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- Gli amori
-
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-
-Title: Gli amori
-
-Author: Federico De Roberto
-
-Release Date: March 28, 2012 [EBook #39289]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
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-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI AMORI***
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni, and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
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- F. DE ROBERTO
-
- Gli Amori
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- MILANO
- CASA EDITRICE GALLI
- _Galleria V. E. 17-80_
- --
- 1898
- DIRITTI DI TRADUZIONE RISERVATI
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
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-1897 -- Tipografia Golio, Milano, via Agnello, 9, e Santa Radegonda, 10
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-INDICE
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-
- PREFAZIONE
- LA MUTA COMUNIONE
- L'INDISCRETA DOMANDA
- L'OMONIMO
- LA VEGLIA
- IL SOSPETTO
- LA CERTEZZA
- UN'INTENZIONE DELLA DUFFREDI
- L'INDOVINELLO
- FINO A MORIRNE
- OMISSIONI
- UNO SCRUPOLO DI DON GIOVANNI
- UN GIGLIO
- LA VENERE DI SIRACUSA
- L'ESTRO
- ANACRONISMO
- IL GRAN RAPPORTO
- L'AFFARE DEI QUATTRINI
- UN'EQUAZIONE MORALE
- LE CICATRICI
- LA TOSCANINA
- LO SCANDALO
- LA JETTATRICE
- LA CONSOLATRICE
- LE PROVE
- DIBATTIMENTO
- IRONIE
- L'ASSURDO
- LETTERE DI COMMIATO
- L'AMOR SUPREMO
- «NESSUN MAGGIOR DOLORE...»
-
-
-
-
-PREFAZIONE
-
-
- _Milano, 7 agosto 1897._
-
- Mia cara amica,
-
-_Questo volume è suo. Dirò anzi di più: come senza di lei non lo avrei
-scritto, così senza il suo permesso non lo potrei pubblicare. Le lettere
-che lo compongono le appartengono; raccogliendole insieme io mi uniformo
-al suo desiderio -- al suo comandamento._
-
-_Il suo giudizio sul mio libro dell'_ Amore _si compendiò in queste
-parole: «L'amore c'è soltanto nel titolo.» Le mie teorie la sdegnarono;
-ella si rifiutò di ammetterle, osservando che di teorie, di sistemi, di
-ipotesi, ciascuno può costruirne quanti ne vuole, ma che i fatti
-importano unicamente. Ecco come e perchè mi sentii nell'obbligo di
-addurle alcuni esempii delle astratte proposizioni enunziate in quello
-studio. Già dissi a lei, ma debbo ora ripetere ai miei -- ai nostri! --
-nuovi lettori, che non uno di questi esempii è inventato: io non ho
-fatto e non ho voluto fare opera di fantasia, ma di osservazione. Il
-gran pubblico che non sa delle nostre amabili liti, che s'interessa
-mediocremente ai particolari modi di vedere intorno ai rapporti dei
-sessi, forse potrà accordare un poco di attenzione a queste lettere per
-spirito di verità che mi animò nello scriverle._
-
-_Vede come ho fatto miei i suoi ragionamenti? Ma ella già sapeva che non
-è un'impresa disperata quella di persuadere a un autore che l'opera sua
-vale qualcosa... Mi lasci ora sperare -- per me e per lei -- che il
-pubblico non sia del parere contrario, e voglia gradire ancora una volta
-l'espressione della singolare reverenza con la quale sono_
-
- _di Lei, gentilissima Amica,_
-
- dev.mo ed obb.mo
-
- _F. de Roberto_
-
- All'illustrissima Signora
- la Contessa R. V.
- Siena
-
-
-
-
-LA MUTA COMUNIONE
-
-
- _Contessa gentilissima e furibonda amica,_
-
-_Mea culpa! Mea culpa! Mea maxima culpa!..._ Non basterà picchiarsi il
-petto, accusarsi umilmente, implorare perdono? Ella dice di no? La colpa
-mia è proprio irremissibile?... Via, mi lasci almeno sperare. Ella sa
-del resto benissimo che la speranza non ha bisogno, non che di permessi,
-ma neppure d'argomenti per farci accogliere le sue persuasioni. Se pure
-ella non vuole, io posso egualmente credere che un giorno o l'altro la
-troverò meno severa contro questo povero signor Me Stesso... E dire che
-era tanto disposta all'indulgenza! Mi faceva buone tante cose! Tollerava
-la mia freddezza, il mio scetticismo, la «scettica e spietata freddezza»
-con la quale esposi le teorie più sconfortate; scusava, se pure non
-giustificava, il «vandalismo morale» col quale mi ero messo a sfrondare,
-ad abbattere, a disperdere ogni poesia e ogni idealità! Ma una cosa l'ha
-rivoltata, una goccia «di fiele» ha fatto traboccare il suo sdegno.
-Quando io ho detto che gli uomini non possono intendersi, che le anime
-non possono comunicare, che il pensiero e il sentimento sono
-intrasmissibili, non m'è valso riferire il giudizio d'un filosofo come
-Taine, non m'è giovato citare un poeta come Baudelaire, è stato inutile
-tentare lunghe e minute e pazienti dimostrazioni: sono stato
-giudicato!... Tuttavia bisogna credere o che ella speri di convertirmi,
-o che non sia poi tanto sicura delle sue opinioni e quasi cerchi, con la
-discussione, affermarle; perchè, dopo aver dichiarato di non voler
-discutere più, trovo ancora nella sua lettera questi eloquenti passaggi:
-«E allora, se gli uomini non possono intendersi, perchè mai, di grazia,
-venite enunziando queste vostre eresie? Se tutto ciò che vi passa per il
-capo è frutto particolarissimo della vostra costituzione,
-dell'educazione, dell'ambiente, di non so quante altre diavolerie; se le
-vostre escogitazioni sono tutte _vostre_, perchè mai le partecipate al
-prossimo? Io avevo finora creduto che quando uno esprime una cosa,
-parlando o scrivendo, oppure gestendo, se non ha rotto lo
-scilinguagnolo, costui crede che gli altri potranno credere questa cosa,
-pensarla a loro volta, riesprimerla e comunicarla ad altri
-successivamente! Ma se voi siete persuaso di non potervi intendere con
-nessuno al mondo, mi pare che vi converrebbe cominciare, per esser
-conseguente, con lo starvene zitto!... Secondo voi ogni creatura umana
-_fa razza da sè_, parla un linguaggio che nessun'altra creatura umana
-capisce; il mondo sarebbe come un'immensa torre di Babele. Ma voi sapete
-benissimo che quella torre non fu potuta finire, che per la confusione
-delle lingue l'impresa andò all'aria. Invece io vedo che il mondo, bene
-o male, e se vi piace più male che bene, pure sussiste; e che ogni
-giorno, ogni minuto, gli uomini s'accordano in una moltitudine di
-affetti, d'idee, di persuasioni! Voi credete invece di parlar turco in
-mezzo a un pubblico che del turco non conosce neppure la canzonatoria
-strofetta:
-
- C'est par là,
- Par Allah!
- Qu'Abdallah
- S'en alla!
-
-O non è dunque fiato sprecato? E allora, scusate, perchè non
-smettete?...»
-
-Io le potrei dar causa vinta, signora, e risponderle che il suo
-consiglio è veramente da seguire. Potrei risponderle che se appunto
-ella, d'ordinario così indulgente con me, si è tanto sdegnata, ciò prova
-luminosamente che quando due persone, grazie ad una lunga ed assidua
-dimestichezza intellettuale, sembrano capaci d'intendersi, a un tratto,
-per un'idea, per una parola, per una intonazione di voce, non
-s'intendono più, anzi si crucciano -- nè sempre manifestano il loro
-cruccio con lo spirito amabilmente sardonico che ella mette nel
-manifestarmi il suo.
-
-Queste risposte che potrei darle le tengo tuttavia per me. A lei dico,
-contessa, che dopo la sua lettera e grazie a nuove riflessioni, mi sono
-ricreduto. No, non è vero che ogni cervello sia un mondo e che questi
-mondi s'aggirino eternamente separati, senza speranza di poter mai
-comunicare. Sì, tra gli uomini che più sembrano diversi, tra un
-viaggiatore europeo, sapiente, cosciente, raffinato, e l'ultimo Zulù,
-c'è un fondo comune, se non propriamente di pensieri, almeno d'istinti,
-che li affratella. E tra gli uomini e le donne -- il punto controverso
-era questo! -- le differenze del sesso non sono così profonde da rendere
-impossibile o molto difficile la comprensione reciproca. Uomini e donne
-non solamente s'intendono quando s'amano, s'accostano e si parlano, ma
-possono anche intendersi a distanza, senza vedersi; e intendersi a segno
-da accordare le loro volontà e da uniformare i loro atti a queste
-volontà concordi!... Ella dice che adesso è troppo? Che casco
-nell'eccesso contrario? Che vengo a parlarle di spiritismo e di
-telepatia quando la discussione s'aggirava intorno a un argomento tutto
-morale? No, mia cara amica: non le parlo di telepatia nè di magnetismo:
-resto nell'argomento. Ed io, guardi, mi sono ricreduto appunto perchè,
-dopo la sua lettera, ho rammentato un fatto che dimostra appunto la
-possibilità di quest'accordo a distanza, di questa muta intesa!... «Una
-storiella?» mi par d'udirla esclamare, con una scrollatina di spalle,
-con un sorrisetto canzonatorio, come per significarmi che ella non crede
-ai fatti narrati dai narratori di professione. Io vorrei pregarla di
-credere che non invento. Potrà anche darsi che il fatto non sia vero;
-garantisco soltanto che m'è stato riferito, dagli stessi protagonisti,
-così come glie lo racconterò.
-
-Noi cantastorie siamo spesso presi a confidenti dalla gente che ha
-qualcosa sullo stomaco. La confessione non fu detta molto propriamente
-Sacramento della penitenza; prima che penitenza è sollievo. I nostri
-secreti ci rodono, ci opprimono, ci soffocano; il pensiero assiduo,
-cocente, tende ad esprimersi, spinge all'azione ed alla rivelazione. La
-psicologia fisiologica spiega molto bene questo rapporto tra la funzione
-ideatrice e la motrice; ma noi lasceremo da parte la scienza e le sue
-spiegazioni. Io voglio soltanto dirle che, come i confessori, i
-narratori ne odono spesso d'ogni colore. Oltre l'istintivo e spesso
-incosciente bisogno di comunicare l'invasante pensiero, un interesse
-tutto personale, la salute dell'anima, spinge i credenti a confessarsi.
