazie rendè all'Altissimo <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantin., lib. 4, cap. 40.]</span>; +ed in questo medesimo anno +fece la dedicazione dell'insigne chiesa +della Resurrezione ch'egli avea fatto +fabbricare in Gerusalemme. Ma che? La +stessa pietà di sì glorioso Augusto incorse +in questi medesimi tempi in una +gravissima macchia, di cui parla diffusamente +la storia ecclesiastica, e che a +me basta di accennare in poche parole. +Più che mai si trovava sconvolta la +Chiesa di Dio per l'eresia d'Ario, e per +la prepotenza de' suoi partigiani e protettori. +Costantino, per mettere fine a +tanti torbidi, ordinò nel presente anno +che si tenessero <span class="fnote">[Baron., Annal. Eccl. Collectio Concilior. +Labbe, Fleury, et alii.]</span> due concilii, l'uno +in Tiro, e l'altro in Gerusalemme. La +intenzione sua si può credere che fosse +buona; ma non badò egli d'aver presso +di sè lo scaltro Eusebio vescovo di Nicomedia, +ed altri o segreti o palesi campioni +d'Ario, che s'abusavano della di +lui confidenza ed autorità in favore di +quell'eresiarca, e in pregiudizio della +dottrina della Chiesa cattolica e del +santo concilio di Nicea. Avvenne dunque +che nel concilio di Tiro, Atanasio, insigne +e santo vescovo d'Alessandria, scudo +de' cattolici, fu deposto, e in quello +di Gerusalemme Ario ed i suoi seguaci +furono ammessi alla comunion +della Chiesa cattolica; tutti passi che +offuscarono non poco la gloria di Costantino +sulla terra, e che abbisognarono +della misericordia di Dio per lui nell'altra +vita. Portatosi a dimandargli giustizia +sant'Atanasio, in vece di ottenerla, +fu relegato nelle Gallie. Altra novità +nell'anno presente, novità pregiudiziale +alla sua politica, fece l'Augusto Costantino; +perchè, non contento di aver dichiarati +<i>Cesari</i> i suoi tre figliuoli, cioè +<i>Costantino</i>, <i>Costanzo</i> e <i>Costante</i> <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Chronicon Alexandr. +Hieron., in Chron.]</span>: nel +settembre di quest'anno conferì il medesimo +titolo di <i>Cesare</i> e di principe della +<span class="pagenum"><a name="Page_1206" id="Page_1206"></a>[1206]</span> +gioventù a <i>Flavio Giulio Delmazio</i> suo +nipote, perchè figliuolo di Delmazio suo +fratello. Un altro nipote, nato dal medesimo +suo fratello, avea Costantino, per +nome <i>Flavio Claudio Annibaliano</i>. Il creò +re del Ponto, della Cappadocia e dell'Armenia +minore. Per attestato ancora dell'Anonimo +Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Vales.]</span>, gli diede in +moglie <i>Costantina</i> o sia <i>Costanziana</i> sua +figlia, decorata del titolo d'Augusta. Disavvedutamente +con questi atti di munificenza, +lodevoli per altro in sè stessi, +trattandosi di esaltare parenti suoi sì +stretti, non badò il saggio Augusto che +egli seminava le discordie fra i proprii +figliuoli e i lor cugini. Non andrà molto +che ce ne accorgeremo. Benchè sia incerto +il tempo, in cui ad un certo <i>Calocero</i>, +uomo vilissimo, saltò in capo la +follia di farsi imperadore, pure non è +fuor di proposito il darne qui un barlume +di conoscenza (che di più egli non +meritava), giacchè san Girolamo <span class="fnote">[Hieronymus, in Chronico.]</span> e +Teofane <span class="fnote">[Theophan., Chronographia.]</span> ne parlano all'anno 29 di +Costantino. Costui pare che occupasse +l'isola di Cipri; ma un fuoco di paglia +fu questo: dall'armi imperiali egli restò +in breve oppresso, e condannato ai supplizii +degli schiavi ed assassini. Recitò +Eusebio vescovo di Cesarea nel settembre +di quest'anno in Costantinopoli quel +panegirico <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 4]</span> che di lui abbiamo in +onore di Costantino Augusto. E nell'ultimo +dì parimente dell'anno presente +passò a miglior vita san <i>Silvestro papa</i> <span class="fnote">[Anastas. Bibliothec.]</span>, +pontefice gloriosissimo, perchè a' suoi +tempi, ed anche, siccome possiam conghietturare, +per cura sua, si vide trionfar +la croce di Cristo nel cuore di Costantino, +ed alzar bandiera la religion +cristiana sopra l'antica superstizione di +Roma pagana; di Roma, dico, dove tanti +insigni templi sotto di lui si cominciarono +a dedicare al vero Dio, siccome +può vedersi nella storia ecclesiastica. +</p> + +<p> +<span class="pagenum"><a name="Page_1207" id="Page_1207"></a>[1207]</span> +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXVI" id="CCCXXXVI"></a>CCCXXXVI</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 60%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="3">Anno di</td> + <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Marco</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 30.</td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Popilio Nepoziano</span> e +<span class="sc">Facondo</span>. +</p> + +<p> +Benchè i fasti e le leggi non ci porgano +se non il cognome del primo console, +cioè <i>Nepoziano</i>, pure difficilmente +si fallerà in credere ch'egli fosse quel +<i>Flavio Popilio Nepoziano</i>, a cui fu madre +<i>Eutropia</i> sorella di Costantino Augusto. +Noi torneremo a vedere questo personaggio, +all'anno 350, proclamato imperadore, +ma imperadore di poca durata. Seguitò +ancora in quest'anno <i>Rufio Albino</i> ad +esercitare la prefettura di Roma. In luogo +del defunto s. Silvestro fu creato romano +pontefice <span class="fnote">[Anastas., in Bibl. sive Chron. Damasi.]</span> <i>Marco</i> nel gennaio dell'anno +presente. Cosa alquanto pellegrina +può parere a talun il vederlo appellato +solamente <i>Marco</i>, perchè questo era un +solo prenome; e non già un nome o +cognome de' Romani. Ma s. Marco evangelista +avea fatto divenir nome questo +prenome, per tacere altri esempli. Non +durò più di otto mesi e venti giorni la +vita di esso pontefice, registrato dipoi +nel catalogo de' santi. Fu di parere il +cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal.]</span> che <i>Giulio</i> a lui +succedesse nella cattedra di san Pietro +sul fine d'ottobre; ma il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, +fondato nella Cronica di Damaso, differisce +la di lui esaltazione sino al febbraio +del susseguente anno, senza apparire il +perchè in questi pacifici tempi restasse +vacante per tanto tempo la sedia di san +Pietro. Appartengono a quest'anno le +prime nozze di <i>Costanzo Cesare</i>, secondo +figliuolo dell'imperadore <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 4, cap. 49.]</span>, celebrate +con gran pompa dalla corte: nella qual +congiuntura l'Augusto suo padre distribuì +ai popoli e alle città moltissimi doni. +<span class="pagenum"><a name="Page_1208" id="Page_1208"></a>[1208]</span> +Il Du-Cange <span class="fnote">[Du-Cange, Hist. Byz.]