summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/39704-h
diff options
context:
space:
mode:
authorRoger Frank <rfrank@pglaf.org>2025-10-14 20:13:30 -0700
committerRoger Frank <rfrank@pglaf.org>2025-10-14 20:13:30 -0700
commitb71fe428979ed1b7f769c87f728729322a7d5289 (patch)
treef2c4719caa1dbb4dcb68ca23a25b746f49f6d0cc /39704-h
initial commit of ebook 39704HEADmain
Diffstat (limited to '39704-h')
-rw-r--r--39704-h/39704-h.htm68967
-rw-r--r--39704-h/images/cover.jpgbin0 -> 38720 bytes
-rw-r--r--39704-h/images/ritratto.jpgbin0 -> 71547 bytes
3 files changed, 68967 insertions, 0 deletions
diff --git a/39704-h/39704-h.htm b/39704-h/39704-h.htm
new file mode 100644
index 0000000..4febe7d
--- /dev/null
+++ b/39704-h/39704-h.htm
@@ -0,0 +1,68967 @@
+<!DOCTYPE html PUBLIC "-//W3C//DTD XHTML 1.0 Strict//EN"
+"http://www.w3.org/TR/xhtml1/DTD/xhtml1-strict.dtd">
+
+<html xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml" xml:lang="it" lang="it">
+<head>
+ <meta http-equiv="content-type" content="text/html; charset=iso-8859-1" />
+ <title>
+ Annali d'Italia, vol. 1, di Lodovico Antonio Muratori
+ </title>
+ <style type="text/css">
+body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;}
+
+p {margin-top: .75em; text-align: left; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-indent: 1.5em;}
+p.indice {text-align: center; font-size: 95%; line-height: 1.5; }
+
+hr {width: 50%; margin-top: 2em; margin-bottom: 1em;}
+hr.minor {width: 20%; margin-top: 1em;}
+
+.pad2 {margin-top: 2em;}
+.center {text-align: center; text-indent: 0;}
+.cons {text-align: center; text-indent: 0; margin-left: 5%; margin-right: 5%; margin-bottom: 2em;}
+
+h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 1.5; margin-top: .5em; margin-bottom: .5em;}
+h1 {font-size: 200%; margin-top: 2em;}
+h2.hidden {line-height: 1em; margin-top: 1em; margin-bottom: 0; visibility: hidden;}
+
+.pagenum {position: absolute; left: 91%; clear: left; font-style: normal; font-weight: normal; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff;}
+
+.fnote {font-size: 87%; font-style: italic;}
+
+.small {font-size: 70%;}
+.min {font-size: 85%;}
+.larger {font-size: 115%;}
+.big {font-size: 130%;}
+.x-large {font-size: 150%;}
+.sc {font-variant: small-caps;}
+.scp {font-size: 75%;}
+.gesperrt {letter-spacing: .2em; margin-left: .2em;}
+
+table {margin-left: 5%; margin-right: 5%; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em; width: 90%; font-size: 105%;}
+table td {text-align: left; vertical-align: middle; padding-left: 1em; padding-right: 1em; line-height: 1.2em;}
+td.bl {border-left: 1px solid black; padding-right: 0;}
+td.br {border-right: 1px solid black; text-align: right; padding-left: 0;}
+
+.tnote {background-color: #F5F5DC; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; margin: 2em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%;}
+.tnote h2 {font-weight: normal; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;}
+
+ </style>
+</head>
+<body>
+
+
+<pre>
+
+Project Gutenberg's Annali d'Italia, vol. 1, by Lodovico Antonio Muratori
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
+
+
+Title: Annali d'Italia, vol. 1
+ dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750
+
+Author: Lodovico Antonio Muratori
+
+Commentator: Gian Francesco Galeani Napione
+
+Release Date: May 15, 2012 [EBook #39704]
+
+Language: Italian
+
+Character set encoding: ISO-8859-1
+
+*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ANNALI D'ITALIA, VOL. 1 ***
+
+
+
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
+
+
+
+
+
+</pre>
+
+
+<p class="center"><img src="images/ritratto.jpg" alt="" /><br />
+LODOV. ANTONIO MURATORI</p>
+
+<hr />
+
+<p class="center pad2"><span class="big">ANNALI<br /><br /></span>
+
+<span class="x-large gesperrt">D'ITALIA<br /><br /></span>
+
+<span class="larger">1</span></p>
+
+<hr />
+
+<p class="center pad2"><img src="images/cover.jpg" alt="" /></p>
+
+<hr />
+
+<h1><span class="min">ANNALI</span><br />
+
+<span class="gesperrt">D'ITALIA</span></h1>
+
+<p class="center">DAL<br />
+<br />
+<span class="larger"><b>PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE</b><br />
+<b>SINO ALL'ANNO 1750</b></span><br />
+<br />
+<i>COMPILATI</i><br />
+<br />
+<span class="big gesperrt"><b>DA L. ANTONIO MURATORI</b></span><br />
+<br />
+E<br />
+<br />
+<b>CONTINUATI SINO A' GIORNI NOSTRI</b><br />
+<br />
+<span class="larger"><i>Quinta Edizione Veneta</i></span><br /></p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p class="center">VOLUME PRIMO</p>
+
+<hr class="minor" />
+
+<p class="center pad2 gesperrt">VENEZIA</p>
+
+<p class="center small"><b>DAL PREMIATO STAB. DI G. ANTONELLI ED.</b><br />
+<br />
+<b>1843</b></p>
+
+<hr />
+
+<p class="center big pad2"><a name="indfront" id="indfront"></a><a href="#INDICE">INDICE</a></p>
+
+<hr />
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_I-II" id="Page_I-II"></a>[I-II]</span>
+</p>
+
+<h2 class="pad2"><a name="VITA" id="VITA"></a><span class="big gesperrt">VITA</span><br />
+<span class="min">DI<br />
+LODOVICO ANTONIO MURATORI</span></h2>
+
+<p class="center pad2">
+<i>scritta da</i><br />
+<br />
+GIAN-FRANC. GALEANI NAPIONE
+</p>
+
+<p class="pad2">
+Che un uomo d'ingegno, il quale sappia far capitale del
+tempo, non abbia cagion di lagnarsi della brevità della vita,
+potendo ad infinite cose attendere, il Varrone dell'Italia moderna,
+<span class="sc">Lodovico Antonio Muratori</span>, palesemente il dimostrò;
+tuttochè non sia giunto a vivere, come dell'antico Varrone ci
+narra Plinio, ed a scrivere oltre all'ottantesimo ottavo anno, nè
+a poetare, come il Bettinelli, al nonagesimo. Non oltrepassò egli
+guari i termini di un corso ordinario di vita, e di una vita impiegata
+in massima parte negli esercizii religiosi, cioè come cherico
+attento a' doveri del suo stato ne' primi suoi anni, quindi
+come parroco zelantissimo sino oltre al sessagesimo, e sempre
+come sacerdote esemplare sino al fine de' suoi giorni; ma seppe,
+ciò non ostante, non meno colle azioni sue virtuose che coi dotti
+suoi libri, giovare agli uomini, instruirli ed eziandio dilettarli; e
+le opere da lui dettate formano una biblioteca.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_III-IV" id="Page_III-IV"></a>[III-IV]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nato in umile fortuna il giorno vigesimo primo di ottobre
+dell'anno 1672 in Vignola, terra del Modenese, patria del celebre
+architetto Barozzi, che da quella prese il nome, non potè avere
+nella età sua fanciullesca altri per institutore che un maestro
+assai comunale di grammatica latina, che lungamente in quelle
+spine lo avvolse, per cui tanti vivaci ingegni prendono il più
+delle volte in abbominio ogni specie di lettere. Essendogli però
+capitati alle mani i romanzi di madama di Scuderì, ben s'avvide
+che esistevano libri più dilettevoli che le triviali grammatiche non
+sieno. Servirono questi in certo modo di correttivo, gli aprirono
+la mente e l'invogliarono sempre più della lettura. Chi si sarebbe
+dato a credere giammai che l'autor degli Annali e delle Antichità
+italiane, e di tante altre opere di storia e di critica la più dotta
+e severa, abbia incominciata, s'egli stesso non l'avesse asserito,
+la sua carriera letteraria dal gran Cairo, dall'illustre Bassà e da
+altre simili fole, leggendole avidamente? Ma il punto sustanzialissimo
+si è, che curiosa brama, qualunque siasi, di leggere e di
+imparare sorga nelle anime nuove, non riesce poi arduo gran
+fatto l'alimentare e meglio dirigere questa nobile fiamma; ma
+guai! se in principio inavvedutamente altri la spegne, in vece di
+nutrirla.
+</p>
+
+<p>
+Migliori maestri trovò poscia in Modena il Muratori, di grammatica
+non tanto quanto di umane lettere, ed eziandio di filosofia;
+anzi quest'ultimo (cosa singolare allora in persona di chiostro),
+oltre al sistema peripatetico, gli spiegò i sistemi moderni;
+e se la filosofia neutoniana non era ancora a que' tempi uscita
+dall'isola natìa, già avea avuto molto prima l'Italia il Galilei ed
+il Torricelli, e del loro modo di filosofare (che sistema veruno
+non volle inventare saviamente il Galilei) convien dire che
+avesse avuta una idea da giovane il Muratori, da che dettò una
+<span class="pagenum"><a name="Page_V-VI" id="Page_V-VI"></a>[V-VI]</span>
+dissertazione intorno allo innalzamento e depression del barometro,
+oltrepassando di poco il vigesimo anno. Vestito avea egli
+l'abito chericale, quando giovanetto per gli studii a Modena si
+portò. Suoi studii principali doveano essere le leggi civili e canoniche
+e la moral teologia; così pensava il padre di lui, costretto
+dalle angustie domestiche, come tanti altri, a riguardar
+la dottrina come un capo di entrata. La pratica perfino della
+giurisprudenza intraprese il Muratori; ma da quella professione,
+al pari di tanti altri uomini insigni nella letteratura, il genio
+suo dominante il ritrasse. La poesia da prima e l'eloquenza
+riempivano di delizia gl'istanti che poteva aver liberi; ma essendo
+a que' tempi in Lombardia comunemente corrotto il gusto
+delle lettere più amene, di quelle ampollosità che aveano voga,
+e di quelle argutezze egli s'invaghì tanto, che il nostro ampolloso
+e concettoso Tesauro era il suo maestro, il suo autore.
+Corresse però ben tosto il suo gusto, dopochè venne ammesso
+ad una letteraria conversazione, dove il marchese Giovanni
+Rangoni ed altri svegliati ingegni modenesi seguivano guide migliori.
+Ciò non ostante, se si riguarda bene, nel fraseggiare,
+anche più trascurato, del Muratori, restò un non so che dello
+stile del Tesauro, segnatamente ne' traslati.
+</p>
+
+<p>
+Dalla lettura de' poeti e degli oratori passò a quella dei filosofi.
+Molto si compiacque di Seneca e di Epitteto, e la filosofia
+degli Stoici pigliò in concetto grande, sebben presto si avvedesse,
+come, senza la religione rivelata, quella orgogliosa dottrina è un
+albero pomposo, ma privo di solida radice, e che non produce
+frutti di vera sapienza. Lo studio delle massime degli Stoici il
+condusse alla lettura di Giusto Lipsio, gran partigiano di quella
+setta, e delle sentenze stoiche zelante promulgatore. E siccome
+è cosa consueta, che tutto si apprezza in quelle persone che si
+<span class="pagenum"><a name="Page_VII-VIII" id="Page_VII-VIII"></a>[VII-VIII]</span>
+hanno per qualche rispetto in grande estimazione, passò il Muratori
+a studiare i libri, assai più pregevoli del Lipsio, riguardanti
+le antichità romane, e cominciò a dar opera indefessamente
+alla erudizione profana. Per inoltrarsi in essa vide però che
+gli mancavano e la copia di libri e il presidio della lingua greca.
+In una libreria di poveri claustrali trovò il giovane Muratori
+ciò che di rado o non mai si trova ne' palagi de' facoltosi, voglio
+dir libri in numero sufficiente e piena facoltà di valersene.
+Della greca lingua da sè stesso in breve tempo con ostinata
+fatica s'impadronì. Seguì questo in principio dell'anno 1693,
+ed a quei giorni maggior ventura gli toccò in sorte, cioè di rinvenire
+un direttore per gli studii suoi, di cui non potea desiderarne
+uno migliore, che lo iniziò alla diplomatica ed alle antichità
+del medio evo, e che a coltivare la sacra erudizione, propria
+al suo stato, principalmente lo animò. Fu questi l'abate
+cassinese Benedetto Bacchini, dottissimo personaggio, capitato
+allora in Modena, il Mabillon dell'Italia, che salito sarebbe ad
+egual fama, se avesse avuto, come il Mabillon, un più vasto
+teatro ed i favori di un potentissimo monarca; ma che però
+ebbe il vanto, che non potè avere il Mabillon, di esser padre, a
+dir così, nelle cose appartenenti alla soda erudizione, di due
+uomini sommi, il Muratori ed il Maffei. La storia ecclesiastica
+e gli ecclesiastici scrittori e i concilii ed i santi padri furono il
+nuovo pascolo che aprì il Bacchini alla mente avida del Muratori,
+che non lasciava passar giorno in cui lungamente non si
+trattenesse con lui, studiandosi di far tesoro di quanto ne' famigliari
+ragionamenti (la miglior disciplina di tutte) usciva dalla
+bocca di quell'uomo raro.
+</p>
+
+<p>
+Già abbandonato avea egli gli studii delle leggi e della teologia
+scolastica, punto non curando, purchè soddisfar potesse al
+<span class="pagenum"><a name="Page_IX-X" id="Page_IX-X"></a>[IX-X]</span>
+genio suo prepotente, que' premii che da chi le professa si ottengono,
+da' letterati non mai. Ma in questo mezzo avendo il Muratori
+fatto conoscenza col marchese Gian Gioseffo Orsi, coltissimo
+patrizio bolognese, e con monsignor Marsigli, poscia vescovo
+di Perugia, col mezzo loro ottenne di essere invitato dal
+conte Carlo Borromeo alla famosa biblioteca Ambrosiana di
+Milano. Singolare ventura fu questa per lui di venir collocato
+in età giovanile nella piena luce del giorno, aprendosegli in tal
+modo la strada di far quella luminosa comparsa che ognun sa
+nella letteraria repubblica; e que' gentiluomini fecero dono del
+Muratori all'Italia. Novella prova fu questa che per far fiorire
+le lettere assai più giova la coltura ed il buon giudicio ai privati,
+che non la potenza ed i tesori stessi de' principi. Laureato prima
+in leggi in fine dell'anno 1694, si recò adunque il Muratori in
+Milano in principio del susseguente, dottore dell'Ambrosiana, e
+prima che terminasse quell'anno medesimo fu ordinato sacerdote.
+</p>
+
+<p>
+Gli aneddoti latini, colà due anni dopo pubblicati, (gli
+aneddoti greci videro la luce poscia in Padova) furono il primo
+saggio ch'ei diede del suo sapere, molti argomenti trattando di
+antichità cristiane, di disciplina e di erudizione ecclesiastica, in
+parecchie dissertazioni, con cui gli aneddoti suoi illustrò. Prima
+di venirsene a Milano, non poche cognizioni avea già acquistato
+egli appartenenti alla paleografia, facendone studio colla scorta
+del p. Bacchini sulle pergamene dell'archivio di Modena: e nell'Ambrosiana,
+ricca di rari e copiosi codici, vi si perfezionò.
+Grande fu la fama in cui salì il Muratori, giunto appena a toccare
+il vigesimo quinto anno, per questa prima opera sua; e si procacciò
+la benevolenza e la stima de' primi letterati, e principalmente
+di un Noris, di un Bianchini, di un Ciampini, di un
+Magliabechi in Italia; di un Mabillon, di un Ruinart, di un
+<span class="pagenum"><a name="Page_XI-XII" id="Page_XI-XII"></a>[XI-<br />XII]</span>
+Montfaucon, di un Papebrochio oltremonti. Cinque anni interi
+si passarono da lui nell'Ambrosiana, quasi in proprio elemento,
+in mezzo a que' codici, facendo studio indefesso di erudizione
+sacra e profana, d'iscrizioni, di antichità, ed esercitandosi nel
+tradurre dal greco. Nè lasciava di attendere per sollievo agli
+studii delle lettere più gentili. Interveniva ad un'accademia,
+detta de' Faticosi, e ad un'altra di filosofia e di belle lettere,
+apertasi a suo suggerimento nella casa Borromeo; ed essendo
+passato ad altra vita in quella città nell'anno 1699 il Maggi,
+poeta di grido per que' tempi e suo grande amico, intraprese
+tosto il pietoso letterario ufficio di dettarne la vita, che nell'anno
+seguente 1700 si pubblicò, e con un idillio e con altri versi
+(chè poeta pur era allora il Muratori) ne celebrò la memoria.
+</p>
+
+<p>
+Le ricerche genealogiche, che per parte dell'elettore di Annover
+si facevano, onde chiarire l'origine italica della Casa di
+Brunsvico, derivata dal comun ceppo della Estense, furono quelle
+che richiamarono il Muratori da Milano alla contrada sua natía.
+In somma confusione era l'archivio estense. Per riordinarlo, e
+per compiacere quel principe che avea spedito un letterato tedesco
+a visitarlo, il duca di Modena, Rinaldo I, nominò suo archivista
+e bibliotecario il Muratori. Lasciò egli tosto Milano e l'Ambrosiana,
+non senza però qualche rincrescimento; e si restituì,
+nel fine della state dell'anno 1700, in Modena ai servigii del
+suo amato principe: e rinunciando ad ogni più splendida fortuna,
+mai più abbandonar non volle, durante un intero mezzo
+secolo, che ancor visse, l'estense biblioteca, pago, come Plutarco,
+di essere l'ornamento della sua patria, mentre per tutta Italia
+chiaro suonava il suo nome.
+</p>
+
+<p>
+La genealogia de' principi estensi occupò da prima i suoi
+pensieri; e le Antichità estensi, dotta opera e laboriosa, in cui,
+<span class="pagenum"><a name="Page_XIII-XIV" id="Page_XIII-XIV"></a>[XIII-<br />XIV]</span>
+d'accordo col famoso tedesco Leibnizio, fissò l'origine di quella,
+prima in Italia, quindi in Germania ed Inghilterra, nobilissima
+famiglia, furono il frutto delle sue fatiche. Ma come i chimici
+valenti, che attenti sono oltremodo a prevalersi delle scoperte
+ed invenzioni che si presentano nel corso degli esperimenti loro,
+sebben non formassero l'oggetto principale, lo scopo delle loro
+ricerche, così il Muratori, dovendo rivoltare tanti diplomi e
+cronache e monumenti de' bassi-tempi, concepì il vasto disegno
+dell'unica e dottissima opera delle Antichità italiane del medio-evo,
+che rese il nome suo immortale, e che, secondo le prime idee,
+altro non avea ad essere se non una continuazione delle Antichità
+estensi, cui servir dovea di commento e quasi far loro corteggio.
+</p>
+
+<p>
+Dallo studio incessante, a norma delle più sane regole di
+critica, posto intorno alla storia di que' principi, nacquero non
+solo quelle tante scritture in favor di essi per lo dominio di
+Ferrara e di Comacchio, nelle quali superiore di tanto si dimostrò
+al focoso suo avversario monsignor Fontanini, e mediante
+le quali si fece conoscere per uno de' più scienziati gius-pubblicisti;
+ma inoltre la gran raccolta da lui ordinata ed illustrata di
+tutti gli scrittori originali delle cose d'Italia per lo corso di
+mille anni; e finalmente gli Annali d'Italia, l'unico ed il miglior
+corpo che sinora si abbia della storia della nazion nostra,
+stesi da lui nella età di sessantasette anni nel breve spazio di un
+anno solo; cosa incredibile, se da testimoni oculari degni della
+maggior fede non venisse asseverata. Che se dettati sono in istile
+umile, pedestre, inelegante, come le altre opere sue italiane, non
+mancano però mai di chiarezza, di precisione, di naturalezza, e
+talvolta di vivacità, non senza una certa efficacia e festività, direi
+così, lombarda. Del resto, e chi mai esigere potrà in un colosso
+la squisitezza del lavoro di un cammeo?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_XV-XVI" id="Page_XV-XVI"></a>[XV-<br />XVI]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentre per altro incominciava il Muratori a gittar i fondamenti
+dell'edificio immenso di cognizioni storiche che innalzar
+intendea, compose, quasi per sollievo e diporto, il suo trattato
+della Perfetta Poesia, in cui spiegò un sistema conforme ai pensamenti
+dell'oracolo dell'Inghilterra, Bacone da Verulamio,
+sistema più filosofico di quello che prima di lui da' sottili grammatici,
+e dopo di lui da Francesco Maria Zanotti e da altri, che
+han grido di filosofanti, vennero esposti alla luce del giorno. Se
+filosofico fu il trattato della Poetica del Muratori, poetico, a dir
+così, fu il disegno della Repubblica Letteraria, che pubblicò in
+fronte all'opera sua del Buon Gusto, o sia riflessioni sopra le
+scienze tutte; disegno concertato col dotto Bernardo Trevisano,
+che reggeva in Venezia quella cattedra di filosofia morale, che
+sempre occupata era da un veneto patrizio; e disegno con cui
+tenne lungamente e piacevolmente in sospeso la curiosità degli
+scienziati. Agli studi suoi di amene lettere riferir si debbono
+pure le Vite del Petrarca, del Castelvetro, del Sigonio, del Tassoni,
+del marchese Orsi, da lui in diversi tempi dettate. Ma qui
+non è il luogo di annoverar distintamente le opere tutte del modenese
+bibliotecario. Il solo catalogo, colle necessarie notizie bibliografiche,
+eccederebbe i confini a questa vita prescritti. Basterà
+il dire che la sua fecondità era tale, che due opere ad un tratto
+stava scrivendo per l'ordinario; e che temendo ancora non gli
+mancasse materia, chiedeva agli amici argomenti per comporne
+delle nuove. Alla erudizione sacra e profana, alle antichità romane
+e barbariche, alla critica, alla teologia, all'ascetica, alla
+giurisprudenza, alla filosofia, alla politica e perfino alla medicina,
+come il trattato del Governo della peste e la dissertazione <i>De
+potu vini calidi</i> ne fanno fede, a tutto rivolse le sue speculazioni
+e le sue fatiche.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_XVII-XVIII" id="Page_XVII-XVIII"></a>[XVII-<br />XVIII]</span>
+</p>
+
+<p>
+L'erudizione sacra formò il primo oggetto de' suoi pensieri,
+e sempre, sino al termine de' suoi giorni, gli studii delle materie
+ecclesiastiche coltivò, congiungendoli coll'adempimento il più
+esatto ai doveri tutti del suo stato. Giovane sacerdote in Milano,
+in mezzo agli studii suoi più fervidi e più graditi, esemplarmente
+vi attendea. Fatto quindi in Modena preposto della Pomposa, con
+cura di anime, con vivo zelo e con amor grande le funzioni tutte
+del sacro suo ministero indefessamente esercitò, trovando ancora
+tempo, come già il celebre Pignoria, per le letterarie fatiche.
+Ma non contento di edificar coll'esempio e d'instruire colla voce
+il popolo suo, le virtù praticando che insegnava, s'ingegnò eziandio
+di giovare coi libri alla religione ed ai costumi. Non una
+persona sola, ma più persone e più anime, e tutte attivissime,
+operose, infiammate dell'amor de' suoi simili, pare che fossero
+nel Muratori concentrate. Se la vera filosofia consiste nel far del
+bene agli uomini, qual filosofo antico può venire in paragone
+con lui? Chè non parlo di coloro che negli ultimi tempi ne
+usurparono il nome, di tante sciagure infausta e mai sempre
+deplorabile cagione. Ascetico savio ed illuminato si mostrò egli
+(per toccar soltanto di alcuno di tali libri) negli esercizii spirituali;
+espertissimo conoscitore de' santi Padri, compreso del vero
+spirito della religione nel trattato della Carità cristiana, virtù
+che tutte perfeziona le cristiane virtù; maestro in divinità profondo
+nella dotta opera latina <i>De ingeniorum moderatione in
+religionis negotio</i>, opera in Italia non solo, ma in Germania ed
+in Francia eziandio riputatissima.
+</p>
+
+<p>
+Ma il Muratori, avanzando in età, e già sessagenario, non
+potea più reggere alle parrocchiali fatiche, e specialmente alla
+predicazione. Rinunciata dunque la prepositura, attese a scrivere
+negli anni che ancora gli restarono. In lui si verificò il detto di
+<span class="pagenum"><a name="Page_XIX-XX" id="Page_XIX-XX"></a>[XIX-<br />XX]</span>
+Cicerone, nulla esservi di più dolce e giocondo di una vecchiaia
+munita degli studii della gioventù; e non solo gli Annali d'Italia
+sopraccennati, ma parecchie altre opere di genere disparatissimo
+furono il frutto degli anni suoi senili; che anzi in quel periodo
+di tempo videro la luce le opere sue maggiori, già preparate
+prima, come, per tacer degli ultimi volumi della gran raccolta
+delle Cose d'Italia, furono le dissertazioni famose delle Antichità
+italiane del medio-evo (negli ultimi suoi anni poi in lingua italiana
+compendiate), la seconda parte delle Antichità estensi, il
+nuovo Tesoro delle Iscrizioni, per non parlar di tante altre opere
+di minor mole, ma non meno rilevanti, parte filosofiche, come i
+trattati della morale Filosofia, delle Forze dell'intendimento
+umano e della Fantasia; le altre riguardanti le antichità profane,
+come la Dissertazione de' servi e liberti, dei fanciulli alimentari
+di Trajano, dell'obelisco di Campo Marzio, e parecchie appartenenti
+alla erudizione sacra e alle materie ecclesiastiche, studii,
+da' quali avea prese le mosse nella letteraria carriera, da lui mai
+intermessi, e con lui la terminò. Tali furono l'opera contro
+l'inglese Burnet, le Missioni del Paraguay, l'antica Liturgia
+romana, e l'aureo trattato della regolata Divozione. Nè straniero
+alle, sebben da lui abbandonate, legali dottrine, scrisse dei difetti
+della Giurisprudenza, opuscolo sensatissimo, il quale se riscontrò
+obbiezioni, trovò eziandio difensori presso i giurisprudenti medesimi;
+e col trattato della pubblica Felicità, vale a dire, della
+vera scienza di governo, che le scienze e le arti tutte dirige al
+vero bene degli uomini, opera che vide la luce nell'anno antecedente
+alla sua morte, pose degno ed onorato fastigio a tutte le
+letterarie sue fatiche.
+</p>
+
+<p>
+Fu quel trattato, come disse il dottissimo cardinale Gerdil,
+la voce del cigno; ed aureo chiamandolo, giusti e meritati trova
+<span class="pagenum"><a name="Page_XXI-XXII" id="Page_XXI-XXII"></a>[XXI-<br />XXII]</span>
+segnatamente gli encomii in quel sensato libro dal Muratori tributati
+ad un savio monarca, per avere nella università della capitale
+de' suoi stati aperto una cattedra di morale filosofia. Nè
+questo fu il solo provvedimento di quel principe lodato dal Muratori,
+che in quel medesimo libro per altri rispetti eziandio il
+celebra, e singolarmente per avere instituito peculiare carica in
+ciascuna provincia, che al pubblico vantaggio soprantendesse.
+</p>
+
+<p>
+Riguardano la maggior parte degli uomini il Muratori semplicemente
+come critico, come istorico, come antiquario, come
+filologo ed erudito, e non credono che al vanto di filosofo aspirar
+possa. Ma se la vera, la utile filosofia consiste nel giudicar
+delle cose rettamente e nel buon senso (più raro che altri non
+creda), e nel difendere antiche ed importanti verità piuttosto
+che sostenere nuovi, ingegnosi, ma inutili e dannosi paradossi,
+pochi furono al certo più filosofi del Muratori. Combattè come
+teologo contro l'irragionevole voto sanguinario, contro le pratiche
+esteriori di religione vane od anche superstiziose, contro
+l'indiscreto zelo e la ignoranza e le stravaganze divote; ed il
+dotto suo libro <i>De ingeniorum moderatione</i>, ec. se piacque a' savii
+tutti, spiacque (il che ascriversi dee a distinto pregio) a
+quelli del pari che troppo poco, come a quelli che troppo al
+Capo visibile della Chiesa concedono. Che se ne' libri suoi filosofici
+<i>ex professo</i> avverso si mostrò al Loke ed all'Uezio, se
+gliene vuol dar lode piuttosto che biasimo. Al primo si mostrarono
+pure contrari il celebre Paolo Mattia Doria, ed altri chiari
+ingegni italiani: nè ebbe seguaci in Italia prima del fiorentino
+medico Antonio Cocchi, non sempre religiosissimo. Di fatto, la
+filosofia lokiana, come dimostrò poscia dottamente il prefato
+cardinal Gerdil, troppo al materialismo inchina, come allo
+scetticismo quella postuma dell'Uezio. Persino nelle materie
+<span class="pagenum"><a name="Page_XXIII-XXIV" id="Page_XXIII-XXIV"></a>[XXIII-<br />XXIV]</span>
+mediche, se vi fu chi la opinion sua sulla origine delle pestilenze
+disapprovò, l'insigne professore di medicina in Torino, Carlo
+Richa, ne prese la difesa. Le matematiche discipline soltanto
+furono quelle, a cui, come que' due lumi primari della letteratura
+francese, il Bossuet ed il Fenelon, non volle mai applicare
+il Muratori, sia che temesse d'insuperbire, quando alle altre
+vaste sue cognizioni aggiunto avesse la parte più astrusa e recondita
+dell'umano sapere, sia che stimasse essere quegli studii
+incompatibili collo studio di altre facoltà da lui riputate più
+vantaggiose.
+</p>
+
+<p>
+Compiuto egli avea intanto il settuagesimo settimo anno del
+viver suo, quando un fiero colpo di paralisia gli tolse prima la
+luce degli occhi, e quindi la vita nel giorno vigesimoterzo di
+gennaio dell'anno 1750. Placidamente riposò nel Signore tra
+le braccia del nipote ecclesiastico, dopo compiti tutti gli uffizi e
+ricevuti tutti i soccorsi della cristiana pietà. Fu il Muratori di
+statura ordinaria, ma quadrata, e che inclinava al pingue, di
+faccia colorita, di aspetto misto di gravità e di dolcezza; nel
+conversare affabile, cortese ed anche gioviale; a lui piaceva la
+gioventù onestamente lieta. Del rimanente candido, sincero, modesto,
+frugale, di singolare prudenza dotato, alle morali congiungea
+le cristiane virtù. Invitato a Padova in modo onorevolissimo,
+ed a Torino con offerta di pingue stipendio e con tutti
+gli agi dal marchese di Ormea, mai non volle abbandonar la
+sua patria ed il servizio del principe suo signore, a cui sagrificò
+sempre ogni privato suo vantaggio. Di fatto amico di quell'anima
+ingenua e generosa di papa Benedetto XIV sin prima del
+pontificato, credesi che per gl'insigni meriti suoi verso la religione
+cattolica e per l'esemplarità de' costumi lo avrebbe fregiato
+della sacra porpora, se non avesse temuto di recar dispiacere
+<span class="pagenum"><a name="Page_XXV-XXVI" id="Page_XXV-XXVI"></a>[XXV-<br />XXVI]</span>
+alla corte per le cose dal Muratori scritte nelle controversie
+di Ferrara e Comacchio. Non mancò di coraggio, dote non
+sempre famigliare agli uomini di lettere. Minacciato della vita
+con lettera anonima, se non ritrattava certe espressioni che credette
+di dover adoperare parlando di una contrada armigera,
+consegnò senza turbarsene il foglio alle fiamme, nè se ne pigliò
+il menomo pensiero. Da Modena manteneva corrispondenza il
+Muratori con tutti i primi letterati d'Italia, e ne coltivò l'amicizia,
+e tra gli altri amico fu infino agli estremi della vita del
+celebre marchese Scipione Maffei, non ostante alcuni dispareri
+in punto di erudizione. Bello si è negli ultimi giorni in cui visse
+il Muratori, vedere il Maffei, quasi eguale di età, protestargli di
+averlo sempre riputato il primo onore d'Italia; ed il Muratori
+vicendevolmente pregare il cielo che conservasse il Maffei, come
+il campione più vigoroso e più coraggioso della italiana letteratura.
+</p>
+
+<hr />
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_XXIX-XXX" id="Page_XXIX-XXX"></a>[XXIX-<br />XXX]</span>
+</p>
+
+<h2 class="pad2">
+<a name="PREFAZIONE" id="PREFAZIONE"></a>PREFAZIONE
+</h2>
+
+<p class="center pad2">
+DI<br /><br />
+LODOVICO ANTONIO MURATORI
+</p>
+
+<p class="pad2">
+Allorchè io stesi la prefazione al tomo 1 delle mie <i>Antichità Italiane</i>,
+stampato in Milano nell'anno 1738; accennai il bisogno che avea la Storia
+d'Italia d'esser compilata da qualche persona ben conoscente delle antiche
+memorie, ed amante della verità. Giacchè l'avanzata mia età e varie mie
+occupazioni non permettevano a me d'imprendere allora tal fatica, animai
+alla stessa gl'ingegni italiani, dopo averne loro agevolata la via colla gran
+raccolta degli <i>Scrittori delle cose d'Italia</i>, e colle suddette <i>Antichità Italiane</i>.
+Pure tanto di vita e di forze a me ha lasciato la divina Provvidenza, che
+accintomi io stesso alla medesima impresa, ho potuto se non con perfezione,
+certo con buona volontà, trarla a fine. Parlo io qui non già della Storia che
+riguarda gli avvenimenti della Chiesa di Dio, perchè di questa ci ha forniti
+per tempo la penna immortale del cardinal Baronio colla principal parte di
+essa, accresciuta poi e migliorata dal p. Antonio Pagi seniore, continuata
+dallo Spondano, dal Bzovio e dal Rinaldi. Abbiamo anche illustrati non
+poco i primi secoli del Cristianesimo dall'accuratissimo Tillemont, e l'intera
+Storia di essa Chiesa felicemente maneggiata dal Fleury: talchè per questo
+conto al comune bisogno pare sufficientemente provveduto; se non che la
+lingua italiana può tuttavia dirsi priva di quest'ornamento, non bastando
+certamente l'aver noi qualche compendio degli Annali del Baronio in
+volgare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_XXXI-XXXII" id="Page_XXXI-XXXII"></a>[XXXI-<br />XXXII]</span>
+</p>
+
+<p>
+La sola Storia civile d'Italia quella è che dimanda e può ricevere aiuto
+ed accrescimento dai giorni nostri. Certamente obbligo grande abbiamo a
+Carlo Sigonio, insigne scrittor modenese, per aver egli assunta questa
+fatica, e trattata la storia suddetta ne' suoi libri <i>de Occidentali Imperio, et
+de Regno Italiae</i>, che tuttavia sono in onore, e meritano bene di esserlo.
+Ma oltre all'aver egli solamente cominciata la sua carriera dall'imperio di
+Diocleziano e Massimiano, e terminatala nell'imperio di Ridolfo I austriaco;
+tali e tante notizie si son dissotterrate dipoi per cura di molti valentuomini,
+tanto dell'Italia che d'altri paesi, gloriosi per avere aumentato l'erario
+della repubblica letteraria, che oggidì si può ampiamente supplire ciò che
+mancò al secolo del Sigonio, e rendere più copiosa e corretta la storia Italiana.
+Aggiungasi, avere il Sigonio tessuto le storie sue senza allegare di
+mano in mano gli scrittori onde prendeva i fatti: silenzio praticato da altri
+suoi pari, ma o mal veduto o biasimato oggidì da chi esige di sapere i
+fondamenti su cui i moderni fabbricano i racconti delle cose antiche. Tralascio
+di rammentare qualche altro scrittore della Storia universale d'Italia,
+perchè niuno ne conosco che sia da paragonar col Sigonio, e niun certamente
+vi ha che abbia soddisfatto al bisogno. Ai nostri tempi poi prese il sig. di
+Tillemont a compilar le Vite degl'imperadori romani, cominciando dal
+principio dell'Era cristiana con tale esattezza, che se egli avesse potuto
+continuare il viaggio, dalle mani sue sarebbe a noi venuta una compiuta
+storia, ed avrebbe forse risparmiato a tutt'altri il pensiero di tentar da qui
+innanzi una tal navigazione. Ma egli passò poco più oltre all'imperio di
+Teodosio Minore e di Valentiniano III Augusti, con esporre gli avvenimenti
+d'Italia per soli quattro secoli e mezzo, lasciando i lettori colla sete del
+rimanente. Pertanto ho io preso a trattar la <i>Storia Civile</i> o sia gli <i>Annali
+d'Italia</i> dal medesimo principio dell'Era di Cristo, conducendoli sino
+all'anno 1500; nel quale ho deposta la penna, perchè da lì innanzi potrà
+facilmente il lettore consultare gli storici contemporanei, che non mancano,
+anzi son molti, se pure non verrà voglia ad alcuno di proseguire la medesima
+mia impresa sino ai dì nostri. E chi sa che non nasca, o non sia nato
+alcun altro, che prenda anche a trattar la storia dell'Italia dal principio
+del mondo sino a quell'anno dove io comincio la mia? Quanto a me, tanto
+<span class="pagenum"><a name="Page_XXXIII-XXXIV" id="Page_XXXIII-XXXIV"></a>[XXXIII-<br />XXXIV]</span>
+più ho creduto di dover far punto fermo nel suddetto anno 1500, perchè
+nella Parte II delle mie <i>Antichità Estensi</i>, avendo io stesso in qualche guisa
+abbozzate le avventure universali d'Italia sino all'anno 1738, mi sarebbe
+incresciuto di aver da ridire lo stesso.
+</p>
+
+<p>
+Ma prima di mettere in viaggio i lettori, mi convien qui istruire i men
+periti di quel che debbono promettersi dalla mia fatica. Che non si ha già
+alcun di essi da aspettare, che la Storia d'Italia proceda per tanti secoli
+sempre con bella chiarezza, e con bastevol cognizione degli avvenimenti e
+delle azioni de' principi e de' popoli, che successivamente comparvero nel
+teatro del mondo, e colla tassa dei tempi precisi, ne' quali succederono i
+fatti a noi conservati dagli storici delle passate età. Un così bell'apparato
+di cose si può ben desiderare, ma non già sperare. Pur troppo si scorgerà,
+non essere più felice la Storia d'Italia di quel che sia quella delle altre
+nazioni. Di assaissime antiche storie ci ha privati l'ingiuria dei tempi, la
+frequenza delle guerre, e la serie d'altri non pochi pubblici e privati disastri.
+Nello stesso secolo terzo dell'Era cristiana, ancorchè le lettere tuttavia
+si mantenessero in gran credito, pure si comincia a provare gran penuria
+di luce per apprendere le avventure d'allora, e per ben regolare la cronologia
+di que' tempi. Pur questo è un nulla rispetto al secolo quinto, e incomparabilmente
+più ne' seguenti, cioè dacchè le nazioni barbare impossessatesi
+dell'Italia, fra gli altri gravissimi mali v'introdussero una somma e deplorabile
+ignoranza. Non solamente sono venute meno le storie di quei tempi,
+ma possiamo anche sospettare, se non credere, che pochissime ne fossero
+allora composte; e se la nostra buona fortuna non ci avesse salvata la Storia
+longobardica di Paolo Diacono sino all'anno 744, resterebbe in un gran
+buio allora la Storia d'Italia. Continua nulladimeno la medesima ad essere
+anche da lì innanzi sì povera di lumi sin dopo il 1000, che qualora fosse
+perita la cronica di Luitprando, e non ci recassero aiuto quelle de' Franchi
+e dei Tedeschi, noi ci troveremmo ora, per così dire, in un deserto per
+conto di quasi tre secoli dopo il suddetto Paolo. Oltre poi all'essersi
+perduta la memoria di moltissimi avvenimenti d'allora, quegli ancora che
+restano, sì mal disposti bene spesso ci si presentano davanti, che di poterne
+assegnare gli anni via non resta, stante la negligenza o discordia degli
+<span class="pagenum"><a name="Page_XXXV-XXXVI" id="Page_XXXV-XXXVI"></a>[XXXV-<br />XXXVI]</span>
+scrittori, ed è forzata non di rado la cronologia a camminare a tentoni. A
+questi malanni si vuol aggiugnerne un altro, comune alla storia di tutti i
+tempi, cioè la difficoltà, meglio è dire, l'impossibilità di raggiugnere la
+verità di molte cose che a noi somministra la storia. Lo spirito della parzialità
+o dell'avversione troppo sovente guida la mano degli storici. Quello
+che osserviamo nella dipintura delle battaglie accadute a' tempi nostri,
+fatta da differenti pennelli, con accrescere o sminuire il numero de' morti e
+prigioni, e talvolta con attribuirsi ognuna delle parti la vittoria: lo stesso
+si praticava negli antichi tempi. E secondochè l'adulazione o l'odio prevalevano
+nella penna degli scrittori, il medesimo personaggio veniva innalzato
+o depresso. C'è di più. Allorchè gli storici prendevano a descrivere quanto
+era accaduto ne' tempi lontani da sè, per mancanza di documenti o per
+semplicità e poca attenzione, talvolta ancora per malizia, vi mischiavano
+favole e dicerie, o tradizioni ridicole dell'ignorante volgo. Di queste false
+merci appunto abbonda la storia de' secoli barbarici dell'Italia, e più di
+gran lunga l'ecclesiastica che la secolare.
+</p>
+
+<p>
+Ora come mai potere in quell'ampio fondaco di verità e bugie,
+mischiate insieme, sbrogliare il vero dal falso? In tale stato ognuno ritrova
+la storia della sua nazione; ma chi vuole oggidì scrivere onoratamente le
+antiche cose, si studia, per quanto può, di depurarle, di dare schiettamente
+ad ognuno il suo secondo l'ordine della giustizia, cioè di lodare il merito,
+di biasimare il demerito altrui; e quando pur non fia possibile di raggiugnere
+il certo, di almeno accennare ciò che sembra più probabile e verisimile
+tanto dei fatti che delle persone. Questo medesimo mi son io ingegnato
+di eseguire nella presente mia Opera, per soddisfare al debito di sincero
+scrittore. Così avessi io potuto rendere dilettevole tal mia fatica, siccome
+ho procurato di formarla veritiera. Ma sappiano per tempo coloro, che
+nuovi si accostano alla antica storia, che io son per condurli talvolta per
+ameni giardini, ma più spesso per selve e dirupi orridi a vedere: e ciò
+secondo la diversità dei principi buoni o cattivi, delle felici o infelici
+influenze delle stagioni, della pace o delle guerre, o d'altre pubbliche
+prosperità o disgrazie. Anche allorquando era in fiore l'imperio romano,
+s'incontrano dominanti, obbrobrii del genere umano, mostri di crudeltà, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_XXXVII-XXXVIII" id="Page_XXXVII-XXXVIII"></a>[XXXVII-<br />XXXVIII]</span>
+nati solamente per la rovina altrui, e in fine ancor per la propria. Scatenossi
+poi il Settentrione contro l'italiche contrade, con introdurvi la barbarie
+de' costumi, l'ignoranza ed altri malanni. Finalmente cominciarono le guerre
+a divenire il pane d'ogni giorno nell'Italia, e le pazze e furiose fazioni
+dei Guelfi e Ghibellini per parecchi secoli sconvolsero le più delle città: di
+maniera che nella Storia d'Italia assai maggior copia troviamo di quel
+che può rattristarci, che di quello che è possente a dilettarci. Ma questo
+non è male della sola Italia. Anche nell'altre nazioni si fan vedere queste
+medesime brutte scene, così avendo Iddio formato il mondo presente, con
+volere che più in esso abiti il pianto che il riso, acciocchè ognuno si rivolga
+a cercarne un migliore, di cui dà una dolce speranza la Fede santa che
+professiamo. Intanto fra le altre utilità che reca la storia, da noi riconosciuta
+per una delle efficaci maestre della vita umana, non è picciolo quello che
+io andrò talvolta ricordando ai lettori. Cioè, che nel mirare sì rozza e
+sconvolta, sì malmenata ed afflitta in tanti diversi passati tempi l'Italia,
+possente motivo abbiamo di riconoscersi anche per questo obbligati a Dio,
+cioè per averci riserbati a questi giorni, non esenti certamente da mali, ma
+pure di lunga mano men cattivi e dolorosi de' vecchi secoli.
+</p>
+
+<hr />
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1" id="Page_1"></a>[1]</span>
+</p>
+
+<p class="center x-large gesperrt pad2">
+<a name="ANNALI_DITALIA" id="ANNALI_DITALIA"></a>ANNALI D'ITALIA
+</p>
+
+<p class="center">
+DAL<br />
+<br />
+<span class="larger">PRINCIPIO DELL'ERA VOLGARE FINO ALL'ANNO 1500</span>
+</p>
+
+<h2 class="hidden"><a name="I" id="I"></a>I</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">I</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 45.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Giulio Cesare</span> figlio d'Agrippa,
+<span class="sc">Marco Emilio Paolo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Già avea la libertà della repubblica
+romana ricevuto un gran tracollo sotto
+il prepotente governo di Giulio Cesare,
+primo ad introdurre in Roma il principato
+sotto il modesto titolo d'imperadore,
+non altro significante in addietro che generale
+d'armata. Non so s'io dica ch'egli
+pagò le pene della sua ambizione con restar
+vittima de' congiurati; so bene che
+fu principe odiato dai più in vita, ma
+dopo morte scusato ed amato, massimamente
+da chi avea cominciato ad accomodarsi
+al comando di un solo; e so del
+pari che questo principe certamente abbondò
+di molti pregi, e che pochi pari
+di credito avrebbe avuto nell'antichità,
+se non avesse offuscata la sua gloria coll'oppression
+della patria. Caio Ottavio, o
+sia Ottaviano, da lui adottato per figliuolo,
+e da noi più conosciuto col nome di
+Cesare Augusto, ancorchè giovane, seppe
+ben deludere l'espettazione del senato.
+Adoperato per rimettere in piedi la repubblica,
+si servì egli della fortuna delle
+a lui confidate milizie, per assoggettar
+<span class="pagenum"><a name="Page_2" id="Page_2"></a>[2]</span>
+Roma di nuovo, e stabilir quella monarchia
+che, durata per qualche secolo, cedette
+in fine al concorso e alla possanza
+delle barbare nazioni. Di gran politica
+abbisognò Augusto per avvezzar il senato
+e popolo romano alla novità del governo
+cominciato da Giulio Cesare, e per ischivar
+nello stesso tempo quel funesto fine
+a cui egli soggiacque. I due suoi favoriti,
+cioè Marco Vipsanio Agrippa, marito prima
+di Marcella di lui nipote, e poi di Giulia
+di lui figliuola, e Mecenate, personaggi di
+gran senno e onoratezza, non gli furono
+scarsi di consiglio per fargli ottenere il
+suo intento. L'arte dunque sua fu quella
+di saper fare da padrone, senza mostrare
+di esser tale; e di conservare il nome e
+il decoro della repubblica, come era in
+addietro, ma con ritenere per sè il meglio
+dell'autorità e del comando. Perchè
+non solamente lontanissimo si diede a
+conoscere dall'ammettere il nome di <i>Re</i>
+o <i>Signore</i>, a cui non erano avvezzi i Romani,
+essendogli anche esibito <span class="fnote">[Sueton., Vita August., cap. LII.]</span> dal popolo
+(forse per segreta sua insinuazione)
+l'usitatissimo di <i>Dittatore</i>, grado portante
+seco una gran balìa, fece la bella scena
+di pregar tutti con un ginocchio a terra,
+che lo esentassero da questo onore, parendogli
+assai d'essere riguardato e nominato
+principe, titolo non altro significante
+allora che primo fra i cittadini. Compariva <span class="fnote">[Dio. Cass., Histor.]</span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_3" id="Page_3"></a>[3]</span>
+dappertutto la stima ch'egli professava
+al senato; e per maggiormente
+cattivarselo, non volle già egli sottoporre
+alla propria direzione tutte le provincie,
+ma la maggior parte lasciò alla disposizion
+del medesimo e de' proconsoli, e
+d'altri uffiziali scelti e spediti dal medesimo
+senato. Ad esso parimente lasciò
+l'erario pubblico, la facoltà di metter imposte,
+di far nuove leggi, di amministrar
+la giustizia; con che pareva alla nobiltà
+di conservar tuttavia l'antico onore e dominio.
+Nè minor fu il suo studio per guadagnarsi
+l'amore del popolo, col volere
+ch'egli continuasse a godere della facoltà
+di dare i suoi suffragi nelle pubbliche
+elezioni, col mantener sempre l'abbondanza
+de' viveri in Roma e la quiete della
+città, e con tenerlo allegro e divertito
+mediante la frequente rappresentazione
+di varii giuochi e spettacoli, e con magnifici
+congiarii o vogliam dir donativi. Finalmente
+si conciliò l'affetto dei pretoriani,
+cioè delle guardie del palazzo, con
+far loro dar doppia paga, e con usar altri
+atti di liberalità verso le legioni, cioè verso
+il resto della milizia. Che meraviglia
+è dunque, se Roma, che ne' tempi della
+libertà avea tante traversie patito per la
+disunion de' cittadini, cominciò a gustare
+i vantaggi d'esser governata dipendente
+da un solo?
+</p>
+
+<p>
+Ma intanto Ottavio riservò per sè le
+provincie dove occorreva tener delle soldatesche,
+o per buona guardia contro dei
+Barbari confinanti, o per imbrigliar i popoli
+facili alle sedizioni, con che il nerbo
+maggiore della repubblica, cioè tutta la
+milizia, restò in suo potere. A questo fine
+egli prese o volentieri accettò il titolo di
+imperadore, conceduto in addietro ai generali
+d'armate, dappoichè aveano riportata
+qualche vittoria; ma titolo accordato
+a lui a perpetuità, e con autorità sopra
+l'armi, di maniera che niun cittadino da lì
+innanzi fu onorato del trionfo, ancorchè
+vincesse, perchè la vittoria non s'attribuiva
+se non a chi era capo delle armate;
+<span class="pagenum"><a name="Page_4" id="Page_4"></a>[4]</span>
+e questo capo era il solo imperadore.
+Gran possanza, insigni privilegi aveano
+goduto fin qui i tribuni del popolo. Erano
+sacrosante ed inviolabili le loro persone,
+di maniera che il mancar loro di rispetto,
+non che l'offenderli co' fatti, si riputava
+sacrilegio e misfatto degno di morte.
+Questo potere volle a sè conferito, ed agevolmente
+ottenne Ottaviano, per poter
+cassare, occorrendo, le leggi e le determinazioni
+che non gli piacessero, come
+far solevano talvolta i tribuni; e questa
+fu appellata <i>Tribunizia Podestà</i>; titolo
+ben caro agli imperadori romani, e mai
+non obbliato nel loro titolario; perchè,
+al dire di Cornelio Tacito <span class="fnote">[Tacit., Annal., t. III, cap. 56.]</span>, vocabolo
+indicante <i>sommo dominio</i>. Inoltre l'autorità
+primaria sopra le cose sacre era
+riserbata ai <i>Pontefici Massimi</i> in Roma
+pagana. Giudicò Augusto, che tal grado
+stesse meglio nelle sue mani che nelle
+altrui; e però tanto egli quanto i successori
+l'unirono con gli altri titoli della
+loro possanza. Finalmente il senato, già
+divenuto adulatore, perchè composto di
+gente che cercava i proprii vantaggi col
+promuovere quelli del principe, cercò di
+onorar questo imperadore colla giunta
+di un titolo glorioso, che facesse intendere
+la di lui possanza ed autorità quasi
+sovrana; e fu quello d'Augusto, indicante
+un non so che di divinità. Questo, che
+fu poi congiunto coll'altro di Cesare, che
+era a lui pervenuto per l'adozione di
+Giulio Cesare, continuò poscia in tutti i
+suoi successori, come il più luminoso dell'altra
+lor dignità. Veggonsi rapportati da
+Dione Cassio varii altri privilegi accordati
+dal senato a Cesare Augusto, coronati
+finalmente dal nobilissimo titolo di
+<i>Padre della Patria</i>, voluto o pure usato
+dipoi anche da quegli stessi mostruosi imperadori,
+che sembrarono nati solamente
+in danno e rovina della medesima. Salì
+in tal guisa ad un'ampia podestà Augusto,
+per cui senza nome di re potea tutto
+quanto poteano i più dispotici dei re, perchè
+il senato con tutta l'autorità a lui
+<span class="pagenum"><a name="Page_5" id="Page_5"></a>[5]</span>
+lasciata, nulla d'importante facea, che
+non fosse conforme all'intenzione e ai
+desiderii di lui. Tuttavia per un tratto di
+fina politica (che è ben lecito il pensare
+così) andava l'accorto imperadore di
+tanto in tanto dolendosi del grave peso
+imposto sulle sue spalle, e facea intendere
+l'ansietà di scaricarsene, per morir
+da privato. Arrivò sino a proporlo in senato;
+ma egli dovea ben sapere, che non
+correa rischio d'essere esaudito. Ed in
+fatti così fu. S'unirono le voci de' senatori
+a pregarlo, per non dire a costringerlo,
+che continuasse nella fatica del comando
+finchè vivesse. Allora s'indusse
+ben egli con tutta modestia ad accettar
+questo carico, ma con impetrare che solamente
+per dieci anni avvenire durasse
+un tale aggravio. Finiti questi, e chiesta
+di nuovo licenza, s'accordò in cinque
+altri, e poscia in dieci, tanto che senza
+mai cessare d'essere signore del mondo
+romano, e con apparenza di comandare,
+solo perchè così volevano il senato ed
+il popolo, terminò poi felicemente nel comando
+i suoi giorni. Nè mancò chi gli
+succedesse nell'incominciato onore e in
+quella signoria, la quale a poco a poco
+nel proseguimento pervenne all'intero
+despotismo e talvolta alla tirannia.
+</p>
+
+<p>
+In tale stato si trovava nell'anno presente
+Roma sotto Augusto imperadore,
+nè la di lei potenza si stendeva già sopra
+tutto il mondo, come l'adulazione talvolta
+sognò; ma bensì nella miglior parte
+di Europa, e in moltissime provincie non
+meno dell'Asia che dell'Africa. Era nato
+Augusto sotto il consolato di Cicerone e
+di Cajo Antonio, cioè l'anno sessantatre
+prima dell'Era cristiana; e però nel presente,
+in cui essa Era ebbe principio, correva
+l'anno sessantesimoquarto dell'età
+sua, e l'anno <span class="scp">XXIII</span> della sua tribunizia
+podestà, e il <span class="scp">XLV</span> del suo principato. Giacchè
+niun figlio maschio avea a lui prodotto
+Livia sua moglie, era già egli ricorso
+al ripiego dell'adozione, per desiderio
+di perpetuar la sua famiglia, e di trasmettere
+in un figlio anche la dignità imperiale.
+<span class="pagenum"><a name="Page_6" id="Page_6"></a>[6]</span>
+Avea egli due nipoti, figliuoli di Marco
+Agrippa e di Giulia sua figliuola, donna
+famosa per la sua impudicizia, e in questi
+tempi a cagion di tale infamia relegata
+nell'isola Pandataria. L'uno <i>Cajo</i> e l'altro
+<i>Lucio</i> nominati, aveano già talmente conseguito
+l'amore d'Augusto sì in riguardo
+al sangue che scorrea lor nelle vene,
+che per le loro belle qualità, che gli aveva
+adottati amendue per figliuoli, innestandoli
+nella famiglia Giulia, e dando loro il
+cognome di <i>Cesare</i>. L'uno d'essi, cioè
+<i>Cajo</i>, fu <span class="fnote">[Noris, Cenotaph. Pisan. Diss. 2, cap. 13.]</span> nell'anno presente alzato alla
+dignità più eminente, che dopo l'imperiale
+dar potesse allora la repubblica romana,
+cioè al consolato. L'altro console fu <i>Lucio
+Emilio Paolo</i>, cognato d'esso Cajo,
+perchè marito di Giulia sua sorella, donna,
+che per aver imitata la madre Giulia
+nella disonestà, soffrì anch'essa un eguale
+castigo. Militava in questi tempi Cajo Cesare
+console per ordine d'Augusto suo
+padre, nella Siria, ossia nella Soria, contro
+de' Parti. Questa era allora la sola
+guerra che tenesse in esercizio l'armi
+romane; perciocchè Augusto, tra perchè
+vecchio, e perchè signore di gran senno,
+il più che potea s'andava studiando di
+mantener la pace nell'imperio, senza curar
+molto l'ambiziosa gloria de' conquistatori.
+Assai vasto era il dominio de' Romani
+per appagar ogni sua voglia.
+</p>
+
+<p>
+Ora in quest'anno si dee fissare il
+principio dell'Era cristiana volgare, di
+cui comunemente ci serviamo oggidì. Non
+fu già essa affatto ignota ai primi secoli
+della Chiesa; ma il merito d'averla messa
+in qualche credito in Occidente, è dovuto
+a Dionigi Esiguo, ossia il Picciolo, monaco
+assai dotto, che morì circa l'anno
+540 nella Chiesa romana, e poscia a
+Beda, celebre scrittore d'Inghilterra, che
+nel secolo ottavo usandola, coll'esempio
+suo la rendè poi familiare fra i Latini.
+S'ingannarono amendue; ma non c'inganniamo
+noi in mettere sotto i consoli
+suddetti il principio di questa. Il cardinal
+Baronio, che stabilì senza fallo l'immortalità
+<span class="pagenum"><a name="Page_7" id="Page_7"></a>[7]</span>
+del suo nome colla gran fabbrica
+degli Annali ecclesiastici, due anni prima
+del presente, cioè nell'anno <span class="scp">XXI</span> della tribunizia
+podestà di Augusto, ossia nel <span class="scp">XLIII</span>
+del suo principato, pose il principio della
+medesima; ma con errore manifesto, siccome
+han dipoi dimostrato uomini sommamente
+eruditi. Opinione fu di quell'insigne
+porporato, che nell'anno <span class="scp">XLII</span>
+di Augusto, cioè tre anni prima dell'anno
+presente, s'incarnasse e nascesse il Figliuolo
+di Dio nel di 25 di dicembre; e
+che nel principio del susseguente egli fosse
+circonciso, dalla qual circoncisione, collocata
+nelle calende di gennaio, si avesse
+da cominciare l'anno primo dell'Era cristiana.
+Ciò non sussiste. Quanto alla nascita
+del Signor nostro Gesù Cristo ne è
+tuttavia incerto l'anno. Solamente sappiamo
+essere la medesima avvenuta molto
+innanzi all'anno presente, fra l'altre ragioni,
+perchè Erode figliuolo d'Antipatro
+(re vivente allorchè nacque il Signore),
+cessò di vivere <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaicar., lib. 7, cap. 8. Pagius,
+in Critica Baron.]</span> nel marzo dell'anno
+750 di Roma, e <span class="scp">XLI</span> di Augusto;
+e per conseguente <span class="fnote">[Vaillant, Idem. Pagius, Usserius, Noris, ec.]</span> dovette nascere il
+Signore almeno nell'anno precedente al
+preteso dal Baronio, o in alcun altro più
+addietro. È ben sembrato agli eruditi più
+verisimile il riferire il suo natale al dicembre
+dell'anno 749 di Roma, e <span class="scp">XL</span> di
+Augusto; ma questa opinione nondimeno
+vien contrastata da quella di diversi altri,
+non mancando chi alcuni anni prima
+con buone ragioni colloca questo memorabil
+fatto, senza che finora si sia potuto
+pienamente accertare un punto di storia
+di tanta importanza. Ma se ciò è tuttavia
+oscuro, non è già per l'Era cristiana, il
+cui principio ormai resta deciso che si
+ha da fissare nell'anno presente, benchè
+non manchi taluno che lo riferisce nell'anno
+seguente. Per le ragioni suddette è
+un comune errore, ma errore condonabile,
+e di cui niun s'ha da formalizzare, il
+chiamar questa Era della Natività del divino
+<span class="pagenum"><a name="Page_8" id="Page_8"></a>[8]</span>
+Salvatore, oppur della Incarnazione,
+ovvero della Circoncisione. Questa varietà
+di parlare, da gran tempo introdotta,
+non è per anche terminata in Italia, dove
+abbiamo la maggior parte delle città, che
+chiamano l'anno della Natività, benchè
+l'incomincino dalla Circoncisione; ed
+alcune, che nella Pasqua, o nel dì 25 di
+marzo precedente, o susseguente all'anno
+comune, cominciato alla Circoncisione,
+danno principio al loro anno, le une
+coll'anteciparlo di quasi nove mesi, e le
+altre col posticiparlo di quasi quattro.
+Anticamente molti usarono di dar principio
+all'anno nuovo nel Natale del Signore,
+e di là poi venne il chiamar l'Era
+nostra a <i>Nativitate Domini</i>, il qual nome
+dura presso i più, contuttochè oggidì il
+primo giorno di gennaio sia anche il principio
+dell'anno nuovo. Intanto contando
+noi sotto questi consoli l'anno primo
+d'essa Era, seguiteremo da qui innanzi
+col medesimo ordine ad accennare i fatti
+principali della Storia d'Italia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="II" id="II"></a>II</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">II</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Augusto</span> imperadore 46.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">P. Vinicio</span> e <span class="sc">P. Alfenio Varo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo di questi consoli è chiamato
+dal padre Pagi <i>Publio Vicinio</i>, dal padre
+Stampa <i>Publio Vinucio</i>. Sono errori di
+stampa. Nè la famiglia <i>Vicinia</i>, nè la <i>Vinucia</i>
+son cognite fra le nobili romane.
+Bensì la <i>Vinicia</i>, di cui l'Orsino e il Palatino
+rapportano varie medaglie. Vellejo
+Patercolo <span class="fnote">[Vellejus Paterculus, lib. 2.]</span> chiaramente scrisse <i>P. Vinicio
+Consule</i>, e parla in più d'un luogo
+di questa famiglia. Il secondo de' consoli
+è <i>Publio Alfeno</i> presso il Pagi. Altri hanno
+scritto <i>Alfinio</i>; ma con diversità di
+poca importanza. Continuò <i>Cajo Cesare</i>,
+figliuolo adottivo di Augusto, e principe
+della gioventù, la sua spedizion militare
+in Soria. Seco era lo stesso <i>Vellejo Patercolo</i>,
+autore de' pezzi di un'amena storia,
+<span class="pagenum"><a name="Page_9" id="Page_9"></a>[9]</span>
+che si son salvati dalle ingiurie del
+tempo. Racconta egli, che inclinando Augusto
+a far pace coi Parti, perciò seguì
+un abboccamento di Cajo con <i>Fraate</i> re
+di que' popoli, sopra un'isola dell'Eufrate,
+fiume che allora divideva i due imperi.
+Cajo dipoi sulla riva romana diede
+un convito a Fraate, ed appresso ricevette
+anch'egli sull'opposta il medesimo
+trattamento. Allora fu che Fraate scoprì
+a Cajo l'infedeltà e venalità di Marco
+Lollio, a lui dato per aio da Augusto.
+Però da lì a poco tempo <span class="fnote">[Plinius, lib. 9, cap. 35.]</span> venne meno
+la vita d'esso Lollio per veleno, non si
+sa se preso per elezione di lui, o pure
+per comando altrui. In questi tempi <span class="fnote">[Noris, Cenotaph. Pisan. Diss. 2, cap. 14.]</span>
+<i>Lucio Cesare</i> fratello d'esso Cajo, acciocchè
+non marcisse nell'ozio della Corte,
+fu mandato da Augusto in Ispagna.
+Dovea servir questo viaggio per guadagnargli
+l'amor delle legioni che soggiornavano
+in quelle parti. Ma secondo le
+umane vicende non tardarono ad abortire
+in breve tante belle speranze di lui
+e del padre. Giunto egli a Marsilia, s'infermò,
+e in età di diciotto anni terminò
+la carriera del suo vivere nell'agosto
+dell'anno presente. Dione e Tacito non
+tacquero il sospetto che corse allora di
+aver Livia moglie d'Augusto procurata
+con arti indegne la morte di questo giovane
+principe. Chi fosse questa principessa,
+convien ora vederlo.
+</p>
+
+<p>
+Livia, figliuola di Livio Druso, era in
+prime nozze stata moglie di Tiberio Claudio
+Nerone, uno de' più cospicui nobili
+di Roma <span class="fnote">[Dio, Suetonius, Tacitus.]</span>. Seppe ella così ben tirar le
+sue reti, che invaghitosi di lei Augusto,
+già principe di Roma, ottenne da Nerone
+che la ripudiasse, per prenderla egli in
+moglie. Bisogna ben credere che fosse
+grande in questo principe il caldo, perchè
+gravida (fu preteso del primo marito)
+la condusse al talamo suo. Avea già essa
+partorito Tiberio, che vedremo a suo tempo
+imperadore. Sgravossi dipoi d'un altro
+<span class="pagenum"><a name="Page_10" id="Page_10"></a>[10]</span>
+figliuolo, che portò il nome di <i>Nerone
+Claudio Druso</i>, e fu consegnato al padre,
+perchè, secondo le leggi, tenuto per figliuolo
+di lui. Questi poi creato console
+nell'anno <span class="scp">IX</span>, prima dell'Era cristiana, finì
+quello stesso anno di vivere. Che superba,
+che scaltra donna fosse Livia, non si
+può abbastanza dire. Ancorchè Augusto
+fosse principe di mente svegliata e di raro
+intendimento, pure possedeva ella il gran
+secreto di saperlo governare, di condurlo
+alle voglie sue. L'unico figliuolo a lei
+restato, cioè <i>Tiberio</i>, era il principale oggetto
+dell'amor suo, e tutte le sue mire
+tendevano ad esaltarlo. Essendo morto
+dodici anni prima dell'Era nostra Agrippa
+gran confidente di Augusto, e marito
+di Giulia figliuola del medesimo imperadore,
+e di Scribonia sua prima moglie,
+procurò Livia che questa passasse a seconde
+nozze con Tiberio suo figliuolo <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 7.]</span>,
+tuttochè a lui dispiacesse assaissimo un
+tal matrimonio, parte perchè gli convenne
+ripudiar Agrippina amata sua consorte,
+e parte ancora perchè non gli era
+ignota la trabocchevole inclinazione e vita
+sregolata d'essa Giulia. Suoi figliastri
+in questa maniera divennero <i>Cajo</i> e <i>Lucio</i>,
+che già dicemmo nominati <i>Cesari</i>,
+figliuoli della medesima Giulia e d'Agrippa;
+ma da lui e da Livia sua madre internamente
+odiati, perchè adottati per
+figliuoli da Augusto, e destinati, per quanto
+si poteva congetturare, ad essere suoi
+successori nell'imperio. Nacquero in fatti
+delle gare fra questi due giovanetti fratelli
+e Tiberio lor padrigno. Sentivano
+già essi la superiorità della lor fortuna,
+ed aveano cominciato ad insolentire, e
+nello stesso tempo miravano di mal occhio
+il possesso che tenea nel cuore di
+Augusto la madre di Tiberio, Livia. Per
+ischivar tutti i pericoli, avea preso Tiberio
+il partito di ritirarsi: al che s'aggiunse
+ancora il non poter più egli sopportare
+i vizii della moglie sua Giulia, castigati
+in fine colla relegazione da Augusto suo
+padre. Senza che il potessero ritener le
+<span class="pagenum"><a name="Page_11" id="Page_11"></a>[11]</span>
+preghiere della madre e del medesimo
+Augusto, ritirossi Tiberio nell'isola di
+Rodi, e qui per sette anni in vita privata
+si fermò. Sazio finalmente di questo
+volontario esilio, che avea dato occasione
+di molte dicerie agli sfaccendati politici,
+fece istanza di ritornarsene a Roma
+in quest'anno per mezzo della madre.
+Volle Augusto prima intendere, se a Cajo
+Cesare fosse rincresciuto il di lui ritorno,
+perchè i dissapori seguiti fra loro
+non erano cose ignote. Per buona ventura
+essendosi allora scoperto, che Lollio,
+poco fa mentovato, quegli era che
+seminava zizzanie fra Tiberio ed i figliastri,
+Caio si mostrò contento che il padrigno
+rivedesse Roma. Venuto Tiberio,
+attese da lì innanzi coll'aiuto della madre
+a promuovere i proprii interessi. E
+questi presero tosto buona piega per la
+sopr'accennata morte di <i>Lucio Cesare</i>,
+non restando più fra i vivi se non il solo
+<i>Cajo Cesare</i>, cioè quel solo che impediva
+a Tiberio il poter succedere nello imperio
+ad Augusto suo padrigno. Cominciò <span class="fnote">[Vellejus, Historiar. lib. 2.]</span>
+in quest'anno, se pur non fu nel seguente,
+anche in Germania una guerra, di cui
+parleremo all'anno <span class="scp">V</span> dell'Era cristiana.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="III" id="III"></a>III</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">III</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Augusto</span> imperadore 47.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">L. Elio Lamia</span> e <span class="sc">M. Servilio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè son perite le storie antiche in
+questi tempi, mancano a noi le memorie
+di quanto allora avvenne in Roma e in
+Italia. Forse anche la mirabil quiete che
+per opera d'Augusto si godea in queste
+parti, niun avvenimento produsse assai
+riguardevole per comparir nella Storia
+romana. Rimasto senza aio in Soria Cajo
+Cesare per la morte di Lollio <span class="fnote">[Tacitus, lib. 3 Annal.]</span>, Augusto
+non volendo lasciare la di lui giovanile
+età senza direzione e briglia, mandò
+per governatore di lui Publio Sulpicio
+<span class="pagenum"><a name="Page_12" id="Page_12"></a>[12]</span>
+Quirinio. Questi è quel medesimo che
+nel Vangelo di s. Luca è appellato <i>Cirino</i>,
+e che negli anni addietro avea fatta la
+descrizione degli abitanti della Giudea:
+nel qual tempo venne alla luce del mondo
+il nostro Signor Gesù Cristo, senza
+sapersene finora con certezza l'anno preciso.
+Ora Cajo Cesare, che nell'anno
+prossimo passato <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2. Florus, lib. 4, c. 4. Tacitus,
+lib. 22. Ann.]</span> avea conchiusa la
+pace coi Parti, ed era penetrato sino
+nell'Arabia, si diede in quest'anno a regolare
+gli affari dell'Armenia. Di là si
+erano ritirate le milizie ausiliarie de' Parti,
+in vigor della pace suddetta; ma non
+per questo volentieri ritornarono all'ubbedienza
+de' Romani quei popoli: e però
+sul principio fecero qualche resistenza;
+ma entrato con tutte le forze nel loro
+territorio Cajo Cesare, gli astrinse a deporre
+le armi. E poichè non si arrischiavano
+i Romani di ridurre in provincia
+un paese tanto lontano, ed avvezzo al
+governo de' proprii re, fu scelto da Cajo
+per quella corona Ariobarzane, medo
+di nazione, e ben veduto dai medesimi
+Armeni, il quale dovette promettere una
+buona alleanza col popolo romano. A
+così felice successo, per cui Cajo acquistato
+s'era non poco di gloria, ne tenne
+dietro un funesto. Mal soddisfatto un certo
+Addo de' Romani e del re novello, mosse
+a ribellione Artagera, una delle primarie
+città dell'Armenia <span class="fnote">[Dio, in Hist. Strabo, lib. 2. Vellejus, ut
+supra. Ruffus, Festus, in Breviar.]</span>. Corso con tutta
+la sua armata Cajo ad assediar quella
+città, troppo credendo al ribello Addo,
+si lasciò condurre ad abboccarsi con lui.
+Nel mentre ch'egli leggeva un memoriale,
+datogli dallo stesso Addo, proditoriamente
+fu ferito da lui, o da chi era con
+lui, e con pericolosa ferita. Per tale iniquità
+irritate al maggior segno le legioni
+romane, più vigorosamente che mai
+strinsero la città, l'espugnarono, la ridussero
+in un mucchio di pietre. Il traditore
+Addo ebbe anch'egli la meritata
+pena.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_13" id="Page_13"></a>[13]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="IV" id="IV"></a>IV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">IV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 48.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Sesto Elio Cato</span> e <span class="sc">Gajo Sentio
+Saturnino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Celebre nella storia di Roma per varie
+sue dignità ed azioni fu questo Saturnino,
+creato console nell'anno presente. Fra
+gli altri suoi impieghi <span class="fnote">[Usserius, Annal. Noris, Cenotaph. Pisan.]</span> avea avuto quello
+di legato, o sia di vice-governatore, o
+presidente della Soria, circa l'anno 36
+d'Augusto, e undicesimo prima dell'Era
+volgare. Tertulliano <span class="fnote">[Tertullian., lib. 4, cap. 19, contra Marcionem.]</span> scrivendo contra
+Marcione asserì, che <i>Census constat actos
+sub Augusto tunc in Judaea per Sentium
+Saturninum</i>. La nascita di Cristo
+Signor nostro, secondo questo conto,
+verrebbe a cadere nell'anno suddetto 36
+d'Augusto, o pure nel seguente. Ma opponendosi
+all'asserzione di Tertulliano
+la canonica di s. Luca, da cui abbiamo
+che il censo fu fatto da <i>Cirino</i> o sia <i>Quirinio</i>,
+presidente della Siria o sia della
+Soria: e sapendosi che a Saturnino nell'anno
+38 di Augusto succedette nel governo
+della Siria Quintilio Varo: altra
+via non s'è saputa fin qui trovare, che
+la plausibile e molto ben fondata, di dire
+che <i>Quirinio</i>, siccome era succeduto altre
+volte, fosse stato inviato colà con istraordinaria
+podestà a far la descrizione dell'anime,
+nel tempo stesso che Saturnino,
+o pur Varo con ordinaria podestà governava
+quella provincia. O sì maligna o sì
+mal curata fu la ferita, da <i>Cajo Cesare</i>
+riportata sotto Artagera, ch'egli non più
+si riebbe, e andò peggiorando la sua sanità.
+Perchè egli <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2. Zonaras, Hist. Svetonius
+in Aug., c. 68.]</span> non poteva accudire
+agli affari, gli uffiziali e cortigiani suoi,
+prevalendosi del tempo propizio, sotto
+nome di lui vendevano la giustizia, e faceano
+continue estorsioni ai popoli di
+<span class="pagenum"><a name="Page_14" id="Page_14"></a>[14]</span>
+quelle contrade. Ed acciocchè non finisse
+sì presto una sì utile mercatura, indussero
+l'infelice principe, allorchè Augusto
+il richiamava in Italia, a rispondere di
+non voler venire, perchè l'intenzion sua
+era di passare quel che gli restava di
+vita, in un ozio privato. Replicò Augusto,
+che il desiderava e voleva in Italia,
+dove potrebbe egualmente, ma colla vicinanza
+ed assistenza de' suoi, se pur così
+gli piacea, menar vita privata. Convenne
+ubbidire. Ma mentre egli, benchè suo mal
+grado, se ne ritornava, giunto a Limira
+città della Licia, quivi nel dì 24 febbraio
+dell'anno presente cessò di vivere. Sicchè
+Augusto, a cui la morte avea rapito
+Marcello, figliuolo di Ottavia sua sorella,
+nipote amatissimo, venne ancora nello
+spazio di diciotto mesi a perdere questi
+due altri giovanetti <i>Lucio</i> e <i>Cajo</i>, nati
+nipoti suoi, e poscia adottati per figliuoli;
+motivo a lui d'inesplicabil dolore.
+Tuttavia sofferì egli con più di fortezza
+e pazienza queste perdite, che il disonore
+cagionatogli dall'impudicizia di Giulia sua
+figliuola madre dei suddetti due principi,
+e da lì a pochi anni dall'altra di Giulia
+sorella de' medesimi. Tante disgrazie faceano
+ch'egli si augurasse di non essere
+mai stato padre.
+</p>
+
+<p>
+Per lo contrario ne fu ben lieto in suo
+cuore <i>Tiberio</i>, figliastro di lui, al vedere
+tolti di mezzo questi due possenti ostacoli
+al corso della sua fortuna. Livia Augusta
+sua madre <span class="fnote">[Tacitus, lib. 1 Annal.]</span>, per l'estrema sua
+ambizione da molti sospettata di aver
+avuta parte nella morte di que' due principi,
+non tardò molto ad assalire ed espugnare
+il cuore del marito Augusto in
+pro del figliuolo, proponendoglielo qual
+solo ormai capace e meritevole di succedere
+a lui nella dignità imperiale. Gli
+effetti della di lei eloquenza comparvero
+da lì a pochi mesi. Avea Augusto negli
+anni addietro conferita ad esso Tiberio
+la podestà tribunizia per cinque anni che
+già erano passati. Tornò nel presente ad
+associarlo seco nel godimento della medesima
+<span class="pagenum"><a name="Page_15" id="Page_15"></a>[15]</span>
+podestà, nel dì 27 luglio; laonde
+nelle sue medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat.]</span> si cominciò a notare
+la TRIB. POT. VI. Quel che più importa,
+l'adottò ancora per suo figliuolo,
+aprendogli la strada alla succession dei
+suoi beni, e insieme dell'imperio. Però
+chi prima era <i>Tiberio Claudio Nerone</i>,
+cominciò ad intitolarsi e ad essere intitolato
+<i>Tiberio Cesare figliuolo d'Augusto</i>.
+Vellejo Patercolo, storico <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2. Dio, Histor., lib. 55.]</span> suo grande
+amico, si stende qui in immensi elogi di
+Tiberio, il qual forse allora sotto molte
+sue virtù sapea nascondere i moltissimi
+suoi vizii. Nello stesso giorno fu obbligato
+Tiberio ad adottare per suo figliuolo
+<i>Marco Agrippa</i>, nato da Giulia figlia
+d'Augusto dopo la morte di M. Vipsanio
+Agrippa di lei primo consorte. Ma questi
+tra per essersi scoperto giovanetto stolidamente
+feroce, e per le spinte che gli
+diede Livia Augusta, unicamente intenta
+ad esaltare i proprii figli, fu dipoi relegato
+nell'isola della Pianosa, dove, appena
+morto Augusto, per ordine di Tiberio
+tolta gli fu la vita. Inoltre nel medesimo
+giorno 27 di luglio (così volendo
+Augusto), Tiberio adottò in figliuolo il
+suo nipote <i>Germanico</i>, nato da <i>Claudio
+Druso</i>, suo fratello, cioè da chi al pari
+di lui avea avuto per madre Livia Augusta.
+Nè pur questa adozione internamente
+venne approvata da Tiberio; perchè
+egli avea un proprio figliuolo per nome
+<i>Nerone Druso</i>, a lui partorito da Agrippina
+sua prima moglie, verso il quale più
+si sentiva portato. Non erano mai mancati
+ad Augusto dei nobili suoi secreti
+nemici, sì perchè la memoria dell'antica
+libertà troppo spesso risvegliava lo sdegno
+contro chi ora facea da signore in
+Roma, e sì perchè sui principii del suo
+governo e potere, Augusto, con levare
+dal mondo non i soli avversari, ma chiunque
+ancora veniva creduto atto ad interrompere
+la carriera de' suoi ambiziosi
+disegni, s'era tirato addosso l'odio dei
+lor figliuoli e parenti. Traspirò nel presente
+<span class="pagenum"><a name="Page_16" id="Page_16"></a>[16]</span>
+anno una congiura ordita contra
+di lui da molti nobili. Capo di essa era
+<i>Gneo Cornelio Cinna Magno</i>, che per essere
+nato da una figliuola di Pompeo il
+Grande, portava nelle vene l'avversione
+ad Augusto; sì perchè Augusto era successore
+di chi tanta guerra avea fatto
+all'avolo suo materno; e sì ancora per
+essere stato persecutore anch'esso della
+medesima famiglia. In grande ansietà per
+questo si trovava Augusto, giacchè il timore
+o sentore delle congiure quello era
+spesso che non gli lasciava godere in pace
+il suo felicissimo stato. Conferito con sua
+moglie l'affanno, gli diede ella un saggio
+consiglio, cioè di ricorrere non già alla
+severità che potea solo accrescere i nemici,
+ma sì bene ad una magnanima clemenza;
+predicendogli che in tal maniera
+vincerebbe il cuore di Cinna, uomo generoso,
+ed insieme quello di tutta la nobiltà.
+Così fece Augusto. Dopo aver convinti
+i rei del meditato misfatto, perdonò
+a tutti; nè di ciò contento, disegnò console
+per l'anno prossimo avvenire lo
+stesso Cinna, benchè primario nell'attentato
+contra la di lui vita. Un atto di
+sì bella generosità gli guadagnò non solamente
+l'affetto di Cinna e degli altri,
+ma anche una tal gloria e stima presso
+d'ognuno, che nel resto di sua vita niuno
+pensò mai più a macchinare contra di
+lui. Ed ecco i frutti nobili della clemenza;
+ma ben diversi noi andremo trovando
+quei della crudeltà e fierezza.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="V" id="V"></a>V</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">V</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 49.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Gneo Cornelio Cinna Magno</span>,
+<span class="sc">Lucio Valerio Messalla Voluso</span>.
+</p>
+
+<p>
+Di <i>Cinna</i>, console nell'anno presente,
+abbiam favellato nel precedente. L'altro
+<i>Voluso</i> taluno ha creduto che fosse piuttosto
+cognominato <i>Voleso</i>, perchè una
+iscrizione rapportata dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscription., pag. 703.]</span> fu
+<span class="pagenum"><a name="Page_17" id="Page_17"></a>[17]</span>
+posta L. VALERIO VOLESO, CN. CINNA
+MAGNO COSS. Il Grutero, riferendo la
+stessa iscrizione, lesse VOLSEO, ma con
+errore. Certamente un marmo, veduto
+co' suoi occhi dal Fabretti, bastar dovrebbe
+a stabilire il cognome di <i>Voleso</i>.
+Ma mi ritiene una medaglia pubblicata
+da Fulvio Orsino e dal Patino <span class="fnote">[Patinus, Famil. Roman.]</span>, dove
+è la figura d'Augusto, e nel rovescio
+VOLVSUS VALER. MESSAL. III. VIR.
+A. A. A. F. F. Questi par certamente lo
+stesso che fu poi console o almeno della
+stessa casa. Abbiamo da Vellejo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>, che
+nell'anno secondo oppure terzo dell'Era
+nostra, s'era suscitata in Germania una
+gran guerra, la qual durava tuttavia. Dappoichè
+nell'anno precedente Augusto ebbe
+adottato Tiberio, e volendo accreditarlo
+maggiormente nel mestiere delle armi e
+nel comando delle armate, nel quale si
+era egli anche molti anni prima esercitato
+con mollo onore, poco stette a spedirlo
+in Germania. Andò Tiberio, e con
+esso lui era Vellejo Patercolo generale
+della cavalleria. Soggiogò i Caninefati, gli
+Attuari e i Brutteri, e fece ritornare all'ubbidienza
+i Cherusci. Terminata poi
+con reputazione la campagna, nel dicembre
+se ne ritornò a Roma per visitare i
+genitori. Quindi nella primavera di quest'anno
+di nuovo si portò in Germania.
+Le prodezze ivi fate da Tiberio si veggono
+descritte ed esaltate da esso Vellejo
+istorico. Per attestato di lui sottomise
+gran parte di quei feroci popoli, de' quali
+nè pur dianzi si sapeva il nome. Fra gli
+altri domò i <i>Longobardi</i>, gente la più fiera
+e valorosa dell'altre: il che è ben da
+avvertire: perchè dopo alcuni secoli vedremo
+questa medesima nazione dominante
+in Italia. Le conquiste di Tiberio
+arrivarono sino al fiume Elba; cosa non
+mai tentata in addietro nè allora sperata
+da alcuno. Venuta poi la stagion de' quartieri,
+volò Tiberio a Roma a ricevere i
+complimenti de' genitori e il plauso del
+<span class="pagenum"><a name="Page_18" id="Page_18"></a>[18]</span>
+popolo, per così vantaggiosa e gloriosa
+campagna.
+</p>
+
+<p>
+Circa questi tempi, o pur nell'anno
+precedente, vennero a Roma gli ambasciadori
+de' Parti, padroni allora della
+Persia, per chiedere un re ad Augusto <span class="fnote">[Sveton., in Tiber., cap. 16. Joseph., Antiq.
+Judaic., lib. 18.]</span>.
+Volle egli che andassero anche in Germania
+ad esporre la stessa dimanda a Tiberio
+Cesare, per avvezzar la gente al rispetto
+e alla stima di questo suo figliuolo.
+Era stato ucciso <i>Fraate re dei Parti</i> da
+uno scellerato suo figlio, per iniqua voglia
+di regnare, benchè egli poi non solo non
+conseguì il regno, ma vi perdè la vita. Gli
+altri figliuoli di Fraate stavano in Roma
+da qualche tempo, mandati colà per ostaggi
+della sua fede dal padre. Aveano chiesto
+i Parti per loro re ad Augusto <i>Orode</i>, uno
+de' figliuoli di Fraate; ma ottenutolo, fra
+poco l'uccisero. Richiesero poscia un altro
+d'essi figliuoli, cioè <i>Venone</i>; e questi
+andò a prendere il possesso di quella corona,
+per restare anche egli dopo alcuni
+anni vittima del furore di quella barbara
+nazione. Ma non è certo, se all'anno
+presente appartenga l'andata di esso <i>Venone</i>
+colà. Abbiamo varii regolamenti fatti
+da Augusto in questo anno <span class="fnote">[Dio, Histor. lib. 15.]</span>. Difficilmente
+s'inducevano allora i nobili a
+lasciar entrare nel collegio delle vergini
+Vestali le lor figliuole, perchè presso i
+Gentili non era in pregio, anzi era in dispregio
+il celibato; nè mancavano disordini
+succeduti fra le stesse Vestali. Necessario
+fu un decreto, per cui fosse lecito alle
+fanciulle discendenti da liberti di entrarvi.
+Molte di queste si presentarono e furono
+elette a sorte; ma niuna d'esse vi
+entrò. Lamentavasi anche la milizia romana
+della tenuità della paga. Augusto,
+per animare i soldati a sostenere il peso
+della guerra, e molto più per conciliarsi
+l'affetto loro, siccome preventivamente
+accennai, volle che si accrescesse
+lo stipendio tanto alle legioni mantenute
+in varii siti dell'imperio, quanto ai pretoriani
+<span class="pagenum"><a name="Page_19" id="Page_19"></a>[19]</span>
+destinati a far la guardia dell'imperadore
+e del palazzo pubblico. Colla
+sua propria borsa supplì egli per ora, e
+nell'anno prossimo vi provvide con un
+altro ripiego. Dione ci dà il registro di
+tutta la fanteria e cavalleria che allora
+continuamente era mantenuta in piedi
+dalla repubblica romana; e questa andò
+poi crescendo e calando, secondo la diversità
+de' bisogni, o pur della pubblica
+felicità. Il pagamento allora de' soldati
+era ben superiore a quel d'oggidì.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="VI" id="VI"></a>VI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">VI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 50.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Emilio Lepido</span> e <span class="sc">Lucio Arruntio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il Panvinio ed altri hanno scritto, che
+a questi consoli ne furono sostituiti nel dì
+primo di luglio due altri cioè <i>Cajo Ateio
+Capitone</i> e <i>Cajo Vibio Capitone</i>. Ma non
+è certo il fatto. Essendo mancante la
+iscrizione rapportata da esso Panvinio,
+può restar sospetto che tai consoli appartengano
+ad un altro anno. Vedemmo
+accresciute da Augusto le paghe ai soldati <span class="fnote">[Dio, lib. 55.]</span>.
+Per soddisfare a tali spese, per
+le quali non era bastante il privato erario
+d'Augusto, e nè pure il pubblico, si
+pensò a mettere un nuovo aggravio. Fu
+dato ordine a tutti i senatori di esporre
+il loro parere in iscritto. In ultimo col
+fingerne uno già meditato da Giulio Cesare,
+si decretò che da lì innanzi si pagasse
+la vigesima parte delle eredità e dei
+legali, eccettuate quelle che pervenivano
+a' figliuoli ed altri stretti parenti, e quelle
+de' poveri. Sebbene può dubitarsi, se
+tale eccezione venisse dipoi mantenuta
+da lutti i susseguenti imperadori: certo
+è, che questo pesante aggravio rincrebbe
+assaissimo al popolo romano, e, secondo
+l'uso delle cose umane, se fu facile
+l'introdurlo, riuscì poi difficilissimo
+il levarlo. E però nelle antiche iscrizioni
+s'incontra talvolta l'uffizio di chi era
+<span class="pagenum"><a name="Page_20" id="Page_20"></a>[20]</span>
+impiegato in raccogliere questo tributo.
+Ai lamenti del popolo se ne aggiunsero
+dei più gravi nell'anno presente per cagione
+d'una fiera carestia che afflisse la
+città di Roma <span class="fnote">[Sveton., in August., cap. 42.]</span>. Oltre ad altre provvisioni
+e spese fatte da Augusto in aiuto
+de' cittadini poveri, fu preso lo spediente
+di cacciar fuori di città i gladiatori e gli
+schiavi condotti per esser venduti, e la
+maggior parte de' forestieri: la qual somma
+di persone ascese a più di ottantamila.
+Finita poi quella angustia, cadde
+in pensiero ad Augusto di abolir
+l'uso introdotto del frumento, che dai
+granai del pubblico si donava alla plebe,
+e di cui talvolta erano partecipi dugento
+e più mila persone, parendo a lui, che
+per cagione di questa liberalità si trascurasse
+l'agricoltura. Non mutò poi questo
+uso, perchè pericoloso sarebbe stato anche
+il solo tentarlo; ma attese ben da lì
+innanzi a far più coltivar le campagne, e
+volea nota di tutti gli aratori, non meno
+che di tutti i negozianti e del popolo. Più
+frequenti divennero in questi tempi gli
+incendii in Roma, originati forse da chi
+cercava coi rubamenti di sovvenire alla
+fame. Stabilì pertanto il provvido Augusto
+sette corpi di guardia, chiamati i Vigili,
+che la notte battessero la pattuglia:
+impiego, che egli pensava di abolire in
+breve; ma ritrovato utile, anzi necessario,
+fu dipoi continuato anche sotto gli
+altri imperadori.
+</p>
+
+<p>
+Diversi guai parimente si provarono
+nelle provincie del romano imperio in
+quest'anno per le sedizioni e ribellioni
+dei popoli <span class="fnote">[Dio, Histor., lib. 55.]</span>. In Sardegna, nell'Isauria
+e nella Getulia dell'Africa, ebbero delle
+faccende i soldati romani, per tenere in
+freno quelle barbare genti. Seguitò la
+guerra in Germania. Tiberio Cesare era
+ivi generale dell'armata romana. Ma per
+attestato di Dione niuna rilevante impresa
+vi fece, quantunque sì Augusto ch'egli
+prendessero, il primo, il titolo d'imperadore
+per la quindicesima volta, ed il secondo
+<span class="pagenum"><a name="Page_21" id="Page_21"></a>[21]</span>
+per la quarta volta: il che solo
+succedea, dappoichè s'era riportata qualche
+vittoria. Potrebbe essere che i prosperosi
+successi delle armi romane in Germania
+nell'anno precedente guadagnassero
+loro questo accrescimento di lustro
+nel presente. Secondo Vellejo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>, s'era
+messo Tiberio in procinto di procedere
+contro de' Marcomanni, gente per numero
+e per bravura fin qui formidabile, e
+non mai vinta. Meroboduo, re loro, alla
+potenza sapea unire la disciplina militare,
+e mandando ambasciatori ai Romani,
+talora parlava da supplicante, talora da
+eguale. Stendevasi il suo dominio non
+solamente per la Boemia, ma molto più
+in là fino ai confini della Pannonia e del
+Norico, provincie romane, di modo che
+poco più di dugento miglia era egli lungi
+dall'Italia. Ma sul più bello de' suoi preparamenti
+contra di Meroboduo, Tiberio
+intese che la Pannonia (oggidì Ungheria)
+e la Dalmazia, per cagion dei tribuni ribellate,
+tal copia d'armati avevano messo
+in piedi, che il terrore ne giunse a
+Roma stessa; giacchè que' popoli, essendo
+in concordia coi Triestini, minacciavano
+di voler in breve calare in Italia.
+Allora fu che Tiberio trattò e conchiuse,
+come potè il meglio, la pace coi Germani,
+per accudire a questo incendio, più
+importante di gran lunga dell'altro a cagione
+della maggior vicinanza al cuore
+dell'imperio. Velleio fa conto, che fossero
+in armi dugentomila fanti, e novemila
+cavalli di que' ribelli. Aveano trucidato
+o carcerati i soldati, i cittadini e i mercatanti
+romani, e già messa a ferro e
+fuoco la Macedonia. Gran commozione
+per questo fu in Roma. I paurosi si figuravano
+che in dieci giornate veder si
+potesse intorno a Roma il campo di quei
+sollevati. Perciò a furia si arrolarono
+nuovi soldati, e Vellejo Patercolo fu incaricato
+di condurre a Tiberio questi
+rinforzi. Una sì grossa armata di fanteria
+e cavalleria si unì, che Tiberio fu costretto
+a licenziarne una parte. Marciò
+<span class="pagenum"><a name="Page_22" id="Page_22"></a>[22]</span>
+egli contro i ribelli della Pannonia; presi
+i passi, li ristrinse ed affamò. In somma
+li ridusse a tale, che molti di essi, presso
+il fiume Batino, vennero a deporre l'armi,
+e a sottomettersi. Dicono che il lor
+generale Batone o fu preso, o venne anch'egli
+spontaneamente all'ubbidienza;
+e pure nell'anno seguente egli si trova
+coll'altro Batone dalmatino in armi contro
+i Romani. Voltossi dipoi Tiberio contro
+i ribelli dalmatini, alla testa dei quali
+era l'altro Batone. Valerio Messalino,
+governatore di quella provincia, più di
+una volta si azzuffò con loro, ora vincitore
+ed ora vinto. Tutto il guadagno dei
+Romani si ridusse a frastornar i disegni
+fatti dai nemici per passare in Italia, ma
+senza poter impedire ch'essi non dessero
+il guasto ad un gran tratto di paese
+finchè arrivò il verno, che mise fine alle
+azioni militari.
+</p>
+
+<p>
+Dacchè mancò di vita nell'anno 41
+d'Augusto <i>Erode il grande</i>, re della Giudea <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaic., lib. 17.]</span>,
+<i>Archelao</i> suo figliuolo s'affrettò
+pel suo viaggio a Roma, affin di succedere
+nel regno del padre in competenza di
+<i>Antipa</i> e degli altri suoi fratelli e parenti.
+Ottenne egli da Augusto, non già il
+titolo di re, ma il solo di etnarca col dominio
+della metà degli Stati del padre,
+consistente nella Giudea, Idumea e Samaria.
+Per conseguente egli cominciò a
+dominare in Gerusalemme. Gli avea promesso
+Augusto il titolo di re, qualora
+colle sue virtuose azioni se ne facesse
+conoscere degno. Contrario all'espettazione,
+anzi tirannico fu il di lui governo,
+di maniera che nell'anno presente i primati
+della Giudea e di Samaria spedirono
+gravissime accuse contra di lui ad
+Augusto <span class="fnote">[Dio, lib. 55. Strabo, lib. 16.]</span>. Citato a Roma Archelao, e
+convinto de' suoi reati, n'ebbe per gastigo
+la relegazione in Vienna del Delfinato, e
+la perdita de' suoi patrimoni e tesori, che
+furono presi dal fisco. Ed allora fu che la
+Giudea, l'Idumea e la Samaria furono ridotte
+alla forma delle provincie del romano
+<span class="pagenum"><a name="Page_23" id="Page_23"></a>[23]</span>
+imperio, ed unite alla Siria o sia alla
+Soria, e cominciarono ad essere governate
+dagli ufiziali dell'imperadore: cosa
+dianzi desiderata dagli stessi Giudei, perchè
+troppo aggravati dai propri re, speravano
+essi miglior trattamento dai ministri
+imperiali. Così cessò lo scettro di
+Giuda, siccome avea predetto Giacobbe <span class="fnote">[Genes., cap. 49, v. 10.]</span>,
+nella venuta del divino Salvatore
+del mondo. Il padre Pagi mette all'anno
+seguente la caduta di Archelao. Dione ne
+parla sotto il presente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="VII" id="VII"></a>VII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">VII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 51.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Aulio Licinio Nerva Siliano</span> e <span class="sc">Quinto
+Cecilio Metello Cretico Silano.</span>
+</p>
+
+<p>
+Che il secondo di questi consoli usasse
+il cognome di <i>Silano</i>, l'hanno dedotto gli
+eruditi dal trovarsi <i>Cretico Silano</i> proconsole
+della Siria nell'anno di Cristo 16.
+Se ciò sussista, nol so. Da un antico marmo
+ancora ricavarono il Sigonio e il Panvinio
+che nelle calende di luglio ai suddetti
+consoli ne furono sostituiti due altri,
+cioè <i>Publio Cornelio Lentulo Scipione
+e Tito Quinzio Crispino Valeriano</i>. Procedeva
+assai lentamente la guerra nella
+Dalmazia e Pannonia, ed andavano a terminar
+tutte le prodezze dell'una e dell'altra
+parte in saccheggi ed incendii <span class="fnote">[Dio, lib. 55. Vellejus, lib. 3.]</span>.
+Niuna cosa stava più a cuore di Tiberio
+che il non esporre a rischio i suoi soldati,
+parendogli troppo cara anche una vittoria,
+quando si avesse a comperar colla
+vita di molti de' suoi. Ma non piaceva ad
+Augusto una sì melensa maniera di guerreggiare;
+e dubitando egli che Tiberio
+non si curasse di finir que' romori, per
+poter più lungamente godere del comando
+dell'armi: mandò colà con un copioso
+rinforzo di genti <i>Germanico Cesare</i>, nipote
+d'esso Tiberio, e figliuolo di lui per
+adozione, giovane amatissimo dai soldati
+<span class="pagenum"><a name="Page_24" id="Page_24"></a>[24]</span>
+per la memoria del valoroso suo padre
+Claudio Druso. Non vi spedì <i>Agrippa Cesare</i>,
+figliuolo di Giulia sua figlia, perchè,
+siccome accennai, trovatolo di sregolati
+costumi, in quest'anno il relegò nell'isola
+Pianosa vicina alla Corsica. Le imprese
+fatte da Tiberio e Germanico in questa
+campagna furono di poca conseguenza.
+Vero è che i due Batoni, iti ad assalire
+gli alloggiamenti romani, furono con loro
+perdita respinti, e che Germanico recò
+dei gravi danni ai Mazei e ad altri popoli
+della Dalmazia; ma altro ci volea che
+questa, per ridurre al dovere quelle feroci
+nazioni. Anche Marco Lepido, tenente
+generale di Tiberio, s'acquistò grande onore,
+e meritò gli ornamenti trionfali, per
+essere venuto ad unirsi con lui, aver tagliati
+a pezzi molti dei nemici che se gli
+opposero nel viaggio, ed aver dato il sacco
+ad un gran tratto del loro paese.
+</p>
+
+<p>
+Era stato inviato da Augusto per governatore
+nella Siria nell'anno precedente
+<i>Publio Sulpicio Quirinio</i>, personaggio
+illustre, e stato console nell'anno dodicesimo
+prima dell'Era volgare. Perchè
+la Giudea ridotta in provincia romana,
+per la caduta di Archelao di sopra accennata,
+dipendeva allora dalla Siria, Quirinio
+ebbe ordine di portarsi colà, per confiscare
+i beni d'esso Archelao, e per fare
+il censo, o sia la descrizion delle persone
+abitanti nella Giudea, e l'estimo delle facoltà
+d'ognuno <span class="fnote">[Joseph., Antiq., lib. 17.]</span>. V'andò egli nell'anno
+presente, ed eseguì puntualmente il suo
+impiego, ma non senza assaissimi lamenti
+de' Giudei, a' quali parea una specie di
+schiavitù una tal novità. Nè mancarono
+sedizioni in quel popolo, e copiosi ammazzamenti
+e saccheggi per questo. Il suddetto
+Quirinio altri non fu che quel medesimo
+che in san Luca <span class="fnote">[S. Lucas, in Evang., cap. 2.]</span> vien appellato
+<i>Cirino</i>, ed ebbe l'incumbenza di fare
+il censo nella Giudea allorchè venne alla
+luce del mondo Cristo Signor nostro. Indubitata
+cosa è che non può parlare il
+santo Evangelista del censo fatto in quest'anno
+<span class="pagenum"><a name="Page_25" id="Page_25"></a>[25]</span>
+da Quirinio, essendo nato il Signore,
+quando anche era vivente Erode
+il grande; ed avendo noi già accennato
+ch'esso Erode diede fine alla sua vita nell'anno
+41 d'Augusto, cioè quattro anni
+prima dell'Era cristiana, per conseguente
+si dee ammettere un altro censo anteriormente
+fatto nella Giudea dal medesimo
+Quirinio. Ed ancorchè niun vestigio di
+ciò si trovi presso gli antichi storici profani,
+pure è bastante l'autorità dell'Evangelista
+per istabilirne la verità. E tanto
+più dicendo egli che: <i>Haec descriptio
+prima facta est a praeside Cyrino</i>. Imperciocchè
+quel <i>prima</i> acconciamente fa dedurre,
+chiamarsi così quella descrizione,
+per distinguerla dall'altra, fatta nell'anno
+presente. In qual anno poi precisamente
+seguisse la prima delle suddette descrizioni,
+cioè se cinque, o sei, o sette, o più
+anni prima dell'Era cristiana, non s'è
+potuto chiarire finora.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="VIII" id="VIII"></a>VIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">VIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 52.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Furio Camillo</span> e <span class="sc">Sesto
+Nonio Quintiliano.</span>
+</p>
+
+<p>
+A questi consoli ordinari, nelle calende
+di luglio furono surrogati <i>Lucio Apronio</i>
+ed <i>Aulo Vibio Habito</i>. Trovavansi <span class="fnote">[Dio, lib. 55.]</span>
+già i ribellati popoli della Pannonia e Dalmazia
+in grandi strettezze, perchè penuriavano
+cotanto di viveri, che si erano
+ridotti a mangiar dell'erbe. Sopravvenne
+ancora un'epidemia che, mietendo le
+vite di molti, li ridusse ad un infelicissimo
+stato, in guisa che già erano i più determinati
+di chiedere la pace; ma perchè
+s'opponevano a tal risoluzione coloro
+che mostravano di credere inesorabili i
+Romani, niuno osava di mandare ambasciatori
+al campo nemico. Assediò in
+questi tempi Germanico una forte città,
+e la costrinse alla resa. Questo colpo fu
+cagione che, senza più stare in bilancio,
+<span class="pagenum"><a name="Page_26" id="Page_26"></a>[26]</span>
+Batone, capo dei Dalmatini ribelli, munito
+di salvocondotto, venne ad abboccarsi
+con Tiberio per trattar di pace. Gli dimandò
+Tiberio i motivi della già fatta e
+tanto sostenuta ribellione. «Ne siete in
+colpa voi altri Romani, animosamente
+allora rispose Batone, perchè a custodir
+le vostre gregge avete inviato non
+dei pastori e dei cani, ma sì bene dei
+lupi:» chè non erano già allora cose
+pellegrine le violenze ed ingiustizie degli
+uffiziali romani, per le quali anche altri
+popoli cercarono di scuotere il giogo. Augusto
+intanto trovandosi inquieto per questa
+guerra, la quale, per attestato di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 16.]</span>,
+fu creduta la più grave e pericolosa
+che, dopo quelle de' Cartaginesi,
+avesse patito il popolo romano; e volendo
+egli essere più alla portata di udirne
+le nuove, e di provvedere ai bisogni, era
+venuto nell'anno precedente, o pure nel
+corrente, a Rimini. Approvò egli le proposizioni
+della pace; e, in questa maniera,
+parte colla forza, parte coll'uso della clemenza,
+que' popoli tornarono all'ubbidienza
+primiera. Niun altro rilevante avvenimento
+ci porge sotto quest'anno la
+Storia romana.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="IX" id="IX"></a>IX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">IX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 53.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Pompeo Sabino</span> e <span class="sc">Quinto
+Sulpicio Camerino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Furono sostituiti ai suddetti consoli nelle
+calende di luglio <i>Marco Papio Mutilo</i> e
+<i>Quinto Popeo Secondo</i>, chiamato da alcuni
+<i>Secondino</i>; ma più sicuro è il primo cognome.
+Dopo aver pacificata la Pannonia e
+la Dalmazia, glorioso se ne tornò a Roma
+Tiberio Cesare <span class="fnote">[Idem, ibid., cap. 17. Dio, lib. 56.]</span>. Augusto gli venne
+incontro fuori della città; il fece entrare
+in Roma con corona d'alloro in capo; e
+in un palco, dove amendue si misero a
+sedere in mezzo ai consoli, coi senatori
+<span class="pagenum"><a name="Page_27" id="Page_27"></a>[27]</span>
+in piedi, mostrò al popolo questo suo vittorioso
+figliuolo. Furono in onor suo celebrati
+alcuni spettacoli. In questi tempi
+Augusto, raunati i cavalieri romani e trovato
+che in minor numero erano gli ammogliati
+che gli altri, pubblicamente lodò i primi,
+biasimò i secondi. Dione rapporta la di
+lui allocuzione, in cui egli mostrò appartenere
+non meno al privato che al pubblico
+bene che tutti avessero moglie, e si studiassero
+di mettere figliuoli al mondo, per
+mantenere le nobili famiglie romane, e
+sostenere il decoro della repubblica, massimamente
+ne' bisogni delle guerre, con
+inveire gagliardamente contra di tanti, i
+quali non già per amore del celibato, ma
+per avere più libertà allo sfogo della lor
+libidine, fuggivano il prender moglie. Pertanto
+in vigore della legge Papia Poppea
+concedette varii privilegi a chi avesse o
+prendesse moglie, e pene a chi dentro un
+convenevol termine non si ammogliasse.
+Ed affinchè niuno si prevalesse dell'esempio
+delle Vestali, le quali pure nel loro
+stato erano sì accreditate, disse, che quando
+volessero imitarle, bisognava ancora
+che si contentassero d'essere puniti al
+pari di quelle vergini, qualora contravvenissero
+alle leggi della continenza. Fu
+poi sotto Tiberio mitigata questa legge.
+</p>
+
+<p>
+Poca durata ebbe la pace della Dalmazia <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>.
+Quel Batone, capo de' Pannonii,
+che dianzi avea mossi alla ribellione
+anche i Dalmatini, dopo aver preso ed
+ucciso l'altro Batone, tornò a cozzar coi
+Romani. Vollero questi prendere la città
+di Retino, ma per uno stratagemma dei
+sollevati ne riportarono una mala percossa.
+S'impadronirono bensì i Romani
+di alcuni luoghi; ma perchè apparenza
+non v'era di poter così presto terminar
+quella guerra, e Roma per quest'imbroglio
+scarseggiava di viveri, Augusto tornò
+di bel nuovo ad inviar colà Tiberio con
+un possente esercito. Nulla più bramavano
+i soldati, che di venire ad una giornata
+campale. Tiberio, che non voleva espor
+le genti all'azzardo, e temeva di
+<span class="pagenum"><a name="Page_28" id="Page_28"></a>[28]</span>
+qualche sollevazione, divise in tre corpi
+l'armata, dandone l'uno a Silano (o sia
+Siliano), l'altro a Lepido, e ritenendo il
+terzo per sè e per Germanico suo nipote.
+I due primi fecero valorosamente tornare
+al suo dovere il paese loro assegnato.
+Tiberio marciò contro Batone, ed essendosi
+costui salvato in un castello inespugnabile
+per la sua situazione, perchè fabbricato
+sopra alto sasso, e circondato da
+precipizii, non si scorgeva maniera di
+poter espugnare quella fortezza. Anderio
+era il suo nome. Furono sì arditi i Romani,
+che cominciarono ad arrampicarsi
+per que' dirupi, e al dispetto de' sassi rotolati
+all'ingiù, giunsero a mettere in fuga
+parte dei difensori ch'erano usciti fuori
+a battaglia. Per questo successo atterriti
+i restati nella rocca, dimandarono ed ottennero
+capitolazione. Britannico anche
+egli forzò Arduba ed altre castella alla
+resa. Disperato perciò Batone il Pannonico,
+altro scampo non ebbe, che ricorrere
+alla misericordia di Tiberio. Gli fu
+permesso di venire al campo, e concessogli
+il perdono, si rinnovò ed assodò meglio
+che prima la pace. Volò Germanico
+a Roma, a portarne la lieta nuova. Tiberio
+gli tenne dietro, ed incontrato da Augusto
+ne' borghi di Roma, fece la sua entrata
+nella città con molta magnificenza.
+A Germanico furono accordate le insegne
+trionfali nella Pannonia; a Tiberio il
+trionfo e due archi trionfali nella Pannonia,
+con altri privilegii ed onori; ma del
+trionfo non potè egli godere, perchè poco
+stette Roma a trovarsi in gran lutto per
+una sempre memoranda sventura accaduta
+all'armi romane in Germania, di
+cui furono portate le funeste nuove cinque
+soli giorni dopo l'arrivo di Tiberio.
+</p>
+
+<p>
+Siccome accennai di sopra, al governo
+della Siria, o vogliam dire della Soria,
+era stato inviato Quintilio Varo; di là
+poi venne in Germania per generale delle
+legioni che quivi continuamente dimoravano,
+per tener in dovere i popoli sudditi,
+ed in freno i non sudditi <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 1.]</span>. Tacito
+<span class="pagenum"><a name="Page_29" id="Page_29"></a>[29]</span>
+scrive essere state otto le legioni che
+si mantenevano dai Romani al Reno. Pare
+che Vellejo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2. Dio, lib. 56.]</span> ne nomini solamente cinque.
+Solevano in que' tempi essere composte
+le legioni di seimila fanti l'una, ed
+alcune d'esse avevano la giunta di qualche
+poco di cavalleria. Il nerbo principale
+delle armate romane era allora la
+fanteria. Varo, che povero entrò già nella
+Siria ricca, e nel partirsene ricco, lasciò
+lei povera, si credette di poter fare il medesimo
+giuoco in Germania. Cominciò a
+trattar que' popoli, come se fossero una
+specie di schiavi, con abolir le loro consuetudini,
+esigerne a diritto e a rovescio
+danari, e volere ridurli a quella total sommessione
+e maniera di vivere, che si usava
+fra i Romani. Diede motivo questo
+suo governo a molti di tramare una congiura.
+<i>Arminio</i>, figliuolo o pur fratello di
+Segimero, giovane prode e de' principali
+di quelle contrade, già ammesso alla cittadinanza
+di Roma e all'ordine equestre,
+quegli era che più degli altri animava i
+suoi nazionali a ricuperar l'antica libertà.
+Quanto più crescevano i loro odii, e
+si preparavano a far vendetta, tanto più
+fingevano sommessione ai comandanti,
+amore e confidenza alla persona di Varo,
+in guisa tale, che l'avviso dato da più di
+uno che si macchinava una congiura contra
+de' Romani, da lui fu creduto una
+baia, nè precauzione alcuna si prese. Ora
+essendosi per concerto fatto fra loro mossi
+all'armi alcuni de' lontani Tedeschi, Quintilio
+Varo, messa insieme un'armata di tre
+legioni, d'altrettante ale di cavalleria, e
+di sei coorti ausiliarie, che forse ascendevano
+alla somma almeno di ventiduemila
+combattenti, la più brava ed agguerrita
+gente che avesse allora l'imperio romano,
+si mise in viaggio con grossissimo
+bagaglio, per opporsi ai tentativi de' nemici.
+Arminio e Segimero suo padre, restati
+indietro col pretesto di raunar le
+lor genti in aiuto di Varo, allorchè i Romani
+si trovarono sfilati e disordinati per
+selve e strade disastrose, all'improvviso
+<span class="pagenum"><a name="Page_30" id="Page_30"></a>[30]</span>
+dalla parte superiore furono loro addosso,
+e cominciarono a farne macello. Per
+tre giorni durò il conflitto miserabile per
+i Romani, che non trovando mai sito in
+quelle montagne da potersi unire, schierare
+e difendere, rimasero quasi tutti vittima
+del furore germanico. <i>Varo</i>, e i principali
+dell'esercito, dopo aver riportate
+molte ferite, per non venire in mano dei
+nemici, da sè stessi si diedero la morte.
+Tutto il carriaggio, e le insegne romane
+restarono in poter de' Germani. Per attestato
+di Tacito, il luogo di questa tragedia
+fu il bosco di Teutoburgo, oggidì creduto
+Dietmelle nel contado di Lippa, vicino
+a Paderbona ed al fiume Wessen,
+nella Westfalia.
+</p>
+
+<p>
+Portata questa lagrimevol nuova a
+Roma, incredibile fu il cordoglio d'ognuno,
+non minore il terrore per paura <span class="fnote">[Sueton., in August., cap. 23.]</span>
+che i Germani meditassero imprese più
+grandi, e pensassero a passare il Reno,
+o a volgersi ancora coi Galli verso l'Italia.
+Più degli altri se ne afflisse Augusto
+per la morte di sì valorose truppe, per
+la perdita delle aquile romane e per la
+cattiva condotta di Varo, uomo male
+adoperato negli affari di pace, e peggio
+in quei della guerra. Perciò per più mesi
+non si fece tosare il capo, nè tagliare la
+barba; e andò sì innanzi il suo affanno,
+che dava della testa per le porte, e gridava
+da forsennato, che Varo gli restituisse
+le sue legioni. A sì fatti colpi non
+erano avvezzi i Romani, e dopo la sconfitta
+di Publio Crasso in Asia non aveano
+provata una calamità simile a questa. Si
+rincorò poscia Augusto al sopraggiugnere
+susseguenti avvisi d'essere la Gallia quieta,
+e di non avere i Germani osato di
+passare il Reno, per l'esatta guardia
+delle altre legioni ch'erano salve in quelle
+parti, e per la buona cura di Publio
+Asprenate, generale di due legioni al Reno,
+il quale seppe anche approfittarsi non
+poco delle eredità de' soldati uccisi. Perchè
+in Roma la gioventù atta all'armi
+non si voleva arrolare, adoperò Augusto
+<span class="pagenum"><a name="Page_31" id="Page_31"></a>[31]</span>
+la forza, tanto che tra essi e i veterani,
+che premiati tornarono all'armi e i libertini,
+compose un bel corpo d'armata, per
+inviarlo in Germania. L'anno fu questo,
+in cui il poeta <i>Ovidio</i> in età di cinquanta
+anni, per ordine d'Augusto andò a far
+penitenza de' suoi falli, relegato in Tomi
+città della Scizia, oggidì Tartaria, nel
+Ponto. Perchè egli si tirasse addosso
+questo gastigo, non ben si seppe, ed ora
+almeno non si sa. Dall'aver detto Apollinare
+Sidonio, ch'egli amoreggiava una
+fanciulla cesarea, hanno alcuni creduto
+qualche suo imbroglio con Giulia figliuola
+d'Augusto: il che non è probabile,
+perchè molti anni prima questa impudica
+principessa era stata relegata dal padre,
+e gastigati i suoi drudi. Potrebbe piuttosto
+cadere il sospetto in Giulia figliuola
+della suddetta Giulia, che non la cedette
+alla madre nella cattiva fama. Altri ha
+tenuto che il suo libro dell'Arte di amare,
+siccome opera scandalosa, fosse cagion
+delle sue sciagure. La sua relegazione
+è certa; il perchè, difficil è l'accertarlo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="X" id="X"></a>X</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">X</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 54.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Cornelio Dolabella</span> e <span class="sc">Cajo
+Giunio Silano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Si trova sostituito all'uno di questi
+consoli nelle calende di luglio <i>Servio Cornelio
+Lentulo Maluginense</i>. Credono i padri
+Petavio e Pagio, che Tiberio Cesare,
+in quest'anno, dedicasse il tempio della
+Concordia in Roma, ricavando tal notizia
+da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span>. Ne parla veramente
+questo istorico, ma dopo aver detto che
+Tiberio fu inviato in Germania; e però
+tal dedicazione appartiene piuttosto ad
+un altro anno. È mancante, a mio credere,
+in questi tempi, come in tanti altri,
+la storia d'esso Dione. Vellejo anch'egli,
+perchè prometteva una storia a parte dei
+<span class="pagenum"><a name="Page_32" id="Page_32"></a>[32]</span>
+fatti di Tiberio, con due pennellate qui
+si sbriga: laonde poco si sa in questo e
+nel seguente anno della Storia romana.
+Quel che è certo, unito ch'ebbe Augusto
+quanto potè levar di gente in Roma,
+spedì con tali milizie, nella Gallia <i>Tiberio
+Cesare</i>. Ciò avvenne, secondo Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tib., c. 18.]</span>,
+nell'anno presente. Seco probabilmente
+andò anche il nipote <i>Germanico</i>,
+perchè Dione sotto il seguente anno scrive
+che unitamente fecero guerra alla
+Germania. Le imprese di Tiberio in essa
+guerra o non son giunte a noi, o piuttosto
+non meritarono d'essere scritte, perchè
+di poco momento. Vellejo unicamente
+ci fa sapere <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span> che Tiberio, ben disposte
+le guarnigioni della Gallia, passò il Reno
+coll'esercito romano. Non altro si aspettava
+Augusto e Roma da lui, se non che
+impedisse ad Arminio i progressi, sul
+timore che costui pensasse a molestare
+l'Italia. Ma Tiberio fece di più. Entrò
+nella parte nemica della Germania, mettendo
+a sacco e fuoco il paese, e in
+fuga chiunque ebbe ardire di contrastargli
+il passo: il che gran terrore diede ad
+Arminio. Così quello storico, gran panegirista,
+anzi adulator di Tiberio. Con
+queste poche parole Vellejo manda ai
+quartieri il romano esercito nell'anno
+presente. Potrebbono nondimeno appartenere
+all'anno seguente questi pochi
+fatti, confrontati colla narrativa di Dione.
+Secondo l'Usserio <span class="fnote">[Usserius, in Annalib.]</span>, a questo anno
+si dee riferire la morte di Salome sorella
+del fu re Erode. Essa era padrona del
+principato di Jamnia, in cui esistevano
+due bellissime ville, abbondanti di palme,
+che producevano frutti squisiti. Di tutto
+lasciò erede Livia moglie d'Augusto, donna
+che mieteva da per tutto, e con facilità,
+perchè essendo conosciuta di gran
+possanza presso il marito, ognun si procacciava
+la grazia di lei.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_33" id="Page_33"></a>[33]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XI" id="XI"></a>XI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 55.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Manio Emilio Lepido</span> e <span class="sc">Tito
+Statilio Tauro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ad alcuni non par certo il prenome
+di <i>Manio</i> nel primo di questi consoli.
+<i>Numio</i> è da essi creduto piuttosto. <i>Marco</i>
+fu appellato da altri. Un'iscrizione legittima
+potrebbe decidere questa poco importante
+quistione. Ad Emilio Lepido fu
+sostituito nelle calende di luglio <i>Lucio
+Cassio Longino</i>. Sotto questi consoli, narra
+Dione, che <i>Tiberio</i> e <i>Germanico</i> con
+autorità proconsolare fecero un'irruzione
+nella Germania, misero a sacco un
+tratto di quel paese; ma niuna battaglia
+diedero, perchè niuno si opponeva; nè
+sottomisero alcun di que' popoli, perchè,
+ammaestrati dalle disgrazie di Varo, non
+volevano esporsi a pericolosi cimenti.
+Svetonio, benchè poco d'accordo con
+Dione, anch'egli attesta <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap 18.]</span> che Tiberio
+(avvezzo per altro a far di sua testa le
+risoluzioni) nulla intraprese in questa
+spedizione senza il parere de' suoi primari
+uffiziali. Aggiugne, aver egli osservata
+una rigorosa disciplina nell'esercito;
+e che sebben egli non amava di azzardar
+la fortuna ne' combattimenti, pure non
+avea difficoltà a combattere, se nella
+precedente notte all'improvviso si fosse
+smorzata da sè stessa la sua lucerna,
+benchè vi fosse dell'olio; perchè dicea
+d'aver egli e i suoi maggiori trovato
+sempre questo un segno di buona fortuna;
+tanto si lasciavano gli antichi pagani
+travolgere il capo da tali inezie. Ma riportata
+vittoria un dì, poco mancò che
+un di que' barbari non l'uccidesse, siccom'egli
+confessò di poi ne' tormenti di
+aver meditato. Dovette ancora succedere
+in quest'anno ciò che narra Vellejo Patercolo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 3.]</span>,
+cioè che essendo insorto un
+fiero tumulto e dissensione della plebe
+<span class="pagenum"><a name="Page_34" id="Page_34"></a>[34]</span>
+in Vienna del Delfinato, città allora floridissima,
+accorse colà Tiberio; e senza
+adoperar le scuri, quietò quella pericolosa
+commozione. Sappiamo inoltre da
+Dione, che dopo l'incursione fatta nella
+Germania, Tiberio e Germanico si ritirarono
+al Reno, e quivi stettero sino
+all'autunno: nel qual tempo fecero giuochi
+pubblici in onore del natale d'Augusto,
+e similmente un combattimento di
+cavalleria. Poscia verso il fine dell'anno
+se ne tornarono in Italia.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Augusto mise in Roma un
+po' di freno alla astrologia giudiciaria,
+ch'era e fu anche da lì innanzi in gran
+voga in quella città, proibendo di predire
+la morte d'alcuno, benchè egli per sè
+niun pensiero si mettesse della vanità di
+quest'arte, ed avesse lasciato correre in
+pubblico l'oroscopo suo. Vietò ancora
+per tutte le provincie, che nulla più del
+consueto onore si facesse ai governatori
+ed altri ministri pubblici, durante il loro
+impiego, nè per due mesi dopo la loro
+partenza, imperciocchè per ottener simili
+dimostrazioni, si commettevano molte
+iniquità. Ora qui insorge fra gli eruditi
+una gran contesa, cioè in qual anno fosse
+Tiberio dichiarato <i>Collega nell'Imperio</i>,
+cioè ornato di quella stessa podestà
+tribunizia e proconsolare, che godeva lo
+stesso Augusto. In vigore dell'ultima
+era conceduto il comando di tutte le
+armate fuori di Roma colla stessa balìa
+che godevano i consoli. Da questo principio
+si pensano alcuni letterati di poter
+dedurre l'anno quindicesimo di Tiberio,
+enunziato da s. Luca. Non è facile la
+decision della quistione, perchè gli stessi
+antichi istorici son fra loro discordi, non
+già nell'assegnare il giorno, credendosi
+fatta tal dichiarazione dal senato nel
+dì 28 di agosto, ma bensì quanto all'anno.
+Svetonio scrive <span class="fnote">[Sveton., in Tiber., c. 20 e 21.]</span> che, essendo ritornato
+Tiberio dalla Germania <i>dopo due
+anni</i> a Roma, per decreto del senato gli
+fu conceduto di amministrar le provincie
+comunemente con Angusto. Ma la autorità
+<span class="pagenum"><a name="Page_35" id="Page_35"></a>[35]</span>
+di Vellejo Patercolo merita ben di
+essere preferita a quelle di Svetonio per
+aver egli scritto le avventure de' suoi
+tempi; e militato allora sotto lo stesso
+Tiberio, laddove Svetonio visse e scrisse
+cento anni dipoi. Ora abbiamo da Velleio <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>
+che, a requisizione d'Augusto,
+il senato e popolo romano concedette a
+Tiberio l'uguaglianza nella podestà pel
+governo delle provincie e delle armate:
+<i>Ut aequum ei jus in omnibus provinciis,
+exercitibusque esset</i>. Dopo di che Tiberio
+se ne tornò a Roma. Adunque piuttosto
+all'anno presente si dee riferire l'esser
+egli divenuto collega dell'imperio. Anche
+da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 1.]</span> possiam raccogliere la stessa
+verità, scrivendo egli, che Tiberio
+<i>Collega Imperii, consors Tribuniciae Potestatis
+adsumitur, omnesque per exercitus
+ostentatur</i>. Pare che Tacito anticipi
+di qualche anno questa dignità; ma certamente
+fa intendere la medesima a lui
+conferita, mentr'esso era all'armata, e
+non già allorchè fu giunto a Roma. Però
+assai fondamento abbiamo per credere
+che dall'anno presente, a cagione di questo
+innalzamento di Tiberio, alcuni cominciassero
+a numerare gli anni del suo
+imperio; sentenza adottata dal padre Pagi
+e da altri.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XII" id="XII"></a>XII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 56.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Germanico Cesare</span> e <span class="sc">Caio
+Fontejo Capitone</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Tiberio Giulio Germanico Cesare</i>, nipote
+e figliuolo per adozione di Tiberio
+Cesare, e nipote, a cagion d'essa adozione,
+di Augusto, pel merito acquistato
+nelle guerre della Germania, Pannonia
+e Dalmazia, ottenne quest'anno il consolato
+e inoltre gli ornamenti trionfali <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span>.
+Nelle calende di luglio a <i>Capitone</i> fu
+<span class="pagenum"><a name="Page_36" id="Page_36"></a>[36]</span>
+sostituito nel consolato <i>Cajo Visellio Varrone</i>.
+Con esso Germanico venne anche
+Tiberio <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., c. 20.]</span>, nell'anno presente a Roma.
+Le guerre sopravvenute gli aveano impedito
+il trionfo destinatogli dal senato
+per le guerre da lui felicemente terminate
+nella Pannonia e Dalmazia. Ricevette egli
+ora quest'onore, con entrare trionfalmente
+in Roma. Prima di passare al
+Campidoglio, scese dal carro trionfale,
+e andò ad inginocchiarsi ai piedi d'Augusto,
+che con gran festa l'accolse. Seco
+era Batone, che già vedemmo capo della
+sollevazion della Pannonia ed è chiamato
+re di quella provincia da Rufo Festo,
+ma impropriamente. A costui professava
+non poca obbligazione Tiberio, perchè
+nella guerra pannonica trovandosi egli
+stretto in un brutto sito, e circondato
+dai ribelli, Batone generosamente il lasciò
+ritirarsi in luogo sicuro. Per gratitudine
+Tiberio gli fece de' grandissimi
+doni, e il mise di stanza a Ravenna.
+Seguita a dire Svetonio, aver Tiberio
+dato un convito al popolo con mille tavole
+apparecchiate, ed oltre a ciò un congiario,
+cioè un regalo di trenta nummi
+per testa. Dedicò eziandio il tempio della
+Concordia, mettendo nell'iscrizione, come
+asserisce Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span> d'averlo rifatto
+egli con Druso suo fratello già defunto.
+V'ha chi crede fatta cotal dedicazione
+nell'anno di Cristo <span class="scp">X</span>, e chi nel precedente
+<span class="scp">IX</span>, tirando ciascuno <span class="fnote">[Petavius, Mediobarbus, Pagius et aliis.]</span> al suo
+sentimento le parole di Dione. Ma dacchè
+lo stesso Dione confessa che prima
+di questa dedicazione Tiberio era passato
+in Germania, da dove solamente nell'anno
+presente ritornò, nè essendo verisimile
+che in lontananza egli dedicasse quel
+tempio; sembra ben da anteporsi l'autorità
+di Svetonio che mette quel fatto
+sotto l'anno presente, che è inoltre autore
+più vicino a questi tempi, che non fu
+Dione. Dedicò parimente lo stesso Tiberio
+il tempio di Polluce e di Castore
+<span class="pagenum"><a name="Page_37" id="Page_37"></a>[37]</span>
+sotto il nome suo o del fratello Druso,
+mettendo ivi le spoglie de' popoli soggiogati.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque Augusto si trovasse in
+età molto avanzata, e con vacillante sanità,
+pure non lasciava di pensare al
+pubblico bene <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span>. Perciò in quest'anno
+fece pubblicare una legge contro i Libelli
+famosi, ordinando che fossero bruciati,
+e castigati i loro autori. E perchè intese
+che gli esiliati da Roma con gran lusso
+viveano, e andando qua e là si ridevano
+delle delizie di Roma, nè parea loro di
+essere gastigati; ordinò che non potessero
+soggiornare se non nelle isole distanti
+dalla terra ferma per cinquanta
+miglia, a riserva di Coo, Rodi, Sardegna
+e Lesbo. Ristrinse ancora i lor comodi
+e la lor servitù. Per cagione poi della
+poca sua sanità mandò a scusarsi coi
+senatori, se da lì innanzi non poteva
+andar a convito con loro, pregandoli
+nello stesso tempo di non portarsi più a
+salutarlo in casa, come fin qui avevano
+usato di fare non tanto essi, ma eziandio
+i cavalieri ed alcuni della plebe. Finalmente
+raccomandò Germanico al senato,
+ed il senato a Tiberio con una polizza:
+segno ch'egli si sentiva già fiacco di forze,
+e vicino ad abbandonar questa vita. Molti
+pubblici giuochi furono fatti nell'anno
+presente dagl'istrioni e dai cavalieri nella
+piazza d'Augusto; e Germanico diede
+una gran caccia nel Circo, dove furono
+uccisi dugento lioni dai gladiatori. Fece
+ancora la fabbrica e la dedicazione del
+portico di Livia, in onore di Cajo e Lucio
+Cesari defunti. Abbiamo da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Caligul., cap. 8.]</span>,
+che in quest'anno, nel dì 31 di agosto,
+venne alla luce Caio Caligola, che fu poi
+imperadore, figliuolo di esso Germanico
+Cesare, e di Giulia Agrippina, nata da Marco
+Agrippa, e da Giulia figliuola di Augusto.
+Chi il fa nato in Treveri, chi in Anzio
+in Italia. Di poca conseguenza è questa disputa,
+perchè egli non diede motivo ad alcun
+luogo di gloriarsi della di lui nascita.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_38" id="Page_38"></a>[38]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XIII" id="XIII"></a>XIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cesare Augusto</span> imper. 57.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Silio</span> e <span class="sc">Lucio Munazio Planco</span>.
+</p>
+
+<p>
+Di dieci in dieci anni, o pure di cinque
+in dieci il saggio Augusto soleva
+farsi confermare dal senato e popolo
+romano l'autorità ch'egli avea di reggere
+la repubblica come suo capo, e di comandare
+le armate, esercitando la podestà
+tribunizia e proconsolare. Con questo
+incenso e con quest'atto di sommessione,
+quasi che il suo comandare fosse una
+arbitraria concession de' Romani, egli
+continuava a far da padrone, tutti a lui
+servendo, quando egli mostrava d'essere
+dipendente e servo d'ognuno. Nè già egli
+dimandava la conferma di tali prerogative.
+Il senato stesso quegli era, che pregava
+e quasi forzava lui ad accettar il
+peso del comando. Non mancavano insinuazioni
+di così fare: ed anche senza
+insinuazioni ciascun desiderava di farsi
+merito con lui. Si mutò nel proseguimento
+dei tempi la sostanza delle cose:
+tuttavia l'esempio d'Augusto servì a far
+continuare l'uso de' quinquennali, decennali,
+vicennali e tricennali degl'imperadori
+romani, solennizzandosi con gran
+festa, cioè con giuochi pubblici e sagrifizii,
+il quinto, il decimo, vigesimo e trigesimo
+anno del loro imperio, con ringraziare
+gl'iddii della vita loro conceduta, e pregar
+felicità e lunghezza al resto del loro vivere,
+quand'anche erano cattivi. Nello
+anno presente <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span> fu prorogato da Augusto
+per altri dieci anni a venire il governo
+della repubblica; e benchè egli si
+mostrasse renitente alla loro amorevole
+offerta, pure si sottomise a tali istanze.
+Prorogò egli la podestà tribunizia a Tiberio,
+e a Druso figliuolo d'esso Tiberio
+concedette la licenza di chiedere fra tre
+anni il consolato, anche senza avere
+esercitato la pretura. Intanto perchè la
+inoltrata sua età e gl'incomodi della salute
+<span class="pagenum"><a name="Page_39" id="Page_39"></a>[39]</span>
+non gli permettevano più di andare
+al senato, se non rarissime volte, dimandò
+di poter avere venti senatori per suoi
+consiglieri (ne tenea quindici negli anni
+addietro), e fu fatto un pubblico decreto,
+che qualunque determinazione ch'egli
+facesse da lì innanzi insieme coi suddetti
+consiglieri e coi consoli reggenti e disegnati,
+e coi suoi figliuoli e nipoti, fosse
+valida, come se fosse emanata dall'intero
+senato. In vigore di questo decreto, anche
+stando in letto per cagion delle sue
+indisposizioni, prese molte risoluzioni
+opportune al pubblico governo. Sì malcontento
+era il popolo romano del poco
+fa introdotto aggravio della vigesima parte
+delle eredità che si pagava all'erario
+militare pel mantenimento de' soldati, che
+si temeva di qualche sedizione in Roma.
+Scrisse Augusto al senato che ognuno
+mettesse in iscritto il suo voto, per trovar
+altra via più comoda da ricavar il
+necessario danaro, acciocchè, se non si
+fosse trovata, facesse conoscere che da
+lui non veniva il male, vietando a Germanico
+e a Druso di dire il loro parere,
+perchè non si credesse quella essere la
+mente sua. Vi fu gran dibattimento; e
+continuandosi pure a detestar la vigesima,
+egli mostrò di voler compartire il
+peso di quella contribuzione sopra i beni
+stabili del popolo. Inviò pertanto qua e
+là, senza perdere tempo, estimatori delle
+case e terre: il che bastò a fare che cadauno,
+temendo di patir più danno da
+questo che da quell'aggravio, si quietò, e
+restò, come prima, in piedi la vigesima.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XIV" id="XIV"></a>XIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Sesto Pompeo</span> e <span class="sc">Sesto Appuleo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fece in quest'anno Augusto insieme
+con Tiberio il censo, o sia la descrizione
+de' cittadini romani, abitanti in Roma
+e per le provincie; e per attestato della
+inscrizione ancirana, riferita dal Grutero <span class="fnote">[Gruter., Thesaur. Inscription., pag. 230.]</span>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_40" id="Page_40"></a>[40]</span>
+se ne trovarono quattro milioni
+e cento settantasettemila. Eusebio nella
+sua cronica <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> fa ascendere essi cittadini
+a nove milioni e trecento settantamila
+persone, forse per error de' copisti,
+il quale s'ha da correggere coll'autorità
+dell'iscrizione suddetta. Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in August., cap. ult.]</span> e
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span> attestano, avere Augusto sul
+fin di sua vita fatto un compendio delle
+sue più memorabili azioni, con ordine
+d'intagliarlo in varie tavole di bronzo.
+Se ne conservò in Ancira una copia. Fu
+poi spedito Germanico in Germania, perchè
+non era per anche cessata in quelle
+contrade la guerra. Prese Augusto anche
+la risoluzion d'inviar Tiberio nell'Illirico,
+per assodar sempre più la pace ivi stabilita;
+e però con esso lui da Roma si
+incamminò alla volta di Napoli, invitatovi
+da quel popolo nell'occasione de' giuochi
+insigni che qui ogni cinque anni in
+onor suo si facevano all'usanza de' Greci.
+V'andò, ma portando seco una molesta
+diarrea, cominciata in Roma. Dopo avere
+assistito a quella magnifica funzione, e
+licenziato Tiberio, si rimise in viaggio
+per tornarsene a Roma. Aggravatosi il
+suo male, fu forzato a fermarsi in Nola,
+dove poi placidamente morì nel dì 19
+agosto, cioè nel mese nominato prima
+sestile, e poscia dal suo nome Augusto,
+che tuttavia dura, e in quella medesima
+stanza, dove Ottavio suo padre era mancato
+di vita. Sospetto corse <span class="fnote">[Sueton., Tacitus, Dio.]</span>, che la
+ambiziosa sua moglie Livia, appellata
+anche Giulia, perchè adottata per figliuola
+da esso Augusto con istravaganza non
+lieve, gli avesse procurata la morte con
+dei fichi avvelenati. Imperocchè dicono
+che in questi ultimi tempi Augusto, o
+perchè già conoscesse il mal talento di
+Tiberio figliastro suo, o perchè gli paresse
+più convenevole di anteporre <i>Agrippa</i>,
+figliuolo di Giulia sua figlia, ad un figliuolo
+di sua moglie Livia, avesse cangiata
+<span class="pagenum"><a name="Page_41" id="Page_41"></a>[41]</span>
+massima intorno alla successione sua; e
+che segretamente coll'accompagnamento
+di pochi si fosse portato a visitar esso
+Agrippa, che trovavasi allora relegato
+nell'isola della Pianosa, con dargli buone
+speranze. Avendo Livia penetrato questo
+segreto affare, s'affrettò, secondo i suddetti
+scrittori, ad accelerar la morte del
+marito. Ma non par già verisimile, che
+Augusto sì vecchio volesse prendersi lo
+incomodo di arrivar sino alla Pianosa,
+vicino alla Corsica, nè potea ciò farsi
+senza che Livia ed altri nol venissero a
+sapere. L'affetto poi dimostrato da Augusto
+sul fine di sua vita alla medesima
+Livia e a Tiberio, il quale richiamato dal
+suo viaggio <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span> arrivò a tempo di vederlo
+vivo, e di tenere un lungo ragionamento
+con lui, non lascia trasparire segno di
+affezione di esso Augusto verso il nipote
+Agrippa, nè di mal animo contro il figliastro
+Tiberio e di sua madre.
+</p>
+
+<p>
+Comunque sia, terminò Augusto i suoi
+giorni in età di quasi settantasei anni, e
+di cinquantasette anni e cinque mesi dopo
+la morte di Giulio Cesare. Tanto anticamente,
+quanto ne' due ultimi secoli,
+si vide posto sulle bilance de' politici e
+dei declamatori il merito di questo imperadore,
+lacerando gli uni la di lui fama,
+per avere oppressa la repubblica romana,
+e gli altri encomiandolo come uno dei
+più gloriosi principi che s'abbia prodotto
+la terra. La verità si è, che hanno
+ragione amendue queste fazioni, considerata
+la diversità de' tempi. Non si può
+negare ne' principii il reato di tirannia
+e di crudeltà in Augusto verso la sua
+patria; ma si dee ancora concedere, che
+il proseguimento della sua vita fece scorgere
+in lui non un tiranno, ma un principe
+degno di somma lode pel savio suo
+governo, per l'insigne moderazione sua,
+e per la cura di mantenere ed accrescere
+la pubblica felicità. Può anche meritar
+qualche perdono l'attentato suo. Trovavasi
+da molto tempo vacillante e guasta
+la romana repubblica per le fazioni e
+<span class="pagenum"><a name="Page_42" id="Page_42"></a>[42]</span>
+prepotenze, che non occorre qui rammentare <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 1.]</span>.
+Bisogno v'era di un'autorità
+superiore, che rimediasse ai passati
+disordini, e non lasciasse pullularne dei
+nuovi. Però la tranquillità di Roma è
+dovuta al medesimo, se vogliamo dire,
+fallo suo. Nè egli a guisa de' tiranni tirò
+a sè tutto quel governo, ma saggiamente
+seppe fare un misto di monarchia e di
+repubblica, quale anche oggidì con lode
+si pratica in qualche parte d'Europa.
+Felice Roma, s'egli avesse potuto tramandare
+ai suoi successori, come l'imperio,
+così anche il suo senno e il suo
+amore alla patria. Ma vennero tempi
+cattivi, ne' quali poi s'ebbe a dire: <i>Che
+Augusto non dovea mai nascere, o non
+dovea mai morire</i>. Il primo per mali da
+lui fatti a fine di rendersi padrone: il
+secondo per l'amorevolezza e saviezza,
+con cui seppe dipoi governare la repubblica,
+e di cui furono privi tanti de' suoi
+successori, non principi, ma tiranni. Un
+gran saggio ancora del merito d'Augusto
+furono gli onori a lui compartiti in vita,
+e più dopo morte. Vi avrà avuta qualche
+parte, non vo' negarlo, l'adulazione; ma
+i più vennero dalla stima, dall'amore e
+dalla gratitudine de' popoli che sotto di
+lui goderono uno stato cotanto felice.
+E tali onori arrivarono sino al sacrilegio <span class="fnote">[Tacitus, ibidem. Dio, lib. 51. Sueton., in
+August., c. 59. Philo, in Legation. ad Cajum.]</span>.
+Imperciocchè a lui anche vivente
+furono, come ad un Dio, dedicati altari,
+templi e sacerdoti, e molto più dopo
+morte. Con pubblici giuochi ancora e
+spettacoli si solennizzò dipoi il suo giorno
+natalizio, e memoria onorevole si
+tenne de' benefizii da lui ricevuti.
+</p>
+
+<p>
+Tennero Livia e Tiberio occulta per
+alcuni giorni la morte d'Augusto, finchè
+avendo frettolosamente inviato ordine alla
+Pianosa che fosse ucciso <i>Agrippa</i>, nipote
+d'esso Augusto, giunse loro la nuova di
+essere stato eseguito il barbaro comandamento,
+mostrando poscia di non averlo
+dato alcun d'essi; che questo fu il bel
+<span class="pagenum"><a name="Page_43" id="Page_43"></a>[43]</span>
+principio del loro imperio. Allora si pubblicò
+essere Augusto mancato di vita. Fu
+portato con gran solennità il di lui corpo
+a Roma dai principali magistrati delle
+città, e poi da' cavalieri; furongli fatte solenni
+esequie, descritte da Dione, con averlo
+portato al rogo Druso figliuolo di
+Tiberio e i senatori. Saltò poi fuori Numerio
+Attico senatore, il quale, mentre
+la pira ardeva, giurò di aver veduta l'anima
+d'Augusto volare al cielo <span class="fnote">[Sueton., in August., cap. 101. Dio, lib. 56.]</span>, come
+si finse una volta succeduto anche a Romolo,
+facendosi credere con tali imposture
+alla buona gente ch'egli fosse divenuto
+un dio o semideo: vana pretensione,
+continuata ne' tempi seguenti per altri
+imperadori. Ciò fatto, si trattò nel senato
+di confermare, o, per dir meglio, di concedere
+a Tiberio Cesare, lasciato erede
+da Augusto suo padrigno, tutta l'autorità
+e gli onori goduti in addietro dal medesimo
+Augusto. Era allora Tiberio in età
+di cinquantasei anni, volpe fina e impastato
+di diffidenza, d'umor nero e di crudeltà;
+ma che sapeva nascondere il suo
+cuore meglio d'ogni altro, ed avea saputo
+coprire i suoi vizii agli occhi, non già di
+tutti, ma forse della maggior parte dei
+grandi e de' piccoli. Nel senato non v'era
+più alcuna di quelle teste forti che potessero
+rimettere in piedi la libertà romana;
+tutto tendeva all'adulazione e al
+privato, non al pubblico bene. V'entrava
+anche la paura, perchè Tiberio continuò
+a comandare alle coorti del pretorio e
+alle armate romane per le precedenti concessioni;
+e però niuno osava di alzar un
+dito, anzi ognuno gareggiò a conferir la
+signoria a Tiberio. All'incontro l'astuto
+Tiberio, quanto più essi insistevano per
+esaltarlo, tanto più facea vista di abborrir
+quegli onori, e di desiderare non superiorità,
+ma uguaglianza co' suoi cittadini,
+esagerando la gran difficoltà a reggere sì
+vasto corpo, e i pericoli di soccombere sotto
+il peso. Tutto affine di scandagliar bene
+gli animi di ciascun particolare, e far poi
+vendetta a suo tempo di chi poco inclinato
+<span class="pagenum"><a name="Page_44" id="Page_44"></a>[44]</span>
+comparisse verso di lui <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>. Temeva
+ancora che <i>Germanico</i> suo nipote, già adottato
+da lui per figliuolo, tra per essere
+allora alla testa dell'armata romana in
+Germania, e perchè sommamente amato
+dal popolo romano e dai soldati, potesse
+torgli la mano. Lasciossi dunque pregare
+gran tempo anche dagl'inginocchiati senatori,
+e finalmente senza chiaramente
+accettar l'impiego <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 24.]</span>, o pur facendo credere
+di prenderlo, ma per deporlo fra
+qualche tempo, cominciò francamente ad
+esercitare l'autorità imperiale. Qui Vellejo
+Patercolo <span class="fnote">[Vellejus, lib. 2.]</span> lascia la briglia all'eloquenza
+sua, per tessere un panegirico
+delle azioni di Tiberio sui principii del suo
+governo. La pace fiorì da per tutto; andò
+l'ingiustizia, la prepotenza, la frode a nascondersi
+fra i Barbari; si stese la di lui
+liberalità per le provincie e città che aveano
+patito disgrazie. E veramente gran
+moderazione mostrò a tutta prima Tiberio,
+e seguitò a governar da saggio, finchè
+visse Germanico, perchè temeva di
+lui. Nè qui si ferma Vellejo. Entra ancora
+a vele gonfie nelle lodi di Elio Sejano,
+scelto da Tiberio per suo consigliere e
+primo ministro. S'egli sel meritasse, l'andremo
+osservando nel progresso degli
+anni.
+</p>
+
+<p>
+Certo che in Roma niun tumulto o
+sedizione accadde per questo cambiamento
+di governo; ma non fu così nelle
+provincie <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Tacit., lib. 1 Annal., cap. 16
+et seq.]</span>. Le milizie romane che soggiornavano
+nella Pannonia, appena udita
+la morte di Augusto, si rivoltarono contra
+di Giulio Bleso lor comandante, che
+corse pericolo della vita, facendo esse
+istanza della lor giubilazione e d'essere
+premiate, col minacciar anche di ribellar
+quella provincia, e di venirsene a Roma.
+Fu dunque spedito colà da Tiberio il suo
+figliuolo <i>Druso</i> con una man di soldati
+pretoriani, ed accompagnato da Sejano,
+allora prefetto del pretorio. Durò Sejano
+<span class="pagenum"><a name="Page_45" id="Page_45"></a>[45]</span>
+non poca fatica a mettere in dovere i sollevati
+che l'assediarono, e ferirono alcuni
+della di lui scorta. Ma finalmente essendosi
+ritirati e divisi costoro pe' quartieri;
+e chiamati sotto altro pretesto ad uno ad
+uno i più feroci nella tenda di Druso,
+dove lasciarono la testa, si quietarono gli
+altri, ed ebbe fine quel romore. Più strepitosa
+e di maggior pericolo fu la sollevazion
+de' soldati romani nella Germania,
+perchè quivi dimorava il miglior nerbo
+delle legioni sotto il comando di <i>Germanico
+Cesare</i>, che si trovava allora nella
+Gallia a fare il censo o sia la descrizione
+dell'anime. Si ammutinò parte di questo
+esercito per le stesse cagioni che poco fa
+accennai. Corse perciò colà Germanico;
+e siccome egli era sommamente amato,
+perchè dotato di assaissime lodevoli qualità,
+e il conoscevano per migliore di gran
+lunga che Tiberio, vollero crearlo imperadore.
+Costantissimo egli nel non volere
+mancar di fede a Tiberio suo zio che l'avea
+anche adottato per figliuolo, allorchè
+vide di non potere in altra guisa liberarsi
+dalle lor furiose istanze, cavò la spada
+per uccidersi. Quest'atto li fermò. Finse
+poi lettere di Tiberio, quasi ch'egli ordinasse
+in donativo ad essi soldati il doppio
+dello stabilito da Augusto; la promessa
+di sì fatta liberalità, e l'aver eziandio
+accordato il ben servito ai veterani,
+li placò. Ma il danaro non concorreva, e
+intanto giunsero gli ambasciatori di Tiberio,
+all'arrivo de' quali di nuovo si sollevarono,
+e furono vicini a privarli di
+vita, per timore che fossero spediti ad annullar
+quanto avea promesso Germanico.
+Presero anche <i>Agrippina</i> di lui moglie,
+gravida allora, e il piccolo figliuolo <i>Cajo</i>,
+soprannominato <i>Caligola</i>. La costanza
+di Germanico, giacchè non poteano conseguire
+di più, feceli dipoi tornare al loro
+dovere. Ed acciocchè stando in ozio non
+macchinassero altre sedizioni, Germanico
+li condusse addosso alle terre nemiche
+dove impiegarono i pensieri e le mani per
+far buon bottino. Certo è, che Germanico
+se avesse voluto, sarebbe stato imperatore
+<span class="pagenum"><a name="Page_46" id="Page_46"></a>[46]</span>
+Augusto; tanto egli avea in pugno
+l'affetto di quel potente esercito, e il cuore
+eziandio del popolo romano. Ma superior
+fu all'ambizione la sua virtù. Cordialissime
+lettere perciò scrisse a lui e ad Agrippina
+sua moglie, Tiberio per ringraziarli <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Tacitus, Annal., lib. 1, c. 56.]</span>:
+fece anche un bell'encomio di
+loro nel senato ed ottenne a Germanico
+la podestà proconsolare, che forse dovea
+essere terminata la dianzi a lui accordata.
+Tuttavia internamente continuò più che
+mai ad odiarli, paventando sempre che
+in danno proprio si potesse convertire
+un dì l'amore professato dalle milizie a
+Germanico <span class="fnote">[Tacito, Annal., lib. 1, c. 57.]</span>. Non finì quest'anno, che
+Giulia, figliuola di Augusto e moglie di
+Tiberio, già per gli eccessi della sua impudicizia
+relegata in Reggio di Calabria,
+fu lasciata ovvero fatta morire di stento, se
+pur non fu in altra più spedita maniera.
+Sempronio Gracco bandito anch'egli, già
+passava il quattordicesimo anno, da Augusto
+nell'isola di Cersina presso l'Africa,
+in castigo della sua disonesta amicizia
+colla suddetta Giulia, fu anch'egli tolto
+di vita.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XV" id="XV"></a>XV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Druso Cesare</span> figliuolo di <span class="sc">Tiberio</span>
+e <span class="sc">Caio Norbano Flacco.</span>
+</p>
+
+<p>
+Fu massimamente in quest'anno un
+bel vedere, con che attenzione, moderazione
+e modestia si applicasse Tiberio al
+governo <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Suetonius, in Tiber., cap. 26.]</span>. Non volle che si premettesse
+al suo nome il titolo d'imperadore. Si adirava
+con chi osasse chiamarlo <i>signore</i>;
+e a' soldati permetteva il nominarlo per
+<i>imperadore</i>: giacchè tal nome, siccome
+dissi, solamente allora significava generale
+d'armata. Il glorioso nome di <i>Padre
+della Patria</i> non permise mai che il senato
+glielo desse, forse perchè abborriva l'adulazione,
+<span class="pagenum"><a name="Page_47" id="Page_47"></a>[47]</span>
+ed egli in sua coscienza dovea
+forse sapere di non poterlo meritare giammai.
+E certamente scrivendo una volta
+al senato <span class="fnote">[Sueton., ibid., cap. 67.]</span> che vilmente pregava di ricevere
+questo titolo, disse: «Se per mia
+disavventura un qualche dì accadesse,
+che voi dubitaste della mia buona intenzione
+e della sincerità dell'affetto
+che a voi professo (il che se dovesse avvenire,
+desidero piuttosto che la morte
+mia prevenga la mutazion della vostra
+opinione), questo titolo di Padre della
+patria niente d'onore recherebbe a me,
+e servirebbe solo di rimprovero a voi
+per aver fallato il giudicare di me, e
+per avere spropositatamente dato a me
+un cognome che non mi conveniva.»
+Benchè passasse in lui per eredità il titolo
+d'<i>Augusto</i>, pure non l'usava se non
+talvolta in iscrivendo ai re; e solamente
+leggendolo o ascoltandolo a sè dato, non
+l'avea a male; e però sovente si trova
+nelle iscrizioni e medaglie d'allora. Il
+nome di <i>Cesare</i> era a lui famigliare; e
+talora usò il cognome di <i>Germanico</i>, per
+le vittorie riportate in Germania, siccome
+ancor quello di <i>Principe del Senato</i>,
+cioè di primo fra i senatori. Soleva perciò
+dire ch'egli era: «Signore de' propri
+schiavi, imperadore (cioè generale) dei
+soldati, e primo fra gli altri cittadini di
+Roma.» Per la stessa ragione vietò
+sulle prime ad ognuno il fabbricargli dei
+templi come s'era fatto ad Augusto; nè
+volle sacerdoti flamini. Col tempo permise
+ciò alle città dell'Asia, ma nol volle permettere
+a quelle della Spagna e d'altri
+paesi. Che se talun desiderava d'innalzargli
+statue, o di esporre l'immagine sua,
+nol potea fare senza di lui licenza; e questa
+si concedea, sempre colla condizione
+che non si mettessero fra i simulacri degl'iddii,
+ma solamente per ornamento
+delle case. Altre simili distinzioni d'onore
+rifiutò egli, e soprattutto amava di comparire
+popolare; camminando per la città
+con poco seguito, e senza voler corteggio
+servile di gente nobile; onorando non
+<span class="pagenum"><a name="Page_48" id="Page_48"></a>[48]</span>
+solo i grandi, ma anche la bassa gente, e
+tenendo al suo servigio un discreto numero
+di schiavi. Nel senato poi e nei giudizii
+del foro, non si piccava punto di
+preminenza, dicendo e lasciando che ogni
+altro liberamente dicesse il suo parere:
+nè si sdegnava se si risolveva in
+contrario al suo. Niuna risoluzione prendeva
+egli mai senza sentire i senatori
+consiglieri eletti da lui. Era sollecito in
+impedire gli aggravi de' popoli e le estorsioni
+de' ministri; e ad alcuni governatori
+che l'esortavano ad accrescere i tributi,
+o pure a quel dell'Egitto, che mandò più
+danaro di quel che si solea ricavare, rispose:
+«Che le pecore s'han da tosare,
+e non già da levar loro la pelle.» In
+somma Tiberio avea testa per esser un
+ottimo principe e glorioso imperatore; e
+pur pessimo riuscì, perchè all'intendimento
+prevalse di troppo, siccome vedremo,
+la maligna sua inclinazione <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Tacitus, Annal., lib. 1, cap. 16.
+Sueton., in Tiber., cap. 50.]</span>. All'incontro
+<i>Livia Augusta</i> sua madre, donna
+gonfia più d'ogni altra di fasto e di vanità,
+facea gran figura in Roma. Nulla avea
+omesso, fatte avea anche delle enormità
+affinchè il figliuolo arrivasse a dominare
+per isperanza di continuare a dominar
+come prima sotto l'ombra di lui. Ma era
+ben diverso da quello d'Augusto l'amor
+di Tiberio. La tenne egli, per quanto potè,
+sempre bassa, senza permettere che l'adulatore
+senato le desse certi titoli d'onore
+che maggiormente l'avrebbono insuperbita;
+talvolta diceva a lei stessa,
+«non esser conveniente alle donne il mischiarsi
+negli affari di Stato.» Quantunque
+talvolta si regolasse secondo i di
+lei consigli, pure il men che potea l'onorava
+di sue visite; ed anche visitandola,
+poco vi si tratteneva, affinchè non paresse
+ch'egli si lasciasse governare da lei. Fece
+anche di più col tempo, siccome vedremo.
+</p>
+
+<p>
+Comandava intanto le armate di Germania
+il giovane <i>Germanico Cesare</i>. Ancorchè
+fosse lontano da Roma, per cura
+di Tiberio gli fu conceduto il trionfo,
+<span class="pagenum"><a name="Page_49" id="Page_49"></a>[49]</span>
+celebrato poi nell'anno seguente, in ricompensa
+di quanto egli avea finora operato
+in quella guerra <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 1, cap. 9.]</span>. Durava questa
+in Germania, ed erano tuttavia in armi
+Arminio e Segeste, due primari capitani
+di quelle contrade; ma fra loro discordi,
+perchè Arminio, rapita una figliuola di
+esso Segeste, promessa ad un altro, la
+avea presa per moglie a dispetto del
+padre. Con due corpi d'armata assai
+poderosi, l'uno comandato da Germanico,
+l'altro da Aulo Cecina, legato dello
+esercito, fu portata la guerra addosso ai
+popoli Catti (oggidì creduti gli Assiani)
+e preso il loro paese. Mosse in questi
+tempi Arminio una sedizione contra del
+suocero Segeste, il quale, trovandosi assediato,
+spedì il figliuolo Segimondo a
+Germanico per aiuto. Accorsero i Romani;
+furon messi in rotta gli assedianti,
+liberato Segeste, e presa con altre nobili
+donne la di lui figliuola, gravida allora
+del marito Arminio. Questo fatto e le
+tante grida d'Arminio cagion furono che
+presero l'armi per lui i Cherusci ed Ingujomero
+di lui zio paterno. Seguirono
+poi due combattimenti. Nel primo toccò
+la peggio ad Arminio; nell'altro ebbe
+Cecina colle sue brigate non poca fatica
+a ridursi in salvo, ma dopo averne riportate
+molte ferite. Fu allora che <i>Agrippina</i>,
+moglie di Germanico, fece comparire
+l'animo suo virile. Per la suddetta
+disgrazia era corsa voce che i Germani
+venivano per passare ostilmente nella
+Gallia. Impedì la valorosa donna che
+non si guastasse il ponte sul Reno, come
+volevano que' cittadini. Messasi ella stessa
+alla testa del medesimo, graziosamente
+accolse le legioni che malconce ritornavano
+dal suddetto fatto d'armi, con far
+medicare i feriti, e donar vesti a chi
+avea perdute le sue. Riferita a Tiberio
+questa gloriosa azione d'Agrippina, siccome
+egli odiava la stirpe d'Agrippa, e
+il suo pascolo era la diffidenza, ne fece
+doglianze nel senato, con esporre l'indecenza
+che una donna si usurpasse lo
+<span class="pagenum"><a name="Page_50" id="Page_50"></a>[50]</span>
+ufficio de' generali e dei legati, ed accusandola
+di mire più alte, per esaltare il
+marito e il figliuolo Caligola. Nè mancò
+il favorito Sejano di maggiormente fomentar
+in Tiberio sì fatte gelosie. Meno
+è da credere che non facesse Livia Augusta,
+solita a mirar di mal occhio Germanico,
+e più la di lui moglie secondo
+lo stil delle femmine. Corsero dipoi gran
+pericolo di restar affogate nell'acque due
+legioni comandate da Publio Vitellio.
+Segimero, fratello di Segeste, col figliuolo
+si rendè ai Romani; e con questi, poco
+per altro fortunati avvenimenti, ebbe
+fine la campagna dell'anno presente. Pagò
+appunto in quest'anno Tiberio il pingue
+legato lasciato da Augusto al popolo
+romano. A ciò fare fu spinto da una
+pungente burla <span class="fnote">[Dio, lib. 56.]</span>. Nel passare la piazza
+un cadavero, portato alla sepoltura, accostatosi
+alle orecchie del morto un buffone,
+in bassa voce gli disse o pur finse
+di dire alcune parole. Interrogato poi
+dagli amici, rispose di avergli ordinato
+d'avvertire Augusto della non per anche
+eseguita testamentaria volontà. Le spie
+ne rapportarono tosto l'avviso a Tiberio,
+il quale non tardò a pagare il legato,
+con far poco appresso morir l'autore
+della burla, dicendo ch'egli stesso porterebbe
+più presto ad Augusto le nuove
+di questo mondo <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Blanchin., in Anast.]</span>. Prese Tiberio in
+quest'anno nel dì 10 marzo il titolo di
+<i>Pontefice Massimo</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XVI" id="XVI"></a>XVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tito Statilio Sisenna Tauro</span> e <span class="sc">Lucio
+Scribonio Libone.</span>
+</p>
+
+<p>
+Al primo d'essi consoli, cioè a <i>Statilio</i>,
+ho aggiunto il prenome di <i>Tito</i>,
+ricavandosi ciò da un'iscrizione riferita
+dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 701.]</span>. Così ancora avea scritto
+<span class="pagenum"><a name="Page_51" id="Page_51"></a>[51]</span>
+il Panvinio. Al secondo, cioè a <i>Libone</i>,
+fu sostituito nelle calende di luglio <i>Publio
+Pomponio Grecino</i>, come consta dalla
+iscrizione suddetta e dal poeta Ovidio <span class="fnote">[Ovidius, lib. 4, Ep. 9 Trist.]</span>.
+In Germania <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 2, cap. 9 et seq.]</span> al fiume Weser due
+fatti d'armi seguirono fra i Romani sotto
+il comando di Germanico, e i Germani
+regolati da Arminio. In amendue la vittoria
+si dichiarò per li Romani. Avea
+Germanico fatto preparar mille legni tra
+grandi e piccoli nell'isola di Batavia
+(oggidì Olanda) per assalire dalla parte
+dell'Oceano i nemici. Sul fine della state,
+imbarcata che fu la copiosa fanteria, con
+alquanto di cavalleria, a forza di remi e
+di vele si mosse la flotta per entrar nel
+paese nemico. V'era in persona lo stesso
+Germanico. Per una tempesta insorta
+ebbe a perir tutta quella gente, e gran
+perdita si fece d'armi, cavalli e bagaglio.
+Ma quando i Germani per questo sinistro
+caso de' Romani si credeano in istato di
+vincere, Germanico spedì Cajo Silio con
+trentamila fanti e tremila cavalli contra
+di loro; il che tal riputazione acquistò
+ai Romani, tal terrore diede ai Germani
+che cominciarono ad inclinar alla pace.
+Avrebbe potuto Germanico dar l'ultima
+mano a quella guerra, se Tiberio con
+replicate lettere ed istanze non l'avesse
+richiamato a Roma con esibirgli il consolato
+e il trionfo già a lui accordato. Al
+geloso e diffidente Tiberio premeva forte
+di staccar Germanico da quelle legioni,
+paventando egli sempre delle novità a sè
+pregiudiziali, pel sommo amore che quei
+soldati professavano a sì grazioso generale.
+Ancorchè Germanico s'accorgesse
+delle torte mire d'esso suo zio, pure si
+accomodò ai di lui voleri, ed impreso il
+viaggio d'Italia, forse arrivò in Roma
+sul fine dell'anno. Fece <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span> Tiberio nel
+presente accusare in senato Lucio Scribonio
+Libone, giovane, diverso dal console,
+quasichè macchinasse delle novità.
+Prevenne questi la sentenza della morte
+<span class="pagenum"><a name="Page_52" id="Page_52"></a>[52]</span>
+con uccidersi da sè stesso. Avea già cominciato
+Tiberio a permettere i processi
+contra delle persone anche più illustri
+per sole parole indicanti mal animo o
+sedizione contra del governo e della sua
+persona: laddove prima di salire sul trono
+avea sempre sostenuto <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 27.]</span>, «che in
+una città libera dovea ciascuno goder
+la libertà di dire e pensare ciò che gli
+piacesse.» Questa bella massima, divenuto
+che fu principe, perdè presso lui
+di grazia. Siccome ancora quell'altra
+ch'egli proferì un dì nel senato con dire,
+«che se si cominciasse ad ammettere
+accuse di chi parlasse contra del principe
+o del senato, andrebbe in eccesso
+il processar persone; perchè chiunque
+ha dei nemici, correrebbe a denunziarli
+come rei di questo delitto.»
+Questi disordini appunto accaddero da
+lì innanzi sotto il tirannico di lui governo.
+</p>
+
+<p>
+Era in gran voga per questi tempi in
+Roma la strologia giudiciaria ed anche
+la magia <span class="fnote">[Dio, ibidem.]</span>. Della prima si dilettava lo
+stesso Tiberio, tenendo in sua casa uno
+di questi venditori di fumo, chiamato
+Trasillo, e volendo ogni dì udire da lui
+quel che dovea succedere in quella giornata.
+Trovandosi beffato da costui, se
+ne sbrigò col farlo uccidere; poi perseguitò
+tutti gli altri fabbricatori di pronostici.
+E perchè non erano eseguiti gli
+editti intorno a questi impostori, chiunque
+de' cittadini romani fu per tal cagione
+denunziato dipoi, n'ebbe per castigo lo
+esilio. Solennemente ancora fu vietato a
+chicchessia il portar vesti di seta, perchè
+di spesa grave, non facendosi allora seta
+in Europa; siccome fu parimente proibito
+il tener vasi d'oro, se non per valersene
+ne' sagrifizii; e nè pur furono
+permessi vasi d'argento con ornamenti
+d'oro. Affettava Tiberio la purità della
+lingua latina, e soprattutto usava i vocaboli
+antichi d'Ennio e di Plauto. Essendogli
+in un editto scappata una parola
+<span class="pagenum"><a name="Page_53" id="Page_53"></a>[53]</span>
+non latina, n'ebbe scrupolo, e volle ascoltare
+il parere de' più dotti grammatici,
+i quali quasi tutti la dichiararono buona,
+dacchè era stata usata da sì gran dottore
+e principe, qual era Tiberio. Con tutto
+ciò saltò su un certo Marcello, dicendo,
+«che potea ben Cesare dar la cittadinanza
+di Roma agli uomini, ma non
+già alle parole;» bolzonata che ferì
+non poco Tiberio, e nondimeno seppe
+egli, secondo il suo costume, ben dissimularla.
+Proibì ancora ad un centurione
+il fare testimonianza nel senato con parole
+greche, tuttochè egli in quello stesso
+luogo avesse udito molte cause trattate
+in greco, ed egli medesimo talvolta si
+fosse servito dello stesso linguaggio per
+interrogare.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XVII" id="XVII"></a>XVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Cecilio Rufo</span> e <span class="sc">Lucio Pomponio
+Flacco Grecino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo de' consoli negli Annali stampati
+di Tacito è chiamalo <i>Celio</i>; <i>Cecilio</i>
+in quei di Dione. E così appunto si dee appellare.
+S'è disputato fra gli eruditi intorno
+a questo nome. Credo io decisa la
+lite da un marmo da me dato alla luce <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscription., pag. 301, n. 1.]</span>,
+che si dice posto C. CAECILIO RVFO,
+L. POMPONIO FLACCO COSS. Erano
+insorte nell'anno precedente varie turbolenze
+fra i re d'Oriente, che dipendevano
+in qualche guisa da Roma <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 2, cap. 1. Joseph., Antiq.
+Judaic., lib. 16, cap. 3.]</span>.
+Avea Augusto, siccome accennammo,
+dato ai Parti <i>Vonone</i> per re. Col tempo
+cominciarono que' barbari a sprezzarlo,
+poscia ad abborrirlo, e finalmente a congiurare
+per detronizzarlo. Chiamato alla
+corona <i>Artabano</i> del sangue degli antichi
+Arsacidi, questi, sconfitto sulle prime,
+sconfisse in fine Vonone. Si rifugiò
+il vinto nell'Armenia, e fatto re da
+<span class="pagenum"><a name="Page_54" id="Page_54"></a>[54]</span>
+que' popoli non andò molto, che prevalendo
+presso gli Armeni il partito favorevole
+ad Artabano, Vonone si ritirò ad
+Antiochia con un gran tesoro. Ivi risedeva
+proconsole della Soria Cretico Silano,
+che adocchiato quell'oro, l'accolse
+ben volentieri, e permise ch'egli si trattasse
+da re, ma nel medesimo tempo il
+facea custodire sotto buona guardia. Vonone
+intanto implorava con frequenti
+lettere aiuto da Tiberio; ma non avea
+Tiberio voglia di romperla coi Parti, gente
+che non si lasciava far paura dai Romani,
+e gli avea anche più volte fatti sospirare.
+Oltre a ciò avvenne <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span> che Tiberio
+fece citar a Roma <i>Archelao re della
+Cappadocia</i> tributario de' Romani, col
+pretesto ch'egli meditasse delle rebellioni.
+L'odiava Tiberio, perchè, allorchè egli dimorava
+a guisa di relegato in Rodi, Archelao
+passando per colà non l'avea onorato
+di una visita, e grande onore all'incontro
+avea fatto a Cajo Cesare emulo suo.
+Venne Archelao a Roma vecchio e malconcio
+di sanità, dopo aver per cinquant'anni
+governato i suoi popoli; e fu
+accusato innanzi al senato. Si mise egli
+in tal affanno per questa persecuzione,
+che da lì a qualche tempo, non si sa se
+naturalmente, o pure per aiuto altrui,
+terminò la sua vita. Allora la Cappadocia
+fu ridotta in provincia, e spedito
+colà un governatore. In que' medesimi
+tempi vennero a morte <i>Antioco re della
+Comagene</i> e <i>Filopatore re di Cilicia</i> con
+gran turbazione di que' popoli, parte dei
+quali volea un re, ed un'altra desiderava
+il governo de' Romani. Anche la Soria e
+la Giudea, lagnandosi de' troppo gravi tributi,
+ne dimandavano la diminuzione.
+</p>
+
+<p>
+Fu questa una bella occasione a Tiberio
+per allontanar l'odiato nipote <i>Germanico
+Cesare</i> da Roma, e cacciarlo in
+paesi pericolosi sotto specie d'onore. Propose
+dunque in senato, che non v'era persona
+più a proposito di lui per dar sesto
+agl'imbrogli dell'Oriente. Già avea esso
+Germanico conseguito il trionfo nel dì 26
+<span class="pagenum"><a name="Page_55" id="Page_55"></a>[55]</span>
+di maggio; e a lui per questa spedizione
+fu conceduta un'ampia autorità in tutte
+le provincie di là del mare. Ma Tiberio, per
+mettere a lui un contrapposto in quelle
+contrade, richiamato Cretico Silano dalla
+Soria <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 2, cap. 43.]</span>, spedì a quel governo Gneo Calpurnio
+Pisone, uomo violento e poco amico
+di Germanico. Con costui andò anche
+Plancina sua moglie, addottrinata, per
+quanto fu creduto, da Livia Augusta, acciocchè
+facesse testa ad <i>Agrippina</i> moglie
+di Germanico. Volle inoltre Tiberio, che
+<i>Druso Cesare</i> suo figliuolo, lasciato l'ozio
+e il lusso di Roma, andasse nell'Illirico
+ad apprendere il mestiere della guerra.
+Andò egli; ma giunto colà fu forzato
+a passare in Germania, per cagion delle
+guerre civili nate fra i Germani non sudditi
+di Roma. Aspra lite quivi era fra Arminio
+promotore della libertà, e Maroboduo,
+che avea preso il titolo di re. Ad una
+campale battaglia vennero questi due emuli.
+Fu creduto vincitore Arminio, perchè
+l'altro per la soverchia diserzione dei
+suoi si ritirò fra i Marcomanni <span class="fnote">[Dio, Strabo, Eusebius, in Chron.]</span>. Druso
+colà si portò con apparenza di voler trattar
+la pace fra essi. Devastò in quest'anno un
+fiero tremuoto dodici città dell'Asia, alcune
+delle quali assai celebri, come Efeso,
+Sardi, Filadelfia. Tiberio dedicò in Roma
+varii templi, ma edificati da altri; perchè
+egli non si dilettò di fabbriche, nè di lasciar
+magnifiche memorie, per non iscomodar
+la sua borsa. In Africa si sollevarono
+i Numidi e i Mori per istigazione di
+Tacfarinate. Furio Camillo, proconsole
+di quelle provincie, benchè non avesse al
+suo comando se non una sola legione e
+poche truppe ausiliarie, marciò contro
+quella gran moltitudine di gente, e le mise
+in fuga. Per tal vittoria si meritò dal senato
+gli ornamenti trionfali <span class="fnote">[Hieron., in Chron.]</span>. Negli ultimi
+sei mesi dell'anno presente diede fine
+alla sua vita il poeta <i>Ovidio</i> in Tomi, città
+posta alle rive del mar Nero, dov'era stato
+relegato da Augusto. Credesi ancora,
+<span class="pagenum"><a name="Page_56" id="Page_56"></a>[56]</span>
+che questo fosse l'ultimo anno di vita
+del celebre storico romano <i>Tito Livio</i> padovano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XVIII" id="XVIII"></a>XVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Claudio Tiberio Nerone</span> imperatore per
+la terza volta, e <span class="sc">Germanico Cesare</span>
+per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Pochi giorni tenne Tiberio il consolato.
+A lui succedette <i>Lucio Sejo Tuberone</i>;
+e poscia nelle calende di luglio in
+luogo di Germanico, fu creato console
+<i>Cajo Rubellio Blando</i>. Ho aggiunto il prenome
+di <i>Cajo</i> a Rubellio, secondo la testimonianza
+di un marmo <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 301, num. 2.]</span> da me dato
+alla luce. Ma si può dubitare, se il consolato
+di lui appartenga all'anno presente.
+<i>Germanico</i> si trovava in Nicopoli, città
+dell'Epiro, allorchè vestì la trabea consolare <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 2, cap. 54.]</span>.
+Visitò egli le città greche, e
+massimamente Atene, ricevendo dappertutto
+distinti onori. Passò a Bisanzio e
+al mar Nero; e finalmente entrato nell'Asia,
+arrivò a Lesbo, dove <i>Agrippina</i>
+sua moglie partorì <i>Giulia Livilla</i>. Intanto
+Gneo Pisone, inviato da Tiberio per proconsole
+della Soria, raggiunse Germanico
+a Rodi. Non era ignoto a Germanico
+il mal animo di costui; pure avendo inteso
+ch'egli correa pericolo della vita per
+una fiera tempesta insorta, spedì alcune
+galee per salvarlo. Neppur giovò questo
+per ammansarlo. Appena Pisone fu dimorato
+un giorno in Rodi, che passò in Soria,
+dove usando carezze e regali si procacciò
+l'affetto di quelle legioni, lasciando a' soldati
+specialmente la libertà di far tutto ciò
+che loro piacea. Meno non si adoperava
+Plancina sua moglie, che intanto non si
+guardava di sparlar dappertutto di Germanico
+e di Agrippina. Andossene in Armenia
+Germanico, ed ivi pose per re <i>Zenone</i>
+figliuolo di Polemone re di Ponto,
+<span class="pagenum"><a name="Page_57" id="Page_57"></a>[57]</span>
+dopo aver deposto <i>Orode</i> figliuolo di Artabano.
+Diede dei governatori alle provincie
+della Cappadocia e della Comagene,
+con isminuire i tributi di quelle provincie;
+e poscia continuò il viaggio fino in Soria.
+Più che mai cresceva la boria e la petulanza
+di Pisone proconsole; e sforzavasi
+bensì Germanico di pazientare gl'insulti
+e i mancamenti di rispetto di costui; ma
+niuno v'era, che non conoscesse l'aperta
+nimicizia che passava fra loro. Vennero a
+trovar Germanico gli ambasciadori di
+<i>Artabano</i> re de' Parti, per rinnovar l'amicizia
+e lega, esibendosi quel re di venire
+alle rive dell'Eufrate per fargli una visita.
+Una delle loro dimande fu che non permettesse
+al già deposto re dei Parti Vonone
+di soggiornar nella Soria. Germanico
+il mandò a Pompejopoli, città della Cilicia,
+non tanto per far cosa grata ad Artabano,
+quanto per far dispetto a Pisone, che
+il proteggeva non poco a cagion de' regali
+e della servitù che ne ricavava Plancina
+sua moglie. Qui ci vien meno la storia
+di Dione, e però nulla di più sappiamo
+de' fatti de' Romani nell'anno presente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XIX" id="XIX"></a>XIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Giunio Silano</span> e <span class="sc">Lucio
+Norbano Balbo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fece in quest'anno Germanico Cesare
+un viaggio in Egitto <span class="fnote">[Tacitus, Ann., lib. 1, c. 59.]</span>, per curiosità
+di veder quelle rinomate antichità, e si
+portò sino ai confini della Nubia, informandosi
+di tutto. Per cattivarsi que' popoli
+abbassò il prezzo de' grani, e in pubblico
+nella città d'Alessandria andò vestito alla
+greca, perchè quivi predominava quella
+nazione e la loro lingua <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., c. 52.]</span>. Tiberio, risaputolo,
+disapprovò la mutazion dell'abito,
+e più l'essere entrato in Alessandria,
+afflitta allora dalla carestia, senza
+sua licenza. Tornossene dipoi in Soria,
+<span class="pagenum"><a name="Page_58" id="Page_58"></a>[58]</span>
+dove trovò che tutto quanto egli avea ordinato
+per l'armata e per le città, era
+stato disfatto da Pisone. Pertanto divampando
+forte la loro discordia, prese Pisone
+la risoluzione d'andarsene lungi
+dalla Soria; ma sopravvenuta una malattia
+a Germanico già pervenuto ad Antiochia,
+si fermò, finchè parve che il di lui
+male prendesse ottima piega; ed allora si
+ritirò a Seleucia. Ma l'infermità di Germanico
+andò poscia crescendo. Sparsesi
+voce, che per malie d'esso Pisone e di
+Plancina sua moglie l'infelice principe venisse
+condotto a poco a poco alla morte;
+e a tal voce si prestò fede, per essersi trovati
+vari creduti maleficii. In somma se
+ne morì Germanico nell'età di trentaquattr'anni,
+lasciando in una grande incertezza,
+se la morte sua fosse naturale, oppure
+a lui procurata da Pisone e da Plancina
+sua moglie; o per segreti ordini di Tiberio.
+Universalmente fu creduto quest'ultimo.
+Non si può esprimere il dolore, non solo
+del popolo romano e delle provincie tutte
+del romano impero, ma degli stessi re
+dell'Asia per la perdita di questo generoso
+principe. Era egli ornato delle più belle
+doti di corpo e d'animo, valoroso coi nemici <span class="fnote">[Dio, in Excerptis, et lib. 57.]</span>,
+clementissimo coi sudditi. Posto
+in tanta dignità, e con tanta autorità, pure
+mai non insuperbì, trattando tutti con onorevolezza,
+e vivendo più da privato che da
+principe. Già vedemmo, ch'egli ricusò
+l'imperio, per non mancar di fede e di onor
+a Tiberio. Non mai fu veduto abusarsi
+della sua podestà, non mai si lasciò
+torcere dalla fortuna ad azioni sconvenevoli
+a personaggio virtuoso. Quel
+ch'è più, con tutti i torti a lui fatti da
+Tiberio, suo zio paterno, e padre per adozione,
+e con tutto il suo ben conosciuto
+mal talento, non mai si lasciò uscir parola
+di bocca, per riprovar le azioni di
+lui. Perciò era amatissimo da tutti, fuorchè
+dallo stesso Tiberio, anzi maggiormente
+amato, appunto perchè il conoscevano
+odiato da esso suo zio. Mirabil cosa
+fu l'osservare, come lo stesso Druso,
+<span class="pagenum"><a name="Page_59" id="Page_59"></a>[59]</span>
+figliuolo natural di Tiberio, ancorchè Germanico
+potesse ostargli alla succession
+dell'imperio, pure l'amasse sempre con
+sincero amore e come vero fratello. Gran
+perdita fece Roma in Germanico, ma specialmente
+perchè Tiberio sciolto dal timore
+di lui, cominciò ad imperversare,
+con giugnere in fine a costumi crudeli e
+tirannici. Restarono di Germanico tre figliuoli
+maschi, cioè <i>Nerone</i>, <i>Druso</i>, e <i>Cajo
+Caligola</i>, e tre figlie, cioè <i>Agrippina</i>, che
+poi fu madre di Nerone augusto, <i>Drusilla</i>
+e <i>Livilla</i>. <i>Agrippina</i> lor madre, figliuola
+di Agrippa, e di Giulia nata da Augusto,
+donna, che ben diversa dalla madre, s'era
+già fatta conoscere per ispecchio di castità,
+ed avea dati segni di un viril coraggio,
+molto più ora abbisognò della sua
+costanza, rimasta senza il generoso consorte,
+con dei figliuoli piccioli, e odiata da
+Livia e forse poco men da Tiberio. Fu
+consigliata da molti di non tornarsene a
+Roma: differente ben era il desiderio suo,
+perchè ardeva di voglia di cercar vendetta
+di Pisone e di Plancina, tenuti per autori
+delle sue disavventure. Però sul fine dell'anno
+colle ceneri del marito e co' figliuoli
+spiegò le vele alla volta di Roma.
+</p>
+
+<p>
+In luogo di Pisone era stato costituito
+progovernatore della Siria Gneo
+Sentio Saturnino; ma Pisone, udita la
+morte di Germanico, dopo averne fatta
+gran festa, si mise in viaggio con molti
+legni, e buona copia di milizie, risoluto
+di ricuperare il suo governo, e di adoperare,
+occorrendo, anche la forza. Si
+impadronì d'un castello; ma avendolo
+Saturnino quivi assediato con forze maggiori,
+gli convenne cedere, ed intanto fu
+chiamato a Roma. L'andata di <i>Druso
+Cesare</i> in Germania, secondo le apparenze,
+fu per pacificare i torbidi insorti
+fra Arminio e Maroboduo. Altri documenti
+avendo ricevuto dall'astuto suo
+padre, fece tutto il contrario, aggiungendo
+destramente olio a quell'incendio,
+acciocchè i nemici si consumassero da
+sè stessi. Abbandonato poi Maroboduo
+da' suoi, ricorse a Tiberio, che gli assegnò
+<span class="pagenum"><a name="Page_60" id="Page_60"></a>[60]</span>
+per abitazione Ravenna, dove aspettando
+sempre qualche rivoluzione nella
+Svevia, senza mai vederla, dopo diciotto
+anni, assai vecchio, compiè la carriera
+de' suoi giorni. Fin qui Arminio in Germania
+avea bravamente difesa la libertà
+della sua patria contro ai Romani; ma
+avendola poi voluta egli stesso opprimere,
+fu in quest'anno ucciso dai suoi, in
+età di soli trentasette anni di vita. Per
+un decreto d'Augusto era già stato proibito
+in Roma l'esercizio della religione
+egiziana con tutte le sue cerimonie; ma
+seppe essa mantenersi quivi ad onta della
+legge sino al presente anno. Un'iniquità
+commessa da que' falsi sacerdoti, collo
+ingannare Paolina, savia e nobilissima
+dama romana, e darla per danari in preda
+a Decio Mondo, giovane perduto dietro
+a lei, con farle credere che di lei
+fosse innamorato il falso dio Anubi, siccome
+diffusamente narra Giuseppe storico <span class="fnote">[Joseph., Antiq., lib. 18, cap. 4.]</span>,
+diede ansa al senato di esiliar
+dall'Italia il culto d'Iside, di Osiride e
+degli altri dii d'Egitto <span class="fnote">[Tacit., lib. 2, cap. 85.]</span>. Comandò inoltre
+Tiberio, che si atterrasse il tempio
+d'Iside, e si gittasse nel Tevere la sua
+statua. La medesima disavventura toccò
+ai Giudei <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 36.]</span>, che in gran numero abitavano
+allora in Roma, a cagion di una
+baratteria usata da alcuni impostori di
+quella nazione a Fulvia, nobile dama romana,
+che avea abbracciata la lor religione;
+avendo essi convertito in uso proprio
+l'oro e le vesti ricche, dalla medesima
+inviate a Gerusalemme, affinchè servissero
+in onore del tempio. Scelsero i consoli
+quattromila giovani di essi Giudei di
+razza libertina, e per forza arrolati li
+mandarono in Sardegna a far guerra ai
+ladri ed assassini di quell'isola, senza
+mettersi in pensiero, se quivi avessero
+da perire per l'aria che in quei tempi
+veniva creduta maligna e mortifera. Il
+rimanente de' Giudei fu cacciato di Roma,
+e disperso in varie provincie. <i>Vonone</i>, già
+<span class="pagenum"><a name="Page_61" id="Page_61"></a>[61]</span>
+re de' Parti, volendo in questi tempi fuggir
+dalla Cilicia, preso da Vibio Frontone,
+si trovò poi da un soldato privato di vita.
+Per mettere freno all'impudicizia delle
+matrone romane <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 35.]</span>, che ogni dì più andava
+crescendo in Roma, città piena di
+lusso e di gente, a cui poca paura faceano
+i falsi dii del Paganesimo, fu con pubblico
+editto imposta la pena dell'esilio alle figliuole,
+nipoti e vedove de' cavalieri Romani
+che cadessero in questo delitto.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XX" id="XX"></a>XX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Valerio Messalla</span> e <span class="sc">Marco
+Aurelio Cotta</span>.
+</p>
+
+<p>
+Di grandi onori avea ricevuto in Roma
+la memoria di <i>Germanico</i>, per ordine
+di Tiberio e del senato <span class="fnote">[Tacitus, lib. 3, cap. 1.]</span>; ed anche il
+popolo in varie guise ne avea attestato
+il suo dolore. Si rinnovò il lutto in quest'anno
+all'arrivo di <i>Agrippina</i> sua moglie.
+Dopo essersi per qualche giorno
+fermata in Corfù, sbarcò dipoi a Brindisi.
+<i>Druso Cesare</i>, che era tornato a
+Roma, co' maggiori figliuoli del defunto
+Germanico, andò ad incontrarla sino a
+Terracina. Innumerabil gente, massime
+de' militari, si portò sino a Brindisi. Caldi
+furono i sospiri, universale il pianto al
+comparire dell'urna funebre. Per tutta
+la via i magistrati e popoli fecero a gara
+per onorar le di lui ceneri. Gli stessi
+consoli col senato, e gran parte del popolo
+si portarono a riceverle con dirotte
+lagrime; e poi queste vennero riposte
+nel mausoleo d'Augusto <span class="fnote">[Ibidem, c. 9.]</span>. Giunse dipoi
+Pisone con sua moglie a Roma, orgoglioso
+come in addietro; ma non tardarono
+a presentarsi al senato accusatori,
+imputando a lui e a Plancina sua moglie
+la morte di Germanico. Neppure a questo
+mal uomo mancavano dei difensori; e
+<span class="pagenum"><a name="Page_62" id="Page_62"></a>[62]</span>
+difficile era il provar le accuse, siccome
+avviene in somiglianti casi. Tiberio, che
+ben sapea le mormorazioni del popolo,
+quasi che fosse passata buona intelligenza
+tra lui e Pisone, per levar di vita Germanico,
+da uomo disinvolto si regolava
+in questa pendenza, mostrando sempre
+un vivo affanno per la perdita del figliuolo
+adottivo, e di voler buona giustizia; ma
+nello stesso tempo di non volere, che
+sopercheria si facesse all'accusato. Creduto
+fu che segretamente a Pisone fosse
+fatto animo e sicurezza di protezion da
+Sejano, e che per questo egli si astenesse
+dal produrre gli ordini a lui dati da Tiberio.
+Ma se non si provava il reato suddetto,
+si faceano ben constare altri reati
+di sedizione, d'ingiurie fatte e dette a
+Germanico: cosa che mise in fiera apprension
+Pisone, e tanto più perchè il
+popolazzo vicino la curia gridava contra
+di lui, minacciando di menar le mani,
+qualora egli la scappasse netta dal giudizio
+de' senatori. Perciò vinto dall'affanno,
+tenendosi tradito, da sè stesso si diede
+la morte, liberando in tal guisa Tiberio
+da un bel molesto pensiero. Plancina sua
+moglie, che era tutta di Livia Augusta,
+per le raccomandazioni di lei seguitò a
+vivere in pace. Al di lei figliuolo Marco
+Pisone fu conceduto un capitale di cento
+venticinquemila filippi; il rimanente confiscato,
+ed egli mandato in esilio. Risvegliossi
+intanto di nuovo in Africa la guerra,
+essendo risorto più di prima vigoroso
+Tacfarinate. Per aver egli messa in fuga
+una coorte di Romani, sì fatta collera
+montò a Lucio Apronio proconsole allora
+in quelle contrade, che infierì contra
+de' fuggitivi. Ciò fu cagione, che cinquecento
+soli de' suoi veterani sì valorosamente
+combatterono dipoi contro l'armata
+di Tacfarinate, che la misero in
+rotta. Giunto era all'età capace di matrimonio
+<i>Nerone</i>, figliuolo primogenito
+del defunto Germanico <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 29.]</span>. Tiberio a lui
+diede in moglie <i>Giulia</i> figliuola di <i>Druso</i>
+suo figlio: cosa che recò non poca allegrezza
+<span class="pagenum"><a name="Page_63" id="Page_63"></a>[63]</span>
+al popolo romano. Per lo contrario
+si mormorò non poco, perchè Tiberio
+avesse fatto contrarre gli sponsali ad una
+figliuola del suo favorito Elio Sejano con
+<i>Druso</i> figliuolo di <i>Claudio</i>, cioè di un
+fratello di Germanico, di Claudio, dico,
+il qual poi fu imperadore. A tutti parve
+avvilita con questo atto la nobiltà della
+famiglia principesca; perchè era bensì
+nato Sejano di padre aggregato all'ordine
+de' cavalieri, ma niuna proporzione si
+trovava fra lui e Druso, discendente non
+meno dalla casa d'Augusto, che da quella
+di Livia. Maggiormente ciò dispiacque
+per la apparenza che Sejano, comunemente
+odiato pel predominio suo nel
+cuor di Tiberio, potesse aspirare a voli
+più alti, cioè all'imperio. Ma non si effettuarono
+poi queste meditate nozze,
+perchè il giovinetto <i>Druso</i> mentre da lì
+a pochi giorni era in Campania, avendo
+gittato in aria per giuoco un pero <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap 27.]</span>, e
+presolo a bocca aperta nel cadere, ne
+rimase soffocato, non sussistendo, come
+dice Svetonio, ch'egli morisse per frode
+di Sejano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXI" id="XXI"></a>XXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Claudio Tiberio Nerone Augusto</span> per
+la quarta volta e <span class="sc">Druso Cesare</span>
+suo figliuolo per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Ci assicura Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tib., cap. 26.]</span>, che Tiberio,
+il quale avea preso il consolato per far onor
+al figliuolo, da lì a tre mesi lo rinunziò,
+senza sapersi finora se alcuno subentrasse
+console in luogo suo. Niuno probabilmente,
+scrivendo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>, che Tiberio,
+<i>finito il suo Consolato</i>, ritornò a
+Roma nè egli vi ritornò, se non alla fine
+dell'anno. In fatti venuta la primavera
+dell'anno presente, trovandosi esso Tiberio,
+o pure fingendo d'essere con qualche
+<span class="pagenum"><a name="Page_64" id="Page_64"></a>[64]</span>
+incomodo di sanità, volle mutar aria,
+e se n'andò a Campania. Chi credette ciò
+fatto per lasciar al figliuolo tutto l'onore
+del consolato, ed altri, perchè gli cominciasse
+a rincrescere il soggiorno di Roma,
+essendogli specialmente molesta l'ambizione
+di Livia Augusta sua madre, che faceva
+di mani e di piedi per comandare anch'ella,
+e per dividere il governo con lui:
+cosa ch'egli non sapea sofferire. Parve perciò
+che fin d'allora egli meditasse di volontariamente
+esiliarsi da Roma, siccome
+vedremo che succedette dipoi. Turbata fu
+anche nell'anno presente l'Africa da Tacfarinate <span class="fnote">[Tacit., lib. 3, cap. 35.]</span>;
+laonde si vide spedito colà Giunio
+Bleso, zio materno di Sejano, per regolar
+quegli affari. Tentò in questo anno Severo
+Cecina nel Senato di far rinnovar
+l'antica disciplina de' Romani, che non
+permetteva ai governatori delle provincie
+di condur seco le loro mogli. Ma Druso
+console e la maggior parte de' senatori furono
+di contrario sentimento. Pericoloso
+era troppo allora il lasciar le dame romane
+lungi dai mariti, e in loro balìa: tanta era
+la corruttela de' costumi. Fu anche proposto
+di rimediare all'abuso introdotto e
+troppo cresciuto, che chiunque de' malfattori
+e degli schiavi fuggitivi si ricoverava
+alle immagini o statue degl'imperadori,
+era in salvo. Da tanti asili proveniva
+la moltiplicità de' misfatti, e l'impunità
+de' delinquenti. Druso cominciò a far provare
+ad alcuni nobili rifuggiti colà il gastigo
+meritato dai lor delitti, e ciò con
+plauso universale. Nella Tracia si sollevarono
+alcuni di que' popoli, ed impresero
+anche l'assedio di Filippopoli. Convenne
+inviare colà a reprimerli Publio Vellejo,
+forse il medesimo che ci lasciò un pezzo
+di storia scritta con leggiadria, ed insieme
+con penna adulatrice. Poca fatica occorse a
+dissipar quella gentaglia. Neppure andò
+in quest'anno esente da ribellioni la Gallia.
+Giulio Floro in Treveri, Giulio Sacroviro
+negli Edui, furono i primari a commovere
+la sedizione in varie città, malcontente
+de' Romani, a cagion della gravezza
+<span class="pagenum"><a name="Page_65" id="Page_65"></a>[65]</span>
+de' tributi e dei debiti fatti per pagarli.
+Restò in breve talmente incalzato
+Floro da Visellio Varrone e da Cajo Silio
+legati, o, vogliam dire, tenenti generali
+de' Romani, che con darsi la morte diede
+anche fine alla guerra in quelle parti. Più
+da far s'ebbe a domar Sacroviro, che, occupata
+la città d'Autun, capitale degli Edui,
+menava in campo circa quarantamila
+persone armate. Nulladimeno una
+battaglia datagli da Silio, con fortunato
+successo, ridusse ancor lui ad abbreviarsi
+di sua mano la vita. Fu in quest'anno
+chiamato in giudizio Cajo Lutorio Prisco
+cavalier romano, e celebre poeta di questi
+tempi, il quale avea composto un lodatissimo
+poema in morte di Germanico,
+per cui fu superbamente regalato. Avvenne
+che anche Druso Cesare caduto infermo
+fece dubitar di sua vita; laonde egli preparò
+un altro poema sopra la morte di
+lui. Guarì Druso; ma Prisco, mosso dalla
+vanagloria, non volendo perdere il plauso
+dell'insigne sua fatica, lesse quel poema
+in una conversazione di dame romane.
+Questo bastò al senato per fargliene un
+delitto, e delitto che fu immediatamente
+punito colla morte di lui: a tanta viltà
+d'adulazione e di schiavitù oramai era
+giunto quell'augusto consesso <span class="fnote">[Dio, lib. 57. Tacitus, lib. 3, cap. 50.]</span>. S'ebbe
+a male Tiberio, non già perchè l'avessero
+condannato a morte, ma perchè aveano
+eseguita la sentenza, senza ch'egli ne fosse
+informato. E però fu fatta una legge
+che da lì innanzi non si potesse pubblicar
+nè eseguire sentenza di morte data
+dal senato, se non dieci giorni dappoi, acciocchè
+se l'imperadore fosse assente
+dalla città, potesse averne notizia. Teodosio
+il Grande, augusto, prolungò poi
+questo termine sino a trenta giorni per
+li condannati dall'imperadore, e verisimilmente
+ancora per le sentenze del
+senato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_66" id="Page_66"></a>[66]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXII" id="XXII"></a>XXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Haterio Agrippa</span> e <span class="sc">Cajo
+Sulpicio Galba</span>.
+</p>
+
+<p>
+Questo Galba console, non so dire
+se padre o pur fratello fosse di Galba,
+che fu poi imperadore, asserendo Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Galba, cap. 3.]</span>
+essere stato console il padre d'esso
+Augusto, e poi soggiugnendo che Cajo
+fratello d'esso imperadore, per non aver
+potuto conseguire il proconsolato da
+Tiberio, si uccise da sè stesso nell'anno
+36 dell'Era nostra. Ai suddetti consoli
+nelle calende di luglio furono sostituiti
+<i>Marco Coccejo Nerva</i>, creduto avolo
+di Nerva, poscia imperadore, e <i>Cajo Vibio
+Ruffino</i>. Era cresciuto in eccesso <span class="fnote">[Tacitus, lib. 3, cap. 55.]</span>
+il lusso delle nozze, ne' conviti, e per altri
+capi nella città di Roma, senza far
+più caso delle leggi e prammatiche pubblicate
+da Augusto, e prima d'Augusto:
+il che s'era tirato dietro l'aumento dei
+prezzi delle robe e dei viveri. Fu proposto
+in senato di rimediare al disordine
+col moderar le spese. Ma una lettera di
+Tiberio, che ne accennava le difficoltà,
+distrusse tutta la buona intenzion degli
+edili. Tacito nota, che si continuò in sì
+fatto scialacquamento fino ai tempi di
+Vespasiano imperadore, sotto cui cominciarono
+i Romani a darsi alla parsimonia,
+non già per qualche legge o comandamento
+del principe, ma perchè così
+facea lo stesso Augusto: tanto può a
+regolare e sregolare i costumi l'esempio
+de' regnanti. In quest'anno ancora Tiberio
+scrisse al senato, chiedendo la podestà
+tribunizia per <i>Druso Cesare</i> suo figliuolo,
+affine di costituirlo in tal maniera
+compagno suo nell'autorità e metterlo in
+istato d'essere suo successore nell'imperio.
+Fu prontamente ubbidito, e con giunte
+di novità all'onore: al che nondimeno
+Tiberio non consentì. Veggonsi
+<span class="pagenum"><a name="Page_67" id="Page_67"></a>[67]</span>
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Num. Imperator.]</span> di <i>Druso</i>, nelle quali è espressa
+questa podestà. Motivo di lungo e tedioso
+esame diedero dipoi al senato gli asili
+delle città greche, tanto in Europa che in
+Asia. Ogni tempio era divenuto un sicuro
+rifugio d'impunità ad ogni schiavo fuggitivo,
+ad ogni debitore e a chiunque era
+in sospetto di delitti capitali. Furono citate
+quelle città a produrre i loro privilegii.
+Si trovò per la maggior parte insussistente
+in esse il diritto dell'asilo; e
+però fu moderato quell'eccesso. Infermatasi
+intanto gravemente Livia Augusta,
+conobbe Tiberio suo figliuolo la necessità
+di tornarsene per visitarla. Gareggiarono
+a più non posso i senatori,
+per inventar cadauno pubbliche dimostrazioni
+del loro affanno per vita sì cara
+e della comun premura per la di lei salute;
+studiandosi di placare gl'insensati
+loro dii. Andò tanto innanzi la vilissima
+loro adulazione, che stomacò lo stesso
+Tiberio in guisa ch'ebbe a dire più volte
+in uscir dalla curia: <i>Oh che gente inclinata
+alla servitù!</i> Nè a lui piaceano tanti
+sfoggi di una stima verso la sua madre,
+siccome maggiore incentivo alla di lei
+natìa superbia e voglia di dominare. Continuavano
+tuttavia le turbolenze dell'Africa.
+Tacfarinate ribello era giunto a tale
+alterigia, che, spediti suoi ambasciadori a
+Tiberio, gli avea chiesto per sè e per l'esercito
+suo un determinato paese da signoreggiare:
+minacciando, non esaudito,
+una fierissima guerra. Per questa ardita
+dimanda fumò di collera Tiberio, e mandò
+ordine a Bleso proconsole di tirar
+colle buone all'ubbidienza i sollevati, per
+far poscia prigione, se mai poteva, quel
+temerario. Grande sforzo fece per tale
+incitamento Bleso, e prese un di lui fratello,
+ma non fu già egli stesso. Di poco
+rilievo furono le sue imprese; contuttociò
+Tiberio, perchè egli era zio materno del
+favorito Sejano, gli fece accordare gli ornamenti
+trionfali. Morì in quest'anno Asinio
+Salonino, figliuolo d'Asinio Gallo e di
+Vipsania, ripudiata già da Tiberio Augusto,
+<span class="pagenum"><a name="Page_68" id="Page_68"></a>[68]</span>
+e però fratello uterino di Druso
+Cesare.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXIII" id="XXIII"></a>XXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Asinio Pollione</span> e <span class="sc">Lucio Antistio
+Vetere</span> o sia <span class="sc">Vecchio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Benchè gli autori de' fasti consolari
+comunemente dieno ad <i>Antistio Vetere</i>
+il prenome di <i>Cajo</i>, pure <i>Lucio</i> vien da
+me nominato sul fondamento d'una
+iscrizione della mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 301, n. 4.]</span>, posta
+Q. IVNIO BLASEO, L. ANTISTIO VETERE;
+dalla quale eziandio si può raccogliere
+che nelle calende di luglio ad
+Asinio Pollione fu sostituito <i>Quinto Giunio
+Bleso</i>, già da noi veduto governatore
+dell'Africa. Probabilmente <i>Asinio Pollione</i>,
+fratello fu del poco fa defunto
+Asinio Salonino. Mancò di vita sui primi
+mesi dell'anno presente, dopo lunga
+malattia <i>Druso Cesare</i> <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, c. 8.]</span>, unico figliuolo
+di Tiberio Augusto, giovane destinato a
+succedergli nell'imperio. Voce pubblica
+fu che un lento veleno, fattogli dare da
+Elio Sejano, il conducesse a morte. Tacito
+e Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span> danno questo fatto per
+certo. Druso, giovane facilmente portato
+alla collera, non potendo digerir l'eccesso
+del favore di cui godea Sejano
+presso il padre, un dì venne alle mani
+con lui, e gli diede uno schiaffo, come
+vuol Tacito, parendo poco verisimile che
+il percussore fosse lo stesso Sejano, come
+s'ha da Dione. Questo affronto, ma
+più la segreta sete di Sejano di arrivare
+all'imperio, a cui troppo ostava l'esser
+vivente Druso, gli fece studiar le vie di
+levarlo dal mondo. Cominciò la tela,
+con adescar <i>Giulia Livilla</i>, sorella del
+fu Germanico Cesare e moglie d'esso
+Druso, traendola alle sue disoneste voglie.
+Dopo di che non gli riuscì difficile
+colle promesse del matrimonio e dell'imperio
+<span class="pagenum"><a name="Page_69" id="Page_69"></a>[69]</span>
+a farla precipitare in una congiura
+contro la vita del marito. Scelto Liddo,
+uno degli eunuchi suoi più cari, un tal
+veleno gli diede che potesse parer naturale
+la di lui malattia. Non si conobbe
+allora l'iniquo manipolator di questo
+fatto; ma da lì ad otto anni nella caduta
+di Sejano, ciò venne alla luce per confessione
+di Apicata sua moglie. Con tal
+costanza nondimeno portò Tiberio la
+perdita del figliuolo, che i maligni giunsero
+fino a sospettare lui stesso complice
+o autore del veleno, quasichè Druso
+avesse prima pensato di avvelenare il
+padre. Neppur Tacito, benchè inclinasse
+ad annerir tutte le azioni di Tiberio,
+osò prestar fede a così inverisimil diceria.
+Del resto non erano tali i costumi
+e le inclinazioni di Druso, che i Romani
+internamente si affliggessero della di lui
+morte. Lasciò egli tre figliuoli di tenera
+età, ma che l'un dietro all'altro furono
+rapiti dalla morte, di modo che la succession
+dell'imperio cominciò a destinarsi
+ai figliuoli di <i>Germanico</i>. In abbondanza
+furono fatti onori alla memoria
+di Druso; ma Tiberio non ammise chi
+gareggiava per passar seco atti di condoglianza,
+affinchè non gli si rinnovassero
+le piaghe del dolore. E perchè da
+lì a non molto tempo gli ambasciadori
+d'Ilio, o sia di Troja, venuti a Roma <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 52.]</span>,
+gli spiegarono il lor dispiacere a cagion
+della perdita del figliuolo, per deriderli
+rispose: «Che anch'egli si condoleva
+con loro per la morte d'Ettore,» ucciso
+mille e dugento anni prima.
+</p>
+
+<p>
+Buone qualità avea Tiberio mostrato
+in addietro, e competente governo avea
+fatto <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>. Già dicemmo che tolto di vita
+Germanico, cominciò egli a declinar al
+male. Peggiorò anche dopo la morte di
+Druso. Nondimeno a renderlo più cattivo
+contribuì non poco l'ambizioso e
+perverso Sejano, le cui mire tendevano
+tutte a regnar solo col tempo. Perchè
+gliene avrebbono impedito l'acquisto i
+<span class="pagenum"><a name="Page_70" id="Page_70"></a>[70]</span>
+figliuoli di Germanico, nipoti per adozione
+di Tiberio, e raccomandati in quest'anno
+dallo stesso Tiberio al senato,
+nè poteva Sejano sbrigarsi di loro col
+veleno per la buona cura che avea di
+essi, e della propria pudicizia Agrippina
+lor madre: si diede a fomentar ed accrescere
+l'odio di Tiberio contro d'essi,
+e il mal animo di Livia Augusta contro
+d'Agrippina. Chiunque ancora de' nobili
+sembrava a lui capace d'interrompere
+i voli della sua fortuna, cominciò egli
+sotto vari pretesti, e massimamente di
+aver essi sparlato di Tiberio, a perseguitarli
+con accuse che in questi tempi ad
+alcuni, e col progresso del tempo a moltissimi
+costarono la vita <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, cap. 14.]</span>. Succedeva
+talvolta che gl'istrioni, o vogliam dire i
+commedianti, eccedevano nell'oscenità,
+e tagliavano i panni addosso a determinate
+donne romane, o pure porgevano
+occasioni a risse. Tiberio li cacciò di
+Roma, e vietò l'arte loro in Italia. Alle
+persone di merito dopo morte erano
+state alzate alcune statue da esso Tiberio.
+Videsi nel presente anno questa deformità,
+cioè, ch'egli mise la statua di
+bronzo di Sejano nel pubblico teatro.
+L'esempio del principe servì ad altri,
+per esporne molte altre simili. E conoscendo
+già ognuno che costui era la
+ruota maestra della fortuna e degli affari,
+risonavano dappertutto le sue lodi
+ed anche nello stesso senato; piena sempre
+di nobili l'anticamera di lui; i consoli
+stessi frequenti visite gli faceano;
+nulla in fine si otteneva, se non passava
+per le mani di lui. Una bestialità di Tiberio
+vien raccontata sotto quest'anno.
+Un insigne portico di Roma minacciava
+rovina, essendosi molto inchinate le colonne
+che lo sostenevano <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>. Seppe un
+bravo architetto con argani ed altri ingegni
+ritornarlo al suo primiero sito.
+Maravigliatosene molto Tiberio, il fece
+bensì pagare, ma il cacciò anche fuori
+di Roma. Tornato un dì costui per supplicarlo
+<span class="pagenum"><a name="Page_71" id="Page_71"></a>[71]</span>
+di grazia, credendo di farsi del
+merito, gittò un vaso di vetro in terra;
+poi raccoltolo fece vedere che possedeva
+il secreto di racconciarlo. Gli fece Tiberio
+levar la vita, senza sapersi il vero
+motivo di così pazza e crudele sentenza.
+Scrive Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 36, cap. 26.]</span> lo stesso più chiaramente,
+dicendo che quel vetro era molle
+e pieghevole, come lo stagno, con aggiugnere
+nulladimeno, essere stata questa
+una voce di molti, ma poco creduta dai
+saggi.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXIV" id="XXIV"></a>XXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Servio Cornelio Cetego</span> e <span class="sc">Lucio
+Viselio Varrone</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ancorchè Tiberio non chiedesse al
+senato la confermazione della sua suprema
+autorità <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span>, finito il decennio di
+essa, come usò Augusto, perchè egli
+non l'avea dianzi ricevuta per un determinato
+tempo: pure si solennizzarono i
+decennali del suo imperio con varii giuochi
+pubblici e feste. E perciocchè <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, cap. 16.]</span> i
+pontefici e sacerdoti aveano fatto dei
+voti per la conservazione della vita di
+Tiberio, unendo anche con lui <i>Nerone</i> e
+<i>Druso</i>, cioè i due maggiori figliuoli del
+defunto <i>Germanico</i>, se l'ebbe a male il
+geloso Tiberio. Volle sapere, se così
+avessero fatto per preghiere o per minacce
+d'Agrippina lor madre; ed inteso
+che no, li rimandò, non senza qualche
+riprensione. Poscia nel senato si lasciò
+meglio intendere, con dire che non si
+avea con prematuri onori da eccitare od
+accrescere la superbia de' giovani per lo
+più sconsigliati. Sejano anch'egli non
+lasciava di fargli paura, ripetendo essere
+già divisa Roma in fazioni; una d'esse
+portare il nome di Agrippina; e doversi
+perciò prevenire maggiori disordini. Dato
+<span class="pagenum"><a name="Page_72" id="Page_72"></a>[72]</span>
+fu quest'anno fine alla guerra, già
+mossa da Tacfarinate in Africa. Era proconsole
+di quelle provincie Publio Dolabella,
+e tuttochè fosse stata richiamata
+in Italia la legione nona che era in quelle
+parti, pure raccolti quanti soldati romani
+potè, all'improvviso assalì i Numidi,
+mentre sotto il comando di esso Tacfarinate
+stavano raccolti sotto un castello
+mezzo smantellato. Fatta fu strage di
+loro, e fra gli uccisi vi restò il medesimo
+Tacfarinate, per la cui morte ritornò la
+quiete fra que' popoli. Fu in quella azione
+aiutato Dolabella da Tolomeo figliuolo
+di Giuba, re della Mauritania. Erano
+dovuti al vincitore proconsole gli onori
+trionfali, ed egli ne fece istanza; ma non
+gli ottenne, perchè a Sejano non piacque
+di vederlo uguagliato nella lode a Bleso
+suo zio, predecessore di Dolabella nel
+governo che pure avea ricevuto quel
+premio, con aver operato tanto meno.
+A <i>Tolomeo</i> re fu inviato da Tiberio in
+dono uno scettro d'avorio, e una veste
+ricamata in segno del gradimento dello
+aiuto prestato. Perseguitò Tiberio in
+quest'anno alcuni de' nobili, non d'altro
+delitto rei che d'aver mostrato il loro
+amore a Germanico e a' suoi figliuoli;
+e ad alcuni per questo gran misfatto,
+tolta fu la vita, crescendo ogni dì più la
+crudeltà del principe, e per conseguente
+il comune odio contro di lui. Abbondavano
+allora le spie; orecchio si dava a
+tutti gli accusatori, e niuno era sicuro.
+Nelle contrade di Brindisi un Tito Cortisio,
+soldato pretoriano ne' tempi addietro,
+mosse a sedizione i servi o, vogliam
+dire, gli schiavi di quelle parti; e
+vi fu paura d'una guerra servile. Ma
+per la sollecitudine di Tiberio e di Curzio
+Lupo questore, che con un corpo di
+armati volò contro di loro, restò in
+breve estinto il nascente incendio. Hanno
+osservato gli eruditi <span class="fnote">[Noris, Cenotaph. Pisan., Dissert. 2, cap. 16.
+Blanch., in Anastas. Schelestratus et alii.]</span> che nell'anno
+presente avendo Valerio Grato dato
+fine al suo governo della Giudea, Tiberio
+<span class="pagenum"><a name="Page_73" id="Page_73"></a>[73]</span>
+spedì colà per procuratore e governatore
+<i>Ponzio Pilato</i>, di cui è fatta menzione
+nel Vangelo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXV" id="XXV"></a>XXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Asinio Agrippa</span> e <span class="sc">Cosso
+Cornelio Lentolo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Vien creduto che <i>Cosso</i> sia un prenome
+particolare della casa de' Cornelii
+Lentoli. Nuovo esempio dell'infelicità dei
+Romani, regnando il crudele Tiberio e
+il prepotente Sejano, si vide nel presente
+anno <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, cap. 34.]</span>. Cremuzio Cordo, uno de' migliori
+ingegni de' Romani d'allora, avea
+composta <span class="fnote">[Dio, lib. 57.]</span> una storia delle guerre civili
+di Cesare e Pompeo, conducendola anche
+ai tempi d'Augusto. Lo stesso Augusto
+l'avea letta, e, siccome principe saggio e discreto,
+non se n'era punto formalizzato.
+Ma avendo Cremuzio dipoi, forse con qualche
+parola, disgustato Sejano, si trovarono
+in quella storia dei delitti gravissimi. Egli
+avea lodato Bruto e Cassio uccisori di
+Cesare, e chiamato lo stesso Cassio <i>l'ultimo
+dei Romani</i>. Male non avea detto di Giulio
+Cesare, nè di Augusto, ma neppure stato
+era prodigo di lodi verso di loro. Fu accusato
+per questo nel senato, e Tiberio
+con occhio arcigno gli diede assai a conoscere
+d'essere indispettito contro di
+lui. Si difese egli coll'esempio di Tito Livio
+e d'altri scrittori e storici precedenti;
+ma tornato a casa, ed increscendogli di vivere
+sotto un sì tirannico governo, si lasciò
+morir di fame. Sentenziati furono al fuoco
+i di lui scritti; contuttociò avendone
+Marcia sua figliuola conservata una copia,
+vennero dopo la morte di Tiberio alla
+luce, accolti allora con ansietà maggiore
+dal pubblico appunto per la persecuzione
+sofferta dall'autor d'essi, ma a noi poscia
+rubati dalla voracità de' tempi. Osserva
+Tacito la mellonaggine di que' potenti,
+che mal operando non vorrebbono
+<span class="pagenum"><a name="Page_74" id="Page_74"></a>[74]</span>
+che la memoria de' lor perversi fatti passasse
+ai posteri; e tutto fanno per abolirla.
+Ma Iddio permette ch'ella vi passi per
+castigare anche nel nostro mondo chi
+s'è abusato della potenza in danno de' popoli.
+Ai Ciziceni in quest'anno levato fu
+il privilegio di regolarsi colle proprie leggi
+e co' propri magistrati; e ciò perchè non
+avevano per anche terminato un tempio
+eretto ad Augusto ed avevano imprigionati
+alcuni cittadini romani. Le città di
+Spagna in questi tempi, inclinate anch'esse
+all'adulazione, inviarono ambasciatori
+a Tiberio, pregandolo di permettere che
+innalzassero dei templi a lui e a Livia
+Augusta sua madre, siccome egli avea
+conceduto alle città dell'Asia. Tacito mette
+le più belle sentenze in bocca di Tiberio <span class="fnote">[Tacitus, loc. cit.]</span>,
+con riferire il ragionamento di
+lui fatto nel senato per cui nol volle loro
+permettere, riconoscendo sè stesso per
+uno de' mortali, e bastando a lui di avere
+un tempio nel cuore de' senatori per l'amore
+e la stima che sperava da essi. Salì
+poi tanto alto l'ambizion di Sejano, che
+nel presente anno arditamente supplicò
+per ottenere in moglie <i>Giulia Livilla</i>, vedova
+del fu <i>Cajo Cesare</i>, figliuolo adottivo
+di Augusto, e poi del defunto <i>Druso
+Cesare</i>, e nuora del medesimo Tiberio.
+Quantunque fosse eccessivo il favore di
+Tiberio verso di lui, pure non si lasciò
+indurre l'astuto principe ad accordargli
+tal grazia: il che sconcertò forte le misure
+di Sejano, e lo rendè malcontento
+della propria per altro smoderata fortuna.
+Tuttavia mise in ordine altre macchine,
+siccome vedremo nell'anno seguente.
+Credono alcuni letterati <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron., Stampa et alii.]</span>, che
+in quest'anno corresse l'<i>anno <span class="scp">XV</span> dell'impero
+di Tiberio</i>, enunziato da san Luca,
+in cui san Giovanni Batista diede principio
+alle sue prediche. Prendesi tal anno
+dal fine d'agosto dell'anno undecimo
+dell'Era cristiana, in cui Tiberio colla
+podestà tribunizia fu costituito suo collega
+nell'imperio d'Augusto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_75" id="Page_75"></a>[75]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXVI" id="XXVI"></a>XXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Calvisio Sabino</span> e <span class="sc">Gneo Cornelio
+Lentolo Getulico</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ebbero questi consoli nelle calende
+di luglio per successori nella dignità <i>Quinto
+Marcio Barea</i> e <i>Tito Rustio Nummio
+Gallo</i>. V'ha chi crede non doversi attribuire
+il nome di <i>Cornelio</i> a <i>Lentolo Getulico</i>.
+Ma certamente i Lentoli soleano
+essere della famiglia <i>Cornelia</i>, come si
+può vedere nei Trattati dell'Orsino e
+Patino, e di Antonio Agostino. S'erano
+messi in armi <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, cap. 46.]</span> alcuni popoli della Tracia,
+perchè non voleano sofferir che si
+facesse dai Romani leva di soldati nei
+lor paesi; negavano anche ubbidienza a
+<i>Remetalce</i> re loro. A Poppeo Sabino fu
+data l'incombenza di marciar contro di
+loro con quelle forze che potè raccogliere;
+e questi sì fattamente gli strinse, che
+per la fame e più per la sete, parte rimasero
+uccisi, e il rimanente se n'andò disperso.
+Per tal vittoria accordati furono
+a Sabino gli onori trionfali. Crebbero in
+questo anno le amarezze fra Tiberio ed
+Agrippina, vedova di Germanico, perchè
+fu condannata Claudia Pulcra, o sia Bella,
+cugina di lei. Parlò alto Agrippina a
+Tiberio, il pregò ancora di darle marito;
+ma egli, che temeva competenza nel governo,
+la lasciò senza risposta. Fu poi
+gran lite in Roma fra gli ambasciadori
+delle città dell'Asia, gareggiando cadauna
+per aver l'onore di alzare un tempio ad
+Augusto. La decision del senato cadde
+in favore della città di Smirna. Ritirossi
+nell'anno presente Tiberio nella Campania,
+col pretesto di andare a dedicare un
+tempio a Giove in Capoa, e un altro in
+Nola ad Augusto, morto in quella città.
+Suo pensiero era di non ritornar più a
+Roma, e così fu in fatti. Si misero tutti
+allora a scandagliare i motivi di questa
+ritirata. Chi pensò ciò avvenuto per arte
+<span class="pagenum"><a name="Page_76" id="Page_76"></a>[76]</span>
+e suggestione di Sejano, che voleva restar
+solo alla testa degli affari in Roma,
+e seppe così ben dipingere gl'incomodi,
+a' quali era sottoposto il principe per tante
+visite, suppliche e giudizii, che l'indusse
+a cercar la quiete nella solitudine. Furono
+altri di parere, ch'egli se ne andasse,
+per non poter più sofferire l'ambizion
+di Livia sua madre, giacchè ella credeva
+a sè competente il far da padrona
+al pari di lui: cosa ch'egli non sapea digerire,
+ma neppure assolutamente vietare,
+considerando la signoria sua un dono
+di lei. Credettero finalmente altri, che
+si movesse Tiberio a tal risoluzione solamente
+per impulso proprio originato
+dall'infame sua libidine, in cui da gran
+tempo ero immerso, e continuava più
+che mai il sozzo vecchio, ma con istudiarsi
+di soddisfarla in segreto al che
+era più proprio un luogo ritirato. Si aggiungeva
+l'esser egli d'alta, ma gracile
+statura, col capo calvo e colla faccia
+sparsa d'ulcere, e coperta per lo più da
+empiastri. Hanno perciò creduto alcuni,
+che ciò fosse un frutto della sua sordida
+impudicizia, e che il morbo gallico somministrasse
+ancora in que' tempi un castigo,
+benchè raro, ai perduti dietro alle
+femmine prostitute. Vergognandosi egli
+di comparire in pubblico con sì deforme
+figura, parve ad alcuni di trovare in lui
+bastante motivo di fuggire dal consorzio
+degli uomini. In fatti anche dopo la morte
+della madre e di Sejano, si tenne egli lontano
+da Roma, benchè talvolta andasse
+burlando la gente credula, con ispargere
+voce del suo imminente ritorno. Pochi
+cortigiani volle seco Tiberio. Fra essi furono
+Sejano e Coccejo Nerva, personaggio
+pratico della giurisprudenza e probabilmente
+avolo di Nerva, che fu dipoi
+imperadore. Ad assaissimi lunari e ciarle
+senza fine dei Romani diede motivo la
+risoluzion presa da Tiberio, nè queste
+furono a lui ignote. Con levar la vita ad
+alcuni, forse anche innocenti, egli insegnò
+agli altri ad esaminare e censurar
+con più riguardo le azioni de' tiranni.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_77" id="Page_77"></a>[77]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXVII" id="XXVII"></a>XXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Licinio Crasso</span> e <span class="sc">Lucio
+Calpurnio Pisone</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo di questi consoli in due iscrizioni
+riferite dal Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscription. Class. <span class="scp">VII</span>, n. 10, 18.]</span>, vien
+chiamato MARCVS CRASSVS FRVGI.
+Queste iscrizioni, senz'avvedermi ch'erano
+già pubblicate, le ho inserite ancor
+io nella mia raccolta; e sono ben più da
+attendere, che la rapportata dallo Sponio,
+per conoscere il vero cognome d'esso
+console. Andò in quest'anno Tiberio
+Augusto a fissar la sua abitazione nell'amena
+isola di Capri, otto miglia distante
+da Surrento, tre dalla terra ferma,
+sprovveduta di porto, e solo accessibile
+a piccole barche, dove ritirato, con suo
+comodo continuò a sfogare la infame sua
+lussuria. Non si sa quante guardie egli
+menasse seco. Molto strano era nondimeno,
+che un imperadore soggiornasse
+in sì piccolo sito per dieci anni senza aver
+paura de' corsari, o di chi gli volesse
+male. Fors'egli si assicurò sulla difficoltà
+di approdare colà per cagion degli
+scogli. Pochi giorni dopo il suo arrivo
+un pescatore per mezzo di essi scogli penetrò
+nell'isola <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 60.]</span>, e gli presentò un bel
+mullo o triglia, pesce allora stimatissimo.
+Perchè s'ebbe non poco a male Tiberio,
+che costui per quella difficile via fosse entrato,
+fece fregargli e lacerargli il volto
+col medesimo pesce; e buon per lui che
+non gli accadde di peggio. Sejano intanto
+non tralasciava diligenza alcuna per accendere
+sempre più la diffidenza e l'odio
+di Tiberio contro di <i>Agrippina</i>, vedova
+di Germanico, e contro di <i>Nerone</i>
+primogenito d'essa, non quello che fu poi
+imperadore. Secondo le apparenze dovea
+questo giovane principe, siccome nipote
+per adozione di Tiberio, succedere a lui
+nell'imperio. Sejano, che v'aspirava anch'egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_78" id="Page_78"></a>[78]</span>
+il tenea forte di vista; segretamente
+ancora inviava persone, che sotto
+specie d'amicizia il gonfiavano, esortandolo
+a mostrar più spirito; tale esser il
+desiderio del popolo romano; tale quel
+degli eserciti. All'incauto giovane scappavano
+talvolta parole, che meglio sarebbe
+stato il tenerle fra i denti. Tutto era
+riferito a Sejano, e tutto passava, forse
+anche con delle giunte, alle orecchie di
+Tiberio, con aggiungere sospetti a sospetti.
+Però nell'anno presente furono messi
+soldati alla guardia del palazzo d'Agrippina,
+affin di risapere chi v'andava e che
+vi si parlava: tutti segni funesti di maggiore
+strepito e della futura ruina. Accadde
+in quest'anno un caso quasi incredibile
+e sommamente lamentevole, che
+ha pochi pari nella storia <span class="fnote">[Tacitus, lib. 2 Annal., c. 62. Sueton., in
+Tiber., c. 40.]</span>. In Fidene,
+città lontana da Roma cinque sole miglia,
+cadde in pensiero ad un uomo di
+bassa sfera, e neppur ricchissimo, per nome
+Atilio, di schiatta libertina, di fabbricare
+un anfiteatro di legno di gran mole,
+per dar al popolo lo spettacolo de' gladiatori.
+Siccome non v'era divertimento, di
+cui fossero sì ghiotti i Romani, come di
+questo; venuto quel dì, a folla vi corse
+da Roma la gente, uomini e donne d'ogni
+età. Ma quella macchina era mancante
+di buoni fondamenti, e peggio legata;
+però ecco sul più bello dell'azione
+precipitar tutto l'anfiteatro. Vi restarono
+soffocate o per la caduta sfracellate ventimila
+persone e trenta altre mila ferite
+in varie guise, con braccia e gambe rotte
+e simili altri mali, con urli e grida che
+andavano al cielo. Fu almeno considerabile
+la carità de' cittadini romani,
+che nelle loro case accolsero tutti que' miseri,
+somministrando loro vitto, medici
+e medicamenti, con isvegliarsi l'antico
+lodevol costume degli antichi, i quali così
+trattavano dopo le battaglie i soldati feriti.
+La pena data ad Atilio per la somma
+sua balordaggine, fu l'esilio; ed uscì
+un editto, che da lì innanzi non potesse
+<span class="pagenum"><a name="Page_79" id="Page_79"></a>[79]</span>
+dare il giuoco de' gladiatori, se non chi
+possedeva quattrocentomila sesterzi di
+valsente, e che fosse approvato l'anfiteatro
+da intendenti architetti. A questa
+disavventura tenne dietro in Roma un
+grave incendio, che consumò tutte le case
+poste nel monte Celio. Tiberio all'avviso
+di un tal danno spontaneamente si mosse
+alla liberalità, inviando gran soccorso di
+danaro a chi avea patito: il che gli fece
+assai onore, e ne fu anche ringraziato
+dal senato.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXVIII" id="XXVIII"></a>XXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="2">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 15.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Appio Giulio Silano</span> e <span class="sc">Silio Nerva</span>.
+</p>
+
+<p>
+Gran romore e compassione cagionò
+in quest'anno in Roma la caduta di
+Tizio Sabino, illustre cavaliere romano <span class="fnote">[Tacitus, lib. 4, c. 68. Dio, lib. 58.]</span>.
+Era egli de' più affezionati alla
+famiglia di Germanico, praticava in casa
+d'Agrippina, l'accompagnava in pubblico.
+Sejano gli tese le reti. Latinio Laziare,
+d'ordine suo, s'insinuò nella di
+lui amicizia cominciando con amichevoli
+ragionamenti intorno alle afflizioni
+di Agrippina, e del mal trattamento a
+lei fatto e a' suoi figliuoli da Tiberio:
+del che andava mostrando gran compassione.
+Non potè Sabino ritenere le
+lagrime, e sdrucciolò in lamenti contro
+la crudeltà e superbia di Sejano, non la
+perdonando neppure a Tiberio. Con tali
+ragionamenti si strinse fra loro una
+stretta confidenza. In un giorno determinato
+Laziare trasse in sua casa il mal
+accorto Sabino, per avvertirlo di disgrazie
+che soprastavano ai figliuoli di Germanico.
+Stavano ascosi nella camera
+vicina tre detestabili senatori per udir
+tutto, ed udirono in fatti Sabino sparlar
+di Tiberio e di Sejano. L'accusa tosto
+andò al senato, ed egli imprigionato, fu
+nel primo dì solenne dell'anno condotto
+al supplicio con terrore di ognuno che
+<span class="pagenum"><a name="Page_80" id="Page_80"></a>[80]</span>
+seppe la frode usata. Ebbe da lì innanzi
+ognuno sommo riguardo nel parlare del
+governo, nè pur attentandosi d'ascoltare,
+nè fidandosi d'amici, e sospettando fin
+delle stesse mura. Gittato il corpo di
+Sabino nel Tevere, un suo cane, che lo
+avea seguitato alla prigione, e s'era trovato
+alla sua morte, andò anch'esso a
+precipitarsi e a morire nel fiume: del
+che altri esempi si son più volte veduti.
+Plinio anch'egli parla <span class="fnote">[Plinius, lib. 8, c. 40.]</span> della fedeltà
+di questo cane, ma con pretendere che
+fosse di un liberto di Sabino, condannato
+con lui alla morte. Mancò di vita
+in quest'anno <i>Giulia</i> figliuola di <i>Giulia</i>,
+e nipote d'Augusto, la quale non men
+della madre convinta già d'adulterio, e
+relegata in un'isola da esso imperadore,
+e sostenuta ivi da Livia Augusta, per
+venti anni, avea fatto penitenza de' suoi
+falli. Ribellaronsi in questi tempi i popoli
+della Frisia, per non poter sofferire
+i tributi loro imposti, leggeri sul principio,
+e poscia accresciuti dagl'insaziabili
+ministri colà inviati. Contra di loro marciò
+Lucio Apronio vicepretore della Germania
+inferiore con un buon corpo di
+armati; ma volendo perseguitarli per
+quel paese inondato dall'acque e pieno
+di fosse, vi lasciò morti circa mille e
+trecento de' suoi in più incontri, con
+gloria de' Frisj e vergogna sua. Tiberio,
+ancorchè dolente ne ricevesse la nuova,
+pure per li suoi fini e timori politici
+niun generale volle inviare colà. Troppa
+apprensione gli facea il mettere in mano
+altrui il comando di grossa armata. Faceva
+istanza il senato, perchè Tiberio e
+Sejano ritornassero; e in fatti vennero
+essi in terra ferma della Campania; e
+colà si portò non solamente il senato,
+ma gran copia della nobiltà e della plebe
+con ritornarsene poi quasi tutti malcontenti
+o dell'alterigia di Sejano, o del
+non aver potuto ottenere udienza dal
+principe. Diede nell'anno presente Tiberio
+in moglie a Gneo Domizio Enobarbo
+<i>Agrippina</i>, figliuola di Germanico
+<span class="pagenum"><a name="Page_81" id="Page_81"></a>[81]</span>
+e di Agrippina, più volte da noi memorata.
+Da loro poi nacque Nerone, mostro
+fra gl'imperadori. Era già parente della
+casa d'Augusto questo Gneo Domizio,
+avendo avuto per avola sua Ottavia,
+sorella d'Augusto. Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Neron., c. 5. Dio, in Neron.]</span>, parlando
+di costui, ci assicura ch'egli fu una sentina
+di vizii; e però da meravigliarsi
+non è, se il suo figliuolo, divenuto imperadore,
+non volle essere da meno del
+padre. Diceva lo stesso Domizio, che da
+lui e da Agrippina nulla potea prodursi,
+se non di cattivo e di pernicioso al pubblico.
+Convien credere che questa Agrippina
+juniore, ben dissomigliante dalla
+madre, fosse in sinistro concetto anche
+in sua gioventù.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXIX" id="XXIX"></a>XXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 16.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Rubellio Gemino</span> e <span class="sc">Cajo
+Rufio Gemino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nelle calende di luglio furono sostituiti
+altri consoli. Ha creduto taluno,
+che fossero <i>Quinto Pomponio Secondo</i>, e
+<i>Marco Sanquinio Massimo</i>. Ma il cardinal
+Noris <span class="fnote">[Norisius, in epistola Consulari.]</span> con più fondamento mostrò
+essere stati <i>Aulo Plauzio</i> e <i>Lucio Nonio
+Asprenate</i>. Certamente egli è da dubitare,
+che nell'assegnar i consoli sostituiti, si
+sieno talvolta ingannati i fabbricatori
+de' fasti consolari. Più d'un esempio di
+ciò si trova nel Panvinio. Ora sotto
+questi due consoli <i>Gemini</i> han tenuto e
+tengono tuttavia alcuni letterati, che seguisse
+la Passione del divin nostro Salvatore:
+opinione fondatissima, perchè
+assistita da una grande antichità, ed approvata
+da molti de' santi Padri. Se così
+è, a noi sia lecito di metter qui l'anno
+primo del pontificato di san Pietro Apostolo.
+Tertulliano <span class="fnote">[Tertull. contra Jud., c. 8.]</span>, autore che fiorì
+<span class="pagenum"><a name="Page_82" id="Page_82"></a>[82]</span>
+nel secolo seguente, chiaramente scrisse,
+che il Signore patì <i>sub Tiberio Caesare,
+Consulibus Rubellio Gemino et Rufio Gemino</i>.
+Furono del medesimo sentimento
+Lattanzio, Girolamo, Agostino, Severo
+Sulpizio ed il Grisostomo. Altri poi han
+riferito ad alcuno degli anni seguenti un
+fatto sì memorabile della santa nostra
+religione. All'istituto mio non compete
+il dirne di più; e massimamente, perchè,
+con tutti gli sforzi dell'ingegno e della
+erudizione, non s'è giunto fin qui, e
+verisimilmente mai non si giugnerà a
+mettere in chiaro una così tenebrosa
+quistione. A noi dee bastare la certezza
+del fatto, poco importando l'incertezza
+del tempo. Sino a quest'anno era vissuta
+<i>Livia</i>, già moglie d'Augusto, e madre
+di Tiberio <span class="fnote">[Tacitus, lib. 5, c. 1.]</span>, appellata anche Giulia da
+Tacito e in varie iscrizioni, perchè dal
+medesimo Augusto adottata. Morì essa
+in età assai avanzata, con lasciar dopo
+di sè il concetto d'essere stata donna
+di somma ambizione, e non men provveduta
+di sagacità per soddisfarla, con
+aver saputo, a forza di carezze e di una
+allegra ubbidienza in tutto, guadagnarsi
+il cuore d'Augusto. Con tali arti condusse
+al trono il figlio Tiberio, poco
+amata, ma nondimeno rispettata da lui,
+e temuta da Sejano, finchè ella visse,
+pochissimo poi compianta da loro in
+morte. Prima che Tiberio si ritirasse a
+Capri <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., c. 51.]</span>, era insorto qualche nuvolo
+fra lui e la madre, perchè facendo ella
+replicate istanze al figliuolo di aggregare
+ai giudici una persona a lei raccomandata,
+le rispose Tiberio d'essere pronto
+a farlo, purchè nella patente si mettesse,
+che la madre gli avea estorta quella grazia.
+Se ne risentì forte Livia, e piena di
+sdegno gli rinfacciò i suoi costumi scortesi
+ed insoffribili, i quali, aggiunse, erano
+stati ben conosciuti da Augusto; e,
+in così dire, cavò fuori una lettera conservata
+fin allora del medesimo Augusto,
+in cui si lamentava dell'aspre maniere
+<span class="pagenum"><a name="Page_83" id="Page_83"></a>[83]</span>
+del di lei figliuolo. Ne restò sì disgustato
+Tiberio, che alcuni attribuirono a questo
+accidente la sua ritirata da Roma. In
+fatti nell'ultima di lei malattia neppur
+si mosse per farle una visita; e dappoichè
+la seppe morta, andò tanto differendo
+la sua venuta, ch'era putrefatto il di lei
+corpo allorchè fu portato alla sepoltura.
+Avendo l'adulator senato decretato molti
+onori alla di lei memoria, egli ne sminuì
+una parte, e sopra tutto comandò che
+non la deificassero (benchè poi sotto
+l'imperio di Claudio a lei fosse conceduto
+questo sacrilego onore) facendo credere
+che così ell'avesse ordinato. Neppur volle
+eseguire il testamento da essa fatto, e
+di poi perseguitò chiunque era stato a
+lei caro, e infin quelli ch'essa avea destinati
+alla cura del suo funerale.
+</p>
+
+<p>
+Soleva Tiberio ad ogni morte dei
+suoi diventar più cattivo. Ciò ancora si
+verificò dopo la morte della madre, la
+cui autorità avea fin qui servito di qualche
+freno alla maligna di lui natura, e
+agli arditi e malvagi disegni di Sejano,
+con attribuirsi a lei la gloria di aver
+salvata la vita a molti. Poco perciò stette
+a giugnere in senato un'assai dura
+lettera di Tiberio contro <i>Agrippina</i> vedova
+di Germanico, e contro di <i>Nerone</i>
+di lei primogenito. Erano tutti i reati
+loro, non già di abbandonata pudicizia,
+non di congiure, non di pensieri di
+novità, ma solamente di arroganza e di
+animo contumace contro di Tiberio.
+All'avviso del pericolo, in cui si trovavano
+l'uno e l'altra, la plebe, che
+sommamente gli amava, prese le loro
+immagini, con esse andò alla curia, gridando
+essere falsa quella lettera, e che
+si trattava di condannarli contro la volontà
+dell'imperadore. Faceano istanza
+nel senato i senatori, venduti ad ogni
+voler di Tiberio, che si venisse alla sentenza;
+ma gli altri tutti se ne stavano
+mutoli e pieni di paura. Il solo Giunio
+Rustico, benchè uno de' più divoti di
+Tiberio, consigliò che si differisse la risoluzione,
+per meglio intendere le intenzioni
+<span class="pagenum"><a name="Page_84" id="Page_84"></a>[84]</span>
+del principe. Di questo ritardo,
+e maggiormente per la commozione del
+popolo, si dichiarò offeso Tiberio; ed
+insistendo più che mai nel suo proposito,
+fece relegar <i>Agrippina</i> <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 53.]</span> nell'isola Pandataria,
+posta in faccia di Terracina e
+di Gaeta. Dicono che non sapendosi ella
+contenere dal dir delle ingiurie contro
+di Tiberio, un centurione la bastonò per
+comandamento di lui sì sgarbatamente,
+che le cavò un occhio. I di lei figliuoli,
+<i>Nerone</i> e <i>Druso</i>, benchè nipoti per adozion
+di Tiberio, furono anch'essi dichiarati
+nemici; il primo relegato nell'isola
+di Ponza, e l'altro detenuto ne' sotterranei
+del palazzo imperiale. Qual fosse
+il fine di questi infelici, lo vedremo andando
+innanzi.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXX" id="XXX"></a>XXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 17.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Cassio Longino</span> e <span class="sc">Marco Vinicio</span>.
+</p>
+
+<p>
+In luogo de' suddetti consoli nelle calende
+di luglio succederono <i>Cajo Cassio
+Longino</i> e <i>Lucio Nevio Sordino</i>. Qui vien
+meno la storia romana, essendosi perduti
+molti pezzi di quella di Cornelio
+Tacito; e l'altra di Dione si scuopre
+molto digiuna, perchè assassinata anch'essa
+dalle ingiurie del tempo. Tuttavia
+è da dire essere stati sì in grazia di
+Tiberio i due suddetti consoli ordinarii,
+cioè <i>Lucio Cassio</i> e <i>Marco Vinicio</i>, ch'egli
+da lì a tre anni diede loro in moglie
+due figliuole di Germanico; a Cassio
+<i>Giulia Drusilla</i>, a Vinicio <i>Giulia Livilla</i>.
+Appartiene poi a quest'anno il funesto
+caso di Asinio Gallo, figliuolo di Asinio
+Pollione, celebre a' tempi d'Augusto.
+Dacchè Tiberio dovette ripudiar <i>Vipsania</i>,
+figliuola d'Agrippa, sua moglie primiera,
+che già gli avea partorito <i>Druso</i>,
+per prendere <i>Giulia</i> figliuola d'Augusto,
+questa Vipsania si maritò col suddetto
+Asinio Gallo, e gli partorì dei figliuoli, i
+<span class="pagenum"><a name="Page_85" id="Page_85"></a>[85]</span>
+quali perciò vennero ad essere fratelli
+uterini di Druso Cesare, ed uno d'essi
+era stato promosso al consolato. Ma,
+per testimonianza di Tacito, Tiberio mirò
+sempre di mal occhio Asinio Gallo
+per quel maritaggio. Tanto più se la
+prese con lui <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>, perchè osservò ch'egli
+facea una gran corte a Sejano, e l'esaltava
+dappertutto, forse credendo che
+costui arriverebbe un dì all'imperio, o
+pure cercando in lui un appoggio contro
+le violenze di Tiberio. Dovendo il senato
+inviar degli ambasciatori a Tiberio,
+fece egli negozio per essere un d'essi.
+Andò, fu ricevuto con volto ben allegro
+da esso Tiberio, e tenuto alla sua tavola,
+dove lietamente si votarono più bicchieri;
+ma nel medesimo tempo ch'egli
+stava in gozzoviglia, il senato, che avea
+ricevuta una lettera da Tiberio con alcune
+accuse immaginate dal suo maligno
+capriccio, il condannò, con ispedir tosto
+un pretore a farlo prigione. S'infinse
+Tiberio d'essere sorpreso all'avviso di
+quella sentenza, ed esortato Asinio a star
+di buona voglia, e a non darsi la morte,
+come egli desiderava, il lasciò condurre
+a Roma, con ordine di custodirlo sino
+al suo ritorno in città. Ma non vi ritornò
+mai più Tiberio; ed egli intanto senza
+servi, e senza poter parlare se non
+con chi gli portava tanto di cibo, che
+bastasse a non lasciarlo morire, andò
+languendo in una somma miseria, con
+finir poscia i suoi guai, non si sa se per
+la fame o per altro verso, nell'anno 33
+della nostra Era, siccome attesta Tacito.
+Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, che mette la sua morte nell'anno
+primo di Tiberio, non è da ascoltare.
+Anche Siriaco, uomo insigne pel
+suo sapere, tolto fu di vita non per altro
+delitto, che per quello d'essere amico
+del suddetto Asinio. In quest'anno appunto
+scrisse la sua storia, di cui buona
+parte s'è perduta, <i>Vellejo Patercolo</i>, con
+indirizzarla a Marco Vinicio, uno dei
+<span class="pagenum"><a name="Page_86" id="Page_86"></a>[86]</span>
+due consoli di quest'anno; però non
+merita scusa la prostituzione della sua
+penna in caricar di tante lodi Tiberio e
+Sejano. Le loro iniquità davano negli
+occhi di tutti; e quegl'incensi sì mal
+impiegati, sempre più ci convincono di
+che animi servili fosse allor pieno il senato
+e la nobiltà romana. Abbiamo da
+Dione, che sempre più crescendo l'autorità
+e l'orgoglio di Sejano, tanto più per
+paura o per adulazione crescevano le
+pubbliche e le private dimostrazioni di
+stima verso di lui. Già in ogni parte di
+Roma si miravano statue alzate in suo
+onore <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>. Fu anche decretato in senato,
+che si celebrasse il di lui giorno natalizio.
+E a lui separatamente, e non più al
+solo Tiberio, si mandavano gli ambasciatori
+dal senato, dai cavalieri, dai tribuni
+della plebe e dagli edili. Cominciossi
+ancora ne' voti e sagrifizii che si facevano
+agli dii del Paganesimo per la
+salute di Tiberio, ad unir seco Sejano;
+si udivano grandi e piccioli giurare
+per la fortuna di amendue; il che era
+riserbato in addietro per gli soli imperadori.
+Non lasciava quell'astuta volpe
+di Tiberio, benchè si stesse nell'infame
+suo postribolo di Capri, d'essere informato
+di tutto questo; e tutto anche dissimulava,
+ma coll'andar intanto ruminando
+quel che convenisse di fare.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXI" id="XXXI"></a>XXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 18.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+Lo stesso <span class="sc">Tiberio Augusto</span> per la quinta
+volta, <span class="sc">Lucio Elio Sejano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non ritennero Tiberio e Sejano lungo
+tempo il consolato, perciocchè, siccome
+avvertì il cardinale Noris <span class="fnote">[Norisius, Epist. Cens.]</span>, nel
+dì 9 di maggio subentrarono in quella
+dignità <i>Fausto Cornelio Sulla</i> e <i>Sestidio
+<span class="pagenum"><a name="Page_87" id="Page_87"></a>[87]</span>
+Catullino</i>, ciò apparendo da un'iscrizione.
+Da un'altra ancora da me rapportata <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 302,
+num. 4.]</span>
+apparisce il loro nome, ma con
+qualche mio dubbio, che SEXTEIDIVS
+possa essere <i>Sex. Teidius</i>. Il non trovar
+io vestigio della famiglia <i>Sestidia</i>, ma
+bensì della <i>Tidia</i>, mi ha fatto nascere
+un tal dubbio. All'uno di questi due
+consoli fu surrogato nelle calende di
+luglio <i>Lucio Fulcinio Trione</i>, e all'altro
+nelle calende di ottobre, <i>Publio Memmio
+Regolo</i>, che non era amico di Sejano,
+come Fulcinio Trione. Con occhi aperti
+vegliava Tiberio sopra gli andamenti
+del suo favorito Sejano, pentito ormai
+d'averlo tanto esaltato. Già s'era accorto
+che costui avea serrati i passi ai
+ricorsi, nè gli lasciava sapere, se non
+ciò ch'egli voleva. Molto più appariva
+che costui a gran passi tendeva al trono
+col deprimere i suoi nemici, e guadagnarsi
+ogni dì più amici e clienti. E giacchè
+il senato e il popolo erano giunti ad
+eguagliarlo a lui in più occasioni, ed all'incontro
+ben sapea Tiberio d'essere
+poco amato, anzi odiato dai più dei Romani;
+preso fu da gagliardo timore, che
+potesse scoppiar qualche gran fulmine
+sopra il suo capo. Abbiamo ancora da
+Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., Antiquit. Judaic., lib. 18.]</span> che Antonia madre
+di Germanico e di Claudio, che fu poi
+imperadore, spedito a Capri Pallante
+suo fidatissimo servo, diede avviso a Tiberio
+della congiura tramata da esso
+Sejano coi pretoriani e con molti senatori
+e liberti d'esso Tiberio, di maniera
+che egli restò accertato del pericolo suo.
+Ma come atterrare un uomo sì ardito e
+intraprendente, e giunto a tanta possanza?
+La via di prevenirlo tenuta da quell'astuto
+vecchio, fu quella di sempre più
+comparir contento ed amante di Sejano,
+e di colmarlo di nuovi onori, per più
+facilmente ingannarlo. Il creò console
+per l'anno presente, e affine di maggiormente
+onorarlo, prese seco il consolato.
+<span class="pagenum"><a name="Page_88" id="Page_88"></a>[88]</span>
+Scrisse anche al senato con raccomandargli
+questo suo fedele ministro.
+Potrebbe chiedersi, perchè nol facesse
+strozzare in Capri, e come mai per abbatterlo
+il facesse salire al consolato,
+cioè ad una dignità che aumentava non
+solo il di lui fasto, ma anche la di lui
+autorità e potere. Quanto a me vo' credendo,
+ch'egli non s'attentasse nè in
+Capri nè in Roma di fargli alcun danno,
+finchè costui era prefetto del pretorio,
+cioè capitan delle guardie imperiali,
+il che vuol dire di un corpo di gente
+consistente in dieci mila de' migliori soldati
+fra i Romani, ed abitante unito in
+Roma. Allorchè Tiberio volea farsi ben
+rispettare e temere dai consoli e senatori,
+alla lor presenza dava la mostra
+ai pretoriani. Ma anche a lui faceano
+essi paura, perchè comandati da Sejano,
+e ubbidienti a' di lui cenni; ed esso Augusto
+era attorniato da sì fatte guardie
+anche in Capri. Adunque con crear Sejano
+console, ed inviarlo a Roma, se lo
+staccò dai fianchi, disegnando di torgli
+a suo tempo la carica di prefetto del
+pretorio, per conferirla a Nevio Sertorio
+Macrone.
+</p>
+
+<p>
+Dopo pochi mesi gli fece dimettere il
+consolato, allettandolo intanto colla speranza
+d'impieghi e premii maggiori <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>,
+cioè di associarlo nella podestà tribunizia,
+grado sicuro alla succession dell'imperio,
+e di dargli moglie di sangue cesareo,
+verisimilmente Giulia Livilla, figliuola
+di Germanico. E perciocchè Sejano,
+dappoichè ebbe deposto la trabea
+consolare, facea istanza di tornarsene
+in Capri, per seguitar ivi a far da padrone;
+Tiberio il fermò con dar ad intendere
+a lui, e spacciar dappertutto, che
+fra poco voleva anch'egli tornarsene a
+Roma. Ne' mesi seguenti andò Tiberio
+fingendo ora esser malato, ora di star
+bene, e sempre venivano nuove ch'egli
+si preparava pel viaggio. Talor lodava
+Sejano, ed altre volte il biasimava. In
+considerazione di lui facea delle grazie
+<span class="pagenum"><a name="Page_89" id="Page_89"></a>[89]</span>
+ad alcuni de' suoi amici, ed altri pure
+amici di lui maltrattava con varii pretesti:
+tutto per raccogliere segretamente
+col mezzo delle spie, quali fossero i
+sentimenti e le inclinazioni del senato e
+del popolo. Non andò molto che al non
+vedersi ritornar Sejano a Capri e all'osservar
+certi segni di rallentato amore di
+Tiberio verso di lui, molti cominciarono
+a staccarsi con buona maniera da
+lui, e calò non poco il suo credito anche
+presso del popolo. Ma Sejano, tra
+perchè non gli parea di mirar l'animo
+di Tiberio alienato punto da sè, e perchè
+Tiberio conferì a lui e a suo figliuolo
+in questo mentre l'onore del pontificato,
+non pensò, siccome avrebbe potuto,
+a far novità alcuna. Fu poi ben pentito
+di non l'aver fatto, allorchè era console.
+Nulladimeno viveva egli con delle
+inquietudini e con dei sospetti; e strano
+gli parve che avendo Tiberio con
+una lettera recato avviso al senato della
+morte di <i>Nerone</i>, figliuolo primogenito
+di Germanico e di Agrippina, e suo
+nipote per adozione, niuna lode, come
+era usato di fare, avesse fatta del medesimo
+Sejano. Relegato, siccome già dissi,
+questo infelice principe nell'isola di
+Ponza, finì quivi nell'anno presente la
+sua vita: chi disse per la fame, e chi
+perchè essendo in sua camera il boja
+per istrangolarlo, egli da sè stesso si uccise.
+Certo fu anch'egli vittima della
+crudeltà di Tiberio.
+</p>
+
+<p>
+Ora informato abbastanza Tiberio,
+che l'affezion del senato e popolo verso
+Sejano non era quale si figurava egli in
+addietro, volle passar all'ultimo colpo,
+ma tremando per l'incertezza dell'esito.
+Nella notte precedente il dì 18 di ottobre
+comparve a Roma Macrone, segretamente
+dichiarato prefetto del pretorio,
+e ben istruito di quel che s'avea da fare,
+mostrando di venir per altro negozio;
+e fu a concertare gli affari con Memmio
+Regolo, l'uno de' consoli, perchè l'altro,
+cioè Fulcino Trione, era tutto di Sejano.
+La mattina per tempo andò al tempio
+<span class="pagenum"><a name="Page_90" id="Page_90"></a>[90]</span>
+di Apollo, dove s'avea da unire il
+senato, ed incontratosi a caso con Sejano,
+che non era per anche entrato, fu
+richiesto se avesse lettere per lui. Si
+annuvolò non poco Sejano all'udire che
+no; ma avendolo tratto in disparte Macrone,
+e dettogli che gli portava la podestà
+tribunizia, tutto consolato ed allegro
+andò a seder nella curia. Macrone
+intanto, chiamati a sè i soldati pretoriani,
+una buona mano de' quali facea sempre
+corteggio e guardia a Sejano, mostrò
+loro le sue patenti di prefetto del pretorio,
+e in luogo d'essi alla guardia del
+tempio distribuì le compagnie dei vigili,
+comandate da Gracino Lacone consapevole
+del segreto. Entrato egli poscia
+colà, presentò una lettera molto lunga,
+ma ingarbugliata, di Tiberio. Non parlava
+egli seguitatamente contro di Sejano,
+ma sul principio trattava di un differente
+affare; andando innanzi, si lamentava
+di lui; poi ritornava ad altro negozio;
+e quindi passava a dir male di Sejano,
+conchiudendo in fine, che si facessero
+morir due senatori molto confidenti di
+lui, e Sejano fosse ritenuto sotto buona
+guardia. Non si attentò di dire che il facessero
+morire, perchè temeva che si
+svegliasse qualche tumulto da' suoi parziali.
+Confusi ed estatici rimasero i più
+de' senatori ad ordini tali, perchè già
+preparati a far de' complimenti ed elogi
+a Sejano per la promessa a lui podestà
+tribunizia. Sejano stesso avvilito senza
+muoversi dal suo luogo, senza mettersi
+ad aringare (il che se avesse fatto, forse
+altrimenti passava la faccenda) pareva
+insensato; e chiamato tre volte dal console
+Memmio Regolo, non si movea,
+siccome usato a comandare, e non ad
+ubbidire. Entrato intanto Lacone colle
+coorti de' vigili, l'attorniò di guardie e
+il menò prigione. Niun movimento fecero
+i pretoriani, perchè Macrone li tenne
+a freno, con ispiegar loro la mente del
+principe, e promettere ad essi alcuni
+premii per ordine del senato. Si mosse
+bensì la plebe al mirare quel sì dianzi
+<span class="pagenum"><a name="Page_91" id="Page_91"></a>[91]</span>
+orgoglioso ministro condotto alle carceri,
+prorompendo in villanie e bestemmie
+senza fine, e poi corse ad abbattere
+e strascinar tutte le statue a lui poste,
+giacchè non poteano infierir contro la
+persona di lui <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, c. 25.]</span>. Raunatosi poi nel
+medesimo giorno 18 di ottobre il senato
+nel tempio della Concordia, veggendo
+che i pretoriani se ne stavano quieti, e
+intendendo qual fosse il volere del popolo,
+condannarono a morte Sejano; e
+la sentenza fu immediatamente eseguita
+col taglio della testa. Accorsa la plebe
+gittò giù per le scale gemonie il di lui
+cadavere, e dopo essersi per tre dì sfogata
+contra d'esso, facendone grande
+scempio, lo buttò in Tevere. Anche due
+suoi figliuoli, l'uno maschio e l'altro
+femmina, per ordine del senato furono
+privati di vita; ma perchè insolita cosa
+era il far morire una fanciulla, il carnefice,
+prima di strozzar quell'infelice, le
+tolse l'onore in prigione. Apicata moglie
+di Sejano, benchè non condannata, si
+diede la morte da sè stessa, dopo aver
+messo in iscritto il tradimento fatto dal
+marito e da Livilla a Druso Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Intanto batteva forte il cuore a Tiberio
+nell'isola di Capri per sospetto che
+non riuscisse bene la meditata impresa;
+ed avea ordinato che, per fargli sapere il
+più presto possibile la nuova, si dessero
+segnali da' luoghi alti, frapposti tra Roma
+e Capri; salì egli in quel dì sul più
+eminente scoglio dell'isola, aspettando
+quivi il lieto avviso. Per altro aveva egli
+preparato delle barchette, affinchè, se il
+bisogno l'avesse richiesto, potesse ritirarsi
+in sicuro con esse ad alcuna delle
+sue armate. Scrivono eziandio, aver egli
+dato ordine a Macrone, che qualora fosse
+insorta qualche fiera sedizione in Roma,
+cavasse dalle carceri <i>Druso</i> figliuolo
+di Germanico, e il presentasse al senato
+ed al popolo, con dichiararlo anche imperadore
+a nome suo. Il fine della tragedia
+di Sejano fu poi principio d'altre
+gravi turbolenze, che sconcertarono non
+<span class="pagenum"><a name="Page_92" id="Page_92"></a>[92]</span>
+poco il senato e la nobiltà romana. Il
+popolo già commosso, a qualunque dei
+favoriti di Sejano, che gli cadesse nelle
+mani, levava la vita. Anche i pretoriani
+sdegnati si misero a saccheggiare e bruciar
+delle case. Cominciarono poi dei
+duri processi contro dei senatori e d'altri
+nobili, che più degli altri s'erano
+fatti conoscere parziali di Sejano. Molti
+furono condannati, e con ignominiosa
+morte puniti; altri relegati; ed altri da
+sè stessi si abbreviarono la vita. Tutto
+era pieno di accusatori, e si rivangavano
+i processi e le condanne, gastigando chi
+avea giudicato come per istigazion di
+Sejano. Si tenne per certo, che le tante
+adulazioni del senato verso il medesimo
+Sejano, e gli onori straordinari a lui
+vilmente accordati, contribuissero non
+poco ad ubbriacarlo e farlo precipitare.
+Però lo stesso senato decretò che in avvenire
+si procedesse con gran moderazione
+in onorar altrui, nè si potesse
+giurare se non pel nome dell'imperadore.
+Contuttociò nel medesimo tempo volle
+esso senato concedere a Macrone il
+grado di pretore, e a Lacone quel di
+questore, oltre ad un regalo in danari;
+ma essi, addottrinati dal recente esempio,
+nulla vollero accettare. Incredibil fu la
+gioja di Tiberio, allorchè si vide sbrigato
+da Sejano. Ciò non ostante, la sua mirabil
+politica gl'insegnò di non ammettere
+all'udienza sua alcuno de' tanti senatori
+e cavalieri che erano corsi o erano stati
+spediti dal senato, per significargli la
+fortunata riuscita dell'affare. E il console
+Regolo, che l'avea in ciò ben servito,
+fu costretto a tornarsene indietro
+senza poterlo vedere. Si figuravano molti,
+che liberato Tiberio dal giogo, dai mali
+ufizj e da' sospetti di Sejano, avesse da
+lì innanzi da fare un governo dolce.
+Troppo s'ingannarono: sempre più egli
+imperversò. E giacchè era venuto in
+cognizione, per la deposizion sopraccennata
+della moglie di Sejano, degli autori
+della morte di Druso suo figliuolo,
+contro d'essi ancora con tutto rigore
+<span class="pagenum"><a name="Page_93" id="Page_93"></a>[93]</span>
+procedette; e la primo a provarne la pena,
+fu la stessa <i>Livilla</i> che lasciatasi sovvertir
+da Sejano, avea tradito il consorte
+Druso. Scrive Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span> d'aver inteso
+da alcuni, che Tiberio non la facesse
+morire in grazia di Antonia madre di
+lei, e di <i>Claudio</i> che fu poi imperadore;
+ma che la medesima sua madre quella
+fosse, che la privò di vita con lasciarla
+morir di fame.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXII" id="XXXII"></a>XXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 19.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Gneo Domizio Enobarbo</span> e <span class="sc">Marco Furio
+Camillo Scriboniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo di questi consoli, marito di
+<i>Agrippina</i> figliuola di Germanico, siccome
+già dissi, ebbe per figliuolo <i>Nerone</i>, che
+divenne poi imperadore. Al secondo
+de' consoli, che mancò di vita nel consolato,
+fu sostituito <i>Aulo Vitellio</i>. Non si
+sa intendere, perchè Svetonio <span class="fnote">[Suetonius, in Vitellio, cap. 2.]</span>, allorchè
+scrisse, essere nato sotto questi
+consoli <i>Marco Salvio Ottone</i>, uno de' susseguenti
+imperadori, chiamasse <i>Camillo
+Arruntio</i> il collega di <i>Domizio Enobarbo</i>:
+e che parimente si trova ne' fasti d'Idacio
+e del Cuspiniano. Forse fu sostituito a Vitellio,
+o Vitellio a lui. Parve bene <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>, che
+Tiberio volesse por fine ai processi e condanne
+degli amici di Sejano, con permettere
+ancora ad alcuni il lutto per la di lui
+morte; ma poco durò questo barlume
+d'indulgenza, ed egli più che mai continuò
+la persecuzione, trovando allora
+altre accuse ancora d'incesti e di parricidii,
+per levar la vita a chi non godea
+di sua grazia. Crebbe perciò cotanto
+l'universal odio contro di lui, che il poter
+divorare le di lui carni, sarebbe sembrato
+un gustoso cibo ad ognuno. Fece
+anche il timore di lui crescere l'adulazion
+<span class="pagenum"><a name="Page_94" id="Page_94"></a>[94]</span>
+nel senato. Costume era in addietro
+che nelle calende di gennaio, un solo
+leggesse gli ordini di Tiberio con giurar
+d'osservarli: al che gli altri acconsentivano.
+Fu creduto maggior ossequio e
+finezza che cadauno prestasse espressamente
+quel giuramento. Inoltre per
+far conoscere a Tiberio, quanto cara
+lor fosse la vita di lui, decretarono che
+egli scegliesse chi de' senatori fosse a lui
+in grado, e che venti d'essi colle spade
+servissero a lui di guardia quando egli
+entrava nel senato. Trovò Tiberio assai
+ridicolo un tal decreto; e quantunque
+ne rendesse loro grazie, pure non l'approvò,
+perchè non essendogli ignoto
+d'essere in odio al senato, non era sì
+pazzo da voler permettere intorno alla
+sua persona di sì fatte guardie armate.
+E da lì innanzi molto più attese a conciliarsi
+l'amore de' soldati pretoriani, per
+valersene occorrendo contro il senato.
+Avea proposto Giunio Gallione che esso
+senato accordasse un privilegio a quei
+che avessero compiuto il termine della
+lor milizia. Tiberio, perchè non gli piacea
+che le genti militari fossero obbligate
+se non a lui solo, mandò in esilio lo
+stesso Gallione fuori d'Italia, e poscia il
+richiamò per metterlo a penare sotto la
+guardia de' magistrati, dacchè intese aver
+egli meditato di passare a Lesbo, dove
+sarebbe troppo deliziosamente vivuto.
+Raccontano Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 6, cap. 2. Dio, ibid.]</span> e Dione che in
+quest'anno furono processati altri nobili
+per l'amicizia di Sejano; e fra gli altri
+fu punito Latinio Laziare che, siccome
+abbiam veduto di sopra, coll'usare un
+tradimento a Tizio Sabino, fu cagion di
+sua morte. Fra gli accusati nondimeno
+miracolosamente la scappò netta Marco
+Terenzio. Il suo reato consisteva nel solo
+essere stato amico di Sejano. Lo confessò
+egli francamente, e con egual coraggio
+difese il fatto, mostrando ch'egli così
+operando avea onorato Tiberio nel suo
+favorito; e se Tiberio, signor così saggio,
+s'era ingannato in dispensar tante grazie
+<span class="pagenum"><a name="Page_95" id="Page_95"></a>[95]</span>
+a chi n'era indegno meritavano bene
+scusa gl'inferiori, caduti nel medesimo
+inganno. Nè doversi aver l'occhio all'ultimo
+giorno di Sejano, ma bensì ai
+sedici anni della di lui potenza, durante
+il qual tempo chi non volea perire, dovea
+studiarsi d'essere a lui caro. E però
+chiunque volesse condannar chi non avea
+fallato in altro che in amare ed onorar
+Sejano, verrebbe nello stesso punto a
+condannar Tiberio. Fu assoluto, nè Tiberio
+se l'ebbe a male.
+</p>
+
+<p>
+Fu creduto daddovero in quest'anno
+ch'esso Tiberio tornasse a Roma <span class="fnote">[Tacitus, ibidem. Sueton., in Tib., c. 72.]</span>;
+imperciocchè da Capri venne nella Campania,
+e poscia continuato il viaggio
+sino al Tevere, quivi imbarcatosi, arrivò
+agli orti della Naumachia presso Roma,
+dove oggidì si vede il monistero delle
+moniche de' santi Cosma e Damiano.
+Erano disposti sulla ripa del fiume corpi
+di guardia, acciocchè il popolo non se
+gli accostasse. Ma non entrò in città,
+senza che se ne sapesse il motivo, e se ne
+tornò poco dappoi a Capri. Altro non
+seppe immaginar Tacito, se non che
+fosse tirato colà del suo mal genio, per
+poter nasconder entro quello scoglio il
+fetore delle immense sue laidezze. Non è
+certamente permesso ad onesta penna
+il rammentare ciò ch'esso Tacito e Svetonio
+non ebbero difficoltà di propalare
+della detestabil libidine di quell'infame
+vecchio. Basterà a me di dire che nel
+postribolo di Capri si praticarono ed
+inventarono tutte le più sozze maniere
+della sensualità <span class="fnote">[Sueton., cap. 43.]</span> che faceano orrore
+allora ad orecchie pudiche. E a tale stato
+giunse un principe di Roma pagana, ma
+senza che ce ne abbiamo a stupire, perchè
+non conoscevano i Romani d'allora se
+non degli dii compagni della medesima
+sensualità; e per altro Tiberio era di
+coloro che poco conto facevano de' medesimi,
+ne punto li temevano. Del solo tuono
+egli avea paura, e correva a mettersi
+in testa la corona d'alloro, per la credenza
+<span class="pagenum"><a name="Page_96" id="Page_96"></a>[96]</span>
+che quelle foglie fossero rispettate
+dai fulmini. Morì in quest'anno <i>Lucio
+Pisone, prefetto di Roma</i>, che per venti
+anni con lode avea esercitata quella
+carica, e in ricompensa del suo merito
+il senato gli decretò un pubblico
+funerale. In luogo suo fu posto da Tiberio
+<i>Lucio Elio Lamia</i>, il quale, nell'anno
+seguente, diede anch'egli fine a' suoi
+giorni. Morì parimente quest'anno Cassio
+Severo, oratore di gran credito, ma
+portato sempre alla satira, e a lacerar la
+riputazione delle persone illustri. Per
+questo mal genio era stato relegato da
+Augusto nell'isola di Creta, e poscia nella
+picciola di Serifo, dove in estrema povertà,
+senza avere neppur uno straccio
+da coprir le parti vergognose, terminò
+il suo vivere.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXIII" id="XXXIII"></a>XXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro</span> Apostolo papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 20.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Sulpicio Galba</span> e <span class="sc">Lucio Cornelio
+Sulla Felice</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Galba</i>, primo dei consoli porta il
+prenome di <i>Lucio</i> in una iscrizione riferita
+dal cardinal Noris, e da me inserita
+nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Nov. Inscription., p. 303, n. 1.]</span>. In un'altra iscrizione
+che si legge nel Tesoro di Grutero, il
+suo prenome è <i>Servio</i>: che così s'ha da
+intendere il SER. abbreviato degli antichi,
+e non già <i>Sergio</i>, come ha creduto taluno.
+Ma è lecito di sospettare, che nell'iscrizion
+gruteriana sia stato mutato il prenome
+di <i>Lucio</i> in <i>Servio</i>, perchè ben si sa
+che Galba imperadore, cioè il medesimo
+che fu console in quest'anno, era chiamato
+<i>Servio Galba</i>. Ma Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Galba, cap. 4.]</span> chiaramente
+scrive di lui: <i>Lucium pro Servio
+usque ad tempus imperii usurpavit</i>: il
+che giustifica quanto ha il marmo del
+Noris, e fa con fondamento temere della
+corruttela nell'altro. Tacito e Dione
+<span class="pagenum"><a name="Page_97" id="Page_97"></a>[97]</span>
+diedero a Galba console quel prenome
+ch'egli usò fatto imperadore; senz'avvertire
+ciò che Svetonio avvertì. Nelle
+calende di luglio a Galba fu sostituito
+nel consolato <i>Lucio Salvio Ottone</i> creduto
+da alcuni figliuolo di Tiberio Augusto,
+cotanto se gli rassomigliava nel volto.
+Da questo console nell'anno precedente
+era nato <i>Ottone</i>, che fu poi imperadore
+di pochi mesi. Volle far conoscere
+Tiberio in quest'anno ai senatori <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 6.]</span>,
+quanto egli poco si fidasse di loro, e che
+in breve era per venire a Roma; cioè
+scrisse chiedendo che qualora egli entrava
+nel senato, fosse permesso a Macrone
+capitan delle guardie del pretorio
+d'accompagnarlo con alcuni tribuni e
+centurioni della milizia. Tosto fu decretato
+che potesse menar seco quanta gente
+voleva. Erano tuttavia serrati nelle carceri,
+<i>Druso</i>, figliuolo di Germanico e nipote
+per adozion di Tiberio, ed <i>Agrippina</i>
+di lui madre. Avea più volte Tiberio fatto
+condurre questi infelici da un luogo ad un
+altro, sempre incatenati e in una lettiga
+ben serrata <span class="fnote">[Suetonius, in Tiber., cap. 64.]</span>, e con guardie che faceano
+allontanar tutti i viandanti. Doveva
+egli paventar sempre qualche risoluzione,
+e che avesse da correre il popolo a
+sprigionar quell'infelice principe. Saziò
+poi il suo furore in quest'anno con far
+morire di fame <i>Druso</i>. La savia <i>Agrippina</i>
+diede anch'essa fine al suo vivere, senza
+apparire, se mancasse per non volere il
+cibo, o pure perchè il cibo le fosse negato <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>.
+Furono i lor corpi non già portati
+nel mausoleo d'Augusto, ma sì segretamente
+seppelliti, che mai non se ne seppe
+il sito. Tutta Roma si riempiè di dolore
+e lutto, ma solamente nell'interno delle
+persone, per sì compassionevol fine della
+famiglia di Germanico, principe tanto
+amato da ognuno. Eppur bisognò che il
+senato rendesse grazie a Tiberio dell'avviso
+datogli della morte di Agrippina,
+<span class="pagenum"><a name="Page_98" id="Page_98"></a>[98]</span>
+predicata da lui per sua nemica e adultera,
+quando era notissima la di lei insigne
+onestà; ed inoltre convenne decretare
+che essendo morta nel medesimo
+dì che Sejano fu ucciso, cioè nel di 18
+d'ottobre, da lì innanzi in quel giorno
+si facesse un'offerta a Giove in rendimento
+di grazie per la morte dell'uno
+e dell'altra.
+</p>
+
+<p>
+Restava solo in vita dei figliuoli di
+Germanico <i>Cajo Caligola</i> <span class="fnote">[Tacit., lib. 6, cap. 20.]</span>, giovinetto
+di costumi sommamente malvagi, ma
+provveduto di tanto senno da farsi amare
+da Tiberio. Sapea coprir con finta modestia
+l'animo suo inclinato alla crudeltà;
+non gli scappò mai una parola di dispiacere
+o lamento per l'esilio e per la
+morte dei fratelli e della madre; ed ottenne
+per grazia di poter accompagnare
+Tiberio a Capri, studiandosi quivi di
+comparir sempre con vesti simili a quelle
+di lui, e d'imitare per quanto poteva le di
+lui maniere di parlare; di modo che di lui,
+divenuto poscia imperadore, ebbe a dire
+Passieno oratore: «Non esservi stato
+mai nè miglior servo, nè peggior signore
+di lui.» Contrasse il medesimo Cajo, di
+consenso di Tiberio in quest'anno gli
+sponsali con <i>Claudia</i> o <i>Claudilla</i> figliuola
+di Marco Silano. Sotto il detestabil governo
+di Tiberio, gran voga intanto
+aveano in Roma gli spioni e gli accusatori,
+parte volontari, parte suscitati dal
+principe stesso. Bastava per lo più l'accusare,
+perchè ne seguisse il condannare.
+Fioccavano in senato i libelli contro delle
+persone, e moltissimi inviati dal medesimo
+Tiberio che col braccio del senato
+andava facendo vendette, e pascendo
+I' avarizia sua colla morte e col confisco
+dei beni de' condannati. A parecchi nobili
+toccò ancor nell'anno presente la disavventura
+stessa; e massimamente ai senatori,
+tanti de' quali a poco a poco
+andò egli levando dal mondo, che non
+si poteano più provvedere i governi delle
+provincie <span class="fnote">[Tacitus, ibid., cap. 49. Dio, eod. lib. 58.]</span>. Fra l'altre più memorabili
+<span class="pagenum"><a name="Page_99" id="Page_99"></a>[99]</span>
+ingiustizie commesse in quest'anno degna
+è di menzione l'usata da Tiberio
+contro di Sesto Mario, da lungo tempo
+suo amico che, col favore principesco,
+giunto era ad essere il più ricco gentiluomo
+della Spagna. Avendo egli una figliuola
+di bellissimo aspetto, per timore che
+Tiberio non gliela facesse rapire, come
+solito era con altri, la trafugò in luogo
+dove fosse sicura. Avvertitone dalle sue
+spie Tiberio, fece accusar amendue
+d'incesto, e gittar giù della rupe tarpeja
+i lor corpi, con far sue le immense ricchezze
+dell'infelice Mario. Tacito racconta
+molti altri spettacoli di somiglianti
+crudeltà accadute in quest'anno, senza
+che mai si saziasse il genio sanguinario
+di Tiberio. Strano bensì parve ai più del
+popolo, ch'egli in un certo dì facesse
+morire tutti i principali spioni ed accusatori,
+e proibisse a tutte le persone
+militari il far questo infame uffizio, benchè
+lo permettesse ai senatori e cavalieri.
+Ma si può ben credere ciò fatto per comparire
+disapprovatore di que' maligni
+stromenti, dei quali si serviva la stessa
+di lui malignità per far tanto male al
+pubblico. Erano eziandio cresciute a
+dismisura le usure in Roma; e contro
+dei debitori furono in quest'anno portate
+istanze ed accuse assaissime al
+senato; nè piccolo era il numero di
+coloro che, ascondendo la pecunia d'oro
+e d'argento, ne faceano scarseggiare la
+città. Si vide allora un prodigio di Tiberio.
+Mise egli nel banco della repubblica
+una gran somma d'oro e d'argento, da
+prestarsi a chiunque ne abbisognasse, e
+desse idonea sigurtà, senza che per tre
+anni ne pagassero frutto: azione applaudita
+da ognuno, ma che non fece
+punto sminuire il comune odio contro
+del tiranno. Ad <i>Elio Lamia</i> prefetto di
+Roma defunto succedette in quell'uffizio
+<i>Cosso</i>, per attestato di Tacito e Seneca <span class="fnote">[Seneca, epist. 81.]</span>.
+E Marco Coccejo Nerva, giurisconsulto
+insigne di questi tempi, ed uno del consiglio
+di Tiberio, non potendo più, siccome
+<span class="pagenum"><a name="Page_100" id="Page_100"></a>[100]</span>
+uomo giusto, tollerar le iniquità
+di quel mostro, se ne liberò con lasciarsi
+morir di fame: nè per quante preghiere
+gli facesse Tiberio, per saper la cagione
+di tal risoluzione, e per tenerlo in vita,
+volle mutare il fatto proponimento.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXIV" id="XXXIV"></a>XXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro</span> Apostolo papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 21.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Paolo Fabio Persico</span> e <span class="sc">Lucio Vitellio</span>.
+</p>
+
+<p>
+A questi consoli ordinari si crede
+che ne succedessero nelle calende di
+luglio due altri <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>, de' quali si è perduto
+il nome. E ciò perchè avendo questi
+ultimi consoli celebrato l'anno ventesimo
+compiuto dell'imperio di Tiberio,
+fecero anche dei voti agli dii pel decennio
+venturo, come fu in uso a' tempi
+d'Augusto. Quella gelosa bestia di Tiberio,
+che avea preso l'imperio non per
+dieci, nè per venti anni, ma finchè a lui
+piacesse, parendogli che volessero far
+conoscere, che la di lui potestà dipendea
+dall'arbitrio del senato, fece accusarli
+tutti e due e condannarli, e pare che
+fosse anche abbreviata immediatamente
+loro la vita. Questo Persico probabilmente
+è quello stesso che fu mentovato
+da Seneca <span class="fnote">[Seneca, de benefic., lib. 2, cap. 21.]</span>, per uomo di cattiva riputazione.
+Ma nulla di un fatto tale, che
+avrebbe fatto più strepito di tant'altri,
+si ha presso Tacito, il qual pure accenna
+le morti di molti altri di dignità inferiore.
+Dione stesso attribuisce quei
+voti e quell'innocente fallo ai consoli
+ordinari; e pure noi sappiam da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, c. 2.]</span>,
+che <i>Lucio Vitellio</i>, console nel
+presente anno e padre di Aulo Vitellio
+che fu poi imperadore, dopo il consolato
+ebbe il governo della Soria, e campò
+molto dappoi. Parimente di <i>Fabio Persico</i>,
+sopravvissuto, s'ha memoria presso
+<span class="pagenum"><a name="Page_101" id="Page_101"></a>[101]</span>
+Seneca <span class="fnote">[Seneca, lib. 2 et 4 de Benefic.]</span>. Però la credenza dei consoli
+sostituiti, e fors'anche il fatto narrato
+da Dione può patire dei dubbi. Non
+mancarono all'anno presente le sue funeste
+scene, cioè molte condanne e morti
+d'uomini illustri, avvenute per la crudeltà
+di Tiberio e per la prepotenza di
+Macrone prefetto del pretorio; il quale
+imitando le arti di Sejano ma più copertamente,
+si abusava anch'egli della
+sua autorità e del favore del principe <span class="fnote">[Dio, lib. 58. Tacit., lib. 4, cap. 19.]</span>.
+Pomponio Labeone, dopo essere
+stato pretore di Mesia per otto anni, accusato
+d'essersi lasciato corrompere
+con danari, tagliatosi le vene, si sbrigò
+da questa vita: ed altrettanto fece sua
+moglie. Era anche stato in governo
+Marco, ossia Mamerco Emilio Scauro,
+nè già era incolpato di cattiva amministrazione,
+quantunque vergognosi fossero
+i suoi costumi. Macrone, che l'odiava,
+trovò la maniera di precipitarlo,
+con presentare a Tiberio una di lui tragedia
+intitolata <i>Atreo</i>, in cui oltre al
+parlarsi di parricidio, uno era esortato
+a tollerar la pazzia del regnante; è con
+fargli credere che sotto nome altrui si
+sparlasse di lui. Di più non ci volle per
+far processare Scauro, il quale, senz'aspettar
+la condanna, si privò da sè stesso
+di vita, nè da meno di lui volle essere
+la moglie sua. Costumavasi allora dagli
+etnici romani di darsi iniquamente la
+morte da sè medesimi, perchè i corpi
+de' condannati non era lecito il seppellirli,
+e i lor beni andavano al fisco;
+laddove prevenendo la sentenza, loro
+non si negava la sepoltura: e sussistendo
+i testamenti, agli eredi pervenivano
+i loro beni. Fra coloro eziandio che furono
+accusati si contò Lentulo Getulico,
+stato già console nell'anno di Cristo
+26. Altro a lui non veniva imputato, se
+non che avesse trattato di dare una sua
+figliuola in moglie a Sejano. Ma fu buon
+per questo personaggio ch'egli allora si
+trovasse in Germania al comando di
+<span class="pagenum"><a name="Page_102" id="Page_102"></a>[102]</span>
+quelle legioni che l'amavano forte per
+le sue dolci maniere. Dicono ch'egli
+scrivesse animosamente una lettera a
+Tiberio, con ricordargli che non per
+elezione propria, ma per consiglio di lui
+stesso, avea cercato di far parentela con
+Sejano. Essersi ben egli ingannato nel
+procacciarsi l'amicizia di quell'uomo
+indegno; ma che niuno più d'esso Tiberio
+avea amato Sejano: nè essere perciò
+conforme alla ragione che il comun
+fallo fosse innocente per lui, e peccaminoso
+per gli altri. Pertanto riflettendo
+al pericolo di nuocere a chi aveva l'armi
+in mano, e poter rivoltarsi, giudicò meglio
+il desistere dall'impresa; e per lo
+contrario fece condannar e cacciare in
+esilio Abudio Rufo, cioè l'accusatore
+di Lentulo Getulico. Videsi in questo
+anno in Grecia un giovane <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>, che spacciatosi
+per Druso figliuolo di Germanico,
+trovò di molti aderenti in quelle contrade;
+e se gli riusciva di passare in
+Soria, a lui si sarebbe verisimilmente
+unito quell'esercito. Ma preso da Pompeo
+Sabino governator della Macedonia,
+fu inviato a Tiberio. Tacito scrive <span class="fnote">[Tacit., lib. 5, c. 10.]</span>
+ciò avvenuto tre anni prima, quando
+era tuttavia vivente lo stesso Druso in
+prigione: il che, se fosse vero, potrebbe
+questo avvenimento aver dato impulso
+alla morte del medesimo Druso. Da
+esso Tacito fu ancora scritto che nel
+presente anno si lasciò veder di nuovo
+dopo alcuni secoli l'augello Fenice nell'Egitto,
+con rapportarne la mirabil
+genealogia. A simili favole oggidì non
+si presta fede. Plinio e Dione mettono
+due anni dappoi lo scoprimento di questo
+non mai più risorto uccello.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_103" id="Page_103"></a>[103]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXV" id="XXXV"></a>XXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 22.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Cestio Gallo</span> e <span class="sc">Marco Servilio
+Moniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Si celebrarono in quest'anno <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span> le
+nozze di <i>Cajo Caligola</i>, nipote per adozione
+di Tiberio, con <i>Claudilla</i>, figliuola
+di Marco Silano, in Anzo. V'intervenne
+lo stesso Tiberio, non avendo voluto
+neppure per occasion sì propria lasciarsi
+vedere in Roma, perchè non gli piacea
+di trovarsi presente alle sanguinarie esecuzioni,
+che ivi tuttavia si continuavano
+d'ordine di lui, non mai sazio di perseguitare
+chiunque fu stretto d'amicizia
+con Sejano. Fin qui aveva egli sofferto
+Fulcinio Trione, che fu console nell'anno
+della caduta del medesimo Sejano, anzi
+la buona gente il riputava molto favorito
+da lui. Ora solamente era per iscoppiare
+il fulmine sopra di lui; ma ciò presentito
+da Trione, si uccise colle proprie mani
+dopo aver fatto un testamento, in cui
+vomitò quante ingiurie potè contra di
+Tiberio e di Macrone, e dei liberti della
+corte. Non si attentavano gli eredi suoi
+di pubblicare un sì obbrobrioso scritto.
+Avutane contezza Tiberio, volle che si
+portasse e leggesse nel senato per guadagnarsi
+il plauso di principe sofferente
+dell'altrui libertà, giacchè punto non si
+curava della propria infamia, nè che si
+scoprissero le iniquità da lui commesse
+per mezzo di Sejano, ben sapendo che
+non erano cose ignote al pubblico. Uso
+certamente suo fu il non mai volere che
+si occultassero i libelli infamatorii fatti
+contra di lui, parendo quasi che riputasse
+sue lodi le sue vergogne. Altri senatori
+ed altri nobili, annoverati da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, c. 38.]</span>
+e da Dione, o per mano propria o
+per quella del carnefice terminarono in
+<span class="pagenum"><a name="Page_104" id="Page_104"></a>[104]</span>
+quest'anno la lor vita; ed uno fra gli
+altri merita d'essere rammentato, cioè
+Poppeo Sabino, poco fa da noi veduto,
+che dopo il consolato, per ventiquattro
+anni avea governato la Macedonia,
+l'Acaia e le due Mesie, e col darsi la
+morte schivò il giudizio. Soggiornava in
+questi tempi Tiberio in vicinanza di Roma,
+per poter più speditamente aver il
+piacere d'intendere l'esecuzione de' suoi
+tirannici comandamenti <span class="fnote">[Tacitus, l. 6, c. 31. Dio, lib. 58.]</span>. Fu allora,
+che vennero a Roma alcuni nobili Parti,
+segretamente, cioè senza saputa del re
+loro <i>Artabano</i>, per chiedere a Tiberio
+<i>Fraate</i>, figliuolo del fu <i>Fraate</i> re. Era
+montato Artabano in gran superbia,
+dacchè la vecchiaia di Tiberio, e il suo
+abborrimento alla guerra, aveano scemata
+in molti la stima e paura dell'armi
+romane. Essendo mancato di vita <i>Zenone</i>
+o sia <i>Artassia</i>, già creato dai Romani <i>re
+dell'Armenia</i>, Artabano avea occupato
+quel regno, e messovi <i>Arsace</i>, uno dei
+suoi figliuoli, per re, con assalir dipoi la
+Cappadocia, e minacciar anche di peggio
+i Romani. Inimicossi oltre a ciò i suoi
+colla soverchia alterigia, e lor diede ansa
+che ricorressero a Tiberio. Fu dunque
+mandato <i>Fraate</i> in Soria per isperanza
+che i Parti si moverebbero in favore di
+lui; ma perchè v'andò con poca fretta,
+ebbe tempo Artabano di premunirsi, e
+Fraate ammalatosi morì. Non lasciò Tiberio
+per questo di accudire agli affari
+dell'Armenia, e costituito Lucio Vitellio,
+cioè il padre di <i>Vitellio</i>, che fu col tempo
+imperadore, per generale dell'armata
+romana in Levante, mosse anche i re
+d'Iberia e i Sarmati contra di Artabano.
+Lasciatisi corrompere i ministri di Arsace,
+già divenuto re dell'Armenia, tolsero
+a lui la vita; ed entrate in quel paese le
+truppe dell'Iberia sotto il comando del
+re <i>Farasmane</i>, presero Artasata capitale
+del regno. Allora Artabano spedì Orode
+altro suo figliuolo contra di Farasmane
+con parte delle sue forze <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaicarum, lib. 18, c. 6.]</span>. I Parti,
+<span class="pagenum"><a name="Page_105" id="Page_105"></a>[105]</span>
+benchè inferiori di gente, vollero battaglia;
+ma o sia che Orode vi fosse ucciso,
+o che la nuova ch'egli fosse ferito passasse
+in credenza di morte, la vittoria si
+dichiarò per Farasmane, al cui fratello
+<i>Mitridate re dell'Iberia</i> fu conceduta
+l'Armenia. Diedesi dipoi una seconda
+battaglia da Artabano, ma svantaggiosa
+anch'essa per lui; e perchè nello stesso
+tempo seppe che Lucio Vitellio coll'armi
+romane si accingeva a passar l'Eufrate
+per entrar nella Mesopotamia, abbandonato
+ogni pensier dell'Armenia, si ritirò
+alla difesa del proprio paese. Era allora
+l'Eufrate il confine tra l'imperio romano
+e il partico o sia persiano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXVI" id="XXXVI"></a>XXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio</span> imperadore 23.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Sesto Papinio Allenio</span> e <span class="sc">Quinto Plautio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non è ben chiaro, se Lucio Vitellio,
+fabbricato un ponte sull'Eufrate, coll'esercito
+romano passasse in questo o
+nel precedente anno in Mesopotamia.
+Certo è bensì che passò, e all'arrivo suo
+i primati de' Parti si scoprirono allora
+alienati dall'ossequio verso del re <i>Artabano</i> <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, c. 42.]</span>,
+e congiunsero le loro armi coi
+Romani. Trovavasi con Vitellio anche
+<i>Tiridate</i>, parente del defunto re Fraate.
+Veduta così bella disposizion dei Parti
+in suo favore, per consiglio di Vitellio,
+prese il cammino alla volta di Seleucia,
+città potente, che gli aprì con gran festa
+le porte, ed Artabano, veggendosi abbandonato
+de' suoi, se ne fuggì. Intanto Vitellio,
+contento di aver fatta la sua sparata
+con far conoscere a que' popoli la
+possanza romana, e credendo già assicurato
+il regno a Tiridate, se ne tornò
+colle sue legioni in Soria. Fu coronato
+Tiridate in Ctesifonte, capitale del regno
+dei Parti. S'egli avesse proseguito il
+corso di sua fortuna con visitar tutto il
+paese, e ridurre chiunque titubava alla
+<span class="pagenum"><a name="Page_106" id="Page_106"></a>[106]</span>
+sua fede, interamente il regno sarebbe
+stato di lui. Ma essendosi egli impegnato
+nell'assedio di un castello, dove Artabano
+avea ridotto il tesoro e le concubine
+sue, alcuni di que' grandi, che non
+erano intervenuti alla coronazione o per
+paura di Tiridate, o per invidia che portavano
+ad Abdagese, ministro favorito
+di lui, andarono a trovar Artabano per
+rimetterlo sul trono. S'era questi ritirato
+nell'Ircania, dove da povero uomo
+vivea, guadagnandosi il vitto con la caccia.
+Credette egli a tutta prima che fossero
+venuti costoro per assassinarlo.
+Rassicurato da essi, e presa seco una
+mano di Sciti, si mise con loro in cammino,
+e trovata la gente che senza difficoltà
+tornava alla sua divozione, ingrossato
+di forze, s'indirizzò verso Seleucia.
+Stette in forse Tiridate, se dovea andargli
+incontro per dargli battaglia. Prevalse
+l'opinion dei dappoco, il primo de' quali
+era il medesimo Tiridate; e però egli
+si ridusse in Soria, con isperanza che
+l'esercito romano avesse da prestargli
+aiuto per ricuperare il perduto regno,
+di cui con tutta facilità Artabano ripigliò
+il possesso. Vitellio non volle altro impegno,
+ed all'incontro Artabano diventò
+più che mai orgoglioso, e poco mancò
+che non portasse la guerra nel territorio
+romano. Non è inverisimile, che questo
+fosse il tempo in cui egli scrisse una lettera
+di fuoco a Tiberio <span class="fnote">[Sueton., in Tiber. cap. 66.]</span>, rinfacciandogli
+la sua crudeltà, la vergognosa libidine
+e la poltroneria, ed esortandolo ad
+appagar prontamente l'odio universale
+e giustissimo de' popoli con darsi la
+morte da sè medesimo.
+</p>
+
+<p>
+Due disavventure afflissero Roma
+nell'anno presente, cioè una fiera inondazione
+del Tevere, per cagione di cui
+in molte parti della città fu necessario
+l'andar colle barche, e un incendio che
+guastò gran copia di case nel monte
+Aventino e la metà del Circo <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, cap. 45. Dio, lib. 58.]</span>. Tiberio
+in questa occasione, dimenticata
+<span class="pagenum"><a name="Page_107" id="Page_107"></a>[107]</span>
+l'innata sua avarizia, sovvenne con abbondanza
+d'oro al bisogno di chiunque
+avea patito. Che per altro amava Tiberio
+di conservare e d'accrescere il suo tesoro,
+nè si sa che egli lasciasse alcuna
+fabbrica insigne, fuorchè il tempio innalzato
+ad Augusto, e la scena del teatro
+Pompeo. E neppur queste, se crediamo
+a Svetonio, le perfezionò. Non passò
+l'anno presente, senza che si vedessero
+le usate scene delle accuse e della crudeltà
+di Tiberio contra de' nobili. Cajo
+Galba, già console e fratello di chi fu
+dipoi imperadore, due Blesi ed Emilia
+Lepida prevennero, con darsi la morte,
+i colpi del carnefice. Vibuleno Agrippa,
+cavalier romano, accusato, prese in faccia
+del senato il veleno che portava in
+un anello. Caduto a terra moribondo, e
+strascinato alle carceri, fu quivi frettolosamente
+strozzato per occupargli i
+beni. <i>Tigrane</i>, già re dell'Armenia <span class="fnote">[Tacitus, lib. 6, c. 40. Joseph., Antiquit. Judaic.,
+lib. 18.]</span>, e
+nipote del fu Erode re della Giudea,
+detenuto allora in Roma, ed accusato,
+lini anch'egli i suoi giorni per mano del
+pubblico ministro. Trattenevasi in Roma
+allora anche suo fratello <i>Agrippa</i>, ed
+avea contratta una famigliarità sì grande
+con Cajo Caligola, nipote per adozion
+di Tiberio, che pareano due fratelli.
+Racconta Giuseppe storico, che essendo
+un dì amendue a divertirsi condotti in
+un cocchio, Agrippa per adular Cajo gli
+disse, essere ben tempo che quel vecchio
+di Tiberio cedesse il luogo a lui, perchè
+allora tornerebbe la felicità in Roma.
+Furono ascoltate queste parole da Eutico
+liberto d'Agrippa, che gli serviva di
+carrozziere; e perciocchè costui, per
+aver fatto un furto al padrone, fu imprigionato,
+allora si lasciò intendere d'aver
+qualche cosa da rivelare attinente alla
+conservazion della vita dell'imperatore.
+Fu perciò inviato a Capri, dove era Tiberio,
+e tenuto un pezzo nelle catene
+senza esaminarlo. Lo stesso Agrippa
+stoltamente tanto si adoperò, che Tiberio
+<span class="pagenum"><a name="Page_108" id="Page_108"></a>[108]</span>
+trovandosi nel settembre di questo
+anno a Tuscolo, oggidì Frascati, vicino
+a Roma, fece venir Eutico, il quale alla
+presenza d'Agrippa rivelò quanto avea
+udito nel giorno suddetto. Ordinò immantinente
+Tiberio a Macrone capitan
+delle guardie di far incatenare Agrippa,
+a cui non valsero nè le negative, nè le
+suppliche per esentarsi da quell'obbrobrio.
+Stette egli nelle carceri tanto che
+Tiberio finì di vivere, ed allora ne uscì,
+siccome vedremo fra poco <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span>. Un augurio
+della morte d'esso Tiberio fu dai
+superstiziosi Romani creduta quella di
+Trasullo, succeduta nell'anno presente <span class="fnote">[Tacit., lib. 6, cap. 21.]</span>.
+Costui era il più favorito astrologo
+ed indovino che si avesse Tiberio; imperciocchè
+oltre modo si dilettò questo
+imperadore della strologia giudicaria,
+arte piena di vanità e d'imposture, che
+egli stesso condannava in casa altrui.
+E quantunque scrivano Tacito, Svetonio
+e Dione, che Tiberio, per mezzo di essa,
+predicesse a Galba il suo corto imperio,
+e la morte del giovinetto Tiberio suo
+nipote per ordine di Caligola, e ch'egli
+sapesse ciò che doveva avvenire a sè
+stesso in cadauna giornata: simili racconti
+più sicuro è il crederli dicerie del
+volgo. Allorchè Tiberio stette come esiliato
+in Rodi, studiò forte quest'arte,
+che in que' tempi era spacciata dai Caldei
+dappertutto. Quanti professori capitavano
+a Rodi, Tiberio, accompagnato
+da un solo robusto liberto, li conduceva
+in un alto scoglio, e metteali alla prova
+d'indovinargli il passato o l'avvenire.
+Se non ci coglievano, dal liberto erano
+precipitati in mare, senza che alcuno ne
+avesse contezza. Trasullo capitato colà,
+fu menato da Tiberio in que' dirupi, e
+gli predisse l'imperio; ma soggiungendo
+Tiberio che gli sapesse dire anche l'anno
+e il giorno della propria natività, s'imbrogliò
+l'indovino, e confessò tremando
+di non saperlo, ma che ben sapea d'essere
+imminente la propria morte. Tra
+<span class="pagenum"><a name="Page_109" id="Page_109"></a>[109]</span>
+per la buona nuova dell'imperio, e la
+conoscenza del pericolo in cui si trovava
+costui, Tiberio l'abbracciò, e il tenne
+dipoi sempre in sua corte. Perchè la
+morte di costui facesse credere vicina
+quella di Tiberio, qualche predizione di
+cui si dovea essere intesa.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXVII" id="XXXVII"></a>XXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cajo Caligola</span> imperad. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Gneo Acerronio Procolo</span> e <span class="sc">Cajo
+Petronio Pontio Negrino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ho aggiunto il nome di <i>Petronio</i> al
+secondo di questi consoli, perchè una
+iscrizione, riferita dal Fabretti <span class="fnote">[Fabret., Inscript., p. 674.]</span>, fu
+posta CN. ACERRONIO PROCVLO, C.
+PETRONIO PONTIO NIGRINO COS. In
+vece di <i>Negrino</i> egli è appellato <i>Negro</i>
+da Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Tiber., c. 73.]</span>, siccome ancora una
+inscrizione da me data alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 303, n. 2.]</span>. Sino
+alle calende di luglio durò la dignità
+di questi consoli. Appresso diremo a chi
+pervennero i fasci consolari. Anche nei
+primi mesi dell'anno presente si continuarono
+in Roma le accuse contra d'altre
+persone nobili; e perchè non erano
+accompagnate da lettere di Tiberio, credute
+furono manipolazioni di Macrone
+prefetto del pretorio, imitator di Sejano,
+e forse peggiore. Fra gli altri Lucio Arruntio,
+personaggio illustre, già stato
+console, non si potè impedir dagli amici,
+che, tagliatesi le vene, non si desse la
+morte, allegando che un vecchio par suo
+non sapea più vivere, battuto in addietro
+da Sejano ed ora da Macrone; e
+massimamente non essendo da sperare
+miglior tempo sotto il successor di Tiberio,
+che anzi prometteva peggio, e sarebbe
+governato dal medesimo Macrone;
+siccome in fatti avvenne. Intanto, dopo
+essersi fermato Tiberio alcuni mesi nei
+<span class="pagenum"><a name="Page_110" id="Page_110"></a>[110]</span>
+contorni di Roma senza mai volervi entrare,
+o perchè non si fidava de' Romani,
+o perchè qualche impostore gli avea predette
+delle disgrazie entrandovi, o pure
+perchè non voleva tanti occhi addosso
+alla sua scandalosa vita, determinò di
+tornarsene alla sua cara isola di Capri.
+Finora, benchè giunto all'età di settantotto
+anni, e benchè perduto in una nefanda
+lascivia, avea conservata la rubustezza
+del corpo, ed una competente sanità,
+camminava diritto come un palo, senza
+volersi servire di medicine, e con fare
+il medico a sè stesso: giacchè solea dire
+che l'uomo giunto all'età di trent'anni,
+non dee più aver bisogno di medici per
+saper ciò che conferisca o sia nocivo
+alla sanità. Ma egli si ritrovò infine sorpreso
+da una lenta malattia, arrivato
+che fu ad Astura <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., c. 72.]</span>. Potè nondimeno
+continuare il viaggio sino a Miseno <span class="fnote">[Dio, lib. 58. Tacitus, lib. 6, c. 50.]</span>,
+celebre porto, dissimulando sempre il
+suo male, e non men di prima banchettando
+con gli amici. Deluso dal suo poco
+prima defunto strologo Trasullo, che gli
+avea predetto anche dieci altri anni di
+vita, tenea per lontanissima tuttavia la
+morte. Fu creduto che Trasullo con buon
+fine il burlasse con quella predizione,
+acciocchè persuaso di vivere sì lungo
+tempo, non si affrettasse a far morire
+tanti nobili ch'egli avea in lista. E certo
+non pochi si salvarono per questo saggio
+ripiego, e fra essi alcuni già condannati,
+perchè ne' dieci giorni di vita che si lasciavano
+loro dopo la sentenza, arrivò
+la nuova della morte di Tiberio.
+</p>
+
+<p>
+Fingeva dunque, secondo lo stile
+della sua dissimulazione, Tiberio di sentirsi
+bene, tuttochè aggravato dal male,
+e ridotto a fermarsi nella villa e nel
+palazzo che fu di Lucullo. Ma Caricle
+medico insigne, e da lui amato, non già
+perchè volesse de' medicamenti da lui,
+ma per li suoi consigli, destramente nel
+congedarsi da lui gli toccò il polso e conobbe
+che s'avvicinava al suo fine. Ne
+<span class="pagenum"><a name="Page_111" id="Page_111"></a>[111]</span>
+avvisò Macrone, e questi sollecitamente
+cominciò a disporre le cose per far succedere
+<i>Cajo Caligola</i> nell'imperio. Tre
+persone viveano discendenti in qualche
+guisa da Augusto, e però capaci di succedere
+a Tiberio, cioè esso <i>Caligola</i> figliuolo
+di Germanico, nato <span class="fnote">[Sueton., in Caligula, cap. 8.]</span> nell'anno 12 dell'Era
+volgare, e però nel fiore di sua
+età. Questi, avendo Tiberio adottato Germanico
+di lui padre, veniva perciò ad
+essere di lui nipote legittimo. Ma egli
+era di pessima inclinazione, violento, e
+tendente anche alla follia; e se n'era facilmente
+accorto Tiberio, di modo che
+un dì ridendosi Cajo di Silla, celebre
+nella storia romana, Tiberio gli disse:
+«A quel ch'io veggo, tu sei per avere
+tutti i vizii di Silla, ma niuna delle sue
+virtù.» L'altro era <i>Tiberio Gemello</i>,
+figliuolo di <i>Druso</i>, cioè del figlio naturale
+dello stesso Tiberio, così appellato perchè
+nato con un altro fratello da <i>Livilla</i>
+nel medesimo parto. Ma non avea che
+diciassette anni, e però non per anche
+capace di governare un sì vasto imperio.
+Il terzo era <i>Tiberio Claudio</i>, fratello del
+suddetto Germanico, in età bensì virile,
+ma di poca testa, e di niun concetto fra
+i Romani. Discordano gli autori in dire
+chi fosse eletto da Tiberio per suo successore.
+Giuseppe storico racconta un
+fatto, che ha ciera di favola <span class="fnote">[Joseph., Antiquit. Judaic., lib. 18.]</span>. Cioè che
+Tiberio, incerto qual dei due de' suddetti
+suoi nipoti avesse egli da eleggere, ne
+rimise la decisione al caso, con destinare
+di preferir quello che la mattina
+seguente fosse il primo ad entrar in sua
+camera; e questi fu Caligola, a cui poscia
+raccomandò il giovinetto Tiberio,
+quantunque scrivano che per astrologia
+antivedesse che Cajo Caligola gli dovea
+levare la vita. Altri <span class="fnote">[Dio, lib. 58.]</span> hanno detto che
+Tiberio non antepose il suo natural nipote,
+perchè la scoperta amicizia di
+Livilla di lui madre gli fece dubitare se
+fosse veramente figliuolo di Druso suo
+<span class="pagenum"><a name="Page_112" id="Page_112"></a>[112]</span>
+figlio. Tuttavia pare che si accordino
+Filone Ebreo <span class="fnote">[Philo, de Legation. Sueton., in Tiber., c. 76.]</span>, Svetonio e Dione in
+dire, che Tiberio in due suoi testamenti
+lasciò egualmente eredi <i>Caligola</i> e il giovane
+<i>Tiberio</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ora <i>Cajo Caligola</i>, per assicurarsi di
+prendere la fortuna pel ciuffo, facea la
+corte a Macrone, potentissimo ufficiale,
+perchè capitano delle guardie, cioè di
+diecimila soldati che erano il terrore di
+Roma. Nè men sollecito era a farla ad
+Ennia Nevia di lui moglie; anzi fu creduto
+che passasse tra loro un'infame corrispondenza,
+e di ciò non si mettesse
+pena Macrone, giacchè anch'egli dal suo
+canto avea dei motivi di guadagnarsi
+l'affetto di Cajo, perchè parea più facile
+che in lui cadesse l'imperio. Però parlava
+sempre bene di lui a Tiberio, scusandone
+i difetti, in guisa che un dì Tiberio gli
+rimproverò questo grande attaccamento
+a Cajo con dirgli «d'essersi ben avveduto
+ch'egli abbandonava il sole
+d'Occidente, per seguitare il sole
+d'Oriente.» Era cresciuto il male di
+Tiberio <span class="fnote">[Dio, lib. 58. Tacitus, lib. 6, c. 50. Sueton.
+in Tiber., c. 73.]</span>, ed avea già patito alcuni
+sfinimenti. Gliene arrivò uno specialmente
+nel dì 16 di marzo così gagliardo, che
+fu creduto morto. Caligola uscì del palazzo;
+a folla corsero i cortigiani a rallegrarsi
+con lui: quand'ecco esce uno
+di corte, che riferisce essere tornato in
+sè Tiberio, e chiedere da mangiare. Allora
+spaventati, chi qua, chi là, colla testa
+bassa sfumarono. Cajo senza poter parlare,
+più morto che vivo ricorre a Macrone.
+Ma questi, nulla atterrito, sa ben
+trovar tosto la maniera di calmare l'altrui
+spavento. Non van d'accordo gli scrittori
+nel dirci, come Tiberio si sbrigasse dal
+mondo. Seneca, citato da Svetonio, scrisse
+che o sia che Tiberio si sentisse venir meno,
+o che la sua famiglia l'avesse abbandonato,
+come è succeduto in tanti altri casi
+di principi morti senza parenti, chiamò; e
+niuno rispondendo, si alzasse dal letto,
+<span class="pagenum"><a name="Page_113" id="Page_113"></a>[113]</span>
+e poco lungi di là caduto, spirasse. Raccontano
+altri, che Cajo Caligola gli avesse
+dato un lento veleno che l'uccise. Altri,
+che sotto pretesto di riscaldarlo, Macrone
+gli facesse metter addosso di molti panni
+che il soffocarono; ovvero che gli negasse
+da mangiare, e il lasciasse morire per
+mancanza d'alimento. Finalmente scrissero
+altri, che veggendo Caligola <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 12.]</span> come
+Tiberio non la volea finir da sè stesso,
+lo strangolasse con le sue mani, o pure
+con uno origliere o sia guanciale gli
+turasse la bocca, e il facesse ammutolire
+per sempre. Comunque fosse, morì Tiberio
+nel suddetto giorno 16 di marzo.
+Dione scrive nel dì 26. O dell'uno o
+dell'altro il testo è mancante. Così cessò
+di vivere questo imperadore, dotato di
+grande ingegno, ma per servirsene solamente
+in male; che finchè ebbe paura
+d'Augusto e di Germanico, nipote e
+figliuolo suo adottivo, stette in dovere;
+che simulatore e dissimulator sopraffino
+si mostrò delle false virtù, ma poi si
+abbandonò in fine a tutti i vizii; che
+divenne abbominevole per l'infame sua
+libidine, ma più per le sue crudeltà ed
+ingiustizie; che niuno amava fuorchè sè
+stesso, che fu udito chiamar felice Priamo,
+per essere morto dopo aver veduti morti
+tutti i suoi.
+</p>
+
+<p>
+Non tardò <i>Cajo Caligola</i> ad avvisare
+il senato dell'essere Tiberio mancato di
+vita, con dimandare ancora che decretassero
+al medesimo gli onori divini. Ma
+Tiberio era troppo odiato; e siccome il
+popolo romano a questa nuova diede in
+risalti d'allegrezza, così commosso andava
+lacerando la di lui memoria con
+tutte le maledizioni, e gridando <i>al Tevere,
+al Tevere</i>, cioè il di lui corpo. Di questa
+commozione si servì il senato per
+sospendere la risoluzion degli onori a
+Tiberio; e Cajo venuto poi a Roma, più
+non ne parlò. Portato a Roma il cadavere
+di Tiberio, fu bruciato secondo il
+costume d'allora; e con poca pompa
+seppellito. Cajo fece l'orazione funebre;
+<span class="pagenum"><a name="Page_114" id="Page_114"></a>[114]</span>
+ma con poco encomio di lui, impiegando
+le parole piuttosto in esaltare Augusto
+e Germanico suo padre. Già si è detto,
+quanto fosse amato dai Romani esso
+Germanico per le sue rare virtù, e Cajo
+appunto per essere di lui figliuolo, comunemente
+era amato, giacchè non si
+erano per anche dati a conoscere se non
+a pochi tutti i suoi vizii e difetti, che si
+trovarono poi innumerabili. All'incontro,
+per l'odio d'ognuno contra di Tiberio,
+era anche odiato <i>Tiberio Gemello</i>, natural
+nipote di lui. E però a Cajo non fu difficile
+l'essere riconosciuto e confermato
+per imperadore, e il fare che dal senato
+fosse cassato il testamento di Tiberio, per
+cui egualmente lasciava ad esso Cajo e Tiberio
+Gemello l'amministrazion dell'imperio.
+Così restò egli solo imperadore <span class="fnote">[Sueton., in Caj., cap. 14. Dio, lib. 59.]</span>
+colla podestà tribunizia e coll'autorità
+ed arbitrio di far tutto, siccome attesta
+Svetonio, benchè non usasse subito i
+titoli usati dai due precedenti Augusti.
+Piena d'ammirazione e di giubilo rimase
+Roma tutta al vedere con che mirabili
+e plausibili maniere Caligola desse principio
+al suo governo; senza riflettere
+che diversa dal mattino suol essere la
+sera di molti regnanti. <i>Caligola</i>, dissi,
+che così era volgarmente chiamato con
+soprannome a lui dato, allorchè fanciullo
+trovandosi all'armata in Germania,
+Germanico suo padre il facea vestir da
+semplice soldato, e portare gli stivaletti,
+chiamati <i>Caligae</i>, e usati allora nella
+milizia. Divenuto poi imperadore riputò
+egli come ingiurioso e degno di gastigo
+un tal soprannome; e perciò dagli storici
+vien mentovato per lo più col nome di
+<i>Cajo</i>. Affettò dunque Cajo sulle prime
+di comparir popolare, siccome abbiamo
+da Svetonio e da Dione; poichè, per
+conto di Tacito, periti seno i libri suoi,
+che trattavano della vita di questo iniquissimo
+principe, e dei primi anni del
+suo successore. Eseguì egli pontualmente
+tutti i legati lasciati da Tiberio, e quegli
+ancora, che Livia Augusta nel suo testamento
+<span class="pagenum"><a name="Page_115" id="Page_115"></a>[115]</span>
+avea ordinato; ma che l'ingrato
+suo figliuolo Tiberio non avea mai voluto
+pagare. Diede subito la mostra
+alle compagnie de' soldati del pretorio,
+con isborsar a tutti il danaro lasciato lor
+da Tiberio, ed aggiugnerne altrettanto
+per ispontanea munificenza. Pagò parimente
+al popolo romano l'insigne donativo
+di danaro ordinato da Tiberio
+colla giunta di sessanta denari per testa,
+ch'egli non avea potuto pagare, allorchè
+prese la toga virile, e inoltre quindici
+altri a titolo di usura pel ritardo. Finalmente
+a tutti gli altri soldati di Roma, e
+alle guardie notturne, cioè ai vigili, e alle
+legioni fuori d'Italia, e ad altri soldati
+mantenuti nelle città minori, sborsò cinquecento
+sesterzii ai primi, e trecento
+agli altri per testa.
+</p>
+
+<p>
+Mellifluo fu in un certo giorno il suo
+ragionamento ai senatori con dir loro,
+dopo aver toccati tutti i vizii del defunto
+Tiberio, di volerli a parte nel comando
+e governo, e che farebbe tutto quanto
+paresse loro il meglio, chiamandosi lor
+figliuolo ed allievo. Richiamò gli esiliati,
+liberò tutti i prigioni, e fra gli altri Quinto
+Pomponio, tenuto in quelle miserie per
+sette anni, dopo il suo consolato. Annullò
+ogni processo criminale, con bruciar
+anche i libelli lasciati da Tiberio. Queste
+prime azioni gli guadagnarono un gran
+plauso, massimamente perchè fu creduto
+ch'egli fosse per mantener la parola, che
+in quell'età il suo cuore andasse d'accordo
+con la lingua. Volle tosto il senato
+far dimetter il consolato a Procolo e
+Negrino per conferirlo a lui; ma egli
+ordinò che continuassero in quella dignità,
+secondochè era dianzi stabilito,
+sino alle calende di luglio, nel qual tempo
+poscia fu egli dichiarato console, ed
+amò di aver per collega <i>Tiberio Claudio</i>
+suo zio, che fin qui era stato tenuto
+in basso stato e nell'ordine de' soli cavalieri,
+a cagion della debolezza del suo
+capo. Nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> Cajo si trova
+intitolato CAJVS CAESAR AVGVSTVS
+<span class="pagenum"><a name="Page_116" id="Page_116"></a>[116]</span>
+GERMANICVS: ed in altre vi si aggiunge
+DIVI AVGVSTI PRONEPOS. Fece ancora
+risplendere l'amor suo verso de' suoi,
+con dare il titolo d'Augusta e di sacerdotessa
+d'Augusto ad <i>Antonia</i> avola sua
+e madre di Germanico, e col concedere
+alle sue sorelle i privilegi delle Vestali,
+e posto presso di sè negli spettacoli. A
+<i>Tiberio Gemello</i>, nipote di Tiberio, diede
+il titolo di Principe della Gioventù, e di
+più l'adottò per suo figliuolo. Andò in
+persona alle isole Pandataria e Ponza a
+cercar le ceneri d'<i>Agrippina</i> sua madre,
+e di <i>Nerone</i> suo fratello; e con funebre
+magnificenza portatele a Roma, le collocò
+nel mausoleo d'Augusto, con determinare
+in onore e memoria d'essi
+esequie e spettacoli annuali. Stava tuttavia
+fra le catene <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Jud., lib. 18. Dio, lib 59.]</span> Agrippa, nipote di
+Erode il grande re della Giudea, quando
+restò liberata Roma dal ferreo giogo di
+Tiberio. Cajo, essendosene tosto ricordato,
+siccome amico suo caro, mandò
+ordine al prefetto di Roma di trasferirlo
+dalla carcere alla casa dove abitava
+prima; e da lì a pochi giorni fattoselo
+condurre davanti con abito mutato, gli
+mise in capo un diadema, dichiarandolo
+re, e sottomettendo a lui la Tetrarchia,
+già posseduta da Filippo suo zio, morto
+poco fa, con aggiugnervi l'altra di Lisania,
+restando la Giudea come prima sotto
+l'immediato governo dei Romani. Restituì
+ancora ad <i>Antioco</i> il regno della Comagene
+colla giunta della Cilicia marittima.
+Di gloria medesimamente fu a Cajo
+l'aver cacciato fuori di Roma que' giovinetti
+che faceano l'infame mercato
+de' lor corpi; e poco vi mancò che non
+li mandasse a seppellir nel Tevere. Ordinò
+che si cercassero e pubblicamente si potessero
+leggere le storie soppresse di <i>Tito
+Labieno, Cordo Cremuzio e Cassio Severo</i>.
+Ai magistrati lasciò libera la giurisdizione,
+senza che si potesse appellare a
+lui. Dalle provincie d'Italia levò il dazio
+del centesimo denaro che si pagava per
+tutte le cose vendute all'incanto. Sotto
+<span class="pagenum"><a name="Page_117" id="Page_117"></a>[117]</span>
+Tiberio, principe d'umor tetro, le pubbliche
+allegrie, i giuochi, gli spettacoli
+erano divenuti cose rare. Cajo non tardò
+a rimetter tutto in uso, e con grande
+accrescimento: cose tutte stupendamente
+applaudite dal popolo <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 17. Dio, lib. 59.]</span>. Dopo aver
+tenuto il consolato per due mesi, lo
+rinunziò ai due consoli destinati da Tiberio.
+Il nome loro non è noto. Stimò
+il Pighio, che fossero <i>Tiberio Vinicio
+Quadrato</i> e <i>Quinto Curzio Rufo</i>. Se di
+queste maravigliose azioni di Cajo Caligola
+si rallegrasse Roma, veggendo un
+aspetto sì bello con tanta differenza dal
+precedente sanguinario governo, non è
+da chiederlo. Talmente si rallegrò quel
+popolo a sì gran mutazione di scena, che,
+per testimonianza di Svetonio, nei tre
+mesi seguenti dopo la morte di Tiberio,
+cento sessantamila vittime furono svenate
+in rendimento di grazie ai loro falsi dii.
+Ma durò ben poco questo ciel sì ridente,
+siccome nell'anno seguente apparirà. <i>Artabano</i>
+re de' Parti, che in addietro odiò
+forte Tiberio, udita la di lui morte, se
+ne rallegrò e diede tosto adito ad un
+trattato di pace. Scrive Dione ch'egli
+stesso ricercò l'amicizia di Cajo. Ma Svetonio
+e Giuseppe Ebreo raccontano, che
+fu Vitellio governator della Soria il promotore
+di quell'accordo per ordine di
+Cajo. Seguì in fatti fra esso re e Vitellio
+un magnifico abboccamento in un
+ponte fabbricato sull'Eufrate, e quivi fu
+conchiusa la pace con condizioni onorevoli
+per gli Romani.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXVIII" id="XXXVIII"></a>XXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 40.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cajo Caligola</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aquilio Giuliano</span> e <span class="sc">Publio Nonio
+Asprenate</span>.
+</p>
+
+<p>
+Era già cominciato nel precedente
+anno un impensato cambiamento di vita
+e di massime nel da noi osservato finora
+<span class="pagenum"><a name="Page_118" id="Page_118"></a>[118]</span>
+sì amorevole e grazioso Cajo Caligola.
+Rapporterò io qui ciò che accadde allora
+e nel presente anno ancora <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>. I conviti,
+le crapole ed altre dissolutezze di una
+vita sensuale, a cui si abbandonò di
+buon'ora questo nuovo imperadore, cagion
+furono ch'egli cadde nel mese d'ottobre
+sì gravemente malato, che si dubitò
+di sua vita <span class="fnote">[Philo, in Legatione ad Cajum.]</span>. Appena si riebbe, che di
+volubile, qual era dianzi, cominciò a
+comparir stranamente agitalo da vari e
+fieri capricci, quasi che la mente sua per
+la sofferta malattia avesse patito qualche
+detrimento, con peggiorar da lì innanzi
+di maniera, che Roma, sì maltrattata
+sotto Tiberio cattivo, senza paragone sotto
+questo pessimo maestro divenne teatro
+di calamità. Aveano fatto i Romani delle
+pazzie pel tanto desiderio ch'egli superasse
+quel malore, perchè dopo aver Cajo
+dato sì glorioso principio al suo governo,
+si figurava ciascuno riposta tutta la pubblica
+felicità nella conservazione della
+di lui vita. Due persone fra l'altre, cioè
+Publio Afranio Potito, uomo popolare,
+ed Atanio Secondo, cavaliere, fecero voto,
+l'uno di dar la propria vita, se egli ricuperava
+la salute, l'altro di combattere
+fra i gladiatori, con esporsi al pericolo
+della morte, purchè Caligola guarisse.
+Guarito ch'egli fu, d'inesplicabile giubilo
+si riempiè tutta la città. Ma non tardò
+molto a cangiarsi scena. La prima sua
+strepitosa iniquità quella fu di levar di vita
+<i>Tiberio Gemello</i>, nipote legittimo e naturale
+di Tiberio Augusto, e da lui adottato
+per figliuolo, con obbligarlo ad uccidersi
+da sè stesso; perciocchè Cajo sì
+scrupoloso era, che non potea permettere
+a chicchessia di torre la vita al nipote di
+un imperadore. Per iscusa di questa crudeltà
+addusse l'essere egli stato accertato,
+che il giovinetto Tiberio si era rallegrato
+della sua infermità, ed avea desiderata
+la sua morte. Passò oltre il suo bestial
+capriccio con esigere, che chi avea fatto
+voto della vita, per salvare la sua,
+<span class="pagenum"><a name="Page_119" id="Page_119"></a>[119]</span>
+eseguisse la promessa, affinchè non rimanessero
+con lo spergiuro in corpo.
+</p>
+
+<p>
+Fece in quest'anno Cajo alcune azioni
+che piacquero al popolo <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>, perchè restituì
+alla plebe il suo diritto ne' comizii
+per l'elezione de' magistrati che Tiberio
+avea ristretto nei senatori: il che ebbe
+poco effetto. Ordinò che pubblicamente
+si rendessero i conti delle rendite e spese
+della repubblica: regolamento dismesso
+sotto Tiberio. Essendo sminuito forte
+l'ordine de' cavalieri, lo ristorò con ascrivere
+ad esso molti scelti dalla nobilità
+delle città dell'imperio, purchè ben imparentati,
+e sufficientemente ricchi, concedendo
+loro anche de' privilegi. Con decreto
+del senato diede a <i>Soemo</i> il regno, o
+sia principato dell'Arabia Iturea; a <i>Cotys</i>
+l'Armenia minore, e poscia alcune parti
+dell'Arabia. Concedette ancora una parte
+della Tracia a <i>Rimetalce</i>, e il Ponto a <i>Polemone</i>,
+figliuolo del re Polemone; esercitando
+in tal guisa la giurisdizione romana
+sopra que' lontani paesi, ed affezionando
+quei re al romano imperio. Non furono
+già di questo tenore altre sue azioni nell'anno
+presente. Già dicemmo ch'egli
+per opera di Macrone prefetto del pretorio
+avea ottenuto l'imperio. Perchè
+quest'uomo, per altro cattivo, osava di
+parlargli con qualche franchezza <span class="fnote">[Philo, in Legatione ad Cajum.]</span>, forse
+per ritenerlo dall'esecuzione de' suoi
+malnati appetiti; Cajo, che non voleva
+più aver sopra di sè dei maestri, dallo
+sprezzo passò alla risoluzione di levarlo
+dal mondo, dopo avergli promesso il
+governo dell'Egitto. Macrone prevenne
+il carnefice con darsi da sè stesso la
+morte; e non meno di lui fece Ennia
+Nevia sua moglie, quella medesima, con
+cui Caligola avea tenuta, per quanto fu
+creduto, una pratica disonesta. Parve ad
+ognuno troppo nera l'ingratitudine di
+lui verso persone tali; e più indegno si
+riputò il delitto apposto loro dal medesimo
+imperadore, con chiamarli ruffiani,
+quando in lui ricadeva questo reato.
+<span class="pagenum"><a name="Page_120" id="Page_120"></a>[120]</span>
+Suocero d'esso Cajo era Marco Giunio
+Silano, già stato console, uomo di gran
+nobiltà, di gran senno, e primo nel senato
+a dire il suo parere, allorchè regnava
+Tiberio. Sua figliuola <i>Giunia Claudilla</i>
+maritata con Caligola non per anche
+imperadore, era, per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>,
+stata ripudiata. Tacito <span class="fnote">[Dio, lib. 59. Tacit., Annal., lib. 6, c. 46.]</span> la dice
+morta in breve, forse di parto. A questo
+illustre personaggio tali affronti fece Cajo,
+che l'indusse, secondo l'empio stile d'allora,
+a darsi la morte da sè stesso. Di ciò
+parla Dione all'anno precedente. Abbiamo
+anche da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae.]</span> e da Seneca, che
+Caligola volle dar l'incombenza d'accusar
+Silano a Giulio Grecino, senatore di rara
+probità, che compose alcuni libri dell'Agricoltura,
+menzionati anche da Plinio,
+e che fu padre di Giulio Agricola, la
+cui vita scritta da Tacito è pervenuta ai
+nostri giorni. Generosamente se ne scusò
+egli, e per questa bella azione meritò
+che il crudele Caligola il facesse morire.
+Racconta Seneca <span class="fnote">[Seneca, de Benefic., lib. 2, c. 21.]</span> di questo Grecino,
+che mancandogli il denaro per celebrar
+de' giuochi pubblici, Fabio Persico, probabilmente
+quello stesso che fu console
+nell'anno 34 della nostra Era, ma uomo
+screditato, gliene mandò ad esibire una
+buona somma. La rifiutò Grecino, e agli
+amici che il biasimavano di questo, rispose:
+«Come vorreste voi ch'io ricevessi
+dei danari da uno, con cui mi vergognerei
+anche di stare a tavola?»
+</p>
+
+<p>
+Quanta fosse la corruzion de' costumi
+in Roma pagana per questi tempi,
+sarebbe facile il mostrarlo. Caligola anch'egli
+ne lasciò degl'infami esempli <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 24.]</span>.
+Tre sorelle avea egli, cioè <i>Drusilla</i>, <i>Agrippina</i>
+e <i>Livilla</i>. Con tutte e tre, o
+vergini o maritate, disonestamente conversò.
+Sopra l'altre amò Drusilla, a cui
+tolto avea l'onore giovinetto. Era essa
+stata dipoi maritata con Lucio Cassio
+Longino, che fu console. Caligola gliela
+<span class="pagenum"><a name="Page_121" id="Page_121"></a>[121]</span>
+tolse, e la tenne e trattò da legittima
+consorte. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>, non so come, la fa
+moglie (forse in seconde nozze) di Marco
+Lepido, notando nondimeno anch'egli
+l'obbrobrioso commercio del fratello
+con essa. Fu costei in quest'anno rapita
+dalla morte, verisimilmente verso il fine
+di luglio. Caio n'ebbe a impazzire, e cadde
+in istravaganze ridicole. Dopo un solennissimo
+funerale e lutto pubblico,
+fece decretare ad essa gli onori dati a
+Livia Augusta, e deificarla e alzarle dei
+templi; e si trovò un senator sì vile,
+cioè Livio Geminio, che con giuramento
+affermò di aver veduta Drusilla salire
+al cielo, e ne riportò un buon regalo da
+Caio. Seneca anch'egli si rise di costui.
+Oltre a ciò come forsennato all'improvviso
+si partì da Roma, fece un viaggio
+nella Campania, arrivò sino a Siracusa,
+e poi frettolosamente ritornò a Roma,
+senza essersi fatta radere la barba nè
+tosare i capelli. Andò tanto innanzi la
+frenesia di Caio, che fece morir non so
+quante persone per due opposti motivi
+o pretesti; cioè le une perchè si erano
+rattristate per la morte di Drusilla, quasi
+che fosse un gran delitto l'affliggersi per
+chi era divenuta partecipe della divinità;
+e l'altre, perchè o avessero fatto conviti,
+o balli, o fossero ite al bagno nel tempo
+del lutto per Drusilla, parendo ciò un
+rellegrarsi della sua morte. Chi potea
+indovinarla con un sì furioso e pazzo
+Augusto? Altri nondimeno han creduto
+ch'egli spigolasse sì fatti pretesti, per
+ingoiar le ricchezze dei condannati a
+diritto o a torto; imperciocchè il folle
+ne' primi mesi fece un tale scialacquamento
+di denaro, che consumò colla sua
+prodigalità in doni e pubblici giuochi gli
+immensi tesori che l'avaro Tiberio avea
+radunato; e, trovandosi poi smunto, diede
+ad ogni sorta di violenza, o pubblica con
+imporre gravezze, o privata con levar
+di vita i ricchi innocenti, per soddisfare
+ai suoi capricciosi voleri colle loro sostanze.
+Quando altra accusa mancava,
+<span class="pagenum"><a name="Page_122" id="Page_122"></a>[122]</span>
+sempre era in pronto quella che avessero
+avuta parte nella morte dei di lui
+genitori e fratelli.
+</p>
+
+<p>
+Un'altra ridicolosa comparsa avea
+fatto questo imperadore, forse nell'anno
+precedente, come s'ha da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59. Sueton., in Cajo, cap. 25.]</span>. Invitato
+alle nozze di Caio Calpurnio Pisone
+con <i>Livia</i> (o sia <i>Cornelia</i>) <i>Orestilla</i>,
+appena ebbe veduta quella giovinetta che
+se ne invaghì con dire a Pisone: «Non ti
+venga talento di toccare mia moglie.»
+E tosto seco la condusse in corte, poi
+fra pochi dì la ripudiò; e da li a due
+anni ragguagliato ch'essa avea commercio
+col primo marito, relegò l'uno e
+l'altra. Inoltre pochi giorni dopo la
+morte di Drusilla avendo esso Caio udito
+parlare della straordinaria bellezza
+dell'avola di <i>Lollia Paolina</i>, moglie di
+Caio Memmio Regolo, già stato console,
+e che era allora governatore della Macedonia
+ed Acaia, stranamente avvisandosi
+che non fosse minor la beltà della nipote,
+mandò a prendere essa <i>Paolina</i>, e la sposò,
+con obbligar suo marito ad adottarla
+per figliuola. Ma svaghitosene fra poco,
+la ripudiò, con precetto a lei fatto di non
+avere carnal commercio con altr'uomo
+in avvenire. Sposò dipoi <i>Cesonia Milonia</i>,
+che già avea avuto tre figliuole da
+un altro marito; donna che sapea il mestiere
+di farsi amare. E la sposò nel dì
+stesso che la medesima partorì una figliuola,
+ch'egli riconobbe per sua, ed
+ebbe nome <i>Giulia Drusilla</i>. Dione la fa
+nata un mese dopo, e riferisce all'anno
+seguente un tal matrimonio <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>. Intanto
+si diede meglio a conoscere la sua furiosa
+passione di mirar con piacere le morti
+degli uomini. I giuochi funesti de' gladiatori
+erano il suo maggior sollazzo.
+Sollecitava anche i nobili, benchè fosse
+contro le leggi, a combattere negli anfiteatri
+e a farsi scannare. Non contento
+del duello d'uno con uno, ne voleva
+delle schiere; e un dì fece combattere
+ventisei cavalieri romani, mostrando
+<span class="pagenum"><a name="Page_123" id="Page_123"></a>[123]</span>
+gran contento allo spargimento del loro
+sangue. Talvolta ancora, mancando i gladiatori,
+facea ghermire taluno della plebe;
+e colla lingua tagliata, affinchè non
+potesse gridare, il forzava a combattere
+con le fiere. Così di giorno in giorno
+andava egli crescendo nella crudeltà,
+sfoggiando nelle pazzie, e gettando smoderata
+copia di danaro in vari spettacoli
+e in demolir case per nuovi anfiteatri.
+In quest'anno <span class="fnote">[Philo, in Flacc. Joseph., in Antiq. Judaic.
+Eusebius, et alii.]</span>, per quanto si crede,
+la mano di Dio cominciò a farsi sentire
+in Levante contra de' Giudei, fieri persecutori
+del già nato Cristianesimo. Ebbero
+principio in Egitto le turbolenze mosse
+contra di tal nazione, che in più centinaia
+di migliaia abitava in quella ricchissima
+provincia, con essersi sollevato il
+popolo di Alessandria contra d'essi in
+occasione che il re <i>Agrippa</i> arrivò a quella
+città. Gran copia di loro fu maltrattata,
+tormentata, uccisa; saccheggiate le
+lor case, spogliati i magazzini, e ridotto
+quel gran popolo ad un'estrema miseria.
+La storia distesamente si legge ne' libri
+di Filone contra Flacco, negli Annali del
+Baronio all'anno 40, in quei dell'Usserio
+e d'altri. L'istituto mio non soffre
+ch'io ne dica di più.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XXXIX" id="XXXIX"></a>XXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XXXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro</span> Apostolo papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cajo Caligola</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Cesare Caligola Augusto</span> per la
+seconda volta, <span class="sc">Lucio Apronio Cesiano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Solamente per tutto il gennaio tenne
+<i>Caligola</i> il consolato <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 17.]</span>, e nelle calende
+di febbraio, per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>,
+rinunziò la dignità a <i>Marco Sanquinio
+Massimo</i>, che era stato console un'altra
+volta. Continuò <i>Apronio Cesiano</i> nell'uffizio
+sino alla fine di giugno, per testimonianza
+<span class="pagenum"><a name="Page_124" id="Page_124"></a>[124]</span>
+del medesimo storico, e nelle
+susseguenti calende dicono che gli fu
+sostituito <i>Gneo Domizio Corbulone</i>. Così
+il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, Continuat. Fastor. Sigonius et alii.]</span> ed altri, negando la
+sostituzione d'altri consoli. Ma Dione
+scrive, che incolpati da Caio i consoli,
+per non aver intimate le ferie pel suo
+giorno natalizio, e per aver solennizzata
+la vittoria d'Augusto contra di Marco
+Antonio, furono in quello stesso dì, cioè
+del suo natale, degradati, con rompere i
+loro fasci: ignominia tale, che l'un di
+essi consoli si uccise di poi da sè stesso.
+Aggiugne che allora succedette nel consolato
+<i>Domizio Africano</i>. Secondo Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, c. 8.]</span>
+Cajo Caligola nacque nel dì
+31 d'agosto; e però in quel dì succedette
+la mutazion de' consoli, e <i>Domizio
+Africano</i> eletto console da Caligola, tenne
+il consolato sino al fine dell'anno. <i>Domitium
+Afrum Collegam Cajus ipse sibi
+re, verbo Populus elegit.</i> Certo è, essere
+stati due personaggi diversi <i>Domizio Corbulone
+e Domizio Africano</i>, come si ricava
+da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 3, cap. 33, et lib. 4,
+c. 52.]</span> che li nomina amendue.
+Dione anch'egli parla di essi sotto l'anno
+presente, con dire che <i>Domizio Corbulone</i>
+si guadagnò il consolato con far
+dei processi, e poscia aggiugne che anche
+<i>Domizio Africano</i> fu creato console.
+Quel solo che resta scuro, si è, qual dei
+due consoli deposti si troncasse il filo
+della vita; perciocchè tanto Sanquinio
+Massimo, quanto Corbulone sembra che
+vivessero alcuni anni ancora, se pur di
+amendue parla Tacito negli Annali <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. II, cap. 18.]</span>.
+Cajo nell'anno presente levò di nuovo
+al popolo il diritto dei Comizii, perchè ne
+seguiva dell'imbroglio, e lo restituì al
+senato. Era per altre cagioni in collera
+contro d'esso popolo, perchè sapea d'esserne
+odiato; vedea che scarso era il
+loro concorso agli spettacoli; e più volte
+intese che aveano levato rumore contro
+<span class="pagenum"><a name="Page_125" id="Page_125"></a>[125]</span>
+le spie e gli accusatori. Però molti di
+quando in quando ne fece ammazzare,
+e si augurava che un solo collo avesse
+tutto il popolo romano per poterlo tagliare
+con un sol colpo. Nel medesimo
+tempo andava crescendo la di lui crudeltà
+anche verso i nobili e i ricchi, trovandosi
+con facilità dei pretesti per farli
+accusare e condannare a fine di mettere
+le griffe sopra le loro ricchezze e beni.
+Di Calvisio Sabino senatore, di Prisco
+pretore e d'altri parla Dione, con aggiungere
+che tutto il senato e popolo all'udirlo
+un dì lodar Tiberio, e minacciar
+tutti, rimasero sbalorditi e tremanti; e
+la conciarono per allora con delle adulazioni
+e lodi eccessive. Domizio Africano,
+del cui consolato poco fa s'è ragionato,
+seppe anch'egli con ripiego di
+fina accortezza schivar la mala ventura.
+Credendo costui d'acquistarsi un gran
+merito, avea esposta una statua di Caligola,
+con dire nell'iscrizione ch'esso
+Augusto in età di ventisette anni era
+giunto ad essere console due volte. Prese
+Caligola con quella sua testa sventata
+al rovescio l'espressione, parendogli fatto
+un rimprovero a sè stesso per la sua età,
+e per le leggi che non permetteano in sì
+poco tempo tali onori. Però considerando
+che uomo accreditato nell'eloquenza
+del foro fosse Domizio, composta
+un'orazione con molto studio volle egli
+stesso accusarlo in senato. L'accorto
+Domizio, finita ch'egli ebbe la diceria,
+senza mettersi a difendere sè stesso, si
+mostrò solamente stupefatto per la forza
+e bellezza dell'orazione di Caio, con
+rilevarne tutti i passi più luminosi e lodarli.
+Richiesto poi di difendersi, se potea,
+rispose d'essere vinto da così forte eloquenza,
+ed altro non restargli, se non
+di ricorrere alla clemenza di Cesare; e,
+in così dire, se gli gittò supplichevole ai
+piedi, implorando misericordia. Caio
+gonfio per aver superato un oratore di
+tanto nome, gli perdonò il resto, ed in
+appresso il creò console.
+</p>
+
+<p>
+Ma non meno della crudeltà cresceva
+<span class="pagenum"><a name="Page_126" id="Page_126"></a>[126]</span>
+in lui anche la frenesia o pazzia, profondendo
+sempre più a sproposito immenso
+danaro negli spettacoli <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 54. Dio, lib. 59.]</span>. Egli stesso
+sulla carretta talvolta andò nel circo a
+gareggiar nella corsa coi plebei professori;
+e guai a quegli uomini e cavalli
+che gli andavano innanzi. Fra gli altri
+ebbe un cavallo prediletto, a cui avea
+posto il nome d'<i>Incitato</i>. Lo tenea seco
+a tavola, dandogli biada in vasi d'oro,
+e in bicchieroni d'oro del vino. Forse
+fu una burla il dirsi che egli avea anche
+promesso di crearlo console un dì; e
+che l'avrebbe fatto, se fosse vivuto più
+tempo. Poca gloria a questo forsennato
+regnante pareva il passeggiar per terra
+a cavallo. Volle far vedere ai Romani,
+che gli dava l'animo di cavalcar sopra il
+mare. Fece dunque fabbricar un ponte in
+un seno di esso mare fra Baja e Pozzuolo,
+lungo da tre miglia e mezzo con due
+file di navi da carico, fermate con ancore,
+e fatte venir anche da lontano <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, c. 19.]</span>: il che
+poi cagionò una gran carestia in Roma
+e nell'Italia. Sopra vi fu fatto un piano
+di terra con varie case ben provvedute
+d'acqua dolce. Per questo ponte fabbricato
+con immensa spesa, un dì montato
+sopra un superbo cavallo, armato colla
+corazza riputata di Alessandro Magno, e
+con sopravvesta ornata d'oro e di gemme,
+spada al fianco, e scudo imbracciato
+e con corona di quercia in capo, marciò
+l'intrepido imperadore con tutta la sua
+corte da Baja a Pozzuolo, quasichè andasse
+ad assalire un'armata nemica;
+e come se fosse stanco per una data
+battaglia, si riposò poi in quella città.
+Nel seguente giorno salito sopra un carro
+tirato dai suoi più superbi destrieri,
+con Dario avanti, uno degli ostaggi dei
+Parti, seguitato da essa sua corte tutta
+in gala, e da alcune schiere di pretoriani,
+ripassò di nuovo sul medesimo ponte;
+in mezzo al quale alzato un tribunale,
+arringò, come se avesse conseguita qualche
+gran vittoria, lodando i soldati, quasi
+<span class="pagenum"><a name="Page_127" id="Page_127"></a>[127]</span>
+che fossero usciti di pericolo, gloriandosi
+sopra tutto di aver calpestato coi
+piedi il mare. Dato poscia un congiario
+o sia regalo al popolo, egli coi cortigiani
+sul ponte, e gli altri in varie navi, passarono
+il rimanente del giorno e la notte
+in gozzoviglie e in ubbriacarsi, essendo
+tutto il ponte colla collina d'intorno illuminato
+da fiaccole, fuochi ed altri lumi,
+talmente che la notte non invidiava al
+giorno. Nel calore del vino e dell'allegria
+molti furono gittati per divertimento in
+mare, e molti ve ne gittò lo stesso Caio,
+dei quali perirono alcuni. Così terminò
+la gran funzione, con vantarsi il prode
+Augusto di aver messo terrore al mare,
+e con ridersi di Dario e di Serse, per
+aver egli domato il mare per un tratto
+più lungo. Le immense spese fatte in
+quest'azion da teatro, incitarono dipoi
+lo smunto Augusto a far danari per tutte
+le vie, e massimamente colle condanne
+dei benestanti. Fra questi uno fu il celebre
+filosofo <i>Lucio Anneo Seneca</i>, tenuto
+pel più saggio di Roma, che corse gran
+pericolo, non già per qualche suo delitto,
+ma solamente per aver trattata con vigore
+nel senato una causa alla presenza
+dello stesso Caligola, che se l'ebbe a
+male, o perchè proteggesse co' desiderii
+quella causa, o perchè gli spiacesse chi
+era più eloquente di lui. Il fece dunque
+condannare; ma il lasciò poi vivere per
+avere inteso da una donnicciuola di corte,
+che questo filosofo era tisico e poco
+potea campare.
+</p>
+
+<p>
+Prese susseguentemente Caligola all'improvviso
+la risoluzione di passar
+nella Gallia, col pretesto della guerra
+non mai bene estinta coi Germani; ma
+veramente per far bottino addosso alle
+provincie romane, ed insieme per dar a
+conoscere l'insigne suo valore e potenza
+ai Barbari, dopo averne data una sì bella
+lezione al mare stesso. Dovette accadere
+la sua partenza negli ultimi mesi di questo
+anno. Fu detto, che raunò dugentomila,
+ed altri anche scrissero dugento
+cinquantamila armati. Direste ch'egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_128" id="Page_128"></a>[128]</span>
+sicuramente subbissò con tante forze la
+Germania. Andò a finire anche questo
+formidabil apparato in una scena comica.
+Appena ebbe passato il Reno, che marciando
+in carrozza in mezzo all'esercito
+per dei passi stretti, gli fu detto che sorgerebbe
+ivi della confusione se i nemici
+venissero ad assalire i Romani. Bastò
+questo, perchè egli salito a cavallo, con
+fretta se ne tornasse al ponte del Reno,
+e trovatolo impedito dalle carrette dei
+bagagli, si facesse portar di là sulle spalle
+dagli uomini, non parendogli mai d'essere
+in sicuro dai Germani, finchè non
+ebbe la barriera del Reno davanti. In
+quella ridicolosa spedizione fece un dì
+nascondere alcuni Tedeschi della sua
+guardia di là da esso Reno, acciocchè
+nel tempo del desinare gli fosse portata
+la nuova che il nemico veniva. Allora
+saltato su da tavola, colle milizie corse
+contra quelle sognate truppe, e giunto
+in un bosco vi spese il resto del giorno
+a far tagliare degli alberi, per innalzarvi
+de' trofei dell'oste nemica da lui messa
+in fuga, confortando intanto alla tolleranza
+le legioni colla speranza di menar
+meglio le mani un'altra volta. Ed intanto
+scrivea lettere di fuoco al senato, perchè
+in Roma si faceano dei conviti ed altri
+divertimenti, mentre egli si trovava in
+mezzo ai pericoli della guerra. Venne in
+questi tempi a mettersi sotto la di lui
+protezione con pochi de' suoi Adminio
+figliuolo d'uno dei re della gran Bretagna,
+cacciato dal padre. Come s'egli
+avesse conquistata la Bretagna, spedì
+tosto corrieri a Roma con lettere laureate,
+ed ordine ad essi di presentarsi
+sol quando il senato fosse adunato nel
+tempio di Marte, e di consegnar le lettere
+in mano dei consoli. Fecesi anco proclamar
+imperadore per la settima volta,
+quasichè egli avesse riportata qualche
+vittoria, quando neppur uno dei Germani
+provò se erano ben affilate le spade romane.
+Queste furono le bravure e conquiste
+del buffonesco imperadore, che
+diedero da ridere a tutti, e specialmente
+<span class="pagenum"><a name="Page_129" id="Page_129"></a>[129]</span>
+agli stessi Germani, i quali s'avvidero
+per tempo della di lui vanità e paura,
+nè ebbero più apprensione alcuna di lui.
+Il tempo preciso di queste sue ridicolose
+prodezze non è assegnato dagli antichi
+scrittori.
+</p>
+
+<p>
+Diedero per lo contrario da piagnere
+alla Gallia le inaudite sue estorsioni per
+far danaro. Non contento dei regali che
+gli portavano i deputati delle città, si applicò
+a far morire i più ricchi di quelle
+contrade sotto diversi pretesti; occupando
+le lor terre, e vendendole dipoi anche
+per forza a chi non ne avea voglia, ed
+era obbligato a pagarle molto più che
+non valevano. Trovandosi un giorno al
+giuoco, gli fu detto che mancava il danaro.
+Fecesi tosto portare i catasti dei
+beni della Gallia, comandò che i meglio
+possidenti fossero privati di vita; rivoltosi
+poi agli altri giocatori, disse: «Voi
+giuocate di poco; ma io giuoco a guadagnar
+sei milioni.» Profuse bensì
+un gran danaro in regalar le milizie, ma
+insieme cassò molti uffiziali; ad altri assaissimi
+negò la promozione dovuta; e
+a gran copia di soldati per capricciose
+ragioni fece levar la vita. Soprattutto
+risonò la morte da lui data a due dei
+suoi principali magistrati. L'uno fu <i>Gneo
+Lentolo Getulico</i> della primaria nobiltà
+romana, che per dieci anni avea tenuto
+il governo dell'armi della Germania.
+Perchè egli, secondo il sentimento di
+Dione, s'era guadagnata la benevolenza
+de' soldati, questo fu il gran delitto per
+cui Caligola il tolse dal mondo. Ma probabilmente
+anch'egli fu incolpato, come
+mischiato in una congiura tramata contra
+d'esso Augusto da <i>Marco Emilio Lepido</i>,
+non so se vera o falsa. Svetonio la
+dà per vera. Aveva Cajo condotte seco
+nel viaggio le sue sorelle <i>Agrippina</i> e <i>Livilla</i>,
+disonestamente amate da lui, e prostituite
+anche da altri. Lepido era loro
+parente, sì per essere figliuolo di Giulia
+nipote d'Augusto e sorella d'Agrippina
+lor madre, e sì per essere stato marito di
+<i>Drusilla</i>, loro sorella. La confidenza che
+<span class="pagenum"><a name="Page_130" id="Page_130"></a>[130]</span>
+passava fra essi a cagion della parentela,
+degenerò facilmente in un infame commercio,
+cosa non rara fra i Pagani, seguaci
+di una falsa e sporca religione. Sapendo le
+sorelle, quanto fosse odiato il fratello,
+ed aspirando spezialmente l'ambiziosa
+Agrippina a divenir imperadrice, macchinarono
+tutti e tre contra di Caligola, perchè
+Lepido si prometteva di succedergli.
+Scoperta la trama, Lepido la pagò con la
+vita; ed Agrippina e Livilla furono relegate
+nell'isola di Ponza, con aver anche
+Cajo obbligata Agrippina a portare a Roma
+le ceneri del drudo in un'urna. Disse
+che oltre alle isole egli avea per loro
+anche delle spade. Scrisse poscia al senato
+di avere scappato quella pericolosa burrasca,
+e mandò a Roma i biglietti che
+attestavano l'impudica lor vita, e la lor
+lega coi congiurati, e tre pugnali inoltre
+destinali a torgli la vita, con ordine di
+consecrarli a Marte vendicatore <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 39.]</span>. Fece
+da lì a poco venir nella Gallia tutti gli
+ornamenti e le suppellettili, gli schiavi,
+ed anche i liberti delle sorelle per ricavarne
+danaro (perchè spesso lo scialacquatore
+ne scarseggiava), e trovato che
+li vendea ben cari, nella maniera nondimeno
+che dissi da lui praticata: comandò
+tosto, che fossero condotte da Roma anche
+tutte le più belle e preziose masserizie
+del palazzo imperiale, prendendo per forza
+tutte le carrette e cavalli che si trovavano
+per le pubbliche strade, affin di
+condurle, non senza grave danno e lamento
+dei popoli. Tutto ancora vendè
+come all'incanto nella Gallia, e carissimo,
+perchè volea che si pagasse anche il
+fumo, con aver messo de' biglietti sopra
+cadaun di que' mobili; in uno d'essi
+dicea: «Questo fu di mio padre; quest'altro
+di mio nonno e di mia madre;
+quest'era di Marc'Antonio in Egitto;
+questo lo guadagnò Augusto in una tal
+vittoria;» e così discorrendo. Tutto
+il danaro poi si dissipò in breve tra le
+paghe e i regali dei soldati, ed alcuni spettacoli
+ch'egli volle dar in Lione prima
+<span class="pagenum"><a name="Page_131" id="Page_131"></a>[131]</span>
+del suo ritorno, succeduto nell'anno
+seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XL" id="XL"></a>XL</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XL</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cajo Caligola</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Cesare Caligola Augusto</span> per la
+terza volta.
+</p>
+
+<p>
+Solo fu console ad aprir l'anno <i>Cajo
+Caligola</i>, non già perchè egli non avesse
+nominato il collega; ma perchè, come
+abbiamo da Svetonio e da Dione <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 17. Dio, lib. 59.]</span>, il
+console disegnato morì nell'ultimo dì del
+precedente anno, nè vi restò tempo da
+provvedere. Si ritrovarono imbrogliati
+i senatori per non esservi in Roma capo
+alcuno del senato, nè si attentavano i
+pretori a convocare esso senato, benchè
+loro appartenesse tale officio nell'assenza
+e mancanza de' consoli. Contuttociò da
+loro stessi salirono nelle calende di gennajo
+al Campidoglio, e quivi fecero i sacrifizii;
+posta anche la sedia di Caligola nel
+tempio, l'adorarono; e, come s'egli fosse
+stato presente, gli fecero l'offerta dei
+doni che in testimonianza del loro amore
+avea introdotto Augusto. Tiberio poi la
+dismise, e Caligola per avarizia la rinnovò.
+Null'altro osarono di fare in quel dì i
+senatori, se non di caricar di lodi l'imperadore,
+e di augurargli delle immense
+prosperità. Si contennero anche nei dì
+seguenti, finchè arrivò l'avviso, che
+Caligola giunto a Lione avea dimesso il
+consolato nel dì 12 di gennajo. Allora
+entrarono nella dignità i due consoli
+sostituiti. Dione li lasciò nella penna.
+Secondo le conghietture d'alcuni eruditi
+questi furono Lucio Gellio Poblicola e
+Marco Coccejo Nerva; ma non è cosa
+esente da dubbii; e molto meno che nelle
+calende di luglio fossero sostituiti Sesto
+Giulio Celere e Sesto Nonio Quintiliano,
+come altri han creduto. In Lione, siccome
+accennai, si ritrovò Caligola nelle
+<span class="pagenum"><a name="Page_132" id="Page_132"></a>[132]</span>
+calende di gennajo <span class="fnote">[Sueton., in Cajo, cap. 20.]</span>, e probabilmente
+allora per onorare il suo consolato,
+celebrò quivi gli spettacoli mentovati
+da Svetonio e da Dione. Furono vari,
+ma non vi mancò quella della gara
+nell'eloquenza greca e latina, giuoco
+solito a farsi in quella città alla statua
+d'Augusto. Chi era vinto pagava il premio
+ai vincitori, ed era tenuto a fare un
+componimento in lor lode. Coloro poi,
+che in vece di piacere dispiacevano,
+doveano colla lingua, o con una spugna
+cancellare il loro scritto, se pur non
+eleggevano d'essere sferzati dai discepoli,
+ovvero tuffati nel fiume vicino. Era tuttavia
+Cajo in Lione, quando arrivò colà
+chiamato da lui <i>Tolomeo re</i>, figliuolo di
+Giuba già re delle due Mauritanie, e suo
+cugino. Fu onorevolmente ricevuto. Ma
+o sia ch'egli entrato nel teatro per ragione
+del grande sfarzo recasse gelosia
+al luminare maggiore, o pure che Cajo,
+informato delle molte di lui ricchezze, le
+volesse far sue: fuor di dubbio è, che il
+mandò in esilio, e poscia (forse nel cammino)
+con somma perfidia il fece ammazzare:
+iniquità, per cui i suoi sudditi
+si ribellarono dipoi al romano imperio.
+Anche <i>Mitridate re dell'Armenia</i> in altro
+tempo fu da lui mandato in esilio, ma
+non ucciso. Poscia, prima di ritornare in
+Italia, volle Caligola coronar tante sue
+gloriose imprese con un'azione magnifica <span class="fnote">[Dio, lib. 59. Sueton., cap. 46. Aurelius Victor de Caesarib.]</span>.
+Sul lido dell'Oceano per ordine
+suo andò tutto il suo esercito ad accamparsi
+con gran copia di macchine e d'attrezzi
+militari, ed egli imbarcatosi in una
+galea, per mare arrivò colà. Ognun si
+aspettava che egli pensasse portar la
+guerra nella Bretagna: e forse ne avea
+formato il disegno: quand'ecco smontato
+egli di nave, salì sopra un alto trono,
+fece ordinare in battaglia tutte le schiere,
+e sonar le trombe, dare il segno della
+zuffa, come se fosse vicino un gran combattimento,
+senza vedersi intanto nemico
+<span class="pagenum"><a name="Page_133" id="Page_133"></a>[133]</span>
+alcuno. Poscia tutto ad un punto ordinò
+ai soldati di raccogliere sul lido quante
+conchiglie o nicchi potessero nelle celate
+e nel seno, chiamandole spoglie dell'Oceano
+da portarsi a Roma, e da mettersi
+nel Campidoglio. In memoria di questa
+sua segnalata vittoria fece fabbricare ivi
+un'alta torre. Vennegli anche in testa
+prima di partirsi dalla Gallia, di far tagliare
+a pezzi le legioni che si rivoltarono
+molti anni addietro contra di Germanico
+suo padre, ed assediarono anche lui stesso
+fanciullo. Tanto gli dissero i suoi
+consiglieri, che depose così matta e crudel
+voglia; non poterono però tanto,
+ch'egli non persistesse nel volere almen
+decimare que' soldati. Feceli per tanto
+raunar tutti senz'armi e senza spada, ed
+attorniare dalla cavalleria; ma accortosi
+che molti d'essi dubitando di qualche
+insulto, correano a prendere l'armi, fu
+ben presto a levarsi di là, ed affrettare il
+suo ritorno in Italia.
+</p>
+
+<p>
+Venne egli, ma pieno di mal talento,
+contro al senato. Si trovavano stranamente
+imbrogliati i senatori, per non
+sapere come regolarsi con un sì fantastico
+e pazzo imperadore <span class="fnote">[Sueton., in Caligula, cap. 49.]</span>. Se gli decretavano
+onori straordinari per la sua pretesa
+vittoria de' Germani e Britanni, temevano
+del male, quasi che il beffassero; e non
+decretandone alcuno, o pochi a misura
+dei di lui desiderii, ne temevano altrettanto.
+Egli inoltre avea scritto di non
+volere onori; e pur da lì a non molto
+tornò a scrivere, lamentandosi che l'aveano
+defraudato del trionfo a lui dovuto. Ed
+avendogli il senato inviato all'incontro
+un'ambasceria, sollecitandolo a venire a
+Roma: <i>Verrò, verrò</i>, rispose, <i>e con questa</i>,
+tenendo la mano sul pomo della spada.
+Fece anche pubblicamente sapere a Roma,
+ch'egli ritornava, ma solamente per
+coloro che desideravano il suo arrivo,
+cioè per l'ordine equestre e popolo, perchè
+quanto a sè non si terrebbe più per
+cittadino nè per principe del senato. Nè
+dipoi volle che alcun de' senatori venisse
+<span class="pagenum"><a name="Page_134" id="Page_134"></a>[134]</span>
+ad incontrarlo. O rifiutato o differito il
+trionfo, si contentò dell'ovazione: col
+qual onore entrò in Roma nel dì 31
+d'agosto, giorno suo natalizio, conducendo
+seco per pompa que' pochi prigionieri
+disertori tedeschi che potè avere, a' quali
+unì una mano d'uomini d'alta statura,
+raccolti nella Gallia, e fatti tosare e vestire
+alla tedesca. Menò ancora, e buona
+parte per terra, le galee che l'aveano
+servito nella ridicolosa spedizione contra
+della gran Bretagna <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>. Gittò poi in
+questa occasione dall'alto della basilica
+giulia gran quantità d'oro e d'argento,
+e nella folla molti vi perirono.
+Dopo tal solennità comandò che fosse
+ucciso Cassio Betulino, e volle che Capitone
+di lui padre assistesse a sì funesto
+spettacolo; e perchè questi osò di chiedergli,
+se permetteva a lui la vita, a lui
+ancora la levò. Rappacificossi poi col
+senato per un accidente. Entrato nella
+curia Protogene, corsero tutti i senatori
+a complimentarlo, e a toccargli, secondo
+il costume, la mano. Fra gli altri essendosi
+a lui presentato Scribonio Proculo
+uno d'essi, Protogene, ministro della
+crudeltà di Cajo, guatandolo con occhio
+torvo: <i>E tu ancora</i>, disse, <i>hai ardire di
+salutarmi; tu che cotanto odii l'imperatore?</i>
+Allora i senatori si scagliarono
+addosso all'infelice, come ad un mostro
+e nemico pubblico; e con gli stiletti da
+scrivere, che ognuno portava addosso,
+tante gliene diedero, che lo stesero morto
+a terra. Il suo corpo fatto in brani fu
+poi strascinato per la città. Questo atto
+de' senatori, e l'aver eglino decretato <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>
+che l'imperadore avesse da sedere in un
+sì alto tribunale, che niuno potesse arrivarvi,
+e tener ivi le guardie, e che si
+mettessero anche dei soldati alle di lui
+statue; cagion fu, ch'egli si ammollì e
+perdonò a quell'augusto ordine: e similmente
+mostrò piacere, che i senatori più
+che mai l'adulassero, chi dandogli il
+titolo d'eroe, e chi di dio; il che servì
+<span class="pagenum"><a name="Page_135" id="Page_135"></a>[135]</span>
+a maggiormente farlo impazzire. Gran
+tempo era, che questa legger testa si
+riputava più che uomo, ed ambiva gli
+onori divini. Già avea comandato che in
+Mileto, città dell'Asia, si fabbricasse un
+tempio in onor suo. Un altro ancora se
+ne fece alzare in Roma; e si trovarono
+intieri popoli, e massimamente gli Alessandrini,
+che a questa ridicolosa divinità
+davano gl'incensi. Perchè i Giudei, divoti
+del solo vero Dio, non vollero consentire
+a tanta empietà, patirono di molti
+guai, e meraviglia fu che non gli sterminasse
+tutti. Le pazzie che fece Cajo, per
+sostenere questa sua vana opinione di
+deità, raccontate da Dione, sono innumerabili.
+Sulle prime si pareggiava ai semidei,
+vestendosi talora, come Ercole,
+Bacco ed altri simili. Passò ad uguagliarsi
+agli dii, e a gareggiar con Giove stesso.
+Al vederlo un dì assiso sul trono in abito
+di Giove, un ciabattino nativo della Gallia
+non potè contenere le risa. Avvedutosene
+Cajo, e chiamatolo, gli domandò
+chi credeva egli che fosse: <i>Un gran pazzo</i>,
+con gran sincerità rispose il buon uomo.
