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- Donna Paola
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-
-Title: Donna Paola
-
-Author: Matilde Serao
-
-Release Date: April 26, 2012 [EBook #39541]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DONNA PAOLA ***
-
-
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-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
-
- _Piccola collezione «Margherita»_
-
-
- MATILDE SERAO
-
-
- _Donna Paola_
-
-
- Disegni di _A. Terzi_
-
- Incisioni del prof. _Orlando_
-
-
- _ROMA_
-
- _Enrico Voghera, Editore_
-
- _Via Nazionale, 201_
-
- --
-
- 1897
-
-
-
-
- _La presente opera_
- _è messa sotto la tutela_
- _delle vigenti leggi e trattati_
- _di proprietà_
- _letteraria ed artistica._
-
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-
- *INDICE*
-
- Donna Paola.
-
- Molti anni dopo.
-
- Il mio segreto.
-
- ----
-
-
-
-
-
- Donna Paola.
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-
-
-
-
-
-
- I.
-
-
-Fulvio s'inchinò, prese dalla mano di Paola il gelato che ella,
-sorridendo dolcissimamente, gli porgeva, e le disse, guardandola negli
-occhi:
-
--- Vi amo.
-
--- Non dovete amarmi -- mormorò lei senza scomporsi, seguitando a
-sorridere.
-
--- E perchè?
-
--- Perchè ho marito -- ribattè ella, ma placidamente.
-
-E gli occhi di Fulvio, di un tetro azzurro, lampeggiarono di passione.
-Ella restava innanzi a lui, senza mostrare alcun turbamento, sorridendo
-ancora, tutta rossa, con le belle braccia bianche e prosciolte sotto il
-merletto nero delle maniche. Sul merletto nero e sulle bianche braccia
-scintillavano i braccialetti gemmati: erano ricaduti sui polsi, ella si
-occupò a risollevarli verso il gomito, con molta cura, giocherellando
-con le catenine d'oro, coi cerchiolini sottilissimi. Irritato, Fulvio
-batteva col cucchiaino sul piattello del gelato:
-
--- Andatevene -- mormorò a un tratto, soffocando di collera -- siete una
-donna odiosa, io vi detesto.
-
-Paola crollò lievemente il capo, come si fa per un malato incurabile, e
-si allontanò da Fulvio. La brigata si aggruppava attorno al pianoforte,
-dove un maestro giovane, pallido, con un grosso ciuffo di capelli neri
-sulla fronte, accompagnava il canto di una fanciulla gracile,
-biancovestita, con un filo di voce simpatica, che cantava una romanza di
-Bizet. La romanza era di carattere orientale, una nenia bizzarra, a
-volte piena di strilli allegri, a volte piena di lunghi singulti: e due
-o tre signore s'illanguidivano, lasciavano liquefare il gelato nel
-piattello, prese dal delicato lamento della fanciulla orientale: il
-marito di Paola si dondolava in una poltrona, fumando, tranquillo,
-guardando con occhio distratto la svelta figura di sua moglie, tutta
-vestita di nero, tutta scintillante di perline nere. La freschissima
-brezza marina entrava dalle quattro finestre di quel lungo salone:
-appoggiato alla finestra, Fulvio guardava il mare, come assorbito. Ora
-Paola offriva le sigarette ai giovinotti e alle signore che osavano
-fumare. E la mano che porgeva il porta-sigarette era così bianca, così
-pura di linee, che Fulvio sentì distruggersi di tenerezza.
-
--- Perdonatemi -- fece lui levandole in faccia gli occhi supplichevoli.
-
--- Amico, non ho nulla da perdonarvi -- disse Paola, soavemente.
-
--- Sono un brutale: voi siete buona.
-
--- No, no -- e fece per ritirarsi.
-
--- Non restate mai un momento accanto a me -- mormorò lui con voce di
-pianto.
-
--- Non posso, amico; questi signori hanno bisogno di fumare. Ecco là mio
-marito senza sigarette.
-
-S'involò, leggiadra, offrì le sigarette a suo marito, sorridendogli. Il
-marito la guardava quietamente, con un'aria soddisfatta di uomo dalla
-felicità imperturbabile e sceglieva la sigaretta, a lungo scherzando con
-le dita della moglie. Pareva che si dicessero tante cose, marito e
-moglie, tante cose d'amore: ed erano così giovani, così belli, così ben
-accoppiati, che i loro amici li consideravano con compiacenza, come si
-guardano due fidanzati. Tutto solo appoggiato alla finestra, Fulvio
-fissava la scena e impallidiva: fece due o tre passi avanti. Ma, ecco,
-ella veniva di nuovo a lui, snella, leggiera.
-
--- La sigaretta è spenta, volete del fuoco?
-
--- Non temete voi -- fece lui, a denti stretti, ma col più amabile fra i
-sorrisi -- non temete voi che io uccida vostro marito?
-
--- La spagnoletta è spenta... guardate...
-
--- Vedrete che lo uccido, signora.
-
-Senza più dirgli nulla, fattasi un po' seria nella faccia, Paola si
-allontanò da lui, a rilento, come se l'avesse colpita una parola
-dolorosa. Ora tutti complimentavano la signorina Sofia che aveva cantato
-così bene _les adieux de l'hôtesse arabe_: e la gracile fanciulla, tutta
-malinconica, sorrideva mestamente.
-
--- Vi piace Bizet? -- chiese Sofia a Fulvio, che si era accostato al
-resto della brigata.
-
--- Bizet? -- fece lui come trasognato.
-
--- Sì: vi domandavo se vi piace.
-
--- Assai -- mormorò lui distratto.
-
-La fanciulla gracile e mesta lo guardò e ripetette, come fra sè, le
-prime parole della romanza francese:
-
--- _Puisque rien ne t'arrête..._
-
-Ma egli non udì, concentrato nei suoi pensieri.
-
--- _... adieu bel étranger_ -- finì Sofia pianissimamente.
-
-Attorno al pianoforte, ora si rideva. Il maestro giovanetto, pallido,
-col grosso ciuffo di capelli neri sulla fronte, arrivato da poco da
-Londra, raccontava a quei suoi amici napoletani l'ostinazione delle
-_misses_ e delle _mistresses_ inglesi a voler imparare le patetiche
-romanze italiane; ne rifaceva le smorfie e le contorsioni, vivacemente,
-col brio del napoletano che si vendica della lunga stagione di nebbia
-sopportata a malincuore. Tutti ridevano, specialmente il marito di
-Paola: Paola, ritta in piedi, si sventolava col grande ventaglio di raso
-nero, dove un pittore fantastico aveva dipinto un paesaggio lunare. E
-Fulvio, non potendo parlare, guardava Paola: la guardava con tanta
-intensità, con una fissità così ardente, che a lei le palpebre
-batterono, due o tre volte, quasi per fastidio. Ma lui non si scosse,
-avvinto, ipnotizzato, bevendo dagli occhi di lei che non lo guardavano,
-il fascino invincibile: ed ella, naturalmente, come se la luce soverchia
-la infastidisse, levò l'ampio ventaglio di raso nero e si nascose il
-volto. Ora Fulvio non vedeva che il busto scintillante di perline nere e
-la mano sottile levata, premente le stecche nere del ventaglio: una vela
-di raso nero gli celava la faccia di Paola: tutti ridevano per le
-caricature del maestro di musica. Fulvio aveva gli occhi pieni di
-lacrime. Sofia lo guardava, con un lievissimo, malinconico sorriso.
-
-Ma un delicato suono di mandolino entrò dalle finestre che davano sul
-mare: le risa tacquero, tutti tesero gli orecchi. Il suono si
-avvicinava: e la brigata, come attratta, si affollò alla porta che dava
-sul terrazzo. Nero era il mare, nella notte nera: altissime, tremolavano
-le stelle sul cielo nero. Attraverso l'oscurità del mare una barchetta
-passava, portando a prora una fiaccola sanguigna che si rifletteva
-nell'acqua e vi metteva una vampa; sulla barchetta qualcuno suonava il
-mandolino, ma non si distingueva chi fosse; qualche cosa biancheggiava,
-come il vestito d'una donna. E la facella sanguigna rifletteva la sua
-luce sul mare, e il mandolino invisibile si lamentava, e l'ombra bianca
-era immobile, e la barchetta filava; un silenzio aveva colto la lieta
-brigata.
-
--- È una romanza in azione -- disse il maestro di musica rompendo il
-silenzio.
-
--- Duetto d'amore -- strillò un giovanotto.
-
--- Non li disturbiamo -- disse soavemente Paola.
-
--- Ehi, della barca! -- urlò il marito di Paola, come per contraddire
-sua moglie -- buonasera, buonasera, divertitevi!