</span> inclinò a credere che +questa prima moglie di Costanzo (perchè +n'ebbe più d'una) fosse figliuola di +Giulio Costanzo, cioè d'un fratello di +esso Costantino Augusto e di Galla; ma +resta tuttavia scuro questo punto. Una +solenne ambasciata dall'India circa questi +medesimi tempi venne a trovar Costantino, +portandogli in dono delle gemme +preziose, e delle stravaganti bestie +di que' paesi sconosciute presso i Romani. +Aggiugne Eusebio, che i re e i popoli +dell'India in certa maniera si suggettarono +alla signoria di Costantino, +con riconoscerlo per loro imperadore +e re, alzando in onore di lui statue ed +immagini. Si potrebbe dubitare se Eusebio +in questo sito la facesse più da +oratore o poeta, che da storico. Volle +dopo le nozze di Costanzo, e conseguentemente +nel presente anno, e non già +nel precedente, come fu d'avviso il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, +l'Augusto Costantino provvedere +alla succession de' figliuoli, forse +perchè qualche incomodo della sanità +gli faceva già presentire non lontano il +fin de' suoi giorni; nè i saggi aspettano +a regolar le loro faccende allorchè la +morte picchia alla porta. Divise dunque +l'imperio fra i suoi tre figliuoli e due +nipoti nella seguente maniera. Al primogenito +suo <i>Costantino</i>, già ammogliato, +ma senza sapersi con chi, lasciò tutto +il paese che è di là dalle Alpi, ed era +stato della giurisdizion di suo padre, cioè +tutte le Gallie coll'Alpi Cozie, le Spagne +colla Mauritania Tingitana e la Bretagna, +porzione che oggidì forma tre potenti +e fioriti regni. A questo principe, +abitante allora in Treveri, fece ricorso +l'esiliato sant'Atanasio, e ne fu ben ricevuto. +A <i>Costanzo</i> secondogenito assegnò +il padre tutto l'Oriente coll'Egitto, a +riserva della porzione che già dissi data +ad <i>Annibaliano</i> suo nipote. Pretese l'Apostata +Giuliano <span class="fnote">[Julian., Orat. III.]</span> che per favore particolare +<span class="pagenum"><a name="Page_1209" id="Page_1209"></a>[1209]</span> +Costantino concedesse le provincie +d'Oriente a Costanzo, perchè più +degli altri l'amava a cagion della sua +sommessione e compiacenza. A <i>Costante</i> +terzogenito fu assegnata <span class="fnote">[Anonym. Valesianus. Zonaras, in Ann. +Aurelius Victor, in Epitome.]</span> l'Italia, l'Africa +e l'Illirico: vasta porzione anche +essa, perchè si stendeva per tutta la +Pannonia, per le Mesie, Dacia, Grecia, +Macedonia, ed altri paesi già attinenti +all'Illirico, e verisimilmente abbracciava +anche il Norico e le Rezie. Il Valesio e +il Tillemont, correggendo un passo di +Aurelio Vittore, con leggere <i>Delmatio</i> in +vece di <i>Delmatiam</i>, pretendono che Costantino +lasciasse la Tracia, la Macedonia +e l'Acaia, cioè la Grecia, a <i>Delmazio</i> +suo nipote. Ma non è da credere che +Costantino della sua diletta città di Costantinopoli +volesse privare i suoi figliuoli, +e darla al nipote con dote tanto inferiore +di paese annesso. O non s'ha +dunque da emendare il passo di Vittore +che attribuisce a <i>Costante</i> l'Illirico, la +Italia, la Tracia, la Macedonia e la Grecia; +o, quando pur si voglia fallato il suo +testo, si dee stare con Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span>, il +quale chiaramente scrive che a <i>Costante</i> +toccò, oltre all'Oriente, anche la Tracia +colla città del padre, cioè con Costantinopoli. +E a farci credere che così fosse, +concorre quanto poco fa dicemmo della +parzialità a lui mostrata dal padre Augusto. +Quanto a <i>Delmazio</i>, altra parte, a +mio credere, non fu assegnata che la +<i>Ripa Gotica</i>, come ha l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Vales.]</span>, +cioè verisimilmente la Dacia +nuova, o pur la Mesia inferiore. Di qual +parte divenisse o restasse signore <i>Annibaliano</i> +con titolo di re, già s'è detto +all'anno precedente. Ed ecco il romano +imperio trinciato in tante parti, e con tal +divisione infievolito in maniera da prepararsi +alla rovina; ma Diocleziano avea +già somministrato a Costantino questo +modello, e Costantino dovette anch'egli +<span class="pagenum"><a name="Page_1210" id="Page_1210"></a>[1210]</span> +figurarsi meglio assicurata la sussistenza +di questi regni con provvederli di principi, +de' quali cadauno dal suo canto +gareggerebbe per difendere dai Barbari +la sua porzione, senza prevedere o +sospettar egli che l'ambizione e gelosia +potesse poi con tutta facilità attizzar la +discordia fra tanti principi, ed anche fra +gli stessi fratelli. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXVII" id="CCCXXXVII"></a>CCCXXXVII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 20%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td colspan="2"><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="sc">Giulio</span> papa 1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> juniore</td><td rowspan="3" class="bl">imp.1.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costanzo</span> e</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costante</span></td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Feliciano</span> e <span class="sc">Tiberio Fabio Tiziano</span>. +</p> + +<p> +Certo è il cognome del secondo console, +cioè di <i>Tiziano</i>, non egualmente +è sembrato tale il suo nome e prenome +a cagion dei dubbii mossi al consolato +dell'anno 391, siccome vedremo. Nel +dì 10 di marzo a Rufio Albino succedette +nella dignità di prefetto di Roma +<i>Valerio Procolo</i>. La saviezza con cui +Costantino reggeva i suoi popoli, la sterminata +sua potenza, e il credito con +tante vittorie acquistato, aveano per più +anni tenuto in dovere i Barbari e fatta +godere a tutte le parti del romano imperio +un'invidiabil pace: quando eccoli +dare all'armi i Persiani, e muover guerra +al romano imperio. Un racconto di Cedreno <span class="fnote">[Cedren., in Histor.]</span>, +a cui il Valesio <span class="fnote">[Valesius, in Annot. ad Ammian., lib. 25, +cap. 4.]</span> prestò fede, +fa originata questa rottura de' Persiani +coi Romani dopo una pace per circa +quaranta anni durata fra loro, da un +certo <i>Metrodoro</i>, filosofo persiano, il +quale, adunata gran copia di pietre preziose +nell'India, parte da lui rubate e +parte a lui consegnate da un re indiano +da portare in suo nome all'Augusto +Costantino, venne veramente a trovar +l'imperadore, a cui diede le gioie, ma +senza far parola del re donatore, con +<span class="pagenum"><a name="Page_1211" id="Page_1211"></a>[1211]</span> +aggiugnere ancora di avergliene consegnata +quel re un'altra gran quantità, ma +che, in passando per la Persia, erano +state occupate da quel re Sapore II. Perchè +Costantino ne fece delle istanze ad +esso re con assai altura, e non ne ricevè +risposta, si allumò la guerra fra loro. +Altre particolarità aggiunte da esso Cedreno +a una tal relazione da niuno degli +antichi conosciute, han ciera di favole, +delle quali per altro è fecondo quello +scrittore troppo lontano dai tempi di Costantino. +Tuttavia Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 25, cap. 4.]</span> ha qualche +cosa di questo Metrodoro, con dire +che Costanzo, e non già Costantino, badando +alle bugie di Metrodoro, fu istigato +a far guerra ai Persiani. Intanto a noi +gioverà l'attenerci ad autori più classici, +cioè ad Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 4, cap. 56.]</span>, Libanio <span class="fnote">[Liban., Orat. III.]</span> ed Aurelio +Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesarib.]</span>. Vanno essi d'accordo +in dire che il re di Persia, Sapore, da +gran tempo faceva de' preparamenti per +muovere guerra al romano imperio. Allorchè +ebbe disposto tutto, inviò ambasciatori +a Costantino, ridomandando gli +Stati che una volta appartenevano alla +corona persiana. La risposta di Costantino +fu che verrebbe egli in persona ad +informarlo de' suoi sentimenti; ed in +fatti allestite armi e milizie, chiamate in +gran copia da tutte le parti del suo imperio, +con vigore si preparò per questa +importante spedizione. Un così potente +armamento d'un imperadore avvezzo +alle vittorie fece calar ben tosto gli orgogliosi +spiriti del re persiano, le cui +armate aveano già dato principio alle +scorrerie nella Mesopotamia, di modo +che spedì nuovi ambasciatori a Costantino +per trattar di pace. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, cap. 57.]</span> qui +più degli altri merita fede, e ci assicura +che l'ottennero; laddove Rufo Festo <span class="fnote">[Rufus Festus, in Breviar.]</span> +e l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus. Libanius. Julianus.]</span>, Libanio e +<span class="pagenum"><a name="Page_1212" id="Page_1212"></a>[1212]</span> +Giuliano l'Apostata pretendono che Costantino +continuasse i preparamenti militari +per la guerra; e noi vedremo che +Costanzo suo figliuolo fu da lì a non +molto alle mani col re di Persia. Tuttavia +Ammiano è di parere che Costanzo, e +non già i Persiani, quegli fu che volle +rompere, sedotto, siccome già accennammo, +dal suddetto Metrodoro. +</p> + +<p> +Avea l'Augusto Costantino goduta +in addietro una prosperosa sanità, accompagnata +con gran vigore di corpo e +d'animo <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 4, cap. 53.]</span>, ed era già pervenuto al +principio dell'anno sessantesimo terzo +di sua età. Ma convien credere che anche +nel precedente anno qualche interna +debolezza o malore più vivamente che +mai il facesse accorto dell'inevitabile +nostra mortalità. Però, siccome dicemmo, +assettò gl'interessi domestici; più +che mai si applicò alle opere di pietà; +fece fabbricare il sepolcro suo presso il +magnifico tempio degli Apostoli, eretto +e dedicato da lui in Costantinopoli, e +spesso trattava dell'immortalità dell'anima, +insegnata dalla religion di Cristo +e dalla migliore filosofia. Ora, dopo aver +egli con gran divozione celebrato il +giorno santo della Pasqua, cominciò a +sentir de' più gravi sconcerti nella sanità, +e si portò ai bagni, ma senza provarne +profitto. Venuto che fu ad Elenopoli, +si aggravò il suo male; ed allora, conoscendo +approssimarsi ormai il fine dei +suoi giorni <span class="fnote">[Euseb., ibid., cap. 61.]</span>, con tutta umiltà confessò +i suoi peccati in quella chiesa, e fece +istanza ai vescovi dimoranti nella sua +corte di ricevere il sacro battesimo, differito +da lui fin qui, secondo l'uso od +abuso d'alcuni in que' tempi, per cancellare +e purgare prima di morire in un +punto solo tutti i peccati della vita passata +coll'efficacia di quel sacramento. +Questa funzione fu celebrata poco appresso, +essendo egli passato da una sua +villa presso di Nicomedia <span class="fnote">[Hieron., in Chron.]</span>; e chi il +<span class="pagenum"><a name="Page_1213" id="Page_1213"></a>[1213]</span> +battezzò, fu Eusebio vescovo di quella +città, uomo per altro screditato per la +sua aderenza agli errori d'Ario. Non +v'ha oggidì persona alquanto applicata +all'erudizione che non conosca essere +stato conferito il battesimo a questo celebre +imperadore, e primo fra gl'imperadori +cristiani, non già in Roma per mano +di san Silvestro papa nell'anno 324, come +ne' secoli dell'ignoranza le leggende favolose +fecero credere, ma bensì nell'anno +presente in Nicomedia sul fine della di +lui vita. Se altro testimonio che Eusebio +Cesariense non avessimo di questo fatto, +potrebbesi forse dubitare della di lui +fede, perchè vescovo almen sospetto di +aver favorito il partito dell'eresiarca +Ario, contuttochè non sia mai probabile +che scrittore sì riguardevole volesse e +potesse spacciare un fatto, che così agevolmente +si sarebbe potuto con sua vergogna +smentire, qualora fosse pubblicamente +seguito in Roma tanti anni prima +il battesimo d'esso Augusto. Ma il punto +sta, che con Eusebio, in raccontar questo +fatto, s'accordano il santo vescovo <span class="fnote">[Ambrosius. Hieronym. Socrates. Sozomenus. +Theodoret. Evagrius. Chron. Alexandrinum.]</span> +Ambrosio, san Girolamo e tanti vescovi +del concilio di Rimini nell'anno di Cristo +359; e Socrate, Sozomeno, Teodoreto, +Evagrio e la Cronica Alessandrina. +Non ne cito i passi, potendo il lettore +informarsi meglio di questo da chi <i>ex +professo</i> ha ventilata cotal quistione. +Posto poi il battesimo così tardi ricevuto +da Costantino, per cui egli cominciò +veramente a chiamarsi cristiano, e ad +essere partecipe dei divini misteri <span class="fnote">[Valesius, Adnot. ad Euseb. Tillemont, Mémoires +des Emper.]</span>; +s'è cercato se Costantino fosse almeno +in addietro nel numero de' catecumeni, +nè si son trovati bastanti lumi per decidere +questo punto. Quel che è certo, da +gran tempo l'impareggiabil Augusto, +con aver abiurato l'empio culto degli +idoli, era cristiano in suo cuore, e adorava +Gesù Cristo, e promoveva a tutto +<span class="pagenum"><a name="Page_1214" id="Page_1214"></a>[1214]</span> +suo potere gl'interessi della sua santa +religione, benchè non si sottomettesse +per anche al giogo soave del Vangelo, e +all'obbrobrio della Croce; e si sa che +egli superava col suo zelo e colla sua +divozione anche molti veterani nella +scuola del Crocifisso. Dopo il battesimo, +che il piissimo Augusto ricevè con gran +compunzione ed ilarità insieme d'animo +al veder quelle sacre cerimonie, +vesti l'abito bianco, e diedesi a far varii +regolamenti, l'uno dei quali fu il richiamar +dall'esilio sant'Atanasio <span class="fnote">[Athan., Apolog. II.]</span>, e, secondo +tutte le apparenze, anche gli altri +vescovi banditi. Confermò ancora nel +testamento la division fatta degli Stati +ne' suoi figliuoli, con chiamare a sè, +come più vicino, Costanzo, il quale non +giunse a tempo di vederlo vivo. +</p> + +<p> +Nella sacra festa adunque della Pentecoste, +caduta in quest'anno nel dì 22 +di maggio, fu chiamato, come si può +credere, alla gloria de' beati questo insigne +imperadore, in età di sessantatrè +anni e tre mesi, per quanto si deduce +con varie conghietture dagli antichi +scrittori <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const. Socrates, in Histor. +Eccl. Idacius, in Fastis. Cron. Alexandr.]</span>, correndo l'anno trentunesimo, +dacchè egli fu creato Cesare. Nè +sussiste che egli nell'ultimo della vita +inclinasse agli errori d'Ario, come si +lasciò scappar dalla penna san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span>, +avendo assai fatto conoscere +alcuni letterati ch'egli morì nella credenza +e comunione della Chiesa cattolica: +al che certamente nulla pregiudicò +l'avergli Eusebio di Nicomedia somministrato +il battesimo, la cui virtù non +dipende dal ministro. Fu il corpo del +defunto Augusto <span class="fnote">[Theodoretus, Histor., lib. 1, cap. 34.]</span> con lugubre pompa +portalo a Costantinopoli, accompagnato +da tutta l'armata di quelle parti; ed +esposto nella gran sala del palazzo, parata +a lutto, e illuminata da assaissimi +doppieri su candellieri d'oro, quivi restò, +<span class="pagenum"><a name="Page_1215" id="Page_1215"></a>[1215]</span> +finchè arrivato dalla Soria Costanzo di +lui figliuolo, solennemente lo condusse +al sepolcro, ch'egli stesso s'era preparato, +e che fu posto alla porta del tempio +de' santi Apostoli in Costantinopoli. +Incredibile ed universale fu il dolore <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 4, cap. 69.]</span> +dei popoli per la perdita di questo incomparabile +imperadore; e spezialmente il +senato e popolo romano <span class="fnote">[Aurel. Vict., de Caesarib.]