+E pur Cajo, che per tanto meno avrebbe
+fatto morire un intero senato, male
+non fece a costui, perchè più sopportava
+la libertà dei plebei che dei grandi. La
+via che tenne <i>Lucio Vitellio</i>, padre dell'altro
+che fu imperadore, per salvare la
+propria vita, fu la seguente. Richiamato
+egli in quest'anno dalla Soria, nel cui
+governo come proconsole s'era acquistato
+non poco onore, con ripulsare
+Artabano re de' Parti, venne a Roma.
+Cajo, parte per invidia alla di lui gloria,
+parte per paura di un personaggio sì generoso,
+avea già fissata la di lui morte.
+Subodorato questo suo pericolo <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 2.]</span>,
+Vitellio prese il ripiego dell'adulazione e
+d'impazzire coi pazzi; e presentatosi
+davanti a lui con abito vile, e col capo
+velato, come si faceva ai falsi dii, se gli
+prostrò a' piedi con dirotte lagrime,
+dicendo, che <i>non v'era altri che un Dio
+<span class="pagenum"><a name="Page_136" id="Page_136"></a>[136]</span>
+par suo capace di perdonargli</i>, promettendo
+di fargli de' sagrifizii se potea conseguir
+la sua grazia. Non solamente
+Caligola gli perdonò, ma il tenne da lì
+innanzi per uno de' suoi principali amici.
+E Vitellio trovata così utile l'adulazione,
+continuò poi sotto Claudio Augusto a
+valersene con perpetua infamia del suo
+nome. Intanto non mancarono a Roma
+altri spettacoli della pazza crudeltà di
+Caligola, accennati da Dione e da Svetonio,
+non potendosi abbastanza esprimere
+a quante metamorfosi fosse suggetto quel
+cervello bisbetico, volendo oggi una cosa,
+domani il contrario; ora amando ed ora
+odiando le medesime persone; prodigo
+insieme ed avaro; sprezzator de' suoi dii,
+e un coniglio, qualora udiva il tuono;
+talora perdonando i gran falli, ed altre
+volte gastigando colla morte i minimi; e
+così discorrendo; tutti caratteri d'uomo
+a cui s'era intorbidato più d'un poco il
+cervello. Fu anche creduto, che <i>Cesonia</i>
+sua moglie con dargli una bevanda amatoria
+l'avesse conciato così. La qual
+poscia fra le carezze che le faceva il
+consorte, ne sentiva anche ella delle
+belle: imperocchè baciandole il collo,
+più volte Cajo le dicea: <i>Oh che bel collo,
+che subito che me ne venga talento sarà
+tagliato!</i> Ma sopra tutto tenne egli saldo
+il costume di far morire chi de' grandi
+non gli mostrava assai affetto: con avere
+sempre in bocca il detto di Azzio tragico
+poeta: <i>Oderint, dum metuant. Mi odiino
+quanto vogliono, purchè mi temano.</i> Un
+simile tirannico motto fu in uso a Tiberio <span class="fnote">[Sueton., in Tiber., cap. 59.]</span>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_137" id="Page_137"></a>[137]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLI" id="XLI"></a>XLI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di Druso imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Cesare Caligola Augusto</span> per la
+quarta volta e <span class="sc">Gneo Sentio Saturnino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Che Caligola fosse in questo anno
+console per la quarta volta, e deponesse
+tal dignità nel dì 7 di gennaio, l'abbiamo
+da Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Cajo, cap. 17.]</span>, il quale ancora aggiugne,
+che egli unì <i>i due ultimi consolati</i>,
+per essere stato console anche nell'anno
+antecedente. Secondo il Pagi <span class="fnote">[Pagius, Dissert. Hypatic.]</span> ed altri,
+in vece di <i>due</i> dovrebbe avere scritto
+Svetonio <i>tre</i>, perchè egli entrò console
+anche nell'anno 39 della nostra
+Era. Che a lui nel consolato fosse sostituito
+<i>Quinto Pomponio Secondo</i> nello stesso
+dì 7 gennaio, si raccoglie da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 59.]</span>,
+che per tale il nomina nel dì 24
+del suddetto mese, in cui fu ucciso Caligola.
+E Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., Antiquit. Judaic., lib. 19, c. 1.]</span> attesta anche
+egli, che erano consoli <i>Sentio Saturnino</i>
+e <i>Pomponio Secondo</i>, allorchè Claudio salì
+all'imperio. Nei Fasti di Cassiodoro consoli
+dell'anno presente son detti <i>Secondo</i>
+e <i>Venusto</i>: e però il Panvinio ed altri
+han portata opinione, che nelle calende
+di luglio questo <i>Venusto</i> succedesse a
+Saturnino. Monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., in Anast.]</span>, che
+non trovò consoli in questo anno, e lasciò
+scappar l'anno medesimo, per assettare
+la nuova sua cronologia, difficilmente
+può sperar seguaci in tale opinione.
+Erano già pervenuti i Romani alla
+disperazione, veggendosi governati da un
+Augusto, se non tutto, almen mezzo pazzo
+e mezzo furioso, il quale specialmente
+esercitava il suo furore contro la
+nobiltà; che angariava con insopportabili
+<span class="pagenum"><a name="Page_138" id="Page_138"></a>[138]</span>
+imposte e gravezze i popoli, con inviare
+non i soliti uffiziali, ma i soldati a riscuoterle;
+che avea <span class="fnote">[Joseph., Antiquit. Judaic., lib. 19, cap. 1.]</span> spogliato ogni
+tempio della Grecia di tutte le lor più
+belle pitture e statue; che permetteva
+agli schiavi di accusare in giudizio i lor
+padroni (cosa inaudita), di modo che lo
+stesso Claudio, zio paterno dell'imperadore,
+accusato da Polluce suo schiavo,
+corse pericolo della vita, e fu obbligato
+a difendersi in senato; Augusto finalmente,
+che tutto dì si vedea far delle
+nove pazzie, indegne d'ogni persona ragionevole,
+non che di un imperadore.
+Perciò tutti sospiravano, chi per vendetta
+del passato, chi per impazienza del mal
+presente, e chi per timore di peggio nell'avvenire,
+che la terra fosse oramai
+liberata da questo mostro. Ma niuno
+osava. I soldati pretoriani, cioè delle
+guardie, grosso corpo di gente avvezza
+all'armi, ed affezionata a Caligola per
+le frequenti sue liberalità, faceano venir
+meno il coraggio a chiunque avesse voluto
+tentare contro la vita di lui. Contuttociò
+non mancarono persone, che,
+per proprii riguardi e compassione del
+pubblico, il quale andava di male in peggio,
+cominciarono a tramar delle congiure.
+I principali e più coraggiosi furono
+<i>Cassio Cherea</i> e <i>Marco Annio Minuciano</i>.
+Era il primo uno dei tribuni, cioè dei
+primi uffiziali delle compagnie pretoriane,
+uomo di petto e di probità tale, che detestava
+le crudeltà e pazzie tutte di Cajo;
+dotato anche di molta prudenza e cautela,
+e però alto ad ogni grande impresa.
+Caligola, perchè egli avea poche parole,
+e parlava con voce languida, il teneva
+per un effemminato, beffandolo anche
+bene spesso, come un dappoco, e dato
+solo alla sensualità; di modo che qualor
+Cherea andava a prendere il nome
+per la guardia, ora gli dava quel di Priapo
+o di Cupido, ora quel di Venere ed altri
+simili: del che si offese molto Cherea.
+E buon per lui, che sì vil concetto avea
+<span class="pagenum"><a name="Page_139" id="Page_139"></a>[139]</span>
+del suo merito Caligola; perciocchè dicono,
+che gli era stato ultimamente predetto
+che sarebbe ammazzato da un
+Cassio, come fu ancora Giulio Cesare:
+il che fu cagione che egli richiamò a
+Roma Cassio Longino proconsole dell'Asia <span class="fnote">[Dio, lib. 59. Suetonius, in Cajo, cap 57.]</span>,
+discendente da Cassio, uccisor
+di Cesare, con ordine ancora di ucciderlo,
+ma senza che ne seguisse poi l'effetto.
+Trasse Cherea nelle sue massime Cornelio
+Sabino, tribuno anche esso delle
+guardie; ed amendue si aprirono con
+Annio Minuciano, uomo della primaria
+nobiltà, e pel suo raro merito stimato
+da tutti; ma che stava male presso di
+Caligola, per essere stato amico intimo
+di Marco Lepido. Scrive Giuseppe, che
+questo Minuciano avea sposata una sorella
+di Caligola. Noi vedemmo che <i>Giulia</i>
+fu maritata con <i>Marco Vinicio</i>, uomo
+consolare; e Dione parla di un <i>Viniciano</i>
+che pretese all'imperio. Però potrebbe
+essere che <i>Minuciano</i> fosse il medesimo
+che <i>Viniciano</i> o sia <i>Vinicio</i>, con errore
+di alcuno de' testi. Si trovò Minuciano
+non solamente pronto all'impresa, ma
+più ardente degli altri. A loro si aggiunse
+Callisto liberto di Cajo, che secretamente
+coltivava la amicizia di Claudio zio
+dell'imperadore, con altri non pochi. E
+Valerio Asiatico, personaggio ricchissimo
+di beni nelle Gallie, vi tenea mano, ma
+con gran secretezza e riguardo. Fu destinato
+al compimento del disegno il tempo
+de' giuochi che si aveano da fare in
+onor di Augusto nel dì 21 di gennaio, e
+nei tre seguenti: giacchè terminata quella
+festa, Caligola avea fissata la sua partenza
+per l'Egitto, a far ivi meglio conoscere
+un impazzito imperadore. Nei tre primi
+giorni de' giuochi non si trovò apertura
+a compiere il disegno: laonde Cherea,
+che non potea più stare alle mosse per
+paura che messo l'affare in petto di tante
+persone traspirasse, determinò di sbrigarla
+nel dì 24 di gennaio.
+</p>
+
+<p>
+Nella mattina di quel dì, Cajo più
+allegro ed affabile che mai fosse stato, si
+<span class="pagenum"><a name="Page_140" id="Page_140"></a>[140]</span>
+assise nell'anfiteatro, fabbricato di nuovo
+per quella funzione; fece gittar delle
+frutta agli spettatori; egli ancora lietamente
+in pubblico mangiava e beveva,
+facendo parte di quei regali a chi gli era
+vicino, e specialmente a Pomponio Secondo
+console, che sedea ai suoi piedi,
+e facea la graziosa scena di andarglieli
+baciando di tanto in tanto. Pericolo vi
+fu, che Cajo non si movesse di là nel
+rimanente del giorno; perchè assai satollo
+ed abboracchiato per la lauta colezione,
+bisogno non avea di desinare. Contuttociò
+riusci a Minuciano, ad Asprenate e
+ad altri cortigiani congiurati di farlo
+muovere un'ora o due dopo il mezzodì,
+per andare al bagno, e ritornarsene,
+pranzato che avesse. Giunto al palazzo,
+in vece di andar diritto verso dove l'aspettavano
+i destinati al fatto, voltò strada
+per vedere alcuni giovanetti delle
+migliori famiglie dell'Asia e della Grecia <span class="fnote">[Suet., in Cajo, c. 58. Dio, lib. 59. Joseph.,
+Antiq., lib. 59.]</span>
+fatti venire apposta per cantare
+e ballare ne' giuochi. Allorchè fu in un
+luogo stretto, Cherea se gli presentò
+davanti, per chiedergli il nome della guardia.
+L'ebbe, ma derisorio, secondo il costume.
+Egli messa allora mano alla spada
+gli diede un tal fendente sul capo, che a
+Cajo sbalordito neppure restò voce per
+chiamare aiuto. Fecesi avanti anche Cornelio
+Sabino, che con un colpo gli tagliò
+una mascella; ed altri con trenta altre
+ferite il finirono. Perchè senza rumore
+non potè succedere quella scena, trassero
+colà primieramente i portantini della lettiga
+imperiale colle loro stanghe, e poscia
+le guardie tedesche, le quali cominciarono
+a menar le mani addosso a' colpevoli
+ed innocenti. Fra gli altri vi perderono
+la vita Publio Nonio Asprenate,
+che era stato console nell'anno 58, Norbano
+ed Antejo, tutti e tre senatori. Il
+cadavere dell'estinto Augusto, portato
+nella notte seguente nel giardino di Lamia,
+fu mezzo bruciato, e frettolosamente
+seppellito in terra, per timore che il
+<span class="pagenum"><a name="Page_141" id="Page_141"></a>[141]</span>
+popolo lo mettesse in brani. Mandato anche
+da Cherea un centurione o tribuno,
+appellato Giulio Lupo, alle stanze di <i>Cesonia</i>
+moglie di Cajo, la trucidò insieme
+colla figliuola <i>Giulia</i>, per cui Cajo avea
+fatto varie pazzie con dichiararla anche
+figliuola di Giove. E tale fu il fine di <i>Cajo
+Caligola</i>, fine corrispondente ad un conculcatore
+di tutte le leggi umane e divine,
+e che troppo tardi si accorse d'essere
+non un Dio, ma un miserabil mortale.
+Abbattute poi furono le sue statue,
+rasato il suo nome dalle iscrizioni, e
+trattata la sua memoria come di un
+pubblico nemico.
+</p>
+
+<p>
+Portata la nuova della morte di Caligola
+all'anfiteatro, dove buona parte
+del popolo dimorava in allegria godendo
+il pubblico divertimento, incredibil fu lo
+spavento di tutti; e tanto più perchè i
+soldati pretoriani attorniarono colle spade
+nude quel luogo, e si durò gran fatica
+a trattenerli che non cominciassero a
+far vendetta dell'estinto principe sopra
+quegl'innocenti. Subito che poterono in
+tanta confusione i consoli Sentio Saturnino
+e Pomponio Secondo, operar qualche
+cosa, inviarono tre compagnie di
+essi pretoriani che si trovarono ubbidienti
+per la città, affinchè impedissero
+i tumulti. Raunato poscia il senato nel
+Campidoglio, corsero colà gli altri soldati
+del pretorio, chiedendo con alte grida
+che si cercassero gli uccisori. Ma
+affacciatosi Valerio Asiatico, uno dei
+primi senatori, ad un balcone, gridò
+forte: «Piacesse a Dio, che l'avessi
+ammazzato io!» Queste sole parole
+fecero impression tale ne' soldati che si
+ritirarono. Fu poi dibattuto nel senato
+quel che fosse da fare in sì pericolosa
+congiuntura. Il console Saturnino, secondo
+che scrive lo storico Giuseppe,
+fece una bella aringa con rammentar
+tutti i mali patiti sotto Tiberio e Caligola
+principi sanguinarii ed assassini del pubblico,
+e conchiudendo che s'avea da ricuperare
+la libertà oppressa dai precedenti
+imperadori; ma senza prendere ben
+<span class="pagenum"><a name="Page_142" id="Page_142"></a>[142]</span>
+le misure necessarie per sì importante
+risoluzione. In fatti, non tardò molto a
+scoprirsi la vanità di questo disegno.
+<i>Tiberio Claudio Druso Germanico</i>, comunemente
+conosciuto col nome di <i>Claudio</i>
+fra gl'imperadori de' Romani, figliuolo
+fu di <i>Nerone Claudio Druso</i>, e fratello di
+<i>Germanico Cesare</i>, per conseguenza zio
+paterno di Caligola. Uomo di poco senno
+e sommamente timido, benchè avesse
+studiato le arti liberali, era tenuto in
+concetto piuttosto di stolido, e perciò
+sprezzato e deriso da tutti. Forse anche
+egli mostrava d'essere più di quel che
+era. E questo fu la sua fortuna, perchè
+salvò la vita sotto Tiberio e Caligola, i
+quali vedendolo addormentato e dappoco,
+nè avendo apprensione alcuna di
+lui, si ritennero dal levarlo dal mondo.
+Tiberio nondimeno il lasciò sempre nell'ordine
+de' cavalieri. Cajo suo nipote,
+benchè fosse dipoi qualche volta tentato
+d'ucciderlo, pure l'avea alzato al grado
+di senatore ed anche al consolato. Trovavasi
+egli in compagnia o poco lungi
+da Caligola, allorchè i congiurati se gli
+avventarono addosso. Tutto spaventato
+corse ad appiattarsi dietro ad una tappezzeria,
+da dove ascoltava lo strepito
+di chi andava e veniva, e co' suoi occhi
+vide le teste d'Asprenate e degli altri
+uccisi staccate dai busti <span class="fnote">[Suet., in Claudio, cap. 10. Dio, lib. 60. Joseph.,
+Antiq., lib. 19.]</span>. S'aspettava
+anch'egli la morte, quando in passare
+uno de' soldati per nome Grato e scoperti
+i suoi piedi, il tirò per forza fuori della
+tappezzeria. Cadde in ginocchioni Claudio
+e gli dimandò la vita; ma il soldato
+riconosciutolo per quel che era, non
+solamente l'animò, ma gli diede anche
+il titolo di <i>mio imperadore</i>. E menatolo
+a' suoi compagni, che stavano disputando
+di quel che s'avesse a fare in quel
+contingente, siccome per la memoria di
+Germanico suo fratello l'amavano, tutti
+concorsero a riceverlo per imperadore.
+Pertanto postolo in una lettiga, sulle loro
+spalle il portarono al castello pretoriano,
+<span class="pagenum"><a name="Page_143" id="Page_143"></a>[143]</span>
+cioè al loro quartiere; tremando egli intanto,
+e compassionandolo il popolo nel
+mirarlo così portato, sulla credenza che
+il conducessero alla morte. Si fermò
+tutta quella notte nel quartier de' soldati,
+nè andò al senato benchè chiamato, scusandosi
+colla forza che gliel'impediva.
+Venuto poscia il dì 25 di gennaio, giacchè
+i senatori erano discordi fra loro,
+nè mezzo appariva da poter ripigliare e
+sostenere l'antica libertà, non si prendeva
+risoluzione alcuna nel senato, in
+cui per altro non mancava il partito di
+chi proponeva un nuovo principe.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la natia paura di Claudio
+l'avea tenuto lungamente sospeso s'egli
+avesse sì o no da accettare l'esibito imperio,
+e fu più volte in procinto di rifiutarlo,
+o di rimettersi totalmente alla volontà
+del senato; quando, per testimonianza
+di Giuseppe Storico, <i>Agrippa</i> re
+di parte della Giudea, che si trovava allora
+in Roma, ed avea fatto dar sepoltura
+all'ucciso Caligola, arrivò segretamente
+colà, ed incoraggiò talmente il
+vacillante Claudio, che consentì al buon
+volere de' soldati, da' quali fu universalmente
+proclamato imperadore, con promettere
+egli a tutti un buon regalo di
+denari. Fu questi il primo degl'imperadori,
+eletto dalle milizie, con esempio
+infinitamente pregiudiziale allo imperio
+romano; perchè ne vedremo tanti altri
+per questa via, e col comperare lo imperio
+dai soldati, salire al trono. Ora il
+senato, a cui era già pervenuto lo avviso
+degli andamenti dei pretoriani e di Claudio,
+trovandosi ben intricato fra il desiderio
+di ricuperar la libertà, e il timore
+di non poterlo, mandò a chiamare il re
+Agrippa, per valersi del suo mezzo.
+Questo uomo doppio, quanto altri mai
+fosse, comparve in senato ben profumato,
+e fingendo di nulla sapere, anzi dimandando
+dove fosse Claudio, fu informato
+del presente sistema dei pubblici affari,
+ed interrogato del suo parere. Lodò egli
+sommamente il lor disegno di rimettere
+in piedi la repubblica, e si protestò pronto
+<span class="pagenum"><a name="Page_144" id="Page_144"></a>[144]</span>
+a dar la vita per la gloria del senato. Ma
+nello stesso tempo sparse il terrore in
+tutti, mostrando la difficoltà di resistere
+ai pretoriani, e lodando in fine, che si
+facesse una deputazione a Claudio per
+esortarlo a desistere: al che egli si esibì.
+Accettata la offerta, e deputati con lui
+anche i tribuni della plebe, andò Agrippa
+a trovar Claudio, e fece pubblicamente
+la ambasciata. Poscia in un ragionamento
+a parte espose a Claudio la
+debolezza ed incertezza del senato, esortandolo
+a prendere le briglie con mano
+forte. Perciò, per quanto dicessero dipoi
+i tribuni per rimuoverlo, e per consentire
+almeno di ricevere lo imperio dalle
+mani del senato, Claudio tenne saldo,
+con promettere solamente un buon governo.
+Dacchè il senato ebbe ricevuta
+questa risposta, volle fare il bravo col
+minacciargli la guerra, e Claudio ne
+mostrò paura. Passò fra questi dubbi il
+dì 25 di gennajo. Ma intanto andarono
+cangiando faccia gli affari. Molta parte
+del popolo cominciò a gridare di voler
+un principe, e ne nominò ancora alcuni;
+e venuto il dì 26, non pochi dei senatori
+stettero ritirati, senza entrare in senato.
+Il peggio fu, che quattro compagnie fin
+qui ubbidienti a Cherea e a Sabino, voltarono
+casacca, ed abbracciarono il
+partito di Claudio. Altrettanto fecero i
+vigili, i gladiatori e gli altri soldati della
+città, in maniera che i senatori rimasti
+come in isola nel senato, s'appigliarono
+in fine, benchè forzati, alla risoluzion
+di conoscere Claudio per imperadore.
+Andarono dunque tutti a gara al quartier
+de' soldati per salutarlo; ma furono
+sì mal ricevuti da coloro, che ne restarono
+alcuni bastonati ed altri feriti; e
+Pomponio Secondo, l'uno de' consoli,
+corse pericolo della vita, Claudio ed
+Agrippa s'interposero, ed acquietarono
+quegli animi turbolenti.
+</p>
+
+<p>
+Allora Claudio accompagnato dal senato
+e dalle milizie, a guisa di trionfante,
+si mosse, e dopo essersi portato al tempio,
+per ringraziare gl'iddii della sua
+<span class="pagenum"><a name="Page_145" id="Page_145"></a>[145]</span>
+esaltazione, passò al palazzo; nè altro
+di funesto per allora operò, se non che
+per politica condannò a morte alcuni
+degli uccisori di Caligola, e massimamente
+il lor capo Cassio Cherea, che
+coraggiosamente la sofferì. Volle perdonare
+a Cornelio Sabino, e conservargli
+anche la sua carica; ma questi, non sapendo
+sopravvivere all'amico Cherea, si
+diede poi la morte da sè stesso. Del resto
+Claudio, dopo aver ricevuto i titoli di
+Cesare Augusto e di pontefice massimo,
+e la tribunizia podestà, si trovò distinto
+da Tiberio suo antecessore, coll'essere
+chiamato <i>figliuolo di Druso</i> o pur <i>di Tiberio</i>:
+laddove Tiberio s'intitolava <i>figliuolo
+di Augusto</i>. E nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imper. Goltzius,
+Patinus et alii.]</span> Tiberio
+è mentovato col solo prenome
+TIBERIVS CAESAR; ma Claudio TIBERIVS
+CLAVDIVS CAESAR. Nè Claudio
+solea anteporre il titolo d'<i>imperadore</i>
+al suo nome, ma posporlo. Ora anch'egli,
+non meno di quel che avessero fatto
+i precedenti due cattivi imperadori, diede
+un bel principio al suo governo. La più
+gloriosa delle azioni sue fu quella di accordare
+un general perdono a chiunque
+avea trattato di ridurre di nuovo Roma
+allo stato di libertà e di escludere lui
+dall'imperio. Nè egli rivangò mai più
+questi conti, anzi promosse a gradi più
+illustri chi s'era mostrato più zelante
+in quella occasione. Guai a loro, s'egli
+avesse avuto il cuor di Tiberio o di Caligola!
+Anzi neppur fece vendetta di tanti
+e tanti, che in vita privata o l'aveano
+oltraggiato, o vilipeso gastigandoli solamente
+se si provavano rei d'altri delitti.
+Allorchè giunse in Germania la nuova
+dell'ucciso Caligola, furonvi molti che
+sollecitarono Sulpicio Galba, general di
+quelle legioni, ad assumere l'imperio.
+Mai non volle egli acconsentire, perchè
+più poteva in lui l'onore che l'ambizione.
+Claudio, di ciò informato, tenne sempre
+Galba per uno de' suoi migliori amici;
+laddove Tiberio e Caligola furono soliti di
+<span class="pagenum"><a name="Page_146" id="Page_146"></a>[146]</span>
+levar di vita chiunque credeano riputato
+degno dell'imperio. Un altro merito si era
+acquistato Galba nell'anno precedente,
+perchè appena fu uscito delle Gallie Caligola,
+che i Germani fecero un'irruzione
+nelle provincie romane; ma Galba li ripulsò
+con tal vigore, che fu lodato infin da Caligola,
+principe per altro invidioso della
+gloria de' suoi generali. In quest'anno ancora
+egli sconfisse i popoli Catti nella Germania:
+laonde Claudio, per tal vittoria e
+per altra rapportata da Publio Gabinio
+contro i Cauci, fu nominato imperadore
+per la seconda volta. Il timido natural
+di Claudio, avvalorato anche dal recente
+esempio del nipote, cagion fu, ch'egli
+per un mese non osò d'entrar nel senato;
+nè alcuno, ancorchè donna o
+fanciullo, da lì innanzi a lui si accostò,
+se prima non era visitato, per vedere
+se portasse sotto coltello od altre armi.
+Andando a qualche convito, tenea sempre
+le guardie intorno alla tavola; e
+volendo far visita a qualche malato,
+facea prima ben cercar per la camera e
+per li letti se armi vi fossero. A fine poi
+di cattivarsi il pubblico amore, levò tosto,
+o almeno ristrinse assaissimo, la licenza
+conceduta ad ognuno in addietro di accusare
+chiunque si volea di lesa maestà <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 3. Dio, lib. 60.]</span>;
+e rimise in libertà o richiamò
+dall'esilio le persone processate per questo,
+con volerne nondimeno il consenso
+del senato. Abolì gli aggravi imposti da
+Caligola, nè volle i regali annui comandati
+da esso suo nipote. A chiunque indebitamente
+era stato spogliato de' suoi
+beni dal medesimo e da Tiberio, li restituì.
+Fece anche rendere alle città le statue
+e pitture che Caligola avea fatto
+condurre a Roma. Soprattutto ebbe in
+abbominio gli schiavi e liberti, che sotto
+il disordinato precedente regno si erano
+rivoltati contra de' lor padroni; e similmente
+i falsi testimoni che in addietro
+aveano avuta gran voga. Egli ne fece
+morir la maggior parte, obbligandoli a
+combattere negli anfiteatri colle fiere. La
+<span class="pagenum"><a name="Page_147" id="Page_147"></a>[147]</span>
+sua modestia era grande. Abborrì l'alzare
+a lui dei templi; per lo più ricusò
+anche le statue; altri onori straordinari
+non volle nè per sè nè per gli figliuoli
+nè per la moglie. Due erano le sue figliuole:
+<i>Antonia</i>, che fu maritata a Gneo
+Pompeo in quest'anno, a lui nata da
+<i>Elia Petina</i>, sua seconda moglie defunta;
+ed <i>Ottavia</i>, nata da <i>Valeria Messalina</i>,
+sua moglie vivente, che fu promessa a
+Lucio Silano, e poi fu maritata a <i>Nerone</i>
+crudelissimo imperadore. Gli partorì essa
+Messalina un figliuolo nell'anno presente,
+conosciuto dipoi sotto nome di
+<i>Britannico Cesare</i>. Trattava egli coi senatori
+con molta bontà e cortesia, visitandogli
+anche malati, ed assistendo alle
+lor feste private. Onorava specialmente
+i consoli, alzandosi anch'egli al pari del
+popolo in piede, allorchè intervenivano
+agli spettacoli, e qualora andavano al
+suo tribunale per parlargli. Parcamente
+ancora vivea, ed era indefesso a far giustizia,
+ed attento perchè gli altri la facesse.
+La sua liberalità verso i re sudditi
+fu riguardevole. Ad <i>Agrippa</i>, a cui professava
+di grandi obbligazioni, concedette
+tutto il regno posseduto da Erode il
+grande suo avolo, e ad <i>Erode</i> suo fratello
+il paese di Calcide, col diritto ad
+amendue di sedere in senato, ed altri
+onori. Restituì ad <i>Antioco</i> la provincia
+di Comagene. Mise in libertà <i>Mitridate
+re d'Armenia</i>, e gli rendè i suoi stati.
+Richiamò ancora dal loro esilio a Roma
+<i>Agrippina</i> e <i>Giulia Livilla</i>, che Caligola
+lor fratello avea relegate nell'isola di
+Ponza. In somma, sì fatte lodevoli azioni
+sul principio acquistarono a Claudio
+l'amore d'ognuno, stupendosi probabilmente
+tutti, come un uomo creduto da
+nulla e stolido in addietro, comparisse
+ora con sì diversa divisa, e sapesse correggere
+con sì buon garbo gl'innumerabili
+disordini introdotti dai due precedenti
+Augusti, e con tanta amorevolezza e
+giustizia si fosse accinto al pubblico governo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_148" id="Page_148"></a>[148]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLII" id="XLII"></a>XLII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 14.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span> figlio di Druso, imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tiberio Claudio Germanico Augusto</span>
+per la seconda volta, e <span class="sc">Cajo Cecina Largo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nell'ultimo di febbraio <i>Claudio Augusto</i>
+si spogliò della dignità consolare,
+per ornarne non si sa bene chi. Ha
+creduto taluno, che gli succedesse <i>Cajo
+Vibio Crispo</i>, ma giocando ad indovinare.
+Nelle calende di gennaio <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> esso Claudio
+Augusto console fece ben giurare dai
+senatori l'osservanza delle leggi d'Augusto,
+e la giurò egli stesso; ma non pretese,
+nè permise un simile giuramento per
+quelle ch'egli facesse. S'erano già ribellati
+i popoli della Mauritania per la morte
+data da Caligola a Tolomeo re loro. In
+quest'anno rimasero essi sconfitti da
+Svetonio Paolino, che s'inoltrò sino al
+monte Atlante, e saccheggiò quelle contrade.
+Due altre rotte lor diede dipoi
+Osidio Geta, di maniera che posate le
+armi, quel paese tornò tutto all'ubbidienza
+di Roma. Claudio per tali vittorie
+prese il titolo d'<i>imperadore</i> per la terza
+volta: poichè il merito delle vittorie si
+attribuiva sempre al generalissimo delle
+milizie romane (tali erano allora gl'imperadori)
+e non già agli uffiziali subalterni.
+Patì in quest'anno <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 20.]</span> Roma gran
+fame. Claudio Augusto non mancò al
+suo dovere, per provvedere al bisogno.
+E perciocchè Roma si trovava senza porto
+in sua vicinanza, nè le navi nel tempo
+di verno osavano portar grani alla città,
+Claudio imprese a formarne uno di pianta:
+opera degna della magnificenza romana;
+e tanto più gloriosa per Claudio,
+perchè Giulio Cesare avea avuta la medesima
+idea, ma per la grave spesa e
+difficoltà di eseguirla l'aveva abbandonata.
+Alla sboccatura dunque del Tevere,
+<span class="pagenum"><a name="Page_149" id="Page_149"></a>[149]</span>
+e dal lato del fiume opposto all'altro
+dove era Ostia, fece cavare un porto
+vastissimo nel continente, con due ale
+che si sporgevano molto in mare; il tutto
+guernito di marmi, e con torre o sia
+fanale ben alto. Si crederono gli architetti,
+chiamati per tal fabbrica, di spaventarlo
+con dirgli la sterminata spesa che
+costerebbe. Egli tanto più se n'invogliò,
+e volle farla, e la condusse a fine con
+gloria grande del suo nome. Resta tuttavia
+il nome di Porto, a quel sito, ma
+non già vestigio del porto medesimo.
+Racconta Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 9, c. 6.]</span>, come testimonio di
+veduta, che mentre si facea quell'insigne
+fabbrica, capitò colà un mostro marino,
+chiamato orca, di smisurata grandezza.
+Per prenderlo bisognò inviarvi i soldati
+del pretorio, e varie navi, una delle quali
+restò affondata dall'acqua gittatavi dalle
+narici del pesce. Molte leggi utili e buone
+fece Claudio in quest'anno, e fra le altre
+ordinò, che i governatori e ministri delle
+provincie, eletti nel principio d'anno, e
+soliti a fermarsi lungo tempo in Roma,
+per tutto il marzo dovessero trovarsi alle
+loro provincie; e che gli eletti nol ringraziassero
+in senato, come era il costume.
+Dicea, <i>che non essi a lui, ma egli
+ad essi dovea rendere grazie, perchè
+l'aiutavano a portare il peso del principato,
+e cooperavano al buon governo
+de' popoli</i>, con prometter anche loro maggiori
+onori se con lode avessero esercitato
+il loro impiego.
+</p>
+
+<p>
+Non sarebbe stato Claudio con tutta
+la sua poca testa un principe cattivo,
+perchè non gli mancava una buona intenzione,
+e mostrava genio alle cose ben
+fatte, privo, per altro, d'orgoglio e di fasto;
+e sulle prime regolandosi col consiglio
+dei savi non metteva il piè in fallo <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>.
+Ma per sua o per altrui disgrazia cominciò
+a comparir cattivo, parte per li
+mali affetti del suo natural timoroso, e
+parte perchè <i>Messalina</i> sua moglie, la più
+<span class="pagenum"><a name="Page_150" id="Page_150"></a>[150]</span>
+impudica donna del mondo, e Narciso
+suo liberto favorito, ed altri mali arnesi
+della corte, abusandosi della di lui scempiaggine,
+il faceano precipitare in risoluzioni
+indegne di lui, e sommamente
+pregiudiziali al pubblico. Quel che parve
+strano, dall'un canto era un coniglio
+pien di paura, e dall'altro uno de' suoi
+maggiori piaceri consisteva nell'assister
+agli abbominevoli spettacoli dei gladiatori,
+e in vedere gli uomini combattere con le
+fiere, e restarne assaissimi stracciati e
+divorati. Diede anche da ridere, l'aver
+egli fatto levar l'insensata statua d'Augusto
+dall'anfiteatro, acciocchè non vedesse
+tante stragi, e non convenisse ogni
+volta coprirla, quando egli vivente non
+avea scrupolo di guatarle sì spesso, e di
+prenderne tanto diletto. Certamente fu
+creduto che avvezzatosi in questa maniera
+al sangue umano, divenisse poi sì
+facile a spargerlo co' suoi ingiusti decreti,
+dacchè lo spingevano al mal fare l'iniqua
+moglie e i suoi perversi servitori di corte.
+La prima sua ingiustizia, che cominciò
+a far grande strepito, fu la morte di <i>Appio</i>
+o sia <i>Cajo Silano</i>, uno de' più illustri
+e stimati senatori di Roma, e tenuto in
+gran conto, ed amato da Claudio stesso,
+perchè <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 29. Seneca, in
+Apocol.]</span> padrigno di Messalina sua
+moglie, avendo sposata Domizia Lepida,
+madre d'essa Messalina. E perciocchè si
+sa che Claudio avea già fatti seguire gli
+sponsali fra <i>Ottavia</i> figliuola di Messalina,
+e <i>Lucio Silano</i>, s'è creduto che questo
+Lucio Silano fosse nato dal medesimo Appio
+Silano e da Giulia nipote d'Augusto,
+sua prima moglie. Questi sì stretti legami
+di parentela non trattennero l'infame
+Messalina del tentar Appio Silano d'adulterio.
+Il non aver egli voluto consentire
+fu un grave delitto, a punir il quale
+Messalina e Narciso si servirono della
+seguente furberia <span class="fnote">[Suet., ibid., cap. 87. Dio, lib. 60.]</span>. Entrò una mattina
+per tempo Narciso nella camera di Claudio,
+che tuttavia dimorava in letto colla
+<span class="pagenum"><a name="Page_151" id="Page_151"></a>[151]</span>
+moglie; e facendo lo spaventato e il tremante,
+gli raccontò di aver veduto in sogno
+lo stesso imperadore ucciso per mano del
+sopraddetto Appio. Saltò su allora Messalina,
+e calcò la mano con dire, aver anch'ella
+le notti addietro più volte con
+orrore sognato un sì orrendo spettacolo.
+Nello stesso tempo vien bussato all'uscio,
+ed è Appio Silano che Messalina e Narciso
+d'accordo aveano fatto venire a
+quell'ora. Non occorse di più. Claudio,
+a cui in materia di sospetti le biche
+pareano montagne, diede tosto ordine
+che gli fosse levata la vita, e l'ordine fu
+eseguito. Portò lo stesso Claudio al senato
+questa bella nuova, come liberato
+da un gran pericolo, e molto ringraziò
+il suo liberto Narciso che anche sognando
+vegliava così bene per la vita del
+suo padrone. Somiglianti foghe di sospetti
+e timori fecero, che Claudio in altre
+occasioni togliesse dal mondo altre persone
+innocenti con subitaneo furore; ed
+accadde talvolta (cotanto era stupido)
+che dopo aver fatto morir taluno, come
+tornato in sè, dimandava conto, credendolo
+vivo. Dettogli, che per ordine suo
+non si contava più fra i mortali, se ne
+rammaricava poi forte, ma senza profitto
+dei morti.
+</p>
+
+<p>
+Credesi che l'ingiusta morte di Silano,
+e il mirar la stupidità di Claudio
+capace d'altre simili false carriere, desse
+moto ad una congiura contra di lui:
+tanto più perchè durava in molti l'idea
+di rimettere in piedi la libertà della repubblica,
+nè parea ciò difficile sotto un
+imperadore impastato di paura <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 13. Dio, lib. 60.]</span>. <i>Annio
+Viniciano</i>, o <i>Minuciano</i>, fu delle prime
+ruote di tal cospirazione, siccome
+quegli che non si tenea mai sicuro, dopo
+essere stato uno de' principali nella congiura
+contro Caligola, e proposto anche
+in senato per succedergli nell'imperio.
+Ma sì grande impresa non si potea compiere
+senza l'armi; e Claudio intanto era
+ben assistito dai pretoriani e dall'altre
+milizie, che stavano di quartiere in Roma,
+<span class="pagenum"><a name="Page_152" id="Page_152"></a>[152]</span>
+perchè, oltre alla paga ordinaria, li
+rallegrava ogni anno con un buon regalo.
+Si rivolsero dunque i congiurati a <i>Furio
+Camillo Scriboniano</i>, che comandava ad
+alcune legioni nella Dalmazia, promettendogli
+aiuto se armato veniva a Roma.
+Vi saltò egli dentro, e fattasi giurar fedeltà
+da quell'esercito, col pretesto di
+restituire il popolo romano nell'antica
+autorità, tutto andò disponendo, con iscrivere
+intanto una lettera fulminante
+e piena d'ingiurie a Claudio, minacciandogli
+tutti i malanni se non rinunziava
+l'imperio. Ricevuta questa imperiosa
+intimazione, non era lontano Claudio
+dall'ubbidire; ma un accidente il liberò
+dal pericolo. Dato da Furio Camillo il
+segno della marcia, per caso fortuito si
+trovò difficoltà a sollevar le insegne che,
+secondo il costume, stavano conficcate
+in terra. Erano i Romani d'allora la più
+superstiziosa gente del mondo; badavano
+a tutto, interpretando anche le menome
+bagattelle per presagi favorevoli o contrari
+dell'avvenire. Bastò questo perchè
+i soldati credessero volontà degli dii il
+non dar esecuzione al meditato viaggio.
+Furio Camillo trovandosi deluso, se ne
+fuggì in un'isola della Dalmazia, dove <span class="fnote">[Tacit., Historiar. lib. 2, cap. 75.]</span>
+fra le braccia di Giunia sua moglie fu
+ucciso da un semplice soldato, appellato
+Volaginio, il quale premiato poi da Claudio
+ascese ai primi gradi della milizia.
+Per questa sedizione terminata con tanta
+felicità, Claudio fece far di molte perquisizioni
+in Roma, affin di scoprire i complici.
+Alcuni furono giustiziati, altri si
+levarono la vita da sè stessi, fra i quali
+specialmente si contò il sopr'accennato
+Viniciano o Minuciano. Non pochi anche
+dei cittadini romani, de' cavalieri e insin
+dei senatori furono messi ai tormenti, e
+data licenza ai servi e liberti di accusare
+i loro padroni, benchè Claudio nell'anno
+addietro avesse abolito quegli usi. In
+somma si riempiè tutta Roma di sospiri
+e di terrore; e quei soli se n'andarono
+<span class="pagenum"><a name="Page_153" id="Page_153"></a>[153]</span>
+salvi che seppero guadagnarsi la protezion
+di Messalina o dei liberti di corte.
+Fu osservato il coraggio di un liberto di
+Furio Camillo, per nome Galeso, che interrogato
+da Narciso nel senato, cosa
+egli avrebbe fatto se il suo padrone fosse
+divenuto imperadore: <i>Gli avrei</i>, rispose,
+<i>tenuto dietro secondo il mio solito, ed
+avrei taciuto</i>. In questa occasione <span class="fnote">[Plinius junior, lib. 3, cap. 16.]</span>
+<i>Cecina Peto</i>, già stato console, che avea
+sposato il partito di Furio Camillo, fu
+preso e condotto a Roma in una nave.
+<i>Arria</i> sua moglie, donna di petto virile,
+rigettata da quella nave, gli tenne dietro
+in una barchetta; ed arrivata a Roma,
+ricorse a Messalina, per raccomandarsele.
+Avendo trovata con lei Giunia moglie
+del suddetto Furio Camillo, la rimproverò,
+perchè tuttavia vivesse dopo la
+morte del marito. Avrebbe potuto Arria,
+mercè del favore di Messalina, non solamente
+vivere, ma anche sperar buon
+trattamento; pure s'incapricciò tanto di
+non voler sopravvivere al marito, che
+dopo aver veduta disperata la di lui causa,
+prese un pugnale, si trafisse, e poi diede
+il ferro medesimo al marito, acciocchè
+facesse altrettanto. Quest'atto d'Arria
+vien esaltato colle trombe da Plinio il
+giovane in una delle sue epistole, e da
+Dione, secondo la falsa idea che aveano
+i Romani di quel tempo della gloria;
+quasi che possa essere conforme alla
+retta ragione l'uccidere un innocente, e
+non sia più gloriosa quella fortezza che
+sa sofferir le maggiori calamità. Non si
+può fallare, credendo che dopo la morte
+di Furio Camillo, fosse inviato al governo
+della Dalmazia o sia dell'Illirico, <i>Lucio
+Ottone</i> padre di <i>Ottone</i> poscia imperadore,
+di cui parla Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Othone, cap. 1.]</span>. Fu egli sì rigoroso,
+che fece tagliar la testa ad alcuni
+semplici soldati, i quali pentiti d'aver
+aderito ad esso Camillo, di lor propria
+autorità, e contro l'ordine, aveano ucciso
+i loro uffiziali come autori di quella
+sedizione, senza far egli caso, se dispiaceva
+<span class="pagenum"><a name="Page_154" id="Page_154"></a>[154]</span>
+a Claudio, da cui erano anche stati
+promossi alcuni di que' soldati a posto
+maggiore. Ne acquistò gloria presso i
+Romani, ma perdè molto della buona
+grazia di Claudio, con ricuperarla nondimeno
+da lì a poco, per avere scoperto
+e rilevato il disegno formato da un cavaliere
+di uccidere esso imperadore.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLIII" id="XLIII"></a>XLIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tiberio Claudio Augusto</span> per la terza
+volta e <span class="sc">Lucio Vitellio</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Non più di due mesi tenne l'<i>Augusto
+Claudio</i> il suo terzo consolato <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 14.]</span>. V'ha
+chi crede a lui succeduto nel dì primo
+di marzo <i>Publio Valerio Asiatico</i>, quel medesimo
+che avea tenuta mano ad abbattere
+il crudele Caligola, ma è opinione incerta.
+<i>Vitellio</i> console quel medesimo è
+che vedemmo proconsole della Siria, e che
+ebbe per figliuolo <i>Vitellio</i> poscia imperadore.
+Coll'adulazione si salvò sotto
+Caligola, con questa ancora si fece largo
+presso di Claudio. Nelle calende poscia
+di luglio giudicarono alcuni eruditi, che
+ai suddetti consoli ne succedessero due
+altri, cioè <i>Quinto Curzio Rufo</i> e <i>Vipsanio
+Lenate</i>. Plausibile è la lor congettura,
+ma non è più che congettura. V'erano
+sì smisuratamente moltiplicate in Roma
+le ferie <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, che la maggior parte dell'anno
+era feriata; ed allora non si teneano
+i pubblici giudizii. Vi rimediò
+Claudio Augusto, riducendo esse ferie
+ad un numero discreto. Tolse vari uffizi
+a chi indebitamente gli avea ottenuti da
+Caligola, e li restituì o li conferì a chi
+ne era degno. Al popolo della Licia, perchè
+avea fatto un tumulto, con uccidere
+ancora non so quanti Romani, levò la
+libertà e sottomise quella provincia alla
+<span class="pagenum"><a name="Page_155" id="Page_155"></a>[155]</span>
+Panfilia. Privò della cittadinanza di Roma
+uno di quel paese, perchè non intendea
+la lingua latina; ed altri spogliò del medesimo
+diritto per loro falli; ma conferillo
+poi a moltissimi altri a capriccio,
+nè solo ai particolari, ma anche alle università
+e città. Più nondimeno quelli
+erano, che ricorrendo con danari a
+Messalina e ai liberti favoriti di corte,
+l'impetravano, di modo che si dicea, che
+la cittadinanza romana, la quale una
+volta siccome bel privilegio si pagava
+carissimo, era divenuta sì a buon mercato,
+che con un pezzo di vetro rotto si
+acquistava. Nè sol questo si vendea da
+Messalina e da' liberti palatini, ma ancora
+gli uffizi militari e i governi, con entrar
+anche a far traffico e a cavar danaro dalla
+grascia e dall'altre cose che si vendevano:
+il che fece incarire i lor prezzi,
+e necessario fu che Claudio nel campo
+Marzio alla presenza del popolo li tassasse.
+Ed intanto Messalina più che mai
+datasi in preda alla libidine <span class="fnote">[Juvenalis, Satyra 6. Dio, lib. 60. Sueton.
+in Claud., cap. 26.]</span>, e sfacciatamente
+adultera, senza rispetto alcuno
+del marito, era l'oggetto delle dicerie
+della gente accorta. Se vero è ciò che
+ne scrisse Giovenale, lasciato la notte in
+letto l'addormentato buon consorte, travestita
+passava ai pubblici lupanari; nè
+contenta dell'infame suo vivere, forzava
+anche altre nobili donne, con chiamarle
+a palazzo a prostituire la lor pudicizia
+ed anche alla presenza de' lor mariti. A
+chi d'essi si contentava, non mancavano
+onori e posti, agli altri che non amavano
+questo vituperoso giuoco fabbricava trappole
+per farli condannare e morire, trovando
+maniere che non penetrasse agli
+orecchi del goffo marito l'enorme sordidezza
+del viver suo. Perciò Claudio era
+quasi il solo che non sapesse un'infamia
+sì mostruosa. Anzi scioccamente talvolta
+cooperava alle pazze voglie di lei, siccome
+fra l'altre avvenne di Mnestore
+famoso istrione o sia commediante. Era
+perduta nell'amore di costui la bestial
+<span class="pagenum"><a name="Page_156" id="Page_156"></a>[156]</span>
+Messalina, nè mai con preghiere o minacce
+avea potuto trarlo alle sue voglie,
+perchè egli dovea ben misurare il pericolo
+di quel salto. Lamentossi ella con
+Claudio, che Mnestore la sprezzava, nè
+volea ubbidirla in certo altro affare.
+Fattolo chiamare, l'Augusto bufalo gli
+ordinò di far tutto quanto ella gli comandasse.
+Nell'anno presente ancora
+riuscì a Messalina di levar dal mondo
+due principesse della casa cesarea <span class="fnote">[Seneca, in Apocol. Suetonius, in Claudio,
+cap. 29.]</span>,
+cioè <i>Giulia</i> figliuola di <i>Druso Cesare</i> figliuol
+di <i>Tiberio</i>, e <i>Giulia Livilla</i> sorella
+dell'ucciso <i>Caligola</i>, e di <i>Agrippina</i>, poi
+moglie dello stesso Claudio. Perchè esse
+voleano gareggiar con lei in bellezza e
+in possanza, nè usavanle assai finezze, e
+Livilla inoltre da sola a solo parlava
+spesse volte con Claudio, seppe così offuscare
+il cervello del marito Augusto,
+che senza lasciar loro agio per difendersi,
+le inviò all'altro mondo, l'una col ferro,
+l'altra colla fame. Il celebre filosofo <i>Seneca</i>,
+perchè amico di Livilla, fu in tal
+congiuntura relegato nella Corsica, e si
+vendicò poi di Claudio morto con una
+satira che si è conservata sino ai dì
+nostri.
+</p>
+
+<p>
+Finquì la grand'isola della Bretagna,
+oggidì appellata Inghilterra, non avea
+piegato il collo sotto il giogo de' Romani.
+Perchè quantunque Orazio <span class="fnote">[Horatius, Odar., lib. 3, I.]</span> sembri
+indicare, che Augusto vincesse que' popoli,
+e Servio <span class="fnote">[Servius, in Virgil., Georg. 3.]</span> chiaramente l'insegni;
+pure Strabone <span class="fnote">[Strab., lib. 2.]</span> assai fa conoscere che
+ciò non sussiste; ed è certo, che anche
+ai tempi di Claudio que' popoli viveano
+sottoposti a' vari loro re, amici solamente,
+ma non sudditi di Roma. Per cagione <span class="fnote">[Sueton., in Claud., cap. 17. Dio, lib. 60.]</span>
+d'alcuni desertori non restituiti
+s'intorbidò la buona armonia fra i Britanni
+e i Romani; e un certo Berico
+cacciato dalla Bretagna, tanto seppe dire
+ad <i>Aulo Plauzio</i> senator chiarissimo,
+<span class="pagenum"><a name="Page_157" id="Page_157"></a>[157]</span>
+pretore allora e governatore della Germania
+inferiore, che gli fece credere
+facili le conquiste in quell'isola. Claudio
+informato della proposizione, e voglioso
+di guadagnare un trionfo, vi consentì.
+Trovò Plauzio una somma renitenza nell'esercito,
+per uscire del continente e
+passare in paese incognito; nè si voleano
+in fatti muovere. Arrivò colà Narciso
+spedito con ordini pressanti da Claudio.
+Questo liberto, gonfio pel gran favore
+del padrone, arditamente salì sul tribunale
+di Plauzio per fare un'aringa ai
+soldati. Allora a tutti montata la collera,
+cominciarono a gridare: <i>Ben venuti i
+Saturnali</i>; perchè in que' giuochi i servi
+si travestivano con gli abiti de' padroni.
+E senza volerlo ascoltare, alzate le bandiere,
+tennero dietro a Plauzio, il quale
+colle navi preparate andò poi a fare uno
+sbarco nella Bretagna. Non si aspettavano
+que' popoli una tal visita; e perchè
+non s'erano nè preparati nè uniti,
+si diedero alla fuga, nascondendosi nelle
+selve e nelle paludi. Con Plauzio andò
+anche <i>Vespasiano</i>, che fu poi imperadore.
+S'impadronirono questi due valorosi
+uffiziali d'una parte di quel paese sino
+al Tamigi; nè osando Plauzio di passar
+oltre, significò con sue lettere la positura
+degli affari a Claudio, e quali popoli egli
+avesse soggiogato, quali Vespasiano; e
+come Cajo Sidio Geta inviluppato dai nemici
+con pericolo d'esser preso, gli avea
+poi sbaragliati. Claudio o avea già fatta
+o fece allora la risoluzione di passar colà
+in persona. Lasciato dunque il governo
+di Roma a <i>Lucio Vitellio</i>, ch'era stato
+o pur tuttavia era console, probabilmente
+nella state s'imbarcò, e da Ostia fece
+vela verso Marsiglia, con patire per viaggio
+una pericolosa burrasca. Poscia parte
+per terra, parte per mare arrivò all'Oceano:
+e finalmente raggiunse l'armata,
+che stava tuttavia accampata presso al
+fiume Tamigi. Valicato quel fiume, sconfisse
+i Britanni accorsi in gran copia
+per impedirgli il passaggio, e prese Camaloduno
+reggia di Cinobellino. Così
+<span class="pagenum"><a name="Page_158" id="Page_158"></a>[158]</span>
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>: laddove Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 17.]</span> scrive
+non aver egli data battaglia alcuna.
+Certo è, che per quelle imprese due o
+tre volte conseguì di nuovo il titolo di
+<i>imperadore</i>, titolo indicante qualche nuova
+vittoria. Anche Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 13.]</span> afferma
+aver egli conquistato un buon tratto di
+paese nella Bretagna, e domati ivi alcuni
+di quei re; e Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vesp., cap. 4.]</span> stesso asserisce
+che Vespasiano in quella spedizione,
+ora sotto Plauzio ed ora sotto lo stesso
+Claudio Augusto, si segnalò con essere
+ben trenta volte venuto alle mani con
+que' popoli, ed aver sottomesse due di
+quelle possenti nazioni, prese venti città
+e l'isola di Vicht. Non molto tempo si
+fermò Claudio in quelle contrade, e dopo
+aver tolte l'armi agli abitanti del paese
+conquistato, e lasciato Plauzio coll'esercito
+al loro governo, si rimise in viaggio
+per tornarsene a Roma. Sei mesi
+spese nell'andare e venire; ed abbiamo
+da Seneca <span class="fnote">[Seneca, in Apocol.]</span> e da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 14, c. 31.]</span>, che nella
+Bretagna fu alzato un tempio a questo
+imperadore, la cui impresa aprì l'adito
+all'armi romane di stendersi maggiormente
+coll'andare degli anni in quella
+vasta isola. Giunti a Roma molto prima
+di Claudio, Gneo Pompeo e Lucio Silano,
+generi d'esso imperadore, coll'avviso
+del lieto avvenimento <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, il senato decretò
+il trionfo a Claudio, e diede tanto
+a lui che al picciolo suo figliuolo <i>Claudio
+Tiberio Germanico</i>, il titolo di <i>Britannico</i>,
+con ordinar dei giuochi da farsi
+ogni anno in sua memoria e l'erezione
+di due archi trionfali, l'uno in Roma e
+l'altro al lido della Gallia, dove Claudio
+entrò in mare per passare in Bretagna.
+Accordò inoltre a Messalina moglie di
+Claudio, ancorchè non avesse il titolo
+d'Augusta, il primo luogo nelle pubbliche
+adunanze, (il che può parere strano)
+<span class="pagenum"><a name="Page_159" id="Page_159"></a>[159]</span>
+e il poter andare nel carpento, cioè in
+carrozza singolare, di cui godeano per
+privilegio le sole Vestali e i Sacerdoti,
+ed entrar con essa ne' pubblici spettacoli.
+Nello stesso tempo pubblicarono un editto,
+che chiunque avesse monete di rame
+coll'immagine dell'odiato Caligola, le
+portasse alla zecca da essere disfatte.
+Sopra questo rame o bronzo mise tosto
+le mani Messalina, e ne fece formar delle
+statue al suo caro drudo Mnestore commediante.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLIV" id="XLIV"></a>XLIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 16.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di Druso, imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Quintio Crispino</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Marco Statilio Tauro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Da un'iscrizion del Grutero raccolse
+il cardinale Noris <span class="fnote">[Noris, Epistola Consulari.]</span> che il prenome di
+<i>Statilio Tauro</i> fu <i>Marco</i>. Un'altra tuttavia
+esistente in Roma nel museo del
+Campidoglio, e da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 304,
+num. 3.]</span> pubblicata, fu
+posta MANIO AEMILIO LEPIDO, T.
+STATILIO TAURO COS. Quando questa
+appartenga all'anno presente, si può inferirne,
+che essendo mancato di vita,
+ovvero avendo dimessa la dignità, il primo
+de' consoli <i>Crispino</i>, a lui succedesse
+<i>Manio Emilio Lepido</i>. Similmente se ne
+ricaverebbe, che il prenome di <i>Statilio
+Tauro</i> era <i>Tito</i> e non <i>Marco</i>. Ma di ciò
+all'anno seguente. Arrivò l'imperador
+Claudio dalla Bretagna in Italia, e, per
+testimonianza di Plinio <span class="fnote">[Plin., lib. 3, cap. 16.]</span>, andò ad imbarcarsi
+ad una delle bocche del Po, appellata
+Vatreno, in un grosso legno, somigliante
+piuttosto ad un palazzo che ad
+una nave. Pervenuto a Roma, trionfante
+v'entrò <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 17.]</span> colle solite formalità. Sommamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_160" id="Page_160"></a>[160]</span>
+magnifico e maestoso fu l'apparato,
+ed ottennero licenza i governatori
+delle provincie, ed anche alcuni
+esiliati, d'intervenirvi. Osserva Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>,
+che Claudio salì ginocchione al Campidoglio,
+sollevandolo di qua e di là i due
+suoi generi; e che dispensò, ma con
+profusione, gli ornamenti trionfali non
+solo alle persone consolari, che l'aveano
+accompagnato in quella spedizione, ma
+anche ad alcuni senatori contro il costume.
+Celebrò dipoi i giuochi trionfali in
+due teatri. Vi furono più corse di cavalli,
+cacce di fiere, forze d'atleti, balli di giovani
+armati. Le altre azioni lodevoli di
+Claudio in quest'anno si veggono brevemente
+riferite da Dione. Avea Tiberio
+tolte al senato le provincie della Grecia
+e Macedonia, con deputarne al governo
+i suoi uffiziali. Claudio gliele restituì, e
+tornarono a reggerle i proconsoli. Rimise
+in mano dei questori, come anticamente
+si usava, la tesoreria del pubblico, togliendola
+ai pretori. Possedeva <i>Marco
+Giulio Cozio</i>, il principato avito di un
+bel tratto di paese nell'Alpi che separano
+l'Italia dalla Gallia, appellate perciò <i>Alpi
+Cozie</i>. Gli accrebbe Claudio quel dominio,
+e, per attestato del medesimo Dione,
+gli concedè il titolo di re: <i>cosa</i>, dice
+egli, <i>non praticata in addietro</i>. Eppure
+nell'arco celebre di Susa, tuttavia esistente,
+la cui iscrizione pubblicata dal
+marchese Maffei <span class="fnote">[Scipio Maffei, Diplomat.]</span>, ho ancor io <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 1095.]</span> data
+alla luce, si legge M. IVLIVS REGIS
+DONNI FILIVS COTTIVS. Quella iscrizione
+fu posta ad Augusto. Però sembra
+che non ora cominciasse il titolo di re
+in que' principi, e che Augusto, nel conquistar
+quelle contrade, le lasciasse bensì
+in signoria a Giulio figliuolo del re
+Donno, ma senza il titolo di re, il quale
+fu poi restituito da Claudio a Marco Giulio
+Corio di lui figliuolo o nipote. Avevano
+i cittadini di Rodi crocifissi alcuni
+Romani, che forse meritavano la morte;
+<span class="pagenum"><a name="Page_161" id="Page_161"></a>[161]</span>
+ma perchè quel supplizio era ignominioso,
+e in riputazione grande si tenea il privilegio
+della cittadinanza romana, Claudio
+levò loro la libertà, cioè il governarsi
+colle lor leggi e co' propri ufiziali, benchè
+poi loro la restituisse nell'anno di
+Cristo 53. Mancò di vita in quest'anno
+<i>Erode Agrippa re della Giudea</i>, allorchè
+si trovava in Cesarea <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaic., lib. 19.]</span>. Credevasi che
+Claudio Augusto lascerebbe succedere
+in quel regno il di lui figliuolo <i>Agrippa</i>;
+ma prevalendo i consigli de' suoi liberti,
+ne diede il governo a Cuspio Fado cavalier
+romano: con che Gerusalemme
+restò di nuovo senza i suoi re, immediatamente
+sottoposta ai governatori romani.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLV" id="XLV"></a>XLV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 17.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Vinicio</span> per la seconda volta e
+<span class="sc">Tauro Statilio Corvino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Secondo le osservazioni del cardinal
+Noris, tali furono i consoli dell'anno
+presente, e, secondo lui, <i>Tauro</i> fu il
+prenome di <i>Statilio</i>: del che certo si può
+dubitare, perchè in un passo di Flegonte <span class="fnote">[Phlegon., de Mirabilib., cap. 6.]</span>
+si parla di un fatto avvenuto in
+Roma, essendo consoli <i>Marco Vinicio</i> e
+<i>Tito Statilio Tauro</i>, cognominato <i>Corvilio</i>:
+dove apparisce <i>Tauro</i> cognome.
+Abbiam veduto nell'anno precedente
+rammentata un'iscrizione posta MANIO
+ÆMILIO LEPIDO ET T. STATILIO
+TAURO COS. Non ho io saputo dire, e
+neppure lo so ora, a qual anno precisamente
+appartenga questo pajo di consoli.
+Certamente questo <i>Tito Statilio
+Tauro</i> non sarà stato console tanto in
+questo che nell'antecedente anno, perchè
+ciò sarebbe stato notato ne' Fasti; e
+però lo <i>Statilio</i> di quell'anno dee essere
+<span class="pagenum"><a name="Page_162" id="Page_162"></a>[162]</span>
+diverso dal presente. Osservarono il
+Panvinio ed altri, che ai consoli suddetti
+dovettero essere sostituiti <i>Marco Cluvio
+Rufo</i> e <i>Pompeo Silvano</i>, ricavandosi ciò
+da un rescritto di Claudio, riferito da
+Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., lib. 19.]</span>, e fatto sul fine di
+giugno, correndo la quinta sua podestà
+tribunizia. Per altro, ancorchè finora
+abbiano faticato vari valenti letterati,
+non possiam dire superate per anche le
+tenebre sparse qua e là ne' Fasti consolari,
+restandovi tuttavia molto di scuro
+e molte imperfezioni. Piena era oramai
+Roma di statue <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> e d'immagini
+pubbliche o di marmo, o di bronzo,
+perciocchè ad ognuno era permesso il
+metterne: il che rendeva troppo familiare
+ed anche vile un onore che dovea essere
+riserbato alle persone di merito
+distinto. Claudio ne levò via la maggior
+parte, ordinando insieme, che da lì innanzi
+niun potesse esporre l'immagine
+sua senza licenza del senato, a riserva
+di chi facea qualche fabbrica nuova, o
+rifacea le vecchie, per animar ciascuno
+ad accrescere gli effetti di Roma. Mandò
+in esilio il governatore di una provincia,
+perchè fu convinto d'aver preso dei regali,
+e gli confiscò tutto quello che avea
+dianzi guadagnato nel governo. Fece
+ancora un editto, che a niuno dopo un
+ufizio esercitato nelle province, se ne
+potesse immediatamente conferire un
+altro: legge anche altre volte stabilita;
+acciocchè nel tempo frapposto potesse chi
+avea delle querele contra di tali persone,
+proporle con franchezza. Proibì ancora,
+finiti i loro governi, il pellegrinare in altri
+paesi, volendo che tutti venissero a
+Roma, per essere pronti a quello che ora
+noi chiamiamo sindacato. Nell'anno presente
+spese Claudio di molto in dar sollazzo
+al popolo con altri pubblici giuochi;
+e alla plebe, solita a ricevere <i>gratis</i> il frumento
+del pubblico, donò trecento sesterzi
+per cadauno; e vi fu di quelli che
+n'ebbero per testa fino mille e dugento
+<span class="pagenum"><a name="Page_163" id="Page_163"></a>[163]</span>
+cinquanta. Nel giorno suo natalizio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 2.]</span>,
+cioè nel dì primo di agosto, in cui dieci
+anni prima dell'Era nostra egli venne
+alla luce in Lione, correva in quest'anno
+l'ecclissi del sole. Claudio con pubblico
+monitorio ne fece alcuni dì prima avvertito
+il popolo, acciocchè sapessero
+quello essere un effetto necessario del
+corso dei pianeti, e non ne tirassero
+qualche mal augurio, per lui, come per
+poco soleano fare in tanti altri affari i
+Romani, essendo troppo quella gente
+nudrita dagl'impostori nella superstizione.
+Le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numismat. Imperator.]</span> ci fan vedere che,
+tanto nel precedente che nel presente
+anno, Claudio prese più volte il titolo
+d'<i>imperadore</i>, trovandosi nominato <i>imperadore
+per la decima volta</i>. Indizii
+son questi, che i suoi generali nella Bretagna
+doveano aver fatti de' progressi
+coll'armi; ma di ciò non resta vestigio
+nella storia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLVI" id="XLVI"></a>XLVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 18.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di Druso, imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Valerio Asiatico</span> per la seconda
+volta, e <span class="sc">Marco Giunio Silano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Dal trovar noi <i>Valerio Asiatico</i> nominato
+console per la seconda volta, apparisce
+aver ottenuto l'eccelso grado di console
+un qualche anno innanzi, sostituito
+ai consoli ordinari; ma in quale non si è
+potuto finora esattamente sapere. Se crediamo
+al Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fast. Consularibus.]</span> e ad altri, nelle
+calende di luglio a questi consoli succederono
+<i>Publio Suillo Rufo</i> e <i>Publio
+Ostorio Scapula</i>. Che ancor questi veramente
+arrivasse al consolato, ne abbiam
+delle prove; ma se veramente in quest'anno,
+ciò non si può accertare. Era <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> <i>Marco
+<span class="pagenum"><a name="Page_164" id="Page_164"></a>[164]</span>
+Giunio Silano</i> console fratello di Lucio,
+da noi veduto genero di Claudio
+Augusto. Diede molto da dire a' Romani
+la risoluzion presa in quest'anno dal
+suddetto <i>Asiatico</i> console. Siccome era
+stato determinato da Claudio per fargli
+onore, egli dovea ritener per tutto l'anno
+il consolato; ma spontaneamente lo
+rinunziò. Aveano ben fatto lo stesso
+alcuni altri consoli, per mancar loro le
+ricchezze sufficienti a sostener la spesa
+enorme che occorreva in celebrar i giuochi
+circensi, addossata alla borsa dei
+consoli, e cresciuta poi a dismisura. Era
+giusta la scusa e ritirata per questi, ma
+non già per Asiatico, ch'era uno de' più
+ricchi nobili del romano imperio, possedendo
+egli delle rendite sterminate nella
+Gallia, patria sua. Il motivo da lui addotto
+fu quello di schivare l'invidia altrui pel
+suo secondo consolato; ma poteva meglio
+assicurarsene col non accettarlo neppure
+per i primi sei mesi; e può credersi che
+non andò esente dalla taccia di avarizia
+quella spontanea sua rinunzia. Vedremo
+all'anno seguente i frutti amari di tante
+sue care ricchezze. Nel presente toccò la
+mala ventura a <i>Marco Vinicio</i>, personaggio
+illustre, già marito di <i>Giulia Livilla</i>,
+cioè d'una sorella di <i>Caligola</i>. Non l'avea
+nel suo libro Messalina, dopo aver essa
+procurata la morte alla di lui consorte.
+Crebbero anche i sospetti e gli odii contra
+la di lui persona, dacchè (per quanto fu
+creduto) l'onestà di lui diede una negativa
+alle impure voglie della medesima
+Messalina. Seppe ella fargli dare sì destramente
+il veleno, che il mandò per le poste
+al paese di là, con permettere dipoi, che
+dopo morte gli fosse fatto il funerale alle
+spese del pubblico: onore molto familiare
+in questi tempi. Da <i>Agrippina</i>, prima che
+divenisse moglie di Tiberio Augusto, era
+nato <i>Asinio Pollione</i>, il quale perciò fu
+fratello uterino di <i>Druso Cesare</i> figliolo
+di <i>Tiberio</i>. Nel cervello d'esso Pollione
+entrarono in quest'anno grilli di grandezze
+e desiderii di divenir imperadore;
+e cominciò egli per questo alcune tele
+<span class="pagenum"><a name="Page_165" id="Page_165"></a>[165]</span>
+con sì poca avvertenza, che ne arrivò
+tosto la contezza a Claudio. Teneva
+ognuno per certa la di lui morte; ma
+Claudio si contentò di mandarlo solamente
+in esilio, o perchè non avea fatta
+adunanza alcuna di gente o di danaro
+per sì grande impresa, o perchè il trattò
+da pazzo, considerata anche la sua
+piccola statura e deformità del volto, per
+cui era comunemente deriso, nè ciera
+avea da far paura a chi sedeva sul trono.
+Di questa sua indulgenza riportò Claudio
+non poca lode presso il pubblico,
+siccome ancora per altre azioni di giustizia
+e di zelo pel buon governo, e massimamente
+per la giustizia. All'incontro
+era universale la doglianza e mormorazione,
+perchè egli si lasciasse menar pel
+naso da Messalina sua moglie e dai
+suoi favoriti liberti; di modo che egli
+pareva non più il padrone, ma bensì lo
+schiavo di essi. Condannato fu (che così
+si usava ancora) a combattere nei giuochi
+de' gladiatori <i>Sabino</i>, stato governator
+nella Gallia a' tempi di Caligola, per le
+sue molte rapine e iniquità. Desiderava
+Claudio, e gli altri più di lui, che questo
+mal uomo lasciasse ivi la vita, come
+solea per lo più succedere. Ma Messalina,
+che anche di costui si valeva per la sua
+sfrenata sensualità, il dimandò in grazia,
+nè Claudio gliel seppe negare. Ed intanto
+ogni dì più si mormorava, perchè Mnestore,
+commediante allora famoso, non si
+lasciava più vedere al teatro. Era egli in
+grazia grande presso il popolo per la sua
+arte, e specialmente per la sua perizia
+nel danzare; ma in grazia di Messalina
+era egli maggiormente per la sua avvenenza.
+Dolevasi la gente d'essere priva
+di un sì valente attore, ma più perchè
+ne sapeva la cagione, e la sapevano anche
+i più remoti da Roma. Altri non
+v'era, che il buon Claudio, il quale
+ignorasse, quanta vergogna albergasse
+nel proprio suo palazzo. Eusebio Cesariense <span class="fnote">[Eusebius, in Chronico et in Excerptis.]</span>
+solo è a scrivere, che circa
+questi tempi essendo stato ucciso <i>Rematalce
+<span class="pagenum"><a name="Page_166" id="Page_166"></a>[166]</span>
+re della Tracia</i> da sua moglie,
+Claudio Augusto ridusse quel paese in
+provincia, e ne diede il governo ai suoi
+uffiziali.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLVII" id="XLVII"></a>XLVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 19.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tiberio Claudio Augusto Germanico</span> per
+la seconda volta, e <span class="sc">Lucio Vitellio</span>
+per la terza.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo da Svetonio <span class="fnote">[Suetonius, in Claudio, cap. 4.]</span>, che <i>Claudio
+Augusto</i> non fu già console ordinario
+con <i>Lucio Vitellio</i> in quest'anno. Un
+altro, il cui nome non sappiamo, procedette
+console nel principio di gennaio;
+ma perchè questi da lì a poco finì di
+vivere, Claudio non isdegnò di succedere
+in suo luogo. <i>Vitellio</i> qui mentovato, lo
+stesso è che fu proconsole della Soria, e
+padre di <i>Vitellio imperadore</i>. Tanti onori
+a lui compartiti erano i frutti della sua
+vile adulazione. Secondo la supputazion
+di Varrone, questo era l'anno ottocentesimo
+della fondazion di Roma <span class="fnote">[Suetonius, in Claudio, cap. 21. Tacitus,
+lib. 11, cap. 11.]</span>; e
+però Claudio diede al popolo il piacere
+de' giuochi secolari, i quali propriamente
+si doveano fare ad ogni cento anni. Ma
+a que' giuochi accadde ciò che si osservò
+nel giubileo romano cominciato nel 1300,
+che dovea rinnovarsi solamente cento
+anni dipoi; ma poi fu celebrato in anni
+diversi. Erano passati solamente sessantaquattro
+anni, dacchè Augusto diede
+questi giuochi, e viveano tuttavia delle
+persone che vi assisterono, e degl'istrioni
+che aveano ballato in essi, fra' quali
+Stefanione, commemorato da Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 7, cap. 48. Zosimus lib. 1.]</span>.
+Però essendo solito il banditore, nell'invitare
+a questi giuochi il popolo, di
+dire che venissero ad uno spettacolo che
+<span class="pagenum"><a name="Page_167" id="Page_167"></a>[167]</span>
+non aveano mai più veduto, nè sarebbono
+mai più per vedere, si fecero delle
+risate alle spese di Claudio. Ancor qui
+notata fu l'adulazione del console Vitellio,
+perchè fu udito dire a Claudio, che gli
+augurava di poter dare altre volte questi
+medesimi giuochi. Comparve ne' giuochi
+suddetti <i>Britannico</i> figliuolo dell'imperadore
+insieme col giovinetto <i>Lucio Domizio</i>,
+che fu poi <i>Nerone</i> imperadore; e si
+osservò che l'inclinazion del popolo correa
+più verso questo giovine, perchè era
+figliuolo di <i>Agrippina</i> principessa amata
+da essi, non tanto per essere stata figlia
+dell'amato Germanico, quanto perchè la
+miravano perseguitata da Messalina. Si
+contano ancora sotto quest'anno alcune
+azioni lodevoli di Claudio <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>. Prodigiosa
+era la quantità degli schiavi che ogni
+nobil romano teneva al suo servigio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 25.]</span>.
+Allorchè i miseri cadeano infermi, costumavano
+alcuni de' loro padroni, per non
+soggiacere alla spesa, di cacciarli fuori
+di casa, mandandoli nell'isola del Tevere,
+acciocchè Esculapio, a cui quivi
+era dedicato un tempio, li guarisse, ed
+esponendogli in tal guisa al pericolo di
+morir di fame. Fece Claudio pubblicar
+un editto, che gli schiavi cacciati da' padroni,
+s'intendessero liberi, nè fossero
+obbligati a tornar a servire. Che se, in
+vece di cacciarli, volessero levarli di vita,
+si procedesse contra di loro come omicidi.
+Inoltre essendo denunziati alcuni di
+bassa sfera, quasi che avessero insidiato
+alla di lui vita, niun caso ne fece, con
+dire, «non essere nella stessa maniera
+da far vendetta di una pulce, che d'una
+fiera.» Ordinò ancora, che i liberti ingrati
+ai lor padroni tornassero ad essere
+loro schiavi: legge sempre dipoi osservata.
+Rimosse dal senato alcuni senatori,
+perchè, essendo poveri, non poteano con
+dignità calcare quel posto: il che a molti
+di loro fu cosa grata. E perchè un Sordinio
+nativo della Gallia, ed uomo ricco,
+poteva con decoro sostenere la dignità
+<span class="pagenum"><a name="Page_168" id="Page_168"></a>[168]</span>
+senatoria, e Claudio intese ch'era partito
+per andarsene a Cartagine, disse:
+«Bisogna ch'io fermi costui in Roma con
+i ceppi d'oro;» e richiamatolo indietro,
+il creò senatore. Insorsero gravi
+querele contro gli avvocati che esigevano
+somme immense dai lor clienti. Fu in
+procinto il senato di proibire affatto
+ogni pagamento. Claudio volle che si
+tassasse una molto leggiera somma.
+</p>
+
+<p>
+Ma se Claudio da tali azioni riportò
+lode, maggior fu bene il biasimo che a
+lui venne, per essersi lasciato condurre
+a dar la morte in questo medesimo anno
+a varie illustri persone, per le maligne
+insinuazioni di Messalina sua moglie.
+Aveva egli accasata con <i>Gneo Pompeo
+Magno</i>, <i>Antonia</i> sua figliuola. La matrigna
+Messalina, che odiava l'uno e l'altra,
+seppe inventar tante calunnie, dipingendo
+il genero Pompeo per insidiatore
+della vita di lui, che Claudio gli fece tagliar
+la testa. Per altro costui offuscava
+la nobiltà de' suoi natali con dei vizii
+nefandi. Nè qui si fermò la persecuzione.
+Fece anche morire Crasso Frugi e Scribonia
+genitori d'esso Pompeo, tuttochè,
+per attestato di Seneca <span class="fnote">[Seneca, in Apocol.]</span>, Crasso fosse
+così stolido, che meritasse d'essere imperadore,
+come era Claudio. Antonia fu
+poi maritata con <i>Cornelio Silla Fausto</i>
+fratello di Messalina. A Valerio Asiatico,
+da noi già veduto due volte console, le
+sue molte ricchezze furono in fine cagione
+di totale rovina <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. II, cap. 1.]</span>. Con occhio ingordo
+le mirava Messalina, e massimamente
+coi desiderii divorava gli orti di Lucullo,
+da lui maggiormente abbelliti. S'inventarono
+vari sospetti e delitti di lui, ed
+avendo egli determinato di passar nelle
+Gallie, dove possedea dei gran beni, fu
+fatto credere a Claudio, che ciò fosse
+per sollevar contra di lui le legioni della
+Germania. Condotto da Baja incatenato,
+ed accusato, con forza si difese, allegando
+che non conosceva alcuno de' testimoni
+prodotti contra di lui. Si fece
+<span class="pagenum"><a name="Page_169" id="Page_169"></a>[169]</span>
+venire innanzi un soldato, che protestava
+d'essere intervenuto al trattato della
+congiura. Dettogli, se conosceva Asiatico:
+senza fallo, rispose. Che il mostrasse:
+data una girata d'occhi sopra gli astanti,
+sapendo che Asiatico era calvo, indicò
+un calvo, ma che non era Asiatico. Niuno
+dell'uditorio potè contenere le risa,
+e l'assemblea fu finita. Già pensava Claudio
+ad assolverlo per innocente, quando
+entrò in sua camera l'infame Vitellio il
+console, imboccato da Messalina, che
+colle lagrime agli occhi mostrò gran compassione
+d'Asiatico, e poi finse d'essere
+spedito da lui per impetrar la grazia di
+potere scegliere quella maniera di morte
+che più a lui piacesse. Il bietolone Augusto,
+senza cercar altro, credendo che
+per rimprovero della coscienza rea egli
+non volesse più vivere, accordò la grazia
+richiesta. Asiatico si tagliò dipoi le vene,
+e rendè contenta, ma non sazia l'avarizia
+e crudeltà di Messalina, la quale per
+altre somiglianti vie condusse a morte
+<i>Poppea</i> moglie di Scipione, la più bella
+donna de' suoi tempi, e madre di <i>Poppea</i>,
+maritata poi coll'Augusto Nerone. Nulla
+seppe di sua morte Claudio. D'altri nella
+stessa guisa abbattuti parla Tacito, la
+cui storia maltrattata dai tempi torna a
+narrarci gli avvenimenti d'allora, quando
+quella di Dione per la maggior parte è
+venuta meno. In quest'anno <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. II, cap. 14. Suetonius
+in Claud., cap. 41.]</span> ancora
+si credè Claudio d'immortalare il suo
+nome anche fra i grammatici, con aggiugnere
+tre lettere all'alfabeto latino.
+Una delle quali fu F scritto al rovescio
+per significare l'V consonante. Ma dopo
+la sua morte morirono ancora le da lui
+inventate lettere. Furono in quest'anno
+rivoluzioni in oriente. Essendo stato ucciso
+<i>Artabano re dei Parti</i>, disputarono
+del regno coll'armi in mano due suoi
+figliuoli. Prese Claudio questa occasione
+per inviar <i>Mitridate</i> fratello di <i>Farasmane
+re dell'Iberia</i> a ricuperare il regno dell'Armenia,
+già occupato dai Parti. Ed
+<span class="pagenum"><a name="Page_170" id="Page_170"></a>[170]</span>
+egli in fatti se ne impadronì, e vi si sostenne
+col braccio de' Romani. Nè fu
+senza moti di guerra la Germania. Essendo
+morto Sanquinio, che comandava
+l'armi romane nella Germania bassa, in
+suo luogo fu inviato <i>Gneo Domizio Corbulone</i>,
+che riuscì dipoi il più valente
+capitano che allora si avesse Roma. Innanzi
+ch'egli arrivasse colà, i Cauci aveano
+fatte delle scorrerie nei lidi della
+Gallia. Subito che Corbulone fu alla testa
+delle legioni, soggiogò essi Cauci;
+fece tornare all'ubbidienza i popoli della
+Frisia, che s'erano ribellati alcuni anni
+prima: rimise fra le truppe romane con
+gran rigore l'antica disciplina. Era per
+far maggiori imprese, se il pauroso Claudio
+Augusto non gli avesse scritto di ripassare
+il Reno, e di lasciar in pace i
+Barbari. Ubbidì Corbulone, ma con
+esclamare: <i>Felici gli antichi generali!</i>
+Claudio a lui concedè poi gli ornamenti
+trionfali. Venuto anche a Roma <i>Aulo
+Plauzio</i>, il quale s'era segnalato nella
+guerra della Bretagna, accordò a lui pure
+l'onore dell'ovazione, che così chiamavano
+il picciolo trionfo. Già s'era cominciato
+a riserbare il vero trionfo ai
+soli imperadori, perchè soli essi erano i
+generalissimi dell'armi romane, e a loro
+si attribuiva l'onor di qualunque vittoria
+che fosse riportata dai subalterni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLVIII" id="XLVIII"></a>XLVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 20.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Aulo Vitellio</span> e <span class="sc">Quinto Vipsanio
+Poblicola</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo di questi consoli fu poscia
+imperadore. Per attestato di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 3.]</span>
+ad esso <i>Aulo Vitellio</i> nelle calende di luglio
+venne sostituito <i>Lucio Vitellio</i> suo
+fratello: tanto poteva nella corte di allora
+<i>Lucio Vitellio</i> lor padre, il re degli
+<span class="pagenum"><a name="Page_171" id="Page_171"></a>[171]</span>
+adulatori. Trattossi nell'anno presente
+in senato <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. II, cap 23.]</span> di crear dei nuovi senatori
+in luogo dei defunti, e seguì molta disputa,
+perchè i popoli della Gallia Comata
+dimandavano di poter anch'essi
+concorrere a tutte le dignità e agli onori
+della repubblica romana. Fu contraddetto
+da non pochi; ma prevalse il parere
+di Claudio, che, addotto l'esempio
+de' maggiori, sostenne non doversi negar
+la grazia, perchè ridondava in pubblico
+bene, e in accrescimento di Roma. Come
+censore fece Claudio ancora alcune buone
+ordinazioni, e fra l'altre spurgò il senato
+di alcune persone di cattivo nome,
+e ciò con buona maniera: perciocchè
+sotto mano lasciò intendere a que' tali,
+che se avessero chiesta licenza di ritirarsi,
+l'avrebbono conseguita. Propose
+il console Vipsanio, che si desse a Claudio
+il titolo di <i>Padre del senato</i>. Claudio,
+conosciuto che questo era un trovato
+dell'adulazione, lo rifiutò. Fu fatto in
+quest'anno da esso Augusto parimente,
+come censore, e dal vecchio Lucio Vitellio
+suo collega, il lustro, cioè la descrizione
+di tutti i cittadini romani: il che
+non vuol già dire degli abitanti in Roma,
+perchè tanti forestieri venuti a quella
+gran città non erano tutti per questo
+cittadini di Roma, e molto meno tante e
+tante migliaia di servi, cioè schiavi che
+servivano allora in Roma ai benestanti.
+Niuno degli antichi scrittori ci ha lasciato
+il conto di quante anime allora vivessero
+in Roma; città, che in que' tempi
+forse di non poco superava le moderne
+di Parigi e di Londra. Un'iscrizione che
+di ciò parla, merita d'essere creduta
+falsissima, siccome osservò Giusto Lipsio <span class="fnote">[Lipsius, in Notis ad Tacit. lib. 40.]</span>.
+Per cittadini dunque romani si
+intendevano tutte quelle persone libere,
+che godeano allora la cittadinanza romana
+sì in Roma, che nelle provincie;
+giacchè non per anche questo privilegio
+s'era dilatato a tutto l'imperio romano,
+come ne' tempi susseguenti avvenne. Di
+<span class="pagenum"><a name="Page_172" id="Page_172"></a>[172]</span>
+tali cittadini si trovarono nella descrizion
+suddetta sei milioni e novecento e
+quarantaquattromila.
+</p>
+
+<p>
+Giunta era all'eccesso l'impudicizia
+e la baldanza di <i>Messalina</i> moglie di
+Claudio Augusto. Volle ella nell'anno
+presente far un colpo, a credere il quale
+gran fatica si dura, non sapendosi capire
+come potesse arrivar tant'oltre la sfacciataggine
+di una donna e la balordaggine
+di un marito, e marito imperadore.
+Lo stesso Tacito confessa <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 11, cap. 26.]</span>, che ciò
+parrà favoloso: tuttavia tanto egli, quanto
+Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 26.]</span> e Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, ci dan per
+sicuro il fatto. Era impazzita questa rea
+femmina dietro a <i>Cajo Silio</i>, giovane,
+non men per la nobiltà che per la bellezza
+del corpo, riguardevole. Avea Claudio
+a disegnarlo console per l'anno prossimo.
+Nè bastandole di mantenere un
+indegno commercio con questo giovane,
+determinò in fine di contraere matrimonio
+con lui, benchè vivente Claudio, nè
+ripudiata da lui. Dicono, ch'essendo ito
+Claudio ad Ostia per affari della pubblica
+annona, ella fingendo qualche incomodo
+di sanità, si fermò in Roma, e
+con gran solennità fece stendere lo
+strumento del contratto, munito di tutte
+le clausole consuete, donando a Silio
+tutti i più preziosi arredi del palazzo
+imperiale, e compiendo la funzione coi
+sagrifizii e con un magnifico convito. Fu
+poi esposto <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 11, cap. 30.]</span> a Claudio, che alla presenza
+del senato, del popolo e de' soldati
+tutto ciò era seguito. Ha dell'incredibile.
+Svetonio aggiugne, aver Messalina indotto
+lo stesso imperadore a sottoscrivere
+quell'atto, con fargli credere che fosse
+una burla, e ciò utile per allontanare un
+pericolo che a lui sovrastava, predetto
+dagl'indovini, e per farlo ricadere sopra
+Silio, finto imperadore. Sì lontana da
+ogni verisimile è questa partita, che patisce
+l'intelletto a crederla vera. Sarà
+<span class="pagenum"><a name="Page_173" id="Page_173"></a>[173]</span>
+stata probabilmente una diceria del volgo,
+solito ad aggiugnere ai fatti veri delle
+false circostanze; nè Tacito ne parla.
+Comunque sia, un gran dire per questo
+sì sfoggiato ardimento fu per Roma tutta.
+Il solo Claudio nulla ne sapea, perchè
+attorniato dai liberti, tutti paurosi di disgustar
+Messalina, l'incorrere nella disgrazia
+di cui, e il perdere la vita, andavano
+bene spesso uniti. Tuttavia troppo
+facile era lo scorgere che Messalina, dopo
+aver fatto Silio suo marito, era dietro a
+farlo anche imperadore, con un totale
+sconvolgimento del pubblico e della corte,
+a cui terrebbe dietro infallibilmente la
+rovina ancora d'essi liberti, tanto favoriti
+da Claudio. Si aggiunse ancora, che
+avendo Messalina fatto morir Polibio <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>,
+uno de' più potenti fra essi nella corte,
+impararono gli altri a temere un'egual
+disavventura. Perciò Callisto, Pallante
+e Narciso, liberti i più poderosi degli
+altri nell'animo di Claudio, presero la
+risoluzione di aprire gli occhi all'ingannato
+Augusto. Ma non istettero saldi i
+due primi nel proposito, paventando, che
+se Messalina giugneva a parlare una sola
+volta a Claudio, saprebbe inorpellar sì
+bene il fatto, che sfumerebbe in lui tutto
+lo sdegno. Narciso solo stette costante,
+nè attentandosi egli a muoverne il primo
+parola, fece che alcune puttanelle di Claudio
+gli rivelassero non solamente la presente
+infamia, ma ancora la storia di
+tutti i precedenti scandali originati dalla
+trabbocchevol libidine e crudeltà di Messalina.
+Attonito Claudio fa tosto chiamar
+Narciso, il quale chiesto perdono in prima,
+e addotte le cagioni del silenzio finora
+osservato, conferma il fallo, e rivela
+altri complici della disonestà di
+Messalina. Turranio presidente dell'annona,
+e Lusio Geta prefetto del pretorio
+chiamati anch'essi attestano il medesimo,
+con rappresentare e caricare il pericolo
+di perdere vita ed imperio, imminente
+a Claudio per gli ambiziosi disegni
+di Silio e di Messalina, e il bisogno di
+<span class="pagenum"><a name="Page_174" id="Page_174"></a>[174]</span>
+provvedervi con mano forte, senz'ascoltar
+discolpe e parole lusinghiere della
+traditrice consorte. Rimase sì sbalordito
+Claudio, che andava di tanto in tanto
+dimandando, s'egli era più imperadore,
+se Silio menava tuttavia vita privata.
+</p>
+
+<p>
+Era il mese d'ottobre, e fu veduta
+Messalina più gaia del solito divertirsi
+alle feste di Bacco <span class="fnote">[Tacitus, lib. II, cap. 31.]</span>, che si faceano
+per le vendemmie, prendendo essa la
+figura di Baccante, e Silio quella di Bacco.
+Quand'ecco di qua e di là giugnere a
+Roma l'avviso, essere Claudio consapevole
+di tutte le sue vergogne, e venire a
+Roma per farne vendetta. Il colpo di
+riserva, su cui riponeva le sue speranze
+Messalina, era quello di poter parlare a
+Claudio, fidandosi, che, come tant'altre
+volte era accaduto, ora ancora placherebbe
+l'insensato marito. Ma questo appunto
+era quello, da cui l'accorto Narciso
+volea tener lontano il padrone: al
+qual fine impetrò di avere per quel giorno
+il comando delle guardie, rappresentando
+la dubbiosa fede di Lusio Geta;
+ed insieme ottenne di venir anch'egli in
+carrozza coll'imperadore a Roma. Nella
+stessa venivano ancora Lucio Vitellio e
+Publio Cecina Largo, senza mai articolar
+parola nè in favore nè contra di
+Messalina, perchè non si fidavano dell'animo
+troppo instabile e debole di
+Claudio. Intanto <i>Messalina</i>, presi seco
+<i>Britannico</i> ed <i>Ottavia</i> suoi figliuoli, e
+<i>Vibidia</i>, la più anziana delle Vestali, ed
+accompagnata da tre persone, perchè
+gli altri se ne guardarono, s'inviò a piedi
+fuor della porta d'Ostia, e salita poi
+in una vilissima carretta, trovata ivi
+per avventura, andò incontro al marito,
+non compatita da alcuno. Allorchè arrivò
+Claudio, cominciò a gridare, che
+ascoltasse chi era madre di Britannico
+e d'Ottavia; e Narciso intanto facea
+marciar la carrozza, strepitando anche
+egli con esagerar l'insolenza di Silio e
+di Messalina, e con rimettere sotto gli
+occhi di Claudio lo strumento nuziale.
+<span class="pagenum"><a name="Page_175" id="Page_175"></a>[175]</span>
+Nell'intrare in Roma si vollero affacciare
+alla carrozza Britannico ed Ottavia;
+ordinò Narciso alle guardie che li tenessero
+lontani; ma per la venerazione e
+per gli privilegi che godeano le Vestali,
+non potè impedir Vibidia dall'accostarsi,
+e dal far grande istanza, che contra di
+Messalina non si procedesse a condanna
+senza prima ascoltarla. Così promise
+Claudio. Accortamente Narciso condusse
+a dirittura l'imperadore alla casa di
+Silio, e fecegli osservar le preziose masserizie
+della corte portate colà: vista che
+svegliò pur del fuoco in quel freddo petto.
+Indi così caldo il menò al quartiere
+de' pretoriani, istruiti prima di quel che
+aveano a dire. Poche parole potè proferir
+Claudio, confuso tra il timore e la
+vergogna; ed alzossi allora un grido dei
+soldati che dimandavano il nome e il
+gastigo dei rei. Silio fu il primo che sofferì
+con coraggio la morte, poi Vettio
+Valente, Pompeo Urbico, ed altri nobili,
+tutti macchiati nelle impudicizie di Messalina.
+Mnestore il commediante, con
+ricordare a Claudio d'aver ubbidito ai
+di lui comandamenti, intenerì sì fattamente
+il buon Claudio, che fu vicino a
+perdonargli; ma i liberti gli fecero mutar
+sentimento. Solamente Suilio Cesonino e
+Plautio Laterano la scapparono netta,
+l'ultimo per gli meriti di Aulo Plautio
+suo zio. Intanto Messalina, ritiratasi negli
+orti di Lucullo, fra la speranza e l'ira,
+si pensava pure di poter superare la burrasca;
+e non ne fu lontana. Claudio arrivato
+al palazzo con gran quiete si mise
+a tavola, ed allorchè si sentì ben riscaldato
+dal vino, diede ordine che s'avvisasse
+Messalina di venire nel seguente
+dì, che l'avrebbe ascoltata. Si credette
+allora perduto Narciso; però fatto coraggio,
+e levatosi da tavola, come per dar
+l'ordine suddetto, da disperato ne diede
+un tutto diverso al centurione e al tribuno
+di guardia, dicendo loro, che immediatamente
+si portassero ad uccidere
+Messalina, perchè tale era la volontà dell'imperadore.
+La trovarono eglino stesa
+<span class="pagenum"><a name="Page_176" id="Page_176"></a>[176]</span>
+in terra, ed assistita da Lepida sua madre,
+che l'andava esortando a prevenir
+colle sue mani gli esecutori della giustizia.
+All'arrivo di essi si diede ella in fatti
+alcuni colpi, ma con mano tremante; più
+sicura fu quella del tribuno, che la finì.
+Portata incontanente la nuova a Claudio,
+che Messalina era morta, lo stupido senza
+informarsi, se per mano propria o
+d'altrui, dimandò da bere, e con tranquillità
+compiè il convito. Ne' seguenti
+giorni non si mirò in lui nè ira, nè odio,
+nè allegrezza, nè tristezza, ancorchè osservasse
+l'ilarità di Narciso e degli altri
+accusatori, e il volto afflitto de' figliuoli.
+A farlo maggiormente dimenticar di
+Messalina, servì l'attenzione del senato;
+perchè per ordine suo furono levate le
+di lei immagini tanto dai pubblici che
+dai privati luoghi. Narciso, in ricompensa
+delle sue fatiche, da esso senato fu promosso
+all'ordine de' questori.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XLIX" id="XLIX"></a>XLIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XLIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 21.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Aulo Pompeo Longino</span> e <span class="sc">Gallo
+Quinto Veranio</span>.
+</p>
+
+<p>
+S'è dubitato, se il primo de' consoli
+portasse il cognome di <i>Longino</i> o <i>Longiniano</i>.
+In un frammento di marmo <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 304.]</span>,
+esistente oggidì nel museo del Campidoglio,
+si legge Q. VERANIO, A. POMPEIO
+GALLO COS. E però non <i>Cajo</i>, come
+s'è creduto finquì, ma sarà stato <i>Aulo</i> il
+di lui prenome. A questi consoli ordinari
+circa le calende di maggio fondatamente
+si credono succeduti <i>Lucio Memmio Pollione</i>
+e <i>Quinto Allio Massimo</i>. Rimasto
+vedovo Claudio Augusto, si credette che
+non passerebbe ad altre nozze <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 26.]</span>; e
+tanto più perchè egli protestò ai soldati
+del pretorio di non voler più moglie,
+<span class="pagenum"><a name="Page_177" id="Page_177"></a>[177]</span>
+dacchè tanta sfortuna avea provato nei
+precedenti, matrimonii; e che se facesse
+altrimenti, si contentava d'essere scannato
+dalle loro mani. Ma andò presto in
+fumo questo suo proponimento. Tutte le
+più nobili dame romane si misero in
+arnese, per espugnar questa debil rocca,
+mettendo in mostra tutte le lor bellezze
+naturali ed artificiali, e adoperando
+quanti lacci sa inventare la loro scuola,
+sapendo per altro come egli fosse alieno
+dalla continenza <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 33.]</span>. Tenevano il primato
+tre fra le altre, cioè <i>Lollia Paolina</i>, figliuola
+di Marco Lollio già stato console, e
+per lei facea di caldi uffizii Callisto, uno
+dei liberti favoriti di Claudio. La seconda
+era <i>Elia Petina</i> della famiglia de' Tuberoni,
+figliuola di Sesto Elio Peto già console,
+stata già moglie del medesimo Claudio <span class="fnote">[Idem, cap. 26.]</span>
+prima dell'imperio, e da lui ripudiata
+per lieve cagione. Perorava per questa
+Narciso, altro potente liberto di corte,
+di cui già s'è parlato. La terza fu <i>Giulia
+Agrippina</i>, figliuola di <i>Germanico</i> suo
+fratello, già cacciata in esilio da Caligola
+per la sua mala vita, e perseguitata in
+addietro da Messalina. A promuovere
+gl'interessi di lei si sbracciò forte Pallante,
+liberto anch'esso di gran possanza
+nel cuore di Claudio. E questa in fine
+vinse il pallio. Benchè fosse stata maritata
+due volte; cioè più di vent'anni
+prima a <i>Gneo Domizio Enobarbo</i>, a cui
+partorì Lucio Domizio Enobarbo, che
+vedremo imperadore col nome di Nerone;
+e poscia a Crispo Passieno, ch'ella
+fece morire, per non tardar a godere
+l'eredità da lui lasciatale; e benchè
+ella avesse passati gli anni della gioventù,
+pure era assai fresca, e sosteneva il
+credito d'esser bella, possedendo anche
+a maraviglia l'arte degl'intrighi e delle
+lusinghe femminili. A cagion della stretta
+parentela, essendo Claudio suo zio
+paterno, godeva ella il privilegio di visitarlo
+spesso ed assai confidentemente.
+Questo bastò per farlo cader nella pania,
+<span class="pagenum"><a name="Page_178" id="Page_178"></a>[178]</span>
+di maniera che fino dall'anno precedente
+furono concertate fra loro le nozze
+ed eseguite poi nel presente. In mani
+peggiori non potea capitar Claudio, perchè
+in questa donna non si sa qual fosse
+maggiore o la fierezza o la superbia o
+l'avarizia. Pure la sua passion dominante
+e superiore all'altre era l'ambizione,
+per cui avrebbe sagrificato tutto. Scrive
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, esserle stato predetto un giorno
+da uno strologo, che suo figliuolo Nerone
+sarebbe imperadore, ma ch'egli stesso
+l'ucciderebbe. <i>Non importa</i>, rispose ella,
+<i>mi uccida, purchè regni</i>. In fatti, fin
+d'allora si diede ella a cercar le vie di
+accasar Lucio Domizio Enobarbo suo
+figliuolo (che fu poi <i>Nerone</i>), nato sul
+fine dell'anno 37 dell'Era nostra, con
+<i>Ottavia figliuola</i> di esso Claudio Augusto.
+Perchè tra questa principessa e Lucio
+Silano erano seguiti gli sponsali alcuni
+anni prima <span class="fnote">[Tacitus, lib. 12, cap. 4.]</span>, bisognò pensare alla
+maniera di levar un tale ostacolo con
+ricorrere alla calunnia, giacchè Silano
+per l'incorrotta sua vita era esente da
+veri delitti. Lucio Vitellio console fu l'iniquo
+mezzano della di lui rovina, con far
+credere a Claudio, che fra Silano e Giunia
+Calvina sua sorella passassero intrinsichezze
+nefande. Perciò Silano, che nulla
+sapea di questo, vide sè stesso tutto ad
+un tempo balzato dal grado di senatore,
+obbligato inoltre a rinunziar la pretura,
+e rotto il suo maritaggio con Ottavia.
+Questa fu la prima prodezza di Agrippina,
+e non era per anche moglie di Claudio.
+</p>
+
+<p>
+Ma Claudio, benchè ardente di voglia
+di effettuar questo matrimonio, tuttavia
+non osava, perchè presso i Romani non
+era lecito, non che in uso, che uno zio
+sposasse una nipote. Prese ancor qui
+l'assunto di provvedere al bisogno quel
+gran faccendiere di Lucio Vitellio; ne
+parlò egli con energia al senato; e i senatori,
+schiavi d'ogni volere del principe,
+decretarono la validità di un tal contratto.
+Celebraronsi dunque le nozze, e in
+<span class="pagenum"><a name="Page_179" id="Page_179"></a>[179]</span>
+quello stesso di Lucio Silano, stato genero
+di Claudio, si diede la morte da sè
+stesso. Entrata nell'imperial palazzo Agrippina,
+poca pena ebbe a rendersi padrona
+dello scimunito consorte e de' pubblici
+affari, con voler anch'ella, al pari di
+Claudio, essere ossequiata dal senato, dai
+principi stranieri e dagli ambasciadori.
+Cominciò ad ammassar della roba, senza
+perdonare a sordidezza alcuna, tirando
+colle lusinghe alcuni a dichiararla erede,
+ed atterrando altri con calunnie, per occupare
+i lor beni. Promosse gli sponsali
+del giovinetto <i>Lucio Domizio</i> suo figliuolo,
+già pervenuto all'età di dodici
+anni, colla suddetta <i>Ottavia</i> figliuola di
+Claudio, a cui questa alleanza fu il primo
+gradino per salire al trono imperiale.
+Fece parimente richiamare a Roma dall'esilio
+della Corsica <i>Lucio Anneo Seneca</i>,
+insigne filosofo stoico, e il diede per
+precettore al figliuolo, sperando di farne
+una cima d'uomo, e un mirabil imperadore,
+giacchè a questo bersaglio tendevano
+le principali sue mire. Impetrò anche
+la pretura pel medesimo Seneca.
+Appresso rivolse Agrippina lo spirito
+vendicativo contro a <i>Lollia Paolina</i>, che
+seco avea gareggiato pel matrimonio di
+Claudio. Fecesi comparire, che avesse
+interrogati strologhi e l'oracolo di Apollo
+di Clario, in pregiudizio dell'imperadore;
+questi perciò, senza lasciarle agio
+per le difese, la cacciò in esilio fuori
+d'Italia, e confiscò la maggior parte del
+suo ricchissimo patrimonio. Mandò Agrippina
+dipoi anche a levarle la vita; e fece
+appresso bandire <i>Calpurnia</i>, illustre
+donna, solo perchè accidentalmente a
+Claudio era scappato di bocca che era
+bella. Accrebbe Claudio in quest'anno
+il pomerio, o sia il circondario delle mura
+di Roma: il che era riputato di singolar
+gloria. Alle preghiere de' Parti mandò
+loro per re <i>Meerdate</i> di quella nazione,
+che poca fortuna provò per sè e svergognò
+i Romani. Nella Tracia furono guerre
+tali nondimeno, che io mi dispenso
+dal riferirle, perchè di niun momento
+<span class="pagenum"><a name="Page_180" id="Page_180"></a>[180]</span>
+per la storia presente. Se crediamo ad
+Orosio <span class="fnote">[Orosius, in Histor.]</span>, seguì in quest'anno l'editto
+di Claudio, che tutti i Giudei uscissero
+di Roma, del che parla san Luca negli
+Atti degli Apostoli <span class="fnote">[Actus Apostolor., c. 18, vers. 2.]</span>. Prodigiosa era la
+quantità d'essi in quella gran città. Orosio
+cita Giuseppe ebreo per testimonio di
+tal fatto all'anno presente; ma nei testi
+di Giuseppe ebreo oggidì non si trova
+un tal passo. Per altro è certo il fatto,
+asserendolo ancora Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 25.]</span> con dire
+di Claudio: <i>Judaeos, impulsore Chresto</i>
+(così egli nomina il divino Salvator
+nostro) <i>assidue tumultuantes Roma expulit</i>.
+Sotto nome de' Giudei erano allora
+compresi anche i Cristiani; e forse i
+Giudei, perseguitando i Cristiani, svegliavano
+que' tumulti.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="L" id="L"></a>L</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">L</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 22.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Antistio Vetere</span>, o sia <span class="sc">Vecchio</span>, e
+<span class="sc">Marco Suillio Nervilino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ho scritto <i>Nervilino</i>, e non già <i>Nerviliano</i>,
+come hanno altri, perchè il cognome
+di questo console si legge formato
+così in un insigne marmo del museo
+Capitolino, da monsignor Bianchini <span class="fnote">[Thesaur. Nov. veter. Inscript., T. 1.]</span>,
+e da me <span class="fnote">[Thes. Nov. veter. Inscript., cap. 305.]</span> ancora dato alla luce. Un
+altro gran passo fece in quest'anno
+Agrippina per innalzar sempre più il suo
+figliuolo <i>Lucio Domizio Enobarbo</i> <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 25. Dio, lib. 60.]</span>.
+Tuttochè Claudio Augusto avesse un
+figliuolo maschio, cioè <i>Britannico</i>, che
+naturalmente avea da succedere a lui
+nell'imperio, il semplicione si lasciò indurre
+ad addottar per figliuolo anche il
+medesimo Lucio Domizio, il quale, passato
+nella famiglia Claudia, cominciò ad
+<span class="pagenum"><a name="Page_181" id="Page_181"></a>[181]</span>
+intitolarsi <i>Nerone Claudio Cesare Druso
+Germanico</i>, come apparisce dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imp.]</span>
+battute allora in onor suo. Il
+mezzano di questo affare, adoperato da
+Agrippina, fu Pallante, il più confidente
+che s'avesse Claudio; ed avendo allora
+Nerone due anni di più di Britannico, si
+vide la deformità d'aver egli adottivo la
+mano dal figliuolo legittimo e naturale
+dell'imperadore, ornati amendue del cognome
+cesareo. Nè già dimenticò sè stessa
+l'ambiziosa Agrippina. Non avea mai
+Claudio conceduta a Messalina il titolo
+d'<i>Augusta</i>. Lo volle ben ella, nè le fu
+difficile l'ottenerlo; sicome ancora nell'anno
+seguente volle l'onore d'entrar
+col carpento, o sia colla carrozza nei
+pubblici giuochi. Cresciuta ne' titoli Agrippina
+crebbe anche nell'autorità, e
+peggior divenne di Messalina, non già
+nell'impudicizia, perchè se questa non le
+mancò, fu almeno occulta, ma nelle rapine
+della roba altrui, e in procurar la
+morte a chi si tirava addosso il di lei
+sdegno, o lo meritava per essere ricco.
+Quanto ella era diligente a far ben educare
+e a produrre il suo figliuolo Nerone,
+altrettanto la scaltra donna si studiava
+di abbassare e di fare scomparire il
+figliastro suo, cioè Britannico Cesare.
+Sotto vari pretesti fece morire, e levare
+dal di lui fianco le persone che gli poteano
+inspirare de' sentimenti contrarii ai
+suoi; e fra gli altri <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> v'andò la vita di
+Sosibio di lui maestro. Altre persone
+mise ella in lor luogo, tutte dipendenti
+dai suoi voleri, di modo che l'infelice
+principe era in certa guisa assediato e
+tenuto quasi come prigione, senza ch'egli
+potesse se non di rado vedere il padre
+Augusto. Faceva anche correr voce, che
+egli patisse di mal caduco e fosse scemo
+di cervello <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 12, cap. 41.]</span>, quando si sapea che in
+quell'età di nove o dieci anni era forte
+di corpo e di spirito molto vivace. Un
+trattamento tale eccitava la compassione
+<span class="pagenum"><a name="Page_182" id="Page_182"></a>[182]</span>
+in tutti, ma senza alcun profitto di lui.
+Nell'anno seguente Britannico, in salutar
+Nerone, disavvedutamente gli diede il
+nome di <i>Domizio</i> oppure di <i>Enobarbo</i>.
+Non si può dir che fracasso e querele
+facesse per questo in corte Agrippina.
+Volle essa inoltre la gloria di fondare
+una colonia che portasse il suo nome.
+A questo fine mandò alcune migliaia
+di veterani a piantarla nella città degli
+Ubii, che da lì innanzi prese il nome di
+<i>Colonia Agrippina</i>, città tuttavia delle più
+illustri e floride della Germania, che
+ritiene il nome di <i>Colonia</i>. Quivi era nata
+la medesima Agrippina, allorchè Germanico
+suo padre guerreggiò in quelle parti
+coi Germani. Riportò in quest'anno <i>Publio
+Ostorio Scapula</i> molti vantaggi contra
+de' popoli della Bretagna, e prese,
+non so se in questo o nel seguente anno,
+<i>Carattaco</i>, uno dei re o duci loro, colla
+moglie e co' figliuoli <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 32.]</span>: per le quali
+imprese conseguì dal senato romano gli
+ornamenti trionfali, ma con goderne
+poco, perchè la morte il rapì da lì a non
+molto. Condotto a Roma Carattaco prigioniero,
+senza smarrirsi punto, parlò a
+Claudio da uomo forte: e Claudio restituì
+a lui e a tutti i suoi la libertà. Ammirava
+dipoi Carattaco la magnificenza
+di Roma, e dicea ai Romani, <i>che non
+sapea capire, come avendo essi cotanti
+superbi palazzi ed agiate case, andassero
+poi a cercar le povere capanne de' Britanni</i>.
+Camaloduno in quella grand'isola,
+città così denominata dal dio Camalo, fu
+scelta per condurvi una colonia di veterani,
+acciocchè servissero di baluardo
+contro i nemici e ribelli. Anche nella
+Germania superiore i Catti furono in
+armi, e fecero delle incursioni nel paese
+romano. Ma <i>Lucio Pomponio Secondo</i>,
+insigne poeta tragico, e governatore dell'armi
+in quelle parti, li mise in dovere,
+con aver anch'egli perciò meritati gli
+onori trionfali.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_183" id="Page_183"></a>[183]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LI" id="LI"></a>LI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 23.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figlio di Druso, imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tiberio Claudio Augusto</span> per la quinta
+volta e <span class="sc">Servio Cornelio Orfito</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nelle calende di luglio ebbero questi
+consoli per successori nella dignità <i>Cajo
+Minicio Fondano</i> e <i>Cajo Vettennio Severo</i>;
+e all'uno di questi ultimi due nelle calende
+di novembre si crede che fosse
+sostituito <i>Tito Flavio Vespasiano</i>, il quale
+a suo tempo vedremo imperadore; ciò
+ricavandosi da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vesp., cap. 4.]</span>. In questo
+medesimo anno a dì 24 d'ottobre ad esso
+Vespasiano nacque da Flavia Domitilla
+sua moglie <i>Domiziano</i>, che fu anch'egli
+imperadore. Benchè Nerone Cesare <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 41.]</span>
+avesse solamente cominciato l'anno quattordicesimo
+di sua età, senz'aspettare
+di compierlo, come portava la legge e
+l'uso, per dispensa del senato adulatore,
+prese la toga virile, abilitato anche al
+consolato, subito che toccasse l'anno
+ventesimo: con che potea aver parte
+agli affari pubblici e agli onori. Venne
+anche dichiarato <i>principe della gioventù</i>,
+e gli fu conceduta la podestà proconsolare
+fuori di Roma: tutti gran passi all'imperio.
+All'importunità di Agrippina
+nulla si sapea negare nè da Claudio nè
+dal senato. Per tanti onori a lui conferiti
+volle la madre, che si desse alla plebe
+un congiario, a' soldati un donativo, e
+che si celebrassero i giuochi circensi,
+per procacciare con ciò l'amore del
+pubblico al figliuolo. Intanto il povero
+Britannico si facea allevare come figlio di
+un plebeo, e compariva nelle solennità
+delle funzioni tuttavia vestito da putto;
+laddove il fratellastro Nerone sfoggiava
+con abiti da imperadore: dal che ognuno
+argomentava, qual dovesse in fine essere
+<span class="pagenum"><a name="Page_184" id="Page_184"></a>[184]</span>
+il destino di amendue. E perciocchè penetrò
+Agrippina, che alcuni centurioni e
+tribuni de' soldati pretoriani teneano discorsi
+di compassione per lo stato miserabile
+di Britannico, destramente li fece
+allontanare o li trasse a dimettere i gradi
+militari con darne loro dei civili più
+utili. Non si fidava ella di Lucio Geta,
+nè di Rufo Crispino, ch'erano prefetti
+del pretorio, o, vogliam dire, capitani
+delle guardie, perchè li credea parziali
+dell'estinta Messalina e dei di lei figliuoli.
+Picchiò tanto in capo a Claudio, con rappresentargli
+che in mano di due discordi
+uffiziali pativa non poco la disciplina
+militare ed essere meglio un solo, che l'indusse
+a creare un solo prefetto del pretorio;
+e questi fu <i>Burro Afranio</i>, uomo
+di molta sperienza nel militare, e creatura
+d'essa Agrippina. Tal dignità, massimamente
+conferita ad un solo, e durevole,
+era delle più cospicue e temute in
+Roma, e sempre più andò crescendo,
+dacchè i pretoriani cominciarono ad usurparsi
+colla forza il diritto d'eleggere
+gl'imperadori. Carestia si provò nell'anno
+presente in Roma, e il popolo affamato
+intronò di grida gli orecchi di Claudio <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 18.]</span>,
+anzi, mosso un tumulto, se gli
+serrarono addosso nella pubblica piazza,
+gittandogli dei tozzi di pane, di modo
+ch'ebbe fatica a salvarsi per una porta
+segreta in palazzo, e convenne adoperare
+i soldati per isbandarli. Tuttavia non ne
+fece il freddo imperadore risentimento
+alcuno, nè vendetta; e solamente si applicò
+con gran cura a far venir grani da
+ogni parte, dando privilegi ai mercatanti
+e alle navi di trasporto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_185" id="Page_185"></a>[185]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LII" id="LII"></a>LII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 24.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di <span class="sc">Druso</span>, imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Cornelio Sulla Fausto</span> e <span class="sc">Lucio
+Salvio Ottone Tiziano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Avendo <i>Ottone</i> (poscia imperadore)
+un fratello per nome <i>Lucio Tiziano</i>, vien
+perciò tenuto questo console pel medesimo
+di lui fratello. Credono alcuni, che
+a questi consoli nelle calende di luglio
+succedessero <i>Servilio Barca Serano</i>, chiamato
+<i>console disegnato</i> da Tacito sotto
+quest'anno, e <i>Marco Licinio Crasso Muciano</i>;
+e che, cessando essi, nelle calende
+di novembre subentrassero in quella
+dignità <i>Lucio Cornelio Sulla</i> e <i>Tito Flavio
+Sabino Vespasiano</i>. Questo per congettura.
+E quando essi vogliano che Flavio
+Sabino fosse il fratello di Vespasiano
+(poscia imperadore) s'ha d'avvertire
+che Tacito e Svetonio ci danno ben a
+conoscere Sabino per prefetto di Roma,
+ma non già illustre per alcun consolato <span class="fnote">[Tacitus, Annal., cap. 52.]</span>.
+Fu in quest'anno esiliato da Roma
+Furio Scriboniano, figliuolo di quel
+Camillo che si sollevò in Dalmazia contro
+di Claudio Augusto. Per atto di clemenza
+non avea Claudio nociuto al figlio;
+ma accusato egli ora di aver consultati
+gli strologi intorno alla vita dell'imperadore,
+per questo delitto si guadagnò il
+bando. Molto non campò di poi, rapito
+dir non si sa se da morte naturale o pur
+da veleno. Diede ciò occasione ad un rigoroso
+editto del senato contro gli strologi,
+con ordine di cacciarli d'Italia, non
+che da Roma. Tutto nondimeno indarno:
+per una porta uscivano, ritornavano per
+un'altra. Parimente fu pubblicata legge
+contra le donne libere, che sposassero
+schiavi. Se ciò facea la donna senza il consenso
+del padrone dello schiavo, diveniva
+anch'essa schiava; se col consenso, era
+<span class="pagenum"><a name="Page_186" id="Page_186"></a>[186]</span>
+poi trattata come liberta. Videsi nell'anno
+presente, fin dove arrivasse la prepotenza
+dei liberti di corte, la melonaggine di Claudio
+e la viltà del senato. Perchè fu attribuito
+a Pallante, liberto il più favorito dall'imperadore,
+l'invenzione di questo ripiego,
+per frenar le donne, il senato a
+suggestion di Claudio, o pure, come vuol
+Plinio il vecchio, di Agrippina Augusta, il
+senato, dico, oltre a molte lodi del suo fedele
+attaccamento al principe, e delle sue
+grandi applicazioni pel ben pubblico, il
+pregò di accettare gli ornamenti della
+pretura, e la facoltà di portare l'anello
+d'oro, come faceano i cavalieri, e per
+giunta un regalo di trecento settantacinquemila
+scudi romani. Costui accettò
+gli onori, ma sdegnò di prendere il danaro,
+con vantarsene dipoi in un'iscrizione,
+e con dire ch'egli si contentava
+di vivere nell'antica sua povertà, quando
+di schiavo ch'egli fu, era giunto a posseder
+più milioni, ed è registrato dal
+vecchio Plinio fra gli uomini più ricchi
+del suo tempo. Plinio il giovane <span class="fnote">[Plinius, lib. 7, epistola 29.]</span> da
+lì a molti anni, in leggendo quell'iscrizione
+e il vergognoso decreto fatto dal
+senato per costui, non se ne potea dar
+pace. Callisto e Narciso erano gli altri
+due liberti dominanti allora nella corte.
+Per le mani di Agrippina e di costoro
+passava tutto e di tutto si facea danaro.
+Si prendeano anche beffe del balordo
+loro padrone <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>. Un dì mentre Claudio
+tenea ragione, comparvero alcuni della
+Bitinia ad accusar con molte grida Giunio
+Cilone, stato lor governatore, che
+avea venduta la giustizia per danari; nè
+intendendo ben Claudio, dimandò che
+volessero quegli uomini. Rispose Narciso:
+<i>Rendono grazie per aver avuto Cilone al
+lor governo</i>. Allora Claudio: <i>Ebbene,
+l'abbiano per lor governatore anche due
+altri anni</i>.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni tempi prima era venuta in
+mente a Claudio un'impresa che, se gli
+riusciva, sarebbe stata di gran gloria a
+<span class="pagenum"><a name="Page_187" id="Page_187"></a>[187]</span>
+lui, e di pari utile al pubblico, cioè <span class="fnote">[Dio, lib. 60. Suetonius, in Claudio, cap. 20.
+Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 57.]</span>
+di seccare il Lago Fucino, detto oggidì
+Lago di Celano nell'Abbruzzo, per mettere
+quelle terre a coltura, e difendere
+le circonvicine dalle inondazioni che andavano
+di dì in dì crescendo: fattura,
+per cui quei popoli Marsi avevano fatte
+più istanze ad Augusto, ma senza nulla
+ottenere. Vi si applicò con incredibil vigore
+Claudio, pensando di fare scolar
+quell'acque non già nel Tevere, come
+alcuno ha creduto, ma bensì nel fiume
+Liri o sia nel Garigliano. Plinio il vecchio <span class="fnote">[Plinius, lib. 36, cap. 15.]</span>
+per un'opera maravigliosa ci
+descrive questo tentativo di Claudio, e
+di spesa infinita; imperciocchè per undici
+anni vi aveva egli impiegato continuamente
+circa trentamila lavoratori in far
+cavare e tagliare una montagna di tre
+miglia, di profondità incredibile, e condurre
+un canale lunghissimo da esso lago
+al fiume. Allorchè l'opera fu creduta
+compiuta, Claudio, acciocchè si conoscesse
+da ognuno la magnificenza della
+medesima, ordinò che si facesse prima
+un solennissimo combattimento navale
+sul medesimo lago. Raunati da varie
+parti dell'imperio diciannovemila uomini
+(se pur non v'ha difetto in quel numero)
+condannati a morte, li compartì
+in due squadre di navi colle lor armi,
+avendo disposto all'intorno in barche i
+pretoriani ed altre milizie, affinchè niuno
+scappasse. Tutte le ripe e le colline
+d'intorno erano coperte di gente accorsa
+allo spettacolo o per curiosità, o per
+corteggiare l'imperadore, che vi assistè
+con Agrippina <span class="fnote">[Sueton., in Claudio, cap. 21.]</span>, amendue superbamente
+vestiti. Sperando i destinati a
+combattere grazia, il salutarono, dicendo
+<i>che andavano a morire</i>, e non altra risposta
+ricevendo, se non <i>che anch'egli
+salutava loro</i>, non volevano più procedere
+alla battaglia. Tante esortazioni e
+minacce si fecero, che finalmente le nemiche
+<span class="pagenum"><a name="Page_188" id="Page_188"></a>[188]</span>
+squadre l'una appellata la siciliana,
+l'altra la rodiana, si azzuffarono e combatterono
+da disperate. Molti furono i
+morti, più i feriti. Chi restò in vita ottenne
+poi grazia. Quindi passò la corte
+ad un magnifico convito, nel qual tempo
+si lasciò correre l'acqua del lago pel
+nuovo fabbricato canale; ma essa con
+tal empito corse, che fracassò in più luoghi
+le muraglie delle sponde, ed allagò
+talmente il territorio, che Claudio andò
+a pericolo d'annegarsi. Egli è pur di pochi
+il prevedere tutte le forze delle acque
+messe in moto. Altre simili burle da loro
+fatte ho io letto, ed anche veduto. Agrippina
+fece allora una gran lavata di capo
+a Narciso, imputandogli di non aver fatto
+assai forte il lavoro per risparmiare la
+spesa, e mettersi in saccoccia il danaro;
+e Narciso anch'egli rispose a lei per le
+rime con dei frizzi intorno alla di lei
+superbia, alle idee della sua ambizione.
+Aggiugne Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 57.]</span>, non essere stato
+quel canale sì basso da potere scolar le
+acque del lago troppo profondo nel mezzo.
+Ordinò nondimeno Claudio, che si rifacesse
+meglio il lavoro; ma per quanto
+si può dedurre da Plinio il vecchio, egli
+non campò tanto da vederlo compiuto.
+Nerone suo successore per invidia alla
+di lui gloria non si curò di perfezionarlo;
+e per quanto poi facessero Traiano e
+Adriano, il lago sussistè, e tuttavia sussiste.
+Un'altra maravigliosa impresa di
+Claudio Augusto fu l'aver egli condotto
+a fine l'acquidotto cominciato da Caligola,
+per cui furono introdotte in Roma
+le acque curzia e cerulea per quaranta
+miglia di viaggio <span class="fnote">[Plin., lib. 36, cap. 15.]</span>; e ad una tale altezza,
+che arrivavano alla cima di tutti
+i colli di Roma, e in tanta abbondanza,
+che servivano ad ogni casa, alle peschiere,
+ai bagni, agli orti e ad ogni altro uso.
+Plinio il vecchio, descrivendo la grandiosità
+di quest'opera stupenda, ci assicura,
+che al veder tagliate montagne, riempiute
+valli, e tanti archi per condurre quella
+<span class="pagenum"><a name="Page_189" id="Page_189"></a>[189]</span>
+gran copia d'acque, si conchiudeva, nulla
+esservi di sì mirabile in tutto il mondo,
+come quella fattura, la quale costò parecchi
+milioni. Tacito nota in questi tempi
+la prepotenza e l'arti cattive di <i>Antonio
+Felice</i>, chiamato <i>Claudio Felice</i> da
+Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaic., lib. 2.]</span>, liberto già d'Antonia
+e poi di Claudio Augusto, a cui esso
+imperadore avea dato il governo della
+Giudea. Quel medesimo egli è, che si
+legge negli Atti degli Apostoli aver tenuto
+per due anni in prigione san Paolo apostolo.
+Costui, oltre al godere un buon
+posto nel cuore di Claudio, avea anche
+per fratello Pallante, il più favorito, il
+più potente, il più ricco dei liberti di corte;
+e però a man salva commetteva in
+quel governo quante iniquità egli voleva
+senza timore che gliene venisse un processo.
+S'empiè allora la Giudea di ladri
+e di assassini, e tutto si andò disponendo
+alla ribellione che accenneremo a suo
+tempo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LIII" id="LIII"></a>LIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 25.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tiberio Claudio</span>, figliuolo di Druso imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Decimo Giunio Silano</span> e <span class="sc">Quinto Haterio
+Antonino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Era giunto <i>Nerone Cesare</i> a quindici
+in sedici anni; anche <i>Ottavia</i> figliuola di
+Claudio Augusto all'età capace di matrimonio;
+e però in quest'anno si celebrarono
+le loro nozze. Così Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 58.]</span>.
+Ma Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 7.]</span> mette questo fatto due
+anni prima, allorchè Claudio era console,
+cioè nell'anno 54 dell'Era nostra,
+con avere allora Nerone celebrati i giuochi
+circensi, e la caccia delle fiere nell'anfiteatro
+per la salute del suocero
+imperadore. Anche Dione mette il di lui
+matrimonio prima del combattimento
+<span class="pagenum"><a name="Page_190" id="Page_190"></a>[190]</span>
+navale sul lago Fucino. Però non è qui
+sicura la cronologia di Tacito. Affinchè
+questo giovine bestia facesse per tempo
+una bella comparsa nell'eloquenza, Agrippina
+sua madre, e Seneca il maestro,
+vollero ch'egli servisse da avvocato al
+popolo d'Ilio o sia di Troja, i cui ambasciadori
+chiedeano allora in senato l'esenzion
+dai tributi. Una bella orazione
+in greco, dettatagli senza fallo dal precettore <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 8.]</span>,
+recitò Nerone, in cui ebbero
+luogo tutte le favole inventate dai Romani,
+cioè la loro origine da Troja e da
+Enea, spacciato dagli adulatori per propagatore
+della famiglia Giulia. Nulla si
+potè negare ad un sì facondo oratore, e
+a sì forti ragioni; però Tiberio, dopo avere
+anch'egli tirata fuori una lettera
+scritta in greco dal senato e popolo romano,
+in cui esibivano lega al re Seleuco,
+purchè egli concedesse ogni esenzione
+al popolo di Troja, parente de' Romani,
+conchiuse che non si dovea negar tal
+grazia ai Trojani; nè vi fu chi non concorresse
+nella medesima sentenza. Perchè
+i Romani, che componeano la colonia
+nella città di Bologna in Italia, erano
+ricorsi all'imperadore e al senato per
+aiuto a cagion di un incendio che avea
+devastato le lor case: parimente per loro
+fece da avvocato con una orazione
+latina il giovinetto Nerone, ed ottenne
+in lor soccorso la somma di dugento
+cinquanta mila scudi romani. Anche il
+popolo di Rodi supplicava per ricuperare
+la libertà, che dianzi dicemmo tolta loro
+dal medesimo Claudio. Per loro perorò
+Nerone in greco, ed impetrò tutto quanto
+desideravano. Concedè similmente Claudio
+per cinque anni l'esenzion dalle imposte
+a quei d'Apamea, rovinati da un
+tremuoto, e al popolo di Bisanzio, che
+si trovò troppo aggravato; e per tutti i
+tempi avvenire l'accordò dipoi al popolo
+di Coo. <i>Statilio Tauro</i> (non sappiamo se
+<i>Marco</i> o <i>Tito</i>) possedeva de' bei giardini.
+Agrippina gli amoreggiava <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 64.]</span> anch'essa;
+<span class="pagenum"><a name="Page_191" id="Page_191"></a>[191]</span>
+però dacchè fu ritornato dall'Africa, dove
+era stato proconsole, il fece accusare
+in senato da Tarquinio Prisco, con apporgli
+falsamente d'essersi mischiato in
+superstizioni di magia forse contro la
+vita di Claudio. S'impazientò egli cotanto
+per questa trappola, che datasi la morte
+colle proprie mani, prevenne la sentenza
+del senato.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LIV" id="LIV"></a>LIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 26.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imperad. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Asinio Marcello</span> e <span class="sc">Manio Acilio
+Aviola</span>.
+</p>
+
+<p>
+Scrive Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 64.]</span>, che l'uno di questi
+consoli, sicome ancora un questore, un
+edile, un tribuno e un pretore, nello
+spazio di pochi mesi terminarono i lor
+giorni: accidente interpretato dai superstiziosi
+Romani per preludio di gravi
+disgrazie. Noi non sappiamo, nè qual dei
+consoli morisse, nè chi succedesse al defunto.
+All'ambiziosa Agrippina faceva ombra
+<i>Domizia Lepida</i>, donna ricchissima e
+di gran fasto, sorella del suo primo marito,
+cioè di <i>Gneo Domizio Enobarbo</i>, e parente
+d'Augusto, per via d'Antonia sua
+madre. Mirava Agrippina di mal occhio,
+che Lepida, oltre ad altri riguardi, si comperasse
+l'affetto del nipote Nerone con
+assai carezze e frequenti regali. Ella volea
+comandare al figliuolo, e però non istava
+bene in vita chi potea contrastarle un sì
+fatto imperio. Per attestato di Tacito non
+era meno impudica Lepida che si fosse
+Agrippina; tuttavia ella non fu per questo
+verso assalita. Le accuse che contra di
+lei inventò la malizia, furono d'aver fatti
+de' sortilegi per far morire essa Agrippina,
+oppure per diventar moglie dell'imperadore;
+e ch'ella non avesse frenata
+l'insolenza de' suoi servi, i quali, diceva
+ella, in Calabria turbavano la pace dell'Italia.
+<span class="pagenum"><a name="Page_192" id="Page_192"></a>[192]</span>
+Fin lo stesso Nerone <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 7.]</span> fu sforzato
+dalla madre, donna fiera, a far testimonianza
+contro l'amata sua zia. In una
+parola, per sentenza del senato, Lepida
+perdè la vita, ancorchè Narciso, potente
+liberto di Claudio, vi si opponesse con
+tutte le sue forze. E probabilmente questo
+liberto, che osservando i disegni ambiziosi
+di Agrippina, si teneva perduto,
+se il di lei figliuolo fosse pervenuto all'imperio
+e perciò si dichiarava tutto in
+favor di Britannico, si servì di tal occasione
+per rivelare, a Claudio l'amicizia
+infame che passava tra Agrippina e Pallante,
+altro onnipotente liberto di corte.
+Promosse inoltre a tutto potere gl'interessi
+di Britannico presso il padre, con
+fargli insieme conoscere, quanto fosse
+indecente l'anteporre al proprio figliuolo
+un figliastro, e quali fossero le trame di
+Agrippina per questo <span class="fnote">[Idem, ibid., cap. 43.]</span>. In fatti cominciarono
+a comparire alcuni segni ch'egli
+si fosse pentito <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span> d'aver presa per moglie
+Agrippina, e d'aver adottato il di
+lei figliuolo. Si faceva egli condurre più
+del solito innanzi il proprio figlio Britannico;
+l'abbracciava, e un dì fu udito
+dire, <i>che con quella mano con cui l'avea
+ferito, il guarirebbe</i>. Narciso, anch'egli
+consapevole della mutata inclinazion del
+padrone, animava Britannico, e gli facea
+gran festa intorno. Ad occhi aperti stava
+Agrippina. Ma dacchè seppe essere scappato
+detto un giorno a Claudio, <i>che per suo
+destino egli avea dovuto avere solamente
+delle mogli impudiche, per poi punirle</i>:
+non volle aspettar più, e si studiò di
+prevenirlo. Si sentiva poco bene di sanità
+Claudio, e sperando aiuto dall'aria
+e dall'acque di Sinuessa, colà si portò,
+per quanto scrive Tacito. Quivi fu che
+Agrippina, dopo aver allontanato Narciso
+con bella maniera, mandandolo in Campania,
+si fece preparar un potente veleno
+da una famosa fabbriciera d'essi, nominata
+Locusta, che servì gran tempo a
+<span class="pagenum"><a name="Page_193" id="Page_193"></a>[193]</span>
+simili bisogni della corte. E sapendo,
+quanto il marito fosse ghiotto di boleti,
+ne acconciò uno al proposito, e gliel fece
+poi presentare dall'eunuco Haloto, solito
+a fare il saggio de' cibi del principe. Mangiò
+di que' boleti anche Agrippina, ma
+con lasciare il più bello al marito. Fu
+portato Claudio come ubbriaco (che
+questo gli accadeva spesso) dalla tavola
+al letto <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 67.]</span>. Perchè parve che sciolto il
+ventre potesse sovvenire al rischio in
+cui egli si trovava, spaventata Agrippina
+ricorse a Senofonte medico di sua confidenza,
+il quale già preparata, col pretesto
+di svegliargli il vomito, una penna
+tinta d'altro fiero veleno gliela immerse
+nella gola. La notte egli perdè i sentimenti,
+e verso il far del giorno del dì
+13 d'ottobre spirò. Abbiamo da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Claud., cap. 43.]</span>,
+che in diverse maniere si contò
+questo fatto: comunemente nondimeno
+essersi detto e creduto ch'egli morisse
+di veleno. Incerto è anche il luogo, e
+sembra piuttosto ch'egli morisse in Roma.
+Lo stesso storico quegli è che cel dà
+morto nel dì 13 del suddetto mese, e con
+lui va d'accordo Dione. Ma pare che
+Tacito lo supponga prima; perciocchè si
+tenne (e sembra non delle sole ore)
+celata la di lui morte, e però potè succedere
+prima di quel giorno. In Roma
+si faceano intanto preghiere agli dii per
+la di lui salute. Agrippina chiamò i commedianti,
+quasi che li desiderasse Claudio
+per divertirsi, e spesso facea spargere
+voce che il di lui incomodo andava di
+bene in meglio. Tutto ciò per dar tempo
+a disporre le cose per far succedere
+Nerone. Ella inoltre si mostrava spasimante
+di dolore pel marito, e piena di
+tenerezza per <i>Britannico</i> e per le sorelle
+di lui, <i>Antonia</i> ed <i>Ottavia</i>, e trattenevali
+tutti, affinchè non uscissero della loro
+stanza, con aver anche messe guardie
+dappertutto.
+</p>
+
+<p>
+Preparato ciò che occorreva, sul
+mezzogiorno del suddetto dì 13 di ottobre
+<span class="pagenum"><a name="Page_194" id="Page_194"></a>[194]</span>
+si spalancarono <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 12, cap. 69.]</span> le porte del
+palazzo, e ne uscì Nerone, accompagnato
+da Burro prefetto del pretorio,
+che andava ben d'accordo con Agrippina,
+siccome sua creatura. Fu presentato al
+corpo di guardia e ricevuto con acclamazioni:
+indi entrato in lettiga, non
+senza maraviglia di molti al non veder
+seco Britannico, fu condotto al quartiere
+dei pretoriani in Roma, senza che apparisca
+da Tacito, il quale fa morto
+Claudio a Sinuessa, alcun lungo viaggio,
+per venire da quella alla gran città. Dappoichè
+Nerone ebbe parlato ai pretoriani,
+e promesso loro un donativo, non inferiore
+al ricevuto da Claudio, fu acclamato
+da tutti per imperadore. Non tardò molto
+a far lo stesso il senato, perchè privo
+di maniere da resistere ai voleri e alla
+forza della milizia, già entrata in possesso
+di far essa gl'imperadori. Furono poi
+decretati a Claudio i medesimi onori che
+si praticarono alla morte d'Augusto, con
+deificarlo, e fargli un solennissimo funerale,
+in cui Agrippina gareggiò nella magnificenza
+con Livia Augusta sua bisavola <span class="fnote">[Sueton., in Claud., c. 45, et in Vespas., c. 9.]</span>.
+Aveva ella anche cominciato un
+sontuoso tempio alla memoria del <i>Divo
+Claudio</i>; ma l'invidioso Nerone lo lasciò
+poi andare a terra, o lo distrusse per la
+maggior parte. Fu poi rifatto e compiuto
+da Vespasiano per gratitudine ad un
+imperadore che l'avea beneficato. Ed
+ecco come finì sua vita Claudio, principe
+annoverato fra i partecipanti del buono
+e del cattivo, di cuore inclinato alla
+giustizia, alla clemenza e alla munificenza,
+e che fece molte azioni da principe
+ottimo; ma di testa troppo debole, per
+cui lasciandosi governare da mogli scellerate
+e da liberti iniquissimi, per gli
+consigli ed inganni di essi tante altre
+azioni operò obbrobriose o ridicole. Gallione
+fratello di Seneca il derise morto,
+con dire, <i>ch'egli veramente era salito al
+cielo <span class="fnote">[Dio, lib. 60.]</span>, ma tirato con un uncino</i>, come
+<span class="pagenum"><a name="Page_195" id="Page_195"></a>[195]</span>
+si faceva ai giustiziati che venivano strascinati
+dal boia al Tevere. Lodava anche
+<i>i boleti, perchè divenuti cibi degli dii</i>. Lo
+stesso Lucio Anneo Seneca, siccome
+maltrattato da lui, se ne vendicò anch'egli
+con una satira che tuttavia sussiste,
+rappresentandolo portato al cielo,
+ma poi cacciato di là e mandato all'inferno,
+con essere riconosciuto in entrambi
+que' luoghi per uno scimunito e per
+una bestia. L'orazione funebre <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 13, c. 3.]</span> composta
+dal medesimo Seneca in onore di
+Claudio, fu recitata da Nerone. Era elegantissima;
+ma allorchè si udì esaltare
+la provvidenza e sapienza del defunto
+principe, niuno vi fu che potesse trattenersi
+dal sogghignare, forse non prevedendo
+chi si ridea di Claudio, che avea
+poi da piangere del suo successore, sentina
+di crudeltà e di vizii. Non fu letto
+in senato il testamento di Claudio, perchè
+verisimilmente non volle Agrippina che
+Britannico a Nerone in esso comparisse
+anteposto. Comandano i principi quel che
+vogliono in vita; morti, quel solo che
+piace al loro successore. Solamente sotto
+quest'anno il padre Antonio Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critica Baroniana.]</span>
+comincia l'anno primo del pontificato
+di san Pietro, perchè sostiene ch'egli
+solamente ora venisse a Roma. Trattandosi
+di punti assai tenebrosi e controversi
+di storia, si attenga ognuno a quella
+opinione che più gli aggrada.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LV" id="LV"></a>LV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 27.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imperad. 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Nerone Claudio Augusto</span> e <span class="sc">Lucio Antistio
+Vetere</span> o sia <span class="sc">Vecchio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Benchè non fosse Nerone per anche
+pervenuto all'età stabilita dalle leggi per
+esser console, non avendo più di diecisette
+anni, tuttavia siccome superiore
+alle leggi, e per onorare i principii del
+<span class="pagenum"><a name="Page_196" id="Page_196"></a>[196]</span>
+suo governo, prese il consolato. Per
+testimonianza di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Nerone.]</span> lo tenne
+solamente due mesi. Chi succedesse a
+lui nelle calende di marzo, non si sa.
+V'ha chi crede <i>Pompeo Paolino</i>, perchè
+da lì a due anni si trova proconsole della
+Germania. Diede l'ambiziosa Agrippina
+principio al governo del figliuolo Nerone
+con levar di vita <i>Giunio Silano</i>, allora
+proconsole dell'Asia. Parte per gelosia,
+perchè fu detto dal popolazzo, ch'egli
+per via di femmine discendente dalla
+casa di Augusto potea aspirare all'imperio,
+e più proprio anche sarebbe stato
+che il giovinetto Nerone; parte ancora
+per timore, ch'egli volesse vendicar la
+morte ingiustamente data a <i>Lucio Silano</i>
+suo fratello, benchè pericolo non vi fosse,
+perchè egli era un dappoco, e Caligola
+perciò il solea chiamare <i>la pecora ricca</i>.
+Si trovarono persone che seppero dargli
+il veleno, ed egli se ne andò, senza che
+Nerone ne penetrasse la trama. Da gran
+tempo era in disgrazia di essa Agrippina
+Narciso, liberto e segretario di Claudio
+Augusto, perchè parzialissimo di Britannico,
+e perchè a lei stato contrario in
+molte occorrenze. Aveva egli ammassato
+delle immense ricchezze, e potendo tutto
+sopra il padrone, le intere città e gli
+stessi re, chiunque avea bisogno del principe,
+il corteggiavano e gli faceano de' regali.
+Era per altro fedele a Claudio, e vegliava
+per la di lui conservazione. S'egli
+si fosse trovato alla corte, non avrebbe
+osato Agrippina di tradir il marito, o
+pur sarebbono seguiti differentemente
+gli affari; ma Agrippina, siccome accennai,
+seppe bene staccarlo da lui; e poscia <span class="fnote">[Dio, lib. 62.]</span>
+cacciatalo in dura prigione, il
+fece ammazzare, o il ridusse ad ammazzarsi
+da sè medesimo, ed anche contro
+il voler di Nerone, che l'amava per la
+somiglianza de' costumi, essendo egualmente
+anch'egli più avaro che prodigo.
+Si metteva Agrippina in istato d'altri
+simili prepotenze e crudeltà, se <i>Afranio</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_197" id="Page_197"></a>[197]</span>
+<i>Burro, prefetto del pretorio</i>, ed uomo
+di costumi saggi e severi, e <i>Seneca maestro
+di Nerone</i>, non men dell'altro tendente
+al buono, divenuti amendue principali
+ministri ed arbitri della corte, non
+l'avessero tenuta in freno. Andavano
+d'accordo questi due ministri, e perchè
+desiderosi erano del buon governo, abolirono
+sul principio varii abusi, e fecero
+molti buoni regolamenti. Ad Agrippina
+accordarono in apparenza quante distinzioni
+d'onore ella seppe richiedere. Dava
+ella le udienze ai magistrati, agli ambasciatori,
+anche senza il figliuolo. Con
+esso usciva in lettiga; più spesso sel facea
+tener dietro. Ella scriveva ai popoli e ai
+re; ella dava il nome alle guardie. Ma a
+poco a poco i due ministri andarono restringendo
+la di lei autorità, facendole
+conoscere che chimerico era il di lei
+disegno di far da padrona assoluta.
+</p>
+
+<p>
+Per conto di Nerone ognun d'essi si
+studiava di portarlo all'amore e alla
+pratica delle virtù; ma perchè aveano
+che fare con un giovinastro vivace, capriccioso,
+vago solamente di divertimenti
+e piaceri, e non già di logorarsi il capo
+nell'applicazione al governo, gli permetteano
+di sollazzarsi con altri giovani di
+suo genio in canti, suoni e conviti, e
+in qualche altra pericolosa libertà di più,
+sperando ch'egli crescendo in età, e sfogati
+que' primi bollori di gioventù, prenderebbe
+miglior cammino. Ma, siccome
+osserva Dione, non badarono che il
+lasciar così la briglia ad un giovane, era
+un aprirgli la strada a divenire uno scapestrato,
+perchè un vizio chiama l'altro,
+e formato il mal abito, andando innanzi,
+sempre più cresce e si rinforza, massimamente
+in chi può ciò che vuole. Per
+altro sul principio non nocevano punto
+al buon governo i suoi divertimenti,
+lasciando egli operare ai due suoi saggi
+ministri, i quali finchè ebbero possanza,
+sempre mantennero la giustizia e il buon
+ordine con plauso del popolo. Portatosi
+Nerone ne' primi giorni in senato, parlò
+così acconciamente della maniera ch'egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_198" id="Page_198"></a>[198]</span>
+pensava di tener nel governo, che innamorò
+tutti. Seneca gli avea messo in
+iscritto quegli avvertimenti. Non voleva
+egli essere il giudice di tutti gli affari;
+l'autorità del senato dovea esercitarsi
+liberamente, come ne' vecchi tempi. Non
+più s'aveano da vendere gli uffizii. Tutto
+camminerebbe sulle pedate di Augusto.
+E così ragionando d'altri buoni regolamenti,
+piacque cotanto la sua orazione,
+che fu ordinato d'intagliarla in una colonna
+d'argento, e di rinnovarne la lettura
+in ogni primo dì dell'anno. In fatti,
+anche il senato animato da tali parole
+fece di molti utili decreti in così bella
+aurora. Disobbligò fra l'altre cose i questori
+dal fare ogni anno il troppo dispendioso
+giuoco de' gladiatori, benchè non
+senza gravi richiami d'Agrippina, la quale
+fatti venire i senatori al palazzo, dietro
+ad una portiera ascoltava tutto, e disse
+che questo era un distruggere gli editti
+del defunto Claudio. E perciocchè ella
+volea pur seguitare a comparir sul trono
+col figliuolo, per dar le pubbliche udienze,
+Burro e Seneca la finirono, in occasione
+che i legati dell'Armenia si presentarono
+al senato. Era assiso Nerone
+sul trono ascoltando le loro dimande,
+quando arriva Agrippina, per fare anch'ella
+la sua comparsa padronale su
+quel medesimo trono. Allora Nerone,
+ammaestrato prima da Seneca, discende
+come per andare incontro alla madre,
+e trovato un pretesto per rimettere ad
+un altro dì l'ascoltare gli ambasciatori,
+diede fine al concistoro, senza che quei
+forestieri s'accorgessero che Agrippina
+voleva tuttavia menare il figliuolo grande
+per le maniche del sajo. Così a poco a
+poco la disviarono dal far quelle ambiziose
+comparse con vergogna del figlio.
+Diede <span class="fnote">[Tacitus, Annal., l. 13, cap. 7.]</span> Nerone in quest'anno l'Armenia
+Minore ad <i>Aristobolo</i> di nazione giudaica,
+e a <i>Soemo</i> la provincia di Sofene,
+dichiarandoli re amendue. Spedì ordini
+pressanti ad <i>Agrippa re</i> di una parte della
+Giudea, e ad <i>Antioco re</i> di Comagene,
+<span class="pagenum"><a name="Page_199" id="Page_199"></a>[199]</span>
+di unirsi coi Romani per far guerra ai
+Parti, acciocchè battuti dalla parte della
+Mesopotamia, uscissero dell'Armenia.
+Ne uscirono in fatti per le discordie insorte
+fra <i>Vologeso re d'essi Parti</i> e <i>Vardane</i>
+suo figliuolo. Portate a Roma cotali
+nuove, ed ingrandite, mossero il senato
+adulatore a decretar la veste trionfale
+a Nerone, ed anche l'ovazione. A <i>Domizio
+Corbulone</i> fu dato il governo, o pur
+la cura degli affari dell'Armenia Maggiore:
+cosa applaudita dai Romani. Il
+credito di questo generale, non meno
+che gli uffizii di Cajo Ummidio Durmio
+Quadrato governatore della Siria, indussero
+Vologeso a dimandar la pace e a
+dar degli ostaggi. Segni ancora di clemenza
+diede Nerone nel non volere che
+fossero ammesse le accuse contra di un
+senatore e di un cavaliere.
+</p>
+
+<p>
+Tutto il finquì narrato appartiene in
+parte al precedente anno. Nel presente
+si cominciarono ad imbrogliar le scritture
+fra <i>Agrippina</i> e il figliuolo. Erasi
+<i>Nerone</i> già incapricciato di una giovine,
+appellata Atte, di bassa sfera, perchè stata
+schiava, ed allora liberta. Gli tenevano
+mano due de' suoi compagni negli spassi,
+cioè <i>Marco Salvio Ottone</i>, che fu poi imperadore,
+e <i>Senecione</i>. L'amore ch'egli
+dovea ad <i>Ottavia</i> sua moglie, principessa
+per avvenenza e saviezza meritevole di
+ogni lode, si era tutto rivolto verso questa
+ignobil giovinetta, essendosi fin detto
+che gli corse più volte per mente di sposarla.
+Mostravano di non saper questo
+suo sviluppo i due primi ministri per
+paura, che se gli si contrastava questo
+amoreggiamento, da cui non veniva ingiuria
+ad alcuno, egli si volgesse alle
+case de' nobili. Ma Agrippina non sì tosto
+se n'avvide, che diede nelle smanie,
+e gli fece più e più bravate. Tuttavia
+accorgendosi a null'altro servire questa
+sua severità, che ad accendere maggiormente
+le disoneste fiamme di Nerone,
+mutò batteria, e si studiò di guadagnarlo
+colle buone, e con profusion di regali e
+fin con esibizioni che non son da dire;
+<span class="pagenum"><a name="Page_200" id="Page_200"></a>[200]</span>
+e tuttochè raccontate da Tacito e da
+Dione, han tutta la ciera di calunnie, facili,
+quando si vuol male alle persone.
+Nerone all'incontro, scelte le più belle
+gioie e masserizie del palazzo, le inviò
+in dono alla madre, la quale se ne offese,
+per voler egli far seco da liberale con
+quella roba che tutta egli dovea riconoscer
+da lei. Qui non si fermò Nerone.
+Levò il maneggio delle rendite del pubblico
+a Pallante, liberto il più confidente
+(e forse troppo) che s'avesse la madre,
+per abbassar sempre più la di lei superbia.
+Per questo andò nelle furie Agrippina,
+nè potè contenersi dal dire un dì
+al figliuolo, <i>che giacchè vivea Britannico,
+ella ne saprebbe anche fare un imperadore</i>.
+Anzi, secondo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 6.]</span>, gli ricordò
+in tal maniera d'averlo fatto imperadore,
+che parve volesse dire che era anche
+capace di disfarlo. Queste parole della
+superba donna incautamente proferite,
+furono la sentenza di morte dell'infelice
+<i>Britannico</i>, giovinetto di molta espettazione,
+amato da ognuno, che già toccava
+il quindicesimo anno dell'età sua.
+Nerone il fece avvelenare da Giunio
+Pollione tribuno di una coorte di pretoriani.
+Mentre lo sfortunato principe pranzava
+coll'imperadore, ma, secondo lo
+stile, ad una tavola a parte, gli fu portata
+una bevanda troppo calda senza veleno, di
+cui fece il saggio lo scalco suo. Dimandò
+Britannico dell'acqua fredda per temperare
+quel caldo, e recatagli questa con
+un potentissimo veleno, bebbe; ed appena
+bevuto, si sentì sconvolgere tutto, e
+da lì a poco cadde per terra tramortito.
+Ognuno de' circostanti atterrito tremava;
+alcuno anche imprudente si ritirò <span class="fnote">[Tacitus, lib. 13, cap. 7.]</span>;
+ma i più accorti fissarono il guardo
+in Nerone, il quale senza punto muoversi
+da tavola, e senza punto scomporsi,
+disse che quello era un colpo di mal caduco,
+a cui fin da fanciullo egli era soggetto.
+Britannico morì nella seguente notte,
+e fu immediatamente bruciato il
+<span class="pagenum"><a name="Page_201" id="Page_201"></a>[201]</span>
+suo corpo, acciocchè non apparissero i
+segni del veleno. Dione all'incontro scrive,
+che per coprir que' segni apparenti nel
+volto, Nerone lo fece imbiancare col gesso;
+ma sopraggiunta una dirotta pioggia
+nel portarlo al rogo, si lavò l'imbiancatura,
+onde ognuno potè scorgere l'iniquità del fatto.
+Anche Tacito parla di essa pioggia,
+ma con dir solamente, averla
+interpretata i Romani per un contrassegno
+dell'ira degli dii.
+</p>
+
+<p>
+Questo colpo sbalordì fieramente Agrippina,
+sì per vedere di che fosse capace
+il figliuolo, e sì per trovarsi priva
+di chi al bisogno avrebbe potuto giovare
+ai suoi disegni. Ma fece forza a sè stessa,
+per coprire l'interno affanno. Nè meno
+di lei seppe contenersi nel mirarsi tolto da
+sì barbara mano il caro fratello <i>Ottavia</i>,
+siccome già avvezza a non zittire per
+qualunque aggravio che le fosse fatto.
+Colle spoglie di Britannico Nerone arricchì
+di poi Burro e Seneca: il che diede
+da mormorare di essi a non pochi. Ne
+fece anche parte ad Agrippina; ma questa
+non potea darsi pace al vedere un
+figlio agitato da sì violente passioni, e al
+temere di peggio. Laonde per premunirsi
+cominciò a farsi del partito coi tribuni
+centurioni della milizia, ed insieme ad
+adescare i più accreditati della nobiltà,
+non più altera, come in addietro, ma
+abbondante di cortesia anche all'eccesso.
+E soprattutto raunava danaro, creduto
+il più potente amico nelle occorrenze.
+Seppelo Nerone; le levò le due guardie
+de' pretoriani e Germani; la fece anche
+passare dal palazzo imperiale ad abitare
+in quello di Antonia sua avola, per tenerla
+lontana da sè. Portavasi talvolta a
+visitarla, ma sempre attorniato da molti
+centurioni, e dopo un breve complimento,
+se n'andava. Allora comparve a che
+vicende sia suggetta l'umana potenza, e
+quanto fragile e vana sia la grandezza
+de' mortali. Quella dianzi tanto venerata
+e temuta donna si trovò in isola; niun
+più andava a visitarla, a riserva di poche
+femmine; ognun fuggiva d'incontrarla
+<span class="pagenum"><a name="Page_202" id="Page_202"></a>[202]</span>
+di parlarle, di mostrarsene parziale.
+A questo arrivò la smoderata ambizion
+di Agrippina; e pure non finì qui la sua
+depressione. <i>Giulia Silana</i>, nobilissima
+dama, già amica sua, e poi gravemente
+disgustata pel matrimonio di Sesto Africano,
+concertato da lei, e frastornato da
+Agrippina, prese ad accusarla, e fece
+passare all'orecchio, di Nerone per mezzo
+di Paride commediante, che la madre
+era dietro a volere sposar Rubellio Plauto,
+per via di femmine discendente da
+Augusto, con disegno di sconvolgere poi
+lo stato. Passata la mezza notte, corse
+Paride a far questa relazione a Nerone,
+il quale si ritrovava allora, secondo il
+solito, ubbriaco. Il primo ed unico pensiero
+dell'infuriato Augusto fu quello di
+uccider la madre e Plauto, e di levar
+la carica di prefetto del pretorio a Burro,
+sospettandolo d'accordo con Agrippina,
+da cui egli riconosceva la sua fortuna.
+Seneca chiamato al romore, il pacificò
+per conto di Burro, attestandone l'onoratezza.
+Accorse anche Burro, e promise
+di torre la vita ad Agrippina, se si recavano
+prove dell'accusa, mostrando poi
+la necessità d'ascoltar lei ancora. Fatto
+giorno, i ministri andarono ad intimarle
+l'accusa e a rivelarle gli accusatori. Agrippina
+rispose col non per anche deposto
+orgoglio, e dimandò di poter parlare
+al figliuolo: il che non le fu negato.
+Parlò in maniera, che il rasserenò, e poscia
+andò il gastigo a cadere sopra
+Silana, che fu relegata, e sopra
+alcuni altri complici di lei. Ottenne ella
+ancora dei posti per alcuni suoi favoriti.
+Un'altra accusa in questi tempi venne
+in campo contra del suddetto Burro, e
+di Pallante liberto da noi più volte nominato,
+imputati di voler portare all'imperio
+<i>Cornelio Sulla</i>, uno de' primati
+romani. Si difesero in maniera, che solamente
+Peto l'accusatore ne portò la
+pena con essere relegato.
+<span class="pagenum"><a name="Page_203" id="Page_203"></a>[203]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LVI" id="LVI"></a>LVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 28.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Volusio Saturno</span> e <span class="sc">Publio
+Cornelio Scipione</span>.
+</p>
+
+<p>
+Secondochè abbiam da Svetonio, soleva
+Nerone mutar nelle calende di luglio
+i consoli. Per questo va congetturando
+Vinando Pighio, che ai suddetti consoli
+fossero sostituiti <i>Curtilio Mancia e Dubio
+Avito</i>, per trovarsi eglino da qui a due
+anni proconsoli. Cominciò in quest'anno
+lo sbrigliato giovinastro Nerone a menar
+una vita più che mai scandalosa <span class="fnote">[Tacit., Ann., lib. 13, cap. 25. Dio, lib. 61. Suet., in Nerone, cap. 26.]</span>. La
+notte travestito da servo, accompagnato
+da alcuni suoi fidi, scorreva per le strade
+per gli postriboli, per le bettole a sfogare
+i bestiali suoi appetiti, divertendosi in
+rompere ed isvaligiar botteghe, e in dar
+per ischerzo delle battiture a chi s'incontrava
+per via, e far di peggio a chi
+resisteva. Essendo poi trapelato venir
+da Nerone somiglianti insolenze, presero
+animo altri giovani scapestrati per unirsi
+insieme, e far lo stesso sotto nome di
+lui, ingiuriando uomini e donne illustri:
+con che pericoloso per tutti divenne lo
+andar di notte per Roma. Perchè Nerone
+non era conosciuto, toccavano anche a
+lui talvolta delle busse. Per attestato di Plinio <span class="fnote">[Plin., lib. 13, cap. 22.]</span>
+fu sfregiato una notte in volto.
+Con tassia, incenso e cera avendo unta
+la percossa, la mattina seguente comparve
+con la cute sana. Uno di quelli che
+la notte gli diedero alcune bastonate o
+ferite, o sia per cagion della moglie, come
+vuole Svetonio e Dione, o pure per
+motivo di propria difesa, come s'ha da
+Tacito, fu Giulio Montano, uomo nobile
+e già vicino a divenir senatore. Stette
+Nerone a cagion di questo regalo più dì
+confinato in casa, nè già pensava a vendetta,
+<span class="pagenum"><a name="Page_204" id="Page_204"></a>[204]</span>
+perchè si figurava di non essere
+stato conosciuto, e però non ingiuriato.
+Ma il mal accorto Montano, saputo con
+chi egli avea sì malamente trescato, andò
+ad infilzarsi da sè stesso con iscrivergli
+una lettera lagrimevole e chiedergli perdono.
+«Come! gridò Nerone, costui sa
+d'aver percosso l'imperadore, nè si è
+per anche data la morte da sè stesso!»
+Gli fece egli dipoi insegnare come andava
+fatto. Da lì innanzi usò Nerone di
+uscir di notte con una banda di soldati
+e di gladiatori, che il seguitavano in disparte.
+Se per le insolenze ch'egli commetteva,
+talun si rivoltava, allora costoro
+menavano le mani. Dilettavasi parimente
+il forsennato Augusto di accendere e fomentare
+le fazioni del popolazzo nelle
+pubbliche commedie, gustando ora da
+luogo occulto, ed ora scoperto, di mirare
+se si davano de' pugni, e tiravano dei
+sassi, essendo egli talora il primo a gittarne,
+con avere anche una volta ferito
+in volto il pretore, presidente ai giuochi.
+Andò tanto innanzi la confusione per
+questo, con pericolo di peggio, che bisognò
+rimettere le guardie ne' teatri, e bandire
+dall'Italia alcuni dei più sediziosi
+istrioni e pantomimi. Piena <span class="fnote">[Tacitus, lib. 13, cap. 26.]</span> era l'antica
+Roma di schiavi e di liberti. Ancorchè
+i primi con acquistar la libertà dai
+padroni, sembra che fossero sciolti da
+ogni legame, pure o per la pratica, o per
+le riserve tacite od espresse che si faceano,
+erano tenuti a servire essi padroni,
+ma in impieghi più onorevoli. Se
+mancavano, erano gastigati; se arrivava
+il lor fallo all'ingratitudine, tornavano
+schiavi. Grandi lamenti insorsero in questi
+tempi de' padroni contra dei liberti;
+e in senato fu proposto di fare una legge
+rigorosa, che gli abbracciasse tutti. Nerone
+l'impedì con ordinare, che il gastigo
+andasse sopra i particolari, per le ragioni
+che ne adduce Tacito. Fu anche modificata
+la soverchia autorità de' pretori,
+degli edili e de' tribuni della plebe.
+<span class="pagenum"><a name="Page_205" id="Page_205"></a>[205]</span>
+Alcuni altri regolamenti si fecero, tutti
+utili al pubblico.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LVII" id="LVII"></a>LVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 29.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Nerone Claudio Augusto</span> per la seconda volta e <span class="sc">Lucio Calpurnio Pisone</span>.
+</p>
+
+<p>
+Si sa da Svetonio, che Nerone non
+tenne se non sei mesi il consolato. Disputano
+gli eruditi, chi a lui ed al collega
+succedesse nelle calende di luglio. Nulla
+s'è potuto accertare finora. Non ci somministra
+l'antica storia alcun fatto rilevante
+sotto quest'anno. Tacito <span class="fnote">[Tacit., lib. 13, cap. ]</span> solamente
+racconta aver Nerone dato un
+congiario, o sia regalo, al popolo, e levata
+l'imposta di venticinque danari sopra
+la vendita che si faceva degli schiavi.
+Proibì ancora ai governatori delle provincie
+il fare spettacoli di gladiatori o di
+fiere, e simili altri giochi: perchè sotto
+questo pretesto molestavano forte le
+borse de' popoli, o cercavano di coprire
+con tali magnificenze i lor latrocini. Fu
+accusata <i>Pomponia Grecina</i>, moglie di
+Aulo Plauzio, conquistator della Bretagna,
+perchè seguitava una <i>superstizion
+forestiera</i>. Hanno creduto, e fondatamente
+i nostri, ch'ella avesse abbracciata
+la religion cristiana, la quale in
+questi tempi s'andava dilatando per la
+terra, e massimamente in Roma. Fu rimessa
+tal giustizia, secondo l'antico costume,
+alla cognizion del marito, il quale,
+esaminato l'affare coi di lei parenti, la
+giudicò innocente. Potrebbe essere che
+appartenesse all'anno presente ciò che
+narra Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span> con dire, che si fecero
+vari spettacoli in Roma. Uno di tori, che
+furono uccisi da uomini a cavallo, correnti
+a briglia sciolta contra di essi. Un
+altro, in cui quattrocento orsi e trecento
+lioni caddero al suolo trafitti dalle lance
+<span class="pagenum"><a name="Page_206" id="Page_206"></a>[206]</span>
+delle guardie a cavallo di Nerone. Anche
+trenta uomini dell'ordine de' cavalieri
+romani combatterono nell'anfiteatro
+alla foggia de' gladiatori, cioè di gente
+infame. Cresceva intanto lo sregolamento
+di Nerone ascoltando egli unicamente i
+consigli di chi adulava le di lui passioni, tutte
+rivolte ai piaceri anche più abbominevoli.
+Quei di <i>Burro</i> e di <i>Seneca</i> l'infastidivano,
+e in fine cominciò a metterseli sotto i
+piedi. <i>Ottone</i>, che fu poi imperadore, e in
+tutto simile era a Nerone nelle inclinazioni
+e nei vizii, siccome ancora gli altri
+collegati negl'infami di lui divertimenti,
+gli andavano di tanto in tanto dicendo:
+«Come mai soffrite che vi facciano i
+pedanti in questa età? E voi ve ne
+mettete suggezione, senza ricordarvi
+che siete l'imperadore, e che non essi,
+ma voi sopra d'essi avete potere!»
+Così imparò egli a sprezzare i consigli
+de' buoni, e, voltata strada, si diede ad
+imitar Caligola, anzi a superarlo; parendogli
+cosa degna di un imperadore il
+non esser da meno d'alcuno neppur nelle
+cose mal fatte. Tuttavia in questi primi
+anni si andò ritenendo. I suoi erano finora
+vizii privati, e nocevano a lui solo,
+e a pochi altri, senza che ne patisse la
+repubblica. Si videro anche in lui alcuni
+atti di clemenza, intorno alla qual virtù
+gli avea Seneca composto e dedicato nell'anno
+precedente un trattato che ci resta.
+Ma fin dove il portasse la sua perversa
+natura, e questo abbandonamento
+di sè stesso, poco staremo a vederlo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LVIII" id="LVIII"></a>LVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 30.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Nerone Claudio Augusto</span> per la terza volta e <span class="sc">Valerio Messalla</span>.
+</p>
+
+<p>
+V'ha chi dà al secondo console il
+nome di <i>Marco Valerio Messalla Corvino.</i>
+Ed abbiamo bensì da Svetonio che il
+terzo consolato di <i>Nerone</i> durò solamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_207" id="Page_207"></a>[207]</span>
+quattro mesi; ma non sappiamo chi a
+lui succedesse nelle calende di maggio.
+Potentissimo avvocato, ed insieme terribile
+e venale accusatore sotto l'imperador
+Claudio era stato Marco Suilio <span class="fnote">[Tacitus, lib. 13, cap. 42.]</span>,
+odiato perciò da molti, i quali, mutato
+il governo, si studiarono d'abbatterlo.
+Perchè egli credea suo nemico <i>Seneca</i>,
+ne sparlava a tutto potere, tassandolo di
+aver avuto disonesto commercio con <i>Giulia</i>
+figliuola di Germanico Cesare, per cui
+giustamente avesse patito l'esilio, e ch'egli
+fosse filosofo bensì di nome, ma ne' fatti un
+solennissimo ipocrita, mentre scriveva
+sì dei precetti di filosofia, ed altro poi
+non facea che ammassar de' milioni, e
+andar a caccia di testamenti, e di far usure
+innumerabili per l'Italia e per le provincie.
+Nel senato comparvero delle gravi
+accuse contro di Suilio; ma Nerone si
+contentò di confiscargli una parte de' suoi
+beni e di relegarlo in Majorica e Minorica.
+Anche <i>Cornelio Silla</i>, verisimilmente
+quello stesso ch'era stato console nell'anno
+52 ed aveva avuta in moglie <i>Antonia</i> figliuola
+di Claudio Augusto, fu relegato a
+Marsilia. Benchè pel suo genio timido e vile
+non fosse capace d'imprese grandi, pure
+gli emuli suoi fecero credere a Nerone,
+ch'egli, sotto una finta stupidità, covasse
+dei veri disegni di novità; e gli tesero
+anche tante trappole, che fu condannato,
+come dissi, all'esilio ed anche nell'anno
+62 tolto dal mondo. Fu parimente accusato
+<i>Pomponio Silvano</i> d'aver fatto
+delle estorsioni durante il suo governo
+nell'Africa. Ebbe de' buoni protettori,
+perchè lor fece sperar le molte sue ricchezze
+per eredità, giacchè privo era di
+figliuoli ed inoltrato molto nell'età. In
+questa maniera si salvò, con deludere
+poscia l'espettazione di chiunque facea
+i conti sulla sua roba, per essere sopravvivuto
+a tutti. Potrebb'essere un d'essi
+<i>Ottone</i>, che fu poi imperadore, e forse
+anche il buon <i>Seneca</i>, da noi veduto in
+concetto d'attendere a simili prede. Era
+in questi tempi andato all'eccesso
+<span class="pagenum"><a name="Page_208" id="Page_208"></a>[208]</span>
+l'orgoglio e l'insolenza dei pubblicani, cioè
+de' gabellieri di Roma, e ne mormorava
+forte il popolo. Saltò in capo a Nerone
+di levar via, tutt'i dazii e le gabelle, per
+aver la gloria di fare un bellissimo regalo
+al genere umano; e se ne lasciò intendere
+in senato. Lodarono i senatori
+assaissimo la grandezza dell'animo suo;
+ma appresso gli fecero toccar con mano
+che senza il nerbo delle rendite pubbliche
+non potea sussistere l'imperio romano,
+tanto ch'egli smontò. Furono nondimeno
+fatti dei buonissimi regolamenti
+in questo proposito per benefizio dei
+popoli con reprimere le avanie di quelle
+sanguisughe: regolamenti nondimeno
+ch'ebbero corta durata, con ripullulare
+gli abusi. Tuttavia confessa Tacito, che
+molti se ne levarono, nè al suo tempo
+si pagavano più non so quante esazioni
+introdotte al passaggio de' ponti, e per le navi.
+</p>
+
+<p>
+Ebbe principio in quest'anno l'amoreggiamento
+di Nerone con <i>Poppea Sabina</i>,
+donna di gran nobiltà, di pari bellezza
+e ricchezza. Graziosa nel parlare,
+vivace d'ingegno, e modesta in apparenza,
+di rado si lasciava vedere per
+Roma, e sempre col volto mezzo coperto,
+per non saziare affatto la curiosità
+di chi la riguardava. Le mancava solo
+il più bello, cioè l'onestà. Bastava essere
+liberale per guadagnarsi i di lei favori.
+Era stata moglie di Rufo Crispino cavaliere
+romano, a cui partorì un figliuolo;
+ma innamoratosene <i>Ottone</i>, che fu poscia
+imperadore, non gli fu difficile colla bizzarria
+delle comparse, colla gioventù e
+col credito d'essere uno dei più confidenti
+dell'imperadore, di distorla dal
+marito, e di prenderla egli in moglie: chè
+di questi bei tiri abbondava Roma pagana.
+Ma il vanaglorioso scioccone non
+potea ritenersi presso Nerone dal far
+elogi incessanti della nobiltà e dell'avvenenza
+della nuova moglie, chiamando
+sè stesso il più felice degli uomini, per
+trovarsi in possesso di tal donna. Tanto
+andò ripetendo questa canzone, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_209" id="Page_209"></a>[209]</span>
+Nerone invogliossi di vederla, e il vederla
+fu lo stesso che innamorarsene perdutamente.
+Mostrossi anch'ella sul principio
+presa della di lui bellezza; poi colla ritrosia,
+e col fingersi troppo contenta del marito
+Ottone, e di non apprezzar molto
+chi era di spirito sì basso da compiacersi
+dell'amore di una vil serva, cioè di Atte
+liberta, tal corda gli diede, che sempre
+più andò crescendo la fiamma. Ne provò
+ben presto gli effetti lo stesso Ottone con
+restar privo della confidenza di Nerone,
+e col non essere ammesso alla di lui
+udienza, nè al corteggio. Di peggio potevagli
+avvenire, se Seneca, amico suo,
+non avesse impetrato, che Nerone l'inviasse
+per presidente della Lusitania,
+parte di cui era il Portogallo d'oggidì,
+dove con buone operazioni per dieci anni
+risarcì l'onore ch'egli avea perduto
+in Roma. Da lì innanzi Poppea trionfò
+nel cuor di Nerone. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 90.]</span> pretende,
+che per qualche tempo Ottone e Nerone
+andassero d'accordo nel possedere costei;
+ma molto non sogliono durare sì
+fatte amicizie. Risvegliossi in quest'anno <span class="fnote">[Tacitus, lib. 13, cap. 34.]</span>
+la guerra fra i Romani e i Parti,
+per cagion dell'Armenia. <i>Vologeso re</i>
+d'essi Parti pretendea di mettervi per re
+<i>Tiridate</i> suo fratello; i Romani voleano
+disporne a lor piacimento, come s'era
+fatto in addietro. <i>Domizio Corbulone</i>, che
+già dicemmo il più valente generale di
+Roma in questi tempi, comandava in
+quelle parti l'armi romane. Ma, più che
+i Parti, recava a lui pena la scaduta disciplina
+delle soldatesche sue, per lunga
+pace impigrite e dimentiche degli ordini
+della vecchia milizia. La prima sua cura
+adunque fu quella di cassare gl'inutili,
+di far nuove leve, e di ben disciplinar
+la sua gente, usando del rigore ch'era a
+lui naturale. S'impadronì egli poi di Artasata
+capitale dell'Armenia e di Tigranocerta;
+ed avendo voluto Tiridate rientrare
+nell'Armenia, il ripulsò, divenendo
+<span class="pagenum"><a name="Page_210" id="Page_210"></a>[210]</span>
+in fine padrone affatto di quella contrada.
+Probabilmente non succederono tutte
+queste imprese nell'anno presente. L'Occone
+e il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>, che riferiscono
+a quest'anno la pace universale, e il
+tempio di Giano chiuso in Roma, come
+apparisce da molte medaglie, andarono
+a tastoni in questo punto di storia. Tacito
+racconta in un fiato varii avvenimenti
+tanto dell'Armenia che della Germania,
+ma non succeduti tutti in un sol anno.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LIX" id="LIX"></a>LIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 31.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Vipstano Aproniano</span> e <span class="sc">Fontejo Capitone</span>.
+</p>
+
+<p>
+Comunemente da chi ha illustrato
+i Fasti consolari, il primo di questi consoli
+è chiamato <i>Vipsanio.</i> Ma, secondo
+le osservazioni del cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Ep. Consul.]</span>, il suo
+vero nome fu <i>Vipstano</i>; e ciò può ancora
+dedursi da un'iscrizione pubblicata anche
+da me <span class="fnote">[Thes. Nov. Veter. Inscr., p. 305, n. 3.]</span>. In essa s'incontra <i>Cajo
+Fontejo.</i> Se ivi è disegnato il console di
+questi tempi, <i>Cajo</i> e non <i>Lucio</i> sarà stato
+il suo prenome. Giunse in quest'anno
+ad un orrido eccesso la più che maligna
+natura di Nerone. Erasi rimessa in qualche
+credito Agrippina sua madre, dappoichè
+le riuscì di superar le calunnie di
+<i>Giunia Silana;</i> ma dacchè entrò in corte
+<i>Poppea Sabina</i>, cominciò una nuova e
+più fiera guerra contro di lei. Aspirava
+questa ambiziosa ed adultera donna alle
+nozze del regnante, al che, vivente Agrippina,
+le parea troppo difficile di poter
+giungere, sì perchè Agrippina amava
+forte la saggia e paziente sua nuora <i>Ottavia</i>,
+e sì perchè non avrebbe potuto
+soffrire presso il figliuolo chi a lei fosse
+superiore negli onori e nel comando.
+Cominciò dunque Poppea a stimolar
+<span class="pagenum"><a name="Page_211" id="Page_211"></a>[211]</span>
+Nerone con dei motti pungenti, deridendolo,
+«perchè tuttavia fosse sotto la tutela;
+ed oh che bel padrone del mondo,
+che nè pure è padrone di sè stesso!»
+Passò poi in varie guise, e coll'aiuto dei
+cortigiani nemici di Agrippina, a fargli
+credere che la madre nudrisse de' cattivi
+disegni contra di lui. Ingegnavasi all'incontro
+anche Agrippina di guadagnarsi
+l'affetto del figliuolo contra di questa rivale;
+e fanno orrore le dicerie che
+corsero allora, delle quali Dione Cassio <span class="fnote">[Dio, lib. 90.]</span>
+e Tacito <span class="fnote">[Tac., lib. 14, cap. 2.]</span> fanno menzione, contraddicendo
+quegli autori anche in parlar
+di <i>Seneca</i>, che alcuni vogliono concorde
+coll'iniquo Nerone alla rovina della madre,
+ed altri parziale della medesima,
+anzi macchiato di un infame commercio
+con lei. La stessa battaglia fra quegli
+scrittori si osserva, rappresentando alcuni <span class="fnote">[Sueton., in Nerone.]</span>,
+ch'ella con carezze nefande, ed
+altri colla fierezza e colle minacce procurava
+di rompere l'abbominevole attaccamento
+del figliuolo a Poppea. Se
+nulla è da credersi, è l'ultimo. Perciò Nerone
+annoiato cominciò a sfuggirla, e ad
+aver caro ch'ella se ne stesse ritirata
+nelle deliziose sue ville, benchè quivi
+ancora l'inquietasse, con inviar persone,
+le quali, in passando, le diceano delle
+villanie o delle parole irrisorie. Finalmente
+si lasciò precipitar nella risoluzione
+di torle la vita. Non si arrischiò al veleno,
+perchè non apparisse troppo sfacciato
+il colpo, siccome era avvenuto in Britannico;
+e perchè ella andava ben guernita
+di antidoti. Nulladimeno Svetonio scrive,
+che per tre volte tentò questa via, ma
+indarno. Pensò anche a farle cadere addosso
+il vôlto della camera, dov'ella
+dormiva, e vi si provò. Ne fu avvertita
+per tempo Agrippina, e vi provvide.
+</p>
+
+<p>
+Ora <i>Aniceto</i> liberto di Nerone, presidente
+dell'armata navale, che si tenea
+sempre allestita nel porto di Miseno,
+siccome nemico di Agrippina, si esibì a
+<span class="pagenum"><a name="Page_212" id="Page_212"></a>[212]</span>
+Nerone di fare il colpo con una invenzione
+che parrebbe fortuita; e risparmierebbe
+a lui l'odiosità del fatto. Consisteva
+questa in fabbricare una galea congegnata
+in maniera, che una parte si scioglierebbe,
+tirando seco in mare chi v'era disopra,
+esempio preso da una simil nave già
+fabbricata nel teatro. Piacque la proposizione;
+fu preparato nella Campania
+l'insidiatore legno; e Nerone per celebrar
+i giuochi d'allegria in onor di Minerva,
+chiamati Quinquatrui, si portò al palazzo
+di Bauli, situato fra Baia, e Miseno,
+conducendo seco la madre sino ad Anzo,
+giacchè era qualche tempo che le mostrava
+un finto affetto, ed usavale delle finezze.
+Quivi stando Nerone si udiva
+dire: che toccava ai figliuoli il sopportare
+gli sdegni di chi avea lor data la vita, e
+che a tutti i patti volea far buona pace
+colla madre; acciocchè tutto le fosse
+riferito, ed ella, secondo l'uso delle donne
+facili a credere ciò che bramano, si
+lasciasse meglio attrappolare. Invitolla
+dipoi a venire ad un suo convito ad Anzo;
+ed ella v'andò, accolta dal figliuolo sul
+lido con cari abbracciamenti, e tenuta
+poi a tavola nel primo posto: il che
+maggiormente la assicurò. O sia, come
+vuol Tacito, ch'ella quivi si fermasse
+quella sola giornata, o che, al dire di
+Dione, si trattenesse quivi per alcuni
+giorni, volle ella infine ritornarsene alla
+sua villa. Nerone, dopo il lungo e magnifico
+convito, la tenne fino alla notte
+in ragionamenti ora allegri, ora serii,
+baciandola di tanto in tanto, ed animandola
+a chiedere tutto quel che voleva,
+con altre parole le più dolci del mondo.
+Accompagnata da lui sino al lido, s'imbarcò
+nella nave traditrice, superbamente addobbata,
+e andò servendola Aniceto.
+Era quietissimo il mare, e parve quella
+calma venuta apposta, per far conoscere
+ad ognuno, che non dalla forza de' venti,
+ma dal tradimento procedea lo sfasciarsi
+della nave. Alla divisata ora cadde,
+secondo Tacito <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, cap. 3.]</span>, il tavolato di sopra,
+<span class="pagenum"><a name="Page_213" id="Page_213"></a>[213]</span>
+che soffocò Creperio Gallo cortigiano
+d'Agrippina; ma essa con Acerronia
+Polla sua dama d'onore si attaccò alle
+sponde, nè cadde. In quella confusione
+i marinai credendo che Acerronia fosse
+Agrippina, coi remi la uccisero. Ad
+Agrippina toccò solamente una ferita
+sulla spalla. Fu voltata in un lato la nave,
+perchè si affondasse; ed Agrippina
+cadutavi pian piano dentro, parte nuotando,
+e parte soccorsa dalle barchette
+che venivano dietro, si salvò, e fu condotta
+al suo palazzo nel lago Lucrino.
+Dione in poche parole dice, che, sfasciatasi
+la nave, Agrippina cadde in mare,
+nè si annegò. Più minuta, ma imbrogliata,
+è la descrizione che fa di questo
+fatto Tacito; ma, comunque succedesse,
+per consenso di tutti, Agrippina
+scampò la vita.
+</p>
+
+<p>
+Ridotta nel suo palazzo, e in letto,
+per farsi curare, ricorrendo col pensiero
+tutta la serie di quel fatto, non durò
+fatica ad intendere chi le avesse tramata
+la morte. Prese la saggia determinazione
+di tutto dissimulare, ed immediatamente
+spedì Agerino suo liberto al figliuolo,
+per dargli avviso d'avere per benignità
+degli dii sfuggito un bravissimo pericolo,
+e per pregarlo di non farle visita per
+ora, avendo ella bisogno di quiete per
+farsi medicare. Nerone ch'era stato sulle
+spine la notte, aspettando nuova dell'esito
+degli esecrandi suoi disegni, allorchè
+intese come era passata la cosa,
+ed esserne uscita netta la madre, fu sorpreso
+da immensa paura, immaginandosi
+ch'ella potesse spedirgli contro tutta
+la sua servitù in armi, o muovere i
+pretoriani contra di lui, o comparire ad
+accusarlo in Roma al senato e al popolo.
+Sbalordito non sapeva allora in qual
+mondo si fosse. Fece svegliar Burro e
+Seneca, chiamandogli a consiglio, essendo
+ignoto s'eglino sì o no fossero prima
+consapevoli del delitto. Restarono un
+pezzo ambedue senza parlare, o perchè
+non osassero di dissuaderlo, o perchè
+credessero ridotte le cose ad un punto
+<span class="pagenum"><a name="Page_214" id="Page_214"></a>[214]</span>
+che Nerone fosse perduto, se non preveniva
+la madre. Nerone in fatti propose di
+levarla dal mondo; e Seneca, imputato
+da Dione d'aver dianzi dato questo medesimo
+consiglio, voltò gli occhi a Burro,
+come per domandargli che ne comandasse
+ai suoi pretoriani l'esecuzione. Ma
+Burro, non dimenticando che da Agrippina
+era proceduta la propria fortuna,
+prontamente rispose, che essendo obbligate
+le guardie del corpo a tutta la
+casa cesarea, e ricordandosi del nome
+di Germanico, non si potea promettere
+in ciò della loro ubbidienza; e che toccava
+ad Aniceto il compiere ciò ch'egli
+aveva incominciato. Chiamato Aniceto,
+non vi pose alcuna difficoltà, cosicchè
+Nerone protestò che in quel giorno egli
+riceveva dalle sue mani l'imperio; e
+quindi gli ordinò di prendere quegli
+armati che occorressero dalla guarnigione
+delle sue galee. Intanto arriva per
+parte di Agrippina Agerino. Sovvenne
+allora a Nerone un ripiego degno del
+suo capo sventato. Allorchè l'ebbe ammesso
+all'udienza, gli gittò a' piedi un
+pugnale, e chiamò tosto aiuto, con fingere
+costui mandato dalla madre per ucciderlo,
+e il fece tosto imprigionare, e poi
+spargere voce, ch'egli s'era ucciso da
+sè stesso per la vergogna della scoperta
+sua mala intenzione. Intanto Agrippina,
+ch'era negli spasimi per non veder venire Agerino,
+nè altra persona per parte del figlio,
+in vece di essi mira entrar
+nella sua camera Aniceto, accompagnato
+da due suoi uffiziali, senza sapere se in
+bene o in male. Poco stette in avvedersene:
+un colpo di bastone la colse nella
+testa; e vedendo sguainata la spada da
+un di essi, saltando su gridò: «Ferisci
+questo,» mostrandogli il ventre. Fu di
+poi morta con più ferite; e portatane la
+nuova a Nerone, non mancò chi disse di
+averla voluta vedere estinta e nuda, non
+fidandosi di chi gli riferì il fatto, e d'aver
+detto: «io non sapea d'avere una madre
+sì bella.» Tacito lascia in forse
+questa circostanza. Fu in quella stessa
+<span class="pagenum"><a name="Page_215" id="Page_215"></a>[215]</span>
+notte bruciato, secondo il costume d'allora,
+il suo corpo e vilmente seppellito.
+Ed ecco dove andò a terminare la sbrigliata
+ambizione di questa donna, figliuola
+di Germanico, nipote del grande
+Agrippa, pronipote d'Augusto, moglie e
+madre d'imperadori. Le iniquità da lei
+commesse per far salire il figlio al trono
+riportarono questa ricompensa dallo
+stesso suo figlio, mostro d'ingratitudine
+e di crudeltà.
+</p>
+
+<p>
+Fece susseguentemente Nerone una
+bella scena, mostrandosi inconsolabile
+per la morte della madre, e dolendosi
+d'aver salvata la vita propria colla perdita
+della sua; giacchè voleva che si
+credesse aver ella inviato Agerino per
+ucciderlo, e ch'ella dipoi si fosse uccisa
+da sè stessa. Lo stesso ancora scrisse
+al senato con aggiungere una filza d'altre
+accuse contro la madre per giustificar
+sè medesimo, e con dire fra l'altre
+cose <span class="fnote">[Quintilianus, lib. 8 Instit.]</span>: <i>Ch'io sia salvo, appena lo credo,
+e non ne godo.</i> Perchè quella lettera
+o era scritta da Seneca, o si riconobbe
+per sua dettatura, fu mormorato non
+poco di questo adulator filosofo, il quale
+compariva approvatore di sì nero delitto.
+Mostrò il senato <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, c. 12.]</span> di credere tutto:
+decretò ringraziamenti agli dii, e giuochi
+per la salvata vita del principe; e dichiarò
+il dì natalizio di Agrippina per giorno
+abbominevole. Il solo <i>Publio Peto Trasea</i>,
+senatore onoratissimo, dappoichè, fu letta
+quella lettera, uscì dal senato, per non
+approvare nè disapprovare, il che poi
+gli costò caro. Ma Nerone dopo il misfatto <span class="fnote">[Sueton., in Neron., c. 34.]</span>
+si sentì gran tempo rodere il
+cuore dalla coscienza; sempre avea davanti
+agli occhi l'immagine dell'estinta
+madre e gli parea di veder le furie
+che il perseguitassero colle fiaccole accese.
+Nè il mutar di luogo e l'andare
+a Napoli ed altrove, servì a liberarlo
+dall'interno strazio. Neppure s'attentava
+di ritornar più a Roma, temendo d'essere
+<span class="pagenum"><a name="Page_216" id="Page_216"></a>[216]</span>
+in orrore a tutti. Ma gl'ispiravano
+del coraggio i bravi cortigiani, facendogli
+anzi sperare cresciuto l'amore del popolo
+per aver liberata Roma dalla più
+ambiziosa e odiata donna del mondo.
+In fatti, restituitosi alla città, trovò anche
+più di quel che sperava, movendosi
+e grandi e piccoli per paura di un sì
+spietato principe a fargli onore. Andò
+dunque come trionfante al Campidoglio,
+persuaso ch'egli potea far tutto a man
+salva, dacchè tutti, o perchè l'amavano,
+o perchè avviliti, non sapeano se non
+adorare i di lui supremi voleri. Affettò
+ancora la clemenza con richiamare a
+Roma <i>Giunia Calvina, Calpurnia, Valerio
+Capitone</i> e <i>Licinio Gabalo</i>, esiliati già
+dalla madre. Ma in questo medesimo
+anno col veleno abbreviò la vita a <i>Domizia</i>
+sua zia paterna, con occupar tutti
+i suoi beni posti in quel di Baja e di
+Ravenna, prima ancora ch'ella spirasse.
+Quivi alzò de' magnifici trofei, che duravano
+anche ai tempi di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>. Mirabil
+cosa nondimeno fu, che parlando molti
+liberamente di tali eccessi, ed uscendo
+non poche pasquinate, pure, egli, benchè
+dalle sue spie informato di quanto succedea,
+ebbe tal prudenza da dissimular
+tutto, e da non gastigar alcuno per questo,
+paventando di accrescere, altrimente
+facendo, il romore nel popolo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LX" id="LX"></a>LX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 32.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Nerone Claudio Augusto</span> e <span class="sc">Cosso Cornelio Lentulo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Dicendo Svetonio, che Nerone tenne
+questo consolato per soli sei mesi nelle
+calende di luglio dovettero succedere a
+lui e al collega due altri consoli. Il nome
+loro ci è ignoto. Alcuni han sospettato
+che fossero <i>Tito Ampio Flaviano</i> e <i>Marco
+Aponio Saturnino</i>, perchè da Tacito son
+<span class="pagenum"><a name="Page_217" id="Page_217"></a>[217]</span>
+chiamati uomini consolari, ed ebbero
+poscia de' governi. Andossi poi sempre
+abbandonando Nerone <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 14, cap. 14.]</span> ai divertimenti
+e piaceri, dappoichè non vivea più la
+madre, che il tenea pure in qualche suggezione.
+Sin da fanciullo si dilettava egli
+di andare in carretta e di condurre i
+cavalli. Avea anche imparato a sonar di
+cetra e a cantare. Diedesi ora in preda
+a questi sollazzi, sì sconvenevoli ad un
+imperadore. Seneca e Burro gli permisero
+il primo, per distorlo dagli altri, purchè
+corresse co' cavalli nel circo vaticano
+chiuso per non lasciarsi vedere dal popolo.
+Ma non si potè contenere il vanissimo
+giovane; volle degli spettatori, e il
+lor plauso l'invogliò ad invitarvi anche
+del popolo, il quale godendo di veder fare
+i principi ciò ch'esso fa, e perciò gonfiandolo
+con alte lodi, maggiormente l'incitò
+a quel plebeo mestiere <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>. Tuttavia
+ben conoscendo, che i saggi erano d'altro
+sentimento, credette di schivar il disonore,
+con cercare de' compagni nobili che
+imitasser lui ne' pubblici divertimenti.
+Perciò venutogli in capo di far de' giuochi
+di somma magnificenza in onor della
+madre, che durarono più giorni, si videro
+nobili dell'uno e dell'altro sesso, non
+solo dell'ordine equestre, ma anche del
+senatorio, comparir ne' teatri, ne' circhi
+e negli anfiteatri, con esercitar pubblicamente
+le arti riserbate in addietro alle
+sole persone vili e plebee, con sonar
+nelle orchestre, rappresentar commedie e
+tragedie, ballar ne' teatri, far da gladiatori
+e da carrettieri: alcuni di propria
+elezione, ed altri per non disubbidir
+Nerone che gl'invitava. Mirava il popolo,
+ed anche i forestieri riconoscevano, che
+quegli attori, dimentichi della lor nascita,
+erano chi un Furio, chi un Fabio,
+chi un Valerio, un Porcio, un Appio, ed
+altri simili della nobiltà primaria. Al
+veder cotali novità e stravaganze, ne
+gemevano forte i saggi, sì pel disonor
+delle famiglie, come ancora perchè veniva
+<span class="pagenum"><a name="Page_218" id="Page_218"></a>[218]</span>
+con ciò a crescere troppo smisuratamente
+la corruttela de' costumi. Rammaricavansi
+inoltre osservando le incredibili spese
+che facea Nerone, non solamente in questi
+sì sfoggiati divertimenti, ma anche
+negl'immensi regali alla plebe con gittar
+dei segni, ne' quali era scritto quella sorta
+di dono che dovea darsi a chi avea
+la fortuna d'aggraffarli come cavalli,
+schiavi, vesti, danari. Ben prevedevano
+che tanto scialacquamento andrebbe a
+finire in nuovi aggravi ed estorsioni sopra
+il pubblico, siccome in fatti avvenne.
+Instituì eziandio Nerone altri giuochi,
+appellati Giovenali in onore della prima
+volta ch'egli si fece far la barba:
+rito festivo presso i Romani. Que' preziosi
+peli in una scatola d'oro furono consecrati
+a Giove. In que' giuochi danzarono
+i più nobili fra i Romani, e bella figura
+fra l'altre dame fece Elia Catula, giovinetta
+di ottanta anni, che ballò un minoetto.
+Chi de' nobili non potea ballare, cantava;
+ed eranvi scuole apposta, dove
+concorrevano ad imparare uomini e donne
+di prima sfera, fanciulle, giovanetti,
+vecchi, per far poscia con leggiadria il
+loro mestiere ne' pubblici teatri. Che se
+alcuno, non potendo di meno, per vergogna
+vi compariva mascherato. Nerone
+gli cavava la maschera, e si venivano
+a conoscere persone impiegate ne' più riguardevoli
+magistrati.
+</p>
+
+<p>
+Nè lo stesso Nerone volle in fine
+essere da meno degli altri. Uscì anche
+egli nella scena in abito da suonator di
+cetra, ed oltre al suonare, fece sentir la
+sua da lui creduta melodiosa voce, la
+qual nondimeno si trovò sì somigliante
+a quella de' capponi cantanti, che niun
+potea ritener le risa, e molti piangeano
+per rabbia. Se crediamo a Dione, Burro
+e Seneca assistenti servivano a lui di
+suggeritori, e andavangli poi facendo
+plauso colle mani e coi panni, per invitare
+allo stesso l'udienza. Tacito <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, cap. 15.]</span> anch'egli
+lo attesta di Burro, ma con aggiungere
+che internamente se ne affliggeva.
+<span class="pagenum"><a name="Page_219" id="Page_219"></a>[219]</span>
+Nè già era permesso <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 23.]</span>, allorchè cantava
+questo insigne maestro, ad alcuno l'uscir
+di teatro, per qualsivoglia bisogno che
+occorresse. Quella era la voce d'Apollo;
+niun v'era che potesse uguagliarsi a
+lui nella melodia del canto. Così gli adulatori.
+Volle egli ancora che si tenesse
+una gara di poesia e d'eloquenza, e vi
+entrò anch'egli coll'invito de' giovani
+nobili. Non è difficile l'immaginarsi a
+chi toccasse la palma e il premio. Furono
+similmente richiamati a Roma i pantomimi,
+perchè divertissero il popolo nei
+teatri, ma non già ne' giuochi sacri. Apparve
+in quest'anno una cometa. Il volgo,
+imbevuto dell'opinione, che questo
+predica la morte de' principi, cominciò
+a fare i conti su la vita di Nerone,
+e a predire chi a lui succederebbe. Concorrevano
+molti in <i>Rubellio Plauto</i>, discendente
+per via di donne dalla famiglia
+di Giulio Cesare, personaggio ritirato
+e dabbene. Ne fu avvertito Nerone. Si
+aggiunse, che trovandosi a desinare il
+medesimo imperadore in Subbiaco, un
+fulmine gli rovesciò le vivande e la tavola.
+Perchè quel luogo era vicino a Tivoli,
+patria dei maggiori d'esso Plauto,
+la pazza gente perduta nelle superstizioni
+maggiormente si confermò nella predizione
+suddetta. Fece dunque Nerone intendere
+a Rubellio Plauto, che miglior
+aria sarebbe per lui l'Asia, dov'egli possedeva
+dei beni. Gli convenne andar là
+colla sua famiglia, ma per poco tempo,
+perchè da lì a due anni Nerone mandò
+ad ucciderlo. Venne in questi tempi a
+morte <i>Quadrato</i>, governatore della Siria,
+e quel governo fu dato a <i>Corbulone</i>,
+da cui dicemmo ch'era stata acquistata
+l'Armenia. Trovavasi da gran tempo in
+Roma <i>Tigrane</i>, nipote d'<i>Archelao</i>, che già
+fu re della Cappadocia, avvezzato ad una
+servile pazienza. Ottenne egli da Nerone
+di poter governare l'Armenia con titolo
+di re; e andato colà, fu assistito da Corbulone
+con un corpo di soldatesche tali,
+che, al dispetto di molti, più inclinati al
+<span class="pagenum"><a name="Page_220" id="Page_220"></a>[220]</span>
+dominio de' Parti, n'ebbe il pacifico possesso,
+benchè poi non vi potesse lungo
+tempo sussistere <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, cap. 27.]</span>. Pozzuolo in questo
+anno acquistò il diritto di colonia, e il
+cognome di Nerone; intorno a che disputano
+gli eruditi, perchè da Livio e da
+Vellejo abbiamo, che tanti anni prima
+Pozzuolo fu colonia, e Frontino fa autore
+Augusto di una nuova colonia in quella
+città. In questi tempi Laodicea, illustre
+città della Frigia restò rovinata da un
+tremuoto; ma quel popolo la rimise in
+piedi colle proprie ricchezze senza aiuto
+de' Romani.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXI" id="LXI"></a>LXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 33.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Cesonio Peto</span> e <span class="sc">Cajo Petronio Turpiliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non è certo il prenome di <i>Cajo</i> pel
+secondo di questi consoli, nè sappiamo
+chi nelle calende di luglio loro succedesse
+nella dignità. Motivo <span class="fnote">[Tacitus, ibid.]</span> ai pubblici ragionamenti
+diedero in quest'anno due
+iniquità, commesse in Roma, l'una da
+un nobile, l'altra da un servo. Mancò di
+vita <i>Domizio Balbo</i>, ricco, e della prima
+nobiltà, senza figliuoli. <i>Valerio Fabiano</i>,
+senatore, con un falso testamento, a cui
+tennero mano altri nobili colle lor soscrizioni
+e sigilli, corse all'eredità.
+Convinto di falsario, degradato con gli altri
+suoi complici, riportò la pena statuita
+dalla legge Cornelia. Ucciso fu da un suo
+servo, o vogliam dire schiavo, <i>Pedanio
+Secondo</i>, prefetto di Roma. Ne aveva
+egli al suo servigio quattrocento, tra maschi
+e femmine, grandi e piccoli, essendo
+soliti i ricchi Romani a tenerne una prodigiosa
+quantità al loro servigio. Benchè
+fossero quasi tutti innocenti di quel misfatto,
+doveano morire secondo il rigore
+<span class="pagenum"><a name="Page_221" id="Page_221"></a>[221]</span>
+delle antiche leggi; ma fattasi grande adunanza
+di gente plebea per difendere
+quegl'infelici, l'affare fu portato al senato;
+ed intorno a ciò si fece lungo dibattimento,
+con prevalere in fine la sentenza
+del supplicio di tutti. Nerone mandò
+un ordine alla plebe di attendere ai fatti
+suoi, e somministrò quanti soldati occorressero
+per iscortare i condannati. I
+mali portamenti degli uffiziali nella Bretagna
+cagion furono di far perdere circa
+questi tempi quasi tutto quel paese che vi
+aveano acquistato i Romani; e ciò perchè
+si volle rimetter ivi il confisco dei
+beni de' delinquenti, da cui Claudio gli
+avea esentati. Anche <i>Seneca</i>, se crediamo
+a Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>, avea dato ad usura un milione
+a que' popoli, e con violenza ne
+esigeva non solo i frutti, ma anche il capitale.
+Inoltre, <i>Boendicia</i> o sia <i>Bunduica</i>
+vedova <span class="fnote">[Tacitus, lib. 12, cap. 29.]</span> di <i>Prasutago re</i> di una parte
+di quella grand'isola, si protestava anche
+essa troppo scontenta delle infinite prepotenze
+ed insolenze fatte dai Romani a
+sè stessa, a due figlie e a tutto il suo
+popolo. Questa regina, donna d'animo
+virile, quella fu che sonò in fine la tromba
+col muovere i suoi e i circostanti popoli
+a sollevarsi contra degl'indiscreti
+Romani con prevalersi della buona congiuntura
+che <i>Svetonio Paolino</i>, governatore
+della parte della Bretagna romana,
+e valoroso condottier d'armi, era ito a
+conquistare un'isola ben popolata, adiacente
+alla Bretagna. Con un'armata
+dicono, di cento ventimila persone vennero
+i sollevati addosso alla nuova colonia
+di Camaloduno, e la presero di
+assalto. Dopo due dì ebbero anche il
+tempio di Claudio, mettendo quanti Romani
+vennero alle lor mani, tutti a fil
+di spada, senza voler far prigionieri.
+Petilio Cereale, venuto per opporsi con una
+legione, fu rotto, messa in fuga la cavalleria,
+e tutta la fanteria tagliata a pezzi.
+Portate queste funeste nuove a Svetonio
+Paolino, frettolosamente si mosse, e venne
+<span class="pagenum"><a name="Page_222" id="Page_222"></a>[222]</span>
+a Londra, luogo di una colonia scarsa,
+ma celebre città anche allora per la
+copia grande dei mercatanti e del commercio.
+Benchè pregato con calde lagrime
+dagli abitanti di fermarsi alla lor difesa,
+volle piuttosto attendere a salvare
+il resto della provincia. S'impadronirono
+i ribelli di Londra e di Verulamio, nè vi
+lasciarono persona in vita. Credesi che
+in que' luoghi perissero circa settanta o
+ottantamila fra cittadini romani e collegati.
+Si trovò poi forzato Svetonio,
+perchè mancava di viveri, ad azzardare
+una battaglia, ancorchè non avesse potuto
+ammassare che dieci mila combattenti;
+laddove i nemici da Dione si fanno ascendere
+a dugento trentamila persone,
+numero probabilmente, secondo l'uso
+delle guerre, o per disattenzion de' copisti,
+troppo amplificato. Boendicia stessa
+comandava quella grande armata. Dopo
+fiero combattimento prevalse la disciplina
+militare dei pochi allo sterminato numero
+dei Britanni, che furono sconfitti, con
+essersi poi detto che restarono sul campo
+estinti circa ottantamila di essi, numero
+anch'esso eccessivo. Comunque, sia insigne
+e memoranda fu quella vittoria.
+Boendicia morì poco dappoi, o per malattia
+o per veleno ch'essa medesima prese,
+e colla sua morte tornò fra non molto
+all'ubbidienza de' Romani il già rivoltato
+paese, con avervi Nerone inviato un
+buon corpo di gente dalla Germania, il
+quale servì a Svetonio per compiere
+quell'impresa.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXII" id="LXII"></a>LXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 34.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Mario Celso</span> e <span class="sc">Lucio Asinio Gallo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè Tacito sul principio di questo
+anno nomina <i>Giunio Marullo, console
+disegnato</i>, il quale poi non apparisce
+console, perciò possiam credere ch'egli
+fosse sostituito ad alcun d'essi consoli
+<span class="pagenum"><a name="Page_223" id="Page_223"></a>[223]</span>
+ordinari, oppure all'uno degli straordinari,
+succeduti nelle calende di luglio, i
+quali si tiene che fossero <i>Lucio Anneo
+Seneca</i> maestro di Nerone, e <i>Trebellio
+Massimo</i>. Nel gennaio dell'anno presente <span class="fnote">[Tacitus, lib. 14, cap. 48.]</span>
+accusato fu e convinto <i>Antistio
+Sostano</i> pretore, d'aver composto dei
+versi contro l'onor di Nerone. I senatori
+più vili, fra' quali <i>Aulo Vitellio</i>, che
+fu poi imperadore, conchiusero dovuta
+la pena della morte a questo reato. Non
+osavano aprir bocca gli altri. Il solo <i>Peto
+Trasea</i> ruppe il silenzio, sostenendo che
+bastava relegarlo in un'isola, e confiscargli
+i beni, nel qual parere venne il
+resto dei senatori. Nondimeno fu creduto
+meglio di udir prima il sentimento di
+Nerone, il quale mostrò bensì molto risentimento
+contra d'Antistio, eppur si
+rimise al senato, con facoltà ancora di
+assolverlo. Si eseguì la sentenza del bando.
+In quest'anno ancora il suddetto
+Trasea, uomo di petto, e rivolto sempre
+al pubblico bene, propose che si proibisse
+ai popoli delle provincie il mandare i
+lor deputati a Roma, per far l'elogio dei
+loro governatori; perchè questo onore
+sel procuravano i magistrati colla troppa
+indulgenza, e col permettere ai popoli
+delle indebite licenze, per non disgustarli.
+L'ultimo anno fu questo della vita di
+<i>Burro prefetto del pretorio</i>, uomo d'onore
+e di petto, che avea finquì trattenuto
+Nerone dall'abbandonarsi affatto ai suoi
+capricci, e massimamente alla crudeltà.
+Restò in dubbio s'egli morisse, di mal
+naturale, oppure di veleno, per quanto ne
+scrive Tacito <span class="fnote">[Tacitus, ibid., cap. 51.]</span>; poichè, per conto di
+Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 35.]</span> e di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>, amendue crederono
+che Nerone, rincrescendogli ormai
+d'aver un soprastante che non si
+accordava con tutti i suoi voleri, il facesse
+prima del tempo sloggiar dal mondo.
+Gran perdita fece in lui il pubblico, e
+molto più, perchè Nerone in vece d'uno
+<span class="pagenum"><a name="Page_224" id="Page_224"></a>[224]</span>
+creò due altri prefetti del pretorio, cioè
+<i>Fenio Rufo</i>, uomo dabbene, ma capace di
+far poco bene per la sua pigrizia, e <i>Sofonio
+Tigellino</i>, uomo screditato per tutt'i
+versi, ma carissimo per la somiglianza
+de' depravati costumi a Nerone. Con
+questo iniquo favorito cominciò Nerone
+ad andare a vele gonfie verso la tirannia
+e pazzia. Allora fu, che <i>Seneca</i> conobbe
+che non era più luogo per lui presso di
+un principe, il quale si lascerebbe da lì
+innanzi condurre dai consigli de' cattivi,
+e già cominciava a dimostrar poca confidenza
+a lui. Il pregò dunque di buona licenza,
+per ritirarsi a finir quietamente i
+suoi giorni, con offerirgli ancora tutto il
+capitale de' beni a lui finquì pervenuti o
+per la munificenza del principe, o per
+industria propria <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, c. 35.]</span>. Nerone con bella
+grazia gliela negò, ed accompagnò la negativa
+con tenere espressioni d'affetto e
+di gratitudine, giungendo sino a dirgli
+di desiderar egli piuttosto la morte, che
+di far mai alcun torto ad un uomo,
+a cui si professava cotanto obbligato.
+Quel che potè dal suo canto Seneca; giacchè
+non si fidava di sì belle parole; fu
+di ricusar da lì innanzi le visite, di non
+volere corteggio nell'uscire di casa; il
+che era anche di rado, fingendosi mal
+concio di salute, ed occupato da' suoi studi.
+Si ridusse ancora a cibarsi di solo
+pane ed acqua e di poche frutta, o per
+sobrietà o per paura del veleno.
+</p>
+
+<p>
+Già dicemmo, che <i>Ottavia</i> figliuola
+di Claudio Augusto, e moglie di Nerone,
+era per la sua saviezza e pazienza un'adorabile
+principessa; ma non già agli
+occhi di Nerone, troppo diverso da lei
+d'inclinazione e di costumi. Certamente
+egli non ebbe mai buon cuore per lei, e
+dacchè introdusse in corte <i>Poppea Sabina</i>,
+cominciò anche ad odiarla <span class="fnote">[Tacit., lib. 14, c. 60. Dio, lib. 61. Suetonius, c. 35.]</span> per le
+continue batterie di quell'impudica, che
+non potea stabilire la sua fortuna se non
+sulle rovine d'Ottavia. Tanto disse, tanto
+<span class="pagenum"><a name="Page_225" id="Page_225"></a>[225]</span>
+fece questa maga che in quest'anno, col
+pretesto della sterilità di essa Ottavia,
+Nerone la ripudiò, e da lì a pochi dì arrivò
+Poppea all'intento suo di essere
+sposata da lui. Nondimeno qui non finì
+la guerra. Poppea, sovvertito uno de' familiari
+di Ottavia, la fece accusar di un
+illecito commercio con un suonatore di
+flauto, nominato Eucero. Furono perciò
+messe ai tormenti le di lei damigelle,
+ed estorta da alcune con sì violento
+mezzo la confession del fallo; ma altre
+sostennero con coraggio l'innocenza della
+padrona, e dissero delle villanie a Tigellino,
+ministro non meno di questa crudeltà,
+che della morte data poco innanzi
+a <i>Silla</i> e a <i>Rubellio Plauto</i> già mandati
+da Nerone in esilio. Fu relegata <i>Ottavia</i>
+nella Campania, e messe guardie alla di
+lei casa, per tenerla ristretta. Ma perciocchè
+il popolo, che amava forte questa
+buona principessa, apertamente mormorava
+di sì aspro trattamento, la fece Nerone
+ritornare a Roma. Pel suo ritorno
+andò all'eccesso la gioia del popolo, perchè,
+ruppe le statue alzate in onor di
+Poppea, e coronò di fiori quelle di Ottavia,
+con altre pazzie d'allegria sediziosa;
+di che diede motivo a Poppea di
+caricar la mano contra dell'odiata principessa,
+persuadendo a Nerone che il di
+lei credito era sufficiente a rovesciare il
+suo trono. Fu perciò chiamato a corte
+l'indegno Aniceto, che già avea tolta di
+vita Agrippina, acciocchè servisse ancora
+ad abbattere Ottavia, col fingere d'aver
+tenuta disonesta pratica con lei. Perchè
+gli fu minacciata la morte, se ricusava
+di farlo, ubbidì. Promossa l'infame accusa
+colla giunta d'altre inventate dal
+maligno principe di aborto procurato, di
+ribellioni macchinate, l'infelice principessa,
+in età di soli ventidue anni, venne
+relegata nell'isola Pandalaria, dove passato
+poco tempo Nerone le fece levar la
+vita, e portar anche il suo capo a Roma,
+acciocchè l'indegna Poppea s'accertasse
+della verità del suo crudel trionfo. Di
+tante iniquità commesse da Nerone, forse
+<span class="pagenum"><a name="Page_226" id="Page_226"></a>[226]</span>
+niuna riuscì cotanto sensibile al popolo
+romano, come il miserabil fine d'una sì
+saggia ed amata principessa, la quale
+portava anche il titolo di Augusta, e massimamente
+al vederla condannata per
+così patenti ed indegne calunnie. La ricompensa
+ch'ebbe Aniceto dell'indegna
+sua ubbidienza, fu di essere relegato
+in Sardegna, dove ben trattato terminò
+poscia con suo comodo la vita. Pallante,
+già potentissimo liberto sotto Claudio,
+morì in quest'anno, e fu creduto per veleno
+datogli da Nerone, affin di metter le
+griffe sopra le immense di lui ricchezze.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXIII" id="LXIII"></a>LXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 35.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Mario Celso</span> e <span class="sc">Lucio Asinio Gallo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Erano tuttavia imbrogliati gli affari
+dell'Armenia, dacchè Nerone avea colà
+inviato col titolo di re <i>Tigrane</i> <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 15, cap. 1.]</span>. <i>Vologeso</i>
+re de' Parti persisteva più che mai
+nella pretension di quel regno, per coronarne
+<i>Tiridate</i> suo fratello, che gliene
+faceva continue istanze. Ma andava titubando,
+finchè Tigrane il fece risolvere a
+dar di piglio all'armi, per aver egli fatta
+un'incursione nel paese degli Adiabeni
+o sudditi o collegati de' Parti. Dopo aver
+dunque Vologeso coronato Tiridate come
+re dell'Armenia, e somministratogli
+un possente esercito per conquistar quel
+paese, si diede principio alla guerra. <i>Corbulone</i>,
+governator della Siria, in aiuto
+di Tigrane spedì due legioni, e nello stesso
+tempo scrisse a Nerone, rappresentandogli
+il bisogno d'un altro generale, per
+accudire alla difesa dell'Armenia mentre
+egli dovea difendere le frontiere della
+sua provincia. Nerone v'inviò <i>Lucio
+Cesennio Peto</i>, uomo consolare, cioè
+ch'era stato console: il che ha fatto ad
+<span class="pagenum"><a name="Page_227" id="Page_227"></a>[227]</span>
+alcuni crederlo lo stesso che <i>Caio Cesennio
+Peto</i>, da noi veduto console nell'anno
+superiore 61 di Cristo, ma che da altri
+vien tenuto per personaggio diverso.
+Intanto i Parti, entrati nell'Armenia,
+posero l'assedio ad Artasata capital di
+quel regno, dove s'era ritirato Tigrane,
+che non mancò di fare una valorosa difesa.
+Corbulone allora inviò Casperio
+centurione a Vologeso, per dolersi dell'insulto
+che si facea ad un regno dipendente
+dai Romani, minacciando dal suo
+canto la guerra ai Parti, se non desistevano
+da quelle violenze. Servì quest'ambasciata
+ad inchinar Vologeso a' pensieri
+di pace, ed avendo chiesto di mandare a
+Nerone i suoi legati per trattarne, e pregarlo
+di conferire lo scettro dell'Armenia
+a Tiridate suo fratello, accettata fu la di
+lui proferta, con patto di far cessare l'assedio
+di Artasata: il che ebbe esecuzione.
+Ma non è ben noto, che convenzione
+segreta seguisse allora fra Corbulone e
+Vologeso, avendo alcuni creduto che
+tanto i Parti quanto Tigrane avessero
+da abbandonar l'Armenia. Venuti a Roma
+gli ambasciatori di Vologeso, nulla
+poterono ottenere; e però il Parto ricominciò
+la guerra in tempo che Cesennio
+Peto giunse al governo dell'Armenia,
+uomo di poca provvidenza e sapere in
+quel mestiere, ma che si figurava di poter
+fare il maestro agli altri. Prese Peto
+alcune castella, passò anche il monte
+Tauro, pensando a maggiori conquiste;
+ma, all'avviso che Vologeso veniva con
+grandi forze, fu ben presto a ritirarsi,
+ed a lasciar gente ne' passi del monte
+suddetto, per impedir l'accesso de' nemici,
+con iscrivere intanto più e più lettere
+a Corbulone, che venisse a soccorrerlo.
+Forzò Vologeso i passi: a Peto
+cadde il cuore per terra, perchè avea
+troppo divise le sue genti, e colto fu con
+due sole legioni. Però spedì nuove lettere
+ad affrettar Corbulone, il quale intanto
+avendo passato l'Eufrate, marciava a gran
+giornate verso la Comagene o la Cappadocia,
+per entrar poi nell'Armenia, Nulladimeno
+<span class="pagenum"><a name="Page_228" id="Page_228"></a>[228]</span>
+poco giovarono gli sforzi di Corbulone.
+In questo mentre Vologeso strinse il
+picciolo esercito di Peto, molti ne uccise;
+e tal terrore mise al capitano de' Romani,
+ch'egli solamente pensò a comperarsi la
+salvezza con qualunque vergognosa condizione
+che gli fosse esibita. Dimandando
+dunque un abboccamento con gli uffiziali
+di Vologeso, restò conchiuso, che l'armi
+romane si levassero da tutta l'Armenia, e
+cedessero ai Parti tutte le castella e munizioni
+da bocca e da guerra; e che poi
+Vologeso se l'intenderebbe coll'imperador
+Nerone pel resto. Le insolenze dei
+Parti furono poi molte; vollero entrar
+nelle fortezze prima che ne fossero usciti
+i Romani; affollati per le strade, dove
+passavano i Romani, toglievano loro
+schiavi, bestie e vesti; ed i Romani come
+galline lasciavano far tutto per paura
+che menassero anche le mani. Tanto
+marciarono le avvilite truppe, che piene
+di confusione arrivarono finalmente ad
+unirsi con quelle di Corbulone, il quale,
+deposto per ora ogni pensier dell'Armenia,
+se ne tornò alla difesa della Siria
+sua provincia.
+</p>
+
+<p>
+Secondochè abbiam da Tacito, tutto
+ciò avvenne nel precedente anno. Dione
+ne parla più tardi. Nella primavera del
+presente comparvero gli ambasciatori
+di <i>Vologeso</i>, che chiedevano il regno dell'Armenia
+per <i>Tiridate;</i> ma senza ch'egli
+volesse presentarsi a Roma. Seppe
+allora Nerone da un centurione, venuto
+con loro, come stava la faccenda dell'Armenia,
+perchè Cesennio Peto gliene avea
+mandata una relazion ben diversa. Parve
+a Nerone ed al senato che Vologeso si
+prendesse beffa di loro, e perciò rimandati
+gli ambasciatori di lui senza risposta, ma
+non senza ricchi regali, fu presa la risoluzione
+di far guerra viva ai Parti. Richiamato
+Peto, tremante fu all'udienza di Nerone,
+il quale mise la cosa in facezia, dicendogli,
+senza lasciarlo parlare, «che gli
+perdonava tosto, acciocchè essendo egli
+sì pauroso, non gli saltasse la febbre
+addosso.» Andò ordine a Corbulone
+<span class="pagenum"><a name="Page_229" id="Page_229"></a>[229]</span>
+di muovere l'armi contro de' Parti, e gli
+furono inviati rinforzi di nuove truppe
+e reclute; laonde egli passò alla volta
+dell'Armenia. Tuttavia non ebbe dispiacere
+che venissero a trovarlo gli ambasciatori
+di Vologeso, per esortarli a rimettersi
+alla clemenza di Cesare. S'impadronì
+poi di varie castella, e diede tale
+apprensione ai Parti, che <i>Tiridate</i> fece
+premura di abboccarsi con lui. Mandati
+innanzi gli ostaggi romani, Tiridate comparve
+al luogo destinato; e veduto Corbulone,
+fu il primo a scendere da cavallo,
+e seguirono amichevoli accoglienze e
+ragionamenti, nei quali Tiridate restò di
+voler riconoscere dall'imperador romano
+l'Armenia, e che verrebbe a Roma
+a prenderne la corona, qualora piacesse
+a Nerone di dargliela: del che Corbulone
+gli diede buone speranze. In segno poi
+della sua sommessione andò Tiridate a
+deporre il diadema a piè dell'immagine
+dell'imperadore, per ripigliarla poi dalle
+mani del medesimo Augusto in Roma.
+Noi non sappiamo che divenisse di <i>Tigrane</i>,
+re precedente dell'Armenia <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 15, cap. 23.]</span>. Nacque
+nell'anno presente a Nerone una figliuola
+da Poppea, fatta andare apposta
+a partorire ad Anzo, perchè quivi ancora
+venne alla luce lo stesso Nerone. Ad essa
+e alla madre fu dato il cognome di Augusta;
+e il senato, pronto sempre alle adulazioni,
+decretò altri onori ad amendue,
+ed ordinò varie feste. Ma non passarono
+quattro mesi, che questo caro pegno sel
+rapì la morte. Nerone, che per tale acquisto
+era dato in eccessi di gioia, cadde
+in altri di dolore per la perdita che ne
+fece. Si fecero in quest'anno i giuochi
+de' gladiatori, e si videro anche molti
+senatori e molte illustri donne combattere:
+tanto innanzi era arrivata la follia de' Romani.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_230" id="Page_230"></a>[230]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXIV" id="LXIV"></a>LXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pietro Apostolo</span> papa 36.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Lecanio Basso</span> e <span class="sc">Marco Licinio Crasso</span>.
+</p>
+
+<p>
+Andò in quest'anno Nerone a Napoli <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 15, cap. 33.]</span>
+per vaghezza di far sentire a quei
+popoli nel pubblico teatro la sua canora
+voce. Grande adunanza di gente v'intervenne
+dalle vicine città, per udire un
+imperadore musico, un usignolo Augusto.
+Ma occorse un terribile accidente, che
+nondimeno a niun recò danno. Appena fu
+uscita tutta la gente ch'esso teatro cadde
+a terra. Pensava quella vana testa
+di passar anche in Grecia, e in altre parti
+di Levante, per raccogliere somiglianti
+plausi; ma poi si fermò in Benevento, nè
+andò più oltre, senza che se ne sappia il
+motivo. Fra questi divertimenti fece accusar
+<i>Torquato Silano</i>, insigne personaggio,
+discendente da Augusto per via di
+donne. Il suo reato era di far troppa
+spesa per un particolare; ciò indicar
+disegni di perniciose novità. Prima di essere
+condannato, egli si tagliò le vene.
+Tornato a Roma Nerone, volle dare una
+cena sontuosa nel lago di Agrippa, come
+ha Tacito. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span> scrive ciò fatto nell'anfiteatro,
+dove, dopo una caccia di
+fiere, introdusse l'acqua per un combattimento
+navale; e, dopo averne ritirata
+l'acqua, diede una battaglia di gladiatori;
+e finalmente, rimessavi l'acqua, fece la cena.
+N'ebbe l'incombenza Tigellino. V'erano
+superbe navi ornate d'oro e d'avorio,
+con tavole coperte di preziosi tappeti, e
+all'intorno taverne disposte in gran numero
+con delicati cibi preparati per ognuno.
+Canti, suoni dappertutto, ed illuminata
+ogni parte. Concorso grande di
+plebe e di nobiltà, tanto uomini che donne,
+e tutta la razza delle prostitute. Che
+<span class="pagenum"><a name="Page_231" id="Page_231"></a>[231]</span>
+Babilonia d'infamità e di lascivie si vedesse
+ivi, nol tacquero gli antichi, ma
+non è lecito alla mia penna il ridirlo.
+A questa abbominevole scena ne tenne
+dietro un'altra, ma sommamente terribile
+e funesta <span class="fnote">[Tacit., Annal., lib. 15, c. 38. Dio, lib. 61. Suet., in Ner., c. 38.]</span>. Attaccossi o fu attaccato
+nel dì 19 di luglio il fuoco alla parte di
+Roma, dov'era il Circo Massimo, pieno di
+botteghe di venditori dell'olio. Spirava un
+vento gagliardo, che dilatò l'incendio pel
+piano e per le colline con tal furore, che
+di quattordici rioni di quella gran città
+dieci restarono orrida preda delle fiamme,
+ed appena se ne salvarono quattro. Per
+così fiera strage di case, di templi, di palazzi,
+colla perdita di tanti mobili, e preziose
+rarità ed antichità, accompagnata ancora
+dalla morte d'assaissime persone, che
+strida, che urli, che tumulto si provasse
+allora, più facile è l'immaginarlo che il
+descriverlo. Per sei giorni durò l'incendio
+(altri dissero di più), senza poter
+mai frenare il corso a quel torrente di
+fuoco. Trovavasi Nerone ad Anzo,
+allorchè ebbe nuova di sì gran malanno,
+nè si mosse per restituirsi a Roma, se
+non quando seppe che le fiamme si accostavano
+al suo palazzo, e agli orti di
+Mecenate, fabbriche anch'esse appresso
+involte nell'indicibil eccidio.
+</p>
+
+<p>
+Che quella bestia di Nerone fosse
+l'autore di sì orrida tragedia, a cui non
+fu mai veduta una simile in Italia, lo
+scrivono risolutamente Svetonio e Dione
+e chi poscia da loro trasse la storia romana.
+Aggiungono, esser egli venuto
+a sì diabolica invenzione, perchè Roma
+abbondante allora di vie strette e torte
+e di case disordinate, o poveramente
+fabbricate, si rifacesse poi in miglior forma,
+e prendesse il nome da lui; e che
+specialmente egli desiderava di veder per
+terra molte case e granai pubblici, che
+gl'impedivano il fabbricare un gran palazzo
+ideato da lui. Dicono di più, che
+fur veduti i suoi camerieri con fiaccole
+e stoppia attaccarvi il fuoco; e che Nerone,
+<span class="pagenum"><a name="Page_232" id="Page_232"></a>[232]</span>
+in quel mentre stava ad osservar lo
+scempio, con dire: «Che bella fiamma!»
+Aggiungono finalmente, ch'egli vestito in
+abito da scena a suon di cetra cantò la
+rovina di Troia. Ma fra le tante iniquità
+di Nerone questa non è certa. Tacito la
+mette in dubbio; e l'altre suddette particolarità
+sono bensì in parte toccate da
+lui, ma con aggiungere che ne corse la
+voce. Trattandosi di un sì screditato imperadore,
+conosciuto capace di qualsisia enormità,
+facil cosa allora fu l'attribuire
+a lui l'invenzione di sì gran calamità,
+ed ora è a noi impossibile il discernere
+se vero o falso ciò fosse. Si applicò tosto
+Nerone a far alzare gran copia di case
+di legno, per ricoverarvi tutti i poveri
+sbandati, facendo venir mobili da Ostia
+e da altri luoghi; comandò ancora, che
+si vendesse il frumento a basso prezzo.
+Quindi stese le sue premure, a far rifabbricare
+la rovinata città, la quale (non
+può negarsi) da questa sventura riportò
+un incredibil vantaggio. Imperciocchè
+con bel ordine fu a poco a poco rifatta,
+tirate le strade diritte e larghe, aggiunti
+i portici alle case, e proibito l'alzar di
+troppo le fabbriche. Tutta la trabocchevol
+copia dei rottami venne di tanto in
+tanto condotta via dalle navi che conducevano
+grani a Roma, e scaricata nelle
+paludi di Ostia. Vuole Svetonio che Nerone
+si caricasse del trasporto di quelle
+demolizioni, per profittar delle ricchezze
+che si trovavano in esse rovine; nè vi
+si potevano accostare se non i deputati
+da lui. Determinò di sua borsa premii
+a chiunque entro di un tal termine di tempo
+avesse alzata una casa o palagio: e
+del suo edificò ancora i portici. Fece
+distribuire con più proporzione l'acque
+condotte per gli acquidotti a Roma, e
+destinò i siti di esse, per estinguere al
+bisogno gl'incendii, con altre provvisioni
+che meritavano gran lode, ma non la
+conseguirono per la comune credenza
+che da lui fosse venuto sì orribil malanno.
+Anch'egli imprese allora la fabbrica
+del suo nuovo palazzo, che fu mirabil
+<span class="pagenum"><a name="Page_233" id="Page_233"></a>[233]</span>
+cosa, e nominato poi <i>la Casa doro.</i> Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, c. 31 et 32. Tacitus, Annal., lib. 15, cap. 42 et seqq.]</span>
+ce ne dà un piccolo abbozzo. Tutto
+il di dentro era messo a oro, ornato di
+gemme, intarsiato di madreperle. Sale e
+camere innumerabili incrostate di marmi
+fini; portici con tre ordini di colonne che
+si stendevano un miglio; vigne, boschetti,
+prati, bagni, peschiere, parchi con ogni
+sorta di fiere ed animali; un lago di
+straordinaria grandezza, con corona di
+fabbriche all'intorno a guisa di una città;
+davanti al palazzo un colosso alto
+centoventi piedi, rappresentante Nerone.
+Allorchè egli vi andò poi ad alloggiare,
+disse: «Ora sì che quasi comincio ad
+abitare in un alloggio conveniente ad
+un uomo.» Ma questa sì sontuosa e
+stupenda mole, con altri vastissimi disegni
+da lui fatti di sterminati canali, per
+condur lontano sino a cento sessanta
+miglia per terra l'acqua del mare, costò
+ben caro al popolo romano, perciocchè
+smunto e ridotto al bisogno il prodigo
+Augusto, passò a mille estorsioni e rapine,
+confiscando, sotto qualsivoglia pretesto,
+i beni altrui, imponendo non più uditi
+dazii e gabelle, ed esigendo contribuzioni
+rigorose da tutte le città, ed anche
+dalle libere e collegate; il che fu
+quasi la rovina delle provincie. Nè ciò
+bastando, mise mano ai luoghi sacri;
+estraendone tutti i vasi d'oro e d'argento,
+e le altre cose preziose. Mandò anche
+per la Grecia e per l'Asia a spogliar
+tutti que' templi delle ricche statue degli
+stessi dii, e di ogni lor più riguardevole
+ornamento.
+</p>
+
+<p>
+Diede occasione lo spaventoso incendio
+di Roma alla prima persecuzione
+degl'imperatori pagani <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, c. 16. Tacit., lib. 15, c. 42 et seqq.]</span> contra dei
+Cristiani. Si era già non solo introdotta,
+ma largamente diffusa nel popolo romano,
+per le insinuazioni di s. Pietro Apostolo
+e de' suoi discepoli, la religione di
+Cristo; giacchè non duravano fatica i
+<span class="pagenum"><a name="Page_234" id="Page_234"></a>[234]</span>
+buoni a conservare la santità ed eccellenza
+in confronto dell'empia e sozza dei
+Gentili. Nerone, affin di scaricar sopra d'altri
+l'odiosità da lui contratta per la comune
+voce di aver egli stesso incendiata
+quella gran città, calunniosamente, secondo
+il suo solito, ne fece accusare i
+Cristiani, siccome attestano Tertulliano,
+Eusebio, Lattanzio, Orosio ed altri autori,
+e fin gli stessi storici pagani Tacito
+e Svetonio. Scrive esso Tacito, ma non
+già Svetonio, che furono convinti di aver
+essi attaccato il fuoco a Roma, quando
+egli stesso poco dianzi avea attestato che
+la persuasion comune ne facea autore
+lo stesso Nerone; e Svetonio e Dione
+ciò danno per certo. Non era capace di
+sì enorme misfatto chi seguitava la legge
+purissima di Gesù Cristo, e massimamente
+durante il fervore e l'illibatezza
+dei primi Cristiani. A che fine mai, gente
+dabbene, e lasciata in pace, avea da cadere
+in sì mostruoso eccesso? Perciò
+una <i>gran moltitudine</i> di essi fu con aspri
+ed inutili tormenti fatta morire sulle
+croci, o bruciata a lento fuoco, o vestita
+da fiere, per essere sbranata dai cani.
+Vi si aggiunse ancora l'inumana invenzione
+di coprirli di cera, pece e di altre
+materie combustibili, e di farli servir di
+notte, come tanti doppieri della crudeltà,
+negli orti stessi di Nerone. Così cominciò
+Roma ad essere bagnata dal sacro
+sangue de' martiri. Confessa nondimeno
+il medesimo Tacito, che gran compassione
+produsse un così fiero macello di gente,
+tuttochè, secondo lui, colpevole
+per una religione contraria al culto dei
+falsi dii. In questi tempi avendo ordinato
+Nerone che l'armata navale tornasse al
+porto di Miseno, fu essa sorpresa da così
+impetuosa burrasca, che la maggior parte
+delle galee e di altre navi minori s'andò
+a fracassare nei lidi di Cuma.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_235" id="Page_235"></a>[235]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXV" id="LXV"></a>LXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lino</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Aulo Licinio Nerva Siliano</span> e <span class="sc">Marco Vestino Attico</span>.
+</p>
+
+<p>
+In una iscrizione, rapportata dal Doni
+e da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 305, num. 4.]</span>, si legge SILANO ET ATTICO
+COS. Se questa sussiste, non <i>Siliano</i>,
+ma <i>Silano</i> sarà stato l'ultimo dei
+suoi cognomi. Il cardinal Noris ed altri
+sostentano <i>Siliano.</i> Per attestato di Tacito,
+avea Nerone disegnati consoli per
+le calende di luglio, <i>Plauzio Laterano</i>,
+dalla cui persona o casa riconosce la
+sua origine la Basilica Lateranense, ed
+<i>Anicio Cereale.</i> Il primo, in vece del consolato,
+ebbe da Nerone la morte, siccome
+dirò. Fece lo stesso fine <i>Vestino Attico</i>,
+cioè l'altro console ordinario. Però si
+può tenere per fermo che <i>Cereale</i> succedesse
+nel consolato. Roma <span class="fnote">[Tac., Annal., lib. 15, cap. 48 et seq. Dio, lib. 61. Sueton., in Nerone, cap. 36.]</span> in questo
+anno divenne teatro di morti violente
+per la congiura di <i>Caio Calpurnio Pisone</i>,
+che fu scoperta. Era questi di nobilissima
+famiglia, ben provveduto di beni
+di fortuna, grande avvocato dei rei, e
+però comunemente amato e stimato,
+benchè dato ai piaceri ed al lusso, e
+mancante di gravità di costumi. Sarebbe
+volentieri salito sul trono, e per salirvi
+conveniva levar di mezzo Nerone; il che
+non parea tanto difficile, stante l'odio
+comune. S'egli fosse il primo ad intavolar
+la congiura, non si sa. Certo è bensì
+che <i>Subrio</i>, o sia <i>Subio Flavio</i>, tribuno
+di una compagnia delle guardie, e <i>Mario
+Anneo Lucano</i> nipote di Seneca, e celebre
+autore del poema della Farsalia, furono
+de' primi ad entrarvi, e de' più disposti
+ad eseguirla. Per una giovanil vanità
+Lucano (era nato nell'anno 39
+dell'Era nostra) non potea digerire che
+<span class="pagenum"><a name="Page_236" id="Page_236"></a>[236]</span>
+Nerone, per invidia, e pazza credenza di
+saperne più di lui in poesia, gli avesse
+proibita la pubblicazione del suddetto
+poema, ed anche di far da avvocato nelle
+cause. Entrò in questo medesimo concerto
+anche <i>Plauzio Laterano</i>, console
+disegnato, per l'amore che portava al
+pubblico. Molti altri, o senatori, o cavalieri,
+o pretoriani, ed alcune dame ancora,
+chi per odio e vendetta privata, e
+chi per liberar l'imperio da questo mostro,
+tennero mano al trattato. Proposero
+alcuni di ammazzarlo, mentre cantava
+in teatro, o pur di notte, quando usciva
+senza guardie per la città. Altri giudicavano
+meglio di aspettare a far il colpo a
+Pozzuolo, a Miseno o a Baja, avendo
+a tal fine guadagnato uno de' principali
+uffiziali dell'armata navale. In fine fu
+stabilito di ucciderlo nel dì 12 di aprile,
+in cui si celebravano i giuochi del Circo
+a Cerere. Messo in petto di tanti il segreto,
+per poca avvertenza di <i>Flavio Scevino</i>
+traspirò. Fece egli testamento; diede la
+libertà a molti servi; regalò gli altri;
+preparò fasce per legar ferite: ed intanto,
+benchè desse agli amici un bel convito,
+e facesse il disinvolto, pure comparve
+malinconico e pensoso. Milico suo liberto
+osservava tutto, e perchè il padrone
+gli diede da far aguzzare un pugnale rugginoso,
+s'avvisò che qualche grande affare
+fosse in volta. Sul far del giorno
+questo infedele, animato dalla speranza
+di una gran ricompensa, se n'andò agli
+orti Serviliani, dove allora soggiornava
+Nerone, e tanto tempestò coi portinai,
+che potè parlare ad Epafrodito liberto di
+corte, che l'introdusse all'udienza del
+padrone. Furono tosto messe le mani
+addosso a Scevino, che coraggiosamente
+si difese, e rivolse l'accusa contro del
+suo liberto. Ma perchè si seppe, avere
+nel dì innanzi Scevino tenuto un segreto
+e lungo ragionamento con Antonio Natale,
+ancor questo fu condotto dai soldati.
+Esaminati a parte, si trovarono discordi,
+e poi alla vista de' tormenti confessarono
+il disegno; e rivelarono i
+<span class="pagenum"><a name="Page_237" id="Page_237"></a>[237]</span>
+complici. Allo intendere si numerosa
+frotta di congiurati, saltò tal paura addosso
+a Nerone, che mise guardie dappertutto,
+e nè pur si teneva sicuro in
+qualunque luogo ch'egli si trovasse.
+</p>
+
+<p>
+Vien qui Tacito annoverando tutti i
+congiurati, e il loro fine. Molti furono
+gli uccisi, e fra gli altri <i>Caio Pisone</i>, capo
+della congiura, e <i>Lucano</i> poeta; altri, con
+darsi la morte da sè stessi, prevennero il
+carnefice; ed alcuni ancora la scamparono
+colla pena dell'esilio. Fra gli altri
+denunziati v'entrò anche <i>Lucio Anneo
+Seneca</i>, insigne maestro della stoica filosofia;
+ma che, se si avesse a credere
+a Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 61.]</span>, macchiato fu di nefandi vizii
+d'avarizia di disonestà e di adulazione.
+Di lui parla con istima maggiore
+Tacito, scrittore alquanto più vicino a
+questi tempi. Consisteva tutto il suo
+reato nell'essere stato a visitarlo nel
+suo ritiro <i>Antonio Natale</i>, e a lamentarsi
+perchè non volesse ammettere <i>Pisone</i> in
+sua casa, e trattare con lui. Al che avea
+risposto Seneca, <i>non essere bene che
+favellassero insieme; del resto dipendere
+la di lui salute da quella di Pisone.</i> Trovavasi
+Seneca nella sua villa, quattro
+miglia lungi di Roma, e mentre era a
+tavola con due amici, e con <i>Pompea Paolina</i>
+sua moglie cara, arrivò Silvano tribuno
+d'una coorte pretoriana ad interrogarlo
+intorno alla suddetta accusa.
+Rispose con forti ragioni, nulla mostrò
+di paura, e parlò senza punto turbarsi
+in volto. Portata la risposta a Nerone,
+dimandò, il crudele, se Seneca pensava
+a levarsi colle proprie mani la vita. Disse
+Silvano di non averne osservato alcun
+segno. <i>Farà bene</i>, replicò allora Nerone,
+ed ordinò di farglielo sapere. Intesa l'atroce
+intimazione, volle Seneca far testamento,
+e gli fu proibito. Quindi scelto
+di morire collo svenarsi, coraggiosamente
+si tagliò le vene, ed entrò nel bagno per
+accelerare l'uscita del sangue. Dopo aver
+lasciati alcuni bei documenti agli amici,
+morì. Anche la moglie <i>Paolina</i> volle accompagnarlo
+<span class="pagenum"><a name="Page_238" id="Page_238"></a>[238]</span>
+collo stesso genere di morte,
+e si svenò, ma per ordine di Nerone
+fu per forza trattenuta in vita, ed alcuni
+pochi anni visse dipoi, ma pallida sempre
+in volto. Le straordinarie ricchezze di
+Seneca si potrebbe credere gl'inimicassero
+l'ingordo Nerone, se non che scrive
+Dione ch'egli le avea dianzi cedute a lui,
+per impiegarle nelle sue fabbriche. Ancorchè
+il console <i>Vestinio</i> non fosse a
+parte della congiura, pure si valse Nerone
+di questa occasione per levarlo di
+vita, e lo stesso fece d'altri ch'egli mirava
+di mal occhio.
+</p>
+
+<p>
+Andò poscia Nerone in senato, per
+informar quei padri del pericolo fuggito
+e dei delinquenti <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 16, cap. 1.]</span>; e però furono decretati
+ringraziamenti e doni agli dii,
+perchè avessero salvato un sì degno
+principe; ed egli consecrò a Giove vendicatore
+nel Campidoglio il suo pugnale.
+Capitò in questi tempi a Roma <i>Cesellio
+Basso</i>, di nascita Africano, uomo visionario,
+che ammesso all'udienza di Nerone,
+gli narrò come cosa certa, che nel
+territorio di Cartagine in una vasta spelonca
+stava nascosa una massa immensa
+d'oro non coniato, quivi riposta o dalla
+regina Didone, o da alcuno degli antichi
+re di Numidia. Vi saltò dentro a piè pari
+l'avido Nerone, senza esaminar meglio
+l'affare, senza prendere alcuna informazione,
+e subito fu spedita una
+grossa nave, scelta come capace di sì
+sfoggiato tesoro, con varie galee di scorta.
+Nè d'altro si parlava allora che di questo
+mirabil guadagno fra il popolo. Per
+la speranza di un sì ricco aiuto di costa,
+maggiormente s'impoverì il pazzo imperadore,
+perchè si fece animo in ispendere
+e spandere in pubblici spettacoli e
+in profusion di regali. Ma con tutto il
+gran cavamento fatto dal suddetto Basso,
+nè pure un soldo si trovò; e però deluso
+il misero, altro scampo non ebbe per
+sottrarsi alle pubbliche beffe, che di togliere
+colle sue mani a sè stesso la vita.
+Ma se mancò a Nerone questa pioggia
+<span class="pagenum"><a name="Page_239" id="Page_239"></a>[239]</span>
+d'oro, si acquistò egli almeno un'incomparabil
+gloria in quest'anno, coll'aver
+fatta una pubblica comparsa nella scena
+del teatro, dove recitò alcuni suoi versi.
+Fattagli istanza dal popolazzo di metter
+fuori la sua abilità anche in altri studii,
+saltò fuori colla cetra in concorrenza
+d'altri sonatori, e fece udir delle belle
+sonate. Strepitosi furono i viva del popolo,
+la maggior parte per dileggiarlo,
+mentre i buoni si torcevano tutti al mirar
+sì fatto obbrobrio della maestà imperiale.
+E guai a que' nobili che non vi
+intervennero: erano tutti messi in nota.
+Fu in pericolo della vita <i>Vespasiano</i> (poscia
+imperadore), perchè osservato dormire
+in occasione di tanta importanza.
+Conseguita la corona, passò Nerone, secondo
+Svetonio e Dione <span class="fnote">[Sueton., in Nerone, cap. 35. Dio, lib. 62.]</span>, a far correre,
+stando in carrozza, i cavalli. Ito poscia
+a casa <span class="fnote">[Tacitus, lib. 16, c. 6.]</span>, tutto contento di sì gran
+plauso, trovò la sola <i>Poppea</i> Augusta sua
+moglie, che gli disse qualche disgustosa
+parola. Benchè l'amasse a dismisura,
+pure le insegnò a tacere con un calcio
+nella pancia. Essa era gravida, e di questo
+colpo morì. Donna sì delicata e vana,
+che tutto dì era davanti allo specchio per abbellirsi;
+voleva le redini d'oro alle
+mule della sua carrozza; e teneva cinquecento
+asine al suo servigio, per lavarsi
+ogni dì in un bagno formato del
+loro latte. S'augurava anche piuttosto
+la morte, che di arrivare ad esser vecchia,
+e a perdere la bellezza. Opinione
+è d'insigni letterati <span class="fnote">[Baron., in Annal. Blanchinius, ad Anastasium. Pagius, in Critica Baroniana.]</span> che nel dì 29 di
+giugno del presente anno, per comandamento
+di Nerone, fosse crocifisso in Roma
+il principe degli Apostoli <i>san Pietro</i>,
+e che nel medesimo giorno ed anno venisse
+anche decollato l'Apostolo de' Gentili
+<i>san Paolo.</i> Certissima è la loro gloriosa
+morte e martirio in Roma; ma
+non sembra egualmente certo il tempo;
+intorno a che potrà il lettore consultare
+<span class="pagenum"><a name="Page_240" id="Page_240"></a>[240]</span>
+chi ha maneggiato <i>ex professo</i> cotali
+materie. Nel pontificato romano a lui
+succedette <i>s. Lino.</i> Dopo la morte di
+Poppea, Nerone, perchè <i>Antonia</i> figlia di
+Claudio Augusto, e sorella di <i>Ottavia</i>
+sua prima moglie, non volle consentir
+alle sue nozze, trovò de' pretesti per farla
+morire. Quindi sposò <i>Statilia Messalina</i>,
+vedova di <i>Vestinio Attico</i> console,
+a cui egli avea dianzi tolta la vita. Certe
+altre sue bestialità, raccontate da Dione,
+non si possono raccontar da me. E Tacito
+aggiunge l'esilio o la morte da
+lui data ad altri primarii romani, che
+mai non gli mancavano ragioni per far
+del male.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXVI" id="LXVI"></a>LXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lino</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Lucio Telesino</span> e <span class="sc">Caio Svetonio Paolino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Funesto ancora fu l'anno presente
+a Roma per l'infelice fine di molti illustri
+romani, che tutti perirono per la
+crudeltà di Nerone, principe giunto a
+non saziarsi mai di sangue, perchè questo
+sangue gli fruttava l'acquisto dei
+beni de' pretesi rei. Tacito empie molte
+carte <span class="fnote">[Tacitus, Annal., lib. 16, cap. 14 et seq.]</span> di sì tristo argomento. Io me
+ne sbrigherò in poche parole, per risparmiare
+la malinconia a chiunque, è per
+leggere queste carte. Basterà solo rammentare
+che <i>Anneo Mella</i>, fratello di <i>Seneca</i>,
+e padre di <i>Lucano</i> poeta, accusato
+si svenò e terminò presto il processo.
+<i>Caio Petronio</i>, che ha il prenome di <i>Tito</i>
+appresso Plinio, uomo di somma leggiadria,
+e tutto dato al bel tempo, era divenuto
+uno dei più favoriti di Nerone.
+La gelosia di Tigellino, prefetto del pretorio,
+gli tagliò le gambe, e il costrinse
+a darsi la morte. Ma prima di darsela,
+fece credere a Nerone di lasciarlo suo
+erede, e gli mandò il suo testamento. In
+<span class="pagenum"><a name="Page_241" id="Page_241"></a>[241]</span>
+questo non si leggevano se non le infami
+impurità ed iniquità di esso Nerone.
+La descrizione de' costumi lasciati da
+Tacito, ha dato motivo ad alcuni di crederlo
+il medesimo, che <i>Petronio Arbitro</i>,
+di cui restano i frammenti di un impurissimo
+libro. Ma dicendo esso Tacito, che
+questo Petronio fu proconsole della Bitinia
+e console, egli sembra essere stato
+quel <i>Cajo Petronio Turpiliano</i>, che abbiam
+veduto console nell'anno 61 di Cristo, e
+però diverso da <i>Petronio Arbitro.</i> Più di
+ogni altro venne onorato dalla compassione
+di tutti, e compianto il caso di <i>Peto
+Trasea</i>, e di <i>Berea Sorano</i>, amendue senatori
+e personaggi della prima nobiltà,
+perchè non solo abbondavano di ricchezze,
+ma più di virtù, di amore del
+pubblico bene e di costanza per sostenere
+le azioni giuste e riprovar le cattive.
+Per questi lor bei pregi non potea di
+meno l'iniquo Nerone di non odiarli, e
+di non desiderar la morte loro. Però il
+fargli accusare, benchè d'insussistenti
+reati, lo stesso fu che farli condannare
+dal senato, avvezzo a non mai contraddire
+ai temuti voleri di Nerone. Così
+restò priva Roma dei due più riguardevoli
+senatori, ch'ella avesse in que' tempi,
+crescendo con ciò il batticuore a ciascun'altra
+persona di vaglia, giacchè in
+tempi tali l'essere virtuoso era delitto.
+Non parlo d'altri o condannati o esiliati
+da Nerone nell'anno presente, mentovati
+da Tacito, la cui storia qui ci torna
+a venir meno perchè l'argomento è tedioso.
+</p>
+
+<p>
+Secondo il concerto fatto con <i>Corbulone</i>
+governator della Soria, <i>Tiridate</i>
+fratello di Vologeso re dei Parti <span class="fnote">[Dio, lib. 63.]</span>, si
+mosse in quest'anno per venir a prendere
+la corona dell'Armenia dalle mani
+di Nerone, conducendo seco la moglie, e
+non solo i figliuoli suoi, ma quelli ancora
+di Vologeso, di Pacoro e di Monobazo,
+e una guardia di tremila cavalli. L'accompagnava
+<i>Annio Viviano</i>, genero di
+Corbulone, con gran copia d'altri Romani.
+<span class="pagenum"><a name="Page_242" id="Page_242"></a>[242]</span>
+Nerone, che forte si compiaceva
+di veder venire a' suoi piedi questo re
+barbaro, non perdonò a diligenza ed attenzione
+alcuna, affinchè egli nel medesimo
+tempo fosse trattato da par suo, e
+comparisse agli occhi di lui la magnificenza
+dell'imperio romano. Non volle Tiridate <span class="fnote">[Plinius, lib. 30, cap. 2.]</span>
+venir per mare, perchè dato alla
+magia, peccato riputava lo sputare o il
+gittar qualche lordura in mare. Convenne
+dunque condurlo per terra con sommo
+aggravio dei popoli romani; perchè dacchè
+entrò e si fermò nelle terre dell'imperio,
+dappertutto sempre alle spese del
+pubblico ricevè un grandioso trattamento
+(il che costò un immenso tesoro), e tutte
+le città per dove passò, magnificamente
+ornate, l'accolsero con grandi acclamazioni.
+Marciava Tiridate in tutto il viaggio
+a cavallo, con la moglie accanto,
+coperta sempre con una celata d'oro per
+non essere veduta, secondo il rito de' suoi
+paesi, che tuttavia con rigore si osserva.
+Passato per Bitinia, Tracia ed Illirico, e
+giunto in Italia, montò nelle carrozze che
+gli avea inviato Nerone, e con esse arrivò
+a Napoli, dove l'imperadore volle
+trovarsi a riceverlo. Menato all'udienza,
+per quanto dissero i mastri delle cerimonie,
+non volle deporre la spada. Solamente
+si contentò che fosse serrata con
+chiodi nella guaina. Per questa renitenza
+Nerone concepì più stima di lui; e maggiormente
+se gli affezionò, allorchè sel
+vide davanti con un ginocchio piegato a
+terra, e colle mani alzate al cielo sentì darsi
+il titolo di <i>Signore</i>. Dopo avergli
+Nerone fatto godere in Pozzuolo un divertimento
+con caccia di fiere e di tori,
+il condusse seco a Roma. Si vide allora
+quella vastissima città tutta ornata di lumi,
+di corone, di tappezzerie, con popolo
+senza numero accorso anche di
+lontano, vestito di vaghe vesti, e coi soldati
+ben compartiti coll'armi loro tutte
+rilucenti. Fu soprattutto mirabile nella
+mattina del dì seguente il vedere la gran
+piazza e i tetti anch'essi coperti tutti
+<span class="pagenum"><a name="Page_243" id="Page_243"></a>[243]</span>
+di gente. Miravasi nel mezzo di esse assiso
+Nerone in veste trionfale sopra un
+alto trono, col senato e le guardie intorno.
+Per mezzo di quel gran popolo condotti
+Tiridate e il suo nobil seguito, s'inginocchiarono
+davanti a Nerone, ed allora
+proruppe il popolo in altissime grida,
+che fecero paura a Tiridate, e il tennero
+sospeso per qualche tempo. Fatto silenzio,
+parlò a Nerone con umiltà non aspettata,
+chiamando se stesso schiavo, e dicendo
+di essere venuto ad onorar Nerone
+come un suo dio, e al pari di Mitra,
+cioè del sole, venerato dai Parti. Gli pose
+dipoi Nerone in capo il diadema, dichiarandolo
+re dell'Armenia; e dopo la funzione
+passarono al teatro, ch'era tutto
+messo a oro, per mirare i giuochi. Le
+tende tirate per difendere la gente dal
+sole, furono di porpora, sparse di stelle
+d'oro, e in mezzo di esse la figura di
+Nerone in cocchio, fatta di ricamo. Succedette
+un sontuosissimo convito, dopo
+il quale si vide quel bestion di Nerone
+pubblicamente cantare e suonar di cetra:
+e poi montato in carretta colla canaglia
+de' cocchieri, vestito dell'abito loro, gareggiar
+nel corso con loro.
+</p>
+
+<p>
+Se ne scandalezzò forte Tiridate, e
+prese maggior concetto di Corbulone, dacchè
+sapeva servire e sofferire un padrone
+sì fatto, senza valersi dell'armi contra di lui.
+Anzi non potè contenersi da toccar
+ciò in gergo allo stesso Nerone con dirgli:
+«Signore, voi avete un ottimo servo
+in Corbulone;» ma Nerone non penetrò
+l'intenzion segreta di queste parole.
+Fecesi conto, che i regali fatti da esso
+Augusto a Tiridate ascendessero a due
+milioni. Ottenne egli ancora di poter fortificar
+Artasata, e a questo fine menò
+da Roma gran quantità di artefici, con dar
+poi a quella città il nome di Neronia. Da
+Brindisi fu condotto a Durazzo, e passando
+per le grandi e ricche città dell'Asia
+ebbe sempre più occasion di vedere
+la magnificenza e possanza dell'imperio
+romano. Ma non ancor sazia
+la vanità di Nerone per questa funzione che
+<span class="pagenum"><a name="Page_244" id="Page_244"></a>[244]</span>
+costò tanti milioni al popolo romano,
+avrebbe pur voluto, che <i>Vologeso re
+de' Parti</i> fosse venuto anch'egli a visitarlo,
+e l'importunò su questo. Altra risposta
+non gli diede Vologeso, se non che era
+più facile a Nerone passare il Mediterraneo:
+il che facendo, avrebbono trattato
+di un abboccamento. Per questo rifiuto
+a Nerone saltò in capo di fargli guerra;
+ma durarono poco questi grilli,
+perchè egli pensò ad una maniera più
+facile di acquistarsi gloria: del che parleremo
+all'anno seguente. Nacque <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 2, cap. 40.]</span> bensì
+nell'anno presente la guerra in Giudea,
+essendosi rivoltato quel popolo per le
+strane avanie de' Romani, mentre <i>Cestio
+Gallo</i> era governator della Siria, il quale
+durò fatica a salvarsi dalle loro mani
+in una battaglia. Fu obbligato Nerone
+ad inviar un buon rinforzo di gente colà,
+e scelse per comandante di quell'armata
+<i>Vespasiano</i>, capitano di valore sperimentato.
+Io so che all'anno seguente è comunemente
+riferita la morte di <i>Corbulone</i>,
+ricavandosi ciò da Dione. Ma
+al trovar noi, per attestato di Giuseppe
+Storico, allora vivente, il suddetto
+Cestio Gallo al governo della Siria,
+senzachè parli punto di Corbulone, può
+dubitarsi che la morte di questo eccellente
+uomo succedesse nell'anno presente.
+E per valore e per amor della giustizia
+non era inferiore Corbulone ad
+alcuno de' più rinomati antichi Romani.
+Nerone presso il quale passava per delitto
+l'essere nobile, virtuoso e ricco,
+non potè lasciarlo più lungamente in vita.
+Coll'apparenza di volerlo promuovere a
+maggiori onori, il richiamò dalla Siria,
+ed allorchè fu arrivato a Cencre, vicino
+a Corinto, gli mandò ad intimar la morte.
+Se la diede egli colle proprie mani,
+tardi pentito di tanta sua fedeltà ad un
+principe sì indegno, e di essere venuto
+disarmato a trovarlo. Perchè a noi qui
+manca la Storia di Tacito, la cronologia
+non va con piede sicuro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_245" id="Page_245"></a>[245]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXVII" id="LXVII"></a>LXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Fontejo Capitone</span> e <span class="sc">Cajo Giulio Rufo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Seguendo le congetture di vari letterati,
+a <i>s. Lino papa</i>, che martire della
+Fede finì di vivere in quest'anno, succedette
+<i>Clemente</i>, personaggio che illustrò
+dipoi non poco la Chiesa di Dio. Ho riserbato
+io a parlar qui del viaggio fatto
+da Nerone in Grecia, benchè cominciato
+nell'anno precedente, per unir insieme
+tutte le scene di quella testa sventata. La
+natura, in mettere lui al mondo, intese
+di fare un uomo di vilissima condizione,
+un sonator di cetra, un vetturino, un
+beccaio, un gladiatore, un buffone. La fortuna
+deluse le intenzioni della natura,
+con portare costui al trono imperiale;
+ma sul trono ancora si vide poi
+prevalere l'inclinazion naturale <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Sueton., in Nerone, cap. 22]</span>. Invanito
+egli delle tante adulatorie acclamazioni
+che venivano fatte in Roma alla
+soavità della sua voce, alla sua maestria
+nel suono e bravura nel maneggiar i
+cavalli stando in carretta: s'invogliò di
+riscuotere un egual plauso dalle città
+della Grecia, le quali portavano anche
+allora il vanto di fare i più magnifici e
+rinomati giuochi della terra. Perciò si
+mosse da Roma a quella volta con un
+esercito di gente, armata non già di lance
+e scudi, ma di cetre, di maschere e
+di abiti da commedia e tragedia. Con
+questa corte degna di un tal imperadore,
+comparve egli in quelle parti, astenendosi
+nondimeno dal visitare Atene e Sparta
+per alcuni suoi particolari riguardi. Fece
+nell'altre città in mezzo ai pubblici teatri,
+anfiteatri e circhi, da commediante,
+da sonatore, da musico, da guidator di
+carrette abbigliato, ora da servo, ora da
+donna, ed anche da donna partoriente,
+da Ercole, da Edipo e da altri simili
+<span class="pagenum"><a name="Page_246" id="Page_246"></a>[246]</span>
+personaggi. Le corone destinate per chi
+vinceva ne' suddetti giuochi, tutte senza
+fallo toccavano a lui. Dicono che ne riportasse
+più di mille ottocento. Sì gli
+erano care, che arrivando ambasciatori
+delle città, per offerirgli i premii delle sue
+vittorie, questi erano i primi alla sua
+udienza, questi tenuti alla sua stessa tavola.
+Pregato da essi talvolta di cantar
+e sonare dopo il desinare, o dopo la cena,
+senza lasciarsi molto importunare,
+dava di mano alla chitarra, e gli esaudiva.
+Si mostrava ognuno incantato dalla
+sua divina voce: egli era il dio della
+musica, egli un nuovo Apollo; laonde ebbe
+a dire, non esservi nazione, che meglio
+della greca sapesse ascoltando giudicar
+del merito delle persone, e di aver
+trovato essi soli degni di sè e de' suoi
+studi. Le viltà, le oscenità commesse da
+Nerone in tal occasione furono infinite;
+immensi i regali e le spese. Ma nello
+stesso tempo, per supplire ai bisogni della
+borsa, impoverì i popoli della Grecia,
+saccheggiò quei lor templi, a' quali non
+per anche avea steso le griffe; confiscò
+i beni di assaissime persone, condannate
+a diritto e a rovescio. Mandò anche a
+Roma e per l'Italia Elio, liberto di Claudio,
+con podestà senza limite, per confiscare,
+esiliare ed uccidere fino i senatori;
+e costui il seppe servire di tutto
+punto, facendo da imperadore, senza essersi
+potuto conchiudere, chi fosse peggiore,
+o egli o Nerone stesso.
+</p>
+
+<p>
+Volle questo forsennato imperadore,
+che i giuochi olimpici d'Elide, benchè si
+dovessero far prima, si differissero sino
+al suo arrivo in Grecia, per poterne
+riportare il premio. Colla sua carretta
+anch'egli entrò nel circo, ma cadutone
+ebbe ad accopparsi, e più giorni per tal
+disgrazia stette in letto. Con tutto ciò il
+premio a lui fu assegnato. Passava male
+per chi a lui non volea cedere <span class="fnote">[Lucian., in Nerone.]</span>. Nei
+giuochi istmici un tragico, miglior musico
+che politico, perchè non ebbe l'avvertenza
+di desistere dal canto, per
+<span class="pagenum"><a name="Page_247" id="Page_247"></a>[247]</span>
+lasciar comparire quel di Nerone, che
+dovea certamente essere più mirabile del
+suo, fu strangolato sul teatro in faccia
+di tutta la Grecia. Vennegli poi in pensiero
+di far un'opera stabile per cui s'immortalasse
+il suo nome: e fu quella di
+tagliare lo stretto di Corinto, per unire
+i due mari Ionio ed Egeo <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Suetonius, in Nerone, c. 19.]</span>: disegno concepito
+anche da Giulio Cesare e da molti
+altri; ma per le molte difficoltà non
+mai eseguito. Nulla parea difficile alla
+gran testa di Nerone. Fu egli nel destinato
+giorno il primo a rompere la terra
+con un piccone d'oro, e a portar la terra
+in una cesta, per animare gli altri
+all'impresa: il che fatto, si ritirò a Corinto,
+tenendosi per più glorioso di Ercole
+a cagione di così gran prodezza. Furono
+a quel lavoro impiegati i soldati, i
+condannati e gran copia d'altra gente:
+e Vespasiano <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 3]</span> gl'inviò apposta seimila
+Giudei fatti prigioni. Non più di cinque
+miglia di terra è lo stretto di Corinto;
+eppure con tante mani in due mesi e
+mezzo di lavoro non si arrivò a cavar
+neppure un miglio di quel tratto. Non si
+andò poi più innanzi, perchè affari premurosi
+richiamarono Nerone a Roma.
+Elio liberto, mandato da lui con plenipotenza
+di far del male in Italia, l'andava
+con frequenti lettere spronando a
+ritornarsene, inculcando la necessità
+della sua presenza in queste parti. Ma
+Nerone, perduto in un paese dove giorno
+non passava che non mietesse nuove
+palme, non trovava la via di lasciar
+quel cielo sì caro: quand'ecco
+giugnere in persona Elio stesso, venuto
+per le poste, che gli mise in corpo un
+fastidioso sciroppo, avvertendolo che si
+tramava in Roma una formidabil congiura
+contro di lui. Allora sì, che s'imbarcò,
+dopo essersi quasi un anno intero
+<span class="pagenum"><a name="Page_248" id="Page_248"></a>[248]</span>
+fermato in Grecia, alla quale accordò il
+governarsi coi propri magistrati, e l'esenzione
+da tutte le imposte; e venne alla
+volta d'Italia. Sorpreso fu per viaggio
+da una tempesta, per cui perdè i suoi
+tesori, laonde speranza insorse fra molti,
+che anch'egli in quel furore del mare
+avesse a perire. Sano e salvo egli compiè
+la navigazione, ma non già chi avea
+mostrata speranza o desiderio di vederlo
+annegato, perchè ne pagò la pena col suo
+sangue. Come trionfante entrò in Roma
+sullo stesso cocchio trionfale d'Augusto,
+su cui veniva anche Diodoro citarista
+suo favorito, corteggiato dai soldati, cavalieri
+e senatori. Era addobbata ed illuminata
+tutta la città, incessanti le
+acclamazioni dettate dall'adulazione:
+«Viva Nerone Ercole, Nerone Apollo,
+Nerone, vincitor di tutti i giuochi. Beato
+chi può ascoltar la tua voce!» A
+questo segno era ridotta la maestà del
+popolo romano. Mentre succedeano queste
+vergognose commedie in Grecia e in
+Italia, avea dato principio <i>Flavio Vespasiano</i> <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 3]</span>
+alla guerra contro i sollevati
+Giudei. Già il vedemmo inviato colà per
+generale da Nerone. La prima sua impresa
+fu l'assedio di Jotapat, luogo fortissimo
+per la sua situazione. Vi spese
+intorno quarantasette giorni, e costò la
+vita di molti de' suoi; ma de' Giudei vi
+perirono circa quarantamila persone, e
+fra gli altri vi restò prigione lo stesso
+<i>Giuseppe</i>, storico insigne della nazion
+giudaica, il quale comandava a quelle
+milizie. Perchè predisse a Vespasiano
+l'imperio, fu ben trattato. Di molte altre
+città e luoghi della Galilea s'impadronì
+Vespasiano, e <i>Tito</i> suo figliuolo
+riportò qualche vittoria in vari combattimenti,
+con istrage di gran quantità di Giudei.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_249" id="Page_249"></a>[249]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXVIII" id="LXVIII"></a>LXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerone Claudio</span> imper. 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Servio Sulpicio Galba</span> imper. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Silio Italico</span> e <span class="sc">Marco Galerio Tracalo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il console <i>Silio Italico</i> quel medesimo
+è che fu poeta, e lasciò dopo di sè
+un poema pervenuto sino ai dì nostri.
+S'era egli meritata la grazia di Nerone,
+e nello stesso tempo l'odio pubblico, col
+brutto mestiere d'accusare e far condannare
+varie persone. Consisteva la
+riputazion di <i>Tracalo</i> nell'essere uomo
+di singolar eloquenza, trattando le cause
+giudiciali. Non durò il loro consolato più
+del mese d'aprile, a cagion delle rivoluzioni
+insorte, che liberarono finalmente
+l'imperio romano da un imperador buffone,
+mostro insieme di crudeltà <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Sueton., in Nerone, cap. 40 et seqq.]</span>.
+Ne' primi mesi dell'anno presente <i>Caio
+Giulio Vindice</i>, vicepretore e governator
+della Gallia Celtica, il primo fu ad alzar
+bandiera contro di Nerone, col muovere
+a ribellione que' popoli: al che non trovò
+difficoltà, sentendosi essi troppo aggravati
+dalle estorsioni e tirannie del
+furioso imperadore, vivamente ancora
+ricordate loro da Vindice in questa occasione.
+Non teneva egli al suo comando
+legione alcuna, ma avea ben molto coraggio,
+e in breve tempo mise in armi
+circa centomila persone di que' paesi.
+Con tutto ciò le mire sue non erano già
+rivolte a farsi imperadore; anzi egli
+scrisse tosto a <i>Servio Sulpicio Galba</i>,
+governatore della Spagna Taraconense <span class="fnote">[Sueton., in Galba, cap. 9 et seq.]</span>,
+e personaggio di gran credito per
+la sua saviezza, giustizia e valore, esortandolo
+ad accettar l'imperio, con promettergli
+anche la sua ubbidienza.
+Perciò circa il principio di aprile, Galba,
+<span class="pagenum"><a name="Page_250" id="Page_250"></a>[250]</span>
+raunata una legione ch'egli avea in quella
+provincia, con alquante squadre di cavalleria,
+ed esposte la crudeltà e pazzie
+di Nerone, si vide proclamato imperadore
+da ognuno. Egli nondimeno prese
+il titolo solamente di legato o sia di
+luogotenente della repubblica. Dopo di
+che si diede a far leva di gente, e a formare
+una specie di senato. Parve un
+felice augurio e preludio, l'essere arrivata
+in quel punto a Tortosa in Catalogna
+una nave d'Alessandria carica di
+armi, senzachè persona vivente vi fosse
+sopra. In questi tempi soggiornava l'impazzito
+Nerone tutto dedito ai suoi vergognosi
+divertimenti in Napoli quando
+nel giorno anniversario, in cui avea uccisa
+la madre, cioè nel di 21 di marzo,
+gli arrivarono le nuove della ribellion
+della Gallia e dell'attentato di Vindice.
+Parve che non se ne mettesse gran pensiero
+e piuttosto ne mostrasse allegria,
+sulla speranza che il gastigo di quelle
+ricche provincie gli frutterebbe degl'immensi
+tesori. Seguitò dunque i suoi
+spassi, e per otto giorni non mandò nè
+lettere nè ordini, quasichè volesse coprir
+col silenzio l'affare. Ma sopraggiunta
+copia degli editti pubblicati da Vindice
+nella Gallia, pieni d'ingiurie contra di
+lui, allora si risentì. Quel che più gli
+trafisse il cuore, fu il vedere, che Vindice
+invece di Nerone il nominava col
+suo primo cognome <i>Enobarbo</i>, <span class="fnote">[Philostratus, in Apoll.]</span> e diede
+poi nelle smanie perchè il chiamava
+<i>cattivo sonator di cetra. Ne conoscete voi
+un migliore di me?</i> gridò allora rivolto
+ai suoi, i quali si può ben credere che
+giurarono di no. Venendo poi un dopo
+l'altro nuovi corrieri, con più funesti
+avvisi, tutto sbigottito corse a Roma,
+consolato nondimeno per avere osservato
+nel viaggio, scolpito in marmo
+un soldato gallico trascinato pe' capelli, da
+un romano: dal che prese buon augurio.
+Non raunò in Roma nè il senato nè il
+popolo; solamente chiamò una consulta
+de' principali al suo palagio, e spese poi
+<span class="pagenum"><a name="Page_251" id="Page_251"></a>[251]</span>
+il resto della giornata intorno a certi
+strumenti musicali che sonavano a forza
+d'acqua. Fu posta taglia sulla testa di
+Vindice, ed inviati ordini, perchè le legioni
+dell'Illirico ed altre soldatesche
+marciassero contra di lui.
+</p>
+
+<p>
+Ma sopraggiunto l'avviso che anche
+Galba s'era sollevato in Ispagna <span class="fnote">[Plutarchus, in Galba. Suetonius, in Nerone, cap. 42.]</span>; oh
+allora sì che gli cadde il cuore per terra.
+Dopo lo sbalordimento tornato in
+sè, si stracciò la veste, e dandosi dei
+pugni in testa, gridò che era spedito,
+parendogli troppo inaudita e strana cosa
+di perdere, ancorchè fosse vivo, l'imperio.
+E pure da lì a non molto, perchè
+vennero nuove migliori tornò alle sue
+ragazzerie, lautamente cenando, cantando
+poscia versi contra de' capi della ribellione,
+e accompagnandoli ancora con gesti
+da commediante. Andava intanto
+crescendo il partito de' sollevati nelle
+Gallie, e tutti con buon occhio ed animo
+miravano <i>Galba</i>. Fra gli altri che aderirono
+al suo partito, uno de' primi fu
+<i>Marco Salvio Ottone</i>, governatore della
+Lusitania, il quale gli mandò tutto il suo
+vasellamento d'oro e d'argento, acciocchè
+ne facesse moneta, ed alcuni uffiziali
+ancora più pratici de' Gallici per servire
+ad un imperadore. Ma nelle Gallie si
+turbarono di poi non poco gli affari.
+<i>Lucio</i> (chiamato <i>Publio</i> da altri) <i>Virginio</i>
+o sia <i>Verginio Rufo</i>, governatore
+dell'alta Germania, che comandava il
+miglior nerbo dell'armi romane, o da
+sè stesso determinò, oppure ebbe ordine
+di marciar contra di Vindice. In favor
+di Nerone stette salda quella parte della
+Gallia che s'accosta al Reno, e sopra
+tutto Treveri, Langres, e in fin Lione si
+dichiarò contra di Vindice. Pare eziandio,
+che l'armata della Bassa Germania,
+cioè della Fiandra ed Olanda, si unisse
+con Virginio Rufo, il quale marciò
+all'assedio di Besanzone. Corse colà
+anche Vindice con tutte le forze per difendere
+quella città, e seguì un segreto
+<span class="pagenum"><a name="Page_252" id="Page_252"></a>[252]</span>
+abboccamento fra questi due generali, anzi
+parve nel separarsi che fossero d'accordo
+verisimilmente contra di Nerone.
+Ma accostatesi le soldatesche di Vindice
+per entrar nella città (il che si suppone
+concertato con Virginio) le legioni romane,
+non informate di quel concerto,
+senza che lor fosse ordinato, si scagliarono
+addosso alle milizie galliche: e non
+trovandole preparate per la battaglia e
+mal ordinate, ne fecero un macello. Vuol
+Plutarco <span class="fnote">[Plutarchus, in Galba.]</span> che contro il voler de' generali
+quelle due armate venissero alle
+mani. Vi perirono da ventimila Gallici;
+e tutto il resto andò disperso, con tal
+affanno di Vindice, che da sè stesso si
+diede poco appresso la morte. Se di questa
+non voluta vittoria avesse voluto prevalersi
+Virginio Rufo, per farsi e mantenersi
+imperadore, poca fatica avrebbe
+durato: cotanto era egli amato ed ubbidito
+da tutta la sua possente armata. Gliene
+fecero anche più istanze allora e dipoi
+i suoi soldati; ma egli da vero cittadin
+romano, e con impareggiabil grandezza
+d'animo, ricusò sempre, dicendo anche
+dopo la morte di Nerone, che quel solo
+dovea essere imperadore che venisse eletto
+dal senato e popolo romano. Per
+questo magnanimo rifiuto si rendè poi
+glorioso Virginio, e tenuto fu in somma
+riputazione presso tutti i susseguenti
+Augusti <span class="fnote">[Plinius Junior, lib. 6, ep. 10. Tacitus, Histor., lib. 2, cap. 49.]</span>, e carico d'onori menò sua
+vita in pace sino all'anno ottantatrè di
+sua età, in cui regnando Nerva, finì i
+suoi giorni. In non piccola costernazione
+si trovò Galba, allorchè intese la disfatta
+di Vindice, e per vedersi anche
+male ubbidito dai suoi, spedì a Virginio
+Rufo, per pregarlo di volere operar seco
+di concerto affinchè si ricuperasse dai
+Romani la libertà e l'imperio. Qual risposta
+ricevesse, non si sa. Solamente
+è noto <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Sueton., in Galba, cap. 11.]</span> che Galba perduto il coraggio
+si ritirò con gli amici a Clunia, città della
+<span class="pagenum"><a name="Page_253" id="Page_253"></a>[253]</span>
+Spagna, meditando già di levarsi di vita
+se vedea punto peggiorare gli affari.
+</p>
+
+<p>
+Era intanto stranamente inviperito
+Nerone per questi disgustosi movimenti.
+Nella sua barbara mente altro non passava
+che pensieri d'inumanità indicibile.
+Quanti di nazione gallica che si trovavano
+o per suoi affari o relegati in Roma,
+tutti li voleva far tagliare a pezzi:
+permettere il saccheggio delle Gallie agli
+eserciti; levar dal mondo l'intero senato
+col veleno; attaccar il fuoco a Roma,
+e nello stesso tempo aprire i serragli
+delle fiere, acciocchè al popolo non restasse
+luogo da difendersi. Nulla poi
+fece per le difficoltà che s'incontravano.
+Quindi pensò che s'egli andasse in persona
+contro i ribelli, vittoria si otterrebbe.
+Figuravasi egli, che al solo presentarsi
+piangendo alla vista loro, tutti
+ritornerebbero alla sua divozione. Credendo
+inoltre, che a vincere la Gallia
+fosse necessario il grado di console, per
+attestato di Svetonio, deposti i consoli
+ordinari circa le calende di maggio, prese
+egli solo il consolato per la quinta volta.
+Trovasi nondimeno in Roma un frammento
+d'iscrizione, da me dato alla
+luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Veter. Inscription., pag. 306, num. 2.]</span>, in cui si legge NERONE V. ET
+TRACHA...... parendo per conseguenza,
+che <i>Tracalo</i> non dimettesse allora il
+consolato. Ridicolo fu il preparamento
+suo per questa grande spedizione. La
+principal sua attenzione andò a far caricare
+in carrette scelte tutti gli strumenti
+musicali e gli abiti da scena con armi e
+vesti da Amazzoni per le sue concubine.
+E certo, s'egli cantava una delle sue
+canzonette a que' rivoltati, potevano eglino
+non darsi per vinti? Ma occorreva
+danaro, e assaissimo, a questa impresa.
+Pose una gravosissima colta al popolo
+romano, facendola rigorosamente riscuotere.
+Servì ciò ad aumentar l'odio
+di ognuno contro di lui, e ad affrettar
+la sua rovina, tanto più che in Roma
+era carestia, e quando si credette che
+<span class="pagenum"><a name="Page_254" id="Page_254"></a>[254]</span>
+un vascello d'Alessandria portasse grani,
+si trovò che conduceva solamente
+polve per servigio de' lottatori. Cominciarono
+allora a fioccar le ingiurie e le
+pasquinate, e tutto era disposto alla sedizione.
+Per buona fortuna avvenne <span class="fnote">[Plutarc., in Galba.]</span>,
+che anche <i>Ninfidio Sabino</i>, eletto in luogo
+di <i>Fenio Rufo</i>, prefetto del pretorio,
+uomo di bassa sfera, ma fiero, mosso a
+compassione di tante calamità di Roma,
+tenne mano a liberarla dal furioso tiranno.
+Anche l'altro prefetto, o sia capitan
+delle guardie, <i>Tigellino</i> che tanto
+di male avea fatto negli anni precedenti,
+giunse ora a tradire l'esoso padrone.
+Essendo stato avvertito Nerone del mal
+animo del popolo, e giuntogli nel medesimo
+tempo avviso, mentre desinava,
+che Virginio Rufo col suo esercito si
+era dichiarato contra di lui, stracciò le
+lettere, rovesciò la tavola, fracassò due
+bicchieri di mirabil intaglio, e preparato
+il veleno si ritirò negli orti serviliani,
+meditando o di fuggirsene fra i Parti o
+di andar supplichevole a trovar Galba,
+o di presentarsi al senato e al popolo
+per domandar perdono. Di questa occasione
+profittò Ninfidio <span class="fnote">[Ibid.]</span> per far credere
+ai pretoriani, che Nerone era fuggito,
+e per far acclamare <i>Galba</i> imperadore,
+promettendo loro a nome di esso Galba
+un esorbitante donativo. Verso la mezza
+notte svegliandosi Nerone, si trovò abbandonato
+dalle guardie, e con pochi
+andò girando pel palazzo, senzachè alcuno
+gli volesse aprire, e senza impetrar
+dai suoi, che alcuno gli facesse il servigio
+di ucciderlo. Si esibì Faonte suo liberto
+di ricoverarlo ed appiattarlo in
+un suo palazzo di villa, quattro miglia
+lungi da Roma; ed in fatti colà con grave
+disagio per luoghi spinosi arrivato si
+nascose. Fatto giorno, vennero nuove a
+Faonte che il senato romano avea proclamato
+imperadore <i>Galba</i>, e dichiarato
+<i>Nerone</i> nemico pubblico, e fulminate
+contra di lui le pene consuete. Dimandò
+<span class="pagenum"><a name="Page_255" id="Page_255"></a>[255]</span>
+Nerone, che pene fossero queste? Gli fu
+risposto di essere trascinato nudo
+per le strade, fatto morire a colpi di battiture,
+precipitato dal Campidoglio, e con un
+uncino gittato nel Tevere. Allora fremendo
+mise mano a due pugnali che
+avea seco, ma senza attentarsi di provare
+se sapeano ben forare. Udito poi,
+che veniva un centurione con molti cavalli
+per prenderlo vivo, aiutato da Epafrodito
+suo liberto, si diede del pugnale
+nella gola. Arrivò in quel punto il centurione,
+fingendo di esser venuto per
+aiutarlo, e corse col mantello da viaggio
+a turargli la ferita. Allora Nerone, benchè
+mezzo morto, disse: «Oh adesso
+sì che è tempo! E questa è la vostra
+fedeltà <span class="fnote">[Dio, lib. 63. Suet., in Ner., c. 57. Euseb., in Chr. Eutrop. et alii.]</span>?» Così dicendo spirò in
+età di anni trentuno, o pure trentadue, nel dì 9 di giugno, restando i suoi occhi
+sì torvi e fieri, che faceano orrore a
+chiunque il riguardava. Permise poi Icelo,
+liberto di Galba, poco prima sprigionato,
+che il di lui corpo si bruciasse.
+Le ceneri furono seppellite, per quanto
+s'ha da Svetonio assai onorevolmente
+nel sepolcro dei Domizii. E tale fu il fine
+di Nerone, degno appunto della sua vita,
+la quale è incerto se abbondasse più di
+follie o di crudeltà. Manifesta cosa è
+bensì, ch'egli fu considerato qual nemico
+del genere umano, qual furia, qual
+compiuto modello de' principi più cattivi,
+anzi dei tiranni, non essendo mai da
+chiamare legittimo principe chi per forza
+era salito sul trono, ed avea carpita col
+terrore l'approvazione del senato e del
+popolo romano, accrescendo di poi col
+crudel suo governo e colle tante sue ingiustizie
+e rapine la macchia del violento
+ingresso. E tal possesso prese allora nei
+popoli la fama di questo infame imperadore,
+che passò anche ai secoli seguenti
+con tal concordia, che oggidì ancora il
+volgo del nome di lui si serve per denotare
+un uomo crudele e spietato. Nulladimeno
+<span class="pagenum"><a name="Page_256" id="Page_256"></a>[256]</span>
+fra il minuto popolo, vago solamente
+di spettacoli, e fra i soldati delle guardie,
+avvezzi a profittare della disordinata
+di lui liberalità, molti vi furono
+che amarono ed onorarono la di lui memoria.
+Fu anche messa in dubbio la sua
+morte, e si vide uscir fuori in vari tempi
+più di un impostore, che finse di essere
+Nerone vivo, con gran commozione dei
+popoli, godendone gli uni, e temendone gli altri.
+</p>
+
+<p>
+Non si può esprimere l'allegrezza
+del popolo romano allorchè si vide liberato
+da quel mostro. V'ha chi crede,
+che tolto di mezzo Nerone, fossero creati
+consoli <i>Marco Plautio Silvano</i> e <i>Marco
+Salvio Ottone</i>, il quale fu poi imperadore.
+Ma di questo consolato d'<i>Ottone</i> vestigio
+non apparisce presso gli antichi scrittori;
+e Plutarco <span class="fnote">[Plutar., in Galba.]</span> osserva, ch'egli venne di
+Spagna con Galba: dal che si comprende,
+non aver egli potuto ottenere si fatta
+dignità in questi tempi. Fuor di dubbio
+è bensì, che consoli furono <i>Cajo Bellico
+Natale</i> e <i>Publio Cornelio Scipione Asiatico.</i>
+Ciò consta dalle iscrizioni ch'io ho riferito <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscription., pag. 306, n. 3.]</span>.
+In esse <i>Natale</i> si vede nominato
+<i>Bellico</i>, e non <i>Bellicio</i>, e gli vien
+dato anche il cognome di <i>Tebaniano</i>.
+Galba intanto col cuor tremante se ne
+stava in Ispagna aspettando qual piega
+prendessero gli affari; quando in sette
+dì di viaggio arrivò colà Icelo suo liberto,
+ed entrato al dispetto de' camerieri
+nella stanza, dov'egli dormiva, gli diede
+la nuova ch'era morto Nerone, e di essersene
+egli stesso voluto chiarire colla
+visita del cadavero, ed avere il senato
+dichiarato imperadore esso Galba. Racconta
+Svetonio, ch'egli tutto allegro immediatamente
+prese il nome di Cesare.
+Più probabile nondimeno è, che aspettasse
+a prenderlo due giorni dopo, nel
+qual tempo arrivò Tito Vinio da Roma,
+che gli portò il decreto del senato per
+la sua elezione in imperadore. <i>Servio</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_257" id="Page_257"></a>[257]</span>
+(appellato scorrettamente da alcuni <i>Sergio</i>)
+<i>Sulpicio Galba</i>, che prima avea usato
+il prenome di <i>Lucio</i>, uscito da una
+delle più antiche famiglie romane, dopo
+essere stato console nell'anno di Cristo
+55, e dopo aver con lode in vari onorevoli
+governi dato saggio della sua prudenza
+e del suo valor militare, si trovava
+allora in età di settantadue anni <span class="fnote">[Suet., in Galba, c. 12.]</span>.
+Ne sperò buon governo il senato romano,
+ed ancorchè si venisse a sapere che
+egli era uom rigoroso ed inclinato alla
+avarizia, male famigliare di non pochi
+vecchi; pure il merito di avere in lontananza
+cooperato ad abbattere l'odiatissimo
+Nerone, fece che comunemente
+fosse desiderato il suo arrivo a Roma.
+Partissi egli di Spagna, e a piccole giornate
+in lettiga passò nelle Gallie, inquieto
+tuttavia per non sapere se l'armate dell'alta
+e della bassa Germania, comandate
+l'una da <i>Virginio Rufo</i>, e l'altra
+da <i>Fontejo Capitone;</i> fossero per venire
+alla sua divozione. Soprattutto gli dava
+dell'apprensione Virginio, siccome quello,
+a cui vedemmo fatte cotante istanze acciocchè
+assumesse l'imperio. Ma questi
+con eroica moderazione indusse l'armata,
+benchè non senza fatica, a giurar
+fedeltà a Galba; ed altrettanto anche
+prima di lui fece Capitone. Poco dipoi
+grato si mostrò Galba a Virginio, perchè
+chiamatolo alla corte con belle parole,
+diede il comandò di quell'esercito ad
+<i>Ordeonio Fiacco</i>, e da lì innanzi trattò
+assai freddamente esso Virginio, senza
+fargli del male, ma neppur facendogli del bene.
+</p>
+
+<p>
+I due maggiormente favoriti e potenti
+presso Galba cominciarono ad essere
+<i>Tito Vinio</i>, dianzi da noi mentovato,
+che ci vien descritto da Plutarco <span class="fnote">[Plutarc., in Galba.]</span> per
+uomo perduto nelle disonestà, ed interessato
+al maggior segno, e <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 1, c. 6.]</span> <i>Cornelio
+Lacone</i>, uomo dappoco, e di parecchi vizii
+macchiato, che Galba senza dimora
+<span class="pagenum"><a name="Page_258" id="Page_258"></a>[258]</span>
+dichiarò capitano delle guardie, o sia
+prefetto del pretorio. Per mano di questi
+due passavano tutti gli affari. Volle
+anco <i>Marco Salvio Ottone</i>, vicepretore
+della Lusitania, accompagnar Galba a
+Roma. Era egli stato de' primi a dichiararsi
+per lui, nè lasciava indietro ossequio
+e finezza alcuna per cattivarsi il di
+lui affetto, e quello ancora di Vinio,
+avendo conceputa speranza che il vecchio
+Galba, sprovveduto di figli, adotterebbe
+lui per figliuolo. E qualora ciò non
+succedesse, già macchinava di pervenire
+all'imperio per altre vie. Giunto Galba
+a Narbona, quivi se gli presentarono i
+deputati del senato, accolti benignamente
+da lui, ma senza che egli volesse
+mobili di Nerone, inviati da Roma, e
+senza voler mutare i propri, benchè vecchi;
+il che gli ridondò in molta stima,
+per darsi egli a conoscere in tal forma
+signore moderato e lontano dal fasto.
+Non tardò poi a cangiar di stile per gli
+cattivi consigli di Vinio. Intanto in Roma
+si alzò un brutto temporale, che felicemente
+si sciolse per buona fortuna
+di Galba. <i>Ninfidio Sabino</i> prefetto del
+pretorio, che più degli altri avea contribuito
+alla morte di Nerone, e all'esaltazione
+di Galba, si credea di dover essere
+l'arbitro della corte, e far da padrone
+allo stesso nuovo Augusto che tanto gli dovea.
+Perciò imperiosamente depose
+<i>Tigellino</i> suo collega, e sotto nome di
+Galba si diede a signoreggiare in Roma <span class="fnote">[Plutarc., in Galba.]</span>.
+Ma dappoichè gli fu riferito che
+<i>Cornelio Lacone</i> aveva anch'egli conseguita
+la dignità di prefetto del pretorio,
+e ch'esso con <i>Tito Vinio</i> comandava le
+feste, se ne alterò forte, perchè non amava
+nè voleva compagno nell'uffizio
+suo. Mutate dunque idee, meditò di farsi
+egli imperadore. Trasse dalla sua quanti
+soldati delle guardie potè, ed anche alcuni
+senatori e qualche dama delle più
+intriganti; e giacchè non si sapea chi
+fosse suo padre, sparse voce di esser
+egli figliuolo di Caio Caligola. Gli rassomigliava
+<span class="pagenum"><a name="Page_259" id="Page_259"></a>[259]</span>
+anche nella fierezza del volto
+e nell'infame sua impudicizia. Voleva
+spedire ambasciatori a Galba, per rappresentargli
+che s'egli si levasse dal
+fianco Vinio e Lacone, riuscirebbe più
+grata la sua venuta a Roma. Poscia, in
+vece di questo, tentò d'intimidirlo con
+fargli credere mal contente di lui le armate
+della Germania, Soria e Giudea. E
+perciocchè Galba mostrava di non farne
+caso, determinò Ninfidio di prevenirlo
+con farsi proclamar imperadore dai pretoriani.
+E gli veniva fatto, se Antonio
+Onorato, uno de' principali tribuni di
+quelle compagnie, non avesse con saggia
+esortazione tenuta in dovere la maggior
+parte de' pretoriani. Anzi arrivò ad indurgli
+a tagliare a pezzi Ninfidio: con
+che si quietò tutto quel romore.
+</p>
+
+<p>
+Informato Galba di quest'affare, ed
+avuta nota d'alcuni complici di Ninfidio,
+e specialmente di <i>Cingonio Varrone</i>,
+console disegnato, e di <i>Mitridate</i>, quegli
+probabilmente ch'era stato re del Ponto,
+mandò l'ordine della lor morte senz'altro
+processo, e senza accordar loro le
+difese: dal che gli venne un gran biasimo.
+Nella stessa forma tolto fu dal mondo
+<i>Caio Petronio Turpiliano</i>, stato già console
+nell'anno di Cristo 61, non per altro
+delitto che per essere stato amico ed
+uffiziale di Nerone. Giunto poi Galba a
+Ponte Molle colla legione condotta seco
+dalle Spagne, e con altre milizie, se gli
+presentarono senz'armi alcune migliaia
+di persone, che Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Galba, cap. 12.]</span> dice di remiganti,
+alzati all'onore della milizia da
+Nerone: Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 64.]</span> pretende di soldati,
+che prima erano dall'armata navale passati
+al grado di pretoriani. Galba avea
+comandato che tornassero al loro esercizio
+nella flotta, ed eglino con alte grida
+faceano istanza di riaver le loro bandiere.
+Rinforzavano essi le grida, e, secondo
+Plutarco <span class="fnote">[Plutarc., in Galba.]</span>, che li suppone armati, alcuni
+misero mano alle spade, Galba allora
+<span class="pagenum"><a name="Page_260" id="Page_260"></a>[260]</span>
+ordinò che la cavalleria di sua scorta
+facesse man bassa contro di loro. Per
+quel che narra Svetonio, furono messi
+in fuga, e poi decimati. Tacito scrive che
+ne furono uccise alcune migliaia; e Dione
+giugne a dire che furono settemila:
+il che par poco credibile. Quel che è
+certo, per azioni tali entrò Galba in Roma
+già screditato; ed ancorchè facesse
+alcuni buoni regolamenti in benefizio del
+pubblico, e rallegrasse il popolo colla
+morte di Elio, Policeto, Petino, Patrobio
+e d'altri, che con calunnie aveano fatto
+perire molti innocenti: pure tant'altre
+cose operò, che fecero parlare molto di
+lui il popolo. Imperciocchè contro la espettazion
+di ognuno non punì <i>Tigellino</i>,
+ministro primario della crudeltà di esso
+Nerone, perchè costui seppe guadagnarsi
+la protezione di Tito Vinio, che tutto
+potea nel palazzo imperiale. Chiedendogli
+i pretoriani le immense somme di danaro
+promesse loro da Ninfidio, con fatica
+donò pochissimo. E pervenutogli a
+notizia che se ne lagnavano forte, diede
+una risposta da saggio Romano, con dire: <span class="fnote">[Sueton., in Galba, cap. 16.]</span>
+«Ch'egli era solito ad arrolare
+per grazia, e non già a comperare i
+soldati.» Ma se n'ebbe ben presto a
+pentire. Seguitava <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 4.]</span> in questi tempi la
+guerra de' Romani sotto il comando di <i>Vespasiano</i>
+contra de' Giudei. Si andò
+egli disponendo per far l'assedio di Gerusalemme,
+con prendere tutte le fortezze
+all'intorno; e quella città, che nel di fuori
+provava tutte le fiere pensioni della guerra,
+maggiormente era afflitta nel
+di dentro per le funeste e micidiali discordie
+degli stessi Giudei, che diffusamente
+si veggono descritte da Giuseppe Ebreo.
+Ma perciocchè arrivarono le nuove colà
+della ribellione delle Gallie e della Spagna,
+che facea temere di una guerra civile,
+e poi della morte di Nerone, Vespasiano
+sospese l'assedio suddetto, e spedì
+Tito suo figliuolo ad assicurar Galba della
+sua divozione ed ubbidienza; ma da
+<span class="pagenum"><a name="Page_261" id="Page_261"></a>[261]</span>
+lì a non molto cangiarono faccia gli affari,
+siccome vedremo andando innanzi.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXIX" id="LXIX"></a>LXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Servio Sulpicio Galba</span> imper. 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Salvio Ottone</span> imper. 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Flavio Vespasiano</span> imper. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Servio Sulpicio Galba</span> imperad. per la seconda volta, e <span class="sc">Tito Vinio Ruffino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè <i>Clodio Macro</i> vicepretore dell'Africa
+si era anch'egli ribellato contra Nerone,
+e continuava a far delle estorsioni
+e ruberie, Galba nell'anno precedente
+ebbe maniera di farlo levar dal mondo <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 1, cap. 7. Dio, lib. 64.]</span>.
+Fu ancora accusato di meditar
+delle novità nella bassa Germania <i>Fonteio
+Capitone</i>, il qual pure vedemmo che
+avea riconosciuto Galba per imperadore.
+Vero o falso che fosse questo suo disegno,
+anch'egli fu ucciso, senza aspettarne
+gli ordini da Roma. Al comando di quell'armata <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 7.]</span>
+inviò Galba, a suggestione
+di Vinio, <i>Aulo Vitellio</i>, uomo pieno di vizii,
+oppur creduto tale da non far bene
+nè male, e che, purchè potesse appagar
+la sua ingordissima gola, pareva
+incapace d'ogni grande impresa. Fu questa
+elezione il principio della rovina di
+Galba. Costui, pieno di debiti per aver
+troppo scialacquato sotto i precedenti
+Augusti, arrivò all'armata della Germania
+inferiore, e niuna viltà o bassezza
+lasciò indietro per conciliarsi l'amore
+di quelle milizie, senza gastigar alcuno,
+con perdonare e far buona ciera a tutti,
+e donar loro quel poco che potea. Avvenne
+che le legioni dimoranti nell'alta
+Germania, già irritate per l'abbassamento
+di Virginio Rufo, udendo le relazioni,
+accresciute molto nel viaggio, dell'avarizia
+e della crudeltà di Galba, cominciarono
+ad inclinar tutte alla sedizione; nè
+<i>Ordeonio Flacco</i> lor comandante, uomo
+<span class="pagenum"><a name="Page_262" id="Page_262"></a>[262]</span>
+vecchio, gottoso e sprezzato dai soldati,
+avea forza di tenerle in dovere. In fatti,
+benchè nel primo giorno di gennaio
+dell'anno presente, secondo il costume, giurassero,
+ma con istento, fedeltà a Galba,
+nel dì seguente misero in pezzi le di lui
+immagini, e giurarono di riconoscere
+qualunque altro imperadore che fosse
+eletto dal senato e popolo romano <span class="fnote">[Plutarc., in Galba. Tacit., Historiar., lib. 1, cap. 55.]</span>.
+Tacito scrive che la ribellione ebbe principio
+nelle stesse calende di gennaio. Volò
+presto l'avviso di tal novità a Colonia,
+dove dimorava <i>Vitellio, </i> che ne seppe
+profittare, con far destramente insinuare
+ai suoi soldati della bassa Germania di
+elegger essi piuttosto un imperadore, che
+di aspettarlo dalle mani altrui. Non vi
+fu bisogno di molte parole. Nel dì seguente
+Fabio Valente, venuto colla cavalleria
+a Colonia, e tratto fuori di casa
+<i>Vitellio</i>, benchè in vesta da camera, l'acclamò
+imperadore. Poco stettero ad accettarlo
+per tale le legioni dell'alta Germania.
+Le città di Colonia, Treveri e
+Langres, disgustate di Galba, s'affrettarono
+ad esibir armi, cavalli e denaro a
+Vitellio. Accettò egli con piacere il cognome
+di <i>Germanico:</i> per allora non
+volle quello <i>d'Augusto</i>; nè mai usò quello
+di <i>Cesare.</i> Formò poi la sua corte; e
+gli uffizii, soliti a darsi dall'imperadore ai
+liberti, furono da lui appoggiati a cavalieri
+romani. <i>Valerio Asiatico</i> legato della
+Fiandra, per essersi unito a lui, divenne
+fra poco suo genero. E <i>Giunio Bleso</i>,
+governatore della Gallia lugdunense, perchè
+il popolo di Lione era forte in collera
+contra di Galba, seguitò anch'egli
+il partito di Vitellio con una legione e
+colla cavalleria di Torino.
+</p>
+
+<p>
+Galba in questo mentre, il meglio
+che potea, attendeva in Roma al governo <span class="fnote">[Tacit., Historiar., lib. 1, cap. 13.]</span>,
+ma per la sua vecchiezza sprezzato
+da molti, avvezzi alle allegrie del
+giovane Nerone, e da molti odiato per la
+sua avarizia. Il potere nella sua corte
+<span class="pagenum"><a name="Page_263" id="Page_263"></a>[263]</span>
+era compartito fra Tito Vinio, che già
+dicemmo console, e Cornelio Lacone
+prefetto del pretorio, e per terzo entrò
+Icelo liberto di Galba, uomo di malvagità
+patente. Costoro, emuli e discordi
+fra loro, abusando della debolezza del
+vecchio Augusto, si studiavano cadauno
+di far roba, e di portar innanzi chi potesse
+succedere a Galba. Ma eccoti corriere,
+che porta la nuova della sollevazion
+delle legioni dell'alta Germania. Andava
+già pensando Galba ad adottare in
+figliuolo e successor nell'imperio qualche
+persona, in cui si unisse la gratitudine
+verso del padre, e l'abilità in benefizio
+del pubblico. Più degli altri vi aspirava,
+e confidato nell'appoggio di Tito
+Vinio sperava Marco Salvio Ottone, più
+volte da me rammentato di sopra come
+uomo infame per molti suoi vizii, e veterano
+negl'intrichi della corte. All'udir
+le novità della Germania, non volle Galba
+maggiormente differir le sue risoluzioni
+per procacciarsi in un giovane
+figliuolo un appoggio alla sua avanzata
+età e alla mal sicura potenza. Fatto chiamare
+all'improvviso nel dì 10 di gennaio,
+<i>Lucio Pisone Frugi Liciniano</i>, discendente
+da Crasso e dal gran Pompeo,
+giovane di molta riputazione e gravità,
+in età allora di trentun anni, alla presenza
+di Vinio, di Lacone, di Mario Celso
+console disegnato e di <i>Ducennio Gemino</i>
+prefetto di Roma, dichiarò che il
+voleva suo figliuolo adottivo e successore.
+Pisone senza comparir turbato, nè
+molto allegro, rispettosamente il ringraziò.
+Andarono poi tutti al quartiere dei
+pretoriani, e quivi più solennemente fece
+Galba questa dichiarazione per isperanza
+di guadagnargli l'affetto di que' soldati.
+Ma perchè non si parlò punto di regalo,
+quelle milizie mal avvezze ascoltarono
+con silenzio ed anche con malinconia
+quel ragionamento. Per attestato di Tacito,
+la promessa di un donativo poteva
+assicurar la corona in capo a Pisone;
+ma Galba non sapea spendere, e volea
+vivere all'antica, senza riflettere che
+<span class="pagenum"><a name="Page_264" id="Page_264"></a>[264]</span>
+erano di troppo mutati i costumi. Anche
+al senato fu portata questa determinazione
+ed approvata.
+</p>
+
+<p>
+Ottone, che di dì in dì aspettava
+questa medesima fortuna da Galba, allorchè
+vide tradite tutte le sue speranze,
+tentò un colpo da disperato. Coll'aver
+ottenuto un posto in corte ad un servo
+di Galba, avea poco dianzi guadagnata
+una buona somma d'argento. Di questo
+danaro si servì egli per condurre ad una
+sua trama due, oppur cinque soldati del
+pretorio <span class="fnote">[Sveton., in Othone, cap. 5.]</span>, a' quali, con tirar nel
+suo partito pochi altri, prodigiosamente riuscì
+di fare una somma rivoluzion di cose.
+Costoro, perchè furono cassati in questo
+tempo alcuni uffiziali delle guardie,
+come parziali dell'estinto Ninfidio, sparsero
+voci di maggiori mutazioni. Quel
+poltron di Lacone, tuttochè avvertito di
+qualche pericolo di sedizione, a nulla
+provvide. Ora nel dì 15 di gennaio, <i>Marco
+Salvio Ottone</i>, dopo essere stato a
+corteggiar Galba, si portò alla colonna
+dorata, dove trovò, secondo il concerto,
+ventitrè soldati: che così pochi erano i
+congiurati <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 1, c. 27. Plutarchus, in Galba.]</span>. L'acclamarono essi imperadore,
+e messolo in una lettiga, l'introdussero
+nel quartiere de' pretoriani,
+senza che a sì picciolo numero di ammutinati
+alcun si opponesse. A poco a
+poco altri si unirono ai precedenti, e non
+finì la faccenda, che tutto quel corpo di
+milizie, colla giunta ancora dall'altra
+dell'armata navale, si dichiarò per lui,
+mercè del buon accoglimento e delle
+promesse di un gran donativo che Ottone
+andava di mano in mano facendo
+a chiunque arrivava. Avvisati di questa
+novità Galba e Pisone, spedirono tosto
+per soccorso alla legione condotta dalle
+Spagne, e ad alcune compagnie di tedeschi.
+Uscì Galba di palazzo, per una falsa
+voce che Ottone fosse stato ucciso, sperando
+che il suo presentarsi ai perfidi
+<span class="pagenum"><a name="Page_265" id="Page_265"></a>[265]</span>
+pretoriani li farebbe cedere. Ma al comparir
+essi in armi con Ottone, e al gridare
+che si facesse largo, il popolo si
+ritirò, e Galba, in mezzo alla piazza rimasto
+abbandonato, fu steso con più
+colpi a terra, ed anche barbaramente
+messo in brani. Il console <i>Vinio</i> anch'egli
+restò vittima delle spade. <i>Pisone</i> malamente
+ferito tanto fu difeso da Sempronio
+Denso centurione, che potè fuggire
+e salvarsi nel tempio di Vesta; ma saputosi
+dov'egli era, due soldati inviati
+colà anche a lui levarono la vita, e il
+medesimo fine toccò a <i>Lacone</i> capitan
+delle guardie. Avvicinandosi poi la sera,
+entrò Ottone in senato, dove spacciando
+d'essere stato forzato a prendere
+l'imperio, ma che volea dipendere dall'arbitrio
+de' senatori, trovò pronta la
+volontà e l'adulazione d'ognuno per
+confermarlo, e per mostrar anche gioia
+della di lui esaltazione. Gli furono accordati
+tutti i titoli e gli onori de' precedenti
+Augusti; e il matto popolo gli
+diede il cognome di <i>Nerone</i>, per cui non
+cessava in molti l'affetto. Giacchè non
+vi erano più consoli, fu conferita questa
+dignità al medesimo <i>Marco Salvio Ottone
+imperadore Augusto</i> e a <i>Lucio Salvio Ottone
+Tiziano</i> suo fratello <i>per la seconda
+volta.</i> Nelle calende di marzo succederono
+ad essi <i>Lucio Virginio Rufo</i> e <i>Vopisco
+Pompeo Silvano:</i> Cedendo questi nelle
+calende di maggio, furono sostituiti <i>Tito
+Arrio Antonino</i> e <i>Publio Mario Celso per
+la seconda volta.</i> Continuarono questi in
+quel decoroso grado sino alle calende di
+settembre; ed allora entrarono consoli
+<i>Caio Fabio Valente</i> ed <i>Aulo Alieno Cecina</i>.
+Ma essendo stato degradato il secondo
+d'essi nel dì 31 di ottobre, fu creato
+console <i>Roseto Regolo</i>, la cui dignità non
+oltrepassò quel giorno; perciocchè nelle
+calende di novembre venne conferito il
+consolato a <i>Gneo Cecilio Semplice</i> e a
+<i>Caio Quinzio Attico.</i> Tutto ciò si ricava
+da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, lib. 1, cap. 77.]</span>.
+</p>
+
+<p>
+Sul principio si studiò Ottone di
+<span class="pagenum"><a name="Page_266" id="Page_266"></a>[266]</span>
+procacciarsi l'affetto e la stima del popolo.
+Luminosa fu un'azione sua. <i>Mario
+Celso</i> poco fu mentovato, che comandava
+la compagnia delle milizie dell'Illirico,
+ed era console disegnato, avea con fedeltà
+soddisfatto al suo dovere nell'accorrere
+alla difesa di Galba. Dopo la di
+lui morte venne per baciar la mano
+ad Ottone <span class="fnote">[Plutarc., in Othone.]</span>. Gl'iniqui pretoriani alzarono
+allora le voci, gridando: <i>Muoia.</i> Ottone,
+bramando di salvarlo dalla lor furia, col
+pretesto di voler prima ricavare da lui
+varie notizie, il fece caricar di catene,
+fingendosi pronto a toglierlo di vita. Ma
+nel dì seguente il liberò, l'abbracciò, e
+scusò l'oltraggio fattogli solamente per
+suo bene. Nè solamente il lasciò poi godere
+del consolato, ma il volle ancora
+per uno de' suoi generali e dei più intimi
+amici, con trovarlo non men fedele
+verso di sè che verso l'infelice Galba.
+Alle istanze ancora del popolo indusse
+a darsi la morte <i>Sofonio Tigellino</i>, da noi
+veduto infame ministro delle scelleraggini
+di Nerone. Inoltre si applicò seriamente
+al maneggio de' pubblici affari, e
+restituì a molti i lor beni tolti da Nerone:
+azioni tutte che gli fecero del credito,
+non parendo egli più quel pigro e
+quel perduto nel lusso e ne' piaceri che
+era stato in addietro. Ma i più non se
+ne fidavano, conoscendolo abituato nei
+vizii, e simile nel genio a Nerone, le cui
+statue, come ancor quelle di Poppea,
+permise che si rialzassero. Osservavano
+parimente ch'egli mostrava poco affetto
+al senato, moltissimo ai soldati: laonde
+temevano che se fosse cessata la paura
+dell'emulo Vitellio, si sarebbe provato
+in lui un novello Nerone. E certo egli
+era comunemente odiato più di Vitellio,
+non tanto pel tradimento da lui fatto a
+Galba, quanto perchè il riputavano persona
+data alla crudeltà, e capace di nuocere
+a tutti; laddove Vitellio era in concetto
+di uomo dato ai piaceri, e però in
+istato di solamente nuocere a sè stesso:
+benchè in fine amendue fossero poco
+<span class="pagenum"><a name="Page_267" id="Page_267"></a>[267]</span>
+amati, anzi odiati dai Romani. Intanto
+era diviso il romano imperio fra questi
+due competitori. <i>Ottone</i> si trovava riconosciuto
+imperadore in Roma e da tutta
+l'Italia. Cartagine con tutta l'Africa era
+per lui. <i>Muciano</i>, governator della Siria,
+o sia della Soria, gli fece prestar giuramento
+dai popoli di quelle contrade <span class="fnote">[Tacitus, Hist., lib. 1, cap. 1.]</span>.
+Altrettanto fece <i>Vespasiano</i> nella Palestina.
+Aveva egli inviato già <i>Tito</i> suo figliuolo,
+per attestare il suo ossequio a Galba;
+ma dacchè, arrivato a Corinto, intese la
+di lui morte, se ne tornò indietro a trovar
+il padre. Anche le legioni della Dalmazia,
+Pannonia e Mesia aderirono ad
+Ottone. Così l'Egitto e le altre città dell'Oriente
+e della Grecia. Ancorchè Ottone
+fosse un usurpatore, il nome nondimeno
+di Roma e del senato romano,
+che l'avea accettato, bastò perchè tanti
+altri paesi s'uniformassero al capo dell'imperio.
+</p>
+
+<p>
+Ma in mano di <i>Vitellio</i> erano le migliori
+e più accreditate milizie de' Romani,
+raccolte dall'alta e bassa Germania,
+dalla Bretagna e da una parte della
+Gallia <span class="fnote">[Idem, ibid., cap. 61 et seq.]</span>. Ne formò egli due eserciti,
+l'uno di quarantamila combattenti sotto
+il comando di <i>Fabio Valente</i>, l'altro di
+trentamila, comandato da <i>Alieno Cecina</i>,
+a' quali si unirono varii rinforzi di Tedeschi.
+Ardevano tutti costoro di voglia,
+non ostante il verno, di far dei fatti, per
+aver occasione di bottinare (fine primario
+di chi esercita quel mestiere),
+mentre il grasso e pigro Vitellio attendeva
+a darsi bel tempo, con far buona
+tavola, ubbriaco per lo più. Anche vivente
+Galba si mossero tante forze sotto
+i due generali per due diverse vie alla
+volta d'Italia; cioè <i>Valente</i> per le Gallie,
+e <i>Cecina</i> per l'Elvezia. Vitellio facea
+conto di seguitarli dipoi. Nel viaggio ebbero
+nuova della morte di Galba e dell'innalzamento
+di Ottone. Dovunque
+passò Valente per la Gallia, il terrore
+delle sue armi condusse i popoli all'ubbidienza
+<span class="pagenum"><a name="Page_268" id="Page_268"></a>[268]</span>
+di Vitellio. Sopra tutto con
+allegria fu ricevuto in Lione. In altri
+luoghi non mancarono saccheggi ed anche
+stragi. Non fece di meno Cecina nel
+passare pel paese degli Svizzeri. All'avviso
+di queste armate, che si avvicinavano
+all'Italia, un reggimento di cavalleria,
+accampato sul Po, che avea servito
+una volta in Africa sotto Vitellio, l'acclamò
+imperadore, e cagion fu che Milano,
+Ivrea, Novara e Vercelli prendessero il
+suo partito. Perciò si affrettò Cecina
+verso la metà di marzo per calare in
+Italia, ancorchè i monti fossero tuttavia
+carichi di neve, e spedì innanzi un corpo
+di gente, per sostenere le suddette
+città. Gran dire, gran costernazione fu
+in Roma, allorchè si udì la mossa di
+tante armi, e l'inevitabil guerra civile <span class="fnote">[Plutarchus, in Othone.]</span>.
+Mosse <i>Ottone</i> il senato a scrivere a Vitellio
+delle lettere amorevoli, per esortarlo
+a desistere dalla ribellione, offrendogli
+danaro, comodi e una città. Ne
+scrisse anch'egli, e dicono <span class="fnote">[Suetonius, in Othone, cap. 8. Dio, lib. 64. Tacitus, Histor., lib. 1, cap. 74.]</span> che gli
+esibisse segretamente di prenderlo
+per collega nell'imperio e per genero. Gli
+rispose Vitellio in termini amichevoli;
+tali nondimeno che mostravano di burlarsi
+di lui. Irritato Ottone gli rispose
+per le rime, cioè gliene scrisse dell'altre
+piene di vituperii, e con ridicole sparate,
+ricordandogli soprattutto l'infame sua
+vita passata. Non furono meno obbrobriose
+le risposte di Vitellio. Nè alcun
+di loro diceva bugia. Amendue ancora
+inviarono degli assassini, per liberarsi
+cadauno dall'emulo suo; ma riuscì in
+fumo il loro disegno. Adunque chiaro si
+vide, non restar altro che di decidere la
+contesa coll'armi. Unì <i>Ottone</i> una possente
+armata anch'egli, composta della
+maggior parte de' pretoriani e delle legioni
+venute dalla Dalmazia e Pannonia.
+E lasciato al governo di Roma <i>Tiziano</i>
+suo fratello con <i>Flavio Svetonio</i> prefetto
+d'essa città, e fratello di Vespasiano,
+<span class="pagenum"><a name="Page_269" id="Page_269"></a>[269]</span>
+dato anche ordine che non fosse fatto
+torto alcuno alla madre, alla moglie e
+a' figliuoli di Vitello, nel dì 14 di marzo
+si licenziò dal senato, e alla testa dell'esercito,
+non parendo più quell'effeminato
+uomo di una volta, s'incamminò
+per venir contro a' nemici. Suoi marescialli
+erano <i>Svetonio Paolino, Mario
+Celso</i> ed <i>Annio Gallo</i>, uffiziali non meno
+prudenti che bravi. Mancavano ben questi
+pregi a' <i>Licinio Procolo</i> prefetto del
+pretorio, che pur faceva una delle prime
+figure in quell'armata. <i>Alieno Cecina</i>,
+general di Vitellio, arrivato al Po, passò
+quel fiume a Piacenza, ed assalì quella
+città, da cui <i>Annio Gallo</i> <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 2, cap. 21.]</span>, dopo due
+dì di valorosa difesa, il fece ritirare a
+Cremona, malcontento per la perdita di
+molta gente. Fu in quella occasione bruciato
+l'anfiteatro de' Piacentini, posto
+fuori della città, il più capace di gente
+che fosse allora in Italia. Anche <i>Marzio
+Macro</i>, console disegnato, diede a Cecina
+un'altra percossa coi gladiatori di Ottone.
+Eppur egli, ciò non ostante, volle
+venire ad un terzo cimento: tanta era
+la voglia in lui di vincere, affinchè l'altro
+general di Vitellio, cioè <i>Valente</i>, non
+gli rapisse o dimezzasse la gloria. In un
+luogo detto i Castori, dodici miglia lungi
+da Cremona, tese un'imboscata a <i>Svetonio
+Paolino</i> e a <i>Mario Celso;</i> ma questi,
+avutane notizia, presero così ben le misure,
+che il misero in rotta, ed avrebbono
+anche rovinata affatto la di lui gente,
+se Paolino per troppa cautela non avesse
+impedito ai suoi l'inseguirli. Per questo
+fu egli in sospetto di tradimento, ed Ottone
+chiamò da Roma <i>Tiziano</i> suo fratello,
+acciocchè comandasse l'armi, sebben
+con poco frutto, perchè Licinio
+Procolo, capitan delle guardie, benchè
+uomo inesperto, la facea da superiore a tutti.
+</p>
+
+<p>
+Venne poi Valente da Pavia colla
+sua armata più numerosa dell'altra ad
+unirsi con Cecina, e tuttochè questi due
+<span class="pagenum"><a name="Page_270" id="Page_270"></a>[270]</span>
+generali di Vitellio fossero gelosi l'uno
+dell'altro, si accordarono nondimeno
+pel buon regolamento della guerra, e
+per isbrigarla il più presto possibile.
+Tenne consiglio dall'altra parte Ottone;
+e il parere de' suoi più assennati generali,
+cioè di Svetonio Paolino, Mario Celso
+ed Annio Gallo, fu di temporeggiare,
+tanto che venissero alcune legioni che
+si aspettavano dall'Illirico. Ma prevalse
+quello di Ottone, Tiziano e Procolo, ai
+quali parve meglio di venir senza dimora
+a battaglia, perchè i pretoriani credendosi
+tanti Marti, si tenevano in pugno
+la vittoria, e tutti ansavano di ritornarsene
+tosto alle delizie di Roma <span class="fnote">[Plutarc., in Othone.]</span>. Lo
+stesso Ottone impaziente per trovarsi in
+mezzo a tanti pericoli, fra l'incertezza
+delle cose e il timore di qualche rivolta
+de' soldati, era nelle spine; però si voleva
+levar d'affanno con un pronto fatto
+d'armi. Ma da codardo si ritirò a Brescello,
+dove il fiume Enza sbocca nel Po,
+per quivi aspettar l'esito delle cose; risoluzione
+che accrebbe la sua rovina,
+perchè seco andarono molti bravi uffiziali
+e molti soldati, con restare indebolita
+l'armata sua in mano di generali
+discordi fra loro, e poco ubbidienti e
+senza quel coraggio di più che loro
+avrebbe potuto dar la presenza del principe.
+Seguì qualche piccolo fatto fra
+gli staccamenti delle due armate, ma finalmente
+quella di Ottone, passato il Po,
+andò a postarsi a qualche miglio lungi
+da Bedriaco, villa posta fra Verona e
+Cremona, più vicina nondimeno all'ultimo,
+verso il fiume Oglio, dove si crede
+che oggidì sia la terra di Caneto. Molte
+miglia separavano le due armate; ed
+ancorchè Svetonio e Mario ripugnassero
+alla risoluzion conceputa da Procolo di
+andare nel dì seguente (cioè circa il dì
+15 di aprile) ad assalire i nemici, perchè
+l'arrivar colà stanchi i soldati era un
+principio d'esser vinti: Procolo persistè
+nella sua opinione, perchè sollecitato da
+<span class="pagenum"><a name="Page_271" id="Page_271"></a>[271]</span>
+più lettere di Ottone, che voleva battaglia.
+Si venne in fatti al combattimento <span class="fnote">[Dio, lib. 64.]</span>,
+che fu sanguinosissimo, credendosi
+che fra l'una e l'altra parte restassero
+sul campo estinte circa quarantamila
+persone, perchè non si dava quartiere.
+Ma la vittoria toccò all'armata di Vitellio.
+I generali di Ottone, chi qua chi là
+fuggitivi, scamparono colle reliquie della
+lor gente il meglio che poterono, valendosi
+del favor della notte <span class="fnote">[Plutarc., in Othone.]</span>. Ma perchè
+nel dì seguente si aspettavano di nuovo
+addosso il vittorioso esercito, con pericolo
+d'essere tutti tagliati a pezzi, gli
+uffiziali, soldati e lo stesso Tiziano, fratello
+di Ottone, che si trovarono insieme,
+s'accordarono di fare una deputazione
+a Valente e Cecina, per rendersi.
+Fu accettata l'offerta, ed unitesi le non
+più nemiche armate, ognun corse ad
+abbracciare gli amici, a detestare gli odii
+passati, e condolersi delle morti di tanti.
+Giurarono i vinti fedeltà a Vitellio, e
+cessarono tutti i rancori. Portata questa
+lagrimevol nuova ad Ottone, dimorante
+in Brescello, non mancarono già i suoi
+cortigiani di animarlo, con fargli conoscere
+arrivate già ad Aquileia tre legioni
+della Mesia, salvate altre buone milizie
+a lui fedeli, non essere disperato il caso.
+Ma egli aveva già determinato di finirla,
+chi credette per orrore di una guerra
+civile, come attesta Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Othone, cap. 10.]</span>, chi per
+poca fortezza d'animo, e chi per acquistarsi
+una gloria vana con una risoluzion
+generosa. Pertanto attese spiritosamente
+nel resto del giorno a distribuir danaro
+a' suoi domestici ed amici, a bruciar le
+lettere scrittegli da varie persone contra
+di Vitellio, affinchè non pregiudicassero
+a chi le avea scritte, e a dar altri
+ordini per la sicurezza di molti nobili
+ch'erano alla sua corte <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 2, c. 48.]</span>. Prese anche
+nella notte seguente un po' di sonno, ma
+fu disturbato da un rumor delle guardie,
+<span class="pagenum"><a name="Page_272" id="Page_272"></a>[272]</span>
+che minacciavano la morte a que' senatori,
+i quali d'ordine suo erano per ritirarsi,
+e sopra tutto aveano assediato
+<i>Virginio Rufo.</i> Uscì Ottone di camera, e
+con buona maniera calmò quel tumulto.
+Poscia, sul far del giorno svegliato, intrepidamente
+si diede un pugnale nel
+petto, e di quella ferita fra poco morì in
+età di trentasette anni <span class="fnote">[Plutarcus, in Othone.]</span>. Al suo cadavero
+bruciato fu data quella sepoltura
+che si potè, cioè in terra, colla memoria
+del solo suo nome senza titolo alcuno.
+Una massa di monete d'oro, trovate sui
+primi anni del secolo, in cui scrivo, sul
+territorio di Brescello, fece credere ad
+alcuni che fossero ivi seppellite in occasion
+delle disgrazie di Ottone. Benchè
+usurpator dell'imperio, e screditato per
+varie sue ree qualità, cotanto era amato
+dai soldati, che alcuni d'essi, non meno
+in Brescello, che in Piacenza e in altri
+luoghi, pel dolore accompagnarono la di
+lui morte colla propria, secondo la detestabil
+usanza e frenesia di quei tempi.
+Dacchè i soldati, ch'erano in Brescello,
+non poterono indurre Virginio Rufo ad
+accettar l'imperio, si diedero ai generali
+di Vitellio. In un fiero imbroglio si trovò
+allora la maggior parte del senato che
+Ottone avea lasciato in Modena, perchè
+dall'un canto temeva oltraggi dall'armi
+di Vitellio, e dall'altro i soldati di Ottone
+tenendoli a vista d'occhio, e riputandoli
+nemici dell'estinto principe, cercavano
+pretesti per menar le mani contra
+di loro. Finalmente ebbero la fortuna
+di salvarsi a Bologna, dove si mostrarono
+disposti a riconoscere Vitellio; ma per
+qualche tempo se ne guardarono a cagion
+di una falsa voce portata da Ceno,
+liberto già di Nerone, che i vincitori
+erano poi stati vinti. Da queste paure
+non si riebbero se non allorchè arrivarono
+lettere di Valente che riferirono la
+vera positura degli affari. In Roma, subito
+che s'intese quanto era succeduto
+di Ottone, <i>Flavio Sabino</i>, fratello di Vespasiano,
+fece prestar giuramento dal
+<span class="pagenum"><a name="Page_273" id="Page_273"></a>[273]</span>
+senato e dai soldati che ivi restavano, a
+Vitellio, e il senato gli accordò tutti gli
+onori consueti.
+</p>
+
+<p>
+Intanto <i>Vitellio</i>, dopo aver lasciato
+ad <i>Ordeonio Fiacco</i> un corpo di milizie
+per la guardia del Reno germanico, col
+resto delle genti che potè raccorre, si
+mise in viaggio verso l'Italia. Per istrada
+intese la vittoria de' suoi e la morte
+di Ottone, e che <i>Cluvio Rufo</i>, governator
+della Spagna, avea ricuperate le due
+Mauritanie. Arrivato a Lione, quivi trovò
+non meno i vincitori che i vinti generali.
+Perdonò a <i>Tiziano</i> fratello di
+Ottone, perchè il conosceva per uomo
+dappoco. Conservò il consolato a <i>Mario
+Celso. Svetonio</i> e <i>Procolo</i> si acquistarono
+la di lui grazia con una viltà, asserendo
+di aver fatta consigliatamente perdere
+la vittoria ad Ottone nella battaglia di Bedriaco.
+Mandò Vitellio a Roma un editto,
+per cui proibiva ai cavalieri il combattere
+da gladiatori fra loro e contro le
+fiere negli anfiteatri. Un altro ancora,
+che tutti gli strologhi e indovini prima
+delle calende di ottobre fossero fuori
+d'Italia. Si vide attaccato nella stessa
+notte un cartello, in cui essi strologhi
+comandavano a lui di uscire del mondo
+prima del suddetto medesimo giorno. Se
+ne alterò talmente Vitellio, che qualunque
+d'essi che gli capitasse alle mani,
+senza processo il condannava alla morte.
+Grande odiosità si tirò egli addosso
+coll'aver inviato ordine che si levasse
+la vita a <i>Gneo Cornelio Dolabella</i> uno
+de' più illustri Romani, odiato da lui per
+particolari riguardi, che, relegato ad Aquino,
+era dopo la morte di Ottone ritornato
+a Roma. L'ordine fu barbaramente
+eseguito. Intanto a poco a poco tutte le
+provincie si andarono sottomettendo a
+lui; ma l'Italia era afflitta per le tante
+soldatesche del medesimo Vitellio e dell'altre
+che furono di Ottone. Senza disciplina
+saccheggiavano, uccidevano, e sotto
+l'ombra loro anche molti altri faceano
+ruberie e vendette. Entrato che fu Vitellio
+in Italia, trovò modo di dividere le
+<span class="pagenum"><a name="Page_274" id="Page_274"></a>[274]</span>
+milizie (e specialmente i pretoriani) che
+avevano servito ad Ottone, perchè le
+conobbe malcontente ed inquiete, e a
+poco a poco le andò cassando, con dar
+loro delle ricompense. Venne a Cremona,
+e volle coi suoi occhi vedere il campo
+dove s'era data (già scorreano quaranta
+giorni) la battaglia; ed avvegnachè fossero
+tuttavia insepolte quelle migliaia di
+cadaveri, e menasse un insopportabil
+fetore, non lasciò ordine che si seppellissero;
+anzi disse che <i>l'odore di un nemico
+morto sapea di buono.</i> Menava seco
+circa sessantamila combattenti, senza i
+famigli ed altre persone destinate al
+bagaglio, ch'erano più del doppio. Dovunque
+passava questa gran ciurma,
+lasciava lagrimevoli segni della sua rapacità
+e barbarie. Verso la metà di luglio
+arrivò a Roma, e, se non era distornato
+da' suoi amici, volea farvi l'entrata
+in abito da guerra, come in una città
+conquistata. L'accompagnavano mandre
+di eunuchi e commedianti, secondo la
+usanza del suo maestro Nerone, e questi
+ebbero poi parte agli affari. Trovata <i>Sestilia</i>
+sua madre nel Campidoglio, le
+diede il cognome di <i>Augusta</i>; ma ella
+non se ne allegrò punto, anzi si vergognava
+di avere un sì indegno imperadore
+per figlio. Morì ella dipoi in quest'anno,
+non si sa se per iniquità del figliuolo, o
+per veleno da lei preso, prevedendo i
+mali che doveano avvenire. Fece dipoi
+Vitellio una nuova leva di coorti pretoriane
+sino a sedici, tutte di mille uomini
+per cadauna, e gente scelta. Due furono
+i prefetti del pretorio, cioè <i>Publio Sabino</i>
+e <i>Giulio Prisco. Valente</i> e <i>Cecina</i> potevano
+tutto in corte, ma sempre fra loro
+discordi. Diedesi poi questo ghiottone
+Augusto, com'era il suo stile, a fare del
+suo ventre un dio, ma con eccessi maggiori,
+a misura della dignità e del comodo
+accresciuto. Il suo mestiere cotidiano
+era mangiare e bere e vomitare
+per far luogo ad altri cibi e bevande.
+Consumava in ciò tesori; e molti si spiantarono
+per fargli de' conviti. Non istimava
+<span class="pagenum"><a name="Page_275" id="Page_275"></a>[275]</span>
+nè lodava questo mostro se non le
+azioni di Nerone, e le imitava bene
+spesso, inclinando anche alla crudeltà,
+di cui rapporta Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 24. Dio, lib. 64]</span> varii esempli;
+e se fosse sopravvissuto molto, forse sarebbe
+riuscito anche in ciò non inferiore
+a lui. La maniera di guadagnarlo soleva
+essere l'adulazione; ma siccome egli era
+timido e sospettoso, poco ci voleva a disgustarlo.
+</p>
+
+<p>
+E fin qui abbiam veduto le due tragedie
+di <i>Galba</i> e di <i>Ottone.</i> Ora è tempo
+di passare alla terza. Di niuno più temeva
+Vitellio che di <i>Flavio Vespasiano</i>,
+generale dell'armi romane nella Giudea,
+dove si continuava la guerra con apparenza
+ch'egli fosse per assediar Gerusalemme.
+Allorchè gli venne la nuova che
+esso Vespasiano e <i>Licinio Muciano</i>, governator
+della Soria, il riconoscevano
+per imperadore, ne fece gran festa. Ed,
+in vero, sulle prime niuno mai s'avvisò
+che Vespasiano potesse arrivar all'imperio,
+nè egli vi aspirava, perchè bassamente
+nato a Rieti e mancante di danaro.
+Si raccontavano ancora molte viltà
+di lui nella vita privata; e Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 2, c. 97. Suetonius, in Vespasiano, c. 4.]</span> ci
+assicura ch'egli si era tirato addosso
+l'odio e il dispregio de' popoli; ma i fatti
+mostrarono poi tutto il contrario. Comunque
+sia, Dio l'aveva destinato a liberar
+Roma dai mostri, e a punire l'orgoglio
+de' Giudei implacabili persecutori
+del nato Cristianesimo. Era egli per altro
+dotato di molte lodevoli qualità, perchè
+senza fasto, temperante nel vitto, amorevole
+verso tutti, e massimamente verso
+i soldati, che l'amavano non poco, ancorchè
+li tenesse in disciplina; vigilante
+e prudente, buono soldato e migliore
+capitano. Sopra tutto veniva considerato
+come amator della giustizia; la sua età
+era allora d'anni sessanta. Si può giustamente
+credere che dopo la morte di
+Galba i più saggi de' Romani, al vedere
+che i due usurpatori Ottone e Vitellio,
+<span class="pagenum"><a name="Page_276" id="Page_276"></a>[276]</span>
+senza sapersi chi fosse il peggiore di loro,
+disputavano dell'imperio, rivolgessero
+i lor occhi e desiderii a Vespasiano,
+e segretamente ancora l'esortassero al
+trono. <i>Flavio Sabino</i> di lui fratello gran
+figura faceva anch'egli, coll'essere prefetto
+di Roma, e le sue belle doti maggiormente
+accreditavano quelle del fratello.
+O questo fosse, o pure che gli uffiziali
+e soldati di Vespasiano mirando
+quel che aveano fatto gli altri in Ispagna,
+Roma e Germania, non volessero essere
+da meno: certo è che si cominciò da essi
+a proporre di far imperadore Vespasiano.
+Quegli che diede l'ultima spinta
+all'irrisoluzione di esso Vespasiano,
+personaggio guardingo e non temerario,
+fu il suddetto <i>Licinio Muciano</i> governator
+della Soria, il quale dopo la morte
+di Ottone gli rappresentò, che non era
+sicura nè la comune lor dignità, nè la
+vita sotto quell'infame imperador di
+Vitellio. Si lasciò vincere in fine Vespasiano,
+ed essendo entrato nella medesima
+lega anche <i>Tiberio Alessandro</i> governator
+dell'Egitto, fu egli il primo a proclamarlo
+in Alessandria imperadore nel
+dì primo di luglio <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaic., lib. 4.]</span>; e lo stesso fece
+nel terzo giorno di esso mese anche la
+armata della Giudea, a cui Vespasiano
+promise un donativo, simile a quel di
+Claudio e di Nerone. La Soria, e tutte
+le altre provincie e i re sudditi di Roma
+in Oriente, e la Grecia alzarono anche
+esse le bandiere del novello Augusto.
+Furono scritte lettere a tutte le provincie
+dell'Occidente, per esortar ciascuno
+ad abbandonar Vitellio, usurpatore indegno
+del trono imperiale <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 2, cap. 82.]</span>. Si fece
+intendere ai pretoriani cassati da Vitellio,
+che questo era il tempo di farlo pentire;
+e veramente costoro arrolatisi in favor
+di Vespasiano, fecero di poi delle meraviglie
+contra di Vitellio.
+</p>
+
+<p>
+Essendo così ben disposte le cose, e
+procacciate quelle somme di denaro che
+si poterono raccogliere per muovere le
+<span class="pagenum"><a name="Page_277" id="Page_277"></a>[277]</span>
+soldatesche, e in un gran consiglio tenuto
+in Berito, fu conchiuso che <i>Muciano</i> marcerebbe
+con un competente esercito in
+Italia; <i>Tito</i>, figliuolo di Vespasiano, già
+dichiarato <i>Cesare</i>, continuerebbe lentamente
+la guerra contro ai Giudei: e <i>Vespasiano</i>
+passerebbe nella doviziosa provincia
+dell'Egitto, per raunar danaro,
+ed affamare o provveder di grani Roma,
+secondochè portasse il bisogno. <i>Muciano</i>,
+uomo ambizioso, e che mirava a divenire
+in certa maniera compagno di Vespasiano
+nel principato, accettò volentieri
+quella incumbenza. Per timore delle
+tempeste non si arrischiò al mare; ma
+imprese il viaggio per terra, con disegno
+di passare lo stretto verso Bisanzio; al
+qual fine ordinò che quivi fossero pronti i
+vascelli del mar Nero. Non era molto
+copiosa e possente l'armata di Muciano,
+ma a guisa de' fiumi regali andò crescendo
+per via: tanta era la riputazion
+di Vespasiano, e l'abbominazion di Vitellio.
+Nella Mesia le tre legioni che stavano
+ivi a' quartieri, si dichiararono per
+Vespasiano; e l'esempio d'esse seco
+trasse due altre della Pannonia, e poi le
+milizie della Dalmazia, senza neppur aspettare
+l'arrivo di Muciano. <i>Antonio
+Primo</i> da Tolosa, soprannominato <i>Becco
+di Gallo</i>, forse dal suo naso (dal che
+impariamo l'antichità della parola <i>Becco</i>),
+uomo arditissimo <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 18.]</span>, sedizioso ed
+egualmente pronto alle lodevoli che alle
+malvage imprese, quegli fu che colla sua
+vivace eloquenza commosse popoli e soldati
+contra di Vitellio, nè aspettò gli ordini
+di Vespasiano o di Muciano, per
+farsi generale di quelle legioni. Che più?
+Chiamati in soccorso i re degli Svevi ed
+altri Barbari, e trovato che quelle milizie
+nulla più sospiravano che di entrare
+in Italia, per arricchirsi nello spoglio di
+queste belle provincie, di sua testa con
+poche truppe innanzi agli altri calò in
+Italia, e fu con festa ricevuto in Aquileia,
+Padova, Vicenza, Este, ed altri luoghi
+di quelle parti. Mise in rotta un corpo
+<span class="pagenum"><a name="Page_278" id="Page_278"></a>[278]</span>
+di cavalleria, ch'era postata al Foro da
+Alieno, dove oggidì è Ferrara. Rinforzato
+poi dalle due legioni della Pannonia
+(soleva essere ogni legione composta di
+seimila soldati), s'impadronì di Verona,
+e quivi si fortificò. Colà ancora giunse
+<i>Marco Aponio Saturnino</i> con una delle
+legioni della Mesia, e concorse ad arrolarsi
+sotto di Primo gran copia dei pretoriani
+licenziati da Vitellio. Ancorchè
+fosse sì grande il suscitato incendio, non
+s'era per anche mosso l'impoltronito
+Vitellio. Svegliossi egli allora solamente,
+che intese penetrato il fuoco fino in Italia.
+Perchè <i>Valente</i> non era ben rimesso
+da una sofferta malattia, diede il comando
+delle sue armi ad <i>Alieno Cecina</i>, con
+ordine di marciare speditamente contra
+di <i>Antonio Primo.</i> Venne Cecina con otto
+legioni almeno, cioè con tali forze che
+avrebbe potuto opprimerlo. Mandò parte
+delle milizie a Cremona, e col più della
+gente armata si portò ad Ostiglia sul Po.
+Macchinando poi altre cose, perdè apposta
+il tempo in iscrivere lettere di
+rimproveri e minacce ai soldati di Primo,
+ed intanto lasciò che arrivassero a
+Verona le due altre legioni della Mesia.
+Finalmente, dappoichè intese che <i>Luciano
+Basso</i>, governatore della flotta di Ravenna,
+con cui teneva intelligenza, verso
+il di 20 d'ottobre s'era rivoltato in favor
+di Vespasiano: allora, come se fosse
+disperato il caso per Vitellio, si diede ad
+esortare i soldati ad abbracciare il partito
+di Vespasiano, e molti ne indusse a
+prestar giuramento a lui, e a rompere
+le immagini di Vitellio. Ma gli altri, che
+non poteano sofferir tanta perfidia, e
+quegli stessi che poc'anzi aveano giurato <span class="fnote">[Dio, lib. 65. Tacitus, Histor., lib. 3, cap. 13.]</span>,
+presi dalla vergogna e pentiti, si
+scagliarono contra di lui, senza alcun
+rispetto al carattere di console, incatenato
+l'inviarono a Cremona, e cominciarono
+a caricar anch'essi il bagaglio,
+per passare colà.
+</p>
+
+<p>
+Ad <i>Antonio Primo</i>, ch'era in Verona,
+<span class="pagenum"><a name="Page_279" id="Page_279"></a>[279]</span>
+fu portata dalle spie l'informazione
+di quanto era accaduto ad Ostiglia, e
+subito fu in armi, per impedir l'unione
+di quell'esercito con quel di Cremona.
+Inoltratosi sino a Bedriaco, luogo fatale
+per le battaglie, e circa nove miglia lungi
+da quel sito, s'incontrò colle soldatesche
+di Vitellio, che uscite di Cremona
+venivano per unirsi con quelle d'Ostiglia.
+Ciò fu circa il dì 26 di ottobre. Dopo
+sanguinoso conflitto le mise in rotta,
+obbligando chi scampò dalle sue spade a
+rifugiarsi in Cremona. Ad alte voci allora
+dimandarono i vittoriosi soldati di
+andar dirittamente a Cremona, per isperanza
+d'entrarvi e per avidità di saccheggiarla.
+Nè gli avrebbe potuto ritenere
+Primo, se non fosse giunto l'avviso che
+s'appressava l'altra armata partita da
+Ostiglia, e in ordinanza di battaglia.
+Era già sopraggiunta la notte, e pure i
+due eserciti vennero alle mani con ardore,
+con fierezza inaudita, combattendo,
+per quanto comportavano le tenebre,
+senza distinguere talvolta chi fosse amico
+o nemico. Levatasi poi la luna, cominciò
+Primo a provarne del vantaggio,
+perchè essa dava nel volto ai nemici.
+Durò il combattimento tutto il resto
+della notte, e fatto poi giorno, avendo
+la terza legione, già venuta di Soria,
+secondo l'uso di que' paesi, salutato il
+sole con alti ed allegri <i>Viva</i>, questo rumore
+fece credere a que' di Vitellio che
+l'esercito di Muciano fosse arrivato, e
+diede loro tal terrore, che riuscì poi facile
+a Primo lo sconfiggerli ed obbligarli
+alla fuga. Giuseppe <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 5, cap. 13.]</span>, narrando che dei
+soldati di Vitellio in queste azioni perirono
+trentamila e dugento persone, quattromila
+e cinquecento di quei di Vespasiano,
+verisimilmente, secondo l'uso delle battaglie,
+ingrandì di troppo il racconto, nè
+noi siam tenuti a prestargli fede. Bensì
+possiam credere a Dione allorchè dice,
+che oscurandosi talvolta la luna per
+qualche nuvola, cessava il combattimento;
+e che i soldati emuli vicini parlavano
+<span class="pagenum"><a name="Page_280" id="Page_280"></a>[280]</span>
+l'uno all'altro, chi con villanie, chi con
+parole amichevoli, e con detestar le
+guerre civili, e con invitar l'avversario
+a seguitar Vitellio o pur Vespasiano. Ma
+non c'è già ragion di credere che l'uno
+porgesse all'altro da mangiare e da bere,
+finchè non si provi che i soldati di
+allora erano sì bravi od industriosi da
+portar seco anche nel furor delle zuffe
+le loro bisacce al collo, coll'occorrente
+cibo e bevanda. Tanto poi Dione quanto
+Tacito ci assicurano che incomodando
+forte una grossa petriera, con lanciar
+sassi, l'esercito di Vespasiano, due coraggiosi
+soldati, dato di piglio a due scudi
+degli avversarii, si finsero Vitelliani;
+ed arrivati alla macchina ne tagliarono
+le funi, con render essa inutile, ma con
+restar anch'essi tagliati a pezzi senza
+che rimanesse memoria alcuna del lor
+nome. Dopo lo spoglio del campo, <i>a Cremona,
+a Cremona</i>, gridarono i vincitori
+soldati. Bisognò andarvi. Si credevano
+di saltarvi dentro, ma trovarono un impensato
+ostacolo, cioè un alto e mirabil
+trinceramento, fatto fuor della città nella
+precedente guerra di Ottone, alla cui
+difesa era accorsa quasi tutta la milizia
+esistente in Cremona. Fecero delle maraviglie
+i soldati di Vespasiano per superar
+quel sito: tanta era la lor gola di
+arrivar al sacco di quella ricca città, che
+Antonio Primo avea loro benignamente
+accordato: il che fatto, assalirono la città.
+Con tutto che questa fosse cinta di
+forti mura e torri e piena di popolo, invilirono
+sì fattamente i soldati vitelliani,
+che non tardarono a trattare di rendersi.
+Scatenarono per questo <i>Alieno Cecina</i>,
+acciocchè s'interponesse nel perdono,
+ed esposero bandiera bianca. Uscì Cecina
+vestito da console co' suoi littori, cioè
+colle sue guardie, e passò al campo dei
+vincitori, ma accolto da tutti con ischerni
+e rimproveri, perchè la perfidia suol
+essere pagata coll'odio d'ognuno. D'uopo
+fu che <i>Antonio Primo</i> il facesse scortare,
+tanto che fosse in luogo sicuro,
+da potersi portare a trovar Vespasiano.;
+<span class="pagenum"><a name="Page_281" id="Page_281"></a>[281]</span>
+Fu perdonato ai soldati di Vitellio, ma
+non già all'infelicissima città allora celebre
+per bellissime fabbriche, per gran
+popolo, per molte ricchezze <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 3, c. 33. Dio, lib. 65.]</span>. Quarantamila
+soldati, e un numero maggior di
+famigli e bagaglioni, come cani v'entrarono.
+Stragi e stupri senza numero; non
+si perdonò neppure ai templi: tutto andò
+a sacco; e in fine si attaccò il fuoco
+alle case. Gli stessi soldati di Vitellio,
+che prima difendeano quella città, gareggiarono
+in tanta barbarie con gli altri;
+anzi fecero di peggio, perchè più
+pratici de' luoghi. Che vi perissero cinquantamila
+di quegli innocenti e miseri
+cittadini, lo scrive Dione. A me par
+troppo. Gli abitanti rimasti in vita furono
+tenuti per ischiavi, e poi riscattati.
+Per cura di Vespasiano venne poi riedificata
+e popolata di nuovo quella città.
+</p>
+
+<p>
+Vitellio intanto se ne stava in Roma
+agitato, e con isfoggiata tavola, niuna
+apprensione mostrando di tanti romori.
+Ma quando cominciarono sul fine di ottobre
+ad arrivare l'un dietro l'altro i
+funesti avvisi di quanto era succeduto,
+allora gli corse il freddo per l'ossa.
+E poscia udendo che Antonio Primo s'era
+messo in cammino per venire a Roma,
+buffava, non sapea più dove si fosse, ora
+pensando a far ogni sforzo per resistere,
+ora a dimettere l'imperio, ed a ritirarsi
+a vita privata, ora facendo il bravo con
+la spada al fianco, ed ora il coniglio, con
+far ridere il senato, e con trovare ormai
+poca ubbidienza ne' pretoriani. Tuttavia
+spedì <i>Giulio Prisco</i> ed <i>Alfeno Varo</i> con
+quattordici coorti pretoriane, e tutti i reggimenti,
+di cavalleria, a prendere i passi
+dell'Apennino <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 3, cap. 55.]</span>, e vi aggiunse la legione
+dell'armata navale: esercito sufficiente
+a sostener con vigore la guerra, se
+avesse avuto capitani migliori. Si postò
+a Bevagna quest'armata, e colà ancora
+si portò poi lo stesso Vitellio, benchè
+solennissimo poltrone, per le istanze dei
+<span class="pagenum"><a name="Page_282" id="Page_282"></a>[282]</span>
+soldati. Attediossi ben presto di quel
+soggiorno, e venutagli poi nuova che
+<i>Claudio Faentino</i> e <i>Claudio Apollinare</i>
+aveano indotta alla ribellione l'armata
+navale del Miseno, e le città circonvicine,
+se ne tornò a Roma, ed inviò
+<i>Lucio Vitellio</i> suo fratello ad occupar
+Terracina per opporsi da quella banda
+ai ribelli. Ma <i>Antonio Primo</i> colle milizie
+fedeli a Vespasiano, alle quali egli
+permetteva il far quante insolenze ed
+iniquità volevano nel viaggio, passò l'Apennino.
+Pervenuto che fu a Narni, se
+gli arrenderono la legione e le coorti
+inviate contra di lui da Vitellio. E pur
+Vitellio in sì duro frangente seguitava a
+starsene con tal torpedine in Roma,
+che la gente sapea bensì esser egli il principe,
+ma parea di non saperlo egli stesso. Ogni
+dì nuove, l'una più dell'altra cattive. A
+<i>Fabio Valente</i> suo generale, ch'era stato
+preso nell'andar nelle Gallie, e rimandato
+ad Urbino, tagliata fu la testa, per
+far conoscere ai Vitelliani falsa una voce,
+ch'egli avesse messa in armi la Germania
+e Gallia contra di Vespasiano. Vero
+all'incontro era che anche le Spagne, le
+Gallie e la Bretagna riconobbero Vespasiano
+per imperadore. Poc'altro che
+Roma ormai non restava a Vitellio;
+e però <i>Flavio Sabino</i>, fratello di Vespasiano,
+che fin qui era stato prefetto della città,
+con fedeltà e buona intelligenza di
+Vitellio, desiderando di salvar Roma da
+più gravi disordini, avea proposto dei
+temperamenti a Vitellio stesso, per salvargli
+la vita. Altrettanto aveano fatto con
+lettere <i>Muciano</i> e <i>Primo</i>; e già s'era in
+concerto che Vitellio, deponendo l'impero,
+ne riceverebbe in contraccambio
+un milione di sesterzii e terre nella Campania.
+In fatti egli nel dì 18 di dicembre,
+uscito di palazzo in abito nero co' suoi
+domestici, e col figliuolo tuttavia fanciullo,
+piangendo dichiarò al popolo che per
+bene dello Stato egli deponeva il comando;
+ma nel voler consegnare la spada
+al console <i>Cecilio Semplice</i>, nè questi
+nè gli altri la vollero accettare. A tale
+<span class="pagenum"><a name="Page_283" id="Page_283"></a>[283]</span>
+spettacolo commosso il popolo protestò
+di non volerlo sofferire; ma scioccamente,
+perchè tutto si rivolse poscia
+in danno della città e rovina maggior
+di Vitellio. Trovavasi in questo mentre
+un'assemblea de' primi senatori,
+cavalieri ed uffiziali militari presso <i>Flavio Sabino</i>, <span class="fnote">[Dio, lib. 65. Tacitus, Histor., lib. 3, cap. 69.]</span>
+trattando del buono stato di Roma,
+colla persuasione che veramente
+fosse seguita, o che seguirebbe la
+rinunzia di Vitellio. Alla nuova dell'abortito
+trattato, fu creduto bene che <i>Sabino</i>
+andasse al palazzo per esortare o
+forzar Vitellio a cedere. Andò egli accompagnato
+da una buona truppa di soldati;
+ma per via essendosi incontrato
+colla guardia de' Tedeschi, si venne ad un
+picciolo combattimento. Salvossi Sabino
+nella rocca del Campidoglio con alcuni
+senatori e cavalieri, e co' due suoi figliuoli
+<i>Sabino</i> e <i>Clemente</i>, e con <i>Domiziano</i>
+figlio minore di Vespasiano. Quivi assediato
+fece una meschina difesa; v'entrarono
+i Germani, ed appiccato il fuoco
+al Campidoglio (non si sa da chi), si vide
+ridotto in cenere quell'insigne luogo,
+con perir tante belle memorie che ivi
+erano: accidente sommamente compianto
+dal popolo romano. Fuggirono di là
+<i>Domiziano</i>, i figli di <i>Sabino;</i> non già
+l'infelice <i>Sabino</i>, che, preso dai Germani
+insieme con <i>Quinzio Attico</i> console, fu
+condotto carico di catene davanti a Vitellio.
+Si salvò <i>Attico;</i> ma <i>Sabino</i>, uomo
+di gran credito e di raro merito, e fratello
+maggiore di <i>Vespasiano</i>, sotto le furiose
+spade di que' soldati perdè la vita:
+del che più che d'altro s'afflisse dipoi
+<i>Vespasiano</i>, ma non già <i>Muciano</i> che il
+riguardava come ostacolo all'ascendente
+della sua fortuna.
+</p>
+
+<p>
+Antonio <i>Primo</i>, informato di queste
+lagrimevoli scene, mosse allora il suo
+campo alla volta di Roma, dove si trovò
+all'incontro la milizia di Vitellio, e lo
+stesso popolo in armi. Giacchè egli e
+<i>Petilio Cereale</i> non vollero dar orecchio
+alle proposizioni di qualche accordo, varii
+<span class="pagenum"><a name="Page_284" id="Page_284"></a>[284]</span>
+combattimenti seguirono, favorevoli ora
+all'una ed ora all'altra parte; ma finalmente
+rimasero superiori quei di Vespasiano.
+Furono presi varii luoghi di
+Roma, e il quartiere de' pretoriani, commessi
+molti saccheggi colle consuete appendici,
+e strage di tanta gente, che Giuseppe <span class="fnote">[Joseph., de Bel. Jud., lib. 4, cap. 42. Dio, lib. 65.]</span>
+e Dione la fanno ascendere a
+cinquantamila persone <span class="fnote">[Sueton., in Vitellio, cap. 16.]</span>. Veggendosi
+allora a mal partito Vitellio, dal palazzo
+fuggì nell'Aventino, con pensiero di andarsene
+nel dì seguente a trovar <i>Lucio</i>
+suo fratello a Terracina. Ma sul falso
+avviso che non erano disperate le cose,
+tornò al palazzo, e trovato poi che ognun
+se n'era fuggito, preso un vile abito, con
+una cintura piena d'oro, andò a nascondersi
+nella cameretta del portinaio, oppur
+nella stalla de' cani, da più di uno
+de' quali fu anche morsicato. A nulla gli
+servì questo nascondiglio. Scoperto da
+un tribuno, per nome <i>Giulio Placido </i>, ne
+fu estratto, e con una corda al collo, colle
+mani legate al di dietro, fu menato per
+le strade, dileggiato, e con picciole punture
+trafitto in varie forme dai soldati,
+ed ingiuriato dal popolo, senzachè alcuno
+compassion ne mostrasse; anzi correndo
+ognuno a rovesciar le sue statue
+sotto gli occhi di lui. Credette di fargli
+servigio un soldato tedesco, per levarlo
+da tanti obbrobrii, e gli lasciò sulla testa
+un buon colpo: il che fatto, si ammazzò
+da sè stesso, ovvero, come si ha da Tacito,
+fu ucciso dagli altri. Terminò la sua
+vita <i>Vitellio</i>, coll'essere gittato giù per
+le scale gemonie; il cadavero suo fu coll'uncino
+strascinato al Tevere, e la sua
+testa portata per tutta la città. Era in
+età di cinquantasette anni; e questo frutto
+riportò egli dalla sconsigliata sua ambizione,
+alzato da chi nol conosceva a sì
+sublime grado, ed abborrito da chi sapea
+di sua vita, riguardandolo per troppo
+indegno dell'imperio, e certamente incapace
+di sostenerlo con tanto perversi
+<span class="pagenum"><a name="Page_285" id="Page_285"></a>[285]</span>
+costumi e sì grande poltroneria. Restò
+bensì libera Roma dall'usurpatore Vitellio,
+ma non già dalle atroci pensioni della
+guerra civile. Per lungo tempo durarono
+i saccheggi e gli omicidii. Maltrattato
+era chiunque fu amico di Vitellio, e
+sotto questo pretesto si estendeva ad altri
+la feroce avidità dei vittoriosi e licenziosi
+soldati: in una parola, tutto era lutto,
+confusione e lamenti in Roma ed altrove.
+Ancorchè <i>Domiziano</i>, figlio di Vespasiano,
+fosse ornato immediatamente col
+nome di <i>Cesare</i>, pure niun rimedio apportava,
+intento solo a sfogar le passioni
+proprie della scapestrata gioventù. <i>Lucio
+Vitellio</i>, fratello dell'estinto Augusto,
+venne ad arrendersi colle sue soldatesche,
+sperando pure miglior trattamento; ma
+restò anch'egli barbaramente ucciso.
+Fece lo stesso fine <i>Germanico</i>, piccolo
+figliuolo del medesimo imperadore. Subito
+che si potè raunare il senato, furono
+decretati a <i>Flavio Vespasiano</i> tutti gli
+onori soliti a godersi dagl'imperadori
+romani. E bisogno ben grande v'era di
+un sì fatto imperadore, sì per rimettere
+in calma la sconcertata Roma ed Italia,
+come ancora per dar sesto alla Germania
+e Gallia dove <i>Claudio Civile</i> avea mosso dei
+gravi torbidi che accenneremo fra poco.
+Guerra eziandio era nella Giudea, guerra
+nella Mesia e nel Ponto. Sovrastavano
+perciò danni e pericoli non pochi alla romana
+repubblica, se non arrivava a reggerla
+un Augusto, che per senno e per
+valore gareggiasse coi migliori.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXX" id="LXX"></a>LXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Flavio Vespasiano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> imperad. per la seconda volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> suo figliuolo.
+</p>
+
+<p>
+Ancorchè fossero lontani da Roma
+<i>Vespasiano</i> Augusto e <i>Tito</i> suo figlio,
+dichiarato anch'esso <i>Cesare</i> dal senato,
+pure, per onorare i principii di questo
+nuovo imperadore, furono amendue promossi
+<span class="pagenum"><a name="Page_286" id="Page_286"></a>[286]</span>
+al consolato, in cui procederono
+per tutto giugno. In essa dignità ebbero
+per successori nelle calende di luglio <i>Marco
+Licinio Muciano</i> e <i>Publio Valerio Asiatico:</i>
+e poscia a questi nelle calende di
+novembre succederono <i>Lucio Annio Basso</i>
+e <i>Caio Cecina Peto.</i> Dacchè <span class="fnote">[Tacit., Histor., lib. 4. Dio, lib. 66.]</span> nell'anno
+precedente giunse a Roma <i>Muciano</i>,
+prese egli il governo, facendo quel che gli
+parea sotto nome di Vespasiano.
+V'interveniva anche <i>Domiziano Cesare</i>, figliolo
+dell'imperadore, per dar colore
+agli affari; ma quantunque egli prendesse
+molte risoluzioni per le istigazioni
+degli amici, pure l'autorità era principalmente
+presso Muciano, uomo di smoderata
+ambizione, che s'andava vantando
+d'aver donato l'imperio a Vespasiano,
+e di essere come fratello di lui, e
+facendo perciò alto e basso, come s'egli
+stesso fosse l'imperadore. Certo la sua
+prima cura fu quella di metter fine all'insolenza
+dei soldati, e di ridurre la quiete
+primiera nella città. Ma un'altra maggiormente
+n'ebbe per adunar danaro il
+più che si potea, per rinforzare il pubblico
+fallito erario, dicendo sempre <i>che
+la pecunia era il nerbo del Principato</i>;
+nè rincresceva di tirar sopra di sè l'odiosità
+delle esazioni, e di risparmiarla a
+Vespasiano, perchè ne profittava non poco
+anch'egli per sè stesso. Recavano
+a lui gelosia <i>Antonio Primo</i>, divenuto in
+gran credito, per aver egli abbassato Vitellio;
+ed <i>Arrio Varo</i>, perchè alzato alla
+potente carica di prefetto del pretorio.
+Quanto a <i>Primo</i>, il caricò di lodi nel senato,
+gli mostrò gran confidenza, gli fece
+sperare il governo della Spagna Taraconense,
+promosse agli onori varii di lui
+amici; ma nello stesso tempo mandò
+lungi da Roma le legioni che aveano dell'amore
+per lui, e fece restar lui in secco.
+Andò Primo a trovar Vespasiano,
+che il ricevè con molte carezze; ma Muciano,
+con rappresentarlo uomo pericoloso
+a ragion della sua arditezza, e con
+rilevar gli abbominevoli disordini da lui
+<span class="pagenum"><a name="Page_287" id="Page_287"></a>[287]</span>
+permessi in Cremona, Roma ed altrove,
+per guadagnarsi l'affetto de' soldati, gli
+tagliò in fine le gambe <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 4, cap. 69.]</span>. Per conto di
+<i>Varo</i>, gli tolse la prefettura del pretorio,
+dandogli quella dell'annona, e sostituì
+nella prima carica <i>Clemente Aretino</i>, parente
+di Vespasiano.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè si compiè la tragedia di Vitellio,
+si trovava <i>Vespasiano</i> in Egitto,
+<i>Tito</i> suo figliuolo nella Giudea. Non sì
+tosto ebbe Vespasiano avviso di quanto
+era avvenuto, che spedì da Alessandria
+a Roma una copiosa flotta di navi cariche
+di grano, perchè le soprastava una
+terribil carestia, e l'Egitto da gran tempo
+era il granaio de' Romani, affinchè
+quel gran popolo abbondasse di vettovaglia.
+Se vogliam credere a Filostrato <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon. Tyan.]</span>,
+Vespasiano fece di gran bene all'Egitto,
+con dare un saggio regolamento a quel
+paese, esausto in addietro per le soverchie
+imposte, Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> all'incontro attesta
+che gli Alessandrini, i quali si
+aspettavano delle notabili ricompense,
+per essere stati i primi ad acclamarlo
+imperadore, si trovarono delusi, perchè
+egli volle da loro buone somme di danaro,
+esigendo gli aggravii vecchi non pagati,
+senza esentarne nè meno i poveri, ed
+imponendone di nuovi. Questo era il solo
+difetto o vizio (se pure, come diremo,
+tal nome gli competeva) che s'avesse
+Vespasiano. Perciò il popolo di Alessandria,
+popolo per altro avvezzo a dir quasi
+sempre male de' suoi padroni, se ne
+vendicò con delle satire, e con caricarlo
+d'ingiurie e di nomi molto oltraggiosi.
+Perciò vi mancò poco che Vespasiano,
+quantunque principe savio ed
+amorevole, non li gastigasse a dovere;
+e l'avrebbe fatto, se Tito suo figliuolo
+non si fosse interposto, per ottener
+loro la grazia, con rappresentare al
+padre, «che i saggi principi fanno quel
+che debbono, o credono ben fatto,
+e poi lasciano dire.» Nella state venne
+<span class="pagenum"><a name="Page_288" id="Page_288"></a>[288]</span>
+Vespasiano Augusto alla volta di Roma.
+Arrivato a Brindisi, vi trovò Muciano,
+ch'era ito ad incontrarlo colla primaria
+nobiltà di Roma. Trovò a Benevento il
+figliuolo <i>Domiziano</i>, che già aveva cominciato
+a dar pruove del perverso suo naturale,
+con varie azioni ridicole, o con
+prepotenze. Perchè egli nella lontananza
+del padre si era arrogata più autorità
+che non conveniva, e trascorreva anche
+in ogni sorta di vizii: Vespasiano in collera
+parea disposto a de' gravi risentimenti
+contra di questo scapestrato figliuolo <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 4, cap. 52.]</span>.
+Il buon Tito suo fratello fu quegli
+che perorò per lui, e disarmò l'ira del
+padre. Non lasciò per questo Vespasiano
+di mortificar la superbia di esso Domiziano.