-L'egoismo che spinge a noi i confidenti si chiama vanità. Essi vengono a
-narrarci i fatti loro perchè, presumendo che questi fatti siano
-straordinarii e che a nessuno mai potrebbero capitarne altrettali, noi
-riveliamo al gran pubblico e tramandiamo ai posteri i rari e fatali
-avvenimenti. A onor del vero, non tutti sono così vani; alcuni, più
-modesti, più semplici, vengono a noi imaginando che la nostra scienza
-sappia leggere là dov'essi non comprendono; altri ancora -- e sono
-quelli che ci fanno maggior piacere -- non vengono a noi, ci mandano le
-loro confessioni scritte, dentro una busta. Uno per applaudirci e
-confermare le nostre idee, un altro per dimostrarci che siamo
-semplicemente idioti, ci narrano una quantità di cose, ci forniscono una
-quantità di documenti umani ai quali facciamo sempre festa. Edmondo de
-Goncourt ne chiese alle sue lettrici per scrivere _Chérie_; più valore
-hanno quelli offerti spontaneamente, senza la pretesa di far della
-storia. Io ne ho da parte una cartella, e qualche volta la vuoterò.
-Oggi, dopo questo già troppo lungo esordio, vengo al fatterello che le
-ho promesso per giustificare la sua fede antica e la mia conversione
-recente: le anime s'intendono, s'accordano -- anche da lontano -- senza
-che gli occhi vedano, senza che le orecchie odano.
-
-C'era dunque una volta un signore e una signora che s'erano molto amati
--- anche questa è una prova per lei! -- ma che poi non s'amavano più --
-e ciò darebbe ragione alla mia prima idea. Ma le ripeto che mi sono
-ricreduto! Insomma, questo signore e questa signora, dopo essere stati
-insieme qualcosa come cinque anni -- un lustro! -- se n'erano andati
-ciascuno per la sua via. Ho detto: dopo essere stati insieme, e non ho
-detto bene. Non erano stati precisamente insieme, sotto lo stesso tetto:
-la signora non era interamente libera, e doveva salvare certe apparenze.
-L'amico suo avrebbe potuto andare da lei anche tutti i giorni; ma ella
-sa che giorno significa quello spazio di tempo il quale comprende anche
-la notte; e gli amanti, da che mondo è mondo, hanno sempre preferito le
-tenebre alla luce; senza contare che il signore del quale le parlo aveva
-molte occupazioni durante il giorno propriamente detto. Dunque, perchè
-di giorno egli aveva da fare e perchè le ombre sono maggiormente
-propizie ai ludi erotici, egli preferiva i convegni notturni. Ora questi
-erano molto più difficili: nè la signora sapeva quando poteva ricevere
-l'amico suo; nè, prevedendo d'esser libera, aveva sempre modo di
-mandargli un biglietto. Ecco dunque la combinazione imaginata dai nostri
-amici per rimediare: quando il signore, passando a tarda sera sotto la
-casa della signora, vedeva illuminata una certa finestra, una finestra
-che in nessun'altra occasione e per nessun altro motivo poteva essere
-illuminata, questa straordinaria illuminazione significava che la
-signora era di sopra ad aspettarlo. Per gli amanti, la finestra dietro
-alla quale si struggeva una candela stearica non era più una finestra,
-ma un faro, il solo Faro, il _Faro_ per antonomasia. Egli era poeta ed
-ella comprendeva la poesia: intorno a questo Faro, a quest'Occhio della
-Notte, a questo Sguardo vigilante ed amico, egli aveva scritto certi
-versi che ella aveva mandati a memoria. I fari sogliono essere
-particolarmente utili durante il cattivo tempo; e appunto quando tirava
-vento, quando c'era nebbia, quando pioveva, quando nevicava, la finestra
-soleva splendere e indicare che l'approdo era libero; nelle notti
-serene, siccome la signora doveva andar fuori per suo conto, o riceveva
-visite, tutto restava buio e il nocchiero filava al largo.
-
-Queste notizie, diciamo così nautiche, sono necessarie all'intelligenza
-della storiella. La quale meriterebbe d'essere narrata in uno stile un
-poco più serio; perchè, come durante cinque anni i miei due protagonisti
-si erano amati d'un amore dolce e forte ad un tempo, così, anzi a più
-forte ragione, dopo la rottura non ebbero di che ridere. Perchè ruppero,
-allora? Se io pensassi oggi come ieri, le direi che ruppero per quella
-tale impossibilità di comprendersi bene, per quella intellettuale e
-sentimentale discordia che m'ha valso i suoi vivaci rimproveri; ma io mi
-sono, come le ho detto, convertito; e quand'anche non fossi ancora
-convertito, non vorrei farla arrabbiare ripetendole una cosa che tanto
-le dispiace; le dirò quindi che l'amor loro s'intepidì e s'avviò alla
-morte come tutte le cose che hanno avuto nascimento. E come l'amor loro
-era stato una bella cosa, ed entrambi sentivano che la fine di una cosa
-bella è molto triste e che bisognerebbe a ogni costo impedirla, così
-essi ostinavansi a ravvivare il loro sentimento agonizzante; ma poichè
-l'impresa era disperata e gli sforzi si rompevano contro la fatalità
-della morte, così, vedendo inutili gli sforzi, e non potendo prendersela
-col destino irresponsabile, e dovendo per un bisogno tutto umano
-prendersela con qualcuno, ciascuno dei due se la prendeva con l'altro.
-S'accusarono, adunque, di colpe in piccola parte vere, in molta parte
-imaginarie; dalle accuse futili passarono ben presto alle maggiori e da
-queste arrivarono subito alla massima che, per due amanti, è quella del
-tradimento. Credendo ciascuno d'esser tradito dall'altro, naturalmente
-entrambi pensarono di potere, anzi di dover tradire a propria volta;
-talchè, come sempre accade, ciò che era dapprima ingiusta imaginazione
-divenne tosto ingrata realtà. Egli amò un'altra donna, ella un altro
-uomo. Persuasi d'aver ricevuto un torto, il torto estremo, non si videro
-più. I loro nuovi amori finirono rapidamente, ma essi continuarono ad
-evitarsi. Un giorno, impensatamente, s'incontrarono, per la via. Mentre
-egli scantonava, ella gli apparve dinanzi: i loro sguardi s'incrociarono
-un istante. E allora, tumultuariamente, le sopite memorie si ridestarono
-nel cuore di lui. Aveva più d'una volta pensato a lei, ma con un
-sentimento torbido, fatto di rancore e di sdegno; ora, a un tratto, per
-averla guardata negli occhi, tutte le dolcezze antiche gli rifluivano al
-cuore... Come s'erano amati! Era possibile dimenticare quella passione?
-Credeva d'averla dimenticata, aveva voluto cancellarne i ricordi; ed
-ecco che risorgevano, immortali!... Da quel punto egli non visse più
-della vita reale; le impressioni del presente si perderono nella
-continua evocazione d'un passato non tanto passato come pareva. Perchè,
-infatti, i sentimenti muoiono forse proprio come gli esseri, per non più
-rinascere? E si può mai ricordare un affetto senza ancora in certa guisa
-provarlo? Quando noi non lo comprendiamo più abbiamo un bel tentare di
-evocarne la memoria: essa ci sfugge. Rammenteremo bensì le circostanze
-concomitanti, le condizioni esteriori: penseremo a un nome, rivedremo
-una imagine; ma il moto dell'anima, ma il cordiale turbamento non si
-ridestano, anzi sono così ribelli al nostro sforzo che noi neghiamo
-perfino d'averli provati mai. E invece egli sentiva il cuore battergli
-in petto, al pensiero di lei, come la prima volta che l'aveva veduta. E
-non sapeva far altro che chiudersi in casa, rileggere le sue lettere,
-rivedere le reliquie del perduto amore, ricordare i tramontati giorni
-felici. E a poco a poco l'assiduità di quelle appassionate cogitazioni
-produsse in lui un mirifico inganno: gli parve che il tempo trascorso
-dalla rottura, tutto il triste tempo della nuova sterile prova e della
-solitudine fredda non fosse trascorso realmente; gli parve d'aver
-sognato queste cose e di rivivere nella stagione dell'amore beato. Che
-faceva egli allora? Pensava a lei, sempre -- come ora! Le scriveva -- e
-come allora egli si metteva ora alla scrivania, per cominciare una
-lettera. Le antiche espressioni ferventi gli spuntavano sotto la penna;
-con la stessa tenerezza d'una volta egli tracciava sopra una busta il
-nome di lei, il bel nome tante volte, quante volte mormorato tenendola
-fra le braccia!... Andava anche da lei, allora -- e guardando ora il
-cielo nebbioso, udendo i fischi del vento, lo scrosciar della pioggia,
-egli vedeva con gli occhi del cuore il Faro splendente nella notte, la
-guida fedele additargli il Porto delle Soavità. Ora, pensando che se
-fosse passato dalla nota via, dalla via della quale conosceva ogni
-angolo, ogni sasso, egli non avrebbe più visto risplendere il Faro, che
-tutto sarebbe stato chiuso ed oscuro, che quel porto gli era vietato,
-che quelle soavità erano finite, ei pianse le lacrime del rimpianto e
-del rimorso. La propria colpa gli apparve evidente e il dolore lo
-schiacciò. Qual riparo tentare? Che fare per vivere ancora? Mandarle una
-di quelle lettere che veniva scrivendo e poi lasciava dov'erano? Ma come
-l'avrebbe ella accolta?... Non era stata di lei stessa la colpa? Che
-sperare da chi lo aveva tradito?... E la disposizione del suo spirito
-mutò; egli credette un momento d'essersi agguerrito contro la lusinga,
-contro sè stesso. Ma il dubbio tornò ad occuparlo: non aveva tradito
-egli stesso? Il torto non era suo proprio? Sì, suo: principalmente suo.