</span> se ne afflisse, +riflettendo che egli coll'armi, colle leggi +e colla clemenza avea, per così dire, fatta +rinascere Roma, e procacciata con tanta +cura in addietro una mirabil tranquillità +di pace al suo imperio. Perciò furono in +essa Roma sospesi tutti gli spettacoli ed +altri divertimenti; si serrarono i bagni, +e con alte grida il popolo fece istanza +che il di lui corpo venisse trasportato +colà, con provar poscia estremo dolore, +allorchè intese data ad esso sepoltura in +Costantinopoli. I pagani stessi <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span>, secondo +il sacrilego loro stile, ne fecero un +dio, come eziandio si raccoglie da varie +medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., Numismat. Imper.]</span>, onore certamente detestato +da quella grande anima che adorò il solo +vero Dio in vita, e dopo morte possiam +credere che passasse a godere i premii +riserbati ai buoni in un regno più stabile +e migliore. Il titolo di <i>Grande</i>, che noi +comunemente diamo a Costantino, parve +poco ai popoli, anche vivente lui; e +però gli diedero quel di <i>Massimo</i>, che +s'incontra nelle suddette medaglie e nelle +iscrizioni. Ed, in vero, per quanto ebbe +a confessare lo stesso Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span>, benchè +scrittore pagano, innumerabili pregi +di corpo e d'animo, e una rara fortuna +concorsero a formare di lui uno dei +maggiori eroi dell'antichità. Videsi ritornato +dal valore delle sue armi sotto +un solo capo il romano imperio; cessarono +pel suo saggio e clemente governo +i gravissimi mali e disordini internamente +patiti sotto i precedenti cattivi Augusti; +<span class="pagenum"><a name="Page_1216" id="Page_1216"></a>[1216]</span> +e calato l'orgoglio alle nazioni barbare, +niuna d'esse inferiva più molestia alcuna +alle provincie romane, per timore di +questo invitto Augusto. Ma la principal +gloria di Costantino fu, e sempre sarà +presso di noi cristiani, l'esser egli stato +il primo ad abbandonare il culto degli +idoli con abbracciare la vera religione +di Cristo; e non solo di aver profittato +per sè stesso di questa luce, ma d'essersi +studiato a tutto potere di dilatarla pel +vasto suo imperio, senza nondimeno +forzare le coscienze altrui: studio che, +secondato da' suoi successori, giunse in +fine ad atterrar affatto il paganesimo, e +a far solamente regnare la Croce per +tutte le provincie romane. Quanto egli +operasse, affinchè ciascuno aprisse gli +occhi al lume del Vangelo, quante chiese +egli fabbricasse, quanti templi famosi della +idolatria distruggesse, e tanti altri saggi +della sua umiltà e pietà, all'istituto mio +non convien di riferire, rimettendo io il +lettore, desideroso di chiarirsene, alla +Vita di lui scritta da Eusebio, e alla storia +ecclesiastica. Ma non posso tacere +che, per attestato del medesimo storico <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 23 et 25.]</span>, +lo zelo di Costantino giunse a proibire +l'esterno culto degl'idoli, e a far chiudere +le porte de' loro templi, e a vietare +i sagrifizii, l'aruspicina e varie altre superstizioni +del gentilesimo. Che s'egli +non potè sradicar tutto, il potente crollo +nondimeno che gli diede, servì ai successori +suoi Augusti di campo per compiere +quella grande impresa. Per questo la +memoria di Costantino si rendè venerabile +per tutta la Chiesa, e tanto innanzi +andò presso i Greci la stima di questo +imperadore, che ne fecero un santo, e +ne celebrano tuttavia la festa. Anzi nello +Occidente stesso non sono mancate chiese +che han fatto altrettanto, e scrittori +che han compilata la Vita di <i>san Costantino</i> +il Grande. +</p> + +<p> +Ma qui si vuol avvertire i lettori, +che quantunque riguardevoli sieno stati +i meriti di questo glorioso imperadore; +<span class="pagenum"><a name="Page_1217" id="Page_1217"></a>[1217]</span> +tuttavia, se noi prendiamo nella sua vera +significazione il titolo di <i>santo</i>, indicante +il complesso d'ogni virtù cristiana, e +l'essere affatto privo di vizii e di sostanziali +difetti: ben lontano fu Costantino +dal conseguir sì decoroso titolo, che la +sola pia adulazione de' secoli barbari a +lui contribuì. Imperciocchè, a guisa di +tanti altri principi che grandi sono appellati, +non mancarono in lui varii difetti, +che ebbero bisogno di misericordia +presso Dio, e di scusa presso i mortali. +Non son già qui sì facilmente da credere +tanti biasimi a lui dati da Giuliano Apostata, +e massimamente da Zosimo, il +qual ultimo fece quanto sforzo potè per +isminuire o denigrar la fama di Costantino. +Scrittori tali, perchè ostinati nel +paganesimo, maraviglia non è se sparlassero +d'un imperadore che, quanto potè, +diroccò il regno della lor superstizione. +Ora tanto Giuliano <span class="fnote">[Julian., Oratione VII.]</span> che Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span> +ed Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span> ci rappresentano +Costantino, non solo avidissimo della +gloria (passione per altro che in sè merita +scusa, per non dire anche lode, qualora +è di stimolo alle sole belle opere), +ma ancora pieno d'ambizione, avendo +egli cercato sempre d'ingrandirsi, senza +mettersi pensiero se per vie giuste od +ingiuste. Ma chi vuol male, tutte le altrui +opere interpreta in sinistro. Gli attribuiscono +ancora <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> un eccesso di lusso +nell'ornamento del suo corpo, per aver +portato, ed anche continuamente, il diadema; +dal che si guardarono i suoi predecessori: +accusa nondimeno di poco +momento, perchè ai monarchi non è +disdetto il sostenere la propria maestà +colla magnificenza esteriore, purchè non +giungano, come facea Diocleziano, a +farsi trattare da iddii. Che poi Costantino +negli ultimi suoi anni si desse ad una +vita voluttuosa, amando i piaceri e gli +<span class="pagenum"><a name="Page_1218" id="Page_1218"></a>[1218]</span> +spettacoli, lo scrissero bensì Giuliano <span class="fnote">[Julian., de Caesarib.]</span> +e Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 32.]</span>; ma lo stesso Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> +e Libanio <span class="fnote">[Liban., Or. III.]</span>, amendue gentili, +difendono qui la di lui memoria, con dire +ch'egli continuamente leggeva, scriveva, +meditavo, ascoltava le ambascerie +e le querele delle provincie; e molto più +parla esso Libanio delle continue di lui +occupazioni per promuovere il pubblico +bene; nè alcuno certamente mai fu che +potesse imputargli l'aver trasgredite le +leggi della continenza, nè commessi eccessi +di gola. Se vero poi fosse che Costantino, +come vuol Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 38]</span>, e si ricava +anche da Aurelio Vittore, dall'una +parte scorticava i popoli colle imposte e +coi tributi, e dall'altra scialacquava i +tesori in fabbriche e in arricchir persone +inutili ed immeritevoli, di maniera +che, secondo esso Vittore, governò ben +egli come buon principe ne' primi dieci +anni, ma ne' dieci seguenti comparve un +ladrone, e ne' dieci ultimi si trovò come +uno spelato pupillo: se vero, dissi, ciò +fosse, avrebbe senza dubbio pregiudicato +non poco alla di lui riputazione. Ma Evagrio <span class="fnote">[Evagr., lib. 3, cap. 40.]