+Accolse poi gli altri tutti con gravità
+condita di cordiale amorevolezza,
+trattando non da imperadore, ma come
+persona privata con cadauno. Aveva egli
+molto prima inviato ordine a Roma, che
+si rifabbricasse il bruciato Campidoglio,
+dando tal incombenza a <i>Lucio Vestino</i>,
+cavaliere di molto credito. Nel dì 21
+di giugno s'era dato principio a sì importante
+lavoro con tutto il superstizioso
+rituale e le cerimonie di Roma pagana,
+con essersi gittate ne' fondamenti assai
+monete nuove e non usate, perchè così
+aveano decretato gli aruspici. Giunto da
+lì a non molto Vespasiano a Roma, per
+meglio autenticar la sua premura per
+quella fabbrica, e per alzar quivi un
+sontuoso tempio <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, c. 8.]</span>, fu dei primi a portar
+sulle sue spalle alquanti di que' rottami;
+e volle che gli altri nobili facessero
+altrettanto, affinchè dal suo e loro
+esempio si animasse maggiormente il
+popolo all'impresa. E perciocchè nell'incendio
+d'esso Campidoglio erano perite
+circa tremila tavole di rame, o sia di bronzo,
+cioè le più preziose antichità di Roma,
+perchè in simili tavole erano intagliate le
+leggi, i decreti, le leghe, le paci e gli altri
+atti più insigni del senato e del popolo
+romano fin dalla fondazione di Roma,
+<span class="pagenum"><a name="Page_289" id="Page_289"></a>[289]</span>
+comandò che se ne ricercassero diligentemente
+quelle copie che si potessero
+ritrovare, e di nuovo s'incidessero in
+altre tavole. Parimente ordinò Vespasiano
+che fosse restituita la buona fama a
+tutti i condannati al tempo di Nerone <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>,
+e sotto i tre susseguenti Augusti, e la
+libertà a tutti gli esiliati che si trovassero
+vivi; e che si cassassero tutte le
+accuse de' tempi addietro. Cacciò eziandio
+di Roma tutti gli strologhi, gente
+perniciosa alle repubbliche, quantunque
+egli non disprezzasse quest'arte vana, e
+tenesse in sua corte uno di tali pescatori
+dell'avvenire, stimandolo il più perito
+degli altri. E si sa ch'egli, a requisizione
+di un certo Barbillo strologo, concedette
+al popol di Efeso di poter fare il
+combattimento appellato sacro: grazia
+da lui non accordata ad altre città.
+</p>
+
+<p>
+Due guerre di somma importanza
+ebbero in questi tempi i Romani, l'una
+in Giudea, l'altra nella Gallia e Germania.
+Diffusamente è narrata la prima da
+Giuseppe Ebreo; l'una e l'altra da Cornelio
+Tacito. Io me ne sbrigherò in poche
+parole. Famosissima è la guerra.
+Avea quel popolo, ingrato e cieco, ricompensato
+il Messia, cioè il divino Salvator
+nostro, di tanti suoi benefizii, con
+dargli una morte ignominiosa; avea perseguitata
+a tutto potere fin qui la nata
+santissima religione di Cristo. Venne il
+tempo, in cui la giustizia di Dio volle lasciar
+piombare sopra quella sconoscente
+nazione il gastigo, già a lei predetto dallo
+stesso Signor nostro <span class="fnote">[Joseph., lib. 5 de bello Judaico.]</span>. S'erano ribellati
+i Giudei all'imperio romano, e
+per una vittoria da loro riportata contro
+<i>Cestio</i>, parea che si ridessero delle forze
+romane <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 5.]</span>. Vespasiano, irritato forte
+contra di loro, spedì <i>Tito</i> suo figliuolo
+nella primavera dell'anno presente per domarli.
+Gerusalemme era in quei tempi
+una delle più belle; forti e ricche città
+dell'universo, perchè i Giudei, sparsi in
+<span class="pagenum"><a name="Page_290" id="Page_290"></a>[290]</span>
+gran copia per l'Asia e per l'Europa,
+faceano gara di divozione per mandar
+colà doni al tempio e limosine di danari.
+Per dar anche a conoscere Iddio più visibilmente
+che dalla sua mano veniva
+il gastigo, Tito andò ad assediarla in
+tempo che un'infinità di Giudei era, secondo
+il costume, concorsa colà per celebrarvi
+la Pasqua: nel qual tempo appunto
+aveano crocifisso l'umanato figliuol
+di Dio. Che sterminato numero di
+essi per giusto giudizio di Dio si trovasse
+ristretto in quella città, come in prigione,
+si può raccogliere dal medesimo loro
+storico Giuseppe, il quale asserisce che,
+durante quell'assedio, vi perì un milione
+e centomila Giudei, per fame e per la
+peste. Sanguinosi combattimenti seguirono;
+ostinato quel popolo mai non volle
+ascoltar proposizioni di pace e di arrendersi.
+Avvegnachè riuscisse al copiosissimo
+esercito romano di superar le
+due prime cinte di muro di quella città,
+la terza nondimeno, più forte dell'altre,
+fu sì bravamente difesa dagli assediati,
+che Tito perdè la speranza di espugnar
+la città colla forza, e si rivolse al partito
+di vincerla con la fame. Un prodigioso
+muro con fosse e bastioni di
+circonvallazione fatto intorno a Gerusalemme
+tolse ad ognuno la via a fuggirsene.
+Però una orribil fame, e la peste
+sua compagna, entrate in Gerusalemme,
+vi faceano un orrido macello di quegli
+abitanti; i quali anche discordi fra loro
+e sediziosi, piuttosto amavano di vedere
+e sofferire ogni più orribile scempio, che
+di suggettarsi di nuovo al popolo romano.
+Non si può leggere senza orrore la
+descrizione che fa Giuseppe di quella
+deplorabil miseria, a cui difficilmente si
+troverà una simile nelle storie. Immense
+furono le ruberie e le crudeltà di quei
+che più poteano in quella città; le centinaia
+di migliaia di cadaveri accrescevano
+il fetore e le miserie di coloro che restavano
+in vita; faceano i falsi profeti e
+i tiranni interni più male al popolo
+che gli stessi Romani. Ma nel dì 22 di luglio
+<span class="pagenum"><a name="Page_291" id="Page_291"></a>[291]</span>
+il tempio di Gerusalemme, fu preso, e
+con tutta la cura di Tito Cesare, perchè
+si conservasse quell'insigne e ricchissimo
+edificio, Dio permise che gli stessi Giudei
+vi attaccassero il fuoco, e si riducesse
+in un monte di sassi e di cenere. S'impadronì
+poi Tito della città alta e bassa
+nel mese di settembre colla strage e
+schiavitù di quanti si ritrovarono vivi.
+Non solo il tempio, ma anche la città,
+parte dalle mani de' vincitori, parte dal
+fuoco furono disfatti ed atterrati; e
+quella gran città rimase per molto tempo
+un orrido testimonio dell'ira di Dio,
+siccome la dispersion di quel popolo
+senza tempio, senza sacerdoti, che noi
+tuttavia miriamo, fa fede, quello non
+essere più il popolo di Dio, siccome aveano
+predetto i profeti.
+</p>
+
+<p>
+L'altra guerra, che i Romani sostennero
+in questi tempi, ebbe principio nella
+Batavia, oggidì Olanda, sotto Vitellio <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 4.]</span>.
+<i>Claudio Civile</i>, persona di sangue reale,
+di gran coraggio, avendo prese l'armi,
+stuzzicò quei popoli, e i circonvicini
+ancora, a rivoltarsi contra de' Romani
+e di Vitellio, con apparenza nondimeno
+di sostenere il partito di Vespasiano.
+Diede sul Reno una rotta ad <i>Aquilio</i> generale
+de' Romani, e al suo fiacco esercito.
+Questa vittoria fece voltar casacca
+a molte delle soldatesche, le quali ausiliarie
+militavano per l'imperio, e commosse
+a ribellione altri popoli della Germania
+e della Gallia; e però cresciute
+le forze a Claudio Civile, non riuscì a
+lui difficile il riportare altri vantaggi. Ma
+dopo la morte di Vitellio, i ministri di
+Vespasiano inviarono gran copia di gente
+per ismorzar quell'incendio. <i>Annio
+Fallo</i> e <i>Petilio Cereale</i> furono scelti per
+capitani di tale impresa. Andò innanzi
+il terrore di quest'armata, e cagion fu
+che la parte rivoltata della Gallia tornasse
+all'ubbidienza. Furono ripigliate alcune
+città colla forza, date più sconfitte
+a Civile e a' suoi seguaci, tanto che tutti
+a poco a poco si ridussero a piegare il
+<span class="pagenum"><a name="Page_292" id="Page_292"></a>[292]</span>
+collo, e a ricorrere alla clemenza romana.
+<i>Domiziano Cesare</i> in questa occasione,
+bramoso di non essere da meno di
+Tito suo fratello, volle andare alla guerra;
+e <i>Muciano</i>, per paura che questo
+sfrenato ed impetuoso giovane non commettesse
+qualche bestialità in danno dell'armi
+romane, giudicò meglio, di accompagnarlo.
+Seppe poi con destrezza
+fermarlo a Lione sotto varii pretesti,
+tanto che si mise fine a quella guerra,
+senzachè egli vi avesse mano; e poscia;
+il ricondusse in Italia, acciocchè andasse
+ad incontrar il padre Augusto, il quale;
+siccome già dicemmo, venne a Roma
+nell'anno, presente, e fu ricevuto con
+gran magnificenza dappertutto.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXI" id="LXXI"></a>LXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Flavio Vespasiano</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la terza volta, e <span class="sc">Marco Cocceio Nerva</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nerva, collega dell'imperadore nel
+consolato, divenne anch'egli col tempo
+imperadore. Non tennero essi consoli se
+non per tutto febbraio quella dignità, e
+ad essi succederono, nelle calende di
+marzo, <i>Flavio Domiziano Cesare</i>, figliuolo
+di Vespasiano, e <i>Gneo Pedio Casto</i>. Merito
+grande s'era acquistato <i>Tito Cesare</i>
+presso il padre per la guerra gloriosamente
+terminata nella Giudea. Maggior
+anche era il merito de' suoi dolci costumi <span class="fnote">[Sveton., in Tito, cap. 5.]</span>.
+Cotanto si faceva egli amar
+dai soldati, che, dopo la presa di Gerusalemme,
+l'armata romana, gli diede il
+titolo militare d'imperadore; e volendo
+egli venire a Roma, cominciarono tutti
+con preghiere, e poi con minacce, a gridare
+o che restasse egli, o che tutti li
+conducesse seco. Per questo e per qualche
+altro barlume insorse sospetto presso
+della gente maliziosa ch'egli nudrisse dei
+disegni di rivoltarsi contra del padre: il
+<span class="pagenum"><a name="Page_293" id="Page_293"></a>[293]</span>
+che giammai a lui non cadde in pensiero.
+Ne fu anche informato Vespasiano; ma
+siccome egli avea troppe prove dell'onoratezza
+del figliuolo, così non ne fece
+caso; anzi udito che già egli era in viaggio,
+il fece dichiarar suo collega nell'imperio,
+e compagno anche nella podestà
+tribunizia, ma senza conferirgli i titoli
+di <i>Augusto</i> e <i>Padre della Patria.</i> Questi
+onori equivalevano allora alla dignità
+dei re de' Romani de' nostri giorni, ed
+erano un sicuro grado per succedere al
+padre Augusto nella piena dignità ed
+autorità imperiale <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon. Tyaneo.]</span>. Passando per la
+Città di Argos, volle Tito abboccarsi con
+<i>Apollonio Tianeo</i>, filosofo di gran grido
+in questi tempi, e di cui molte favole
+hanno spacciato i Gentili. Il pregò di
+dargli alcune regole per saper ben governare.
+Altro non gli diss'egli, se non
+d'imitar Vespasiano suo padre, e di ascoltar
+con pazienza Demetrio filosofo
+cinico, che facea professione di dir liberamente,
+e senz'adulazione o rispetto di
+alcuno, la verità; e che non s'inquietasse,
+se l'avesse ripreso di qualche fallo.
+Tito promise di farlo. Sarebbe da desiderare
+un filosofo sì fatto, e con tale
+autorità in ogni corte; e fors'anche in
+ogni paese si troverebbe volendolo. Ma
+è da temere che non si trovassero poi
+tanti Titi. Ebbe Tito sentore per istrada
+delle relazioni maligne portate di lui al
+padre (e forse n'era stato sotto mano
+autore l'invidioso Domiziano) con fargli
+anche sospettare che Tito non verrebbe,
+perchè macchinava cose più grandi.
+Allora egli s'affrettò, e in una nave
+da carico, quando men s'aspettava, arrivò
+in corte; e quasi rimproverando il
+padre ch'era uscito in fretta ad incontrarlo,
+un po' agramente gli disse: <i>Son
+venuto, Signor e Padre, son venuto.</i>
+</p>
+
+<p>
+Fu decretato il trionfo dal senato
+tanto a Vespasiano, quanto al figliuolo,
+e separatamente per la vittoria giudaica.
+Ma Vespasiano che amava il risparmio
+<span class="pagenum"><a name="Page_294" id="Page_294"></a>[294]</span>
+in tutte le occorrenze, nè potea sofferir
+tanta spesa, si contentò d'un solo che
+servisse ad amendue. Non s'era mai veduto
+in addietro un padre trionfar con
+un figlio: si vide questa volta. Memoria
+di questo trionfo tuttavia abbiamo nell'arco
+di Tito in Roma, dato anche alle
+stampe dal Bellorio, e vi si mira portato
+l'aureo candelabro del tempio di Gerusalemme.
+L'essersi felicemente terminate
+le guerre della Giudea e Germania, diede
+campo a Vespasiano di fabbricar il tempio
+della Pace, e di chiudere quello di
+Giano; giacchè per tutto l'imperio romano
+si godeva un'invidiabil calma.
+Questa specialmente tornò a fiorire in
+Roma insieme colla giustizia, per tanti
+anni in addietro bandita da essa, e vi
+risorse la quiete degli animi e l'allegria:
+tutti effetti del saggio e dolce governo di
+Vespasiano. Buon concetto si avea nei
+tempi andati di questo personaggio; ma,
+divenuto imperadore; superò di lunga
+mano l'aspettazion di ognuno <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 8.]</span>. Imperocchè
+tosto si accinse egli con vigore
+a ristabilire Roma e l'imperio, che tanto
+aveano patito sotto i precedenti, o principi
+o tiranni; nè si diede mai posa, finchè
+visse, per levare i disordini, e per
+abbellire quella gran città. Chiara cosa
+essendo che i passati affanni principalmente
+erano proceduti dall'avidità, insolenza
+e poca disciplina de' soldati, e
+soprattutto de' pretoriani, vi rimediò col
+cassare la maggior parte di quei di Vitellio,
+ed esigere rigorosamente la buona
+disciplina dai suoi propri. Per assicurarsi
+meglio del pretorio, cioè delle
+guardie del palazzo, con istupore di
+ognuno, creò lo stesso <i>Tito</i>, suo figliuolo
+e collega, prefetto del pretorio: carica
+sempre innanzi esercitata dai cavalieri,
+e che perciò divenne col tempo la più
+insigne ed apprezzata dopo la dignità
+imperiale <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>. La vita di Vespasiano era
+senza fasto. Il venerava ognuno come
+signore, ed egli amava all'incontro di
+<span class="pagenum"><a name="Page_295" id="Page_295"></a>[295]</span>
+comparir verso tutti piuttosto concittadino,
+e come persona tuttavia privata.
+Di rado abitava nel palazzo, più spesso
+negli orti sallustiani, luogo delizioso.
+Dava quivi benignamente udienza non
+solo ai senatori, ma agli altri ancora di
+qualsivoglia grado. Vigilantissimo, soleva
+avanti giorno, stando in letto, leggere le
+lettere e le memorie a lui presentate,
+ammettere i suoi familiari ed amici,
+quando si vestiva, e favellar con loro
+delle cose occorrenti. Uno di questi era
+<i>Plinio il Vecchio</i> <span class="fnote">[Plinius Junior, lib. 4, epist. 5.]</span>. Anche andando per
+istrada non rifiutava di parlare con chi
+avea bisogno di lui. Fra il giorno stavano
+aperte a tutti e senza guardia le porte
+della sua abitazione. Sempre interveniva
+al senato, mostrando il convenevol
+rispetto a quell'ordine insigne, nè v'era
+affare d'importanza che non comunicasse
+con loro. Sovente ancora, andava
+in piazza a rendere giustizia al popolo. E
+qualora per la sua avanzata età non potea
+portarsi al senato, gli partecipava i
+suoi sentimenti in iscritto, e incaricava
+i suoi figliuoli di leggerli. Nè solamente
+in ciò dava egli a conoscere la stima
+che facea del senato, ma eziandio col
+voler sempre alla sua tavola molti dei
+senatori, e coll'andar egli stesso non
+rade volte a pranzare in casa degli amici
+e dei familiari suoi. Sapeva dir delle burle,
+e pungere con grazia; nè s'avea a
+male, se altri facea lo stesso verso di
+lui. Dilettavasi massimamente di praticar
+colle persone savie, per le quali non vi
+era portiera, e fu udito dire <span class="fnote">[Philostratus, in Vita Apollonii Tyan.]</span>: <i>Oh potess'io
+comandare a dei saggi, e che anche
+i saggi potessero comandare a me!</i>
+Non mancavano neppure in que' tempi
+pasquinate e satire contro di lui; ma
+egli, benchè, ne fosse avvertito, non se
+<span class="pagenum"><a name="Page_296" id="Page_296"></a>[296]</span>
+ne alterava punto, seguitando, ciò non
+ostante, a far ciò che riputava utile alla
+repubblica. Allorchè Vespasiano era in
+Grecia col pazzo Nerone <span class="fnote">[Dio, lib. 66. Suetonius, in Vespasiano, cap. 14.]</span>, vedendolo
+un dì nel teatro prorompere in parole,
+e gesti indecenti alla sua dignità, non
+seppe ritenersi dal fare un cenno di stupore
+e disapprovazione. Febo, liberto di
+Nerone, osservato ciò, se gli accostò, e
+dissegli che un par suo non istava bene
+in quel luogo. <i>Dove, volete ch'io vada?</i>,
+disse allora Vespasiano. E il superbo ed
+insolente liberto replicò, <i>che andasse alle
+forche.</i> Costui ebbe tanto ardire di
+presentarsi, davanti a lui, già divenuto
+imperadore, per addurre delle scuse.
+Altro male non gli fece Vespasiano, se
+non di dirgli, <i>che se gli levasse davanti,
+e andasse alle forche</i>. Con rara pazienza
+sofferiva egli che gli si dicesse la verità,
+e godeva quel bel privilegio, tanto esaltato
+da Cicerone in Giulio Cesare, di
+dimenticar le ingiurie. Maritò molto decorosamente
+tre figliuole di Vitellio; e
+benchè si trovasse più d'uno che macchinò
+congiure contra di un principe
+sì buono, contuttociò niuno mai gastigò
+se non coll'esilio, solendo anche dire,
+<i>che compativa la pazzia di coloro, i quali
+aspiravano all'imperio, perchè non
+sapevano che aggravio e spine l'accompagnassero</i>.
+Però sua usanza fu di guadagnar
+coi benefizii, e non di rimeritar coi
+gastighi, chi era stato ministro della crudeltà
+de' tiranni, perchè volea credere
+che avessero così operato più per paura
+che per malizia. E questo per ora basti
+de' costumi di Vespasiano. Ne riparleremo
+andando innanzi, come potremo,
+giacchè si son perdute le storie di Tacito,
+e con ciò a noi manca il filo cronologico
+delle azioni di questo principe.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_297" id="Page_297"></a>[297]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXII" id="LXXII"></a>LXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Vespasiano Augusto</span> per la quarta volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Dappoichè <i>Muciano</i> venuto a Roma
+cominciò a godere de' primi onori, il governo
+della Siria fu dato da Vespasiano
+a <i>Cesennio Peto.</i> Scriss'egli a Roma, che
+<i>Antioco re della Comagene</i>, il più ricco
+dei re sudditi di Roma, con <i>Epifane</i> suo
+figliuolo teneva dei trattati secreti con
+<i>Vologeso</i> re dei Parti, disegnando di rivoltarsi.
+Dubita Giuseppe Ebreo <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaico, lib. 7.]</span>, se
+Antioco fosse di ciò innocente, o reo, ed
+inclina piuttosto al primo. Peto gli volea
+poco bene; e potè ordir questa trama.
+Vespasiano, a cui troppo era difficile il
+chiarire la verità, nè volea trascurar
+l'affare, essendo di somma importanza
+quella provincia per le frontiere della
+Soria e dell'imperio romano: mandò
+ordine a Peto di far ciò ch'egli credesse
+più convenevole, e giusto in tal congiuntura.
+Pertanto unitosi quel governatore
+con <i>Aristobolo re di Calcide</i>, e con <i>Soemo
+re di Emessa</i>, entrò coll'esercito
+nella Comagene. A questa inaspettata mossa
+Antioco si ritirò con tutta la sua famiglia,
+e senza voler far fronte all'armi romane,
+lasciò che Peto entrasse in Samosata
+capitale dei suoi Stati. Epifane e Callinico
+suoi figliuoli, prese le armi, fecero
+qualche resistenza; ma tardarono poco i
+lor soldati a rendersi ai Romani. Si rifuggirono
+essi alla corte di Vologeso,
+re dei Parti, che gli accolse, non già come
+esiliati, ma come principi. Antioco
+lor padre fuggì nella Cilicia. Peto inviò
+gente, a cercarlo, ed essendo stato colto
+a Tarsi, fu caricato di catene, per essere
+condotto a Roma. Nol permise Vespasiano,
+e spedì ordini che fosse rimesso in
+libertà, e che potesse abitare a Sparta,
+dove gli facea somministrar tutto l'occorrente,
+<span class="pagenum"><a name="Page_298" id="Page_298"></a>[298]</span>
+acciocchè vivesse da par suo.
+Per intercessione poi di Vologeso, ai
+di lui figliuoli fu permesso di venire a Roma.
+Vi venne anche Antioco, e tutti riceverono
+trattamento onorevole, senza più
+riaver quegli Stati. Siamo assicurati da
+Svetonio <span class="fnote">[Suet., in Vespasiano, c. 8.]</span> che la Comagene, siccome
+ancora la Tracia, la Cilicia e la Giudea
+furono ridotte in provincie sotto Vespasiano,
+cioè immediatamente governate
+dagli uffiziali romani. Ma non tutto ciò
+avvenne sotto il presente anno. Fece in
+questi tempi Vologeso re de' Parti istanza
+d'aiuti ai Vespasiano, perchè gli Alani,
+feroce popolo della Tartaria, entrati
+nella Media, obbligarono a fuggirne <i>Pacoro
+re</i> di quel paese, e <i>Tiridate re dell'Armenia</i>,
+minacciando anche il dominio
+di Vologeso. Non si volle mischiar Vespasiano
+negli affari di que' Barbari; e
+forse di qua venne qualche alterazion di
+animo fra di loro. Sappiamo da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>,
+aver quel superbo re scritta una lettera
+con questo titolo: <i>Arsace re dei re a
+Vespasiano</i>, senza riconoscerlo per imperador
+de' Romani. Vespasiano, lungi
+dal farne rimprovero o doglianza alcuna,
+gli rispose nel medesimo tenore: <i>Ad Arsace
+re dei re, Vespasiano</i>. Credesi <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, c. 17.]</span>
+che in questi tempi avvenisse qualche
+guerra nella Bretagna, dov'era andato
+per governatore <i>Petilio Cereale</i>, con far
+quivi l'armi romane nuove conquiste.
+</p>
+
+<p>
+Seguitava intanto Vespasiano a far
+dei saggi regolamenti <span class="fnote">[Suet., in Vespasiano, c. 9.]</span> per levare gli abusi,
+e rimettere il buon ordine in Roma.
+Osservate alcune persone indegne ne' due
+nobili ordini senatorio ed equestre, le
+levò via; e perchè era scemato di molto
+il numero dei medesimi senatori e cavalieri,
+per la crudeltà de' regnanti precedenti,
+aggregò a quegli ordini le famiglie
+e persone più riguardevoli e degne,
+non tanto di Roma, quanto dell'Italia e
+dell'altre provincie. Trovò che le liti civili
+<span class="pagenum"><a name="Page_299" id="Page_299"></a>[299]</span>
+erano cresciute a dismisura, andavano
+in lungo e si eternavano anche talvolta:
+male non forestiere anche in altri tempi
+e in altri luoghi. Cercò di rimediarvi
+con eleggere varii giudici, che le sbrigassero
+senz'attendere le formalità e lunghezze
+ordinarie del foro. Per mettere
+freno alla libidine delle donne libere che
+sposavano gli schiavi, rinnovò il decreto
+che anch'esse, perduta la libertà, divenissero
+schiave. Per frastornar coloro
+che prestavano danaro ad usura ai figliuoli
+di famiglia, vietò il poterlo esigere dopo
+la morte dei padri. Ma nulla più contribuì
+alla correzion de' costumi e a far
+cessare il soverchio lusso de' Romani,
+che l'esempio dell'imperadore stesso.
+Parca era la mensa sua; semplice e non
+mai pomposo il suo vestire; sicura dal
+di lui potere l'altrui onestà. Il disapprovar
+egli colle parole e coi fatti gli eccessi
+introdotti, più che le leggi e i gastighi,
+ebbe forza d'introdurre la riforma dei
+costumi nella nobiltà, e in chiunque desiderava
+d'acquistare o conservar la grazia
+di lui. Aveva <span class="fnote">[Suet., in Vespasiano, c. 8.]</span> egli conceduta una
+carica ad un giovane. Andò costui per
+ringraziarlo tutto profumato. Questo bastò
+perchè Vespasiano, guatandolo con
+disprezzo, gli dicesse: <i>Avrei avuto più
+caro che tu puzzassi d'aglio;</i> e gli
+levò la patente. Oltre a ciò, per guarire
+l'altrui vanità e superbia col proprio esempio,
+parlava egli stesso della bassezza
+della prima sua fortuna, e si rise di
+chi avea compilata una genealogia piena
+di adulazione, per mostrare <span class="fnote">[Idem, cap. 12.]</span> ch'egli
+discendeva dai primi fondatori della città
+di Rieti sua patria, e da Ercole. Anzi talora
+nella state andava a passar qualche
+giorno nella villa, dov'egli era nato, fuori
+di Rieti, senza voler mai che a quel luogo
+si facesse mutazione alcuna, per ben
+ricordarsi di quello ch'egli fu una volta.
+E in memoria di <i>Tertulla</i> sua avola paterna,
+che l'avea allevato, nei dì solenni
+<span class="pagenum"><a name="Page_300" id="Page_300"></a>[300]</span>
+e festivi solea bere in una tazza d'argento
+da lei usata.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXIII" id="LXXIII"></a>LXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Cesare</span> per la seconda
+volta, e <span class="sc">Marco Valerio Messalino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Console ordinario fu in quest'anno
+<i>Domiziano</i> <span class="fnote">[Suet., in Domiziano, cap. 2.]</span>, non già per li meriti suoi
+nè per elezione del saggio suo padre, ma
+perchè il buon Tito suo fratello, disegnato
+per sostenere anche nell'anno presente
+sì riguardevol dignità, la cedette a lui,
+e pregò il padre di contentarsene. E
+si vuol qui appunto avvertire che esso
+Tito era in tutti gli affari il braccio diritto
+del vecchio padre <span class="fnote">[Idem, in Tito, cap. 6.]</span>. A nome di
+lui dettava egli le lettere e gli editti, e per
+lui recitava in senato le determinazioni
+occorrenti. Secondochè s'ha dalla cronaca
+d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, circa questi tempi
+(se pur ciò non fu più tardi) l'Acaia,
+la Licia, Rodi, Bizanzio, Samo ed altri
+luoghi di Oriente perderono la lor libertà,
+perchè se ne abusavano in danno
+lor proprio per le sedizioni e nemicizie
+regnanti fra i cittadini. Non si mandava
+colà proconsole o governatore romano
+in addietro, lasciando che si governassero
+coi propri magistrati e colle lor
+leggi. Da qui innanzi furono sottoposti
+al governo del presidente inviato da
+Roma, e a pagare i tributi al pari dell'altre
+provincie. Per attestato ancora
+di Filostrato <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon. Tyan.]</span>, <i>Apollonio Tianeo</i>, filosofo
+rinomato di questi tempi, grande
+strepito fece contra di Vespasiano, perchè
+avesse tolta alla Grecia quella libertà
+che Nerone, tuttochè principe sì cattivo,
+le avea restituita. Ma Vespasiano il
+lasciò gracchiare, dicendo <i>che i Greci
+aveano disimparato il governarsi da
+<span class="pagenum"><a name="Page_301" id="Page_301"></a>[301]</span>
+gente libera</i>. Il Calvisio, il Petavio, il
+Bianchini ed altri, non per certa cognizione
+del tempo, ma per mera congettura,
+riferiscono a quest'anno la cacciata
+de' <i>filosofi</i> da Roma: risoluzione che par
+contraria alla saviezza di Vespasiano, ma
+che fu fondata sopra giusti motivi. Le
+diede impulso <i>Elvidio Prisco</i> nobile senatore
+romano, e professore della più
+rigida filosofia degli stoici, la qual era
+allora più dall'altre in voga presso i Romani.
+A questo personaggio fa un grande
+elogio Cornelio Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Historiar., lib. 4, cap. 5.]</span>, con dire,
+aver egli studiata quella filosofia, non già
+per vanità, come molti faceano, nè per
+darsi all'ozio, ma per provvedersi di
+costanza ne' varii accidenti della vita, per
+sostenere con equità e vigore i pubblici
+uffizii, e per operar sempre il bene, e
+fuggire il male. Perciò s'era acquistato
+il concetto d'essere buon cittadino, buon
+senatore, buon marito, buon genero,
+buon amico, sprezzator delle ricchezze,
+inflessibile nella giustizia, ed intrepido
+in qualsivoglia sua operazione. Anche
+Ariano <span class="fnote">[Arrian., in Epictet.]</span>, Plinio <span class="fnote">[Plinius junior., lib. 4, epist. 23.]</span> il giovane e Giovenale
+furono liberali di lodi verso di
+Prisco. Ma egli era troppo invanito dell'amor
+della gloria, cercandola ancora
+per vie mancanti di discrezione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>. Gli
+esempli di <i>Trasea Peto</i>, suocero suo, uomo
+da noi veduto lodatissimo ne' tempi
+addietro, gli stavano sempre davanti agli
+occhi, per parlare francamente ove si
+trattava del pubblico bene. Ma non sapea
+imitarlo nella prudenza. Trasea, ancorchè
+avesse in orrore i vizii e le tirannie
+di Nerone, pure nulla dicea o facea che
+potesse offenderlo. Solamente talvolta
+si ritirò dal senato, per non approvare
+le di lui bestialità e crudeltà: il che poi
+gli costò la vita.
+</p>
+
+<p>
+Ma <i>Elvidio</i> si facea gloria di parlar
+con vigore e libertà senza riguardo alcuno.
+Così operò sotto Galba, sotto Vitellio;
+<span class="pagenum"><a name="Page_302" id="Page_302"></a>[302]</span>
+ma più usò di farlo sotto Vespasiano,
+quasichè la bontà di questo principe
+dovesse servire di passaporto alla
+soverchia licenza delle sue parole. Il
+peggio fu ch'egli, scoprendosi nemico
+della monarchia, tenendo sempre il partito
+del popolo, non si facea scrupolo di
+darsi in pubblico e in privato a conoscere
+per persona che odiava Vespasiano.
+Allorchè questo principe arrivò a Roma,
+ito a salutarlo, non gli diede altro nome
+che quello di Vespasiano. Essendo pretore
+nell'anno 70, in niuno de' suoi editti
+mai mise parola in onore di lui, anzi nè
+pure il nominò. Ma questo era poco.
+Sparlava di lui dappertutto, lodava solamente
+il governo popolare, e Bruto e Cassio;
+formava anche delle fazioni contra
+del dominio cesareo. Andò così innanzi
+l'ostentazione di questo suo libero parlare,
+che nel senato medesimo giunse
+a contrastare e garrire insolentemente
+collo stesso Vespasiano, quasichè fosse
+un suo eguale <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 15.]</span>; perlochè, d'ordine dei
+tribuni della plebe, fu preso e consegnato
+ai littori, o sia ai sergenti della giustizia.
+Il buon Vespasiano, a cui forte dispiaceva
+di perdere un sì fatt'uomo, eppur
+non credea bene d'impedire il riparo alla
+di lui insolenza, uscì di senato quel
+dì piangendo e con dire: <i>O mio figliuolo
+mi succederà, o niun altro:</i> volendo
+forse indicare che Elvidio con
+quelle sue impertinenti maniere additava
+di pretendere all'imperio. Pure la clemenza
+di Vespasiano non permise che si
+decretasse ad uomo sì turbolento, che
+inquietava e screditava il presente governo,
+e mostravasi tanto capace di sedizioni,
+se non la pena dell'esilio. Ma
+perchè verisimilmente neppur si seppe
+contener da lì innanzi la lingua di questo
+imprudente filosofo, fu (non si sa in
+qual anno) condannato a morte dal senato,
+e mandata gente ad eseguire il decreto.
+Vespasiano spedì ordini appresso per
+salvargli la vita; ma gli fu fatto falsamente
+credere che non erano arrivati a
+<span class="pagenum"><a name="Page_303" id="Page_303"></a>[303]</span>
+tempo. Probabilmente <i>Muciano</i>, che men
+di Vespasiano amava Elvidio, il volle
+tolto dal mondo con questa frode. E fu
+appunto in tale occasione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> ch'esso
+Muciano persuase all'imperatore di cacciar
+via da Roma tutti i filosofi, e massimamente
+coloro che professavano la
+filosofia stoica, maestra della superbia.
+Imperciocchè, oltre al rendersi da questa
+gli uomini grandi estimatori di sè stessi
+e sprezzatori degli altri, i seguaci di essa
+altro non faceano allora che declamar
+nelle scuole, e fors'anche in pubblico,
+contra dello stato monarchico, e in favore
+del popolare, svergognando una
+scienza che dee inspirare l'ossequio e la
+fedeltà verso qualsivoglia regnante. E
+tanto più dovea farlo allora Elvidio, che
+ai precedenti tiranni era succeduto un
+buon principe, quale ognun confessa che
+fu Vespasiano, e la sua vita il dimostra.
+Fra gli altri andarono relegati nelle isole
+<i>Ostilio</i> e <i>Demetrio</i> filosofi anch'essi. Portata
+al primo la nuova del suo esilio,
+mentre disputava contra dello stato monarchico,
+maggiormente s'infervorò a
+dirne peggio, benchè dipoi mutasse parere.
+Ma Demetrio, siccome professore
+della filosofia cinica, o sia canina, che si
+gloriava di mordere tutti, e di non portare
+rispetto ai difetti e falli di chicchessia <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 13.]</span>,
+dopo la condanna vedendo
+venir per via Vespasiano, nol salutò,
+e neppur si mosse da sedere, e fu anche
+udito borbottar delle ingiurie contro
+di lui. Il paziente principe passò oltre,
+solamente dicendo: <i>Ve' che cane!</i>
+Nè mutò registro, ancorchè Demetrio
+continuasse a tagliargli addosso i panni;
+perciocchè avvisato di tanta tracotanza,
+pure non altro gli fece dire all'orecchio
+se non queste poche parole:
+<i>Tu fai quanto puoi perch'io ti faccia
+ammazzare: ma io non mi perdo ad
+uccidere can che abbaia.</i> Per attestato
+di Dione, il solo <i>Caio Musonio Rufo</i>, cavaliere
+romano, eccellente filosofo stoico,
+<span class="pagenum"><a name="Page_304" id="Page_304"></a>[304]</span>
+non fu cacciato di Roma: il che non
+s'accorda colla Cronica di Eusebio, da
+cui abbiamo che Tito, dopo la morte del
+padre, il richiamò dall'esilio.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXIV" id="LXXIV"></a>LXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la quinta
+volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> per la terza.
+</p>
+
+<p>
+A <i>Tito Cesare</i>, che dimise il consolato,
+succedette nelle calende di luglio
+<i>Domiziano Cesare</i> suo fratello. Terminarono
+in quest'anno <i>Vespasiano</i> e <i>Tito</i>
+il censo, o sia la descrizione de' cittadini
+romani ch'essi aveano già cominciato
+come censori negli anni addietro. E questo
+fu l'ultimo de' censi fatti dagl'imperadori
+romani. Scrive Plinio il vecchio <span class="fnote">[Plinius, Histor. Natural., lib. 7, cap. 49.]</span>,
+che in tale occasione si trovarono
+fra l'Apennino e il Po molti vecchi
+di riguardevol età. Cioè tre in Parma di
+cento venti, e due di cento trenta anni;
+in <i>Brescello</i> uno di cento venticinque; in
+<i>Piacenza</i> uno di cento trentuno; in <i>Faenza</i>
+una donna di cento trentadue; in
+<i>Bologna</i> e <i>Rimini</i> due di cento cinquanta
+anni, se pure non è fallato, come possiam
+sospettare, il testo. Aggiugne essersi trovati
+nella <i>Regione ottava dell'Italia</i>,
+ch'egli determina da Rimini sino a Piacenza,
+cinquantaquattro persone di cento
+anni; quattordici di cento dieci; due di
+cento venticinque; quattro di cento trenta;
+altrettanti di cento trentacinque, o
+cento trentasette, e tre di cento quaranta.
+Dal che probabilmente può apparire
+qual fosse tenuta allora per la più salutevol
+aria d'Italia. Se in altre parti
+d'Italia si fossero osservate somiglianti
+età, non si sa vedere perchè Plinio l'avesse
+taciuto. Circa questi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 66. Sueton., in Vespasiano, cap. 3.]</span> mancò
+di vita Cenide, donna carissima a Vespasiano,
+liberta di Antonia, madre di Claudio
+Augusto. Avea Vespasiano avuta per
+<span class="pagenum"><a name="Page_305" id="Page_305"></a>[305]</span>
+moglie <i>Flavia Domitilla</i>, che gli partorì
+<i>Tito</i> e <i>Domiziano</i>. Morta costei, ebbe per
+sua amica questa Cenide, e creato anche
+imperatore la tenne quasi per sua moglie,
+amandola non solamente per la sua
+fedeltà e disinvoltura, e per molti benefizii
+da lei ricevuti quando era privato,
+ma ancora perchè gli serviva di sensale
+per far danari. Era l'avarizia forse l'unico
+vizio per cui universalmente veniva
+proverbiato questo imperadore <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 3.]</span>. Mostravasi
+egli non mai contento di danaro.
+A questo fine rimise in piedi alcune imposte
+e gabelle, abolite già da Galba; ne
+aggiunse delle nuove e gravi; accrebbe
+i tributi che si pagavano dalle provincie,
+ed alcune furono tassate il doppio. Lasciavasi
+anche tirare a far un mercimonio
+vergognoso per un par suo, col comperar
+cose a buon mercato, per venderle poi
+caro. Cenide anch'essa l'aiutava ad empiere
+la borsa. A lei si accostava chiunque
+ricercava sacerdozi e cariche civili e
+militari, accompagnando le suppliche con
+esibizioni proporzionate al profitto dei
+posti desiderati. Nè si badava, se questi
+concorrenti fossero o non fossero uomini
+dabbene, purchè se ne spremesse del
+sugo. Si vendevano in questa maniera
+anche l'altre grazie del principe; e le
+pene, per chi potea, venivano riscattate
+col danaro. Di tutto si credeva consapevole
+e partecipe Vespasiano. E tanto egli
+si lasciava vincere da questa avidità, che
+cadeva in bassezze <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 23. Dio,
+lib. 66.]</span>. Avendo i deputati
+di una città chiesta licenza di alzare
+in onor suo una statua, la cui spesa
+ascenderebbe a venticinquemila dramme,
+per far loro conoscere che amerebbe
+più il denaro in natura, stese la mano
+aperta con dire: <i>Eccovi la base dove potete
+mettere la vostra statua.</i> Era egli
+stesso il primo a porre in burla questa
+sua sete d'oro per coprirne la vergogna,
+e si rideva di chi poco approvava le sue
+vili maniere per adunarne. Uno di questi
+<span class="pagenum"><a name="Page_306" id="Page_306"></a>[306]</span>
+fu suo figliuolo Tito, che non potendo
+sofferire una non so quale imposta,
+da lui messa sopra l'orina, seriamente
+gliene parlò, con chiamar fetente quell'aggravio.
+Aspettò Vespasiano che gli
+portassero i primi frutti di quell'imposta,
+e fattili fiutare al figlio, dimandò <i>se quell'oro
+sapea di cattivo odore</i>. Un giorno,
+ch'egli era per viaggio in lettiga, si fermò
+il mulattiere con dire che bisognava
+ferrar le mule. Sospettò egli dipoi
+inventato da costui un tal pretesto, per
+dar tempo ad un litigante di parlargli,
+e di esporre le sue ragioni. E però gli
+domandò poi <i>quanto avesse guadagnato
+a far ferrare le mule, perchè voleva esser
+a parte del guadagno</i>. Questo forse
+disse per burla. Ma da vero operò egli
+con uno de' suoi più cari cortigiani, che
+gli avea fatta istanza di un posto per
+persona da lui tenuta in luogo di fratello.
+Chiamato a sè quel tale, volle da lui
+il danaro pattuito con fargli la grazia.
+Avendo poscia il cortigiano replicate le
+preghiere, siccome non informato della
+beffa, Vespasiano gli disse: <i>Va a cercare
+un altro fratello, perchè il proposto da
+te, non è tuo, ma mio fratello</i>.
+</p>
+
+<p>
+Tale era l'industria e continua cura
+di Vespasiano per ammassar danari, cura
+in lui biasimata, e non senza ragione
+dagli storici di allora, e più dai sudditi.
+Credevano alcuni, che dal suo naturale
+fosse egli portato a questa debolezza: ed
+altri, che Muciano gliel'avesse inspirata,
+con rappresentargli che nell'erario ben
+provveduto consisteva la forza e la salute
+della repubblica, sì pel mantenimento
+delle milizie, come per ogni altro bisogno.
+Tuttavia il brutto aspetto di questo
+vizio si sminuisce di molto al sapere, come
+osservarono Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 16.]</span> e Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>,
+che Vespasiano non fece mai morire persona
+per prendergli la roba, nè mai per
+via d'ingiustizie occupò l'altrui. Quel
+che è più, non amava, nè cercava egli le
+ricchezze, per impiegarle ne' suoi piaceri,
+<span class="pagenum"><a name="Page_307" id="Page_307"></a>[307]</span>
+perchè sempre fu moderatissimo in tutto,
+nè poteva spendere senza necessità, contento
+di poco. Appariva eziandio chiaramente,
+quanto egli fosse lontano dal covare
+con viltà il danaro, perciocchè lo
+dispensava allegramente e con saviezza
+in tutti i bisogni del pubblico, e in benefizio
+de' popoli. Sapeva regalare chi lo
+meritava <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 16.]</span>, sovvenire a' nobili caduti
+in povertà; anzi la sua liberalità si stendeva
+a tutti. Promosse con somma attenzione
+le arti e le scienze, favorendo
+in varie maniere chi le coltivava; e fu
+il primo che istituisse in Roma scuole
+d'eloquenza greca e latina, con buon
+salario pagato dal suo erario. Prendeva
+al suo servigio i migliori poeti ed artifici
+che si trovassero, e tutti erano partecipi
+della sua munificenza. A lui premeva
+specialmente che il minuto popolo potesse
+guadagnare. A questo fine faceva
+di quando in quando de' magnifici conviti;
+e ad un valente artefice, che gli
+si era esibito di trasportare con poca
+spesa molte colonne, diede bensì un regalo,
+ma di lui non si volle servire, per
+non defraudare di quel guadagno la plebe.
+In Roma edificò degli acquidotti,
+alzò uno smisurato colosso, nè solamente
+fece di pianta varie fabbriche insigni,
+ma eziandio rifece le già fatte dagli
+altri, mettendovi non già il nome suo,
+ma quel de' primi fondatori. Erano per
+cagion de' tremuoti cadute, o per gl'incendi
+molto sformate, assaissime città
+dell'imperio romano. Egli alle sue spese
+le rifece, e più belle di prima. La stessa
+attenzione ebbe per fondar delle colonie
+in varie città, e per risarcir le pubbliche
+strade dell'imperio <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span>. Restano tuttavia
+molte iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscription. Thesaurus
+Novus Veter. Inscription. Muratorian.]</span> per testimonianza di
+ciò. Gli convenne per questo tagliar
+montagne e rompere vasti macigni; e
+per tutto si lavorava senza salassar le
+borse de' popoli. Rallegrava ancora il
+<span class="pagenum"><a name="Page_308" id="Page_308"></a>[308]</span>
+popolo colla caccia delle fiere negli anfiteatri,
+ma abborriva i detestabili combattimenti
+de' gladiatori. Aggiungasi, per
+testimonianza di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, Annal.]</span>, che Vespasiano
+mai non volle profittar dei beni
+di coloro che aveano prese l'armi contra
+di lui, ma li lasciò ai lor figliuoli o
+parenti. Ed ecco ciò che può servire,
+non già per assolvere questo principe
+da ogni taccia in questo particolare, ma
+bensì per iscusarlo, meritando bene il
+buon uso che egli facea del denaro, che
+si accordi qualche perdono alle indecenti
+maniere da lui tenute per raunarlo. Se
+non è scorretto il testo di Plinio il vecchio <span class="fnote">[Plinius, Histor. Natur., lib. 3, c. 5.]</span>,
+abbiamo da lui, che in questi
+tempi misurato il circondario delle mura
+di Roma, si trovò esser di tredici
+miglia dugento passi. Un gran campo
+occupavano poi i borghi suoi.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXV" id="LXXV"></a>LXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la sesta
+volta, e <span class="sc">Tito Cesare</span> per la quarta.
+</p>
+
+<p>
+Nelle calende di luglio furono sostituiti
+nel consolato <i>Flavio Domiziano Cesare</i>
+per la quarta volta, e <i>Marco Licinio
+Muciano</i> per la terza. In gran favore
+continuava Muciano ad essere presso di
+Vespasiano <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, c. 23.]</span>. Naturalmente superbo,
+e più perchè alzato ai primi onori, sapea
+ben far valere la sua autorità <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesian.]</span>. Sopra
+gli altri della corte pretendea d'essere
+ossequiato e rispettato. Verso chi gli
+mostrava anche ogni menomo segno di
+distinzione in onorarlo, andava all'eccesso
+in procurargli posti ed avanzamenti.
+Guai all'incontro a chi, non dirò gli
+facea qualche affronto od ingiuria, ma
+solamente lasciava di onorarlo; l'odio
+<span class="pagenum"><a name="Page_309" id="Page_309"></a>[309]</span>
+di Muciano contra di lui diveniva implacabile.
+Costui pubblicamente era perduto
+nelle disonestà, e vantava tuttodì i
+gran servigi da lui prestati a Vespasiano:
+suo dono chiamava ancora quel diadema
+ch'egli portava in capo. A tanto giunse
+talvolta questa sua boria, e la fiducia
+de' meriti propri, che nemmeno portava
+rispetto allo stesso imperadore. E pure
+nulla più fece risplendere, che magnanimo
+cuore fosse quel di Vespasiano,
+quanto la pazienza sua in sopportare
+quest'uomo, temendo egli sempre di
+contravvenire alla gratitudine se l'avesse
+disgustato, non che punito. Anzi neppure
+osava di riprenderlo in faccia; ma
+solamente con qualche comune amico
+talora sfogandosi, disapprovava la di lui
+maniera di vivere, e diceva: <i>Son pur
+uomo anch'io:</i> tutto acciocchè gli fosse
+riferito, per desiderio che si emendasse <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, c. 14. Dio, lib. 66.]</span>.
+Fu anche dagli amici consigliato
+Vespasiano di guardarsi da <i>Melio Pomposiano</i>;
+perchè egli fatto prendere il
+proprio oroscopo, si vantava che sarebbe
+un dì imperadore. Lungi dal fargli male,
+Vespasiano il creò console (noi non ne
+sappiamo l'anno) dicendo più probabilmente
+per burla che da senno; <i>Costui
+si ricorderà un giorno del bene che gli
+ho fatto</i>. Dedicò esso Augusto, cioè fece
+la solennità di aprire e consecrare il
+tempio della Pace, da lui fabbricato in
+Roma in vicinanza della piazza pubblica,
+per ringraziamento a Dio della tranquillità
+donata al romano imperio, e particolarmente
+a Roma, dopo tanti torbidi
+tempi patiti sotto i precedenti tiranni.
+Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 36, cap. 15.]</span> chiama questa tempio <i>una
+delle più belle fabbriche che mai si fossero
+vedute</i>. Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 1, c. 14.]</span> anch'egli scrive,
+ch'esso era <i>il più vasto, il più vago
+e il più ricco edifizio che si avesse in
+Roma. Immensi erano ivi gli ornamenti
+d'oro e d'argento;</i> e fra gli altri vi furono
+<span class="pagenum"><a name="Page_310" id="Page_310"></a>[310]</span>
+messi il candelabro <span class="fnote">[Joseph., de Bello Judaic., lib. 7, c. 14.]</span> insigne e
+gli altri vasi portati da Gerusalemme
+dopo la distruzione di quel ricchissimo
+tempio. Ma che? questa mirabil fabbrica
+circa cento anni dipoi, regnante Commodo
+Augusto, per incendio, o casuale
+o sacrilego, rimase affatto preda delle
+fiamme.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXVI" id="LXXVI"></a>LXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Clemente</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la
+settima volta e <span class="sc">Tito Cesare</span> per la quinta.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo sufficienti lumi per credere
+sostituito all'uno di questi consoli nelle
+calende di luglio <i>Domiziano Cesare</i>, probabilmente
+per la cessione di <i>Tito</i> suo
+fratello. Secondo il Panvino <span class="fnote">[Panvin., in Fastis.]</span>, succedette
+ancora all'altro console ordinario
+<i>Tito Plautio Silvano</i> per la seconda volta.
+Ma non altro fondamento ebbe quel dotto
+uomo di assegnare all'anno presente il
+secondo consolato di costui, se non il
+sapere ch'egli due volte fu console. Che
+nel gennaio di quest'anno nascesse <i>Adriano</i>,
+il qual poscia divenne imperadore,
+l'abbiamo da Sparziano. Fiorì ancora
+in questi tempi, per attestato di
+Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span>, <i>Quinto Asconio Pediano</i>,
+storico di molto credito; di cui restano
+tuttavia alcuni Commenti alle Orazioni
+di Cicerone. In età di anni settantatrè
+divenne cieco questo letterato, e ne sopravvisse
+dodici altri, tenuto sempre in
+grande stima da tutti. Era in questi tempi
+governator della Bretagna <i>Giulio Frontino</i>,
+e gli riuscì di sottomettere i popoli
+Siluri in quella grand'isola all'imperio
+romano. Era venuto a <i>Roma Agrippa</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>
+<i>re dell'Iturea</i>, figliuolo di <i>Agrippa
+il grande</i>, stato già re della Giudea; avea
+<span class="pagenum"><a name="Page_311" id="Page_311"></a>[311]</span>
+condotto seco <i>Berenice</i> o sia <i>Beronice</i>
+sua sorella, giovane di bellissimo aspetto,
+già maritata con <i>Erode re di Calcide</i>
+suo zio <span class="fnote">[Joseph., Antiq. Judaic., lib. 18.]</span>, e poscia con <i>Polemone re di
+Cilicia</i>. Se n'invaghì Tito Cesare. Forse
+anche era cominciata la tresca allorchè
+egli fu alla guerra contra de' Giudei. Agrippa
+ottenne il grado di pretore. Berenice
+alloggiata nel palazzo imperiale,
+dopo aver guadagnato Vespasiano a forza
+di regali, sì fattamente s'insinuò nella
+grazia di Tito, che sperava ormai di
+cangiar l'amicizia in matrimonio; e già
+godeva un tal trattamento e autorità,
+come s'ella fosse stata vera moglie di
+lui. Ma perciocchè, secondo le leggi romane,
+era vietato ai nobili romani di
+sposar donne di nazion forestiera, o sia
+barbara (barbari erano allora appellati
+i popoli tutti non sudditi al romano imperio)
+o pure perchè i re, tuttochè sudditi
+di Roma, erano tenuti in concetto
+di tiranni; il popolo romano altamente
+mormorava di questa sua amicizia, e
+molto più della voce sparsa, che fosse
+per legarsi seco pienamente col vincolo
+matrimoniale. Ebbe Tito cotal possesso
+sopra la sua passione, e sì a cuore il
+proprio onore, che arrivò a liberarsene,
+con farla ritornare al suo paese. Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tito, cap. 7.]</span>
+attribuisce a Tito questa eroica
+azione, dappoichè egli fu creato imperadore,
+laddove Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> ne parla circa
+questi tempi. Ma aggiugnendo esso Dione,
+che Berenice, dopo la morte di Vespasiano,
+ritornò a Roma, sperando allora
+di fare il suo colpo, e che, ciò non
+ostante, rimase delusa, si accorda facilmente
+l'asserzione dell'uno e dell'altro
+storico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_312" id="Page_312"></a>[312]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXVII" id="LXXVII"></a>LXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cleto</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la ottava
+volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> per la sesta.
+</p>
+
+<p>
+Fu nelle calende di luglio conferito
+il consolato a <span class="sc">Domiziano Cesare</span> per la
+sesta volta ed a <span class="sc">Gneo Giulio Agricola</span>,
+cioè a quel medesimo, di cui Cornelio
+Tacito suo genero ci ha lasciata la vita.
+Terminò in quest'anno <span class="sc">Caio Plinio Secondo</span> <span class="fnote">[Plinius Senior, in Praefatione.]</span>
+veronese, i suoi libri della
+Storia Naturale, e li dedicò a Tito Cesare,
+ch'egli nomina console per la sesta
+volta, e dà a conoscere quanto amore
+quel buon principe avesse per lui, e quanta
+stima per li suoi libri. S'è salvata dalle
+ingiurie de' tempi quest'opera delle
+più insigni ed utili dell'antichità, perchè
+tesoro di grande erudizione; ma è da
+dolersi che sia pervenuta a noi alquanto
+difettosa, e che per la mancanza d'antichi
+codici non sia possibile il renderne
+più sicuro ed emendato il testo. Anche
+ai tempi di Simmaco camminava scorretta
+questa istoria, siccome consta da
+una sua lettera ad Ausonio. Son periti
+altri libri di Plinio, ma non di tanta
+importanza, come il suddetto. Abbiamo
+dalla cronica di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, essere stata
+nell'anno presente, o pure nel seguente,
+sommamente afflitta Roma da una pestilenza
+così fiera, che per molti dì si
+contarono dieci mila persone morte per
+giorno: se pur merita fede strage di tanto
+eccesso. Ma questo flagello forse s'ha
+da riferire all'anno 80, regnando Tito.
+Verso questi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> bensì capitarono
+a Roma segretamente due filosofi cinici,
+che, secondo il loro costume, si faceano
+belli con dir male d'ognuno. <i>Diogene</i> si
+appellava l'un d'essi, nome probabilmente
+da lui preso, per assomigliarsi in
+<span class="pagenum"><a name="Page_313" id="Page_313"></a>[313]</span>
+tutto all'altro antico sì famoso che fu
+a' tempi di Alessandro Magno. Costui
+perchè nel pubblico teatro, pieno di gran
+popolo, scaricò addosso ai Romani una
+buona tempesta d'ingiurie e di motti satirici,
+ebbe per ricompensa, d'ordine dei
+censori, un sonante regalo di sferzate.
+L'altro fu <i>Eras</i>, che pensando di aggiustar
+la partita con sì tollerabil pagamento,
+più sconciamente sfogò la sua rabbia
+ed eloquenza canina contra de' Romani,
+fors'anche non la perdonando ai principi.
+Gli fu mozzato il capo. Riferisce
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> come un prodigio, che in una
+osteria in una botte piena il vino tanto
+si gonfiò, che uscendo fuori, scorreva
+per la strada. Erano ben facili allora i
+Romani a spacciare de' fatti falsi per veri,
+o a credere degli avvenimenti naturali
+per prodigiosi. Molti di tal fatta se
+ne raccontano di Vespasiano, ch'io tralascio,
+perchè o imposture o semplicità
+di quei tempi. E non ne mancano nella
+storia stessa di Tito Livio. A san Clemente
+martire si crede che in quest'anno
+succedesse Cleto nel pontificato romano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXVIII" id="LXXVIII"></a>LXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cleto</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vespasiano</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Cejonio Commodo</span> e <span class="sc">Decimo Novio
+Prisco</span>.
+</p>
+
+<p>
+Son di parere alcuni, che questo
+<i>Lucio Cejonio</i> Console fosse avolo (se
+pur non fu padre) di <i>Lucio Vero</i>, che
+noi vedremo a suo tempo adottato da
+Adriano imperadore, ciò risultando da
+Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Vita Lucii Veri.]</span>. Abbiamo da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 9.]</span>,
+che <i>Gneo Giulio Agricola</i>, stato
+console nell'anno precedente, fu inviato
+governatore della Bretagna in luogo di
+Giulio Frontino. Era Agricola uomo di
+rara prudenza ed onoratezza. Giunto
+<span class="pagenum"><a name="Page_314" id="Page_314"></a>[314]</span>
+che fu là, non lasciò indietro diligenza
+veruna per rimettere la buona disciplina
+fra le milizie, e per levare gli abusi dei
+tempi addietro, per gli quali erano malcontenti
+que' popoli, moderando le imposte,
+e compartendole con ordine: con
+che cessarono le avanie de' ministri del
+fisco, e tornò la pace in quelle contrade.
+Eransi negli anni precedenti sottratti all'ubbidienza
+de' Romani gli Ordovici
+nell'isola di Mona, creduta oggidì l'Anglesei.
+Agricola v'andò colle armi, e
+guadagnata una vittoria, ridusse quelle
+genti alla primiera divozione. Forse fu
+in questi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, che si scoprì vivo
+<i>Giulio Sabino</i>, nobile della Gallia, che
+nell'anno 70 dell'Era Cristiana avea
+nel suo paese di Langres impugnate le
+armi contra de' Romani, e fatto ribellare
+quel popolo <span class="fnote">[Plutarch., in Amatorio.]</span>. Sconfitto egli in una
+battaglia, ancorchè potesse ricoverarsi
+fra i Barbari, pure pel singolare amore
+ch'egli portava a <i>Peponilla</i> sua moglie,
+chiamala da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Histor., lib. 4, cap. 67.]</span> <i>Epponina</i>, e da
+Plutarco <i>Empona</i>, determinò di nascondersi
+in certe camere sotterranee di una
+sua casa in villa, con far correre voce
+di non esser più vivo. Licenziati pertanto
+i suoi servi e liberti, con dire di voler
+prendere il veleno, ne ritenne solamente
+due de' più fidati. E perciocchè gli premeva
+forte, che fosse ben creduta da
+ognuno la propria morte, mandò ad
+accertarne la moglie stessa, la quale a
+tal nuova svenne, e stette tre dì senza
+voler prender cibo. Ma per timore, che
+ella in fatti fosse dietro ad accompagnare
+colla vera sua morte la finta del marito,
+fece poi avvisarla del nascondiglio in
+cui si trovava, pregandola nondimeno a
+continuare a piagnerlo, come già estinto.
+Andò ella dipoi a trovarlo la notte di
+tanto in tanto, e gli partorì anche due
+figliuoli (l'uno dei quali Plutarco dice
+d'aver conosciuto), coprendo sì saggiamente
+la sua gravidanza e il suo parto,
+<span class="pagenum"><a name="Page_315" id="Page_315"></a>[315]</span>
+che niuno mai s'avvide del loro commercio.
+Portò la disgrazia, che dopo vari
+anni fu scoperto l'infelice Sabino, e
+condotto con la moglie a Roma. Per
+muovere Vespasiano a pietà, gli presentò
+Epponina i due suoi piccioli figliuoli,
+dicendo, <i>che gli avea partoriti in
+un sepolcro per aver molti che il supplicassero
+di grazia</i>, ed aggiugnendo
+tali parole, che mossero le lagrime a
+tutti, e fino allo stesso Vespasiano. Contuttociò
+Vespasiano li fece condannare
+amendue alla morte. Allora Epponina,
+saltando nelle furie, gli parlò arditamente,
+dicendogli fra l'altre cose, <i>che più
+volentieri avea sofferto di vivere in
+un sepolcro, che di mirar lui imperadore</i>.
+Non si sa perchè Vespasiano,
+che pur era la stessa bontà, e tanti
+esempli avea dato finora di clemenza,
+procedesse qui con tanto rigore, se forse
+non l'irritò sì fattamente l'indiscreto
+parlare dell'irata donna, che dimenticò
+di essere quel ch'egli era. Attesta Plutarco,
+che per questo rigor di giustizia,
+tuttochè l'unico di tutto l'imperio di
+Vespasiano, venne un grande sfregio al
+di lui buon nome; ed egli attribuisce a
+sì odioso fatto l'essersi dipoi in breve
+tempo estinta tutta la di lui casa. Non
+saprei dire, se i poeti di questi ultimi
+tempi abbiano condotta mai sul teatro
+questa tragica avventura: ben so, che
+un tale argomento vi farebbe bella comparsa,
+siccome stravagante e capace di
+muovere le lagrime oggidì, come pur fece
+allora.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXIX" id="LXXIX"></a>LXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cleto</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tito Flavio</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Vespasiano Augusto</span> per la nona
+volta, e <span class="sc">Tito Flavio Cesare</span> per la
+settima.
+</p>
+
+<p>
+Essendo in quest'anno, siccome dirò,
+mancato di vita Vespasiano Augusto,
+potrebbe darsi, secondo le congetture da
+<span class="pagenum"><a name="Page_316" id="Page_316"></a>[316]</span>
+me recate altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus. Inscript., pag. 111.]</span>, che nelle calende
+di luglio il consolato fosse conferito a
+<i>Marco Tizio Frugi</i> e a <i>Vito Vinio</i> o <i>Vinicio
+Giuliano</i>. Pacificamente avea fin qui
+Vespasiano amministrato l'imperio, e
+meritava ben il saggio e dolce suo governo,
+ch'egli non trovasse de' nemici in
+casa. Tuttavia, o sia perchè la morte sola
+di Sabino, compianta da tutti, rendesse
+odioso questo principe, oppure perchè
+Tito destinato suo successore fosse, per
+quanto vedremo, poco amato, ovvero,
+come è più probabile, perchè non mancano,
+nè mancheranno mai al mondo dei
+pazzi e degli scellerati: certo è che in
+quest'anno due de' principali tramarono
+una congiura contra di Vespasiano <span class="fnote">[Dio, lib. 66. Suetonius, in Tito, cap. 6.]</span>.
+Questi furono <i>Alieno Cecina</i>, già stato
+console, ed <i>Eprio Marcello</i>, potenti in
+Roma, amati e beneficati da esso Augusto.
+Si credeva egli d'aver in essi due
+buoni amici, e non avea che due ingrati:
+vizio corrispondente ad altre loro pessime
+qualità. Venne scoperta la congiura:
+si trovò avervi mano molti soldati, e Tito
+Cesare ne fu assicurato da lettere scritte
+di lor pugno. Non volle esso Tito
+perdere tempo, perchè temeva che nella
+notte stessa scoppiasse la mina, e però
+fatto invitar <i>Cecina</i> seco a cena, dopo
+essa il fece trucidar dai pretoriani senza
+altro processo. <i>Marcello</i>, citato e convinto,
+allorchè udì proferita contra di
+lui la sentenza di morte, colle proprie
+mani si tagliò con un rasoio la gola. Non
+potea negarsi che la risoluzion presa da
+Tito contra Cecina non fosse giusta, o
+almeno scusabile: contuttociò per cagion
+d'essa egli incorse nell'odio di molti.
+Dopo questa esecuzione sentendosi Vespasiano <span class="fnote">[Idem, in Vespasiano, cap. 24.]</span>
+alquanto incomodato nella
+salute per alcune febbrette, si fece portare
+alla sua villa paterna nel territorio
+di Rieti, siccome era solito nella state.
+In quelle parti v'erano l'acque cutilie,
+sommamente fredde da Strabone e da
+<span class="pagenum"><a name="Page_317" id="Page_317"></a>[317]</span>
+Plinio chiamate utili a curar varii mali.
+Riuscirono queste perniciose non poco
+o per la lor natura, o pel troppo berne,
+a Vespasiano, di maniera che gl'indebolirono
+forte lo stomaco, e gli suscitarono
+una molesta diarrea. Era egli principe
+faceto, e dacchè cominciò a sentir quelle
+febbri, ridendo e burlandosi del superstizioso
+ed empio rito de' suoi tempi, nei
+quali si deificavano dopo morte gl'imperadori,
+disse: <i>Pare ch'io incominci
+a diventar dio</i>. Erasi anche veduta
+poco innanzi una cometa, e parlandone
+in sua presenza alcuni: <i>Oh</i>, disse,
+<i>questa non parla per me. Quella sua
+chioma minaccia il re de' Parti che
+porta la capigliatura. Quanto a me son
+calvo</i>. E perciocchè, non ostante l'infermità
+sua egli seguitava ad operar come
+prima, attendendo agli affari dell'imperio,
+e dando udienza ai deputati delle
+città (del che era ripreso dai familiari)
+rispose: <i>Un imperadore ha da morire
+stando in piedi</i>. Morì egli in fatti,
+conservando sempre il medesimo coraggio,
+nel dì 23 o 24 di giugno, in età
+di settant'anni, e non già per male di
+podagra, come alcuni pensarono: molto
+meno per veleno, che taluno falsamente <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>,
+e fra gli altri Adriano imperadore,
+disse a lui dato in un convito da Tito
+suo figliuolo, principe, in cui non potè
+mai cadere un sì nero sospetto. Si fecero
+poscia i suoi funerali colla pompa
+consueta, e gli fu dato il titolo di <i>Divo</i>.
+Da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Vespasiano, cap. 19.]</span> si raccoglie che a tali
+esequie intervenivano anche i mimi, o sia
+i buffoni, ballando, atteggiando ed imitando
+i gesti, la figura e il parlare del
+defunto imperadore. Il capo de' mimi,
+che in questa occasione rappresentava la
+persona di Vespasiano, probabilmente
+colla maschera simile al di lui volto, volendo
+esprimere l'avarizia a lui attribuita,
+dimandò ai ministri dell'erario,
+quanto costava quel funerale. Dissero:
+<i>Ducento cinquantamila scudi</i>. Ed egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_318" id="Page_318"></a>[318]</span>
+<i>Datemene solo dugento cinquanta, e gittatemi
+nel fiume</i>. Gran disavventura si
+credeva allora il restar senza sepoltura:
+ma per un poco di guadagno, secondo
+costui, si sarebbe contentato Vespasiano
+di restarne privo.
+</p>
+
+<p>
+Era già suo collega nell'imperio, cioè
+nel comando dell'armi, e nella tribunizia
+podestà, <i>Tito Flavio Sabino Vespasiano
+Cesare</i>, suo primogenito; e però bisogno
+non ebbe di maneggi per acquistare una
+dignità, di cui egli già buona parte godeva,
+e di cui anche il padre l'avea dichiarato
+erede nel suo testamento. Prese
+bensì il titolo d'<i>Augusto</i>, indicante la
+suprema potestà, e quella di <i>Pontefice
+Massimo</i>; e dal senato gli fu conferito il
+glorioso nome di <i>Padre della Patria</i>, come
+apparisce dalle sue medaglie. Per
+testimonianza di Svetonio <span class="fnote">[Sveton., in Tito, cap. 1.]</span>, egli era
+nato in Roma nell'anno 41 dell'epoca
+nostra, in cui Caligola imperadore fu
+ucciso. Siccome suo padre in quei tempi
+si trovava in molto bassa fortuna, così
+Tito nacque vicino al Settizionio vecchio
+entro una brutta casuccia in camera
+stretta e scura, che si mostrava anche
+ai tempi del suddetto Svetonio, per una
+rarità. Fanciullo fu messo alla corte,
+probabilmente per paggio, al servigio di
+Britannico, figliuolo di Claudio imperatore,
+e con esso lui allevato, studiando
+seco e sotto i medesimi maestri, le lettere
+e le arti cavalleresche. Tanta era
+la famigliarità d'esso lui con Britannico,
+che in occasion del veleno dato a quell'infelice
+principe, ne toccò anche a lui
+non poco, per cui soffrì una grave malattia.
+Divenuto poi imperadore, mostrò
+la sua riconoscenza ad esso Britannico,
+con fargli ergere due statue, l'una dorata,
+e l'altra equestre d'avorio. Giovanetto
+di alta statura, di gran robustezza, di
+volto avvenente ed insieme maestoso, con
+facilità imparò l'arti della guerra e della
+pace, peritissimo soprattutto in maneggiar
+armi e cavalli. Egregiamente parlava
+il latino e il greco linguaggio, sapea far
+<span class="pagenum"><a name="Page_319" id="Page_319"></a>[319]</span>
+delle belle orazioni, sapea di musica, e tal
+possesso avea in far versi, che anche
+fra gl'improvvisatori facea bella figura.
+L'imitare gli altrui caratteri gli era facilissimo,
+e scherzando dicea: <i>Ch'egli
+avrebbe potuto essere un gran falsario</i>.
+Fece dipoi col padre varie campagne nelle
+guerre della Germania, e Bretagna, e
+poscia nella Giudea, siccome di sopra fu
+detto, lasciando segni di prudenza e di
+valore in ogni occasione, e comperandosi
+dappertutto l'affetto delle milizie. Mirabile
+specialmente era in lui l'arte di farsi
+amare, parte a lui venuta dalla natura,
+e parte acquistata colla saggia sua accortezza,
+perchè in lui si trovava unita
+un'aria dolce e una rara bontà verso
+tutti, con affabilità popolare ed insieme
+con gravità, che guadagnava i cuori, e
+nello stesso tempo esigeva il rispetto di
+ognuno. Ebbe per prima sua moglie <i>Arricidia
+Tertulla</i>, figliuola d'un prefetto
+del pretorio. Morta questa, sposò <i>Marcia
+Furnilla</i> di nobilissimo casato, ma dopo
+averne avuto una figliuola, nomata <i>Giulia
+Sabina</i>, di cui parleremo a suo luogo,
+la ripudiò. In tale stato era Tito, allorchè
+succedette al padre Augusto nel governo
+della repubblica romana, ma non
+senza difetti, la menzion de' quali io riserbo
+all'anno seguente. Nel presente si
+crede <span class="fnote">[Plinius Junior, lib. 6, epist. 16 e 20.]</span> che avvenisse la morte di <i>Plinio
+il vecchio</i>, celebre scrittore di questi tempi,
+intorno alla cui patria hanno disputato
+Verona e Como. Nel primo dì di
+novembre cominciò spaventosamente il
+monte Vesuvio a fumare <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, a gittar
+fiamme, pietre e ceneri, che empievano
+tutti i luoghi circonvicini. Plinio seniore,
+che si trovava allora a Miseno, comandante
+di quella flotta, portato dal suo
+incessante studio delle cose naturali, sopra
+una galea si fece condurre sino a
+Castell'-a-mare di Stabia, per essere più
+vicino a contemplare il terribile sfogo
+di quel monte; ed ancorchè vedesse le
+genti scappare dalla parte del mare, per
+<span class="pagenum"><a name="Page_320" id="Page_320"></a>[320]</span>
+non esser colte dal torrente del fuoco,
+o dai sassi, pure si fermò quivi la notte.
+Allorchè volle anch'egli fuggire, non gli
+fu permesso dal mare, ch'era in fortuna.
+Sicchè soffocato dall'odore dello zolfo,
+e dall'aria ingrossata da quelle esalazioni,
+lasciò ivi la vita. <i>Plinio secondo</i>, il
+giovane, comasco, suo nipote, e da lui
+adottato per figliuolo, uomo non men
+dello zio dotato di meraviglioso ingegno,
+che soggiornava allora a Miseno,
+corse anch'egli pericolo della vita in
+quel brutto frangente, ma ebbe tempo da
+ridursi in salvo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXX" id="LXXX"></a>LXXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cleto</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tito Flavio</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tito Flavio Augusto</span> per l'ottava volta,
+e <span class="sc">Domiziano Cesare</span> per la settima.
+</p>
+
+<p>
+Con tutte le belle e plausibili prerogative,
+colle quali Tito arrivò al trono
+imperiale, non si vuol dissimulare ciò
+che scrive di lui Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Tacito, cap. 7.]</span>, cioè aver
+egli somministrata occasione a molti del
+popolo romano di credere ch'egli nel
+governo avesse da riuscire un cattivo
+principe, anzi un altro Nerone. Si perdeva
+egli talvolta nelle gozzoviglie coi
+suoi amici dal buon tempo, stando a tavola
+sino a mezza notte: dal che si guardavano
+allora i saggi Romani. Recava
+loro pena il parere, ch'egli fosse immerso
+nella libidine anche più abbominevole,
+stante le qualità delle persone
+della sua corte, e l'esser egli stato sì
+sconciamente invaghito della regina Berenice.
+Temevasi inoltre di trovare in
+lui un principe, a cui più del dovere
+piacesse la roba altrui, sapendosi che
+prendeva regali anche nell'amministrazion
+della giustizia. Ma dopo la morte
+del padre cessarono tutti questi sospetti.
+Tito con istupore e piacer d'ognuno
+comparve tutt'altro, scoprendosi esente
+<span class="pagenum"><a name="Page_321" id="Page_321"></a>[321]</span>
+da ogni vizio, e solamente fornito di eccellenti
+virtù, di maniera che si convertirono
+in lode sua tutt'i conceputi timori
+di lui. Licenziò tosto dalla sua corte
+qualunque persona che dar potesse scandalo,
+ed elesse amici di gran senno e
+proprietà, tali che anche i susseguenti
+principi se ne servirono, come di strumenti
+utili o necessari al buon governo.
+Tornò a Roma la <i>regina Berenice</i>, figurandosi,
+che potendo ora Tito far tutto,
+molto anch'ella potrebbe sopra di lui.
+Se ne sbrigò egli e rimandolla alle sue
+contrade. I conviti, ai quali invitava or
+l'uno or l'altro de' senatori e de' nobili,
+erano allegri, ma senza profusione od
+eccesso. Più non si osservò in lui ruggine
+d'avarizia; mai non tolse ad alcuno
+il suo e neppur ammetteva i regali soliti
+a darsi dalle provincie, città ed università
+agli Augusti. Eppur niuno d'essi imperadori
+gli andò innanzi nella munificenza
+e magnificenza. Imperciocchè in
+quest'anno egli dedicò l'anfiteatro <span class="fnote">[Sueton., in Tacit., cap. 8.]</span>,
+appellato oggi il Colosseo, stupenda mole,
+incominciata, per quanto si crede, da
+Vespasiano suo padre, e da lui perfezionata.
+Nulla più fa intendere qual fosse
+la potenza e splendidezza degli antichi
+Augusti, quanto i pezzi che restano tuttavia
+di quel superbo edifizio. Fabbricò
+eziandio le Terme, o sia i bagni pubblici,
+presso al medesimo anfiteatro, le cui
+vestigia pur ora si mirano circa la chiesa
+di san Pietro in Vincula, per attestato
+del Nardino, del Donato e d'altri. Ed
+allorchè si fece la dedicazion di tali fabbriche,
+cioè quando si misero all'uso
+pubblico, Tito solennizzò la funzione
+con maravigliosi e magnifici spettacoli,
+descritti da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>. Si fecero combattimenti
+navali, giuochi di gladiatori, caccie
+di fiere, cinquemila delle quali furono
+uccise nell'anfiteatro in un sol dì, e
+quattro altre migliaia ne' susseguenti
+giorni. Nè vi mancarono i giuochi circensi,
+e una gran profusione di doni al
+<span class="pagenum"><a name="Page_322" id="Page_322"></a>[322]</span>
+popolo. Durarono cento dì così allegre
+e dispendiose feste.
+</p>
+
+<p>
+L'incendio del Vesuvio, di sopra da
+me accennato, che fu de' più terribili
+che mai si sieno provati, avea portata la
+rovina o notabili danni alle città e terre
+della Campania. Tito inviò colà due senatori,
+già stati consoli con buone somme
+di danaro, acciocchè si rimettessero
+in piedi le fabbriche. Per tali spese assegnò
+ancora i beni di tutti coloro che
+erano morti senza eredi, benchè, secondo
+le leggi, que' beni appartenessero al suo
+fisco. Ed egli stesso colà si portò, non
+tanto per mirar la desolazion de' luoghi,
+quanto per affrettarne il sollievo. Ma a
+questa disgrazia ne tenne dietro un'altra
+non meno spaventosa e lagrimevole. Attaccatosi
+il fuoco in Roma, vi consumò
+il Campidoglio, il tempio di Giove Capitolino,
+il Pantheon, i templi di Serapide
+e d'Iside, siccome quel di Nettuno ed
+altri; il teatro di Balbo e di Pompeo,
+il palazzo d'Augusto colla biblioteca, e
+molti altri pubblici edifizii. Sì ampia fu
+la strage delle fabbriche, che fu creduto
+quell'incendio non operazion degli uomini,
+ma gastigo mandato da Dio. Se ne
+afflisse sommamente Tito, protestando
+nondimeno, che a lui come principe apparteneva
+il risarcimento di tante fabbriche
+del pubblico. In fatti a questo fine
+alienò tutt'i più preziosi mobili de' suoi
+palazzi; e quantunque molti particolari,
+e varie città, e alcuni dei re sudditi, gli
+offrissero o promettessero di molto danaro
+per quel bisogno, non volle che
+alcuno si scomodasse, riserbando tutte
+quelle spese alla propria borsa. Dopo sì
+fiero incendio succedette in Roma una
+atrocissima peste, di cui parlano Svetonio
+e Dione, e che, secondo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span> Aurelio
+Vittore, fu delle più micidiali che mai si
+provassero in quella città, e se ne diede
+la colpa alle esalazioni del Vesuvio. Dubito
+io, questa essere la medesima, che
+di sopra all'anno 77 fu riferita da Eusebio,
+e però collocata fuor di sito, cioè
+<span class="pagenum"><a name="Page_323" id="Page_323"></a>[323]</span>
+sotto l'imperio di Vespasiano. La fece
+Tito da padre in sì funeste circostanze,
+consolando il popolo con frequenti editti,
+ed aiutandolo in quante maniere gli
+fu mai possibile. Certo inesplicabile fu
+l'amore ch'egli portava ad ognuno, e la
+bontà sua e la premura di far del bene
+a tutti. Era lecito ad ognuno l'andare
+all'udienza sua, ed ognuno ne riportava
+o consolazione o speranza. E perchè i
+suoi dimestici non approvavano ch'egli
+promettesse sempre perchè non sempre
+poi poteva mantener la parola: rispondeva,
+<i>non doversi permettere che alcuno
+mai si parta malcontento dall'udienza
+del principe suo</i>. Tanta era in somma
+l'inclinazione sua a far dei benefizii, che
+sovvenendogli una notte, mentre cenava,
+di non averne fatto veruno in quel
+dì, sospirando disse quelle sì celebri e
+decantate parole <span class="fnote">[Sueton., Dio, Eutropius, Eusebius.]</span>: <i>Amici io ho perduta
+questa giornata</i>. Giunse a tanto
+questa benignità e amorevolezza, che
+nel poco tempo ch'egli regnò, a niuno
+per impulso o per ordine suo tolta fu
+la vita.
+</p>
+
+<p>
+Diceva di amar piuttosto di perir egli,
+che di far perire altrui. In effetto,
+ancorchè si venisse a sapere che due
+de' principali romani faceano brighe e
+congiure per arrivar all'imperio, e ne
+fossero essi anche convinti, pure non
+altro egli fece, se non esortarli a desistere,
+dicendo che <i>il principato vien da
+Dio, nè si acquista colle scelleraggini; e
+che se desideravano qualche bene da lui,
+prometteva di farlo</i> <span class="fnote">[Suetonius, in Tito, cap. 9. Dio, lib. 66.]</span>. Dopo di che, per
+timore che la madre d'uno di questi senatori
+si trovasse in grandi affanni, le
+spedì dei corrieri, acciocchè l'assicurassero
+che suo figliuolo era salvo. Inoltre
+la notte stessa tenne seco a cena questi
+due personaggi, e nel dì seguente li volle
+<span class="pagenum"><a name="Page_324" id="Page_324"></a>[324]</span>
+allo spettacolo de' gladiatori a' suoi fianchi.
+Allora fu che portate a lui le spade
+di que' combattenti, com'era il costume,
+le diede in mano ad amendue, acciocchè
+osservassero s'erano taglienti, per far
+loro tacitamente conoscere, che più non
+dubitava della loro fedeltà. Ma ciò che
+sopra ogni altra cosa gli conciliò l'amore
+d'ognuno, fu l'aver egli levato via
+l'insoffribile abuso introdotto sotto i precedenti
+cattivi imperadori; cioè che a
+qualsivoglia persona era permesso l'accusare
+altrui d'avere sparlato del principe,
+o d'avergli mancato di rispetto: il
+che era delitto di lesa maestà. Una licenza
+sì fatta teneva tutti sempre in una
+apprensione e schiavitù incredibile. Tito
+ordinò ai magistrati, che non ammettessero
+più sì fatte accuse, ed egli stesso
+perseguitò vivamente la mala razza di
+cotali accusatori, facendoli battere o
+mettere in ischiavitù, o pure esiliandoli.
+Soleva perciò dire: <i>Non credo che mi si
+possa fare ingiuria, perchè non opero cosa,
+di cui con giustizia io possa essere
+biasimato. Che se pur taluno ingiustamente
+mi biasima, egli fa ingiuria più a
+sè, che a me: ed io in vece d'adirarmi
+contro di lui, ho d'aver compassione della
+sua cecità. E se talun dice male dei
+miei predecessori con ingiustizia, quando
+sia vero che questi abbiano il potere che
+loro s'attribuisce nell'averli deificati,
+sapran ben essi vendicarsene senza di
+me</i>. Fece parimenti questo buon principe
+circa questi tempi selciar di nuovo la
+via Flaminia, che da Roma conduceva
+a Rimini. Ed Agricola <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, c. 22.]</span> continuando
+la guerra in Bretagna, stese i contini
+romani sin verso la Scozia, fondando
+ivi castelli e fortezze, per mettervi delle
+guarnigioni.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_325" id="Page_325"></a>[325]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXI" id="LXXXI"></a>LXXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cleto</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Flavio Silva Nonio Basso</span> e <span class="sc">Asinio
+Pollione Verrucoso</span>.
+</p>
+
+<p>
+Tali furono i nomi de' consoli di
+quest'anno, come apparisce dall'iscrizione
+rapportata da monsignor Bianchini,
+e da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 312 et
+pag. 318.]</span>. Ma in un'altra iscrizione
+da me data alla luce, il primo console
+è appellato <i>Lucio Flavio Silvano</i>. Di lagrime
+e sospiri abbondò Roma in questo
+anno. Un ottimo principe oramai la governava,
+che amava tutti come figliuoli,
+comunemente ancora amato da ognuno,
+e che perciò avea conseguito un titolo,
+non prima nè poi dato ad alcun altro
+de' romani imperadori, cioè era chiamato <span class="fnote">[Suet., in Tito, cap. 10.]</span>
+<i>la delizia del genere umano</i>. O sia
+ch'egli non si sentisse ben di salute, o
+che qualche cattivo presagio gli facesse
+apprendere vicina la morte; perciocchè
+non si può dire, quanto i Romani d'allora
+fossero superstiziosi, e dai vari accidenti
+vanamente deducessero i buoni
+o tristi successi dell'avvenire, o pur
+badassero agli strologhi: fuor di dubbio
+è, che Tito Augusto nulla operò in quest'anno
+di singolare. Si fecero degli spettacoli,
+e vi assistè; ma nel fin d'essi fu
+veduto piagnere. Comparve ancora in
+quest'anno nell'Asia un furbo appellato
+Terenzio Massimo, che si facea credere
+<i>Nerone Augusto</i> <span class="fnote">[Zonara, in Chr.]</span>, già morto, e fu ben
+accolto da <i>Artabano re de' Parti</i>. Anzi
+parea, che quel barbaro re si preparasse
+per muovere guerra a Tito, con pretendere
+di rimettere sul trono un sì fatto
+impostore. Se Tito se ne mettesse pensiero,
+non è a noi noto. Volle egli, venuta
+la state, portarsi alla casa paterna
+nel territorio di Rieti, e melanconico più
+<span class="pagenum"><a name="Page_326" id="Page_326"></a>[326]</span>
+del solito uscì di Roma, perchè nel voler
+sagrificare, era fuggita la vittima di mano
+al sacerdote; ed essendo tempo sereno,
+s'è sentito il tuono. Alloggiato la sera
+in non so qual luogo, gli venne la febbre.
+Posto in lettiga, continuò il viaggio,
+e come già fosse certo che quell'era la
+ultima sua malattia, fu veduto tirar le
+cortine, e mirare il cielo, e dolersi, perchè
+in età sì immatura egli avesse da
+perdere la vita; giacchè egli non sapea
+di aver commessa azione alcuna, di cui
+si avesse a pentire, fuorchè una sola.
+Qual fosse questa, non si potè mai sapere
+di certo, quantunque molte dicerie
+ne fossero fatte. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span> con più fondamento
+riferisce ciò al tempo in cui
+vide disperata la sua salute. Arrivato
+alla villa paterna, dove il padre avea
+terminata la sua vita, anch'egli, crescendo
+il male, vi trovò la morte. Siccome
+in casi tali avviene, ognun disse
+la sua. Per quanto scrive Plutarco <span class="fnote">[Plutar., de Sanit.]</span>,
+i suoi medici attribuirono la cagion di
+sua morte ai bagni, a' quali s'era talmente
+avvezzato che non potea prendere
+cibo la mattina, se prima non s'era
+portato al bagno. Forse l'acque fredde
+della Sabina gli nocquero. Anche un
+certo Regolo, che con esso lui si bagnò
+nello stesso giorno, fu sorpreso da
+un colpo di apoplessia, per cui morì.
+Altri pretesero <span class="fnote">[Aurelius, in Breviar.]</span>, che <i>Domiziano</i> suo
+fratello il levasse dal mondo col veleno,
+perchè più volte anche prima gli avea
+insidiata la vita; ed altri <span class="fnote">[Dio, lib. 66.]</span>, che veramente
+egli mancasse di malattia naturale.
+Aggiugne Dione, che Domiziano, allorchè
+Tito era malato, e potea forse
+riaversi, il fece mettere in un cassone
+pieno di neve, non so, se col pretesto
+di rinfrescarlo, o di ottener quell'effetto,
+che oggidì alcuni medici pretendono,
+con dar acque agghiacciale nelle febbri
+acute, ma con vero disegno di farlo morire
+<span class="pagenum"><a name="Page_327" id="Page_327"></a>[327]</span>
+più presto. Quel ch'è certo, non
+era per anche morto <i>Tito</i>, che <i>Domiziano</i>
+corse a Roma, guadagnò i soldati
+del pretorio, e si fece proclamar imperadore
+colla promessa di quel donativo,
+che Tito avea loro dato nella sua assunzione
+all'imperio.
+</p>
+
+<p>
+Tale fu il fine di questo amabile imperadore,
+mancato di vita nel dì 13 di
+settembre <span class="fnote">[Sueton., in Tito, cap. 10.]</span>, e nell'anno quarantesimo
+dell'età sua, dopo avere per poco più
+di due anni e due mesi tenuto l'imperio.
+Credettero alcuni politici d'allora, che
+fosse vantaggioso per lui l'essere tolto
+di vita giovane, siccome fu ad Augusto,
+l'essere morto vecchio. Perciocchè Augusto,
+sul principio del suo governo, fu
+costretto per la moltitudine de' suoi nemici
+e delle frequenti sedizioni, a commettere
+non poche azioni crudeli e odiose;
+ed ebbe poi bisogno di gran tempo,
+se volle guadagnarsi il pubblico amore
+a forza di benefizii, per li quali morì
+glorioso. All'incontro meglio fu per Tito
+il mancar di buon'ora, cioè in tempo che
+egli già era in possesso dell'amore di
+ognuno, perchè correa pericolo se fosse
+più lungamente vissuto, d'essere astretto
+a far cose che gliel facessero perdere.
+Volata a Roma la nuova di sua morte,
+fu per sì gran perdita inesplicabile il dolore
+di quel popolo, parendo ad ognuno
+di aver perduto un figliuolo o pure il
+padre. Altrettanto avvenne per le provincie
+romane. I senatori, senz'essere
+chiamati dai consoli o dal pretore, corsero
+alla curia, ed aperte le porte, diedero
+più lodi a lui morto, di quel che avessero
+fatto a lui vivo. Portato a Roma il
+suo cadavere, fecegli fare Domiziano il
+funerale, e registrarlo nel catalogo degli
+dii, ma senz'alcun altro degli onori, che
+Roma gentile soleva accordare agli altri
+imperadori, come giuochi annuali, templi
+e sacerdoti per eternare la loro memoria.
+Finquì <i>Flavio Domiziano</i> altro titolo
+non avea goduto, che quello di <i>Cesare</i> <span class="fnote">[Patin., Vaillant, Mediobarb. et alii.]</span>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_328" id="Page_328"></a>[328]</span>
+e di <i>Principe della gioventù</i>. Appena prese
+le redini del governo, che, siccome
+persona gonfia di vanità ed ambizione,
+volle dal senato tutt'i titoli ed onori, che
+altri imperadori partitamente aveano ricevuto,
+cioè quelli d'<i>Imperadore</i>, d'<i>Augusto</i>,
+di <i>Pontefice Massimo</i>, di <i>Censore</i>
+e di ornato della <i>tribunizia podestà</i>. Le
+medaglie ancora ci assicurano, che non
+tardò punto a voler anche il bel nome
+di <i>Padre della Patria</i>. Qual fosse il merito
+suo, quali i suoi pregi, lo vedremo
+all'anno seguente. Egli era nato nell'anno
+cinquantesimo dell'Era nostra; e
+però cominciò il suo reggimento in età
+giovanile; e diede il titolo d'<i>Augusta</i> a
+<i>Domizia</i> sua moglie.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXII" id="LXXXII"></a>LXXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cleto</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per l'ottava
+volta, e <span class="sc">Tito Flavio Sabino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Era questo <i>Sabino</i> console, cugino
+carnale di Domiziano, perchè figliuolo di
+<i>Tito Flavio Sabino</i>, fratello di Vespasiano,
+e prefetto di Roma, da noi veduto
+ucciso negli ultimi giorni di Vitellio Augusto.
+Avea già dato principio Domiziano
+imperadore al suo governo, non diversamente
+da alcuni suoi predecessori, buoni
+sulle prime, e nel progresso del tempo
+d'ogni crudeltà e scelleraggine macchiati <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 8.]</span>.
+Salito sul tribunale, posto in piazza,
+bene spesso ascoltava e decideva giudiciosamente
+e giustamente le liti. Cassò
+molte sentenze date dai giudici con indebita
+parzialità, dichiarando infami quei
+d'essi che si scoprivano aver preso danaro
+per vendere la giustizia <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Tanta
+attenzione ebb'egli anche nel resto dei
+suoi anni all'amministrazione di essa
+giustizia, non solo in Roma, ma anche
+nelle provincie, che, per attestato di
+<span class="pagenum"><a name="Page_329" id="Page_329"></a>[329]</span>
+Svetonio, non si videro mai in tutto l'imperio
+romano i governatori e i magistrati
+sì modesti e giusti, come sotto
+di lui. E perchè questi dopo la sua
+morte lasciarono la briglia alla loro
+malnata avidità di far danaro, furono
+poi per la maggior parte condannati e
+puniti. Come censore perpetuo fece ancora
+alcune belle provvisioni. Volle nei
+teatri, distinti dalla plebe i sedili de' cavalieri.
+Abolì le pasquinate e i libelli famosi,
+pubblicati contro l'onore dei nobili
+dell'uno e dell'altro sesso, gastigandone
+gli autori, se venivano a scoprirsi.
+Cacciò dal senato <i>Cecilio Rufino</i> questore,
+perchè si dilettava di far il buffone e
+il ballerino. Alle pubbliche meretrici vietò
+l'uso della lettiga, e il poter conseguire
+eredità e legati. Levò dal ruolo dei
+giudici un cavaliere romano, perchè dopo
+avere accusata di adulterio e ripudiata
+la moglie, l'avea dipoi ripigliata. Secondo
+la legge statinia condannò alcuni
+de' senatori e cavalieri per la lor impudicizia.
+Nè il padre nè il fratello di lui
+aveano presa cura degli adulterii delle
+vergini vestali, le quali, come ognun sa,
+venivano obbligate a conservar la verginità.
+Rigorosamente volle egli, siccome
+Pontefice massimo, che si eseguisse contra
+di loro la pena capitale, prescritta
+dalle leggi; nè risparmiò i dovuti gastighi
+o d'esilio o di morte ai complici dei
+lor falli. Parve <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 9.]</span> parimente ne' principii
+del suo governo, ch'egli abborrisse il
+levar la vita agli uomini, nè fosse punto
+avido della roba altrui. Anzi inclinava
+egli molto alla liberalità, e ne diede dei
+gran saggi verso tutti i suoi cortigiani,
+parenti ed amici, loro poscia severamente
+incaricando di guardarsi da ogni
+sordida azione per far danaro. Le eredità
+a lui lasciate da chi avea figliuoli, le
+ricusò. Molte terre decadute al fisco restituì
+ai padroni di esse. Decretò l'esilio a
+quegli accusatori che non provavano le
+lor denunzie ed accuse. Molto più aspramente
+trattò coloro che intentavano
+<span class="pagenum"><a name="Page_330" id="Page_330"></a>[330]</span>
+processi calunniosi di contrabbandi in
+favore del fisco; imperocchè egli diceva:
+<i>Chi non gastiga i falsi accusatori, anima
+essi ed altri a questo iniquo mestiere</i>.
+Non fu minore la sua magnificenza
+nel rifare il Campidoglio: che fu mirabil
+cosa, perchè, secondo la testimonianza
+di Plutarco <span class="fnote">[Plutarc., in Vita Poplic.]</span>, nelle sole dorature
+egli v'impiegò dodicimila talenti:
+il che era un nulla rispetto alle spese
+fatte nell'adornare il proprio palazzo.
+Rifabbricò eziandio varj templi bruciati
+sotto Tito Augusto, mettendovi il suo
+nome, e non già quello de' primieri. Fece
+di pianta il tempio della famiglia Flavia,
+lo stadio per gli atleti, l'Odeo per
+le gare de' musici, e la Naumachia per
+gli combattimenti navali. <i>Marziale</i>, poeta
+di questi tempi, sfacciato adulatore di
+Domiziano, esalta alle stelle tutte queste
+sue fabbriche, ed ogni altra sua azione.
+Ora quanto s'è detto fin qui potrà far
+credere ai lettori, che Domiziano comparisse
+figliuolo ben degno di un Vespasiano,
+e fratello d'un Tito, principi che
+aveano restituito il suo splendore a Roma,
+e all'imperio romano. Ma noi non
+tarderemo a vederlo indegno lor figlio
+e fratello, e tiranno non signore di Roma.
+Prese egli in quest'anno il titolo
+d'<i>imperadore</i> per la terza volta, a cagione,
+per quanto si crede, di qualche
+vittoria riportata da <i>Giulio Agricola</i> nella
+Bretagna. Colà s'inoltrò cotanto quel
+valente capitano coll'armi romane, che
+arrivò sino ai confini dell'Irlanda <span class="fnote">[Tacitus, in vita Agricolae, cap. 24.]</span>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXIII" id="LXXXIII"></a>LXXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la nona
+volta, e <span class="sc">Quinto Petillio Rufo</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+A <i>Quinto Petilio</i> fu sostituito nel
+consolato, per quanto si crede, <i>Cajo
+<span class="pagenum"><a name="Page_331" id="Page_331"></a>[331]</span>
+Valerio Messalino</i>. In quest'anno la Storia
+ecclesiastica riferisce la morte di san
+<i>Cleto</i> papa, che col suo sangue illustrò
+la religione di Cristo. A lui succedette
+nella cattedra di s. Pietro, <i>Anacleto</i>. Durava
+tuttavia la guerra nella Bretagna.
+<i>Giulio Agricola</i> comandante dell'armi
+romano in quelle parti <span class="fnote">[Tacitus, cap. 25 et seq.]</span>, riportò un'insigne
+vittoria nella Scozia contra di quei
+popoli. Aveano i Romani trasportato in
+quelle grandi isole un reggimento di
+Tedeschi. Costoro non volendo più militare
+in quelle parti, fatta una congiura,
+uccisero il loro tribuno, i centurioni,
+ed alcuni soldati romani, ed imbarcatisi
+in tre brigantini si diedero alla fuga. Il
+piloto d'essi legni seppe far tanto, che
+ricondusse il suo all'armata romana.
+Gli altri due fecero il giro della Bretagna,
+e dopo una fiera fame patita, per
+cui mangiarono i più deboli, giacchè non
+poteano approdare ad alcun sito d'essa
+Bretagna, per essere considerati quai
+nemici, andarono poi a naufragar nelle
+coste della Germania bassa. Quivi dai
+corsari svevi e frisoni furono presi e
+venduti come schiavi. Perchè alcuni
+d'essi capitarono nelle terre del romano
+imperio, perciò allora solamente vennero
+a conoscere i Romani, che la Bretagna
+era un'isola e non già terra ferma, come
+per la poca pratica aveano fin allora
+molti creduto. Intanto Domiziano teneva
+allegro il popolo romano <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 4.]</span> con dei
+magnifici e dispendiosi spettacoli, non
+solamente nell'anfiteatro, ma anche nel
+circo, dove si videro corse di carrette,
+combattimenti a cavallo e a piedi, siccome
+ancora cacce di fiere, battaglie di
+gladiatori in tempo di notte a lume di
+fiaccole <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, dando nel medesimo spettacolo
+cena, o almen vino al popolo
+spettatore. Vidersi ancora zuffe d'uomini,
+ed anche combattere con le fiere, o
+fra loro. Mirabili altresì furono i combattimenti
+navali, fatti nell'anfiteatro,
+<span class="pagenum"><a name="Page_332" id="Page_332"></a>[332]</span>
+oppure in un lago, cavato a mano in vicinanza
+del Tevere. Probabilmente a
+vari anni son da attribuire sì fatti spettacoli,
+benchè da Svetonio e da me accennati
+tutti in un fiato.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXIV" id="LXXXIV"></a>LXXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la decima
+volta e <span class="sc">Sabino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non ho io dato alcun prenome e nome
+a questo <i>Sabino</i> console, perchè intorno
+a ciò nulla v'ha di certo. Da Giordano <span class="fnote">[Jord., de Reb. Getic., c. 13.]</span>,
+che altri sogliono chiamar
+Giornande, egli vien appellato <i>Poppeo
+Sabino</i>. Parve probabile al cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Ep. Consul.]</span>,
+che il suo nome fosse <i>Cajo Oppio
+Sabino</i>. Ma in un'iscrizione riferita
+dal Cupero (non so di qual peso) a <i>Domiziano</i>
+per la decima volta console vien
+dato per collega <i>Tito Aurelio Sabino</i>. Noi
+bensì vedremo un console dell'anno seguente
+appellato <i>Tito Aurelio</i>. In tale incertezza
+ho io ritenuto solamente il di
+lui cognome, di cui non ci lasciano dubitare
+i fasti antichi. Quantunque non si
+sappia di certo l'anno in cui Domiziano
+andò alla guerra in Germania, pure, seguendo
+la traccia delle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Goltzius et alii.]</span>, reputo
+io più verisimile il parlarne nel
+presente. Erano confinanti i Romani coi
+Catti, popolo, per attestato di Tacito <span class="fnote">[Tacitus, de Morib. Germanorum, cap. 30.]</span>,
+il più prudente e meglio disciplinato che
+s'avesse la Germania, creduto oggidì
+quel d'Hassia e Turingia. Domiziano,
+siccome sommamente vano ed ambizioso
+di gloria, determinò di marciar egli
+in persona contra d'essi <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, perchè
+aveano cacciato <i>Cariomero re dei Cherusci</i>
+dal suo dominio a cagion dell'amicizia
+ch'egli professava ai Romani. Andò
+<span class="pagenum"><a name="Page_333" id="Page_333"></a>[333]</span>
+questo gran campione, assai persuaso
+che il suo solo nome avesse da sbigottire
+que' popoli; e forse fu allora, che,
+per quanto abbiam da Frontino <span class="fnote">[Frontin., in Stratagem., lib. 1, cap. 1.]</span>, egli
+mostrò di portarsi nelle Gallie, ad oggetto
+unicamente di fare il censo di quelle
+provincie. Ma giunto colà, all'improvviso
+passò coll'esercito il Reno, e a bandiere
+spiegate andò contro ai Catti. Se
+volessimo credere agli adulatori poeti,
+uno de' quali era allora <i>Publio Stazio
+Papinio</i> <span class="fnote">[Stat., in Sylv., l. 1, c 1.]</span>, egli domò la fierezza di quei
+barbari e mise in pace i vicini. Ma non
+si sa ch'egli desse loro battaglia alcuna;
+e probabilmente altro non fece che ridurli
+ad un trattato di pace, con rovinar
+intanto i popoli suoi sudditi di là dal
+Reno. Contuttociò, come s'egli avesse
+compiuta una segnalata impresa, sparse
+voce di vittorie riportate; e tutto gonfio
+del suo mirabil valore se ne tornò a
+Roma per goder del trionfo, che il senato
+sulla di lui parola gli accordò. Nelle
+medaglie di quest'anno si truova più volte
+coniato il tipo della vittoria, segno di
+questi pretesi vantaggi nella guerra germanica,
+per cui cominciò egli ad usare
+il titolo di <i>Germanico</i>, e si fece proclamar
+<i>imperadore</i> sino alla nona volta.
+Può nondimeno essere, che contribuissero
+alla gloria di Domiziano anche le
+prodezze di <i>Giulio Agricola</i> nella Bretagna;
+imperciocchè, per quanto si può
+conghietturare <span class="fnote">[Tac., in vita Agric., c. 38 et seq.]</span>, nell'anno presente
+quel saggio uffiziale sottopose al romano
+imperio le isole Orcadi, ed altri paesi in
+quelle parti. Di questi felici successi diede
+egli di mano in mano avviso a Domiziano.
+Qual ricompensa ne ricavasse,
+lo diremo all'anno seguente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_334" id="Page_334"></a>[334]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXV" id="LXXXV"></a>LXXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per l'undecima
+volta, e <span class="sc">Tito Aurelio Fulvo</span>, o <span class="sc">Fulvio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Questo <i>Tito Aurelio</i> console per attestato
+di Capitolino <span class="fnote">[Julius Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, fu avolo paterno
+di Antonino Pio Augusto. Che solamente
+nell'anno presente Domiziano
+solennizzasse il suo trionfo per aver ridotti
+a dovere i popoli Catti, si può facilmente
+dedurlo dalle monete o medaglie
+d'allora <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. imperator.]</span>, nelle quali ancora con isfacciata
+adulazione si legge GERMANIA
+CAPTA, quasichè a questo bravo imperadore,
+il qual forse neppure fu a fronte
+de' nemici, riusciti fosse di conquistar
+l'intera Germania. Però da lì innanzi
+egli costumò di andare al senato in abito
+trionfale. Son di parere alcuni <span class="fnote">[Blanchinius ad Anastas.]</span>, ch'egli
+nello stesso tempo trionfasse dei Quadi,
+Daci, Geli e Sarmati. Ma, per quanto
+sembra indicare Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]</span>, diverse furono
+quelle guerre, diversi i trionfi.
+Egli spontaneamente fece la prima spedizione
+contro ai Catti; e l'altre per
+necessità. Però ne parleremo andando
+innanzi. L'avviso delle vittorie riportate
+da Agricola fu ricevuto da Domiziano
+con singolare allegrezza in apparenza <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 39, et seq.]</span>;
+perchè internamente gli rodeva il cuore,
+che vi fosse altra persona, che lui, creduta
+valorosa, e da invidioso riputava
+perdita sua le glorie altrui. Perciò, quantunque,
+per coprire lo scontento suo, gli
+facesse decretar dal senato gli ornamenti
+trionfali, una statua e gli altri onori,
+de' quali fosse capace una privata persona,
+dappoichè si riserbavano ai soli imperadori
+i trionfi: pure determinò di
+richiamarlo a Roma, indorando questa
+pillola, col far correr voce di volergli
+<span class="pagenum"><a name="Page_335" id="Page_335"></a>[335]</span>
+conferire il governo riguardevole della
+Siria o sia della Soria, giacchè era mancato
+di vita <i>Attilio Rufo</i>, governatore di
+quella provincia. Fu detto ancora, che
+gliene inviasse la patente portata da un
+suo liberto, ma con ordine di consegnargliela
+solamente allorchè Agricola non
+fosse partito per anche dalla Bretagna;
+perchè dovea Domiziano temere, ch'egli
+non volesse muoversi, se prima non riceveva
+la sicurezza di qualche migliore
+impiego. Ma il liberto avendo trovato,
+che Agricola, dopo aver consegnata la
+provincia tutta in pace al suo successore,
+cioè a <i>Sallustio Lucullo</i> era già venuto
+nella Gallia, senza neppur lasciarsi vedere
+da lui, se ne ritornò a Roma, portando
+seco la non presentata patente.
+Entrò in Roma Agricola in tempo di
+notte, per ischivare lo strepito di molti
+suoi amici, che voleano uscire ad incontrarlo;
+e si portò a salutar Domiziano,
+da cui fu accolto con della freddezza. Da
+ciò intese egli ciò che potea sperare da
+un tale imperadore; e rimasto senza
+impiego, si diede poscia ad una vita ritirata
+e privata. Non mancò in corte
+chi animò Domiziano a fargli del male,
+accusando e calunniando un sì degno
+personaggio, prima ch'egli giugnesse a
+Roma; ma non avea per anche Domiziano
+dato luogo in suo cuore alla crudeltà,
+di cui parlerò a suo tempo; e la
+moderazione e prudenza d'Agricola ebbero
+tal fortuna, ch'egli giunse naturalmente
+alla morte, senza riceverla dalle
+mani altrui. Abbiamo da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in vita Agricolae.]</span>, che
+dopo l'arrivo di esso Agricola a Roma,
+gli eserciti romani nella Mesia, nella
+Dacia, nella Germania e nella Pannonia, o
+per la temerità, o per la codardia de' generali,
+furono sconfitti; e che vi rimasero
+o trucidati o presi moltissimi uffiziali
+di credito colle lor compagnie, di maniera
+che non solamente si perdè alquanto
+de' confini del romano imperio, ma si
+dubitò infine di perdere i luoghi forti,
+dove soleano star le milizie romane ai
+<span class="pagenum"><a name="Page_336" id="Page_336"></a>[336]</span>
+quartieri d'inverno. Tali disavventure
+nondimeno si può credere che succedessero
+in vari anni; a noi resta luogo di
+distribuirle con sicurezza secondo i lor
+tempi, perchè son periti gli Annali antichi,
+e Svetonio e Dione, secondo il loro
+uso, contenti di riferir le azioni degli
+antichi Augusti, poca cura si presero
+della cronologia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXVI" id="LXXXVI"></a>LXXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la dodicesima
+volta, e <span class="sc">Servio Cornelio Dolabella
+Metiliano Pompeo Marcello</span>.
+</p>
+
+<p>
+Tutti questi cognomi ho io dato al
+secondo de' consoli, seguendo un'iscrizione
+da me <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 113, n. 2.]</span> pubblicata, e creduta
+spettante al medesimo personaggio. Abbiamo
+da Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in vita Antonini Pii.]</span>, che in
+quest'anno venne alla luce <i>Antonino Pio</i>,
+il quale vedremo andando innanzi imperadore.
+E in questi tempi ancora, siccome
+scrive Censorino <span class="fnote">[Censorinus, de Die Natali, cap. 18.]</span>, Domiziano
+istituì in Roma i <i>Giuochi Capitolini</i>, i
+quali continuarono di poi a celebrarsi
+ad ogni quarto anno, a guisa dei giuochi
+olimpici della Grecia. Si solennizzavano
+in onore di Giove Capitolino. Per testimonianza
+di Svetonio <span class="fnote">[Suetonius, in Domitiano, cap. 4.]</span>, in que' giuochi
+varie erano le gare e contese dei professori
+dell'arti. Chi più degli altri piaceva
+nel suo mestiere, ne riportava in premio
+una corona. Faceano un giorno le lor
+forze gli atleti; un altro dì i cantori e
+sonatori; un altro gl'istrioni o commedianti.
+V'era anche il giorno destinato
+per li poeti; e il suo per chi recitava
+prose in greco o latino. <i>Stazio Papinio</i>
+poeta <span class="fnote">[Statius, in Sylv.]</span> recitò allora al popolo una
+<span class="pagenum"><a name="Page_337" id="Page_337"></a>[337]</span>
+parte della sua Tebaide, che non piacque;
+e in confronto di lui furono coronati
+altri poeti. Vi si videro ancora
+non senza dispiacer de' buoni, fanciulle
+pubblicamente gareggiare nel corso. Come
+pontefice massimo presiedeva a questi
+giuochi Domiziano, vestito alla greca,
+portando in capo una corona d'oro,
+perchè i sacerdoti costumavano nelle
+lor funzioni di andar coronati. Abbiamo
+da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span> e da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 4.]</span> che
+Domiziano, oltre al suddetto spettacolo
+ed altri straordinari, usò ogni anno di
+fare i giuochi quinquatri in onor di Minerva,
+mentre villeggiava in Albano. In
+essi ancora si miravano cacce di fiere,
+divertimenti teatrali, e gare d'oratori e
+di poeti. Non contento Domiziano di
+profondere immense somme di danaro
+in tali spettacoli, tre volte in vari tempi
+diede al popolo romano un congiario,
+cioè un regalo di trecento nummi per
+testa. Così nella festa dei Sette monti,
+mentre si facea uno spettacolo, diede
+una lauta merenda a tutto il popolo spettatore,
+in maniera pulita di tavole apparecchiate
+ai senatori e cavalieri, e alla
+plebe in certe sportelle. Nel giorno seguente
+sparse sopra il medesimo popolo
+una quantità prodigiosa di tessere, cioè
+di tavolette, nelle quali era un segno di
+qualche dono, come di uccelli, carne,
+grano, ec., che si andava poi a prendere
+alla dispensa del principe. E perchè erano
+quasi tutte cadute ne' gradini del teatro
+o anfiteatro, dove sedea la plebe, ne
+fece gittar cinquanta sopra cadaun ordine
+de' sedili de' senatori e cavalieri.
+Certo è che gl'imperadori, per guadagnarsi
+l'affetto del popolo, coll'esempio
+d'Augusto, il ricreavano di quando in
+quando colla varietà de' giuochi pubblici,
+e più lo rallegravano con dei regali.
+Ma in fine queste esorbitanti spese di
+Domiziano tornarono, siccome dirò, in
+danno dello stesso pubblico, perchè l'erario
+si votava con sì fieri salassi, e per
+<span class="pagenum"><a name="Page_338" id="Page_338"></a>[338]</span>
+ristorarlo egli si diede poi alle crudeltà
+e alle oppressioni de' cittadini.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXVII" id="LXXXVII"></a>LXXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la tredicesima
+volta, e <span class="sc">Aulo Volusio Saturnino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Benchè Eusebio nella sua Cronica <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>
+non rechi un filo sicuro per la
+cronologia di questi tempi, pure si può
+ben credergli, allorchè scrive che nell'anno
+presente cominciò Domiziano a
+gustare che la gente gli desse il titolo di
+<i>Signore</i> e fin quello di <i>Dio</i>: empietà non
+perdonabile a mortale alcuno. Secondo
+il suddetto istorico, assistito dall'autorità
+di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 13.]</span>, non solamente egli si
+compiacque, ma comandò ancora d'essere
+così nominato: il che, dice Eusebio,
+non venne in mente ad alcun precedente
+imperatore. Noi abbiam veduto,
+avere Augusto veramente vietato con
+pubblico editto d'essere chiamato <i>Signore</i>;
+ma anch'egli permise bene e gradì
+che in sua vita gli fossero eretti dei templi
+e costituiti dei sacerdoti ad onore
+della sua pretesa divinità. Per attestato
+ancora di Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, Caligola forsennato
+Augusto volle essere chiamato <i>Signore</i>
+e <i>Dio</i>. Di tutto era vie più capace la
+smoderata ambizione o frenesia di Domiziano;
+e pronta ad ubbidire era l'adulazione
+e la superstiziosa stoltezza
+dei Pagani. Però fondatamente hanno
+creduto alcuni, che l'aver Domiziano
+perseguitati i Cristiani, avesse origine di
+qui; perchè certo i seguaci di Gesù Cristo,
+professando la credenza di un solo
+Dio invisibile ed immortale, non poteano
+mai indursi a riconoscere per dio un
+imperadore, vile e miserabil creatura in
+<span class="pagenum"><a name="Page_339" id="Page_339"></a>[339]</span>
+confronto del Creatore. Abbiamo dallo
+stesso Eusebio, che in questi tempi i
+popoli Nasamoni e Daci, avendo guerra
+coi Romani, furono vinti. Quanto ai Daci
+non ci somministra l'antica storia assai
+lume per essere il tempo vero in cui
+ebbe principio la guerra con essi, e
+quanto durò, e quando finì. Tuttavia
+potrebbe darsi che a questi tempi appartenesse
+il primo movimento di quella
+guerra, che continuò molto dipoi, e riuscì
+ben pericolosa e funesta ai Romani.
+Credesi che l'antica Dacia comprendesse
+quel paese che oggidì è diviso nella
+Transilvania, Moldavia e Valachia. Erano
+popoli fieri e bellicosi quei di quelle
+contrade, perchè credeano la morte fine
+della presente vita, e principio di un'altra,
+secondo l'opinion di Pitagora, che
+spacciò la trasmigrazion delle anime. Con
+tal persuasione sprezzavano ogni pericolo,
+e si esponevano alla morte, sperando
+di risorgere con miglior mercato
+in altri corpi. Alcuni Greci <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span> diedero
+ai <i>Daci</i> il nome di <i>Geti</i> e <i>Goti</i>; e veramente
+si truovano confusi presso gli
+antichi scrittori i nomi delle barbare
+nazioni. Quel che è certo, capitano di
+essi Daci era allora <i>Decebalo</i>, uomo di
+rara maestria ed accortezza nel mestier
+della guerra. E questi, se crediamo a
+Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 12.]</span> scrittore de' tempi di Giustiniano
+Augusto, mossi dall'avarizia di
+Domiziano, rotta l'alleanza che aveano
+con Roma, passarono il Danubio, e
+cacciarono da quelle ripe i presidii romani <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]</span>.
+<i>Appio Sabino</i>, che il cardinal
+Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> crede più tosto appellato <i>Cajo
+Oppio Sabino</i>, personaggio stato già console,
+e governatore allora probabilmente
+della Mesia, marciò colle sue forze contra
+di que' Barbari, ma ne rimase sconfitto,
+ed egli ebbe tagliata la testa <span class="fnote">[Eutrop., Histor.]</span>. A
+questa vittoria tenne dietro il saccheggio
+del paese, e la presa di molti villaggi e
+<span class="pagenum"><a name="Page_340" id="Page_340"></a>[340]</span>
+castella. Giunte a Roma queste dolorose
+nuove, si vide Domiziano in certa guisa
+necessitato ad accorrere colà per fermare
+questo rovinoso torrente. In qual
+anno egli la prima volta v'andasse (perchè
+due volte v'andò) non si può decidere.
+Sarà permesso a me di riserbarne
+a parlar nell'anno susseguente. Dei Nasamoni,
+popoli dell'Africa di sopra nominati
+da Eusebio, noi sappiamo da Zonara <span class="fnote">[Zonara, in Annal.]</span>,
+che, a cagion delle eccessive
+imposte, si sollevarono contro ai Romani
+e diedero una rotta a <i>Flacco</i> governator
+della Numidia. Ma essendosi coloro perduti
+dietro a votar molti barili di vino,
+che trovarono nel campo dei vinti, Flacco
+fu loro addosso, e ne fece un gran
+macello. Domiziano, gloriandosi delle
+imprese altrui, nel senato espose d'aver
+annientati i Nasamoni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXVIII" id="LXXXVIII"></a>LXXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la quattordicesima
+volta, e <span class="sc">Lucio Minucio Rufo</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Minicio</i> e non <i>Minucio</i> è appellato
+questo console in una iscrizione da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 314, n. 1.]</span>
+data alla luce. Nobil famiglia era anche
+la <i>Minucia</i>. Derisa fu l'avidità di Domiziano
+(l'avea preceduto coll'esempio
+Vespasiano suo padre) da Ausonio <span class="fnote">[Ausonius, in Panegyr.]</span>
+e da altri, nel continuare per tanti anni
+il consolato nella sua persona, quasichè
+invidiasse agli altri un tale onore. Arrivò
+egli ad essere console diecisette volte:
+il che niuno de' suoi predecessori avea
+mai fatto, amando essi di veder compartita
+anche ad altri questa onorevolezza.
+Osservò nondimeno Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitian., cap. 13.]</span>, che
+Domiziano non esercitava poi la funzione
+di console, lasciandone il peso al
+<span class="pagenum"><a name="Page_341" id="Page_341"></a>[341]</span>
+collega, o pure ai sostituiti. Bastava alla
+sua boria, che il suo nome comparisse
+negli atti pubblici, l'anno de' quali per
+lo più era segnato col nome de' consoli
+ordinari. Del resto egli constumava di
+deporre il consolato alla più lunga nelle
+calende di maggio; e i più d'essi rinunziò
+nel dì 13 di gennaio. Ma quali persone
+fossero a lui sostituite in quella
+dignità, e in qual anno, non si può ora
+accertare. Volle Domiziano, che si celebrassero
+nell'anno presente i <i>giuochi
+secolari</i>, ancorchè, secondo l'istituto di
+essi, si avessero a celebrare ad ogni cento
+anni <span class="fnote">[Censorinus, de Die Natal., cap. 17.]</span>, nè più che quarantun anni
+fosse, che Claudio Augusto gli avea fatti.
+La prima spedizion di Domiziano contro
+ai Daci, insuperbiti per la loro vittoria,
+forse accadde nell'anno presente. Andò
+egli in persona coll'esercito a quella
+volta. Racconta Pietro patrizio nel suo
+trattato delle ambascerie <span class="fnote">[Petrus Patric., de Legat. Hist. Byzant., T. 1.]</span>, che <i>Decebalo</i>
+veduto venire con sì grande apparato
+di gente un imperador romano
+contro sè, gl'inviò degli ambasciatori
+per trattar di pace. Se ne rise il superbo
+Domiziano, ed avendoli rimandati senza
+risposta, ordinò che le milizie imprendessero
+la guerra, con dare il comando
+di tutta l'armata a <i>Cornelio Fosco</i>, prefetto
+allora del pretorio. Decebalo assai
+informato del valore di questo generale,
+che avea studiata l'arte militare solamente
+fra le delizie della corte e in
+mezzo ai divertimenti di Roma, se ne
+fece beffe, e spedì altri deputati a Domiziano,
+offerendosi di terminar quella
+guerra, purchè i Romani di quelle contrade
+gli pagassero annualmente due oboli
+per testa; e ricusando essi tal condizione,
+minacciava loro lo sterminio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]</span>.
+Contuttociò Domiziano, ch'era un solennissimo
+poltrone, come se avesse
+pienamente assicurato l'imperio da
+quella parte, se ne tornò da bravo a
+Roma, senza apparire se prima che terminasse
+<span class="pagenum"><a name="Page_342" id="Page_342"></a>[342]</span>
+il presente anno, o pur nel seguente.
+Per quanto scrivono Svetonio e
+Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Geticis, cap. 13.]</span>, <i>Fosco</i> avendo passato il
+Danubio, fece guerra a' Daci, e probabilmente
+ebbe sopra di loro qualche
+vantaggio; ma in fine restò sconfitto
+e ucciso, forse nell'anno seguente. Circa
+questi tempi, per quanto s'ha da
+Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, <i>Marco Fabio Quintiliano</i>,
+eccellente maestro di eloquenza, nato a
+Calaorra in Ispagna, venne a Roma
+salariato dal pubblico, per insegnar la
+oratoria. Ma probabilmente ciò avvenne
+sotto Vespasiano, il quale fondò quivi
+varie scuole, e vi chiamò degl'insigni
+maestri. Certo è intanto, che Quintiliano
+fiorì sotto i di lui figliuoli, e fu anche
+maestro dei nipoti di Domiziano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="LXXXIX" id="LXXXIX"></a>LXXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">LXXXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tito Aurelio Fulvo</span> per la seconda volta,
+e <span class="sc">Aulo Sempronio Atratino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Siamo accertati da Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Antonino Pio.]</span>,
+che <i>Vito Aurelio Fulvo</i> o sia <i>Fulvio</i>,
+avolo paterno di Antonino Pio Augusto,
+fu due volte console. Giacchè
+Svetonio scrive che Domiziano volle un
+doppio trionfo dei Catti e dei Daci, non
+è improbabile ch'egli nell'anno presente
+affrettasse questo onore per far credere
+ai Romani, che felicemente passavano
+gli affari nella guerra della Dacia. Attesta
+il medesimo storico, ch'erano seguite
+alcune battaglie in quelle parti, e taluna
+verisimilmente vantaggiosa ai Romani,
+il che bastò all'ambizioso Augusto, per
+esigere l'onor del trionfo. Giacchè sopravvenne
+la sconfitta e la morte di <i>Cornelio
+Fosco</i> nella guerra che continuava
+nella Dacia, potrebbe attribuirsi all'anno
+presente la seconda spedizione del
+<span class="pagenum"><a name="Page_343" id="Page_343"></a>[343]</span>
+medesimo Domiziano contro ai Daci,
+essendo noi accertati da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 6.]</span>,
+che due volte egli andò in persona a
+quella guerra. Ma se non è possibile il
+ben dilucidare i tempi delle azioni di
+Domiziano, a noi bastar deve almeno la
+certezza delle medesime. Tornò dunque
+Domiziano alla guerra <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, ma perchè
+facea più conto della pelle che dell'onore,
+nè gli piacea la fatica, ma sì bene il
+godersi tutti i comodi, siccome uomo
+poltrone, e perduto tra le femmine e in
+ogni sorta di disonestà: non osò giammai
+di lasciarsi vedere a fronte dei nemici.
+Fermatosi dunque in qualche città
+della Mesia, spedì i suoi generali contra
+di Decebalo. Seguirono vari combattimenti,
+ne' quali, per testimonianza di
+Dione, perì buona parte delle sue armate.
+Tuttavia, perchè la fortuna delle
+guerre è volubile, e i suoi riportarono
+talvolta de' vantaggi, e specialmente <i>Giuliano</i>
+diede una considerabil rotta a Decebalo:
+Domiziano di continuo, ed anche
+allorchè andavano poco bene gli affari,
+spediva l'un dietro all'altro i corrieri
+a Roma, per avvisare il senato delle sue
+felici vittorie. Pertanto, a cagione di questi
+creduti sì gloriosi successi, il senato
+gli decretò quanti onori mai seppe immaginare,
+e per tutto l'imperio romano
+gli furono alzate statue d'oro e d'argento,
+se pur non erano dorate ed inargentate.
+Con tutto il suo valor nondimeno
+Decebalo cominciò a sentirsi assai
+angustiato dalle forze de' Romani; e
+però inviò degli ambasciatori a Domiziano
+per ottener la pace. Non ne volle il
+poco saggio Augusto udir parola; ma
+in vece di maggiormente incalzare il vacillante
+nemico, venuto nella Pannonia,
+rivolse l'armi contro ai Quadi e Marcomanni,
+volendo gastigarli, perchè non
+gli aveano dato soccorso contra dei Daci.
+Due volte que' popoli gli fecero una
+deputazione, per placare il suo sdegno;
+non solo nulla ottennero, ma Domiziano
+<span class="pagenum"><a name="Page_344" id="Page_344"></a>[344]</span>
+fece anche levar la vita ai secondi lor
+deputati. Si venne dipoi ad una battaglia,
+in cui dai Marcomanni, combattenti alla
+disperata, fu sconfitto l'esercito romano,
+ed obbligato l'imperadore alla fuga.
+Allora fu, che egli diede orecchio alle
+proposizioni di pace con Decebalo, il
+qual seppe ben profittare della debolezza,
+in cui, dopo tante perdite, si trovavano i
+Romani. Contentossi dunque egli di restituir
+molte armi e molti prigioni, e di
+ricever anche dalle mani di Domiziano
+il diadema del regno; ma si capitolò,
+che anche Domiziano pagasse a lui una
+gran somma di danaro, e di mandargli
+molti artefici in ogni sorta d'arti di
+guerra e di pace; e, quel che fu peggio,
+di pagargli in avvenire annualmente una
+certa quantità di danaro a titolo di regalo.
+Durò questa vergognosa contribuzione
+sino ai tempi di Trajano, il quale,
+siccome vedremo, avendo altra testa e
+cuore che Domiziano, insegnò ai Daci il
+rispetto dovuto all'aquile romane. Tutto
+boria Domiziano per questa pace, quasichè
+egli l'avesse fatta da vincitore, e
+non da vinto, scrisse al senato lettere
+piene di gloria, e fece in maniera ancora,
+che gli ambasciatori di Decebalo andassero
+a Roma con una lettera di sommessione,
+a lui scritta da Decebalo, se
+pur non fu finta, come molti sospettarono,
+dallo stesso Domiziano. Per altro
+Decebalo non fidandosi di lui, si guardò
+dal venire in persona a trovar Domiziano,
+e in sua vece mandò il fratello Diegis
+a ricevere da lui il diadema. Quanto
+durasse questa guerra sì perniciosa ai
+Romani, e quando cessasse, non abbiamo
+assai lume per determinarlo; ma
+v'è dell'apparenza, che si stabilisse la
+pace nell'anno presente, e che Domiziano
+se ne tornasse a Roma nel dicembre
+per prendere il consolato nell'anno seguente.
+Nè si dee tacere ciò che Plinio
+il giovane osservò, cioè che Domiziano <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>
+andando a queste guerre, per
+<span class="pagenum"><a name="Page_345" id="Page_345"></a>[345]</span>
+dovunque passava sulle terre dell'imperio,
+non pareva il principe ben venuto,
+ma un nemico ed un assassino: tante
+erano le gravezze che imponeva ai popoli,
+tante le rapine, gl'incendi, ed altri
+disordini che commettevano le sue milizie,
+braccia cattive di un più cattivo
+capo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XC" id="XC"></a>XC</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XC</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la quindicesima
+volta, e <span class="sc">Marco Coccejo Nerva</span>
+per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+<i>Nerva</i> console, quegli è che a suo
+tempo vedremo imperadore. Siccome il
+cardinal Noris ed altri mettono la seconda
+guerra dacica prima di quel ch'io
+abbia supposto, così credono che Domiziano
+celebrasse nell'anno 88, o pure
+nel precedente, il secondo suo trionfo
+dei Daci, e prendesse il titolo di <i>Dacico</i>.
+Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> lo differisce sino all'anno
+seguente. Io sto col padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critica Baron. ad hunc Ann.]</span>, che
+riferisce quel trionfo al presente anno.
+Su tal supposto adunque, fu in quest'anno,
+per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, che Domiziano
+solennizzò in Roma le sue glorie
+con magnifiche feste e spettacoli.
+Si fecero nel Circo vari combattimenti a
+piedi e a cavallo, e in un lago fatto a
+posta una battaglia navale, in cui quasi
+tutti i combattenti restarono morti. Levossi
+inoltre durante quello spettacolo
+un fiero temporale con pioggia, che quasi
+ebbe ad affogare gli spettatori. Domiziano
+si fece dare il mantello di panno grosso,
+ma non volle che gli altri mutassero
+veste, nè che alcuno uscisse, di maniera
+che tutti inzuppati d'acqua, contrassero
+poi delle malattie, per cui molti morirono.
+A consolar poi il popolo per tal disgrazia,
+<span class="pagenum"><a name="Page_346" id="Page_346"></a>[346]</span>
+trovò lo spediente di dargli una
+cena a lume di fiaccole; e per lo più fu
+suo costume di eseguire i pubblici divertimenti
+in tempo di notte. Ma specialmente
+fece egli comparire il suo fantastico cervello
+in un convito notturno, al quale
+invitò i principali dell'ordine senatorio
+ed equestre. Fece addobbar di nero tutte
+le stanze del palazzo, mura, pavimento
+e soffitte, con sedie nude. Invitati i
+commensali, cadaun vide collocata vicino
+a sè una specie d'arca sepolcrale,
+col suo nome scritto in essa, e con una
+lucerna pendente, come ne' sepolcri. Sopravvennero
+fanciulli tutti nudi e tinti di
+nero, ballando intorno ad essi, e portando
+vasi, simili agli usati nelle esequie dei
+morti. Cadauno de' convitati si tenne allora
+spedito, e tanto più perchè tacendo
+ognuno, il solo Domiziano d'altro non
+parlava che di morti e di stragi. Dopo
+sì gran paura furono in fine licenziati;
+ma appena giunti alla loro abitazione,
+ecco che parecchi di loro son richiamati
+alla corte. Oh allora sì che crebbe in
+essi lo spavento; ma in vece d'alcun
+danno, riceverono poi da Domiziano
+qualche dono in vasi d'argento, o in altri
+preziosi mobili. Tali furono i sollazzi
+bizzarri dati da Domiziano alla nobiltà
+in occasione del suo trionfo. Nondimeno
+il popolo comunemente dicea, che
+questo era non già un trionfo, ma un
+funerale de' Romani nella Dacia, ovvero
+in Roma estinti. Dopo questi trionfi la
+vanità di Domiziano, che studiava ogni
+dì qualche novità, volle che il mese di
+settembre da lì innanzi s'appellasse <i>Germanico</i> <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap 13. Plutarchus
+in Num.]</span>,
+e l'ottobre <i>Domiziano</i>, per
+non essere da meno di Giulio Cesare e
+di Augusto; e ciò perchè nel primo avea
+conseguito il principato, ed era nato nel
+secondo. Ma non durò più della sua vita
+questo suo decreto. Non si sa mai capire,
+come Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> scrivesse, che molte
+fabbriche furono terminate in Roma
+<span class="pagenum"><a name="Page_347" id="Page_347"></a>[347]</span>
+nell'anno presente, o pure nell'antecedente,
+cioè <i>Capitolium, Forum transitorium,
+Divorum Porticus, Isium ac Serapium,
+Stadium, Horrea piperataria, Vespasiani
+Templum, Minerva Chalcidica,
+Odeum, Forum Trajani, Thermae Trajanae
+et Titianae, Senatus, Ludus Matutinus,
+Mica aurea, Meta sudans et Pantheum</i>.
+Non si pensasse alcuno, che tanti edifizii
+ricevessero il lor essere o compimento
+in quest'anno. Forse furono risarciti. Il
+<i>Panteon</i> era da gran tempo fatto; e, per
+tacere il resto, la piazza e le terme di
+Traiano non furono, siccome diremo,
+fabbricate, se non nei tempi del suo imperio,
+cioè da qui a qualche anno.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCI" id="XCI"></a>XCI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Ulpio Trajano</span> e <span class="sc">Marco Acinio
+Glabrione.</span>
+</p>
+
+<p>
+<i>Trajano</i>, console in quest'anno, il
+medesimo è che fu poi imperadore glorioso.
+Il prenome dell'altro console <i>Glabrione</i>,
+secondo alcuni, fu non già <i>Marco</i>,
+ma <i>Manio</i>, siccome proprio della famiglia
+<i>Acilia</i>. Noi abbiamo da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span> esser
+avvenuti due prodigii, per l'uno de' quali
+fu presagito l'imperio a <i>Trajano</i>, e per
+l'altro la morte a <i>Glabrione</i>. Quali fossero,
+nol sappiamo, se non che per attestato
+del medesimo storico, Glabrione,
+benchè console, fu obbligato dal capriccioso
+ed iniquo Domiziano a combattere
+contra di un grosso lione, che fu bravamente
+da lui ucciso, senza restarne egli
+ferito. Questa azione, che dovea guadagnargli
+lode e stima presso di Domiziano,
+altro non fece che incitarlo ad invidia,
+ed anche ad odio, perchè non gli
+piaceano i nobili di raro valore. Però
+col tempo trovò de' pretesti per mandarlo
+in esilio, e poi imputandogli volesse
+<span class="pagenum"><a name="Page_348" id="Page_348"></a>[348]</span>
+turbare lo stato (forse nell'anno 95)
+il fece ammazzare. All'anno presente
+vien riferita da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> la strepitosa
+morte di <i>Cornelia</i>, capo delle Vergini
+Vestali. Era ella stata accusata dianzi
+d'incontinenza e dichiarata innocente.
+Sotto Domiziano si risvegliò questa accusa;
+e Domiziano affettando la gloria
+di custode della religione, cioè della superstizione
+pagana, e volendo rimettere
+in uso le antiche leggi, la fece condannare
+e seppellir viva. Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 2.]</span> dice,
+ch'ella fu convinta de' suoi falli; Plinio
+il giovane <span class="fnote">[Plinius, lib. 4, Ep. II.]</span>, ch'essa nè pur fu chiamata
+in giudizio, non che ascoltata, ed essere
+quella stata un'enorme crudeltà ed
+ingiustizia. Furono anche processati alcuni
+nobili romani, come complici del
+delitto, frustati sino a lasciar la vita sotto
+le battiture, benchè non confessassero
+l'apposto reato. E perchè <i>Valerio Liciniano</i>,
+già senatore e pretore, uno de' più
+eloquenti uomini del suo tempo, per
+avere nascosa in sua casa una donna della
+famiglia di Cornelia, fu accusato, altra
+maniera non ebbe, per sottrarsi a
+que' rigori, se non di confessare quanto
+gli fu suggerito sotto mano per ordine di
+Domiziano. Tuttavia fu egli cacciato in
+esilio, e i suoi beni assegnati al fisco.
+Questi poi sotto Trajano ritornato a Roma
+si guadagnò il vitto, con fare il maestro
+di rettorica. Così inorpellava Domiziano
+i suoi vizii, volendo comparire zelantissimo
+dell'onore de' suoi falsi dii. Narrasi
+ancora, che essendo morto uno dei
+suoi liberti, e seppellito, dappoichè Domiziano
+intese che costui si era fatto fabbricare
+il sepolcro con dei marmi presi
+dal tempio di Giove Capitolino, bruciato
+negli anni addietro, fece smantellar dai
+soldati quel sepolcro, e gittar in mare
+le ossa e le ceneri di colui; tanto si piccava
+egli di essere zelante dell'onore
+delle cose sacre.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_349" id="Page_349"></a>[349]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCII" id="XCII"></a>XCII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la sedicesima
+volta, e <span class="sc">Quinto Volusio Saturnino</span>.
+</p>
+
+<p>
+S'è disputato, e tuttavia si disputa,
+in qual anno succedesse la ribellione di
+<i>Lucio Antonio</i>, e la breve guerra civile
+che in que' tempi avvenne. Alcuni <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> la
+mettono nell'anno 88, altri nell'89, e il
+Calvisio <span class="fnote">[Calvisius, Tillemont et alii.]</span> la differisce sino al presente
+anno. A me sembra più probabile l'ultima
+opinione, confrontando insieme quel
+poco che s'ha di questo fatto da Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae.]</span>,
+e da Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 9.]</span>, e da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>,
+o sia da Sifilino; perchè da loro apparisce
+che dopo questa sollevazione Domiziano
+lasciò la briglia alla sua crudeltà,
+e ciò avvenne, siccome dirò, nell'anno
+seguente. <i>Lucio Antonio</i>, a cui Marziale <span class="fnote">[Martial., lib. 4, Epist. 9.]</span>
+dà il cognome di <i>Saturnino</i>, era
+governatore dell'alta o sia superiore
+Germania. Perchè ben sapea, quanto per
+poco Domiziano perseguitasse le persone
+di merito, e che specialmente sparlava
+di lui con ingiuriosi nomi, mosse a ribellione
+le sue legioni, facendosi proclamare
+imperadore. Portata a Roma questa
+nuova, se ne conturbò ognuno per l'apprensione
+che ne succedesse una gran
+guerra, e si tornasse a provar tutti i malanni
+compagni delle guerre civili. Domiziano
+stesso, temendo che quest'incendio
+si potesse maggiormente dilatare, determinò
+di portarsi in persona contra di lui,
+ed avea già in ordine l'armata. Ciò che
+recava maggiore spavento, era il sapersi
+che Lucio Antonio s'era collegato coi
+Germani, e questi doveano rinforzarlo
+con un potente esercito. Ma che? <i>Lucio
+<span class="pagenum"><a name="Page_350" id="Page_350"></a>[350]</span>
+Massimo</i>, che il Tillemont fondatamente
+congettura essere lo stesso che <i>Lucio
+Appio Norbano Massimo</i>, il qual forse governava
+allora la bassa Germania, o pure
+una parte della Gallia vicina, senza
+aspettare alcun de' soccorsi che gli promettea
+Domiziano, diede battaglia improvvisamente
+ad esso Lucio Antonio,
+prima che con lui si unissero i Tedeschi.
+Volle anche la buona fortuna, che mentre
+erano alle mani, crescesse così forte
+il Reno, che non poterono passare i Tedeschi.
+Rimase sconfitto ed ucciso Antonio,
+e la sua testa fu inviata a Roma in
+testimonianza della vittoria: il che risparmiò
+a Domiziano gl'incomodi di continuar
+quella spedizione. Plutarco <span class="fnote">[Plutarchus, in P. Æmil.]</span> e
+Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 6.]</span> narrano, che nel giorno
+stesso, in cui fu data quella battaglia,
+un'aquila posandosi in Roma sopra una
+statua di Domiziano, fece delle grida di
+allegria; e passando tal voce d'uno in
+altro, nel medesimo giorno si divulgò
+per tutta Roma, che Lucio Antonio era
+stato interamente disfatto: ed alcuni
+giunsero fino a dire di aver veduta la
+sua testa recisa dal busto. Prese tal
+piede questa diceria, che gran parte dei
+magistrati corsero a far de' sagrifizii in
+rendimento di grazie. Ma cominciandosi
+a cercare chi avea portata questa nuova,
+niuno si trovò, ed ognuno rimase
+confuso. Domiziano, che era in viaggio,
+ricevette dipoi i corrieri della vittoria,
+e si verificò essere la medesima succeduta
+nel giorno medesimo, in cui se ne
+sparse in Roma la falsa voce. All'anno
+presente attribuisce Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> l'editto
+di Domiziano contro le vigne <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 7.]</span>. Trovatosi
+che v'era stata molta abbondanza
+di vino, poca di grano, s'immaginò Domiziano,
+che la troppa quantità delle
+viti cagion fosse che si trascurasse la
+coltura delle campagne. Ma Filostrato <span class="fnote">[Philostratus, in Vita Apollon., lib. 6.]</span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_351" id="Page_351"></a>[351]</span>
+aggiugne, che non piaceva a Domiziano
+sì sterminata copia di vino, perchè l'ubbriachezza
+cagionava delle sedizioni. Ora
+egli vietò che in Italia non si potessero
+piantar viti nuove, e che nelle provincie
+se ne schiantasse la metà, anzi tutte
+nell'Asia, per quanto ne dice Filostrato.
+Ma non istette poi saldo in questo proposito,
+per essere venuto a Roma <i>Scopeliano</i>
+spedito da tutte le città dell'Asia,
+il quale non solamente ottenne che si coltivassero
+le vigne, ma ancora che si mettesse
+pena a chi non ne piantava. Forse
+ancora più di ogni altra riflessione servì
+a fare smontar Domiziano da questa
+pretensione, l'essersi sparsi de' biglietti <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Vopiscus, in
+Probo.]</span>,
+ne' quali era scritto, <i>che facesse
+pur Domiziano quanto voleva, perchè vi
+resterebbe tanto di vino per fare il sagrifizio
+in cui sarebbe la vittima lo stesso
+imperadore</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCIII" id="XCIII"></a>XCIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Pompeo Collega</span> e <span class="sc">Cornelio Prisco</span>.
+</p>
+
+<p>
+Credesi che a questi consoli fossero
+sostituiti prima del dì 15 di luglio, <i>Marco
+Lollio Paolino</i> e <i>Valerio Asiatico Saturnino</i>;
+e che all'un di essi succedesse
+nel consolato <i>Cajo Antistio Giulio Quadrato</i>;
+e il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, ad Fastos Consular. Sigonii.]</span> ha sospettato
+che <i>Cajo Antistio</i> o sia <i>Antio Giulio</i> fosse
+personaggio diverso da <i>Quadrato</i>. Ma
+qui son delle tenebre, come in tanti altri
+siti de' Fasti consolari, trovandosi bensì
+de' consoli sostituiti e straordinari nelle
+antiche storie e lapidi nominati, ma senza
+certezza dell'anno in cui esercitarono
+quell'insigne uffizio. Poichè per altro quai
+fossero i due poco fa menzionati consoli,
+l'abbiamo da un marmo riferito dal Grutero <span class="fnote">[Gruter., Thesaur. Inscript., pag. 189.]</span>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_352" id="Page_352"></a>[352]</span>
+e compiutamente poi dato alle
+stampe dal canonico Gori <span class="fnote">[Gorius, Inscription. Etrusc., p. 69.]</span>, che fu posto
+M. LOLLIO PAVLLINO VALERIO
+ASIATICO SATVRNINO. C. ANTIO IVLIO
+QVADRATO COS. Se poi questi
+nell'anno presente fossero sostituiti ai
+consoli ordinari, io nol so dire. Nell'agosto
+di quest'anno in età di cinquantasei
+anni diede fine alla sua vita <i>Gneo Giulio
+Agricola</i>, suocero di Cornelio Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 44.]</span>,
+già stato console: le cui imprese militari
+nella Bretagna di sopra accennai. Tornato
+ch'egli fu di colà a Roma, arrivò l'anno
+in cui potea chiedere il proconsolato,
+o sia il governo dell'Asia o dell'Africa.
+Ma non si sentì egli voglia d'altri onori,
+perchè sotto un imperador cattivo troppo
+era pericoloso il servire. Poco prima
+avea Domiziano fatto levar di vita <i>Civica
+Cereale</i> proconsole dell'Asia per meri
+sospetti di ribellione. Questo esempio, e
+il sapere che l'imperadore non avea caro
+di conferir sì riguardevoli posti a persone
+di sperimentato valore, indussero
+Agricola a pregarlo che volesse esentarlo
+da quel pesante fardello. Era questo appunto
+ciò che desiderava Domiziano, e
+ben presto glie l'accordò; e permise, che
+Agricola il ringraziasse, come se gli avesse
+fatta una grazia. Seppe di poi vivere
+questo saggio uomo anche per qualche
+tempo, senza provar le persecuzioni del
+bisbetico Augusto, facendo conoscere
+che gli uomini grandi provveduti di prudenza
+possono stare anche sotto principi
+cattivi, e non fare naufragio. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>,
+ciò non ostante scrive che Domiziano
+l'uccise; ma Tacito, che più ne seppe di
+lui, e scrisse la sua vita, dice bensì esser
+corsa voce di veleno, nondimeno ne restò
+egli in dubbio.
+</p>
+
+<p>
+Ma tempo è oramai di far vedere un
+principe appunto cattivo, anzi pessimo,
+nella persona di Domiziano; cosa da me
+riserbata a quest'anno, non già perchè
+<span class="pagenum"><a name="Page_353" id="Page_353"></a>[353]</span>
+egli cominciasse solamente ora a riconoscersi
+tale, ma perchè il suo mal talento
+dopo la guerra civile di Lucio Antonio
+andò agli eccessi. Certamente a Domiziano
+non mancava ingegno ed intendimento:
+ma questa bella dote, se va unita con
+delle sregolate passioni, ad altro non serve
+d'ordinario, che a rendere più perniciosi
+e malefici i regnanti. Ora non si
+può assai esprimere quanta fosse la vanità,
+la prosunzione, e la sete di dominare
+in lui. Egli si credeva la maggior testa
+dell'universo, e ch'egli solo fosse degno
+di comandare: perciò fiero, superbo e
+sprezzator d'ognuno, astuto ed implacabile
+ne' suoi sdegni. Era sicuro dell'odio
+suo chiunque compariva eccellente in alcuna
+bella dote: che questo è lo stilo
+delle anime basse <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 1.]</span>. Vivente il padre,
+e creato Cesare fece di mani e di piedi
+per non esser da meno del buon Tito suo
+fratello: ottenne vari uffizi, che esercitò
+con gran boria ed eccesso di autorità. E
+giacchè Vespasiano, ben conoscente del
+maligno suo naturale, il teneva basso,
+non avendo potuto conseguire se non un
+consolato ordinario, almeno si studiò
+sempre di essere sustituito come console
+straordinario al fratello. Morto Vespasiano,
+fu in dubbio se dovesse offerire
+ai soldati il doppio del donativo promosso
+loro da Tito, per tentar di levare a
+lui l'imperio. Andava spacciando che il
+padre l'avea lasciato collega del fratello
+nella signoria; ma che era stato suppresso
+il testamento. Vantavasi ancora d'aver
+egli alzato al trono non meno il padre
+che il fratello; e l'adulatore Marziale
+approvò questo suo folle sentimento.
+Vivente esso Tito, non fece egli mai fine
+a tendergli delle insidie, non solo segretamente,
+ma anche in palese. Tuttavia tanta
+era la bontà di Tito, che quantunque consigliato
+di liberar sè stesso e il pubblico
+da sì pericoloso arnese, mai non volle
+ridursi a questo passo, contentandosi
+solamente di fargli talvolta delle fraterne
+correzioni colle lagrime agli occhi, benchè
+<span class="pagenum"><a name="Page_354" id="Page_354"></a>[354]</span>
+senza frutto. Forse quell'unica azione
+di cui Tito prima della sua immatura
+morte disse d'esser pentito, fu d'aver
+lasciato in vita questo fratello, ben conoscendo
+il gran male che ne avverrebbe
+alla repubblica. Divenuto poscia imperadore <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>
+non lasciava occasione, anche
+in senato <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 1.]</span>, di sparlare copertamente
+ed ancora svelatamente del padre e del
+fratello, biasimando le loro azioni; e per
+cadere in disgrazia di lui, altro non occorreva
+che essere in grazia o dell'uno
+o dell'altro, o dir parole alla presenza
+di lui in lode di Tito. Per altro egli era
+un solennissimo poltrone: temeva i pericoli
+della guerra; abborriva le fatiche del
+governo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Il suo divertimento principale
+consisteva in giocare ai dadi, anche
+ne' giorni destinati agli affari. Soleva eziandio
+ne' principii del suo governo
+starsene ritirato in certe ore del giorno:
+e la sua mirabil applicazione era in prendere
+mosche <span class="fnote">[Suet., in Domit., c. 3. Dio, l. 67. Aurel.
+Vict., in Epitome.]</span>, o ucciderle con uno
+stiletto. Celebre è intorno a ciò il motto
+di Vibio Crispo, uomo faceto. Dimandando
+taluno, chi fosse in camera con
+Domiziano, rispose Crispo: <i>Nè pur una
+mosca</i>.
+Ora non aspettò egli, siccome dissi,
+a comparire quel crudele che era, a questi
+tempi. Anche ne' precedenti anni diede
+varj saggi di questa sua fierezza per
+varie e ben frivole cagioni. Fra gli altri
+(non se ne sa l'anno) fece ammazzare
+<i>Tito Flavio Sabino</i> suo cugino, perchè
+avendolo disegnato console, secondo le
+apparenze, per la seconda volta, il banditore
+inavvertentemente in vece del
+nome di <i>Console</i> gli diede quello d'<i>imperadore</i>.
+Questo bastò per togliere a Sabino
+la vita. La stessa mala sorte toccò
+ad alcuni altri, o pure l'esilio: che questo
+era ne' primi suoi anni di più ordinario
+gastigo; ed Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> al di lui
+<span class="pagenum"><a name="Page_355" id="Page_355"></a>[355]</span>
+quarto anno scrive essere stati esiliati
+da lui assaissimi senatori. Probabilmente
+ciò avvenne più tardi. Ora noi sappiamo
+da Suetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domit., cap. 10.]</span>, che Domiziano prima
+di questi tempi avea levato dal mondo
+<i>Salvio Coccejano</i>, solamente perchè avea
+solennizzato il giorno natalizio di Ottone
+imperatore suo zio; <i>Sallustio Lucullo</i>,
+non per altro, che per aver dato il nome
+di lucullee ad alcune lance di nuova invenzione;
+<i>Materno Sofista</i>, cioè professor
+di rettorica, per aver fatta una declamazione
+contra de' tiranni; ed <i>Elio Lamia
+Emiliano</i>, per cagione di qualche motto
+piccante, detto fin quando esso Domiziano
+era persona privata. Moglie di questo
+Lamia fu <i>Domizia Longina</i>, figliuola di
+Corbulone. Gliela tolse Domiziano, e dopo
+averla tenuta per amica un tempo, la
+sposò, e diedele il titolo di <i>Augusta</i>. Ad
+accrescere la crudeltà di questo imperadore,
+s'aggiunse la smoderata credenza
+che si dava in questi tempi alle vane
+predizioni degli strologhi. Più degli altri
+loro prestava fede Domiziano, uomo
+timidissimo; e perchè fin da giovane gli
+avea predetto alcun d'essi che sarebbe
+un dì ucciso: perciò la diffidenza fu sua
+compagna finchè visse, e massimamente
+negli ultimi anni del suo imperio. Di qua
+venne la morte di vari principali signori
+dell'imperio; perchè egli si procacciava
+l'oroscopo di tutti, e trovandoli destinati
+a qualche cosa di grande, li faceva levare
+dal mondo. <i>Metio Pomposiano</i>, di
+cui parlammo all'anno 75, preservato
+sotto il buon Vespasiano, non la scappò
+sotto l'iniquo suo figliuolo. Perchè fu
+creduto che avesse una genitura, che
+vanamente gli pronosticava l'imperio, e
+perchè teneva in sua camera una carta
+geografica del mondo, e studiava le orazioni
+dei re e dei capitani, che son nelle
+storie di Livio, il mandò in Corsica in
+esilio <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, ed appresso il fece ammazzare.
+Ma soprattutto s'accese, e giunse al
+<span class="pagenum"><a name="Page_356" id="Page_356"></a>[356]</span>
+colmo l'inumanità di Domiziano, dappoichè
+se gli ribellò <i>Lucio Antonio Saturnino</i>;
+del che s'è favellato all'anno
+precedente. S'accorse più che mai allora
+questo maligno principe, che l'odio universale
+è un pagamento inevitabile delle
+iniquità <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 10.]</span>. Trovò anche in Roma dei
+complici di quella congiura, e molti altri,
+che almeno sospiravano di vederla
+camminare ad un fine felice. Incrudelì
+dunque contra di chiunque era stato, o
+si sospettava che fosse stato partecipe
+dei disegni d'esso Lucio Antonio; nè
+perdonò se non a due uffiziali, che con
+vergognosa scusa coprirono il loro fallo.
+D'altre illustri persone da lui uccise
+parleremo all'anno seguente. Anche
+Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.]</span> attesta avere bensì Domiziano
+commessa qualche crudeltà negli anni
+addietro, ma un nulla essere in paragon
+di quelle ch'egli praticò dopo la morte
+d'Agricola, avvenuta nell'anno presente,
+siccome dicemmo. O nel precedente
+anno, come vuole il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, o
+nel presente, come credette il cardinal
+Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari, Tillemont et alii.]</span> ed altri, ebbe principio la guerra
+de' Romani coi Sarmati <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. Aveano
+que' barbari tagliato a pezzi una o più
+legioni romane coi loro uffiziali. Ciò
+diede impulso a Domiziano di accorrere
+colà in persona con un buon esercito,
+per frenare l'insolenza di que' popoli.
+Da Marziale e da Stazio poeti, due trombe
+delle azioni di questo imperadore,
+noi impariamo ch'egli ebbe a combattere
+anche contro ai Marcomanni. Se bene,
+o male, non si sa. Ben sappiamo <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 6.]</span>
+che, secondo il suo costume di attribuirsi
+le vittorie, anche quando egli era vinto,
+tornato a Roma nel gennaio di questo
+anno o pur del seguente, fece credere
+che gli affari erano passati a maraviglia
+bene. Tuttavia ricusò il trionfo, e si contentò
+di portare al Campidoglio la sola
+<span class="pagenum"><a name="Page_357" id="Page_357"></a>[357]</span>
+corona d'alloro, e di offerirla a Giove
+Capitolino.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCIV" id="XCIV"></a>XCIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Nonio Torquato Asprenate</span> e <span class="sc">Tito
+Sestio Magio Laterano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fra gli eruditi è stata finora molta
+disputa intorno ai consoli ordinari di
+quest'anno, nè si sapea il prenome e
+nome di <i>Laterano</i>. Una iscrizione del
+museo kircheriano, da me <span class="fnote">[Thesaur. Novus Veter. Inscript., p. 314,
+num. 2.]</span> data alla
+luce, ha messo tutto in chiaro. Da un
+altro marmo apparisce che, in luogo di
+<i>Laterano</i>, era console nel settembre <i>Lucio
+Sergio Paolo</i>. Moltiplicarono più che
+mai in questi tempi le calamità di Roma
+sotto Domiziano, divenuto oramai formidabil
+tiranno, e non inferiore a Nerone.
+Ne lasciò a noi un orrido ritratto
+Cornelio Tacito <span class="fnote">[Tacitus, Hist., lib. 1, c. 2 et seq. Idem, in
+Vita Agricolæ, c. 46.]</span>, presente a tutte
+quelle scene, con dire che si vide il senato
+circondato ed assediato da genti di
+armi; a molti che erano stati consoli,
+tolta la vita; e le più illustri dame o fuggitive
+o cacciate in esilio. Di persone
+nobili bandite, piene erano le isole, e
+all'esilio tenea dietro bene spesso la
+spada del carnefice. Ma in Roma si facea
+il maggior macello. Pareva un delitto
+l'aver avuto delle dignità; pericoloso
+era il volerne; nè altro occorreva per
+istar tutto dì esposto ai precipizii, che
+l'essere uomo dabbene. Le spie e gli
+accusatori erano tornati alla moda; e
+fra questi mali arnesi si distinguevano
+Metio Caro Messalino e Bebio Massa,
+assassini del pubblico, non nelle strade,
+ma ne' tribunali stessi di Roma, con
+essersi attribuita la maggior parte delle
+crudeltà d'allora più alla lor malignità
+<span class="pagenum"><a name="Page_358" id="Page_358"></a>[358]</span>
+e prepotenza che a quella di Domiziano.
+Le spese eccessive fatte da questo prodigo
+imperadore in tanti spettacoli non
+necessari, e in accrescere fuor di misura
+lo stipendio ai soldati, per maggiormente
+obbligarseli, l'aveano ridotto al
+verde <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 12.]</span>. Si avvisò di cercare il risparmio
+col cassare una porzion delle milizie;
+e, secondo Zonara <span class="fnote">[Zonara, in Annalib.]</span>, eseguì questo
+pensiero. Svetonio sembra dire, che solamente
+lo tentò, ma che trovandosi tuttavia
+imbrogliato a dar le paghe, rivolse
+il pensiero a far danaro in altre tiranniche
+maniere, occupando a diritto e a
+torto i beni dei vivi e dei morti. Pronti
+erano sempre gli accusatori, denunziando
+or questo, or quello, come rei di lesa
+maestà per un cenno, per una parola
+contra del principe o contra uno dei
+suoi gladiatori; delitti per lo più finti e
+non provati. Si confiscavano a tutti i
+beni; e bastava che comparisse un solo a
+dire di aver inteso che un tale prima di
+morire avea lasciata la sua eredità a
+Cesare, perchè tosto si mettessero le
+griffe su quella roba. Sopra gli altri
+furono angariati i Giudei, che da gran
+tempo pagavano un rigoroso testatico,
+per esercitare liberamente il culto della
+lor religione. Un'esatta perquisizion di
+essi fu fatta per tutto l'imperio romano,
+e processati coloro che, dissimulando la
+lor nazione, non aveano pagato.
+</p>
+
+<p>
+Fra gli altri personaggi di distinzione
+che, per attestato di Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.]</span>, furono
+tolti di mira in questi tempi dal genio
+sanguinario di Domiziano, si contarono
+<i>Elvidio</i> il giovane, <i>Rustico</i> e <i>Senecione</i>.
+Era il primo figliuolo di quell'<i>Elvidio
+Prisco</i>, che a' tempi di Vespasiano,
+siccome fu detto di sopra all'anno 73,
+per la sua stoica insolenza si tirò addosso
+l'esilio, e poi la morte <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 10. Plinius,
+lib. 9, Epist. 13.]</span>. Eccellenti
+qualità concorrevano ancora in
+questo suo figliuolo, per le quali era in
+<span class="pagenum"><a name="Page_359" id="Page_359"></a>[359]</span>
+gran riputazione, oltre all'aver esercitato
+un consolato straordinario. Quantunque
+egli se ne stesse ritirato per la
+malvagità de' tempi che correano, pure
+si vide accusato davanti al senato, per
+avere, secondochè diceano, in un suo
+poema sotto i nomi di Paride e di Enone
+messo in burla il divorzio di Domiziano <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 3.]</span>,
+il quale altrove abbiam detto
+che prese in moglie Domizia Longina.
+Questa poi la ripudiò, perchè perduta di
+amore verso Paride istrione, ch'egli fece
+uccidere in mezzo ad una strada.
+Contuttociò non si potè contenere dal
+ripigliarla poco dipoi: del che fu assai
+proverbiato. <i>Publicio Certo</i>, dianzi pretore,
+ed ora uno de' giudici dati ed Elvidio,
+per mostrare il suo zelo adulatorio
+verso Domiziano, commise la più vergognosa
+azione che si possa mai dire;
+perchè mise le mani proprie addosso
+ed Elvidio, e il trasse alle prigioni. Fu
+condannato Elvidio, e l'infame Publicio
+per ricompensa destinato console, senza
+però giugnere a godere di quella dignità,
+perchè Domiziano tolto di vita non gli
+potè mantener la parola. Contra di costui
+si fece accusatore <i>Plinio</i> il giovine;
+e tal terrore gli mise in corpo, che disperato
+finì i suoi giorni. <i>Errenio Senecione</i>,
+per avere scritta la vita di <i>Elvidio
+Prisco</i> seniore, somministrò assai ragione
+al crudel Domiziano e al timido senato,
+per condannarlo a morte e far
+bruciare pubblicamente l'opere composte
+da quel felice ingegno. Un altro personaggio,
+tenuto in sommo credito per
+la professione della stoica filosofia <span class="fnote">[Dio, lib. 67. Plutarchus, de Curios.]</span>,
+fu <i>Lucio Giunio Aruleno Rustico</i>. Aveva
+egli in un suo libro lodati <i>Peto Trasea</i>
+ed <i>Elvidio Prisco</i>, uomini insigni, dei
+quali si è parlato di sopra. Di più non
+occorse, perchè egli fosse condannato e
+fatto morire. Plutarco attribuisce la di
+lui disgrazia all'invidia portata da Domiziano
+alla gloria di quest'uomo illustre.
+Sappiamo parimente, che <i>Fannia</i>, moglie
+<span class="pagenum"><a name="Page_360" id="Page_360"></a>[360]</span>
+di Elvidio Prisco, in tal occasione fu
+mandata in esilio, e spogliata di tutti i
+suoi beni; siccome ancora <i>Arria</i> vedova
+di Peto Trasea; e <i>Pomponia Gratilia</i>,
+moglie del suddetto Rustico. Fece anche
+Domiziano morire <i>Ermogene</i> da Tarso,
+perchè in una storia di lui scritta si figurò
+di essere stato punto sotto certe
+maniere di dir figurate. I copisti di quella
+storia furono anch'essi fatti morire
+in croce. Di questo passo camminava la
+crudeltà di Domiziano, e Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesian.]</span> ebbe
+a dire, che non si può sapere a qual
+numero ascendesse la serie degli uccisi
+per ordine suo, perchè non voleva che
+si scrivesse negli atti del senato memoria
+alcuna delle persone da lui tolte di
+vita. E con questa barbarie congiungeva
+egli un'abbominevole infedeltà, perchè
+servendosi di molti iniqui o per accusare
+altrui di lesa maestà, o per rapire le altrui
+sostanze, dopo averli premiati con
+dar loro onori e magistrati, da lì a poco
+faceva ancor questi ammazzare, acciocchè
+sembrasse che da essi soli, e non
+da lui fossero procedute quelle iniquità.
+Altrettanto facea coi servi e liberti da
+lui segretamente mossi ad accusare il
+padrone, facendoli poi morire anch'essi.
+Molte arti usò inoltre, per indurre
+alcuni ad uccidersi da sè stessi, acciocchè
+si credesse spontanea e non forzata
+la morte loro. Peggiore ancor di Nerone
+fu per un conto <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 45.]</span>, perchè assisteva in
+persona agli esami e ai tormenti delle
+persone accusate, e si compiaceva di
+udire i loro sospiri, e di mirar quei mali
+che facea lor sofferire, il maggior dei
+quali era il veder presente l'autore iniquo
+de' medesimi lor tormenti. Aggiungeva
+inoltre la dissimulazione all'inumanità,
+usando finezze e carezze a chi
+fra poche ore dovea per suo comandamento
+perdere la vita. Lo provò tra gli
+altri <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 11.]</span> <i>Marco Arricino Clemente</i>, già
+prefetto del pretorio sotto Vespasiano,
+<span class="pagenum"><a name="Page_361" id="Page_361"></a>[361]</span>
+e poi console (non si sa in qual anno),
+che era anche suo parente, ed amato
+non poco da lui, perchè l'aiutava nelle
+iniquità. Convertito l'amore in odio, un
+dì fattagli gran festa, il prese anche seco
+in seggetta, e veduto colui che era appostato
+per denunziarlo nel dì seguente
+come reo di lesa maestà, disse a Clemente:
+<i>Vuoi tu, che domani ascoltiamo
+in giudicio quel furfante di servo?</i> Posti
+in così duro torchio, se stessero male i
+cittadini romani, e particolarmente i
+nobili, non ci vuol molto ad intenderlo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCV" id="XCV"></a>XCV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Anacleto</span> papa 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Domiziano</span> imperadore 15.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Domiziano Augusto</span> per la diecisettesima
+volta, e <span class="sc">Tito Flavio Clemente</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non zio paterno, ma cugino di Domiziano
+fu questo <i>Clemente</i> console, perchè
+figliuolo di <i>Sabino</i> fratello di Vespasiano.
+Mostravagli Domiziano molto affetto,
+e per testimonianza di Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 15.]</span>,
+meditava di voler suoi successori due
+piccioli figliuoli di lui, a' quali avea anche
+fatto cangiare il nome, chiamando
+l'uno <i>Vespasiano</i>, e l'altro <i>Domiziano</i>.
+Ma appena ebbe Clemente compiuto il
+tempo dell'ordinario suo consolato, il
+quale in questi tempi solea durare solamente
+i primi sei mesi, che Domiziano
+per leggerissimi sospetti gli fece levar la
+vita. Il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., Annal. Ecclesiast.]</span>, il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mém. Hist. Ecclés.]</span>
+ed altri dottissimi uomini, pretendono
+ch'egli morisse cristiano e martire;
+e le lor ragioni mi paiono convincenti.
+Imperciocchè Eusebio, Orosio ed
+altri scrittori cristiani mettono sotto quest'anno
+la persecuzione mossa da Domiziano
+contro i professori della legge di
+Cristo; e insin lo stesso Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, scrittore
+<span class="pagenum"><a name="Page_362" id="Page_362"></a>[362]</span>
+pagano, scrive aver Domiziano nell'anno
+presente fatto morir <i>Flavio Clemente
+Console</i> per delitto d'<i>empietà</i>, cioè
+per non credere nè venerare i falsi dii del
+Paganesimo; e che furono molti altri
+condannati a morte, per avere abbracciata
+la religion de' Giudei: che tali erano
+creduti e chiamati allora i Cristiani.
+Svetonio <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 15.]</span>, tacciando questo Clemente
+di una <i>vilissima dappocaggine</i> (<i>contemtissimae
+inertiae</i>), indica lo stesso; perchè,
+per attestato di Tertulliano <span class="fnote">[Tertull., in Apologetico, cap. 42.]</span>, i Cristiani,
+siccome gente ritirata, che non compariva
+agli spettacoli, non cercava dignità
+e gloria nel secolo, e attendeva alla
+mortificazion delle sue passioni, pareano
+persone di poco spirito, e gente buona
+da nulla. Moglie di questo Clemente console
+era <i>Flavia Domitilla</i>, nipote di Domiziano,
+cristiana anch'essa, che fu relegata
+nell'Isola Pandataria. Ebbe inoltre
+esso Clemente una nipote, appellata
+parimente <i>Flavia Domitilla</i>. Credesi che
+amendue queste Domitille, morendo martiri,
+illustrassero la fede di Gesù Cristo,
+e la lor memoria è onorata ne' sacri
+martirologi. Ne parla anche Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron., et Hist. Ecclesiast.
+lib. 3.]</span>,
+citando in prova di ciò la storia di Brutio
+Pagano. O sia perchè il Cristianesimo
+era considerato come una setta di
+filosofia, o pure perchè Senecione e Rustico,
+amendue filosofi, uccisi, come dicemmo,
+nell'anno precedente (se pur
+non fu nel presente), irritassero non
+poco l'animo bestiale e timido di Domiziano:
+certo è, ch'egli cacciò di Roma
+tutti i professori della filosofia circa questi
+tempi, non potendo egli probabilmente
+sofferir coloro, da' quali ben s'immaginava
+che erano condannate le sue malvagie
+azioni. E che ciò succedesse nell'anno
+presente, lo scrive il mentovato
+Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. Però Filostrato notò <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon., lib. 8.]</span>, che
+molti d'essi filosofi se ne fuggirono nelle
+<span class="pagenum"><a name="Page_363" id="Page_363"></a>[363]</span>
+Gallie, ed altri nei deserti della Scizia e
+della Libia. <i>Dione Crisostomo</i>, uomo insigne,
+se ne andò nel paese de' Goti. Epitetto
+celebre Stoico, fu anch'egli obbligato
+a ritirarsi fuori di Roma. Amaramente
+si duol Tacito <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 2.]</span> di questo crudele
+editto di Domiziano, perchè fu un bandire
+da Roma la sapienza ed ogni buono
+studio, acciocchè non vi rimanesse studio
+delle virtù, e vi trionfasse solamente
+la disonestà con gli altri vizii. Pare che
+a quest'anno appartenga, secondo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>,
+la morte di <i>Acilio Glabrione</i>, che
+fu console l'anno 91, fatto uccidere
+da Domiziano. <i>Epafrodito</i>, già potente
+liberto di Nerone, lungamente avea goduto
+gran fortuna anche nella corte di
+Domiziano, servendolo per segretario
+de' memoriali <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 14.]</span>. Fu mandato in esilio,
+e condannato ora solamente a morte,
+perchè avea aiutato Nerone a darsi la
+morte, in vece d'impedirlo; il che fu
+fatto da Domiziano per atterrire i suoi
+domestici liberti, acciocchè non ardissero
+mai di far lo stesso con lui. Forse ancora
+è da riferire all'anno presente, o
+piuttosto al seguente, quanto avvenne,
+per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, a <i>Giuvenio
+Gelso</i>, creduto da alcuni <i>Publio Giuvenzio
+Celso</i>, che fu poi pretore sotto Trajano,
+console sotto Adriano, e celebre
+giurisconsulto di que' tempi. Fu egli accusato
+di aver cospirato contra di Domiziano.
+Prima che si venisse nel senato
+alle prove, fece istanza di parlare all'imperadore,
+perchè avea cose rilevanti da
+dirgli. Ottenuta la permissione, questo
+accorto uomo se gli gittò ginocchioni
+davanti come per adorarlo; gli diede cento
+volte il titolo di Signore e di Dio;
+protestò di essere innocente; ma che se
+gli volea dare un po' di tempo, saprebbe
+ben pescare, ed indicargli chiunque avea
+mal animo contra di lui. Fu licenziato,
+ed egli dipoi andò tanto tirando innanzi
+<span class="pagenum"><a name="Page_364" id="Page_364"></a>[364]</span>
+con vari sutterfugi senza rivelar alcuno,
+che arrivò la morte di Domiziano, per cui
+sicuro poi se ne visse. Abbiamo dal medesimo
+Dione, che in questi tempi Domiziano
+fece lastricar la via che va da
+Sinuessa a Pozzuolo. Anche Stazio <span class="fnote">[Statius, Sylvar., lib. 4, cap. 3.]</span>
+parla d'una simil via acconciata; ma
+questa forse andava da Roma a Baja.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCVI" id="XCVI"></a>XCVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerva</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cato Antistio Vetere</span> e <span class="sc">Caio Manlio
+Valente</span>.
+</p>
+
+<p>
+Erasi ben ridotta Roma ad un compassionevole
+stato sotto il crudele e tirannico
+governo di Domiziano. Non si
+sarebbe trovata persona nobile e benestante,
+che continuamente non tremasse
+al vedere tanti senatori, cavalieri ed altre
+persone, o private di vita o spinte in
+esilio o spogliate di beni <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico, et lib. 7, Epist. 14.]</span>. Si univa
+bensì il senato, ma solamente per fulminar
+quelle sentenze che voleva il tiranno, o
+per autorizzar le maggiori iniquità. Ad
+ognuno mancava la voce per dire il suo
+sentimento; parlava quel solo che portava
+gli ordini dell'imperadore, e gli altri
+colla testa bassa, col cuor pieno di affanno,
+approvavano tacendo ciò che non
+osavano disapprovare parlando <span class="fnote">[Tacitus, in Vita Agricolae, cap. 2.]</span>. Esente
+non era da un pari timore il resto del
+popolo, perchè dappertutto si trovavano
+spioni, che raccoglievano, amplificavano,
+e bene spesso fingevano parole dette in
+discredito del principe; e bastava essere
+accusato, per essere condannato. Ma se
+Domiziano facea tremar tutto il mondo,
+anche tutto il mondo facea tremar Domiziano,
+chè questa è una pensione inevitabile
+dei tiranni, i quali col nuocere a
+tanti, e massimamente ai migliori e agli
+innocenti, sanno di essere in odio a tutti,
+<span class="pagenum"><a name="Page_365" id="Page_365"></a>[365]</span>
+e che da tutti, almeno coi desiderii,
+se non con altro, è affrettata la morte
+loro. Però la diffidenza, gastigo che rode
+il cuore di ogni principe crudele ed ingiusto,
+crebbe sì fattamente in Domiziano,
+che cominciò a non fidarsi neppur
+di <i>Domizia</i> Augusta sua moglie, nè
+di alcuno de' suoi liberti, cioè de' suoi
+più intimi cortigiani <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 15.]</span>. Ad accrescere
+i suoi terrori si aggiunsero le predizioni
+a lui fatte in sua giuventù dai Caldei,
+cioè dagli strologi, che dovea perir di
+morte violenta. Anche Vespasiano suo
+padre, che non poco badava alla strologia,
+vedendolo ad una cena astenersi
+dal mangiar funghi, gli diede pubblicamente
+la burla, dicendo, <i>che avea piuttosto
+da guardarsi dal ferro</i>. Ma specialmente
+in quest'anno, che verisimilmente
+gli era stato predetto come l'ultimo
+di sua vita, non sapea dove stare:
+tanta era la sua inquietudine e paura,
+tanti i suoi sospetti contra ancora dei
+suoi più cari e familiari. A tutti perciò
+parlava brusco, tutti mirava con aria
+minaccevole. Avvenne inoltre, che per
+otto continui mesi caddero di molti fulmini,
+uno sopra il Campidoglio rifabbricato
+da lui, un altro nel palazzo imperiale,
+e nella stessa sua camera, un
+altro sopra il tempio della famiglia Flavia,
+e un altro guastò l'iscrizione posta
+ad una statua trionfale di lui, rovesciandola
+in un monumento vicino. Il popolo
+superstizioso di Roma, e più degli altri
+Domiziano, facea mente a tutti questi
+naturali avvenimenti e ad altri ch'io tralascio,
+credendoli segni d'imminente
+disavventura. Nulla nondimeno atterrì
+cotanto questo indegno imperadore <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>,
+quanto un certo strologo appellato Ascletarone,
+che avea predetta la di lui
+morte. Preso costui e condotto alla presenza
+di Domiziano, confessò di averlo
+detto. <i>Sai tu</i>, disse allora Domiziano, <i>che
+cosa abbia da intervenire a te in questo
+giorno?</i> &mdash; <i>Signor sì</i>, rispose lo strologo,
+<span class="pagenum"><a name="Page_366" id="Page_366"></a>[366]</span>
+<i>il mio corpo ha da essere mangiato dai
+cani</i>. Ordinò tosto Domiziano che costui
+fosse giustiziato, ed immantinente bruciato
+il corpo suo. Ma appena mezzo abbrustolito,
+si svegliò una dirotta pioggia,
+che estinse il fuoco, e costrinse la
+gente a ritirarsi, sicchè poterono i cani
+accorrerne, e far buon convito di quel arrosto.
+Portatane poi la nuova a Domiziano,
+oh allora sì che smaniò per la paura <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 16.]</span>.
+Più fortunato fu un certo Largino
+Proclo, aruspice, che in Germania avea
+predetto dover seguire nel dì 18 di settembre
+gran mutazione di cose; anzi
+chiaramente, secondo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, avea
+accennata la morte di Domiziano. Mandato
+perciò a Roma in catene negli ultimi
+tempi di esso imperadore, fu condannato
+a perdere la testa dopo il suddetto
+giorno, supponendosi che falsa avesse da
+riuscire la di lui predizione. Ma verificatasi
+questa, egli restò salvo, e fu anche
+ben regalato da Nerva.
+</p>
+
+<p>
+Vanissima arte è la strologia; ma
+Dio, pei suoi occulti giudizii, può permettere
+che i suoi professori, per lo più
+fallacissimi, talvolta arrivino a colpire
+nel segno. Ma intanto è da osservare,
+che quest'arte ingannatrice, piuttosto
+che predire la morte di Domiziano, fu
+essa la cagione della morte medesima,
+di maniera che fors'egli sarebbe sopravvivuto
+molto, se non le avesse prestato
+fede. Imperciocchè, siccome abbiamo
+detto, essendosi conficcata nel di lui animo
+la credenza di dover esser ammazzato
+un dì, servì essa a lui di stimolo
+per commettere buona parte delle sue
+crudeltà, e a divenire odioso a tutti, con
+togliere dal mondo i migliori, e chiunque
+egli riputava più capace e voglioso di
+nuocergli. Il rendè essa inoltre sì diffidente
+e sospettoso, che temeva fin della
+moglie e de' suoi più intimi famigliari;
+ed arrivò, per quanto fu creduto, sino
+alla risoluzione di volerli privar tutti di
+vita. Ora, tanto <i>Domizia</i> sua moglie,
+<span class="pagenum"><a name="Page_367" id="Page_367"></a>[367]</span>
+quanto i suoi più confidenti liberti,
+<i>Norbano</i>, e <i>Petronio Secondo</i>, allora prefetti
+del pretorio, dappoichè ebbero veduto,
+come per sì lievi motivi egli avea
+ucciso <i>Clemente</i> suo cugino, e personaggio
+di tanta probità, e faceva troppo conoscere
+di non più fidarsi di alcun di
+loro: assai intesero ch'erano anch'essi
+in pericolo, e che, per salvar la propria
+vita, altra maniera non restava che di
+levarla a Domiziano. Sicchè prendendo
+bene il filo, la soverchia credenza che
+professò questo screditato Augusto alle
+ciarle degli strologi, trasse lui ad esser
+crudele, e a non fidarsi di alcuno: e
+questa sua crudeltà e diffidenza costò a
+lui la vita per mano de' suoi più cari.
+Scrive dunque Dione di aver inteso da
+buona parte <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>, che Domiziano avesse
+veramente presa la determinazione di
+uccider la moglie e gli altri più familiari
+suoi liberti, e i capitani delle guardie
+stesse. Subodorata questa sua intenzione,
+si accinsero essi a prevenirlo, ma
+non prima di aver pensato a chi potesse
+succedergli nell'imperio. Segretamente
+ne fecero parola a varie nobili persone,
+che tutte, dubitando di qualche trappola,
+non vollero accettar quella esibizione.
+Finalmente si abbatterono in Marco Coccio
+Nerva, personaggio degno dell'imperio,
+che abbracciò l'offerta. Un accidente
+fece affrettare la di lui morte, se pur è
+vero ciò che racconta Dione: perchè
+Svetonio, più vicino a questi tempi, non
+ne parla, e lo stesso vedremo raccontato
+di Commodo Augusto, anch'esso ucciso.
+Soleva Domiziano per suo solazzo tenere
+in camera un fanciullo spiritoso di
+pochi anni. Questi, mentre il padrone
+dormiva, gli tolse di sotto al capezzale
+una carta, con cui andava poi facendo
+dei giuochi. Sopravvenuta <i>Domizia</i> Augusta,
+gliela tolse, e con orrore trovò
+quella essere una lista di persone che il
+marito volea levare dal mondo, e di esservi
+scritta ella stessa, i due prefetti del
+pretorio, <i>Partenio</i> mastro di camera, ed
+<span class="pagenum"><a name="Page_368" id="Page_368"></a>[368]</span>
+altri della corte. Ad ognun di essi comunicato
+l'affare, fu determinato di non
+perder tempo ad eseguire il disegno.
+</p>
+
+<p>
+Venne il dì 18 di settembre, in cui,
+secondo gli astrologi, temeva Domiziano
+di essere ucciso. L'ora quinta della mattina,
+quella specialmente, era di cui paventava.
+Però, dopo aver atteso nel tribunale
+alla spedizione di alcuni processi,
+nel ritirarsi alle sue stanze dimandò
+che ora era. Da taluno de' congiurati
+maliziosamente gli fu detto, che era la
+sesta: perlochè tutto lieto, come se avesse
+passato il pericolo, si ritirò nella
+sua camera per riposare. <i>Partenio</i>, mastro
+di camera, entrò da lì a poco per dirgli,
+che <i>Stefano</i> liberto e mastro di casa dell'ucciso
+Flavio Clemente, desiderava di
+parlargli per affare di somma importanza.
+Costui siccome uomo forte di corpo, e
+che odiava sopra gli altri Domiziano per
+la morte data al suo padrone, era scelto
+dai congiurati per fare il colpo. Ne' giorni
+addietro aveva egli finto di aver male
+al braccio sinistro, e lo portava con fascia
+pendente dal collo. Entrato egli in
+tal positura, presentò a Domiziano una
+carta, contenente l'ordine di una congiura
+che si fingeva tramata contra di
+lui, col nome di tutti i congiurati. Mentre
+era l'imperadore attentissimo a leggerla,
+Stefano gli diede di un coltello
+nella pancia. Gridò Domiziano aiuto:
+un suo paggio corse al capezzale del
+letto, per prendere il pugnale, oppure la
+spada, nè vi trovò che il fodero, e tutti
+gli uscii erano chiusi <span class="fnote">[Dio, lib. 67. Sueton., in Domitiano, c. 17.]</span>. Ma perchè la
+ferita non era mortale, Domiziano s'avventò
+a Stefano, si ferì le dita nel volergli
+prendere il coltello, ed abbrancolatisi
+insieme caddero a terra. <i>Partenio</i>, temendo
+che Domiziano la scappasse, aperta
+la porta, mandò dentro Clodiano
+Corniculario, Massimo suo liberto, e
+Saturio capo de' camerieri, ed altri che
+con sette ferite il finirono. Ma entrati altri,
+che nulla sapeano della congiura, e
+trovato Stefano in terra, l'uccisero. In
+<span class="pagenum"><a name="Page_369" id="Page_369"></a>[369]</span>
+questa maniera, cioè col fine ordinario
+dei tiranni terminò sua vita Domiziano, in
+età di anni quarantacinque. Del suo corpo
+niuno si prese cura, fuorchè Filide
+sua nutrice, che segretamente in una
+bara plebea lo fece portare ad una sua
+casa di campagna, e dopo averlo fatto
+bruciare, secondo l'uso d'allora, seppe
+farne mettere le ceneri, senza che alcuno
+se ne avvedesse, nel tempio della casa
+Flavia, mischiandole con quelle di <i>Giulia Sabina
+Augusta</i>, figliuola di Tito imperadore
+suo fratello <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 22.]</span>. Fu questa Giulia
+maritata da esso Tito a <i>Flavio Sabino</i>
+suo cugino germano; ma invaghitosene,
+Domiziano, vivente ancora Tito, l'ebbe
+alle sue voglie. Divenuto poi imperadore,
+dopo aver fatto uccidere il di lei marito,
+pubblicamente la tenne presso di sè, con
+darle il titolo di Augusta, e farle un tal
+trattamento che alcuni la credettero
+sposata da lui <span class="fnote">[Philostratus, in Apollon. Tyan., lib. 7.]</span>. Ma, perchè gravida
+del marito egli volle farla abortire, cagion
+fu di sua morte. Non ho detto fin
+qui, ma dico ora che Domiziano nella
+libidine non la cedette ad alcuno de' più
+viziosi. Nè occorre dire di più.
+</p>
+
+<p>
+Quanto al basso popolo di Roma <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, c. 23.]</span>,
+non mostrò egli nè gioia nè dolore per
+la morte di sì micidial regnante, perchè
+sfogavasi di ordinario il di lui furore solamente
+sopra i grandi, nè toccava i piccoli.
+I soldati sì ne furono in grande affanno
+e rabbia, perchè sempre ben trattati,
+e smoderatamente arricchiti da lui; però
+voleano tosto correre a farne vendetta:
+ma i lor capitani ne frenarono que' primi
+furiosi movimenti, benchè non potessero
+dipoi impedire quanto soggiugnerò
+appresso. All'incontro il senato,
+contra di cui specialmente era infierito
+Domiziano, ne fece gran festa, il caricò
+di tutti i titoli più obbrobriosi, ed ordinò
+che si abbattessero la sue statue, e i suoi
+archi trionfali <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>; si cancellasse il di lui
+<span class="pagenum"><a name="Page_370" id="Page_370"></a>[370]</span>
+nome in tutte le iscrizioni, cassando anche
+generalmente ogni suo decreto. Ancorchè
+Domiziano non si dilettasse delle
+lettere e delle arti liberali, a solamente
+si conti ch'egli gran cura ebbe di rimettere
+in piedi le biblioteche bruciate di
+Roma, con raccogliere <span class="fnote">[Sueton., in Domitiano, cap. 24.]</span> libri da ogni
+parte, e farne copiare assaissimi da quella
+di Alessandria: pure fiorirono a' suoi
+tempi vari insigni filosofi, fra' quali massimamente
+risplendè <i>Epitteto</i>, i cui utili
+insegnamenti restano tuttavia, ed <i>Apollonio
+Tianeo</i>, la cui vita, scritta da <i>Filostrato</i>,
+è piena di favole. Fiorirono anche
+in Roma l'eccellente maestro della
+eloquenza <i>Marco Fabio Quintiliano</i>, e
+<i>Marco Valerio Marziale</i>, poeta rinomato
+per l'ingegno, infame per gli suoi troppo
+licenziosi epigrammi. Erano amendue
+nativi di Spagna. Vissero parimente in
+que' tempi <i>Cajo Valerio Flacco, Cajo Silio
+Italico</i>, de' quali abbiamo tuttavia i poemi,
+ma di gusto cattivo; e <i>Decimo Giunio
+Giuvenale</i>, autor delle satire, poco certamente
+modeste, ma assai ingegnose e
+degne di stima.
+</p>
+
+<p>
+Terminata dunque la tragedia di
+Domiziano, cominciò Roma, e seco l'imperio
+romano, liberato da questo mostro,
+a respirare, e tornarono i buoni giorni
+per l'assunzione al trono imperiale di
+<i>Marco Coccejo Nerva</i>. Era nato Nerva,
+per quanto ne scrive Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, nell'anno
+32 dell'era nostra, di nobilissimo
+casato. L'onestà dei suoi costumi, la sua
+aria dolce e pacifica, la sua rara saviezza,
+prudenza ed inclinazione al ben del
+pubblico, il faceano amare e rispettar
+da chicchessia. Queste sue belle doti gli
+ottennero due volte il consolato, cioè
+nell'anno 71 e nel 90. Mancava a lui
+solamente un corpo robusto, e una
+buona sanità, essendo stato debolissimo
+lo stomaco. Non si accordano gli storici
+in certe particolarità della sua vita
+negli ultimi anni di Domiziano. Filostrato <span class="fnote">[Philostrat., in Vita Apollonii, lib. 7.]</span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_371" id="Page_371"></a>[371]</span>
+vuole che venuto a Roma Apollonio
+Tianeo, gl'insinuasse di liberar
+la patria dalla tirannia di Domiziano,
+ma ch'egli non ebbe tanto coraggio. Aggiugne
+che Domiziano il mandò in esilio
+a Taranto; ed Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span> scrive,
+che Nerva si trovava ne' Sequani, cioè
+nella Franca Contea, allorchè trucidato
+fu Domiziano, e che per consentimento
+delle legioni prese l'imperio. Ben più
+credibile a noi sembrerà ciò che lasciò
+scritto Dione, cioè, che Domiziano, giù
+da noi veduto persecutore di chiunque
+o per le sue buone qualità, o per relazion
+degli astrologi, era creduto potergli
+succedere nell'imperio, meditò ancora
+di levar Nerva dal mondo, e l'avrebbe
+fatto, se uno strologo amico di lui non
+avesse detto a Domiziano, che Nerva attempato
+e mal sano era per morire fra
+pochi giorni. Nè Dione parla punto di
+esilio; anzi suppone ch'egli si trovasse
+in Roma nel tempo dell'uccision di Domiziano,
+e che passasse di concerto coi
+congiurati, consentendo che si togliesse
+la vita a lui, giacchè senza di questo egli
+più non istimava sicura la propria. Estinto
+dunque il tiranno, fu alzato al
+trono cesareo <i>Marco Coccejo Nerva</i>, che
+certo non era lungi da Roma, per opera <span class="fnote">[Eutrop., in Brev. Dio, lib. 68.]</span>
+specialmente di <i>Petronio Secondo</i>
+prefetto del pretorio, e di <i>Partenio</i> principal
+autore della morte di Domiziano,
+con approvazione di tutto il senato e
+plauso del popolo. Ma eccoti alzarsi un
+rumore e una voce, che Domiziano era
+vivo, e fra poco comparirebbe <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span>. Nerva
+di natural timido allora mutò colore,
+perdè la favella, nè più sapea in qual
+mondo si fosse. Ma Partenio, che coi
+suoi occhi avea veduto le ferite e gli ultimi
+respiri dell'estinto Domiziano, lo
+incoraggiò, e rimise in sella. Andò pertanto
+Nerva a parlare ai soldati per
+quietarli, e promise loro il donativo solito
+<span class="pagenum"><a name="Page_372" id="Page_372"></a>[372]</span>
+nell'assunzion de' nuovi imperadori.
+Di là poscia passò al senato, dove ricevette
+gli abbracciamenti gioviali, e i complimenti
+cordiali di cadauno de' senatori.
+Non vi fu se non <i>Arrio Antonino</i>, avolo
+materno di Tito Antonino poscia
+imperadore, suo sviscerato amico, il quale
+abbracciatolo gli disse, che ben si rallegrava
+col senato e popolo romano, e
+colle provincie per sì degna elezione, ma
+non già con lui; perchè meglio per lui
+sarebbe stato il vivere paziente sotto
+principi cattivi, che assumere un peso
+sì grave, ed esporsi a tanti pericoli ed
+inquietudini, col mettersi fra i nemici,
+che mai non mancano, e fra amici, i
+quali credendo di meritar tutto, se non
+ottengono quel che vogliono, diventano
+più implacabili degli stessi nemici. Contuttociò
+Nerva fattosi coraggio, prese le
+ridini del governo, e si accinse a sostener
+con decoro la sua dignità, siccome
+ancora a restituire al senato il primier
+suo decoro, e la quiete e l'allegria ai
+popoli. Vivente ancora Domiziano, e non
+per anche cessata la persecuzione da lui
+mossa a' Cristiani, <i>sant'Anacleto</i> papa
+coronò la sua vita col martirio o nel
+precedente, o piuttosto nel presente anno;
+ed ebbe per successore nel pontificato
+romano <i>Evaristo</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCVII" id="XCVII"></a>XCVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCVII</span>. Indiz. <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Nerva</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Coccejo Nerva Augusto</span> per la
+terza volta, e <span class="sc">Lucio Virginio Rufo</span> per
+la terza.
+</p>
+
+<p>
+Vari altri consoli l'un dietro l'altro
+si credono dall'Almeloven sostituiti in
+quest'anno, fra gli altri certo è che <i>Cornelio
+Tacito</i> istorico, siccome osservò
+anche Giusto Lipsio, succedette a <i>Virginio</i>,
+o sia <i>Verginio Rufo</i>. Tal notizia abbiamo
+da Plinio il giovane <span class="fnote">[Plinius, lib. 2, ep. 1.]</span>. Era Virginio
+Rufo quel medesimo che nell'anno
+<span class="pagenum"><a name="Page_373" id="Page_373"></a>[373]</span>
+68 ricusò più di una volta l'imperio,
+datogli in Germania dai soldati. Gloriosamente
+avea egli menata fin qui la sua
+vita, senza incorrere in alcuna disgrazia,
+rispettandolo ognuno, e fin quella bestia
+di Domiziano, e serbando quell'animo
+grande, ch'era stato superiore agl'imperi.
+Nerva anch'egli volle far conoscere
+a lui ed al pubblico, quanta stima ne
+facesse con crearlo suo collega nel consolato.
+Abbiam di certo da Plinio suddetto,
+che questo fu il <i>Terzo consolato</i> di
+esso Virginio: al che non fece riflessione
+il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa sul Fastos Consul. Sig.]</span>, quantunque il cardinal
+Noris <span class="fnote">[Noris, Epistol. Consul.]</span> ed altri lo avessero avvertito,
+e si raccolga eziandio da Frontino
+e dai Fasti d'Idacio. Fu egli sotto
+Nerone nell'anno 63 per la prima volta
+console ordinario. Credesi che nell'anno
+69 gli toccasse il secondo consolato,
+ma straordinario, sotto Ottone Augusto.
+Intorno al prenome di Rufo s'è disputato.
+Chi <i>Tito</i>, chi <i>Pubblio</i> l'ha voluto. È
+più probabile <i>Lucio</i>. Ora per la terza
+volta creato console nell'anno presente,
+siccome c'insegna Plinio il giovane,
+mentre sul principio dell'anno si preparava
+a recitare in senato il rendimento
+di grazie a Nerva per la dignità a lui
+conferita, essendo in età di ottantatrè
+anni, colle mani tremanti, e stando in
+piedi, gli cadde il libro di mano; e nel
+volerlo raccogliere gli sdrucciolò il piede
+pel pavimento liscio e lubrico, in maniera
+che si ruppe una coscia. Non essendosi
+questa ben ricomposta o riunita,
+dopo qualche tempo se ne morì, e gli
+furono fatti solenni funerali, mentre era
+console <i>Cornelio Tacito</i>, eloquentissimo
+oratore e storico, il qual fece l'orazione
+funebre in sua lode. Scrive il medesimo
+Plinio, che questo Virginio Rufo era
+nato in una città confinante alla sua patria
+Como.
+</p>
+
+<p>
+Dacchè l'Augusto Nerva si vide sufficientemente
+assodato sul trono, fece
+tosto sentire il suo benefico genio a Roma
+<span class="pagenum"><a name="Page_374" id="Page_374"></a>[374]</span>
+e a tutto il romano imperio <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Richiamò
+dall'esilio una copia grande di
+nobili, che aveano patito naufragio sotto
+il precedente tirannico governo, ed abolì
+tutti i processi di lesa maestà. E perciocchè
+questi erano proceduti da mere
+calunnie, perseguitò i calunniatori, e fece
+morir quanti servi e liberti si trovarono
+aver intentate accuse contra dei
+loro padroni, proibendo con rigoroso editto
+a tal sorta di persone l'accusare
+da lì innanzi i padroni. Vietò parimente
+l'accusar chicchessia d'empietà, e di seguitare
+i riti giudaici: il che vuol dire
+ch'egli estinse la persecuzione mossa
+de' Cristiani, che dai Pagani venivano
+tuttavia confusi coi Giudei. Perciocchè per
+conto de' Giudei era loro permesso l'osservar
+la lor legge. Quanti preziosi mobili
+si trovarono nell'imperial palazzo,
+ingiustamente tolti da Domiziano, furono
+da lui con tutta prontezza restituiti. Non
+volle permettere che si facessero statue
+d'oro e d'argento (se pur non erano
+dorate o inargentate) in onor suo, abuso
+dianzi assai gradito da Domiziano.
+A que' cittadini romani che si trovavano
+in gran povertà, assegnò terreni, ch'egli
+fece comperare, di valore di un milione e
+mezzo di dramme, con deputare alcuni
+senatori che ne facessero la divisione.
+Perchè trovò smunto affatto l'erario, vendè,
+a riserva delle cose necessarie, tutti
+i vasi d'oro o d'argento ed altri mobili,
+tanto suoi particolari, che della corte,
+e parecchi poderi e case, con usar
+anche liberalità ai compratori. E ciò non
+per covare in cassa il danaro, ma per
+dispensarlo al popolo romano, apparendo
+dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> che egli distribuì
+due volte nel breve corso del suo governo
+danari e grano. Giurò che d'ordine
+suo non si farebbe mai morire alcuno
+de' senatori; e quantunque un di essi
+fosse convinto di aver congiurato contra
+di lui, pure altro mal non gli fece che di
+cacciarlo in esilio. Fu da lui confermata
+<span class="pagenum"><a name="Page_375" id="Page_375"></a>[375]</span>
+la legge che non si potessero far eunuchi;
+e proibito il prendere in moglie
+le nipoti. Attese ancora al risparmio,
+dopo aver conosciuto il gran male provenuto
+dallo scialacquamento esorbitante
+di Domiziano. Levò dunque via
+molti sagrifizii, molti giuochi ed altri
+non pochi spettacoli, che costavano somme
+immense <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span>. Soppresse tutto ciò
+ch'era stato aggiunto agli antichi tributi
+a titolo di pena contro quei ch'erano
+morosi al pagamento; siccome ancora
+le vessazioni ed angarie introdotte
+contro ai Giudei, nell'esigere le lor imposte.
+Le città oppresse da troppe gravezze
+ebbero sollievo da lui; ed ordinò
+che per tutte le città d'Italia si alimentassero
+alle spese del pubblico gli orfani
+dell'uno e dell'altro sesso, nati da poveri
+genitori, ma liberti: carità continuata
+anche dai susseguenti buoni imperadori,
+anzi accresciuta, come apparisce
+dalle antiche iscrizioni. Ristrinse
+ancora l'imposta della vigesima per le
+eredità e per gli legati, introdotta da Augusto.
+Fra le lettere di Plinio il giovane <span class="fnote">[Plinius, lib. 10, Epist. 66.]</span>
+si trova un editto di questo imperadore,
+che assai esprime quanta fosse
+la di lui bontà, con dir egli <i>che ciascuno
+de' suoi concittadini poteva assicurarsi,
+aver egli preferita la sicurezza di tutti
+alla propria quiete, e non aver altro in
+animo che di far di buon cuore de' nuovi
+benefizii, e di conservare i già fatti da
+altri. E però per levar dal cuore d'ognuno
+la paura di perdere quel che aveano
+conseguito sotto altri Augusti, o doverne
+cercar la conferma con delle preghiere
+d'oro, dichiarava che senza bisogno di
+nuovi ricorsi, chiunque godeva avesse da
+godere; perchè egli volea solamente attendere
+a dispensar grazie e benefizii nuovi
+a chi non avea finora goduto</i>.
+</p>
+
+<p>
+E pure con un principe sì buono, il
+cui dolce e salutevol governo tanto più
+dovea prezzarsi, quanto più si paragonava
+<span class="pagenum"><a name="Page_376" id="Page_376"></a>[376]</span>
+col barbarico precedente, non mancarono
+nobili romani che tramarono una
+congiura <span class="fnote">[Dio, lib. 68. Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Capo di essi fu <i>Calpurnio</i>
+senatore dell'illustre famiglia de' <i>Crassi</i>:
+degli altri non si sa il nome. Con esorbitanti
+promesse di danaro sollecitava egli
+alla rivolta i soldati. Scoperta la mina,
+Nerva il fece sedere presso di sè assistendo
+ai giuochi de' gladiatori, e nella stessa
+guisa che vedemmo operato da Tito,
+allorchè gli furono presentate le spade
+di quei combattenti, le diede in mano a
+Crasso, acciocchè osservasse, se erano
+ben affilate, mostrando in ciò di non paventar
+la morte. Fu processato e convinto
+<i>Crasso</i>: tuttavia Nerva per mantener la
+sua parola di non uccidere senatori, altro
+gastigo non gli diede che di relegar lui
+e la moglie a Taranto. Fu biasimata dal
+senato sì grande indulgenza in caso di
+tanta importanza, e in altri ancora, perchè
+egli non sapea far male ai grandi,
+benchè sel meritassero <span class="fnote">[Plinius, lib. 4, Ep. 22. Aur. Vict., in Epit.]</span>. Trovavasi un
+dì alla sua tavola <i>Vejento</i> o sia <i>Vejentone</i>,
+già console, uomo scellerato, che sotto
+Domiziano era stato la rovina di molti.
+Cadde il ragionamento sopra <i>Catullo
+Messalino</i>, che nell'antecedente governo
+tutti avea assassinati colle sue accuse e
+colla sua crudeltà, ed era già morto.
+<i>Se costui</i>, disse allora Nerva, fosse <i>tuttavia
+vivo, che sarebbe di lui? Giunio
+Maurico</i>, uomo di gran petto, di egual
+sincerità, e uno dei commensali immantinente
+rispose: <i>Con esso noi sarebbe a
+questa tavola</i>. Ma quello che maggiormente
+sconcertò Nerva, fu l'attentato
+d'<i>Eliano Casperio</i>, creato non so se da
+lui, o pur da Domiziano, prefetto del
+pretorio, cioè capitan delle guardie. O
+sia che costui movesse i soldati, o che
+fosse incitato da loro, certo è, che un dì
+formata una sollevazione andarono tutti
+al palazzo <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>, chiedendo con alte grida
+il capo di coloro che aveano ucciso Domiziano.
+A tal dimanda si trovò in una
+<span class="pagenum"><a name="Page_377" id="Page_377"></a>[377]</span>
+somma costernazione Nerva; contuttociò
+parendogli che non fosse mai da
+comportare il dar loro in mano chi avea
+liberata la patria da un tiranno, ed era
+stato cagione del proprio suo innalzamento,
+coraggiosamente negò loro tal
+soddisfazione, dicendo che se si voleano
+sfogare, piuttosto colla sua testa cadesse
+il loro sdegno. Ma costoro senza fermarsi
+per questo, e con disprezzo all'autorità
+imperiale, corsero a prendere
+<i>Petronio Secondo</i>, già prefetto del pretorio,
+e lo svenarono. Altrettanto fecero a
+<i>Partenio</i> già maestro di camera di Domiziano,
+trattandolo anche più ignominiosamente
+dell'altro. E <i>Casperio</i>, divenuto
+più insolente, obbligò Nerva di
+lodar quest'azione al popolo raunato, e
+di protestarsi obbligato ai soldati, perchè
+avessero tolta la vita ai maggiori ribaldi
+che si avesse la terra.
+</p>
+
+<p>
+Una sì atroce insolenza de' pretoriani
+servì a far meglio conoscere a Nerva,
+ch'egli, stante la sua vecchiaia e poca
+sanità, non potea sperare l'ubbidienza
+ed il rispetto dovuto al suo grado, e piuttosto
+dovea temerne degli altri oltraggi.
+Il perchè da uomo saggio pensò di fortificar
+la sua autorità, con associare all'imperio
+una persona che fosse non
+men forte d'animo, che vigorosa di corpo.
+E siccome egli non avea la mira se
+non al pubblico bene, desiderava di scegliere
+il migliore di tutti <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, così dopo
+maturo esame, e consigliato anche da
+<i>Lucio Licino Sura</i>, senza punto badare
+ai molti parenti, che avea (giacchè non
+si sa ch'egli avesse mai moglie) fermò
+i suoi pensieri sopra Marco Ulpio Trajano,
+generale allora dell'armi romane nella
+Germania. Era questi di nazione spagnuolo,
+perchè nato in Italica città della
+Spagna, come si raccoglie da Dione <span class="fnote">[Dio, lib 68.]</span>
+e da Eutropio <span class="fnote">[Eutr., in Brev.]</span>, benchè Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epitome.]</span>
+il dica venuto alla luce in Todi;
+nè alcuno finora avea ottenuto l'imperio,
+<span class="pagenum"><a name="Page_378" id="Page_378"></a>[378]</span>
+che non fosse nato in Roma o nel vicinato:
+contuttociò Nerva fu di sentimento,
+che per iscegliere chi dovea governare
+un sì vasto imperio, si avea da considerare
+più che la nazione, l'abilità e
+la virtù. Pertanto in occasion di una vittoria
+riportata nella Pannonia, fatto raunare
+il popolo nel Campidoglio nel dì 18
+settembre, come alcuni vogliono <span class="fnote">[Panvin., Petav., Pagius, Dodwellus, Fabrett.,
+Tillem.]</span>, o
+piuttosto nel dì 27 o 28 di ottobre, come
+pretendono altri, ad alta voce dichiarò
+ch'egli adottava per suo figliuolo <i>Marco
+Ulpio Nerva Trajano</i>, a cui il senato diede
+nel giorno stesso il titolo di <i>Cesare</i> e di
+<i>Germanico</i>, e scrisse di suo proprio pugno,
+avvisandolo di tale elezione <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico.]</span>.
+Fors'anche, secondo alcuni, non era pervenuta
+questa nuova a Trajano, soggiornante
+allora in Colonia, che Nerva il
+proclamò <i>Imperadore</i> <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, conferendogli
+la tribunizia podestà, ma non già il titolo
+d'<i>Augusto</i>; cioè il creò suo collega nell'imperio.
+Può essere che ciò avvenisse
+alquanto più tardi. Almen certo è che il
+disegnò console per l'anno seguente. Il
+merito assai conosciuto di Trajano, che
+era stato console nell'anno 94, ed avea
+avuto il padre, stato anch'esso console
+(non si sa in qual anno) fece che ognuno
+ricevesse con plauso una sì bella elezione,
+e cessasse ogni sollevazione e tumulto
+in Roma. Si trovava allora Trajano
+nel maggior vigore della virilità, perchè
+in età di circa quarantaquattro anni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCVIII" id="XCVIII"></a>XCVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCVIII</span>. Indiz. <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Coccejo Nerva Augusto</span> per la
+quarta volta, e <span class="sc">Marco Ulpio Trajano</span>
+per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Credesi che a questi consoli ne fossero
+sostituiti degli altri nelle calende di
+luglio, ma quali noi possiamo sapere di
+<span class="pagenum"><a name="Page_379" id="Page_379"></a>[379]</span>
+certo. Poco sopravvisse il buon imperadore
+Nerva, nè già sussiste, come taluno
+ha pensato, ch'egli deponesse l'imperio.
+Riscaldossi egli un giorno forte in gridando
+contra di un certo Regolo <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit. Tillem., Mém. Hist.
+Pagius, Crit. Bar.]</span>, che
+doveva aver commessa qualche iniquità,
+di modo che, quantunque fosse di verno,
+sudò; e questo raffreddatosegli addosso,
+gli cagionò una tal febbre, che fu bastante
+a levarlo di vita. Aurelio Vittore
+gli dà sessantatre anni d'età <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>, Dione
+sessantacinque <span class="fnote">[Dio, lib 68.]</span> Eutropio settantuno <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>,
+ed Eusebio settantadue <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. Comunque
+sia, lasciò egli anche dopo sì
+corto governo un glorioso nome a cagion
+delle sue lodevoli azioni di bontà e saviezza;
+azioni tali, ch'egli ebbe a dire di
+non sapere d'aver operata cosa, per cui,
+quando anch'egli avesse deposto l'imperio,
+non avesse da vivere quieto e sicuro
+nella vita privata. Ma nulla certo
+gli acquistò più credito e gloria, che l'aver
+voluto per successore nell'imperio
+un <i>Trajano</i>, che poi divenne il modello
+de' principi ottimi. Con funerale magnifico
+fu portato il suo corpo, o vogliam
+dire le ceneri ed ossa sue, dal senato,
+nel mausoleo d'Augusto. Intorno al
+giorno di sua morte disputano gli eruditi.
+Inclinano i più a credere che questa avvenisse
+nel gennaio dell'anno presente,
+e nel dì 27; Aurelio Vittore scrive che
+quel giorno, in cui egli mancò di vita,
+fu un ecclissi del sole. Secondo i conti
+del Calvisio si eclissò il sole nel dì 21 di
+marzo di quest'anno; ma non s'accorda
+ciò con chi <span class="fnote">[Dio, lib. 68. Eutropius, in Brev.]</span> gli dà sedici mesi e
+nove o dieci giorni d'imperio. Sappiamo
+bensì da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. imperator.]</span>,
+e dalle iscrizioni <span class="fnote">[Gruter., Thesaur. Insc.]</span>, che Nerva per decreto
+del senato fu alzato all'onore degli
+<span class="pagenum"><a name="Page_380" id="Page_380"></a>[380]</span>
+dii, e che Trajano non mai stanco
+di mostrar la sua gratitudine a questo
+buon principe e padre, che l'avea alzato
+al trono, alzò anch'egli a lui dei templi,
+secondo la cieca superstizione e temerità
+del gentilesimo. Allorchè terminò Nerva
+i suoi giorni, <i>Publio Elio Adriano</i>, che
+fu poi imperadore, giovane allora ed amicissimo,
+anzi parente di Trajano, lasciato
+già da suo padre sotto la tutela di
+lui <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, si trovava nella Germania superiore.
+Arrivata colà la nuova della morte
+di Nerva, Adriano volle essere il primo
+a portarla a Trajano, dimorante allora
+in Colonia; e tuttochè <i>Serviano</i> di
+lui cognato cercasse d'impedirglielo, con
+fare segretamente rompere il di lui calesse,
+per aver egli l'onore di far penetrar
+con sua lettera il lieto avviso a
+Trajano: nondimeno Adriano camminando
+a piedi, prevenne il messagger di
+Serviano. Ricevute poi che ebbe Trajano <span class="fnote">[Dio, lib. 67.]</span>
+le lettere del senato, gli rispose di
+suo pugno, co' dovuti ringraziamenti, fra
+l'altre cose promettendo, che nulla mai
+farebbe contro la vita e l'onore delle
+persone dabbene; il che poscia confermò
+con suo giuramento. Mentr'egli tuttavia
+si trovava in quelle parti, o certo prima
+di tornarsene a Roma, chiamò a sè <i>Eliano
+Casperio</i> prefetto del pretorio e i
+soldati da lui dipendenti, facendo vista
+di volersi valere di lui in servigio della
+repubblica. Nerva in ragguagliarlo della
+elezione sua, l'avea particolarmente incaricato
+di far le sue vendette contra
+d'esso Casperio, e di quelle milizie che
+ammutinate gli aveano fatto, siccome
+dicemmo, un sì grave affronto. Trajano
+l'ubbidì. Tolta fu a Casperio la vita e a
+quanti pretoriani si trovò che avevano
+avuta parte in quella sedizione. Comandava
+allora ad una possente armata Trajano,
+nè v'è apparenza ch'egli nell'anno
+presente venisse a Roma, ma bensì che
+egli si trattenesse in quelle ed anche
+in altre parti per dare un buon sesto
+<span class="pagenum"><a name="Page_381" id="Page_381"></a>[381]</span>
+ai confini dell'imperio e alla quiete delle
+provincie <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>. Sparsasi nelle nazioni
+germaniche la fama che Trajano era divenuto
+imperadore ed Augusto, tale già
+correa la rinomanza e la stima del di
+lui valore e senno anche fra quelle barbare
+genti, che ognun fece a gara per
+ispedirgli dei deputati e chiedergli supplichevolmente
+la continuazion della pace.
+Erano soliti i Tedeschi nel verno,
+allorchè il Danubio gelato si potea passare
+a piedi, di venir ai danni dei Romani.
+Nel verno di quest'anno non si
+lasciarono punto vedere. Trovavasi in
+quelle contrade Trajano, e tuttochè le
+sue legioni facessero istanza di valicar
+quel fiume, per dare addosso ai Tedeschi,
+tuttavia egli nol permise. Una delle
+sue principali applicazioni era stata, e
+maggiormente fu in questi tempi, di ristabilire
+l'antica disciplina, l'amor della
+fatica, e l'ubbidienza nella milizia romana;
+ed egli stesso, con trattar civilmente
+tutti gli uffiziali e soldati, si conciliò
+più che prima l'amore e il rispetto
+d'ognuno.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="XCIX" id="XCIX"></a>XCIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">XCIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Aulo Cornelio Palma</span> e <span class="sc">Cajo Sosio
+Senecione</span>.
+</p>
+
+<p>
+Erano questi consoli due de' migliori
+nobili che si avesse allora il senato romano,
+e particolarmente godevano della
+stima ed amicizia di Trajano. Aveano
+costumato alcuni de' precedenti Augusti
+di prender essi il consolato nelle prime
+calende di gennaio, susseguenti alla loro
+assunzione, cessando perciò i consoli
+disegnati <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>. Trajano, tra perchè non
+si pasceva di fumo, e perchè gli affari
+non gli permettevano di trovarsi all'apertura
+dell'anno nuovo in Roma, ricusò
+<span class="pagenum"><a name="Page_382" id="Page_382"></a>[382]</span>
+nell'anno precedente l'onore del
+consolato offertogli dal senato, secondo
+lo stile, e volle che entrassero i due consoli
+sopraddetti. Verisimilmente venuta
+che fu la primavera, fu il tempo in cui
+egli dalla Germania s'inviò a Roma. Ben
+diverso fu il suo passaggio da quel di
+Domiziano. Quello era un saccheggio
+delle città, dovunque passava egli colle
+sue truppe. Trajano, benchè scortato da
+più legioni, con tal disciplina, con sì
+bel regolamento faceva marciare e riposar
+la sua gente, che diventò lieve ai
+popoli quel militare aggravio. Abbiamo
+ancora da Plinio l'entrata di Trajano in
+Roma. Fu ben lieto quel giorno al veder
+venire un buon principe, non già orgoglioso
+sopra un carro trionfale, o portato
+dagli uomini, come costumò alcuno
+de' suoi antecessori, ma a piedi e in abito
+modesto; che non accoglieva con
+fronte alta e superba, chi gli si presentava,
+per rallegrarsi con lui e per ossequiarlo;
+ma bensì gli abbracciava e baciava
+tutti, come suoi cari concittadini
+e fratelli. Andò al Campidoglio, e poscia
+al palazzo. Seco era <i>Pompea Plotina</i> sua
+moglie, donna d'alto affare, ed emula
+delle virtù del marito <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Allorchè ella
+fu sulle scalinate del palazzo imperiale,
+rivolta al popolo disse: <i>Quale io entro
+or qua, tale desidero anche d'uscirne</i>,
+cioè ben voluta e senza rimprovero di
+alcuna iniquità. In fatti con tal modestia
+e saviezza visse ella sempre dipoi, che
+si meritò gli encomi di tutti, e massimamente
+perchè cooperava anch'essa a
+promuovere il ben pubblico e la gloria
+del marito <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span>. Raccontasi, che informata
+delle avanie e vessazioni che si praticavano
+per le provincie del romano
+imperio dagli esattori de' tributi e delle
+gabelle, sanguisughe ordinarie de' popoli,
+ne fece una calda doglianza al marito,
+come egli fosse sì trascurato in affare
+di tanta premura, permettendo iniquità
+che facevano troppo torto alla di lui
+<span class="pagenum"><a name="Page_383" id="Page_383"></a>[383]</span>
+riputazione. Seriamente vi si applicò da
+lì innanzi Trajano, e rimediò ai disordini,
+riconoscendo essere il fisco simile
+alla milza, la quale crescendo fa dimagrar
+tutte le altre membra. A <i>Plotina</i> fu
+probabilmente conferito, dopo il suo arrivo
+a Roma il titolo di <i>Augusta</i>, siccome
+a Trajano quello di <i>Padre della Patria</i>,
+che si trova enunziato nelle monete
+di quest'anno, come pur anche quello
+di <i>Pontefice Massimo</i>. Avea Trajano una
+sorella, appellata <i>Marciana</i>, con cui
+mirabilmente andò sempre d'accordo la
+saggia imperatrice Plotina. La città di
+Marcianopoli, capitale della Mesia, per
+attestato di Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 27.]</span> e di Giordano <span class="fnote">[Jordan, de Reb. Geticis.]</span>,
+prese il nome da lei. Ebbe anche
+Marciana il titolo d'<i>Augusta</i>, che si trova
+in varie iscrizioni e monete. Da lei nacque
+una <i>Matidia</i>, madre di <i>Giulia Sabina</i>,
+che fu moglie di <i>Adriano Augusto</i>,
+e per quanto si crede, di un'altra <i>Matidia</i>.
+</p>
+
+<p>
+Le prime applicazioni di Trajano,
+dacchè fu egli giunto a Roma, furono
+a cattivarsi l'amore del pubblico colla
+liberalità <span class="fnote">[In Panegyr.]</span>. Aveva egli già pagato alle
+milizie la metà del regalo che loro solea
+darsi dai novelli imperadori. Ai poveri
+cittadini romani diede egli l'intero congiario,
+volendo che ne partecipassero
+anche gli assenti e i fanciulli: spesa
+grande, ma senza arricchire gli uni colle
+sostanze indebitamente rapite ad altri,
+come in addietro si facea da' principi
+simili alle tigri, le quali nudriscono i lor
+figliuoli colla strage d'altri animali. Da
+gran tempo si costumava in Roma, che
+la repubblica distribuiva gratis di tanto
+in tanto una prodigiosa quantità di grano
+e di altri viveri al basso popolo dei
+cittadini liberi, perchè anch'esso riteneva
+qualche parte nel dominio e governo.
+Ma i fanciulli che aveano meno di undici
+anni, non godevano di tal distribuzione.
+Trajano volle ancor questi partecipi
+<span class="pagenum"><a name="Page_384" id="Page_384"></a>[384]</span>
+della pubblica liberalità. E perciocchè,
+siccome dicemmo, Nerva avea ordinato,
+che anche per le città dell'Italia a spese
+dei pubblici erari si alimentassero i figliuoli
+orfani della povera gente libera:
+diede alle città danari e rendite, affinchè
+fosse conservato ed accresciuto questo
+buon uso. Rallegrò parimente il popolo
+romano con alcuni giuochi e spettacoli
+pubblici, conoscendo troppo il genio di
+quella gente a sì fatti divertimenti. Per
+altro non se ne dilettava egli; anzi cacciò
+di nuovo da Roma i pantomimi, come
+indegni della gravità romana. Cura
+particolare ebbe dell'annona, con levar
+via tutti gli abusi e monopolii, con formare
+e privilegiare il collegio de' fornai:
+di modo che non solo in Roma, ma per
+tutta l'Italia si vide fiorire l'abbondanza
+del grano, talmente che l'Egitto, solito
+ad essere il granaio dell'Italia, trovandosi
+carestioso in quest'anno, per avere
+il Nilo inondato poco paese, potè ricevere
+soccorso di biade dall'Italia stessa.
+Ma ciò che maggiormente si meritò plauso
+da ognuno, fu l'aver anch'egli più
+rigorosamente di quel che avessero fatto
+Tito e Nerva, ordinato processi e gastighi
+contra dei calunniosi accusatori, che
+sotto Domiziano erano stati la rovina di
+tanti innocenti. Nella stessa guisa ancora
+abolì l'azione di lesa maestà, ch'era in
+addietro l'orrore del popolo romano.
+Ogni menoma parola contra del governo
+si riputava un enorme delitto. Ma egregiamente
+intendeva Trajano, essere proprio
+de' buoni principi l'operar bene,
+senza poi curarsi delle vane dicerie dei
+sudditi: laddove i tiranni, male operando,
+esigerebbono ancora, che i sudditi
+fossero senza occhi e senza lingua; nè
+badano che coi gastighi maggiormente
+accendono la voglia di sparlare di loro
+e l'odio universale contra di sè stessi.
+Assistè Trajano nell'anno presente, come
+persona privata ai comizi, nei quali
+si dovea far l'elezion de' consoli per
+l'anno seguente. Fu egli disegnato console
+ordinario, ma si durò fatica a fargli
+<span class="pagenum"><a name="Page_385" id="Page_385"></a>[385]</span>
+accettare questa dignità; ed accettata che
+l'ebbe, con istupore d'ognuno si vide il
+buon imperadore andarsi ad inginocchiare
+davanti al console, per prestare
+il giuramento come solevano i particolari:
+e il console, senza turbarsi, lasciò
+farlo. Altri consoli da sostituire agli ordinari,
+furono anche allora disegnati,
+siccome dirò nell'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="C" id="C"></a>C</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">C</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Ulpio Nerva Trajano</span> per la terza
+volta, e <span class="sc">Marco Cornelio Frontone</span> per
+la terza.
+</p>
+
+<p>
+Gran disputa fra gli eruditi illustratori
+de' Fasti consolari <span class="fnote">[Panvinus, Pagius, Tillemont, Stampa.]</span> è stata e dura
+tuttavia, senza aver mezzo finora da deciderla,
+quale sia stato il collega ordinario
+di Trajano nel presente consolato,
+cioè chi con lui procedesse console nelle
+calende di gennaio. Parve al cardinal
+Noris <span class="fnote">[Noris, Ep. Consul.]</span> più probabile che fosse <i>Sesto
+Giulio Frontino per la terza volta</i>, scrittore
+rinomato per li suoi libri, conservati
+sino ai dì nostri. Poscia inclinò piuttosto
+a crederlo <i>Marco Cornelio Frontone
+per la terza volta</i>, come avea tenuto il
+Panvinio, e tenne dipoi anche il Pagi.
+L'imbroglio è nato dalla vicinanza dei
+cognomi di <i>Frontone</i> e <i>Frontino</i>. Certo è
+che Frontone fu console in quest'anno.
+E perciocchè sappiamo da Plinio <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>,
+essere stati disegnati per quest'anno oltre
+all'Augusto Trajano due altri, che
+serebbono consoli <i>per la terza volta</i>, perciò
+alcuni han creduto anche Frontino
+console nell'anno presente; ma senza
+apparire in qual anno preciso, tanto egli
+quanto <i>Frontone</i>, avessero conseguito
+gli altri due consolati. Credesi ben comunemente,
+che nelle calende di settembre
+<span class="pagenum"><a name="Page_386" id="Page_386"></a>[386]</span>
+fossero sostituiti in quella illustre
+dignità <i>Cajo Plinio Cecilio Secondo</i> comasco,
+celebre scrittore di lettere, e del
+panegirico di Trajano, ch'egli per ordine
+del senato compose e recitò in questa
+congiuntura, e <i>Spurio Cornuto Tertullo</i>,
+personaggio anch'esso di gran merito.
+Secondo il Panvinio e l'Almeloven, nelle
+calende di novembre succederono
+<i>Giulio Feroce</i> ed <i>Acutio Nerva</i>. Ma io <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 305, n. 5.]</span>
+ho prodotta un'iscrizione posta nel dì
+29 di dicembre dell'anno presente, da
+cui ricaviamo essere allora stati consoli
+<i>Lucio Roscio Eliano</i> e <i>Tiberio Claudio
+Sacerdote</i>. Benchè fosse assai conosciuto
+in Roma il mirabil talento di Trajano
+Augusto, pure assunto ch'egli fu al trono,
+maggiormente comparì qual era, con
+vedersi inoltre un avvenimento ben raro,
+cioè ch'egli non mutò punto nella
+mutazion dello stato i buoni suoi costumi,
+anzi li migliorò; e che l'altezza del
+suo grado e della sua autorità servì solamente
+a far crescere le sue virtù. Fasto
+e superbia sparivano le azioni di
+molti suoi predecessori <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>. Continuò
+egli, come prima, la sua affabilità, la sua
+modestia, la sua cortesia. Ammetteva
+alla sua udienza chiunque lo desiderava,
+trattando con tutti civilmente, e massimamente
+onorando la nobiltà, ed abbracciando
+e baciando i principali: laddove
+gli altri Augusti, stando a sedere, appena
+porgeano la man da baciare. Gli stava
+fitta in mente questa massima, <i>che un
+sovrano in vece d'avvilirsi coll'abbassarsi,
+tanto più si fa rispettare e adorare</i>.
+Usciva egli con un corteggio modesto e
+mediocre; nè andavano già innanzi lacchè
+o palafrenieri per fargli largo colle
+bastonate, anzi egli talvolta si fermava
+nelle strade, per lasciar che passasse
+qualche carro o carrozza altrui. Per un
+imperadore era assai frugale la sua tavola,
+ma condita dall'allegria di lui e da
+quella di varie persone savie e scelte,
+<span class="pagenum"><a name="Page_387" id="Page_387"></a>[387]</span>
+ch'erano or l'una, or l'altra invitate <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span>.
+Distinzione di posto non voleva alla sua
+mensa, nè sdegnava di andare a desinare
+in casa degli amici, di portarsi alle lor
+feste, di visitarli malati, di andar talvolta
+nelle loro carrozze. In somma, per
+quanto poteva, si studiava di trattar con
+tutti, non meno in Roma che per le provincie,
+con tanta civiltà e moderazione,
+come se non fosse il sovrano, ma un
+loro eguale, ricordando a sè stesso, che
+egli comandava bensì agli uomini, ma
+ch'era uomo anch'egli. E perchè un dì
+gli amici suoi il riprendevano, perchè eccedesse
+nella cortesia verso d'ognuno,
+rispose quelle memorande parole: <i>Tale
+desidero d'essere imperadore verso i privati,
+quale avrei caro che gl'imperadori
+fossero verso di me se fossi uomo privato</i>.
+Lo stesso Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesaribus.]</span>, che andò
+cercando tutte le macchie e i nei dei
+precedenti Augusti, non potè non confessare,
+che Trajano superò tutti gli altri
+imperadori nella bontà e nella dolcezza:
+il che punto non facea scemare
+in lui la maestà, e ne' sudditi il rispetto
+verso di lui. Per questa via, e col mostrar
+amore a tutti, egli era sommamente
+amato da tutti, odiato da niuno;
+e dappertutto si godeva una somma pace
+e un'invidiabil tranquillità, come si
+fa nelle ben regolate famiglie.
+</p>
+
+<p>
+L'adulazione come in paese suo proprio
+suol abitar nelle corti; non già in
+quella di Trajano, che l'abborriva <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico.]</span>. E
+però neppur gradiva che se gli alzassero
+tante statue, come in addietro si era
+praticato con gli altri Augusti, e di rado
+permetteva che si gli facesse quest'onore,
+nè altri che puzzassero di adulazione.
+Per altro mostrava egli piacere, che il
+nome suo comparisse nelle fabbriche da
+lui fatte o risarcite, e nelle iscrizioni
+de' particolari; laonde apparendo poi esso
+in tanti luoghi, diede motivo ad alcuni
+<span class="pagenum"><a name="Page_388" id="Page_388"></a>[388]</span>
+di chiamarlo per ischerzo <span class="fnote">[Ammianus, lib. 27. Aurelius Victor, in Epitome.]</span> <i>Erba Parietaria</i>,
+erba che si attacca alle muraglie.
+Ma conferendo le cariche, neppur voleva
+esserne ringraziato, quasi ch'egli fosse
+più obbligato a chi le riceveva, che essi
+a lui. Le ordinarie sue occupazioni consistevano
+in dar udienze a chi ricorrea
+per giustizia, per bisogni, per grazie, con
+ispedir prontamente gli affari, specialmente
+quelli che riguardavano il ben
+pubblico. Sapeva unire la clemenza, la
+piacevolezza colla severità e costanza
+nel punire i cattivi, nel rimediare alle
+ingiustizie de' magistrati, nel pacificar
+fra loro le città discordi. Sotto di lui in
+materia criminale non si proferiva sentenza
+contro di chi era assente; nè per
+meri sospetti, come si usava in addietro,
+si condannava alcuno. Un bellissimo suo
+rescritto vien riferito ne' Digesti <span class="fnote">[Lege 5. Digestis de Poenis.]</span>, cioè:
+<i>Meglio è in dubbio lasciar impunito un
+reo, che condannare un innocente</i>. Sotto
+altri principi il fisco guadagnava sempre
+le cause. Non già sotto Trajano, che anche
+contra di sè amava che fosse fatta
+giustizia. Quanto era egli lontano dal
+rapire la roba altrui, altrettanto era alieno
+dal nuocere o inferir la morte ad alcuno.
+A' suoi tempi un solo de' senatori
+fu fatto morire, ma per sentenza del senato,
+e senza notizia di lui, mentre era
+lungi da Roma: tanto era il rispetto
+ch'egli professava a quel nobilissimo ordine <span class="fnote">[Plinius, in Panegyr.]</span>.
+Ed appunto in quest'anno fu
+bel vedere, come creato console egli
+si contenesse nel senato, in esercitando
+quest'eminente dignità. Nel primo giorno
+dell'anno volle salito in palco nella pubblica
+piazza prestare il giuramento di
+osservar le leggi, solito a prestarsi dagli
+altri consoli, ma non dagl'imperatori,
+che se ne dispensavano. Portatosi al senato,
+ordinò ad ognuno di dire con libertà
+e sincerità i lor sentimenti, con
+sicurezza di non dispiacergli. Così diceano
+<span class="pagenum"><a name="Page_389" id="Page_389"></a>[389]</span>
+anche gli altri Augusti, ma non di cuore,
+e i fatti poi lo mostravano. Ordinò
+ancora, che ai voti, i quali non meno
+in Roma che per le provincie nel dì 3
+di gennaio si faceano per la salute dell'imperadore,
+s'aggiugnesse questa condizione:
+<i>Purché egli governi a dovere
+la Repubblica e procuri il bene di tutti.</i>
+Egli stesso in pregare gli dii per sè medesimo,
+solea dire: <i>Se pure la meriterò,
+se continuerò ad essere quale sono stato
+eletto, e se seguirò a meritar la stima e
+l'affetto del Senato</i>. Con tal pazienza
+accudiva egli ai pubblici affari, ascoltava
+i dibattimenti delle cause, e con tanta
+attenzione distribuiva le cariche, promovendo
+sempre chi andava innanzi nel
+merito, che il senato non potè contenersi
+dal palesar la sua gioia con delle acclamazioni,
+che mossero le lagrime al
+medesimo Trajano, coprendosi intanto
+il di lui volto di rossore, cioè di un contrassegno
+vivo della sua modestia. E
+verisimilmente il senato circa questi tempi
+conferì a Trajano il glorioso titolo di
+<i>Ottimo Principe</i>. Plinio nelle sue epistole
+parla di molte cause agitate in questi
+tempi nel senato, con aver Trajano ben
+disaminati i processi, e custodita rigorosamente
+l'osservanza delle leggi. Il primo
+gran dono che fa Dio agli uomini,
+quello è di dar loro un buon naturale, un
+intendimento chiaro e un'indole portata
+solamente al bene. Convien ben dire,
+che ottimo fosse il talento di Trajano,
+dacchè confessano gli storici, ch'egli poco
+o nulla avea studiato di lettere, ed
+era mancante d'eloquenza. Ma il suo
+ingegno e giudizio, e il pendìo a quel
+solo che è bene, supplivano questo difetto.
+E però, benchè non fosse letterato,
+sommamente amava e favoriva i letterati,
+e chiunque era eccellente in qualsivoglia
+professione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_390" id="Page_390"></a>[390]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CI" id="CI"></a>CI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Ulpio Nerva Trajano Augusto</span> per
+la quarta volta, e <span class="sc">Sesto Articolajo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Credesi che l'uno di questi consoli
+avesse nelle calende di marzo per successore
+nel consolato <i>Cornelio Scipione
+Orfito</i>, e che nelle calende di marzo fossero
+sostituiti <i>Bebio Macro</i> e <i>Marco Valerio
+Paolino</i>; e poi nelle calende di luglio
+procedessero colla trabea consolare <i>Rubrio
+Gallo</i> e <i>Quinto Celio Ispone</i>. Trovasi
+un'iscrizione, da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Veter. Inscript., pag. 316,
+num. 2.]</span> riferita, posta
+a <i>Marco Epulejo</i> (forse <i>Apulejo</i>) <i>Procolo
+Cepione Ispone</i>, ch'era stato console.
+Sarebbe da vedere se si tratti del suddetto
+<i>Ispone</i>. Per me ne son persuaso, quantunque
+chiaro non apparisca in qual
+anno cada il di lui consolato. Han creduto
+molti storici, che in quest'anno avvenisse
+la prima guerra di Trajano contra
+dei Daci. Tali nondimeno son le
+ragioni addotte dal giudiziosissimo cardinal
+Noris <span class="fnote">[Noris, Epistola Consulari.]</span>, che pare doversi la medesima
+riferire all'anno seguente. Nulladimeno
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, scrittore anch'esso
+accuratissimo, inclinò a giudicarla
+succeduta in questo anno. Più sicuro a
+me sembra il differirla al seguente, quantunque
+si possa credere cominciata la
+rottura nel presente. Già vedemmo fatta
+da Domiziano una vergognosa pace con
+<i>Decebalo re dei Daci</i>, a cui egli s'obbligò
+di pagare ogni anno certa somma di
+danaro a titolo di regalo, che in fatti era
+un tributo. All'animo grande di Trajano
+parve troppo ignominiosa una sì fatta
+concordia e condizione, nè egli si sentì
+voglia di pagare <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Per questo rifiuto
+Decebalo cominciò a formare un possente
+armamento, e a minacciar le terre
+<span class="pagenum"><a name="Page_391" id="Page_391"></a>[391]</span>
+dell'imperio con delle sgarate. Forse
+anche le sue genti commisero qualche
+ostilità. Portossi perciò nell'anno susseguente
+l'Augusto Trajano in persona
+a que' confini, per dimandargliene conto;
+ed allora, come io vo' credendo, ebbe
+principio la prima guerra dacica. Non
+istette certamente in ozio in questi tempi
+Trajano. Stendevasi la di lui provvidenza
+e liberalità a tutte le parti dell'imperio.
+Abbiamo da Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviario.]</span>, ch'egli riparò
+le città della Germania, situate di là dal
+Reno. Potrebbe ciò essere succeduto
+nell'anno presente. E senza questo noi
+sappiamo ch'egli fece far infinite fabbriche
+per le città romane, e porti, e strade,
+ed altre opere, o per utilità o per ornamento;
+ed era facile a concedere ad esse
+città privilegi ed esenzioni, e a sollevarle
+ne' lor bisogni. Tale ancora il provavano
+i particolari. Bastava avere avuta con
+lui anche una mediocre familiarità, e
+poi chiedere. A chi ricchezze, a chi compartiva
+onori, rimandando consolati gli
+altri colla promessa di dar ciò che allora
+non potea. Ma particolarmente premiava
+egli chi avea più merito; e laddove
+sotto i precedenti Augusti chi era uomo
+di petto, e odiava la servitù, e solea parlar
+franco, o dispiaceva, o correva pericolo
+dell'esilio o della vita: questi da
+Trajano erano i più stimati, ben voluti
+ed esaltati. E tuttochè la nobiltà sua propria
+si stendesse poco indietro, pure
+gran cura avea egli di chi procedeva
+dagli antichi nobili romani, e li preferiva
+agli altri negl'impieghi. Ne' tempi addietro
+troppo spesso si vide, che i liberti
+degl'imperatori la faceano da padroni
+del pubblico e della corte stessa <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico.]</span>. Trajano,
+scelti i migliori fra essi, se ne serviva
+bensì, e li trattava assai bene; ma
+in maniera che si ricordassero sempre
+della lor condizione, e d'essere stati
+schiavi; e che, per piacere, altra maniera
+non v'era, che d'essere uomini dabbene
+<span class="pagenum"><a name="Page_392" id="Page_392"></a>[392]</span>
+e persone amanti dell'onore <span class="fnote">[Plinius, lib. 10, ep. 3.]</span>. Proibì
+alle città il far dei regali col danaro del
+pubblico, ma non volle che si potessero
+ripetere i fatti prima di venti anni addietro,
+per non rovinar molte persone, conchiudendo
+il suo rescritto a Plinio: <i>Perchè
+a me appartiene di non aver men
+cura del bene de' particolari, che di quello
+del pubblico</i>. Così procurava egli anche
+alle città il risparmio delle spese.
+Però sapendo <span class="fnote">[Idem, lib. 4, epist. 22.]</span> questa sua buona intenzione
+Trebonio Rufino, duumviro,
+cioè principal magistrato scelto dal popolo
+di Vienna del Delfinato, proibì che
+si facessero in quella città i giuochi ginnici,
+i quali, oltre alla spesa, riuscivano
+anche scandalosi e contrari a' buoni costumi,
+perchè gli uomini nudi alla presenza
+di tutto il popolo faceano la lotta.
+S'opposero i cittadini. Fu portato l'affare
+a Trajano, che raccolse i voti de' senatori.
+Fra gli altri <i>Giulio Maurino</i> sostenne, che
+non si doveano permettere que' giuochi
+a quelle città, e poi soggiunse: <i>Volesse
+Dio, che si potessero anche levar via da
+Roma</i>, città perduta dietro a simili sconci
+divertimenti.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CII" id="CII"></a>CII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Gajo Sosio Senecione</span> per la terza volta
+e <span class="sc">Lucio Licinio Sura</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Certo è bensì che <i>Sura</i> fu console
+ordinario nell'anno presente. Non v'ha
+la medesima certezza di <i>Senecione</i>. Il
+solo Cassiodoro quegli è, che cel mette
+davanti. Discordano gli altri fasti. Ho io
+seguitato in ciò i più che han trattato
+de' consoli. Erano questi due i più cari
+e favoriti che s'avesse Trajano, degni
+bene amendue della di lui confidenza ed
+affetto, perchè ornati di tutte quelle virtù
+<span class="pagenum"><a name="Page_393" id="Page_393"></a>[393]</span>
+che si ricercano in chi dee servire ad
+un buon principe. Ma specialmente <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Dio, lib. 68.]</span>
+amava egli <i>Licinio Sura</i>, per gratitudine,
+avendo questi cooperato non poco, affinchè
+Nerva adottasse Trajano. Salì
+questo Sura a tal ricchezza e potenza,
+che a sue proprie spese edificò un superbo
+ginnasio, o sia la scuola de' lottatori al
+popolo romano. Non andò egli esente
+dai soffi dell'invidia, compagna ordinariamente
+delle grandi fortune, avendo
+più d'uno procurato d'insinuare in cuor
+di Trajano dei sospetti della fedeltà di
+questo suo favorito, calunniandolo come
+giunto a meditar delle novità contra di
+lui. Trajano, la prima volta che Sura l'invitò
+seco a pranzo, v'andò senza guardie.
+Volle per una flussione che aveva agli
+occhi, farseli ugnere dal medico di Sura.
+Fatto anche venire il di lui barbiere, si
+fece radere la barba: chè così allora
+usavano i Romani. Adriano fu quegli che
+poi introdusse il portarla. Dopo aver
+anche preso il bagno, Trajano si mise a
+tavola, e allegramente desinò. Nel dì seguente
+disse agli amici, che gli mettevano
+in mal concetto Sura: <i>Se costui mi
+avesse voluto ammazzare, n'ebbe jeri
+tutta la comodità</i>. Fu ammirato un sì
+fatto coraggio in Trajano, ben diverso
+da que' principi deboli che temono di
+tutto. Aggiugne Dione, che un altro saggio
+di questa sua intrepidezza diede Trajano.
+Nel crear sulle prime un prefetto
+del pretorio (si crede che fosse <i>Saburano</i>)
+dovea cingergli la spada al fianco.
+Nuda gliela porse, dicendo: <i>Prendi questo
+ferro, per valertene in mia difesa, se
+rettamente governo: contra di me, se farò
+il contrario</i>. Forse fu lo stesso Saburano,
+come conghiettura Giusto Lipsio,
+che gli dimandò licenza di ritirarsi, perchè
+Plinio <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico, §. 86.]</span> attesta essere stato un prefetto
+del pretorio, che antepose il piacere
+della vita e della quiete agli onori della
+corte. Trajano, perchè gli dispiaceva di
+<span class="pagenum"><a name="Page_394" id="Page_394"></a>[394]</span>
+perdere un uffizial sì dabbene, fece quanto
+potè per ritenerlo. Vedendolo costante,
+non volle rattristarlo col negargli la grazia;
+ma l'accompagnò sino all'imbarco,
+il regalò da par suo, e baciandolo, colle
+lagrime agli occhi il pregò di ritornarsene
+presto.
+</p>
+
+<p>
+L'anno verisimilmente fu questo, in
+cui Trajano con poderosa armata marciò
+contro a Decebalo re dei Daci. Poco
+sappiamo delle avventure di quella guerra.
+Ecco quel poco che ne lasciò scritto Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>.
+Giunto che fu l'Augusto Trajano
+ai confini della Dacia, veggendo Decebalo
+tante forze in ordine, e un sì rinomato
+imperadore in persona venuto contra di
+lui, spedì tosto deputati per esibirsi pronto
+alla pace. Trajano, oltre al non fidarsi
+di lui, un gran prurito nudriva di acquistar
+gloria per sè e di ampliare il romano
+imperio: però, senza voler prestare
+orecchio a proposizione alcuna, andò
+innanzi. Si venne ad una terribil battaglia,
+che costò di gran sangue ai Romani,
+ma colla sconfitta de' nemici. Raccontasi
+che in tal congiuntura girando Trajano,
+per osservare se i soldati feriti erano
+ben curati, al trovare che mancavano
+fasce per legar le ferite, fece mettere in
+pezzi la veste propria, perchè servisse a
+quel bisogno. Con grande onore data fu
+sepoltura agli estinti; ed alzato un altare,
+acciocchè ne' tempi avvenire si celebrasse
+il loro anniversario. Col vittorioso
+esercito s'andò poi di montagna in montagna
+inoltrando Trajano, finchè pervenne
+alla capitale della Dacia, che si crede
+<i>Sarmigetusa</i>, città posta in quella provincia
+che oggidì appelliamo Transilvania;
+che divenne poi colonia de' Romani col
+nome di <i>Ulpia Trajana</i> <span class="fnote">[Thesaurus Novus Veter. Inscription.,
+p. 1121, 7; 1127, 112.]</span>. Nel medesimo
+tempo <i>Lucio Quieto</i>, Moro di nazione,
+uffizial valoroso, da un'altra parte
+fece grande strage e molti prigioni dei
+Daci; e a <i>Massimo</i>, uno de' generali,
+riuscì di prendere una buona fortezza;
+<span class="pagenum"><a name="Page_395" id="Page_395"></a>[395]</span>
+entro la quale si trovò la sorella di Decebalo.
+Allora dovette accadere ciò che
+narra Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legationib., Tom. 1,
+Hist. Byzantin.]</span>, cioè che Decebalo
+mandò a Trajano prima alcuni
+de' suoi conti, poscia altri de' suoi principali
+uffiziali a supplicarlo di pace, esibendosi
+di restituir l'armi e le macchine
+da guerra, e gli artefici guadagnati nella
+guerra fatta a' tempi di Domiziano <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>.
+Accettò Trajano le proposizioni, con aggiugnervi
+che Decebalo smantellasse le
+fortezze, rendesse i disertori, cedesse il
+paese occupato ai circonvicini, e tenesse
+per amici e nemici quei del popolo romano.
+Decebalo, suo malgrado, venne a
+prostrarsi a' piedi di Trajano, e ad implorar
+la sua grazia ed amicizia. Non si sa,
+se in questa prima guerra e pace Trajano
+restasse in possesso di Sarmigetusa,
+e di quanto egli avea conquistato in
+quelle contrade. Certo è, che per questa
+impresa riportò egli il titolo di Dacico,
+nè aspettò a conseguirlo nell'anno seguente,
+come immaginò il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, Numismat. Imperator.]</span>;
+ma nel presente, siccome ancora
+apparisce da due iscrizioni da me date
+alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 449, 2,
+450, 1.]</span>, nelle quali è chiamato <i>Dacico</i>,
+correndo la sua <i>tribunizia podestà</i>
+V, che terminava circa il fine di ottobre
+in quest'anno.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CIII" id="CIII"></a>CIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Ulpio Nerva Trajano Augusto</span> per
+la quinta volta e <span class="sc">Lucio Appio Massimo</span>
+per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Intorno ai consoli di quest'anno han
+disputato vari letterati, pretendendo che
+il consolato quinto di <i>Trajano</i>, e il secondo
+di <i>Massimo</i> cadano nell'anno
+<span class="pagenum"><a name="Page_396" id="Page_396"></a>[396]</span>
+seguente <span class="fnote">[Noris, Epistol. Consulari.]</span>; e che ciò si deduca da due o tre
+medaglie, nelle quali Trajano, correndo
+la sua <i>settima podestà tribunizia</i>, è chiamato
+CO<i>nSul</i> IIII. DE<i>Signatus</i> V. Ma
+concorrendo gli antichi fasti ne' consoli
+sopraccitati, si può forse dubitare della
+legittimità di quelle monete, oppur di
+errore ne' monetari. Finchè si scuoprano
+migliori lumi, io mi attengo qui al Panvinio,
+al Pagi, al Tillemont e ad altri,
+che non ostante l'opposizione di quelle
+medaglie, mettono in quest'anno il consolato
+quinto di Trajano. <i>Massimo</i>, il secondo
+d'essi consoli, verisimilmente è
+quel medesimo che nell'anno precedente
+s'era segnalato nella guerra dacica, e
+fu premiato per la sua prodezza coll'insigne
+dignità del consolato. Era <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> già
+tornato a Roma nel precedente anno il
+vittorioso Trajano. Perchè egli da saggio
+e buon principe cercava il proprio onore,
+nè dimenticava quello del senato romano,
+avea fra l'altre condizioni obbligato
+Decebalo a spedire ambasciatori a Roma,
+per supplicare il senato di accordargli
+la pace, e di ratificare il trattato. Vennero
+essi verisimilmente in quest'anno,
+e introdotti nel senato, deposero l'armi,
+e colle mani giunte a guisa degli schiavi,
+in poche parole esposero la lor supplica.
+Furono benignamente ascoltati, e confermata
+la pace: il che fatto, ripigliarono
+l'armi, e se ne tornarono al loro paese.
+Trajano dipoi celebrò il suo trionfo per
+la vittoria riportata dei Daci: e v'ha una
+medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>, creduta indizio di questo
+suo trionfo, dove comparisce la <i>Tribunizia
+Podestà</i> VII; il che può far credere
+differita questa funzion trionfale agli ultimi
+due mesi dell'anno corrente. Ma
+quivi egli è intitolato CONSUL IIII; il
+che si oppone alla credenza ch'egli nell'anno
+presente procedesse console <i>per
+la quinta volta</i>. Un qualche dì potrebbe
+disotterrarsi alcuna iscrizione o medaglia
+che dileguasse le tenebre, nelle quali resta
+<span class="pagenum"><a name="Page_397" id="Page_397"></a>[397]</span>
+involto questo punto di storia e cronologia.
+Aveva Trajano trovato nelle parti
+della Dacia <i>Dione Grisostomo</i> eloquentissimo
+oratore e filosofo greco, di cui restano
+tuttavia le orazioni. Seco il condusse
+a Roma, e tale stima ne mostrò,
+che, se dice il vero Filostrato <span class="fnote">[Philostratos, in Sophist.]</span>, nel
+suo stesso carro trionfale il volle presso
+di sè, con volgersi di tanto in tanto a lui
+per parlargli e far conoscere al pubblico
+quanto l'apprezzasse. Al trionfo tenne
+dietro un combattimento pubblico di
+gladiatori, e un divertimento di ballerini
+che Trajano, dopo averli due anni prima
+cacciati di Roma, ripigliò, dilettandosi
+dei loro giuochi, e sopra gli altri amando
+Pilade uno di essi. Ma s'egli
+talvolta si ricreava con tali spettacoli,
+ciò non pregiudicava punto agli affari;
+e massimamente s'applicava il vigilante
+imperadore all'amministrazione della
+giustizia. Una bellissima villa era posseduta
+da Trajano a Centocelle, oggidì
+Cività Vecchia, dove egli andava
+talvolta a villeggiare, con attendere anche
+ivi alla spedizion delle cause e liti
+più rilevanti. Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 4, epist. 31.]</span> scrive d'essere
+stato chiamato a quel delizioso soggiorno
+(probabilmente in quest'anno) per assistere
+ad alcuni giudizii ch'egli descrive.
+Fra gli altri era accusato Euritmo, liberto
+e procurator di Trajano, di aver falsificati
+in parte i codicilli di <i>Giulio Tirone</i>, i cui
+eredi alla presenza di Trajano pareva
+che non si attentassero a proseguir la
+causa, trattandosi di un uffizial di casa
+del principe. Fece lor animo il giusto
+principe, con dire: <i>Eh che colui non è
+Policleto</i> (liberto favorito di Nerone) <i>nè
+io son Nerone</i>. Abbiamo dal medesimo
+Plinio, che Trajano in questi tempi facea
+fabbricare un porto vastissimo a foggia
+di un anfiteatro. Già era compiuto il
+braccio sinistro, si lavorava al destro, e
+vi si andavano conducendo per mare
+grossissimi sassi. Tolomeo <span class="fnote">[Ptolomaeus, Geograph.]</span> parla del
+<span class="pagenum"><a name="Page_398" id="Page_398"></a>[398]</span>
+porto di Trajano, lo stesso che oggidì
+Cività Vecchia; e Rutilio nel suo Itinerario
+ne fece la descrizione <span class="fnote">[Rutilius, in Itinerar.]</span>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CIV" id="CIV"></a>CIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Licinio Sura</span> per la terza volta, e
+<span class="sc">Publio Orazio Marcello</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il cardinal Noris, il Fabretti e il
+Mezzabarba stimarono che questi fossero
+i consoli dell'anno precedente, e che
+nel presente <i>Trajano Augusto</i> per la quinta
+volta, insieme, con <i>Appio Massimo</i>,
+amministrassero il consolato. Finchè si
+possa meglio chiarir questo punto, io
+seguito gli antichi Fasti, abbracciati in
+ciò anche dal Panvinio, dal Pagi, dal Tillemont
+e da altri. Disputa ancora c'è
+intorno al primo d'essi consoli, credendo
+alcuni ch'egli sia stato non già <i>Sura</i>,
+ma Suburrano. Sarebbe da desiderare
+<i>qualche</i> marmo che decidesse la quistione.
+Uno dei più riguardevoli amici di
+Trajano fu il suddetto <i>Orazio Marcello</i>.
+Le conghietture dei migliori letterati
+concorrono <span class="fnote">[Loydius, Pagius, Tillemont et alii.]</span> a persuaderci, che in
+quest'anno prendesse origine la seconda
+guerra dacica. Non sapea digerir <i>Decebalo</i>
+la pace fatta con Trajano, perchè
+comperata con troppo dure condizioni;
+e però subito che si vide rimesso in arnese,
+cominciò delle novità, e a chiedere
+un nuovo accordo, lamentandosi specialmente,
+che molti dei suoi sudditi passavano
+al servigio dei Romani. Perchè
+nulla potè ottenere, determinò di venir
+di bel nuovo all'armi <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Diedesi dunque
+a far gente, a fortificar i suoi luoghi,
+ad accogliere i disertori romani, e a sollecitare
+i circonvicini popoli, acciocchè
+entrassero seco in lega, per timore, diceva
+egli, che un dietro l'altro non rimanessero
+oppressi dall'armi romane.
+<span class="pagenum"><a name="Page_399" id="Page_399"></a>[399]</span>
+Gli Sciti, cioè i Tartari, ed altre nazioni
+si unirono con lui. A chi ricusò di
+sposare i di lui disegni, fece aspra guerra,
+e tolse ancora ai Jazigi una parte
+del loro paese. Queste furono le cagioni,
+per le quali il senato romano dichiarò
+Decebalo nemico pubblico, e Trajano fece
+tutti gli opportuni preparamenti per
+domarne la ferocia. Se sussiste ciò che
+racconta Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, in quest'anno Roma
+vide bruciata la casa d'oro, cioè,
+per quanto si può credere, una parte di
+quella fabbricata da Nerone, che si dovea
+essere salvata nell'incendio precedente.
+Furono di parere il Loidio e il
+Tillemont, che circa questi tempi <i>Plinio</i>
+il giovane, già stato console, fosse inviato
+da Trajano al governo del Ponto e della
+Bitinia, non come proconsole, ma come
+vicepretore colla podestà consolare. Scabrosa
+è la quistione del tempo in cui ciò
+avvenne, e mancano notizie per poterla
+decidere. A me perciò sarà lecito di differir
+più tardi quest'impiego di Plinio,
+siccome han fatto il Noris, il Pagi, il
+Bianchini ed altri.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CV" id="CV"></a>CV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tiberio Giulio Candido</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Aulo Giulio Quadrato</span> per la
+seconda.
+</p>
+
+<p>
+Tre iscrizioni spettanti a questi consoli
+ho io rapportate altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 316,
+n. 3 et seq.]</span>. Credesi
+che l'anno presente quel fosse, in cui
+l'Augusto Trajano imprese la seconda
+sua spedizione contra di <i>Decebalo re dei
+Daci</i>, per aver egli creduta necessaria la
+sua presenza anche questa volta contro
+ad un sì riguardevole avversario, e che
+non fosse impresa da fidare ai soli suoi
+generali. <i>Adriano</i>, suo cugino, che fu poi
+imperadore, ed era stato in quest'anno
+<span class="pagenum"><a name="Page_400" id="Page_400"></a>[400]</span>
+tribuno della plebe <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, andò servendolo
+per comandante della legione minervia,
+e vi si portò così bene, che Trajano il
+regalò di un diamante, a lui donato da
+Nerva <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Non erano certamente le forze
+di Decebalo tali da poter competere con
+quelle di Trajano, il quale seco menava un
+potentissimo agguerrito esercito. Perciò
+tentò il Dacio altre vie per liberarsi, se
+gli veniva fatto, dall'imminente tempesta,
+con inviar nella Mesia, dov'era giunto
+l'imperadore, dei disertori bene
+instruiti per ucciderlo. Poco mancò che
+non succedesse il nero attentato, perchè
+Trajano, oltre alla sua facilità di dare in
+tutti i tempi udienza, spezialmente la dava
+a tutti nell'occorrenze della guerra.
+Per buona fortuna osservati alcuni cenni
+di un di costoro, fu preso, e messo
+a' tormenti, confessò le tramate insidie:
+il che sconcertò anche le misure degli
+altri. Un'altra vigliaccheria pur fece
+Decebalo. Dato ad intendere a <i>Longino</i>
+uno de' più sperimentati generali d'armi
+che s'avessero i Romani, di volersi
+sottomettere ai voleri dell'imperadore,
+l'indusse a venire ad una conferenza
+con lui; ma da disleale il ritenne prigione,
+sforzandosi poi di ricavar da lui i
+disegni e segreti di Trajano. La costanza
+di questo generale in tacere fu qual
+si conveniva ad un uomo d'onore par
+suo. Decebalo il fece bensì slegare, ma
+il mise sotto buone guardie, con iscrivere
+poscia a Trajano d'essere pronto
+a rilasciar Longino, ogni volta che si
+volesse trattar di pace: altrimenti minacciava
+di torgli la vita. Trajano, benchè
+irritato forte dall'iniquo procedere
+di costui, gli rispose con molto riguardo,
+cioè mostrando di non fare tal caso della
+persona e salute di Longino, che volesse
+comperarla troppo caro; ma senza
+trascurare la difesa della vita di quel
+suo uffiziale. Stette in forse Decebalo,
+qual risoluzione ne avess'egli da prendere
+intorno a Longino; e perchè forse
+<span class="pagenum"><a name="Page_401" id="Page_401"></a>[401]</span>
+si lasciò intendere di volerlo far morire
+sotto i tormenti, Longino guadagnò un
+liberto d'esso Decebalo, che gli procurò
+del veleno; e, per salvarlo dalle mani del
+padrone, ottenne di poterlo spedire a
+Trajano, sotto pretesto di procurar un
+accordo. Il che eseguito, prese Longino
+il veleno, e si sbrigò dal mondo. Allora
+Decebalo inviò a Trajano un centurione
+già fatto prigione con Longino, e seco
+dieci altri prigionieri, esibendogli il corpo
+di Longino, perchè Trajano gli restituisse
+quel liberto. Ma l'imperadore che
+trovava aliena dal decoro del romano
+imperio una tal proposizione, nè gli volle
+consegnare il liberto, e neppur lasciò
+tornare a lui il centurione, siccome preso
+contro il diritto delle genti.
+</p>
+
+<p>
+Pare che fondatamente si possa dedurre
+da quanto narra Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, che
+nel presente anno nulla di rilevante fosse
+operato da Trajano per conto della
+guerra contra di Decebalo. Le applicazioni
+sue prima di esporsi a maggiori
+imprese, consisterono in far fabbricar
+un ponte di pietra sul Danubio. Considerava
+il saggio condottiere d'armate,
+che essendo egli passato di là da quel
+fiume, se venissero assaliti i Romani dai
+Barbari, poteva esser loro impedito il
+ritirarsi di qua, ed anche il ricevere
+nuovi rinforzi. Però volendo assicurarsi
+di simili pericolosi avvenimenti, e mettere
+una stabile buona comunicazione
+fra il paese signoreggiato di qua e di là
+dal Danubio, volle prima che si edificasse
+un ponte su quel fiume, per quanto
+credono alcuni <span class="fnote">[Cellarius Georg., Tom. I.]</span>, tra Belgrado e Widen:
+intorno a che è da vedere il Danubio del
+conte Marsigli <span class="fnote">[Marsilius, in Danubii descriptione.]</span>. Altre opere di somma
+magnificenza fece Trajano, ma questa
+andò innanzi alle altre, per sentimento di
+Dione, il quale non sapea abbastanza ammirarla
+nè decidere qual fosse più grande,
+o la spesa occorsa per sì gran lavoro,
+o l'arditezza del disegno. Ognun sa che
+<span class="pagenum"><a name="Page_402" id="Page_402"></a>[402]</span>
+vastissimo fiume sia in quelle parti il
+Danubio, e tuttochè fosse scelto pel ponte
+il più stretto che si potesse dell'alveo
+suo, ciò nonostante occorreva un ponte
+di lunga estensione; e cresceva anche
+la difficoltà, perchè le acque ristrette in
+quel sito tanto più veloci e rapide correano,
+e il fondo del fiume, ricco sempre
+d'acque, era profondissimo e pieno di
+gorghi di fango. Ma alla potenza e al
+voler di un Trajano nulla era difficile.
+Senza poter divertire le acque del fiume,
+quivi furono piantate venti smisurate
+pile tutte di grossissimi marmi quadrati,
+alte cento cinquanta piedi senza i fondamenti,
+larghe sessanta, distanti l'una
+dall'altra cento settanta, ed unite insieme
+con archi e volte. L'architetto fu
+<i>Apollodoro Damasceno</i>: <span class="fnote">[Procopius, lib. 4, de Ædific.]</span> e di qua e
+di là da esso ponte furono fabbricati due
+forti castelli per guardia del medesimo.
+Eppure questa mirabil fabbrica da lì a
+pochi anni si vide in parte smantellata,
+non già dai barbari, ma da <i>Adriano</i> successor
+di Trajano, col pretesto, che per
+quel medesimo ponte i Barbari potrebbono
+passare ai danni de' Romani. Ma
+da quando in qua non potea la potenza
+romana difendere un ponte, difeso da
+due castelli? Oltre di che, nel verno tutto
+il Danubio agghiacciato non era forse
+un vasto ponte ai Barbari per passar di
+qua, se volevano? Però fu creduto, e
+con più ragione, che Adriano, mosso da
+invidia per non poter giugnere alla gloria
+di Trajano, così gloriosa memoria di
+lui volesse piuttosto distrutta. Vi restarono
+in piedi solamente le pile; e queste
+ancora a' tempi di Procopio non comparivano
+più. In questo anno parimente,
+per quanto si raccoglie dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imperat.]</span>,
+e da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, l'Arabia Petrea, che avea
+in addietro avuti i propri re, fu sottomessa
+con altri popoli all'imperio romano
+per valore di <i>Auto Cornelio Palma</i>
+governatore della Soria, e stato già console
+<span class="pagenum"><a name="Page_403" id="Page_403"></a>[403]</span>
+nell'anno 99. Una nuova Era perciò
+cominciarono ad usar le città di Samosata,
+Bostri, Petra ed altre di quelle
+contrade.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CVI" id="CVI"></a>CVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Ceionio Comodo vero</span> e <span class="sc">Lucio
+Tuzio Cereale</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo di questi consoli, cioè <i>Comodo
+Vero</i>, fu padre <i>di Lucio Vero</i>, che
+noi vedremo a suo tempo adottato da
+Adriano Augusto. Il secondo console
+nella cronica di Alessandria è chiamato
+<i>Ceretano</i> in vece di <i>Cereale</i>, e fu creduto
+dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> diverso da <i>Tuzio Cereale</i>.
+Ma sufficiente ragione non v'ha,
+per aderire alla di lui opinione, siccome
+neppure di tener con lui, che nell'anno
+precedente avesse fine la seconda guerra
+dacica. Chiaramente scrive Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>,
+che Trajano, dopo aver fatto il meraviglioso
+ponte sul Danubio (impresa che
+senza fallo costò gran tempo e danari),
+passò di là da quel fiume, e fece la guerra
+piuttosto con sicurezza, che con celerità;
+non volendo arrischiar combattimenti,
+e procedendo a poco a poco nel
+paese nemico. Plinio <span class="fnote">[Plinius, lib. 8, Epistol. 4.]</span> con poche parole
+riconosce, che immense fatiche durò
+l'esercito romano, guerreggiando in
+que' montuosi paesi, e gli convenne accamparsi
+in montagne scoscese, condurre
+fiumi per nuovi alvei, e far altre azioni,
+che pareano da non credersi, come
+simili alle fole. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> aggiugne,
+aver Trajano in tal congiuntura dati
+segni di singolar valore e di savia condotta,
+e che l'esempio suo servì ai soldati
+per gareggiare insieme in esporsi a
+molti pericoli, e per giugnere al sommo
+<span class="pagenum"><a name="Page_404" id="Page_404"></a>[404]</span>
+della bravura. Fra gli altri un cavaliere
+che, ferito in una zuffa, fu portato alle
+tende per farsi curare, dacchè intese disperata
+la di lui guarigione, mentr'era
+ancor caldo, rimontò a cavallo, e tornato
+alla mischia, vendè ben caro ai nemici
+il poco che gli restava di vita. Le apparenze
+sono, che nè pure in quest'anno
+con tutti i suoi progressi Trajano terminasse
+la guerra suddetta, come altri
+han creduto. Tutte le medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. imperator.]</span> riferite
+dall'Occone e dal Mezzabarba, per
+indizio che nel presente anno Decebalo
+fosse vinto, e ridotta la Dacia in provincia
+dell'imperio romano, nulla concludono,
+perchè possono appartenere anche
+nell'anno 107 e 108. Però chi dei moderni
+scrive, che Trajano non solamente
+tornò in quest'anno a Roma, e dopo avere
+ordinata una strada per le paludi
+pontine, partì tosto alla volta dell'Oriente,
+con trovarsi in Antiochia ne' primi
+giorni dell'anno seguente, probabilmente
+anticipò di troppo le di lui imprese.
+E noi abbiamo bensì dalla cronica
+alessandrina <span class="fnote">[Cronicum Paschale, seu Alexandrinum.]</span> sotto quest'anno, che
+mossa guerra dai Persiani, dai Goti, e
+da altri popoli al romano impero, Trajano
+marciò contra di loro e sospese
+l'esazion de' tributi sino al suo ritorno;
+ma questo ha ciera di favola. Più che
+mai abbisognava egli allora di danaro;
+e senza dubbio avvenne molto più tardi
+la guerra co' Persiani, o sia co' Parti.
+Può ben verificarsi quella guerra dacica,
+perchè sotto nome di Goti venivano in
+que' tempi anche i Daci, come attestano
+Dione e Giordano. Rapporta il Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, Fast. Consular.]</span>
+a quest'anno l'iscrizione posta
+a <i>Lucio Valerio Pudente</i>, il quale, benchè
+in età di soli tredici anni, nel sesto
+lustro de' giuochi capitolini fatti in Roma,
+fu vincitore, e riportò la corona
+sopra gli altri poeti latini.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_405" id="Page_405"></a>[405]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CVII" id="CVII"></a>CVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Evaristo</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Licinio Sura</span> per la terza volta, e
+<span class="sc">Caio Sosio Senecione</span> per la quarta.
+</p>
+
+<p>
+Ma questo <i>Sura</i> da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span> vien
+detto <i>Consul bis</i> nell'anno presente insieme
+con <i>Serviano</i>. All'incontro il Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, Fast. Consular.]</span>
+con altri fu di parere, che i due
+suddetti ordinari consoli nelle calende
+di luglio avessero per successori <i>Cajo
+Giulio Servilio Orso Serviano</i>, che avea
+sposata <i>Paolina</i> sorella di <i>Adriano</i>, e cugina
+di <i>Trajano</i>, e fu molto amico di Plinio,
+e <i>Surano</i> per la seconda volta. Certo
+non mancano imbrogli ne' fasti
+consolari; ed è ben facile il prendere
+degli abbagli nell'assegnare ai consoli
+sostituiti il preciso anno del loro consolato.
+Nel presente si può ragionevolmente
+credere che Trajano, con felicità bensì,
+ma dopo immense fatiche, conducesse a
+fine la seconda guerra contro de' Daci.
+Per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> s'impadronì
+egli della reggia di Decebalo, o sia della
+capitale della Dacia, chiamata Sarmigetusa:
+il che reca indizio, ch'egli non ne
+fosse restato in possesso nella pace stabilita
+dopo la prima guerra. Pertanto
+Decebalo, veggendosi spogliato di tutto il
+suo paese, ed in pericolo ancora di restar
+preso, piuttosto che venire in man
+dei nemici, si diede la morte da sè stesso,
+e il capo suo fu portato a Roma. Così
+pervenne tutta la Dacia in potere del popolo
+romano, e Trajano ne formò una
+provincia, con fondare in Sarmigetusa
+una colonia, nominata nelle iscrizioni
+della Transilvania, che il Grutero ed
+io <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscription.]</span> abbiam dato alla luce. In oltre abbiam
+da Dione che Decebalo, trovandosi
+in mal punto, affinchè i suoi tesori non
+<span class="pagenum"><a name="Page_406" id="Page_406"></a>[406]</span>
+cadessero in mano de' Romani, distornò
+il corso del fiume Sargezia, che passava
+vicino al suo palazzo, e fatta cavare una
+gran fossa in mezzo al seccato lido di
+quel fiume, vi seppellì una gran copia
+d'oro, d'argento e d'altre cose preziose,
+che si poteano conservare. Quindi ricoperto
+il sito con terra e con grossi sassi,
+tornò a far correre l'acqua pel solito
+alveo. I prigioni da lui adoperati per
+quella fattura, acciocchè non rivelassero
+il segreto, furono tosto uccisi. Ma essendo
+poi stato preso dai Romani Bicilis,
+uno de' familiari più confidenti di Decebalo,
+questi scoprì tutto a Trajano, il
+quale ne seppe ben profittare. Rimasto
+spolpato quel paese, ebbe cura Trajano
+di mandarvi ad abitare un numero infinito
+di persone, e di fondarvi, oltre alla
+suddetta, altre colonie, che si veggono
+menzionate da Ulpiano <span class="fnote">[Lege Sciendum ff. de Censibus.]</span>: con che divenne
+la Transilvania una fioritissima
+provincia de' Romani, essendosi perciò
+in quelle parti trovate negli ultimi due
+secoli molte iscrizioni romane, che si
+leggono presso il suddetto Grutero, presso
+il Reinesio, e nel mio nuovo Tesoro.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CVIII" id="CVIII"></a>CVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Appio Annio Trebonio Gallo</span> e <span class="sc">Marco
+Atilio Metilio Bradua</span>.
+</p>
+
+<p>
+V'ha chi dà il cognome di <i>Treboniano</i>
+al primo di questi consoli; ma in due
+iscrizioni, riferite dal Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, Fast. Consul.]</span>, si
+legge <i>Trebonio</i>. Se crediamo al medesimo
+Panvinio, nelle calende di marzo succederono
+nel consolato <i>Cajo Giulio Africano</i>
+e <i>Clodio Crispino</i>. Ma un'iscrizione,
+conservata in Verona, e riferita dal
+marchese Scipione Maffei, e poscia anche
+da me <span class="fnote">[Thesaur. Novus Veter. Inscription., p. 317,
+num. 4.]</span>, ci fa sufficientemente conoscere,
+<span class="pagenum"><a name="Page_407" id="Page_407"></a>[407]</span>
+che nel dì 23 di agosto dell'anno
+presente erano consoli <i>Appio Annio Gallo</i>
+e <i>Lucio Verulano Severo</i>, o pur <i>Severiano</i>.
+O sul fine del precedente anno, o
+nella primavera del presente, sbrigato
+dagli affari della Dacia, se ne ritornò
+Trajano a Roma, ed ivi celebrò il secondo
+suo trionfo dei Daci con magnifiche
+feste, e massimamente perchè correvano
+i decennali del suo imperio, che solevano
+solennizzarsi con gran pompa <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Attesta
+Dione che, arrivato Trajano a Roma, vennero
+molte ambascerie di nazioni barbare,
+e fino dall'India a visitarlo, chi per
+bisogni, chi per ossequio. Quattro mesi
+durarono in Roma i pubblici spettacoli e
+divertimenti, consistenti per lo più in combattimenti
+di lioni e di altre feroci bestie,
+oppur di gladiatori. Giorni vi furono, nei
+quali si videro uccisi mille di questi fieri
+animali, e in più altri arrivò la somma a
+diecimila. Si fece conto che anche dieci migliaja
+di gladiatori diedero orrida mostra
+della lor arte, combattendo fra loro negli
+anfiteatri. In questi tempi ancora attese
+Trajano a formare e selciare una
+strada pubblica per le paludi pontine,
+con fabbricar anche case e ponti di gran
+magnificenza lungo di essa via, per comodo
+de' viandanti e del commercio. E
+perchè si trovava molta moneta o di
+bassa lega, o strozzata, o falsa; ordinò il
+saggio imperadore, che tutta fosse portata
+alla zecca, dove fu disfatta per rifarne
+della buona e di giusto peso. A
+quest'anno si crede che appartenga il
+terzo congiario o regalo, che Trajano
+diede al popolo romano, espresso da
+una medaglia, riferita dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>.
+Mette il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> con altri scrittori
+in questi tempi la spedizion di Trajano
+contro de' Parti, o sia de' Persiani;
+ma certamente è da anteporre la sentenza
+d'altri, che molto più tardi parlano
+di quelle imprese. Succedette, secondo
+<span class="pagenum"><a name="Page_408" id="Page_408"></a>[408]</span>
+la cronica di Damasco <span class="fnote">[Anastas., Bibliothec.]</span>, nel presente
+anno il glorioso martirio di <i>santo Evaristo
+papa</i>, in cui luogo fu posto <i>Alessandro</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CIX" id="CIX"></a>CIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Aulo Cornelio Palma</span> per la seconda
+volta, e <span class="sc">Cajo Calvisio Tullo</span> per la
+seconda.
+</p>
+
+<p>
+Si tien per certo, che a questi consoli
+ordinari fossero sostituiti (forse nelle
+calende di luglio) <i>Publio Elio Adriano</i>,
+che poi divenne imperadore, e <i>Lucio Publilio</i>,
+o piuttosto <i>Publicio Celso</i>. Era
+stato <i>Adriano</i> pretore in Roma nell'anno
+107, per testimonianza di Sparziano <span class="fnote">[Spartian., in Vita Hadriani.]</span>,
+e Trajano gli avea donato due milioni
+di sesterzi, che si credono far la somma
+di cinquantamila scudi d'argento, acciocchè
+potesse celebrare i giuochi soliti a
+darsi da chi entrava in quel riguardevole
+uffizio. Pretende il Salmasio <span class="fnote">[Salmas., in Notis ad Spartian.]</span>, che
+Sparziano scrivesse il doppio. Fu nel
+precedente anno inviato con titolo di
+legato pretorio, o sia di vicepretore esso
+Adriano nella bassa Pannonia: mise in
+dovere i Sarmati, che aveano fatto qualche
+novità ne' confini dell'imperio romano;
+restituì la disciplina fra le milizie
+di quelle parti; e fece altre azioni, per
+le quali si meritò il consolato nell'anno
+presente. Non avea figliuoli Trajano, e
+Adriano suo cugino non ometteva diligenza
+ed arte alcuna per giungere a succedergli
+nell'imperio, aiutandosi spezialmente
+con far la corte alla imperadrice
+Plotina, e col tenersi amico <i>Lucio Licinio
+Sura</i>, uno de' favoriti di Trajano. Fu
+appunto in quest'anno, che Sura gli diede
+la buona nuova, qualmente Trajano
+<span class="pagenum"><a name="Page_409" id="Page_409"></a>[409]</span>
+pensava di adottarlo; e perchè i cortigiani
+ed amici di esso imperadore scoprirono
+qualche barlume di questa sua
+intenzione, laddove prima mostravano
+di poco stimare, anzi di sprezzare Adriano,
+da lì innanzi cominciarono ad onorarlo,
+e a procacciarsi la di lui amicizia. Mancò
+poi di vita, forse circa questi tempi, il
+medesimo <i>Sura</i>. Trajano, che si serviva
+di lui per farsi dettar le allocuzioni al
+senato e al popolo, perchè egli sapea
+poco di lettere, non ignorando che Adriano,
+siccome persona letterata, era capace
+di servirlo in quella funzione, il volle
+presso di sè, e si valeva della di lui penna;
+il che gli accrebbe la familiarità e
+l'amor di Trajano. Al defunto Sura fece
+fare Trajano un solenne funerale, ed alzare
+una statua per gratitudine <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Lo
+stesso fece egli dipoi alla memoria di
+<i>Sosio Senecione</i> e di <i>Palma</i> e di <i>Celso</i>,
+che abbiam detto essere stati consoli nell'anno
+presente, come ad amici suoi
+cari. Noi sappiamo che <i>Cajo Plinio Cecilio
+Secondo</i>, rinomatissimo autore del
+panegirico di Trajano, dopo essere stato
+console nell'anno 100, fu poi mandato
+con titolo di vicepretore al governo della
+Bitinia e del Ponto. Le sue lettere
+scritte di là a Trajano si leggono nel libro
+decimo. Ma per quanto finora abbiano
+disputato fra loro gli eruditi, non
+s'è potuto, nè si può decidere in qual
+anno egli fosse spedito colà. Il Loidio e
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> attribuirono la di lui
+andata al fine dell'anno 103; il cardinal
+Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> al presente 109, o pure al susseguente,
+come ancor fece <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> il padre
+Pagi. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> mette all'anno decimo
+di Trajano, cioè al 107 dell'Era nostra,
+la lettera celebre scrittagli da Plinio,
+esistente allora nella Bitinia. Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>
+ne parla all'anno 112. In tale incertezza
+di tempi sia lecito ai lettori l'attenersi a
+<span class="pagenum"><a name="Page_410" id="Page_410"></a>[410]</span>
+quella opinione che più loro aggradirà, e
+a me di seguitar più tosto il Noris, il
+Pagi e il Bianchini. A questi tempi, ma
+colla medesima incertezza, vien riferita
+dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> e dal suddetto Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius ad Anastasium.]</span>
+la selciatura della via Trajana,
+fatta per ordine di esso Trajano. Altro
+essa non fu, che la via descritta da Dione,
+di cui si parlò al precedente anno,
+cioè la via Appia, che da Roma va a
+Capua: la più magnifica di quante mai
+facessero i Romani, ed opera di molti
+secoli avanti. Perchè la rimodernò ed arricchì
+Trajano di vari ponti e di fabbriche
+a canto alla medesima, perciò egli,
+o il pubblico le diede il nome di via
+Trajana. Credesi parimente che in questo
+anno Trajano dedicasse il Circo, cioè
+il Massimo, ristorato da lui co' marmi
+presi dalla Naumachia <span class="fnote">[Suetonius, in Domitiano, cap. 15.]</span> di Domiziano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CX" id="CX"></a>CX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Servio Salvidieno Orfito</span> e <span class="sc">Marco
+Peduceo Priscinio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Le iscrizioni pubblicate dal Fabretti,
+dal Bianchini e da me, ci assicurano tali
+essere stati i nomi e cognomi di questi
+consoli, che si trovavano ignorati o guasti
+presso i precedenti illustratori dei
+Fasti. Non si sa intendere, perchè il
+Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imper.]</span> e monsignor Bianchini
+pretendano, che solamente in quest'anno
+il senato accordasse a Trajano il glorioso
+titolo di <i>Ottimo</i>, quando questo
+titolo comparisce in tante altre medaglie,
+che si rapportano agli anni precedenti.
+Plinio anch'egli ne parla nel panegirico
+che dicemmo composto nell'anno 100.
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, per lo contrario, scrive che
+<span class="pagenum"><a name="Page_411" id="Page_411"></a>[411]</span>
+solamente dopo le conquista dell'Armenia
+egli fu cognominato <i>Ottimo</i>. Vogliono
+i suddetti scrittori, che Trajano l'accettasse
+solamente in quest'anno. Ma
+non era tale la di lui umiltà, da far sì
+lunga resistenza a quest'elogio, per altro
+ben meritato da lui. Augusto non
+voleva esser chiamato <i>Signore</i>. Trajano
+all'incontro assai gradiva che gli si desse
+questo nome. Abbiamo da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>,
+che il famoso tempio del Panteon di Roma,
+oggidì la Rotonda, fu bruciato da un
+fulmine. Chi sa che in quella nobilissima
+fabbrica non entrava legno, crederà bensì
+che un folgore cadesse colà, ma che lo
+incendiasse, non saprà intenderlo. Sotto
+Nerone e sotto Domiziano, principi nemici
+della virtù, maraviglia non è, se fu
+perseguitata la santa religione di Cristo.
+Potrebbe ben taluno stupirsi, come essa
+trovasse un persecutore in Trajano <span class="fnote">[Euseb., Histor., lib. 3, cap. 31.]</span>,
+principe amator delle virtù, delle quali
+vera maestra è la sola religione de' Cristiani.
+Pure fuor di dubbio è, che sotto
+di lui la Chiesa di Dio patì la terza persecuzione,
+non già, come osservò il cardinal
+Baronio, ch'egli pubblicasse editto alcuno
+particolare contro di essi Cristiani,
+ma perchè riferito a lui, come si andava a
+gran passi dilatando la lor credenza con
+pregiudizio del dominante culto degl'idoli,
+con gravi lamenti de' falsi sacerdoti
+del Paganesimo, e con delle sollevazioni
+de' popoli contra chi professava
+la fede di Cristo; Trajano ordinò, o permise
+che fossero osservate rigorosamente
+le antiche leggi contra gl'introduttori di
+nuove religioni. Però i governatori delle
+provincie, massimamente dell'Oriente,
+cominciarono ad infierire, probabilmente
+circa questi tempi, contra chiunque si
+scopriva seguace dei dogmi cristiani;
+laonde si videro molti forti campioni
+attestar col loro sangue la verità di questa
+religione. Ne han trattato ampiamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_412" id="Page_412"></a>[412]</span>
+il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal.]</span>, il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mém. de l'Église.]</span>,
+i Bollandisti <span class="fnote">[Acta Sanctorum.]</span> ed altri. Forse a questi
+tempi appartiene la scoperta della congiura
+tramata da <i>Crasso</i> contra del
+buon imperador Trajano, che vien solo
+accennata da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, senza dirne circostanza
+alcuna. Altro di più non abbiamo,
+se non che Trajano ne lasciò la
+cognizione al senato, da cui gli fu dato
+il meritato gastigo, senza apparire se
+pagasse il delitto col capo o coll'esilio.
+Racconta Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, che Adriano,
+successor di Trajano, ne' primi giorni
+del suo imperio fu consigliato da Taziano
+di levar la vita a <i>Laberio Massimo</i> e a
+<i>Crasso Frugi</i>, relegati nelle isole per sospetti
+di aver aspirato all'imperio; ma
+ch'egli, affettando sul principio il buon
+concetto di essere principe clemente,
+niun male avea lor fatto. Tuttavia, perchè
+Crasso dipoi senza licenza era uscito
+fuor dell'isola, il procuratore di Adriano,
+senza aspettarne alcun ordine dall'imperadore,
+l'avea ucciso, quasichè
+egli macchinasse delle novità. Questi
+forse è il medesimo Crasso, di cui parla
+Dione.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXI" id="CXI"></a>CXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Calpurnio Pisone</span> e <span class="sc">Marco Vettio
+Bolano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Un'iscrizione pubblicata dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consular.]</span>
+ci fa vedere console nelle calende
+di marzo, se pure è vero, correndo
+la tribunizia podestà XIV di Trajano,
+cioè nell'anno presente, <i>Cajo Orso Serviano</i>
+per la seconda volta e <i>Lucio Fabio
+Giusto</i>. Quando sia vero che Plinio in
+questi tempi governasse il Ponto e la
+Bitinia, probabil cosa sarebbe che a
+<span class="pagenum"><a name="Page_413" id="Page_413"></a>[413]</span>
+quest'anno appartenesse la celebre lettera <span class="fnote">[Plinius, lib. 10, epist. 97 et 98.]</span>
+da lui scritta a Trajano intorno
+ai Cristiani. Era cresciuta a dismisura
+in quelle parti, non meno che nell'altre
+dell'Oriente, la religione di Cristo; e si
+scorge che Plinio avea ricevuto ordine
+da Trajano di processare e punire i di
+lei seguaci. Plinio ne fece diligente ricerca;
+ma ritrovato, più di quel che
+credea, esorbitante il numero de' Cristiani
+di ogni sesso ed età; e, quel che
+più importa, dopo maturo esame scoperto,
+ad altro non tendere questa religione,
+che a professar la pratica delle
+virtù, e l'abborrimento ai vizi, volle prima
+informarne Trajano, per sapere come
+s'avea da condurre in circostanze
+tali. Abbiamo anche la risposta dell'imperadore,
+che gli comanda di non fare
+ricerca de' Cristiani; ma se saranno denunziati,
+e trovati costanti nella lor fede,
+sieno puniti, con perdonare a chi
+proverà di non esser tale, sagrificando
+agli dii, e col non badare alle denunzie
+orbe, cioè date contra di loro, senza il
+nome dell'accusatore. Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, in Apologetico, cap. 2.]</span>,
+ben informato di queste lettere, fa conoscere
+l'ingiustizia di Trajano in non
+volere che sieno ricercati come innocenti,
+e in volerli puniti, se accusati.
+Però continuò la persecuzione come prima:
+e quantunque non mancassero degli
+apostati, pure senza paragone maggior
+fu il numero degli altri, che amarono
+piuttosto di sofferir coraggiosamente la
+morte, che di sagrificare ai falsi dii del
+Gentilesimo. Crede il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, che
+sia piuttosto da riferire al seguente anno
+la lettera di Plinio. Il vero è, che non si
+può accertar questo tempo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_414" id="Page_414"></a>[414]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXII" id="CXII"></a>CXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Ulpio Nerva Trajano Augusto</span> per
+la sesta volta e <span class="sc">Tito Sestio Africano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Possiam credere che a quest'anno
+appartengano due opere di Trajano, fatte
+prima d'imprendere la spedizione
+verso l'Armenia, delle quali fa menzione
+lo storico Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Cioè l'erezione
+in Roma di alcune biblioteche, e la fabbrica
+della piazza, che fu poi appellata
+di Trajano, nel sito, dove anche oggidì
+si mira la sua colonna. Un tesoro impiegò
+Trajano in formar questa piazza,
+perchè gli convenne spianare una parte
+del Monte Quirinale, e servendosi di <i>Apollodoro</i>
+insigne architetto, ornò in varie
+maniere tutta la circonferenza di bei
+portici, e l'atrio di alte e grossissime colonne
+con capitelli e corone, e con istatue
+e ornamenti di bronzo indorato, rappresentanti
+uomini a cavallo e arnesi militari.
+Nel mezzo dell'atrio si vedea la
+statua equestre d'esso Trajano. Era sì
+vaga e sì magnifica tal fattura per altre
+giunte fattevi da Alessandro Severo imperadore,
+che restava incantato chiunque
+la mirava. Ammiano Marcellino <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, lib. 16, c. 10.]</span>
+scrive, che venuto a Roma Costanzo
+Augusto, allorchè giunse alla piazza di
+Trajano, fattura che non ha pari tutto
+il mondo, e che mirabil sembra fino agli
+stessi dii (così uno storico pagano), rimase
+attonito all'osservar quelle gigantesche
+figure e tanti begli ornamenti. E
+Cassiodoro <span class="fnote">[Cassiodorus Var., lib. 7, c. 6.]</span> anch'egli scriveva, che
+a' suoi tempi, per quanto si andasse e
+riandasse alla piazza di Trajano, sempre
+essa compariva un miracolo. In somma
+non vi fu opera fatta da Trajano, che
+non desse a conoscere che il suo bel
+genio era impareggiabile, e il suo buon
+<span class="pagenum"><a name="Page_415" id="Page_415"></a>[415]</span>
+gusto mirabile in tutto. Credesi che in
+quest'anno e nel seguente fosse compiuta
+e dedicata quella piazza. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>,
+fidatosi di Giovanni Malala,
+scrittore abbondante di favole e di sbagli,
+mise all'anno 106 e al seguente,
+la spedizion di Trajano verso l'Armenia.
+Le ragioni recate dal Cardinal Noris,
+dal Pagi e da altri, e lo stesso racconto
+che fa Dione di quella guerra, persuadono
+abbastanza, che solamente in questo
+anno Trajano si mosse verso quelle
+parti <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. V'ha in oltre qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>
+indicante i voti fatti pel suo
+buon ritorno. Ardeva di voglia Trajano
+di far qualche altra militare impresa, per
+cui sempre più crescesse la gloria sua.
+Gli se ne presentò un'occasione, perchè
+egli non era di que' principi che trovano,
+sempre che vogliono, nei lor gabinetti
+delle ragioni di far guerra ai loro vicini.
+Erano soliti i re dell'Armenia (l'abbiam
+già veduto) di prendere il diadema reale
+dai Romani imperadori, dalla sovranità
+de' quali si riconosceano in qualche
+maniera dipendenti. <i>Esedare</i>, nuovo re
+di quella contrada, l'avea preso da <i>Cosroe
+re de' Parti</i>, dominator della Persia.
+Trajano fece intendere le sue doglianze
+a Cosroe, il quale come se fossero
+burle, o per sua superbia, niuna
+adeguata risposta diede. Trajano allora
+determinò di farsi fare giustizia con un
+mezzo più concludente, cioè coll'armi.
+Si mise dunque in viaggio nell'anno
+presente con un possente esercito verso
+il Levante. Il solo suo muoversi fece
+calar tosto l'alterigia di Cosroe, e spedire
+ambasciatori a Trajano con dei regali,
+per esortarlo a desistere da una
+guerra di tale importanza, giacchè egli
+diceva d'aver deposto Esedare, e il pregava
+di voler concedere l'Armenia a
+Partamasire, che forse era fratello del
+medesimo Cosroe. Trovarono questi
+ambasciatori Trajano già arrivato ad Atene,
+<span class="pagenum"><a name="Page_416" id="Page_416"></a>[416]</span>
+ma non già in lui quella facilità, di
+cui si lusingavano. Rifiutò egli i lor presenti,
+e disse conoscersi l'amicizia dalle
+azioni, non dalle parole, ed esser egli
+incamminato verso la Soria, dove avrebbe
+prese quelle misure che più converrebbono.
+Continuato poscia il viaggio
+per terra, secondo Giovanni Malala, nel
+dì 7 del seguente gennaio, oppure nell'ottobre
+dell'anno presente, entrò in
+Antiochia, capitale della Soria, con corona
+d'ulivo in capo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXIII" id="CXIII"></a>CXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 16.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Publicio Gelso</span> per la seconda volta
+e <span class="sc">Lucio Clodio Priscino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Vogliono alcuni, che nell'occasione
+che Trajano Augusto si trovò in Antiochia,
+o sul fine del precedente anno, o
+sul principio del presente, gli fosse condotto
+d'avanti <i>santo Ignazio</i> vescovo di
+quella città <span class="fnote">[Acta Sanctorum apud Bolland. et apud Ruinartum.]</span>, accusato d'essere cristiano,
+e pastore de' Cristiani. Confessò il
+santo vecchio intrepidamente il nome di
+Gesù Cristo: e però d'ordine di Trajano
+fu mandato a Roma, per essere esposto
+alle fiere nell'anfiteatro. Gli atti del suo
+gloriosissimo martirio, compiuto secondo
+i Greci nel dì 20 di dicembre, e le sue
+lettere, spiranti un mirabile amor di Dio
+e una tenerissima divozione, restano
+tuttavia per edificazion della Chiesa. Altri
+mettono più presto il suo martirio;
+ma a noi basti di sapere la certezza del
+fatto, se non possiamo quella del tempo.
+L'iscrizione <span class="fnote">[Gruterus, pag. 190, num. 4.]</span> che si legge nella base
+della nobilissima Colonna Trajana, tuttavia
+esistente in Roma, ci vien dicendo,
+che nell'anno presente seguì la dedicazione
+di questa maravigliosa fattura a
+nome del senato in onor di Trajano, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_417" id="Page_417"></a>[417]</span>
+non ebbe poi il contento di vederla prima
+di morire. Nella gran copia delle figure
+illustrate dalla penna del Fabretti,
+rappresentata si vede la guerra di Trajano
+contra ai Daci. Proseguendo intanto
+Trajano il suo viaggio, arrivò con un
+poderosissimo esercito ai confini dell'Armenia.
+Allora i re e principi di quelle
+contrade <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span> si portarono a gara a
+visitarlo con ricchissimi presenti, fra' quali
+si vide un cavallo così ben ammaestrato,
+che s'inginocchiava e chinava il capo
+a' piedi di chi si voleva. <i>Abgaro re</i>, o
+principe di Edessa nella Osroena, parte
+della provincia della Mesopotamia, gl'inviò
+regali e proteste di amicizia, ma senza
+venire in persona, perchè non volea
+perdere la buona grazia di <i>Cosroe re
+de' Parti</i>. Tuttavia in sua vece gli mandò <span class="fnote">[Idem, in Excerptis Valesian.]</span>
+Arbando suo figliuolo, giovane di
+bellissimo aspetto, che s'insinuò così
+bene nel cuor di Trajano, che quando
+poi questo imperadore passò per Edessa,
+Abgaro andatogli incontro, agevolmente,
+per intercession del figliuolo, ottenne il
+perdono. <i>Partamasire</i> s'era già messo in
+possesso dell'Armenia con favore de' Parti,
+ed avea preso il titolo di re. Con questo
+titolo scrisse egli lettera di sommessione
+a Trajano; ma, non vedendo venire
+risposta, ne tornò a scrivere un'altra,
+senza più intitolarsi re; supplicandolo
+di voler inviare a lui <i>Marco Giunio</i>, governatore
+della Cappadocia, per trattar
+seco d'accordo. Trajano gl'inviò il figliuolo
+di Giunio, e intanto continuò il
+suo viaggio, con impossessarsi del paese,
+dovunque passava, senza trovarvi resistenza
+alcuna. Arrivato a Satala, città
+dell'Armenia minore, venne ad inchinarlo
+<i>Anchialo re</i> degli Eniochi, popoli della
+Circassia verso il mar Nero. Trajano il
+ricevè con grande onore, e il rimandò
+carico di regali. Allora fu, che anche
+<i>Partamasire</i>, considerando il brutto
+<span class="pagenum"><a name="Page_418" id="Page_418"></a>[418]</span>
+aspetto de' suoi affari, probabilmente consigliato
+dal figliuolo di Giunio a rimettersi
+nella clemenza cesarea, ottenuto il salvocondotto,
+venne a presentarsi a Trajano.
+Nol volle egli ricevere, se non assiso
+sul trono in mezzo al campo. Se gli
+accostò Partamasire, e depose a' suoi
+piedi il diadema senza proferir parola:
+il che veduto dall'immensa corona dei
+soldati di Trajano, si alzò un sì allegro
+strepitoso grido di <i>Viva</i>, che quel principe
+atterrito fu in procinto di fuggirsene,
+se non si fosse veduto attorniato da sì
+gran copia d'armati. Chiesta poi una
+particolare udienza da Trajano, l'ottenne
+egli bensì, ma non già il diadema,
+siccome egli dimandava e sperava coll'esempio
+di Tiridate a' tempi di Nerone.
+Era ben diverso dal codardo Nerone il
+coraggioso Trajano. Ne uscì in collera
+Partamasire; ma risalito sul trono Trajano,
+il fece richiamare, acciocchè pubblicamente
+si riconoscesse il ragionamento
+seguito fra loro in disparte. Lamentossi
+Partamasire d'essere trattato come un
+prigioniero, quando egli era volontariamente
+venuto, e fece nuova istanza, per
+impetrare il diadema dalle mani di Cesare,
+a cui giurerebbe omaggio. Trajano
+gli rispose, che essendo l'Armenia pertinenza
+del romano imperio, non voleva
+concederla a chicchessia, ma bensì mettervi
+un governatore; e licenziatolo, il fece
+tosto partire, scortato da un corpo di
+cavalleria, acciocchè non potesse manipolar
+nel ritorno qualche intrico colla
+gente del paese. Si venne dunque alla
+guerra, di cui altro non sappiamo, se non
+che Partamasire, dopo essersi sostenuto,
+finchè potè, coll'armi alla mano, finalmente
+fu ucciso, e tutta l'Armenia restò
+in potere dell'Augusto Trajano, il quale
+ne fece una provincia del romano imperio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_419" id="Page_419"></a>[419]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXIV" id="CXIV"></a>CXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 17.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Ninnio Hasta</span> e <span class="sc">Publio Manilio
+Vopisco</span>.
+</p>
+
+<p>
+Gran disavventura è stata che uno
+de' più gloriosi imperadori che s'abbia
+avuto Roma, quale ognuno confessa Trajano,
+con un regno fecondo di tante belle
+imprese, e di sì grandi uomini, qual
+fu il suo, non sia passato a noi con esatta
+e convenevole storia della vita e delle
+azioni di lui. Non mancò già agli antichi
+secoli una tale storia, anzi più d'una ve
+ne fu, attestando Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Vita Alexandri Severi.]</span>, avere
+<i>Mario Massimo</i>, <i>Fabio Marcellino</i>, <i>Aurelio
+Vero</i> e <i>Stazio Valente</i> scritta la di lui vita,
+ed asserendo Plinio <span class="fnote">[Plin., lib. 8, ep. 4.]</span> il giovane, che
+<i>Caninio</i> era dietro a descrivere la guerra
+dacica. Pure tutti questi scritti son
+rimasti preda del tempo, e son periti i
+libri di <i>Arriano</i> che avea descritte le
+guerre dei Parti; sicchè altro a noi non
+resta che il compendio di Dione, fatto da
+Giovanni Sifilino, da cui si possano ricavar
+le imprese di Trajano, ma appena
+abbozzate, e senza poterne noi trarre i
+tempi distinti, in cui furono fatte. Perciò
+solamente a tentone andiamo riferendo
+a questo e a quell'anno le di lui imprese,
+senza poterne fondatamente assegnare
+il tempo preciso. Sia dunque ch'egli nel
+precedente anno compiesse la conquista
+di tutta l'Armenia, o che ciò avvenisse
+in parte ancora del presente, certo è,
+per testimonianza di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, che sparsasi
+maggiormente la fama del di lui valore,
+e de' suoi acquisti per l'Oriente, i
+re e i principi circonvicini vennero ad
+assoggettarsi all'aquile romane, oppure
+a chiedere amicizia e pace. Diede egli un
+<span class="pagenum"><a name="Page_420" id="Page_420"></a>[420]</span>
+re ai popoli Albani <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>; e i re dell'Iberia,
+de' Sauromati, del Bosforo e della Colchide
+gli prestarono giuramento di fedeltà.
+Avea notato Plinio <span class="fnote">[Plinius, in Panegyrico, c. 81.]</span>, che Trajano,
+se volea ricrearsi talvolta dalle applicazioni
+e fatiche del governo, non passava
+già a divertimenti puerili di giuoco, meno
+poi ad altri di maggior vergogna,
+perchè illeciti e scandalosi, ma a passatempi
+faticosi, per tenere in esercizio il
+corpo, e giovare alla sanità. Il cavalcare,
+la caccia erano i suoi trastulli; e se si
+trovava vicino al mare o ai fiumi, solea
+talvolta far da piloto in una nave, e mettersi
+a remigare, facendo a gara co' suoi
+cortigiani a chi meglio sapea esercitar
+quel duro mestiere in romper l'onde e
+passare gli stretti. Non operò di meno
+questo saggio imperadore in Levante,
+insegnando coll'esempio suo ai soldati
+l'amore e la tolleranza delle fatiche <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>.
+Marciava anch'egli a piedi, e al pari d'essi
+passava a piedi i guadi dei fiumi. Ordinava
+egli in persona i soldati nelle
+marcie, e camminava innanzi, come un
+semplice uffiziale. Teneva molte spie, per
+saper nuove de' nemici, e talora ne spargeva
+egli delle false, per avvezzar la milizia
+ad ubbidir con prontezza, a star
+vigilante e preparata sempre con coraggio
+a tutti i pericoli ed avvenimenti. Son
+di parere il Mezzabarba e monsignor
+Bianchini, che Trajano conquistasse in
+quest'anno l'Assiria, perchè in una sua
+medaglia si legge ASSYRIA IN POTESTATEM
+POPVLI ROMANI REDACTA.
+Ma quella medaglia si può riferire ai due
+seguenti anni, non avendo caratteristica
+particolare dell'anno presente; e da Dione,
+secondo me, si ricava che più tardi
+succedette l'acquisto dell'Assiria, o sia
+della parte della Soria che allora era
+posseduta dai Parti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_421" id="Page_421"></a>[421]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXV" id="CXV"></a>CXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 18.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Vipstanio Messala</span>
+e <span class="sc">Marco Vergiliano Pedone</span>.
+</p>
+
+<p>
+Che <i>Vipstanio</i> e non <i>Vipstano</i> fosse
+il nome del primo di questi consoli, apparisce
+da un'iscrizione da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 319,
+num. 2.]</span> prodotta,
+e da due altre del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, pag. 74 et 1070.]</span>. Se
+crediamo al Tillemont, l'anno fu questo
+delle grandi imprese di Trajano in Levante,
+perchè egli entrò nel paese de' Parti,
+e fece quelle grandi conquiste ch'io
+accennerò all'anno seguente. Se non
+c'inganna Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, altro non sappiamo
+dell'operato da lui in questo, se non
+ch'egli s'impadronì delle città di Nisibi,
+capitale della Mesopotamia, e di Singara,
+e di Barne, città o luogo amenissimo di
+que' contorni: il che indica abbastanza,
+che alle sue mani venne l'intera ricca
+provincia della Mesopotamia, avendo noi
+anche osservato di sopra, ch'egli passò
+per Edessa, città parimente di quel tratto
+dove signoreggiava il re o sia principe
+Abgaro. Parla dipoi Dione, e parlerò
+ancor io, fra poco, del tremuoto orrendo
+d'Antiochia, accaduto sul fine del presente
+anno. Dopo di che descrive i gloriosi
+progressi di Trajano contra de Parti,
+i quali perciò debbono appartenere
+all'anno seguente, e non già al presente.
+Anche <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> il Mezzabarba mette in quest'anno
+la dedicazione fatta in Roma
+della basilica Ulpia, o sia di Trajano, che
+può anche riferirsi all'anno 112, e ai
+quattro susseguenti. Certo è che questa
+basilica era contigua alla piazza di Trajano,
+superbo edificio che accresceva la
+bellezza di quella piazza, sapendo noi,
+che le basiliche de' Romani furono sontuosissime
+fabbriche, simili a molte grandi
+<span class="pagenum"><a name="Page_422" id="Page_422"></a>[422]</span>
+chiese de' Cristiani, con trofei, statue
+ed altri ornamenti in cima, e con portici
+magnifici all'intorno, destinate per i giudici
+che andavano a tener ragione, concorrendovi
+anche i negozianti a trattar
+de' loro affari. Tornando ora a Trajano,
+mentr'egli attendeva all'acquisto della
+Mesopotamia, <i>Manete</i>, capo d'una nazion
+degli Arabi, <i>Sporace</i> principe dell'Antemisia,
+cioè di una parte d'essa Mesopotamia,
+e <i>Manisare</i>, anch'egli signore in
+quelle contrade, faceano vista di volersi
+a lui sottomettere, ma con trovar pretesti
+ogni dì per dichiararsi, e per venire
+a trovarlo <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>. Non si fidava Trajano di
+costoro, e molto meno se ne fidò, dappoichè
+<i>Mebaraspe</i>, re dell'Adiabene, avendo
+ottenuto da lui un corpo di soldatesche
+per difendersi contro di Cosroe,
+avea da traditore parte trucidati, parte
+ritenuti prigioni que' soldati. Fra gli ultimi
+fu un centurione chiamato Sentio,
+il quale con altri imprigionato in un forte
+castello, allorchè l'esercito di Trajano,
+irritato contra del traditore, arrivò nell'anno
+seguente in vicinanza di quel luogo,
+ruppe le catene, uccise il castellano, ed
+aprì le porte agli altri Romani. Scrive Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>,
+che Trajano s'impossessò del
+l'Antemisia. Dovette essere in quest'anno,
+perchè quella era una delle provincie
+della Mesopotamia. Secondo che abbiam
+da Dione, per queste vittorie fu dato a
+Trajano il titolo di <i>Partico</i>; ma egli più
+si compiaceva dell'altro di <i>Ottimo</i>, perchè
+esprimente la soavità de' suoi costumi,
+e il possesso in cui egli era di tutte
+le virtù.
+</p>
+
+<p>
+Finita la campagna coll'acquisto della
+Mesopotamia, venne Trajano <span class="fnote">[Joannes Matala, in Chron. Dio, lib. 68.]</span> a
+svernare con parte dell'armata ad Antiochia.
+Ma mentre ivi soggiornava, avvenne
+in quella città uno de' più orribili
+e funesti tremuoti che mai si leggano
+nelle storie. L'ordinario popolo di quella
+vasta città ascendeva ad un numero
+<span class="pagenum"><a name="Page_423" id="Page_423"></a>[423]</span>
+esorbitante: ma lo avea accresciuto a
+dismisura la venuta colà della corte imperiale,
+e di gran copia di soldatesche.
+V'era inoltre concorsa un'immensa moltitudine
+di persone di quasi tutto l'imperio
+romano, chi per negozi, chi per bisogno
+del principe, chi per veder quelle
+feste. In tale stato si trovava quella nobilissima
+metropoli dell'Oriente; quando
+nel dì 25 di decembre, come pretende il
+padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, venne un sì impetuoso
+tremuoto, preceduto da fulmini e da venti
+gagliardissimi, che rovinò buona parte
+delle fabbriche della città, con restare
+oppressa sotto le rovine gran moltitudine
+di persone, ed innumerabili altri con ferite
+e membra rotte. Si vide il vicino
+monte Corasio scuotere sì forte la cima,
+che parea dover precipitare addosso alla
+città; uscirono da più luoghi nuove fontane,
+e si seccarono le vecchie. Acquetato
+il gran flagello, si cominciò a pescar
+nelle rovine, e moltissimi vi si scoprirono
+morti di fame. Trovossi una sola donna
+che avea sostentato per più giorni sè stessa
+e un suo pargoletto col proprio latte,
+ed amendue furono cavati vivi: il che
+par cosa da non credere. Trajano che
+s'incontrò ad essere in sì brutto frangente,
+per una finestra del palazzo, in
+cui abitava, se ne fuggì; e scrivono che
+un personaggio d'inusitata e più che umana
+statura lo ajutò a salvarsi. Tal fu
+nulladimeno la sua paura, che quantunque
+fosse cessato lo scotimento della
+terra, pure per molti giorni volle abitare
+a cielo scoperto nel Circo. In questa
+sciagura perdè la vita <i>Pedone</i> console,
+che terminato il suo consolato ordinario
+ne' primi sei mesi potè molto ben venire
+pe' suoi affari ad Antiochia; se pur non
+fu un altro Pedone, stato console in alcun
+degli anni precedenti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_424" id="Page_424"></a>[424]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXVI" id="CXVI"></a>CXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Trajano</span> imperadore 19.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Elio Lamia</span> ed <span class="sc">Eliano Vetere</span>.
+</p>
+
+<p>
+Chiaramente scrive lo storico Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>
+che dopo il tremuoto di Antiochia
+(e però nell'anno presente, e non già nel
+precedente) venuta la primavera, Trajano
+con tutto lo sforzo delle sue genti si
+mosse per portar la guerra nel cuore
+del regno dei Parti. Conveniva passare
+il rapido fiume Tigri, le cui sponde, dalla
+parte del Levante, erano ben guernite di
+nemiche milizie. Avea egli fatto fabbricar
+nel verno una prodigiosa quantità di
+barche con legni presi dai boschi di Nisibi;
+e per introdurle nel suddetto fiume,
+pensò ad un arditissimo e dispendioso
+ripiego, cioè di tirare un gran canale di
+acqua dall'Eufrate nel Tigri, per cui si
+potessero condurre le navi. Nacque sospetto,
+che essendo più alto l'Eufrate
+dell'altro fiume, potessero le di lui acque
+accrescere di soverchio la rapidità del
+Tigri, e che colà si volgesse tutto l'Eufrate,
+con perdersene anche la navigazione;
+e però non si compiè l'impresa;
+o se pur si compiè, non se ne servì
+Trajano. L'altro ripiego, a cui s'attenne,
+fu di condurre sopra carri barche fatte,
+ma sciolte, per unirle poi insieme sulle
+ripe del Tigri, e lanciarle quivi nel fiume.
+Così fu fatto. Di queste si formò un ponte;
+e tanta era la copia delle altre navi cariche
+di armati, che infestavano i Parti
+schierati sull'opposta ripa, e di altre che
+minacciavano in più luoghi il passaggio
+dell'armata, che i Parti non sapendo intendere,
+come in un paese privo affatto
+d'alberi, fossero nate cotante navi, e perciò
+sgomentati, presero la fuga. Passò
+dunque felicemente tutto l'esercito romano,
+e piombò sulle prime addosso al
+traditor <i>Mebaraspe</i> re dell'Adiabene, con
+sottomettere tutta quella provincia. Quindi
+<span class="pagenum"><a name="Page_425" id="Page_425"></a>[425]</span>
+s'impadronì di Arbela e di Gaugamela
+(dove Alessandro il Grande diede la sconfitta
+a Dario), e di Ninive e di Susa. Di
+là passò a Babilonia, senza trovare in
+luogo alcuno opposizione, perchè i Parti
+non erano d'accordo col re loro Cosroe,
+e più di una sedizione e guerra civile in
+addietro avea snervata la potenza di
+quella nazione. Volle Trajano osservare
+in quei contorni il lago onde si cavò il
+bitume, con cui in vece di calce furono
+unite le pietre delle mura di Babilonia.
+Sì fetente è l'aria di quel lago, che l'alito
+suo fa morire gli animali e gli uccelli
+che vi si appressano. Di là passò Trajano
+a Ctesifonte, capitale allora del regno
+de' Parti, dove fu fatto un incredibil bottino,
+e presa una figliuola di Cosroe col
+suo ricchissimo trono <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>. Cosroe se
+n'era fuggito: ne parleremo a suo tempo.
+Stese dipoi il vittorioso Augusto le
+sue conquiste per quelle parti, soggiogando
+Seleucia <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, e i popoli Marcomedi,
+e un'isola del Tigri, dove regnava
+Atambilo, e giunse fino all'Oceano. Svernò
+coll'armata in quelle parti, e vi corse
+vari pericoli per cagion delle tempeste
+insorte in quel fiume, vastissimo verso
+le basse parti per l'union dell'Eufrate.
+</p>
+
+<p>
+Lo strepito di tali conquiste arrivato
+a Roma riempiè di giubilo quel popolo,
+che non sapea saziarsi di esaltar le prodezze
+di questo Augusto, giacchè l'aquile
+romane non aveano mai steso sì oltre,
+come sotto di lui, i lor voli. Perciò il
+senato gli confermò il cognome di <i>Partico</i>,
+con facoltà di trionfalmente entrare
+in Roma quante volte egli volesse, perchè
+in Roma non erano conosciuti tanti
+popoli da lui soggiogati. Trovasi ancora
+in qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> accresciuto per
+lui sino alla nona volta il titolo d'<i>imperadore</i>,
+e datogli il nome d'<i>Ercole</i>. Ordinò
+<span class="pagenum"><a name="Page_426" id="Page_426"></a>[426]</span>
+parimente il senato, oltre ad altri onori,
+che gli fosse alzato un arco trionfale.
+Preparavansi ancora i Romani a fargli
+uno straordinario onorevole incontro, allorchè
+egli fosse ritornato a Roma; ma
+Dio altrimenti avea disposto. Trajano
+più non rivide Roma, nè potè goder del
+trionfo. Intanto stando egli ai confini
+dell'Oceano, vista una nave che andava
+alle Indie, cominciò ad informarsi meglio
+di quel paese, di cui avea dianzi udito
+tante maraviglie; e gran desiderio mostrava
+di portarsi colà. Poi dicea, che se
+egli fosse giovane vi andrebbe; e chiamava
+beato Alessandro il Grande, per avere
+in età fresca potuto dar principio alle sue
+imprese. Contuttociò gli durava questo
+prurito; ma nell'anno seguente gli sopravvennero
+tali traversie, che gli convenne
+cacciar queste fantasie, e cangiar di risoluzione.
+Intanto egli fece dell'Assiria
+e della Mesopotamia due provincie del
+romano imperio. Da una iscrizione <span class="fnote">[Gruterus, pag. 247, num. 6.]</span>
+esistente tuttavia nel porto d'Ancona, e
+riferita da più letterati, si raccoglie, che
+circa questi tempi fu compiuto il lavoro
+di quel porto per ordine di Trajano, il
+quale, dopo aver provveduto il Mediterraneo
+del porto di Cività Vecchia, volle
+ancora che l'Adriatico ne avesse il suo.
+A lui ha questa obbligazione Ancona, ed
+ivi tuttavia sussiste un arco trionfale,
+posto in onore di così benefico principe.
+Abbiamo ancora da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, che
+verso questi tempi la nazione giudaica,
+sparsa per la Libia e per l'Egitto, si rivoltò
+dappertutto contra de' Gentili, e ne
+seguirono innumerabili morti. Ebbero i
+Giudei la peggio in Alessandria. Secondo
+i conti di Dione vi perirono dugento ventimila
+persone; in Cirene essi Giudei
+commisero delle incredibili crudeltà contro
+de' Pagani.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_427" id="Page_427"></a>[427]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXVII" id="CXVII"></a>CXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinzio Negro</span> e <span class="sc">Gaio Vipstanio
+Aproniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Secondo l'opinione de' migliori, l'anno
+fu questo, in cui santo <i>Alessandro</i> papa
+gloriosamente terminò i suoi giorni col
+martirio. Dopo lui, <i>Sisto</i> tenne il pontificato
+romano. Soggiornando Trajano
+verso l'Oceano, tuttavia co' pensieri e
+desiderii di veder l'Indie, si fece condurre
+in nave pel golfo, che Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>
+ed Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span> chiamano il mar Rosso,
+ma che, secondo tutte le apparenze, fu
+il golfo Persico. Aggiugne Dione ch'egli
+s'inoltrò in quelle parti sino al luogo,
+dove si crede che morisse il grande Alessandro,
+con far ivi le cerimonie funebri
+in memoria di lui. Ma restò ben deluso,
+perchè dopo la relazione di tante belle
+cose che si diceano di que' paesi, altro
+non vi trovò che favole e luoghi rovinati.
+In questo mentre gli vien nuova, che i
+Parti si son ribellati, e si son perdute
+tutte le conquiste della Persia e della
+Mesopotamia, colla morte e prigionia
+delle milizie lasciatevi di guarnigione.
+Non tardò Trajano ad inviar colà
+<i>Massimo</i> e <i>Lucio Quieto</i>. Differente fu
+la fortuna di questi due generali. <i>Massimo</i>
+in una battaglia vi lasciò la vita.
+<i>Lucio Quieto</i>, all'incontro, moro di nazione,
+ricuperò Nisibi, ed espugnata Edessa,
+le diede il sacco e la incendiò.
+Alla medesima pena fu esposta la città
+di Seleucia, presa da <i>Ericio Claro</i> e da
+<i>Giulio Alessandro</i>. Tali novità fecero risolvere
+Trajano a mutar disegno intorno
+a que' paesi, scorgendo assai, che
+non gli sarebbe riuscito di conservarli
+come provincia, e sotto il governo dei
+magistrati romani. Però, tornato a Ctesifonte,
+e fatti raunare in una gran pianura
+<span class="pagenum"><a name="Page_428" id="Page_428"></a>[428]</span>
+i Romani e i Parti, salito sopra
+un eminente trono, dichiarò re dei Parti
+<i>Partamaspare</i> personaggio di quella nazione,
+chiamato <i>Psamatossiris</i> da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>,
+e gli pose in capo il diadema:
+risoluzione abbracciata volentieri ed applaudita
+da que' popoli. Indi passò nell'Arabia
+Petrea, che s'era anch'essa
+ribellata; ma vi trovò il paese molto
+brutto, nè vi potè prendere Atra lor
+capitale, con patirvi ancora insoffribili
+caldi e molti altri disastri. Credesi nondimeno
+da alcuni ch'egli pervenisse fino
+all'Arabia Felice. Negli stessi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>
+continuarono più che mai le sedizioni e
+ribellioni de' Giudei nella Mesopotamia,
+nell'Egitto e in Cipri. Attesta Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>,
+che in Salamina città di Cipri prevalse
+la forza de' Giudei contra de' Gentili, di
+modo che quella città rimase spopolata.
+Ma Artemione capitano de' Cipriotti così
+fattamente perseguitò i Giudei in quell'isola,
+che li disertò affatto, facendosi
+conto, che ivi tra Gentili e Giudei perirono
+dugento quarantamila persone. Fu anche
+spedito <i>Lucio Quieto</i> il Moro contra
+de' medesimi nella Mesopotamia, che, col
+farne un'orrida strage, diede fine alla
+loro inquietudine.
+</p>
+
+<p>
+Ma che? tutte queste vittorie e conquiste
+di Trajano, che costarono tanto
+sangue e tante spese e fatiche ai Romani,
+non istettero molto a svanir in fumo;
+perchè appena ritirossi da quelle contrade
+Trajano, che le cose ritornarono
+nel primiero stato, senza restarvi un
+palmo di dominio pe' Romani. E se ne
+ritirò per forza Trajano, perchè nel mese
+di luglio cominciò a sentire aggravata
+la sua sanità da male pericoloso, che
+da lui fu creduto veleno; ma si attribuisce
+da altri a cessazion delle emorroidi,
+e da altri ad un tocco di apoplessia, per
+cui restò offesa qualche parte del suo
+corpo. Altri in fine vogliono ch'egli fosse
+assalito dall'idropisia. Questo qualunque
+<span class="pagenum"><a name="Page_429" id="Page_429"></a>[429]</span>
+sia malore sopraggiunto a Trajano,
+allorchè meditava di tornarsene in
+Mesopotamia, gli fece cangiar pensiero,
+e l'invogliò di ritornarsene in Italia,
+dove era continuamente richiamato dal
+senato; e però verso queste parti frettolosamente
+s'incamminò <span class="fnote">[Aurel. Vict., in Epit.]</span>. Giunto ad
+Antiochia, capitale della Soria, lasciò ivi
+<i>Elio Adriano</i>, suo cugino, con titolo di
+governatore, e gli consegnò l'esercito
+romano. Continuato poscia il viaggio sino
+a Selinonte, città marittima della Cilicia,
+appellata poi Trajanopoli, oppresso
+dal male, che Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> chiamò flusso
+di ventre, quivi in età di sessantuno,
+altri dicono di sessantatrè anni, compiè
+il corso di sua vita, per quanto si crede
+nel dì 10 d'agosto. Il detto finora ha
+condotto i lettori a comprendere le mirabili
+belle doti, che concorsero a rendere
+Trajano uno de' più gloriosi imperadori
+che s'abbia mai avuto Roma, e
+a cui pochi altri possono uguagliarsi,
+non che andare innanzi. Oltre alle belle
+memorie ch'egli lasciò in Roma e in
+varie parti del romano imperio, in fabbriche
+sontuose, strade, porti, ponti, si
+trovano ancora varie città o fabbricate
+da lui, o che presero il nome da lui. A
+lui ancora principalmente attribuisce
+Aurelio Vittore l'istituzione del Corso
+Pubblico, oggidì appellato le Poste, che
+veramente ebbe origine da Augusto, ma
+fu ampliato e regolato in miglior forma
+da Trajano, acciocchè si potessero speditamente
+e regolarmente saper dall'imperadore
+le nuove del vasto imperio
+romano, e andar e venir prontamente
+gli uffiziali cesarei: giacchè, come dottamente
+osservò il Gotofredo <span class="fnote">[Gothofredus ad Legem 8, Tit. 5, Codic.
+Theodosiani.]</span>, serviva
+allora la posta solamente per gli ministri
+ed uomini dell'imperatore, e non
+già per le persone private, ed era mantenuta
+alle spese del Fisco con cavalli,
+calessi e carrette. Ma siccome osserva
+<span class="pagenum"><a name="Page_430" id="Page_430"></a>[430]</span>
+Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesarib.]</span>, e si raccoglie dal
+codice teodosiano, questo lodevol istituto
+col tempo, e sotto i cattivi imperadori
+degenerò in uno intollerabil aggravio
+delle provincie e de' sudditi. Non fu già
+esente da ogni difetto Trajano, e van di
+accordo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Vict., de Caesarib.]</span>,
+Sparziano <span class="fnote">[Spart., in Vita Hadriani.]</span> e Giuliano l'Apostata <span class="fnote">[Julian., de Caesar.]</span>
+in dire ch'egli cadea talvolta in eccessi
+di bere; ma non si sa ch'egli commettesse
+giammai azione alcuna contra il
+dovere, allorchè era riscaldato dal vino.
+Anzi, se crediamo ad esso Vittore, egli
+ordinò di non aver riguardo a ciò ch'egli
+avesse comandato dopo essere intervenuto
+a qualche convito. Aggiugne Dione,
+ch'egli fu suggetto ad un'infame libidine,
+abborrita dalla natura stessa, ma senza
+fare violenza o torto ad alcuno. Tutti
+effetti della falsa e stolta religione dei
+Gentili, la quale accecava e affascinava
+talmente le loro menti, che non si attribuivano
+a vergogna e peccato le maggiori
+enormità, che san Paolo chiaramente
+nomina e riconosce per un gran
+vitupero del gentilesimo allora dominante.
+Contuttociò nelle virtù politiche, e
+massimamente nell'amorevolezza, clemenza
+e saviezza, fu sì eccellente questo
+Augusto, che <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span> da lì innanzi nelle acclamazioni
+che faceva il senato al regnante
+imperadore, si usò di augurargli,
+che fosse più <i>fortunato d'Augusto, più
+buono di Trajano</i>. E ben godè sotto di
+lui Roma e l'imperio tutto una mirabil
+calma: se non che si sentirono tremuoti
+in varie città, e peste e carestia in vari
+luoghi, e in Roma seguì una fiera inondazion
+del Tevere: malanni nondimeno,
+che servirono solamente di gloria
+a Trajano, perchè egli in quante maniere
+potè si adoperò per rimediare ai
+lor pessimi effetti, e per sovvenire chi
+era in bisogno. Fiorirono ancora sotto
+<span class="pagenum"><a name="Page_431" id="Page_431"></a>[431]</span>
+questo insigne imperadore vari eccellenti
+ingegni, perchè egli al pari degli altri più
+rinomati regnanti, amò i letterati, e promosse
+le lettere. Restano a noi tuttavia le
+Opere di <i>Cornelio Tacito</i>, di <i>Plinio</i> il giovane
+e di <i>Frontino</i>, per tacer d'altri, che
+fiorirono anche sotto Adriano, e d'altri
+de' quali si son perduti i libri.
+</p>
+
+<p>
+Ora <i>Plotina imperadrice</i>, che accompagnò
+sempre in tutti i suoi viaggi il
+marito Trajano, dacchè egli fu morto,
+non lasciò traspirare la di lui perdita,
+se non dappoichè ebbe concertato tutto
+per fargli succedere <i>Publio Elio Adriano</i>
+di lui cugino, giacchè non si sa che Trajano
+avesse mai figliuolo alcuno. La fama
+è varia intorno a questo punto.
+Crederono alcuni <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, che fosse corso
+per mente a Trajano di lasciar l'imperio
+a <i>Nerazio Prisco</i> giurisconsulto di
+que' tempi, e che gli dicesse un giorno:
+<i>A voi raccomando le provincie, se qualche
+disgrazia mi accadesse</i>. Altri pensarono <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>
+ch'egli avesse posti gli occhi sopra
+<i>Serviano</i> cognato di Adriano, ed altri
+fin sopra <i>Lucio Quieto</i>, che già dicemmo
+moro di nazione. Lo creda chi
+vuole. Vi fu chi disse essere stata sua
+intenzione di nominar dieci persone,
+lasciando poi la scelta del migliore al
+senato, dopo la sua morte. Nulla di ciò
+fu fatto. Solamente sul fin della vita adottò
+e nominò suo successore <i>Adriano</i>,
+e ciò per opera di <i>Plotina Augusta</i> e di
+<i>Celio Taziano</i> o sia <i>Attiano</i>, tutore di
+esso Adriano; perchè veramente Trajano
+non mostrò mai tenerezza alcuna di
+amore per lui, conoscendone assai i difetti;
+e l'avea bensì sollevato alla dignità
+di console, ma senza dargli cariche riguardevoli
+sussistenti: il che non si accorda
+con ciò che abbiam detto rivelato
+a lui da <i>Licinio Sura</i> <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span> nell'anno 109,
+cioè che fin d'allora Trajano meditava
+di adottarlo per suo figliuolo. Convengono
+nondimeno gli storici in dire, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_432" id="Page_432"></a>[432]</span>
+Plotina co' suoi maneggi portò il marito
+infermo a dichiararlo suo figliuolo e
+successore, siccome quella che, se vogliamo
+prestar fede a Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, era innamorata
+di Adriano: il che facilmente
+potè immaginar la malizia solita a far
+dei ricami alle azioni altrui, e massimamente
+dei grandi. Anzi non mancò chi
+credesse essere stata l'adozion di Adriano
+una tela interamente fatta da essa Plotina
+senza notizia e consentimento di
+Trajano, ed anche dopo la di lui morte,
+tenuta celata apposta per qualche dì, con
+fingere fatta da lui l'adozione suddetta.
+A questo sospetto diede qualche fondamento
+l'essere state spedite le lettere
+al senato coll'avviso di tale adozione,
+ma sottoscritte dalla sola Plotina. Fece
+la medesima Augusta per solleciti corrieri
+intendere ad <i>Adriano</i> la nuova dell'operato
+da Trajano (se pur tutta sua
+non fu quella fattura) nel dì 9 di agosto.
+Poscia nel dì 11 gli arrivò la nuova della
+morte di Trajano <span class="fnote">[Dio, ibid.]</span>. Non perdè tempo
+Adriano a scriver lettere al senato, intitolandosi
+<i>Trajano Adriano</i>, e pregandolo
+di confermargli l'imperio, e protestando
+di non ammettere onore alcuno, ch'egli
+non avesse prima domandato ed ottenuto
+dal medesimo senato, con altre sparate
+di non voler fare se non ciò che fosse
+utile al pubblico, di non far morire alcun
+senatore, aggiungendo a tali proteste
+gravi giuramenti ed imprecazioni, se
+non eseguiva ciò che prometteva. Niuna
+difficoltà si trovò ad approvare la di lui
+successione, ben conoscendo i senatori,
+che, comandando egli al nerbo maggiore
+delle milizie romane, pazzia sarebbe il
+negare a lui ciò che colla forza potrebbe
+ottenere. Oltre di che l'esercito stesso
+della Soria, appena udita l'adozione di
+lui e la morte di Trajano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, l'avea
+riconosciuto per <i>Imperadore</i>: del che
+fece egli scusa col senato. Uscì Adriano
+di Antiochia, per veder le ceneri ed ossa
+<span class="pagenum"><a name="Page_433" id="Page_433"></a>[433]</span>
+dello stesso Trajano, che <i>Plotina</i> sua
+moglie, <i>Matidia</i> sua nipote e <i>Taziano</i>
+portavano a Roma; e poscia se ne ritornò
+ad Antiochia, per dar sesto agli
+affari dell'Oriente, prima d'imprendere
+anch'egli il suo viaggio alla volta della
+Italia. Furono accolte in Roma esse ceneri
+colle lagrime e con un trionfo lugubre,
+ed introdotte in quella città sopra
+un carro trionfale, in cui si mirava l'immagine
+del defunto Augusto; e poscia
+collocate in un'urna d'oro sotto la colonna
+trajana, con privilegio conceduto
+a pochi in addietro, perchè non era lecito
+il seppellire entro le città <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span>. Egli
+certo fu il primo degl'imperadori che
+fossero entro Roma seppelliti. Scrisse
+Adriano al senato, acciocchè gli onori
+divini, secondo l'empio costume del
+gentilesimo, fossero compartiti a Trajano.
+Non sol questi, ma altri ancora, come
+templi e sacerdoti, decretò il senato
+alla di lui memoria; e per molti anni
+dipoi si celebrarono in onor suo i giuochi
+appellati Partici.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXVIII" id="CXVIII"></a>CXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Elio Adriano Augusto</span> per la seconda
+volta, e <span class="sc">Tiberio Claudio Fosco Alessandro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Credesi che Trajano avesse all'anno
+precedente disegnato console <i>Adriano</i>
+per l'anno presente. Ma anche senza di
+questo, il costume era che i novelli Augusti
+prendessero il consolato ordinario
+nel primo anno del loro governo. Era
+nato Adriano nell'anno 76 della nostra
+Era, nel dì 24 di gennaio, per testimonianza
+di Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, da cui abbiam
+la sua vita. Ebbe per moglie <i>Giulia Sabina</i>,
+figliuola di <i>Matidia Augusta</i>, di cui
+fu madre <i>Marciana Augusta</i>, sorella di
+<span class="pagenum"><a name="Page_434" id="Page_434"></a>[434]</span>
+<i>Trajano</i>. Perchè in sua gioventù comparve
+scialacquatore, si tirò addosso lo
+sdegno di Trajano, suo parente, e già
+suo tutore. Tuttavia tal era la sua disinvoltura
+e vivacità di spirito, che si rimise
+in grazia di lui, e ricevè anche molti
+onori da lui; ma non mai giunse in vita
+del medesimo ad essere accertato di succedergli
+nell'imperio a cagion del suo
+naturale, in cui quel saggio imperadore
+trovava bensì molte belle doti, ma insieme
+sapea scoprire non pochi vizii, quantunque
+Adriano si studiasse di dissimularli
+e coprirli. L'ambizione traspariva
+dalle di lui azioni e parole, molto più la
+leggerezza e l'incostanza; e sopra tutto,
+il suo essere stizzoso e vendicativo, facea
+temere che sarebbe portato alla crudeltà.
+Non si può negare, che la penetrazione
+del suo intendimento, la prontezza
+delle sue risposte, un'applicazione a tutto
+quanto può riuscir d'ornamento a
+persona nobile, l'aiutavano a brillar nella
+corte e negli uffizi a lui commessi. Prodigiosa
+era la sua memoria. Tutto quanto
+leggeva, lo riteneva a niente. Fu veduto
+talvolta in uno stesso tempo scrivere
+una lettera, dettarne un'altra, ascoltare
+e favellar con gli amici. Non si lasciava
+andar innanzi alcuno nella cognizion
+delle lingue greca e latina; sapea egregiamente
+comporre tanto in prosa che
+in versi, ed anche improvvisava talvolta
+con garbo <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>. La medicina, l'aritmetica,
+la geometria le possedeva; dilettavasi di
+sonar vari strumenti, di dipignere, di lavorar
+delle statue; e la sua non mai sazia
+curiosità il portava a voler sapere di
+tutto, con insino inoltrarsi molto nel
+vanissimo studio della strologia giudiciaria,
+o nell'empio della magia. Lasciò anche
+dopo di sè vari libri di sua composizione
+in prosa e in versi. Suo maestro,
+o pure aiutante di studio, fu <i>Lucio Giulio
+Vestinio</i>, che servì poscia a lui divenuto
+imperadore di segretario, e vien chiamato
+sopraintendente alle biblioteche di Roma
+<span class="pagenum"><a name="Page_435" id="Page_435"></a>[435]</span>
+greche e latine in una iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus novus Inscription.]</span>.
+Questo suo amore alle scienze ed arti
+cagion fu, che a' suoi tempi fiorirono in
+Roma le lettere, e vidersi i professori
+d'esse sommamente onorati e premiati,
+come attesta anche Filostrato <span class="fnote">[Philostratus, in Sophist.]</span>. Piena
+era la sua corte di grammatici, musici,
+pittori, geometri ed altri simili. Spezialmente
+si compiaceva di conversar coi
+filosofi, poeti ed oratori, e li teneva bene
+in esercizio, proponendo loro stravaganti
+quistioni, per imbrogliarli, e rispondendo
+loro con egual vivacità tanto sul serio,
+che burlando. Per altro a misura del suo
+volubil cervello era anche bizzarro ed
+instabile il suo genio e gusto. E credendosi,
+per istare sopra gli altri come imperadore,
+di aver anche questa medesima
+superiorità nell'ingegno e nel sapere,
+portava nello stesso tempo invidia a chi
+parea sapere più di lui, con giugnere a
+maltrattarli, e a trovar da dire sopra tutte
+le lor fatiche, e, quel che è peggio, a
+perseguitarli. Facevasi anche ridere dietro,
+allorchè anteponeva ad Omero un
+certo cattivo poeta appellato Antimaco,
+Ennio a Virgilio, Catone a Cicerone, Celio
+a Sallustio. E questo suo maligno ed
+invidioso talento il trasse fino a screditar
+le azioni e le fabbriche di Trajano,
+quasichè egli andasse innanzi a quel grand'uomo
+nel giudizio e nel buon gusto.
+Ma questo per ora basti del novello imperadore
+Adriano, e intorno alle sue doti
+e costumi.
+</p>
+
+<p>
+Dacchè fu egli creato imperadore,
+giudicò di non dover partire di Antiochia
+senza lasciare in istato quieto le cose
+d'Oriente <span class="fnote">[Dio, lib. 69. Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>. Avea ben Trajano aggiunto
+al romano imperio le provincie
+della Mesopotamia, dell'Assiria e dell'Armenia;
+ma il mantenere quelle provincie
+nella dovuta ubbidienza, non era
+da un Adriano, principe che s'intendea
+del mestier della guerra per parlarne in
+sua camera, non per esercitarlo in campagna,
+<span class="pagenum"><a name="Page_436" id="Page_436"></a>[436]</span>
+perchè mal provveduto di coraggio
+e di pazienza nelle fatiche. Però si
+rivolse egli a' trattati di pace con <i>Cosroe</i>,
+già re de' Parti, e con quei popoli, contento
+di salvare la dignità del popolo romano:
+giacchè non si credea da tanto
+da poter conservar quelle conquiste. Cedette
+dunque l'Assiria e la Mesopotamia
+a Cosroe, mandandogli probabilmente
+il diadema, con ritener qualche ombra
+di superiorità, e riducendo il confine romano
+all'Eufrate, come era prima. Levò
+via <i>Partamaspare</i>, cioè quel re che Trajano
+avea dato ai Parti, costituendolo
+re in qualche di angolo quelle contrade.
+Permise anche ai popoli dell'Armenia
+l'eleggersi il loro re. Parve che in tutto
+questo egli cercasse d'estinguere la gloria
+di Trajano, di cui, per attestato di
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, si mostrò sempre invidioso.
+Fece poi anche per questo distruggere,
+contro il volere di tutti, il teatro fabbricato
+da esso Trajano nel Campo Marzio.
+Poco mancò che non restituisse ancora
+la Dacia ai Barbari. Impedito ne fu dalla
+persuasion degli amici, acciocchè non
+cadessero sotto il giogo barbarico tanti
+cittadini romani, che Trajano aveva inviato
+ad abitare colà. Creò Adriano sul
+principio due prefetti del pretorio, cioè
+<i>Celio Taziano</i> per gratitudine, avendolo
+avuto per tutore in sua gioventù, e per
+mezzano a salire in alto; e <i>Simile</i> per la
+moderazione ed onoratezza de' suoi costumi.
+Di questi ne dà un saggio lo storico
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> con dire che mentre <i>Simile</i>
+era solamente centurione, trovossi nella
+anticamera imperiale per andare all'udienza
+di Trajano. V'erano ancora molti
+altri da più di lui, cioè uffiziali primari
+che la desideravano anch'essi. Trajano il
+fece chiamare innanzi agli altri, ma egli
+si scusò con dire, essere contro l'ordine,
+che un par suo dovesse goder quest'onore,
+con fare intanto aspettare i suoi comandanti
+nell'anticamera. Accettò Simile
+con difficoltà la carica di prefetto, e da
+<span class="pagenum"><a name="Page_437" id="Page_437"></a>[437]</span>
+lì forse a due anni, scorgendo che verso
+di lui s'era raffreddato Adriano, dimandò
+ed ottenne il suo congedo. Ritiratosi
+alla campagna, quivi per sette anni sopravvisse
+in tutta pace, comandando poi
+alla sua morte, che pel suo epitaffio si
+scrivesse come egli <i>era stato settantasei
+anni sulla terra, ed esserne vissuto solamente
+sette</i>. D'altro umore fu ben <i>Taziano</i>,
+perchè uomo violento. Egli sulle
+prime scrisse da Roma ad Adriano di
+levar dal mondo <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span> <i>Bebio Marco</i> prefetto
+di Roma, e <i>Laberio Massimo</i>, e <i>Crasso
+Frugi</i>, relegati nell'isole, come persone
+capaci di novità. Adriano non volle dar
+principio al suo governo con queste crudeltà.
+Alcune poi ne commise andando
+innanzi, e di queste diede la colpa ai
+consigli del medesimo Taziano. Depresse
+<i>Lucio Quieto</i>, valoroso uffiziale, con
+levargli la compagnia de' Mori, perchè
+si sospettava che aspirasse all'imperio.
+Mandò ancora <i>Marzio Turbone</i> ad acquetare
+un tumulto insorto nella Mauritania.
+Probabilmente verso la primavera
+di quest'anno Adriano, dopo aver
+dato ai soldati il doppio di quel regalo
+che solevano dare gli altri nuovi imperadori,
+e lasciato al governo della Soria
+<i>Catilio Severo</i>, si mise in viaggio per
+terra alla volta di Roma. Il senato gli
+avea decretato il trionfo. Lo ricusò egli,
+volendo che a Trajano, benchè defunto,
+si desse quest'onore. Perciò entrò in
+Roma sul carro trionfale, su cui era inalberata
+l'immagine di esso Trajano. Cominciò
+dipoi il suo governo, come far
+sogliono per lo più i principi novelli, con
+somma bontà e dolcezza, e con far bene
+a tutti. Diede un congiario al popolo romano <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>,
+e pare che n'avesse dato due
+altri nell'anno antecedente. Rimise alle
+città d'Italia tutto il tributo coronario,
+cioè quello che si solea pagare per le
+vittorie degl'imperadori, e per l'assunzione
+d'essi al trono. Lo sminuì anche
+alle provincie fuori d'Italia, benchè egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_438" id="Page_438"></a>[438]</span>
+pomposamente esprimesse, quanto allora
+lo stato si trovasse in gran bisogno
+di danaro, che ciò nonostante egli faceva
+quella remissione. Ciò nondimeno che
+gli produsse un incredibil plauso, fu l'aver
+condonato tutti i debiti <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> che aveano
+le persone private da sedici anni in
+addietro coll'erario imperiale, tanto in
+Roma che in Italia, e nelle provincie spettanti
+all'imperadore, secondo la divisione
+d'Augusto, non sapendosi se questa liberalità
+si stendesse ancora alle provincie
+governate dal senato. Parla di questa
+sua memorabil generosità Sparziano, e
+ne conservarono la memoria le medaglie
+e le iscrizioni antiche <span class="fnote">[Panvinius, Fast. Consular. Spartianus, in
+Vita Hadriani.]</span>. Se non
+fallano i conti del Gronovio <span class="fnote">[Gronovius de Sestertiis.]</span>, questa
+remissione ascese a ventidue milioni e
+mezzo di scudi d'oro: il che sembra cosa
+incredibile. Per dare maggior risalto
+a questa sua insigne azione, e per maggior
+sicurezza dei debitori, fece bruciar
+nella piazza di Trajano tutte le lor polizze
+ed obbigazioni. Apparisce dalle medaglie
+suddette, ch'egli appena creato
+imperadore prese i titoli di <i>Germanico</i>,
+<i>Dacico</i> e <i>Partico</i>, come se ancor questi
+fossero passati in lui coll'eredità di Trajano.
+Trovasi anche appellato <i>Pontefice
+Massimo</i>. Ma per conto del titolo di Padre<i>
+della Patria</i>, benchè il senato non
+tardasse ad esibirglielo, e tornasse da lì
+a qualche tempo ad offerirglielo, nol volle,
+sull'esempio di Augusto che tardi
+l'avea accettato.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXIX" id="CXIX"></a>CXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperatore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Elio Adriano Augusto</span> per la terza
+volta, e <span class="sc">Quinto Giunio Rustico</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè non abbiamo storici che abbiano
+con ordine di cronologia distribuite
+<span class="pagenum"><a name="Page_439" id="Page_439"></a>[439]</span>
+le azioni di Adriano e di molti
+altri susseguenti imperadori, possiamo
+ben rapportar con sicurezza ciò che
+operarono, ma non già accertarne i tempi.
+Le stesse medaglie mancano in questi
+tempi di note cronologiche, perchè non
+vi si esprime, se non in generale, la
+podestà tribunizia e il consolato terzo,
+ripetuto sempre ne' susseguenti anni,
+perchè egli più non fu da lì innanzi console.
+Diede (forse nel precedente e non
+meno nel presente) dei sollazzi al popolo
+romano, troppo vago degli spettacoli,
+correndo il suo giorno natalizio,
+cioè <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> il combattimento de' gladiatori,
+e molte cacce di fiere. Giorni vi furono,
+ne' quali cento lioni ed altrettante lionesse
+restarono uccisi. Tanto nel teatro
+che nel circo, dove si fecero altri giuochi,
+sparse dei doni separatamente agli uomini
+e alle donne. E perciocchè regnava
+in Roma l'abbominevole abuso, che nel
+medesimo bagno e nello stesso tempo si
+andavano a lavar uomini e donne, proibì
+così enorme indecenza. Durò <span class="fnote">[Spartianus, in vita Hadriani.]</span> il suo
+consolato dell'anno presente solamente
+i primi quattro mesi, senza che si sappia
+chi gli fosse sostituito in quella dignità.
+Ed allora attese ad ascoltar e decidere
+le cause, che erano portate al senato.
+Meglio regolò le poste, acciocchè
+i magistrati delle provincie non avessero
+l'incomodo di provveder le vetture ai
+bisogni. Ordinò che da lì innanzi le pene
+dei condannati non si pagassero al fisco,
+cioè alla camera cesarea, ma bensì
+all'erario della repubblica. Accrebbe
+gli alimenti ai fanciulli e alle fanciulle
+orfane povere per tutta l'Italia, ampliando
+la bella istituzione che aveano dinanzi
+fatto i buoni imperadori Nerva e Trajano.
+Ai senatori, che senza lor colpa aveano
+sminuito molto del patrimonio che
+si esigeva per essere di quell'ordine
+eminente, diede egli il supplemento con
+pensioni ben pagate finchè egli visse.
+Per le spese occorrenti nell'ingresso
+<span class="pagenum"><a name="Page_440" id="Page_440"></a>[440]</span>
+delle cariche a molti suoi amici poveri
+somministrò un buon aiuto di costa, e
+ciò fece ancora con alcuni che nol meritavano.
+Sovvenne ancora molte nobili
+donne, alle quali mancava il modo onesto
+di sostentar la vita. Scelse i più accreditati
+dell'ordine senatorio per i suoi
+domestici e familiari, e li teneva alla sua
+tavola. Fuorchè nel giorno suo natalizio,
+ricusò i giuochi circensi, che in altri
+tempi volle il senato decretare in onore
+di lui. Spesse volte ancora, parlando
+al senato e al popolo, protestò di voler
+far conoscere nel suo governo, ch'egli
+procurava il ben pubblico, e non già il
+proprio.
+</p>
+
+<p>
+La cronica di Alessandria mette sotto
+questi consoli l'andata di Addano a
+Gerusalemme <span class="fnote">[Chr. Paschale, tom. I Histor. Byzantin.]</span>, per quietare i tumulti
+eccitati dai Giudei anche in quelle parti.
+Prese, se vogliam credere a quello storico,
+la città di Terebinto, e vendè schiavi
+al pubblico i Giudei quivi trovati. Atterrò
+il tempio di Gerusalemme; fabbricò
+ivi due piazze, un teatro ed altri edifizii.
+Divise quella città in sette rioni coi lor
+sopraintendenti, ed abolito il nome di Gerusalemme,
+volle che quella città dal suo
+si chiamasse Elia. Anche Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>
+qualche cosa di ciò parla all'anno presente;
+e il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> tien per fermo
+che allora seguisse il viaggio suddetto di
+Adriano, e che Gerusalemme fosse da
+lui rifabbricata. Ma non è l'autore della
+cronica alessandrina di tal peso, da
+dovergli tosto prestar fede in questo punto
+di cronologia, quando Dione e Sparziano
+nulla di ciò dicono verso i tempi
+presenti; e quello scrittore patentemente
+s'inganna in attribuire ad Adriano la
+distruzione del tempio accaduta nella
+guerra di Tito. Non è perciò, a mio credere,
+assai sussistente il viaggio colà di
+Adriano in questi tempi. Possiamo bensì
+tenere, che nell'anno presente i sediziosi
+Giudei facessero qualche movimento,
+<span class="pagenum"><a name="Page_441" id="Page_441"></a>[441]</span>
+e restassero abbattuti, come scrive san
+Girolamo <span class="fnote">[Hieron., Comment. in Danymus, c. 9.]</span>, e vien accennato anche
+da Eusebio. Abbiamo inoltre da Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>,
+che Adriano ebbe una sola guerra,
+di cui parleremo, nè questa la fece
+in persona, ma per mezzo di un suo
+generale.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXX" id="CXX"></a>CXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Catilio Severo</span> e <span class="sc">Tito Aurelio
+Fulvo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Per quanto c'insegna Giulio Capitolino <span class="fnote">[Julius Capitolinus, in T. Antonino.]</span>,
+l'imperadore <i>Antonino Pio</i> fu
+prima nominato <i>Tito Aurelio Fulvio</i> o
+<i>Fulvo</i>, ed era stato console con <i>Catilio
+Severo</i>. Quando quello storico non
+prenda abbaglio, il secondo de' consoli
+dell'anno presente dovette essere il medesimo
+Antonino. Non <i>Lucio Aurelio</i>,
+come per errore è corso ne' fasti del
+padre Stampa, ma <i>Tito Aurelio</i> fu il prenome
+e nome d'esso console, come s'ha
+da un'iscrizione riferita dal Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fast. Consular.]</span>.
+Ora all'anno presente, secondochè immaginò
+il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> con altri, e non
+già al precedente, come volle il Tillemont,
+pare che s'abbia da riferire la
+guerra mossa <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> dai Sarmati e dai Rossolani
+contro le terre dell'imperio romano.
+A questo avviso Adriano Augusto
+immediatamente mandò innanzi l'esercito
+romano, e poi, tenendogli dietro,
+arrivò anche egli nella Mesia, e si fermò
+al Danubio, frapposto fra lui e i nemici.
+Il Cellario <span class="fnote">[Cellar., Geogr.]</span>, che mette i Sarmati verso
+il mar Nero, e i Rossolani circa la Palude
+Meotide, non so come ben si accordi
+col racconto di questa guerra. Un
+dì la cavalleria romana, di tutte armi
+<span class="pagenum"><a name="Page_442" id="Page_442"></a>[442]</span>
+guernita, all'improvviso passò a nuoto
+il Danubio: azione sommamente ardita,
+che mise tal terrore nei Barbari, che
+trattarono di pace <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>. Lamentavasi il
+re de' Rossolani <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>, che gli fosse stata
+sminuita la pensione solita a pagarsegli
+dai Romani. Adriano, che abborriva i
+pericoli della guerra, il soddisfece, con
+accordar vergognosamente quanto il barbaro
+richiedea. Fu in questi tempi, che
+egli diede il governo della Pannonia e
+della Dacia a <i>Marzio Turbone</i>, ch'era
+stato presidente della Mauritania, conferendogli
+la medesima autorità che avea
+il governator dell'Egitto. Fors'anche
+allora fu ch'egli fece fabbricar nella
+Mesia una città, che da lui prese il nome
+di Adrianopoli, oggidì Andrinopoli,
+città molto cospicua tuttavia. Secondo
+l'ordine che tiene Sparziano nel suo
+racconto, parrebbe che appartenessero
+all'anno presente alcune crudeltà usate
+da esso Adriano. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> sembra metterle
+molto prima, cioè all'anno 118
+o 119. Siccome Adriano era principe
+diffidente e sospettoso, e che facilmente
+bevea quanto di male gli veniva riferito,
+così prestò fede a chi accusò <i>Domizio</i>
+Negrino d'aver macchinato contro la di
+lui vita: del qual delitto (vero o falso
+che fosse) furono creduti complici <i>Cornelio
+Palma, Lucio Publicio Celso</i> e <i>Lucio
+Quieto</i>, tutti e quattro personaggi di gran
+credito e nobiltà, e stati già consoli ordinari
+o straordinari. Ma non s'accordano
+insieme Dione e Sparziano. Il primo
+scrive che doveano ammazzare Adriano,
+allorchè era alla caccia; e l'altro,
+mentr'egli si trovava impegnato in
+un sagrifizio. Si può anche dubitare che
+un tal fatto accadesse quando Adriano
+si trovava nelle vicinanze di Roma, e non
+già nella Mesia. Ne scrisse Adriano al
+senato. Pare che queste persone prendessero
+la fuga, perchè <i>Palma</i>, per ordine
+del senato, fu ucciso in Terracina, <i>Celso</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_443" id="Page_443"></a>[443]</span>
+a Baja, <i>Negrino</i> a Faenza, e <i>Lucio</i> in
+viaggio. Protestò dappoi Adriano, non
+essere accaduta la lor morte di commessione
+sua, e lo scrisse anche nella sua
+vita, libro che più non esiste. Ma per
+quanto egli dicesse <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, comune credenza
+fu, che per insinuazioni segrete da lui
+fatte, il senato levasse a sì riguardevoli
+soggetti la vita; nè alcuno si sapea persuadere,
+che persone di tanta riputazione
+fossero giunte a meditar simile attentato.
+Lo stesso Adriano poi in qualche congiuntura
+non negò d'aver data la spinta
+alla lor morte, con rigettarne poi la colpa
+del consiglio sopra <i>Taziano</i>, prefetto
+del pretorio.
+</p>
+
+<p>
+Nè fu questa la sola crudeltà usata
+da Adriano. Altre nobili e potenti persone
+credute colpevoli per la suddetta
+congiura, o per altre cagioni, ed in altri
+tempi, perderono la vita d'ordine suo,
+tuttochè l'astuto principe, anche con
+giuramento, attestasse d'essere in ciò
+innocente. Così in un altro anno egli
+fece levare dal mondo <i>Apollodoro Damasceno</i> <span class="fnote">[Dio, ibidem.]</span>.
+Siccome di sopra accennammo,
+era questi un architetto mirabile.
+Avea fabbricato il maraviglioso ponte di
+Trajano sul Danubio. Sua fattura parimente
+furono la superba piazza di Trajano,
+l'Odeo ed il Ginnasio in Roma.
+Un giorno si trovava presente Adriano,
+allorchè l'Augusto Trajano ed Apollodoro
+trattavano di una di esse fabbriche,
+e volle anch'egli fare il saccente, come
+quegli che credea di sapere di tutto. Rivoltosegli
+Apollodoro gli disse: <i>Andate
+di grazia a dipingere delle zucche: chè
+di questo non v'intendete punto</i>. Questa
+ingiuria non si cancellò mai più dal cuor
+di Adriano, e fu cagione che mandò poi
+con de' pretesti quel valentuomo in esilio.
+Tuttavia maggior male per questo
+non gli avrebbe fatto; anzi in qualche
+tempo si servì di lui. Avvenne che Adriano
+fabbricò il tempio di Venere e
+di Roma, dove erano le magnifiche statue
+<span class="pagenum"><a name="Page_444" id="Page_444"></a>[444]</span>
+di queste due falsamente appellate
+dee. Per prendersi beffe di Apollodoro
+ch'era fuori di Roma, e forse esiliato,
+gliene mandò il disegno, acciocchè intendesse
+che senza di lui si poteano far
+delle sontuose e belle fabbriche in Roma;
+e nello stesso tempo desiderò che
+dicesse il suo sentimento, se fosse o no
+con buona architettura formato quello
+edifizio. Rispose Apollodoro, che conveniva
+fabbricar quel tempio assai più alto,
+se avea da fare un'eminente comparsa
+sopra le alte fabbriche della Via sacra:
+ed anche più concavo, a cagion delle
+macchine che si pensava di fabbricar ivi
+segretamente, per introdurle poi nel teatro.
+Aggiugneva, che le maestose statue
+ivi poste non erano proporzionate alla
+grandezza del tempio, perchè se le dee
+avessero avuto da levarsi in piedi ed
+uscir fuori, non avrebbono potuto farlo.
+All'udir queste osservazioni, e al conoscere
+l'error commesso senza poterlo
+emendare, s'empiè di tanta rabbia e dolore
+Adriano, che privò di vita il troppo
+sincero architetto, degno ben d'altra
+mercede pel suo impareggiabil valore.
+Oh che bestia il signore Adriano! griderà
+qui taluno. Ma convien aspettare
+alquanto, perchè mirandolo in un altro
+prospetto fra poco, troveremo in lui tanto
+di buono da potere far bella figura
+fra i regnanti. Non so io ben dire in che
+luogo dimorasse Adriano, allorchè succedette
+la tragedia dei quattro consolari
+suddetti uccisi. Ben so ch'egli si trovava
+fuori di Roma <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, ed avvisato dalla grave
+mormorazione che si faceva per la
+morte di sì illustri personaggi, e ch'egli
+s'era tirato addosso l'odio di tutti, corse
+frettolosamente a Roma per prevenire
+i disordini. Quetò il popolo con dispensargli
+un doppio congiario. Mentre era
+lontano, gli avea anche fatto distribuire
+tre scudi d'oro per testa. Nel senato,
+dopo aver addotte le scuse dell'operato,
+giurò di nuovo che non avrebbe mai fatto
+morire senatore alcuno, se non era
+<span class="pagenum"><a name="Page_445" id="Page_445"></a>[445]</span>
+giudicato degno di morte dal senato. Ma
+sotto i precedenti cattivi Augusti, un solo
+lor cenno bastava a far che il senato
+proferisse la sentenza di morte contra
+di chi incorreva nella loro disgrazia. Se
+non falla Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, in quest'anno ovvero
+nel seguente, un fiero tremuoto
+diroccò la città di Nicomedia, e ne patirono
+gran danno tutte le città circonvicine.
+Adriano generosamente inviò colà
+grandi somme di danaro per rifarle.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXI" id="CXXI"></a>CXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Annio Vero</span> per la seconda volta
+e <span class="sc">Aurelio Augurino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fu <i>Lucio Annio Vero</i> avolo paterno
+di <i>Marco Aurelio</i> filosofo ed imperadore,
+di cui parleremo a suo tempo. Osservossi <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>
+in tutte le maniere di vivere d'Adriano
+Augusto una continua varietà, e
+una costante incostanza. Ora crudele,
+ora tutto clemenza: ora serio e severo,
+ora lieto buffone: avaro insieme e liberale:
+sincero e simulatore. Amava facilmente,
+ma facilmente passava dall'amore
+all'odio. S'è veduto com'egli trattò
+l'architetto Apollodoro, e pure abbiam
+da Sparziano, che non si vendicò di chi
+gli era stato nemico, allorchè menava
+vita privata. Divenuto imperadore, solamente
+non guardava loro addosso. E vedendo
+uno che più degli altri se gli era
+mostrato contrario, disse: <i>L'hai scappata</i>.
+Tutto ciò può essere, se non che per
+testimonianza del medesimo storico, <i>Palma</i>
+e <i>Celso</i> consoli, stati sempre suoi
+nemici nella vita privata, abbiam veduto
+qual fine fecero. In quest'anno gli venne
+troppo a noia <i>Celio Taziano</i>, che già
+dicemmo alzato da lui al grado di prefetto
+del pretorio, in guisa che, come
+dimentico di averlo avuto per tutore, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_446" id="Page_446"></a>[446]</span>
+per gran promotore della sua assunzione
+al trono, ad altro non pensava che a levarselo
+d'attorno. Non poteva sofferire
+la grand'aria di potenza che si dava
+Taziano; e perciò gli corse più volte per
+mente di farlo tagliare a pezzi. Se ne
+astenne, perchè era fresca la memoria
+dei quattro consolari uccisi, e l'odio
+che gliene era provenuto. Ma con tutto
+il suo guardarlo di bieco, non otteneva
+che Taziano chiedesse di depor quella
+carica. Gli fece per tanto dire all'orecchio,
+che era bene il chiederlo; ed appena
+ne udì l'istanza, che conferì la
+carica di prefetto del pretorio e <i>Marzio
+Turbone</i>, richiamato dalla Pannonia e
+Dacia. Creò senatore <i>Taziano</i>, dandogli
+anche gli ornamenti consolari, e dicendo
+che non avea cosa più grande con
+cui premiarlo. Anche <i>Simile</i>, l'altro
+prefetto del pretorio, siccome dissi all'anno
+118, dimandò il suo congedo.
+Entrò nel suo posto <i>Setticio Claro</i>. Sì
+<i>Turbone</i> che <i>Claro</i> erano due personaggi
+di raro merito; ma anch'essi provarono
+col tempo, quanto instabile fosse l'amore
+e la grazia di questo imperadore. Per
+questa mutazion d'uffiziali parendo oramai
+ad Adriano d'aver la vita in sicuro,
+perchè di loro non si fidava più, andò
+a sollazzarsi nella Campania, dove fece
+del bene a tutte quelle città e terre, ed
+ammise all'amicizia sua le persone più
+degne ch'egli trovò in quel tratto di
+paese.
+</p>
+
+<p>
+Ritornato a Roma Adriano, come
+se fosse persona privata, interveniva
+alle cause agitate davanti ai consoli e
+ai pretori; compariva ai conviti de' suoi
+amici, e se questi cadevano malati, due
+ed anche tre volte il giorno andava a
+visitarli. Nè solamente ciò praticò coi
+senatori; si stesero le visite sue anche
+ai cavalieri romani infermi, e insino a
+persone di schiatta libertina, sollevando
+tutti con buoni consigli, ed aiutando
+chiunque si trovava in bisogno. Gran
+copia d'essi amici volea sempre alla sua
+mensa. Alla suocera sua, cioè a <i>Matidia</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_447" id="Page_447"></a>[447]</span>
+<i>Augusta</i>, nipote di Trajano, compartì
+ogni possibil onore, allorchè si faceano
+i giuochi de' gladiatori, e in altre occorrenze.
+Ebbe sempre in sommo onore
+<i>Plotina Augusta</i>, vedova di Trajano, da
+cui conosceva l'imperio. E a lei defunta
+fece un suntuoso scorruccio. Gran rispetto
+ancora mostrava ai consoli, sino a
+ricondurli a casa terminati ch'erano i
+giuochi circensi. Anche con la più bassa
+gente parlava umanissimamente, detestando
+i principi che colla loro altura si
+privano del contento di mandar via soddisfatte
+di sè le persone. Con queste
+azioni prive di fasto, piene di clemenza <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>,
+si procacciava l'affetto del pubblico;
+e lodavasi nel medesimo tempo
+la continua sua attenzione al buon governo;
+la sua magnificenza nelle fabbriche;
+la sua provvidenza ne' bisogni occorrenti,
+e specialmente nel mantenere
+l'abbondanza de' viveri al popolo. Assaissimo
+ancora piaceva il non esser egli
+vago di guerre, che d'ordinario costano
+troppo ai sudditi. Tanto le abborriva egli,
+che se ne insorgeva alcuna, più tosto
+si studiava di aggiustar le differenze coi
+negoziati, che di venir all'armi. Non
+confiscò mai i beni altrui per via d'ingiustizie;
+troppo si pregiava egli di donare
+il suo ad altri, non già di far sua
+la roba altrui. In fatti grande fu la sua
+liberalità verso moltissimi senatori e cavalieri;
+nè aspettava egli d'essere pregato;
+bastava che conoscesse i lor bisogni
+per correre spontaneamente a sovvenirli.
+Se gli poteva parlare con libertà,
+senza ch'egli se l'avesse a male. Avendogli
+una donna dimandata giustizia,
+rispose di non aver tempo di ascoltarla.
+<i>Perchè siete voi dunque imperadore?</i> gridò
+la donna. Fermossi allora Adriano, con
+pazienza l'ascoltò, e la soddisfece. Un
+di ne' giuochi de' gladiatori al popolo
+non piacea quel che si facea, e con importune
+grida dimandava all'imperadore,
+che se ne facesse un altro. Comandò
+Adriano all'araldo che gli era vicino,
+<span class="pagenum"><a name="Page_448" id="Page_448"></a>[448]</span>
+di dire imperiosamente al popolo <i>che tacesse</i>,
+come solea far Domiziano. Ma
+l'araldo fatto cenno al popolo di dovergli
+dir qualche parola a nome del regnante,
+altro non disse se non: <i>Quel che
+ora si fa, è di piacere dell'imperadore.</i>
+Non si offese punto Adriano, che l'araldo
+avesse contro l'ordine suo parlato
+con tal mansuetudine al popolo, anzi
+il lodò d'aver così fatto. Credesi ch'egli
+in quest'anno fabbricasse un circo in
+Roma. Comincia il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> nell'anno
+120 i viaggi di Adriano fuori di
+Italia; il Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> nell'anno 121. Io mi
+riserbo di parlarne all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXII" id="CXXII"></a>CXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Manio Acilio Aviola</span>, e <span class="sc">Cajo Cornelio
+Pansa</span>.