-
-Tutta la brigata ripetette:
-
--- Buonasera, buonasera, divertitevi!
-
-Subito, immergendosi nell'acqua marina, la fiaccola sanguigna si spense,
-il mandolino tacque, la barchetta vogò nella tenebra e nel silenzio.
-
--- Troppa superbia, o innamorati! -- strillò il marito di Paola.
-
--- Beati loro! -- disse Fulvio.
-
--- Perchè li invidii? -- chiese il maestro di musica. -- Napoli ha le
-sue spiaggie piene di barchette e le sue case piene di vestiti bianchi.
-
--- Nè vi è scarsezza di mandolini -- aggiunse il marito di Paola.
-
--- Che m'importa della barchetta e della musica e del vestito bianco!
-quelli si amano: io li invidio.
-
--- Oh il sentimentale, il sentimentale! -- esclamarono due o tre.
-
--- L'amore è una bellissima cosa -- disse Fulvio, con una convinzione
-profonda.
-
--- Che scoperta, perdio! -- gridò il marito di Paola.
-
--- Bisogna ammogliarsi -- disse il maestro di musica. -- Fulvio, guardò
-la signora Paola e suo marito: bisogna ammogliarsi.
-
--- Bisogna ammogliarsi -- ripetette soavemente Paola.
-
--- Bisogna morire -- mormorò Fulvio.
-
-Ma gli amici e le amiche rientravano nel salone: si combinava per la
-sera seguente, una gita per mare, con due barchette, con musica. Non era
-meglio aspettare che venisse la luna? Ma no, le gite con la luna sono
-volgari, non si ha paura di nulla, ci si vede troppo chiaro: è meglio
-andare nella notte, come la barchetta degli amanti. Questo dicevano le
-signore; i signori proponevano di portare la cena. Sulla soglia della
-porta, verso il terrazzo, Paola disse a Fulvio, da lontano:
-
--- Siete anche voi della gita?
-
--- No, no, sentite... -- disse lui con voce soffocata.
-
-Ma ella non uscì sul terrazzo. Qualche signora parlava di andar via: ma
-per trattenere gli invitati ancora un poco, Sofia si mise a cantare il
-_valtzer_ dell'_Ombra_ nella _Dinorah_. La gente, in piedi, ascoltava;
-ma la breve voce simpatica della fanciulla non arrivava a eseguire quei
-trilli complicati, quelle risposte dell'eco. Sibbene ella cantava quel
-_valtzer_ come se piangesse, e invero quella musica, che è il pianto di
-una illusione, pareva un singulto di dolcissima follia.
-
--- Datemi il mio ventaglio -- disse Paola dolcemente a Fulvio, che se ne
-stava solo solo sul terrazzo.
-
--- No, se non mi sentite -- disse lui, tenendosi il ventaglio stretto
-alle labbra.
-
--- Datemi il mio ventaglio -- ripetette ella con fermezza e con
-dolcezza.
-
--- Sentitemi, sentitemi, ve ne scongiuro, è una cosa gravissima...
-
-Paola non gli diede più retta, rientrò nel salone; ora il cameriere
-portava attorno dei bicchieri pieni di malaga dove un pezzo di ghiaccio
-galleggiava, ed ella girava premurosa, sorridente, serena. Quando ebbe
-compiuto il suo giro, naturalmente si rammentò dell'altro suo ospite che
-stava solo, nell'ombra, sul terrazzo, fra la nerezza del cielo e quella
-del mare.
-
--- Datemi il ventaglio, amico.
-
--- Sentitemi... -- disse lui, ancora.
-
-E la voce era così piena di dolore, che ella si arrestò.
-
-Nella sala, adesso, con la nova allegria del vino, cantavano un coro
-napoletano. Ella ascoltava le parole di Fulvio.
-
--- Sentite. Io debbo parlarvi. Debbo dirvi delle cose gravissime. Non
-m'interrompete, Paola, ve ne prego. Ascoltate: ho da dirvi, da dirvi
-tante cose. Ma le dico presto, non dubitate. Ora non posso dirle. Vi è
-gente di là, gente felice; io sono infelicissimo, Paola, se voi non
-ascoltate quello che ho a dirvi. Siate paziente, ve ne prego. Io soffro
-assai. Voi non soffrite, lo so; ma siete assai compassionevole. Ho da
-parlarvi, dunque. Dobbiamo esser soli. Sentite. Io non lascio questo
-terrazzo. Chiudete la porta, crederanno che io sia andato via. Ve ne
-prego, chiudetela. Vostro marito andrà a letto..... e io voglio
-parlarvi. Aspetterò qui fuori, quanto vorrete. Quando egli dorme,
-venite.
-
--- Non verrò -- disse lei, soavemente.
-
--- Sentite, Paola, io sono come in punto di morte. Di là cantano e
-ridono; qui vi è un agonizzante.
-
--- Io non verrò -- ripetette lei, senza turbarsi.
-
--- Sentite ancora. Ve ne scongiuro, in nome della vostra coscienza di
-donna onesta, per la vostra virtù di fanciulla e di sposa, per la vostra
-dolcezza e per la vostra pietà, non mi negate quest'ultimo favore.....
-
--- Non verrò.
-
--- Se non venite, io mi ammazzo, Paola.
-
-Ella lo guardò un minuto secondo.
-
--- Io mi ammazzo, Paola, se non venite. Siete una cristiana. Non
-lascerete morire un uomo così.
-
--- Verrò -- disse lei.
-
-
-
- II.
-
-
-E venne. La notte era alta, oramai, sul golfo napoletano e lontanissime,
-scintillavano le tremolanti stelle; sulla deserta strada di Posillipo,
-che sovrastava alla terrazza della villa, una fila di lumi correva sino
-a Napoli; alta la solitudine, alto il silenzio. Le imposte del balcone
-che davano sul terrazzo si schiusero pianissimamente e un'ombra bianca,
-lieve lieve, scivolò sino a Fulvio che aspettava da tre ore.
-
--- Grazie -- disse lui, cercando di vedere il volto di Paola all'oscuro.
-
--- Noi siamo in fiero pericolo di morte -- rispose lei con molta
-dolcezza.
-
--- Lo so -- e chinò il capo.
-
-Egli non parlava. Invece, nel momento che aveva strappato a Paola la
-fatale promessa, la sua passione era in uno stato di esaltamento. Nella
-prima ora di aspettativa egli non aveva fatto altro che ripetere a sè
-stesso, affannosamente, turbinosamente, quello che voleva dire a Paola;
-e certe parole, certe frasi, mormorate sottovoce a sè stesso, lo avevano
-affogato di emozione. Ella non veniva ancora. Sentiva che andavano e
-venivano, per casa, i servi, riordinando le stanze, chiudendo le
-finestre; sentiva le voci tranquille di Paola e di suo marito, che
-discorrevano; ma non poteva udire le parole. Poi tutto fu chiuso, si
-spensero i lumi, un grande silenzio regnò. Egli cominciò a tremare
-d'impazienza, non osando muoversi, raggricchiato al suo posto, coi nervi
-che vibravano, ripetendo confusamente, a brani, quello che voleva dire a
-Paola, come un bimbo disperato cerca invano di raccapezzarsi nella
-lezione imparata a mente. Paola non veniva. Egli aveva contato cento
-volte i lampioni a gas sulla via di Posillipo; erano trentatre, gli
-altri si perdevano in una fila di luce. Per ingannare il tempo pensò di
-contare le stelle; ma ci si perdette. Quante ore erano passate? Quella
-notte era dunque eterna? E una disperazione rassegnata lo colse, lo
-abbattè; forse Paola non sarebbe mai venuta. A lui non restava che
-buttarsi di sotto, nel mare; giammai si sarebbe fatto cogliere dal
-giorno, dal sole, su quella terrazza. E tale idea, tale soluzione lo
-quietò. Un accasciamento profondo lo cinse e non seppe più nulla del
-tempo e del luogo. Tanto che lo schiudersi del balcone e l'ombra di
-Paola lo fecero appena trasalire. Ora, non trovava più nulla da dirle.
-Tutto era finito, egli poteva buttarsi di sotto, nel mare nero.
-
--- Che avete a dirmi, amico?
-
--- Che vi amo.
-
--- Me lo avete già detto. Null'altro? -- e fece atto per andarsene.
-
--- Vi amo, vi amo, vi amo.
-
--- Amico, mio marito è di là che dorme. Se una zanzara gli fa udire la
-sua canzoncina, se un mobile scricchiola, se la vostra voce o la mia si
-levano un poco, egli si sveglia. Egli verrà qui e noi moriremo.
-
--- Questo cerco -- mormorò con voce cupa.
-
--- Morirei per voi, se vi amassi. Ma non vi amo.
-
--- E perchè vi esponete alla morte?