</span> +difende qui la fama di Costantino; +e di sopra vedemmo, coll'autorità +d'Eusebio, che questo regnante levò via +un quarto degli aggravii sopra le terre; +oltre di che, le sue leggi il danno a conoscere +per nemico, e certo non tollerante +delle avanie sopra i sudditi. Quel forse +che con più ragione fu ripreso in questo +gran principe, fu la sua troppa bontà, +amorevolezza e clemenza; male procedente +da buon principio, ma che non +lascia d'essere male in chi è posto da +Dio a governar popoli, se tale eccesso va +a finire in danno del pubblico. Confessa +lo stesso Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 4, cap. 51 +et 54.]</span> che Costantino fu +proverbiato, perchè niuno temendo, a +<span class="pagenum"><a name="Page_1219" id="Page_1219"></a>[1219]</span> +cagione della soverchia di lui clemenza, +di soggiacere all'ultimo supplizio, e poco +o nulla affaticandosi i governatori +delle provincie per frenare i delinquenti, +ne pativa la pubblica quiete, e frequenti +erano i lamenti de' sudditi. Aggiugne che +due gravi disordini si provarono in quei +tempi, cioè la prepotenza ed insaziabil +cupidigia dei ministri di corte, che travagliavano +tutti i mortali, e la furberia +di molte inique persone che, fingendosi +convertite alla religion cristiana, s'introducevano +nella confidenza dell'imperadore, +con abusarsene poi in pregiudizio +del pubblico e della religione stessa, +facendo credere quel che volevano all'incauto +Augusto. Che anche appresso dei +buoni principi si veggano cattivi, scellerati +ministri, non è cosa forestiera; ma +non sono esentati i principi stessi dal +rendere conto a Dio e al pubblico di +valersi di sì fatte braccia, senza prendersi +pensiero delle lor malvage azioni. E +Costantino ben li conosceva <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 4, cap. 55.]</span>, e gridava, +ma non provvedeva. E per conto +degl'impostori che colla maschera del +Cristianesimo ingannavano il troppo buono +imperadore, sappiamo ch'egli, badando +ad Eusebio di Nicomedia, e verisimilmente +anche allo stesso Eusebio di Cesarea, +fece de' passi falsi contra del +sacrosanto concilio di Nicea, e in danno +della dottrina e religione cattolica. Contuttociò +si vuol ripetere che ad un principe +tale, per tanti versi tutto dato alla +pietà cristiana, e pieno di retta intenzione, +possiam fondatamente credere +che il misericordioso Dio avrà fatto godere +un'abbondante misura della sua clemenza +nel mondo di là; e che s'egli, al +pari di un altro suo eguale, cioè di Carlo +Magno, non meritò già d'essere venerato +qual indubitato santo sugli altari, non +l'abbia almeno Iddio escluso da un invidiabil +riposo nel regno suo. Finalmente +non vo' tralasciar di dire che sotto Costantino +il Grande fiorirono non poco le +lettere e i letterati, sì fra i cristiani che +<span class="pagenum"><a name="Page_1220" id="Page_1220"></a>[1220]</span> +fra i pagani, perch'egli, per attestato di +Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, cura particolare ebbe +che si coltivassero l'arti e le scienze, +e costituì ancora salarii ai maestri delle +medesime. Si sa ch'egli stesso componeva +orazioni e discorsi, e scriveva lettere +con eloquenza, e ne restano tuttavia le +pruove. Gli autori della Storia Augusta, +tante volte menzionati di sopra, fiorirono +quasi tutti sotto di lui, e alcuni d'essi +ancora d'ordine suo scrissero le Vite +de' precedenti imperadori, come <i>Sparziano</i>, +<i>Lampridio</i> e <i>Capitolino</i>. Di sopra +ancora parlammo di <i>Eumene</i>, di <i>Nazario</i> +e d'<i>Optaziano</i> panegiristi, <i>Jamblico</i> filosofo +platonico, <i>Commodiano</i> (se pur non +è più antico) e <i>Giuvenco</i> poeti cristiani, +<i>Arnobio</i>, <i>Giulio Firmico</i>, <i>Eusebio Cesariense</i>, +e probabilmente <i>Gregorio</i> ed <i>Ermogeniano</i>, +autori di due codici, una volta +celebri, delle leggi romane, con altri che +io tralascio, e intorno a' quali è da vedere +la storia ecclesiastica e letteraria. +Quel poi che dopo la morte di Costantino +succedette, ancorchè appartenente al +presente anno, sia a me lecito di trasferirlo +al seguente, perchè assai si è parlato +di questo. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXVIII" id="CCCXXXVIII"></a>CCCXXXVIII</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 20%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td colspan="2"><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXVIII</span>. Indiz. <span class="scp">XI</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="sc">Giulio</span> papa 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> juniore</td><td rowspan="3" class="bl">imp. 2.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costanzo</span> e</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costante</span></td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Orso</span> e <span class="sc">Polemio</span>. +</p> + +<p> +<i>Mecilio Ilariano</i> esercitò in questo +anno la prefettura di Roma. Da che giunto +a Costantinopoli <i>Costanzo</i> Cesare ebbe +data solenne sepoltura al cadavero del +defunto padre, nell'anno addietro si applicò +a dar sesto agli affari del pubblico. +Intanto giunsero gli altri due suoi fratelli <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 68.]</span>, +cioè <i>Costantino</i> juniore e <i>Costante</i>. +Niun d'essi finora avea portato se +<span class="pagenum"><a name="Page_1221" id="Page_1221"></a>[1221]</span> +non il nome di <i>Cesare</i>. Le milizie, verisimilmente +bene istruite da essi, fecero +istanza che tutti e tre prendessero quello +di <i>Augusto</i>, e questo di consenso delle +altre armate, alle quali fu significata la +morte di Costantino, e l'intenzione di +crear imperadori tutti e tre i suoi figliuoli. +Perchè si volle anche far l'onore +al senato romano di aspettare il di lui +assenso, che non mancò, tanto si andò +innanzi, che solamente nel dì 9 di settembre <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> +dell'anno prossimo passato +furono essi pienamente proclamati Imperadori +ed Augusti; e ne presero il titolo. +Avea, siccome già dicemmo, l'Augusto +Costantino creato Cesare <i>Delmazio</i> suo +nipote, con assegnargli ancora alcuni Stati; +e dichiarato re del Ponto, della Cappadocia +ed Armenia <i>Annibaliano</i> di lui +fratello. Non seppero sofferire i tre ambiziosi +fratelli Augusti che, fuor d'essi, +alcuno avesse parte nella signoria del +romano imperio; e però furono a consiglio +per escluderli. La maniera di ottener +l'intento fu barbarica, e fa orrore, perchè +si conchiuse di levar loro la vita. +Ma prima di eseguire così crudele risoluzione, +cominciarono essi ad esercitare la +sovrana autorità, con levare il posto di +prefetto del pretorio ad <i>Ablavio</i> <span class="fnote">[Gregorius Nazianzenus, Orat. 3.]</span>, benchè +lasciato da Costantino per consigliere +di Costanzo. Era stato costui onnipotente +sotto il medesimo Costantino; +ed uno di coloro che Eusebio Cesariense +volle indicare, accennando que' ministri +che, abusandosi della bontà d'esso Costantino, +s'erano renduti odiosi a tutti +per le loro violenze e per l'ingordigia +della roba. Ritirossi Ablavio ad un suo +palazzo di villa nella Bitinia, credendosi +assoluto colla sola perdita del grado; tua +abbiamo da Eunapio <span class="fnote">[Eunap., de Vit. Sophistar., cap. 4.]