+</p>
+
+<p>
+Per accertar gli anni precisi, ne' quali
+Adriano Augusto imprese ed eseguì
+tanti suoi viaggi, non ci ha provveduti
+la storia di lumi sufficienti. Nè occorre
+volgersi alle medaglie, nelle quali veramente
+sono accennati questi suoi viaggi,
+perchè esse non ritengono vestigio del
+tempo. L'Occone e il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> le
+han distribuite a tentone per varii anni,
+senza poterne addurre il perchè. Sia
+dunque lecito a me il tener qui con esso
+Mezzabarba e col Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastasium.]</span>, che in
+quest'anno cominciasse Adriano a viaggiare.
+Parte per curiosità, e parte per
+farsi rinomare, si era egli messo in testa
+di voler visitare tutto il vasto imperio
+romano; cosa non mai fatta da alcuno
+de' predecessori. Venne dunque, a mio
+credere, nell'anno presente per l'Italia,
+e passò nella Gallia <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, dove delle sue
+azioni altro non si sa, se non che sollevò
+<span class="pagenum"><a name="Page_449" id="Page_449"></a>[449]</span>
+colla sua liberalità quanti bisognosi a
+lui ricorsero. Certo è che questo suo
+genio ambulatorio tornava in profitto
+delle provincie <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> dove egli arrivava;
+imperocchè a guisa di un ispettore s'informava
+co' suoi occhi, e col saggio esame
+delle cose, se i magistrati faceano il
+lor dovere, oppur mancavano alla giustizia,
+e quali fossero gli abusi, per rimediare
+a tutto; nel che maravigliosa
+era non meno la di lui attività e provvidenza,
+che la sua costanza in degradare
+o punire in altre forme i delinquenti.
+Volea saper tutte le rendite e gli aggravi
+delle città; visitava tutte le fortezze,
+per osservare se erano ben tenute e
+munite, ordinando che si provvedesse
+quel che mancava, distruggendo ciò che
+non gli piacea, e comandando, se occorreva,
+delle fabbriche nuove in altri siti.
+Dalla Gallia passò nella Germania romana.
+A que' confini distribuito stava
+a quartiere il maggior nerbo delle milizie
+romane sempre all'ordine per opporsi
+ai Germani non sudditi, i quali più
+che altra nazione furono sempre temuti
+e rispettati dai Romani. Era Adriano,
+quanto altri mai, peritissimo dell'arte
+militare, e sembra ch'egli anche ne componesse
+un libro, come altrove ho io accennato <span class="fnote">[Antiquit. Italicar., tom. 2, Dissert. 26.]</span>.
+Adunque senza perder tempo,
+si applicò alla visita de' luoghi forti,
+esaminando le fortificazioni, l'armi, le
+macchine militari; e come se fosse imminente
+la guerra, diede la mostra a
+tutte quelle legioni, e premiò e promosse
+a gradi superiori chi sel meritava;
+fece far l'esercizio a tutti. Trovati moltissimi
+abusi introdotti nella milizia per
+trascuratezza dei principi e generali
+precedenti, si mise al forte, per rimettere
+in piedi l'antica disciplina romana
+fra que' soldati. Diede ordini bellissimi
+intorno a varii impieghi degli uffiziali,
+e alle spese che si facevano. Levò via
+dagli alloggiamenti de' soldati (che erano
+obbligati ad abitar sotto le tende alla
+<span class="pagenum"><a name="Page_450" id="Page_450"></a>[450]</span>
+campagna) i portici, i pergolati, le grotte
+ed altre delizie. Niuno de' soldati senza
+giusta cagione potea uscire del campo.
+Per divenir centurione (noi diremmo
+capitano) bisognava aver buona fama e
+robustezza di corpo. Essere non potea
+tribuno (noi diremmo colonnello) se
+non chi era giunto ad una perfetta giovanezza,
+accompagnata inoltre dalla
+prudenza. Lecito non era ai tribuni
+l'esigere o ricevere alcun dono o danaro
+dai soldati. E per conto de' medesimi
+soldati disaminò attentamente le loro
+armi, il lor bagaglio, la loro età, acciocchè
+niuno prima degli anni diecisette fosse
+assunto alla milizia, nè fosse tenuto a
+militar più di trenta, se non voleva. Nell'esattezza
+della disciplina precedeva egli
+a tutti, animando col proprio esempio
+le sue leggi. Mangiava in pubblico, altro
+cibo non prendendo che l'usato dai
+soldati gregari, cioè lardo, cacio e posca,
+o sia acqua mischiata d'aceto. Talvolta
+armato fece venti miglia a piedi;
+bene spesso usava vesti dimesse, non
+dissomiglianti da quelle de' soldati. L'usbergo
+suo era senza oro, le fibbie senza
+gemme, di avorio solamente il pomo
+della spada. Visitava i soldati infermi;
+disegnava i siti degli accampamenti;
+sopra tutto badando che non si comprassero
+robe inutili, nè si desse a mangiare
+a persone oziose. Da questo poco
+si può comprendere la saviezza degli
+antichi Romani nel ben disciplinare la
+loro milizia.
+</p>
+
+<p>
+Sbrigato della Germania Adriano, si
+crede che nell'anno stesso, cioè come
+io vo congetturando, nel presente passasse
+alla visita della gran Bretagna <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>.
+Quivi ancora trovò molti abusi, e li corresse.
+Erano i Romani in possesso di
+buona parte di quell'isola; ma nel principio
+del governo di Trajano vi era stata
+qualche ribellione o tumulto in quelle
+parti. Certo è che la parte settentrionale
+non ubbidiva all'aquile romane. Per assicurarsi
+dunque Adriano dagl'insulti di
+<span class="pagenum"><a name="Page_451" id="Page_451"></a>[451]</span>
+que' Barbari, gente feroce e temuta, ordinò
+che si fabbricasse un muro lungo
+ottanta miglia, il qual dividesse i confini
+romani dalle terre d'essi Barbari. Credono
+gli eruditi Inglesi, che questo muro
+fosse nella provincia del Northumberland
+verso il fiume Tin, e che ne restino tuttavia
+le vestigia. Ebbe fra le altre cose
+in uso Adriano di tener delle spie, non
+tanto per saper tutto ciò che si faceva in
+corte, quanto ancora per indagar tutt'i
+fatti particolari de' suoi cortigiani ed amici.
+Al qual proposito si racconta, che
+avendo una dama scritto al marito, lamentandosi
+dello star egli tanto tempo
+lontano, e del perdersi nei bagni ed in
+altri piaceri: lo seppe Adriano, e venuto
+quel tale a prendersi commiato, gli
+disse ch'era bene l'andare e l'abbandonare
+ormai i bagni e i piaceri. Il cavaliere
+non sapendo di che mezzi si servisse
+Adriano per iscoprire i fatti altrui,
+allora rispose: <i>L'ha forse mia moglie scritto
+anche a voi, siccome ha fatto a me?</i>
+Ora dovette Adriano essere avvisato da
+Roma, che <i>Svetonio Tranquillo</i>, autore
+delle Vite dei dodici primi Cesari, che
+allora serviva in corte nel grado di segretario
+delle lettere, e <i>Setticio Claro</i>,
+prefetto del pretorio, ed altri, praticavano
+troppo familiarmente con <i>Sabina</i> sua
+moglie, non mostrando quella riverenza
+che si dovea alla casa dell'imperadore.
+Di più non vi volle, perchè egli levasse loro
+le cariche. Aggiungono, ch'era anche
+disgustato della stessa Sabina sua moglie,
+perchè gli parea donna aspra e schizzinosa:
+laonde ebbe a dire, che s'egli
+fosse stato persona privata, l'avrebbe
+ripudiata. Succedette in questi tempi
+qualche fastidiosa sedizione in Egitto.
+Adoravano que' popoli il dio Apis sotto
+figura di un bue macchiato; e morendo
+questo, si cercava un vitello che avesse
+le medesime macchie. Dopo molti anni
+trovato questo dio bestia, gran gara, anzi
+un principio di guerra insorse fra le
+città, pretendendo molte d'esse di doverlo
+nutrire nel loro tempio. A questo
+<span class="pagenum"><a name="Page_452" id="Page_452"></a>[452]</span>
+avviso turbato Adriano, dalla Bretagna
+tornò nella Gallia, e venne a Nimes in
+Provenza, dove d'ordine suo fu fabbricata
+una maravigliosa basilica in onore di
+Plotina Augusta, già moglie di Trajano.
+A lui ancora, o pure ad Antonino, vien
+attribuita la fabbrica dell'anfiteatro, in
+parte ancora sussistente, ed un ponte ed
+altre antichità di quella città. Di là poi
+si portò in Ispagna, e passò il verno in
+Tarragona.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXIII" id="CXXIII"></a>CXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Aprio Petino</span>
+e <span class="sc">Lucio Venulejo Aproniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+I più degl'illustratori de' Fasti consolari
+danno il nome di <i>Cajo Ventidio Aproniano</i>
+al secondo di questi due consoli. Io,
+fondato sopra un embrice o mattone,
+tuttavia esistente nell'insigne museo del
+Campidoglio <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 321,
+num. 6.]</span>, l'ho appellato <i>Lucio
+Venulejo</i>. Ma in un altro mattone, riferito
+dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscription., pag. 509.]</span>, egli ha il prenome
+di <i>Tito</i>, e non già di <i>Lucio</i>. Sembra che
+sotto Nerva s'introducesse l'uso continuato
+di poi per molti anni, d'imprimere
+ne' mattoni, e in altri materiali di terra
+cotta, oltre al nome della bottega o
+sia della fornace, quello ancora de' consoli
+per denotar l'anno. Passò Adriano,
+siccome già accennai, il verno in Tarragona,
+dove egl'incontrò un pericoloso
+accidente. Mentre egli un dì passeggiava
+per un giardino, gli venne incontro furiosamente
+colla spada nuda un servo
+del padrone di quella casa. Adriano bravamente
+si difese, e fermato il micidiale,
+consegnollo alle guardie <span class="fnote">[Spartian., in Hadriano.]</span>. Trovossi
+che il cervello avea data volta a costui.
+L'imperadore con esempio di rara moderazione
+il fece curar dai medici, nè
+<span class="pagenum"><a name="Page_453" id="Page_453"></a>[453]</span>
+volle fargli alcun male. In quella città
+riparò egli a sue spese il tempio d'Augusto.
+Ordinò una leva di gente, ma vi trovò
+delle difficoltà, tuttavia con tal prudenza
+e destrezza maneggiò gli animi di
+que' popoli, che ottenne l'intento suo.
+Motivo di stupore fu, che trovandosi egli
+in Ispagna, non andasse a visitar la sua
+patria Italica. Sappiamo nondimeno che
+le fece di gran bene; ed Aulo Gellio <span class="fnote">[Gellius, lib. 16, cap. 13.]</span>
+cita un discorso da lui fatto in senato,
+allorchè Italica, Utica ed altre città che
+godeano la libertà dei municipii, dimandarono
+d'aver delle colonie romane: il
+che parve strano, essendo migliore la
+condizion dei municipii, che quella delle
+colonie. Qualche torbido dovette seguire
+circa questi tempi nella Mauritania, provincia
+dell'Africa. Adriano felicemente
+lo quietò. Deducendosi dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imper.]</span>,
+che anche in persona a quella provincia
+egli si trasferì, il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> si figura
+che questo accadesse nell'anno presente.
+Ma il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> pensa ciò avvenuto più
+tardi. Dicendo poi Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, che in
+questi tempi vi fu un principio di guerra
+coi Parti, il quale con un abboccamento
+seguito fra esso Adriano e forse con Cosroe
+re di quella nazione, in breve fu
+posto fine: potrebbe taluno argomentare,
+che Adriano passasse dalla Spagna e dalla
+Mauritania in Soria. Il salto a me par
+troppo grande. Si tien parimente, che
+egli andasse dipoi ad Atene, dove si fermò
+per tutto il verno seguente. Con tal
+supposizione pare che possa accordarsi
+l'avere scritto Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, che Adriano,
+fattagli istanza di nuove leggi dal popolo
+ateniese, formò un estratto di quelle di
+Dracone, Solone ed altri legislatori, e
+loro le diede.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_454" id="Page_454"></a>[454]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXIV" id="CXXIV"></a>CXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Manio Acilio Glabrione</span>
+e <span class="sc">Cajo Bellicio Torquato</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè si sono smarrite tante antiche
+storie, e massimamente la vita di sè
+stesso scritta da Adriano, noi ci troviamo
+ora troppo intrigati a seguitar questo
+imperadore ne' suoi viaggi, e ci convien
+solamente per congetture rapportare
+a questo ed a quell'anno i suoi passi.
+Camminando dunque sul supposto che
+Adriano soggiornasse nel presente verno
+ad Atene, ne sarebbe seguito ciò che
+scrive Eusebio nella sua Cronica, cioè,
+che essendo uscito del suo letto il fiume
+Cefiso, ed avendo inondata la città di
+Eleusi o sia Eleusina, egli fabbricò un
+ponte sopra quel fiume, e verisimilmente
+lo fece arginar con delle muraglie, in
+maniera che più non potesse farle di
+queste burle. Quindi pare ch'egli si portasse
+alla visita della Bitinia, Macedonia,
+Cappadocia, Cicilia, Frigia, Pamfilia, Licia,
+Armenia, e d'altri paesi dell'Asia e
+dell'isole adiacenti. Ci sono medaglie di
+tali provincie, che il nominano lor ristauratore;
+imperciocchè in niun luogo andava
+egli, che non vi lasciasse dei benefizii,
+con esenzioni e privilegii, o con
+fabbriche degne di un par suo. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>
+attesta ch'egli magnificamente aiutò ed
+abbellì le città da lui visitate, chi con
+danari, chi con acquedotti o porti, chi
+con templi, ed altri pubblici edifizii, o con
+accrescimento d'onori. Sotto l'antecedente
+anno l'autore della cronica alessandrina <span class="fnote">[Chron. Paschale. Histor. Byzantin.]</span>
+scrive che Adriano edificò
+le piazze di Nicomedia e di Nicea, e i Crociali,
+e le mura che guardano verso la
+Bitinia. Fabbricò inoltre il tempio di Cizico,
+e in quella città selciò di marmi la
+piazza. Colla stessa generosità in molte
+<span class="pagenum"><a name="Page_455" id="Page_455"></a>[455]</span>
+altre illustri città alzò vari templi, e varie
+statue fece mettere in essi. Aggiugne
+lo storico Dione, che nella maggior parte
+delle città, dove si lasciò vedere, fabbricò
+de' teatri, e v'istituì dei combattimenti
+annuali. Così dappertutto risuonava
+la fama e il nome di Adriano, come di
+comune benefattore di tutto il romano
+imperio. Varie iscrizioni in testimonianza
+di questo ho anch'io rapportato altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., tom. 1.]</span>.
+Non è inverisimile, che verso
+il fine dell'anno egli si riducesse di nuovo
+ad Atene, città sopra le altre a lui
+cara, e quivi soggiornasse ne' mesi del
+verno, moltiplicando le grazie verso quella
+città. In essa volle anche esser presidente
+dei pubblici giuochi e combattimenti.
+Fu osservato che molti de' Greci
+portavano dei coltelli, anche andando ai
+lor templi. O per ordine o per riverenza
+di Adriano niuno osò allora di portarli.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXV" id="CXXV"></a>CXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Cornelio Scipione Asiatico</span>, per
+la seconda volta, e <span class="sc">Quinto Vettio Aquilino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Camminando noi sul supposto, che
+Adriano Augusto soggiornasse nel presente
+verno in Atene, allora dovette succedere
+ciò che narra Sparziano, cioè
+ch'egli volle intervenire <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> alle sacre
+feste di Cerere, che si faceano nella città
+di Eleusi o sia Eleusina. Rinomati
+erano i misteri di que' sacerdoti, cioè
+i riti e le cerimonie che si adoperavano
+nel culto di quella falsa deità, appunto
+perchè segreti e non veduti dal popolo.
+Per grazia pochi si ammettevano alla conoscenza
+e participazione di sì fatte superstizioni
+ed imposture. Adriano, ad
+esempio d'Ercole e di Filippo il Macedone,
+ne volle essere partecipe, e farsi ascrivere
+<span class="pagenum"><a name="Page_456" id="Page_456"></a>[456]</span>
+al ruolo di que' divoti. Venne poi
+da Atene a visitar le città della Sicilia,
+ed anche ivi è da credere che con larga
+mano spargesse benefizii, dacchè abbiamo
+una medaglia, in cui vien appellato
+Restitutore della Sicilia. Volle quivi visitare
+il monte Etna, per vedere la nascita
+del sole, la quale si dicea che rappresentava
+l'arco baleno. Dopo tante
+girate finalmente si restituì a Roma.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXVI" id="CXXVI"></a>CXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Annio Vero</span> per la terza volta,
+ed <span class="sc">Eggio Ambibulo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo de' consoli <i>Annio Vero</i>, sappiam
+di certo che fu avolo paterno di
+<i>Marco Aurelio</i> imperadore; non così certo
+è il suo prenome di Marco. Ho io
+appellato il secondo <i>Eggio Ambibulo</i>, fondato
+sopra un'iscrizione da me rapportata
+altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 323, n. 2.]</span>, ed esistente nel Museo
+Capitolino. Credette il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Espistol. Consular.]</span>,
+ch'egli portasse i nomi di <i>Lucio Vario
+Ambibulo</i>, adducendone per prova due
+iscrizioni riferite dal Reinesio. Ma i marmi
+reinesiani non dicono che quel <i>Lucio
+Vario Ambibulo</i> fosse console, e perciò
+nulla si oppongono al marmo da me sopra
+citato. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span> pieno della
+idea de' quinquennali, decennali, quindecennali,
+ec. degl'imperadori, de' quali
+sì spesso favella, pretende che il motivo
+d'Adriano per tornare a Roma, fosse
+affin di celebrare in quest'anno le feste
+che si usavano, allorchè gli Augusti compievano
+il decimo anno del loro imperio.
+Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Cron.]</span>, con cui vanno concordi l'autore
+della cronica alessandrina, e Paolo
+Orosio, scrive che nel presente anno dal
+senato romano fu conferito ad Adriano
+il titolo di <i>Padre della Patria</i>, e a <i>Giulia</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_457" id="Page_457"></a>[457]</span>
+Sabina sua moglie quello di <i>Augusta</i>. Ma
+che ciò succedesse in quest'anno, si può
+giustamente dubitarne, trovandosi iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript.]</span>
+e medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, nelle quali prima
+di questi tempi Adriano si vede intitolato
+<i>Padre della Patria</i>. Abbiamo poi da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>
+che continuando questo imperadore
+nel desiderio di visitar tutte le
+provincie dell'imperio, dopo essersi fermato
+qualche tempo in Roma, passò in
+Africa, dove non men si fece conoscere
+liberale di grazie e di benefizii verso quelle
+città, che fosse stato verso le altre di
+sopra menzionate. Veggonsi medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>,
+nelle quali è appellato Ristoratore dell'Africa,
+della Mauritania, della Libia.
+Terminata poi la visita di quelle provincie,
+tornò a Roma, per quivi soggiornare
+nel verno.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXVII" id="CXXVII"></a>CXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tiziano</span> e <span class="sc">Gallicano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Finora non si sono scoperti in sicure
+memorie i prenomi e i nomi di questi
+consoli. Assai fu in uso de' Romani il
+distinguere le persone nobili, una dall'altra
+coll'ultimo lor cognome, o sia
+soprannome. Questo solo dovea bastare
+per intendere chi fosse l'uno e l'altro
+de' consoli. Opinione poi fondata è, che
+in quest'anno succedesse il glorioso martirio
+di <i>san Sisto</i> papa, in cui luogo nella
+cattedra di san Pietro fu sustituito <i>Telesforo</i>.
+Quanto tempo si fermasse in Roma
+Adriano, non si sa. Sembra bensì credibile,
+che ogni qualvolta egli tornava a
+Roma, rallegrasse il popolo con un congiario,
+e con altre fogge di regali. Le
+medaglie <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span> ci hanno conservata la memoria
+di varie <i>Liberalità</i> di Adriano, e ne
+contano fin sette. Secondochè scrive
+<span class="pagenum"><a name="Page_458" id="Page_458"></a>[458]</span>
+Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, si rimise poi in viaggio il non
+mai stanco Augusto, per visitare un'altra
+volta la Grecia e l'Asia, verisimilmente
+bramoso di conoscere, se le fabbriche
+già da lui ordinate in varie città,
+fossero compiute. Tali trovò quelle che
+egli avea disegnato in Atene, e celebrò
+la festa della lor dedicazione. Fra gli
+altri suntuosi edifizii, ch'egli fece fabbricare
+in Atene, si contò quello di Giove
+Olimpio, il quale sembra, siccome dirò,
+compiuto solamente nell'anno 134. In
+alcune iscrizioni <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 235.]</span> da me date alla luce,
+egli è chiamato <i>Adriano Olimpio</i>.
+Sembra ancora che l'adulazione greca
+arrivasse a dare a lui il titolo di <i>Giove
+Olimpio</i>: il che, se fosse, sarebbe da cercare
+chi più meritasse il nome di pazzo,
+o chi lo dava o chi lo riceveva. Oltre a
+ciò si osserva nelle iscrizioni suddette,
+che dimorando Adriano in Atene, varie
+città gli spedirono ambasciatori, per rallegrarsi
+del di lui felice ritorno in quelle
+parti. Pare anche verisimile, ch'egli innamorato
+di Atene, si fermasse ivi tutto
+il seguente verno. Troppo si compiaceva
+egli di trovarsi tra i filosofi e le persone
+letterate. Di queste tuttavia era doviziosa
+la scuola d'Atene; e sopra gli altri furono
+in gran credito alla corte di Adriano
+<i>Epitteto</i>, insigne filosofo stoico, di
+cui ci restano il manuale, operetta aurea,
+e molti suoi documenti nel libro di
+Arriano suo discepolo; e <i>Favorino</i> sofista,
+o sia oratore, dottissimo tanto nella
+latina che nella greca lingua, di cui molto
+parla Aulo Gellio <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Di lui si racconta <span class="fnote">[Aulus Gellius, Noct. Attic.]</span>
+che avendogli un giorno Adriano,
+principe uso di fare l'arcifanfano
+nelle lettere, riprovata una parola, adoperata
+da esso oratore in qualche scritto,
+dopo breve contrasto Favorino gliela
+diede vinta. Rimproverandolo poscia di
+codardia gli amici suoi, perchè quella
+era parola buona, autenticata dall'uso
+<span class="pagenum"><a name="Page_459" id="Page_459"></a>[459]</span>
+fattone da alcuni accreditati scrittori,
+egli saporitamente ridendo, loro rispose:
+<i>Trattandosi di uno che ha trenta legioni
+al suo comando, non volete voi ch'io il
+creda più dotto di me?</i> Ma cadde egli in
+fine dalla grazia di Adriano, perchè non
+sapea questo capriccioso e volubile Augusto
+sofferir lungamente chi potea far
+ombra al preteso suo universal sapere.
+E se n'avvide Favorino, allorchè fu per
+trattare una sua causa davanti a lui,
+pretendendo l'esenzione dal sostenere le
+cariche della sua patria Arles nella Gallia.
+Conobbe assai, che Adriano era per
+dargli la sentenza contro; e però quando
+si credea ch'egli venuto al contradditorio
+perorasse per la sua pretensione,
+altro non disse, se non che apparitogli
+la notte in sogno il suo maestro (forse
+Dione Grisostomo) l'avea esortato a non
+lasciarsi increscere di far quello che faceano
+gli altri suoi concittadini. Aveano
+gli Ateniesi eretta a quel filosofo una statua.
+Inteso ch'egli era decaduto dal favore
+di Adriano, corsero ad abbatterla <span class="fnote">[Philostratus, in Sophistis.]</span>.
+Ne fu portata la nuova a Favorino,
+ed egli senza punto scomporsi,
+rispose: <i>Avrebbe ben voluto Socrate essere
+trattato dagli Ateniesi a così buon mercato.</i>
+Anche <i>Dionisio da Mileto</i>, eccellente
+sofista, godè un tempo della grazia di
+Adriano; ma perchè un giorno gli scappò
+detto ad Eliodoro segretario delle lettere
+di esso imperadore; <i>Cesare ti può
+ben caricar di onori e di ricchezze, ma
+non ti può far divenire oratore</i>, Adriano
+l'ebbe da lì innanzi in odio. Per altro
+questo imperadore, siccome ho detto
+di sopra, s'intendeva di tutte le arti e
+scienze, e lasciò scritti vari libri, di dicitura
+per lo più scura ed affettata, ed
+uno massimamente della sua vita. Ma
+usava di pubblicarli sotto nome de' suoi
+liberti, uno de' quali fu <i>Flegonte</i>, di cui
+tuttavia resta un'operetta degli Avvenimenti
+maravigliosi, e che compose molti
+altri libri.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_460" id="Page_460"></a>[460]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXVIII" id="CXXVIII"></a>CXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Nonio Asprenate Torquato</span> per la
+seconda volta, e <span class="sc">Marco Annio Libone</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fu quest'<i>Annio Libone</i> zio paterno
+di <i>Marco Aurelio</i>, poscia imperadore, come
+si ricava da Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio]</span>.
+Seguitando quella poca traccia che dei
+viaggi di Adriano ci ha lasciato Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>,
+possiam credere ch'esso Augusto
+nell'anno presente da Atene ripassasse
+nell'Asia, per osservare se ivi ancora
+erano stati eseguiti gli ordini suoi, e perfezionate
+le fabbriche e i lavori da lui
+nel primo suo viaggio disegnati. In fatti
+vi fece la consecrazione di molti templi,
+appellati di Adriano. Andò nella Cappadocia,
+e quivi raunò gran copia di servi
+o sia schiavi per servigio delle armate,
+e non già per farli soldati. A tutti i re e
+principi barbari di quelle vicinanze fece
+sapere il suo arrivo, per confermar la
+buona amicizia con tutti. Molti di essi
+vennero ad attestargli il loro ossequio,
+e Adriano li trattò e regalò così generosamente,
+che si trovarono ben pentiti coloro
+i quali ebbero difficoltà di venire
+ad inchinarlo. Più degli altri se ne pentì
+<i>Farasmane</i>, probabilmente re dell'Iberia,
+che con insolente alterigia avea ricusato
+di comparire davanti a lui. Tuttavia Sparziano
+più di sotto scrive, che Adriano
+fece dei gran donativi a molti di quei re,
+comperando la pace dalla maggior parte
+di essi; ma verso niuno fu così liberale,
+come verso il re dell'Iberia, al quale,
+oltre ad altri magnifici regali, donò un
+lionfante e una coorte di cinquecento
+uomini d'armi. <i>Farasmane</i> anch'egli dal
+canto suo gl'inviò de' superbi donativi,
+e fra essi delle vesti di tela d'oro. Ma
+Adriano, per deridere i di lui regali, ordinò
+<span class="pagenum"><a name="Page_461" id="Page_461"></a>[461]</span>
+che trecento uomini condannati a
+morte andassero a combattere nell'anfiteatro,
+vestiti di tela d'oro. Invitò anche
+<i>Cosroe re de' Parti</i>, con rimandargli la
+figliuola, già presa da Trajano, e con
+promettergli la restituzione del trono
+d'oro, ma senza mantenergli poi la parola.
+Era la vanità principal compagna
+di Adriano in tutti questi viaggi. Abbiamo
+da Arriano <span class="fnote">[Arrianus, de Pont.]</span>, che questo imperadore
+diede dei re ai popoli de' Lazii, degli
+Abasgi, de' Sanigi e degli Zughi, tutti
+situati verso le parti del mar Nero. Continuando
+egli poscia a girar per le provincie
+romane, poste nell'Asia, quanti
+uffiziali ritrovò che si erano abusati
+delle loro autorità in pregiudizio de' popoli,
+severamente li gastigò, e a molti tolse
+la vita. Venuto nella Soria, ebbe sopra
+tutto in odio il popolo di Antiochia, senza
+che ne apparisca il motivo: di modo
+che pensò di separar la Fenicia dalla
+Soria, acciocchè Antiochia non fosse
+in avvenire capo di tanto paese. E che
+in fatti la separasse, e ch'egli veramente
+venisse in quest'anno nella Soria, lo prova
+il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> colle antiche medaglie.
+Certo è, che gli Antiocheni si pregiavano
+di una lingua tagliente. Forse li
+guardò di mal occhio per questo. Volle
+poi visitare il monte Casio, dove situato
+era un rinomato tempio di Giove,
+e salì colà di notte, per veder la mattina
+nascere il sole; ma insorse un temporale,
+la cui pioggia il bagnò, e un fulmine
+cadde sopra la vittima, mentre
+egli preparava il sagrifizio. Passò in appresso
+Adriano dalla Soria nell'Egitto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_462" id="Page_462"></a>[462]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXIX" id="CXXIX"></a>CXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Giulio Balbo</span> e <span class="sc">Publio Giuvenzio
+Celso</span> per la seconda volta.
+</p>
+
+<p>
+<i>Celso</i> fu un insigne giurisconsulto di
+questi tempi. Ad essi ordinari consoli
+furono sostituiti <i>Cajo Nerasio Marcello</i> e
+<i>Gneo Lollio Gallo</i>, siccome osservò il
+Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consul.]</span>, con produrre un'iscrizione
+antica. Un'altra data alla luce dal
+canonico Gorio <span class="fnote">[Gorius, in Inscript. Etrur.]</span>, ci fa vedere consoli
+insieme <i>Giuvenzio per la seconda volta,
+e Marcello</i> anch'esso <i>per la seconda</i>:
+laonde si può dubitare che <i>Balbo</i> fosse
+mancato di vita prima di compiere i
+mesi del suo consolato, o ch'egli prima
+del collega scendesse. Scrisse Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>
+che essendo stato Adriano tre
+volte console promosse molti altri al
+terzo consolato, ed infiniti al secondo;
+il che sembra da lui detto con troppa
+esagerazione. Che nell'anno precedente
+venisse Adriano nell'Egitto, e viaggiasse
+nel presente infaticabilmente per quei
+paesi, lo provò il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> colle
+medaglie battute da varie città egiziane
+nell'anno 11 di esso Adriano. Ora in
+quest'anno egli fece il viaggio per l'Arabia,
+e di là tornò a Pelusio, dove fece
+con maggior magnificenza rifare il sepolcro
+di Pompeo il Grande. Mentr'egli
+navigava pel Nilo, perdè <i>Antinoo</i>, giovinetto
+nato in Bitinia, di rara bellezza,
+suo gran favorito, ma come si credeva
+per motivi degni della detestazione di
+tutti. Nella cronica di Eusebio appunto
+sotto quest'anno è riferita la di lui morte.
+Fece correre voce Adriano, che Antinoo
+caduto nel Nilo si fosse affogato. Ma
+per testimonianza di Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> e di
+<span class="pagenum"><a name="Page_463" id="Page_463"></a>[463]</span>
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, opinion comune fu che Antinoo
+offerisse ai falsi dii la volontaria sua
+morte, per soddisfare a una bestial curiosità
+o empia superstizione di Adriano,
+il quale vago della magia, o credulo alle
+imposture del gentilesimo <span class="fnote">[Aurelius, in Epitome.]</span>, si figurò
+di prolungar la sua vita coll'iniquo sacrifizio
+di questo giovine; oppure, come
+pensò il Salmasio, volle cercar nelle viscere
+di lui l'augurio dei fatti avvenire.
+Comunque sia, certo è, per attestato di
+Sparziano, che Adriano pianse la morte
+di Antinoo, come fan le donnicciuole;
+poscia per consolar sè stesso, e ricompensare
+il defunto giovinetto, il fece deificare
+dai Greci; pazza e ridicola risoluzione,
+per tale riconosciuta anche dagli
+stessi Gentili, ma specialmente dai Cristiani
+d'allora, che si servirono di questa
+empia buffonata per maggiormente
+screditare la stolta religion de' Pagani,
+come si può vedere ne' libri di san Giustino,
+di Tertulliano, di Origene e d'altri
+difensori della santa religione di Cristo.
+Ma che non sa far l'adulazione? Per
+guadagnarsi merito con Adriano, i popoli
+accettarono questo novello dio, gli
+alzarono statue per tutto l'imperio romano;
+più templi furono fabbricati in
+onore di lui, con sacerdoti apposta, i
+quali incominciarono anche a fingere
+ch'egli dava le risposte come un oracolo.
+E gli strologhi, osservata in cielo una
+nuova stella, non ebbero vergogna di
+dire che quell'era Antinoo trasportato
+in cielo. Lo stesso Adriano, con dire di
+vederlo colà, dava occasion di ridere
+alla gente savia. Fece egli dipoi fabbricare
+una città nel luogo dove morì, e
+fu seppellito Antinoo, alla quale pose il
+nome di Antinopoli, di cui poche vestigia
+oggidì restano nell'Egitto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_464" id="Page_464"></a>[464]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXX" id="CXXX"></a>CXXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Fabio Catullino</span> e <span class="sc">Marco Flavio
+Aspro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non è inverisimile che Adriano stoltamente
+impegnato ad eternar la memoria
+del suo Antinoo, passasse il verno
+di quest'anno nell'Egitto. Siccome egli
+stendeva il guardo a tutte le provincie
+del romano imperio per beneficarle, così
+non avea lasciato indietro la Giudea.
+Ha creduto il padre Petavio <span class="fnote">[Petavius, in Chronol.]</span>, ch'egli
+in quest'anno e non prima rifabbricasse
+l'abbattuta città di Gerusalemme, e
+le desse il nome suo proprio, chiamandola
+Elia Capitolina, deducendolo da
+Sparziano, che nulla dice di questo. Solamente
+scrive egli <span class="fnote">[Spart., in Hadriano.]</span>, che trovandosi
+Adriano in Antiochia (probabilmente,
+siccome abbiam supposto, nell'anno
+128) i Giudei si sollevarono per cagion
+di un editto, in cui veniva loro vietato il
+castrarsi; il che, per quanto si può credere,
+vuol dire che loro fu proibita la
+circoncisione. Non potendo essi sofferire
+un divieto cotanto opposto alla lor
+legge, si mossero a ribellione. Abbiamo
+all'incontro da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, che Adriano
+fatta fabbricare Gerusalemme, e mutatole
+il nome, nel luogo, dove dinanzi era
+il tempio dedicato al vero Dio, ne edificò
+uno in onore di Giove, e pose in quella
+città una colonia di gentili romani. Perderono
+la pazienza i Giudei al vedere
+in casa loro venir a piantare una stabile
+abitazione gente straniera, e in faccia
+loro alzato un tempio all'idolatria; e
+però non seppero contenersi da' movimenti
+di ribellione. Ma finchè Adriano
+Augusto si fermò in quelle vicinanze,
+cioè nell'Egitto e nella Soria, non ardirono
+di venire all'armi, ed attesero a
+<span class="pagenum"><a name="Page_465" id="Page_465"></a>[465]</span>
+covar l'ira loro, aspettando tempo più
+opportuno per dar fuoco alla mina. Il
+padre Pagi, che crede riedificata Gerusalemme
+nell'anno 119, differisce sino all'anno
+155 la nuova nominazion di
+Gerusalemme, e non va certo d'accordo
+con Dione. Santo Epifanio <span class="fnote">[Epiphanius, de Mensuris.]</span> scrive,
+che Adriano passò nella Palestina, e
+visitò quel paese, dopo essere stato nell'Egitto.
+Nulla è più verisimile, che andando
+egli dalla Soria in Egitto, oppur
+nel ritorno, visitasse quella provincia.
+Ci ha conservata Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Saturn.]</span> nella vita
+di Saturnino una lettera, scritta da Adriano
+a <i>Serviano</i> suo cognato, nell'anno
+134, in cui descrive i costumi degli
+Egiziani, come aveva egli stesso osservato,
+allorchè fu in quelle contrade, cioè
+dipinge il popolo specialmente di Alessandria,
+come gente volubile, inquieta,
+pronta sempre alle sedizioni e alle ingiurie.
+Se vogliamo prestar fede a lui,
+i <i>Gentili vi adoravano Cristo, i Cristiani
+vi adoravano Serapide, essendo amanti
+solo di novità. Non vi era Giudeo, Samaritano,
+Cristiano, che non attendesse
+alla strologia, agli augurii</i>: benchè il
+Salmasio stimi doversi altrimente spiegar
+quelle parole: <i>I Cristiani, i Giudei,
+i Gentili non vi conoscevano che un Dio</i>,
+probabilmente l'interesse. <i>Alessandria
+era piena di popolo, di ricchezze; niuno
+vi stava in ozio; si facevano lavorare
+fino i ciechi, e quei che pativano di podagra
+e chiragra. Loro aveva Adriano
+confermati gli antichi privilegii, aggiuntine
+de' nuovi. Tuttavia appena fu egli
+partito, che dissero un mondo di male di
+lui e dei suoi più cari</i>. Così Adriano. Ma
+che i Giudei e i Cristiani tutti adorassero
+Serapide, e che fossero tutti gente superstiziosa
+e cattiva, non siam tenuti a stare
+al giudizio di un Adriano gentile. Di
+qua bensì intendiamo, quanto in quella
+città fosse cresciuto il numero de' Cristiani,
+e che Adriano li lasciava vivere
+<span class="pagenum"><a name="Page_466" id="Page_466"></a>[466]</span>
+in pace. Scrive poi Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro Severo.]</span>, aver
+avuto in animo questo imperadore di
+ricevere <i>Cristo Signor nostro per Dio</i>,
+al qual fine avea fabbricati molti templi
+senza statue. Ma il Casaubono e il Pagi
+credono ciò una diceria popolare. Nè
+questo s'accorda col dirsi da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>,
+che Adriano gran diligenza e zelo
+mostrò per le cose sacre di Roma, e
+sprezzò le forestiere.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXI" id="CXXXI"></a>CXXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 15.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Servio Ottavio Lenate Ponziano</span> e <span class="sc">Marco
+Antonio Rufino</span>.
+</p>
+
+<p>
+In un'iscrizione riferita dal Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaurus Inscription., p. 337.]</span>
+il secondo console vien chiamato
+<i>Annio Rufino</i>. Quello è un errore. <i>Antonio
+Rufino</i> ho io trovato in più di un'antica
+copia di quel marmo. Secondo la Cronica
+d'Eusebio, fu circa questi tempi compiuta
+in Roma, per ordine di Adriano, la
+fabbrica del tempio di Venere e di Roma,
+e se ne fece la dedicazione. Era questo
+uno de' più sontuosi edifizii dell'augusta
+città, per la gran quantità e bellezza dei
+marmi, coi quali era fabbricato o incrostato,
+e col tetto coperto di tegole di
+bronzo, che poi servirono, a' tempi di
+Onorio I per coprire la basilica di san
+Pietro. Altri riferiscono all'anno seguente
+la dedicazione del tempio suddetto,
+che fu la morte dell'architetto <i>Apollodoro</i>,
+come di sopra accennai all'anno
+120. Per attestato ancora del
+medesimo Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> fu pubblicato in
+quest'anno l'editto perpetuo, composto
+dall'insigne giurisconsulto <i>Salvio Giuliano</i>,
+che fu uno de' principali consiglieri
+di Adriano. Imperciocchè <span class="fnote">[Spartianus, in vita Hadriani.]</span> questo imperadore
+ebbe il lodevol costume, allorchè
+andava a giudicare e a decidere le
+<span class="pagenum"><a name="Page_467" id="Page_467"></a>[467]</span>
+controversie, di avere per assistenti non
+solamente i suoi amici e cortigiani, ma
+anche i migliori giurisconsulti, approvati
+prima dal senato; ed egli principalmente
+si serviva del suddetto <i>Salvio
+Giuliano</i>, di <i>Giulio Celso</i> e di <i>Nerazio
+Prisco</i>. Gran diversità era allora nei giudizii
+per le provincie; chi decideva a
+una maniera e chi all'altra. Adriano,
+affinchè si camminasse con uniformità
+dappertutto, volle che Giuliano formasse
+una raccolta di leggi ed editti, creduta
+bastevole a terminar con giustizia tutte
+le cause. Di questo editto perpetuo si veggono
+raccolti i frammenti nell'edizion dei
+Digesti fatta da Dionisio Gotofredo. Le
+apparenze sono, che Adriano abbandonasse
+in quest'anno l'Egitto, e passando
+per la Soria e per l'Asia, tornasse alla
+sua diletta città di Atene, dove, per testimonianza
+di Eusebio, egli stette tutto
+il verno seguente. Giacchè non abbiamo
+storico migliore, che ci somministri un
+buon filo per seguitare i passi di questo
+imperadore, non è temerità l'attenersi
+ad Eusebio.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXII" id="CXXXII"></a>CXXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 16.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Sentio Augurino</span> ed <span class="sc">Arrio Severiano</span> per
+la seconda volta.
+</p>
+
+<p>
+Non <i>Severiano</i>, ma <i>Sergiano</i> è chiamato
+in vari Fasti il secondo di questi
+consoli, e però resta indecisa la lite intorno
+al di lui vero cognome. Dimorò <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>
+Adriano tutto questo verno, e forse
+il resto dell'anno presente, in Atene,
+dove celebrò i suoi quindecennali, cioè
+l'anno quindicesimo compiuto del suo
+imperio <span class="fnote">[Blanchinius, in Anastasium.]</span>. Per attestato di Eusebio, tornò
+a visitar le misteriose imposture di
+Cerere Eleusina; compiè molte fabbriche
+<span class="pagenum"><a name="Page_468" id="Page_468"></a>[468]</span>
+in Atene; vi fece de' suntuosi giuochi,
+fra' quali una caccia di mille fiere. Sopra
+tutto quivi formò una biblioteca delle
+più copiose e belle che fossero nell'universo.
+Per tutto il tempo che si fermò
+Adriano <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> nelle vicinanze della Giudea,
+cioè nella Soria e in Egitto, i Giudei, benchè
+pieni di rabbia a cagione del tempio
+di Giove fabbricato in Gerusalemme, si
+tenner per paura quieti. Ma intanto andavano
+disponendo tutto per ribellarsi
+a suo tempo. Fecero preparamenti d'armi,
+fortificarono vari siti, formarono
+cammini sotterranei per ricoverarvisi
+in caso di bisogno; e sopra tutto spedirono
+segreti messi per le varie città dell'imperio,
+acciocchè quei della lor nazione
+accorressero in lor aiuto, o formassero
+delle sedizioni. Nè lasciarono
+di commuovere anche altre nazioni a
+prendere l'armi, facendo loro sperare
+non pochi vantaggi e guadagni. Dacchè
+dunque videro Adriano molto allontanato
+dalle loro contrade, cominciarono
+apertamente a non voler ubbidire ai
+magistrati romani; ma non osando di
+venire a combattimenti, attendevano
+solamente a premunirsi contro la forza
+de' Romani. Però Eusebio mette all'anno
+presente il principio di questa guerra.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXIII" id="CXXXIII"></a>CXXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 17.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Antonio Ibero</span> e <span class="sc">Nummio Sisena</span>.
+</p>
+
+<p>
+Un'iscrizione rapportata dal Doni <span class="fnote">[Donius, Inscription. Antiquar.]</span>
+ci ha scoperto il prenome del console
+Ibero. Dove soggiornasse Adriano nell'anno
+presente, io nol so dire. Che fosse
+ritornato a Roma, non apparisce da
+alcuna memoria. Il dire col Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>,
+ch'egli fu in questi tempi in
+Egitto e nell'anno seguente nella Soria,
+<span class="pagenum"><a name="Page_469" id="Page_469"></a>[469]</span>
+non si accorda con Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, che fa
+ribellati i Giudei, dappoichè Adriano si
+fu ben allontanato dai lor paesi: il che
+dovette succedere nell'anno precedente.
+Ma o fosse egli tuttavia in Atene, come
+io vo' sospettando, o fosse ripassato in
+Asia, si può credere che egli non istesse
+fermo in un sol luogo: tanta era la sua
+vaghezza di viaggiare, e di acquistarsi
+credito colle sue maniere popolari fra
+tutt'i popoli. Abbiamo da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Vita Hadriani.]</span>,
+ch'egli in Atene volle essere uno degli
+Arconti. Nella Toscana, benchè divenuto
+imperadore, esercitò la pretura; e per
+le città del Lazio si compiacque degli
+uffizii municipali di Dittatore, Edile e
+Duumviro. In Napoli volle essere Demarco,
+o capo del popolo; in Italica,
+sua patria, in Ispagna, quinquennale; e
+in Adria, da cui ebbero origine i suoi
+maggiori, ebbe il medesimo uffizio di
+quinquennale. A tutta prima non fecero
+i magistrati romani <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> gran caso dei
+movimenti degli Ebrei; ma dappoichè si
+avvidero che si accendeva il fuoco per
+tutta la Giudea, e che per l'altre parti
+dell'imperio romano la nazion giudaica
+facea delle adunanze, delle minacce e
+peggio ancora: Adriano pensò allora
+daddovero a reprimere il loro ardire e
+disegno. Perciò spedì rinforzi di gente
+a <i>Tenio Rufo</i>, governatore della Giudea,
+ed ordinò che i migliori suoi generali
+passassero in quelle parti. Uno di questi
+fu <i>Giulio Severo</i>. Abbiamo da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>,
+che i Giudei aveano saccheggiata
+la Palestina. Lor capitano era un certo
+Cochebas o Barcochebas, uomo sommamente
+crudele. Fece costui quanto potè
+per indurre i Cristiani a prendere
+anch'essi l'armi contra de' Romani; ma
+i cristiani istruiti dalla lor santa legge,
+che s'ha da osservare la fedeltà anche
+ai principi cattivi, non ne vollero far altro;
+e però lo spietato Giudeo non solamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_470" id="Page_470"></a>[470]</span>
+contra de' Romani, ma anche
+contra di quanti cristiani gli caddero
+nelle mani, andò sfogando il suo sdegno,
+con fargli aspramente tormentare e morire.
+Ma sopraggiunti gli eserciti romani,
+poco potè far fronte alla superiore
+lor forza.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXIV" id="CXXXIV"></a>CXXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 18.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Giulio Serviano</span> per la terza volta,
+e <span class="sc">Cajo Vibio Varo</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Serviano</i> console ordinario dell'anno
+presente era il cognato di Adriano, perchè
+marito di <i>Paolina</i>, sorella di lui. Però
+a quest'anno appartiene la lettera,
+che di sopra all'anno 230 dicemmo a
+lui scritta da Adriano intorno ai costumi
+degli Alessandrini ed Egiziani, e a
+noi conservata da Vopisco <span class="fnote">[Vopisc., in Saturn.]</span>. Fa conoscere
+quella lettera, che Adriano era stato
+in Egitto, e tuttavia dimorava ne' primi
+mesi di quest'anno lungi da Roma.
+Non è improbabile ch'egli andasse visitando
+le città e le isole della Grecia. Avea
+nel precedente anno cominciata <i>Giulio
+Severo</i> la guerra contro ai Giudei;
+nel presente la terminò, se sussiste la
+cronologia di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron. et lib. 4, cap. 6 Historiae
+Ecclesiasticae.]</span>, che ne riferisce
+il fine sotto quest'anno. Così gran
+fatti ne racconta Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>, che parrebbe
+non essersi potuto smorzar quell'incendio
+in poco tempo. Scrive egli adunque,
+che Giulio Severo, valoroso ed accorto
+generale di Adriano, non si attentò mai
+di venire con quella gente disperata, ed
+ascendente ad un numero eccessivo, ad
+una battaglia campale. Ma assalendoli
+in corpi separati, impedendo loro i viveri,
+e rinserrandoli a poco a poco, e senza
+azzardare, ne fece un terribil macello,
+<span class="pagenum"><a name="Page_471" id="Page_471"></a>[471]</span>
+sì fattamente, che pochissimi salvarono
+la vita. È da credere ch'egli non la perdonasse
+nè pure alle donne, a' fanciulli
+e ai vecchi; imperocchè vi perirono, se
+dobbiamo stare in ciò all'asserzione di
+quello storico, cinquecento ottantamila
+persone di nazione giudaica, tagliate a
+pezzi, senza contare i morti di fame, fuoco
+e malattia, che fu una moltitudine
+incredibile. Cinquanta buone loro fortezze
+vennero in poter de' Romani: e novecento
+ottantacinque belle terre, castella
+e borghi furono tutti spianati, di modo
+che quasi tutta la Palestina rimase un
+paese deserto. Costò nondimeno assai
+caro anche ai Romani quella impresa,
+perchè ve ne perirono parecchie migliaia;
+e perciò in occasione che Adriano scrivendo
+al senato in questi tempi (segno
+ch'egli era lungi da Roma) non si servì
+dell'usato esordio secondo il formolario,
+cioè di quelle parole: <i>Se voi e i vostri figliuoli
+siete sani, me ne rallegro. Quanto
+a me e all'esercito, noi siam tutti sani.</i>
+Terminata secondo i giusti giudizii di
+Dio questa gran rovina del popolo giudaico <span class="fnote">[Euseb., lib. 4, cap. 6 Histor. Hieronymus
+in Isaiam, cap. 6.]</span>,
+Adriano pubblicò un editto,
+che sotto pena della vita niun Giudeo
+potesse più entrare in Gerusalemme, e
+nè pure appressarvisi. Ma non si mantenne
+questo gran rigore sotto i susseguenti
+Augusti. Diede lo stesso Adriano in ricompensa
+del buon servigio a <i>Giulio Severo</i>
+il governo della Bitinia, esercitato
+poscia da lui con tal giustizia, prudenza
+e nobil contegno, e con sì fatta cura non
+men de' pubblici che de' privati affari di
+quel paese, che Dione, nativo di lì, attesta
+essere stata anche ai suoi dì in venerazione
+la di lui memoria. Insorse
+poco appresso un altro torbido in Levante,
+perchè gli Alani, appellati anche
+Massageti, mossi da <i>Farasmane re</i> loro,
+diedero il sacco alla Media e all'Armenia,
+scorrendo fin sulle terre della Cappadocia,
+dove era governatore <i>Flavio
+Arriano</i>, forse quel medesimo, di cui ci
+<span class="pagenum"><a name="Page_472" id="Page_472"></a>[472]</span>
+restano alcuni libri. I regali fatti da <i>Vologeso</i>
+(probabilmente re dell'Armenia)
+a que' Barbari, e la paura dell'esercito
+romano raunato da Arriano, fecero da
+lì a non molto cessare le loro ostilità e
+i saccheggi. Si può ricavar da Dione, che
+in questi tempi l'Augusto Adriano stanziasse
+in Atene, dove dedicò il tempio
+di Giove Olimpico, in cui fu anche posto
+la statua di lui col suo altare, e un drago
+fatto venire dall'India. Solennizzò ivi Adriano
+con gran magnificenza le feste di
+Bacco, e vi fece la sua comparsa, vestito
+in abito di Arconte. Diede inoltre licenza
+ai Greci adulatori di fabbricar in quella
+città a nome di tutta la Grecia un tempio
+alla sua persona, come ad un dio; e per
+far onore a questo insigne edifizio, istituì
+de' combattimenti e giuochi, e donò agli
+Ateniesi non solo una grossa somma di
+danaro e del grano, ma anche l'isola di
+Cefalonia. In somma di tante beneficenze
+colmò egli Atene, che quasi divenne essa
+una città nuova. Il che fatto, finalmente
+abbandonò quel caro paese, e se ne
+ritornò in Italia nel presente anno, o almeno
+nei primi mesi del seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXV" id="CXXXV"></a>CXXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 19.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Ponziano</span> ed <span class="sc">Atiliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il prenome e nome di questi consoli
+non si sono finora scoperti; v'ha chi in
+vece di <i>Atiliano</i> scrive <i>Atelano</i>. Da un'iscrizione
+atletica, che si legge presso il
+Grutero e presso il Falconieri, ricavò il
+padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, che Adriano Augusto
+prima del dì 3 di maggio era ritornato
+a Roma, perchè un suo rescritto dato in
+quel giorno e nella stessa città, appartiene
+alla di lui <i>Podestà Tribunizia XVIII</i>
+corrente allora. Rallegrò tosto il popolo
+con degli spettacoli. Nel corso delle carrette
+si acquistò gran plauso uno di quei
+<span class="pagenum"><a name="Page_473" id="Page_473"></a>[473]</span>
+cocchieri, servo di qualche nobile romano <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>.
+Il popolo con alte grida fece
+istanza all'imperadore che gli desse la
+libertà. Addano in iscritto rispose, <i>non
+essere cosa decente per li Romani il dimandare,
+che l'imperadore dia la libertà
+ad un servo altrui, o forzi il padrone a
+dargliela</i>. Ripigliò Adriano in Roma le
+sue solite maniere di vivere. Fra gli altri
+suoi usi, andava spesso ai pubblici bagni,
+e si lavava con gli altri del popolo <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Gli
+venne un dì osservato un veterano, molto
+ben noto a lui, che fregava la schiena e
+le altre parti del corpo ai marmi del
+bagno. Gliene dimandò il perchè: <i>Perchè
+non ho un servo, rispose il soldato, che
+mi possa fregare.</i> Adriano gliene donò
+alcuni, ed anche le spese in vita. Risaputosi
+ciò, l'altro dì vennero molti vecchi
+a far lo stesso, sperando un egual trattamento.
+Ordinò Adriano che si fregassero
+l'un l'altro. Fece molti buoni ordini.
+Che non fosse lecito ai senatori il
+prendere nè direttamente nè indirettamente
+appalto alcuno di gabelle. Che
+fosse vietato ai padroni l'uccidere i loro
+servi, cioè gli schiavi (il che ne' tempi
+addietro era permesso ai Romani) volendo
+che se si trovavano rei, fossero condannati
+dai giudici. Soffrì nondimeno
+che tenessero prigioni private per li servi
+e liberti. Voleva che i senatori, uscendo
+in pubblico, sempre portassero la toga,
+eccettochè la notte. Tassò le sportole ai
+giudici, riducendole all'antica moderazione.
+Ripudiò le eredità lasciategli da
+persone ch'egli non conosceva; ed anche
+conoscendole, se v'erano de' figliuoli,
+le rifiutò. Dilettossi forte della caccia, ed
+amò sì fattamente alcuni de' suoi cavalli
+e cani, che fece far loro dei sepolcri.
+Talvolta nelle cacce ammazzò orsi, lioni
+ed orse; tanta era la sua destrezza. Non
+voleva che i suoi liberti avessero alcuna
+autorità, nè si credesse che potessero
+qualche cosa presso di lui, perchè attribuiva
+a questa sorta di gente la maggior
+<span class="pagenum"><a name="Page_474" id="Page_474"></a>[474]</span>
+parte dei disordini passati sotto i precedenti
+Augusti. Osservò egli una volta,
+che uno di costoro passeggiava in mezzo
+a due senatori. Mandò tosto uno de' suoi
+domestici a dargli una guanciata, e a
+dirgli: <i>Guardati di camminar del pari con
+persone, delle quali tu puoi tuttavia divenire
+schiavo.</i> Mirabile eziandio parve la
+sua moderazione, perchè quantunque infinite
+fabbriche facesse per tutto l'imperio
+romano, non volle che si mettesse il
+suo nome, se non nel tempio alzato a
+Trajano. Riedificò in Roma il Panteon, lo
+steccato del Campo Marzio, la basilica
+di Nettuno, molti templi, la piazza di Augusto,
+il bagno di Agrippa: contuttociò
+d'ordine suo fu ivi rimesso il nome dei
+primi fondatori. Fabbricò sopra il Tevere
+il ponte chiamato di Adriano, oggidì
+ponte sant'Angelo; e il suo sepolcro vicino
+al Tevere che ora si chiama castello
+sant'Angelo; e il tempio della Buona
+Dea. Fece anche un emissario al lago
+Fucino. Tutte queste azioni ho io raccolte
+sotto quest'anno, benchè spettanti a
+vari tempi, acciocchè sempre più si conosca
+qual imperadore fosse Adriano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXVI" id="CXXXVI"></a>CXXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 20.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Cejonio Commodo Vero</span>,
+e <span class="sc">Sesto Vetuleno Civica Pompejano</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Lucio Cejonio</i>, primo fra questi due
+consoli, quel medesimo è che Adriano
+adottò per suo figliuolo, e destinò alla
+succession dell'imperio. Resta finora in
+disputa l'anno preciso, in cui seguisse
+tale adozione. L'esser egli nominato <i>Lucio
+Cejonio Commodo</i> nei fasti e nelle
+inscrizioni, cioè portando egli i nomi propri
+della sua famiglia sul principio di quest'anno,
+fa abbastanza intendere ch'egli
+non era per anche giunto alla figliuolanza
+di Adriano. Adottato da lui, prese il
+nome di <i>Lucio Elio Commodo</i>, e il titolo
+<span class="pagenum"><a name="Page_475" id="Page_475"></a>[475]</span>
+di <i>Cesare</i>. Però sentenza è di alcuni, che
+in quest'anno solamente seguisse la di
+lui adozione. Altri la riferiscono all'anno
+precedente, perchè nella lettera che
+abbiam detto scritta allora da Adriano
+a suo cognato Serviano, egli dice che gli
+Alessandrini aveano tagliati i panni addosso
+anche <i>al mio figliuolo Vero</i>. E perchè
+a <i>Lucio Elio</i> vien dato il cognome
+di <i>Vero</i> da Sparziano, di cui si crede che
+parlasse Adriano. Io per me ne dubito
+al vedere che Lucio Vero (che fu poi
+Augusto) di lui figliuolo, ricevè da Marco
+Aurelio, e non da suo padre il cognome
+di <i>Vero</i>. Fu poi di parere il padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, che fin dall'anno 130, Adriano
+adottasse il suddetto <i>Lucio Cejonio</i>, ma
+senza conferirgli il titolo di <i>Cesare</i>, e senza
+destinarlo all'imperio: il che poi fece
+nell'anno presente. E con questa idea
+pare che vada d'accordo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano et in Ælio Vero.]</span>.
+Ma non si saprà mai ben intendere, come
+<i>Lucio Cejonio Commodo</i>, se prima del
+presente anno entrò, per via dell'adozione,
+nella famiglia <i>Elia</i>, comparisse negli
+atti pubblici senza il nome di <i>Elio</i>: il
+che poi si osserva fatto nell'anno seguente.
+Certo è che il testo di Sparziano in
+questo racconto ha delle contraddizioni,
+e probabilmente degli errori. Ma lasciate
+da banda queste liti, a noi basterà di sapere
+che <i>Cejonio Commodo</i> fu adottato
+dall'Augusto Adriano, e perciò da lì innanzi
+appellato <i>Lucio Elio</i>, ed ebbe il
+titolo di <i>Cesare</i>, cioè la futura promessa
+dell'imperio: il che credo io fatto solamente
+nell'anno presente. Volle Adriano
+solennizzar questa elezione, con dare al
+popolo romano un congiario, e ai soldati
+un regalo di sette milioni e mezzo, se
+dicono il vero coloro che parlano dell'antica
+moneta. Si fecero correre nel
+circo i cavalli, ed altri divertimenti si
+diedero, che accrebbero l'allegrezza del
+popolo. Fu in oltre esso <i>Elio Cesare</i> disegnato
+console per l'anno avvenire. Il
+dirsi da Sparziano, che questo principe,
+<span class="pagenum"><a name="Page_476" id="Page_476"></a>[476]</span>
+appena adottato, fu creato pretore, e
+poscia andò al governo della Pannonia,
+cagiona non poco imbroglio: perchè, secondochè
+osserva il padre Pagi, esercitò
+egli la pretura nell'anno 130; il che poi
+discorda da altre notizie recate dal medesimo
+storico. E veramente sembra che
+lo stesso Sparziano, siccome lontano da
+questi tempi, non sapesse ben quel che
+dicesse intorno a tali affari. Fors'anche
+non fu lo stesso storico, il qual descrisse
+le gesta di <i>Adriano</i> e la vita di <i>Lucio Elio</i>.
+Sappiamo bensì di certo, che questo
+principe era di cattiva complessione ed
+infermiccio; per altro di vita allegra, e
+data a' piaceri anche illeciti, ornato di
+letteratura, di grazioso aspetto, e tale
+che chi volea male ad Adriano, immaginò
+proceduta la di lui elezione dal riflesso
+piuttosto alla bellezza del corpo, che
+alle virtù dell'animo. Ma s'egli godeva
+poca sanità, anche Adriano cominciò a
+sentire venir meno la sua; anzi Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span>
+e Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span> vanno d'accordo in dire,
+che per cagione appunto di questi suoi
+malori Adriano si risolvesse di eleggersi
+questo figliuolo, con disegno di averlo
+per successore.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXVII" id="CXXXVII"></a>CXXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Telesforo</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Adriano</span> imperadore 21.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Elio Cesare</span> per la seconda volta,
+e <span class="sc">Lucio Celio Balbino Vitulio
+Pio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Cominciò, siccome accennai di sopra,
+a declinare la sanità dell'imperadore Adriano:
+e fu creduto da alcuni originato
+questo sconcerto dalle pioggie e dai freddi
+patiti in tanti suoi viaggi, e massimamente
+perchè egli ebbe in uso per tutti
+i tempi di stare e di andare colla testa
+scoperta. Soleva uscirgli di tanto in tanto
+il sangue dal naso; questo cominciò a
+<span class="pagenum"><a name="Page_477" id="Page_477"></a>[477]</span>
+farsi più copioso. Non poca inquietudine
+per altra parte gli recava l'osservare,
+quanto meschina fosse anche la sanità
+dell'adottato suo figliuolo <i>Lucio
+Elio</i>, di modo che dicono, che stette poco
+a pentirsi di aver messo gli occhi sopra
+di lui, per farsi un successore. Certamente
+fu più volte udito dire: <i>Ci siamo
+appoggiati ad una parete rovinosa, ed
+abbiam gittati via dieci milioni</i>, dati al popolo
+e ai soldati per la di lui adozione.
+Anzi coloro che scrissero la vita d'esso
+Adriano, e nominatamente <i>Mario Massimo</i>,
+portarono opinione ch'egli sapesse
+non dovergli sopravvivere questo figliuolo;
+e ciò per via della strologia, di cui
+egli si dilettava forte, con dirsi insino,
+che Adriano, finchè visse, andava scrivendo
+ciò che ogni dì gli dovea accadere.
+Noi possiamo ben dispensarci dal
+prestar fede a queste fandonie, e v'ha
+contraddizione tra il dire che lo voleva
+per successore, con sapere nello stesso
+tempo che questo successore dovea mancare
+prima di lui. Eppure aggiungono,
+aver più volte Adriano predetta la morte
+d'esso <i>Lucio Elio</i> e pensato a provvedersi
+di un altro successore. Intanto
+Adriano, secondo il consiglio de' medici,
+i quali allorchè non han rimedio ai mali,
+propongono la mutazion dell'aria, si ritirò
+a Tivoli, sperando di migliorar di
+salute con quell'aria migliore. Se si ha
+da credere a Sparziano, egli mandò Lucio
+Elio Cesare al governo della Pannonia,
+dove si acquistò una convenevole
+riputazione. Ma chi mai può persuadersi
+ch'egli malsano volesse allontanare da
+sè un figliuolo anch'esso malconcio di
+sanità, e destinato a succedergli. Par ben
+più verisimile, che Sparziano confondesse
+le azioni e i tempi, e che Lucio Cejonio,
+prima d'essere adottato, esercitasse
+la pretura, e governasse dipoi la Pannonia;
+e che creato Cesare attendesse al
+governo di Roma. Attesta il medesimo
+storico, esser egli stato dopo l'adozione
+talmente in grazia di Adriano, che tutto
+quel che voleva, lo impetrava dall'imperadore,
+<span class="pagenum"><a name="Page_478" id="Page_478"></a>[478]</span>
+anche col solo scrivergli delle
+lettere: il che suppone che potesse anche
+parlargli. In fatti Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> lasciò
+scritto che Adriano, ritiratosi a Tivoli,
+permise che Lucio Elio Cesare restasse
+in Roma. Abbiamo parimente da
+esso Vittore, che stando l'imperadore in
+Tivoli, quivi si applicò per divertirsi a
+fabbricar dei palagi ed altri edifizii, ai
+quali diede il nome di Liceo, Accademia,
+Pritaneo, Canopo, Tempe, ed altri. Attese
+ancora a far de' buoni conviti, e delle
+gallerie di statue e pitture, abbandonarsi
+anche alla lascivia, forse ad imitazione
+di Tiberio. Il peggio fu che si lasciò trasportare
+ad imitar Tiberio anche nella
+crudeltà: ma questo, a mio credere, appartiene
+solamente all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXVIII" id="CXXXVIII"></a>CXXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Igino</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Camerino</span> e <span class="sc">Negro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non si è potuto finora accertare quai
+fossero i prenomi e nomi di questi consoli.
+Da alcuni per sole conghietture furono
+appellati <i>Sulpicio Camerino</i> e <i>Quinzio
+Negro</i>; ma meglio fia l'aspettare che
+si scuopra qualche marmo che meglio ci
+istruisca di questa faccenda. Per quanto
+s'ha dalla cronica antichissima di Damaso <span class="fnote">[Anastas. Bibliothecarius.]</span>,
+sul principio di quest'anno
+<i>san Telesforo papa</i> compiè il corso del
+suo pontificato colla corona del martirio.
+Quantunque Adriano niun editto
+nuovo pubblicasse contra de' Cristiani,
+pure in vigore delle precedenti leggi, e
+per lo mal animo dei sacerdoti gentili,
+noi sappiamo che sotto di lui moltissimi
+Cristiani col sangue loro confermarono
+la fede di Gesù Cristo. Vero è che, per
+attestato di Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, Hist. Ecclesiast., lib. 4, c. 3.]</span> e di san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., de Viris Illustr.]</span>,
+i santi <i>Quadrato</i> ed <i>Aristide</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_479" id="Page_479"></a>[479]</span>
+presentarono ad Adriano le loro apologie
+per la religione cristiana, e che queste
+fecero un buon effetto. Contuttociò non
+mancavano allora dei nemici del nome
+cristiano, che instigavano i giudici da infierire
+contra i pastori della greggia di
+Cristo. A Telesforo succedette nella cattedra
+di san Pietro <i>Igino</i>. <i>Lucio Elio</i>
+Cesare figlio adottivo di Adriano anche
+egli terminò i suoi giorni nel dì primo
+di quest'anno. Pareva che i suoi malori
+gli avessero data posa in guisa tale, che
+egli si era preparato per recitar nelle
+calende di gennaio in senato un'orazione
+composta da lui, o dettata a lui da qualche
+maestro, in rendimento di grazie ad
+Adriano <i>per la sua adozione</i>, come narra
+Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Dissi per la sua adozione:
+parole che non possono mai accordarsi
+coll'opinione del padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, che il
+vuole adottato fin dall'anno 130. V'ha
+chi crede ciò fatto nell'anno 136, non
+avendo egli, come si figurano, per la sua
+poca salute potuto soddisfare nelle calende
+dell'anno precedente. Ma nè pur
+nelle calende di quest'anno gli fu permesso,
+perchè in quel medesimo giorno
+la morte il rapì. Essendo quello il tempo,
+in cui si formavano i voti solenni per la
+salute dell'imperadore, non volle Adriano
+che si facesse piagnisteo alla sepoltura
+di lui. Avea <i>Lucio Elio</i> avuta per moglie
+una figliuola di <i>Domizio Negrino</i>, fatto
+uccidere da Adriano sui principii del suo
+governo; ed essa gli avea partorito un
+figliuolo appellato <i>Lucio Cejonio Commodo</i>.
+Verso questo fanciullo vedremo in
+breve quanto continuasse l'amore e la
+beneficenza di Adriano Augusto.
+</p>
+
+<p>
+Al vedere sconcertati i suoi disegni
+per la morte di Lucio Elio, andò Adriano
+per qualche settimana pensando a
+riparar questa perdita coll'elezione di
+un altro figliuolo; e per buona fortuna
+de' Romani egli fermò il suo guardo sopra
+<i>Tito Aurelio Fulvio</i> (o Fulvo) <i>Bojonio
+Antonino</i>, che era stato console nell'anno
+<span class="pagenum"><a name="Page_480" id="Page_480"></a>[480]</span>
+120. Egli è chiamato <i>Arrio Antonino</i>
+da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Giulio Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Tito Antonino.]</span>
+gli dà i suddetti nomi, e vuole che <i>Arrio
+Antonino</i> fosse avolo materno di esso
+<i>Tito Aurelio</i>. Conosceva molto bene Adriano
+le rare virtù di questo soggetto,
+giacchè egli era uno de' senatori del suo
+consiglio; e però gli fece intendere il disegno
+da lui concepito di adottarlo per
+figliuolo e successor nell'imperio, colla
+condizion nondimeno, che, stante l'esser
+esso Antonino privo di prole maschile,
+anch'egli volesse adottar per figliuolo
+<i>Marco Aurelio Vero</i>, figliuolo di Annio
+Vero, cioè di un fratello di <i>Sabina Augusta</i>
+sua moglie; e <i>Lucio Cejonio Commodo</i>,
+che poco fa dicemmo nato da <i>Lucio
+Elio Cesare</i>, fanciullo allora di circa otto
+anni, perchè nato dell'anno 130. Fu
+dato tempo ad Antonino tanto da pensarvi,
+ed avendo egli poi accettata la favorevol
+offerta fattagli, e le condizioni
+prescritte, <i>Adriano Augusto</i>, la cui sanità
+andava di male in peggio, nel dì 25 febbraio
+fece la solenne funzione di dichiararlo
+suo figliuolo, con dargli il titolo di
+<i>Cesare</i>, e farlo suo collega nella podestà
+tribunizia e nel comando proconsolare.
+Ch'egli ancora ottenesse il titolo d'<i>Imperadore</i>,
+lo stimò il padre Pagi; ma non
+ne abbiamo sufficiente fondamento. Presentò
+Adriano questo suo nuovo figliuolo
+al senato, con dire, <i>che giacchè la morte
+gli avea tolto Lucio Elio, ne avea trovato
+quest'altro, nobile, mansueto e prudente,
+in età da non temere, ch'egli o per temerità
+male operasse, o per debolezza trascurasse
+gli affari</i>. Parea pure che l'elezione
+di un sì degno personaggio avesse
+da tirarsi dietro l'allegrezza e il plauso
+di ognuno: e pure che non può l'ambizione?
+Moltissimi dell'ordine senatorio,
+giacchè cadauno aspirava a sì gran dignità,
+se l'ebbero a male; e sopra gli
+altri <i>Catilio Severo</i>, già stato console, ed
+allora prefetto di Roma, che si teneva in
+pugno l'imperio. Perchè questi dovette
+<span class="pagenum"><a name="Page_481" id="Page_481"></a>[481]</span>
+lasciar traspirare i suoi lamenti, Adriano
+gli levò quella carica prima del tempo
+consueto. L'aver egli in tal congiuntura
+scoperta una tal contrarietà a' suoi voleri,
+con parergli anche per la sua malattia
+di essere oramai sprezzato dal senato,
+cominciò a farlo prorompere in alcune
+azioni di crudeltà. Si credettero alcuni,
+che naturalmente Adriano inclinasse a
+questo vizio, e se ne astenesse per la sola
+paura, tenendo davanti agli occhi il fine
+di Domiziano. Ma Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> lo niega, e
+da quanto abbiam detto finora, può apparire
+che solamente per qualche esaltazion
+di bile incrudelì. Si aggiunse in questi
+tempi una fastidiosa malattia, che gli
+svegliò il mal umore e la rabbia non
+solamente contra degli altri, ma infin
+contra di sè stesso: il perchè venne meno
+in lui la mansuetudine e la clemenza.
+</p>
+
+<p>
+Si sa ch'egli fece morire <i>Serviano</i>
+suo cognato, cioè marito di <i>Paolina</i> sua
+sorella già defunta <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>. Fin qui l'aveva
+egli amato ed onorato sopra gli altri;
+l'avea promosso al terzo consolato, e
+sempre usciva ad incontrarlo fuori della
+camera, ognivoltachè sapeva il di lui arrivo
+al palazzo. Ma dappoichè fu compiuta
+l'adozione di Antonino, nacque
+sospetto in Adriano, che Serviano, benchè
+vecchio di novant'anni, meditasse
+di salire sul trono, deducendolo dall'aver
+egli mandata la cena ai servi della corte;
+dell'essersi un dì messo a sedere con
+gran possesso sulla sedia imperiale che
+stava a canto del suo letto, e dall'esser
+entrato pettoruto nel quartier de' soldati,
+quasi per farsi conoscere tuttavia atto
+al comando. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 69.]</span> espressamente
+scrive, che <i>Serviano</i> e <i>Fosco</i> di lui nipote
+si risentirono per l'elezione di Antonino,
+credendosi aggravati perchè Adriano
+avesse anteposto chi non era parente ad
+un nipote di sua sorella. Perciò Adriano
+li fece uccidere amendue. Raccontano
+che Serviano prima di essere strangolato,
+<span class="pagenum"><a name="Page_482" id="Page_482"></a>[482]</span>
+si fece portar del fuoco, e messovi
+dell'incenso, come in atto di sacrifizio,
+disse: <i>Voi immortali dii, che ho per testimoni
+della mia innocenza, prego di una
+sola grazia, cioè che Adriano, benchè ardentemente
+brami la morte, non possa morire.</i>
+Forse fu una frottola inventata per
+quello che poscia avvenne. Di altri che
+fossero uccisi per ordine di Adriano, non
+parla Dione, che pur fu più vicino a
+questi tempi. Ma Sparziano scrive che
+parecchi altri furono levati dal mondo o
+scopertamente o per insidie; e corse fin
+voce, che <i>Sabina Augusta</i>, la qual forse
+finì di vivere in questi tempi, per veleno
+datogli da Adriano terminasse i suoi
+giorni. Sparziano la tien per una favola.
+In fatti niuno è più soggetto alle dicerie
+del popolo che i gran signori. Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aur. Victor, in Epitome.]</span>, benchè più lontano da questi
+tempi, arrivò a scrivere che Adriano,
+prima di morire, fece ammazzar molti
+senatori; che Sabina per gli strapazzi a
+lei usati dal marito, volontariamente si
+diede la morte; e ch'ella pubblicamente
+sparlava del genio crudele di Adriano,
+con aggiungere di aver fatto il possibile
+di non restare gravida di lui, temendo
+di partorire qualche mostro pernicioso
+al genere umano. È a noi permesso
+il credere che con qualche verità sia mischiata
+una buona dose di falso. E se non
+falla Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Antonino Pio.]</span> in dire, che <i>Marco
+Aurelio</i> adottato per ordine di Adriano
+da <i>Antonino</i>, era figliuolo di un fratello
+di essa Sabina; non sembra già che Adriano
+nudrisse così mal animo contro la
+moglie. Contuttociò convengono tutti gli
+storici in dire, che il merito di tante belle
+azioni fatte da Adriano parve un nulla
+al senato in confronto della morte da
+lui data sul principio del suo governo ai
+quattro personaggi consolari, e agli altri
+sul fin di sua vita, contro replicate promesse
+da lui fatte, di maniera che si era
+messo in testa il medesimo senato di
+non voler accordare gli onori consueti
+<span class="pagenum"><a name="Page_483" id="Page_483"></a>[483]</span>
+dell'empia gentilità ad Adriano defunto,
+siccome vedremo fra poco.
+</p>
+
+<p>
+Cresceva intanto la malattia di esso
+Adriano, e fu in fine dichiarata idropisia,
+accompagnata da dolori e da un insoffribil
+tedio, non solo del male, ma anche
+della vita <span class="fnote">[Dio, lib. 69. Spartianus, in Hadr. Aurelius
+Victor, in Epit.]</span>. Non si stendeva la potenza
+di un imperadore a trovarvi rimedio; e
+quantunque egli ricorresse insino alla
+magia, neppur questa potè aiutarlo. Disperato
+adunque, altro più non desiderava,
+se non di potersi dar la morte da sè
+stesso, o di riceverla con veleno o con
+pugnale da altri. Prometteva impunità e
+danari a chi gli prestasse aiuto in questo;
+ma niuno si sentiva voglia di ubbidirlo.
+Importunato con preghiere e minacce
+il suo medico, questi amò meglio
+di uccidersi da sè stesso, che di abbreviare
+la vita al suo principe. Al medesimo
+fine si raccomandò ad un servo, il quale
+ne corse a dar l'avviso ad Antonino.
+Per animarlo alla pazienza, e levargli di
+capo sì nere fantasie, entrò in sua camera
+esso Antonino Cesare, accompagnato dai
+prefetti del pretorio. Veggendosi scoperto,
+entrò nelle furie Adriano, e comandò
+che si ammazzasse quel servo. Antonino
+il salvò, facendo poi credere ad Adriano
+che il suo ordine era stato eseguito. Oltre
+a ciò gran guardia gli fece fare per
+questo, con dire che crederebbe sè stesso
+reo di omicidio, se avesse tralasciato di
+conservarlo vivo finchè si poteva <span class="fnote">[Spartianus, in Hadrian. Aurel.]</span>.
+Invenzione sua anche fu il far venire una
+donna, che disse ad Adriano d'avere ricevuto
+ordine da una deità di avvisarlo
+che sarebbe guarito: e perchè ella non
+l'avea fatto, era divenuta cieca. Tornò
+poscia a dirgli, d'avere inteso in altro
+sogno, che s'ella baciasse le ginocchia
+ad Adriano, ricupererebbe la vista: e così
+con facilità avvenne. Si finse ancora cieco
+nato un uomo, venuto dalla Pannonia,
+che col toccare Adriano, tornò anch'egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_484" id="Page_484"></a>[484]</span>
+a vedere. Servirono queste imposture
+a quietare alquanto Adriano; e
+tanto più che per accidente, o perchè
+gli fu fatto credere, gli cessò la febbre.
+Volle egli dipoi essere portato a Baja;
+ma quivi nel dì 10 di luglio, in età di
+sessantadue anni, dopo aver detto un
+assai famoso motto, cioè: <i>I molti medici
+hanno ucciso l'imperadore</i>, e dopo aver
+recitato cinque versi sopra l'anima sua,
+destinata agli orrori dell'inferno, finalmente
+morì. Prima di morire, chiamò
+da Roma <i>Antonino</i>, che giunse a tempo
+di vederlo vivo, sebben Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurelio.]</span>
+sembra dire ch'egli andò colà solamente
+per riportarne le ceneri a Roma. Scrive
+Sparziano, che Adriano odiato da tutti,
+fu seppellito in Pozzuolo nella villa di Cicerone,
+dove il suo successore Antonino
+gli fabbricò un tempio, come ad una deità,
+dandogli de' Flamini ed altri sacri
+ministri. Capitolino, per lo contrario, attesta
+che le di lui ceneri furono portate
+a Roma da Antonino, esposte nel giardino
+di Domizia, e riposte nel suo mausuleo
+(oggidì castello sant'Angelo), perchè
+in quello di Augusto non v'era più luogo.
+Succedette a lui nell'imperio <i>Antonino
+Pio</i>, di cui parleremo all'anno seguente.
+E si vuol ben qui ripetere che le lettere
+fiorirono non poco sotto Adriano imperadore
+letterato. Abbiam di sopra fatta
+menzione di <i>Favorino</i> sofista, di <i>Epitteto</i>
+insigne filosofo della scuola stoica, di
+<i>Arriano</i> suo discepolo e di <i>Flegonte</i> liberto
+d'esso Adriano. Oltre ad altri
+scrittori vivuti allora, de' quali si son
+perdute l'opere, furono e son tuttavia in
+gran credito <i>Svetonio Tranquillo</i>, autore
+delle vite de' dodici primi imperadori, e
+massimamente <i>Plutarco</i>, le cui opere
+meritano di essere appellate un dovizioso
+magazzino dell'erudizione greca e latina,
+e dell'antica filosofia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_485" id="Page_485"></a>[485]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXXXIX" id="CXXXIX"></a>CXXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXXXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Igino</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tito Elio Adriano Antonino Augusto</span>
+per la seconda volta, e <span class="sc">Cajo Bruttio
+Presente</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Ebbe il console <i>Presente</i> il prenome
+di <i>Cajo</i>, ciò risultando da una greca iscrizione
+che si legge nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Nov. Inscript., pag. 326, n. 4.]</span>.
+Così da un'altra pubblicata dal
+Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscription, pag. 726.]</span> apparisce che avendo <i>Antonino
+Augusto</i> deposto il consolato, a lui
+fu sostituito <i>Aulo Giunio Rufino</i>. Morto
+Adriano imperadore nell'anno precedente,
+prese le redini del governo <i>Antonino
+Pio</i>, ed ebbe il titolo d'<i>Imperadore</i> (se
+non l'avea ottenuto prima), d'<i>Augusto</i>
+e di <i>Pontefice Massimo</i>. Era egli della famiglia
+<i>Aurelia</i>, originaria di Nimes, città
+della Gallia, e il suo primo nome fu quello
+di <i>Tito Aurelio Fulvo</i> o Fulvio <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>.
+L'avolo suo, che portava lo stesso nome,
+tre volte ebbe l'onore dei fasti consolari:
+due volte il di lui padre. <i>Arria
+Fadilla</i>, sua madre, figliuola fu di <i>Arrio
+Antonino</i>, stato anch'esso console, ed
+uno de' più illustri senatori d'allora. Tito
+Aurelio suddetto si vede poi nominato
+<i>Arrio Antonino</i> con indizio, che l'avolo
+materno l'avesse adottato per figliuolo;
+e certamente fu erede del ricco di lui
+patrimonio. Nacque egli nell'anno 89
+della nostra Era nella villa di Lanuvio.
+Nell'anno 120 dal suo merito fu portato
+al consolato, imperciocchè si univano in
+lui la bella presenza, un ingegno penetrante,
+ma insieme placido e sodo, molta
+letteratura, maggiore eloquenza, e
+sopra tutto una rara saviezza, sobrietà
+ed amorevolezza. Era liberale in donare
+il suo, lontano dal volere quel d'altri, il
+tutto sempre operando con misura e senza
+giattanza. Tale in somma comparve
+<span class="pagenum"><a name="Page_486" id="Page_486"></a>[486]</span>
+agli occhi dei Romani nella vita privata,
+e molto più divenuto imperadore, che i
+saggi l'assomigliavano, e con ragione, a
+Numa Pompilio. Da Adriano fu scelto
+per uno de' quattro consolari che reggevano
+l'Italia. Proconsole dell'Asia fece
+un sì bel governo, che ne riportò plauso
+da ognuno. Poscia ammesso nel consiglio
+di Adriano, costumò in tutto ciò che
+era messo in consulta, di eleggere la sentenza
+più mite. Stimarono alcuni, che
+l'avere Adriano veduto Antonino entrar
+nel senato dando di braccio al d'<i>Annia Galeria
+Faustina</i> sua moglie, tanto si compiacesse
+di quell'atto, che per questo il
+volle suo successore. Ma è ben più da
+credere che a tale elezione si sentisse
+mosso Adriano dalla conoscenza e sperienza
+del senno e delle tante virtù che
+concorrevano in esso Antonino.
+</p>
+
+<p>
+Dappoichè egli ebbe riportate a Roma
+le ceneri di Adriano <span class="fnote">[Spartianus, in Hadriano.]</span>, trovò il senato
+così irritato contro la memoria di
+Adriano per le crudeltà sul principio e
+nell'ultimo di sua vita usate verso l'ordine
+senatorio, che non solamente stava
+forte in negargli i creduti onori divini,
+ma era in procinto di cassar ancora tutti
+i di lui atti e decreti. Entrò in quella
+illustre assemblea il novello imperadore,
+che per la sua adozione fu da lì innanzi
+nominato <i>Tito Elio Adriano Antonino</i>,
+e colle lagrime agli occhi perorò in favore
+del defunto padre così vivamente, che
+avrebbe potuto muovere ogni più duro
+cuore. Vedendo tuttavia i senatori mal
+disposti a compiacerlo, venne all'ultima
+batteria con dire, che dunque non volevano
+nè pur lui per imperadore, giacchè
+se pensavano d'abolir tutti gli atti d'Adriano,
+come di un principe cattivo e
+nemico, fra questi entrava anche la sua
+adozione. A tali parole si piegò il senato,
+non tanto per riverenza ad Antonino,
+quanto per timore de' soldati che erano
+per lui; decretando che Adriano potesse
+<span class="pagenum"><a name="Page_487" id="Page_487"></a>[487]</span>
+aver luogo fra gli dii, benchè personaggio
+da lor tenuto per sanguinario e crudele.
+Puntualmente pagò Antonino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>
+di sua propria borsa alle milizie il regalo
+promesso loro dal padre, e diede al
+popolo un congiario fors'anche vivente
+lo stesso Adriano. Restituì e condonò
+interamente alle città d'Italia l'oro coronario,
+cioè la contribuzione o sia il donativo
+esibito per la sua adozione, e ne
+rilasciò la metà alle provincie fuori d'Italia.
+Rientrato poi in sè stesso il senato,
+e conoscendo che bel regalo avesse fatto
+Adriano con dare alla repubblica romana
+un sì buono, un sì degno successore,
+rivolse le sue applicazioni ad onorar Antonino,
+e a renderselo grato. Gli diede
+il titolo di <i>Pio</i>, che comincia tosto a comparire
+nelle di lui medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>. Crede il
+Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, che questo nome significasse
+<i>Buono</i>, e a lui fosse accordato per
+denotare la singolar sua amorevolezza
+verso il padre, verso i parenti e la patria.
+Anche gli antichi <span class="fnote">[Pausanias, lib. 8. Dio, l. 70. Lampridius
+in Elagabalo.]</span> ne cercarono il motivo;
+chi il credette appellato così pel
+suo rispetto alla religione; altri perchè
+avea salvata la vita a molti condannati
+all'ultimo supplicio da Adriano infermo
+e furioso, ch'egli nascose, e dopo la di
+lui morte rimise in libertà: il che par
+ben più credibile, che il dirsi da Dione
+ciò fatto, perchè sul principio del suo governo
+molti furono accusati per varii
+reati, ed egli non volle che alcun fosse
+gastigato. Il lasciare impuniti certi delitti,
+che turbano la pubblica quiete, non suol
+essere molto glorioso ne' principi, ed è
+nocivo al pubblico. Per altro la clemenza
+è una bella gemma della lor corona,
+e per questo crede Eutropio ch'egli meritasse
+il titolo di Pio. Le medaglie ancora <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>
+battute in quest'anno ci possono
+assicurare che fu onorato Antonino
+col bel nome di <i>Padre della Patria</i>, pel
+<span class="pagenum"><a name="Page_488" id="Page_488"></a>[488]</span>
+qual fece un bel ringraziamento ai Padri.
+Inoltre il senato fece alzar delle statue
+ai genitori, all'avolo paterno e materno
+e ai fratelli già defunti del medesimo Antonino.
+Non ebbe discaro esso Augusto
+che il senato desse anche ad <i>Annia Galeria
+Faustina</i> sua moglie il titolo di Augusta;
+accettò ancora i giuochi circensi
+decretati dallo stesso senato per solennizzare
+il di lui giorno natalizio, che
+correva nel dì 19 di settembre; ma rifiutò
+ogni altra pubblica dimostrazione. Da
+lì a qualche anno determinò il medesimo
+senato, che i mesi di settembre e di ottobre
+in onor suo e di Faustina si chiamassero
+Antoniano, Faustiniano; ma
+ricusò Antonino un sì fatto onore. Trovavansi
+delle persone non poche condannate
+o esiliate da Adriano. Dimandò Antonino
+grazia per loro nel senato, con
+dire che Adriano l'avrebbe chiesta anch'egli.
+A niun di coloro, che lo stesso
+Adriano avea dato dei posti, li levò; anzi
+suo costume fu lasciar continuare
+ne' governi delle provincie per fin sette
+e nove anni coloro ch'erano in concetto
+di governare con illibatezza e prudenza.
+</p>
+
+<p>
+Ebbe Antonino Pio da Faustina sua
+moglie due figliuoli <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> maschi, uno appellato
+<i>Marco Aurelio Fulvo Antonino</i>, e
+l'altro <i>Marco Galerio Aurelio Antonino</i>.
+Amendue giovani erano a lui premorti.
+Due figliuole ancora gli nacquero. La
+maggiore, maritata con <i>Lamia Sillano</i>,
+mancò di vita, allorchè il marito andava
+al governo dell'Asia. Restavagli la
+seconda, cioè <i>Annia Faustina</i>. Avea ordinato
+Adriano, ch'egli la desse in moglie
+a <i>Lucio Vero</i>, cioè a quel medesimo
+che insieme con <i>Marco Aurelio</i> per comandamento
+di Adriano egli avea adottato
+per suo figliuolo. Ma Antonino, dacchè
+cessò Adriano di vivere, riflettendo
+all'età troppo tenera di Lucio Vero, e
+che miglior testa era quella di Marco
+Aurelio, cangiata massima <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurel.]</span>, s'invogliò
+di dar la figliuola ad esso Marco Aurelio,
+<span class="pagenum"><a name="Page_489" id="Page_489"></a>[489]</span>
+contuttochè egli avesse contratti gli sponsali
+con <i>Fabia</i> figliuola di <i>Lucio Cejonio
+Commodo</i>, e sorella del suddetto <i>Lucio
+Vero</i>. Gliene fece far la proposizione per
+Giulia Faustina sua moglie, con dargli
+tempo di pensarvi. Si credette in fine
+Marco Aurelio di assicurar meglio la sua
+fortuna con questo matrimonio; e però
+disciolti gli sponsali suddetti, s'indusse
+ad isposare Annia Faustina. Non si sa
+bene se seguissero tali nozze nell'anno
+presente. Prima anche d'esse Antonino,
+per maggiormente comprovare al destinato
+genero il suo compiacimento ed affetto,
+gli conferì il titolo di <i>Cesare</i>, e il
+disegnò, ad istanza del senato, console
+seco per l'anno seguente, contuttochè
+egli non fosse se non questore, nè avesse
+esercitate altre cariche pubbliche. Il
+fece anche accettare ne' Collegi de' sacerdoti,
+e passare nel palazzo di Tiberio,
+con formargli una corte da par suo, benchè
+egli ripugnasse. Assegnò anche Antonino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>
+in dote alla figliuola tutti i
+suoi beni patrimoniali, con riserbarsene
+nondimeno l'usufrutto sua vita natural
+durante per gli bisogni dello stato. Servono
+le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>, coniate nel secondo
+consolato di Antonino Pio, cioè nell'anno
+presente, per farci conoscere che
+egli diede un re ai Quadi, e un altro
+ai popoli dell'Armenia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXL" id="CXL"></a>CXL</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXL</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Igino</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tito Elio Adriano Antonino Pio Augusto</span>
+per la terza volta e <span class="sc">Marco Elio Aurelio
+Vero Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Siccome il regno di Antonino Pio
+fu regno tutto di pace, perchè quest'ottimo
+principe, privo d'ambizione e nulla
+sitibondo della gloria vana, unicamente
+attese a rendere felici i suoi
+<span class="pagenum"><a name="Page_490" id="Page_490"></a>[490]</span>
+popoli: mestiere che dovrebbe essere
+quello di tutti i regnanti: così la di lui
+vita non ci somministra varietà d'azioni
+da poter empiere gli anni del suo lungo
+imperio. Oltre di che son perite le antiche
+storie, che parlavano de' fatti di lui,
+nè altro ci resta, che la breve sua vita
+scritta da Giulio Capitolino, mancante
+di quel filo ch'è necessario per riferir
+cronologicamente anno per anno le di
+lui imprese. Sia pertanto ora a me lecito
+di riportar qui il ritratto di questo
+insigne Augusto, che anche il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>
+raccolse da esso Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonio Pio.]</span>,
+dai libri di Marco Aurelio <span class="fnote">[Marcus Aurelius, de rebus suis.]</span> suo figliuolo
+adottivo, da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 70.]</span>, e da altri
+pochi rimasugli dell'antichità. Fu Antonino
+Pio provveduto dalla natura di
+un corpo di alta statura e ben fatto, con
+volto maestoso e insieme dolce, con voce
+grata ad udirla; allegro nella conversazione,
+ma senza eccesso; buon economo
+del suo, e insieme liberale e magnifico
+alle occorrenze, con dilettarsi
+molto di stare alla campagna, dove facea
+fruttare i suoi beni, e solea divertirsi
+colla caccia e colla pesca, e in città coll'intervenire
+alle commedie e buffonerie
+degl'istrioni. Studioso della sobrietà,
+anche giunto all'imperio, sempre la
+conservò, contento de' cibi ordinari,
+senza cercarne de' rari e senza lusso:
+con che visse molto, senza bisogno di
+medici nè di rimedi. I suoi conviti o
+pubblici, o privati erano per lo più conditi
+dai discorsi de' suoi commensali amici,
+andando anch'egli talvolta a pranzare
+in casa loro con tutta confidenza.
+Usava <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> la mattina di ammettere alcuno
+all'udienza, di mangiare un tozzo di
+pan secco, per aver lena agli affari, nei
+quali sempre si dimostrò applicato e indefesso.
+Compiacevasi ancora di andar
+come persona privata alle vendemmie
+<span class="pagenum"><a name="Page_491" id="Page_491"></a>[491]</span>
+co' suoi amici; divertimento carissimo
+agli antichi Romani. Anche imperadore
+usò abiti dimessi, senza curarsi di ornar
+molto il corpo, ma neppur mostrandosi
+dimentico della polizia e del decoro.
+Era, dissi, indefesso negli affari e tuttochè
+patisse di quando in quando delle
+micranie, pure appena le avea scrollate,
+che tornava più vigoroso di prima alle
+applicazioni. Quotidiane erano queste,
+perchè non meno de' saggi padri di famiglia,
+che continuamente studiano il
+bene della lor casa, anch'egli, come se
+la repubblica fosse la casa di lui propria,
+senza mai darsi posa, ne procurava i
+vantaggi, vegliava alla sua difesa, e rimediava
+ai disordini e bisogni. Esatto
+anche nelle minime cose (del che fu
+deriso da alcuni, e spezialmente nella
+sua satira da Giuliano Apostata), con
+gran calma <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, e senza fermarsi alle
+apparenze, esaminava a fondo le cose, i
+costumi degli uomini e le ragioni; ma
+nulla spediva degli affari, senza aver
+prima raccolti i pareri di saggi amici e
+di dotti consiglieri. Presa poi con maturità
+una risoluzione, costante e fermo
+era nel volerne l'esecuzione. Tanto nel
+rallegrare il popolo con degli spettacoli
+e con de' congiari, quanto nelle fabbriche
+e in altre azioni di piacere e d'ornamento
+del pubblico, non cercava punto
+con vanità gli applausi del popolo,
+siccome nè pur si metteva pensiero dei
+di lui sregolati giudizii. Facea del bene
+per far del bene, e non per sete di lode;
+e però gli adulatori alla di lui presenza
+perdeano la voce. Nè, come Adriano,
+avea egli gelosia di chi più di lui compariva
+eccellente nell'eloquenza, nella
+conoscenza delle leggi, o in altre arti e
+scienze, anzi tanto più onorava questi
+tali e cedeva loro con piacere. Trovasi
+sopra tutto lodato in lui l'amore della
+religione: falsa religione bensì, ma in
+cui per sua disavventura egli era nato.
+Al contrario ancora di Adriano, si provò
+<span class="pagenum"><a name="Page_492" id="Page_492"></a>[492]</span>
+sempre in lui stabilità nelle amicizie:
+frutto nondimeno del non aver egli ammesso
+al grado di suoi confidenti ed amici,
+se non persone di gran merito per
+l'ingegno e per la virtù. E bastino per
+ora queste poche pennellate del ritratto
+d'Antonino Pio. Da un'iscrizione riferita
+dal Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 268, n. 8.]</span> ricaviamo che in
+questi tempi erano prefetti del pretorio
+<i>Petronio Mamertino</i> e <i>Gavio Massimo</i>.
+Questo Gavio, uomo severissimo, durò
+in quella carica per venti anni, ed ebbe
+per successore <i>Tazio Massimo</i>. Certo è,
+che sotto l'imperio di quest'Augusto
+seguì un'inondazione del Tevere in Roma,
+attestandolo Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>; e il
+padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> pretende ciò avvenuto
+nell'anno presente, per trovarsi una
+medaglia, in cui si legge TIBERIS. Non
+ha sufficiente fondamento una tale opinione.
+Potrebbe ben esser vero ciò che
+egli aggiugne, cioè che in quest'anno
+riuscisse ad Antonino Pio di riportare
+una vittoria de' Britanni per mezzo di
+<i>Lollio Urbico</i> suo legato, con aver poi
+maggiormente ristretti que' popoli con
+un altro muro più in là che quel di Adriano.
+Da altri vien riferita questa vittoria
+all'anno 144.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLI" id="CXLI"></a>CXLI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Igino</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Peduceo Siloga Priscino</span> e <span class="sc">Tito
+Hoenio Severo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> che nell'<i>anno
+terzo</i> dell'imperio di Antonino
+Pio mancò di vita <i>Annia Galeria Faustina</i>
+Augusta sua moglie. Però han creduto
+alcuni avvenuta la sua morte nell'anno
+precedente. Ma il padre Pagi, in
+vigore di un'iscrizione, pubblicata dal
+<span class="pagenum"><a name="Page_493" id="Page_493"></a>[493]</span>
+padre Mabillone, e da me ancora riferita <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 239, n. 3.]</span>,
+in cui è nominata la DIVA, cioè
+la defunta <i>Faustina</i>, moglie d'Antonino
+Angusto console per la terza volta, ornato
+della <i>Quarta Podestà Tribunizia</i>,
+ha sostenuto che Faustina terminasse la
+vita dopo il dì 25 di febbraio dell'anno
+presente, e prima del dì 10 di luglio;
+nel qual tempo correva la quarta podestà
+tribunizia, e il terzo anno dell'imperio
+di Antonino. Forte è questa ragione,
+ma non toglie affatto il sospetto
+che Faustina potesse essere morta nell'anno
+precedente, e quell'iscrizione
+fosse a lei posta nel presente. Per ordine
+del senato fu deificata questa imperatrice;
+alzato a lei un tempio; deputate
+delle donne flaminiche; poste delle statue
+d'oro e d'argento, o sia dorate e inargentate.
+Furono anche in onor suo celebrati
+i giuochi circensi. Tutto ciò fu
+fatto dalla cieca gentilità per onorare
+una donna, la quale, per testimonianza
+di Capitolino, diede da parlare molto di
+sè, per la troppa libertà e facilità di vivere;
+il che Antonino mirava con dolore
+e con somma pazienza dissimulava.
+Che nè pure lo stesso Antonino fosse
+esente da simil difetto, il Platino, il Tillemont,
+ed altri l'hanno creduto e dedotto
+dalla satira ingegnosamente composta
+da Giuliano apostata <span class="fnote">[Julian., de Caesarib.]</span>. Ma non è assai
+chiaro quel passo, e il padre Petavio
+lo pretende una calunnia. Abbiamo solamente
+di certo da Capitolino, che essendo
+mancato di vita, molti anni dopo,
+<i>Tazio Massimo</i> prefetto del pretorio, rammentato
+di sopra, in suo luogo ne furono
+sostituiti due da Antonino, cioè <i>Fabio
+Repentino</i> e <i>Cornelio Vittorino</i>: ed essere
+allora corsa una pasquinata, in cui
+si dicea che <i>Repentino</i> era giunto a quella
+dignità per raccomandazione di una
+concubina dell'imperadore. Di questo
+si può anche dubitare, perchè Antonino
+Pio mancò di vita in età di sessantaquattr'anni,
+<span class="pagenum"><a name="Page_494" id="Page_494"></a>[494]</span>
+ed essendo l'elezion di
+Repentino succeduta negli ultimi tempi
+suoi, non par credibile che un sì saggio
+principe si lasciasse vincere da sregolate
+passioni in quell'età. Oltre di che, secondo
+la falsa morale de' Gentili, non
+erano biasimevoli certi usi od abusi
+d'allora. Dalla vita di Avidio Cassio,
+scritta da Vulcazio Gallicano <span class="fnote">[Vulcat. Gallicanus, in Avidio Cassio.]</span>, abbiamo
+un barlume, che vivente ancora
+Faustina, si ribellò uno non so qual <i>Celso</i>
+contra di Antonino, però nel precedente,
+o nel presente anno, Faustina, sapendo
+quanto fosse inclinato il consorte Augusto
+alla clemenza, gli scrisse che s'egli
+avesse compassion di costui, non mostrerebbe
+d'averla per sua moglie nè
+per gli suoi, perchè se andasse ben fatta
+ai ribelli, essi non avrebbono pietà nè
+dell'imperadore nè di chi è congiunto
+con lui. Ma niun'altra memoria di questo
+Celso ci ha conservata la storia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLII" id="CXLII"></a>CXLII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pio</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Cuspio Rufino</span> e <span class="sc">Lucio Statio
+Quadrato</span>.
+</p>
+
+<p>
+È di parere monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anastas. Bibliothecar.]</span>,
+che in quest'anno, e non già nel precedente,
+come pensò il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, <i>santo
+Igino</i> romano pontefice terminasse la
+sua vita con una più gloriosa morte,
+perchè martire della Fede di Gesù Cristo.
+Certo è bensì, che a lui succedette
+<i>Pio</i> papa. Sappiamo del pari, che anche
+sotto Antonino Pio continuò la persecuzion
+de' Cristiani, non già per editto, non
+già per colpa di questo clementissimo
+imperadore e principe assai conoscente
+che la cristiana religione ed i seguaci di
+essa, per la maggior parte professori della
+virtù, non meritavano gastighi; ma per
+<span class="pagenum"><a name="Page_495" id="Page_495"></a>[495]</span>
+gli precedenti non aboliti editti, e per la
+malvagità de' presidenti e de' giudici, adoratori
+degl'idoli, a' quali non era vietato
+il procedere contro ai cristiani. Però
+circa questi tempi <i>san Giustino</i>, poscia
+glorioso martire, scrisse un'apologia in
+favore de' fedeli, e la presentò ad esso
+imperadore Antonino, dimostrandogli la
+falsità dei delitti attribuiti ai cristiani, e
+l'ingiustizia de' supplizii, a' quali erano
+condannati. L'anno preciso, in cui san
+Giustino compose e presentò all'imperadore
+questa prima sua apologia (perchè
+egli due ne compose) nol sappiamo.
+Fuor di dubbio è, per attestato di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron. et Hist. Eccl., lib. 4.]</span>,
+aver non meno essa, che varie
+favorevoli lettere dei governatori Gentili
+dell'Asia, prodotto buon effetto, avendo
+Antonino dipoi, cioè nell'anno 152, spediti
+ordini che niuno fosse condannato
+perchè fosse cristiano. Nè si potea aspettar
+meno da un imperador tale, ch'era
+la stessa bontà, e che nulla più desiderava
+che di far fiorire la pace e la contentezza
+per tutte le provincie del romano
+imperio. Tanto il portava alla mansuetudine,
+alla clemenza la sua ben radicata
+virtù, che nè pur volea punire le offese
+fatte a lui stesso. Di due sole congiure
+tramate contra di lui parla Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>.
+L'una di <i>Attilo Taziano</i>. Fu questi
+processato e convinto dal senato; ma
+per ordine di Antonino, gastigato col solo
+esilio. Nè volle il buon Angusto, che si
+ricercassero i complici, e verso il di lui
+figliuolo si mostrò in tutte le occorrenze
+sempre mai favorevole. L'altra fu di <i>Prisciano</i>.
+Da che costui si vide scoperto,
+prevenne la clemenza di Antonino con
+darsi la morte da sè stesso. Faceva istanza
+il senato <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, che si procedesse oltre
+per iscoprire gli altri congiurati: vietollo
+Antonino, dicendo, <i>che non era bene il
+far di più, non amando egli di sapere a
+quante persone fosse in odio la sua persona</i>.
+Anche un dì per sospetto, che mancasse
+<span class="pagenum"><a name="Page_496" id="Page_496"></a>[496]</span>
+in Roma il grano, l'insolente popolo
+arrivò a tirargli de' sassi. Ma egli in
+vece di punire il pazzo loro ammutinamento,
+si studiò di placarli con buone ed
+amorevoli ragioni. Perciò sotto di lui
+niuno de' senatori si vide privato di vita.
+Un solo convinto di parricidio, fu condannato
+ad essere portato e lasciato in
+un'isola deserta.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLIII" id="CXLIII"></a>CXLIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pio</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Bellicio Torquato</span> e <span class="sc">Tiberio Claudio
+Attico Erode</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo console, cioè <i>Attico Erode</i>,
+fu uno dei celebri personaggi del suo
+tempo, e trovasi commendato assaissimo
+da Aulo Gellio <span class="fnote">[Aulus Gell., Noct. Attic.]</span> e da Filostrato <span class="fnote">[Philost., de Sophist.]</span>.
+Si racconta di Attico suo padre, cittadino
+di Atene, che avendo trovato un gran
+tesoro, ne scrisse al buon imperadore
+Nerva, per sapere che ne avesse da fare.
+La risposta fu, che ne usasse come
+voleva. Tuttavia temendo egli un dì qualche
+avania dal fisco, gli tornò a scrivere,
+come non osando di valersi di tal grazia;
+e Nerva gli replicò che si servisse
+di ciò che la fortuna gli avea donato,
+perchè era cosa sua. Divenne molto più
+ricco il figliuolo Erode, ma con impiegar
+in bene le sue ricchezze, con aiutare un
+gran numero di persone bisognose. La
+eccellenza sua consisteva nell'eloquenza,
+in cui forse allora non ebbe pari. Avea
+esercitati vari governi, e poi fu scelto da
+Antonino per maestro de' suoi due figliuoli
+adottivi, cioè di <i>Marco Aurelio</i> e di
+<i>Lucio Vero</i>, affinchè loro insegnasse la
+eloquenza greca. Accomodando il padre
+Pagi le azioni degli Augusti <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> alle regole
+da sè stabilite, immagina che in
+quest'anno Antonino Pio celebrasse i
+quinquennali del suo imperio. Ma di ciò
+<span class="pagenum"><a name="Page_497" id="Page_497"></a>[497]</span>
+niun vestigio ci somministra la storia, e
+nè pur le medaglie, le quali, perchè non
+esprimono i diversi anni della podestà
+tribunizia, non ci conducono a discernere
+i precisi tempi delle opere e degli avvenimenti
+di questi tempi. Per altro nè
+pure Antonino Pio lasciò privo il popolo
+romano de' tanto sospirati spettacoli. Abbiamo
+da Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Antonino Pio.]</span>, ch'egli ne diede
+più volte, facendo comparire in essi degli
+elefanti, delle corocotte, delle tigri, e
+insin de' coccodrilli, e de' cavalli marini
+ed altri ammali stranieri, fatti venire da
+tutte le parti della terra. E in un dì solo
+cento lioni si fecero entrar nell'anfiteatro,
+e se ne fece la caccia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLIV" id="CXLIV"></a>CXLIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pio</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Lolliano Avito</span> e <span class="sc">Massimo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè non è sicuro il nome del secondo
+console, cioè di <i>Massimo</i>, chiamato
+da alcuni <i>Cajo Gavio Massimo</i>, io l'ho
+lasciato andare. Il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epistola Consulari.]</span> e il
+padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> portarono opinione, che
+egli si chiamasse <i>Claudio Massimo</i>, e fosse
+quel medesimo che fu uno de' maestri
+di Marco Aurelio, poscia imperadore,
+mentovato da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurel.]</span>, e che da
+Apulejo <span class="fnote">[Apulejus, in Apolog. secund.]</span> vien riconosciuto proconsole
+dell'Africa, con chiaro indicio, che dianzi
+egli era stato console. Pensa all'incontro
+il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span>, seguitato in ciò da altri,
+ch'egli fosse quel <i>Gavio Massimo</i>, che di
+sopra dicemmo avere esercitata la carica
+di prefetto del pretorio per venti anni,
+con citare un'iscrizione, in cui si legge:
+C. GAVIVS C. F. STRABO MAXIMVS
+COS. Ma cotale iscrizione nulla conchiude,
+perchè non si sa di certo che appartenga
+a lui. All'incontro si dee osservare
+<span class="pagenum"><a name="Page_498" id="Page_498"></a>[498]</span>
+detto da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, avere Antonino
+pio arricchiti <i>i suoi prefetti</i>, e donati loro
+<i>gli ornamenti consolari</i>. Suol significar
+questa frase, l'aver solamente ottenuto
+il privilegio di portar la veste palmata,
+di aver la sedia d'avorio, ed altri onorevoli
+segni, conceduti ai veri consoli,
+ma senza essere stato console. Però più
+probabile sembra l'opinione del Noris e
+del Pagi. Tuttavia comparendo essa non
+esente da ogni dubbio, meglio ho creduto
+di nominar solamente <i>Massimo</i> il console
+suddetto. Circa questi tempi, siccome
+abbiamo dagli antichi scrittori cristiani <span class="fnote">[Justin., in Apolog. Eusebius. Tertull.,
+Philastrius et alii.]</span>,
+sboccarono dall'inferno Valentino,
+Cerdone e Marcione, eresiarchi e
+maestri d'altri non meno empii discepoli,
+che si studiarono d'infettar la nostra
+santa religione con istravaganti immaginazioni,
+ed opinioni esecrande, contra
+de' quali poi aguzzarono le lor penne
+varii santi e dottissimi scrittori cattolici.
+Scrivono all'incontro san Giustino ed
+Arnobio, che Antonino Pio, portato dallo
+zelo dell'erronea religione pagana, vietasse
+il leggere i versi dello Sibille, e le
+opere di Cicerone della Natura degli dii,
+e della Divinazione, ed altri simili, perchè
+atti a distruggere le imposture e lo
+stolto culto de' falsi numi. Di ciò nulla
+dicono gli autori della sua vita. Per conto
+de' libri sibillini, finti negli antichi tempi,
+è da vedere il Du-Pin <span class="fnote">[Du-Pin, Dissertat. Préliminair. aux Auteurs
+Ecclésiastiq.]</span>, che dottamente
+esamina questo argomento, senza ch'io
+ne dica una parola di più. Sembra poi
+inverisimile questo divieto delle opere
+di Cicerone, il quale se fosse succeduto,
+tanta era la stima di quello presso i Romani,
+che non avrebbono taciuta sì importante
+particolarità gli scrittori della
+vita di Antonino Pio, giacchè derisero
+Adriano solamente perchè egli apprezzava
+più lo stile di Catone che quello di
+Cicerone.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_499" id="Page_499"></a>[499]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLV" id="CXLV"></a>CXLV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pio</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tito Elio Adriano Antonino Pio Augusto</span>
+per la quarta volta, e <span class="sc">Marco Elio
+Aurelio Vero Cesare</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Si figura il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, che <i>Antonino
+Augusto</i> prendesse questo consolato
+per solennizzare i quinquennali del suo
+imperio, avendo differita questa festa all'anno
+presente, che dovea farsi nel precedente.
+Ma cotal dilazione è immaginata
+da lui, nè fondata se non sopra le regole
+da esso ideate, che patiscono molte difficoltà.
+Credè egli parimente, che in quest'anno
+<i>Lucio Vero</i> suo figliuolo adottivo,
+per attestato di Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>, essendo in
+età di quindici anni, prendesse la toga
+virile: nella qual occasione solevano i
+Romani far festa. Credono altri, che Antonino
+in fatti la facesse con dedicare il
+tempio d'Augusto, da lui ristorato, siccome
+consta dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>. Ma Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>
+scrive diversamente, con dire
+ch'egli in tal congiuntura dedicò il <i>Tempio
+del Padre</i>, cioè di Adriano, e non già
+di Augusto. Dal medesimo autore abbiamo,
+che Antonino Pio lasciò di belle
+memorie, tanto in Roma che altrove,
+con fabbriche sontuose, o fatte di pianta
+o ristorate durante il suo imperio. Cioè
+il tempio dedicato in onore di esso Adriano
+suo padre; il Grecostadio, o sia la
+Grecostasi, edificio, in cui si fermavano
+gli ambasciadori delle nazioni prima di
+essere introdotti nel senato. Questo, già
+rovinato da un incendio, fu da lui rifatto.
+Ristorò similmente l'anfiteatro di Tito,
+per quanto si crede; il sepolcro di
+Adriano; il tempio d'Agrippa, cioè oggidì
+la Rotonda; il ponte Sulpicio di legno
+sul Tevere; il Faro, forse di Pozzuolo
+<span class="pagenum"><a name="Page_500" id="Page_500"></a>[500]</span>
+o di Gaeta. Vedesi in Pozzuolo una
+iscrizione, testimonio di questo <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 543, n. 5.]</span>. Racconciò
+i porti di essa Gaeta e di Terracina.
+Lo stesso benefizio prestò alle Terme
+d'Ostia, all'acquidotto d'Anzio, e al
+tempio di Lanuvio, o sia di Lavinia. Del
+tempio d'Augusto, da lui risarcito, non
+parla Capitolino. Soggiugne bensì, aver
+egli aiutate con danaro molte città, acciocchè
+o facessero delle nuove fabbriche,
+o ristorassero le vecchie, ed aver
+contribuito molto del suo, affinchè i senatori
+ed altri magistrati potessero con
+decoro esercitar i loro impieghi. Pausania <span class="fnote">[Pausanias, lib. 8.]</span>
+fa menzione di varii altri edifizii
+attribuiti nella Grecia al medesimo Antonino
+Augusto. E da un'iscrizione rapportata
+dal marchese Maffei <span class="fnote">[Maffejus, Antiquit. Galliae.]</span> si raccoglie
+ch'egli ristorò le Terme di Narbona
+nella Gallia. Anche di diverse pubbliche
+strade per ordin suo riselciate parlano
+altre iscrizioni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLVI" id="CXLVI"></a>CXLVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pio</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Sesto Erucio Claro</span> per la seconda
+volta, e <span class="sc">Gneo Claudio Severo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto si provava una mirabil tranquillità
+e un delizioso vivere, tanto in
+Roma che in tutto il romano imperio,
+pel savio governo di Antonino Pio, che
+si facea conoscere buon principe, e maggiormente
+padre a tutti i sudditi suoi.
+Marco Aurelio, imperador dopo lui, nello
+scrivere la vita propria <span class="fnote">[Marcus Aur., de rebus suis, lib. 1, §. 26.]</span>, confessa
+d'aver molto imparato dagli esempli e
+dalla voce d'esso Antonino, padre suo
+per adozione, e ci dà un bel saggio della
+maniera da lui tenuta di vivere. Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>
+anch'esso ce ne lasciò qualche
+memoria. L'altezza del grado, a cui era
+pervenuto Antonino, non gli fece punto
+<span class="pagenum"><a name="Page_501" id="Page_501"></a>[501]</span>
+mutare, se non in meglio, i costumi, perchè
+mai non gli andò il fumo alla testa.
+Vivuto da privato con gran moderazione,
+saviezza ed affabilità <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, maggiormente
+continuò ad esser tale divenuto Augusto,
+con ritener lo stesso abborrimento al fasto
+e alla matta superbia, e con istudiare,
+tanto superiore come era, di farsi eguale
+agli altri nobili cittadini: il che, invece
+di sminuire, accresceva negli altri la stima
+e l'amore della maestà imperiale.
+Si faceva egli servire da' suoi schiavi,
+come usavano anche i privati; andava
+alle case degli amici; famigliarmente
+passeggiava con loro, come se non fosse
+imperadore; e voleva che cadauno di
+essi godesse la sua libertà, senza formalizzarsi,
+se invitati non venivano alla cena,
+se, andando egli in viaggio, non l'accompagnavano.
+Costantissimo fu il suo
+rispetto verso il senato, e trattava coi senatori
+in quella stessa guisa e colla medesima
+bontà ch'egli, allorchè era senatore,
+desiderava d'essere trattato dagli
+imperatori. Ritenne sempre il costume di
+render conto di tutto quel che faceva al
+senato ed anche al popolo, allorchè avea
+da pubblicar degli editti. E qualor voleva
+il consolato, o qualche altra carica per
+sè o per gli figliuoli, la domandava al senato
+al pari degli altri particolari. Scrive
+lo stesso Marco Aurelio, suo figliuolo
+adottivo, d'aver fra l'altre avuta a lui
+l'obbligazione d'essere spogliato della
+vanità, appunto dappoichè fu adottato e
+alzato da lui; perchè Antonino gli andava
+insinuando, che si potea vivere anche in
+corte quasi come persona privata: cosa
+appunto praticata da lui, con altre virtù
+commemorate da Marco Aurelio.
+</p>
+
+<p>
+Grave nell'aspetto, nel medesimo
+tempo era cortese, gioviale e dolce verso
+tutti, infin verso i cattivi, ai quali levava
+il poter più nuocere, ma senza punirli
+quasi mai col rigor delle leggi. Quanto
+egli fosse mansueto, tollerante delle ingiurie,
+e nemico del vendicarsi, già si è
+accennato di sopra. Serviranno nondimeno
+<span class="pagenum"><a name="Page_502" id="Page_502"></a>[502]</span>
+alcuni avvenimenti a maggiormente
+comprovarlo. In concetto di uno dei più
+famosi sofisti greci <span class="fnote">[Philostrat., in Sophistis.]</span> fu in questi tempi
+<i>Polemone</i>. La più bella casa che fosse
+nella città di Smirne era la sua. Si
+era abbattuto a passar di là Antonino,
+mentre esercitava la carica di proconsole
+dell'Asia, e vi andò ad alloggiare.
+Polemone, che si trovava fuor di città,
+venuto una notte, ed osservando in sua
+casa tanta foresteria entratavi senza
+licenza sua, ne fece tal rumore e tanti
+lamenti, che il buon Antonino di mezza
+notte stimò meglio di uscirne, e di cercarsi
+un altro albergo. Creato ch'egli
+fu poi imperadore, Polemone venne a
+Roma, ed ebbe tanto animo di andargli
+a fare riverenza. Antonino l'accolse colla
+solita sua cortesia senza che gli turbasse
+l'animo la memoria del passato, e solamente
+con galante maniera gli ricordò
+la sua scortesia, con ordinare <i>che gli
+fosse data una stanza nel palazzo, e che
+persona nol facesse sloggiare</i>. Accadde
+ancora che un commediante andò a lamentarsi
+ad Antonino, e a chiedere giustizia,
+perchè il suddetto Polemone l'avea
+cacciato dal teatro nel bel mezzodì:
+E me, rispose allora l'imperadore, <i>egli
+ha cacciato fuor di casa in tempo di
+mezza notte, e non ne ho fatta querela</i>.
+Bisogna ben credere che l'alterigia e
+l'albagia fossero il quinto elemento della
+maggior parte di que' decantati sofisti
+greci di allora. Antonino, a cui premeva
+forte la buona educazion di Marco Aurelio
+suo figliuolo adottivo fece venir dalla
+Grecia <i>Apollonio</i>, non già il Tianeo,
+ma bensì un filosofo stoico <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, ch'era
+in gran riputazion di sapere allora. Venne
+costui a Roma, menando seco molti
+dei suoi discepoli, che graziosamente,
+per attestato di Luciano <span class="fnote">[Lucianus, in Demonacte.]</span>, furono chiamati
+da Demonatte filosofo cinico <i>Argonauti
+nuovi</i>, perchè tutti in viaggio menati
+dalla speranza di divenir tutti ricconi
+<span class="pagenum"><a name="Page_503" id="Page_503"></a>[503]</span>
+in Roma. Mandò a dirgli Antonino che
+venisse al palazzo, per consegnargli il
+figliuolo; e l'orgoglioso sofista altra
+risposta non diede, se non <i>che toccava
+al discepolo di andar a trovare il maestro,
+e non già al maestro di andare al
+discepolo</i>. In somma l'essere dotto e
+prudente non è lo stesso: e pur troppo
+il sapere suol mandare de' fumi alla testa.
+Si mise a ridere Antonino, e disse:
+<i>Mirate che bel capriccio! A costui non
+è incresciuto di venir sì da lontano a
+Roma, ed ora gl'incresce di venir solamente
+dalla sua casa al palazzo.</i> Contuttociò
+permise che Marco Aurelio andasse
+a prendere le lezioni, dove Apollonio
+volle, e durò fatica a contentar costui
+nel salario. Un saggio ancora della sua
+mansuetudine diede il buon Antonino
+nel visitar che fece la casa di <i>Valerio
+Omulo</i> <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>. Al vedere le belle colonne di
+porfido, delle quali essa era ornata, se
+ne maravigliò, e dimandò onde le avesse
+avute. Omulo, in vece di gradire la stima
+che facea un imperadore degli ornamenti
+di sua casa, sgarbatamente gli rispose:
+<i>In casa d'altri si ha da essere mutolo e
+sordo.</i> Tanto questa impertinenza, quanto
+altri motti pungenti del medesimo Omulo,
+persona satirica e maligna, sopportò
+sempre con pazienza il buon imperadore
+Antonino, senza far valere giammai i
+diritti della maestà imperiale, e senza
+farne mai vendetta.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLVII" id="CXLVII"></a>CXLVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pio</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Largo</span> e <span class="sc">Messalino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Cresceva ogni dì più l'affetto di Antonino
+Pio verso di <i>Marco Aurelio Cesare</i>,
+non solamente perchè figliuolo suo
+adottivo e marito di <i>Faustina</i> sua figlia,
+ma perchè scopriva in lui ben radicata
+la saviezza con altre virtù che insegnava
+<span class="pagenum"><a name="Page_504" id="Page_504"></a>[504]</span>
+la filosofia di quei tempi, e per le quali
+meritò poi di essere appellato <i>Marco
+Aurelio Antonino il Filosofo</i>. Avendogli
+appunto <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurel.]</span> Faustina partorita una figliuola,
+cioè <i>Lucilla</i>, maritata poi con
+<i>Lucio Commodo</i>, o sia <i>Lucio Vero</i>, da che
+divenne Augusto, volle Antonino Pio
+esaltar maggiormente l'amato suo genero
+e figliuolo, conferendogli in questo
+anno la <i>Tribunizia Podestà</i>, <i>l'imperio
+proconsolare</i> fuori di Roma, e il diritto
+di far cinque relazioni in qualsivoglia
+senato. Pretende il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, che
+Marco Aurelio fosse in quest'anno ancora
+dichiarato <i>Imperadore</i> e <i>Collega
+dell'Imperio</i> con suo padre Antonino.
+Il cardinal Noris pretese di no, e par
+ben più sicura la di lui opinione. Il gius
+della quinta relazione, conferito a Marco
+Aurelio, non conveniva ad un imperadore,
+la cui autorità non era ristretta,
+ma si stendeva a quello che gli piaceva.
+Scrive inoltre Capitolino, che quel maligno
+uomo di <i>Valerio Omulo</i>, di cui poco
+fa si è parlato, osservata un giorno <i>Domizia
+Calvilla</i>, madre di Marco Aurelio,
+la quale, dopo il presente anno, venerava
+in un giardino la statua di Apollo, disse
+sotto voce ad Antonino: <i>Colei prega
+ora, che tu chiuda gli occhi, e suo figliuolo
+sia imperadore.</i> Non ne fece alcun
+caso l'imperadore; tanto era conosciuta
+la probità di Marco Aurelio, tanta
+era la modestia nel <i>principato imperatorio</i>;
+le quali ultime parole non
+si sa se si abbiano da riferire a Marco
+Aurelio, oppure ad Antonino stesso, regnante
+con tal moderazione, che non
+credeva dovergli alcuno augurare la
+morte. Pareva ancora che Antonino
+Pio portasse affetto all'altro suo figliuolo
+adottivo, cioè a Lucio Commodo <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>;
+ma era ben differente il calibro di questo
+amore. Imperciocchè finchè visse,
+il lasciò sempre nello stato di persona
+privata, senza mai conferirgli il titolo di
+<span class="pagenum"><a name="Page_505" id="Page_505"></a>[505]</span>
+<i>Cesare</i>, nè altra dignità, per cui apparisse
+che destinava ancor lui all'imperio.
+Era egli solamente appellato <i>Figliuolo
+dell'Imperadore</i>, e quando Antonino usciva
+in campagna, Lucio Commodo
+non andava in carrozza col padre, ma
+bensì nel cocchio del capitan delle guardie.
+Tuttociò chiaramente apparisce da
+quanto ne scrisse Capitolino; falsa perciò
+o adultera si può credere qualche
+medaglia o iscrizione, che sembra insinuare
+il contrario <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs. Pagius,
+Crit. Baron.]</span>. Conosceva assai
+Antonino Pio i difetti di questo giovinetto,
+ma non lasciava di compatirlo,
+ed amava in lui la semplicità dell'ingegno,
+e l'andar egli alla buona nella sua
+maniera di vivere. Abbiamo dalla cronica
+alessandrina <span class="fnote">[Chron. Pascale, Histor. Byzantin.]</span> che nell'anno
+presente Antonino Pio esercitò la sua
+liberalità verso i debitori del Fisco, con
+rimettere loro tutto il debito, e bruciar
+pubblicamente le cedole delle loro obbligazioni.
+Ancor questo possiam conghietturare
+fatto per solennizzar maggiormente
+la promozion predetta di
+Marco Aurelio a maggiori onori. Correndo
+intanto l'anno novecentesimo
+dalla fondazion di Roma, sono stati di
+parere alcuni dotti uomini che nell'anno
+presente si celebrassero in Roma i giuochi
+secolari con somma magnificenza.
+L'ha negato il padre Pagi. Ma Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, secondo l'edizione del padre
+Scotto, può abbastanza assicurarcene
+in dicendo: <i>Celebrato magnifice
+Urbis nongentesimo.</i>
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_506" id="Page_506"></a>[506]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLVIII" id="CXLVIII"></a>CXLVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pio</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Torquato</span> per la terza volta, e
+<span class="sc">Marco Salvio Giuliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Pietro Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consular.]</span>, accuratissimo
+illustratore dei Fasti consolari dell'anno
+146 dell'Era Cristiana sino al fine,
+chiama il secondo console <i>Cajo Giuliano
+Vetere</i>, ricavandolo da un'iscrizione
+riferita dal Gudio. Ma converrebbe prima
+accertarsi, se le tante iscrizioni pubblicate
+dal Gudio fossero tutte di buon
+conio ed esenti da ogni sospetto: il che
+non sarà sì facile. Quanto a me vo' giudicando
+più sicuro partito il chiamar
+questo console <i>Marco Salvio Giuliano</i>,
+giurisconsulto celebratissimo di questi
+tempi, milanese di patria, perchè tale si
+trova appellato in una iscrizione da me
+data alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 329, n. 3.]</span>, e perchè sappiamo da
+Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Didio Juliano.]</span>, esser egli stato console
+due volte. Se il console dell'anno presente
+fosse stato <i>Cajo Giuliano Vetere</i>,
+l'anno sarebbe stato notato <i>Torquato et
+Vetere Coss.</i> perchè l'ultimo cognome
+o soprannome soleva enunziarsi, secondo
+l'uso più familiare d'allora. Ma in
+tutt'i fasti antichi noi troviamo solamente
+<i>Torquato et Juliano Coss.</i> Forse
+anche si può dubitare, se questo <i>Torquato</i>
+fosse appellato console <i>per la terza
+volta</i>. Che in quest'anno si celebrassero
+in Roma i decennali di Antonino
+Pio Augusto, chiaramente apparisce
+dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span> che ne parlano e
+rammentano i voti pubblici fatti per la
+di lui salute. Crede il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>,
+che nell'anno presente <i>san Giustino</i>
+presentasse ad Antonino Pio la sua prima
+apologia, creduta un pezzo la seconda,
+in difesa della religione cristiana.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_507" id="Page_507"></a>[507]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXLIX" id="CXLIX"></a>CXLIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXLIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pio</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Servio Scipione Orfito</span> e <span class="sc">Quinto Nonio
+Prisco</span>.
+</p>
+
+<p>
+Se crediamo al Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consular.]</span>, il primo
+console fu <i>Sergio Scipione Orfito</i>; in
+prova di che egli cita quattro iscrizioni
+della Raccolta di Marquardo Gudio, nelle
+quali chiaramente si legge <i>Sergio</i>. Ma
+io torno a dire (e ne chieggo perdono):
+convien andar cauto a fidarsi de' marmi
+del Gudio, dati alla luce pochi anni sono.
+A buon conto la prima di quelle iscrizioni,
+che si dice data sotto questi consoli,
+è patentemente falsa, perchè vi si
+parla delle <i>Terme Costantiniane</i>, che certo
+non erano per anche nate. Ho io dunque
+dato ad esso <i>Orfito</i> il prenome di
+<i>Servio</i>, perchè nelle iscrizioni rapportate
+dal Panvinio e dal Grutero si legge SER.
+che significa <i>Servio</i> e non <i>Sergio</i>. Pensa
+il Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> che questo console s'abbia
+da appellare <i>Sergio Vettio Scipione Orfito</i>.
+Del prenome ho parlato. Per conto
+del nome di <i>Vettio</i>, lo reputo cosa dubbiosa.
+Anche lo Spon <span class="fnote">[Sponius, Section. III, num. 28.]</span> rapporta un'iscrizione,
+in cui il secondo console è
+appellato <i>Sosio Prisco</i>. Sarebbe da vedere,
+se quella fosse un'iscrizione sicura,
+in cui comparisce un liberto di Tito Augusto,
+cioè di un principe morto sessanta
+anni prima. In ogni caso col Fabretti si
+può immaginare ch'egli fosse chiamato
+<i>Nonio Sosio Prisco</i>. In un mattone antico
+da me rapportato <span class="fnote">[Thesaur. Nov. Inscription., pag. 330, n. 3.]</span> egli vien chiamato
+<i>Priscino</i>, o per vezzo o per distinguerlo
+da un altro <i>Prisco</i>. Parlando le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>
+di quest'anno di una munificenza
+usata dall'imperadore Antonino al popolo
+romano, stima il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> ciò
+<span class="pagenum"><a name="Page_508" id="Page_508"></a>[508]</span>
+fatto per la celebrazione dei decennali
+dell'imperio cesareo di Marco Aurelio.
+Se sia vero, niuno lo potrà dire. Piena
+avea la testa esso padre Pagi di quinquennali,
+decennali, quindecennali, vicennali,
+ec. tutto riferendo ad essi; ma
+non poco è da diffalcare dalle regole sue.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CL" id="CL"></a>CL</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CL</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Gallicano</span> e <span class="sc">Vetere</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il prenome e nome di questi consoli
+son tuttavia incerti. Ha creduto il Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consul.]</span>,
+che il secondo si chiamasse
+<i>Cajo Antistio Vetere</i>, perchè si trova sotto
+Domiziano un personaggio di tal nome.
+La conghiettura è assai debole. Meno
+si può accordare al Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, il
+chiamare il primo di questi consoli <i>Glabrione
+Gallicano</i>, e al Bianchini <span class="fnote">[Blanc., ad Anastas. Bibliothecar.]</span> l'appellarlo
+<i>Quinto Romulo Gallicano</i>, senza
+che essi ne adducano pruove sufficienti.
+Nell'anno presente, secondo i conti del
+medesimo Bianchini, passò a miglior vita
+<i>s. Pio</i> pontefice romano, coronato col
+martirio, e sulla cattedra di san Pietro
+fu posto <i>Aniceto</i>. Truovansi medaglie
+battute in quest'anno dal senato e popolo
+romano <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>, in cui vien dato ad Antonino
+Pio il titolo di <i>Ottimo Principe</i>; e si
+dice che egli ha accresciuto il numero
+de' cittadini. Ben giustamente si meritò
+questo imperadore un sì glorioso titolo,
+perchè egli spendeva tutti i suoi pensieri
+e le sue applicazioni per procurare il
+pubblico bene, tanto di Roma, quanto di
+tutte le provincie dell'imperio romano <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>.
+Sapeva egli esattamente lo stato d'esse
+provincie, e quanto se ne ricavava. Raccomandava
+agli esattori de' tributi di procedere
+senza rigore, molto più senza avanie
+nel loro uffizio; e qualora mancavano
+<span class="pagenum"><a name="Page_509" id="Page_509"></a>[509]</span>
+a questo dovere, gli obbligava a render
+conto rigorosamente della loro amministrazione.
+La porta e gli orecchi suoi
+erano sempre aperti a chiunque si trovava
+aggravato da sì fatti ministri, abborrendo
+egli troppo di arricchirsi colle
+lagrime e coll'oppressione de' sudditi.
+Però sotto il suo regno furono ricche e
+floride le provincie romane tutte. Che se
+ad alcuna incontravano inevitabili disastri
+di carestie, tremuoti, epidemie e simili
+malanni, si trovava in lui un'amorevol
+prontezza ad esentarle per un
+convenevole tempo dalle imposte. Le sue
+maggiori premure riguardavano la giustizia;
+e però quanto egli era attentissimo
+e indefesso nel farla, tanto ancora
+si studiava di scegliere chi credeva abile
+ed inclinato ad amministrarla agli altri.
+Chi più si distingueva in questo, più veniva
+da lui amato e promesso a gradi
+maggiori. Molti editti fece in bene del
+pubblico, servendosi de' più celebri giurisconsulti
+d'allora, cioè di <i>Vinidio Vero</i>,
+<i>Salvio Valente</i>, <i>Volusio</i>, <i>Metiano</i>, <i>Ulpio Marcello</i>
+e <i>Jaboleno</i>. Vietò il seppellire i morti
+nelle città, perchè doveva esser ito in
+disuso il rigore delle antiche leggi. L'aggravio
+delle poste con savii regolamenti
+fu da lui scemato. Probabilmente è di
+lui una legge, citata da santo Agostino <span class="fnote">[August., de Adulter. Conjug., lib. 2, cap. 8.]</span>,
+che non fu lecito al marito il volere
+in giudizio gastigata la moglie per
+colpa di adulterio, quando anch'egli fosse
+mancato di fedeltà verso della stessa.
+Se talun veniva <span class="fnote">[Marcus Aurel., lib. 1, cap. 16, de Rebus
+suis.]</span> per proporgli qualche
+cosa utile al pubblico, con piacere
+la ascoltava; e lo stesso allegro volto faceva
+a chiunque gli dava qualche buon
+avviso, senza aversi a male che quei del
+suo consiglio s'opponessero al di lui
+sentimento, nè che vi fossero persone, le
+quali ingiustamente disapprovassero il
+governo suo. Molto ancora onorava i
+veri filosofi: diede pensioni e privilegi
+per tutto l'imperio romano, tanto ad essi
+<span class="pagenum"><a name="Page_510" id="Page_510"></a>[510]</span>
+che ai professori dell'eloquenza. Sopportava
+poi que' filosofi, ch'erano tali
+solamente in apparenza, e senza mai
+rimproverar loro la superbia od ipocrisia.
+E questo basti per ora delle ragioni,
+per le quali si meritò Antonino Pio l'eminente
+elogio di <i>Principe Ottimo</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLI" id="CLI"></a>CLI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Sesto Quintilio Condiano</span> e <span class="sc">Sesto
+Quintilio Massimo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Senza i prenomi di <i>Sesto</i>, il Pagi e
+il Relando ed altri aveano proposto i
+consoli presenti. Loro l'ho aggiunto io
+in vigore d'un'iscrizione che si legge
+nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 330, n. 5.]</span>. Nuovo non è,
+che due fratelli portino il medesimo prenome.
+Il cognome o sia soprannome li
+distingueva. Nelle medaglie di Antonino
+Pio <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imper.]</span> spettanti all'anno presente, è fatta
+menzione dell'<i>Annona</i>, cioè della provvision
+di grani, fatta dal buon imperadore
+per sollievo del popolo romano. Se
+ne trova menzione anche sotto altri anni.
+Ben sollecito in sì importante affare
+fu Antonino Augusto <span class="fnote">[Capitol., in Antonino Pio.]</span>, trattandosi di
+provvedere di vitto all'immenso popolo
+allora abitante in Roma. Un anno ancora
+vi fu, in cui si patì una grave carestia.
+Servì questa a far meglio conoscere il
+generoso ed amorevol cuore del principe.
+Abbondante provvision da ogni parte
+fece egli di grano e d'olio e di vino colla
+sua propria borsa, e tutto gratuitamente
+donò al suo popolo. Pareva che
+questo imperadore inclinasse troppo al
+risparmio, e quasi all'avarizia; ma ciò
+che veniva disapprovato dall'ignorante
+popolo, nell'estimazion de' saggi era uno
+de' suoi più begli elogi. Levò egli via
+moltissime pensioni date da Adriano a
+delle persone inutili, con dire, <i>che era
+<span class="pagenum"><a name="Page_511" id="Page_511"></a>[511]</span>
+cosa indegna, anzi crudele, il lasciar divorare
+il pubblico da chi non gli prestava
+servigio alcuno. A Mesomede Candiotto</i>,
+poeta e sonator di lira, che dovea
+essere ben eccellente nell'arte sua, perchè
+di lui parlano con lode Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>
+e Suida, sminuì Antonino il salario. Vendè
+ancora vari addobbi ed altre cose
+superflue de' palazzi imperiali, ed alcuni
+poderi ancora: del che probabilmente si
+fecero molte dicerie. Pure tutto ciò era
+per pubblico bene, e non per ammassar
+tesori, perchè Antonino in occasione
+magnificamente spendea, se così richiedeva
+il bene e il bisogno della repubblica,
+e il risparmio suo tendeva al non
+aggravar mai di nuove imposte i popoli.
+Se dice il vero Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span>, occorrendo
+qualche guerra, o pur altro bisogno di
+regalare i soldati, non richiedeva egli
+danari da alcuno, non imponeva gabelle;
+ma, messi pubblicamente all'incanto gli
+ornamenti del palazzo, e fin le gioie ed
+altri arredi della moglie Augusta, col ricavato
+soddisfacea i soldati. Passata poi
+quella necessità, procurava di ricuperar
+le cose preziose vendute, con rifonderne
+il prezzo. Alcuni le restituivano; ma altri
+no, senza che Antonino se ne sdegnasse,
+nè inquietasse per questo i compratori.
+Noi vedremo all'anno 170, che Marco
+Aurelio suo successore fece lo stesso,
+talmente che si può fondatamente sospettare
+che Zonara si sia ingannato attribuendo
+questo fatto glorioso ad Antonino
+Pio, quando esso unicamente si può
+credere di Marco Aurelio Antonino.
+Guardossi egli sempre dall'imprendere
+alcun viaggio lungo. Il suo andar più
+lontano era nella Campania e alle terre
+che possedeva nelle vicinanze di Roma;
+perchè diceva di sapere quanto costasse
+ai popoli la corte d'un imperadore in
+viaggio, ancorchè egli camminasse con
+poco seguito. Doveva ben esso Augusto
+avere inteso i lamenti delle città per li
+tanti viaggi fatti da Adriano, o pure da
+<span class="pagenum"><a name="Page_512" id="Page_512"></a>[512]</span>
+Domiziano. E quanto egli fosse alieno
+dal succiar il sangue de' sudditi, lo fece
+ben vedere <span class="fnote">[Capitolin., in Antonino Pio.]</span> con levar via tutti gli accusatori
+che abbondavano in altri tempi,
+perchè toccava loro la quarta parte
+delle condanne. Però sotto di lui il fisco
+fece poche faccende. Avea questo usato in
+addietro d'ingojar le sostanze di quei
+governatori, giudici ed altri ministri,
+contra de' quali o le comunità o i privati
+avessero intentate querele per danari
+indebitamente presi nel loro uffizio; Antonino
+restituì ai loro figliuoli i beni confiscati,
+con obbligo nondimeno di rifare
+ai provinciali il danno ad essi dato. Nè
+egli fu mai veduto accettar eredità a lui
+lasciate da chi avea de' figliuoli. Se s'ha
+da credere a Zonara <span class="fnote">[Zonar., in Annal.]</span>, egli bruciò ed
+abolì il senatusconsulto fatto da Giulio
+Cesare, con cui era proibito il far testamento,
+in cui non fosse lasciata all'erario
+della repubblica una determinata
+parte dell'eredità. Parla anche Pausania <span class="fnote">[Pausanias, lib. 8.]</span>
+d'una legge, per cui chi avea la
+cittadinanza romana per privilegio, senza
+che questa si stendesse ai suoi figliuoli,
+l'eredità sua dovea passare ad altri
+cittadini, o pure al fisco, restandone
+privi essi suoi figliuoli. Ma Antonino più
+riguardo avendo alle leggi dell'umanità,
+che all'altre inventate dall'avarizia
+de' principi cattivi, volle che ne' loro figli
+passasse l'eredità paterna.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLII" id="CLII"></a>CLII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperadore 15.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Acilio Glabrione</span> e <span class="sc">Marco Valerio
+Omulo</span> o sia <span class="sc">Omullo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Questo <i>Omulo</i> o <i>Omullo</i>, console, quel
+medesimo è che abbiam veduto di sopra,
+di genio satirico e maligno. Può essere
+che Antonino non avesse a male la libertà
+del di lui parlare, anzi prendesse per
+<span class="pagenum"><a name="Page_513" id="Page_513"></a>[513]</span>
+buffonerie gustose i di lui motti piccanti,
+o pure che coi benefizii volesse guadagnar
+la di lui tagliente lingua in suo favore.
+Da molti letterati vien creduta data
+in quest'anno la lettera <span class="fnote">[Eusebius, Hist. Eccles., lib. 4, c. 13.]</span> di Antonino
+Pio a varie città dell'Asia in favor dei
+cristiani, comandando di non inferir loro
+molestia per cagion della loro religione,
+ma solamente in caso d'altri delitti vietati
+dalla legge comune. Altri han preteso
+ch'essa lettera sia di <i>Marco Aurelio</i> Augusto,
+e però spettante agli anni del suo
+imperio. Certo è che si parla in essa di
+vari tremuoti accaduti allora nell'Asia,
+de' quali i ciechi o nemici Gentili soleano
+sempre accagionare la religion cristiana.
+Ora Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span> lasciò scritto, che,
+regnando Antonino Pio, varie disavventure
+pubbliche accaddero, cioè la fame,
+di cui abbiam parlato, e la rovina del
+Circo, un fiero tremuoto, per cui molte
+città e terre dell'isola di Rodi e dell'Asia
+furono atterrate. In Roma un terribile
+incendio consumò trecento quaranta tra
+isole e case. Per isole si crede che gli
+antichi appellassero le case separate dall'altre;
+con tale opinione pare che non
+s'accordi la descrizion di Roma a noi
+venuta da Publio Vittore, perchè ivi sono
+attribuite a quella gran città <i>Insulae per
+totam Urbem XLVI Millia et DCCII</i>, e
+solamente <i>Domus MDCCXC</i>. Col nome
+di <i>Domus</i> paiono indicati quei che ora
+chiamiamo <i>palazzi</i>; col nome d'<i>isole</i>
+le ordinarie case del popolo romano, l'una
+dall'altra distinte, ma insieme coi muri
+unite. Anche le città di Narbona e di
+Antiochia, e la gran piazza di Cartagine,
+rimasero maltrattate da un somigliante
+flagello del fuoco. Parla Ancora Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span>
+de' tremuoti succeduti allora, che rovesciarono
+varie città della Bitinia e dell'Ellesponto,
+con abbattere specialmente
+il tempio di Cizico, creduto il più grande
+e il più bello che fosse allora in Asia.
+<span class="pagenum"><a name="Page_514" id="Page_514"></a>[514]</span>
+Servirono queste pubbliche sciagure a far
+maggiormente risplendere la liberalità di
+Antonino Pio; perchè a sue spese furono
+rifatte varie di quelle città, o pure contribuì
+egli non poco per aiutare i popoli
+a rifarle. Aristide <span class="fnote">[Aristid., Oration. 16.]</span>, sofista celebre, attesta
+che il gran tempio di Cizico fu poi
+terminato sotto l'impero di Marco Aurelio
+Augusto.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLIII" id="CLIII"></a>CLIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 16.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Bruttio Presente</span> e <span class="sc">Aulo Giunio
+Rufino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imper.]</span> coniate nell'anno
+presente ci fanno vedere la Vittoria
+che mette in capo all'imperadore
+una corona d'alloro, possiamo ben conghietturare
+che in questi tempi avessero
+qualche guerra i Romani, benchè non
+apparisca che Antonino prendesse se non
+due volte il nome d'<i>imperadore</i>, significante
+Vincitore. Scrive Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>,
+aver egli amata sommamente la pace,
+con andare in varie occasioni ripetendo
+quel detto di Scipione, <i>che gli era più
+caro di salvare un sol cittadino romano,
+che di uccidere mille nemici</i>. Ma altro è
+l'amar la pace, ed altro non aver guerra.
+Anche i principi di genio pacifico
+sono talvolta, loro malgrado, costretti a
+guerreggiare, e se Antonino non andò
+mai in persona alla guerra, vi mandò
+bene i generali suoi. Già abbiamo accennata
+di sopra quella della Bretagna,
+felicemente compiuta da <i>Lollio Urbico</i>.
+Abbiamo dallo stesso Capitolino, che questo
+Augusto mandò delle sue milizie in
+soccorso degli Olbiopoliti, che erano in
+guerra coi Taurosciti verso il Ponto, e
+colla forza dell'armi obbligò que' barbari
+a dar degli ostaggi agli Olbiopoliti.
+<span class="pagenum"><a name="Page_515" id="Page_515"></a>[515]</span>
+Da san Giustino <span class="fnote">[Justinus, in Dialog. contra Triphon.]</span> si può inoltre dedurre,
+che avendo fatto i Giudei qualche
+nuova ribellion nel loro paese, furono
+messi in dovere dalle armi di Antonino
+Augusto. Di maggiori notizie intorno a
+ciò non abbiamo, perchè son perite le
+antiche storie. Per altro attesta Capitolino,
+che questo imperadore non mai volontariamente,
+ma per non potere di meno,
+fece moltissime guerre, valendosi in
+esse de' suoi legati, o sia de' suoi luogotenenti.
+E a lui pare che si possa più
+credere che ad Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, il
+quale scrive, aver Antonino senza guerra
+alcuna governato per ventitrè anni il romano
+imperio.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLIV" id="CLIV"></a>CLIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 17.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Elio Aurelio Commodo</span> e <span class="sc">Tito
+Sestio Laterano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo console, cioè <i>Laterano</i>, è
+chiamato da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Lucio Vero.]</span> <i>Sestilio Laterano</i>,
+e in un'iscrizione greca presso il
+Grutero, <i>Tito Sestio Laterano</i>. Perchè
+il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> trovò <i>Lucio Sestio
+Sestino Laterano</i> console trecento sessantasei
+anni prima dell'Era cristiana,
+conchiuse egli, che <i>Sestio</i> e non <i>Sestilio</i>
+fosse il nome ancora di questo console.
+Ma non toglie ogni dubbio cotale osservazione;
+e potrebbe anche nascere sospetto,
+se il marmo greco del Grutero
+fosse assai esattamente copiato. A buon
+conto il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consular.]</span> ne cita un altro
+latino, in cui leggiamo <i>Sestilio Laterano</i>,
+ed <i>Aquilio Orfito Consoli</i>: il che s'accorda
+col testo di Capitolino. Vien qui
+portata dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consular.]</span> un'iscrizione
+del Gudio, dove questo console si vede
+appellato <i>Sestio Sestilio Laterano</i>. Ma
+<span class="pagenum"><a name="Page_516" id="Page_516"></a>[516]</span>
+non si può far fondamento sopra i marmi
+del Gudio. Il prenome di <i>Sesto</i> combatte
+coll'iscrizion gruteriana. Quivi si
+trovano <i>Cassari</i>, artefici di nome sospetto,
+e <i>Scambillari</i>, che certo dovrebb'essere
+<i>Scabilluri</i>. Forse perchè il Gudio,
+uomo dottissimo, s'avvide che non erano
+sicuri tutti i marmi ch'egli aveva raccolti,
+non li volle mai pubblicare in sua
+vita. S'è poi trovato chi meno scrupoloso
+di lui gli ha dati dopo la sua morte alle
+stampe. Il console primo ordinario di
+quest'anno è <i>Lucio Elio Aurelio Commodo</i>,
+quel medesimo che fu adottato da
+Antonino Pio <span class="fnote">[Capitol., in Lucio Vero.]</span>, nè avea altro onorifico
+titolo, che quello di <i>figliuolo dell'imperadore</i>.
+L'aveva il padre promosso alla questura
+nel precedente anno, nella qual
+carica diede al popolo, ma con denaro
+paterno, il divertimento di uno spettacolo
+di gladiatori, ed ebbe l'onore di sedere
+in mezzo all'imperadore e a Marco Aurelio
+Cesare suo fratello. Aveva egli passati
+i verdi suoi anni nello studio delle
+lettere, non avendo tralasciato il buon
+Antonino di procurargli tutti i mezzi
+convenevoli per una buona educazione,
+affinchè divenisse un valentuomo. Gli
+assegnò egli per aio <i>Nicomede</i>, e per maestri
+nella grammatica latina <i>Scauro</i>, figliuolo
+di quello <i>Scauro</i> ch'era stato
+grammatico di Adriano; nella grammatica
+greca <i>Telefo</i>, <i>Efestione</i> ed <i>Arprocazione</i>;
+nella retorica greca <i>Apollonio
+Caninio Celere</i> ed <i>Erode Attico</i>, da noi
+veduto console; nella retorica latina
+<i>Cornelio Frontone</i>, anch'esso uomo consolare:
+e nella filosofia stoica <i>Apollonio</i>,
+della cui albagia si parlò di sopra, e <i>Sesto</i>
+anch'esso celebre filosofo di que' tempi.
+Tuttochè Lucio Commodo non avesse
+gran testa per profittar nelle lettere, egli
+portò un singolar amore a tutti questi
+suoi maestri, ed essi non meno amarono
+lui. Imparò a far versi e a compor delle
+orazioni; e riuscì miglior oratore che
+poeta, o, per dir meglio, fu più cattivo
+poeta che retorico. Dilettavasi egli, più
+<span class="pagenum"><a name="Page_517" id="Page_517"></a>[517]</span>
+che delle lettere, del lusso, delle delizie,
+di aver buona conversazione di gente
+allegra, di andare a caccia, di far altri
+esercizii cavallereschi, e sopra tutto di
+assistere ai giuochi circensi ed ai combattimenti
+de' gladiatori. Tale era Lucio
+Commodo, che vedremo fra pochi anni
+imperadore, ed appellato <i>Lucio Vero</i>. Si
+raccoglie poi dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, che in
+quest'anno l'Augusto Antonino fu <i>liberale
+per la settima volta</i> verso il popolo
+romano con qualche conciario, o sia
+donativo a lui fatto. Questo era l'uso
+degl'imperadori, per tenerlo contento, e
+fargli dimenticare di avere una volta
+avuto tanta parte nel governo e nella
+padronanza.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLV" id="CLV"></a>CLV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 18.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Giulio Severo</span> e <span class="sc">Marco Giunio
+Rufino Sabiniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ho io aggiunto il nome di <i>Giunio</i> al
+secondo console, fondato sopra un'iscrizione
+pubblicata dal Doni, e posta ancora
+nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 332, n. 2.]</span>. Molti furono ancora
+in questi tempi consoli straordinari,
+o vogliam dire i sostituti agli ordinari;
+ma quai fossero, e in qual anno maneggiassero
+i fasci consolari, ci mancano
+memorie da poterlo chiarire. Pare bensì
+che si raccolga da un'iscrizione, recata
+dal Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consularibus.]</span> e dal Grutero <span class="fnote">[Gruter., in Thesaur. Inscr., p. 607, n. 1.]</span>, che
+nel dì 5 novembre del presente anno
+fossero consoli sostituiti <i>Anzio Pollione</i>
+ed <i>Opimiano</i>. Ma con questo marmo parrebbe
+che facesse guerra un altro pubblicato
+dal medesimo Panvinio, in cui
+nel dì 5 di dicembre si veggono tuttavia
+consoli <i>Severo</i> e <i>Sabiniano</i>, se non sapessimo
+che gli atti pubblici erano per
+lo più segnati col nome de' consoli ordinari,
+<span class="pagenum"><a name="Page_518" id="Page_518"></a>[518]</span>
+senza far caso de' sostituiti. Una
+medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> appartenente a quest'anno
+ci fa veder la <i>Bretagna</i> in abito di donna
+mesta, sedente presso una rupe con delle
+spoglie lì presso potrebbe ciò porgere
+indizio, che qualche torbido fosse stato
+nella Bretagna, con vantaggio dell'armi
+romane.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLVI" id="CLVI"></a>CLVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 19.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Cejonio Silvano</span> e <span class="sc">Cajo Serio
+Augurino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non passano senza disputa i prenomi
+di questi consoli, come si può vedere
+negl'Illustratori de' fasti; ma un'iscrizione
+del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thes. Inscr., p. 128, n. 5.]</span>, e quanto ha osservato
+il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consular.]</span>, ci dà assai
+fondamento per fermarci ne' nomi proposti,
+e non già in una iscrizione del
+Gudio, dove compariscono consoli <i>Giulio
+Silvano</i> e <i>Marco Vibulio Augurino</i>.
+Torno a dire, che a fontane torbide ha
+bevuto il Gudio, nè si può far capitale
+de' suoi marmi, se non quando si veggono
+presi da buona parte. Monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anastas. Biblioth.]</span>
+in vece di <i>Serio Augurino</i> mette
+<i>Sestio Augurino</i>, ma senza produrne il
+perchè. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, che sempre ha
+nella manica i decennali, quindecennali,
+etc., degl'imperadori, pretese che in
+quest'anno Antonino Pio celebrasse i
+vicennali del suo imperio proconsolare.
+Il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, Additament. ad Fast. Sigonii.]</span> ha dimostrato che
+egli prende abbaglio in citare per prova
+di tal pretensione una medaglia, dove è
+notata la tribunizia podestà XXI di Antonino
+Pio, la quale cominciava solamente
+nel febbraio dell'anno seguente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_519" id="Page_519"></a>[519]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLVII" id="CLVII"></a>CLVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 20.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Barbaro</span> e <span class="sc">Regolo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Null'altro si sa di questi consoli, se
+non che il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span> andò conghietturando
+che il primo fosse chiamato
+<i>Vetuleno Barbaro</i>, ma con dubbiosa prova.
+Il Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consul.]</span> in vece di <i>Barbaro</i>
+stimò il di lui nome <i>Barbato</i>. Così pure
+è scritto nell'edizione d'Idazio <span class="fnote">[Idacius, Fast.]</span>. Anzi
+<i>Barbato</i> ancora si legge in una iscrizione
+trovata in questi ultimi tempi nelle Terme
+Ercolane della Transilvania, e rapportata
+dal signor Pasquale Garofalo nel
+trattato delle medesime Terme, e da me
+ancora nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 332, n. 3.]</span>. Ma avendo
+gli antichi Fasti, e qualche altra iscrizione,
+<i>Barbaro</i> e non <i>Barbato</i>, possiamo
+per ora attenerci ad essi. Sotto questo
+anno si vede una medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator, ex
+Goltzio.]</span> battuta in
+onore di Antonino Pio, in cui gli è dato
+il titolo di <i>Romolo Augusto</i>. Ciò sembrar
+può strano; perciocchè questo pacifico e
+prudentissimo Augusto, secondochè scrive
+Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, in tutte le sue parti fu
+lodevole, e tale che, per sentenza di tutti
+i buoni, e con ragione, veniva paragonato
+a <i>Numa Pompilio</i>. Era ben d'altro
+umore Romolo. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> ebbe a dire
+che siccome Trajano fu creduto un altro
+<i>Romolo</i>, così Antonino Pio un altro <i>Numa
+Pompilio</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_520" id="Page_520"></a>[520]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLVIII" id="CLVIII"></a>CLVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 21.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tertullo</span> e <span class="sc">Claudio Sacerdote</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il nome di <i>Claudio</i>, dato al console
+<i>Sacerdote</i>, non è autenticato da memoria
+alcuna sicura dell'antichità, e solamente
+si appoggia sopra una ragionevol
+conghiettura del cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consular.]</span>. In
+una medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> si fa menzione della
+<i>Ottava Liberalità</i> usata da Antonino Pio
+Augusto al popolo romano. Questa dal
+Mezzabarba è riferita all'anno presente,
+ma può egualmente appartenere ad altri
+anni o precedenti o susseguenti; perchè
+non v'è espresso il numero della podestà
+tribunizia. Fuor di dubbio è, che
+questo significa un nuovo congiario, con
+cui egli rallegrò il popolo romano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLIX" id="CLIX"></a>CLIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 22.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Plautio Quintilio</span> per la seconda volta
+e <span class="sc">Stazio Prisco</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Quintillo</i> è appellato il primo console
+in vari Fasti. Ho io scritto <i>Quintilio</i>, ed
+anche colla nota del secondo consolato,
+non conosciuto dagli altri, in vigore di
+un'iscrizione esistente nella biblioteca
+ambrosiana di Milano, e da me inserita
+nella mia nuova <span class="fnote">[Thesaurus Novus. Inscr., pag. 333, n. 3.]</span> raccolta. Che il secondo
+console, cioè <i>Stazio Prisco</i>, portasse
+il prenome di <i>Marco</i>, fondatamente
+lo conghietturò il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consular.]</span>. Ci
+avvisano le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, che in questo
+anno si celebrarono in Roma i vicennali
+dell'imperio augustale di Antonino Pio,
+veggendosi i voti pubblici affinchè egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_521" id="Page_521"></a>[521]</span>
+pervenisse al terzo decennio dell'imperio
+suo. In tal occasione dedicò il tempio
+d'Augusto con averlo nondimeno
+solamente ristorato: del che parlano
+ancora le medesime medaglie. Credesi
+che in quest'anno fosse celebrato in
+Roma dal pontefice Aniceto il concilio <span class="fnote">[Blanch., ad Anast. Bibliothecar.]</span>,
+a cui intervenne il celebre san
+Policarpo, e dove fu decisa la controversia
+intorno al giorno in cui si ha da
+fare la Pasqua.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLX" id="CLX"></a>CLX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antonino Pio</span> imperad. 23.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Appio Annio Atilio Bradua</span> e <span class="sc">Tito
+Clodio Vibio Varo</span>.
+</p>
+
+<p>
+È stata disputa fra gli eruditi intorno
+al cognome e soprannome del secondo
+console, volendolo alcuni <i>Vero</i> ed altri
+<i>Varo</i>. In favore degli ultimi è già deciso
+il punto, stante una riguardevole iscrizione,
+scoperta in Lione, e da me riferita
+altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 333, n. 4.]</span>, la quale ci dà con sicurezza
+i nomi e cognomi di questi consoli.
+Intorno a questi tempi son di parere
+alcuni letterati che succedesse quanto
+scrive Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome, edit. Scotti.]</span>, cioè che vennero
+ambascerie de' popoli dell'Ircania,
+Battriana, e fin dell'India, ad inchinare
+Antonino Pio. Ma niuna ragion v'ha di
+riferire un cotal fatto più all'anno presente
+che ad altri precedenti. Quel che
+è certo, ancorchè Antonino fosse uomo
+di pace, e pieno di benignità e mansuetudine <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>,
+pure il credito della sua saviezza,
+costanza ed equità, gli acquistò
+tanta autorità e buon nome anche presso
+le nazioni barbare, che non solamente
+tutti il rispettarono e temerono, ma anche
+ricercarono a gara la di lui grazia
+ed amicizia. Anzi essendo coloro talvolta
+<span class="pagenum"><a name="Page_522" id="Page_522"></a>[522]</span>
+in guerra fra essi, solevano rimettere in
+lui le loro differenze, credendo di non
+poter trovare un giudice più abile e disappassionato
+di lui. <i>Farasmane</i> re dell'Iberia
+venne a Roma per conoscere
+di vista e riverire un così rinomato Augusto,
+e fece a lui più presenti che al
+suo predecessore Adriano. Avea il re
+de' Parti (<i>Vologeso</i> probabilmente) mosse
+l'armi sue contro l'Armenia. Una sola
+lettera a lui scritta da Antonino bastò
+a farlo ritirare e desistere dalle offese.
+Ed avendo esso re fatta istanza di riavere
+il trono d'oro, che Trajano già tolse
+al di lui padre, Antonino, senza far
+caso delle di lui minacce, continuò a
+star sulla sua. Comandò parimente esso
+Augusto, che <i>Abgaro</i> re di Edessa venisse
+a Roma, e fu ubbidito. Rimandò ancora
+<i>Rimetalse</i> re del Bosforo al suo regno,
+dacchè intese nato fra lui e il suo
+curatore del dissapore. Egli è da stupire,
+come di queste sue gloriose azioni
+le medaglie non ci abbiano conservata
+qualche memoria.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXI" id="CLXI"></a>CLXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aniceto</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> <i>il filosofo</i>
+imperadore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Vero Cesare</span> per la terza
+volta, e <span class="sc">Lucio Vero Aurelio Commodo</span>
+per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Promosse Antonino Pio Augusto al
+consolato di quest'anno i due figliuoli
+adottivi, cioè <i>Marco Aurelio Cesare</i> e <i>Lucio
+Commodo</i>. Coi soli suddetti nomi aprirono
+essi l'anno, come consta ancora
+da un'iscrizione del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaurus Inscript., pag. 300,
+num. 1.]</span>. Ma
+perchè sopravvenne dipoi la morte del
+padre, ed amendue furono dichiarati
+imperadori Augusti; perciò si truovano
+iscrizioni fatte dopo essa morte, nelle
+<span class="pagenum"><a name="Page_523" id="Page_523"></a>[523]</span>
+quali son chiamati <i>Consoli</i> insieme ed
+<i>Augusti</i>. In due leggi del codice di Giustiniano
+si trova quest'anno notato <i>Divis
+Fratribus Augustis Consulibus</i>. E fin
+qui avea Antonino Pio con mirabil saviezza,
+e con procurar sempre la felicità
+de' popoli, governato il romano imperio.
+Venne la morte a privar di sì buon principe
+i sudditi, allorchè egli entrato nell'anno
+sessantesimoterzo della sua età, ne
+avea già passato cinque mesi e mezzo <span class="fnote">[Eutrop., Breviar. Euseb., in Chron. Aurel.
+Victor, Epitome.]</span>.
+Trovavasi egli in Lorio sua villa, dodici
+miglia lungi da Roma, ed avendo nella
+cena mangiato del formaggio alpino
+più del dovere <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>, la notte lo rigettò, e
+fu sorpreso dalla febbre. Sentendosi nel
+terzo giorno aggravato dal male, alla
+presenza de' capitani delle guardie raccomandò
+a <i>Marco Aurelio</i>, suo figliuolo
+adottivo e genero, la repubblica e Faustina
+sua figlia, moglie di lui. Fece anche
+passare alla di lui camera la statuetta
+d'oro della Fortuna, che soleva sempre
+stare in quella degl'imperadori.
+Quindi, dopo di aver dato il nome delle
+sentinelle al tribuno di guardia, cioè
+<i>Tranquillità dell'animo</i>, farneticando
+alquanto, andava parlando del governo
+e dei re, co' quali era in collera (uno
+di essi è da credere che fosse il re dei
+Parti), e poi quietatosi, come se dormisse
+spirò l'anima, per quanto si crede,
+nel dì 7 di marzo. Avea egli prevenuto
+questo colpo, con fare il suo testamento,
+in cui lasciò tutto il suo patrimonio
+privato alla figliuola, e legati
+proporzionati a tutta la sua servitù.
+Dalle lagrime di ognuno fu accompagnato
+il suo funerale; il corpo suo collocato
+nel mausoleo di Adriano; e, secondo gli
+empii riti del paganesimo, furono decretati
+a lui dal senato gli onori divini,
+templi e ministri sacri. Restò tal memoria
+delle mirabili virtù, e dell'ottimo
+governo di questo imperadore, che, per
+lo spazio di quasi un secolo, il popolo e
+<span class="pagenum"><a name="Page_524" id="Page_524"></a>[524]</span>
+i soldati parea che non sapessero amare
+e rispettare un imperadore, s'egli non
+portava il nome di <i>Antonino</i>, come si
+usò di quello di <i>Augusto</i>: quasi che dal
+nome e non dai fatti dipendesse l'essere
+un principe buono. Noi siam per vedere
+che lo presero anche degl'imperadori
+cattivi. Nè si dee tralasciare che <i>Gordiano</i>
+I, fatto imperadore nell'anno dell'era
+Cristiana 237, quando era giovane <span class="fnote">[Capitolin., in Gordiano.]</span>,
+compose un poema molto lodevole, intitolato
+<i>Antoniniade</i>, dove espose tuttavia
+la vita, le azioni e le guerre di esso Antonino
+Pio, e di Marco Aurelio Antonino
+suo successore. Capitolino attesta di
+averlo veduto a' suoi dì; ma noi ora
+indarno lo desideriamo. Fiorirono ancora
+sotto questo imperadore le lettere,
+e fra gli altri in gran riputazione furono
+<i>Appiano Alessandrino</i>, delle cui storie ci
+restano alcuni libri; <i>Tolomeo</i>, di cui abbiamo
+trattati di astronomia e di geografia;
+<i>Massimo Tirio</i>, filosofo platonico,
+del quale tuttavia si conservano i Ragionamenti <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>.
+Ma si son perdute l'opere
+di <i>Calvisio Tauro</i> di Berito: di <i>Apollonio</i>
+da Calcide, filosofo stoico; di <i>Basilide</i>
+da Scitopoli, filosofo anch'esso; di
+<i>Erode Attico</i>; di <i>Callinico</i> storico; di
+<i>Frontone</i> insigne oratore romano, e di
+altri ch'io tralascio. Han creduto alcuni
+che <i>Giustino</i> storico, da cui furono
+ridotte in compendio le storie di <i>Trogo
+Pompeo</i>, vivesse in questi tempi; ma
+l'hanno creduto senza alcun fondamento.
+Sappiamo bensì di sicuro, che allora
+fiorì s. <i>Giustino</i>, insigne filosofo e martire
+cristiano. Resta tuttavia un antico
+itinerario attribuito da alcuni al medesimo
+Antonino Pio Augusto; ma il Wesslingio,
+che con erudite annotazioni ha
+illustrata quell'opera, fa conoscere
+quanto ne sia incerto l'autore. Ad Antonino
+Pio succederono nell'imperio
+<i>Marco Elio Aurelio Antonino</i>, soprannominato
+il filosofo, e <i>Lucio Elio Aurelio
+Commodo</i>, appellato poi <i>Vero</i>, amendue
+<span class="pagenum"><a name="Page_525" id="Page_525"></a>[525]</span>
+di lui figliuoli adottivi, e consoli nell'anno
+presente.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo già accennato che <i>Marco
+Aurelio</i> fu prima nomato <i>Annio Vero</i>, e
+nacque nell'anno 121 nel dì 26 di aprile.
+Adriano Augusto, che per qualche
+lato era di lui parente <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, all'osservare
+in lui giovinetto un animo grande, un
+sommo rispetto ai suoi maggiori, un bel
+genio alle lettere, ma sopra tutto l'inclinazione
+sua alla filosofia morale, e non
+già solamente per mettere nella testa i
+di lei documenti, ma per praticarla
+co' fatti; ne concepì un tal amore e stima,
+che gli passò per pensiero di lasciare
+a lui, morendo, l'imperio. Tuttavia,
+perchè non gli parve per anche la di lui
+età capace di portare un sì grave fardello,
+elesse poi per suo successore <i>Antonino
+Pio</i>, ma con obbligarlo ad adottare esso
+<i>Annio Vero</i>, il quale per tal adozione
+assunse il nome di <i>Marco Elio Aurelio
+Vero</i>, ed insieme con lui <i>Lucio Cejonio
+Commodo</i>, figliuolo di <i>Lucio Elio Cesare</i>,
+che fu poi nominato <i>Lucio Elio Aurelio
+Vero</i>. Quanto a Marco Aurelio, divenuto
+ch'egli fu imperadore, comunemente fu
+chiamato <i>Marco Aurelio Antonino</i>, o pure
+<i>Marco Antonino</i>, distinguendosi dal
+suo predecessore pel solo prenome di
+<i>Marco</i>, perchè Antonino Pio portava
+quello di <i>Tito</i>. Molto ancora è conosciuto
+questo Augusto col soprannome di
+<i>Filosofo</i>, dall'essersi egli applicato di
+buon'ora allo studio della filosofia stoica,
+di cui scrisse ancora alcuni libri,
+che tuttavia abbiamo, dove egli parla
+delle cose sue, esponendo ciò che avea
+imparato, e producendo le riflessioni sue
+intorno alle azioni umane, alle virtù, ai
+vizii <span class="fnote">[Marcus Aurelius, de Rebus suis, lib. 1.]</span>. Ottimi maestri ebbe Marco Aurelio
+nello studio dell'eloquenza, della
+poesia e dell'erudizione; ma egli stesso
+confessa di non avere avuto assai talento
+per risplendere in sì fatti studi, e
+ringrazia Dio di non essersi perduto, come
+i sofisti, in far dei bei discorsi, in
+<span class="pagenum"><a name="Page_526" id="Page_526"></a>[526]</span>
+formar de' sillogismi, e in contemplare
+le stelle. Diedesi egli alla conoscenza
+delle leggi sotto <i>Lucio Volusio Meciano</i>,
+valente giureconsulto; e questa poi gli
+servì assaissimo, allorchè imperadore
+ebbe da far giustizia. Il suo naturale serio,
+grave, tranquillo e lontano dalle inezie
+anche nell'età più verde, e il suo
+genio solamente rivolto al buono e al
+meglio, per tempo il portarono allo studio,
+all'amore e alla professione della
+filosofia de' costumi. Studio, il quale volesse
+Dio che fosse più in onore e più in
+pratica a' giorni nostri! Nell'età di dodici
+anni egli prese l'abito de' filosofi, cioè
+il mantello alla greca, e fece, per così
+dire, il suo noviziato con darsi ad una
+vita sobria ed austera, sino ad avvezzarsi
+a dormire sulla nuda terra. Per le instanze
+di <i>Domizia Calvilla</i> sua madre si
+ridusse poi a dormire in un piccolo letto,
+coperto nel verno con alcune pelli. Si
+protesta egli obbligato a Dio di aver così
+per tempo amata la filosofia, e imparato
+a mortificar le sue voglie e passioni,
+perchè ciò il tenne lungi da' vizii, e fece
+ch'egli anche giovanotto conservasse la
+castità, e molto più da lì innanzi: cosa
+ben rara fra i Gentili, professori d'una
+religione falsa e fomentatrice degli stessi
+vizii. Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian, de Caesarib.]</span>, che tagliò
+i panni addosso a tutti gli Augusti suoi
+antecessori, quando arriva a <i>Marco Aurelio</i>,
+altro non ne fa che un elogio, e cel
+dipinge con faccia dolcemente seria, e
+con barba folta e mal pettinata, con abito
+semplice e modesto. Furono suoi maestri
+nella filosofia peripatetica <i>Claudio
+Severo</i>, che vedremo console in breve;
+nella stoica amata da lui sopra le altre,
+<i>Apollonio</i> da Calcide, <i>Sesto</i> da Cheronea,
+nipote di Plutarco, <i>Giunio Rustico</i>,
+<i>Claudio Massimo</i>, <i>Cinna Catullo</i>, <i>Basilide
+Arriano</i> ed altri <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. Sul principio de' suoi
+libri, perchè egli sapeva prendere il buono
+di tutti, e lasciare il cattivo, va ricordando
+quali buone ed utili massime avesse
+<span class="pagenum"><a name="Page_527" id="Page_527"></a>[527]</span>
+imparato da cadaun d'essi, e da <i>Antonino
+Pio</i> suo padre per adozione, e da vari
+altri o grammatici, o oratori, o filosofi,
+fra' quali specialmente amò ed ascoltò il
+suddetto <i>Giunio Rustico</i> <span class="fnote">[Capitolinus, in Antonino Pio.]</span>. Abbiam da
+Capitolino, che Marco Aurelio, allorchè
+gli morì un di coloro che aveano avuta
+cura della sua educazione, ne pianse; e
+perchè i cortigiani si facevano beffe di
+questa sua tenerezza di cuore, Antonino
+Pio Augusto disse loro: <i>Lasciatelo fare,
+perchè anche i saggi sono uomini; nè la
+filosofia, nè l'imperio estinguono gli affetti
+nostri</i>. Da tutti questi maestri apprese
+Marco Aurelio qualche cosa di
+profittevole per ben vivere, badando ai
+lor documenti o all'esempio loro: con
+che giovane ancora si avvezzò a tenere
+in freno il corpo, menando una vita dura,
+fuggendo ogni delizia, leggendo, faticando,
+e attendendo agli affari occorrenti.
+</p>
+
+<p>
+Con così bel preparamento adunque,
+e con tale corteggio di virtù fu Marco
+Aurelio adottato per figliuolo da Antonino
+Pio, e divenne suo genero, con isposar
+<i>Faustina</i>, unica figliuola di lui,
+da cui ebbe poi varie figliuole. Essa in
+questo medesimo anno, dacchè il marito
+era divenuto imperadore, gli partorì due
+gemelli nel dì 31 d'agosto, l'uno de' quali
+fu <i>Commodo</i>, figliuolo indegno di sì
+buon padre, e che avrà luogo fra gli abbominevoli
+Augusti. Altri maschi nacquero
+da tal matrimonio, ma niun d'essi
+sopravvisse al padre. Dappoichè ebbe
+Antonino Pio fatto fine alla sua vita, il
+senato dichiarò imperadore Augusto il
+solo <i>Marco Aurelio</i>; ma egli con un atto
+di magnanimità, che non avea, e non
+avrà forse esempio, benchè <i>Lucio Elio
+Commodo</i> non fosse a lui attinente per
+alcuna parentela di sangue, ma solamente
+per titolo di adozione gli fosse fratello;
+pure il volle <span class="fnote">[Idem, in Lucio Vero Imper.]</span> per suo collega nello
+imperio, e gli conferì i titoli d'<i>Imperatore</i>
+e d'<i>Augusto</i>, e la <i>podestà tribunizia e
+<span class="pagenum"><a name="Page_528" id="Page_528"></a>[528]</span>
+proconsolare</i>; il che fu cosa non più veduta;
+cioè due Augusti nel medesimo
+tempo. Ritenne per sè il pontificato massimo,
+e il cognome di Antonino, cedendo
+a lui il suo proprio, cioè quello di
+<i>Vero</i>; di modo che egli da lì innanzi fu
+appellato <i>Marco Aurelio Antonino</i>, e l'altro
+<i>Lucio Aurelio Vero</i>, o <i>Lucio Vero</i>. Il
+dirsi da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, o pur da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span>,
+che Marco Aurelio s'indusse a risoluzion
+tale, perchè egli era debole di complessione,
+e voleva attendere ai suoi
+studi, laddove Lucio Vero era giovane
+robusto, e più atto alle fatiche della milizia,
+nol so io credere vero. Se Marco
+Aurelio non si attentasse a fare il mestier
+della guerra, e si perdesse fra i
+libri, lo vedremo andando innanzi. Aristide <span class="fnote">[Aristid., Orat. 16.]</span>,
+famoso sofista di questi tempi,
+in una delle sue orazioni, esalta forte,
+come un'azione la più grande che potesse
+mai farsi, l'avere Marco Aurelio spontaneamente,
+e senza far caso de' figliuoli
+che poteano nascere da Lucio Vero, voluto
+eleggerlo per suo collega nell'imperio.
+Egli sì dice il vero. La virtù sola
+di Marco Aurelio e la sola grandezza
+dell'animo suo potè giungere a tanto; e
+la virtù quella fu che fece poi camminar
+concordi questi due fratelli Augusti, benchè
+in Lucio abbondassero i difetti, siccome
+diremo. A lui promise ancora <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>
+Marco Aurelio in moglie <i>Lucilla</i> sua figliuola,
+non per anche atta alle nozze,
+che vedremo effettuate a suo tempo. Andarono
+poscia amendue questi Augusti
+al quartiere de' soldati pretoriani, promisero
+ad essi il consueto regalo, e agli
+altri soldati a proporzione. <i>Vicena millia
+nummum singulis promiserunt militibus</i>,
+si legge nel testo di Capitolino. Temo io
+dello sbaglio in sì fatta espressione, perchè
+vien creduto che sieno quattrocento
+scudi romani per testa: somma, che a' dì
+nostri fa paura, perchè si trattava di
+<span class="pagenum"><a name="Page_529" id="Page_529"></a>[529]</span>
+molte migliaia di soldati. Che anche al
+popolo toccasse il suo congiario si raccoglie
+dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>. Oltre a ciò il
+donativo del frumento, che si faceva ai
+fanciulli e alle fanciulle de' poveri cittadini
+romani, fu steso da loro a quei che
+nuovamente erano venuti ad abitare in
+Roma, se pur non vuol dire lo storico <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>,
+che accrebbero per l'Italia il numero
+de' fanciulli e delle fanciulle, che,
+per istituzione di Nerva, Trajano e Adriano,
+partecipavano della cesarea liberalità.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXII" id="CLXII"></a>CLXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Giunio Rustico</span> e <span class="sc">Cajo Vettio
+Aquilino</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Rustico</i> quel medesimo è che fu uno
+de' maestri di Marco Aurelio, sopra gli
+altri a lui caro. Da un'iscrizione riferita
+dal Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fastis Consular.]</span>, e posta nelle calende
+di luglio, si deduce che ad Aquilino succedette
+nel consolato <i>Quinto Flavio Tertullo</i>.
+Credesi <span class="fnote">[Blanc., ad Anastasium Bibliothec.]</span> che sant'<i>Aniceto</i> papa
+nell'anno precedente compiesse gloriosamente
+il suo pontificato col martirio;
+ma è intrigata in questi tempi la cronologia
+de' romani pontefici, e confessa anche
+la cronica di Damaso, la qual va
+sotto nome di Anastasio bibliotecario.
+Tuttavia, secondo essa cronica, <i>Sotero</i>
+papa cominciò in quest'anno a contare
+gli anni del suo pontificato. Avea già
+dato principio al suo governo nell'anno
+procedente <i>Marco Aurelio Augusto</i>, e si era
+cominciato a provare quanto sia vero
+il detto di Platone, che sarebbero felici i
+popoli, se regnassero solamente i filosofi,
+ed è lo stesso che dire se i regnanti studiassero,
+amassero e professassero la
+<span class="pagenum"><a name="Page_530" id="Page_530"></a>[530]</span>
+sapienza. Seco si univa <i>Lucio Vero Augusto</i>
+nel comando, e con buona unione,
+ma con subordinazione a lui, quasi
+che l'uno fosse padre e l'altro figliuolo <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>.
+Studiavasi Lucio Vero di uniformarsi
+nelle maniere di vivere a lui, per
+quanto poteva, usando sobrietà, gravità
+e moderazione in apparenza, perchè nella
+sostanza troppo era egli diverso dall'altro.
+Non si desiderò in essi la bontà
+e la clemenza di Antonino Pio; ed uno
+de' primi a farne pruova fu Marcello commediante,
+che in pubblico teatro con
+qualche equivoco il punse, senza che
+Marco Aurelio, che lo seppe, ne facesse
+risentimento alcuno. Ma che? contro
+dell'imperio romano si cominciarono a
+scatenar le disgrazie, e se al popolo romano
+non fosse toccato in tempi sì burrascosi
+un imperadore di tanta voglia,
+come fu Marco Aurelio, poteano maggiormente
+moltiplicarsi i guai. La prima
+disavventura, onde restò turbata la pubblica
+felicità, fu l'innondazione del Tevere,
+che recò un gravissimo danno alle
+case, alle mercatanzie ed altre robe della
+città di Roma, affogò gran copia di
+bestiame, e si tirò una terribil carestia.
+Le provvisioni fatte in questo bisogno
+dai due Augusti, tali furono che si rimediò
+ai disordini, e ritornò la calma
+nella città. Ma più da pensare davano
+le turbolenze insorte ai confini dell'imperio,
+prima eziandio che mancasse di
+vita Antonino Pio. In Germania i Catti
+popoli barbari avevano già fatto delle
+scorrerie nel paese romano. La Bretagna
+anch'essa minacciata dai barbari
+non sudditi dell'imperio. Fu dunque inviato
+in Germania a difendere quelle frontiere
+<i>Aufidio Vittorino</i>. Cosa ne avvenisse
+non ne resta memoria nelle storie.
+Alla difesa della Bretagna fu spedito <i>Calpurnio
+Agricola</i>, ma di quegli affari parimente
+è perita la memoria.
+</p>
+
+<p>
+Di maggiore importanza senza paragone
+fu la guerra mossa fin l'anno precedente
+da <i>Vologeso re de' Parti</i>, non si
+<span class="pagenum"><a name="Page_531" id="Page_531"></a>[531]</span>
+sa, se perchè Antonino Pio ricusò di
+rendergli il trono regale, tolto a Cosroe
+suo padre, o pure perchè anch'egli, al
+pari de' suoi maggiori, facesse l'amore
+al regno dell'Armenia, dipendente dall'imperio
+romano. Dopo la morte di esso,
+Antonino dichiarò egli la guerra, sollevò
+quanti re e nazioni potè di là
+dall'Eufrate e dal Tigri contro ai Romani,
+e, verisimilmente sul principio, indirizzò
+l'armi sue addosso alla stessa
+Armenia. Fu conosciuto in Roma necessario
+lo spedire un capo di grande autorità
+con gagliardissime forze, per far
+fronte a sì potente nemico, e perchè lo
+stato della repubblica esigeva in Roma
+la presenza di Marco Aurelio, acciocchè
+egli accudisse anche agli altri rumori
+della Bretagna e della Germania; e col
+consenso del senato fu presa la risoluzion
+d'inviare in Oriente <i>Lucio Vero Augusto</i>.
+In fatti, provveduto di tutti gli uffiziali
+occorrenti si partì questo giovinastro
+principe da Roma, e fu accompagnato
+dal fratello Augusto sino a Capoa. Ma appena
+giunto a Canosa, cadde infermo. Il
+che inteso da Marco Aurelio, che s'era
+restituito a Roma, colà si portò di nuovo
+per visitarlo. Tornatosene poscia a
+Roma, compiè i voti fatti per la salute
+d'esso Lucio Vero nel senato. L'andata
+di esso Vero vien riferita all'anno presente
+da vari letterati. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>
+la crede seguita del precedente. Riavuto
+egli dalla malattia, guadagnata nel viaggio
+coi disordini e coi piaceri, a' quali si
+abbandonò, subito che si fu sottratto
+agli occhi del savio fratello Augusto,
+continuò per mare il suo viaggio. Abbiamo
+da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>, e lo asserisce
+anche Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, che Lucio Vero andò
+a Corinto e ad Atene, sempre accompagnato
+nella navigazione dalla musica
+de' cantori e sonatori. In Atene fece
+de' sagrifizii con augurii, creduti infausti
+dai visionarii pagani. Poscia, ripigliato
+<span class="pagenum"><a name="Page_532" id="Page_532"></a>[532]</span>
+il viaggio per mare, andò costeggiando
+l'Asia Minore, la Pamfilia e la Cilicia, fermandosi
+qualche giorno per tutte le città
+più illustri a darsi bel tempo, finchè
+finalmente arrivò ad Antiochia, dove fece
+punto fermo. Probabilmente non vi
+giunse se non nell'anno presente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXIII" id="CLXIII"></a>CLXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperad. 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Leliano</span> e <span class="sc">Pastore</span>.
+</p>
+
+<p>
+S'è disputato finora, se il primo console
+sia da nominarsi <i>Lucio Eliano</i>, o
+pure <i>Leliano</i>. Resta indecisa la lite. Per
+le ragioni da me addotte altrove, inclino
+a crederlo <i>Leliano</i>; e un'iscrizione da
+me prodotta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 335.]</span> mi ha somministrato
+fondamento per conghietturare, che il
+suo prenome e nome fossero <i>Marco Pontio
+Leliano</i>. Con esso lui si trova ancora
+console <i>Quinto Mustio Prisco</i>, che potè
+essere sostituito a <i>Pastore</i>. Un'iscrizione
+prodotta dal Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscript., pag. 218.]</span>, Cupero e Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consular.]</span>
+ha <i>Marco Aurelio</i> e <i>Lucio Eliano
+Consoli</i>, iscrizione creduta da me falsa,
+perchè si solevano notare i consoli col
+cognome, e non già col solo prenome e
+nome. Ma essa è presa dai manuscritti
+del Ligorio, cioè, per quanto ho io accennato
+nella prefazione alla mia Raccolta,
+da opere non vere del Ligorio,
+ma accresciute o adulterate da qualche
+susseguente impostore, che fabbricò
+gran copia di antiche iscrizioni, e le spacciò
+sotto il nome del Ligorio, delle quali
+poi specialmente s'è fatto bello il Gudio.
+Ne' legittimi manuscritti del Ligorio da
+me veduti non si trovano queste merci.
+Intanto gli affari di Levante male e peggio
+camminavano per li Romani. Per
+<span class="pagenum"><a name="Page_533" id="Page_533"></a>[533]</span>
+testimonianza di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, era stato spedito
+<i>Severiano</i>, forse governatore della
+Cappadocia, colle forze ch'egli avea in
+quelle parti, in aiuto dell'Armenia. Secondo
+il pazzo rito de' superstiziosi e
+troppo crudeli d'allora, volle egli prima
+consultare nella Paflagonia <i>Alessandro</i>,
+famoso impostore, che in questi tempi si
+spacciava profeta, ed ebbe poi Luciano <span class="fnote">[Lucian., in Pseud.]</span>
+scrittore della di lui infame vita.
+Il furbo gli predisse delle vittorie. Con
+questo dolce in bocca andò Severiano,
+menando seco più d'una legione, a portarsi
+in Elegia città dell'Armenia. Ma eccoti
+comparire un nuvolo di Parti, che per
+tre giorni tennero bloccata da ogni parte
+l'armata romana, e in fine con una pioggia
+di strali la disfecero interamente,
+lasciandovi la vita anche tutti i capitani.
+Se non falla Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Lucio Vero.]</span>, questa sciagura
+arrivò ai Romani, fin quando Lucio
+Vero Augusto, postosi in cammino
+verso l'Oriente, si dava bel tempo nella
+Puglia, andando a caccia, e perdendo il
+tempo. Per conseguente dovrebbe tal fatto
+appartenere all'anno precedente 162.
+Fiero per tal vittoria <i>Vologeso</i> re dei
+Parti, rivolse le armi contro la Soria,
+dove era governatore <i>Attidio Corneliano</i>.
+Quivi ancora venuto alle mani coll'esercito
+romano, lo mise in rotta, spandendo
+con ciò il terrore e i saccheggi per
+tutte quelle contrade. Nè andò esente da
+sì fatti danni la provincia della Cappadocia.
+Sembra che tal disavventura accadesse
+nel precedente anno. Giunto era
+ad Antiochia, come dicemmo, capitale
+della Soria, <i>Lucio Vero Augusto</i> <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>; e
+invece di attendere all'importante affare,
+per cui s'era mosso, quivi tutto si diede
+in preda ai piaceri, anche più infami,
+nel lusso, nei conviti e in ogni sorta di
+libidine. Non avea più il maestro a lato
+che gli tenesse gli occhi addosso, nè gli
+legasse le mani. Doveva andare in persona,
+<span class="pagenum"><a name="Page_534" id="Page_534"></a>[534]</span>
+come desiderava l'Augusto suo
+fratello, a procacciarsi gloria nelle armi,
+ed egli ad altro non pensava che ad appagare
+ogni sfrenata sua voglia. Tutto
+quel che fece, fu spedire gran gente e
+dei bravi generali contra dei Parti, e
+questi principalmente furono <i>Stazio Prisco</i>,
+<i>Avidio Cassio</i> (che vedremo a suo
+tempo ribello) e <i>Marzio Vero</i>, lodati ancora
+da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> pel loro valore. Sembra
+che si possa dedurre dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>,
+che in quest'anno i Romani
+riportassero qualche vantaggio nell'Armenia,
+o ne ricuperassero una parte;
+ma non dovette esser gran cosa. Avea
+già Marco Aurelio promessa in moglie a
+<i>Lucio Vero</i> la sua figliuola <i>Lucilla</i>. Secondo
+i conti del padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, in questo
+anno se ne effettuarono le nozze <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurel. et in Lucio
+Vero.]</span>.
+Condotta questa principessa dal padre
+sino a Brindisi, fu poi trasferita ad Efeso,
+dove si portò Lucio Vero a prenderla.
+E vi si portò per concerto fatto prima;
+imperciocchè Marco Aurelio avea detto
+in senato di volerla egli stesso condurre
+fino in Soria; ma Lucio Vero si esibì di
+venire a riceverla ad Efeso per timore
+che se il fratello arrivasse ad Antiochia,
+non iscoprisse tutti i segreti della scandalosa
+sua vita. Avea il buon imperadore
+Marco Aurelio, per esentare i popoli dagli
+aggravi, spediti prima degli ordini alle
+provincie, che non si facessero incontri
+alla figliuola. Ma più verosimile sembrerà
+che nell'anno susseguente succedesse
+il viaggio di Lucilla, a cui fu conferito
+il titolo di <i>Augusta</i>; perchè Marco Aurelio
+se ne tornò in fretta da Brindisi a
+Roma, per ismentire le dicerie sparse,
+ch'egli volesse passare in Soria affin di
+levare al fratello e genero la gloria di
+terminar quella guerra. E pure finquì
+non abbiamo inteso alcun tale prospero
+successo delle armi romane in quelle
+<span class="pagenum"><a name="Page_535" id="Page_535"></a>[535]</span>
+parti, onde potesse Marco Aurelio portar
+invidia a Lucio Vero.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXIV" id="CLXIV"></a>CLXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperad. 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Pompeo Macrino</span> e <span class="sc">Publio
+Juvenzio Gelso</span>.
+</p>
+
+<p>
+Cangiossi finalmente nel presente anno
+in ridente il volto finora bieco della
+fortuna verso de' Romani. A <i>Stazio Prisco</i>
+riuscì di prendere Artasata città
+dell'Armenia <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span>, di mettere guarnigione
+in un luogo, appellato di poi Città-Nuova,
+perchè <i>Marzio Vero</i>, a cui fu dato il governo
+di quella provincia, fece di quel
+luogo la prima città dell'Armenia <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>.
+Allorchè esso Marzio giunse colà, trovò
+ammutinate quelle milizie, e colla sua
+prudenza le pacificò. Nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>
+di quest'anno si fa menzione dell'<i>Armenia
+vinta</i>, dell'<i>Armenia presa</i>. E più di
+una vittoria convien dire che riportassero
+i Romani in quelle parti, perchè osserviamo
+che i due Augusti presero in
+quest'anno <i>per due volte</i> il titolo d'<i>Imperadore</i>,
+segno appunto di vittoria. Quel
+che è più, tanto Marco Aurelio, che Lucio
+Vero, furono proclamati <i>Armeniaci</i>,
+come consta dalle medesime loro medaglie,
+o, vogliam dire, monete, inoltre
+dalle stesse apparisce ch'essi Augusti
+diedero un re agli Armeni; e questo fu
+<i>Soemo</i> della razza degli Arsacidi, senza
+che si sappia s'egli ne fosse dianzi re, e
+cacciato da Vologeso, o pure s'egli fosse
+re nuovo, dato dai due imperadori a quei
+popoli; e Dione <span class="fnote">[Dio, in excerpt. Valesian.]</span>, parlando della somma
+clemenza di Marco Aurelio, scrive
+<span class="pagenum"><a name="Page_536" id="Page_536"></a>[536]</span>
+che in questa guerra fu fatto prigione Tiridate
+Satrapa, il quale era stato cagione
+de' torbidi nati nell'Armenia, ed avea
+ucciso il re degli Eniochi, e messa mano
+alla spada contra di <i>Marzio Vero</i> generale
+de' Romani, perchè gli rimproverava
+cotesti suoi eccessi. E pure il buon imperadore
+altro gastigo non gli diede, se non
+che il mandò in esilio nella Bretagna.
+Intanto ridendosi Lucio Vero dei rumori
+e pericoli della guerra, col pretesto di
+attendere a provveder le armate romane
+di viveri e di nuove genti <span class="fnote">[Capitol., in Lucio Vero.]</span>, se ne stava
+godendo le delizie di Antiochia, e lasciava
+che i generali romani sudassero ed
+esponessero le lor vite per lui nelle imprese
+guerriere. Per quattro anni, ma
+con soggiorno non fisso, si trattenne egli
+in quella città: perchè nel verno abitava
+a Laodicea, nella state a Dafne, amenissimo
+ed ombroso luogo in vicinanza di
+Antiochia. Per le tante istanze nondimeno
+de' suoi consiglieri, si lasciò indurre,
+durante questa guerra, a portarsi due
+volte sino all'Eufrate. Ma appena s'era
+lasciato vedere all'esercito romano (non
+già a quel de' nemici), che se tornava ai
+suoi prediletti ed obbrobriosi piaceri di
+Antiochia. E non gliela perdonavano già
+que' commedianti, i quali nel pubblico
+teatro più volte con arguti motti destramente
+mettevano in canzone ora la di
+lui codardia, ora la sfrenata sua lussuria;
+nè v'era persona che non gli ridesse
+dietro. Truovasi presso il Mezzabarba
+sotto quest'anno una medaglia, in cui
+Marco Aurelio è intitolato <i>Germanico</i>, ed
+espressa una <i>Vittoria d'Augusto</i>. Ma non
+può stare. Vedremo a suo tempo quando
+a questo imperadore fu dato il titolo di
+Germanico. Per ora egli solamente veniva
+chiamato <i>Armeniaco</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_537" id="Page_537"></a>[537]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXV" id="CLXV"></a>CLXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperad. 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Arrio Pudente</span> e <span class="sc">Marco
+Gavio Orfito</span>.
+</p>
+
+<p>
+Più strepitosi ancora furono i fatti
+de' Romani in quest'anno nella guerra
+contra de' Parti <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. <i>Avidio Cassio</i>, che
+comandava la grande armata romana
+in faccia ai Parti, gittò un ponte sull'Eufrate,
+come già fece Trajano, e, ad onta
+loro, passò coll'esercito nella Mesopotamia,
+inseguì i fuggitivi, e mise quelle
+contrade sotto l'ubbidienza de' romani
+Augusti. Fra le sue conquiste massimamente
+famosa divenne quella di Seleucia,
+città popolatissima e ricca sul Tigri,
+tale che, se non abbiam difficultà a credere
+ad Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> e a Paolo Orosio <span class="fnote">[Orosius, in Histor.]</span>,
+era abitata da quattrocento e più mila
+persone. Si rendè amichevolmente quel
+popolo a Cassio, senza voler aspettare
+la forza, ma l'iniquo generale che voleva
+pur rallegrare l'armata col sacco di sì
+doviziosa città, trovò de' pretesti ed inventò
+delle querele, tanto che si effettuò
+lo scellerato suo disegno colla rovina di
+quel popolo, e coll'incendio dell'intera
+città, in cui, anche a' tempi di Ammiano
+Marcellino <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, Histor., lib. 23.]</span>, si miravano le vestigia di
+così crudele azione. Nulladimeno attesta
+Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Lucio Vero.]</span>, che <i>Asinio Quadrato</i>, scrittore
+di questa guerra, discolpa <i>Cassio</i>,
+e rigetta sopra i Seleuciani, come primi
+a romper la fede, l'origine della loro
+sciagura. In dubbii tali la presunzione
+corre contra chi ha l'armi in mano, e
+facendo quel mestiere per arricchire, ed
+anche per altri fini obbrobriosi, facilmente
+dimentica tutte le leggi dell'umanità,
+per ottenere l'intento. Qui non si
+<span class="pagenum"><a name="Page_538" id="Page_538"></a>[538]</span>
+fermò la vittoria di Cassio. Passato il fiume
+Tigri, entrò ancora in Ctesifonte, capitale
+del regno de' Parti, e in Babilonia,
+città famosa di quei tempi. Rimasero
+spianati tutti i palazzi che <i>Vologeso</i> avea
+in Ctesifonte, acciocchè anch'egli imparasse,
+al pari di suo padre, a rispettare
+la maestà del romano imperio. Scrive
+Luciano <span class="fnote">[Lucian., de Conscribenda Hist.]</span>, autore di questi tempi, una
+gran battaglia succeduta a Zaugma presso
+l'Eufrate fra i Romani e i Parti, colla
+totale disfatta degli ultimi; e poi per
+deridere gli storici adulatori, aggiugne
+che vi morirono trecento settantamila
+Parti, e de' Romani solamente tre furono
+i morti, e nove i feriti. Secondo il medesimo
+Luciano, anche Edessa fu assediata
+dai Romani. Per tal vittoria i due fratelli
+Augusti presero il titolo d'<i>imperadori
+per la terza volta</i>, siccome ancora il cognome
+di Partici. Fu di parere il padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> che si terminasse in quest'anno
+essa guerra partica, e che Lucio Vero
+Augusto si restituisse a Roma, fondato
+sopra la credenza, che nell'anno 161
+avesse principio quella guerra: il che non
+è certo. Alcuni pensano che all'anno seguente
+s'abbia da riferire tanto il fine
+d'essa guerra, quanto il ritorno di Lucio
+Vero, e questa giudico io più probabil
+opinione.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXVI" id="CLXVI"></a>CLXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Servilio Pudente</span> e <span class="sc">Lucio Fufidio
+Pollione</span>.
+</p>
+
+<p>
+Dissi parere a me più probabile, che
+durasse ancora per molti mesi di questo
+anno la guerra dei Romani coi Parti.
+Ci assicurano le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, che nell'anno
+presente Marco Aurelio e Lucio
+Vero furono proclamati <i>per la quarta
+<span class="pagenum"><a name="Page_539" id="Page_539"></a>[539]</span>
+volta Imperadori</i>. Adunque l'armi loro
+riportarono qualche vittoria, e questa
+non potè essere se non contro ai Parti,
+perchè quella de' Marcomanni fu più
+tardi. Oltre di che in esse monete si
+truova espressa la <i>Vittoria Partica</i>. Giusto
+motivo dunque ci è di credere, che
+<i>Avidio Cassio</i> generale de' Romani continuasse
+le conquiste e i saccheggi contra
+de' Parti nell'anno presente, e fosse
+allora appunto, ch'egli arrivò sino alla
+Media, onde poi ai titoli d'<i>Armeniaco</i>
+e <i>Partico</i> aggiunse Lucio Vero <span class="fnote">[Capitolin., in Lucio Vero.]</span> quello
+di <i>Medico</i>, del quale nondimeno non si
+ha vestigio nelle medaglie. Dovette Cassio
+internarsi cotanto in que' paesi, che
+corse voce aver egli infin passato il fiume
+Indo, benchè si possa ciò credere
+finto da Luciano <span class="fnote">[Lucian., de Conscribenda Histor.]</span>, per mettere in ridicolo
+gli storici che scrivevano allora
+cose spropositate per esaltare i loro
+eroi. Abbiamo poi da Dione <span class="fnote">[Dio, Lib. 71.]</span>, che
+Cassio, nel tornare indietro, perdè gran
+copia de' suoi soldati, parte per mancanza
+di viveri, e parte per malattie; e
+che con quei che gli restarono, si ridusse
+in Soria, la qual vasta provincia a lui
+fu poscia data in governo. Come finisse
+l'impresa suddetta, non ne parla la
+storia. Verisimilmente si venne fra i
+Romani e Vologeso a qualche trattato
+di pace; ed apparenza c'è, che della
+Mesopotamia, o almeno di una parte di
+essa rimanessero padroni i Romani.
+<i>Lucio Vero Augusto</i>, che tuttavia dimorava
+in Antiochia, si gonfiò forte per
+così prosperosi successi. Avea spedito
+l'imperador Marco Aurelio in quelle
+parti <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span> <i>Annio Libone</i> suo cugino germano,
+con titolo di legato, o sia di luogotenente,
+cioè con molta autorità. Questi
+non istette molto ad ammalarsi e a
+morire in fretta. Perchè egli con insolenza
+avea cominciato ad esercitar la
+sua carica, e mostrava poca stima di
+<span class="pagenum"><a name="Page_540" id="Page_540"></a>[540]</span>
+<i>Lucio Vero</i>, con dire nelle cose dubbiose,
+che ne scriverebbe a Marco Aurelio;
+vi fu chi credette per ordine d'esso Vero
+Augusto abbreviata a lui la vita col
+veleno. Ma o nol credette, o fece finta
+di non crederlo Marco Aurelio; anzi
+venuto il fratello a Roma, e volendo
+dar per moglie ad Agaclito suo liberto
+la vedova d'esso Libone, Marco Aurelio,
+benchè se l'avesse a male, pure intervenne
+al convito di quelle nozze.
+Sbrigato dunque dalla guerra de' Parti,
+dopo cinque anni, come dice Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>,
+Lucio Vero se ne tornò, prima
+che terminasse quest'anno, a Roma;
+menando seco, non già dei re vinti, ma
+un gregge di commedianti, buffoni, giocolieri,
+ballerini, sonatori ed altra simil
+sorta di gentaglia, di cui specialmente si
+dilettavano i popoli dell'Egitto e della
+Soria, troppo dediti ai divertimenti; di
+modo che pareva, ch'egli fosse ritornato
+non da una vera guerra, ma da un serraglio
+di persone da lusso e sollazzo.
+Questi erano i trofei di un tale Augusto,
+tutto il rovescio del savissimo imperador
+suo fratello, dimorante in Roma, e
+solamente intento al pubblico bene.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXVII" id="CLXVII"></a>CLXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Elio Aurelio Vero Augusto</span> per
+la terza volta e <span class="sc">Quadrato</span>.
+</p>
+
+<p>
+Secondo i conti del padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>,
+<i>Marco Aurelio</i> e <i>Lucio Vero</i> Augusti fecero
+nell'anno precedente la lor solenne
+entrata in Roma da trionfanti per la
+guerra compiuta contro i Parti e gli
+Armeni. Secondo quei di Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>,
+che sembrano meglio fondati, il trionfo
+loro succedette nell'anno presente; per
+la qual suntuosa funzione <i>Lucio Vero</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_541" id="Page_541"></a>[541]</span>
+prese anche il consolato. Abbiamo memoria
+di ciò in una medaglia di Marco
+Aurelio colla di lui <i>Podestà Tribunizia
+XXI</i> corrente in questo anno, dove si
+mirano i due imperadori, in cocchio tirato
+da quattro cavalli, e preceduto dalla
+pompa trionfale. Per sua modestia
+non voleva il buon Marco Aurelio <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurelio.]</span>
+partecipare di questo trionfo, dicendolo
+dovuto al suo Lucio Vero, le cui grandi
+fatiche per domar que' barbari, già le
+abbiamo vedute. Ma Lucio Vero fece
+istanza al senato, che anche il fratello
+Augusto trionfasse con lui; e inoltre,
+che i di lui figliuoli <i>Commodo</i> e Vero fossero
+creati Cesari; il che fu eseguito.
+Vidersi poscia essi suoi figli, tanto maschi
+che femmine, andare in carrozza
+con loro nel trionfo. In tal occasione
+decretò ad amendue il senato la corona
+civica, e il titolo di <i>Padri della Patria</i>,
+ricusato finora da Marco Aurelio, per
+esser lontano il fratello. Nelle medaglie
+non s'incontra questo loro glorioso titolo.
+Si truova bensì nelle iscrizioni
+legittime, fatte in quest'anno e ne' seguenti,
+in onore dell'altro imperadore:
+il che può anche servire ad indicar l'anno
+preciso del trionfo, da me creduto il
+presente, e per conoscere ancora se sieno
+o scorrette o adulterine quelle iscrizioni
+che prima di questi tempi attribuissero
+loro un sì fatto titolo. In occasione
+del suddetto trionfo eziandio fu
+decretato che fossero fatti pubblici giuochi,
+a' quali assisterono tutti e due gli
+Augusti in abito trionfale. Parlano finalmente
+le medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numism. Imperat.]</span> del <i>quarto Congiario</i>
+dato al popolo romano da essi
+Augusti nell'anno presente, probabilmente
+per solennizzare con maggior
+contento d'esso popolo la pubblica allegrezza.
+Trovaronsi dunque in Roma i
+due Augusti in quest'anno, e si vide
+come un prodigio, la bella concordia
+de' loro animi, tuttochè fossero sì diversi
+i loro costumi. Quanto a Marco Aurelio,
+<span class="pagenum"><a name="Page_542" id="Page_542"></a>[542]</span>
+principe per natural saviezza, per
+inclinazione alle azioni lodevoli, e specialmente
+per l'aiuto della filosofia pieno
+di belle massime, egli era tutto rivolto
+a procurare il ben della repubblica,
+non meno di quel che sia un saggio
+padre di famiglia in ben regolare la propria
+casa <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>. Ammiravasi in lui l'indefessa
+applicazione ad amministrar la
+giustizia, obbligo primario dei regnanti.
+Voleva ascoltar tutto con pazienza, interrogava
+egli le parti, esaminava le ragioni,
+lasciando agli avvocati il convenevol
+tempo per dedurle: di maniera
+che talvolta intorno ad un solo affare
+impiegava più giorni, laonde coloro poi
+che erano condannati, si persuadevano
+che giuste fossero le di lui sentenze. Nè
+in ciò procedeva egli mai senza il consiglio
+e l'assistenza di valenti giurisconsulti,
+fra i quali principalmente si contò
+<i>Scevola</i>, lodatissimo anche oggidì nella
+scuola de' Legisti. La sua bontà il portava
+sempre alla clemenza e alla dolcezza,
+sminuendo per lo più nelle cause
+criminali il rigor delle pene, se non
+quando si trattava di atroci delitti, nei
+quali compariva inesorabile. Teneva
+gli occhi sopra i giudici, affinchè non si
+abusassero o per negligenza o per malizia,
+della loro autorità. Ad un pretore,
+che non avea ben esaminato un processo,
+comandò di rileggerlo da capo a piedi.
+Ad un altro, che peggio operava, non
+levò già il posto per sua bontà, ma gli
+sospese la giurisdizione, delegandola al
+di lui compagno. Lo studio suo maggiore
+consisteva in distornar dolcemente gli
+uomini dal male, ed invitarli al bene,
+ricompensando i buoni colla liberalità
+e con vari premii, e cercando di guadagnare
+il cuore de' cattivi con perdonar
+loro i falli, che si potessero scusare: il
+che servì a rendere buoni molti, e a far
+divenire migliori i già buoni.
+</p>
+
+<p>
+Nelle liti suo costume fu di non favorire
+quasi mai il fisco. Piuttosto che
+<span class="pagenum"><a name="Page_543" id="Page_543"></a>[543]</span>
+far delle leggi nuove, procurava di rimettere
+in piedi le vecchie. E ben molte
+ne rinnovò intorno al ristringere il soverchio
+numero delle ferie; in assegnar
+tutori e curatori; in ben regolare l'annona,
+e levarne gli abusi; in tener selciate
+le vie di Roma e delle provincie, e
+nette dai malviventi; e in punire chi
+nelle gabelle avesse esatto più delle tasse;
+in moderar le spese degli spettacoli
+e delle commedie; in gastigare i calunniatori,
+e in simili altri utili. Proibì sopra
+tutto l'accusar chicchessia, che avesse
+sparlato della maestà imperiale, sofferendo
+egli senza punto alterarsi le
+dicerie de' maligni, fin le insolenze dette
+in faccia a lui stesso. Un certo Veterano,
+malamente screditato presso il pubblico,
+gli faceva premura per ottenere un posto.
+Rispose il savio imperadore, che
+studiasse prima di riacquistare il buon
+nome. Al che colui replicò: <i>Quasi che
+io non abbia veduto molti nel posto di
+Pretore, che meco hanno combattuto nell'anfiteatro.</i>
+Pazientemente sopportò il
+buon Augusto l'insolente risposta. Il rispetto
+suo verso il senato incredibile fu.
+V'interveniva sempre, essendo in Roma,
+non impedito, ancorchè nulla avesse
+da riferire. E quando pure, essendo a
+villeggiar nella Campania, gli occorreva
+di dover proporre qualche cosa, in vece
+di scrivere, veniva egli in persona a parlarne.
+Non aggiugneva a quell'insigne
+ordine, se non chi egli ben sapeva meritarlo
+per le sue virtù, con promuovere
+dipoi alle cariche lucrose i senatori poveri,
+ma dabbene, per aitarli. Che se
+talun dei senatori veniva accusato di
+delitti capitali, ne facea prima prendere
+segrete informazioni, per non iscreditare
+alcuno senza un sicuro fondamento.
+Interveniva anche ai pubblici Comizi,
+standovi finchè arrivasse la notte; nè
+mai si partiva dalla Curia, se prima il
+console non licenziava l'assemblea. Tal
+era il vivere dell'ottimo imperadore.
+Qual fosse quello di Lucio Vero Augusto,
+mi riserbo di accennarlo fra poco.
+<span class="pagenum"><a name="Page_544" id="Page_544"></a>[544]</span>
+Ma non si vuol qui lasciar di dire che
+questo giovinetto imperadore tornando
+dalla Soria <span class="fnote">[Capitolin., in Lucio Vero. Lucian., de
+Conscrib. Histor. Ammianus, lib. 23.]</span>, un brutto regalo
+fece alla patria, con condur seco la peste.
+Era essa insorta, chi dicea nell'Etiopia,
+chi nell'Egitto e chi nel paese
+dei Parti. Attaccatasi poi alle milizie romane,
+ed entrata nella corte di Lucio
+Vero, dappertutto, dov'egli passava,
+lasciava la micidial infezione secondo il
+suo costume, di modo che cominciò a
+sentirsi terribilmente anche in Roma.
+Si andò poi a poco a poco dilatando per
+l'Italia, e per la Gallia sino al Reno, facendo
+incredibile strage per tutti i paesi,
+durando anche più anni. Paolo Orosio <span class="fnote">[Orosius, Histor. lib. 8.]</span>
+scrive, che rimasero prive di agricoltori
+le campagne, spopolate le città
+e castella, e crebbero i boschi e le
+spine in varie contrade, perchè prive di
+abitatori. Così feroce si provò essa in
+Roma <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span>, che i cadaveri de' poveri si
+mandavano fuori in carrette a seppellire,
+e mancarono di vita molti illustri
+personaggi, ai più degni de' quali Marco
+Aurelio fece innalzar delle statue.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXVIII" id="CLXVIII"></a>CLXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Aproniano</span> e <span class="sc">Lucio Vettio Paolo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Tutti gli antichi fasti ci danno consoli
+sotto quest'anno <i>Aproniano</i> e <i>Paolo</i>.
+Par ben difficile che tutti si sieno ingannati.
+Una sola iscrizione riferita dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consul.]</span>
+e dal Grutero, ci dà consoli
+<i>Lucio Vettio Paolo</i> e <i>Tito Giunio Montano</i>.
+Ma verisimilmente un <i>Aproniano</i>
+sarà stato console ordinario con <i>Paolo</i>,
+ed a lui, o per morte o per sostituzione,
+sarà succeduto <i>Montano</i>, parendo poco
+probabile che <i>Montano</i> fosse lo stesso che
+<span class="pagenum"><a name="Page_545" id="Page_545"></a>[545]</span>
+<i>Aproniano</i>. Già inclinato al lusso e a tutti
+gli sfoghi della sensualità Lucio Vero
+Augusto <span class="fnote">[Capitol., in Lucio Vero.]</span>, maggiormente dacchè si fu
+allontanato dagli occhi del fratello imperadore,
+si era abbandonato, siccome di
+sopra accennammo, ad ogni sorta di
+piaceri, anche più abbominevoli, deludendo
+l'intenzion del fratello stesso che
+l'aveva inviato là, per isperanza che le
+fatiche militari il guarirebbono: speranza
+vana, come si conobbe dagli effetti. Ritornato
+che fu l'Augusto giovane a Roma,
+andava egli bensì alquanto ritenuto,
+per nascondere i suoi vizii al saggio imperadore
+Marco Aurelio, ma in secreto
+faceva alla peggio. Volle una cucina a
+parte nel suo appartamento; e, dopo essere
+stato alla parca cena di Marco Aurelio,
+passava colà a soddisfare la sua
+ghiottoneria, con farsi servire a tavola
+da persone infami, e con volere dei combattimenti
+di gladiatori a quelle private
+cene, le quali andavano sì a lungo, che
+talvolta egli abborracchiato si addormentava
+sopra i cuscini o letti, sui quali si
+adagiavano gli antichi stando alla mensa,
+e conveniva portarlo di peso alla sua
+stanza. In uso era allora di non far tavola,
+dove fossero più di sette persone;
+e diverse tavole verisimilmente si mettevano
+nelle grandi occasioni, perchè
+passavano per proverbio: <i>Sette fanno un
+convito, nove fanno una lite.</i> Lucio Vero
+fu il primo a voler dodici convitati alla
+medesima mensa, e con una profusione
+spropositata di regali; perchè ai paggi, agli
+scalchi ed ai commensali si donavano
+piatti, bicchieri d'oro, d'argento e gioiellati,
+vari animali, vasi d'oro con unguenti,
+e carrozze con mule guernite di ricchi
+finimenti. Costava cadauno di questi conviti
+una tal somma, che nè pure mi arrischio
+a nominarla: tanto è grande nel
+testo di Capitolino. Il resto poi della notte
+si soleva per lo più spendere in giuoco,
+vizio, oltre a tanti altri, imparato in Soria.
+Fecesi anche fabbricare una suntuosa
+villa nella via Clodia, dove se la passava
+<span class="pagenum"><a name="Page_546" id="Page_546"></a>[546]</span>
+in gozzoviglie co' suoi liberti, e con quegli
+amici che godeano beni in quelle parti.
+Marco Aurelio sapea tutti questi disordini,
+e quantunque se ne rammaricasse
+non poco, pure fingeva ignorarli, per
+non romperla col fratello; anzi invitato
+da lui alla suddetta villa, non ebbe difficultà
+di andarvi, per insegnargli coll'esempio
+suo, come si dovea far la villeggiatura.
+E vi si fermò cinque giorni,
+attendendo anche allora alla spedizion
+delle cause, mentre Lucio Vero si perdeva
+ne' conviti, o era affaccendato per
+prepararli. Dicono di più, che questo
+sregolato imperadore passò ad imitare i
+vergognosi costumi di Caligola, di Nerone
+e di Vitellio, coll'andar di notte travestito
+e incappucciato per le bettole e
+nei bordelli, cenando con dei mascalzoni,
+attaccando delle risse, dalle quali
+tornò talvolta colla faccia maltrattata da
+pugni, e rompendo i bicchieri delle taverne
+col gittar in aria delle grosse monete
+di rame. Sopra tutto era egli spasimato
+dietro alle corse de' cavalli nel
+Circo, mostrandosi a spada tratta parziale
+in que' giuochi della fazione Prasina,
+che portava la divisa verde; di maniera
+che anche mentr'egli col fratello
+Augusto assisteva a quegli spettacoli,
+più volte gli furono dette delle villanie
+dall'emula fazione Veneta, vestita d'azzurro.
+Innamorato specialmente di un
+suo cavallo, appellato Volucre, o sia Uccello,
+fece fare la statua di esso d'oro, e
+seco la portava. Invece d'orzo voleva
+che gli si desse uva passa con pinocchi;
+e per cagion di esso s'introdusse il dimandare
+per premio de' vincitori nel
+corso un cavallo d'oro. Morto questo
+cavallo, gli fece alzare un sepolcro nel
+Vaticano. E tali erano i costumi e le capricciose
+azioni di <i>Lucio Vero Augusto</i>.
+</p>
+
+<p>
+Fin quando si facea la guerra de' Parti,
+se ne preparò un'altra al settentrione
+contra de' Romani <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio. Dio, lib. 71.]</span>. Avevano cominciato
+i Marcomanni, creduti oggidì
+abitatori della Boemia, ad infestare il
+<span class="pagenum"><a name="Page_547" id="Page_547"></a>[547]</span>
+paese romano; ma i generali che custodivano
+quelle parti, per non esporre
+l'imperio a questa pericolosa guerra,
+nel tempo che si facea l'altra più importante
+coi Parti, andarono sempre temporeggiando
+e pazientando, finchè venisse
+un tempo più opportuno da fiaccar
+loro le corna. Terminata con felicità
+l'impresa dell'Oriente, maggiormente
+crebbe l'insolenza di essi Marcomanni;
+anzi si venne a scorgere che quasi tutte
+le nazioni barbare abitanti di là dal Rene
+e dal Danubio, cominciando dall'Oceano,
+fin quasi al mar Nero, erano in
+armi ai danni dei Romani, sia che fosse
+qualche lega fra loro, o pure che l'una
+imparasse dall'esempio dell'altra a disprezzar
+le forze della repubblica romana.
+Fra que' popoli, tutti gente bellicosa
+e fiera, e che parea congiurata alla rovina
+de' Romani, oltre ai Marcomanni
+principali fra essi, si contavano i Narisci,
+gli Ermonduri, i Quadi, i Suevi, i Sarmati,
+i Vandali, i Vittovali, i Rossolani, i
+Basterni, i Costobochi, gli Alani, i Jazigi
+ed altri, de' quali non si sa il nome.
+Se dice il vero Dione, i Germani Transrenani
+vennero fino in Italia, e recarono
+de' gravissimi danni: il che par difficile
+a credere. Fra i cadaveri di costoro uccisi,
+furono ritrovate molte femmine
+guernite di tutte armi. Così gli altri barbari
+saccheggiarono varie provincie,
+presero città, e sembra che s'impadronissero
+di tutta la Pannonia, o almeno
+di una parte di essa. Per attestato di
+Pausania <span class="fnote">[Pausanias, lib. 10.]</span>, i Costobochi fecero delle
+scorrerie fino in Grecia. Portate così
+funeste nuove a Roma, riempirono tutta
+la città di spavento; e tanto più, perchè
+la peste avea fatto e facea tuttavia
+un fier macello anche delle milizie romane.
+Marco Aurelio <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, che con tutto
+il suo bel genio alla virtù, e con tutti i
+suoi studi, non giunse mai a conoscere
+la falsità della sua religione pagana, nè
+la verità della cristiana, di cui piuttosto
+<span class="pagenum"><a name="Page_548" id="Page_548"></a>[548]</span>
+fu persecutore, ricorse allora per aiuto
+agl'idoli, facendo venir da tutte le parti
+de' sacerdoti, anche di religioni straniere,
+moltiplicando i sagrifizii e le preghiere
+in così gran bisogno alle sorde sue
+deità. Fece ancora quanti preparamenti
+potè, per ammassar genti, e per reclutare
+le quasi disfatte legioni. Restò per
+un tempo ritardata la sua spedizione
+dalla peste tuttavia mietitrice delle vite
+umane; ma finalmente in quest'anno egli
+si mosse da Roma in persona con
+quelle forze che potè adunare. Insinuò
+egli segretamente al senato, essere necessaria
+l'andata di amendue gli Augusti,
+trattandosi di una guerra sì strepitosa e
+di tanta estensione; e questo fu decretato.
+Non si fidava il saggio imperador
+Marco Aurelio di mandar solo a cotale
+impresa il fratello Lucio Vero, perchè
+ne avea già sperimentata la codardia <span class="fnote">[Capitolinus, in Lucio Vero.]</span>;
+e nè pur voleva lasciarlo solo in Roma,
+affinchè egli in tanta libertà maggiormente
+non s'immergesse negli eccessi, e
+crescesse il suo disonore. Si misero dunque
+in viaggio i due imperadori (ma
+Lucio Vero con interna ripugnanza e
+dispiacere) e pervennero sino ad Aquileja.
+Truovasi nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imper.]</span> di questo
+anno, che i due Augusti presero <i>per
+la quinta volta</i> il titolo d'<i>Imperadori</i>.
+Non apparendo che vittoria alcuna, di
+cui questo titolo è indizio, si fosse per
+anche riportata contra de' Marcomanni,
+improbabile non è, che sia con ciò significata
+quella che <i>Avidio Cassio</i> ebbe coi
+Bucoli, o sia coi pastori egiziani che si
+erano ribellati. Da Vulcazio Gallicano <span class="fnote">[Vulcatius, in Avidio Cassio.]</span>
+abbiamo che Cassio si portò anch'egli
+alla guerra marcomannica; e però
+dovrebbe essere succeduta prima la
+ribellion d'essi pastori e la loro disfatta.
+Dacchè si sollevarono <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> i suddetti Bucoli,
+gente barbara e selvaggia, molti ne
+furono presi; ma gli altri vestiti con
+<span class="pagenum"><a name="Page_549" id="Page_549"></a>[549]</span>
+abiti donneschi, e fingendosi le mogli
+de' prigionieri, invitarono un centurione
+romano a prendere l'oro preparato pel
+riscatto de' prigionieri. In vece dell'oro,
+trovò egli le spade nemiche, che gli tolsero
+la vita. Cresciuto l'ardire in quella
+gente, e tirata nel suo partito la maggior
+parte degli Egiziani, con avere per
+capo un Isidoro, valorosissima persona,
+rimasero vittima del loro furore molte
+soldatesche romane; saccheggi senza fine
+furono fatti; e poco vi mancò che
+non s'impadronissero della stessa Alessandria,
+capitale allora dell'Egitto. E sarebbe
+forse avvenuto, se non vi fosse
+accorso colle sue genti <i>Avidio Cassio</i>
+governatore della Soria. Non si attentò
+egli di venire a giornata campale con
+quella sterminata copia di gente fiera e
+disperata; ma gli riuscì bene di seminar
+fra loro la discordia: il che bastò per
+opprimere i pertinaci, e per ridurre gli
+altri alla sommessione. Quando ciò veramente
+succedesse in questi tempi, potrebbe
+ciò aver dato motivo agli Augusti
+di prender di nuovo il titolo d'<i>Imperadori</i>.
+Ma siccome le azioni e gli avvenimenti
+dell'imperio di Marco Aurelio sono
+a noi pervenuti senza distinzioni di
+tempo, così malagevol cosa è il poter fissarne
+gli anni precisi, e resta indeciso
+chi meglio in questa oscurità l'indovini.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXIX" id="CLXIX"></a>CLXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio Vero</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Sosio Prisco Senecione</span> e <span class="sc">Publio
+Celio Apollinare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Al primo console, cioè a <i>Prisco</i>, ho
+aggiunto il cognome di <i>Senecione</i>, che
+si legge in una iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 336,
+num. 5.]</span>, da me altrove
+riferita, trovandosi nell'altre memorie
+<span class="pagenum"><a name="Page_550" id="Page_550"></a>[550]</span>
+il solo di <i>Prisco</i>, che dovea essere
+il più usato. La venuta dei due Augusti
+ad Aquileja con un copiosissimo esercito,
+seguita nell'anno precedente, per
+testimonianza di Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, produsse
+buoni effetti; imperciocchè la maggior
+parte dei rei e popoli barbari del
+Settentrione non solamente cessarono
+dalle ostilità, ma uccisero ancora gli autori
+delle sedizioni, mostrando di voler
+concordia coi Romani. E i Quadi rimasti
+senza re protestavano di non voler
+confermare il già eletto, se non precedeva
+l'approvazion degl'imperadori. Andavano
+anche arrivando ambasciatori
+dei più di que' popoli ai luogotenenti generali
+di essi Augusti, che chiedevano
+pace. Tal positura d'affari colla giunta
+della peste che già s'era inoltrata fino
+Aquileja, ed avea consumata parte dell'armata,
+e colla morte ancora di <i>Furio
+Vittorino</i>, prefetto del pretorio, animava
+Lucio Vero a fare istanza al fratello Augusto
+per tornarsene a Roma a godervi
+le solite sue delizie e i consueti passatempi.
+Ma Marco Aurelio era di contrario
+parere, insistendo sempre in dire,
+che l'essersi ritirati i Barbari, e il mostrar
+tanta voglia di pace, poteano essere
+loro finzioni e ripieghi presi al vedere
+un sì grande apparato d'armi dalla parte
+de' Romani; e che bisognava andar
+innanzi, e chiarir meglio, se i nemici operavano
+daddovero, o fingevano. Ch'essi
+due Augusti passassero il verno in
+Aquileja, lo pruova il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>
+con alcuni passi di Galeno. Fu dunque
+forzato contro sua voglia Lucio Vero a
+seguitare il fratello Augusto nella Pannonia
+e nell'Illirico, dove diedero buon
+sesto alla quiete di quelle contrade, liberandole,
+o pure avendole trovate libere
+dalle nazioni barbare. Le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imper.]</span>
+ci fan vedere preso da essi Augusti in
+quest'anno <i>per la sesta volta</i> il titolo
+d'<i>Imperadori</i>, senza che apparisca dove
+<span class="pagenum"><a name="Page_551" id="Page_551"></a>[551]</span>
+le lor milizie avessero guadagnata qualche
+battaglia. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> circa questi
+tempi scrive, che i Romani combatterono
+contra de' Germani, Marcomanni,
+Quadi, Sarmati e Daci. E nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>
+battute nell'anno presente si trova
+menzione d'una <i>Vittoria Germanica</i>,
+e della <i>Germania soggiogata</i>, ed in oltre
+dato a Marco Aurelio il titolo di <i>Germanico</i>:
+tutte pruove, che si dovette menar
+le mani, e che qualche vittoria toccò all'armi
+romane. Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio et Lucio Vero.]</span> ignorò
+molte particolarità di questa guerra, e
+più di lui certamente son da apprezzar
+le medaglie. Ma che in quest'anno Marco
+Aurelio conseguisse il nome di <i>Germanico</i>,
+si può dubitarne non poco.
+</p>
+
+<p>
+Adunque dappoichè si vide rimessa
+la tranquillità nella Pannonia e nell'Illirico,
+se ne tornarono i due Augusti da
+Aquileja. Lucio Vero <span class="fnote">[Capit., in Marco Aurelio et Lucio Vero.]</span>, a cui parea
+un'ora mille anni per rivedere le delizie
+di Roma, tanto fece, tanto disse, che impetrò
+licenza dal fratello di soddisfar al
+suo volere verso il fine dell'anno, sebben
+le parole di Galeno, riferite dal padre
+Pagi, sembrano indicare che amendue
+d'accordo s'inviassero alla volta di
+Roma. Fuor di dubbio è, che viaggiando
+essi unitamente in carrozza fra Concordia
+ed Altino, Lucio Vero <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar. Aurelius Victor, in
+Epitome.]</span> fu improvvisamente
+colpito da un accidente di apoplessia,
+per cui perdè la favella. Cavatogli
+sangue, e portato ad Altino, da lì a tre
+giorni compiè il corso di sua vita. Le dicerie
+cagionate da questa improvvisa
+morte furono infinite, secondo la consuetudine
+degli oziosi, de' maligni e degli
+ignoranti, che tutti vogliono far da politici.
+Vi fu dunque non poca gente, che
+il credè portato all'altra vita per veleno
+che dicea fatto a lui dare da <i>Faustina
+Augusta</i> suocera sua, chi da <i>Lucilla</i> sua
+moglie per gelosia di <i>Fabia</i>, sorella di
+<span class="pagenum"><a name="Page_552" id="Page_552"></a>[552]</span>
+lui, ch'era entrata seco in troppa confidenza,
+o per altri infami intrighi donneschi,
+o perchè egli con essa sua sorella
+avesse tramato contro la vita di Marco
+Aurelio; e che Agaclito suo favorito liberto
+fosse stato adoperato per levar lui
+di vita. Altri poi inventarono una favola,
+cioè che Marco Aurelio con un coltello
+dall'una parte avvelenato avendo tagliato
+un pezzo di carne, ne desse a lui la
+mortifera, e prendesse l'altra per sè:
+ovvero che per mezzo di Posidipo suo
+medico il facesse salassar fuor di tempo.
+Ma così stabilita era la riputazione e il
+concetto dell'integrità di Marco Aurelio,
+che niuna onesta persona vi fu, che non
+conoscesse la falsità di sì fatte immaginazioni.
+L'aveva egli sempre amato, avea
+tenuti segreti il più che poteva i di lui
+difetti, benchè gli dispiacessero al sommo.
+Comunque passassero quegli affari,
+abbastanza si raccoglie da Capitolino <span class="fnote">[Capit., in Marco Aurelio.]</span>
+che Marco Aurelio venne in quest'anno
+a Roma, pregò il senato a voler accordare
+al defunto Lucio Vero gli onori divini,
+il cui corpo fu posto nel sepolcro
+di Adriano. Gli assegnò ancora de' Flamini,
+ed altri sacri ministri, come si costumava
+con gli Augusti, empiamente
+deificati. Le zie e le sorelle di esso Lucio
+Vero furono provvedute di assegni convenevoli
+al loro stato. Trattò bene, e
+regalò tutti i di lui liberti, benchè la maggior
+parte fossero gente cattiva che si
+era abusata della debolezza del padrone
+in addietro; ma dopo qualche tempo
+con apparenza di onorarli, ne liberò la
+corte, ritenendo solamente <i>Eletto</i>, quel
+medesimo, che a suo tempo vedremo uccisore
+di Commodo Augusto, figliuolo
+del medesimo imperadore. Andò poscia
+Marco Aurelio in senato per ringraziare
+i padri degli onori compartiti al defunto
+fratello, e destramente lasciò capire che
+tutti i felici successi della guerra partica
+non erano provenuti dai suoi consigli
+e provvedimenti, e che da lì innanzi passerebbono
+meglio gli affari.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_553" id="Page_553"></a>[553]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXX" id="CLXX"></a>CLXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sotero</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Cornelio Cetego</span> e <span class="sc">Cajo
+Erucio Claro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non s'ingannò l'Augusto Marco Aurelio
+in dubitare che i barbari settentrionali
+con finto animo avessero trattato di
+pace nell'anno precedente. In fatti nel
+presente, ripigliate l'armi, ricominciarono
+i Marcomanni con gli altri popoli
+di sopra nominati, e con altri mentovati
+da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span>, le ostilità contro le
+provincie romane, forse animati dal sapere
+quanta strage avesse fatta la pestilenza
+nelle legioni romane. Il peggio era,
+che la medesima peste era tornata ad infierire
+in Roma; e però mancavano i soldati,
+ed anche l'altro nerbo principale
+di chi vuole far guerra, cioè il danaro;
+nè in sì calamitosi tempi sofferiva il cuore
+al buon imperadore di smugnere con
+imposture nuove i popoli afflitti. Che fece
+egli dunque? Ricorse a dei ripieghi riserbati
+alle gravi angustie della repubblica.
+Non erano mai ammessi alla milizia
+i servi, o vogliam dire schiavi; e di
+questi il numero a que' tempi era incredibile
+nel romano imperio. Per valersene
+alla guerra, fece conceder loro la libertà,
+e ne formò alcune legioni, con dare ad
+essi il nome di <i>Volontari</i>. Altrettanto si
+era praticato nelle necessità della guerra
+Punica a' tempi della repubblica. Volle
+ancora, che i gladiatori, benchè persone
+infami, seco venissero alla guerra, e che
+in vece di scannarsi fra loro, impiegassero
+la lor destrezza in favor della patria
+con uso migliore. Prese inoltre al suo
+soldo i banditi della Dalmazia, della
+Dardania e molte compagnie di Germani,
+acciocchè servissero contro gli stessi
+Germani. In tal guisa mise insieme una
+poderosissima armata. Ma non reggendo
+il suo erario a sì gravi spese, nè volendo
+<span class="pagenum"><a name="Page_554" id="Page_554"></a>[554]</span>
+egli, siccome dissi, aggravar i popoli, si ridusse
+a vendere al pubblico incanto nella
+piazza di Trajano gli ornamenti del palazzo
+imperiale e i vasi preziosi e fin le
+vesti della moglie e le gemme trovate
+negli scrigni di Adriano. Durò due mesi
+questo incanto, e tanto oro se ne ricavò,
+che bastò al bisogno della guerra. Finita
+poi essa, mandò fuori un editto, invitando
+i compratori di que' preziosi arredi
+a restituirli pel medesimo prezzo. E chi
+non volle renderli, non ebbe per questo
+vessazione alcuna. Siccome osservammo
+di sopra all'anno 151, probabilmente
+Zonara s'è ingannato con attribuir questo
+fatto ad Antonino Pio, che non ebbe
+come Marco Aurelio necessità sì premurose
+di far danaro. Erasi ritirato il
+buon imperadore, non so se per godere
+della villeggiatura, o pure per guardarsi
+dalla peste, a Palestrina. Quivi la morte
+gli rapì il suo terzogenito, appellato <i>Vero</i>,
+per un tumore natogli sotto un orecchio,
+inutilmente tagliato. Era egli in
+età di sette anni, ed avea già conseguito
+il titolo di <i>Cesare</i>. Non più che cinque
+giorni volle il padre che durasse il suo
+lutto; consolò i medici che infelicemente
+l'aveano curato; e tornò fresco al maneggio
+degli affari pubblici, essendosi
+sempre osservata in questo imperador
+filosofo la medesima uguaglianza d'animo
+e di volto, tanto nella buona che nella
+avversa fortuna. Non permise egli che
+s'interrompessero per la morte del figliuolo
+i giuochi capitolini di Giove, che
+s'incontrarono in sì funesta occasione:
+solamente ordinò che si alzassero statue
+al defunto fanciullo, e l'immagine sua
+d'oro fosse portata ne' giuochi circensi.
+Era egli in procinto di muoversi per andare
+alla guerra, quando pensò di rimaritar
+la figliuola <i>Lucilla</i>, rimasta vedova
+del morto Lucio Vero Augusto. Scelse
+dunque per marito di lei <i>Claudio Pompejano</i>,
+di origine Antiocheno, e figliuolo
+d'un cavalier romano, considerata sopra
+tutto la di lui onoratezza e saviezza.
+Ma tra perchè egli non era della
+<span class="pagenum"><a name="Page_555" id="Page_555"></a>[555]</span>
+prima nobiltà, e si trovava molto inoltrato
+nell'età, tanto essa <i>Lucilla</i>, che
+portava il titolo di Augusta, ed era figliuola
+di un Augusto, quanto <i>Faustina</i>
+imperadrice sua madre, non sapevano
+dirigere un sì fatto parentado.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXI" id="CLXXI"></a>CLXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Septimio Severo</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Lucio Aufidio Erenniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Sino a questi tempi tenne <i>Sotero</i> il
+pontificato romano, e nel presente anno
+sostenne col martirio la verità della
+Religion Cristiana. Contuttochè Marco
+Aurelio imperadore tanti lumi avesse
+dalla filosofia, pure, siccome già dissi,
+non giunse mai a discernere la vanità
+de' suoi idoli e la falsità della credenza
+dei Pagani. Anzi, come zelante dell'onore
+de' suoi dii, permise che si perseguitassero
+i Cristiani, di maniera che
+Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron. et in Histor. Eccl.]</span> ed altri antichi scrittori
+mettono sotto di lui la quarta persecuzione
+del Cristianesimo, per cui nella
+Gallia e nell'Asia moltissimi eroi della
+Fede di Cristo riceverono la corona del
+martirio. Celebri sopra gli altri furono
+i santi martiri <i>Policarpio</i> e <i>Giustino</i>. Anche
+in Roma toccò questo glorioso fine
+a santo <i>Sotero</i> papa. Non accadeva disgrazia
+al romano imperio, in cui i falsi
+sacerdoti del gentilesimo non inveissero
+contra de' Cristiani, attribuendo l'ira
+dei loro sognati dii allo sprezzo che ne
+mostravano gli adoratori di un solo Dio.
+La fierissima peste accaduta in questi
+tempi dovette maggiormente inasprir la
+loro rabbia contro i seguaci di Cristo.
+A Sotero succedette nella cattedra romana
+<i>Eleuterio</i>. E tuttochè i santi <i>Melitone</i>
+vescovo di Sardi ed <i>Apollinare</i>
+vescovo di Jerapoli circa questi tempi
+esibissero le apologie del Cristianesimo
+<span class="pagenum"><a name="Page_556" id="Page_556"></a>[556]</span>
+a Marco Aurelio Augusto, nè egli aprì
+mai gli occhi, nè si rallentò il rigore
+contro ai Cristiani. Era già marciato in
+persona esso imperadore verso la Pannonia
+inondata dai popoli barbari. Siccome
+questa fu una delle più pericolose
+e memorande guerre che si avessero i
+Romani, così sarebbe da desiderare che
+la storia ce ne avesse conservate le memorie.
+Ma noi non ne abbiamo che un
+solo scuro abbozzo, e senza distinzione
+di tempi. Probabil è, che solamente nell'anno
+presente Marco Aurelio desse
+principio alle militari sue imprese; ma
+cosa egli operasse nol sappiamo. Le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>
+non parlano di alcuna sua
+vittoria, e ci mostrano solamente un
+ponte, sul quale egli passa con alquanti
+soldati. Abbiamo bensì, che in Roma si
+celebrarono i decennali del di lui imperio,
+cioè che si fecero feste, sagrifizii e
+giuochi pel decennio compiuto del suo
+savio governo, con far dei pubblici voti,
+acciocchè salvo egli giungesse al secondo
+decennio. Fioriva in questi tempi in Roma
+il celebre medico <i>Galeno</i> o sia <i>Gallieno</i>,
+come vien chiamato da altri, nativo
+di Pergamo in Asia <span class="fnote">[Galenus, de Prognosticis.]</span>. Di colà Marco
+Aurelio l'avea fatto venire ad Aquileja,
+nell'anno 169, e poi condottolo a Roma.
+Sommamente desiderando di averlo
+a' suoi fianchi in questa spedizione, gliene
+scrisse. Ma avendolo istantemente
+pregato Galeno di lasciarlo a Roma,
+perchè non gli dovea piacere la vita militare,
+accompagnata da parecchi incomodi
+e pericoli, se ne contentò il buono
+imperadore, ma con obbligarlo ad assistere
+alla sanità di <i>Commodo Cesare</i> suo
+figliuolo, il qual fu veramente malato
+durante la lontananza del padre. Noi
+sappiamo che fra gli uffiziali, i quali si
+distinsero nella suddetta spedizione contra
+de' Marcomanni e degli altri Barbari,
+si contarono <i>Claudio Pompejano</i>, genero
+dell'imperadore, ed <i>Avidio Cassio</i>, che
+poi si ribellò, ed <i>Elvio Pertinace</i> che fu
+<span class="pagenum"><a name="Page_557" id="Page_557"></a>[557]</span>
+col tempo imperadore. Avea quest'ultimo
+calcati vari posti militari, e si trovava
+di quartiere nella Dacia; ma per
+alcune relazioni de' suoi malevoli Marco
+Aurelio il levò di là. Pompejano, che ne
+conosceva il valore e il merito, il volle
+per suo ajutante, ed egli salì con tal
+congiuntura in sì fatta riputazione, che
+meritò di essere creato senatore. Anzi
+chiaritosi l'imperadore che i sospetti
+della di lui onoratezza erano proceduti
+da mere calunnie, maggiormente dipoi
+l'amò, e il promosse ai primi onori. Attesta
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, che in qualche battaglia
+i Marcomanni furono superiori ai Romani,
+e che in una d'esse perdè la vita
+<i>Marco Vindice</i> prefetto del pretorio, a
+cui l'Augusto Marco Aurelio fece alzare
+tre statue in Roma. Un altro de' suoi
+prefetti del pretorio fu <i>Rufo Basseo</i>, poveramente
+nato, e che nè pure avea
+studiato lettere. La sua fortuna, il suo
+valore, la sua bontà compensarono i
+difetti della nascita, e l'alzarono in fine
+a grado così sublime.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXII" id="CLXXII"></a>CLXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Massimo</span> e <span class="sc">Orfito</span>.
+</p>
+
+<p>
+Quai prenomi e nomi avessero questi
+due consoli, non si è potuto accertatamente
+scoprire fin qui. Nell'anno presente,
+per quanto sembra risultar dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>,
+la vittoria accompagnò il valore
+dell'armi romane nella guerra coi Marcomanni.
+In esse comparisce la <i>Vittoria
+Germanica</i>, la <i>Germania soggiogata</i>, e
+truovasi anche il titolo di <i>Germanico</i>
+dato a Marco Aurelio. Quel solo che
+non si sa intendere, punto non si vede
+moltiplicato il titolo d'<i>imperadore</i> ad
+<span class="pagenum"><a name="Page_558" id="Page_558"></a>[558]</span>
+esso Augusto, come pur solea praticarsi
+dopo qualche insigne vittoria. Può anche
+mettersi in dubbio, s'egli per anche
+ricevesse il cognome di <i>Germanico</i>. Ma
+se non sappiamo il quando, abbiamo
+almen sicure notizie da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> e
+da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, ch'egli ridusse i Marcomanni
+al Danubio, e che nel voler essi
+passare quel gran fiume, diede loro una
+solenne rotta, e liberò la Pannonia dal
+giogo de' Marcomanni, Sarmati e Vandali.
+Parte del bottino fatto in quella
+fortunata azione, siccome composto di
+roba tolta ai sudditi della Pannonia,
+volle che fosse restituita ai poveri paesani.
+Del resto pesatamente procedeva il
+savio imperadore in sì pericolose congiunture,
+senza voler azzardare le battaglie
+a capriccio e sapeva temporeggiare
+per cogliere i vantaggi. Che se negli affari
+civili nulla mai determinava senza
+averli conferiti prima co' suoi consiglieri,
+molto più ciò praticava in quei della
+guerra, dove la prudenza ed accortezza
+ottien più d'ordinario che la forza. Nè
+s'intestava del suo parere; solendo dire:
+<i>Più conveniente è ch'io segua il consiglio
+di tanti e sì saggi amici, che tanti e sì
+saggi amici seguitino il parere di me solo.</i>
+Per altro era egli costante nelle fatiche,
+sebben molti il biasimavano, perchè un
+filosofo par suo volesse menar la vita fra
+l'armi e fra i pericoli della guerra: vita
+che non si accordava punto colle massime
+degli altri filosofi: pure egli con lettere
+o colla viva voce facea conoscere
+giusto e lodevole il suo operare, trattandosi
+del bene della repubblica, per cui
+si dee sofferire e sagrificar tutto. Nè
+per quante lettere gli scrivessero da Roma
+gli amici, affinchè lasciato il comando
+ai generali, venisse al riposo, mai non
+si volle muovere, finchè non ebbe dato
+fine a questa guerra, che riuscì più lunga
+di quel che su le prime si credeva.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_559" id="Page_559"></a>[559]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXIII" id="CLXXIII"></a>CLXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Severo</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Tiberio Claudio Pompejano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo console, cioè <span class="sc">Pompejano</span>,
+non è già il genero di Marco Aurelio,
+siccome colla sua consueta accuratezza
+osservò l'incomparabile Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consulari.]</span>. Non
+gli ho io dato il prenome di <i>Tito</i>, come
+fan gli altri, perchè in un'iscrizione dal
+Doni e da me riferita <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 338.]</span>, il veggo chiamato
+<span class="sc">Tiberio</span>, con prenome più usitato
+dalla famiglia Claudia. Le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>
+ancora di quest'anno parlano della <i>Vittoria
+Germanica</i> e della <i>Germania soggiogata</i>,
+e nominato <i>Germanico Augusto</i>
+l'imperator Marco Aurelio; ma senza
+ch'egli porti altro titolo che d'<i>Imperadore
+per la sesta volta</i>, com'egli era chiamato
+negli anni addietro. Non è improbabile,
+che in questo verno succedesse
+la vittoria che, per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>,
+riportarono i Romani, combattendo coi
+popoli Jazigi sul Danubio agghiacciato,
+con far di molte prodezze. Fors'anche
+potrebbe appartenere all'anno presente
+ciò che narra Vulcazio Gallicano nella
+vita di Avidio Cassio <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>. Voleva costui
+essere rigidissimo custode della disciplina
+militare, e si pregiava di essere chiamato
+un altro Marco. Di tal sua severità,
+che più convenevolmente si dovea chiamare
+crudeltà, molti esempli si raccontavano.
+Fra gli altri uno è il seguente.
+Comandava egli un corpo dell'armata
+cesarea alle rive del Danubio. Avendo
+un dì alcuni de' suoi capitani adocchiato
+di là dal fiume una brigata di tremila
+Sarmati, che non faceano buona guardia,
+senza che nè Cassio nè i tribuni lo
+sapessero, con poca gente passarono
+<span class="pagenum"><a name="Page_560" id="Page_560"></a>[560]</span>
+improvvisamente il fiume, diedero loro
+addosso e li disfecero, con far anche un
+riguardevol bottino. Ritornati al campo
+que' centurioni, tutti lieti andarono a
+presentarsi a Cassio, sperando un bel
+premio per l'impresa felicemente riuscita.
+Il premio fu, che egli fece immantinente
+giustiziar tutti, e col gastigo degli
+schiavi (rigore senza esempio), cioè colla
+croce, dicendo che si sarebbe potuto
+dare che i Barbari avessero finta quella
+negligenza per tirare alla trappola i Romani,
+e che non s'avea a mettere così a
+repentaglio la riputazion del romano
+imperio. E perciocchè a cagion di questa
+sì rigorosa giustizia l'esercito suo si
+mosse a sedizione, saltò Cassio fuor della
+tenda in soli calzoni, gridando: <i>Ammazzate
+me, se avete tanto ardire, ed
+aggiugnete questo delitto all'altro della
+disciplina da voi trasgredita.</i> Questo suo
+non temere fu cagione che i soldati temessero
+daddovero, e si quetassero. Ma
+divolgata una sì fatta azione, mise tal
+terrore ne' Barbari, che spedirono a Marco
+Aurelio, lontano allora da quelle contrade,
+supplicandolo di dar loro la pace
+per cento anni avvenire. Al rovescio di
+Cassio era esso imperadore tutto amorevolezza
+e bontà verso de' soldati, e
+ben li trattava; ma non volea già che
+dessero la legge a lui <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. Dopo una
+sanguinosa battaglia, riuscita felice all'armi
+romane, gli dimandarono i soldati
+paga doppia o altro donativo. Nulla
+volle dar loro con dire, <i>che il di più
+del solito che avesse dato, bisognava cavarlo
+dal sangue de' loro parenti, e ch'egli
+ne avrebbe renduto conto a Dio</i>. Nè
+cessava l'infaticabil Augusto, sbrigato
+ch'era dalle faccende militari, di ascoltare
+e decidere le cause e liti occorrenti. Si
+trovava egli nella città di Sirmio, sua ordinaria
+residenza durante questa guerra;
+benchè Paolo Orosio <span class="fnote">[Orosius, in Histor.]</span> scriva ch'egli
+per tre anni si fermò a Carnunto, città
+vicina a Vienna d'oggidì, quando arrivò
+<span class="pagenum"><a name="Page_561" id="Page_561"></a>[561]</span>
+<i>Erode Attico</i> <span class="fnote">[Philostr., in Herode Attico.]</span> celebre oratore di questi
+tempi, e stato già console, per cagion
+di una lite assai calda ch'egli avea con
+la sua patria Atene. Vi giunse anche il
+deputato degli Ateniesi, per nome <i>Demostrato</i>,
+che fu ben accolto da Marco Aurelio,
+principe naturalmente inclinato a
+favorir le comunità più che i privati.
+Prese ancora la protezione della città
+<i>Faustina Augusta</i>, la quale, secondo l'uso
+di altre imperadrici, accompagnava il
+marito Augusto alla guerra; e fino una
+lor figliuola di tre soli anni, facendo carezze
+al padre Augusto, gittandosi a' suoi
+piedi, e balbettando gli raccomandava la
+causa degli Ateniesi. Di tutto informato
+Erode Attico, allorchè si dovette trattar
+la causa davanti all'imperadore, lasciatosi
+trasportar dall'ira fuori di strada, a
+visiera calata declamò contro al medesimo
+imperadore, con giungere fino a rimproverargli,
+che si lasciasse governar da
+una donna e da una fanciulla di tre anni.
+E perchè <i>Ruffo Basseo</i> capitan delle
+guardie gli disse, <i>che questa maniera di
+parlare gli potrebbe costar la vita</i>, Erode
+gli rispose, <i>che un uomo della sua età</i>
+(era assai vecchio) <i>nulla avea da temere</i>;
+e voltategli le spalle se ne andò via. Marco
+Aurelio senza mai scomporsi, senza
+fare un gesto indicante noia o sdegno,
+partito che fu Erode, tranquillamente
+disse all'avvocato degli Ateniesi, che dicesse
+le loro ragioni. Era Demostrato
+uomo eloquentissimo, seppe ben vivamente
+rappresentarle. Ascoltò Marco
+Aurelio, ed allorchè intese le maniere,
+colle quali Erode e i suoi liberti opprimevano
+il popolo di Atene, non potè
+trattener le lagrime, perchè grande stima
+professava ad Erode Attico, uomo
+insigne, e stato suo maestro, ma ben più
+amava i suoi popoli. Tuttavia non volle
+pronunziare sentenza alcuna contro di
+Erode. Solamente decretò alcuni leggeri
+gastighi contro ai di lui insolenti liberti,
+e provvide all'indennità degli Ateniesi.
+Erode da lì a qualche tempo, per tentare
+<span class="pagenum"><a name="Page_562" id="Page_562"></a>[562]</span>
+se Marco Aurelio, venuto in Asia, era
+in collera con lui, gli scrisse, come lagnandosi
+di non ricevere più sue lettere,
+quando di tante dianzi era favorito; e il
+buon imperadore gli diede un'ampia risposta,
+piena di amichevoli espressioni,
+con far anche scusa dell'essere stato
+obbligato a condannar persone appartenenti
+a lui. Certamente (dice qui il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>)
+ci saran ben de' Cristiani, ai
+quali nel dì del giudizio farà vergogna
+questo dolce operare di un imperadore,
+ed imperadore pagano.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXIV" id="CLXXIV"></a>CLXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Gallo</span> e <span class="sc">Flacco</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nulla di più sappiamo di questi consoli.
+Ho io prodotta una nobile iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 338.]</span>
+col C. CALPVRNIO FLACCO, L.
+TREBIO GERMANO COS., congetturando
+che questa si potesse riferire all'anno
+presente, e che quel <i>Germanico</i> forse sostituito
+a <i>Gallo</i> nelle calende di luglio, o
+pure ne' mesi seguenti. Se sia o non sia
+ragionevole tal conghiettura, ne giudicheranno
+i lettori. Al vedere nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>
+di quest'anno, che l'imperador
+Marco Aurelio prese <i>per la settima volta
+il titolo d'Imperadore</i>, senza timor
+di errare, veniamo a conoscere ch'egli
+riportò qualche vittoria contra de' Barbari.
+Secondo tutte le apparenze, questa
+fu la descritta da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. Erasi inoltrata
+l'armata romana nel paese de' Quadi,
+e vi era in persona lo stesso imperadore.
+In un sito svantaggioso fu essa
+ristretta da innumerabil copia di Barbari
+che presero tutti i passi, senza che i Romani
+potessero a lor talento dar la battaglia.
+Eccessivo era il caldo della stagione,
+nè acqua si trovava in quella
+<span class="pagenum"><a name="Page_563" id="Page_563"></a>[563]</span>
+parte. Andavano differendo i Barbari il
+combattimento sperando di cogliere i
+nemici snervati ed avviliti per la sete. In
+fatti, ad un estremo pericolo era ridotta
+l'armata romana, se un improvviso accidente
+non avesse provveduto al bisogno.
+Imperciocchè ecco in un subito
+annuvolarsi il cielo, e cadere una dirotta
+pioggia. Ogni soldato allora tutto lieto
+stese i suoi elmi e scudi per raccoglier
+l'acqua cadente, abbeverando sè stesso
+e i cavalli, e tutti si riconfortarono. All'incontro
+i Barbari, veggendo fallita la
+loro speranza di vincerli colla sete, e
+credendoli tuttavia indeboliti pel patimento
+preceduto, attaccarono la zuffa.
+Forse anche prima l'aveano attaccata,
+immaginando troppo spossati i Romani
+e i lor cavalli, onde non potessero resistere.
+Generosamente combatterono i
+Romani rinvigoriti dall'acqua cadente;
+ma quel che portò loro la vittoria, fu
+una scappata di fulmini addosso all'esercito
+barbarico, e un fuoco aereo che
+cadeva solamente addosso ai medesimi
+Barbari, confessato miracoloso dallo
+stesso Dione gentile. In somma rimasero
+interamente sconfitti i Barbari, liberati i
+Romani, ed ognuno confessò essere stata
+prodigiosa così gran vittoria. Era solito
+Marco Aurelio ad aspettare dal senato
+il decreto di moltiplicare il titolo
+d'<i>imperadore</i>, segnale di qualche nuova
+vittoria. A cagion della suddetta, che
+riuscì cotanto luminosa, fu egli proclamato
+<i>Imperatore per la settima volta</i> dal
+vincitore esercito. Ne scrisse poi egli al
+senato in occasione di notificargli il felicissimo
+e mirabil successo delle sue armi:
+e il senato non solamente approvò
+il fatto, ma dichiarò anche Faustina Augusta
+sua moglie <i>madre degli eserciti</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ora, conoscendo anche i Pagani per
+miracoloso il descritto avvenimento, chi
+fra essi ne attribuì la cagione a un incantesimo
+di Arnufi mago egiziano, chi
+ad un altro mago caldeo appellato Giuliano,
+chi alle preghiere del medesimo
+Marco Aurelio, come si può vedere presso
+<span class="pagenum"><a name="Page_564" id="Page_564"></a>[564]</span>
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 70.]</span>, Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> ed altri antichi
+scrittori <span class="fnote">[Themistius, in Oration. ad Imp. Theodosium.
+Claudianus, in Sexto Consulatu Honorii.]</span>. E nella colonna Antonina
+effigiato tuttavia si scorge un Giove
+che manda pioggia e fulmini nello stesso
+tempo dal cielo: con che s'avvisarono i
+Pagani di attribuire tal grazia al loro
+Giove. Ma è ben più da credere agli antichissimi
+scrittori, i quali attestano che
+i Cristiani, militanti allora in gran numero
+nell'oste di Marco, Aurelio, veggendo
+il comune periglio, ritiratisi in
+disparte, colle ginocchia a terra implorarono
+l'aiuto del vero Dio, ed impetrarono
+quel miracolo. Che poi vi fosse una
+legione tutta di Cristiani, ch'essa fosse
+appellata di Melitene, e venisse poi soprannominata
+la Fulminatrice, questo è
+dubbioso, e l'ultimo, secondo le osservazioni
+degli eruditi, non sussiste punto.
+Un buon fondamento bensì abbiamo di
+credere ottenuta quella vittoria per intercession
+de' Cristiani, asserendolo, per
+testimonianza di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Ecclesiast., lib. 5, cap. 5.]</span>, santo Apollinare
+vescovo di Jerapoli, vivente allora,
+e Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, Apologet., c. 5.]</span> vicino a questi tempi,
+san Girolamo, san Gregorio di Nissa
+ed altri antichi. Anzi il suddetto Tertulliano
+scrive aver lo stesso Marco Aurelio
+in una lettera al senato romano attribuito
+questo prodigio alle preghiere
+de' Cristiani, quantunque ne parlasse con
+qualche dubbio, per non comparir troppo
+credulo ad una religione cotanto odiata
+dagl'idolatri Gentili. Parlasi poi nelle
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imp.]</span> di qualche vittoria riportata
+da Marco Aurelio sopra i Sarmati. A
+quanto si è detto di sopra de' costumi di
+questo imperadore, si vuol ora aggiungere
+ch'egli ebbe in uso di tenere delle
+spie dappertutto, non già <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> per far danno
+altrui, ma solamente per saper ciò
+che si dicea di lui. Niun caso poi facea
+<span class="pagenum"><a name="Page_565" id="Page_565"></a>[565]</span>
+delle sciocche o maligne dicerie e detrazioni
+che udiva della sua persona. Ma se
+trovava ben fondata la lor censura, serviva
+ciò a lui per emendarsi; chè questo
+era l'unica mira sua. Trovandosi egli
+appunto a questa guerra, fu informato
+dei lamenti che facea il popolo romano,
+per aver condotto via sì gran brigata di
+gladiatori, de' sanguinosi combattimenti
+de' quali viveano spasimati i Romani; e
+per avere ordinato che le commedie, o
+vogliam dire le buffonerie de' pantomimi,
+si facessero in ora più tarda, per non
+impedire i negozii de' mercatanti. Imperciocchè
+pareva ai Romani, che l'imperadore,
+con privarli de' consueti divertimenti
+e sollazzi, li volesse far tutti diventare
+filosofi. Ora egli mandò ordine,
+che si facessero gli usati spettacoli, deputando
+a ciò i nobili, che aveano miglior
+borsa, e più degli altri poteano rallegrare
+il popolazzo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXV" id="CLXXV"></a>CLXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 15.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Calpurnio Pisone</span> e <span class="sc">Marco Salvio
+Giuliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Siccome altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 338.]</span> ho io accennato,
+sarebbe da vedere, se questo <i>Giuliano</i>
+console potesse essere il medesimo che
+<i>Marco Didio Giuliano Severo</i>, il quale a
+suo tempo ci comparirà assunto al trono
+imperiale: giacchè Erodiano attesta
+ottenuto da lui il consolato prima dell'imperio,
+e si sa da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Juliano.]</span> aver
+egli avuto per collega in questa dignità
+<i>Pertinace</i>, il quale divenne anch'egli
+imperadore, e forse potrebbe essere stato
+sostituito a <i>Pisone</i> nell'anno presente.
+Di Pertinace scrive Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>, che
+egli liberò la Retia e il Norico dai nemici,
+ed in ricompensa fu disegnato
+<span class="pagenum"><a name="Page_566" id="Page_566"></a>[566]</span>
+console da Marco Aurelio, senza che se
+ne sappia l'anno preciso. Ma, per attestato
+di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, molti ne mormorarono,
+perchè egli era bassamente nato.
+Nulla più resisteva alle armi vittoriose
+di Marco Aurelio, a cui era riuscito di
+ridurre in somme angustie i Marcomanni
+e i Quadi. Avea egli anche messi di
+presidio ne' lor paesi ventimila armati
+in siti ben fortificati; e tuttochè quei
+popoli ricalcitrassero per qualche tempo
+ancora, pure forzati furono a sottomettersi,
+coll'impetrare un accordo, in cui
+si obbligarono di non abitare per certo
+tratto in vicinanza del Danubio. I Jazigi,
+già sconfitti dai Romani, finchè poterono,
+tennero forte, ed imprigionarono <i>Bonadaspe</i>
+re loro, perchè avea inviato dei
+deputati a Marco Aurelio per trattare
+di pace. Ma, incalzati sempre più dalla
+armata de' Romani, si ridussero anche
+essi ad umiliarsi. Nulla poterono impetrare
+la prima volta, perchè di loro non
+si fidava l'imperadore; ma in fine venuto
+<i>Zantico</i> lor nuovo re coi principali
+della nazione a' piedi di Marco Aurelio,
+ottenne con alcune condizioni la
+pace. Una d'esse condizioni era la restituzion
+de' prigionieri, che ascese a centomila
+persone, oltre ai fuggiti, morti o
+venduti. Diedero in oltre a Marco Aurelio
+ottomila uomini a cavallo di lor nazione,
+cinquemila de' quali furono spediti nella
+Bretagna: segni tutti di una gran possanza
+di que' popoli. Anch'essi furono
+obbligati ad abitar lungi dal Danubio più
+ancora de' Marcomanni. Non fecero di
+meno i Narisci, i Buri, ed altre di quelle
+barbare nazioni. Tutte implorarono
+la pace dal temuto Augusto <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>: e chi si
+sottomise, chi entrò in lega, chi provvide
+di soldatesche. A molti di costoro diede
+egli delle terre nella Dacia, e nella Pannonia,
+nella Mesia, nella Germania, e
+gran quantità di Marcomanni rimandò ad
+abitare in Italia. Ma perchè alcuni di
+<span class="pagenum"><a name="Page_567" id="Page_567"></a>[567]</span>
+costoro posti a Ravenna <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> tentarono
+d'impadronirsi di quella città, a tutti
+costoro diede poi sussistenza di là dall'Alpi.
+Tale per certo era la bontà e la
+equità di questo imperadore, che trattava
+i nemici stessi, prigioni o sottomessi,
+come amici. Merita anche d'essere osservato
+nelle iscrizioni raccolte dal Grutero
+e da me, che molti soldati portavano
+il nome di <i>Marco Aurelio</i>. Potrebbe
+credersi che fossero liberti suoi; ma più
+probabilmente furono persone di nazioni
+straniere, che venute al suo soldo meritarono
+in premio il nome dello stesso
+imperadore.
+</p>
+
+<p>
+Con questa felicità avea l'Augusto
+Marco Aurelio domate quelle barbare
+genti, e conseguito per questo il titolo
+di <i>Germanico</i> e <i>Sarmatico</i> <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>. Era anche
+dietro a dare un nuovo sistema ai
+conquistati paesi, meditando di far della
+Marcomannia e della Sarmazia due provincie
+romane, governate da pretori o
+proconsoli romani, quando gli convenne
+interrompere questi disegni per una noiosa
+novità occorsa nell'anno presente.
+<i>Avidio Cassio</i>, di cui s'è parlato di sopra,
+dopo essere intervenuto alla guerra
+marcomannica <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio. Dio, lib. 71.]</span>, d'ordine di Marco
+Aurelio se ne tornò al governo della
+Siria o sia della Soria, e quivi formò
+una fiera ribellione. Era egli originario
+di quel paese: il che diede poi motivo
+allo stesso Augusto di ordinare che da
+lì innanzi niuno potesse avere il governo
+di quelle provincie, ove fosse nato, o
+dalle quali traessero origine i suoi maggiori.
+Vulcazio Gallicano, che ne scrisse
+la vita (se pure autor di essa non fu
+Sparziano), il vuole far credere discendente
+da Cassio, uno degli uccisori di
+Giulio Cesare. Ma non è sì facilmente
+da prestargli fede, nè lo stesso Cassio in
+una sua lettera riconosce tale la sua
+nobiltà. Il medesimo scrittore cel rappresenta
+per rigoroso esattor della disciplina
+<span class="pagenum"><a name="Page_568" id="Page_568"></a>[568]</span>
+militare, anzi portato alla crudeltà:
+del che di sopra addussi un esempio.
+Egli, per ogni menomo trascorso
+de' suoi soldati, li facea crocifiggere, bruciar
+vivi, affogare, e a molti de' disertori
+fece tagliar le mani e le gambe: il che
+non s'accorda coll'aver <i>Lucio Vero</i>
+scritto che Cassio era amato assai dai
+soldati. Certo è bensì, che egli sempre
+un dì della settimana facea far loro l'esercizio,
+e che ogni delizia nel mangiare
+e nel vestire bandì dai loro quartieri.
+Gran tempo era, che costui dava a conoscere
+il suo genio di signoreggiare;
+altro non facendo che dir male di Marco
+Aurelio, chiamandolo una vecchierella
+filosofessa, e di Lucio Vero, appellandolo
+sciocco lussurioso. Derideva le
+loro azioni, non istimava le loro lettere.
+Udivasi in ogni occasione compiangere
+lo stato presente della romana repubblica,
+dove più non si mirava l'antica
+disciplina, dove il principe lasciava andar
+tutto alla peggio, non gastigava i
+cattivi, e permetteva che si ingrassassero
+a dismisura i capitani delle guardie e
+tutti i governatori delle provincie. Aggiugneva,
+che se toccasse a lui, saprebbe
+ben tagliar teste e premiare i buoni,
+con altre simili bravate: dalle quali fu
+mosso Lucio Vero Augusto, fin quando
+andò in Soria ad avvisarne Marco Aurelio,
+acciocchè si guardasse da uomo
+sì pericoloso, e provvedesse alla sicurezza
+propria e de' suoi figliuoli. Marco
+Aurelio gli rispose, che non trovava
+nella di lui lettera la grandezza d'animo
+conveniente ad un imperadore; essere
+tale il governo suo, che non avea da
+paventar rivoluzioni; e che quando altramente
+dovesse essere, il destino non
+si potea schivare; nè potersi condannare
+un uomo che non era accusato da alcuno;
+e però che Cassio dicesse quel
+che volesse, perchè essendo uomo di
+gran valore, buon capitano e severo,
+egli era utile alla repubblica, nè gli si
+dovea recar nocumento. Terminava poi
+la sua risposta con queste belle parole:
+<span class="pagenum"><a name="Page_569" id="Page_569"></a>[569]</span>
+<i>Quanto al procurare la salvezza de' miei
+figliuoli, avrò più caro di vederli perir
+tutti, quando Cassio meriti d'esser amato
+più che essi, e quando importi più alla
+repubblica la vita di Cassio che la loro.</i>
+</p>
+
+<p>
+Ma eccoti che nell'aprile di questo
+anno il medesimo <i>Cassio</i> si ribellò, assunse
+il titolo d'<i>Imperadore</i>, e creò prefetto
+del pretorio colui che gli mise addosso
+il manto imperiale. Dicono ch'egli
+con lettere finte facesse credere morto
+Marco Aurelio, e per consolare i soldati,
+gli desse nome di Divo. Altri giunsero
+a scrivere, che <i>Faustina Augusta</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> era
+d'accordo con lui, perchè, vedendo il
+marito malsano, avrebbe poi sposato esso
+Cassio: frottola, a mio credere, inventata
+dagli oziosi, e smentita dalle lettere
+della medesima Faustina: che son
+riferite dallo storico Vulcazio Gallicano <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>.
+Imperocchè essa, udita la ribellion
+di Cassio, secondo l'esempio
+di Faustina seniore sua madre riferito
+di sopra, accese il marito a punir costui
+e i complici, rappresentandogli
+che se in tal caso non lasciava in disparte
+la sua troppa clemenza, e non
+dava un esempio di giustizia, altri si
+sarebbono animati a tentar lo stesso,
+e che non era in sicuro la vita de' lor
+figliuoli. Intanto Cassio, seguitato dalle
+sue legioni, ebbe tutta la Soria alla sua
+ubbidienza. Specialmente gli Antiocheni,
+che assai l'amavano, si dichiararono per
+lui. Altrettanto fece la Cilicia; e per tradimento
+di <i>Flavio Calvisio</i> governatore,
+anche l'Egitto. Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, ad Scap., cap. 2; et Apologet.,
+cap. 35.]</span> osservò,
+che niuno de' Cristiani si mischiò in questa
+ribellione, perchè la legge di Cristo
+vuol che si onorino anche i principi
+cattivi, non che i buoni. Avvisato di questa
+inaspettata turbolenza in Germania
+l'Augusto Marco Aurelio da <i>Publio Marzio</i>
+governatore della Cappadocia, ne
+dissimulò, per qualche tempo, il suo affanno.
+<span class="pagenum"><a name="Page_570" id="Page_570"></a>[570]</span>
+Quel che più gli dispiaceva, era
+di dover venire ad una guerra civile.
+Divolgatosi poi l'affare, fece una savia
+aringa alle legioni che l'aveano sì ben
+servito nella guerra de' Marcomanni; e
+ne scrisse ancora al senato, parlando
+sempre non di vendetta, ma di clemenza.
+Ordinò a <i>Commodo</i> suo figliuolo <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> di
+venirlo a trovare ai confini della Germania,
+per dargli la toga virile, essendo
+in uso di darla ai figliuoli degli Augusti
+da che erano entrati nell'anno quindicesimo
+della loro età <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>. Ciò fu fatto, e
+per tal festa diede un congiario al popolo
+romano, se pur non falla Capitolino.
+Trovandosi in una medaglia menzionata
+la <i>settima liberalità</i> di Marco Aurelio,
+crede il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>, essere ciò un
+donativo da lui fatto all'esercito germanico
+nell'occasione suddetta. Ma forse
+più tardi succedette quel dono. Dichiarato
+fu ancora <i>Commodo principe della
+gioventù</i>. Intanto Marco Aurelio, lasciate
+ben guernite le frontiere della Germania,
+diede la marcia alle sue milizie verso la
+Soria, e tenne poi loro dietro da lì a
+qualche tempo: sicchè si preparava oramai
+un'aspra guerra fra lui e il ribellato
+Cassio. In Roma stessa abbondava lo
+spavento per timore che Cassio meditasse
+di venire in Italia, mentre n'era lontano
+l'imperadore; benchè per questo
+non si ritenesse il senato dal dichiarar
+<i>Cassio</i> pubblico nemico, e di confiscare
+i di lui beni all'erario della repubblica,
+giacchè Marco Aurelio nulla volle per
+sè dei beni di costui.
+</p>
+
+<p>
+Ma di corta durata fu questo incendio.
+Erano appena passati tre mesi e sei
+giorni da che Cassio avea assunto l'imperio <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>,
+quando essendo egli in viaggio,
+un centurione per nome Antonio,
+fedele a Marco Aurelio, incontratolo
+per istrada, gli diede di un fendente al
+collo. Non fu mortale la ferita, e si
+<span class="pagenum"><a name="Page_571" id="Page_571"></a>[571]</span>
+sarebbe salvato Cassio colla fuga presa
+dal cavallo, se sopraggiunto un decurione
+non l'avesse finito. Spiccatagli la testa
+dal busto, questi due uffiziali presero
+le poste per potarla all'imperadore. Altra
+particolarità più precisa di questo
+fatto noi non abbiamo dagli storici, se
+non che pare seguito qualche combattimento
+fra i soldati di Cassio e quei di
+<i>Marzio Vero</i>, governatore della Cappadocia,
+inviato da Cesare nella Soria <span class="fnote">[Vulcatius, in Avidio Cassio.]</span>.
+Fu anche ucciso il prefetto del pretorio,
+creato da lui, siccome ancora <i>Metiano</i>
+governatore di Alessandria, che avea
+abbracciato il di lui partito. Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span>
+il chiama figliuolo di Cassio. Succederono
+cotali uccisioni senza alcun
+ordine o saputa di Marco Aurelio, il
+quale troppa premura avea che non si
+spandesse il sangue di verun senatore,
+desiderando di salvar la vita a Cassio
+stesso, e solamente di potere rinfacciargli
+la sua infedeltà e ingratitudine. In
+fatti s'afflisse all'udirlo ucciso per aver
+perduta l'occasione di esercitar la misericordia.
+Furono trovate nello scrigno
+di <i>Pudente</i> molte lettere scritte a Cassio
+da' suoi parziali. <i>Marzio Vero</i>, dichiarato
+poi governatore della Soria, tutte le
+bruciò, con dire che credeva d'incontrar
+così il genio di Marco Aurelio; e quando
+pur fosse succeduto il contrario, amava
+piuttosto di perir solo che di lasciar
+perir tanti altri <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valer. Ammianus, Histor.,
+lib. 21.]</span>. Ma più costante
+fama fu, che portate quelle lettere a Marco
+Aurelio, senza volerle dissuggellare, le
+gettò nel fuoco per non conoscere alcuno
+de' suoi insidiatori, o per non essere, suo
+malgrado, forzato ad odiarli. Lo stesso
+fece allorchè gli fu portato il processo formato
+contra di Cassio, nè volle vedere la
+di lui testa, avendo comandato di seppellirla,
+prima che arrivasse chi gliela portava.
+Nè qui si fermò la di lui clemenza.
+Si guardò egli dall'imprigionare, o far
+<span class="pagenum"><a name="Page_572" id="Page_572"></a>[572]</span>
+morire alcuno de' senatori denunziati di
+aver tenuta mano a cotesta ribellione <span class="fnote">[Vulcatius, in Avidio Cassio.]</span>.
+E perciocchè il senato seguitò dipoi le ricerche
+e i processi contra di tutti i complici,
+e molti ne condannò, Marco Aurelio,
+non coll'ipocrisia di Tiberio, ma
+colla sua sincera umanità, scrisse dalla
+Asia, dove il vedremo andare, ad esso
+senato, pregandolo e scongiurandolo di
+usar piuttosto l'indulgenza che il rigor
+contra de' delinquenti, e di non condannar
+a morte chicchessia, e massimamente
+chi fosse dell'ordine senatorio o equestre:
+<i>perchè egli desiderava questa gloria
+al suo regno, che in occasion di ribellione
+niuno, fuori del calore del tumulto
+perdesse la vita.</i> Aggiungeva, <i>che
+avrebbe anzi voluto, se fosse stato possibile,
+richiamar dal sepolcro gli estinti</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>;
+e chiudeva in fine tal preghiera
+con dire, <i>che se altrimenti avessero fatto
+per conto di alcun senatore o cavaliere,
+si aspettassero di vedere ancor lui in
+breve morire.</i> In effetto, a riserva di pochissimi
+centurioni decapitati, gli altri
+colpevoli furono solamente gastigati coll'esilio.
+<i>Flavio Calvisio</i> governator dell'Egitto,
+benchè partigiano dichiarato
+della ribellione, fu relegato in un'isola,
+nè solo ebbe salva la vita, ma anche
+i beni.
+</p>
+
+<p>
+Perdonò Marco Aurelio alla moglie,
+ai figliuoli, al genero di Cassio, ancorchè
+sapesse che aveano sparlato di lui. Il
+solo <i>Eliodoro</i> fu relegato in un'isola.
+Agli altri figliuoli di Cassio volle che fosse
+conservata la metà de' beni paterni e
+materni, con facoltà di andare dovunque
+loro piacesse (probabilmente lungi
+da Roma e fuori d'Italia), colla giunta
+ancora di molti regali, e con divieto di
+ingiuriarli o rimproverarli per cagion della
+loro disgrazia. Così poterono essi con
+sicurezza e comodo vivere da lì innanzi
+non come figliuoli d'un tiranno, ma come
+senatori romani, finchè il bestial
+<i>Commodo</i>, figlio di Marco Aurelio, sotto
+<span class="pagenum"><a name="Page_573" id="Page_573"></a>[573]</span>
+pretesto d'una congiura, li condannò
+col tempo ad esser bruciati vivi. Nè andò
+molto, che Marco Aurelio fece anche
+richiamar dall'esilio parecchi banditi per
+questa turbolenza. In somma, ad altro
+non servì la ribellione di Cassio, che a
+far maggiormente risaltare la grandezza
+d'animo e l'incomparabile bontà di Marco
+Aurelio. Molti nulladimeno vi furono
+che disapprovarono cotanta indulgenza,
+perchè era un dar ansa di far del male
+ad altri, nè era sicura la vita di lui nè
+di suo figliuolo. Ed uno fra gli altri vi
+fu che disse allo stesso Augusto: <i>Ma come
+sarebbe andata, se Cassio avesse vinto?</i>
+Al che egli rispose: <i>Io non ho sì poco
+timor degl'iddii, nè vivo in maniera che
+Cassio avesse da vincere</i> <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cass.]</span>. Meritava
+bene un principe tale di conoscere il
+vero Dio, giacchè egli avea tanta fiducia
+nei falsi. E qui si metteva egli a dire,
+<i>che niun de' principi precedente uccisi
+v'era, che non sel fosse meritato. Così
+Caligola, Nerone, Ottone e Vitellio. Galba
+anch'esso era perito per la sua avarizia.</i>
+Nel testo di Vulcazio Gallicano v'ha, che
+egli disse lo stesso di Pertinace: errore
+massiccio che non può venir dallo storico,
+ma da qualche saputello, che vi fece
+quella giunta, perchè <i>Pertinace</i> venne
+dipoi. Aggiugneva, <i>che non Augusto, non
+Trajano, Adriano ed Antonio Pio suo padre
+erano stati sopraffatti dai ribelli o
+dai congiurati, perchè non si lasciarono
+mai sopraffare dai vizii.</i> A picciole giornate
+finalmente marciò l'Augusto Marco
+Aurelio, con pensiero d'andar in Soria.
+Per viaggio intese la morte di Cassio, e
+per viaggio scrisse al senato quanto s'è
+detto di sopra <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>. Da una lettera ch'egli
+inviò a <i>Faustina</i>, sua moglie, e dalla risposta
+di lei, si può raccogliere ch'egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_574" id="Page_574"></a>[574]</span>
+fece la via d'Italia, e venne ad Albano
+e a Capoa, senza apparire che entrasse
+in Roma. Gli stava probabilmente a cuore
+di non interrompere l'incominciato
+cammino; e in fatti con essa sua moglie
+e col figliuolo <i>Commodo Cesare</i> lo continuò,
+imbarcatosi, come credono alcuni,
+nella flotta del Miseno. Vogliono il cardinal
+Noris e il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, che nell'agosto
+di quest'anno, mentre Marco
+Aurelio tuttavia era in Campania, per le
+istanze del senato conferisse ad esso suo
+figlio la potestà tribunizia. Scrittori di
+tanta autorità si possono seguitare a
+chiusi occhi. Nulladimeno potrebbe restar
+qualche sospetto, che più tardi succedesse
+questo fatto. Certo è che dopo
+avere il senato ricevuta la lettera d'esso
+Augusto, sì piena di clemenza verso i
+partigiani della ribellione cassiana <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>,
+proruppe in allegre acclamazioni verso
+di lui, chiedendo, fra l'altre cose, che assicurasse
+l'imperio al figliuolo, e che gli
+concedesse la tribunizia podestà. Quando
+e dove fosse scritta quella lettera, non
+si sa. Da essa impariamo che già alcuni
+erano stati relegati nell'isole, altri banditi,
+e seguite altre condanne; e i processi
+esigevano del tempo e notizie ed
+esami dalla Soria. Però sembra scritta
+la lettera, dappoichè l'imperadore era
+giunto in Levante. E tanto più, perchè
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> assai chiaramente mostra averla
+egli scritta, dappoichè l'Augusta <i>Faustina</i>
+era morta; e questa senza fallo,
+siccome dirò, mancò di vita mentr'egli
+era in Asia. Ecco dunque sufficiente motivo
+di sospettare che non sia tanto sicura
+l'opinion de' suddetti critici, e potersi
+dubitare che <i>Commodo</i> ottenesse quella
+insigne prerogativa alquanto più tardi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_575" id="Page_575"></a>[575]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXVI" id="CLXXVI"></a>CLXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperadore 16.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tito Vitrasio Pollione</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Marco Flavio Apro</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Già dissi passato in Oriente l'Augusto
+Marco Aurelio nell'anno precedente
+per dar sesto agli affari sconvolti della
+Soria e dell'Egitto a cagion della ribellione
+di Cassio. Era egli giunto ad un
+borgo chiamato Halala nella Cappadocia,
+a piè del monte Tauro <span class="fnote">[Antoninus, in Itinerario. Cellarius, in Geograph.]</span>, borgo poscia
+da lui popolato con una colonia, e fatto
+divenire una città, cui diede il nome di
+Faustinopoli. Quivi presa da mortal malattia
+sua moglie <i>Annia Faustina</i> Augusta
+minore, finì i suoi giorni, e fu attribuita
+la sua morte alla gotta, male, a cui era
+soggetta. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, intestato ch'essa avesse
+parte nella sollevazion di Cassio, dubitò
+ch'ella medesima si lasciasse morire
+per paura d'essere scoperta complice di
+quella ribellione: sospetto, come già vedemmo,
+insussistente e privo affatto di
+verisimiglianza. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> la fa defunta
+nell'anno precedente. Il Petavio <span class="fnote">[Petavius, de Doctrin. Temp.]</span>,
+il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> ed altri nell'anno presente.
+Non è facile il decidere tal quistione.
+Solamente abbiamo da Filostrato <span class="fnote">[Philostr., in Sophist., lib. 27.]</span>
+nella vita di Erode Attico, che
+Marco Aurelio rispondendo benignamente
+alla lettera scrittagli da esso Erode,
+di cui parlammo all'anno 173, esprimeva
+il suo dolore per la recente morte di
+<i>Faustina Augusta</i>, dicendo ch'egli si
+trovava a quartier d'inverno colle soldatesche
+che l'accompagnavano: il che
+può convenire al precedente dicembre,
+e molto più ai primi mesi dell'anno corrente.
+<span class="pagenum"><a name="Page_576" id="Page_576"></a>[576]</span>
+Si vuol ora avvertire, che questa
+imperadrice lasciò di sè un nome obbrobrioso
+per la sua lascivia: vizio troppo
+usuale in chi adorava delle deità infami
+pel medesimo eccesso. Per attestato di
+Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, fama era che <i>Commodo</i>
+suo figliuolo fosse nato di adulterio,
+perchè trovandosi ella a Gaeta, scialacquò
+la sua pudicizia colla feccia dei
+barcaiuoli e gladiatori. Sapevasi ancora
+essere stati de' suoi drudi Tertullo,
+Utilio, Orfito e Moderato; e perchè
+Marco Aurelio promosse costoro
+alle cariche, ed alcuni fino al consolato,
+ne fu anche proverbiato dalla gente
+e messo in canzone ne' teatri. Corse
+inoltre voce, ch'essa perdutamente si
+innamorasse d'un gladiatore; essendo
+per questo folle amore lungamente inferma,
+confessò il suo fallo all'Augusto
+consorte. Consigliatosi egli coi Caldei,
+ebbe per risposta, che ucciso quel gladiatore,
+facesse lavar la moglie nel di
+lui sangue. Il che fatto, essa guarì e
+concepì poco dappoi Commodo, principe
+che vedremo impastato di tutti i vizii
+della canaglia, e abbandonato all'infamia
+degli spettacoli gladiatorii. Non ignorava
+già Marco Aurelio, se non tutti, almeno
+gran parte dei trascorsi della moglie impudica:
+pure non seppe mai indursi a
+prendere alcuna risoluzione gagliarda
+su questo. E a chi gli disse un dì, che
+se non volea ucciderla, almeno la ripudiasse,
+rispose: <i>Ma così facendo, converrà
+anche renderle la dote;</i> e volea
+dir l'imperio da lui conseguito per cagion
+d'essa. Nè egli lasciò mai per le
+sue follie d'amarla e di andar d'accordo
+con lei. Morta che fu questa donna,
+certo indegna d'aver avuto per padre
+un Antonino Pio, per marito un Marco
+Aurelio, ne fece il senato una ridicola
+deità per le istanze del marito Augusto,
+il quale la pianse, e le alzò un tempio, al
+cui servigio pose anche delle fanciulle appellate
+Faustiniane. Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesarib.]</span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_577" id="Page_577"></a>[577]</span>
+gli diede la burla per questo. <i>Fabia</i>, sorella
+di Lucio Vero, a lui giovine destinata
+in moglie, si studiò allora per
+giugnere al di lui talamo. Ma Marco
+Aurelio, per non dare una matrigna ai
+figliuoli, se la passò da lì innanzi con una
+concubina, giacchè ciò s'accordava colle
+leggi romane.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, che in
+quest'anno esso imperadore prese per
+<i>la ottava volta</i> il titolo d'<i>Imperadore</i>: il
+che ci fa intendere riportata dai Romani
+qualche nuova vittoria, e questa in
+Germania, come traluce dalle stesse monete.
+Nella lettera, o pure nell'orazione
+mandata da esso imperadore al senato,
+e riferita da Vulcazio Gallicano <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>, dove
+tanto raccomanda la piacevolezza verso
+i congiurati con Cassio, credo io che si
+parli di questa vittoria, per cui s'era
+rallegrato il senato con lui. Il che è da
+osservare, perchè prima di quella lettera
+<i>Commodo Cesare</i> non era per anche
+giunto ad ottenere la podestà tribunizia.
+In essa lettera ancora si parla del consolato
+dato a <i>Claudio Pompejano</i> suo
+genero, il cui nome non comparendo
+ne' fasti, ci fa conoscere non esser egli
+stato console ordinario. Ora Marco Aurelio
+in quest'anno visitò la Soria, la
+Palestina e l'Egitto, lasciando dappertutto
+segni luminosi della sua clemenza
+coll'aver perdonato a tutte le città che
+aveano aderito a Cassio, e prese l'armi
+in favore di lui. Ma non volle veder quella
+di Cirro, perchè patria di Cassio, essendo
+ben più probabile che Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span>
+scrivesse <i>Cirro</i>, città della Soria,
+che <i>Cipri</i>. Molto men volle passare in
+Antiochia, città che con isfacciata alterigia
+avea sostenuto la ribellion cassiana.
+Anzi verso questa sola diede a divedere
+il suo sdegno con privar que' cittadini
+del diritto di adunarsi, di ascoltar pubbliche
+orazioni, di fare spettacoli (cosa
+<span class="pagenum"><a name="Page_578" id="Page_578"></a>[578]</span>
+lor tanto cara), e con levar loro simili
+altri privilegii, spettanti alle città che si
+governavano colle proprie leggi. Ma non
+durò molto la collera del buon imperadore.
+Fra pochi mesi restituì loro tutto,
+e, nel tornar dall'Egitto consolò quel
+popolo con visitare la loro città. Mentre
+andava in Egitto, abbiamo da Ammiano
+Marcellino <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23, cap. 5.]</span>, che fu sì attediato in passando
+per la Palestina dai ricorsi e dai
+rissosi cicalecci dei fetenti Giudei, che
+in fine esclamò: <i>O Marcomanni, o Quadi,
+o Sarmati, ho pur una volta trovata
+gente più inquieta e noiosa di voi!</i> Ancorchè
+gli abitanti di Alessandria avessero
+incensato Cassio con grandi elogi <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurel.]</span>,
+pure non si fece pregare per dar loro il
+perdono. Quivi anche lasciò una sua figliuola,
+mentre andò alla visita d'altre
+città dell'Egitto, per le quali tutte comparve
+sempre vestito alla moda di quel
+paese, o pur con abito da filosofo. Durante
+questo suo pellegrinaggio vennero
+i re dell'Oriente e gli ambasciatori del
+re dei Parti ad inchinarlo, e a rinnovare
+i trattati di pace. In somma lasciò questo
+Augusto per tutta l'Asia e per l'Egitto
+un gran nome della sua saviezza e
+moderazione; nè persona vi fu che non
+concepisse un grande amore e stima per
+lui. Venuto alle Smirne, imparò ivi a conoscere
+il sofista <span class="fnote">[Philost., in Sophistis., c. 34.]</span> <i>Aristide</i>, di cui
+restano le orazioni. Arrivò ad Atene, e
+quivi, per provare la sua innocenza, volle
+essere ammesso ai misteri di Cerere, e
+solo entrò in quel sacrario. Accrebbe i
+privilegii a così illustre città, e specialmente
+beneficò quelle scuole con assegnar
+buone pensioni a tutti i maestri
+delle sette filosofiche, cioè Stoici, Platonici,
+Peripatetici ed Epicurei. Poscia
+imbarcatosi, spiegò le vele alla volta di
+Italia, e soffrì nel viaggio una gravissima
+tempesta di mare. Sbarcato che fu a
+Brindisi, prese tosto la toga, cioè l'abito
+<span class="pagenum"><a name="Page_579" id="Page_579"></a>[579]</span>
+di pace, e con questa ancora volle che
+marciassero tutte le milizie che lo scortavano.
+Entrò dipoi in Roma colla solennità
+del trionfo a lui decretato per le
+vittorie riportate in Germania <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>. Nel
+dì 27 di novembre, impetrata dal senato
+la dispensa dell'età per Commodo suo
+figliuolo, il disegnò console per l'anno
+prossimo venturo. Ad amendue ancora
+nel dì 28 di ottobre era stato conferito
+il titolo d'<i>Imperadori</i> per la vittoria, di
+cui parlammo di sopra; e se si ha da
+credere a Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurelio.]</span>, in questa occasione
+fu che Marco Aurelio conferì al
+figliuolo la podestà tribunizia. Ma siccome
+già accennai, in vigore delle medaglie
+che abbiamo, il Noris e il Pagi pretendono
+conceduta a Commodo questa
+podestà nell'anno precedente. Lascerò
+io qui combattere gli eruditi, con dir
+solamente che non intendo io qui una
+regola del padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.]</span>. Egli vuole che
+gl'imperadori disegnassero prima consoli
+poi Cesari ed Augusti i lor figliuoli;
+e pure certo è, che Commodo prima del
+consolato portò il titolo di Cesare. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>
+scrive, che Commodo trionfò
+col padre <i>X Kalendas Amazionias</i> nell'anno
+corrente; e il padre Pagi spiega
+celebrato questo trionfo <i>X Kalendas januarias</i>,
+seguendo l'opinion del Salmasio,
+che credette appellato <i>Amazonio</i> il
+gennaio; opinione non certa, scrivendo
+chiaramente Capitolino, che il mese di
+<i>dicembre</i> fu dal capriccioso Commodo
+appellato <i>Amazonio</i>; e però quel trionfo,
+secondo lui, cadde nel dì 23 novembre
+dell'anno presente. Pretende esso
+padre Pagi dato in quest'anno il
+titolo d'<i>Augusto</i> al medesimo <i>Commodo</i>:
+punto anch'esso imbrogliato dalle medaglie.
+Non me ne prenderò io altro
+pensiero; e solamente dirò, che sarebbe
+da desiderare che tutte le medaglie fossero
+legittime, e tutte ben attentamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_580" id="Page_580"></a>[580]</span>
+lette ed accuratamente copiate. Perchè
+appunto son qui imbrogliati i conti, non
+oserò io di dar principio all'epoca dell'imperio
+del sopraddetto Commodo.
+Diede Marco Aurelio in occasion di tali
+feste un congiario al popolo. In che consistesse
+questo donativo si ha da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>.
+Nella pubblica concione avendo
+egli detto, che era stato in pellegrinaggio
+<i>otto anni</i>, il popolo gridò colle mani
+alzate <i>otto</i>, volendo dire, che aspettava
+da lui il regalo di otto monete d'oro per
+persona. Sorrise l'imperadore; e contuttochè
+non fosse mai giunto alcuno dei
+suoi predecessori a donar tanto, pure
+tutta quella somma fece sborsare al popolo.
+Per attestato di Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, diede
+anche degli spettacoli maravigliosi:
+cosa dopo il danaro la maggiormente
+grata ai Romani.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXVII" id="CLXXVII"></a>CLXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 17.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Aurelio Commodo Cesare</span>
+o pure <span class="sc">Augusto</span> e <span class="sc">Quintilio</span>.
+</p>
+
+<p>
+In una iscrizione del Gudio s'incontrano
+questi consoli disegnati: M. AVRELIO
+ANTONINO COMMODO AVGVSTO
+ET QVINTILIO COS. Ma mi sia
+lecito il ripetere, che l'appoggiarsi ai
+marmi gudiani, non è cosa sicura nei
+punti controversi. Non v'ha dubbio,
+Commodo portò il prenome di <i>Lucio</i>, e
+in onore del padre assunse quello di
+<i>Marco</i>. Vivente il padre, il troviam quasi
+sempre nominato <i>Lucio</i>; anzi credono
+uomini <span class="fnote">[Noris, Epistol. Consular. Pagius, in Critic.
+Baron. Bimard., Epistol., pag. 122. Tom. 1. Thesaur.
+Novus. Inscript. Mur.]</span> dottissimi, ch'egli solamente
+dopo la morte di esso suo padre prendesse
+l'altro: laddove nel marmo del
+Gudio comparisce <i>Marco</i> in quest'anno.
+Quivi parimente vien chiamato <i>Quintilio</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_581" id="Page_581"></a>[581]</span>
+il secondo console, il cui cognome in
+tutti i fasti è <i>Quintillo</i>. Vedemmo di sopra
+all'anno 159 console <i>Marco Plautio
+Quintillo</i>. Questi forse fu suo figliuolo,
+e portò i medesimi nomi. S'aggiunge
+l'aver alquanto del pellegrino nell'iscrizione
+gudiana quel GENIS DEF. ET
+HERCVLI CVSTODI DELVBR. CAPIT.
+Abbiamo dunque il primo consolato di
+<i>Commodo</i> figliuolo di Marco Aurelio, al
+quale nell'anno presente (altri credono
+nel seguente) il padre diede <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurel.]</span> per moglie
+<i>Crispina</i> figliuola di <i>Bruttio Presente</i>,
+personaggio stato già console. Le nozze
+furono celebrate alla maniera de' privati:
+e, ciò non ostante, egli volle rallegrare il
+popolo con un nuovo congiario. Di ciò
+v'ha qualche vestigio in una medaglia <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>,
+dove è segnata la <i>Liberalità VIII</i> d'esso
+Augusto, ma può dubitarsi se sia ben copiata.
+Nel tempo ch'esso imperadore si
+fermò in Roma, levò via vari abusi civili.
+Moderò le spese che si faceano nei
+giuochi dei gladiatori. Osserva Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>
+una particolarità, sempre più comprovante
+quanto egli fosse alieno dallo spargimento
+del sangue. Era impazzito il popolo
+romano dietro ai gladiatori; quanto
+più sanguinosi erano i lor combattimenti,
+tanto maggior piacere ne provavano i
+Romani. Marco Aurelio ordinò che adoperassero
+nelle lor battaglie spade senza
+punta e senza taglio, acciocchè si facessero
+onore colla destrezza, ma non già coll'ammazzarsi.
+Fece ancora dei regolamenti
+per correggere il soverchio lusso
+e la troppa libertà delle matrone e dei
+giovani nobili. Stese <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> eziandio la sua
+liberalità a tutte le provincie, con rimettere
+ad ognuno i debiti che avevano coll'erario,
+non men suo che della repubblica,
+e in mezzo alla piazza maggiore
+di Roma bruciò le carte delle loro obbligazioni.
+</p>
+
+<p>
+Pareva intanto, che per la pace riportata
+<span class="pagenum"><a name="Page_582" id="Page_582"></a>[582]</span>
+a Roma da Marco Aurelio, tutti
+si promettessero una durevol serenità,
+quando si scompigliarono di nuovo gli
+affari della Germania, se pur questi si
+erano mai acconciati daddovero. Sappiamo
+da Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Vales.]</span>, che i Quadi, dappoichè
+l'imperadore fu passato in Oriente,
+si burlarono degli accordi fatti con
+lui. Deposero essi il re, verisimilmente
+dato loro dal medesimo Augusto, ed alzarono
+al trono <i>Ariogeso</i>. Al vedere Marco
+Aurelio sprezzata così l'imperiale
+autorità, e violati i patti, contra il suo
+solito andò sì fattamente in collera che
+mise fuori una taglia, promettendo mille
+scudi d'oro a chi gli desse vivo in mano
+<i>Ariogeso</i>, e cinquecento a chi gliene portasse
+la testa. Vero è nondimeno che essendogli
+poi riuscito di averlo prigione,
+altro male non gli fece, che di mandarlo
+in esilio ad Alessandria. Qualche altra
+turbolenza maggiore dovette accadere al
+Danubio, e tale ch'egli spedì (a mio credere
+nell'anno presente) a que' romori i
+due <i>Quintilii</i>, uomini amendue di molto
+volere e di non minore sperienza nella
+guerra. Ma perchè nulla profittavano
+essi, anzi doveano camminar poco bene
+gli affari di essa guerra, nell'anno seguente
+credette l'infaticabile Augusto
+necessaria la sua persona a quell'impresa,
+ed egli stesso vi andò, siccome vedremo.
+Crede il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> rotta solamente
+nel seguente anno la pace e ricominciata
+la guerra; ma ben più verisimile
+è che ciò avvenisse nell'anno presente,
+perchè Dione riconosce che i due
+Quintilii aveano prima comandata in
+quelle parti l'armata, nè riusciva loro
+di mettere al dovere que' Barbari: il che
+non si potè fare in poco tempo. Secondo
+Dione, questa seconda guerra non fu
+contro i Germani, ma bensì contro gli
+Sciti. Capitolino all'incontro asserisce <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurel.]</span>,
+che Marco Aurelio di nuovo guerreggiò
+<span class="pagenum"><a name="Page_583" id="Page_583"></a>[583]</span>
+coi Marcomanni, Hermunduri, Sarmati
+e Quadi.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXVIII" id="CLXXVIII"></a>CLXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 18.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Orfito</span> e <span class="sc">Rufo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> per conghiettura diede
+i nomi a questi due consoli, de' quali
+ho io posto il solo cognome, ch'è assicurato
+dal consenso de' fasti e da Lampridio.
+Il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epistola Consulari.]</span> li rifiutò, e con
+ragione. Credette egli poi, conghietturando,
+che il secondo fosse <i>Gavio Orfito</i>, e
+il primo <i>Giuliano Rufo</i>, a cagion di una
+iscrizione in cui i consoli di quest'anno
+sono <i>Orfito</i> e <i>Giuliano</i>. Ma chi ci assicura
+che Giuliano non sia stato console sostituito
+a <i>Rufo</i>? Perciò non ho io osato
+di scrivere di più. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, citando
+gli atti pubblici, attesta che <i>Commodo</i>
+imperadore nel dì 3 del mese <i>Commodio</i>,
+essendo consoli <i>Orfito</i> e <i>Rufo</i>, cioè nell'anno
+presente, andò di nuovo alla guerra.
+Pretende il Salmasio che questo fosse
+il mese di agosto, ma non è ben certo.
+Potè anche essere luglio. Abbiamo poi
+da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span> che <i>gl'imperadori</i> per necessità
+marciarono in Germania. Sicchè
+a quest'anno si dee riferir l'andata dell'Augusto
+Marco Aurelio col figliuolo,
+tuttochè Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurel.]</span> scriva ch'egli per
+tre anni guerreggiò di nuovo in quelle
+parti. Era ben poca la sanità, meschina
+di molto la complessione di questo principe:
+tuttavia sì gli stava a cuore il pubblico
+bene e il dovere dell'uffizio suo,
+che niun privato riguardo il potè ritenere.
+Ito egli in senato, propose l'andata
+sua, e dimandò ai padri aiuto dall'erario
+pubblico, senza volerlo prendere di sua
+autorità, come usarono altri imperadori;
+<i>perchè</i> (siccome egli disse in parlando
+<span class="pagenum"><a name="Page_584" id="Page_584"></a>[584]</span>
+ai medesimi) <i>quel danaro e tutti gli altri
+beni sono del senato e popolo romano, in
+maniera tale, che nulla noi possediamo
+del proprio, ed è vostra fin quella casa
+dove abitiamo.</i> Ciò detto, presa l'asta insanguinata,
+a lui recata dal tempio di
+Marte, in segno di dichiarar la guerra,
+la scagliò verso il settentrione. Portossi
+ancora al Campidoglio, dove protestò
+con giuramento che da che egli regnava,
+niun senatore era stato ucciso d'ordine
+suo, o con sua contezza, e ch'egli avrebbe
+anche perdonato ai ribelli, se non fossero
+stati uccisi prima ch'egli lo sapesse.
+Noi troviamo nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> di quest'anno
+a lui dato per <i>la nona volta</i> il
+titolo d'<i>Imperatore</i>, e <i>per la terza</i> a Commodo
+Augusto suo figliuolo, per qualche
+vittoria al certo guadagnata dai Romani,
+e forse da che i due imperadori furono
+giunti al campo. Ma la storia non ci somministra
+lume per poterne dire di più.
+Il console <i>Orfito</i> diede il nome in questo
+anno al Senatusconsulto <span class="fnote">[Institut., lib. III, cap. 4.]</span>, per cui i
+figliuoli dell'uno e dell'altro sesso, benchè
+passati per adozione in altre famiglie,
+furono ammessi alla successione
+delle loro madri morte ab intestato. Ciò
+non si praticava, o era proibito in addietro;
+e le adozioni, oggidì si rare, ben
+frequenti erano presso gli antichi Romani.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXIX" id="CLXXIX"></a>CLXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio</span> imperad. 19.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Aurelio Commodo Augusto</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Publio Marzio Vero</span>.
+</p>
+
+<p>
+Due iscrizioni sono presso il Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 65, n. 9,
+et 77, n. 3.]</span>,
+spettanti all'anno presente. Nell'una
+il secondo console è chiamato <i>Tito
+Annio Vero per la seconda volta</i>; nell'altra
+<i>Aurelio Vero per la seconda volta</i>. Perciò
+<span class="pagenum"><a name="Page_585" id="Page_585"></a>[585]</span>
+il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consul.]</span>, il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span>
+ed altri gli han dato il nome di
+<i>Tito Annio Aurelio Vero</i>. Ma da che il
+sig. Bimard <span class="fnote">[Bimard, Epist., pag. 120. Tom. 1 Thesaur.
+Nov. Inscript.]</span>, barone della Bastia,
+ed uno dell'Accademia reale di Parigi,
+ha prodotto un marmo esistente in Aosta,
+che si legge nel primo tomo delle
+mie iscrizioni, e posto IMP. COMMODO
+II. P. MARTIO VERO II. COS., credo
+io che si abbia a preferir questo nome,
+ricavato da un'iscrizione d'indubitata
+legittimità, alle due del Grutero che
+son dubbiose e non concordi tra loro.
+Anzi apocrife le giudica esso Bimard,
+perchè la famiglia Annia solamente si
+unì coll'Aurelia in quella degli Antonini;
+nè alcuno vi era allora che portasse
+tal nome. All'incontro <i>Publio Marzio
+Vero</i> celebre fu in questi tempi, come
+si ha da Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Marco Aurelio.]</span> e da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>;
+e noi l'abbiamo veduto di sopra il primo
+mobile di Marco Aurelio Augusto nella
+ribellione di Cassio. Bolliva intanto la
+guerra barbarica al Danubio, avvalorata
+dalla presenza dei due imperadori Marco
+Aurelio e Commodo. La resistenza dei
+Barbari era grande <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, quando Marco Aurelio
+ordinò a <i>Paterno</i> di andare ad assalirli
+con tutto il nerbo delle milizie romane.
+Di <i>Tarrutenio Paterno</i>, prefetto del pretorio
+sotto Commodo, parlano Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>
+e Dione. Durò l'atroce battaglia,
+per attestato d'esso Dione, un'intera
+giornata, e finì colla totale sconfitta delle
+nazioni nemiche. Per questa insigne vittoria
+fu proclamato Marco Aurelio <i>Imperadore
+per la decima volta</i>, e Commodo
+<span class="pagenum"><a name="Page_586" id="Page_586"></a>[586]</span>
+<i>per la quarta</i> <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>. Trovasi questa lor
+denominazione nelle medaglie coniate
+nell'anno presente, nel quale, secondo
+la testimonianza d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, la città
+di Smirna restò smantellata da un furioso
+tremuoto. Dione sembra mettere
+questa disavventura all'anno precedente.
+Ne parla ancora Aristide <span class="fnote">[Aristid., Or. 21.]</span> in una
+delle sue orazioni, con farci intendere la
+mirabil carità usata verso quell'illustre
+città da tutte l'altre della Grecia e dell'Asia,
+perchè ognuna fece a gara per
+dare ricetto a quei che erano rimasti in
+vita. Certamente i Cristiani molto dilatati
+in quelle contrade, siccome allevati
+nella scuola della carità, saranno stati i
+primi e i più abbondanti in recar loro
+soccorso, ed avran servito di esempio
+anche ai Gentili. Ne scrisse il suddetto
+Aristide <span class="fnote">[Aristid., Or. 20.]</span> ai due Augusti una compassionevol
+lettera, che tuttavia esiste,
+pregandoli di risarcire l'infelice città,
+siccome aveano fatto per tante altre di
+Italia in somiglianti sciagure. Non potè
+ritener le lagrime il buon imperador
+Marco Aurelio in leggendo la catastrofe
+di così rinomata città <span class="fnote">[Philost., in Sophist., cap. 35.]</span>; e senza aspettare
+che arrivassero i di lei deputati a
+pregarlo d'aiuto, con viscere paterne
+ne scrisse al popolo rimasto in Smirna
+una lettera consolatoria; mandò gran
+somma di danaro, acciocchè rifabbricassero
+le case; gli esentò per dieci anni
+dai tributi; raccomandò con sue lettere
+al senato romano di dar loro altri soccorsi,
+onde potesse risorgere l'abbattuta
+città.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_587" id="Page_587"></a>[587]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXX" id="CLXXX"></a>CLXXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Bruttio Presente</span> per la seconda
+volta, e <span class="sc">Sesto Quintilio Condiano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fondato il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consul.]</span> sopra
+un'iscrizione gruteriana <span class="fnote">[Gruterus, Thes. Inscript., p. 1095, n. 1.]</span>, ch'egli nondimeno
+riconosce per difettosa, diede al
+primo console il nome di <i>Lucio Fulvio
+Bruttio Presente per la seconda volta</i>, nel
+che fu seguitato dal Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span>
+e da altri. Ma chiunque esaminerà
+meglio quel marmo, non avrà difficoltà
+a chiamarlo un'impostura, e però
+appoggiati que' nomi ad un fondamento
+che non regge. Ho io prodotta un'iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 339, n. 5.]</span>,
+dove <i>Cajo Bruttio Presente</i> vien
+detto <i>console per la seconda volta</i>. Era
+questi padre di <i>Crispina</i> moglie di <i>Commodo</i>
+Augusto. Se non vogliamo ammettere
+ch'egli fosse per la prima volta console
+nell'anno 153, sarà almeno stato in
+alcuno de' susseguenti anni console straordinario
+ed ordinario nel presente. Certamente
+motivo bastevole abbiamo di
+così credere, finchè si disotterri altra memoria
+che tolga ogni dubbio. Avea già
+l'Augusto Marco Aurelio ridotta a buon
+termine la guerra coi Barbari. Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>,
+che qui dà principio alla sua storia,
+scrive che già alcuni di que' popoli
+s'erano a lui sottomessi, altri aveano
+fatta lega con lui, ed altri fuggiti non
+comparivano più per paura delle di lui
+vittoriose schiere. Ma non piacque a Dio
+di lasciargli tanto di tempo per dar compimento
+all'impresa. Cadde egli infermo <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>
+nel marzo dell'anno presente,
+essendoglisi attaccata la peste o sia l'epidemia,
+che già s'era introdotta
+<span class="pagenum"><a name="Page_588" id="Page_588"></a>[588]</span>
+nell'armata <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>. Nel sesto giorno della sua malattia
+chiamò al suo letto gli amici, e fece
+loro un discorso intorno alla vanità
+delle cose umane, facendo assai conoscere
+di disprezzar la vicina morte. Piangevano
+essi, ed egli, loro rivolto, disse:
+<i>Perchè piagnete me, invece di piagnere la
+peste che va desolando l'armata?</i> Erodiano
+gli mette in bocca una bella orazione,
+con cui raccomandò a tutti <i>Commodo</i>,
+benchè Capitolino scriva che non ne parlò,
+ma che solamente interrogato a chi
+egli raccomandasse il figliuolo, rispose:
+<i>A voi e agli dii immortali, se pur se ne
+mostrerà degno.</i> L'aveva egli sul principio
+del male chiamato a sè, pregandolo di
+non partirsi se prima non era terminata la
+guerra: al che rispose Commodo che più
+gli premeva la propria sanità, e desiderar
+perciò di andarsene. Ma più del male e
+più dell'imminente morte, si affliggeva
+l'ottimo imperadore al vedere che lasciava
+dopo di sè un figlio troppo diverso
+da' suoi costumi. Ne avea già osservata
+la perversa inclinazione, e gli correa
+per mente l'immagine di Nerone, di Domiziano
+e d'altri principi giovinastri scapestrati,
+che erano stati la rovina della
+lor patria. Ma rimedio più non appariva.
+Egli era già imperadore Augusto, nè si
+poteva disfare il fatto. Giuliano Apostata
+nella sua Satira <span class="fnote">[Julianus, de Caesarib.]</span> scrisse che Marco
+Aurelio dovea lasciar l'impero a <i>Claudio
+Pompejano</i> suo genero, personaggio di
+gran saviezza, più tosto che ad un figlio
+di natural sì maligno. Ma l'affetto paterno,
+lusingandosi sempre che nel crescere
+dell'età crescerebbe il senno del giovane
+Commodo, prevalse all'amor della repubblica,
+che in lui certamente era sommo.
+Fu anche sollecitato a ciò dal senato
+romano istesso, siccome attesta Vulcazio
+Gallicano <span class="fnote">[Vulcat., in Commodo.]</span>. Puossi ancor credere che
+Marco Aurelio, sperando vita più lunga,
+si figurasse d'aver tempo da ridirizzar
+quella pianta, che già minacciava frutti
+<span class="pagenum"><a name="Page_589" id="Page_589"></a>[589]</span>
+cattivi. Turbato poi da questo rammarico
+l'infermo Augusto, nè sapendo come
+quetarlo, desiderò che sollecitamente venisse
+la sua morte, e stette anche senza
+voler prendere cibo. Nel settimo dì copertosi
+il capo, come se volesse dormire <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>,
+spirò nella notte del dì 17 di marzo,
+secondo Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, in Apologetico, cap. 25.]</span>, in Sirmio, o
+pure, secondo Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, in
+Vienna d'Austria, mentre era nell'anno
+cinquantanovesimo dell'età sua. Dione
+scrive d'aver avuto riscontri accertati,
+esser egli stato tolto dal mondo, non già
+dalla malattia, ma dai medici che Commodo
+avea guadagnati per sì esecrabile
+azione. Forse l'odio universale, in cui,
+siccome vedremo, incorse Commodo,
+diede origine e fomento a questa voce.
+</p>
+
+<p>
+L'afflizione dell'armata fu incredibile
+per la perdita di questo principe, perchè
+quantunque egli fosse assai ritenuto
+a regalare i soldati, e lontano da quelle
+esorbitanti liberalità che altri imperadori
+aveano usato per tenersi ben affette le
+milizie; e tuttochè egli volesse una rigida
+disciplina ed impiegati in continui
+esercizii i soldati, pure teneramente era
+amato da tutti: frutto della sua gran bontà
+e giustizia. Non fu minore l'affanno <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>
+che ne provò Roma e le provincie,
+gridando tutti che era morto il lor
+fortissimo capitano e un principe che
+non avea pari. Portate a Roma le sue
+ceneri, furono collocate verisimilmente
+nel mausoleo di Adriano, e fatta la di lui
+deificazione secondo l'empio rito di allora.
+Venne poi riguardato qual sacrilego,
+chi da lì innanzi non tenne la di lui immagine
+in casa <span class="fnote">[Capitolinus, in Marco Aurelio.]</span>, e restò sempre anche
+appresso i posteri in tal onore la di lui
+memoria, come di principe ottimo, che
+fino il satirico Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesarib.]</span> il
+collocò in cielo sopra Augusto, sopra
+Trajano e sopra gli altri rinomati regnanti.
+<span class="pagenum"><a name="Page_590" id="Page_590"></a>[590]</span>
+Non mancarono certamente dei
+difetti in Marco Aurelio: e chi mai ne
+va senza? La stessa sua bontà, e l'abborrimento
+ad ogni severità di gastigo
+non potò far di meno che non cagionasse
+qualche disordine con abusarsene
+i cattivi. E il non aver frenate le dissolutezze
+della moglie; l'aver eletto per
+suo collega <i>Lucio Vero</i>, che nol meritava;
+ma sopra tutto l'aver voluto o permesso
+che fosse successor suo nell'imperio
+chi n'era sì indegno, recò non poca
+taccia al suo nome. Contuttociò tali
+e tante furono le virtù sue, che tutti gli
+antichi scrittori s'accordano in iscusare
+que' pochi difetti che in lui si osservarono.
+Imperocchè, oltre al molto che ne
+ho già detto di sopra, il solo esempio del
+grave, onesto e virtuoso suo vivere, servì,
+a riformar non poco i costumi sregolati
+de' Romani. Suo uso fu anche di mettere
+negli uffizii chi egli credeva più dabbene
+e più utile al pubblico; e perchè
+niuno ordinariamente si trovava che fosse
+perfetto, diceva <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>: <i>Essere impossibile
+a noi il fare gli uomini, come noi li vorremmo;
+e che però conveniva valersi di
+loro, come sono, cercando solamente i
+men difettosi fra gli altri.</i> Gli diede veramente
+la natura un corpo debole, o pure
+il provvide bensì di assai vigore, perchè
+in gioventù era robusto, facea gli
+esercizii militari, uccideva alla caccia i
+cignali; ma poi creduto fu che l'applicazione
+agli studi l'indebolisse e gli cagionasse
+molti incomodi di salute. Contuttociò
+al pari de' più vigorosi tollerava le
+fatiche; e già si è veduto quanti viaggi
+egli facesse, e quanto tempo restasse
+esposto agl'incomodi della guerra. La
+beneficenza gli stette sopra tutto a cuore;
+a questa sognata deità eresse anche
+un tempio in Roma. Da alcuni si desiderò
+in lui la magnificenza, e si sarebbe
+voluto più liberale; ma con censura indebita,
+perchè egli non ammassò mai pecunia
+per sè; ed era bensì buon economo
+del danaro, ma per valersene solamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_591" id="Page_591"></a>[591]</span>
+in bene del pubblico, senza mai
+accrescere gli aggravi ai popoli, con isminuirli
+alle occorrenze e con soccorrere
+sempre ne' bisogni le persone di merito.
+Non la finirebbe mai chi volesse riandar
+le belle massime ch'ebbe questo principe
+per regolare non men sè stesso che
+gli altri. Ne lasciò egli anche una perenne
+memoria in dodici libri, che abbiam
+tuttavia, <i>delle cose sue</i>, commentati da
+Merico Casaubono e da Tommaso Gatachero.
+Sono memorie delle meditazioni
+sue, concernenti il meglio della filosofia
+stoica, scritte in greco, come gli venivano
+in mente, con istile semplice, ma purissimo,
+ed altamente commendato dagl'intendenti.
+Per questi libri, ma più
+per la vita e per le azioni sue, egli si
+meritò il titolo di <i>filosofo</i>, ed è specialmente
+conosciuto sotto nome di <i>Marco
+Aurelio Antonino il Filosofo</i>. La vita, che
+si legge di lui, composta da Antonio da
+Guevara, vescovo spagnuolo di Mondognetto,
+è un'impostura, che nondimeno
+può esser utile a chi ne voglia far la lettura.
+Fiorirono poi <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> sotto questo letterato
+principe molte persone dottissime,
+fra le quali io solamente rammenterò
+<i>Luciano Samosatense</i>, il cui faceto, erudito
+e vivacissimo stile si ammira nei
+suoi libri, ma che più sarebbe degno di
+stima, s'egli non facesse un'aperta professione
+d'empietà. <i>Lucio Apulejo</i>, scrittore
+della medesima tempra, si crede che
+fiorisse in questi tempi; ed è certo che
+<i>Galeno</i>, o sia <i>Gallieno</i>, medico rinomatissimo,
+gran tempo visse nella corte di
+Marco Aurelio. Così <i>Pausania</i>, <i>Aristide</i>,
+<i>Polieno</i>, <i>Artemidoro</i>, <i>Aulo Gellio</i>, e forse
+<i>Sesto Empirico</i>, fiorirono in questi tempi,
+e di loro ci restano libri, per tacere
+di tanti altri, de' quali l'opere si son perdute.
+Restò dunque dopo la morte di
+<i>Marco Aurelio</i> al governo dell'imperio
+romano <i>Lucio Aurelio Antonino Commodo</i>,
+molto prima dichiarato imperadore
+augusto, di cui parlerò all'anno seguente.
+<span class="pagenum"><a name="Page_592" id="Page_592"></a>[592]</span>
+Ed io comincio ora a contare gli anni
+del suo imperio, non avendo osato di
+farlo finora, perchè non parmi per anche
+ben certo il principio del suo imperio
+augustale. Trovasi egli, siccome già
+accennai, da qui innanzi nominato per
+lo più <i>Marco Aurelio Commodo</i>, avendo
+egli assunto il prenome del padre, ma
+senza avere ereditata alcuna delle di lui
+virtù che nel mostrassero degno suo
+figlio.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXI" id="CLXXXI"></a>CLXXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto</span>
+per la terza volta, e <span class="sc">Lucio Antistio Burro</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Antistio Burro</i> console in quest'anno
+era cognato di Commodo Augusto, perchè
+marito di una di lui sorella. Imperciocchè
+Marco Aurelio avea procreato
+da Faustina, oltre a Commodo, due o tre
+altri maschi, che mancarono in tenera
+età, e varie femmine, cioè <i>Lucilla</i> maritata
+a <i>Lucio Vero</i>, poscia a <i>Claudio Pompejano</i>,
+e <i>Fadilla</i> e <i>Vibia Aurelia</i> e <i>Domizia
+Faustina</i>, e forse alcun'altra. Una di
+esse fu data in moglie al suddetto <i>Burro</i>,
+ed un'altra a <i>Petronio Mamertino</i>,
+personaggi tutti scelti dal padre per generi
+in riguardo della loro sperimentata
+saviezza. Assunse nell'anno precedente
+Commodo Augusto il governo della romana
+repubblica. Era egli nato <span class="fnote">[Vulcat., in Commodo.]</span> nel
+dì 31 d'agosto dell'anno 161, giorno
+natalizio anche del bestiale e crudel
+Cajo Caligola, sul cui modello tagliato
+fu parimente quest'altro. Non avea mancato
+il di lui buon padre di procurargli
+tutti i possibili mezzi, affinchè fosse ben
+educato ne' costumi ed istradato nelle
+buone arti e nelle lettere. Suo maestro
+fu nella lingua ed erudizione greca <i>Onesicrato</i>;
+nella latina <i>Antistio Capella</i>, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_593" id="Page_593"></a>[593]</span>
+nell'eloquenza <i>Attejo Santo</i> o <i>Santio</i>.
+Non ne ricavò egli profitto alcuno: tanto
+potè l'indole cattiva; imperciocchè
+egli nulla ebbe dell'ottimo suo padre, e
+solamente in lui passarono le magagne
+della madre infame, con essersi fin creduto,
+siccome già accennai, averlo essa
+conceputo da un gladiatore, nel cui amore
+era perduta. In fatti di buon'ora comparve
+inclinato alla crudeltà, alla libidine,
+e dedito solamente a discorsi osceni,
+a saltare, a fare il buffone e il gladiatore,
+con altri costumi propri della vil canaglia.
+Non avea che dodici anni, quando
+in villeggiare a Centocelle, oggidì Cività
+Vecchia, perchè non trovò assai calda
+l'acqua del bagno, ordinò che il deputato
+del bagno fosse gittato in una fornace;
+e bisognò che il suo aio <i>Pitolao</i> fingesse
+di ubbidirlo non far bruciare una
+pelle di castrone. Non poteva egli sofferir
+le persone dotate di probità, che il padre
+gli avea messo appresso; solamente gli
+davano nel genio i cattivi; e perchè il
+padre glieli levò d'attorno, si ammalò di
+rabbia. Il troppo indulgente genitore non
+tenne saldo; laonde egli cominciò di
+buon'ora a far bettola in sua camera, e
+praticar giuochi d'azzardo, ad ammettere
+donne di vita cattiva, ad essere sboccato
+di lingua. Con questo bell'apparato
+di vizii, coperti nondimeno fin qui, e non
+passati alla vista del popolo, si trovò egli
+solo sul trono. Tuttavia si può credere
+che non tanti allora fossero i suoi difetti,
+o certamente che fossero coperti, e non
+passati agli occhi del popolo, perchè Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>,
+più vicino di lunga mano a questi
+tempi, non ci fa un sì brutto ritratto
+della gioventù di Commodo.
+</p>
+
+<p>
+Era egli, siccome dissi, in Ungheria
+coll'armata. Dopo i funerali del padre,
+per consiglio de' parenti ed amici fece
+una bella allocuzione all'esercito, e gli
+dispensò un abbondante donativo. Ma
+perciocchè presso lui gran potere avea
+chi era più cattivo e sapea più adulare,
+costoro non tardarono ad esagerar le
+<span class="pagenum"><a name="Page_594" id="Page_594"></a>[594]</span>
+delizie di Roma, e a dir quanto male
+sapeano del brutto soggiorno del Danubio,
+tanto che l'indussero a determinare
+di abbandonar l'armata e di venirsene
+in Italia. Preso il pretesto di temere che
+alcuno in Roma si facesse dichiarare
+imperadore, pubblicò il suo disegno.
+Tante ragioni nondimeno gli addusse
+<i>Pompejano</i> suo cognato, che il fermò
+per qualche tempo in quelle parti, per
+terminare con qualche onore la guerra.
+Secondochè s'ha da Erodiano, riuscì ai
+suoi generali di domar qualcheduno di quei
+popoli barbari. Condusse Commodo gli
+altri alla pace, con regalarli ben bene
+impiegando l'erario ch'egli avea trovato
+ben provveduto. Se si vuol credere ad
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, felicemente egli combattè
+contro ai Germani; ma non apparendo
+dalle medaglie ch'egli prendesse nuovo
+titolo d'<i>Imperadore</i> nell'anno precedente,
+o niuno o di poco rilievo dovettero
+essere le sue vittorie. Certo è bensì, che
+egli con condizioni anche svantaggiose,
+e a forza di danaro, comperò la pace,
+perchè troppo gli stava a cuore di cangiare
+quell'aspro cielo nel delizioso di
+Roma. Venn'egli finalmente accolto per
+tutte le città dove passò con solenne allegria;
+e il senato e, per così dire, tutta
+Roma con corone di alloro gli fece un
+festoso incontro. I più considerandolo
+figliuolo di sì buon padre, veggendolo sì
+bel giovane, con occhi vivi, con bionda
+zazzera, tale che parea sparsa sul suo
+capo una pioggia d'oro, si figuravano
+maraviglie di lui; e però tra le infinite
+acclamazioni, accompagnato da gran
+profusione di fiori e di corone, entrò
+Commodo in Roma. Fu al senato, e recitò
+un'orazione che contenea solamente
+delle inezie. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>, il quale comincia
+qui a raccontar cose da lui stesso
+vedute, scrive ch'egli fece gran pompa
+dell'aver dato soccorso al padre Augusto,
+che era caduto in una fossa fangosa.
+Se il mese <i>romano</i> fu, come pensa
+<span class="pagenum"><a name="Page_595" id="Page_595"></a>[595]</span>
+il Salmasio, novembre, l'arrivo a Roma
+di Commodo seguì nel dì 22 di ottobre <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>;
+ma è cosa dubbiosa. Fece egli
+un ragionamento anche ai soldati di
+Roma, con lodare la lor fedeltà. E che
+desse loro il consueto regalo e al popolo
+un congiario, pare che si ricavi dalle
+medaglie. Procedente egli console per
+la terza volta nell'anno presente; ed in
+questo ancora, per attestato d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic. Edition. Pont.]</span>,
+egli trionfò dei Germani, ma con dare
+una bella mostra dell'animo suo corrotto:
+perchè nello stesso cocchio trionfale
+dietro a sè condusse un infame suo
+liberto, appellato Antero, e l'andò baciando
+più volte pubblicamente, volgendo
+la faccia indietro. Lo stesso praticò nell'orchestra
+a vista d'ognuno. Vivente
+anche il padre, avea Commodo senza
+alcun merito conseguito il bel titolo di
+<i>Padre della Patria</i>. In quest'anno l'adulazione
+gli conferì ancor quello di <i>Pio</i>,
+che s'incontra nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span>, ma
+non già quello di <i>Felice</i>, come va credendo
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXII" id="CLXXXII"></a>CLXXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Pomponio Mamertino</span> e <span class="sc">Rufo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non ho io osato di chiamare altrimenti
+questi due consoli, perchè non
+veggo sicurezza negli altri nomi. Certo
+è che il primo fu cognato di Commodo
+Augusto, perchè avea per moglie una di
+lui sorella. Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span>, seguitato da
+molti altri, chiamò il secondo console
+<i>Trebellio Rufo</i>. Perchè il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span>
+pubblicò un'iscrizione gudiana, posta
+nelle calende di marzo, C. PETRONIO
+MAMERTINO ET CORNELIO RUFO
+<span class="pagenum"><a name="Page_596" id="Page_596"></a>[596]</span>
+COS., tanto esso Relando che il Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anast. Bibliot.]</span>
+e lo Stampa <span class="fnote">[Stamp., Fast. Cons. Sigon.]</span>, stabilirono con
+tali nomi i consoli dell'anno presente.
+Ma sarebbe prima da vedere se si possa
+riposar sulla fede de' marmi riferiti dal
+Gudio. Il Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 511.]</span> porta un mattone,
+dove egli lesse VETTIO RUFO ET POMP.
+MATER. COS. Probabilmente ivi si dee
+leggere POMP. MAMER., cioè Pomponio
+Mamertino: il che se fosse, l'altro console
+sarebbe stato <i>Vettio Rufo</i>, e non già
+<i>Trabellio</i>, o <i>Cornelio Rufo</i>. <i>Velio Rufo</i>
+vien posto fra i consoli da Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>.
+Probabilmente egli scrisse <i>Vettio Rufo</i>.
+Crede poi il suddetto Panvinio, che nelle
+calende di luglio fossero sostituiti nel consolato
+<i>Emilio Junto</i> o <i>Junzio</i>, ed <i>Atilio
+Severo</i>. Abbiam di certo, che amendue
+furono consoli, ma non apparisce già
+che in quest'anno. Anzi essendo essi
+stati esiliati, in tempo che Commodo si
+abbandonò alla crudeltà, si dee credere
+che il lor consolato accadesse molto più
+tardi. In questi primi tempi, secondo
+ciò che s'è anche veduto di Tiberio, di
+Caligola, di Nerone e di Domiziano, anche
+l'Augusto Commodo fece un buon
+governo. Onorava egli i consiglieri ed
+amici del padre <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>, nulla risolveva senza
+il loro parere. L'autorità di questi
+savi personaggi teneva in qualche freno
+le sregolate passioni di questo giovinastro.
+E probabilmente è da riferire all'anno
+presente ciò che racconta Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>,
+cioè che <i>Manilio</i>, il qual era stalo segretario
+delle lettere latine di <i>Avidio Cassio</i>,
+della cui ribellione parlammo di sopra, e
+molta possanza avea avuto sotto di lui, finalmente
+fu scoperto e condotto a Roma.
+Prometteva egli di rivelar molti segreti;
+ma Commodo, per consiglio, come
+possiam credere, de' saggi suoi ministri,
+non solamente non volle ascoltarlo, ma
+fece anche bruciar tutte le di lui lettere
+<span class="pagenum"><a name="Page_597" id="Page_597"></a>[597]</span>
+o carte, senza curarsi di leggerne pur
+una. Questa bella azione diede speranza
+al senato e al popolo, ch'egli non
+volesse essere da meno del padre. E
+perciocchè Commodo compariva in pubblico
+con gran magnificenza, e faceva
+spiccare dappertutto la sua leggiadria,
+l'ignorante popolo dicea <i>oh bello</i>! e si
+rallegrava d'avere un principe sì grazioso.
+Ma non così la sentivano quei
+che il praticavano, ed aveano miglior
+conoscenza delle di lui perverse inclinazioni,
+che di giorno in giorno s'andavano
+meglio spiegando. Truovasi egli in
+qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span> dell'anno presente
+proclamato <i>Imperadore per la quinta
+volta</i>. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> parla della guerra fatta
+contra de' Barbari di là della Dacia. E
+Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> scrive che quei popoli
+rimasero sconfitti dai legati, cioè dai
+luogotenenti generali dell'imperadore.
+Questi furono <i>Albino</i> e <i>Negro</i>, de' quali
+si parlerà a' tempi di Severo imperadore.
+Ciò probabilmente succedette nell'anno
+presente, e per qualche loro vittoria si
+accrebbero i titoli a Commodo senza sua
+fatica.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXIII" id="CLXXXIII"></a>CLXXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Commodo Augusto</span>
+per la quarta volta, e <span class="sc">Cajo
+Aufidio Vittorino</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Perchè abbiamo una nobile iscrizione,
+già pubblicata da monsignor della
+Torre, che si legge anche nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 340, n. 2.]</span>,
+luogo non resta a disputare
+dei nomi di questi consoli. E di qui ancora
+può risultare qual fede si possa
+avere alle iscrizioni del Gudio. Una di
+esse, riferita anche dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span>, si
+<span class="pagenum"><a name="Page_598" id="Page_598"></a>[598]</span>
+dice posta IDIBVS OCTOBRIS M. AVRELIO
+COMMODO IIII. ET M. AVRELIO
+VICTORINO COS. Ecco qual capitale
+si possa far di quelle merci. Da un
+marmo, di cui non si può trovare un
+più autentico, siamo assicurati che quel
+console si chiamava <i>Cajo Aufidio</i>, ed esso
+nell'emporio gudiano ci comparisce
+<i>Marco Aurelio</i>. Ora questo <i>Cajo Aufidio
+Vittorino</i> <span class="fnote">[Capitol., in Marco Aurelio.]</span> fu uno de' più insigni senatori
+ed oratori del suo tempo, carissimo
+già a Marco Aurelio Augusto, di
+modo che giunse ad essere non solamente
+prefetto di Roma, ma console due
+volte. Di lui racconta Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, che essendo
+governatore della Germania molti
+anni prima, certificato che il suo legato,
+o sia luogotenente, prendeva de' regali,
+l'ammonì in segreto di desistere da
+quell'abuso. Veggendo di non far frutto,
+un dì assiso sul tribunale alla vista di
+ognuno, si fece citar dall'araldo a giurare
+di non aver mai preso regali, e di
+non essere per prenderne, finchè vivesse.
+Appresso fu esibito il giuramento
+medesimo al legato, il quale convinto
+dalla coscienza e dal timore di chi potea
+deporre contra di lui, ricusò il giurare.
+Vittorino immantinente il licenziò. Essendo
+anche proconsole in Africa, trovò
+un altro legato, che zoppicava dello stesso
+piede. Ed egli, senza far altre cerimonie,
+il fece imbarcare, e rimandollo a Roma.
+Da che, siccome vedremo, Commodo
+cominciò ne' tempi seguenti a mietere le
+vite de' più accreditati senatori, più volte
+fu detto che anch'egli era in lista.
+Mosso da questa voce Vittorino, francamente
+andò a trovar <i>Perenne</i>, prefetto
+allora del pretorio, e gli disse d'aver
+inteso che si volea farlo morire, ed aggiunse:
+<i>Se è così, che state a fare? Ora
+è il tempo.</i> Fu lasciato in vita, e morto
+poi di morte naturale, ebbe l'onore di
+una statua. Quanto a <i>Perenne</i> poco fa
+nominato, costui <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span> per la sua perizia
+<span class="pagenum"><a name="Page_599" id="Page_599"></a>[599]</span>
+della disciplina militare, fu alzato da
+Commodo al grado di prefetto del pretorio,
+o sia di capitano delle guardie,
+quale ancora <i>Tarrutino</i> o sia <i>Tarrutenio
+Paterno</i> <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>. Costui fu la rovina del padrone,
+perchè andò tanto innanzi nella
+confidenza e grazia di lui che diventò
+poi l'arbitro del governo. La sete di
+accumular tesori si potè dire in lui inesausta.
+Quasi che un nulla fossero i già
+guadagnati, tutto era egli sempre ansante
+a procacciarne de' nuovi. E gli se ne
+presentò ben presto l'occasione, siccome
+vedremo. Intanto convien avvertire i lettori,
+che gli avvenimenti in questi tempi
+non si possono compartire per gli loro
+precisi anni, perchè le storie che restano
+raccontano bensì i fatti, ma senza indicarne
+la cronologia. Però solamente a
+tentone si andran riferendo le cose sotto
+gli anni seguenti. Nel presente le medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imper.]</span>
+ci avvisano che Commodo Augusto
+fu proclamato <i>per la sesta volta
+Imperadore</i>, ma senza apparire per qual
+vittoria. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> la crede riportata
+nella guerra che si accese nella
+Bretagna; ma questa vittoria, per quel
+che dirò, sembra più tosto appartenere
+all'anno seguente. Verisimile è più tosto,
+che in quest'anno ancora i generali cesarei
+in Germania, come conghietturò
+il Mezzabarba, dessero qualche rotta ai
+Barbari di quelle contrade. Parlano le
+stesse monete di un viaggio di Commodo,
+di cui niun vestigio s'ha nella storia;
+siccome ancora di una sua <i>munificenza</i>:
+indizio di qualche congiario dato
+al popolo. Ma delle stesse monete si incontrano
+degl'imbrogli, o perchè non
+sincere, o perchè non assai attentamente
+copiate.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_600" id="Page_600"></a>[600]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXIV" id="CLXXXIV"></a>CLXXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 14.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Cossonio Eggio Marullo</span> e <span class="sc">Gneo
+Papirio Eliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Al primo console <i>Marullo</i> ho io aggiunto
+il nome di <i>Cossonio</i>, ricavato da
+un'iscrizione, esistente nel Museo Capitolino,
+data alla luce da monsignor
+Torre, e prodotta anche nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 342.]</span>.
+In una iscrizione del Gudio,
+rapportata dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span>, il primo console
+si vede chiamato <i>Marco Marullo</i>,
+quando è certissimo che il suo prenome
+fu <i>Lucio</i>. Il secondo comparisce ivi col
+nome di <i>Giunio Eliano</i>; e pure nell'altre
+iscrizioni troviamo costantemente
+<i>Gneo Papirio Eliano</i>: tutte pruove che i
+fasti e l'erudizione antica debbono aspettar
+dal Gudio, in vece di un sicuro rinforzo,
+della confusione. Era, dissi, insorta
+una fiera guerra nella Bretagna <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>,
+guerra la più lunga che si avesse Commodo
+ai suoi dì. Aveano i Barbari passato
+il muro, posto da Antonino Pio ai
+confini, e tagliato a pezzi il general romano
+con tutte le milizie che erano ivi
+di guardia. Portata questa funesta nuova
+a Roma, il vile Commodo tutto impaurito
+spedì tosto colà <i>Ulpio Marcello</i>, uomo di
+grand'animo, e di raro valore; chè di
+tali persone non era già perduto il seminario
+in Roma. Questi, per attestato
+di Dione, uomo modesto e severo, ma
+di una severità che si accostava all'asprezza,
+fece più volte conoscere la sua
+bravura ne' combattimenti, nè mai si lasciò
+invischiare dall'amor de' regali e
+della pecunia. Era vigilantissimo, e per
+maggiormente comparir tale, e tener anche
+vigilanti gli uffiziali di guerra, solea
+qualche sera scrivere dodici biglietti, con
+ordine ai suoi servi di portarli in varie
+<span class="pagenum"><a name="Page_601" id="Page_601"></a>[601]</span>
+ore della notte a diversi d'essi ufficiali,
+acciocchè credessero ch'egli allora vegliasse.
+Non si distingueva egli nel mangiare
+e vestire dai semplici soldati; anzi,
+per mangiar meno, si facea venire con
+bizzarria quasi incredibile fin da Roma
+il pane, come ognun può credere, ben
+secco e duro. Questo bravo uomo adunque
+gravissimi danni recò a que' Barbari,
+e dovette dar loro una gran rotta, per
+cui si osserva nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> che
+Commodo Augusto conseguì in questo
+anno non solamente <i>per la settima volta</i>
+il titolo d'<i>Imperadore</i>, ma anche quello
+di <i>Britannico</i> <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>. Era egli già stato appellato
+<i>Pio</i>, adulatoriamente senza fallo,
+perchè egli nulla mai fece, per cui meritasse
+così bell'elogio. Nell'anno presente
+si aggiunse a' suoi titoli quello di <i>Felice</i>.
+L'esempio suo servì poi ai susseguenti
+Augusti per più secoli, acciocchè cadaun
+d'essi fosse chiamato <i>Pio Felice</i>.
+</p>
+
+<p>
+Se non succedette nell'anno precedente,
+si dovrà almeno attribuire al
+presente la prima congiura tramata contra
+di Commodo. Abbiamo da Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>
+ch'egli per <i>pochi anni</i> stette in
+dovere, e però probabil cosa è che in
+questo si sovvertisse il di lui ingegno, e
+che cominciasse il suo precipizio. Merita
+ben più di Lampridio d'essere qui ascoltato
+Erodiano, siccome storico che visse
+in que' tempi e soggiornò in Roma. Quel
+mal arnese adunque di <i>Perenne</i> prefetto
+del pretorio, per dominar solo, avea già
+staccati dal fianco del giovane Augusto i
+migliori suoi consiglieri, con far subentrare
+in lor luogo una frotta di persone
+vili, e maneggiava già solo tutti gli affari:
+dal che può essere che prendesse origine
+l'odiosità dei buoni contra di Commodo.
+Comunque sia, la prima pietra dei disordini
+fu posta da <i>Lucilla</i> figliuola di Marco
+Aurelio, e sorella dello stesso Commodo.
+Per essere stata moglie di <i>Lucio Vero</i>
+imperadore, il padre, tuttochè la rimaritasse
+<span class="pagenum"><a name="Page_602" id="Page_602"></a>[602]</span>
+con <i>Claudio Pompejano</i>, pure le
+lasciò il titolo e gli onori di Augusta; ed
+essa nel teatro soleva assidersi in una
+sedia imperatoria, ed uscendo fuor di
+casa, le era portato innanzi il fuoco, come
+si faceva agli Augusti. Sposata che fu
+<i>Crispina</i> da Commodo, si vide obbligata
+<i>Lucilla</i> a cederle il primo luogo; ma
+gliel cedette con immensa rabbia, credendo
+fatto a sè stessa un gran torto
+per la sua anzianità in quell'onore, e
+da lì innanzi ne cercò sempre la vendetta.
+Non si arrischiò mai a parlarne
+con <i>Pompejano</i> suo marito, perchè sapeva
+quant'egli amasse Commodo. Passava
+fra lei e <i>Quadrato</i>, giovane nobilissimo
+e ricchissimo, appellato mastro di camera
+di Commodo da Dione <span class="fnote">[Dio, l. 72.]</span>, una
+stretta ed anche peccaminosa amicizia.
+Le tante querele di Lucilla trassero questo
+giovane a formar una cospirazione
+contro la vita di Commodo, in cui entrarono
+alcuni senatori ancora. Scelto
+fu per eseguir l'impresa un giovane di
+grande ardire per nome <i>Quinziano</i>. Lampridio
+il chiama <i>Claudio Pompejano</i>: sbaglio
+probabilmente suo o de' copisti,
+benchè anco lo stesso scriva Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>,
+anzi dice che fu lo stesso marito di Lucilla:
+errore massiccio. Ora Quinziano
+ito a postarsi in luogo stretto e scuro
+dell'entrata dell'anfiteatro, stette aspettando
+che arrivasse Commodo; ed allorchè
+il vide, sfoderato un pugnale, che
+tenea sotto nascosto, mattescamente gliel
+fece vedere con dire: <i>Questo te lo manda
+il senato</i>, e gli si avventò addosso. Se
+crediamo ad Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 29.]</span>, gli diede
+qualche ferita. Erodiano e Lampridio nol
+dicono. Certo è che lasciò tempo a Commodo
+di difendersi o di scappare. Preso
+dunque dalle guardie lo sconsigliato
+Quinziano, e messo ai tormenti da <i>Perenne</i>,
+rivelò i complici. Fu perciò relegata
+<i>Lucilla</i> nell'isola di Capri, e quivi
+da lì a qualche tempo uccisa. Tolta fu
+<span class="pagenum"><a name="Page_603" id="Page_603"></a>[603]</span>
+la vita a <i>Quinziano</i>, a <i>Quadrato</i>, ad <i>Eletto</i>,
+mastro anch'esso di camera di Commodo <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>;
+e per attestato di Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>,
+fecero il medesimo fine <i>Norbana</i>,
+<i>Norbano</i> e, <i>Parelio</i> colla madre sua. Il
+peggio fu, che il pugnale e l'assalto di
+Quinziano, e più le parole da lui proferite,
+restarono talmente impresse nella
+mente di Commodo, che sempre gli parea
+d'aver davanti agli occhi quello
+spettacolo, e da lì innanzi cominciò ad
+odiar tutti i senatori, come se veramente
+tutti avessero cospirato contra di lui,
+ed ordinato a Quinziano di fargli quel
+brutto complimento. Seppe ben prevalersi
+di questa congiuntura Perenne, per
+empiere di paura l'incauto principe, ed
+accrescere i suoi odii contra de' più ricchi
+e potenti, con lavorar poi di calunnie
+a fine di processarli, e di arricchir sè
+stesso coi loro beni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXV" id="CLXXXV"></a>CLXXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eleuterio</span> papa 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Cornelio Negrino Curiazio Materno</span>
+e <span class="sc">Marco Attilio Bradua</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span> non mette se non i
+cognomi di <i>Materno</i> e <i>Bradua</i>. Al Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast.]</span>,
+seguitato dal padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>,
+parve il primo <i>Triario Materno</i>, solamente
+perchè sotto Pertinace si trovava
+un senatore di tal nome: pruova troppo
+fievole. Gli ho io dato que' nomi, mosso
+da un'iscrizione da me pubblicata nella
+mia raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 343.]</span>. Il nome dell'altro console
+<i>Bradua</i> si raccoglie da un'iscrizione
+dello Smirne, che pur ivi si legge. Trovandosene
+un'altra posta MATERNO
+ET ATTICO COS., potrebbe essere che
+questo Attico fosso stato sostituito a <i>Bradua</i>.
+<span class="pagenum"><a name="Page_604" id="Page_604"></a>[604]</span>
+Sino all'anno presente arrivò la
+vita di <i>santo Eleuterio</i> romano pontefice,
+secondo la cronica di Damaso <span class="fnote">[Anast., Bibliot.]</span>. Nel
+martirologio egli porta il titolo di <i>Martire</i>;
+ma non è certo ch'egli desse il capo
+per la confessione della religion di Cristo.
+Saggiamente osservò il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baronius, Annal. Eccles. ad annum 194.]</span>,
+che ne' primi secoli il nome di
+<i>Martire</i> fu conferito a coloro eziandio
+che sofferirono vessazioni o tormenti
+per la fede di Cristo, benchè non morissero
+ne' tormenti. San Cipriano non ce
+ne lascia dubitare. Al che si dee avere
+riguardo anche per altri primi romani
+pontefici, tutti ornati di sì glorioso titolo,
+senza che resti più precisa memoria
+della lor morte nel martirio. Per questa
+cagione alcuni d'essi da <i>santo Ireneo</i>,
+celebre vescovo di Lione, che fiorì in
+questi tempi, sono considerati solamente
+come <i>Confessori</i>. A santo <i>Eleuterio</i> fu
+sostituito <i>Vittore</i> nella cattedra di san
+Pietro, i cui anni cominceremo a contare
+nell'anno seguente, seguendo la cronologia
+del padre Pagi e del Bianchini. A
+me sia lecito di riferire a quest'anno altri
+sconcerti della corte di Commodo e
+della nobiltà romana. Gran riputazione
+e potenza godeva in quella corte Antero,
+infame suo liberto <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>. Era costui stato
+alzato al grado di mastro di camera da
+Commodo, a cui nello stesso tempo serviva
+per ministro nelle disonestà. L'odio
+universale contra di questo cattivo strumento
+cresceva ogni dì più, e andava
+poi a terminare contra dello stesso Commodo,
+il quale spasimava per lui. Sofferì
+un pezzo <i>Tarrutino</i> o sia <i>Tarrutenio Paterno</i>,
+prefetto del pretorio, costui; ma
+finalmente un dì rotta la pazienza, fattolo
+con galanteria uscir di palazzo col
+pretesto d'un sagrificio, nel tornare che
+egli faceva a casa, il fece assassinare ed
+uccidere da alquanti sgherri. Diede nelle
+smanie Commodo per questo, e ne fu
+più cruccioso di quel che fosse stato nel
+<span class="pagenum"><a name="Page_605" id="Page_605"></a>[605]</span>
+pericolo della vita ch'egli avea corso
+per l'assalto di Quinziano. Avuto sufficiente
+sentore che <i>Paterno</i> era stato autore
+del colpo, col consiglio di <i>Tigidio</i>,
+e fors'anche di <i>Perenne</i>, il quale prese
+questa congiuntura per tagliar le gambe
+al compagno, il creò senatore, levandolo
+in tal guisa dal pretorio, sotto specie
+di promuoverlo a grado più cospicuo.
+Ma non andò molto che fece accusare
+Paterno di una congiura, apponendogli
+d'aver promessa sua figliuola a <i>Salvio
+Giuliano</i>, nipote di <i>Giuliano</i> celebre giurisconsulto,
+per farne poscia un imperadore <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>.
+Se avessero avuto questo disegno
+Paterno e Giuliano, nulla mancava
+loro per eseguirlo, comandando il primo
+alle guardie e l'altro a qualche migliaio
+di soldati. Perciò amendue perderono
+la vita, e con esso loro <i>Vitruvio Secondo</i>,
+segretario delle lettere dell'imperadore,
+perchè era confidentissimo di Paterno.
+Nella stessa disgrazia rimasero involti <i>Velio</i>
+o sia <i>Vettio Rufo</i> ed <i>Egnazio Capitone</i>,
+stati consoli amendue. <i>Emilio Junto</i> ed
+<i>Atilio Severo</i>, consoli sostituiti (se pure
+in quest'anno succedette la morte di
+Antero), furono mandati in esilio. Anche
+<i>Quintilio Massimo</i> e <i>Quintilio Condiano</i>,
+già stato console, due de' più riguardevoli
+personaggi che si avesse il senato,
+amatissimi per la lor singolare saviezza
+da Marco Aurelio, e adoperati nei primi
+posti militari e civili, furono in tal occasione
+tolti dal mondo, e finì la lor casa.
+Narra Dione che fu condannato anche
+<i>Sesto Quintilio</i> figliuolo di Massimo.
+Precorsa a lui questa nuova, mentre
+era in Soria, fece finta di cader da cavallo,
+e d'essere morto, e da' suoi famigliari
+invece fu portato alla sepoltura un
+montone. Andò egli dipoi, mutando sempre
+abito, vagabondo per vari paesi, nè
+più si seppe nuova di lui, e ciò fu la rovina
+di molti, perchè essendo ricercato
+dappertutto, le teste di non pochi innocenti
+furono portate a Roma, pretese
+quella di Sesto, e rimasero altri spogliati
+<span class="pagenum"><a name="Page_606" id="Page_606"></a>[606]</span>
+di beni col pretesto che gli avessero
+dato ricovero. Mancato poi di vita Commodo,
+comparve persona a Roma che
+sosteneva d'essere Sesto, e rispondeva a
+proposito a tutti gli esami. Pertinace
+scoprì la furberia, facendogli delle interrogazioni
+in greco, lingua ch'egli sapeva
+essere già ben intesa da Sesto;
+e qui s'imbrogliò l'impostore, perchè
+non capiva le interrogazioni. V'era presente
+Dione. <i>Didio Giuliano</i>, che fu poi
+imperadore, corse anch'egli pericolo
+della vita, per l'accusa datagli d'aver
+tenuta mano alla congiura con Salvio
+Giuliano. Commodo il fece assolvere, e
+condannar l'accusatore <span class="fnote">[Spartianus, in Juliano.]</span>. Dopo la caduta
+di Paterno, restò prefetto del pretorio
+il solo <i>Perenne</i> <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, con divenir
+padrone totale della corte. Seppe egli
+persuadere a Commodo, giovane timidissimo,
+che non si fidasse d'alcuno, e se
+ne stesse in ritiro, attendendo ai piaceri
+mentre egli assumerebbe in sè le cure
+spinose del governo. Così fu fatto. Commodo
+rade volte da lì innanzi si lasciò
+vedere in pubblico, e chiuso come in un
+turchesco serraglio, s'immerse affatto
+nel baratro della lussuria con trecento
+concubine, scelte parte dalla nobiltà,
+parte dai postriboli, e con altra non minor
+turba anche più infame. I conviti e
+i bagni erano una continua scuola di
+intemperanza e di disonestà; faceva egli
+ancora de' combattimenti in abito da
+gladiatore, co' suoi camerieri, e talvolta
+ancora con ispada nuda, uccidendo alcun
+d'essi armati solamente di spade colla
+punta impiombata. E intanto Perenne
+aggirava tutti gli affari, uccidendo quei
+che voleva, altri assaissimi spogliando
+dei loro beni non solo in Roma, ma anche
+per le provincie, conculcando tutte
+leggi, ed ammassando senza ritegno alcuno
+tesori immensi. In questo misero
+stato si trovava allora l'augusta città
+per la balordaggine e sfrenatezza del suo
+regnante.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_607" id="Page_607"></a>[607]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXVI" id="CLXXXVI"></a>CLXXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Commodo Augusto</span> per la
+quinta volta, e <span class="sc">Manio Acilio Gabrione</span>
+per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Era già pervenuta al sommo la potenza
+di <i>Perenne</i> prefetto del pretorio, e
+l'abuso ch'egli ne faceva. Le tante ricchezze
+da lui accumulate pareva che
+tendessero a guadagnarsi l'amore dei
+pretoriani, qualora egli volesse tentar
+qualche tradimento contro la vita di
+Commodo <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>. Allo stesso fine sembrava
+che cospirassero le macchine de' suoi
+giovani figliuoli, i quali portati da lui al
+governo dell'Illirico, altro non faceano
+che ammassar gente. Può essere che in
+mente sua non bollissero così alti disegni;
+certo è nondimeno, che l'odio universale
+dava questa interpretazione a
+tutte le azioni di lui e de' suoi figli. Di
+qua venne la rovina sua, narrata diversamente
+nelle particolarità da Erodiano
+e da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>. Abbiamo dal primo, che
+celebrandosi in quest'anno i sontuosissimi
+giuochi capitolini, i quali si solevano
+fare ad ogni quattro anni con immenso
+concorso di popolo, ed assistendovi
+Commodo nella sedia imperatoria,
+prima che gl'istrioni cominciassero le
+loro fatiche, comparve in iscena uno
+vestito da filosofo con tasca al fianco,
+bastone in mano. Costui, fatto silenzio
+colla mano, ad alta voce gridò verso
+Commodo, dicendogli, quello non essere
+tempo da divertirsi in giuochi, perchè
+<i>Perenne</i> era in procinto di levargli la
+vita; per questo aver egli adunate tante
+ricchezze; per questo i di lui figliuoli tante
+soldatesche; e che se non vi provvedeva
+prontamente, egli era spedito. Sperava
+fosse costui di veder subito una
+commozion del popolo contra di Perenne,
+<span class="pagenum"><a name="Page_608" id="Page_608"></a>[608]</span>
+e poscia un bel premio dall'imperadore.
+Ma Commodo restò solamente sbalordito,
+nè disse parola; il popolo, benchè
+gli prestasse fede, nè pur esso fece movimento
+alcuno; e intanto Perenne, fatto
+prendere il finto filosofo, ordinò che fosse
+bruciato vivo. Tuttavia questo accidente
+diede campo a chi era presso all'imperadore,
+e volea male a Perenne
+per la sua intollerabile alterigia, di far
+credere forse più di quel ch'era, a Commodo.
+Gli mostrarono in oltre alcune
+monete battute coll'immagine del figliuolo
+di esso Perenne, benchè si credesse
+ciò fatto senza notizia del padre, e forse
+per manifattura de' suoi emuli. In somma
+andò tanto innanzi la mena, che
+Commodo una notte mandò alcuni a
+levar la testa a Perenne, e immediatamente
+spedì gente a far venire in Italia
+dall'Illirico il di lui figlio maggiore, prima
+che gli arrivasse l'avviso della morte
+del padre. Chiamato egli con dolci lettere
+dall'imperadore, benchè mal volentieri,
+venne, ed appena toccò l'Italia, che
+gli fu reciso il capo. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> e Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>,
+il cui testo è qui imbrogliato,
+ben diversamente scrivono, essere nata
+una sedizione nell'armata britannica,
+comandata da <i>Ulpio Marcello</i>, perchè
+Perenne, levati via gli uffiziali dell'ordine
+senatorio, ne avea mandati là degli
+altri dell'ordine equestre. Ammutinatisi
+quei soldati, stavano sul duro, nè volendosi
+quetare, giunsero a scegliere dal
+corpo loro mille e cinquecento armati,
+e gl'inviarono a Roma a dir le loro ragioni.
+Commodo, allorchè intese l'arrivo
+di essi, siccome era un coniglio, andò
+loro incontro per saper la cagione di
+questa novità. Gli risposero di essere
+venuti apposta per liberarlo dalle insidie
+di Perenne, ch'era dietro a far imperadore
+un suo figliuolo. Commodo, quantunque
+non gli mancasse tanta forza di
+pretoriani da assorbir questi pochi soldati,
+non gli sprezzò; anzi prestò loro
+<span class="pagenum"><a name="Page_609" id="Page_609"></a>[609]</span>
+fede per istigazione principalmente di
+<i>Cleandro</i> suo mastro di camera, che
+odiava forte Perenne, come remora all'adempimento
+di tutte le sue voglie.
+Però, tolta a Perenne la carica di prefetto
+del pretorio, la diede ad altri e permise
+che i soldati britannici tagliassero
+a pezzi Perenne, e non lui solo, ma
+anche la moglie, la sorella e i due figliuoli
+di lui. Chi sia più veritiero degli
+storici suddetti, non è in nostra mano il
+deciderlo. Strano è che Dione, lungi
+dall'accordarsi con Erodiano e con
+Lampridio nell'imputare a Perenne gli
+eccessi e disegni sopra narrati, ne faccia
+un ritratto vantaggioso, con rappresentarlo
+continente, modesto, non sitibondo
+di gloria e di danaro, buon custode della
+persona dell'imperadore, in una parola
+indegno di quella morte: se non
+che il confessa reo della caduta di <i>Paterno</i>
+suo collega, procurata per restar
+solo nel comando delle guardie principesche.
+Ci fan le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> vedere in
+quest'anno Commodo Augusto non solamente
+console per la quinta volta, ma
+anche proclamato <i>Imperadore per l'ottava
+volta</i>. Pensano alcuni <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> ciò fatto
+per una vittoria riportata da <i>Clodio Albino</i>
+contra i popoli della Frisia di là
+del Reno, mentovata da Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Clodio Albino.]</span>.
+Il Mezzabarba anch'egli si credette di
+ricavar da esse medaglie un viaggio di
+Commodo, fatto in quest'anno contra
+de' Mori, ovvero nella Pannonia, e una
+allocuzione all'esercito colla vittoria pel
+ritorno e col congiario sesto dato al popolo.
+Ma nulla di questo si ha dalle antiche
+storie, e però conviene andar cauto
+a crederlo. Abbiam solamente da Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>,
+ch'egli fece mostra una volta
+di voler andare alla guerra in Africa a
+fin di esigere le spese del viaggio. Esatte
+che l'ebbe, tutte se le consumò in tanti
+banchetti e giuochi d'azzardo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_610" id="Page_610"></a>[610]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXVII" id="CLXXXVII"></a>CLXXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Crispino</span> ed <span class="sc">Eliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo di certo i soli cognomi di
+questi consoli. Incerti sono i lor nomi.
+Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> li credette <i>Tullio Crispino</i>
+e <i>Papirio Eliano</i>, ma con troppo fievoli
+conghietture. Da che estinta rimase la
+possanza e vita di Perenne, saltò su un
+altro dominante nella corte imperiale,
+peggiore ancora dell'altro; e questi fu
+<i>Cleandro</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>. Costui, per attestato di Dione,
+era nato servo, cioè, come ora diciamo,
+schiavo; e fra i servi venduto,
+fu condotto a Roma, dove s'applicò al
+mestier di facchino. Tanto seppe fare
+costui introdotto in corte, tanto seppe
+piacere alla testa sventata di Commodo,
+perchè questi da fanciullo seco praticò,
+che a poco a poco salendo, arrivò ad
+essere suo mastro di camera, con isposare
+Damostrazia, una delle meretrici di
+esso imperadore. Prima di lui sosteneva
+questa carica <i>Saoterio</i> da Nicomedia
+con grande autorità, e quegli fu che ai suoi
+compatriotti ottenne di poter celebrare
+i giuochi de' gladiatori, e di alzar un
+tempio a chi sopra gli altri n'era indegno,
+cioè al medesimo Commodo. Cleandro
+buttò giù questo Saoterio, e il fece
+ammazzare, entrando dopo sì bel fatto
+nel posto di lui. Il Salmasio <span class="fnote">[Salmasius, in Notis ad Lampridium.]</span> sospettò
+che questo Saoterio fosse il medesimo
+che <i>Antero</i>, da noi veduto di sopra mastro
+di camera di Commodo, ed ucciso.