-
--- Per pietà.
-
--- Non sentite altro, per me?
-
--- Amicizia e pietà.
-
--- Voi altre donne siete infami.
-
--- Povero Fulvio! -- fece ella con dolcezza.
-
--- Vi proibisco di compatirmi. Dovete amarmi, capite? Questo sono venuto
-a dirvi.
-
--- Non posso amarvi.
-
--- Dovete. Ho il diritto di essere amato! Ah voi credete che sia nulla
-la esistenza di un uomo? Credete che sia nulla passare accanto a un uomo
-e togliergli tutto? Credete che sia nulla farlo agghiacciare di freddo e
-farlo avvampare, dandogli una febbre che mai non si placa? Credete voi
-che una donna possa impunemente guardare con dolcezza, sorridere con
-dolcezza, parlare con dolcezza, come voi guardate, sorridete, parlate? O
-maledetta dolcezza, maledetta dolcezza!
-
-Malgrado che le fosse molto vicino e quasi intuisse l'espressione del
-volto di Paola, egli non vide le lagrime che salivano agli occhi.
-
--- Perchè, infine, io ero una creatura felice. Io godevo la giovinezza e
-il sole e la lietezza del mio paese e la giocondità dei miei amici! Io
-avevo la serena indifferenza, la più grande felicità umana, io ero
-egoista, ma tranquillo; io mi lasciavo amare, e non cercavo che mi
-amassero. Sereno, sereno come Giove!
-
--- Dio vi possa ridare la serenità -- sussurrò lei, con dolcezza.
-
--- Dio... io non lo prego!
-
--- Lo prego io, sempre, perchè vi dia la pace.
-
--- O femmina ipocrita! non vi burlate anche del Signore, come vi burlate
-di me. Sentite. Voi dovete amarmi, per forza. Vi amo troppo, per non
-essere amato. Sarebbe una enorme ingiustizia. Non vi sono queste
-ingiustizie, nel mondo. Il mondo è equilibrato, tutto si pareggia. La
-mia fiamma è troppo viva, perchè non v'infiammi. Dovete amarmi.
-Lascerete vostro marito, vostra madre, la vostra casa, i vostri servi,
-tutto quello che avete amato, tutto quello che avete adorato: e verrete
-con me. Andremo lontano. Saremo assai felici, assai felici, vedrete.
-Saremo anche infelici, lo so; ma non importa, così è la vita. La
-passione è più forte di noi. Io vi adoro, Paola, andiamo via!
-
--- Voi siete pazzo, amico -- disse lei, appoggiando il gomito sul
-parapetto e guardando il mare, sotto.
-
--- No, o se vi piace, sono pazzo. Questo non importa. Sta che non posso
-vivere senza voi. Sta che ho bisogno di voi. Sta che vi voglio. Nessuno
-vi vuole come me; ora nulla resiste al magnetismo della volontà, essa
-liquefarebbe il diamante e spezzerebbe il ferro. Siete una donna, avete
-viscere umane, sentite, amate, odiate, sentirete il magnetismo
-dell'anima mia che vi vuole. Vostro marito vi ha, ma non vi vuole; è una
-bestia. Io l'odio ferocemente. Volevo ucciderlo stasera; lo ucciderò
-domani, se non venite via con me. Ma voi verrete. Siete venuta sul
-terrazzo, verrete via con me. Andiamo.
-
-E le prese la mano, risolutamente, per portarla via.
-
--- No -- disse lei.
-
--- Venite via.
-
--- No.
-
--- Perchè?
-
--- Perchè non vi amo.
-
--- O Paola, o Paola, non parlate così -- proruppe Fulvio, con voce di
-pianto.
-
--- Come volete che io parli?
-
--- Tacete piuttosto. Il suono della vostra voce, così dolce e così
-fredda mi fa disperare. Tacete ve ne prego.
-
-Ella tacque. Fulvio si era buttato con le braccia e col capo sul
-parapetto, soffocando i singhiozzi. Ella aveva chinato la testa sul
-petto, come se pensasse profondamente. Una carrozza passò sulla via di
-Posillipo, al trotto, un suono di risa squillanti arrivò. Paola levò il
-capo.
-
--- Non piangete, Fulvio.
-
--- Non piango -- disse lui, disperatamente.
-
--- Siate forte.
-
--- Sono assai forte.
-
--- Sentite, sentite quello che vi dice l'amica. Voi guarirete
-facilmente.
-
--- No, mai.
-
--- Guarirete. Siete onesto, voi?
-
--- Sono onesto.
-
--- Ebbene, guarirete. La passione è una cosa disonesta. Io ho marito,
-vedete. Questa sembra una risposta volgare; è onesta, invece. Quando
-siamo giovanette, la madre ci dice; l'uomo che sposate dovete amarlo. Se
-non potete amarlo dovete almeno rispettarlo, dovete essergli fedeli e
-obbedienti, conservargli il vostro corpo e la vostra anima, anche a
-costo di morire di dolore. E queste parole non solo le dice la madre, ma
-ce ne dà l'esempio quotidiano. Questo dovere di onestà, questa
-tradizione di fedeltà, questa eredità di virtù, ci si trasmette nel
-sangue di madre in figlia. Non vi è nulla di sublime, vedete; è un
-dovere, si compie.
-
--- E si muore, Paola.
-
--- Non si muore. La passione, cieca, insulta il marito, il buon marito
-che dorme di là, calmo, fidente, senza un sospetto. Questa è la grande
-ingiustizia. Perchè, infine, l'uomo che si sposa, anche quando fa un
-matrimonio di interesse o di ambizione, fa un sacrificio grave. Egli ci
-affida il suo nome e il suo cuore; egli ci dà la sua fede e la sua
-libertà; egli si lega a un vincolo indissolubile; egli si mette a
-lavorare per noi e per i nostri figli, umilmente e gloriosamente. Noi
-siamo la sua consolazione e la sua gloria; noi rappresentiamo per lui le
-più dolci e più sicure soddisfazioni: la sua giornata passa nel
-desiderio di ritrovarci, di vederci; le sue ore più care sono nella
-casa, nelle nostre braccia. O che tesoro di piccoli e grandi sacrifici è
-l'amore di un marito! Voi li ignorate. La passione ignora tutto; non
-conosce neppure sè stessa.
-
--- I mariti tradiscono le mogli -- mormorò lui, come trasognato.
-
--- Le tradiscono, ma le amano. Nulla vale a vincere quel legame
-profondo, intimo, fatto di parole e fatto di lacrime, fatto di baci e
-fatto di sospiri; nulla vale a spezzare questo vincolo penetrato nel
-cuore e nei sensi. Ma, ecco la passione; vuol vincere il sacro legame,
-vuole spezzare il sacro vincolo. Chi siete voi? Un giovanotto, un uomo,
-un essere qualunque, della infinita umanità; lontano da me, estraneo a
-me. Passate per la mia strada: io, forse, passo per la vostra. E subito
-mi amate. Che avete fatto per me? Nulla. Che potete fare? Nulla. Cioè
-molto. Ho un nome, volete togliermelo; ho un onore, voi volete che lo
-butti via, come un cencio; ho la stima degli amici, debbo disdegnarla;
-ho la fede del mio sposo, debbo tradirla; ho la pace della mia
-coscienza, debbo perderla, per sempre. Perchè? Perchè voi mi amate?
-Anche colui che dorme di là, così tranquillo, mi ama.
-
--- Non è vero!
-
--- Che ne sapete voi? Noi sole donne conosciamo chi ci ama. Parlate di
-diritti, voi? O povero uomo che dormi, va, adora una donna sino a
-sposarla; dà a costei la miglior parte della tua vita, riponi in costei
-tutta la tua speranza, siile fratello, padre, marito, amante, amico,
-consigliere, infermiere; soffri per lei, nel corpo e nell'anima! Ecco
-che un estraneo, un bell'egoista avvampante di capriccio, un uomo che
-non ha fatto nulla, che offre alla tua donna una vita di disonore, ecco
-che costui, per forza di violenza, vuol toglierti tutto! Parlate
-d'ingiustizia voi? Che fate qua? Perchè mi degno di ascoltarvi, di
-difendervi, di darvi delle spiegazioni? Non so chi siate, non vi
-conosco. Levatevi dalla mia strada. Andatevene.
-
--- Voi non mi amate, Paola, ecco tutto.
-
--- Questa è la verità, non vi amo.
-
-Ma una fuggevolissima luce, venuta dalla stanza del marito li colpì
-entrambi. Un lampo brevissimo; poi l'ombra di nuovo. Fulvio e Paola si
-guardarono, s'intesero. E quietamente, dolcemente, come se fosse sul
-punto di morire, ella disse:
-
--- Madonna benedetta, vi raccomando l'anima mia.