</span> che Costanzo +sotto mano spedì alcuni uffiziali con lettere +dell'armata che lo invitava a tornarsene +per suo gran vantaggio. Gli furono +presentate quelle lettere con tutta +<span class="pagenum"><a name="Page_1222" id="Page_1222"></a>[1222]</span> +sommessione dagli uffiziali, come s'egli +fosse stato un imperadore; ed egli infatti +si persuase che l'intenzione de' soldati +fosse di crearlo Augusto. Ma dove è la +porpora? domandò egli con volto e voce +fiera. Risposero gli uffiziali di non aver +eglino se non le lettere; ma che altri +stavano alla porta per eseguire il resto. +Ordinò Ablavio che entrassero; ma, in +vece della porpora, gli presentarono le +punte delle spade, e il tagliarono a pezzi. +Fu insinuato forse nei medesimi tempi, +se non prima, all'armata di far tumulto, +con protestare ad alte grida di non volere +se non i tre figliuoli del defunto Augusto +per signori ed imperadori. E perciocchè +erano venuti alla corte i suddetti +<i>Delmazio Cesare</i> ed <i>Annibaliano re</i> e +<i>Giulio Costanzo</i>, quelli cugini, e questi +zio paterno d'essi tre Augusti, in quel +bollore fu loro dai soldati tolta la vita <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, c. 40. Eutrop., in Breviar.]</span>. +Un altro fratello del defunto Augusto +(forse <i>Annibaliano</i>) e cinque altri del +medesimo sangue, tutti innocenti, incorsero +nella stessa sciagura, per attestato di +Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian., Epist. ad Athen.]</span>. Anzi poco mancò +che lo stesso <i>Giuliano</i> e <i>Gallo</i> suo fratello, +figliuoli amendue del suddetto <i>Giulio +Costanzo</i>, e per conseguente cugini anche +essi dei tre Augusti, non fossero involti in +questa rovina. Gallo restò illeso, perchè la +infelice sua sanità il rappresentava, senza +fargli maggior fretta, assai vicino alla tomba. +L'età poi di soli sette anni quella fu che +salvò la vita a Giuliano. Potrebbe essere +che a questi principi scappasse detta qualche +parola, che a loro, più che a' figliuoli +di Costantino, fosse dovuto l'imperio per +le ragioni della lor nascita; e che di qua +procedesse il loro esterminio. +</p> + +<p> +Ed ecco con che turchesca crudeltà +diede l'Augusto <i>Costanzo</i> incominciamento +al suo governo, giacchè niuno +degli antichi scrittori attribuisce questa +sanguinaria esecuzione a <i>Costantino juniore</i> +o a <i>Costante</i> di lui fratelli, ma bensì +<span class="pagenum"><a name="Page_1223" id="Page_1223"></a>[1223]</span> +a lui solo <span class="fnote">[Julian., Epist. ad Athen. Hieron., in Chron. +Zosimus, lib. 2, cap. 40.]</span>. Ed ancorchè egli palliasse +l'iniquità sua, rifondendola sull'ammutinamento +de' soldati, fu ognuno nondimeno +persuaso che egli n'era stato segretamente +il motore. Dopo la strage di questi +principi, tutti del sangue imperiale, +entrò anche la discordia fra i tre fratelli +Augusti, o sia perchè cadaun d'essi pretendesse +d'aver la sua parte negli Stati +decaduti per la morte di Delmazio e di +Annibaliano, o pure perchè la division +de' regni fatta dal padre non piacesse a +talun d'essi, o restasse esposta, per cagion +de' confini, a varie controversie. È ignoto +se allora, o pure dipoi, a motivo dell'Africa, +insorgesse fiera lite fra Costantino e Costante, +la quale poi andò a terminare in +una brutta tragedia, forse perchè Costante +pretendesse la Mauritania Tingitana, +che soleva andar unita colla Spagna, +o perchè Costantino credesse a sè dovuta +qualche altra parte dell'Africa stessa. +Unironsi, a cagion di tali dissensioni, i tre +fratelli a Sirmio nella Pannonia, come +attesta Giuliano l'Apostata <span class="fnote">[Julian., Orat. I et III.]</span>, e quivi +Costanzo la fece da arbitrio, con tal saviezza +nondimeno e moderazione, che +non lasciò ai fratelli motivo di dolersi di +lui; anzi nella partizion degli Stati più diede ad +essi di quel che ritenne per sè, affinchè +si mantenesse la buona unione e concordia +fra tutti. Si disputa tuttavia fra gli +eruditi se questo abboccamento ed accordo +de' fratelli Augusti seguitasse nell'anno +precedente o pure nel presente. +Resta parimente controverso qual cambiamento +si facesse nell'assegnamento +degli Stati. Nulla io dirò del tempo, a noi +bastando la certezza del fatto. Ma per +conto della divisione, niuna apparenza +di verità ha il dirsi dall'autore della +Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chron. Alexandr.]</span> che a Costantino, +il maggiore dei fratelli, toccasse Costantinopoli +colla Tracia, e ch'egli regnasse +quivi un anno, quando, siccome +<span class="pagenum"><a name="Page_1224" id="Page_1224"></a>[1224]</span> +dicemmo, le signorie di lui erano la Gallia, +le Spagne e la Bretagna, paesi troppo +disuniti e lontani dalla Tracia. Si può +ben credere che la Cappadocia e l'Armenia, +provincia allora assai sconvolta, +venisse in poter di Costanzo; e che +egli cedesse a Costantino il Ponto (il +che vien asserito da Zosimo) <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 39.]</span>, e forse +la Mesia inferiore; e che vicendevolmente +Costante promettesse o rilasciasse +a Costantino qualche parte dell'Africa, +o pur altri paesi adiacenti all'Italia. +Non si possono ben chiarire queste partite; +quel che intanto è certo, l'ambizione, +cioè quella fame che rode il cuore +di quasi tutti i regnanti, nè mai si +sazia, sconvolse di buon'ora i fratelli +Augusti, e, non ostante il predetto accordo, +poco stette a produr delle funestissime +scene. Mentre poi fra loro bollivano +queste dissensioni, <i>Sapore</i> re di Persia, +animato dalla morte di Costantino il +Grande, e credendo venuto il tempo di +mietere, entrò con potente armata nella +Mesopotamia <span class="fnote">[Theophanes, Chronogr. Chron. Alexandr. +Hieron., in Chron.]</span>, e mise l'assedio alla +città di Nisibi. Più di due mesi vi tenne +il campo, ma inutilmente, perchè quella +guernigione co' cittadini fece sì gagliarda +difesa, che il superbo re dovette battere +la ritirata, probabilmente perchè Costanzo +avea ammassata gran gente per darle +soccorso. Ma è disputato se all'anno +presente appartenga questo assedio: che +per altro la guerra coi Persiani continuò +dipoi per anni parecchi, e Nisibi altre +volle si vide assediata con avvenimenti +de' quali non si può assegnare il tempo +preciso, e che solamente, andando innanzi, +saran brevemente accennati. Belle son +due leggi d'essi Augusti, spettanti a questo +anno contro ai ribelli infamatorii <span class="fnote">[L. 4, de petition., et l. 5, de famos. libell., +Cod. Theodos.]</span> +e alle lettere orbe, ed accuse secrete, con +ordinare che, in vigor di questi atti +clandestini, non fatti secondo le regole +della giustizia, niuno de' giudici potesse +<span class="pagenum"><a name="Page_1225" id="Page_1225"></a>[1225]</span> +procedere contra degli accusati; e che +si dessero alle fiamme quegl'iniqui libelli. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXIX" id="CCCXXXIX"></a>CCCXXXIX</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 20%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td colspan="2"><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXIX</span>. Indiz. <span class="scp">XII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="sc">Giulio</span> papa 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costantino</span> juniore</td><td rowspan="3" class="bl">imp. 3.