-E che pensava ella di lui? Lo incolpava? Aveva tutto dimenticato?... Non
-era possibile! Vedendolo, guardandolo negli occhi, improvvisamente, le
-memorie avevano dovuto travolgere anche lei: ne era sicuro. Ella aveva
-dovuto pensare alla forza, alla dolcezza della loro passione; dire a sè
-stessa -- come lui -- che una passione simile non si dimentica.
-Anch'ella aveva dovuto tentare d'uccidere la memoria; ma i suoi sforzi
-dovevano essere rimasti sterili -- come quelli di lui. Che faceva ella
-in quei giorni? Come lui, senza dubbio, evocava il passato; ricercava,
-rivedeva le mute e inerti testimonianze dell'amor loro; come lui
-s'incolpava d'aver ucciso questo amore. Era possibile che pensasse ad
-altro, che provasse altro? Guardando quel cielo costantemente grigio, i
-vetri rigati dalla pioggia, i tetti imbiancati dalla neve, che altro
-poteva pensare se non che meno d'un anno addietro, nelle notti come
-quelle, illuminato il Faro, ella stava ad aspettar l'amato, dietro un
-uscio, per gettargli le braccia al collo appena varcava la soglia della
-sua casa? E come egli, all'ora dell'amore, si struggeva dalla tentazione
-di ripassare da quella casa, con la lusinga di poter vedere ancora una
-volta risplendere il Faro, non provava anch'ella la tentazione
-d'illuminarlo ancora una volta e d'aspettare la venuta di lui?
-Quest'idea, l'idea di rivedersi al modo antico, ora che s'erano
-incontrati, ora che l'amarezza della separazione era passata, ora che la
-stessa stagione correva propizia ai convegni, che lo stesso cielo pareva
-favorirli; quest'idea che occupava e invadeva lo spirito di lui e ogni
-sera gli suggeriva di rifare la via consueta, non doveva occupare e
-invadere lo spirito di lei? Logicamente, necessariamente, il
-contemporaneo risveglio di comuni memorie non doveva produrre in due
-anime che avevano vibrato all'unisono un identico stato di coscienza, la
-stessa disposizione sentimentale, eguali speranze, bisogni simili, gli
-stessi impulsi? Egli ne ebbe in breve la morale certezza. Senza aver
-parlato con lei, senza aver saputo nulla di lei, senza neppure averla
-riveduta dal giorno dell'incontro, fortuito, la sentì tutta piena dei
-ricordi dell'amore, tutta amante, aspettarlo ansiosa dopo aver disposto
-l'usato segnale... e una sera, una notte che la neve fioccava a larghe
-falde, egli s'avviò...
-
-Non s'era ingannato, contessa. E vede come io avessi ragione
-d'assicurarle che lo spiritismo non entrava per nulla nel mio
-fatterello? L'analisi psicologica, la legge secondo la quale le idee si
-associano e i moti dell'animo si seguono, basta a spiegare un'intuizione
-simile. L'amica nel cuore della quale egli leggeva a distanza, leggeva
-anch'ella nel cuore di lui. Tutti i sentimenti per i quali egli era
-passato, dopo l'incontro imprevisto, avevano occupato successivamente, e
-con lo stesso ordine, l'anima di lei. Ella aveva realmente evocato e
-rimpianto il passato, aveva tentato di scrivere all'amico, poi lo aveva
-accusato, poi aveva accusata sè stessa; ad un tratto era stata sicura
-che anch'egli pensava a lei com'ella pensava a lui. Vedendo quella
-successione di sere propizie ai convegni s'era sentita struggere
-all'idea d'averne ancora uno: e certa che egli partecipava a quel
-desiderio, a quel bisogno, una sera che pioveva a diluvio dispose il
-segnale ed aspettò. Aspettò, tremante di freddo e ardente di rancore,
-dalle nove a mezzanotte: non venne nessuno... Egli era passato la sera
-prima, quando nevicava soltanto; se n'era tornato indietro con la morte
-nel cuore e l'ironia sulle labbra vedendo che il Faro era spento... Sì,
-contessa, ella ha ragione: le anime si comprendono, i cuori s'accordano,
-le volontà s'uniformano; senza parlarsi, senza vedersi, i nostri amanti
-provarono gli stessi sentimenti, obbedirono agli stessi impulsi;
-solamente, sbagliarono giorno...
-
-
-
-
-L'INDISCRETA DOMANDA
-
-
- _Spiritosa contessa ed amica spirituale,_
-
-Quando, per darle a intendere che ero d'accordo con lei e che mi
-accostavo alla sua tesi della comprensibilità delle anime, io le narravo
-l'apologo della _Muta Comunione_, sapevo bene quel che facevo. Con una
-dama arguta come lei, siano pure gravi ed incomponibili i divarii delle
-opinioni, si è sempre certi di potersi accordare in quella media e
-sensata verità nella quale le menti equilibrate s'acquetano. Se pur misi
-una punta ironica nella mia narrazione, ella mi ha dato ragione, perchè
-«la vita è piena d'un umorismo come il vostro amaro e dissolvente;» e
-mentre io ho fatto un passo verso di lei, anch'ella ne ha mosso uno
-verso di me temperando la vivacità delle sue prime recriminazioni.
-
-Nondimeno, quantunque ella ponga ora una maggiore indulgenza nel
-ribattere le mie idee, non per questo è disposta ad accettarle. Una
-specialmente le dispiace: ella rifiuta di credere che, in amore, la
-fredda, impassibile e vuota bellezza delle forme sia, da parte delle
-donne, maggiormente apprezzata del valore morale e dell'intellettuale
-grandezza negli uomini. Il caso di Mirabeau, che a onor del vero io
-stesso citai, le pare dimostrazione della regola e non mai, come io
-sostengo dell'eccezione. Ella dice che ogni Mirabeau, cioè ogni uomo
-fisicamente orribile, con un piede storto, col viso crivellato dal
-vaiolo, «brutto come Satana» -- diceva lo stesso padre del grande
-oratore -- ma grande moralmente, troverà una ed anche più d'una marchesa
-de Monnier capace d'amarlo di un immortale amore. Io dico, sì, che ad un
-genio sovrano la bruttezza non impedirà d'essere amato, ma che alla
-media umanità un poco di bellezza giova più di molta grandezza; perchè
-la bellezza si rivela immediatamente allo sguardo e basta aver occhi per
-apprezzarla; mentre le qualità del cuore e della mente richiedono una
-più o meno assidua frequentazione avanti d'essere riconosciute; quindi
-un uomo bello ma stupido produce una prima impressione favorevole,
-mentre un grand'uomo orrido produce una prima impressione repulsiva; ora
-ella non ignora che le prime impressioni sono le più importanti e
-sogliono anche resistere alle contrarie impressioni susseguenti. Il
-vantaggio dello stupido Adone sul Genio mostruoso mi pare quindi
-evidente; senza contare che la bellezza plastica, l'armonia delle
-proporzioni, la freschezza della gioventù, come sono immediatamente
-riconoscibili, così non si possono neppure negare; mentre le qualità
-morali sono, perchè morali, di più ambigua natura e più discutibile
-essenza, e corrono il rischio, pertanto, di restare disconosciute. Senza
-contare ancora che, mentre l'assoluta bellezza plastica, quantunque
-rara, pure esiste, l'assoluta simpatia, la perfetta grandezza morale e
-intellettuale non esistono; anzi, come ha luminosamente dimostrato un
-filosofo che è onore d'Italia, il Genio più alto ha più lati manchevoli.
-Con questo non voglio negare ciò che le ho già concesso, cioè che il
-Genio, a dispetto delle brutte forme, possa esercitare ed eserciti una
-forte attrazione. E guardi come sono arrendevole; non mi basta d'averle
-addotto l'esempio di Mirabeau; ne voglio aggiungere ancora un altro,
-forse più significativo!
-
-Sofia de Monnier era una donna moderna -- o press'a poco -- e come tale
-s'intende che il fascino dell'ingegno la facesse passar sopra alla
-diabolica bruttezza di Onorato Gabriele di Riquetti. Di più, aveva un
-marito di settant'anni, e ciò spiega una quantità di cose... Ipparchia,
-invece, della quale le voglio narrar l'avventura, era una fanciulla
-greca, e quantunque l'avessero educata come per farne un'etera -- ella
-sa che in Grecia le etere erano le sole donne cui s'impartissero gli
-alti insegnamenti della filosofia -- pure è maggiormente notevole che
-s'innamorasse di Crate, celebre filosofo cinico, il quale era
-poverissimo, gobbo ed orribile. La passione d'Ipparchia divampò così
-gagliarda, che ella volle lasciar tutto per vivere con costui, a
-dispetto di quanti la accusavano di pazzia, a dispetto dello stesso
-filosofo -- che non doveva poi esser tanto cinico quanto pareva, se le
-mise sotto gli occhi la propria miseria e la propria infermità. Tutto fu
-inutile: Ipparchia rispose a lui, come ai parenti ansiosi di
-distoglierla da quell'amore, che non avrebbe mai potuto trovare un
-marito più bello d'un tal filosofo. Allora Crate, il quale non poteva
-sempre dimenticare i precetti della sua canina filosofia, la condusse
-nel Pecile, che era uno dei portici più frequentati d'Atene -- come dire
-quelli della Galleria qui a Milano -- e lì... ma io non farò come
-Sant'Agostino, che ricamò pepati commenti su quanto accadde lì tra quei
-due; farò piuttosto come fece un amico del cinico, traversando per caso
-il Pecile nel punto culminante dell'avventura: getterò sulla coppia un
-mantello...
-
-E poi? Che cosa importa? Due, dieci, cento, mille eccezioni potranno
-infirmar mai la regola? E la regola è che, per l'opera di seduzione, le
-qualità fisiche esercitano un'azione più pronta e producono un risultato
-più decisivo delle morali virtù; che, per essere amati, è più
-importante, è necessario essere semplicemente belli, e giova meno
-possedere una grande bontà, un'anima ardente, un'intelligenza sovrana.