+Ma lo stesso Lampridio lo attesta assassinato
+per ordine dei prefetti del pretorio,
+e non già di Cleandro. Ora, dopo
+la morte di Perenne, la padronanza
+della corte si mirò unita in esso Cleandro.
+Ancorchè Commodo cassasse molte
+cose fatte come senza ordine suo da
+<span class="pagenum"><a name="Page_611" id="Page_611"></a>[611]</span>
+Perenne <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, non passarono trenta giorni,
+che lasciò far di peggio a Cleandro;
+laonde tuttodì si vedeano mutazioni in
+Corte. <i>Negro</i>, succeduto a Perenne nel
+posto di prefetto del pretorio, nol tenne
+che sole sei ore; <i>Marzio Quarto</i> cinque
+giorni solamente. E così a proporzione
+altri, che furono di mano in mano o imprigionati
+o uccisi per ordine di Cleandro.
+L'ultimo di questi tolti dal mondo fu <i>Ebuziano</i>;
+ed allora fu che Cleandro si fece
+crear prefetto del pretorio con due altri
+scelti da sè, portando nondimeno egli
+solo la spada nuda davanti all'imperadore.
+Questa fu la prima volta che si
+videro tre prefetti del pretorio nello stesso
+tempo <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>. Essendo alla testa di essi pretoriani
+Cleandro, non vi fu scelleraggine che
+da loro e dalle altre soldatesche romane
+non si commettesse. Uccidevano, bruciavano,
+ingiuriavano chiunque loro piaceva,
+e riparo non vi era. Commodo
+non aveva orecchi, unicamente intento
+alle sue infami dissolutezze, a far correre
+cavalli, a guidar egli stesso le carrette,
+ai combattimenti di gladiatori, e
+a cacce di fiere, per lo più nel suo ritiro,
+talvolta ancora in pubblico.
+</p>
+
+<p>
+Aveva egli dopo la morte di Perenne
+inviato in Bretagna <i>Elvio Pertinace</i> <span class="fnote">[Capitolin., in Pertinac.]</span>,
+siccome persona di gran credito e rigido
+osservatore della disciplina militare,
+acciocchè riducesse al dovere quei soldati
+tuttavia ammutinati e sediziosi.
+Perenne l'avea dianzi cacciato di Roma
+dopo vari illustri suoi impieghi, ed egli
+si era ridotto alla villa di Marte sullo
+Apennino nella Liguria, dov'era nato,
+e dove si fermò per tre anni. Commodo,
+per risarcire il di lui onore, e valersi in
+congiuntura di tanto bisogno di un uomo
+di tanta vaglia, richiamatolo, il mandò
+colà per calmare que' torbidi con
+titolo di legato. Andò, e trovò quelle
+milizie sì mal animate contro di Commodo,
+che se un solo avesse alzato
+<span class="pagenum"><a name="Page_612" id="Page_612"></a>[612]</span>
+il dito, ed egli avesse acconsentito alle
+loro istanze, l'avrebbono proclamato
+imperadore. Il tentarono in fatti su questo,
+ma il trovarono uomo d'onore.
+Tenne egli per qualche tempo in freno
+quelle milizie; ma un dì sollevatasi
+una legione, si venne alle mani, e poco
+mancò ch'egli non restasse ucciso. Certamente
+fu creduto morto, perchè
+con più ferite restò mischiato fra i cadaveri
+degli uccisi; del che fece egli a
+suo tempo, cioè divenuto imperadore,
+aspra vendetta. Dovrebbe appartenere
+all'anno presente un fatto raccontato
+da Erodiano <span class="fnote">[Herodian., Histor., lib. 1.]</span>, ed avvenuto non molto
+tempo dopo la morte di Perenne. Un
+certo <i>Materno</i> soldato, uomo di mirabil
+ardire, essendo disertato, si unì con altri
+disertori, e formò un corpo di gente
+accresciuto di mano in mano da chiunque
+avea voglia di far del male, sino ad
+alcune migliaia. Con costoro cominciò
+egli a scorrere per la Gallia e per la
+Spagna, dando il sacco non solamente
+alla campagna, ma anche alle città, con
+poi abbruciarle, e mettendo in libertà
+tutti i prigioni che si univano tosto con
+lui. Commodo scrisse lettere di fuoco a
+quelle provincie; spedì colà <i>Pescennio
+Negro</i> <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio Nigro.]</span>, uomo di coraggio, il quale
+con <i>Settimio Severo</i>, allora governatore
+di Lione, messo insieme un esercito,
+disperse quella canaglia. Ma qui non si
+fermò Materno. Per varie strade, egli e
+le sue genti, chi per una parte e chi per
+altra, calarono in Italia. Era saltato in
+capo ad esso Materno di fare un gran
+colpo, cioè, giacchè non potea competere
+colle forze di Commodo in aperta
+campagna, pensò di ammazzarlo insidiosamente
+in Roma stessa. Gran festa si
+solea dai Romani far nella primavera
+in onor di Cibele, chiamata madre degli
+dii, dove tanto l'imperadore, quanto i
+particolari esponevano le più preziose
+lor masserizie, ed era permesso ad ognuno
+di andar travestito e mascherato.
+<span class="pagenum"><a name="Page_613" id="Page_613"></a>[613]</span>
+Il disegno di Materno era di frammischiarsi
+con vari dei suoi fra le guardie
+di Commodo vestito alla stessa maniera,
+e di svenarlo. Ma tradito prima del tempo
+da qualche suo compagno, fu preso
+e giustiziato con gli altri. Pare che tal
+fatto succedesse nella primavera di quest'anno;
+ma il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> lo differisce
+sino all'anno 190, del che nondimeno
+egli non reca pruova sufficiente.
+Commodo, ammaestrato da questo pericolo,
+tanto meno da lì innanzi comparve
+in pubblico, e la maggior parte del tempo
+soggiornò nelle ville fuori di città,
+senza prendersi alcun pensiero di amministrar
+giustizia, nè far l'altre azioni
+pubbliche convenienti ad un imperadore
+o necessarie al governo. In sua vece
+tutto faceva l'iniquo Cleandro.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXVIII" id="CLXXXVIII"></a>CLXXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Allio Fusciano</span> per la seconda volta,
+e <span class="sc">Duillio Silano</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Di male in peggio andavano gli affari
+di Roma per la disattenzione e pazza
+condotta di Commodo <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>, ma più per la
+crudeltà ed avarizia del suddetto Cleandro,
+già arbitro della corte. Costui vendeva
+tutte le grazie e tutte le dignità tanto
+militari che civili. Per andare al governo
+delle provincie, bisognava comperar
+le cariche. Per denaro le persone di
+condizion libertina ottenevano la nobiltà,
+giungevano anche a divenir senatori. I
+banditi, purchè spendessero, tornavano
+alla patria, ed erano promossi agli onori;
+nè si portava rispetto alle sentenze
+date dal senato e dai giudici. L'oro le
+faceva abolire. Perchè <i>Antistio Burro</i>,
+uno de' primi senatori, coll'autorità e
+<span class="pagenum"><a name="Page_614" id="Page_614"></a>[614]</span>
+confidenza che gli dava l'essere marito
+di una sorella di Commodo, volle avvertire
+il cognato Augusto di tanti disordini,
+si tirò addosso l'ira di Cleandro. Nè
+andò molto che costui contra di un uomo
+sì degno fece saltar fuori un processo,
+quasi che egli aspirasse all'imperio.
+Ciò bastò per togliere la vita a lui e a
+molti altri che impresero la di lui difesa.
+Avvenne tal iniquità prima ancora che
+Cleandro occupasse il posto di prefetto
+del pretorio: al che egli probabilmente
+pervenne circa questi tempi. Tante avanie,
+concussioni ed uccisioni faceva costui
+a fine di ammassar tesori, non solamente
+in suo pro, ma anche per regalar
+le bagasce dell'imperador suo padrone,
+e molto più lui stesso <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>, perciocchè egli
+col tanto scialacquare in ispese o inutili
+od obbrobriose, si trovava sempre smunto
+o coll'erario voto. Ma nè pur bastando
+al di lui bisogno i tanti rinforzi che
+gli somministrava la malvagità di Cleandro,
+si ricorse al ripiego di minacciar dei
+processi anche alle matrone romane, con
+inventati e finti delitti, atterrendole in
+maniera, che conveniva venire a composizioni,
+e a riscattarsi con buona somma
+di danari. Inventò Commodo inoltre di
+mettere una tassa di due scudi d'oro a
+cadaun senatore, loro mogli e figliuoli,
+da pagarsegli ogni anno nel giorno suo
+natalizio, e di cinque denari ad ogni decurione
+della città. Pure tutto questo era
+una goccia al mare, perchè malamente
+si consumava tanto oro in cacce, in combattimenti
+di gladiatori e in altri divertimenti
+peggiori. Abbiamo da Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commod.]</span>,
+che sotto questi consoli furono
+fatti dei voti pubblici per la salute e prosperità
+di Commodo; e nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>
+si parla della <i>pubblica Felicità</i>, quando
+altro non si provava che miserie ed affanni.
+Ma non mai si esercita tanto l'adulazione,
+che sotto i principi cattivi, ai
+quali si fa plauso per timore di peggio.
+<span class="pagenum"><a name="Page_615" id="Page_615"></a>[615]</span>
+Scrive ancora Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, che in quest'anno
+cadde un fulmine nel Campidoglio,
+per cui rimase bruciata la biblioteca
+colle case vicine. Non può già stare
+il dirsi da lui, che le Terme di Commodo
+fossero fabbricate nell'anno IV del
+suo imperio, avendo noi, non meno da
+Lampridio <span class="fnote">[Lamprid., in Commodo.]</span> che da Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>, essere
+quella stata una fabbrica fatta da
+Cleandro, il quale molto più tardi salì in
+alto. Queste terme e un ginnasio, ossia
+una scuola di atleti e di scherma, opere
+anch'esse di lui, furono bensì dedicate
+sotto nome di Commodo; ma Cleandro
+avea caro che si sapesse esserne egli stato
+l'autore per guadagnarsi l'amor del
+popolo a tenore d'alcuni suoi grandiosi
+disegni, de' quali parleremo fra poco.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CLXXXIX" id="CLXXXIX"></a>CLXXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CLXXXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Silano</span> e <span class="sc">Silano</span>
+</p>
+
+<p>
+Siamo assicurati dai fasti antichi, essere
+stati in quest'anno consoli ordinari
+<i>due Silani</i>. Che il primo si chiamasse
+<i>Giunio Silano</i>, lo conghiettura il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis.]</span>,
+ma non è certo. Vogliono che
+l'altro si chiamasse <i>Servilio Silano</i>, e
+con più ragione, sapendosi da Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>,
+che Commodo tolse di poi la vita
+ad un consolare di questo nome. Una
+iscrizione riferita dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 635.]</span> si vede
+posta C. ATILIO, Q. SERVILIO COS.,
+ma non si può arrivar a sapere se appartenga
+all'anno presente. In questo sì
+giudicò il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.]</span> che accadesse
+quanto narrano Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> e Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>,
+cioè che si contarono venticinque
+<span class="pagenum"><a name="Page_616" id="Page_616"></a>[616]</span>
+consoli in un anno solo. Il Panvinio
+credette questa deforme scena nell'anno
+185, senza badare che Cleandro, salito
+molto più tardi in auge, ne fu l'autore,
+e per cogliere verisimilmente un
+grosso regalo da tanti soggetti vogliosi
+di quell'onore. Quando ciò sia avvenuto
+nell'anno presente, certo sarà che nel
+medesimo giunse al consolato anche <i>Settimio
+Severo</i>, il qual fu poi imperadore,
+scrivendo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Septimio Sev.]</span> ch'egli sostenne
+il primo consolato con <i>Apulejo Rufino</i>,
+disegnato da Commodo a quella dignità
+insieme con molti altri. Strano poi sembra
+che il medesimo Sparziano <span class="fnote">[Spart., in Geta.]</span> dica
+nato <i>Geta</i>, figliuolo di Settimio Severo,
+mentre erano consoli <i>Severo e Vitellio</i>,
+quando avea dato <i>Rufino</i> per collega a
+<i>Severo</i>. Seguitava intanto Cleandro <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> a
+far delle estorsioni, e a vendere gli onori,
+impoverendo la sciocca gente che correva
+a comperare da lui il fumo. Uno di
+questi fu <i>Giulio Solone</i>, uomo ignobile,
+che per la vanità di salire al grado di
+senatore, consumò quasi tutte le sue facoltà,
+di modo che fu detto argutamente,
+<i>che Solone, a guisa de' condannati, era
+stato spogliato de' suoi beni, e relegato
+nel senato</i>. Ma quando men se l'aspettava,
+arrivò ancora Cleandro al fine dovuto
+ai pari suoi. Il precipizio suo vien
+differito dal padre Pagi all'anno seguente;
+dal Tillemont vien riferito <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> al presente.
+In tale incertezza credo io meglio
+di parlarne qui. Entrò in questi tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>
+una fierissima peste in Italia <span class="fnote">[Herodianus, lib. 1.]</span>, e
+per le poche precauzioni che si costumavano
+allora, si diffuse ben tosto per tutte
+le città, e passò anche oltramonti.
+Questo di raro avea essa, che non men
+gli uomini che le bestie perivano. In casi
+tali, quanto più vaste e popolate son le
+città, tanto maggiormente infierisce il
+malore nella folta misera plebe. Così fu
+<span class="pagenum"><a name="Page_617" id="Page_617"></a>[617]</span>
+in Roma. Dione, testimonio di veduta,
+asserisce che per lo più ogni dì vi morivano
+duemila persone. Rinnovossi inoltre
+allora l'uso di certi aghi attossicati,
+co' quali fu data la morte a non pochi.
+Commodo, per consiglio de' medici, si
+ritirò a Laurento, luogo fresco alla marina,
+e pieno di lauri, creduti allora per
+l'odor loro un possente scudo contro la
+peste. A questo gravissimo male s'aggiunse
+la carestia, facile disgrazia, massimamente
+alle grandi città, dove immenso
+è il popolo, e dove allorchè infierisce
+la peste, molti si guardano dall'accostarvisi
+per timor della vita. Dicono che
+<i>Dionisio Papirio</i>, presidente dell'annona,
+accrebbe maggiormente la penuria dei
+viveri, colla mira che il popolo già irritato
+contra di Cleandro, per le tante ruberie,
+ne attribuisse a lui la colpa, e si
+alzasse a rumore contra di lui, siccome
+in fatti avvenne. Sapevasi ch'egli avea
+comperata gran quantità di grano, nè lo
+lasciava uscire de' suoi granai. In mezzo
+a sì calamitosi tempi mirabile è la facilità,
+con cui può sorgere e prender piede
+una voce ed opinione anche più spallata.
+Fu dunque detto che Cleandro
+tendesse ad occupar il trono imperiale.
+Le ricchezze da lui adunate, e il grano
+ammassato avea da servire a guadagnar
+in suo favore i pretoriani e l'altre milizie
+romane. Di più non occorse, perchè
+si facesse una sollevazione. Non vanno
+ben d'accordo Dione ed Erodiano in
+raccontar le circostanze del fatto. Molto
+meno Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>, che attribuisce la
+odiosità del popolo contro Cleandro all'aver
+costui fatto morire <i>Arrio Antonino</i>,
+personaggio di gran credito, a forza di
+calunnie, perchè, essendo egli proconsole
+dell'Asia, avea condannato un certo Attalo,
+probabilmente creatura del medesimo
+Cleandro. Confessano poi, tanto Erodiano
+quanto Dione, che Commodo in
+tempo di questa sollevazione si trovava
+nella villa di Quintilio poco lungi da
+Roma, dove attendeva a' suoi infami piaceri.
+<span class="pagenum"><a name="Page_618" id="Page_618"></a>[618]</span>
+Aggiugne Dione, che si fecero in
+quel tempo le corse de' cavalli nel circo:
+il che mi fa sospettare che fosse già terminata
+in Roma la peste, e solamente
+allora si provasse il flagello della carestia.
+</p>
+
+<p>
+Comunque sia, parte del popolo spronato
+dalla fame, e mosso dalle grida di
+moltissimi fanciulli attruppati, condotti
+da una fanciulla d'alta statura, e di terribile
+aspetto, creduta dalla buona gente
+una dea, si mosse in furia, e andò al palazzo
+di villa, dove dimorava coll'imperadore
+<i>Cleandro</i>. Quindi, dopo aver gridato:
+<i>Viva il nostro Augusto!</i> dimandarono
+di aver in mano il traditore Cleandro,
+caricandolo intanto d'infinite villanie.
+Nulla ne intese Commodo, immerso nei
+suoi divertimenti. Cleandro allora ordinò
+che il corpo di cavalleria di guardia
+dissipasse quella gentaglia, e fu puntualmente
+ubbidito. Misero que' cavalieri in
+fuga il popolo disarmato, ne uccisero o
+ferirono molti, inseguendoli fin dentro
+le porte di Roma. Mossesi allora a rumore
+tutto il popolo, e correndo ai balconi
+e su per gli tetti, cominciò a tempestar
+con sassi e tegole i cavalieri; unissi
+ancora col popolo parte de' soldati a piedi
+della città: e tutti con armi e grida
+cominciarono una fiera battaglia colla
+peggio de' cavalieri, parte scavalcati o
+feriti, o morti, e gl'inseguirono sino al
+palazzo suburbano dell'imperadore.
+Niuno si attentava a far motto di ciò a
+Commodo. Marzia, già concubina di Quadrato,
+che non era già stata uccisa, come
+si legge in Sifilino, quella fu che ne
+avvisò l'imperadore. Erodiano, all'incontro,
+scrive essere stata <i>Fadilla</i> sorella del
+medesimo Augusto, che, atterrita dal rumore,
+corse scapigliata a' piedi del fratello,
+e l'avvertì del pericolo, in cui egli
+con tutti i suoi si trovava, se non sagrificava
+allo sdegno del popolo quel
+suo scelleratissimo ministro. Altri, che
+ivi si trovavano, calcarono la mano, accrescendogli
+la paura talmente, ch'egli
+in fine, fatto chiamar Cleandro, ordinò
+<span class="pagenum"><a name="Page_619" id="Page_619"></a>[619]</span>
+che gli fosse tagliato il capo, e consegnato
+sopra un'asta al popolo. Spettacolo
+di gran letizia fu la testa di costui a chi
+l'odiava, e strascinò poscia il di lui cadavero
+per la città. Due piccoli figliuoli
+suoi vi perderono anch'essi la vita; nè
+finì questa turbolenza, che anche molti
+familiari o favoriti di esso Cleandro vennero
+uccisi: con che restò quieto il tumulto.
+Lampridio aggiugne che Apolausto
+ed altri liberti di corte in tal
+congiuntura rimasero anch'essi vittima
+del furore popolare; e Commodo, per testimonianza
+di Dione, fece poi morire il
+sopra mentovato presidente dell'annona
+<i>Papirio</i>, dando probabilmente a lui tutta
+la colpa del nato sconcerto. In luogo di
+Cleandro creati furono prefetti del pretorio
+<i>Giuliano e Regillo</i>, e la presidenza
+dell'annona fu conferita ad <i>Elvio Pertinace</i>,
+il quale doveva essere poco prima
+tornato dalla Bretagna, con fama d'aver
+anch'egli di là incitato Commodo contro
+di <i>Antistio Burro</i> e di <i>Arrio Antonino</i>,
+imputando loro che aspirassero all'imperio.
+Commodo non si attentava più,
+siccome timidissimo, di rientrare in Roma.
+Tanto cuore gli fecero i suoi confidenti <span class="fnote">[Herodianus, Histor., l. 1.]</span>,
+che comparve colà, e fu accolto
+con grandi acclamazioni del popolo: del
+che si consolò non poco. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> sotto
+il presente anno scrive che Commodo
+fece levar la testa al colosso fabbricato
+da Nerone, per mettervi la sua.
+Vedremo ben altri più ridicoli eccessi
+della di lui vanità.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXC" id="CXC"></a>CXC</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXC</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Commodo Augusto</span> per la
+sesta volta, e <span class="sc">Marco Petronio Settimiano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fu ben calmata la sedizione popolare
+descritta di sopra, e ritornossene Commodo
+<span class="pagenum"><a name="Page_620" id="Page_620"></a>[620]</span>
+Augusto alla sua residenza in Roma <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1.]</span>,
+ma non si quietò già l'animo
+suo; anzi il fresco esempio fece in lui
+crescere le diffidenze e i sospetti. Personaggio
+non v'era di qualche abilità e
+credito che non fosse mirato di mal occhio
+da Commodo, e di cui egli non desiderasse
+la morte; e, quel ch'è peggio,
+non la procurasse o col veleno o col
+ferro. Ogni sinistra relazione o calunnia
+sufficiente era perchè egli levasse dal
+mondo i nobili, e massimamente i più
+amati dal popolo e i più potenti. Ognuno
+gli facea ombra, perchè non ignorava
+già quanto fosse l'odio del pubblico contra
+di lui. Credesi dunque <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> che in
+questi tempi egli privasse di vita <i>Petronio
+Mamertino</i> suo cognato, cioè marito di
+una sua sorella, ed <i>Antonino</i> di lui figlio,
+ed <i>Annia Faustina</i> cugina di suo padre,
+che stava in Grecia. La sua crudeltà
+principalmente prendeva di mira chi era
+stato console. Tali furono <i>Duillio</i> e <i>Servilio
+Silani</i>, <i>Allio Fosco</i>, <i>Celio Felice</i>, <i>Lucejo
+Torquato</i>, <i>Larzio Euripiano</i>, <i>Valerio
+Bassiano</i> e <i>Patulejo Magno</i> co' suoi figliuoli,
+<i>Sulpizio Crasso</i> proconsole dell'Asia,
+<i>Claudio Lucano</i>, <i>Giulio Procolo</i>
+colla sua prole, ed altri infiniti, come
+dice Lampridio, a' quali tutti o in una
+maniera o in un'altra procurò la morte.
+Fece anche bruciar vivi tutti i figliuoli e
+nipoti del già ribello <i>Avidio Cassio</i> <span class="fnote">[Vulcat., in Avidio Cassio.]</span>,
+nulla servendo loro il perdono ottenuto
+dal di lui buon padre Marco Aurelio; e
+ciò con imputar loro che macchinassero
+delle novità. Probabil cosa è che non
+tutte in quest'anno succedessero tali
+stragi, e che alcune appartengano all'anno
+seguente. <i>Giuliano</i> e <i>Regillo</i>, già creati
+prefetti del pretorio, poco la durarono
+con questa bestia, ed amendue furono
+ammazzati. E pur Giuliano godea sì forte
+della grazia di Commodo, che pubblicamente
+era da lui abbracciato, baciato,
+e chiamato suo padre. <i>Quinto Emilio
+<span class="pagenum"><a name="Page_621" id="Page_621"></a>[621]</span>
+Leto</i> ottenne allora il grado di prefetto
+del pretorio. Accadde ancora verso questi
+tempi <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> la morte di <i>Giulio Alessandro</i>,
+personaggio di maraviglioso ardire,
+uno de' nobili cittadini di Emesa nella
+Soria, che stando a cavallo avea colla
+lancia passato da parte a parte un lione.
+Se crediamo a Lampridio, s'era egli ribellato.
+Altro non dice Dione, se non
+che all'udire l'arrivo di un centurione,
+spedito con una truppa di soldati per
+ammazzarlo, di notte andò a trovarli, e
+tutti li tagliò a pezzi. Lo stesso brutto
+giuoco fece appresso ad alcuni suoi concittadini,
+coi quali manteneva nimicizia;
+e poi montato a cavallo con un ragazzo
+ch'egli amava, se ne fuggì. Si sarebbe
+egli ridotto in salvo, ma non potendo più
+reggere il ragazzo alla corsa, nè volendolo
+egli abbandonare, fu raggiunto dai
+corridori, che il venivano seguitando.
+Diede egli allora la morte al ragazzo e a
+sè stesso, e così terminò la sua tragedia.
+</p>
+
+<p>
+Tali erano in questi tempi le barbariche
+azioni di Commodo. E merita ben
+d'essere osservato che sotto questo crudel
+regnante la religion cristiana non
+patì per conto suo persecuzione veruna;
+e chi morì martire a que' tempi, non già
+da lui, ma dai governatori delle provincie,
+nemici del nome cristiano, riportarono
+una gloriosa morte. E però, lui regnante,
+crebbe e sempre più si dilatò il
+numero de' Cristiani. Questa indulgenza
+di Commodo vien attribuita da Sifilino <span class="fnote">[Xiphilinus, in Commodo.]</span>
+a Marzia, donna di bassa nascita,
+ch'era stata concubina di Quadrato.
+Dopo la morte di Quadrato entrò essa
+talmente in grazia di Commodo, il quale
+avea relegato a Capri, e poi fatta morire
+<i>Crispina</i> sua moglie, che, a riserva del
+nome di Augusta <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>, conseguì gli onori
+delle imperadrici. Poteva ella molto nel
+cuor di Commodo; e però si pretende
+che amando essa molto, benchè non cristiana,
+i cristiani, procurasse loro un
+<span class="pagenum"><a name="Page_622" id="Page_622"></a>[622]</span>
+buon trattamento ed altri benefizii. Vuole
+il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.]</span> che la peste e la fame,
+di cui parlammo all'anno precedente,
+infierissero in questo; e non men Dione
+che le medaglie sembrano dar peso a
+così fatta opinione. Ma, secondo Erodiano,
+sembra più verosimile che fossero
+preceduti questi flagelli. Parlasi ancora
+nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> della <i>Liberalità Settima</i>
+di Commodo, cioè di qualche congiario
+dato al popolo per tenerselo amico. E
+Dione, fra l'altre cose, lasciò scritto che
+Commodo più volte donò al popolo cinque
+scudi d'oro e quindici denari per
+testa.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCI" id="CXCI"></a>CXCI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cassio Aproniano</span> e <span class="sc">Bradua</span>.
+</p>
+
+<p>
+Se il primo console <i>Aproniano</i> portò
+veramente il nome di <i>Cassio</i>, egli fu padre
+di Dione Cassio, storico celebratissimo;
+ma ciò non è senza qualche dubbio.
+Alle disgrazie che andava provando
+Roma pel governo tirannico di Commodo
+e per gli altri mali di sopra accennati,
+si aggiunse nel presente anno quello di
+un fiero incendio <span class="fnote">[Herodianus, lib. 1, et Dio, lib. 72.]</span>. Attaccatosi il fuoco
+al tempio della Pace, fabbricato da Vespasiano,
+interamente lo consumò colle
+botteghe ricchissime delle specierie contigue:
+tempio il più magnifico che si
+fosse allora in Roma. Imperciocchè quivi
+erano conservate le più preziose spoglie
+del tempio di Gerusalemme; quivi si faceano
+le assemblee dei letterati; e pare
+che vi si conservassero anche i loro
+scritti, giacchè Galeno <span class="fnote">[Galenus, de libris suis.]</span> il medico si
+duole che un gran numero de' suoi vi
+perisse in tal congiuntura. Ma, quel che
+è più, colà si portavano in deposito i
+danari e le cose più preziose de' Romani,
+<span class="pagenum"><a name="Page_623" id="Page_623"></a>[623]</span>
+come in luogo il più sicuro d'ogni altro.
+Perciò, essendo succeduto di notte quel
+gravissimo incendio, moltissimi, venuto
+il giorno, si trovarono poveri di ricchi
+che erano la sera innanzi. Nè ivi si fermarono
+le fiamme, perchè passarono ad
+altri assaissimi nobili edifizii romani, e
+fra gli altri il tempio di Vesta col palazzo
+rimase anch'esso consunto. Durò molti
+giorni il fuoco, dilatandosi qua e là, senza
+potersi fermare con arte umana, finchè
+un'improvvisa dirotta pioggia gli
+troncò i passi. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> dice che gran
+parte della città di Roma restò preda
+delle fiamme. Salvarono le Vestali il palladio,
+cioè la statua di Pallade, la quale
+fama era che fosse stata portata da Troja.
+Dione anch'egli attesta che il fuoco arrivò
+al palazzo, e vi bruciò la maggior
+parte delle scritture spettanti al principato.
+Questa gravissima sciagura moltiplicò
+l'odio di ognuno contra di Commodo,
+credendo tale incendio un'ira
+palese del cielo per le di lui iniquità: e
+giacchè era ito in rovina il tempio della
+Pace, giudicarono tutti questa una predizion
+di guerra vicina per tutto il romano
+imperio. Intanto la vanità di Commodo
+cominciava a degenerare in pazzia.
+Perchè niuno l'uguagliava nella destrezza
+in uccidere le fiere, e molte e
+grandi pruove di ciò aveva egli dato in
+Lanuvio, gli saltò in testa di farsi appellare
+l'<i>Ercole Romano</i> <span class="fnote">[Lamprid., in Commodo. Dio, lib. 72. Herodianus
+Histor., lib. 1.]</span>, gloriandosi di
+essere figliuolo non più dell'ottimo imperadore
+Marco Aurelio, ma di Giove.
+In abito d'Ercole volle che gli fossero
+alzate le statue. Una pelle di lione e una
+clava gli erano portate innanzi, allorchè
+faceva viaggio; e queste ne' teatri, intervenendovi
+egli o non intervenendovi, si
+mettevano sopra la sedia d'oro imperatoria.
+Veggonsi ancora molte medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>
+dell'anno presente e susseguente,
+dov'è nominato <i>Ercole Romano</i>, <i>Ercole
+<span class="pagenum"><a name="Page_624" id="Page_624"></a>[624]</span>
+Commodiano</i>. Oltre a ciò comandò che
+da lì innanzi Roma si chiamasse <i>Commodiana</i>,
+e il senato istesso dovette assumere
+il cognome di <i>Commodiano</i>. Per
+comandamento suo ancora furono mutati
+i nomi a tutti i mesi, e si adattarono ad
+essi quei che esprimevano titoli e nomi
+del medesimo folle Augusto. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>
+gli annovera con quest'ordine: <i>Amazonio</i>,
+<i>Invitto</i>, <i>Felice</i>, <i>Pio</i>, <i>Lucio</i>, <i>Elio</i>, <i>Aurelio</i>,
+<i>Commodo</i>, <i>Augusto</i>, <i>Ercole</i>, <i>Romano</i>
+e <i>Superante</i>. Se crediamo a Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>,
+il mese di agosto si appellò <i>Commodo</i>:
+settembre <i>Ercole</i>: ottobre <i>Invitto</i>: novembre
+<i>Superante</i> o <i>Superatorio</i>: e dicembre
+<i>Amazonio</i>. Questi due ultimi
+specialmente se gli teneva egli ben cari;
+quasichè egli in ogni cosa superasse il
+resto degli uomini; tanto gli frullava il
+capo. Qui il Casaubono e il Salmasio
+insorgono con allontanarsi dalla sentenza
+di Lampridio, e pretendendo che ad
+altri mesi si applicassero que' nomi. Poco
+a noi importa la frenesia del pazzo
+Augusto, volendo che si formasse un
+decreto <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>, per cui da lì innanzi tutto il
+tempo ch'egli regnasse, si appellasse il
+<i>Secolo d'oro</i>, e di questo si facesse menzione
+in tutte le lettere del senato. Certo
+è che a sì fatti ordini strignevano le
+labbra, inarcavano le ciglia i senatori;
+ma conveniva chinare la testa. Altre pazzie
+mischiate colle crudeltà e varie disonestà
+di questo principe si possono raccogliere
+da Lampridio, che ne fa un lungo
+catalogo. Ma non si può tacere che
+debbono parerci falsità la maggior parte
+degli elogi a lui dati nelle monete. Sopra
+tutto in esse è chiamato <i>Pio</i>, ed anche
+<i>Autore</i> e <i>Ristoratore della Pietà</i>. Quando
+con questo nome si voglia significare il
+culto della falsa religione gentile, abbiamo
+in fatti da esso Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span> che
+col capo raso nella festa d'Iside egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_625" id="Page_625"></a>[625]</span>
+portò la statua di Anubi, ma ridicolosamente,
+perchè con quella medesima andava
+gravemente percotendo le teste dei
+sacerdoti vicini; e voleva che que' sacri
+ministri d'Iside si battessero maledettamente
+il petto colle pigne che portavano
+in mano. Non la perdonò poi la sua sfrenata
+libidine nè pure ai templi: eccesso
+detestabile anche presso i Gentili. Nei
+sagrifizii ancora di Mitra uccise un uomo.
+Ecco qual fosse la religione di questo
+forsennato Augusto.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCII" id="CXCII"></a>CXCII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Commodo</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Commodo Augusto</span> per la
+settima volta e <span class="sc">Publio Elvio Pertinace</span>
+per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Guastandosi ogni dì più il cervello
+a Commodo imperadore, andavano crescendo
+le sue perverse azioni e, per conseguente
+ancora, l'odio del popolo, e
+specialmente de' buoni contra di lui. A
+capriccio egli faceva uccidere le persone.
+Alcuni tolse dal mondo, perchè incontratosi
+in loro, osservò ch'erano vestiti
+di abito straniero <span class="fnote">[Lampr., in Commodo.]</span>; altri perchè parevano
+più belli di lui. Saputo che certuno
+avea letta la vita di Caligola, scritta da
+Svetonio, il diede in preda alle fiere,
+perchè egli era nato lo stesso dì che Caligola.
+Tralascio altre simili sue crudeltà,
+narrate da Lampridio. Nè minori di numero
+erano le sue inezie, che si tiravano
+dietro le risate di ognuno. Guai nondimeno,
+se si accorgeva di chi il burlasse
+e deridesse, perchè tosto il faceva
+consegnare alle bestie feroci. E pur egli
+non si guardava dal comparire ridicolo
+in faccia di tutti, lasciandosi vedere in
+pubblico vestito ora da donna, ora da
+Ercole colla clava, ora da Mercurio col
+caduceo in mano. Ma il colmo delle sue
+pazzie quel fu d'intestarsi di essere il
+<span class="pagenum"><a name="Page_626" id="Page_626"></a>[626]</span>
+più bravo ed esperto gladiatore e cacciatore
+che fosse sopra l'universa terra <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1. Dio, lib. 72.]</span>.
+E veramente confessano tutti gli storici,
+maravigliosa essere stata la destrezza
+sua nell'uccidere le fiere o lanciando
+l'asta contra di esse, o scagliando frecce
+e dardi. Con tal giustezza scaricava i
+colpi che feriva quasi sempre dove avea
+presa la mira. Questo fu il solo de' pregi
+ch'egli ebbe: che per altro differenza
+non si scorgeva tra lui e un vero coniglio.
+S'era egli avvezzato a queste cacce
+in Lanuvio, e ne' suoi palazzi di villa,
+dove dicono che ammazzò in varii tempi
+migliaja di esse fiere. Per conto dei
+gladiatori infinite pruove avea fatto in
+quell'infame mestiere, combattendo con
+essi armato di spada e scudo, nudo o
+pur vestito, facendo anche tutti i giuochi
+de' reziarii e dei secutori, ch'erano specie
+di gladiatori. Di sua mano uccise
+egli talvolta i competitori, senza che alcun
+di essi ardisse di torcere a lui un
+capello. Ordinariamente dopo aver quella
+canaglia sostenuto alquanto gli assalti
+e riportata talora qualche ferita, se gli
+dava per vinto, chiedendogli la vita in
+dono, ed acclamandolo pel più forte imperadore
+che Roma avesse mai prodotto.
+S'invanì tanto per tante sue lodi e
+per la stupenda sua bravura il folle
+Commodo, che, per attestato di Mario
+Massimo, le cui storie si sono perdute,
+ma esistevano a' tempi di Lampridio,
+ordinò che negli atti pubblici si registrassero
+queste sue ridicole vittorie, come
+già si facea delle campali riportate dagli
+eserciti romani; e queste ascendevano
+a migliaja e migliaja. Arrivò egli sì oltre
+(cotanto si era ubbriacato di questa vergognosa
+gloria), che più non curando
+il nome di Ercole, s'invogliò di quello
+di primo fra i gladiatori, con prendere
+anche il nome di un Paolo già defunto,
+e stato mirabile a' suoi dì nell'arte obbrobriosa
+de' gladiatori.
+</p>
+
+<p>
+Ma troppa lieve parve in fine quella
+gloria a Commodo, perchè ristretta nei
+<span class="pagenum"><a name="Page_627" id="Page_627"></a>[627]</span>
+suoi privati palagi e nelle scuole gladiatorie.
+Gli venne in capriccio di farsi anche
+ammirare da tutto il popolo romano;
+e però fece precorrer voce, che nei
+giuochi saturnali, soliti a celebrarsi nel
+dicembre <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 1. Dio, lib. 72.]</span>, egli solo volea uccidere
+tutte le fiere, e combattere coi più bravi
+dell'arena. All'avviso di questa gran
+novità, incredibile fu il concorso, non
+solo del popolo romano, ma anche da
+varie parti d'Italia. Quattordici dì durarono
+questi spettacoli. Innumerabili e di
+varie specie furono le fiere e le bestie, fatte
+venir dall'India, dall'Africa e da altre
+contrade, che comparvero nell'anfiteatro,
+e molte di esse conosciute dianzi
+solamente in pittura. Si aspettava poi
+la gente di mirare il valoroso Augusto
+affrontar nell'arena lioni, pantere, tigri,
+orsi e somiglianti feroci animali. Ma il
+per altro pazzo Commodo ebbe tanto
+senno di far guerra a tali fiere da un
+corridore alquanto alto, che girava intorno
+alla platea dell'anfiteatro. Vero
+è nondimeno, ch'egli di là con tanta
+maestria e forza scagliava aste e dardi
+che feriva e trapassava gli animali, cogliendo
+nella fronte e nel cuor de' medesimi
+senza fallare. Cento lioni in questa
+guisa per mano di lui rimasero estinti
+sul campo. Il popolo tutto andava
+gridando <i>Bravo</i> e <i>Viva</i>; per lo che si ringalluzziva
+sempre più il balordo Augusto.
+E qualora egli si sentiva stanco,
+Marzia, sua cara concubina, era pronta
+a porgergli una tazza di buon vino rinfrescato;
+e il popolo, e i senatori stessi,
+uno de' quali era lo stesso Dione storico,
+come si fa nei conviti, gli auguravano
+salute e vita. Un altro dì lo spettacolo
+fu di lepri, cervi, daini, tori e di altre bestie
+da corno. Commodo, calato nella
+piazza dell'anfiteatro, ne fece una grande
+strage. In altri giorni uccise una tigre,
+un cavallo marino, un elefante ed altre
+bestie. E fin qui se gli potea pur perdonare.
+Ma da che spiegò di voler anche
+<span class="pagenum"><a name="Page_628" id="Page_628"></a>[628]</span>
+combattere da gladiatore, non si potè
+contenere Marzia dal buttarsegli ai piedi,
+e dal supplicarlo colle lagrime agli
+occhi di non isvergognare la dignità di
+un imperadore con quell'infame mestiere.
+Se la levò egli d'attorno con dirle
+delle villanie. Chiamati poi <i>Quinto Emilio
+Leto</i> prefetto del pretorio, ed <i>Eletto</i>
+mastro di camera, ordinò loro di preparar
+tutto il bisognevole. Anch'essi con
+forti ragioni lo scongiurarono di non
+andarvi; ma indarno sempre. Ad altro
+non servì la loro resistenza, se non a
+suscitargli un odio grave contra di loro,
+quasi che gl'invidiassero la gloria che
+era per acquistarsi. Erodiano non iscrive
+che Commodo andasse al combattimento;
+ma Dione, che v'era presente,
+ci assicura che vi comparve più volte,
+e combattè in quella indecente figura; e
+che i gladiatori fecero battaglia fra loro
+colla morte di molti di essi, ed anche
+di parecchi spettatori, che per la gran
+folla non poteano tirarsi indietro. I senatori,
+siccome era stato loro imposto
+erano forzati a gridare: <i>Viva il Signore:
+Viva il vincitor di tutti: Viva l'Amazonio.</i>
+Per altro molti della plebe non si
+azzardarono d'intervenire a quegli spettacoli,
+parte per l'orrore di mirar un
+Augusto sì delirante ed avvilito, e parte
+per una voce corsa, che Commodo volea
+regalarli di colpi di frecce, come Ercole
+avea fatto alle Stinfalidi; e tanto
+più perchè ne' giorni addietro esso Augusto
+raunati tutti i poveri mancanti di
+piedi, e fattili vestir da giganti, colla clava
+gli avea tutti morti, per rassomigliarsi
+ad Ercole anche in questo. Puossi egli
+immaginare un più bestiale ed impazzito
+principe? Confessa Dione, che nè pur
+egli co' suoi colleghi senatori andò esente
+da paura; imperciocchè Commodo,
+dopo aver tagliata la testa ad un passero
+(se pur tale fu), con essa in mano, e
+colla spada nell'altra andò alla volta dei
+senatori con torvo aspetto, ma senza
+aprir bocca, volendo forse far intendere
+che potea far loro altrettanto. A tutta
+<span class="pagenum"><a name="Page_629" id="Page_629"></a>[629]</span>
+prima molti di que' senatori non sapeano
+contener la risa, ed erano perduti se
+Commodo se ne accorgea. Dione, col
+mettersi a masticar delle foglie di lauro,
+insegnò agli altri di moderarsi, e poco
+poi stettero ad avvedersi del corso pericolo.
+L'aver Commodo in appresso comandato
+che i senatori venissero all'anfiteatro
+nell'abito che solamente si usava
+nello scorruccio del principe, e l'essere
+stata nell'ultimo dì dei giuochi portata
+la di lui celata alla porta, per dove uscivano
+i morti, diede a pensare a tutti, che
+fosse imminente il fine della di lui vita;
+e così fu. Altri augurii, a' quali badavano
+forte i superstiziosi Romani, racconta
+Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Commodo.]</span>, ch'io tralascio come cose
+vane.
+</p>
+
+<p>
+Non van d'accordo <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 3.]</span> Erodiano e
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span> in assegnare i motivi e le circostanze
+della morte di <i>Commodo</i>. Scrive
+il primo, che irritato il pazzo Augusto
+contro Marzia, Leto ed Eletto, perchè
+gli aveano contrastata la sconvenevol
+comparsa nel campo de' gladiatori, scrisse
+in un biglietto l'ordine della lor morte,
+colla giunta di parecchi altri, e pose
+la carta sul letto. Entrato un nano suo
+carissimo in camera, avendo preso quello
+scritto, uscì fuori, ed incontratosi
+in Marzia, questa gliel tolse di mano,
+imaginandosi che fosse cosa d'importanza.
+Vi trovò quel che non voleva. Avvisatine
+Leto ed Eletto, concertarono tutti
+e tre di esentarsi da quel temporale con
+prevenire la mala volontà dell'iniquo
+principe. Nulla dice Dione di questa
+particolarità, ed intanto il lettore si ricorderà,
+aver quello storico narrato un
+simil fatto nella morte di Domiziano.
+Certamente uno di questi due racconti
+ha da essere falso; ed il presente ha qualche
+più di verisimiglianza. Dione e Lampridio
+scrivono che Leto ed Eletto, per
+timore della propria vita, sì perchè aveano
+davanti più specchi della somma
+<span class="pagenum"><a name="Page_630" id="Page_630"></a>[630]</span>
+facilità con cui Commodo la toglieva ai
+capitani delle sue guardie e a' suoi mastri
+di camera, e sì ancora perchè conoscevano
+di averlo disgustato colla ripugnanza
+alle sue bestialità, unitisi a
+Marzia, tentarono prima la via del veleno,
+con darglielo in una tazza di vino
+ch'egli soleva prendere dopo il bagno.
+Occupato da lì a poco da gravezza di
+capo e da sonnolenza, Commodo entrò
+in letto. Era l'ultimo dì dell'anno. Venuta
+la notte, si svegliò, e fosse la sua
+robusta complessione, o pure il molto
+mangiar e bere dianzi da lui fatto, che
+l'aiutasse, cominciò a vomitare, e per
+secesso ancora ad alleggerirsi dell'interno
+nemico. Allora i congiurati, apprendendo
+più che mai il rischio loro, introdussero
+Narciso robustissimo atleta, comperato
+con promessa di gran regalo, che serrategli
+le canne del fiato, il soffocò. Sparsero
+poi voce, ch'egli fosse morto per
+accidente apopletico. In questa maniera
+terminò <i>Commodo</i> la vita sua sì malamente
+menata, in età non più che di
+trentadue anni, senza lasciar dopo di sè
+figliuoli. Fu poi detto, ch'egli avea comandato
+di bruciar Roma, e che ne sarebbe
+seguito l'effetto, se Leto non lo
+avesse trattenuto. Sparsero inoltre voce
+aver egli avuto in animo di uccidere
+<i>Erucio Claro</i> e <i>Socio Falcone</i>, consoli
+disegnati, che doveano far l'entrata nel
+giorno seguente, e di proceder egli console
+con prendere per collega uno dei
+gladiatori. Dione par che lo creda; ma
+morto chi è odiato da tutti, nè più può
+far paura, a mille ciarle si scioglie la
+lingua. In quest'anno probabilmente avvenne
+ciò che narra Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Clodio Albino.]</span>. Comandava
+<i>Clodio Albino</i> alle armi romane
+nella Bretagna. Fu portata colà una falsa
+nuova che Commodo era morto; Commodo,
+dissi, quale il tanta fede avea in lui, che
+gli avea dianzi mandato il titolo di Cesare,
+cioè un segno di volerlo per successore.
+Albino non l'accettò; venuta poi quella
+<span class="pagenum"><a name="Page_631" id="Page_631"></a>[631]</span>
+falsa voce, egli parlò all'esercito britannico,
+esortando tutti a ritornare la repubblica
+romana nell'antico suo stato, e ad
+abolir la monarchia, con toccar i disordini
+venuti per cagion degl'imperadori,
+senza risparmiare lo stesso Commodo.
+Di questa sua disposizione ed
+aringa avvertito Commodo, ch'era ancor
+vivo, mandò <i>Giulio Severo</i> al comando
+dell'armata britannica, e richiamò
+Albino; ma per la morte d'esso
+Commodo non dovette aver esecuzione
+quell'ordine. Gran credito con ciò Albino
+si guadagnò presso il senato. Nè
+si dee tacere, che quando poi da Roma
+furono spediti pubblici messaggeri alle
+provincie per dar avviso che più non viveva
+Commodo, quasi tutti furono messi
+in prigione dai governatori, per paura
+che questa fosse una nuova falsa a fine
+di tentar la lor fede, quantunque tutti
+sospirassero che fosse vera, siccome dipoi
+si trovò.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCIII" id="CXCIII"></a>CXCIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Elvio Pertinace</span> imperad. 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Didio Giuliano</span> imperad. 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto Sosio Falcone</span> e <span class="sc">Cajo Giulio
+Erucio Claro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nella notte precedente al dì primo di
+gennaio, siccome dissi, accadde la morte
+di Commodo. Prima nondimeno che si
+divulgasse il fatto, Leto ed Eletto <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>
+furono a trovar <i>Publio Elvio Pertinace</i>,
+che tuttavia era console <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 2.]</span>. Egli dormiva,
+e sentendo che veniva a lui il prefetto
+del pretorio, s'immaginò quella
+essere l'ultima sua ora, perchè se lo
+aspettava, dicendosi che gli era stata
+predetta in quest'anno. Intrepidamente
+accolse i due ministri, e rimase ben sorpreso
+all'intendere che in vece della
+<span class="pagenum"><a name="Page_632" id="Page_632"></a>[632]</span>
+morte gli esibivano l'impero. La credette
+a tutta prima una furberia; ma giurando
+essi, che Commodo non era più
+vivo, se ne volle chiarire, con inviar
+uno de' suoi più confidenti a mirar coi
+suoi occhi il cadavere dall'estinto principe.
+Allora egli cedette alle lor persuasioni,
+e con essi andò al quartiere dei
+pretoriani. Era molto inoltrata la notte,
+e fuorchè le sentinelle, tutti riposavano.
+Leto, esposta la morte di Commodo,
+presentò loro Pertinace, che dal canto
+suo promise il consueto regalo; e però
+tutti, almeno in apparenza, consentirono;
+ma restarono amareggiati, perchè
+egli, nell'arringa che fece loro, si lasciò
+scappar di bocca, che v'erano molti
+abusi, i quali sperava di levar via collo
+aiuto di essi. Sospettarono coloro, che
+volesse spogliarli di quanto avea loro
+prodigamente donato il morto imperadore.
+Oltre di che, avvezzi colla briglia
+sul collo sotto un principe giovinastro
+cattivo, che lor permetteva di far quanto
+cadeva loro in capriccio, non potevano
+mirar di buon occhio Pertinace, cioè un
+vecchio <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>, di costumi tanto diversi dal
+precedente Augusto. Imperocchè è da
+sapere che <i>Elvio Pertinace</i>, nato da povero
+padre nella villa di Marte del territorio
+d'Alba Pompea, città oggidì del Monferrato,
+insegnò grammatica da giovane; ma
+perchè gli fruttava poco il mestiere, si rivolse
+alla milizia, e salendo di grado in grado
+con riputazione, sostenne de' riguardevoli
+impieghi nella Mesia e nella Dacia. Per
+calunnie perdè la grazia di Marco Aurelio
+Augusto, ma per opera di Claudio
+Pompejano, genero d'esso imperadore,
+scoperta la falsità delle accuse, fu Pertinace
+promosso all'ordine senatorio,
+ed anche al consolato. Ebbe poscia il
+governo di varie provincie, e massimamente
+di Soria, dove attese ad empiere
+la borsa. Sotto Commodo, abbassato dal
+prepotente Perenne, si ritirò alla sua
+patria, dove comperò di molti stabili.
+<span class="pagenum"><a name="Page_633" id="Page_633"></a>[633]</span>
+Dopo la morte di Perenne, siccome accennai
+di sopra, fu spedito da Commodo
+in Bretagna, e di là passò al governo
+dell'Africa. Finalmente tornato a Roma,
+vi esercitò, dopo <i>Fusciano</i>, uomo severo,
+la carica di prefetto della città, con tale
+umanità e piacevolezza, che piacque
+maggiormente a Commodo, e meritò di
+procedere di nuovo console con esso
+lui <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 2.]</span>. Passava Pertinace in questi tempi
+l'età di anni sessantasei, perchè nato
+nell'anno 126 della nostra Era; ma era
+in concetto d'uomo di onore, di molta
+saviezza ed amorevolezza, e sperimentato
+nelle cose della guerra. Per attestato di
+Erodiano <span class="fnote">[Ibidem.]</span>, la sua gravità ed anche la
+povertà il salvarono sotto Commodo,
+perchè fra gli altri pregi si contava ancor
+questo, d'esser egli il più povero dei
+senatori, ancorchè avesse esercitato molti
+riguardevoli uffizii. Ma, secondo Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>,
+si diceva aver egli sempre atteso
+a raccogliere molto e spendere poco. Un
+uomo di tal probità, ma insieme poco
+inclinato alla liberalità, non potea piacere
+ai soldati, troppo male avvezzati
+sotto Commodo.
+</p>
+
+<p>
+Durava tuttavia la notte, quando si
+fece sparger voce per la città, che <i>Commodo</i>
+era morto, ed eletto imperador
+<i>Pertinace</i>. Saltò fuori tutto il popolo con
+incredibil festa ed incessanti grida, caricando
+di maladizioni e villanie il defunto
+Augusto, cantando i suoi vituperii,
+e dandogli i nomi di tiranno, di gladiatore,
+di ernioso, perchè egli patì di una ernia,
+ch'era visibile agli occhi del pubblico.
+Anche i senatori, balzati dal letto, corsero,
+non sapendo dove stare per la gioia, alla
+curia: e quivi si presentò loro Pertinace,
+ma senza insegna alcuna d'imperadore
+e coll'animo assai agitato, perchè
+sapendo la bassa sua condizione in confronto
+di tanti altri senatori delle prime
+e nobili casate di Roma, sembrava a lui
+un'indecenza, ed anche un passo pericoloso,
+<span class="pagenum"><a name="Page_634" id="Page_634"></a>[634]</span>
+il prendere un posto più ragionevolmente
+dovuto ad altri. Però assiso
+in senato nella solita sua sedia, disse che
+egli veramente era stato riconosciuto
+imperadore dai soldati, ma che vecchio
+inabile ed immeritevole, rinunziava a
+quell'onore, e che eleggessero chi loro
+piacesse, essendovi tanti nobili degni più
+di lui del trono. Secondo Erodiano, prese
+anche pel braccio <i>Aulo Glabrione</i>, creduto
+il più nobile de' Romani, e l'esortò
+a voler egli assumere la dignità imperiale.
+Capitolino aggiunge, che fece lo stesso
+con <i>Claudio Pompejano</i>, genero già di
+Marco Aurelio, e cognato di Commodo;
+ma che anch'egli si scusò. E qui dee
+aver luogo ciò che racconta Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>,
+cioè che <i>Pompejano</i>, siccome persona di
+gran prudenza, osservato ch'ebbe qual
+mala bestia fosse Commodo suo cognato,
+di buon'ora si ritirò in villa, nè si
+lasciava se non rade volte vedere in città,
+adducendo per iscusa varie sue indisposizioni,
+e specialmente la vista sua troppo
+indebolita. Nè volle già egli venire agli
+ultimi spettacoli di Commodo, per non
+essere spettator del disonore della maestà
+imperatoria, essendosi solamente
+contentato che v'intervenissero i suoi
+figliuoli. Creato poi Pertinace imperadore,
+gli tornò la vista, svanirono i suoi
+malori; e Pertinace a lui e a Glabrione
+fece sempre un distinto onore, nè risoluzione
+imprendeva senza il loro consiglio.
+Lo stesso Pompejano poi, da che
+fu morto Pertinace, e si videro imbrogliati
+forte gli affari, tornò ad ammalarsi,
+a vedervi poco, e a battere la ritirata.
+Da ciò si raccoglie essere adulterato il
+testo di Dione presso Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span> e Sifilino,
+là dove è detto, che Claudio Pompejano,
+genero di Marco Aurelio fu quegli
+che presentò a Commodo il pugnale per
+ammazzarlo. Ora i senatori, veduta la
+umiltà e l'onorato procedere di Pertinace,
+quasi tutti di buon cuore il confermarono
+imperadore, e convenne anche
+<span class="pagenum"><a name="Page_635" id="Page_635"></a>[635]</span>
+fargli forza perchè accettasse l'imperio <span class="fnote">[Capitol., in Pertinac.]</span>,
+se non che <i>Falcone</i>, il quale dovea la
+mattina seguente entrar console, gli si
+mostrò ora, e peggio poi nel progresso,
+assai contrario, con dirgli di non sapere
+come avesse da riuscire il di lui governo,
+da che il mirava sì favorevole a
+Marzia e a Leto, stati ministri delle iniquità
+di Commodo. Al che rispose quietamente
+Pertinace: <i>Voi siete console giovane,
+nè sapete che cosa sia la necessità
+di ubbidire. Costoro hanno ubbidito fin
+qui loro malgrado a Commodo. Subito
+che han potuto, han dato a conoscere la
+lor buona volontà.</i>
+</p>
+
+<p>
+Quindi proruppe il senato in acclamazioni
+festose verso il novello regnante,
+in detestazioni di Commodo, che si
+leggono a parola per parola presso Lampridio <span class="fnote">[Lampr., in Commod.]</span>,
+prese dalla storia perduta di
+Mario Massimo. Soprattutto dimandavano
+i senatori, che si facesse al cadavero
+di Commodo il trattamento conveniente
+a chi era stato nemico degli dii, boia del
+senato, parricida, nemico della patria,
+cioè che fosse strascinato coll'uncino per
+la città, e gittato nel Tevere, siccome si
+usava co' malfattori più esecrandi. Ma
+quel corpo, di permissione di Pertinace,
+era già stato segretamente seppellito in
+qualche sepolcro, e di là fra qualche tempo
+Pertinace lo fece trasportare nel mausoleo
+d'Adriano, perchè non gli piaceva
+d'irritare i pretoriani, troppo innamorati
+dell'estinto regnante. Fatta fu anche
+istanza dal senato, che si rompessero
+tutte le statue di Commodo, e si abolissero
+tutte le sue memorie. Non perdè
+tempo il popolo ad eseguirne il decreto.
+A Pertinace furono nello stesso tempo
+accordati tutti i titoli consueti degl'imperadori.
+Scrive Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Pertinac.]</span>, che a
+<i>Flavia Taziana</i> di lui moglie fu dato il
+titolo di <i>Augusta</i>; ma sì egli, che Dione
+senatore, presente allora a tutti quegli
+affari, aggiungono averle bensì il senato
+<span class="pagenum"><a name="Page_636" id="Page_636"></a>[636]</span>
+decretato questo onore, siccome ancora
+al di lui figliuolo il titolo di <i>Cesare</i>; ma
+che Pertinace ricusò l'uno e l'altro, perchè
+non mirava per anche abbastanza
+assodato il suo imperio, conosceva l'umor
+petulante della moglie, nè gli pareva
+che il figliuolo di età anche tenera fosse
+capace di tanto onore. Diede egli principio
+al suo governo con ottime idee e rettissima
+volontà. Dovea pagarsi il regalo
+promesso ai pretoriani e agli altri soldati
+di Roma, e nell'erario non si trovò
+più di venticinquemila scudi. Mise perciò <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>
+in vendita le statue, l'armi gioiellate,
+i cavalli, le carrozze, gli schiavi, le
+concubine, e tutte le altre vane suppellettili
+di Commodo, tanto che ne ricavò
+danaro da pagare in parte il regalo pattuito
+coi soldati, e da fare un donativo
+al popolo di cento danari per testa. <i>Emilio
+Leto</i> nello stesso tempo spogliò d'ordine
+suo tanti buffoni, che Commodo
+avea smisuratamente arricchiti coi beni
+dei senatori uccisi. Trattava il buon Pertinace,
+uomo senza fasto, cortesemente
+con tutti, ed affabile era massimamente
+coi senatori, ciascun de' quali potea liberamente
+dire il suo parere; e dicea anche
+egli il suo, ma con tranquillità e rispetto
+a quello degli altri. Or questi or quelli
+voleva alla sua tavola, tavola propria di
+un principe, ma frugale. Per questa frugalità
+v'erano de' ricchi e magnifici che
+il mettevano in burla; ma da tutta la
+gente savia ne veniva egli ben commendato.
+Applicossi a riformar le spese superflue,
+a levare gli abusi introdotti, a
+pagare i debiti del pubblico. Ai pretoriani
+e alle altre milizie non fu più permesso
+di rubare nè il far insolenze ed
+ingiurie a chicchessia. Cessarono le spie
+e gli accusatori, furono cassate le ingiuste
+condanne; restituiti i beni indebitamente
+confiscati; richiamati i banditi; e
+si potè dar sepoltura convenevole a chi
+in addietro non la potè conseguire. Abolì
+per le provincie vari dazi imposti dai
+cattivi principi alle rive de' fiumi, ai ponti,
+<span class="pagenum"><a name="Page_637" id="Page_637"></a>[637]</span>
+alle strade. Promosse l'agricoltura per
+tutta l'Italia, donando le terre abbandonate
+ed incolte, acciocchè si coltivassero.
+In somma, sotto sì moderato e buon
+principe <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 2.]</span> cominciava a rifiorir Roma,
+ed ogni saggia persona benediceva il
+tempo presente; ma questo tempo, che
+pareva così sereno, stette ben poco a
+rannuvolarsi.
+</p>
+
+<p>
+Malcontenti già erano, siccome dissi,
+del nuovo governo i soldati <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>; e molto
+più se ne disgustarono, da che si videro
+imbrigliati e ritenuti dal far que' mali che
+solevano. Aveano insino ne' primi giorni
+tentato di esaltare al trono <i>Triario Materno
+Lascivio</i> senatore; ma egli scappò
+lor dalle mani, e andato a trovar Pertinace,
+si ritirò poi fuori di Roma. Mirarono
+ancor i pretoriani di mal occhio
+l'abbattimento delle statue di Commodo,
+e ne fremevano. Intanto aspettava Pertinace
+il giorno natalizio di Roma, per
+mutar la famiglia di corte, che dianzi
+serviva a Commodo, non l'avendo egli
+licenziata finora. Da tutti costoro ancora
+era egli odiato a morte, e specialmente
+dai liberti, a' quali avea già tagliate le
+unghie sul vivo. Il saper poi quanto egli
+fosse guardingo nelle spese, e in concetto
+d'avaro, e che per ristorare l'erario
+fallito esigeva imposte messe da Commodo,
+contro le promesse fatte; e la
+voce corsa, che per far danaro si cominciassero
+a vendere le grazie e la giustizia;
+e che quei d'Alba Pompea corsi,
+credendo di toccare il cielo col dito sotto
+un Augusto lor compatriotto, s'erano
+trovati delusi: tutto ciò cagion fu che
+dalla maggior parte del popolazzo egli
+fosse poco amato, e che nella commedia
+sotto nome d'altre persone si sparlasse
+di lui, con dire fra le altre cose, ch'egli
+aveva bei detti, ma pochi fatti. Ai soldati
+e alla plebe non solevano piacere se non
+quegl'imperadori che largamente spendevano
+e più largamente donavano. Così
+<span class="pagenum"><a name="Page_638" id="Page_638"></a>[638]</span>
+la discorre Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Pertinace.]</span>, il quale cento
+anni dipoi scrisse alla rifusa la di lui
+vita, nè dovea aver qui buone memorie.
+Imperocchè Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span> ed Erodiano <span class="fnote">[Herod., Histor., lib. 2.]</span>,
+meglio informati di questi affari, ci lasciarono
+un diverso, cioè un bellissimo ritratto
+di Pertinace, dicendone amendue
+un gran bene, ed assicurandoci tale essere
+stata la clemenza, la saviezza, la modestia,
+l'illibatezza sua, tanta la sua premura
+pel pubblico bene, a cui principalmente
+tendevano le mire sue, che già
+Roma si potea dire tornata in un tranquillissimo
+e felicissimo stato. Lo stesso
+Capitolino attesta di poi anch'egli, che
+il popolo andò nelle smanie, udita la di
+lui morte, perchè tutti speravano di veder
+sotto di lui tornare ad un bel mezzogiorno
+l'imperio romano: segno dunque che
+l'amavano molto, e che non ha sussistenza
+quanto egli ha detto di sopra. Solamente
+confessa Dione, ch'egli fallò nello
+aver voluto con troppa fretta correggere
+tutti i disordini, parte de' quali era inveterati;
+e molto più nell'aver dato ai soldati
+men regalo di quel che avessero ricevuto
+da Marco Aurelio e da Commodo; perchè
+sebben egli nel senato protestò di
+averlo fatto, la verità nondimeno era
+che que' due Augusti aveano loro donati
+venti sesterzii per testa, laddove Pertinace
+non ne diede che dodici. Ma la
+rovina di questo recente imperadore si
+dee principalmente attribuire ad <i>Emilio
+Leto</i> prefetto del pretorio, che o per qualche
+riprensione a lui fatta da Pertinace <span class="fnote">[Capitolinus, in Pertinace.]</span>,
+o perchè non potea conseguir quella padronanza
+che avea dianzi immaginato,
+si pentì d'averlo promosso all'imperio,
+e congiurò coi pretoriani contra di lui.
+Scoprissi intanto che <i>Sosio Falcone</i> console
+personaggio di gran credito per la
+sua nobiltà ed opulenza, trattava con
+essi pretoriani per occupare il trono
+cesareo, e ne fu portata l'accusa colle
+<span class="pagenum"><a name="Page_639" id="Page_639"></a>[639]</span>
+pruove al senato. Pretesero nondimeno
+alcuni ch'egli fosse innocente di questo
+fatto. Trovandosi allora Pertinace al mare,
+per provvedere all'abbondanza della
+annona, corse subito a Roma, e nel senato
+avendo inteso che già s'era in procinto di
+condannar Falcone <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>: <i>Non sia mai vero,
+gridò, che sotto il mio principato alcuno
+senatore anche per giusta cagione abbia da
+perdere la vita.</i> Ma Emilio Leto <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>, benchè
+niun ordine ne avesse da Pertinace,
+e solamente per renderlo odioso, prese
+di qua il pretesto di far ammazzare alcuni
+soldati quasi complici di Falcone,
+con ispargere anche il terrore sopra gli
+altri, quasi che tutti avessero da perire.
+Attizzati perciò dugento de' più arditi
+pretoriani, colle spade sguainate a dirittura
+di mezzodì andarono al palazzo, e,
+senza che alcun si opponesse, furiosamente
+salirono le scale. Capitolino scrive
+ch'essi erano di guardia, e che parte
+degli stessi servitori di corte, che odiava
+Pertinace in suo cuore, li vide volentieri
+venire, e spalancò le porte. Essendo volata
+la moglie ad avvisar l'Augusto marito
+di questa novità, egli ordinò a Leto
+di correre a frenar la sedizione; ma
+Leto, uscito per altra via, se n'andò, lasciando
+agli ammutinati di eseguir quello
+che pensavano. Nulla dice Dione di questo;
+ma bensì, che avrebbe potuto Pertinace
+salvarsi, se avesse voluto, perchè
+v'era una squadra di cavalleria con
+altre guardie, e molta gente di corte,
+bastante a tagliar a pezzi coloro; ed almeno
+poteva nascondersi, e far serrare
+le porte. Signor no: gli cadde in pensiero
+d'affacciarsi egli stesso, figurandosi
+d'atterrirli col suo venerabil aspetto, e
+di placarli a forza di buone parole. In
+fatti loro parlò con tal gravità ed amore,
+che molti già deposte l'armi, colla testa
+bassa si ritirarono; quando un d'essi
+più temerario degli altri, Liegese di patria,
+per nome Tausio, se gli avventò
+col ferro dicendo: <i>Questo tel mandano i
+<span class="pagenum"><a name="Page_640" id="Page_640"></a>[640]</span>
+soldati</i>, e il ferì nel petto; gli altri il finirono.
+<i>Eletto</i>, mastro di camera, che gli
+stava al fianco, dopo aver ucciso due di
+quegli scellerati, e feriti molt'altri, con
+gran fedeltà lasciò anch'egli la vita fra
+le loro spade. Accadde questa tragedia
+nel dì 28 di marzo, essendo appena corsi
+ottantasette giorni da che Pertinace reggeva
+l'imperio. Il capo dell'infelice Augusto,
+posto sopra una picca, fu portato
+al quartiere dai soldati, i quali tosto
+armarono i lor posti, cioè il castello
+pretorio, per paura del popolo.
+</p>
+
+<p>
+Sparsa infatti in Roma così funesta
+nuova, non potea il popolo darsi pace
+per la perdita di sì buon principe, che
+tante cose in sì poco tempo avea fatto
+in servigio del pubblico, e più si conosceva
+che avrebbe fatto, se più lungamente
+fosse vivuto. Ognun fremeva, tutti
+piangevano, e smaniando uscirono per
+le piazze, per le strade, cercando gli assassini,
+gridando vendetta. Ma i senatori
+veggendo in tanta confusion la città, chi
+si ritirò alle sue case, e chi anche in villa
+per timore di peggio. Se crediamo ad
+Erodiano <span class="fnote">[Herod., Histor., lib. 2.]</span>, due dì passarono in questo
+ondeggiamento e turbolenza, senza che
+il popolo potesse vendicar la morte dell'infelice
+principe, e senza che i pretoriani
+movessero piede dalla loro fortezza.
+Dopo di che costoro, osservato che nulla
+si facea dal senato e dal popolo, misero
+in vendita il romano imperio. Merita
+nondimeno più fede Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>, da cui
+impariamo, che essendo stato mandato da
+Pertinace per placare i pretoriani Flavio
+o sia <i>Flacco Sulpiciano</i>, suocero suo, già
+da lui creato prefetto di Roma e personaggio
+assai degno di quell'impiego:
+questi appena intese la morte del genero
+Augusto, che si diede a far brighe per
+divenire successore di lui nel trono. Ma
+<i>Didio Severo Giuliano</i>, che intese messa
+all'incanto l'imperial dignità, corse anch'egli
+al mercato, e stando alle mura
+del quartiere de' pretoriani, cominciò ad
+<span class="pagenum"><a name="Page_641" id="Page_641"></a>[641]</span>
+esibir danari più dell'altro <span class="fnote">[Spartianus, in Jul.]</span>. Era <i>Giuliano</i>,
+di nobil casa nativo di Milano.
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span> chiama quella città patria di
+lui, e vi fu relegato da Commodo per sospetto
+che fosse complice della pretesa
+congiura di <i>Salvio Giuliano</i>. Discendeva,
+per via di padre o pur di madre, dal
+celebre giurisconsulto Giuliano. Nato
+nell'anno 133 di Cristo, avea passati i
+suoi anni in vari impieghi civili e militari
+con riputazione, governate provincie, ottenuto
+il consolato in compagnia di Pertinace.
+Parlano indifferentemente dei di
+lui costumi gli scrittori <span class="fnote">[Herodianus, lib. 2.]</span>, facendolo gli
+uni un avaro, altri un crapulone. Dione,
+ch'era forte in collera contra di lui, giugne
+fino a dire, che fu dedito alla magia.
+Convengono poi tutti in dire, ch'egli era
+sommamente denaroso, e che con tal fiducia
+si fece innanzi per comperar l'imperio
+da chi volea venderlo. Entro il
+quartiere de' pretoriani si trovava anche
+<i>Sulpiciano</i>, siccome dissi, a questo
+traffico. Andavano innanzi indietro sensali
+per vedere chi più offeriva; ed era
+già a buon segno Sulpiciano, coll'aver
+promesso ventimila nummi per testa, che
+da alcuno son figurati quattrocento scudi
+romani, o filippi, ed a me paiono somma
+eccessiva. Ma restò superiore Giuliano con
+prometterne venticinquemila, dicendo anche
+di averli in cassa e con far conoscere
+ai pretoriani, che facevano un mal
+contratto accordandosi coll'altro, il quale,
+siccome suocero di Pertinace, avrebbe
+saputo ben vendicarlo. <i>Viva dunque
+l'imperador Giuliano</i>, gridarono allora i
+pretoriani, tanto più inclinati a costui,
+perchè prese il nome di <i>Commodo</i>, e si
+mostrò amico della di lui memoria. Dopo
+aver promesso, secondo le loro istanze,
+di non nuocere a Sulpiciano, creò
+prefetti del pretorio <i>Flavio Geniale</i> e <i>Tullio
+Crispino</i>.
+</p>
+
+<p>
+Verso la sera s'inviò Giuliano alla
+<span class="pagenum"><a name="Page_642" id="Page_642"></a>[642]</span>
+volta del senato <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>, scortato più del solito
+da una copiosa masnada di pretoriani,
+tutti in armi, come se andassero a
+battaglia per timore del popolo. Allora
+i senatori, ancorchè in lor cuore detestassero
+questo mercatante della dignità
+imperiale, e fra gli altri Dione sapesse di
+non essere molto in grazia di lui, perchè
+caro già a Pertinace, e perchè in trattar
+varie cause avea aringato forte contra
+del medesimo Giuliano; pure ognun di
+essi, accomodandosi al tempo, andò frettolosamente
+alla curia. Comparso colà
+Giuliano, parlò senza giudizio, chiamando
+sè stesso degnissimo dell'imperio,
+dicendo di essere venuto solo, acciocchè
+il confermassero imperadore, quando seco
+avea tante schiere d'armi, e molti di
+essi soldati nello stesso senato, che poteano
+dar polso a tali preghiere. Mostrò
+ancora di conoscere ch'essi l'odiavano.
+Ciò non ostante fu confermato e passò
+al palazzo. Prima di cena fece dar sepoltura
+al corpo di Pertinace. Non avea
+detto una parola di lui nel senato, e non
+ne disse mai più per non dispiacere ai
+pretoriani. Vuole Sparziano ch'egli cenasse
+con della malinconia. Dione, all'incontro,
+ch'egli si mostrò allegro, giocò
+ai dadi, e fece entrare in sua camera Pilade
+ballerino con altri buffoni. Furono
+la mattina seguente senatori e cavalieri
+ad inchinarlo e a rallegrarsi, ed egli con
+somma cortesia accolse ognuno. Una
+mascherata era quella, perchè gli uni da
+burla si congratulavano, ed egli fingeva
+di credere ciò che sapea non essere vero <span class="fnote">[Spartianus, Dio, Herodian.]</span>.
+Si portò egli dipoi al senato, ed
+allorchè era per fare un sagrifizio, il popolo
+cominciò con alte voci a gridare
+ch'egli era un parricida, un usurpatore
+dell'imperio. <i>Giuliano</i>, senza alterarsi,
+mostrò loro la borsa come promettendo
+loro un donativo, o pur colle dita accennò
+quante migliaia volea donar loro. Ed
+essi più che mai incolleriti gridavano:
+<i>Non ne vogliamo; no, che non ne vogliamo</i>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_643" id="Page_643"></a>[643]</span>
+e gli gittarono de' sassi. Perdè
+allora la pazienza Giuliano, ed ordinò ai
+soldati di guardia di ammazzare i più
+vicini. Il che fatto, il popolo più che mai
+andò caricando di villanie lui, ma più i
+soldati. Indi corse a pigliar l'armi, e si
+ridusse nel circo, dove si fermò tutta la
+notte senza prender cibo, e nè pure un
+sorso d'acqua, facendo intanto istanza,
+che si chiamasse a Roma <i>Pescennio Negro</i>,
+governator di Soria, colle sue legioni.
+Nel dì seguente deposte l'armi, se
+ne tornarono alle lor case, e cessò la
+tempesta. Ora se il senato, se il popolo
+romano non sapea sofferire un imperadore,
+per via sì ignominiosa portato al
+trono, aveano ben ragione. Questo funestissimo
+esempio insegnò a tanti altri indegni
+e tiranni di occupar da lì innanzi
+l'augusto soglio di Roma; aprì la porta
+ad infinite guerre civili, che andremo
+raccontando, e fu infine la rovina dell'imperio
+romano, col prevalere i Barbari,
+e soperchiare il corpo, che a poco
+a poco si andò disciogliendo, della romana
+repubblica. Nè si vergognò Giuliano
+di prendere tutti i titoli più onorevoli
+degli altri imperadori; fece anche
+dar quello di Augusta a <i>Mallia Scantilla</i>
+sua moglie e a <i>Didia Clara</i> sua figliuola,
+maritata con <i>Cornelio Repentino</i>, a cui
+conferì la prefettura di Roma. Per attestato
+di Erodiano <span class="fnote">[Herodian., Hist., lib. 2.]</span> con tutto il votare
+de' suoi scrigni, e col ricorrere allo smunto
+erario imperiale, non trovò tanto da
+pagare tutto il promesso regalo ai pretoriani,
+i quali perciò rimasero disgustati
+di lui: laddove Sparziano <span class="fnote">[Spartian., in Jul.]</span> slargando
+la bocca, scrive che avea promesso a
+cadauno venticinquemila nummi, e ne
+pagò trentamila. Non si sa ch'egli fosse
+crudele; le finezze e carezze che facea a
+tutti erano incredibili; ma specialmente
+le praticava coi senatori, che vi trovavano
+dell'affettazione. I conviti suoi furono
+frequenti; le tavole superbamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_644" id="Page_644"></a>[644]</span>
+imbandite; ma il cuore de' grandi e del
+popolo era sempre lo stesso.
+</p>
+
+<p>
+Tre principali eserciti si contavano
+allora nel romano imperio comandati da
+tre insigni generali. Quello dell'Illirico
+e della Pannonia ubbidiva a <i>Lucio Settimio
+Severo</i>: quello della Bretagna a <i>Decimo
+Clodio Albino</i>: e quello della Soria,
+il governo della qual provincia era in
+que' tempi il più riguardevole di tutti, a
+<i>Cajo Pescennio Negro</i>. Perchè a Pescennio
+arrivò ben tosto l'avviso di essere
+chiamato in aiuto del popolo romano,
+altro non occorse, perchè egli si facesse
+proclamar <i>Imperadore</i> dal suo esercito,
+e dal numerosissimo popolo della città
+di Antiochia. Ma <i>Settimio Severo</i>, verisimilmente
+mosso con segrete lettere da
+qualche senatore, che lui considerava
+miglior testa, che gli altri due, oltre all'esser
+egli più vicino, e all'aver più
+forze al suo comando, nè pur egli tardò
+ad assumere il titolo d'<i>Imperatore Augusto</i>
+in Carnunto città della Pannonia.
+Per non aver poi da contendere con due
+avversarii nel medesimo tempo, prese il
+partito di guadagnar <i>Albino</i>, dichiarandolo
+<i>Cesare</i>, con una specie di adozione:
+trappola, che a lui ben servì, perchè Albino
+ricevute le lettere di Severo, le
+quali non si poteano scrivere più tenere
+da un padre ad un figliuolo, non pensò
+più a far novità e movimento alcuno.
+Secondo alcuni autori sembra che tale
+risoluzion di Severo verso Albino succedesse
+più tardi. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span> attesta, che
+si videro in questi tempi tre stelle intorno
+al sole, cospicuo a tutti, ed egli stesso
+chiaramente le osservò, o ne fu formato
+un cattivo presagio agli affari di <i>Giuliano</i>.
+Intanto tutte le città dell'Illirico sino
+a Bisanzio (cioè sino ad una città che
+avea riconosciuto Pescennio Negro) e le
+Gallie, e la Germania romana, si dichiararono
+per Settimio Severo; laonde egli
+senza perdere tempo si mosse coll'armata
+sua, per venire a dirittura a Roma,
+da dove prima di prendere la porpora
+<span class="pagenum"><a name="Page_645" id="Page_645"></a>[645]</span>
+imperiale, aveva egli destramente ritirati
+i suoi figliuoli. All'avviso di tante novità
+a non pochi batteva forte il cuore in
+Roma, ma i più brillavano per l'allegrezza,
+nondimeno celata, per desiderio
+e speranza di veder a terra l'odiato Giuliano.
+Fu di parere il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>, che
+nelle calende di marzo agli ordinari consoli
+fossero sostituiti <i>Flavio Claudio Sulpiciano</i>
+e <i>Fabio Cilone Septimiano</i>. Pare
+che ciò dovesse succedere più tardi, citando
+egli un'iscrizione del Fabretti <span class="fnote">[Fabret., Inscript., p. 688.]</span>,
+posta nel dì 19 di marzo di quest'anno
+FALCONE ET CLARO COS. Anzi si vede
+un altro marmo presso il Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscr., p. 475, n. 4.]</span>,
+dove a dì 5 di settembre sono mentovati
+gli stessi consoli. Ma non è ben certo,
+perchè molti non ne faceano caso dei
+consoli sostituiti. Per conto di <i>Cilone</i> una
+altra iscrizione pubblicata dal Doni, e
+riferita anche da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 345.]</span>, c'insegna essere
+stato il suo nome <i>Lucio Fabio Cilone Septimiano</i>.
+Ma nè pur apparisce che questi
+due fossero sostituiti; ed è malamente
+citato, in pruova di ciò, Erodiano. Abbiamo
+bensì da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 73.]</span>, che <i>Silio Messala</i>,
+verisimilmente sustituito a <i>Falcone</i>,
+dappoichè cadde di posto per l'accusa
+narrata di sopra, era console sul principio
+di giugno. D'altri consoli sostituiti
+in quest'anno parla il Relando, senza
+che se ne veggano le pruove.
+</p>
+
+<p>
+Non si credeva Giuliano di aver a
+contendere se non con <i>Pescennio Negro</i>,
+quando gli arrivò la nuova, che
+anche <i>Settimio Severo</i>, avea alzata bandiera
+contra di lui. Allora si vide perduto.
+Precauzioni da ridere furono
+quelle ch'ei prese con fare che il senato
+dichiarasse nemici pubblici <i>Severo</i> e <i>Negro</i>
+con terribil bando ai soldati che loro
+ubbidissero; ma Severo assai informato
+era del cuore de' senatori. Spedì il senato
+anche dei deputati all'uno e all'altro,
+per esortarli ad ubbidire; ma Severo
+<span class="pagenum"><a name="Page_646" id="Page_646"></a>[646]</span>
+guadagnò gli spediti a lui, e gl'indusse a
+parlare in suo favore all'armata. Aquilio
+Centurione, ed altri mandati da Giuliano,
+per assassinar i due nuovi imperadori,
+trovarono di aver che fare con
+gente più accorta di loro. Mise esso
+Giuliano in armi i suoi pretoriani, fece
+fare un trincieramento fuori di Roma
+con fosse; e mise delle buone porte e
+dei cancelli al palazzo imperiale. Dione
+presente a tutto confessa che non potea
+trattener le risa al mirare i pretoriani,
+avvezzi alle delizie, intrigati a ripigliare
+il mestier della guerra; meno ancora le
+soldatesche ne sapeano, che Giuliano
+avea fatto venire dall'armata navale di
+Miseno; e per gli elefanti, co' quali si
+sperava di atterrire i cavalli de' nemici,
+non si trovava chi li sapesse condurre.
+Roma sembrava oramai una città assediata,
+non vedendosi andar innanzi indietro
+altro che armi, cavalli ed attrezzi
+di guerra. Giuliano in questi tempi fece
+uccidere <i>Emilio Leto</i>, prefetto del pretorio,
+e Marzia, autori della morte di
+Commodo, sapendo che Severo era creatura
+di Leto, e temendo perciò di vedergli
+uniti contra di sè. Ma Severo, senza
+mettersi pensiero de' vani preparamenti
+di Giuliano, veniva a gran giornate verso
+l'Italia. A lui si davano tutte le città.
+Senza opposizione entrò in Ravenna, e
+s'impadronì della flotta solita a stare in
+quel porto. <i>Tullio Crispino</i> creato nuovamente
+prefetto del pretorio, e mandato
+da Giuliano per occupar quella flotta,
+se ne tornò indietro con poco gusto. Allora
+Giuliano non sapendo dove volgersi,
+ordinò che le vestali, i sacerdoti e il senato
+andassero incontro a Severo per
+fermarlo; e perchè trovò in ciò della
+contraddizione, avea disegnato di spingere
+i soldati nel senato, per isforzare i
+senatori ad ubbidire; e non ubbidendo,
+di fargli tagliare a pezzi. Tanto gli fu
+detto, che desistè da sì maligno pensiero,
+e mandò poi ordine al senato di dichiarar
+<i>Severo</i> collega dell'imperio, pensando
+con ciò di comperarsi la di lui
+<span class="pagenum"><a name="Page_647" id="Page_647"></a>[647]</span>
+grazia. Il decreto fu fatto ed inviato a
+Severo, il quale per consiglio de' suoi lo
+rifiutò, perchè le sue forze e la conoscenza
+di quel che bolliva in Roma, gli
+prometteano molto più. Aveva egli fatto
+sapere ai pretoriani, che se stessero quieti,
+e gli dessero in mano gli uccisori di
+Pertinace, non farebbe lor male; e ne
+scrisse a <i>Veturio Macrino</i>, con dargli
+speranza di crearlo prefetto del pretorio.
+S'egli poi mantenesse la parola, nol so
+dire; certo è bensì, che promosse a tal
+carica <i>Flavio Giovenale</i>. Continuato poscia
+il viaggio, le milizie dell'Umbria,
+che doveano guardare i passi dell'Apennino,
+si unirono con esso lui, ed intanto
+i pretoriani abbandonarono Giuliano.
+Allora costui restò in isola, e in braccio
+alla disperazione <span class="fnote">[Dio, lib. 73. Spartianus, in Jul. Herodian.,
+lib. 2.]</span>. Indarno avea tentato
+di rinunziar l'imperio a <i>Claudio
+Pompejano</i>, personaggio di gran senno,
+che si scusò colla sua vecchiaia; indarno
+fece scannar molti fanciulli, credendo
+per magia di conoscere il suo destino. Il
+senato adunque, subito che fu assicurato
+da <i>Silio Messala</i> console, che non vi era
+più da temere de' pretoriani, proferì la
+sentenza di morte contra di Giuliano,
+usurpator dell'imperio; dichiarò imperadore
+<i>Severo</i>, con far una deputazione di
+cento senatori che andassero ad incontrarlo,
+e decretò gli onori divini a <i>Pertinace</i>.
+Probabilmente ciò fu sul fine di
+maggio, o in un dei primi due giorni di
+giugno. Furono inviati alcuni a tagliar
+la testa a Giuliano, che restò ben servito,
+nè altro seppe dire, se non: <i>Che
+male ho io fatto? a chi ho io tolta la vita?</i>
+tardi conoscendo di aver impiegati
+i suoi tesori per comperarsi un fine sì
+miserabile. Permise poi Severo, che il
+di lui corpo trovasse riposo nella sepoltura
+de' suoi antenati.
+</p>
+
+<p>
+Ora Severo, uomo sommamente
+guardingo e diffidente, massimamente dopo
+avere scoperto le già mandate persone
+per assassinarlo, era dalla Pannonia
+<span class="pagenum"><a name="Page_648" id="Page_648"></a>[648]</span>
+marciato fin qui in mezzo ad una guardia
+di secento soldati scelti, i quali mai non si
+cavarono la corazza, ed accompagnato
+dall'armata sua, come se fosse in paese
+nemico. A Narni se gli presentarono i
+cento senatori deputati che prima della
+udienza furono ben ricercati se aveano
+armi sotto <span class="fnote">[Spartianus, in Sev. Herodian., lib. 3.]</span>. Li ricevè Severo con
+della maestà, e nel dì seguente, dopo averli
+regalati, diede loro licenza di ritornarsene
+a Roma, con facoltà nondimeno
+di restar chi volesse con lui. Vicino
+a Roma mandò ordine ai pretoriani
+di venire ad incontrarlo senz'armi, e
+in abito di pace e di festa. Aveva egli
+fatto giustiziare gli uccisori di Pertinace.
+Venuti che furono, fattili attorniare dalle
+sue genti armate, all'improvviso ordinò
+che fossero presi tutti, e dopo aver
+loro fatto un aspro rimprovero per le
+iniquità commesse in addietro, volle che
+fossero spogliati dei lor pugnali, o spade
+che fossero, delle vesti, e fin della camicia;
+e che sotto pena capitale stessero
+cento miglia lungi da Roma, con riconoscere
+da lui per grazia grande, se donava
+loro la vita. Svergognati e colla
+testa bassa se ne andarono costoro, ben
+pentiti di essere capitati colà disarmati.
+Furono loro tolti anche i cavalli; e Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 72.]</span>
+racconta che un di questi cavalli
+scappò per tener dietro al suo padrone
+nitrendo. Accortosi il soldato di questo,
+tanto era turbato l'animo suo, che rivoltosi
+uccise il cavallo, e poi sè stesso.
+Nè tardò Severo a mandar guernigione
+nella fortezza dei pretoriani, e ad impossessarsi
+di tutte le lor armi ed arnesi.
+Fece dipoi l'entrata sua in Roma, se
+crediamo a Sparziano, armato di tutte
+armi. Dione che ne sapea più di lui, siccome
+presente a tutto, scrive ch'egli
+venne a cavallo sino alla porta, e quivi
+smontato si vestì da città, e a piedi vi
+entrò. Era tutta la città in festa, e i cittadini
+coronati di lauro e di fiori, ornate
+le strade di preziosi addobbi, lumi e
+<span class="pagenum"><a name="Page_649" id="Page_649"></a>[649]</span>
+profumi dappertutto; e tutti i senatori magnificamente
+coi loro roboni il corteggiavano
+col popolo affollato, che assordava
+il cielo con viva e con alte acclamazioni,
+gareggiando ognuno per mirar questo
+novello padrone. Con tal pompa andò
+Severo al Campidoglio, dove nel tempio
+di Giove fece i sacrifizii; e dopo aver visitato
+altri templi, passò a riposar nello
+imperial palazzo. Il resto delle azioni
+sue spettanti a quest'anno mi sia lecito
+di riserbarlo al seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCIV" id="CXCIV"></a>CXCIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Settimio Severo Augusto</span> per la
+seconda volta, e <span class="sc">Decimo Clodio Settimio
+Albino Cesare</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Si sa che <i>Severo Augusto</i> era stato
+ornato di un consolato straordinario,
+con avere avuto per suo collega <i>Apulejo
+Rufino</i>; ma non se ne sa l'anno. Molto
+meno ci è noto quando <i>Albino</i> fosse
+console la prima volta. Ci assicurano le
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imper.]</span> che anch'egli procedette
+in quest'anno console per la seconda
+volta. Severo, che con questi onori voleva
+addormentarlo, fece anche battere
+monete ad onor suo; sicchè ognun lo
+avrebbe creduto il Beniamino di Severo.
+Il nome di <i>Settimio</i> a lui dato nelle stesse
+medaglie ci fa intendere che Severo lo
+avea adottato per figliuolo; se con retto
+cuore poi, non istaremo molto ad avvedercene.
+In una iscrizione riferita dal
+Cupero e dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis Consul.]</span>, <i>Albino</i> console
+è chiamato <i>Lucio Postumiano</i>. Ma venendo
+quel marmo dal magazzino fallace
+del Gudio, non se ne può far capitale;
+quando pur non volessimo che ad <i>Albino
+Cesare</i>, appellato nelle medaglie <i>Decimo
+Clodio</i>, fosse sostituito un altro Albino:
+il che non è credibile. Venga ora meco
+il lettore a conoscere chi fosse <i>Lucio</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_650" id="Page_650"></a>[650]</span>
+<i>Settimio Severo</i> nuovo Augusto <span class="fnote">[Spartianus, in Sever.]</span>. Era
+egli per nascita Africano, perchè venuto
+alla luce in Leptis, città della provincia
+Tripolitana, nell'anno 146 della nostra
+Era, a dì undici d'aprile. Senatoria fu
+la sua famiglia. Due suoi zii paterni erano
+stati consoli. Suo padre portò il
+nome di <i>Marco Settimio Gela</i>. Esso Settimio
+Severo giovinetto studiò lettere
+latine e greche in Africa <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>; gran profitto
+fece nell'eloquenza e nella filosofia
+de' costumi; e venuto dipoi in età di diciotto
+anni a Roma fu condiscepolo di
+<i>Papiniano</i> <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>, studiando la giurisprudenza
+sotto <i>Scevola</i>, insigne legista di
+questi tempi. Nondimeno Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>, che
+intimamente il conosceva, trovò in lui
+un buon genio, ma non molta abilità per
+l'eloquenza e per le scienze. Diedesi anche
+a far l'avvocato, ma con poca fortuna.
+Aveva egli portato seco a Roma
+il fuoco africano <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>; e però la sua gioventù
+fu piena di furore, ed anche di
+delitti, ed accusato una volta d'adulterio,
+la scappò netta per grazia di <i>Salvio
+Giuliano</i>, di cui poscia procurò la rovina.
+Sotto Marco Aurelio entrò negli
+impieghi civili, poscia nei governi; e trovandosi
+in Africa legato del proconsole,
+si racconta che, camminando egli a piedi
+un giorno colle insegne avanti della sua
+dignità, un uomo plebeo della sua patria
+Leptis, vedutolo in così nobil carica ed
+accompagnamento, per allegrezza corse
+buonamente ad abbracciarlo, dicendogli:
+<i>O paesano caro.</i> Severo gli fece dare
+una man di bastonate per esempio agli
+altri, affinchè più rispettassero i magistrati
+romani. Scrivono ancora ch'egli
+consultò uno strologo africano, il quale,
+veduta ch'ebbe la di lui genitura, gliela
+restituì dicendo: <i>Dammi la tua, e non
+quella degli altri.</i> Giurò Severo, che era
+la sua; ed allora gli fu predetto quanto
+poscia avvenne. Di sì fatte predizioni e
+<span class="pagenum"><a name="Page_651" id="Page_651"></a>[651]</span>
+di augurii presi da' sogni e da varii accidenti,
+nel che non poco deliravano una
+volta i Gentili, parlano molto gli storici
+antichi. Io, siccome vanità o fole, non
+le reputo degne di menzione. Passò poi
+Severo per impieghi militari al governo
+della Gallia Lionese. Fu console, proconsole
+della Pannonia, della Sicilia, e
+finalmente dell'Illirico, dove stando, le
+rivoluzioni di Roma aprirono a lui strada
+per salire sul trono.
+</p>
+
+<p>
+Cominciarono di buonora i Romani
+a provare che duro maestro fosse questo
+padrone <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>. Da che egli fu entrato
+in Roma, i soldati suoi co' cavalli presero
+alloggio, e fecero stalla ne' templi,
+ne' portici, e dovunque loro piacque; e
+a buon mercato comperavano quel che
+loro occorreva, perchè non volevano pagare
+un soldo. Un gran dire e paura per
+questo era nella città. S'aggiunse che
+ito nel giorno seguente Severo in senato,
+quei soldati cominciarono con alte grida
+a pretendere un'esorbitante somma di
+regalo da esso senato, cioè quella stessa
+che fu pagata all'esercito, allorchè s'introdusse
+in Roma Ottavio Augusto: quasi
+che fosse costato loro assai di pena il
+far entrare in Roma il loro imperadore.
+Durò fatica lo stesso Severo a quetar
+quel tumulto, con far loro pagare, o promettere
+una somma minore, cioè dugento
+cinquanta dracme per testa. Era
+poi inveterato costume <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, che le guardie
+degli Augusti si prendessero dalla
+Italia, Spagna, Macedonia e Norico, siccome
+persone di bell'aspetto e trattabili
+ne' costumi. Gran mormorazione insorse,
+perchè Severo a formar quelle compagnie
+badò solamente alla fortezza,
+scegliendo perciò gente tutta di orrido
+aspetto, di linguaggio che facea paura,
+di costumi salvatici e bestiali. Accrebbe
+anche il numero d'esse compagnie con
+grave spesa del pubblico. Ma questo fu
+rose e viole in paragon di quello che
+vedremo nell'andare innanzi. Sapeva
+<span class="pagenum"><a name="Page_652" id="Page_652"></a>[652]</span>
+Severo quanto fosse caro ai Romani
+Pertinace, quanto lodata la forma del
+suo governo; e però da uomo accorto,
+per lusingar il popolo, unì ai suoi nomi
+quello ancora di <i>Pertinace</i> <span class="fnote">[Herodianus, lib. 2.]</span>. Allorchè
+fu nel senato parlò con assai cortesia e
+bontà, promettendo di gran cose, e sopra
+tutto di voler prendere per suo modello
+Marco Aurelio e Pertinace. Nè solamente
+promise e giurò di non far mai morire
+alcun senatore <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, ma ordinò ancora,
+che si formasse un decreto che <i>quello
+imperadore, il quale altramente operasse,
+e chiunque a ciò gli prestasse mano, eglino
+coi lor figliuoli fossero tenuti per
+nemici della repubblica</i>. Si poteva egli
+desiderar di più? Ma se ne dimenticò
+ben presto Severo. <i>Giulio Solone</i>, che
+avea steso quel decreto, fu il primo a
+provarne l'inosservanza, e dopo lui tanti
+altri, siccome vedremo. Contuttociò al
+basso popolo le prime azioni di Severo
+fecero concepire molta stima ed affetto
+per lui; ma quei che conoscevano
+qual volpe si nascondesse sotto quella
+pelle d'agnello, andavano l'un all'altro
+dicendo all'orecchio: <i>E sarà poi così?</i>
+In fatti fu Severo fornito di mirabili
+doti per governar bene un imperio, ma
+insieme di terribili difetti per far un
+gran male; fra i quali due specialmente
+toccherò qui, cioè non solamente la severità
+corrispondente al suo cognome,
+ma la crudeltà e la poca fede ch'egli
+non osservava giammai, se non quando
+gli tornava il conto.
+</p>
+
+<p>
+Per guadagnarsi maggiormente l'affetto
+popolare, diede Severo un congiario,
+e volle far il funerale e l'Apoteosi
+di <i>Pertinace</i>. Questa magnifica funzione
+vien descritta da Dione <span class="fnote">[Ibidem.]</span> con tutte le
+sue circostanze. L'orazion funebre in
+lode di lui la recitò il medesimo Severo.
+I lamenti e i pianti per la rinnovata
+memoria di sì buon principe furono infiniti:
+che non gli elogi fatti in vita dei
+<span class="pagenum"><a name="Page_653" id="Page_653"></a>[653]</span>
+regnanti, ma l'amore e il desiderio dei
+popoli dopo la lor morte son la vera
+pruova del merito d'essi. Con questa
+pompa i Romani pretesero di formare
+un dio di Pertinace; pure non ne stette
+egli certamente meglio nel mondo di là.
+Parimente a Severo furono accordati o
+confermati tutti i titoli e l'autorità consueta
+degli altri imperadori; e probabilmente
+non si tardò a conferire il titolo di Augusta
+a <i>Giulia</i> sua moglie, di nazione soriana,
+da lui sposata prima dell'anno di
+Cristo 175, la quale gli avea partorito
+<i>Bassiano</i>, che fu poi <i>Caracalla</i> imperatore,
+e <i>Geta</i>, de' quali si parlerà a suo
+tempo. Maritò anche Severo due sue figlie,
+l'una a <i>Probo</i>, l'altra ad <i>Aezio</i>, i
+quali egli arricchì dipoi e promosse al
+consolato, non si sa in qual anno. La
+prefettura di Roma fu da lui appoggiata
+a <i>Domizio Destro</i>. Diede ancora buon
+sesto all'annona, sbrigò molte cause, e
+quelle principalmente di alcuni governatori
+accusati di avanie ed ingiustizie,
+gastigando rigorosamente che si provò
+delinquente. Non si fermò egli in Roma
+se non un mese, ed in quel tempo
+usò una mirabil diligenza e fretta nel
+prepararsi per far guerra a <i>Pescennio
+Negro</i>, che avea preso il titolo d'<i>Imperadore</i>
+in Soria, comandando già a tutte
+le provincie dell'Asia ed anche a Bisanzio.
+Avea Severo avuta l'attenzione,
+prima di arrivare a Roma, di spedire
+<i>Fulvio Plauziano</i> a far prigioni i figliuoli
+di Negro <span class="fnote">[Spartianus, in Severo. Herodianus, lib. 2.]</span>; ed egli poi giunto a Roma
+fece ritenere gli altri di qualunque
+magistrato ed uffiziale che fosse in Soria,
+comandando nondimeno che fossero tutti
+ben trattati. In Roma non si udì mai
+Severo dir parola di esso Negro. Solamente
+studiò egli indefessamente di far
+leva di gente da tutte le provincie, di
+adunare una possente flotta da ogni parte
+d'Italia, e di ordinare alle soldatesche
+lasciate nell'Illirico di marciare verso il
+Levante. Non si può assai dire, che spirito
+vivo e vigoroso fosse quel di Severo;
+<span class="pagenum"><a name="Page_654" id="Page_654"></a>[654]</span>
+quanta la di lui attività, l'ardire e la
+prontezza nel concepir le imprese, non
+meno che nell'eseguirle; quanta la penetrazion
+della sua mente, per cui prevedeva
+acutamente l'avvenire, e trovar
+ripieghi e spedienti, senza guardare a
+spesa ne' bisogni, senza curarsi punto di
+quel che si dicesse di lui, purchè riuscisse
+ne' suoi disegni. Però quando men se
+l'aspettava la gente, mise in marcia il
+raunato esercito, e verisimilmente nel
+luglio dell'anno precedente, partendo
+egli in persona da Roma, per non lasciar
+tempo a Pescennio Negro di maggiormente
+assodarsi in Asia. Provvide nello
+stesso tempo alla sicurezza dell'Africa.
+Una malattia dipoi sopraggiuntagli in
+cammino, la lunghezza del viaggio necessario
+per condurre sì lontano una poderosa
+armata per terra, perchè non potea
+tanta gente per mare passar a dirittura
+in Soria, e il tempo occorrente per
+unir tante forze da varie parti, pare che
+non gli lasciassero tempo da far progressi
+nell'anno suddetto, se non che alcune
+medaglie (dubbiose nondimeno) cel rappresentano
+<i>Imperadore per la seconda volta</i> <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span>,
+benchè non apparisca quando tale
+foss'egli proclamato per la prima.
+</p>
+
+<p>
+<i>Cajo Pescennio Negro</i>, soprannominato
+<i>Giusto</i> nelle monete, contra di cui
+Severo faceva questi preparamenti <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio Negro.]</span>,
+e che fu creduto nativo da Aquino, di
+famiglia equestre, da giovane si svergognò
+colla sfrenata sua libidine; ma impiegato
+nella milizia, da tutti sempre fu
+riconosciuto e lodato per uomo di raro
+coraggio, e sopra gli altri geloso della
+disciplina militare, senza mai sofferire
+che i suoi soldati facessero estorsione
+alcuna ne' paesi per dove passavano o dove
+si fermavano. Arrivò sotto Commodo
+ad essere console, ed inoltre, per intercessione
+di quel Narciso atleta, che strangolò
+poi lo stesso Commodo, cioè d'uno
+che in quella sfacciata corte avea, come
+tant'altra canaglia, gran polso, ottenne
+<span class="pagenum"><a name="Page_655" id="Page_655"></a>[655]</span>
+il governo della Soria, dove si affezionò
+que' popoli con permettere loro quanti
+spettacoli voleano, dietro a' quali era
+quella gente perduta, e dove, in fine, benchè
+vecchio, vestì la porpora imperiale.
+Tuttochè egli sapesse di essere desiderato
+dal popolo romano, e probabilmente anche
+da una parte de' senatori, pure niuna
+fretta giammai si fece per venir alla
+volta di Roma. Le delizie e i divertimenti
+di Antiochia l'aveano troppo incantato <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>.
+Quivi si pavoneggiava egli dell'alta
+sua dignità, si riputava un novello
+Alessandro, e intanto nulla facea, persuadendosi
+forse che senza fatica sua
+cederebbe Giuliano Augusto, ed allora
+con tutta pace egli se ne anderebbe a
+sedere sul trono cesareo in Roma stessa.
+Restò egli dipoi sommamente sorpreso
+all'intendere ad un punto stesso ucciso
+Giuliano, e Severo pervenuto a Roma, e
+concorsi in lui i voti del senato e popolo romano.
+Allora si svegliò dal sonno, allora
+diede ad ammassar gente, ad implorar
+soccorsi dai re vicini, e guernir di milizie i
+passi massimamente del monte Tauro. In
+persona andò egli a Bisanzio, per ben munire
+di gente e di fortificazioni quella
+città, troppo importante, attesa la sua situazione,
+e più perchè solamente pel suo
+stretto si soleva passare dalle armate
+romane in Asia <span class="fnote">[Spart., in Severo et Pescennio.]</span>. Andò anche a Perinto,
+dove seguì un combattimento svantaggioso
+per la parte di Severo, e da cui
+prese motivo il senato romano di dichiarare
+<i>Pescennio Negro</i> nemico della repubblica.
+Se sussiste ciò che narra Sparziano,
+dopo quella vittoria vennero in
+poter di Negro la Tracia, la Macedonia
+e la Grecia; ed egli allora andò ad offerir
+a Severo, che il prenderebbe per collega
+nell'imperio: al che altra risposta
+non diede Severo se non una risata. Ma
+non è facilmente da credere che Pescennio
+stendesse tanto l'ali, perchè Severo
+non gliene lasciò il tempo. Arrivò in
+quest'anno l'Augusto Severo sotto Bisanzio
+<span class="pagenum"><a name="Page_656" id="Page_656"></a>[656]</span>
+col grosso dell'armata sua, e ne
+imprese l'assedio <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>; ma conosciuto
+essere troppo duro quell'osso, dopo aver
+lasciata ivi gente bastante a tenerla assediata
+o bloccata, passò col rimanente
+dell'esercito suo lo stretto, valendosi
+della flotta seco condotta. Appena arrivò
+a Cizico città della Misia <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>, che gli fu
+a fronte <i>Emiliano</i>, stato governator della
+Soria prima di Negro, e, presentemente
+proconsole dell'Asia, che, sposato il partito
+di esso Negro, era divenuto suo generale.
+Godeva questi il credito di essere
+una delle migliori teste di allora; ma perchè
+n'era persuaso anch'esso, ed, oltre
+a ciò, passava parentela fra lui e Pescennio
+Negro, l'insolenza e superbia sua
+dava negli occhi a tutti. Ma gli calò ben
+presto il fumo. Andò in rotta l'esercito
+suo, ed egli da lì a non molto fatto prigione,
+per ordine de' generali di Severo
+perdè la vita <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio.]</span>. Questa vittoria portò
+all'ubbidienza di Severo Nicomedia con
+altre città della Bitinia; ma Nicea ed altre
+tennero forte per Negro, il quale arrivato
+di poi con un gran nerbo di armati
+e raccolti gli sbanditi, fra essa Nicea
+e la città di Cio venne ad un secondo
+fatto d'armi <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, che fu assai sanguinoso
+e dubbioso, con dichiararsi in fine la
+vittoria in favor di <i>Candido</i> generale di
+Severo. Dopo di che fece il vincitore
+Augusto esibire a Negro un onorato e
+sicuro esilio, se volea deporre l'armi;
+ma prevalendo i consigli di <i>Severo Aureliano</i>,
+che avea promesso le sue figliuole
+ai figli di Negro, quasi rigettò ogni offerta <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio.]</span>.
+Ridottosi poi Pescennio Negro al
+monte Tauro, afforzò tutti quei passi; e
+perchè gli venne nuova che Laodicea e
+Tiro, per odio ed invidia che portavano
+ad Antiochia, aveano alzate le bandiere
+di Severo, spedì contra di esse città alquante
+brigate di Mori, che dopo un fiero
+sacco fecero del resto con incendiarle.
+<span class="pagenum"><a name="Page_657" id="Page_657"></a>[657]</span>
+Severo dipoi le rimise in piedi. Allorchè
+giunse al Tauro fra la Cappadocia e la
+Cilicia l'armata di Severo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span> trovò
+chiusi talmente que' passi, che impossibil
+era l'inoltrarsi. Fermatisi ivi i soldati
+tutti per qualche giorno, aveano già smarrito
+il coraggio, si trovavano anche disperati,
+quando ecco all'improvviso una
+dirottissima pioggia con neve (segno che
+si avvicinava il fine dell'anno) la quale,
+formati dei torrenti, schiantò e distrusse
+tutte le sbarre e fortificazioni fatte in
+que' passaggi dall'oste nemica, la quale
+a tal vista prese la fuga, e lasciò all'armi
+di Severo comodità di valicar quelle
+montagne, e di calar nella Cilicia. Fu
+creduto, secondo il costume, questo avvenimento
+un chiaro segno del cielo favorevole
+a Severo. Perchè vo io conghietturando
+che il fine di questa guerra
+appartenga all'anno seguente, altro per
+ora non soggiugnerò, se non che Severo
+Augusto si truova nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>
+battute nel presente, <i>Imperadore per la
+terza volta</i>, e ciò a cagion delle vittorie
+riportate da' suoi generali, come abbiam
+veduto di sopra.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCV" id="CXCV"></a>CXCV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> Imperad. 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Scapola Tertullo</span> e <span class="sc">Tinejo Clemente</span>.
+</p>
+
+<p>
+Questo <i>Scapola</i> console vien creduto
+quel medesimo che fu poi proconsole
+dell'Africa, fiero persecutor de' Cristiani,
+a cui Tertulliano scrisse il suo Apologetico.
+Sufficiente motivo di credere ci è,
+che al presente anno sia da riferire il fin
+della guerra di Severo contra di Pescennio
+Negro, perchè il miriamo nelle medaglie <span class="fnote">[Ibid.]</span>
+dichiarato <i>Imperadore per la
+quarta e quinta volta</i>. Avea Negro avuto
+tempo di mettere in piedi una ben numerosa
+armata, essendovi concorsa in
+<span class="pagenum"><a name="Page_658" id="Page_658"></a>[658]</span>
+gran copia la gioventù antiochena, armata
+nondimeno di poca sperienza ne' fatti
+della guerra. Si venne egli a postare alle
+porte della Cilicia vicino al mare, e alla
+città d'Isso, oggidì Lajazzo, ad un passo
+strettissimo, dove Dario ne' secoli avanti
+rimase sconfitto da Alessandro. Attaccossi <span class="fnote">[Herodian., lib. 3.]</span>
+aspra battaglia un giorno fra i
+suoi e l'esercito di Severo, comandato
+da <i>Valeriano</i> ed <i>Anullino</i> suoi generali,
+di cui si vede la descrizione in Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>.
+Lungo ed ostinato riuscì il conflitto, ed
+erano già per restar vincitori quei di
+Negro nel vantaggio del sito, quando, turbatosi
+il cielo con tuoni e folgori, cadde
+un'impetuosa pioggia, che dando in faccia
+ad essi, non incomodava quei di Severo,
+perchè ricevuta alle spalle. Fu interpretato
+ancor questo avvenimento per
+una dichiarazione del volere del cielo,
+con accrescere il coraggio all'esercito di
+Severo, e scorare il nemico. In somma
+fu rotto il campo di Pescennio Negro
+con tale strage che vi restarono estinti
+ventimila de' suoi. Salvossi Negro ad Antiochia;
+ma poco stettero ad arrivar colà
+anche i vittoriosi Severiani; nè fidandosi
+egli di star ivi rinserrato, prese la fuga,
+disegnando di portarsi all'Eufrate. Ma
+essendosi renduta immediatamente Antiochia,
+fu con tal sollecitudine inseguito
+da' corridori nemici, che restò preso.
+Tagliatogli il capo, fu portato a Severo;
+ma, secondo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Pescennio.]</span>, fece egli quanta
+difesa potè, e ferito venne condotto a
+Severo, davanti al quale spirò. La vendetta
+che fece dipoi Severo de' partigiani
+di Pescennio Negro <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, gli acquistò il
+titolo di crudele, perchè non levò già la
+vita ad alcuno de' senatori che aveano seguitato
+l'emulo suo, per attestato di Dione
+autor più sicuro che Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, il
+quale ne vuole uno ucciso, ma la maggior
+parte d'essi spogliò de' lor beni, e li relegò
+nell'isole. Fra questi si distinse pel suo
+<span class="pagenum"><a name="Page_659" id="Page_659"></a>[659]</span>
+coraggio <i>Cassio Clemente</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, perchè condotto
+in faccia allo stesso Severo, francamente
+gli disse, <i>che s'era unito con
+Negro, non per far contro a Severo, di
+cui non sapeva i disegni, ma bensì contro
+a Giuliano usurpator dell'imperio;
+e se non avea peccato chi avea preso il
+partito di Severo, per ottenere il medesimo
+fine, nè pur egli si dovea credere
+reo. Che se Severo avrebbe tenuto per
+traditore chi si fosse partito da lui per
+seguitar Negro, militava in favor suo la
+medesima ragione.</i> Non dispiacque a Severo
+questa libertà di parlare, e gli lasciò
+la metà de' suoi beni. Per altro fece Severo
+privar di vita molti degli uffiziali di Pescennio
+Negro. Costoro, se pur vero ciò
+è che narra Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 3.]</span>, per suggestione
+dello stesso Severo che teneva in suo
+potere i loro figliuoli, aveano tradito Pescennio;
+pure, ciò non ostante, Severo,
+dopo la vittoria, fece morir non meno
+essi che i loro figliuoli.
+</p>
+
+<p>
+Stesesi l'inumanità di Severo alle
+città che aveano aderito a Negro. Quattro
+volte più volle del danaro, che anche
+per forza aveano ad esso Negro contribuito.
+Ma principalmente sfogò egli il suo
+sdegno contro ad Antiochia, privandola
+d'ogni suo diritto e privilegio, e sottomettendola
+a Laodicea, città che lo avea
+ben servito in questa occasione, ed emula
+già dell'altra; la qual prese allora il cognome
+di Settimia e di Severiana. Nulladimeno
+poco tempo passò, che alle preghiere
+di <i>Caracalla</i> <span class="fnote">[Spart., in Caracal.]</span> suo primogenito
+restituì ad essa Antiochia il primiero
+onore. Molti, che niuna parte aveano
+avuto nell'affare di Pescennio Negro, nè
+l'aveano mai veduto, nè fatto alcun passo
+per lui, si trovarono involti in questa
+persecuzione, perchè Severo abbisognava
+di danaro, e ne volea per ogni verso: il
+che odioso il rendè in tutto l'Oriente.
+Ma egli facea e lasciava dire. Vero è
+che buona parte di cotali contribuzioni
+<span class="pagenum"><a name="Page_660" id="Page_660"></a>[660]</span>
+impiegò in ristorar le altre città, che per
+tener la sua parte aveano patito gravissime
+sciagure. E il bello fu che anche
+<i>Albino Cesare</i> <span class="fnote">[Capitol., in Clodio Albino.]</span> inviò colà soccorsi di
+danaro, senza fallo per mostrare di secondar
+le idee di Severo, ma insieme
+colla mira di guadagnarsi l'affetto di
+quei popoli per li suoi fini. Accadde ancora
+che assaissimi, per sottrarsi alla fierezza
+di Severo, fuggirono nel paese dei
+Parti <span class="fnote">[Herod., lib. 3.]</span>; e quantunque da lì a qualche
+tempo Severo pubblicasse il perdono per
+tutti, non pochi restarono fra i Parti, insegnando
+loro di fabbricar armi e di
+combattere alla maniera romana con
+danno poi del romano imperio. Rade
+volte la clemenza nocque ai regnanti;
+spessissimo la crudeltà: vizio tanto più
+sconvenevole a Severo in tal congiuntura,
+perchè scusabil era la risoluzion presa
+da quei popoli. Quanto alla moglie e ai
+figliuoli di Pescennio Negro, dopo la di
+lui morte furono mandati da Severo in
+esilio <span class="fnote">[Spartianus, in Severo et in Nigro.]</span>; ma da che insorse la guerra
+con Albino, per timore che questi non
+facessero delle novità, Severo gli spedì
+tutti al paese dei più. Noi miriamo nelle
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> appellato Severo in questo
+anno <i>Imperadore per la quinta volta</i>, a
+cagione, come si può credere, della sconfitta
+di esso Negro.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCVI" id="CXCVI"></a>CXCVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Vittore</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Cajo Domizio Destro</span> per la seconda
+volta, e <span class="sc">Lucio Valerio Messala Trasia
+Prisco</span>.
+</p>
+
+<p>
+Porta il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis Consular.]</span> sotto quest'anno
+delle leggi date <i>Fusco II et Dextro
+Cos</i>. Ma quelle appartengono all'anno
+225. Una iscrizione bensì ho prodotto
+<span class="pagenum"><a name="Page_661" id="Page_661"></a>[661]</span>
+io <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 346, n. 2.]</span>, posta DEXTRO II ET FVSCO
+COS., la quale si dee, a mio credere, riferire
+al presente anno, in cui al console
+ordinario <i>Prisco</i> dovette essere prima
+delle calende di giugno sostituito <i>Fosco</i>;
+e questi poi probabilmente nel suddetto
+anno 225 arrivò al secondo consolato.
+Correva già il terzo anno che la città
+di Bizanzio era assediata dalle milizie di
+Severo Augusto. Colà dopo la rovina di
+Pescennio Negro si era rifuggita gran
+copia dei di lui uffiziali e soldati che
+maggiormente accesero gli animi di quegli
+abitanti alla difesa. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span> assai
+ampiamente descrive le fortificazioni di
+quella città munita di buone mura, perchè
+di marmo, guernita di alte torri, di
+bastioni e di ogni sorta di macchine da
+guerra, mirabili essendo fra l'altre le
+fabbricate da Prisco da Nicea, ingegnosissimo
+architetto. Circa cinquecento
+barchette aveano gli assediati, colle quali
+infestavano continuamente la gran flotta
+spedita colà da Severo. A nulla servì per
+atterrire ed esortare alla resa quei cittadini
+e soldati l'aver Severo inviata colà
+la testa di Pescennio Negro. Essi ostinati
+più che mai resisterono con far delle
+maraviglie che pareran di valore, ma che
+son piuttosto da dire di pazzia. Imperciocchè,
+in vece di procurare il perdono
+e qualche tollerabil capitolazione,
+quando niuna speranza restava lor di
+soccorso, amarono piuttosto di ridursi agli
+estremi, che di cedere. Ciò che non potè
+ottenere la forza operò la fame. Giunsero
+quegli abitanti, dappoichè ebbero
+consumati tutti i viveri, anche più schifosi,
+a mangiarsi l'un l'altro. Nè restando
+più altro scampo, gran parte d'essi volle
+tentar la fuga colle loro barchette. Aspettato
+dunque un gagliardo vento, s'imbarcarono;
+ma le navi romane furono
+loro addosso, fracassarono i loro piccioli
+legni, di modo che il dì seguente nel
+porto di Bisanzio altro non si vide che
+<span class="pagenum"><a name="Page_662" id="Page_662"></a>[662]</span>
+cadaveri e pezzi di barche rotte. Allora
+le grida e i pianti di chiunque restato
+era nella città, furono oggetti di gran
+compassione, nè si tardò più a rendere
+la città. Entrativi i Severiani tagliarono
+a pezzi tutti i soldati che vi trovarono, e
+chiunque avea esercitato gli uffizii pubblici.
+Furono poi d'ordine di Severo
+smantellate tutte le mura e fortificazioni
+di quella riguardevol città, le terme, i teatri
+ed ogni altro più bello edifizio <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>. Di
+peggio non avrebbono potuto fare i Barbari.
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span>, che dianzi avea veduta
+in tanta forza ed onore quella città, al
+mirarla poi ridotta a sì miserabile stato,
+non seppe già tacciar d'ingiustizia
+un tanto rigor di Severo, dappoichè con
+tanta ostinazione quel popolo volle cozzar
+col suo sovrano; ma non gli seppe
+già perdonare, che lo sdegno suo avesse
+privato l'imperio romano di un sì forte
+antemurale contro i tentativi de' Barbari.
+Confiscò Severo i beni di tutti gli
+abitanti; non solamente li privò di ogni
+privilegio, ma anche del titolo di città la
+lor patria, sottomettendo Bisanzio a guisa
+d'un borgo alla città di Perinto, che insolentemente
+dipoi esercitò la sua autorità
+sopra i Bizantini. Al valente ingegnere
+Prisco fu salvata la vita, e Severo di lui
+poscia utilmente si servì da lì innanzi
+nelle guerre.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè accadde la resa di Bisanzio,
+si trovava Severo nella Mesopotamia,
+voglioso di acquistarsi gloria in guerreggiare
+coi Parti e con altre di quelle nazioni.
+Per la grande allegrezza esclamò:
+<i>Abbiamo in fine preso Bisanzio.</i> Aveano
+i popoli dell'Osroene, e dell'Adiabene,
+gli Arabi e i Parti o prestato aiuto nella
+passata guerra a Pescennio Negro, o pure
+tentato di profittar della discordia di
+lui con Severo, saccheggiando il paese
+romano, e prendendo ancora alquante
+castella <span class="fnote">[Ibidem.]</span>. Severo, a cui premeva di far
+rispettare in quelle parti il nome romano,
+<span class="pagenum"><a name="Page_663" id="Page_663"></a>[663]</span>
+mosse guerra a que' popoli. Ma ritrovandosi
+di là dall'Eufrate in stagione
+bollente, in campagne prive d'acqua, e
+come soffocate dal gran polverio che
+facea la marcia dell'esercito, fu vicino a
+veder perire tutti i suoi. Trovata finalmente
+acqua, tornò ad ognuno il cuore
+in corpo. Sappiamo inoltre che Severo
+spedì <i>Laterano</i>, <i>Candido</i> e <i>Leto</i> a mettere
+a sacco e a fuoco le nemiche nazioni;
+nel che fu ben egli ubbidito, con aver
+eglino anche prese alcune città. Per tali
+successi non poco s'invanì Severo; ma
+dovette restar alquanto mortificata la di
+lui vanità, perchè nel mentre che si cercava
+con gran premura un certo Claudio,
+che faceva continue scorrerie e ruberie
+per la Giudea e per la Soria, costui
+con una mano de' suoi, come se fosse
+stato un tribuno delle armate romane,
+venne a trovar Severo nel campo, l'inchinò
+e gli baciò la mano, e poi se n'andò
+senza che mai riuscisse a Severo di
+averlo nelle mani. Da queste prodezze e
+da tali poco a noi note vittorie di Severo,
+si trova a lui dato nelle medaglie il titolo
+d'<i>Imperadore per la sesta, settima ed ottava
+volta</i> <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imp.]</span>. Oltre a ciò il senato romano
+gli accordò i titoli di <i>Adiabenico</i>,
+<i>Partico</i> ed <i>Arabico</i>: il qual ultimo ci guida
+a credere ch'egli facesse guerra anche
+contra degli Arabi. Decretogli ancora
+un trionfo; ma, secondo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>,
+Severo ricusò il trionfo, per non parere
+di voler gloria da una guerra e vittoria
+civile. Nè pur volle accettare il titolo di
+<i>Partico</i>, per non irritar maggiormente
+quella possente nazione. Nientedimeno in
+alcune medaglie di quest'anno il troviamo
+ornato di tutti e tre i suddetti titoli.
+Lo stesso si può osservare in varie iscrizioni.
+Andò poscia Severo a Nisibi, e dopo
+aver onorata quella città di molti privilegi,
+ne diede il governo a un cavaliere
+romano. Osserva Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 74.]</span> che Severo
+<span class="pagenum"><a name="Page_664" id="Page_664"></a>[664]</span>
+si facea bello di aver accresciuto notabilmente
+in quelle parti il romano imperio,
+e provvedutolo di un forte baluardo
+colla città di Nisibi; la verità nondimeno
+era che Nisibi non costava se non ispese
+e guerre per cagion de' Medi e Parti che
+non la lasciavano mai in pace: il che in
+vece d'utile, portava seco un gran danno
+e dispendio. Ma nel mentre che Severo
+attendeva a guerreggiar in Oriente,
+se gli preparò un più pericoloso cimento
+in Occidente per la guerra a lui mossa
+nella Bretagna da <i>Clodio Albino Cesare</i>,
+di cui parlerò all'anno seguente. Per ora
+basterà di sapere che questo incendio
+minacciava anche la Gallia; e però all'Augusto
+Severo fu d'uopo di abbandonar
+la Soria, e di ricondurre in Europa
+per terra la grande armata divisa in più
+corpi, dopo averla ben rallegrata con un
+magnifico donativo. Racconta Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>
+ch'egli marciava con diligenza
+senza riposo, non distinguendo i dì delle
+feste da quei da lavoro. Non l'aggravava
+fatica alcuna, nè caldo, nè freddo, passando
+sovente per montagne piene di
+nevi, e colla neve che fioccava, camminando
+col capo scoperto, per animar i
+soldati alla fatica e alla pazienza; ed essi
+in effetto non per paura, nè per forza,
+ma per una bella gara al vedere l'esempio
+del principe, marciavano allegri. Era
+in somma nato Severo per fare il generale
+di armata. Allorchè egli pervenne <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>
+a Viminacio nella Mesia Superiore
+sulla ripa del Danubio, quivi dichiarò
+<i>Cesare</i> il suo figliuolo primogenito <i>Bassiano</i>,
+a cui mutò il nome, con farlo
+chiamar da lì innanzi <i>Marco Aurelio Antonino</i>.
+Questi è da noi ora più conosciuto
+pel soprannome di <i>Caracalla</i>, che gli fu
+dato dagli storici dopo morte, a cagion
+d'un abito di nuova invenzione ch'egli
+portò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_665" id="Page_665"></a>[665]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCVII" id="CXCVII"></a>CXCVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Appio Claudio Laterano</span> e <span class="sc">Rufino</span>.
+</p>
+
+<p>
+La cagione per cui si sconcertò la
+buona armonia fra <i>Severo Augusto</i> e
+<i>Decimo Clodio Albino Cesare</i>, secondo il
+costume l'uno la rifondeva sull'altro. A
+Severo veniva riferito <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span> che Albino
+nella Bretagna si abusava dell'autorità
+a lui data, facendola più da imperadore
+che da Cesare. Anzi Dione aggiugne aver
+egli scritte lettere a Severo, con pretensione
+d'essere dichiarato <i>Augusto</i>. Dicevasi
+inoltre che alcuni de' principali del
+senato segretamente scriveano ad Albino,
+esortandolo a venirsene a Roma,
+mentre Severo soggiornava in Levante,
+con sicurezza d'essere ben accolto. Nè
+si potea negare che tutta la nobiltà romana
+inclinasse più ad Albino, per esser
+egli nato da nobilissima famiglia in Africa:
+almeno così pretendeva egli, benchè
+Severo ciò tenesse per falso. Era anche
+creduto d'indole mansueta ed amabile,
+contuttochè Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Albino.]</span> diversamente
+ne parli. Certo è altresì che a Severo
+mancava il pregio della nobiltà, e l'opere
+sue spiravano solamente crudeltà.
+Dall'altro canto poi in cuor di Albino
+stavano non poche spine, perchè gli amici
+suoi gli andavano picchiando in capo
+che non si fidasse di Severo, uomo di
+niuna fede, pieno di frodi e d'insidie, il
+quale avendo due figliuoli, non si potea
+mai presumere che intendesse di esaltare
+e preferir Albino in pregiudizio d'essi.
+La diffidenza conceputa da Albino
+passò dipoi in certezza; imperciocchè
+Severo alterato contro di lui, sulle prime
+pensò di sbrigarsene con ricorrere
+ad inganni, e fingere ottima volontà verso
+<span class="pagenum"><a name="Page_666" id="Page_666"></a>[666]</span>
+di lui in iscrivendo al senato e a lui,
+per poterlo assassinare. Spedì in Bretagna
+corrieri fidati con ordine di parlargli
+in segreto, e di ammazzarlo, se potevano;
+o pure di levarlo di vita col veleno.
+Albino, che stava all'erta, e prima
+di dar udienza facea ben indagare se le
+persone portavano armi addosso, accortosi
+di questa mena <span class="fnote">[Capitolinus, in Albino.]</span>, fece pigliar quei
+corrieri, e ricavata co' tormenti la verità,
+ordinò che fossero impiccati. Ed ecco
+manifestamente in rotta <i>Albino</i> e <i>Severo</i>.
+Allora, per consiglio de' suoi, Albino prese
+il titolo e le insegne d'<i>Imperadore</i>, e
+raunata gran copia di soldatesche, passò
+nel presente anno nella Gallia, dove si
+studiò di tirar nel suo partito quante
+città mai potè. S'ebbero ben a pentirne
+quelle che il seguitarono. Severo, che già
+era in marcia coll'esercito suo venendo
+dalla Soria, premise ordini pressanti, affinchè
+si fornissero di armati i passi dell'Alpi,
+per sospetto che Albino tentasse
+di penetrar in Italia. Racconta Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>,
+che saltata fuori questa nuova guerra
+civile, gran bisbiglio e mormorazione ne
+fu in Roma. Amavano Albino, loro dispiacevano
+le conseguenze funeste della
+guerra per le tante spese e per lo spargimento
+del sangue de' cittadini; e però
+in pieno teatro se ne lamentarono. Venne
+intanto ordine al senato di pubblicar
+il bando contra di Albino, e tosto fu
+eseguito.
+</p>
+
+<p>
+Anche nell'anno precedente si può
+credere che seguisse qualche conflitto
+nella Gallia fra le genti di Albino e quegli
+uffiziali che tuttavia conservavano la
+fedeltà a Severo, scrivendo Capitolino
+che i capitani d'esso Severo ebbero delle
+busse. Ed abbiam qui un'avventura
+curiosa narrata da Dione <span class="fnote">[Ibidem.]</span>. Un certo
+<i>Numeriano</i>, che insegnava grammatica
+ai fanciulli in Roma, essendogli salito al
+capo un pensier bizzarro, se n'andò nella
+Gallia, e facendosi credere alla gente
+<span class="pagenum"><a name="Page_667" id="Page_667"></a>[667]</span>
+un senatore spedito da Severo per mettere
+insieme un corpo d'armata, raccolse
+a tutta prima alcune poche truppe,
+colle quali diede la mala pasqua ad alquanta
+cavalleria d'Albino, e fece dipoi
+altri bei fatti in favor di Severo. Ne andò
+l'avviso ad esso Severo, che credendolo
+veramente senatore, gli scrisse lodandolo,
+e comandando che accrescesse
+il suo esercito. L'ubbidì Numeriano, nè
+solamente fece varie prodezze contra di
+Albino, ma inviò anche a Severo un milione
+e mezzo di danaro adunato in quelle
+contrade. Finita poi la guerra, si presentò
+a Severo, nè gli tacque cosa alcuna.
+Avrebbe potuto ottener molta roba ed
+onorevoli posti, ma altro non accettò
+che una lieve pension da Severo, bastante
+a farlo vivere in villa con tutta quiete.
+Stavasi anche <i>Albino</i> come in pace nella
+Gallia, godendo di quelle delizie, quando
+gli giunse la disgustosa nuova che Severo
+coll'esercito suo era già dietro a passar
+l'Alpi per entrar nella Gallia. Allora
+venne a postarsi a Lione con tutta l'oste
+sua. Succederono varie scaramucce <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>,
+e in un fatto d'armi riuscì alle genti di
+Albino di sconfiggere <i>Lupo</i> generai di
+Severo con istrage di molti soldati. Era
+impaziente Severo, e voleva una giornata
+campale, decisoria della gran lite, fidandosi
+molto nelle sue agguerrite milizie,
+avvezze già alle vittorie, che ascendevano
+a cinquantamila combattenti. Un
+egual numero si pretende che ne avesse
+anche Albino, gente di non minor valore
+e sperienza nel suo mestiere. Però attaccatasi
+la feroce e sanguinosa battaglia
+in vicinanza di poche miglia a Lione <span class="fnote">[Capitolinus, in Severo.]</span>
+nel dì 19 di febbraio, amendue le
+parti combatterono con incredibil bravura
+ed ostinazione. Stette lungamente
+in bilancio la fortuna dell'armi, quando
+l'ala sinistra di Albino piegò, e fu interamente
+rovesciata sino alle sue tende,
+intorno allo spoglio delle quali si perderono
+i vincitori. Per lo contrario l'ala
+<span class="pagenum"><a name="Page_668" id="Page_668"></a>[668]</span>
+destra diede una terribile percossa alle
+genti di Severo. Secondo lo stratagemma
+usato non poco allora, aveano quei di
+Albino fabbricate delle fosse coperte di
+terra, dietro alle quali stavano saettando
+mostrando paura. Inoltratisi i Severiani
+precipitarono dentro, laonde di essi e
+dei cavalli fu fatto un gran macello. Retrocedendo
+gli altri spaventati, misero in
+confusione ogni schiera. Allora accorse
+Severo coi pretoriani; ma fu così ben ricevuto
+da quei di Albino, che uccisogli
+sotto il cavallo, corse pericolo di restar
+morto o prigione. Erano già in rotta tutti
+i suoi, quando egli, stracciatasi la sopravveste
+e collo stocco nudo in mano, si
+mise innanzi a' suoi fuggitivi. La sua voce
+e presenza bastò a farli voltar faccia,
+e a ripulsare i nemici. Non s'era mosso
+finora <i>Leto</i> col suo corpo di riserva, e
+fu detto dipoi per isperanza che amendue
+gl'imperadori perissero, e che susseguentemente
+l'una e l'altra fazione desse
+a lui lo scettro imperiale, oppure che
+egli differisse tanto, per unirsi con chi
+fosse vincitore. Questa ciarla vien da
+Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, il quale aggiugne, da ciò
+essere proceduto che Severo, invece di
+ricompensar Leto, come gli altri generali,
+gli levasse nell'anno seguente la vita.
+Ora Leto, veggendo superiore Severo,
+con sì duro assalto piombò anch'egli
+addosso alle squadre di Albino, che finì
+di sconfiggerle. Ma immenso fu il numero
+de' morti e feriti non men dall'una
+che dall'altra parte; e se vogliam credere
+ad un'usata maniera di dire degli
+storici, il sangue scorreva a ruscelli nei
+fiumi, di maniera che se i vinti piansero,
+nè pure risero i vincitori. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron., ad annum 198.]</span>
+riferisce all'anno seguente tutta
+questa tragedia; ma è ben più verisimile
+ch'essa appartenga all'anno presente.
+</p>
+
+<p>
+La città di Lione, dopo la vittoria di
+Severo, divenne il teatro della crudeltà.
+Fin colà inseguì Severo i fuggitivi <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, ed
+<span class="pagenum"><a name="Page_669" id="Page_669"></a>[669]</span>
+entrate le sue genti in quella città, la
+misero a sacco, e poi la bruciarono.
+Erasi ritirato <i>Albino</i> in una casa sulle rive
+del Rodano. Allorchè prese la risoluzion
+di fuggire, non fu più tempo, perchè
+erano occupati i passi; però diede fine
+alla sua tragedia con uccidersi di propria
+mano <span class="fnote">[Capitolinus, in Albino.]</span>. Altri il dissero ucciso da' soldati,
+o pure da un servo, e condotto
+mezzo morto davanti a Severo, il quale
+ne mandò il capo a Roma, con lettere al
+senato, dolendosi forte in esse, perchè
+tanti de' senatori avessero portato amore
+a costui, e desiderato di vederlo vincitore:
+il che atterrì non poco quell'augusto
+corpo. Sfogò poscia Severo la rabbia
+sua contro il cadavero dell'estinto
+Albino <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>; perdonò bensì a tutta prima
+alla moglie e a due figliuoli di lui; ma da
+lì a poco li fece svenare e gittare nel
+Rodano. Aveva egli avuta l'attenzione
+di far occupar tutta la segreteria d'Albino,
+per conoscere i di lui corrispondenti.
+Quanti ne trovò fece di poi morire. Tutta
+la famiglia d'Albino, e i suoi nobili
+amici della Gallia e della Spagna, perderono
+la vita, sì uomini che donne. Altrettanto
+avvenne appresso in Italia, perchè
+non si perdonò a persona scoperta
+parziale dell'estinto Albino. Era implacabil
+Severo contro a tutti; e perchè
+uno de' nobili infelici, che suo malgrado
+si trovò involto nel partito contrario,
+gli dimandò <span class="fnote">[Aurelius Victor., in Breviario.]</span>, <i>cosa desidererebbe egli,
+se la fortuna gli fosse stata contraria, e
+si trovasse ora ne' panni di lui</i>: crudelmente
+gli rispose: <i>Soffrirei con pazienza
+quello che tu hai ora da sofferire</i> <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, e
+il fece ammazzare. Tutti i beni di coloro
+che Severo condannò a morte, furono
+confiscati ed applicati all'erario privato
+d'esso imperadore, a cui riuscì facile di
+premiare ed arricchire tutti i suoi soldati
+e i lor figliuoli, perchè si trattò d'incredibil
+confisco. Non tornò poi così tosto
+<span class="pagenum"><a name="Page_670" id="Page_670"></a>[670]</span>
+la quiete nella Gallia, essendovi restati
+dei partigiani d'Albino, che fecero testa,
+finchè poterono, con prevaler infine la
+maggior forza di Severo, il quale in questi
+tempi divise in due provincie la Bretagna,
+non la volendo più sotto il governo
+d'un solo. Poscia mossosi dalla Gallia
+a gran giornate, siccome suo costume
+era, sen venne a Roma, menando seco
+tutta l'armata per maggiormente atterrire
+i Romani, che tutti già tremavano,
+conoscendo che mal uomo fosse questo,
+e specialmente per le terribili lettere
+mandate innanzi. Entrò nella gran città,
+accolto con incessanti <i>Viva</i> dal popolo
+tutto laureato e in gala, e dal senato in
+corpo: acclamazioni nondimeno uscite
+dalla bocca, ma non dal cuore.
+</p>
+
+<p>
+Furono lieti questi primi giorni, perchè
+egli diede un suntuoso regalo al popolo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>,
+ed allargò la sua liberalità sopra
+i soldati, donando loro più di quello
+che mai avesse fatto alcuno de' suoi predecessori,
+con accrescere loro la porzione
+del grano, e conceder anche ad essi
+di poter portare anelli d'oro, e il tener
+mogli o pur donne in casa: cose non
+permesse dianzi dalla militar disciplina,
+e che servirono poi al loro lusso, e a
+snervar il vigore della milizia romana.
+Ma Severo, purchè si facesse amar dai
+soldati, null'altro curava, esigendo solamente
+d'esser temuto dagli altri. Andò
+poscia al senato, e confessa Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75. Herodianus, lib. 3.]</span>
+che un gran ribrezzo corse per l'ossa
+sue e di tutt'i suoi colleghi, allorchè lo
+udirono entrar nelle lodi di <i>Commodo
+Augusto</i>, di cui avea già cominciato ad
+intitolarsi fratello <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, inveendo contro
+al senato perchè avea caricato esso Commodo
+d'ignominia, e dicendo che la maggior
+parte d'essi senatori menavano una
+vita più scandalosa di lui, e al pari di
+lui facevano da gladiatori. Passò ad
+esaltare Silla, Mario e i primi anni del
+governo d'Augusto, ne' quali di gran
+<span class="pagenum"><a name="Page_671" id="Page_671"></a>[671]</span>
+faccende ebbero le mannaie e le scuri,
+pretendendo che questa fosse la maniera
+più sicura di quetare l'imperio, di estinguere
+le fazioni, di prevenir le ribellioni,
+e non già quella troppo dolce e pietosa
+di Pompeo e di Giulio Cesare, che fu la
+loro rovina <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviario.]</span>. Massime detestabili e
+contrarie alla vera politica; imperciocchè
+la crudeltà e l'eccessivo rigore fanno
+divenir segreti nemici anche gli amici;
+laddove la clemenza, adoperata a tempo,
+muta i nemici in amici, ed util pruova
+ne aveano sempre fatto i principi e buoni
+e saggi. Andarono a terminar questi
+tuoni in fulmini, perchè messe fuori le
+lettere scritte da vari senatori ad Albino,
+contò per grave delitto ogni menoma
+espression d'amicizia verso di lui. Perdonò,
+è vero, a trentacinque d'essi senatori
+per farsi credere clemente, e li
+trattò sempre da lì innanzi come amici;
+ma ne condannò senza processo a morte
+ventinove altri, fra' quali <i>Sulpiciano</i> suocero
+di Pertinace Augusto. Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>
+ne nomina fin quarantadue della principal
+nobiltà di Roma, la maggior parte
+stati consoli, o pretori, o in altre riguardevoli
+cariche. Erodiano dice di più <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>,
+cioè ch'egli levò dal mondo i più nobili
+e ricchi delle provincie, sotto pretesto
+che fossero fautori d'Albino, ma effettivamente
+per sete dei lor beni, perchè
+egli era non mai sazio di raunar tesori.
+Tra i fatti morire, uno fu <i>Erucio Claro</i> <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>,
+già stato console. Gli prometteva
+Severo la vita, purchè volesse rivelare
+ed accusare chi aveva tenuto la parte
+d'Albino; ma egli protestò che morrebbe
+più tosto mille volte, che di far sì
+brutto mestiere, e si lasciò in fatti uccidere.
+Non così operò <i>Giuliano</i>, che s'indusse
+a far quanto volle Severo, e si salvò.
+Caro nondimeno gli costò questa
+vile ubbidienza, perchè Severo il fece
+ben ben tormentare, acciocchè più giuridiche
+<span class="pagenum"><a name="Page_672" id="Page_672"></a>[672]</span>
+comparissero le di lui deposizioni.
+Osserva il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> che Tertulliano <span class="fnote">[Tertull., ad Martyres.]</span>
+vivente in Africa in questi tempi
+animava i martiri cristiani a sofferir i
+tormenti e la morte coll'esempio di tanti
+nobili romani che Severo avea sagrificati
+al suo furore, nè merito alcuno
+acquistavano colla lor pazienza. Imperciocchè
+sotto Severo infierì di nuovo la
+persecuzion de' Pagani contro chi professava
+la fede di Cristo. Ed appunto si
+crede che in quest'anno san <i>Vittore</i> papa
+celebre terminasse col martirio, e che a
+lui succedesse <i>Zefirino</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ad una specie di frenesia attribuì
+Sparziano <span class="fnote">[Spartian., in Sev.]</span> l'avere l'Augusto Severo
+preso ad onorar la memoria di <i>Commodo
+Imperatore</i>, con dichiararsi, come
+accennai, suo fratello: del che si truova
+memoria in qualche iscrizione. Volle
+egli inoltre che il senato suo malgrado
+decretasse gli onori divini a sì screditato
+Augusto: il che sempre più fa scorgere
+la pazzia di una religion tale, che
+dovea tener per dio un principe lordo
+di tutti i vizii. E fin qui era vivuto in
+pace quel Narciso atleta che strangolò
+Commodo. Severo, divenuto protettore
+e panegirista di Commodo, fece in quest'anno
+gittare costui nel serraglio dei
+lioni. Per essersi egli dichiarato fratello
+d'esso Commodo e figliuolo di Marco
+Aurelio <span class="fnote">[Dio, lib. 71.]</span>, <i>Pollenio Sebennio</i>, uomo avvezzo
+a proferir dei motti arguti, ebbe
+tanto animo di dire a Severo, <i>che si rallegrava
+con lui, perchè avesse trovato il
+padre</i>, quasi che il vero suo padre per
+la bassezza de' suoi natali non si sapesse.
+Pure il sì accorto Severo non si avvide
+della burla. Venne <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> appunto a trovarlo,
+non so dove, una sua sorella, maritata
+già poveramente in Leptis città dell'Africa,
+con un suo figliuolo; Severo la
+regalò da par suo, e creò anche senatore
+suo figlio; ma, vergognandosi ch'ella
+<span class="pagenum"><a name="Page_673" id="Page_673"></a>[673]</span>
+nè men sapesse parlar latino, la rimandò
+a casa. In breve tempo quel figliuolo
+terminò i suoi giorni. Secondo i conti di
+Sparziano, accrebbe Severo in quest'anno
+gli onori a Bassiano suo primogenito,
+appellato già Marco Aurelio Antonino,
+e da noi chiamato <i>Caracalla</i>, disegnandolo
+suo successore, e facendogli dare
+dal senato gli ornamenti imperiali. Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 3.]</span>
+vuole che il dichiarasse anche
+collega nell'imperio; intorno a che hanno
+disputato gli eruditi, e i più convengono
+doversi riferire all'anno seguente
+cotesti onori, non essendo già probabile,
+come vorrebbe il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron., ad hunc annum.]</span>, che Severo
+concedesse in quest'anno la tribunizia
+podestà a Caracalla, e che solo nel
+seguente gli fosse confermata dal senato.
+Gran tempo era che il senato faceva tutto
+quanto comandavano i dominanti Augusti,
+e bastava che aprissero la bocca
+per essere tosto ubbiditi. Sembra poi,
+secondo il suddetto Erodiano, che in
+quest'anno l'Augusto Severo, dopo essersi
+fermato per qualche tempo in Roma,
+marciasse di nuovo coll'armata in
+Oriente: del che mi riserbo di parlare
+nell'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCVIII" id="CXCVIII"></a>CXCVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Saturnino</span> e <span class="sc">Gallo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè non paiono ben sicuri i prenomi
+di <i>Tiberio</i> e di <i>Cajo</i>, dati da taluno
+a questi due consoli, io non ho posto se
+non i loro cognomi. Certamente non era
+molto in uso di notare i consoli col prenome
+e cognome, lasciando andare i lor
+nomi. O sia che l'Augusto Severo nell'anno
+precedente, o pure nel presente
+s'inviasse in Levante, certo è che egli
+si mosse per fare una nuova guerra in
+<span class="pagenum"><a name="Page_674" id="Page_674"></a>[674]</span>
+quelle parti. Sì Erodiano <span class="fnote">[Herodian., Histor., lib. 3.]</span> che Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>
+pretendono che niuna necessità
+vi fosse in questa guerra, ed averla Severo
+intrapresa unicamente per la sua
+capricciosa voglia di volere un trionfo,
+giacchè i Romani non solevano trionfare
+per le vittorie ottenute nelle guerre civili.
+Ma qui si truova la storia in gravi
+imbrogli, non tanto per determinare i
+tempi di tali imprese, che sono scuri e
+controversi fra gli scrittori moderni,
+quanto per esporre le imprese medesime,
+essendo troppo discordi fra loro
+Dione, Erodiano e Sparziano, cioè le uniche
+nostre scorte per gli affari di questi
+tempi. Dall'ultimo di questi scrittori
+abbiamo che Severo da Brindisi traghettò
+l'esercito in Grecia, e per terra
+continuando la marcia, arrivò in Soria.
+E qui Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> vien dicendo che, trovandosi
+occupato Severo nella guerra
+contro d'Albino, i Parti aveano agevolmente
+occupata la Mesopotamia, ed anche
+messo l'assedio alla città di Nisibi. Leto,
+che verisimilmente dopo la rotta data
+ad Albino, era stato spedito da Severo
+in quelle contrade, quegli fu che difese
+Nisibi. Però ecco contraddizione fra questo
+fatto e il dirsi da Erodiano e Sparziano
+che Severo, senza bisogno alcuno
+e per sola sete di gloria, entrò in questo
+nuovo cimento. E pur ciò è poco rispetto
+a quello che aggiugnerò. Scrive lo
+stesso Erodiano che il pretesto preso da
+Severo per tal guerra fu di vendicarsi
+del re d'Atra, che s'era dichiarato in
+favor di Pescennio Negro nella precedente
+guerra. Si partì egli dunque con
+pensiero di malmettere l'Armenia; ma
+prevenuto da quel re con regali, ostaggi
+e preghiere, comparve poi come amico
+in quel paese. Anche il re dell'Osroene
+<i>Abgaro</i> gli diede per pegno della sua fede
+i suoi figliuoli, e somministrò una gran
+copia di arcieri all'esercito romano. Poscia
+Severo, passato il paese degli Albeni,
+<span class="pagenum"><a name="Page_675" id="Page_675"></a>[675]</span>
+entrò nell'Arabia Felice (cosa dura da
+credere), e dopo aver espugnate molte
+città e castella, e dato il guasto a
+quelle contrade, si portò all'assedio di
+Atra, città fortissima, sì per le sue mura,
+come per essere situata sopra una montagna
+e guernita di bravi arcieri. Fecero
+una terribil difesa gli Atreni, bruciarono
+le macchine degli assedianti; perì quivi
+gran quantità di Romani per le spade e
+saette de' nimici, ma più per le malattie
+che entrarono nel loro campo. Però fu
+forzato l'imperadore a levar l'assedio
+con rabbia e confusione incredibile, perchè,
+essendo avvezzo alle vittorie, ora
+gli parve d'essere vinto, perchè non avea
+vinto. Dipoi voltò l'armi contra dei
+Parti. Così Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>. Dione, all'incontro,
+scrive <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, che i Parti, senza aspettar
+l'arrivo di Severo, se n'erano tornati
+alle case loro: e che Severo giunse a Nisibi,
+dove trovò che un grossissimo cignale
+avea buttato giù da cavallo ed ucciso
+un cavaliere. Trenta soldati appresso
+tanto fecero che uccisero quella bestia,
+e la presentarono a Severo, il quale
+non tardò a portar la guerra addosso ai
+Parti, chiamando <i>Vologeso</i> quel re che da
+Erodiano vien appellato <i>Artabano</i>. Succedette
+dipoi, secondo Dione, l'assedio
+infelice d'Atra. Ma perchè il medesimo
+storico mette due assedii di quella città,
+situata non so dire se nella Mesopotamia
+non lungi da Nisibi, o pur nell'Arabia,
+come vuole lo stesso Dione, pare
+che il primo si possa riferire all'anno
+presente; e tanto più perchè quell'autore
+lo mette intrapreso dappoichè Severo
+fu entrato in essa Mesopotamia. Noi
+abbiam le storie di Dione troppo accorciate
+e sconvolte da Sifilino.
+</p>
+
+<p>
+Staccatosi da Atra l'Augusto Severo,
+se pur sussiste l'assedio suddetto nell'anno
+presente, mosse l'armi contra
+de' Parti. Vuole Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, che imbarcatesi
+le di lui soldatesche, fossero
+<span class="pagenum"><a name="Page_676" id="Page_676"></a>[676]</span>
+per accidente trasportate dall'empito
+dell'acque nel paese d'essi Parti, mentre
+quel re se ne stava con tutta pace
+senza aspettare ostilità alcuna dai Romani;
+laddove Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> attesta che i Parti
+aveano poco prima fatto guerra nella
+Mesopotamia, e che Severo fece gran
+preparamento di barche leggere da mettere
+nell'Eufrate per assalire i medesimi
+Parti. Allorchè fu in ordine l'armamento
+navale, marciò l'armata romana, ed
+entrò in Seleucia e in Babilonia, abbandonate
+dai nemici, e poco appresso sorprese,
+o pur colla forza acquistò Ctesifonte,
+reggia in que' tempi de' Parti.
+Secondo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, ciò accade sul
+fin dell'autunno. Ne fuggì il re Vologeso,
+o sia Artabano, con pochi cavalli; furono
+presi i di lui tesori; permesso il sacco
+della città ai soldati, i quali, dopo un
+gran macello di persone, vi fecero centomila
+prigioni. Ma non si fermò molto
+l'imperadore in quella città per mancanza
+di viveri, e tornossene coll'armata
+piena di bottino indietro. Se non falla
+Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, ibidem.]</span>, fu in questa occasione
+che gli allegri soldati proclamarono collega
+nell'imperio, cioè <i>Imperadore Augusto</i>,
+<i>Marco Aurelio Antonino Caracalla</i>,
+primogenito d'esso imperador Severo, e
+<i>Cesare Geta</i> suo secondogenito. Ora dai
+più si crede che solamente nel presente
+anno Caracalla conseguisse questo onore,
+e, per conseguente, il differire la presa
+di Ctesifonte all'anno di Cristo 200, come
+han fatto il Petavio, il Mezzabarba
+e il Bianchini, non sembra appoggiato
+ad assai forti fondamenti. Ho io rapportata <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., Clas. XV, p. 1035,
+num. 6.]</span>
+un'iscrizione dedicata XIII. KAL.
+OCTOBR. SATVRNINO ET GALLO
+COS., cioè in quest'anno in cui Caracalla
+si vede appellato <i>Imperadore Augusto</i>, e
+dotato dell'<i>autorità tribunizia e proconsolare</i>.
+V'ha qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. imperat.]</span> che
+<span class="pagenum"><a name="Page_677" id="Page_677"></a>[677]</span>
+ci rappresenta Severo sotto quest'anno
+<i>Imperadore per la decima volta</i>; il che è
+segno (quando ciò sussista) della vittoria
+riportata contra de' Parti. Con magnifiche
+parole diede Severo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span> un distinto
+ragguaglio di queste sue vittorie al senato
+e popolo romano, e ne mandò anche
+la descrizione dipinta in varie tavolette
+che furono esposte in Roma. Nè
+fu minore la diligenza del senato in accordargli
+tutt'i più onorevoli titoli delle
+nazioni ch'egli diceva d'aver soggiogate;
+e l'adulazione inventò allora quello di
+<i>Partico Massimo</i>, che si comincia a trovar
+nelle iscrizioni e medaglie. A lui fu
+decretato il trionfo. Se crediamo al suddetto
+Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, senza saputa, non
+che consenso di Severo, seguì la proclamazione
+di <i>Caracalla Augusto</i>; e perchè
+il padre o seppe o s'immaginò ciò fatto
+perchè egli pativa delle doglie articolari,
+o pur delle gotte ne' piedi, nè potea ben
+soddisfare ai bisogni della guerra, salito
+sul trono, e fatti venir tutti gli uffiziali
+dell'armata, volea gastigar chiunque
+era stato autore di quella novità. Ognun
+d'essi si gittò ginocchioni, chiedendo
+perdono. Terminò questa scena solamente
+in dir egli: <i>Avete da conoscere
+in fine, essere la testa che comanda, e
+non i piedi.</i> Al Salmasio questa parve
+una frottola di Sparziano. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>
+cerca di renderla verisimile con dire
+che Caracalla dovette far questo maneggio
+per escludere Geta suo fratello: il
+che dispiacque a Severo. O pure che
+ciò potè accadere nell'ultima guerra da
+lui fatta nella Bretagna, siccome vedremo.
+Son plausibili le di lui riflessioni;
+ma come sarà poi vero che <i>Caracalla</i>
+acquistasse nell'anno presente il titolo
+d'<i>Augusto</i>?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_678" id="Page_678"></a>[678]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CXCIX" id="CXCIX"></a>CXCIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXCIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Cornelio Anulino</span> per la seconda
+volta, e <span class="sc">Marco Aufidio Frontone</span>.
+</p>
+
+<p>
+Di due assedii della città di Atra,
+siccome accennai, fatti dall'Augusto
+Severo, noi siamo accertati dallo storico
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>. Il primo, per attestato di Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>,
+dovrebbe appartenere all'anno
+precedente, assedio calamitoso
+ed insieme frustraneo all'armata romana.
+Funesto riuscì sopra tutto il medesimo
+a due de' primi e più valorosi uffiziali.
+L'uno fu <i>Giulio Crispo</i>, tribuno
+de' soldati pretoriani. Questi, perchè si
+trovava stanco per le fatiche militari, e
+in collera al vedere che l'imperadore,
+per l'ostinata sua ambizione e vanità,
+consumava tante truppe intorno a quell'inespugnabil
+fortezza, cominciò a cantar
+quei versi di Virgilio nel libro undecimo
+dell'Eneide, dove Drance si duole
+<i>che Turno fa perir senza ragione tanti
+de' suoi soldati</i>. Riferito ciò a Severo,
+non vi volle altro, perchè egli il facesse
+tosto ammazzare, con dar poi quel posto
+ad un semplice soldato appellato Valerio,
+stato accusatore dello stesso Crispo. L'altro
+fu <i>Leto</i>, quel medesimo che già vedemmo
+principal autore della vittoria
+riportata da Severo contra di Albino;
+L'amavano forte i soldati, e perchè un
+dì non voleano combattere, se non erano
+guidati da lui, tal gelosia prese Severo
+per cagione di tanta parzialità mostrata
+da quella gente al suo generale,
+che a lui fece torre la vita. Dione ci
+rappresenta questo personaggio per uomo
+di rara prudenza negli affari civili,
+e di non minor prodezza nei militari,
+con attribuire l'indegna sua morte, non
+già all'aver egli meditato de' tradimenti
+<span class="pagenum"><a name="Page_679" id="Page_679"></a>[679]</span>
+nella battaglia di Lione, come asserisce
+Erodiano e il suo seguace Sparziano,
+ma solamente all'abbominevole invidia
+ed inumanità di Severo. Ne ebbe poi tal
+rossore lo stesso Severo <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, che si diede
+a volere far credere che Leto contra
+sua volontà era stato ucciso dai soldati.
+Tornò dunque <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> nell'anno presente
+esso imperadore all'assedio di Atra, dopo
+aver fatta gran provvisione di viveri
+e di macchine, perchè nulla a lui parea
+di aver fatto, se non superava quella
+forte rocca. Ma Iddio avea destinato
+questa medesima città per umiliare l'orgoglio
+di Severo. Vi perdè egli intorno
+anche questa volta un numero grande
+di milizie, e i nemici con bitume acceso
+fecero un falò di tutte le di lui macchine
+di legno, a riserva delle fabbricate da
+Prisco, ingegnere famoso di Nicea. Contuttociò
+essendo caduta una parte del
+muro esteriore, allorchè l'esercito a tal
+vista incoraggito dimandava di andare
+all'assalto, Severo nol volle, e fece sonar
+la ritirata. Ne fu data la colpa
+alla somma sua avarizia, perchè voce
+correa che in quella città si chiudessero
+immensi tesori, e massimamente
+in un tempio del Sole, che quivi era
+in gran venerazione; e Severo si figurava,
+che esponendo gli Atreni bandiera
+bianca, si avrebbe egli ingoiate
+tutte quelle ricchezze. Ma gli Atreni
+niun segno fecero di volersi dare; anzi
+la notte rifabbricarono, il meglio che
+poterono, la caduta muraglia. Venuto
+il dì seguente, Severo, trovate fallite
+le sue idee e fumando di collera, comandò
+all'esercito di dar l'assalto,
+ma niuno de' soldati europei il volle ubbidire,
+amareggiati troppo dalla vittoria
+loro tolta di mano nel dì innanzi dalla
+<span class="pagenum"><a name="Page_680" id="Page_680"></a>[680]</span>
+insaziabilità di Severo. Per forza v'andarono
+i Soriani; ma gran sangue costò
+loro l'ubbidienza, e la città tenne forte.
+Tanta fu allora l'agitazion di Severo al
+vedere l'ammutinamento nei soldati, che
+essendo venuto uno de' suoi capitani a
+domandargli solamente cinquecento cinquanta
+soldati, co' quali si prometteva di
+entrar nella città, non potè contenersi
+dal dire a sentita d'ognuno: <i>Ma onde
+prenderemo noi tanta gente?</i> Sicchè,
+dopo venti giorni d'infelice assedio egli
+più che prima malcontento di sè stesso
+lasciò Atra in pace. Potrebbe essere che
+questo assedio appartenesse ad uno dei
+seguenti anni: a buon conto qui ne ho
+fatta menzione. Che fossero o pur fossero
+stati dei rumori di guerra anche
+in Palestina verso questi tempi, si può
+dedurre da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, il quale all'anno
+quinto di Severo mette il cominciamento
+di una guerra nella Giudea e nella
+Samaria. E che guerra appunto facessero
+quivi i Romani, possiam raccoglierlo
+da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Sev.]</span>, il quale scrive
+avere il senato romano accordato a Caracalla
+Augusto di lui figliuolo il <i>Trionfo
+Giudaico</i>, a contemplazione ancora delle
+felici imprese della Soria. Qual altra azione
+facesse in Oriente l'Augusto Severo,
+nol saprei dire, restando esse in
+troppa caligine involte, e senza poter
+noi accertare i tempi, ne' quali accaddero.
+Ma essendovi qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, in
+cui esso Severo comparisce nell'anno
+presente acclamato <i>Imperadore per l'undecima
+volta</i>, questo ci reca indizio di
+qualche vittoria riportata in esso anno.
+Nella Cronica di Eusebio è scritto che
+Severo in questi tempi talmente domò
+anche gli Arabi <i>interiori</i>, che formò
+una provincia romana del loro paese.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_681" id="Page_681"></a>[681]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CC" id="CC"></a>CC</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CC</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tiberio Claudio Severo</span> e <span class="sc">Cajo
+Aufidio Vittorino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Una bella iscrizione si vede in Roma,
+scoperta negli anni addietro, e da me
+rapportata nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 347.]</span>. Fu
+essa dedicata nel primo dì di aprile, SEVERO
+ET VICTORINO COS., cioè nell'anno
+presente, da una compagnia di
+soldati ritornata dalla spedizione contro
+i Parti, <i>per la salute, per l'andare e ritornare,
+e per la vittoria degl'imperadori
+Severo</i>, il qual si chiama dotato della
+<i>podestà tribunizia VIII</i>, ed <i>imperadore
+per l'undecima volta</i>, e di <i>Marco Aurelio
+Antonino</i> cioè Caracalla, al quale si attribuisce
+la <i>Podestà Tribunizia III</i>. Dal che
+apparisce che prima delle calende dell'anno
+198, Caracalla avea conseguita
+la podestà tribunizia. Fu di parere il Petavio,
+seguitato dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> e dal
+Bianchini, che in quest'anno si facesse
+la guerra partica, e succedesse ora solamente
+la presa di Seleucia, Babilonia e
+Ctesifonte. E veramente rapporta esso
+Mezzabarba monete, dove si legge VICTORIA
+PARTHICA MAXIMA, da lui
+credute spettanti a questo anno. Ma, oltre
+all'osservarsi che alcune di esse possono
+appartenere anche agli anni precedenti,
+perchè accompagnate dal numero
+della podestà tribunizia, conviene avvertire
+che non nelle sole monete dell'anno,
+in cui succedeano le vittorie degli imperadori,
+si truova menzione delle medesime
+vittorie, ma in alcune ancora degli
+anni susseguenti, e però non si può far capitale
+di sì fatta nozione. All'incontro a
+dimostrare che prima di quest'anno succedessero
+le imprese suddette contra
+de' Parti, bastar dovrebbe l'osservare
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_682" id="Page_682"></a>[682]</span>
+che Severo anche nel precedente anno
+era <i>Imperadore per l'undecima volta</i>,
+e nel presente non più che tale comparisce
+nelle monete: laonde non è da
+credere che a quest'anno sia da riferir
+la guerra e la vittoria riportata contra
+dei Parti. Ma e che operò Severo in Oriente
+in questi tempi? Noi non troviamo
+che oscurità. A me dunque sia lecito di
+riferir qui ciò che forse non disconviene
+al presente anno. Una delle applicazioni
+di Severo <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, allorchè andava girando
+per le città d'Oriente, era d'indagare
+chiunque fosse stato amico o parziale di
+Pescennio Negro, tanto tempo prima
+ucciso, sempre con la mira d'occupar
+le loro sostanze: perchè in ciò non si
+dava mai posa la di lui avarizia. Dico
+ciò, seguitando Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Sever.]</span>, che per
+altro Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span> storico più fidato attesta,
+non aver Severo fatto ammazzare alcuno
+per avidità della roba loro. Certo è
+che in questi tempi molte persone, accusate
+della parzialità suddetta, furono da
+lui private di vita, <i>graspugliando egli
+dopo la vendemmia</i>, come dice Tertulliano <span class="fnote">[Tertullianus, in Apologet., cap. 35.]</span>.
+<i>Plauziano</i>, prefetto del pretorio,
+della cui malvagità parleremo fra poco,
+o era l'autore di tutte queste iniquità, o
+almeno andava maggiormente attizzando
+alla crudeltà Severo; e verisimilmente
+le stesse ricerche non si ometteano in
+Roma e nelle provincie europee <span class="fnote">[Spart., in Sev. et in Geta.]</span>. Raccontasi,
+che mentre si facea cotal persecuzione
+ai partigiani di Negro e di Albino,
+per la quale diceva Severo ai suoi figliuoli
+<i>di liberarli dai nemici</i>; il giovine Caracalla
+ne mostrava piacere ed aggiugneva,
+<i>doversi anche far morire i figli di costoro</i>.
+Allora Geta, minor suo fratello, dimandò
+se costoro aveano de' parenti. <i>Molti</i>, rispose
+Severo. E Geta: <i>Molti ancora avremo
+che ci odieranno.</i> Poi voltatosi a Caracalla,
+gli disse: <i>Se voi non perdonate a chi
+<span class="pagenum"><a name="Page_683" id="Page_683"></a>[683]</span>
+che sia, potrete benanco ammazzar vostro
+fratello</i>; il che fu una predizione di quel
+che poscia avvenne. Notò il padre queste
+savie parole del fanciullo, e gli piacquero;
+ma profittar non seppe per la prepotenza
+del suddetto <i>Plauziano</i> e di <i>Giuvenale</i>
+prefetti del pretorio, intenti troppo
+a far buona borsa colle altrui calamità.
+Perderono ancora molti la vita, accusati
+di aver interrogato gl'indovini caldei
+intorno alla salute degl'imperadori. A
+quest'anno scrive Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, che furono
+fabbricate in Antiochia e in Roma le
+Terme di Severo Augusto e il Settizonio.
+Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Sever.]</span> non parla se non delle
+Terme romane e del Settizonio, fabbrica
+di gran magnificenza, intorno al sito e
+all'impiego della quale disputano tuttavia
+gli eruditi, credendolo alcuni un mausoleo,
+ed altri un edifizio ad uso civile.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCI" id="CCI"></a>CCI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Annio Fabiano</span> e <span class="sc">Marco Nonio
+Arrio Muciano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Che così s'abbia a scrivere il nome
+del secondo console, apparisce da una
+iscrizione della mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 348, n. 5.]</span>. Nè
+pur sappiamo qual cose si andasse facendo
+in Levante l'Augusto Severo nell'anno
+presente. Dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> risulta, che
+egli circa questi tempi cominciò ad usare
+il titolo di <i>Pio</i>, che frequente poi si osserva
+da lì innanzi. Stava pur male ad
+un imperador sì crudele e spietato un sì
+bel titolo. Quello di <i>Pertinace</i>, perchè
+egli era proverbiato a cagion d'esso,
+andò a poco a poco in disuso. Abbiamo
+inoltre da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Sever.]</span>, che soggiornando
+esso Severo in Antiochia, diede la toga
+<span class="pagenum"><a name="Page_684" id="Page_684"></a>[684]</span>
+virile a <i>Caracalla Augusto</i> suo figliuolo.
+S'è vero, come pretende il padre Pagi,
+che Caracalla <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> fosse nato nell'anno
+188, nel dì 6 d'aprile, egli anticipò
+d'un anno questa funzione, non solendo
+i Romani prendere essa toga se non
+compiuto l'anno quattordicesimo della
+loro età. Disegnò ancora sè stesso console
+per l'anno prossimo venturo, prendendo
+per collega in esso consolato il
+medesimo Caracalla. So io molto bene
+che Sparziano riferisce all'anno seguente
+l'andata di Severo Augusto in Egitto:
+nel che è seguito da insigni scrittori.
+Ma non essendo Sparziano in tanti altri
+punti uno scrittore sì esatto, come ognun
+confessa, io chieggo licenza di riferir
+questo viaggio all'anno presente, perchè
+vo credendo che gl'imperadori nel seguente
+anno ritornassero a Roma più
+presto di quel che credono alcuni. Abbiamo
+dunque da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, che terminato
+infelicemente l'assedio di Atra, lo
+Augusto Severo andò in Palestina. Quivi
+perdonò ai Giudei ch'erano stati parziali
+di Pescennio Negro <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, e fece molti
+regolamenti pel governo di quel paese;
+ma con proibire sotto rigorose pene
+che alcuno potesse abbracciare la religione
+giudaica, e stese questo divieto
+anche alla cristiana. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> nell'anno
+seguente mette la quinta persecuzion
+de' Cristiani. Il resto nondimeno, come
+fu pubblicato da Gioseffo Scaligero, non
+è sicuro; imperciocchè nella Cronica
+Alessandrina <span class="fnote">[Chronic. Paschal., Tom. II, Hist. Byz.]</span> sotto questi consoli, e
+non già sotto i seguenti, vien riferita la
+suddetta persecuzione, per cui moltissimi
+fedeli riceverono la corona del martirio.
+Per altro può essere che la medesima
+cominciasse in quest'anno, e
+crescesse di poi nel seguente. Quindi
+passò Severo in Egitto, dove, dopo aver
+visitato il sepolcro di Pompeo, si portò
+<span class="pagenum"><a name="Page_685" id="Page_685"></a>[685]</span>
+ad Alessandria. Abbiamo da Suida <span class="fnote">[In Excerpt. Suidae, Tom. I, Hist. Byz.]</span>,
+che, nell'entrare in quella città, egli osservò
+un'iscrizione con queste parole
+in greco, che qui rapporto in latino: DOMINI
+NIGRI EST HAEC CIVITAS. Se ne
+turbò egli forte, ma gli spiritosi Alessandrini
+risposero tosto, <i>contener essa iscrizione
+verità, perchè quella città era del signore
+di Pescennio Negro</i>; e Severo se
+ne contentò. Lo creda chi vuole. Poco
+verisimile è quella iscrizione, e troppo
+stiracchiata l'interpretazione. Trattò Severo
+gli Alessandrini assai bene. Nei
+tempi addietro il solo governatore cesareo
+amministrava quivi la giustizia.
+Concedette loro <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> che avessero da lì
+innanzi il loro senato, e che giudicassero
+delle cause, a mio credere, civili. Fece
+anche altre mutazioni in lor favore. Poscia
+imbarcatosi sul Nilo, volle visitar
+tutte le città ed i luoghi più celebri di
+quella fortunata provincia, e massimamente
+Menfi, le Piramidi, il Labirinto e
+la statua di Mennone. Soleva poi ricordarsi
+con piacere di questo suo pellegrinaggio,
+per aver veduto tante belle
+memorie, tanti diversi animali, e il culto
+di quelle deità, massimamente ne' templi
+memorabili di Serapide. Nulla vi fu di
+cose sacre o profane <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>, e specialmente
+delle più recondite, delle quali non volesse
+essere ben informato: ma portò
+via da essi templi quanti libri potè mai
+trovare, contenenti dei segreti. Fece
+chiudere il sepolcro di Alessandro, in
+maniera che niuno da lì innanzi potesse
+mirare il di lui corpo, nè leggere le
+iscrizioni ivi contenute. Sul supposto
+intanto che tal suo viaggio si facesse
+nell'anno presente, egli di là partito
+verso il principio del verno, arrivò ad
+Antiochia, e quivi passò la seguente fredda
+stagione. Che poi in questo anno Caracalla,
+come vuole il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron., ad hunc annum.]</span>,
+celebrasse il suo trionfo giudaico, allora
+<span class="pagenum"><a name="Page_686" id="Page_686"></a>[686]</span>
+c'indurremo a crederlo che ci sarà dimostrato
+che gli Augusti trionfassero
+fuori di Roma. A Roma certamente non
+tornarono in quest'anno gl'imperadori.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCII" id="CCII"></a>CCII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Settimio Severo Augusto</span> per la
+terza volta, e <span class="sc">Marco Aurelio Antonino
+Caracalla Augusto</span>.
+</p>
+
+<p>
+Perchè sul principio di quest'anno
+soggiornavano tuttavia in Antiochia i
+due Augusti, quivi perciò diedero principio
+al loro consolato. Di là poi, secondo
+Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, andò Severo in Egitto;
+ma, a tenore della mia supposizione,
+egli non aspettò la primavera a mettersi
+in viaggio per tornare dopo tanto tempo
+in Europa e a Roma. Certo è ch'egli
+fece questo viaggio per terra nella Bitinia,
+arrivò a Nicea, e passò il mare allo
+stretto del Bosforo Tracio. Perciò potrebbe
+essere che succedesse allora ciò
+che racconta Suida <span class="fnote">[Excerpt. Suidae, Tom. I, Histor. Byz.]</span>, cioè che arrivato
+a Bisanzio, gli vennero incontro quei
+cittadini con corone di ulivo in capo gridando:
+<i>Viva</i>, e dimandando loro vita e
+grazia. Li sottopose ben egli di nuovo a
+Perinto, ma perdonò loro, ed ordinò che
+quivi si fabbricasse l'anfiteatro coi portici
+per le cacce, e un circo magnifico
+con dei bagni nel tempio di Giove appellato
+Seusippo. Rifabbricò ancora il pretorio.
+Tutte queste fabbriche furono bensì
+cominciate sotto Severo, ma Caracalla
+suo figliuolo quegli fu poi che le perfezionò.
+Passando per la Tracia, si può credere
+che allora <i>Massimino</i>, il qual fu poi
+imperadore, fosse conosciuto per la prima
+volta da Severo Augusto <span class="fnote">[Capitol., in Maximino.]</span>; perchè
+celebrandosi il dì natalizio di Geta suo
+figliuolo nel dì 27 di maggio, Massimino
+<span class="pagenum"><a name="Page_687" id="Page_687"></a>[687]</span>
+allora pastore fece di gran pruove nei
+giuochi, allora celebrati dall'armata per
+ordine dell'imperadore. Abbiamo da Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 3.]</span>
+che Severo, in transitando
+per la Mesia e per la Pannonia, diede la
+mostra a quegli eserciti; e di là poi continuando
+il viaggio, pervenne in Italia, e
+finalmente in Roma. Entrò nell'augusta
+città, secondo Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, colla sola
+ovazione, cioè con una solennità minore
+del trionfo; ma Erodiano ci fa abbastanza
+intendere, ch'egli col figliuolo Caracalla
+veramente trionfò fra gl'incessanti
+viva e plausi del popolo; fece anche delle
+magnifiche feste, dei sagrifizii e spettacoli
+suntuosissimi, e diede ad esso popolo un
+ricchissimo congiario.
+</p>
+
+<p>
+Prima nondimeno di spiegar meglio
+in che consistessero quelle grandiose feste,
+convien avvertire che il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>
+in questo medesimo anno mette
+insieme l'andata di Severo Augusto da
+Antiochia in Egitto, il suo ritorno in Italia,
+il trionfo e le nozze di Caracalla: il che
+non può mai stare, considerato il tempo
+che si dovette spendere in tante ricerche
+fatte da Severo in Egitto, e la sterminata
+lunghezza de' viaggi fatti tutti per terra,
+e coll'accompagnamento di un'armata.
+Però il Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baronii ad annum seq.]</span> e il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> differirono
+all'anno seguente l'arrivo a Roma
+di Severo e il suo trionfo, con riferir al
+presente il suo viaggio e la sua dimora
+in Egitto. Crede anche esso padre Pagi
+di ricavar ciò da più di una medaglia, dove
+si legge ADVENT. AVGVSTOR., correndo
+la <i>Podestà Tribunizia X</i> di Severo,
+che terminava nel dì 13 d'aprile dell'anno
+seguente. A me all'incontro più verisimile
+sembra che nel precedente anno
+Severo fosse in Egitto, e nel presente arrivasse
+a Roma. Quelle stesse medaglie
+convengono più al presente che al susseguente
+anno, come ancora conghietturò
+<span class="pagenum"><a name="Page_688" id="Page_688"></a>[688]</span>
+il Mezzabarba, giacchè la tribunizia podestà
+decima di Severo ebbe, per confession
+del Pagi, principio nel dì 13 di aprile
+di quest'anno. Quel che è più, riconosce
+il Pagi preso il consolato dagli Augusti
+in quest'anno, perchè Severo era entrato
+nel decennio del suo imperio, e Caracalla
+nel quinquennio, volendo poi, contra le
+stesse sue regole, ch'essi Augusti differissero
+le feste e i voti decennali e quinquennali
+nel seguente anno. Se avessero
+voluto differir tali feste, doveano anche
+riserbare il consolato al seguente
+anno. Però è da credere più tosto che
+tali solennità si facessero in questo, essendo
+essi consoli. Inoltre Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> scrive
+che Severo, allorchè fu entrato nel
+decimo anno del suo imperio, diede al
+popolo quel superbo congiario, e questo
+senza dubbio gliel diede in Roma. Ma
+avendo noi veduto che nell'aprile di
+quest'anno cominciava l'anno suo decimo,
+in esso ancora dovettero succedere le
+feste suddette. Il Tillemont pensa che Severo
+arrivasse a Roma verso il fine di
+maggio dell'anno seguente. Ma se lo ADVENT.
+AUGUSTOR., segnato nelle medaglie
+significa l'arrivo succeduto, correndo
+la podestà tribunizia <i>decima</i>, non può sussistere
+tale opinione, perchè, secondo i
+conti del padre Pagi, allora Severo godeva
+dell'<i>undecima</i>. Ora noi abbiamo da
+Dione, che in questi tempi si vide nel
+pubblico anfiteatro un crudel combattimento
+di donne; ed avendo esse dipoi
+caricato di villanie le nobili matrone romane,
+uscì un proclama, che da lì innanzi
+non fosse permesso alle donne il far da
+gladiatori. Aggiugne esso storico, che pel
+ritorno di Severo, pel suo decennio e
+per le sue vittorie si fecero varii spettacoli
+in Roma, cioè di combattimenti e
+cacce di fiere. Sessanta cignali di Plauziano
+in un dì si azzuffarono insieme, e
+furono uccise altre bestie, fra le quali un
+elefante e una crocota, non mai più veduta
+in Roma. Fattasi una macchina
+nell'anfiteatro a guisa di nave, questa si
+<span class="pagenum"><a name="Page_689" id="Page_689"></a>[689]</span>
+sciolse, e ne uscirono orsi, lionesse, pantere,
+struzzoli, asini selvatici e bissonti.
+Per sette dì durarono le feste, e in cadaun
+giorno cento fiere uccise diedero sollazzo
+al popolo. Il congiario dato da Severo
+al popolo, e il donativo ai soldati, fu di
+dieci monete d'oro per cadauno a misura
+degli anni del suo principato: del
+che si compiaceva egli, perchè niuno dei
+suoi predecessori era giunto a sì eminente
+liberalità. A queste feste accrebbe
+decoro l'aver anche l'<i>Augusto Caracalla</i>
+presa in moglie <i>Fulvia Plautilla</i>, figliuola
+di <i>Plauziano</i>, favorito di Severo, di cui
+parlerò nell'anno seguente. Diede egli
+tanto in dote ad essa sua figliuola, che,
+per attestato di Dione, sarebbe stato sufficiente
+a maritar cinquanta regine. E si
+videro passar per la piazza le portate
+degli arredi ed ornamenti, che empierono
+tutti di maraviglia. Un convito di
+magnificenza incredibile fu dato nel palazzo,
+dove non si potè immaginar vivanda,
+o romana o barbarica, che vi si
+desiderasse <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>. Per tali nozze Severo
+disegnò console per l'anno venturo <i>Plauziano</i>.
+Adunque le medesime si celebrarono
+nell'anno presente, e non già nel
+seguente. Una cometa e un terribil incendio
+del monte Vesuvio, che si videro
+in questi tempi, siccome poco usati effetti
+della natura, somministrarono occasione
+di predir novità e malanni, a chi ridicolosamente
+vuol pescare ne' libri dello
+avvenire. In quest'anno ancora i due
+Augusti ristorarono l'insigne fabbrica
+del Pantheon, come si raccoglie dalla
+iscrizione riferita dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consular.]</span>, dal
+Grutero e da altri <span class="fnote">[Vignolius, Dissert. II.]</span>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_690" id="Page_690"></a>[690]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCIII" id="CCIII"></a>CCIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Fulvio Plauziano</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Publio Settimio Geta</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Geta</i>, secondo fra questi consoli, vien
+comunemente creduto, non già il figliuolo,
+ma il fratello dell'imperador Severo.
+Quanto a <i>Plauziano</i>, egli era suocero di
+Caracalla Augusto, e il primo mobile
+della corte cesarea. Hassi dunque a sapere
+che costui, riputato da alcuni parente
+del medesimo imperadore, ma
+certamente nativo della stessa città di
+Leptis in Africa <span class="fnote">[Dio, lib. 75. Herodianus, lib. 3.]</span>, cioè della patria
+dello stesso Augusto, benchè uscito dalla
+feccia del popolo, talmente s'andò insinuando
+nella grazia di Severo, ch'egli
+non mirava con altri occhi che con quei
+di Plauziano. Si dà un certo ascendente
+di persone nel mondo, per cui arrivano
+anche persone vili e di niun merito a
+farla da signori sopra le teste de' migliori,
+e dei più grandi ed intendenti. N'era Severo
+così innamorato, che non sapea
+vivere senza di lui, e considerava di morir
+prima egli che Plauziano. Il creò prefetto
+del pretorio, e senza di lui nulla faceva;
+pareva anzi che Plauziano fosse l'imperadore
+(tanto era la di lui potenza), e che
+Severo la facesse da prefetto del pretorio.
+Non v'era segreto dell'imperadore che
+Plauziano nol sapesse; e, per lo contrario,
+niun arrivava a sapere i segreti di
+Plauziano. Nei viaggi fatti in Oriente da
+Severo, anch'egli si trovò sempre ai
+fianchi dell'imperadore; a lui toccava di
+ordinario il miglior alloggio, a lui i cibi
+più squisiti, di modo che, essendo Severo
+in Nicea di Bitinia, se volle un pesce mugile
+(cefalo creduto da alcuni), mandò a
+dimandarlo a Plauziano. E nella città di
+Tiane in Cappadocia essendosi infermato
+esso Plauziano, fu a visitarlo Severo, ma
+<span class="pagenum"><a name="Page_691" id="Page_691"></a>[691]</span>
+senza che le guardie dello stesso Plauziano
+permettessero d'entrare a quei del
+suo seguito. Della sua ribalderia non si
+può dire abbastanza. Era giunto costui
+ad un'immensa ricchezza per li tanti beni
+confiscati, a lui donati da Severo; e pure
+non sapendo mai saziarsi l'insaziabil sua
+avarizia, ad altro non attendeva che a
+far sempre nuovi bottini. Per istigazione
+principalmente di lui furono fatti morir
+da Severo tanti benestanti, nè v'era provincia
+o città, dov'egli fosse capitato, che
+non restasse spogliata del meglio da costui,
+senza perdonarla nè pure ai templi,
+contandosi fra le altre sue ruberie, che
+egli portò via i cavalli del Sole dall'isole
+del mar Rosso. Credevasi, in una parola,
+che egli possedesse più roba che lo stesso
+imperadore e i suoi figliuoli. Dello
+orgoglio suo non occorrerebbe dire.
+Quando usciva per città, andavano innanzi
+i suoi col bastone alla mano a far
+ritirare ognun dalla strada, ordinando
+che tutti tenessero gli occhi bassi, nè il
+riguardassero, come si fa alle sultane in
+Levante. Perciò egli era più temuto che
+lo stesso imperadore; e i soldati e i senatori
+non giuravano che per la di lui
+fortuna. Pubbliche preghiere si faceano
+per la di lui conservazione; e più
+statue a lui furono alzate in tutte le provincie,
+che allo stesso Severo, e fino in
+Roma, ed anche coll'autorità del senato.
+Severo o non sapeva tutto, o sofferiva
+tutto; tanto era il predominio che costui
+aveva preso sopra di lui.
+</p>
+
+<p>
+Già abbiam detto che Severo fece
+sposar <i>Plautilla</i>, figliuola d'esso Plauziano,
+a Caracalla Augusto suo figlio; e per
+maggiormente onorar questo suo favorito,
+il creò console nell'anno presente,
+con far due novità. L'una fu, che avendolo
+dianzi dichiarato console onorario,
+con solamente conferire a lui gli ornamenti
+consolari, quantunque non fosse
+stato veramente console, pur volle che
+venisse chiamato <i>console per la seconda
+volta</i>. L'altro fu, che il grado di prefetto
+del pretorio non si concedeva allora, se
+<span class="pagenum"><a name="Page_692" id="Page_692"></a>[692]</span>
+non a' cavalieri, cioè a quei dell'ordine
+equestre: il consolato solamente a chi
+era senatore. Volle Severo che Plauziano
+nello stesso tempo procedesse console,
+e ritenesse anche il posto di prefetto del
+pretorio. Due erano allora i prefetti di
+esso pretorio <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Vales.]</span>, cioè l'uno esso <i>Plauziano</i>
+e l'altro <i>Emilio Saturnino</i>. Plauziano,
+a cui non piaceva d'aver compagni in
+quella importante carica, fece ammazzar
+l'altro. Cotanto si teneva egli sicuro del
+suo potere e padrone dell'imperadore,
+che niun rispetto mostrava per <i>Giulia
+Augusta</i>; anzi la maltrattava, e ne diceva
+male tuttodì allo stesso imperadore, con
+aver anche tormentate delle nobili donne,
+per ricavar loro qualche trascorso della
+medesima; di maniera che Giulia, abbandonati
+tutti i divertimenti, cominciò allora
+a studiar la filosofia morale, e a
+conversar solamente con persone dotte.
+Ci vien anche dipinto costui da Dione
+per uomo di sfrenata libidine, col non
+voler nello stesso tempo che sua moglie
+conversasse con alcuno, e nè pur fosse
+visitata dall'imperadore o dall'imperadrice.
+Aggiugnevasi a sì fatti vizi anche una
+intemperanza somma, perchè empieva
+così forte il sacco, che non potendo digerir
+tanta copia di cibo e di vino, ricorreva
+per lo più al recipe di rigettarlo.
+Per tali eccessi nondimeno, ma più per la
+paura di Caracalla suo genero, questo sì
+potente personaggio, questo gran favorito
+si vedeva sempre pallido e tremante.
+Motivo di gravi dicerie contra di lui fu
+ancora l'aver egli contra le leggi romane
+fatto castrare cento buoni cittadini romani,
+parte fanciulli e giovinetti, parte
+ancora ammogliati, acciocchè servissero
+da eunuchi a Plautilla sua figliuola, maritata,
+come dicemmo, all'Augusto Caracalla.
+Tale era in questi tempi Plauziano
+prefetto del pretorio e console. Il
+Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Cons.]</span> e il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> crederono
+<span class="pagenum"><a name="Page_693" id="Page_693"></a>[693]</span>
+che costui nell'anno presente fosse ucciso,
+perchè si trova una legge data sotto
+il solo <i>Geta</i> console. Ma non può stare,
+da che sappiamo ch'esso Geta morì prima
+di Plauziano. Certo è bensì che in
+quest'anno fu dedicato in Roma il superbo
+arco trionfale di Severo, tuttavia
+esistente, ma corroso dal tempo. Nella
+iscrizione <span class="fnote">[Panvinius, Gruterus, Bellorius et alii.]</span> ivi posta, Severo ha l'<i>undecima</i>,
+e Caracalla la <i>sesta tribunizia
+podestà</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCIV" id="CCIV"></a>CCIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Fabio Settimio Cilone</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Flavio Libone</span>.
+</p>
+
+<p>
+Gran figura fece sotto Severo e sotto
+Caracalla questo <i>Libone</i> console. Egli fu
+prefetto di Roma, ed ebbe molti altri
+impieghi, come c'insegna un'iscrizione
+a lui posta e riferita dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Cons.]</span> e
+dal Grutero. Ancorchè poi non apparisca
+chiaro, se a questo o al seguente anno
+appartenga la morte di <i>Plauziano</i>
+favorito di Severo, mi fo lecito io di
+rammentarla qui. Un anno prima che
+succedesse la di lui caduta, Severo finalmente
+avea cominciato a mirar di mal
+occhio tante statue poste a costui in Roma
+stessa; e perciò ne fece fondere alcune
+che doveano essere di bronzo. Un gran
+dire ne fu; volò questa voce per le provincie <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>,
+ingrandita, secondo il solito,
+per istrada: <i>Plauziano non è più in grazia,
+Plauziano è morto.</i> Di qui avvenne
+che molti atterrarono le di lui statue,
+e male per loro, perchè Severo volea ben
+abbassare alquanto l'albagia di Plauziano,
+ma non dargli il tracollo; e perciò
+que' tali processati, perderono la vita. Ed
+uno d'essi fu <i>Racio Costante</i>, governatore
+allora della Sardegna, ch'era corso
+<span class="pagenum"><a name="Page_694" id="Page_694"></a>[694]</span>
+troppo presto a creder vera quella voce.
+Trattossi la di lui causa in Roma alla
+presenza di Severo e di molti senatori,
+uno de' quali era <i>Dione</i>. E fu allora che
+si sentì dire l'avvocato che arringava
+contra d'esso Costante, qualmente <i>sarebbe
+più tosto caduto il cielo, che l'imperador
+Severo facesse alcun male a Plauziano</i>;
+e Severo stesso confermò con
+altre parole quanto avea detto quell'oratore.
+Parea dunque sopra un'immobil
+base assicurata la fortuna di costui. Ma
+venne all'ultimo della vita, probabilmente
+in questo anno, <i>Settimio Geta</i>, fratello
+dell'imperadore, uomo che odiava forte
+Plauziano; ed avendogli fatta una visita
+l'Augusto fratello, trovandosi Geta in
+istato di non temer da lì innanzi di quell'empio
+ministro, ne disse quanto male
+potè a Severo, scoprendogli quel che ne
+diceva il pubblico, e qual disonore a lui
+venisse dal tener sì caro un sì cattivo
+arnese. Aprì allora Severo alquanto gli
+occhi, e, dopo aver fatto mettere nella
+piazza la statua del defunto fratello, cominciò
+a non far più tanto onore a Plauziano,
+anzi si diede a sminuire la di lui
+potenza. Non avvezzo a questi bocconi
+di corte Plauziano, ne attribuiva la cagione
+ai mali uffizii di <i>Caracalla</i> Augusto
+suo genero. Imperocchè avendo Caracalla,
+contro suo genio e solamente per
+ubbidire al padre <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, sposata la figliuola
+di Plauziano, non mai andò d'accordo
+con lei; e tanto più perchè la trovò
+femmina insolentissima: laonde, oltre al
+non aver con lei comunione alcuna di
+letto e di abitazione, odiava a morte non
+men lei, che il padre di lei, con essergli
+anche più di una volta scappato di bocca,
+<i>che arrivando a comandare, saprebbe bene
+schiantar dal mondo radici così cattive</i>.
+Tutto riferiva Plautilla al padre; e però
+l'altero ed irritato Plauziano aspramente
+trattava il genero, gli facea delle riprensioni
+assai disgustose, e gli tenea continuamente
+delle spie attorno per indagare
+<span class="pagenum"><a name="Page_695" id="Page_695"></a>[695]</span>
+i di lui andamenti, affine di screditarlo
+appresso l'Augusto di lui genitore.
+</p>
+
+<p>
+Perdè infine la pazienza Caracalla, e
+cominciò a studiar la maniera di rovinar
+Plauziano <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span>; e la maniera fu di fingere
+che costui avesse ordita una congiura
+contro la vita di Severo Augusto e dello
+stesso Caracalla. Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>, seguitato
+in ciò da Ammiano <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, lib. 29.]</span>, pretendono che
+la congiura fosse vera, e il primo ne
+racconta varie circostanze; ma Dione,
+che meglio di loro seppe esaminar questo
+fatto, la tenne per un'invenzion di
+Caracalla e di chi l'assisteva coi consigli.
+Il concerto dunque fu che Saturnino,
+uno dei centurioni del pretorio, con due
+altri uffiziali suoi eguali, guadagnato da
+Evodo, balio di Caracalla, finiti che fossero
+certi spettacoli fatti nel palazzo, dimandasse
+udienza all'imperador Severo,
+e gli rivelasse la trama, e dicesse venuto
+l'ordine a dieci centurioni di fare il fatto:
+in pruova di che mise fuori gli ordini
+in iscritto dati, per quanto dicevano, da
+Plauziano medesimo ad essi uffiziali.
+Prestò qualche fede Severo a tale accusa,
+perchè i Romani d'allora erano
+sommamente superstiziosi, con trovar
+dappertutto dei presagi dell'avvenire;
+e Severo appunto nella notte precedente
+avea veduto in sogno Albino vivente che
+tendeva insidie alla di lui vita. O sia che
+egli facesse tosto chiamare a corte Plauziano,
+oppure che questi non chiamato vi
+andasse, scrive Dione che vicino al palazzo
+caddero le mule della carrozza, in
+cui egli veniva; ed entrante egli per la
+prima porta, non permisero le guardie
+che alcun altro del seguito suo entrasse:
+cosa che l'intimorì e riempiè di molti
+sospetti. Contuttociò perchè non potea
+più tornare indietro, animosamente si
+presentò a Severo, il quale assai placidamente
+gli domandò come gli fosse saltato
+in testa di voler ammazzare i suoi
+principi; e si preparava ad ascoltar le
+<span class="pagenum"><a name="Page_696" id="Page_696"></a>[696]</span>
+sue ragioni e discolpe. Mentre Plauziano
+comincia a mostrarsi maravigliato di un
+tal ragionamento e a negare, eccoti avvantarsegli
+<i>Caracalla</i> addosso, torgli la
+spada dal fianco e dargli un gran pugno.
+Era dietro lo stesso Caracalla a volerlo
+uccidere di sua mano; ma Severo diede
+ordine ad uno de' famigli di corte che
+gli togliesse la vita. Così fu fatto, ed alcuni
+de' cortigiani, strappatigli alcuni
+peli della barba, corsero a mostrargli a
+<i>Giulia Augusta</i>, che si abbattè ad essere
+allora con <i>Plautilla</i> sua nuora. Ne sentì
+ella gran piacere, gran dolore all'incontro
+la misera nuora. Gittato fu in istrada il
+corpo di Plauziano, ma permise dipoi Severo
+che gli fosse data sepoltura. Nel seguente
+giorno raunato il senato, Severo
+senza entrare in alcun reato di Plauziano,
+ne espose la morte, e parlò della deplorabil
+condizione del genere umano, che
+si lascia sovvertire dalla felicità, accusando
+nello stesso tempo sè stesso, per aver
+troppo amato e favorito chi nol meritava.
+Quindi ritiratosi fece entrare gli accusatori
+di Plauziano a render ragione
+dei lor detti al senato. Corsero molti da
+lì innanzi pericolo della vita, per essere
+stati adulatori dell'estinto ministro, ed
+alcuni ancora perirono per questo. Fra
+gli altri <i>Cocrano</i>, che più degli altri affettava
+di comparir confidente di Plauziano,
+benchè in fatti tale non fosse, convinto
+d'avergli, colla ridicola interpretazione
+d'un sogno, predetto l'imperio,
+fu mandato in esilio. Ma ritornato dopo
+sette anni, ottenne il grado senatorio,
+ed arrivò anche ad esser console. Furono
+allora premiati <i>Saturnino</i> ed <i>Evodo</i>,
+autori della morte di Plauziano; ma col
+tempo Caracalla non li lasciò vivere;
+nè Severo permise che il senato lodasse
+Evodo, dicendo <i>che non conveniva far
+insuperbire i liberti della corte</i>. Suo costume
+veramente fu di tenerli bassi. <i>Plautilla
+Augusta</i> e <i>Plauto</i>, o <i>Plauzio</i>, figli di
+esso Plauziano, relegati nell'isola di Lipari,
+quivi per qualche anno mangiarono
+il pan del dolore, privi anche delle cose
+<span class="pagenum"><a name="Page_697" id="Page_697"></a>[697]</span>
+necessarie, e sempre colla morte davanti
+agli occhi. Erodiano scrive ch'erano ben
+trattati. Caracalla poi quando arrivò
+alla signoria, li liberò appunto da quei
+guai con fargli uccidere. E tale fu il fine
+di Plauziano, che sel comperò a danari
+contanti colla sua incredibil avarizia, non
+meno che colla crudeltà e coll'alterigia.
+Abbiamo da Censorino <span class="fnote">[Censorinus, de Die Natali, cap. 17.]</span> e da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, Histor., lib. 2.]</span>,
+che furono in quest'anno celebrati
+con gran suntuosità i giuochi secolari
+in Roma e di ciò è fatta anche
+menzione nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span>. La descrizion
+d'essi si può vedere nella Storia
+di Zosimo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCV" id="CCV"></a>CCV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto</span>
+per la seconda volta, e <span class="sc">Publio
+Settimio Geta Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Sbrigato Severo del pessimo suo
+ministro Plauziano, regolò ne' tempi susseguenti
+con bell'ordine la vita sua, giacchè
+si godeva gran quiete in Roma, e
+da niuna guerra in questi tempi era
+molestato l'imperio romano <span class="fnote">[Dio, lib. 76. Herodianus, lib. 3.]</span>. Andava
+egli spesso a villeggiar nella Campania;
+ma o fosse quivi, o pure in Roma,
+soleva levarsi di buon mattino, e tosto
+ascoltava i processi delle cause, poi
+faceva una buona passeggiata a piedi, ascoltando
+e dicendo intanto quello che
+riguardava l'utilità del pubblico. Andava
+appresso al senato e al consiglio, per
+udire i contraddittorii, e decidere le
+cause, concedendo il tempo prescritto
+agli avvocati per dedurre le ragioni
+delle parti litiganti, e lasciando una
+piena libertà ai senatori di esporre il
+lor sentimento. Venuto il mezzodì, montava
+<span class="pagenum"><a name="Page_698" id="Page_698"></a>[698]</span>
+a cavallo, per far di nuovo quello
+esercizio di corpo, e dipoi andava al
+bagno. Pranzava solo o pur co' suoi figliuoli,
+e con lentezza, ma senza invitarvi
+senatori, come in addietro costumarono
+di far vari imperadori. Vi intervenivano
+essi solamente in certe feste
+solenni dell'anno, ed allora ne' di lui
+conviti non si desiderava punto la magnificenza.
+Dopo il pranzo dormiva, e
+non poco. Svegliato, passeggiava, dilettandosi
+in quel mentre di studiar lettere,
+o sia l'erudizion latina e greca. Tornava
+al bagno verso la sera, e poi cenava
+coi suoi domestici. Le applicazioni sue
+pel buon governo di Roma si stendevano
+anche nelle provincie, sapendo egli scegliere
+le persone più abili a ben reggere
+i popoli <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Spartianus,
+in Severo.]</span>; e più volentieri dava quei
+governi a chi vi era stato dianzi luogotenente,
+e s'era acquistato credito, siccome
+persone più pratiche di quei paesi;
+nè permetteva che si vendessero le cariche.
+Per l'amministrazione della giustizia
+si serviva egli di eccellenti giurisconsulti.
+Uno di essi fu <i>Papiniano</i>,
+celebre anche oggidì pel suo profondo
+saper nelle leggi, che giunse ad essere
+prefetto del pretorio. Questi prese per
+suoi assessori o consiglieri <i>Paolo</i> ed
+<i>Ulpiano</i>, personaggi anch'essi rinomatissimi
+nella scienza legale. Però molte
+leggi utili di esso Severo si leggono nei
+testi di Giustiniano. Una ve n'ha, in cui
+permette ai Giudei di poter essere promossi
+agli uffizii ed onori <span class="fnote">[Lib. 3, ff. de Decur.]</span>. Sotto questo
+nome si pensò il cardinal Baronio,
+dopo l'Alciato, che fossero compresi
+anche i Cristiani: il che, quantunque cosa
+dubbiosa, non è però inverisimile. Ben
+certo è che quella legge non venne da
+Marco Aurelio e Lucio Vero, come fu
+creduto, ma bensì da <i>Severo</i> ed <i>Antonino</i>,
+cioè Caracalla, Augusti. Odiava Severo
+sopra tutto i ladri ed assassini, e li perseguitava
+dappertutto. La libertà della
+<span class="pagenum"><a name="Page_699" id="Page_699"></a>[699]</span>
+lascivia era giunta all'eccesso in Roma.
+Severo non solamente ci vien descritto
+per uomo continente, ma che abborriva
+in altrui gli adulterii. Però abbiamo leggi
+da lui pubblicate contro questo vizio.
+E Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span> confessa di aver trovato nei
+registri criminali d'allora, che furono
+accusate di adulterio tremila persone;
+ma perchè non si proseguivano poi i
+processi, si ridussero a nulla le provvisioni
+fatte per questo dall'imperadore.
+E, a ben conoscere quanto fossero in ciò
+depravati i costumi de' Romani gentili,
+servirà una risposta data dalla moglie
+di un nobile della Bretagna, probabilmente
+allorchè Severo Augusto, siccome
+diremo, fu in quelle parti. <i>Giulia Augusta</i>
+l'andava motteggiando pel libertinaggio
+che praticavano allora le femmine britanne
+con gli uomini: <i>Almeno</i>, disse
+quella gentildonna, <i>se noi trapassiamo i
+limiti dell'onestà, lo facciamo con persone
+nobili; ma voi altre romane segretamente
+vi valete della canaglia per soddisfare
+alle vostre voglie.</i> Starei a vedere
+che persona ci fosse a' tempi nostri, la
+qual credesse con così magra scusa difendere
+l'intemperanza sua. Forse non
+fu la stessa <i>Giulia</i> imperatrice esente da
+sì fatto discredito. Anzi, se crediamo a
+Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>, anch'ella si rendè famosa
+per l'impudicizia: vizio troppo facile a
+chi non conosce o non teme il vero
+Dio, amatore della sola virtù, e punitore
+de' vizii, o pure troppo lascia la libertà
+del conversare all'uno e all'altro sesso.
+Ma perchè Dione ed Erodiano non riconoscono
+in lei questo vizio, e vedremo
+che Sparziano altre favole raccontò di
+questa imperatrice, possiam credere,
+rapportar egli qui piuttosto le dicerie
+del volgo che la verità della storia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_700" id="Page_700"></a>[700]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCVI" id="CCVI"></a>CCVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 14.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Fulvio Rustico Emiliano</span> e <span class="sc">Marco
+Nummio Primo Senecione Albino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Tali nomi ho io dato a questi consoli,
+fondato sulle iscrizioni che si leggono
+nella mia raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., p. 352.]</span>. Quei del secondo
+console ci fanno abbastanza intendere
+che non dovea punto passar parentela
+fra lui e <i>Clodio Albino</i>, da noi veduto
+imperadore, ma di poco tempo. Ora da
+che tolto fu dal mondo Plauziano, cioè
+il superbo favorito di Severo Augusto,
+<i>Caracalla</i> e <i>Geta</i> figliuoli di esso imperadore,
+come se allora fossero rimasti
+liberi dal timore di quell'aguzzino, lasciarono
+la briglia ai loro giovanili appetiti.
+Tanto Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span> che Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>
+confessano che amendue si diedero in
+preda alla libidine, con isvergognar le
+case de' nobili, e senza guardarsi da ciò
+ch'è più infame in quel vizio. Se loro
+mancava danaro, non mancavano già
+delle inique vie per raccoglierne. I lor
+principali impieghi e divertimenti consistevano
+in assistere a tutt'i combattimenti
+e a tutte le corse dei cavalli, ed
+anch'essi in carrette gareggiavano insieme
+a chi correa più forte. E sì male
+un dì terminò la lor carriera, che Caracalla,
+caduto dal carro, si ruppe una
+gamba. Ma questa gara da gran tempo
+dava a conoscere qual grave antipatia
+ed invidia bollisse fra loro, perchè passava
+sempre in discordia. Ancora quando
+erano in minore età, o vedessero i combattimenti
+delle coturnici o dei galli, o
+pur le battagliuole de' fanciulli, o si trovassero
+ai pubblici giuochi, si scoprivano
+sempre differenti di genio; e quel che
+piaceva all'uno, dispiaceva all'altro.
+<span class="pagenum"><a name="Page_701" id="Page_701"></a>[701]</span>
+S'introdussero anche fra loro degli adulatori
+e mali arnesi che, in vece di
+metter acqua al fuoco, lo fomentavano,
+aggiugnendovi anche dell'olio. Quanto
+più crescevano in età, tanto più sbrigliati
+correvano dietro ai piaceri ed alle iniquità,
+e la loro vicendevole avversione
+prendeva sempre più piede. Non avea
+già lasciato l'Augusto Severo lor padre
+di provvederli di eccellenti governatori
+e maestri, e scorgendoli poi sì discordi
+fra loro, or colle dolci, or colle brusche
+si studiava di correggere questa lor malnata
+passione, mostrando loro i beni
+della concordia, e il felice stato, in cui
+era per lasciarli, e in cui si manterrebbono,
+se sapessero andar ben uniti. Tolse
+anche di vita alcuni che seminavano
+zizzanie fra loro. Ma indarno era tutto.
+<i>Geta</i>, siccome di umor più mansueto ed
+umile, dal suo canto ubbidiva; ma <i>Caracalla</i>,
+divenuto dopo la morte del suocero
+più orgoglioso e fiero che mai, ascoltava
+le parole del padre, ma fremendo
+in suo cuore, e poi seguitava
+ad operar come prima. Accadde probabilmente
+in questi tempi ciò che narra
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span> della crudeltà di Severo, non
+soddisfatta peranche. Il perchè non si sa,
+ma egli fece morir varie persone, e fra
+l'altre <i>Quintillo Plauziano</i>, senator nobilissimo:
+morte che fu creduta ingiustissima.
+Altri senatori <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span> da lui tolti
+dal mondo erano stati convinti di reità;
+ma questi in età assai decrepita,
+standosene da gran tempo ritirato in
+villa, pensando non già a far delle novità,
+ma bensì alla morte vicina, per soli
+sospetti e per mere calunnie fu condannato
+a morte. Recatagli la funesta
+nuova, si fece portare gli arredi che avea
+molti anni prima preparati pel suo funerale,
+e trovatili guasti dalle tignuole,
+disse: <i>Ho anche tardato troppo a morire.</i>
+E fatto venir del fuoco, sopra di esso
+sparse l'incenso in segno di sagrifizio
+a' suoi falsi dii, pregandoli che avvenisse
+<span class="pagenum"><a name="Page_702" id="Page_702"></a>[702]</span>
+a Severo quel tanto che Severiano in simil
+congiuntura augurò ad Adriano. Era
+in questi tempi proconsole dell'Asia <i>Aproniano</i>.
+Contro ancora di lui fu proferita
+la sentenza di morte, perchè avendo
+la sua nudrice sognato ch'egli dovea
+regnare un giorno, si pretendeva che
+Aproniano avesse intorno a ciò consultato
+i maghi. Ed ecco un amaro frutto
+della sciocchezza di que' tempi, che prestavano
+tanta fede ai sogni, agli augurii
+e alle arti vane piene d'imposture. Nel
+leggersi in senato il processo, si trovò
+avere un testimonio deposto, che mentre
+si facea quella consultazione da Aproniano,
+un senator calvo, veduto così
+di passaggio da esso testimonio, v'era
+presente. Corse allora un ghiaccio per
+le vene di chiunque in senato era, o
+cominciava a divenir calvo; Dione confessa
+che egli e tanti altri, che avevano
+buona capigliatura, restarono sì turbati,
+che non seppero ritenersi dal tastar
+colla mano se avevano tuttora i lor
+capelli in capo. Il sospetto cadde principalmente
+sopra <i>Bebio Marcellino</i>, il
+qual fece istanza che fosse introdotto il
+testimonio, acciocchè costui, se gli dava
+l'animo, riconoscesse il senatore calvo.
+Entrato costui, andò girando un pezzo
+con gli occhi senza parlare. Verisimilmente
+gli fece un cenno <i>Pollenio Sebennio</i>
+senatore, uomo di lingua mordace,
+da me rammentato di sopra, perchè
+Dione a lui attribuisce la disgrazia dell'infelice
+Marcellino, il quale fu mostrato
+a dito dal testimonio suddetto e
+condotto immediatamente al patibolo.
+Quando fu in piazza, diede l'ultimo
+addio a quattro suoi figliuoli con un
+discorso patetico, conchiudendo, che
+<i>solamente gli dispiaceva di lasciarli in
+vita in tempi così cattivi</i>. Gli fu mozzato
+il capo, prima ancora che Severo Augusto
+sapesse la di lui condanna; tanto era
+allora avvilito il senato, e tanta era la
+paura che si avea dello sdegno di Severo.
+Gran disgrazia di dover vivere sotto
+principi tali! e pur se ne trovarono tanti
+<span class="pagenum"><a name="Page_703" id="Page_703"></a>[703]</span>
+altri di lunga mano più fieri e crudeli di
+questo!
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCVII" id="CCVII"></a>CCVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imper. 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Apro</span> e <span class="sc">Massimo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Altro non sappiamo dei nomi di questi
+consoli fin ora. Al presente anno
+sembra che si possa riferire un avvenimento
+raccontato da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>. Era divenuto
+un certo Bulla, cognominato
+Felice, capo dei ladri e banditi nelle
+parti di quel che ora è regno di Napoli.
+Secento uomini teneva egli al suo servigio,
+parte dei quali erano schiavi dell'imperadore
+fuggiti; ed infestava tutte quelle
+contrade. Non gli mancavano spie in
+Roma stessa ed altrove, che l'andavano
+avvisando di chiunque si metteva in
+viaggio, e con qual compagnia, con quali
+robe. Della gente che prendeva, molti
+lasciava andare, contentandosi di qualche
+parte delle lor sostanze; gli artefici li
+riteneva alcun tempo per farli lavorare,
+e li rimandava poi regalati. Per due anni
+continuò costui il suo detestabil mestiere,
+e tanta era la sua accortezza, che
+quantunque perseguitato da molti e con
+pressanti ordini da Severo Augusto cercato
+dappertutto, pure quasi sugli occhi
+di lui e di tanti suoi soldati commetteva
+quelle ruberie; niuno il vedeva,
+benchè l'avessero davanti; niuno il prendeva,
+benchè potessero averlo in mano:
+tutto per industria sua, perchè giocava
+di grosso con regali. Presi furono due
+de' suoi masnadieri, e si stava per condannarli
+ad essere il pascolo delle fiere.
+Bulla, fingendosi governatore del paese,
+fu a trovare il carceriere, e mostrando
+di aver bisogno di quegli uomini, li liberò
+e condusse via. Quindi in persona
+andò a trovare il centurione posto alla
+<span class="pagenum"><a name="Page_704" id="Page_704"></a>[704]</span>
+guardia di quei contorni, e si esibì di
+dargli in mano quell'infame di Bulla, se
+voleva seguitarlo. Il seguitò con alcuni
+de' suoi il centurione; ma allorchè fu in
+una valle attorniata da dirupi, Bulla, dopo
+averlo preso, gli fece radere il capo
+a guisa degli schiavi, e il lasciò andare,
+dicendogli che facesse sapere ai suoi padroni
+nudrir meglio i loro schiavi, affinchè
+non fossero obbligati a fare gli assassini
+da strada. All'udir queste insolenze
+Severo Augusto andava nelle
+smanie, dolendosi, che mentre i suoi
+nella Bretagna riportavano vittorie e
+tenevano in freno popoli intieri, egli non
+fosse da tanto da potersi liberar da un
+ladrone che, in faccia sua commettendo
+tante iniquità, si rideva di lui. Finalmente
+spedì in traccia di costui un tribuno
+con un corpo di fanteria e cavalleria,
+minacciando forte quest'uffiziale,
+se non gliel conduceva morto e vivo.
+Andò il tribuno, e per mezzo di una
+donna, con cui Bulla avea commercio,
+il colse in una grotta, e menollo vivo a
+Roma. Interrogato Bulla dal celebre
+giurisconsulto Papiniano, prefetto allora
+del pretorio, perchè si fosse dato al mestier
+del rubare: <i>E tu</i>, rispose, <i>perchè
+fai il mestier di prefetto?</i> volendo dire,
+che anche quell'uffizio era per rubare.
+Fu egli condannato alle bestie, e si dissipò
+tutta la ciurma de' suoi seguaci.
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span> ci ha detto che in questi tempi
+Severo ebbe qualche vittoria nella
+Bretagna. Trovasi in fatti circa questi
+tempi ch'egli è chiamato in qualche
+medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat.]</span> <i>Imperadore per la dodicesima
+volta</i>. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>, pieno sempre
+delle sue idee di quinquennali, decennali,
+ec., sospettò ch'egli prendesse questo
+nome per cagion de' suoi quindecennali;
+ma con opinione da non abbracciare,
+certo essendo, che solamente per cagion
+di qualche vera o finta vittoria gli Augusti
+replicavano il titolo d'<i>Imperadore</i>.
+<span class="pagenum"><a name="Page_705" id="Page_705"></a>[705]</span>
+Abbiamo assai lume da Dione per credere
+che avendo i generali di Severo riportato
+qualche considerabil vantaggio
+nella Bretagna, dove si era risvegliata la
+guerra, gli accrescesse il suo titolario.
+Anche suo figliuolo Caracalla Augusto
+si comincia a vedere <i>Imperadore per la
+seconda volta</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCVIII" id="CCVIII"></a>CCVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imper. 16.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Geta</span> imperad. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto</span>
+per la terza volta e <span class="sc">Publio Settimio
+Geta Cesare</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè <i>Geta</i> entrò console nell'anno
+presente, egli non era fregiato di altro
+titolo che di quello di <i>Cesare</i>. Che a
+lui in quest'anno fosse conferita dal padre
+Augusto la <i>podestà tribunizia</i>, sufficientemente
+si raccoglie delle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imp.]</span>.
+Che anche ricevesse il titolo
+e l'autorità d'<i>Imperadore Augusto</i>, l'ho
+io bene scritto nel titolo dall'anno presente,
+per conformarmi al Pagi e ad altri
+che tengono tale opinione, ma con
+crederla nondimeno non esente da dubbi,
+perchè qui compariscono imbrogli
+nelle medaglie. E il volere il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>
+dedur ciò dai decennali di Caracalla Augusto
+celebrati in quest'anno, sembrerà
+un lavorare sopra fondamenti non riconosciuti
+finora stabili. Potrebbe nondimeno
+essere ch'egli fosse nell'anno presente
+promosso a così eccelsa dignità; e certamente
+noi il troviamo Augusto nel seguente.
+Erasi, come accennai, riaccesa
+la guerra nella Bretagna, dove nondimeno
+niuna pace almen durevole era
+stata negli anni addietro <span class="fnote">[Herodianus, lib. 3.]</span>. Vennero
+lettere a Severo Augusto da quel cesareo
+<span class="pagenum"><a name="Page_706" id="Page_706"></a>[706]</span>
+governatore, che i Britanni non sudditi
+faceano grande massa di armati e
+scorrerie e saccheggi pel paese romano,
+e ch'egli abbisognava di rinforzi e soccorsi,
+e parergli anche necessaria la presenza
+dello stesso regnante. Già toccava
+l'imperador Severo gli anni della vecchiaia,
+stava anche male ne' piedi o per
+la podagra, o per doglie d'altra fatta.
+Contuttociò, a guisa di un baldanzoso e
+fresco giovinetto, accolse con piacere
+questo invito, e determinò di portarsi a
+quel ballo. Troppo di forza in lui avea
+l'appetito della gloria. Avea trionfato
+de' popoli dell'Oriente, sospirava di poter
+anche trionfare di quei dell'Occidente,
+e di procacciarsi il titolo di <i>Britannico</i>.
+Oltre a ciò gli premeva forte di levare
+i figliuoli dal lusso pericoloso di Roma,
+e dai soverchi divertimenti, per avvezzarli
+alla frugalità e temperanza usata
+nelle armate, siccome di non lasciar più
+lungamente marcir nell'ozio le milizie, le
+quali, al pari dei cavalli, se non son tenute
+in esercizio, diventano rozze. Però in
+quest'anno egli imprese il viaggio coi
+figliuoli, colla moglie <i>Giulia</i> e coll'esercito
+a quella volta. Per lo più si fece
+condurre in lettiga, e volle far posate, perchè
+la sollecitudine nelle marcie fu un
+suo ordinario costume, corrispondente
+al natural focoso, che in tutte le azioni
+sue dava a conoscere. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>, secondo
+il suo stile, anzi secondo l'uso universale
+degli storici di allora, vien dicendo
+ch'egli andò, benchè con sicurezza
+di non dover tornare; e qui sfodera
+una mano di augurii, e la di lui genitura
+che prediceva quanto dipoi avvenne.
+Possiamo ben credere ch'egli, prima
+che terminasse il corrente anno, passato
+felicemente il mare, arrivasse nella Bretagna,
+dove cominciò a far dei preparamenti
+grandiosi, per far pentire quei
+Barbari della loro insolenza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_707" id="Page_707"></a>[707]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCIX" id="CCIX"></a>CCIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 17.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Geta</span> imperad. 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Pompejano</span> ed <span class="sc">Avito</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il Relando <span class="fnote">[Reland., in Consul.]</span> e il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, Fast. Consul.]</span>
+chiamano questi consoli <i>Civica Pompejano</i>
+e <i>Lolliano Avito</i>, fondati sopra una
+iscrizione rapportata dal Gudio. Ma io,
+che non so fidarmi delle merci gudiane,
+meglio ho riputato di mettere solamente
+i loro indubitati cognomi. Nè serve il
+dire che Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Pertinace.]</span> fa menzione di
+<i>Lolliano Avito consolare</i>, in parlando di
+Pertinace. Quell'<i>Avito</i>, se di lui si parlasse
+qui, il mireremmo appellato console
+<i>per la seconda volta</i>. Arrivato <span class="fnote">[Herodian., lib. 5.]</span> che fu
+Severo Augusto nell'Isola Britannica, la
+sua presenza e le poderose forze ch'egli
+avea condotto seco, misero lo spavento
+in cuor di que' Barbari; e però non tardarono
+a spedirgli degli ambasciatori,
+per giustificarsi e per chiedergli pace. Ma
+Severo, che tanto s'era scomodato per
+andargli a trovare affin di conseguire la
+gloria d'essere intitolato <i>Britannico</i>, non
+volea già pace, ed unicamente cercava
+la guerra; perciò li rimandò colle mani
+vuote, ed attese a mettersi in ordine con
+tutti gli attrezzi militari, con ponti ed
+altri ordigni, per sottomettere il loro
+paese <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>. Possedevano allora i Romani
+più della metà della Bretagna presa nella
+sua lunghezza, che vuoi dire, tutta la
+parte meridionale, cioè il più e il meglio
+di quella che oggidì appelliamo Inghilterra
+e Scozia, giugnendo il dominio loro
+almen sino allo stretto di Edemburgo.
+Dione ed Erodiano ci lasciarono una
+descrizione de' popoli che restavano tuttavia
+<span class="pagenum"><a name="Page_708" id="Page_708"></a>[708]</span>
+esenti dal giogo romano, i principali
+de' quali erano i Meati e i Calidonii,
+gente di costumi barbari, feroce e bellicosa,
+nudi dalla cintura in su, col corpo
+dipinto, andando alla guerra armati solamente
+d'una corta lancia, d'uno scudo
+e di spada da punta. Le loro abitazioni
+erano sotto le tende fra aspre montagne
+e fra paludi, perchè niuna città o borgo
+si trovava fra essi. Lasciò Severo il minor
+suo figlino lo Geta per governatore
+del paese romano, con formargli un consiglio
+di alcune savie persone; ed egli
+col figliuolo maggiore Caracalla marciò
+alla guerra. Delle imprese sue dirò quel
+poco che sappiamo all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCX" id="CCX"></a>CCX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 14.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Severo</span> imperad. 18.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Geta</span> imperad. 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Manio Acilio Faustino</span> e <span class="sc">Triario
+Rufino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Intorno alla guerra fatta dall'Augusto
+Severo nella Bretagna, altro non
+abbiamo da Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 3.]</span>, se non che
+seguirono varie scaramucce con quei
+Barbari, sfavorevoli per lo più ai Romani,
+perchè quella gente non si univa giammai
+per venire ad una regolata battaglia,
+e lavorava solamente d'insidie, ritirandosi
+ben tosto in salvo ne' folti boschi e
+nelle frequenti paludi. Lo stesso viene
+attestato da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>, scrivendo che
+Severo non diede in quelle parti battaglia
+alcuna, nè vide mai schierati nemici,
+per far fatto d'armi: laonde non si sa
+vedere, come il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> parli di
+molte vittorie da lui riportate in questa
+spedizione. La maniera tenuta da quei
+Barbari consisteva in esporre buoi o
+pecore, per tirare i soldati romani alla
+preda, ed opprimerli all'improvviso; e
+<span class="pagenum"><a name="Page_709" id="Page_709"></a>[709]</span>
+guai se alcuno di essi Romani si dilungava
+punto dal corpo dell'armata o restava
+indietro: era tosto dai nemici ucciso
+o preso. Tra per questa guerra, e per le
+acque malsane di quelle contrade, e le
+tante fatiche, ci assicura esso Dione che
+vi perirono circa cinquantamila soldati
+romani. Nulladimeno l'indefesso Severo
+volea andare innanzi. Le selve, che si
+opponevano, le faceva tagliare; per le
+paludi apriva passaggi con terra portata;
+e gittando ponti sui fiumi, li valicava, facendosi
+portar sempre in lettiga a cagion
+della debolezza del corpo. Così arrivò
+sino al fine della parte settentrionale di
+quella grand'isola, con osservar ivi la
+diversità di quel clima dal nostro. Ma
+quivi le campagne erano incolte <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>;
+niuna fortezza, niuna città si trovava per
+via; sicchè gli convenne tornar indietro
+alla fine con poco piacere. Pur queste
+sue bravure cagion furono che i Britanni
+barbari tornarono a dimandar pace,
+e l'ottennero con cedere una certa parte
+del paese ai Romani. Allora fu che Severo <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>
+tirò un nuovo muro, o pur rifece
+il vecchio al confine del dominio
+romano, disputando tuttavia gli eruditi
+Inglesi, per assegnare il sito d'esso muro
+e d'essi confini. Nulla di ciò dice Dione,
+e neppur Erodiano. Per questi felici avvenimenti
+tanto lo imperador Severo,
+quanto i suoi due figliuoli presero il titolo
+di <i>Britannici</i>, ma senza ch'eglino
+fossero di nuovo <i>imperadori</i>, perchè in
+fatti alcuna vittoria in battaglia campale
+non riportarono.
+</p>
+
+<p>
+Ma queste felicità esteriori di Severo
+Augusto erano di soverchio amareggiate
+da vari suoi interni disgusti ed affanni.
+Mirava egli nel maggior de' suoi figli, cioè
+in <i>Caracalla</i>, che sempre più i vizii gli
+toglievano la mano; imperciocchè anche
+in mezzo alle fatiche della guerra egli si
+dava in preda alla libidine, e cresceva
+ogni dì più la sua insolenza e petulanza.
+Quel che più l'affliggeva, si era potersi
+<span class="pagenum"><a name="Page_710" id="Page_710"></a>[710]</span>
+oramai prevedere che il bisbetico umore
+di questo suo maggior figliuolo avrebbe
+tolta la vita al minore, subito che avesse
+potuto. E tanto più se ne persuase, da
+che s'avvide che Caracalla nudriva dei
+neri pensieri contra la persona dello
+stesso suo padre, e se n'erano anche
+veduti due brutti cenni. Un dì uscì Caracalla
+dalla tenda del padre, gridando
+che <i>Castore</i> l'avea ingiuriato. Era Castore
+il migliore dei liberti di corte, mastro
+di camera del medesimo imperador
+Severo, che in lui depositava tutti i suoi
+segreti. Stavano appostati alcuni soldati
+al di fuori, che cominciarono anch'essi
+ad alzar la voce contra di Castore, e a
+chiamar altri. Forse aveano qualche mal
+animo, quando Severo, creduto da essi
+obbligato al letto, uscì fuori, e fattili
+prendere, fece morire i più sediziosi. Ma
+questo fu un nulla rispetto a ciò che avvenne
+nell'andar Caracalla col padre
+a trattar coi nemici caledonii, già disposti
+a cedere e capitolare. Benchè malconcio
+ne' piedi, marciava a cavallo Severo;
+e già si trovava quasi in faccia ai
+nemici, quando Caracalla, che cavalcava
+a lato del padre, fermò il cavallo, e sguainò
+la spada, per quanto fu creduto, con
+disegno di cacciarla nelle reni al padre.
+Chi veniva dietro alzò allora un grido,
+da cui atterrito Caracalla rimise tosto la
+spada nel fodero: e Severo, che si voltò
+indietro a quel grido, ebbe tempo di vedergliela
+in mano, ma allora non disse
+nè pure una parola. Fatto ch'ebbe l'accordo
+coi Barbari, se ne tornò al campo,
+e chiamato Caracalla nel suo padiglione,
+alla presenza di Papiniano prefetto del
+pretorio, e del suddetto Castore, fece
+portar una spada nuda; e poi cominciò
+a sgridare il figliuolo dell'orrido misfatto
+ch'egli avea tentato, e in faccia de' nemici;
+aggiugnendo in fine, che se tale era
+l'animo suo, se ne cavasse allora la voglia,
+giacchè egli era vecchio ed infermo,
+e vivuto abbastanza. Che se non ardiva
+di ammazzarlo di sua mano, lo ordinasse,
+siccome imperadore, a Papiniano prefetto,
+<span class="pagenum"><a name="Page_711" id="Page_711"></a>[711]</span>
+che l'ubbidirebbe. Dovette Caracalla palliare,
+come potè, l'iniquo attentato, e se
+la passò senza che il padre gli torcesse
+un capello. E pur, soggiugne lo storico
+Dione, Severo più volte fu udito dir male
+di Marco Aurelio, perchè non avea tolto
+dal mondo quella mala bestia di Commodo;
+ed egli stesso talvolta si lasciò scappar
+di bocca, che farebbe a Caracalla
+ciò che non volle far Marco Aurelio a
+Commodo. Ma queste minacce gli uscivano
+dai denti, allorchè era in collera;
+e passata questa, si trovava ch'egli volea
+più bene ai suoi figliuoli che a tutta
+la repubblica romana. Con tuttociò neppur
+Severo amò i suoi figliuoli come dovea,
+perchè assassinò il men cattivo figliuolo,
+lasciandolo alla discrezion dello
+altro cattivissimo, tuttochè si credesse
+ch'egli prevedesse di certo la di lui
+rovina.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXI" id="CCXI"></a>CCXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 14 e 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Settimio Geta</span> imperad. 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Genziano</span> e <span class="sc">Basso</span>.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo veramente una iscrizione
+presso il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span>, riferita anche dal
+Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thes. Inscr., pag. 304, n. 6.]</span>, che ci fa vedere <i>Quinto Epidio
+Rufo Lolliano Genziano, augure, console,
+proconsole della provincia di Lione</i>,
+e <i>conte</i> (cioè consigliere ed assessore)
+<i>degl'imperatori Severo ed Antonino Caracalla</i>.
+Perciò il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> diede tutti
+questi nomi a <i>Genziano</i> console di questo
+anno. Io non mi sono attentato a seguirlo.
+Imperocchè Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Pertinace.]</span> ci fa vedere
+sotto Pertinace <i>Lolliano Genziano consolare</i>,
+a cui verisimilmente appartiene il
+marmo gruteriano; nè questi può essere
+il console dell'anno presente, perchè sarebbe
+stato appellato <i>console per la seconda
+<span class="pagenum"><a name="Page_712" id="Page_712"></a>[712]</span>
+volta</i>. Perciò più sicuro partito
+reputo io il non proporre se non i loro
+indubitati cognomi. Di corta durata fu
+l'accordo stabilito coi Britanni barbari.
+Tornarono essi alle primiere insolenze;
+Severo tanto bollente di collera, fatte
+raunar le sue schiere, inumanamente
+comandò loro l'esterminio di que' popoli,
+senza perdonar neppure alle lor donne e
+fanciulli. Trovavasi già da qualche tempo
+esso Augusto indisposto di corpo, più
+pel crepacuore di mirare i presenti disordini
+di Caracalla e di presagirne dei
+più gravi, che per gli soliti suoi malori.
+Andò sempre più declinando la di lui
+sanità, in guisa che restò confinato in
+letto <span class="fnote">[Dio, lib. 76. Herodian., lib. 3.]</span>. Allora sì che il malvagio <i>Caracalla</i>
+più che mai si diede a guadagnare
+gli animi de' soldati, per escludere, se
+potea, il fratello <i>Geta</i> dal succedere nel
+comando. Studiossi ancora di accelerar
+la morte del padre, col corrompere quei
+medici che trovò privi di onore: e corse
+fama ancora, ch'egli aiutasse il male a
+sbrigarlo da questa vita. Si disse inoltre
+che Severo sugli estremi del vivere chiamati
+i figliuoli, gli esortò a camminar di
+concordia, e ad arricchire e tener ben
+contenti i soldati, senza poi far conto
+degli altri tutti <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutropius,
+in Breviario.]</span>. Diede egli fine ai suoi
+giorni nel dì 4 di febbraio dell'anno presente
+nella città di Jorch, in età di sessantacinque
+e quasi sei mesi. Al di lui
+corpo furono fatte solenni esequie da
+tutta la milizia, e le ceneri riposte in
+un'urna di porfido o pur d'oro. Se è
+vero ch'egli prima di morire, fattasi portar
+quell'urna, tastandola con le mani,
+dicesse: <i>In te capirà un uomo, a capir
+cui non era bastante tutto il mondo</i>, fu
+questo un vanto sconvenevole a chi era
+sull'orlo della vita senza essere per anche
+giunto a conoscere sè stesso. Fu poi
+portata quell'urna a Roma, e con grande
+onore posta nel mausoleo di Adriano,
+ed egli dalla stolta Gentiltà deificato. Ed
+<span class="pagenum"><a name="Page_713" id="Page_713"></a>[713]</span>
+ecco terminate le grandezze di <i>Settimio
+Severo imperadore</i>, che di bassa fortuna
+giunse al governo di un vastissimo impero,
+di mirabil penetrazion di mente,
+principe lodato anche all'eccesso pel suo
+raro valore, e per tante sue vittorie, implacabile
+verso chi cadeva dalla sua grazia,
+grato e liberale verso gli amici, amator
+delle lettere, avido del danaro che raccoglieva
+per tutte le vie, per ispenderlo
+poi non già per sè, poichè egli si contentava
+di poco, ma pel pubblico. Avea egli
+rifatte tutte le più insigni fabbriche di
+Roma <span class="fnote">[Spartianus, in Sev.]</span>, con rimettervi il nome dei
+primi fondatori. Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span> diversamente
+scrive ch'egli vi mise il suo. Altre fabbriche
+suntuose fece di pianta, e liberale
+fu verso il popolo, ma più verso i soldati;
+e pure con tante spese lasciò un
+gran tesoro in cassa ai figliuoli, tanto
+frumento ne' pubblici granai, che potea
+bastar per sette anni a mantener i soldati,
+e chi del popolo ricevea <i>gratis</i> il
+grano, e tanto olio nei magazzini della
+repubblica, che per cinque anni potea
+soddisfare al bisogno, non dirò solamente
+di Roma, ma di tutta l'Italia. La sua
+rapacità nondimeno, e più la sua crudeltà
+guastarono ogni suo merito e pregio. E
+pure vennero tempi sì cattivi, che fu desiderato
+il suo governo, e si disse, come
+d'Augusto, che egli o non dovea mai
+nascere, o non mai morire. Sotto di lui
+fiorirono le lettere, e visse il maggiore
+dei <i>Filostrati</i>; e si crede che vivesse anche
+<i>Diogene Laerzio</i>, autore della bella
+opera delle Vite de' filosofi, oltre alcuni
+altri, de' quali abbiamo perduto i libri.
+</p>
+
+<p>
+Morto dunque Severo Augusto, <i>Marco
+Aurelio Antonino</i> suo maggior figliuolo,
+soprannominato dipoi <i>Caracalla</i>, che si
+trovava all'armata, in tempo che i Britanni
+barbari aveano ricominciata la guerra <span class="fnote">[Herodian., lib. 3.]</span>,
+marciò contra di loro, non già per
+disertarli, ma per mettere tal terrore in
+essi, che abbracciassero la pace, altra
+<span class="pagenum"><a name="Page_714" id="Page_714"></a>[714]</span>
+voglia non allignando in suo cuore, che
+quella di tornare il più presto possibile
+alle delizie di Roma. Stabilì dunque una
+pace, non quale si conveniva ad un romano
+imperadore, ma quale la prescrissero
+que' Barbari, con restituir loro il
+paese ceduto, ed abbandonare i luoghi
+fortificati dal padre. I suoi iniqui maneggi,
+perchè i soldati riconoscessero lui
+solo per imperadore ad esclusione di
+<i>Publio Settimio Geta</i>, suo minor fratello,
+dichiarato, siccome vedemmo, anch'esso
+<i>Imperadore Augusto</i>, non sortirono l'effetto
+ch'egli desiderava. Giurarono i
+soldati fedeltà all'uno e all'altro; e tanto
+si adoperò <i>Giulia Augusta</i> lor madre, e
+tanto dissero i comuni amici, che i due
+fratelli si unirono insieme, in apparenza
+nondimeno; perciocchè Caracalla, il
+qual pure godea se non tutta l'autorità
+del comando, certamente la maggior
+parte, da gran tempo covava in cuore
+il maligno pensiero di voler sedere solo
+sul trono cesareo. Ma finchè Geta si
+trovò in mezzo all'esercito, che l'amava
+forte, non osò mai di levargli la vita.
+Abbiamo bensì da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 76.]</span>, ch'egli tolse
+a <i>Papiniano</i> la carica di prefetto del
+pretorio, alzandolo forse al grado senatorio,
+e fece ammazzare <i>Evodo</i> che era
+stato suo balio, ed avea prestato a lui
+grande aiuto per levar di vita Plauziano.
+Del pari tolse di vita <i>Castore</i>, che già
+vedemmo mastro di camera di suo padre.
+Mandò poscia ordini, perchè fosse
+uccisa <i>Plautilla</i> sua moglie, e <i>Plauto</i> o
+<i>Plauzio</i> di lei fratello, relegati nell'isola
+di Lipari. Erodiano aggiugne che fece
+anche morir que' medici che non l'aveano
+voluto ubbidire per sollecitar la morte
+del padre; e molti altri ch'erano stati
+de' più cari ed onorati appresso il medesimo
+suo genitore. Con tali scene di
+crudeltà diede principio Caracalla al suo
+governo, e passato dipoi il mare colla
+madre, col fratello e coll'armata, accompagnato
+dai voti degli adulatori, sen venne
+a Roma, dove fu ricevuto con gran
+<span class="pagenum"><a name="Page_715" id="Page_715"></a>[715]</span>
+festa e solennità <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>, e rendè gli ultimi
+doveri alla memoria del padre. Vedesi
+descritto da Dione il solennissimo funerale
+e l'empia deificazion di Severo fatta
+allora. Io mi dispenso dall'entrarvi. Può
+il lettore informarsene ancora, se vuole,
+da Onofrio Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXII" id="CCXII"></a>CCXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 16.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 15 e 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Giulio Aspro</span> per la seconda volta
+e <span class="sc">Cajo Giulio Aspro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Erano fratelli questi due consoli, e,
+per attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, figliuoli di <i>Giuliano
+Aspro</i>, personaggio pel suo sapere
+e per la grandezza d'animo assai rinomato,
+e tanto amato da Caracalla, che
+tanto egli che i suoi figliuoli furono esaltati
+da lui a' primi onori. Ma poca sussistenza
+ebbe il favore di questo bestiale
+Augusto. <i>Giuliano</i> da qui a non molto
+fu vituperosamente cacciato fuori di Roma
+ed obbligato a tornarsene alla sua
+patria. Un'iscrizione pubblicata dal Fabretti <span class="fnote">[Fabretti, Inscript., pag. 494.]</span>
+ci fa vedere che sì l'un come
+l'altro portava il nome di <i>Cajo Giulio
+Aspro</i>: cosa nondimeno assai rara, e Dio
+sa se vera, non veggendosi distinto per
+alcun segno, come si usava, l'uno dallo
+altro. Nel viaggio a Roma dei due fratelli
+Augusti, <i>Caracalla</i> e <i>Geta</i>, diede negli
+occhi ad ognuno la comune lor diffidenza
+e discordia, perchè non alloggiavano
+mai nè mangiavano insieme; temendo
+cadaun d'essi di veleno. Più visibile riuscì
+poi in Roma il lor contraggenio, anzi
+l'odio vicendevole che l'un covava contro
+dell'altro, quantunque Geta, giovane
+di miglior cuore, solamente per necessità
+stesse in guardia, perchè assai persuaso
+del cuor fellone di suo fratello <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>. Questa
+fiera diffidenza cagion fu ch'essi fecero
+<span class="pagenum"><a name="Page_716" id="Page_716"></a>[716]</span>
+due parti del palazzo cesareo, per
+istar ben separati l'uno dall'altro, con
+far chiudere le porte frapposte fra i loro
+appartamenti, e tenendo solamente aperte
+quelle delle sale, dove amendue davano
+pubblica udienza. Nè già ad alcun d'essi
+mancava veruna delle comodità, perchè
+il palazzo imperiale era più vasto, se
+Erodiano dice il vero, del resto di Roma
+stessa: il che un gran dire a me sembra,
+e nol so digerire. Andò tanto innanzi
+questa contrarietà e mutola guerra fraterna,
+che ognun d'essi s'ingegnava di
+tirar più gente nel suo partito; nel che
+Geta avea più destrezza e fortuna, perchè
+generalmente più amato che l'altro,
+a cagion d'essere giovane placido, cortese
+verso tutti, in una parola assai diverso
+dal barbaro suo fratello. Cadauno intanto
+volle la sua guardia separata, lasciandosi
+vedere di rado insieme, e questo
+nelle sole pubbliche funzioni. Fu dunque
+proposto da qualche amico e consigliere,
+per prevenir maggiori disordini, che si
+dividesse fra loro l'imperio. Erano come
+d'accordo i due fratelli su questo. Contentavasi
+Geta di aver in sua parte l'Asia,
+la Soria e l'Egitto, lasciando tutto il resto
+nell'Europa e nell'Africa al fratello,
+con pensiero di mettere la sua residenza
+o in Antiochia o in Alessandria, città che
+allora poteano gareggiare in grandezza
+con Roma. I senatori di nazione europea
+resterebbono in Roma; gli altri potrebbono
+seguitar Geta. Nel consiglio degli
+amici del padre, e alla presenza di <i>Giulia
+Augusta</i> lor madre, spiegarono i due
+Augusti questa loro risoluzione. Con ribrezzo
+e con gli occhi fitti nel suolo ciascuno
+gli ascoltò, nè alcuno osava di
+aprir bocca, quando saltò su Giulia, e pateticamente
+loro parlò dicendo, <i>che potrebbono
+ben partire gli Stati, ma come
+poi partirebbono fra loro la madre?</i> e qui
+con singhiozzi e con lagrime li pregò di
+piuttosto uccidere lei, che di lasciarla
+sopravvivere a questo sì lagrimevole
+spettacolo. Correndo poi ad abbracciarli
+teneramente amendue, gli scongiurò di
+<span class="pagenum"><a name="Page_717" id="Page_717"></a>[717]</span>
+vivere uniti in pace. Questo bastò perchè
+anche gli altri disapprovassero un
+tal fatto, troppo orrore sentendo ciascuno
+all'udire che s'avesse a dividere,
+e per conseguente da indebolir cotanto
+il romano imperio. Però nulla se
+ne fece.
+</p>
+
+<p>
+Ma le dissensioni, le gare e i sospetti
+andarono sempre più crescendo, ed ognun
+d'essi fratelli pensava alla maniera
+di opprimere l'altro <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span>. Venne in mente
+a Caracalla di sbrigarsi di Geta nelle
+feste Saturnali dell'anno presente, perchè
+in esse una gran licenza si concedeva
+agli schiavi; ma perchè ebbe paura che
+troppo pubblico fosse il misfatto, se ne
+astenne. Tutte le strade ch'egli andò
+meditando, parendogli sempre pericolose,
+perchè Geta stava molto bene in guardia,
+ed era ben voluto, massimamente
+dai soldati, dai quali, siccome anche da
+buon numero di gladiatori, veniva custodito,
+prese in fine il partito di valersi
+dell'inganno, che che gliene potesse avvenire.
+Fece dunque credere a Giulia
+sua madre di volersi riconciliar da dovero
+col fratello, e che si abboccherebbe
+con lui nella di lei camera segreta. Chiamato
+Geta dalla madre, buonamente corse
+colà. Quando fu dentro, secondo Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 4.]</span>,
+lo stesso Caracalla di sua man
+lo scannò. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, che scrive i fatti
+de' suoi giorni, confessa che Caracalla
+dipoi consacrò a Serapide la spada con
+cui avea ucciso il fratello; ma con aggiugnere
+che sbucarono fuori alcuni centurioni,
+già messi da Caracalla in agguato,
+che gli si avventarono anch'essi coi ferri
+nudi addosso. Altro non potè fare l'infelice
+giovane, che correre ad abbracciare
+strettamente l'atterrita Giulia, gridando:
+<i>Mamma, mamma, aiutatemi, che
+mi ammazzano.</i> L'ammazzarono in fatti
+nel seno dell'ingannata madre, che restò
+tutta coperta del sangue del misero figlio,
+e ne riportò anch'essa una ferita nella
+<span class="pagenum"><a name="Page_718" id="Page_718"></a>[718]</span>
+mano, per averla stesa affin di trattener
+que' colpi. Questo fu il miserabil fine di
+<i>Geta Augusto</i>, nell'età sua di ventidue
+anni e nove mesi, probabilmente negli
+ultimi giorni di febbraio, o pur ne' primi
+di marzo, essendo egli nato nell'anno 189
+della nostr'Era. Erodiano non men che
+Sparziano <span class="fnote">[Spart., in Geta.]</span> cel descrivono per giovane
+non esente già da difetti, ma pure alieno
+dalla crudeltà, amabile, e che teneva a
+mente tutti i buoni documenti del padre.
+L'indegno Caracalla, dopo così enorme
+misfatto, corse qua e là pel palazzo, facendo
+lo spaventato <span class="fnote">[Herod., lib. 4. Dio, lib. 78.]</span>, e gridando di
+essere scampato dal più gran pericolo
+del mondo, e fingendo di non tenersi
+sicuro ivi, a gran passi (ed era la sera)
+marciò verso il quartiere de' pretoriani.
+I soldati, che erano di guardia del palazzo,
+non sapendo come fosse l'affare, gli
+tennero dietro anch'essi, passando per
+mezzo alla città con ispargere un gravissimo
+terrore fra il popolo, che non
+intendeva il soggetto di tanto rumore.
+Allorchè arrivò Caracalla alla fortezza
+de' pretoriani, andò diritto al luogo, dove
+stavano le insegne e gl'idoletti loro, fatto
+a guisa di cappella; e quivi prostrato a
+terra, fece vista di ringraziar il cielo che
+gli avesse salvata la vita. Corsero colà
+tutti i soldati, ansiosi di sapere che novità
+era quella; ed egli sempre parlando con
+parole ambigue di pericoli, d'insidie a lui
+tese, a poco a poco finalmente arrivò a far
+loro intendere che non aveano più se
+non un padrone. Poscia, per amicarseli,
+promise loro un regalo di duemila e
+cinquecento dracme per testa, e la metà
+di più del grano solito darsi loro: di
+maniera che in un sol dì egli dissipò tutti
+i tesori ammassati in diciotto anni
+colla crudeltà e rapacità da suo padre.
+Permise anche ai soldati di andare a
+spogliar vari templi delle cose preziose.
+Tanta prodigalità di Caracalla, ancorchè
+si venisse da lì a poco a scoprire il fratricidio,
+quetò gli animi di coloro, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_719" id="Page_719"></a>[719]</span>
+non solamente proclamarono lui <i>Imperadore</i>,
+ma dichiararono nemico pubblico
+l'estinto Geta.
+</p>
+
+<p>
+Fermossi tutta la notte Caracalla nel
+campo dei pretoriani <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>, e la mattina
+seguente accompagnato da tutto l'esercito
+in armi più del solito, portando egli
+stesso la corazza sotto le vesti, si portò
+al senato, facendovi anche entrare parecchi
+soldati con volere che sedessero. Parlò
+delle insidie in varie guise a lui tese
+dal nemico fratello, da cui anche ultimamente
+poco era mancato che non fosse
+stato ucciso a tradimento; ma che egli,
+in difendendo sè stesso, aveva ammazzato
+l'altro. Se crediamo ad Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 4.]</span>,
+parlò anche con asprezza e volto fiero
+contro gli amici di Geta. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span> nol
+dice, e nè pure Sparziano. Amendue
+bensì attestano, che all'uscir della curia
+rivolto a senatori: <i>Ascoltate</i>, disse, <i>una
+cosa che rallegrerà tutto il mondo. Io fo
+grazia a tutti i banditi e relegati nelle
+isole.</i> Con che egli venne a riempiere
+Roma di scellerati e malviventi, per poi
+popolar quelle medesime isole di persone
+innocenti. Tornossene Caracalla dal senato
+al palazzo, accompagnato di qua e
+di là da <i>Papiniano</i> e da <i>Fabio Cilone</i>, che
+gli davano di braccio, e sembravano due
+suoi cari fratelli, ma per far in breve
+un'altra ben diversa figura. Comandò
+poi che al cadavero dell'ucciso Geta
+fosse fatto un solenne funerale <span class="fnote">[Spartianus, in Geta.]</span>, e che
+gli fosse data sepoltura nel sepolcro dei
+Settimii nella via Appia. Di là fu poi esso
+trasportato nel mausoleo di Adriano. Che
+egli allora fosse deificato, lo scrive taluno,
+ma non se ne trovano sufficienti
+prove. Tutto ciò fece Caracalla per isminuir,
+se poteva, l'universale odiosità che
+<span class="pagenum"><a name="Page_720" id="Page_720"></a>[720]</span>
+egli s'era tirata addosso con sì nero
+misfatto. Non istarò io qui a raccontare
+i presagii della morte violenta di Geta,
+che Sparziano, fecondo di tali osservazioni,
+poco per lo più degne di fede, lasciò
+scritti. Dirò bensì che Dio anche in
+vita punì Caracalla, perchè egli ebbe sempre
+davanti agli occhi l'orrido aspetto
+del fratello svenato <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, e dormendo se
+gli presentavano sempre, degli oggetti
+spaventevoli, e pareagli di vedere or esso
+suo fratello, ed ora il padre, che colla
+spada sguainata gli venivano alla vita.
+Scrive Dione, che, per trovar rimedio a
+questo interno flagello, ricorse fino alla
+magia, e che gli comparvero l'ombre di
+molti, fra le quali solamente quella di
+Commodo gli disse: <i>Va, che t'aspetta
+il patibolo.</i> Ne creda il lettor quel che
+vuole. Certo è bensì che questi tetri
+fantasmi gli guastarono a poco a poco
+la fantasia, talmente che il vedremo furioso.
+Ed egli non mancò di visitar i
+templi de' suoi dii, dovunque egli andava,
+e di mandarvi dei doni per quetar pure
+tante interne agitazioni; ma tutto fu indarno.
+Il bello era <span class="fnote">[Spartianus, in Geta.]</span> che non udiva
+mai ricordarsi il nome di Geta, non ne
+mirava mai il ritratto, o le statue di lui,
+che non gli venissero le lagrime agli occhi.
+Ma o egli fingeva questo dolore, o
+pur egli ad ogni soffio di vento mutava
+affetti e voleri. Io mi riserbo di parlare
+all'anno seguente dell'incredibil sua crudeltà
+contro la memoria del fratello, benchè
+più propriamente appartengano al
+presente anno tutte quelle sue barbare
+azioni. E qui dirò unicamente ch'egli
+fece rompere tutte le statue di lui, ed
+anche fondere la moneta, dove era il suo
+nome.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_721" id="Page_721"></a>[721]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXIII" id="CCXIII"></a>CCXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 17.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 16 e 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Caracalla Augusto</span>
+per la quarta volta e <span class="sc">Decimo
+Celio Balbino</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Per alcune ragioni da me altrove <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 356.]</span>
+accennate, sufficiente motivo abbiamo
+di dubitare se il secondo console fosse
+<i>Balbino</i> o pure <i>Albino</i>. Che <i>Marco Antonino
+Gordiano</i>, il qual fu poi imperadore,
+venisse nel presente anno sostituito console
+a Balbino, pare che si ricavi da
+Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Giordano.]</span>. Ma un'iscrizione scorretta
+del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 44, n. 2.]</span> ci fa veder Balbino
+tuttavia console nel dì 3 di novembre;
+e però resta dubbiosa la cosa. Che
+<i>Elvio Pertinace</i>, figliuolo del fu Pertinace
+Augusto, fosse anch'egli promosso in
+quest'anno al consolato, come stimarono
+il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Cons.]</span> e il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis Consular.]</span>, molto
+più dubbioso, per non dir falso, a me
+comparisce. Debbo io qui ora accennare
+le immense crudeltà esercitate dall'inumano
+Caracalla nel precedente anno,
+e parte ancora in questo; ma quasi
+mi cade di mano la penna per l'orrore:
+tanto fu il sangue innocente sparso da
+quel mostro Augusto. Vanno concordi
+gli antichi storici <span class="fnote">[Dio, lib. 77. Herodianus, lib. 4. Spartianus,
+in Caracalla.]</span> in asserire ch'egli
+sfogò la bestiale sua rabbia contro
+chiunque era stato o domestico o amico
+o in qualsivoglia maniera parziale allo
+ucciso fratello. Quanti nella numerosa
+corte di esso Geta, o liberti, o schiavi,
+o cortigiani d'altra specie, si trovarono,
+tutti furono messi a fil di spada; nè si
+perdonò a donne e fanciulli. Fino gli
+atleti, gl'istrioni, i gladiatori e qualunque
+altra persona che avesse servito al
+<span class="pagenum"><a name="Page_722" id="Page_722"></a>[722]</span>
+divertimento degli occhi o degli orecchi
+di Geta, e fin que' soldati che stettero
+alla sua guardia, perderono la vita.
+Questo macello si andava facendo di
+notte, e, venuto il dì, si portavano i lor
+cadaveri fuori della città. Dione conta
+venti mila persone sacrificate in questa
+maniera dal furore tirannico di Caracalla.
+Sparziano aggiugne che furono innumerabili.
+Bastava che s'indicasse un
+qualche filo di attaccamento avuto con
+Geta, vero o falso che fosse, perchè si
+desse la sentenza di morte. Nè i suoi
+fulmini si fermarono senza percuotere
+anche l'alte torri. Era in que' tempi
+riputato l'arca del sapere legale il celebre
+<i>Papiniano</i>, stato già prefetto del
+pretorio, verso il quale poco fa vedemmo
+usate tante finezze da Caracalla. Non
+altro reato di lui si trovava che il glorioso
+di aver fatto il possibile per rimettere
+la concordia fra i due fratelli
+Augusti. V'ha nondimeno chi scrive <span class="fnote">[Zosimus., Histor., lib. 1.]</span>,
+esser egli caduto in disgrazia di Caracalla,
+perchè, chiestagli un'orazione da
+recitare in senato per sua discolpa, egli
+generosamente rispondesse <i>che non era
+tanto facile lo scusare un fratricidio,
+come il commetterlo; ed essere un secondo
+delitto l'accusare un innocente, dopo
+avergli tolta la vita</i>. Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span> crede
+ciò un sogno de' politici. Fuori bensì di
+dubbio è che Papiniano fu ammazzato per
+ordine di Caracalla, il qual poi riprese
+l'uccisore, perchè, nell'ucciderlo, si
+fosse servito della scure in vece della
+spada, strumento di morte riservato
+per la gente nobile. Un figliuolo di esso
+Papiniano, che era allora questore, e tre
+giorni prima avea fatto grande spesa in
+alcuni magnifici spettacoli, fu anch'egli
+tolto dal mondo. Abbiam veduto ancora
+<i>Lucio Fabio Cilone</i>, stato due
+volte console e prefetto di Roma, in
+auge di gran credito e fortuna. Caracalla
+il chiamava suo padre, perchè lo avea
+avuto per suo aio in gioventù; era
+<span class="pagenum"><a name="Page_723" id="Page_723"></a>[723]</span>
+anche creduto il suo braccio diritto;
+ma niun si potea fidare del capo stravolto
+di un tale imperadore <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla. Dio, lib. 77.]</span>. Perchè
+anch'egli avea persuasa l'union de' fratelli,
+Caracalla mandò un tribuno con
+alcuni soldati per tagliargli il capo. Costoro
+nol trovarono tosto; e si perderono
+a svaligiar le argenterie, i danari e gli altri
+preziosi mobili delle sue stanze. Coltolo
+poi al bagno, così com'era in camicia
+e in pianelle, il menarono per mezzo
+la città con disegno di ucciderlo nel
+palazzo, maltrattandolo intanto con pugni
+sul viso per la strada. La plebe e i soldati
+della città, al vedere in sì compassionevole
+stato un personaggio di tanta
+stima, alzarono un gran rumore e fecero
+sedizione. Avvisatone Caracalla, per
+quietare il tumulto, avendo paura di
+peggio, gli venne incontro, e, cavatasi la
+sopravveste militare, la pose indosso al
+quasi nudo Cilone, gridando: <i>Lasciate
+stare mio padre; non vogliate toccare il
+mio aio.</i> Fece poi morire quel tribuno
+co' soldati ch'erano iti per ucciderlo,
+fingendoli rei, per avere insidiato alla
+vita di un sì degno personaggio, ma con
+essersi comunemente creduto che li gastigasse
+per non averlo ucciso. Di altri
+nobili e senatori uccisi parlano Dione,
+Erodiano e Sparziano, facendone un fascio;
+ma verisimilmente non tulle quelle
+stragi appartengono ai due suoi primi
+anni. E qui non si dee tacer quella di
+<i>Quinto Sereno Sammonico</i>, uno de' più
+insigni letterati uomini di questi tempi,
+compositore di moltissimi libri, che son
+quasi tutti periti <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla. Capitolinus, in
+Giordano.]</span>, e che possedeva una
+biblioteca di sessantadue mila volumi, donati
+poi da suo figliuolo al secondo dei
+Giordani Augusti. Forse perchè Geta si
+dilettava forte della lettura dei di lui libri,
+Caracalla la prese con lui. Si trovava
+l'infelice Sammonico a cena quando
+gli arrivarono i sicarii che gli spiccarono
+la testa dal busto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_724" id="Page_724"></a>[724]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXIV" id="CCXIV"></a>CCXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 18.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 17 e 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Messalla</span> e <span class="sc">Sabino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non è certo, come vuole il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span>,
+che <i>Messalla</i> portasse il nome di
+<i>Silio</i>; nè questi potè essere quel <i>Silia
+Messalla</i> che Dione mette console nell'anno
+193 sotto Giuliano, perchè sarebbe
+appellato console <i>per la seconda
+volta</i>. Tornando ora a Caracalla, volle
+egli, non so ben dire se in questo o nel
+precedente anno, rallegrare il popolo romano
+con degli spettacoli <span class="fnote">[Herod., lib. 4. Dio, lib. 77.]</span>, cioè con
+cacce di fiere, combattimenti di gladiatori
+e corse di cavalli. Ma quivi ancora
+ebbe luogo la sua crudeltà, mostrando
+il suo piacere nel vedere i gladiatori
+scannarsi l'un l'altro. Si sa <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span> che,
+quando egli era fanciullo, pareva così
+inclinato alla clemenza, che non si poteva
+immaginare di più; perchè, vedendo
+uomini esposti alle fiere, si metteva a
+piangere, e voltava il viso altrove. E un
+dì, perchè uno de' fanciulli che giocavano
+seco fu aspramente battuto, per essersi
+scoperto attaccato alla religion giudaica
+(probabilmente vuoi dire Sparziano la
+cristiana), egli non guardò mai più di
+buon occhio il padre di esso fanciullo,
+o pur colui che l'avea sferzato. Ma, fatto
+grande, cangiò ben costumi e natura, e
+sua delizia divenne lo spargimento e la
+vista del sangue. Fra gli altri gladiatori
+che in que' giuochi perirono, uno fu Batone,
+forzato da lui a combattere nello
+stesso dì con tre altri di fila. Restò egli
+ucciso dall'ultimo, ma ebbe la consolazione
+che il pazzo imperadore gli fece
+una magnifica sepoltura. Un altro di essi
+gladiatori, appellato Alessandro, gli fu
+sì caro, che a lui innalzò molte statue
+in Roma ed altrove. Nelle corse poi dei
+<span class="pagenum"><a name="Page_725" id="Page_725"></a>[725]</span>
+cavalli, perchè alcuni del popolo dissero
+qualche burla contro ad uno de' carrettieri
+da lui favoriti, ordinò a tutti i soldati
+di ammazzar chiunque avea parlato.
+Non conoscendosi i rei di questo gran
+delitto, restarono molti innocenti uccisi,
+e gli altri con denari riscattarono la lor
+vita. Ma perciocchè Roma era divenuta
+per lui un teatro di nere immaginazioni,
+se ne partì Caracalla, non già nel precedente,
+ma nel presente anno, perchè si ha
+una sua legge <span class="fnote">[L. Si hi quos servos., C. de libera causa.]</span> data in Roma nel dì 5
+di febbraio. Prese il pretesto di visitar le
+provincie, e di levar dall'ozio le milizie <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>.
+Andò nella Gallia, ed appena arrivato
+colà, fece morir il proconsole della
+provincia narbonese, sconvolse tutti quei
+popoli, guastò i privilegii delle città, e si
+comperò l'odio di ognuno. Ammalatosi
+quivi, guarì, e trattò poi crudelmente
+que' medici che l'aveano curato. Di là
+passò nella Germania. Che prodezze egli
+facesse in quelle parti, non è ben noto.
+Scrive Sparziano ch'egli verso la Rezia
+ammazzò molti Barbari, e soggiogò i
+Germani. Certo è <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span> che una specie di
+guerra fu da lui fatta contra dei Catti e
+degli Alemanni o Alamanni, il nome
+de' quali si comincia ad udire in questi
+tempi. Se crediamo ad Erodiano <span class="fnote">[Erodian., lib. 4.]</span>, fece
+Caracalla una bellissima figura fra i suoi
+soldati, perchè andava vestito da fantaccino,
+era de' primi ad alzar terreno, a
+far ponte, marciava a piedi coll'armi,
+mangiava poveramente al pari di essi,
+con altre simili scene di bravura. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 77, et in Excerp. Valesianis.]</span>
+confessa anch'egli che la funzion
+di soldato seppe farla, fingendo nondimeno
+più di quel che era; ma non già
+quella di generale; e ch'egli in quella
+spedizione si fece assai ridere dietro
+dai popoli della Germania. Venivano i
+lor deputati fin dall'Elba per dimandar
+pace, ma nello stesso tempo dimandavano
+danaro; e Caracalla, dopo aver
+<span class="pagenum"><a name="Page_726" id="Page_726"></a>[726]</span>
+fatta qualche rodomontata, li pagava bene,
+ed accordava loro delle pensioni,
+comperando a questo prezzo la loro amicizia.
+Anzi si cominciò ad affratellar
+cotanto con loro, che si vestiva alla lor
+moda, portava parrucca bionda, per assomigliar
+i loro capelli, e venne fino ad
+arrolar nelle sue schiere, ed anche nelle
+sue guardie, moltissimi di loro, con fidarsi
+da lì innanzi più di essi che dei
+soldati romani. Trattava anche in segreto
+alle volte con quei deputati, non essendovi
+presenti che gl'interpreti, a' quali
+fece poi levar la vita, affinchè non rivelassero
+le sue conferenze. In somma, o
+per diritto o per rovescio, tanto egli fece,
+che prese il titolo di <i>Germanico</i>, il quale
+comincia a vedersi nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span> di
+questi tempi. Truovasi anche appellato
+<i>Imperadore per la terza volta</i>, che non
+dà un sicuro indizio di vittoria, trattandosi
+di questo general da commedia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXV" id="CCXV"></a>CCXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 19.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 18 e 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Leto</span> per la seconda volta e <span class="sc">Cereale</span>.
+</p>
+
+<p>
+Un'iscrizione, probabilmente spettante
+a questo <i>Leto</i> console, e da me
+riferita nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 353,
+num. 4.]</span>, se fosse
+a noi pervenuta ben intera, forse ci
+scoprirebbe ch'egli fu della famiglia
+<i>Catia</i>. Altri nomi loro dati dagl'illustratori
+de' Fasti, per essere dubbiosi, io li
+tralascio. Sparziano scrive <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span> che un
+<i>Leto</i>, il quale era stato il primo a consigliar
+Caracalla di uccidere Geta, fu
+anche il primo forzato a morir col veleno,
+a lui inviato dallo stesso Caracalla;
+e però non dovrebbe essere questo che
+fu ora console. Dalla Germania, secondo
+il medesimo Sparziano, passò Caracalla
+nella Dacia, oggidì Transilvania, e vi si
+<span class="pagenum"><a name="Page_727" id="Page_727"></a>[727]</span>
+fermò qualche tempo; con far ivi qualche
+scaramuccia coi Geti, appellati poi
+più comunemente Goti, e pare che ne
+riportasse vittoria. <i>Elvio Pertinace</i>, figlio
+del fu Pertinace Augusto, prese di qua
+motivo nell'anno seguente di dire un
+motto pungente; perchè, nominandosi i
+titoli dati a Caracalla di <i>Germanico</i>,
+<i>Partico</i>, <i>Arabico</i> ed <i>Alemannico</i>; <i>aggiugnetevi</i>,
+diss'egli, <i>anche quello di Getico
+Massimo</i>, come a lui dovuto per aver
+debellato i Geti, tacitamente nondimeno
+alludendo alla morte da lui data a Geta
+suo fratello. Forse non è vero ch'egli
+facesse guerra coi Geti, ma è ben da
+credere vero quel motto. Sappiamo che
+questo <i>Pertinace</i> fu fatto morire da Caracalla,
+e non già per questa puntura a
+lui riferita. Spanciano scrive che gli tolse
+la vita perchè era figliuolo di un imperadore.
+Ma come mai aspettò egli tanto?
+Forse fu in que' medesimi tempi che
+egli mandò all'altro mondo <i>Claudio
+Pompeiano</i>, nato da <i>Lucilla</i>, figliuola di
+Marco Aurelio Augusto, e da <i>Pompeiano</i>,
+cioè da un padre stato due volte console,
+e bravo generale di armate <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>. Incamminossi
+poi Caracalla per la Mesia nella
+Tracia. La vicinanza della Macedonia
+produsse un mirabil effetto, perchè fece
+diventar questo Augusto un novello
+Alessandro. Se gli mancò il capo e il
+valore di quel gran conquistatore, non
+gli mancò già l'esterno di lui portamento.
+Si vestì egli alla macedonica, e poi
+scrisse al senato che gli era entrata in
+corpo l'anima di Alessandro, e per
+questo volea essere chiamato <i>Alessandro
+Orientale</i>. Da tali azioni che conseguenza
+sia per tirare il lettore, io non istarò a
+cercarlo. Inoltre della più scelta gioventù
+della Macedonia formò una brigata
+di fanteria, a cui diede il nome di
+falange macedonica, di sedici mila persone,
+tutte armate nella guisa che anticamente
+furono le truppe di Alessandro.
+Volle inoltre che si alzassero statue per
+tutte le città in onor di esso Alessandro,
+<span class="pagenum"><a name="Page_728" id="Page_728"></a>[728]</span>
+e massimamente nel Campidoglio e in
+ogni tempio di Roma. Moveva il riso
+il vedere in varii luoghi immagini dipinte
+che con un sol corpo in due differenti
+viste rappresentavano la faccia di Alessandro
+il Macedone e di Caracalla.
+</p>
+
+<p>
+Volendo poi passare il Bosforo di
+Tracia per entrar nell'Asia <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>, fu in
+pericolo di fare naufragio, essendosi rotta
+l'antenna della sua nave; ma si salvò
+nello schifo. Racconta Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span>, che
+essendo giunto a Nicomedia, dove passò
+il verno di quest'anno, la sua vita era
+questa. Facea sapere ai senatori che
+l'accompagnavano (uno de' quali era lo
+stesso Dione) che alla levata del sole
+fossero pronti, perchè volea tener ragione
+e trattar degli affari spettanti al
+pubblico bene; e li facea aspettar fino
+a mezzodì, e talvolta fino a sera, senza
+mai lasciarsi vedere. Ed egli intanto si
+dava bel tempo col carrozzare, ammazzar
+bestie, addestrarsi ai combattimenti
+de' gladiatori, e col bere ed ubbriacarsi.
+Alla presenza degli stessi senatori mandava
+piatti di vivande e bicchieri di vino
+ai soldati ch'erano di guardia. Finalmente
+si lasciava pur vedere per isbrigar
+qualche causa, per lo più mezzo ubbriaco
+ed appena udite poche parole, voleva
+che si decidesse. Teneva in sua corte
+un eunuco spagnuolo, deforme al maggior
+segno non men di corpo che di costumi,
+creduto uno stregone, e fabbricator
+di veleni, che facea da padrone
+sopra il senato. Dappertutto manteneva
+spie che gli riferivano quel di vero o
+di falso che lor piaceva, senza parteciparlo
+al suo consiglio; volendo egli gastigar
+le persone senza saputa de' ministri:
+il che cagionava una somma confusion
+di cose, ed era seminario di molte
+ingiustizie. In tutti poi questi suoi viaggi
+pareva che avesse tolto di mira i senatori,
+per ridurli in camicia, volendo che
+a loro spese (cioè, per quanto io credo,
+della repubblica) fabbricassero per istrada
+<span class="pagenum"><a name="Page_729" id="Page_729"></a>[729]</span>
+alloggi e case di molto costo, la maggior
+parte delle quali a nulla servirono, e nè
+pur erano da lui vedute. E dovunque
+egli s'immaginava di dover dimorare
+nel verno, esigeva che gli si edificassero
+anfiteatri e circhi; e questi appresso si
+distruggevano. Che s'egli impoveriva il
+senato e maltrattava i senatori, era poi
+tutto cortesia verso i soldati, e consisteva
+la sua gran premura in regalarli
+con prodigalità incredibile. Nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>
+di quest'anno si vede esaltata la
+di lui <i>liberalità VII</i>, <i>VIII</i> e <i>IX</i>, senza
+fallo usata verso le milizie. Largamente
+poi spendeva in bestie fiere o mansuete,
+e in cavalli <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span>, per far la caccia di quelle,
+o per correre alla disperata con gli
+altri in cocchio. Volta vi fu ch'egli uccise
+di sua mano cento cignali. E facendo
+le sue carriere, diceva d'imitare il sole,
+gloriandosi forte di non esser da meno di
+lui. Costrigneva poscia i suoi cortigiani e
+gli altri ricchi a rappresentar degli spettacoli
+con gravissima loro spesa, e vigliaccamente
+ancora dimandava ad essi del
+danaro quando n'era senza. Tale fu la
+sua maniera di vivere finchè regnò; e
+per questo suo scialacquare non si può
+dire quante gabelle nuove egli mettesse,
+quante estorsioni facesse; di maniera
+che egli in quei pochi anni diede il guasto
+a tutto l'imperio romano, e desolò
+le provincie. E diceva spesso di non abbisognar
+di cosa alcuna, fuorchè di danaro,
+da impiegarsi poi, non già in gratificar
+chi lo meritava, ma solamente
+per arricchir soldati e regalar adulatori.
+A <i>Giunio Paolino</i> donò egli un dì dieci
+mila scudi d'oro, perchè gli disse, che
+<i>quando anche fingeva d'essere in collera,
+sapea farlo sì bene, che si credea veramente
+incollerito</i>. <i>Giulia Augusta</i> sua
+madre, che gli tenne sempre compagnia
+in questi viaggi, non si guardò dal riprenderlo,
+perchè gittasse tanti tesori
+<span class="pagenum"><a name="Page_730" id="Page_730"></a>[730]</span>
+in seno ai soldati, con essersi ridotto a
+non aver più un soldo di tanti danari
+giustamente o ingiustamente esatti; ed
+egli: <i>Non dubitate, o madre</i> (rispose
+mostrandole la spada), <i>finchè questa durerà,
+non mancheranno danari</i>. Tanto poi
+si mostrò spasimato per la memoria di
+Alessandro il Grande questo nuovo Alessandro,
+che, essendosi compiaciuto un
+dì in vedere un tribuno di soldati
+saltar molto snello a cavallo, gli dimandò
+di che paese fosse: <i>Macedone</i>, rispose
+egli. E il vostro nome? <i>Antigono</i>. E quello
+del padre? <i>Filippo</i>. Allora disse Caracalla:
+<i>Ho tutto quel ch'io voleva</i>; e il
+fece salire a più alto posto, e da lì a poco
+il creò senatore e pretore. Fu proposta
+davanti a lui la causa d'un certo
+Alessandro, non già Macedone, reo di
+molti misfatti. Perchè l'accusatore di
+tanto in tanto andava dicendo: <i>Alessandro
+omicida; Alessandro odiato dagli
+dii</i>. Caracalla, quasi che si parlasse di
+lui, saltò su gridando: <i>Se non la dismetti
+di trattar così il nome di Alessandro,
+ti farò andar per le poste all'altro
+mondo</i>. Conduceva anche seco molti
+elefanti, perchè ancor questo conveniva
+ad un vero imitator d'Alessandro e di
+Bacco. Ed ecco in quali mani era caduto
+in questi tempi il misero imperio romano.
+Furono nell'anno presente, se dice
+il vero Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, terminate in Roma
+le terme antoniane, fabbricate d'ordine
+d'esso Caracalla. Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> fa un
+bell'elogio di quell'edifizio, mirabile
+non meno per la magnificenza che per
+la bellezza dell'architettura. Resta ancora
+accertato, che laddove in addietro si
+contava per grazia grande il conseguire
+la cittadinanza di Roma, questo imperadore
+con suo decreto la diede a tutte
+le città del romano imperio: intorno a
+che molto hanno parlato i letterati illustratori
+delle cose romane.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_731" id="Page_731"></a>[731]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXVI" id="CCXVI"></a>CCXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Zefirino</span> papa 20.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caracalla</span> imperad. 19 e 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Catio Sabino</span> per la seconda volta e <span class="sc">Cornelio
+Anulino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Certi sono i cognomi de' consoli di
+quest'anno, cioè <i>Sabino</i> ed <i>Anulino</i>. Per
+conto dei nomi, un'iscrizione riferita dal
+Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> e dal Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaurus Inscript., p. 183, n. 4.]</span>, si dice
+posta Q. AQVILLIO SABINO II. SEX.
+AVRELIO ANVLLINO COS. Ma essa
+dee essere falsa; o, se è legittima, appartiene
+a qualche altro anno. Perciocchè
+un'altra presso il medesimo Grutero <span class="fnote">[Idem, pag. 261.]</span>
+fu alzata CATTO SABINO II. ET CO.
+ANVLLINO COS., ed una parimente presso
+il Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 682.]</span>, C. ATIO SABINO II.
+ET CORNELIO ANVLINO COS. In vece
+di C. ATIO, credo io che s'abbia a leggere
+CATIO SABINO II., perchè, se questo
+primo console fosse ornato del prenome,
+anche il prenome dell'altro apparirebbe.
+Dopo avere <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span> l'Augusto Caracalla passato
+il verno in Nicomedia, dove celebrò
+il suo giorno natalizio nel dì 4 di
+aprile, ripigliò il suo viaggio <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>; ed arrivato
+alla città di Pergamo, celebre fra
+i Gentili pel tempio di Esculapio, dove
+si facea credere alla buona gente che
+quel falso dio in sogno rivelasse il rimedio
+dei mali del corpo: quivi Caracalla
+si raccomandò, e di cuore, a quella
+ridicola divinità, che pur non avea orecchi.
+Egli era malsano, e pativa varii mali,
+parte evidenti, parte occulti: effetti
+dell'intemperanza sua nella gola e nella
+libidine, per cui anche era divenuto inabile
+alla generazione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>. Sognò quanto
+volle; ma niun sollievo trovò a' suoi
+malori. Visitò la città d'Ilio, e benchè i
+<span class="pagenum"><a name="Page_732" id="Page_732"></a>[732]</span>
+Romani si tenessero per discendenti dai
+Troiani, pure più onor fece, al sepolcro
+di Achille. Non si trovava chi facesse
+la figura di Patroclo. O di morte naturale
+o di veleno morì allora Festo, il più
+caro de' suoi liberti; e quella vana testa
+di Caracalla gli fece far le esequie
+con tutte quelle cerimonie che sono descritte
+da Omero per Patroclo del suo
+poema. Di là passò ad Antiochia, dove
+per qualche tempo attese alle delizie,
+e dichiarò guerra al re de' Parti. Ne
+prese motivo, perchè Tiridate ed Antioco,
+due de' suoi uffiziali, erano disertati
+e passati al servigio di quel re, il quale,
+non ostante che da Caracalla ne
+fossero fatte più istanze, non li volle
+mai rendere. Trovavasi allora quel re
+in dispari, perchè in guerra con un
+suo fratello, e Caracalla si gloriava di
+aver seminato fra loro la discordia;
+però, per non tirarsi addosso anche la
+potenza romana, fu costretto a restitur
+que' due uffiziali. Caracalla allora si
+quietò, al vedersi così rispettato e temuto;
+e fatto poi sapere ad <i>Abgaro</i> re di
+Edessa, o sia dell'Osroene, con amichevoli
+lettere, che desiderava di vederlo,
+questi sen venne; ma, credendo di trovare
+in Caracalla un imperador romano,
+vi trovò un traditore <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>. Abgaro fu
+messo in prigione, e Caracalla s'impadronì
+di quella provincia, dove in fatti
+lo stesso Abgaro per la sua crudeltà
+era forte odiato da quella nobiltà. Confessano
+tutti gli storici che la simulazione
+e il mancar di fede non fu l'ultimo
+dei vizii di Caracalla. Anche nella
+guerra fatta in Germania avea lavorato
+di frodi, gloriandosi poi di aver colle
+sue arti messa rottura fra i Vandali e
+Marcomanni, ed attrappolato <i>Gaiovomaro</i>
+re de' Quadi, con torgli anche la vita.
+Inoltre, avendo finto di voler arrolar
+nelle sue guardie moltissimi giovani di
+nazion germanica, gli avea poi fatti tagliare
+a pezzi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_733" id="Page_733"></a>[733]</span>
+</p>
+
+<p>
+In questi tempi ancora bolliva la
+discordia tra il re dell'Armenia e i suoi
+figliuoli. Caracalla colla sua consueta
+infedeltà chiamò cadaun d'essi alla corte,
+facendo loro credere di volerli accordare
+insieme. L'accordo fu, che tutti li
+ritenne prigioni, figurandosi di poter fare
+il medesimo giuoco dell'Armenia che
+avea fatto dell'Osroene; ma s'ingannò.
+Que' popoli presero l'armi per difendersi,
+senza volersi punto fidare di un
+principe che s'era troppo screditato colla
+sua perfidia. Avea Caracalla alzato al
+grado di prefetto del pretorio <i>Teocrito</i>,
+uomo vilmente nato, già ballerino nei
+teatri, e divenuto a lui caro, perchè stato
+suo maestro nel ballo, e che per ammassar
+roba commise varie crudeltà <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span>,
+e facea anche sotto mano il mercatante.
+Presso Sifilino è detto essere stato tanta
+la di lui autorità nella corte, che la facea
+da superiore ai due prefetti del pretorio.
+Questo degnissimo generale fu da
+lui inviato con un corpo d'armata per
+sottomettere l'Armenia; ma da quei
+popoli rimase intieramente disfatto. Scrisse
+in questi tempi Caracalla al senato,
+con dire di saper bene ch'esso non sarebbe
+contento delle di lui imprese; ma
+che, tenendo egli una buona armata al
+servigio suo, avea in fastidio chiunque
+sparlasse di lui. Quindi volle passar in
+Egitto, con ispargere voce d'essere spinto
+da divozione verso Serapide, e da desiderio
+di veder la fiorita città di Alessandria,
+fabbricata dal suo caro Alessandro
+Magno <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>. Arrivata questa nuova in
+quella città, gli Alessandrini, gente vana,
+non cupando in sè stessi per l'allegrezza,
+si diedero a far mirabili preparamenti
+di addobbi, di musiche, di profumi
+per accogliere con gran solennità il
+regnante. Ma Caracalla, secondo il suo
+costume, doppio di cuore, si portava colà
+non per rallegrar que' cittadini, ma
+per disertarli. Il natural di quel popolo
+era inclinato forte alla maldicenza, ed
+<span class="pagenum"><a name="Page_734" id="Page_734"></a>[734]</span>
+avea sempre in bocca motti frizzanti,
+specialmente contro ai potenti. In fatti,
+senza nè pur risparmiare l'imperador
+stesso, misero in canzone la morte da
+lui data al fratello, attribuendogli anche
+un disonesto commercio colla madre, e
+deridendo la piccola di lui statura, non
+ostante la quale egli si credeva un altro
+Alessandro e un nuovo Achille. I principi
+saggi, che non prendono mosche,
+non fan più caso di simili ciarle, di quel
+che si faccia delle ingiurie de' pappagalli
+e delle gazze. Ma all'iracondo e bestial
+Caracalla esse trapassavano il cuore, e
+però ne volea far gran vendetta. Giunto
+ad Alessandria, visitato con divozione
+il tempio di Serapide, vi fece molti sagrifizii;
+andò al sepolcro di Alessandro,
+e vi lasciò de' preziosi ornamenti. Gridavano
+gli Alessandrini: <i>Viva il buon
+Imperadore;</i> e lo sdegno sanguinario di
+Caracalla stava allora per piombar sulle
+loro teste. Erodiano scrive che, fatta
+raunar la gioventù di Alessandria fuori
+della città, che ascendeva a migliaia,
+fingendo di voler formare un falange
+ancora di Alessandrini, dopo averli fatti
+attorniare dal suo esercito, tutti ordinò
+che fossero messi a fil di spada. Orridissima
+fu quella strage. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 77.]</span> scrive
+che il macello seguì nella città di notte
+e di giorno, ed essere stato sì grande il
+numero degli uccisi, che impossibile fu
+il raccoglierlo <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>. Vi perì gran copia
+ancora di forestieri venuti per veder
+quelle feste; il sacco fu dato ai fondachi
+a alle case, nè andarono esenti dalla
+rapacità militare que' templi. E questi
+furono i nemici che il detestabil Augusto
+andò a cercare in Oriente per gastigarli.
+Divise poi la città in due parti, la privò
+di tutti i privilegii, e lasciovvi presidio,
+con divieto ai cittadini di far adunanze
+in avvenire. Perseguitò ancora i seguaci
+di Aristotile, con dire che quel filosofo
+era stato cagion della morte di Alessandro,
+e levò loro le scuole che godevano
+<span class="pagenum"><a name="Page_735" id="Page_735"></a>[735]</span>
+in quella città. Da uno di quegli oracoli
+Caracalla fu chiamato una fiera; ma chi
+v'ha che non l'abbia a chiamar tale,
+e vedute crudeltà sì enormi? Anch'egli
+nondimeno si gloriava di questo, benchè
+molti poi facesse uccidere, perchè divulgavano
+l'oracolo suddetto.
+</p>
+
+<p>
+Tornossene questa fiera Augusta ad
+Antiochia, con animo di far una delle
+sue frodi anche ad <i>Artabano</i> re dei Parti.
+Se crediamo ad Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>, gli dimandò
+per moglie una di lui figliuola, proponendo
+nello stesso tempo di far una
+specie di unione delle due monarchie,
+sufficiente ad assoggettar tutto il mondo
+allora conosciuto. Non ne volea sentir
+parlare a tutta prima Artabano, ma poscia,
+accettato il partito, lasciò campo a
+Caracalla d'inoltrarsi nel suo regno, come
+s'egli andasse a prendere la sposa, e a
+visitar il re suocero. Venne da una certa
+città ad incontrarlo Artabano con
+immensa quantità di gente tutta inghirlandata
+e senz'armi. Allora Caracalla
+comandò a' suoi di menar le mani contra
+de' Parti, che, trovandosi privi di cavalli
+e d'armi, ed imbrogliati dalle vesti
+lunghe, nè poteano punto difendersi, nè
+speditamente fuggire. Gran carnificina
+vi fu fatta; il re ebbe tempo di scappare;
+restò il paese in preda ai Romani, i
+quali, stanchi del tanto uccidere e rubare,
+se ne tornarono finalmente nella
+Mesopotamia colla gloria di essere insigni
+traditori. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, all'incontro, lasciò
+scritto (ed è ben più verisimile il
+suo racconto) che avendo Artabano
+promesso la figliuola a Caracalla, e poi
+negatala, perchè s'avvide avere un sì
+perfido Augusto dei perniciosi disegni
+sopra il suo regno, e che non era uomo
+da fidarsi di lui; allora Caracalla ostilmente
+entrò nella Media, saccheggiò e
+smantellò varie città, e fra l'altre Arbela,
+e distrusse i sepolcri dei re parti. Si
+servì ancora di lioni, mandandoli a quelle
+<span class="pagenum"><a name="Page_736" id="Page_736"></a>[736]</span>
+genti <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>. Dione nondimeno scrive
+che fu un solo lione, che, calato all'improvviso
+dal monte, fece del male ai Parti.
+Ora, quantunque niuna battaglia seguisse,
+perchè i Parti scapparono alle
+montagne, e di là dal fiume Tigri, pure
+il vano imperadore scrisse al senato
+magnifiche lettere di queste sue vittorie,
+colle quali avea conquistato tutto l'Oriente,
+e volle il titolo di <i>Partico</i>. Si sapeva
+a Roma quel ch'era, ma convenne
+far vista di credere illustri e memorande
+quelle imprese. Nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> dell'anno
+seguente si trova menzionata la
+<i>vittoria partica</i>, ma non si vide già che
+egli prendesse il titolo di <i>Imperadore
+per la quarta volta</i>, benchè al Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>
+sia sembrato di vederlo. Venne <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span>
+poscia Caracalla coll'armata a
+prendere la stanza di verno nella città
+di Edessa, assai contento delle sue strepitose
+prodezze.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXVII" id="CCXVII"></a>CCXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Callisto</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Macrino</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Bruttio Presente</span> e <span class="sc">Tito Messio
+Extricato</span> per la seconda volta.
+</p>
+
+<p>
+Ricevette in quest'anno la corona
+del martirio san <i>Zefirino</i> papa, e fu in
+suo luogo posto nella cattedra di san
+Pietro <i>Callisto</i>. Svernò, come già accennai,
+l'Augusto Caracalla in Edessa <span class="fnote">[Anastasius Bibliothecar.]</span>,
+dove tanto egli che i soldati suoi viveano
+nelle delizie senza disciplina alcuna nelle
+case de' cittadini, e prendendo come proprie
+tutte le loro sostanze; quando, secondo
+i regolamenti de' tempi addietro,
+i soldati anche in tempo di verno abitavano
+sotto le pelli, cioè sotto le tende
+fatte di pelli. Lo stesso imperadore avea
+mutata la forma delle vesti militari, avendo
+presa dai Galli la foggia di un
+<span class="pagenum"><a name="Page_737" id="Page_737"></a>[737]</span>
+abito talare, appellato <i>Caracalla</i>, con
+cappuccio, di cui andava egli vestito <span class="fnote">[Spartianus. Dio. Aurelius Victor.]</span>,
+e voleva che andassero vestiti anche i
+soldati. Di là venne il soprannome a lui
+dato di <i>Caracalla</i>. Si avvidero allora i
+Parti che non erano poi lioni i Romani;
+anzi, in sapere che la vita molle del quartiere
+di verno e le fatiche dell'anno precedente
+aveano snervata la milizia romana,
+facean dei gran preparamenti per
+vendicarsi. Ma nè pur Caracalla si teneva
+le mani alla cintola, ammassando anche
+egli gente, e quanto occorreva per tornare
+in campagna contra di loro; quando
+Iddio volle mettere fine alle iniquità di
+questo indegno imperadore o piuttosto
+esecrabil tiranno. Esercitava in questi
+tempi l'uffizio di prefetto del pretorio,
+o sia capitan delle guardie, <i>Marco Opellio
+Macrino</i>, nativo d'Africa, i cui natali
+furono vilissimi. Era in età di circa
+cinquantatrè anni. Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Macrino.]</span>, nella
+Vita di lui, ne parla assai male. Dione,
+all'incontro, scrive <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span> aver egli con alcune
+buone qualità compensati i difetti
+della sua bassa nascita, essendo stato
+competentemente dotto nello studio legale,
+uomo moderato, avvezzo a giudicare
+con molta equità, e che si facea
+amare. Avvenne che un indovino in Africa
+chiaramente disse ch'esso Macrino
+e <i>Diaduminiano</i> suo figlio, in età allora
+di circa nove anni, aveano da essere
+imperadori <span class="fnote">[Herodianus, lib. 2.]</span>. Costui, mandato a Roma,
+confessò questo medesimo a <i>Flavio Materniano</i>,
+comandante delle milizie lasciate
+in Roma, il qual tosto ne spedì
+l'avviso a Caracalla Augusto. Ma, per
+attestato di Dione, non andò la lettera
+direttamente a lui, perchè ordine v'era
+di portar le lettere provenienti da Roma
+a <i>Giulia Augusta</i>, la quale, dimorando
+in Antiochia con grande autorità, avea
+l'incumbenza di accudire a tutti gli affari,
+per non isturbare il figliuolo occupato
+<span class="pagenum"><a name="Page_738" id="Page_738"></a>[738]</span>
+nella guerra coi Parti. Intanto avendo
+<i>Ulpiano Giuliano</i>, allora censore,
+inviato frettolosamente a Macrino un
+altr'uomo coll'avviso di quanto bolliva
+in Roma contra di lui, Macrino venne
+prima di Caracalla a risapere il pericolo
+a cui egli era esposto, perchè in simili
+casi vi andava la vita. Si aggiunse che
+un certo Serapione Egiziano pochi dì
+prima avea predetto a Caracalla che poco
+restava a lui di vita, e che gli succederebbe
+<i>Macrino</i>. Fu ben pagata la di
+lui predizione, con essere dato in cibo
+ai lioni. Imperciocchè Caracalla conduceva
+sempre seco una man di lioni, e
+specialmente ne amava uno assai dimestico,
+appellato Acinace (noi diremmo
+scimitarra), e il teneva a guisa d'un cane
+alla tavola, al letto od alla porta, con
+baciarlo sovente pubblicamente. Per tali
+accidenti determinò Macrino di prevenir
+la morte propria con procurar quella
+di Caracalla. Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 2.]</span> aggiunge
+che Caracalla anche talvolta aspramente
+motteggiava Macrino, trattandolo da uomo
+da nulla nel mestier dell'armi, con
+giungere ancora a minacciargli la morte.
+Secondochè s'ha dal medesimo storico,
+arrivato il plico delle lettere spedite da
+Materniano, Caracalla, che in cocchio
+era dietro a far correre i suoi cavalli,
+lo diede a Macrino, come era suo costume
+alle volte, con ordine di riferirgli
+dipoi le cose importanti, e di eseguir
+intanto quelle che esigessero risoluzione.
+Trovò <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span> per questo fortunato accidente
+Macrino il brutto avviso che di sua
+persona era dato a Caracalla. Osservi
+qui il lettore che mali effetti producesse
+una volta la troppa credenza agl'impostori
+indovini. Caracalla avea gli oroscopi
+e le geniture di tutti i nobili romani,
+credendo di conoscere chi l'amava
+o l'odiava, e chi gli potesse tendere
+insidie. Si folle credenza o produsse o
+almeno accelerò la di lui rovina.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_739" id="Page_739"></a>[739]</span>
+</p>
+
+<p>
+Macrino adunque, senza perdere tempo,
+giacchè credeva perduto sè stesso,
+qualora Materniano avesse con altre lettere
+replicato l'avviso, segretamente
+trattò con un tribuno delle guardie, appellato
+Giulio Marziale, della maniera
+di levar dal mondo l'iniquo Caracalla.
+Oltre all'essere Marziale uno de' maggiori
+suoi amici, nudriva ancora un odio
+gravissimo contra di esso Augusto, perchè
+avea fatto morir, qualche tempo prima,
+indubitamente un di lui fratello. Promise
+egli di fare il colpo alla prima buona
+congiuntura. Infatti, nel dì 8 di aprile,
+essendo montato a cavallo Caracalla con
+poche guardie <span class="fnote">[Dio, lib. 78. Herod., lib. 4. Spartianus, in
+Severo.]</span>, per andare alla città
+di Carre a fare il sacrifizio alla dea Luna,
+appellata da quel popolo il dio Luno,
+essendo smontato per una necessità del
+corpo, e ritiratesi per riverenza le guardie;
+Marziale, che stava attento ad ogni
+momento per isvenarlo, se gli accostò
+con qualche pretesto, quando egli ebbe
+soddisfatto al bisogno, ovvero per aiutargli
+a risalire a cavallo, perchè non erano
+in uso allora le staffe. Quel che è
+certo, con un pugnale gli diede una ferita
+nella gola, e morto lo distese per
+terra. Perchè l'altre guardie non si avvidero
+così tosto del colpo fatto, avrebbe
+potuto salvarsi Marziale, se avesse lasciato
+indietro il pugnale. Ma riconosciuto
+da uno de' Tedeschi, o pure Sciti, che
+scortavano Caracalla, gli scagliarono
+dietro delle freccie e l'uccisero. Divulgata
+la morte dell'imperadore, corse
+colà tutto l'esercito, e più degli altri
+Macrino si mostrò dolente d'una sciagura,
+per cui internamente facea gran
+festa il suo cuore. Ma a chi era morto
+nulla giovavano i lamenti altrui. Così <i>Marco
+Aurelio Antonino</i>, non meritevole d'essere
+da noi rammentato se non col soprannome
+di <i>Caracalla</i>, terminò i suoi
+giorni in età di ventinove anni, dopo aver
+regnato solo sei anni, due mesi ed
+<span class="pagenum"><a name="Page_740" id="Page_740"></a>[740]</span>
+alcuni giorni. Egli <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span> era anche soprannominato
+<i>Tarante</i>, dal nome di un gladiatore,
+il più sparuto e scellerato uomo
+che vivesse sopra la terra. E morì odiato
+da tutti, ma non già dai soldati, ancorchè
+non pochi sofferissero mal volentieri
+che egli nelle sue guardie anteponesse
+i Germani e gli Sciti ai Romani. Macrino,
+fatto dipoi bruciare il di lui corpo, e riposte
+le ceneri in un'urna, le mandò
+ad Antiochia a Giulia sua madre. Dopo
+qualche tempo le fece egli stesso portare
+a Roma a seppellire nel mausoleo d'Adriano.
+Allorchè arrivò a Roma la nuova
+della morte di Caracalla, non si attentava
+la gente a mostrare di crederla
+vera, finchè, venuti più corrieri ed accertato
+il fatto, ognuno lasciò la briglia
+all'allegrezza, ma specialmente il senato
+e la nobiltà, a' quali parve di ritornar
+in vita <span class="fnote">[Capitolinus, in Macrino.]</span>, perchè in addietro lor sempre
+parea di aver la spada pendente sul
+capo. Caricarono i senatori il nome e la
+memoria di lui dei più obbrobriosi titoli,
+ma per paura de' soldati non ardirono
+di chiamarlo nemico pubblico. Anzi, creato
+che fu imperadore <i>Macrino</i>, vennero
+sue lettere, colle quali pregava il senato
+di decretare gli onori divini ad esso <i>Caracalla</i>,
+e bisognò ubbidire. E si vide
+allora, come osserva fin lo stesso Sparziano
+di professione pagano <span class="fnote">[Spartianus, in Caracalla.]</span>, questa
+orrida deformità, che un uccisore del
+padre e del fratello, un boia del senato
+e del popolo di Roma e d'Alessandria,
+l'orrore in somma del genere umano,
+presso il quale dopo morte si trovò una
+incredibile copia di varii veleni, per valersene
+a soddisfare le sue voglie crudeli:
+questo mostro, diss'io, conseguì
+il titolo di dio, e per ordine di un Macrino,
+che l'avea fatto uccidere, con
+aver da li innanzi tempio, sacerdoti e
+cultori. Saran pure stati contenti ed allegri
+di sì nobil compagnia gli dii della
+Gentilità! avran pure ottenuto delle belle
+<span class="pagenum"><a name="Page_741" id="Page_741"></a>[741]</span>
+grazie da questo nuovo dio i Pagani!
+Io tralascio i presagii della di lui morte
+riferiti da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 68.]</span>, gran cacciatore di
+somiglianti augurii, ai quali per lo più
+si facea mente dopo il fatto.
+</p>
+
+<p>
+Quanto a <i>Giulia Augusta</i>, madre di
+esso Caracalla, si vuol ora avvertire che
+essa era nata in Soria, e probabilmente
+ella fu che condusse colà il figliuolo, forse
+per non partirne mai più. Grande era
+stata sotto Severo Augusto suo marito
+la di lei autorità, maggiore fu sotto il
+figlio Caracalla, di modo che comunemente
+veniva appellata <i>Julia Domna</i>, cioè
+<i>Giulia signora e padrona</i>. L'adulazione
+inoltre inventò per lei i titoli di <i>madre
+degli Augusti, della patria, del senato,
+delle armate</i>. Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Severo.]</span> le dà taccia
+di donna infame per gli adulterii, ed aggiunge
+anche un fatto più nero, cioè che
+il figliuolo, dopo la morte di Severo, la
+prese per moglie nella seguente maniera.
+Essendo ella bellissima femmina, si lasciò
+un dì vedere a Caracalla quasi affatto
+ignuda. Miratala in quell'atto Caracalla,
+disse: <i>Io vorrei se fosse lecito...!</i> Ed ella
+rispose: <i>Purchè vi piaccia, è lecito. Non
+siete voi imperadore? A voi tocca di dar
+le leggi, e non di riceverle.</i> Ed egli allora
+la sposò. Così orrido è il fatto, che
+lo stesso Sparziano tenne Giulia per matrigna,
+e non già per madre di Caracalla;
+e, da lui addottrinati, scrissero lo stesso
+anche Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>,
+Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> ed altri; ma queste son tutte
+fandonie e calunnie. Dione, che fu famigliare
+di essa Giulia Augusta, ed Erodiano,
+che fiorì almeno in vicinanza di questi
+tempi, concordemente asseriscono che
+essa Giulia fu vera madre di Caracalla
+e di Geta <span class="fnote">[Dio, lib. 78. Herodianus, lib. 4.]</span>, e ce la descrivono per donna
+savia ed applicata alla filosofia. Nè all'età
+di lei, che si dovea accostare ai
+<span class="pagenum"><a name="Page_742" id="Page_742"></a>[742]</span>
+cinquant'anni, conviene l'eccesso narrato
+da Sparziano. Oltre di che, se Caracalla
+l'avesse presa per moglie, non
+avrebbe trattato col re dei Parti di prender
+una di lui figliuola. Dalle dicerie degli
+Alessandrini venne questa calunniosa
+voce. Già vedemmo che la maldicenza
+la trattava da Giocasta. Contra chi è
+odiato nulla è più facile che l'inventare
+delitti oltre al vero. Non può già negarsi
+che Giulia non fosse donna di rara avvedutezza
+e disinvoltura. Ancorchè il barbaro
+Caracalla le avesse ammazzato in
+grembo il figliuolo Geta <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, pure seppe
+ella contener le sue lagrime, per non accusare
+ed irritare il bestial fratricida;
+anzi contraffaceva in pubblico a dispetto
+del suo dolore il volto sereno ed allegro,
+perchè era notata ogni sua parola ed ogni
+menomo gesto. Non si accorda ciò col
+dirsi da Sparziano <span class="fnote">[Spartianus, in Geta.]</span>, che avendo ella
+sparse alcune lagrime in compagnia di
+alcune dame, poco mancò che Caracalla
+non facesse morir lei e tutte quelle sue
+confidenti. Ci assicura Dione ch'ella da
+lì innanzi fu sommamente rispettata dal
+figliuolo Augusto, e che a lei diede l'incumbenza
+di rispondere alle lettere e di
+fare i rescritti ai memoriali, con dover
+solo riferire a lui le cose più importanti.
+Stavasene in Antiochia allorchè arrivò
+la nuova certa che il figliuolo Caracalla
+era stato tolto dal mondo <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>. Sopraffatta
+dal dolore, più pugni si diede sul petto,
+che irritarono forte un cancro che già
+l'affliggeva. Scaricando ancora la sua
+bile contra di Macrino, altro non desiderava
+che di morire; non già che ella
+amasse il perduto figliuolo, ma perchè
+colla morte di lui era spirata la somma
+di lei autorità. Tuttavia, perchè Macrino
+le scrisse con assai civiltà, lasciandole
+tutti i suoi uffiziali e fin le guardie, anche
+ella lasciò andare il pensiero di non
+più vivere. Informato poi Macrino del
+suo sparlare, e ch'ella facea dei segreti
+<span class="pagenum"><a name="Page_743" id="Page_743"></a>[743]</span>
+maneggi per rendersi padrona dell'imperio,
+le mandò ordine di levarsi da Antiochia.
+Tra per questo, e per la nuova
+a lei pervenuta degli strapazzi fatti
+in Roma alla memoria e al nome di Caracalla,
+si lasciò essa dipoi morire col
+non volere cibarsi; benchè Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>
+scrive, essere incerto se spontanea o forzata
+fu la di lei morte.
+</p>
+
+<p>
+Due giorni stette vacante l'imperio,
+perchè l'armata cesarea di Soria non
+sapea a chi conferirlo; e pur conveniva
+affrettarsi, perchè con poderoso sforzo
+di armati era già in campagna <i>Artabano
+re de' Parti</i>, voglioso di vendicar le ingiurie
+e i danni a lui recati da Caracalla <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>.
+Macrino esternamente parea non
+ricercare quella sublime dignità, per non
+dar sospetto all'armata di aver tenuta
+mano alla morte di Caracalla, ma segretamente
+faceva i suoi maneggi coi primi
+uffiziali, affinchè in lui cadesse la elezione.
+Per suggestione appunto di essi, nel
+dì 11 d'aprile, e non già per inclinazione
+che ne avessero, i pretoriani proclamarono
+<i>Macrino imperadore</i>: al che consentì
+il restante dell'esercito. Aveano
+prima tentato di alzare al trono <i>Advento</i>,
+prefetto anch'esso del pretorio; ma egli
+non avea voluto accettare, con allegar la
+troppo avanzata età. Anche Macrino fece
+alquanto lo schifoso, pure in fine mostrò
+di cedere alla lor premura <span class="fnote">[Capitolin., in Macrino.]</span>. Diede un
+regalo ai soldati, e molto più ne promise.
+Per farsi anche credito presso i medesimi,
+assunse il nome di <i>Severo</i>; e però
+nelle monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> si trova chiamato <i>Marco
+Opellio Severo Macrino</i>: per lo che fu
+deriso, niuna attinenza avendo egli con
+Severo già Augusto. Vuol Capitolino che
+fosse da lui preso anche il nome d'<i>Antonino</i>;
+ma di ciò niun vestigio apparendo
+nelle monete e nelle iscrizioni, si crede
+un fallo di quello storico. Il nome bensì
+di <i>Antonino</i>, troppo caro all'esercito, diede
+<span class="pagenum"><a name="Page_744" id="Page_744"></a>[744]</span>
+egli a <i>Diadumeniano</i> suo figliuolo, con
+dichiararlo <i>Cesare e principe della gioventù</i>.
+Comparisce egli nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>
+col nome di <i>Marco Opellio Antonino Diadumeniano</i>.
+Ha creduto il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>
+che dal padre sul principio del suo imperio
+gli fosse conferita la podestà tribunizia,
+e che amendue prendessero il
+consolato dell'anno presente, sostituiti
+ai due consoli ordinarii. Ma questa opinione
+è appoggiata solamente a qualche
+medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>, che sarà adulterata o falsa.
+Tale specialmente è, a mio credere, una,
+in cui Diadumeniano è chiamato all'anno
+seguente <i>console per la seconda volta</i>,
+ornato della <i>tribunizia podestà per la seconda,
+imperadore, pontefice massimo e
+padre della patria</i>. Dio sa se Diadumeniano
+fu nè pure imperadore Augusto.
+Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, Histor., lib. 4.]</span>, Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Macrino.]</span>
+e Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Diadumeniano.]</span> o ne dubitano, o chiaramente
+il riconoscono non più che <i>Cesare</i>.
+Il che risulta ancora da una iscrizione
+esistente nel museo cesareo, e da altre
+nell'appendice da me <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 469, n. 1.]</span> pubblicate, dove
+nell'anno seguente <i>Diadumeniano</i> tuttavia
+vien detto <i>Cesare</i> e <i>principe della
+gioventù</i>, e non già imperadore, nè console,
+e tanto meno console per la seconda
+volta. Ivi ancora s'incontra Macrino
+<i>console</i>, ma senza segno alcuno di aver
+egli altra volta tenuta la dignità consolare.
+Impostori di medaglie, non men
+che d'iscrizioni antiche, non sono mancati
+negli ultimi secoli.
+</p>
+
+<p>
+Scrisse poi Macrino lettere di molta
+sommessione al senato, il quale non fece
+difficoltà di accettarlo, qualunque egli
+fosse: tanto era il piacere di vedersi liberato
+dal carnefice Caracalla. Perciò
+il proclamarono patrizio romano <span class="fnote">[Capitolinus, in Macrino.]</span>, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_745" id="Page_745"></a>[745]</span>
+nè pur tale era egli in addietro; e gli
+conferirono la podestà tribunizia e l'autorità
+proconsolare con tutti gli altri
+onori. Trovavasi imbrogliato Macrino,
+perchè dall'un canto, per non dispiacere
+ai soldati, dovea mostrare di amar la
+memoria di Caracalla: e, ciò facendo,
+disgustava il senato ed innumerabili altri.
+Tuttavia cassò alcune leggi ingiuste di
+Caracalla, levò via le esorbitanti pensioni
+da lui accordate <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, relegò ancora in
+un'isola <i>Lucio Priscilliano</i>, famoso per
+gli combattimenti da lui bravamente fatti
+con assaissime fiere, ma più per le sue
+calunnie, che aveano cagionata la morte
+di moltissimi cavalieri e senatori, allorchè
+era favorito di Caracalla <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>. Anche
+tre senatori, spie d'esso Caracalla, ebbero
+il medesimo gastigo, con altri non
+pochi di minore sfera. Intanto il re dei
+Parti <i>Artabano</i>, messo insieme un formidabile
+esercito di fanti e cavalli, entrò
+nella Mesopotamia, e veniva a bandiere
+spiegate per vendicarsi de' torti a lui
+fatti dal perfido Caracalla. Macrino, uomo
+di poco cuore, spedì ambasciatori
+per placarlo e per trattar di pace. Ma
+Artabano mise ad alto prezzo questa
+pace, con pretendere il rifacimento delle
+terre e città rovinate da' Romani, ed eccessive
+somme di danaro in compenso
+de' sepolcri guasti e di tanti altri danni
+recati al suo paese. Appena ebbe data
+questa risposta, che comparve con tutte
+le sue forze in faccia ai Romani nelle
+vicinanze di Nisibi <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>. Due sanguinosissime
+battaglie si fecero, dove perì innumerabil
+gente, e sempre con isvantaggio
+de' Romani. Allora il tremante Macrino
+più che mai rinforzò le preghiere per
+la pace, ed Artabano ebbe anch'egli i
+suoi motivi di concorrere in essa, ma
+con venderla ben cara. Scrive Dione,
+aver Macrino spesi cinque milioni di
+ducatoni per far cessare questa guerra,
+con aver anche restituiti i prigionieri e
+<span class="pagenum"><a name="Page_746" id="Page_746"></a>[746]</span>
+quel bottino che si potè. Se merita in
+ciò fede Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Macrino.]</span>, Macrino ebbe da
+combattere ancora coi popoli dell'Armenia
+e dell'Arabia Felice, ed in ciò mostrò
+valore, e fu fortunato. Abbiamo solamente
+da Dione ch'egli stabilì la pace
+con quel re <i>Tiridate</i>. Sembra poco verisimile
+l'altro punto dell'Arabia Felice.
+Andarono queste nuove a Roma, e tuttochè
+sia da credere che il senato avesse
+delle informazioni fedeli de' sinistri successi,
+pure serrò gli occhi, e alle lettere
+di Macrino, che parlavano di vittoria, e
+promettevano ottimo governo, rispose
+con pienezza di civiltà e di congratulazioni,
+accordandogli il titolo di <i>Partico</i>
+e il trionfo, ch'egli nondimeno ricusò,
+per non sentire i rimproveri della sua
+coscienza. Avvicinandosi poi il verno,
+egli sen venne ad Antiochia, e compartì
+l'armata per la Soria.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXVIII" id="CCXVIII"></a>CCXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Callisto</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Macrino</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Elagabalo</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Opellio Severo Macrino Augusto</span>
+ed <span class="sc">Oclatino Advento</span>.
+</p>
+
+<p>
+Questo <i>Advento</i> console quel medesimo
+è che in compagnia di Macrino
+era dianzi prefetto del pretorio, ed avea
+ricusato l'imperio. Macrino il compensò
+con quest'onore, benchè fosse anch'egli di
+bassissima sfera. Non si può ben chiarire
+il di lui prenome e nome. Il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span>,
+con produrre una iscrizione assai logora
+del Fabretti, il nomina <i>Q. M. Coclatino
+Advento per la seconda volta</i>. Non è da
+credere ch'egli usasse due prenomi,
+o che il suo nome fosse disegnato con
+un solo M. Molto meno sussiste ch'egli
+fosse stato console un'altra volta <span class="fnote">[Noris, Epist. Cons.]</span>.
+Dai frammenti di Dione abbiamo che fu
+<span class="pagenum"><a name="Page_747" id="Page_747"></a>[747]</span>
+ripreso Macrino per aver creato senatore,
+collega nel consolato e prefetto di
+Roma <i>Advento</i>, uomo già soldato gregario,
+poscia corriere e, poco fa, procuratore.
+In vigore di due iscrizioni, da
+me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 354.]</span> altrove pubblicate, è sembrato a
+me più verisimile il suo nome <i>Oclatino</i>
+che <i>Coclatino</i>. Almen dubbioso, se non
+falso, parimente sembra che Macrino
+fosse chiamato <i>console per la seconda
+volta</i>, come giudicò il Relando. Ci sono
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span> che il nominano solamente
+<i>console</i> in quest'anno; però è da vedere
+se legittime sieno l'altre che ci rappresentano
+il secondo suo consolato. Passò
+Macrino Augusto il verno in Antiochia,
+ma senza prender ben le sue misure per
+assodar la sua fortuna sul trono. Era
+desiderato, era sollecitato a venirsene a
+Roma, dove, non ostante i difetti della
+sua nascita, si era conceputa non lieve
+stima ed amore per lui, sapendo ch'era
+uomo di genio moderato ed inclinato
+alla giustizia e a far del bene. Fallò egli
+non poco <span class="fnote">[Herodianus, lib. 5.]</span> col perdersi tanto nelle
+delizie di Antiochia <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>. Ad errore ancora
+gli fu attribuito l'aver lasciato troppo
+tempo unita l'armata senza dividerla, e
+senza mandare i differenti corpi alle loro
+provincie, giacchè più non si parlava di
+guerra. Oltre a ciò, in vece di studiar la
+maniera di farsi amare, affettava una
+aria di gravità e di altura non convenevole
+a chi era salito tant'alto dal basso;
+nè si mostrava assai cortese verso i soldati.
+Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Macrino.]</span>, che unì tutto quel
+che seppe per iscreditare la di lui memoria,
+cel rappresenta crudele anche
+nello stesso far la giustizia, e troppo rigoroso
+nell'esigere la militar disciplina.
+Diedesi inoltre a far degli eccessi di gola,
+e divertirsi nei teatri, e dar poche udienze.
+Può essere che tale storico alterasse
+la verità in più d'un capo. Oltre di che,
+<span class="pagenum"><a name="Page_748" id="Page_748"></a>[748]</span>
+Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span> scrive che <i>Elagabalo</i> fece
+dire dagli storici d'allora quanto male
+mai seppe di esso <i>Macrino</i>. Tuttavia, per
+attestato di Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, noi sappiamo che
+esso Macrino conferiva i magistrati a
+persone inabili ed indegne, e che le sue
+parole, al pari dei fatti, non mostravano
+ch'egli avesse mai testa e spalle per sostener
+con decoro e con utile del pubblico
+una sì gran dignità. Ma quello che
+finalmente diede il tracollo alla di lui
+fortuna, fu che, a riserva de' pretoriani,
+il resto dell'armata, la quale mal volentieri
+aveva accettato dalle mani di essi
+pretoriani questo nuovo Augusto, sempre
+più si andò alienando da lui; perchè
+osservava in Macrino uno spietato rigore
+nel voler rimettere l'antica disciplina
+nelle truppe, costringendoli ad
+alloggiar sotto le tende anche nel verno,
+e sì perchè non cadevano più le frequenti
+rugiade di regali, usate verso di loro dal
+prodigo Caracalla; ed aveva anche preso
+piede il sospetto ch'egli avesse tolto dal
+mondo quell'Augusto loro sì caro. Con
+questo cuor guasto andavano fra loro
+sparlando di Macrino, e trapelava dalle
+parole della maggior parte d'essi una
+inclinazione a ribellarsi. Solamente mancava
+chi alzasse il dito e si facesse capo;
+ma questo tale non tardò a presentarsi.
+</p>
+
+<p>
+Ebbe <i>Giulia Domna Augusta</i>, madre
+di Caracalla, Soriana, siccome già vedemmo,
+di nazione, una sorella in quelle
+parti, appellata <i>Giulia Mesa</i>, da cui erano
+nate due figliuole, l'una <i>Giulia Soemia</i>,
+e l'altra <i>Giulia Mammea</i> <span class="fnote">[Herod., lib. 4. Dio, Lib. 78. Capitol., in
+Macrino.]</span>. Fu
+maritata la prima di esse con <i>Vario Marcello</i>,
+la seconda con <i>Genesio Marziano</i>,
+amendue ricchi signori in Soria, e già
+mancati di vita. Giulia Mesa, che tuttavia
+era in buona età, stando in addietro
+alla corte in compagnia di Giulia
+Augusta sua sorella, vi aveva ammassata
+<span class="pagenum"><a name="Page_749" id="Page_749"></a>[749]</span>
+gran copia di ricchezza; e siccome donna
+accorta e spiritosa, gran provvisione
+avea fatta di disinvoltura e sperienza
+negli affari del mondo. Lasciolla Macrino
+in pace, nè tolse un soldo dei tesori
+da lei accumulati: laonde ella, dappoichè
+fu morta la sorella Augusta, si ritirò
+nella città di Emesa, patria sua, colle due
+sue figliuole vedove, e con due nepoti, figliuoli
+delle medesime. Quello di Giulia
+Soemia si appellava <i>Vario Avito Bassiano</i>
+(Dione, non so perchè, lo chiama <i>Lupo</i>:
+fors'era un soprannome), che noi
+vedremo fra poco imperadore col soprannome
+di <i>Elagabalo</i>. L'altro, nato da
+Giulia Mammea, portava il nome di <i>Alessiano</i>,
+il quale, giunto anch'esso all'imperio,
+sarà da noi conosciuto col nome
+di <i>Severo Alessandro</i>. Bassiano, giunto
+all'età di quattordici anni <span class="fnote">[Herodianus, lib. 4.]</span>, era bellissimo
+giovinetto, e sacerdote del tempio
+del dio Elagabalo, cioè del Sole, benchè
+altri dicano di Giove o di Serapide, adorato
+in quella città, non già in qualche
+immagine o statua, ma in una pietra che
+avea la figura di cono o sia di un pane
+di zucchero, pietra caduta dal cielo per
+felicità di quel popolo. I soldati acquartierati
+fuori di Emesa, coll'andare a quel
+tempio, e veder in esso e fuori di esso
+in superbe vesti e con corona gioiellata
+in capo il vaghissimo sacerdote Bassiano,
+se n'erano mezzo innamorati. Crebbe
+poi a dismisura questo amore, da
+che l'accorta Giulia Mesa fece spargere
+voce <span class="fnote">[Capitol., in Macrino.]</span> che questo bel giovine era figliuolo
+di <i>Caracalla Augusto</i>, mercè del
+commercio da lui avuto con <i>Giulia Soemia</i>
+figliuola di lei, allorchè dimoravano
+tutte in corte. Vera o falsa che fosse questa
+voce, commosse non poco i soldati
+tra per lo amore che tuttavia nudrivano
+verso Caracalla, e per l'odio che portavano
+a Macrino. Si aggiunse la fama
+delle grandi ricchezze di Giulia Mesa, la
+quale ne facea loro una generosa offerta,
+se volevano promuovere al trono il giovine
+<span class="pagenum"><a name="Page_750" id="Page_750"></a>[750]</span>
+Bassiano. Fatto il concerto, ed
+uscita ella una notte di Emesa, condusse
+il nipote al campo de' soldati, che immediatamente
+lo acclamarono <i>Imperadore</i>,
+e vestirono di porpora nel dì 16 di
+maggio, dandogli il nome di <i>Marco Aurelio
+Antonino</i>, soprannominato dipoi
+<i>Elagabalo</i> per cagione del suddetto suo
+sacerdozio. Da Capitolino e da altri è
+chiamato <i>Heliogabalo</i>; sono d'accordo
+ora gli eruditi in appellarlo <i>Elagabalo</i>.
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>, all'incontro, lasciò scritto, essere
+stata l'esaltazione di questo mentito
+figlio di Caracalla opera e maneggio
+solamente di <i>Eutichiano</i>, soprannominato
+<i>Comazonte</i> a cagion del suo umore
+allegro e buffone, già figliuolo di
+uno schiavo, e poi liberto degl'imperadori,
+uomo screditato al maggior segno
+per varii vizii. Costui (seguita a dire
+Dione) arditamente trattò l'affare senza
+che lo sapessero nè la madre, nè l'avola
+di Elagabalo; ma sembra ben più
+verosimile il racconto di Erodiano, che
+mette incitati i soldati alle sedizione
+specialmente per la speranza de' tesori
+loro esibiti da Giulia Mesa.
+</p>
+
+<p>
+Portata a Macrino questa nuova,
+mostrò egli nel di fuori di non farne conto,
+anzi di ridersene, considerato per
+uno scioccherello e ragazzo Elagabalo,
+ed atteso particolarmente il nerbo de' suoi
+pretoriani e delle altre milizie che il fiancheggiavano.
+Scrisse nondimeno questa
+novità al senato, e con lettera appellata
+puerile da Dione. S'egli fosse stato uomo
+di testa e provveduto di coraggio,
+nulla più facile era che di affogar quella
+ribellione, marciando tosto con tutte le
+sue forze contro quel corpo di armata
+ribelle, troppo inferiore alla sua, e col
+promettere ai soldati il bottino delle ricchezze
+di Giulia Mesa. Gli parve sufficiente
+rimedio al male lo spedir colà
+<i>Ulpio Giuliano</i> perfetto del pretorio con
+parte delle milizie <span class="fnote">[Herod., lib. 5. Dio, lib. 78.]</span>. Appena arrivato
+colà questo uffiziale, ruppe alcune porte
+<span class="pagenum"><a name="Page_751" id="Page_751"></a>[751]</span>
+della città, dove si erano ritirati e fortificati
+i ribelli; ma non vi volle entrar
+per forza, sperando di veder di momento
+in momento esposta bandiera bianca.
+Questa bandiera non comparve, e durante
+la notte si fortificarono così bene i
+soldati di dentro, che quando Giuliano,
+venuta la mattina, fece dare l'assalto
+alle mura, trovò una insuperabile resistenza
+negli assediati. Inoltre, si lasciò
+vedere quel bel fantoccio di Elagabalo
+magnificamente abbigliato sui merli delle
+mura e delle torri, gridando i suoi
+soldati: <i>Ecco il figliuolo di Antonino</i>,
+cioè di <i>Caracalla</i>, e mostrando nel medesimo
+tempo i sacchi dell'oro e dell'argento
+loro dati da Giulia Mesa.
+Quella bella vista, passando in cuore di
+chi tanto bene avea ricevuto da Caracalla,
+servì d'incanto ai soldati di Macrino,
+che, ammutinati anch'essi, trucidarono
+i più dei loro uffiziali, e si unirono
+con quei di Elagabalo. <i>Giuliano</i> fuggì,
+ma raggiunto perdè la vita; e fu così
+ardito un soldato, che, posta la di lui
+testa entro un sacchetto sigillato col
+sigillo del medesimo Giuliano, la portò
+a Macrino, fingendo che fosse il capo di
+Elagabalo; e mentre quella si sviluppava,
+destramente se ne fuggì. Erasi inoltrato
+Macrino Augusto sino ad Apamea, aspettando
+l'esito della spedizion di Giuliano.
+Uditolo sinistro, credono alcuni <span class="fnote">[Goltzius. Mediobarb. Tillemont. Pagius.]</span> ch'egli
+creasse allora Augusto il figliuolo
+<i>Diadumeniano</i>. Altro non dice Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 78.]</span>,
+se non che <i>il disegnò Imperadore</i>, e promise
+un grosso regalo ai soldati. Però le
+monete che ci rappresentano Diadumeniano
+<i>Augusto</i> prima di quel tempo e le
+lettere citate da Capitolino, o son false
+o non vanno esenti da sospetto. Anzi
+non pare che vi restasse tempo di battere
+nè pur monete in onore di questo
+nuovo Augusto, oltre al dirsi da Dione
+ch'egli fu <i>disegnato</i> solamente, per aspettarne
+probabilmente il consenso dal senato.
+<span class="pagenum"><a name="Page_752" id="Page_752"></a>[752]</span>
+Erodiano il riconosce fregiato unicamente
+col titolo di <i>Cesare</i>.
+</p>
+
+<p>
+Non si fidò Macrino di fermarsi dopo
+la disgrazia di Giuliano in Apamea, e
+si mise in viaggio per ritornarsene ad
+Antiochia. Ma l'esercito di Elagabalo,
+ch'era per tanti desertori cresciuto a
+segno di poter fare paura a Macrino,
+uscì in campagna, e con isforzate marcie
+il raggiunse in un luogo distante circa
+trenta miglia da Antiochia <span class="fnote">[Herodianus, lib. 5. Dio, lib. 78.]</span>. Bisognò
+venire ad un fatto d'armi correndo il dì
+7 di giugno. I pretoriani, siccome bei
+pezzi di uomini e gente scelta, erano
+superiori di forze; ma i nemici con più
+furore combattevano, perchè, perdendo,
+si aspettavano la pena della lor ribellione.
+Contuttociò, prevalendo i primi, cominciarono
+a piegare e a prendere la
+fuga gli altri; se non che, scesa dal cocchio
+<i>Giulia Mesa</i> colla figlia <i>Soemia</i>, con
+lagrime e preghiere tanto fece, che li rispinse
+nella mischia. Lo stesso <i>Elagabalo</i>,
+il più vile uomo del mondo, comparve
+in questa occasione un Marte, perchè a
+cavallo e col brando in mano maggiormente
+animò i suoi alla pugna. Nulladimeno
+si sarebbe anche dichiarata la
+vittoria per Macrino, s'egli non fosse
+stato figliuolo della paura. Allorchè vide
+dubbioso il combattimento, per timore di
+essere preso, se restava rotto il suo campo,
+abbandonò i suoi per salvarsi ad
+Antiochia. Tennero saldo, ciò non ostante,
+i pretoriani, finchè Elagabalo, informato
+della fuga di Macrino, lo fece loro
+sapere, con promettere nello stesso tempo
+di conservare ad essi il grado loro, e
+di regalargli se si dichiaravano per lui,
+siccome seguì. Ciò saputosi da Macrino,
+travestito prese le poste alla volta di
+Bisanzio, dove se potea giugnere, facea
+poi conto di passare a Roma, e di rimettere
+in piedi la cadente sua fortuna.
+Si mise a passar lo stretto, ed era già
+presso a Bisanzio, quando un vento furioso
+il rigettò a Calcedonia, dove stette
+<span class="pagenum"><a name="Page_753" id="Page_753"></a>[753]</span>
+nascoso alcun poco, finchè giunti i corridori
+spediti da Elagabalo coll'avviso
+della vittoria, fu scoperto e messo in una
+carretta per condurlo vivo al vincitore;
+ma gittatosi dal carro, e rottasi una
+spalla ad Archelaide, città della Cappadocia,
+gli fu mozzato il capo e portato
+ad Elagabalo, che lo fece porre sopra
+una lancia, e girar per tutto il campo
+alla vista di ognuno. Terminò <i>Macrino</i> i
+suoi giorni in età di cinquantaquattro
+anni, dopo aver regnato quasi quattordici
+mesi. Mentre <i>Diadumeniano</i> suo figliuolo
+era in viaggio, sperando di salvarsi
+nel paese de' Parti, raccomandato
+dal padre ad Artabano, fu preso anch'egli <span class="fnote">[Lamprid., in Diadumeniano. Herod., lib. 5.
+Dio, lib. 78.]</span>,
+ed ucciso in età di circa dieci
+anni, con che restò solo padrone del
+romano imperio <i>Marco Aurelio Antonino</i>,
+soprannominato <i>Elagabalo</i>, in cui andiamo
+a vedere il più vergognoso ed abbominevol
+uomo che sedesse mai sul trono
+de' Cesari. Dopo l'union degli eserciti
+proclamato di nuovo <i>Imperadore</i>, entrò
+come trionfante in Antiochia. Pretendevano
+i soldati il sacco di quella innocente
+città: la salvò Elagabalo, con promettere
+loro cinquecento dramme per
+testa; somma che la dovettero pagare
+per loro men male i cittadini.
+</p>
+
+<p>
+Dai frammenti di Dione, pubblicati
+dal Valesio <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>, abbiamo che esso Elagabalo,
+ovvero chi faceva per lui, scrisse
+al senato, mandando la lettera a <i>Pollione
+console</i>. S'intitolava egli <i>imperadore Cesare
+Augusto, figliuolo di Antonino</i> (cioè
+di Caracalla), <i>nipote di Severo, Pio, Felice,
+dotato della podestà tribunizia e
+proconsolare</i>; cosa contraria all'ordine
+e all'uso, perchè gli altri principi aveano
+aspettata questa autorità dal senato, almen
+per un atto di convenienza. Si può
+argomentare da ciò quanto abbiam detto
+di Diadumeniano creduto Augusto, perchè
+non vi fu tempo da poter ricevere
+questo titolo dal senato. In essa lettera
+<span class="pagenum"><a name="Page_754" id="Page_754"></a>[754]</span>
+Elagabalo sparlava forte di Macrino, prometteva
+gran cose di sè stesso, protestando
+di prendere per suo modello Augusto
+e Marco Aurelio. Tutte spampanate
+di lui o di chi dettò a lui quella
+lettera. Staremo poco ad avvedercene.
+E se ne accorsero allora i senatori, perchè
+egli a parte scrisse al console <i>Pollione</i>,
+che se alcuno facesse opposizione o
+resistenza, egli si servisse della forza e
+dei soldati ch'erano in Roma. Già erano
+afflitti essi senatori per aver perduto
+Macrino, principe che non doveva essere
+quel tanto sciagurato che Capitolino ci
+vuole far credere; e molto più per dover
+essere governati da uno sbarbatello
+Soriano, non conosciuto da alcuno, o
+almen da pochi: il quale senza verun
+legittimo titolo, e per una vergognosa
+finzione di bastardismo, si era intruso
+nel trono cesareo. Tuttavia bisognò chinare
+il capo, insegnare alla lor lingua le
+acclamazioni e gli elogi ad Elagabalo, e
+fino all'odiato Caracalla, vantato suo
+padre, e dichiarar nemico pubblico Macrino.
+Trovasi qualche iscrizione spettante
+a quest'anno in cui si veggono
+consoli <i>Antonino</i> ed <i>Advento</i>. Una specialmente
+ne produce il Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 637.]</span>: il
+che fa intendere, e lo conferma anche
+Dione, che <i>Elagabalo</i>, chiamato <i>Marco
+Aurelio Antonino</i>, di sua autorità si fece
+console in quest'anno, e ciò senza licenza
+del senato, con far anche radere
+dagli atti pubblici il nome di Macrino, e
+mettervi il suo, quasichè egli fin dalle
+calende di gennaio fosse stato console
+con Advento. Ma noi poco fa abbiam
+veduto console in quest'anno anche <i>Pollione</i>.
+Forse nelle calende di maggio era
+egli stato sostituito a Macrino in quella
+insigne dignità. Ardevano intanto di voglia
+Mesa e Giulia Soemia, madre del
+nuovo Augusto, di rivedere Roma, dove
+erano state in delizie ne' tempi addietro,
+e però affrettarono verso quella parte
+Elagabalo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>. Giunto egli coll'armata a
+<span class="pagenum"><a name="Page_755" id="Page_755"></a>[755]</span>
+Nicomedia, per la stagion troppo avanzata,
+quivi si fermò, per proseguire il
+viaggio nella prossima ventura primavera.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXIX" id="CCXIX"></a>CCXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Callisto</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Elagabalo</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Antonino</span>, soprannominato
+<span class="sc">Elagabalo</span>, per la seconda volta e
+<span class="sc">Sacerdote</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Una iscrizione da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 355.]</span> riferita porge
+qualche barlume per credere che il
+secondo console fosse appellato <i>Tiberio
+Claudio Sacerdote</i>. Ora mentre tuttavia
+dimorava in Oriente l'Augusto Elagabalo,
+Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span> accenna alcuni torbidi, che
+dovettero essere di poca conseguenza,
+cagionati da chi, avendo veduto salire
+all'imperio un Macrino ed un Elagabalo,
+benchè sprovveduto di nobiltà, si diede a
+tentar delle novità negli eserciti. Furono
+costoro ben tosto oppressi. Nè tardò il
+nuovo Augusto a dar segni della sua
+crudeltà, con uccidere di man propria il
+suo aio, pel cui senno e valore avea
+conseguita la vittoria di Macrino ed ottenuto
+l'imperio: solamente perchè lo
+esortava a lasciar le ragazzate. Fece anche
+uccidere <i>Giuliano Nestore</i>, già prefetto
+del pretorio sotto Macrino, <i>Fabio
+Agrippino</i> governatore della Soria, <i>Reano</i>
+governator dell'Arabia, <i>Claudio Attalo</i>
+presidente di Cipri, e <i>Decio Trajano</i> governator
+della Pannonia, non per altro
+delitto, che per essersi eglino sottomessi
+con prontezza all'usurpato imperio
+suo <span class="fnote">[Herodian., lib. 5.]</span>. Durante il verno, ch'egli passò
+in Nicomedia, cominciò di buon'ora a
+farsi conoscere quel mostro non solo di
+crudeltà, come ho già detto, ma anche
+di libidine, di capriccio e di leggerezza di
+senno, che poi da tutto il mondo fu conosciuto
+e detestato. La prima sua pazzia,
+<span class="pagenum"><a name="Page_756" id="Page_756"></a>[756]</span>
+principio di molte altre, fu l'esser egli
+perduto dietro al suo dio Elagabalo, di
+cui era stato e pretendeva di voler essere
+tuttavia sacerdote. Ne cominciò in essa
+Nicomedia a promuovere il culto con
+varie feste, portando veste sacerdotale
+tessuta di porpora e d'oro, e maniglie
+e gioielli, e corona a guisa di mitra o
+tiara fregiata d'oro e di gemme. Questo
+abito all'orientale, pieno di lusso, era il
+suo favorito; gli facea nausea il vestire
+alla romana o alla greca, chiamando i
+lor abiti troppo vili, perchè fatti di lana;
+laddove egli li voleva di seta: cosa assai
+rara e preziosa in que' tempi. Lasciavasi
+anche vedere fra i sonatori di timpani
+e di pive, e faceva il ballerino nei sacrifizii
+a quel ridicolo dio. Giulia Mesa
+sua nonna, a cui dispiacevano forte
+queste sue puerilità, non mancò di riprenderlo,
+col mettergli davanti il discredito
+in cui incorrerebbe con sì
+straniere vesti comparendo a Roma. Più
+che mai si ostinò a volerla a suo modo,
+perch'egli non badava se non a chi gli
+stava intorno per adularlo. Affine poi di
+provare quanto egli si potesse promettere
+dalla sommession de' Romani ad ogni
+suo volere, fattosi dipingere in quel
+l'abito sfarzoso e forestiere di sacerdote
+insieme col dio da lui adorato, mandò a
+Roma quel ritratto, comandando che si
+appendesse nella sala del senato, e che
+ad ogni assemblea de' padri s'incensasse,
+con ordine ancora a tutti i ministri sacri
+di Roma che nei loro sacrifizii prima
+degli altri dii nominassero il suo dio
+Elagabalo. Fu ubbidito, e questo servì
+a far conoscere in Roma il di lui esterior
+portamento, prima che vi arrivasse;
+ed, arrivato che fu, a non maravigliarsene.
+</p>
+
+<p>
+Comparve dunque il folle giovinastro
+in quella gran città, e l'unica cosa
+che fece meritevol di lode <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span>, fu l'attener
+la promessa da lui fatta di non punir
+chicchessia che avesse operato o parlato
+contra di lui finchè Macrino visse. Diede
+<span class="pagenum"><a name="Page_757" id="Page_757"></a>[757]</span>
+al popolo il congiario solito a darsi dai
+novelli regnanti; ed è da credere che
+allora, se non prima, impetrasse dal senato
+il titolo di <i>Augusta</i> a <i>Giulia Mesa</i>
+avola sua, ed a <i>Giulia Soemia</i> sua madre,
+che a noi vien dipinta da Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span>
+per donna avvezza a mettersi
+sotto i piedi l'onestà e l'onore. Volle
+appunto Elagabalo, nella sua prima comparsa
+in senato, che i senatori pregassero
+la medesima sua madre di sedere presso
+i consoli, e di dire il suo parere a guisa
+degli altri senatori: novità non più veduta
+ne' tempi addietro, e che non si
+praticò se non sotto questo capriccioso
+giovane Augusto. Costituì anche un senato
+di donne nel monte Quirinale, capo
+di cui era la stessa Soemia, acciocchè
+quivi si trattassero e decidessero gl'importantissimi
+affari della repubblica femminina.
+Quivi poi furono fatti dal senato
+consulti ridicoli intorno alle precedenze
+e mode donnesche; e fu deciso qual foggia
+di vesti s'avesse a portare; quale
+delle dame precedere, quale baciar l'altra,
+ed a chi competesse carrozza colle
+mule, a chi coi buoi. Ad alcune era conceduto
+l'andare a cavallo, ad altre solamente
+il cavalcare asinelli, e ad altre
+il farsi portare in seggetta. Fra queste
+seggette ancora fu decretato chi la potesse
+avere intarsiata di avorio, e chi di
+argento, e chi coperta di pelle; e si determinò
+a chi fosse lecito il portar oro
+e gemme nelle scarpette. Quanto allo
+stesso Elagabalo <span class="fnote">[Dio, lib. 79. Herodianus, lib. 5. Lamprid.,
+in Elag.]</span>, i suoi gran pensieri
+cominciarono ad impiegarsi tutti per introdurre
+ed ampliare il culto del suo dio
+in Roma. Fece venir da Emesa quel pezzo
+di pietra a guisa di cono, in cui si facea
+credere ai popoli insensati che si
+adorava il dio Sole; e fabbricò per questo
+un suntuosissimo tempio. Noi il troviamo
+nelle medaglie <span class="fnote">[Goltzius, Numism. Mediobarb., in Numism.
+Imper.]</span> intitolato <i>sacerdote
+<span class="pagenum"><a name="Page_758" id="Page_758"></a>[758]</span>
+dote del dio Sole Elagabalo</i>. Si era egli
+messo in capo di ridurre tutta la religione,
+cioè tutte le superstizioni dei Gentili
+Romani, al culto di questo solo favorito
+suo nume. Pretendeva in oltre,
+come lasciò scritto Lampridio pagano,
+di tirare ad onorar questo dio anche la
+religion de' Giudei e de' Samaritani, e infin
+la <i>divozion de' Cristiani</i>: dal che certo
+erano ben lontani i nemici dell'idolatria,
+e massimamente gli adoratori di Gesù
+Cristo. Pensava ancora di trasportare in
+quel tempio, e forse anche trasportò, tutto
+quello che di più sacro e raro si trovava
+negli altri tempi, come il fuoco di
+Vesta, la statua di Cibele, lo scudo di
+Marte, il Palladio, e simili altre superstiziose
+memorie della divozion de' Gentili.
+Se queste novità e violenze dispiacessero
+ai Romani, amanti degli antichi falsi loro
+dii e delle inveterate loro superstizioni,
+facilmente ognuno sel può figurare. E un
+gran dire dovea essere in Roma, al mirare
+tolta la mano al suo Giove altitonante
+da questa forestiera divinità. Abbiamo
+ancora da Erodiano che Elagabalo intorno
+a quel suo tempio fece ergere
+molti altari, ne' quali ogni dì sagrificava
+una gran copia di buoi e di pecore, e
+si spandevano infiniti fiaschi di vino del
+migliore e più vecchio che fosse in Roma,
+vedendosi scorrere a ruscelli quel
+vino e quel sangue per terra. Bisognava
+che di tanto in tanto i senatori e cavalieri
+assistessero a quei sagrifizii, e vi
+facessero anche le funzioni più vili, con
+tener sulla testa i piatti d'oro e d'argento
+dorato, ne' quali si mettevano le
+viscere delle vittime, e coll'andar vestiti
+alla forma dei sacerdoti orientali. Intanto
+l'imperadore conduceva i cori intorno
+agli altari fra lo strepito d'innumerabili
+musicali strumenti, e colle donne di Fenicia
+che ballavano battendo cembali e
+timpani. Ed ecco ove era giunta la maestà
+di un imperadore e di un senato romano.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_759" id="Page_759"></a>[759]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXX" id="CCXX"></a>CCXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Callisto</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Elagabalo</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Antonino Elagabalo</span> per
+la terza volta ed <span class="sc">Eutichiano Comazonte</span>.
+</p>
+
+<p>
+Questo <i>Eutichiano</i>, soprannominato
+<i>Comazonte</i>, quel medesimo è che, secondo
+Dione, cooperò più degli altri alla
+esaltazione di Elagabalo. Per ricompensa
+fu creato prefetto del pretorio e poi
+console, benchè di razza abbietta, per
+essere di condizion servile e libertina.
+Pretendono alcuni ch'egli in quest'anno
+si abbia ad appellar <i>console per la seconda
+volta</i>; ma non ne abbiamo sicuri
+fondamenti. Scrive bensì Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span>, aver
+egli ottenuto tre volte il consolato: il
+che si può credere seguito ne' due seguenti
+anni per sostituzione. Altresì fuor
+di dubbio è ch'egli esercitò tre volte la
+carica di prefetto di Roma. Niun'altra
+applicazione si prendeva il folle Elagabalo
+dei pubblici affari di Roma e delle provincie,
+se non per vendere le cariche e
+i magistrati a persone talvolta vili ed infami.
+Quel tempo che gli restava dopo le
+sue grandi occupazioni in promuovere
+il culto del suo caro nume, tutto lo impiegava
+in isfogar la sua libidine, che
+forse non ebbe pari nel mondo. Il regno
+suo non giunse a quattro anni, e pure
+più e più mogli prese <span class="fnote">[Herodian., lib. 5. Dio, lib. 79.]</span>. La prima fu
+<i>Giulia Cornelia Paola</i>, delle più illustri
+famiglie di Roma, sposata con gran solennità
+e con regali al popolo e ai soldati,
+ma ripudiata ben presto ed anche
+spogliata del titolo di Augusta e degli
+altri onori di chi era stata moglie di un
+imperadore. Sposò egli dipoi <i>Giulia Aquilia
+Severa</i>, vergine Vestale, con iscandalo
+e mormorazion grande dei Romani, dicendo
+egli di aver ciò fatto, affinchè da
+lui pontefice e da una sacerdotessa di
+<span class="pagenum"><a name="Page_760" id="Page_760"></a>[760]</span>
+Vesta nascessero dei figliuoli divini. Se
+ne stufò dopo ben poco tempo, perchè
+rivolse gli occhi ad <i>Annia Faustina</i>, bellissima
+donna, nipote di Marco Aurelio
+Augusto, e moglie allora di <i>Pomponio
+Basso</i>. Per averla in libertà, fece sotto
+altro pretesto morire il di lei marito, e
+sposolla. Discacciò ancor questa, e ne
+prese poi delle altre, delle quali non
+sappiamo il nome con tornare in fine
+ad <i>Aquilia Severa</i>. Ma questo fu il meno
+delle bestiali sue stravaganze. Abbandonossi
+egli ad ogni eccesso ed infamia di
+impudicizia. Nè a me convien di entrare
+in sì fatta cloaca, nè onesto cristiano
+lettore potrebbe aver piacere d'intendere
+tutto ciò che in questo genere lasciarono
+scritto gli storici Dione e Lampridio,
+ma non senza orrore di lor medesimi.
+Basta dire che la malizia unita colla
+pazzia arrivò a tali sozzure, che non
+cadrebbono ora in mente di persone anche
+le più pratiche dell'infame regno
+della disonestà. Arrivò egli in fine a sposar
+pubblicamente l'un dopo l'altro due
+vilissimi giovani, con far mille pazzie,
+cioè Jerocle carrozziere ed Aurelio Zotico,
+figliuolo di un cuoco; e però egli
+vestiva da donna, e voleva essere appellato
+la signora Regina. Di più non
+occorre per ravvisare che pezzo di forsennato
+e d'infame fosse Elagabalo Augusto.
+E pure con questi effemminati
+costumi si vedeva unita anche la crudeltà <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span>.
+Solamente perchè con qualche
+cenno mostrarono di non approvare le
+di lui bestiali operazioni, egli fece levar
+la vita a <i>Peto Valeriano</i> e a <i>Silio Messalla</i>.
+Lo stesso fine ebbero altri ancora dei
+suoi più amici e confidenti, perchè osarono
+di esortarlo a vivere con più onestà
+e moderazione. In onore ancora del
+suo dio fece scannar molti garzoni nobili <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span>,
+scelti da tutta l'Italia, nella guisa
+che si faceva delle bestie, per osservar
+le viscere loro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_761" id="Page_761"></a>[761]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXI" id="CCXXI"></a>CCXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Callisto</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Elagabalo</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Grato Sabiniano</span> e <span class="sc">Claudio Seleuco</span>.
+</p>
+
+<p>
+Più che mai andò continuando le sue
+sordidezze e follie l'Augusto Elagabalo <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Vales.]</span>,
+nelle quali consumò gran copia
+d'oro trovato nell'erario principesco, e
+nè pur bastavano al lusso e alla lussuria
+sua le rendite del pubblico. Ne' borghi di
+Roma <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span> avea fatto fabbricare un altro
+tempio di gran magnificenza. Venuto il
+settembre, conduceva colà a spasso il suo
+dio, cioè quella pietra, di cui abbiam
+parlato, posta sopra di un carro tutto
+ornato di oro e di pietre preziose, e tirato
+da candidissimi cavalli. Andava innanzi
+il folle Augusto, tenendo le briglie
+in mano, colla testa volta all'idolo, e
+camminando sempre all'indietro. Era
+composta la processione di tutto il popolo,
+che portava le statue degli dii di
+Roma, ed ogni cosa più rara de' templi,
+con fiaccole accese in mano e corone in
+capo; e veniva fiancheggiato dalla cavalleria
+e fanteria di Roma. Finita poi la
+solenne funzione, saliva l'imperadore
+nelle altissime torri del tempio, e di là
+gittava alla plebe vasi d'oro e d'argento,
+e vesti e panni di varie sorte: il che
+finiva colla morte di parecchi affogati
+nella calca, o trapassati dalle lance dei
+soldati. Passò poi la sua sfrenatezza più
+oltre, perchè, non volendo essere da meno
+di Nerone e degli altri abbominevoli
+suoi predecessori, la notte travestito e
+con un cappellino in capo girava per le
+osterie e pei bordelli, facendo delle insolenze.
+Aprì anche un postribolo nello
+stesso palazzo. Sovente facea il carrozziere
+alla presenza di tutti i cortigiani
+e di molti senatori: de' senatori, dico,
+ch'egli nulla stimava, solendo chiamarli
+<i>schiavi togati</i>. Più spesso facea il ballerino,
+<span class="pagenum"><a name="Page_762" id="Page_762"></a>[762]</span>
+non solamente nell'orchestra, ma
+ne' sagrifizii ed in altre pubbliche funzioni.
+Di questo passo camminava lo
+scapestrato Augusto, perduta affatto ogni
+riverenza al suo grado, e divenuto, per
+le sue infami lascivie, l'obbrobrio del
+mondo: quando gli saltò in capo di dar
+moglie al suo dio Elagabalo. Scelse a
+questo effetto <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span> la statua della dea Urania,
+o sia Celeste, venerata in Cartagine,
+oggetto di gran divozione ad ogni città
+dell'Africa. Era essa dea creduta la Luna;
+e però il pazzo imperadore diceva,
+ch'essendo quel suo dio il Sole, non
+potea darsi matrimonio più proprio e
+convenevol di questo. Quant'oro e cose
+preziose si trovarono in quel tempio di
+Cartagine, tutto volle portato a Roma,
+acciocchè servisse di dote al suo dio.
+Giunta poi quella statua, ordinò che in
+Roma e per tutta l'Italia si facessero
+feste ed allegrezze, affin di onorar le
+nozze di questi numi. Non era egli un
+imperador da legare?
+</p>
+
+<p>
+Qui racconta Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 75.]</span> uno strano
+avvenimento, appartenente a questi
+tempi, di cui potè egli essere ben informato,
+trovandosi allora in Bitinia.
+Sulle rive del Danubio comparve un
+personaggio, creduto da esso Dione un
+dio, cioè un demonio, che diceva di
+essere Alessandro il Grande, quale veramente
+pareva all'aspetto ed all'abbigliamento.
+Seco menava quattrocento
+persone, portanti in mano dei tirsi, e
+addosso pelli, come si solea dipignere
+Bacco, ed imitanti quel dio e le baccanti
+colle lor danze e follie. Passò per
+la Mesia e per la Tracia, senza far male
+ad alcuno; nè i pubblici ministri nè i
+soldati gli si opposero mai; anzi tutte
+le città, per dove andò, gli preparavano
+l'alloggio, e somministravano quanto gli
+bisognava. Arrivato a Bisanzio, passò lo
+stretto, e venuto a Calcedonia, dopo
+aver quivi creato un sacerdote, disparve,
+senza apparire che ne fosse divenuto.
+<span class="pagenum"><a name="Page_763" id="Page_763"></a>[763]</span>
+Ma un altro Alessandro, non già immaginario
+come questo, si vide in questi
+medesimi tempi in Roma <span class="fnote">[Herod., lib. 5. Dio, lib. 79.]</span>. <i>Giulia Mammea</i>,
+figliuola anch'essa di Giulia Mesa,
+siccome di sopra accennammo, avea un
+figliuolo appellato <i>Alessiano</i>, cugino, per
+conseguente, dell'Augusto Elagabalo, ma
+giovinetto di ottimi costumi ed affatto
+diversi da quel mostro regnante. Già
+dicemmo che donna accorta fosse <i>Giulia
+Mesa</i>. Costei, osservando le tante pazzie
+ed infamie del nipote Augusto, per le
+quali cominciò anch'ella ad odiarlo, ben
+considerò ch'egli non potea durare sul
+trono, e che presto o tardi farebbe il
+fine degli altri troppo screditati imperadori,
+e ch'ella con esso rimarrebbe spogliata
+dell'autorità, con pericolo anche
+di peggio. Prese dunque ad esaltar l'altro
+nipote <i>Alessiano</i>; e per ben condurre il
+disegno, destramente insinuò ad Elagabalo,
+che giacchè egli era occupato nella
+divozione verso il suo gran dio, ben sarebbe
+lo scegliere persona che per lui
+accudisse ai pubblici affari; e questo doversi
+prendere dalla casa propria, e non
+altronde, proponendogli infine il cugino
+Alessiano. Piacque ad Elagabalo questa
+proposizione, e però entrato un dì in
+senato coll'avola <i>Mesa</i> e con la madre
+<i>Soemia</i>, dichiarò che adottava per suo figliuolo
+Alessiano, dandogli il titolo di <i>Cesare</i>
+ed il nome di <i>Alessandro</i>, spacciando
+che ciò faceva per ordine del suo dio Elagabalo.
+Disegnollo ancora console per
+l'anno prossimo venturo. Risero i Romani
+al vedere ch'egli in età di circa diciassette
+anni voleva intitolarsi il padre del
+cugino, che già era in età di tredici o quattordici
+anni. Dione gli dà anche più età che
+allo stesso Elagabalo. Tuttavia tanto i senatori
+che i soldati di buon cuore accettarono
+il novello Cesare, già consapevoli
+del di lui buon naturale. E l'astuta Mesa,
+per renderlo vieppiù caro a' soldati, divulgò
+dappertutto, che anche questo suo
+nipote era figliuolo di Antonino Caracalla:
+finzione, la quale poi prese un sì fatto
+<span class="pagenum"><a name="Page_764" id="Page_764"></a>[764]</span>
+piede, che laddove si tenea Elagabalo
+per un falso figliuolo di esso Caracalla,
+Alessandro comunemente veniva creduto
+nato da lui.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXII" id="CCXXII"></a>CCXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Urbano</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Antonino</span> detto <span class="sc">Elagabalo</span>
+per la quarta volta e <span class="sc">Marco Aurelio
+Alessandro Severo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Terminò in quest'anno il pontificato
+e la vita <i>san Callisto</i> papa, con riportare
+la gloriosa corona del martirio, ed ebbe
+per successore nella cattedra pontificia
+<i>Urbano</i>. Da che <i>Elagabalo</i> ebbe alzato
+alla dignità cesarea il cugino <i>Alessandro</i> <span class="fnote">[Dio, lib. 79. Herod., lib. 5.]</span>,
+per qualche tempo continuò a
+favorirlo ed amarlo. Ma cominciò a poco
+a poco a raffreddarsi questo amore, e
+giunse egli ancora a mirarlo di mal
+occhio e a pentirsi dell'adozione fatta.
+E ciò per due motivi. L'uno, perchè
+voleva addestrarlo ai suoi infami costumi,
+e pretendeva che seco si unisse a
+ballare, e a far da sacerdote con quelle
+sue barbariche fogge di vestiti. Alessandro,
+di natural grave, e di mente ormai
+capace di ben discernere il ridicolo e
+l'indecente nelle azioni del cugino Augusto,
+non si sentiva voglia d'imitarlo.
+Oltre a ciò, <i>Mammea</i>, donna savia, sua
+madre, il distornava da somiglianti eccessi <span class="fnote">[Lamprid., in Alexandro.]</span>.
+Lo aveva essa allevato con
+gran cura fin da' primi anni, provvedendolo
+di ottimi maestri sì per le lettere
+che per gli esercizii cavallereschi
+e militari, senza lasciar passare un giorno
+in cui nol facesse studiare. Per maestro
+della lingua greca avea avuto <i>Nebone</i>,
+per la rettorica <i>Serapione</i>, per la
+filosofia <i>Stilione</i>. Ebbe poi in Roma per
+maestro della lingua latina <i>Scaurino</i>,
+uomo rinomatissimo nella sua professione,
+per la rettorica <i>Giulio Frontino</i>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_765" id="Page_765"></a>[765]</span>
+<i>Bebio Macrino</i> e <i>Giulio Graniano</i>. Servirono
+ancora ad ammaestrarlo nell'erudizione
+<i>Valerio Cordo</i>, <i>Lucio Veturio</i> ed <i>Aurelio
+Filippo</i>, che scrisse poscia la di lui
+vita. L'altro motivo, per cui si svegliò
+o crebbe il mal animo e lo sdegno di
+Elagabalo contro il cugino Alessandro,
+fu il cominciar ad avvedersi che i soldati
+più genio ed amore mostravano al figlio
+adottato che al padre. Era in fatti succeduto
+che le tante pazzie e l'infame
+vita di questo sfrenato Augusto aveano
+generata nausea fino negli stessi soldati,
+gente per altro di buono stomaco.
+E, all'incontro, mirando essi la saviezza
+e moderazione del giovinetto <i>Alessandro</i>,
+quanto sprezzavano e già odiavano il
+folle Augusto, altrettanto di stima ed
+amore aveano conceputo pel sì ben costumato
+Cesare. Pertanto la nata gelosia
+in cuor di Elagabalo il portò a tentar
+varie vie di levarlo dal mondo col veleno,
+col ferro o in altre guise. A questa
+indegna azione sollecitò chiunque gli stava
+appresso con promesse di grandi
+ricompense <span class="fnote">[Herodianus, lib. 5.]</span>. Tutti osservarono una
+fedeltà onorata verso di Alessandro, e
+tutti i tentativi del barbaro imperadore
+ad altro non servirono che a rendere
+più cauta per la conservazion del figliuolo
+<i>Giulia Mammea</i> sua madre, la quale
+lo istruì di non prendere alcun cibo o
+bevanda che venisse dalla parte di Elagabalo,
+e facevagli preparar la mensa
+solamente da persone di sperimentata
+onoratezza. Fece Elagabalo levargli d'appresso
+tutti i maestri, esiliandone alcuni,
+ed altri uccidendoli; e pur questo
+a nulla servì. Potevano le spade dei
+suoi soldati appagar la crudel voglia di
+Elagabalo; ma, oltre al professar essi
+dell'amore per Alessandro, e all'avergli
+verisimilmente giurata anche fede in riconoscerlo
+per figliuolo dell'imperadore,
+Alessandro segretamente li regalava; e
+però niun d'essi volea macchiarsi le
+mani nel di lui sangue innocente. <i>Giulia
+Mesa</i> anch'ella andava scoprendo tutti i
+<span class="pagenum"><a name="Page_766" id="Page_766"></a>[766]</span>
+disegni e le trame del cattivo nipote, e
+destramente preservava il buono, con
+non lasciarlo uscire in pubblico <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span>. Accortosi
+finalmente Elagabalo della inutilità
+di queste occulte macchine, determinò
+di venire a guerra aperta. Mandò
+pertanto ordine al senato di togliere ad
+Alessandro il titolo e la dignità di <i>Cesare</i>,
+e di cassare la di lui adozione. Allorchè
+in senato fu letta questa polizza <span class="fnote">[Lamprid., in Elagabalo.]</span>,
+niuno de' padri seppe trovar parola da dire.
+Se ubbidissero, nol so; ben so che
+tutti amavano Alessandro, e detestavano
+in lor cuore la violenza dell'indegno regnante.
+Certo niun male avvenne ad
+Alessandro dalla parte de' soldati. Spedì
+loro Elagabalo lo stesso ordine, per cui
+cominciarono a fremere non meno i
+pretoriani che le altre milizie <span class="fnote">[Herod., lib. 5. Dio, lib. 79.]</span>; e perchè
+videro arrivar gente che cominciò
+a cancellar le iscrizioni poste alle statue
+d'esso Alessandro, già erano vicini a
+prorompere in una sedizione. Vi fu anche
+una man d'essi soldati che corse
+al palazzo, con apparenza di voler uccidere
+Elagabalo <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span>. Avvisatone il coniglio
+imperadore, si nascose in un cantone
+dietro ad una tappezzeria, ed inviò
+<i>Antiochiano</i> prefetto del pretorio a pacificarli.
+Poscia, perchè durava la commozione
+nel quartier de' pretoriani, colà
+si portò Elagabalo in persona, per quetare
+il rumore, insieme col suddetto prefetto.
+Non si vollero mai arrendere i soldati,
+finchè Elagabalo non diede parola di
+cacciare dal palazzo e gastigar colla
+morte Jerocle, Gordo ed altri scellerati
+suoi cortigiani, che lui di stolto aveano
+fatto diventare stoltissimo. Arrivò <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span> a
+tanta viltà Elagabalo, che piangendo dimandò
+loro in grazia Jerocle, cioè colui
+che portava il nome infame di suo marito,
+dicendo che più tosto uccidessero
+lui stesso che quel suo caro ministro.
+<span class="pagenum"><a name="Page_767" id="Page_767"></a>[767]</span>
+L'accordo in fine fu conchiuso, con
+patto che Elagabalo mutasse vita, e fosse
+assicurata la vita di Alessandro, nè
+alcuno degli amici di Elagabalo andasse
+a visitarlo, per timore che non gli nuocessero
+o nol conducessero ad imitare
+gli sregolati costumi del corrotto Augusto.
+Secondo Lampridio <span class="fnote">[Lamprid., in Elagabalo.]</span>, succederono
+queste cose nell'anno precedente.
+</p>
+
+<p>
+Era restato pien di veleno per tali
+avvenimenti l'indegno Elagabalo, e però,
+venuto il primo dì di questo anno, in
+cui doveva egli col cugino Alessandro
+procedere console, non si volle muovere
+di camera, se non che l'avola e la madre
+tanto dissero, con fargli temer imminente
+una sollevazion delle milizie,
+che solamente a mezzodì con esso Alessandro
+andò a prendere il possesso della
+dignità consolare. Ma non volle passar
+al Campidoglio a compiere la funzione,
+e convenne che il prefetto di Roma la
+compiesse, come se non vi fossero consoli.
+Non sapea digerire Elagabalo il veder
+così limitata l'autorità sua imperiale,
+e molto meno che al dispetto suo
+e sugli occhi suoi vivesse l'odiato Alessandro.
+Però andava cercando nuove
+maniere di levarlo di vita; ed ora solamente
+fu, secondo Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span>, che tentò
+di torgli il titolo e la dignità di <i>Cesare</i>.
+Fece partir di Roma all'improvviso tutti i
+senatori <span class="fnote">[Lamprid., in Elagabalo.]</span>, acciocchè non osassero
+opporsi ai suoi malvagi disegni. E perchè
+<i>Sabino</i>, senator gravissimo, era restato
+in città, diede ordine ad un centurione
+che andasse ad ammazzarlo. Per buona
+fortuna costui pativa di sordità, e credendo
+che l'ordine fosse per l'esilio,
+non ne fece di più. Per comandamento
+poi di esso Elagabalo, era ridotto Alessandro
+a starsene chiuso in casa, nè
+ammetteva udienze. Da lì a poco tempo,
+volendo il folle ed insieme furbo imperadore
+scandagliare qual disposizione si
+potesse aspettar dai soldati, qualora facesse
+<span class="pagenum"><a name="Page_768" id="Page_768"></a>[768]</span>
+ammazzar Alessandro, fece correr
+voce ch'esso <i>Cesare</i> era vicino per
+malattia a mancar di vita. Grande fu il
+bisbiglio, maggiore dipoi la commozion
+delle milizie, gridando moltissimi di essi
+che volevano vedere Alessandro Cesare.
+Perciò si chiusero ne' lor quartieri, nè
+più volevano far le guardie al palazzo
+cesareo. Imminente era una terribil sollevazione,
+se Elagabalo, preso seco in
+carrozza Alessandro, non fosse ito al
+loro campo. Apertegli le porte, il condussero
+al loro tempio, unendosi intanto
+molti strepitosi viva per <i>Alessandro</i>, pochi
+per <i>Elagabalo</i>. L'ultima pazzia di
+questo imperadore fu che, essendosi egli
+trattenuto in quel tempio la notte, nella
+mattina seguente, che fu il dì 7 (altri
+vogliono nel dì 9 di marzo, altri più tardi,
+ma Lampridio chiaramente sta colla
+prima opinione), fece istanza che fossero
+ammazzati alcuni di coloro che aveano
+gridato: <i>Viva Alessandro</i>. Così irritati da
+questo pazzo ordine rimasero i soldati,
+che a furia si sollevarono contra di lui.
+Fuggì Elagabalo, e si nascose in una
+cloaca, luogo degno di lui; ma, avendolo
+trovato, lo uccisero, e seco <i>Soemia</i> sua
+madre, ch'era in sua compagnia, e molti
+dei suoi iniqui ministri. Fra questi si
+contarono i due prefetti del pretorio ed
+<i>Aurelio Eubulo</i> da Emesa, presidente della
+sua camera, scorticator della gente, che
+dalla plebe, sollevata anch'essa, e dai soldati
+tagliato fu a pezzi. Nella stessa rovina
+restò involto <i>Fulvio</i> prefetto di Roma, e
+l'infame Jerocle. Di tanti suoi obbrobriosi
+cortigiani, potenti presso di lui, non si
+salvò che uno. Furono trascinati per la
+città i cadaveri dell'ucciso Augusto e di
+sua madre; poi quello di esso Elagabalo
+gittato fu nel Tevere. Fece il senato radere
+dalle iscrizioni a lui poste il nome
+di Antonino, cotanto da lui disonorato,
+ed egli da lì innanzi non con altro nome
+fu menzionato che di <i>falso Antonino</i>, di
+<i>Sardanapalo</i> e di <i>Tiberino</i>, o pur di <i>Vario
+Elagabalo</i>. Così, dopo aver questo
+scapestrato giovine regnato tre anni,
+<span class="pagenum"><a name="Page_769" id="Page_769"></a>[769]</span>
+nove mesi e qualche giorno, colla più vituperosa
+vita che mai si udisse, ricevette
+una più vituperosa morte, pena convenevole
+ai suoi molti delitti. E in questa
+maniera restò libera da un famoso mostro
+Roma e l'imperio. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span>
+vien poi descrivendo le strane invenzioni
+della golosità di Elagabalo, nelle quali
+impiegava egli grosse somme d'oro,
+perchè superò le cene di Apicio e di Vitellio.