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costanzo</span> e</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costante</span></td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Flavio Giulio Costanzo Augusto</span> per la +seconda volta e <span class="sc">Flavio Giulio Costante +Augusto</span>. +</p> + +<p> +Prefetto di Roma fu in quest'anno +dal dì 14 di luglio sino al dì 25 d'ottobre +<i>Lucio Turcio Secondo Aproniano Asterio</i>, +ed ebbe per successore pel resto dell'anno +in quella dignità <i>Tiberio Fabio Tiziano</i>, +creduto lo stesso che nell'anno 337 era +stato console. Non mancano leggi e fasti +che non <i>Costanzo</i>, ma <i>Costantino</i> chiamano +il primo console, e va d'accordo con +essi un'iscrizione <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 377.]</span> da me data alla +luce. Contuttociò non si può abbandonar +la comune opinione che mette <i>Costanzo</i> +Augusto console, altrimenti si +imbroglierebbe la serie dei consolati +susseguentemente da lui presi. Che se +Costantino juniore avesse presa in questo +anno tal dignità, dovea dirsi <i>console per la +quinta volta</i>. Nulla di particolare ci somministra +a quest'anno la storia. Abbiam +solamente alcune leggi <span class="fnote">[Gothofred. Chronolog. Cod. Theodos.]</span> che ci fan +vedere, dove in varii giorni si trovassero +gli Augusti, ma non senza confusione, per +li testi guasti. Allora se uno d'essi imperadori +pubblicava una legge, non il solo +suo nome, ma quello ancora degli altri due +fratelli Augusti vi si metteva in fronte, +acciocchè paresse che il romano imperio, +tuttochè diviso fra i tre regnanti, seguitasse +nondimeno ad essere un corpo ed +una cosa stessa. Tre d'esse leggi, date in +Laodicea, in Eliopoli e in Antiochia, indicar +possono che Costanzo Augusto dovea +essere passato colà per accudire alla guerra +dei Persiani, i quali si può dire che +<span class="pagenum"><a name="Page_1226" id="Page_1226"></a>[1226]</span> +ogni anno venivano a dar mala ventura +alla Mesopotamia, provincia de' Romani. +In esse leggi Costanzo si studiò di liberare +i pubblici giudizii dalle sofisticherie +e formalità superflue che eternavano i +processi e le liti. Proibì egli ancora, sotto +pena della vita, i matrimonii fra zio e +nipote; e ai Giudei il poter comperare +schiavi d'altre nazioni, e molto più il +circonciderli, specialmente liberando gli +schiavi cristiani dalle lor mani. +</p> + +<hr /> + +<h2 class="hidden"><a name="CCCXL" id="CCCXL"></a>CCCXL</h2> + +<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"> + <tr> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 40%"> </td> + <td style="width: 20%"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="br" rowspan="5">Anno di</td> + <td colspan="2"><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXL</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="sc">Giulio</span> papa 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costanzo</span> e</td><td rowspan="2" class="bl">imp. 4.</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="sc">Costante</span></td> + </tr> +</table> + +<p class="center"> +<i>Consoli</i> +</p> + +<p class="cons"> +<span class="sc">Acindino</span> e <span class="sc">Lucio Aradio Valerio +Procolo</span>. +</p> + +<p> +Non si dee sottrarre alla conoscenza +dei lettori un'avventura di questo <i>Acindino +console</i>, narrata da santo Agostino <span class="fnote">[August., de Serm. Dom., lib. 1, cap. 50.]</span> +come succeduta circa l'anno 343. +Essendo egli prefetto dell'Oriente in Antiochia, +fece imprigionar certuno che +andava debitore al fisco di una libbra +d'oro; e, simile a tant'altri che negli uffizii +pubblici fanno a sè lecito tutto quel +che loro cade in capriccio, con suo giuramento +minacciò che se dentro al tal +giorno colui non soddisfaceva, la sua +vita la pagherebbe. A costui era impossibile +il trovar quella somma. Per buona +ventura aveva una moglie di rara bellezza, +ma sprovveduta anch'essa di contante; +quando un certo ricco, che le faceva +la caccia, preso il buon vento, le esibì +quel danaro, se ella voleva per una notte +acconsentir alle sue voglie. Comunicò +la donna tal esibizione al marito, che approvò +il disonesto contratto. Ma, appagata +che ebbe l'impuro la sua passione, +giuocò di mano, e quando l'incauta donna +si credè di avere in pugno l'oro promesso, +non vi trovò che della terra. Qui +si diede alle smanie e grida, e ricorsa +ella ad Acindino prefetto, sinceramente +<span class="pagenum"><a name="Page_1227" id="Page_1227"></a>[1227]</span> +gli espose il fatto. Allora egli riconobbe +il suo fallo per le indebite minaccie fatte a +quel misero. Obbligò l'adultero a pagar +la somma dovuta al fisco, e alla donna +assegnò quel campo, onde fu presa quella +terra, con cui rimase beffata. Continuò +nella carica di prefetto di Roma <i>Tiberio +Fabio Tiziano</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.]</span>; ma perchè egli dovette +nel maggio portarsi alla corte di +Costante Augusto, dimorante allora nell'Illirico, +<i>Giunio Tertullo</i> sostenne le di +lui veci finchè egli fu ritornato. Non +erano sopite le pretensioni di <i>Costantino +juniore</i> contra di <i>Costante</i>, e mala intelligenza +passava fra questi due fratelli +Augusti, esigendo esso Costantino alcuni +paesi dal fratello o nella Africa, o nei +confini d'Italia, quasichè il dominio delle +Gallie, Spagne e Bretagna fosse picciola +porzione per appagare le di lui ambiziose +voglie. Forse perchè parole sole, e +non fatti, riportava da Costante, pensò +di farsi ragione coll'armi, giacchè vi +era chi soffiava nel fuoco, e massimamente +un certo Anfiloco tribuno, gran +seminatore di zizzanie fra i due fratelli, +al quale, col tempo, la giustizia di +Dio non mancò di dare il condegno gastigo. +Mossosi dunque Costantino dalle +Gallie coll'esercito suo, entrò in Italia, +e giunse fino ad Aquileia. Copriva egli il +movimento di queste armi col pretesto +di voler marciare in Oriente, per prestare +aiuto al fratello Costanzo, che ne +abbisognava, per la guerra a lui mossa +dai Persiani. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che assai fondatamente +tratta di queste funesta lite, +scrive che Costante Augusto si trovava +allora nella Dacia; ed in effetto abbiamo +due leggi <span class="fnote">[L. 29, de Decurion., et l. 5, de petition., +Cod. Theodos.]</span> date da lui nel febbraio +dell'anno presente in Naisso, città di +quella provincia. Sì fatta visita non se +l'aspettava egli; ma appena gli giunse +l'avviso dell'entrata di Costantino in +Italia, che, per fermare i suoi passi, gli +<span class="pagenum"><a name="Page_1228" id="Page_1228"></a>[1228]</span> +spedì incontro i suoi generali con quelle +milizie che raccorre potè nella scarsezza +del tempo. Trovarono questi pervenuto +ad Aquileia Costantino <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>, e ch'egli +attendeva più a saccheggiar il paese e +ad ubbriacarsi, che a stare in guardia; +perciò disposero un'imboscata nelle vicinanze +di quella città presso il fiume +Alsa, e col resto della loro gente lo impegnarono +ad una battaglia. Tale fu +questa, che le di lui schiere alla fronte +e alla coda urtate, rimasero tagliate a +pezzi, ed egli rovesciato a terra dal cavallo +impennatosegli; e poi, trafitto da +più spade, lasciò ivi la vita. Il suo cadavero, +gittato nel vicino fiume, fu poi riscosso +ed inviato a Costantinopoli, dove +ottenne onorevole sepoltura. È giunta +sino ai dì nostri una funebre orazione <span class="fnote">[Monod., in Const.]