-Se noi distingueremo l'amor sensuale dall'amor morale, potremo forse
-dire che la bellezza fisica accenderà il primo e che le qualità morali
-susciteranno il secondo. Ma se ciò sta bene astrattamente, la
-distinzione non è così facile in pratica. Imaginiamo un caso. C'è un
-uomo brutto, ma quest'uomo possiede -- e la gente sa che possiede -- un
-grande ingegno, una squisita sensibilità, le migliori disposizioni del
-cuore e della mente. La sua bruttezza gli nocerà, dinanzi alle donne,
-più che non gli gioveranno queste magnifiche disposizioni, oppure
-quest'ultime faranno dimenticare la prima? Ella m'ha detto che la cosa
-dipende «dall'indole diversa delle diverse donne,» e va bene; perchè,
-evidentemente, una donna superiore, che nell'amore cerca l'appagamento
-di cordiali e ideali bisogni, apprezzerà le virtù e passerà sopra alla
-bruttezza; ma su cento donne prese a caso in mezzo alla folla, quante
-provano a un tal grado questi bisogni? Reciprocamente, se c'è un Adone
-inanimato come la statua del bellissimo dio, le sue probabilità di
-riuscita non saranno maggiori, paragonate a quelle del brutto
-grand'uomo?
-
-«Sois beau!» dice l'amabile autore dei _Consigli ad un giovane che si
-dedica all'amore_. «Sinon, n'aime pas. Sans beauté l'on peut être
-choisi; il arrive aux plus jolies de préférer les plus laids; c'est une
-histoire souvent renouvelée que celle de la femme de Joconde. Toi
-cependant, mon élève, docile aux bons conseils, qui te fais enfin de
-l'amour l'idée qu'il convient d'en avoir, défends toi d'aimer si tu n'as
-pas reçu les dons qui charment les yeux...» -- «Un'altra citazione?...»
-l'odo esclamare di qui; «e avete il coraggio di citarmi proprio quel
-gran moralista che si chiama Catulle Mendes?...» Non vada in collera,
-contessa: io lascerò lì subito l'autore di _Zo' har_, e le narrerò
-invece un altro fatterello: va bene così? Le narrerò un fatterello che
-dimostra appunto quanto sia grande e superiore a quello esercitato dalla
-eccellenza morale, l'impero della plastica e corporea bellezza.
-
-Ella conosce la storia del mio povero amico Raeli. Nella breve
-esperienza di questo infelice vi furono molte cose che sarebbero state
-degne di nota; disgraziatamente la più gran parte egli le portò via con
-sè, nel sepolcro che troppo presto si schiuse. Io posseggo tuttavia
-molte sue lettere ed anche un suo libro di memorie, del quale una volta
-o l'altra le riferirò alcuni curiosi passaggi. Già narrai, tempo
-addietro, la crisi tremenda che spinse l'amico mio a togliersi la vita;
-la strana fatalità per la quale ad un uomo come lui, disgustato dei
-reali amori, assetato di purezza, doveva venire incontro un'altra
-disgraziata che non poteva più dargli ciò che le avevano portato via. Ma
-prima di questa tragica avventura egli aveva amato, una volta: se ne
-rammenta? Egli s'era acceso, a Vienna, della Woiwosky, d'una dama che
-avrebbe fatto -- ed aveva fatto veramente! -- la felicità di molti
-uomini, ma con la quale egli non poteva andare a lungo d'accordo. L'amor
-loro finì male, come ella sa; e la brutta fine di quest'amore non fu una
-delle minori ragioni che resero Ermanno Raeli così esigente e tanto
-dolorosamente sensibile; ma, sul principio, la felicità sorrise ad
-entrambi. La Woiwosky non aveva ancora idea delle delicatezze ingenue,
-delle poetiche fantasie, delle invenzioni sentimentali che un uomo come
-Raeli sapeva mettere nella passione. Con una cultura fuor del comune,
-con un'anima bizzarramente complicata e quasi duplice, ora sottilmente
-indagatrice, ora tumultuosamente appassionata; con uno spirito ora
-critico, ora inventivo, mezzo tedesco e mezzo arabo, scettico per
-esperienza, tollerante per persuasione, buono in fondo d'una bontà
-candida, a quel giovane non mancava proprio nessuna delle doti
-intellettuali, delle morali disposizioni che, secondo lei, importano
-principalmente. Ne aveva fin troppe ad un tempo, ed appunto per ciò egli
-sofferse tanto e non potè mai contentarsi di quel che la vita gli diede.
-Ma ora io non voglio ragionare di queste cose; voglio rammentarle che
-pochi uomini avevano un'anima ed uno spirito più riccamente dotati dei
-suoi. E non era neppur brutto! Bello non si poteva dire, nel preciso
-senso di questa parola; ma la curiosa fusione del tipo nordico e del
-meridionale dava alla sua persona un gran carattere, oltre che la sua
-espressione era delle più simpatiche. Ed alla Woiwosky egli era dapprima
-piaciuto fisicamente; costei aveva cominciato ad apprezzare più tardi la
-rarità del suo spirito. Ma, pure amandola e sentendosi amato da lei,
-Raeli, che fu chiamato con Byron _the child of doubt and death_,
-indagava assiduamente, come sempre, il proprio sentimento e l'altrui.
-Egli pensava, ed era nel vero, che le sue proprie qualità morali
-sopravanzavano di gran lunga le fisiche, e che, se pochi uomini potevano
-stargli a fronte nel campo del pensiero e del sentimento, moltissimi
-altri erano senza fine più avvenenti di lui. Allora, curioso come quei
-bambini che spezzano i balocchi pur di vederne il congegno, egli
-cominciò a smontare l'amore dell'amica sua per vedere com'era fatto.
-Discutendo tra sè il problema che ci occupa e ci divide, egli pensava
-come me, contessa: che la bellezza preme sopra ogni cosa. A questa
-persuasione lo aveva condotto non l'astratto ragionamento, ma il
-positivo studio della storia naturale. Grazie a questo studio egli
-sapeva che in tutto il mondo vivente c'è una scelta sessuale e che
-questa scelta è fatta con i criterii della vistosità delle forme, della
-vivacità delle colorazioni, della ricchezza degli ornamenti. Gli uomini,
-animali ragionevoli, sono, prima che ragionevoli, animali; quindi
-obbediscono a quelle stesse leggi che regolano tutto il mondo animato:
-in forza di questa argomentazione egli non dubitava della capitale
-importanza della venustà. Così pensando, si proponeva questo problema:
-«Che cosa varranno le mie doti morali e quella poca bellezza che
-posseggo, se un giorno un uomo veramente bello tenterà di portarmi via
-il mio bene?...» Egli non prevedeva ancora, non sospettava neppure che
-l'amica sua l'avrebbe tradito, -- nè realmente ella poi lo tradì per un
-Adone! -- ma, pur concedendo che la virtù di costei avrebbe saputo
-resistere a ogni seduzione, egli temeva d'essere menomato nel concetto
-di lei, di dover necessariamente scapitare ai suoi occhi quando ella
-avrebbe conosciuto un vero Adone.
-
-Un giorno essi andarono insieme a Schönbrunn. Provveduti d'un permesso,
-visitarono il Palazzo d'estate. Nella corte, mentre stavano per avviarsi
-alla scalea, apparve dinanzi alla coppia amante un militare, un alfiere
-delle Guardie del Corpo. Ermanno Raeli soffermossi, turbato dalla
-maraviglia. Quell'uomo aveva la bellezza d'un Dio. Alto oltre la media,
-e tanto che appena un poco più sarebbe parso sgraziato, la sua
-dominatrice statura, il portamento marziale, la stupenda proporzione
-delle membra, la felice armonia dei lineamenti, l'agile forza che
-rivelavasi all'incesso, alle mosse; la delicata morbidezza della
-carnagione, la serica biondezza dei capelli e dei baffi, la dolce e
-nobile espressione degli occhi, le stesse smaglianze della divisa che
-non pareva sovrapposta alla persona ma far tutt'uno con essa,
-mortificavano ed avvilivano ogni altra figura, intorno a lui. Ed
-Ermanno, con una stretta acutissima al cuore, sentiva di non valere più
-niente, d'esser meschino, povero, inutile, spregevole; ma tuttavia il
-senso di felicità che la vista di quella miracolosa creatura gli
-procurava, il sentimento estasiato che lo invadeva quasi contemplando
-una sublime opera d'arte, erano ancora più forti della sua umiliazione.
-Se in lui, uomo, rivale, si produceva un effetto tanto profondo, che
-cosa doveva provare l'amica sua?... Egli si volse verso di lei: la donna
-non esprimeva meraviglia alcuna. Quando il militare, allontanatosi, non
-potè più udirli, le domandò:
-
--- Hai visto che bella figura?
-
-Ella rispose semplicemente:
-
--- Sì, molto bella.
-
-Più tardi, quando furono proprio soli, intimamente, egli tornò a
-interrogare:
-
--- È proprio vero che sei rimasta indifferente dinanzi a quell'uomo?...
-Ne vedesti mai di più belli?... Non è possibile che tu non abbia nulla
-provato!...
-
-Ella continuò a rispondere che gli era parso molto bello, che non
-rammentava d'averne visti altri così, e che aveva appunto pensato: «Ecco
-propriamente un bell'uomo!....»
-
-Ma da quel giorno egli non la lasciò più in pace, cupido di sapere. Le
-descriveva con calore la divina bellezza del militare, le domandava se
-lo avrebbe amato; ella rispondeva che le persone non si amano così, per
-averle viste a pie' d'una scala. Le diceva ancora:
-
--- Se io sembro una marionetta, vicino a lui, come ti posso ancora
-piacere?
-
-Ed ella rispondeva:
-
--- Tu non mi piaci soltanto, ti amo.
-
--- Riconosci dunque che è più bello di me?
-
--- È bello come una statua. Le statue s'ammirano, non si amano.
-
--- Se non amassi me?...
-
--- Che idea!
-
-Gli sfuggiva; ma Raeli sentiva che in fondo al pensiero di lei c'era
-qualcosa che ella non diceva, che non voleva dire. Naturalmente la paura
-di offender l'amato, di perdere la stima di lui, la vergogna e il morale
-pudore le impedivano di rivelare il proprio sentimento, di confessare
-che la sola venustà della forma bastava ad accendere il suo desiderio.