-
-Sottovoce, orò. Fulvio taceva, aspettando. Ma nessun rumore si fece
-udire, nessuna luce comparve, nessuno venne. Era stato un inganno.
-Restarono così, per del tempo. Egli non osava interrompere quel
-silenzio, non osava dire l'ultima parola. Tutto gli sembrava crollato,
-intorno, nella notte nera; e non poteva camminare fra le rovine. Pure,
-levando gli occhi, sentì che gli occhi di lei lo interrogavano
-desiderosi della fine.
-
--- Che debbo fare? -- egli domandò glacialmente.
-
--- Andarvene -- fece lei, con dolcezza imperturbabile.
-
--- Andar dove?
-
--- Dove volete; non qui, insomma.
-
--- Assai lontano?
-
--- Assai lontano.
-
--- Posso ritornare?
-
--- No.
-
--- Fra qualche anno?
-
--- No, mai.
-
--- Che farete, voi, qui?
-
--- Passeranno gli anni; poi, morirò.
-
--- Non vi vedrò mai più, Paola.
-
--- Mai più.
-
--- È la morte, questa, per me.
-
-Ella aprì le braccia, come se nulla avesse ad aggiungere.
-
--- Addio, dunque.
-
--- Addio.
-
-Non si diedero la mano. Egli voltò le spalle, rientrò nel salone oscuro,
-camminando come un sonnambulo. Ella tendeva l'orecchio, come a sentirne
-il passo attraverso la casa; e restava immobile, bianca. Poi lo vide,
-dalla terrazza, camminare solo, sulla via di Posillipo, perdersi solo
-nella notte, nell'ombra, come un morto. Allora solo Paola si volse. Una
-voce alle spalle le aveva detto:
-
--- Paola tu ami Fulvio.
-
-Ella rispose al marito:
-
--- Sì.
-
-E le due disperazioni si guardarono in faccia.
-
-
-
-
- Molti anni dopo.
-
-
-
-
-
-
-Francesco II aveva dato la costituzione e quindi l'amnistia; gli
-emigrati napoletani, a cui l'esilio era duplice dolore, ritornavano,
-dopo dodici anni, in patria, vinti da una irresistibile nostalgia. Il
-quindici di agosto, giorno dell'Assunzione, era tornato in Napoli un
-emigrato di Terra di Lavoro, partito studente, nel '48 e da paesi assai
-lontani portava seco la moglie giovane, straniera, e una figliuolina di
-quattro anni. Ora, a Napoli, egli prevedeva rivolgimenti, tumulti e
-sangue; e pensò a mettere in sicuro la moglie e la bambina. Così le
-condusse in Terra di Lavoro, a Ventaroli, nella casa paterna, le
-raccomandò ai suoi parenti e ripartì per Napoli.
-
-Nè voi troverete Ventaroli sulla carta geografica. Ventaroli è anche
-meno di un villaggio, è un piccoletto borgo sulla collina, più vicino a
-Sparanise che a Gaeta. Vi sono duecento cinquantasei anime, tre case di
-signori, una chiesa tutta bianca e un cimitero tutto verde: vi erano
-allora un gobbo idiota, una vecchia pazza e un eremita in una
-cappelluccia, nella campagna: il nome del paese era inciso
-grossolanamente sopra una pietra: i protettori sono i SS. Filippo e
-Giacomo, la cui festa ricorre il primo di maggio; la protettrice è la
-Madonna della Libera, che sta nella cappelluccia dell'eremita. A
-Ventaroli ci si alza alle sei del mattino, si mangia a mezzogiorno, si
-dorme, si passeggia, si cena alle sette e si ridorme alle otto. Alla
-mattina vi è la messa; alla sera il vespro e il rosario. Verso
-l'imbrunire è un gran grugnito di maialetti che ritornano dal pascolo; e
-un mormorio di voci umane, strilli di donna e pianti di fanciulletti. Il
-parroco, don Ottaviano, uomo bruno e segaligno, era propriamente cugino
-dell'emigrato e capo della prima famiglia del paese.
-
- ***
-
-Ora, dopo tre giorni, la fortezza di Capua si chiuse e le comunicazioni
-fra Napoli e la Terra di Lavoro furono interrotte. L'emigrato non seppe
-più nulla della sua famiglia; e la moglie e la figliuolina restarono nel
-villaggio, straniere, parlanti male l'italiano, tra parenti non
-malevoli, ma rustici. A Ventaroli arrivarono notizie vaghe, paurose: si
-avanzavano i Garibaldini, si avanzavano i Piemontesi, ma le truppe
-borboniche tenevano tutta la campagna. Il parroco, che era anche
-consigliere comunale, cominciò ad intimidirsi: la moglie dell'emigrato,
-sua cognata, la dama straniera, Cariclea, dovette dargli coraggio, ogni
-sera nelle conversazioni dopo cena; ma ogni mattina ricominciavano i
-terrori di don Ottaviano. Nè aveva torto: verso i venti di settembre
-s'intese nella valle un gran rumore di trombe, di cavalli, di soldati, e
-un distaccamento di Svizzeri venne ad accamparsi in Ventaroli. Nel
-cortile dell'unico palazzo, quello di don Ottaviano accamparono duecento
-fra soldati e ufficiali.
-
-Furono ospiti terribili. Gli ufficiali svizzeri erano buoni e cortesi,
-assuefatti oramai alla dolcezza della vita napoletana, avendo lasciato a
-Napoli casa, famiglia, figliuoli, amici: addolorati di quella guerra che
-sentivano inutile, addolorati per quella causa che sentivano perduta: ma
-i soldati non tolleravano più freno di disciplina, erano diventati
-ribelli a ogni ordine, si abbandonavano alla ubbriachezza, al gioco.
-Dopo tre giorni avean consumato tutto il vino, tutto l'olio, tutta la
-farina di don Ottaviano: e chiedevano ancora, insolentemente, bastonando
-i contadini, sgozzando le galline. Le vecchie zie, le donne antiche di
-casa, stavano chiuse nello stanzone di famiglia; tacevano, non osando
-neppure filare, pregando mentalmente. Le serve erano in cucina, intorno
-a certi caldaioni dove cuocevano i maccheroni che non bastavano mai.
-Tutta la notte era un cantare, un urlare, un litigare: don Ottaviano,
-chiuso nella stanzetta, leggeva ad alta voce i salmi penitenziali, per
-quietarsi o per stordirsi, ma non poteva dormire, il poveretto. Ma la
-più forte, sebbene la più minacciata, era la signora Cariclea, la moglie
-dell'emigrato. Lo sapevano bene, i soldati, che era la moglie di un
-cospiratore, di un nemico, di uno che aveva tolta Napoli a Francesco II:
-e ogni volta che ella compariva sulla terrazza o attraversava il
-cortile, vi era un mormorio crescente di ostilità. Ella passava, quieta,
-serena, come se niente fosse, e pareva non udisse che la chiamavano
-_moglie di brigante_, _moglie di assassino_. Se ne lagnava, ella, con
-qualche ufficiale, specialmente con un maggiore, alto, biondo, robusto,
-un colosso.
-
--- Signora mia -- le diceva costui in inglese -- io non so che farvi.
-Badate alla vostra vita, io non posso garantirvela. Non garantisco
-neppure la mia.
-
-Ella non temeva per sè, temeva per la sua creaturina. La bimba aveva un
-cappellino rotondo, chiamato allora alla _Garibaldi_, con un _pompon_
-tricolore: e la bimba voleva portarlo sempre, quel pericoloso
-cappellino. Quando i soldati la vedevano passare, tutta fiera di quel
-pomo di seta tricolore, era come una rivolta:
-
--- Tagliamo loro la testa, a questa razza di briganti, tagliamo la testa
-di questa creatura, così imparerà a portare il pomo tricolore!
-
-La madre tirava un poco a sè la bambina e fingeva di sorridere, e quando
-era sola, in camera sua, soltanto allora, abbracciava la bimba, con una
-stretta frenetica. Don Ottaviano urlava:
-
--- Ci farete ammazzare tutti, con quel vostro pomo tricolore!
-
-Ma la bimba non voleva lasciarlo, gridava, gridava, glielo aveva dato il
-suo papà, quel cappellino col pomo tricolore. Infine, i viveri
-cominciando a mancare, i soldati diventarono più rabbiosi e chiesero
-quattrini: il maggiore portò la imbasciata a don Ottaviano. Costui un
-giorno dette ai soldati trenta ducati messi da parte per le feste di
-Natale: ma di notte, aiutato dalla cognata donna Cariclea, dalla zia
-Rachele e dalla serva Ottavia, seppellì in un angolo dell'orto, il
-_tesoro della Madonna_, collane di oro, anelli, orecchini, _ex-voto_ di
-argento, pissidi, calici, candelabri, altri arredi sacri. L'altare
-famigliare, che era nel grande salone di famiglia, dedicato alla
-Vergine, restò spoglio di ogni ornamento. Il seppellimento fu fatto
-misteriosamente:
-
--- Benedetto, benedetto! -- diceva don Ottaviano, baciando piamente ogni
-arnese sacro, prima di sotterrarlo.