+Le altre pazzie della sua lussuria
+si mette egli ancora ad annoverare che
+non meritano luogo nella presente storia;
+e però passo a ragionare del novello
+imperador de' Romani, cioè di <i>Alessandro</i>,
+che immediatamente dopo la
+morte di <i>Elagabalo</i> fu riconosciuto imperadore,
+per parlarne nondimeno solamente
+all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXIII" id="CCXXIII"></a>CCXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Urbano</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Mario Massimo</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Lucio Roscio Eliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Dappoichè tolta dal mondo fu la peste
+dell'impuro Elagabalo nell'anno
+precedente, <i>Marco Aurelio Severo Alessandro</i>,
+che si trovava nel quartiere dei
+pretoriani, con alte voci fu da essi proclamato
+<i>Imperadore Augusto</i> <span class="fnote">[Idem, in Alexandro.]</span>, e condotto
+fra i viva del popolo al palazzo
+cesareo. Di là passò egli al senato, dove
+con allegrissimi concordi voti fu confermato
+a lui l'imperio, e conferita la podestà
+tribunizia e proconsolare col nome
+di <i>padre della patria</i>. Tutto ciò fatto ad
+un tempo stesso, parte perchè il titolo
+di <i>Cesare</i> già a lui dato gli avea acquistato
+il diritto a questi onori, e parte perchè
+la conosciuta sua morigeratezza gli
+avea preventivamente conciliato l'amore
+d'ognuno. L'essere egli stato perseguitato
+da Elagabalo avea servito a renderlo
+più caro tanto ai soldati che ai
+<span class="pagenum"><a name="Page_770" id="Page_770"></a>[770]</span>
+senatori, tutti oramai troppo stomacati
+della sozza e pazza vita di quell'Augusto
+animale. Leggonsi in Lampridio le nobili
+acclamazioni fatte dal senato ad Alessandro,
+unite alle detestazioni dell'infame
+suo predecessore. Volevano quei
+padri ch'egli assumesse il nome di <i>Antonino</i>
+assai conveniente al suo buon
+naturale; ma egli con bella grazia si mostrò
+non ancor degno di portare un sì
+venerabil nome. Molto più ricusò il titolo
+di <i>Grande</i>, esibitogli dal senato, per
+unirlo a quel di <i>Alessandro</i>, con dire di
+meritarlo molto meno, perchè nulla di
+grande avea operato fin qui: la qual moderazione
+di animo gli acquistò più credito
+che se lo avesse accettato. Il nome
+di <i>Marco Aurelio</i> non si sa bene se lo
+assumesse perchè fu adottato da Elagabalo
+che usava quel nome, o pure perchè
+fu creduto figliuolo di Caracalla,
+appellato anch'esso <i>Marco Aurelio</i>. Quanto
+al nome di <i>Severo</i>, verisimilmente lo
+prese egli per essere (falso o vero che
+fosse) nipote di Severo Augusto, e non
+già, come vuole il suddetto Lampridio,
+pel suo vigore e costanza nell'esigere
+la militar disciplina dai soldati. Di questa
+sua fermezza e rigore egli diede i segni,
+non già sui principii del suo governo,
+ma nel progresso del tempo; e
+noi abbiam le monete <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper. I.]</span> anche nell'anno
+precedente, nelle quali è chiamato
+<i>Marco Aurelio Alessandro Imperadore</i>.
+Che età avesse egli allorchè fu assunto
+al trono, non si può decidere. Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 5.]</span>
+gli dà circa tredici anni. Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 79.]</span>,
+siccome già accennai, il fa maggiore
+di età di Elagabalo: il che se si
+accorda, egli avrebbe avuto più dieciotto
+anni. Quel che sappiam di certo, era
+egli molto giovinetto, e perciò tanto più
+dee comparire mirabil cosa ch'egli sì
+lodevolmente cominciasse, e più gloriosamente
+proseguisse il governo del
+romano imperio. Certo l'età sua e la
+<span class="pagenum"><a name="Page_771" id="Page_771"></a>[771]</span>
+poca sperienza del mondo non erano
+sul principio bastevoli a sostener con
+onore un tal peso; e il senato avea
+già fatto un decreto che niuna donna
+potesse da lì innanzi sedere in senato.
+Perciò la vecchia sua avola <i>Giulia Mesa</i>,
+e la madre sua <i>Giulia Mammea</i>, desiderose
+della vera gloria del nipote e figliuolo,
+o scelsero esse, o pur vollero <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>
+che il senato eleggesse sedici senatori, i
+più riguardevoli per l'età, per la saviezza
+e dottrina, e per probità dei costumi,
+che si trovassero in Roma, i quali
+servissero di assessori e consiglieri al
+giovinetto principe. Così fu fatto <span class="fnote">[Lamprid., in Alexandro.]</span>. Fra
+gli altri scelti si contano <i>Ulpiano</i>, <i>Celso</i>,
+<i>Modestino</i>, <i>Paolo</i>, <i>Pomponio</i> e <i>Venuleio</i>, insigni
+giurisconsulti; <i>Fabio Sabino</i>, Catone
+dei suoi tempi; <i>Gordiano</i>, che fu poi imperadore,
+<i>Catilio Severo</i>, <i>Elio Sereniano</i>,
+<i>Quintilio Marcello</i> ed altri, tutti personaggi
+di sperimentata integrità. Nè il
+savio giovine Augusto da lì innanzi solea
+dire o far cosa alcuna in pubblico
+senza la loro approvazione: maniera di
+governo quanto lontana dalla tirannica
+precedente, tanto più cara al senato, al
+popolo ed ai soldati. Dal consiglio di
+uomini tanto onorati e saggi fu creduto
+che procedesse la gloria del suo principe,
+e la felicità da lui procurata ai suoi
+popoli. La prima plausibil azione sua fu
+di restituire ai templi le statue e robe
+preziose tolte loro dal capriccioso predecessore,
+e di bandire da Roma il dio
+Elagabalo, o sia quella ridicola pietra,
+con rimandarla al suo paese di Emesa.
+Quindi nettò la corte da un prodigioso
+numero di persone inutili o ridicole,
+o la maggior parte infami, che aveano
+in addietro servito all'oscena ed abbominevol
+vita di Elagabalo. Tutti i di lui
+nani, buffoni, musici, commedianti, eunuchi
+ed altri di peggior condizione, si
+videro esposti alle fischiate del popolo,
+o donati agli amici, o venduti come
+schiavi o banditi. Si stese il medesimo
+<span class="pagenum"><a name="Page_772" id="Page_772"></a>[772]</span>
+espurgo al senato e a tutte le cariche
+e ministeri civili conferiti dal malvagio
+Elagabalo ad uomini vili, inabili ed anche
+infami. Tutti costoro tornarono alla
+lor primiera bassa fortuna, e furono a
+quella dignità e a quegli uffizii promosse
+persone dabbene, intendenti delle leggi
+e gelose del proprio onore. Si vide rifiorire
+anche la milizia, con darsi gl'impieghi
+più onorevoli a chi avea dato
+maggiori pruove del suo valore e della
+sua prudenza nelle passate congiunture.
+In questa maniera non andò molto che
+si vide risorgere ad un tranquillo e
+felicissimo stato Roma e l'imperio romano,
+tanto sconvolto e svergognato in
+addietro dal ribaldo e stolto Elagabalo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXIV" id="CCXXIV"></a>CCXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Urbano</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Giuliano</span> per la seconda volta e
+<span class="sc">Crispino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Forse non è ben certo che <i>Giuliano</i>
+fosse console <i>per la seconda volta</i>, essendovi
+leggi, fasti ed un marmo <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 355,
+num. 3.]</span>
+che non vi mettono questa giunta. Camminava
+con felicità il governo di Roma
+tra per l'inclinazione al bene e alle
+opere virtuose che seco portava il giovane
+imperador Alessandro, e per la
+saviezza e vigilanza de' suoi ministri e
+consiglieri, principalmente di <i>Domizio
+Ulpiano</i>, celebratissimo giurisconsulto,
+creato poscia da lui prefetto del pretorio.
+Non lasciavano <i>Giulia Mesa</i> sua
+avola e <i>Giulia Mammea</i> sua madre, amendue
+decorate del titolo di <i>Auguste</i> <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>,
+di vegliare alla buona condotta
+e preservazion dai vizii di esso lor nipote
+e figliuolo, studiandosi sopra tutto di
+tener lontani gli adulatori, gran peste
+delle corti, e chiunque potea guastar
+il cuore del ben educato principe. E pur
+<span class="pagenum"><a name="Page_773" id="Page_773"></a>[773]</span>
+con tutta la loro attenzione s'introdussero
+presso di lui alcune persone di questa
+mala razza, le quali colle lor persuasioni
+e cabale cotanto gli screditarono, come
+un giogo intollerabile, la dipendenza sua
+da quei consiglieri, che lo indussero a
+non più ascoltarli. Ma durò poco questo
+suo sviamento, perchè, conosciuta la lor
+malizia, li cacciò, e feceli anche gastigar
+dal senato secondo il merito loro, con
+attaccarsi più di prima a coloro che
+poteano farlo regnare con giustizia ed
+onore. Ancorchè fosse di buon'ora ispirato
+ad Alessandro l'abborrimento
+alla disonestà, e servissero a lui di un
+vivo specchio della deformità di questo
+vizio gli eccessi di suo cugino Elagabalo;
+e tuttochè egli in fatti avesse sempre
+in orrore i delitti contra della castità,
+talmente che la storia non fa giammai
+menzione ch'egli trasgredisse le leggi
+prescritte in ciò dagli stessi Gentili:
+pure avrebbe potuto il bollore della gioventù
+tirarlo fuor di cammino. Per questo
+gli fu data in moglie una dama della
+primaria nobiltà di Roma, a cui prese
+affetto, e rendeva ogni conveniente onore,
+con favorire assaissimo nel medesimo
+tempo il suocero suo. Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span>
+non ne lasciò a noi il nome, nè sappiamo
+il tempo in cui egli si ammogliò per la
+prima volta, e nè pur le seguenti. Ma
+che? <i>Mammea</i> sua madre, che dopo la
+morte di <i>Giulia Mesa</i>, mancata di vecchiaia,
+voleva essere l'arbitra del figliuolo,
+non soffrì lungo tempo che la nuora si
+fosse impossessata cotanto del cuore del
+figliuolo, e godesse al pari di lui il titolo di
+<i>Augusta</i>; e però cominciò a maltrattarla sì
+fattamente, e seco il di lei padre, che questi,
+benchè amato non poco da Alessandro,
+si ritirò un dì nel quartier dei soldati
+dicendo di render grazie all'imperadore
+dei benefizii a lui compartiti, ma senza
+voler più comparire alla corte; e qui
+sfogò la sua collera contro di Mammea,
+divolgando tutte le ingiurie a lui fatte
+e alla figliuola. Tal fu di poi la prepotenza
+<span class="pagenum"><a name="Page_774" id="Page_774"></a>[774]</span>
+di Mammea, che fece ammazzar
+lui, e relegare in Africa la infelice
+nuora. Se questo è vero, non è da credere
+che <i>Mammea</i> fosse cristiana, come
+han pensato alcuni <span class="fnote">[Orosius. Cedrenus. Vincentius Lirinensis.
+Casaubonus et alii.]</span>, perchè ella veramente
+ebbe del latte cristiano, ed
+ascoltò Origene, come attesta Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccles., lib. 6. cap. 16,]</span>.
+Ma potrebbe essere che Erodiano non
+sapesse tutte le particolarità ed i motivi
+di quel fallo. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> certamente
+scrive, coll'autorità di Desippo
+istorico, che Marziano suocero di Alessandro
+gli tese delle insidie per ammazzarlo;
+ma che, scoperto il fatto, costui
+fu ucciso, e scacciata la moglie Augusta.
+Aggiunge altrove il medesimo Lampridio
+che un Ovinio Camillo, senatore
+di antica famiglia, tramò una ribellione,
+e se n'ebbero le pruove. Il buon imperadore,
+in vece di punirlo, il fece chiamar
+a palazzo, lodò il suo zelo pel pubblico
+bene, e poi nel senato il dichiarò
+partecipe dell'imperio, cioè gli diede il
+nome di <i>Cesare</i> e gli ornamenti imperiali.
+Avea detto prima lo storico stesso
+che al suddetto <i>Marziano</i> suocero fu
+dato il titolo di <i>Cesare</i>. Quel Camillo
+dipoi nella spedizione di Alessandro
+contro i Barbari rinunziò, e gli fu permesso
+di ritirarsi in villa, dove lungo
+tempo visse; ma in fine fu fatto uccidere
+dall'imperadore, perchè era uomo militare
+ed amato assai dai soldati. Truovasi
+del buio in questi fatti; ma vi è
+tanto barlume che basta a far dubitare
+che giusto motivo non mancasse a Mammea
+di atterrare il suocero del figliuolo,
+e la nuora ancora, caso che anch'essa
+fosse stata partecipe della fellonia del
+padre. Oltre di che, lo stesso Lampridio
+scrive che un tal avvenimento vien da
+alcuni riferito ai tempi di Traiano. Che
+Alessandro sposasse <i>Memmia</i>, figliuola
+di <i>Sulpizio</i> stato console, lo abbiamo
+<span class="pagenum"><a name="Page_775" id="Page_775"></a>[775]</span>
+dal suddetto Lampridio. Forse questa fu
+la seconda sua moglie. Trovasi anche
+nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span> una <i>Sallustia Barbia
+Orbiana Augusta</i>, ed hanno inclinato
+alcuni letterati <span class="fnote">[Spanhemius, de Praestantia et Usu Numismatum.]</span> a crederla moglie
+del medesimo Alessandro imperadore.
+Ma trovandosi in quelle medaglie CONCORDIA
+AVGVSTORVM, parole significanti
+l'esistenza allora di più di un
+Augusto, a me non sembra verisimile
+la loro opinione.
+</p>
+
+<p>
+et cap. 21.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXV" id="CCXXV"></a>CCXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Urbano</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Fosco</span> per la seconda volta e <span class="sc">Destro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Sempre più andavano riconoscendo
+i Romani la felicità propria nell'essere
+loro toccato un sì buono imperadore,
+qual fu Severo Alessandro. Ed era tale
+principalmente, perchè si erano ben radicati
+nel cuore di lui i principii della
+religione: virtù, di cui se sono scarsi, e
+peggio se mancanti i rettori dei popoli,
+troppo facile è, per non dir certo, che
+la lor vita abbonderà d'iniquità e di
+azioni malfatte. Falsa, non v'ha dubbio,
+era quella religione che non conosceva il
+vero Dio, e adorava insensati dii e creature
+o demonii. Tuttavia non può negarsi
+che questo principe, quantunque
+nato ed allevato nella idolatria, non
+avesse in sè dei lodevoli principii, perchè
+amava, temeva ed onorava, per quanto
+poteva, la divinità, e tutto ciò che
+si credeva allora che avesse qualche cosa
+di Dio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. Appena era egli levato,
+che nel tempio del palazzo andava a rendere
+il culto ai suoi dii con dei sacrifizii.
+Quivi teneva le statue di essi e delle
+anime credute sante dai ciechi Gentili,
+come Orfeo, Alessandro il Grande, Apollonio
+Tianeo. Quel che più merita la
+<span class="pagenum"><a name="Page_776" id="Page_776"></a>[776]</span>
+nostra attenzione, si è che vi conservava
+anche la statua di <i>Gesù Cristo</i>, e
+colle altre l'adorava. Può ben credersi
+che Mammea Augusta sua madre, la
+quale avea imparato a conoscere in
+Soria la santità della religion cristiana,
+ma senza mai abbandonare la falsità
+dell'etnica, ne avesse inspirato del
+rispetto ed amore anche al figliuolo.
+Per questo venerava egli <i>Cristo</i>, ed anche
+<i>Abramo</i>. Anzi, siccome attesta Lampridio
+scrittore pagano, egli meditava di
+alzare un tempio al medesimo Cristo,
+e di farlo ricevere per Dio; ma gli si
+opposero i zelanti del Paganesimo, con
+dire di aver consultato intorno a ciò gli
+oracoli, e riportato per risposta, che, se
+ciò si facesse, tutti abbraccerebbono il
+Cristianesimo, e converrebbe chiudere
+ogni altro tempio. Mai più non disse il
+demonio, padre della bugia, una verità
+più luminosa di questa. Avea ancora
+Alessandro sovente in bocca quella insigne
+massima, imparata più probabilmente
+dai Cristiani che dai Giudei: <i>Non
+fare agli altri quello che non vorresti
+fatto a te stesso</i>. E questa fece anche
+scrivere nel palazzo cesareo e in varie
+fabbriche a lettere maiuscole. Avendo
+anche i Cristiani occupato un luogo
+pubblico, per farvi una chiesa, e pretendendolo
+gli osti di lor ragione, con
+suo rescritto dichiarò l'imperadore:
+<i>Essere meglio che Dio ivi in qualunque
+maniera si adorasse, che se ne servissero
+gli osti</i>: segno che già in Roma si fabbricavano
+e si tolleravano templi al vero
+Dio. Di qui poi venne, ch'egli lasciò
+in pace i Cristiani, e sotto di lui crebbe
+molto di fedeli la Chiesa. Quei che morirono
+martiri in questi tempi furono
+vittime de' malvagi governatori delle
+provincie, che senza saputa e permissione
+del principe <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccles., lib. 6, cap. 28.]</span> non lasciavano di
+trovar pretesti per uccidere gli odiati
+Cristiani.
+</p>
+
+<p>
+Sempre ancora professò l'Augusto
+Alessandro a sua madre <i>Mammea</i> un
+<span class="pagenum"><a name="Page_777" id="Page_777"></a>[777]</span>
+rispetto singolare, anzi tale che passò
+all'eccesso. Se crediamo ed Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib 6.]</span>,
+questo solo difetto gli si potè opporre,
+cioè che troppo amava la madre, sino
+ad ubbidirla, suo malgrado, in cose che
+non trovava ben fatte. Perciò potente
+era ella nel governo, e fu al pari di
+<i>Giulia</i> di Severo intitolata <i>madre delle
+armate, del senato e della patria</i>. Certo
+non mancò essa giammai di dar dei
+buoni avvertimenti al figliuolo; fu nulladimeno
+tacciata di avidità della roba
+altrui: il che andava ella scusando
+presso il figliuolo, con dirgli che accumulava
+quell'oro per di lui servigio,
+affinchè avesse di che regalare i soldati.
+Ma accumulandone talvolta per
+vie illecite, ed empiendone i proprii scrigni,
+se ne lagnava poi Alessandro, senza
+potervi nondimeno rimediare: tanta
+era la riverenza che professava a chi gli
+avea data la vita. Onesti poi erano i
+divertimenti suoi. Amava la musica, si
+dilettava della geometria, dipingeva assai
+bene, sonava varii strumenti, cantava,
+ancora con bella voce e con garbo, ma
+solamente in camera sua e nella privata
+conversazion degli amici. Talvolta a cavallo,
+talora a piè facea delle buone passeggiate;
+gli piaceva anche la caccia e la
+pesca. Una delle cure di sua madre fu
+sempre quella di tenerlo occupato e
+lontano dall'ozio. Nè pregiudicavano
+punto i divertimenti suoi al pubblico
+governo <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. Gli erano portati gli affari
+smaltiti prima dai saggi suoi consiglieri,
+ed era facile lo sbrigarli. Ma quando occorrevano
+cose di molta importanza e
+premura, vi assisteva, levandosi anche
+prima del sole, e stava nel consiglio le
+ore intere senza mai annoiarsi o stancarsi.
+Impiegava anche talvolta il tempo
+che gli restava dopo gli affari in leggere
+libri, essendogli spezialmente piaciuti in
+greco quel di <i>Platone</i> della Repubblica,
+e in latino quei di <i>Cicerone</i> degli Uffizii,
+o sia dei Doveri e della Repubblica.
+<span class="pagenum"><a name="Page_778" id="Page_778"></a>[778]</span>
+Dilettavasi ancora di leggere degli oratori
+e dei poeti, e massimamente le
+poesie di <i>Orazio</i> e di <i>Sereno Sammonico</i>,
+da lui conosciuto ed amato. Ma
+sopra le altre letture era a lui cara
+quella della vita di Alessandro il Macedone,
+per istudiarsi d'imitarlo dove
+potea, condannando nondimeno in lui
+l'ubbriachezza e la crudeltà verso gli
+amici. Dopo la lettura esercitava il corpo
+in tirar di spada, in lotte discrete, in
+giuochi ch'esigevano del moto: tutte
+maniere proprie per conservar la sanità.
+Andava anche, secondo l'uso d'allora,
+al bagno, dopo il quale faceva un
+po' di colezione, differendo talvolta il
+prender cibo dipoi sino alla cena. Nulladimeno
+l'ordinario suo stile era di
+pranzare; e ne' pranzi suoi non compariva
+nè sordidezza nè lusso, ma bensì
+un bell'ordine, cibi semplici, piatti ben
+puliti, e quel che occorreva per satollare
+e non per aggravare lo stomaco. Solamente
+nei dì di festa si accresceva alla
+tavola un papero, e nelle maggiori solennità,
+tutto il grande sfarzo era la
+giunta di uno o due fagiani o di due polli.
+Oro non volle mai nella sua mensa, e
+tutto il suo vasellamento d'argento consisteva
+in ducento libbre. Occorrendone
+di più nelle occasioni, se ne facea prestar
+dagli amici. Se solo si cibava, teneva
+un libro a tavola, e leggeva, se pur
+non facea leggere. Ma più spesso voleva
+seco a pranzo degli uomini dotti,
+e particolarmente <i>Ulpiano</i>, dicendo <i>che
+più gli faceano pro i ragionamenti loro
+eruditi, che le vivande</i>. Allorchè dovea
+far de' pubblici banchetti, anche da
+questi volea bandito lo sfoggio, portandosi
+solamente i piatti consueti, ma
+aumentati a proporzione dei convitati.
+Per altro non gli piacea quella gran
+turba, perchè dicea <i>di parergli di mangiar
+nel teatro o nel circo</i>. Costumarono
+alcuni Augusti, ed era anche
+in uso presso i grandi, di aver commedianti
+o buffoni intorno alle lor tavole
+per divertirsi. L'innocente suo trastullo
+<span class="pagenum"><a name="Page_779" id="Page_779"></a>[779]</span>
+era di veder combattimenti di pernici e
+di altri piccioli animaletti. Una sola, per
+altro innocente, particolarità di lui parve
+strana, cioè ch'egli sommamente si dilettò
+di aver nel suo palazzo varie uccelliere
+di fagiani, paoni, galline, anitre e
+pernici, e spezialmente di colombi, dicendosi
+che ne nudrisse fin venti mila.
+Dopo le applicazioni si ricreava in veder
+questi volatili; ed affinchè non gli
+fosse attribuito a scialacquamento, tenea
+dei servi, che colle nova, coi polli e coi
+piccioni cavavano tanto da far le spese
+a tanto uccellame. Ma qui non è finito il
+ritratto di questo buon imperadore. Il
+resto lo riserbo all'anno seguente, giacchè
+il pacifico felice stato dell'imperio
+romano in que' tempi non somministra
+avvenimento alcuno alla storia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXVI" id="CCXXVI"></a>CCXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Urbano</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Severo Alessandro Augusto</span>
+per la seconda volta e <span class="sc">Lucio
+Aufidio Marcello</span> anch'egli per la
+seconda.
+</p>
+
+<p>
+Il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis Consul.]</span>, il Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anastas. Biblioth.]</span> e il
+padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, in Fastis.]</span> chiamano il secondo
+console <i>Caio Marcella Quintiliano per la
+seconda volta</i>, fidandosi di una iscrizione
+pubblicata dal Gudio. Dispiacemi
+sempre di dovere ripetere che le merci
+gudiane son dubbiose, nè possono prestar
+sicuro fondamento alla erudizione.
+Una iscrizione stampata dal marchese
+Maffei <span class="fnote">[Maffejus, Antiquit. Gall.]</span>, e da me riferita nella mia
+Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 356, n. 2.]</span>, benchè corrosa, vo io credendo
+che ci abbia conservato il vero
+nome di esso console. Tutti i fasti e varie
+leggi ci danno <i>Marcello</i> console in
+quest'anno. S'egli avesse portato il
+<span class="pagenum"><a name="Page_780" id="Page_780"></a>[780]</span>
+cognome di <i>Quintiliano</i>, non <i>Marcello</i>, ma
+<i>Quintiliano</i> lo avrebbono appellato gli
+antichi. Miriamo ora l'Augusto Alessandro
+nella vita civile. Mirabil cosa fu il
+vedere com'egli odiasse il fasto, e quasi
+dimentico del sublime suo grado, amasse
+di uguagliarsi a' suoi cittadini.
+Spesso andava ai pubblici bagni a lavarsi
+dove concorreva anche il resto del popolo;
+e nel suo palazzo si facea servire
+unicamente dai suoi servi. A chiunque
+dimandava udienza, e a chi de' nobili di
+buona fama veniva per salutarlo, era
+sempre la porta aperta; nè voleva egli
+che s'inginocchiassero davanti a lui, come
+dianzi esigeva il vanissimo Elagabalo,
+ma che gli facessero quello stesso saluto
+che si usava co' senatori, chiamandolo
+col proprio nome, e senza nè pur chinare
+il capo. Il fare altrimenti veniva
+da lui interpretato per adulazione, e
+metteva in burla chi faceva troppi complimenti
+o eccedeva in ossequio. Talvolta
+ancora licenziò in collera taluno di
+questi falsi adoratori. Per la stessa ragione
+non potea soffrire, e teneva per una
+pazzia, coll'esempio di Pescennio Negro,
+l'ascoltar poeti ed oratori che facessero
+il di lui panegirico. Volentieri bensì
+porgea le orecchie a coloro che contavano
+i fatti degli uomini illustri <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, e
+sopra tutti di Alessandro il Macedone,
+de' buoni imperadori e de' famosi Romani.
+Vietò il dare a lui il titolo di <i>Signore</i>,
+ed ordinò che si scrivesse alla sua persona
+come si faceva ai particolari, colla
+giunta del solo nome d'<i>Imperadore</i>, cioè,
+come già si stilava ne' tempi di Cicerone.
+Fece pubblicare che non entrasse a salutarlo
+chi sapeva di non essere innocente.
+Specialmente ciò era detto per
+gli ministri e nobili ladri. La maniera di
+trattar co' suoi amici era di molta familiarità
+e franchezza, pregandoli sempre
+di sedere presso di sè: il che indispensabilmente
+praticava coi senatori. Quanta
+fosse le sua moderazione, principalmente
+si riconosceva nelle udienze, perchè si
+<span class="pagenum"><a name="Page_781" id="Page_781"></a>[781]</span>
+mostrava cortese ed affabile verso di
+ognuno. Niuno partiva da lui malcontento,
+nè passava mai giorno senza che
+egli facesse qualche atto di bontà. Ed
+ammalandosi chi era amato da lui, ancorchè
+di basso ordine, amorevolmente
+andava a visitarlo. Perchè poi <i>Mammea</i>
+la madre e <i>Memmia</i> sua moglie gli dicevano
+che quella tanta cortesia esponeva
+allo sprezzo la sublime sua dignità: <i>Può
+essere</i>, rispondeva, <i>ma certo la rende più
+sicura e di maggior durata</i>. Alcuni
+de' suoi più cari obbligava a venire a
+pranzo con lui; e di chi non veniva, dimandava
+conto con bella grazia. Tanto
+alla tavola che alle udienze si trovava
+sempre di buon umore, e non mai in
+collera; e diceva le sue burle, ma senza
+punture. Esigeva che gli amici gli dicessero
+liberamente il lor sentimento; e
+dicendolo, gli ascoltava con attenzione,
+correggendo poscia proprii i difetti. Colla
+stessa libertà diceva anch'egli dov'essi
+mancavano; e ciò non mai con fasto ed
+asprezza.
+</p>
+
+<p>
+Il suo vestire era semplice e modesto,
+senza oro e senza perle, imitando in ciò
+la moderazion di Severo, ed abborrendo
+la vanità di Elagabalo, che voleva guernite
+di perle infino le scarpe. Soleano
+essere gli abiti suoi di color bianco, e
+non di seta, che costava allora assaissimo.
+Dicea <i>che le gemme convenivano
+solo alle donne; e che le stesse donne,
+senza eccettuarne l'imperadrice, doveano
+essere contente di poche</i>. Avendo un ambasciador
+d'Oriente donate due perle di
+mirabil grossezza e bellezza all'Augusta
+sua moglie, cercò di venderle; e perchè
+non si trovò compratore, ne formò due
+orecchini alla statua di Venere, con dire
+<i>che l'imperadrice darebbe troppo cattivo
+esempio portando addosso cose di tanto
+prezzo</i>. Con questo esempio arrivò egli
+a correggere il lusso degli uomini, siccome
+anche l'Augusta consorte quello delle
+donne. Fece inoltre Alessandro ristorar
+molte fabbriche di Traiano, ma con rimettere
+dappertutto il nome di esso
+<span class="pagenum"><a name="Page_782" id="Page_782"></a>[782]</span>
+primo autore. Quanto affetto poi egli
+sempre ebbe ai buoni, altrettanto odio,
+o, per dir meglio, abborrimento, portava
+ai cattivi. Un certo <i>Settimio</i>, che scrisse
+la vita di questo impareggiabile Augusto,
+attestava che egli specialmente si sentiva
+tutto commovere, e s'infiammava in volto,
+incontrandosi in giudici che fossero
+in concetto di ladri. Accadde che un
+<i>Settimio Arabino</i>, senatore famoso per sì
+fatto vizio, e liberato sotto Elagabalo,
+comparve un dì con gli altri a salutarlo.
+<i>O dii immortali!</i> gridò allora Alessandro,
+<i>Arabino non solamente vive, ma vien
+anche in senato! Spera forse costui da
+me un buon trattamento? Mi dee ben egli
+tenere per un pazzo e scimunito</i>. Non vi
+era parente o amico ch'egli potesse tollerare,
+se si lasciavano trasportare ad
+azioni disonorate, e massimamente se
+per interesse vendevano la giustizia, riguardando
+egli costoro come i più perniciosi
+nimici del pubblico. Però li faceva
+processare e punire: o se pur s'induceva
+a far loro la grazia, la godevano con
+patto che si ritirassero; <i>perchè</i>, siccome
+egli diceva, <i>a lui più cara era la repubblica
+che qualsivoglia privata persona</i>.
+Così ad un suo segretario, perchè portò
+al consiglio il sommario falso di un processo,
+egli fece tagliare i nervi delle dita,
+acciocchè più non potesse scrivere, e
+relegollo in un'isola. Venne in mente
+ad un nobile, altre volte processato per
+le sue mani poco nette, di farsi raccomandar
+caldamente da alcuni re o
+principi stranieri che erano alla corte, per
+ottenere una carica militare. Tali furono
+le loro istanze, che l'Augusto Alessandro
+non seppe negar la grazia. Ma da
+lì innanzi tenne così ben gli occhi addosso
+a costui, che fra poco si scoprì
+una sua ruberia. Fece egli esaminar lo
+affare in presenza di que' medesimi principi,
+tuttavia dimoranti in Roma, e il
+reo fu convinto e confesso. Dimandò
+allora a que' principi che gastigo si
+desse nel loro paese a sì fatte persone:
+<i>La croce</i>, risposero essi; ed in effetto,
+<span class="pagenum"><a name="Page_783" id="Page_783"></a>[783]</span>
+per sentenza de' suoi medesimi protettori,
+fu colui condannato alla croce, senza
+che alcuno si potesse lagnare del
+rigor di Alessandro. E non è già che
+questo buon imperadore non fosse inclinato
+alla clemenza. Certamente niun
+senatore a' tempi suoi, benchè delinquente,
+perdè la vita; ed egli incaricava
+i giudici di procedere il più di rado
+che si potesse contra dei rei alla pena
+della morte e al confisco dei beni. Ma,
+premendogli il pubblico bene, voleva
+che la giustizia avesse il luogo nei casi
+bisognosi di esempio. E perchè Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 6.]</span>
+scrive che il suo imperio fu
+senza sangue, Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> ragionevolmente
+lo interpreta de' soli senatori;
+e tanto più attestando il medesimo Erodiano,
+che a niuno sotto di lui fu levata
+la vita, senza essere stato prima conosciuto
+giuridicamente dai tribunali il
+suo delitto, ed emanata la condanna.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXVII" id="CCXXVII"></a>CCXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Urbano</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Albino</span> e <span class="sc">Massimo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Di gravi dispute sono state fra gli eruditi
+intorno al prenome e nome di questi
+consoli. Inclinò il cardinal Noris <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> a
+credere il primo <i>Marco</i> o <i>Numerio Nummio
+Albino</i>, ma con conghiettura priva
+di forza. Il Relando <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span> e il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, in Fastis.]</span>,
+recata in mezzo una iscrizione
+del Gudio, appellarono questi consoli
+<i>Lucio Albino</i> e <i>Massimo Emilio Emiliano</i>.
+Ma possiamo noi fidarci dei marmi gudiani?
+Impropria cosa è che in quella
+iscrizione abbia il prenome <i>Albino</i>, e non
+lo abbia l'altro console. Più improprio
+è che il secondo console sia chiamato
+<i>Massimo Emilio Emiliano</i>. Non è nome
+<span class="pagenum"><a name="Page_784" id="Page_784"></a>[784]</span>
+di famiglia <i>Massimo</i>. E se l'ultimo
+suo cognome fosse stato <i>Emiliano</i>, le
+leggi e i fasti lo avrebbono notato con
+esso, e non già con quello di <i>Massimo</i>.
+Tre leggi, che hanno <i>Albino ed Emiliano</i>,
+non son da contrapporre a tante altre,
+che portano <i>Albino et Maximo</i>. Si potrebbe
+solamente sospettare che quell'<i>Emiliano</i>
+fosse sustituito a <i>Massimo</i>. Sempre
+nei decreti del senato si riteneva uno
+stile, nè si mutava, se non si cambiava
+console. Continuiamo ora a vedere come
+si regolasse verso del pubblico il buon
+imperadore Alessandro. Merita ben più
+la vita sua che quella del Macedone di
+esser letta dai principi, per imparar ciò
+che talvolta non sanno <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. Procurava
+egli a tutto suo potere la felicità de' popoli,
+non solo coll'astenersi dall'imporre
+nuovi aggravii, ma con istudiarsi di sminuire
+i già imposti. In fatti ridusse ad un
+terzo quel che si pagava sotto Elagabalo
+per le gabelle, di maniera che dieci in
+vece di trenta si cominciò a pagare. Pensava
+anche di fare di più, ma non glielo
+permisero le necessità del pubblico. Non
+si sa ch'egli istituisse altro dazio che
+sopra i banchieri, orefici, pellicciai e
+quei delle altre arti. Questo nondimeno
+dovea essere leggiera cosa, perchè Lampridio
+lo chiama <i>vectigal pulcherrimum</i>.
+E questo non per farlo colar nella sua
+borsa, ma perchè il ricavato servisse al
+mantenimento delle terme, cioè dei pubblici
+bagni, che erano allora in gran credito
+ed uso; il che vuoi dire che tal
+dazio tornava in comodo solamente del
+pubblico stesso. Volle si aggiugnesse olio
+ad esse terme, acciocchè anche di notte
+se ne potesse valere il popolo: il che
+dianzi non si faceva; e fu poi abolito da
+<i>Tacito imperadore</i>, perchè se ne abusava
+la gente cattiva. Levò anche affatto interamente
+qualche dazio, solito a pagarsi
+in Roma. Nè già favoriva egli il fisco in
+pregiudizio del popolo e della giustizia;
+anzi odiava tutti i ministri del fisco e
+<span class="pagenum"><a name="Page_785" id="Page_785"></a>[785]</span>
+delle dogane, e li chiamava un <i>male necessario</i>.
+Uso suo fu di cambiarli spesso,
+sperando forse che i nuovi sulle prime
+opererebbono con più discretezza e meno
+ingiustizia. In beneficio de' poveri
+sminuì le usure; e se i senatori prestavano
+per cavarne frutto, ne' primi anni
+del suo governo, voleva che loro non si
+pagasse usura, ma solamente un regalo,
+ad arbitrio di chi prendeva in prestanza
+il danaro. Poscia ridusse al sei per cento
+le usure di essi senatori, e senza altro
+regalo; laddove gli altri per lo più esigevano
+il dodici. Dava egli stesso danari
+a prestanza a' poveri, e senza volerne
+frutto; anzi si contentava che coi frutti
+ch'essi ricavavano degli stabili comperati
+col di lui danaro, gli fosse restituito il
+capitale. Teneva egli esatto registro di
+tutto. E se gli veniva a notizia che talun
+de' suoi conoscenti in bisogno di pecunia
+gli avesse o nulla o poco chiesto in prestito,
+il faceva chiamare per dimandargli
+conto di sì poca speranza e confidenza
+in lui.
+</p>
+
+<p>
+Del resto non era egli di coloro che
+non credono l'economia e il risparmio
+una virtù da principe. Anche in essi è
+virtù, se ciò non fanno per risparmiare
+ai suoi popoli gli aggravii, e per impiegare
+in benefizio e sollievo del pubblico
+stesso il loro risparmio. Regolavasi appunto
+così l'Augusto Alessandro, il quale
+era assai persuaso che il principe dee
+far da economo del danaro che si cava
+dai sudori de' sudditi, e non già da padrone
+per impiegarlo ne' suoi capricci e
+divertimenti. Perciò egli risecò tutte le
+spese e i salariati inutili della corte, ritenendo
+solamente la servitù necessaria
+con decenti e non isfoggiate paghe. Solea
+dire <i>che la gloria e grandezza di un imperio
+consiste non già nella magnificenza,
+ma nelle buone forze</i>, cioè, a mio credere,
+nell'aver ricchi sudditi e valorose
+milizie. Quanto ai soldati ne parleremo
+più a basso. Per conto de' sudditi, favorì
+Alessandro non poco la mercatura, concedendo
+esenzioni a tutti i trafficanti.
+<span class="pagenum"><a name="Page_786" id="Page_786"></a>[786]</span>
+Attese all'accrescimento e all'abbondanza
+dell'annona, mandata in malora dall'impuro
+Elagabalo, e la rimise in piedi
+colla sua borsa. Il donativo dell'olio, che
+Severo Augusto ogni anno faceva al popolo,
+e che il suddetto Elagabalo avea
+molto assottigliato, fu da lui rimesso nel
+primiero suo essere. Era anche il popolo
+romano a parte una volta del governo
+e delle rendite della repubblica. Dappoichè
+si alzarono gl'imperadori, siccome
+di sopra accennammo, gran tempo durò
+il dare alla plebe di tanto in tanto qualche
+congiario, ed ogni anno tante misure
+di grano per testa, e vi si aggiunse
+anche il dono dell'olio e della carne.
+All'incontro condonò Alessandro alle
+provincie e ai mercatanti quella contribuzione
+che aveva a titolo di regalo, ma
+era forzata, solita a pagarsi all'entrare
+del nuovo principe, chiamata l'Oro Coronario.
+Per altro non lasciò Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>
+di osservare che questo principe
+non ometteva diligenza alcuna per ammassar
+pecunia, e per custodirla ancora;
+ma non ne cercò mai egli per le vie
+illecite, nè con aggravio indebito d'altrui.
+Mai non diede per danari le giudicature,
+solendo dire: <i>Chi compera bisogna
+che venda. Io mai non soffrirò questi mercatanti
+di cariche, e se li promettessi,
+non potrei poi ragionevolmente gastigarli.
+Mi vergognerei di punire un uomo che
+ha comperato, s'egli poi vende.</i> Ma non
+donava oro nè argento a commedianti,
+carrozzieri e ad altri che davano divertimento
+al pubblico, ancorchè si dilettasse
+non poco degli spettacoli. Diceva
+<i>che costoro andavano trattati come i famigli</i>,
+cioè con paghe tenui. E tuttochè
+egli avesse un gran rispetto per la sua
+falsa religione, pure non offeriva ai templi
+pagani più di quattro o cinque libbre
+d'argento, e mai nulla d'oro, con ripetere
+un verso di Persio, indicante, <i>che
+gli dii non aveano bisogno d'oro</i>, nè
+servir esso per fare star bene gli dii,
+ma sì bene i loro ministri. Dissi con
+<span class="pagenum"><a name="Page_787" id="Page_787"></a>[787]</span>
+Lampridio che questo Augusto sapea ben
+custodire il danaro. Ciò non vuoi dire
+ch'egli, a guisa degli avari, il covasse.
+Solamente significa ch'egli non sel lasciava
+uscir delle mani per ispese di
+vanità, di gola o di lussuria. Che per
+altro egli largamente spendeva, e tutto
+in opere lodevoli, cioè in fabbriche ed
+altre imprese di utile, o di ornamento alla
+città di Roma, o per far guadagnare
+gli operai e il basso popolo.
+</p>
+
+<p>
+Istituì scuole di rettorica, grammatica,
+medicina, aruspicina, matematica,
+architettura e di macchine, con salarii
+fissi ai maestri, e vitto ai discepoli figliuoli
+di poveri, purchè liberi. Stese anche la
+sua liberalità agli oratori nelle provincia.
+A molte città deformate dai tremuoti
+rilasciò parte del danaro delle gabelle,
+acciocchè rimettessero in piedi gli edifizii
+pubblici e privati. A chi trovava de' tesori
+li lasciava godere. Solamente s'erano
+di molto valore, ne faceva dar qualche
+parte ai suoi uffiziali. Fece fabbricar
+dei pubblici granai per cadaun rione di
+Roma, acciocchè chi n'era senza potesse
+quivi rinserrare i suoi grani. Diede compimento
+alle terme magnifiche, cioè ai
+bagni di Caracalla, e ne fabbricò ancora
+delle suntuose, che portarono il suo nome.
+Aggiunse inoltre varii altri bagni a
+que' rioni di Roma che n'erano privi.
+Altri edifizii fece in quella città e a Baia,
+con risarcire i ponti fabbricati da Traiano,
+e con ristorar anche molte antiche
+memorie di Roma, e adornar quella città
+di assaissimi colossi, o sia di statue sopra
+l'usata misura, specialmente per li
+più rinomati imperadori, colle loro iscrizioni
+e con colonne di bronzo, dove
+erano descritte le loro imprese. Fabbricò
+eziandio molte case bellissime, e le donò
+a quegli amici suoi ch'erano in concetto
+di maggior probità. Non invidiava,
+non uccellava le ricchezze altrui, come
+usarono i cattivi principi; all'incontro
+stendeva la mano in aiuto de' poveri;
+e massimamente le rugiade della sua beneficenza
+si spandevano sopra i nobili
+<span class="pagenum"><a name="Page_788" id="Page_788"></a>[788]</span>
+caduti in povertà non per loro colpa, e
+in povertà non finta, con donare ad essi
+delle terre, de' servi, degli animali e degli
+utensili contadineschi; diede anche
+tre congiarii al popolo, e fece tre donativi
+alle milizie. Il danaro che ricavava dal dazio
+delle meretrici, dei ruffiani e di altre
+peggiori pesti, siccome pecunia infame,
+non volle che passasse nell'erario suo
+o pure del pubblico, ma che s'impiegasse
+nel mantenimento del teatro, del circo
+e dell'anfiteatro. Sua intenzione era parimente
+di proibire un detestabil vizio,
+che dalla sporca Gentilità si permetteva
+al pari di quel delle pubbliche donne;
+ma vi trovò tali difficoltà, che gli convenne
+desistere, e Dio riserbava alla
+santa Religione di Cristo una tal vittoria.
+Contuttociò fece confiscar i beni alle
+donne infami <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, delle quali trovò
+un infinito numero in Roma pagana
+piena di lordure, e mandò in esilio tutta
+la gran ciurma de' nefandi garzoni, parte
+de' quali nel viaggio, naufragando, perì.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXVIII" id="CCXXVIII"></a>CCXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Urbano</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperad. 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Modesto</span> e <span class="sc">Probo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Le conghietture del cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consul.]</span>,
+seguitate da' susseguenti scrittori, sono
+che questi consoli portassero i nomi di
+<i>Tiberio Manlio Modesto</i> e <i>Servio</i> (non
+<i>Sergio</i>) <i>Calpurnio Probo</i>, perchè una iscrizione
+del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur. Inscript., p. 300, n. 1.]</span> rammemora il consolato
+di <i>Marco Acilio Faustino</i>, e <i>Triario
+Rufino</i>, spettante all'anno di Cristo 210,
+poi quello di <i>Tiberio Manilio</i> ... e <i>Servio
+Calpurnio</i> ... poi quello di <i>Alessandro Augusto</i>,
+appartenente all'anno 229, e poi
+quello di <i>Lucio Virio Agricola</i> e <i>Sesto
+Catto Clementino</i> nell'anno 230. Ma non
+resta a tal conghiettura quieta la mente
+nostra per la tanta distanza de' consoli
+<span class="pagenum"><a name="Page_789" id="Page_789"></a>[789]</span>
+dell'anno 210 all'anno presente 228,
+potendo nel tempo di mezzo, ed in altro
+anno che nel corrente, essere stati consoli
+que' due <i>Tiberio Manilio</i> e <i>Servio
+Calpurnio</i>, per le rivoluzioni succedute
+allora. Però più sicuro partito ho creduto
+di mettere solamente i lor cognomi,
+de' quali niuno può dubitare. Difficil cosa
+è, per non dire di più, il mettere ai lor
+siti gli avvenimenti di questi tempi, perciocchè
+o ci mancano le storie, o son
+confusi o dubbiosi i lor testi. Sia a me
+dunque lecito di riferirne qui alcuni di
+molta importanza, che certamente dovettero
+accadere prima dell'anno seguente
+229, quando sia fuor di dubbio che
+Dione istorico <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span> terminasse la storia
+sua in esso anno 229. Quantunque regnasse
+un sì buon imperadore, pure
+avvenne che per una cagione assai lieve
+insorse una rissa fra il popolo di Roma
+e i pretoriani, voglio dire i soldati delle
+guardie. Crebbe tanto questo fuoco, che
+prese le armi, per tre dì si combattè aspramente
+fra loro colla mortalità di assaissime
+persone dall'un canto e dall'altro.
+Per la sua gran copia era in istato il popolo
+di opprimere i soldati; ma avendo
+costoro cominciato ad attaccar il fuoco
+alle case, esso popolo, per timore che
+tutta la città andasse in fiamme, fu forzato
+di trattar di accordo, e così ebbe
+fine quella guerra civile. Non si sa se
+prima o dopo di questo accidente succedesse
+l'altro della morte di <i>Domizio Ulpiano</i>,
+insigne giureconsulto di questi
+tempi e celebre nella storia delle leggi.
+Egli, siccome il più dotto e saggio dei
+senatori di allora, era come capo del
+consiglio cesareo <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, e più di lui che di
+altri si serviva l'Augusto Alessandro nel
+governo degli stati, facendo egli la funzione
+di segretario de' memoriali e delle
+lettere. Arrivò anche ad essere prefetto
+del pretorio <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span>, dopo aver fatto ammazzare
+(probabilmente con processo e condanna
+<span class="pagenum"><a name="Page_790" id="Page_790"></a>[790]</span>
+giudiciaria) <i>Flaviano</i> e <i>Cresio</i> prefetti,
+per succedere loro in quella carica.
+Certamente dagli antichi storici vien molto
+esaltato il sapere, la prudenza e lo
+zelo di Ulpiano; e sappiamo che egli
+corresse non pochi abusi introdotti da
+Elagabalo; ma forse colla sua gran dottrina
+egli sapeva accoppiar l'ambizione
+ed altri vizii, credendosi ancora ch'egli
+odiasse di molto i Cristiani. O sia dunque
+che la morte data ai suddetti due
+prefetti irritasse forse gli animi de' pretoriani,
+o pure che il loro sdegno provenisse
+dall'aver egli voluto riformare
+la scaduta lor disciplina, e trattarli con
+asprezza: certo è che essi pretoriani si
+sollevarono un giorno contra di lui, e
+dimandarono la sua morte ad Alessandro
+Augusto, che lungi dall'acconsentire alla
+loro dimanda, colla stessa sua porpora
+coprì e difese più di una volta Ulpiano.
+Ma questo nulla giovò. Una notte lo assalirono,
+ed egli scappò al palazzo, implorando
+la protezion dell'imperadore
+e dell'augusta Mammea sua madre: il
+che non ritenne gl'infuriati soldati dallo
+scannare sugli occhi dello stesso Augusto
+il misero Ulpiano. Ci viene bensì dicendo
+Lampridio che Alessandro si fece rispettar
+dalle sue milizie; e pure noi non
+sentiamo ch'egli facesse altro risentimento
+per così grave insulto fatto alla
+sua dignità, che di gastigare <i>Epagato</i>
+stato la principal cagione della morte di
+Ulpiano <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span>. Convenne ancora camminar
+in ciò con gran riguardo, cioè mandarlo
+prima per prefetto in Egitto, e poi in
+Candia, dove fu condannato e spogliato
+della vita: non essendosi attentata la
+corte di punirlo in Roma per timore di
+una nuova sedizione. Non si sa bene il
+netto e i motivi di quel torbido; e Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, Histor., lib. 1.]</span>
+scrive che ne parlavano differentemente
+gli scrittori di questi tempi.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo nondimeno da questo medesimo
+storico, che i pretoriani, per timor
+della pena, proclamarono imperadore un
+<span class="pagenum"><a name="Page_791" id="Page_791"></a>[791]</span>
+<i>Antonino</i>, il quale destramente si ritirò,
+non volendo servir di giuoco alla lor
+pazza ribellione, nè più si lasciò vedere.
+Parla lo stesso Zosimo anche di un Urano
+schiavo, il quale proclamato Augusto,
+fu ben tosto preso e condotto ad Alessandro
+colla porpora che gli aveano
+messa indosso. Di un <i>Urano</i> appunto,
+che usurpò l'imperio in Edessa nella
+Osroena, e fu abbattuto da Alessandro,
+favella Giorgio Sincello <span class="fnote">[Syncellus, Histor.]</span>; siccome ancora
+Vittore, di un <i>Taurino</i> (lo stesso
+forse che Urano) il quale acclamato dai
+soldati imperadore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, per orrore di ciò
+si precipitò nell'Eufrate. Oscuri fatti son
+questi. Tuttavia che varie ribellioni si
+facessero, tutte nondimeno di poca durata,
+e tutte verisimilmente per colpa
+de' soli pretoriani e degli altri soldati
+che sotto Caracalla ed Elagabalo si erano
+troppo male avvezzati, e per poco insolentivano,
+ne siamo assicurati da Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span>.
+Aggiunge egli stesso, ch'essendo
+insorta la guerra in Mesopotamia, per le
+conquiste fatte da <i>Artaserse</i> re dei Persiani
+contra de' Parti (del che parlerò
+andando innanzi), molti dell'armata romana,
+ch'era in quelle parti, desertando
+passavano ai Persiani, e più furono gli
+altri che non voleano combattere, e giunsero
+ad ammazzare <i>Flavio Eracleone</i> lor
+generale: tanto grande era divenuta la
+effeminatezza, sbrigliatezza ed impunità.
+Trovasi ancora nelle monete di questo
+anno <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> fatta menzione di una vittoria,
+senza che se ne sappia il perchè, e senza
+che Alessandro prendesse il titolo d'<i>imperadore</i>.
+Intanto non lasciava esso Augusto
+le applicazioni al governo de' popoli
+con prudenza superiore alla sua
+età <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>. Si ridusse nondimeno a non ammettere
+alcuno a ragionamenti di familiarità
+e confidenza, se non v'era presente
+il prefetto del pretorio ed altri
+<span class="pagenum"><a name="Page_792" id="Page_792"></a>[792]</span>
+de' suoi ministri. E ciò avvenne perchè
+un <i>Vetronio Turino</i>, con cui egli trattava
+assai alla domestica, parlava di lui,
+come se fosse suo favorito, vantandosi
+di ottener tutto quanto voleva da lui.
+Passò più oltre, perchè cominciò a far
+bottega di questo suo mentito favore, e
+per le grazie fatte dall'imperadore esigeva
+de' buoni regali dai corrivi, facendole
+credere impetrate da sè, contuttochè
+nè pure ne avesse detta una parola.
+Informato di ciò Alessandro, e che costui
+vendendo il fumo, screditava lo stesso
+Augusto, quasi che fosse un ragazzo
+e uno scioccherello che si lasciasse da
+lui menare pel naso: volle prima chiarirsi
+della verità del fatto, mandando
+sotto mano persona a raccomandarsi a
+Turino, per impetrar una grazia di molta
+importanza. Promise Turino di assistere;
+e dopo avergliela fatta saper buona
+col mostrare la difficoltà, e di aver
+parlato più volte, finalmente dappoichè
+fu spedita la grazia, in presenza di testimonii,
+si spacciò mezzano di essa, e volle
+un grosso pagamento, ancorchè nè
+pure una sillaba avesse detto di ciò all'imperadore.
+Allora Alessandro il fece
+accusare, e convinto, fu attaccato ad un
+palo con paglia umida e legne verdi intorno,
+che il soffocarono col fumo, gridando
+intanto il banditore: <i>Col fumo è
+punito chi vendeva il fumo.</i> Ciò avvenne
+prima che fosse ucciso Ulpiano. Veggonsi
+molti savii decreti di questo principe
+nel corpo delle leggi romane. Costituì
+egli dei corpi di cadauna arte, con dar
+loro dei difensori. Proibì l'andare gli
+uomini e le donne al medesimo bagno.
+Aveva anche formato il disegno che ogni
+ordine di cittadini avesse l'abito
+suo particolare, acciocchè si distinguesse
+dagli altri, e specialmente si riconoscessero
+gli schiavi. Ulpiano il distornò da
+questa risoluzione, perchè ne sarebbero
+insorte molte dispute fra le persone, e
+gli schiavi si sarebbono avveduti di
+essere in troppo maggior numero che
+la gente libera. Lamentandosi il popolo
+<span class="pagenum"><a name="Page_793" id="Page_793"></a>[793]</span>
+che la carne di bue e porco era troppo
+cara, in vece di calarne il prezzo, ordinò
+che non si ammazzassero vitelli, vacche,
+porchette e troie gravide: e in meno di
+due anni la carne suddetta venne a costare
+un solo quarto di quello che si
+vendeva in addietro.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXIX" id="CCXXIX"></a>CCXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Urbano</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Severo Alessandro</span> per
+la terza volta, <span class="sc">Dione Cassio</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso <i>Dione</i>, che terminò in questi
+tempi la sua storia, confessa che
+<i>Alessandro Augusto</i> lui volle per collega
+nel suo consolato, essendo egli stato
+console sostituito in alcuno degli anni
+precedenti. Però sembra scorretta una
+legge riferita dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Cons.]</span>, siccome
+ancora una iscrizione pubblicata dal
+Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span> e dal Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Thesaurus Inscript., pag. 1079,
+num. 11.]</span>, ed un'altra
+dal Doni, dove in vece di <i>Dione</i> si
+legge <i>Dionysio</i>, quando a Dione non fosse
+stato sostituito un console appellato
+<i>Dionisio</i>, il che non par da credere.
+Ne' Fasti ancora del Cuspiniano si legge
+<i>Dyonisio</i>. Racconta il medesimo Dione <span class="fnote">[Dio, lib. 80.]</span>
+d'avere avuto negli anni addietro
+il governo dell'Africa da Alessandro
+Augusto, e poi quello della Dalmazia, e
+successivamente quello dell'Alta Pannonia,
+dove con vigore cercò di rimettere
+sul piede dell'antica disciplina quelle
+milizie. Venuto poscia a Roma nell'anno
+precedente, gl'insolenti pretoriani,
+siccome aveano fatto ad Ulpiano, accusarono
+anche lui, perchè paventavano
+ch'egli volesse rimettere fra loro stessi
+la militar disciplina. Alessandro, che ben
+conosceva il merito di Dione, in vece di
+<span class="pagenum"><a name="Page_794" id="Page_794"></a>[794]</span>
+fargli del male, per dar gusto a quegli
+scellerati, il disegnò console per l'anno
+presente in sua compagnia. Ma perciocchè
+dubitò che i pretoriani, al vederlo
+in quella dignità, facessero maggior tumulto
+e lo uccidessero, credette meglio
+che Dione stesse per qualche tempo fuori
+di Roma in quelle vicinanze. Portossi
+poi Alessandro nella Campania, e colà
+fu a trovarlo Dione, e stette qualche
+giorno con lui alla vista dei soldati, che
+non dissero una parola. Ed egli allora
+ottenne licenza di potersi ritirare a Nicea
+di Bitinia patria sua, per quivi passare
+quel che gli restava di vita, trovandosi
+già vecchio e mal sano, e probabilmente
+colla paura in corpo di non finir
+male, come era succeduto ad Ulpiano.
+Che a lui nel consolato succedesse <i>Marco
+Antonio Gordiano</i> in questo medesimo
+anno si ricava da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordian.]</span>, colà,
+dove scrive essere stato il più vecchio
+de' <i>Gordiani</i> console in compagnia
+di <i>Alessandro Augusto</i>, e ch'egli dipoi
+fu mandato proconsole al governo dell'Africa,
+con tal piacere di esso Augusto,
+che con sua lettera ringraziò molto
+il senato di sì fatta elezione, stante l'essere
+<i>Gordiano</i> uomo nobile, magnanimo,
+eloquente, giusto, continente e dabbene.
+Se ne ricordi il lettore, perchè a suo
+tempo vedremo il medesimo Gordiano
+portare il titolo di Augusto.
+</p>
+
+<p>
+Fu appunto una delle belle doti dell'imperadore
+Alessandro quella di scegliere,
+e di volere che si scegliessero per
+le cariche e pel governo delle provincie
+coloro, ne' quali concorreva più abilità a
+governar altri e maggior probità <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>.
+Nulla si dava al favore, nulla alle raccomandazioni,
+molto meno al danaro.
+Gli eunuchi, i quali erano stati in addietro
+potentissimi in corte, e venivano
+chiamati da lui una <i>terza specie del genere
+umano</i>, tutti furono rimossi dal di
+lui servigio, ed appena si contentò egli,
+<span class="pagenum"><a name="Page_795" id="Page_795"></a>[795]</span>
+che di alcuni pochi si servisse la imperadrice,
+ed in uffizii bassi, e con abito
+de notante la bassezza del loro stato,
+togliendo con ciò tanti disordini cagionati
+per lo passato dalla soverchia autorità
+che godeano o faceano credere di
+godere. Alessandro col parer del senato
+eleggeva i consoli, i prefetti del pretorio
+ed altri magistrati, lasciando la elezion
+degli altri al senato medesimo. Diceva
+egli, <i>meglio essere per lo più il dare gli
+uffizii a chi non li ricerca, che a chi tante
+premure usa per ottenerli</i>. Niun senatore
+nuovo creava egli, se persone di
+credito prima non rendevano buona testimonianza
+del merito suo, e non veniva
+approvato da' senatori suoi consiglieri.
+E guai se trovava che lo avessero
+in ciò ingannato: colui era cacciato
+dal senato, e i suoi fautori gastigati. Una
+rarissima ed ammirabil maniera ebbe
+ancora nella elezion de' presidenti delle
+provincie e di altri magistrati meno importanti.
+Prima di conferir que' posti,
+faceva esporre in pubblico i nomi de' proposti
+per essi, esortando ognuno a scoprire
+se costoro avessero commesso qualche
+delitto, purchè ne potessero dar le
+pruove; poichè nello stesso tempo proibiva
+sotto pena della vita l'accusare
+senza poter provare l'accusa. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>,
+storico pagano, attesta aver egli
+appreso questo rito dai <i>Cristiani</i> ch'esaminavano
+diligentemente prima chi si
+avea da ammettere al sacerdozio. E solea
+dire Alessandro, <i>parergli strano come
+non si usasse la diligenza medesima,
+allorchè si voleva eleggere chi dovea avere
+in mano i beni di fortuna e le vite dei
+popoli, quando ciò si praticava dai suddetti
+Cristiani per la elezione de' sacerdoti</i>.
+Avrebbe egli desiderato che ogni
+governator delle provincie avesse saputo
+esercitare il suo uffizio senza bisogno
+di assessore, tuttavia soffrì sempre l'uso
+di tali assessori; e diede anche loro buoni
+salarii. Provvedeva egli in oltre le
+persone, nel mandarle ai governi, di danaro,
+<span class="pagenum"><a name="Page_796" id="Page_796"></a>[796]</span>
+servi, mule, cavalli e di altre robe
+necessarie, dandole poi a' medesimi,
+se con lode esercitavano i loro impieghi.
+Se male, voleva che rendessero quattro
+volte più di quello che avea loro somministrato.
+In somma, la vita di questo Augusto,
+tanto più mirabile, quanto ch'egli
+era assai giovane, sarebbe un bellissimo
+modello per qualunque principe
+che amasse la vera gloria, ed imparar
+volesse il meglio degli esempi altrui, con
+leggere le vite di que' principi buoni ed
+uomini illustri, dei quali forse niuna età
+e nazione è stata priva.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXX" id="CCXXX"></a>CCXXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Virio Agricola</span> e <span class="sc">Sesto Catio Clementino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo console in qualche testo
+è chiamato <i>Clemente</i> <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 357,
+num. 2.]</span>, e in una iscrizione
+riferita del Cupero, <i>Clemenziano</i>.
+Se questa è legittima, può essa prevalere
+agli antichi codici. Credesi che in questi
+tempi santo <i>Urbano</i> papa gloriosamente
+compiesse i suoi giorni con ricevere la
+corona del martirio. Ebbe per successore
+<i>Ponziano</i>. Tempo è ora di parlare
+di una strepitosa rivoluzion di cose accaduta
+in Oriente. La Persia, conquistata
+alcuni secoli prima da Alessandro il
+Grande, durò per qualche tempo sotto
+il dominio dei re della Siria, ossia della
+Soria, successori del Macedone. <i>Arsace</i>,
+famoso re de' Parti, loro la tolse circa
+ducento cinquant'anni prima dell'era
+cristiana, e continuò ivi a signoreggiare
+la schiatta degli Arsacidi sino ad <i>Artabano</i>
+re di quelle contrade, e regnante
+a' tempi dell'Augusto Alessandro <span class="fnote">[Dio. Herod. Lamprid. Agathias et alii.]</span>.
+Contra di Artabano si ribellò un uomo
+di basso affare, ma di gran coraggio,
+chiamalo <i>Artaserse</i>, discendente dagli
+<span class="pagenum"><a name="Page_797" id="Page_797"></a>[797]</span>
+antichi Persiani; il quale messa in armi
+la nazione sua, e collegato con altri
+popoli vicini, tre volte diede battaglia ad
+Artabano, ed altrettante ancora lo sconfisse,
+ed in fine gli levò la vita. Abbattuto
+dunque il regno de' Parti, ritornò
+la corona in capo ed <i>Artaserse</i> Persiano,
+e si rinnovò la potenza di quella nazione,
+la quale troveremo, andando innanzi,
+terribile ai Romani, poi soggiogata dagli
+Arabi, e di tal possanza anche oggidì
+dopo incredibili peripezie che fa paura al
+potentissimo Sultano de' Turchi, e più
+che paura ha fatto, pochi anni sono, al
+Mogol, grande imperadore delle Indie orientali.
+Mise <span class="fnote">[Dio, in Excerpt. Valesianis.]</span> il vittorioso <i>Artaserse</i>
+l'assedio alla fortezza di Atra; ma perdutavi
+indarno molta gente, passò nella
+Media, e ne conquistò la maggior parte.
+Rivolse poi le sue forze contro l'Armenia,
+dove quel popolo assistito dai Medi
+e dai figliuoli di Artabano, colà rifugiati,
+il costrinse con suo poco gusto a battere
+la ritirata. Pretende il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> che
+nell'anno di Cristo 226, Artaserse sulle
+rovine del regno de' Parti piantasse il trono
+de' Persiani, citando in pruova di ciò
+lo storico Agatia; e che nel seguente anno,
+o pure nel 228, egli incominciasse la
+guerra contra dei Romani. Non è Agatia
+uno scrittore sicuro per tempi sì lontani
+da lui. Abbiamo di certo da Dione <span class="fnote">[Dio, in Excerptis Valesianis.]</span>
+che nell'anno 229 grande apprensione
+recava Artaserse ai Romani, con minacciare
+di assalir la Mesopotamia e la stessa
+Soria, pretendendo di voler ricuperar
+tutto quanto appartenne una volta ai re
+di Persia <span class="fnote">[Herod., lib. 6.]</span>, l'imperio de' quali arrivava
+sino al Mediterraneo e all'Egeo. Vuole il
+suddetto Pagi che nell'anno precedente
+l'Augusto Alessandro, per frenare questo
+minaccioso torrente, si portasse coll'esercito
+ad Antiochia. Monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas. Bibliothecar.]</span>
+differisce la di lui andata al presente
+<span class="pagenum"><a name="Page_798" id="Page_798"></a>[798]</span>
+anno, il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> sino all'anno
+232. A me sembra più probabile che
+in quest'anno Alessandro si mettesse in
+viaggio, giacchè abbiamo una moneta <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imperator.]</span>,
+spettante all'anno IX della di lui podestà
+tribunizia, dove si legge PROFECTIO
+AVGVSTI.
+</p>
+
+<p>
+Scrive Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, che arrivato Alessandro
+all'anno tredicesimo del suo imperio
+(numero senza fallo scorretto), si
+svegliò la guerra coi Persiani, ed avere
+esso Augusto sulle prime creduto bene di
+scrivere lettere ad <i>Artaserse</i>, per esortarlo
+a desistere dalle novità, e a contentarsi
+del suo, perchè non gli andrebbe così ben
+fatta, volendo combattere coi Romani,
+come gli era accaduto con altri popoli,
+ricordandogli le imprese di Augusto, Lucio
+Vero e Settimio Severo in quelle parti.
+Si rise l'orgoglioso Artaserse di queste
+lettere, e la risposta che diede, fu coll'entrare
+armato nella Mesopotamia, e
+dar principio ad assedii e saccheggi nel
+paese romano. Venute queste nuove a
+Roma, benchè Alessandro fosse allevato
+nella pace, pure, per parere ancora de' suoi
+consiglieri, fu creduta necessaria la di
+lui presenza alle frontiere della Soria.
+Gran leva dunque di gente si fece per
+l'Italia e per tutte le altre provincie; e
+formato un poderosissimo esercito coll'unione
+de' pretoriani ed altri soldati
+di Roma, si congedò Alessandro dal senato,
+ed imprese il viaggio alla volta di
+Levante. Attesta il medesimo Erodiano
+che niuno vi fu dei senatori e de' cittadini
+romani che potesse ritener le lagrime
+al vedere allontanarsi da loro un
+principe sì buono, sì amato ed adorato
+da tutti. Fece il viaggio per terra coll'armata,
+e data nell'Illirico la revista a
+quelle legioni seco le prese. Passato poscia
+lo stretto della Tracia, continuò il
+suo viaggio sino ad Antiochia, capitale
+della Soria, dove attese a far i preparativi
+necessarii per così pericolosa guerra.
+<span class="pagenum"><a name="Page_799" id="Page_799"></a>[799]</span>
+Racconta Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> la bella maniera
+tenuta da lui nella marcia dell'esercito
+suo. Prima di muoversi di Roma,
+fece attaccare ne' pubblici luoghi in iscritto
+la disposizione del viaggio, indicando
+il giorno della partenza, e di mano in
+mano assegnando i luoghi, dove l'armata
+dovea far alto nelle notti, o prendere
+il riposo di un giorno. Mandati
+innanzi tali avvisi, si trovava dappertutto
+preparata la tappa, cioè la provvisione
+de' viveri; nè vi fu verso ch'egli volesse
+mai mutare alcuna delle posate
+prescritte, per paura che i suoi uffiziali
+non facessero traffico delle marcie, per
+guadagnar danaro. Non altro cibo prendeva
+egli che l'usato dagli altri soldati,
+pranzando e cenando colla tenda
+aperta, affinchè ognuno il potesse vedere.
+Gran cura si prendeva egli perchè
+nulla mancasse di vettovaglia, di
+armi, di abiti, di selle e di altri arnesi
+alle soldatesche; ed in tutto esigeva
+la pulizia, di maniera che si concepiva,
+in mirar quelle truppe sì ben guarnite,
+un'alta idea del nome romano. Più
+di ogni altra cosa poi gli stava a cuore
+la disciplina militare, e che niun danno
+fosse inferito agli abitanti e alle campagne
+per dove passava l'armata. Visitava
+egli in persona le tende, nè permetteva
+che nella marcia alcuno, anche degli uffiziali
+non che de' soldati, uscisse di
+cammino. Se taluno trasgrediva l'ordine,
+le bastonate o altre convenevoli pene
+erano in pronto. E ai principali dell'esercito,
+che avessero mancato in questo,
+e danneggiato il paese, faceva una severa
+correzione, con intonar loro la massima
+imparata da' Cristiani, cioè con
+dire: <i>Avreste voi caro che gli altri facessero
+alle terre vostre quel che voi fate
+alle loro?</i> Perchè un soldato maltrattò
+una povera vecchia, il cassò e il diede
+per ischiavo ad essa donna, acciocchè
+col mestiere di falegname, ch'egli esercitava,
+la mantenesse. Ed avendo fatta
+doglianza di ciò gli altri soldati, fece lor
+<span class="pagenum"><a name="Page_800" id="Page_800"></a>[800]</span>
+conoscere la giustizia di questo gastigo,
+che servì a tenere gli altri in freno. Per
+così bei regolamenti, e col tenere sì forte
+in briglia le milizie, dappertutto dove
+queste passavano, si dicea, <i>che non già
+de' soldati, ma dei senatori erano in viaggio</i>;
+ed ognuno, in vece di fuggirli, gli amava,
+vedendo tanta modestia e sì bell'ordine
+in gente non avvezza se non
+a far del male, con benedire Alessandro,
+come se fosse stato un dio.
+</p>
+
+<p>
+Veramente Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1.]</span> scrive che i
+soldati erano malcontenti di Alessandro
+per questo rigore di disciplina; e vedremo
+in fine che fu così. E pure Lampridio,
+scrittore più antico, e che avea bene
+studiato le precedenti storie, attesta
+ch'egli era amato da essi, come lor
+fratello e lor padre. Aggiugne questo
+medesimo storico <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, che arrivato il
+giovine imperadore ad Antiochia, e trovato
+che alcuni soldati di una legione
+si perdevano nelle delizie, e andavano
+ai bagni colle donne, li fece tosto mettere
+in prigione. Cominciò per questo
+tutta la legione a far tumulto e doglianze.
+Allora Alessandro salito sul
+tribunale, si fece condurre davanti quei
+prigioni alla presenza di tutti gli altri
+ch'erano in armi, e parlò con vigore
+intorno alla necessità di mantener la disciplina,
+e che il supplicio di coloro dovea
+insegnare agli altri. Grande schiamazzo
+allora insorse; ed egli più franco che mai
+ricordò loro, dover essi alzar le grida
+contra dei Persiani, e non contra il proprio
+imperadore, che cava il sangue dai
+popoli per vestire, nudrire ed arricchir
+le milizie. Li minacciò ancora, se non dimettevano,
+di cassarli tutti, e che forse
+non si contenterebbe di questo, rimproverando
+loro, che dimenticavano di essere
+cittadini romani. Più forte cominciarono
+essi allora a gridare ed a muovere l'armi,
+come minacciandolo. Ma egli, <i>non istate</i>,
+soggiunse, <i>a bravare. L'armi vostre
+han da essere contro i nemici di Roma. Nè
+<span class="pagenum"><a name="Page_801" id="Page_801"></a>[801]</span>
+vi avvisaste di farmi paura. Quand'anche
+uccideste un par mio, alla repubblica non
+mancherà un nuovo Augusto per governar
+lei e punire voi altri.</i> E perciocchè non
+si quetavano, con gran voce gridò: <i>Cittadini
+romani, deponete l'armi e andatevene
+con Dio.</i> Allora (e par cosa da non
+credere) tutti, posate l'armi, le casacche
+militari e le insegne, si ritirarono. Gli altri
+soldati e il popolo raccolsero quelle
+armi e bandiere, e portarono tutto al palazzo.
+Di là poi ad un mese, pregato, rendè
+loro l'armi, con far nondimeno morire
+i lor tribuni, per negligenza de' quali
+erano caduti in tanta effeminatezza quei
+soldati. Questa legione dipoi si segnalò
+sopra le altre nella guerra contro i Persiani.
+Formò Alessandro di sei legioni
+una falange di trenta mila combattenti: il
+che ci fa intendere che allora ogni legione
+era composta di cinque mila armati. Altre
+guardie ancora avea con gli scudi intarsiati
+d'oro e d'argento. A tutti dopo la
+guerra di Persia fu data maggior paga che
+agli altri soldati.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXI" id="CCXXXI"></a>CCXXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Pompeiano</span> e <span class="sc">Peligniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non mi son io attentato a chiamare
+il primo di questi consoli <i>Civica Pompeiano</i>,
+perchè quel <i>Civica</i> viene da una
+sola iscrizione del Gudio, le cui merci
+sono a me sospette. Nell'anno 209 era
+stato console <i>Civica Pompeiano</i>. Un altro
+ne troveremo all'anno 241. Ma certo
+non è che ancor questo Pompeiano fosse
+appellato <i>Civica</i>. Il secondo console vien
+chiamato da Cassiodoro, dal Panvinio e
+da altri <i>Feliciano</i>; ma più è sicuro il cognome
+di <i>Peligniano</i>. L'Augusto Alessandro,
+prima di mettersi in campagna, volle
+tentar di nuovo se colle buone si potea
+frenar l'alterigia del Persiano <i>Artaserse</i> <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>,
+e gli spedì nuovi ambasciatori
+<span class="pagenum"><a name="Page_802" id="Page_802"></a>[802]</span>
+lusingandosi che la presenza sua, sostenuta
+da sì poderoso esercito, avesse da
+inspirare al Barbaro pensieri più ragionevoli.
+Se ne tornarono essi senza risoluzione
+alcuna. All'incontro, inviò Artaserse
+ad Alessandro quattrocento dei
+suoi, tutti di alta statura, con vesti fregiate
+d'oro ed archi sfarzosi, credendo
+con tal comparsa di atterrire i Romani.
+Consistè la loro ambasciata in comandare
+orgogliosamente all'imperador dei
+Romani di uscire quanto prima di tutta
+la Soria e di ogni altra provincia di là
+dal mare, perchè tutto quel paese apparteneva
+ai Persiani, come antica dipendenza
+della loro corona. Da così insolente
+comando irritato Alessandro, col
+parere del suo consiglio, ordinò che tutti
+quegli ambasciadori, spogliati de' loro
+arnesi, fossero relegati nella Frigia, con
+dar loro campagne da coltivare. Nè volle
+fargli uccidere, perchè una iniquità sarebbe
+stata il punir colla morte gente
+non presa in battaglia, e che eseguiva
+gli ordini del suo re; quasi che non fosse
+anche una iniquità e un violare il diritto
+delle genti quel privarli di libertà, e il
+non lasciarli ritornare al loro signore.
+Si venne dunque all'armi. Se crediamo
+ad Erodiano <span class="fnote">[Herodian., lib. 6.]</span>, tre corpi fece Alessandro
+delle sue genti, come gli fu suggerito
+da' suoi generali, e da chi meglio sapeva
+il mestier della guerra, perchè egli
+nulla mai faceva di sua testa nelle spedizioni
+militari <span class="fnote">[Lamprid., in Alexandro.]</span>; ma voleva prima
+udire il sentimento de' più vecchi e sperimentati
+nell'arte della milizia. Uno ne
+spinse nella Media per via dell'Armenia;
+un altro nel paese de' Parti, e riserbò
+per sè il terzo, per condurlo egli
+stesso. Ma o perchè Alessandro fosse di
+sua natura e per l'educazione alquanto
+timido, o perchè l'Augusta <i>Mammea</i> sua
+madre nol volesse vedere esposto ai
+pericoli, o perchè succederono diserzioni
+e tumulti in Soria, egli non s'inoltrò
+punto contro i nemici; e cagion fu che
+<span class="pagenum"><a name="Page_803" id="Page_803"></a>[803]</span>
+il secondo corpo fu disfatto dai Persiani,
+con vittoria nondimeno che costò loro
+ben caro; e che il primo, dopo aver ben
+resistito alle forze de' Persiani, nel ritornare
+in Armenia, per gli disagi perisse.
+Aggiugne lo stesso Erodiano che il corpo
+di riserva di Alessandro per le malattie
+calò di molto, e fu a rischio di
+lasciarvi la vita il suddetto imperadore
+per una grave infermità che il sorprese.
+Ma perchè la grande armata de' Persiani
+notabilmente anch'essa si sminuì,
+cessò dipoi la guerra; e per tre o quattro
+anni stettero que' Barbari in pace.
+Così Erodiano. Non così Lampridio, il
+quale, più che al racconto di quello storico,
+prestando fede a ciò che tanti altri
+aveano scritto de' fatti di questo imperadore,
+da lui ben esaminati, gli attribuisce
+una insigne vittoria riportata contra
+dei Persiani. E maggiormente lo
+pruova, coll'aver veduto gli atti del senato
+e la relazione dell'avvenimento
+glorioso fatta dal medesimo Alessandro
+al senato, dopo il suo ritorno a Roma
+nel dì 25 di settembre. Non si può sì
+facilmente credere che le parole di Alessandro
+fossero soli vanti e menzogne,
+sì perchè non fu egli di carattere millantatore,
+sì perchè poco sarebbe occorso
+per ismentirle. Disse dunque Alessandro
+di avere sconfitto i Persiani, nell'armata
+dei quali bella e terribil mostra faceano
+settecento elefanti colle lor torri guernite
+di arcieri. Trecento di questi essere
+stati presi, ducento morti, e diciotto
+venivano condotti a Roma. Vi erano
+mille carri falcati. Cento venti mila cavalli
+si contavano parimente nell'esercito
+nemico; dieci mila di essi rimasero
+sul campo; gli altri si salvarono colla
+fuga. Molti erano stati i Persiani presi, e
+poscia venduti per ischiavi. Si erano ricuperate
+le città perdute della Mesopotamia;
+Artaserse, colla perdita delle bandiere,
+avea presa la fuga. I soldati romani
+se ne ritornavano ben ricchi, nè sentivano
+più le fatiche della guerra dopo sì
+felice vittoria. A questa relazione tennero
+<span class="pagenum"><a name="Page_804" id="Page_804"></a>[804]</span>
+dietro le acclamazioni del senato. Aggiugne
+Lampridio che in quella calda
+azione Alessandro correva per le file
+della sua armata, animando i soldati,
+lodando chi meglio combatteva, combattendo
+anch'egli, e trovandosi esposto
+alle freccie nemiche. Dopo sì segnalata
+vittoria se ne tornò Alessandro ad Antiochia,
+per passare, come io vo credendo,
+il verno colla sua armata. E che
+in quest'anno esso Augusto fiaccasse le
+corna al superbo Artaserse, e non già
+nel precedente, come volle il padre Pagi,
+e non nel seguente, come pensò il Tillemont,
+bastantemente si raccoglie dalle
+monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperat.]</span> rapportate dal Mezzabarba,
+correndo la di lui tribunizia podestà X,
+cioè nell'anno presente, perchè ivi si
+vede menzionata VICTORIA AVGVSTI.
+Solamente non si sa intendere come
+Alessandro non prendesse il titolo d'<i>Imperadore</i>
+per questa vittoria. Forse lo impedì
+la sua modestia. Dal senato ancora
+fu acclamato <i>Persico Massimo</i>: e pure questo
+suo titolo non s'incontra nelle medaglie.
+Ha poi un bel dire Erodiano che i Persiani
+da sè stessi desisterono dalla guerra;
+perchè se così felicemente, com'egli
+vuole, fossero proceduti i loro affari, e
+le armate romane fossero rimaste disfatte,
+inverisimil cosa è come i medesimi
+non avessero proseguita la vittoria,
+ed occupata ai Romani la Mesopotamia.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXII" id="CCXXXII"></a>CCXXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lupo</span> e <span class="sc">Massimo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo anche da Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 5.]</span> che
+l'imperadore Alessandro si fermò molto
+tempo in Antiochia: il che ci serve di
+fondamento per credere che vi passasse
+il verno insieme coll'esercito distribuito
+in quei quartieri. Lungo tempo si esigeva
+<span class="pagenum"><a name="Page_805" id="Page_805"></a>[805]</span>
+a ricondurre per terra le legioni destinate
+per l'Europa; però sembra verisimile
+che succedesse in quest'anno il
+suo arrivo a Roma nel tempo assegnato
+da Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>, cioè nel dì 25 di settembre,
+in cui egli comparve in senato
+a rendere conto della sua spedizione.
+Fece la sua entrata da trionfante, corteggiato
+da tutto il senato e dall'ordine equestre,
+fra i plausi e l'indicibil allegrezza
+di tutto il popolo. Non entrò sul
+cocchio, come si costumava ne' trionfi,
+ma bensì a piedi, venendogli dietro il
+carro trionfale tirato da quattro elefanti.
+A piedi ancora andò al palazzo, e tanta
+era la folla, che appena in quattr'ore
+potè compiere il viaggio, tutti gridando
+intanto: <i>Se salvo è Alessandro, salva è Roma.</i>
+Nel dì seguente si fecero le corse dei
+cavalli e i giuochi scenici, dopo de' quali
+toccò un congiario al popolo. Allora fu
+che si cominciarono a vedere presso i
+Romani degli schiavi persiani; ma, non
+sofferendo allora la superbia dei re di
+Persia che alcuno de' suoi sudditi restasse
+in ischiavitù, fu pregato Alessandro
+di rimetterli in libertà col pagamento
+del riscatto, ed egli non mancò di far
+loro questa grazia con rendere ai padroni
+il danaro pagato in comperarli, o
+pure col metterlo nell'erario, se non erano
+venduti. Questi servi adunque e
+gli elefanti condotti sempre più ci vengono
+ad assicurare che l'Augusto Alessandro
+non vinto, ma vincitore, ritornò
+dalla guerra di Persia. Seguita a dire
+Lampridio che anche nella Mauritana
+Tingitana felicemente procederono gli affari
+della guerra per la buona condotta
+di <i>Furio Celso</i>. Similmente nell'Illirico
+<i>Vario Macrino</i>, parente d'esso Alessandro,
+riportò de' vantaggi contro i nemici
+del popolo romano; e nell'Armenia <i>Giunio
+Palmato</i> diede anch'egli qualche buona
+lezione ai Persiani. Da tutti quei luoghi
+probabilmente in questi tempi giunsero
+a Roma le laureate lettere di avviso
+di que' prosperosi avvenimenti, le quali,
+<span class="pagenum"><a name="Page_806" id="Page_806"></a>[806]</span>
+lette in senato e al popolo, rallegrarono
+ognuno, ed esaltarono sempre più il nome
+e la gloria dell'Augusto Alessandro.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXIII" id="CCXXXIII"></a>CCXXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Massimo</span> e <span class="sc">Paterno</span>.
+</p>
+
+<p>
+Un'iscrizione, che si legge nella mia
+Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 358, num. 3.]</span>, in vece di <i>Paterno</i>, ha <i>Paterio</i>.
+Così ancora egli è chiamato in alcune
+leggi raccolte dal Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Cons.]</span>. Però,
+quantunque io abbia ritenuto <i>Paterno</i>,
+gran dubbio mi resta che il suo vero
+cognome fosse <i>Paterio</i>. In quattro leggi
+ancora <i>Massimo</i> vien detto console <i>per
+la seconda volta</i>; ma ciò meglio starà
+nell'anno seguente. Instituì <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> in questi
+tempi l'Augusto Alessandro in onore di
+<i>Mammea</i> imperatrice sua madre un collegio
+di fanciulli e un altro di fanciulle,
+con chiamarli Mammeani e Mammeane,
+siccome Antonino Pio avea dato il nome
+di Faustiniane alle fanciulle instituite in
+onore di Faustina sua moglie. Parimente
+attese a premiare chiunque s'era segnalato
+nel governo civile e militare della
+repubblica. Ai senatori più meritevoli
+accordò gli ornamenti consolari, con aggiugnere
+dei sacerdozii e dei poderi a
+quei ch'erano poveri o vecchi. Agli amici
+donò i prigionieri di varie nazioni,
+ritenendo solamente i nobili fra essi, che
+furono arrolati nella milizia. Le terre
+prese ai nemici donò egli ai capitani e
+soldati posti alla guardia de' confini, con
+permettere che passassero ancora in
+dominio de' loro eredi, purchè anch'essi
+facessero il mestier dei soldati; non volendo
+che quei beni restassero in proprietà
+di persona alcuna privata, con
+dire <i>che quei tali con più attenzione militerebbono,
+ove si trattasse di difendere le
+<span class="pagenum"><a name="Page_807" id="Page_807"></a>[807]</span>
+cose concedute loro con questo patto</i>.
+Ed ecco, se non il principio, almeno un
+segno assai chiaro di quei che poscia
+furono chiamati benefizii, cioè stabili
+dati a godere ai soldati con obbligo di
+militare in favor del donante, con riservarsene
+i principi il diretto dominio.
+Passò, dico, questo nome anche nella
+Chiesa, dispensatrice di sì fatti beni a
+chi si consacra alla milizia ecclesiastica.
+Oltre alle terre, donò ai medesimi soldati
+degli animali e dei servi, acciocchè potessero
+coltivarle, e non le lasciassero
+abbandonate all'invasion de' nemici; il
+che riputava egli gran vergogna della
+repubblica. Mentre si godeva tanta felicità
+in Roma, ecco nuove spiacevoli dalle
+contrade germaniche <span class="fnote">[Lamprid., in Alexandro. Zosim., Hist., l. 1.]</span>, cioè avere i
+Germani passato il Reno, mettere in conquasso
+la Gallia in quelle parti con potenti
+armate, saccheggiar borghi e campagne,
+e far paura alle stesse città. Se
+crediamo ad Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, fin quando
+Alessandro dimorava in Antiochia, cominciò
+questa brutta danza, e portatine
+colà gli avvisi, colla giunta di aver essi
+Germani passato non solo il Reno, ma
+anche il Danubio, ed essere in grave rischio
+le confinanti provincie dell'Illirico e
+l'Italia stessa. Per questo si affrettò egli
+di lasciar la Soria, e di volgere i passi
+e l'armi colà dove il chiamava il bisogno.
+Se vero fosse il racconto di Erodiano,
+converrebbe dire che Alessandro
+si fermasse un anno di più in Antiochia;
+o pure ch'egli, un anno dopo quel che
+abbiam supposto, imprendesse la guerra
+coi Persiani. Ma non è sì facilmente da
+acquetarsi in ciò a quello storico greco,
+da che gli viene a fronte Lampridio, certo
+inferiore a lui di tempo, ma più di
+lui informato degli affari di Roma. Secondo
+Erodiano, l'Augusto Alessandro
+marciò a dirittura dalla Soria in Germania,
+nè più ritornò a Roma; laddove
+Lampridio, citando gli atti del senato, ci
+assicura esser egli dall'Oriente rivenuto
+<span class="pagenum"><a name="Page_808" id="Page_808"></a>[808]</span>
+a Roma, ed aver ottenuto il trionfo, e
+che quivi si godeva una mirabil quiete,
+quando sopraggiunse la novità dei Germani.
+Se questa giugnesse nell'anno
+presente, o pure nel susseguente, non
+so dirlo. Caso che nel presente, attese
+Alessandro a far dei preparamenti per
+andar in persona a dimandar conto ai
+Germani dei danni inferiti alle contrade
+romane.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXIV" id="CCXXXIV"></a>CCXXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Ponziano</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Alessandro</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Massimo</span> per la seconda volta e <span class="sc">Caio
+Celio Urbano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Già ardeva la guerra tanto ai confini
+della Gallia quanto a quei della Pannonia,
+con terrore non lieve dell'Italia
+stessa. Però in quest'anno l'Augusto
+Alessandro, messo insieme un potente
+esercito, s'inviò alla volta della Gallia,
+dove maggiore era il pericolo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>. Conduceva
+egli seco un gran corpo di Mori
+e di arcieri presi dalla provincia della
+Osroena, o pure disertori parti, guadagnati
+con buono stipendio. Di costoro
+pensava egli di valersi con vantaggio in
+questa nuova guerra, perchè tal sorta di
+gente saettava più lontano che i Germani,
+e coglieva più facilmente nel bersaglio
+de' loro corpi. Si partì Alessandro
+da Roma, quantunque il senato e i migliori,
+mal volentieri vedendolo disposto
+alla partenza, si studiassero di ritenerlo <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>:
+tanto era l'amore che gli portavano,
+tanta la premura che non si esponesse
+a pericolo alcuno e ai dubbiosi successi
+della guerra. Ma egli avea fisso il
+chiodo di andare, perchè non potea sofferire
+che, dopo aver vinto i Persiani,
+venissero ad insultare l'imperio romano
+i Germani, gente che altri imperadori da
+meno di sè aveano saputo mettere in
+dovere. Seco andò <i>Mammea</i> sua madre;
+<span class="pagenum"><a name="Page_809" id="Page_809"></a>[809]</span>
+e, se crediamo a Lampridio, tutti i senatori
+l'accompagnarono per centocinquanta
+miglia. Nel fare a gran giornate
+il suo viaggio, incontratosi con una donna
+della razza de' Druidi sacerdoti della
+Gallia, questa gli disse: <i>Va pure, ma non
+isperar vittoria; e fidati poco de' tuoi
+soldati</i>. Egli non l'ascoltò, o pure non
+se ne mise pensiero, perchè sprezzava
+la morte. E Lampridio aggiugne, che
+avendogli predetto un celebre astrologo
+ch'egli dovea morire per mano d'un
+Barbaro, se ne rallegrò, credendo di
+aver da morire in qualche battaglia, e
+di far quel fine glorioso ch'era toccato
+ad altri generali famosi. Arrivato alle
+rive del Reno <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, quivi si fermò a disporre
+tutto l'occorrente per portare la
+guerra addosso a' Germani; ed intanto
+fece fabbricar un ponte su quel fiume,
+acciocchè vi potesse transitar tutta la
+armata. Vuole Erodiano, scrittore che
+solamente ci descrive Alessandro per un
+imperador timoroso e privo di coraggio,
+ch'egli tentasse prima, se potea, colle
+buone intavolar pace coi Germani; e
+loro a questo fine inviò suoi ambasciatori,
+con esibire gran copia di danaro,
+assai consapevole della forza che ha l'oro
+fra quei popoli. Forse che se avesse
+tenuta questa via non gli sarebbe mancata
+la pace. Ma Lampridio nulla parla
+di ciò, e nè meno di varii combattimenti
+accennati dal suddetto Erodiano, nei
+quali scrive che bene spesso i Germani
+comparvero non men forti dei Romani.
+Certo è che non abbiam vestigio di alcuna
+bella militare impresa da lui fatta
+in essa guerra, ancorchè il numeroso e
+prode esercito suo promettesse di molto
+in sì fatta spedizione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_810" id="Page_810"></a>[810]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXV" id="CCXXXV"></a>CCXXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Antero</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Severo</span> e <span class="sc">Quinziano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Altro non abbiam di certo di questi
+consoli che il loro cognome, e il secondo
+vien anche chiamato <i>Quintiliano</i>. Ho
+io prodotta un'iscrizione <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 358, n. 2.]</span>, dove ci
+comparisce <i>Gneo Pinario Severo console</i>,
+ma senza poter dire se appartenga all'anno
+presente. Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span> avea
+citata un'iscrizione posta per la salute
+di <i>Lucio Ragonio Urinazio Larcio Quinziano
+console</i>, credendo che ivi si parlasse
+del secondo console. Un'altra <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 359, n. 1.]</span>,
+a lui pure spettante, ho dato io, ma con
+farmi a credere che questo <i>Quinziano</i>
+molto prima dell'anno presente fosse
+sostituito nel consolato. In un altro
+marmo <span class="fnote">[Idem, ibid., p. 358, n. 4.]</span>, rapportato anche nella mia
+Raccolta, s'incontra <i>Tito Cesernio Macedone
+Quinziano console</i>; ma senza
+che resti alcun lume se appartenga all'anno
+presente. Una grande scossa ebbe
+in quest'anno il romano imperio per la
+morte del buon <i>imperadore Alessandro</i>,
+tolto di vita dagli empii ed iniqui suoi
+soldati. Non se ne sa bene il luogo e la
+maniera. Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span> ne fu anch'egli
+allo scuro, mentre scrive che l'Augusto
+giovane, trovandosi nella gran Bretagna,
+da noi chiamata Inghilterra, fu ucciso,
+e che altri scrissero essere ciò avvenuto
+nella Gallia in un villaggio appellato
+Sicila, nel distretto di Magonza, come
+vuole Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, oppure in quel di Treveri.
+Espone bensì Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span> con varie
+particolarità questo avvenimento, ma
+le circostanze da lui narrate non hanno
+assai del verisimile. Secondo lui,
+<span class="pagenum"><a name="Page_811" id="Page_811"></a>[811]</span>
+<i>Massimino</i>, uffiziale, che avea la cura di
+insegnar l'arte militare ai soldati di nuova
+leva, per la maggior parte presi dalla
+Pannonia, era amato non poco da esse
+milizie. Sparlavano costoro di Alessandro,
+come di un principe troppo timoroso,
+che non lasciava fare alcuna bella
+impresa contra dei nemici, e stava tuttavia
+sotto l'ali della madre, donna, secondo
+essi, intenta solamente ad ammassar
+danaro, e che colla sua parsimonia
+rendeva odioso a tutti il figliuolo; essere
+perciò da eleggersi per imperadore un
+uomo forte e pratico della guerra, e che
+meglio premiasse i soldati. Lamentavansi
+eglino in fatti anche di Alessandro, perchè
+non profondeva sopra di loro i tesori,
+siccome aveano praticato Caracalla
+ed Elagabalo, scialacquatori delle pubbliche
+sostanze, per guadagnarsi l'affetto
+delle milizie; e per questo sclamavano
+contro di Mammea, attribuendo ad avarizia
+di lei ciò che si negava alla loro
+insaziabile avidità. Posti dunque gli occhi
+sopra <i>Massimino</i>, all'improvviso il
+vestirono di porpora, e l'acclamarono
+<i>Imperadore</i>. Fosse egli o non fosse consapevole
+del loro disegno, almen finse
+di resistere; ma, minacciato colle spade,
+accettò come forzato l'augustal dignità.
+Promesso dipoi un grosso donativo, e
+di raddoppiar loro la provianda, concertò
+subito la maniera di opprimere Alessandro.
+Avvisato questi di sì pericolosa novità,
+tremando, piangendo, e simile ad
+un furioso, uscì dalla tenda, e raccomandossi
+a' suoi soldati, con promettere
+quanto volessero, purchè il difendessero.
+Con grandi acclamazioni promisero essi
+di farlo. Passata la notte, eccoti l'avviso
+che vengono i soldati di Massimino;
+e di nuovo Alessandro, uscito in pubblico,
+implorò l'aiuto de' suoi, i quali replicarono
+le promesse; ma, all'arrivo
+delle truppe di Massimino, lasciatisi sovvertire
+da lui, il riconobbero anch'essi
+per Imperadore. Ciò fatto, diede Massimino
+ordine ai tribuni e centurioni di
+levar la vita ad Alessandro, a Mammea
+<span class="pagenum"><a name="Page_812" id="Page_812"></a>[812]</span>
+sua madre e a chiunque si volesse opporre.
+Fu il barbaro comandamento immediatamente
+eseguito, e, a riserva di
+chi era fuggito, tutti rimasero vittima
+delle loro spade. Così Erodiano.
+</p>
+
+<p>
+Ma non è probabile che <i>Massimino</i>
+fosse proclamato Imperadore, perchè si
+sa ch'egli studiò in tutte le forme di
+comparir innocente della morte di Alessandro;
+nè che Alessandro sapesse l'esaltazion
+di Massimino, nè che dopo tal
+notizia passasse anche una notte, prima
+di essere ucciso, perchè o egli sarebbe
+fuggito, o, avendo tante persone che l'amavano,
+non è da credere che tutti lo
+avessero abbandonato. Ha ben più apparenza
+di verità ciò che scrivono Lampridio <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>
+e Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Maximino.]</span>: cioè che
+molti de' soldati, massimamente della
+Gallia, erano disgustati di Alessandro,
+perchè egli, avendoli trovati male avvezzati
+sotto Elagabalo, voleva rimetterli
+con vigore nell'antica disciplina. E che,
+segretamente intesisi con Massimino,
+molti di essi, inviati alla tenda di Alessandro
+nel dopo pranzo allorchè vi era
+poca gente ed egli dormiva, il trucidassero
+colla madre. Comunque ciò accadesse,
+fuor di dubbio è che il buono, ma
+infelice imperadore, per mano di que' sicarii,
+e con intelligenza e per comando di
+Massimino, uomo ingratissimo ai tanti
+benefizii che avea da lui ricevuto, terminò
+i suoi giorni. Si è disputato da varii letterati,
+cioè dal padre Pagi, dal Tillemont,
+dall'abbate Vignoli, da monsignor della
+Torre e dal padre Valsecchi abbate benedettino,
+intorno alla di lui età, intorno
+alla durazion del suo imperio e al giorno
+della sua morte. Credesi con più probabilità
+ch'egli fosse ucciso non nel
+marzo, ma nella state dell'anno presente,
+in età di ventisei anni e di alquanti
+mesi, e non già di 29 anni, mesi 3 e
+giorni 7, come ha il testo, che si tiene
+per iscorretto, di Lampridio; e dopo
+<span class="pagenum"><a name="Page_813" id="Page_813"></a>[813]</span>
+tredici anni ed alquanti giorni o pur mesi
+d'imperio. A me non convien di entrare
+in sì fatte dispute, bastando al
+lettore d'intendere ciò che più importa
+al filo della storia. Intanto le ammirabili
+cose da noi udite di questo novello Alessandro,
+tanto più degne di stupore e di
+lode, quanto che operate da un sì giovinetto
+Augusto, in cui lo stesso Erodiano,
+che pur gli è poco favorevole, altro
+non seppe trovar di difetto, se non la
+troppa dipendenza da sua madre, ci han
+già fatto detestare l'esecrabil azione di
+Massimino, o pure di que' barbari soldati
+che gli tolsero la vita contra tutte
+le leggi umane e divine, e ci danno a conoscere
+qual grave perdita fecero in lui
+il senato e popolo romano, e tutte le
+provincie del romano imperio. Un fulmine,
+che scoppiasse contra di ognuno,
+parve l'avviso della sua morte. Se ne
+mostrò dolente, in apparenza, fin lo stesso
+Massimino, e volle che nella Gallia
+gli fosse alzato un magnifico monumento <span class="fnote">[Lampridius, in Alexandro.]</span>.
+Più riguardevole fu l'altro che
+il senato gli fece fabbricare in Roma,
+dove furono portate le sue ceneri, e dove
+non mancarono nè a lui nè a Mammea
+sua madre gli onori divini, coll'assegno
+di alcuni sacerdoti: e gran tempo durò
+in Roma la festa nel dì natalizio di lui
+e di sua madre. Gli stessi soldati, e fin
+quelli ch'egli avea cassati in Soria, tagliarono
+poscia a pezzi quegli assassini
+che si erano bagnate le mani nel di lui
+sangue: segno che non lo aveano abbandonato,
+come vuole Erodiano, ma
+che improvvisa dovette essere l'uccisione
+di lui. Fu da molti scritta la vita di questo
+insigne Augusto; e Lampridio cita
+quella di <i>Settimio</i>, <i>Acolio</i> ed <i>Encolpo</i>,
+che oggidì perdute, servirono a lui da
+scorta per tramandarci le notizie che
+abbiamo di esso imperadore. Verisimilmente,
+<span class="pagenum"><a name="Page_814" id="Page_814"></a>[814]</span>
+se non si fossero perduti tanti
+libri della storia nobilissima di <i>Dione
+Cassio</i>, sebben presso Sifilino egli poco
+parla delle azioni di Alessandro, noi avremmo
+qualche altro lume del suo governo:
+governo incomparabile, perchè,
+oltre all'esser egli stato di gran mente e
+di ottima intenzione, volle sempre nel
+suo consiglio i più saggi, i più giusti e
+disinteressati senatori e giureconsulti che
+allora si trovassero. Ma a questo adorabil
+regnante, degno di lunghissima vita,
+succedette <i>Massimino</i> di carattere tutto
+contrario, dedito solamente alla crudeltà,
+e, fuorchè dai soldati, universalmente
+odiato ed abborrito qual manigoldo
+del migliore di tutti i principi. Da che
+costui, tolto di mezzo il buon Alessandro,
+fu proclamato <i>Imperadore</i>, partecipò
+al senato l'elezione sua. Bisognò approvarla,
+perchè non si potea di meno,
+avendo egli dalla sua le forze maggiori
+del romano imperio. Non sappiamo
+se da sè o pure se per decreto del
+senato egli prendesse la <i>podestà tribunizia</i>
+e il titolo di <i>padre della patria</i>, che
+non fu mai sì indegnamente impiegato
+che questa fiata. E se immenso fu il dolore
+de' Romani e degli altri popoli, perchè
+privati di un ottimo Augusto, questo
+molto più crebbe, perchè un uomo pessimo
+a lui succedeva, il quale dal secolo
+d'oro fece in breve passare ad un secolo
+di ferro l'imperio romano. Ma l'ambizione,
+che cotanto lo acciecò, siccome
+vedremo, ebbe dopo tre anni il meritato
+supplizio. Chi fosse <i>Massimino</i>, e quale
+nella privata fortuna, mi riserbo io di
+esporlo all'anno seguente. Nel presente
+trovandosi san <i>Ponziano</i> papa in esilio <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas. Bibliothec.]</span>
+per la fede di Gesù Cristo, gloriosamente
+compiè il suo pontificato, ed in vece sua
+fu eletto <i>Antero</i>, e posto nella sedia di
+san Pietro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_815" id="Page_815"></a>[815]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXVI" id="CCXXXVI"></a>CCXXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Giulio Massimino Augusto</span>
+ed <span class="sc">Africano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il nome di <i>Giulio</i>, dato dai compilatori
+de' Fasti ad <i>Africano</i>, dipende da
+una conghiettura del Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span>, senza
+che se ne vegga pruova alcuna; e però
+non mi son io attentato e darglielo, siccome
+cosa dubbiosa. In vece di <i>Massimino</i>,
+noi troviamo <i>Massimo</i> <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span> in varii
+Fasti: il che potrebbe far dubitare se
+<i>Massimino</i> prendesse il consolato. Ma
+essendo stati soliti i novelli Augusti nel
+primo nuovo anno a prenderlo, ed essendovi
+altri lumi, ragionevolmente possiam
+credere che <i>Massimino</i> procedesse
+console nell'anno presente. Poco più di
+un mese tenne santo <i>Antero</i> papa il pontificato
+romano, e diede fine alla sua vita
+col martirio <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas.]</span>. Succedette a lui nell'apostolica
+sede <i>Fabiano</i>. Andiamo ora
+a vedere chi fosse colui che nell'enorme
+delitto della morte data al buon Alessandro
+Augusto, si aprì la strada al trono
+cesareo. <i>Caio Giulio Vero Massimino</i>
+(che così egli si fece chiamare) era di
+nazione barbara <span class="fnote">[Capitolin., in Maximino seniore.]</span>, perchè figlio di Micea
+o Micca, uomo goto, e di Ababa o
+Abala, donna alana. Nacque in un villaggio
+ai confini della Tracia, e però veniva
+considerato come Trace d'origine. Dicono
+che fosse terribile d'aspetto; che
+la sua statura eccedesse otto piedi; che
+la sua forza fosse prodigiosa; che in un
+sol pasto mangiasse quaranta ed anche
+sessanta libbre di carne: il che se sia da
+credere, lascerò giudicare agli altri. Essendo
+egli in sua gioventù pastore di
+professione, lo sceglievano gli altri per
+loro capo a fine d'opporsi ai ladri. Conosciuto
+<span class="pagenum"><a name="Page_816" id="Page_816"></a>[816]</span>
+costui da Severo Augusto, allorchè
+era nella Tracia, per uomo di
+straordinaria robustezza, fu arrolato
+nella cavalleria, poscia nelle guardie del
+corpo, e promosso dipoi a varie cariche
+militari, spezialmente sotto Caracalla,
+nelle quali si acquistò molto credito,
+perchè infaticabile, perchè non mangiava
+addosso ai soldati; anzi, ricompensandoli,
+e gran cura prendendo di loro, si facea
+amare da tutti. Per odio che portava a
+Macrino, siccome distruttore della casa
+di Severo, si ritirò al suo paese, e con
+difficoltà tornò alla milizia sotto l'impuro
+Elagabalo, creato tribuno, ma senza
+comparire per tre anni a salutarlo, nè
+a baciargli la mano. Morto Elagabalo, venne
+a Roma, accolto con grande allegrezza
+da Alessandro Augusto, da lui lodato al
+senato, e creato tribuno della legione
+quarta, composta di giovani di nuova
+leva, acciocchè loro insegnasse la milizia.
+Chi per la sua forza il chiamava Ercole,
+chi Milone Crotoniate, Achille, ec. In questo
+concetto era Massimino, quando, senza
+nè pur essere senatore, usurpò il trono
+de' Cesari, in età d'anni settantadue,
+se si ha da credere alla Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chronicon Alexandrinum.]</span>
+e a Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Aveva egli un
+figliuolo giovinetto, per nome <i>Caio Giulio
+Vero Massimino</i>, come s'ha dalle medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numism. Imperator.]</span>.
+<i>Massimino</i>, ancor egli è chiamato
+da alcuni storici, giovane di rara
+bellezza, di alta statura, e più pulito del
+padre rozzo e barbaro, ma creduto più
+superbo di lui stesso benchè Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Maxim. juniore.]</span>,
+che ciò scrive, dica altrove ch'egli
+era di un natural buono, e che Alessandro
+Augusto gli avrebbe data in moglie
+<i>Teoclia</i> sua sorella, se non fosse
+stato ritenuto dai barbari costumi del di
+lui padre Massimino. Scrive il suddetto
+Capitolino che gli fu da esso suo padre
+conferito il titolo d'<i>Imperadore</i>. Nelle
+iscrizioni e medaglie che restano di lui,
+<span class="pagenum"><a name="Page_817" id="Page_817"></a>[817]</span>
+il troviamo ornato solamente del titolo
+di <i>Cesare e di principe della gioventù</i>.
+Però è da dire che quello storico s'inganna,
+o pur, come vuole il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, imperadori
+erano anche chiamati allora i
+Cesari.
+</p>
+
+<p>
+Creato imperadore Massimino, siccome
+non gli era ignoto d'essere mirato
+di mal occhio da chi considerava nella
+viltà dei di lui natali troppo avvilita l'imperial
+dignità, e teneva per vittima delle
+di lui ambiziose voglie l'ucciso Augusto,
+si rivolse ad assodar, se potea, col terrore
+il suo trono, giacchè coll'amore
+non sapea sperarlo <span class="fnote">[Capitolin., in Maxim. seniore. Herodianus,
+lib. 7.]</span>. Tosto dunque
+sotto varii pretesti congedò gli amici e
+consiglieri d'Alessandro, eletti già dal
+senato, col rimandar parte d'essi a Roma,
+e con privare gli altri delle loro
+cariche. Era la sua mira di far alto e
+basso senza dipendere da alcuno, per
+poter più liberamente esercitare la sua
+tirannia. Tutta la servitù e i cortigiani del
+passato governo mandò con Dio; moltissimi
+ancora ne fece uccidere, non d'altro
+colpevoli che di mostrarsi afflitti per
+la morte del buon padrone. Tiene Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 6, cap. 28.]</span>
+che, in odio appunto di Alessandro,
+nella cui corte si trovavano assaissimi
+Cristiani, egli movesse una fiera
+persecuzione contro la Chiesa, per cui
+crebbe in terra e in cielo il numero
+de' santi martiri. Tremavano già i Romani
+per le frequenti nuove <span class="fnote">[Capitol., in Maximino seniore.]</span> che andavano
+arrivando della di lui crudeltà,
+mentre chi faceva crocifiggere, chi dar
+in preda alle fiere, chi chiuder vivo nelle
+bestie uccise, chi lasciar la vita sotto
+le bastonate. Altro nome già non gli si
+dava, che di Ciclope, di Busiride, di Falari,
+ec. Cacciossi perciò, coll'andar innanzi
+tal timore nel senato e popolo
+romano, che o pubblicamente o privatamente
+ognun facea dei voti affinchè
+Massimino mai non vedesse Roma. Fosse
+<span class="pagenum"><a name="Page_818" id="Page_818"></a>[818]</span>
+la verità, o pure una finzione <span class="fnote">[Herodianus, lib. 6.]</span>, si
+scoprì una trama ordita contro di lui da
+<i>Magno</i>, uomo consolare e di gran nobiltà.
+Dicono ch'egli, avendo prima guadagnati
+molti uffiziali e le guardie del ponte
+di barche fatte sul Reno, allorchè Massimino
+era passato di là, avesse disegnato
+di far rompere lo stesso ponte, acciocchè
+Massimino restasse fra le branche
+de' Germani, e nello stesso tempo pensasse
+di far proclamare sè stesso Imperadore.
+Tutti coloro che furono sospetti
+di tal cospirazione perderono la vita
+senz'altro esame o processo, di modo
+che non si potè mai venire in chiaro se
+fosse vera o falsa, e molti la crederono
+un'invenzione di Massimino per liberarsi
+da chi non gli era in grazia. Si fa
+conto che quattro mila persone rimasero
+per tal cagione private di vita. Dopo
+questa tragedia, il corpo dei soldati
+osroeni ch'era all'armata, siccome gente
+persuasa che il tanto amato da loro
+Alessandro Augusto fosse perito per ordine
+del crudel Massimino, si rivoltarono
+contra di lui; e trovato per accidente
+<i>Tito Quartino</i> <span class="fnote">[Capitolin., in Maximin. seniore. Herod.,
+lib. 6.]</span>, già stato console ed
+amico di Alessandro, ma congedato dal
+campo, con tutto il suo gridare e resistere,
+chiamatolo <i>Imperadore</i>, il vestirono
+di porpora. Ma da lì a poco questi fu
+assassinato da <i>Macedonio</i> suo amico, che
+era stato promotor della sedizione, o
+per rabbia d'essere stato posposto a lui,
+o per isperanza di qualche gran ricompensa
+da Massimino, a chi ne portò il
+capo. La ricompensa fu che Massimino
+allora il ringraziò, ma poco dipoi il fece
+ammazzare, come autor della ribellione
+e traditor dell'amico. Non s'accorda
+con questi scrittori Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Tito.]</span>,
+mentre scrive che questo <i>Tito</i> era tribuno
+de' Mori, e che imperò sei mesi, contraddicendo
+a sè stesso per aver detto prima
+ch'egli fra pochi giorni fu ucciso.
+<span class="pagenum"><a name="Page_819" id="Page_819"></a>[819]</span>
+Secondo questo autore, era sua moglie
+<i>Calpurnia</i> della nobil famiglia de' <i>Gensorini</i>,
+cioè de' <i>Pisoni</i>, sacerdotessa, che
+per l'insigne sua castità fu adorata dai
+Romani. Gran tempo stette la di lei statua
+in luogo ben improprio, perchè nel
+tempio di Venere.
+</p>
+
+<p>
+All'anno presente mi sia permesso
+di riferire la guerra fatta da Massimino
+ai Germani, quantunque si possa dubitare
+che appartenga al precedente. Un poderosissimo
+esercito avea condotto seco
+Alessandro Augusto in quella spedizione,
+perchè, oltre a molte legioni di soldati
+occidentali, s'era studiato, siccome ho
+detto, di avere gran copia di Osroeni,
+Armeni, Parti e Mori; e credevasi che
+il maggior nerbo dell'armata consistesse
+in costoro, per far quella guerra, perchè
+erano tutti gente sperta nel saettare:
+mestier poco praticato dai Germani.
+Massimino a tanti combattenti ne aggiunse
+degli altri, e in persona attese ad
+esercitarli tutti e disciplinarli. Ardeva
+egli di voglia di far delle grandi prodezze,
+acciocchè venisse ad intendere il
+mondo l'importante vantaggio di avere
+un imperador bellicoso, e dimenticasse,
+s'era possibile, il suo timido predecessore.
+Quindi, passato il Reno, diede addosso
+ai Barbari. Niun d'essi sulle prime
+osò di venirgli a fronte; tutti si
+ritirarono nei boschi e nelle paludi, con
+fare dipoi, il meglio che poteano, la
+guerra con insidie. Diversi combattimenti
+seguirono in quelle selve e paludi.
+Tanta era la temerità di Massimino, che,
+al pari d'ogni soldato, entrava anch'egli
+nelle mischie, e menava le mani. Ma
+corse una volta pericolo della vita; perchè,
+inviluppato col cavallo nel fango di
+una palude, fu attorniato da' nemici; e
+se non erano i suoi, che accorsero in
+aiuto, si vedeva il fine della sua tirannia.
+Scrisse egli poscia al senato <span class="fnote">[Capitolinus, in Maxim. seniore.]</span> d'essere
+entrato nel paese germanico, d'averne
+corso ben quattrocento miglia, con uccidere
+molti de' nemici, farne assai più
+<span class="pagenum"><a name="Page_820" id="Page_820"></a>[820]</span>
+prigioni, con incendiare i loro villaggi,
+tutti fabbricati di legno, e col condur
+via un immenso bottino di bestiami e
+d'altre robe, che tutte lasciò ai soldati.
+Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7.]</span> aggiugne aver egli dato il
+guasto ai raccolti di quelle contrade: il
+che fa intendere aver egli guerreggiato
+nel giugno e luglio. Mandò anche Massimino
+a Roma dipinte in alcune tavole
+le battaglie dai lui fatte in quelle parti,
+acciocchè anche gl'ignoranti leggessero
+quivi i trofei del suo valore. Par tali
+vittorie fu non meno a lui che al figlio
+Cesare dato il titolo di <i>Germanico</i>; e
+questo si legge nelle monete battute <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>
+correndo la tribunizia podestà seconda
+di lui, cioè nell'anno presente, col motto
+di VICTORIA GERMANICA. Giacchè
+non si trovavano più nemici da combattere,
+e si accostava il verno <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7.]</span>, coll'armata
+passò nella Pannonia, e prese il
+suo alloggio nella città di Sirmio, capitale
+di quelle contrade, meditando maggiori
+imprese nell'anno vegnente contra dei
+Sarmati. Minacciava egli di voler sottomettere
+al romano imperio tutte le
+nazioni germaniche; e fatto verisimilmente
+l'avrebbe: tanta era la sua bravura
+e l'indefesso operare nel mestier
+dell'armi, s'egli nello stesso tempo non
+avesse fatta ai sudditi suoi una guerra
+anche più cruda che ai Barbari stessi:
+del che parleremo all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXVII" id="CCXXXVII"></a>CCXXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Perpetuo</span> e <span class="sc">Corneliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+In due iscrizioni riferite dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consular.]</span>
+si truova un <i>Lucio Ovinio Rustico
+Corneliano console disegnato</i>, e un
+<i>Publio Tizio perpetuo consolare della
+Toscana e dell'Umbria</i>. Perciò i più han
+<span class="pagenum"><a name="Page_821" id="Page_821"></a>[821]</span>
+creduto che tali fossero i prenomi e
+nomi di questi consoli. Perchè non è
+esente da dubbii sì fatta partita, ho creduto
+meglio di star col Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Cons.]</span>, che
+solamente accenna i loro cognomi. Quali
+imprese in quest'anno facesse Massimino,
+dopo avere svernato nella Pannonia,
+resta a noi molto scuro. Truovansi nondimeno
+iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus, Inscript., pag. 151 et 158. Sponius,
+pag. 186. Thes. Novus Inscript., p. 250, n. 5.]</span> a lui poste nel susseguente
+anno dalle provincie che continuarono
+ad ubbidirlo, nelle quali è
+chiamato <i>Dacico Massimo</i>, <i>Sarmatico
+Massimo</i> ed <i>Imperadore</i> fin <i>sette volte</i>:
+tutti indizii di battaglie date e di vittorie
+riportate contra de' Sarmati e Daci. Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Maxim. seniore.]</span>
+attesta anch'egli che Massimino
+ebbe moltissime guerre, dalle
+quali ritornò sempre vincitore e con
+gran copia di prigionieri e di bottino.
+Nulladimeno ha ciera di una rodomontata
+l'aver egli scritto al senato. <i>Tante
+essere state le guerre da lui fatte in poco
+tempo, quante mai altri ne facesse in
+vita sua: tanta la preda, che avea superata
+la speranza di ognuno; tanti i prigionieri,
+che non bastava il paese romano
+a contenerli tutti</i>. Dissi che intanto egli
+peggio trattava i sudditi suoi. Abbisognava
+di danaro per sostenere quel diluvio
+di armati; e per cavarne da tutti
+i lati, si concedeva ad ognuno licenza
+d'accusare <span class="fnote">[Herod., lib. 7.]</span>. Stavano sempre aperti
+gli orecchi di Massimino alle spie e a
+qualunque giusta o calunniosa relazione,
+bastando che comparisse l'accusa, perchè
+ne succedesse tosto la carcerazion
+delle persone, senza distinzione alcuna di
+grado o di età. Laonde notte e dì si vedevano
+da ogni parte anche più lontana
+del romano imperio condotti sopra carrette
+in Pannonia uomini incatenati di
+qualsivoglia dignità civile o militare,
+cominciando da coloro che erano stati
+consoli <span class="fnote">[Capitol., in Maxim. seniore.]</span>; e tutti poi o innocenti o
+<span class="pagenum"><a name="Page_822" id="Page_822"></a>[822]</span>
+rei venivano condannati alla morte o
+all'esilio, col confisco de' loro beni e
+colla rovina delle lor famiglie. Gran disavventura,
+o almen gran pericolo e
+batticuore era allora l'essere ricco, coll'esempio
+di tanti e tanti, i quali, di ricchissimi
+ch'erano, erano ridotti a limosinar
+il pane. Nè qui terminò l'insaziabil
+crudeltà e avidità del tiranno. Mise anche
+le mani sopra tutte le rendite proprie
+della città, destinate per mantenimento
+della pubblica annona, per aiuto
+della povera plebe, per le feste e per li
+giuochi allora usati. Passò inoltre a spogliare
+i templi di tutte le statue, e d'ogni
+altro ornamento d'oro, d'argento o di
+rame: che tutto, portato alle zecche, si
+convertiva in moneta. Per tanti spogli e
+violenze veggendosi i popoli sì conculcati
+e tanagliati dal proprio principe,
+non si può dire come fossero malcontenti
+ed amareggiati; ma le lor doglianze
+consistevano in sole parole, in maledizioni,
+in implorar l'aiuto de' sordi numi
+offesi, a riserva d'alcuni, che, non potendo
+soffrire gl'insulti fatti ai lor templi,
+nel difenderli, si lasciarono piuttosto
+scannar presso gli altari. Ne mormoravano
+forte fin gli stessi soldati, perchè
+tutto dì veniva rimproverato loro dai
+parenti ed amici che per colpa d'essi
+tante iniquità erano commesse da Massimino.
+Sotto quest'anno la corrente
+dei moderni storici mette la sollevazion
+dell'Africa contro dell'indegno Massimino,
+e l'assunzione al trono augustale
+dei due Gordiani, e la lor caduta, con
+altri accidenti; ma con restare involti
+in molte tenebre i fatti d'allora. Quanto
+a me, credo tutto ciò avvenuto solamente
+nell'anno seguente, siccome dirò: e che
+Massimino passasse il presente in far
+guerra ai Daci e Sarmati, e svernasse
+dipoi quietamente nella Pannonia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_823" id="Page_823"></a>[823]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXVIII" id="CCXXXVIII"></a>CCXXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="6">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>due <span class="sc">Gordiani</span>, imperadori 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Pupieno</span> e <span class="sc">Balbino</span> imp. 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Pio</span> e <span class="sc">Ponziano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Gran lite è qui fra gl'illustratori <span class="fnote">[Pagius. Relandus. Stampa et alii.]</span>
+de' Fasti in assegnare i prenomi e nomi
+di questi consoli. Il primo vien chiamato
+non Pio, ma Ulpio in alcune leggi e da
+Censorino; altri gli danno il nome di
+Annio Pio, ed altri di Marco Ulpio Crinito.
+Il secondo vien creduto Procolo Ponziano,
+ovvero Ponziano Procolo, perchè in
+alcuni fasti, in vece di Ponziano, si trova
+Procolo. Il nodo è tuttavia qual era prima.
+Ho io prodotto altrove due inscrizioni <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 360.]</span>
+che parlano di due consoli Procoli
+coi loro prenomi e nomi, senza poter
+attestare se al presente anno alcuna di
+esse appartenga. Penso bensì che solamente
+in questo accadessero le novità
+dell'Africa <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7. Capitol., in Maximino
+seniore et in Gordian.]</span>. Le continue condanne
+ed estorsioni che facea nelle provincie
+africane il procuratore del fisco per ben
+somministrar della pecunia a Massimino
+(che questa era la via di guadagnarsi
+merito presso di lui) cagion furono che
+alcuni nobili giovani, capo de' quali fu
+un Maurizio nella città di Tisdoro, raunata
+una gran frotta di loro servi e concittadini
+coll'armi sotto, andarono a
+trovar costui, per pagare una condanna.
+Il pagamento fu, che lo ammazzarono.
+Fecero bensì i soldati della guardia molta
+resistenza, ma furono messi in fuga.
+Fatto il colpo, allora meglio che prima
+conobbero il proprio pericolo, e però
+pensarono ad un colpo maggiore. Sapendo
+in quanto odio de' popoli fosse
+Massimino, mossero assai gente a sedizione,
+<span class="pagenum"><a name="Page_824" id="Page_824"></a>[824]</span>
+e poi si portarono a trovare <i>Marco
+Antonio Gordiano</i> proconsole di quella
+contrada, e, per quanta opposizione e
+ripugnanza egli mostrasse, lo acclamarono
+<i>Imperadore Augusto</i>, e il vestirono
+di porpora, minacciandogli la morte se
+non accettava. Era <i>Gordiano</i> un venerabil
+vecchio di ottant'anni, ornato di
+tutte le più luminose virtù. <i>Mezio Marullo</i>
+suo padre tirava l'origine dai Gracchi;
+<i>Ulpia Gordiana</i> sua madre da Traiano
+imperadore. Pareva ereditario in
+casa di lui il consolato, avendolo avuto
+il padre, l'avolo e il bisavolo, oltre ad
+altri dalla parte di sua moglie. Stato era
+anch'egli console due volte, l'una con
+<i>Caracalla</i> imperadore nell'anno di Cristo
+215, e nell'anno 229 con <i>Alessandro</i>
+imperadore. Pochi si contavano
+che gli andassero avanti in abbondanza
+di comodi e di facoltà. Da giovinetto
+si applicò a far dei poemi, e specialmente
+mise in versi e in prosa le azioni
+degl'imperadori Antonini, de' quali era
+innamorato. La pretura e le altre pubbliche
+cariche da lui furono sostenute
+con tal magnificenza di giuochi e di altri
+pubblici solazzi, che si tirò dietro
+in Roma e per le provincie l'amore e il
+plauso di tutti i popoli. Ma specialmente
+divenuto proconsole dell'Africa, a tal
+segno si diede a conoscere la di lui giustizia,
+moderazione e prudenza, che quei
+popoli il riguardavano come lor padre,
+nè mai cotanto amore aveano portato
+ad alcuno dei suoi antecessori. Gli davano
+il nome di Catone, di Scipione e
+di altri insigni Romani.
+</p>
+
+<p>
+Ora il buon vecchio, ancorchè, contra
+sua voglia, e per non poter di meno,
+avesse accettate le imperiali insegne,
+pure, considerando che sbrigata era la
+sua vita sotto il crudel Massimino, a cui
+non parrebbe mai innocente un tal fatto,
+altro ripiego non seppe trovare che
+quello di cercare di assodarsi il meglio
+che poteva sul trono, giacchè troppo pericolo
+era il discenderne. Dichiarato
+dunque Augusto <i>Marco Antonio Gordiano</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_825" id="Page_825"></a>[825]</span>
+suo figliuolo, che da alcuni vien creduto
+chiamato <i>Marco Antonino</i>, s'inviò a Cartagine,
+dove fu solennemente riconosciuto
+Imperadore. Fra le ragioni che muovono
+me a credere succeduta in quest'anno
+la di lui assunzione al trono, a me par
+decisiva quella di Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7.]</span>, che asserisce
+accaduta tal novità <i>terminato
+l'anno terzo dell'imperio di Massimino</i>;
+il che solamente accadde nel presente
+anno. Fu ben di parere il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>
+che tal frase si abbia da intendere <i>mentre
+correva il terzo anno di Massimino</i>;
+ma conveniva recar esempli chiari comprovanti
+il suo assunto: il che egli non ha
+fatto. Secondo la comune significazione,
+Erodiano parla di un <i>terzo anno finito</i>,
+e non già cominciato o corrente. Furono
+dagli Africani abbattute le statue di
+Massimino, ed alzate quelle de' due Gordiani
+Augusti, i quali furono e son tuttavia
+chiamati Africani. Spedirono essi
+immediatamente a Roma un'ambasciata.
+Non so se fra gli ambasciatori si trovasse
+<i>Valeriano</i>, uno de' primarii senatori, che
+fu poi imperadore, o pure s'egli fu quello
+che accolse in Roma quegli ambasciatori.
+Esponevano essi quanto era
+succeduto, e pregavano il senato di confermar
+la loro elezione <span class="fnote">[Capitolin., in Maximino seniore. Herodian.,
+lib. 7.]</span>. Nel tempio
+de' Castori raunato il senato nel dì 27
+<i>di maggio</i>, furono lette le lettere dei
+Gordiani da <i>Giunio Sillano console</i>, sostituito
+insieme con <i>Gallicano</i> nel presente
+anno, e non già nel precedente, ai
+due consoli ordinarii. Con sonore acclamazioni
+riconosciuti furono Imperadori
+essi due <i>Gordiani</i>, e dichiarato nemico
+pubblico <i>Massimino</i> col figliuolo. Prima
+nondimeno di divolgar le lettere, e di
+tener la suddetta assemblea, finto fu
+che venissero spediti da Massimino alcuni
+sgherri a <i>Vitaliano</i> prefetto del pretorio,
+uomo crudelissimo, con lettere
+ed ordine di dirgli a bocca in segreto
+<span class="pagenum"><a name="Page_826" id="Page_826"></a>[826]</span>
+cose d'importanza. Ammessi costoro nel
+di lui gabinetto, mentre egli osservava i
+sigilli delle lettere, lo ammazzarono, con
+far poi credere ai soldati, ciò essere stato
+comandamento di Massimino, solito
+a far di questi servigi a' suoi ministri.
+Renduto poi pubblico il decreto del senato,
+e sparsa voce fra il popolo che
+Massimino era stato ucciso, che i Gordiani
+promettano un gran congiario
+alla plebe e un suntuoso donativo ai
+soldati, si levò esso popolo a rumore,
+abbattè le statue e le immagini di Massimino,
+e scaricò il suo furore addosso a
+varii suoi uffiziali ed amici, e specialmente
+infierì contro le spie e gli accusatori
+che si baldanzosamente esercitavano
+in addietro l'infame lor mestiere.
+Molli innocenti ancora vi perirono; e
+perchè <i>Sabino</i>, prefetto di Roma, volle
+mettervi freno, restò anch'egli ucciso.
+Diede poscia il senato incumbenza a
+venti senatori, già stati consoli, di andar
+a difendere i confini dell'Italia contro
+gli sforzi che potesse far Massimino.
+Scrissero a tutte le provincie, anche
+fuori d'Italia, esortando ognuno di prender
+l'armi in favor de' Gordiani e contra
+di Massimino. I più ubbidirono; altri
+per paura se ne guardarono, ed uccisero
+o mandarono a Massimino i messi
+del senato.
+</p>
+
+<p>
+Appena la novità dell'Africa accadde,
+che per corrieri espressi ne fu portato
+il doloroso avviso a Massimino <span class="fnote">[Capitolinus, in Maximino seniore.]</span>. Sopraggiunse
+poi l'altra di quanto era accaduto
+in Roma. Allora uscì così fattamente
+in ismanie quel fiero Augusto,
+con dar del capo nelle pareti, gittarsi in
+terra, stracciarsi le vesti, imbrandire la
+spada, come se volesse uccidere il senato:
+che non più uomo, ma un forsennato,
+una bestia parea. Se non usciva
+di là suo figliuolo, fu creduto che gli avrebbe
+cavato gli occhi, tanto era infuriato
+anche contra di lui, perchè sul
+principio del suo governo volle mandarlo
+a Roma, ed egli, per l'amore
+<span class="pagenum"><a name="Page_827" id="Page_827"></a>[827]</span>
+che portava al padre, non si seppe mai
+staccare da lui. <i>Se foss'ito</i>, dicea Massimino,
+<i>non sarebbe avvenuto quel che ora
+intendiamo</i>. Affogata poi col vino la conceputa
+rabbia, nel dì seguente arringò
+i soldati <span class="fnote">[Herod., lib. 5.]</span>, vomitando quante ingiurie
+mai seppe contra dei Gordiani e del senato
+romano; ed ordinò la marcia dell'esercito
+verso l'Italia con tal fretta,
+che appena diede un sol dì di tempo per
+prepararsi al viaggio. Oltre alla poderosa
+armata dei Romani, seco ancora menò
+assaissime schiere di Tedeschi presi al
+suo servigio, e mandò innanzi le coorti
+della Pannonia. Marciaron tutti, quando
+arrivarono dall'Africa nuove di gran
+consolazione per Massimino. Era suo
+procuratore nella Numidia <i>Capelliano</i>
+dell'ordine senatorio. Gli venne ordine
+fuor di tempo dal vecchio Gordiano di
+dimettere la carica. Irritato costui pensò
+tosto a vendicarsene. Aveva egli sotto
+il suo comando un corpo di brave soldatesche,
+assai pratiche del loro mestiere,
+perchè affinate nella guerra continuamente
+fatta coi Barbari di quelle contrade.
+Con questa gente, accresciuta da un
+possente rinforzo di Numidi, tutti spertissimi
+arcieri, s'inviò alla volta di Cartagine.
+Grande fu lo spavento non men
+de' Gordiani che di quel popolo, perchè
+non aveano truppe regolate da opporre.
+Tuttavia diede all'armi quella gran città,
+uscirono a folla i cittadini, per assalire
+i nemici, avendo alla lor testa Gordiano
+minore Augusto. Si venne ad un'aspra
+battaglia, in cui, quantunque i Cartaginesi
+fossero di lunga mano superiori di
+numero ai nemici, pure, per la poca loro
+perizia nei combattimenti, furono sconfitti
+con grave loro strage. Vi perì lo
+stesso Gordiano secondo in età di quarantasei
+anni, e fra la moltitudine dei
+cadaveri il suo non si potè poi rinvenire.
+Ciò inteso dal vecchio Gordiano suo padre,
+per disperazione, e per non cadere
+in man de' nemici, secondo Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Gordiano seniore.]</span>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_828" id="Page_828"></a>[828]</span>
+si strangolò, dando fino anch'egli alla vita
+e all'imperio. Vuole Erodiano <span class="fnote">[Herod., lib. 7.]</span> che
+egli morisse prima del figliuolo; ma più
+probabile sembra su questo punto il
+racconto di Capitolino. Entrato in Cartagine
+Capelliano, con gran macello di
+gente, spogliò i templi, e fece un mondo
+di mali anche in altre città. All'avviso
+di così inaspettata mutazion di cose,
+Massimino, ch'era in viaggio, si rincorò
+forte. Chiunque poi ben prenderà il filo
+di tali avvenimenti, conoscerà essere
+guasto il testo di Capitolino, dove scrive
+che questi due Gordiani tennero l'imperio
+<i>un anno e sei mesi</i>. Se Massimino, appena
+udita la loro esaltazione, si mise in
+viaggio per venire in Italia, e prima di
+giugnere ad Aquileia ne intese la lor caduta,
+come può mai stare che sì lungamente
+regnassero i Gordiani? Però saggiamente
+il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Cons.]</span> ed altri han tenuto
+che il loro imperio non durasse più
+d'un mese e sei dì, ed altri han creduto
+due mesi e qualche giorno.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè si seppe in Roma l'infelice
+morte dei due Gordiani, incredibil fu la
+agitazione degli animi e lo spavento di
+ognuno al vedersi tolti coloro, nei quali
+era riposta la comune speranza, e al
+prevedere gl'immensi mali che si poteano
+aspettare da Massimino, principe di
+sua natura sì sanguinario, e tanto più
+perchè irritato dalla ribellione di Roma.
+Era fatto il primo passo, convenne fare
+il secondo, per difendersi fino all'ultimo <span class="fnote">[Herodian., lib. 7. Capitol., in Maxim. et
+Balbin.]</span>.
+Raunato dunque il senato nel
+tempio di Giove Capitolino a porte chiuse,
+oppure in quello della Concordia, elesse
+due nuovi imperadori, cioè <i>Marco Clodio
+Pupieno Massimo</i> e <i>Decimo Celio Balbino</i>,
+senatori di gran credito ed abilità. Il
+primo, cioè <i>Massimo</i>, chiamato <i>Pupieno</i>
+da altri, perchè avea tutti e due questi
+cognomi, era di bassa nascita; ma il
+merito acquistato da lui col valore e colla
+<span class="pagenum"><a name="Page_829" id="Page_829"></a>[829]</span>
+prudenza nel mestiere della guerra lo
+avea fatto salire di grado in grado fino a
+quel di generale, esercitando il quale nell'Illirico
+e nella Germania, quanto si era
+renduto formidabile ai Sarmati e Germani,
+altrettanto s'era fatto amar dai
+soldati. Alzato al posto di senatore, fu
+pretore, console, poi proconsole nella
+Bitinia, nella Grecia e nella Gallia Narbonese,
+e finalmente era stato prefetto
+di Roma; personaggio savio, attivo e
+severo non poco, anzi creduto di genio
+aspro, e rigoroso esattore del giusto.
+<i>Balbino</i>, all'incontro, discendeva da famiglia
+antica e nobilissima: era stato
+due volte console; avea governato con
+lode varie provincie; amato da ognuno
+pel suo natural buono, per la sua affabilità
+e pel buon uso delle morte sue
+ricchezze <span class="fnote">[Capitol., in Maxim. et Balbin.]</span>. Erano allora consoli sostituiti
+<i>Claudio Giuliano</i> e <i>Celso Eliano</i>,
+il consolato de' quali, secondo me, appartiene
+all'anno presente, e non già al
+precedente, come altri ha creduto. Un altro
+errore è corso nella vita di questi due
+imperadori, descritta da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Maximin. seniore.]</span>.
+Sul principio di essa si legge che la loro
+elezione seguì <i>septimo kalendas junii</i>,
+cioè nel dì 26 di maggio, mentre si
+facevano i <i>giuochi apollinari</i>. Noi abbiam
+veduto di sopra dirsi da lui che i Gordiani
+furono confermati Augusti dal senato
+romano <i>nel dì 27 di maggio</i> di questo
+anno; ed essendo succeduta nel medesimo
+anno la morte de' Gordiani, e
+l'innalzamento di Pupieno Massimo e
+di Celio Balbino, perchè la nuova ne fu
+portata a Massimino durante il suo viaggio,
+e prima ch'egli entrasse in Italia,
+per conseguente è fallato il testo di Capitolino.
+Oltre a ciò, ha osservato il padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad annum 236.]</span> che i <i>giuochi apollinari</i> si
+celebravano <i>septimo idus julii</i>; e però
+si dee credere che Capitolino asserisse
+eletti questi due novelli Augusti <i>nel dì 9
+di luglio</i>, non già dell'anno antecedente,
+<span class="pagenum"><a name="Page_830" id="Page_830"></a>[830]</span>
+come si figurò esso padre Pagi, ma bensì
+del presente. Proposta dipoi al popolo
+la loro elezione, grande apprensione ebbe
+la plebe del genio severo di <i>Pupieno
+Massimo</i>, e però coll'armi e con le grida
+si opposero. Trovato fu il ripiego di
+quetarli con crear Cesare <i>Marco Antonio
+Gordiano</i>, che alcuni dicono nipote
+del vecchio Gordiano, e figliuolo del secondo,
+ed altri nato da una figliuola del
+primo Gordiano. Erodiano è di questo
+ultimo parere. L'età di questo <i>terzo
+Gordiano</i>, il quale si trovava allora in
+Roma, e fu accolto con giulive acclamazioni,
+restò dubbiosa anche presso
+gli antichi. La più verisimile opinione è
+ch'egli fosse in età di circa dodici anni.
+</p>
+
+<p>
+Non si perdè tempo in Roma ad unire
+quante milizie si potè per marciar
+contra di Massimino <span class="fnote">[Capitol., in Maximo et Balbin.]</span>; e <i>Pupieno Massimo</i>
+Augusto, siccome persona di sperimentata
+buona condotta nel comando
+dell'armi, fu prescelto per capo della
+armata. Ma, prima di muoversi, convenne
+soddisfare alla superstizion de' Romani,
+presso i quali non solevano andare alla
+guerra gl'imperadori, se prima non aveano
+dato al popolo un combattimento
+di gladiatori, acciocchè i soldati si avvezzassero
+al sangue, o si ottenesse il
+favore della dea Nemesi. Questo fu fatto,
+siccome ancora altri giuochi nei teatri
+e nel circo. Dopo di che Pupieno Massimo
+s'inviò contra di Massimino, e si
+fermò a Ravenna, per far quivi maggior
+massa di gente e preparamenti per resistere
+al ciclope <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>: così egli nominava
+Massimino <span class="fnote">[Herodian., lib. 5.]</span>. Mandò ancora il senato
+per tutte le provincie e città che aveano
+alzata bandiera contra del tiranno, personaggi
+consolari, ed altri già stati pretori,
+questori, edili, ec., con ordine di
+fortificar le città capaci di difesa, provvederle
+d'armi e vettovaglie, e d'introdurvi
+tutto il grano delle campagne,
+acciocchè mancasse la sussistenza allo
+<span class="pagenum"><a name="Page_831" id="Page_831"></a>[831]</span>
+arrivo di Massimino. Allorchè pervenne
+ad esso Massimino la nuova dei novelli
+due imperadori, conobbe chiaro che l'odio
+del popolo romano era irreconciliabile
+contra di lui, e però doversi riporre
+tutte le sue speranze nella forza. Sollecitata
+dunque più che mai la marcia del
+suo esercito, che tuttavia era fuori della
+Italia, giunse ad Emona città dell'Istria,
+e la trovò abbandonata da quegli abitanti.
+Il non aver essi lasciata ivi vettovaglia
+alcuna diede da mormorare ai di lui
+soldati, i quali, dopo tante marcie sforzate
+e patimenti del viaggio, si erano
+lusingati di trovar le tavole imbandite,
+anzi le delizie ai confini dell'Italia. Il
+peggio fu, che, continuato il viaggio, ebbero
+avviso, qualmente Aquileia, città
+allora assai vasta, ricca e popolata, ed
+una delle più riguardevoli del romano
+imperio, avea chiuse le porte, e s'era
+accinta alla difesa. Prima d'imprendere
+l'assedio di quella città, mandò Massimino
+uffiziali a parlare a quel popolo,
+per esortarlo alla pace: al qual fine
+furono adoperate promesse e parole le
+più belle del mondo. Ma dentro v'erano
+<i>Menofilo</i> e <i>Crespino</i>, uomini consolari,
+che meglio seppero parlare e ritenere
+il vacillante popolo dall'aprir le porte
+al nemico, con avere spezialmente finto
+che Apollo Beleno, singolarmente ivi
+onorato, avesse, per mezzo degli aruspici,
+predetto che Massimino resterebbe vinto.
+Fu di avviso il padre Pagi che questo
+assedio si facesse in tempo di verno:
+e il cardinal Noris cita Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 8.]</span> là
+dove scrive che il fiume Isonzo era grosso
+per le nevi delle montagne, le quali
+dopo un lungo verno si disfacevano,
+deducendo da ciò che l'assedio si facesse
+nel principio del mese di marzo. Ma
+le nevi delle alte montagne più tardi si
+disfanno, e tanto più dovettero tardare
+dopo un lungo verno, e però nè pure
+al giugno e luglio non disconviene l'essere
+tuttavia ricchi d'acque i fiumi. Passò
+<span class="pagenum"><a name="Page_832" id="Page_832"></a>[832]</span>
+Massimino coll'armata quel fiume,,
+volendosi di botti vuote, o pur di quei
+vasi, ne' quali si portano l'uve alla città;
+e poi strinse d'assedio Aquileia.
+</p>
+
+<p>
+Mentre queste cose succedeano, un
+lagrimevole accidente occorse in Roma
+diffusamente narrato da Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 8.]</span>.
+Due soldati pretoriani di que' pochi che
+restavano in Roma, mossi da curiosità
+d'intendere ciò che si trattava nel senato,
+entrarono dentro, e s'inoltrarono
+sino all'altare della Vittoria. <i>Giuliano</i>,
+che poco fa era stato console (non so se
+diverso dai due sostituiti soprannominati,
+o pure l'un d'essi), e <i>Mecenate</i>,
+uno de' senatori, piantati nel petto di
+que' due soldati i lor pugnali, li stesero
+morti a terra. Fuggirono gli altri pretoriani
+al quartiere, e quivi rinserrati
+aspettavano il tempo di vendicarsi. Uscito
+Giuliano, commosse il popolo e i
+gladiatori all'armi contra de' pretoriani:
+laonde tutti in folla corsero al castello
+pretorio, credendosi di poterlo superare,
+e di ingoiare i pretoriani. Ma furono
+ben ricevuti dalle lor freccie e picche,
+in maniera tale, che, vegnendo la sera,
+se ne tornarono confusamente entro la
+città, riportando solamente delle ferite
+da quel conflitto. Allora, spalancate le
+porte del pretorio, ne uscirono i soldati,
+e diedero addosso a quella disordinata
+moltitudine, con farne grande strage, e
+massimamente de' gladiatori. Irritato
+sempre più il popolo romano per questa
+grave percossa, cercò aiuto, e continuò
+pei più giorni a far guerra al pretorio,
+non sapendo sofferire che un mucchio
+di soldati tanto inferiori di numero facesse
+sì lunga resistenza. Tolsero anche gli acquidotti
+al pretorio, ma allora que' soldati,
+mossi dalla disperazione, tornarono
+fuori, e colle spade alle reni inseguirono
+il popolo fin dentro la città, con ucciderne
+molti. Trovandosi ivi con isvantaggio,
+perchè dalle finestre e dai tetti fioccavano
+i sassi e le tegole, s'avvisarono di
+<span class="pagenum"><a name="Page_833" id="Page_833"></a>[833]</span>
+mettere il fuoco a varie case. Per disavventura
+s'andò sì fattamente dilatando
+l'incendio, che non poca parte della
+città ne rimase disfatta: ed unitasi coi
+soldati tutta la feccia de' cattivi, diede
+un fiero saccheggio alle case de' benestanti.
+Non v'era giorno che <i>Balbino
+Augusto</i>, rimasto al governo di Roma,
+non mandasse fuori qualche editto, per
+quetare, se mai era possibile, sì gran
+turbolenza, e pacificare il popolo coi pretoriani;
+ma nè gli uni nè gli altri l'ubbidivano.
+E benchè in persona molte volte
+si sforzasse di fermar quel furore, nulla
+ottenne, anzi gli fu gittato un sasso;
+ed altri scrisse che gli arrivò una bastonata
+addosso <span class="fnote">[Capitol., in Maximo et Balbino.]</span>. L'unico mezzo per
+ismorzar quell'izza fu di condurre in
+pubblico il giovinetto <i>Gordiano Cesare</i>,
+alla cui visita tanto il popolo che i soldati
+(perchè era amato da ognuno) si
+placarono, e formarono una specie di
+concordia, o, per dir meglio, di tregua,
+perchè vera pace non fu.
+</p>
+
+<p>
+Avea ben Massimino cominciato l'assedio
+di Aquileia, perchè gli pareva troppo
+disonore il continuar il viaggio verso
+Roma, lasciando indietro disubbidiente
+la prima città d'Italia ch'egli incontrava,
+e città di tanto riguardo <span class="fnote">[Herodianus, lib. 7. Capitol., in Maximino
+seniore.]</span>. Ma ebbe
+ben tosto ad arrabbiare al vedere la valorosa
+difesa dei cittadini sì uomini che
+donne e fanciulli, i quali con bitumi accesi
+accoglievano chiunque veniva all'assalto,
+bruciavano le macchine nemiche,
+e magagnavano continuamente
+con sassi e fuoco i più arditi del campo
+nemico. Però quanto più cresceva il coraggio
+agli assediati, sino a farsi dalle
+mura le più grande beffe di Massimino,
+tanto più calava l'animo agli assedianti.
+Poteano ben quanto voleano i due Massimini
+montati a cavallo girar per le
+schiere, animando ciascuno alla bravura
+e agli assalti: tutto era indarno. Allora
+l'iniquo Massimino, giacchè non potea
+<span class="pagenum"><a name="Page_834" id="Page_834"></a>[834]</span>
+infierir contro gli Aquileiesi, sfogò il
+suo sdegno contra di alcuni dei proprii
+capitani, imputando loro di mantener
+intelligenza co' nemici, e di non far molto,
+perchè nulla intendeano di fare; e li
+fece morire. Questa ingiustizia alienò
+da lui l'animo di moltissimi soldati. Si
+aggiunse che mancava la vettovaglia al
+campo per gli uomini e cavalli, dappoichè
+Pupieno Massimo avea fatto ridurre
+nelle città forti tutti i viveri, e vietatone
+per mare e pe' fiumi il trasporto.
+Bestemmiava per questi patimenti la sua
+armata, ed erano anche tutti mesti e
+scorati per le nuove, probabilmente da
+Pupieno Massimo fatte spargere, che
+tutto il popolo romano era in armi, tutte
+le provincie romane, e fino i Barbari
+congiurati contra di Massimino. Pertanto
+una brigata di soldati, solita ad aver
+quartiere vicino a Roma nel monte Albano,
+e che militava allora nel campo
+di Massimino, ricordevole delle mogli e
+de' figliuoli lasciati nella stessa Roma,
+determinò di finir la tragedia. Verso il
+mezzodì tutti attruppati andarono al
+padiglione di Massimino, ed essendo di
+accordo colle guardie, levarono dalle
+bandiere le immagini di lui. Usciti Massimino
+e il figliuolo per placarli, rimasero
+tagliati a pezzi, correndo il quarto
+anno del loro imperio. Lo stesso trattamento
+fu fatto al prefetto, e a qualunque
+altro de' confidenti de' Massimini.
+Furono i lor cadaveri lasciati ai cani;
+le sole teste inviate per alcuni corridori
+a Roma. Dispiacque forte la morte di
+questi due tiranni ai soldati della Tracia;
+ma il fatto era fatto. Trattò allora l'esercito
+di entrare amichevolmente in
+Aquileia; ma quel popolo non amando
+ospiti tali, solamente dalle mura gli andava
+somministrando de' viveri, e seguitò
+a tener chiuse le porte. Intanto i
+corridori destinati a portar le teste dei
+tiranni a Roma, passarono in barca le
+paludi formate dall'Adige, dal Po e da
+altri fiumi da Altino sino a Ravenna, e
+chiamate Sette Mari, e con altro nome
+<span class="pagenum"><a name="Page_835" id="Page_835"></a>[835]</span>
+la Padusa. Trovato in Ravenna <i>Pupieno
+Massimo Augusto</i>, che ivi attendeva ad
+ingrossarsi di gente, recarono a lui e a
+tutti i Ravegnani un immenso giubilo
+colla inaspettata felicissima nuova di essere
+liberato il romano imperio dai due
+formidabili tiranni. Allora Pupieno Massimo
+volò ad Aquileia, ricevuto da quella
+città con indicibil plauso. Concorsero
+a lui ambascerie dalle città vicine, tutte
+per congratularsi, e l'armata stessa di
+Massimino in abito di pace e con corone
+di alloro in capo, mostrò di accomodarsi
+alla presente fortuna, prorompendo
+in liete acclamazioni, ma internamente
+covando del veleno, per vedersi assoggettata
+ad un imperadore eletto dal senato,
+e non da loro. Fece Pupieno Massimo
+una bella aringa a costoro con
+promessa di un grosso regalo; e diviso
+quell'esercito, mandò ogni legione alla
+sua provincia, e pochi dì fermatosi in
+Aquileia con varie schiere, colla guardia
+de' Germani, ne' quali più confidava, si
+rimise in viaggio, e tornossene a Roma.
+</p>
+
+<p>
+Fu così sollecito per le poste il viaggio
+di coloro che portavano le teste dei
+due Massimini, che da Aquileia in quattro
+dì giunsero a Roma <span class="fnote">[Capitol., in Maximino seniore.]</span>. Perchè era
+giorno di giuochi, si trovavano allora al
+teatro <i>Balbino Augusto</i>, il giovine <i>Gordiano
+Cesare</i>, e il popolo; ed appena comparvero
+que' messi, che il popolo gridò:
+<i>Massimino è ucciso</i>. Verificatosi il fatto,
+ebbero tutti ad impazzir per la gioia.
+Tosto si raunò il senato, furono fatte
+le acclamazioni agl'Imperadori; determinato
+che <i>Pupieno Massimo</i> e <i>Balbino</i>
+Augusti fossero consoli nel resto dell'anno,
+e che in luogo di Massimino fosse
+sostituito <i>Gordiano Cesare</i>. Riconosce
+lo stesso padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad annum 239.]</span>, voler dire queste
+parole che Massimino avea prima
+della ribellione disegnato sè stesso console
+per l'anno venturo 239, e che, venuta
+la nuova di sua morte, il senato
+<span class="pagenum"><a name="Page_836" id="Page_836"></a>[836]</span>
+disegnò console per esso anno Gordiano
+terzo. Adunque egli dovea riconoscere
+ancora che non era per anche nata la
+ribellione dei due Gordiani Africani nel
+principio dell'anno presente, in cui si
+soleano disegnare i consoli per l'anno
+prossimo; nè doversi riferire al precedente
+anno la esaltazione e morte di essi
+due Gordiani, e la creazione di Pupieno
+Massimo e di Balbino. Tutte queste
+scene nel solo presente anno avvennero;
+e chi inoltre ben rifletterà ai frettolosi
+passi di Massimino, troverà confermata
+la medesima verità. Arrivato vicino a
+Roma Pupieno Massimo, ebbe l'incontro
+di Balbino, di Gordiano terzo, e del
+senato e popolo romano, e gran festa fu
+fatta; ma in faccia ai soldati altro non
+si leggeva che malinconia; e per altro
+verso cominciò ad apparire nebbia di
+dissensione fra gli stessi regnanti. Cioè,
+quantunque i due Augusti attendessero
+con somma moderazione e zelo al buon
+governo sì civile che militare, pure fra
+loro si scorgeva della gelosia e poco
+buona armonia. <i>Balbino</i> sprezzava <i>Pupieno
+Massimo</i>, perchè bassamente nato;
+e <i>Massimo</i> non istimava l'altro, perchè
+non era suo pari nel valore dell'armi.
+Di questa discordia avvedutisi gl'infelloniti
+soldati, specialmente i pretoriani,
+conobbero che non era tanto difficile
+l'atterrar due imperadori da loro mal
+voluti, perchè alzati senza di loro al
+trono, e perchè sempre erano in sospetto
+di essere degradati, come avvenne
+a' tempi di Severo Augusto <span class="fnote">[Capitol., in Maximo et Balbino.]</span>. Ora, allorchè
+si celebrarono i giuochi scenici,
+o pure, come vuole Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 8.]</span>, i capitolini,
+furiosamente vennero i pretoriani
+al palazzo. Pupieno Massimo, che
+fu il primo ad accorgersi di questo nuvolo
+minaccioso, mandò, e dipoi andò
+anche in persona a Balbino, perchè si
+facessero venire in aiuto loro i soldati
+germani. Qui saltò di nuovo in campo
+<span class="pagenum"><a name="Page_837" id="Page_837"></a>[837]</span>
+la gelosia. Balbino, per sospetto che l'altro
+li chiamasse per farsi solo imperatore,
+non acconsentì, e vennero a parole
+fra loro: quando ecco, forzate le porte
+e le guardie, arrivar loro addosso i pretoriani,
+spogliarli, e menarli fuori, con
+istrappar loro la barba, batterli e caricarli
+d'ingiurie. Volevano condurli al
+loro quartiere, per quivi finirli; ma inteso
+che i Germani prendevano l'armi
+per soccorrerli, in mezzo alla strada gli
+svenarono amendue (non ne sappiamo
+nè il giorno nè il mese), e preso seco il
+giovanetto <i>Gordiano terzo</i> acclamato <i>Imperadore</i>
+da essi, andarono a rinserrarsi
+nella fortezza pretoria. E tal fu l'infelice
+fine di questi due Augusti, degni certamente
+per le belle doti loro di miglior
+fortuna, colla morte dei quali Erodiano
+termina la storia sua. Rimasto <i>Gordiano
+III Cesare</i>, dopo tante tragiche scene,
+solo ed amato non men dal popolo che
+dai soldati, tuttochè, secondo Erodiano <span class="fnote">[Herodianus, lib. 8.]</span>,
+egli non avesse che tredici anni
+di età, fu riconosciuto da tutti <i>Imperadore
+romano</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXXXIX" id="CCXXXIX"></a>CCXXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXXXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Antonio Gordiano Augusto</span>
+e <span class="sc">Manio Acilio Aviola</span>.
+</p>
+
+<p>
+In una iscrizione riferita dal Doni e
+da me <span class="fnote">[Thes. Inscript., p. 361, n. 1.]</span> apparisce che tal fu il prenome
+e nome del secondo console, cioè di
+<i>Aviola</i>. Già dicemmo che <i>Gordiano III</i>
+era stato nell'anno precedente disegnato
+console. Portava egli lo stesso nome
+dell'avolo e del padre Augusto, cioè
+<i>Marco Antonio Gordiano</i>; perchè nato da
+una figliuola di <i>Gordiano I</i>, fu verisimilmente
+adottato da lui, o pure da <i>Gordiano
+II</i> suo zio materno, benchè Desippo
+e un altro antico storico il facciano figliuolo
+di <i>Gordiano II</i>. Il che se fosse,
+<span class="pagenum"><a name="Page_838" id="Page_838"></a>[838]</span>
+sarebbe stato solamente figlio naturale;
+perchè, per attestato di Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Gordiano III.]</span>,
+il secondo dei Gordiani non ebbe mai
+moglie legittima, e se la passava con
+ventidue concubine. Il vedere che sua
+madre, tuttavia vivente dopo l'esaltazion
+del figliuolo, non vien nominata da alcuno
+Augusta, potrebbe servire per farla
+credere di bassa sfera, e non sorella,
+ma concubina di Gordiano II. Questo
+principe vi fu alcun degli antichi <span class="fnote">[Lampridius, in Elagabalo.]</span> che
+il pretese nominato <i>Antonino</i>; opinione
+che pare confermata da qualche marmo;
+ma il più sicuro suo nome è quello di
+<i>Antonio</i>. Era questo giovinetto principe
+bello di aspetto, di umore allegro, affabile
+con tutti, amabilissimo; avea studiato
+lettere; tante in somma erano le
+sue belle doti, che faceano a gara il senato,
+il popolo ed i soldati ad amarlo,
+dandogli il titolo di lor figliuolo, e chiamandolo
+la lor delizia. Altro non gli
+mancava, per ben governar l'imperio,
+che l'età e la sperienza degli affari; poichè
+per la buona volontà non la cedeva
+ad alcuno. Creato dunque che egli fu
+<i>Augusto</i>, cessarono tutti i tumulti e le
+brighe di Roma, si pacificarono i soldati
+col popolo, e cominciò ognuno a goder
+del riposo e dei solazzi, studiandosi
+di dimenticare i tanti affanni patiti dopo
+la morte del buon imperadore Alessandro.
+Racconta il suddetto Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Maxim. et Balbino.]</span>,
+che, tolto di vita il crudo Massimino,
+i Parti, cioè i Persiani, minacciavano
+guerra in Oriente; e che i Carpi e
+gli Sciti l'aveano già mossa contro le
+due Mesie, provincie dell'imperio romano,
+con farvi gran danno. Perciò nel
+precedente anno era già stabilito che <i>Pupieno
+Massimo</i> andrebbe in Levante per
+opporsi ai tentativi de' Persiani, e che
+<i>Balbino</i> con altra armata passerebbe il
+Danubio, per far fronte ai Barbari, con
+lasciare il giovane <i>Gordiano</i> al governo
+di Roma. Ma Iddio altramente dispose, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_839" id="Page_839"></a>[839]</span>
+convien pensare che non fosse grande nè
+il pericolo, nè il bisogno, perchè in questo
+anno si godè buona pace in Roma, nè
+si sa che l'imperio romano patisse scossa
+o molestia alcuna in quelle contrade.
+Che questo novello Augusto <i>Gordiano</i>,
+per maggiormente procacciarsi l'amore
+del popolo e delle milizie, usasse loro
+un gran regalo, come si praticava dai
+nuovi principi, si ricava dalle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span>
+d'allora, nelle quali è mentovata la prima
+<i>liberalità</i> di questo Augusto.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXL" id="CCXL"></a>CCXL</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXL</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Sabino</span> per la seconda volta e <span class="sc">Venusto</span>.
+</p>
+
+<p>
+Questo <i>Sabino</i> console verisimilmente
+è quello che, dopo la morte dei due
+Gordiani, propose in senato di eleggere
+imperadori Pupieno Massimo e Balbino,
+ed appresso fu creato prefetto di Roma.
+Quando ciò si ammettesse, dicendo Capitolino <span class="fnote">[Capitolin., in Maximo et Balbino.]</span>
+ch'egli era della famiglia
+degli Ulpii, la stessa che quella di Traiano,
+converrebbe chiamarlo <i>Ulpio Vettio Sabino</i>.
+Godevasi in Roma una invidiabil
+tranquillità, quando vennero nuove dall'Africa <span class="fnote">[Capitol., in Gordiano III.]</span>
+che s'era fatta ivi un'unione
+di malcontenti e ribelli contra dell'Augusto
+Gordiano, e capo di essi era un
+certo <i>Sabiniano</i>. Colà inviò Gordiano un
+rinforzo di gente, con cui il governatore
+della Mauritania, dianzi assediato dai
+congiurati, talmente ristrinse coloro, che
+gli obbligò a venire a Cartagine, a dargli
+legato il lor condottiero Sabiniano e a
+chieder perdono: il che loro conceduto,
+si quietò tutto il rumore. Ma il testo di
+Capitolino alquanto confuso non ci lascia
+ben discernere come passasse quella
+faccenda, nè s'accorda con Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, Hist., lib. 1.]</span>,
+quale pretende che il popolo di Cartagine
+<span class="pagenum"><a name="Page_840" id="Page_840"></a>[840]</span>
+avesse proclamato Imperadore lo
+stesso <i>Sabiniano</i>, senza che altro si sappia
+di lui. Da una legge di Gordiano si
+ricava che in questi tempi era prefetto
+del pretorio un <i>Domizio</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLI" id="CCXLI"></a>CCXLI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Antonio Gordiano Augusto</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Civica Pompeiano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Se non mi ritenesse una iscrizione greca
+rapportata dal Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscript., pag. 633.]</span> e presa da
+quelle del Ligorio, in cui si legge console
+con Gordiano Augusto <i>Pompeiano Civica</i>,
+io non gli darei il nome di <i>Civica</i>, nè mi
+fiderei di un'altra del Gudio, dove questo
+console è appellato <i>Civica Pompeiano</i>.
+Posto nondimeno ch'egli usasse
+questi due cognomi, almen certo sarà
+che fu personaggio diverso da Pompeiano
+veduto da noi console nell'anno 231,
+perchè qui non vien chiamato console
+per la seconda volta. Guasto sarà il testo
+di Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano III.]</span>, dove ha il nome
+di <i>Popiniano</i>, avendo noi troppe testimonianze
+di leggi e di marmi che <i>Pompeiano</i>
+fu il suo cognome. Abbiam già veduto
+di sopra come <i>Artaserse</i> avea ristabilito
+la monarchia de' Persiani. Dopo
+la guerra a lui fatta da Alessandro Augusto
+stettero per qualche tempo quieti
+quei popoli; ma, defunto Artaserse, divenne
+<i>Sapore</i> suo figliuolo successore
+non men dei regni che dell'ambizione
+del padre. La Mesopotamia posseduta
+dai Romani, siccome sottoposta una
+volta al dominio persiano, tosto fu l'oggetto
+delle superbe sue mire. Eutichio <span class="fnote">[Eutichius, Annal. Eccles.]</span>
+il loda per la sua giustizia; Agatia <span class="fnote">[Agathias, Histor., lib. 4.]</span>
+cel descrive tutto il rovescio, uomo crudele,
+sanguinario, implacabile e di maniere
+affatto tiranniche. Entrò costui con
+<span class="pagenum"><a name="Page_841" id="Page_841"></a>[841]</span>
+formidabil esercito sui principii del suo
+governo nella Mesopotamia; prese Carre
+ed altre città circonvicine, e mise l'assedio
+a quella di Nisibi. Fabbricato quivi
+un castello alto presso le mura di quella
+città, continuamente infestava quegli abitanti,
+i quali erano già vicini a rendersi,
+quando gli convenne per urgente bisogno
+ritornar coll'armata nelle sue
+contrade. S'accordò co' cittadini di Nisibi,
+che se promettessero di lasciare in
+piedi quel castello fino al suo ritorno,
+egli se ne andrebbe. Ma non sì tosto fu
+partito, che i Nisibini con fossa e muro
+nuovo chiusero quel castello nella città.
+Tornato poi Sapore, e rinnovato l'assedio
+con impadronirsi di Nisibi, fiera strage
+fece di parte di quel popolo, e il resto
+condusse in ischiavitù con immenso bottino.
+I progressi di questo ferocissimo
+re fecero paura fino all'Italia. Applicossi
+perciò con tutto vigore il senato romano
+ad ammassar gente e danaro per reprimere
+il borioso nemico, e fu determinato
+che il giovine <i>imperador Gordiano</i>
+in persona andrebbe a comandar l'armata,
+o, per dir meglio, ad apprendere
+il mestier della guerra <span class="fnote">[Capitolin., in Gordiano III.]</span>. Intanto si
+pensò ad accasarlo, ancorchè, secondo
+i conti di Erodiano, non fosse giunto
+per anche all'età di diciotto anni. La
+madre sua, da noi poco conosciuta,
+probabilmente fu quella che gli trovò
+la moglie, cioè <i>Furia Tranquillina Sabina</i>,
+così appellata nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> e in
+alcune iscrizioni <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 251.]</span>, ma <i>Sabina</i> in altre.
+Era essa figliuola di <i>Misiteo</i>, uomo di
+competente nobiltà, ed allora solamente
+noto pel suo sapere, per la sua eloquenza
+e prudenza, e non per impiego
+alcuno. Altro non sappiamo di essa Tranquillina,
+se non che portò il titolo di
+<i>Augusta</i>, senza apparire che da lei nascesse
+prole alcuna. Fu bensì celebre
+<i>Misiteo</i> suo padre, perchè divenuto suocero
+dell'imperadore e creato prefetto
+<span class="pagenum"><a name="Page_842" id="Page_842"></a>[842]</span>
+del pretorio. Nè tardò egli a valersi
+della sua autorità per dar sesto alla
+corte e mettere sul buon cammino lo
+Augusto suo genero. Fin qui era stato
+il giovine Gordiano sotto il governo della
+madre, che, poco avvertita, il lasciava
+aggirare a lor talento dagli eunuchi della
+corte. Costoro lo allevarono in divertimenti
+fanciulleschi e in bagattelle, e insieme
+d'accordo vendevano la giustizia e i
+posti. Proponeva Mauro, uno di essi,
+qualche risoluzione in lode o in biasimo
+di taluno. Sopra ciò chiedeva Gordiano
+il loro parere a Gaudiano, Reverendo e
+Montano; ed approvando questi la proposizion
+dell'altro, tutto si faceva. Per
+consiglio di essi avea creato <i>Felice</i> prefetto
+del pretorio, e data la quarta legione
+a <i>Sarapammone</i>, uomini indegni
+di sì fatte cariche. L'erario del principe
+caduto nelle griffe di queste arpie si
+trovava affatto senza sangue. Venne a
+tempo il saggio Misiteo per liberar da peste
+sì abbominevole l'Augusto suo genero.
+Abbiamo da Capitolino <span class="fnote">[Capitol., in Gordiano III.]</span> una lettera
+da lui scritta ad esso Gordiano, in cui si
+rallegra di aver medicate quelle piaghe,
+e di aver Gordiano allontanati da sè tali
+ministri, congiurati contro l'onore di
+lui e contro il pubblico bene. E Gordiano
+in altra lettera riconosce d'avere
+operato in addietro cose che non erano
+da fare, dicendo, fra le altre cose, di <i>conoscere
+oramai quanto sia infelice il
+principe posto in mano di gente, la
+quale gli taccia il vero, e lo inganni
+col falso</i>. Però da lì innanzi Gordiano
+volea saper tutto; e siccome principe di
+buon intendimento e di miglior volontà,
+non lasciò indietro disordine alcuno
+conosciuto, a cui non rimediasse, valendosi
+in tutto de' consigli del savio suo
+suocero, a cui dava il titolo di padre.
+Per tale, e per tutore della repubblica
+voleva che fosse riconosciuto anche dal
+senato: e pubblicamente protestava che
+quel di bene che si faceva, tutto si doveva
+attribuire a quel ministro d'onore
+<span class="pagenum"><a name="Page_843" id="Page_843"></a>[843]</span>
+ch'era toccato a lui per suocero. In
+questa maniera non parve più governo
+di un giovane il suo; e andò sempre crescendo
+l'amore del pubblico verso di
+esso Augusto. Un gran tremuoto in
+questi tempi si fece udire, per cui traballarono
+varie città, e si aprirono voragini
+con inghiottire gli abitatori.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLII" id="CCXLII"></a>CCXLII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Vettio Attico</span> e <span class="sc">Caio Asinio
+Pretestato</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Caio Aufidio Attico</i> si truova nominato
+il primo console in una iscrizione del
+Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Inscript., pag. 309, n. 7.]</span>. Più ne restano dove è nominato
+<i>Vettio</i>, e non <i>Aufidio</i>, e così pure
+si legge in un marmo riferito nella mia
+Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 361,
+num. 3.]</span>. Però è scorretta quella iscrizione,
+o pur egli portò amendue quei
+nomi. Gran tempo era che non si praticava
+in Roma la cerimonia di aprire e
+chiudere le porte del tempio di Giano,
+allorchè si dava principio o fine alle
+guerre <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano III.]</span>. Gordiano, già risoluto di passare
+in Levante per opporre le forze
+romane a quelle de' Persiani, le fece
+spalancare sul principio di quest'anno
+in segno di guerra. Venuta poi la primavera,
+provveduto di una fiorita armata
+e di assai danaro, imprese il viaggio per
+terra alla volta di Bisanzio, per di là
+traghettare in Asia. Passato per la Mesia,
+trovò nella Tracia molti nemici del romano
+imperio, verisimilmente Sarmati,
+Alani o altra simil gente barbara: tutti,
+o gli sterminò, o li fece ritirar colla fuga
+ai loro paesi. Seco era <i>Misiteo</i> suo suocero,
+prefetto del pretorio, e suo braccio
+diritto. La provvidenza e l'indefessa vigilanza
+di questo uffizial comandante si
+facea ammirar da tutti. Non v'era alcuna
+<span class="pagenum"><a name="Page_844" id="Page_844"></a>[844]</span>
+città considerabile ne' confini dell'imperio
+romano che non fosse provveduta
+di tanto grano, aceto, lardo, orzo e paglia
+da poter mantenere per un anno
+l'imperadore col suo esercito, se pure
+s'han così da interpretar le parole di
+Capitolino: il che a me par difficile a
+credersi. Altre aveano provvisione per
+due mesi, ed altre meno, a proporzione
+delle lor forze. Essendo prefetto del pretorio,
+spessissimo visitava l'armi dei
+suoi soldati; non permetteva che i vecchi
+militassero, nè si arrolassero fanciulli.
+Ovunque si accampava l'armata,
+volea che il campo fosse cinto di fosse,
+e di notte facea sovente la ronda. Questo
+suo zelo pel pubblico bene riportava
+in premio l'amore di tutti, ed era così
+amato e rispettato dagli uffiziali subalterni,
+che niun di essi osava di mancare
+al suo dovere. Dopo l'acquisto della
+Mesopotamia, <i>Sapore</i> re di Persia più
+altiero che mai era entrato colle sue
+armi nella Soria, e forse gli sarebbe
+riuscito agevole di conquistarla interamente,
+se non fosse giunto l'Augusto
+Gordiano a reprimere un sì potente avversario.
+Secondo le parole di Capitolino,
+sembra che Antiochia fosse caduta in
+potere del re barbaro; e ne fa dubitare
+anche una lettera scritta dal medesimo
+Gordiano al senato; ma potrebbe essere
+che quella gran città solamente fosse
+assediata dai Persiani, e ridotta agli
+estremi. Certo è almeno, che arrivato
+colà Gordiano, la liberò dalle lor mani.
+Seguirono varii combattimenti: in tutti
+cantarono la vittoria i Romani. Tal terrore
+misero questi fortunati successi in
+cuor di Sapore e de' Persiani, che il più
+frettolosamente che poterono si ritirarono
+di là dall'Eufrate. Ed esser può che
+succedesse allora quanto racconta Pietro
+Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, Legation. Tom. I Hist.
+Byzant.]</span> ne' frammenti delle ambascerie,
+cioè, che, avendo Sapore passato
+l'Eufrate, si abbracciavano l'un l'altro
+i di lui soldati: tanta era la lor gioia di
+<span class="pagenum"><a name="Page_845" id="Page_845"></a>[845]</span>
+avere scappato il gran pericolo, in cui si
+trovavano, credendo ad ogni momento
+d'avere alle spalle le spade romane. Dovette
+egli passare quel fiume verso Edessa
+posta di là; e però mandò messi alla
+guarnigion romana di quella città, offerendo
+loro un grosso regalo della sua moneta,
+se il volevano lasciar passare, fingendo
+d'andare al suo paese, non per
+paura, ma per solennizzarvi una festa,
+non sapendo probabilmente quei soldati
+che Gordiano avesse data ai Persiani
+la mala ventura, o pure per la gola del
+regalo, il lasciarono passare senza molestia
+alcuna. Il resto delle imprese di
+Gordiano io riferirò all'anno seguente,
+perchè non ci consta se nel presente o
+nel susseguente egli ripigliasse la fortezza
+di Carre, e vittorioso arrivasse fino
+alla città di Nisibi, città della Mesopotamia,
+la quale ritornò anch'essa sotto
+l'aquile romane. Basterà per ora di dire
+con Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano III.]</span>, tale essere stata la
+paura del re persiano, che, senza farsi
+pregare, abbandonò tutte le città tolte ai
+Romani, con ritirarne i suoi presidii,
+consegnandole ai cittadini, senza usar
+saccheggi o far loro altro danno.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLIII" id="CCXLIII"></a>CCXLIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gordiano</span> III imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Arriano</span> e <span class="sc">Papo</span>.
+</p>
+
+<p>
+O nell'anno precedente o in questo
+l'Augusto Gordiano finì di rimettere
+sotto il comando suo e della repubblica
+romana le città perdute della Soria e
+Mesopotamia <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>. Ed allorchè fu a Nisibi,
+scrisse al senato, ragguagliandolo
+de' suoi prosperosi avvenimenti, e che
+sperava di far una visita al re Sapore
+nella stessa di lui capitale, cioè in Ctesifonte;
+che perciò fosse lor cura di far
+dei sacrifizii e delle processioni, di raccomandar
+lui agli dii, e di ringraziar
+<span class="pagenum"><a name="Page_846" id="Page_846"></a>[846]</span>
+Misiteo prefetto e padre suo, perchè dalla
+buona e saggia condotta di lui egli
+riconosceva tutta la felicità di quella
+impresa. Perciò dal senato fu decretato
+il trionfo a <i>Gordiano</i>, e ch'egli entrasse
+in Roma con cocchio tirato dagli elefanti,
+e potesse entrarvi anche <i>Misiteo</i> in
+carrozza trionfale tirata da cavalli, a cui
+fu inoltre fatto incidere in marmo l'elogio
+suo. Ma eccoti ammalarsi Misiteo
+per una dissenteria, e venir men la sua
+vita. Fu creduto dai più che <i>Filippo</i>, il
+qual fu dipoi imperadore, ed avea gran
+paura della severità di Misiteo, gli affrettasse
+la morte, coll'aver guadagnati i
+medici che lo assistevano, e fattogli dare
+una medicina contraria al di lui bisogno.
+Lasciò Misiteo erede di tutto il suo la
+repubblica romana, e se ne morì, e con
+lui venne anche a morir la fortuna del
+genero Augusto, perchè rimase senza
+guida ed appoggio. In luogo suo fu creato
+prefetto del pretorio il suddetto <i>Marco
+Giulio Filippo</i>, il quale poco tardò ad
+aprirsi la strada al trono imperiale colla
+più detestabil ingratitudine, siccome vedremo
+all'anno seguente. In questi tempi
+fiorì <i>Plotino</i>, insigne filosofo platonico, di
+cui restano molte opere, e la sua vita
+compilata da <i>Porfirio</i> <span class="fnote">[Porphyrius, in vita Plotini.]</span>, cioè da un altro
+celebre filosofo, seguace anch'esso di
+Platone. Si mise Plotino nell'esercito di
+Gordiano, allorchè fu per entrar nelle
+terre di Persia, condotto dal desiderio
+di conferire i sentimenti suoi coi filosofi
+persiani, ed era allora in età di trentanove
+anni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLIV" id="CCXLIV"></a>CCXLIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Pellegrino</span> ed <span class="sc">Emiliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Trovandosi all'anno 249 <i>Marco Emiliano</i>
+console <i>per la seconda volta</i>, verisimil
+cosa è ch'egli stesso procedesse
+console per la prima nell'anno presente.
+<span class="pagenum"><a name="Page_847" id="Page_847"></a>[847]</span>
+Alla smoderata ambizion di <i>Marco Giulio
+Filippo</i> parve poco la dignità di prefetto
+del pretorio. I suoi voti tendevano
+all'imperio, e l'arte, con cui egli vi arrivò,
+fu la seguente <span class="fnote">[Capitolin., in Gordiano III. Zosimus, Hist.,
+lib. 1, cap. 18.]</span>. Mentre si trovava
+il romano esercito fra Nisibi e
+Carre, in procinto di entrar nelle terre
+de' Persiani, segretamente fece andare
+innanzi le navi che portavano i viveri
+destinati all'armata, affinchè, mancando
+la sussistenza, nascesse qualche sedizione
+contra del principe, siccome in
+fatti avvenne. Si trovavano i soldati in
+luoghi privi d'ogni sussidio per la bocca;
+molti di essi erano anche stati guadagnati
+ed istruiti da Filippo; e però cominciò a
+trapelare, e poscia a prendere sempre più
+piede, la mormorazione contra Gordiano,
+con dire che stava male l'imperio e
+l'esercito in mano di un giovinetto inesperto,
+e doversi provvedere di un imperadore
+che avesse testa e braccio. Passarono
+i sediziosi fino a chiedere che Filippo fosse
+posto sul trono. Per quanta resistenza
+facessero gli amici di Gordiano, convenne
+cedere al ripiego proposto dagli altri,
+cioè che <i>Filippo</i> anch'egli fosse dichiarato
+<i>Augusto</i>, e regnasse come tutore
+di Gordiano. Così fu fatto. Resta qui
+molto scura la storia. Fuor che Capitolino,
+niun altro scrittore fa menzione di
+questa associazion dell'imperio. Si truovano
+le leggi date <span class="fnote">[Reland., Fast. Cons.]</span> sul principio di
+quest'anno da Gordiano solo: una di
+Filippo solo data nel dì 14 marzo si vede.
+E pur ne comparisce un'altra del
+medesimo Gordiano solo nel dì 25 di
+aprile, la cui data dal Doduello <span class="fnote">[Dodwellus, in Annalibus Cyprian.]</span> è creduta
+guasta. Pretende il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>
+ciò succeduto perchè non andavano insieme
+d'accordo Gordiano e Filippo, e
+cadaun comandava e faceva leggi da sè:
+il che par difficile a credere, perchè tutti e
+due si truovavano nel medesimo esercito,
+e bisognava che l'infelice Gordiano stesse
+<span class="pagenum"><a name="Page_848" id="Page_848"></a>[848]</span>
+di sotto. Capitolino poi si contraddice,
+scrivendo che Filippo, dopo di aver tolto
+di vita Gordiano, notificò al senato con
+sue lettere la di lui morte, come succeduta
+per malattia, ed insieme la elezion di
+sè fatta dai soldati; e che il senato, da queste
+lettere ingannato, il riconobbe per Imperadore.
+Se prima egli fu dato collega a
+Gordiano nella dignità imperiale, come
+non iscrisse allora al senato per ottenerne
+l'approvazione? Si può perciò dubitare
+del racconto di Capitolino, ed anche
+di altre particolarità ch'egli aggiugne.
+Cioè che non potendo Gordiano sofferire
+di esser trattato con tanta alterigia dal
+nuovo suo collega Filippo, uomo vilmente
+nato dalla pessima gente degli Arabi <span class="fnote">[Capitolin., in Gordiano III. Aurelius Victor,
+in Epitome. Zosimus, Hist., lib. 1, cap. 18.]</span>,
+e salito colle sue furberie tanto alto, quando
+esso Gordiano era di nobilissima schiatta
+romana, nipote d'imperadori, ed imperadore
+prima di lui: montò un dì sul tribunale,
+assisto da <i>Mezio Gordiano</i> suo
+parente, creato prefetto del pretorio, e fece
+un'aringa ai soldati, sperando d'indurli
+a deporlo, con rappresentare loro la stomachevole
+ingratitudine di costui. Furono
+gettate al vento le di lui parole, perchè prevaleva
+la fazion di Filippo. Fece istanza che
+fosse eguale fra loro l'autorità, ma ne pur
+questo ottenne. Si ridusse a chieder di usar
+solamente il titolo di Cesare: poi di esser
+prefetto del pretorio; ed in fine di calcare
+almeno il posto di uno de' generali, purchè
+fosse salva la sua vita. Pareva che
+Filippo si mostrasse inclinato a quest'ultimo
+partito; ma, riflettendo che un dì o
+l'altro potrebbe risorgere l'amore portato
+dal senato e popolo romano, anzi da
+tutto l'imperio, a questo giovane principe,
+e che i soldati, ora adirati contro di lui
+per la fame, non istarebbono sempre del
+medesimo umore; fece venire alla presenza
+sua il misero giovane, spogliarlo
+ed ucciderlo. Certamente non si accorda
+questo racconto di Capitolino coll'amore
+ch'egli dice portato da tutti e dai soldati
+medesimi a Gordiano. E se Filippo
+<span class="pagenum"><a name="Page_849" id="Page_849"></a>[849]</span>
+era già imperadore, perchè non provvide
+tosto alla fame dell'armata? Più perciò
+verisimile sembra che Filippo fosse non
+imperadore, ma bensì tutore di Gordiano
+in luogo di Misiteo, e ch'egli di poi barbaramente
+all'improvviso il privasse di
+vita. Giuliano Apostata presso Ammiano
+Marcellino <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23, cap. 54.]</span> in una sua aringa scrive,
+che avendo Gordiano data presso Resena,
+città dell'Osroena, una rotta al re persiano,
+se ne tornava vittorioso, quando fu
+oppresso da <i>Filippo prefetto</i> del pretorio.
+Non dice da Filippo già creato imperadore.
+Anche Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 19.]</span> lasciò scritto, che
+trovandosi Gordiano fra Nisibi e Carre,
+Filippo fraudolentemente lasciò affamare
+l'esercito, con disegno di abbattere Gordiano,
+quasichè per colpa di lui avvenisse
+quel disordine, e di salir egli poscia sul
+trono: il che gli venne fatto, con restare
+scannato l'infelice Gordiano. Sembra più
+verisimile il racconto di questi ultimi
+scrittori. Pare che la di lui morte accadesse
+verso il principio di marzo, correndo
+il sesto anno del suo imperio. Una o
+due medaglie <span class="fnote">[Occo et Mediobarbus, Numism. Imper.]</span> parlano della di lui
+<i>tribunizia podestà VII</i>, il che, secondo i
+conti del Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, basta a far credere che
+egli toccasse l'anno settimo dell'imperio.
+Ma queste possono essere state battute
+prima che si sapesse la di lui morte in
+Europa; però il punto non è chiaro, siccome
+ancora resta dubbiosa la di lui età,
+che alcuni fanno di diecinove anni, ed
+altri fino di ventitrè. Fu poi onorevolmente
+seppellito nel luogo della sua morte il
+di lui corpo. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> scrive che questo
+fu portato a Roma. Accordogli il senato
+gli onori divini. Lo stesso Filippo,
+per farsi credere innocente del sangue di
+lui, l'onorava sempre col titolo di divo.
+Coloro che l'uccisero, tutti poi, per attestato
+di Capitolino, perirono di mala
+morte, e vedremo a suo tempo che non
+<span class="pagenum"><a name="Page_850" id="Page_850"></a>[850]</span>
+andò esente dai gastighi di Dio l'infedele
+ed ingrato Filippo. Fiorirono sotto Gordiano,
+<i>Censorino</i>, che scrisse del <i>Giorno
+Natalizio</i>, ed <i>Erodiano</i> storico, della cui
+storia mi sono servito in addietro, oltre
+ad altri scrittori, de' quali son perite le
+memorie. Di Filippo, che succedette nel
+romano imperio, mi riserbo di parlare
+all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLV" id="CCXLV"></a>CCXLV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Giulio Filippo Augusto</span> e
+<span class="sc">Tiziano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo console, cioè <i>Tiziano</i>, verisimilmente
+quegli è che vien chiamato
+in una iscrizion del Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 119.]</span> <i>Caio
+Messio Aquillio Fabio Tiziano</i>. Il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Consul.]</span>
+e il padre Stampa <span class="fnote">[Stampa, Fast. Consul.]</span>, fidandosi di
+una iscrizione del Gudio, gli danno il
+nome di <i>Giunio Didiano</i>, o sia <i>Tiziano</i>.
+Per me non oserei fabbricare coi materiali
+a noi lasciati dal Gudio. Trovasi
+ancora in un'iscrizione del Grutero <span class="fnote">[Gruterus, Inscript., pag. 407, n. 8.]</span>
+<i>Fabio Tiziano Console</i>. A cagion di tale
+incertezza ho io posto il solo cognome.
+Da che nell'anno precedente, dopo l'assassinio
+fatto a Gordiano (e non prima,
+come sembra più probabile), <i>Marco Giulio
+Filippo</i> fu proclamato Imperadore
+Augusto dall'armata romana, significò
+egli con sue lettere al senato di Roma
+l'assunzione sua al trono, con fingere
+morto di malattia Gordiano <span class="fnote">[Capitolin., in Gordian. III.]</span>. Il senato,
+già avvezzo a cedere alla forza ed usurpazione
+de' soldati, chinò il capo, ed accettollo.
+Era sua moglie <i>Marcia Otacilia
+Severa</i>, così nominata nelle medaglie <span class="fnote">[Vaillant et Mediobarb., in Numismat.]</span>,
+a cui fu dato il titolo d'<i>Augusta</i>. Aveva
+egli anche un figliuolo che, secondo Aurelio
+<span class="pagenum"><a name="Page_851" id="Page_851"></a>[851]</span>
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Brev.]</span>, era chiamato <i>Caio Giulio
+Saturnino</i>, ma nelle iscrizioni e nelle
+medaglie comparisce col solo nome paterno
+di <i>Caio Giulio Filippo</i>, dichiarato
+immantinente <i>Cesare</i> dal padre. Eusebio
+Cesariense <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 6, cap. 36.]</span>, seguitato poi da san Girolamo,
+da san Giovanni Grisostomo, da
+Paolo Orosio e da altri, scrisse essere
+fama che amendue i <i>Filippi</i>, padre e figliuolo,
+fossero cristiani, e i primi Augusti
+che professassero la fede di Gesù
+Cristo. In pruova di che narra che, venuto
+l'imperadore Filippo ad Antiochia
+per la festa di Pasqua, volendo egli intervenire
+la notte avanti alle sacre funzioni
+della Chiesa colla moglie Otacilia,
+san Babila vescovo di quella città, consapevole
+dell'eccesso commesso contra
+del suo legittimo principe, animosamente
+li rispinse, protestando che non entrerebbono
+in chiesa, se non faceano la
+confession de' lor falli e non prendeano
+luogo fra i pubblici penitenti: il che da
+loro fu con somma umiltà eseguito. Ma
+l'autorità per altro grande d'Eusebio
+e degli autori sopraccitati non ha ottenuto
+dai critici degli ultimi tempi che
+se gli creda in questo. Pare che fin Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>
+ne dubitasse a' suoi dì. Il tradimento
+fatto da Filippo a Gordiano non
+convien mai ad un cristiano. Per ciò
+giudiziosamente il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal. Eccles.]</span>
+coll'autorità di Origene osservò ch'egli
+almeno ne' principii del suo imperio non
+potè professar la religion di Cristo. Oltre
+di che, Lattanzio, contemporaneo di
+Eusebio, Sulpicio Severo, Teodoreto ed
+altri hanno riconosciuto che Costantino
+il Grande fu il primo che abbracciasse
+la fede cristiana. Quel sì, che ragionevolmente
+si può credere, e l'afferma
+anche san Dionisio vescovo d'Alessandria,
+furono i due Filippi molto favorevoli
+ai cristiani, e crebbe di molto sotto
+di loro la Chiesa di Dio. E chi sa che la
+<span class="pagenum"><a name="Page_852" id="Page_852"></a>[852]</span>
+Augusta Otacilia non fosse quella che
+nudrisse nel marito sì buon cuore verso
+la santa religion de' cristiani? È perita
+la vita dei due Filippi, che verisimilmente
+fu scritta da alcuno degli scrittori della
+Storia Augusta; laonde poco abbiamo
+di lui per meglio conoscere il sistema delle
+sue operazioni. Ora noi sappiamo da
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 19.]</span> che Filippo fece pace con
+Sapore re della Persia; ed è privo di verisimile
+ciò che narra Giovanni Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>,
+cioè ch'egli comperò questa pace
+con cedere al re persiano la Mesopotamia
+e l'Armenia, ma che, mormorando non
+poco i Romani di questo, egli poi difese
+e conservò quelle provincie. Sapore, già
+vinto da Gordiano, vedea minacciata fin
+la sua capitale, nè è credibile che in un
+trattato riportasse cotali vantaggi. Che
+questa pace esigesse qualche tempo per
+conchiuderla, si può giustamente immaginare;
+e però sembra conchiusa in
+questo, e non già nell'antecedente anno.
+Quando poi fosse da credere il fatto attribuito
+a san Babila vescovo d'Antiochia,
+ed accaduto nel tempo della Pasqua,
+la quale nell'antecedente anno cadde nel
+dì 14 d'aprile, si avrebbe assai argomento
+di credere che Filippo dalle vicinanze
+di Ctesifonte non potesse arrivare a quel
+tempo in Antiochia, e sarebbe da riferire
+all'anno presente il suo arrivo ad essa
+città. Ma quel fatto, per le cose dette, ha
+ciera di favola. Che poi Filippo, mossosi
+dalla Soria, arrivasse nell'anno precedente
+a Roma, se lo persuase il padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, ma senza pruove sicure. Le
+monete rapportate dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>
+sembrano piuttosto indicare ch'egli vi
+giugnesse nell'anno presente, sotto il
+quale appunto altro non so io riferire,
+se non la suddetta pace, e l'aver Filippo
+fatto il viaggio assai lungo dalla Soria a
+Roma.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_853" id="Page_853"></a>[853]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLVI" id="CCXLVI"></a>CCXLVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Presente</span> ed <span class="sc">Albino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Da che fu giunto Filippo a Roma,
+ben sapendo, altro non meritar le azioni
+sue che l'odio universale <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 19.]</span>, si studiò
+in tutte le forme di guadagnar l'affezione
+delle milizie e del senato. Nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>
+dell'anno precedente si parla della
+sua <i>liberalità</i>, e Zosimo attesta ch'egli
+con gran profusione d'oro rallegrò l'avidità
+de' soldati. Al senato romano parlò
+con somma benignità, promettendo gran
+cose; e certo quel poco che resta di notizie
+a lui spettanti, ci rappresenta ben
+questo principe ambizioso ed anche superbo,
+ma non già crudele. Parlava egli
+sempre di Gordiano con onore, nè alcun
+oltraggio mai fece alle di lui statue e
+memorie. Solamente abbiamo da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano seniore.]</span>
+che la magnifica casa di <i>Gneo
+Pompeo</i>, posseduta dai <i>Gordiani</i>, fu occupata
+sotto Filippo dal fisco imperiale.
+Tuttavia, non fidandosi de' Romani, i
+principali impieghi conferiva egli ai proprii
+parenti. Per questo diede il comando
+dell'armi in Soria a <i>Prisco</i> suo fratello,
+e quello della Mesia e Macedonia
+a <i>Severino</i> padre di sua moglie, persone
+poco atte a farsi ubbidire e rispettare:
+il che influì col tempo alla di lui rovina.
+Credettero il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> e il Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas.]</span>
+che Filippo in quest'anno rompesse
+la pace co' Persiani, e non deponesse
+l'armi, se non dappoichè la
+Mesopotamia e l'Armenia furono restituite
+<span class="pagenum"><a name="Page_854" id="Page_854"></a>[854]</span>
+al romano imperio. Ma, siccome
+vedemmo, questa partita è presa di peso
+da Zonara, storico di poca esattezza. Era
+la potenza de' Persiani tale da non lasciarsi
+far paura da grosse armate, non
+che dalle poche milizie che furono lasciate
+allora di guarnigione nella Soria. Però
+questa guerra seconda col re di Persia
+siam dispensati dal crederla vera. Quel sì,
+che sopra buon fondamento si truova
+appoggiato, ma che io non so dire se
+appartenga all'anno presente o pure al
+seguente, si è il movimento de' Carpi,
+popoli barbari forse dalla Sarmazia <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 20.]</span>.
+Costoro, fatta un'irruzione da' luoghi vicini
+al Danubio, portavano la desolazione
+in quelle parti. Filippo, per farsi credito
+co' Romani, in persona passò colà con
+un buon esercito, e venuto con quei
+Barbari alle mani, gli sconfisse. Ritiraronsi
+molti d'essi in un castello, a cui
+fu posto l'assedio. Ma raccolte di nuovo
+le lor forze, tentarono un altro combattimento,
+che non fu per loro più felice
+del primo, per l'empito de' Mori militanti
+nell'armata romana. Però fecero
+istanza di pace e lega: al che avendo,
+senza farsi molto pregare, acconsentito
+Filippo, restituita la quiete a quelle provincie,
+se ne ritornò tosto a Roma. Alcune
+medaglie, portate dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediob., Numism. Imper.]</span>
+sotto il presente anno, parlano di una
+<i>allocuzione</i> fatta da Filippo all'esercito,
+e di una sua <i>vittoria</i>, che ragionevolmente
+si può riferire alla suddetta impresa.
+Ma io non me ne assicuro, perchè
+in un'iscrizione del Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 687.]</span>,
+spettante all'anno seguente, Filippo Augusto
+è chiamato <i>proconsole</i>: titolo dato
+agl'imperadori allorchè erano in qualche
+spedizion militare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_855" id="Page_855"></a>[855]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLVII" id="CCXLVII"></a>CCXLVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> juniore imperad. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Giulio Filippo Augusto</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Marco Giulio Filippo
+Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il giovane <i>Filippo</i>, figliuolo di Filippo
+Augusto, che procedette console col
+padre in quest'anno, non era che <i>Cesare</i>
+nelle calende di gennaio. Fu di parere
+il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> ch'egli dipoi in questo
+medesimo anno fosse dichiarato collega
+dell'imperio da esso suo padre, cioè <i>Imperadore
+Augusto</i>. Molta oscurità s'incontra
+nella storia di questi tempi, e crescono
+ancora per cagione di marmi finti
+e di medaglie false, o non assai attentamente
+lette. Se noi prestassimo fede ad
+una iscrizione del Gudio, rapportata anche
+dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>, il giovane Filippo
+nè pure nell'anno seguente era fregiato
+del titolo d'imperadore, usando il solo di
+Cesare, leggendosi ivi: IMP. CAES. PHILIPPO
+III. ET IVLIO PHILIPPO CAESARE
+II. COS. Ma cento volte ripeterò che
+le merci del Gudio non ci possono servire
+per iscorta sicura all'erudizione.
+Lo Spon <span class="fnote">[Spon, Miscellan. Erudit., pag. 244.]</span>, il Bellorio e il Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscription., pag. 687.]</span>
+ci han fatto vedere un decreto emanato
+in favore de' soldati dell'armata navale
+del Miseno, in cui Filippo il padre vien
+detto IMP. CAESAR M. IVLIVS PHILIPPVS
+PIVS FELIX AVG. PONT. MAX.
+TRIB. POT. IIII. CONSVL. III. DESIG. P.
+P. PROCONSVL; e il figliuolo IMP. CAESAR
+M. IVLIVS PHILIPPUS PIVS FELIX
+AVG. PONT. MAX. TRIB. POT. IIII.
+COS. DESIGNAT. P. P. Più sotto si legge
+IMP. M. IVLIO PHILIPPO COS.
+DES. III. ET IMP. M. IVLIO PHILIPPO
+<span class="pagenum"><a name="Page_856" id="Page_856"></a>[856]</span>
+COS. II. DES. COS. Sarebbe da desiderare
+che avessimo più iscrizioni dei due
+Filippi, per confrontarle insieme ed assicurarci
+che niun inganno s'incontri
+nelle memorie antiche o credute antiche.
+Da questo monumento, fatto mentre correa
+la <i>quarta tribunizia podestà</i> di Filippo
+seniore, cioè nell'anno presente, deducono
+alcuni che il giovane Filippo, subito
+che fu creato <i>Cesare</i>, ottenne dal padre
+la <i>podestà tribunizia</i> nell'anno 244,
+e ch'egli nel presente fu promosso al
+sommo grado d'Imperadore Augusto.
+Ma il padre Harduino avrebbe trovato
+da dir contra di tal decreto, perchè, secondo
+lui, non si comunicava ad altri,
+ed era ritenuto per sè dall'imperador
+seniore il grado di <i>pontefice massimo</i>,
+che pur qui si mira goduto anche da <i>Filippo
+juniore</i>. Potrebbe parimente comparir
+della confusione nell'appellar esso
+<i>Filippo</i> COS. II. DES. COS., benchè
+sia certo ch'egli fu console per la prima
+volta in quest'anno, e disegnato console
+per la seconda nel seguente. Certamente
+può credersi non assai esattamente
+copiato quel decreto, e tanto più
+perchè con esso convien confrontarne un
+altro simile, che si legge nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 362, n. 1.]</span>,
+ed appartiene all'anno seguente.
+Quivi anche il <i>giovane Filippo</i> si trova
+appellato <i>Augusto</i>, ciò servendo a farci
+riconoscere per falsa l'iscrizione del
+Gudio. Similmente <i>Filippo juniore</i> porta
+il titolo di <i>pontefice massimo</i> al pari del
+padre; e però cade a terra la regola
+proposta dal padre Harduino. Quivi inoltre
+si dà al medesimo Filippo juniore
+la <i>seconda tribunizia podestà</i>, e, per conseguente,
+l'ottenne egli nell'anno presente,
+allorchè fu promosso alla dignità
+imperatoria, e non già allorchè venne
+creato <i>Cesare</i>, come voleva il padre Pagi.
+Con tal notizia s'accordano ancora
+varie monete rapportate dal Goltzio,
+e indarno credute false da esso, perchè
+discordi dalla sua opinione. Un riguardevol
+punto di storia è l'essersi sotto
+<span class="pagenum"><a name="Page_857" id="Page_857"></a>[857]</span>
+i <i>Filippi Augusti</i> celebrato l'anno millesimo
+della creduta fondazion di Roma,
+ma senza che apparisca chiaro se a questo
+anno o pure al seguente si debba riferire
+la gran festa, di cui fanno menzione
+gli storici antichi. Io ne parlerò al
+seguente anno. Abbiamo da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Breviar.]</span>
+che Filippo fece fare di là dal
+Tevere un lago, perchè quel paese penuriava
+troppo d'acqua. Ciò verisimilmente
+succedette in questi tempi.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLVIII" id="CCXLVIII"></a>CCXLVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> juniore imperad. 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Giulio Filippo</span> seniore <span class="sc">Augusto</span>
+per la terza volta e <span class="sc">Marco Giulio Filippo</span>
+juniore <span class="sc">Augusto</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Due son l'epoche della fondazion di
+Roma; l'una di Marco Varrone, secondo
+la quale nell'anno precedente correva
+l'anno millesimo d'essa fondazione;
+l'altra dei Fasti capitolini, e secondo
+questa cominciava a correre nel presente
+anno esso millesimo. Il giorno natalizio
+di Roma comunemente si credeva il
+dì 21 aprile. Fuor di dubbio è che questo
+millesimo s'incontrò sotto l'imperio
+dei due Filippi Augusti, e fu con somma
+magnificenza di giuochi e solazzi solennizzato.
+Stimarono il cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Epist. Consul.]</span>
+e il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> cominciato questo
+millesimo nell'aprile del precedente anno;
+il Petavio <span class="fnote">[Petavius, de Doctrin. Temp.]</span>, il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>,
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, il Bianchini <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas. Bibliothec.]</span> e il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Consular.]</span>
+riferirono esso millesimo all'anno
+presente. Si credono alcuni di
+poter conciliare insieme queste due opinioni
+<span class="pagenum"><a name="Page_858" id="Page_858"></a>[858]</span>
+con dire, ma senza pruova, che
+essendo durata la solennità dal dì 21
+aprile dell'anno precedente sino al dì
+21 d'esso mese del presente anno, si
+verifica che in amendue i suddetti anni
+si celebrò l'anno millesimo della fondazione
+di Roma. Contuttociò, se noi
+miriam le monete <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> rapportate dai varii
+scrittori, ci sembrerà accostarsi più
+al vero l'opinione di chi mette il principio
+d'esso millesimo nell'anno presente,
+perciocchè i <i>giuochi secolari</i> e il <i>secolo
+millenario</i> son qui enunziati colla tribunizia
+podestà V di Filippo seniore, cominciata
+nel marzo di quest'anno, e
+mentr'egli esercitava il <i>terzo consolato</i>,
+che parimente significa l'anno presente.
+Niuna memoria di ciò si trova nelle monete
+battute, correndo la quarta tribunizia
+podestà di Filippo. E però quando
+non si pruovi che tutte le feste allora
+fatte si ridussero ai soli ultimi giorni
+dell'anno millesimo, a noi resta giusto
+motivo di credere cominciato esso anno
+nell'aprile del presente. Abbiamo da
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, Histor., lib. 2, cap. 5.]</span> la descrizione de' giuochi
+secolari, e da Capitolino <span class="fnote">[Capitolinus, in Gordiano III.]</span> la notizia degli
+animali forestieri che comparvero nei
+combattimenti fatti allora nell'anfiteatro
+e nel circo: cioè elefanti XXXII, alci X,
+tigri X, leoni mansueti LX, un cavallo
+marino, un rinoceronte, X lioni bianchi,
+X cammelopardali, X asini selvatici,
+XL cavalli fieri, ed innumerabili altri diversi
+animali. Servì questa gran folla di
+fiere ai divertimenti del popolo romano,
+oltre ai giuochi circensi, ed oltre a mille
+paia di gladiatori mantenuti dal fisco.
+Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> anch'egli racconta che in
+questa solennità furono uccise innumerabili
+bestie nel circo magno, e che nel
+campo Marzio per tre dì e tre notti si
+fecero i giuochi teatrali. Aggiugne dipoi
+che in esso anno millesimo bruciò in
+Roma il teatro di Pompeo, e l'edifizio
+<span class="pagenum"><a name="Page_859" id="Page_859"></a>[859]</span>
+chiamato Cento Colonne, sontuoso portico
+di quella incomparabil città. In Roma
+pagana, anzi dovunque dominava la
+falsa religion degli dii viziosi <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span>, si lasciava
+da molti secoli il passaporto a
+quell'infame vizio per cui Sodoma e
+Gomorra perirono. V'erano abbominevoli
+scuole di questo, e il fisco ne ricavava
+un tributo. Avea tentato, siccome
+già osservammo, anche il buon imperadore
+Alessandro di rimediare a questa
+infamia. Non meno di lui fece conoscere
+l'Augusto Filippo il suo buon genio, perchè
+con editto pubblico vietò questa nefanda
+lussuria. E contuttochè Aurelio
+Vittore confessi l'obbrobriosa corruzion
+de' Romani gentili, con aggiugnere che
+la proibizione, in vece di estinguere tal
+pestilenza, maggiormente l'attizzò, dovuta
+nondimeno è la sua lode a questo
+imperadore, siccome quegli che dal canto
+suo non lasciò di perseguitare il vizio,
+ancorchè gli mancassero poi le forze e
+il tempo per isradicarlo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXLIX" id="CCXLIX"></a>CCXLIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXLIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Fabiano</span> papa 14.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Filippo</span> juniore imperad. 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Decio</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Emiliano</span> per la seconda volta
+e <span class="sc">Giunio Aquilino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Cominciarono a sconcertarsi, se non
+nell'anno antecedente, certo nel presente,
+gli affari di Filippo imperadore, non
+già per colpa di lui, perchè era buon
+uomo, nè facea male ad alcuno, e però
+fu creduto da alcuni che fosse cristiano;
+ma per le gravi imposte, motivo sempre
+di doglianze ai popoli, e perchè i governatori
+ed uffiziali da lui posti nelle provincie,
+o non sapeano governare, o troppo
+voleano governare; perlochè erano odiati
+dai soldati e dai popoli. Essendo
+governatore della Soria <i>Prisco</i> fratello
+di <i>Filippo Augusto</i>, e rendutosi egli oramai
+<span class="pagenum"><a name="Page_860" id="Page_860"></a>[860]</span>
+insoffribile, si fece in quelle parti
+una sedizione <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 20.]</span>, e fu proclamato Imperadore
+un certo <i>Papiano</i>, di cui perì
+tosto la memoria, perchè fu ucciso. Fa
+menzione Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span> sotto l'imperio
+di Decio successor di Filippo di
+un <i>Jotapiano</i> che aspirò all'imperio in
+quelle parti, per essere, diceva egli, parente
+di Alessandro. Verisimilmente costui
+è il medesimo che presso Zosimo
+porta il nome di <i>Papiano</i>, e come un
+fungo fece la comparsa d'imperadore
+sotto Filippo. Ne' medesimi tempi nella
+Mesia e Pannonia, governate allora da
+<i>Severiano</i> suocero di Filippo, succedette
+un'altra sedizione, per cui alquanti di
+quei popoli e soldati acclamarono Imperadore
+un certo <i>Marino</i> centurione, o
+qualche cosa di più in quelle armate,
+che si crede chiamato in alcune medaglie
+(se di sicura antichità, non so) <i>Publio
+Carvilio Marino</i> <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarb., in Numism. Imp.]</span>. Portate queste
+nuove a Roma, alterossi forte l'Augusto
+Filippo, sì pel timore che l'incendio
+crescesse, e sì perchè amava la quiete
+per sè stesso, e la lasciava godere agli
+altri. Andossene al senato per pregarlo
+di aiuto in sì gravi congiunture, e disse
+ancora, se dispiaceva il suo governo, di
+esser pronto a deporre l'augusto suo
+ministero. Parevano legate le lingue di
+cadaun senatore, ma in fine <i>Decio</i>, un
+di essi, per nobiltà di sangue e per molte
+belle doti personaggio assai riguardevole,
+si alzò e disse che non v'era
+motivo di tremare per quelle novità,
+perchè fatte da persone mancanti di nobiltà,
+di seguito e di mezzi per sostenersi;
+e che perciò avesse un po' di pazienza,
+perchè non tarderebbono a svanire
+quei fantasmi d'imperadori. Così fu:
+anche a <i>Marino</i> s'intese fra poco tolta
+la vita. Ma non cessando in Filippo la
+paura di altri simili sconcerti, perchè
+sapea quanto mal animo nudrissero i
+soldati verso dei loro uffiziali, gli cadde
+<span class="pagenum"><a name="Page_861" id="Page_861"></a>[861]</span>
+in mente di spedir nella Mesia e Pannonia
+per governatore un uomo di vaglia,
+e mise gli occhi addosso al suddetto <i>Decio</i>.
+Questi si scusò per quanto potè; ma
+cotanto Filippo il pregò, e quasi lo sforzò,
+che, benchè contra sua voglia, accettò
+quell'impiego, ed andò <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 21.]</span>. All'arrivo
+suo rimasero ben confuse e turbate
+quelle milizie, giudicando non per altro
+essere stato mandato <i>Decio</i> colà che per
+dare un esemplar gastigo a chi avea avuta
+mano nella ribellione. Furono a
+consiglio, e tanto per esentarsi dal di
+lui rigore, quanto per precautarsi all'avvenire,
+determinarono di crear <i>Imperadore</i>
+il medesimo <i>Decio</i>, in cui riconoscevano
+tutte le doti convenevoli per sì
+eccelsa dignità. Se senza saputa di lui,
+Dio lo sa. Presentatisi dunque all'improvviso
+a Decio, con alte voci lo acclamarono
+Imperadore, e gli misero addosso
+la porpora. Non mancò egli di
+fare ogni possibil resistenza a questa
+novità, parlando, per quanto si crede, di
+cuore, a fine di scuotere quella nobilissima
+sì, ma pericolosa soma; nulladimeno
+per le minaccie de' soldati, che
+misero mano alle spade, gli convenne
+quetarsi.
+</p>
+
+<p>
+Per attestato di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>, scrisse
+<i>Decio</i> delle lettere segrete a <i>Filippo</i>, adducendo
+in sua scusa la violenza a lui
+fatta, ed assicurandolo che verrebbe a
+Roma, e deporrebbe la porpora. Ma Filippo
+Augusto punto non si fidò di queste
+parole, credute da lui trappole, perchè
+persuaso che Decio avesse tramata
+d'accordo la ribellione ed esaltazione
+sua <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviario.]</span>. Raunata perciò una poderosa
+armata, ancorchè la sua età e la poca
+sanità potessero dissuadergli l'andare,
+pure, lasciato il figliuolo Augusto al governo
+di Roma, s'inviò in persona contra
+di Decio, il quale colle sue soldatesche
+s'era già messo in viaggio alla volta
+dell'Italia. Restarono in Roma tanti
+<span class="pagenum"><a name="Page_862" id="Page_862"></a>[862]</span>
+pretoriani che bastassero alla difesa del
+figlio <span class="fnote">[Eutrop., in Epitome Histor. Roman.]</span>, Incontraronsi le due nemiche
+armate nelle campagne di Verona; superiore
+era di numero e di forze quella
+di Filippo; ciò non ostante, il valore e
+la buona condotta di Decio fecero piegar
+la vittoria in suo favore. Zosimo e
+Zonara scrivono che nel calore di quella
+battaglia restò ucciso <i>Filippo</i>; Eutropio,
+Aurelio Vittore ed Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span> il
+fanno trucidato in Verona, mettendo
+forse la città per denotare il territorio.
+Fu inviata la di lui testa a Roma, dove
+i soldati non tardarono ad uccider anche
+il giovinetto <i>Filippo Augusto</i>, il quale,
+per testimonianza di Aurelio Vittore, si
+trovava allora in età di dodici anni, di
+naturale sì severo e malinconico, che
+dopo i primi suoi cinque anni per qualunque
+spettacolo o facezia non fu mai
+veduto ridere; e perchè ne' giuochi secolari
+avea osservato il padre imperadore
+sbardellatamente ridere, con volto corruccioso
+il guatò. Spropositato racconto
+è quello della Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chronicon Paschale, tom. II Histor.
+Byzantin.]</span>,
+dove si narra che il giovine Filippo,
+rappresentato vivente anche sotto Gallo e
+Volusiano, con felicità fece molte guerre,
+finchè combattendo contra ai Gepidi
+cade da cavallo, e si ruppe una costa:
+laonde portato a Roma, quivi terminò i
+i suoi dì in età di quarantacinque anni. Ma
+io ho osservato altrove <span class="fnote">[Antiquit. Italicar.]</span> che abbiam
+quella cronica di mano di Andrea Darmario
+greco impostore. Forse in vece di <i>Filippo</i>,
+si dee scrivere <i>Decio juniore</i>, benchè
+nè pur ciò si accordi colla vera storia.
+Si accorda bensì colla verità quanto è
+ivi scritto intorno all'avere Filippo seniore
+istituite alcune compagnie di giovani
+scelti per le guardie del corpo.
+Nella iscrizione da me pubblicata <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 362.]</span>, di
+cui feci menzione di sopra, si vede che
+erano dieci <i>coorti</i> appellate <i>filippiane</i>.
+<span class="pagenum"><a name="Page_863" id="Page_863"></a>[863]</span>
+L'anno, in cui restò abbreviata la vita
+a questi due imperadori, è senza fallo
+il presente: il mese e il giorno sono incerti.
+Si può stare all'opinione del padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> che mette la lor morte circa il
+mese di luglio, giacchè abbiamo una legge
+di <i>Filippo</i>, data nel dì 19 di giugno
+sotto questi consoli, e un'altra di Decio
+suo successore, data nel dì 19 di ottobre
+parimente nel presente anno. Parlerò
+di esso <i>Decio</i> nell'anno seguente. Nè si
+dee tacere che, regnando i due Filippi
+Augusti <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 6, cap. 41.]</span>, si suscitò in Alessandria,
+probabilmente nell'anno precedente, una
+persecuzione contra de' cristiani, mossa
+non già per ordine o editto alcuno di
+essi imperadori, ma per la malignità di
+que' cittadini pagani, facili ai tumulti, e
+che miravano sempre di mal occhio i
+seguaci di Gesù Cristo. Ne fa menzione
+<i>san Dionisio</i>, vescovo celebre di quella
+gran città, che fioriva in questi tempi,
+siccome ancora fiorì <i>Origene</i>, scrittore
+di gran nome, ma non egualmente glorioso
+nella Chiesa di Dio. In quest'anno
+ancora, ovvero nel precedente, fu creato
+vescovo di Cartagine l'insigne martire
+e scrittore sacro <i>san Cipriano</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCL" id="CCL"></a>CCL</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCL</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cornelio</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Decio</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Messio Quinto Traiano Decio Augusto</span>
+per la seconda volta e <span class="sc">Massimo
+Grato</span>.
+</p>
+
+<p>
+Essendo perite le vite dei due <i>Filippi</i>,
+dei <i>Decii</i>, e di <i>Gallo</i> e di <i>Volusiano</i>, già
+scritte da Trebellio Pollione, la storia di
+questi tempi resta troppo smunta ed involta
+in molte tenebre, di maniera che
+si stenta a distinguere le persone e i fatti
+d'allora. <i>Decio</i>, che dopo la caduta dei
+due Filippi restò solo imperadore, si
+trova ne' marmi e nelle monete appellato
+<span class="pagenum"><a name="Page_864" id="Page_864"></a>[864]</span>
+<i>Caio Messio Quinto Traiano Decio</i>.
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 21.]</span>, storico pagano e nemico dichiarato
+de' cristiani, cel rappresenta
+personaggio di molta nobiltà ed ornato
+di tutte le virtù. Tale principalmente
+dovette sembrare a lui, perchè trovò in
+questo Augusto un fiero persecutore della
+religion di Cristo. Era egli nato nel
+borgo di Bubalia o Budalia del territorio
+di Sirmio nella Pannonia inferiore,
+il qual luogo ci difficulta di credere tanta
+nobiltà, quanta gliene dà Zosimo. Secondo
+Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviario.]</span>, potea egli allora
+essere in età di circa quarantasette
+anni. Anche Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Epitome.]</span>, pagano al pari
+di Zosimo, cel descrive per uomo ornato
+di tutte le virtù, mansueto, placido,
+che vivea senza fasto, che nell'armi era
+bravissimo. Quali onorevoli impieghi avesse
+egli prima esercitati, nol dice la
+storia. Certo è ch'egli era dell'ordine
+senatorio. Benchè poi non si sappia con
+evidenza, pure si tien comunemente che
+moglie di Decio fosse <i>Erennia Etruscilla
+Augusta</i>, di cui resta memoria nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>;
+e il nome di un figliuolo di <i>Decio</i>
+serve a confermarlo; imperciocchè il
+primogenito suo portava il nome di <i>Quinto
+Erennio Etrusco Messio Decio</i>, e questi
+fu dal padre Augusto nell'anno precedente
+fregiato col titolo di <i>Cesare</i>. Un
+altro suo figliuolo, per nome <i>Caio Valente
+Hostiliano Messio Quinto Decio</i>, conseguì
+anch'esso il nome e la dignità cesarea.
+Che Decio avesse due altri figliuoli appellati
+<i>Etrusco</i> e <i>Traiano</i>, l'hanno creduto
+alcuni, ma senza pruove valevoli a riportarne
+il comune assenso. Ora <i>Decio
+imperadore</i>, secondo lo stile de' nuovi
+imperadori, prese il consolato nelle prime
+calende di gennaio dell'imperio suo.
+Perchè egli si truova in alcune antiche
+memorie chiamato CONSUL II, perciò
+si crede che in alcuno dei precedenti
+anni egli fosse stato console sostituito.
+<span class="pagenum"><a name="Page_865" id="Page_865"></a>[865]</span>
+Se alcuna riguardevol impresa, se verun
+utile regolamento facesse questo
+novello Augusto ne' primi tempi del suo
+governo, non v'ha storia, non v'ha iscrizione
+od altra memoria che ce l'insegni.
+Quel solo detestabil fatto spettante
+all'anno presente, di cui s'hanno
+parecchi insigni contemporanei testimoni
+nella storia ecclesiastica, fu la fiera
+persecuzione da lui mossa contro del
+Cristianesimo, per la quale stranamente
+restò sconvolta la Chiesa di Dio, ed
+innumerabili Cristiani lasciarono gloriosamente
+la vita nei tormenti e sotto
+le scuri.
+</p>
+
+<p>
+Correvano già trentotto anni dopo
+la morte di Severo imperadore, che i
+Cristiani universalmente godevano pace,
+ancorchè non mancassero de' mali ministri
+e governatori, che or qua or là
+infierissero contra di chi professava la
+legge di Cristo. Alcuni degli stessi imperadori
+erano stati favorevoli a questa
+santa religione, con essersi per ciò diffusa
+e mirabilmente moltiplicata per la
+terra la semente evangelica, e il numero
+de' fedeli divenuta innumerabile; quando
+l'imperador Decio, quel descritto sì
+<i>placido</i> da Aurelio Vittore, prese a perseguitar
+apertamente chiunque nemico
+si scopriva degl'idoli ed adorava il vero
+Creatore e Salvatore del mondo, con
+editti crudeli che furono sparsi per tutto
+l'imperio romano e più barbaramente
+eseguiti dove maggior copia di fedeli
+si trovava. Altro io non dirò di questo
+gran flagello della Chiesa di Dio, per cui
+nelle antiche storie e memorie dei Cristiani
+<i>Decio</i> si acquistò il nome d'uno
+de' più cattivi principi di Roma. Son da
+vedere intorno a ciò l'opere di san Cipriano
+allora vivente, Eusebio Cesariense,
+Lattanzio, Orosio, gli Annali del Baronio,
+gli Atti de' Bollandisti e le Memorie
+del Tillemont. Quel solo che a me conviene
+di ricordar qui, si è essere stato
+uno de' primi a far pruova della crudeltà
+di Decio <i>san Fabiano</i> papa, il quale nell'anno
+presente, con ricevere la corona
+<span class="pagenum"><a name="Page_866" id="Page_866"></a>[866]</span>
+del martirio, passò a miglior vita. Suo
+successore nella sedia di san Pietro, ma
+dopo molte difficultà, fu <i>Cornelio</i>, uno
+dei più insigni pontefici della Chiesa di
+Dio. Intanto <i>Decio</i> sen venne a Roma,
+dove altro non si sa ch'egli facesse, se
+non un bagno, di cui parla Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., Epitome Hist. Rom.]</span>.
+Ma s'egli mosse guerra al popolo cristiano,
+Dio permise che nè pur egli
+godesse, pel poco tempo che visse e regnò,
+pace nell'imperio. Sotto di lui cominciò
+a rinvigorirsi la potenza dei barbari,
+e a rendersi familiari nel romano
+imperio la sedizione e rivoluzion degli
+stati. Giordano storico <span class="fnote">[Jordan., De Rebus Geticis, cap. 19.]</span>, corrottamente
+appellato Giornande, benchè scrittore a
+cui non mancavano favole, pure si può
+credere che ci abbia conservata qualche
+verità in un racconto spettante a
+questi tempi. Scrive egli adunque che
+<i>Cniva</i> re dei Goti, avendo diviso l'armata
+sua in due corpi, spinse il minore
+contro la Mesia romana; ed egli coll'altro
+consistente in settantamila combattenti,
+andò per assediare Eustesio, chiamato
+Novi, città della Mesia alle rive
+del Danubio. Ne fu respinto da <i>Gallo</i> comandante
+dell'armi romane. Passò a
+Nicopoli, città fabbricata da Traiano
+presso quel fiume; e sopravvenendo <i>Decio
+imperadore</i>, anche di là fu costretto
+a ritirarsi. Forse nell'anno precedente,
+trovandosi Decio Augusto in quelle parti,
+succedette questa irruzion de' Goti:
+o pure, se fu nel presente, parrebbe
+che Giordano col nome di Decio imperadore
+significar volesse <i>Decio Cesare</i> di
+lui figliuolo, il quale verisimilmente fu
+lasciato o mandato dal padre per opporsi
+ai tentativi di que' barbari. Passò
+Cniva il monte Emo, con disegno di assediar
+Filippopoli, città della Tracia, che
+alcuni credono fabbricata da Filippo
+imperadore, ma che più anticamente
+portò questo nome. Per soccorrere questa
+città, anche Decio passò l'Emo, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_867" id="Page_867"></a>[867]</span>
+venne a postarsi a Berea. Cniva all'improvviso
+gli piombò addosso, e gli diede
+tale spelazzata, che Decio fuggendo si
+ricoverò in Italia, restando al comando
+di quell'armi <i>Gallo</i>, il quale si studiò di
+riparar le perdite fatte dai Romani. In
+alcune medaglie, rapportate dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>
+sotto questo anno, si truova
+DACIA CAPTA, DACIA FELIX; ma senza
+che si sappia qual guerra sia questa,
+e nè pure se al presente anno o al precedente
+appartengano queste medaglie.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLI" id="CCLI"></a>CCLI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cornelio</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Decio</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Treboniano Gallo</span> imper. 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Hostiliano Decio</span> imper. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Messio Quinto Traiano Decio Augusto</span>
+per la terza volta e <span class="sc">Quinto Herennio
+Etrusco Decio Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non so ben dire se nel precedente
+o nel presente anno i Goti, senza dubbio
+quegli stessi che da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]</span> son
+chiamati Sciti, o vogliamo dire Tartari,
+assediassero la città di Filippopoli nella
+Tracia. Quel che è certo, per testimonianza
+non men di esso Zosimo che di
+Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 18.]</span>, s'impadronirono quei barbari
+dopo lungo assedio di quella città;
+e, se scrive il vero Ammiano <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, Hist., lib. 31.]</span>, vi passarono
+a fil di spada centomila persone.
+Zosimo e Giordano non parlano se non
+di una gran copia di prigioni fatta nell'acquisto
+d'essa città. O sia che <i>Lucio
+Prisco</i> (forse fratello del già Filippo imperadore)
+fosse governatore di Filippopoli,
+o pure ch'egli fosse presidente della
+Macedonia, nella qual provincia si stesero
+i rapaci vincitori Goti: noi abbiamo
+da Giordano e da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Zonaras, in
+Annalibus.]</span> che
+<span class="pagenum"><a name="Page_868" id="Page_868"></a>[868]</span>
+costui, unitosi con essi Goti, prese il titolo
+d'<i>imperadore</i>, volgendo l'armi contra
+dei <i>Decii</i>. E sembra che san Cipriano <span class="fnote">[Cyprian., Epistola 52.]</span>
+avesse conoscenza di lui. Ma
+costui, dichiarato pubblico nemico dal
+senato romano, stette poco ad essere
+ucciso. Noi qui certamente ci troviamo
+in folte nebbie di storia, essendovi altri
+che credono preso questo titolo da <i>Prisco</i>
+solamente dopo la morte dei medesimi
+<i>Decii</i>, e restando una gran confusione
+nell'assegnare i successori e i tiranni insorti
+dopo di loro. Intanto non si mette
+in dubbio il funesto fine dei <i>Decii</i>, benchè
+le circostanze del medesimo sieno varie
+e discordi presso gli antichi scrittori. I
+fortunati progressi adunque dei Goti,
+e l'innalzamento, se pure è vero, di <i>Prisco</i>,
+fecero che Decio seniore giudicò
+necessaria la sua presenza nella Mesia
+e Macedonia per liberar dai Barbari
+quelle provincie. Se in quelle parti non
+era già il figliuolo <i>Erennio Etrusco Decio</i>,
+seco andò nel presente; e trovandosi
+qualche medaglia <span class="fnote">[Mediob., Numism. Imper.]</span>, in cui esso si vede
+appellato <i>Augusto</i>, credesi che in tal congiuntura
+egli fosse dichiarato <i>imperadore</i>
+e collega nell'imperio dal padre. Marciarono
+i due Augusti Decii contra dei
+Goti con esercito poderoso, e, secondo
+Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, gl'incalzarono sì valorosamente,
+che li fecero ritirar nel loro paese.
+Alcuni vogliono <span class="fnote">[Aurelius Victor. Eutropius.]</span> che Decio gl'inseguisse
+di là dal Danubio; ma più
+verisimile sembra che di qua da esso
+fiume egli venisse con loro alle mani. In
+quel conflitto il <i>giovane Decio</i>, per quanto
+s'ha da Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 18.]</span>, trafitto dalle
+frecce gotiche, perì: il che disanimò lo
+esercito romano <span class="fnote">[Eutrop., in Epitome.]</span>. Ma il <i>vecchio Decio</i>
+fece loro coraggio, con dire che la perdita
+di un solo soldato nulla era alla
+potenza romana: dopo di che alla
+disperata si spinse contra de' Barbari,
+<span class="pagenum"><a name="Page_869" id="Page_869"></a>[869]</span>
+cercando o morte o vendetta. Trovò appunto
+la morte, circondato ed oppresso
+da' nemici.
+</p>
+
+<p>
+Ma Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]</span> ci vorrebbe far credere
+che Gallo, generale de' medesimi
+Decii, per ingordigia dell'imperio, segretamente
+se l'intendesse coi Goti, e per
+mezzo loro arrivasse ad atterrar questi
+due regnanti. Per consiglio d'esso Gallo,
+dice esso Zosimo, si misero essi Goti
+in battaglia dietro una palude; ed allorchè
+Decio ebbe poste in fuga e sconfitte
+le due prime loro schiere, volendo dar
+addosso alla terza, s'inoltrò col figliuolo
+nella palude, dove amendue impantanati
+ed esposti alle frecce de' Barbari,
+insieme col loro seguito perirono. Secondo
+Vittore Zonara, nè pur furono
+trovati, non che seppelliti, i loro cadaveri;
+e ciò espressamente vien confermato
+da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecutor.]</span> nel suo trattato delle
+morti de' persecutori della religione di
+Cristo. Certamente tutti gli antichi <span class="fnote">[Cyprianus, Epist. ad Demetr. Eusebius,
+Orat. Constantin., cap. 24. Hieronym., Commentar.
+in Zachar., cap. 14.]</span>
+cristiani riconobbero per un colpo della
+mano di Dio la presta ed ignominiosa
+morte di <i>Decio</i>, nemico dichiarato dei
+seguaci di Gesù Cristo: gastigo toccato
+anche prima e di poi a qualunque principe
+romano che apertamente volle muover
+guerra ad una religione santa, che
+Dio volea al loro dispetto piantata e dilatata
+sulla terra. Il luogo della morte dei
+due Decii resta tuttavia dubbioso, o, per
+meglio dire, ignoto. Costantino il Grande
+in una sua orazione presso Eusebio
+sembra tenerlo morto nel paese dei Goti,
+e di là dal Danubio; altri di qua; alcuni
+nella Mesia, ed altri nella Tracia. Danno
+il nome di Abirto o Abritto a quel sito;
+e Giordano attesta che tuttavia restava
+un luogo, chiamato Altare di Decio, dov'egli
+sagrificò prima di far quella giornata.
+Ma niuno ora sa additare in qual
+provincia e territorio fosse tal luogo. Si
+<span class="pagenum"><a name="Page_870" id="Page_870"></a>[870]</span>
+disputa ancora intorno al tempo, in cui
+perirono i due Decii. V'ha <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastas.]</span> chi crede
+ciò succeduto circa il mese di giugno <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>,
+ed altri negli ultimi due mesi dell'anno
+presente. Abbiamo da Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Valerian.]</span>,
+che essendo consoli i due <i>Decii</i>
+(adunque nell'anno corrente), vennero
+al senato romano lettere ed ordini di
+Decio, di eleggere un censore, uffizio da
+gran tempo dimesso in Roma. Il pretore,
+giacchè amendue i consoli, cioè i due
+Augusti Decii, erano assenti, nel dì 27
+di ottobre propose l'affare, e di comune
+consentimento fu eletto censore per la
+sua rara probità <i>Valeriano</i>, il qual poi
+divenne imperadore. Trovavasi questi
+coll'imperadore all'armata nella Tracia
+e nella Mesia, come io credo, e non già
+in Roma, come pensò il padre Pagi. Informato
+Decio del senatusconsulto, fece
+chiamar Valeriano, ed in piena assemblea
+il dichiarò censore, con ispiegare la di
+lui autorità che era amplissima. Cioè
+poteva egli determinare chi dovea aver
+luogo in senato; ridurre all'antico stato
+l'ordine equestre; modificare o confermare
+i tributi e i dazii; far nuove leggi;
+riformar le milizie, e giudicar tutte le
+cause de' palatini, de' giudici e dei prefetti,
+a riserva dei consoli ordinarii, del prefetto
+di Roma e del re delle cose sacre,
+e della primaria vergine vestale, se pur
+essa conservava illesa la pudicizia. Ma
+<i>Valeriano</i>, alzatosi in piedi, pregò l'Augusto
+Decio di averlo per iscusato, se
+non poteva accettar questo carico, perchè
+questo apparteneva a chi godeva il grado
+d'imperadore, ed erano venuti tempi,
+nei quali niuna persona privata potea
+promettersi tal forza da farsi ubbidire, e
+così andò in nulla il disegno. Ma se nel
+dì 27 di ottobre <i>Decio</i> tuttavia regnava,
+e se noi vedremo <i>Gallo</i> suo successore
+Augusto nelle calende seguenti di gennaio,
+vegniamo insieme a scorgere che
+nel novembre o dicembre di quest'anno
+<span class="pagenum"><a name="Page_871" id="Page_871"></a>[871]</span>
+dovettero i due Decii perdere la vita e lo
+imperio. Quel che succedesse dopo la lor
+morte, sarà accennato all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLII" id="CCLII"></a>CCLII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="6">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Cornelio</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Treboniano Gallo</span> imp. 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Hostiliano Decio</span> imp. 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Volusiano Gallo</span> imp. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Treboniano Gallo Augusto</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Caio Vibio Volusiano
+Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Divulgata la morte dei due Decii, le
+armate della Mesia e della Tracia poco
+stettero a proclamar Imperadore <i>Caio
+Treboniano Gallo</i> lor generale, a cui forse
+indebitamente fu attribuito da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]</span>
+il tradimento fatto ai due Decii.
+Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Breviar.]</span> scrive, essere stato il
+traditore un Bruto. Di che paese fosse
+il suddetto Treboniano Gallo, nol sappiamo,
+se non che, al dir di Vittore, sembra
+nato nell'isola delle Gerbe sulle coste
+dell'Africa. Perchè egli avendo preso,
+secondo lo stile degli altri nuovi Augusti,
+il consolato in quest'anno <span class="fnote">[Reland., in Fast. Consul.]</span>, si trova
+in un'iscrizione e in alcuni fasti
+<i>console per la seconda volta</i>, da ciò, si
+argomenta esser egli stato console sustituito
+in alcuno degli anni addietro. Il
+grado di generale dell'armi, che dicemmo
+sostenuto da lui, gli facilitò quello di
+imperadore. Aveva egli un figliuolo, appellato
+<i>Caio Vibio Gallo Volusiano</i>, cui
+diede immediatamente il titolo di <i>Cesare</i>.
+Ma affinchè non nascesse o già nato si
+smorzasse il sospetto ch'egli avesse tenuta
+mano all'obbrobriosa morte dei
+Decii, si mostrò amantissimo della lor
+memoria, parlandone sempre con lode
+e riverenza; volle ancora o pure acconsentì
+che amendue fossero, secondo la
+stolta persuasione del gentilesimo, deificati.
+<span class="pagenum"><a name="Page_872" id="Page_872"></a>[872]</span>
+Vi restava un altro figliuolo di Decio
+seniore, cioè <i>Caio Valente Hostiliano
+Messio Quinto Decio</i>, già dichiarato <i>Cesare</i>
+dal padre. Gallo, non tanto per farsi
+sempre più credere ben affetto alla memoria
+di esso Decio, quanto per timore
+che questo di lui figliuolo, spalleggiato
+dai soldati, potesse prorompere in qualche
+sedizione, spontaneamente il dichiarò
+<i>Augusto</i> e collega suo nell'imperio,
+aspettando più proprio tempo per liberarsi
+da lui. Disegnò ancora sè stesso
+console col figliuolo <i>Volusiano</i> per l'anno
+presente. Di tutto questo, accaduto nell'anno
+addietro, spedì egli l'avviso a
+Roma, e il senato niuna difficoltà mostrò
+ad approvarlo.
+</p>
+
+<p>
+Noi troviamo circa questi tempi varii
+altri imperadori o tiranni, senza poterne
+ben chiaramente distinguere l'innalzamento
+e i luoghi, dove fecero la loro
+breve comparsa e caddero. Di un <i>Giulio
+Valente</i>, che usurpò la porpora imperiale,
+parla Aurelio Vittore, con dir appena
+partito da Roma Decio, che costui occupò
+il trono, e fu in breve punita la sua
+temerità colla morte. Ma Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 19.]</span>,
+che merita qui maggior fede,
+asserisce che costui per pochi giorni fece
+la figura d'imperadore, non in Roma o
+in Italia, ma nell'Illirico, e quivi fu ucciso.
+E forse il movimento suo accadde
+dappoichè i due Decii avevano cessato
+di vivere. Vedesi tuttavia una medaglia <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>,
+felicemente, se pur è vero, disotterrata,
+in cui vien fatta menzione di
+<i>Marco Aufidio Perpenna Liciniano imperadore
+Augusto</i>, confuso da Vittore ora
+con <i>Valente</i> ed ora con <i>Hostiliano</i>. Il
+padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> è di parere che costui,
+vivente Decio, formasse la sua cospirazione,
+e, preso il nome d'Augusto nelle
+Gallie, quivi da esso Decio restasse soffocato,
+scrivendo Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Epitome.]</span> ch'esso
+<span class="pagenum"><a name="Page_873" id="Page_873"></a>[873]</span>
+Decio, prima di portar l'armi contra dei
+Goti, estinse una guerra civile insorta
+nelle Gallie. È plausibile la di lui conghiettura,
+ma non esente da dubbii. Torniamo
+ora a <i>Treboniano Gallo</i>, riconosciuto
+imperadore anche dal senato romano.
+Le prime sue occupazioni furono
+quelle di stabilir pace coi Goti, comperandola
+nondimeno con vergognose
+condizioni <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 24.]</span>; perchè non solamente
+permise loro di tornarsene alle loro
+contrade di là dal Danubio con tutto il
+bottino fatto sulle terre romane, e senza
+prendersi cura di riscattare, o far rilasciare
+gran copia di Romani, anche nobili,
+fatti prigioni nella presa di Filippopoli;
+ma eziandio si obbligò di pagar da lì innanzi
+un certo tributo annuale a quei
+Barbari, affinchè non inquietassero lo
+imperio romano. Non fu però Gallo il
+primo ad avvilir la maestà romana con
+simili patti. L'esempio gliene avea dato
+Domiziano, e probabilmente altri debili
+Augusti aveano fatto lo stesso. Dopo di
+che, come s'egli avesse con tali prodezze
+meritato il trionfo, se ne venne probabilmente
+nella primavera di quest'anno a
+Roma, tutto spirante gloria ed assai contento
+di sè stesso. Forse perchè i sacerdoti
+pagani o il senato zelante della
+conservazione de' suoi falsi dii, fecero
+nuove istanze anche a Gallo, certo è
+che la persecuzion de' cristiani, alquanto
+rallentata, e fors'anche cessata negli ultimi
+mesi dell'anno precedente e nei
+primi del corrente, si rinnovellò; e per
+tutte le provincie si attese ad infierire
+contro i cristiani che ricusavano di sagrificare
+agli abborriti numi della gentilità.
+Son qui da vedere le nobilissime lettere
+e gli opuscoli di san Cipriano <span class="fnote">[SS. Cyprian. et Cornel., in Epistolis.]</span> e di
+san <i>Cornelio</i> papa, il qual ultimo, per
+cagione di tal persecuzione, fu mandato
+in esilio, e poi coronato col martirio. Al
+governo della Chiesa romana fu sustituito
+<i>Lucio</i> papa, il quale dovette anche
+egli da lì a qualche tempo sofferire l'esilio.
+<span class="pagenum"><a name="Page_874" id="Page_874"></a>[874]</span>
+Ma Iddio non cessò di flagellar con
+nuovi gastighi questi principi nemici del
+popolo suo eletto, cominciando con una
+delle più terribili e lunghe pestilenze che
+mai passeggiassero sulla terra. Si andò
+essa stendendo a poco a poco per tutte
+le provincie del romano imperio <span class="fnote">[Eutrop. Eusebius. Sanctus Cyprianus,
+et alii.]</span>, facendo
+dappertutto una fiera strage. Se
+crediamo ad Augusto Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Brev.]</span>, <i>Hostiliano
+Augusto</i>, già figliuolo di <i>Decio imperadore</i>,
+colto da questa infezione, terminò
+i suoi giorni. Ma Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 25.]</span> pretende
+che <i>Gallo imperadore</i>, sospettando che
+questo collega, da chi amava la memoria
+del di lui padre Decio, fosse un dì portato
+troppo innanzi con pericolo della
+propria dignità, il facesse a tradimento
+levare dal mondo, fingendo verisimilmente
+che fosse morto di peste. Dopo la cui
+morte egli dichiarò Augusto il suo figliuolo
+<i>Gallo Volusiano</i>, il quale nelle iscrizioni <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 253.]</span>
+è chiamato <i>Caio Vibio Affinio
+Gallo Veldumiano Volusiano</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLIII" id="CCLIII"></a>CCLIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="6">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Lucio</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Treboniano Gallo</span> imp. 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallo Volusiano</span> imp. 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Vibio Volusiano Gallo Augusto</span>
+per la seconda volta, e <span class="sc">Massimo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo console vien chiamato da
+alcuni <i>Marco Valerio Massimo</i>. Perchè
+non ne ho veduto finora le prove, io
+m' attengo a chi solamente l'appella <i>Massimo</i> <span class="fnote">[Aurelius Victor, Syncellus et alii.]</span>.
+Sembra che il Governo di <i>Gallo
+Augusto</i> fosse assai dolce, e ch'egli, usando
+maniere popolari e placide, si studiasse
+di farsi amare da ognuno, fuorchè
+da' cristiani. Ma l'essersi tanto egli che
+<span class="pagenum"><a name="Page_875" id="Page_875"></a>[875]</span>
+il figliuolo dati al lusso e alle delizie <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 16.]</span>,
+li faceva disprezzar dalla gente; e la loro
+negligenza e poca applicazione al governo
+incoraggi di molto i Barbari, per assalire
+e malmenare le provincia del romano
+imperio. Finalmente l'ira di Dio stava
+addosso ad un principe che mossa avea
+anch'esso guerra ai cristiani, i quali
+pure erano i migliori de' sudditi suoi.
+Durando dunque l'orrido flagello della
+peste, s'aggiunse ai mali la irruzion degli
+Sciti, cioè de' Goti, Carpi, Borani, o
+sieno Burgondi, e d' altre nazioni tartare,
+nella Mesia, Tracia, Macedonia e
+Grecia sino al mare Adriatico. Inesplicabili
+furono i saccheggi da lor fatti, le
+città non fortificate, ed alcune ancora
+delle forti si videro soccombere al loro
+furore; ed intanto Gallo in Roma si dava
+bel tempo. Comandava in questi tempi
+l'armi romane nella Pannonia <i>Marco
+Giulio Emiliano</i>. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span> gli
+dà il nome di <i>Emilio Emiliano</i>. Questi,
+secondo che racconta Zosimo, animati
+i suoi soldati, diede addosso agli a Sciti, e
+gli riuscì di sconfiggerli e d'incalzarli fin
+dentro ai loro paesi. Questa vittoria cagion
+fu che l'esercito suo il proclamò
+<i>imperadore</i>. Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 19. Eutropius,
+in Breviar. Aurelius Victor, ibid.]</span> solamente scrive
+che <i>Emiliano</i>, considerati i gravissimi
+danni recati allora dai Barbari alle terre
+romane, e la trascuratezza di Gallo e di
+Volusiano Augusti, fece conoscere alle sue
+milizie la necessità di aver un imperadore
+di petto da opporre all'insolenza
+de' Goti: dal che venne (per suggestione
+certo di lui) che quell'armata si accordò
+a crearlo imperadore. Ch'egli ripulsasse,
+o avesse già ripulsati i Barbari, o pure
+ch'egli facesse qualche tregua con loro,
+si potrebbe argomentar dal sapere che
+egli s'incamminò a gran giornate verso
+l'Italia, senza far caso d'essi. Ma forse
+ciò avvenne perchè, secondo Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 16.]</span>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_876" id="Page_876"></a>[876]</span>
+que' Barbari, rivolte le loro scorrerie
+verso l'Asia, arrivarono ad Efeso, e desertarono
+poi tutta la Cappadocia. Allora
+fu che si svegliò <i>Gallo</i>, e raunate quelle
+forze che potè nell'angustia del tempo,
+marciò contra di <i>Emiliano</i>, non solamente
+entrato nell'Italia, ma anche giunto
+nell'Umbria. Furono a fronte le due
+armate a Terni, secondo l'asserzione di
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epit.]</span> e di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span>, o pure al
+foro di Flaminio, città da gran tempo
+distrutta, e posta allora ai confini di Foligno,
+come si ha da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic. Syncellus, Chronogr.]</span>. Ma le
+soldatesche di Gallo, snervate dalle delizie
+di Roma, non poteano competere con
+quelle di Emiliano, il quale ebbe anche
+l'avvertenza di subornarle con far correre
+secretamente fra loro la promessa
+di un gran regalo. Il perchè i due imperadori
+<i>Treboniano Gallo</i> e <i>Volusiano
+Gallo</i> furono dai lor proprii soldati privati
+di vita.
+</p>
+
+<p>
+Credesi che <i>Gallo</i> fosse allora in età
+di quarantasette anni, e gran disputa è
+intorno alla durata del suo imperio. Fu
+di avviso il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> che verso il
+mese di Maggio Gallo fosse ucciso. Ambedue
+si videro poi nell'anno seguente
+aggregati al numero degli dii da <i>Valeriano
+Augusto</i>, ch'era loro amico fedele,
+ma non aveva già l'autorità di fare dei
+veri dii. Rimasto vincitore <i>Emiliano</i>, e
+rinforzato anche dall'armata di <i>Gallo</i>,
+che si unì alla sua, altro non gli restava
+per essere assodato sul trono imperiale
+che l'approvazion del senato. Questa la
+ottenne senza difficoltà, perchè niuno
+osava di negarla; ed egli <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> promise di
+scacciare i Barbari dalla Mesia, e di far
+guerra ai Persiani, che mettevano a sacco
+la Mesopotamia. Si sa <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> che <i>Emiliano</i>
+era Moro di nazione, e nato di bassa
+famiglia; ma il suo valore gli avea spianata
+la strada ai posti più sublimi. Se si
+<span class="pagenum"><a name="Page_877" id="Page_877"></a>[877]</span>
+dee credere ad una moneta di lui rapportata
+dall'Angelloni <span class="fnote">[Angellonius, Hist. August.]</span>, egli fu due
+volte <i>console</i>. Potrebbe essere che in
+uno degli anni addietro fosse stato console
+sostituito, e che dopo la morte di
+Volusiano Augusto, console nell'anno
+presente, avesse preso il consolato. Ma
+nulla di ciò apparendo in tante altre medaglie
+che restano di esso <i>Emiliano</i> <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>,
+si può dubitar della legittimità di questa.
+Ebbero poco effetto le promesse del novello
+imperadore, perchè poco stette a
+scoppiar contra di lui un fulmine, che
+si andava fabbricando nella Rezia e nel
+Norico. In quelle provincie <i>Publio Licinio
+Valeriano</i> era dietro a far gran massa di
+gente da tutte le parti con disegno di venire
+in soccorso di <i>Gallo</i> e di <i>Volusiano</i>:
+quand'ecco giugnergli l'avviso di essere
+questi stati uccisi, e che regnava
+il nemico loro <i>Emiliano</i>. O sia che
+Valeriano sdegnasse di sottomettersi all'usurpator
+dell'imperio, o che i soldati
+suoi ne concepissero anch'essi dell'abborrimento,
+andò a terminar la faccenda
+nell'essere <i>Valeriano</i> acclamato
+<i>Imperadore</i> <span class="fnote">[Aurelius Victor, et alii.]</span> dal medesimo esercito
+suo, benchè Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, l. 1, cap. 28.]</span> sembri avere
+creduto che solamente dopo la morte di
+Emiliano, egli per consentimento di tutti,
+fosse alzato al trono. Allora dunque che
+egli si trovò ben in forze calò in Italia,
+e prese il cammino alla volta di Roma.
+Già correva il terzo mese che <i>Emiliano</i>
+signoreggiava, ma in maniera tale, che
+se Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> dice il vero, fino gli stessi
+soldati suoi il riputavano indegno di regnare.
+Perciò uscito anch'egli in campagna
+per andare ad affrontarsi con Valeriano,
+allorchè fu nelle vicinanze di Spoleti
+(verisimilmente verso il mese di agosto)
+fu quivi da' suoi proprii soldati svenato.
+La morte sua confermò <i>Valeriano</i> senza
+spargimento di sangue nel pieno possesso
+<span class="pagenum"><a name="Page_878" id="Page_878"></a>[878]</span>
+della dignità imperiale. Che <i>Valeriano</i>,
+riconosciuto da tutti <i>imperadore</i>, desse
+dipoi in quest'anno il titolo di <i>Augusto</i> a
+<i>Publio Licinio Gallieno</i> suo figliuol primogenito,
+e il creasse collega nell'imperio,
+lo scorgeremo dagli atti dell'anno
+seguente. Credesi che <i>Origene</i>, celebre
+ma combattuto scrittore della Chiesa di
+Dio, terminasse <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> anch'egli i suoi giorni
+nell'anno presente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLIV" id="CCLIV"></a>CCLIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Stefano</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Licinio Valeriano Augusto</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Publio Licinio Gallieno
+Augusto</span>.
+</p>
+
+<p>
+Secondo la Cronica di Damaso, o
+sia secondo Anastasio bibliotecario <span class="fnote">[Anastasius Bibliothecarius.]</span>,
+il romano pontefice <i>san Lucio</i>, richiamato
+dall'esilio, regnando Valeriano
+Augusto, coll'esser decapitato per la
+fede di Gesù Cristo, compiè gloriosamente
+il corso della sua vita. E che ciò succedesse
+in quest'anno alli 3 di marzo, fu
+opinione di monsignor Bianchini <span class="fnote">[Blanchin., ad Anast.]</span>,
+laddove il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad annum 253.]</span> riferì la di lui
+morte all'anno precedente. Quel che è
+certo, nella cattedra di san Pietro succedette
+Stefano; ma è ben difficile il
+provar concludentemente che in tale e
+tal giorno succedesse l'elezion di questo
+e di altri antichi romani pontefici. Del
+resto il fare martirizzato <i>san Lucio</i> sotto
+di Valeriano nell'anno presente non
+si accorda con quanto abbiamo da Eusebio
+Cesariense <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 10.]</span>, cioè avere san Dionisio,
+vescovo in questo tempo di Alessandria,
+scritto ad Ermammone, che <i>Valeriano</i>
+si mostrò sì mansueto e benigno
+verso de' cristiani ne' principii, o sia
+<span class="pagenum"><a name="Page_879" id="Page_879"></a>[879]</span>
+ne' primi anni del suo governo, che niuno
+de' precedenti Augusti, anche di quei
+che furono creduti cristiani (cioè dei
+Filippi), avea mai praticata tanta cortesia
+e benevolenza verso i seguaci di Gesù
+Cristo, come egli fece. La sua stessa
+corte era piena di cristiani, e pareva
+una chiesa di Dio. Come dunque pretendere
+ch'egli levasse la vita a san Lucio
+papa in questi principii del suo regno?
+E questa fu la ragione, per cui il cardinal
+Baronio differì la di lui morte sino
+ai tempi della persecuzione, succeduta
+solamente nel quinto anno del di lui imperio.
+Sarebbe pertanto da vedere se
+<i>san Lucio</i>, riconosciuto martire anche
+vivente da Eusebio, tale fosse stato, perchè
+sostenne l'esilio ed altri strapazzi
+per la fede di Cristo, senza poi lasciare
+il capo sotto la spada dei persecutori.
+Quanto ho poi ricordato della benignità
+di <i>Valeriano</i> verso de' cristiani, ci fa
+per tempo conoscere la bellezza e dirittura
+dell'animo suo, e la probità dei
+suoi costumi. Abbiamo anche veduto
+di sopra, come egli era stato scelto dal
+senato romano censore <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Vita Valeriani.]</span>, per essere
+in concetto del più savio ed onorato
+senatore che allora si trovasse in Roma.
+Contava egli fra i suoi pregi la nobiltà
+del sangue, ma più una vita fin qui
+menata con gran prudenza e modestia.
+Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span> cel descrive per
+uomo di statura corta, gracile, canuto,
+col naso alquanto schiacciato, con barba
+folta, pupille nere, occhi grandi, timido
+e di molta parsimonia. Pare certamente
+ch'egli avesse più di sessanta
+anni allorchè fu acclamato imperadore.
+Due mogli, per attestato di Trebellio
+Pollione, ebbe egli, amendue a noi ignote.
+La prima gli partorì <i>Gallieno</i> suo
+collega e successore; l'altra <i>Valeriano
+<span class="pagenum"><a name="Page_880" id="Page_880"></a>[880]</span>
+juniore</i>. Era passato Valeriano Augusto
+lor padre per tutti i gradi della dignità
+sino al consolato, in cui si conosce
+sostituito in alcuno de' precedenti anni,
+giacchè avendolo preso in quest'anno,
+come soleano fare tutti i novelli Augusti,
+vien registrato ne' Fasti <i>console per la
+seconda volta</i>. Da che Valeriano fu
+con gran plauso riconosciuto da tutti
+imperadore, il senato dichiarò <i>Cesare</i>
+il di lui primogenito <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar. Aurelius Victor, in
+Epitome.]</span>, cioè <i>Publio
+Licinio Gallieno</i>. Ciò fu nell'anno precedente,
+dopo di che essendo di molto
+inoltrata la state, cioè, per quanto si
+può conghietturare, passata la metà di
+agosto, o sul principio di settembre, il
+Tevere gonfio oltre misura inondò la
+città di Roma: il che fu preso per un
+presagio di disgrazie. Ma non molto dovette
+stare l'imperador Valeriano a dar
+anche il titolo di <i>Augusto</i> al figliuolo
+Gallieno, ancorchè Zosimo ciò riferisca
+più tardi; perchè in tante monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>
+che restano di lui, egli si truova chiamato
+solamente <i>imperadore Augusto</i> e non
+mai <i>Cesare</i>. Passarono dunque a Roma
+i due novelli Augusti, accolti con istraordinaria
+gioia dal senato e popolo romano,
+perchè Valeriano era riputato il
+più meritevole di tutti di quella eccelsa
+dignità <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Vita Valeriani.]</span>: e se si fosse data al mondo
+tutta la facoltà di eleggere un buon imperadore,
+sarebbe ognuno concorso ad
+eleggere questo. Era pertanto grande la
+speranza e l'aspettazione di tutti, che
+Valeriano avesse da rimettere in fiore
+l'impero romano. Come ciò si verificasse,
+lo andremo a poco a poco vedendo.
+Entrarono consoli nelle calende di gennaio
+i due Augusti; ma ciò che operassero
+nell'anno presente a nostra notizia
+non è fin qui pervenuto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_881" id="Page_881"></a>[881]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLV" id="CCLV"></a>CCLV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Stefano</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Licinio Valeriano Augusto</span> per
+la terza volta e <span class="sc">Publio Gallieno Augusto</span>
+per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Certo è che in <i>Valeriano Augusto</i>
+concorrevano moltissime di quelle belle
+doti e qualità che possono rendere gloriosi
+i regnanti, come la prudenza, l'affabilità,
+la gravità, e la lontananza dalla
+superbia e dal fasto. Il desiderio suo di
+accertar nelle buone risoluzioni, di rimediare
+ai disordini e di giovare al
+pubblico, per quanto era in sua mano,
+gli rendea cari tutti gli avvisi di chiunque
+suggeriva avvertimenti e regole di
+buon governo. Resta tuttavia una sua
+lettera <span class="fnote">[Trebel. Pollio, in Triginta Tyrannis, c. 17.]</span> scritta a <i>Balista</i>, forse prefetto
+del pretorio, che gli aveva insinuato delle
+buone massime intorno al non permettere
+uffiziali inutili e soldati nelle
+guardie, che non fossero uomini sperimentati
+nel mestier della guerra. Raro
+giudizio ancora traspirava dalle elezioni
+ch'egli faceva degli uffiziali della milizia;
+e tutti coloro, che noi andremo vedendo
+ribellarsi a <i>Gallieno</i> suo figliuolo, e furono
+in concetto di personaggi dotati di
+molto valore e merito, erano creature
+di lui. Così <i>Aureliano</i> e <i>Probo</i>, che riuscirono
+dipoi insigni imperadori, da lui
+riconobbero il principio dell'alta loro
+fortuna. Secondo il catalogo del Bucherio <span class="fnote">[Cuspinianus Bucherii.]</span>,
+<i>Lolliano</i> fu da lui creato prefetto
+di Roma nell'anno precedente; <i>Valerio
+Massimo</i> nel presente. Contuttociò mancava
+di molto a Valeriano per divenire
+un eccellente imperadore. Egli non avea
+petto, nè quella forza di mente e di
+coraggio che serve ai principi grandi,
+per operare intrepidamente gran cose
+ne' proprii regni, e per mettere il cervello
+<span class="pagenum"><a name="Page_882" id="Page_882"></a>[882]</span>
+a partito ai nemici de' suoi regni <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 36. Aurelius Victor,
+in Epitome.]</span>.
+La prudenza sua scompagnata
+da questo vigore il rendeva diffidente
+e troppo guardingo, per timor sempre
+di non errare. L'inoltrata sua età contribuiva
+non poco ad indebolir ancora
+l'animo suo. Contuttociò s'applicò egli
+bravamente agli affari; ed in vero sotto
+di lui egregiamente procedeva il governo
+civile dei popoli. Ma si cominciarono
+a scatenar disastri da ogni parte. Durava
+tuttavia la peste; le nazioni germaniche
+verso il Reno facevano frequenti
+scorrerie nella Gallia; le scitiche,
+passato il Danubio, andavano desolando
+la Tracia, Mesia e Macedonia; e i
+Persiani dal canto loro non cessavano
+d'infestar la Mesopotamia e la Soria.
+Mancano a noi storie che mettano per
+ordine e riferiscano ai lor anni proprii
+que' fatti. Troviamo anche nelle medaglie
+di quest'anno <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> mentovata una <i>vittoria
+degli Augusti</i>, ma senza che apparisca
+in qual paese e contra chi fosse riportata.
+In una lettera <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span> scritta da Valeriano
+Augusto a <i>Ceionio Albino</i> prefetto
+di Roma nell'anno seguente, e in alcuni
+altri dipoi, egli chiama <i>Aureliano</i>, che fu
+dipoi imperadore, <i>liberatore dell'Illirico</i>
+e <i>ristoratore delle Gallie</i>. Potrebbe essere
+che questi nell'anno presente desse
+qualche buona percossa ai Goti che malmenavano
+l'Illirico, ovvero ai Germani
+che sconciamente infestavano le galliche
+contrade. Abbiamo ancora nel Codice <span class="fnote">[Leg. 11 de Fideicommisso, tit. 4, C. de
+Transaction.]</span>
+un rescritto fatto in quest'anno dagli
+imperadori <i>Valeriano</i> e <i>Gallieno</i>, e da
+<i>Valeriano nobilissimo Cesare</i>. Chi sia
+questo Valeriano Cesare, s'è disputato
+fra gli eruditi, e resta tuttavia indecisa
+la lite. I più l'hanno creduto <i>Publio Licinio
+Valeriano</i>, secondogenito di Valeriano
+Augusto; ma il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_883" id="Page_883"></a>[883]</span>
+pretende ch'egli fosse <i>Publio Licinio
+Cornelio Salonino Valeriano</i>, figliuolo di
+Gallieno Augusto, e nipote di Valeriano
+seniore Augusto, il quale si sa di certo
+che ebbe il titolo di <i>Cesare</i> e di <i>principe
+della gioventù</i>. Certamente a' tempi ancora
+di Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in duobus Gallienis.]</span> punto
+controverso era, se Valeriano secondogenito
+di Valeriano seniore avesse avuto
+il titolo di <i>Cesare</i> ed anche d'<i>Augusto</i>;
+nè le medaglie decidono questo punto.
+Esse bensì, e in molta copia, ci assicurano
+che <i>Salonino Valeriano</i> figliuolo di
+Gallieno fu ornato del titolo cesareo.
+Ma una nobile iscrizione, da me pubblicata <span class="fnote">[Trebellius, Novus Inscript., pag. 360, n. 5.]</span>,
+spettante all'anno 259 può
+qui togliere ogni dubbio, veggendosi ivi
+registrati <i>Valeriano e Gallieno Augusti</i>, ed
+insieme con loro <i>Publio Cornelio Salonino
+Valeriano Nobilissimo Cesare</i>. Se Valeriano
+fratello di Gallieno fosse stato
+Cesare allora, di lui ancora si sarebbe
+fatta menzione. Tale era bensì <i>Salonino</i>.
+E però le medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, ibidem.]</span> che parlano di
+<i>Valeriano Cesare</i>, e sono attribuite al
+figlio secondogenito di Valeriano Augusto,
+abbiam giusto motivo di credere che
+appartengano a <i>Salonino Valeriano Cesare</i>
+figlio di Gallieno. Di qui finalmente
+apprendiamo che la dignità di chi era
+solamente <i>Cesare</i>, e non <i>imperadore Augusto</i>,
+portava seco molta autorità, da
+che il nome loro si comincia a veder
+negli editti.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLVI" id="CCLVI"></a>CCLVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Stefano</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Massimo</span> e <span class="sc">Glarrione</span>.
+</p>
+
+<p>
+V' ha chi dà il nome di <i>Valerio</i> al
+primo di questi consoli, cioè a <i>Massimo</i>,
+senza che se ne veggano buone prove.
+Il medesimo ancora vien detto <i>console
+<span class="pagenum"><a name="Page_884" id="Page_884"></a>[884]</span>
+per la seconda volta</i>, quasichè egli lo stesso
+fosse ch'era stato promosso al consolato
+nell'anno 253, o pure ch'egli
+fosse quel <i>Massimo</i> che nel precedente
+anno esercitò la carica di prefetto di
+Roma. Perchè qui si lavora solamente
+di conghietture, amo io meglio di mettere
+il solo suo certo cognome, che di
+proporlo con nomi dubbiosi. Già dissi
+non essere agevol cosa lo sbrogliare i
+tempi e le avventure di questi imperadori
+per penuria di memorie. Però, camminando
+a tentone, l'Occone e il Mezzabarba <span class="fnote">[Occo et Mediob., Numism. Imperator.]</span>
+rapportano all'anno presente
+alcune medaglie, dove si parla di una
+<i>vittoria germanica</i>; e pure in niuna di
+esse troviamo la tribunizia podestà terza
+o quarta di Valeriano, che ci assicuri
+dell'anno presente. Tuttavia, essendovene
+una di Gallieno Augusto, in cui si
+legge la di lui <i>tribunizia podestà quarta</i>,
+e la stessa <i>vittoria germanica</i>, bastante
+fondamento ci resta di credere vittoriose
+in quest'anno l'armi romane contra
+dei Germani. E probabilmente il giovane
+<i>Gallieno Augusto</i> quegli fu ch'ebbe l'onore
+di tal vittoria. Nel rovescio di una
+medaglia di <i>Valeriano</i> suo padre, attribuita
+dal Mezzabarba all'anno presente,
+si legge: GALLIENVS CVM EXERCITV
+SVO, in un'altra ad esso Gallieno è dato
+in questi medesimi tempi il titolo di
+<i>Germanico</i>. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> ed Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>
+scrivono che Gallieno ne' primi
+anni del suo imperio fece alcune
+imprese con valore e fortuna nelle Gallie,
+da dove scacciò i Germani. Abbiamo
+parimente da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 30.]</span>, che vedendo
+Valeriano desolato l'Oriente dai Barbari,
+determinò di correre a quelle parti
+con un esercito, lasciando al figliuolo
+Gallieno la cura di opporsi agli altri Barbari
+che maltrattavano le provincie romane
+dell'Europa. Però Gallieno, siccome
+quegli che conosceva maggiore il
+<span class="pagenum"><a name="Page_885" id="Page_885"></a>[885]</span>
+bisogno contra dei Germani, popoli fieri,
+i quali calpestavano tutto dì gli abitatori
+delle Gallie, passò in persona al Reno,
+dando ad altri capitani ordine di
+opporsi ai Borani, Carpi, Goti e Burgundi,
+che recavano continui travagli alla
+Tracia e alla Mesia. Postatosi Gallieno
+alle ripe del Reno, talvolta impediva ai
+nemici il passaggio, e, se pur passavano,
+dava loro addosso. Ma non avea egli
+tali forze da poter fare lungo e vigoroso
+contrasto a que' nuvoli di gente che da
+varie parti della Germania, allettati dalla
+gola del bottino, calavano alla distruzion
+delle Gallie. Perciò ricorse al ripiego di
+far lega con uno di quei principi della
+Germania, lavorando, come si può credere,
+di regali, di contanti e di promesse
+per l'avvenire; ed essi da lì innanzi
+quei furono che impedirono agli altri
+Germani il passare il Reno; e se pur
+passavano, tosto moveano loro guerra.
+Ed è da notare <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span> che in questi tempi
+si comincia ad udire il nome de' Franchi,
+popolo della Germania anch'esso, che
+unito con altri infestava le terre de' Romani.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLVII" id="CCLVII"></a>CCLVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Stefano</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Licinio Valeriano Augusto</span> per
+la quarta volta e <span class="sc">Publio Licinio Gallieno
+Augusto</span> per la terza.
+</p>
+
+<p>
+Fin qui potè lodarsi della mansuetudine
+e clemenza di Valeriano Augusto
+il popolo cristiano, avendolo egli favorito,
+non che lasciato vivere in pace; ma
+in quest'anno si cangiò sì fattamente il
+cuor d'esso imperadore, che divenne
+persecutor mortifero e fiero degli adoratori
+di Gesù Cristo <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 10.]</span>. <i>Macriano</i>, che
+dal fango s'era alzato ai primi onori
+<span class="pagenum"><a name="Page_886" id="Page_886"></a>[886]</span>
+della corte, e godeva spezial confidenza
+e possesso nel cuor di Valeriano, quegli
+fu che, per attestato di <i>san Dionisio</i>, vescovo
+allora d'Alessandria, sovvertì il
+regnante, facendogli credere che fra le
+tante disavventure, ond'era allora oppresso
+l'imperio romano, conveniva
+valersi della magia e della invocazione
+de' demonii: al che essendo troppo contraria
+la religion de' cristiani, bisognava
+sterminarla. Nè probabilmente dimenticò
+di attribuire ad essa religion la folla
+delle pubbliche disgrazie: che così
+erano soliti di fare i pagani <span class="fnote">[Baron., in Annalib. Pagius, Critic. Baron.
+Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>. Vedremo
+poscia costui aspirar all'imperio, e
+ricevere da Dio per mano degli uomini
+il gastigo delle sue iniquità. Ebbe dunque
+principio in quest'anno la persecuzion
+di Valeriano, che andò poi crescendo,
+e solamente cessò allorchè la mano
+di Dio si fece sentire anche sopra questo
+crudel nemico del suo nome, con restar
+egli prigion de' Persiani. Intorno a
+ciò è da vedere la storia ecclesiastica <span class="fnote">[Anastasius. Baronius. Pagius. Tillemont.
+Blanchinius et alii.]</span>;
+nè altro ora dirò io, se non che <i>santo
+Stefano</i> romano pontefice nell'anno presente
+gloriosamente sostenne la morte,
+confessando la fede di Gesù Cristo, ed
+ebbe per successore <i>Sisto</i> nel pontificato.
+Furono anche in pericolo, e perciò si ritirarono,
+due insigni campioni della Chiesa
+di Dio, cioè i santi <i>Dionisio</i> vescovo
+d'Alessandria, e <i>Cipriano</i> vescovo di
+Cartagine, per tacere degli altri. Si moltiplicavano
+intanto le guerre, e da ogni
+parte si trovava angustiato dai Barbari
+nemici il romano imperio. Era già qualche
+tempo che <i>Sapore</i> re de' Persiani
+non lasciava passar anno che non iscorresse
+coll'esercito suo a danni della
+Mesopotamia e della Soria. Maggiori
+ancora furono i rumori e danni che si
+sentirono dalla parte della Tracia e della
+Mesia, perchè i Goti con altre nazioni
+abitanti di là dal Danubio vi faceano
+<span class="pagenum"><a name="Page_887" id="Page_887"></a>[887]</span>
+delle frequenti incursioni. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 31.]</span>
+arriva a dire che i Borani, i Goti, i Carpi, i
+Burgundi non lasciarono parte dell'Illirico,
+dove non facessero delle scorrerie
+e saccheggi, che giunsero fino in Italia,
+senza trovarvi chi loro facesse resistenza.
+Comandava allora l'armi romane
+nella Tracia <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span> <i>Marco Ulpio Crinito</i>, uomo
+di gran vaglia, creduto della casa
+di Traiano imperadore, e già stato console
+nell'anno 258. Quali imprese egli
+facesse per reprimere la petulanza di
+que' Barbari, nol sappiamo. Tale nondimeno
+era il di lui credito, che fu creduto
+inclinar Valeriano a dargli il titolo di
+<i>Cesare</i>: cosa nondimeno poco verisimile
+per le conseguenze che ne poteano avvenire
+in danno dei proprii figliuoli e nipoti.
+<i>Giunio Donato</i> fu prefetto di Roma
+in quest'anno.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLVIII" id="CCLVIII"></a>CCLVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sisto</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Memmio Tosco</span> e <span class="sc">Basso</span>.
+</p>
+
+<p>
+Sempre più s'inaspriva la persecuzione
+mossa da Valeriano Augusto contra
+dei seguaci di Gesù Cristo; e però
+in quest'anno fu nobilitata la Chiesa dal
+martirio di <i>san Sisto</i> sommo pontefice,
+e del suo glorioso diacono <i>san Lorenzo</i>.
+Vide anche l'Africa morir nella confessione
+della vera fede l'immortal vescovo
+di Cartagine <i>san Cipriano</i>, oltre a tanti
+altri martiri che si possono leggere nella
+storia ecclesiastica. Accadde che <i>Ulpio
+Crinito</i>, governatore della Tracia e di
+tutto l'Illirico <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>, si ammalò in tempo
+appunto che le continue vessazioni date
+dai Goti e dalle altre barbare nazioni
+a quelle contrade maggiormente esigevano
+<span class="pagenum"><a name="Page_888" id="Page_888"></a>[888]</span>
+l'assistenza d'un bravo generale.
+Valeriano imperadore, verisimilmente
+ne' primi mesi di quest'anno, spedì colà
+per vicario o luogotenente di lui <i>Lucio
+Domizio Aureliano</i>, che fu col tempo imperadore.
+Ci ha conservata Vopisco la
+lettera scrittagli dal medesimo Augusto
+piena di stima del valore e della saviezza
+d'esso Aureliano; col registro delle
+truppe che doveano militare sotto di lui,
+fra le quali si può credere che si contassero
+alcune compagnie di gente germanica,
+perchè i lor capitani si veggono
+chiamati <i>Hartomondo</i>, <i>Haldegaste</i>, <i>Hidemondo</i>
+e <i>Cariovisco</i>. I Francesi moderni si
+figurano che questi fossero della nazion
+franca, conquistatrice dipoi delle Gallie,
+quasichè nomi tali non convenissero
+anche ad altre nazioni germaniche. In
+essa lettera Valeriano promette il consolato
+ad <i>Aureliano</i> e ad <i>Ulpio Crinito</i> pel
+dì 22 maggio dell'anno seguente. E perchè
+di grandi spese doveano fare i nuovi
+consoli, prendendo quell'insigne dignità,
+con fare i giuochi circensi, e dar
+dei magnifici conviti ai senatori e cavalieri
+romani; e la povertà di <i>Aureliano</i>
+disegnato console non era atta a sì grosse
+spese, Valeriano ordinò che l'erario
+pubblico gli somministrasse tutto il danaro
+e gli utensili occorrenti, affinchè
+egli non comparisse da meno degli altri.
+Andò Aureliano al comando dell'armi
+in quelle parti, e con tal sollecitudine e
+bravura diede la caccia ai Barbari, e
+con varii combattimenti gli atterrì, che
+chi non restò vittima delle spade romane,
+si ritirò di là dal Danubio, restando
+con ciò libera la Tracia e l'Illirico da
+quella mala gente. A sì liete nuove dovette
+ben esultare il cuore di Valeriano
+e del senato e popolo romano; ma probabilmente
+a turbar questa gioia giunsero
+altri corrieri dall'Oriente coll'avviso di
+funestissimi guai. <i>Sapore</i> re della Persia,
+se crediamo ad Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, in quest'anno
+venne più furiosamente di prima a
+<span class="pagenum"><a name="Page_889" id="Page_889"></a>[889]</span>
+saccheggiar la Soria. Potrebbe nondimeno
+essere che al precedente anno appartenessero
+le disavventure di quelle contrade.
+Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 1.]</span> ci dà fondamento
+di credere ch'egli occupasse
+e spogliasse anche la nobilissima città
+d'Antiochia. E in fatti Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span>,
+storico antiocheno, scrive che un
+certo Mariade, uno dei magistrati d'Antiochia,
+cacciato per le ruberie ch'egli
+faceva al pubblico, andò a trovare il re
+di Persia, e si esibì di fargli prendere a
+man salva la patria sua. Non lasciò il re
+cader in terra una sì bella offerta, e
+messo in ordine l'esercito, per la via
+di Calcide s'inviò colà. Per testimonianza
+di Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23, cap. 5.]</span>, e di Egesippo <span class="fnote">[Hegesippus, lib. 3, cap. 5.]</span>, se
+ne stava un dì il popolo d'Antiochia,
+siccome gente perduta dietro ai solazzi,
+con gran festa ed attenzione mirando
+un istrione e sua moglie, che colle lor
+buffonerie cavava il riso da tutti: quando
+essa dopo una girata d'occhi disse
+ad alta voce: <i>Marito, o io sogno, o vengono
+i Persiani</i>. Rivolse ognuno gli occhi
+alla montagna, e videro in fatti calar
+l'esercito persiano. Tutti allora a gambe,
+e a studiarsi di salvar quello che poteano.
+Entrati nella città, che niuna difesa
+fece, i Persiani, dopo la strage di molti
+cittadini, misero a sacco tutta quella ricca
+città, poscia ad essa e a' circonvicini
+luoghi dato il fuoco, se ne andarono
+carichi di bottino. Volle il re Sapore,
+prima di partirsi, far godere il premio
+dovuto al traditore Mariade, con ordinare
+che fosse bruciato vivo, come si ha
+da Ammiano, o decapitato, come scrive
+il Malala.
+</p>
+
+<p>
+Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 1.]</span> racconta che
+un Ciriade ricco e nobile, avendo svaligiato
+il padre, si ritirò in Persia, e mosse
+<span class="pagenum"><a name="Page_890" id="Page_890"></a>[890]</span>
+il re Sapore e Odenato re della Fenicia
+contra de' Romani; e che avendo Sapore
+presa Antiochia e Cesarea, costui si
+fece proclamar Cesare, e prese dipoi anche
+il nome d'Augusto, ed empiè di
+terrore tutto l'Oriente. Ma non andò
+molto che fu ucciso a tradimento dai
+suoi stessi soldati, in tempo appunto che
+Valeriano Augusto era in viaggio per
+far guerra ai Persiani. Troppo verisimil
+sembra che questo <i>Ciriade</i> lo stesso sia
+che <i>Mariade</i> mentovato da Giovanni Malala,
+e che o l'uno o l'altro di quegli
+storici abbia alterate le circostanze del
+fatto. Fulvio Orsino <span class="fnote">[Ursinus, in Numism. Imp.]</span> e il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>
+portano una medaglia di questo
+<i>Ciriade</i>. Quanto a me, allorchè miro
+una o due medaglie di simili effimeri
+tiranni, sempre tremo per paura che
+qualche impostore abbia burlato chi si
+affanna per formar raccolta di medaglie.
+Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> fa accaduta la disgrazia
+d'Antiochia dopo la prigionia di
+Valeriano imperadore; ma, come abbiam
+veduto, Trebellio Pollione ce la
+rappresenta succeduta prima ch'egli arrivasse
+in Oriente; e così pare da credere,
+perchè appunto Valeriano si mise
+nell'anno presente in campagna per
+tagliar il corso ai progressi de' Persiani
+nella Soria. Ammiano, che riferisce
+cotal fatto a Gallieno, non discorda
+punto, perchè Gallieno fu imperadore
+col padre. Di queste sciagure
+adunque accadute in Oriente informato
+Valeriano Augusto, non penò a giudicar
+necessaria la sua presenza in quelle
+parti; e perciò, raunato un gran
+corpo d'armata, mosse da Roma per
+andar a passare, secondo l'uso d'allora,
+il mare a Bisanzio. Ch'egli si
+trovasse in quella città nell'anno presente,
+si ha con sicurezza da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>,
+nel rapportare ch'egli fa un
+atto pubblico quivi fatto. Cioè, essendo
+<span class="pagenum"><a name="Page_891" id="Page_891"></a>[891]</span>
+assiso nelle terme di Bisanzio l'<i>imperador
+Valeriano</i> alla presenza dell'esercito
+e degli uffiziali del palazzo, sedendo
+alla destra sua <i>Memmio Fosco</i>
+(vuole dire <i>Tosco</i>) console ordinario di
+quest'anno, <i>Bebio Macro</i> prefetto del
+pretorio e <i>Quinto Ancario</i> presidente
+dell'Oriente; ed essendo assisi dalla
+sinistra <i>Avulnio</i>, ossia <i>Amulio</i> oppure
+<i>Anolino</i>, <i>Saturnino</i> duce posto ai confini
+della Scizia, <i>Maurenzio</i> destinato governator
+dell'Egitto, ed altri dei primarii
+uffiziali, l'imperadore a nome della repubblica
+ringraziò <i>Aureliano</i>, perchè
+avesse liberate dai Goti le provincie
+romane di quelle parti, e il regalò di
+quattro corone murali, di cinque vallari
+e di due navali, di due civiche, di dieci aste
+pure, di quattro bandiere di due colori,
+di quattro tonache ducali rosse, di due
+mantelli proconsolari, di una pretesta,
+di una tonaca palmata, di una toga dipinta,
+ec. Il disegnò ancora console
+sostituito per l'anno seguente, con promessa
+di scrivere al senato che gli
+desse il bastone e i fasci consolari.
+Per tanta benignità anche Aureliano
+rendè umili grazie al generoso Augusto;
+dopo di che levatosi in piedi <i>Ulpio
+Crinito</i> duce dell'Illirico e della
+Tracia, destinato console in compagnia
+d'esso Aureliano per l'anno seguente,
+venne dicendo che, trovandosi egli senza
+successione, adottava per suo figliuolo
+il suddetto <i>Aureliano</i>, siccome persona
+meritevole d'ogni onore per la sua prudenza
+e valore, con fare istanza che
+l'atto suo fosse approvato e corroborato
+dall'imperadore presente: siccome fu
+fatto. Se ne ricordino i lettori, perchè
+vedranno a suo tempo esso <i>Aureliano</i>
+alzato alla dignità imperiale. Da Bisanzio
+passò poi l'Augusto Valeriano ad Antiochia,
+ma senza che apparisca s'egli vi
+arrivasse nel presente anno, o pur nel
+seguente. Intanto i Persiani, dopo il gran
+flagello recato ad Antiochia <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, passarono
+nella Cilicia e Cappadocia, dando
+<span class="pagenum"><a name="Page_892" id="Page_892"></a>[892]</span>
+il sacco e tutto quel paese. Aggiunge
+Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, Chronogr.]</span> che le loro scorrerie
+si stesero per tutto l'Oriente sino alla
+città di Emesa, non vi lasciando paese
+che non devastassero e bruciassero.
+Altri malanni ebbe l'imperio romano
+ancora dalla parte del Ponto Eusino,
+o sia del mar Nero, dei quali parleremo
+all'anno seguente. Sotto i consoli
+di quest'anno riferisce Trebellio
+Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 8.]</span> la ribellione di <i>Decimo Lelio
+Ingenuo</i>, generale dell'armi della Mesia
+e Pannonia, che fu acclamato <i>imperadore</i>
+da quell'esercito, e poscia abbattuto
+da Gallieno. Tuttavia è difficile il
+credere accaduta nell'anno presente cotal
+sollevazione, perchè Valeriano imperadore
+passò in vicinanza di quelle parti,
+nè in tempo tale costui avrebbe avuto
+tanto ardire; e pare che Gallieno, regnando
+il padre, non si fosse per anche
+abbandonato ai piaceri, come vien supposto
+da chi racconta questo fatto.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLIX" id="CCLIX"></a>CCLIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Emiliano</span> e <span class="sc">Basso</span>.
+</p>
+
+<p>
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 31.]</span>, dopo avere scritto che
+i Borani, Goti, Carpi e Burgundi, popoli
+tutti da lui chiamati Sciti, portarono
+il terrore e la desolazione per ogni parte
+d'Italia e dell'Illirico, aggiugne che rivolsero
+i loro disegni e passi anche verso
+l'Asia. Probabilmente ciò avvenne dappoichè
+il valor d'<i>Aureliano</i> gli ebbe fatti
+sloggiare dalle provincie europee. Mancavano
+legni a costoro per passar forse
+dalla Taurica Chersoneso, o sia dalla
+Crimea, nelle terre dell'Asia, ma ne furono
+provveduti dagli abitanti di quei
+<span class="pagenum"><a name="Page_893" id="Page_893"></a>[893]</span>
+paesi, o per timore o per danari. Arrivarono
+alla città di Pitiunte, posta
+alla ripa del mar Nero, e si provarono
+d'impadronirsene. Ma <i>Successiano</i>, che
+comandava in quelle parti l'armi romane,
+li ricevè così bravamente, che li
+fece ritirare in fretta, non senza mortalità
+di molti d'essi. Avvenne che Valeriano
+già pervenuto ad Antiochia, conoscendo
+il valore di Successiano, il volle
+presso di sè, e chiamatolo, il creò prefetto
+del pretorio in luogo di <i>Bebio Macro</i>,
+o pure unitamente con lui, con
+ordinargli di ristorar le rovine della
+città d'Antiochia. Così Zosimo, da cui
+veggiamo attestata l'occupazione d'essa
+città fatta dai Persiani, non già dopo la
+prigionia dell'imperador Valeriano, ma
+innanzi. Dovette la partenza di questo
+prode capitano animare gli Sciti, cioè i
+Tartari suddetti, ad altre imprese; e
+però passarono in Colco, e senza poter
+prendere il ricco tempio di Diana in
+Fasi, tirarono diritto a Pitiunte, e se ne
+impadronirono. Di là s'inoltrarono a
+Trabisonda, città grande e piena di popolo,
+provveduta di buon presidio di soldati,
+e vi misero l'assedio. Sì trascurati furono
+non meno i cittadini, che la guarnigione,
+che lasciarono entrarvi una notte
+i Barbari. Gran bottino vi fu fatto, gran
+copia di prigioni; diroccati i templi e
+le case; tutta la città e i luoghi circonvicini
+rimasero un teatro di miserie e
+rovine. Secondo Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 33.]</span>, aveano costoro
+consumata quasi tutta la state
+prima di occupar Trabisonda; ed occupata
+che l'ebbero, fecero delle scorrerie
+per tutto il paese all'intorno, e finalmente
+carichi d'immensa preda se
+ne tornarono sulle navi al loro paese,
+come si può credere, accostandosi al
+verno. <i>Valeriano Augusto</i>, per quanto
+vedremo, seguitando Zosimo, era tuttavia
+in Soria, e vel troveremo anche nell'anno
+appresso: e per conseguente non
+si può abbracciar l'opinione del padre
+<span class="pagenum"><a name="Page_894" id="Page_894"></a>[894]</span>
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> e d'altri, che mettono sotto
+quest'anno la cattività del medesimo
+imperadore; ma convien riferirla all'anno
+seguente. <i>Cornelio Secolare</i> fu in
+quest'anno prefetto di Roma. Ed ivi dopo
+molti mesi di sede vacante, a cagion
+della persecuzione, che tuttavia durava,
+fu eletto sommo pontefice <i>Dionisio</i>. Non
+v'ha memoria se in quest'anno <i>Ulpio
+Crinito</i> ed <i>Aureliano</i> prendessero il consolato
+loro promesso nell'antecedente
+da Valeriano Augusto. Ma all'anno 271
+troveremo esso Aureliano <i>console per
+la seconda volta</i>; e quando ciò sia
+certo, puossi inferirne che nell'anno
+presente egli procedesse console sostituito
+in luogo di <i>Gallieno</i> e <i>Valeriano</i> <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>,
+che doveano procedere nel consolato.
+Hanno disputato gli eruditi per indovinar
+chi fossero questo <i>Gallieno</i> e questo
+Valeriano, destinati anch'essi consoli
+nell'anno presente. Veggasi il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>.
+Resta tuttavia dubbiosa una tale quistione.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLX" id="CCLX"></a>CCLX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Valeriano</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Cornelio Secolare</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Giunio Donato</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Il prenome e nome di questi due
+consoli, non ben sicuri in addietro, vengono
+oggidì chiaramente confermati da
+una nobile iscrizione, esistente nel museo
+del Campidoglio, che si legge nella
+mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 364, n. 1.]</span>. Le ricchezze portate
+al loro paese dagli Sciti, cioè dai Tartari,
+saccheggiatori di Trabisonda sul mar
+Nero, fecero invogliar altri circonvicini
+Barbari a concorrere a così lucroso mestiere <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 34.]</span>.
+Si diedero tosto a preparar
+navi, obbligando gli schiavi cristiani a
+<span class="pagenum"><a name="Page_895" id="Page_895"></a>[895]</span>
+fabbricarne; poi senz'aspettare il fine
+del verno, e senza volersi valer di quei
+legni, per la Mesia inferiore passando,
+ebbero maniera di valicar lo stretto di
+Bisanzio, e di giugnere a Calcedone, città
+che andò tutta a sacco. Di là si trasferirono
+a Nicomedia di Bitinia, città vasta
+e piena di popolo, abbondante in ricchezze
+e in ogni copia di beni. Ancorchè
+ne fossero fuggiti i cittadini portando
+quel meglio che poterono con loro, sì
+grande nondimeno fu la preda ivi fatta,
+che ne stupivano i Barbari stessi. Le
+città di Nicea, di Cio, di Apamea e di
+Prusa incorsero nella medesima infelicità;
+e perchè coloro non poterono mettere
+il piede in quella di Cizico, se ne
+tornarono indietro, e diedero alle fiamme
+Nicomedia e Nicea. Dimorava tuttavia
+l'Augusto Valeriano in Antiochia,
+quando gli vennero sì funeste nuove
+dalla Bitinia. Credevasi che egli spedirebbe
+colà alcuno de' generali con un
+corpo di gente; ma perchè era signore
+assai diffidente, altro non fece che inviar
+<i>Felice</i> alla difesa di Bisanzio. Ed egli poi
+se ne andò colla sua armata nella Cappadocia.
+Trovò guastata da' Persiani
+anche quella provincia: dai Persiani,
+dico, i quali aveano ancora fatta rivoltare
+l'Armenia, e creato ivi un re da
+loro dipendente, stando più che mai orgogliosi
+in campagna contra de' Romani.
+Ma giunto era il tempo che Dio voleva
+umiliare ed insieme punire Valeriano,
+crudel persecutore de' servi suoi, e
+reo di tante morti date a sì gran copia
+d'illustri campioni della fede di Cristo.
+Quando egli pur pensava di andare a
+mettersi a fronte de' Persiani, ecco la
+peste entrar nel di lui esercito, e farne
+un orribile scempio. Ciò non ostante,
+più storici <span class="fnote">[Aurelius Victor. Eutropius. Zonaras. Agathias
+et alii.]</span> scrivono che fece guerra
+ai Persiani nella Mesopotamia; e che in
+una battaglia per tradimento di un suo
+generale, come scrive Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Valerian.]</span>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_896" id="Page_896"></a>[896]</span>
+egli fu vinto. Questo generale
+vien creduto <i>Macriano</i>; e san Dionisio
+vescovo d'Alessandria presso Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 33.]</span>
+scrive che costui, dopo avere
+istigato Valeriano a perseguitar i cristiani,
+e dopo avere ottenuto il supremo
+comando dell'armata, come s'ha da una
+lettera <span class="fnote">[Trebellius Pollio, Trigint. Tyrann., cap. 11.]</span> scritta da Valeriano al senato,
+tradì lui stesso in fine. Noi vedremo che
+costui aspirava all'imperio, e senza la
+rovina di Valeriano non poteva salire
+sul trono. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> pretende che Valeriano
+in questo infelice combattimento
+restasse preso. Ma Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 35.]</span>, senza
+far menzione alcuna di battaglia, e solamente
+notando che rimase disfatto lo
+esercito romano dalla peste, seguita a
+dire che Valeriano, uomo non avvezzo
+alle peripezie della guerra, cadde in disperazione,
+nè altro scampo seppe immaginare,
+che quello di guadagnar col
+danaro il temuto re <i>Sapore</i>, cioè di
+comperar la pace dai Persiani. Spedì
+per questo ambasciatori con grande
+offerta d'oro; ma Sapore li rimandò
+indietro senza nulla accettare, solamente
+rispondendo, che se Valeriano volesse
+venire ad abboccarsi con lui, si tratterebbono
+meglio i loro affari. Qui mancò la
+prudenza a Valeriano; perchè, fidatosi
+della parola del re barbaro, andò con
+poco seguito a trovarlo, e fu immediatamente
+ritenuto prigione. Altri <span class="fnote">[Zonaras, in Annal. Syncellus, in Hist.]</span> furono
+di parere, che trovandosi Valeriano
+in Edessa, ed essendo affamato l'esercito,
+i soldati si sollevarono minacciando
+la vita di lui; e ch'egli se ne fuggì nel
+campo persiano, dove restò imprigionato.
+Questo racconto ha ben ciera di
+favola.
+</p>
+
+<p>
+Certo è intanto che <i>Valeriano imperadore
+de' Romani</i> cadde nelle mani di
+Sapore, superbissimo re de' Persiani, e
+secondo tutte le apparenze, per frode o
+<span class="pagenum"><a name="Page_897" id="Page_897"></a>[897]</span>
+di <i>Macriano</i> suo generale, o pur dei
+Persiani stessi, come ha Zosimo, e sembra
+anche insinuare Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legationibus, t. I Histor. Byzantin.]</span>
+ne' frammenti delle ambascerie. Sappiamo
+altresì, per attestato di varii antichi
+scrittori <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Valerian. Lactantius,
+de Mortibus Persecut. Eusebius, in Oration. Constantin.
+Orosius, lib. 7, et alii.]</span>, che dall'alta dignità imperiale
+egli si vide ridotto alla condizione
+di un vilissimo schiavo sotto la
+tirannia del re nemico, che il menava
+dappertutto come un trofeo delle sue
+vittorie, vestito della porpora per sua
+maggior confusione, e carico nello stesso
+tempo di catene. Allorchè il tiranno volea
+salire a cavallo, obbligava lo schiavo
+Augusto a chinarsi colle mani in terra,
+e a servirgli di scabello, con aggiugner
+anche un insolente riso, dicendo <i>che
+questo era un vero trionfare, e non già il
+dipingere nelle muraglie e nelle tavole i
+re vinti, come faceano i Romani</i>. In somma
+nulla lasciò egli indietro per avvilire,
+per quanto potea, la maestà del nome
+romano, nè vi fu obbrobrio ed ignominia
+che non si facesse patire a questo
+infelice regnante, la cui caduta e il
+vergognoso stato sembrò poscia a chi
+visse lungi da que' tempi degno non poco
+di compassione. Ma san Dionisio,
+vescovo allora d Alessandria, Lattanzio,
+Costantino il Grande, Paolo Orosio ed
+altri hanno riconosciuta nell'ingiusta
+crudeltà del re Sapore la condotta giustissima
+della provvidenza di Dio contra
+d'un principe che s'era messo in pensiero
+di estinguere la santa religion dei
+cristiani, e sopra tanti innocenti servi
+del vero Dio avea sfogato il suo furore.
+Quel che dovette oltre a tante miserie
+ed ignominie maggiormente lacerare il
+cuore di Valeriano, si può credere che
+fosse il vedere che aveva un figliuolo
+imperadore, un nipote Cesare, e tanti
+grandi uomini da lui sollevati ai primi
+posti ed onori; e pure niuno di essi
+alzò mai un dito per liberarlo colla forza,
+<span class="pagenum"><a name="Page_898" id="Page_898"></a>[898]</span>
+o per riscattarlo coll'oro da quella vergognosa
+schiavitù. Anzi dovette ben
+giugnergli all'orecchio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> che l'infame
+suo figliuolo <i>Gallieno</i>, non solamente niun
+pensiero si prendeva di lui, mai non ispedì
+a Sapore per trattare della di lui
+liberazione; ma lasciava anche traspirare
+il contento suo per quella disavventura,
+che l'avea liberato da un padre riguardato
+da lui come troppo rigoroso. A chi
+con dispiacere gli parlava di questa funestissima
+scena, mostrava egli di consolarsi
+con dir di sapere <i>che suo padre
+era uomo mortale, ed essere ben grande
+la di lui sciagura, ma che finalmente v'era
+incorso colla gloria di esser uom coraggioso.</i>
+Ed ecco come l'ambizione sregolata
+avea estinto nel cuor di Gallieno
+tutti i doveri della gratitudine filiale, ed
+ogni riguardo all'onore dell'imperio
+romano, troppo svergognato nella persona
+di Valeriano dal re altero di Persia.
+Maggiormente poi dovea risaltare l'abbominevol
+sua non curanza delle sventure
+del padre, all'osservare come tanto
+il popolo romano che le milizie deploravano
+concordemente la miserabil sorte
+d'un Augusto divenuto schiavo.
+Fino i popoli battriani, iberi, albani e
+taurosciti, quantunque non fossero sudditi
+del romano imperio, si condolsero
+tanto di questo sinistro caso, che non
+vollero ricevere le lettere, colle quali
+Sapore lor notificava la sua vittoria, e
+scrissero ai generali romani, esibendosi
+pronti a prestar loro aiuto per liberare
+dalla schiavitù Valeriano <span class="fnote">[Idem, in Valeriano.]</span>. Rapporta
+anche Trebellio Pollione le lettere scritte
+(se pur non sono finte) al re <i>Sapore</i>
+da <i>Balero</i> re dei Cadusi, da <i>Artabasde</i> re
+dell'Armenia, e da un certo <i>Belseto</i>,
+che io credo nome guasto, nelle quali
+parlano in favore di Valeriano, ed esaltano
+il poter de' Romani. Ma chi più
+era tenuto a sbracciarsi pel prigioniero
+Augusto, cioè <i>Gallieno</i> suo figliuolo,
+quegli era che men degli altri pensava
+<span class="pagenum"><a name="Page_899" id="Page_899"></a>[899]</span>
+a liberarlo o riscattarlo. E però Valeriano,
+spogliato dell'imperio, in un abisso
+di miserie, continuò a vivere alcuni anni
+ancora nella schiavitù, da cui finalmente
+la morte il liberò. L'autore della
+Cronica Alessandrina scrive <span class="fnote">[Chronicon Alexandrin., tom. II Histor. Byzantin.]</span> che i
+Persiani l'uccisero nell'anno di Cristo
+269, ma più verisimil sembra che
+morisse di morte naturale. E morto che
+fu, per ordine di Sapore, venne scorticato <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legationibus. Lactant.,
+de Mortib. Persecut.]</span>.
+Concia la sua pelle, per maggior
+vergogna del nome romano, fu posta
+in un tempio, e si mostrava a tutti
+gli ambasciatori vegnenti da Roma, per
+ricordar loro di non fidarsi molto della
+loro potenza. Il dirsi da Agatia <span class="fnote">[Agathias, lib. 4 Histor.]</span>
+che Valeriano fu scorticato vivo, si può
+relegar tra le favole. Ho io pur rapportata
+a quest'anno la cattività di questo
+imperatore, con seguitar l'opinione del
+Panvinio, del Petavio, del Pearson, del
+Tillemont e d'altri, perchè questa convien
+più col filo delle azioni di lui a noi
+conservate da Trebellio Pollione e da
+Zosimo. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron., ad annum 259.]</span>, che mette la
+di lui caduta nell'anno precedente, niuna
+valevole pruova adduce da poter
+battere l'altra opinione, che il fa prigioniere
+nell'anno presente, come scorgerà
+chiunque sappia farne l'esame.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXI" id="CCLXI"></a>CCLXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Licinio Augusto</span> per la quarta
+volta e <span class="sc">Lucio Petronio Tauro Volusiano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo le disavventure del padre, che
+non fu più contato per imperadore, restò
+solo al governo del romano imperio
+il di lui figliuolo Publio Licinio Gallieno.
+<span class="pagenum"><a name="Page_900" id="Page_900"></a>[900]</span>
+In alcune iscrizioni da me rapportate <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 254.]</span>
+egli è ancora chiamato <i>Publio Licinio
+Egnazio Gallieno.</i> Il Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscription.]</span>, avendo
+trovato questo <i>Egnazio</i>, si avvisò ch'egli
+fosse un fratello del medesimo Gallieno
+Augusto, e l'opinione sua si trova seguitata
+dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>. Ma egli altri
+non fu che lo stesso imperadore <i>Gallieno</i>.
+Da <i>Cornelia Salonina Augusta</i> ebbe
+Gallieno due figliuoli, cioè <i>Publio Licinio
+Cornelio Salonino Valeriano</i>, a cui abbiam
+già veduto che non si tardò a concedere
+il titolo di Cesare. Trovansi molte medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>
+col nome suo. L'altro fu <i>Quinto
+Giulio Salonino Gallieno</i>, che in alcune
+rare medaglie s'incontra onorato anche
+esso col titolo di <i>Cesare</i>. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>
+nella Vita di Aureliano riferisce una lettera
+scritta ad <i>Antonino Gallo console</i>,
+senza che noi sappiamo in qual anno
+cada il consolato di costui. Dice d'essere
+stato ripreso da esso console in una lettera
+familiare, per aver mandato ad educare
+<i>Gallieno suo figliuolo</i> presso di <i>Postumo</i>,
+piuttosto che presso di <i>Aureliano</i>.
+S'è disputato chi sia questo <i>Gallieno</i>
+mandato nella Gallia, ed appoggiato alla
+direzione di <i>Postumo</i>, governatore di
+que' paesi. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> parve sospettare
+in un luogo, benchè poscia sia di diverso
+parere in un altro, che questi fosse
+lo stesso primogenito suo, cioè <i>Gallieno</i>
+ora imperadore; ma questo Gallieno è
+detto <i>puer</i> da Valeriano, età che non
+conviene all'Augusto Gallieno, che in
+que' tempi avea già de' figliuoli. Parve
+al conte Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> che fosse mandato
+colà <i>Quinto Giulio Salonino Gallieno</i>,
+da noi già detto secondogenito dell'imperador
+Gallieno, quando Valeriano il
+chiama suo <i>figliuolo</i>, e non già nipote.
+Finalmente stimò il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> che
+<span class="pagenum"><a name="Page_901" id="Page_901"></a>[901]</span>
+questi fosse <i>Licinio Salonino Valeriano</i>
+primogenito di Gallieno. Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Salonino.]</span>
+il chiama <i>Salonino Gallieno</i>.
+Lascerò io che altri decida cotal controversia,
+per cui non si possono recare se
+non conghietture, e passerò innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Non mancavano all'<i>imperador Gallieno</i>
+delle buone doti. Per conto delle
+ingegno, molti si lasciava addietro. Avea
+studiata l'eloquenza e la poesia; faceva
+anche dei versi tollerabili; mostrava genio
+alla filosofia platonica, e tale stima
+ebbe di <i>Plotino</i>, eccellente maestro di
+quella scuola, vivente allora, che gli era
+venuto il capriccio <span class="fnote">[Porphyrius, in Vita Plotini.]</span> di rifabbricare una
+città nella Campania, per ivi fondare una
+repubblica di platonici; ma ne fu distornato
+da' suoi cortigiani. Pareva avere
+del coraggio e della prontezza <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in duobus Gallienis.]</span>; ma
+solamente ciò si verificava quando era
+in collera, o si sentiva irritato dallo sprezzo
+altrui. La sua magnificenza e liberalità,
+se vogliam credere a Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>,
+era qual si conveniva ad un imperadore,
+amando egli di far del bene a tutti, e di
+non rifiutar grazie a chiunque ne chiedeva.
+Aggiugne ch'egli inclinava alla
+clemenza, non avendo fatto morire chi
+contra di lui s'era rivoltato. Anche Ammiano
+Marcellino sembra concorde con
+lui su questo punto. Tuttavia un ritratto
+ben diverso di lui fece Trebellio Pollione,
+e la sua crudeltà starà poco a darci
+negli occhi. Del pari vedremo che andò
+col progresso del tempo svanendo quella
+parte di buono che in lui si trovava,
+con lasciarsi egli prender la mano dall'eccessivo
+amor dei divertimenti e dei
+piaceri illeciti, e col divenir neghittoso
+e sprezzato: cose tutte che si tirarono
+dietro de' gravissimi sconcerti, e furono
+quasi la rovina della repubblica romana.
+Non si dee già tacere che questo principe
+debolissimo, riconosciuta per ingiustissima
+la fiera persecuzione mossa dal
+<span class="pagenum"><a name="Page_902" id="Page_902"></a>[902]</span>
+padre contra de' cristiani <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 7, c. 13. Baronius,
+Annal. Eccles. ad hunc ann. Pagius, Crit. Baron.
+ad hunc ann.]</span>, restituì sul
+principio del suo governo la pace alla
+Chiesa, vietando il recar ulteriori molestie
+ai professori della legge di Cristo.
+Ma non cessò per questo l'ira di Dio,
+che volea puniti i Romani gentili, per aver
+attizzata la crudeltà di Valeriano contra
+dei suoi servi; e però si affollò ogni sorta
+di disgrazie sopra l'imperio romano, regnante
+Gallieno. La peste più che mai
+vigorosa seguitò a mietere le vite degli
+uomini; i tremuoti rovesciarono le città;
+da ogni parte i Barbari continuarono a
+spogliare e lacerare le contrade romane.
+Il maggiore de' guai nondimeno fu, che
+nel cuore del romano imperio insorsero
+di mano in mano varii usurpatori e tiranni,
+l'insolenza de' quali non si potè
+reprimere senza lo spargimento d'infinito
+sangue.
+</p>
+
+<p>
+Per la prigionia di Valeriano restarono
+in una somma confusione gli affari
+dell'Oriente <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 37.]</span>; e corsa questa voce per
+tutto l'imperio e fra i Barbari, si spalancarono
+le porte alle sedizioni, alle rapine
+e ad ogni più funesta novità, quasi
+che fosse rimasta vedova abbandonata
+la repubblica romana, e si riputasse uomo
+da nulla il di lui figliuolo Gallieno
+Augusto. Trovavasi questi allora all'armata
+del Reno, per opporsi ai tentativi
+de' sempre inquieti Germani. Racconta
+Zosimo che gli Sciti, cioè i Tartari, abitanti
+di là dal Danubio, unite insieme
+varie loro nazioni, divisero in due corpi
+l'immensa lor moltitudine. Coll'uno entrarono
+furiosi nell'Illirico, saccheggiando
+e devastando le città e campagne; e
+coll'altro vennero fino in Italia, ardendo
+di voglia di dare il sacco alla stessa città
+di Roma, ne' cui tesori speravano di
+saziare la loro avidità. In fatti giunsero
+fino in quelle vicinanze. Il senato allora,
+per rimediare a sì gran pericolo, raunò
+quanti soldati potè, diede l'armi ai più
+<span class="pagenum"><a name="Page_903" id="Page_903"></a>[903]</span>
+gagliardi della plebe, in maniera tale, che
+mise in piedi un esercito più copioso che
+quello de' Barbari: il che bastò per far
+retrocedere quegli assassini. Se ne tornarono
+essi al paese loro, ma con lasciar
+la desolazione dovunque passarono. Incredibili
+mali altresì recarono gli altri
+all'Illirico, dove nello stesso tempo si
+provò il loro flagello e quel della peste.
+Forse la peste medesima fu quella che
+cacciò di là quelle barbariche locuste.
+Io non so dire se possa essere succeduto
+in questi tempi ciò che vien narrato da
+Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>: cioè che riuscì a Gallieno
+con soli dieci mila soldati suoi di sconfiggere
+presso a Milano trecentomila Barbari:
+bravura di cui non intendo io di
+essere mallevadore. Veramente Zosimo
+attesta ch'egli dalla Gallia calò in Italia
+per iscacciarne gli Sciti; ma Zonara scrive,
+essere stati Alamanni que' Barbari,
+a' quali diede la rotta. Gli antichi scrittori
+facilmente confondono i nomi delle
+nazioni barbariche. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> ed Orosio <span class="fnote">[Orosius, lib. 7, cap. 22.]</span>
+in fatti scrivono che circa questi
+tempi gli Alamanni, dopo aver saccheggiate
+le Gallie, vennero a dare il malanno
+all'Italia. Anche i Sarmati, se pur non
+sono parte anch'essi degli Sciti mentovati
+da Zosimo, portarono l'armi loro
+contro l'Illirico nell'anno presente. Avea
+in quelle parti il comando dell'armi
+romane <i>Regilliano</i> <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 9.]</span>, uomo di gran valore.
+Da una lettera a lui scritta da <i>Claudio</i>,
+che fu poi imperadore, si raccoglie
+aver egli data una gran rotta ai Sarmati
+presso Scupi, città della Mesia superiore,
+oggidì Uscubi nella Servia. Abbiamo da
+Trebellio <span class="fnote">[Idem, cap. 8.]</span>, che essendo consoli <i>Fosco</i>
+(cioè <i>Tosco</i>) e <i>Basso</i> nell'anno 258, e
+sapendo le legioni della Mesia quanto
+fosse immerso Gallieno nelle crapole e
+nella lussuria, e che v'era bisogno d'un
+<span class="pagenum"><a name="Page_904" id="Page_904"></a>[904]</span>
+coraggioso generale contra de' Sarmati
+già incamminati alla lor volta, proclamarono
+Imperadore <i>Ingenuo</i> governator
+della Pannonia. Ma o il testo di Trebellio
+si dee credere guasto, o pur egli s'ingannò
+in riferire la ribellione d'<i>Ingenuo</i> prima
+delle sventure di Valeriano Augusto;
+e dobbiamo attenerci qui ad Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>,
+il quale chiaramente scrive avere
+la cattività di Valeriano data ansa
+all'ambizion d'<i>Ingenuo</i> per ribellarsi.
+Lo stesso vien confermato da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>;
+e però all'anno presente dee appartenere
+quel fatto. Ne fu portata la nuova a <i>Gallieno</i>
+Augusto, che a gran giornate passò
+colà con un esercito, dov'erano molti
+Mori. <i>Aureolo</i> capitano della sua cavalleria
+diede una rotta ad <i>Ingenuo</i>, per la
+quale disperato si uccise. Può nondimeno
+dubitarsi se in persona vi andasse
+Gallieno. Abbiamo <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrann., c. 8.]</span> una sua lettera
+scritta a <i>Celere Veriano</i> suo generale in
+quelle parti, dove con furore inudito gli
+ordina di procedere contra d'<i>Ingenuo</i> e
+de' suoi seguaci senza misericordia alcuna,
+con uccidere e tagliare a pezzi
+chiunque de' soldati o di que' popoli avea
+avuta mano in quella sollevazione; e che
+quanto più farebbe di vendetta, tanto più
+gusto a lui darebbe. V'ha chi dice che
+<i>Ingenuo</i>, presa la città di Mursa, o di
+Sirmio, dove egli risedeva, col pugnale
+si levasse la vita, per non venire in man
+del crudo Gallieno. Che o nell'anno
+precedente o pur nel presente si rivoltassero
+<i>Postumo</i> nella Gallia, <i>Macriano</i>
+in Oriente, <i>Valente</i> nell'Acaia, <i>Regilliano</i>
+nella Mesia, <i>Aureolo</i> nell'Illirico, è
+stato parere di varii moderni storici.
+Mancano a noi lumi per distinguere bene
+i fili e tempi della storia, per quel che
+riguarda i tiranni allora insorti nel romano
+imperio; nè ho io voglia di presentar
+ai lettori le dispute dei letterati
+intorno a questi punti. Però chieggo licenza
+di parlar di essi tiranni negli anni
+<span class="pagenum"><a name="Page_905" id="Page_905"></a>[905]</span>
+seguenti, perchè non o facile l'assegnar
+i veri tempi de' fatti d'allora.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXII" id="CCLXII"></a>CCLXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Licinio Gallieno Augusto</span> per la
+quinta volta e <span class="sc">Faustino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Un di coloro che, alzata bandiera
+contra di Gallieno Augusto, si fecero
+proclamar Imperadori, fu <i>Marco Fulvio
+Macriano</i> <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperat. Trebell.
+Pollio, in Trigint. Tyrann., cap. 8.]</span>, da noi più volte nominato
+di sopra, personaggio nato bassamente,
+ma che, salendo per varii gradi militari,
+acquistò il credito di essere il più valoroso
+e prudente generale che si avesse
+allora l'imperio romano. Arrivò costui
+sì avanti, che <i>Valeriano</i> Augusto, siccome
+già accennai, non avea persona più
+confidente di lui, e da lui appunto fu
+mosso a perseguitare i cristiani <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 10.]</span>. Perchè
+avea imparata la magia dai maghi
+egiziani, ha sospettato taluno ch'egli fosse
+di quella stessa nazione. A lui diede
+Valeriano il comando dell'armata, allorchè
+infelicemente prese a far guerra
+a' Persiani, e per opinione di alcuni
+tradito fu da lui. Tradì egli ancora il di
+lui figliuolo <i>Gallieno</i>. Imperocchè dopo
+la prigionia di Valeriano, giacchè nulla
+era stimato Gallieno, i soldati della Soria
+cominciarono, secondochè scrive Trebellio
+Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 11.]</span>, a trattar di voler un
+principe atto a sostenere l'imperio. Furono
+a consiglio su questo <i>Macriano</i> e
+<i>Servio Anicio Balista</i>, ch'era stato prefetto
+del pretorio sotto Valeriano, ed
+esercitava allora la carica anch'egli di
+generale. Fu d'avviso Balista che niun
+fosse più atto di Macriano al comando
+dell'armi e al governo dell'imperio romano.
+Se ne scusò Macriano con dire
+di esser vecchio e zoppo; ma perchè
+<span class="pagenum"><a name="Page_906" id="Page_906"></a>[906]</span>
+avea due suoi figliuoli giovani, già tribuni,
+e di singolar bravura, cioè <i>Quinto
+Fulvio Macriano</i> e <i>Gneo Fulvio Quieto</i>,
+fu conchiuso che il braccio di questi due
+figliuoli supplirebbe all'età del padre;
+e però <i>Macriano</i> venne acclamato <i>Imperadore
+Augusto</i>, ed egli appresso promosse
+alla medesima dignità i due suoi figli.
+Di tutti e tre resta memoria nelle antiche
+medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarbus, in Numismat.
+Imperat.]</span>. Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>
+vuole che Macriano usurpasse l'imperio,
+essendo consoli <i>Gallieno</i> e <i>Volusiano</i>,
+cioè nell'anno precedente 261. Al padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> parve questo un errore o
+dello storico o del testo, perchè, secondo
+lui, nell'anno 259 accade la disgrazia
+di Valeriano, nè tanto potè restar
+l'armata di Soria senza capo. Ma siccome
+abbiam detto che non regge l'opinione
+del Pagi intorno all'anno della
+cattività di Valeriano, così nè pur sussiste
+il negar qui fede a Trebellio. Già si
+è detto che Valeriano cadde in man dei
+Persiani nell'anno 260. Che poi non
+succedesse sì tosto l'usurpazione da
+Macriano fatta dell'imperio, si può ricavar
+da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Scrive questo autore
+che dopo la sventura di Valeriano
+i Persiani senza paura d'alcuno portarono
+l'armi vincitrici per la Soria, per
+la Cilicia e Cappadocia: il che vien confermato
+da Eusebio Cesariense <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span>. Presero
+la nobilissima città d'Antiochia
+capitale della Soria; poi Tarso insigne
+città della Cilicia. Quindi misero l'assedio
+a Cesarea di Cappadocia, la qual
+si crede che contenesse allora quattrocento
+mila anime. Gran difesa fu fatta da
+que' cittadini, essendo lor capitano <i>Demostene</i>,
+uomo di gran cuore, e forse
+l'avrebbono scappata, se un certo medico
+fatto prigione, per non poter reggere
+ai tormenti, non avesse rivelato
+ai nemici un sito, per cui entrati una
+<span class="pagenum"><a name="Page_907" id="Page_907"></a>[907]</span>
+notte, fecero una strage immensa di quei
+cittadini. <i>Demostene</i> lor capitano, essendovi
+ordine di prenderlo vivo, salito a
+cavallo, ed imbrandito lo stocco, si cacciò
+per mezzo ai Persiani, ed atterratine
+non pochi, ebbe la fortuna di salvarsi.
+Gran quantità di prigioni fu fatta da' Barbari
+nella presa di quella città, e tutti
+appena provveduti di tanto cibo che
+bastasse a tenerli in vita, e senza poter
+bere acqua se non una volta al giorno,
+come si fa colle bestie. Finalmente i Romani
+fuggiti elessero per lor capitano un
+<i>Callisto</i> (il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires de Empereurs.]</span> sospetta che
+Zonara voglia dire <i>Balista</i>), il quale, trovando
+sbandati i Persiani, diede loro assai
+busse in varii incontri, e prese anche
+le concubine del re Sapore con delle
+grandi ricchezze. Per queste percosse si
+affrettò Sapore a ricondursi ne' suoi paesi,
+seco menando l'infelice Valeriano.
+Ora cotali imprese richieggono del tempo,
+nè si vede che Macriano se ne impacciasse
+punto; e però fondatamente si
+può credere ch'esso Macriano solamente
+nell'anno 261, siccome attesta Zonara,
+fosse acclamato Imperadore. Credesi che
+egli regnasse in Egitto; ma, se ciò è vero,
+non dovette ivi piantare la sua signoria
+senza spargimento di sangue, facendo
+menzione <i>san Dionisio</i> vescovo alessandrino
+presso Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 22.]</span> d'un'atroce
+guerra civile che circa questi tempi afflisse
+la città d'Alessandria, susseguita
+poi da una terribil peste. Che il dominio
+di Macriano si stendesse quasi per tutta
+l'Asia, abbiamo motivo di crederlo senza
+difficoltà; ed ivi egli comandò per più
+d'un anno.
+</p>
+
+<p>
+Pensava probabilmente <i>Macriano</i> di
+incamminarsi alla volta di Roma, e di
+passare lo stretto di Bisanzio colla sua
+armata <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 18.]</span>; ma perchè ben prevedeva
+che <i>Publio Valerio Valente</i>, creato
+proconsole dell'Acaia da Gallieno, uomo
+d'alto affare e suo particolar nimico,
+<span class="pagenum"><a name="Page_908" id="Page_908"></a>[908]</span>
+gli avrebbe fatta opposizion nel
+passaggio, mandò un personaggio di gran
+credito, cioè <i>Lucio Calpurnio Pisone Frugi</i> <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>,
+per ammazzarlo. Se ne accorse
+<i>Valente</i>, e non sapendo come meglio sottrarsi
+ai pericoli, si fece proclamar Augusto <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>,
+e regnò qualche tempo nell'Acaia
+e Macedonia. Non andò più
+innanzi <i>Pisone</i>, ma ritiratosi nella Tessaglia,
+giacchè vedea tanti che usurpavano
+l'imperio, ne volle anch'egli la sua
+parte, con prendere il titolo d'<i>Imperadore</i>
+e di <i>Tessalico</i> in quella contrada. Ma
+spedita una man di soldati da Valente,
+levò di vita <i>Pisone</i>, e <i>Valente</i> stesso fu
+anch'egli da lì a poco ucciso da' suoi
+soldati. V'ha delle inverisimiglianze in
+questi racconti; ma più ancora inverisimile
+a me sembra il dirsi da Trebellio
+Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 20.]</span>, che saputosi in Roma la
+morte di questi due personaggi nel dì 25
+di giugno, il senato decretò gli onori divini
+a <i>Pisone</i>, con dire che non si potea
+trovar uomo migliore e più costante di
+lui. Come mai questo, se è vero ch'egli
+usurpasse l'imperio contra di <i>Gallieno</i>
+padrone di Roma? Nello stesso decreto
+disse il console di confidare che <i>Gallieno</i>,
+<i>Valeriano</i> e <i>Salonino</i> sieno <i>nostri imperadori</i>:
+intorno alle quali parole han
+disputato più letterati, per determinare
+chi fossero <i>Valeriano</i> e <i>Salonino</i>, e se
+tutti godessero allora il titolo d'imperadori:
+il che è difficile da stabilire per
+varii motivi. Ora <i>Macriano</i>, messa insieme
+un'armata di quarantacinque mila
+combattenti, e lasciato <i>Quieto</i> Augusto
+suo secondo figliuolo, assistito da <i>Balista</i>,
+al governo della Soria, marciò verso
+l'Europa, e passò il mare a Bisanzio.
+Ma fosse nell'Illirico, o pure nelle estremità
+della Tracia, gli venne a fronte
+<i>Marco Acilio Aureolo</i> con altro più poderoso
+esercito, per dargli battaglia, e
+segui ancora qualche menar di spade <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>.
+<span class="pagenum"><a name="Page_909" id="Page_909"></a>[909]</span>
+Trattandosi di altri Romani, non voleva
+Aureolo lasciar la briglia a' suoi, sperando
+che quei di Macriano verrebbono
+dalla sua parte, perchè avea fatta la
+chiamata, e forse guadagnato alcuno dei
+contrarii uffiziali. Ma quei non si movevano.
+Per avventura venne ad imbrogliarsi
+e a chinar la bandiera uno degli
+alfieri di Macriano; non vi volle di più
+perchè gli altri alfieri, credendo ciò fatto
+non per azzardo, ma per ordine de' capitani,
+abbassarono anch'essi le insegne,
+e andarono in numero di trenta mila ad
+unirsi con <i>Aureolo</i> <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrannis,
+cap. 11.]</span>, acclamando l'imperador
+Gallieno. Accortosi dipoi Macriano
+che anche gli altri restati con
+lui titubavano, li pregò di non voler dare
+sè stesso e il figlio <i>Quinto Fulvio Macriano</i>
+in mano di Aureolo. Il compiacquero
+essi con ammazzar lui e il figliuolo;
+e, ciò fatto, passarono anch'essi all'armata
+di Aureolo. Trebellio Pollione dà
+la gloria di questo fatto a <i>Domiziano</i>,
+valoroso capitano d'esso Aureolo, facendosi
+credere che Aureolo non v'intervenisse
+in persona. Da san Dionisio
+Alessandrino <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 7, cap. 23.]</span> si ricava che la caduta
+di <i>Macriano</i>, per cui restò l'imperadore
+Gallieno libero da un nemico che gli facea
+gran ribrezzo, accadde nell'<i>anno
+nono</i> dell'imperio d'esso Gallieno, e però
+nel presente. Si vuol qui aggiungere che
+restò tuttavia padrone di quasi tutte le
+provincie orientali <i>Gneo Fulvio Quieto</i>,
+dichiarato, come già dissi, Augusto da
+Macriano suo padre. Stavagli a' fianchi
+<i>Balista</i>, personaggio di gran senno e di
+sperimentato valore. Ma giunta la nuova
+che il di lui padre e fratello erano
+stati vinti e tolti dal mondo, cominciarono
+le città dell'Oriente l'una dopo
+l'altra a ritirarsi dall'ubbidienza di
+Quieto. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> pretende che <i>Odenato</i>
+da Palmira, di cui parleremo fra poco,
+quegli fosse che, assediato Quieto nella
+<span class="pagenum"><a name="Page_910" id="Page_910"></a>[910]</span>
+città di Emesa, l'uccidesse. Trebellio
+Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 17.]</span> sembra piuttosto attribuire
+la di lui morte ai soldati che Aureolo
+avea spedito per prenderlo vivo. Quanto
+a <i>Balista</i>, o egli se ne fuggì, o per mezzo
+di qualche accordo ebbe la facoltà di
+ritirarsi. Anch'egli, scrivono che prendesse
+dipoi il titolo d'<i>Imperadore Augusto</i>
+in qualche parte dell'Oriente, e si
+mantenesse sino all'anno 264. In fatti
+v'ha qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> che cel rappresenta
+Augusto. Ma io torno a desiderare
+che le medaglie di tanti tiranni
+vivuti in questi tempi sieno tutte legittime
+e vere, perchè non son mancati di
+coloro che, per farsi ben pagare dai dilettanti
+di sì fatte anticaglie, han saputo
+formar di pianta monete simili alle antiche
+col mutar le loro iscrizioni. Trebellio
+Pollione confessa ingenuamente di
+non sapere se <i>Balista</i> prendesse sì o
+no la porpora; ed esservi scrittori che
+asseriscono essersi egli ritirato ad una
+vita privata. Quel che è certo, egli fu
+dipoi ucciso, chi dice per ordine di <i>Odenato</i>,
+e chi dai soldati di <i>Aureolo</i>, con
+riferire la di lui morte all'anno 264:
+circostanze tutte dubbiose, e che non si
+possono chiarire. Noi sappiamo ancora
+che dopo la morte d'<i>Ingenuo</i> tiranno
+<i>Quinto Nonio Regilliano</i> nell'Illirico <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 9.]</span>
+si sollevò e prese il titolo d'<i>Imperadore
+Augusto</i>. Costui, siccome di sopra accennai,
+fece di molte prodezze contra dei
+Sarmati, e ricuperò l'Illirico, che per la
+dappocaggine di Gallieno era quasi tutto
+perduto. Ciò dovette avvenire prima di
+usurpar l'imperio; ma in qual tempo
+egli l'usurpasse, nol possiamo determinare;
+e noi vedremo fra poco che anche
+<i>Aureolo</i> prese il titolo d'Augusto nel
+medesimo Illirico. Per quel che scrive
+Trebellio, fu un accidente che costui fosse
+promosso all'imperial dignità dai soldati,
+i quali, scherzando sul nome di
+<span class="pagenum"><a name="Page_911" id="Page_911"></a>[911]</span>
+<i>Regilliano</i>, trovarono che Dio gli avea dato
+questo nome, acciocchè divenisse re, e
+per questo l'acclamarono Augusto. Ma
+quei medesimi soldati poi per timore
+della crudeltà di Gallieno, già provata
+nella ribellion d'Ingenuo, e per le premure
+di quei popoli che non voleano quel
+peso addosso, diedero ad esso Regilliano
+la morte.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXIII" id="CCLXIII"></a>CCLXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Albino</span> per la seconda volta e <span class="sc">Massimo
+Destro</span>.
+</p>
+
+<p>
+Credesi che il primo console fosse
+nominato <i>Marco</i> o <i>Manio Nummio Albino</i>,
+perchè v'ha un'iscrizione romana, dove
+egli è chiamato <i>consul ordinarius iterum</i>.
+Che così fosse, può darsi. Ma nell'antico
+catalogo <span class="fnote">[Apud Bucherium et Eccardum.]</span> de' prefetti di Roma
+noi troviamo che <i>Nummio Albino</i> era stato
+<i>prefetto di Roma</i> nell'anno 261, e
+seguitò ad esercitar quella carica nell'anno
+seguente ed anche nel presente; e
+non sapendo noi che fosse per anche
+introdotto di dare ad un solo quelle due
+dignità nel medesimo anno, perciò può
+restar sospetto che fossero due persone
+diverse; se non che andando innanzi,
+cominceremo a trovare chi, essendo prefetto
+di Roma, esercitò nello stesso tempo
+il consolato. Circa questi tempi i
+Germani penetrarono colle loro scorrerie
+fino in Ispagna. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>
+ed Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> scrivono che i Franchi,
+popoli allora della Germania, quei furono
+che, entrati nelle Gallie, vi fecero immensi
+saccheggi, e di là passarono nella
+Spagna Tarragonese, dove presero per
+forza e saccheggiarono la capitale di
+quel paese, cioè Tarragona; e trovata
+<span class="pagenum"><a name="Page_912" id="Page_912"></a>[912]</span>
+copia di navi, andarono insino a visitar
+l'Africa. Paolo Orosio <span class="fnote">[Paulus Orosius, Histor., lib. 7.]</span> attesta anche
+egli la desolazione lasciata da costoro
+nella Spagna, con aggiungere che ne restavano
+anche a' suoi tempi le funeste
+memorie, e che durò per dodici anni la
+persecuzione da loro recata a quelle contrade.
+Fu di parere il Valesio <span class="fnote">[Valesius, Rer. Franc., lib. 11.]</span> che costoro
+non per le Gallie, ma per l'Oceano
+passassero in Ispagna, come poi fecero
+i Normanni nel secolo nono; ed Eumene <span class="fnote">[Eumenes, in Panegyrico Constantin.]</span>
+porge buon fondamento a questa
+opinione, che sembra più verisimile, che
+non è il creduto loro passaggio per le
+Gallie. A queste calamità son da aggiugnere
+l'altre narrate tutte in un fiato <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in
+Breviar. Orosius, Histor., lib. 7.]</span>
+da Aurelio Vittore, da Eutropio e da
+Orosio, ancorchè non se ne sappia il
+tempo preciso. Cioè, che la Dacia, di cui
+quella che oggi è Transilvania, era anticamente
+una parte, e tutto quanto il
+paese conquistato una volta da Traiano
+venne in potere dei Barbari. Secondo
+Eutropio, i Quadi e i Sarmati devastarono
+la Pannonia. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> scrive che
+l'occuparono. Orribili ancora furono i
+danni recati dagli Sciti, cioè dai Goti,
+alle provincie dell'Europa e dell'Asia,
+colle quali confinavano. Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>
+racconta che costoro s'impossessarono
+della Tracia, devastarono la
+Macedonia, e vennero ad assediare Tessalonica,
+oggidì Salonichi. Fu loro data
+battaglia nell'Acaia da <i>Macriano</i> general
+de' Romani, diverso da colui che abbiam
+veduto di sopra, e il cui vero nome
+probabilmente era <i>Marziano</i>, di cui parleremo
+più abbasso. Sconfitti se n'andarono
+i Barbari. L'altro esercito di essi
+Goti, passato nell'Asia, pervenne sino
+ad Efeso, dove, dato in prima il sacco al
+celebre e ricchissimo tempio di Diana,
+poscia lo consegnarono alle fiamme. Lo
+<span class="pagenum"><a name="Page_913" id="Page_913"></a>[913]</span>
+storico Giordano <span class="fnote">[Jordanus, de Rebus Geticis, cap. 20.]</span> non lasciò indietro
+questa partita, con dire che i Goti condotti
+da Respa, Veduco, Turo e Varo
+loro capitani, vi saccheggiarono varie
+città, incendiarono il tempio di Diana
+Efesina, e nella Bitinia spogliarono e diroccarono
+la bella città di Calcedonia.
+Carichi di bottino nel ritornare a casa
+devastarono Troia ed Ilio: lasciarono i
+segni della loro fierezza nella Tracia, e
+presero la città d'Anchialo, posta alle
+radici del monte Emo, dove si fermarono
+molti dì per que' bagni caldi che quivi
+si trovavano. Dopo di che se ne tornarono
+ai lor paesi. Ma non si contentarono
+di questo que' Barbari. Un sì gustoso
+mestiere li fece altre volte ritornare
+ai danni delle provincie romane. Crede
+il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span> che l'irruzione suddetta
+de' Goti appartenga all'anno precedente,
+perchè si figura celebrati allora
+i decennali di Gallieno. Ma chi riferisce
+a quest'anno esse feste, vi unisce ancora
+i pianti dell'Asia per cagion dei suddetti
+Barbari.
+</p>
+
+<p>
+In qual anno <i>Postumo</i> governator
+delle Gallie si rivoltasse contra di Gallieno
+Augusto, e prendesse il titolo di
+<i>imperadore</i>, è tuttavia in disputa, nè io
+son qui per entrare in sì fatte liti di
+critica che il lettore non aspetta da me.
+Certo è che almen qualche tempo prima
+dell'anno presente egli usurpò l'imperio
+in quelle parti. Per quanto credono gli
+eruditi di ricavar dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, era
+il suo nome <i>Marco Cassio Latieno Postumo</i>,
+benchè Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+et in Gallieno.]</span> il chiami
+<i>Postumio</i>. In una iscrizione <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 360, n. 5.]</span> da
+me data alla luce, non <i>Latieno</i>, ma <i>Latino</i>
+si vede appellato. Questi era bassamente
+nato, ma giunto ad essere uno
+de' più eccellenti capitani che si avesse
+Roma allora, uomo di singolar prudenza
+<span class="pagenum"><a name="Page_914" id="Page_914"></a>[914]</span>
+e gravità, che con tutta la sua severità
+intendeva l'arte di farsi amare dai popoli
+e dai soldati. <i>Valeriano Augusto</i>, che
+sapea ben discernere i meriti delle persone,
+gli avea dato il governo delle Gallie,
+acciocchè il suo valore servisse a
+rintuzzar l'orgoglio de' Franchi e d'altre
+nazioni germaniche transrenane, già
+usate a molestar le provincie romane.
+Tal credito s'era egli acquistato, ch'esso
+Valeriane gl'inviò suo nipote <i>Salonino</i>,
+non so se il primo o se il secondo figliuolo
+di <i>Gallieno</i>, acciocchè l'istruisse
+nelle arti convenienti ad un principe e
+ad un guerriero. Ma se Postumo era dotato
+di tanti bei pregi, non si trovava già
+in lui l'importantissimo della fedeltà. Il
+sapersi nelle Gallie la vita lussuriosa e
+scandalosa che menava <i>Gallieno</i> in Roma
+cagionò in que' popoli un tal disprezzo di
+questo principe, aiutato probabilmente
+anche dalle scerete insinuazioni d'esso
+Postumo, che pensarono a provvedersi
+d'un imperadore, in cui concorresse il
+valore e il senno, per difendersi dai nemici
+Germani. Avea Postumo, per relazione
+di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, sconfitto un corpo
+di que' Barbari passati di qua dal Reno, e
+distribuito ai soldati il bottino fatto <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 38.]</span>
+Silvano capitan delle guardie del giovinetto
+<i>Salonino Cesare</i> l'obbligò ad inviar
+quella preda al principe: il che sì forte
+amareggiò i soldati, mal soddisfatti per
+altro, poichè lor non piaceva di star
+sotto il comando di un fanciullo, cioè di
+esso <i>Salonino</i>, che, alzato rumore, proclamarono
+<i>imperadore Postumo</i>. Il che
+fatto, marciarono tutti a Colonia, dove
+dimorava esso <i>Salonino</i>, gridando di voler
+nelle mani il principe e <i>Silvano</i>, ed
+assediarono quella città. Bisognò darli,
+e Postumo li fece morire amendue, aggiugnendo
+quest'altra taccia alla violata
+fede contra del suo sovrano. Non vi fu
+popolo alcun delle Gallie che nol riconoscesse
+volentieri per imperadore; e pare
+che anche le Spagne e l'Inghilterra si
+<span class="pagenum"><a name="Page_915" id="Page_915"></a>[915]</span>
+sottomettessero al di lui imperio; e tolta
+la fellonia, era egli ben degno di reggere
+popoli <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 2 et 4.]</span>. Nello spazio di sette anni
+che Postumo regnò, anche nelle Gallie
+regnò la felicità: tanta era la sua moderazione
+e giustizia, tanto il suo valore,
+per cui ridusse i Germani a contenersi
+nei loro limiti, e fabbricò anche alcune
+castella nel loro paese. Egli si trova nelle
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span> (se pur tutte son vere) appellato
+console per la quarta volta. Avea
+un figliuolo nomato <i>Caio Giunio Cassio
+Postumo</i>, a cui diede il titolo di <i>Cesare</i>,
+e poi quello di <i>Augusto</i>. Fu Postumo
+il più potente e terribil avversario che
+si avesse Gallieno, non tanto per la sua
+buona testa, quanto per l'amore che gli
+portavano i popoli delle Gallie, e per lo
+grande squarcio ch'egli avea fatto dell'imperio
+romano.
+</p>
+
+<p>
+Ora <i>Gallieno Augusto</i> (io non so
+dire in qual anno) con buon esercito
+marciò in persona contra di Postumo.
+<i>Teodoto</i> era il generale della sua armata.
+Posero l'assedio ad una città, dove s'era
+rinchiuso Postumo; ma nel fare Gallieno
+la ronda intorno a quella città, fu ferito
+da una saetta, e dovette cessare per questo
+l'assedio. Se poi Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>
+tien qualche ordine ne' suoi racconti,
+circa questi tempi, o pur nell'anno
+precedente, il medesimo Gallieno, conducendo
+seco due bravi capitani, cioè
+<i>Aureolo</i> e <i>Claudio</i> (il qual fu poscia imperadore),
+tornò di nuovo a far guerra a
+Postumo. Fu allora che Postumo dichiarò
+imperadore Augusto e collega suo
+<i>Marco Aurelio Piavvonio Vittorino</i>, uomo
+di grande abilità nel mestier della
+guerra, benchè perduto dietro le femmine,
+per poter più facilmente opporsi agli
+sforzi di Gallieno. Seguirono varii combattimenti
+o scaramuccie, e in una battaglia
+restò anche sconfino Postumo; ma
+senza apparire che per questo sinistro
+<span class="pagenum"><a name="Page_916" id="Page_916"></a>[916]</span>
+colpo peggiorassero gli affari di lui, e
+ne profittasse quei di Gallieno. Parimente
+intorno a questi tempi un'orribil disavventura
+accadde in Bisanzio. Per quanto
+sembra dire Trebellio, dovea essere venuto
+alle mani il popolo di quella città
+colla guarnigione; e prevalendo la forza
+de' soldati, restò tagliata a pezzi quella
+cittadinanza, in maniera che tutte le vecchie
+famiglie vi perirono, a riserva di
+coloro che o per la mercatura o per la
+milizia n'erano lontani. Gallieno adunque,
+sbrigato che fu dalla guerra di Postumo,
+passò alla volta di Bisanzio, dove
+non ispirava di entrare se non colla
+forza. Ma, avendo capitolato quel presidio,
+v'entrò; e poi, senza osservar la
+parola e il giuramento, fece uccidere
+tutti quanti que' soldati che vi si trovarono.
+Di là poi frettolosamente, e glorioso
+per quel macello, come se ne avesse riportata
+qualche gran vittoria, sen venne
+a Roma, dove celebrò con grande e disusata
+pompa il decennio compiuto del
+suo imperio. Secondo il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron. ad annum 262.]</span>,
+questa solennità si fece nel precedente
+anno; secondo altri, nel presente, perchè
+in questo terminava esso decennio, e si
+faceano i voti pubblici per la conservazione
+dell'imperadore per un altro decennio.
+Le medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> ne parlano, ma
+senza chiarirne il tempo. Racconta lo
+stesso Trebellio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> che <i>Gallieno</i> corteggiato
+da tutto il senato e dall'ordine
+equestre, e dalle milizie vestite di bianco,
+preceduto dal popolo e fin da' suoi
+servi e dalle donne che portavano torcie
+e lampade accese, processionalmente si
+portò al Campidoglio. Cento buoi colle
+corna dorate e con gualdrappe di seta
+(cosa preziosa in que' tempi) e ducento
+bianche agnelle, andavano innanzi per
+servire ai sagrifizii. V'intervennero ancora
+dieci elefanti che si trovavano allora
+in Roma; e mille e ducento gladiatori
+superbamente vestiti. V'erano carrette
+<span class="pagenum"><a name="Page_917" id="Page_917"></a>[917]</span>
+che menavano ogni sorta di buffoni, ed
+altre, nelle quali si rappresentavano le
+forze dei ciclopi. Per tutte in somma le
+strade altro non si vedeva che giuochi, e
+le acclamazioni dappertutto andavano al
+cielo. Comparivano in fine centinaia di
+persone, fintamente vestite, chi alla gotica,
+chi alla sarmatica, ed altre con abiti
+da Franchi e da Persiani. Con questa
+vana pompa, o sia con questa mascherata,
+si credeva l'inetto principe d'imporre
+al popolo romano, il quale in
+mezzo agli applausi si burlava di lui,
+mostrandosi favorevole, chi a <i>Postumo</i>,
+chi a <i>Regilliano</i>, il qual non dovea per
+anche essere ucciso; ed altri ad <i>Emiliano</i>
+e a <i>Saturnino</i>, che già si dicevano
+anch'essi rivoltati. I più nondimeno compiangevano
+la prigionia di Valeriano, a
+cui nulla pensava l'ingrato figliuolo. Accadde,
+che conducendosi fra la turba dei
+finti Persiani anche il re di Persia, come
+prigioniere (cosa che moveva il riso a
+tutti), alcuni buffoni si cacciarono fra
+que' Persiani, guatando attentamente
+ognun d'essi in viso. Interrogati che
+cercassero con tanta premura, risposero:
+<i>Cerchiamo il padre del principe</i>. Gallieno,
+che mai non si risentiva all'udir parlare
+dell'infelice suo padre, e solamente mutava
+discorso con dire agli astanti: <i>Cosa
+di buono avremo al pranzo? che solazzi
+abbiam da godere oggi? vi sarà egli spasso
+domani al teatro, al circo?</i> avvertito
+della facezia di que' buffoni, allora prese
+fuoco; e fattili imprigionare, li condannò
+ad essere bruciati vivi: sentenza e spettacolo
+che amareggiò sommamente il popolo,
+e talmente se ne dolsero i soldati,
+che ne fecero a suo tempo aspra vendetta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_918" id="Page_918"></a>[918]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXIV" id="CCLXIV"></a>CCLXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Licinio Gallieno Augusto</span> per la
+sesta volta e <span class="sc">Saturnino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ho io prodotta un'iscrizione <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., pag. 365.]</span> posta
+a <i>Lucio Albino Saturnino console</i>, ma
+senza poter determinare se ivi si parli
+di <i>Saturnino</i> console di quest'anno. S'è
+fatta poco fa menzione di <i>Saturnino</i>, personaggio
+anch'esso usurpator dell'imperio
+in questi calamitosi tempi di Roma.
+Quel poco che ne sappiamo, l'abbiamo dal
+solo Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebell. Pollio, in Trigint. Tyrann., c. 22.]</span>, il quale non
+seppe nè pur egli dirci altro, se non che
+era uomo di prudenza singolare, di vita
+amabile, e che avea riportato più vittorie
+contra dei Barbari; ma senza poter assegnare
+nè il tempo, nè il paese, dove
+l'armata posta sotto il suo comando gli
+diede la porpora imperiale. Probabilmente
+egli comandava ai confini della Scizia.
+Ma perchè parve, nell'andar innanzi,
+troppo severo, que' medesimi che gli aveano
+dato l'imperio, quello, insieme
+colla vita, gli tolsero. Maraviglia è come
+quello storico ed altri sì vicini a questi
+tempi sì poco sapessero di quegli avvenimenti.
+Per quello che riguarda <i>Emiliano</i>,
+mentovato anch'esso poco fa da
+Trebellio Pollione, non è per anche stabilita
+la serie de' suoi nomi, perchè le
+poche medaglie che s'hanno di lui, lasciano
+dubbio d'impostura. Vien creduto
+non diverso da quell'<i>Emiliano</i> che,
+per attestalo di Dionisio Alessandrino <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 11.]</span>,
+perseguitò malamente i cristiani in Egitto.
+Era egli generale dell'armi romane
+in quelle stesse provincie <span class="fnote">[Trebell. Pollio, in Triginta Tyrann., c. 21.]</span>, quando,
+insorta una briga per avere un soldato
+battuto un servo, a cui era scappato
+detto, <i>essere migliori le scarpe sue che
+<span class="pagenum"><a name="Page_919" id="Page_919"></a>[919]</span>
+quelle dei soldati</i>, la plebe alessandrina,
+solita per ogni bagattella a muoversi e
+a far sedizione, s'attruppò, e con armi e
+sassi andò infuriata a trovar <i>Emiliano</i>,
+regolandolo ancora d'alcune sassate.
+Dicono ch'egli non trovasse altro scampo
+che quello di farsi dichiarar <i>imperadore</i>,
+per poter comandare a bacchetta
+e farsi più rispettare. Per quel tempo
+ch'egli regnò tenne con vigore l'imperio
+e visitò la Tebaide e tutto l'Egitto, mettendo
+buon ordine dappertutto. Ma spedito
+colà da Gallieno un esercito sotto
+il comando di <i>Teodoto</i>, Emiliano, nel
+punto che si preparava a far una spedizione
+contro agl'Indiani, fu preso e
+strangolato in prigione. Voleva poi Gallieno
+crear <i>Teodoto proconsole</i> dell'Egitto,
+acciocchè godesse più autorità e balìa;
+ma ne fu ritenuto dai sacerdoti,
+perchè v'era una predizione, che allora
+l'Egitto tornerebbe in libertà, quando
+v'entrassero i fasci consolari che si davano
+ai proconsoli, e la pretesta dei Romani.
+Trebellio Pollione cita per testimonio
+di ciò Cicerone e Procolo grammatico.
+Il tempo, in cui Emiliano usurpò
+la porpora e perdè la vita, indarno si va
+ora cercando. Lo stesso Pollione nel
+precedente anno parlò di <i>Aureolo</i>, come
+di persona già ribellata contra di Gallieno
+Augusto. Per questa ragione metto
+io sulla scena costui nell'anno presente,
+benchè trovi qui imbrogliati non poco i
+conti di quello storico <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrann.,
+et in Gall.]</span>. Sembra che
+egli proponga la di lui ribellione avvenuta
+non molto dopo la cattività di <i>Valeriano
+imperadore</i>; e perciocchè dipoi si vede
+ch'egli combattè in favor di Gallieno
+contra di Macriano, ed anzi poco fa
+in compagnia del medesimo Gallieno, lo
+abbiam veduto far guerra a Postumo;
+non si può già facilmente credere che
+così presto egli si rivoltasse. Pollione
+l'acconcia con dire che Gallieno fece
+pace con Aureolo, e di lui si servì poscia
+contra di Postumo. Altri sono stati di
+<span class="pagenum"><a name="Page_920" id="Page_920"></a>[920]</span>
+avviso che il prendesse per collega nell'imperio
+per abbattere col braccio di
+lui gli altri tiranni: tutte cose improbabili
+presso chi sa le gelosie e le diffidenze
+dei dominanti. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 40.]</span> riferisce
+la rivolta d'esso <i>Aureolo</i> all'anno 267,
+ed in ciò è seguito da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Questa
+pare la più verisimil opinione. Nelle
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> che restano d'esso tiranno
+si vede ch'egli era appellato <i>Manio</i> (e
+non già <i>Marco</i>) <i>Acilio Aureolo</i>. Il governo
+dell'Illirico fu a lui conferito da Gallieno;
+ma egli, guadagnati gli animi dei
+soldati, si fece acclamar <i>Imperadore</i>. Se
+dice il vero il sopraccitato Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>,
+nell'anno precedente <i>Odenato</i>
+re de' Palmireni ottenne l'imperio di
+tutto l'Oriente. Riserbo io le notizie di
+questo insigne personaggio all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXV" id="CCLXV"></a>CCLXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Licinio Valeriano</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Lucio Cesonio Lucilio Macro
+Rufiniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il primo console, cioè <i>Valeriano</i>, comunemente
+vien creduto il fratello di
+<i>Gallieno Augusto</i>, con opinione ch'egli
+nell'anno 259 fosse stato console sostituito.
+Tempo è ormai di parlare di
+<i>Odenato</i>, il cui nome si rendè ben celebre
+per le imprese da lui fatte in servigio
+dell'imperio romano in Oriente. Egli <span class="fnote">[Agathias, lib. 4 Histor.]</span>
+era nato in Palmira, città nobile
+della Fenicia, non lungi dall'Eufrate,
+delle cui rovine ed antichità han rapportato
+molte notizie in questi ultimi tempi
+i viaggiatori inglesi. Ch'egli fosse solamente
+cittadino e decurione in quella
+città, lo scrive Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>. Ciò vien
+<span class="pagenum"><a name="Page_921" id="Page_921"></a>[921]</span>
+anche confermato da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 38.]</span>, il quale
+nondimeno aggiunge aver egli avuto
+delle milizie proprie: il che sembra indicare
+ch'egli fosse uno dei principi dei
+Saraceni abitanti verso l'Eufrate e collegati
+dei Romani, siccome ancora fu di
+parere Procopio <span class="fnote">[Procopius, de Bello Pers., lib. 11.]</span>. Fece Dio nascere
+in questi tempi un uomo tale per umiliar
+l'orgoglio di <i>Sapore</i> re della Persia,
+che dopo la gran vergogna inferita ai
+Romani, col fare suo schiavo il loro
+<i>imperador Valeriano</i>, pareva in istato di
+assorbir tutte le provincie romane dell'Oriente.
+Avea <i>Odenato</i> <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 14.]</span> in sua gioventù
+fatto il noviziato della guerra nella
+caccia delle fiere, prendendo lioni,
+pardi, orsi ed altri animali selvatici, ed
+indurando il corpo ai venti e alle pioggie.
+Veduto ch'egli ebbe divenuto formidabile
+a tutto l'Oriente il re Sapore per le vittorie
+guadagnate sopra i Romani, abbiamo
+da Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legationibus, t. I
+Histor. Byzantin.]</span>, che per
+comperarsi la buona grazia di quel regnante,
+gli inviò molti cammelli carichi
+di preziosi regali, con lettera di tutta
+sommessione e rispetto. All'alterigia di
+Sapore (male ordinario dei gran tiranni
+dell'Oriente) parve un'insolenza l'atto
+di Odenato, che, essendo persona privata,
+avesse osato di scrivergli senza presentarsi
+egli in persona al soglio suo. Il
+perchè stracciò quella lettera, fece gittar
+nel fiume que' presenti, e disse ai messi
+ch'egli saprebbe ben insegnar le creanze
+al loro signore, e come un par suo dovea
+trattare con chi era suo padrone, e
+che sterminerebbe lui colla sua famiglia
+e patria. Contuttociò, s'egli bramava un
+gastigo men rigoroso, venisse a prostrarsi
+ai suoi piedi colle mani legate. Fu allora
+che Odenato, non sapendo digerir
+tanta boria, nè tollerar le mal meritate
+minaccie del barbaro regnante, si gittò
+affatto nel partito de' Romani. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_922" id="Page_922"></a>[922]</span>
+scrive, esser egli stato quello che
+nella Mesopotamia assediò in Emesa
+<i>Quieto</i> figliuolo di <i>Macriano</i> tiranno, ed
+il fece uccidere. Da lui parimente <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallienis.]</span>
+tolta fu la vita a <i>Batista</i>, usurpatore anche
+esso dell'imperio in Oriente. Appresso
+mosse una fiera guerra al re di Persia;
+ricuperò Nisibi e Carre e tutta la Mesopotamia.
+S'era egli dato il vanto di voler
+anche cavar dalle mani de' Persiani il
+prigionier Valeriano; e perciocchè mostrava
+in tutto dipendenza da Gallieno
+Augusto, ed ubbidienza agli ordini che
+venivano da lui, fu creato governatore
+e generale dell'Oriente da esso imperadore.
+Avvennero questi fatti negli anni
+addietro.
+</p>
+
+<p>
+Che Odenato anche prima di questo
+anno entrato nelle terre de' Persiani,
+grande strage facesse di loro, ed arrivasse
+fino a Ctesifonte, capitale allora di
+quella monarchia, si può raccogliere da
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 29.]</span> e da Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 14.]</span>.
+Ma verso questi tempi egli di nuovo, più potente
+e risoluto che mai, tornò addosso
+ai Persiani, e mise l'assedio a Ctesifonte.
+Molti combattimenti e saccheggi di tutto
+quel paese, e macello incredibile della
+nemica genie fu ivi fatto. Ma perchè
+tutti i satrapi della Persia si unirono
+per la comune difesa, non potè far crollare
+ai suoi voleri quella metropoli. Portate
+intanto a Gallieno le nuove, qualmente
+<i>Odenato</i>, dopo aver liberata dai
+Persiani la Mesopotamia, era giunto
+sotto Ctesifonte, avea messo in fuga il
+re Sapore, presi molti di questi satrapi,
+e fatta strage di que' Barbari: per consiglio
+di <i>Valeriano</i> suo fratello e di <i>Lucilio</i>
+suo parente, che abbiam veduto consoli
+ordinarii nell'anno presente, a motivo
+di maggiormente attaccare <i>Odenato</i>
+agl'interessi del romano imperio, gli
+diede il titolo di <i>Augusto</i>, dichiarandolo
+<span class="pagenum"><a name="Page_923" id="Page_923"></a>[923]</span>
+suo collega, ed ordinando che si battessero
+monete in onore di lui, delle quali
+alcune ancora ne restano <span class="fnote">[Goltzius, et Mediob., in Numism. Imperat.]</span>. A molti
+dovette parere strana una tal risoluzione,
+perchè restava giustificatamente in mano
+ad Odenato, principe straniero, tutto lo
+Oriente; e pure, se dice il vero Trebellio
+Pollione, il senato e tutto il popolo
+romano sommamente lodarono questo
+fatto, probabilmente sperando che andasse
+a terra l'inetto Gallieno, e che
+questo valoroso Fenicio avesse poi da
+rimettere in buon sesto il troppo sfasciato
+imperio romano. E ciò basti per
+ora di Odenato. Benchè non si sappia il
+tempo preciso in cui anche <i>Trebelliano</i>
+non volle esser da meno di tanti altri
+usurpatori dell'imperio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno, et in Trig.
+Tyrann., cap. 14.]</span>, pure ne
+parleremo qui. Solamente noi sappiamo
+che costui, nominato <i>Caio Annio Trebelliano</i>
+in qualche medaglia <span class="fnote">[Goltzius, et Mediob., Numism. Imper.]</span> (se pur
+son legittime le medaglie di lui), trovando
+nella Isauria quel popolo malcontento
+di Gallieno, e bramoso di un condottiere,
+prese il titolo d'<i>imperadore</i>, e nella
+rocca d'Isauria si fabbricò un palazzo.
+Fra que' luoghi stretti del monte Tauro
+si mantenne egli per qualche tempo;
+ma speditogli contro da Gallieno <i>Causisoleo</i>
+Egiziano, fratello di quel <i>Teodoto</i>
+che avea preso Emiliano tiranno dell'Egitto,
+ebbe maniera di tirarlo a campagna
+aperta, di dargli battaglia, di sconfiggerlo
+e di levargli la vita. Ma quei
+popoli per paura di gastighi continuarono
+nella lor ribellione e libertà, nè si poterono
+per gran tempo, e forse mai più,
+rimettere all'ubbidienza della repubblica
+romana. Nè pure all'Africa mancarono
+i suoi disastri <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis.]</span>. Quivi per cura di <i>Vibio
+Passieno</i> proconsole, e di <i>Fabio Pomponiano</i>
+general dell'armi ai confini nella
+Libia, fu creato imperadore un <i>Tito
+Cornelio Celso</i> semplice tribuno, e vestito
+colla porpora imperiale da una <i>Galliena</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_924" id="Page_924"></a>[924]</span>
+cugina del medesimo Gallieno Augusto.
+Ma non passarono sette dì che costui fu
+ucciso, il suo corpo dato ai cani, ed impiccata
+l'effigie sua per opera del popolo
+di Sicca, il quale s'era mantenuto fedele
+a Gallieno. Abbiamo un'iscrizione <span class="fnote">[Panv., in Fast. Cons. Maffeius, Veron.
+Illustr.]</span>
+comprovante ch'esso Gallieno fece in
+quest'anno rifabbricar le mura di Verona;
+perlochè quella città prese il
+titolo di Galleniana. Il lavoro fu cominciato
+a dì 5 d'aprile, e terminato
+nel dì 4 di dicembre. Dovea servire quella
+città d'antemurale agl'insulti de' Germani.
+A' tempi del gran Pompeo era
+essa divenuta colonia de' Romani <span class="fnote">[Incertus, in Panegyrico Constant., cap. 8.]</span>;
+ma, scaduta per le guerre, trovò miracolosamente
+un ristoratore in questo sì
+disattento e scioperato Augusto.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXVI" id="CCLXVI"></a>CCLXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Licinio Gallieno Augusto</span> per la
+settima volta e <span class="sc">Sabinillo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Per gli nuovi tiranni che ogni dì saltavano
+fuori, conquassato era l'imperio
+romano; ma poco parea che se ne affliggesse
+la testa leggiera di Gallieno imperadore <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>.
+Quando gli giugneva la
+nuova che l'Egitto era perduto: <i>E che?</i>
+diceva egli, <i>non potremo noi vivere senza
+il lino d'Egitto?</i> Veniva un altro a
+dirgli le orribili scorrerie fatte dagli Sciti
+nell'Asia, e i tremuoti che aveano in
+quelle parti diroccate le città, rispondeva:
+<i>Non potremo noi far senza le loro spume
+di nitro per lavarci?</i> Udita la perdita
+delle Gallie, se ne rise, dicendo: <i>Sto a
+vedere che la repubblica sia sbrigata, se
+non verran più le tele di Arras</i>. Così questo
+imperadore con aria da filosofo, ma
+con vera dappocaggine e stoltizia di principe.
+E intanto le applicazioni sue più
+<span class="pagenum"><a name="Page_925" id="Page_925"></a>[925]</span>
+serie erano dietro alla cucina e alle tavole
+per mangiar bene e ber meglio, e a
+soddisfar le sfrenate voglie della libidine
+sua, e a far comparse di lusso disusato,
+senza prendersi pensiero del pubblico
+governo, e senza mettersi affanno di tante
+ribellioni e disastri che fioccavano da
+tutte le bande sul romano imperio. Abbiamo
+da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> ch'egli,
+oltre alla moglie <i>Salonina Augusta</i>, teneva
+varie concubine, fra le quali la principale
+fu <i>Pipa</i>, figliuola del re de' Marcomanni,
+per ottenere la quale cedette
+ad esso re una parte della Pannonia
+superiore. E questa sua trascuraggine
+appunto era quella che animava or questo
+or quello ad alzar bandiera contra
+di lui, e ad usurpare il nome d'imperadore.
+Trovò egli nondimeno un ingegnoso
+spediente per mettere freno all'esaltazione
+di nuovi Augusti <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, e fu quello
+di proibir da lì innanzi che i senatori
+avessero impieghi nella milizia, e si trovassero
+nelle armate, perchè diffidava
+di chiunque era in credito, e poteva aspirare
+all'imperio, o muover altri a liberarsi
+da lui. Uso fu degli Augusti di
+condur sempre seco ne' viaggi e nelle
+guerre un numero scelto di senatori,
+che formavano il loro consiglio, e mantenevano
+ne' popoli e nelle soldatesche il
+rispetto dovuto al senato, e comandavano
+bene spesso le armate. Tutto il
+contrario fece Gallieno. E di qui poi venne,
+che avvezzatisi i senatori a godersi
+in pace i loro posti e beni, e a risparmiar
+le fatiche, i pericoli e le sedizioni
+della milizia, più non cercarono di far
+cessare quella legge di Gallieno: perlochè
+sempre più venne calando la loro
+stima ed autorità, e crebbe l'insolenza
+di chi comandava e maneggiava l'armi.
+</p>
+
+<p>
+Intorno a questi tempi pare che succedesse
+nelle Gallie il fine di <i>Postumo</i>,
+stato per più anni tiranno, o sia imperadore
+in quelle parti, dove ancora avea
+<span class="pagenum"><a name="Page_926" id="Page_926"></a>[926]</span>
+preso il quarto consolato. Scrivono <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., cap. 2.]</span>
+ch'egli mantenne sempre que' popoli in
+istato felice, mercè del suo senno e valore,
+ed era anche universalmente amato
+e rispettato. Tuttavia si sollevò contra
+di lui <i>Lucio Eliano</i>, che prese il titolo
+d'<i>Imperadore</i> in Magonza. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>
+scrive, che avendo Postumo presa quella
+città, per non aver voluto abbandonarne
+il sacco ai soldati, costoro l'uccisero
+insieme col giovane Postumo suo
+figliuolo. Ho io con Aurelio Vittore appellato
+<i>Eliano</i> l'emulo che si rivoltò
+contro di lui; ma questi infallibilmente
+non è se non quel personaggio che da
+Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trig. Tyran., cap. 4.]</span> vien chiamato <i>Lolliano</i>,
+e tale ancora si trova il suo nome
+presso d'Eutropio. Postumo, secondo il
+suddetto Pollione, per maneggi segreti
+d'esso Lolliano, perdè la vita; ed è certo
+che questi sopravvisse a Postumo.
+Dicono ch'egli fu accettato per <i>Imperadore</i>
+da una parte delle Gallie; e che fece
+di gran bene alle città di quelle contrade,
+e che rifabbricò varii luoghi di là del
+Reno. Ma che? <i>Vittorino</i>, figliuolo di
+Vittoria, già preso per collega dell'imperio
+da Postumo, gli fece guerra; e peggiore
+gliela fecero i soldati, perchè annoiati
+dalle troppe fatiche, alle quali
+continuamente gli obbligava, gli tolsero
+la vita. Trovansi medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, dove egli
+è chiamato <i>Lucio Eliano</i> ed <i>Aulo Pomponio
+Eliano</i>; altre se ne rapportano col
+nome di <i>Spurio Servilio Lolliano</i>. O l'une
+o l'altre sono mere imposture, quando
+ancora non sieno tutte. Sicchè <i>Marco
+Aurelio Vittorino</i> restò solo possessor
+delle Gallie. Ma costui <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trig. Tyran., cap. 5.]</span> con tutte le
+belle doti d'uomo grave, clemente, economo,
+ed esattor della disciplina militare,
+portava nell'ossa un vizio che denigrava
+tutte le sue virtù, cioè una sfrenata
+libidine, per cui niun rispetto portava
+<span class="pagenum"><a name="Page_927" id="Page_927"></a>[927]</span>
+ai talami de' suoi soldati. Ne riportò anche
+il castigo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Trovandosi egli in Colonia,
+un cancelliere dell'esercito, irritato
+contra di lui per violenza usata a
+sua moglie, essendosi congiurato con
+altri, lo uccise. Il fanciullo <i>Vittorino</i> di
+lui figliuolo fu allora chiamato <i>Cesare</i>
+da Vittoria o sia Vittorina, avola sua
+paterna; ma nella stessa maniera che il
+padre, fu anch'egli ammazzato dai medesimi
+soldati. Così Trebellio Pollione,
+il quale, se son vere le medaglie riferite
+dal Goltzio e dal Mezzabarba <span class="fnote">[Goltzius et Mediob., in Numism. Imperat.]</span>, mal
+informato si scuopre di quegli affari. In
+esse medaglie veggiamo appellato questo
+fanciullo <i>Caio Piavio Vittorino</i>, e non già
+col suo titolo di <i>Cesare</i>, ma bensì <i>d'Imperadore
+Augusto</i>. Se fosse vero il racconto
+di Pollione, non vi restò tempo da
+battere monete in onore di questo piccolo
+Augusto. Il punto sta che siamo ben sicuri
+d'essere quelle monete fattura indubitata
+dell'antichità. Certamente è
+lecito il dubitarne. Dopo i due Vittorini,
+l'imperio delle Gallie fu da quelle milizie
+conferito ad un <i>Mario</i>, già stato fabbro
+ferraio. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> mette l'esaltazione
+di costui fra <i>Lolliano</i> e <i>Vittorino</i>;
+Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis,
+cap. 7.]</span> dopo <i>Vittorino</i>.
+Era costui salito in alto ne' posti militari
+per l'estrema sua forza, di cui alcune
+prove rapporta Pollione. Ma un soldato,
+già di lui garzone nella bottega del suo
+mestiero, vedendosi sprezzato da lui o
+prima o dopo l'usurpato imperio, due
+o tre giorni dopo la di lui promozione,
+col ferro lo stese morto a terra, dicendo
+nel medesimo tempo: <i>Questa è la spada
+che tu di tua mano fabbricasti</i>. Allora Vittoria
+madre del vecchio Vittorino, che
+volea pur conservar l'acquistata sua autorità
+nelle Gallie, a forza di denaro
+indusse i soldati a proclamar Imperadore,
+forse nell'anno seguente, <i>Tetrico</i> suo
+parente, senatore romano, e governatore
+<span class="pagenum"><a name="Page_928" id="Page_928"></a>[928]</span>
+nell'Aquitania, provincia delle Gallie.
+Questi nelle medaglie <span class="fnote">[Goltzius, in Numism. Imperat.]</span> si trova nominato
+<i>Publio Piveso</i>, o, secondo un'iscrizione,
+<i>Pesuvio Tetrico</i>, con apparenza che
+alcuna di esse memorie patisca eccezione.