-Ermanno voleva però ad ogni costo ottenerne la confessione. E una volta,
-in uno di quei momenti che ogni pudore è dimenticato e la sincerità
-trionfa di tutte le vergogne, dopo aver ripreso a descrivere, ammirato,
-la bellezza del militare, egli le domandò improvvisamente, prendendole
-una mano, guardandola negli occhi:
-
--- Ascolta: se io partissi, se tu non avessi più notizie di me, se fossi
-come perduto, come morto per te; se in queste condizioni tu ti trovassi
-sola con lui e se egli ti cadesse ai piedi, che cosa faresti?...
-
-Ella liberò la mano dalla stretta, chiuse gli occhi, portò le mani agli
-occhi chiusi, stette un istante così, in silenzio, come per raccogliere
-tutta la propria pazienza contro l'offensiva insistenza dell'amico suo;
-poi, molto piano, rispose:
-
--- _Non me lo domandare_...
-
-
-
-
-L'OMONIMO
-
-
- _Mia cara amica,_
-
-E va bene! Ancora una volta ella ha ragione!... Noi dovevamo discutere
-se l'impero della bellezza è maggiore del prestigio del genio, e per
-dimostrare che il genio è posposto alla bellezza io le ho riferito il
-sentimento d'una donna che del genio non poteva comprendere il valore.
-«Questa vostra signora Woiwosky, per vostra stessa confessione, non
-aveva ancora idea d'una sensibilità squisita, d'una imaginazione
-feconda, d'un intelletto acuto come quelli del vostro amico. Ed aveva
-avuto altri amanti prima di lui, e lo tradì: come volete dunque che io
-la prenda sul serio? Era, evidentemente, una di quelle disgraziate che
-non obbediscono se non agli istinti, che ignorano il mondo superno dei
-sentimenti e delle idee: e vi meravigliate, allora, che un paio di baffi
-biondi la titillasse e che ad un paio di baffi biondi ammettesse di
-poter sacrificare un'anima come quella del vostro amico? Ma se voi
-volete provare che la musica è superiore alla pittura, fatemi un poco il
-piacere di non addurmi il giudizio d'un cieco!...»
-
-E se io le dicessi, contessa, che rispetto al genio tutte le donne sono
-cieche?... Ella non si offenderebbe di questo giudizio; perchè, se noi
-non andiamo spesso d'accordo, molte volte ella ha riconosciuto, con una
-schiettezza che non so se faccia più onore alla sua intelligenza o alla
-sua modestia, l'intellettuale inferiorità delle donne. Così stando le
-cose, se la mente muliebre non vive nè arriva alle altezze dove il
-maschio intelletto opera e spazia, che cosa importerà alle donne la
-grandezza intellettuale? Che cosa faranno esse di ciò che non
-intendono?... Naturalmente, noi metteremo da parte le eccezioni. Nè mi
-dica che la galanteria mi suggerisce questa concessione. Io non
-commetterò ora l'insulsaggine di lodare l'intelligenza di lei; ma, se
-dobbiamo discutere il nostro problema, il quale, mentre mi pareva
-risolto con un assioma, sta per diventare -- grazie alla sua
-ostinazione! -- un apòro, io le ripeterò che alle donne di molta
-levatura sicuramente la grandezza importa più della bellezza; farò anzi
-di meglio: le riferirò il motto d'una non volgare Amatrice dinanzi a cui
-qualcuno, riferendo certe fortune galanti di Guy de Maupassant, diceva,
-quasi per giustificarle, che il grande scrittore era anche un bell'uomo.
-
--- _Chi si chiama Maupassant non ha bisogno di essere bello_, -- rispose
-costei; ed ella batta pure le mani, si giovi fin che vuole di questa
-risposta: io debbo dichiararle che questi ed altri simili esempii sono
-tutti esempii dell'eccezione, non mai della regola. Esempio della regola
-è quello che racconta Chamfort e che ella mi permetterà di riferirle. Il
-filosofo Elvezio era, da giovane, bello come l'amore. Una sera che se ne
-stava, al teatro, tranquillamente seduto vicino alla celebre Gaussin, un
-molto ricco e noto banchiere venne a dire all'attrice: «Mademoiselle,
-vous serait-il agréable d'accepter six-cents louis, en échange de
-quelques complaisances?...» L'attrice rispose, forte abbastanza perchè
-il giovane filosofo potesse udire, e additandolo: «Monsieur, je vous en
-donnerai deux-cents, si vous voulez venir demain matin chez moi avec
-cette figure-là...»
-
-La regola, signora mia, è che al più gran numero delle donne il genio
-importa poco e che quasi tutte gli preferiscono un bel viso. Se noi
-enunzieremo il nostro psicologico problema così: «Dato un uomo di genio,
-il quale sia anche un bell'uomo, trionferà egli più presto per il suo
-genio o per la sua bellezza?» io dico che la soluzione non può esser
-dubbia: la bellezza eserciterà l'azione più pronta ed efficace. E se le
-ho dianzi citato un esempio storico, glie ne aggiungo un altro che non è
-storico ancora, ma sarà tale, perchè riguarda un genio non meno grande
-nell'arte di quel che fosse Elvezio nella filosofia. Stia un poco
-attenta: la storiella che le narrerò è una delle più graziose fra quante
-mi furono confidate.
-
-Crede ella che sia permesso ignorare, in Italia, chi è Guglielmo
-Valdara? Chi non ha letto i suoi magnifici versi, chi non ha almeno
-udito ripetere i più famosi, quelli divenuti popolari, entrati ad
-arricchire il patrimonio della lingua parlata, come i proverbii e i modi
-di dire? Ma se a nessuno riesce nuovo il suo nome, molti non avranno
-idea della sua persona e non sapranno che egli possiede quel genere di
-maschia bellezza destinata a piacere alle donne ed a formare l'invidia
-degli uomini. È alto, magro ed agile; ha lineamenti nobili e puri,
-capelli folti e dorati come nella prima gioventù. I suoi amici gli
-chieggono, scherzando, di quale tintura si serve; ma Valdara è veramente
-un miracolo di conservazione -- poichè, come ella saprà, è più vicino ai
-cinquanta che non sia lontano dai quaranta. Ma il tempo passa per lui
-senza offenderlo, e la sua figura è di quelle la felice armonia delle
-quali muta di carattere, ma non si distrugge. Quando le sue chiome
-saranno tutte d'argento, sembrerà ch'egli abbia messo, per civetteria,
-una bella parrucca -- e piacerà ancora. Quando non avrà più capelli, la
-sua testa parrà scolpita nel marmo pario -- e non dispiacerà. Ma veniamo
-all'avventura della quale fu l'eroe.
-
-Due anni addietro, sul principio dell'estate, egli andò ai bagni d'Aix,
-dove trovò parecchi connazionali, ma nessuno di sua conoscenza. Qualcuno
-di quegli Italiani, tuttavia, avendo letto il suo nome sulla lista dei
-viaggiatori, lo considerava con l'occhio attento ed un poco attonito col
-quale si guardano i grandi uomini, le bellissime donne e le bestie rare.
-Certuni gli gironzavano attorno, cercando l'occasione di dirgli che
-sapevano chi era; ma, naturalmente nemico di questo genere di
-esposizioni, Valdara evitava costoro, ed era molto contento quando lo
-scambiavano con uno dei tanti Valdara così numerosi nell'alta Italia,
-specialmente col proprietario o direttore che sia del celebre lanificio
-di Biella.
-
-La corte degli uomini lo seccava; però egli faceva la corte alle
-signore. Una sopra tutte gli piaceva: la moglie graziosissima ed
-elegantissima d'un ingegnere piemontese, il cui nome si omette per
-discrezione. Fin dal primo giorno che costei apparve alla _table
-d'hôte_, Valdara le piantò gli occhi addosso, con una persistenza
-legittimata dalle occhiate rapide e frequenti che anche ella gli
-rivolgeva. La sera, al Casino, uno di quei curiosi che era finalmente
-riuscito ad esprimergli la propria ammirazione e che conosceva
-l'ingegnere e la moglie, lo presentò alla coppia di fresco arrivata. E,
-credendo di riescirgli particolarmente gradito, si mise a parlare di
-letteratura. Valdara, lieto della conoscenza fatta, era un po' seccato
-da quel discorso, temendo da un momento all'altro di sentir citare le
-proprie opere o di dover rispondere alla solita incresciosa domanda: «E
-che cosa ci regalerà di nuovo?» Per fortuna il seccatore ebbe il buon
-gusto di non alludere a lui; nè la signora, la quale del resto era un
-poco stanca e si ritirò molto presto, gli fece gl'immancabili ed
-immancabilmente stupidi complimenti.
-
-Fin dal domani Valdara cominciò l'assedio, e con gran piacere s'accorse
-che le cose si mettevano bene. Il seccatore se ne partì, l'ingegnere
-stava poco bene, quindi egli ebbe l'agio di veder spesso sola la dama
-dei suoi pensieri. Una settimana dopo, ottenne di fare con lei una
-passeggiata clandestina. Parlarono di tutto, fuorchè di letteratura;
-anzi, non di tutto, ma d'una cosa sola. Ella indovina quale. Valdara
-disse alla sua bella connazionale, con tutta l'eloquenza che gli era
-consentita dall'assoluta solitudine, quanto gli piaceva -- e la sua
-bella connazionale se lo lasciò dire. Dopo un'altra settimana di
-colloquii, di balli, di strette di mano furtive, di baci un po' rubati e
-un po' concessi, ella andò a trovarlo in camera sua. E allora, come
-facilmente comprenderà, non parlarono di niente. Le visite si
-rinnovarono, e furono tutte poco verbose, perchè necessariamente brevi.
-Insomma, Valdara assaporava beatamente la dolcezza dell'avventura, e
-come non chiedeva null'altro all'amica, così non gli faceva senso che
-neppur ella gli chiedesse null'altro.