-
-E singhiozzava, il povero prete.
-
-Poi dette ai soldati altri venti ducati, che erano una dote da estrarsi,
-il primo di novembre, per far maritare una zitella del paese: ma non
-bastarono. Donna Cariclea dette loro venti marenghi che il marito le
-aveva lasciati; ma non bastarono. Zia Rachele dette a questi svizzeri
-furiosi quindici ducati di economie fatte, in molti anni, _a grano a
-grano_; ma non bastarono. Ottavia, la serva, aveva diciotto _carlini_:
-li dette. In breve, nel palazzo non ci fu più un soldo, nè un pizzico di
-farina, nè una goccia di vino. Gli ufficiali svizzeri si vergognavano:
-specialmente il maggiore, che era una persona assai gentile, chinava il
-capo, offeso nel suo orgoglio di militare. Ora i soldati volevano il
-_tesoro della Madonna_: lo volevano giuocare a carte.
-
--- La Madonna non ha tesoro -- diceva don Ottaviano: -- ditelo voi,
-donna Cariclea.
-
--- La Madonna non ha tesoro -- ripeteva la coraggiosa signora.
-
-Il maggiore andava e veniva, parlamentando fra i soldati e la famiglia.
-
--- Se non ci danno il tesoro ammazziamo la bimba -- mandavano a dire i
-soldati.
-
--- Raccomandiamoci alla Vergine, cognata mia -- mormorava il prete.
-
-Così, prevedendo imminente la morte, tutta la famiglia si raccolse nello
-stanzone, innanzi all'altare denudato, e si mise a pregare. Don
-Ottaviano aveva vestito i paramenti sacri e stava inginocchiato sui
-gradini dell'altare. Era una settimana, dieci giorni di accampamento:
-nessuna notizia, nessun soccorso. Ora l'umore degli svizzeri era
-cambiato. Chiedevano un banchetto: volevano che nel cortile s'imbandisse
-una grande mensa, volevano i gnocchi, se no, mettevano fuoco alla casa.
-Il parroco giurava di non aver nulla, nulla da dare, neppure un tozzo di
-pane, il maggiore con le lacrime agli occhi lo scongiurava, che
-cercasse, che mandasse, per pietà della vita di tutte quelle donne,
-vecchie e giovani. Furono spediti corrieri a Carinoia, a Casale, a
-Cascano, per trovar farina. Ma intanto i soldati andarono nella legnaia,
-ne cavaron fuori tutte le fascine e le disposero attorno alle mura del
-palazzo. I corrieri che erano andati per farina tardarono assai: forse
-erano stati arrestati, forse erano morti. Un mormorio crescente saliva
-dal grande cortile. Nel salone le donne dicevano le litanie,
-salmodiando. L'ora passava lenta.
-
--- Se fra dieci minuti non arriva il corriere con la farina, i soldati
-danno fuoco -- venne a dire il maggiore.
-
--- Non potete fare più nulla per noi? -- chiese donna Cariclea.
-
--- Più nulla, signora.
-
--- Portar via questa piccolina? Io non mi dolgo di morire; vorrei
-salvare la bimba.
-
--- Mi ucciderebbero con lei, signora.
-
--- Che Dio ci assista, dunque -- mormorò donna Cariclea.
-
-E Dio li assistette. Un corriere da Cascano ritornò. Portava farina:
-poca, insufficiente, ma ne portava. Così le serve lasciarono di pregare
-e scesero in cucina, a fare i gnocchi, per i soldati.
-
-Ma i soldati non vollero togliere le fascine: e la morte parve solo
-ritardata di qualche ora; si capiva che dopo il banchetto i soldati
-sarebbero diventati più feroci; non avrebbero conosciuto più ragione.
-Essi, nel cortile, tumultuavano; le povere serve, in cucina,
-manipolavano la pasta, instupidite; su, nello stanzone, il parroco aveva
-confessato e dato l'assoluzione a tutti i suoi parenti. La piccolina di
-donna Cariclea spalancava gli occhi, spaventata: ma non piangeva.
-
-A un tratto il pesante martello del portone risuonò, tre volte
-sonoramente. Un silenzio profondo. Ma nessuno aprì. Tre altri colpi: e
-il battito del piede ferrato di un cavallo risuonò innanzi al portone.
-
--- Chi va là? -- chiese la sentinella, senz'aprire.
-
--- Viva Francesco II! -- gridò una voce affannosa.
-
--- Viva, viva! -- urlarono i soldati.
-
-Era una staffetta: un soldato pallido e grondante sudore. Chiese del
-colonnello, del maggiore, di un capo; non aveva che due parole da
-dirgli. Il maggiore alto e biondo, il colosso affettuoso e fiero
-accorse; la staffetta si rizzò, gli parlò all'orecchio. Il maggiore
-restò imperterrito, assentì col capo; la staffetta ripartì,
-precipitosamente. Il maggiore salì sul terrazzino interno che dava sul
-cortile, fece suonare la tromba, due volte.
-
--- Soldati -- disse con voce tonante -- abbiamo innanzi a noi Garibaldi,
-alle spalle arriva Vittorio Emanuele. Facciamo il nostro dovere. Viva
-Francesco II!
-
--- Viva! -- disse qualche voce.
-
-E lentamente si misero in tenuta di partire. Andavano fiacchi, lenti,
-molli, attaccandosi la giberna, visitando i fucili: e il maggior loro
-dolore, per quei mercenari brutali, era di non poter banchettare, di non
-poter mangiare i gnocchi che le povere serve facevano in cucina. Gli
-ufficiali andavano, venivano, gridavano; ma inutilmente.
-
--- Consolatevi, signora -- disse il maggiore a donna Cariclea, entrando
-nel salone -- ora vengono i Garibaldini.
-
-Ella non osò consolarsi. Stringeva la piccolina sul petto e non parlava.
-Il parroco non levava la testa.
-
--- Addio, Signora, non ci vedremo più -- disse il maggiore. -- Noi
-andiamo alla morte.
-
-E non tremava la sua voce. Uscì, si pose alla testa dei soldati,
-marziale, bellissimo a cavallo, camminando serenamente alla battaglia;
-dietro di lui i soldati svizzeri andavano, come pecore, stretti stretti,
-taciturni, torvi. Nessuno osò levare la voce, nel palazzo deserto,
-devastato; per un'ora tutti tacquero, innanzi all'altare, subendo ancora
-l'incubo di quell'assedio.
-
--- Ora vengono i Garibaldini -- disse, a un tratto, la bambina.
-
-E vennero. Portavano la camicia rossa, ma erano coperti di polvere, con
-le scarpe rotte, stanchi, sfiniti; volevano bere, volevano mangiare, non
-ne potevano più.
-
--- Che daremo loro? -- diceva don Ottaviano, disperandosi.
-
-I Garibaldini non credevano che non ci fosse nulla. Erano una
-quarantina, estenuati; avevano trovato la devastazione dappertutto.
-Dappertutto i Borbonici avevano mangiato tutto, bevuto tutto, non vi era
-più nulla; come potevano dunque battersi? Un ufficiale, buonissimo,
-parlamentava con donna Cariclea e col parroco; era inutile, non vi era
-nulla, nulla. Ma un clamore venne dal cortile; i Garibaldini avevano
-scoperto la cucina e il caldaione dei gnocchi.
-
--- Ah, Borbonici, canaglia! Avevate da mangiare e ce lo negavate!
-Borbonici della malora, che vi porti via il diavolo!
-
-Ma fra quelle voci irritate, furiose, una vocina sorse:
-
--- Viva Garibaldi!
-
-La piccolina, in mezzo ai Garibaldini, agitava il suo cappelluccio col
-pomo di seta tricolore. Mentre la baciavano, levandola su in trionfo,
-ella strillava sempre. La madre piangeva.