+Dicono ch'egli era anche stato console,
+e che portatagli questa lieta nuova a Bordeos,
+quivi prese la porpora. Suo figliuolo
+<i>Caio Pacuvio Piveso Tetrico</i>, ancorchè
+allora fanciullo, fu creato <i>Cesare</i> dalla
+suddetta Vittoria, la quale appresso
+(non si sa in qual anno) terminò i suoi
+giorni, aiutata, per quanto ne corse la
+voce, dal medesimo Tetrico, al quale
+piaceva di comandare e non d'essere
+comandato da lei. Continuò dipoi Tetrico
+la sua signoria non solamente nelle
+Gallie, ma anche nelle Spagne, fino ai
+tempi di Aureliano Augusto, siccome allora
+diremo. Fu di parere il Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>
+che Postumo regnasse nelle Gallie sino
+all'anno secondo di Claudio imperadore.
+Non mancano ragioni ad altri per crederlo
+ucciso sotto Gallieno. La lite non
+è per anche decisa; nè certo si può ben
+chiarire il tempo di tante rivoluzioni succedute
+in quelle contrade.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXVII" id="CCLXVII"></a>CCLXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Gallieno</span> imperadore 15.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Paterno</span> e <span class="sc">Arcesilao</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fin qui il valoroso <i>Odenato</i> da Palmira,
+dichiarato <i>Augusto</i> in Oriente,
+mostrava bensì unione con Gallieno imperadore,
+ma verisimilmente si facea
+conoscere per solo padrone delle provincie
+romane dell'Asia. Seguitava egli
+a far vigorosamente guerra ai Persiani,
+quando fu ucciso. Si disputa tuttavia intorno
+al tempo, al luogo e all'uccisore.
+Chi crede succeduta la di lui morte nell'anno
+precedente, chi nel presente. Certo
+è che circa questi tempi i Goti, o sieno
+<span class="pagenum"><a name="Page_929" id="Page_929"></a>[929]</span>
+gli Sciti, fecero un'irruzione nell'Asia <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallien.]</span>,
+e giunsero fino ad Eraclea, saccheggiando
+tutto il paese. Secondo Sincello <span class="fnote">[Syncellus, in Hist.]</span>,
+<i>Odenato</i> prese la risoluzione di portar
+l'armi contra di costoro, e giunto ad
+Eraclea, vi fu ferito e morto. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 39.]</span>,
+all'incontro, scrive ch'egli soggiornava
+in Emesa, dove, celebrando un non so
+qual giorno natalizio, a tradimento restò
+privato di vita. V'ha chi il fa ucciso <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>
+da un altro <i>Odenato</i> suo nipote,
+chi da <i>Meonio</i> suo cugino; e sospettò anche
+taluno che <i>Zenobia</i> sua moglie tenesse
+mano al misfatto per gelosia di
+veder anteposto a' proprii figliuoli <i>Erode</i>,
+nato da una prima moglie ad esso Odenato,
+e da lui creato <i>Augusto</i>. Certo è
+che questo Erode, nominato anche <i>Erodiano</i>
+in qualche medaglia, della cui legittimità
+non so se possiam dubitare, perdè
+anch'egli la vita col padre. Era giovane
+portato al lusso, alla magnificenza, ai
+piaceri, e il padre gli lasciava far tutto.
+E questo infelice fine ebbe <i>Odenato</i>, principe
+de' più gloriosi del Levante, perchè
+gran flagello de' Persiani, e perchè conservò
+all'imperio romano le pericolanti
+provincie dell'Asia. Arrivò Trebellio
+Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrann.,
+cap. 14.]</span> a dire che Dio veramente
+si mostrò irato contra del popolo romano,
+perchè toltogli <i>Valeriano Augusto</i>,
+non gli conservò <i>Odenato</i>. Egli intanto
+il mette fra' tiranni, ma con ingiuria al
+vero, e contraddicendo a sè stesso <span class="fnote">[Idem, ibidem, cap. 16.]</span>.
+Quanto a <i>Meonio</i>, che lo stesso Pollione
+ci rappresenta come d'accordo con Zenobia
+per togliere la vita a Odenato, dicono
+che fu con consenso di lei proclamato
+<i>imperadore</i>; ma non andò molto che
+i soldati, nauseati per la di lui sporca lussuria,
+gli levarono insieme coll'imperio
+la vita. Lasciò Odenato dopo di sè tre figliuoli,
+cioè <i>Hereniano</i>, <i>Timolao</i> ed <i>Uhaballato</i>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_930" id="Page_930"></a>[930]</span>
+che presero il titolo di <i>Augusti</i>, e
+si trovano mentovati nelle medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarb, in Numism. Imperatorum.]</span>.
+Ma perciocchè erano in età non ancora
+capace di governo, <i>Settimia Zenobia</i>
+lor madre Augusta prese essa le redini a
+nome de' figliuoli, siccome donna virile,
+e fece dipoi varie gloriose imprese, del
+che parleremo andando innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Dissi che gli Sciti, o vogliam dire i
+Goti, aveano portata la desolazione in
+varie provincie dell'Asia, e massimamente
+della Cappadocia <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>. Ora si vuol
+aggiugnere che costoro, udito che loro
+si appressava colle armi <i>Odenato Augusto</i>,
+non vollero già aspettarlo, e si affrettarono
+per tornarsene ai loro paesi collo
+immenso bottino fatto. Nondimeno sul
+mar Nero ne perirono non pochi, perchè
+assaliti dalle truppe e navi romane. Ma
+non passò gran tempo, ch'entrati per le
+bocche del Danubio nelle terre dello
+imperio, vi fecero un mondo di mali.
+Sulle rive del mar Nero fu data loro
+una rotta dalla guarnigione romana di
+Bisanzio, ma senza che cessassero per
+questo dal bottinare in quelle parti. Nè
+da lor soli vennero cotanti affanni. Anche
+gli Eruli passati dalla palude Meotide
+nel mar Nero con cinquecento vele sotto
+il comando di Naulobat loro capitano,
+per mare vennero fino a Bisanzio e a
+Crisopoli. In una battaglia loro data restò
+superiore l'esercito romano; e però
+tumultuosamente si ritirarono <span class="fnote">[Trebellius Pollio, Syncellus, Zonaras.]</span>. Ma
+ecco tornar di nuovo i Goti, che son
+chiamati Sciti da altri, i quali andati alla
+ricca città di Cizico, la spogliarono. Indi
+si portarono alle isole di Lenno e di
+Suero nell'Arcipelago, ed arrivati sino
+all'insigne città di Atene, la bruciarono,
+con far lo stesso barbaro trattamento a
+Corinto, Sparta, Argo, e a quasi tutta
+l'Acaia, senza trovar persona che osasse
+di loro opporsi. Tuttavia, messisi gli Ateniesi
+in una imboscata, con aver per loro
+<span class="pagenum"><a name="Page_931" id="Page_931"></a>[931]</span>
+capitano <i>Desippo</i> istorico, ne fecero un
+gran macello. (Si vedrà qui sotto all'anno
+269 un'altra presa di Atene, e forse
+solamente a que' tempi è da riferire la
+disgrazia di quella città.) E pure non
+finì la faccenda, che scorrendo per l'Epiro,
+per la Acarnania e per la Beozia,
+recarono anche a quelle parti de' gran
+malanni. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> sembra riferir questo
+flagello ai tempi di Claudio successore
+di Gallieno. Mentre sì fiero temporale
+spremeva da ogni banda le grida dei popoli
+afflitti, non potè di meno che non
+si svegliasse l'<i>imperador Gallieno</i>, e non
+si movesse da Roma per accorrere al
+soccorso delle malconce provincie. Arrivato
+ch'egli fu nell'Illirico, non pochi
+di que' Barbari caddero sotto le spade
+romane; laonde gli altri presero la fuga
+pel monte Gessace. Marziano ed Eracliano
+suoi capitani con altre prodezze liberarono
+in fine da quei Barbari le provincie
+dell'imperio. Ebbe parte in tali
+imprese anche <i>Claudio</i>, che fu dipoi imperadore;
+e i due primi generali divisando
+fra loro come si potesse sollevar
+la repubblica dall'inetto e crudel governo
+di Gallieno, misero per tempo gli
+occhi sopra di esso Claudio per adornarlo
+della porpora imperiale. Diedero
+probabilmente la spinta a questi lor disegni
+l'essere, a mio credere, succeduto
+in questi tempi ciò che narra Trebellio
+Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallien.]</span> con dire, che quando si credeva
+che Gallieno fosse ito coll'esercito
+per cacciare i Barbari, egli si fermò ad
+Atene per la vanità di prendere la cittadinanza
+di quell'illustre città, di esercitar
+ivi la carica di arconte, cioè del magistrato
+supremo, di essere arrolato fra
+i giudici dell'Areopago, e di assistere a
+tutti i loro sagrifizii, con vitupero della
+dignità imperiale. Poco fa ho detto, potersi
+dubitare che non accadesse verso
+questi tempi la presa e l'incendio di Atene.
+Viene maggiormente confermato
+questo dubbio dall'andata colà di Gallieno.
+<span class="pagenum"><a name="Page_932" id="Page_932"></a>[932]</span>
+Questa ridicola gloria, questa trascuratezza
+de' pubblici affari nel bisogno,
+in cui si trovavano allora le provincie
+romane, fece perdere ai soldati la pazienza
+e il rispetto verso di un principe sì
+disattento e vile, e trattar fra loro di
+eleggere un degno imperador di Roma.
+Lo seppe Gallieno, cercò di placarli, e
+non potendo, ne fece uccidere qualche
+migliaio: risoluzione che indusse anche
+i generali a desiderar e procurare la di
+lui rovina, come vedremo all'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXVIII" id="CCLXVIII"></a>CCLXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Dionisio</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Claudio</span> II imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Paterno</span> per la seconda volta e
+<span class="sc">Mariniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non si crede che questo <i>Paterno</i> console
+fosse quello stesso che nell'anno
+precedente esercitò il consolato ordinario,
+perchè non solevano le persone private
+goder quella insigne dignità due
+anni di fila, come talor facevano gli Augusti.
+<i>Petronio Volusiano</i> bensì, stato
+prefetto di Roma nell'anno precedente,
+continuò in quella carica anche nel presente.
+Abbiam parlato di sopra di <i>Manio
+Acilio Aureolo</i>, generale della cavalleria
+romana nell'Illirico, uomo di gran
+valore nell'armi. Ribellossi anch'egli, al
+pari di tanti altri, contro al disprezzato
+Gallieno; e chi si attiene a Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallien.]</span>,
+mette la di lui rivolta sino nell'anno
+201. Ma di gran lunga maggior
+apparenza di verità ha il racconto di
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1.]</span>, seguitato da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che
+riferisce all'anno precedente l'aver egli
+preso il titolo d'<i>imperadore</i>. Allorchè
+Gallieno si trovava nella Mesia, o pur
+nella Grecia, per timore che <i>Postumo</i> imperadore,
+o sia tiranno nelle Gallie, o
+<span class="pagenum"><a name="Page_933" id="Page_933"></a>[933]</span>
+pur chi era succeduto a lui, non profittasse
+della di lui lontananza, ordinò ad
+<i>Aureolo</i> di venir colle sue milizie a Milano,
+e di far abortire i disegni di chi
+governava le Gallie. Venne <i>Aureolo</i>, e
+meglio chiarito del discredito in cui era
+Gallieno, e che le Gallie per la morte di
+Postumo e per le mutazioni seguite, invece
+di dar gelosia all'Italia, pareano
+esposte ad essere vinte, credette essere
+questo il tempo di salire sul trono. Ne
+pervennero gli avvisi a Gallieno, che, conosciuta
+la gravità del pericolo, a gran
+giornate se ne tornò in Italia, e a dirittura
+marciò contra di Aureolo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Avendolo
+sconfitto e ferito in un fatto d'armi,
+l'obbligò a ritirarsi a Milano, città che
+appresso fu da lui assediata <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Accadde
+in occasion di quella battaglia,
+che l'imperadrice <i>Cornelia Salonina</i> corse
+pericolo di essere presa da' nemici;
+perchè avendo essi osservato come poca
+guardia si faceva nel campo di Gallieno,
+arrivarono fino al padiglione di lui, dove
+dimorava essa imperadrice. Trovavasi
+ivi per avventura un soldato, il qual
+era dietro a cucire una sua veste. Costui,
+al comparir dei nemici, dato di
+piglio allo scudo e allo stocco, con tal
+ferocia due ne percosse, che gli altri
+giudicarono meglio di retrocedere. Intanto
+venne a rinforzar l'esercito di
+Gallieno Marziano generale, ch'egli avea
+lasciato nella Mesia, o nella Tracia contra
+de' Goti. <i>Eracliano</i> prefetto del pretorio
+vi giunse anch'egli con della cavalleria.
+Zonara il chiama non Eracliano,
+ma Aureliano, il quale fu poi imperadore.
+</p>
+
+<p>
+Ora questi generali, invece di condurre
+a fine l'assedio di Milano, piuttosto
+andavano concertando di levar dal
+mondo il malvoluto Gallieno <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallien.]</span>. Ne
+diede <i>Marziano</i> l'incumbenza a <i>Cecrope</i>,
+o <i>Cecropio</i>, capitano de' Dalmatini, uomo
+coraggioso, che arditamente prese
+l'impegno, con lusingarsi di poter egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_934" id="Page_934"></a>[934]</span>
+essere assunto all'imperio. Ma qui, secondo
+il solito, discordano fra loro gli
+scrittori. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> scrive che
+<i>Aureolo</i>, vedendosi a mal partito, ebbe
+maniera di contraffare una lettera o
+carta, come scritta da Gallieno, in cui
+erano notati i principali uffiziali della
+armata, che egli intendeva di voler far
+morire quasi suoi traditori. Questa carta,
+trovata dagl'interessati, gli spronò a
+rimediare al proprio pericolo colla morte
+di Gallieno. <i>Marziano</i> ed Eracliano
+furono i principali de' congiurati; <i>ma</i>
+non nega Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claud.]</span> che anche
+<i>Claudio</i> non tenesse mano a questo
+trattato. Sembra nondimeno più verisimile
+il dirsi da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che avendo
+molto prima quegli uffiziali tramata la
+congiura contro di Gallieno, ed essendo
+traspirata questa mina, eglino si affrettarono
+ad eseguirla; e la maniera
+fu la seguente. Una notte mentre Gallieno
+cenava, o pure se n'era ito a dormire,
+Eracliano e Cecrope comparvero
+affannati a dirgli che Aureolo con tutte
+le sue forze faceva una sortita. Gallieno
+spaventato si fa tosto armare, e,
+montato a cavallo, esce dalla tenda,
+movendo all'armi le soldatesche. In quella
+confusione ed oscurità Cecrope se gli
+appressò e l'uccise. Altri vogliono, che
+un dardo scagliato non si sa da chi gli
+levasse la vita; ed altri ch'egli fosse
+morto in letto. Non merita certo fede il
+dirsi da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, che Gallieno
+ferito inviasse prima di morire le insegne
+imperiali a <i>Claudio</i>, soggiornante
+allora in Pavia. Comunque sia, questo
+miserabil fine ebbe la vita di <i>Gallieno</i>;
+e posciachè la nuova d'essere stato dipoi
+eletto imperadore <i>Claudio</i> <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>, si
+seppe in Roma nel dì 24 di marzo, da
+ciò con sicurezza raccogliamo che la
+morte di esso dovette succedere alquanti
+giorni prima. Parimente sappiamo che
+<span class="pagenum"><a name="Page_935" id="Page_935"></a>[935]</span>
+<i>Valeriano</i> di lui fratello, il quale da alcuni
+fu creduto, ma con poco fondamento,
+ornato del titolo di <i>Cesare</i>, ed anche di
+<i>Augusto</i>, e il giovine <i>Gallieno</i>, di lui figliuolo,
+già dichiarato <i>Cesare</i>, restarono
+involti in questo naufragio ed ammazzati
+nelle vicinanze di Milano. V'ha chi li
+tiene privati di vita in Roma. In somma
+noi troviamo strapazzata di molto in
+questi tempi la storia italiana, senza sapere
+a chi attenerci senza pericolo di errare.
+Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> aggiugne che
+portata la nuova dell'ucciso Gallieno a
+Roma, il popolo si sfogò con infinite imprecazioni
+contra di lui; e il senato scaricò
+l'odio suo contra de' suoi ministri
+e parenti, <i>facendoli</i> precipitar giù per le
+scale gemonie. Claudio succeduto nello
+imperio, ordinò dipoi che non si recasse
+molestia agli altri che aveano schivato il
+primo furore della burrasca. E per far
+conoscere o dar ad intendere ch'egli non
+s'era mischiato nella morte di Gallieno,
+mandò il di lui corpo, per quanto si crede,
+a Roma, e comandò che un sì screditato
+Augusto fosse messo nel numero
+degli dii: il che si deduce da qualche rara
+medaglia, dove gli è dato il titolo di divo.
+Ma siamo noi ben certi, che antiche sieno
+e legittime tutte le medaglie che si
+chiamano rare e rarissime? Noi certo
+non leggiamo che <i>Claudio</i> punisse alcuno
+per la morte data ad esso Gallieno.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la tragedia di questo imperadore,
+i soldati che l'aveano odiato vivo,
+mostrarono di compiagnerlo estinto, e
+ne facevano elogi, con apparenza di formar
+una sedizione non già per vendicarlo,
+ma con disegno di dare un gran sacco
+in tal congiuntura a chi non se l'aspettava <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span>.
+Per frenare la loro insolenza,
+Marziano e gli altri generali si appigliarono
+al solito lenitivo della moneta. Però
+loro promisero venti pezzi d'oro per
+testa, e non tardarono a sborsarli, perchè
+Gallieno avea lasciato un ricco tesoro.
+Questa rugiada smorzò tutto il loro
+<span class="pagenum"><a name="Page_936" id="Page_936"></a>[936]</span>
+fuoco, e concorsero anch'essi a dichiarar
+<i>Gallieno</i> un tiranno, e ad accettar
+<i>Claudio</i> per imperadore. Quanto a questo
+principe, noi il troviamo nominato nelle
+medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarb., in Numismat.
+Imperat.]</span> <i>Marco Aurelio Claudio</i>, e
+non già <i>Flavio</i>, come l'intitola Trebellio
+Pollione; ed oggidì vien comunemente
+da noi conosciuto e mentovato col nome
+di <i>Claudio II</i>, e più sovente di <i>Claudio
+il Gotico</i>. Il suddetto Trebellio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>, che si
+sforzò di esaltarlo dappertutto, perchè
+scriveva a <i>Costantino Augusto</i>, la cui
+avola <i>Claudia</i> era stata figlia di <i>Crispo</i>
+fratello di esso <i>Claudio</i>, tuttavia non seppe
+trovare che la nobiltà del sangue fosse
+un pregio di Claudio. Era egli nato nell'Illirico,
+cioè nella Dalmazia o nella
+Dardania, provincie d'esso Illirico, nell'anno
+di Cristo 214, o nel 215, nel dì 10
+di marzo. Le sue belle doti, le sue molte
+virtù per la scala dei gradi militari il
+portarono in fine all'imperio. S'egli avesse
+moglie non si sa: certo non ebbe
+figliuoli. Due erano i suoi fratelli, cioè
+<i>Quintillo</i> che succedette a lui nell'imperio,
+e <i>Crispo</i>, dal quale poco fa dissi discendente
+per via di una sua figliuola
+Costantino il Grande. <i>Costantina</i> ebbe
+anche nome una di lui sorella. Sotto lo
+imperador Decio cominciò egli la carriera
+dei suoi onori; e creato tribuno
+ebbe la guardia del passo delle Termopile,
+e sotto Valeriano il comando della
+quinta legione nella Soria, con salario
+da generale; poscia il generalato dell'armi
+in tutto l'Illirico. Trebellio Pollione
+rapporta una lettera di Gallieno, in cui
+mostra molto affanno dell'esser egli in
+cattivo concetto di <i>Claudio</i>, e la premura
+di placarlo; al qual fine spedì ancora
+molti regali. La verità si è, che tutti gli
+scrittori <span class="fnote">[Goltzius, et Mediob., in Numism. Imperat.
+Victor, Eutropius, Zosimus.]</span>, e fin Zosimo, benchè nemico
+di Costantino Augusto, confessano
+che in questo personaggio concorrevano
+<span class="pagenum"><a name="Page_937" id="Page_937"></a>[937]</span>
+il valore, la prudenza, l'amore del pubblico
+bene, la moderazione, l'abborrimento
+al lusso ed altre nobili qualità,
+che senza dubbio il rendevano degnissimo
+dell'imperio, ed egli fu dipoi registrato
+da ognuno fra i principi buoni
+e gloriosi della repubblica romana.
+</p>
+
+<p>
+Ora dappoichè tolto fu di vita Gallieno,
+o sia, come vuol Trebellio <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>, che
+<i>Marziano</i> ed <i>Eracliano</i> prefetto del pretorio,
+avessero già fatto il concetto di
+alzar <i>Claudio</i> al trono imperiale, o pure
+che, tenuto il consiglio da tutta l'uffizialità,
+di consenso comune ognun concorresse
+nell'elezione di questo sì degno
+suggetto, certo è ch'egli fu creato <i>imperadore</i>
+con approvazione e gioia universale,
+e massimamente dell'esercito,
+perchè tutti riconoscevano in lui abilità
+da poter rimettere in buono stato l'imperio
+romano, lasciato in preda ad amici
+e nemici dalla negligenza di Gallieno.
+Allorchè s'intese in Roma l'assunzione
+di questo principe, che non mancò di
+parteciparla tosto con le lettere al senato,
+le acclamazioni furono immense, strepitosa
+la allegrezza del popolo. Gli atti d'esso
+senato ci scuoprono i comuni desiderii
+e le comuni speranze che il novello Augusto
+liberasse l'Italia da <i>Aureolo</i>; la
+Gallia e la Spagna da <i>Vittoria</i>, già madre
+di Vittorino, e da <i>Tetrico</i> dichiarato quivi
+imperadore (il che qualora sussistesse,
+converrebbe differire sino all'anno
+seguente la rovina di Vittoria e di Tetrico),
+e l'Oriente da <i>Zenobia</i> regina
+de' Palmireni e vedova di Odenato, la
+quale non volea più dipendere dai romani
+Augusti, e faceva da padrona nelle
+provincie orientali dell'imperio. La prima
+applicazione dell'Augusto Claudio
+quella fu di abbattere il tuttavia resistente
+<i>Aureolo</i> con dichiararlo tiranno
+e nemico pubblico. Mandò ben esso
+Aureolo messi a Claudio, pregandolo di
+pace, ed esibendosi di far lega o patti
+con lui; ma Claudio con gravità rispose,
+<i>che queste erano proposizioni da fare
+<span class="pagenum"><a name="Page_938" id="Page_938"></a>[938]</span>
+ad un Gallieno</i> (simile ad Aureolo nei costumi
+e timido) <i>e non già ad un par suo</i>.
+Secondo Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrann.,
+cap. 10.]</span>, Aureolo
+in una battaglia datagli da Claudio ad
+un luogo che fu denominato il ponte di
+Aureolo, oggidì Pontirolo, rimase sconfino
+ed ucciso. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1.]</span> all'incontro
+narra ch'egli si arrendè, ma che i soldati,
+già irritati contra di lui, gli levarono
+la vita. Non conobbe Trebellio una
+vittoria riportata in quest'anno da Claudio
+Augusto contra degli Alamanni; ma
+ne parla bene Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Costoro
+probabilmente chiamati in soccorso
+suo dal vivente Aureolo, erano
+calati fin presso al lago di Garda nel Veronese.
+Claudio tal rotta diede loro, che
+appena la metà di sì sterminata moltitudine
+si salvò con la fuga. Trovansi
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]</span>, nelle quali è appellato
+<i>Germanico</i>, prima che <i>Gotico</i>, non perchè
+i Goti fossero popoli della Germania
+come ha creduto taluno, ma
+bensì per la vittoria da lui riportata
+degli Alamanni. Passò dipoi il novello
+Augusto a Roma <span class="fnote">[Eumenes, in Panegyrico Costantini. Trebel.
+Pollio, in Claudio.]</span>, dove ristabilì la
+disciplina e il buon governo, ch'egli trovò
+in uno stato deplorabile per la debolezza
+di Gallieno. Formò delle buone
+leggi, condannò vigorosamente i magistrati
+che vendevano ai più offerenti
+la giustizia, e frenò col terrore i cattivi.
+Uso era stato, anzi abuso, per attestato
+di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che alcuni dei
+precedenti imperadori donavano anche
+i beni altrui; e sotto Gallieno spezialmente
+ciò s'era praticato: e lo stesso
+Claudio possedeva uno stabile a lui
+donato dal medesimo Augusto, appartenente
+ad una povera donna. Ricorse
+questa a Claudio, con dire nel memoriale,
+che un uffiziale della milizia ingiustamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_939" id="Page_939"></a>[939]</span>
+possedeva un suo campo. Claudio
+accortosi che a lui andava la stoccata,
+in vece di averselo a male, rispose:
+<i>Essere ben di dovere, che Claudio imperadore</i>
+(obbligato a far giustizia a tutti)
+<i>restituisse ciò che Claudio uffiziale avea
+preso</i>, senza badar molto alle leggi del
+giusto. Sul fine di quest'anno si crede
+che dopo insigni fatiche per la Chiesa di
+Dio, terminasse i suoi giorni <i>Dionisio</i>
+romano pontefice.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXIX" id="CCLXIX"></a>CCLXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Felice</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Claudio</span> II imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Claudio Augusto</span> e
+<span class="sc">Paterno</span>.
+</p>
+
+<p>
+V'ha una o due iscrizioni, nelle
+quali <i>Claudio</i> è chiamato <i>Console per
+la seconda volta</i>. Non mi son io arrischiato
+ad intitolarlo tale, perchè più
+sono i monumenti, ne' quali egli si vede
+puramente appellalo console. Questo
+<i>Paterno</i>, se a lui si applica un'iscrizione
+da me pubblicata <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 366, n. 1.]</span>, dovette essere
+chiamato <i>Nonio Paterno</i>. Era in quest'anno
+prefetto di Roma <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span> <i>Flavio
+Antiochiano</i>. Giacchè andava ben la faccenda
+sotto un imperadore sì screditato,
+come era Gallieno, aveano preso
+gusto alle ruberie e ai saccheggi delle
+provincie romane i Goti negli anni addietro;
+in questo invitarono al medesimo
+giuoco altre nazioni barbare, cioè
+Ostrogoti, Gepidi, Virtinghi, Eruli, Peusini,
+Trutungi ed altri di quei settentrionali
+feroci popoli. Nell'anno presente
+adunque si videro comparir di
+nuovo costoro, compresi da molti antichi
+sotto il nome di Goti o Gotti, a desolar
+l'imperio romano. Può dubitarsi
+di un errore nel testo di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 42.]</span>,
+allorchè scrive che formarono una flotta
+di seimila navi. Quando anche non fossero
+<span class="pagenum"><a name="Page_940" id="Page_940"></a>[940]</span>
+che barche, il numero par troppo
+grande. Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span> non riferisce
+se non due mille navi di que' Barbari.
+E di più non ne conta Ammiano
+Marcellino <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, Hist., lib. 31, c. 5.]</span> là dove fa menzione di
+questi fatti. Ma sì Zosimo che Pollione
+fanno ascendere il numero di coloro a
+trecento venti mila persone combattenti,
+senza contare i servi e le donne. La
+prima scarica del loro furore fu contro
+la città di Tomi, vicina alle bocche del
+Danubio, da dove passarono a Marcianopoli,
+città della Mesia. Da ammendue
+respinti dopo varii combattimenti si rimisero
+nei loro legni, e dal mar Nero
+entrarono nello stretto di Bisanzio, dove
+la corrente rapida delle acque, che urtava
+quelle navi le une contra delle altre, ne
+fece perir non poche insieme colla gente.
+E non mancarono quei di Bisanzio di
+far loro quanta guerra poterono. Dopo
+avere <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 42. Trebellius Pollio,
+in Claudio. Ammianus Marcellinus, Zonaras, in
+Annalibus.]</span> inutilmente tentata la città di
+Cizico, vennero nell'Arcipelago, e posero
+l'assedio a Salonichi, o sia Tessalonica,
+e a Cassandria. Aveano macchine proprie
+per prendere città, e già pareano vicini
+ad impadronirsi di ammendue, quando
+venne lor nuova, che Claudio Augusto
+s'appressava colle sue forze. Certo è che
+<i>Claudio</i> dimorante in Roma, allorchè
+intese questo gran diluvio di Barbari,
+prese la risoluzione di andar in persona
+ad incontrarli; e tuttochè si disputasse
+da alcuni se fosse meglio il far guerra a
+Tetrico, occupator della Gallia e della
+Spagna, cioè delle migliori forze dello
+imperio, che ai Goti e agli altri Tartari
+rispose: <i>La guerra di Tetrico è mia propria,
+ma quella de' Goti riguarda il pubblico</i>:
+e però volle anteporre il pubblico al
+privato bisogno. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> in vece di
+<i>Tetrico</i> mette <i>Postumo</i>, che era già, secondo
+i nostri conti, morto. Or mentre egli
+attendeva a fare un possente armamento
+<span class="pagenum"><a name="Page_941" id="Page_941"></a>[941]</span>
+per quella impresa, spedì innanzi <i>Quintillo</i>
+suo fratello e con esso lui <i>Aureliano</i>,
+al quale, per la maggior sperienza
+negli affari della guerra, diede il principal
+comando delle milizie nella Tracia e
+nell'Illirico.
+</p>
+
+<p>
+L'arrivo di questi due generali con
+un poderoso corpo di gente quel fu
+che persuase ai Goti di abbandonar l'assedio
+di Salonichi, e di gittarsi alla Pelagonia
+e Peonia, dove la cavalleria dei
+Dalmatini si segnalò con tagliare a pezzi
+tremila di coloro. Di là passarono i Barbari
+nell'alta Mesia, dove comparve ancora
+l'Augusto <i>Claudio</i> colla sua armata <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>;
+si venne ad una giornata campale, che
+fu un pezzo dubbiosa. Piegarono in fine
+i Romani, e fuggirono o fecero vista di
+fuggire; ma ritornati all'improvviso
+per vie disastrose addosso ai Barbari,
+ne stesero morti sul campo cinquantamila,
+riportando una nobilissima vittoria
+d'essi. Quei che si salvarono colla
+fuga voltarono verso la Macedonia, ma
+assaliti dipoi in un sito dalla cavalleria
+romana ed oppressi dalla fame, buona
+parte lasciarono ivi le lor ossa; e il resto
+veggendosi tagliata la strada, si ridussero
+al monte Emo, dove fra mille stenti cercarono
+di passare il verno. Ancor questi
+li vedremo sterminati nell'anno seguente.
+Se è vero ciò che racconta Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>,
+convien che una parte della lor flotta e
+gente, staccata dal grosso dell'armata,
+andasse a dare il guasto alla Tessalia
+ed Acaia. Vi fecero gran danno, ma solamente
+alle campagne, perchè le città
+erano ben munite e in guardia, e seppero
+ben difendersi. Tuttavia riuscì ai Barbari
+di prendere quella di Atene, dove
+raunati tutti i libri di quelle famose
+scuole erano per farne un falò, se un
+d'essi, più accorto degli altri, non gli
+avesse trattenuti, dicendo che perdendosi
+gli Ateniesi intorno a quelle bagattelle,
+non avrebbono badato al mestier della
+guerra, e più facile era il vincer essi
+<span class="pagenum"><a name="Page_942" id="Page_942"></a>[942]</span>
+che altri popoli. Questa disavventura di
+Atene verisimilmente non altra è che la
+raccontata di sopra all'anno 267. Aggiungono
+gli storici, che i Barbari suddetti
+tornando a navigare giunsero alle
+isole di Creta e di Rodi, e fino in Cipri,
+ma senza far impresa alcuna considerabile;
+anzi, assaliti dalla peste, rimase
+estinto un buon numero di loro. Altre
+novità ebbe in questi tempi l'Oriente.
+<i>Zenobia</i> regina dei Palmireni, dominante
+nella Siria, scosso ogni rispetto ed ogni
+suggezione al romano imperio, rivolse i
+pensieri ad aggrandire il suo dominio
+colla conquista dell'Egitto <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 44.]</span>, mantenendo
+ivi a questo fine corrispondenza
+con <i>Timagene</i>, nobile di quel paese.
+Spedì colà <i>Zabda</i> suo generale con una
+armata di settantamila persone tra Palmireni
+e Soriani, il quale, data battaglia
+a cinquantamila Egiziani venutigli all'incontro,
+gli sbaragliò: vittoria che si tirò
+dietro l'ubbidienza di tutto quel ricco
+paese. Zabda, lasciato in Alessandria un
+presidio di cinque mila armati, se ne
+tornò in Soria. Trovavasi in quelle parti
+<i>Probo</i> o sia <i>Probato</i> con una flotta per
+dar la caccia ai corsari. Questi, udite
+le mutazioni dell'Egitto, verso là indirizzò
+le prore, ed ammassate quelle
+soldatesche che potè, sì dell'Egitto che
+della Libia, scacciò la guarnigion Palmirena
+da Alessandria, e fece tornar lo
+Egitto sotto il comando de' Romani. Ma
+non rallentò Zenobia gli sforzi suoi <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>.
+Rispedì colà con nuovo esercito Zabda
+e Timagene, che furono sì bravamente
+ricevuti e combattuti da Probo e dai
+popoli di Egitto, che ne andarono sconfitti;
+ed era terminata la scena, se
+Probo non avesse occupato un sito
+presso Babilonia di Egitto, per tagliare
+il passo a duemila Palmireni. Ma Timagene
+ch'era con loro, siccome più
+pratico del paese, essendosi impadronito
+della montagna, con tal forza piombò
+sopra gli Egiziani, che li mise in rotta.
+<span class="pagenum"><a name="Page_943" id="Page_943"></a>[943]</span>
+Probo par questo di sua mano si diede
+la morte, e l'Egitto tornò in potere
+di Zenobia <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span>. Claudio Augusto, perchè
+impegnato nella guerra dei Goti,
+non poteva attendere a questi affari,
+siccome nè pure alle Gallie occupate da
+<i>Tetrico</i> <span class="fnote">[Eumenes, in Panegyr. Constant.]</span>, il quale in questi tempi tenne
+per sette mesi assediata la città di
+Autun che non voleva ubbidirlo, e colla
+forza in fine la sottomise. Al defunto
+papa <i>Dionisio</i> succedette sul principio di
+quest'anno <i>Felice</i> nella sedia di san Pietro <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastasium.]</span>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXX" id="CCLXX"></a>CCLXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Felice</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Claudio</span> II imperadore 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Quintillo</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Antioco</span> per la seconda volta e <span class="sc">Orfito</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il dirsi da me <i>Antioco</i> console <i>per la
+seconda volta</i>, è fondato sopra un'iscrizione
+da me data alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 366.]</span>, e sopra
+i Fasti di Teone e di Eraclio, chiamati
+fiorentini, ne' quali i consoli di quest'anno
+son chiamati <i>Antioco per la seconda
+volta</i> ed <i>Orfito</i> <span class="fnote">[Cuspinianus, Bucherius.]</span>. Fu nell'anno presente
+prefetto di Roma <i>Flavio Antiochiano</i>:
+il che bastò al Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span> e al padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, per dar questo nome al console
+suddetto. Ma non ho io osato per questo
+di mutar il nome a noi somministrato
+dai Fasti. Il resto de' Goti <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio. Zosimus,
+lib. 1, cap. 45.]</span> che avea
+passato il verno fra molti patimenti nel
+monte Emo, e per la peste andava sempre
+più calando, venuta la primavera
+tentò di aprirsi un cammino per tornarsene
+al suo paese; ma essendo bloccati
+que' Barbari da varii corpi dell'armata
+<span class="pagenum"><a name="Page_944" id="Page_944"></a>[944]</span>
+romana, bisognò farsi largo colle spade.
+Alla fanteria romana toccò l'urto loro,
+urto così gagliardo, che le fece voltar
+le spalle, e ne restarono sul campo duemila.
+Peggio anche andava, se non sopraggiungeva
+la cavalleria spedita da
+<i>Claudio Augusto</i>, che mise fine alla strage
+de' suoi. Furono poi cotanto incalzati
+i Goti dall'esercito romano, e ridotti
+anche a mal partito dalla peste, che, deposte
+l'armi, dimandarono di rendersi.
+Molti di essi furono arrolati nelle legioni;
+ad altri fu dato del terreno da coltivare;
+alcuni pochi restarono in armi
+sin dopo la morte di Claudio, di maniera
+che di tanta gente pochissimi furono
+coloro che potessero riveder le proprie
+contrade. Rapporta Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>
+una lettera di Claudio Augusto, scritta a
+<i>Brocco</i> comandante delle armi nell'Illirico,
+in cui dice di aver annichilati trecento
+ventimila Goti, affondate duemila
+navi di essi, che i fiumi e i lidi erano
+coperti di scudi, spade e picciole lance;
+grande il numero de' carriaggi e delle
+donne prese. Per così memorabil vittoria
+a Claudio imperadore fu conferito il
+titolo di <i>Gotico</i> o sia <i>Gottico</i> <span class="fnote">[Julianus, Oratione I.]</span>, che comparisce
+in varie monete di lui <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarb., in Numism. Imp.]</span>. Dal
+medesimo Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trigint. Tyrann.,
+cap. 25.]</span> abbiamo aver
+Claudio così ristretti gl'Isauri, da noi
+veduti ribellati sotto Gallieno, che già
+pensava d'averli colla corda al collo ai
+suoi piedi, e di metterli poi nella Cilicia,
+per togliere loro la comodità di nuove
+ribellioni col vantaggio dell'aspre lor
+montagne. Ma coloro continuarono nella
+rivolta, non si sa se per ostinazione di essi,
+ovvero per la morte sopraggiunta a Claudio.
+Nè pur sappiamo se a quest'anno o
+se all'antecedente appartenga la ribellione
+ed esaltazione di <i>Censorino</i> al trono imperiale.
+Costui, se crediamo a Trebellio
+Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Censorino et Tito.]</span> il quale è solo a parlarne,
+<span class="pagenum"><a name="Page_945" id="Page_945"></a>[945]</span>
+due volte era stato console, due volte
+prefetto del pretorio, tre prefetto di Roma
+ed anche proconsole, consolare, legato
+pretorio, ec. Vecchio era e zoppo
+per una ferita a lui toccata nella guerra
+di Valeriano contra de' Persiani. Prese
+egli la porpora imperiale; non apparisce
+in qual anno; è ignoto in qual luogo, se
+non che quello storico nota esser egli
+stato ucciso dai soldati medesimi che lo
+aveano fatto imperadore, dopo sette giorni
+d'imperio, alla guisa appunto de' funghi,
+e che fu seppellito presso Bologna
+con un epitaffio, in cui si riferivano tutti
+i suoi onori, conchiudendo che egli era
+stato felice in tutto fuorchè nell'essere
+imperadore. Però tener si può, a mio
+credere, per battuta alla macchia una
+moneta riferita dal Mezzabarba <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span>, dove
+egli è chiamato <i>Appio Claudio Censorino</i>,
+e coll'anno terzo dell'imperio. I parenti
+di costui duravano ai tempi di Costantino
+il Grande, e per odio verso Roma
+andarono ad abitar <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Censorino et Tito.]</span> nella Tracia e
+nella Bitinia. Purchè s'abbia a prestar
+fede a Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, Chronogr.]</span>, che fra non
+poche verità a noi conservate ha mischiato
+molte favole, in questi tempi la regina
+<i>Zenobia</i> occupò l'Arabia, stata fin qui
+ubbidiente ai Romani, con uccidere il
+loro governatore <i>Trasso</i> (forse <i>Crasso</i>,
+perchè questo non par cognome romano),
+mentre l'imperador Claudio dimorava
+in Sirmio, città della Pannonia.
+</p>
+
+<p>
+Quivi appunto si trovava questo Augusto,
+quando egli terminò colla vita il
+suo corto, ma glorioso imperio <span class="fnote">[Euseb., in Chron. Joannes Malala, Chronogr.
+Zonaras, in Annalibus.]</span>. I
+Goti, da lui sì felicemente vinti, fecero
+le lor vendette, coll'attaccar la peste
+all'armata romana; e un malore sì micidiale
+passò alla persona del medesimo <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claudio.]</span>
+Claudio imperadore, e il rapì dal
+mondo. S'è disputato intorno al mese
+<span class="pagenum"><a name="Page_946" id="Page_946"></a>[946]</span>
+in cui egli morì <span class="fnote">[Petavius et Noris. Pagius et alii.]</span>. Dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>
+vien creduto morto nell'aprile di questo
+anno, e più verisimile a me sembra la
+di lui opinione. Il Noris e il Pagi, perchè
+si trova una legge <span class="fnote">[L. 2, tit. 23, C. de divers. rescript.]</span> col nome di Claudio,
+data nel dì 26 di ottobre dell'anno
+presente, la qual potrebbe esser fallata,
+come sono tant'altre, han tenuto
+ch'egli circa il fine di quel mese cessasse
+di vivere. Certo è almeno presso gli
+eruditi che in quest'anno succedette la
+morte sua, compianta da tutti, e massimamente
+dal senato romano <span class="fnote">[Eutrop. Aurel. Vict. Trebellius Pollio.
+Zosimus.]</span>, il quale
+gli decretò uno scudo, o sia un busto, e
+una statua d'oro, che furono messi per
+suo onore nella curia del Campidoglio,
+e, secondo la folle superstizion de' pagani,
+se ne fece un dio. In quest'anno ancora
+diede fine al suo vivere <i>Plotino</i> <span class="fnote">[Porphyrius, in Vita Plotini.]</span>,
+famoso filosofo platonico, le cui opere
+son giunte fino a' dì nostri. Chiaramente
+scrive Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Claud.]</span>, che dopo
+la morte di Claudio fu creato imperadore
+<i>Marco Aurelio Claudio Quintillo</i> (che così
+il troviamo appellato nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>),
+fratello del medesimo defunto Claudio,
+dimorante in Aquileia, e non già vivente
+Claudio, come ha creduto taluno. Questo
+<i>Quintillo</i>, che Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> dice approvato
+dal senato, era ben conosciuto
+per uomo dabbene e molto affabile, ma,
+secondo Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, peccava di semplicità,
+nè avea spalle per sì gran fardello;
+e però non si sa ch'egli facesse azione
+od impresa alcuna degna d'osservazione.
+Per sua disavventura avvenne che <i>Aureliano</i>,
+il più accreditato uffiziale che si
+trovasse nell'armata acquartierata in
+Sirmio, fu proclamato quasi nello stesso
+tempo <i>Imperadore</i> con universal consentimento
+<span class="pagenum"><a name="Page_947" id="Page_947"></a>[947]</span>
+di que' soldati <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 47. Zonaras, in Annalibus.]</span>. Portata questa
+nuova in Italia, grande strepito fece,
+considerando ognuno le qualità eminenti
+di questo eletto, superiori senza paragone
+a quelle di Quintillo, e la forza dell'armata
+che accompagnava l'elezione
+stessa. Da questa novità procedette la
+morte del medesimo Quintillo nella suddetta
+città d'Aquileia. Vi ha <span class="fnote">[Joannes Malala, Chronogr.]</span> chi il
+dice rapito da una malattia. Trebellio
+Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Gallieno.]</span> con altri <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop.,
+in Breviar.]</span> apertamente
+cel rappresenta ucciso da' soldati, e Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 47.]</span>
+tiene, che conoscendosi evidente
+la di lui caduta, i suoi stessi parenti
+il consigliarono a cedere con darsi la
+morte; al qual partito si appigliò con farsi
+tagliar le vene. Diciassette soli giorni di
+imperio a lui son dati dal suddetto Pollione,
+da Eutropio, Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span> e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>;
+venti da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span>. Zosimo
+scrive ch'egli regnò pochi mesi; e tante
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> restanti di lui pare che persuadano
+non essere stato sì breve il suo
+regno. Intanto è fuor di dubbio che
+<i>Aureliano</i> restò solo sul trono, ed approvato
+con gran plauso dal senato romano.
+Noi il vedremo uno de' più gloriosi
+ed insieme aspri imperadori; e di uomo
+tale avea ben bisogno allora la romana
+repubblica, lacerata da' suoi stessi figliuoli,
+e più ancora malmenata dalle potenze
+straniere. Nè tardò già Aureliano a mettere
+in esercizio il suo valore con belle
+imprese, le quali se fossero succedute
+tutte nell'anno presente, come pensò il
+Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, non al fine di ottobre, ma
+all'aprile di quest'anno, si dovrebbe
+riferire la morte di Claudio, e l'assunzione
+all'imperio dello stesso Aureliano.
+<span class="pagenum"><a name="Page_948" id="Page_948"></a>[948]</span>
+Ma il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> ne attribuisce una
+parte all'anno seguente; e veramente
+ci troviam qui sprovveduti di lumi per
+assegnare il preciso tempo di que' fatti:
+fatti nondimeno certi, de' quali mi riserbo
+ad esporre unitamente la serie nell'anno
+che viene.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXI" id="CCLXXI"></a>CCLXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Felice</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Domizio Aureliano Augusto</span> e
+<span class="sc">Basso</span> per la seconda volta.
+</p>
+
+<p>
+Il padre Pagi, il Relando ed altri ci
+danno <i>Aureliano</i> imperadore <i>console per
+la seconda volta</i>, ma con fondamenti
+poco stabili, a mio credere. Si suppone
+che Aureliano nell'anno 259 fosse console
+sostituito; e di questo niuna certezza
+apparisce. Sono citate due iscrizioni;
+l'una ligoriana, pubblicata dal
+Reinesio <span class="fnote">[Reinesius, Inscription., pag. 387.]</span>, e l'altra data alla luce dal
+Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast. Consul.]</span>, e presa dal Gudio; cioè
+due monumenti che patiscono varie eccezioni,
+e vengono da fonti che non possono
+servire a darci limpida e sicura la
+verità. All'incontro tutti i Fasti consolari
+antichi ci presentano sotto l'anno
+corrente <i>Aureliano console</i>, ma senza
+la nota del consolato secondo. Altrettanto
+troviamo nelle iscrizioni di questo
+o de' seguenti anni, tutte conformi in
+mettere questo pel primo consolato di
+Aureliano. Una anch'io ne ho prodotta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 367, n. 1.]</span>
+non diversa dalle altre. <i>Pomponio
+Basso</i> fu creduto dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul.]</span> il secondo
+console, perchè sotto Claudio si
+truova un riguardevol senatore di questo
+nome: conghiettura troppo debole.
+Dai susseguenti illustratori de' Fasti vien
+egli chiamato <i>Numerio</i> o pur <i>Marco Ceionio
+Virio Basso</i>; ma con aver succiato
+<span class="pagenum"><a name="Page_949" id="Page_949"></a>[949]</span>
+nomi tali dalle due suddette non affatto
+sicure iscrizioni. Per altro si truova un
+<i>Ceionio Basso</i> <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>, a cui Aureliano scrisse
+una lettera, ma senza segno ch'egli
+fosse stato console. Il perchè a maggior
+precauzione non l'ho io appellato
+se non col solo cognome di <i>Basso</i>. L'imperador
+novello Aureliano nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imper.]</span>
+parlanti di lui vien chiamato <i>Lucio
+Domizio Aureliano</i>. Si può dubitare che
+sia un fallo in alcune l'esser chiamato
+<i>Claudio Domizio Aureliano</i>, e che in vece
+d'IMP. CL. DOM., ec., s'abbia a leggere
+IMP. C. L. DOM., cioè <i>Cesare Lucio</i>,
+ec., come nell'altre. Il cardinal Noris
+e il padre Pagi credettero che la vera
+sua famiglia fosse la <i>Valeria</i>, perchè,
+scrivendogli una lettera Claudio imperadore,
+il chiama <i>Valerio Aureliano</i>, e
+nell'iscrizione ligoriana, che dissi pubblicata
+dal Reinesio, egli porta il medesimo
+nome. Ma se fosse guasto il testo
+di Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>? Poichè quanto a quella
+iscrizione, torno a dire ch'essa non è atta
+a decidere le controversie. Tanto nelle
+medaglie che nelle antiche iscrizioni,
+altro nome, siccome dissi, non vien dato
+a questo imperadore, che quello di <i>Lucio
+Domizio Aureliano</i>, e a questo conviene
+attenersi. E se altri <span class="fnote">[Stampa, ad Fast. Consul.]</span> il chiama
+Flavio Claudio Valerio, non v'è obbligazione
+di seguitarlo. Non ebbe difficoltà
+Vopisco di confessare che <i>Aureliano</i> sortì
+nascita bassa ed oscura nella città di
+Sirmio, ovvero nella Dacia Ripense. Ma
+si fece egli largo colla sua prudenza e
+valore nella milizia, e di grado in grado
+salendo, sempre più guadagnò di plauso
+e di credito. Bello era il suo aspetto,
+alta la statura, non ordinaria la robustezza.
+Nel bere, mangiare e in altri
+piaceri del corpo, in lui si osservava
+una gran moderazione <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>. La sua severità
+e il rigore nella militar disciplina,
+quasi andava all'eccesso. Denunziato a
+<span class="pagenum"><a name="Page_950" id="Page_950"></a>[950]</span>
+lui un soldato che avea commesso adulterio
+colla moglie del suo albergatore,
+ordinò che si piegassero due forte rami
+d'un albero, all'un de' quali fosse legato
+l'un piede del delinquente, e l'altro
+all'altro, e che poi si lasciassero andare
+i rami. Lo spettacolo di quel misero
+spaccato in due parti gran terrore infuse
+negli altri. Ebbe principio la fortuna
+sua sotto Valeriano Augusto; Gallieno
+ne mostrò altissima stima; e più di lui
+Claudio. In varie cariche militari riportò
+vittorie contra de' Franchi, de' Sarmati,
+de' Goti. Teneva mirabilmente in briglia
+le sue soldatesche, e, ciò non ostante,
+sapea farsi amare dalle medesime. Merita
+d'essere qui rammentata una lettera
+di lui, scritta ad un suo luogotenente,
+ove dice: <i>Se vuoi essere tribuno, anzi,
+se t'è caro di vivere, tieni in dovere le
+mani de' soldati. Niun d'essi rapisca i
+polli altrui, niuno tocchi le altrui pecore.
+Sia proibito il rubar le uve, il far danno
+ai seminati, e l'esigere dalla gente olio,
+sale e legna, dovendo ognuno contentarsi
+della provvisione del principe. Si hanno
+i soldati a rallegrar del bottino fatto
+sopra i nemici, e non già delle lagrime
+de' sudditi romani. Cadauno abbia l'armi
+sue ben terse, le spade ben aguzze
+ed affilate, e le scarpe ben cucite. Alle
+vesti fruste succedono le nuove. Mettano
+la paga nella tasca, e non già
+nell'osteria. Ognun porti la sua collana,
+il suo anello, il suo bracciale, e nol
+venda o giuochi. Si governi e freghi
+il cavallo, ed il giumento per le bagaglie;
+e così ancora il mulo comune
+della compagnia; e non si venda la
+biada lor destinata. L'uno all'altro presti
+aiuto, come se fosse un servo. Non
+han da pagare il medico. Non gettino
+il danaro in consultar indovini. Vivano
+costantemente negli alloggi, e se attaccheran
+lite, loro non manchi un regalo
+di buone bastonate.</i> Bene sarebbe che
+alcun generale od uffiziale de' nostri
+tempi studiasse questa sì lodevol lezione,
+saputa dai gentili, e talvolta ignorata
+<span class="pagenum"><a name="Page_951" id="Page_951"></a>[951]</span>
+dai cristiani. Moglie di Aureliano imperadore
+fu <i>Ulpia Severina</i>, la quale non si
+sa che procreasse altro che una figliuola,
+i cui discendenti viveano a' tempi di
+Vopisco.
+</p>
+
+<p>
+Ora da che fu creato imperadore
+<i>Aureliano</i>, se dice il vero Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 48.]</span>,
+egli sen venne a Roma, e, dopo aver
+quivi bene assicurata la sua autorità,
+di colà mosse, e per la via d'Aquileia
+passò nella Pannonia, che era gravemente
+infestata dagli Sciti, o sia dai
+Goti. Mandò innanzi ordine che si ritirassero
+nelle città e ne' luoghi i viveri
+e i foraggi, affinchè la fame fosse la
+prima a far guerra ai nemici. Comparvero,
+ciò non ostante, di qua dal Danubio
+i Barbari, e bisognò venire ad
+un fatto d'armi. Senza sapersi chi restasse
+vincitore, la sera separò le armate,
+e fatta notte, i nemici si ritirarono
+di là dal fiume. La seguente mattina
+ecco i loro ambasciatori ad Aureliano
+per trattar di pace. Se la
+concludessero, nol dice Zosimo: e
+sembra che no, perchè partito Aureliano,
+e lasciato un buon corpo di gente in
+quelle parti, furono alcune migliaia di
+que' Barbari tagliate a pezzi. Il motivo
+per cui si mise in viaggio Aureliano, fu
+la minaccia de' popoli, che Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>
+chiama Marcomanni, e Desippo <span class="fnote">[Dexippus, de Legat., tom. I Hist. Byzantin.]</span> storico
+Giutunghi, di calare in Italia; se
+pur de' medesimi fatti e popoli parlano
+i suddetti due scrittori. Secondo Desippo,
+Aureliano, portatosi al Danubio contro
+ai Giutunghi Sciti, diede loro una
+sanguinosa rotta; e, passato anche il
+Danubio, fu loro addosso, e ne fece un
+buon macello, talmente che i restanti
+mandarono deputati ad Aureliano per
+chieder pace. Fece Aureliano metter
+in armi e in ordinanza il suo esercito,
+e per dare a quei Barbari una
+idea della grandezza romana, vestito di
+porpora andò a sedere in un alto trono
+<span class="pagenum"><a name="Page_952" id="Page_952"></a>[952]</span>
+in mezzo del campo, con tutti gli uffiziali
+a cavallo, divisi in più schiere
+intorno a lui, e colle bandiere ed insegne,
+portanti l'aquile d'oro e le immagini
+del principe poste in fila dietro
+al suo trono. Parlarono que' deputati
+con gran fermezza, chiedendo la pace,
+ma non da vinti; rammentando allo
+imperadore ch'erano giornaliere le fortune
+e sfortune nelle guerre; ed esaltando
+la loro bravura, giunsero a dire
+d'aver quaranta mila cavalieri della sola
+nazion de' Giutunghi, ed anche maggior
+numero di fanti, e d'esser nondimeno
+disposti alla pace, purchè loro si dessero
+i regali consueti, e quell'oro ed
+argento che si praticava prima d'aver
+rotta la pace. Aureliano con gravità
+loro rispose, che dopo aver eglino col
+muover guerra mancato ai trattati, non
+conveniva loro il dimandar grazie e presenti;
+e toccare a lui, e non a loro, il
+dar le condizioni della pace; che pensassero
+a quanto era avvenuto ai trecento
+mila Sciti, o Goti, che ultimamente
+aveano osato molestar le contrade dell'Europa
+e dell'Asia; e che i Romani
+non sarebbono mai soddisfatti, se non
+passavano il Danubio, per punirli nel
+loro paese. Con questa disgustosa risposta
+furono rimandati quegli ambasciatori.
+Per attestato del medesimo
+Desippo <span class="fnote">[Dexippus, de Legat., tom. I Hist. Byzantin.]</span>, autore poco lontano da
+questi tempi, anche i Vandali mossero
+guerra al romano imperio, gente anche
+essi della Tartaria; ma una gran
+rotta loro data dall'esercito fece ben
+tosto smontare il loro orgoglio, ed inviar
+ambasciatori ad Aureliano per
+far pace e lega. Volle Aureliano udire
+intorno a ciò il parere dell'armata;
+e la risposta generale fu, che avendo
+que' Barbari esibite condizioni onorevoli,
+ben era il finir quella guerra.
+Così fu fatto. Diedero i Vandali gli ostaggi
+all'imperadore, e due mila cavalli
+ausiliarii all'armata romana; gli altri se
+<span class="pagenum"><a name="Page_953" id="Page_953"></a>[953]</span>
+ne tornarono alle loro case con quiete.
+E perchè cinquecento d'essi vennero dipoi
+a bottinar nelle terre romane, il re
+loro, per mantenere i patti, li fece tutti
+mettere a fil di spada.
+</p>
+
+<p>
+Mentre si trovava Aureliano impegnato
+contra d'essi Vandali, ecco
+giugnergli nuova che una nuova armata
+di Giutunghi era in moto verso
+l'Italia. Mandò egli innanzi la maggior
+parte dell'esercito suo, e poscia col
+resto frettolosamente anch'egli marciò
+per impedire la lor calata; ma non fu
+a tempo. Costoro più presti di lui penetrarono
+in Italia, e recarono infiniti
+mali al distretto di Milano. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>
+li chiama Svevi, Sarmati, Marcomanni,
+e si può temere che sieno confuse le
+azioni, e replicate le già dette di sopra.
+Comunque sia, per le cose che succederono,
+convien dire che non fossero
+lievi le forze e il numero di costoro.
+E si sa che, avendo voluto Aureliano
+con tutto il suo sforzo assalire que' Barbari
+verso Piacenza, costoro si appiattarono
+nei boschi, e poi verso la sera
+si scagliarono addosso ai Romani con
+tal furia, che li misero in rotta e ne fecero
+sì copiosa strage, che si temè perduto
+l'imperio. In oltre si sa che questi
+loro pregressi tal terrore e costernazione
+svegliarono in Roma, che ne seguirono
+varie sedizioni, le quali, aggiunte agli
+altri guai, diedero molta apprensione
+e sdegno ad Aureliano. Scrisse egli allora
+al senato, riprendendolo perchè
+tanti riguardi, timori e dubbii avesse a
+consultar i libri sibillini in occasione di
+tanta calamità e bisogno, <i>quasi che</i> (son
+parole della sua lettera) <i>essi fossero in
+una chiesa di cristiani, e non già nel tempio
+di tutti gli dii</i>. Il decreto di visitare
+i libri d'esse Sibille fu steso nel dì 11
+di gennaio, cioè, secondo il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron.]</span>,
+nel gennaio dell'anno presente.
+Ma non può mai stare che Aureliano,
+come pensa il medesimo Pagi, fosse
+<span class="pagenum"><a name="Page_954" id="Page_954"></a>[954]</span>
+creato imperadore in Sirmio sul principio
+di novembre dell'anno prossimo
+passato, e che egli venisse a Roma, tornasse
+in Pannonia, riportasse vittorie in
+più luoghi al Danubio, e dopo aver
+seguitato gli Alamanni, o vogliam dire
+i Marcomanni e Giutunghi, mandasse gli
+ordini suddetti a Roma: il tutto in due
+soli mesi. Chi sa come gl'imperadori
+non marciavano per le poste, ma con
+gran corte, guardie e milizie, conosce
+tosto che di più mesi abbisognarono
+tante imprese. Però convien dire che
+Aureliano, siccome immaginò il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>,
+fu creato imperadore nello
+aprile dell'anno precedente, in cui fece
+più guerre; o pure che la calata in
+Italia dei Barbari appartiene all'anno
+presente, per la qual poi nel dì 11 di
+gennaio dell'anno susseguente vennero
+consultati in Roma i libri creduti delle
+Sibille, nei quali si trovò che conveniva
+far molti sacrifizii crudeli, processioni
+ed altre cerimonie praticate dalla
+superstizion de' pagani. A noi basterà,
+giacchè non possiamo accertare i tempi
+di questi sì strepitosi avvenimenti, che
+si rapporti il poco che sappiamo della
+continuazione e del fine di tal guerra,
+tutto di seguito. Abbiamo da Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> (perchè Vopisco qui ci abbandona)
+che Aureliano in tre battaglie
+fu vincitore dei Barbari. L'una fu a
+Piacenza, che dee essere diversa dalla
+raccontata da Vopisco: altrimenti l'un
+d'essi ha fallato. La seconda fu data
+in vicinanza di Fano e del fiume Metauro,
+segno che la giornata di Piacenza
+era stata favorevole ai Barbari, per essersi
+eglino inoltrati cotanto verso Roma.
+La terza nelle campagne di Pavia,
+che dovette sterminar affatto questi Barbari
+turbatori della pace d'Italia: con
+che ebbe felice fine questa guerra. Allora
+Aureliano mosse alla volta di Roma i
+suoi passi, non per portarvi l'allegrezza
+d'un trionfo, ma per farvi sentire la
+<span class="pagenum"><a name="Page_955" id="Page_955"></a>[955]</span>
+sua severità, anzi crudeltà. Imperocchè <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span>,
+pien di furore per le sedizioni
+che nate ivi dicemmo, con voce che
+fossero state tese insidie <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 49.]</span> a lui stesso
+e al governo, condannò a morte gli
+autori di quelle turbolenze. Vopisco,
+tuttochè suo panegirista, confessa che
+egli troppo aspra e rigorosa giustizia fece.
+E tanto più ne fu biasimato, perchè non
+perdonò nè pure ad alcuni nobili senatori,
+fra' quali <i>Epitimio</i>, <i>Urbano</i> e <i>Domiziano</i>;
+ancorchè di poco momento
+fossero, e meritassero perdono alcuni
+loro reati, e questi anche fondati nella
+accusa di un sol testimonio. Prima era
+forse amato Aureliano; da lì innanzi cominciò
+ad essere solamente temuto; e
+la gente dicea, non altro essere da desiderare
+a lui che la morte, e <i>ch'egli
+era un buon medico, ma che con mal
+garbo curava i malati</i>. Anche Giuliano
+Augusto <span class="fnote">[Julianus, de Caesarib.]</span> Apostata l'accusa di una
+barbarica crudeltà, ed Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>
+con Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> cel rappresenta
+come uomo privo di umanità e sanguinario,
+avendo egli levato di vita fino un
+figliuolo di sua sorella. Tal sua barbarie
+pretende Ammiano <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, lib. 30 Histor.]</span> che si stendesse
+sotto varii pretesti, spezialmente sopra i
+ricchi, affine d'impinguar l'erario, restato
+troppo esausto per le pazzie di
+Gallieno; e in tal opinione concorre
+anche Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>. Fu in questi tempi
+che Aureliano, considerata l'avidità dei
+Barbari, già scatenati contra dell'imperio
+romano <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, col consiglio del senato
+prese la risoluzione di rifabbricar le
+mura rovinate di Roma, per poterla difendere
+in ogni evento di pericoli e guerre.
+Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Chronic.]</span> ne fa menzione sotto questo
+anno. Ma Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, Cassiodoro <span class="fnote">[Cassiodorus, in Chronico.]</span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_956" id="Page_956"></a>[956]</span>
+ed altri mettono ciò più tardi. Nella
+Cronica Alessandrina solamente se ne
+parla all'anno seguente. Con questa
+occasione certo è che Aureliano ampliò
+il circuito di Roma, scrivendo Vopisco
+che il giro d'essa città arrivò allora a
+cinquanta miglia; opera sì grande nondimeno,
+secondo Zosimo, fu solamente
+terminata sotto <i>Probo Augusto</i>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXII" id="CCLXXII"></a>CCLXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Felice</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Quinto</span> e <span class="sc">Veldumiano</span> o sia <span class="sc">Veldumniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Domati i Barbari, e restituita la
+tranquillità all'Italia, due altre importantissime
+imprese restavano da fare allo
+Augusto Aureliano. <i>Tetrico</i> occupava le
+Gallie e le Spagne. <i>Zenobia</i> regina dei
+Palmireni quasi tutte o tutte le provincie
+dell'Oriente occupava, ed anche
+l'Egitto. Per varii motivi antepose Aureliano
+all'altra la spedizion militare contro
+a Zenobia. Questa principessa, che
+s'intitolava regina dell'Oriente, una delle
+più rinomate donne dell'antichità, si
+trova chiamata in alcune medaglie <span class="fnote">[Spanhemius, de Usu et Praestant. Numismat.
+Patinus, Num. Mediob., Numismat. Imp.]</span>,
+che si suppongono vere, <i>Settimia Zenobia
+Augusta</i>, quasichè ella discendesse
+dalla famiglia di Settimio Severo Augusto;
+quando essa, secondo Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trig. Tyrann., c. 29.]</span>,
+vantava di discendere dalla
+casa di Cleopatra e dei re Tolomei. Santo
+Atanasio <span class="fnote">[Athanasius, in Histor.]</span> pretese ch'ella seguitasse
+la religion de' Giudei, e favorisse per
+questo l'empio Paolo Samosateno; e da
+Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronogr.]</span> vien detta regina de' Saraceni.
+Scrive il suddetto storico Pollione che
+in lei si ammirava una bellezza incredibile,
+un spirito divino. Neri e vivacissimi
+i suoi occhi, il colore fosco; non
+denti, ma perle pareano ornarle la bocca;
+<span class="pagenum"><a name="Page_957" id="Page_957"></a>[957]</span>
+la voce soave e chiara, ma virile.
+Al bisogno uguagliava i tiranni nella
+severità: superava nel resto la clemenza
+de' migliori principi. Contro il costume
+delle donne sapeva conservare i tesori,
+ma non lasciava di far risplendere la
+sua liberalità, ove lo richiedesse il dovere.
+Nel portamento e ne' costumi non
+cedeva agli uomini, rade volte uscendo
+in carrozza, spesso a cavallo, e più spesso
+facendo le tre o quattro miglia a piedi,
+siccome persona allevata sempre nelle
+caccie. Da <i>Odenato</i> suo marito, che già
+dicemmo ucciso, non riceveva le leggi,
+ma a lui le dava. Prese bensì da lui il
+titolo di <i>Augusta</i>, dacchè egli fu dichiarato
+Augusto, e portava l'abito imperiale,
+a cui aggiunse anche il diadema. Non sì
+tosto s'accorgeva essa d'esser gravida,
+che non volea più commercio col marito.
+Il suo vivere era alla persiana,
+cioè con singolar magnificenza, e volea
+essere inchinata secondo lo stile praticato
+coi re persiani. A parlare al popolo
+iva armata di corazza; pranzava sempre
+coi primi uffiziali della sua armata,
+usando piatti d'oro e gemmati. Poche
+fanciulle, molti eunuchi teneva al suo
+servigio; e l'impareggiabil sua castità,
+tanto da maritata che da vedova, veniva
+decantata dappertutto. <i>Aureliano</i> stesso
+in una lettera al senato <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 29.]</span> ne parla con
+elogio, dicendo ch'essa non parea donna:
+tanta era la di lei prudenza ne' consigli,
+la fermezza nell'eseguir le prese
+risoluzioni, e la gravità con cui parlava
+ai soldati, di modo che non meno i popoli
+dell'Oriente e dell'Egitto, a lei
+divenuti sudditi, che gli Arabi, i Saraceni
+e gli Armeni non osavano di disubbidirla,
+o di voltarsi contro di lei:
+tanta era la paura che ne aveano. A lei
+anche in buona parte si attribuivano le
+gloriose azioni del fu Odenato suo marito
+contro ai Persiani. Nè già le mancava
+il pregio delle lingue e della letteratura.
+Oltre al suo nativo linguaggio
+<span class="pagenum"><a name="Page_958" id="Page_958"></a>[958]</span>
+fenicio o saracenico, perfettamente possedeva
+l'egiziano, il greco e il latino,
+ma non s'arrischiava a parlare questo
+ultimo. Ebbe per maestro nel greco il
+celebre <i>Longino</i> filosofo, di cui resta un
+bel trattato del Sublime, e la cui morte
+vedremo fra poco. Fece imparare a' suoi
+figliuoli il latino sì fattamente, che poche
+volte e con difficoltà parlavano il
+greco. Sì pratica fu della storia dell'Oriente
+e dell'Egitto, che si crede che
+ne formasse un compendio. Al suo marito
+Odenato ella avea partorito tre
+figliuoli, cioè <i>Herenniano</i>, <i>Timolao</i> e <i>Vaballato</i>,
+a' quali dopo la morte del padre
+ella fece prendere la porpora imperiale
+e il titolo d'<i>Augusti</i>; ma perchè erano
+di età non per anche capace di governo,
+essa in nome loro governava gli Stati.
+Un altro figliuolo ebbe Odenato da una
+sua prima moglie, chiamato <i>Erode</i> o pure
+<i>Erodiano</i> <span class="fnote">[Goltzius. Tristanus. Mediob., in Numism.
+Imper.]</span>, che si trova nelle medaglie
+(non so se tutte legittime) col
+titolo di Augusto, a lui dato dal padre,
+come anche afferma Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 29.]</span>.
+Per cagione dell'esaltazion di
+questo suo figliastro, fama era che Zenobia
+avesse fatto morire lui e il marito
+<i>Odenato</i>, siccome accennai di sopra. Una
+tal testa, benchè di donna, signoreggiante
+dallo stretto di Costantinopoli fino a
+tutto l'Egitto, ed assistita da molti dei
+suoi vicini, potea dar suggezione ad ogni
+altro potentato, ma non già ad Aureliano
+imperadore, che pel suo coraggio e
+saggio contegno, teneva sempre le vittorie
+in pugno.
+</p>
+
+<p>
+S'inviò dunque Aureliano da Roma
+con possente esercito verso l'Oriente
+per la strada solita di que' tempi, cioè
+per terra alla volta di Bisanzio, pel cui
+stretto si passava in Asia. Ma prima di
+giugnervi, egli nettò <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span> l'Illirico, e poi
+la Tracia da tutti i nemici del romano
+imperio, ch'erano tornati ad infestar
+<span class="pagenum"><a name="Page_959" id="Page_959"></a>[959]</span>
+quelle provincie. Scrive Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>
+che a' tempi d'esso Aureliano un
+certo <i>Settimio</i> nella Dalmazia prese il
+titolo d'<i>imperadore</i>, e da lì a poco ne
+pagò la pena, ammazzato da' suoi proprii
+soldati. Quando ciò avvenisse, nol
+sappiamo. Per attestato bensì di Vopisco,
+Aureliano, perchè <i>Cannabaude</i> re e
+duca dei Goti dovea aver commesso delle
+insolenze nel paese romano, passato
+il Danubio, l'andò a ricercar nelle terre
+di lui; e datagli battaglia, lo uccise insieme
+con cinque mila di que' Barbari
+combattenti. Probabilmente fu in questa
+congiuntura ch'egli prese la carretta di
+quel re, tirata da quattro cervi, su cui
+poscia entrò a suo tempo trionfante in
+Roma, siccome diremo. Furono trovate
+nel campo barbarico molte donne estinte
+vestite da soldati, e prese dieci di
+esse vive. Molte altre nobili donne di
+nazione gotica rimasero prigioniere <span class="fnote">[Vopiscus, in Bonoso.]</span>,
+che Aureliano mandò dipoi a Perinto,
+acciocchè ivi fossero mantenute alle spese
+del pubblico, non già cadauna in particolare,
+ma sette insieme, acciocchè costasse
+meno alla repubblica. Sbrigato da questi
+affari, marciò Aureliano a Bisanzio, e
+passato lo stretto, al solo suo comparire
+ricuperò Calcedone e la Bitinia, che Zenobia
+avea sottomesso al suo imperio.
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 50.]</span> nondimeno asserisce aver
+la Bitinia scosso il giogo de' Palmireni,
+fin quando udì esaltato al trono Aureliano.
+Ancira nella Galazia sembra aver
+fatta qualche resistenza: certo è nondimeno
+che Aureliano se ne impadronì.
+Giunto poscia che egli fu a Tiana, città
+della Cappadocia <span class="fnote">[Vopiscus, in Bonoso.]</span>, vi trovò le porte
+serrate e preparato quel popolo alla difesa.
+Dicono che Aureliano in collera
+gridasse: <i>Non lascerò un cane in questa
+città.</i> Vopisco, grande ammiratore del
+morto <i>Apollonio</i>, filosofo celebre, anzi
+mago, nativo di quella città, di cui tanto
+<span class="pagenum"><a name="Page_960" id="Page_960"></a>[960]</span>
+egli come altri antichi raccontano varie
+maraviglie, cioè molte favole, e che era
+tenuto da que' popoli per un dio: Vopisco,
+dico, racconta ch'esso Apollonio
+comparve in sogno ad Aureliano, e lo
+esortò alla clemenza, se gli premeva di
+vincere: parole che bastarono a disarmare
+il di lui sdegno. Venne poi a trovarlo
+al campo <i>Eraclammone</i>, uno dei
+più ricchi cittadini di Tiana, sperando
+di farsi gran merito, col tradire la patria,
+e gl'insegnò un sito per cui si poteva
+entrare nella città. Fu essa, mercè
+di questo avviso, presa con facilità; e
+quando ognun si aspettava di darle il
+sacco, e di farne man bassa contro gli
+abitanti, Aureliano ordinò che fosse ucciso
+il solo traditore Eraclammone, con
+dire <i>che non si potea sperar fedeltà da
+chi era stato infedele alla sua patria</i>; ma
+lasciò godere ai di lui figliuoli tutta la
+eredità paterna, affinchè non si credesse
+che lo avesse fatto morire per cogliere
+le molte di lui ricchezze. Ricordata ad
+Aureliano la parola detta di non lasciare
+un cane in Tiana: <i>Oh</i>, rispose, <i>ammazzino
+tutti i cani, che ne son contento</i>: risposta
+applaudita fin dai medesimi soldati,
+benchè contraria alla lor brama e
+speranza del sacco.
+</p>
+
+<p>
+Se crediamo a Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>, Aureliano,
+continuato il cammino, arrivò ad
+Antiochia, capitale della Soria, e dopo
+una leggiera zuffa al luogo di Dafne, entrò
+vittorioso in quella gran città; e
+ricordevole dell'avvertimento datogli
+in sogno da Apollonio Tianeo, usò di sua
+clemenza anche verso di que' cittadini.
+Passando dipoi ad Emesa, città della
+Mesopotamia, quivi con una fiera battaglia
+decise le sue liti con Zenobia. Ma
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 50.]</span> diversamente scrive. Zenobia
+con grandi forze lo aspettò di piè
+fermo in Antiochia, e mandò incontro a
+lui la poderosa armata sua sino ad Imma,
+città molte miglia distante di là.
+Gran copia di arcieri si contava nello
+<span class="pagenum"><a name="Page_961" id="Page_961"></a>[961]</span>
+esercito di lei, e di questi penuriava quel
+de' Romani. Avea inoltre Zenobia la sua
+numerosa cavalleria armata tutta da
+capo a' piedi, laddove la romana non
+era composta se non di cavalli leggieri.
+Aureliano, mastro di guerra, osservato
+lo svantaggio, ordinò alla sua cavalleria
+di mostrar di fuggire, tantochè la nemica
+in seguitarli si trovasse assai stanca
+pel peso dell'armi, e che poi voltassero
+faccia, e menassero le mani. Così
+fu fatto, e seguì un'orribile strage dei
+Palmireni. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span> scrive che si segnalò
+in quella gran battaglia un generale
+de' Romani, appellato <i>Pompeiano</i> e
+cognominato <i>il Franco</i>, la cui famiglia
+durava in Antiochia anche a' suoi dì.
+Non osavano i fuggitivi di portarsi ad
+Antiochia <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 50.]</span>, per timore di non essere
+ammessi, o pur di essere tagliati a pezzi
+da' cittadini, se si accorgevano della
+rotta lor data; ma Zabda, o sia Zaba,
+lor generale, preso un uomo che si rassomigliava
+ad Aureliano, e fatta precorrer
+voce che conduceva prigioniere lo
+imperadore stesso, trovò aperte le porte,
+e quietò il popolo. La notte seguente
+poi con Zenobia s'incamminò alla volta
+di Emessa. Entrò il vincitore Aureliano
+in Antiochia, ricevuto con alte acclamazioni
+da quegli abitanti, e perchè
+parecchi de' più facoltosi si erano ritirati
+per paura dello sdegno imperiale,
+Aureliano pubblicò tosto un bando di
+perdono a tutti; e questa sua benignità
+fece ripatriar di buon grado ciascuno.
+Dopo aver dato buon ordine agli affari
+di Antiochia, ripigliò Aureliano il suo
+viaggio verso Emesa, dove s'era ridotta
+Zenobia. Trovato presso Dafne un corpo
+di Palmireni che voleano disputargli
+il passo, ne uccise un gran numero.
+Apamea, Larissa ed Aretusa nel viaggio
+vennero alla sua ubbidienza <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel. Zosim., lib. 1, cap. 52.]</span>. Consisteva
+tuttavia l'armata di Zenobia in
+settanta mila combattenti sotto il comando
+<span class="pagenum"><a name="Page_962" id="Page_962"></a>[962]</span>
+di Zabda. Si venne dunque ad una
+altra campale giornata, che sulle prime
+fu o parve svantaggiosa ai Romani,
+perchè parte della lor cavalleria o per
+forza o consigliatamente piegò. Ma mentre
+la inseguivano i Palmireni, la fanteria
+romana di fianco gli assalì, e ne fece
+gran macello, non giovando loro l'essere
+tutti armati di ferro, perchè i Romani
+colle mazze li tempestavano e rovesciavano
+a terra. Piena di cadaveri restò
+quella campagna. Zenobia con gran
+fretta se ne fuggì, ritirandosi a Palmira;
+ed Aureliano fu ricevuto con plauso
+giulivo in Emesa, dove rendè grazie al
+dio Elagabalo, creduto autore di quella
+vittoria; e dopo aver presi e vagheggiati
+con piacere i tesori che Zenobia non
+avea avuto tempo di asportare, marciò
+con diligenza alla volta di Palmira, città
+fabbricata da Salomone ne' deserti della
+Soria, o sia della Fenicia, ed assai ricca
+pel commercio che faceva co' Romani e
+Persiani. Nel cammino fu più volte in
+pericolo, e riportò gravi danni l'armata
+sua dagli assassini soriani. Pur, giunto a
+Palmira, la strinse d'assedio. S'egli in
+questo o pur nel seguente anno riducesse
+a fine sì grande impresa, per mancanza
+di lumi non si può ora decidere.
+Sia lecito a me il differirne il racconto
+al seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXIII" id="CCLXXIII"></a>CCLXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Felice</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Claudio Tacito</span> e <span class="sc">Placidiano</span>.
+</p>
+
+<p>
+A <i>Tacito</i> primo console in quest'anno,
+perchè vien comunemente creduto
+lo stesso che vedremo poi imperadore,
+gl'illustratori de' Fasti danno il nome
+di <i>Marco Claudio</i>. Benchè vi possa restar
+qualche dubbio, pure io mi son
+lasciato condurre dalla corrente. L'assedio
+di Palmira, siccome dicemmo, fu
+impreso da Aureliano con gran calore;
+<span class="pagenum"><a name="Page_963" id="Page_963"></a>[963]</span>
+ma non erano men riguardevoli i preparamenti
+per la difesa <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel. Zosimus, lib. 1, c. 54.]</span>. Stava ben
+provveduta quella città di freccie, pietre,
+macchine e d'altri strumenti da guerra
+e da lanciar fuoco sopra i nemici, siccome
+ancora di viveri, quando all'incontro
+uomini e bestie dell'armata romana
+niuna sussistenza trovavano in
+quella spelata campagna, piena solo di
+sabbia. Oltre a ciò, aspettava Zenobia
+soccorso da' Persiani, Armeni e Saraceni,
+di maniera che si ridevano gli assediati
+delle sgherrate degli assedianti. Ma
+Aureliano supplì al bisogno dell'armata
+per conto delle provvisioni, facendone
+venire al campo da tutte le vicinanze;
+nè lasciava indietro forza e diligenza
+alcuna per vincere quella sì ben guernita
+città. Maggiormente crebbe l'izza
+e la picca sua, perchè avendo sui principii
+scritto a Zenobia, comandandole
+imperiosamente di rendersi, con esibirle
+comodo mantenimento, dove il senato
+l'avesse messa, e con promettere salvo
+ogni diritto de' Palmireni, Zenobia gli
+diede una insolente risposta, con intitolarsi
+<i>regina d'Oriente</i>, anteporre il suo
+nome a quello dell'imperadore, e mostrar
+fiducia di fargli calar l'orgoglio coi
+soccorsi ch'ella aspettava <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 55.]</span>. Vennero
+in fatti gli aiuti a lei promessi da' Persiani;
+ma Aureliano tagliò loro la strada,
+e gli sbandò. Vennero anche le schiere
+de' Saraceni e degli Armeni; ma egli,
+parte col terrore, parte coi danari le indusse
+a militar nell'esercito suo. Contuttociò
+un'ostinata difesa fecero gli
+assediati, con beffar eziandio ed ingiuriar
+i Romani. Un di coloro, vedendo
+un dì l'imperadore, il caricò di villanie.
+Allora un arciere persiano si esibì di
+rispondergli, e gli tirò così aggiustatamente
+uno strale, che colpitolo il fece
+rotolar morto giù dalle mura. Intanto
+veggendo Zenobia che a Palmira s'assottigliava
+la vettovaglia, stimò meglio di
+ritirarsi sulle terre de' Persiani; ma fuggendo
+<span class="pagenum"><a name="Page_964" id="Page_964"></a>[964]</span>
+sopra dei dromedarii, fu presa per
+via dai cavalieri che le spedì dietro Aureliano,
+e prigioniera fu a lui condotta.
+Grande strepito ed istanza fecero i soldati
+perchè egli castigasse colla morte
+la superbia di costei; ma Aureliano non
+volle la vergogna di aver uccisa una
+donna, e donna tale. La città dipoi ridotta
+all'agonia, dimandò ed ottenne
+qualche capitolazione. V'entrò Aureliano,
+e perdonò al popolo, ma non già
+ai principali, creduti consiglieri di Zenobia,
+a' quali, come a seduttori ed autori
+di tanti mali, levò la vita. Fra questi
+fu compreso <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian. Zosimus, l. 1, c. 56.]</span> <i>Longino</i>, celebre filosofo
+e sofista, e maestro o segretario della
+medesima, convinto di aver egli dettata
+l'albagiosa ed insolente risposta che
+Zenobia avea data alla lettera di Aureliano.
+Soffrì Longino con tal fortezza
+la morte, ch'egli stesso consolava gli
+amici venuti a deplorar la di lui sciagura.
+Perdonò anche Aureliano, per quanto
+si crede, a <i>Vaballato</i>, uno de' figliuoli
+di Zenobia; e truovasi una medaglia <span class="fnote">[Tristan., et Mediobarb., in Numism. Imp.]</span>,
+in cui si legge il suo nome col titolo di
+<i>Augusto</i>, e nell'altra parte quello di Aureliano
+Augusto. Quando sia vera (del
+che si può dubitare), sarà stata battuta
+in uno dei precedenti anni, e prima della
+soprascritta tragedia. Di <i>Herenniano</i> e
+<i>Timolao</i>, due altri figliuoli di Zenobia,
+non si sa ben qual fosse la sorte loro.
+Zosimo parla d'un solo figliuolo di Zenobia,
+condotto in prigionia colla madre.
+Vopisco, all'incontro, scrive che
+Zenobia sopravvisse molto tempo <i>cum
+liberis</i> nelle vicinanze di Roma. Questo
+si può intendere anche di figlie, che
+certo essa ne avea; ma Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Trig. Tyrann., c. 23.]</span>
+c'insegna che Zenobia co' suoi
+due figliuoli minori Herenniano e Timolao
+fu condotta in trionfo a Roma. Fu
+poi di parere esso Zosimo che Zenobia
+nell'esser condotta in Europa, o per
+malattia, o per non voler prender cibo,
+<span class="pagenum"><a name="Page_965" id="Page_965"></a>[965]</span>
+morisse per istrada, vinta dal dolore
+della mutata fortuna; o per non soffrire
+la vergogna d'essere condotta in trionfo.
+Merita ben qui fede Vopisco, il quale
+più vicino a questi tempi ci assicura
+ch'ella giunse a Roma, e visse molto
+dipoi, come dirò all'anno seguente. Anche
+Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, Chronogr.]</span> attesta che l'infelice
+principessa comparve nel trionfo
+romano di Aureliano, fallando solamente
+nell'aggiugnere che le fu dipoi tagliato
+il capo. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> rapporta su questo
+varie opinioni. Possiamo ben poi credere
+a Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 56.]</span>, allorchè racconta
+avere Aureliano spogliata Palmira di
+tutte le sue ricchezze, senza rispettar
+nè pure i templi: il che fatto, si rimise
+in cammino, e tornò ad Emesa <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>,
+dove forse il trovarono le ambascerie
+de' Saraceni, Blemmii, Assomiti, Battriani,
+Seri (creduti i Cinesi), Iberi, Albani,
+Armeni ed Indiani, che gli portarono dei
+suntuosi regali. Trattò con superbia e
+fierezza i Persiani, gli Armeni e i Saraceni,
+perchè aveano prestato aiuto a
+Zenobia.
+</p>
+
+<p>
+Rimesso dunque in pace l'Oriente
+Aureliano passò lo stretto di Bisanzio
+per tornarsene a Roma, menando seco
+Zenobia e i di lei figliuoli <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 60. Vopiscus, ibid.]</span>. Informato
+che i popoli carpi aveano fatta un'incursione
+nella Tracia, andò a trovarli
+e li disfece: e perciò il senato romano,
+che gli avea già accordato i titoli di
+<i>Gotico</i>, <i>Sarmatico</i>, <i>Armeniaco</i>, <i>Partico ed
+Adiabenico</i>, il nominò ancora <i>Carpico</i>.
+Se ne rise Aureliano, e scrisse loro che si
+aspettava ormai d'esser anche intitolato
+<i>Carpiscolo</i>, nome significante una sorta
+di scarpe, e da cui poscia è a noi venuto
+il medesimo nome di <i>scarpa</i>. Ma eccoti
+arrivargli avviso che i Palmireni s'erano
+ribellati, con aver tagliato a pezzi
+<i>Sandarione</i>, e secento arcieri lasciati ivi
+<span class="pagenum"><a name="Page_966" id="Page_966"></a>[966]</span>
+di presidio. Con tal sollecitudine tornò
+egli indietro, che all'improvviso arrivò
+ad Antiochia, e spaventò quel popolo,
+intento allora a' giuochi equestri. Aveano
+tentato i Palmireni d'indurre <i>Marcellino</i>,
+governatore della Mesopotamia
+e di tutto l'Oriente, a prendere il titolo
+di Augusto. Gli andò egli tenendo a bada,
+ed informando intanto di tutto Aureliano;
+ma coloro, non vedendo risoluzione
+di lui, dichiararono poi imperadore
+un certo appellato <i>Achilleo</i> da Vopisco,
+<i>Antioco</i> da Zosimo. Giunse Aureliano
+a Palmira quando men sel pensavano,
+e presa quella città senza colpo di spada,
+fece mettere a fil di spada tutto quel
+popolo, uomini, donne, fanciulli e vecchi,
+con furore d'inudita crudeltà, benchè
+poi, tornato in sè stesso, scrivesse a
+<i>Ceionio Basso</i> di perdonare a quei che
+restavano in vita. Zosimo pretende che
+egli per isprezzo non facesse morire
+quel ridicolo imperadore creato dai
+Palmireni. Ordinò egli ancora che si
+ristabilisse come prima il tempio del
+Sole messo a sacco dai soldati, deputando
+a tal effetto buona somma d'oro e
+d'argento. Del resto fece spianare quella
+città, le cui rovine, visitate a' tempi nostri
+dagli eruditi inglesi, ritengono ancora
+molti vestigii dell'antica lor maestà.
+Già dicemmo che Zenobia nelle sue prosperità
+avea usurpato al romano imperio
+l'Egitto. Ora Aureliano, mentre nell'anno
+addietro faceva a lei la guerra in
+Oriente, spedì <i>Probo</i> <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, il qual fu poi
+imperadore, con delle soldatesche, per
+ricuperar quella ricca ed importantissima
+provincia. Nel primo combattimento
+sbaragliò Probo i nemici: nel secondo
+ebbe la peggio: ma, ripigliate le forze,
+tanto si adoperò, che mise quella nobil
+contrada sotto il comando de' Romani,
+ed aiutò poi Aureliano a ripigliar l'Oriente
+nel resto della guerra coi Palmireni.
+Pareva dopo ciò che l'Egitto avesse
+da goder pace, quando un <i>Marco
+<span class="pagenum"><a name="Page_967" id="Page_967"></a>[967]</span>
+Firmo</i>, o <i>Firmio</i>, nativo di Seleucia <span class="fnote">[Vopiscus, in Firmo.]</span>,
+amico di Zenobia non ancor vinta, prese
+il titolo d'Augusto e d'imperadore, come,
+secondo Vopisco, appariva dalle
+medaglie battute di lui, alcuna delle
+quali si crede che resti tuttavia <span class="fnote">[Goltzius, et Spanhemius, in Numism. Imp.]</span>. Possedeva
+costui molte ricchezze, e massimamente
+nell'Egitto, dove, fra l'altre cose,
+tanta carta, chiamata papiro, si fabbricava
+ne' suoi beni, ch'egli si vantava
+di poter mantenere col solo papiro e
+colla, adoperata in formar la carta, un
+esercito. Teneva corrispondenza costui
+coi Blemmii e Saraceni, e mandava alle
+Indie navi a trafficare. Impadronitosi
+dunque costui di Alessandria e dell'Egitto,
+aiutò, per quanto potè, Zenobia;
+ma caduta essa, cadde anche egli. Aureliano
+non già in persona, a mio credere,
+andò, ma spedì colà parte della
+armata, che sconfisse Firmo, e dopo varii
+tormenti lo uccise, con sottomettere
+in poco tempo quel ricco paese, e mandare
+a Roma gran copia di grani, la spedizion
+dei quali costui avea interrotta.
+Aureliano <span class="fnote">[Vopiscus, in Firmo.]</span>, in ragguagliare il popolo
+romano di queste vittorie, scrisse fra
+le altre cose di saper egli ch'esso popolo
+non andava d'accordo col senato,
+non era amico dell'ordine equestre, ed
+avea poco buon cuore verso dei pretoriani.
+Sbrigato finalmente da questi affari
+l'infaticabil Aureliano Augusto, indirizzò
+i suoi passi verso l'Europa con
+animo e voglia di atterrar anche <i>Tetrico</i>,
+che solo restava tra gli usurpatori del
+romano imperio. Come egli arrivato colà
+ricuperasse in poco tempo quelle provincie,
+alla sfuggita lo raccontano i vecchi
+storici <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano. Trebellius Pollio,
+in Tetrico. Euseb., in Chron.]</span>. Altro non si sa, se non
+che seguì una battaglia a Scialons sopra
+la Marna, in cui <i>Tetrico</i> stesso tradì lo
+esercito suo, perchè si diede volontariamente
+ad Aureliano: laonde i suoi soldati
+<span class="pagenum"><a name="Page_968" id="Page_968"></a>[968]</span>
+riportarono una gran percossa da
+quei di Aureliano. Sono altri di parere
+che Tetrico fosse da' suoi soldati tradito
+e consegnato ad Aureliano, al quale si
+sottomisero poscia anch'essi. Tuttavia
+grande apparenza c'è che seguisse, o
+prima o poco dopo dell'arrivo di Aureliano
+in quelle contrade, qualche segreta
+capitolazione ed accordo fra Aureliano
+e lui, al vedere l'indulgenza, con
+cui esso Aureliano, principe poco avvezzo
+alla clemenza, trattò il medesimo
+Tetrico. E la ragione di abbandonare i
+suoi per gittarsi in braccio ad Aureliano,
+l'abbiamo dagli antichi storici. Cioè fu
+la continua disubbidienza dei soldati
+suoi che ad ogni poco si sollevavano:
+dal che fu forzato Tetrico ad invitare e
+pregar Aureliano che il liberasse da
+tanti mali. Venuto egli alla divozion di
+Aureliano, tutte poi del pari le di lui
+milizie il riconobbero per imperadore,
+e passarono nell'armata romana; con
+che le Gallie, e, per conseguente, la Spagna
+e Bretagna, si videro restituiti sotto
+la signoria del medesimo Augusto. Può
+o dee anche oggidì essere motivo di stupore
+il corso di tante imprese e vittorie
+fatte da un solo Augusto, e in poco più
+di tre anni, con aver egli liberato da
+tanti barbari nemici il romano imperio,
+atterrati i tiranni e riunite al suo corpo
+tante membra, da esso per più anni disgiunte.
+Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> nella Cronica mette
+sotto quest'anno il trionfo romano di
+Aureliano; ma si dee credere uno sbaglio,
+siccome vien giudicato ancora il
+riferirsi da lui nell'anno primo e secondo
+d'esso imperadore la caduta di Tetrico,
+la quale vien posta da Vopisco dopo
+la guerra palmirena. Non si sa nè
+anche intendere, come in un solo anno
+potesse Aureliano far tante azioni e
+viaggi, quanti ne abbiam veduto in questo
+anno, menando seco eserciti, cioè
+ruote pesanti, che non volano, senz'aggiungervi
+ancora il suo ritorno dalle
+<span class="pagenum"><a name="Page_969" id="Page_969"></a>[969]</span>
+Gallie o Roma. Però coi più degli storici
+rapporterò io all'anno seguente il
+suddetto trionfo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXIV" id="CCLXXIV"></a>CCLXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXIV</span>. Indiz. <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Felice</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Aureliano</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Domizio Aureliano Augusto</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Caio Giulio Capitolino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver dato buon sesto agli
+affari delle Gallie, sen venne a Roma
+l'Augusto Aureliano per celebrare il
+trionfo suo. Riuscì questo dei più grandiosi
+e memorabili che mai si fossero
+veduti in quell'augusta città. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian.]</span>
+bene dà un poco d'idea, con dire che
+vi erano tre carrozze regali, le quali
+tiravano a sè gli sguardi di ognuno. La
+prima avea servito ad <i>Odenato Augusto</i>,
+già marito di Zenobia, coperta d'argento,
+oro e pietre preziose. La seconda di somigliante
+ricco lavoro l'avea avuta Aureliano
+in dono dal figliuolo o nipote
+del morto re <i>Sapore</i>, dominante allora
+in Persia. La terza era stata di Zenobia,
+che con essa sperava di comparir vittoriosa
+in Roma: ed in essa entrò ella
+appunto, ma vinta e trionfata. Eravi anche
+la carretta del re de' Goti, tirata da
+quattro cervi, entro la quale Aureliano
+fu condotto al Campidoglio, dove sagrificò
+a Giove que' medesimi cervi, secondo
+il voto già fatto da lui. Precedevano
+in quella immensa processione venti
+elefanti, ducento fiere ammansate della
+Libia e Palestina, che Aureliano appresso
+donò a varii particolari, per non aggravar
+di tale spesa il fisco; e dei cammellopardi
+e delle alci ed altre simili bestie
+forestiere. Succedevano ottocento paia
+di gladiatori e i prigionieri di diverse
+nazioni barbare, cioè Blemmii, Assomiti,
+Arabi, Eudemoni, Indiani, Battriani, Iberi,
+Saraceni, Persiani, Goti, Alani, Rossolani,
+Sarmati, Franchi, Svevi, Vandali
+<span class="pagenum"><a name="Page_970" id="Page_970"></a>[970]</span>
+e Germani, colle mani legate; fra' quali
+ancora si contarono molti de' principali
+Palmireni sopravanzati alla strage, e
+parecchi Egiziani a cagion della loro
+ribellione. Ma quello che maggiormente
+tirò a sè gli occhi di tutti, fu la comparsa
+fra i vinti di <i>Tetrico</i> vestito alla maniera
+dei Galli, col figliuolo <i>Tetrico</i>, al
+quale egli avea conferito il titolo di senatore <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 29.]</span>.
+Veniva anche <i>Zenobia</i> con pompa
+maggiore, tutta ornata, anzi caricata
+di gemme, dopo aver fatta gran resistenza
+ad ammettere il peso ed uso di quelle
+gioie in sì disgustosa congiuntura. Con
+catena d'oro avea legati i piedi e le mani,
+ed una ancora ne avea dal collo pendente,
+sostenuta da un Persiano che le
+andava avanti. Con questo mirabile apparato,
+colle corone d'oro di tutte le
+città, colle carrette piene di ricco bottino,
+con tutte le insegne e coll'accompagnamento
+del senato, esercito e popolo, pervenne
+molte ore dipoi Aureliano al
+Campidoglio, e tardi al palazzo; rattristandosi
+nondimeno molti al vedere condotti
+in trionfo dei senatori romani, il
+che non era in uso, e mormorando altri <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span>,
+perchè si menasse in trionfo una
+donna, come s'ella fosse qualche gran
+capitano. Intorno al qual lamento Aureliano
+dipoi con sua lettera cercò di
+soddisfare il senato e popolo romano,
+col mettere Zenobia del pari co' più illustri
+rettori di popoli. Furono poscia
+impiegati i seguenti giorni in pubblici
+sollazzi di giuochi scenici e circensi, in
+combattimenti di gladiatori, caccie di fiere,
+battaglie in acqua, e in assegnamento
+perpetuo di pane e carne porcina, che
+ogni dì si distribuiva a cadauno del popolo
+romano.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo da Trebellio Pollione <span class="fnote">[Trebellius Pollio, ibid.]</span>
+che Aureliano non solamente perdonò a
+Zenobia, ma le assegnò ancora un decente
+appannaggio pel mantenimento di lei e
+de' suoi figliuoli, e un luogo a Tivoli
+<span class="pagenum"><a name="Page_971" id="Page_971"></a>[971]</span>
+presso al palazzo di Adriano, dove ella
+soggiornò dipoi a guisa d'una matrona
+romana. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> scrive che a' suoi
+giorni restavano ancora dei discendenti
+da essa Zenobia, senza dire se per via
+di maschi, o pur delle sue figliuole.
+Il dirsi da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> che Aureliano
+sposò lei, o pur una delle sue figlie, s'ha
+da contare per una favola. Ciera bensì
+di verità ha l'aggiunger egli, che le figlie
+di essa Zenobia furono da lui collocate
+in matrimonio con dei nobili romani. A
+quanto poco fa ho detto non si ristrinse
+la liberalità di Aureliano verso il popolo,
+perchè altri regali gli fece in abiti e danari <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurel.]</span>.
+E perciocchè infinita copia vi
+era di debitori del fisco, ordinò che nella
+piazza di Traiano si bruciassero tutte le
+lor cedole. Pubblicò ancora un perdon
+generale per tutti i rei di lesa maestà.
+S'acquistò egli specialmente lode nell'aver
+non solamente rimessa ogni pena
+a <i>Tetrico</i>, già imperadore, o sia tiranno
+delle Gallie <span class="fnote">[Trebellius Pollio, in Triginta Tyran., c. 23.]</span>, ma dichiaratolo ancora
+Correttore di tutta l'Italia, cioè della
+Campania, del Sannio, della Lucania,
+de' Bruzii, della Puglia, Calabria, Etruria
+ed Umbria, del Piceno e Flaminia, e di
+tutto il paese Annonario, colmandolo di
+onori, e chiamandolo talvolta collega,
+commilitone ed anche imperadore: segni
+di qualche precedente accordo seguito
+fra loro. Gli diceva, burlando, <i>ch'era più
+onore il governare una provincia d'Italia,
+che il regnar nelle Gallie</i>. Anche al
+giovane <i>Tetrico</i> di lui figlio fu conceduto
+posto fra i senatori, con godere illesi i
+lor beni patrimoniali <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 61.]</span>. Fece inoltre
+Aureliano portare alla zecca tutte le
+monete adulterate e calanti, e ne diede
+al popolo delle buone. Fu in questa occasione
+che i ministri della zecca <span class="fnote">[Vopiscus, in Aurelian. Aurelius Victor, in
+Epitome. Eutrop., in Breviar.]</span>,
+accusati di qualche frode nel loro uffizio,
+<span class="pagenum"><a name="Page_972" id="Page_972"></a>[972]</span>
+spinti da Felicissimo, schiavo o liberto
+dell'imperadore, mossero una sì fiera
+sedizione in Roma, che vi uccisero sette
+mila soldati di Aureliano: cosa difficile
+a credersi. Ma pagarono anch'essi
+il fio della lor crudeltà, col restar vinti
+ed esposti al furore, ch'era per lo più
+eccessivo, in Aureliano. Racconta Suida <span class="fnote">[Suidas, in Lexico.]</span>
+che questo imperadore fece morir
+molti senatori per informazioni della
+loro infedeltà, ricavate da Zenobia. Era
+egli un grande adoratore e divoto del
+Sole <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 61. Vopiscus. Eusebius
+et alii.]</span>: però in quest'anno fece fabbricare
+in Roma il tempio del Sole con
+singolar magnificenza, arricchendolo di
+immensi ornamenti d'oro, di perle e di
+altre cose preziose. Pesava il solo oro
+ivi posto quindici mila libbre. Quivi espose
+le statue del medesimo Sole e di Belo,
+con altri ornamenti asportati da Palmira.
+Anche il Campidoglio si vide riempiuto
+dei doni a lui fatti da varie nazioni; e
+tempio alcuno non vi fu in Roma che
+non partecipasse di qualche suo dono.
+Fortificò ancora l'autorità de' pontefici,
+ed assegnò rendite per la manutenzione
+de' templi e de' ministri. Azioni tutte che
+fan conoscere l'amore e zelo ch'egli
+nudriva per la sua falsa religione, cioè
+per l'idolatria: zelo che ancora circa
+questi tempi lo spinse, dopo essere stato
+finora clemente verso i Cristiani, a muovere
+contro di loro una fiera persecuzione <span class="fnote">[Eusebius, in Histor. et in Chronico. Lactantius,
+de Mortibus Persecutor. Orosius, Syncellus,
+et alii.]</span>.
+Ma per poco tempo, perchè
+Dio non tardò a dargli quel fine e gastigo,
+a cui soggiacquero anche in questo
+mondo altri nemici e persecutori
+della religione e Chiesa sua santa. Alcune
+buone leggi fece Aureliano, ma
+altre più meditava di farne, e sopra tutto
+voleva provvedere al soverchio lusso
+introdotto in Roma <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>, con proibire il
+consumo dell'oro in tanti ricami, indorature
+<span class="pagenum"><a name="Page_973" id="Page_973"></a>[973]</span>
+ed altri vani usi, e con vietar
+l'uso della seta, perchè venendo questa
+allora solamente dall'India, ogni libbra
+di essa costava una libbra d'oro. Sarebbe
+da desiderare che anche a' dì
+nostri nascessero degli Aureliani, per
+rimediare al lusso di certe città d'Italia,
+e alla pazza mutazion delle mode. Per
+altro godeva Aureliano Augusto che
+i privati abbondassero in vasi d'oro
+e d'argento. Trovandosi ancora molte
+terre incolte nella Toscana e Liguria,
+suo disegno fu di mandar colà
+a coltivarle le famiglie dei Barbari
+prigioni. Ma questi ed altri disegni, troncato
+il filo della sua vita, abortirono
+tutti. Credesi <span class="fnote">[Blanchinius, ad Anastasium.]</span> che in quest'anno <i>Felice</i>
+papa fosse chiamato da Dio al premio
+delle sue fatiche, e che o per l'imminente
+o già insorta persecuzione non
+si eleggesse il suo successore se non
+nell'anno seguente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXV" id="CCLXXV"></a>CCLXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Tacito</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Domizio Aureliano Augusto</span> per la
+terza volta e <span class="sc">Tito Nonio Marcellino</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Annio</i>, e non <i>Avonio</i>, nè <i>Anonio</i>, fu il
+nome del console. Per attestato di Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Valerian. Zonaras, in Annalibus.]</span>
+fu console sostituito <i>Aurelio
+Gordiano</i>, e nel dì 25 di settembre <i>Velio
+Cornificio Gordiano</i>. Sul principio di quest'anno
+opinione è che fosse promosso
+al pontificato romano <i>Eutichiano</i>. Nell'anno
+addietro l'Augusto Aureliano era
+passato nelle Gallie, verisimilmente per
+cagion di qualche ribellione, accaduta in
+quelle parti, ch'egli senza fatica estinse.
+La città di Orleans vien creduto che
+fosse rifabbricata da lui e prendesse il
+di lui nome. E perchè i Barbari erano
+<span class="pagenum"><a name="Page_974" id="Page_974"></a>[974]</span>
+entrati nel paese della Vindelicia, che
+abbracciava allora parte della Baviera,
+della Svevia e i Grigioni, Aureliano accorso
+a quelle parti, rimase il paese in
+pace con averne cacciati i nemici. Di là
+andò nell'Illirico, e probabilmente fu
+allora che scorta la difficoltà di poter
+sostenere la provincia della Dacia, oggidì
+Transilvania, posta di là dal Danubio,
+attorniata da troppi Barbari, prese
+la risoluzione di abbandonarla <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut. Eutropius.
+Syncellus.]</span>. A
+questo fine ritirò di qua dal fiume tutte
+le milizie e famiglie romane abitanti in
+quel paese, e lor diede parte della Mesia
+per abitarvi; paese che si nominò dipoi
+la Nuova Dacia, di cui dicono che Sardica
+divenisse la capitale. Da ciò si vede
+fallita l'immaginazione e il vanto dei
+Romani gentili, pretendenti che il loro
+dio Termine non rinculasse giammai,
+cioè non lasciasse mai perdere paese una
+volta unito al loro imperio. Altri simili
+esempli di questo loro inetto dio riferisce
+sant'Agostino <span class="fnote">[S. Augustinus, de Civitate Dei, lib. 4, c. 29.]</span>. Verisimilmente svernò
+Aureliano in quelle parti, o pur nella
+Tracia nell'anno presente, applicato a
+mettere insieme un possente esercito per
+portar la guerra addosso a' Persiani. Era
+egli invasato dal desiderio della gloria,
+e quanto più di grandi imprese egli avea
+fatto fin qui, a nulla serviva che maggiormente
+accenderlo per farne delle
+altre. Nè gli mancavano ragioni e pretesti
+contro la Persia, che già vedemmo
+aver prese l'armi in favor di Zenobia.
+Ma Iddio il colse nel punto <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persec., cap. 7.]</span> che i
+suoi ordini di ferro e fuoco contra dei
+cristiani erano già dati, e si doveano
+stendere per tutto l'imperio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>. Un fulmine
+caduto in vicinanza di lui e dei
+suoi cortigiani pure non fu bastante a
+rimuoverlo dalle prese risoluzioni. Per
+altra mano egli perì, siccome ora son
+per dire.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_975" id="Page_975"></a>[975]</span>
+</p>
+
+<p>
+A riserva del popolo romano, che
+veramente l'amava per i molti benefizii
+già ricevuti o che si speravano <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>, pochi
+altri gli portavano affetto: a colpa
+della sua severità, anzi crudeltà, di cui
+sovente abbiam recate le pruove. Il senato
+romano, e fino i suoi proprii cortigiani,
+non amore, ma bensì timore aveano
+di lui <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutropius,
+in Breviar.]</span>. Accadde ch'egli un dì
+minacciò gravemente <i>Mnesteo</i>, uno dei
+suoi segretarii, per qualche fallo. <i>Erote</i>
+vien chiamato da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 62.]</span>. Costui,
+siccome pratico che Aureliano non minacciava,
+mai da burla, e che se minacciava,
+non sapeva perdonare, essendosi
+molto prima avvezzato a contraffare il
+carattere del padrone, formò un biglietto,
+mettendovi col suo i nomi di molti altri,
+co' quali Aureliano era in collera,
+e di altri ancora che non erano
+stati minacciati da lui, come destinati
+tutti dal sanguinario Augusto alla morte;
+ed esagerando poi la necessità di
+salvare sè stessi, con levare dal mondo
+quello spietato carnefice. Abbiam veduto
+altri Augusti condotti a morte
+per sì fatte liste di cortigiani destinati a
+perire. Dubitar si potrebbe che alcuna
+di esse fosse a noi venuta dalle sole dicerie
+dei novellisti. Quel ch'è certo, si trovava
+allora Aureliano in un luogo chiamato
+<i>Caenophrurium</i>, cioè Castelnuovo,
+posto fra Bisanzio ed Eraclea. Quivi gli
+uffiziali animati da Mnesteo contra di
+lui, preso il tempo che Aureliano era
+con poche guardie, lo stesero morto a
+terra con varie ferite. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, ibid.]</span> scrive
+ch'egli morì per mano di Mucapor,
+uno de' suoi generali. Altre particolarità
+di questo fatto non ha a noi conservato
+la storia. Essendo giunta a Roma la
+nuova di sua morte nel dì 3 di febbraio
+per attestato del medesimo storico, vegniamo
+a conoscere che alquanti giorni
+prima del fine di gennaio dell'anno
+<span class="pagenum"><a name="Page_976" id="Page_976"></a>[976]</span>
+presente dovette succedere la di lui tragedia.
+Scoprissi dipoi la furberia di Mnesteo,
+e ne fu fatta aspra vendetta, con
+legarlo ad un palo ed esporlo ad essere
+divorato dalle fiere. Gli altri da lui ingannati
+gran pentimento ebbero d'aver
+bagnate le mani nel sangue del loro
+principe, e parte vennero allora uccisi
+dai soldati, parte poi dai successori Augusti
+Tacito e Probo. Funerali magnifici
+furono fatti al defunto imperadore dall'armata,
+la quale anche scrisse al senato
+e popolo romano coll'avviso del
+funesto successo, e con premura, perchè
+Aureliano fosse aggregato al catalogo
+degli dii. <i>Tacito</i>, che fu poi imperadore,
+il primo allora dei senatori, quegli fu
+che dopo un bell'elogio alla memoria
+di Aureliano, fu il primo a decretargli
+tutti gli onori divini. E certamente non
+si può negare ad Aureliano la gloria di
+uno de' più insigni imperadori romani,
+per aver egli in sì poco tempo rimesso
+in piedi e liberato dai nemici interni ed
+esterni tutto l'imperio romano, con disposizione
+di far altre mirabili imprese,
+se non gli fosse stato sul più bello troncato
+il filo della vita. Era egli tuttavia
+vegeto d'età, e questa la sapeva egli conservare
+colla sobrietà del vivere; e se
+si ammalava, non correva giù a chiamar
+i medici, ma curava egli stesso i suoi
+mali con una dieta rigorosa. La sua soverchia
+severità, benchè gli partorisse
+l'odio di molti, pure riuscì di grande
+utilità alla repubblica, perchè levò di
+mezzo o cacciò in esilio i cervelli torbidi,
+cabalisti e perturbatori della quiete
+pubblica. Specialmente perseguitò egli i
+delatori, cioè gli accusatori, tanto ben
+veduti sotto altri precedenti governi.
+Non la perdonava nè pure ai suoi medesimi
+parenti e familiari. E la moderazione
+sua nel vestire si stendeva anche
+alla moglie e alla figliuola, alle quali,
+perchè pur volevano una veste di seta,
+rispose, <i>troppo costare una tela che si
+vendeva a peso d'oro</i>. Altre sue lodevoli
+doti rammenta Vopisco. Ma a questo
+<span class="pagenum"><a name="Page_977" id="Page_977"></a>[977]</span>
+egregio principe mancava la clemenza,
+virtù necessaria, nonchè sommamente
+commendabile ne' saggi principi; e da
+questo difetto, o, per dir meglio, dalla
+sua crudeltà fu egli finalmente condotto
+ad un fine infelice.
+</p>
+
+<p>
+Avrebbe ognuno creduto che, appena
+morto Aureliano, l'armata sua acclamasse
+Augusto alcuno di quei generali,
+ma non fu così <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>. Forse perchè niun
+d'essi v'era esente dal reato, o dal sospetto
+della morte di Aureliano, però
+non si poterono indurre i soldati a creare
+alcun d'essi imperadore. Anzi scrissero
+al senato, con pregarlo di scegliere
+un imperadore degno di tal posto. Non
+attentandosi di farlo il senato, perchè
+alle armate non soleano piacere Augusti
+creati in Roma da' senatori, tre volte
+corsero e ricopersero lettere fra loro, rimettendo
+sempre l'una parte all'altra
+una tale elezione: controversia rara, e
+che facea stupir chiunque era consapevole
+della prepotenza dei passati eserciti
+in tali congiunture <span class="fnote">[Vopiscus, in Tacito. Aurelius Victor,
+in Epitome.]</span>. Durante questa
+contesa passarono sei mesi, senza che si
+eleggesse imperadore; e, ciò non ostante,
+nell'interno si godeva buona calma; e
+tutti i governatori scelti da Aureliano
+e dal senato continuavano tranquillamente
+ne' loro impieghi, fuorchè <i>Aurelio
+Fosco</i> proconsole dell'Asia, in cui luogo
+fu spedito <i>Falconio</i>. Era in questi tempi
+prefetto di Roma <i>Postumio Siagrio</i>, secondo
+il catalogo pubblicato dal Bucherio <span class="fnote">[Bucherius, in Cycl.]</span>;
+ma Vopisco scrive che nel dì 25
+di settembre era essa prefettura appoggiata
+ad <i>Elio Ceseziano</i>. Quegli che diede
+fine a questa sonnolenza, e fece che il
+senato procedesse alla elezion di un
+nuovo imperadore, fu il militar movimento
+de' Germani <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>, i quali passato
+il Reno, aveano già occupato varie nobili
+città, e temeva anche guerra dai
+<span class="pagenum"><a name="Page_978" id="Page_978"></a>[978]</span>
+Persiani. <i>Velio Cornificio Gordiano</i>, console
+sostituito, rappresentò nel dì 25 di
+settembre la necessità di crear un imperadore.
+Preparavasi a rispondere <i>Marco
+Claudio Tacito</i>, primo fra i consolari,
+quando a comun voce fu interrotto dal
+senato, che l'acclamò <i>imperadore</i>, siccome
+personaggio, per la rara sua prudenza
+ed integrità, riconosciuto degnissimo di
+quell'eccelsa degnità. Fece egli resistenza
+per quanto potè, con allegare l'avanzata
+sua età, e il non poter cavalcare
+e reggere eserciti; anzi, perch'egli avea
+preveduto questo colpo, per due mesi era
+stato ritirato nella Campania. Ma, alzatosi
+<i>Mezio Falconio Nicomaco</i>, tanto disse,
+tanto pregò Tacito, mettendogli davanti
+il bisogno della repubblica, ch'egli cedette;
+e l'elezione sua fu molto applaudita
+dal popolo e da' pretoriani, a' quali
+fu promesso il solito regalo. Si vantava
+<i>Tacito</i> d'essere discendente o parente
+di <i>Cornelio Tacito</i> celebre storico, ed
+egli perciò fece mettere in tutte le librerie
+l'opere di lui; e pur, ciò non ostante,
+perite molte di esse sono oggidì indarno
+desiderate da' letterati. Era stato console,
+avea molti figliuoli, ma giovanetti,
+ed un fratello uterino, appellato nelle
+medaglie <i>Marco Annio Floriano</i>. Non capiva
+in sè per l'allegrezza il senato al
+vedersi giunto a poter eleggere dopo sì
+lungo tempo un Augusto, e si pregiava
+di averlo eletto tale, che in breve potè
+corrispondere all'espettazione di ognuno,
+col rimettere in uso gli antichi diritti
+e l'autorità del senato e del prefetto
+di Roma. Ne diedero i senatori tosto il
+lieto avviso con lettere a Cartagine, a
+Treveri, città libera, ad Antiochia, Aquileia,
+Milano, Alessandria, Tessalonica,
+Corinto ed Atene. Ora Tacito, appena
+accettato l'imperio e rendute grazie al
+senato, ordinò che si mettessero in alcuni
+templi le statue d'argento d'<i>Aureliano</i>
+ed una d'oro nel Campidoglio.
+Quest'ultima dipoi non fu posta; le altre
+sì. Proibì tanto al pubblico, quanto
+ai privati il mischiar insieme l'argento
+<span class="pagenum"><a name="Page_979" id="Page_979"></a>[979]</span>
+e il rame, e l'argento e l'oro. Vietò
+che i servi non potessero chiamarsi all'esame
+contra de' proprii padroni, e
+neppure trattandosi di delitti di lesa
+maestà. Determinò che si facesse un
+tempio de' defunti imperadori deificati,
+volendo nondimeno che ivi si collocassero
+le sole statue dei buoni Augusti,
+per animar alla loro imitazione i successori.
+Avendo fatta istanza del consolato
+dell'anno susseguente per suo
+fratello <i>Floriano</i>, il senato, benchè avvezzo
+a chinar il capo a tutto quanto
+bramavano i precedenti Augusti, pure
+negò a lui questa soddisfazione, adducendo
+che già erano disegnati i consoli,
+ed essere inconveniente il far torto ad
+alcun degli eletti. Dicono che Tacito si
+rallegrasse all'osservare questa libertà
+nella cura, e che dicesse: <i>Sa il senato
+di che tempra sia il principe ch'egli ha
+eletto.</i> Poscia donò al pubblico il privato
+suo patrimonio, le cui rendite si fanno
+ascendere dal Salmasio ad un valore
+ch'io non ardisco di esprimere, parendo
+difficile a credersi. Sembra anche inverisimile
+questo dono per chi era vecchio
+ed avea figliuoli; e il <i>publicavit</i> di
+Vopisco potrebbe ammettere un altro
+senso. Tutto poscia il contante ch'egli
+si trovava in cassa l'impiegò in pagar
+le milizie. E tanto per ora basti di questo
+imperadore di pochi giorni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXVI" id="CCLXXVI"></a>CCLXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Floriano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Claudio Tacito Augusto</span> per la
+seconda volta ed <span class="sc">Emiliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fa menzione Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span> di <i>Elio
+Scorpiano</i>, che era console nel 3 di febbraio
+dell'anno presente; e perciò si
+può credere che <i>Tacito Augusto</i> tenesse
+un solo mese il consolato. Fra le
+<span class="pagenum"><a name="Page_980" id="Page_980"></a>[980]</span>
+altre azioni di lui riferite da Vopisco vi
+fu l'aver egli bandito da Roma i postriboli,
+non già delle pubbliche donne, per
+quanto io mi figuro, ma bensì di un vizio
+più deforme ed abbominevole: provvisione
+nondimeno che fu di brevissima
+durata in un popolo avvezzo ad ogni
+brutalità, perchè mancante dei lumi e
+del freno della vera religione. Proibì
+ancora il tenere aperti i bagni in tempo
+di notte, per impedire le sedizioni; e
+vietò, tanto agli uomini che alle donne,
+il portar vesti di seta. Volle che si distruggesse
+la casa propria, e che a sue
+spese quivi si fabbricasse un bagno pel
+pubblico. Cento colonne di marmo di
+Numidia, alte ventitrè piedi, donò al popolo
+d'Ostia. Assegnò alla manutenzion
+delle fabbriche del Campidoglio le possessioni
+ch'egli avea nella Mauritania;
+donò ai templi l'argento che serviva
+alla sua tavola; e manumise cento dei
+suoi servi dell'uno e dell'altro sesso.
+Continuò poscia a vivere come prima,
+usando le medesime vesti che gli aveano
+servito da privato. La sua tavola
+continuò ad essere parchissima: il maggiore
+imbandimento consisteva in cavoli
+ed erbaggi. Non volea che la moglie
+portasse gemme, e neppure permise al
+pubblico i ricami d'oro nelle vesti. Ebbe
+anche cura di punire rigorosamente gli
+uccisori di Aureliano, e sopra gli altri
+a Mucapor fu dato un rigoroso gastigo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 63. Zonaras, in Annal.
+Vopiscus, in Tacito.]</span>.
+S'era fin l'anno dietro udito un
+gran movimento di barbari Sciti dalla
+Palude Meotide, che pretendeano d'essere
+stati chiamati da Aureliano Augusto
+in suo aiuto. Costoro si sparsero
+pel Ponto, per la Cappadocia, Galazia e
+Cilicia, commettendo quelle ruberie ed
+insolenze ch'erano il mestier familiare
+di gente usata alle rapine. Tacito, benchè
+vecchio, giudicò debito della sua dignità
+il portarsi colà in persona coll'esercito.
+Seco era <i>Floriano</i> suo fratello, dichiarato
+prefetto del pretorio. Da due parti amendue
+<span class="pagenum"><a name="Page_981" id="Page_981"></a>[981]</span>
+combatterono contra di tali assassini,
+con obbligar quelli che non restarono
+vittima delle spade romane a ritirarsi
+ne' lor paesi. Ciò fatto, si preparava Tacito
+per tornare in Europa, quando la
+morte venne a trovarlo <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome. Eusebius, in
+Chron.]</span>, chi dice in
+Tarso, chi in Tiana e chi nel Ponto; e
+non avendo regnato che sei mesi e giorni,
+secondo i conti d'alcuni, si conghiettura
+ch'egli finisse di vivere nell'aprile
+dell'anno presente. Restava tuttavia indeciso
+ai tempi di Vopisco s'egli mancasse
+di vita per malattia naturale, oppure
+perchè ucciso. Convengono gli
+scrittori greci <span class="fnote">[Zosim. Zonar. Euseb. Joan. Malala.]</span> che violenta fosse la
+morte sua. Intorno a ciò scrive Zosimo
+che avendo Tacito mandato per governator
+della Soria <i>Massimino</i> suo parente,
+costui maltrattò in maniera i magistrati
+della città, che tutti cospirarono
+contra di lui, e gli levarono la vita. Temendo
+poscia coloro di ricevere da Tacito
+il meritato gastigo, unitisi con quegli
+uccisori di Aureliano che restavano
+anche vivi, tali insidie tramarono ad
+esso Augusto Tacito, che il levarono
+dal mondo. Nulla di più sappiamo di
+lui, e neppur ne seppero gli autori della
+Storia Augusta, se non che <span class="fnote">[Vopiscus., in Flor.]</span> a Terni
+gli fu alzata una memoria sepolcrale
+con istatua, che poi restò atterrata ed
+infranta da un fulmine. Certo il suo senno
+e l'amore del pubblico bene poteano
+far sperare da lui delle gloriose imprese;
+ma il corto suo vivere gl'impedì il fare
+di più. Stento io a credere a Vopisco <span class="fnote">[Idem, in Tacito.]</span>,
+quando scrive, aver egli comandato che
+il mese di <i>settembre</i> si appellasse <i>Tacito</i>,
+non parendo propria di un sì saggio vecchio
+Augusto una sì pueril vanità.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la caduta di Tacito, <i>Marco Annio
+Floriano</i>, suo fratello uterino e prefetto
+del pretorio, quasi che l'imperio
+fosse ereditario, si fece proclamare <i>Imperadore
+Augusto</i> da' suoi soldati, e non
+<span class="pagenum"><a name="Page_982" id="Page_982"></a>[982]</span>
+tardò a spedirne l'avviso al senato romano,
+il quale non fece difficoltà ad accettarlo.
+Ma ritrovandosi allora <i>Probo</i>
+generale dell'armi romane in Soria,
+quell'armata, appena udì la morte di
+Tacito, che a gran voce chiamò <i>imperadore</i>
+esso Probo. Fece egli, almeno apparentemente,
+non poca resistenza,
+siccome personaggio che non avea, per
+quanto egli dicea, mai desiderato quell'onore <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>,
+protestando specialmente
+a que' soldati che non troverebbono
+vantaggio in volerlo innalzare, perchè
+egli era uomo poco indulgente. Tuttavia
+gli convenne cedere, e tanto più perchè
+dopo un tal atto sarebbe riuscito pericoloso
+a lui il dimorare in istato privato.
+Perciò ecco insorgere una guerra civile.
+<i>Floriano</i> fu riconosciuto per imperadore
+a Roma, e per tutte le provincie dell'Europa
+e dell'Africa, ed anche in Asia
+sino alla Cilicia; laddove solamente la
+Soria, la Fenicia, la Palestina e l'Egitto
+si sottomisero a <i>Probo</i>, pochissima parte
+di mondo in paragone dell'altra. Dimorava
+allora Floriano verso lo stretto di
+Bisanzio, dove avea ristretti gli Sciti
+rimasti sbanditi nell'Asia, quando gli
+giunse l'avviso d'aver per competitore
+Probo. Lasciati dunque andare i Barbari,
+si mise in arnese per procedere coll'armi
+contra di lui, e passò nella Cilicia.
+Probo, all'incontro, perchè si sentiva
+assai inferiore di forze, ad altro non
+pensò che a prepararsi per la difesa, e
+a tirare in lungo la guerra, quando arrivò
+il caldo della stagione, il quale
+ardente in quelle parti non solamente si
+fece sentir molestissimo ai soldati di
+Floriano, la maggior parte europei, e
+piuttosto usati al freddo, ma li fece anche
+cadere per la maggior parte malati.
+Di ciò informato Probo si accostò coll'esercito
+suo a Tarso, dov'era Floriano;
+e benchè uscissero in ordine di
+battaglia i soldati di lui, pure non osarono
+azzardarsi che ad alcune scaramuccie.
+Pertanto, inquieti al veder così
+<span class="pagenum"><a name="Page_983" id="Page_983"></a>[983]</span>
+indebolita per le malattie la loro armata,
+e non ignorando quanto fosse superiore
+in abilità e merito l'emulo Probo,
+il quale si può conghietturare che facesse
+far loro delle segrete insinuazioni di
+molto vantaggio, vennero in risoluzione
+di terminar quella guerra, con abbandonar
+Floriano ed accettar Probo per
+imperadore <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo. Zosimus. Eusebius.
+Syncellus. Joannes Malala.]</span>. La più comune opinione
+degli storici è, che <i>Floriano</i> fosse ucciso
+da' suoi. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> nondimeno
+lasciò scritto ch'egli, con tagliarsi le
+vene da sè stesso, si diede la morte, dopo
+due mesi in circa d'imperio. Sicchè
+restò solo imperadore <i>Probo</i>, ed ebbe
+alla sua ubbidienza tutte le milizie che
+si trovavano in Oriente: dopo di che
+spedì a Roma delle saporite lettere,
+rappresentando al senato e al popolo
+romano, ch'egli per forza avea ben preso
+il titolo d'<i>Augusto</i>, ma che senza la
+approvazion d'essi, ch'erano i principi
+del mondo, egli non volea ritenerlo:
+che ben sapeva di poter far tali slargate
+da che avea in mano le forze maggiori
+dell'imperio, e qual fosse in casi tali
+l'uso del senato. Nel testo di Vopisco è
+scritto che questa lettera di Probo fu
+letta in senato nel dì 3 di febbraio, e in
+lui concorsero i voti e plausi d'ognuno.
+Per consenso di tutti i critici, v'ha dell'errore,
+da che il medesimo storico
+confessa cessata la vita di Floriano
+nella state dell'anno presente, dopo due
+o tre mesi d'imperio: e però non potè
+Probo nel febbraio di quest'anno aver
+presa la porpora, nè aspettar sino al
+febbraio dell'anno seguente per procurarsi
+l'approvazion del senato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_984" id="Page_984"></a>[984]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXVII" id="CCLXXVII"></a>CCLXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> e <span class="sc">Marco
+Aurelio Paolino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> il novello imperadore
+porta il nome di <i>Marco Aurelio
+Probo</i>. Egli era <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo. Victor, in Epitome.]</span> nativo di Sirmio nella
+Pannonia, di famiglia mediocre e mal
+provveduta di beni. Diedesi in sua gioventù
+alla milizia, e sotto Valeriano
+Augusto per li suoi buoni portamenti
+arrivò ad essere tribuno. Lodavasi forte
+in lui la bella presenza, il coraggio e la
+probità de' costumi corrispondente al
+suo cognome. Non poche segnalate imprese
+fece egli in guerra contra varie
+nazioni barbare e contro i ribelli dello
+imperio, di modo che fu carissimo a
+Gallieno imperadore, il quale, scrivendo
+a lui, il chiamava suo padre. Tanto lo
+stimò Aureliano Augusto, che parve inclinato
+a volerlo per suo successore; e
+Claudio e Tacito il riguardavano sempre
+come il miglior nobile della repubblica
+romana. Vopisco rapporta varie
+prodezze di lui ed alcune lettere dei
+suddetti Augusti in pruova del gran
+concetto che aveano di questo personaggio
+quando era in privata fortuna.
+Nel mestier poi della guerra niun forse
+il pareggiava, nè a lui mancava il bel
+segreto di farsi amar dai soldati, non già
+con lasciar loro la briglia sul collo, ma
+con far conoscere ad ognuno quanto gli
+amasse. Li visitava sovente; nulla voleva
+che loro mancasse, nè che lor fosse
+fatta ingiustizia alcuna; anzi colla sua
+saviezza spesso placava il crudel Aureliano,
+se il trovava adirato contra di
+loro. Qualor si faceva qualche bottino,
+a riserva dell'armi, tutto voleva che si
+dividesse fra i medesimi soldati. Per altro
+li teneva egli continuamente in esercizio
+<span class="pagenum"><a name="Page_985" id="Page_985"></a>[985]</span>
+e in lavorieri, affinchè s'indurassero
+nelle fatiche, imitando in ciò l'africano
+Annibale. E però in molte città fece da
+essi fabbricar ponti, templi, portici ed
+altri edifizii, e seccar nell'Egitto delle
+paludi, per potervi seminare, aprendo
+canali che scaricassero l'acque, e facilitando
+in altre maniere il traffico pel fiume
+Nilo. Creato poscia imperadore in
+età, e riconosciuto per tale da tutti i
+popoli del romano imperio, in così belle
+azioni s'impiegò, che Vopisco si lasciò
+scappar dalla penna, a mio credere, una
+sfoggiata iperbole, con dire ch'egli fu
+da preferire ad Aureliano, Traiano, Adriano,
+agli Antonini, ad Alessandro e
+Claudio Augusti, perchè ebbe tutte le
+loro virtù, ma non già i loro difetti. Così
+Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Floriano.]</span>, il qual poi si trova aver
+saputo sì poco delle gesta di questo imperadore.
+Scrive Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 65.]</span> che una delle
+prime sue applicazioni fu quella di punire
+gli uccisori di Aureliano e di Tacito. Nè
+arrischiandosi a tal giustizia con pubblicità,
+li fece invitar tutti ad un convito,
+dove furono tagliati a pezzi dalle sue
+guardie, fuorchè uno che si salvò, e preso
+dipoi fu abbruciato vivo. Ma Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>
+non s'accorda con lui, confessando
+bensì che Probo vendicò la morte
+di quegli imperadori, ma con più moderazione
+e discretezza che non aveano
+prima fatto i soldati e Tacito Augusto.
+Perdonò ancora a coloro che aveano
+sostenuto <i>Floriano</i> contra di lui, perchè
+seguaci non di usurpatore o tiranno, ma
+di un fratello del principe. Nel mentre
+che si trovavano imbrogliati gli affari
+pubblici per la morte di Tacito e per la
+disputa dell'imperio tra Floriano e Probo,
+i popoli della Germania, passato il
+Reno <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, c. 67.]</span>, occuparono non poche città
+delle Gallie in que' contorni. Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>
+ci vorrebbe far credere che tutte quelle
+provincie dopo la caduta di Postumo
+<span class="pagenum"><a name="Page_986" id="Page_986"></a>[986]</span>
+restassero sconvolte: e che, tolto di vita
+Aureliano, venissero in poter d'essi Germani.
+Pertanto l'Augusto Probo, lasciato
+per ora il pensiero di passare a Roma,
+sen venne a Sirmio sul principio di
+maggio, e di là poi marciò alla volta del
+Reno. Trovò i Barbari sparsi per le città
+galliche, e diede loro addosso in varii
+combattimenti, con farne una strage incredibile.
+In una lettera da lui scritta al
+senato romano si pregia d'aver uccisi
+quattrocento mila di que' Barbari, e di
+averne presi sedici mila, ch'erano poi
+arrolati nelle truppe romane, e da lui
+sparsi in varii luoghi e in diverse legioni.
+Temer si può che sia scorretto qui
+il testo di Vopisco, o che la morte di
+tanti armati sia un vanto, difficile a credere.
+Ricuperò Probo e liberò dal giogo
+barbarico sessanta o settanta città nobili
+delle Gallie.
+</p>
+
+<p>
+Racconta qui Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, c. 67.]</span> una cosa
+strana, cioè che, provandosi gran carestia
+di viveri nell'armata sua, oscuratosi
+il cielo all'improvviso, cadde una
+dirotta pioggia, e seco una tal quantità
+di grano, che se ne trovavano dei mucchi
+nella campagna. Stupefatti i soldati,
+non ardivano di valersi di questo soccorso;
+ma incalzati dalla fame, fecero
+macinar quel grano, e il trovarono molto
+a proposito per saziarsi. Non avrei
+fatta io menzione di questo racconto,
+che, al pari degli altri lettori, credo anch'io
+favoloso, e tanto più perchè Vopisco
+non ne dice parola, e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>
+ne parla dubitativamente; ma non ho
+voluto ometterlo, perchè anche nell'anno
+1740 vennero nuove che in una villa
+dell'Austria era piovuto del grano, e ne
+ebbi io stesso sotto gli occhi, ma senza
+essersi potuto chiarire se il vento lo
+avesse colà trasportato da altro luogo,
+o in qual altra maniera ciò seguisse:
+dovendo per altro essere certo che grano
+tale (se pur ne fu vera la pioggia)
+non era nato in cielo, nè venuto da quel
+<span class="pagenum"><a name="Page_987" id="Page_987"></a>[987]</span>
+paese, dove non si ara nè semina. Aggiugne
+il suddetto Zosimo che intervenne
+lo stesso Probo Augusto ad una gran
+battaglia data ai Logioni, popoli della
+Germania, que' medesimi probabilmente
+che son chiamati Ligi da Cornelio Tacito.
+La vittoria fu dal canto de' Romani;
+Sennone, principe di quella gente, col
+figliuolo restò prigioniere; ma Probo li
+rimise poscia in libertà mercè di un
+trattato di pace, per cui furono restituiti
+tutti i prigioni e le prede da lor fatte.
+Seguì ancora un fiero combattimento
+tra i generali di Probo e i popoli Franchi,
+mentre l'imperadore in persona facea
+guerra, e venne alle mani coi Borgognoni
+e Vandali sulle rive del Reno,
+popoli che non si sa intendere come
+dalla Tartaria o da altro paese settentrionale
+fossero pervenuti fin colà. Non
+avea Probo forze tali da poter combattere
+del pari con quelle sterminate masnade
+di Barbari; però da saggio cercò
+solamente di dividerli. Tanto dunque gli
+attizzarono i Romani con dir loro delle
+villanie, e mostrando poi di fuggire, se
+alcun d'essi passava di qua dal Reno,
+che gran parte del loro campo passò il
+fiume. Non tardarono allora i Romani
+ad assalirli e disfarli; e quei che restarono
+intatti di là, non ottennero pace se
+non con obbligarsi di restituir tutto il
+bottino e i prigioni. Perchè non eseguirono
+con fedeltà il trattato, Probo andò
+ad assalirli ne' loro trincieramenti, una
+parte ne uccise, un'altra ne fece prigioniera
+con <i>Igillo</i> lor principe; e questi,
+mandati nella gran Bretagna a popolar
+quel paese, servirono dipoi con fedeltà
+al romano imperio. Anche Vopisco attesta
+che Probo, avendo valicato il Reno,
+portò la guerra in casa de' Barbari, e li
+fece ritirare sino ai fiumi Necro ed Alba,
+con torre loro non minor bottino di
+quel che essi aveano fatto nel paese romano.
+Continuò ancora molto tempo
+quella guerra, senza che passasse giorno
+in cui non gli fossero portate molte teste
+di que' Barbari, per cadauna delle
+<span class="pagenum"><a name="Page_988" id="Page_988"></a>[988]</span>
+quali egli pagava una moneta d'oro.
+Un tal guasto obbligò nove di que' principi
+a venire a' suoi piedi e a dimandar
+pace. Questa fu loro accordata, purchè
+dessero ostaggi, ed insieme una contribuzion
+di vacche, pecore e grano. Veggonsi
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> di Probo colla <i>vittoria
+germanica</i>, le quali son da riferire
+all'anno presente, od anche al susseguente,
+parendo che tante imprese non
+si potessero compiere in pochi mesi. Cominciò
+in quest'anno <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> ad infettare il
+mondo l'eresia di Manete, che stese
+poi di molto le radici, e durò di poi per
+moltissimi secoli, con penetrar anche
+nell'Italia dopo l'anno millesimo della
+era volgare.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXVIII" id="CCLXXVIII"></a>CCLXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXVIII</span>. Indiz. <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Lupo</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Furio</i> o <i>Virio Lupo</i> fu prefetto di
+Roma <span class="fnote">[Bucherius, in Cycl.]</span> nell'anno presente e ne' due susseguenti.
+Si figurò il Panvinio ch'egli
+procedesse ancora console in questo
+anno: il che può essere vero, quando si
+supponga già introdotto l'uso d'unir
+insieme queste due dignità. Dopo aver
+restituita la quiete alle Gallie, passò lo
+<i>Augusto Probo</i> nella Rezia <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, e lasciò
+quel paese in somma pace, e libero per
+allora dal sospetto di ricevere molestia
+da' nemici del romano imperio. Arrivato
+nell'Illirico, compianse quelle contrade
+infestate e messe a sacco dai
+Sarmati e da altre nazioni barbare. Il
+terrore, che seco portavano l'armi di
+lui, fu bastante a dissipar tutta la nemica
+gente, e a ripigliar il possesso di ogni
+luogo da lor preso, quasi senza sfoderare
+le spade. Continuato il cammino,
+<span class="pagenum"><a name="Page_989" id="Page_989"></a>[989]</span>
+trovò anche la Tracia gemente per la
+irruzion de' Goti in quelle parti. Duolsi
+Vopisco che la storia di questo insigne
+imperadore fosse come perita a' suoi
+tempi; e pur egli fiorì poco più di un
+mezzo secolo dappoi. Altro dunque non
+ci seppe egli dire delle imprese di Probo
+nella Tracia, se non che tal paura
+concepirono di lui i Goti, che parte si
+sottomise ai di lui voleri, e parte stabilì
+con dei trattati una buona amicizia coi
+Romani. Gran tempo era che i popoli
+dell'Isauria stavano ribelli al romano
+imperio, senza aver potuto i precedenti
+Augusti ridurli al dovere, perchè le asprissime
+lor montagne tante rocche erano
+di lor difesa, e quivi si manteneano
+a forza di ruberie continue. Probo, aspirando
+alla gloria di domar quegli assassini,
+marciò a quella volta, e nel viaggio
+colse e fece morire <i>Palfurio</i>, potentissimo
+capo di que' ladroni: e con tal arte
+dipoi maneggiò la guerra, che liberò
+tutta l'Isauria, e rimise in quelle parti
+l'autorità e le leggi della romana repubblica.
+Non vi fu luogo, per iscosceso
+che fosse, in cui non tendessero d'entrare
+o per amore o per forza i di lui soldati:
+benchè egli dipoi dicesse essere
+tale quel paese, che ben più facile era
+l'impedirne l'entrata ai ladroni che il
+cavarneli, se vi fossero entrati. Donò
+ai veterani molti di quei luoghi a titolo
+di benefizio (noi diciamo ora feudo), con
+obbligo ai loro figliuoli di militare dopo
+i diciotto anni, acciocchè non imparassero
+prima il mestier del rubare che
+quel della guerra. Ma per quanto egli
+facesse, non andò molto che quel popolo
+tornò alla ribellione, ed il paese seguitò
+ad essere un nido di ladri. Parla anche
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, c. 69.]</span> dei fatti dell'Isauria, scrivendo
+che un certo Lidio di quella nazione,
+gran capo di masnadieri, e forse
+non diverso da quel Palfurio che vien
+mentovato da Vopisco, con un corpo di
+gente avea fin qui malmenata la Licia e
+la Panfilia. All'approssimarsi dell'armata
+<span class="pagenum"><a name="Page_990" id="Page_990"></a>[990]</span>
+romana andò a rinserrarsi co' suoi in
+Cremma, fortezza inespugnabile della Licia
+per la sua situazione in montagna e
+per le fosse profonde. Quivi assediato,
+fece rasar molti edifizii per seminarvi, ma
+conoscendo ciò non bastante al bisogno,
+si scaricò delle persone inutili, mandandole
+fuori; e perchè furono queste fatte
+rientrar dai Romani, il crudel uomo le
+fece precipitar giù da que' dirupi. Trovò
+anche maniera di cavare una strada sotterranea,
+per cui i suoi uscivano a bottinare.
+Per via d'una donna fu scoperto
+l'affare. Allora Lidio si sbrigò col ferro
+di quei ch'erano superflui alla difesa.
+Non finiva sì presto quel blocco, se un
+valente suo maneggiator di macchine,
+che solea colpir colle freccie dovunque
+mirava, battuto ingiustamente da lui,
+non fosse fuggito al campo de' Romani,
+da dove con una saetta mortalmente
+ferì Lidio in tempo ch'egli si affacciava
+ad una finestra per guatare gli andamenti
+dei nemici. Questo colpo diede
+fine all'assedio, essendosi renduti quei
+difensori. Probabilmente son da riferire
+all'anno presente tutte le suddette prodezze
+dell'Augusto probo. Truovasi qualche
+sua medaglia <span class="fnote">[Mediobarb., in Numism. Imperator.]</span>, dove è menzionata
+la <i>vittoria gotica</i>, attribuita con ragione
+all'anno corrente, e con indizio che
+qualche battaglia con fortunato esito
+fosse stata data ai Goti, ancorchè Vopisco
+nulla parli di combattimenti con
+quella nazione.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXIX" id="CCLXXIX"></a>CCLXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXIX</span>. Indiz. <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> per la
+terza volta e <span class="sc">Nonio Marcello</span> per la
+seconda.
+</p>
+
+<p>
+Questo secondo consolato di <i>Nonio
+Marcello</i> è appoggiato ad una iscrizione
+romana da me data alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 267.]</span>.
+<span class="pagenum"><a name="Page_991" id="Page_991"></a>[991]</span>
+Coronato di vittorie passava l'Augusto
+Probo di un paese in un altro. Dalla
+Soria dunque mosse egli contro ai popoli
+Blemmii, confinanti all'Egitto. Costoro,
+o per forza, o perchè chiamati da
+qualche congiurato, s'erano impadroniti
+di Copto e di Tolemaide, città egiziane,
+che presto cederono alle forze dell'armata
+romana, con istrage dei difensori <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>.
+Ed essendo mandati molti di
+costoro a Roma prigionieri, per la sparutezza
+e novità del volto e del portamento
+loro, furono oggetto di stupore
+a chiunque li mirava. La sconfitta di
+que' popoli, giudicati in que' tempi il
+terrore de' lor vicini, diede molto da
+paventare al re di Persia, creduto <i>Narseo</i>
+o <i>Narsete</i>. Probo Augusto in fatti
+meditava di fargli guerra, quando sopraggiunsero
+i di lui ambasciatori, dimandando
+pace con assai umiltà. Probo
+con sostenutezza gli accolse, non volle
+ricevere i regali a lui inviati, con dire
+che si maravigliava come il re loro inviasse
+così poca cosa ad un principe,
+il quale, qualor gli piacesse, diverrebbe
+padrone di tutto il di lui paese. Con
+tale risposta li rimandò spaventati e confusi.
+Cresciuta perciò la paura ne' Persiani,
+di nuovo spedirono legati con
+esibizioni tali, che Probo soddisfatto
+conchiuse pace con loro. Fu di parere
+il padre Petavio che appartenesse più
+tosto a <i>Probo</i> ciò che Sinesio <span class="fnote">[Synesius, de Regno.]</span> attribuisce
+a <i>Carino Augusto</i>, con iscrivere
+che, avendo il re persiano fatta qualche
+ingiuria ai Romani, l'imperadore marciò
+per l'Armenia colla sua armata
+contra di lui. Giunto sulla cima della
+montagna, onde si scopriva la pianura
+della Persia, con quella vista rallegrò i
+suoi soldati, dicendo essere quello il
+paese, dove avrebbono sguazzato nella
+abbondanza, e che pazientassero per
+ora il difetto di molte cose. Quindi, postosi
+a tavola sopra l'erba, fece portare
+il suo pranzo, consistente in una sola
+<span class="pagenum"><a name="Page_992" id="Page_992"></a>[992]</span>
+scudella di piselli, e in qualche pezzo
+di porco salato; ed eccoti l'avviso di
+essere arrivati gli ambasciatori persiani.
+Senza muoversi, senza mutarsi d'abito,
+mentre era vestito di una casacca di
+porpora, ma di lana, e con un cappello
+in testa, perchè calvo affatto, diede loro
+udienza; e disse che se il re loro non
+provvedeva, vedrebbe in breve tutte le
+di lui campagne sì nude d'alberi e grani,
+come la sua testa era di capelli, e,
+così dicendo, si levò il cappello. Esibì a
+que' legati la sua tavola, se aveano bisogno
+di mangiare; se no, che se ne andassero.
+La relazione da costoro fatta
+al re di un imperadore e di un'armata
+sì poco curante delle delizie e del lusso,
+talmente accrebbe il terror dei Persiani,
+che il re stesso in persona fu a visitar
+l'imperadore, e ad accordargli tutto ciò
+ch'egli desiderava. Noi non sappiamo
+che <i>Carino</i> facesse guerra a' Persiani;
+abbiamo bensì da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Caro.]</span>, e lo vedremo
+fra poco, avere l'imperador <i>Caro</i>
+portate felicemente l'armi contra di
+loro; e però potersi a lui più tosto che
+a Carino riferir questo fatto. Contuttociò
+convien esso meglio a Probo, a cui
+bastò di far paura ai Persiani, senza
+adoperar l'armi per farsi rispettare.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXX" id="CCLXXX"></a>CCLXXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXX</span>. Indiz. <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Messala</span> e <span class="sc">Grato</span>.
+</p>
+
+<p>
+Un marmo rapportato dal Malvasia <span class="fnote">[Malvasia, Marm. Felsin., pag. 353.]</span>
+ci fa vedere un <i>Lucio Pomponio
+Grato</i> due volte console. Non è improbabile
+che ivi si parli del console dell'anno
+presente. Lasciato ch'ebbe lo
+Augusto Probo in una invidiabil pace
+l'Oriente, se ne ritornò in Europa. Fermatosi
+nella Tracia, ricorsero a lui i
+Bastarni, popolo barbaro abitante verso
+le bocche del Danubio, forse perchè
+<span class="pagenum"><a name="Page_993" id="Page_993"></a>[993]</span>
+cacciati dai lor nemici, o pure per migliorar
+di paese, chiedendogli abitazione
+nelle terre romane, e promettendo fedeltà <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo. Zosimus, l. 1, c. 71.]</span>.
+A cento mila di costoro assegnò
+Probo campagne da coltivar nella
+Tracia, e costoro da lì innanzi furono
+assai fedeli al romano imperio. Non così
+fu de' Gepidi, Grotunghi, o sieno Trutunghi,
+e Vandali, molte migliaia de' quali
+ottennero anch'essi di fissar il piede
+nelle provincie romane, acciocchè le
+popolassero. Imperciocchè costoro, appena
+videro occupato Probo in guerreggiar
+contro ai tiranni (de' quali fra poco
+parlerò), che si rivoltarono, e, parte per
+terra, parte per mare, gravissimi danni
+recarono a più contrade romane. Fu perciò
+obbligato dipoi l'imperadore Probo a
+volgere l'armi contra di que' masnadieri,
+con opprimerli sì fattamente, che pochi
+ne ritornarono vivi all'antico loro paese.
+Abbiamo nondimeno da Zosimo che
+una parte de' Franchi, la quale si era
+stabilita nel paese romano, fatta una
+sollevazione e raunata gran copia di
+navi, infestò la Grecia; passata dipoi
+in Sicilia, vi prese la città di Siracusa
+con grande strage di que' cittadini; ed
+infine respinta dall'Africa, ebbe la fortuna,
+uscendo probabilmente dallo stretto
+di Gibilterra, di ritornarsene sana e
+salva nella Germania. Ancorchè manchino
+lumi per accertare il tempo in
+cui seguì e terminò la ribellion di <i>Saturnino</i>,
+parlandone Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> sotto
+quest'anno, e non dissentendo Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>,
+a me non disdirà il farne qui
+parola. Vedemmo già un <i>Saturnino</i> tiranno
+sotto Gallieno; per consenso di
+tutti gli antichi storici <span class="fnote">[Zosimus, Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop.,
+in Brev.]</span>, un altro di
+tal nome si sollevò a' tempi di Probo.
+Trovansi medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediob., in Numismat. Imper.]</span>, nelle quali l'un
+di essi è chiamato <i>Sesto Giulio Saturnino</i>,
+e l'altro <i>Publio Sempronio Saturnino</i>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_994" id="Page_994"></a>[994]</span>
+amendue col titolo di <i>Augusti</i>, senza
+potersi ben chiarire qual d'essi
+appartenga al regno di Probo. Secondo
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, <i>Sesto Giulio</i> par quegli
+che in questi tempi si rivoltò. Zosimo
+il fa nato nella Mauritania; Vopisco
+cel dà oriondo dalle Gallie, cioè da un
+paese inquietissimo e facile a crear dei
+nuovi principi e a scuotere il giogo.
+Però Aureliano <span class="fnote">[Vopiscus, in Saturn.]</span>, avendolo fatto comandante
+dell'armi nelle frontiere dell'Oriente,
+specialmente ordinò che costui
+non entrasse mai nell'Egitto, ben conoscendo
+il carattere de' Galli, e l'inquietudine
+e vanità degli Egiziani, avidi
+sempre di cose nuove. Si era segnalato
+Saturnino in varii posti militari e in diverse
+occasioni di guerra, di modo che
+egli si vantava di aver estinte le turbolenze
+delle Gallie, liberata l'Africa
+dalle mani de' Mori, e data la pace alle
+Spagne. In somma era creduto il più
+bravo generale che si avesse a' suoi di
+Aureliano. Probo Augusto lo amava
+anche egli forte, e fidavasi assaissimo
+di lui. Avea inoltre costui cominciato a
+fabbricare una nuova città in Antiochia,
+o pure un'Antiochia nuova <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span>, in non
+so qual paese. Ma essendo egli andato in
+Egitto contro il divieto, il popolo troppo
+volubile d'Alessandria lo acclamò improvvisamente
+<i>Augusto</i>. Saturnino, per
+operar da uomo di onore, fuggì di colà, e
+si ritirò nella Palestina; ma quivi tanto
+gli dovettero picchiar in capo gli amici
+suoi, rappresentandogli il pericolo di vivere
+privato dopo un tal fatto, che si lasciò
+indurre a prender la porpora e il titolo
+d'<i>Augusto</i>. Per altro, si dice <span class="fnote">[Vopiscus, in Saturn.]</span> che
+egli mal volentieri si riducesse a questo; e
+fra le acclamazioni del popolo gli cadevano
+le lagrime dagli occhi, considerando
+gl'imminenti pericoli; e a chi gli facea
+coraggio, tenne un bel discorso intorno
+alla miseria de' regnanti, e riconobbe
+<span class="pagenum"><a name="Page_995" id="Page_995"></a>[995]</span>
+che questo passo il menava alla morte.
+Pretende Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>, tale essere stato
+l'amore e la fiducia che a questo generale
+professava Probo, che fece punir
+come calunniatore il primo che portò
+la nuova della di lui ribellione. Gli scrisse
+anche più lettere per assicurarlo della
+sua grazia; ma prevalendo le insinuazioni
+di chi sosteneva non doversi egli
+fidar di sì belle parole, non si seppe arrendere.
+Pertanto colà inviò l'Augusto
+Probo un corpo di milizia, a cui molte
+altre si unirono, abbandonando Saturnino,
+il quale, assediato in un forte castello,
+restò in fine preso, e gli fu reciso
+il capo contro la volontà di Probo: con
+che tornò la calma nell'Oriente e nell'Egitto.
+</p>
+
+<p>
+A questi medesimi tempi mi sia
+lecito di riferir anche la ribellione di
+<i>Procolo</i> e di <i>Bonoso</i>, esposta da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>,
+ed appena accennata da Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> e da Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. Era <i>Tito
+Elio Procolo</i> <span class="fnote">[Goltzius et Mediob., in Numismat. Imperat.]</span> nativo di Albenga nella
+Riviera di Genova, avvezzo dai suoi
+maggiori al mestier de' ladroni, in cui
+era divenuto sì ricco, che al tempo della
+sua rivolta potè mettere in armi due
+mila de' suoi proprii servi. Datosi alla
+milizia, giunse ad essere tribuno di varie
+legioni, e bei fatti d'arme si contavano
+di lui, non men che brutti della
+sua abbominevole lussuria. Trovavasi
+egli in Colonia, e dicono che, giuocando
+agli scacchi, per burla un soldato o buffone
+il chiamò <i>Augusto</i>, e portata una
+veste di lana di color di porpora, gliela
+mise addosso; e che per tal atto sul
+timore di gastigo egli tentò l'esercito,
+e trovatolo condiscendente, assunse daddovero
+il nome di <i>Augusto</i>. Credesi che
+a questo salto più d'ogni altro lo animasse
+la moglie sua, donna d'animo
+virile, e che poi fu nominata Sansone.
+Anche i Lionesi, disgustati di Aureliano
+<span class="pagenum"><a name="Page_996" id="Page_996"></a>[996]</span>
+per i mali trattamenti ricevuti da lui,
+confortarono costui a prendere la porpora.
+Per attestato di Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, la
+Gallia Narbonese, le Spagne e la Bretagna
+a lui si sottomisero, ed avendo
+in que' tempi gli Alemanni fatta una
+incursione nelle Gallie, Procolo li disfece
+in più volte. Ma rimase anch'egli
+disfatto dall'armata che contra di lui
+inviò Probo, dalla quale perseguitato
+sino ai confini, si raccomandò all'aiuto
+dei Franchi, ma questi il tradirono, ed
+egli perdè la vita. Non diverso fine ebbe
+un altro ribello, cioè <i>Bonoso</i> <span class="fnote">[Idem, in Bonoso.]</span>, che
+osò di farsi dichiarar <i>Imperadore</i>. Costui
+era nato in Ispagna, ma originario
+dalla Bretagna, e la madre sua procedeva
+dalla Gallia. Oltre al credito di
+essere un bravo uffiziale, godeva ancor
+l'altro di essere un solennissimo bevitore.
+Quando più ne tracannava, più
+fresco sempre appariva, in guisa che
+Aureliano imperadore ebbe più volte a
+dire: <i>Costui non è nato per vivere, ma
+per bere</i>. Se ne serviva quell'Augusto
+per cavare i segreti degli ambasciadori
+de' Barbari, restando essi ubbriachi, ed
+egli no. Ma perciocchè, comandando egli
+l'armi romane al Reno, per poca
+guardia de' suoi riuscì ai Germani di
+bruciar la flotta romana esistente in quel
+fiume, per timore d'esserne gastigato,
+si fece proclamar <i>Imperadore</i> <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>. Pare
+che ciò succedesse nel tempo che Procolo
+si era anch'egli ribellato, e che
+unitamente si sostenessero contro le
+forze di Probo. Attesta Vopisco che occorsero
+varii combattimenti per atterrar
+questo tiranno, il quale in fine terminò
+la sua vita sopra una forca, con dire
+allora la gente: <i>Mirate là pendente non
+un uomo, ma un gran fiasco</i>. Zosimo
+poi <span class="fnote">[Zosimus, lib. 1, cap. 66.]</span> e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> fanno menzione
+della ribellione di un governatore della
+Bretagna, senza nominarlo. Del che
+<span class="pagenum"><a name="Page_997" id="Page_997"></a>[997]</span>
+avvertito Probo, ne fece querela a <i>Mauro
+Vittorino</i>, perchè sulla raccomandazione
+di lui gli avesse dato quel governo. Vittorino
+per questo andò a trovare in Bretagna
+l'amico, ed ebbe maniera di
+farlo trucidare. Qualche sedizion di
+gladiatori fu anche in Roma, e con esso
+loro si unirono molti della plebe romana,
+laonde fu d'uopo che Probo mandasse
+dell'armi a Roma per soggiogarli.
+Il che pienamente gli riuscì.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXI" id="CCLXXXI"></a>CCLXXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> per la
+quarta volta e <span class="sc">Tiberiano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Prefetto di Roma fu <i>Ovinio Paterno</i> <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span>
+in quest'anno. Resta tuttavia in
+disputa il tempo, in cui Probo Augusto
+entrasse trionfante in Roma. Ma certo
+sembra più proprio questo che gli altri,
+giacchè dopo tante vittorie contro le
+nazioni barbare, e dopo aver restituita
+la pace a tutto l'imperio romano, potè
+egli finalmente venir a cogliere gli
+allori e i plausi nella dominante città <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>.
+In questo suo trionfo precedevano varie
+schiere di nazioni barbariche da lui vinte.
+Diedesi poi una caccia magnifica di
+fiere nel circo, del quale era stata formata
+una selva, con trasportarvi gli
+alberi interi colle loro radici. Vi si videro
+mille struzzoli ed altrettanti cervi,
+cignali, caprioli, ibici ed altri animali che
+mangiano erba; e se ne lasciò la preda
+al popolo. Nel dì seguente si fecero comparire
+nell'anfiteatro cento lioni colle
+lor giubbe o crini, che coi ruggiti formavano
+una specie di tuono. Furono
+<span class="pagenum"><a name="Page_998" id="Page_998"></a>[998]</span>
+tutti uccisi, ma con ispettacolo che diede
+poco divertimento o piacere al popolo.
+Lo stesso avvenne di ducento leopardi,
+di cento lionesse e di trecento orsi. Si
+fecero ancora combattimenti di gladiatori,
+condotti in numero di trecento
+paia; e Probo diede un ricco congiario
+al popolo. Aveva egli fin sul principio
+del suo governo rimesse in piedi le appellazioni
+dai processi e da altri primarii
+magistrati al senato, come era ne' vecchi
+tempi, e conceduto al medesimo
+senato di mandare i proconsoli, e di
+dar loro i legati, o vogliam dire i luogotenenti,
+e il gius pretorio ai governatori
+nelle provincie; volendo ancora
+che le leggi da esso Augusto fatte venissero
+confermate con decreto del medesimo
+senato. Tanta autorità restituita
+a quell'insigne corpo, per cui pareva ai
+senatori d'essere tornati ai tempi di
+Augusto, procacciò a Probo un gran
+plauso e lode. In questi tempi poi di
+pace, affinchè i soldati non si guastassero
+nell'ozio, gl'impiegò in varie faccende,
+specialmente in piantar vigne nelle colline
+delle Gallie, della Pannonia e della
+Mesia, permettendo ad ognuno <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in
+Breviario. Vopiscus, in Probo.]</span>, e
+massimamente ai popoli delle Spagne, di
+aver delle vigne: licenza che dopo Domiziano
+non era conceduta a tutti. Giuliano
+Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesaribus.]</span> scrive che Probo nel
+breve corso del suo imperio rifabbricò
+ed ornò ben settanta varie città. E da
+Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span> abbiamo ch'esso
+Augusto adornò in Antiochia il Museo e
+il Ninfeo con de' musaici; siccome ancora
+ordinò che l'erario pubblico di
+quella città contribuisse de' salarii annuali,
+affinchè gratuitamente la gioventù
+di Antiochia fosse istruita nelle lettere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_999" id="Page_999"></a>[999]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXII" id="CCLXXXII"></a>CCLXXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Probo</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caro</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Probo Augusto</span> per la
+quinta volta e <span class="sc">Vittorino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ebbe Roma in quest'anno per suo
+prefetto <i>Pomponio Vittorino</i>, o sia <i>Vittoriano</i> <span class="fnote">[Bucher., in Cycl.]</span>,
+il quale vien creduto da alcuni
+lo stesso che <i>Vittorino</i> console.
+Quai nuovi disgusti avessero i Persiani
+recato all'imperio romano, è a noi ignoto.
+Solamente sappiamo che Probo
+imperadore era in procinto di far loro
+guerra. A questo fine marciò egli coll'armata
+a Sirmio nella Pannonia, o sia
+nell'Illirico, con disegno di passar in
+Oriente; ma eccoti que' medesimi soldati
+che lui aveano renduto vincitore di
+tanti nemici, levargli la vita con improvvisa
+sedizione <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo. Julianus, de Caesaribus.]</span>. I motivi de' loro disgusti
+erano il vedersi sempre d'una in
+altra fatica da lui impiegati senza mai
+goder posa nè quartieri, dicendo egli
+<i>che il soldato non dovea mangiare il pane
+a tradimento</i>; siccome ancora l'essergli
+scappato un giorno <i>che sperava di ridurre
+in tale stato di quiete la repubblica, che
+non vi fosse bisogno di soldati</i>; detto
+inverisimile in bocca di un sì saggio
+imperadore. Ma quel che più irritò molti
+d'essi militari, fu, che desiderando egli
+di accrescere e rendere più fecondo il
+territorio di Sirmio sua patria, ordinò a
+molte migliaia di soldati di cavar una
+fossa, per seccare una vasta palude in
+quelle parti. Per questo inferociti coloro,
+un dì se gli scagliarono addosso <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in
+Breviario. Eusebius, in Chronico.]</span>; ed
+ancorchè egli fuggisse nella torre ferrata,
+pur questa non fu sufficiente a
+sottrarlo al loro furore e a salvargli la
+vita. Credesi che succedesse la morte
+<span class="pagenum"><a name="Page_1000" id="Page_1000"></a>[1000]</span>
+sua nell'agosto di quest'anno, correndo
+l'anno settimo del suo imperio, e che
+egli non avesse più che cinquanta anni
+d'età <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronogr.]</span>, principe degno di lunghissima
+vita, perchè in valore non la cedeva ad
+alcuno de' suoi predecessori, e nella
+clemenza moltissimi ne superò; e, trovata
+la romana repubblica in cattivo
+stato, la rimise nell'antica sua potenza
+di onore, più sempre pensando al pubblico
+che al privato suo bene. Non si sa
+ch'egli avesse o lasciasse figliuoli; si
+tiene che avesse moglie, ma senza che
+se ne possa assegnare con sicurezza il
+nome. Perciò non intendiam bene ciò
+che significhi Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span> con dire che
+i di lui posteri si ritirarono da Roma, e
+andarono ad abitare nel territorio di
+Verona verso i laghi di Garda e di Como.
+Fu eretto dipoi dai soldati un magnifico
+sepolcro a Probo con iscrizione
+denotante lui veramente principe dabbene,
+e vincitor delle nazioni barbare e
+dei tiranni. Giunta a Roma la nuova
+della di lui morte, inconsolabile si fece
+conoscere il dolore del senato e popolo
+romano, non tanto per avere perduto
+un ottimo principe, quanto per paura
+che a questa perdita tenessero dietro dei
+gravissimi guai, siccome in fatti avvenne.
+Niuno vi fu degli onori anche sacrileghi,
+che Roma pagana sapesse decretare
+alla memoria dei loro Augusti, di
+cui restasse privo il defunto Probo, essendo
+egli stato deificato, innalzati templi
+al suo nome, e stabiliti ogni anno da
+farsi i giuochi circensi in onore di lui.
+</p>
+
+<p>
+Prefetto del pretorio di Probo era
+<i>Marco Aurelio Caro</i>, e non pochi furono
+coloro che sospettarono aver egli tenuta
+mano all'uccision del suo principe. Vopisco <span class="fnote">[Idem, in Caro.]</span>
+da simil taccia il difende, allegando
+l'integrità de' costumi di esso
+Caro, e l'aver egli fatta dipoi severa
+giustizia di chi avea tolta la vita a quell'insigne
+imperadore. Ma non seppe
+<span class="pagenum"><a name="Page_1001" id="Page_1001"></a>[1001]</span>
+Vopisco assegnare qual fosse la vera
+patria di Caro, facendolo alcuni nato
+in Roma, altri nell'Illirico ed altri in
+Milano. I due Vittori <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>
+ed Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span> cel rappresentano nato
+in Narbona nella Gallia. Egli nondimeno
+pretendeva che i suoi maggiori fossero
+di patria Romani. Per varii gradi militari
+era egli salito all'eminente di prefetto
+del pretorio, e fu sommamente amato e
+stimato, non men da Probo che dall'armata
+tutta, ancorchè, secondo Giuliano
+Apostata <span class="fnote">[Julianus, de Caesaribus.]</span>, egli fosse di genio melanconico
+e severo. Di due suoi figliuoli il
+primogenito fu <i>Marco Aurelio Carino</i>, la
+cui infame vita, troppo diversa da quella
+del padre, la vedremo fra poco. L'altro
+si crede appellato <i>Marco Aurelio Numeriano</i>,
+di costumi saggio e di maniere
+molto amabile. In due iscrizioni da me
+date alla luce <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscription., pag. 256,
+num. 7, et 461, num. 5.]</span> egli porta il nome di
+<i>Marco Numerio Numeriano</i>; e però è da
+vedere se sieno legittime certe medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>
+spettanti a lui, o se il difetto
+fosse in tali iscrizioni. Ora, tolto di vita
+Probo, concorsero i voti dei più dell'imperiale
+armata nella persona di esso
+<i>Caro</i>, e il proclamarono <i>Augusto</i>, giudicandolo
+più d'ogni altro meritevole di
+quell'eccelsa dignità, e volendo con ciò
+rimettere in piedi l'uso negli eserciti di
+creare gl'imperadori, senza riceverli
+dalle mani del senato. Portata questa
+nuova a Roma, tanto il senato che il
+popolo se ne rattristarono forte, non
+perchè non sapessero ch'egli era un
+buon uomo, benchè troppo inferiore a
+Probo <span class="fnote">[Vopiscus, in Probo.]</span>, ma perchè ognun temeva
+<i>Carino</i>, di lui figliuolo, troppo screditato
+per li suoi vizii. Nè tardò già Caro a
+dichiarar Cesari amendue i suoi figliuoli,
+cioè <i>Carino</i> e <i>Numeriano</i>. Poscia perchè
+<span class="pagenum"><a name="Page_1002" id="Page_1002"></a>[1002]</span>
+il minore troppo giovane non parea
+proprio per governar popoli, inviò il
+maggiore, cioè <i>Carino</i>, nelle Gallie <span class="fnote">[Vopiscus, in Carino.]</span>,
+dandogli facoltà di comandar a quelle
+provincie, ed insieme all'Italia, all'Illirico,
+alle Spagne, alla Bretagna, come
+se fosse Augusto; giacchè esso Caro
+imperadore avea già presa la risoluzione
+di passar in Oriente contra dei Persiani.
+Ma si mostrò sempre scontentissimo
+di non avervi potuto inviar <i>Numeriano</i>,
+perchè ben conosceva le ribalderie
+di Carino; anzi fu creduto che, se vivea
+un poco di più, avrebbe levato ad esso
+Carino il titolo di Cesare, per non lasciare
+un pessimo successore a sè stesso
+e all'imperio. Mandandolo nondimeno
+nelle Gallie, gli mise a' fianchi de' consiglieri
+onorati e saggi, rimedio di poca
+utilità, qualora nei principi si unisca
+debolezza di testa ed inclinazione cattiva.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXIII" id="CCLXXXIII"></a>CCLXXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="6">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eutichiano</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caro</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Carino</span> imperatore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Numeriano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Caro Augusto</span> e <span class="sc">Marco
+Aurelio Carino Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Ne' Fasti pubblicati dal Noris e presso
+Anastasio bibliotecario, <i>Caro Augusto</i> è
+detto <i>console per la seconda volta</i>. Perchè
+gli altri Fasti e varie leggi non accennano
+questo suo secondo consolato, nè
+pur io ho ardito di metterlo per cosa
+certa. Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span> nondimeno reca
+un'iscrizione, in cui Caro è chiamato
+CONSVL II. Aggiugne che nel luglio
+furono sustituiti con <i>Numeriano Cesare</i>
+e <i>Matroniano</i>, adducendo l'autorità di
+Vopisco. Presso di questo storico non
+<span class="pagenum"><a name="Page_1003" id="Page_1003"></a>[1003]</span>
+ne trovo io vestigio. Nella Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chron. Paschale, seu Alexandr.]</span>
+sotto quest'anno, oltre Caro
+e Carino, sono chiamati consoli <i>Diocleziano</i>
+e <i>Basso</i>. Di questi due consoli
+sustituiti pare che s'incontri memoria
+in un marmo da me pubblicato <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscripit., pag. 368, n. 1.]</span>. Noi
+vedremo in fatti fra poco <i>Diocleziano
+console per la seconda volta</i>: segno di un
+precedente consolato. Fu in quest'anno
+prefetto di Roma <i>Titurio Robusto</i> o <i>Roburro</i>.
+Alcune leggi ci fan vedere <i>Carino</i>
+e <i>Numeriano</i> decorati col titolo d'Imperadori
+Augusti: il che vien confermato da
+Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span>; ma è incerto il mese in cui
+dal padre fossero presi per colleghi dell'imperio.
+La mente di Probo, terrore
+de' Barbari, avea fatto calar l'orgoglio
+ai Sarmati. Ma da che costoro il seppero
+estinto, si prepararono di nuovo per invadere
+l'Illirico e la Tracia, con isperanza
+ancora di maggiori progressi.
+Mossi dalle lor contrade, trovarono lo
+Augusto Caro coll'armi in mano, il quale
+lasciò loro un buon ricordo del valore
+romano <span class="fnote">[Vopiscus, in Caro.]</span>, con ucciderne sedici mila, e
+farne venti mila prigionieri. Di più non
+vi volle a rimettere la pace nell'Illirico.
+Forse avrebbe fatto di più Caro, se i
+movimenti de' Persiani non l'avessero
+chiamato in Oriente a quell'impresa che
+già era disegnata da Probo, e desiderata
+dall'esercito suo, per isperanza di fare
+maggior bottino quivi che nei paesi dei
+Barbari settentrionali. Non si sa che egli,
+prima d'imprendere il viaggio di Levante,
+venisse a Roma. Ne dà qualche indizio
+Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Carino.]</span>, con dire che <i>Diocleziano</i>,
+udendo lodar i giuochi teatrali e circensi,
+dati da Caro in Roma, rispose <i>che Caro
+s'era ben fatto ridere dietro nell'imperio
+suo</i>. Ma anche in lontananza di esso
+Caro si poterono far quegli spettacoli.
+Quel ch'è certo, si portò Caro col suo
+esercito nella Mesopotamia, ed essendosene
+<span class="pagenum"><a name="Page_1004" id="Page_1004"></a>[1004]</span>
+ritirati i Persiani, senza difficoltà
+la ricuperò tutta. Di là entrato nel territorio
+persiano, arrivò sino a Ctesifonte,
+capitale allora della Persia. Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>
+e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalib.]</span> scrivono ch'egli la prese
+insieme con Seleucia; per la quale impresa
+gli fu dato il titolo di <i>Partico</i>. Vero
+è che da' Persiani gli fu voltato addosso
+un canale del fiume Tigri; tuttavia
+egli pieno di gloria si ritirò in luogo sicuro
+coll'esercito suo: sicuro, dissi, dai
+nemici persiani, ma non già dai domestici,
+essendo anche negli antichi tempi
+stato disputato di qual genere di morte
+terminasse i suoi giorni <span class="fnote">[Vopiscus. Aurel. Victor. Eutropius. Eusebius.
+Zonaras.]</span>. Ma comune
+opinione si è ch'egli in vicinanza del
+fiume Tigri cadesse infermo, e sopraggiunto
+un temporale sì nero, che dei
+suoi cortigiani uno non vedeva l'altro,
+scoppiò un fulmine, da cui morisse soffocato,
+e che nello stesso tempo si attaccasse
+il fuoco alla sua tenda. Altri dissero
+che i di lui camerieri, disperati al mirarlo
+morto, appiccarono il fuoco alla tenda
+medesima, ma ch'egli era mancato di
+vita per la malattia in quel brutto
+frangente. Tal fu la relazion di sua
+morte inviata al prefetto di Roma. Se
+in ciò intervenisse malizia alcuna umana,
+non v'ha che Dio che lo sappia. Fu egli
+deificato <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>, secondo il sacrilego stile
+de' Romani gentili. Fra le molte favole
+che s'incontrano nella Cronografia di
+Giovanni Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronograph.]</span>, vi sono ancor queste,
+cioè che Caro diede il nome di Caria
+ad una delle provincie di Oriente,
+siccome ancora il nome alla città di
+Caras nella Mesopotamia; e ch'egli tornato
+a Roma, nel far poi guerra contro
+gli Unni, restò ucciso, essendo consoli
+<i>Massimo</i> e <i>Gennaro</i>, cioè nell'anno 288.
+Verso il fine dell'anno vien creduto che
+seguisse la morte di Caro, e per cagion
+di essa restarono imperadori <i>Carino</i> e
+<span class="pagenum"><a name="Page_1005" id="Page_1005"></a>[1005]</span>
+<i>Numeriano</i> suoi figliuoli. Fuor di dubbio
+è che Numeriano si trovava con esso
+lui alla guerra contro ai Persiani; e
+sembra che Carino tuttavia soggiornasse
+alle Gallie. L'anno fu questo in cui
+<i>Eutichiano</i> sommo pontefice diede fine
+al suo vivere, ed ebbe per successore
+<i>Caio</i> papa.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXIV" id="CCLXXXIV"></a>CCLXXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Carino</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Numeriano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Carino Augusto</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Marco Aurelio Numeriano
+Augusto</span>.
+</p>
+
+<p>
+Il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span> e il Relando <span class="fnote">[Reland., in Fastis.]</span>, che
+mettono anche <i>Numeriano</i> Augusto console
+<i>per la seconda volta</i>, lavorano sul
+supposto ch'egli fosse sostituito console
+nell'anno precedente; il che dissi non
+aver fondamento. Certamente tutti i Fasti
+e le leggi ed altre antiche memorie
+parlano bensì del secondo consolato di
+Carino, ma ciò non dicono di Numeriano.
+Così nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> il troviamo appellato
+solamente CONSVL, e non già
+<i>consul II</i>. Puossi perciò riputar falso
+quel marmo che vien citato dal Panvinio
+col <i>consul II</i>. Si trova prefetto di Roma
+in questo e nel seguente anno <i>Caio Ceionio
+Varo</i>. Riconosciuti furono per imperadori
+in Roma e in tutte le provincie
+i due fratelli <i>Carino</i> e <i>Numeriano</i>, ed
+abbiam leggi pubblicate in quest'anno
+col nome di amendue. Resta tuttavia
+incerto s'essi venissero a Roma. Si crederebbe
+di sì, all'udir Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Carino.]</span>, il quale
+racconta di aver veduti dipinti i giuochi
+romani celebrati da loro con rarità di
+musiche e divertimenti teatrali, e questi
+nella città di Roma: tuttavia le apparenze
+<span class="pagenum"><a name="Page_1006" id="Page_1006"></a>[1006]</span>
+sono che dalle Gallie non venisse
+sì tosto in Italia Carino, e che a Numeriano <span class="fnote">[Vopiscus, in Numeriano.]</span>
+non restasse tempo di ritornarci.
+Imperciocchè mentre esso <i>Numeriano</i>
+era in viaggio alla volta dell'Italia,
+e, secondo Sincello <span class="fnote">[Syncell., Histor.]</span>, si trovava in
+Eraclea della Tracia, tolta gli fu la vita.
+Aveva egli presa in moglie una figlia di
+<i>Arrio Apro</i> prefetto del pretorio, cioè di
+un personaggio che moriva di voglia di
+esser imperadore; e coll'autorità del
+suo grado e colla confidenza di suocero,
+sperava facile l'ottenere il suo intento,
+sagrificando il giovinetto Numeriano alla
+sua ambizione. Costui lo aveva spinto
+ad inoltrarsi nel paese de' Persiani, lusingandosi
+di farlo perire in quella impresa
+per man de' nemici. Non ebbe
+effetto la mina. Avvenne <span class="fnote">[Victor, de Caesaribus.]</span> che <i>Numeriano</i>
+fu sorpreso da mal d'occhi, per cui non
+si lasciava vedere, e viaggiava chiuso in
+una lettiga, ritornando coll'armata dalla
+Persia. Si servì di questa occasione Apro
+per uccidere il genero Augusto, conducendo
+poi il di lui corpo per più giorni
+in quella lettiga, come se fosse vivo, per
+fare intanto de' maneggi affin di salire
+sul trono. Non è sì facile il capire come
+alla uffizialità si potesse per tanto tempo
+nascondere un imperadore, morto, non
+nel suo palagio, ma in una marcia. Finalmente
+il fetore del cadavere scoprì
+il fatto, ed accorgendosi ognuno che non
+si poteva imputare se non a frode del
+capitano delle guardie, cioè ad Apro, lo
+aver tenuta così occulta la morte del
+principe, fu egli preso e condotto avanti
+alle insegne e schiere messe in ordinanza.
+Si tenne un'assemblea di tutta l'armata,
+ed, alzato un tribunale, si cominciò a
+trattar di eleggere un altro che fosse buon
+principe, ed insieme giustissimo vendicatore
+della morte di Numeriano. Concorsero
+i voti dei più nella persona di
+<i>Diocleziano</i>, capitano allora della guardia
+a cavallo de' domestici, di cui parleremo
+<span class="pagenum"><a name="Page_1007" id="Page_1007"></a>[1007]</span>
+all'anno seguente. Dall'anno presente
+appunto prese principio l'era di Diocleziano,
+appellata anche de' Martiri, e celebre
+nella storia della Chiesa. Salito
+dunque <i>Diocleziano</i> sul palco, e proclamato
+Augusto, mentre i soldati faceano
+istanza di sapere chi fosse stato l'uccisore
+del principe, giurò egli prima di non
+aver avuta parte nella morte di lui; poi,
+messa mano allo stocco, lo piantò nel
+petto ad Apro, con dire: <i>Costui è quegli
+che ha tolto di vita Numeriano</i>. Gloriavasi
+egli dipoi <span class="fnote">[Victor, de Caesaribus.]</span> di avere ucciso un
+Apro, cioè un cignale. Il dire Giovanni
+Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, Chronogr.]</span> che Numeriano dopo la morte
+del padre riportò delle vittorie contro i
+Persiani, può aver qualche sembianza
+di verità; ma non già il soggiugnere che
+egli, assediato nella città di Caras dai
+Persiani, fu preso da essi, ucciso e scorticato,
+con tenere dipoi la di lui pelle
+come un trofeo di gloria per loro, di
+vergogna per gli Romani. Son qui attribuite
+a Numeriano le disgrazie di Valeriano
+Augusto. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> rapporta
+bensì questa tradizione, ma aggiugne
+l'altra più fondata ch'egli fu ucciso da
+Apro. Nella Cronica poi di Alessandria <span class="fnote">[Chron. Alexandrin.]</span>
+è corso doppio errore, perchè
+<i>Carino</i>, e non già <i>Numeriano</i>, vien detto
+da' Persiani. Trovandosi una legge di
+Diocleziano Augusto, data nel dì 15 di
+ottobre di quest'anno <span class="fnote">[L. ut nemo invit., Ibi. 3 Cod.]</span>, se ne deduce
+che nel settembre accadesse la morte di
+Numeriano e l'innalzamento di Diocleziano,
+con restar tuttavia vivo e in forze
+l'imperadore <i>Carino</i>. Ed ecco due competitori
+Augusti, e, per conseguente, guerra
+civile fra i Romani. Il peggio fu che
+anche un terzo concorse a questo mercato,
+cioè <i>Giuliano Valente</i> <span class="fnote">[Victor, de Caesaribus.]</span>, il quale
+essendo Correttore della Venezia, appena
+udì la morte di Caro Augusto, che prese
+la porpora e il titolo d'<i>Imperadore</i>.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1008" id="Page_1008"></a>[1008]</span>
+Sicchè tre emuli si videro disputare il
+dominio del romano imperio. In Roma
+fu compianta la morte di Numeriano,
+giovane universalmente amato per le
+sue buone qualità, fra le quali si contava
+ancora l'eloquenza <span class="fnote">[Vopiscus, in Numeriano.]</span>, dicendosi che
+egli componesse delle declamazioni; e
+fosse anche sì eccellente nella poesia,
+che superasse tutti i poeti del suo tempo.
+Una medaglia (se pure è legittima) vi
+ha <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, in cui si trova la di lui deificazione;
+e che Roma continuasse dopo la
+di lui morte a riconoscere per imperadore
+suo fratello <i>Carino Augusto</i>, senza
+far caso di <i>Diocleziano</i> e di <i>Giuliano
+Valente</i>, pare che non se ne abbia a
+dubitare.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXV" id="CCLXXXV"></a>CCLXXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXV</span>. Indiz. <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Carino</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Carino Augusto</span> per la
+terza volta ed <span class="sc">Aristobolo; Caio Aurelio
+Valerio Diocleziano Augusto</span>
+per la seconda volta in Oriente.
+</p>
+
+<p>
+Ancorchè le leggi spettanti a questo
+anno, e riferite dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>, ed anche
+i Fasti antichi solamente ci esibiscano
+consoli ordinarii nell'anno presente
+<i>Diocleziano Augusto per la seconda
+volta</i> ed <i>Aristobolo</i>, si ha nondimeno, a
+mio credere, da tenere che <i>Carino Augusto
+per la terza volta</i> nelle calende
+di gennaio procedesse console insieme
+con <i>Aristobolo</i>. Siccome osservò il cardinal
+Noris <span class="fnote">[Noris, Dissertat. de Num. Imper. Dioclet.]</span> coll'autorità di Vittore,
+<i>Aristobolo</i> era prefetto del pretorio di
+Carino, e fu ai di lui servigi sino alla di
+lui morte, succeduta, siccome diremo,
+in quest'anno. Come dunque può stare
+che Aristobolo procedesse console con
+<span class="pagenum"><a name="Page_1009" id="Page_1009"></a>[1009]</span>
+Diocleziano nemico di Carino sul principio
+dell'anno presente? Però la legge <span class="fnote">[L. 2, C. si quis aliquem.]</span>
+che si dice data nelle calende di questo
+anno, <i>Diocletiano II Augusto, et Aristobulo
+Coss.</i>, o è fallata nel mese, o pure
+Diocleziano, rimasto solo nell'imperio,
+fece mutar la data, come ora sta. Sembra
+dunque credibile ciò che Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>
+scrisse ne' Fasti: cioè che <i>Carino</i> in
+Occidente con <i>Aristobolo</i>, e <i>Diocleziano</i>
+in Oriente con altro collega prendessero
+il consolato. Essendo poi riuscito a Diocleziano,
+il più furbo uomo del mondo,
+di sedurre secretamente Aristobolo ed
+altri del partito di Carino ad essere
+traditori del loro principe, dal che venne
+la caduta di esso Carino Diocleziano
+dipoi, per premiar Aristobolo, il lasciò
+continuar seco nel consolato, con volere
+che da' precedenti atti si cancellasse il
+nome di Carino, e si leggesse in essi il
+solo suo e di Aristobolo. Alla rovina
+poi di Carino sommamente contribuì il
+discredito ch'egli s'era guadagnato colla
+enormità de' suoi vizii e col suo vivere
+troppo sregolato. Il ritratto a noi fatto
+da Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Carino.]</span> cel rappresenta per uomo
+dato solo ai piaceri, ed anche più
+illeciti, perduto nel lusso, e con testa
+insieme leggiera. Nove mogli l'una dopo
+l'altra aveva preso, ed anche aveva ripudiate,
+rimandandole gravide per lo più.
+Abborrì e cacciò in esilio i suoi ottimi
+amici, per prenderne de' pessimi. I posti
+principali erano da lui conferiti a gente
+infame. Uccise il suo prefetto del pretorio,
+e in suo luogo mise <i>Matroniano</i>,
+antico mezzano delle sue libidini. Diede
+anche il consolato ad un suo notaio
+della medesima scuola, ed empiè il palazzo
+di buffoni, meretrici, cantori e
+ruffiani. Per non durar la fatica di
+sottoscrivere le lettere e i decreti, si
+serviva della mano di un complice dei
+suoi impuri eccessi. Aggiungasi che di
+varii atti della sua crudeltà parla Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>;
+<span class="pagenum"><a name="Page_1010" id="Page_1010"></a>[1010]</span>
+al qual vizio si aggiunse ancora
+l'alterigia, leggendosi questa nelle superbe
+lettere che scriveva al senato
+e nel poco rispetto che portava ai
+consoli, anche prima di essere imperadore.
+Ne' suoi conviti, ne' suoi bagni si
+notava una pazza prodigalità. In somma
+tali erano le di lui perverse inclinazioni
+e scapestrata vita, che l'imperador
+Caro ebbe più d'una volta a dire:
+<i>Costui non è mio figlio</i>; e fu creduto che
+esso suo padre meditasse di levarlo
+dal mondo per non lasciar dopo di sè
+successore sì indegno. Soggiornava probabilmente
+tuttavia nelle Gallie Carino,
+quando gli giunsero gli avvisi della
+morte di <i>Numeriano</i> suo fratello, e che
+<i>Diocleziano</i> in Oriente, <i>Giuliano Valente</i>
+nell'Illirico erano stati proclamati Augusti.
+Laonde <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, raunate quante forze
+potè, si mosse per abbattere, se poteva,
+cotali competitori. Girata l'Italia, e
+venuto nell'Illirico, diede battaglia ad
+esso Valente, ed ebbe la fortuna di
+vincerlo e di levargli la vita. Continuato
+poscia il viaggio, arrivò nella
+Mesia, dove gli fu a fronte <i>Diocleziano</i>
+coll'esercito suo. Seguirono fra loro
+varii combattimenti; ma finalmente tra
+Viminacio e Murgo si venne ad una
+giornata capitale, in cui riuscì a Carino
+di rovesciar l'armata nemica e d'inseguirla.
+Erano molti de' suoi, per attestato
+di Aurelio Vittore <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, disgustati
+di un sì sfrenato Augusto, perchè non
+erano salve dalla di lui libidine le
+mogli loro; e pensando che, s'egli restava
+vincitore e solo padron dello
+imperio, maggiormente imperverserebbe,
+e verisimilmente ancora mossi dalle
+offerte segrete di Diocleziano, nell'inseguir
+ch'egli faceva i fuggitivi, lo stesero
+morto con più ferite a terra. Così
+in poco più di due anni mancò l'imperador
+<i>Caro</i> colla sua prole; e <i>Diocleziano</i>
+Augusto rimasto assodato sul
+<span class="pagenum"><a name="Page_1011" id="Page_1011"></a>[1011]</span>
+trono imperiale, da uomo accorto, perdonò
+a tutti, e massimamente ad <i>Aristobolo</i>
+console, uomo insigne, a cui
+conservò tutti i suoi onori. Prese
+anche al suo servigio quasi tutte le
+milizie che aveano servito a <i>Carino</i>:
+azione, a cui fece ognuno gran plauso,
+al veder terminata una guerra civile senza
+esilii, senza morti e confische di beni,
+siccome cosa rara e quasi senza esempio
+sotto Roma pagana. Che Diocleziano
+vincitore venisse dipoi in questo
+anno a farsi conoscere a Roma, e a
+ricevere le sommessioni del senato e
+del popolo, sembra non inverisimile;
+e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> lo scrive. Nulladimeno le
+memorie antiche osservate dal cardinal
+Noris <span class="fnote">[Noris, de Dioclet. Num.]</span> ci portano a credere ch'egli
+andasse a passar il verno nella Pannonia,
+con apparenza che meditasse
+una spedizione contra de' Persiani, perchè
+con essi non era seguita pace alcuna.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXVI" id="CCLXXXVI"></a>CCLXXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Giunio Massimo</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Vettio Aquilino</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Diocleziano</i>, che abbiam veduto sì
+prosperosamente portato al soglio imperiale,
+e sbrigato dagli emuli suoi,
+era oriondo <span class="fnote">[Eutrop., in Brev. Lactant., de Mort. Persec.]</span> da Dioclea, città della
+Dalmazia; portò anche il nome di <i>Diocle</i>,
+che cangiò poscia in quello di <i>Diocleziano</i>.
+L'uno dei Vittori <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epit. Zonaras, in Annal.]</span> e Zonara il
+fanno di famiglia bassissima; ed opinione
+anche fu che fosse liberato, o pur
+figliuolo di un liberto di <i>Anulino</i> senatore.
+I più nondimeno credeano che suo
+padre fosse stato uno scrivano o notaio.
+Non si sa perchè egli assumesse il nome
+<span class="pagenum"><a name="Page_1012" id="Page_1012"></a>[1012]</span>
+di <i>Caio Valerio Diocleziano</i>, come per
+l'ordinario era chiamato. Truovasi col
+nome ancora di <i>Caio Aurelio Valerio
+Diocleziano</i>, per mostrarsi forse successore
+ed erede di Marco Aurelio Caro,
+e di Numeriano suo figlio. Per la via
+dell'armi andò salendo sino ad essere
+comandante delle milizie della Mesia; e
+sotto Numeriano fu capitano della guardia
+a cavallo. Fama era che gli fosse
+stato predetto dalla moglie di un druido,
+a Tungres nelle Gallie, ch'egli sarebbe
+imperadore <span class="fnote">[Vopiscus, in Numeriano.]</span>. Imperocchè, facendo i
+conti con quella donna istessa, questa
+disse ch'egli era troppo avaro. Diocleziano
+burlando le rispose <i>che sarebbe
+poi liberale quando fosse divenuto imperadore</i>.
+Replicò la donna <i>che non burlasse,
+perchè tale sarebbe, allorchè avesse ucciso
+un apro</i>, cioè un cignale. Non cadde in
+terra questa parola. Da lì innanzi Diocleziano
+si dilettò molto della caccia e
+di uccidere dei cignali, ma senza veder
+mai effettuata la predizione. Allora poi
+ch'ebbe ucciso il prefetto del pretorio
+Apro, gridò: <i>Ora sì che ho ucciso il
+fatal cignale</i>; racconto che ha del curioso,
+purchè questa cosa nata non fosse
+e inventata da qualche bell'ingegno
+dopo del fatto. Il credito di Diocleziano <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Lactantius,
+de Mort. Persecut. Eutrop., in Breviar.]</span>
+l'aveva portato al posto di console
+surrogato nell'anno 283, siccome
+accennai di sopra. Non si può negare:
+in lui s'univano delle invidiabili qualità,
+e soprattutto mirabile fu in lui l'accortezza
+e vivacità della mente. In questa
+non avea pari; col suo mezzo penetrava
+facilmente nel cuore altrui per iscoprirne
+le intenzioni e non lasciarsi ingannare;
+e mercè d'essa ne' bisogni e pericoli
+sapea tosto ritrovar ripieghi e
+scappatoie, con prevedere a tutto, con
+simulare e dissimulare dovunque occorreva.
+L'umor suo era veramente impetuoso
+e violento, ma s'era anche avvezzato
+a ritenerlo e a comandare a sè
+<span class="pagenum"><a name="Page_1013" id="Page_1013"></a>[1013]</span>
+stesso; e quando ancora prorompeva
+in crudeltà, avea l'arte di coprirla, o
+di rigettarne l'odiosità sopra i consiglieri
+e ministri. Ancorchè fosse inclinatissimo
+al risparmio e alla avarizia,
+sino a commettere ogni sorta d'ingiustizia
+per danari, pure si mostrava appassionato
+del fasto, massimamente nella
+pompa de' suoi abiti, sì ricchi d'oro e
+di gemme, che superò la vanità de' più
+vani suoi antecessori. Ma questo fu il
+più picciolo sfogo della sua superbia.
+Giunse egli col tempo, ad imitazion di
+Caligola e di Domiziano, a farsi chiamar
+Signore, ed adorare qual Dio: pazzia
+che Vittore scusa con dire ch'egli non
+lasciò per questo di comparir padre dei
+suoi popoli. Noi vedremo le di lui militari
+imprese; e pure Lattanzio ci assicura
+ch'egli naturalmente era timido e
+tremava ne' pericoli. Ma in fine, la lunghezza
+del suo imperio, benchè agitata
+da assaissime tempeste, è un bastante
+argomento di credere che Diocleziano
+fosse uomo di gran testa, e capacissimo
+di reggere un vasto imperio, con saper
+tenere in freno i soldati e i grandi, veduti
+da noi autori in addietro di tante
+mutazioni e tragedie.
+</p>
+
+<p>
+Aveva ben egli moglie, cioè <i>Prisca</i>,
+ma non aveva figliuoli maschi da essa.
+Però, volendo provvedersi di un aiuto,
+per sostenere il gran peso di quell'ampia
+monarchia, uno ne scelse, e questi
+fu <i>Massimiano</i>, appellato <i>Marco Aurelio
+Valerio Massimiano</i> nelle monete <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> ed
+iscrizioni: nomi ch'egli prese dallo stesso
+suo benefattor Diocleziano, come se
+fosse stato adottato da lui. Convennero
+anche fra loro che Diocleziano prendesse
+il titolo di <i>Giovio</i>, e Massimiano
+quello d'<i>Erculio</i>, quasi che fosse rinato
+Giove, per cui tante belle azioni
+Ercole fece, come s'ha dalle favole. E
+ornati di questi due vani e ridicoli titoli
+si trovano amendue nelle antiche
+storie. Credesi che Diocleziano fosse
+<span class="pagenum"><a name="Page_1014" id="Page_1014"></a>[1014]</span>
+nato circa l'anno 255, e Massimiano
+circa l'anno 250. La patria d'esso Massimiano
+fu una villa del distretto di Sirmio
+nella Pannonia, dove egli col tempo
+fece fabbricare un suntuoso palazzo.
+I suoi genitori si guadagnavano il pane
+con lavorare a giornata per altri. Ma
+il mestier della guerra quel fu che da
+sì bassa condizione alzò a varii gradi
+e finalmente alla più sublime grandezza
+Massimiano <span class="fnote">[Aurelius Victor. Lactantius. Eutropius.]</span>. Era egli sempre stato
+amico intrinseco di Diocleziano, e
+partecipe di tutti i suoi segreti. Parecchi
+attestati della sua bravura parimente
+avea dato in varie guerre al Danubio,
+all'Eufrate, al Reno, all'Oceano <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyrico.]</span>
+sotto Aureliano e Probo Augusti; e
+però Diocleziano, sentendo sè stesso di
+natural timido e bisognoso di chi avesse
+petto per lui alle occasioni, elesse
+l'amico Massimiano per suo braccio
+diritto, e poi per compagno nel trono,
+tuttochè non apparisca che fra loro passasse
+parentela alcuna. Cioè primieramente
+nel precedente anno il creò Cesare,
+e cominciò ad appoggiargli i rischi
+e le più importanti imprese dell'imperio.
+Da che fu partito dalle Gallie Carino,
+ovvero dappoichè s'intese la di
+lui morte, s'erano sollevati in esse Gallie
+due capi di masnadieri, cioè <i>Lucio
+Eliano</i> e <i>Gneo Salvio Amando</i>: che così
+si veggono appellati, e col titolo d'<i>Augusti</i>
+in due medaglie <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarbus, in Numismat. Imperat.]</span>, se pur esse
+son vere, giacchè Eliano dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>
+è appellato <i>Aulo Pomponio</i>, e può dubitarsi
+che il desiderio degli amatori dei
+musei di aver continuata la serie di
+tutti gli imperadori, abbia mosso gl'impostori
+ad appagarli. Costoro adunque
+alla testa di numerose schiere di contadini
+e ladri, chiamati Bagaudi, si diedero
+a scorrere e saccheggiar le Gallie, con
+forzare talvolta anche le stesse città.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1015" id="Page_1015"></a>[1015]</span>
+Diocleziano contra di tal gente non tardò
+a spedir Massimiano <span class="fnote">[In Panegyr. Max. et Const. Aurel. Victor.
+Eutropius.]</span> con assai
+forze, e questi dopo alcuni combattimenti
+dissipò quella canaglia, e rimise
+in pace le Gallie. S'è disputato fra i
+letterati <span class="fnote">[Noris. Pagius. Tillemont et alii.]</span> se questa impresa di Massimiano
+Erculio appartenga all'anno
+precedente, oppure al presente o seguente.
+Probabilmente i lettori non amerebbono
+ch'io entrassi in sì fatto litigio, e
+massimamente perchè non è sì facile il
+deciderlo. Quel sì in che convengono
+essi eruditi, si è che Diocleziano essendo
+in Nicomedia, e sempre più riconoscendo
+quanto egli si poteva promettere di
+questo suo bravo e vecchio amico, cioè
+di Massimiano, nell'anno corrente il dichiarò
+anche Augusto e collega nell'imperio
+nel dì primo di aprile, per quanto
+si ricava da Idacio nei Fasti <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>. Fu
+stupenda cosa in que' tempi il vedere
+come questi due Augusti, senza legame
+di sangue, e d'umore l'un dall'altro
+diverso, pure andassero da lì innanzi sì
+uniti, o governassero a guisa di due
+buoni fratelli. Conservava Massimiano
+quel rustico che egli aveva portato dalla
+nascita, non meno nel volto che ne' costumi <span class="fnote">[Aurelius Victor, ibidem. Eutrop., in Breviar.
+Lactantius, de Mortib. Persecutor.]</span>.
+Il suo naturale era aspro e
+violento, privo di civiltà e di umanità;
+si osservava anche dell'imprudenza nei
+suoi disegni. Diocleziano, all'incontro,
+siccome furbo al maggior segno, affettava
+l'affabilità e la dolcezza <span class="fnote">[Vopiscus, in Aureliano.]</span>, con
+lamentarsi anche talvolta della durezza
+di Massimiano. Ma sapeva valersi della
+di lui ferocia e selvatichezza all'esecuzion
+de' suoi voleri; e qualor si trattava
+di qualche risoluzion severa ed odiosa,
+a lui ne dava l'incumbenza e l'onore,
+sicuro che l'altro, senza farsi pregare,
+l'avrebbe ubbidito. Il perchè chi mirava
+le sole apparenze, diceva che Diocleziano
+<span class="pagenum"><a name="Page_1016" id="Page_1016"></a>[1016]</span>
+era nato per fare un secolo d'oro,
+e Massimiano un secolo di ferro. Abbiamo
+inoltre da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecutor., cap. 8.]</span> che Massimiano
+non si assomigliava già all'altro
+nell'avarizia, amando di comparir liberale;
+ma qualora abbisognava di danaro,
+sapeva anche addossar dei delitti
+di false cospirazioni ai più ricchi senatori,
+e fargli uccidere per occupare i
+loro beni. Parla in oltre Lattanzio dell'insaziabil
+lussuria di Massimiano, e
+della violenza che egli usava dappertutto
+alle figliuole de' benestanti. Un passo di
+Mamertino <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyr. Maximiani.]</span> sembra indicare che appena
+dopo la sconfitta de' Bagaudi facessero
+un'irruzion nelle Gallie i Borgognoni,
+Alamanni, Caiboni ed Eruli, popoli
+della Germania. Furono anch'essi ben
+ricevuti da Massimiano che si trovava
+in quelle parti; pochi d'essi si contarono
+che non restassero vittima delle spade
+romane, niuno quasi essendone restato
+che potesse portar la nuova della
+rotta alle proprie contrade. Vedesi una
+iscrizione fatta prima del dì 17 di settembre
+dell'anno presente <span class="fnote">[Pagius, in Critic. Baron. ad hunc annum.]</span>, in cui
+Diocleziano porta i titoli di <i>Germanico</i>
+e <i>Britannico</i>, credendosi questi derivati
+dalla vittoria suddetta, e da qualche altra
+riportata dai suoi generali nella
+Bretagna.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXVII" id="CCLXXXVII"></a>CCLXXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano</span> per
+la terza volta e <span class="sc">Marco Aurelio Valerio
+Massimiano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Prefetto di Roma <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span> fu in questo
+anno <i>Giunio Massimo</i>, da noi veduto
+console. Un medaglione illustrato dall'incomparabile
+cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, de Num. Dioclet.]</span>, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_1017" id="Page_1017"></a>[1017]</span>
+battuto in quest'anno, ci rappresenta
+Diocleziano e Massimiano Augusti, condotti
+in una carretta trionfale: segno
+che essi celebrarono qualche trionfo,
+oppure che questo fu loro decretato
+dal senato. Ciò vien creduto fatto o
+per le vittorie riportate nel precedente
+anno da Massimiano contra le nazioni
+germaniche accennate di sopra, oppure
+per qualche altra guadagnata contra
+de' Persiani, siccome dirò, ovvero contra
+de' Franchi e Sassoni <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in
+Breviar.]</span>, i quali
+per mare faceano delle scorrerie nell'Oceano
+contro le Gallie. Certamente
+Mamertino <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyr. Maximiani.]</span>, per lodar Massimiano,
+scrive (probabilmente con iperbole e
+adulazione oratoria) che erano seguiti
+innumerabili combattimenti nelle Gallie
+contra de' Germani, con aggiugnere che
+costoro dipoi giunsero nel dì primo di
+quest'anno fin sotto le mura di Treveri.
+Massimiano, che quivi era a quartier
+di verno, e solennizzava l'ingresso
+del suo consolato, prese l'armi, si scagliò
+contra di loro, e li mise in rotta.
+Venuta poi la primavera, valicò il Reno,
+portando la guerra in casa de' medesimi
+Barbari, devastando quel paese con
+loro gran danno. Il movimento poco
+fa accennato dei Franchi e Sassoni per
+mare contra le Gallie ebbe principio
+nell'anno precedente. Massimiano non
+perdè tempo ad allestire anch'egli una
+flotta di navi per opporla a quelle barbare
+nazioni, e ne diede il comando a
+<i>Carausio</i>, uomo bassamente bensì nato
+fra i popoli Menapii <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in
+Breviar.]</span> nella Fiandra,
+oppur nel Brabante, ma di gran credito,
+specialmente nel condurre navi e
+far battaglie marittime. Che costui desse
+delle percosse a que' corsari, pare
+che si ricavi dal panegirico di Mamertino.
+Ma a poco a poco si venne scorgendo
+che Carausio prendea gusto a
+<span class="pagenum"><a name="Page_1018" id="Page_1018"></a>[1018]</span>
+continuar la guerra in vece di estinguerla,
+lasciando che i Franchi e i Sassoni venissero
+a spogliar le contrade romane,
+per poscia tor loro il bottino, senza
+pensare a restituirlo a chi si dovea.
+Ordinò perciò Massimiano colla consueta
+fierezza che gli fosse tolta la vita.
+Trapelò quest'ordine, ed avvisatone
+Carausio, provvide a sè stesso col condur
+tutta la flotta a lui raccomandata
+nella Bretagna, dove tratte nel suo partito
+le milizie romane di guarnigione in
+quella grand'isola, si fece acclamare
+Augusto. Il Noris crede ciò fatto nell'anno
+presente, ed è seco Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>. Il
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> nel precedente. Diedesi poscia
+Carausio a far preparamenti per sostenersi
+in quel grado, fabbricando nuovi
+legni, facendo leve di gente e tirando al
+suo servigio una gran copia di Barbari,
+a' quali insegnò l'arte di combattere in
+mare. Perchè nel medaglione prodotto
+dal Noris si vede tirato il carro trionfale
+da quattro elefanti, potrebbe ciò
+piuttosto indicar vittorie riportate da
+Diocleziano in Levante contra de' Persiani.
+Certo è ch'egli marciò a quella
+volta, non volendo soffrire che Narseo,
+o Narse, re di Persia (altri dicono Vararane
+II) avesse <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyr. Maximiani, c. 7.]</span> dopo la morte di
+Caro Augusto occupata la Mesopotamia,
+e se la ritenesse. Sembra in oltre che
+l'armi persiane fossero penetrate nella
+Soria, e ne minacciassero la stessa capitale
+Antiochia. Chiaramente scrisse Mamertino
+che i Persiani, o pel terrore o
+per la forza dell'armi romane, si ritirarono
+dalla Mesopotamia, e si vide
+obbligata quella nazione ad aver per
+confine il fiume Tigri. E verisimilmente
+fu in quella occasione che il re loro
+inviò dei ricchi presenti a Diocleziano,
+con parere eziandio che seguisse pace
+fra loro. Certamente la storia non ci
+esibisce per molti anni dissensione alcuna
+fra i Romani e i Persiani; e però
+<span class="pagenum"><a name="Page_1019" id="Page_1019"></a>[1019]</span>
+sembra che Diocleziano ottenesse l'intento
+suo, non solo di ricuperar le provincie
+e città perdute in Oriente, ma di
+lasciar quivi anche la quiete. Convien
+nondimeno confessare che troppo difficil
+cosa è il riferire a' suoi proprii anni le
+imprese di questi due imperadori, perchè
+d'esse fanno bensì menzione i panegiristi
+d'allora, ma senza ordine di
+tempi. Perciò può essere che appartenga
+all'anno seguente, come pensò il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>,
+la guerra fatta da Massimiano
+ai Germani di là dal Reno, con dare
+ampiamente il guasto al loro paese; e
+che medesimamente si debba differire
+ad esso anno la rinnovata amicizia dei
+Persiani con Diocleziano, e la spedizion
+dei regali fatta da quel re, e mentovata
+da Mamertino <span class="fnote">[Mamertinus, in Paneg. Maximian., cap. 10.]</span>. Ma in fine, quel che
+importa, si è di saper gli avvenimenti
+d'allora, ancorchè non si possa con
+sicurezza assegnarne il tempo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXVIII" id="CCLXXXVIII"></a>CCLXXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXVIII</span>. Indiz. <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperatore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto</span>
+per la seconda volta e <span class="sc">Pomponio
+Januario</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fu, secondo il catalogo pubblicato
+dal Cuspiniano e Bucherio, in questo
+anno prefetto di Roma <i>Pomponio Januario</i>;
+però il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span> ed altri han
+creduto ch'egli nello stesso tempo esercitasse
+l'impiego del consolato. E parendo
+veramente che in questi tempi non
+ripugnasse l'esser insieme console e
+prefetto di Roma, perciò ho osato anche
+io di dar a questo console il nome
+di <i>Pomponio</i>. Stimò eziandio il suddetto
+Panvinio che non <i>Massimiano</i> Augusto,
+ma un <i>Massimo</i> procedesse console in
+<span class="pagenum"><a name="Page_1020" id="Page_1020"></a>[1020]</span>
+quest'anno, affidato ad un passo di
+Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23.]</span>, e di uno o due scrittori;
+ma il cardinal Noris colla comune dei
+Fasti ha assicurato qui il consolato a
+Massimiano. Se noi sapessimo l'anno
+preciso, in cui Mamertino recitò il suo
+primo panegirico nel natale di Roma,
+cioè nel dì 21 d'aprile, in lode di esso
+Massimiano imperadore, alla cronologia
+d'allora si porgerebbe qualche sussidio.
+Il Noris lo riferisce all'anno seguente,
+il Pagi al presente, altri più tardi. A
+me basterà di dire raccogliersi da quel
+panegirico che Massimiano <span class="fnote">[Mamertinus, in Panegyr., cap. 7 et 12.]</span>, nel medesimo
+tempo che dava delle lezioni del
+suo valore ai popoli nemici della Germania,
+mettendo a ferro e fuoco le lor
+campagne, faceva un formidabil preparamento
+di navi ne' fiumi grossi delle
+Gallie, con disegno di liberar la Bretagna
+dall'usurpatore Carausio. Accadde
+che in questo o pure nel precedente
+anno per una mirabil serenità si mostrò
+favorevole il cielo alla fabbrica di essa
+flotta, e il verno stesso parve una primavera.
+Non si sa ben distinguere nel
+testo di esso Mamertino se a Massimiano
+o pure a Diocleziano sia da riferire
+la venuta con un buon esercito nella
+Rezia, e l'aver quivi riportata qualche
+vittoria contra i Germani, con istendere
+da quella parte i confini del romano
+imperio. Certo è che Diocleziano circa
+questi tempi ritornò carico d'allori
+dalla spedizion militare contra de' Persiani
+in Europa, per trattare con Massimiano
+dei pubblici affari. Fa parimente
+menzione Mamertino <span class="fnote">[Idem, ibid., cap. 10.]</span> di Genobon, o
+sia Genobaud, re di qualche nazion germanica
+(il Valesio <span class="fnote">[Valesius, Hist. Franc.]</span> ed altri il credono
+re de' Franchi), il quale con tutta la
+sua gente venne ad inchinar Massimiano,
+ad implorar la pace, e a promettere
+buona amicizia e lega.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1021" id="Page_1021"></a>[1021]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCLXXXIX" id="CCLXXXIX"></a>CCLXXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCLXXXIX</span>. Indiz. <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Basso</span> per la seconda volta e <span class="sc">Quinziano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Seguitò ad essere prefetto di Roma
+<i>Pomponio Januario</i>. Prima che Mamertino
+recitasse il suo panegirico, racconta
+egli che i due imperadori vennero, Diocleziano
+dall'Oriente, e Massimiano dal
+Ponente, per abboccarsi insieme e trattar
+dei ripieghi per i bisogni dell'imperio.
+<i>Carausio</i>, impadronito della Bretagna,
+sempre più cresceva in forze; i Barbari
+scatenati da ogni parte, non ostante le
+rotte lor date, minacciavano tutto dì le
+provincie romane. Mamertino <span class="fnote">[Mamert., in Panegyr., cap. 9.]</span> parla
+di questo abboccamento, che sembra diverso
+da un altro, di cui ragioneremo
+più innanzi. Videsi allora e si ammirò
+la stupenda unione e concordia di questi
+due principi, uno de' quali, cioè Diocleziano,
+fece pompa dei regali a lui mandati
+dal re persiano, e l'altro delle spoglie
+riportate dal paese germanico. Quando
+si ammetta che in questo, e non già nel
+precedente, anno Mamertino recitasse
+in Treveri il suo panegirico a Massimiano,
+che si trovava in quella città, capo
+allora delle Gallie, e frontiera contro i
+Germani, si può credere che qualche
+tempo prima avendo esso Augusto Massimiano
+compiuta la fabbrica di una
+flotta, per procedere contro Carausio
+usurpator della Bretagna <span class="fnote">[Idem, ibidem, cap. 11.]</span>, la spignesse
+dai fiumi nel mare. Erano state basse
+fin allora l'acque per la lunga serenità,
+durata anche nel verno; ma vennero a
+tempo pioggie, le quali, coll'ingrossar i
+fiumi, facilitarono il trasporto di que' legni
+all'Oceano. Di bei successi, di felici vittorie
+prometteva perciò quel panegerista
+a Massimiano. Ma diversi dall'aspettazione
+riuscirono poscia gli avvenimenti.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1022" id="Page_1022"></a>[1022]</span>
+Dovette darsi qualche battaglia navale,
+in cui la peggio, per la testimonianza di
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>, toccò a Massimiano, non
+essendo le genti sue sì sperte nei combattimenti
+marittimi, come quelle di Carausio,
+uomo avvezzo più di Massimiano
+a combattere in quell'elemento. Questa
+non aspettata disgrazia quella fu che
+indusse Massimiano <span class="fnote">[Eumen., Panegyric. Const., cap. 11.]</span> ad ascoltar proposizioni
+di pace. E infatti riuscì a Carausio
+di ottenerla, con ritener la signoria
+della Bretagna, inorpellandola col titolo
+di Difensore di quelle provincie per la
+repubblica romana. Se è vera una medaglia,
+rapportata dal cardinal Noris <span class="fnote">[Noris, Dissert. de Num. Dioclet.]</span>,
+leggendosi ivi PAX AVGGG., si conosce
+che anche Carausio conservò il titolo di
+<i>Augusto</i>, di consenso degli altri due imperadori.
+Per conto di Diocleziano, potrebbe
+essere che in quest'anno egli facesse
+guerra ai Sarmati, Jutunghi e Quadi, e
+ne riportasse quelle vittorie che si veggono
+mentovate dai panegiristi d'allora <span class="fnote">[Mamert. et Eumenes, in Panegyr.]</span>,
+per le quali in qualche iscrizione
+Diocleziano è intitolato <i>Sarmatico</i>. Trovasi
+anche nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> di questo
+Augusto VICTORIA SARMATICA. Sarà
+probabilmente un'iperbole adulatoria
+quella di Eumene <span class="fnote">[Eumenes, Panegyr. Const., cap. 11.]</span>, dove dice che la
+nazion de' Sarmati fu per queste guerre
+sì estenuata ed abbattuta, che appena
+ne restò il nome per pruova della sua
+rovina. Noi troveremo anche da qui
+innanzi assai vigorosa quella gente, e
+nemica possente dell'imperio romano.
+Parlano ancora i panegiristi del ristabilimento
+della Dacia, provincia di là
+dal Danubio <span class="fnote">[Idem, ibid.]</span>, abbandonata già da
+Aureliano, ma senza poter noi meglio
+conoscere in che consistesse questo accrescimento
+o vantaggio dell'armi romane.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1023" id="Page_1023"></a>[1023]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXC" id="CCXC"></a>CCXC</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXC</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span>
+per la quarta volta, e <span class="sc">Marco
+Aurelio Massimiano Augusto</span> per la
+terza.
+</p>
+
+<p>
+Fu in quest'anno prefetto di Roma
+<i>Turranio Graziano</i>. Erano tuttavia in
+continuo moto i due Augusti Diocleziano
+e Massimiano, così esigendo le turbolenze
+di que' tempi. Le leggi citate dal
+Relando e dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> ci fan vedere
+Diocleziano nell'anno presente, ora
+a Sirmio nella Pannonia, ora a Bisanzio
+nella Tracia; ed una ancora si trova
+data in Emesa, città della Mesopotamia,
+ancorchè difficil sia l'accordar insieme
+viaggi cotanto disparati, fatti in poco
+tempo. Ma quando sussista, come si fece
+a credere il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron.]</span>, che il panegirico
+di Eumene (creduto Mamertino
+da altri) fosse recitato nel presente
+anno, certamente di là apprendiamo <span class="fnote">[Eumen., seu Mamert., Panegyr. Maximian.,
+cap. 4.]</span>
+che Diocleziano dalla <i>Soria</i> era venuto
+nella <i>Pannonia</i>, da dove poi il vedremo
+calare in Italia. Fa menzione il medesimo
+panegirista de' Saraceni vinti e fatti
+schiavi dallo stesso Diocleziano; ma
+ignoto ci è se fosse in questa o pure
+nella precedente andata di esso Augusto
+in Oriente. Non è già improbabile che
+circa questi tempi cominciassero altre
+nuove rivoluzioni nell'imperio romano,
+delle quali ci hanno conservata memoria
+Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, Epitome.]</span> ed Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>.
+Già la Bretagna restava come smembrata
+da Roma per la occupazione fattane da
+Carausio, benchè fosse succeduto quell'apparente
+accordo, di cui s'è parlato
+<span class="pagenum"><a name="Page_1024" id="Page_1024"></a>[1024]</span>
+di sopra. Sollevossi anche nell'Africa un
+<i>Giuliano</i>, il quale, se dobbiam credere
+al Goltzio <span class="fnote">[Goltzius et Mediob., in Numismat. Imper.]</span>, in cui mano fortunatamente
+caddero le medaglie di quasi tutti
+i tiranni (voglia Dio che tutte legittime),
+portava il nome di <i>Quinto Trebonio Giuliano</i>,
+ed assunse il titolo d'<i>Imperadore
+Augusto</i>. Nella stessa Africa ancora erano
+in armi, non so se barbari o pure
+ribelli, i popoli quinquegenziani, dei
+quali non troviamo altrove memoria,
+col restar solamente sospetto che tal
+nome prendessero cinque popoli confederati
+insieme. E non andava l'Egitto
+esente da somiglianti turbolenze. Quivi
+<i>Lucio Epidio Achilleo</i> (così è nominato
+nelle medaglie) aveva preso il titolo di
+<i>Augusto</i>; e sembra che stendesse il dominio,
+se non in tutta, almeno in buona
+parte di quella provincia. Da esse medaglie
+apparisce ch'egli tenne per cinque
+anni quel dominio; ma non sappiamo
+quando questi avessero il principio. Aggiungasi
+che i Persiani, i quali presso
+alcuni scrittori si veggono tuttavia appellati
+Parti, non mai quieti, qualor se la
+vedeano bella, pizzicavano le contrade
+romane dell'Oriente; impegni tutti di
+gran considerazione per i due regnanti
+imperadori.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCI" id="CCXCI"></a>CCXCI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperad. 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Giunio Tiberiano</span> per la seconda
+volta e <span class="sc">Dione</span>.
+</p>
+
+<p>
+Che <i>Tiberiano</i> fosse promosso in
+quest'anno al secondo consolato, si raccoglie
+da un'iscrizione da me <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., p. 268, n. 1.]</span> data
+alla luce. E lo confermano i Fasti Fiorentini
+e il Catalogo de' prefetti di Roma
+pubblicati dal Bucherio. E perciocchè
+nell'anno 281 vedemmo console <i>Caio
+Giunto Tiberiano</i>, fondata conghiettura
+<span class="pagenum"><a name="Page_1025" id="Page_1025"></a>[1025]</span>
+abbiamo per credere che fosse il medesimo
+che procedesse console ancora in
+quest'anno. Vero è che il suddetto Catalogo
+ci dà prefetto di Roma nell'anno
+presente <i>Giunio Tiberiano</i>: ma già abbiam
+detto essere probabile che fosse
+introdotto l'uso di unir insieme talvolta
+la dignità di console e di prefetto. Che
+il secondo console <i>Dione</i> fosse figliuolo, o
+piuttosto nipote di Cassio celebre storico,
+s'è giudicato con assai verisimiglianza,
+e perciò a lui pure han dato fondatamente
+alcuni il nome di <i>Cassio Dione</i>.
+L'autore <span class="fnote">[Genethliac. Maximian., cap. 4.]</span> del Genetliaco di Massimiano
+(sia egli Eumene, o pur Mamertino)
+racconta l'abboccamento seguito
+in Milano fra i due Augusti. Concorrono
+forti motivi per crederlo succeduto in
+quest'anno <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, e certo seguì ne' primi
+mesi dell'anno. Correva allora un verno
+rigorosissimo <span class="fnote">[Genethliac. Maximian., cap. 9.]</span> con ghiaccio e nevi
+dappertutto, e sì aspro freddo che, per
+così dire, gelava il fiato delle persone.
+Contuttociò Diocleziano dalla Soria sen
+venne per la Pannonia in Italia. Massimiano
+dalle Gallie per le vie di Monaco
+passò anch'egli in queste parti con tal
+sollecitudine, viaggiando amendue con
+poco seguito di notte e di giorno, che
+quasi pervennero prima de' corrieri
+da loro spediti innanzi. L'abboccamento
+di essi si fece, come dissi, in Milano con
+plauso inusitato di quel popolo, per lo
+inaspettato loro arrivo e presenza, non
+meno che per la mirabil loro concordia.
+Il senato romano spedì in questa congiuntura
+i più illustri senatori a quella
+città, per complimentare i due Augusti,
+giacchè si seppe che non erano per passar
+a Roma. Non si può fallare pensando
+che l'oggetto di un tale abboccamento
+fosse di consultare insieme de' mezzi
+per sostenere l'imperio in mezzo a tante
+turbolenze, e domare i ribelli; e che
+allora divisassero di venire alla risoluzione,
+di cui parleremo all'anno seguente.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1026" id="Page_1026"></a>[1026]</span>
+Abbiamo poi dal suddetto panegirico <span class="fnote">[Panegyr. Maximian., cap. 16.]</span>
+(recitato, per quanto sembra, nell'anno
+presente in Treveri alla presenza di Massimiano)
+che in questi tempi nel cuor
+dell'imperio si godeva gran tranquillità,
+e che copiosissimi erano stati i raccolti.
+All'incontro, i Barbari tutti si trovavano
+involti in fiere guerre insieme. Cioè in
+Africa erano fra loro in rotta i Mori;
+nella Sarmazia i Goti combattevano
+contra dei Borgognoni, i quali, avendo
+la peggio, s'erano raccomandati agli
+Alemanni per soccorso, con dirsi (cosa
+che pare strana) aver poi essi Borgognoni
+occupato il paese degli amici. Similmente
+i Tervigi, altra spezie di Goti,
+uniti coi Taifali, aspra guerra aveano
+mosso ai Vandali e Gepidi. Lo stesso
+maligno influsso provavano i Persiani <span class="fnote">[Agathias. Eutychius. Sincellus.]</span>,
+perchè Osmida s'era sollevato contra
+del fratello re di Persia, avendo dalla sua
+i popoli Sacchi, Russi e Gelli. Finalmente
+i Blemmii confinanti all'Egitto erano in
+guerra coi popoli dell'Etiopia. Certamente
+le discordie presenti dei Barbari
+tornavano in vantaggio del romano imperio;
+tuttavia non mancavano ad esso
+imperio i suoi guai, e ne abbiam già
+fatta menzione. Lo stesso andarsi sempre
+più agguerrendo que' Barbari ridondò
+in danno de' Romani col tempo, siccome
+andremo vedendo. Potrebbe essere
+che in questi tempi succedesse ciò che
+racconta Eumene, o sia Mamertino, con
+dire che Massimiano Erculio popolò il
+paese incolto di Cambray e di Treveri
+con gente del paese de' Franchi, la quale
+si era sottoposta ai Romani. Anche Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>
+nota sotto quest'anno, che
+essendosi ribellate a' Romani Busiri e
+Copto, città dell'Egitto, furono prese e
+spianate, non si sa da qual generale degli
+Augusti. Secondo questo istorico, sembra
+che non fosse per anche succeduta
+la ribellione d'Achilleo, se pur l'eccidio
+delle due suddette città non si dee
+<span class="pagenum"><a name="Page_1027" id="Page_1027"></a>[1027]</span>
+prendere per indizio della medesima ribellione.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCII" id="CCXCII"></a>CCXCII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperatore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Annibaliano</span> ed <span class="sc">Asclepiodoto</span>.
+</p>
+
+<p>
+Noi vedremo prefetto di Roma nell'anno
+297 <i>Afranio Annibaliano</i>. Verisimilmente
+lo stesso fu che procedette
+console nell'anno presente. <i>Claudio
+Marcello</i> nel Catalogo del Bucherio <span class="fnote">[Bucher, in Cyclo.]</span>
+si truova prefetto di Roma al dì 3 di agosto
+di quest'anno. In esso appunto
+succedette una riguardevol novità nel
+romano imperio. Tra perchè da più
+parti era esso o minacciato dai Barbari,
+o lacerato dai ribelli, nè i due Augusti
+potevano accudire a tutto <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecutor., cap. 7.]</span>; e perchè
+Diocleziano, uomo di naturale pauroso,
+non amava molto di esporsi ai pericoli,
+prese egli col collega Massimiano la
+risoluzion di scegliere due valorosi generali
+d'armata, il braccio de' quali
+alleviasse loro le fatiche. E per maggiormente
+tenerli uniti e subordinati al loro
+comando, giudicarono meglio di dare ad
+essi il nome di <i>Cesari</i>, equivalente a
+quel d'oggidì il re de' Romani. Quanto
+all'anno di tale elezione, discordano
+forte Cassiodoro, Idacio, Eusebio e la
+Cronica Alessandrina. Le ragioni addotte
+dal Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit.]</span> bastanti sono a persuaderci
+che ciò succedesse nell'anno presente,
+allorchè i due Augusti si trovavano
+in Nicomedia nel dì primo di marzo <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 7.
+Eutropius. Aurel. Vict. Eusebius.]</span>.
+Furono gli eletti <i>Costanzo Cloro</i> e <i>Galerio
+Massimo</i>, tutti e due adottati per
+figliuoli da essi imperadori, ed insieme
+obbligati a ripudiar le loro mogli, siccome
+era succeduto a Tiberio imperadore,
+affinchè sposassero le figliuole
+<span class="pagenum"><a name="Page_1028" id="Page_1028"></a>[1028]</span>
+de' medesimi Augusti. Costanzo prese
+per moglie <i>Teodora</i> figliastra di Massimiano,
+e Galerio <i>Valeria</i> figlia di Diocleziano.
+Ai novelli Cesari fu conceduta
+la tribunizia podestà, con cui andava
+congiunta una notabil autorità. Nè qui
+si fermò la lor fortuna. Per tutto il
+tempo addietro, avvegnachè vi fossero
+più imperadori e cesari, sempre l'imperio
+romano era stato unito. Fecesi
+ora una specie di divisione, che diede
+da mormorar non poco a tutti gl'intendenti
+ed amatori della maestà romana,
+prevedendo che in tal forma verrebbe
+ad indebolirsi l'imperio, e a cadere col
+tempo in rovina: quando, all'incontro, i
+due Augusti si figuravano che attendendo
+cadaun d'essi imperadori e cesari
+alla difesa della propria porzione, e
+con prontezza ad aiutare gli altri che
+abbisognassero di soccorso, più saldezza
+ne acquisterebbe l'imperio. Nè certo
+questo era smembramento dell'imperio
+stesso, ma un comparto amichevole fra
+quei quattro principi; imperciocchè durava
+la concordia del governo fra loro;
+le leggi fatte dagli Augusti seguitavano
+a correre per tutte le provincie; e l'uno
+di questi principi, secondo le occorrenze,
+passava nelle provincie dell'altro.
+</p>
+
+<p>
+Secondo le antiche notizie <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, a <i>Costanzo
+Cesare</i> furono assegnate le provincie
+tutte di là dall'Alpi, cioè le Gallie,
+le Spagne, la gran Bretagna e la Mauritania
+Tingitana, siccome provincia
+dipendente dalla Spagna. A <i>Massimiano
+Erculio Augusto</i> fu data l'Italia e il
+resto dell'Africa colle isole spettanti
+alle medesime. A <i>Galerio Cesare</i> la Tracia
+e l'Illirico colla Macedonia, Pannonia
+e Grecia. <i>Diocleziano Augusto</i> ritenne
+per sè la Soria e tutte l'altre provincie
+d'Oriente, cominciando dallo
+stretto di Bisanzio, e riserbossi anche
+l'Egitto, ricuperato dalle mani di Achilleo.
+Ne già si tardò a sentir le cattive
+conseguenze di questa moltiplicazion di
+principi e divisione di Stati. Buon testimonio
+<span class="pagenum"><a name="Page_1029" id="Page_1029"></a>[1029]</span>
+è Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecutor., cap. 7.]</span>, con dire, che
+volendo cadaun di que' regnanti tener
+corte non inferiore a quella degli altri,
+ed esercito che non la cedesse a que' dei
+colleghi, si accrebbero a dismisura le
+imposte e gabelle per soddisfare alle
+spese, e con tali aggravii, che in moltissimi
+luoghi erano lasciate incolte le
+campagne, giacchè, pagati i pubblici pesi,
+non restava da vivere ai coltivatori e
+padroni delle medesime. Ed allora fu,
+per attestato di Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, Epitome.]</span>, che
+l'Italia, non ad altro obbligata fin qui
+che a provvedere viveri alla corte e alle
+milizie di suo seguito, cominciò, al pari
+delle provincie oltramontane, a pagar
+tributo, lieve bensì sul principio, ma
+che andò poscia a poco a poco crescendo
+sino all'eccesso, e produsse in fine
+la total sua rovina. Quanto ai suddetti
+due Cesari, derivavano amendue dall'Illirico,
+onde erano anche usciti Diocleziano
+e Massimiano. <i>Costanzo</i>, soprannominato
+<i>Cloro</i> dagli storici <span class="fnote">[Pollio, in Claudio.]</span>, forse
+pel color pallido del volto, o verde del
+vestito, ebbe per padre Eutropio, il quale
+dicono che fosse uno dei meglio
+stanti del suo paese, e che per moglie
+avesse Claudia figliuola di Crispo, cioè
+di un fratello di Claudio il Gotico imperadore.
+Certamente gli antichi storici
+il fanno discendente dalla casa di quell'Augusto
+per via di donne; e forse per
+questo ne' suoi posteri si trova rinnovata
+la famiglia Claudia. Che nondimeno
+la nobiltà e le facoltà di sua casa non
+fossero molte, si può dedurre dall'aver
+egli studiato poco le lettere, e cominciata
+la sua fortuna dal più basso della
+milizia, e dal sopportar le fatiche proprie
+da' soldati gregarii nelle armate di
+Aureliano e di Probo. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>
+sembra quasi indicare che egli fosse
+nato poveramente in villa, dicendo che
+tanto egli come Galerio aveano poca
+<span class="pagenum"><a name="Page_1030" id="Page_1030"></a>[1030]</span>
+civiltà, ma che, avvezzi alle miserie della
+campagna e della milizia, riuscirono poi
+utili alla repubblica. L'anonimo del
+Valesio <span class="fnote">[Anonymus Vales. post Ammian.]</span> scrive che Costanzo fu il
+primo soldato nelle guardie del corpo
+dell'imperadore, poscia pel suo valore
+tribuno, o sia colonnello di una legione,
+e giunse ad esser governator della Dalmazia,
+con essersi segnalato in varie
+occasioni di guerra. In tal credito certamente
+egli salì, che fu giudicato degno
+di esser creato Cesare in quest'anno
+dai due Augusti. Nelle iscrizioni e medaglie
+si vede egli chiamato <i>Flavio Valerio
+Costanzo</i>. Perchè Valerio, s'intende,
+essendo egli stato adottato dall'uno
+degl'imperadori, amendue portanti il
+nome d'essa famiglia. Perchè <i>Flavio</i>,
+non si sa, credendosi un'adulazione
+quella di Trebellio Pollione, che il fa
+discendere da Flavio Vespasiano. Delle
+ottime qualità di questo principe parleremo
+altrove; principe, la cui maggior
+gloria fu l'essere stato padre di Costantino
+il Grande, a lui nato circa l'anno
+di Cristo 274, mentre egli militava nell'Elvezia.
+</p>
+
+<p>
+Per quel che riguarda <i>Galerio</i>, l'altro
+dei nuovi Cesari, anch'egli era nato
+bassamente in villa presso Serdica, o sia
+Sardica, capitale della nuova Dacia <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persec., cap. 9. Aurel.
+Victor, in Epitome. Eutrop., in Breviar.]</span>.
+Romula sua madre, nemica de' cristiani
+in quel paese, perchè non voleano intervenire
+ai suoi empi sacrifizii e conviti, gli
+inspirò fin da picciolo un odio grande contro
+la religione di Cristo. Che i suoi genitori
+fossero contadini, lo dicono i vecchi
+storici, e si argomenta dal soprannome
+di <i>Armentario</i>, che gli vien dato dagli
+antichi scrittori. Anche egli col mestiere
+dell'armi si acquistò tal fama, che dai
+due Augusti fu creduto meritevole di
+essere promosso alla dignità di Cesare.
+Noi il vediam nominato nelle medaglie
+<i>Caio Galerio Valerio Massimiano</i>. Se
+<span class="pagenum"><a name="Page_1031" id="Page_1031"></a>[1031]</span>
+dice il vero Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>, meritavano
+lode i di lui costumi; ma Lattanzio <span class="fnote">[Lactant., de Mort. Persec., cap. 9.]</span>,
+all'incontro, ci assicura che nel portamento
+e nelle azioni di costui compariva
+quell'aria di selvatichezza ch'egli
+portò dalla nascita, ma ch'egli vi aggiunse
+anche col tempo un'insopportabil
+fierezza e crudeltà, per cui scompariva
+quel poco di buono che in lui si
+trovava <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Sprezzava egli le lettere e
+chi le coltivava, non amando se non
+le persone militari, le quali ancora,
+benchè ignoranti, erano da lui promosse
+ai magistrati civili con discapito grande
+della giustizia. L'ambizione sua vedremo
+che portò Diocleziano a deporre il
+baston del comando; così l'avidità del
+danaro, per cui impose esorbitanti aggravii,
+trasse i popoli ad una miserabil
+rovina. A lui specialmente vien attribuita
+la crudel persecuzione mossa contro
+ai cristiani, che accenneremo a suo
+tempo. Quel che fu mirabile <span class="fnote">[Vopiscus, in Caro. Julian., Oratione I. Aurel.
+Vict., ibid.]</span>, per varii
+anni si osservò una rara unione fra
+questi quattro principi, gareggiando tutti
+nel promuovere gl'interessi della repubblica.
+Diocleziano veniva considerato
+quel padre di tutti, e i suoi ordini e
+voleri fedelmente erano eseguiti dagli
+altri; ed arte non mancava allo stesso
+Diocleziano per tener contenti i subordinati
+colleghi, con dissimular i loro
+trascorsi, e soprattutto procurando di
+dar nella lesta ai seminatori di zizzanie
+e di false relazioni, perchè certo dal
+suo canto egli non ometteva diligenza
+alcuna per conservar la buona intelligenza
+ed armonia con chi si mostrava
+dipendente da lui. Dicemmo già che
+un <i>Giuliano</i> avea usurpato l'imperio
+nell'Africa. Credesi che in quest'anno
+Massimiano Erculio passasse in quelle
+parti, come poste sotto il comando
+suo nel comparto dell'imperio, ed obbligasse
+<span class="pagenum"><a name="Page_1032" id="Page_1032"></a>[1032]</span>
+quel tiranno a trapassarsi il
+petto col ferro e a gittarsi nel fuoco.
+Abbiamo da Eumene, o sia Eumenio <span class="fnote">[Eumen., in Panegyr. Constant.]</span>,
+che Costanzo, dappoichè fu dichiarato
+Cesare, con tal fretta passò nelle Gallie
+a lui destinate per comandarvi, che
+non v'era per anche giunto l'avviso
+di avervi egli a venire, anzi nè pure
+la notizia della sublime dignità a lui
+conferita. La nuova a lui portata che
+le genti di Carausio tiranno della Bretagna,
+venute con molte vele per mare,
+aveano occupato Gesoriaco (oggidì Bologna
+di Picardia) fu a Costanzo un
+acuto sprone per volar colà ed imprenderne
+l'assedio. Affinchè non potesse
+approdarvi soccorso alcuno per mare,
+nè fuggir di là quella man di corsari,
+fece egli con alte travi, conficcate intorno
+al porto, piantare una forte palizzata.
+Fu obbligata quella guarnigione
+alla resa, e Costanzo l'arrolò fra le
+sue truppe. Il che fatto, quasichè fin
+allora il mare avesse rispettata la palizzata
+suddetta, a forza d' onde la smantellò.
+Diedesi poi Costanzo a far preparamenti
+di navi per liberar la Bretagna
+dalle mani di esso Carausio, il quale
+godea bensì la pace in quell'isola, ma
+non lasciava di star ben armato e in
+guardia per difendersi, qualora si vedesse
+assalito. A quest'anno, o pure
+al seguente, scrive Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> che i
+popoli Carpi e Basterni furono condotti
+ad abitar nelle provincie romane: segno
+che nel loro paese con vittoriosi
+passi erano entrati i Romani, se pur
+coloro non furono dalla forza di altri
+Barbari cacciati dal loro paese. La
+nazion loro vien creduta germanica,
+ma abitante alla Vistola, in quella che
+oggi si chiama Polonia. Probabilmente
+questa guerra appartiene all'anno 294,
+siccome diremo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1033" id="Page_1033"></a>[1033]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCIII" id="CCXCIII"></a>CCXCIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span>
+per la quinta volta e <span class="sc">Marco
+Aurelio Valerio Massimiano Augusto</span>
+par la quarta.
+</p>
+
+<p>
+<i>Settimio Acindino</i> fu in quest'anno
+prefetto di Roma, e continuò in tal dignità
+anche nell'anno seguente. Si aspettava
+<i>Carausio</i>, occupator della Bretagna, la
+guerra dalla parte della Gallia, senza avvedersi
+che una più perniciosa, perchè occulta,
+gli si preparava in casa <span class="fnote">[Aurelius Victor. Eutropius. Eumenes.]</span>. <i>Alletto</i>,
+o sia <i>Alesto</i>, ministro di sua maggior confidenza,
+fosse per timore che piombasse
+il gastigo sopra i delitti da lui commessi,
+o pure per sola vaghezza di comandare,
+l'assassinò con torgli la vita: dopo di
+che prese col titolo d'<i>Augusto</i> il dominio
+di quelle provincie, ed ebbe forza e maniera
+per tenerlo lo spazio di alcuni
+anni. Questo accidente, per cui forse
+rimasero sconcertate alcune segrete
+misure di Costanzo Cesare, cagion fu
+ch'egli per ora non impiegasse l'armi
+sue verso la Bretagna, ma che le volgesse
+contro de' Cauchi, o Camavi, e dei Frisoni,
+che possedevano il paese bagnato
+dalla Schelda, cioè quel che ora vien
+chiamato i Paesi Bassi. Ancorchè in
+quei tempi un tal paese fosse pien di
+boschi e paludi, ossia di acque stagnanti,
+cioè di siti difficili a farvi guerra, tanta
+nondimeno fu l'industria e la ostinazion
+di Costanzo, che ridusse tutte quelle
+barbariche popolazioni a rendersi. Il che
+fatto, trasportò quella gente colle mogli
+e figliuoli nelle Gallie, dando loro terreno
+da coltivare, senza lasciar armi ad
+essi, acciocchè si avvezzassero ad ubbidire,
+senza più pensare a ribellarsi.
+Ciò che in questi tempi operassero i due
+Augusti e Galerio Cesare, resta ignoto.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1034" id="Page_1034"></a>[1034]</span>
+Dalle leggi che abbiamo, date nell'anno
+presente ed accennate dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>, si
+vede Diocleziano soggiornante nell'Illirico,
+o nella Tracia, provincie governate
+da esso Galerio, ma senza apparire quali
+imprese militari si facessero in quelle
+parti. Se vogliam credere ad Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>,
+cominciò Diocleziano in questi tempi a
+farsi adorare qual dio, cioè, per quanto
+io m'avviso, con obbligar le persone ad
+inginocchiarsi davanti a lui, come si
+usava coi boriosi re di Persia, da' quali
+forse avea appreso questo costume, laddove
+bastava in addietro salutare i precedenti
+Augusti con inchinar la fronte,
+come si faceva anche coi giudici. S'egli
+pretendesse di più, nol saprei dire. Proruppe
+ancora in isfoggi di vanità, col
+mettersi a portar gemme nelle vesti, e fino
+nelle scarpe: dal che s'erano guardati quei
+precedenti imperadori che furono in concetto
+di moderati e savii.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCIV" id="CCXCIV"></a>CCXCIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Cesare</span> e <span class="sc">Caio
+Galerio Valerio Massimiano Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Che in quest'anno ancora i due Cesari
+Costanzo e Galerio facessero delle
+prodezze contra de' Barbari, si può dedurre
+da Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian., Oratione I.]</span> e dal
+panegirista di Costantino Augusto, cioè
+da Eumenio <span class="fnote">[Eumenes, Panegyr. 7 Costant., cap. 6.]</span>. Oltre all'aver essi cacciato
+dalle terre romane i Barbari, che
+da gran tempo vi si erano annidati, e
+le coltivavano come sue proprie, quel
+panegirista parla di diverse altre nazioni
+germaniche, nel paese delle quali entrò
+il valoroso Costanzo, seguitandolo la
+vittoria dappertutto. Parte egli sterminò
+que' popoli, trovandoli resistenti; e parte
+<span class="pagenum"><a name="Page_1035" id="Page_1035"></a>[1035]</span>
+umiliati trasse ad abitar nelle provincie
+romane, per accrescerne la popolazione
+e coltura. Continuava in questi
+tempi Diocleziano Augusto a dimorar
+nell'Illirico insieme con Galerio Cesare,
+come si ricava da alcune leggi, e verisimilmente
+attendevano nelle parti della
+Pannonia e Mesia a tenere in freno i
+Barbari, sempre ansanti di bottinar nel
+paese romano. Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> scrive che
+furono in quest'anno fabbricate delle
+fortezze nel paese de' Sarmati di là dal
+Danubio in faccia delle città di Acinco
+e Bononia. E a questi tempi verisimilmente
+appartiene ciò che lasciò scritto
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, con dire che Diocleziano
+e Valerio Massimiano varie guerre fecero
+unitamente, o separatamente, e che
+soggiogarono i Carpi e Bastarni, de' quali
+parlò Eusebio all'anno 292, coll'aver
+inoltre dato delle rotte ai Sarmati. Gran
+copia ancora di costoro fatta prigioniera
+fu poscia da essi principi trasportata
+nelle provincie romane, e concedute loro
+terre incolte per sostentamento delle lor
+famiglie, e con vantaggio del pubblico.
+Presso il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span> si veggono
+medaglie di Diocleziano colla <i>Vittoria
+Sarmatica</i>, le quali si può credere che
+sieno da riferire all'anno presente.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCV" id="CCXCV"></a>CCXCV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Caio</span> papa 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tosco</span> ed <span class="sc">Anullino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Che <i>Mummio Tosco</i> fosse appellato
+il primo console, <i>Annio Cornelio Anullino</i>
+il secondo, lo conghietturò il Panvinio <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span>,
+perchè troveremo, andando innanzi, questi
+due personaggi prefetti di Roma. Lodevole
+è bensì, ma non sicura, una tal
+conghiettura, e perciò del loro solo cognome
+<span class="pagenum"><a name="Page_1036" id="Page_1036"></a>[1036]</span>
+io mi contento. La prefettura di
+Roma fu in quest'anno appoggiata ad
+<i>Aristobolo</i>. Per attestato d'Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, i
+popoli Carpi, che abbiam detto sottomessi
+nell'anno precedente, acciocchè
+non alzassero più le corna, furono obbligati
+a mutar cielo, con venire ad abitar
+nella Pannonia. Abbiamo delle leggi
+date in quest'anno, in cui Diocleziano
+Augusto seguitò a soggiornar nella Pannonia
+e Mesia. Probabilmente tra per le
+vittorie riportate contra de' Sarmati in
+quelle parti, e pel buon ordine ch'egli
+diede, restarono que' paesi in pace:
+laonde potè esso Augusto far preparamenti
+per ricuperare l'Egitto, siccome
+dirò all'anno seguente. Si può parimente
+credere che in questi tempi Galerio Massimiano,
+per adular Diocleziano suocero
+suo, e Valeria di lui figlia, moglie sua <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 15. Aurelius
+Victor, in Epitome. Ammianus, lib. 19.]</span>,
+desse il nome di Valeria ad una parte
+della Pannonia, ossia della moderna
+Ungheria, dopo aver quivi tagliate vastissime
+selve per ridurre quel territorio
+a coltura. Circa questi tempi ancora
+sembra che succedesse ciò che narrano
+Eumenio <span class="fnote">[Eumen., Oration. de Schol. restaur.]</span> e l'autore del panegirico
+di Massimiano e Costantino <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Maximian., cap. 8.]</span>: cioè
+l'aver Massimiano Erculio Augusto domati
+i popoli ferocissimi della Mauritania,
+con aver poscia trasportata gran copia
+di essi in altri paesi.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCVI" id="CCXCVI"></a>CCXCVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span>
+per la sesta volta e <span class="sc">Flavio Valerio
+Costanzo Cesare</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+La carica di prefetto di Roma, secondo
+l'antico Catalogo del Cuspiniano
+<span class="pagenum"><a name="Page_1037" id="Page_1037"></a>[1037]</span>
+e Bucherio, fu esercitata da <i>Cassio Dione</i>
+in quest'anno, nel quale mancò di
+vita <i>Caio</i> romano pontefice <span class="fnote">[Anastas. Bibliothecar.]</span>. A lui
+succedette nella sedia di San Pietro <i>Marcellino</i>.
+Fecondo di vittorie fu l'anno
+presente ai principi romani, se pur si
+può accertare nella cronologia di quei
+fatti, fatti per altro certissimi. Costanzo
+Cesare, ardendo sempre di voglia di
+riacquistar la Bretagna, con torla dalle
+mani dell'usurpatore <i>Alletto</i> <span class="fnote">[Eumenes, in Constant. Eutropius. Aurelius
+Victor.]</span>, teneva
+già in ordine buon esercito e poderose
+flotte per far vela verso colà. Ma sospettando
+che i Franchi ed altri popoli della
+Germania, allorchè vedessero lui impegnato
+nella guerra oltre mare, secondo
+il lor uso, tentassero d'inquietar le Gallie,
+raccomandossi a Massimiano Augusto,
+padrigno di sua moglie, pregandolo di
+venir alla difesa di que' confini. Venne
+in fatti, per attestato d'Eumenio, Massimiano
+al Reno, e bastante fu la sua presenza
+a tenere in briglia i popoli nemici.
+Intanto con ardore incredibile si mossero
+le flotte di Costanzo verso la Bretagna.
+Su quella ch'era a Gesoriaco, cioè
+a Bologna di Picardia, s'imbarcò egli;
+ed ancorchè il mare fosse gonfio, e poco
+favorevole il vento, pure animosamente
+sciolse dal lido. Pervenuto questo avviso
+all'altra flotta preparata alla sboccatura
+della Senna, accrebbe il coraggio a quei
+soldati e marinari in maniera, che al
+dispetto del tempo contrario si mossero
+anch'essi. Era comandante d'essa <i>Asclepiodoto</i>
+prefetto del pretorio. Riuscì a
+questa col benefizio d'una densa nebbia
+di andar a dirittura con prospero cammino
+nella Bretagna, senza essere scoperta
+da Alletto, che colla sua s'era
+postato in osservazione all'isola Vetta,
+oggidì di Wight. Appena ebbe Asclepiodoto
+afferrato il lido, e sbarcate le truppe
+e le munizioni tutte, che fece dar
+fuoco alle navi, acciocchè i suoi, veggendosi
+tolta la speranza d'ogni scampo,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1038" id="Page_1038"></a>[1038]</span>
+sapessero che nelle lor sole braccia era
+riposta la salute, ed anche per impedir
+che que' legni non cadessero in poter
+de' nemici. Atterrito Alletto parte dalla
+notizia che Costanzo veniva contra di lui
+con una flotta, e che l'altra, già pervenuta
+in terra ferma, minacciava tutte
+le sue città, lasciata andare l'armata sua
+navale, co' suoi se ne ritornò anch'egli
+indietro, e si mise in campagna contra
+di Asclepiodoto. Senza aspettare di aver
+unite tutte le sue forze, e senza nè pur
+mettere in ordine di battaglia quelle che
+seco avea, coi soli Barbari di suo seguito
+assalì egli dipoi i Romani. Rimase sconfitto,
+ed anch'egli lasciò nel combattimento
+la vita, con essersi poi appena
+potuto discernere il cadavero suo, per
+aver egli deposto l'abito imperiale, che
+avrebbe potuto farlo conoscere nella
+zuffa o nella fuga. Ma forse molto più
+tardi accadde la caduta di costui. Intanto
+la flotta, dove era Costanzo Cesare,
+più per accidente che per sicura
+condotta, a cagion delle folte nebbie,
+imboccò il Tamigi, e per esso si spinse
+fino alla città di Londra. L'arrivo suo
+fu la salute di quel popolo; imperciocchè
+essendosi ridotti colà i Franchi ed altri
+Barbari che si erano salvati dalla rotta
+di Alletto, mentre concertavano fra loro
+di dare il sacco alla città, e poi di fuggirsene,
+eccoli giugnere loro addosso
+Costanzo colle sue milizie, e tagliarli lutti
+a pezzi, con salvar le vite e i beni di
+que' cittadini. Così in poco tempo tutto
+quel paese della Bretagna, che ubbidiva
+già all'aquile romane, tornò alla division
+di Costanzo, con estremo giubilo di quei
+popoli, per vedersi liberi dai tiranni e
+dai Barbari ausiliarii, e più perchè trovarono
+in Costanzo non un nemico, nè
+un vendicativo, ma un principe pien di
+clemenza. Perdonò egli a tutti, ed anche
+ai complici della ribellione <span class="fnote">[Eumenes., Panegyr. Constant., cap. 6.]</span>, e fece
+restituire ai particolari tutto quanto era
+stato loro tolto o dai tiranni passati, o
+<span class="pagenum"><a name="Page_1039" id="Page_1039"></a>[1039]</span>
+dalle sue medesime milizie. Così fu restituita
+le quiete e l'allegrezza alle contrade
+romane della Bretagna; e i popoli,
+non per anche soggiogati in essa, un
+sommo rispetto cominciarono ad osservare
+verso i Romani. Le Gallie anche
+esse restarono libere dalle molte vessazioni
+patite in addietro per cagione di
+que' corsari.
+</p>
+
+<p>
+A questo medesimo anno, se non
+falla la Cronica d'Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, si dee riferir
+la spedizione di Diocleziano Augusto
+contra di <i>Achilleo</i> usurpatore
+dell'Egitto <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Eutrop., in
+Breviar.]</span>. Tenne egli assediata per
+otto mesi Alessandria, e, secondo Giovanni
+Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronograph.]</span>, le tolse l'uso dell'acqua,
+con rompere gli acquidotti. Finalmente
+entratovi, dimentico affatto della
+clemenza, non solamente tolse di vita il
+tiranno ed altri suoi complici, ma permise
+a' suoi soldati il sacco di quella
+insigne città, e poi, datole il fuoco, ne
+fece diroccar le mura. Innumerabili
+furono coloro che rimasero spogliati
+delle lor facoltà e cacciati in esilio. Una
+favola sarà il raccontar esso Malala, che
+avendo Diocleziano ordinato che non si
+cessasse di uccidere gli Alessandrini,
+finchè il sangue loro non arrivasse ai
+ginocchi del suo cavallo, per accidente
+nell'entrar egli nella città, inciampando
+il suo cavallo in un uomo ucciso, si
+tinse di sangue il ginocchio. Diocleziano
+allora comandò che desistessero dalla
+strage, per essersi adempiuto il suo giuramento:
+perlochè quel popolo alzò
+dipoi una statua di bronzo al di lui cavallo.
+Il solo Eumenio da panegirista
+adulatore esalta la clemenza di Diocleziano,
+con cui avea data la pace all'Egitto;
+imperciocchè lo stesso Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>,
+oltre ad altri scrittori <span class="fnote">[Euseb., in Chron. Orosius et alii.]</span>, ci
+assicura ch'egli con somma crudeltà
+trattò que' popoli. Galerio Massimiano
+<span class="pagenum"><a name="Page_1040" id="Page_1040"></a>[1040]</span>
+presso Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccl. lib. 8, cap. 17.]</span> si truova intitolato
+<i>Egiziano</i> e <i>Tebaico</i>: indizio ch'egli,
+siccome il bravo Diocleziano, faticò in
+quella impresa. Nella Istoria Miscella <span class="fnote">[Histor. Miscella in Dioclet.]</span>
+è scritto che Costantino figlio di Costanzo
+accompagnò Diocleziano colà, e militando
+diede più segni del suo valore. Se poi
+crediamo a Suida <span class="fnote">[Suidas, in Excerpt.]</span>, in questa occasione
+fece Diocleziano cercare e bruciare
+quanti libri potè ritrovare che trattassero
+d'alchimia, cioè di cangiare i metalli,
+convenendoli in oro ed argento. Credono
+alcuni che, prestando egli fede a
+que' decantati segreti, volesse levare a
+que' popoli i mezzi da ribellarsi. Più probabile
+è, che, tenendoli per cose vane,
+siccome sono in fatti, egli cercasse di
+guarir quella gente da cotal malattia.
+Quando quei libri avessero contenuto
+il segreto di far oro ed argento, non
+era sì corto di giudizio Diocleziano che
+gli avesse dati alle fiamme: avrebbe saputo
+ritenerli per valersene in suo pro.
+Oltre a questo, egli visitò tutto il paese;
+ed abbiamo da Procopio <span class="fnote">[Procop., de Reb. Pers., lib. 1, cap. 19.]</span>, che avendo
+trovato un gran tratto di paese nell'alto
+Egitto confinante coll'Etiopia, o sia colla
+Nubia, il cui mantenimento portava
+più spesa che profitto a cagion delle
+scorrerie che vi faceano continuamente
+i Nubiani, per via di una convenzione
+lo rilasciò ai medesimi, con obbligarli a
+tenere in freno i Blemmii ed altri popoli
+dell'Arabia, acciocchè non molestassero
+l'Egitto. Aggiugne Olimpiodoro <span class="fnote">[Olympiodorus, Eclog. in Histor. Byzant.]</span> che
+Diocleziano, invitato dai Blemmii, andò
+a divertirsi nel loro paese, e che loro
+accordò un'annua pensione per averli
+amici: il che a nulla servì col tempo,
+essendo troppo avvezzi coloro al mestier
+del rubare, che tuttavia a' dì nostri continua
+in quel paese, altri non essendo
+stati i Blemmii, se non una nazione d'Arabi
+masnadieri. Osserva ancora Procopio
+che in que' paesi erano miniere di
+<span class="pagenum"><a name="Page_1041" id="Page_1041"></a>[1041]</span>
+smeraldi; il che veggo confermato dai
+moderni viaggiatori, i quali nondimeno
+asseriscono non sapersi più il sito di
+quelle, per vendetta fatta da un principe
+d'Arabi, perseguitato indebitamente dall'avarizia
+turchesca.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCVII" id="CCXCVII"></a>CCXCVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto</span>
+per la quinta volta e <span class="sc">Caio Galerio
+Massimiano Cesare</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+<i>Afranio Annibaliano</i> tenne in questo
+anno la prefettura di Roma. Se fosse
+vero che nell'anno presente Eumenio
+recitata avesse la sua orazione delle
+scuole di Autun, come ha creduto il
+padre Pagi con altri <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. De la Baune et alii.]</span>, sarebbe da dire
+che in quest'anno fosse già cominciata
+la guerra fatta da Galerio Massimiano
+contro ai Persiani. Ma non è ciò
+esente da dubbii, potendo essere che nel
+corrente anno, o pur nel seguente, come
+pensa il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, quell'orazione
+venisse recitata, non contenendo essa
+indizio certo dell'anno, oltre all'aver
+anche alcuni dubitato se Eumenio ne
+sia l'autore. Sia dunque a me permesso
+rammentar qui la guerra persiana di
+Galerio, giacchè Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>, Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span>,
+Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> e la Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chronic. Alexandrinam.]</span>
+la riferiscono dopo la liberazion dell'Egitto:
+confessando io nondimeno che Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> e Giovanni Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronograph.]</span>
+sembrano rapportarla al tempo avanti.
+Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> ne parla come se fossero
+tutte e due nello stesso tempo succedute.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1042" id="Page_1042"></a>[1042]</span>
+Regnava allora nella Persia non so se
+Narseo, o sia Narse, o Narsete, o pur
+Vararane, principe ambizioso, che s'era
+messo in testa di non la cedere a Sapore,
+avolo suo, nella gloria di conquistatore.
+Avea egli già tolto ai Romani l'Armenia,
+e con formidabil armata minacciava
+il resto dell'Oriente. Diocleziano,
+per attestato di Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecutor., cap. 9.]</span>, non si
+sentendo voglia di far pruova del suo
+valore contra di coloro, per non incorrere
+nella sciagura di Valeriano Augusto,
+diede, secondo il solito, l'incumbenza
+d'essa guerra al suo gran campione,
+cioè a Galerio Massimiano Cesare, con
+andarsene egli a riposare in Antiochia
+col pretesto di attender ivi alla spedizione
+di gente e di viveri all'armata di
+Galerio a misura de' bisogni. Era Galerio
+uomo arditissimo, ed Orosio <span class="fnote">[Orosius, Histor., lib. 7, cap. 25.]</span> parla
+di due combattimenti contro i Persiani,
+ma senza dirne l'esito. Convengono
+poi tutti gli storici <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome. Julianus,
+Oratione I. Ammianus Marcellin. et alii.]</span> che in un
+d'essi, o pure nel terzo, egli totalmente
+rimase sconfitto dai nemici, non già per
+sua dappocaggine, ma per sua temerità,
+avendo voluto con poche schiere de' suoi
+assalir le moltissime dei Persiani. Da una
+o due parole di Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>, e da altre di
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> e di Rufo Festo <span class="fnote">[Rufus Festus, in Breviar.]</span>, ricaviamo
+che lo stesso Galerio venne in persona
+ad informar Diocleziano de' suoi sinistri
+avvenimenti; ma fu sì sgarbatamente, e
+con tale alterigia e sprezzo ricevuto da
+Diocleziano, che fu costretto a tenergli
+dietro per più di un miglio di viaggio a
+piedi vicino alla carrozza con tutto il
+suo abito di porpora indosso. Potrebbe
+essere che nel precedente anno tutto
+questo avvenisse. Ma per tal disavventura
+ed ignominia in vece di perdere
+il coraggio, Galerio maggiormente si
+sentì animato alla vendetta. Raunato
+<span class="pagenum"><a name="Page_1043" id="Page_1043"></a>[1043]</span>
+dunque un possente esercito <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Getic., cap. 21. Lactantius,
+de Mortibus Persecut., cap. 9. Rufus Festus,
+in Breviar. Eutropius et alii.]</span>, massimamente
+di veterani e di Goti nell'Illirico
+e nella Mesia, con esso passò
+nell'Armenia, per azzuffarsi di nuovo
+col re persiano. Diocleziano anch'egli
+con molte forze si avvicinò ai confini
+della Persia nella Mesopotamia, per fiancheggiar
+Galerio, ma lungi dai pericoli.
+Mirabile fu questa volta la circospezione
+e sagacità di Galerio, dopo aver imparato
+dianzi alle sue spese. In persona
+con due soli compagni andò egli prima
+a spiare l'armata nemica, e seppe sì
+ben disporre le insidie e cogliere il tempo,
+che, assalito all'improvviso il campo
+nemico, superiore bensì di forze, ma
+impedito da gran bagaglio, interamente
+lo disfece con orrido macello della gente
+persiana. Scrive Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> che il
+re loro se ne fuggì portando seco per
+buona ricordanza del fatto una ferita.
+Ma restò prigioniera la di lui moglie, o
+pure, come altri vogliono, le di lui mogli,
+sorelle e figliuoli dell'uno e l'altro
+sesso, con assaissime altre persone della
+prima nobiltà della Persia. Lo spoglio
+del campo nemico fu d'immense ricchezze,
+e ne arricchirono tutti i soldati.
+Ebbe cura Galerio, per attestato di Pietro
+Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patritius, de Legat. Tom. I Histor.
+Byzant.]</span>, che fossero trattale con
+tutta proprietà e modestia le principesse
+prigioniere: atto sommamente ammirato
+dai Persiani, i quali furono forzati
+a confessare che i Romani andavano
+loro innanzi, non meno nel valore dell'armi
+che nella pulizia de' costumi.
+Avrà pena il lettore a credere ad Ammiano
+Marcellino <span class="fnote">[Ammianus Marcellinus, lib. 22.]</span>, allorchè racconta,
+che avendo un soldato trovato in quell'occasione
+un sacco di cuoio, se pur
+non fu uno scudo, dove era gran quantità
+di perle, gittò via le perle, contento del
+solo scudo o sacco: tanto erano allora
+<span class="pagenum"><a name="Page_1044" id="Page_1044"></a>[1044]</span>
+le armate romane lontane del lusso, e
+ignoranti nelle cose di vanità. Certo un
+grande ignorante dovea essere costui!
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span> lasciò scritto
+che Arsane regina di Persia, rimasta
+prigioniera, fu condotta ad Antiochia, ed
+ivi nel delizioso luogo di Dafne per alcuni
+anni con tutto onore mantenuta da
+Diocleziano, finchè, fatta la pace, fu restituita
+al marito. Aggiunge ch'esso Augusto
+per la vittoria suddetta provar
+fece a tutte le province la sua liberalità.
+Ma non sussiste che per alcuni anni
+durasse la prigionia della regina persiana.
+Imperciocchè Narse, dopo essere
+fuggito sino alle parti estreme del suo
+reame, rivenne in sè stesso, e spedì a
+Galerio uno de' suoi più confidenti <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legat. Tom. I Hist.
+Byzant.]</span>,
+per nome Afarban, affinchè umilmente
+il pregasse di pace, con dargli un foglio
+in bianco per quelle condizioni che più
+piacessero ad esso Galerio. Nè altro
+chiedeva quel re, fuorchè la restituzion
+delle sue donne e de' suoi figliuoli, perchè
+nel resto sperava buon trattamento
+dalla generosità romana, la quale non
+vorrebbe troppo eclissata la monarchia
+persiana, cioè uno dei due occhi, o pur
+dei due soli che si avesse allora la terra.
+L'ambasciata andò; e Galerio in collera
+rispose che non toccava ai Persiani il
+domandare ad altrui della moderazion
+nella vittoria dopo gl'indegni trattamenti
+da lor fatti a Valeriano Augusto, e che
+egli restava più tosto offeso delle lor
+preghiere. Nientedimeno voleva ben ricordarsi
+del costume de' Romani, avvezzi
+a vincere i superbi e resistenti, e a
+trattar bene chi si sottometteva. Con
+questo licenziò l'ambasciatore, dicendogli
+che il di lui padrone sperasse di riveder
+presto persone a lui tanto care.
+Venne Galerio a Nisibi nella Mesopotamia,
+dove si trovava Diocleziano, per conferir
+seco le proposizioni del re nemico.
+Con grande onore fu allora ricevuto, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_1045" id="Page_1045"></a>[1045]</span>
+si trattò fra loro se si avea da dar
+mano alla pace. Pretendeva Galerio che
+si seguitasse la vittoria <span class="fnote">[Aurelius Victor, Epitome.]</span>, in guisa che
+si facesse della Persia una provincia
+soggetta all'imperio romano. Ma Diocleziano,
+che la volea finire, e più dell'altro
+scorgeva quanto fosse malagevole
+il tenere in ubbidienza quel vasto regno,
+si ridusse a più discrete pretensioni. Fu
+dunque spedito a Narse il segretario Sicorio
+Probo, il quale, trovato il re nella
+Media vicino al fiume Asprudis, fu molto
+onorevolmente accolto; ma non ebbe
+sì tosto udienza, perchè Narse volle dar
+tempo a' suoi fuggiti dalla battaglia di
+comparir colà. L'udienza fu fata alla
+presenza del solo Afarban e di due altri;
+e Probo dimandò che il re cedesse ai
+Romani cinque provincie poste di qua
+dal fiume Tigri verso la di lui sorgente,
+ciò l'Intelene, la Sofene, l'Arzacene,
+la Carduene e la Zabdicene. Pretese
+inoltre che il Tigri fosse il divisorio
+delle monarchie, Nisibi il luogo di commercio
+fra le due nazioni; che l'Armenia
+sottoposta ai Romani arrivasse fino
+al castello di Zinta sui confini della Media;
+e che il re d'Iberia ricevesse la
+corona dall'imperatore. A riserva dell'articolo
+Nisibi, Narse accordò tutto, e
+rinunziò ad ogni sua pretensione sopra
+la Mesopotamia: con che seguì la pace,
+e furono restituiti i prigioni. Gloria ed
+utilità non poca provenne dalla suddetta
+vittoria all'imperio romano; perchè, a
+testimonianza di Rufo Festo <span class="fnote">[Rufus Festus, in Breviario. Libanius, in
+Basilic.]</span>, durò
+la stabilita pace sino ai suoi giorni,
+cioè per quaranta anni, avendola rotta
+i Persiani solamente verso il fine del
+governo di Costantino, per riaver le
+provincie cedute, siccome in fatti le
+riebbero. Galerio per questa sì fortunata
+campagna si gonfiò a dismisura; e,
+siccome avvertì Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec.]</span>, prese i
+titoli fastosi di <i>Persico, Armeniaco, Medico</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1046" id="Page_1046"></a>[1046]</span>
+e <i>Adiabenico</i>, quasichè egli avesse soggiogate
+tutte quelle nazioni. Quel che è
+più ridicolo, da lì innanzi egli affettò il
+titolo di <i>figliuolo di Marte</i>, laonde Diocleziano
+cominciò a temer forte di lui. Si
+sa che nel presentare a Galerio le lettere
+di esso Diocleziano col titolo consueto
+di <i>Cesare</i>, più volte egli esclamò dicendo:
+<i>E fin a quando io dovrò ricevere questo
+solo titolo?</i> Potrebbe essere che nel presente
+anno ancora Massimiano Augusto
+e Costanzo Cloro Cesare riportassero
+altre vittorie dal canto loro contra dei
+Barbari; ma giacchè il tempo preciso
+delle loro imprese non si può fissare,
+parlerò dei loro fatti negli anni seguenti.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCVIII" id="CCXCVIII"></a>CCXCVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Anicio Fausto</span> e <span class="sc">Virio Gallo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Così ho io descritto i nomi di questi
+consoli, appoggiato a due iscrizioni che
+si leggono nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag 370.]</span>, senza
+dare a <i>Fausto</i> il secondo consolato, come
+alcuno ha tenuto; e con chiamare
+il secondo console <i>Virio</i>, e non <i>Severo</i>,
+come fa la Cronica Alessandrina. <i>Artorio
+Massimo</i>, per attestato degli antichi cataloghi,
+fu prefetto di Roma in questo
+anno. Potrebbe essere che all'anno presente
+appartenesse la guerra fatta da
+Costanzo Cesare contra degli Alamanni.
+Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> la riferisce circa questi tempi.
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> e Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span> ne parlano
+prima della guerra di Persia. Erano in
+armi gli Alamanni, e con poderoso esercito
+venuti alla volta di Langres nelle
+Gallie, sorpresero in maniera Costanzo,
+che fu forzato a ritirarsi precipitosamente
+colle sue genti. Pervenuto a quella città,
+vi trovò chiuse le porte, per timore che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1047" id="Page_1047"></a>[1047]</span>
+v'entrassero i nemici. Se volle salvarsi,
+gli convenne farsi tirar su per le mura
+con delle corde. Ma raccolte in meno di
+cinque ore tutte le sue milizie, coraggiosamente
+uscì addosso ai nemici, li
+sbaragliò, e ne fece restar freddi sul
+campo sessantamila, come ha il testo
+latino di Eusebio, Eutropio, Orosio <span class="fnote">[Orosius, lib. 7, cap. 25.]</span>
+e Zonara. Ma chi è pratico delle guerre,
+e sa che d'ordinario troppo da' parziali
+s'ingrandiscono le vittorie, avrà ben
+ragionevolmente dubbio, che invece di
+sessantamila s'abbia a leggere sei mila,
+come appunto sta nel testo greco di
+Eusebio e di Teofane <span class="fnote">[Teophanes, in Chronico.]</span>. In questa battaglia
+restò ferito Costanzo. Eutropio
+dopo sì gloriosa vittoria seguita a dire
+che Massimiano Augusto nell'Africa
+terminò la guerra contro ai Quinquegenziani
+con averli domati, e costretti
+a chieder pace, ch'egli loro non negò.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCXCIX" id="CCXCIX"></a>CCXCIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCXCIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 16.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span>
+per la settima volta e <span class="sc">Marco Aurelio
+Valerio Massimiano Augusto</span> per
+la sesta.
+</p>
+
+<p>
+Fu in quest'anno esercitata la prefettura
+di Roma da <i>Anicio Fausto</i>. Da
+che Diocleziano Augusto ebbe scelto per
+sè il governo dell'Oriente, per l'affetto
+da lui preso a quel soggiorno, si diede
+ad abbellir di nuove fabbriche l'insigne
+città di Antiochia, cioè la Roma di quelle
+contrade; ma specialmente v'attese
+da che ebbe ricuperato l'Egitto, e terminata
+felicemente la guerra co' Persiani,
+per essere succeduta un'invidiabil pace.
+Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span>, siccome di patria
+Antiocheno, merita ben qualche fede,
+allorchè descrive le sontuose opere di
+<span class="pagenum"><a name="Page_1048" id="Page_1048"></a>[1048]</span>
+lui in ornamento d'Antiochia, e per sicurezza
+delle frontiere romane. Scrive
+egli dunque che in quella città fabbricò
+un vasto palazzo, di cui già avea Gallieno
+gittati i fondamenti, siccome ancora
+un bagno pubblico vicino al circo, a cui
+diede il nome di terme diocleziane. Furono
+ancora, d'ordine suo, fabbricati i
+pubblici granai, per riporvi i grani, con
+regolar le misure del frumento e delle
+altre cose venali, affinchè i mercatanti
+non venissero danneggiati dai soldati.
+Inoltre fabbricò nel luogo di Dafne lo
+stadio, acciocchè ivi dopo i giuochi olimpici
+si coronassero i vincitori. Quivi
+ancora eresse i templi di Giove Olimpico,
+di Apolline e di Nemesi, incrostandoli
+di marmi pellegrini. Parimente fabbricò
+sotterra un tempio ad Ecate, al quale si
+scendeva per trecento sessantacinque
+gradini; e in Dafne un palazzo, dove
+potessero alloggiar gl'imperadori andando
+colà, quando in addietro stavano sotto
+le tende. Quivi pure, siccome ancora in
+Edessa e in Damasco, dispose botteghe,
+per lavorarvi ogni sorta d'armi ad uso
+della guerra, e per impedir le frequenti
+scorrerie degli Arabi. Oltre a ciò, in
+Antiochia da' fondamenti eresse una
+zecca, e fra alcuni altri bagni uno, a cui
+diede il nome di senatorio. Nè questo
+bastò al suo magnifico genio. Si applicò
+ancora ad alzar castella e fortezze ai
+confini, mettendo guarnigioni di soldati
+dappertutto; e valenti capitani per custodir
+quelle frontiere. Abbiamo confermata
+da Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 23, cap. 11.]</span> questa diligenza
+di Diocleziano, siccome ancora da Procopio <span class="fnote">[Procop., de Ædicti., lib. 1, cap. 6.]</span>,
+i quali scrivono aver egli specialmente
+fortificato di mura e di torri il
+castello di Cercusio, o sia Circesio, nella
+Mesopotamia. L'autore <span class="fnote">[Eumen., Orat. de Schol. restaurand.]</span> inoltre della
+orazione pel ristoramento delle scuole
+in Autun, parla di varie città già deserte,
+e divenute covili di fiere, le quali dalla
+diligenza degli Augusti e Cesari di questi
+<span class="pagenum"><a name="Page_1049" id="Page_1049"></a>[1049]</span>
+tempi erano state rimesse io buono stato
+e popolate. Fa egli eziandio menzione
+delle fortezze alzate al Reno, al Danubio,
+all'Eufrate per guardia del paese romano.
+Se vogliamo stare alla testimonianza di
+Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, ebbe Massimiano Augusto
+guerra in quest'anno coi Marcomanni,
+popoli della Germania, e fracassò le loro
+squadre: della qual vittoria fecero anche
+menzione Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> ed Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCC" id="CCC"></a>CCC</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCC</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 17.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperatore 15.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Cesare</span> per la
+terza volta e <span class="sc">Caio Valerio Galerio
+Massimiano Cesare</span> per la terza.
+</p>
+
+<p>
+L'essere nominato <i>Costanzo</i> Cesare
+ne' Fasti prima di <i>Galerio</i>, avvalora l'opinion
+di coloro che gli attribuiscono
+la preminenza, allorchè egli fu eletto
+Cesare. <i>Appio Pompeo Faustino</i>, secondo
+gli antichi Cataloghi <span class="fnote">[Panvin., in Fastis Consul.]</span>, esercitò in
+quest'anno la prefettura di Roma. Alcune
+leggi, che si possono riferire all'anno
+presente, ci fan vedere Diocleziano
+dimorante in questi tempi nelle città
+della Tracia e dell'Illirico, e massimamente
+a Sirmio. Il dirsi poi da Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>
+che dopo la guerra persiana furono
+vinti i Sarmati, e domati i popoli
+Carpi e Bastarni, se veramente riguardasse
+l'anno presente, ci farebbe intendere
+perchè Diocleziano si trattenesse
+in quelle parti della giurisdizion di Galerio,
+cioè per secondare le di lui militari
+imprese contra di que' Barbari. Ma
+per conto de' Carpi e Bastarni, la Cronica
+d'Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> ce li rappresenta molto
+prima soggiogati, e trasportati ad abitar
+<span class="pagenum"><a name="Page_1050" id="Page_1050"></a>[1050]</span>
+nelle provincie romane. Parla il medesimo
+Eusebio delle terme diocleziane che
+si cominciarono a fabbricare (secondochè
+crede il padre Pagi) <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> circa questi
+tempi in Roma, e furono poi compiute
+da Costantino; fabbrica di maravigliosa
+mole, di cui son da vedere gli scrittori
+che hanno illustrato Roma antica. Similmente
+Massimiano Erculio Augusto
+si applicò ad edificar le terme massimiane
+in Cartagine. Frequentissimo in
+questi secoli era dappertutto l'uso dei
+bagni, che pure troviamo da sì lungo
+tempo dismesso per quasi tutta l'Europa.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCI" id="CCCI"></a>CCCI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 18.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 16.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Tiziano</span> per la seconda volta e
+<span class="sc">Nepoziano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Si parla in un'iscrizione pubblicata
+dal Fabretti <span class="fnote">[Fabrettus, Inscript., pag. 208.]</span> di un <i>Tito Flavio Postumio
+Tiziano console</i>. Egli da me è creduto
+quegli stesso che in quest'anno
+procedette console, perciocchè noi vedremo
+all'anno 505 <i>Postumio Tiziano</i>
+prefetto di Roma. Per l'anno presente
+quella prefettura fu data ad <i>Elio Dionisio</i>.
+Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chron.]</span> riferisce un orribil tremuoto
+che in questi tempi si fece sentire
+in Sidone e Tiro, colla rovina di moltissimi
+edifizii, ed oppressione di popolo
+innumerabile. Quali imprese in questi
+tempi facesse Costanzo Cloro Cesare
+nelle Gallie, non sappiam dirlo, nè a
+qual anno appartenga il raccontarsi da
+Eumenio <span class="fnote">[Eumenes, Panegyric. Const.]</span>, nel panegirico a Costantino
+Augusto, che Costanzo suo padre nei
+campi di Vindone, creduto oggidì un
+luogo nel cantone di Berna, fece una
+grande strage di nemici. Oltre a ciò,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1051" id="Page_1051"></a>[1051]</span>
+essendo passata una sterminata moltitudine
+di nazioni germaniche col benefizio
+del ghiaccio nella grande isola formata
+dal Reno, cioè nella Batavia, allo
+improvviso scioltosi il ghiaccio, restò ivi
+di maniera ristretta, che fu obbligata a
+rendersi prigioniera a Costanzo. Non è
+improbabile che verso questi tempi un
+tal fatto accadesse.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCII" id="CCCII"></a>CCCII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 19.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 17.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Cesare</span> per la
+quarta volta e <span class="sc">Caio Valerio Massimiano
+Cesare</span> per la quarta.
+</p>
+
+<p>
+<i>Nummio Tosco</i> esercitò in quest'anno
+la carica di prefetto di Roma. Gran
+carestia si patì in Oriente, ed arrivò ad
+una esorbitanza il prezzo de' grani <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Lactantius, de Mort.
+Persecut., cap. 7.]</span>.
+Nel ripiego che prese in tal congiuntura
+Diocleziano, si desiderò la prudenza;
+imperciocchè ordinò che ad un prezzo
+mediocre si vendesse il grano: dal che
+venne che i mercanti non ne vendevano
+più, nè faceano venirne da lontani paesi:
+sicchè crebbe di lunga mano la penuria
+e la fame, e succederono sedizioni ed
+ammazzamenti, con essere in fine costretto
+l'imperadore a levar quella tassa, e
+a lasciare che il mondo per questo conto
+si governasse da sè stesso. Può essere
+che tale carestia si stendesse anche allo
+Egitto, paese per altro scelto a pascere
+gli altri coll'abbondanza sua. Certamente
+abbiamo dalla Cronica di Alessandria <span class="fnote">[Chron. Alexandrin.]</span>
+e da Procopio <span class="fnote">[Procop., in Histor. arc.]</span> che Diocleziano
+assegnò alcuni milioni di misure
+di grano, da darsi annualmente in dono
+ai poveri di quel paese, con distribuirlo
+per famiglie: liberalità che durò sino ai
+tempi di Giustiniano Augusto, e sotto di
+<span class="pagenum"><a name="Page_1052" id="Page_1052"></a>[1052]</span>
+lui cessò. Abbiamo da Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>
+che furono dai due Augusti pubblicate
+delle giustissime leggi per la quiete pubblica
+e buono stato delle città, e sopra
+tutto fu abolito l'uffizio dei frumentarii,
+cioè di spie, ossia d'inspettori, che si
+mandavano nelle provincie per indagare
+se v'erano movimenti, abusi e doglianze.
+Sembra che sul principio un tal impiego
+fosse onorevole, e ne ridondasse buon
+utile al pubblico, perchè, informati gli
+Augusti dei disordini occorrenti, vi rimediavano.
+Ma nel progresso del tempo,
+giusta il costume delle umane cose, il
+buon istituto degenerò in una vera peste;
+perchè costoro, con inventar mille false
+accuse, assassinavano chiunque lor non
+piaceva, o non si comperava la loro amicizia;
+e facendo paura anche ai più
+lontani, mettevano in contribuzione tutti
+i paesi. Inoltre buoni regolamenti furono
+fatti per mantenere l'abbondanza de' viveri
+in Roma, e perchè puntualmente fossero
+pagate le milizie e promosse le persone
+meritevoli, e gastigati i malfattori. Finalmente
+si continuò a cingere di belle e
+forti mura la città di Roma, e ad abbellir
+l'altre città con delle nuove e magnifiche
+fabbriche: il che particolarmente
+fu fatto in Cartagine, Nicomedia e Milano.
+Fra gli altri suntuosi edificii Massimiano
+Erculio Augusto in questa ultima
+città fece fabbricar le terme, o vogliam
+dire i bagni, che presero la denominazione
+da lui. Ne fa menzione Ausonio <span class="fnote">[Ausonius, de Urbibus.]</span>
+nella descrizion delle primarie città. Non
+si può negare, v'erano motivi per poter
+appellar felice allora lo stato dell'imperio
+romano; ma, siccome aggiugne
+lo stesso Aurelio Vittore, neppure allora
+mancavano pubblici guai e sconcerti.
+La nefanda libidine di Massimiano Erculio
+Augusto cagionava non pochi lamenti,
+non perdonando egli neppure agli
+ostaggi; e Diocleziano, per non isconciar
+la quiete e gl'interessi suoi proprii, nè
+<span class="pagenum"><a name="Page_1053" id="Page_1053"></a>[1053]</span>
+rompere la concordia con esso Massimiano
+e con Galerio Cesare, chiudeva
+gli occhi, lasciando far loro quanto volevano
+d'ingiustizie e prepotenze. Peggio
+ancora operò nell'anno seguente,
+come fra poco vedremo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCIII" id="CCCIII"></a>CCCIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 20.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 18.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span>
+per l'ottava volta e <span class="sc">Marco Aurelio
+Valerio Massimiano Augusto</span> per
+la settima.
+</p>
+
+<p>
+L'uffizio di prefetto di Roma fu appoggiato
+a <i>Giunio Tiberiano</i> <span class="fnote">[Bucherius, de Cyclo.]</span> in questo
+anno; anno non so s'io dica di funesta,
+oppur di gloriosa memoria alla religione
+cristiana. Funesto, perchè in esso fu mossa
+la più orrida persecuzione che mai patisse
+in addietro la fede di Cristo; glorioso,
+perchè questa fede si mirò sostenuta da
+innumerabili campioni sprezzatori dei
+tormenti e della morte, e che col loro
+martirio accrebbero i cittadini al cielo <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccl., lib. 8, c. 1, et in Chron.]</span>.
+Per testimonianza di Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecutor., cap. 9
+et 10.]</span>,
+fin l'anno di Cristo 298, perchè
+nel sagrificare agli idoli niun segno
+si vedeva nelle viscere delle vittime
+per predir l'avvenire, come si figurarono
+i troppo crudeli pagani, gli aruspici attribuirono
+questo sconcerto al sospetto
+o alla certezza che fosse presente qualche
+cristiano. Allora Diocleziano in collera
+ordinò che non solamente tutte le
+persone di corte, fra le quali non poche
+professavano la religione cristiana, ma
+anche i soldati per le provincie sagrificassero
+agl'idoli, sotto pena d'essere
+flagellati e cassati. Alcuni pochi per questo
+ordine sostennero anche la morte,
+ma per allora gran rumore non si fece.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1054" id="Page_1054"></a>[1054]</span>
+Avvenne che Diocleziano Augusto e Galerio
+Cesare suo genero unitamente
+passarono il verno di quest'anno nella
+Bitinia, nella città di Nicomedia. In quei
+tempi, come confessa Eusebio, per la lunga
+pace s'era bensì in mirabil forma dilatata
+la religion di Cristo, coll'erezion
+d'infiniti templi nelle stesse città per
+tutte le provincie romane; ed innumerabil
+popolo era già divenuto quello degli
+adoratori della croce per l'Oriente e
+per l'Occidente. Ma il loglio era anche
+col grano; già fra gli stessi cristiani
+s'udivano eresie, si mirava l'invidia, la
+frode, la simulazione e l'ipocrisia cresciuta
+fra loro. E fino i vescovi mal d'accordo
+insieme disputavano di precedenze,
+l'un mormorando dell'altro, con giugnere
+poi le lor gregge ad ingiurie e sedizioni,
+e a dimenticare i doveri e i bei
+documenti di sì santa religione. Giacchè
+niun pensava a placar Dio, volle Dio farli
+ravvedere, volle con leggier braccio gastigar
+le loro negligenze, lasciando che i
+pagani sfogassero l'antico lor odio contra
+del suo popolo eletto <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persecutor., cap. 9
+et 10.]</span>. Galerio Cesare
+quegli fu che accese il fuoco. Costui
+da sua madre, donna di villa, asprissima
+nemica de' cristiani, imparò ad abborrirli,
+e ne avea ben dati in addietro dei
+fieri segni; ma in quest'anno decretò
+di sterminarli affatto. Trovandosi egli
+dunque in Nicomedia col suocero Diocleziano,
+quando ognuno credeva che amendue
+per tutto il verno trattassero in secreti
+colloqui dei più importanti affari di
+stato, si venne a sapere che la sola rovina
+de' cristiani si maneggiava ne' lor
+gabinetti. Galerio, dissi, era l'ardente
+promotore di quest'empia impresa. Diocleziano
+fece quanta difesa potè, dicendo
+che pericolosa cosa era l'inquietar tutto il
+mondo romano; e che a nulla avrebbe
+servito, perchè i cristiani erano usati a
+sofferir la morte per tener salda la lor religione;
+e che, per conseguente, sarebbe
+bastato il solamente vietarla ai cortigiani
+<span class="pagenum"><a name="Page_1055" id="Page_1055"></a>[1055]</span>
+e soldati. Fece istanza Galerio che si
+udisse il parer d'alcuni uffiziali della
+corte e dalla milizia. Costoro aderirono
+tutti a Galerio. Volle parimente
+Diocleziano udir sopra ciò gli oracoli
+dei suoi dii e dei sacerdoti gentili. Senza
+che io lo dica, ognuno concepisce qual
+dovette essere la loro risposta. Fu dunque
+stabilito di dar all'armi contra dei
+professori della fede di Cristo; e Galerio
+pretendeva che eglino si avessero da
+bruciar vivi; ma Diocleziano per allora
+solamente accordò che senza sangue si
+procedesse contra di loro.
+</p>
+
+<p>
+Diedesi principio a questa lagrimevol
+tragedia, per attestato di Lattanzio, nel
+dì 25 di febbraio dell'anno presente, in
+cui il prefetto del pretorio con una man
+di soldati si portò alla chiesa di Nicomedia,
+posta sopra una eminenza in
+faccia al palazzo imperiale. Rotte le porte,
+si cercò invano la figura del Dio adorato
+dai cristiani. Vi si trovavano bensì
+le sacre scritture, che furono tosto bruciate,
+e dato il saccheggio a tutti gli arredi
+e vasi sacri. Stavano intanto i due principi
+alla finestra, da cui si mirava la chiesa,
+disputando fra loro, perchè Galerio
+insisteva che se le desse il fuoco, ma con
+prevalere la volontà di Diocleziano, che
+quel tempio si demolisse, per non esporre
+al manifesto pericolo d'incendio le
+case contigue. Restò in poche ore pienamente
+eseguito il decreto, e nel dì seguente
+si vide pubblicato un editto <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 8, cap. 2.]</span>,
+con cui si ordinava l'abbattere sino ai
+fondamenti tutte le chiese dei cristiani,
+il dar alle fiamme tutti i lor sacri libri,
+con dichiarar infame ogni persona nobile,
+e schiavo ciascun della plebe che non
+rinunziasse alla religion di Cristo. Tale
+sul principio fu l'imperial editto, a cui
+poscia fu aggiunto che si dovessero cercar
+tutti i vescovi, ed obbligarli a sagrificare
+ai falsi dii. Finalmente si arrivò a praticare
+i tormenti e le scuri; onde poi venne
+tanta copia di martiri che illustrarono
+la fede di Gesù Cristo, e servirono
+<span class="pagenum"><a name="Page_1056" id="Page_1056"></a>[1056]</span>
+col loro sangue a maggiormente assodarla
+e a renderla trionfante nel mondo.
+Poco dopo la pubblicazion di questo editto
+si attaccò il fuoco due volte al palazzo
+di Nicomedia <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 14.]</span>, dove abitavano Diocleziano
+e Galerio, e bruciò buona parte.
+Costantino, che fu poscia Augusto, e si
+trovava allora in quella città, in una sua
+orazione <span class="fnote">[Constantinus, in Oration. apud Eusebium.]</span> ne attribuisce la cagione ad
+un fulmine e fuoco del cielo. Lattanzio
+tenne, all'incontro, per certo che autor
+di quell'incendio fosse lo stesso Galerio
+Cesare, par incolparne poscia i cristiani,
+e maggiormente irritar Diocleziano contra
+di loro, siccome avvenne. Non aspetti
+da me il lettore altro racconto di questa
+famosa terribil persecuzione del popolo
+cristiano, dovendosi prendere la
+serie della medesima da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 8.]</span>, dal
+cardinal Baronio <span class="fnote">[Baronius, in Annalib.]</span>, dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>,
+dagli Atti dei santi del Bollando <span class="fnote">[Acta Sanctorum Bolland.]</span>, in
+una parola dalla Storia ecclesiastica.
+</p>
+
+<p>
+Circa questi tempi, per quanto si
+raccoglie da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, lib. eod., cap. 6.]</span>, tentarono alcuni
+di farsi imperadori nella Melitene, provincia
+dell'Armenia, e nella Soria. Di
+tali movimenti altro non sappiamo se non
+ciò che il Valerio osservò presso Libanio
+sofista <span class="fnote">[Liban., Oration. 14 et 15.]</span>: cioè che un certo Eugenio
+capitano di cinquecento soldati in Seleucia
+fu forzato dai medesimi a prendere
+la porpora, perchè non poteano più reggere
+alle fatiche loro imposte di nettare
+il porto di quella città. S'avvisò egli di
+occupare Antiochia, ed ebbe anche la
+fortuna di entrarvi con quel pugno di gente;
+ma sollevatosi contra di lui il popolo
+d'essa città, non passò la notte che tutti
+quei masnadieri furono morti o presi. La
+bella ricompensa che per questo atto di
+fedeltà ebbero gli Antiocheni da Diocleziano,
+fu che i principali uffiziali delle
+<span class="pagenum"><a name="Page_1057" id="Page_1057"></a>[1057]</span>
+città d'Antiochia e Seleucia furono
+condannati a morte senza forma di processo
+e senza concedere loro le difese.
+Questo atto di detestabil crudeltà rendè sì
+odioso per tutta la Soria il nome di Diocleziano,
+che anche novanta anni dappoi,
+cioè ai tempi di Libanio, il cui avolo
+paterno fra gli altri perdè allora la vita,
+con orrore si pronunziava il suo nome.
+Abbiamo poi da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 17.]</span> che Diocleziano
+si portò a Roma in quest'anno
+per celebrarvi i vicennali, che cadevano
+nel dì 20 di novembre. Hanno disputato
+intorno a questo passo il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. ad annum 298.]</span>,
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> ed altri, cercando quai vicennali
+si debbano qui intendere, e come
+cadessero questi in quel giorno. Non entrerò
+io in sì fatti litigii, e solamente dirò
+che oggidì son d'accordo i letterati in
+credere celebrato in quest'anno, e non
+già nel precedente, come porta il testo
+della Cronica di Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chronic.]</span>, il trionfo
+romano d'esso Diocleziano, al quale, per
+attestato d'un antico panegirista <span class="fnote">[Incertus, in Paneg. Max. et Const., cap. 8.]</span>, intervenne
+anche Massimiano Augusto,
+siccome partecipe delle vittorie fin qui riportate
+contro ai nemici del romano imperio.
+Con ciò che abbiam detto di sopra
+all'anno 297 della pace seguita col re di
+Persia, secondo la riguardevol autorità
+di Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legation., tom. I Hist. Byzant.]</span>, pare che s'accordi ciò
+che lasciarono scritto il suddetto Eusebio
+ed Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>: cioè che davanti al
+cocchio trionfale furono condotte le mogli,
+le sorelle o i figliuoli di Narse re di Persia,
+i quali già dicemmo restituiti molto prima.
+Si può verisimilmente credere che solamente
+in figura, ma non già in verità,
+comparissero in quel trionfo le principesse
+e i principi suddetti. Parla ancora
+Eutropio di sontuosi conviti dati in questa
+occasione da Diocleziano, ma non già di
+<span class="pagenum"><a name="Page_1058" id="Page_1058"></a>[1058]</span>
+solenni giuochi, siccome costumarono i
+precedenti Augusti; perchè egli, studiando
+il più che potea, il risparmio, si rideva di
+Caro e d'altri suoi predecessori, che, secondo
+lui, scialacquavano il danaro nella
+vanità di quegli spettacoli <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 17.]</span>. Uscirono
+perciò contra di lui varie pasquinate in
+Roma; e non potendo egli sofferire cotanta
+libertà ed insolenza, giudicò meglio
+di ritirarsi da Roma, e di andarsene a
+Ravenna verso il fine dell'anno, senza
+voler aspettare il primo dì dell'anno seguente,
+in cui egli dovea entrar console
+per la nona volta. Ma essendo la stagione
+assai scomoda a cagion del freddo e delle
+pioggie, egli contrasse nel viaggio delle
+febbri, leggiere sì, ma nondimeno costanti,
+che l'obbligarono sempre ad andare
+in lettiga. I cristiani, allora vessati
+in ogni parte, cominciarono a conoscere
+la mano di Dio contra di questo lor persecutore.
+Dissi in ogni parte; ma se n'ha
+da eccettuare il paese governato da Costanzo
+Cesare, cioè la Gallia; imperciocchè,
+per attestato di Lattanzio <span class="fnote">[Idem, cap. 15.]</span>,
+essendo quel principe amorevolissimo
+verso i cristiani, ed estimatore delle lor
+virtù, volle bensì, per non comparir discorde
+da Diocleziano capo dell'imperio,
+che fossero atterrate le lor chiese, ma che
+niun danno o molestia venisse inferita alle
+persone. Anzi, se dice vero Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccl., lib. 7. cap. 13.]</span>,
+furono anche salve le chiese nel paese di
+sua giurisdizione; o se pur ne furono distrutte
+alcune, ciò provenne dal furor dei
+pagani, ma non da comandamento alcuno
+di Costanzo. Come poi si dica che non
+mancassero anche alla Gallia i suoi martiri,
+bollendo la persecuzione suddetta, è
+da vedere il padre Pagi all'anno presente.
+Abbiamo poi dal sopra citato Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, cap. 38.]</span>
+che nel tempo dei vicennali una
+nazion di Barbari, cacciata dai Goti, si
+rifugiò sotto l'ali di Massimiano Augusto,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1059" id="Page_1059"></a>[1059]</span>
+la qual poi presa nelle guardie da Galerio,
+e indi da Massimino, in vece di servire
+ai Romani, li signoreggiò e calpestò
+col tempo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCIV" id="CCCIV"></a>CCCIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcellino</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Diocleziano</span> imperadore 21.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano</span> imperadore 19.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Aurelio Valerio Diocleziano Augusto</span>
+per la nona volta e <span class="sc">Marco Aurelio
+Valerio Massimiano Augusto</span> per
+la ottava.
+</p>
+
+<p>
+Prefetto di Roma noi troviamo nell'anno
+presente <i>Araclio Ruffino</i>. Appena
+ebbe principio la persecuzion decretata
+da Diocleziano e Massimiano Augusti,
+e da Galerio Cesare contro i seguaci
+della religion cristiana, che nello stesso
+tempo l'ira di Dio cominciò a farsi sentire
+sopra questi persecutori, che crudelmente
+spargevano il sangue de' giusti;
+di modo che svanì ogni lor pace e grandezza;
+e l'imperio romano, già ridotto
+ad un florido stato, tornò ad essere un
+caos di rivoluzioni e calamità. Già dicemmo
+che il capo de' persecutori predetti,
+cioè Diocleziano, caduto infermo
+nell'anno precedente, era venuto a
+Ravenna. Quivi stando, procedette console
+per la nona volta nelle calende di
+gennaio, e per isperanza di ricuperar la
+salute, vi si fermò tutta la state. Ma
+veggendo che il male, in vece di prendere
+buona piega, sembrava che peggiorasse,
+determinò di passare all'aria più
+salutevole della Tracia; e tanto più perchè
+gli premeva di dedicare il circo che
+egli avea fatto fabbricare a Nicomedia.
+Facevansi intanto dappertutto preghiere
+ai sordi dii del paganesimo per la conservazion
+<span class="pagenum"><a name="Page_1060" id="Page_1060"></a>[1060]</span>
+della sua vita. Per la Venezia,
+per l'Illirico e per le rive del Danubio,
+arrivò egli finalmente a Nicomedia, dove
+da tal languidezza fu oppresso, che nel
+dì 13 di dicembre corse voce di sua
+morte: il che riempiè tutta la corte di
+lagrime e di sospetti, e per la città si
+giunse fino a dire che era stata data
+sepoltura al suo corpo. Ma egli viveva,
+con tale indebolimento nondimeno di
+cervello, che di tanto in tanto delirava;
+e quantunque non mancassero persone,
+le quali l'attestavano vivo, pure non
+pochi sospettavano che si tenesse occulta
+la sua morte per dar tempo a
+Galerio Cesare di venire, e d'impedire
+che i soldati non facessero delle novità.
+Ma noi nulla sappiamo delle azioni di
+Galerio in quest'anno. Quanto a Massimiano
+Erculio Augusto, si ricava da
+un antico panegirico <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Maximian. et Constant.,
+cap. 8.]</span> ch'egli, essendo
+console per l'ottava volta, soggiornò
+non poco in Roma. Secondo la Cronica
+di Damaso <span class="fnote">[Anastas. Bibliothec.]</span>, <i>Marcellino</i>, romano pontefice,
+terminò in quest'anno il corso di
+sua vita, alcuni han creduto col martirio,
+ma senza addurne valevoli pruove.
+Anche negli antichi secoli sparsero voce
+i Donatisti ch'egli nella persecuzione
+si lasciasse vincere dalla paura, e sacrificasse
+agl'idoli: laonde fu poi formata
+una leggenda, in cui si rappresentava la
+di lui caduta, e poi la penitenza, con
+altre favole, alle quali l'erudizione degli
+ultimi secoli ha tagliato affatto le
+gambe, certo ora essendo che questo
+pontefice fu esente da quel reato. La
+fierezza poi della persecuzione cagion fu
+che la sedia di San Pietro stesse vacante
+per tre anni, non arrischiandosi alcuno
+ad empierla, perchè il furor de' pagani
+spezialmente si scaricava sopra i pastori
+della Chiesa di Dio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1061" id="Page_1061"></a>[1061]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCV" id="CCCV"></a>CCCV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sede pontificia</span> vacante.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costanzo</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Galerio Massimiano</span> imper. 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Cesare</span> per la
+quinta volta e <span class="sc">Caio Galerio Valerio
+Massimiano Cesare</span> per la quinta.
+</p>
+
+<p>
+Restò appoggiata nell'anno presente
+la prefettura di Roma a <i>Postumio Tiziano</i>.
+Seguitava intanto Diocleziano Augusto
+il soggiorno suo in Nicomedia,
+sempre infermo; se non che nel dì primo
+di marzo fece forza a sè stesso <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persecutor., cap. 17.]</span>, ed
+uscì il meglio che potè fuori del palazzo
+per farsi vedere al popolo, ma sì
+contraffatto pel male, che appena si
+riconosceva quel desso, e in certi tempi
+ancora si osservava in lui qualche alienazione
+di mente. Da lì a poco sopraggiunse
+Galieno Cesare a visitarlo, non
+già per seco rallegrarsi della ricuperata
+salute, ma per esortarlo, anzi forzarlo
+a rinunziare all'imperio. Già aveva egli
+tenuto un simile ragionamento a Massimiano
+Erculio imperadore, adoperando
+parole di gran polso, cioè minacciandolo
+di una guerra civile, se non deponeva
+in sue mani il governo. Ora egli sulle
+prime si studiò con buone maniere di
+tirare il suocero Diocleziano a' suoi voleri,
+rappresentandogli l'età avanzata,
+l'infermità e l'inabilità a più governar
+popoli, e mettendogli innanzi agli occhi
+l'esempio di Nerva Augusto. Al che
+rispondeva Diocleziano, essere cosa
+indecente che chi era stato sul trono, si
+avesse a ridurre ad una vita umile e
+privata; e ciò anche pericoloso, per aver
+egli disgustato assaissime persone. Nè
+valere l'esempio di Nerva, perchè egli sino
+alla morte ritenne il suo grado. Che se
+pur Galerio bramava di alzarsi, tanto a
+lui quanto a Costanzo Cloro si conferirebbe
+il titolo d'Augusto. Ma Galerio,
+dopo aver replicato che, in far quattro
+<span class="pagenum"><a name="Page_1062" id="Page_1062"></a>[1062]</span>
+imperadori, si sconcerterebbe la forma
+del governo introdotto dal medesimo
+Diocleziano, preso un tuono alto di voce,
+aggiunse, che s'egli non voleva cedere,
+sarebbe sua cura di provvedervi,
+perchè certo non voleva più far sì bassa
+figura, stanco della dura vita di quindici
+anni menata nell'Illirico sempre in armi
+contra de' Barbari, quando altri godevano
+le delizie in paesi migliori e tranquilli.
+Diocleziano infermo, e che già
+avea ricevuto lettere di Massimiano
+coll'avviso di somiglianti minaccie a lui
+fatte da Galerio, e colla notizia che costui
+andava a questo fine sempre più
+ingrossando l'esercito proprio; allora
+colle lagrime agli occhi si diede per vinto,
+e restarono d'accordo tanto egli
+che Massimiano di deporre l'imperio.
+Si passò dunque a trattare dell'elezion
+di due Cesari. Proponeva Diocleziano
+che tal dignità si conferisse a Costantino
+figlio di Costanzo, e a <i>Massenzio</i> figlio
+di Massimiano. Amendue li rigettò l'orgoglioso
+Galerio, con dire che Massenzio
+era troppo pien di vizii, benchè genero
+suo; Costantino troppo pien di virtù ed
+amato dalle milizie; e che niun d'essi
+presterebbe a lui l'ubbidienza dovuta;
+laddove egli voleva persone che facessero
+a modo suo. <i>Ma e chi si farà?</i> disse
+allora Diocleziano. Rispose Galerio che
+promoverebbe <i>Severo</i> e <i>Daia</i>, ossia <i>Daza</i>,
+figliuolo d'una sua sorella, ed appellato
+poco innanzi <i>Massimino</i>, amendue nativi
+dell'Illirico. Al nome di <i>Severo</i> replicò
+Diocleziano: <i>Quel ballerino? quell'ubbriacone,
+che fa di notte giorno, e di
+giorno notte? &mdash; Quello appunto, seguitò a
+dir Galerio, perchè egli sa onoratamente
+governar le milizie.</i> Bisognò che Diocleziano
+abbassasse la testa, e si accomodasse
+ai voleri dell'altero suo genero.
+Altro dunque non restò a Diocleziano
+che di concertare per via di lettere con
+Massimiano la maniera e il giorno di
+rinunziare l'imperio, e di dar la porpora
+ai due stabiliti Cesari, benchè l'insolenza
+di Galerio, prima anche di parlare
+<span class="pagenum"><a name="Page_1063" id="Page_1063"></a>[1063]</span>
+a Diocleziano, era giunta ad inviar Severo
+ad esso Massimiano, con fargli
+istanza della porpora cesarea.
+</p>
+
+<p>
+Venne il dì primo di maggio, cioè il
+giorno concertato per far la rinunzia
+suddetta <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 19.]</span>. Comparve <i>Diocleziano</i> in
+un luogo Ire miglia lungi da Nicomedia,
+dove già lo stesso Galerio molti anni
+prima era stato creato Cesare. Quivi
+alzato si mirava un trono, quivi era
+disposta in ordinanza la corte ed armata
+tutta. Costantino anch'egli, siccome
+tribuno di prima riga, v'intervenne, e
+gli occhi di tutti stavano rivolti verso di
+lui, sperando, anzi tenendo per fermo
+che sarebbe egli l'eletto per la cesarea
+dignità: quand'ecco Diocleziano, dopo
+aver colle lagrime agli occhi confessata
+h sua inabilità e il bisogno di riposo, e
+dichiarati i due nuovi Augusti <i>Costanzo
+Cloro</i> e <i>Galerio Massimino</i>, pronunzia
+Cesari <i>Severo</i> e <i>Massimino</i>. Stupefatti i
+soldati, cominciarono a guardarsi l'un
+l'altro, con chiedere se forse si fosse
+mutato il nome a Costantino. In questo
+mentre Galerio fece venire innanzi <i>Daia</i>,
+chiamato <i>Massimino</i>: e Diocleziano, cavatasi
+di dosso la porpora, con essa ne
+vestì il novello Cesare: cioè chi cavato
+negli anni addietro dal pecoraio e dalle
+selve, prima fu semplice soldato, poi
+soldato nelle guardie, indi tribuno, e
+finalmente Cesare; non più pastore di
+pecore, ma di soldati, ed assunto a governare,
+cioè a calpestar l'Oriente,
+benchè nulla s'intendesse nè di milizie
+nè di governo di popoli. <i>Diocleziano</i>,
+ripigliato il suo nome di <i>Diocle</i>, fu mandato
+in carrozza a riposare in Dalmazia
+patria sua; e si fermò a Salona. Nè sussiste
+il dirsi da Malala <span class="fnote">[Johannes Malala, in Chronogr.]</span> ch'egli fece
+la rinuncia in Antiochia, e prese l'abito
+de' sacerdoti di Giove in quella città.
+Galerio Augusto e Massimino Cesare
+presero le redini, e cominciarono nuove
+tele per salire anche più alto. Trovavasi
+<span class="pagenum"><a name="Page_1064" id="Page_1064"></a>[1064]</span>
+allora <i>Massimiano Erculio</i> Augusto in
+Milano, città, dove solea soggiornar volentieri.
+Già accennai che quivi egli avea
+fabbricate suntuose terme. Si può credere
+che vi edificasse, come lasciò scritto
+Galvano dalla Fiamma <span class="fnote">[Gualvaneus de Flamma, Manipul. Flor.
+tom. XI Rer. Italic.]</span>, il palazzo
+imperiale, e un tempio ad Ercole, creduto
+oggidì la basilica di San Lorenzo. In
+essa città <span class="fnote">[Euseb., in Chron. Idacius, in Chronico.
+Incertus, in Panegyr. Maximian.]</span> nel medesimo dì primo di
+maggio, secondo il concerto, anche lo
+stesso Massimiano imperadore depose la
+porpora; dichiarò <i>Costanzo Cloro Augusto</i>
+e <i>Severo Cesare</i>: il che fatto, per attestato
+di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span> e di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2.]</span>,
+la cui Storia, mancante negli anni addietro,
+torna qui a risorgere, si ritirò nei
+luoghi più deliziosi della Lucania, parte
+oggidì della Calabria, non già per riposare,
+siccome vedremo, ma per aspettar
+venti più favorevoli alla sua non
+ancor domata ambizione. Il racconto
+fin qui fatto, e quanto succedette dipoi,
+ci fa conoscere che questi non per
+grandezza d'animo, come Aurelio Vittore,
+Eutropio ed altri gentili dissero,
+ma per forza lor fatta deposero lo scettro.
+Sicchè noi miriamo passato l'imperio
+romano in due novelli Augusti,
+cioè in <i>Costanzo Cloro</i> e in <i>Galerio</i>,
+appellato <i>Massimiano il giovine</i>, a distinzione
+del vecchio deposto; e in due
+nuovi Cesari, cioè in <i>Severo</i> e <i>Massimino</i>.
+Le porzioni loro assegnate furono
+le seguenti. A <i>Costanzo</i> toccò la
+Gallia, l'Italia e l'Africa, e per conseguente
+anche la Spagna e Bretagna.
+A <i>Galerio</i> tutta l'Asia romana, l'Egitto,
+la Tracia e l'Illirico. Ma, per attestato
+di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> e di Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span>,
+Costanzo, contento del titolo e dell'autorità
+augustale, e delle provincie a lui
+già commesse, lasciò a Severo Cesare
+<span class="pagenum"><a name="Page_1065" id="Page_1065"></a>[1065]</span>
+la cura dell'Italia, e probabilmente ancora
+dell'Africa, che nel comparto precedente
+andava unita con essa Italia,
+dovendo nondimeno esso Severo <span class="fnote">[Anonymus Valesianus post Ammian.]</span>,
+a tenore del regolamento già fatto, dipendere
+dai cenni di esso Costanzo.
+Per segno di questo, come consta dalle
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, prese egli il nome di
+<i>Flavio Valerio Severo</i>. Nella stessa guisa
+<i>Massimiano Cesare</i> dovea prestare
+ubbidienza a Galerio Augusto suo zio
+materno.
+</p>
+
+<p>
+Già abbiamo detto come costui
+fosse vilmente nato. Aggiungasi ora
+ch'egli era una sentina di vizii <span class="fnote">[Euseb. Lactant. Victor, etc.]</span>.
+Spezialmente predominava in lui l'amore
+del vino, per cui sovente usciva
+di cervello; e perchè in quello stato
+ordinava cose pregiudiziali anche a sè
+stesso, ebbe poi tanto giudizio da ordinare
+che da lì innanzi nulla si eseguisse
+di quello ch'egli comandava
+dopo il pranzo o dopo la cena, se non
+nel giorno seguente. A questo vizio
+tenne dietro un'esecrabil lascivia, ed
+una non inferior crudeltà, ch'egli massimamente
+sfogò contra de' cristiani,
+de' quali fu fiero nemico ed asprissimo
+persecutore. Di che peso fosse costui,
+troppo lo provarono i popoli da lui
+governati, perchè da lui caricati d'insoffribili
+imposte, in guisa che sotto di
+lui restarono impoverite e spogliate le
+provincie, tutto rubando egli, per darlo
+ai suoi cortigiani e soldati. Vero è che
+Vittore gli dà la lode d'uomo quieto
+ed amator de' letterati; ma, secondo Eusebio,
+non si sa ch'altri egli amasse,
+se non i maghi ed incantatori, i quali
+erano i suoi più favoriti. Siccome apparisce
+dalle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numism. Imperator.]</span>, questo barbaro
+Daia o Daza si vede appellato
+<i>Caio Galerio Valerio Massimino</i>. A cosini,
+secondo Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 9, cap. 1.]</span>, non lasciò Galerio
+tutto l'Oriente in governo, ma solamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_1066" id="Page_1066"></a>[1066]</span>
+la Soria e l'Egitto. Siccome dissi,
+Costantino, deluso dalle sue speranze <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 24.]</span>,
+tuttavia dimorava a Nicomedia
+nell'annata del fu imperador Diocleziano,
+presso il quale s'era fin qui trattenuto,
+come ostaggio della fedeltà di
+Costanzo già Cesare, ed ora Augusto.
+Ed appunto in questi tempi esso suo
+padre con varie lettere andava facendo
+istanza a Galerio che gli si rimandasse
+il figliuolo per desiderio di rivederlo,
+massimamente da che si sentiva
+malconcio di sanità. Galerio avea delle
+altre mire per non lasciarlo andare.
+Imperciocchè, considerando il natural di
+Costanzo, assai dolce e pacifico, per cui
+lo sprezzava, e molto più la disposizione
+in lui di corta vita, a cagion degl'incomodi
+di sua salute, colla giunta ancora
+di poter egli disporre dei due Cesari a
+talento suo, siccome sue creature: già
+si teneva egli in pugno il dominio di
+tutto l'imperio romano per la morte di
+Costanze; e quando occorresse, colla
+superiorità delle sue forze. Perciò, avendo
+in mano Costantino, non si sentiva
+voglia di licenziarlo, anzi nulla più desiderava
+che di torsi dagli occhi questo
+ostacolo al suo maggiore innalzamento,
+con levargli la vita. Ma non osava di
+farlo apertamente, perchè non gli era
+ignoto quanto affetto portasse l'esercito
+a questo giovane principe, dotato di
+mirabili qualità. Ricorse pertanto alle
+insidie e frodi. Prassagora, storico <span class="fnote">[Photius, Bibliothec. Cod. 62.]</span>,
+il quale si crede che vivesse sotto lo
+stesso Costantino, o pur sotto i di lui
+figliuoli, lasciò scritto che Galerio obbligò
+un giorno Costantino a combattere
+con un furioso lione, ed egli in fatti
+l'uccise. Così, per relazion di Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>,
+l'inviò un dì ad assalir con poca gente
+un capitano de' Sarmati, che s'era inoltrato
+con molte soldatesche <span class="fnote">[Anonymus Valesianus post Ammian.]</span>. Costantino
+v'andò, e, presolo per li capelli, lo
+<span class="pagenum"><a name="Page_1067" id="Page_1067"></a>[1067]</span>
+strascinò ai piedi di Galerio. Probabilmente
+nella stessa guerra coi Sarmati,
+che sembra succeduta in quest'anno, fu
+da esso Galerio inviato Costantino alla
+testa d'alcune milizie contra di que' Barbari
+per mezzo ad una palude, con
+isperanza che egli restasse quivi o affogato,
+ovvero oppresso dai nemici. Tutto
+il contrario avvenne. Egli fece strage
+dei Sarmati, e tornò colla vittoria a
+Galerio, che si fece bello del valore altrui.
+Così Dio in mezzo a tanti pericoli
+ed insidie preservò questo principe, per
+farne poscia un mirabile spettacolo
+della sua provvidenza in favore della
+santa sua religione. Certo non sussiste,
+come vuole Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, che
+Costantino fosse tenuto in Roma per
+ostaggio da Galerio, il quale si sa che
+non venne più a Roma. Di queste insidie
+a lui tese abbiamo anche la testimonianza
+d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 20.]</span>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCVI" id="CCCVI"></a>CCCVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="6">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sede pontificia</span> vacante.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Galerio Massimiano</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Severo</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massenzio</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massimiano</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costanzo Augusto</span> per
+la sesta volta e <span class="sc">Caio Galerio Valerio
+Massimiano Augusto</span> per la sesta.
+</p>
+
+<p>
+Prefetto di Roma in quest'anno fu
+<i>Annio Anulino</i>. Non solo erano a Costantino
+assai note le premure che faceva
+per rivederlo Costanzo Augusto suo
+padre, ma eziandio che la di lui sanità
+ogni dì più andava declinando <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec., cap. 14.]</span>. Perciò
+cotanto anche egli pregò e si raccomandò
+per levarsi da quei pericolosi ceppi,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1068" id="Page_1068"></a>[1068]</span>
+che Galerio, per non venire ad una
+aperta rottura con Costanzo, si contentò
+in fine che egli se ne andasse. Diedegli
+dunque una sera le dimissorie, con gli
+opportuni ordini alle poste di somministrargli
+i cavalli, ma con dirgli che aspettasse
+a muoversi la mattina seguente,
+finchè egli fosse levato di letto, perchè
+avea degli altri ordini da dargli. Fu creduto
+preso da lui questo tempo per ispedire
+innanzi un corriere ad avvisar Severo
+Cesare, che, nel passare Costantino
+per l'Italia, sotto qualche pretesto il ritenesse.
+Galerio a questo fine stette in
+letto quella mattina sino a mezzodì.
+Levatosi allora, disse che si facesse venir
+Costantino. Ma Costantino, appena
+fu a letto Galerio, nella notte innanzi se
+ne era partito, camminando per le poste
+con tal fretta, come se fuggisse da un
+gran pericolo, ed aspettasse d'essere
+inseguito. Anzi, dopo aversi presi quanti
+cavalli gli occorreano alle poste <span class="fnote">[Anonymus Valesianus post Ammian.]</span>, ebbe
+la precauzione di storpiar di mano in
+mano gli altri, affinchè niuno gli potesse
+correre dietro. A questo avviso oh sì
+che Galerio per la collera fumò <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 5.]</span>. Peggio
+fu allorchè, dopo avere ordinato di
+inseguirlo tosto a briglia sciolta, gli fu
+detto che non restavano più cavalli abili
+alle poste. Durò fatica a ritener le lagrime
+per la rabbia. In questa maniera
+felicemente Costantino si levò dalle unghie
+di chi mal volontieri il mirava tra
+i vivi, e senza interrompimento passate
+l'Alpi, arrivò nelle Gallie, cioè nella
+giurisdizion di suo padre. Aurelio Vittore
+e Zosimo <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epit. et Zosimus, lib. 2,
+cap. 5.]</span> attribuiscono la fuga di
+Costantino alla sua ansietà di regnare, e
+al dispetto di veder anteposti nella dignità
+a sè, figliuolo d'un imperadore, due
+selvatici villani, cioè <i>Severo</i> e <i>Massimino</i>.
+Non è improbabile che fosse anche così.
+Arrivò Costantino all'Augusto suo
+padre, e nol trovò già sugli estremi della
+<span class="pagenum"><a name="Page_1069" id="Page_1069"></a>[1069]</span>
+vita, come scrivono Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Vit. Constant., lib 1, cap. 21.]</span> ed Aurelio
+Vittore, perchè, oltre all'Anonimo
+Valesiano, Eumenio <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant., cap. 7.]</span>, scrittore più
+sicuro di tutti, ci assicura, nel panegirico
+di lui recitato pochi anni dipoi, che Costantino
+giunse a Gesoriaco, oggidì Bologna
+di Picardia, nel tempo appunto che
+Costanzo suo padre era per levar le ancore
+di una poderosa flotta da lui preparata
+per passare nella Bretagna a guerreggiar
+coi popoli Pitti e Caledonii. Immenso
+fu il giubilo suo all'inaspettato
+arrivo del figlio, il quale unissi tosto a
+lui nel passaggio per quella spedizion
+militare.
+</p>
+
+<p>
+Abitavano i Pitti e Caledonii in quella
+parte della gran Bretagna che oggidì
+Scozia si noma, nazione fiera, che si
+credeva, secondo Beda <span class="fnote">[Beda, Hist. Angl., lib. 1, cap. 1.]</span>, venuta dalla
+Scitia colà. L'Usserio <span class="fnote">[Usser., de Reb. Britann.]</span> la stimò uscita
+della Scandinavia o de' luoghi circonvicini.
+Ma gli antichi <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> stendevano talvolta
+il nome degli Sciti non solo alla presente
+Tartaria, ma anche alla Russia e
+agli ultimi popoli del Settentrione. Fu
+assistito Costanzo in quella militare impresa
+da Eroe re degli Alamanni, che intervenne
+in persona. Altro non sappiamo
+di quella guerra, se non che, per
+attestato dell'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, egli
+riportò vittoria di quei popoli. Ma mentre
+si trovava esso Costanzo nella città
+di Jorch, la sanità sua, stata assai debole
+in addietro, e molto più infievolita per
+la vecchiaia, peggiorando il condusse all'ultima
+meta; e però nel dì 25 di luglio <span class="fnote">[Idacius, in Chronico.]</span>
+in mezzo ai figliuoli passò all'altra
+vita. Magnifico funerale fu a lui fatto, e
+siccome pagano di credenza, secondo il sacrilego
+rito dei gentili, fu egli anche deificato,
+ciò apparendo da varie medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>.
+Hanno disputato e tuttavia disputano gli
+<span class="pagenum"><a name="Page_1070" id="Page_1070"></a>[1070]</span>
+eruditi inglesi intorno al luogo della sua
+sepoltura. Era egli nato a Naissum, città
+della nuova Dacia, che oggidì si chiama la
+Servia, e però nell'Illirico, come si ricava
+da Stefano Bizantino <span class="fnote">[Stephanus, de Urbibus.]</span>, dall'Anonimo
+Valesiano, da Costantino Porfirogeneta <span class="fnote">[Constantinus Porphyrogeneta, de Provin.]</span>
+e da altri scrittori. Se è vero che Claudia
+sua madre, moglie di Eutropio suo
+padre, fosse figliuola di Crispo fratello di
+Claudio il Gotico imperadore, non si
+può negare un po' di nobiltà alla di lui
+origine. Certamente gli antichi diedero
+per indubitata questa sua discendenza.
+La famiglia Claudia e il nome di Crispo
+si truova nei suoi posteri. Per la via dell'armi
+diede egli principio alla sua maggior
+fortuna, e trovandosi alla guerra
+nel paese dell'Elvezia, oggidì gli Svizzeri,
+quivi Elena, donna di bassissima condizione,
+gli partorì, nell'anno di Cristo
+274, Costantino, che fu poi gloriosissimo
+imperadore. Se Elena fosse moglie o pur
+semplice concubina di Costanzo, non
+s'è potuto finora decidere. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>
+nella Cronica (se pur non è ivi san Girolamo
+che parli), Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib 2, cap. 5.]</span>, nemico
+aperto di Costantino il Grande, l'autore
+della Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chronic. Alexandrinum.]</span>, Niceforo
+ed altri ci rappresentano l'imperador
+Costantino nato fuori delle nozze.
+All'incontro l'Anonimo Valesiano chiaramente
+ci dà Elena per sua moglie; ed
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, scrittore assai vicino a questi
+tempi, mette Costantino nato <i>ex obscuriori
+matrimonio</i>, confessando bensì la
+viltà della madre, madre nondimeno sposata
+da Costanzo. Lo stesso vien attestato
+dai due Vittori <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome, et de Caesarib.]</span>, con dire che Costanzo,
+allorchè fu creato Cesare, dovette
+ripudiare <i>la prima moglie</i>, e questa
+non potè essere se non Elena, perchè
+non apparisce che egli altra ne avesse. Quel
+<span class="pagenum"><a name="Page_1071" id="Page_1071"></a>[1071]</span>
+che è più, l'anonimo panegirista <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Const., pag. 3.]</span> di
+Costantino scrisse di lui: <i>Quo enim magis
+continentiam patris acquare potuisti,
+quam quod et ab ipso fine pueritiae illico
+matrimonii legibus tradidisti, ut primo
+ingressu adolescentiae formares animum
+maritalem</i>, ec. Ma se un autore contemporaneo
+scrive che Costantino, per non
+essere da meno di suo padre nella continenza,
+appena uscito dalla puerizia prese
+moglie; certamente in confronto di
+tale autorità cessa quella di Zosimo e
+d'altri autori molti posteriori, e sembra
+giusto il credere stata Elena moglie legittima
+di Costanzo, benchè egli poi, secondo
+l'uso dei gentili, la ripudiasse per
+prendere Teodora figliuola di Massimiano
+Augusto, nell'anno di Cristo 292.
+</p>
+
+<p>
+Scrittore non v'ha fra gli antichi, nè
+solo dei cristiani, ma anche de' gentili, il
+quale non parli con elogio delle qualità di
+esso Costanzo Augusto <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 8.
+Incertus, in Panegyr. Maximian. Eutrop., in Breviar.
+Eusebius, in Vita Constantini, lib. 1.]</span>. Osservavasi
+in lui un natural buono, dolce ed eguale, e
+un amore perpetuo della giustizia. Quanto
+egli si mostrava focoso e valoroso nel
+mestier della guerra, altrettanto poi compariva
+moderato nelle vittorie, e facile a
+perdonare; nè mai l'ambizione il portò a
+desiderar quello de' colleghi, nè gli appetiti
+bestiali a contravvenire ai doveri della
+continenza. Con queste ed altre virtù
+s'era egli comperato il cuore de' popoli
+delle Gallie; ma specialmente si celebrava
+da tutti l'onorata sua premura che i
+sudditi godessero quiete e felicità, amando
+che si arricchisse non già il fisco, ma
+essi bensì. Viveva egli appunto con grande
+frugalità per non aggravarli; e contento
+per uso suo di pochi vasi d'argento,
+allorchè dovea far dei solenni conviti,
+mandava a prendere in prestito l'argenteria
+degli amici. Fra l'altre cose racconta
+Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Vita Constantini, lib. 1, cap. 14.]</span> un fatto degno di memoria.
+Cioè, che essendo giunte queste
+<span class="pagenum"><a name="Page_1072" id="Page_1072"></a>[1072]</span>
+relazioni a Diocleziano, spedì egli nella
+Gallia alcuni suoi uomini con ordine di
+fare a nome suo una parlata forte intorno
+alla sua disattenzion nel governo, stante
+la sua povertà, e il non aver tesori in
+cassa per valersene ne' bisogni della repubblica.
+Costanzo, dopo aver mostrato
+di gradir lo zelo del vecchio imperadore,
+li pregò di fermarsi qualche giorno nel
+suo palazzo. Intanto fece sapere a tutti i
+più ricchi delle provincie di sua giurisdizione
+d'essere in bisogno di danaro. Tutti
+allegramente corsero a portare ori ed
+argenti, gareggiando fra loro a chi più ne
+recasse. Allora Costanzo, fatti venire gli
+uomini di Diocleziano, mostrò loro quel
+ricco tesoro, dicendo che questo lo tenevano
+in deposito persone sue fidate per
+darlo alle occorrenze. Maravigliati coloro
+se ne andarono, riferendo poi a Diocleziano
+quanto aveano veduto. E Costanzo,
+richiamati i padroni di que' danari, loro
+puntualmente tutto restituì colla giunta
+di molti ringraziamenti. Ho io udito raccontar
+questo fatto di un principe d'Italia
+del secolo prossimo passato; ma probabilmente
+la copia di tal azione non sussiste.
+Non fu men luminosa in Costanzo
+la pietà <span class="fnote">[Euseb., lib. 8, cap. 13 Hist. Eccl. et in Vita
+Constant., lib. 1, cap. 15. Optatus, lib. 1. Lactant.,
+de Mortib. Persecut., cap. 15.]</span>. Ancorchè egli non giugnesse
+mai ad abbracciar la vera religion di Cristo,
+pur si tiene che abborrisse il copioso
+numero dei suoi falsi dii, e non adorasse
+se non un solo dio sovrano del tutto.
+Amava inoltre non poco i cristiani, li
+favoriva in ogni congiuntura, moltissimi
+ne teneva al suo servigio in corte. Ed allorchè
+nell'anno 303 Diocleziano e Galerio
+pubblicarono que' fieri editti contro
+il nome cristiano, e gl'inviarono anche
+a Costanzo e a Massimiano Erculio per
+l'esecuzione, Massimiano gli eseguì con
+piacere; ma Costanzo, per non parere di
+opporsi agli altri, lasciò bensì che si abbattessero
+molte chiese nelle Gallie, siccome
+accennai di sopra, ma non permise
+che si perseguitassero le persone, nè che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1073" id="Page_1073"></a>[1073]</span>
+fosse tolta ad alcuno la libertà della religione.
+Egli è credibile che indulgenza tale
+provenisse dal suo naturale amorevole
+verso tutti, o pure dalle insinuazioni a lui
+fatte da Elena sua prima consorte, se pur
+ella era in que' tempi cristiana; del che si
+dubita, ed Eusebio chiaramente lo niega.
+Può nondimeno essere che anch'ella fosse
+almeno in que' primi tempi assai inclinata
+a religion così santa. Si racconta
+ancor qui da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 16.]</span> una memorabil
+azione di Costanzo. Allorchè vennero
+que' fulminanti editti contra dei Cristiani,
+egli intimò a chiunque de' suoi cortigiani,
+de' giudici e dei provveduti di altri uffizii,
+professanti la legge di Gesù Cristo,
+che dimettessero i posti, o pur lasciassero
+quella religione. Chi s'appigliò all'uno,
+chi all'altro partito. Allora Costanzo
+rimproverò ai disertori del Cristianesimo
+la loro infedeltà e viltà, e li cacciò
+dal suo servigio, con dire, che dopo aver
+tradito il loro Dio, molto più erano
+capaci di tradir lui; e però ritenne al
+servigio suo i fedeli, confidò loro la sua
+guardia, e li trattò come suoi amici nel
+tempo stesso che gli altri principi infierivano
+contro alla greggia di Cristo. Dopo
+Elena sua prima moglie, ch'egli fu obbligato
+a ripudiare nell'anno 292, dalla
+quale ebbe <i>Costantino il Grande</i>, sposò
+<i>Flavia Massimiana Teodora</i>, figlia di Massimiano
+Augusto, che gli partorì tre maschi,
+cioè <i>Delmacio</i>, <i>Giulio Costanzo</i> ed
+<i>Annibaliano</i>, siccome ancora tre figlie,
+<i>Costanza</i>, <i>Anastasia</i> ed <i>Eutropia</i>.
+</p>
+
+<p>
+Prima di morire, siccome abbiamo da
+Eusebio Cesariense <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini.]</span>, da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecut.]</span>,
+da Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian., Oratione I.]</span>, da Libanio <span class="fnote">[Libanius, Oratione III.]</span>,
+e massimamente da Eumenio <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant., cap. 7.]</span> scrittore
+contemporaneo, Costanzo determinò
+che il solo Costantino primogenito suo,
+nato, per quanto si crede, nell'anno 274,
+regnasse, e che gli altri suoi fratelli vivessero
+<span class="pagenum"><a name="Page_1074" id="Page_1074"></a>[1074]</span>
+vita privata. Raccomandollo ancora
+all'esercito suo, e nol raccomandò
+indarno; imperciocchè nel giorno stesso,
+in cui mancò di vita esso suo padre, tutte
+le milizie col re degli Alamanni, Eroc,
+il quale ausiliario dei Romani si trovava
+anch'egli a Jorch nella Bretagna, il proclamarono,
+come s'ha da Eusebio, <i>Imperadore</i>
+ed <i>Augusto</i>, e il vestirono di porpora.
+Dopo di che egli attese ai funerali
+de! padre. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 9.]</span> e l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus, post Ammian.]</span>
+pretendono che da' soldati
+altro titolo non fosse dato che quello di
+<i>Cesare</i> a Costantino. Truovansi in fatti
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imperator.]</span>, dove egli è appellato <i>Cesare</i>,
+battute senza dubbio dopo il dì 25 luglio
+dell'anno presente, in cui cominciò il suo
+regno. Ma facilmente si possono conciliar
+gli autori. Fu veramente proclamato Costantino
+dai soldati <i>Imperadore Augusto</i>,
+asserendolo anche Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 25.]</span>; ma egli
+camminando con più ritenutezza, nè volendo
+romperla a visiera calata con gli
+altri principi regnanti, mandò bensì loro
+l'immagine sua laureata, come solevano
+i principi novelli, ma con espressioni di
+voler buona armonia con loro. Galerio
+Augusto a tal vista forte si alterò, e fu
+in procinto di far bruciare quell'immagine
+e chi la portò; ma i suoi amici tanto
+dissero, rappresentandogli che se si veniva
+ad una rottura, i soldati del medesimo
+Galerio, siccome affezionatissimi a Costantino,
+di cui per pratica sapeano le
+rare doti e virtù, passerebbono tutti al
+servigio di lui, che Galerio smontò, accettò
+l'immagine, mandò a Costantino
+la sua, ma con obbligarlo di contentarsi
+del solo titolo di <i>Cesare</i> colla tribunizia
+podestà. Fu sì discreto Costantino, che in
+ciò si sottomise alla volontà di Galerio.
+Se vide sì di mal occhio esso Galerio l'esaltazione
+di Costantino, non è punto da
+stupirsene, perchè questa rovesciava tutti
+i disegni da lui fatti. Si era egli figurato,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1075" id="Page_1075"></a>[1075]</span>
+mancando di vita Costanzo, di poter
+dar a <i>Licinio</i>, suo gran favorito, il titolo
+e la dignità augustale, tagliando fuori i figli
+di esso Costanzo, per aver solamente
+delle creature sue e da sè dipendenti nel
+governo; e col tempo di crear anche <i>Severo</i>
+Augusto, e Cesare <i>Candidiano</i> suo
+bastardo, adottato da Valeria Augusta sua
+consorte; con disegno finalmente, dopo
+aver regnato quanto a lui piacesse, di
+rinunziare l'imperio, come aveano fatto
+Diocleziano e Massimiano, per passare
+gli ultimi anni di sua vita quieto in onorato
+ritiro. E perchè la morte di Costanzo
+arrivò molto prima de' suoi conti, e
+saltò su Costantino, da tali avvenimenti
+rimasero sconcertate tutte le di lui misure.
+Accomodossi bensì Costantino, siccome
+dissi, ai voleri di Galerio, col prendere
+il solo titolo di <i>Cesare</i>; ma Galerio,
+per serrare a lui il passo alla dignità augustale,
+giacchè non vi doveano essere
+se non due Augusti, secondo il regolamento
+fatto da Diocleziano, da lì a non
+molto dichiarò <i>Severo Imperadore Augusto</i>,
+mostrando di farlo, perchè questi era
+maggiore d'età e più anziano nella dignità
+cesarea che Costantino. E fin qui
+camminarono con quiete gli affari, e da
+Galerio dipendevano tutti gli altri principi.
+</p>
+
+<p>
+Ma non tardò la mutazion delle cose,
+per i costumi ed atti tirannici di Galerio
+stesso. Ne abbiamo la descrizion da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 21.]</span>.
+Allorchè egli vinse i Persiani,
+imparò che que' popoli erano schiavi dei
+re loro; e però anche a lui saltò in testa
+di valersi di quel modello per ridurre i
+Romani alla medesima servitù, ed opprimere
+la lor libertà. Toglieva a suo capriccio
+i posti e gli onori alle persone, e
+tutto dì sfoggiava in nuove invenzioni di
+crudeltà, con adoperarle prima contro i
+Cristiani, e stendendole poi ad ogni sorta
+di persone, e a' suoi cortigiani stessi. Le
+croci, il bruciar vive le persone, il farle
+divorar dalle fiere (al qual uso teneva
+spezialmente dei grossissimi e ferocissimi
+orsi) erano divenuti spettacoli d'ogni
+<span class="pagenum"><a name="Page_1076" id="Page_1076"></a>[1076]</span>
+giorno, presente lo stesso Galerio, che ne
+rideva, nè voleva mettersi a tavola senza
+aver prima pasciuti gli occhi coll'orribil
+morte d'alcuno. Le carceri, gli esilii, i
+metalli, il taglio della testa parevano a lui
+pene troppo lievi. Erano prese ancora e
+condotte nel Serraglio di lui le matrone
+nobili. Oltre a ciò, la giustizia andò in
+bando, perchè egli o facea morire, o cacciava
+in esilio gli avvocati e legisti, e per
+giudici erano elette persone militari, che
+nulla sapeano delle leggi, e si mandavano
+senza assessori nelle provincie. Per incorrere
+nell'odio suo bastava essere letterato
+o professor d'eloquenza. In somma
+tutto era confusione, e l'iniquità sola regnava.
+A questi malanni s'aggiunse l'immensa
+avidità e violenza di Galerio per
+far danari. Furono messe intollerabili
+imposte per tutte le provincie dell'imperio;
+ed esatte con incredibil rigore
+sopra le teste degli uomini e degli animali,
+sopra le terre, gli alberi e le viti. Nè
+infermi, nè vecchi, nè età alcuna andava
+da questo torchio esente. Perchè i poveri
+non poteano pagare, col pretesto che
+fosse finta la loro impotenza, una gran
+quantità di essi ne fece annegare. Ma in
+fine la mano di Dio cominciò ad apparire
+anche contra di questo nemico, non
+solo del popolo cristiano, ma di tutto il
+genere umano, siccome era avvenuto agli
+altri due Augusti persecutori del Cristianesimo.
+</p>
+
+<p>
+Accadde che Galerio si mise in punto
+per istendere quelle sue gravissime imposte
+alla medesima città di Roma, senza
+far caso de' privilegii e della esenzion del
+popolo romano; ed avea già inviate persone
+per informarsi del numero e dei
+beni di quei cittadini. A simili aggravii
+non era avvezzo il popolo romano, siccome
+quello che fin qui avea ritenuta
+qualche figura di padrone e non di servo;
+e però insorsero in Roma non pochi
+lamenti e principii di sedizione, dei
+quali seppe ben profittare <i>Massenzio</i> figliuolo
+di Massimiano Erculio imperadore
+deposto. Costui si truova nelle antiche
+<span class="pagenum"><a name="Page_1077" id="Page_1077"></a>[1077]</span>
+monete <span class="fnote">[Goltzius et Mediobarbus, Numismat. Imp.]</span> appellato <i>Marco Aurelio Valerio
+Massenzio</i>. Gli antichi panegiristi <span class="fnote">[Incertus, Panegyr. Const.]</span>
+cel rappresentano figliuolo supposto al
+suddetto Massimiano da Eutropia sua
+moglie, per farsi amare da lui. Così ancora
+hanno Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor. Anonymus Valesianus.]</span> e l'Anonimo
+Valesiano. Ma se questo non è certo,
+almen per indubitato sappiamo che
+Massenzio fu un vero complesso di tutti
+i vizii, poltrone, eppur superbo al maggior
+segno, crudele senza pari, ed inclinato
+unicamente alla malvagità. Tuttochè Galerio
+gli avesse data molto tempo prima
+per moglie una sua figliuola, pure per la
+riconoscenza dei di lui sfrenati ed abbominevoli
+costumi, nol volle mai promuovere
+alla dignità cesarea. Dimorava Massenzio <span class="fnote">[Aurel. Victor. Zosimus, lib. 2, cap. 9.]</span>
+in una villa del distretto di
+Roma, sfaccendato, quando gli venne
+all'orecchio la disposizione del popolo
+romano ad una sedizione per timor degli
+aggravii che lor minacciava Galerio. Diedesi
+egli a far de' maneggi coi pochi soldati
+pretoriani restati in Roma, disgustati
+appunto di Galerio, perchè gli avea
+ridotti ad un poco numero <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 26.]</span>. Guadagnò
+alcuni uffiziali, cioè Luciano, Marcello
+e Marcelliano, con promettere loro
+mari e monti. Disposto tutto, costoro diedero
+fuoco alla mina, con uccidere Abellio
+vicario del prefetto di Roma, se pur
+non era egli stesso il prefetto. Quindi
+proclamarono <i>Augusto Massenzio</i>, che
+tuttavia dimorava in villa, nel dì 27 di
+ottobre, come s'ha da Lattanzio, oppur,
+come sostiene il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>, appoggiato
+ad un antico calendario, nel dì 28 del
+mese stesso. Non si oppose, anzi consentì
+all'esaltazione di questo novello
+imperadore il popolo romano, perchè gli
+fece costui sperare di molti vantaggi, e
+specialmente la sua residenza in Roma,
+giacchè la lunga lontananza della corte
+da quella città riusciva ad essa pregiudiziale
+<span class="pagenum"><a name="Page_1078" id="Page_1078"></a>[1078]</span>
+non poco. Alla nuora dell'esaltazion
+del figliuolo, dalla Lucania si accostò
+<i>Massimiano Erculio</i> a Roma. V'ha
+chi crede <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span> ch'egli fosse molto prima
+consapevole di quella trama, e pare che
+anche si opponesse ai disegni del figlio.
+Ma ben più probabil sembra ciò che scrive
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviario.]</span>, cioè che siccome egli mal
+volentieri avea deposto lo scettro, e stato
+continuamente alla vedetta, spiando ed
+aspettando occasion propizia per ripigliarlo,
+così ebbe piacere che il figliuolo cominciasse
+la danza, perchè in tal guisa si preparava
+a lui il gradino per rimontar sul
+trono. In fatti dalla Lucania passato Massimiano
+nella Campania, quivi si fermò <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut.]</span>,
+e, secondo altri, sen venne a dirittura a
+Roma con apparenza di assistere al figliuolo,
+o piuttosto di arrivar a comandare sopra
+il figliuolo, siccome poi dimostrarono
+i fatti. Nè molto andò che sovrastando
+sedizioni in Roma contra di Massenzio,
+personaggio screditato per i suoi vizii, e
+scorgendosi necessaria l'autorità di suo
+padre, amato e rispettato tuttavia dai più
+dei Romani, pregollo il figliuolo di ripigliar
+la porpora, e gliela mandò nella
+Campania <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Maximian. et Constant.,
+cap. 10.]</span>, oppur gliela diede in Roma,
+dichiarandolo di nuovo Imperadore Augusto,
+e suo collega nell'imperio. Dopo
+essersi fatto pregare l'astuto Massimiano
+anche dal senato e popolo romano, di
+buon cuore accettò. Sicchè due Augusti
+si videro allora in Roma, cioè <i>Massimiano</i>
+e <i>Massenzio</i>: e due altri nell'Illirico
+e nell'Oriente, cioè <i>Galerio</i> e <i>Severo</i>; e
+<i>Costantino</i> Cesare nelle Gallie, nelle Spagne
+e nella Bretagna. Fu profittevole
+questa novità ai Cristiani <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccl., lib. 8, cap. 14.]</span>, perchè Massenzio
+ordinò tosto che cessasse nei paesi
+a lui sottoposti la persecuzione.
+</p>
+
+<p>
+Quanto a Costantino, una delle prime
+azioni del governo suo fu di restituire
+anch'egli dal suo canto la libertà ad
+<span class="pagenum"><a name="Page_1079" id="Page_1079"></a>[1079]</span>
+essi Cristiani di professar pubblicamente
+la loro religione. La buona sua madre
+Elena gliene avea predicata la santità <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 1, cap. 25.]</span>,
+ispirato l'amore, e con che frutto, l'andremo
+scorgendo. Poscia si applicò a regolar
+gli affari delle provincie di sua dipendenza
+con tal prudenza e dolcezza,
+che si tirò dietro le lodi e l'amore d'ognuno.
+Nè molto lasciò in ozio il suo valore.
+Nel tempo che Costanzo suo padre
+si trovava impegnato nella guerra
+della Bretagna <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant.]</span>, i Franchi, popoli della
+Germania, rotta la pace, aveano fatta
+una irruzion nelle Gallie. Contra di loro
+sfoderò il ferro Costantino, già ritornato
+nelle Gallie; gli sconfisse, prese due dei
+loro re <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, cioè Ascarico e Regaiso, ossia
+Gaiso, dei quali poi fece una rigorosa,
+anzi barbarica giustizia, con esporli
+alle fiere, nel tempo dei magnifici spettacoli
+ch'egli diede al pubblico. Non era
+per anche il di lui feroce genio ammansato
+dalla religion di Cristo. Dopo questa
+vittoria all'improvviso egli passò il
+Reno, per rendere la pariglia ai nemici
+dell'imperio, e indurli a rispettar maggiormente
+da lì innanzi la maestà romana.
+Addosso ai Brutteri, popoli della Frisia,
+si scaricarono le armi sue con istrage
+e prigionia di migliaia d'essi, con incendiar
+le loro ville, e con ispogliarli di
+tutti i loro bestiami. L'aver egli poi data
+alle fiere la gioventù di quella nazione
+restata prigioniera, fu probabilmente un
+gastigo dei patti rotti anche da essi, ma
+non esente da macchia di crudeltà. Nè
+contento di ciò Costantino, affinchè i
+popoli della Germania se l'aspettassero
+addosso, quando a lui piacesse, prese a
+fabbricar un ponte sul Reno in vicinanza
+di Colonia: opera di mirabil magnificenza,
+con aver piantate in mezzo a sì vasto
+fiume le pile, e condotta col tempo la fabbrica
+a perfezione, come chiaramente
+attesta Eumenio, pretendendo in vano il
+<span class="pagenum"><a name="Page_1080" id="Page_1080"></a>[1080]</span>
+Valesio <span class="fnote">[Valesius, Rer. Franc.]</span> che egli non la terminasse.
+Con tali imprese questo prode principe, e
+col mettere buone guarnigioni per le castella
+sparse sulla riva del Reno, tal terrore
+infuse nelle genti germaniche, che
+per gran tempo le Gallie goderono una
+mirabil quiete, non attentandosi più di
+turbarle le barbare nazioni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCVII" id="CCCVII"></a>CCCVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="7">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Sede pontificia</span> vacante.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Galerio Massimiano</span> imper. 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimiano Erculio</span> imper. 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto</span>
+per la nona volta e <span class="sc">Flavio Valerio
+Costantino Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Col Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast.]</span>, appoggiato ad alcuni
+Fasti, ho ben io enunziati i consoli
+suddetti; ma avvertir debbo i lettori
+che gran confusione cominciò ad introdursi
+nei consolati per questi tempi, a
+cagion delle turbolenze e divisioni insorte
+nel romano imperio, e dei molti
+regnanti fra loro discordi. Altri consoli
+furono fatti in Roma da Massenzio e da
+Massimiano, ed altri da Galerio Augusto
+nell'Oriente. I sopra enunziati sembrano
+i Romani. Gli altri, secondo i Fasti di
+Teone, furono <i>Severo Augusto</i> e <i>Massimino
+Cesare</i>. Forse anche <i>Costantino</i> fu
+promosso da Galerio al consolato, solamente
+dopo la morte di <i>Severo</i>. Alcuni,
+per non fallare, usarono allora di notare
+il <i>post consulatum</i> dei consoli dell'anno
+precedente. <i>Giusteo Tertullo</i> esercitò in
+questo anno la prefettura di Roma. Da
+che conferita fu da Massenzio l'augustal
+dignità a Massimiano Erculio suo
+padre, questi per maggiormente imbrogliare
+le carte, e dar da pensare a Galerio,
+scrisse lettere a <i>Diocle</i>, o sia <i>Diocleziano</i>,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1081" id="Page_1081"></a>[1081]</span>
+che si godeva la quiete in una villa di Salona,
+dove si era fabbricato un sontuoso
+palazzo e un delizioso orto e giardino, invitandolo
+ed esortandolo a ripigliar la
+porpora imperiale. Son di parere altri che
+questo succedesse più tardi. Diocleziano,
+che più senno di lui e meno ambizione avea,
+tosto rigettò la proposizione, con dire
+al messo <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>: <i>Oh se vedesse i bei cavoli
+piantati di mia mano qui in Salona, al
+certo non darebbe il cuore a Massimiano
+di tentarmi in questa maniera.</i> Che anche
+Galerio tentasse Diocleziano, lo scrive
+ben Aurelio Vittore, ma non par credibile.
+Che poi fosse veramente disingannato
+esso Diocleziano della vanità
+del regno, si può anche raccogliere da
+Vopisco <span class="fnote">[Vopiscus, in Vita Aureliani.]</span>, il quale racconta di avere
+inteso da suo padre, come questo principe
+attestava, non esserci cosa più difficile
+che il ben regnare; perchè dicea
+che quattro o cinque persone del primo
+ministero si collegano insieme per ingannare
+il padrone, e tutto ciò che esse vogliono
+san farlo volere a lui. Imperciocchè,
+aggiungeva egli, non potendo il principe,
+collo stare nei suoi gabinetti, veder
+le cose co' proprii occhi, crede di operar
+saviamente stando sulla fede di molti che
+gli attestano la medesima cosa. E intanto
+nulla egli vede, nè sa la verità, e qualunque
+sia la sua buona intenzione, capacità
+e prudenza, egli è ingannato e venduto,
+e dà le cariche a chi meno le merita,
+e le toglie a chi sarebbe più atto ad
+esercitarle.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè Galerio Massimiano Augusto
+ebbe intesa la ribellion di Massenzio
+genero suo, parve che non se ne mettesse
+gran pensiero <span class="fnote">[Eutrop. Aurel. Vict. Lactantius.]</span>, ben sapendo che
+egli era un solennissimo poltrone, ed immerso
+nei vizii, per i quali in vece dell'amore
+si guadagnerebbe l'odio di tutti.
+Però senza curarsi di venir egli in persona
+ad abbattere questo idolo (il che se
+<span class="pagenum"><a name="Page_1082" id="Page_1082"></a>[1082]</span>
+avesse fatto, sarebbono forse passati gli
+affari a seconda dei suoi desiderii), diede
+questa incombenza a <i>Severo Augusto</i> sua
+creatura, a cui particolarmente apparteneva
+il governo dell'Italia. Venne Severo
+in Italia nell'anno presente con una
+buona armata, ma composta la maggior
+parte di milizie, che due anni prima aveano
+servito a Massimiano Erculio, ed ansavano
+di tornare alle delizie di Roma.
+Però appena si presentò Severo alle mura
+di Roma, che Massenzio facilmente
+subornò con segrete offerte quell'armata,
+la quale, alzate le bandiere, e passata nel
+suo partito, rivolse l'armi contra di Severo.
+Altro scampo adunque non restò
+a costui che di prendere la fuga, ed incontratosi
+in Massimiano, che probabilmente
+conduceva rinforzi di gente a Roma,
+il più che potè fare fu di ritirarsi a
+Ravenna. Quivi fu bensì assediato da
+Massimiano, ma essendo quella città forte
+ed abbondante di viveri, apparenza non
+v'era di superarla <span class="fnote">[Idacius, in Chronico.]</span>. Superolla la frode,
+se è vero quanto narra Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 10.]</span>, perchè
+non si accordano in tutto con lui Eusebio
+ed Eutropio: cioè Massimiano con
+varie lusinghe, promesse e giuramenti il
+trasse a deporre la porpora e a venir seco
+a Roma. Giunto che fu Severo al luogo
+appellato le Tre Taberne, sbucò un agguato
+di armati ivi dallo spergiuro Massimiano
+preparati, che col laccio gli tolsero
+la vita, o pure, come ha l'Anonimo
+Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, tenuto ivi in prigione, allorchè
+Galerio calò in Italia, fu fatto strangolare.
+Gli altri scrittori il dicono ucciso
+in Ravenna, e che per grazia gli fu permesso
+di morir dolcemente colle vene
+tagliate; e Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 26.]</span> lasciò scritto,
+che egli, veggendo disperato il caso, volontariamente
+s'era renduto a Massimiano.
+Pare che tal tragedia succedesse nel
+febbraio di questo anno. Rimase di Severo
+un figlio per nome <i>Severiano</i>, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1083" id="Page_1083"></a>[1083]</span>
+Licinio fece poi morire nell'anno di Cristo
+313 per estinguere in lui ogni pretensione
+al dominio.
+</p>
+
+<p>
+Sbrigato da questo nemico, Massimiano
+Erculio ben conosceva che gli restava
+più da fare con Galerio Augusto, uomo
+temuto pel suo valore, ma più per la copia
+e possanza delle sue armi; giacchè
+ognun prevedeva ch'egli non lascerebbe
+invendicata la morte di Severo. Pertanto
+andò in persona a trovare il vecchio
+Diocleziano che si godeva un delizioso riposo
+nella sua villa di Salona, per muoverlo
+a riassumere la porpora imperiale.
+Gittò i passi, perchè Diocleziano vedeva
+il mare in burrasca, ed egli se ne voleva
+stare sicuro sul lido, di là mirando le altrui
+tempeste. Rivolse dunque Massimiano
+le speranze e i passi suoi a Costantino
+Cesare, che nelle Gallie, dopo le vittorie
+riportate contro ai Franchi, con gran
+credito di valore e di forze si godeva la
+pace <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Maximian. et Const.]</span>. Per tirarlo nel suo partito, gli
+disse quanto male potè di Massenzio suo
+figliuolo, probabilmente esibendo di deporlo;
+il dichiarò ancora <i>Imperadore
+Augusto</i>, e gli diede in moglie <i>Flavia Massimiana
+Fausta</i> sua figliuola, chiamata
+così nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span>, giacchè si suppone
+che fosse già mancata di vita <i>Minervina</i>
+sua prima moglie, o pur concubina e
+madre di Crispo suo primogenito, che fu
+poi Cesare. Perciò di qui cominceremo a
+contare gli anni dell'imperio di Costantino.
+Intanto calò in Italia con poderoso
+esercito Galerio Augusto, e venne a Roma,
+con trovare che si era ingannato in
+credere sufficiente quell'armata ad assediarla,
+perchè, non avendola mai veduta,
+non ne sapeva la vasta circonferenza.
+Arrivato a Terni, spedì Licinio e Probo a
+Massenzio suo genero, per indurlo a venire
+a trovarlo, e trattare d'accordo. Se
+ne rise Massenzio: dal che maggiormente
+irritato Galerio minacciava l'eccidio al
+genero, al senato e a tutto il popolo romano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus. Lactantius. Zosimus.
+Aurel. Vict.]</span>.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1084" id="Page_1084"></a>[1084]</span>
+Ma seppe anche questa volta Massenzio
+sedurre una parte della di lui armata,
+perchè conoscendo costoro quanto
+fosse vergognosa azione che soldati romani
+volgessero l'armi contra di Roma
+lor madre, non durarono fatica ad abbandonar
+Galerio, per darsi a Massenzio.
+Avrebbe fatto altrettanto il resto dell'armata
+di Galerio, s'egli, gittatosi ai lor piedi,
+non avesse con preghiere e promesse
+frastornata la lor sollevazione. Sicchè fu
+costretto a levar l'assedio; e colui che
+si credeva di far paura a tutti, ebbe per
+grazia il potersene andare in salvo, pieno
+non so se più di rabbia o di vergogna. Nel
+tornarsene addietro, parte per impedire
+ai nemici il tenergli dietro, e parte perchè
+così avea promesso ai soldati restati
+con lui, loro permise di dare il sacco a
+tutto il paese per dove passò: nella quale
+occasione commisero tutte quante le enormità
+che si sogliono praticare nel saccheggio
+delle nemiche prese città. Ebbe
+in questa maniera Galerio il comodo di
+tornarsene nella Pannonia, ma con lasciare
+in Italia il nome non d'Imperadore,
+ma di assassino de' Romani.
+</p>
+
+<p>
+Mentre tali cose succedeano in Italia,
+Massimiano Erculio, che dimorava nelle
+Gallie, avea ben conseguito che il genero
+Costantino Augusto non si unisse con
+Galerio, ma non potè già ottenere ch'egli
+prendesse l'armi contra del medesimo Galerio,
+ancorchè venissero le nuove ch'esso
+al maggior segno spelato e scornato se
+ne scappava dall'Italia. Indispettito il suo
+cuore per questo, se ne ritornò a Roma, e
+quivi col figlio Massenzio seguitò a signoreggiare <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecut., cap. 28.
+Eutrop., in Brev.]</span>.
+Ma l'ambizioso ed inquieto
+vecchio non sapea sofferire che si desse
+la preminenza al figliuolo, benchè da lui
+avesse ricevuta la porpora, nè che i soldati
+mostrassero maggior obbedienza ad
+esso suo figlio che a lui. Perciò pien di
+veleno cominciò sotto mano a procurar
+<span class="pagenum"><a name="Page_1085" id="Page_1085"></a>[1085]</span>
+d'alienare gli animi delle soldatesche da
+Massenzio; ma vedendo che non gli riusciva
+il tentativo, un dì, fatte raunar le milizie
+e il popolo, alla presenza del figliuolo,
+esagerò forte i mali e i disordini correnti
+dello Stato, e poi si rivolse con fiera invettiva
+contra Massenzio, attribuendo alla di
+lui poca testa e cattiva condotta la serie
+di tutti que' malanni. Non avea lo indiavolato
+vecchio finito di dire, quando preso
+colle mani il manto purpureo del figliuolo,
+glielo strappò di dosso, e lo stracciò.
+Si contenne Massenzio in quel frangente,
+ed altro non fece se non che si rifugiò fra
+i soldati, i quali caricarono di villanie
+Massimiano, e si sollevarono contra di lui.
+Sembrerà a taluno una semplicità il dirsi
+da Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che Massimiano volle dipoi
+far credere ai soldati che quella era
+stata una burla, per provare se amavano
+veramente suo figlio: il che nulla gli valse,
+perchè tanto strepito fecero le milizie,
+ch'egli fu forzato a fuggirsi di Roma. Se
+ne andò nelle Gallie a dolersi col genero
+Costantino d'essere stato cacciato dal figlio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 26.]</span>;
+ma Costantino, a cui non doveano
+mancare più sicuri avvisi del fatto, niun
+impegno volle assumere dell'inquieto
+suocero, di maniera ch'egli, dopo essere
+dimorato qualche tempo, ma senza vantaggio
+de' suoi interessi, nelle Gallie, prese
+lo spediente di andar a trovare il maggior
+nemico che si avesse il figliuolo, cioè lo
+stesso Galerio Augusto. Fu creduto, per
+vedere se potesse aprirsi la strada a
+qualche tradimento per levargli la vita,
+ed occupar, se gli veniva fatto il suo luogo <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>.
+Trovavasi allora Galerio nella
+Pannonia a Carnonto, dove avea fatto
+venir Diocleziano da Salona, per dar più
+credito alla elezione di un nuovo Augusto
+ch'egli meditava, per supplire la mancanza
+dell'ucciso Severo. Andarono falliti
+tutti gl'intrighi, tutte le speranze di Massimiano,
+per aver trovato quelle milizie
+fedeli a Galerio, e tentata invano la costanza
+<span class="pagenum"><a name="Page_1086" id="Page_1086"></a>[1086]</span>
+di Diocleziano per fargli riassumere
+la porpora imperiale. Sicchè altro non
+gli restò che di assistere con lui e di dar
+vigore, per non potere di meno, alla promozione
+che Galerio fece di <i>Licinio</i>, dichiarandolo
+<i>Augusto</i>, avendogli forse ne' precedenti
+mesi conferito il titolo di <i>Cesare</i>,
+come ha preteso taluno, e sembra confermato
+da Aurelio Vittore. Seguì tal funzione,
+secondo Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, nel dì 11 di
+novembre, non già dell'anno seguente,
+come ha esso Idacio, ma del presente, come
+si raccoglie dalla Cronica Alessandrina.
+</p>
+
+<p>
+<i>Licinio</i> che, creato Augusto, si trova
+appellato nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> e nelle iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus in Inscription. Thesaur. Novus
+Veter. Inscript.]</span>
+<i>Caio Flavio Galerio Liciniano
+Licinio</i>, era nativo <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar. Anonymus Valesianus.]</span> anch'egli dell'Illirico,
+perchè venuto alla luce nella Dacia
+nuova, oggidì la Servia, di vile e rustica
+famiglia <span class="fnote">[Capitolin., in Gordian.]</span>, ancorchè egli dipoi cresciuto
+in fortuna si vantasse di trar l'origine sua
+dall'imperadore Filippo. Passato dall'aratro
+alla milizia, niuna conoscenza avea
+delle lettere, anzi se ne protestava nemico
+dichiarato <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, chiamandole un veleno e
+peste dello stato, e massimamente odiando
+gli avvocati e procuratori, ch'egli credeva
+atti solo ad imbrogliare ed eternar le
+liti del foro. L'amicizia fra lui e Galerio
+Augusto avea avuto principio fin quando
+si diedero entrambi al mestiere delle armi;
+ed ora poi cresciuta a tal segno la loro intrinsichezza,
+massimamente dipoi che di
+grandi prodezze avea fatto Licinio nella
+guerra co' Persiani, che Galerio nulla quasi
+facea senza il di lui consiglio. Pertanto
+prima d'ora avea egli risoluto di crearlo
+Augusto, subito che fosse mancato di vita
+l'imperador Costanzo. Ma essendo stato
+prevenuto da Costantino, Galerio eseguì
+ora il suo disegno con dargli la porpora
+imperiale, disegnando poi di mandarlo a
+far guerra a Massenzio tiranno di Roma
+<span class="pagenum"><a name="Page_1087" id="Page_1087"></a>[1087]</span>
+e dell'Italia. Scrive Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 4. cap. 50.]</span> che sul
+principio del principato di Costantino i
+Britanni posti all'Occidente dell'Oceano,
+si sottomisero al di lui dominio. Non so
+io dire, se ciò sia un fatto diverso da
+quanto si è narrato al precedente anno
+della guerra di Costanzo suo padre coi
+Pitti e Caledonii.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCVIII" id="CCCVIII"></a>CCCVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="7">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCVIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcello</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Galerio</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 1.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<i>Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto</i>
+per la decima volta e <span class="sc">Caio Galerio
+Massimiano Augusto</span> per la settima.