-
-Ora, un giorno, mentre l'aspettava, la posta gli portò due pacchi
-contenenti sedici copie del suo nuovo volume _Le Memorande_, che
-l'editore proprio in quei giorni doveva diffondere per tutta la
-penisola. Siccome mancava più d'un'ora al convegno, egli si mise a
-scrivere le dediche su quei volumi che s'era fatti mandare appunto per
-spedirli agli amici. Non aveva ancora finito che l'uscio si schiuse e
-l'amica sua gli venne incontro. Egli lasciò a mezzo le dediche e tese le
-braccia alla dama, esclamando, a bassa voce, ma con l'accento della più
-lieta meraviglia:
-
--- Che piacere!... Tanto più presto!... Non vi speravo ancora!...
-
-Ella spiegò che una felice circostanza l'aveva lasciata libera prima
-dell'ora consueta e che perciò avrebbero potuto restare insieme più a
-lungo del solito.
-
--- Ma io non disturbo?... -- domandò con un discreto sorriso, per farsi
-assicurare del contrario; e Valdara:
-
--- Voi?... Se non mi par vero?... Se m'avete risparmiato la febbre
-dell'attesa!...
-
-Accennando alla scrivania, ella soggiunse:
-
--- Facevate però qualche cosa... -- e andò a vedere.
-
-Le copie delle _Memorande_ erano distribuite in due pile: da una parte
-quelle dove la dedica era già fatta, dall'altra quelle dov'era ancora da
-fare; nel mezzo, aperto alla prima pagina bianca, l'esemplare dove
-Valdara stava scrivendo; «_A Giuseppe Giacosa, fraternam_...» Ella
-guardò curiosamente quei libri, prese l'esemplare aperto e considerò un
-poco la dedica.
-
--- Questo libro è dunque vostro? -- domandò, senza nessuna espressione
-di compiacimento o di stupore; e Valdara, stupito invece un poco per
-proprio conto, rispose:
-
--- Si, è mio... Ne gradite una copia?...
-
-Allora, con l'espressione di chi si sovviene a un tratto di qualche
-cosa, la dama insistè:
-
--- Dunque voi siete Valdara, il poeta?... L'autore delle _Elegie
-d'autunno_?... -- E naturalmente, tranquillamente, come se il sapere che
-l'amico suo era uno dei più grandi poeti della patria non gli
-aggiungesse nè gli togliesse nulla, ella continuò: -- _Io avevo creduto
-che foste quell'altro, quello del lanificio..._
-
-Per la verità debbo aggiungere che Valdara, quella volta, restò un po'
-male.
-
-
-
-
-LA VEGLIA
-
-
- _Cara Contessa,_
-
-Pare che l'avventura di Guglielmo Valdara, se non l'ha proprio convinta,
-l'abbia scossa, almeno, e indotta a dubitare di ciò che prima asseriva
-con troppa fermezza. Infatti, concedendomi che le donne stiano attente
-alla bellezza degli uomini da amare più che non alla morale altitudine
-di essi, ella mi domanda: «E gli uomini, allora? Che altro cercano, se
-non le qualità fisiche? Che prezzo dànno alla bontà, all'intelligenza,
-alla virtù? E allora oserete fare una colpa a noi donne se la bellezza
-ci seduce? Ma se noi le diamo tanta importanza, se la cerchiamo con
-tanto impegno, se non amiamo senza trovarla vuol dire, mi pare, che
-siamo ad essa sensibili; voialtri, invece, non ne fate anche a meno,
-tantissime volte? Non avete riconosciuto che una donna qualunque, una
-femmina purchessia, è dai maschi desiderata e cercata? Dite benissimo;
-ma la conseguenza che traete da queste premesse è storta, stravagante e
-tutta opposta a quella che dovrebbe essere; perchè mentre la logica
-dovrebbe farvi riconoscere che gli uomini amano meno bene, la
-presunzione vi fa dire che essi soli sanno amare!...»
-
-Io direi, contessa, di non ingolfarci in questo dibattito. Tanto, è
-fuori di dubbio che, dopo avere versato fiumi d'inchiostro, ciascuno
-s'affermerà nella propria opinione. Sarà anche inutile tirare in ballo i
-grandi scrittori passati e presenti; perchè, se Shakespeare ha detto che
-«l'impronta dell'amore nel cuore delle donne è come la figura disegnata
-sulla neve, che un raggio di sole cancella,» ella mi rovescerà addosso
-una quantità di moralisti, di pensatori, di poeti che dànno ragione a
-lei. Dunque, lasciamola lì. Soltanto, perchè ella non mi scambii le
-carte in mano -- tutte le signore sono felici quando riescono a barare
-al giuoco -- la pregherò di notare che noi parlavamo d'uomini e di
-donne, non già di maschi e di femmine. Nella bruta ed infima umanità,
-come in tutto il regno animato, l'ardenza dei bisogni mascolini è tale,
-che fa passar sopra ad ogni qualità nelle femmine da amare, mentre la
-freddezza femminile ha bisogno dello stimolo e dell'eccitazione prodotti
-da maschi appetibili per bellezza o per forza. Ma questi amori meccanici
-sono amori nell'umano senso della parola? Amori sono quelli delle
-creature dotate di spirito, d'anima, di mente, di cuore: or siccome il
-cuore, la mente, l'anima, lo spirito degli uomini sono più vasti, più
-potenti, più alti, più forti di quelli muliebri, così gli uomini amano
-meglio delle donne. L'istinto inferiore potrà bensì talvolta vincerli;
-ma anche allora essi trovano modo di riscattare le loro cadute. Ella mi
-dice che nessuna donna va in cerca del solo piacere, e sia come ella
-vuole; mentre un'infinità di uomini, soggiunge, e non già dei volgari ma
-dei più nobili, cercano un'infinità di volte «la pura -- l'impura! -- e
-semplice soddisfazione degli appetiti;» ma ciò che a lei par semplice
-non è poi tanto semplice come le pare; e ancora quando uno di costoro si
-trova in cospetto d'una mercenaria, sa ella che cosa prova? Invece
-d'imaginare i sentimenti che questi uomini possono provare in tali
-circostanze, ascolti piuttosto il fatto che voglio narrarle.
-
-Non posso dirle a chi lo debbo. Il cantastorie di professione non
-avrebbe difficoltà di attribuirlo ad un personaggio fantastico, del
-quale foggerebbe lì per lì il nome e il cognome; ma se così facessi mi
-parrebbe di scemare la verità, di menomare il valore di questo fatto. E
-mi basterebbe, per un altro verso, dire il nome del mio confidente, che
-è uno dei più potenti e venerati Principi del Pensiero, perchè ella si
-disponesse a udirmi con più intensa curiosità e m'accordasse più sicura
-fede; ma io non posso e non debbo dirlo: giacchè, quand'anche l'usanza
-non vietasse di narrare intime cose del Genio finchè la manchevole vita
-lo tiene e quasi menoma la grandezza sua, il rispetto che ho per gli
-scrupoli di questo mio grande Maestro, i quali sono fra i più gelosi e
-delicati che la sensitiva Anima abbia mai educati, mi vieterebbe di
-tradire la confidenza della quale egli mi onorò. Ella si contenterà
-pertanto ch'io lo chiami Protagonista, senz'altro.
-
-Protagonista significa, secondo l'etimologia, primo gareggiatore, ed
-egli era veramente alla sua prima gara d'amore. Non aveva ancora, non
-che posseduta, ma neppur vista una donna; intendo che il mistero della
-forma muliebre gli era sconosciuto. E doveva ancora compiere vent'anni,
-il che le dica se sentisse ardenti gli stimoli dell'istinto. E s'era
-abbeverato di poesia, il che le dica con quanto struggimento aspettasse
-e sognasse d'amare. Ma il tempo passava, egli avanzava nella vita, e la
-Terra Promessa non appariva. Egli sentivasi solo, monco, incompiuto: ma
-la metà di sè stesso della quale era privo, l'essere del quale aveva
-bisogno, non compariva ancora. Per appagare, con l'ardente bisogno,
-l'esasperata curiosità, egli non trovò di meglio che varcare, una sera,
-la soglia d'uno di quei luoghi dove si vende il Piacere, ma si compra il
-Disgusto. Quanti uomini sono stati iniziati alla vita nuziale in modo
-meno indegno? Pochi uomini, in verità; tanto pochi che non è da stupire
-se, dopo questo primo avvilimento, s'ode poi così spesso negare ogni
-ideale richiamo nei rapporti d'amore e tutto ridurre alla soddisfazione
-del cieco appetito. Ma la sete di qualche altra cosa, se fu provata una
-volta, potrà mai spegnersi del tutto, qualunque sia stato l'orror della
-prova? Ed ella udrà che cosa fece, per questa sete, il mio Protagonista.
-
-Era la prima volta che aveva denaro da buttar via, e alle miserevoli
-creature che annegano la tristezza nel vino egli pagò da bere. Voleva
-forse annegare la sua propria tristezza? No, non era triste; era
-risoluto, cosciente di sè; aveva precisamente deliberato di fare ciò che
-faceva. Pagò del vino di Sciampagna, il vino delle cortigiane, e ne
-bevve anch'egli; poi condusse con sè una di quelle sciagurate. Seppe
-scegliere: in mezzo alle maschere di belletto e di cerussa, alle forme
-deturpate dal vizio, alle animalesche bellezze destituite d'ogni
-espressione, egli vide e preferì la figura più umana. Denudato, il corpo
-della Mercenaria appariva perfetto. Come mai, dirà ella, poteva costui
-giudicare intorno a questa perfezione, se ancora non aveva visto altre
-donne? Vive donne non aveva vedute; ma la pura idea della Bellezza che
-l'arte miracolosa ha saputo esprimere dalla greggia realtà gli stava da
-tempo dinanzi agli occhi dell'anima; e di che senso d'arte egli fosse e
-sia dotato, dissero e dicono i prestigi delle sue opere. Quand'anche il
-suo giudizio d'allora non paresse troppo attendibile perchè egli non
-aveva termini di paragone, i paragoni che più tardi istituì, nel corso
-d'una molto variata e sagace esperienza d'amore, gli fecero riconoscere
-che non l'accesa imaginazione nè la violenza dei desiderii conferivano a
-quella donna qualità che non possedeva, ma che veramente egli si trovò,
-per un caso fortunato e troppo infrequente, dinanzi a una grande
-bellezza avvilita.