-
-
- ***
-
-Il cannoneggiamento cominciò alle tre del pomeriggio. Ventaroli è sulla
-collina, l'eco dei cannoni vi si ripercuoteva fortemente. Donna Cariclea
-era salita sopra una torricella, donde si vedeva tutta la valle; ma
-nulla si scorgeva. Dove si battevano? Con che esito? Era impossibile
-saper nulla. I quaranta Garibaldini erano andati via allegramente, dopo
-aver pranzato, coi loro scarponi rotti, coi loro vecchi fucili; e tutte
-le case di Ventaroli si erano chiuse, i portoni erano sbarrati. Quando
-cominciò il cannone, Pasqualina Cresce, che aveva paura dei tuoni, aveva
-cacciato il capo sotto i cuscini; il vecchio Nicola Borrelli, che aveva
-fatto il soldato, tendeva l'orecchio per sentire donde venisse; e la
-sorella dell'emigrato, Rosina, una fiera donna, era venuta nello
-stanzone e aveva accese due altre candele alla Vergine, per conto suo,
-perchè vincessero i Garibaldini. Donna Cariclea fremeva: invano aguzzava
-gli occhi, sulla torricella, ma non un'anima passava nella valle, non un
-carro, non un contadino; un deserto, un paese morto. Il cannone si
-arrestava, talvolta, per cinque minuti, ma dopo riprendeva con più
-vigore. Stette tre ore lassù, sino all'imbrunire. E sempre il cannone:
-talvolta allegro, talvolta lungo e lugubre. Poi tacque. Era notte.
-Nessuna notizia. Era perduta o salvata la patria?
-
-Ma don Ottaviano, le vecchie zie, le giovani spose, le serve erano
-stanche di quella tremenda giornata; e, malgrado il terrore
-dell'indomani, malgrado la suprema incertezza, che era anche un supremo
-pericolo, andarono a dormire. Donna Cariclea si ritirò nella sua
-stanzuccia, che era proprio sopra l'arco del portone. Aveva appena
-appena congiunte le mani della piccolina per la preghiera della sera,
-quando, nel silenzio profondo del villaggio, si udì un galoppo di
-cavallo; veniva verso la casa. E subito dopo un fievole colpo di
-martello risuonò. Donna Cariclea trasalì. Che doveva fare? Si affacciò
-senza far rumore alla finestra: nell'ombra si vedeva un cavallo e un
-cavaliere, ma non si distingueva altro. Erano immobili, aspettavano. Ma
-passò qualche minuto; il cavaliere non picchiò di nuovo, aspettando,
-pazientemente.
-
--- Chi sarà mai? -- pensava donna Cariclea, tutta trepidante.
-
-E richiuse la finestra, senza far rumore. Ma quel cavaliere, là innanzi
-al portone, nella notte, le dava tormento. Riaprì, domandò sottovoce:
-
--- Chi è?
-
--- Sono io -- disse una nota voce.
-
--- Voi, maggiore?
-
--- Aprite, signora, per carità!
-
-Ella prese un lume, attraversò due o tre stanze, scese per le scale,
-andò a tirare i grossi catenacci. Silenziosamente il maggiore era
-disceso da cavallo e se lo trasse dietro, nel cortile; lo legò a un
-anello di ferro. La signora andava innanzi e il maggiore dietro; quando
-furono nella stanzetta, il maggiore le fece cenno di chiudere la porta,
-a chiave. La bimba, già in letto, guardava tutto questo con un par
-d'occhioni spaventati.
-
--- Signora -- disse il maggiore -- io sono nelle vostre mani.
-
-Ella lo guardò, sgomenta. L'ufficiale svizzero era in uniforme, tutto
-gallonato, tutto scintillante di oro: ma teneva il capo abbassato sul
-petto.
-
--- Che avete fatto? -- chiese ella duramente.
-
--- Sono scappato, signora. Fuggo da tre ore; due ore siamo stati
-nascosti in una macchia, il mio cavallo e io.
-
--- Non avete preso parte alla battaglia?
-
--- No, signora, vi dico che sono scappato.
-
--- E perchè? -- chiese ella a quel colosso.
-
--- Perchè avevo paura -- disse lui, semplicemente.
-
--- Oh! -- fece soltanto lei, celandosi il volto per ribrezzo.
-
--- Avete ragione -- disse lui, umilmente. -- Ma la paura non si vince:
-sono fuggito.
-
--- Non vi vergognate, non vi vergognate? -- chiese ella, tremando di
-emozione.
-
-Egli non rispose. Si vergognava, forse. Stava buttato sulla sedia,
-grande corpo accasciato dalla viltà.
-
--- E i vostri soldati?
-
--- Chissà! -- disse il maggiore, levando le spalle.
-
--- Chi ha vinto, dunque?
-
--- Non lo so. Avranno vinto gli Italiani.
-
--- E siete fuggito?
-
--- Già. Vi ripeto, avevo paura. Che m'importa della battaglia? Voi
-dovete salvarmi signora.
-
--- Io?
-
--- Sì. Dovete farmi fuggire. Voglio ritornare a Napoli, in sicurezza. Ho
-famiglia io: ho figli io: che me ne importa di Francesco II? Salvatemi,
-signora, ve ne scongiuro.
-
--- E perchè dovrei farlo?
-
--- Perchè siete donna, perchè siete buona, perchè anche voi avete una
-figlia... e capite...
-
--- Siete un nemico, voi.
-
--- V'ingannate, sono un disertore.
-
--- Ebbene?
-
--- Significa che io temo egualmente i Borbonici, come i Garibaldini. Se
-mi trovano i vostri, sono un nemico e mi fucilano; se mi trovano i
-Borbonici, sono un disertore e mi fucilano. Ecco perchè vi chieggo di
-salvarmi.
-
--- Se rientrate a Napoli vi fucileranno.
-
--- Garibaldi è buono -- disse umilmente il maggiore svizzero.
-
--- È una vergogna -- ripetette lei duramente.
-
--- Lo so; ma che posso farci? Salvatemi voi.
-
--- Stamane avreste lasciato morire la mia bambina.
-
--- Che potevo fare?
-
--- Eppure il re contava su voialtri! Che uomini siete dunque?
-
--- O signora mia, per carità, non ne parliamo; se avete viscere di
-madre, trovatemi un mezzo per fuggire.
-
--- Io non ne ho.
-
--- Lasciatemi stare qua, in questa stanza.
-
--- Se vi ci trovano, siamo perduti tutti.
-
--- È vero -- disse lui, dolorosamente.
-
-La bambina aveva ascoltato tutto il discorso, guardando ora sua madre,
-ora il maggiore. Adesso, ambedue tacevano. Egli era immerso nel più
-profondo avvilimento; ella era combattuta da tanti sentimenti diversi.
-
--- Ho anch'io un bimbo di questa età -- mormorò il maggiore. -- Non lo
-vedrò più, forse.
-
--- Aspettatemi qui -- disse donna Cariclea, decidendosi.
-
-E uscì. Il maggiore si era inginocchiato vicino al letto e aveva baciata
-la piccolina. Donna Cariclea tardava. Alla fine, muta, lieve come
-un'ombra, ritornò. Portava un involto di panni:
-
--- Smorzerò il lume -- disse, con voce breve, superando ogni ritrosia di
-donna -- toglietevi l'uniforme e mettete questi abiti.
-
-Così fece. Dopo pochi momenti ella riaccese il lume; il maggiore era
-vestito da contadino e l'uniforme giaceva per terra. Egli se ne stava
-tutto umile, tutto contrito.
-
--- Bisogna nascondere quest'uniforme e questa spada -- disse lui, --
-trovandosi, sareste perduta.
-
--- È vero -- disse lei. -- Spezzate dunque la spada.
-
-Senza esitare, egli tentò di spezzare la spada sul ginocchio. Ma la
-buona lama resisteva. Alla fine, con la tensione dei suoi muscoli
-robusti, la spezzò.
-
--- Scucite i galloni dall'uniforme -- ordinò donna Cariclea.
-
-Pazientemente, il maggiore strappò i galloni del suo uniforme. Ella
-raccolse tutto.
-
--- Andiamo a buttarli via.
-
-Egli la seguì per le scale; essa lo guidava con un fioco cerino. Scesero
-nel cortile macchinalmente, ella buttò i frammenti della spada nel
-profondo pozzo, che era in mezzo al cortile. Il maggiore sospirò di
-sollievo. Poi passarono vicino alla conserva dell'olio; ella vi buttò
-l'uniforme disadorna di galloni. Alla fine, passando presso un mucchio
-di letame, ella vi buttò i galloni, rivoltandoli con una pala, per farli
-andare sotto.
-
--- Dio mio, ti ringrazio! -- esclamò il maggiore.
-
--- E il cavallo? che facciamo del cavallo? Se lo trovano siamo perduti.
-
--- È vero -- mormorò lui -- Bisogna farlo scomparire. Ora lo ammazzo.
-
--- Con che?
-
--- Non ho armi, è vero.
-
-Andarono presso il cavallo. La buona bestia nitrì; il maggiore fremette
-di paura. Poi, sciolse le redini dall'anello, trasse il cavallo fuori
-del portone e rinchiuse il portone. Stettero a sentire, il maggiore e
-donna Cariclea. Per un pezzo il cavallo scalpitò sulla soglia, battè col
-capo contro il legno della porta; ma poi ne sentirono il galoppo furioso
-e pazzo per la campagna.