</span>, +greca, composta da anonimo oratore, in +lode di questo sconsigliato principe, da +cui apparisce sparsa voce ch'egli dopo +la battaglia morisse di peste in Aquileia. +Faceva in fatti la pestilenza grande strage +non meno nelle Gallie che nell'Italia in +questi tempi. Ma i più convengono in +dirlo privato di vita nel combattimento +suddetto. E questo fine ebbe la di lui +imprudente ambizione, e l'invidia portata +al fratello Costante. +</p> + +<p> +Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 41.]</span>, che in tutto si studiò di +spargere il fiele nelle azioni degl'imperadori +cristiani, lasciò scritto che <i>Costante</i> +per tre anni dissimulò il mal animo suo +contra di <i>Costantino</i>, e che, mentre questi +era amichevolmente entrato in una +provincia (senza dire qual fosse), Costante, +fingendo d'inviar soccorsi d'armati +a Costanzo in Oriente, col braccio +d'essi fece assassinarlo. Anche l'autore +anonimo dell'orazione suddetta sembra +autenticar questo racconto, con dire +ucciso Costantino juniore da sicarii inviati +da Costante suo fratello; ma egli +attesta ancora la battaglia seguita fra +loro, ed aggiunge la voce ch'egli fosse +<span class="pagenum"><a name="Page_1229" id="Page_1229"></a>[1229]</span> +morto di peste. Ci può anche essere +dubbio se quell'orazione fosse fatta in +quel tempo, potendo essere una declamazione +di qualche sofista lontano da +questo fatto. Sembra inoltre che Filostorgio <span class="fnote">[Philostorgius, Hist., lib. 3, cap. 1.]</span>, +scrittore ariano, se pure +non è fallato il suo testo, concorra nel +sentimento di Zosimo. Ma noi abbiamo +san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chron.]</span>, Socrate <span class="fnote">[Socrates, Histor. Eccles., lib. 2, cap. 5.]</span>, Sozomeno <span class="fnote">[Sozomen., in Histor. Eccl.]</span>, +i due Vittori <span class="fnote">[Victor, in Epitome. Victor, de Caes.]</span>, Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span> e +Zonara <span class="fnote">[Zonar., in Annal.]</span> che asseriscono aver Costantino +mossa la guerra al fratello, ed incontrata +perciò la morte. E a buon conto +non si può negare ch'egli non fosse +calato in Italia armato, ch'è quanto dire +entrato coll'armi in casa di Costante. +Della verità fu e sarà giudice Iddio. Intanto +la morte di questo principe fece +slargar molto le ali ad esso Costante, perchè +egli entrò in possesso di tutti i di +lui Stati, di maniera che si videro unite +sotto il suo comando l'Italia colle adiacenti +isole, l'Illirico colla Grecia, Macedonia +ed altre settentrionali provincie, +e quelle dell'Africa sino allo stretto di +Gibilterra, e le Gallie, le Spagne e la +Bretagna: ch'è quanto dire tutto l'Occidente, +a riserva di Costantinopoli colla +Tracia. Avrebbe potuto Costanzo Augusto +suo fratello pretendere la sua +porzione di questa eredità; ma, se crediamo +a Giuliano <span class="fnote">[Julian., Orat. III.]</span>, volontariamente +<span class="pagenum"><a name="Page_1230" id="Page_1230"></a>[1230]</span> +rinunziò ad ogni sua pretensione, sapendo, +dice egli, che la grandezza d'un +principe non consiste in signoreggiar +molto paese (perchè quanto più esso è, +tanto maggiore è la pension delle cure +ed inquietudini), ma bensì nel governare +quello che si ha, con altre, che possiam +chiamare sparate oratorie, credendo nello +stesso tempo che non mancasse ambizione +a Costanzo per desiderar di +crescere in potenza, se avesse potuto. +Ma egli avea allora sulle spalle i Persiani, +e talmente s'era ingrandito il fratello +Costante colla giunta di tanti Stati, +che troppo pericoloso sarebbe riuscito +il muovergli guerra, e il voler colla forza +ciò che non potea conseguir per amore. +Nel mese di marzo verisimilmente accadde +la morte di <i>Costantino</i>, perchè +dopo d'essa le leggi del Codice Teodosiano <span class="fnote">[Gothofred., in Chron. Cod. Theod.]</span> +ci fan vedere <i>Costante Augusto</i> +venuto dalla Dacia ad Aquileia, e nel +mese di giugno in Milano, dove pubblicò +un severo editto contra di coloro che +demolivano i sepolcri, o per isperanza +di trovarvi dei tesori, o per asportarne i +marmi e gli altri ornamenti. Specialmente +per tutto quel secolo fu in voga +la frenesia ed avarizia di tali assassini +delle antiche memorie, come consta da +altre leggi e da molti versi del Nazianzeno<span class="fnote">[Anecdota Graeca.]</span>, +da me dati alla luce. Quanto +all'Augusto Costanzo, egli era in Bessa +di Tracia nell'agosto, e nel settembre ad +Antiochia, ma senza restar contezza alcuna +di altre azioni che a lui appartengano. +</p> + +<p class="center larger pad2"> +FINE DEL PRIMO VOLUME. +</p> + +<hr /> + +<p class="center big pad2"><a name="INDICE" id="INDICE"></a><a href="#indfront">INDICE</a></p> + +<p class="indice"> +<a href="#VITA">VITA di Lodovico Antonio Muratori</a><br /> +<a href="#PREFAZIONE">PREFAZIONE</a><br /> +<a href="#ANNALI_DITALIA">ANNALI D'ITALIA:</a><br /> +<a href="#I">I</a> +<a href="#II">II</a> +<a href="#III">III</a> +<a href="#IV">IV</a> +<a href="#V">V</a> +<a href="#VI">VI</a> +<a href="#VII">VII</a> +<a href="#VIII">VIII</a> +<a href="#IX">IX</a> +<a href="#X">X</a> +<a href="#XI">XI</a> +<a href="#XII">XII</a> +<a href="#XIII">XIII</a> +<a href="#XIV">XIV</a> +<a href="#XV">XV</a> +<a href="#XVI">XVI</a> +<a href="#XVII">XVII</a> +<a href="#XVIII">XVIII</a> +<a href="#XIX">XIX</a> +<a href="#XX">XX</a> +<a href="#XXI">XXI</a> +<a href="#XXII">XXII</a> +<a href="#XXIII">XXIII</a> +<a href="#XXIV">XXIV</a> +<a href="#XXV">XXV</a> +<a href="#XXVI">XXVI</a> +<a href="#XXVII">XXVII</a> +<a href="#XXVIII">XXVIII</a> +<a href="#XXIX">XXIX</a> +<a href="#XXX">XXX</a> +<a href="#XXXI">XXXI</a> +<a href="#XXXII">XXXII</a> +<a href="#XXXIII">XXXIII</a> +<a href="#XXXIV">XXXIV</a> +<a href="#XXXV">XXXV</a> +<a href="#XXXVI">XXXVI</a> +<a href="#XXXVII">XXXVII</a> +<a href="#XXXVIII">XXXVIII</a> +<a href="#XXXIX">XXXIX</a> +<a href="#XL">XL</a> +<a href="#XLI">XLI</a> +<a href="#XLII">XLII</a> +<a href="#XLIII">XLIII</a> +<a href="#XLIV">XLIV</a> +<a href="#XLV">XLV</a> +<a href="#XLVI">XLVI</a> +<a href="#XLVII">XLVII</a> +<a href="#XLVIII">XLVIII</a> +<a href="#XLIX">XLIX</a> +<a href="#L">L</a> +<a href="#LI">LI</a> +<a href="#LII">LII</a> +<a href="#LIII">LIII</a> +<a href="#LIV">LIV</a> +<a href="#LV">LV</a> +<a href="#LVI">LVI</a> +<a href="#LVII">LVII</a> +<a href="#LVIII">LVIII</a> +<a 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Muratori + +*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ANNALI D'ITALIA, VOL. 1 *** + +***** This file should be named 39704-h.htm or 39704-h.zip ***** +This and all associated files of various formats will be found in: + http://www.gutenberg.org/3/9/7/0/39704/ + +Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara +Magni and the Online Distributed Proofreading Team at +http://www.pgdp.net (This file was produced from images +generously made available by The Internet Archive) + + +Updated editions will replace the previous one--the old editions +will be renamed. + +Creating the works from public domain print editions means that no +one owns a United States copyright in these works, so the Foundation +(and you!) can copy and distribute it in the United States without +permission and without paying copyright royalties. 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