-
-Dunque la sua vista pascevasi alfine del fantasticato spettacolo, questa
-volta alfine non i sogni lo visitavano; materiata di elastiche polpe e
-di purpureo sangue, palpitante di vita, docile e pronta gli stava al
-fianco una donna, la Donna. Perchè, dove ogni altro avrebbe visto una
-femmina, il Protagonista, dimentico del luogo che l'accoglieva e del
-mestiere che vi esercitava, o non dimentico, anzi cosciente di queste
-cose, vedeva e sentiva che, nonostante, la creatura distesa accanto a
-lui era la creatura aspettata e promessa, il sospiro delle sue solitarie
-notti, il bisogno della sua monca esistenza; vedeva e sentiva che,
-qualunque fortuna l'avvenire gli potesse serbare, mai più egli sarebbe
-riuscito a dimenticare la turbata meraviglia, il piacer trepido e quasi
-pauroso del quale era pieno in quell'iniziale momento. Di chi la colpa,
-se la prima donna ch'egli aveva al fianco non era una vergine come lui
-ignara e turbata, ma una mercenaria? Non di lui, non di lei. La colpa
-era degli uomini, delle loro dure leggi, o piuttosto della più dura,
-dell'iniqua e incorreggibile legge della vita. E un bisogno di
-ribellarsi alla stolta logica umana, di giudicare con la sua mente e col
-suo cuore, dall'alto; di correggere la tristezza della profanazione che
-questa vita gli faceva commettere; e una tenerezza pietosa per la
-sciagurata che gli s'offeriva, e un istinto di nobiltà e di rispetto dal
-quale ella potrà giudicarlo; il cumulo di queste e d'altre ragioni non
-bene precise nella sua coscienza, lo indussero... a che cosa? A restare
-tutta una notte con la mercenaria, senza toccarla.
-
-Ella sa l'usanza della cavalleria, ai tempi andati: un libro immortale,
-il romanzo di Don Chisciotte, l'ha fatta nota a chi meno s'intende delle
-cose della Tavola Rotonda. Il giovane signore, prima che fosse armato
-cavaliere, doveva passare tutta una notte vegliando l'arme. Rammenta
-ella la scena che descrive Cervantes? Don Chisciotte, raccolti e
-indossati i pezzi spaiati d'un'arruginita armatura, li dispone entro una
-pila, accanto a un lavatoio, nel cortile d'una taverna: per l'imaginoso
-hidalgo della Mancia quegli oggetti in quel luogo si trasformano
-prodigiosamente, sono il più forbito e prezioso arnese nella chiesetta
-del più signorile e potente castello; la qualità reale delle cose sfugge
-ai sensi del sognatore: l'anima sua accesa dalla bellezza conferisce a
-tutto le qualità desiderate. Come l'eroe leggendario, il Protagonista
-non vide, dimenticò, volle ignorare la mercenaria e la suburra: egli si
-sentì come dinanzi a una Sposa, e come dinanzi a una Sposa restò timido
-e trepidante.
-
-Ella sorride; anzi non sorride, deride. Ella pensa un bisticcio e dice
-tra sè che anche questo mio Cavaliere fece una «trista figura.» Io debbo
-disingannarla. Certo non è raro che il morale turbamento impedisca le
-operazioni dell'istinto, ed è vero che il segno del massimo amore
-consiste nel non potere temporaneamente amare. L'amor proprio, che si
-caccia dovunque, rende insoffribile agli uomini il fiasco stendhaliano
-che invece suol essere molto lusinghiero all'amor proprio delle donne.
-Ne godono esse perchè è sintomo del sentimentale invasamento, o non
-piuttosto perchè, l'amore essendo fatto di odio e l'abbraccio dei due
-amanti somigliando troppo alla lotta di due nemici, le sconfitte e le
-mortificazioni dell'uno sono naturalmente vittorie ed esaltazioni
-dell'altra? Lasciamo che ciascuno risponda a suo modo: il fatto è
-innegabile, e una donna molto esperta, ad un amante che, per assicurarla
-dell'amor suo, le rammentava la foga del primo amplesso, ebbe ragione di
-dire: «_Ciò non prova nulla, al contrario!..._» Ma, per tornare al
-nostro soggetto, tutt'altro fu il caso del Protagonista. Non i sensi gli
-disobbedirono, ma egli stesso si dominò. A cogliere il frutto delizioso
-egli era pronto; niente e nessuno gl'impediva d'assaporarlo, fuorchè la
-sua propria volontà. Egli non doveva metter opera ad eccitarsi, come
-accade a coloro cui manca d'improvviso l'ardire; al contrario, faceva di
-tutto per domarsi, per resistere a un impulso veemente.
-
-E comprende ella lo sbalordimento di quella donna? Alla sciagurata per
-cui le fantasie dei clienti erano leggi, qual altra fantasia dovè far
-sospettare quel nuovo contegno? Per un poco si sforzò di comprenderlo,
-invano; perchè se il Protagonista racconta ora quella sua avventura a
-chi è capace d'intenderla, non poteva allora aprire alla mercenaria
-l'animo suo. Che stranezza, è vero? E come stranezze simili sono
-frequenti in più degni amori! Una donna c'ispira uno scrupolo ideale, ci
-fa provare un sentimento raro e ineffabile, ci procura impressioni
-insolite e squisite; noi l'amiamo per questo, l'amor nostro è fatto di
-questo... e non possiamo aprircene con lei, perchè sentiamo che non
-c'intenderebbe; e, ciò sapendo, continuiamo ad amarla... Che cosa prova
-questo fatto, se non che l'amore è un impulso prepotente ed una
-fioritura miracolosa soltanto nei sensi e nel cuore degli uomini? Se la
-Mercenaria non poteva comprendere lo scrupolo di rispetto e il bisogno
-di nobiltà che tormentavano il Protagonista, quante altre donne
-comprendono la poesia che a loro insaputa suscitano nel cuore dei loro
-amanti? E di quasi tutte non si potrebbe dire ciò che un Poeta disse di
-una:
-
- Ce que j'aimais, en toi, c'était ma propre ivresse;
- Ce que j'aimais, en toi, je ne l'ai pas perdu.
-
- Ta lampe n'a brûlé qu'en empruntant ma flamme.
- Comme le grand convive aux noces de Cana,
- Je changeais en vin pur les fadeurs de ton âme,
- Et ce fut un festin dont plus d'un s'étonna.
-
- Tu n'a jamais été, dans tes jours les plus rares,
- Qu'un banal instrument sous mon archet vainqueur,
- Et comme un air qui sonne aux bois creux des guitares,
- J'ai fait chanter mon rêve au vide de ton coeur...
-
-La mercenaria, rinunziato a capire il capriccio del nuovo cliente, finì
-col prender sonno. Ella dormì fino all'alba stupidamente serena. Il
-Protagonista, il Poeta, l'Uomo, vegliò, si tormentò per vegliare, senza
-toccarla, la Forma della Bellezza, per non profanarne la prima
-rivelazione, per fare di quella notte, che doveva essere una stupida
-orgia, un puro ricordo. All'alba si levò, baciò in fronte la mercenaria,
-e andò via.
-
-
-
-
-IL SOSPETTO
-
-
- _Amica mia,_
-
-Siamo alle solite! Noi non riusciremo a metterci d'accordo mai. Non
-neghiamo i fatti, non ne disconosciamo il significato, ma diamo ad essi
-un diverso valore: ciò che io considero come regola, a lei pare
-eccezione, e viceversa.
-
-E se provassimo un poco a rammentarci di quel precetto secondo il quale
-ogni eccezione è conferma della regola? Ecco qui, per esempio: ella se
-la prende un'altra volta con me perchè «sfondo le porte aperte.» Dovendo
-provarle che, in amore, gli uomini mettono sentimenti rari, forti,
-delicati; dovendo darle una prova della poesia con la quale essi sanno
-condire le cose meno poetiche, le ho narrato l'avventura d'uno dei più
-insigni poeti, di un Principe del Pensiero. «Che Sua Altezza sia
-tant'alta non è da stupire! Ma per un Principe capace di fare ciò che
-m'avete riferito, che spaventevole numero di borghesi bassissimi ed
-infimi i quali non amano -- cercate un'altra parola! io non voglio
-profanar questa usandola a tale proposito! -- se non nei luoghi dove il
-vostro cavaliere fece la veglia dell'arme? Invece le donne capaci di
-soli amori d'epidermide esistono, sì; ma sono, per buona sorte e ad
-onore del nostro sesso, tanto poche che, quando ne trovate qualcuna, voi
-la considerate come un'inferma degna non solo di compatimento ma anche
-di cure. Senza un qualche morale richiamo -- e siano pure, come voi
-dite, quelli poco morali della vanità e della curiosità -- le donne non
-capiscono ciò che voi altri capite troppo bene. Molte volte, è vero, il
-sentimento della pietà le spinge ad appagare i loro amanti per farne
-cessare le pene, per vederli lieti e felici; molte volte ancora l'idea
-di padroneggiarli, di farne quel che vogliono, le riduce a fare ciò che
-vogliono essi; ma sia l'idea di un dominio da esercitare, sia la
-commozione pietosa, siano gli eccitamenti della curiosità, siano le
-soddisfazioni di vanità procurate dall'adulazione mascolina, bisogna che
-almeno un'idea, se non proprio un sentimento o un affetto, le persuada e
-le pieghi. Senza di ciò, state pur certo che tutte saranno dell'opinione
-della duchessa d'Orléans....»