-
--- Domani la campagna sarà piena di cavalli fuggenti -- mormorò il
-disertore.
-
--- Andiamo su -- fece lei.
-
-Risalirono. La bimba era sempre sveglia. Donna Cariclea si chinò e baciò
-sulla guancia la sua figliuola. In atteggiamento confuso il maggiore
-aspettava.
-
--- Sentite -- disse donna Cariclea. -- Io ho fatto svegliare Peppino, il
-boaro. È una creatura bestiale, ostinata e fedele. Farà tutto quello che
-gli ho detto. Ha messa una scala alla finestra del grande salone. Dà
-sull'orto. Voi scenderete per quella scala; siete forte, mi pare?
-
--- Fortissimo.
-
--- Bene; andrete a traverso i campi, ma senza affrettarvi, dovrete avere
-il passo dei contadini che vanno al mercato. Parlate poco con Peppino, i
-contadini non parlano. Avete i baffi di un signore e di un militare;
-ecco le forbici, tagliateveli.
-
-Egli eseguì senz'esitare.
-
--- Bene. Andrete a passare il Volturno, molto al disotto di Capua; là
-troverete una scafa, passerete il fiume e vi recherete a Napoli. Peppino
-vi lascierà, tornerà indietro, non dirà mai una parola con nessuno. Noi,
-probabilmente, non c'incontreremo più. Tanto meglio. Ma se ci dovessimo
-mai incontrare, badate bene, non mi ringraziate, non mi tendete la mano,
-non mi salutate, non mostrate di conoscermi. Se lo faceste, vi darei del
-disertore sulla faccia. Addio, dunque, signore.
-
--- Addio, signora.
-
-E fece per accostarsi al letto, donde la bimba lo guardava, e voleva
-baciarla.
-
--- No -- fece la madre opponendosi.
-
-Egli uscì. Donna Cariclea lo sentì scambiare una parola con Peppino che
-l'aspettava pazientemente, seduto nell'ombra dello stanzone; udì lo
-scricchiolìo della scala sotto quel corpo pesante; udì i due passi quasi
-allontanarsi. Allora si accostò al letto della sua piccolina, si curvò
-su lei:
-
--- Pensa che questo sia un sogno, Caterina: dimentica, dimentica tutto,
-piccolina mia.
-
- . . . . . . .
-
-Ma Caterina non ha potuto dimenticare.
-
-
-
-
- Il mio segreto.
-
-
-
-
-
-
-Sentite ora il mio segreto, uno spaventoso segreto che rode l'anima.
-L'ho taciuto sinora per l'orrore della mia mostruosità. Ma dentro, lo
-spasimo mio assume mille forme, io sento due martellini battermi sul
-cuore mortificandolo di colpi; io ho una vite d'acciaio che mi rotea nel
-petto come un cavaturacciolo; io ho un migliaio di spilli ficcati sotto
-il cranio; io ho un chiodo confitto nella tempia dritta. Eppure in
-questa lunga agonia, io non posso morire; dalla febbre il mio sangue si
-rinnovella, dalla tortura le mie fibre si disseccano, ma si
-rinvigoriscono dall'incitamento; la forza dei miei nervi si raddoppia.
-Morire no, non mi è concesso. Altri dovrebbero morire, meco. Scrivo il
-mio segreto non per sollievo, perchè non ne spero, ma perchè si sappia
-la verità del caso mio.
-
-Sentite. Non è vero che io sia pazza; io vivo, sento, ricordo e ragiono.
-Quelli che mi tengono imprigionata nel manicomio, s'ingannano.
-
-Mai ho posseduto tanta lucidità di mente, tanta solidità di cervello;
-mai ho contemplato con tanta serenità di dolore la mia sventura. Non
-sono pazza... È inutile la doccia sulla testa, il camerotto foderato di
-materassi, il bagno caldo, la sorveglianza continua. Questo non può
-guarirmi, perchè non sono pazza. Per me non ci vuole il medico, ma il
-prete. Deve venire il prete con il libro santo dei Vangeli, con la stola
-ricamata d'oro, con l'acqua benedetta. Deve leggere le preghiere per
-scongiurare gli spiriti maligni, mettermi sul capo la stola e aspergermi
-di acqua santa; deve battersi il petto, inginocchiarsi, pregare l'aiuto
-del Signore su me. Poichè io non sono pazza, ma qualcuno si è
-impossessato di me: io non sono pazza, ma qualcuno è entrato in me, vive
-con me. Dentro l'anima mia vi è un'altr'anima. Dentro la mia volontà vi
-è un'altra volontà. Dentro la mia ragione vi è un'altra ragione. Bisogna
-esorcizzarmi, bisogna cacciar via la mia nemica, togliermi quest'altra
-anima che mi riempie di terrore. Noi siamo due..
-
- ***
-
-Quanto tempo è che ho veduto lei, l'altra, per la prima volta? Non so,
-la data non potrei dirla, perchè mi sfugge. Certo era un tramonto più
-rosso d'autunno; io correva nelle vie infangate, affrettandomi a una
-casa dove qualcuno che mi amava moriva. Correvo col capo chino sotto la
-pioggia mormorando le parole di consolazione e di perdono prima di
-giungere. D'un tratto, alzando gli occhi sotto la luce rossastra di un
-fanale a gas, vidi camminarmi accanto una figura femminile. Era una
-donna di mezza statura, col volto pallido e allungato, sciupato
-dall'età, dalle sofferenze; ma in quel volto consumato ardevano gli
-occhi neri, bruciavano di sangue le labbra. Era vestita tutta di nero,
-il nero dei suoi occhi; portava al collo, come spillo, un ramoscello di
-corallo rosso come le labbra. Camminava accanto a me, guardando la
-terra; un sol momento mi alzò gli occhi in viso, ma li riabbassò subito.
-Io fui colpita da questa apparizione e distesi la mano quasi per
-toccarla, ma ella si allontanò rapidamente. La seguii quasi per istinto
-senza saper perchè, presa da necessità di andare dove andava lei, di
-fare quello che lei faceva. La seguii con gli occhi fissi nella sua
-figura bruna, raggiungendola ogni tanto per vedere quello sguardo nero e
-ardente, quelle labbra febbricitanti, quell'abito nero come l'occhio,
-quel ramo di corallo rosso come le labbra. Ella se ne andò per le strade
-con il suo passo ritmico, fermandosi innanzi alle mostre delle botteghe,
-salutando qualche creatura ignota, fermandosi a discorrere con qualche
-essere volgare. Io feci, dietro a lei, tutto quello che essa fece. Ella
-prese la via del teatro, salì le scale, entrò in un palco e si pose
-immediatamente a dardeggiare la folla col suo sguardo nero. Si pose
-subito a ridere con le sue labbre di sangue; io in un palco dirimpetto a
-lei, imitandola, guardai sfacciatamente la folla e risi, risi sempre.
-D'un tratto ella scomparve, io m'abbandonai in una atonia come se mi
-mancassero gli spiriti, poi mi risvegliai nell'amarezza saliente dei
-rimorsi. L'amico che m'aspettava, a cui dovevo portare le parole di
-consolazione e di perdono, era morto, solo, mentre io rideva al teatro.
-
- ***
-
-Io non amavo quell'uomo. Anzi non amavo nessuno in quel tempo. La mia
-indifferenza in fatto di sentimento era serena; non amavo, non avevo il
-rimpianto dell'amore. Poi quell'uomo era un essere volgare e miserabile
-di cui io vedeva tutta la miseria, tutta la volgarità. Il suo amore
-fatto di vanità, di capriccio, di puntiglio, non aveva il potere di
-irritarmi, ma aveva il potere di nausearmi. Le sue parole mi lasciavano
-inerte, le sue lettere non mi scuotevano, le sue mani che stringevano le
-mie non mi facevano impallidire. Odiarlo non potevo, e amarlo neppure:
-tutta la meschinità, tutta la bassezza del suo spirito, la misuravo.
-Egli, divorato dal desiderio, ch'era vanità, fremeva di rabbia, fremeva
-di falso amore e pregava e scongiurava, versava lagrime di dispetto. Io
-mi rifiutava; tranquilla, immobile, sorridente, quasi insolente,
-m'immergevo sempre più in quella indifferenza che è il dono dei forti.
-Finchè lui un giorno, in una scena di collera, mi disse:
-
--- O domani o mai più.
-
--- Mai più -- dissi io freddamente.