+</p>
+
+<p>
+Durando tuttavia la discordia tra tanti
+imperadori, continuò ancora la confusione
+ne' consolati. Pare che i suddetti
+consoli fossero pubblicati da Galerio Augusto,
+che era d'accordo con Massimiano,
+ma non già col di lui figliuolo e genero
+suo Massenzio, benchè probabilmente si
+trattasse di qualche accordo. Di qua venne
+che in Roma non furono accettati i
+consoli suddetti pei tre primi mesi. E
+non essendo seguito aggiustamento alcuno,
+abbiamo dall'autore del Catalogo dei
+prefetti di Roma <span class="fnote">[Bucher., de Cyclo.]</span>, che <i>Massenzio</i> si fece
+dichiarar console nell'anno presente insieme
+con <i>Romolo</i> suo figliuolo, il quale
+è nomato nelle medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> <i>Marco Aurelio
+Romolo</i>. Truovasi anche in alcuni Fasti
+sotto quest'anno <i>Diocleziano console
+per la decima volta</i>; ma è da credere
+uno sbaglio de' copisti, perchè Diocleziano
+non si volle più ingerire ne' pubblici
+affari. La prefettura di Roma fu in quest'anno
+appoggiata a <i>Stazio Raffino</i> <span class="fnote">[Cospinianus. Bucherius.]</span>.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1088" id="Page_1088"></a>[1088]</span>
+Dopo essere stata lungo tempo vacante
+la cattedra di San Pietro, in quest'anno
+fu creato papa <i>Marcello</i>. Contuttochè il
+padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> pretenda che nell'anno
+precedente <i>Massimino Cesare</i> prendesse
+di sua autorità il titolo d'<i>Augusto</i>, tuttavia
+sembra più probabile che ciò succedesse
+nell'anno presente. Stava esso
+Massimiano alla guardia e al governo
+dell'Oriente. Allorchè egli intese che <i>Licinio</i>
+era stato promosso, nel di 11 di
+novembre, alla dignità imperiale, cominciò
+forte a strepitare, pretendendo fatto
+a sè stesso un gravissimo torto, perchè,
+essendo egli stato dichiarato Cesare molto
+prima di Licinio, l'anzianità sua esigeva
+ch'egli fosse anteposto all'altro
+negli onori <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec., cap. 32.]</span>. Pervenuti a notizia di
+Galerio questi suoi lamenti, per attestato
+di Lattanzio, inviò <i>più legati</i> a Massimino
+per quetarlo, pregandolo istantemente
+di ubbidire, di accettar le risoluzioni
+da lui prese, e di cedere a chi era
+maggiore di lui in età: che tale dovea essere
+Licinio. Ostinossi Massimino nella
+sua pretensione, e perciò Galerio si rodeva
+le dita per aver alzato costui dal
+fango, e creatolo Cesare con isperanza
+d'averlo ubbidiente ad ogni suo cenno,
+quando ora il trovava sì restio e impaziente
+degli ordini. Andò poi a terminare
+la faccenda in avere il superbo Massimino,
+ad onta di Galerio, deposto il titolo
+di <i>Cesare</i> e preso quel di <i>Augusto</i>, con far
+poi sapere a Galerio, essere stato l'esercito
+suo che l'avea proclamato <i>imperadore</i>,
+senza ch'egli avesse potuto resistere.
+Queste ambasciate e questo dibattimento,
+che per la lontananza delle persone
+richiedeva del tempo, debbono a noi
+parere bastevoli fondamenti per credere
+seguita, non già nell'anno precedente,
+ma bensì nel presente, l'esaltazione di
+Massimino. Sicchè noi ora abbiamo nell'imperio
+romano cinque diversi Augusti,
+<i>Galerio Massimiano</i>, <i>Massenzio</i>, <i>Costantino</i>,
+<i>Licinio</i>, e <i>Massimino</i>. Lattanzio
+<span class="pagenum"><a name="Page_1089" id="Page_1089"></a>[1089]</span>
+vi aggiugne anche <i>Diocleziano</i>; ma niuno
+scrive ch'egli mai ripigliasse la porpora.
+Da tanti principi ognun può immaginare
+qual confusione dovesse esser quella
+de' pubblici affari. Sembra nondimeno
+che, a riserva di Massenzio, gli altri andassero
+in qualche maniera d'accordo
+insieme. Quanto a <i>Massimino</i>, già appellato
+<i>Daza</i>, come dicemmo, uscito da parenti
+rustici e vili nell'Illirico, egli si era
+tirato innanzi colla profession delle armi,
+e tuttochè si dica ch'egli fosse uomo
+quieto <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, pure abbiamo da Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut. cap. 32.]</span>
+e da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 8, cap. 14.]</span>, ch'egli fu un grande
+assassino de' popoli a lui sottoposti,
+con ispogliarli per arricchire i soldati, e
+del pari superstizioso e fiero persecutor
+de' Cristiani, come risulta dalla storia
+ecclesiastica.
+</p>
+
+<p>
+Chiarito in questi tempi <i>Massimiano
+Erculio</i>, che poco a lui profittavano le
+cabale sue ne' paesi di Galerio Augusto,
+se ne promise miglior effetto presso di
+Costantino imperadore, genero suo e figliuolo
+di un suo genero. Andossene
+dunque <span class="fnote">[Lactant., ibid., cap. 29.]</span> a trovarlo nelle Gallie, fu
+ricevuto da lui con tutti gli onori, alloggiato
+nel palazzo, e sì nobilmente provveduto
+di tutto <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant., cap. 14 e seg.]</span>, come s'egli fosse
+padrone in quelle parti, volendo Costantino
+che ognun l'ossequiasse ed ubbidisse
+quasi più di lui stesso. Allora l'astuto
+vecchio, trovandosi in mezzo a tanti
+comodi, per far ben credere al genero
+di non covar più pensiero alcuno di regno,
+e di voler terminare in pace al pari
+di Diocleziano i suoi giorni, depose la
+porpora, e si ridusse ad una vita privata,
+in cui non mancava a lui delizia veruna.
+Tutto questo per più facilmente ingannare
+l'Augusto genero. Avvenne che i
+Franchi fecero in questi tempi qualche
+movimento d'armi contro le terre romane.
+Marciò a quella volta Costantino
+<span class="pagenum"><a name="Page_1090" id="Page_1090"></a>[1090]</span>
+con poca gente e alla sordina, così consigliato
+da Massimiano, per sorprendere
+i nemici; ma altro in testa avea il tuttavia
+ambizioso suo suocero. Sperava costui
+che Costantino restasse involto in qualche
+grave pericolo, e di poter egli intanto
+impadronirsi dell'armi e milizie lasciate
+addietro. In fatti, da che si fu separato
+da lui, s'inviò verso Arles, dov'era il
+grosso delle soldatesche, consumando nel
+cammino tutti i viveri, affinchè mancassero
+a Costantino, caso ch'egli si rivolgesse
+a quelle parti. Giunto ad Arles, di nuovo
+assunse l'abito imperiale, s'impossessò
+del palazzo e de' tesori, dei quali tosto si
+servì per adescare e tirar dalla sua quelle
+soldatesche; scrisse del pari all'altre più
+lontane, invitandole con grandiose promesse,
+e screditando presso tutti un genero,
+da cui tante finezze avea ricevuto
+Costantino, che non molto si fidava di
+questo inquieto vecchio, e gli avea lasciato
+appresso delle spie, immantinente fu
+avvertito de' primi moti del suo tradimento,
+e però a gran giornate dal Reno
+sen venne ad Arles, prima che Massimiano
+avesse preso buon piede; riguadagnò
+tutte le ribellate milizie, e seguitò il suocero,
+che andò a ritirarsi a Marsiglia. Dato
+l'assalto a quella città, si trovò che le scale
+erano troppo corte pel bisogno, e convenne
+far sonare la ritirata. Lasciatosi
+veder Massimiano sulle mura, Costantino
+avvicinatosegli, con tutta la dolcezza possibile
+gli rimproverò una perfidia così
+indegna di un par suo. Altro per risposta
+non riportò che delle ingiurie. Ma i cittadini
+in quel tempo, aperta una porta
+della città, vi lasciarono entrar la gente di
+Costantino, la quale, preso Massimiano, il
+condusse davanti al genero Augusto. Atto
+d'incredibil moderazione convien ben
+dire che fosse quel di Costantino, perchè
+a riserva de' rimproveri fatti al perfido
+suocero, e all'avergli tolta di dosso la
+porpora imperiale, niun altro male gli
+fece, nè il cacciò dalle Gallie; anzi sembra
+che seguitasse a ritenerlo in sua corte,
+vinto probabilmente dalle preghiere di
+<span class="pagenum"><a name="Page_1091" id="Page_1091"></a>[1091]</span>
+Fausta sua moglie. Qui nondimeno non
+finirono le scene di quest'uomo perfidioso,
+siccome vedremo. Liberato dal suddetto
+pericolo l'Augusto Costantino, perocchè
+tuttavia pagano <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Const., cap. 21.]</span>, fece dei ricchi
+donativi al superbo tempio d'Apollo creduto
+quello di Autun, dove opinione era
+che si scoprisse la gente spergiura in
+quelle acque calde.
+</p>
+
+<p>
+Si può fondatamente riferire all'anno
+presente una sollevazione insorta nell'Africa,
+di cui parlano Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 12.]</span> ed Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>. Probabilmente ubbidiva
+l'Africa a Galerio Augusto dopo la morte
+di Severo. Massenzio, imperadore di
+Roma e dell'Italia, ben sapendo che quelle
+provincie erano dinanzi assegnate
+all'Augusto dominante in Roma, cercò
+di stendere colà il suo dominio, e vi
+mandò le sue immagini scortate da una
+man di soldati. Furono queste rigettale
+da que' popoli. Ma perchè le truppe del
+paese non poterono o non vollero fare
+resistenza, Cartagine col resto della contrada
+venne alla di lui ubbidienza. Cadde
+in pensiero a Massenzio di portarsi
+personalmente in Africa per processare
+e spogliare chiunque avea sprezzate l'immagini
+sue; ed avrebbe eseguito il disegno,
+se gli aruspici, con allegar segni infausti
+nelle vittime, non l'avessero trattenuto.
+Pertanto non fidandosi di <i>Alessandro</i>
+nativo della Frigia, che esercitava
+l'uffizio del prefetto del pretorio, o pur
+di suo vicario in Cartagine, gli scrisse
+che voleva per ostaggio un di lui figliuolo.
+Sapeva Alessandro che iniquo e sregolato
+principe fosse Massenzio, e però
+si andò scusando per non inviarlo. Scoperto
+poi che era venuta gente d'ordine
+d'esso Massenzio per assassinarlo, ancorchè
+persona di poco spirito e di molta
+età e pigrizia, intavolò una ribellione,
+e si fece proclamar <i>Augusto</i> da quelle
+milizie. Cosi ai cinque sopraccitati imperadori
+si aggiunse quest'altro, sempre
+<span class="pagenum"><a name="Page_1092" id="Page_1092"></a>[1092]</span>
+più crescendo con ciò lo smembramento
+del romano imperio. Crede il Tristano <span class="fnote">[Tristan., Medail., lib. 3.]</span>
+che un <i>Nigriniano</i>, appellato <i>Divo</i> in qualche
+rara medaglia, fosse figliuolo del suddetto
+Alessandro; ma si può dubitarne.
+Per tre anni si sostenne esso Alessandro
+nella signoria dell'Africa, come apparisce
+dalle di lui medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, Numism. Imperator.]</span>.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCIX" id="CCCIX"></a>CCCIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="7">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCIX</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marcello</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Galerio</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 3.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Massenzio Augusto</span> per la seconda volta,
+e <span class="sc">Romolo Cesare</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+I consoli da me proposti sono quei
+che Massenzio tiranno elesse in Roma,
+e venivano riconosciuti per l'Italia. Ma
+per le altre provincie del romano imperio,
+stante la discordia fra gli Augusti,
+non si sa che fossero eletti consoli; o se
+furono eletti, ne è ignoto il nome, dal
+che venne che la gente, per denotar l'anno
+presente, si valeva della formola <i>post
+consulatum Maximiani X et Galerii VII</i>.
+Contuttociò vi ha chi pretende che <i>Licinio
+Augusto</i> prendesse il consolato anche
+egli. Abbiam veduto <i>Romolo</i> Cesare, figliuolo
+di Massenzio, esercitare il secondo
+consolato nell'anno presente; ma forse
+in questo medesimo egli mancò di vita,
+credendo alcuni che nelle acque del
+Tevere egli si affogasse, ma senza notizia
+del come; anzi con dubbio tuttavia
+se tale veramente fosse la morte di lui,
+perchè il passo di un panegirista <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Constantini, cap. 18.]</span> di
+Costantino non lascia scorgere se ivi si
+parli di Massenzio stesso o pure del figlio.
+Anzi perchè vedremo veramente annegato
+Massenzio in quel fiume, di lui e
+<span class="pagenum"><a name="Page_1093" id="Page_1093"></a>[1093]</span>
+non del figliuolo pare che s'abbia da intendere
+quel passo. La prefettura di Roma
+fu in quest'anno appoggiata ad <i>Aurelio
+Ermogene</i>. Il tempo, in cui Massimiano
+Erculio pose fine alle cabale sue
+colla morte, resta tuttavia incerto. Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>
+ne parla all'anno seguente. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>
+all'anno terzo di Massenzio
+suo figlio. E perciocchè esso anno terzo
+si stendeva alla maggior parte del presente,
+sembra a me assai verisimile che
+in questo succedesse il fine della sua tragedia,
+di cui buon testimonio è Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 30.]</span>
+scrittore di questi tempi, oltre all'Anonimo
+Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 11.]</span> ed
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. Noi lasciammo questo maligno
+personaggio nelle Gallie, dove, deposta
+la porpora, non ostante la sua sperimentata
+perfidia, ricevea un trattamento
+onorevolissimo da Costantino suo
+genero. Ma avvezzo al comando, nè sapendo
+accomodarsi alla vita privata, che
+non fece il mal uomo? Ora con preghiere
+ed ora con lusinghe andò tempestando
+la figliuola Fausta, per indurla a tradire
+l'Augusto marito, con promettergliene
+un altro più degno, e a lasciar
+aperta una notte la camera del letto maritale.
+Finse ella d'acconsentire, e rivelò
+tutto a Costantino; ed egli per chiarirsene
+mise nel suo letto per quella notte
+un vile eunuco. Massimiano sulla mezza
+notte armato comparve colà, e trovate
+poche guardie, ed anche lontane, con
+dir loro d'aver fatto un sogno che egli
+voleva rivelare al suo caro figliuolo imperadore,
+passò nella stanza e trucidò
+il misero eunuco. Ciò fatto, uscì fuori
+confessando il fatto, ed anche gloriandosene;
+ma eccoti sopravvenir Costantino
+con una man d'armati, il quale, fatto
+portare il cadavero dell'ucciso alla presenza
+d'ognuno, fece una scarica d'improperii
+sopra l'iniquissimo vecchio, senzachè
+<span class="pagenum"><a name="Page_1094" id="Page_1094"></a>[1094]</span>
+egli sapesse proferir parola in sua
+discolpa: tanto si trovò sbalordito e confuso.
+Gli fu data licenza d'eleggersi la
+maniera della morte, e questo fu il laccio,
+con cui diede fine alla scellerata sua vita.
+Fallò Zosimo con dire che questo ignominioso
+fine gli arrivò in Tarso, quando
+è certo che fu in Provenza, cioè ad Arles,
+dove soleva dimorar colla sua corte
+Costantino, o pure a Marsiglia, dove
+l'autore della Cronaca Novaliciense <span class="fnote">[Chron. Novaliciense, Rer. Italicar., Part. II,
+tom. 2.]</span>
+circa l'anno 1054 pretende che fosse
+disotterrato il corpo di Massimiano, il
+quale si trovò imbalsamato ed esistente
+in cassa di piombo entro un'altra di
+candido marmo. Questo poi per ordine
+di Rambaldo arcivescovo d'Arles fu gittato
+in alto mare. E tale fu il fine obbrobrioso
+di quel superbo ed ambizioso principe,
+stato in addietro sì fiero persecutore
+della religione di Cristo, e d'uno
+ancora di questi ultimi imperadori nemici
+del nome cristiano, che Dio punì con
+una morte la più vergognosa ed infame.
+Dall'aver Costantino data onorevole sepoltura
+al suocero (come anche attesta
+santo Ambrosio <span class="fnote">[Ambrosius, Epistol. 53.]</span>, con dire che il fece
+mettere in una cassa non di marmo
+bianco, ma di porfido), dedusse il padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span> che esso Augusto si attribuiva
+ad onore d'essere <i>nipote di Massimiano</i>,
+adducendo per questo un'inscrizione
+a lui posta, dove si trova intitolato così.
+Ma se Costantino il Grande non appetisse,
+anzi abborrisse questa lode, si può
+argomentare <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 8, cap. 13. Lactantius,
+de Mort. Persec., cap. 42.]</span> dal saper noi ch'egli fece
+atterrare tutte le statue ed immagini
+appartenenti a Massimiano, e cancellar
+quante iscrizioni e memorie potè di lui; e
+per conseguente è più tosto da riferire
+quel marmo a Costantino juniore, figliuolo
+del Grande e di Fausta figlia di esso
+Massimiano.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1095" id="Page_1095"></a>[1095]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCX" id="CCCX"></a>CCCX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="8">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCX</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Eusebio</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Melchiade</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Galerio Massimiano</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 4.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Console</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<i>Massenzio</i> imperatore solo.
+</p>
+
+<p>
+Ne' fasti d'Idacio e nell'Anonimo del
+Bucherio, o sia del Cuspiniano, è nominato
+il solo <i>Massenzio</i> console in Roma.
+Fuori d'Italia si contava <i>l'anno II dopo il
+consolato di Massimiano Erculio X e di
+Galerio Massimiano VII</i>. Ne' Fasti di Teone
+enunziati si veggono sotto questo anno
+<i>Andronico</i> e <i>Probo</i>. Possiam sospettare
+che fossero sostituiti a Massenzio.
+<i>Rufo Volusiano</i> si trova nel presente anno
+prefetto di Roma. In questi tempi la
+giustizia di Dio, che già aveva abbattuto
+l'iniquo Massimiano Erculio, si fece sentire
+anche all'altro imperadore Galerio
+Massimiano, soggiornante <span class="fnote">[Lactantius, de Mortibus Persecut., cap. 31.
+Anonym. Valesianus.]</span> in
+Sardica nella Dacia novella, cioè a colui
+che abbiam di sopra veduto principal
+promotore della persecuzion dei
+Cristiani. Era egli innamorato del suo
+paese nativo, ed abbiamo da Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span>, ch'egli con far tagliare delle
+sterminate selve nella Pannonia, e
+mettere quelle terre a coltura, e con
+fare scolar l'acque del lago Pelsone nel
+Danubio, avea renduto un gran tratto
+di paese utilissimo alla repubblica. Ardeva
+egli di odio contra di Massenzio tiranno
+di Roma, nè ad altro pensava che
+a procedergli contro, ammassando a questo
+fine a tutto potere genti e denari.
+Col pretesto adunque d'aver egli a solennizzare
+i vicennali del suo regno cesareo,
+al che diceva che occorreano immense
+<span class="pagenum"><a name="Page_1096" id="Page_1096"></a>[1096]</span>
+spese, dopo aver già rovinate le
+provincie a lui suddite a furia d'imposte,
+inorpellate col nome di prestanze,
+finì di smugnerle e di assassinarle con
+altre gravezze, alla riscossion delle quali
+deputò i suoi soldati, che meritavano
+piuttosto il nome di carnefici che di esattori:
+tanta era la lor crudeltà. Lattanzio
+ci fa qui un lagrimevol ritratto di
+quelle inumane esazioni, per le quali
+violentemente si toglievano alla gente
+tutti i frutti delle lor terre, senza lasciarle
+di che vivere. Ma chi è terribile
+sopra i re della terra, fece finalmente
+intendere a costui che v'era uno sopra
+di lui <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccl., lib. 8, cap. 16.
+Lactantius, de Mort. Persec., cap. 33.]</span>, percuotendolo con piaga nelle
+parti segrete e vergognose, piaga orribile
+ed incurabile, per i cui dolori
+insoffribili cominciò egli a patire e a
+prorompere in grida ed urli spaventosi.
+Ciò probabilmente avvenne in Sardica,
+città della nuova Dacia. Si affaticavano
+i medici per curar questo fiero nemico,
+che già aveva cancrenate le carni, con
+tagliare e bruciare; e pareva che omai
+la piaga si cicatrizzasse, quando essa
+più che mai inferocì, menando tal fetore,
+che non solamente per tutto il palazzo,
+ma anche per tutta la città si diffuse,
+come iperbolicamente lasciò scritto
+Lattanzio. E, marcendo le carni, cominciò
+ad uscirne gran copia di vermi. In
+sì orrido stato sotto il flagello di Dio si
+trovava l'iniquo principe, del cui fine
+parleremo all'anno seguente. Sembra
+che al presente s'abbia da riferire quanto
+abbiamo da Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr., cap. 18.]</span> nel Panegirico
+di Costantino Augusto. Avevano
+formata una lega contra di lui i Brutteri,
+Camavi, Cherusci, Vangioni, Alamanni
+e Tubanti, popoli tutti della Germania;
+ed unita una formidabile armata si misero
+in campagna. Lento non fu Costantino
+a presentarsi colla sua incontro ad
+essi, ed ottenuto passaporto per gli suoi
+deputati a trattar con quelle barbare
+<span class="pagenum"><a name="Page_1097" id="Page_1097"></a>[1097]</span>
+nazioni, travestito come un d'essi, passò
+nel campo nemico, accompagnato da
+due soli de' suoi, per ispiare le lor forze
+e disegni; il che felicemente seguì.
+All'aver prima saputo che Costantino
+era in persona all'armata, già aveano
+pensato coloro di separarsi, e di non
+voler battaglia; ma assicurati poi da
+Costantino non conosciuto, che l'imperadore
+era lontano dalle sue milizie,
+arrischiarono in fine il combattimento,
+in cui sbaragliati ad altro non pensarono
+che a menar ben le gambe. Dopo
+questa insigne vittoria, accennata in
+poche parole anche da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 1, cap. 25.]</span>, passò
+Costantino nella Gran Bretagna, chiamato
+colà dalle turbolenze mosse da
+alcuni di que' popoli, non si sa se ribelli
+o pur nemici. La soggiogò in poco tempo,
+forse con poca fatica, e senza venire
+a battaglia, perchè i di lui panegiristi
+non ne fanno parola. <i>San Marcello</i> papa,
+cacciato in esilio da Massenzio tiranno
+di Roma, terminò sul principio
+di quest'anno la sua vita, onorato col
+titolo di martire, ed ebbe per successore
+<i>Eusebio</i> nella sedia di san Pietro <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>, il
+quale dopo soli quattro mesi e mezzo di
+pontificato fu chiamato da Dio a miglior
+vita. A lui succedette nella cattedra
+pontificale <i>Melchiade</i> papa.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXI" id="CCCXI"></a>CCCXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="6">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Melchiade</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 5.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Console</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Galerio Valerio Massimiano Augusto</span>
+per la ottava volta.
+</p>
+
+<p>
+Per la discordia di tanti imperadori
+più che mai continuò la confusione nei
+consolati. Dal canto suo <i>Galerio</i> Augusto,
+benchè confinato in letto per l'orribil
+sua malattia, procedette solo <i>Console per
+<span class="pagenum"><a name="Page_1098" id="Page_1098"></a>[1098]</span>
+l'ottava volta</i>, come s'ha dal Catalogo
+del Bucherio <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span> e da Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>. Suo
+collega è appellato <i>Licinio</i> Augusto da
+Cassiodoro <span class="fnote">[Cassiodorus, in Fastis.]</span>, chi li mette amendue
+consoli sotto quest'anno. I Fasti di Teone
+e Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 35.]</span> fanno consoli <i>Galerio</i>
+e <i>Massimino</i>, amendue imperadori; il
+che può indicare che fosse tornata fra
+loro qualche armonia. In fatti ho io recato
+nell'Appendice al tomo IV delle
+mie Iscrizioni un marmo della Carintia,
+dove vien detto edificato un tempio <i>Maximiano
+VIII et Maximino iterum Augg.
+Coss.</i>, e pare che si possa riferire all'anno
+presente. Quanto a Roma, siamo
+accertati dal suddetto Catalogo dei prefetti
+di Roma, pubblicato dal Cuspiniano
+e dal Bucherio, che si stette quivi sino
+al settembre senza consoli; ed allora
+solamente furono pronunziati consoli
+<i>Rufino</i> ed <i>Eusebio</i>, o pure, come la Cronica
+di Damaso <span class="fnote">[Chronic. Damasi, apud Anastasium. Bibliothecar.]</span>, <i>Volusiano</i> e <i>Rufino</i>.
+Anche Idacio <span class="fnote">[Idacius, ibid.]</span> mette questi due ultimi
+consoli; e certo per le conghietture da
+me altrove <span class="fnote">[Thesaurus Novus Inscript., pag. 172.]</span> addotte, in quest'anno si
+può credere assunto in Roma al consolato
+<i>Caio Ceionio Rufino Volusiano</i>. Forse
+il suo collega fu <i>Eusebio</i>, potendosi temere
+il cognome di <i>Rufio</i> mutato in <i>Rufino</i>.
+Che se pure diverso da lui fu <i>Rufino</i>,
+non è improbabile che <i>Aradio Rufino</i>, il
+quale troveremo prefetto di Roma nell'anno
+seguente, procedesse console nel
+presente. A Giunto Flaviano essa prefettura
+di Roma fu conferita sul fine di ottobre
+di quest'anno. Intanto fra orribili
+tormenti, divorato da' vermi, continuava <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 33.]</span>
+a marcire Galerio Massimiano Augusto <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., l. 8, cap. 17.]</span>.
+Per quanti ricorsi egli avesse
+fatto ai suoi falsi dii, cioè ad Apollo ed
+<span class="pagenum"><a name="Page_1099" id="Page_1099"></a>[1099]</span>
+Esculapio, niun sollievo provava, anzi
+sempre più si sentiva peggiorare. Allora
+fu che s'avvide, ovvero ch'altri gli fece
+venir in mente, che l'onnipotente vero
+Dio il flagellava per gastigo della fiera
+persecuzione da lui specialmente accesa
+e crudelmente esercitata contra de' suoi
+servi cristiani. Il perchè s'avvisò di dar
+loro la pace, e sopra ciò pubblicò un editto,
+a noi conservato da Lattanzio e da
+Eusebio, in cui troviamo una filza di titoli
+corrispondenti alla di lui vanità. Quivi
+egli ordinò di non molestar da lì innanzi
+i seguaci di Gesù Cristo, affinchè essi potessero
+pregar Dio per la di lui salute.
+Ma niun segno ivi si legge di pentimento;
+e vi si leggono anzi delle bestemmie contro
+la credenza de' Cristiani. Ad esso editto
+concorsero ancora Costantino e Licinio
+Augusti, i quali andavano d'accordo
+con esso Galerio; e sembra che anche
+Massimino vi acconsentisse, per quanto
+accenna Lattanzio. Abbiamo poi dal
+medesimo autore che nel dì 30 d'aprile
+questo editto fu pubblicato in Nicomedia,
+dove furono aperte le prigioni, e che colà
+nel mese seguente arrivò la nuova che
+<i>Galerio imperadore</i> avea dato fine all'odiata
+sua vita. Mancò egli in fatti nel mese
+di aprile, terminando la sua superbia e
+crudeltà con evidente gastigo della mano
+di Dio.
+</p>
+
+<p>
+Trovossi presente alla di lui morte
+Licinio imperadore, a cui egli raccomandò
+sua moglie <i>Valeria</i>, figliuola di Diocleziano,
+e <i>Candidiano</i> suo figlio bastardo.
+Trovansi medaglie <span class="fnote">[Mediobarbus, in Numismat. Imp.]</span> che ci assicurano
+aver egli ricevuto dall'empietà pagana
+gli onori divini nel paese, per quanto si
+può credere, che fu dipendente dalla di
+lui autorità. Per la morte di lui restò
+<i>Licinio</i> Augusto padrone di quelle medesime
+contrade, cioè di tutto l'Illirico, che
+abbracciava l'Ungheria ed altre provincie,
+e della Grecia, Macedonia e Tracia,
+ed anche della Bitinia, posta di là dallo
+stretto di Bisanzio. Ma non sì tosto ebbe
+intesa la di lui morte <i>Massimino</i>, imperador
+<span class="pagenum"><a name="Page_1100" id="Page_1100"></a>[1100]</span>
+delle provincie d'Oriente, che dato
+di piglio all'armi volò nella Bitinia, e se
+ne impadronì <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 36.]</span>. Accorse bensì Licinio
+a Bisanzio per opporsi, ma non fu a tempo;
+e perchè non si sentiva gran voglia
+di venir per ora con lui alle mani, diede
+orecchio ad un abboccamento <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 9, cap. 6
+et 10.]</span>, in cui
+rimasero insieme d'accordo, restando
+padrone Massimino d'essa Bitinia: con
+che lo stretto di Bisanzio venne ad essere
+il confine de' loro imperii. Seguita poi a
+dire Lattanzio che Massimino tornò come
+prima a perseguitar i Cristiani, mostrando
+di farlo come pregato dalle città. Tuttavia
+per far risplendere la sua clemenza
+ordinò che ai servi del vero Dio non si
+levasse la vita, ma permettendo che loro
+si cavassero gli occhi, si tagliassero le
+mani o piedi, o il naso e l'orecchie. Valeria
+vedova di Galerio Augusto, ancorchè
+raccomandata a Licinio, si ritirò da
+lui, e passò sulle terre di Massimino con
+Candidiano, figliuolo del defunto marito,
+e da lei ancora adottato. Altro non dice
+Lattanzio <span class="fnote">[Lactant., ibid., cap. 39.]</span>, se non che le facea paura
+la libidine di Licinio, e ch'ella si giudicò
+più sicura sotto la protezion di Massimino,
+perchè uomo ammogliato. Ma que' villani
+imperadori tutti erano bestie anche
+per questo conto. Massimino, da che fu
+entrata ne' suoi stati la suddetta Valeria
+Augusta con Prisca sua madre, e moglie
+di Diocleziano già imperadore, cominciò
+a pulsarla, affinchè rinunziasse a lui
+tutte le sue pretensioni sopra la succession
+del padre e del marito Augusti.
+Valeria, forse per tener salvi i diritti dell'adottato
+Candidiano e i propri, non ne
+volle far altro. Veramente sul principio
+si trovò essa ben trattata da lui; ma da
+lì a poco tempo restò essa non poco
+ammirata e confusa, perchè Massimino
+le fece proporre di prenderla per moglie;
+al qual fine si esibiva di ripudiar quella
+ch'egli avea. La risposta di Valeria fu
+<span class="pagenum"><a name="Page_1101" id="Page_1101"></a>[1101]</span>
+da donna saggia e di petto costante:
+che si maravigliava di una tal proposizione,
+come empia, pendente lo scorruccio
+del defunto consorte, e parere a
+lei strano ch'egli volesse abbandonar una
+moglie senza alcun demerito suo; e che
+questo procedere apriva a lei gli occhi
+per temer tutto da lui; in somma non
+essere permesso ad una persona del suo
+grado di pensare ad un secondo marito,
+come cosa scandalosa e senza esempio.
+Udita ch'ebbe Massimino questa generosa
+risposta, cangiossi tutta la libidine
+sua in odio e furore. Cacciò Valeria e
+tutti i suoi in esilio, senza assegnar loro un
+luogo fisso, e con farla vergognosamente
+condurre qua e là. Occupò tutti i di lei
+beni, le levò i suoi ufficiali, fece tormentare
+i suoi eunuchi, e mosse guerra alle
+nobili dame della di lei corte, alcune
+delle quali condannò alla morte con false
+accuse di adulterio, quando egli sapeva
+che erano più caste di quel ch'egli
+stesso voleva: iniquità che accrebbe a
+dismisura l'odio di ognuno verso questo
+manigoldo tiranno. Come terminasse
+la tragedia d'essa Valeria non tarderemo
+ad udirlo. Mosse anche guerra Massimino,
+per attestato di Eusebio, ai popoli
+dell'Armenia, perchè, siccome cristiani,
+non voleano far sacrifizii ai falsi dii; ma
+con poco suo utile. La fame e la peste
+anch'esse fecero guerra alle di lui armate.
+</p>
+
+<p>
+Mentre tali cose succedevano in Oriente,
+Costantino Augusto si applicava
+a stabilire una buona pace nelle Gallie,
+per essere in istato di rispondere in buona
+forma alle minacce <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 14. Lactant., de Mort.
+Persec., cap. 43.]</span> che andava facendo
+Massenzio tiranno di Roma contro
+di lui, servendosi del pretesto della
+morte di Massimiano Erculio suo padre,
+benchè in suo cuore non ne avesse disgusto.
+Visitò Costantino <span class="fnote">[Eumen., Panegyr. Constant.]</span> in quest'anno
+la città di Autun, e trovandola desolata,
+rimise a quel popolo i debiti di
+cinque anni addietro contratti col fisco,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1102" id="Page_1102"></a>[1102]</span>
+e parte delle imposte per gli anni avvenire:
+il che fu di mirabil sollievo a quella
+città, la quale da lì innanzi prese il
+titolo di Flavia dalla famiglia dell'Augusto
+benefattore. Fu in questa congiuntura
+che l'oratore Eumene, o Eumenio,
+recitò in lode di lui un panegirico che
+resta con altri tuttavia. Pensava in fatti
+Massenzio di far guerra a Costantino, e
+già avea disegnato di passar pei Grigioni
+nelle Gallie, con formar de' mirabili castelli
+in aria, cioè figurandosi di poter
+atterrar Costantino con facilità, e poi
+d'impadronirsi della Dalmazia e dell'Illirico,
+con abbattere l'Augusto Licinio,
+dominante in quelle parti. Ma prima d'intraprendere
+questa guerra, giudicò meglio
+di ricuperar l'Africa <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 14. Aurelius Victor,
+de Caesaribus.]</span>. Quivi tuttavia
+sussisteva l'usurpatore <i>Alessandro</i> che
+avea preso il titolo d'<i>Augusto</i>. Colà fu
+inviato assai nerbo di gente Rufio Volusiano
+prefetto del pretorio, che probabilmente
+dopo tale impresa fu assunto al
+consolato. Menò egli seco Zena, uomo
+che egregiamente intendeva il mestier della
+guerra, ed era in credito d'uomo pien
+di mansuetudine. Poca fatica durò questo
+capitano a sbrigarsi di quel tiranno,
+con aver messo in fuga i di lui soldati.
+Restò egli preso e strangolato. Bella occasion
+fu questa pel crudele Massenzio
+di spogliar del suo meglio l'Africa tutta.
+Non vi fu persona, nobile o ricca, che a
+torto o a diritto non fosse processata e
+condannata come aderente all'estinto Alessandro,
+con perdere perciò vita e roba.
+Oltre a ciò, ordinò l'empio Massenzio
+che fosse dato il sacco e il fuoco a Cartagine,
+città allora delle più belle e riguardevoli
+del mondo, non che dell'Africa.
+In una parola, per tante crudeltà
+rimasero affatto impoverite e rovinate
+tutte le africane provincie; e pure delle
+lacrime di que' popoli si fece trionfo e falò
+in Roma, città nondimeno con ugual furore
+maltrattata dallo stesso Massenzio,
+siccome fra poco dirò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1103" id="Page_1103"></a>[1103]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXII" id="CCCXII"></a>CCCXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="6">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Melchiade</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massenzio</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 6.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per
+la seconda volta e <span class="sc">Publio Liciniano
+Licinio Augusto</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+Tali furono i consoli per le Gallie e
+per altri paesi, dove regnava <i>Costantino</i>,
+e nell'Illirico, dove dominava <i>Licinio</i>.
+Andavano d'accordo insieme questi due
+imperadori. Ma in Roma, per attestato
+d'Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> e del Catalogo Bucheriano <span class="fnote">[Bucher., de Cyclo.]</span>,
+fu <i>console</i> il solo <i>Massenzio per la quarta
+volta</i>. In Oriente credono alcuni che
+procedessero <i>consoli Massimino Augusto
+e Picenzio</i>. Fu in quest'anno prefetto di
+Roma Aradio Rufino. Fra tanti imperadori
+cavati dall'aratro e dalla zappa,
+che in questi tempi governarono, o, per
+dir meglio, divisero e lacerarono l'imperio
+romano, niuno, a mio credere, fu più
+pernicioso e pestilente di Massenzio e di
+Massimino; l'uno signoreggiante in Roma,
+nell'Italia e nell'Africa; e l'altro nell'Oriente.
+Ne ho per testimonio Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span> e lo stesso Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 14.]</span>, nemico
+di Costantino, oltre agli storici cristiani
+che, parlano a lungo delle loro scelleraggini.
+Sopra gli altri Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 37
+et sequent.]</span> descrive
+la lascivia incredibile di Massimino e le
+violenze da lui usate. L'autore incerto <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Const., cap. 4.]</span>
+del panegirico di Costantino ed Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 33.]</span>
+ci fan sapere gli enormi vizii di Massenzio,
+tali che possono far orrore a chiunque
+legge; sì sfrenata era la sua libidine,
+barbarica la sua crudeltà, non solo nella
+<span class="pagenum"><a name="Page_1104" id="Page_1104"></a>[1104]</span>
+Africa, come abbiam detto, ma nell'Italia
+ancora e in Roma stessa. Niuna matrona
+era ivi sicura dalle unghie di questo
+avoltoio. La moglie dello stesso prefetto
+di Roma, cristiana di religione, per sottrarsi
+alla di lui bestiale violenza, si cacciò
+un pugnale nel petto e morì: azione
+gloriosa bensì secondo la morale de' pagani,
+ma non già secondo quella de' Cristiani.
+Le estorsioni poi fatte da Massenzio
+per adunar tesori con disegno di valersene
+a far guerra a Costantino, e per
+tener contente ed allegre le sue milizie,
+furono innumerabili, perchè continue.
+Tutto dì saltavano fuori calunnie contra
+dei benestanti e de' medesimi senatori;
+ed oltre ai lor beni vi andava anche la
+vita, di maniera che il senato restò spogliato
+dei suoi più illustri soggetti. Potevano
+poi i soldati a man salva commettere
+quante iniquità volevano contra
+l'onore, la vita e i beni degl'innocenti,
+perchè la giustizia per conto loro avea
+affatto perduta la voce e le mani. Lo stesso,
+che in Roma, si praticava per tutta
+l'Italia dai suoi perversi ministri. Giunse
+Massenzio per questa via in meno di sei
+anni a spogliar Roma e le provincie italiane
+di tulle le ricchezze adunate dai popoli
+in più di dieci secoli addietro <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus. Euseb., in
+Vita Constantini, lib. 1, cap. 35.]</span>.
+Fu fatto anche in Roma un giorno un
+gran macello di cittadini romani per leggerissima
+cagione. Forse fu quella, di cui
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 13.]</span> fa menzione, dicendo che attaccatosi
+il fuoco in Roma al tempio della
+Fortuna, perchè uno de' soldati metteva
+in burla quella falsa deità, i Romani
+accorsi a folla per ismorzar l'incendio,
+se gli avventarono addosso e l'uccisero.
+Di più non vi volle perchè gli altri soldati
+ammutinati facessero una fiera strage
+di que' cittadini, e se non accorreva
+Massenzio, la città affatto periva. Anche
+Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constant.]</span>, anche Prudenzio <span class="fnote">[Prudentius, in Sammach., lib. 1.]</span> ci
+<span class="pagenum"><a name="Page_1105" id="Page_1105"></a>[1105]</span>
+lasciarono un vivo ritratto del compassionevole
+stato di Roma sotto di questo
+tiranno, impudico, crudele, assassino delle
+sostanze altrui, e dato alla magia per
+la folle speranza di scoprir l'avvenire:
+nel che quanto egli s'ingannasse fra poco
+apparirà.
+</p>
+
+<p>
+Intanto l'Augusto Costantino con segrete
+lettere veniva sollecitato dai Romani
+a calare in Italia, per liberarli dall'insoffribil
+tiranno; ma quello che finalmente
+diede la spinta alle di lui armi,
+fu l'udire che Massenzio era risoluto
+di muovere a lui stesso guerra, con lasciarsene
+anche intendere dappertutto,
+e mirabil preparamento faceva a tal fine,
+fingendo di voler vendicare la morte di
+Massimiano suo padre. Un gran dappoco <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus. Incertus,
+Panegyrico Constantin.]</span>,
+un figlio della paura era per altro
+Massenzio; dato unicamente ai piaceri,
+non usciva quasi mai di palazzo: il più
+gran viaggio che faceva, ma di raro,
+consisteva in passare agli orti di Sallustio.
+La fidanza nondimeno di riuscire nelle
+grandi imprese, la riponeva egli nel numero
+e nella forza delle sue scapestrate
+milizie, in alcuni suoi valorosi uffiziali, e
+nei tesori ammassati con impoverire tutti
+i suoi sudditi. Oltre al grosso corpo dei
+suoi pretoriani, gente creduta la più valorosa
+dell'altre, oltre all'armata che già
+servì sotto suo padre, aveva egli fatta
+copiosa leva di soldati non meno in Italia
+che nell'Africa. Il panegirista anonimo
+di Costantino gli dà un esercito di cento
+mila combattenti. Aggiugne che quello
+di Costantino ascendeva solo alla quarta
+parte, cioè a venticinque mila, espressamente
+dicendo che era minore di quel
+di Alessandro il Grande, consistente in
+quaranta mila. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 15.]</span>, all'incontro,
+benchè lontano da questi tempi e fatti,
+pure con più verisimiglianza racconta
+che Massenzio avea in armi, oltre alle
+vecchie sue squadre, ottanta mila Italiani,
+e quaranta mila tra Siciliani ed Africani,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1106" id="Page_1106"></a>[1106]</span>
+di modo che nella sua armata si contavano
+cento settanta mila pedoni, e diciotto
+mila cavalli. Dall'altra parte Costantino
+aveva messo in piedi un esercito di
+gente, parte gallica e parte germanica,
+sino al numero di novanta mila fanti ed
+otto mila cavalli. Abbiamo da Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constant., cap. 9.]</span>
+che Costantino tentò prima le vie dolci
+per risparmiare la guerra, con ispedir
+ambasciatori a Massenzio e far proposizioni
+di pace. Più che mai ostinato
+nei suoi disegni si trovò il tiranno: e
+non passò molto <span class="fnote">[Nazar., ibid., cap. 10.]</span> ch'egli diede principio
+alla danza con abbattere in Roma
+le statue ed immagini di Costantino, più
+che mai protestando di voler la vendetta
+del padre. Ora Costantino, veggendo che
+a costui piaceva il giuoco continuò più
+che mai a mettersi in arnese. Ma per
+assicurarsi di non aver che un nemico
+da affrontare, trattò prima una lega con
+Licinio imperadore dell'Illirico, e gli
+riuscì di stabilirla con promettergli in
+moglie <i>Flavia Valeria Costanza</i> sua sorella <span class="fnote">[Lactant., de Mort. Persecut., cap. 43.]</span>.
+Informato di questo accordo
+Massimino imperador dell'Oriente, che
+prima era in trattato di lega con esso
+Licinio, ingelosito della contratta loro
+forte amistà, quasi che mirassero alla di
+lui rovina, tosto si rivolse al tiranno di
+Roma, cioè Massenzio, con offerirsi di
+stringersi in lega con lui. Massenzio a
+braccia aperte accettò le esibizioni, parendogli
+mandato dal cielo un sì fatto
+aiuto in occasione di tanta importanza.
+Pure noi non sappiamo che Licinio porgesse
+in questa guerra soccorso alcuno
+a Costantino, nè che Massimino si sbracciasse
+punto per sostenere Massenzio.
+</p>
+
+<p>
+Non volle già il saggio Costantino
+lasciarsi prevenir da Massenzio, ma
+animosamente determinò di prevenir
+lui, e di allontanar dal suo dominio la
+guerra, con portarla nel paese nemico.
+Probabilmente adunque sulla primavera
+dell'anno presente mosse egli dal Reno
+<span class="pagenum"><a name="Page_1107" id="Page_1107"></a>[1107]</span>
+l'armata sua <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Costantini, cap. 5.]</span>, con inviarne un'altra
+per mare, e tal diligenza fece che all'improvviso
+comparve all'Alpi, e le passò
+senza trovar resistenza. Trovò bensì la
+città di Susa ben fortificata, ben rinforzata
+di guarnigione, che si oppose ai
+suoi passi, nè volle cedere alla chiamata.
+Costantino, senza mettersi ad assediarla,
+comandò immantinente che si attaccasse
+il fuoco alle porte, e si desse la
+scalata alle mura. V'entrò vittoriosa la
+di lui gente; e pure il buon imperadore
+ne impedì il sacco, e perdonò a quegli
+abitanti e soldati <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constan., cap. 22.]</span>. S'inoltrò poi l'esercito
+suo alla volta di Torino; ma prima
+di giugnervi, ecco possenti schiere
+di nemici a cavallo, tutte armate di ferro,
+attraversargli il cammino. Fatto far largo
+ai suoi, Costantino le prese in mezzo,
+e poi diede loro addosso. I più restarono
+ivi atterrati a colpi di mazze, gli altri inseguiti
+sino a Torino, trovarono le porte
+che non si vollero aprir dagli abitanti
+per loro, a piè delle quali perciò rimasero
+estinti. Di volere del popolo entrò in
+quella città Costantino, ricevuto con
+giubilo da tutti. Questo primo prosperoso
+successo dell'armi sue mosse le circonvicine
+città a spedirgli dei deputati,
+con esibirgli la lor sommessione e provvisione
+di viveri, di maniera che, senza
+più sfoderar la spada, egli arrivò a Milano,
+dove entrò fra i viva di tutto quel
+popolo. Il buon trattamento ch'egli faceva
+a chiunque volontariamente si rendeva,
+invitava gli altri ad accettarlo allegramente
+per signore. Dopo aver dato
+per qualche giorno riposo all'esercito
+suo in quella nobil città, passò Costantino
+a Brescia, dove trovò un buon corpo
+di cavalleria che parea disposto a
+far fronte; ma sbaragliato con pochi
+colpi, prese tosto la fuga, con salvarsi a
+Verona, dove si erano unite le soldatesche
+di Massenzio, sparse prima in varii siti
+per difendere quella forte città <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Costant., cap. 8.]</span>. Avea
+<span class="pagenum"><a name="Page_1108" id="Page_1108"></a>[1108]</span>
+quivi il comando dell'armi Ruricio Pompeiano
+prefetto del pretorio, uomo di
+molta sperienza ne' fatti della guerra,
+che, senza volersi esporre all'azzardo di
+una battaglia, si dispose a sostenere
+l'assedio, con restare a sua disposizione
+il di là dall'Adige. Fu dato principio
+all'assedio, ma riconoscendosi la vanità
+d'esso se non si stringeva la città anche
+dalla parte settentrionale, riuscì poi alle
+milizie di Costantino di valicar quel
+fiume nella parte superiore in sito poco
+custodito da' nemici; e però d'ogni intorno
+restò assediata Verona. Più d'una
+sortita fece Pompeiano, ma con lasciar
+sempre sul campo la maggior parte dei
+suoi: il perchè prese egli la risoluzione
+di uscirne segretamente dalla città per
+portarsi a raunar gente, e tornar poi
+a soccorrerla. Ritornò in fatti con molte
+forze <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Const., cap. 26.]</span>. Ma Costantino, lasciata la
+maggior parte dell'esercito all'assedio,
+col resto, benchè inferiore di numero ai
+nemici, andò coraggiosamente ad assalirlo.
+Si attaccò la zuffa verso la sera, e
+durò parte della notte, colla totale sconfitta
+e strage grande de' Massenziani, e
+colla morte dello stesso lor generale
+Pompeiano. Grandi prodezze fece in
+questo combattimento Costantino, coll'entrare
+nel più forte e pericoloso della
+mischia, e menar le mani al pari d'ogni
+semplice soldato, di maniera che dopo
+la vittoria i suoi uffiziali colle lagrime
+agli occhi lo scongiurarono di non azzardar
+più a questa maniera una vita di
+tanta importanza <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr., cap. 11.]</span>. Pare che continuasse
+anche qualche tempo l'assedio,
+e che la città fosse presa o per dedizione
+o per assalto, e poi saccheggiata, ma i
+panegiristi d'allora, usati, secondo il
+loro mestiere, a farci veder solamente il
+bello del loro eroe, non ci lasciano scorgere
+come terminasse quella tragedia,
+se non che l'Anonimo scrive, che Pompeiano
+cagion fu della rovina di Verona,
+e che miserabil fu la calamità di quel
+<span class="pagenum"><a name="Page_1109" id="Page_1109"></a>[1109]</span>
+popolo. A tutti nondimeno fu salva la
+vita, ed anche agli stessi soldati nemici.
+Ma perchè non v'erano tante catene da
+poter legare sì gran copia di prigioni,
+Costantino ordinò che delle spade loro
+si facessero tante catene per custodirli
+nelle carceri.
+</p>
+
+<p>
+Tocca Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Const., cap. 27.]</span> di passaggio le città
+d'Aquileia e di Modena, con far comprendere
+che anch'esse fecero della resistenza,
+e convenne usar della forza
+contra di esse. Ma in fine anche quei
+popoli si renderono e con piacere, perchè
+sottoposti a Costantino si promettevano
+migliore stato, e in fatti si trovarono
+da lì innanzi in buone mani. Niuna
+altra opposizione provò l'Augusto principe
+nella continuazion del suo viaggio,
+finchè arrivò alle vicinanze di Roma,
+primario scopo delle sue armi, per desiderio
+di far sua la capital dell'imperio,
+e di liberar quel popolo dal giogo intollerabile
+del violento tiranno Massenzio.
+Costui non s'era attentato in addietro,
+e molto meno si attentava ora a
+mettere il piede fuori di Roma <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 44.]</span>, perchè
+da' suoi astrologhi o maghi era stato
+predetto, che qualora ne uscisse, sarebbe
+perito. L'armata sua di gran lunga era
+superiore all'altra; in Roma aveva egli
+raunata un'immensa copia di viveri; ed
+inoltre colle immense somme d'oro, da
+lui messe insieme colle inudite sue avanie,
+si lusingava di poter sovvertire tutte
+le milizie di Costantino, siccome gli
+era venuto fatto con quelle di Severo e
+di Galerio. Il perchè sembrava più tosto
+godere che rattristarsi della venuta di
+Costantino, stante il tenersi egli come
+in pugno di spogliarlo di gente, di riputazione
+e di vita. Ma differenti erano gli
+alti disegni di Dio, che intendeva di liberar
+oramai Roma dal tiranno, e la
+sua Chiesa dalla persecuzion de' pagani,
+i quali intorno a tre secoli sparso aveano
+tanto sangue di persone innocenti.
+Era già l'Augusto Costantino assai inclinato
+<span class="pagenum"><a name="Page_1110" id="Page_1110"></a>[1110]</span>
+verso de' Cristiani, ancorchè
+nato ed allevato nella superstizion dei
+Gentili, con aver forse ereditato questo
+buon genio da Costanzo suo padre, da
+noi veduto sì favorevole ai cristiani, o
+pur da Elena sua madre. Trovandosi
+egli ora in questo gran cimento; cioè a
+fronte di un potentissimo nemico, e sul
+bivio o di perdere o di guadagnar tutto,
+allora fu che, conoscendo il bisogno di
+essere assistito da Dio, seriamente pensò
+a qual Dio dovesse egli ricorrere per
+aiuto. La follia e falsità de' finora creduti
+suoi dii in varie occasioni l'avea
+egli osservata, e però sull'esempio di
+suo padre non soleva più adorare se
+non il Dio supremo, padrone e regolatore
+dell'universo. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constan., lib. 1, cap. 27
+et seq.]</span> gravissimo
+storico ci assicura d'aver intesa
+la verità di questo fatto dalla bocca del
+medesimo Costantino, allorchè da lì ad
+alcuni anni familiarmente cominciò a
+trattare con lui. Cioè si raccomandò egli
+vivamente a Dio creatore del tutto,
+quando nel marciar egli coll'esercito suo
+un giorno, sul bel mezzo dì mirò in cielo
+sopra il sole una croce di luce, ed
+appresso le seguenti parole: <i>Con questa
+va a vincere.</i> Di tal miracoloso fenomeno
+spettatori furono anche i soldati della
+sua comitiva. Restò egli perplesso del
+suo significato, quando nella seguente
+notte apparendogli in sogno Cristo, gli
+disse, che, di quella bandiera valendosi,
+egli vincerebbe. Nulla di più occorse
+perchè Costantino, fatti chiamare de' sacerdoti
+cristiani, ed esposto loro quanto
+avea veduto, imparasse a conoscere la
+venerazion dovuta alla Croce santificata
+da Gesù Cristo, e dal culto de' falsi dii
+passasse alla pura e santa religion dei
+Cristiani: fatto de' più mirabili e strepitosi
+che somministri la storia, perchè
+mutò affatto in poco di tempo anche la
+faccia del romano imperio.
+</p>
+
+<p>
+Fece adunque Costantino mettere
+nelle sue insegne il monogramma di
+<span class="pagenum"><a name="Page_1111" id="Page_1111"></a>[1111]</span>
+Cristo Signor nostro, e con questa animosamente
+procedette contro del tiranno.
+In qual tempo precisamente, cioè se
+nel principio di questa guerra o pur
+nelle vicinanze di Roma, accadesse un
+tal fatto, l'han ricercato gli eruditi. Chiaramente
+Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persecut. cap. 43.]</span> scrive che Costantino
+prima di venir a battaglia con
+Massenzio, avvertito da Dio in sogno,
+fece mettere il nome di Cristo negli scudi
+de' soldati, e che in virtù d'esso vinse.
+E benchè possa parere strano a taluno,
+che i panegiristi di allora e gli storici
+pagani, come Eutropio, Sesto Vittore e
+Zosimo non abbiano fatto menzione
+alcuna di un avvenimento di tanta conseguenza;
+pure non è da maravigliarsene,
+perchè nè pur essi parlano della
+religion cristiana abbracciata da Costantino;
+o se ne parlano, solamente è per
+isparlarne, e non già per riconoscerne i
+pregi e i miracoli. A buon conto fuor
+di dubbio è che Costantino, abbandonati
+gl'idoli, abbracciò la credenza dei
+cristiani, e fu il primo degl'imperadori
+che venerasse la Croce; avvenimento
+per sè stesso miracoloso, ed effetto della
+mano di Dio. Lattanzio poi ed Eusebio
+furono scrittori nobili, contemporanei e
+familiari di quel grande Augusto, nè loro
+si può negar fede senza temerità. Le
+precauzioni che prese in questa congiuntura
+Massenzio, furono di portare l'armata
+sua, più numerosa di lunga mano
+che quella di Costantino, fuori di Roma,
+alla difesa del Tevere e di Ponte Molle;
+e di fabbricar su quel fiume un ponte di
+barche, congegnato in maniera, che levando
+via alcuni ramponi <span class="fnote">[Eusebius, in Vita Constantini, lib. 1, c. 38.]</span>, da' quali
+era legato nel mezzo, esso si scioglieva,
+non tanto per assicurarsi della propria
+ritirata occorrendo, quanto per annegare
+i nemici se si mettevano a passarlo. Arrivato
+che fu Costantino a Ponte Molle,
+quivi si accampò coll'esercito suo, ma
+senza scorgere come potere passar oltre;
+colla opposizione di un fiume allora
+<span class="pagenum"><a name="Page_1112" id="Page_1112"></a>[1112]</span>
+assai ricco d'acque, e difeso da tante
+squadre nemiche. Ma permise Iddio che
+il tiranno dovette essere sì caldamente
+spronato dagli uffiziali suoi, a' quali per
+la superiorità delle forze parea certa la
+vittoria, che s'indusse a far egli passare
+l'armata sua di là dal fiume pel nuovo
+ponte di navi, con animo di venir a battaglia
+campale col nemico; ed intanto
+prese posto fra Costantino e il Tevere
+ad un luogo appellato i Sassi Rossi,
+lungi da Roma, se disse il vero Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span>, nove miglia. Non poteva
+Massenzio far cosa più grata di questa
+a Costantino, il quale non altro temeva,
+se non che il tiranno stesse chiuso in
+Roma, ed aspettasse piuttosto un assedio;
+il che sarebbe stato la rovina o di
+Roma, o degli assedianti, perchè quella
+gran città era a maraviglia fornita di
+munizioni da bocca e da guerra, e di
+un'armata maggior della sua <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Costantini, cap. 16.]</span>. Due
+giorni prima il tiranno spaventato da
+un sogno, s'era levato dal palazzo, e
+colla moglie e col figliuolo (non sappiamo
+se Romolo o pure un altro) era
+passato ad abitare in una casa particolare:
+dal che i superstiziosi Romani presagirono
+tosto che fosse imminente la
+sua caduta.
+</p>
+
+<p>
+Era venuto il dì in cui Massenzio
+dovea celebrare il giorno suo natalizio,
+o pure l'ultimo dell'anno sesto del suo
+imperio con feste e giuochi; cioè il dì
+27 d'ottobre, per quanto si ricava da
+Lattanzio <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec., cap. 44.]</span>, ovvero il dì 28 d'esso
+mese, come si raccoglie da un Calendario
+antichissimo pubblicato dal Bucherio <span class="fnote">[Bucherius, de Cycl.]</span>.
+Non mancò Massenzio di dare
+al popolo giuochi circensi; ma perchè
+il medesimo popolo gridò che Costantino
+non si potea vincere, tutto in collera
+si levò di là, e spediti alcuni senatori a
+consultare i libri sibillini <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 16.]</span>, mentre
+<span class="pagenum"><a name="Page_1113" id="Page_1113"></a>[1113]</span>
+egli attendeva a far de' sacrifizii, gli fu
+riferito essersi trovato che in quel giorno
+avea da perire il nemico de' Romani.
+Questo bastò per incoraggirlo, perchè
+l'interpretò contra di Costantino, senza
+pensare ch'egli stesso potesse essere
+quel desso; e però tutto in armi passò
+all'esercito suo, il qual già era alle mani
+coll'avversario. Così Lattanzio. Ma i
+panegiristi di Costantino <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Const., cap. 16. Nazar.,
+in Panegyr., cap. 28.]</span> sembrano
+dire ch'egli in persona schierò la propria
+armata ed attaccò la zuffa <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 16.]</span>. Fu
+questa delle più terribili e sanguinose, e
+parve che Dio permettesse che il tiranno
+ristrignesse la sterminata moltitudine
+de' suoi fra il Tevere e l'esercito nemico,
+acciocchè restando sconfitta, ne perisse
+la maggior parte o trafitta dalle
+spade, o sommersa nel fiume. In fatti
+Costantino, dopo aver messe in miglior
+ordinanza di battaglia le sue milizie,
+tutto fiducia nel Dio de' cristiani, fece
+dar alle trombe, e innanzi agli altri si
+scagliò contro ai nemici. I primi a piegare
+furono i soldati romani ed italiani,
+perchè ansiosi d'essere liberati dall'insoffribil
+tiranno. Tennero forte gli altri, e
+moltissimo sangue si sparse; ma in fine
+rotta la cavalleria di Massenzio, tutto il
+suo campo voltò le spalle, ma con aver
+dietro le spade nemiche, ed avanti un
+largo fiume. Però la strage degli uccisi
+fu grande, maggior la copia di coloro
+che finirono la lor vita nelle acque. Anche
+Massenzio, spronato il cavallo, cercò
+di salvarsi pel suo ponte di barche, ma
+il trovò sì carico per la folla dei fuggitivi,
+ch'esso ponte si sciolse, e si affondò,
+ed egli in compagnia d'altra non poca
+gente precipitò nell'acque, ed ivi restò
+sommerso <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 1, cap. 38.]</span>. Giunta questa nuova in
+Roma, niuno per qualche tempo osò di
+mostrarne allegrezza, perchè non mancava
+chi l'asseriva falsissima; ma ritrovato
+nel giorno appresso il cadavero
+<span class="pagenum"><a name="Page_1114" id="Page_1114"></a>[1114]</span>
+dell'estinto tiranno, e spiccatane dal
+busto le testa, portata che fu questa
+sopra un'asta nella città, allora tutto il
+popolo proruppe <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar. Aurelius Victor, de
+Caesarib. Zosimus, lib. 1, cap. 16.]</span> in trasporti incessanti
+di gioia, senza potersi esprimere
+quanta fosse la consolazion sua al trovarsi
+libero da un tiranno, delle cui
+iniquità parlarono cotanto non meno i
+cristiani che gli etnici scrittori. Ma crebbe
+il giubilo, quando videro entrar in
+Roma nel giorno susseguente al fatto
+d'armi il vittorioso Costantino in foggia
+di trionfo, ma insieme in abito di
+pace e d'amore, perchè senza condur
+prigioni, e con fare buon volto a tutti, e
+solamente con aria di clemenza si lasciò
+vedere a quel gran popolo.
+</p>
+
+<p>
+Zosimo scrive ch'egli fece levar di
+vita un picciolo numero di persone
+troppo in addietro attaccate al tiranno;
+ed oltre a ciò Nazario sembra dire che
+Costantino sradicò dal mondo la di lui
+schiatta colla morte probabilmente del
+figliuolo di Massenzio, che non sappiamo
+se fosse Romolo o pure un altro. La
+clemenza sua si stese dipoi sopra il
+restante delle persone <span class="fnote">[Incertus, in Paneg. Const., cap. 21. Libanius,
+Oratione 21.]</span>, ricevendo in
+sua grazia chiunque era stato apertamente
+contra di lui, e conservando loro
+il possesso dei beni ed impieghi, e fino
+ad alcuni, dei quali il popolo dimandava
+la morte. Accettò inoltre al suo servigio
+que' soldati di Massenzio ch'erano salvati
+nella rotta, con levar loro l'armi;
+benchè dipoi loro le restituì, mandandoli
+solamente divisi alle guarnigioni dei
+suoi stati sul Reno e sul Danubio. Ma
+ciò che più d'ogni altra sua risoluzione
+diede nel genio al popolo romano, e gli
+guadagnò le benedizioni di ognuno, fu
+ch'egli abolì affatto la milizia pretoriana.
+Questo considerabil corpo di gente militare
+e scelta, istituito anche prima da
+Augusto, e conservato dai susseguenti
+imperadori per difesa delle lor persone,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1115" id="Page_1115"></a>[1115]</span>
+dell'imperial palazzo e della città di
+Roma, l'abbiamo tante volte vedute
+prorompere in deplorabili insolenza per
+rovina della medesima città, e divenuto
+con tante sedizioni l'arbitrio dello
+imperio, perchè avvezzo ad usurparsi
+l'autorità di creare o di svenar gl'imperadori.
+Incredibili specialmente erano
+stati i disordini da lor commessi sotto
+Massenzio, principe che per tenerseli
+bene affezionati, permetteva lor tutto, e
+sovente dicea che stessero pure allegri
+e spendessero largamente, perchè nulla
+lascerebbe mancare a soldati di tanto
+merito. Costantino ritenne chi volle servire
+al soldo suo con essere semplice
+soldato; e, licenziati gli altri, distrusse
+il castello pretoriano, specie di fortezza
+destinata lor per quartiere. Noi non
+sappiamo che altra guarnigione da lì innanzi
+stesse in Roma, fuorchè i vigili
+destinati a battere di notte la pattuglia,
+e forse qualche discreta guardia del
+palazzo dei regnanti. Ma non fu per
+questo abolita l'insigne carica di prefetto
+del pretorio, la quale continuò ad essere
+una delle prime nella corte imperiale.
+Anzi, perchè la division fatta da Diocleziano
+del romano imperio in quattro
+parti avea introdotto quattro diversi
+prefetti del pretorio, volendo cadaun
+de' principi il suo prefetto, cioè il suo
+capitano delle guardie; così ne seguitò
+il loro istituto, con trovar noi da qui
+innanzi i prefetti del pretorio dell'Italia,
+delle Gallie, dell'Illirico e dell'Oriente.
+Comparve poi nel senato il novello signore <span class="fnote">[Incertus, in Panegyr. Const., cap. 18.]</span>,
+e con graziosa orazione piena
+di clemenza parlò che voleva salva
+l'antica loro autorità. Gli accusatori,
+de' quali sotto i principi cattivi abbondò
+sempre la razza in Roma, e per cui non
+meno i rei che gl'innocenti perdevano
+roba ed anche vita, fu vietato l'ascoltarli
+da lì innanzi, ed intimato contra di
+essi l'ultimo supplicio. Erano poi innumerabili
+coloro che Massenzio ingiustamente
+avea o cacciati in esilio, o
+<span class="pagenum"><a name="Page_1116" id="Page_1116"></a>[1116]</span>
+imprigionati, o condannati a diverse pene,
+o spogliati delle loro sostanze <span class="fnote">[Nazar., in Paneg. Constant., cap. 32 et seq.]</span>. A
+tutti fu fatta grazia, ad ognuno restituiti
+i lor beni. In somma parve che Roma
+rinascesse in breve tempo, perchè nel
+termine di soli due mesi la benignità di
+Costantino riparò tutti i mali che nello
+spazio di sei anni avea fatto la crudeltà
+di Massenzio. Per questa vittoria dipoi
+divenne egli padron di tutta l'Italia, e
+fu meravigliosa la commozione delle
+persone accorse allora dalle varie provincie
+a Roma, per mirar coi loro occhi
+l'invitto liberatore che rotte avea le
+lor catene. Fu anche inviata in Africa
+la testa del tiranno accolta ivi con istrepitose
+ingiurie; e però senza fatica, anzi
+con gran festa, i popoli ancora di quelle
+provincie riconobbero per lor signore
+chi gli avea finalmente tratti da lagrimevole
+schiavitù.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXIII" id="CCCXIII"></a>CCCXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Melchiade</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperatore 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Massimino</span> imperadore 7.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per
+la terza volta, <span class="sc">Publio Valerio Liciniano
+Licinio Augusto</span> per la terza.
+</p>
+
+<p>
+Fu in quest'anno prefetto di Roma
+<i>Rufio Volusiano</i>. Ho ben io, secondo
+l'uso di altri scrittori, notato negli anni
+addietro, cominciando dal principio
+dell'Era nostra, le <i>Indizioni</i>, cioè un
+corso di quindici anni, terminando il
+quale si torna a contare la prima indizione.
+Ma tempo è ormai d'avvertire
+che non furono punto in uso le indizioni
+ne' secoli passati, e che, per consentimento
+degli eruditi, ne fu istitutore Costantino
+il Grande <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Consul. Petav., de Doctrina
+Tempor. Pagius, in Critic. Baron.]</span>. Il motivo di tal
+istituzione resta oscuro tuttavia. Opinione
+fu de' legisti, ch'essa indizione fosse
+<span class="pagenum"><a name="Page_1117" id="Page_1117"></a>[1117]</span>
+così chiamata da un determinato pagamento
+di tributi, e il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annalib. Eccles.]</span>
+aggiunse, fatto questo regolamento pel
+tempo destinato ai soldati di militare,
+dopo il quale s'imponeva un tributo
+per pagarli. Conghietture son queste
+assai lodevoli, ma che nulla di certo a
+noi somministrano. Quel che è fuor di
+dubbio, servirono da lì innanzi, e tuttavia
+servono le indizioni per regolare
+il tempo. Tiensi inoltre che la prima
+indizione cominciasse a correre nel settembre
+dell'anno precedente, e non già
+per la vittoria di Costantino contra di
+Massenzio, come immaginò il Panvinio,
+perchè questa accadde sul fine d'ottobre.
+Ma perchè appunto nel settembre
+antecedente non era Costantino per
+anche padrone di Roma, han creduto
+alcuni che si desse principio ad essa indizione
+nel settembre dell'anno corrente:
+il che alle pruove non sussiste. Potè
+anche prima della vittoria Costantino
+introdurre l'uso di tali indizioni, essendo
+per altro fuor di dubbio che le nuove
+indizioni cominciavano il corso loro
+nel dì primo di settembre, o pure nel
+dì 24 d'esso mese; e questo uso per
+assaissimi secoli durò in Occidente, con
+essere poi prevaluto quel della curia
+romana, la quale da qualche secolo in
+qua conta dal dì primo di gennaio la
+novella indizione. Egli è ben credibile
+che l'Augusto Costantino continuasse
+a dimorare in Roma almen sino alle
+calende di gennaio di quest'anno, per
+solennizzar ivi il terzo suo consolato.
+Quivi pubblicata fu una legge <span class="fnote">[Cod. Theodos. L. 13, tit. 10, lib. 1.]</span> in
+sollievo de' poveri, che dai collettori
+delle pubbliche imposte erano più del
+dovere caricati per favorire i ricchi.
+Passò egli dipoi a Milano, ed era in
+quella città nel 10 di marzo, come
+apparisce da un'altra sua legge <span class="fnote">[Gothofredus, in Chron. Cod. Theodos.]</span>.
+Chiamato colà Licinio imperadore dall'Illirico,
+vi venne per isposare <i>Costanza</i>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1118" id="Page_1118"></a>[1118]</span>
+sorella dell'Augusto Costantino, a
+lui promessa nell'anno precedente, e
+quivi in fatti si solennizzarono quelle
+nozze, e si formò un nuovo decreto per
+la pace delle chiese e persone cristiane.
+</p>
+
+<p>
+Fin quando era in Roma Costantino,
+avviso gli pervenne che i Franchi, gente
+avvezza a violar per poco i patti e i
+trattati, faceano de' preparamenti per
+passar ai danni delle Gallie. E perciò,
+sbrigato dagli affari dell'Italia, volò alle
+sponde del Reno <span class="fnote">[Incertus, Panegyr. Const., cap. 22. Zosimus,
+lib. 2, cap. 17.]</span>, e trovò non ancora
+passati i Barbari. Fece egli finta di
+ritirarsi, mostrandosi non accorto dei
+loro andamenti, ma lasciò in un'imboscata
+un grosso corpo di gente. Allora
+fu che i Barbari, credendo lui ben
+lontano, si arrischiarono a valicare il
+Reno in gran copia. Ma caduti nell'agguato,
+pagarono ben caro il fio della
+loro perfidia. Nè questa bastò. Eccoti
+giugnere di nuovo Costantino, il quale,
+radunata una buona flotta di navi, ed
+imbarcata la sua gente, passò animosamente
+il Reno, e portò lo sdegno e la
+vendetta addosso a quelle barbare e
+disleali nazioni. L'Anonimo Panegirista
+gonfiando le pive secondo l'uso de' suoi
+pari, giugne a dire, aver Costantino dato
+sì gran guasto al loro paese, e fatta
+cotanta strage di loro, che si credeva
+non doversi più nominar la nazione dei
+Franchi, avvezza in que' tempi a solamente
+nudrirsi di cacciagione. Ci farà
+ben vedere la storia che sparata oratoria
+fosse la sua. Sembra che in questo
+anno appunto il panegirista suddetto,
+creduto Nazario da alcuni, recitasse in
+Treveri quel panegirico in lode di Costantino,
+con dire, fra l'altre cose, che
+il senato romano ad esso Augusto avea
+dedicata una statua, come ad un dio
+liberatore, e che l'Italia gli avea anche
+essa dedicato uno scudo e una corona
+d'oro. Ed è anche da osservare che
+quell'oratore, per altro pagano, sul fine
+ricorre non al suo Giove, non ad Apollo
+<span class="pagenum"><a name="Page_1119" id="Page_1119"></a>[1119]</span>
+o ad altra delle false divinità, ma all'invisibile
+Creatore dell'universo Iddio,
+pregandolo di conservar vita così preziosa
+come quella di Costantino. Dovea
+costui sapere qual già fosse la credenza
+di questo glorioso imperadore, già divenuto
+adoratore del solo vero Iddio.
+</p>
+
+<p>
+L'anno fu questo, per attestato di
+Lattanzio, e non già l'anno 316, come
+han creduto Zosimo, l'autore della Cronica
+Alessandrina e Idacio, in cui il vecchio
+<i>Diocleziano</i>, già imperadore, diede
+fine al suo vivere nella villa del territorio
+di Salona, città della Dalmazia sull'Adriatico,
+dove dicemmo ch'egli s'era
+ritirato a vivere dopo l'abdicazion dell'imperio.
+Quivi si crede che sorgesse
+la moderna città di Spalatro. Non si
+può negare che di belle qualità concorressero
+in Diocleziano. Due autori pagani,
+cioè Libanio <span class="fnote">[Liban., Oratione 14.]</span> e Giuliano l'Apostata <span class="fnote">[Julian., Oratione I.]</span>,
+il lodano come persona ammirabile
+in molte cose, benchè non in
+tutte, riconoscendo fra l'altre, ch'egli
+avea faticato di molto in utilità del pubblico.
+Veggonsi tuttavia molte leggi
+fatte da lui, ed inserite nel Codice di
+Giustiniano, che spirano prudenza e
+giustizia. Gran cura ebbe egli sempre di
+promuovere i buoni <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> e di punire i
+cattivi, di mantenere l'abbondanza dei
+viveri, e di rimettere in buono stato i
+paesi spopolati per le guerre. Sotto di
+lui andarono a vuoto tutti gli sforzi
+delle barbare nazioni: tanta era l'applicazione
+di lui, tanti i suoi viaggi e le
+sue fatiche per reprimere col braccio
+del suo bravo, cioè di Massimiano Erculio,
+i nemici del romano imperio. Sapeva
+anche farsi amare, e soprattutto
+poi fu con ragione ammirata la di lui
+saviezza, perchè, quantunque per forza
+deponesse l'imperio, pure disingannato
+delle spinose grandezze del principato,
+non seppe mai più indursi a ripigliarlo,
+risoluto di finire i suoi giorni in vita
+<span class="pagenum"><a name="Page_1120" id="Page_1120"></a>[1120]</span>
+privata. Ma non andò esente da biasimo <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 7.]</span>
+l'aver egli, secondo la sua politica,
+moltiplicati i principi, e divise le
+provincie dell'imperio, siccome abbiamo
+veduto; perciocchè, oltre all'essere costato
+carissimo ai popoli il dover mantenere
+due <i>Augusti</i> e due <i>Cesari</i>, nello
+stesso tempo dominanti nel paese loro
+assegnato, e con corte non inferiore
+alle altre, di qui poi venne uno smembramento
+della monarchia romana, e le
+guerre fin qui accennate, ed altre che
+vedremo fra poco. Moltiplicò eziandio
+gli uffiziali e gli esattori in cadauna
+provincia, che servirono a conculcare
+ed impoverire i popoli. E perciocchè
+egli sommamente si dilettò di alzar suntuose
+fabbriche tanto in Roma che in
+altri paesi, e particolarmente a Nicomedia,
+con disegno di renderla uguale a
+Roma, e fatta una fabbrica, se non gli
+piaceva, la faceva atterrare per alzarne
+una nuova: di qua vennero infinite angarie
+alle città, per somministrar artefici,
+per condurre materiali, e per pagar
+taglioni; di modo che per ornare le città
+egli rovinava le provincie. Dell'avarizia
+di Diocleziano abbiam parlato altrove.
+Ammassava tesori, ma non per ispenderli,
+fuorchè una parte nelle fabbriche
+suddette; poichè per altro se occorrevano
+bisogni del pubblico, soddisfaceva
+coll'imporre nuove gravezze. E qualora
+egli osservava qualche campagna ben
+coltivata, o casa ben ornata, non mancavano
+calunnie contro ai padroni, per
+carpir loro non solamente gli stabili, ma
+anche la vita, perchè egli senza sangue
+non sapea rapire l'altrui. Cosi Lattanzio.
+Ed anche Eusebio attesta aver egli
+colle nuove imposte così scorticati i
+popoli, che più tollerabile riusciva loro
+il morire che il vivere.
+</p>
+
+<p>
+Motivo ancora alla pubblica censura
+diede il fasto di Diocleziano per lo suo
+sfoggiare in abiti troppo pomposi, siccome
+accennammo di sopra; e il peggio
+fu che introdusse il farsi adorare, cioè
+<span class="pagenum"><a name="Page_1121" id="Page_1121"></a>[1121]</span>
+l'inginocchiarsi davanti a lui: cosa allora
+praticata solamente coi falsi dii, e
+non gli dispiaceva di ricevere il titolo di
+Dio, e che si scrivesse alla sua divinità.
+Questi conti avea da fare un così ambizioso
+ed avaro principe col vero Dio,
+ad onta ancora del quale aggiunse in fine
+agli altri suoi reati quello della fiera
+persecuzione che egli, come capo dell'imperio,
+mosse contra degl'innocenti
+seguaci di Cristo. Noi già il vedemmo,
+appena cominciata questa persecuzione,
+colpito da Dio con una lunga e terribile
+malattia, e poi balzato dal trono. Certamente
+per alcuni anni nel suo ritiro fu
+onorato da que' principi che regnarono
+dopo di lui, perchè tutti da lui riconoscevano
+la lor fortuna, ed era da essi
+sovente consultato negli affari scabrosi.
+Ma il fine ancora di Diocleziano non
+andò diverso da quello degli altri persecutori
+della Chiesa di Dio. Fioccarono
+le disgrazie e i crepacuori sopra di lui
+nell'ultimo di sua vita. Vide abbattute
+da Costantino le statue ed iscrizioni
+sue; vide Valerla sua figliuola, già moglie
+di Galerio Massimiano, e Prisca sua
+moglie, rifugiate nell'anno 311 nelle
+terre di Massimino imperador d'Oriente,
+maltrattate da lui, spogliate dei lor
+beni, e poi relegate ne' deserti della Soria.
+Mandò ben egli più volte de' suoi
+uffiziali <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persec., cap. 41.]</span> a pregare quel crudele Augusto
+di restituirgli due sì care persone,
+ricordandogli le tante sue obbligazioni;
+ma nulla potè ottenere: negativa, per
+cui crebbe tanto in lui il dolore e il
+dispetto, che, veggendosi sprezzato ed
+oltraggiato da tutti, cadde in una tormentosa
+malattia. A farlo maggiormente
+disperare dovette altresì contribuire,
+se è vero, ciò che narra Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>,
+cioè che avendolo Costantino e
+Licinio pregato d'intervenire in Milano
+alle nozze poco fa accennate, egli se ne
+scusò con allegare la sua grave età: del
+che mal soddisfatti quei principi, gli
+<span class="pagenum"><a name="Page_1122" id="Page_1122"></a>[1122]</span>
+scrissero una lettera minaccievole, trattandolo
+come da lor nemico. Per questo
+disgustoso complimento, venuto
+dietro alle altre suddette disavventure,
+egli si ridusse a non voler nè mangiare
+nè dormire, sospirando, gemendo, piagnendo,
+e rivoltandosi ora nel letto, or
+sulla terra, tanto che disperato chiuse
+gli occhi per sempre circa il mese di
+giugno dell'anno presente. Fu egli poi
+deificato secondo l'empietà d'allora, per
+attestato di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>. Nelle medaglie <span class="fnote">[Mediob., Numism. Imper.]</span>
+nol veggo col titolo di Divo, ma
+bensì in un editto di Massimino e in
+altre memorie si truova a lui compartito
+questo sacrilego onore. Fiorirono a' suoi
+tempi Sparziano, Lampridio, Capitolino,
+Vulcazio Gallicano e Trebellio Pollione,
+scrittori della Storia Augusta tante volte
+di sopra mentovati, senza de' quali
+resterebbe per due secoli troppo involta
+nelle tenebre la storia romana. Fiorì
+ancora Porfirio, filosofo celebre del paganesimo,
+e nemico giurato della religione
+cristiana: intorno ai quali si possono
+vedere il Vossio, il Tillemont, il
+Cave ed altri autori.
+</p>
+
+<p>
+Più visibilmente ancora si fece in
+quest'anno sentir la mano di Dio sopra
+un altro persecutore della religione
+cristiana, forse il più crudele degli altri,
+cioè sopra <i>Massimino</i> Augusto, signoreggiante
+nelle provincie d'Oriente. Già
+vedemmo che anch'egli concorse nello
+editto pubblicato da Galerio Massimiano
+imperadore, di concerto con gli altri
+Augusti, per dar la pace ai Cristiani;
+ma se ne dimenticò egli ben tosto, e
+seguitò con più cautela, ma pur seguitò
+ad infierir contra di loro. Abbiamo da
+Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccl., lib. 9, cap. 9.]</span>, che, tolto di vita Massenzio,
+unitamente Costantino e Licinio Augusti
+diedero fuori nell'anno precedente un
+proclama in favor de' cristiani; ed inviatolo
+a Massimino, non solo il pregarono
+di conformarsi alla loro intenzione,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1123" id="Page_1123"></a>[1123]</span>
+ma in certa guisa gliel comandarono.
+Per paura mostrò egli della prontezza a
+farlo; e, pubblicato un editto, l'inviò a
+Sabino e agli altri uffiziali del suo imperio.
+Ma nè pure per questo cessò il
+suo mal talento, perchè di nascosto faceva
+annegar quei cristiani che gli capitavano
+alle mani; nè permetteva loro
+di raunarsi, nè di fabbricar le chiese
+loro occorrenti. Giacchè i suddetti due
+Augusti in Milano confermarono il già
+fatto editto per la pace de' cristiani,
+alcuni han creduto che comunicassero
+di nuovo ancor questo a Massimino, ma
+senza apparirne pruova alcuna. Anzi
+abbiamo che lo stesso Massimino cominciò
+la guerra a Licinio nel tempo stesso
+che questi venne a trovar Costantino
+in Milano. S'era avuto non poco a male
+quel superbo <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 44.]</span> che il senato romano
+avesse decretata la precedenza di
+Costantino agli altri due Augusti, nè
+sapeva digerire la vittoria da lui riportata
+contro Massenzio. S'aggiunse che
+egli avea bensì tenuta nascosta la sua
+lega con Massenzio, ma di questa venne
+ad accertarsi Costantino colle lettere
+trovate dopo la morte del tiranno nella
+di lui segreteria. Il perchè immaginando
+egli un mal animo in Costantino verso
+di sè, vieppiù gli crebbe la rabbia al
+vedere ito Licinio a Milano per abboccarsi
+con esso Costantino e per contrarre
+parentela con lui, perchè tutto a
+lui pareva concertato per la propria sua
+rovina. Determinò dunque di prevenir
+egli i veri o creduti suoi avversarii; e
+preso il tempo medesimo in cui Licinio
+Augusto si trovava lungi da suoi Stati
+per la sua venuta a Milano, mosse l'esercito
+suo, e a gran giornate dalla Soria
+si trasferì nella Bitinia. Durava tuttavia
+il verno; il rigor della stagione, le
+nevi, le pioggie, le strade rotte gli fecero
+perdere gran parte de' suoi cavalli e
+delle bestie da soma. Ciò non ostante,
+senza prendere posa, traghettato lo stretto,
+passò nella Tracia, e si presentò sotto
+<span class="pagenum"><a name="Page_1124" id="Page_1124"></a>[1124]</span>
+Bisanzio, dove coi regali e colle promesse
+tentò indarno di sedurre quella guarnigione,
+e gli convenne adoperar la forza.
+Perchè erano pochi i difensori, non
+più che undici giorni sostennero l'assedio
+e gli assalti, e poi si renderono.
+Arrivato Massimino ad Eraclea, ivi ancora
+fu obbligato a spendere alquanti
+giorni per ridurre alla sua ubbidienza
+quella città. Un ritardo tale al corso
+delle sue armi servì ai corrieri per portare
+volando in Italia l'avviso della
+invasione, e a Licinio per tornarsene
+con diligenza a' suoi Stati. Quivi in fretta
+raunate quelle truppe che potè, s'innoltrò
+sino ad Andrinopoli non già col
+pensiero di venire ad alcun fatto d'armi,
+ma solamente per fermare le ulteriori
+conquiste di Massimino, perch'egli non
+avea più di trenta mila combattenti, laddove
+il nemico ne conduceva settanta
+mila. Il racconto è tutto di Lattanzio.
+</p>
+
+<p>
+Seguita egli poi a dire che giunsero
+a vista l'una dell'altra le due armate
+tra Andrinopoli ed Eraclea <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 46.]</span>. Era il
+penultimo dì d'aprile, e Licinio, veggendo
+di non poter fare di meno, pensava
+di dar battaglia nel giorno primo di
+maggio, perchè, essendo quel dì in cui
+Massimino compieva l'anno ottavo dell'esaltazione
+sua alla dignità cesarea,
+sperava di vincerla, come era succeduto
+a Costantino contra Massenzio in un
+simile giorno. Massimino, all'incontro,
+determinò di venire alle mani nell'ultimo
+di aprile, per poter poi dopo la segnata
+vittoria festeggiare nel dì appresso
+il suo natalizio. E la vittoria se la teneva
+ben egli in pugno, dopo aver fatto voto
+a' suoi insensati Numi, che guadagnandola,
+avrebbe interamente esterminati i
+cristiani. Ora Licinio, che non potea più
+ritirarsi, nella notte in sogno fu consigliato
+di ricorrere per aiuto all'onnipotente
+vero Dio d'essi cristiani con una
+preghiera ch'egli poi, venuto il giorno,
+fece scrivere in assaissimi biglietti, e
+distribuire fra l'esercito suo. La rapporta
+<span class="pagenum"><a name="Page_1125" id="Page_1125"></a>[1125]</span>
+intera lo stesso Lattanzio <span class="fnote">[Lactant., de Mort. Persecut., cap. 47.]</span>. La mattina
+dunque del dì ultimo d'aprile ben
+per tempo mise Massimino in ordinanza
+di battaglia le sue milizie: il che riferito
+nel campo di Licinio, anche egli fu forzato
+a schierar le sue. Era quella campagna
+sterile e fatta apposta per sì brutta
+danza: le due armate stavano già a
+vista l'una dell'altra, e chi ansioso e
+chi timoroso di venire al cimento: quando
+i soldati di Licinio, cavatisi di testa
+gli elmi, e colle mani alzate verso il
+cielo, a dettatura de' loro uffiziali, intonarono
+per tre volte coll'imperadore
+la preghiera suddetta al formidabil Dio
+degli eserciti, supplicandolo della forte
+sua assistenza in quel bisogno, con tal
+mormorio, che anche si udì dalla nemica
+armata. Ciò fatto, rimessi in testa gli
+elmi, imbracciano gli scudi, e pieni di
+coraggio stanno con impazienza aspettando
+il segno della battaglia. Seguì un
+abboccamento fra i due imperadori, ma
+senza che Massimino volesse piegarsi a
+condizione alcuna di pace, perchè lusingato
+dalla speranza di veder desertare
+tutto l'esercito di Licinio alla sua parte,
+per esser egli in concetto di principe assai
+liberale verso le persone militari.
+Anzi sognava con tanto accrescimento
+di forze di poter poi procedere contra
+di Costantino, e di abbattere dopo l'uno
+anche l'altro. Ed eccoti dar fiato alle
+trombe, accozzarsi amendue le armate <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccl., l. 1, cap. 10.]</span>.
+Parve che quei di Massimino non
+sapessero mettere mano alle spade, nè
+scegliere i lor dardi. Di qua e di là correa
+Massimino per animarli alla pugna,
+pregando, promettendo ricompense, ma
+senza essere ascoltato. Per lo contrario
+quei di Licinio come lioni menavano
+le mani, facendo, benchè tanto
+inferiori di numero, orribil macello dei
+nemici, i quali sembravano venuti non
+per combattere, ma per farsi scannare.
+Già era seguita una fiera strage di loro,
+quando Massimino, accortosi che la faccenda
+<span class="pagenum"><a name="Page_1126" id="Page_1126"></a>[1126]</span>
+passasse diversamente dal suo
+supposto, cadutogli il cuor per terra,
+gittò via la porpora; e presa una veste
+da servo, e datosi alla fuga, andò a passare
+il mare allo stretto di Bisanzio.
+Intanto l'una metà del suo esercito restò
+vittima delle spade, l'altra o si rendè
+o si salvò colla fuga <span class="fnote">[Lactant., de Mortib. Persecut., cap. 48.]</span>. Le stesse
+sue guardie si diedero al vincitore
+Licinio.
+</p>
+
+<p>
+Tal diligenza fece Massimino in fuggire,
+che nel termine di una notte e di
+un dì, cioè nella sera del giorno primo
+di maggio pervenne (certamente coll'aiuto
+delle poste) a Nicomedia in Bitinia,
+lontana dal luogo della battaglia suddetta
+cento sessanta miglia. Quivi nè pur
+credendosi sicuro, prese seco in fretta i
+figli, la moglie e pochi de' suoi cortigiani,
+e ritirossi nella Cappadocia, dove, dopo
+aver messo insieme, come potè, un corpo
+di soldatesche, in fine ripigliò la porpora;
+e tutto furore fece uccidere molti
+de' suoi sacerdoti e profeti, accusandoli
+come autori delle sue disgrazie coi loro
+falsi oracoli. Ma Licinio, senza perdere
+tempo, con una parte del vittorioso esercito
+suo, ricuperata che ebbe assai
+facilmente la Tracia, passò il mare, e
+s'impadronì della Bitinia. Trovavasi
+egli nella città di Nicomedia nel dì 13
+di giugno <span class="fnote">[Idem, ibidem.]</span>, quando, riconoscendo dal
+Dio dei cristiani l'avvenimento felice
+delle sue armi, a nome ancora dell'Augusto
+Costantino, pubblicò un editto, con
+cui annullò tutti gli altri emanati contra
+di essi cristiani, e loro concedette la
+libertà della religione e la fabbrica della
+chiese. Inseguì poscia Licinio con vigore
+il fuggitivo Massimino, il quale, troppo
+tardi conosciuto il gastigo di Dio per
+l'ingiustizia e barbarie sua contro chi
+professava la legge di Cristo <span class="fnote">[Eusebius, Histor. Eccl., lib. 1, cap. 10.]</span>, pubblicò
+anch'egli un editto in lor favore:
+con che cessò la fiera carnificina che
+dianzi si faceva degl'innocenti sudditi
+<span class="pagenum"><a name="Page_1127" id="Page_1127"></a>[1127]</span>
+suoi. Fortificò poscia Massimino i passi
+del monte Tauro per impedire i progressi
+al nemico Licinio <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 17.]</span>; andò anche
+in Egitto per far nuove leve di gente;
+ma ritornato alla città di Tarso, e udito
+che Licinio superava gli argini e i trinceramenti
+del monte suddetto, e che
+per mare e per terra gli veniva addosso
+una fiera tempesta, allora s'avvide di
+non poter resistere alle forze dell'avversario,
+nè alla giustizia di Dio irritata
+contro di lui. Adunque disperato ebbe
+ricorso al veleno <span class="fnote">[Euseb., lib. 9, cap. 10. Lactant., de Mortib.
+Persecut., cap. 49.]</span>; ma perchè lo prese
+dopo aver mangiato e bevuto a crepa
+pancia, non potè il veleno levarlo di
+vita, e solamente gli cagionò una terribil
+malattia, per cui s'empiè tutto di
+piaghe, sentendosi anche bruciar le
+viscere, e consumare fra insoffribili dolori.
+Arrivò il suo corpo a diseccarsi,
+non restandogli altro che la pelle e l'ossa,
+in guisa che perdè affatto la sua forma
+antica, nè più si conosceva per quel
+che fu <span class="fnote">[Chrysostomus, Orat. in Gent.]</span>. Gli uscivano ancora gli occhi
+di testa; effetti tutti non men del
+potente veleno, che dell'ira di Dio, come
+attestano Eusebio e san Girolamo <span class="fnote">[Hieronymus, in Zachariam, cap. 14.]</span>;
+di modo che quel suo corpo tutto marcito
+meritava più tosto d'essere appellato un
+fetente sepolcro, in cui si trovava imprigionata
+un'anima cattiva. Così fra
+gli urli, e con dar della testa ne' muri,
+e confessando finalmente il grave suo
+delitto, per aver perseguitato Gesù Cristo
+nella persona de' suoi servi, ma
+senza abbandonar per questo la superstizion
+pagana, finì Massimino la detestabil
+sua vita. Lasciò de' figli maschi, alcuno
+dei quali aveva egli associato all'imperio,
+e una figliuola di sette anni, promessa
+già in moglie a Candidiano figlio bastardo
+di Galerio Massimiano. Ma Licinio
+levò poi dal mondo tutta la di lui
+stirpe, secondo i giusti giudizii di Dio,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1128" id="Page_1128"></a>[1128]</span>
+che furono visibili sopra tutti questi tiranni
+persecutori della santa sua religione.
+</p>
+
+<p>
+Per la morte di Massimino, il vincitor
+Licinio niuna fatica durò più ad
+impossessarsi di tutto l'Oriente <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Cesaribus. Zosimus,
+lib. 2, cap. 18. Euseb., lib. 9, cap. 11.]</span>. Pervenuto
+egli ad Antiochia, quivi lasciò le
+redini alla sua fierezza non solamente,
+come dissi, contro la prole di Massimino
+e contra della di lui moglie, che fu
+gittata ne' gorghi del fiume Oronte; ma
+anche contro la maggior parte de' suoi
+favoriti e ministri, fra' quali spezialmente
+si contarono Calciano e Peucecio o
+Picenzio, che aveano sparso tanto sangue
+del popolo cristiano. Levò del pari
+la vita ad un Teotecno, facendogli prima
+confessar le sue imposture, per le
+quali avea fatto di gran male ad essi
+cristiani. Mentre dimorava Licinio nella
+suddetta città d'Antiochia, venne a presentarsegli
+Candidiano, che già dicemmo
+figliuolo di Galerio imperadore, e perseguitato
+da Massimino. Fu sulle prime
+ben accolto, ben trattato, di maniera che
+Valeria figlia del fu Diocleziano, che l'avea
+adottato per figliuolo, partendosi dal
+luogo dell'esilio suo, venne travestita
+alla corte per vedere l'esito di questo
+giovane. Ma quando men se l'aspettava
+la gente, tolta fu da Licinio a Candidiano
+la vita, ed insieme con lui perdè la
+sua Severiano, figlio di quel Severo Augusto
+che vedemmo ucciso nell'anno
+307. Fu preteso che l'un d'essi, o pure
+amendue avessero disegnato, dopo la
+morte di Massimino, di prendere la porpora.
+Uscì ancora sentenza di morte
+contro la suddetta Valeria, la quale, udito
+sì disgustoso tenore, prese la fuga, e
+per quindici mesi andò errando sconosciuta
+in varii paesi, finchè scoperta in
+Tessalonica, ossia in Salonichi, e presa
+con Prisca sua madre, già moglie di Diocleziano <span class="fnote">[Lactantius, de Mort. Persec., cap. 51.]</span>,
+furono tutte e due condannate
+<span class="pagenum"><a name="Page_1129" id="Page_1129"></a>[1129]</span>
+nell'anno 315 a perdere la testa, compiante
+da ognuno, e massimamente Valeria,
+per essersi tirati addosso que' disastri
+col voler conservare la castità in
+mezzo agli assalti dell'iniquo Massimino.
+Ma Iddio, sdegnato contro la stirpe di
+quegli Augusti che tanta guerra aveano
+fatto ai suoi servi, non essi solamente,
+ma anche tutta la lor famiglia volle
+sradicata dal mondo. Fu in oltre l'estinto
+Massimino dichiarato tiranno e pubblico
+nemico dei due Augusti Costantino e
+Licinio, spezzate le sue statue, cancellate
+le iscrizioni, ed abbattuta ogni memoria
+alzata in onore di lui e de' suoi
+figliuoli. Nè si dee tacere che, non so se
+prima o dopo la rotta data nel penultimo
+dì d'aprile da Licinio a Massimino,
+un <i>Valerio Valente</i> si fece proclamar
+<i>Augusto</i> in Oriente <span class="fnote">[Lactantius, de Mortib. Persecut., cap. 50.
+Aurelius Victor, in Epitome.]</span>. Massimino il
+prese; ma non avendo egli voluto allora
+ucciderlo, Licinio di poi, divenuto padrone
+dell'Oriente, gli diede il meritato
+gastigo con torgli la vita. Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Critic. Baron. ad hunc annum.]</span>
+ne parla a lungo sotto quest'anno;
+ma contuttociò resta non poca oscurità
+intorno ai fatti di costui.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXIV" id="CCCXIV"></a>CCCXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXIV</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 8.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Caio Ceionio Rufio Volusiano</span> per la
+seconda volta ed <span class="sc">Anniano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Truovasi prefetto di Roma in questo
+anno <i>Rufio Volusiano</i>. Ciò non ostante,
+vien creduto ch'egli esercitasse nel medesimo
+tempo il consolato, giacchè la
+prefettura era stata a lui appoggiata nel
+settembre dell'anno precedente. Sul
+principio di questo terminò i suoi giorni
+<span class="sc">Melchiade</span> papa <span class="fnote">[Chron. Damasi, seu Anast. Biblioth.]</span>, e succedette a lui
+nella sedia di san Pietro <span class="sc">Silvestro</span>, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1130" id="Page_1130"></a>[1130]</span>
+noi vedremo uno de' più gloriosi pontefici
+della Chiesa di Dio, e felice anche in
+terra, perchè vivuto a' tempi del primo
+degl'imperadori cristiani, cioè di Costantino.
+Certamente non tardò questo
+insigne Augusto a farsi conoscere dopo
+la rotta di Massenzio quale egli era, cioè
+attaccato alla religione de' cristiani, e
+per questo si stima ch'egli, trionfalmente
+entrato in Roma, non passasse al Campidoglio,
+ricusando di portarsi a venerar
+il Giove sordo de' Romani <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 9.]</span>. Fece in
+oltre alzare una statua in Roma a sè
+stesso, che teneva la croce in mano,
+per segno che da quella egli riconosceva
+la riportata vittoria. La prudenza
+sua non gli permise per allora di far
+altra maggior risoluzione, perchè egli
+desiderava che i popoli spontaneamente,
+e non già per forza, si arrendessero al
+lume del Vangelo, oltre al temer di sedizioni,
+ove egli avesse tentato di levar
+la libertà della religione in un subito ad
+immensa gente che tuttavia professava
+il paganesimo. Truovasi in alcune iscrizioni,
+fra gli altri titoli d'autorità e d'onore
+conferiti a Costantino, quello di
+<i>pontefice massimo</i>; ma, siccome osservò
+il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron. ad annum 312.]</span>, non fu cotal titolo
+da lui preso, ma solamente a lui dato
+dai pagani, secondo l'antico lor uso.
+Per altro pubblicamente egli si studiava
+di far conoscere ai Romani il Dio, a cui
+si doveano gl'incensi <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap 42.]</span>; un gran rispetto
+professava ai vescovi ed altri ministri
+dell'Altissimo; ne teneva alcuni ancora
+in sua corte, li voleva alla sua mensa, e
+compagni anche nei viaggi, credendo che
+la loro presenza tirasse sopra di lui i
+favori e le benedizioni del cielo. Era già
+insorto nell'Africa lo scisma de' Donatisti
+con una deplorabil division di quelle
+chiese. L'Augusto Costantino, benchè
+novizzo nella religion di Cristo, in vece
+di scandalezzarsi di una tal discordia
+troppo contraria agli insegnamenti del
+<span class="pagenum"><a name="Page_1131" id="Page_1131"></a>[1131]</span>
+Vangelo, si accese più tosto di zelo per
+curare e sanar quella piaga <span class="fnote">[Labb., Concil. Collect. Baron., in Annal. Pagius,
+in Crit. Bar.]</span>. Intimò
+dunque un concilio di vescovi ad Arles,
+acciocchè ivi si discutessero le accuse
+de' Donatisti contra di Ceciliano vescovo;
+e in una lettera loro scritta espresse i
+sentimenti della sua vera pietà, con rilevare
+la benignità di Dio verso de' peccatori,
+dicendo: <i>Ho operato anch'io
+molte cose contrarie alla giustizia, senza
+figurarmi allora che le vedesse la suprema
+Potenza, ai cui occhi non sono nascose
+le fibre più occulte del mio cuore. Per questo
+io meritava d'essere trattato in una maniera
+conveniente alla mia cecità, e di essere
+punito con ogni sorta di malanni. Ma
+così non ha fatto l'onnipotente ed eterno
+Dio che tien la sua residenza ne' cieli.
+Egli per lo contrario mi ha compartito
+dei beni, de' quali io non era degno, nè
+si possono annoverar tutti i favori, coi
+quali la bontà celeste ha, per così dire,
+oppresso questo suo servo.</i>
+</p>
+
+<p>
+Dacchè ebbe Licinio Augusto atterrato
+il nemico Massimino, siccome dissi,
+tutte le provincie dell'Oriente coll'Egitto
+vennero in suo potere, e si unirono coll'Illirico,
+formando egli così una vasta
+possanza. L'Italia, l'Africa e tutte le
+restanti provincie d'Occidente rendevano
+ubbidienza all'Augusto Costantino di lui
+cognato. Ma, per attestato di Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesaribus.]</span>, troppo diversi di genio erano
+questi due principi. Costantino, istruito
+già delle massime del Vangelo, inclinava
+alla clemenza; se non avea già
+abolito, tardò poco ad abolire l'antico
+uso del patibolo della croce, perchè santificata
+dal divino Salvator nostro, siccome
+ancor l'altro di rompere le gambe
+ai rei. Ai suoi stessi nemici lasciava egli
+ancora godere gli onori e i beni, non
+che la vita; laddove Licinio, uomo selvatico
+e dato al risparmio, facilmente
+infieriva contra delle persone; ed abbiam
+veduto di sopra un notabile esempio
+<span class="pagenum"><a name="Page_1132" id="Page_1132"></a>[1132]</span>
+della sua crudeltà; sapendosi inoltre
+ch'egli non si guardò dal tormentare a
+guisa di vili servi non pochi innocenti
+e nobili filosofi di que' tempi. Poco per
+questo durò fra tali regnanti la buona
+armonia, anzi si allumò guerra fra loro
+nell'anno presente. Truovavasi l'imperador
+Costantino ne' primi mesi di questo
+anno in Treveri, dove pubblicò varii
+ordini e leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]</span> concernenti il pubblico
+governo, ed una principalmente, in
+cui rimediò al disordine accaduto sotto
+il tiranno Massenzio; cioè all'aver molti
+perduto la lor libertà per la prepotenza
+e violenza de' grandi che tuttavia li
+riteneva per ischiavi. Coll'intimazione
+di gravi pene comandò egli che fosse
+escluso dalle dignità chiunque avea poco
+buon nome e carestia d'onoratezza.
+Il motivo della disunione e guerra nata
+in quest'anno fra Costantino e Licinio
+resta dubbioso. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 18.]</span> scrittor pagano
+ne rigetta tutta la colpa sopra il
+solo Costantino, che non sapeva mantenere
+i patti, e cominciò a pretendere
+qualche paese come di sua giurisdizione.
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, anch'egli scrittore pagano,
+ne attribuisce l'origine all'ambizione
+di Costantino, malattia troppo familiare ai
+regnanti del secolo, e che mai non suol
+dire basta, se non quando il timore la
+frena. Ma Libanio sofista pretende che Licinio
+per lo stesso male fosse il primo a
+rompere la concordia; ed il perchè ce
+l'ha conservato l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus post Ammianum.]</span>.
+Scrive questo autore, aver Costantino
+maritata <i>Anastasia</i> sua sorella a Bassiano,
+con disegno di dichiararlo Cesare, e di
+dargli il governo dell'Italia. Per camminar
+dunque d'accordo col cognato Licinio,
+spedì a lui un personaggio nomato
+Costanzo, richiedendolo del suo assenso.
+Venne in questo mentre Costantino a scoprire
+che Licinio segretamente per mezzo
+di Senecione, fratello di Bassiano, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_1133" id="Page_1133"></a>[1133]</span>
+suo confidente, era dietro ad indurre lo
+stesso Bassiano a prendere l'armi contra
+del medesimo Costantino. Di questa
+trama fu convinto Bassiano, e gli costò la
+vita. Fece Costantino istanza per aver
+nelle mani il manipolatore di tal trama,
+cioè Senecione; e Licinio gliel negò. Per
+questa negativa, e perchè Licinio fece
+abbattere le immagini e statue di Costantino
+in Emona, città, non so se dell'Istria
+o della Pannonia, si venne a guerra aperta.
+Costantino marciò in persona con una
+armata di soli venti mila tra cavalli e
+pedoni alla volta della Pannonia, per
+farsi giustizia, coll'armi, e s'incontrò
+nelle campagne di Cibala con Licinio, il
+cui esercito ascendeva a trentacinque mila
+uomini, parte cavalleria e parte fanteria.
+Qui furono alle mani i due principi, e
+ne rimase sconfitto Licinio. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 18.]</span>
+descrive l'ordine di quella battaglia, che
+durò dalla mattina sino alla sera con
+gran mortalità di gente; ma in fine l'ala
+destra, dove era lo stesso Costantino,
+ruppe la nemica; e le legioni di Licinio,
+dopo aver combattuto a piè fermo tutto
+quel giorno, poichè videro il lor principe
+a cavallo in fuga, anch'esse sull'imbrunir
+della notte, preso sol tanto di
+cibo che bastasse per allora, ed abbandonato
+il resto de' viveri, de' carriaggi e
+del bagaglio, frettolosamente si ritirarono
+alla volta di Sirmio, dove prima di
+loro era pervenuto Licinio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Euseb., in Chron.]</span>. Nel dì 8
+di ottobre succedette questo sanguinoso
+fatto d'armi; ed essendo il racconto di
+Zosimo così circostanziato, merita ben
+più fede che quel di Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span>, il quale
+sembra dire che Licinio prima di
+questo tempo ebbe una percossa da
+Costantino, e che poi, sorpreso all'improvviso
+sotto Cibala, di nuovo fu disfatto.
+L'Anonimo Valesiano fa giugnere la
+sua perdita sino a venti mila persone: il
+che par troppo.
+</p>
+
+<p>
+Poco si fermò Licinio in Sirmio, città
+<span class="pagenum"><a name="Page_1134" id="Page_1134"></a>[1134]</span>
+da due bande cinta dal Savo fiume,
+colà dove esso si scarica nel Danubio <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 18.]</span>;
+ma presi seco le moglie e i figliuoli, e
+rotto il ponte, marciò con diligenza verso
+la novella Dacia, finchè arrivò nella
+Tracia. Per viaggio <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span> egli creò Cesare
+Valente, uffiziale assai valoroso della sua
+armata, di cui leggerissima informazione
+ci resta nella storia. Indarno gli spedì
+dietro Costantino cinque mila de' suoi
+per coglierlo nella fuga. Impadronissi
+dipoi Costantino di Cibala e di Sirmio;
+ed allorchè fu arrivato a Filippi, città
+della Macedonia, o piuttosto a Filippopoli
+della Tracia, comparvero da Andrinopoli
+ambasciatori di Licinio per dimandar
+pace; ma nulla ottennero, perchè Costantino
+esigeva la deposizion di Valente
+creato Cesare al suo dispetto, e Licinio
+non acconsentì. Intanto con somma diligenza
+mise Licinio insieme un'altra
+assai numerosa armata colle genti a lui
+spedite dall'Oriente; e fu di nuovo in
+campagna. Ma nol lasciò punto dormire
+l'infaticabil Costantino, che gli giunse
+addosso nella pianura di Mardia. Seguì
+un'altra giornata campale con perdita
+vicendevole di gente, secondo Zosimo, e
+con restare indecisa la sorte, avendo la
+notte messo fine al menar delle mani;
+ma dall'Anonimo del Valesio abbiamo
+che terminò la zuffa con qualche svantaggio
+di Licinio, il quale, col favor della
+notte tiratosi in disparte, lasciò nel dì
+seguente passar oltre Costantino, con
+ridursi egli e i suoi a Berea. Pietro Patrizio <span class="fnote">[Petrus Patricius, de Legat., Tom. I Hist.
+Byzantin.]</span>
+lasciò scritto che Costantino
+perdè in tal congiuntura parte del suo
+bagaglio, sorpreso in un'imboscata da
+quei di Licinio. Tornò dunque esso Licinio
+a spedire a Costantino proposizioni
+di pace, e l'ambasciatore fu Mestriano,
+uno de' suoi consiglieri, il quale trovò
+delle durezze più che mai. Contuttociò,
+considerando l'Augusto Costantino
+<span class="pagenum"><a name="Page_1135" id="Page_1135"></a>[1135]</span>
+quanto egli si fosse allontanato da' proprii
+Stati, e molto più come sieno incerti
+gli avvenimenti delle guerre, finalmente
+si lasciò piegare ad ascoltar l'inviato.
+Mostrossi egli irritato forte contra di
+Licinio, perchè senza suo consentimento,
+anzi ad onta sua, avesse creato un nuovo
+Cesare, cioè <i>Valente</i>, e volesse anche
+sostenere piuttosto quel suo famiglio <span class="fnote">[Anonymus Valesianus. Zosimus.]</span>
+(che così il nominava egli) che un Augusto
+suo cognato. Però, se si aveva a
+trattar di pace, esigeva per preliminare
+la deposizion di Valente. Cedette in fine
+Licinio a questa pretensione, e fu dipoi
+conchiusa la pace. Se non è fallato il
+testo di Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, Licinio levò
+appresso non solamente la porpora, ma
+anche la vita ad esso Valente. Per questa
+pace vennero in potere di Costantino
+l'Illirico, la Dardania, la Macedonia, la
+Grecia e la Mesia superiore. Restarono
+sotto il dominio di Licinio la Soria colle
+altre provincie orientali, l'Egitto, la
+Tracia e la Mesia inferiore <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Getic.]</span>, appellata
+da alcuni la picciola Scitia, perchè abitata
+ne' vecchi tempi dalle nazioni scitiche.
+Così venne a crescere di molto la
+signoria di Costantino colle penne tagliate
+al cognato. Nel Codice Teodosiano <span class="fnote">[Cod. Theodos., l. 1, de Privileg. eorum, etc.]</span>
+abbiamo una legge pubblicata da Costantino
+nelle Gallie nel dì 29 di ottobre di
+quest'anno; ma, siccome osservò il Gotofredo,
+sarà scorretto quel luogo, o pure
+il mese, non essendo probabile che
+Costantino tornasse sì tosto colà dopo
+la guerra fatta a Licinio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1136" id="Page_1136"></a>[1136]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXV" id="CCCXV"></a>CCCXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXV</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 9.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per
+la quarta volta e <span class="sc">Publio Valerio Liciniano
+Licinio Augusto</span> per la quarta.
+</p>
+
+<p>
+Per attestare al pubblico la ristabilita
+loro unione, presero amendue gli Augusti
+il consolato in quest'anno. Truovasi
+<i>Rufio Volusiano</i> tuttavia prefetto di
+Roma nel dì 25 di febbraio, ciò apparendo
+da un decreto <span class="fnote">[Cod. Theodos., lib. 2, quor. appellat.]</span> a lui indirizzato da
+Costantino. Secondo il Catalogo de' prefetti,
+dato alla luce dal Cuspiniano e
+dal Bucherio, in quella dignità succedette
+<i>Vettio Rufino</i> nel dì 20 d'agosto. Per
+la maggior parte dell'anno presente si
+trattenne l'imperador Costantino nella
+Pannonia, Dacia, Mesia superiore e Macedonia,
+per dar buon sesto a que' paesi
+di nuova conquista, siccome attestano
+le leggi raccolte dal Gotofredo <span class="fnote">[Gothofred., in Chron. Cod. Theodos.]</span> e dal
+Relando <span class="fnote">[Reland., in Fast.]</span>. Ora si truova egli in Tessalonica,
+ora in Sirmio e in Cibala, ed ora
+in Naisso e in altre città tutte di quelle
+contrade. In una d'esse leggi inviata ad
+Eumelio, che si vede poi nell'anno seguente
+vicario dell'Africa, egli abolisce
+l'uso di marcar in fronte con ferro rovente
+i rei condannati a combattere da
+gladiatori negli anfiteatri, o pure alle
+miniere, per non disonorare, siccome
+egli dice, il volto umano, in cui traluce
+qualche vestigio della bellezza celeste.
+Fors'anche ebbe egli riguardo in ciò alla
+fronte, dove si faceva da' cristiani la sacra
+unzione e il segno della croce, usato
+anche allora, per testimonianza di Lattanzio
+e di Eusebio. Truovasi egli parimente
+nella città di Naisso, dove era
+nato, che fu poi da lui abbellita con varie
+fabbriche, e quivi pubblicò una legge
+<span class="pagenum"><a name="Page_1137" id="Page_1137"></a>[1137]</span>
+ben degna della sua pietà, con ordine
+specialmente di farla osservare in Italia,
+e di tenerla esposta in tavole di bronzo.
+Un crudele abuso da gran tempo correva,
+che i padri e le madri per la loro
+povertà non potendo alimentare i lor
+figliuoli, o gli uccidevano, o li vendevano,
+o pure gli abbandonavano, esponendoli
+nelle strade; con che divenivano
+schiavi di chiunque gli accoglieva <span class="fnote">[Cod. Theodos., l. 1, de aliment.]</span>.
+Ordinò dunque il piissimo imperadore,
+che portando un padre agli uffiziali del
+pubblico i suoi figliuoli, con provare la
+impotenza sua di nutrirli, dovesse il tesoro
+del pubblico, o pure l'erario del
+principe, somministrare gli alimenti a
+quelle povere creature. Nell'anno poi 322
+fece una somigliante legge per l'Africa;
+incaricando i proconsoli e gli altri pubblici
+ministri di vegliare per questo, e di
+prevenir la necessità de' poveri, prendendo
+dai granai del pubblico di che
+soddisfare alla lor deplorabile indigenza,
+acciocchè non si vedesse più quell'indegnità
+di lasciar morire alcuno di fame.
+Poscia col tempo ordinò che i fanciulli
+esposti dai lor padri nelle necessità, e
+fatti schiavi, si potessero riscattare, dando
+un ragionevol prezzo, o pure il cambio
+d'un altro schiavo. Con altra legge <span class="fnote">[Ibidem, l. 1, de pignoribus.]</span>
+data in Sirmio noi troviamo che
+egli vietò sotto pena della vita, nel pignorare
+i debitori, massimamente del
+fisco, il levar loro i servi ed animali che
+servono a coltivar la campagna, anteponendo
+con ciò il bene del pubblico al
+privato, come richiede il dovere de' buoni
+e saggi principi. Abbiamo inoltre una
+legge <span class="fnote">[Ibidem, l. 1, de matern. bon.]</span> data da Costantino nel dì 18
+di luglio, mentr'egli era in Aquileia, ed
+indirizzata ai consoli, pretori e tribuni
+della plebe di Roma, la qual poi solamente
+nel dì 5 di settembre fu recitata
+nel senato da Vettio Rufino prefetto della
+città. Tal notizia ci mena ad intendere
+che esso Augusto, dopo aver ordinati
+<span class="pagenum"><a name="Page_1138" id="Page_1138"></a>[1138]</span>
+gli affari suoi nella Pannonia, Macedonia,
+Mesia e Grecia, calò in questi tempi
+in Italia. In fatti si trovano due susseguenti
+leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]</span> da lui date in Roma sul
+fine d'agosto e principio di settembre.
+Altre leggi poi cel fanno vedere nel medesimo
+settembre, ottobre e ne' due seguenti
+mesi ritornato nella Pannonia;
+ma certamente in alcuna di esse leggi è
+fallata la data, perchè Costantino non
+sapeva volare. Dicesi pubblicata in Murgillo
+nel dì 18 di ottobre quella <span class="fnote">[Ibidem, l. 1, de Judaeis.]</span>,
+con cui Costantino proibisce ai Giudei
+d'inquietare, siccome faceano, coloro, i
+quali abbandonavano la lor religione
+per abbracciar la cristiana; minacciando
+anche il fuoco a chi in avvenire ardisse
+di molestarli; siccome ancora diverse
+pene a chi passasse alla religione
+giudaica. Se poi crediamo qui al cardinal
+Baronio, nell'anno presente tenuto
+fu un concilio di settantacinque vescovi
+in Roma da papa Silvestro; ma essendo
+a noi venuta cotal notizia dai soli atti
+di san Silvestro, che oggidì son riconosciuti <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron. Natalis Alexander
+et alii.]</span>
+da ogni erudito per apocrifi,
+cade ancora a terra quel concilio, perchè
+fondato sopra imposture, e contenente
+cose troppo inverisimili.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXVI" id="CCCXVI"></a>CCCXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXVI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 10.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Sabino</span> e <span class="sc">Rufino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Seguitò ad essere prefetto di Roma
+<i>Vettio Rufino</i>, forse non diverso dal
+console suddetto, sino al dì 4 d'agosto,
+in cui quella dignità fu conferita ad <i>Ovinio
+Gallicano</i>. Le leggi del codice Teodosiano,
+benchè alcune abbiano la data
+fallata, pure ci fan vedere Costantino
+Augusto nella Gallia ne' mesi di maggio
+<span class="pagenum"><a name="Page_1139" id="Page_1139"></a>[1139]</span>
+e d'agosto, essendo egli passato colà da
+Roma. La prima d'esse leggi <span class="fnote">[Cod. Theodos., l. 10, de longi temporis
+praescript.]</span>, data
+in Roma stessa, servì a non pochi di
+una mirabil quiete; perchè vien quivi
+decretato che chiunque si trovasse da
+gran tempo in pacifico possesso di beni
+una volta spettanti al demanio del principe,
+ed acquistati o per donazione o per
+altra via legittima, ne resterebbe per
+sempre padrone. Nell'Africa si osservava
+un abuso, cioè che per debiti con
+particolari, o col fisco, le donne onorate
+erano per forza tirate fuori delle loro
+case. Costantino, sotto pena di rigorosi
+supplicii, e della vita stessa, proibì tal
+vessazione. E perciocchè egli di giorno
+in giorno facea maggiormente comparire
+la sua venerazione alla religion cristiana,
+per condurre soavemente e senza forza
+all'amor d'essa i suoi sudditi, nell'anno
+presente con una legge indirizzata <span class="fnote">[Cod. Justinian., l. 3, de bis qui in Eccles.
+manumit.]</span> a
+Protogene vescovo, probabilmente di
+Serdica, permise ad ognuno di dar la
+libertà ai suoi schiavi nella chiesa alla
+presenza del popolo cristiano, de' vescovi
+e de' preti. Queste manomissioni si faceano
+in addietro davanti ai magistrati
+civili con molte formalità o varie difficoltà:
+laddove da lì innanzi costò poca
+fatica il farlo, e bastava per indennità
+de' liberti cristiani un attestato de' sacri
+ministri della chiesa. Fu poi confermata
+questa legge da Costantino e dai suoi
+successori con altri editti. Non ostante
+la dichiarazione del concilio d'Arles, e
+la precedente di un romano, tenuto sotto
+Melchiade papa, ne' quali fu assoluto
+Ceciliano vescovo di Cartagine, e condannati
+come iniqui accusatori i Donatisti,
+imperversavano tuttavia quegli scismatici;
+e riuscì loro d'impetrar da Costantino
+un nuovo giudizio. Partitosi
+dalle Gallie, dove mai più non ritornò,
+e venuto a Milano l'Augusto regnante <span class="fnote">[Baron. Pagius. Fleury et alii.]</span>,
+quivi al concistoro suo nel mese
+<span class="pagenum"><a name="Page_1140" id="Page_1140"></a>[1140]</span>
+d'ottobre si presentarono Ceciliano e le
+parti contrarie. Volle lo stesso imperadore
+con carità e pazienza ascoltar tutti
+ed esaminar tutto; e di nuovo la sentenza
+riuscì favorevole a Ceciliano, con restar
+nondimeno più che mai ostinati gli
+avversarii suoi, e continuar poscia lo
+scisma per più di un secolo nelle chiese
+dell'Africa. Se dicono il vero le leggi,
+da Milano passò Costantino nella Pannonia
+e Dacia nuova, veggendosi una
+legge da lui data nel dì 4 di dicembre
+in Sardica, indirizzata ad Ottaviano conte
+di Spagna, in cui ordina che i potenti,
+rei d'avere usurpato le donne, i servi
+o i beni altrui, o pur colpevoli d'altro
+delitto, saranno giudicati secondo le leggi
+ordinarie dai governatori de' luoghi,
+senza permettere l'appellazione al prefetto
+di Roma, e senza bisogno di scriverne
+all'imperadore. Dovea essere necessaria
+questa severità per frenare gli
+abusi di coloro che, per la lontananza
+della corte e pel vantaggio dell'appellazione,
+si facevano lecito tutto ciò che
+loro piaceva. Nè si dee tacere che stando
+esso imperadore in Arles della Gallia
+nel mese d'agosto, Fausta sua moglie
+a lui partorì un figliolo nel dì 7 di quel
+mese. Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> il chiama <i>Costantino
+juniore</i>; Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 20.]</span>, secondo
+l'edizion del Silburgio, gli dà il nome di
+<i>Costanzo</i>. Il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> ha esaminata
+tal controversia, ed inclina a crederlo
+<i>Costantino juniore</i>; nè altro, a mio credere,
+si dee tenere. Nella edizione di
+Zosimo fatta da Arrigo Stefano si legge
+<i>Costantino</i>; ed Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Vita Constantini, lib. 1, c. 40.]</span> e l'Anonimo
+Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus post Amm.]</span> decidono questa lite con
+dire che <i>Costantino juniore</i> fu creato
+Cesare, siccome vedremo nell'anno seguente;
+e Zosimo confessa che questo
+Cesare era nato qualche tempo prima in
+Arles. Fu egli poscia imperadore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1141" id="Page_1141"></a>[1141]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXVII" id="CCCXVII"></a>CCCXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXVII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 11.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Ovinio Gallicano</span> e <span class="sc">Basso</span>.
+</p>
+
+<p>
+Probabilmente il secondo console si
+nominò <i>Settimio Basso</i>, il quale, secondo
+il Catalogo del Cuspiniano e Bucherio,
+nel dì 15 di maggio cominciò ad esercitar
+la carica di prefetto di Roma. Quanto
+a Gallicano, il Valesio pretende <span class="fnote">[Valesius, in Notis ad Ammian.]</span>
+ch'egli fosse <i>Vulcazio Gallicano</i> lo storico,
+perchè <i>Ovinio Gallicano</i> era prefetto
+di Roma. Ma in questi tempi noi troviamo
+sovente unita al consolato essa prefettura.
+L'Anonimo Valesiano e Zosimo
+ci fan sapere, che mentre Costantino
+Augusto era in Serdica, o sia Sardica,
+città della nuova Dacia, correndo l'anno
+decimo del suo imperio, trattò con Licinio
+imperadore d'Oriente per creare
+concordemente <i>Cesari</i> i loro figliuoli. A
+Costantino Minervina sua prima moglie
+avea partorito <i>Crispo</i> forse prima dell'anno
+300. A questo principe, allorchè
+fu giunto all'età capace di lettere, diede
+il padre per maestro <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> il celebre Lattanzio
+Firmiano, acciocchè gl'insegnasse
+la lingua latina, l'eloquenza, ed insieme
+la vera pietà coi documenti della religione
+cristiana. Ne profittò il giovinetto;
+e noi presto il vedremo cominciarsi a
+segnalare nel mestier della guerra, e dar
+grande espettazion di sè stesso; ma sì
+belle speranze svanirono poi, siccome
+diremo, coll'infausta sua morte. Era
+parimente nato a Costantino Augusto da
+Fausta, di presente sua moglie, <i>Costantino
+<span class="pagenum"><a name="Page_1142" id="Page_1142"></a>[1142]</span>
+juniore</i> nell'anno precedente. Pertanto
+amendue furono decorati nel presente
+della dignità cesarea. Abbiamo da
+Libanio <span class="fnote">[Libanius, Oratione 3.]</span> che usò Costantino di formar
+la corte a cadaun de' suoi figliuoli,
+e di dar loro il comando d'un'armata,
+ma con tenerli nondimeno sempre al suo
+lato, affinchè la verde loro età non li
+facesse sdrucciolare. Crispo nelle iscrizioni <span class="fnote">[Gruterus, Thesaur Inscription.]</span>
+e medaglie <span class="fnote">[Mediob., Numism. Imperat.]</span> si truova chiamato
+<i>Flavio Valerio Giulio Crispo</i>; e il giovane
+Costantino <i>Flavio Claudio Costantino
+juniore</i>. Anche l'imperador Licinio avea
+un figliuolo che portava il nome paterno
+di <i>Valerio Liciniano Licinio</i> <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 20.]</span>, e si pretende
+ch'egli fosse entrato solamente
+nel mese ventesimo di sua età: il che se
+è vero, venghiamo a conoscere che un
+altro figliuolo di Licinio, già atto alle
+armi, e da noi veduto alla battaglia di
+Cibala, dovea essere premorto al padre.
+Ora anche a questo <i>Licinio</i> fanciullo fu
+conferita, d'accordo dei padri Augusti,
+la dignità cesarea. Dimorò in tutto questo
+anno, o nella maggior parte almeno,
+l'imperadore Costantino nella Dacia
+novella, nella Pannonia e in altri luoghi
+dell'Illirico, come consta dalle sue leggi <span class="fnote">[Gothofredus, in Chronic. Cod. Theodos.]</span>
+e dagli autori suddetti; di modo
+che si può credere fallo in due d'esse
+che si dicono date in Roma nel marzo
+e nel luglio, se pure appartengono all'anno
+presente. In quelle parti si trovava
+ancora la moglie di Costantino,
+Fausta Augusta, che diede alla luce nel
+dì 13 d'agosto un figliuolo, a cui fu
+posto il nome di <i>Costanzo</i>. Fu anch'egli
+a suo tempo imperadore, e riuscì il
+più rinomato de' suoi figli, non so se più
+per li suoi vizii <span class="fnote">[Julian., Oratione I. Anonymus Valesianus.]</span>, ovvero per le sue virtù.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1143" id="Page_1143"></a>[1143]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXVIII" id="CCCXVIII"></a>CCCXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXVIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 5.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 12.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Publio Valerio Licinio Augusto</span> per la
+quinta volta, e <span class="sc">Flavio Giulio Crispo
+Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Continuò ad esercitare anche per
+quest'anno la carica di prefetto di Roma
+<i>Settimio Basso</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Bucherius. Panvin.]</span>; ma perchè egli fu
+obbligato a portarsi alla corte di Costantino,
+probabilmente soggiornante anche
+allor nell'Illirico, <i>Giulio Cassio</i> dal
+dì 13 di luglio fino al dì 13 d'agosto
+sostenne le sue veci in quell'uffizio, finchè,
+ritornato esso Basso, ne ripigliò l'esercizio.
+Nulla di rilevante intorno a
+Costantino ci somministra in quest'anno
+la storia, se non che troviamo tuttavia
+esso Augusto nell'Illirico, e particolarmente
+in Sirmio <span class="fnote">[Gothofredus, in Chronic. Cod. Theodos.]</span>, dove son date
+due sue leggi. Intanto, siccome abbiamo
+da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., l. 4, cap. 1 et seq.]</span>, sotto questo piissimo
+Augusto godevano i cristiani una tranquillissima
+pace e libertà, crescendo ogni
+dì più il lor numero, ed alzandosi per
+tutto il romano imperio chiese e suntuosi
+templi al vero Iddio. Somministrava
+il buon principe, come consta dai suoi
+rescritti, ai vescovi dell'erario proprio
+l'occorrente danaro per le fabbriche e
+per altre spese pertinenti al culto divino;
+esentava inoltre i sacri ministri della
+Chiesa di Dio dalle gravezze imposte ai
+secolari. E quantunque Licinio Augusto
+in Oriente professasse come prima il
+culto degl'idoli, pure, più per paura di
+Costantino che per proprio genio, non
+inquietava punto i fedeli, i quali ne' paesi
+di sua giurisdizione abbondavano anche
+più che in altri luoghi. Tuttavia
+Sozomeno è di parere <span class="fnote">[Sozomenus, lib. 1, cap. 7.]</span> che Licinio in
+<span class="pagenum"><a name="Page_1144" id="Page_1144"></a>[1144]</span>
+qualche tempo si mostrasse seguace o
+almen fautore della religion di Cristo; e
+può questo dedursi anche da un passo
+d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 1, cap. 14.]</span>, siccome osservò il padre
+Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>. Ma fuor di dubbio è, per attestato
+de' medesimi due antichi storici,
+ch'egli o non mai ben rinunziò alla superstizion
+de' Gentili, o pure, dappoichè
+nella battaglia di Cibala restò sconfitto
+da Costantino, la ripigliò come prima, ed
+in quella credenza terminò poi i suoi
+giorni.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXIX" id="CCCXIX"></a>CCCXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXIX</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 6.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 13.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per
+la quinta volta e <span class="sc">Valerio Liciniano Licinio
+Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Continuò <i>Settimio Basso</i> nella prefettura
+di Roma sino alle calende di
+settembre, nel qual giorno succedette a
+lui in quella carica <i>Valerio Massimo Basilio</i>,
+il quale seguitò anche per li tre
+susseguenti anni, siccome dignità che
+non avea tempo fisso, e dipendeva dal
+solo volere del principe. Nel Catalogo
+del Cuspiniano, chiamato anche del Bucherio,
+egli si truova nei susseguenti anni
+appellato solamente <i>Valerio Massimo</i>; e
+varii rescritti di Costantino compariscono
+indirizzati a <i>Massimo prefetto di Roma</i>:
+che per quel solo cognome era egli
+più comunemente conosciuto. Il soggiorno
+dell'Augusto Costantino era tuttavia
+nell'Illirico, che abbracciava allora anche
+la Pannonia e la Dacia nuova: ciò
+apparendo da varie sue leggi. I motivi
+di fermarsi in quelle contrade, prive delle
+delizie dell'Italia e della Gallia, possiam
+credere che fossero l'amore verso
+un paese stato patria sua, ma più il vegliare
+agli andamenti dei Sarmati e di
+altre nazioni barbariche, sempre ansanti
+<span class="pagenum"><a name="Page_1145" id="Page_1145"></a>[1145]</span>
+di bottinar nelle provincie romane. Forse
+anche era insorta guerra con loro.
+Sembra più verisimile ch'egli attendesse
+a fortificar quelle città, per essere all'ordine,
+giacchè correva sospetto che Licinio
+Augusto suo cognato macchinasse
+un dì guerra contro di lui. Ma quivi
+stando, non lasciava di promuovere il
+buon governo di Roma e dell'Italia, specialmente
+accudendo a levarne i disordini
+e gli abusi introdotti sotto i principi
+cattivi, e per istabilir dappertutto la
+umanità e la pace. Molte savie leggi da
+lui pubblicate in quest'anno si trovano
+raccolte dal Gotofredo <span class="fnote">[Gothofredus, Chron. Cod. Theodosian.]</span> e dal Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>.
+Da due di esse <span class="fnote">[L. 1 et 2 de maleficiis.]</span>, date nel dì 1
+di febbraio e 15 di maggio, raccogliamo
+ch'egli cominciò a metter freno alle imposture
+degli aruspici ed altri indovini
+della gentilità, acciocchè con vane speranze
+non ingannassero chi loro prestava
+fede; comandando che non potessero
+entrare in casa alcuna particolare per
+esercitarvi il lor mestiere, ma che loro
+unicamente fosse permesso il farlo nei
+templi e luoghi pubblici. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, l. 2, cap. 29.]</span>, fiero
+nemico di Costantino, pretende ch'egli
+solamente dopo la morte di Crispo e di
+Fausta prendesse avversione a quella
+razza di furbi, de' quali si fosse ben servito
+in addietro, con avergli predetto
+essi più fiate l'avvenire. Resta la di lui
+asserzione smentita dalle suddette sue
+leggi, scorgendosi che il saggio Augusto
+avea già scoperta la vanità di quell'arte,
+e la contava fra le superstizioni. Troppo
+lungi mi condurrebbe il ragionamento,
+se volessi qui rammentar tutte le sagge
+ordinazioni da lui fatte sopra altri soggetti
+in benefizio del pubblico, e riguardanti
+i servi, gli accusatori, le pasquinate, il
+mantenimento delle strade, varii artefici,
+gli sponsali, e così discorrendo. Truovansi
+ancora alcune leggi da lui date in
+Aquileia nel giugno e luglio di quest'anno;
+<span class="pagenum"><a name="Page_1146" id="Page_1146"></a>[1146]</span>
+segno ch'egli venne sino alle porte
+d'Italia, se pur non sono fallate, come
+dirò, quelle date. Ma che andasse anche
+a Roma, qualche legge sembra indicarlo;
+contuttociò si può tener per fermo che
+sieno scorrette quelle date. Parlai poco
+fa di guerra coi Sarmati, ed in fatti crede
+il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> che in quest'anno
+essa avesse principio, e continuasse nei
+tre seguenti; ma senza aver noi notizia
+sicura del tempo, anzi potendosi credere
+ciò non vero, per quel che osserveremo
+andando innanzi.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXX" id="CCCXX"></a>CCCXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXX</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 7.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 14.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per
+la sesta volta e <span class="sc">Flavio Valerio Costantino</span>
+juniore <span class="sc">Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Seguitò <i>Valerio Massimo</i> ad essere
+prefetto di Roma, e seguitò l'Augusto
+Costantino a dimorar nella Dacia, Pannonia
+e Mesia, e solamente nell'aprile
+venne ad Aquileia: del che ci porgono
+testimonianza le leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]</span> da lui pubblicate
+in que' luoghi, a riserva di quella
+<i>Aquileja</i>, il cui nome vien da me creduto
+fallato. In vigor d'esse egli raffrenò il
+rigore dei ricchi, che facilmente s'impadronivano
+dei beni de' poveri lor debitori,
+volendo che fossero rilasciati quei
+beni, qualora il debito venisse pagato in
+contanti. Altrove da noi fu fatta menzione
+della legge Papia <span class="fnote">[L. unica de Commissor. Cod. Theodos.]</span>, e dei regolamenti
+di Augusto contra chi non prendeva
+moglie, essendovi pene per questi
+tali, siccome all'incontro privilegii per
+chi s'ammogliava: e tutto ciò a fine di
+procrear figliuoli, dei quali scarseggiava
+la repubblica, correndo bisogni di gente
+per le guerre. Ma perciocchè questa legge
+era contraria alla verginità e continenza,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1147" id="Page_1147"></a>[1147]</span>
+virtù lodate dal Vangelo, Costantino, intento
+a favorir la religion cristiana, levò
+via le pene intimate contro chiunque
+era maritato <span class="fnote">[L. unica de infirmand. poen. caelib.]</span>, lasciando solamente i
+privilegii accordati dalla legge Papia a
+chi avea de' figliuoli. Per altro santo
+Ambrosio sostiene <span class="fnote">[Ambrosius, de Virginit., lib. 3.]</span> che i paesi, dove
+erano più vergini, come Alessandria,
+l'Africa e l'Oriente, erano più popolati
+degli altri. Osservasi ancora che nell'anno
+presente fece Costantino risplendere
+l'animo suo misericordioso nell'ordinare
+che i debitori del fisco non sieno posti
+nelle prigioni segrete, riserbate ai soli
+rei di delitti, nè sieno flagellati, nè sottoposti
+ad altri supplizii inventati dall'insolenza
+e crudeltà de' giudici; ma
+che sieno detenuti in prigioni alla larga,
+dove ognun possa vederli. La dissolutezza
+poi de' costumi e lo sprezzo dell'onestà
+era una conseguenza della falsa
+religione dei gentili. Ne abbiam più volte
+toccata qualche cosa. Costantino prese
+a correggere alcuno di quegli eccessi.
+Al ratto delle vergini, divenuto oramai
+male familiare in Roma, provvide egli
+con assai rigorose pene, stendendole
+anche alle stesse fanciulle, che volle prive
+dell'eredità paterna e materna, ancorchè
+sembrassero rapite per forza,
+parendo a lui difficile che non fossero
+almen colpevoli d'aver avuta poca cura
+e precauzione nella custodia di un tesoro
+che lor dovea essere così caro. Provvide
+in parte ancora alla libidine delle
+donne che abbandonavano il loro onore
+agli schiavi <span class="fnote">[L. unica, de mulier., quae serv.]</span>, con intimar la pena della
+morte ad esse, e l'essere bruciati vivi
+ad essi schiavi, con escludere i lor figliuoli
+da ogni successione e dignità. E
+fin qui il paganesimo avea senza alcun
+divieto permesso alle persone maritate
+il tener delle concubine. Lo proibì Costantino <span class="fnote">[Ibid., de concubin. Cod. Justinian.]</span>,
+come abuso troppo contrario
+alle leggi e all'onestà del matrimonio.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1148" id="Page_1148"></a>[1148]</span>
+Fu egli nondimeno il primo che accordasse
+ai figli naturali qualche luogo nella
+eredità del padre. Ebbe parimente cura
+il buon imperadore de' prigioni accusati
+di qualche delitto, ordinando che i processi
+criminali colla maggior diligenza si
+terminassero; e che gli accusati fossero
+detenuti in luoghi comodi ed ariosi, soprattutto
+durante il giorno. Mise anche
+la pena di morte ai guardiani ed altri
+ministri delle carceri che maltrattassero
+i prigionieri o per cavarne del danaro o
+perchè ne avessero ricevuto dai lor nemici,
+minacciando l'indignazione sua ai magistrati che
+non li punissero. Con tutta ragion poi
+si crede che a quest'anno appartenga
+la vittoria riportata da Crispo Cesare
+contra de' popoli transrenani, di cui
+parla Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constant.]</span> all'anno seguente. Altra
+particolarità non ne sappiamo, se
+non che questo giovinetto principe fu
+alle mani con loro, li vinse e supplichevoli
+gli ammise alla pace. Qualche medaglia <span class="fnote">[Mediobarb., Numism. Imp.]</span>
+cel rappresenta vincitor degli
+<i>Alamanni</i>. Abbiamo ancora da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronic.]</span>
+che circa questi tempi Licinio
+imperador d'Oriente cominciò a scoprire
+il suo mal animo contra de' cristiani,
+perchè li cacciò tutti dalla sua
+corte.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXI" id="CCCXXI"></a>CCCXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 8.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 15.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Giulio Crispo Cesare</span> per seconda
+volta e <span class="sc">Flavio Valerio Costantino</span>
+juniore <span class="sc">Cesare</span> per la seconda.
+</p>
+
+<p>
+<i>Valerio Massimo</i> continuò tuttavia
+nella prefettura di Roma, e Costantino
+Augusto seguitò a dimorar nell'Illirico,
+come si ha dalle sue leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronic. Cod. Theodos.]</span> date in
+<span class="pagenum"><a name="Page_1149" id="Page_1149"></a>[1149]</span>
+Sirmio, Viminacio e Serdica. Una sola
+si osserva data in Aquileia. Ma il far
+saltare sì sovente Costantino dalla Pannonia
+e Dacia ad Aquileia, più di una
+volta ha somministrato motivo a me di
+sospettare che la data di quelle possa
+appartenere non ad Aquileia città d'Italia,
+ma bensì <i>ad Aquas</i>, o pure <i>Aquis</i>, luogo
+della Mesia superiore, dove probabilmente
+l'imperadore andava a bagnarsi.
+Trovasi appunto nell'anno 325
+una legge <span class="fnote">[L. 1, de erogat. milit. Cod. Theodosian.]</span> data in quel luogo. L'anno
+fu questo, in cui Nazario, chiamato insigne
+oratore da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Chronico.]</span>, e lodato
+anche da Ausonio, recitò un panegirico,
+che tuttavia abbiamo, in lode di Costantino
+imperadore, in occasione dei voti
+quinquennali fatti nel dì primo di marzo
+per la salute di Crispo e di Costantino
+juniore Cesari, i quali entravano nell'anno
+quinto della dignità cesarea. Verisimilmente
+fu esso recitato in Roma, mentre
+essi Cesari e l'Augusto lor padre
+erano ben lontani di là, argomentandosi
+dal vedere sul fine un desiderio dell'oratore,
+che Roma possa oramai godere la
+consolazion di mirare il suo principe e
+i suoi figliuoli. Raccoglie Nazario <span class="fnote">[Nazar., in Panegyr. Constantin., cap. 38.]</span> in
+poche parole nella perorazione i benefizii
+già fatti da Costantino al popolo romano
+e al resto dell'imperio, con dire
+che i Barbari al Reno erano stati respinti
+dalle Gallie, e nei loro stessi paesi
+aveano provato il filo delle spade romane.
+Che la nazion de' Persiani, la più potente
+che fosse allora dopo la romana,
+facea premura per istar amica di Costantino;
+nè si trovava nazion sì feroce e
+barbara, che non temesse od amasse un
+imperadore di tanto senno e valore. Che
+per tutte le città dell'imperio si teneva
+buona giustizia, si godeva un'invidiabil
+pace ed abbondanza di viveri. Che le
+città mirabilmente venivano ornate di
+nuove fabbriche, ed alcune di esse pareano
+interamente rinnovate. Che molte
+<span class="pagenum"><a name="Page_1150" id="Page_1150"></a>[1150]</span>
+leggi pubblicate da Costantino tendevano
+tutte a riformare i costumi e a reprimere
+i vizii. Che le sofisticherie, le calunnie,
+le cabale non aveano più luogo
+nel foro, volendo egli che con semplicità
+si amministrasse la giustizia. Che le oneste
+donne erano in sicuro, ed onorato
+il matrimonio, col non soffrire gli adulterii
+e i concubinati. Finalmente che
+ognuno si godeva in pace il suo, senza
+paura di soperchierie dalla parte dei
+prepotenti, o concussioni da quella del
+fisco. Altrettanto s'ha da Optaziano <span class="fnote">[Optatianus, Panegyr. Constantin., apud
+Velserum.]</span>
+nel panegirico di Costantino, con aggiugner
+egli che questo buon principe, per
+quanto poteva, addolciva il rigor delle
+leggi; e quantunque anche le sue fossero
+ben rigorose, pure egli con gran facilità
+accordava il perdono ai colpevoli. Abbiamo
+poi dal suddetto Nazario <span class="fnote">[Nazar., Panegyr., cap. 36.]</span> che
+il giovinetto Crispo Cesare, dopo essersi
+acquistato non poco credito nella guerra
+contra degli Alamanni, venne nel furore
+d'un rigoroso verno, cioè ne' primi mesi
+dell'anno corrente, a ritrovar il padre
+Augusto, tuttavia soggiornante nell'Illirico.
+</p>
+
+<p>
+In quelle parti appunto noi osserviamo
+pubblicate da lui molte leggi <span class="fnote">[Gothofr., in Chron. Cod. Theodos.]</span>, e
+massimamente in Sirmio. In una di esse <span class="fnote">[L. 1, de bonis proscript., Cod. Theod.]</span>,
+data in Serdica nel dì 27 di febbraio,
+egli temperò l'usato rigore delle
+confiscazioni per delitti, ordinando che
+restasse esente dalle griffe del fisco tutto
+quel che i delinquenti prima de' lor misfatti
+avessero donato alle mogli, ai
+figliuoli e ad altre persone, non essendo
+di dovere che chi non avea avuta parte
+ne' delitti, l'avesse nella pena. Comandò
+inoltre che i ministri del fisco nella memoria
+de' beni confiscati notassero sempre
+se il reo avea dei figliuoli; ed avendone,
+se loro avea fatta qualche donazione,
+con disegno, come si può credere,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1151" id="Page_1151"></a>[1151]</span>
+di far loro qualche grazia a proporzione
+del loro bisogno. V'ha un'altra legge
+sua <span class="fnote">[L. 1, de Paganis, Cod. Theodos.]</span>, in cui concede licenza di consultare
+gli aruspici, o sia gl'indovini
+della superstizione pagana: il che fece
+dubitare il cardinale Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal. Eccles.]</span> e il
+Gotofredo <span class="fnote">[Gothofred., de Statu Christian.]</span> che Costantino in questi
+tempi retrocedesse dalla religione cristiana
+per aderire alla falsa de' gentili.
+Ma siccome lo stesso Gotofredo, Giovanni
+Morino, il padre Pagi e il Relando
+hanno osservato, altro non fece quel grande
+Augusto, che permettere all'importunità
+dei Romani il continuare nel loro
+abuso di prestar fede a quelle imposture,
+perchè troppo si lagnavano di non
+poter prevedere i mali avvenire per guardarsene,
+come stoltamente si figuravano
+di raccogliere dalle viscere delle bestie
+sagrificate. E che in effetto più che mai
+stesse Costantino forte nell'amore e
+nella profession della fede di Cristo, si
+tocca con mano in riflettere ad alcune
+leggi da lui date in questo medesimo
+anno in favore della stessa santa religione.
+Nel dì 7 di marzo ordinò <span class="fnote">[L. Omnes Judices. De feriis, Cod. Theod.]</span> che
+nel giorno di domenica cessassero tutti
+gli atti della giustizia, i mestieri e le occupazioni
+ordinarie della città, a riserva
+di quelle dell'agricoltura, in cui v'ha
+de' giorni che il lavorare è di grande
+importanza. Con altra sua legge, la quale
+fu pubblicata in Cagliari nel dì 3 di luglio,
+si vide <span class="fnote">[L. 1, de feriis, Cod. Theodos.]</span> proibito in esso dì di
+domenica ai giusdicenti di far processi
+ed altri atti giudiciali, riserbando solamente
+il poter dare in esso giorno nelle
+chiese la libertà agli schiavi e il farne
+rogito, trattandosi in ciò di un atto di
+carità cristiana. Anche Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantin., lib. 4, cap. 18.]</span> fa
+menzione di questa legge, dicendo aver
+desiderato il piissimo imperadore che
+ognuno impiegasse quel santo giorno in
+orazioni al vero Dio, come egli faceva
+<span class="pagenum"><a name="Page_1152" id="Page_1152"></a>[1152]</span>
+con tutta la sua casa. Concedeva anche
+vacanza ai soldati cristiani in tutto quel
+dì, acciocchè andassero alle chiese ad
+offerire a Dio le lor preghiere. Inoltre
+con legge <span class="fnote">[L. Habeat unusquisq. De Episc.]</span> indirizzata al popolo romano,
+e pubblicata nel dì 3 di luglio,
+decretò lecito ad ognuno di lasciar nei
+testamenti quei beni che volessero alla
+Chiesa cattolica, e che queste ultime volontà
+sortissero il loro effetto. Or veggasi
+se Costantino si fosse punto alienato dalla
+già abbracciata religione di Gesù Cristo.
+Truovasi poi una legge <span class="fnote">[L. 3, de maleficiis, Cod. Theod.]</span>, la cui data è
+del dì 22 di giugno in Aquileia (se pur
+non fu, come dissi, <i>Aquis</i> nella Mesia),
+nella quale egli ordina di punir severamente
+chiunque impiega magia contro
+la vita e pudicizia altrui, lasciando poi
+la libertà di valersi di rimedii superstiziosi
+per guarir le malattie, o per conservare
+i beni della terra, o per altri
+usi che non recavano nocumento a chicchessia.
+Anche per questa licenza potrebbe
+taluno fare un reato al buon Costantino,
+quasichè egli non sapesse riprovate
+dalla legge santa de' cristiani quelle benchè
+non nocive superstizioni. Ma nè
+pur Costantino approvava quell'abuso;
+solamente lo permetteva ai pagani, come
+pur lasciava lor fare i sagrificii ai loro
+falsi dii. Non si può dire quanto fossero
+in voga presso i gentili gli amuleti
+e i rimedii superstiziosi, inventati dagl'impostori
+per la guarigione dei mali,
+per iscoprir l'avvenire, e per altri loro
+bisogni. Il saggio principe, che non volea
+ne' principii irritar troppo, e muovere
+a sedizioni l'immensa moltitudine
+dei pagani, con opprimere le loro benchè
+sciocche usanze, permetteva loro
+quelle stoltezze, giacchè di là non proveniva
+verun danno al pubblico, benchè
+sia da credere ch'egli se ne ridesse,
+e le detestasse ancora in suo cuore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1153" id="Page_1153"></a>[1153]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXII" id="CCCXXII"></a>CCCXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 9.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 16.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 16.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Petronio Probiano</span> ed <span class="sc">Anicio
+Giuliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+De' suddetti consoli si trova un bell'elogio
+fra gli epigrammi di Simmaco:
+la prefettura di Roma per questo anno
+ancora fu amministrata da <i>Valerio Massimo</i>.
+Quanto all'imperador Costantino,
+noi il troviam tuttavia di soggiorno nell'Illirico,
+ciò apparendo dalle sue leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.]</span>
+date in Sirmio e Sabaria. E nell'anno
+presente appunto possiam credere
+che succedesse la guerra viva da lui
+fatta coi Sarmati, di cui parla Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 21.]</span>.
+Il padre Pagi la fa cominciata fin dall'anno
+319. Il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span> la mette
+all'anno precedente, e potrebbe essere
+cominciata allora. Il non fare Nazario,
+nel panegirico recitato l'anno avanti,
+menzione alcuna di tal guerra, assai motivo
+ci porge di tenerla insorta dopo il
+dì primo di marzo di esso anno, e probabilmente
+terminata nel presente, come
+han creduto il Gotofredo <span class="fnote">[Gothofredus, Chronolog. Cod. Theod.]</span> e il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>.
+Che fosse di molta importanza
+e di non lieve pericolo, si può raccogliere
+da Optaziano panegirista <span class="fnote">[Optatianus, Panegyr. Constant., cap. 32.]</span>, il quale
+asserisce che i Sarmati uniti ai Carpi e
+Geti, appellati poi Goti, furono più volte
+sconfitti da Costantino a Campona, a
+Margo e a Bononia città sul Danubio.
+Erano que' Barbari, per relazion di Zosimo,
+venuti all'assedio di una città di
+qua dal Danubio col loro re Rausimodo,
+figurandosi di poterla espugnare con facilità,
+perchè era bensì la parte inferiore
+<span class="pagenum"><a name="Page_1154" id="Page_1154"></a>[1154]</span>
+delle mura di pietra viva, ma la superiore
+di legno. A questa attaccarono essi
+il fuoco, e diedero poi l'assalto. Dentro
+v'era una buona guarnigione, che con
+dardi e sassi seppe far gagliarda difesa,
+tanto che loro sopraggiunse alle spalle
+Costantino, che moltissimi ne uccise, e
+più ne fece prigioni. Il resto si salvò
+colla fuga di là dal Danubio coll'aiuto
+delle barche tenute da essi in pronto.
+Rinforzatosi dipoi Rausimodo con altra
+gente, meditava di tornar addosso ai Romani,
+quando l'ardito Costantino, valicato
+il Danubio, all'improvviso arrivò
+loro addosso vicino ad una collina piena
+di boschi, e ne fece grande strage, restandovi
+fra gli altri ucciso lo stesso re
+Rausimodo. Assaissimi furono i prigionieri,
+e il resto di que' Barbari, deposte
+l'armi, dimandò quartiere; sicchè con
+gran moltitudine di prigioni il vittorioso
+Augusto se ne tornò di qua dal Danubio,
+e distribuì per varie città quella barbara
+gente, dando loro, secondo il costume,
+dei terreni dal coltivare <span class="fnote">[Du Cange, Hist. Byz.]</span>. Restano varie
+medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> che attestano la suddetta
+vittoria, spettanti più verisimilmente all'anno
+presente che al precedente. Trovasi
+ancora fatta menzione da lì innanzi
+nel Codice Teodosiano de' giuochi sarmatici,
+i quali possiam conghietturare
+istituiti in memoria di questa gloriosa
+Vittoria. Si facevano essi sul fine di novembre
+e principio di dicembre, come
+s'ha da un calendario dell'Hervagio.
+Mandò in quest'anno l'Augusto Costantino
+a Roma Crispo Cesare suo figliuolo
+con Elena avola sua, e in riguardo loro
+volle rallegrar il popolo romano, con far
+grazia a tutti i rei di varii delitti, a riserva
+del veleno, omicidio ed adulterio.
+Così intende quella legge <span class="fnote">[Lib. 1, de indulgen. crim., Cod. Theod.]</span> il Gotofredo:
+legge nondimeno oscura, perchè vi sta
+solamente scritto: <i>propter Crispi, adque
+Helenae partum</i>: il che diede molto da
+<span class="pagenum"><a name="Page_1155" id="Page_1155"></a>[1155]</span>
+pensare al cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal.]</span>. Conghietturò
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> con altri, che
+qui si parlasse del parto di un'Elena
+moglie di Crispo; ma di questo maritaggio
+niun vestigio abbiano nella storia.
+Però esso Gotofredo in vece di <i>partum</i>
+legge <i>paratum</i>, o <i>apparatum</i>, con interpretare
+l'andata di Crispo e d'Elena
+sua nonna all'augusta città. In questo
+anno ancora, siccome nel seguente, pubblicò
+Costantino leggi favorevoli a chi
+degli schiavi pretendeva di essere stato
+messo in libertà, qualor questa gli fosse
+messa in dubbio.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXIII" id="CCCXXIII"></a>CCCXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="4">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXIII</span>. Indizione <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 10.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 17.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Licinio</span> imperadore 17.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Acilio Severo</span> e <span class="sc">Vettio Rufino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Un'iscrizione dal Doni e da me <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 373.]</span>
+data alla luce, fu posta a <i>Caio Vettio
+Cossinio Rufino</i>, prefetto di Roma e proconsole
+dell'Acaia, che sembra veramente
+spettante al secondo console di
+quest'anno, avendo in fatti <i>Vettio Rufino</i>
+esercitata la prefettura urbana nell'anno
+315, e non trovandosene altro di questo
+nome ornato di quella dignità. Per
+più anni avea <i>Valerio Massimo</i> tenuta la
+medesima carica; ma nel presente a lui
+fu sostituito in essa <i>Lucerio</i> ossia <i>Lucrio
+Verino</i> nel dì 13 di settembre, come si
+ha ancora dall'antico Catalogo del Cuspiniano <span class="fnote">[Cuspinianus, Panvinius, Bucherius.]</span>.
+Una legge di Costantino
+Augusto, data nel gennaio o febbraio di
+quest'anno, cel fa vedere in Tessalonica
+ossia Salonichi, città della Macedonia. Il
+motivo, per cui egli si fosse portato colà,
+l'abbiamo da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 22.]</span>, cioè per fabbricar
+quivi un porto, essendone dianzi
+priva quella città. Abbiamo poi una sua
+<span class="pagenum"><a name="Page_1156" id="Page_1156"></a>[1156]</span>
+legge <span class="fnote">[L. 1, de Episcop., Cod. Theodos.]</span> data in Sirmio nel dì 25 di
+maggio. Gli fu riferita una vessazione
+recata dai Pagani ai Cristiani, con volere
+che ancor questi intervenissero ai
+sagrifizii delle loro lustrazioni: azione
+incompatibile colla purità della religione
+di Cristo. Perciò ordinò esso Augusto,
+che chiunque del basso popolo facesse
+loro violenza in materia di religione,
+fosse sonoramente bastonato, e gli altri
+di condizione più alta fossero condannati
+a pene pecuniarie. Fu poi questo un
+anno memorando per le imprese bellicose
+dell'imperadore suddetto. Avvenne
+che i Goti <span class="fnote">[Anonymus Valesian.]</span> nell'anno presente (se pur
+non fu nel precedente) avendo osservata
+poca guardia nella Tracia e nella Mesia
+Inferiore, provincia spettanti a Licinio
+Augusto, fecero colà una grande
+incursione, saccheggiando e menando in
+ischiavitù una gran moltitudine di gente.
+Fossero costoro passati anche nelle terre
+dipendenti da Costantino, o pur temendo
+egli che vi passassero, nè veggendo
+egli provvisione al bisogno dalla parte
+di Licinio, mosse l'armi sue contra di
+que' Barbari da Tessalonica; e con tal
+empito giunse loro addosso, ch'ebbero
+per grazia il poter impetrar da lui la
+pace colla restituzion dei prigioni. Due
+leggi <span class="fnote">[Lib. 1, de re militar., et lib. 1, de comment.,
+Cod. Theodos.]</span> da lui date sul fine di aprile,
+dove parla delle scorrerie de' Barbari
+e de' saccheggi familiari a quelle nazioni,
+con imporre fra le altre cose gravissime
+pene a chiunque tenesse mano
+alle loro violenze e bottini, han fatto
+credere che ne' primi mesi dell'anno
+corrente succedesse questa barbarica
+irruzione. Ma perciocchè Costantino o
+andasse ad assalir costoro nelle giurisdizion
+di Licinio, o pur vi entrasse per
+necessità d'inseguirli, Licinio, in vece di
+ringraziarlo pel benefizio fatto a' sudditi
+suoi, con liberarli dall'oppression dei
+Goti, ne fece un'amara querela, come
+<span class="pagenum"><a name="Page_1157" id="Page_1157"></a>[1157]</span>
+se Costantino avesse violati i patti, ed
+esercitata una prepotenza nel paese non
+suo. Fece quanto potè Costantino per
+giustificar l'azione sua, e mostrar indiscreti
+que' lamenti. A nulla giovarono le
+lettere e deputazioni. Licinio non ammettendo
+scuse, più che mai parlava
+alto col cognato Augusto, di maniera
+che Costantino, perduta la pazienza, alzò
+anch'egli la testa, e non facendo frutto
+le minaccie, venne in fine a guerra aperta
+con esso Licinio.
+</p>
+
+<p>
+Era già assai tempo che si conoscevano
+raffreddati gli animi di questi due
+Augusti e cognati. Licinio, se crediamo
+all'apostata Giuliano <span class="fnote">[Julian., de Caesarib.]</span>, era odiato da
+Dio e dagli uomini per l'abbondanza ed
+enormità de' suoi vizii. Imperocchè,
+per attestato d'Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Histor. Eccles., lib. 9, cap. 8; et
+Vita Const., lib. 1, cap. 55.]</span> e di Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>, la brutalità sua nella libidine
+si tirava dietro la detestazione d'ognuno,
+perchè non era sicura l'onestà di persona
+alcuna o vergine o maritata, dalle
+di lui violenze; nè bastando a lui di
+svergognar dal suo canto le famiglie più
+nobili, permetteva anche ai suoi cortigiani
+di saziar, come volevano, le lor
+voglie impure senza rispetto alcuno alle
+case più riguardevoli. Di tutto ciò è da
+credere che fosse ben mal contento
+l'Augusto Costantino, da che a lui avea
+conceduta Costanza sua sorella in moglie.
+Superiore nulladimeno alla di lui
+sfrenata libidine era l'avarizia, febbre
+sua oltre modo cocente. Da questa provenne
+un'infinità di mali, perchè per
+adunar danari s'inventavano ogni dì
+nuovi pretesti; e gran disavventura si
+riputava allora l'essere facoltoso, perchè
+non mancavano mai accusatori e
+delitti da gastigare, cioè da spogliare
+gl'innocenti de' loro beni. Non mancavano
+già aggravii reali e personali ai popoli;
+ma Licinio sapea far ben crescere
+questa gravosa mercatanzia, coll'inventar
+<span class="pagenum"><a name="Page_1158" id="Page_1158"></a>[1158]</span>
+nuovi estimi, e far trovare più
+campi dove non erano, e far risuscitare
+chi da gran tempo più non si contava
+tra i vivi. Seppe anche trovar la sua
+avarizia delle insolite gravezze per cavar
+dai testamenti e dai maritaggi grosse
+somme di danaro. E pure con tutto il
+suo succiar continuamente il sangue
+de' suoi popoli, ed ammassar tesori, il
+bello era che tutto dì egli si lagnava di
+essere poverissimo e miserabile, come
+in fatti son tutti gli avari, i quali non
+godono quel che hanno, e muoiono sol
+di voglia di quel che non hanno. Osservavasi
+oltre a ciò in lui un'esecrabile
+crudeltà, col non volere che alcuno assistesse
+ai prigioni, sotto pena d'essere
+cacciato nelle medesime carceri, e proibendo
+l'aver compassione d'essi, e il
+somministrar da mangiare a chi si moriva
+di fame, facendo con ciò diventare
+un delitto le opere della misericordia.
+Se un principe tale fosse amato da' sudditi
+suoi, non occorre ch'io lo ricordi
+ai lettori. Tutto il rovescio era l'Augusto
+Costantino, di modo che Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 1, cap. 49.]</span>,
+scrittore che fioriva in questi tempi, ebbe
+a dire che l'imperio romano, diviso allora
+fra questi due principi, parea simile
+al dì e alla notte. La parte di Costantino,
+cioè l'Occidente, compariva un bel giorno
+sereno; ma l'Oriente, dominato da
+Licinio, si poteva affatto assomigliare
+alla notte.
+</p>
+
+<p>
+Ma ciò che maggiormente a Costantino
+riuscì dispiacevole, e da non sofferire
+nell'indegno suo cognato Licinio, fu la
+persecuzione da lui mossa contra dei
+Cristiani, il numero de' quali nelle provincie
+dell'Asia e dell'Egitto di gran
+lunga a proporzione superava quei dell'Occidente.
+Già dicemmo ch'egli cacciò
+di sua corte chiunque professava la religione
+cristiana. Ordinò poscia che i
+vescovi non potessero celebrar concilio
+alcuno; che il popolo cristiano non potesse
+raccogliersi nelle chiese per fare le
+sue divozioni, ma che loro fosse lecito
+<span class="pagenum"><a name="Page_1159" id="Page_1159"></a>[1159]</span>
+solamente a cielo aperto: perchè si figurava
+che le loro orazioni avessero per
+iscopo la salute e felicità di Costantino,
+e non già la sua, e che tramassero
+sempre delle congiure contra di lui. Fece
+inoltre cassare chiunque de' soldati non
+sagrificava agl'idoli; cacciò in esilio i
+nobili professanti la legge di Cristo; e
+passò in fine a minacciar la morte a
+chiunque abbracciasse questa santa religione <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 2, cap. 3 et seq.]</span>.
+Ma perciocchè la paura che
+egli aveva di Costantino il riteneva dal
+muovere una pubblica persecuzione contra
+de' Cristiani, prese a farla il più
+cautamente o segretamente che poteva,
+con insidie e calunnie, le quali costarono
+la vita a molti innocenti vescovi, e
+l'atterramento di non poche chiese in
+Amasia ed in altre città, senza volersi
+riflettere all'infausto fine di tanti suoi
+predecessori, persecutori della Chiesa di
+Dio. Tutto questo non poteva se non
+dispiacere al piissimo Costantino, perchè
+contrario agli editti concordemente pubblicati
+in favor della religione cristiana,
+ed insieme ai patti della pace stipulata
+dopo la battaglia di Cibala; e tanto più
+che ciò parea fatto per far dispetto ad
+esso Augusto, professore e protettore di
+questa religione. Perciò a questi dissapori
+aggiunto l'altro che di sopra accennai
+della guerra coi Goti, si venne
+all'armi, ed ognun degli Augusti gran
+preparamento fece per terra e per mare.
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 22.]</span> minutamente descrive la flotta
+allestita da Licinio consistente in trecentocinquanta
+galee raccolte dall'Egitto,
+Fenicia, Cipro, Bitinia ed altri luoghi, e in
+quasi centocinquanta mila fanti, e quindici
+mila cavalli cavati dalla Frigia e Cappadocia.
+Costantino, all'incontro, unì dugento
+grossi legni, due mila altri da carico,
+cento venti mila pedoni, con circa dieci
+mila cavalli. Che nel di lui esercito si
+contassero moltissimi Goti ausiliarii, lo
+abbiamo da Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Getic.]</span>. Venne Licinio
+<span class="pagenum"><a name="Page_1160" id="Page_1160"></a>[1160]</span>
+a postarsi ad Andrinopoli con tutte le sue
+forze. Costantino anch'egli marciò da
+Tessalonica a quella volta colle sue,
+menando seco non già de' maghi, indovini
+ed altri ciurmatori, come facea Licinio,
+ma dei santi vescovi e ministri della
+Chiesa, perchè delle orazioni loro più
+che mai avea allora bisogno, e in queste
+più che nelle armi metteva la sua fidanza.
+Per lo contrario strideva Licinio
+a tutto pasto della divozione di Costantino
+e de' suoi cherici; e perchè a lui i
+suoi falsi aruspici e sacerdoti promettevano
+senza fallo vittorie, tutto altero e
+coraggioso si dispose alla pugna. Ma
+prima fece di molti sagrifizii in un sacro
+bosco ai suoi idoli, e tenne un ragionamento
+ai suoi cortigiani, proponendo
+che si vedrebbe ora chi avesse più forza,
+o tanti antichi suoi dii, o pure il nuovo
+e vergognoso Dio di Costantino.
+</p>
+
+<p>
+Stettero qualche dì le due armate a
+vista, ma separate dal fiume Ebro nella
+Tracia. Costantino, impaziente di venir
+alle mani, finse di voler gittare un ponte
+ad un passo stretto con preparar gran
+copia di materiali <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 22.]</span>; ma un dì condotta
+seco parte dell'esercito suo, passando
+per mezzo ad una folta selva,
+andò a trovar un guado dianzi adocchiato
+in quel fiume. Passò egli arditamente
+con soli dodici cavalieri, ed immantinente
+si scagliò contro i primi delle
+guardie nemiche ivi esistenti, che sbalordite
+per l'impensato assalto, parte restarono
+trucidate, parte diedero alle gambe.
+Ebbe con ciò comodo la di lui armata di
+passar tutta di là dal fiume; e in quello
+stesso giorno, come sembra indicare lo
+storico Zosimo, o pure in altro dì, egli è
+fuor di dubbio che si venne dipoi ad una
+giornata campale. Secondo il calendario
+del Bucherio <span class="fnote">[Bucher., de Cyclo.]</span>, nel dì 3 di luglio accadde
+quel memorabil e sanguinoso conflitto, in
+cui il segnale dato ai soldati dalla parte di
+Costantino fu <i>Dio Salvator nostro</i> <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constan., lib. 2, cap. 6.]</span>, e
+<span class="pagenum"><a name="Page_1161" id="Page_1161"></a>[1161]</span>
+coll'aiuto d'esso il pio Augusto riportò
+in fine una segnalata vittoria. Ci assicura
+Eusebio d'aver inteso dalla bocca del
+medesimo imperadore, che cinquanta
+delle sue guardie, tutti cristiani, furono
+scelti per portare l'insegna della Croce
+santa per mezzo l'esercito suo, e che dovunque
+compariva questa sacra bandiera,
+restavano sbaragliati i nemici. Trentaquattro
+mila persone rimasero estinte sul
+campo, la maggior parte di quei di Licinio,
+e molti con arrendersi salvarono le vite.
+Lo stesso Costantino che si cacciò anche
+egli nella mischia, ne riportò una lieve ferita.
+Verso la sera furono presi gli alloggiamenti
+nemici, e nel dì seguente essendosi
+trovati più branchi di soldati fuggiti di
+Licinio qua e là sparsi, parte volontariamente
+venne all'ubbidienza di Costantino,
+e parte ostinata fu messa a filo di spada.
+Raccomandatosi alle gambe d'un poderoso
+destriero fuggì Licinio a Bisanzio: e quivi
+si afforzò per sostenere un assedio <span class="fnote">[Anonym. Valesianus. Zosim., lib. 2, cap. 23.]</span>,
+confidato spezialmente nella flotta sua,
+comandata da Abanto, ossia da Amando,
+uffiziale di molta sperienza e valore. Ma
+lento non fu il vittorioso Costantino ad
+inseguire co' suoi il fuggitivo nemico, e
+ad imprendere l'assedio di Bisanzio.
+Conoscendo poi l'impossibilità di riuscir
+nell'impresa, finchè l'armata navale di
+Licinio mantenesse la comunicazion dell'Asia
+con quella città; ordinò a Crispo
+Cesare suo figliuolo di far vela colla sua
+flotta, per venire a nuova battaglia in
+mare. Trovaronsi a fronte le due armate
+navali nello stretto di Gallipoli; quella
+di Licinio era composta di dugento navi;
+e i capitani di Costantino ne scelsero
+solamente ottanta delle meglio corredate
+e più forti. Derideva Abanto, generale
+di Licinio, il poco numero dei legni nemici,
+e si credeva d'ingoiarli col tanto
+superiore de' suoi; ma alle pruove si trovò
+ingannato. Con ordine procedevano
+quei di Costantino alla pugna; senza ordine
+gli altri; e la moltitudine di tante
+navi non servì loro se non d'imbroglio,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1162" id="Page_1162"></a>[1162]</span>
+perchè urtandosi nel sito stretto l'una
+con l'altra, cagion fu che molte d'esse
+coi soldati e marinari perissero. La notte
+separò la zuffa. Fatto poi giorno, pensava
+Abanto di venire al secondo combattimento,
+quando levatosi un vento
+furioso spinse la di lui flotta con tal empito
+ne' sassi e lidi dell'Asia, che perirono
+cento e trenta delle sue navi e circa
+cinque mila de' suoi soldati, combattendo
+in questa maniera Dio contra di chi era
+nemico del suo nome <span class="fnote">[Euseb., Hist. Eccles., lib. 10, cap. 9.]</span>. Se ne fuggì
+Abanto, e lasciò aperto il varco alla flotta
+di Costantino, se voleva inoltrarsi e
+passare anch'essa ad assediar Bisanzio
+per mare.
+</p>
+
+<p>
+Ma Licinio, ravvisato il pericolo, colle
+migliori sue milizie e coi tesori si
+ritirò, e andò a piantarsi in Calcedonia
+dell'Asia, con isperanza di rimettere in
+piedi una nuova armata, e di trovare in
+altri incontri più propizia la sorte. Aveva
+egli stando in Bisanzio, secondo l'Anonimo
+del Valesio, dichiarato Cesare <span class="fnote">[Anonymus Valesianus. Aurel. Victor, in
+Epitome.]</span>
+<i>Martiniano</i> sopraintendente a tutti gli uffiziali
+della sua corte, per valersi di
+questo campione a riparar le sue perdite.
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 25.]</span> e l'altro Vittore <span class="fnote">[Victor, de Caesarib.]</span> scrivono
+che tal determinazione fu da lui presa,
+dappoichè si fu ritirato a Calcedonia.
+Abbiamo medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, dove il troviamo
+appellato <i>Marco Martiniano</i>, e decorato,
+non solamente del titolo di <i>Cesare</i>, ma
+anche d'<i>Augusto</i>: il che discordando dagli
+antichi storici ci può far giustamente
+dubitar d'impostura in quelle medaglie;
+giacchè (convien pure ripeterlo) non
+sono mancati ne' due ultimi secoli fabbricatori
+d'iscrizioni e medaglie, rivolti
+a far mercato della curiosità degli eruditi.
+Fu spedito Marciniano a Lampsaco
+per impedire il passaggio della flotta di
+Costantino; ma l'assennato e prode Augusto,
+in vece di valersi delle navi grosse
+<span class="pagenum"><a name="Page_1163" id="Page_1163"></a>[1163]</span>
+da carico, si servì di alcune centinaia di
+barchette, ed empiutele di soldatesche,
+felicemente le fece passar lo Stretto, e
+andò a sbarcar nella Bitinia circa trenta
+miglia lungi da Calcedonia, dove soggiornava
+Licinio. Benchè Costantino desse
+tanto tempo al cognato da ravvedersi e
+da chiedere pace, egli non si era saputo
+fin qui umiliare; perchè tante volte ingannato
+dai suoi falsi dii e sacerdoti,
+pure cercava dei nuovi dii che gli recassero
+aiuto: laddove Costantino non di
+altro si fidava che della protezione del
+vero Dio, e a lui continuamente ricorreva
+con preghiere. Contuttociò si raccoglie
+da Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Costantini, lib. 2, cap. 15.]</span> che qualche trattato
+e concordia seguì fra loro; ma non sincera
+dalla parte di Licinio, il quale cercò
+in questa maniera di addormentar Costantino,
+per unire intanto una poderosa
+armata. Non furono occulti i di lui disegni,
+e si venne a scoprire ch'egli da
+tutte le nazioni barbare cercava soccorsi,
+ed in fatti ottenne un grosso rinforzo
+dai Goti: il perchè Costantino determinò
+di schiacciar la testa, se poteva, a questo
+serpente, con venire ad una nuova battaglia,
+se pur non fu lo stesso Licinio il
+primo a volerla, siccome risulta da Eusebio.
+Abbiamo da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 26.]</span>, che nell'armata
+di Licinio si contavano cento
+trenta mila combattenti, avendo egli richiamato
+Martiniano da Lampsaco colle
+milizie inviate colà. Con quanta gente
+procedesse a quel fatto d'armi Costantino,
+nol sappiamo. Si venne alle mani.
+Licinio facea portar fra le schiere le statue
+de' suoi falsi dii per incoraggiare i
+suoi. Le insegne di Costantino colla croce
+quelle erano che promettevano sicura
+vittoria a lui: e così fu. S'affrontarono
+le armate a Crisopoli <span class="fnote">[Anonym. Valesianus.]</span> in poca distanza
+da Calcedonia nel dì 18 di settembre;
+andò in rotta ben presto quella di Licinio;
+e tale strage ne fu fatta, che Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 26.]</span>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1164" id="Page_1164"></a>[1164]</span>
+giunse ad aprir ben la bocca con
+dire, esservi periti cento mila de' suoi.
+Ma più sicuro sarà l'attenersi all'Anonimo
+di Valesio, che mette solamente
+venticinque mila stesi morti sul campo.
+Questa insigne vittoria si tirò dietro la
+presa di Bisanzio, e poi di Calcedonia.
+</p>
+
+<p>
+Ritirossi <i>Licinio</i> con que' pochi che
+potè raunare a Nicomedia; ma incalzato
+dall'armi vittoriose di Costantino, senza
+dimora assediato in quella città, altro
+scampo non ebbe che d'inviar supplichevole
+Costanza sua moglie al fratello
+Costantino. Andò essa, ed ottenne salva
+la vita al consorte. Venne poscia il medesimo
+Licinio nel campo a' piedi di
+Costantino, in cui mano rimise la porpora
+imperiale; riconobbe lui per suo signore
+ed imperadore, ed umilmente dimandò
+perdono delle cose passate. Costantino
+il tenne seco a tavola, poscia il mandò
+come in luogo di rilegazione a Tessalonica,
+essendosi, per quanto scrive Zosimo,
+obbligato con giuramento alla sorella di
+conservargli la vita. Per conto di <i>Martiniano
+Cesare</i>, Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> e Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib 2, cap. 28.]</span>
+scrivono che per ordine di Costantino
+dalle guardie fu immediatamente
+tagliato a pezzi. L'Anonimo Valesiano
+vuol che per allora gli fosse lasciata la
+vita, ma questa dopo qualche tempo
+tolta gli fu nella Cappadocia. Così il
+giovane <i>Licinio</i>, nipote di Costantino,
+perchè figliuolo di Costanza sua sorella,
+e di pochi anni di età, se crediamo a
+Teofane <span class="fnote">[Theophan., Chronographia.]</span>, restò spogliato della porpora
+e del titolo di Cesare; ma dopo tre anni,
+siccome vedremo, anch'egli fu ucciso.
+Alcune medaglie presso il Du-Cange <span class="fnote">[Du-Cange, Hist. Byz.]</span>
+ed altri, cel rappresentano <i>Cesare</i> anche
+dipoi; ma della legittimità d'esse noi non
+siamo bastevolmente sicuri; e certo poco
+verisimile si scorge che a lui fosse lasciato
+un titolo di tanto decoro. Che a
+<span class="pagenum"><a name="Page_1165" id="Page_1165"></a>[1165]</span>
+molti ancora de' ministri ed uffiziali di
+Licinio, principali in addietro persecutori
+dei cristiani, fosse reciso il capo,
+non dimenticò di dirlo Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 2, cap. 18.]</span>. Per
+tali vittorie in pochissimo tempo tutte le
+provincie romane dell'Oriente coll'Egitto
+vennero all'ubbidienza di Costantino:
+con che l'antico romano imperio,
+dopo tante divisioni e vicende, si vide
+totalmente riunito sotto la signoria di
+un solo Augusto. E tutto ciò nell'anno
+presente 323, giacchè non pare sussistente
+l'opinione del Pagi <span class="fnote">[Pagius, in Crit. Baron.]</span>, che vuol
+cominciata in questo e terminata nell'anno
+seguente la guerra suddetta. Che
+i popoli dell'Oriente, liberati dal pesante
+giogo di Licinio, si rallegrassero di tal
+mutazione, e che anche i pagani romani
+giubilassero al mirar saldate tante piaghe
+del loro imperio, si può facilmente immaginare.
+Ma non è già l'esprimere la
+allegrezza degl'innumerabili cristiani,
+sparsi per tutte le terre d'esso imperio,
+in vedere vittoriosa la Croce di tanti
+suoi nemici, e divenuto padrone di sì
+vasta monarchia un adoratore della medesima.
+Nè già tardò Costantino a liberar
+dalle carceri, a richiamar dall'esilio e
+dai metalli, e a rimettere in possesso dei
+lor beni, tanti d'essi cristiani che aveane
+provata la persecuzion di Licinio. Ed
+a coloro che, per esser seguaci di Cristo,
+era stato tolto il cingolo militare, fu permesso
+il rientrar, se volevano, nell'onore
+della milizia.
+</p>
+
+<p>
+Intorno a questi tempi venne a mettersi
+sotto la protezione dell'Augusto
+Costantino, <i>Ormisda</i> figlio primogenito di
+Ormisda II, re della Persia. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 27.]</span>
+è quello che ci ha conservati gli avvenimenti
+di questo principe. Perchè nel
+giorno natalizio del re suo padre i grandi
+non gli fecero quell'onore che era
+dovuto ad un principe ereditario, il giovane
+si lasciò scappar di bocca, che se
+arrivava alla corona, voleva far loro
+<span class="pagenum"><a name="Page_1166" id="Page_1166"></a>[1166]</span>
+provare le sorte di Marsia. Non intesero
+quei magnati allora che volesse ciò dire;
+ma informati dipoi da un Persiano stato
+nella Frigia, significar ciò che sarebbono
+scorticati vivi, se la legarono al dito. Venuto
+dunque a morte il re suo padre,
+quando Ormisda si pensava di succedergli,
+scoppiò la congiura de' grandi, che
+lui preso confinarono in un castello, con
+crear poscia re <i>Sapore</i>, suo fratello minore.
+Questi, se vogliam credere ad Agatia <span class="fnote">[Agathias, Histor.]</span>,
+non era per anche nato; ma perchè
+la regina si trovava incinta, e i magi
+predicevano che nascerebbe un maschio,
+i Persiani misero la tiara, ossia la corona
+sul ventre della madre, che in fatti
+partorì un fanciullo. Ma dopo qualche
+tempo l'industriosa moglie d'Ormisda
+trovò la maniera di liberarlo, inviandogli,
+per mezzo di un fidato eunuco, un
+grosso pesce, nel cui ventre stava nascosa
+una lima, e facendogli sapere di mangiarne,
+allorchè niun fosse presente, e
+di valersi del ventre di quel pesce. Nello
+stesso tempo inviò gran copia di vivande
+e di vini ai guardiani delle carceri, i quali
+abborracchiati ben bene, ne rimasero
+tutti ubbriachi. Allora il prigioniero
+Ormisda, aperto il pesce e trovata la
+lima, segò i ceppi, e per mezzo de' balordi
+custodi uscì fuori, e si rifugiò nella
+Armenia. Quivi fu ben ricevuto da quel
+re suo amico, e con una scorta inviato
+a Costantino, che l'accolse con onore,
+e trattollo sempre da par suo colla moglie,
+a lui, secondo Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, rimandata
+dai Persiani. Ma Costantino niun
+altro impegno volle mai prendere in favore
+di lui. Attesta Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 16, cap. 10.]</span> che in
+molta considerazione fu esso Ormisda
+anche sotto Costanzo Augusto per la sua
+saviezza. Allorchè esso Costanzo, nell'anno
+di Cristo 356, fu a Roma, in osservare
+la mirabil piazza di Traiano, e
+la suntuosa statua a cavallo del medesimo
+Augusto, disse ad Ormisda, di voler
+<span class="pagenum"><a name="Page_1167" id="Page_1167"></a>[1167]</span>
+fare per sè una somigliante cavallo. Gli
+rispose Ormisda: <i>Signore, fate prima una
+stalla uguale a questa, se potete, acciocchè
+vi stia bene il cavallo che pensate
+di fare</i>. Interrogato ancora del suo
+sentimento intorno alle grandiosità e
+alle mirabili cose di Roma rispose: <i>Solamente
+essergli piaciuto</i> (vi ha chi crede
+che dicesse <i>dispiaciuto</i>) <i>d'aver imparato
+che anche in Roma gli uomini
+morivano</i>. Benchè ci sieno delle dispute
+fra gli eruditi <span class="fnote">[Gothofredus, Valesius, Pagius, Tillemont
+et alii.]</span> intorno al tempo, in
+cui Costanzo, secondo figliuolo di Costantino
+Augusto e di Fausta, fu creato
+<i>Cesare</i> dal padre: pure sembra opinione
+più ricevuta il credere che in quest'anno
+nel dì 3 di novembre fosse a lui conferita
+quella dignità <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Chron. Alexandrinum.
+Pagius, Critic. Baron.]</span>. Era egli in età di
+sei o sette anni, perchè nato nell'agosto
+dell'anno 317.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXIV" id="CCCXXIV"></a>CCCXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXIV</span>. Indizione <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 11.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 18.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Giulio Crispo Cesare</span> per la terza
+volta, e <span class="sc">Flavio Valerio Costantino
+Cesare</span> per la terza.
+</p>
+
+<p>
+Prefetto di Roma nel Catalogo del
+Cuspiniano, ossia del Bucherio, continuò
+ad essere nell'anno presente <i>Lucerio</i>
+ossia <i>Lucerio Valerio Verino</i>. Secondo
+l'asserzione d'Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>, che mette in
+un anno la totale sconfitta di Licinio, e
+nel seguente la di lui morte, dovrebbe
+Licinio, coerentemente a quanto s'è detto
+di sopra, essere giunto nel presente
+al fine de' suoi giorni. Il Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad hunc annum et seq.]</span>, che
+pretese atterrato Licinio solamente nell'anno
+corrente, differisce la di lui morte
+al seguente. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span>, dopo aver
+<span class="pagenum"><a name="Page_1168" id="Page_1168"></a>[1168]</span>
+detto che Costanzo fu creato <i>Cesare</i> (il
+che anche da esso padre Pagi vien riferito
+all'anno 323), seguita a narrar la
+morte d'esso Licinio. Quello intanto che
+non cade in controversia, si è che mentre
+Licinio inviato a soggiornare in Tessalonica,
+dove si può credere che godesse
+libertà e buon trattamento, quivi per
+ordine di Costantino fu strangolato. Non
+solamente Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 28.]</span> ed Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span>
+autori pagani, ma anche Eusebio nella
+sua Cronica (se pur non è san Girolamo
+traduttore della medesima) chiaramente
+dicono che Costantino, in torgli la vita,
+mancò alla promessa e al giuramento
+da lui fatto a Costanza, sua sorella e di
+lui moglie, di lasciarlo in vita. E Zosimo,
+autore per altro di umore alterato contro
+le azioni di questo invitto principe,
+aggiunge che non era in lui cosa insolita
+il violar la parola e i giuramenti. Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Vita Const., lib. 2, cap. 48.]</span>,
+nella vita di esso Costantino, altro
+non dice, se non che Licinio dal consiglio
+di guerra fu giudicato degno di
+non più vivere. E l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus.]</span>
+pare che scriva, avere i soldati in
+un tumulto dimandata la di lui morte, e
+che vi acconsentisse Costantino per tema
+ch'egli, imitando Massimiano Erculio, un
+qualche dì ripigliasse la porpora. Quel
+solo che può sembrar più verisimile, si è
+il dirsi da Socrate <span class="fnote">[Socrat., Hist. Eccl., lib. 1, cap. 4.]</span>, che egli tolto fu
+dal mondo perchè sollecitava i Barbari
+in suo favore. Qualche movimento d'essi
+in questi tempi probabilmente fece sospettare
+che avesse origine dai segreti
+impulsi di Licinio, e però piombò sopra
+di lui la sentenza di morte, arrivando
+anch'egli, per giusto giudizio di Dio, al
+fine di tanti altri persecutori della santa
+ed innocente religione di Cristo. Furono
+perciò cassati i decreti ed altri atti di
+Licinio, fatti durante la di lui tirannia.
+Poche sono le leggi di Costantino sotto
+<span class="pagenum"><a name="Page_1169" id="Page_1169"></a>[1169]</span>
+l'anno presente, e queste cel fanno vedere
+in Sirmio e Tessalonica. Nè apparenza
+alcuna ci è ch'egli venisse a Roma,
+come s'avvisò il cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., Annal. Eccl.]</span>,
+il quale racconta succeduto in quella gran
+città il battesimo d'esso Augusto, la sontuosa
+donazione che si pretende da lui
+fatta alla Chiesa romana, la lepra del
+medesimo, con altri assai strepitosi avvenimenti.
+Niuno v'ha oggi dei letterati
+che non conosca essere tai fatti invenzioni
+favolose de' secoli posteriori, nè io
+mi fermerò punto ad esporne la falsità,
+perchè superfluo sarebbe il dirne di più.
+Quel sì che può appartenere all'anno
+presente, si è la premura del piissimo
+Costantino per soffocare la già insorta
+eresia d'Ario contraria alla divinità del
+nostro Signor Gesù Cristo. Gran tumulto
+per questa bolliva in Egitto e nei paesi
+circonvicini; ed Alessandro vescovo santo
+di Alessandria avea già scomunicato
+l'ostinato eresiarca. Maraviglia è che
+Costantino solamente catecumeno allora
+nella fede di Cristo, dopo aver vedute le
+dissensioni de' cristiani nell'Africa per
+la petulanza de' Donatisti senza poterle
+acquetare, trovando nato anche un più
+fiero scisma per cagion d'Ario, non si
+scandalizzasse e formasse cattiva opinion
+de' cristiani. Ma il saggio Augusto, ben
+riflettendo questi non essere mali o difetti
+della religione in sè santissima, ma
+bensì dei mortali troppo esposti al furor
+delle passioni; e sentendosi ben radicato
+nell'amore d'essa religione, concepì anzi
+uno zelo grande per ismorzar quell'incendio.
+Perciò da Nicomedia spedì un
+suo fedel deputato ad Alessandria, che si
+crede essere stato Osio, insigne vescovo
+di Cordova, per mettere la pace fra Alessandro
+ed Ario. Bellissima è la lettera
+da lui scritta in questa occasione, rapportata
+da Eusebio Cesariense, se non
+che egli si mostra in essa poco conoscente
+della controversia de' cattolici
+con Ario, perchè probabilmente mal informato
+da Eusebio vescovo di Nicomedia,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1170" id="Page_1170"></a>[1170]</span>
+gran protettore del medesimo Ario,
+e sommo imbroglione, il quale si era,
+non ostante i suoi demeriti, introdotto
+forte nella corte dell'imperadore. Venuta
+dipoi una sincera informazione del fatto,
+scrisse egli un'altra lettera piena di zelo
+contra dell'eresiarca. Ma indarno la
+scrisse. Chiaritosi dipoi che non v'era
+mezzo per mettere in dovere l'orgoglioso
+Ario, perchè assistito e fomentato da
+varii vescovi suoi partigiani, non potè
+lo zelantissimo principe ritener le lagrime,
+e ricorse poi al ripiego di far celebrar
+per questa causa nell'anno seguente
+il famoso concilio di Nicea, di cui parleremo.
+Credono il Baronio <span class="fnote">[Baron., Annal. Eccl.]</span> e il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>
+che in questi tempi avvenisse
+ciò che racconta s. Giovanni Grisostomo
+detto da san Flaviano a Teodosio Augusto.
+Cioè che avendo i furiosi Ariani in
+Egitto scoperto l'Augusto Costantino contrario
+all'empia loro opinione, sfogarono
+la loro rabbia contra delle di lui statue,
+sfregiandole con una pioggia di sassate.
+Saputo che l'ebbe, non se ne alterò punto
+il magnanimo imperadore; e perchè i
+suoi cortigiani pur lo instigavano a farne
+vendetta, si mise la mano al volto, e tastatoselo,
+sorridendo poi disse che non
+si sentiva ferita alcuna: il che fece ammutolire
+gli adulatori consiglieri.
+</p>
+
+<p>
+Benchè poi, per quanto ho detto, poche
+leggi si riconoscano date nell'anno
+presente da Costantino, pure Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Vit. Constant., lib. 2, c. 19. Idem,
+Hist. Eccles., lib. 9, cap. 9.]</span>
+si stende a raccontar varie nobilissime
+di lui azioni e costituzioni fatte, dappoichè
+colla caduta di Licinio egli ebbe uniti gli
+imperii d'Occidente e d'Oriente, tutte in
+favore del pubblico e della professata da
+lui religione di Cristo. Molte furono le
+provvisioni da lui fatte per rimettere la
+felicità nelle conquistate provincie dell'Oriente
+e dell'Egitto, diffondendo spezialmente
+le rugiade della sua munificenza
+sopra que' popoli cotanto in addietro
+<span class="pagenum"><a name="Page_1171" id="Page_1171"></a>[1171]</span>
+estenuati dalle estorsioni di Licinio: di
+modo che a tutti parve di rinascere da
+morte a vita, e sembrava loro un miracolo
+tanta mutazione di cose. Ma quello,
+a che maggiormente si applicò il piissimo
+imperadore, fu di favorire i cristiani, e
+di dilatare la loro religione, scorgendo
+provenuto dalla santità e verità di essa il
+conseguimento di tante sue vittorie, e
+l'abbassamento di qualsivoglia persecutore
+della medesima. Leggesi presso Eusebio
+l'ampio editto da lui pubblicato
+per i cristiani in addietro oppressi, e per
+la ristituzion delle chiese e dei loro beni.
+Poscia, per promuovere la cristiana religione,
+diede fuori altre leggi di gran forza
+contro dei professori del paganesimo <span class="fnote">[Euseb., Vit. Constant., lib. 2, cap. 44.]</span>,
+con esortar ognuno, ma senza forzare
+alcuno, ad abbracciar il culto del
+vero Dio. Cominciò ad inviar nelle provincie
+governatori per lo più cristiani, o
+se pur gentili, loro era vietato di sacrificare
+e di far alcun'altra azione d'idolatria,
+affinchè le persone tuttavia dedite
+agl'idoli si disavvezzassero dal prestar
+loro onore e fede. Ordinò che si ristabilissero
+le chiese già abbattute, che se ne
+fabbricassero dell'altre e più magnifiche,
+sperando di vedere un dì tutti i suoi sudditi
+adoratori di Gesù Cristo, e volle che
+l'erario suo soccombesse a tutte le occorrenti
+spese. Abbiamo inoltre un editto
+composto da lui stesso in latino, e tradotto
+in greco da Eusebio, in cui, deplorando
+la cecità dei suoi predecessori nell'adorare
+i falsi dii, esorta in forma patetica
+tutti i sudditi suoi a riconoscere e
+venerare Iddio creatore del mondo, notando
+che già in qualche paese erano
+stati aboliti gl'idoli, ed interamente cessato
+il sacrilego lor culto: del che sommo
+piacere egli sentiva. Proibì ancora le imposture
+degli aruspici e di altri indovini
+della setta gentile, meritando ben più fede
+Eusebio storico contemporaneo, che
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 29.]</span> gentile, vivuto quasi un secolo
+dopo, il quale spaccia Costantino
+<span class="pagenum"><a name="Page_1172" id="Page_1172"></a>[1172]</span>
+come tuttavia attaccato a quegl'ingannatori,
+e come seguace delle superstizioni
+pagane. Che questo zelantissimo imperadore
+giugnesse anche a far serrare i
+templi e spezzare gl'idoli in molti paesi,
+l'abbiamo dal suddetto Eusebio <span class="fnote">[Euseb., Vit. Const., lib. 2, c. 48.]</span>; ma
+di questo tornerà occasion di parlare;
+perciocchè non nel solo anno presente,
+ma in altri susseguenti andò sempre più
+crescendo lo zelo di questo insigne Augusto
+per isbarbicare la gramigna de' pagani:
+cosa nondimeno da lui eseguita con
+destrezza, affinchè non nascessero sedizioni,
+e chiunque voleva ridursi alla vera
+religione, spontaneamente e non per forza
+lo facesse.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXV" id="CCCXXV"></a>CCCXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXV</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 12.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 19.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Paolino</span> e <span class="sc">Giuliano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Intorno ai nomi di questi due consoli
+molta disputa è stata fra gli eruditi <span class="fnote">[Panvinius. Du-Cange. Pagius. Relandus.
+Tillemont.]</span>,
+ma senza che si possa conchiudere
+cosa alcuna; e però non ho io voluto
+esporre se non l'ultimo loro sicuro cognome,
+per cui erano comunemente conosciuti.
+Non è inverisimile che amendue
+fossero della famiglia <i>Anicia</i>. Dal dì 4
+di gennaio probabilmente sino al dì 3 di
+novembre dell'anno seguente la prefettura
+di Roma fu esercitata da <i>Acilio Severo</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.]</span>.
+Famosissimo riuscì dipoi l'anno
+presente per la celebrazione del sacro
+concilio di Nicea, primo dei concilii generali,
+dove intervennero trecento e dieciotto
+vescovi, da' quali concordemente
+fulminati furono gli anatemi contra dell'ostinato
+Ario e della sua pestilente
+eresia. Non si può dire abbastanza quanto
+sfavillasse l'ardore dell'ottimo Augusto
+Costantino per la purità della dottrina
+della Chiesa di Dio e per l'unione della
+<span class="pagenum"><a name="Page_1173" id="Page_1173"></a>[1173]</span>
+medesima. Egli fu che promosse quella
+non mai veduta in addietro memorabil
+assemblea di prelati, secondato in ciò
+anche dalle premure del santo pontefice
+Silvestro. Assistè egli medesimo a quell'augusta
+raunanza, ed ebbe parte a tutto
+ciò che vi si fece, ma con far sempre
+ammirare la sua umiltà, e un gran rispetto
+ai vescovi, riconosciuti da lui per
+giudici di tali controversie. Di più non
+ne dico io, perchè intorno a questo è da
+consultare la storia ecclesiastica. Terminato
+poi il concilio, ancorchè Eusebio
+vescovo di Nicomedia, e Teognide vescovo
+di Nicea godessero dianzi non poco
+della grazia sua, pure perchè non si
+acquetavano alle decisioni sacrosante del
+medesimo concilio, e continuavano a sostenere
+l'empietà di Ario, li mandò in
+esilio. Per tanti capi sarà sempre in benedizione
+nella cristianità la memoria di
+Costantino il Grande; ma egli spezialmente
+per cagione di questo importantissimo
+concilio si meritò una particolar venerazione
+presso tutti i cattolici. Basta leggere
+le Storie di Eusebio e di Socrate e gli Atti
+del concilio suddetto per conoscere
+qual fosse in tal occasione il fervore di
+questo gran principe nel culto e nell'amore
+della santa religione di Cristo. E però
+torno a dire, essere una marcia bugia
+quella di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, c. 29.]</span> scrittore pagano, il
+quale circa cento anni dipoi fiorì, allorchè
+scrisse che Costantino, anche dopo
+la caduta di Licinio, continuò a seguitar
+il culto de' gentili, e a valersi degli aruspici
+ed indovini del paganesimo, con
+abbracciar il Cristianesimo solamente
+dopo la morte del figlio e della moglie.
+Da troppe prove si vede smentito un tal
+racconto, nè occorre fermarsi a confutarlo.
+Gli spettacoli de' gladiatori fin
+qui erano stati le delizie del popolo romano,
+anzi di tutti i popoli del romano
+imperio, benchè dappertutto non si facessero,
+perchè costavano troppo. Al
+mirare quegl'infami combattenti, che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1174" id="Page_1174"></a>[1174]</span>
+l'un l'altro ferivano, o scannavano solamente
+per vile interesse, giubilavano gli
+spettatori, applaudendo alla destrezza ed
+agilità degli uni, senza punto compassionare
+il sangue e la morte degli altri. Ora
+Costantino, illuminato dai documenti della
+legge di Cristo, ravvisata la deformità
+e barbarie di que' giuochi, pieno di giusto
+zelo, con suo editto <span class="fnote">[L. 1, de Gladiator., Cod. Theodos.]</span>, mentre dimorava in
+Berito, nel dì primo di ottobre, li
+vietò da lì innanzi sotto rigorose pene.
+Pretese il Gotofredo che quella legge fosse
+solamente locale, nè si stendesse per
+tutto il romano imperio; e non per
+altro, se non perchè sotto i successori
+di Costantino s'incontrano nè più nè meno
+gli spettacoli de' gladiatori <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscript., Tom. III, in fine.]</span>. Credo io
+di avere abbastanza dimostrato, massimamente
+coll'autorità di Eusebio, che veramente
+fu universale quel divieto di Costantino,
+ancorchè i di lui figliuoli non
+sapessero poi sostenerlo: tanto erano
+impazziti i pagani dietro a que' barbarici
+e sanguinarii giuochi. All'anno presente
+ancora appartiene un'altra legge <span class="fnote">[L. 1, de Usuris, Cod. Theodos.]</span> di
+Costantino, data nel dì 17 di aprile intorno
+alle usure. Erano queste a dismisura
+cresciute, perchè, secondo le leggi
+romane, non era proibito il cavar frutto
+dai prestiti, e perciò abbondavano allora
+i prestatori. Secondo l'opinione del Gotofredo,
+Costantino ridusse, per conto dei
+danari prestati, il frutto al dodici per
+cento, cioè a pagare l'uno per cento
+ogni mese; e, per quel che riguarda i naturali
+prestati, come sarebbe il grano,
+permise che il frutto d'ogni anno uguagliasse
+il capitale. Le leggi del Vangelo
+corressero dipoi sì fatte usure, e ne moderarono
+l'esorbitanza con lodevoli provvisioni.
+Possono vedersi nel codice Teodosiano
+altre leggi del medesimo Augusto,
+tutte correttrici degli abusi d'allora,
+o pure testimoni della di lui munificenza
+verso le chiese e verso le vergini sacre
+e le povere vedove, alle quali assegnò
+<span class="pagenum"><a name="Page_1175" id="Page_1175"></a>[1175]</span>
+un'annua prestazione di grano. Nobilissimo
+del pari fu un suo editto, per cui
+si mostrò pronto ad ascoltare e ricevere
+le querele ed accuse d'ognuno, purchè
+assistite da buone pruove, contra di tutti
+gli uffiziali di corte, governatori delle
+provincie ed altri pubblici ministri che
+si abusassero del loro ufficio, promettendo
+di punir le loro ingiustizie e frodi,
+e di premiar chiunque gli scoprisse questi
+traditori della giustizia e nemici del pubblico
+e privato bene.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXVI" id="CCCXXVI"></a>CCCXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXVI</span>. Indizione <span class="scp">XIV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 13.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 20.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per
+la settima volta e <span class="sc">Flavio Giulio Costanzo
+Cesare</span>.
+</p>
+
+<p>
+Entrò nella prefettura di Roma <i>Anicio
+Giuliano</i> nel dì 13 di novembre <span class="fnote">[Bucher., de Cyclo.]</span>
+in luogo di Acilio Severo, e in quella
+carica continuò egli per i due seguenti
+anni. Un grande sfregio patì nell'anno
+presente la riputazione di Costantino per
+quelle passioni ed inganni, da' quali non
+va esente quasi mai alcuno de' potentati
+perchè uomini anch'essi come gli altri,
+ed uomini che hanno men freno degli
+altri. Prima nondimeno di palesar questo
+suo trascorso, convien dire che il
+vittorioso imperadore determinò in questo
+anno di passare, dopo tanto tempo
+di lontananza, a Roma, secondo tutte le
+apparenze, per celebrar ivi i vicennali del
+suo augustale imperio con più solennità.
+Di febbraio noi il troviamo <span class="fnote">[Gothofr., Chron. Codic. Theodos.]</span> in Eraclea
+di Tracia, nel marzo in Sirmio di
+Pannonia, e nell'aprile in Aquileia. Ci
+comparisce nel principio di luglio in
+Milano, e nel dì 8 di luglio in Roma,
+dove abbiamo da Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Euseb., in Chron.]</span> ch'egli celebrò
+l'anno ventesimo del suo imperio
+augustale, siccome nell'anno precedente
+<span class="pagenum"><a name="Page_1176" id="Page_1176"></a>[1176]</span>
+egli avea solennizzato in Nicomedia il
+ventesimo del cesareo. Per quel che riferisce
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 29.]</span>, il popolo romano
+con una sinfonia di maledizioni e d'ingiurie
+lo accolse, non per altro, se non
+perchè sempre più si accertarono ch'egli
+aveva dato un calcio al culto dei loro
+idoli. In fatti solito era in quelle grandi
+solennità che gl'imperadori col senato,
+esercito e popolo si portassero al Campidoglio,
+per far ivi de' sacrifizii a Giove
+Capitolino; ma nulla di ciò volle far
+Costantino; e perchè si scaldarono alcuni
+per l'osservanza di quel sacrilego
+rito, non seppe ritenersi il pio imperadore
+dal prorompere in parole di abborrimento
+e sprezzo della superstizione pagana:
+il che gli tirò addosso l'odio del
+senato e popolo romano, costante per la
+maggior parte nell'idolatria. Anzi, se
+crediamo al medesimo Zosimo, l'esser
+egli restato mal soddisfatto di loro fece
+cader in mente il pensiero di formare
+una nuova Roma, e veramente la formò
+dipoi, siccome vedremo. Si vuol
+nondimeno ascoltare Libanio sofista <span class="fnote">[Liban., Oration. 14 et 15.]</span>,
+cioè un oratore di questo secolo, ben
+più di Zosimo vicino a Costantino, allorchè
+asserisce aver questo imperadore
+trattato i Romani con assai dolcezza,
+tuttochè le loro pasquinate e parole pungenti
+paressero degne di un trattamento
+diverso. Accadde un dì che, avendo egli
+stesso udita una salva d'insolentissime
+grida di quel popolo in dispregio suo,
+dimandò ai suoi due fratelli (cioè probabilmente
+a Delmazio ed Annibaliano,
+o pur Costanzo) che gli stavano appresso,
+cosa in tal congiuntura fosse da fare.
+L'un di essi fu di parere che s'inviassero
+i soldati a tagliare a pezzi que' temerarii.
+L'altro rispose che così avrebbono
+fatto i principi cattivi, ma che i
+buoni doveano dissimulare e sofferir le
+vane dicerie e scappate della plebe senza
+giudizio. Se ne rise in fatti Costantino:
+<span class="pagenum"><a name="Page_1177" id="Page_1177"></a>[1177]</span>
+cosa che, a parer di Libanio, gli acquistò
+l'affezion de' Romani. Anche Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesarib.]</span> lasciò scritto che il dolore
+mostrato dal popolo romano, allorchè
+questo glorioso principe venne a morte,
+assai diede a conoscere ch'egli era molto
+amato da essi Romani. Dopo essersi
+fermato in Roma Costantino per qualche
+tempo, sembra, secondo le leggi <span class="fnote">[Gothofredus, Chronolog. Cod. Theod.]</span> che
+restano, aver egli di nuovo ripigliato il
+cammino alla volta della Pannonia, giacchè
+una sua legge di settembre è data in
+Spoleti, un'altra di ottobre in Milano,
+e una di dicembre in Sirmio.
+</p>
+
+<p>
+Veniamo ora al passo più degli altri
+scabroso della vita di Costantino. Abbiam
+più volte fatta menzione di <i>Crispo</i> suo
+primogenito, partorito a lui da Minervina
+sua prima moglie, già creato <i>Cesare</i>,
+giovane di grande espettazione, e che
+avea anche dato saggi del suo valore
+nella guerra coi Franchi e con Licinio.
+Questo infelice principe nell'anno presente <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>,
+per ordine dello stesso Augusto
+suo padre, tolto fu di vita, chi dice col
+veleno, e chi colla spada. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 29.]</span>
+pretende succeduto così funesto avvenimento
+in Roma nel tempo che vi si
+trattenne Costantino; ma Ammiano Marcellino <span class="fnote">[Ammianus, lib. 14, cap. 11.]</span>,
+scrittore più vicino a questi
+tempi, assegna la città di Pola nell'Istria
+per luogo di tal tragedia. Perchè Costantino,
+principe sì saggio e clemente, e
+nello stesso tempo sì crudo padre, giugnesse
+a tanta severità, nol seppero dire
+di certo neppure gli antichi scrittori, e
+solamente a noi tramandarono i loro
+sospetti. Zosimo immaginò incolpato il
+misero giovane di tenere un'amicizia
+illecita con Fausta Augusta sua matrigna;
+o, per dir meglio, che Fausta facesse
+calunniosamente credere al marito
+d'essere stata tentata da questo suo
+figliastro <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>. Altri si figurarono che la
+<span class="pagenum"><a name="Page_1178" id="Page_1178"></a>[1178]</span>
+medesima Augusta inventasse delle cabale
+per persuadere a Costantino che il
+figlio macchinasse contro la vita e lo
+stato del padre <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>. Certamente i più
+convengono in dire che per le accuse
+della matrigna Crispo innocente perdè
+la vita. E ben probabile è che quell'ambiziosa
+donna, la qual già avea tre suoi
+proprii figliuoli, mirasse di mal occhio il
+figliastro Crispo anteposto per cagion dell'età
+ai suoi fratelli, per timore ancora
+che a lui solo potesse un dì pervenire
+l'imperio, e però si studiasse di screditarlo
+presso del padre, e le riuscisse di
+precipitarlo. Ell'era figliuola di un gran
+cabalista, cioè di Massimiano Erculio.
+Probabilmente profittò anch'essa di
+quell'indegna scuola. Comunque sia, la
+morte di questo amabil nipote fu un
+coltello al cuore di Elena madre dell'Augusto
+Costantino, nè potea essa darsene
+pace. Andò ella dipoi tanto pescando,
+che dovette in fine far costare al medesimo
+imperadore non men l'innocenza
+di Crispo, che la malvagità e la calunnia
+di Fausta sua matrigna; e vuole Filostorgio <span class="fnote">[Philostorgius, in Histor.]</span>
+che si scoprisse allora, come
+l'iniqua donna avea tradito il talamo
+nuziale con prostituirsi a delle vili persone.
+Un sicuro segnale che Costantino
+la credesse rea, fu l'aver egli medesimamente
+ordinato che a lei si fosse tolta
+la vita: il che si crede eseguito con farla
+serrare in un bagno d'acqua bollente <span class="fnote">[Zosimus. Victor. Sidonius et alii.]</span>.
+Se un esecrando commercio fosse
+stato fatto credere a Costantino fra
+la matrigna e Crispo, contra di amendue
+nello stesso tempo sarebbe caduta
+la pena. Perciò l'essersi differita la morte
+di Fausta rende assai verisimile che,
+scoperte le sue trame ed iniquità, essa
+arrivasse al meritato gastigo. Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span>
+aggiugne che non si fermò qui l'ira di
+Costantino, perchè egli appresso fece
+<span class="pagenum"><a name="Page_1179" id="Page_1179"></a>[1179]</span>
+uccidere molti de' proprii amici, o sospetti,
+o complici dei delitti verisimilmente
+di Fausta.
+</p>
+
+<p>
+Ora questo lagrimevole avvenimento,
+di cui Eusebio non si attentò di far parola,
+perchè tasto troppo delicato, non
+volendo egli dispiacere ai figliuoli allora
+regnanti di Fausta, certo è che diede da
+mormorar non poco a' grandi e piccoli,
+ed offuscò non poco la gloria di Costantino,
+con esser giunto taluno <span class="fnote">[Sidonius Apollinaris, lib. 5, Epist. 8.]</span> ad assomigliare
+il governo e secolo di lui a
+quel di Nerone; e senza trovarsi chi
+abbia saputo scusare o giustificare la
+credulità soverchia, o il rigore estremo
+da lui mostrato in tal occasione. Perciò
+Eutropio non ebbe difficoltà di dire che
+Costantino ne' suoi primi anni meritò
+d'essere uguagliato ai più insigni principi
+di Roma, ma che nel progresso egli
+potè contentarsi d'essere annoverato fra
+i mediocri. Non sussiste poi ciò che Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 29.]</span>,
+dopo aver narrata questa tragedia,
+aggiugne con dire, che rimordendo
+la coscienza ad esso Augusto per tali
+trascorsi, e cercando la via di rimettersi
+in grazia di Dio, ricorse ai pagani, che
+gli dissero di non aver maniera di purgare
+i parricidii (il che Sozomeno <span class="fnote">[Sozomenus, Histor., lib. 1, cap. 5.]</span>
+mostra essere falso), ebbe allora ricorso
+ad un Egiziano venuto di Spagna,
+cristiano di religione, che già s'era introdotto
+in corte (vuol probabilmente
+dire Osio, vescovo di Cordova), il quale
+l'assicurò che dal battesimo de' cristiani
+restava cancellata qualsivoglia reità: e
+però Costantino da lì innanzi aderì alla
+religione di Cristo. Più chiaro del sole è
+che molto prima di questi tempi Costantino
+s'era rivolto al Dio vero, con abbandonar
+gl'idoli. Che poi per tali fatti
+Dio permettesse che sopra Costantino si
+affollassero da lì innanzi varie sciagure,
+e che ne' figli suoi terminasse la sua discendenza,
+del che sembra essere persuaso
+<span class="pagenum"><a name="Page_1180" id="Page_1180"></a>[1180]</span>
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>: tuttavia meglio è
+non voler entrare ne' gabinetti di Dio,
+perchè le cifre de' suoi, sempre per altro
+giusti, giudizii venerar si debbono
+anche senza intenderle, e massimamente
+per non saper noi i veri reati di Costantino.
+Abbiamo poi da Eusebio <span class="fnote">[Eusebius, in Chron.]</span> e da
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> che nell'anno stesso, in
+cui a Crispo tolta fu la vita, anche il
+giovane <i>Licinio</i>, figliuolo del già Licinio
+Augusto, fu, d'ordine di Costantino, ucciso,
+nulla avendo servito a lui l'essere
+nato da Costanza sorella dell'imperadore
+medesimo. Qual motivo influisse a
+farlo privar di vita, e s'egli tuttavia
+conservasse il titolo di Cesare, a noi
+resta ignoto. Può ben temersi che anche
+per tale azione s'aguzzassero contra di
+Costantino le lingue di chi fra i pagani
+mirava lui di mal occhio. L'anno fu
+questo, in cui esso Augusto con sua
+legge <span class="fnote">[L. 6, de Episc., Cod. Theodos.]</span> ordinò che i cherici ed altri
+ecclesiastici si cavassero dalla classe
+de' poveri, e non se ne ordinasse se non
+quel numero ch'era necessario alle chiese,
+acciocchè l'esenzione da lui conceduta
+ai sacri ministri del Vangelo non
+riuscisse dannosa al pubblico, cioè al
+corpo secolare. Con altra legge ancora <span class="fnote">[L. 1, de Haereticis, Cod. Theodos.]</span>
+dichiarò che i privilegii da lui accordati
+alle persone ecclesiastiche s'intendessero
+in favore de' soli cattolici, e che ne
+restassero esclusi gli eretici e sismatici.
+Credesi finalmente <span class="fnote">[Pagius. Tillemont.]</span> che in quest'anno
+fosse composto il poema in versi di
+Publilio Optaziano Porfirio, che giunto
+sino a' dì nostri fu dato alla luce dal
+Velsero, contenente le lodi di Costantino,
+ma formato con degli acrostici, e con
+altre di quelle ingegnose, o, per dir meglio,
+laboriose bagattelle, che erano anche
+nel secolo precedente al nostro il
+grande sforzo degl'ingegni minori. Contuttociò
+anche tali rimasugli dell'antichità
+<span class="pagenum"><a name="Page_1181" id="Page_1181"></a>[1181]</span>
+son da tenere in pregio, sì per le
+cose che contengono, come per farci intendere
+ancora il genio di que' secoli,
+nei quali per altro fiorirono tanti uomini
+grandi nelle lettere e nella santità.
+Augurando Optaziano in esso poema
+i vicennali felici a Costantino, e
+non men felici i decennali ai di lui figliuoli;
+perciò si crede composto quel
+poema prima della morte di Crispo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXVII" id="CCCXXVII"></a>CCCXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXVII</span>. Indizione <span class="scp">XV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 14.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 21.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costantino</span>
+e <span class="sc">Massimo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nell'assegnare il nome del primo console
+ho io seguitato il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad hunc annum.]</span> e
+il Relando <span class="fnote">[Reland., Fast. Consul.]</span>; ma debbo ora dire che
+non abbiam sicurezza d'esso, nè sappiam
+chi egli fosse: tanto son diverse
+le date delle leggi di quest'anno e le
+asserzioni dei Fasti. Presso alcuni in
+vece di <i>Costantino</i> si legge <i>Costanzo</i>.
+Presso altri il puro suo nome è scritto
+senza il titolo di <i>Cesare</i>, e in altri sì. Alcuni
+il fanno console <i>per la prima volta</i>,
+altri <i>per la seconda</i>, ed altri per la
+<i>quinta</i>. Fu creduto questo Costantino
+dal Panvinio <span class="fnote">[Panvin., Fast. Consul.]</span> un parente di Costantino
+Augusto. Può essere che un dì salti
+fuori qualche iscrizione che tolga ogni
+dubbio. Una <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 354.]</span> ne ho io recato, dove
+altra menzione non è fatta che di <i>Flavio
+Cesare</i> e di <i>Massimo</i>. Per conto di questo
+ultimo conghietturò il suddetto Panvinio
+ch'egli non fosse diverso da <i>Valerio
+Massimo Basilio</i>, già da noi veduto
+prefetto di Roma; ma nei Fasti si soleva
+notare il solo ultimo cognome. Nella
+stessa prefettura seguitò ancora in questo
+anno <i>Anicio Giuliano</i>. Truovavasi lo
+<span class="pagenum"><a name="Page_1182" id="Page_1182"></a>[1182]</span>
+Augusto Costantino, per quanto apparisce
+dalle date di varie sue leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.]</span>,
+nell'anno presente in Tessalonica ed
+Eraclea, cioè in città della Macedonia e
+Tracia. San Girolamo, che dopo aver
+tradotta in latino la Cronica di Eusebio
+Cesariense <span class="fnote">[Hieronymus, in Chronico.]</span>, la continuò poi fino ai
+suoi giorni, fa verso a questi tempi menzione
+di <i>Arnobio</i> oratore africano. Era
+egli di credenza pagano, ed insegnava
+agli scolari rettorica. Convertito alla
+religione di Cristo, impugnò di poi la
+penna contro le superstizioni e follie del
+gentilesimo con que' libri che tuttavia
+abbiamo gravi d'erudizion pagana, e bisognosi
+di commento. Non è improbabile
+che circa questi tempi <i>Elena</i>, madre dell'Augusto
+Costantino, donna santa e
+colma di zelo per l'abbracciata religione
+di Cristo, andasse a Gerusalemme, dove
+scoprì il sepolcro del divino nostro Salvatore,
+e la vera croce, su cui egli morì.
+Portatone l'avviso a Costantino, ordinò
+che si fabbricasse ivi un insigne tempio
+col titolo della Resurrezione. Altre chiese
+a petizione della piissima Augusta egli
+piantò nel monte Oliveto, in Betlemme
+ed altri luoghi, per onorar le memorie
+della nascita e passion del Signore. Ma
+intorno a ciò è da consultare la storia
+ecclesiastica, depurata nondimeno da alcuni
+racconti poco sussistenti. L'anno
+preciso, in cui sant'Elena fu chiamata da
+Dio a miglior vita, resta tuttavia ignoto
+o controverso. Potrebbe essere che ciò
+succedesse nell'anno seguente. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 2, cap. 23 et seq.]</span>,
+dopo aver narrato le suntuose
+chiese alzate da Costantino in quei santi
+luoghi, descrive ancora le gloriose azioni
+di pietà, di munificenza e d'umiltà della
+santa imperadrice, e quanto amore a lei
+professasse, quanto onore le concedesse
+il figlio Augusto. Non solamente volle
+che foss'ella riconosciuta per imperadrice,
+e che si battessero medaglie d'oro
+in suo onore, ma le conferì ancora una
+<span class="pagenum"><a name="Page_1183" id="Page_1183"></a>[1183]</span>
+piena balìa per valersi del tesoro imperiale
+in opere di pietà. Appresso aggiugne,
+che essendo ella mancata di vita in
+età di circa ottant'anni, Costantino fece
+portare il suo corpo nella città regale,
+cioè a Roma, come comunemente vien
+creduto, e deporlo in un magnifico sepolcro.
+Altri visibili segni diede Costantino
+dell'amor suo verso la madre. Imperciocchè
+sotto quest'anno nota san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span>,
+ch'egli varie fabbriche alzò
+in onore di san Luciano martire, seppellito
+nel borgo di Drepano nella Bitinia,
+con farne una città, a cui diede il nome
+della madre, forse tuttavia vivente, chiamandola
+Elenopoli. Ne parla ancora la
+Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chron. Alexandrinum.]</span>. Filostorgio <span class="fnote">[Philostorgius, Hist., lib. 2, cap. 13.]</span>
+attribuisce alla stessa Elena la fabbrica
+di quella città e l'insigne tempio edificato
+in onore del suddetto martire. Abbiamo
+anche da Sozomeno <span class="fnote">[Sozomenus, lib. 2, cap. 2.]</span> che una
+città di Palestina prese il nome di Elenopoli
+da questa santa imperadrice. Veggonsi
+iscrizioni, trovansi medaglie che
+confermano il gran credito ch'ella meritamente
+godè, tanto in vita che dopo
+morte, per le sue luminose virtù.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXVIII" id="CCCXXVIII"></a>CCCXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXVIII</span>. Indizione <span class="scp">I</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 15.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 22.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Januario</span> e <span class="sc">Giusto</span>.
+</p>
+
+<p>
+S'incontra il primo console appellato
+anche <i>Januarino</i>. Seguitò nell'anno
+presente ad esercitar la prefettura di
+Roma <i>Anicio Giuliano</i>. Le poche leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.]</span>
+che abbiamo appartenenti a quest'anno
+ci fan vedere Costantino in Nicomedia,
+capitale della Bitinia, e poi in Oiscos, o
+Escos, luogo della Dacia, o piuttosto
+della Mesia inferiore, oggidì Bulgaria.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1184" id="Page_1184"></a>[1184]</span>
+Qui la Cronica Alessandrina ci fa sapere
+che Costantino passò più volte di là dal
+Danubio, e che sopra quel fiume fece
+fabbricar un ponte di pietra. Anche l'uno
+e l'altro Vittore <span class="fnote">[Victor, in Epitome. Idem, de Caesarib.]</span> attestano la fabbrica
+di questo ponte, nè si sa vedere perchè
+il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span> la chiami affatto inverisimile.
+Noi sappiamo che Costantino,
+più di quel che si possa credere, fu avidissimo
+della lode e della gloria. Ben
+probabile è ch'egli non volesse essere
+da meno di Traiano, da cui fu fabbricato
+un simil ponte su quel fiume regale. Abbiamo
+anche medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]</span>, dove si mira
+quel ponte col motto SALVS REIPVBLICAE
+DANVBIVS. Questi movimenti
+di Costantino hanno poi fatto pensare a
+qualche erudito <span class="fnote">[Gothofredus et Tillemont.]</span> che in quest'anno
+egli avesse guerra coi Goti e Taifali, popoli
+abitanti di là dal Danubio in faccia
+alla Mesia. E però il Mezzabarba <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span>
+rapporta monete battute, a suo credere,
+nel presente anno col motto VICTORIA
+GOTHICA. Ma forse tali medaglie son da
+riferire nell'anno 322. Per altro ve n'ha
+di quelle, dove egli comparisce circa questi
+tempi <i>imperadore per la vigesima seconda
+volta</i>, e queste dovrebbono assicurarci
+di qualche vittoria da lui riportata
+verisimilmente contra de' Barbari
+transdanubiani. In questi tempi appunto
+gli autori della storia ecclesiastica <span class="fnote">[Socrat. Sozomen. Philostorg. Pagius. Baronius
+et alii.]</span>
+muovono gravi querele contro la memoria
+di Costantino, perchè egli richiamò
+dall'esilio l'eresiarca Ario, e poi
+Eusebio, Mari e Teognide, vescovi protettori
+del medesimo: dal che vennero
+poi non poche turbolenze alla Chiesa di
+Dio, e cominciò la persecuzione contra
+di sant'Atanasio. Certo è da stupire come
+un sì saggio Augusto, dianzi veneratore
+dei decreti del celebre concilio
+niceno, e che avea banditi i vescovi
+<span class="pagenum"><a name="Page_1185" id="Page_1185"></a>[1185]</span>
+suddetti, perchè disubbidienti al medesimo
+concilio, poscia retrocedesse, e tanto
+si lasciasse avviluppar da Eusebio,
+vescovo di Nicomedia, che da lì innanzi
+il tenne per uno de' suoi più intimi consiglieri,
+e in riguardo suo molti falli
+commise in favore dell'arianismo. A
+simili salti è suggetto chiunque de' principi
+non sa sceglier buoni ministri.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXIX" id="CCCXXIX"></a>CCCXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXIX</span>. Indizione <span class="scp">II</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 16.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperatore 23.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Valerio Costantino Augusto</span> per
+l'ottava volta e <span class="sc">Flavio Valerio Costantino
+Cesare</span> per la quarta.
+</p>
+
+<p>
+Ad Anicio Giuliano nella prefettura
+di Roma succedette nel dì 7 di settembre
+<i>Publio Optaziano</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.]</span>, che taluno ha creduto
+quel medesimo Optaziano poeta
+da noi veduto di sopra autore del panegirico
+di Costantino. Ma quel poeta si
+nomò <i>Publilio</i>, e forse non è da credere
+che uomo di grande affare e degno di
+sì riguardevol carica egli fosse, da che
+si perdeva in quelle pedanterie d'acrostici.
+Oltre di che, san Girolamo <span class="fnote">[Hieronymus, in Chron.]</span> scrive
+ch'egli in quest'anno fu richiamato
+dall'esilio. Poscia nella suddetta prefettura
+entrò, nel dì 8 di ottobre, <i>Petronio
+Probiano</i>. Dimorò Costantino in questi
+tempi, siccome risulta dalle date delle
+sue leggi <span class="fnote">[Gothofred., in Chron. Cod. Theodos.]</span>, nella Pannonia, Dacia e
+Tracia, ora in Sirmio, ora in Naisso, Sardica
+ed Eraclea. Era egli in questi tempi
+tutto applicato alla fabbrica della nuova
+città di Costantinopoli, della cui dedicazione
+parleremo all'anno seguente. Nota
+san Girolamo, nella sua Cronica, che in
+quest'anno solamente fece Costantino
+morir Fausta sua moglie; ma dee ben
+prevalere l'opinione di tanti altri che tal
+tragedia riferiscono all'anno stesso in
+cui tolta fu la vita a Crispo Cesare. Aggiugne
+<span class="pagenum"><a name="Page_1186" id="Page_1186"></a>[1186]</span>
+il medesimo che parimente in
+questi tempi fece grande strepito in Africa
+Donato vescovo di Cartagine, con
+avvalorare lo scisma di quelle chiese, e
+che da lui venne il nome de' Donatisti
+più tosto che da un altro precedente Donato.
+Similmente scrive che nella città di
+Antiochia si cominciò a fabbricare la
+suntuosa basilica de' cristiani, chiamata
+Aurea, per ordine senza fallo di Costantino.
+Giovanni Malala <span class="fnote">[Joannes Malala, in Chronogr.]</span> probabilmente
+indica il medesimo tempio, con dire che
+esso Augusto edificò in quella città la
+gran chiesa, cioè la cattedrale, opera veramente
+magnifica, con aver demolito il
+bagno del re Filippo, già maltrattato dalle
+ingiurie del tempo, e divenuto inutile.
+Presso a quella chiesa ancora fabbricò
+lo spedale dei pellegrini; e del tempio di
+Mercurio formò la basilica appellata di
+Rufino.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXX" id="CCCXXX"></a>CCCXXX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXX</span>. Indizione <span class="scp">III</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 17.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 24.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Gallicano</span> e <span class="sc">Simmaco</span>.
+</p>
+
+<p>
+In alcuni Fasti <span class="fnote">[Cassiodorus, Prosper, in Fastis.]</span> in vece di <i>Gallicano</i>
+si trova un <i>Costanzo per la terza volta</i>,
+piuttosto che <i>per la settima</i>, console
+con <i>Simmaco</i>. Però taluno ha creduto
+ch'egli fosse sostituito a Gallicano. Io
+il lascio nelle sue tenebre. Continuò anche
+per l'anno presente <i>Petronio Probiano</i>
+ad esercitar la prefettura di Roma.
+S'è disputato non poco fra gli eruditi <span class="fnote">[Baron. Gothofred. Petavius. Pagius.]</span>
+intorno all'anno, in cui Costantino
+Augusto cominciò la fabbrica della
+nuova città di Costantinopoli, e poi ne
+fece la dedicazione. Lasciando io il primo
+punto che poco importa, dico convenire
+oggidì i più in credere che in
+quest'anno egli dedicasse quella città,
+mutando il nome di Bisanzio in quello di
+<span class="pagenum"><a name="Page_1187" id="Page_1187"></a>[1187]</span>
+Costantinopoli. Era egli negli anni addietro,
+siccome sommamente vago di
+gloria, invogliato di fabbricare una città,
+per imporle il suo nome, ed eternar con
+ciò maggiormente la sua memoria nei
+secoli avvenire. Pensava ancora di stabilir
+ivi la sua residenza, facendo di
+quella città una nuova Roma, che gareggiasse
+in grandezza ed ornamenti colla
+vecchia. Pretende Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap 30.]</span> che egli
+a ciò s'inducesse, perchè mal soddisfatto
+del popolo romano, da cui era stato
+caricato di maledizioni l'ultima volta
+che egli fu a Roma, a cagion della religione
+mutata. Non è questo improbabile,
+dacchè sappiamo che dalla nuova città
+egli escluse ogni reliquia di paganesimo:
+il che non gli sarebbe con egual facilità
+e quiete riuscito nell'antica Roma.
+Fosse questo il motivo, o pure il desiderio
+della gloria, e di divertire i suoi
+pensieri in tempo di pace, che gl'ispirasse
+tal disegno, certissimo è aver egli
+a tutta prima scelto un sito sulla costa
+dell'Asia in vicinanza della già distrutta
+città di Troia, per fabbricarvi la novella
+sua città, e che v'impiegò assai tempo
+ed operarii ad alzarne le mura e le porte.
+Ma nell'andar egli soggiornando in quelle
+vicinanze, meglio di quel che avesse
+fatto in addietro, adocchiò, e ravvisò la
+mirabil situazione dell'antica città di Bisanzio,
+e quivi determinò di far la sua
+reggia; e lasciato andare l'incominciato
+lavoro, tutto si diede ad accrescere e rinnovare
+quest'altro luogo. Chiunque anche
+oggidì osserva Costantinopoli, confessa
+non potersi trovare un sito più bello,
+più delizioso e più comodo di quello sulla
+terra, perchè posta quella città sotto
+moderato clima sul fin dell'Europa in
+un promontorio, e in faccia alla vicina
+Asia, col mare che le bacia le mura, con
+porto capacissimo di navi, con fertili campagne,
+e frapposta a due mari, ciascun
+dei quali può facilmente mantenere in
+essa l'abbondanza. Quivi dunque tutto
+si diede l'Augusto Costantino a fabbricare,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1188" id="Page_1188"></a>[1188]</span>
+con aprire gli scrigni ed impiegar
+largamente i suoi tesori in quell'impresa,
+con ritenere il meglio del vecchio Bisanzio,
+ed accrescere a meraviglia il circuito
+delle sue mura.
+</p>
+
+<p>
+Gli autori greci <span class="fnote">[Euseb. Sozomen. Philostorg. Codinus, et alii.]</span>, siccome si può
+vedere nella descrizion di Costantinopoli
+cristiana, che abbiamo dall'erudita penna
+del Du-Cange, contano maraviglie, avvenimenti
+soprannaturali, ed anche favolosi,
+della fondazione di questa città. Non
+convenendo all'assunto mio l'entrare in
+sì fatto argomento, a me basterà di dire
+che le nuove mura abbracciarono un
+gran sito, entro il quale egli fece edificare
+un superbo imperial palagio, con altri
+assaissimi per i suoi cortigiani ed uffiziali,
+belle strade e case, piazze non inferiori
+in bellezza a quelle di Roma, circhi, statue,
+fontane, terme, portici suntuosi sostenuti
+da più file di colonne di marmo: in una
+parola, si studiò egli di formare una città
+che in fabbriche ed ornamenti potesse
+competere con quella di Roma che era
+la maraviglia delle città. E per maggiormente
+abbellirla, non si mise scrupolo
+di spogliar l'altre città, per asportar colà
+le cose più rare, senza neppur eccettuare
+quella di Roma. Chi leggesse la storia
+sola di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, l. 2, cap. 31.]</span>, crederebbe che Costantino
+in questa nuova città avesse
+eretti templi ai falsi dii, ed onorate le
+statue loro. Ma Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Costantini, lib. 3, cap. 48.]</span>, che scrive le
+cose de' suoi dì, ed altri antichi scrittori <span class="fnote">[Socrates, l. 1 Histor., cap. 16 et alii.]</span>
+ci assicurano che egli unicamente
+vi fabbricò delle magnifiche chiese, fra le
+quali mirabil poscia fu quella de' Santi
+Apostoli, oltre a varii oratorii in memoria
+de' martiri, e che in quella città non
+soffrì alcun tempio de' gentili, nè che le
+statue de' loro dii si onorassero ne' templi.
+Quelle che v'erano, o che furono
+portate altronde colà, servivano solamente
+per ornamento della città, e non per
+ricevere culto dai pagani. Però di là fu
+<span class="pagenum"><a name="Page_1189" id="Page_1189"></a>[1189]</span>
+estirpata l'idolatria, ed in essa pubblicamente
+non si adorava se non il vero Dio
+e la croce santa; e questa gioiellata facea
+bella comparsa nella sala maggiore
+dell'imperial palazzo. Quel solo che troviam
+ripreso da Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 32.]</span> e da Temistio <span class="fnote">[Themistius, Orat. 3.]</span>
+in Costantino, fu la soverchia
+fretta sua, per aver presto il piacere di
+veder terminate tante fabbriche, perchè,
+trovandole malfatte, le disfaceva, ed altre
+non poche d'esse ebbero in effetto corta
+sussistenza, e convenne ai susseguenti
+Augusti di risarcirle e far di nuovo. A
+fine poi di popolare quest'ampia città, ed
+accrescerne l'abitato, tirava ad essa i
+popoli delle altre città e provincie, allettandoli
+con privilegii ed esenzioni, e con
+donar loro terre da coltivare, ovver danari.
+E a molti senatori ancora, venuti
+da Roma a stanziare colà, donò palazzi
+e ville. Assegnò anche rendite annuali
+che servissero ad aumentare le case e a
+sempre più abbellir la città di nuovi edifizii.
+Altre poi erano destinate per dare
+annualmente al povero popolo pane o
+pur grano, carne ed olio <span class="fnote">[Sozom. Socrates. Zosimus. Cod. Theodos.
+et alii.]</span>.
+</p>
+
+<p>
+In questa maniera non passò gran
+tempo che Costantino vide piena di abitatori
+la sua città, con avere, siccome
+scrisse anche san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span>, spogliate
+quasi tutte le altre per ingrandire ed
+ornar questa sua favorita figlia. Affinchè
+poi vi abbondassero i viveri, concedette
+varii privilegii ai mercatanti di grano dell'Oriente
+e dell'Egitto, che tutti da lì
+innanzi correvano a smaltire in sì popolata
+città le lor vettovaglie, città che per
+l'addietro tante ne produceva, che ne
+facea parte all'altre. I Greci moderni,
+spezialmente Codino <span class="fnote">[Codinus, Origin. Constantin.]</span>, spacciarono dipoi
+una man di fole intorno a questa fondazione,
+e massimamente una curiosa particolarità,
+che, quantunque favolosa, merita
+di essere comunicata ai lettori. Cioè
+<span class="pagenum"><a name="Page_1190" id="Page_1190"></a>[1190]</span>
+che Costantino, allorchè era dietro alla
+fabbrica d'essa città, chiamò a sè i principali
+nobili romani, e li mandò alla guerra
+contro i Persiani. In quel mentre, secondo
+le misure venute da Roma, ordinò che si
+fabbricassero palazzi e case affatto simili a
+quelle che essi godevano in Roma; e dopo
+averle mobigliate di tutto punto, segretamente
+fece venir colà le loro mogli
+e i figliuoli con tutte le famiglie, e le collocò
+in quelle abitazioni. Dopo sedici
+mesi tornarono que' nobili dalla guerra,
+accolti con un solenne convito dall'imperadore,
+il quale fece poi condurre
+cadauno all'abitazion loro assegnata, e
+tutti all'improvviso si trovarono fra gli
+abbracciamenti dei lor cari. Torno a
+dire, che è spezioso il racconto; ma che
+chiunque l'esamina, ne scorge tosto la
+finzione; e tanto più che guerra non fu
+allora coi Persiani, nè gli antichi fan parola
+di questo fatto, e lo avrebbono ben
+saputo e dovuto dire, se fosse avvenuto.
+Ora varii autori <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Chronic. Alexandrinum.
+Hieron., in Chron. Zonaras, in Annalib. et alii.]</span> s'accordano in iscrivere
+che l'Augusto Costantino nel dì 11
+di maggio dell'anno presente fece con
+gran solennità di giuochi e profusion di
+doni la dedicazione di questa nuova città,
+abolendo l'antico nome di Bisanzio,
+ed ordinando ch'essa da lì innanzi fosse
+chiamata <i>città di Costantino</i>, o sia <i>Costantinopoli</i>.
+Fra le sue leggi <span class="fnote">[L. 2, de Judaeis, Cod. Theod.]</span> comincia
+appunto a trovarsene una data sul
+fin di novembre in quella città col suddetto
+nome. Non è già che in quest'anno
+fosse ridotta a perfezione così insigne città,
+ricavandosi da Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian., Oratione I.]</span> e
+da Filostorgio <span class="fnote">[Philostorgius, Histor., lib. 2, cap. 9.]</span> che si continuarono
+i lavori anche qualche anno dipoi. Ma
+perchè dovevano essere terminate le mura,
+le porte e i principali edifizii, perciò
+l'imperadore impaziente non potè aspettare
+di più per darle il nome e farne la
+dedicazione in quel giorno, che annualmente
+fu poi celebrato anche ne' secoli
+<span class="pagenum"><a name="Page_1191" id="Page_1191"></a>[1191]</span>
+susseguenti dalla nazione greca. Per maggiormente
+poi esaltare la sua città, Costantino
+le diede ancora il titolo di <i>seconda
+Roma</i>, o pure di <i>Roma novella</i> <span class="fnote">[Sozomenus, Histor., lib. 2, cap. 3. Socrates,
+Hist., lib. 1, cap. 1.]</span>;
+volle che godesse tutti i diritti e le esenzioni
+che godeva la vecchia, stabilì ivi
+un senato, ma del secondo ordine, e varii
+magistrati, che esercitavano la loro autorità
+sopra tutto l'imperio dell'Oriente,
+e sopra l'Illirico orientale; in una parola,
+se vogliam credere a Sozomeno, andò
+così crescendo Costantinopoli, che in
+meno di cento anni giunse a superar
+Roma stessa non men per le ricchezze che
+per la copia degli abitanti. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 35.]</span>
+scriveva, circa cento anni dappoi, che
+facea stupore la sterminata folla di gente
+e di giumenti che si mirava in quelle
+strade e piazze; ma che, essendo strette
+esse strade, scomodo e pericoloso era
+il passarvi. Giunge anche a dire che
+niun'altra città potea allora paragonarsi
+in felicità e grandezza a Costantinopoli,
+senza eccettuar Roma vecchia, la qual
+certo cominciò a declinar da qui innanzi
+non poco per questa emula nuova.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXI" id="CCCXXXI"></a>CCCXXXI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXI</span>. Indizione <span class="scp">IV</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 18.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 25.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Annio Basso</span> ed <span class="sc">Ablavio</span>.
+</p>
+
+<p>
+Nel dì 12 d'aprile entrò nella prefettura
+di Roma <i>Anicio Paolino</i>. Le leggi <span class="fnote">[Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.]</span>
+pubblicate in quest'anno dall'Augusto
+Costantino cel fanno vedere tuttavia
+residente in Costantinopoli, applicato ivi
+al compimento di varie fabbriche. Allora
+fu ch'egli con un prolisso editto, il quale
+nel Codice di Giustiniano si trova diviso
+in sei diverse leggi, e indrizzato a tutte
+le provincie del romano imperio, si studiò
+di provvedere alle concussioni ed avanie
+dei giudici, notai, portieri ed altri
+<span class="pagenum"><a name="Page_1192" id="Page_1192"></a>[1192]</span>
+uffiziali della giustizia, ed anche alla prepotenza
+de' privati. Vuol dunque ivi che
+chiunque si sentirà aggravato dall'avarizia,
+rapacità e ingiustizia de' suddetti, liberamente
+porti le sue doglianze ai governatori;
+e, non provvedendo essi, ricorra
+ai conti delle provincie, o ai prefetti del
+pretorio, affinchè essi ne diano conto
+alla maestà sua, ed egli possa punire questi
+abusi e delitti secondo il merito. Nè
+solamente impiegava in questi tempi Costantino
+i suoi tesori per l'accrescimento
+della sua diletta città di Costantinopoli;
+stendeva anche la sua munificenza ad
+altre città, con fabbricar ivi dei riguardevoli
+templi in onore di Dio, de' quali
+parla Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 3, cap. 50 et 63.]</span>. Faceva inoltre sfavillare
+il suo zelo in favore della Chiesa
+cattolica, con aver pubblicato un editto
+contra de' varii eretici che allora l'infestavano,
+ma non già contra degli Ariani,
+perchè introdottosi forte in grazia di
+lui uno scaltro protettore d'essi, cioè
+quel volpone di Eusebio, vescovo di
+Nicomedia, di cui si parlò di sopra, andò
+egli non solamente inorpellando al buon
+Augusto i sacrileghi dogmi dell'eresiarca
+Ario, ma mise anche sottosopra le
+due insigni chiese di Antiochia e di
+Alessandria: del che potrà il lettore chiarirsi
+consultando la storia ecclesiastica.
+Racconta eziandio il medesimo Eusebio <span class="fnote">[Idem, ibidem, lib. 4, cap. 2.]</span>
+che Costantino fece sentire la
+beneficenza sua a tutto l'imperio, con
+levare un quarto dei tributi che annualmente
+pagavano i terreni: indulgenza
+che gli tirò addosso la benedizione dei
+popoli. E perciocchè non mancavano
+persone, le quali si lamentavano di essere
+state oltre il dovere aggravate negli estimi
+delle loro terre sotto i principi precedenti,
+spedì estimatori dappertutto, acciocchè
+riducessero al giusto quello che
+fosse difettoso. Parla anche Eusebio della
+non mai stanca liberalità di questo grazioso
+regnante verso le provincie e verso
+chiunque a lui ricorreva; di maniera che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1193" id="Page_1193"></a>[1193]</span>
+egli giunse, per soddisfare a tanti che
+chiedevano onori, ad inventar nuove
+cariche e nuovi uffizii, colla distribuzion
+de' quali si studiava di rimandar contenta
+ogni meritevol persona. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 32 et seq.]</span>,
+che per cagione del suo paganismo non
+seppe se non mirar d'occhio bieco tutte
+le azioni di Costantino, gli fa un reato
+di questo, e particolarmente perchè di
+due prefetti del pretorio egli ne formasse
+quattro. Il primo d'essi era prefetto del
+pretorio dell'<i>Italia</i>, da cui dipendeva
+l'Italia tutta colla Sicilia, Sardegna e
+Corsica, e l'Africa dalle Sirti sino a
+Cirene, e la Rezia, e qualche parte dell'antico
+Illirico, come l'Istria e Dalmazia,
+e verisimilmente anche il Norico.
+Era il secondo quello dell'<i>Oriente</i>, a cui
+Costantino, per onorar la sua cara Costantinopoli,
+diede una buona porzione,
+unendo sotto di lui l'Egitto colla Libia
+Tripolitana, e tutte le provincie dell'Asia,
+e la Tracia, e la Mesia inferiore con
+Cipri ed altre moltissime isole. Il terzo
+fu quel dell'<i>Illirico</i>, al quale erano sottoposte
+le provincie della Mesia superiore,
+la Pannonia, la Macedonia, la nuova
+Dacia, la Grecia ed altri adiacenti paesi,
+compresi anticamente sotto esso nome
+d'Illirico. Fu il quarto quello delle <i>Gallie</i>,
+che comandava a tutta la Francia
+moderna sino al Reno, e a tutta la Spagna,
+con cui andava congiunta la Mauritania
+Tangitana, e alle provincie romane
+della Bretagna. Zosimo pretende che
+l'istituzione di tali magistrati riuscisse
+pregiudiziale all'imperio. Ma doveva far
+mente quello storico che Diocleziano il
+primo fu in certa maniera ad istituire
+quattro prefetti del pretorio, allorchè in
+quattro parti divise il romano imperio.
+Quel che più importava, quand'anche se
+ne faccia autore Costantino, con ottima
+intenzione o per maggior comodo de' popoli
+egli creò que' magistrati. Veggasi il
+<span class="pagenum"><a name="Page_1194" id="Page_1194"></a>[1194]</span>
+Gotofredo <span class="fnote">[Gothofred., tom. VI Cod. Theodosian.
+Pancirolus, Notitia Utriusque Imperii. Bulenger.,
+de Imp. Roman., lib. 3.]</span> ed altri che han trattato
+dell'uffizio, dell'autorità e delle incumbenze
+de' prefetti del pretorio. Che se
+uffiziali di tanta dignità, o i lor subalterni
+col tempo si abusarono del loro impiego,
+alla lor negligenza o malizia si dovea
+attribuire il reato, e non già alla dignità,
+saviamente e con buon fine istituita, che,
+al pari di tante altre, potè cadere in mani
+cattive.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXII" id="CCCXXXII"></a>CCCXXXII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXII</span>. Indizione <span class="scp">V</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 19.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 26.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Pacaziano</span> ed <span class="sc">Ilariano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Trovasi <i>Anicio Paolino</i> continuare
+in quest'anno ancora nella prefettura di
+Roma. Se vogliam riposar sull'asserzione
+di quella mala lingua di Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 31.]</span>, da
+che Costantino si perdè tutto dietro alla
+fabbrica di Costantinopoli, non si curò
+più di far guerra, ed attese solamente a
+darsi bel tempo. Cinquecento Taifali, nazione
+scitica, fecero con soli cinquecento
+cavalli un'irruzione nel paese romano
+(probabilmente in quest'anno), e non
+solamente niuna schiera loro oppose
+Costantino, ma anche, dopo aver perduta
+la maggior parte dell'esercito suo, allorchè
+vide comparire sino ai trincieramenti
+del suo campo i nemici che davano
+il sacco alla campagna, si mise fuggendo
+con gran fretta in salvo. Ho tradotto
+le stesse parole di Zosimo, acciocchè
+il lettore comprenda la contraddizione
+di questo appassionato storico. Se Costantino
+perdè tanti de' suoi armati, il
+che suppone qualche battaglia, come
+non oppose egli gente a que' Barbari?
+Ma nè questi svantaggi della cesarea
+armata, nè la fuga dell'invitto imperadore
+son cose da credere a Zosimo, venendo
+egli smentito da Eusebio scrittore
+<span class="pagenum"><a name="Page_1195" id="Page_1195"></a>[1195]</span>
+contemporaneo <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 5.]</span>, e da s. Girolamo <span class="fnote">[Hieronymus, in Chronico.]</span>,
+e da Socrate <span class="fnote">[Socrates, Histor., lib. 1, cap. 18.]</span>, e da Sozomeno <span class="fnote">[Sozomenus, Histor., lib. 2, cap. 8.]</span>. Sotto
+quest'anno san Girolamo scrive che i
+Romani vinsero i Goti; perciocchè con
+questo nome usarono molti di comprendere
+molte delle nazioni scitiche, Tartari
+da noi chiamate oggidì, si può conghietturare
+ch'egli significasse i Taifali di
+Zosimo. Eusebio anch'esso ci assicura
+che Costantino soggiogò le dianzi indomite
+nazioni degli Sciti e dei Sarmati. E
+Socrate attesta bensì che i Goti fecero
+delle incursioni nel territorio romano,
+ma soggiugne che Costantino li vinse.
+Abbiamo anche dall'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus.]</span>
+che i Sarmati, pressati dalla guerra
+che lor facevano i Goti, implorato l'aiuto
+di Costantino, l'impetrarono; e che
+per la buona condotta di <i>Costantino Cesare</i>
+circa cento mila di que' Barbari perirono
+di fame e di freddo. Pare perciò che
+Costantino, primogenito dell'Augusto Costantino,
+quegli fosse che un titolo di generale
+a nome del padre guerreggiasse coi
+Goti: il che si può anche inferire da Giuliano
+Apostata <span class="fnote">[Julian., Oration. I.]</span>. A ciò si dee unire lo scriversi
+da Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span> che i Goti furono
+sconfitti dai Romani nel paese de' Sarmati,
+correndo il dì 22 d'aprile dell'anno
+presente. Secondo l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Vales.]</span>,
+Ararico o sia Aorico, re dei
+Goti, per tale riconosciuto anche da
+Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Get., cap. 21.]</span> istorico, fu poscia obbligato
+a chiedere pace, per sicurezza della quale
+diede alcuni ostaggi, e fra essi un suo
+figliuolo. Anche Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesarib.]</span> ed
+Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Breviar.]</span> riconobbero vinti da Costantino
+Augusto i Goti; di maniera che
+le dicerie di Zosimo si scuoprono effetti
+<span class="pagenum"><a name="Page_1196" id="Page_1196"></a>[1196]</span>
+unicamente del suo mal cuore verso di
+un imperadore sì glorioso e degno. Abbiamo
+inoltre nelle medaglie <span class="fnote">[Mediob., in Numismat. Imperator.]</span> autenticati
+questi fatti colla memoria della VICTORIA
+GOTHICA. E qui Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 5.]</span> osserva
+un riguardevol pregio dell'Augusto
+Costantino. Erano stati soliti non pochi
+de' precedenti imperadori di pagare alle
+nazioni barbare confinanti un annuo
+regalo, che in sostanza era un tributo,
+ed indizio che i Romani si professavano
+come sudditi e servi de' Barbari. Non
+volle l'invitto Costantino sofferir questo
+vergognoso aggravio; e perchè ricusò di
+pagare, ebbe guerra con que' popoli.
+Confidato nella protezione di quel divino
+Signore, colla cui croce egli procedeva
+nelle guerre, domò tutti coloro che osarono
+di fargli resistenza; nè più pagò
+loro tributo: il che vien confermato da
+Socrate <span class="fnote">[Socrates, Hist., lib. 1, cap. 18.]</span>. Gli altri Barbari poi che non
+presero l'armi ammansò egli in tal maniera
+con prudenti ambascerie, che li
+ridusse da una vita senza legge e simile
+alle fiere ad una civile ed umana forma
+di vivere, imparando in fine gli Sciti ad
+ubbidir ai Romani. Così Eusebio vescovo
+di Cesarea, egregio testimonio di tali
+affari, perchè vivente e scrivente allora
+le sue Storie. Ma esso Eusebio, nel descrivere
+le azioni di Costantino, perchè
+si prefisse di compilar quelle solamente
+che riguardavano la di lui pietà, non si
+curò delle altre che concernevano la di
+lui gloria civile e militare; e però non
+sappiamo distintamente in che consistessero
+le sue guerre e vittorie contra dei
+Goti e d'altri Barbari. Se fossero pervenute
+sino a' dì nostri le storie di <i>Prassagora
+Ateniese</i>, conosciute da Fozio <span class="fnote">[Photius, in Biblioth., Cod. 62.]</span>,
+e quelle di <i>Bemarco Cesariense</i>, mentovate
+da Suida <span class="fnote">[Suidas, in Lexico.]</span>, siccome ancora le
+Vite degl'imperadori composte da <i>Eunapio</i>,
+autori che trattarono de' fatti di
+<span class="pagenum"><a name="Page_1197" id="Page_1197"></a>[1197]</span>
+Costantino, altre particolarità noi sapremmo
+ora della di lui vita. Tanto nondimeno
+a noi resta da potere smentire
+la licenza di Zosimo ostinato pagano.
+Nè si dee tacere aver asserito Socrate <span class="fnote">[Socrat., lib. 1, cap. 8.]</span>
+e Sozomeno <span class="fnote">[Sozomenus, lib. 1, cap. 18.]</span> che le vittorie di Costantino,
+riportate nelle guerre coi Goti,
+fecero visibilmente conoscere la protezione
+di Dio sopra questo principe, in
+guisa tale che moltissimi d'essi Goti,
+convinti anche per tale osservazione della
+verità della religion cristiana (passata
+settanta anni prima nelle lor contrade
+coll'occasion degli schiavi cristiani), la
+abbracciarono e professarono, benchè
+infettata dagli errori d'Ario. Abbiamo
+ancora dal sopraccitato storico Giordano <span class="fnote">[Jordan., de Reb. Getic., cap. 21.]</span>
+che Alarico, re allora d'essi Goti,
+provvide all'armate di Costantino quaranta
+mila de' suoi soldati, i quali sotto
+nome di collegati cominciarono a militare
+al di lui servigio. Se costoro vollero
+i danari de' Romani, convenne che da
+lì innanzi se li guadagnassero col servire
+negli eserciti cesarei.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXIII" id="CCCXXXIII"></a>CCCXXXIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXIII</span>. Indizione <span class="scp">VI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 20.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 27.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Delmazio</span> e <span class="sc">Zenofilo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Quelle leggi e que' fasti, ne' quali in
+vece di <i>Delmazio</i> si legge <i>Dalmazio</i>, s'hanno
+da credere alterati dai copisti ignoranti
+ed avvezzi a chiamar <i>Dalmazia</i>
+quella che negli antichi secoli era appellata
+<i>Delmazia</i>, siccome apparisce da varie
+iscrizioni militari nella mia Raccolta <span class="fnote">[Thesaur. Novus Inscr., Class. XI.]</span>.
+Nelle medaglie <span class="fnote">[Goltzius. Tristanus. Spanhemius et alii.]</span> poi troviamo conservato
+il di lui vero nome <i>Delmazio</i>. Alcuni
+han creduto questo Delmazio fratello di
+Costantino, ma di altra madre. Oggidì
+opinion più ricevuta è ch'egli fosse figlio
+<span class="pagenum"><a name="Page_1198" id="Page_1198"></a>[1198]</span>
+di un fratello di Costantino, nè andrà
+molto che il vedremo decorato col titolo
+di <i>Cesare</i>. Nel dì 7 d'aprile fu conferita
+la carica di prefetto di Roma a <i>Publio
+Optaziano</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucher.]</span> creduto dal Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>
+quel medesimo Publio Optaziano Porfirio
+che compose in acrostici il panegirico
+di Costantino. Ma poco durò il suo
+impiego, perchè nel dì 10 di maggio gli
+succedette <i>Ceionio Giuliano Camenio</i>. Fra
+i tre figliuoli dell'Augusto Costantino,
+l'ultimo era <i>Costante</i>, nato circa l'anno
+320. Al pari degli altri due fratelli
+fu anch'egli nel dì 25 di dicembre dell'anno
+presente creato <i>Cesare</i> <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Hieron., in Chronico.]</span>. Nelle
+altre medaglie e nelle iscrizioni si trova
+chiamato <i>Flavio Giulio Costante</i>. Abbiamo
+da san Girolamo che terribilmente
+infierì nella Soria e Cicilia la carestia
+colla mortalità d'innumerabili persone.
+Di questa orrida fame, che afflisse tutto
+l'Oriente, parla anche Teofane <span class="fnote">[Theophanes, Chronogr.]</span>, dicendo
+che un moggio di grano costava
+allora un'incredibile prezzo; e che in
+Antiochia e Cipri le ville altro non faceano
+che saccheggi sulle vicine, e buon per
+chi avea superiorità di forze. Racconta
+ancora Eunapio che in non so qual anno
+si patì penuria di grano in Costantinopoli,
+perchè i venti contrarii impedivano
+ai legni mercantili l'abbordare a quel
+porto. Trovavasi allora in gran credito
+alla corte di Costantino <i>Sopatro</i>, filosofo
+platonico, ito colà per frenare l'impetuosità
+di Costantino in distruggere il paganesimo.
+Ma, venuto un dì in cui mancò
+il pane alla piazza, infuriata la plebe con
+alte grida cominciò ad esclamare contra
+di Sopatro, con dire ch'egli era un mago,
+ed incantava i venti, affinchè non arrivassero
+i vascelli del grano. Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 40.]</span>
+pretende che questa fosse una cabala di
+<i>Ablavio</i> prefetto del pretorio, al quale
+non piaceva tanta familiarità di quel
+<span class="pagenum"><a name="Page_1199" id="Page_1199"></a>[1199]</span>
+barbone coll'imperador Costantino. Nientedimeno
+si può credere che di gran conseguenza
+non fosse il favore goduto da
+costui; imperciocchè Costantino permise
+che l'infuriata plebe il mettesse a pezzi,
+forse, come vuole Suida, per far conoscere
+l'abborrimento suo al paganesimo.
+Si può anche riferire a questi tempi
+ciò che lasciò scritto Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantin., lib. 4, c. 7.]</span>, cioè
+tanto essere salito in riputazione l'Augusto
+Costantino, che da tutte le parti
+della terra erano a lui spedite ambascerie.
+Ed egli stesso attesta d'aver più
+volte osservato alle porte del palazzo
+imperiale le varie generazioni di Barbari,
+fra' quali specialmente i Blemmii, gli
+Indiani, gli Etiopi, tutti venuti per inchinare
+un così glorioso e temuto monarca.
+Il vestir loro, la capigliatura, le barbe,
+tutte erano diverse. Terribile il loro
+aspetto, e la statura quasi gigantesca.
+Rosso il colore d'alcuni, candidissimo
+quello d'altri. Portavano tutti costoro dei
+regali a Costantino, chi corone d'oro,
+chi diademi gioiellati, cavalli, armi ed
+altre specie di donativi, per entrare in
+lega con lui, e stabilir seco buona amicizia.
+Più era poi quello che il generoso
+principe loro donava, rimandandoli perciò
+più ricchi di prima, e contenti a casa.
+Oltre a ciò, i più nobili fra que' Barbari
+soleva egli affezionarsegli, decorandoli
+con titoli ed ammettendoli alle dignità
+romane: dal che veniva che la maggior
+parte d'essi, non curando più ritornarsene
+alla patria, si fermava ai servigi
+del medesimo Augusto. E tale era la politica
+di Costantino, il cui cuore non si
+trovava inquietato dalla dannosa insaziabilità
+de' conquistatori, ma bensì nobilmente
+bramava di far godere un'invidiabil
+pace e tranquillità a tutti i sudditi
+del suo vasto imperio: lode non
+intesa dal maledico Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 32.]</span>, che quasi
+<span class="pagenum"><a name="Page_1200" id="Page_1200"></a>[1200]</span>
+gli fa un reato, perchè desistè dalle guerre.
+E di questa sua premura di far godere
+la pace ai suoi popoli un bel segno diede,
+allorchè Sapore re della Persia (se
+crediamo a Libanio <span class="fnote">[Liban., Oration. 3.]</span>), in occasione di
+inviargli una solenne ambasciata, gli
+dimandò una gran quantità di ferro, di
+cui niuna miniera si trovava in Persia,
+col pretesto di valersene per far guerra
+ai lontani. Tuttochè Costantino conoscesse
+che questo ferro potea un dì servire
+contro i Romani, pure, per non
+romperla con quel re, che parea disposto
+a far guerra, ne permise l'estrazione,
+assicurandosi coll'aiuto di Dio di vincere
+anche i Persiani armati, se l'occasion
+veniva. Della stessa ambasciata fa menzione
+Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Const., lib. 4, cap. 8.]</span>, siccome ancora della
+suntuosità de' regali passati fra loro, e
+della pace di nuovo assodata fra i due
+imperii. Aggiugne che un motivo particolare
+ebbe il piissimo Costantino di
+mantener buona armonia con quel re,
+perchè la religione di Cristo avea stese
+le radici fino in Persia; ed egli, siccome
+protettor d'essa, non volea che i
+cristiani di quelle contrade restassero
+esposti alla vendicativa barbarie del re
+persiano. Anzi abbracciò egli questa
+congiuntura per iscrivere a quel regnante
+una lettera, a noi conservata da Eusebio
+e da Teodoreto <span class="fnote">[Theodoretus, Hist., lib. 1, cap. 24.]</span>, in cui, dopo aver esaltata
+la religion de' cristiani, come sola ragionevole
+e protetta da Dio, raccomanda
+a quel re i fedeli abitanti nel di lui regno.
+Il Gotofredo <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]</span> e il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron., ad hunc annum.]</span> mettono
+sotto quest'anno lo studio di Costantino,
+affinchè si distruggessero i templi
+e gl'idoli più famosi del gentilesimo,
+come si ricava da san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span> e da
+altri antichi scrittori.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1201" id="Page_1201"></a>[1201]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXIV" id="CCCXXXIV"></a>CCCXXXIV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXIV</span>. Indizione <span class="scp">VII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 21.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 28.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Lucio Ranio Aconzio Optato</span> e <span class="sc">Anicio
+Paolino</span> juniore.
+</p>
+
+<p>
+<i>Optato</i> e <i>Paolino</i> sono i cognomi
+indubitati di questi due consoli. I loro
+nomi son presi da iscrizioni riferite dal
+Panvinio e Grutero, le quali non è ugualmente
+certo che appartengano a questi
+personaggi. Dal Catalogo del Cuspiniano
+e Bucherio <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.]</span> abbiamo che nel dì 27
+d'aprile del presente anno la prefettura
+di Roma fu raccomandata ad <i>Anicio
+Paolino</i>: sicchè, se regge il suddetto supposto,
+egli fu nello stesso tempo ornato
+delle due più illustri dignità di Roma.
+Un'iscrizione del Panvinio <span class="fnote">[Panvinius, in Fast.]</span> parla di
+tutte e due queste dignità, e il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Emp.]</span>
+l'adduce per pruova che Paolino
+le esercitò nel medesimo tempo. Ma nelle
+iscrizioni si solevano annoverar tutte
+le dignità e gl'impieghi onorevoli dei
+personaggi, loro addossati in varii tempi;
+e però non è bastante quel marmo
+a togliere ogni dubbio che Paolino in
+quest'anno fosse console e prefetto di
+Roma. Le leggi del Codice Teodosiano <span class="fnote">[Gothofred., Chron. Cod. Theod.]</span>
+ci fan vedere Costantino Augusto,
+nell'anno presente, ora in Costantinopoli,
+ora in Singidone della Mesia, ed ora
+in Naisso della Dacia. Diede egli nella
+prima d'esse città una legge <span class="fnote">[L. 2, de Offic. Judic. omn.]</span> nel dì
+26 di giugno in favor de' pupilli, delle
+vedove, e d'altre miserabili persone, concedendo
+loro il privilegio di non poter
+essere tratte fuori del loro foro e paese,
+quando abbiano liti, per farle litigare
+nel tribunale supremo del principe; e
+di poter esse all'incontro citare i loro
+avversarii a quel tribunale. Con varie altre
+leggi promosse il medesimo Augusto
+<span class="pagenum"><a name="Page_1202" id="Page_1202"></a>[1202]</span>
+l'ornamento della città di Costantinopoli,
+col concedere dei privilegii agli architetti,
+e l'abbondanza de' viveri con
+proporne degli altri ai mercatanti. Noi
+vedemmo di sopra all'anno 332 che trovandosi
+i Sarmati in pericolo di soccombere
+alla potenza de' Goti, ottennero
+aiuto da Costantino, dalle cui armi entrate
+nella Sarmazia furono que' Barbari
+sonoramente battuti e sconfitti. Due parole
+abbiamo dall'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>,
+le quali sembrano significare, che per
+aver egli dipoi trovati i medesimi Sarmati
+di fede dubbiosa ed ingrati a' suoi
+benefizii, anche contra di loro ebbe guerra,
+e li vinse. Socrate <span class="fnote">[Socrat., lib. 1, cap. 18.]</span> chiaramente
+attesta le vittorie da lui riportate, non
+solo de' Goti, ma anche de' Sarmati,
+senza che ne sappiamo di più, nè in qual
+anno ciò succedesse. Truovansi perciò medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., Numism. Imper.]</span>
+d'esso Augusto, dove egli è
+appellato VICTOR OMNIVM GENTIVM;
+e in altre si legge: DEBELLATORI GENTIVM
+BARBARARVM. Ora si vuol narrare
+uno stravagante fatto che appartiene
+all'anno presente, per attestato d'Idacio <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>,
+Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 6.]</span> ed altri <span class="fnote">[Hieron., in Chron.]</span>. Ossia che i
+popoli suddetti della Sarmazia (oggidì
+Polonia) avessero guerra solamente nell'anno
+332 coi Goti, poi debellati dalle
+armi di Costantino; o pure, come par
+più probabile, che si riaccendesse un'altra
+volta quel fuoco; certo è che, sentendosi
+eglino debili di forze contra di
+sì potenti avversarii, misero l'armi in
+mano ai loro servi, cioè ai loro schiavi,
+e data coll'aiuto d'essi una rotta ai nemici,
+rimasero liberi da quella vessazione
+e pericolo. Ma che? Uno di gran lunga
+peggiore se ne suscitò in casa loro.
+Uso fu de' Greci, Romani e Barbari
+stessi di non ammettere alla milizia se
+non persone libere, e di non dar l'armi
+giammai agli schiavi, per timore che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1203" id="Page_1203"></a>[1203]</span>
+costoro dipoi non insolentissero e scuotessero
+il giogo; e tanto più perchè il
+numero degli schiavi ordinariamente era
+sterminato negli antichi tempi presso
+d'ogni nazione. Se i Romani in qualche
+gravissimo bisogno di gente si vollero
+valer degli schiavi, lor diedero prima
+la libertà. Non dovettero i signori sarmati
+usar tutta la convenevol precauzione
+in tal congiuntura. Insuperbiti i
+loro servi, e conosciuta la propria forza,
+rivolsero in fatti da lì a non molto
+l'armi contra de' proprii padroni;
+e questi, non potendo resistere, furono
+astretti a prendere la fuga, ed a lasciar
+tutto in potere di chi dianzi loro
+ubbidiva. San Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span> ed Ammiano <span class="fnote">[Ammian., Histor., lib. 17 et 19.]</span>
+danno il nome di Limiganti a quei
+servi, e a' lor padroni quello di Arcaraganti.
+Ebbero questi ultimi ricorso allo
+Augusto Costantino, il quale benignamente
+gli accolse ne' suoi Stati. Per attestato
+dell'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Valesianus.]</span>, erano più
+di trecento mila persone tra grandi e
+piccioli dell'uno e dell'altro sesso. Costantino
+arrolò nella milizia i più robusti:
+il rimanente fu da lui compartito per
+varii paesi, cioè per la Tracia, Scitia (cioè
+la Tartaria minore), Macedonia ed Italia,
+con dar loro terreni da coltivare. Altri
+di que' Sarmati liberi, per testimonianza
+d'Ammiano, si ricoverarono nel paese
+dei Victobali; e solamente nell'anno 358
+furono rimessi dai Romani in possesso
+del loro paese.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXV" id="CCCXXXV"></a>CCCXXXV</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXV</span>. Indizione <span class="scp">VIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Silvestro</span> papa 22.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 29.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Giulio Costanzo</span> e <span class="sc">Ceionio Rufio
+Albino</span>.
+</p>
+
+<p>
+Fratello di Costantino Augusto, ma
+da altra madre nato, cioè da Teodora
+figliastra di Massimiano Erculio, fu questo
+<span class="pagenum"><a name="Page_1204" id="Page_1204"></a>[1204]</span>
+<i>Giulio Costanzo</i> console. Oltre allo
+onore del consolato, ebbe egli anche la
+eminente dignità di patrizio, il titolo di
+nobilissimo, e la facoltà di portar la veste
+rossa orlata d'oro <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 39.]</span>. La cognizion
+di questo personaggio importa molto alla
+storia, perchè noi troveremo <i>Gallo
+Cesare</i> a lui nato dalla prima moglie, e
+<i>Giuliano</i>, a lui procreato da Basilina sua
+seconda moglie, Giuliano, dissi, che arrivò
+poi ad essere imperadore, ma d'infame
+memoria per la sua apostasia. Il
+secondo console, cioè <i>Ceionio Rufio Albino</i>,
+era figliuolo di Rufio Volusiano,
+stato due volte console, come apparisce
+da un'antica iscrizione <span class="fnote">[Panvin., in Fast. Gruterus, in Thesaur.
+Inscript. Reland., in Fast.]</span>. Dal Catalogo <span class="fnote">[Cuspin. Bucher., de Cyclo.]</span>
+del Cuspiniano e del Bucherio si
+ricava che a lui stesso nel dì 30 di dicembre
+dell'anno presente fu conferita
+la prefettura di Roma, nella quale egli
+continuò per tutto l'anno seguente. Entrava
+l'Augusto Costantino nel dì 25 di
+luglio del presente anno nell'anno trentesimo
+del suo regno, o imperio <i>cesareo</i>.
+Il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span> pretende che questi
+fossero i tricennali dell'imperio <i>augustale</i>
+di Costantino, e che da lui nell'anno
+precedente fossero stati celebrati quei
+del cesareo. Ma, secondo i miei conti,
+avendo egli veramente preso il titolo di
+Augusto nell'anno di Cristo 307, non
+poteva aver principio nell'anno presente
+il trentesimo dell'augustale imperio. Nè
+può stare che egli nel precedente anno
+celebrasse i tricennali del regno cesareo,
+perchè nell'anno 305 non fu, per quanto
+abbiam detto, dichiarato Cesare, ma
+solamente nel 306. Comunque sia con
+grande magnificenza <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Chronic. Alexandr.]</span> e con una non
+minor divozione e pietà solennizzò Costantino
+questa festa, giacchè, fuorchè
+a Cesare Augusto, a niun altro degli imperadori
+era riuscito di giugnere così
+avanti nel godimento del regno. Perciò
+<span class="pagenum"><a name="Page_1205" id="Page_1205"></a>[1205]</span>
+umili azioni di grazie rendè all'Altissimo <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantin., lib. 4, cap. 40.]</span>;
+ed in questo medesimo anno
+fece la dedicazione dell'insigne chiesa
+della Resurrezione ch'egli avea fatto
+fabbricare in Gerusalemme. Ma che? La
+stessa pietà di sì glorioso Augusto incorse
+in questi medesimi tempi in una
+gravissima macchia, di cui parla diffusamente
+la storia ecclesiastica, e che a
+me basta di accennare in poche parole.
+Più che mai si trovava sconvolta la
+Chiesa di Dio per l'eresia d'Ario, e per
+la prepotenza de' suoi partigiani e protettori.
+Costantino, per mettere fine a
+tanti torbidi, ordinò nel presente anno
+che si tenessero <span class="fnote">[Baron., Annal. Eccl. Collectio Concilior.
+Labbe, Fleury, et alii.]</span> due concilii, l'uno
+in Tiro, e l'altro in Gerusalemme. La
+intenzione sua si può credere che fosse
+buona; ma non badò egli d'aver presso
+di sè lo scaltro Eusebio vescovo di Nicomedia,
+ed altri o segreti o palesi campioni
+d'Ario, che s'abusavano della di
+lui confidenza ed autorità in favore di
+quell'eresiarca, e in pregiudizio della
+dottrina della Chiesa cattolica e del
+santo concilio di Nicea. Avvenne dunque
+che nel concilio di Tiro, Atanasio, insigne
+e santo vescovo d'Alessandria, scudo
+de' cattolici, fu deposto, e in quello
+di Gerusalemme Ario ed i suoi seguaci
+furono ammessi alla comunion
+della Chiesa cattolica; tutti passi che
+offuscarono non poco la gloria di Costantino
+sulla terra, e che abbisognarono
+della misericordia di Dio per lui nell'altra
+vita. Portatosi a dimandargli giustizia
+sant'Atanasio, in vece di ottenerla,
+fu relegato nelle Gallie. Altra novità
+nell'anno presente, novità pregiudiziale
+alla sua politica, fece l'Augusto Costantino;
+perchè, non contento di aver dichiarati
+<i>Cesari</i> i suoi tre figliuoli, cioè
+<i>Costantino</i>, <i>Costanzo</i> e <i>Costante</i> <span class="fnote">[Idacius, in Fastis. Chronicon Alexandr.
+Hieron., in Chron.]</span>: nel
+settembre di quest'anno conferì il medesimo
+titolo di <i>Cesare</i> e di principe della
+<span class="pagenum"><a name="Page_1206" id="Page_1206"></a>[1206]</span>
+gioventù a <i>Flavio Giulio Delmazio</i> suo
+nipote, perchè figliuolo di Delmazio suo
+fratello. Un altro nipote, nato dal medesimo
+suo fratello, avea Costantino, per
+nome <i>Flavio Claudio Annibaliano</i>. Il creò
+re del Ponto, della Cappadocia e dell'Armenia
+minore. Per attestato ancora dell'Anonimo
+Valesiano <span class="fnote">[Anonymus Vales.]</span>, gli diede in
+moglie <i>Costantina</i> o sia <i>Costanziana</i> sua
+figlia, decorata del titolo d'Augusta. Disavvedutamente
+con questi atti di munificenza,
+lodevoli per altro in sè stessi,
+trattandosi di esaltare parenti suoi sì
+stretti, non badò il saggio Augusto che
+egli seminava le discordie fra i proprii
+figliuoli e i lor cugini. Non andrà molto
+che ce ne accorgeremo. Benchè sia incerto
+il tempo, in cui ad un certo <i>Calocero</i>,
+uomo vilissimo, saltò in capo la
+follia di farsi imperadore, pure non è
+fuor di proposito il darne qui un barlume
+di conoscenza (che di più egli non
+meritava), giacchè san Girolamo <span class="fnote">[Hieronymus, in Chronico.]</span> e
+Teofane <span class="fnote">[Theophan., Chronographia.]</span> ne parlano all'anno 29 di
+Costantino. Costui pare che occupasse
+l'isola di Cipri; ma un fuoco di paglia
+fu questo: dall'armi imperiali egli restò
+in breve oppresso, e condannato ai supplizii
+degli schiavi ed assassini. Recitò
+Eusebio vescovo di Cesarea nel settembre
+di quest'anno in Costantinopoli quel
+panegirico <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 4]</span> che di lui abbiamo in
+onore di Costantino Augusto. E nell'ultimo
+dì parimente dell'anno presente
+passò a miglior vita san <i>Silvestro papa</i> <span class="fnote">[Anastas. Bibliothec.]</span>,
+pontefice gloriosissimo, perchè a' suoi
+tempi, ed anche, siccome possiam conghietturare,
+per cura sua, si vide trionfar
+la croce di Cristo nel cuore di Costantino,
+ed alzar bandiera la religion
+cristiana sopra l'antica superstizione di
+Roma pagana; di Roma, dico, dove tanti
+insigni templi sotto di lui si cominciarono
+a dedicare al vero Dio, siccome
+può vedersi nella storia ecclesiastica.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum"><a name="Page_1207" id="Page_1207"></a>[1207]</span>
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXVI" id="CCCXXXVI"></a>CCCXXXVI</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 60%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="3">Anno di</td>
+ <td><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXVI</span>. Indizione <span class="scp">IX</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Marco</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> imperadore 30.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Popilio Nepoziano</span> e
+<span class="sc">Facondo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Benchè i fasti e le leggi non ci porgano
+se non il cognome del primo console,
+cioè <i>Nepoziano</i>, pure difficilmente
+si fallerà in credere ch'egli fosse quel
+<i>Flavio Popilio Nepoziano</i>, a cui fu madre
+<i>Eutropia</i> sorella di Costantino Augusto.
+Noi torneremo a vedere questo personaggio,
+all'anno 350, proclamato imperadore,
+ma imperadore di poca durata. Seguitò
+ancora in quest'anno <i>Rufio Albino</i> ad
+esercitare la prefettura di Roma. In luogo
+del defunto s. Silvestro fu creato romano
+pontefice <span class="fnote">[Anastas., in Bibl. sive Chron. Damasi.]</span> <i>Marco</i> nel gennaio dell'anno
+presente. Cosa alquanto pellegrina
+può parere a talun il vederlo appellato
+solamente <i>Marco</i>, perchè questo era un
+solo prenome; e non già un nome o
+cognome de' Romani. Ma s. Marco evangelista
+avea fatto divenir nome questo
+prenome, per tacere altri esempli. Non
+durò più di otto mesi e venti giorni la
+vita di esso pontefice, registrato dipoi
+nel catalogo de' santi. Fu di parere il
+cardinal Baronio <span class="fnote">[Baron., in Annal.]</span> che <i>Giulio</i> a lui
+succedesse nella cattedra di san Pietro
+sul fine d'ottobre; ma il padre Pagi <span class="fnote">[Pagius, Crit. Baron.]</span>,
+fondato nella Cronica di Damaso, differisce
+la di lui esaltazione sino al febbraio
+del susseguente anno, senza apparire il
+perchè in questi pacifici tempi restasse
+vacante per tanto tempo la sedia di san
+Pietro. Appartengono a quest'anno le
+prime nozze di <i>Costanzo Cesare</i>, secondo
+figliuolo dell'imperadore <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 4, cap. 49.]</span>, celebrate
+con gran pompa dalla corte: nella qual
+congiuntura l'Augusto suo padre distribuì
+ai popoli e alle città moltissimi doni.
+<span class="pagenum"><a name="Page_1208" id="Page_1208"></a>[1208]</span>
+Il Du-Cange <span class="fnote">[Du-Cange, Hist. Byz.]</span> inclinò a credere che
+questa prima moglie di Costanzo (perchè
+n'ebbe più d'una) fosse figliuola di
+Giulio Costanzo, cioè d'un fratello di
+esso Costantino Augusto e di Galla; ma
+resta tuttavia scuro questo punto. Una
+solenne ambasciata dall'India circa questi
+medesimi tempi venne a trovar Costantino,
+portandogli in dono delle gemme
+preziose, e delle stravaganti bestie
+di que' paesi sconosciute presso i Romani.
+Aggiugne Eusebio, che i re e i popoli
+dell'India in certa maniera si suggettarono
+alla signoria di Costantino,
+con riconoscerlo per loro imperadore
+e re, alzando in onore di lui statue ed
+immagini. Si potrebbe dubitare se Eusebio
+in questo sito la facesse più da
+oratore o poeta, che da storico. Volle
+dopo le nozze di Costanzo, e conseguentemente
+nel presente anno, e non già
+nel precedente, come fu d'avviso il Tillemont <span class="fnote">[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]</span>,
+l'Augusto Costantino provvedere
+alla succession de' figliuoli, forse
+perchè qualche incomodo della sanità
+gli faceva già presentire non lontano il
+fin de' suoi giorni; nè i saggi aspettano
+a regolar le loro faccende allorchè la
+morte picchia alla porta. Divise dunque
+l'imperio fra i suoi tre figliuoli e due
+nipoti nella seguente maniera. Al primogenito
+suo <i>Costantino</i>, già ammogliato,
+ma senza sapersi con chi, lasciò tutto
+il paese che è di là dalle Alpi, ed era
+stato della giurisdizion di suo padre, cioè
+tutte le Gallie coll'Alpi Cozie, le Spagne
+colla Mauritania Tingitana e la Bretagna,
+porzione che oggidì forma tre potenti
+e fioriti regni. A questo principe,
+abitante allora in Treveri, fece ricorso
+l'esiliato sant'Atanasio, e ne fu ben ricevuto.
+A <i>Costanzo</i> secondogenito assegnò
+il padre tutto l'Oriente coll'Egitto, a
+riserva della porzione che già dissi data
+ad <i>Annibaliano</i> suo nipote. Pretese l'Apostata
+Giuliano <span class="fnote">[Julian., Orat. III.]</span> che per favore particolare
+<span class="pagenum"><a name="Page_1209" id="Page_1209"></a>[1209]</span>
+Costantino concedesse le provincie
+d'Oriente a Costanzo, perchè più
+degli altri l'amava a cagion della sua
+sommessione e compiacenza. A <i>Costante</i>
+terzogenito fu assegnata <span class="fnote">[Anonym. Valesianus. Zonaras, in Ann.
+Aurelius Victor, in Epitome.]</span> l'Italia, l'Africa
+e l'Illirico: vasta porzione anche
+essa, perchè si stendeva per tutta la
+Pannonia, per le Mesie, Dacia, Grecia,
+Macedonia, ed altri paesi già attinenti
+all'Illirico, e verisimilmente abbracciava
+anche il Norico e le Rezie. Il Valesio e
+il Tillemont, correggendo un passo di
+Aurelio Vittore, con leggere <i>Delmatio</i> in
+vece di <i>Delmatiam</i>, pretendono che Costantino
+lasciasse la Tracia, la Macedonia
+e l'Acaia, cioè la Grecia, a <i>Delmazio</i>
+suo nipote. Ma non è da credere che
+Costantino della sua diletta città di Costantinopoli
+volesse privare i suoi figliuoli,
+e darla al nipote con dote tanto inferiore
+di paese annesso. O non s'ha
+dunque da emendare il passo di Vittore
+che attribuisce a <i>Costante</i> l'Illirico, la
+Italia, la Tracia, la Macedonia e la Grecia;
+o, quando pur si voglia fallato il suo
+testo, si dee stare con Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annal.]</span>, il
+quale chiaramente scrive che a <i>Costante</i>
+toccò, oltre all'Oriente, anche la Tracia
+colla città del padre, cioè con Costantinopoli.
+E a farci credere che così fosse,
+concorre quanto poco fa dicemmo della
+parzialità a lui mostrata dal padre Augusto.
+Quanto a <i>Delmazio</i>, altra parte, a
+mio credere, non fu assegnata che la
+<i>Ripa Gotica</i>, come ha l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Vales.]</span>,
+cioè verisimilmente la Dacia
+nuova, o pur la Mesia inferiore. Di qual
+parte divenisse o restasse signore <i>Annibaliano</i>
+con titolo di re, già s'è detto
+all'anno precedente. Ed ecco il romano
+imperio trinciato in tante parti, e con tal
+divisione infievolito in maniera da prepararsi
+alla rovina; ma Diocleziano avea
+già somministrato a Costantino questo
+modello, e Costantino dovette anch'egli
+<span class="pagenum"><a name="Page_1210" id="Page_1210"></a>[1210]</span>
+figurarsi meglio assicurata la sussistenza
+di questi regni con provvederli di principi,
+de' quali cadauno dal suo canto
+gareggerebbe per difendere dai Barbari
+la sua porzione, senza prevedere o
+sospettar egli che l'ambizione e gelosia
+potesse poi con tutta facilità attizzar la
+discordia fra tanti principi, ed anche fra
+gli stessi fratelli.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXVII" id="CCCXXXVII"></a>CCCXXXVII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 20%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td colspan="2"><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXVII</span>. Indizione <span class="scp">X</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="sc">Giulio</span> papa 1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> juniore</td><td rowspan="3" class="bl">imp.1.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costanzo</span> e</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costante</span></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Feliciano</span> e <span class="sc">Tiberio Fabio Tiziano</span>.
+</p>
+
+<p>
+Certo è il cognome del secondo console,
+cioè di <i>Tiziano</i>, non egualmente
+è sembrato tale il suo nome e prenome
+a cagion dei dubbii mossi al consolato
+dell'anno 391, siccome vedremo. Nel
+dì 10 di marzo a Rufio Albino succedette
+nella dignità di prefetto di Roma
+<i>Valerio Procolo</i>. La saviezza con cui
+Costantino reggeva i suoi popoli, la sterminata
+sua potenza, e il credito con
+tante vittorie acquistato, aveano per più
+anni tenuto in dovere i Barbari e fatta
+godere a tutte le parti del romano imperio
+un'invidiabil pace: quando eccoli
+dare all'armi i Persiani, e muover guerra
+al romano imperio. Un racconto di Cedreno <span class="fnote">[Cedren., in Histor.]</span>,
+a cui il Valesio <span class="fnote">[Valesius, in Annot. ad Ammian., lib. 25,
+cap. 4.]</span> prestò fede,
+fa originata questa rottura de' Persiani
+coi Romani dopo una pace per circa
+quaranta anni durata fra loro, da un
+certo <i>Metrodoro</i>, filosofo persiano, il
+quale, adunata gran copia di pietre preziose
+nell'India, parte da lui rubate e
+parte a lui consegnate da un re indiano
+da portare in suo nome all'Augusto
+Costantino, venne veramente a trovar
+l'imperadore, a cui diede le gioie, ma
+senza far parola del re donatore, con
+<span class="pagenum"><a name="Page_1211" id="Page_1211"></a>[1211]</span>
+aggiugnere ancora di avergliene consegnata
+quel re un'altra gran quantità, ma
+che, in passando per la Persia, erano
+state occupate da quel re Sapore II. Perchè
+Costantino ne fece delle istanze ad
+esso re con assai altura, e non ne ricevè
+risposta, si allumò la guerra fra loro.
+Altre particolarità aggiunte da esso Cedreno
+a una tal relazione da niuno degli
+antichi conosciute, han ciera di favole,
+delle quali per altro è fecondo quello
+scrittore troppo lontano dai tempi di Costantino.
+Tuttavia Ammiano <span class="fnote">[Ammianus, lib. 25, cap. 4.]</span> ha qualche
+cosa di questo Metrodoro, con dire
+che Costanzo, e non già Costantino, badando
+alle bugie di Metrodoro, fu istigato
+a far guerra ai Persiani. Intanto a noi
+gioverà l'attenerci ad autori più classici,
+cioè ad Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 4, cap. 56.]</span>, Libanio <span class="fnote">[Liban., Orat. III.]</span> ed Aurelio
+Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, de Caesarib.]</span>. Vanno essi d'accordo
+in dire che il re di Persia, Sapore, da
+gran tempo faceva de' preparamenti per
+muovere guerra al romano imperio. Allorchè
+ebbe disposto tutto, inviò ambasciatori
+a Costantino, ridomandando gli
+Stati che una volta appartenevano alla
+corona persiana. La risposta di Costantino
+fu che verrebbe egli in persona ad
+informarlo de' suoi sentimenti; ed in
+fatti allestite armi e milizie, chiamate in
+gran copia da tutte le parti del suo imperio,
+con vigore si preparò per questa
+importante spedizione. Un così potente
+armamento d'un imperadore avvezzo
+alle vittorie fece calar ben tosto gli orgogliosi
+spiriti del re persiano, le cui
+armate aveano già dato principio alle
+scorrerie nella Mesopotamia, di modo
+che spedì nuovi ambasciatori a Costantino
+per trattar di pace. Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, cap. 57.]</span> qui
+più degli altri merita fede, e ci assicura
+che l'ottennero; laddove Rufo Festo <span class="fnote">[Rufus Festus, in Breviar.]</span>
+e l'Anonimo Valesiano <span class="fnote">[Anonym. Valesianus. Libanius. Julianus.]</span>, Libanio e
+<span class="pagenum"><a name="Page_1212" id="Page_1212"></a>[1212]</span>
+Giuliano l'Apostata pretendono che Costantino
+continuasse i preparamenti militari
+per la guerra; e noi vedremo che
+Costanzo suo figliuolo fu da lì a non
+molto alle mani col re di Persia. Tuttavia
+Ammiano è di parere che Costanzo, e
+non già i Persiani, quegli fu che volle
+rompere, sedotto, siccome già accennammo,
+dal suddetto Metrodoro.
+</p>
+
+<p>
+Avea l'Augusto Costantino goduta
+in addietro una prosperosa sanità, accompagnata
+con gran vigore di corpo e
+d'animo <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 4, cap. 53.]</span>, ed era già pervenuto al
+principio dell'anno sessantesimo terzo
+di sua età. Ma convien credere che anche
+nel precedente anno qualche interna
+debolezza o malore più vivamente che
+mai il facesse accorto dell'inevitabile
+nostra mortalità. Però, siccome dicemmo,
+assettò gl'interessi domestici; più
+che mai si applicò alle opere di pietà;
+fece fabbricare il sepolcro suo presso il
+magnifico tempio degli Apostoli, eretto
+e dedicato da lui in Costantinopoli, e
+spesso trattava dell'immortalità dell'anima,
+insegnata dalla religion di Cristo
+e dalla migliore filosofia. Ora, dopo aver
+egli con gran divozione celebrato il
+giorno santo della Pasqua, cominciò a
+sentir de' più gravi sconcerti nella sanità,
+e si portò ai bagni, ma senza provarne
+profitto. Venuto che fu ad Elenopoli,
+si aggravò il suo male; ed allora, conoscendo
+approssimarsi ormai il fine dei
+suoi giorni <span class="fnote">[Euseb., ibid., cap. 61.]</span>, con tutta umiltà confessò
+i suoi peccati in quella chiesa, e fece
+istanza ai vescovi dimoranti nella sua
+corte di ricevere il sacro battesimo, differito
+da lui fin qui, secondo l'uso od
+abuso d'alcuni in que' tempi, per cancellare
+e purgare prima di morire in un
+punto solo tutti i peccati della vita passata
+coll'efficacia di quel sacramento.
+Questa funzione fu celebrata poco appresso,
+essendo egli passato da una sua
+villa presso di Nicomedia <span class="fnote">[Hieron., in Chron.]</span>; e chi il
+<span class="pagenum"><a name="Page_1213" id="Page_1213"></a>[1213]</span>
+battezzò, fu Eusebio vescovo di quella
+città, uomo per altro screditato per la
+sua aderenza agli errori d'Ario. Non
+v'ha oggidì persona alquanto applicata
+all'erudizione che non conosca essere
+stato conferito il battesimo a questo celebre
+imperadore, e primo fra gl'imperadori
+cristiani, non già in Roma per mano
+di san Silvestro papa nell'anno 324, come
+ne' secoli dell'ignoranza le leggende favolose
+fecero credere, ma bensì nell'anno
+presente in Nicomedia sul fine della di
+lui vita. Se altro testimonio che Eusebio
+Cesariense non avessimo di questo fatto,
+potrebbesi forse dubitare della di lui
+fede, perchè vescovo almen sospetto di
+aver favorito il partito dell'eresiarca
+Ario, contuttochè non sia mai probabile
+che scrittore sì riguardevole volesse e
+potesse spacciare un fatto, che così agevolmente
+si sarebbe potuto con sua vergogna
+smentire, qualora fosse pubblicamente
+seguito in Roma tanti anni prima
+il battesimo d'esso Augusto. Ma il punto
+sta, che con Eusebio, in raccontar questo
+fatto, s'accordano il santo vescovo <span class="fnote">[Ambrosius. Hieronym. Socrates. Sozomenus.
+Theodoret. Evagrius. Chron. Alexandrinum.]</span>
+Ambrosio, san Girolamo e tanti vescovi
+del concilio di Rimini nell'anno di Cristo
+359; e Socrate, Sozomeno, Teodoreto,
+Evagrio e la Cronica Alessandrina.
+Non ne cito i passi, potendo il lettore
+informarsi meglio di questo da chi <i>ex
+professo</i> ha ventilata cotal quistione.
+Posto poi il battesimo così tardi ricevuto
+da Costantino, per cui egli cominciò
+veramente a chiamarsi cristiano, e ad
+essere partecipe dei divini misteri <span class="fnote">[Valesius, Adnot. ad Euseb. Tillemont, Mémoires
+des Emper.]</span>;
+s'è cercato se Costantino fosse almeno
+in addietro nel numero de' catecumeni,
+nè si son trovati bastanti lumi per decidere
+questo punto. Quel che è certo, da
+gran tempo l'impareggiabil Augusto,
+con aver abiurato l'empio culto degli
+idoli, era cristiano in suo cuore, e adorava
+Gesù Cristo, e promoveva a tutto
+<span class="pagenum"><a name="Page_1214" id="Page_1214"></a>[1214]</span>
+suo potere gl'interessi della sua santa
+religione, benchè non si sottomettesse
+per anche al giogo soave del Vangelo, e
+all'obbrobrio della Croce; e si sa che
+egli superava col suo zelo e colla sua
+divozione anche molti veterani nella
+scuola del Crocifisso. Dopo il battesimo,
+che il piissimo Augusto ricevè con gran
+compunzione ed ilarità insieme d'animo
+al veder quelle sacre cerimonie,
+vesti l'abito bianco, e diedesi a far varii
+regolamenti, l'uno dei quali fu il richiamar
+dall'esilio sant'Atanasio <span class="fnote">[Athan., Apolog. II.]</span>, e, secondo
+tutte le apparenze, anche gli altri
+vescovi banditi. Confermò ancora nel
+testamento la division fatta degli Stati
+ne' suoi figliuoli, con chiamare a sè,
+come più vicino, Costanzo, il quale non
+giunse a tempo di vederlo vivo.
+</p>
+
+<p>
+Nella sacra festa adunque della Pentecoste,
+caduta in quest'anno nel dì 22
+di maggio, fu chiamato, come si può
+credere, alla gloria de' beati questo insigne
+imperadore, in età di sessantatrè
+anni e tre mesi, per quanto si deduce
+con varie conghietture dagli antichi
+scrittori <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const. Socrates, in Histor.
+Eccl. Idacius, in Fastis. Cron. Alexandr.]</span>, correndo l'anno trentunesimo,
+dacchè egli fu creato Cesare. Nè
+sussiste che egli nell'ultimo della vita
+inclinasse agli errori d'Ario, come si
+lasciò scappar dalla penna san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chronico.]</span>,
+avendo assai fatto conoscere
+alcuni letterati ch'egli morì nella credenza
+e comunione della Chiesa cattolica:
+al che certamente nulla pregiudicò
+l'avergli Eusebio di Nicomedia somministrato
+il battesimo, la cui virtù non
+dipende dal ministro. Fu il corpo del
+defunto Augusto <span class="fnote">[Theodoretus, Histor., lib. 1, cap. 34.]</span> con lugubre pompa
+portalo a Costantinopoli, accompagnato
+da tutta l'armata di quelle parti; ed
+esposto nella gran sala del palazzo, parata
+a lutto, e illuminata da assaissimi
+doppieri su candellieri d'oro, quivi restò,
+<span class="pagenum"><a name="Page_1215" id="Page_1215"></a>[1215]</span>
+finchè arrivato dalla Soria Costanzo di
+lui figliuolo, solennemente lo condusse
+al sepolcro, ch'egli stesso s'era preparato,
+e che fu posto alla porta del tempio
+de' santi Apostoli in Costantinopoli.
+Incredibile ed universale fu il dolore <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 4, cap. 69.]</span>
+dei popoli per la perdita di questo incomparabile
+imperadore; e spezialmente il
+senato e popolo romano <span class="fnote">[Aurel. Vict., de Caesarib.]</span> se ne afflisse,
+riflettendo che egli coll'armi, colle leggi
+e colla clemenza avea, per così dire, fatta
+rinascere Roma, e procacciata con tanta
+cura in addietro una mirabil tranquillità
+di pace al suo imperio. Perciò furono in
+essa Roma sospesi tutti gli spettacoli ed
+altri divertimenti; si serrarono i bagni,
+e con alte grida il popolo fece istanza
+che il di lui corpo venisse trasportato
+colà, con provar poscia estremo dolore,
+allorchè intese data ad esso sepoltura in
+Costantinopoli. I pagani stessi <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span>, secondo
+il sacrilego loro stile, ne fecero un
+dio, come eziandio si raccoglie da varie
+medaglie <span class="fnote">[Mediobarb., Numismat. Imper.]</span>, onore certamente detestato
+da quella grande anima che adorò il solo
+vero Dio in vita, e dopo morte possiam
+credere che passasse a godere i premii
+riserbati ai buoni in un regno più stabile
+e migliore. Il titolo di <i>Grande</i>, che noi
+comunemente diamo a Costantino, parve
+poco ai popoli, anche vivente lui; e
+però gli diedero quel di <i>Massimo</i>, che
+s'incontra nelle suddette medaglie e nelle
+iscrizioni. Ed, in vero, per quanto ebbe
+a confessare lo stesso Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span>, benchè
+scrittore pagano, innumerabili pregi
+di corpo e d'animo, e una rara fortuna
+concorsero a formare di lui uno dei
+maggiori eroi dell'antichità. Videsi ritornato
+dal valore delle sue armi sotto
+un solo capo il romano imperio; cessarono
+pel suo saggio e clemente governo
+i gravissimi mali e disordini internamente
+patiti sotto i precedenti cattivi Augusti;
+<span class="pagenum"><a name="Page_1216" id="Page_1216"></a>[1216]</span>
+e calato l'orgoglio alle nazioni barbare,
+niuna d'esse inferiva più molestia alcuna
+alle provincie romane, per timore di
+questo invitto Augusto. Ma la principal
+gloria di Costantino fu, e sempre sarà
+presso di noi cristiani, l'esser egli stato
+il primo ad abbandonare il culto degli
+idoli con abbracciare la vera religione
+di Cristo; e non solo di aver profittato
+per sè stesso di questa luce, ma d'essersi
+studiato a tutto potere di dilatarla pel
+vasto suo imperio, senza nondimeno
+forzare le coscienze altrui: studio che,
+secondato da' suoi successori, giunse in
+fine ad atterrar affatto il paganesimo, e
+a far solamente regnare la Croce per
+tutte le provincie romane. Quanto egli
+operasse, affinchè ciascuno aprisse gli
+occhi al lume del Vangelo, quante chiese
+egli fabbricasse, quanti templi famosi della
+idolatria distruggesse, e tanti altri saggi
+della sua umiltà e pietà, all'istituto mio
+non convien di riferire, rimettendo io il
+lettore, desideroso di chiarirsene, alla
+Vita di lui scritta da Eusebio, e alla storia
+ecclesiastica. Ma non posso tacere
+che, per attestato del medesimo storico <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 23 et 25.]</span>,
+lo zelo di Costantino giunse a proibire
+l'esterno culto degl'idoli, e a far chiudere
+le porte de' loro templi, e a vietare
+i sagrifizii, l'aruspicina e varie altre superstizioni
+del gentilesimo. Che s'egli
+non potè sradicar tutto, il potente crollo
+nondimeno che gli diede, servì ai successori
+suoi Augusti di campo per compiere
+quella grande impresa. Per questo la
+memoria di Costantino si rendè venerabile
+per tutta la Chiesa, e tanto innanzi
+andò presso i Greci la stima di questo
+imperadore, che ne fecero un santo, e
+ne celebrano tuttavia la festa. Anzi nello
+Occidente stesso non sono mancate chiese
+che han fatto altrettanto, e scrittori
+che han compilata la Vita di <i>san Costantino</i>
+il Grande.
+</p>
+
+<p>
+Ma qui si vuol avvertire i lettori,
+che quantunque riguardevoli sieno stati
+i meriti di questo glorioso imperadore;
+<span class="pagenum"><a name="Page_1217" id="Page_1217"></a>[1217]</span>
+tuttavia, se noi prendiamo nella sua vera
+significazione il titolo di <i>santo</i>, indicante
+il complesso d'ogni virtù cristiana, e
+l'essere affatto privo di vizii e di sostanziali
+difetti: ben lontano fu Costantino
+dal conseguir sì decoroso titolo, che la
+sola pia adulazione de' secoli barbari a
+lui contribuì. Imperciocchè, a guisa di
+tanti altri principi che grandi sono appellati,
+non mancarono in lui varii difetti,
+che ebbero bisogno di misericordia
+presso Dio, e di scusa presso i mortali.
+Non son già qui sì facilmente da credere
+tanti biasimi a lui dati da Giuliano Apostata,
+e massimamente da Zosimo, il
+qual ultimo fece quanto sforzo potè per
+isminuire o denigrar la fama di Costantino.
+Scrittori tali, perchè ostinati nel
+paganesimo, maraviglia non è se sparlassero
+d'un imperadore che, quanto potè,
+diroccò il regno della lor superstizione.
+Ora tanto Giuliano <span class="fnote">[Julian., Oratione VII.]</span> che Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>
+ed Eutropio <span class="fnote">[Eutropius, in Breviar.]</span> ci rappresentano
+Costantino, non solo avidissimo della
+gloria (passione per altro che in sè merita
+scusa, per non dire anche lode, qualora
+è di stimolo alle sole belle opere),
+ma ancora pieno d'ambizione, avendo
+egli cercato sempre d'ingrandirsi, senza
+mettersi pensiero se per vie giuste od
+ingiuste. Ma chi vuol male, tutte le altrui
+opere interpreta in sinistro. Gli attribuiscono
+ancora <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span> un eccesso di lusso
+nell'ornamento del suo corpo, per aver
+portato, ed anche continuamente, il diadema;
+dal che si guardarono i suoi predecessori:
+accusa nondimeno di poco
+momento, perchè ai monarchi non è
+disdetto il sostenere la propria maestà
+colla magnificenza esteriore, purchè non
+giungano, come facea Diocleziano, a
+farsi trattare da iddii. Che poi Costantino
+negli ultimi suoi anni si desse ad una
+vita voluttuosa, amando i piaceri e gli
+<span class="pagenum"><a name="Page_1218" id="Page_1218"></a>[1218]</span>
+spettacoli, lo scrissero bensì Giuliano <span class="fnote">[Julian., de Caesarib.]</span>
+e Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 32.]</span>; ma lo stesso Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>
+e Libanio <span class="fnote">[Liban., Or. III.]</span>, amendue gentili,
+difendono qui la di lui memoria, con dire
+ch'egli continuamente leggeva, scriveva,
+meditavo, ascoltava le ambascerie
+e le querele delle provincie; e molto più
+parla esso Libanio delle continue di lui
+occupazioni per promuovere il pubblico
+bene; nè alcuno certamente mai fu che
+potesse imputargli l'aver trasgredite le
+leggi della continenza, nè commessi eccessi
+di gola. Se vero poi fosse che Costantino,
+come vuol Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 38]</span>, e si ricava
+anche da Aurelio Vittore, dall'una
+parte scorticava i popoli colle imposte e
+coi tributi, e dall'altra scialacquava i
+tesori in fabbriche e in arricchir persone
+inutili ed immeritevoli, di maniera
+che, secondo esso Vittore, governò ben
+egli come buon principe ne' primi dieci
+anni, ma ne' dieci seguenti comparve un
+ladrone, e ne' dieci ultimi si trovò come
+uno spelato pupillo: se vero, dissi, ciò
+fosse, avrebbe senza dubbio pregiudicato
+non poco alla di lui riputazione. Ma Evagrio <span class="fnote">[Evagr., lib. 3, cap. 40.]</span>
+difende qui la fama di Costantino;
+e di sopra vedemmo, coll'autorità
+d'Eusebio, che questo regnante levò via
+un quarto degli aggravii sopra le terre;
+oltre di che, le sue leggi il danno a conoscere
+per nemico, e certo non tollerante
+delle avanie sopra i sudditi. Quel forse
+che con più ragione fu ripreso in questo
+gran principe, fu la sua troppa bontà,
+amorevolezza e clemenza; male procedente
+da buon principio, ma che non
+lascia d'essere male in chi è posto da
+Dio a governar popoli, se tale eccesso va
+a finire in danno del pubblico. Confessa
+lo stesso Eusebio <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constantini, lib. 4, cap. 51
+et 54.]</span> che Costantino fu
+proverbiato, perchè niuno temendo, a
+<span class="pagenum"><a name="Page_1219" id="Page_1219"></a>[1219]</span>
+cagione della soverchia di lui clemenza,
+di soggiacere all'ultimo supplizio, e poco
+o nulla affaticandosi i governatori
+delle provincie per frenare i delinquenti,
+ne pativa la pubblica quiete, e frequenti
+erano i lamenti de' sudditi. Aggiugne che
+due gravi disordini si provarono in quei
+tempi, cioè la prepotenza ed insaziabil
+cupidigia dei ministri di corte, che travagliavano
+tutti i mortali, e la furberia
+di molte inique persone che, fingendosi
+convertite alla religion cristiana, s'introducevano
+nella confidenza dell'imperadore,
+con abusarsene poi in pregiudizio
+del pubblico e della religione stessa,
+facendo credere quel che volevano all'incauto
+Augusto. Che anche appresso dei
+buoni principi si veggano cattivi, scellerati
+ministri, non è cosa forestiera; ma
+non sono esentati i principi stessi dal
+rendere conto a Dio e al pubblico di
+valersi di sì fatte braccia, senza prendersi
+pensiero delle lor malvage azioni. E
+Costantino ben li conosceva <span class="fnote">[Euseb., in Vita Constant., lib. 4, cap. 55.]</span>, e gridava,
+ma non provvedeva. E per conto
+degl'impostori che colla maschera del
+Cristianesimo ingannavano il troppo buono
+imperadore, sappiamo ch'egli, badando
+ad Eusebio di Nicomedia, e verisimilmente
+anche allo stesso Eusebio di Cesarea,
+fece de' passi falsi contra del
+sacrosanto concilio di Nicea, e in danno
+della dottrina e religione cattolica. Contuttociò
+si vuol ripetere che ad un principe
+tale, per tanti versi tutto dato alla
+pietà cristiana, e pieno di retta intenzione,
+possiam fondatamente credere
+che il misericordioso Dio avrà fatto godere
+un'abbondante misura della sua clemenza
+nel mondo di là; e che s'egli, al
+pari di un altro suo eguale, cioè di Carlo
+Magno, non meritò già d'essere venerato
+qual indubitato santo sugli altari, non
+l'abbia almeno Iddio escluso da un invidiabil
+riposo nel regno suo. Finalmente
+non vo' tralasciar di dire che sotto Costantino
+il Grande fiorirono non poco le
+lettere e i letterati, sì fra i cristiani che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1220" id="Page_1220"></a>[1220]</span>
+fra i pagani, perch'egli, per attestato di
+Aurelio Vittore <span class="fnote">[Aurelius Victor, in Epitome.]</span>, cura particolare ebbe
+che si coltivassero l'arti e le scienze,
+e costituì ancora salarii ai maestri delle
+medesime. Si sa ch'egli stesso componeva
+orazioni e discorsi, e scriveva lettere
+con eloquenza, e ne restano tuttavia le
+pruove. Gli autori della Storia Augusta,
+tante volte menzionati di sopra, fiorirono
+quasi tutti sotto di lui, e alcuni d'essi
+ancora d'ordine suo scrissero le Vite
+de' precedenti imperadori, come <i>Sparziano</i>,
+<i>Lampridio</i> e <i>Capitolino</i>. Di sopra
+ancora parlammo di <i>Eumene</i>, di <i>Nazario</i>
+e d'<i>Optaziano</i> panegiristi, <i>Jamblico</i> filosofo
+platonico, <i>Commodiano</i> (se pur non
+è più antico) e <i>Giuvenco</i> poeti cristiani,
+<i>Arnobio</i>, <i>Giulio Firmico</i>, <i>Eusebio Cesariense</i>,
+e probabilmente <i>Gregorio</i> ed <i>Ermogeniano</i>,
+autori di due codici, una volta
+celebri, delle leggi romane, con altri che
+io tralascio, e intorno a' quali è da vedere
+la storia ecclesiastica e letteraria.
+Quel poi che dopo la morte di Costantino
+succedette, ancorchè appartenente al
+presente anno, sia a me lecito di trasferirlo
+al seguente, perchè assai si è parlato
+di questo.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXVIII" id="CCCXXXVIII"></a>CCCXXXVIII</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 20%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td colspan="2"><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXVIII</span>. Indiz. <span class="scp">XI</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="sc">Giulio</span> papa 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> juniore</td><td rowspan="3" class="bl">imp. 2.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costanzo</span> e</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costante</span></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Orso</span> e <span class="sc">Polemio</span>.
+</p>
+
+<p>
+<i>Mecilio Ilariano</i> esercitò in questo
+anno la prefettura di Roma. Da che giunto
+a Costantinopoli <i>Costanzo</i> Cesare ebbe
+data solenne sepoltura al cadavero del
+defunto padre, nell'anno addietro si applicò
+a dar sesto agli affari del pubblico.
+Intanto giunsero gli altri due suoi fratelli <span class="fnote">[Euseb., in Vit. Const., lib. 4, cap. 68.]</span>,
+cioè <i>Costantino</i> juniore e <i>Costante</i>.
+Niun d'essi finora avea portato se
+<span class="pagenum"><a name="Page_1221" id="Page_1221"></a>[1221]</span>
+non il nome di <i>Cesare</i>. Le milizie, verisimilmente
+bene istruite da essi, fecero
+istanza che tutti e tre prendessero quello
+di <i>Augusto</i>, e questo di consenso delle
+altre armate, alle quali fu significata la
+morte di Costantino, e l'intenzione di
+crear imperadori tutti e tre i suoi figliuoli.
+Perchè si volle anche far l'onore
+al senato romano di aspettare il di lui
+assenso, che non mancò, tanto si andò
+innanzi, che solamente nel dì 9 di settembre <span class="fnote">[Idacius, in Fastis.]</span>
+dell'anno prossimo passato
+furono essi pienamente proclamati Imperadori
+ed Augusti; e ne presero il titolo.
+Avea, siccome già dicemmo, l'Augusto
+Costantino creato Cesare <i>Delmazio</i> suo
+nipote, con assegnargli ancora alcuni Stati;
+e dichiarato re del Ponto, della Cappadocia
+ed Armenia <i>Annibaliano</i> di lui
+fratello. Non seppero sofferire i tre ambiziosi
+fratelli Augusti che, fuor d'essi,
+alcuno avesse parte nella signoria del
+romano imperio; e però furono a consiglio
+per escluderli. La maniera di ottener
+l'intento fu barbarica, e fa orrore, perchè
+si conchiuse di levar loro la vita.
+Ma prima di eseguire così crudele risoluzione,
+cominciarono essi ad esercitare la
+sovrana autorità, con levare il posto di
+prefetto del pretorio ad <i>Ablavio</i> <span class="fnote">[Gregorius Nazianzenus, Orat. 3.]</span>, benchè
+lasciato da Costantino per consigliere
+di Costanzo. Era stato costui onnipotente
+sotto il medesimo Costantino;
+ed uno di coloro che Eusebio Cesariense
+volle indicare, accennando que' ministri
+che, abusandosi della bontà d'esso Costantino,
+s'erano renduti odiosi a tutti
+per le loro violenze e per l'ingordigia
+della roba. Ritirossi Ablavio ad un suo
+palazzo di villa nella Bitinia, credendosi
+assoluto colla sola perdita del grado; tua
+abbiamo da Eunapio <span class="fnote">[Eunap., de Vit. Sophistar., cap. 4.]</span> che Costanzo
+sotto mano spedì alcuni uffiziali con lettere
+dell'armata che lo invitava a tornarsene
+per suo gran vantaggio. Gli furono
+presentate quelle lettere con tutta
+<span class="pagenum"><a name="Page_1222" id="Page_1222"></a>[1222]</span>
+sommessione dagli uffiziali, come s'egli
+fosse stato un imperadore; ed egli infatti
+si persuase che l'intenzione de' soldati
+fosse di crearlo Augusto. Ma dove è la
+porpora? domandò egli con volto e voce
+fiera. Risposero gli uffiziali di non aver
+eglino se non le lettere; ma che altri
+stavano alla porta per eseguire il resto.
+Ordinò Ablavio che entrassero; ma, in
+vece della porpora, gli presentarono le
+punte delle spade, e il tagliarono a pezzi.
+Fu insinuato forse nei medesimi tempi,
+se non prima, all'armata di far tumulto,
+con protestare ad alte grida di non volere
+se non i tre figliuoli del defunto Augusto
+per signori ed imperadori. E perciocchè
+erano venuti alla corte i suddetti
+<i>Delmazio Cesare</i> ed <i>Annibaliano re</i> e
+<i>Giulio Costanzo</i>, quelli cugini, e questi
+zio paterno d'essi tre Augusti, in quel
+bollore fu loro dai soldati tolta la vita <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, c. 40. Eutrop., in Breviar.]</span>.
+Un altro fratello del defunto Augusto
+(forse <i>Annibaliano</i>) e cinque altri del
+medesimo sangue, tutti innocenti, incorsero
+nella stessa sciagura, per attestato di
+Giuliano Apostata <span class="fnote">[Julian., Epist. ad Athen.]</span>. Anzi poco mancò
+che lo stesso <i>Giuliano</i> e <i>Gallo</i> suo fratello,
+figliuoli amendue del suddetto <i>Giulio
+Costanzo</i>, e per conseguente cugini anche
+essi dei tre Augusti, non fossero involti in
+questa rovina. Gallo restò illeso, perchè la
+infelice sua sanità il rappresentava, senza
+fargli maggior fretta, assai vicino alla tomba.
+L'età poi di soli sette anni quella fu che
+salvò la vita a Giuliano. Potrebbe essere
+che a questi principi scappasse detta qualche
+parola, che a loro, più che a' figliuoli
+di Costantino, fosse dovuto l'imperio per
+le ragioni della lor nascita; e che di qua
+procedesse il loro esterminio.
+</p>
+
+<p>
+Ed ecco con che turchesca crudeltà
+diede l'Augusto <i>Costanzo</i> incominciamento
+al suo governo, giacchè niuno
+degli antichi scrittori attribuisce questa
+sanguinaria esecuzione a <i>Costantino juniore</i>
+o a <i>Costante</i> di lui fratelli, ma bensì
+<span class="pagenum"><a name="Page_1223" id="Page_1223"></a>[1223]</span>
+a lui solo <span class="fnote">[Julian., Epist. ad Athen. Hieron., in Chron.
+Zosimus, lib. 2, cap. 40.]</span>. Ed ancorchè egli palliasse
+l'iniquità sua, rifondendola sull'ammutinamento
+de' soldati, fu ognuno nondimeno
+persuaso che egli n'era stato segretamente
+il motore. Dopo la strage di questi
+principi, tutti del sangue imperiale,
+entrò anche la discordia fra i tre fratelli
+Augusti, o sia perchè cadaun d'essi pretendesse
+d'aver la sua parte negli Stati
+decaduti per la morte di Delmazio e di
+Annibaliano, o pure perchè la division
+de' regni fatta dal padre non piacesse a
+talun d'essi, o restasse esposta, per cagion
+de' confini, a varie controversie. È ignoto
+se allora, o pure dipoi, a motivo dell'Africa,
+insorgesse fiera lite fra Costantino e Costante,
+la quale poi andò a terminare in
+una brutta tragedia, forse perchè Costante
+pretendesse la Mauritania Tingitana,
+che soleva andar unita colla Spagna,
+o perchè Costantino credesse a sè dovuta
+qualche altra parte dell'Africa stessa.
+Unironsi, a cagion di tali dissensioni, i tre
+fratelli a Sirmio nella Pannonia, come
+attesta Giuliano l'Apostata <span class="fnote">[Julian., Orat. I et III.]</span>, e quivi
+Costanzo la fece da arbitrio, con tal saviezza
+nondimeno e moderazione, che
+non lasciò ai fratelli motivo di dolersi di
+lui; anzi nella partizion degli Stati più diede ad
+essi di quel che ritenne per sè, affinchè
+si mantenesse la buona unione e concordia
+fra tutti. Si disputa tuttavia fra gli
+eruditi se questo abboccamento ed accordo
+de' fratelli Augusti seguitasse nell'anno
+precedente o pure nel presente.
+Resta parimente controverso qual cambiamento
+si facesse nell'assegnamento
+degli Stati. Nulla io dirò del tempo, a noi
+bastando la certezza del fatto. Ma per
+conto della divisione, niuna apparenza
+di verità ha il dirsi dall'autore della
+Cronica Alessandrina <span class="fnote">[Chron. Alexandr.]</span> che a Costantino,
+il maggiore dei fratelli, toccasse Costantinopoli
+colla Tracia, e ch'egli regnasse
+quivi un anno, quando, siccome
+<span class="pagenum"><a name="Page_1224" id="Page_1224"></a>[1224]</span>
+dicemmo, le signorie di lui erano la Gallia,
+le Spagne e la Bretagna, paesi troppo
+disuniti e lontani dalla Tracia. Si può
+ben credere che la Cappadocia e l'Armenia,
+provincia allora assai sconvolta,
+venisse in poter di Costanzo; e che
+egli cedesse a Costantino il Ponto (il
+che vien asserito da Zosimo) <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 39.]</span>, e forse
+la Mesia inferiore; e che vicendevolmente
+Costante promettesse o rilasciasse
+a Costantino qualche parte dell'Africa,
+o pur altri paesi adiacenti all'Italia.
+Non si possono ben chiarire queste partite;
+quel che intanto è certo, l'ambizione,
+cioè quella fame che rode il cuore
+di quasi tutti i regnanti, nè mai si
+sazia, sconvolse di buon'ora i fratelli
+Augusti, e, non ostante il predetto accordo,
+poco stette a produr delle funestissime
+scene. Mentre poi fra loro bollivano
+queste dissensioni, <i>Sapore</i> re di Persia,
+animato dalla morte di Costantino il
+Grande, e credendo venuto il tempo di
+mietere, entrò con potente armata nella
+Mesopotamia <span class="fnote">[Theophanes, Chronogr. Chron. Alexandr.
+Hieron., in Chron.]</span>, e mise l'assedio alla
+città di Nisibi. Più di due mesi vi tenne
+il campo, ma inutilmente, perchè quella
+guernigione co' cittadini fece sì gagliarda
+difesa, che il superbo re dovette battere
+la ritirata, probabilmente perchè Costanzo
+avea ammassata gran gente per darle
+soccorso. Ma è disputato se all'anno
+presente appartenga questo assedio: che
+per altro la guerra coi Persiani continuò
+dipoi per anni parecchi, e Nisibi altre
+volle si vide assediata con avvenimenti
+de' quali non si può assegnare il tempo
+preciso, e che solamente, andando innanzi,
+saran brevemente accennati. Belle son
+due leggi d'essi Augusti, spettanti a questo
+anno contro ai ribelli infamatorii <span class="fnote">[L. 4, de petition., et l. 5, de famos. libell.,
+Cod. Theodos.]</span>
+e alle lettere orbe, ed accuse secrete, con
+ordinare che, in vigor di questi atti
+clandestini, non fatti secondo le regole
+della giustizia, niuno de' giudici potesse
+<span class="pagenum"><a name="Page_1225" id="Page_1225"></a>[1225]</span>
+procedere contra degli accusati; e che
+si dessero alle fiamme quegl'iniqui libelli.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXXXIX" id="CCCXXXIX"></a>CCCXXXIX</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 20%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td colspan="2"><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXXXIX</span>. Indiz. <span class="scp">XII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="sc">Giulio</span> papa 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costantino</span> juniore</td><td rowspan="3" class="bl">imp. 3.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costanzo</span> e</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costante</span></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Flavio Giulio Costanzo Augusto</span> per la
+seconda volta e <span class="sc">Flavio Giulio Costante
+Augusto</span>.
+</p>
+
+<p>
+Prefetto di Roma fu in quest'anno
+dal dì 14 di luglio sino al dì 25 d'ottobre
+<i>Lucio Turcio Secondo Aproniano Asterio</i>,
+ed ebbe per successore pel resto dell'anno
+in quella dignità <i>Tiberio Fabio Tiziano</i>,
+creduto lo stesso che nell'anno 337 era
+stato console. Non mancano leggi e fasti
+che non <i>Costanzo</i>, ma <i>Costantino</i> chiamano
+il primo console, e va d'accordo con
+essi un'iscrizione <span class="fnote">[Thes. Novus Inscript., pag. 377.]</span> da me data alla
+luce. Contuttociò non si può abbandonar
+la comune opinione che mette <i>Costanzo</i>
+Augusto console, altrimenti si
+imbroglierebbe la serie dei consolati
+susseguentemente da lui presi. Che se
+Costantino juniore avesse presa in questo
+anno tal dignità, dovea dirsi <i>console per la
+quinta volta</i>. Nulla di particolare ci somministra
+a quest'anno la storia. Abbiam
+solamente alcune leggi <span class="fnote">[Gothofred. Chronolog. Cod. Theodos.]</span> che ci fan
+vedere, dove in varii giorni si trovassero
+gli Augusti, ma non senza confusione, per
+li testi guasti. Allora se uno d'essi imperadori
+pubblicava una legge, non il solo
+suo nome, ma quello ancora degli altri due
+fratelli Augusti vi si metteva in fronte,
+acciocchè paresse che il romano imperio,
+tuttochè diviso fra i tre regnanti, seguitasse
+nondimeno ad essere un corpo ed
+una cosa stessa. Tre d'esse leggi, date in
+Laodicea, in Eliopoli e in Antiochia, indicar
+possono che Costanzo Augusto dovea
+essere passato colà per accudire alla guerra
+dei Persiani, i quali si può dire che
+<span class="pagenum"><a name="Page_1226" id="Page_1226"></a>[1226]</span>
+ogni anno venivano a dar mala ventura
+alla Mesopotamia, provincia de' Romani.
+In esse leggi Costanzo si studiò di liberare
+i pubblici giudizii dalle sofisticherie
+e formalità superflue che eternavano i
+processi e le liti. Proibì egli ancora, sotto
+pena della vita, i matrimonii fra zio e
+nipote; e ai Giudei il poter comperare
+schiavi d'altre nazioni, e molto più il
+circonciderli, specialmente liberando gli
+schiavi cristiani dalle lor mani.
+</p>
+
+<hr />
+
+<h2 class="hidden"><a name="CCCXL" id="CCCXL"></a>CCCXL</h2>
+
+<table summary="anno" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
+ <tr>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 40%">&nbsp;</td>
+ <td style="width: 20%">&nbsp;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="br" rowspan="5">Anno di</td>
+ <td colspan="2"><span class="sc">Cristo</span> <span class="scp">CCCXL</span>. Indizione <span class="scp">XIII</span>.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="sc">Giulio</span> papa 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costanzo</span> e</td><td rowspan="2" class="bl">imp. 4.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="sc">Costante</span></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="center">
+<i>Consoli</i>
+</p>
+
+<p class="cons">
+<span class="sc">Acindino</span> e <span class="sc">Lucio Aradio Valerio
+Procolo</span>.
+</p>
+
+<p>
+Non si dee sottrarre alla conoscenza
+dei lettori un'avventura di questo <i>Acindino
+console</i>, narrata da santo Agostino <span class="fnote">[August., de Serm. Dom., lib. 1, cap. 50.]</span>
+come succeduta circa l'anno 343.
+Essendo egli prefetto dell'Oriente in Antiochia,
+fece imprigionar certuno che
+andava debitore al fisco di una libbra
+d'oro; e, simile a tant'altri che negli uffizii
+pubblici fanno a sè lecito tutto quel
+che loro cade in capriccio, con suo giuramento
+minacciò che se dentro al tal
+giorno colui non soddisfaceva, la sua
+vita la pagherebbe. A costui era impossibile
+il trovar quella somma. Per buona
+ventura aveva una moglie di rara bellezza,
+ma sprovveduta anch'essa di contante;
+quando un certo ricco, che le faceva
+la caccia, preso il buon vento, le esibì
+quel danaro, se ella voleva per una notte
+acconsentir alle sue voglie. Comunicò
+la donna tal esibizione al marito, che approvò
+il disonesto contratto. Ma, appagata
+che ebbe l'impuro la sua passione,
+giuocò di mano, e quando l'incauta donna
+si credè di avere in pugno l'oro promesso,
+non vi trovò che della terra. Qui
+si diede alle smanie e grida, e ricorsa
+ella ad Acindino prefetto, sinceramente
+<span class="pagenum"><a name="Page_1227" id="Page_1227"></a>[1227]</span>
+gli espose il fatto. Allora egli riconobbe
+il suo fallo per le indebite minaccie fatte a
+quel misero. Obbligò l'adultero a pagar
+la somma dovuta al fisco, e alla donna
+assegnò quel campo, onde fu presa quella
+terra, con cui rimase beffata. Continuò
+nella carica di prefetto di Roma <i>Tiberio
+Fabio Tiziano</i> <span class="fnote">[Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.]</span>; ma perchè egli dovette
+nel maggio portarsi alla corte di
+Costante Augusto, dimorante allora nell'Illirico,
+<i>Giunio Tertullo</i> sostenne le di
+lui veci finchè egli fu ritornato. Non
+erano sopite le pretensioni di <i>Costantino
+juniore</i> contra di <i>Costante</i>, e mala intelligenza
+passava fra questi due fratelli
+Augusti, esigendo esso Costantino alcuni
+paesi dal fratello o nella Africa, o nei
+confini d'Italia, quasichè il dominio delle
+Gallie, Spagne e Bretagna fosse picciola
+porzione per appagare le di lui ambiziose
+voglie. Forse perchè parole sole, e
+non fatti, riportava da Costante, pensò
+di farsi ragione coll'armi, giacchè vi
+era chi soffiava nel fuoco, e massimamente
+un certo Anfiloco tribuno, gran
+seminatore di zizzanie fra i due fratelli,
+al quale, col tempo, la giustizia di
+Dio non mancò di dare il condegno gastigo.
+Mossosi dunque Costantino dalle
+Gallie coll'esercito suo, entrò in Italia,
+e giunse fino ad Aquileia. Copriva egli il
+movimento di queste armi col pretesto
+di voler marciare in Oriente, per prestare
+aiuto al fratello Costanzo, che ne
+abbisognava, per la guerra a lui mossa
+dai Persiani. Zonara <span class="fnote">[Zonaras, in Annalibus.]</span>, che assai fondatamente
+tratta di queste funesta lite,
+scrive che Costante Augusto si trovava
+allora nella Dacia; ed in effetto abbiamo
+due leggi <span class="fnote">[L. 29, de Decurion., et l. 5, de petition.,
+Cod. Theodos.]</span> date da lui nel febbraio
+dell'anno presente in Naisso, città di
+quella provincia. Sì fatta visita non se
+l'aspettava egli; ma appena gli giunse
+l'avviso dell'entrata di Costantino in
+Italia, che, per fermare i suoi passi, gli
+<span class="pagenum"><a name="Page_1228" id="Page_1228"></a>[1228]</span>
+spedì incontro i suoi generali con quelle
+milizie che raccorre potè nella scarsezza
+del tempo. Trovarono questi pervenuto
+ad Aquileia Costantino <span class="fnote">[Aurel. Victor, in Epitome.]</span>, e ch'egli
+attendeva più a saccheggiar il paese e
+ad ubbriacarsi, che a stare in guardia;
+perciò disposero un'imboscata nelle vicinanze
+di quella città presso il fiume
+Alsa, e col resto della loro gente lo impegnarono
+ad una battaglia. Tale fu
+questa, che le di lui schiere alla fronte
+e alla coda urtate, rimasero tagliate a
+pezzi, ed egli rovesciato a terra dal cavallo
+impennatosegli; e poi, trafitto da
+più spade, lasciò ivi la vita. Il suo cadavero,
+gittato nel vicino fiume, fu poi riscosso
+ed inviato a Costantinopoli, dove
+ottenne onorevole sepoltura. È giunta
+sino ai dì nostri una funebre orazione <span class="fnote">[Monod., in Const.]</span>,
+greca, composta da anonimo oratore, in
+lode di questo sconsigliato principe, da
+cui apparisce sparsa voce ch'egli dopo
+la battaglia morisse di peste in Aquileia.
+Faceva in fatti la pestilenza grande strage
+non meno nelle Gallie che nell'Italia in
+questi tempi. Ma i più convengono in
+dirlo privato di vita nel combattimento
+suddetto. E questo fine ebbe la di lui
+imprudente ambizione, e l'invidia portata
+al fratello Costante.
+</p>
+
+<p>
+Zosimo <span class="fnote">[Zosimus, lib. 2, cap. 41.]</span>, che in tutto si studiò di
+spargere il fiele nelle azioni degl'imperadori
+cristiani, lasciò scritto che <i>Costante</i>
+per tre anni dissimulò il mal animo suo
+contra di <i>Costantino</i>, e che, mentre questi
+era amichevolmente entrato in una
+provincia (senza dire qual fosse), Costante,
+fingendo d'inviar soccorsi d'armati
+a Costanzo in Oriente, col braccio
+d'essi fece assassinarlo. Anche l'autore
+anonimo dell'orazione suddetta sembra
+autenticar questo racconto, con dire
+ucciso Costantino juniore da sicarii inviati
+da Costante suo fratello; ma egli
+attesta ancora la battaglia seguita fra
+loro, ed aggiunge la voce ch'egli fosse
+<span class="pagenum"><a name="Page_1229" id="Page_1229"></a>[1229]</span>
+morto di peste. Ci può anche essere
+dubbio se quell'orazione fosse fatta in
+quel tempo, potendo essere una declamazione
+di qualche sofista lontano da
+questo fatto. Sembra inoltre che Filostorgio <span class="fnote">[Philostorgius, Hist., lib. 3, cap. 1.]</span>,
+scrittore ariano, se pure
+non è fallato il suo testo, concorra nel
+sentimento di Zosimo. Ma noi abbiamo
+san Girolamo <span class="fnote">[Hieron., in Chron.]</span>, Socrate <span class="fnote">[Socrates, Histor. Eccles., lib. 2, cap. 5.]</span>, Sozomeno <span class="fnote">[Sozomen., in Histor. Eccl.]</span>,
+i due Vittori <span class="fnote">[Victor, in Epitome. Victor, de Caes.]</span>, Eutropio <span class="fnote">[Eutrop., in Brev.]</span> e
+Zonara <span class="fnote">[Zonar., in Annal.]</span> che asseriscono aver Costantino
+mossa la guerra al fratello, ed incontrata
+perciò la morte. E a buon conto
+non si può negare ch'egli non fosse
+calato in Italia armato, ch'è quanto dire
+entrato coll'armi in casa di Costante.
+Della verità fu e sarà giudice Iddio. Intanto
+la morte di questo principe fece
+slargar molto le ali ad esso Costante, perchè
+egli entrò in possesso di tutti i di
+lui Stati, di maniera che si videro unite
+sotto il suo comando l'Italia colle adiacenti
+isole, l'Illirico colla Grecia, Macedonia
+ed altre settentrionali provincie,
+e quelle dell'Africa sino allo stretto di
+Gibilterra, e le Gallie, le Spagne e la
+Bretagna: ch'è quanto dire tutto l'Occidente,
+a riserva di Costantinopoli colla
+Tracia. Avrebbe potuto Costanzo Augusto
+suo fratello pretendere la sua
+porzione di questa eredità; ma, se crediamo
+a Giuliano <span class="fnote">[Julian., Orat. III.]</span>, volontariamente
+<span class="pagenum"><a name="Page_1230" id="Page_1230"></a>[1230]</span>
+rinunziò ad ogni sua pretensione, sapendo,
+dice egli, che la grandezza d'un
+principe non consiste in signoreggiar
+molto paese (perchè quanto più esso è,
+tanto maggiore è la pension delle cure
+ed inquietudini), ma bensì nel governare
+quello che si ha, con altre, che possiam
+chiamare sparate oratorie, credendo nello
+stesso tempo che non mancasse ambizione
+a Costanzo per desiderar di
+crescere in potenza, se avesse potuto.
+Ma egli avea allora sulle spalle i Persiani,
+e talmente s'era ingrandito il fratello
+Costante colla giunta di tanti Stati,
+che troppo pericoloso sarebbe riuscito
+il muovergli guerra, e il voler colla forza
+ciò che non potea conseguir per amore.
+Nel mese di marzo verisimilmente accadde
+la morte di <i>Costantino</i>, perchè
+dopo d'essa le leggi del Codice Teodosiano <span class="fnote">[Gothofred., in Chron. Cod. Theod.]</span>
+ci fan vedere <i>Costante Augusto</i>
+venuto dalla Dacia ad Aquileia, e nel
+mese di giugno in Milano, dove pubblicò
+un severo editto contra di coloro che
+demolivano i sepolcri, o per isperanza
+di trovarvi dei tesori, o per asportarne i
+marmi e gli altri ornamenti. Specialmente
+per tutto quel secolo fu in voga
+la frenesia ed avarizia di tali assassini
+delle antiche memorie, come consta da
+altre leggi e da molti versi del Nazianzeno<span class="fnote">[Anecdota Graeca.]</span>,
+da me dati alla luce. Quanto
+all'Augusto Costanzo, egli era in Bessa
+di Tracia nell'agosto, e nel settembre ad
+Antiochia, ma senza restar contezza alcuna
+di altre azioni che a lui appartengano.
+</p>
+
+<p class="center larger pad2">
+FINE DEL PRIMO VOLUME.
+</p>
+
+<hr />
+
+<p class="center big pad2"><a name="INDICE" id="INDICE"></a><a href="#indfront">INDICE</a></p>
+
+<p class="indice">
+<a href="#VITA">VITA di Lodovico Antonio Muratori</a><br />
+<a href="#PREFAZIONE">PREFAZIONE</a><br />
+<a href="#ANNALI_DITALIA">ANNALI D'ITALIA:</a><br />
+<a href="#I">I</a>  
+<a href="#II">II</a>  
+<a href="#III">III</a>  
+<a href="#IV">IV</a>  
+<a href="#V">V</a>  
+<a href="#VI">VI</a>  
+<a href="#VII">VII</a>  
+<a href="#VIII">VIII</a>  
+<a href="#IX">IX</a>  
+<a href="#X">X</a>  
+<a href="#XI">XI</a>  
+<a href="#XII">XII</a>  
+<a href="#XIII">XIII</a>  
+<a href="#XIV">XIV</a>  
+<a href="#XV">XV</a>  
+<a href="#XVI">XVI</a>  
+<a href="#XVII">XVII</a>  
+<a href="#XVIII">XVIII</a>  
+<a href="#XIX">XIX</a>  
+<a href="#XX">XX</a>  
+<a href="#XXI">XXI</a>  
+<a href="#XXII">XXII</a>  
+<a href="#XXIII">XXIII</a>  
+<a href="#XXIV">XXIV</a>  
+<a href="#XXV">XXV</a>  
+<a href="#XXVI">XXVI</a>  
+<a href="#XXVII">XXVII</a>  
+<a href="#XXVIII">XXVIII</a>  
+<a href="#XXIX">XXIX</a>  
+<a href="#XXX">XXX</a>  
+<a href="#XXXI">XXXI</a>  
+<a href="#XXXII">XXXII</a>  
+<a href="#XXXIII">XXXIII</a>  
+<a href="#XXXIV">XXXIV</a>  
+<a href="#XXXV">XXXV</a>  
+<a href="#XXXVI">XXXVI</a>  
+<a href="#XXXVII">XXXVII</a>  
+<a href="#XXXVIII">XXXVIII</a>  
+<a href="#XXXIX">XXXIX</a>  
+<a href="#XL">XL</a>  
+<a href="#XLI">XLI</a>  
+<a href="#XLII">XLII</a>  
+<a href="#XLIII">XLIII</a>  
+<a href="#XLIV">XLIV</a>  
+<a href="#XLV">XLV</a>  
+<a href="#XLVI">XLVI</a>  
+<a href="#XLVII">XLVII</a>  
+<a href="#XLVIII">XLVIII</a>  
+<a href="#XLIX">XLIX</a>  
+<a href="#L">L</a>  
+<a href="#LI">LI</a>  
+<a href="#LII">LII</a>  
+<a href="#LIII">LIII</a>  
+<a href="#LIV">LIV</a>  
+<a href="#LV">LV</a>  
+<a href="#LVI">LVI</a>  
+<a href="#LVII">LVII</a>  
+<a href="#LVIII">LVIII</a>  
+<a href="#LIX">LIX</a>  
+<a href="#LX">LX</a>  
+<a href="#LXI">LXI</a>  
+<a href="#LXII">LXII</a>  
+<a href="#LXIII">LXIII</a>  
+<a href="#LXIV">LXIV</a>  
+<a href="#LXV">LXV</a>  
+<a href="#LXVI">LXVI</a>  
+<a href="#LXVII">LXVII</a>  
+<a href="#LXVIII">LXVIII</a>  
+<a href="#LXIX">LXIX</a>  
+<a href="#LXX">LXX</a>  
+<a href="#LXXI">LXXI</a>  
+<a href="#LXXII">LXXII</a>  
+<a href="#LXXIII">LXXIII</a>  
+<a href="#LXXIV">LXXIV</a>  
+<a href="#LXXV">LXXV</a>  
+<a href="#LXXVI">LXXVI</a>  
+<a href="#LXXVII">LXXVII</a>  
+<a href="#LXXVIII">LXXVIII</a>  
+<a href="#LXXIX">LXXIX</a>  
+<a href="#LXXX">LXXX</a>  
+<a href="#LXXXI">LXXXI</a>  
+<a href="#LXXXII">LXXXII</a>  
+<a href="#LXXXIII">LXXXIII</a>  
+<a href="#LXXXIV">LXXXIV</a>  
+<a href="#LXXXV">LXXXV</a>  
+<a href="#LXXXVI">LXXXVI</a>  
+<a href="#LXXXVII">LXXXVII</a>  
+<a href="#LXXXVIII">LXXXVIII</a>  
+<a href="#LXXXIX">LXXXIX</a>  
+<a href="#XC">XC</a>  
+<a href="#XCI">XCI</a>  
+<a href="#XCII">XCII</a>  
+<a href="#XCIII">XCIII</a>  
+<a href="#XCIV">XCIV</a>  
+<a href="#XCV">XCV</a>  
+<a href="#XCVI">XCVI</a>  
+<a href="#XCVII">XCVII</a>  
+<a href="#XCVIII">XCVIII</a>  
+<a href="#XCIX">XCIX</a>  
+<a href="#C">C</a>  
+<a href="#CI">CI</a>  
+<a href="#CII">CII</a>  
+<a href="#CIII">CIII</a>  
+<a href="#CIV">CIV</a>  
+<a href="#CV">CV</a>  
+<a href="#CVI">CVI</a>  
+<a href="#CVII">CVII</a>  
+<a href="#CVIII">CVIII</a>  
+<a href="#CIX">CIX</a>  
+<a href="#CX">CX</a>  
+<a href="#CXI">CXI</a>  
+<a href="#CXII">CXII</a>  
+<a href="#CXIII">CXIII</a>  
+<a href="#CXIV">CXIV</a>  
+<a href="#CXV">CXV</a>  
+<a href="#CXVI">CXVI</a>  
+<a href="#CXVII">CXVII</a>  
+<a href="#CXVIII">CXVIII</a>  
+<a href="#CXIX">CXIX</a>  
+<a href="#CXX">CXX</a>  
+<a href="#CXXI">CXXI</a>  
+<a href="#CXXII">CXXII</a>  
+<a href="#CXXIII">CXXIII</a>  
+<a href="#CXXIV">CXXIV</a>  
+<a href="#CXXV">CXXV</a>  
+<a href="#CXXVI">CXXVI</a>  
+<a href="#CXXVII">CXXVII</a>  
+<a href="#CXXVIII">CXXVIII</a>  
+<a href="#CXXIX">CXXIX</a>  
+<a href="#CXXX">CXXX</a>  
+<a href="#CXXXI">CXXXI</a>  
+<a href="#CXXXII">CXXXII</a>  
+<a href="#CXXXIII">CXXXIII</a>  
+<a href="#CXXXIV">CXXXIV</a>  
+<a href="#CXXXV">CXXXV</a>  
+<a href="#CXXXVI">CXXXVI</a>  
+<a href="#CXXXVII">CXXXVII</a>  
+<a href="#CXXXVIII">CXXXVIII</a>  
+<a href="#CXXXIX">CXXXIX</a>  
+<a href="#CXL">CXL</a>  
+<a href="#CXLI">CXLI</a>  
+<a href="#CXLII">CXLII</a>  
+<a href="#CXLIII">CXLIII</a>  
+<a href="#CXLIV">CXLIV</a>  
+<a href="#CXLV">CXLV</a>  
+<a href="#CXLVI">CXLVI</a>  
+<a href="#CXLVII">CXLVII</a>  
+<a href="#CXLVIII">CXLVIII</a>  
+<a href="#CXLIX">CXLIX</a>  
+<a href="#CL">CL</a>  
+<a href="#CLI">CLI</a>  
+<a href="#CLII">CLII</a>  
+<a href="#CLIII">CLIII</a>  
+<a href="#CLIV">CLIV</a>  
+<a href="#CLV">CLV</a>  
+<a href="#CLVI">CLVI</a>  
+<a href="#CLVII">CLVII</a>  
+<a href="#CLVIII">CLVIII</a>  
+<a href="#CLIX">CLIX</a>  
+<a href="#CLX">CLX</a>  
+<a href="#CLXI">CLXI</a>  
+<a href="#CLXII">CLXII</a>  
+<a href="#CLXIII">CLXIII</a>  
+<a href="#CLXIV">CLXIV</a>  
+<a href="#CLXV">CLXV</a>  
+<a href="#CLXVI">CLXVI</a>  
+<a href="#CLXVII">CLXVII</a>  
+<a href="#CLXVIII">CLXVIII</a>  
+<a href="#CLXIX">CLXIX</a>  
+<a href="#CLXX">CLXX</a>  
+<a href="#CLXXI">CLXXI</a>  
+<a href="#CLXXII">CLXXII</a>  
+<a href="#CLXXIII">CLXXIII</a>  
+<a href="#CLXXIV">CLXXIV</a>  
+<a href="#CLXXV">CLXXV</a>  
+<a href="#CLXXVI">CLXXVI</a>  
+<a href="#CLXXVII">CLXXVII</a>  
+<a href="#CLXXVIII">CLXXVIII</a>  
+<a href="#CLXXIX">CLXXIX</a>  
+<a href="#CLXXX">CLXXX</a>  
+<a href="#CLXXXI">CLXXXI</a>  
+<a href="#CLXXXII">CLXXXII</a>  
+<a href="#CLXXXIII">CLXXXIII</a>  
+<a href="#CLXXXIV">CLXXXIV</a>  
+<a href="#CLXXXV">CLXXXV</a>  
+<a href="#CLXXXVI">CLXXXVI</a>  
+<a href="#CLXXXVII">CLXXXVII</a>  
+<a href="#CLXXXVIII">CLXXXVIII</a>  
+<a href="#CLXXXIX">CLXXXIX</a>  
+<a href="#CXC">CXC</a>  
+<a href="#CXCI">CXCI</a>  
+<a href="#CXCII">CXCII</a>  
+<a href="#CXCIII">CXCIII</a>  
+<a href="#CXCIV">CXCIV</a>  
+<a href="#CXCV">CXCV</a>  
+<a href="#CXCVI">CXCVI</a>  
+<a href="#CXCVII">CXCVII</a>  
+<a href="#CXCVIII">CXCVIII</a>  
+<a href="#CXCIX">CXCIX</a>  
+<a href="#CC">CC</a>  
+<a href="#CCI">CCI</a>  
+<a href="#CCII">CCII</a>  
+<a href="#CCIII">CCIII</a>  
+<a href="#CCIV">CCIV</a>  
+<a href="#CCV">CCV</a>  
+<a href="#CCVI">CCVI</a>  
+<a href="#CXVII">CXVII</a>  
+<a href="#CCVIII">CCVIII</a>  
+<a href="#CCIX">CCIX</a>  
+<a href="#CCX">CCX</a>  
+<a href="#CCXI">CCXI</a>  
+<a href="#CCXII">CCXII</a>  
+<a href="#CCXIII">CCXIII</a>  
+<a href="#CCXIV">CCXIV</a>  
+<a href="#CCXV">CCXV</a>  
+<a href="#CCXVI">CCXVI</a>  
+<a href="#CCXVII">CCXVII</a>  
+<a href="#CCXVIII">CCXVIII</a>  
+<a href="#CCXIX">CCXIX</a>  
+<a href="#CCXX">CCXX</a>  
+<a href="#CCXXI">CCXXI</a>  
+<a href="#CCXXII">CCXXII</a>  
+<a href="#CCXXIII">CCXXIII</a>  
+<a href="#CCXXIV">CCXXIV</a>  
+<a href="#CCXXV">CCXXV</a>  
+<a href="#CCXXVI">CCXXVI</a>  
+<a href="#CCXXVII">CCXXVII</a>  
+<a href="#CCXXVIII">CCXXVIII</a>  
+<a href="#CCXXIX">CCXXIX</a>  
+<a href="#CCXXX">CCXXX</a>  
+<a href="#CCXXXI">CCXXXI</a>  
+<a href="#CCXXXII">CCXXXII</a>  
+<a href="#CCXXXIII">CCXXXIII</a>  
+<a href="#CCXXXIV">CCXXXIV</a>  
+<a href="#CCXXXV">CCXXXV</a>  
+<a href="#CCXXXVI">CCXXXVI</a>  
+<a href="#CCXXXVII">CCXXXVII</a>  
+<a href="#CCXXXVIII">CCXXXVIII</a>  
+<a href="#CCXXXIX">CCXXXIX</a>  
+<a href="#CCXL">CCXL</a>  
+<a href="#CCXLI">CCXLI</a>  
+<a href="#CCXLII">CCXLII</a>  
+<a href="#CCXLIII">CCXLIII</a>  
+<a href="#CCXLIV">CCXLIV</a>  
+<a href="#CCXLV">CCXLV</a>  
+<a href="#CCXLVI">CCXLVI</a>  
+<a href="#CCXLVII">CCXLVII</a>  
+<a href="#CCXLVIII">CCXLVIII</a>  
+<a href="#CCXLIX">CCXLIX</a>  
+<a href="#CCL">CCL</a>  
+<a href="#CCLI">CCLI</a>  
+<a href="#CCLII">CCLII</a>  
+<a href="#CCLIII">CCLIII</a>  
+<a href="#CCLIV">CCLIV</a>  
+<a href="#CCLV">CCLV</a>  
+<a href="#CCLVI">CCLVI</a>  
+<a href="#CCLVII">CCLVII</a>  
+<a href="#CCLVIII">CCLVIII</a>  
+<a href="#CCLIX">CCLIX</a>  
+<a href="#CCLX">CCLX</a>  
+<a href="#CCLXI">CCLXI</a>  
+<a href="#CCLXII">CCLXII</a>  
+<a href="#CCLXIII">CCLXIII</a>  
+<a href="#CCLXIV">CCLXIV</a>  
+<a href="#CCLXV">CCLXV</a>  
+<a href="#CCLXVI">CCLXVI</a>  
+<a href="#CCLXVII">CCLXVII</a>  
+<a href="#CCLXVIII">CCLXVIII</a>  
+<a href="#CCLXIX">CCLXIX</a>  
+<a href="#CCLXX">CCLXX</a>  
+<a href="#CCLXXI">CCLXXI</a>  
+<a href="#CCLXXII">CCLXXII</a>  
+<a href="#CCLXXIII">CCLXXIII</a>  
+<a href="#CCLXXIV">CCLXXIV</a>  
+<a href="#CCLXXV">CCLXXV</a>  
+<a href="#CCLXXVI">CCLXXVI</a>  
+<a href="#CCLXXVII">CCLXXVII</a>  
+<a href="#CCLXXVIII">CCLXXVIII</a>  
+<a href="#CCLXXIX">CCLXXIX</a>  
+<a href="#CCLXXX">CCLXXX</a>  
+<a href="#CCLXXXI">CCLXXXI</a>  
+<a href="#CCLXXXII">CCLXXXII</a>  
+<a href="#CCLXXXIII">CCLXXXIII</a>  
+<a href="#CCLXXXIV">CCLXXXIV</a>  
+<a href="#CCLXXXV">CCLXXXV</a>  
+<a href="#CCLXXXVI">CCLXXXVI</a>  
+<a href="#CCLXXXVII">CCLXXXVII</a>  
+<a href="#CCLXXXVIII">CCLXXXVIII</a>  
+<a href="#CCLXXXIX">CCLXXXIX</a>  
+<a href="#CCXC">CCXC</a>  
+<a href="#CCXCI">CCXCI</a>  
+<a href="#CCXCII">CCXCII</a>  
+<a href="#CCXCIII">CCXCIII</a>  
+<a href="#CCXCIV">CCXCIV</a>  
+<a href="#CCXCV">CCXCV</a>  
+<a href="#CCXCVI">CCXCVI</a>  
+<a href="#CCXCVII">CCXCVII</a>  
+<a href="#CCXCVIII">CCXCVIII</a>  
+<a href="#CCXCIX">CCXCIX</a>  
+<a href="#CCC">CCC</a>  
+<a href="#CCCI">CCCI</a>  
+<a href="#CCCII">CCCII</a>  
+<a href="#CCCIII">CCCIII</a>  
+<a href="#CCCIV">CCCIV</a>  
+<a href="#CCCV">CCCV</a>  
+<a href="#CCCVI">CCCVI</a>  
+<a href="#CCCVII">CCCVII</a>  
+<a href="#CCCVIII">CCCVIII</a>  
+<a href="#CCCIX">CCCIX</a>  
+<a href="#CCCX">CCCX</a>  
+<a href="#CCCXI">CCCXI</a>  
+<a href="#CCCXII">CCCXII</a>  
+<a href="#CCCXIII">CCCXIII</a>  
+<a href="#CCCXIV">CCCXIV</a>  
+<a href="#CCCXV">CCCXV</a>  
+<a href="#CCCXVI">CCCXVI</a>  
+<a href="#CCCXVII">CCCXVII</a>  
+<a href="#CCCXVIII">CCCXVIII</a>  
+<a href="#CCCXIX">CCCXIX</a>  
+<a href="#CCCXX">CCCXX</a>  
+<a href="#CCCXXI">CCCXXI</a>  
+<a href="#CCCXXII">CCCXXII</a>  
+<a href="#CCCXXIII">CCCXXIII</a>  
+<a href="#CCCXXIV">CCCXXIV</a>  
+<a href="#CCCXXV">CCCXXV</a>  
+<a href="#CCCXXVI">CCCXXVI</a>  
+<a href="#CCCXXVII">CCCXXVII</a>  
+<a href="#CCCXXVIII">CCCXXVIII</a>  
+<a href="#CCCXXIX">CCCXXIX</a>  
+<a href="#CCCXXX">CCCXXX</a>  
+<a href="#CCCXXXI">CCCXXXI</a>  
+<a href="#CCCXXXII">CCCXXXII</a>  
+<a href="#CCCXXXIII">CCCXXXIII</a>  
+<a href="#CCCXXXIV">CCCXXXIV</a>  
+<a href="#CCCXXXV">CCCXXXV</a>  
+<a href="#CCCXXXVI">CCCXXXVI</a>  
+<a href="#CCCXXXVII">CCCXXXVII</a>  
+<a href="#CCCXXXVIII">CCCXXXVIII</a>  
+<a href="#CCCXXXIX">CCCXXXIX</a>  
+<a href="#CCCXL">CCCXL</a>  
+</p>
+
+<div class="tnote">
+
+<h2>Nota del Trascrittore</h2>
+
+<p>Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le numerose grafie alternative (imperatore/imperadore, cadavere/cadavero, radunare/raunare, domestico/dimestico, giungere/giugnere, nascoste/nascose, Svetonius/Suetonius, sessantatrè/sessantatre, arringare/aringare e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.</p>
+<p>Nella prima nota relativa all'anno LVII manca nell'originale il numero di capitolo.</p> <p>Per facilitare la consultazione è stato aggiunto un indice alla fine del testo.</p>
+</div>
+
+
+
+
+
+
+
+
+<pre>
+
+
+
+
+
+End of the Project Gutenberg EBook of Annali d'Italia, vol. 1, by
+Lodovico Antonio Muratori
+
+*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ANNALI D'ITALIA, VOL. 1 ***
+
+***** This file should be named 39704-h.htm or 39704-h.zip *****
+This and all associated files of various formats will be found in:
+ http://www.gutenberg.org/3/9/7/0/39704/
+
+Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara
+Magni and the Online Distributed Proofreading Team at
+http://www.pgdp.net (This file was produced from images
+generously made available by The Internet Archive)
+
+
+Updated editions will replace the previous one--the old editions
+will be renamed.
+
+Creating the works from public domain print editions means that no
+one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
+(and you!) can copy and distribute it in the United States without
+permission and without paying copyright royalties. Special rules,
+set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
+copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
+protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark. Project
+Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
+charge for the eBooks, unless you receive specific permission. If you
+do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
+rules is very easy. You may use this eBook for nearly any purpose
+such as creation of derivative works, reports, performances and
+research. They may be modified and printed and given away--you may do
+practically ANYTHING with public domain eBooks. Redistribution is
+subject to the trademark license, especially commercial
+redistribution.
+
+
+
+*** START: FULL LICENSE ***
+
+THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
+PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK
+
+To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
+distribution of electronic works, by using or distributing this work
+(or any other work associated in any way with the phrase "Project
+Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
+Gutenberg-tm License (available with this file or online at
+http://gutenberg.org/license).
+
+
+Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
+electronic works
+
+1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
+electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
+and accept all the terms of this license and intellectual property
+(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all
+the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
+all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
+If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
+Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
+terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
+entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.
+
+1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be
+used on or associated in any way with an electronic work by people who
+agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few
+things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
+even without complying with the full terms of this agreement. See
+paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project
+Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
+and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
+works. See paragraph 1.E below.
+
+1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
+or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
+Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual works in the
+collection are in the public domain in the United States. If an
+individual work is in the public domain in the United States and you are
+located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
+copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
+works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
+are removed. Of course, we hope that you will support the Project
+Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
+freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
+this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
+the work. You can easily comply with the terms of this agreement by
+keeping this work in the same format with its attached full Project
+Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.
+
+1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern
+what you can do with this work. Copyright laws in most countries are in
+a constant state of change. If you are outside the United States, check
+the laws of your country in addition to the terms of this agreement
+before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
+creating derivative works based on this work or any other Project
+Gutenberg-tm work. The Foundation makes no representations concerning
+the copyright status of any work in any country outside the United
+States.
+
+1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg:
+
+1.E.1. The following sentence, with active links to, or other immediate
+access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
+whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
+phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
+Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
+copied or distributed:
+
+This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
+almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
+re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
+with this eBook or online at www.gutenberg.org/license
+
+1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
+from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
+posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
+and distributed to anyone in the United States without paying any fees
+or charges. If you are redistributing or providing access to a work
+with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
+work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
+through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
+Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
+1.E.9.
+
+1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
+with the permission of the copyright holder, your use and distribution
+must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
+terms imposed by the copyright holder. Additional terms will be linked
+to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
+permission of the copyright holder found at the beginning of this work.
+
+1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
+License terms from this work, or any files containing a part of this
+work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.
+
+1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
+electronic work, or any part of this electronic work, without
+prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
+active links or immediate access to the full terms of the Project
+Gutenberg-tm License.
+
+1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary,
+compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
+word processing or hypertext form. However, if you provide access to or
+distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
+"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
+posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
+you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
+copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
+request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
+form. Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
+License as specified in paragraph 1.E.1.
+
+1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
+performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
+unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.
+
+1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing
+access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
+that
+
+- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
+ the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
+ you already use to calculate your applicable taxes. The fee is
+ owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
+ has agreed to donate royalties under this paragraph to the
+ Project Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments
+ must be paid within 60 days following each date on which you
+ prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
+ returns. Royalty payments should be clearly marked as such and
+ sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
+ address specified in Section 4, "Information about donations to
+ the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."
+
+- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
+ you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
+ does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
+ License. You must require such a user to return or
+ destroy all copies of the works possessed in a physical medium
+ and discontinue all use of and all access to other copies of
+ Project Gutenberg-tm works.
+
+- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
+ money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
+ electronic work is discovered and reported to you within 90 days
+ of receipt of the work.
+
+- You comply with all other terms of this agreement for free
+ distribution of Project Gutenberg-tm works.
+
+1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
+electronic work or group of works on different terms than are set
+forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
+both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
+Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark. Contact the
+Foundation as set forth in Section 3 below.
+
+1.F.
+
+1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
+effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
+public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
+collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
+works, and the medium on which they may be stored, may contain
+"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
+corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
+property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
+computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
+your equipment.
+
+1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
+of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
+Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
+Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
+liability to you for damages, costs and expenses, including legal
+fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
+LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
+PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
+TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
+LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
+INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
+DAMAGE.
+
+1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
+defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
+receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
+written explanation to the person you received the work from. If you
+received the work on a physical medium, you must return the medium with
+your written explanation. The person or entity that provided you with
+the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
+refund. If you received the work electronically, the person or entity
+providing it to you may choose to give you a second opportunity to
+receive the work electronically in lieu of a refund. If the second copy
+is also defective, you may demand a refund in writing without further
+opportunities to fix the problem.
+
+1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth
+in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
+WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
+WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.
+
+1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied
+warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
+If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
+law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
+interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
+the applicable state law. The invalidity or unenforceability of any
+provision of this agreement shall not void the remaining provisions.
+
+1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
+trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
+providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
+with this agreement, and any volunteers associated with the production,
+promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
+harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
+that arise directly or indirectly from any of the following which you do
+or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
+work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
+Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.
+
+
+Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm
+
+Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
+electronic works in formats readable by the widest variety of computers
+including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
+because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
+people in all walks of life.
+
+Volunteers and financial support to provide volunteers with the
+assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
+goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
+remain freely available for generations to come. In 2001, the Project
+Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
+and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
+To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
+and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
+and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.
+
+
+Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
+Foundation
+
+The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
+501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
+state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
+Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
+number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
+http://pglaf.org/fundraising. Contributions to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
+permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
+
+The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
+Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
+throughout numerous locations. Its business office is located at
+809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
+business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
+information can be found at the Foundation's web site and official
+page at http://pglaf.org
+
+For additional contact information:
+ Dr. Gregory B. Newby
+ Chief Executive and Director
+ gbnewby@pglaf.org
+
+
+Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg
+Literary Archive Foundation
+
+Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
+spread public support and donations to carry out its mission of
+increasing the number of public domain and licensed works that can be
+freely distributed in machine readable form accessible by the widest
+array of equipment including outdated equipment. Many small donations
+($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
+status with the IRS.
+
+The Foundation is committed to complying with the laws regulating
+charities and charitable donations in all 50 states of the United
+States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
+considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
+with these requirements. We do not solicit donations in locations
+where we have not received written confirmation of compliance. To
+SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
+particular state visit http://pglaf.org
+
+While we cannot and do not solicit contributions from states where we
+have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
+against accepting unsolicited donations from donors in such states who
+approach us with offers to donate.
+
+International donations are gratefully accepted, but we cannot make
+any statements concerning tax treatment of donations received from
+outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
+
+Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
+methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
+ways including checks, online payments and credit card donations.
+To donate, please visit: http://pglaf.org/donate
+
+
+Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic
+works.
+
+Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
+concept of a library of electronic works that could be freely shared
+with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
+Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.
+
+
+Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
+editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
+unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily
+keep eBooks in compliance with any particular paper edition.
+
+
+Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
+
+ http://www.gutenberg.org
+
+This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
+including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
+Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
+subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
+
+
+</pre>
+
+</body>
+</html>
diff --git a/39704-h/images/cover.jpg b/39704-h/images/cover.jpg
new file mode 100644
index 0000000..a13bb0a
--- /dev/null
+++ b/39704-h/images/cover.jpg
Binary files differ
diff --git a/39704-h/images/ritratto.jpg b/39704-h/images/ritratto.jpg
new file mode 100644
index 0000000..b8f5d1a
--- /dev/null
+++ b/39704-h/images/ritratto.jpg
Binary files differ