-
-Il domani, nel pieno meriggio d'inverno, io passeggiava nella campagna,
-trasalendo d'emozione per la maestà del fiume che se ne andava lento al
-mare, per gli anemoni crescenti nell'erba umida, per i piccoli salici
-neri che si piegavano brulli, quasi spinosi, per gli uccelli che
-stridevano sul mio capo nella profondità dei cieli. Queste sensazioni
-giungevano squisite, soavi ai miei nervi equilibrati. Ero quieta.
-Quand'ecco nelle lontananze della sponda, nella gialla lucentezza
-meridiana, ella m'apparve col suo viso smorto, disfatto, dove vivevano
-soltanto i carbonchi dei suoi occhi e la bocca rossa come un granato;
-vestita di nero, portando al collo un ramo di corallo rosso. Questa
-volta non mi guardò. Tutto il mio essere sobbalzò a lei. Mentre si
-dirigeva lentamente alla città, io la seguii passo per passo come una
-bestia ubbidiente. Vedevo con paura che ella andava al luogo del
-convegno con quell'uomo, ma istintivamente non potevo manifestare questa
-paura. Vidi con spavento che quell'uomo era là, che mi aspettava, che
-sorrideva di orgoglio. Egli non vedeva il fantasma che gli si accostava,
-vedeva me che mi accostavo a lui per seguire il fantasma.
-
--- Grazie -- disse l'uomo trionfante.
-
-Il fantasma sorrise dolcemente, ed io che volevo urlare di dolore,
-sorrisi di dolcezza.
-
--- Tu mi ami? -- chiese l'uomo.
-
--- Ti amo -- mormorò il fantasma.
-
-Io, cui sulle labbra si affollavano gli insulti, dissi a voce alta:
-
--- Ti amo.
-
--- Mi amerai sempre?
-
--- Sempre -- rispose il fantasma.
-
-Io, che agonizzavo, risposi:
-
--- Sempre.
-
--- Lo giuri sulla Madonna?
-
--- Lo giuro sulla Madonna -- susurrò l'ombra.
-
-Io, che avevo il terrore del sacrilegio, bestemmiai:
-
--- Lo giuro sulla Madonna.
-
- ***
-
-Ora mi dicono pazza. Pensate che ho trascinato due anni la catena di un
-amore falso e volgare, che ho mentito due anni, che ho tollerato due
-anni la menzogna, perchè non mi amava, come io non l'amavo. Pensate al
-disgusto, al ribrezzo, alla stanchezza di due anni, ai giuramenti
-bugiardi fatti e ricevuti, ai trasporti fittizii, ai baci inutili e
-fiacchi, agli entusiasmi posticci, a questa commedia piena di fango. Era
-per lei tutto. Per fare quello che ella faceva, per dire quello ch'ella
-diceva, per seguirla, per imitarla. Era l'incantesimo di questa fata, di
-questa strega, di questa maliarda. Era il fascino, il filtro;
-avvinghiata ad essa che rappresentava la bugia e il tradimento, io sono
-stata la bugia e il tradimento.
-
-Nel tempo, accadde altro. Un altro uomo mi amava veramente, con la
-lealtà spirituale delle anime elette; io lo amava con l'umiltà profonda
-del cuore che cerca riabilitarsi. Le nostre anime vibravano all'unisono
-nell'armonia potente dell'amore; si fondevano meravigliosamente
-nell'armonia dell'amore; era un effetto solo, completo, tutto divino e
-tutto umano. Ma la celestiale fusione durò poco. In un'ora suprema,
-mentre egli mi parlava soavemente, vidi comparire tra noi la donna
-dall'abito nero, che portava al collo un ramoscello di corallo rosso.
-Questa volta i soavi occhi lampeggiavano malignamente, le sue labbra di
-garofano sogghignavano. Egli mi parlava d'amore ed ella ghignava,
-ghignava.
-
--- Non ti credo -- rispose a quell'uomo che diceva la verità.
-
-Così l'amore nostro divenne uno spasimo. Dietro il volto di lui, onesto
-e buono, io vedeva l'ovale sciupato della donna che ghignava; egli
-diceva un _sì_ franco, sincero, e l'eco del fantasma era un _no_ duro;
-egli mi accarezzava col suo sguardo innamorato, ed ella lampeggiava
-ferocemente gli occhi.
-
--- Non ti credo, non ti credo -- ripetevo a quell'uomo, io diventata
-malvagia e scettica.
-
-Poi egli non credette più a me, mi vedeva sempre distratta, assorbita,
-scossa da subitanee paure, o perduta in esaurimenti mortali.
-
--- Tu non mi ami, tu sei lontana di qui: la tua anima è assente; oh
-ritorna, ritorna! -- egli mi supplicava.
-
-Eppure ci amavamo: la maga pallida dalle labbra di carminio, che ci
-scherniva, si metteva fra noi e ne faceva gelare il sangue, e rendeva
-deboli i nostri baci e fioche le voci. Io soffriva infinitamente più di
-lui, io che vedevo la maga sedersi accanto a noi, io che sentivo lo
-spavento di questo spettro salirmi al cervello e farmi delirare. Io che
-giunsi fino ad essere gelosa di quel fantasma, a cui mi sembrava che
-egli dirigesse le sue parole di amore: io, che in uno scoppio di gelosia
-furiosa, gridai:
-
--- Tu m'inganni, tu ne ami un'altra, tu ami una donna pallida, sfinita,
-cogli occhi neri, le labbra sanguigne, la veste nera, il ramo di corallo
-rosso. Tu m'inganni, tu mi tradisci, tu ami un'altra!
-
-Egli mi guardò trasognato.
-
--- Tu sei quella -- disse semplicemente.
-
-Mi condusse allo specchio; vidi nel cristallo una faccia smorta,
-consunta dall'età, dalla sofferenza, due occhi neri, ardenti, due labbra
-brucianti, una veste nera, un ramo di corallo rosso. Vidi la sua figura,
-che era la mia figura; urlai come una bestia:
-
--- Non sono pazza, non è la mia testa che devono curare, ma è la più
-fiera nemica che è entrata in me; il fantasma si è messo nell'anima mia.
-L'altra non vuole andarsene, vuol vivere in me, così siamo due; bisogna
-esorcizzarmi; chiamate un prete, e dica sul mio capo le parole sacre
-della preghiera che libera le anime.
-
-
-
-
- *Piccola Collezione «Margherita»*
-
-
- Ogni volume illustr. Una lira
-
- Volumi pubblicati:
-
- *1ª Serie.*
-
- _Edmondo De Amicis_ -- _In America._
-
- _E. Scarfoglio_ -- _Il Cristiano errante._
-
- _Giuseppe De' Rossi_ -- _Le due colpe._
-
- _Matilde Serao_ -- _Donna Paola._
-
- _Ugo Ojetti_ -- _L'onesta viltà._
-
- _Cesare Pascarella_ -- _Il Manichino._
-
- _A. G. Barrili_ -- _Una notte d'estate._
-
- _V. Bersezio_ -- _La parola della morta._
-
- _Paolo Mantegazza_ -- _Un bacio in tre._
-
- _Scipio Sighele_ -- _La donna nova._
-
- *2ª Serie.*
-
- _E. Panzacchi_ -- _Le donne ideali._
-
- _Egisto Roggero_ -- _L'eredità del genio._
-
- _Cesare Imperiale_ -- _L'ultima crociera._
-
- _Michele Lessona_ -- _Memorie d'un professore._
-
- _Giustino Ferri_ -- _Il castello fantasma._
-
- _L. Stecchetti_ -- _Dal primo all'ultimo amore._
-
- In corso di stampa:
-
- _Corrado Ricci_ -- _L'ebreo errante._
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- _E. Panzacchi_ -- _Poeti innamorati._
-
- _Diego Angeli_ -- _Guida sentimentale di Roma._
-
- _L. A. Vassallo_ -- _L'arte di farsi fotografare._
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- _L. Capuana_ -- _Bestia._
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- _Giovanni Faldella_ -- _La fiducia in Dio._
-
- Neera -- _Donne dell'altro secolo._
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- SANT'ELENA
- _Emilio Del Cerro_
- COSPIRAZIONI ROMANE
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-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
- Archive Foundation
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
- Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
- works.
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
-
-Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed
-editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless
-a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks
-in compliance with any particular paper edition.
-
-Each eBook is in a subdirectory of the same number as the eBook's eBook
-number, often in several formats including plain vanilla ASCII,
-compressed (zipped), HTML and others.
-
-Corrected _editions_ of our eBooks replace the old file and take over
-the old filename and etext number. The replaced older file is renamed.
-_Versions_ based on separate sources are treated as new eBooks receiving
-new filenames and etext numbers.
-
-Most people start at our Web site which has the main PG search facility:
-
- http://www.gutenberg.org
-
-This Web site includes information about Project Gutenberg(tm),
-including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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