-
-Se ella pone così la quistione, io le dirò, contessa, che sono del suo
-parere e che non abbiamo più bisogno di discutere. Che le femmine
-animali siano fredde e si possano considerare addirittura come
-ghiacciate a paragone dei maschi ardentissimi, è un fatto che la storia
-naturale dimostra fino all'evidenza. Che l'ardore dei sensi sia estremo
-negli uomini, e che i sensi muliebri non ardano come fiamma, ma covino
-piuttosto come brace sulla quale occorre soffiare perchè dia vampe e
-riscaldi, lo abbiamo già detto, nessuno lo mette in dubbio e non accade
-più dimostrarlo. Ma perchè nella costituzione dei sessi corre questa
-differenza innegabile, dovremo noi dire, come a lei piace, che tutte le
-donne sono come la duchessa d'Orléans? Dichiarava costei che quella di
-fare i figliuoli è «une vilaine, sotte et dangereuse chose qui ne m'a
-jamais plu». Ma se ella mi concede che, a parte le differenze araldiche,
-una marchesa vale, come donna, quanto una duchessa, io le riferirò
-l'opinione della marchesa di Richelieu, la figlia della duchessa di
-Nevers. «Tous les romans qui paraissent,» diceva dunque la marchesa di
-Richelieu all'abate di Grécourt, «sont bien denoués d'évènements
-piquants; si j'écrivais ma vie, vous verrez bien d'autres aventures. Par
-exemple, en allant un jour à la campagne, je fus arrêtée dans un bois,
-loin de tout secours, par un voleur. Mes gens prirent la fuite; quand il
-m'eut bien volée, le galant s'avisa de me trouver belle et, en
-conséquence, il fallut passer par ce qu'il voulut; il demandait d'une
-façon si pressante et si tendre -- avec un pistolet à la main -- qu'il
-n'y avait pas le moyen de le refuser. Eh bien, l'abbé, croirez-vous bien
-qu'il y eut un moment où je ne pus m'empêcher d'écrier: _Ah! charmant
-voleur! Oh! voleur charmant!..._»
-
-Bisogna credere, è vero? alla narratrice; perchè la sua confessione è di
-quelle che, per universale consenso, recano pregiudizio alla reputazione
-di una donna; ma se l'avventura le pare poco persuasiva come troppo
-romanzesca, io glie ne narrerò un'altra assolutamente autentica. Il
-fatto è successo in Sicilia ed è per molti rispetti caratteristico dei
-costumi isolani.
-
-C'era una volta un avvocato, giovane, nè bello nè brutto, eccessivamente
-barbuto, con due occhi che parevano cinti di fiamme, il quale s'era
-innamorato a modo suo d'una buona e bella signora, lontana sua parente.
-Dico che s'era innamorato a modo suo, perchè, senza parlarle mai
-d'amore, non pensava ad altro che ad averla. È pur vero che se non le
-parlava d'amore ciò dipendeva dalla difficoltà di parlarle d'una cosa
-qualunque. Ella avrà sentito dire che laggiù i mariti sono molto gelosi;
-e se pure, a suo giudizio, gli uomini sentono tutti ad un modo, non mi
-negherà che la diversa latitudine sotto la quale vivono eserciti una
-certa influenza almeno sui costumi; ora in Sicilia, se la gelosia non è
-più fortemente sentita, è certo che i gelosi hanno maggiori mezzi di
-garentirsi. La libertà che le signore godono nel mondo un po'
-cosmopolita delle grandi città continentali è ignorata nell'isola rude e
-mezzo selvaggia; la casa maritale ha ancora molto dell'_harem_ dove
-nessun altro fuorchè il signore può penetrare. A poco a poco la civiltà
-occidentale distrugge queste tradizioni, specialmente nelle classi più
-alte; ma il caso che un uomo innamorato non possa trovar mezzo
-d'accostare la donna amata, anche innocentissimamente, nè in casa di
-lei, nè in casa altrui, nè per istrada, nè in chiesa, è tutt'altro che
-raro. Il nostro avvocato, però, vedeva di tanto in tanto la signora da
-certe comuni cugine. Tutte le volte che la incontrava lì, i suoi occhi
-mandavano vampe più fosche. Ella era una di quelle donne semplici e
-pudiche che, dal modo col quale si vestono al modo col quale guardano --
-o meglio, non guardano -- tolgono ogni speranza ai seduttori. Aveva il
-viso bianco, quasi pallido, un po' magro; i capelli nerissimi, raccolti
-in una treccia attorcigliata sulla nuca; le forme modeste, l'aria dolce
-e serena. L'avvocato struggevasi, arso, disperato; quando un giorno,
-andato da quelle sue parenti e non trovatele in casa, la vide apparire
-mentre egli stava per andarsene. Veniva a cercare anch'ella delle
-cugine, e udendo che non c'erano si disponeva a tornarsene indietro dopo
-essersi riposata un istante; ma l'avvocato concepì repentinamente un
-piano di aggressione. Mandata via la persona di servizio con un pretesto
-qualunque e chiuso a chiave l'uscio, si gettò ai piedi della donna. Ella
-s'alzò, gridando dalla paura, tentando di sfuggirgli. Ma l'altro che --
-come quasi tutti i suoi conterranei -- portava sempre a spasso il
-revolver, lo cavò di tasca e ne diresse la canna contro il petto
-dell'inerme e debole creatura. Consideri dunque: abbiamo qui una donna
-naturalmente casta, alla quale non è stata detta una parola d'amore, che
-si vede aggredita inopinatamente e selvaggiamente, che è minacciata di
-morte; alla quale il disgusto, l'orrore, il terrore, tolgono quasi i
-sensi. Orbene: quando l'avvocato la ebbe, con mezzi così eloquenti,
-persuasa a udire ciò che aveva da dirle, ella rimase muta e sorda; ma
-quando egli, non contento di una prima.... dichiarazione, la ripetè con
-nuova lena, ella si riscosse, e la terza volta anche gli rispose....
-
-Ella nega ancora, dice che tutto ciò non prova niente. E io le dirò che,
-prima di credere alle donne che dichiarano di sentire repugnanza per
-l'amor fisico, bisogna aspettare di vederle in presenza di un Ottavio di
-Malivert. E siccome ho cominciato con le storielle, eccone subito
-un'altra.
-
-Personaggi: Lui e Lei. Lui faceva la corte a Lei. Dicendo _corte_, non
-adopero un'espressione molto propria, perchè essa implica l'idea d'una
-certa tal quale disinvolta leggerezza, poco compatibile con la passione
-vera. E Lui amava Lei appassionatamente. Era un uomo d'affari; ma,
-giovanissimo ancora, le cifre ed i conti non gli avevano tolto il
-bisogno e la capacità d'un puro affetto. Lei non era alle prime armi;
-anzi molto sinceramente soleva dire che con i grandi lavoratori, con gli
-artisti, con tutta la gente che ha poco tempo da perdere, non bisogna
-eccedere nella resistenza. Tuttavia, quanto più era abituata a cadere,
-tanto più aveva bisogno di dimostrare agli altri ed a sè stessa che solo
-l'irresistibile slancio dell'anima determinava le sue molteplici cadute;
-quindi, benchè disposta, per dirla col gergo legale, ad affrettare i
-termini, pure recitava la commedia del sentimento e allontanava il
-momento della capitolazione. Ciò le riusciva tanto più facile, quanto
-più sincero era l'amore che il giovane le portava. Non sapeva costui
-adoperare se non il linguaggio della più devota e disinteressata
-passione; e le confessava la passione sua con tanti riguardi e scrupoli,
-che ella temette veramente d'essersi mostrata troppo crudele e d'aver
-tolto ogni ardire a quel poveromo parlandogli troppo del cielo, delle
-stelle, delle anime erranti e degli angelici sponsali. Pensò dunque che
-le convenisse scendere un poco verso terra perchè egli non dimenticasse
-che entrambi erano di carne.
-
-E infatti, quando, senza offrirgli nulla, ella gli suggerì l'idea di
-prendere tutto -- arte della quale ogni donna è maestra -- egli tentò,
-delicatamente, timidamente, di prendere non tutto, ma qualche cosa;
-proprio in quel punto, pensando che un ultimo conato di resistenza non
-era fuori di posto, ella si ritrasse, come crucciata.
-
-Una parte degli uomini sono brutali per paura di parer timidi; l'altra
-parte sono timidi per paura di parer brutali. Il nostro eroe apparteneva
-a questa seconda categoria. Lasciò pertanto a mezzo i suoi tentativi ed
-implorò perdono, giurando che non le avrebbe chiesto nulla, mai più,
-pago e superbo della felicità di saperla, con l'anima, sua.... Però,
-com'è naturale, la visione di ciò che avrebbe potuto ottenere se ella
-non fosse stata tanto severa gl'impedì di continuare a contentarsi della
-troppo spirituale comunione; e violentemente combattuto dai nuovi
-desiderii e dal timore di mancare alla data promessa e di offendere la
-creatura amata, un bel giorno prese una decisione che le dimostrerà fino
-a che segno egli fosse sincero e starei per dire ingenuo nella sua
-passione: fece le valige e partì.
-
-Imagini adesso lo stupore e la contrarietà della dama! Ella s'era dunque
-mostrata tanto inumana da spingerlo a quel passo estremo? Più esaminava
-la propria condotta, più si persuadeva di no. Aveva opposto, è vero,
-qualche difficoltà, ma -- Dio buono! -- soltanto per non essere confusa
-con quelle donne che non ne oppongono per professione. Allora?... Che il
-suo adoratore fosse talmente innamorato da perder di mira il fine ultimo
-dell'amore, ella non poteva capire; nessuno aveva spinto con lei il
-rispetto fino a questo segno; neppure quando, più pura, ella ne era
-veramente degna. Allora?... Allora?... Del resto, egli aveva fatto, sì,
-un primo ed unico tentativo; ma con tanta fiacchezza, come per darle il
-tempo d'interromperlo. Allora?... Allora?... Allora?...
-
-Ma ella avrebbe presto ottenuto la spiegazione dì quella condotta! Prima
-di partire, il troppo rispettoso e obbediente amatore le aveva lasciato
-una lettera nella quale, con adeguate parole, le diceva che non
-l'avrebbe più riveduta, che fuggiva non reggendo al tormento di dover
-stare dinanzi a lei come dinanzi a un'imagine; ma che viceversa avrebbe
-portato l'imagine di lei nel cuore, sempre, fino alla morte. Ella gli
-rispose con poche parole, semplici, ma molto eloquenti: «Non è permesso
-lasciare una donna così, dopo averle tolto la pace dell'anima. Tornate
-subito e venite a spiegarvi. Dopo, farete quel che vorrete.» E per
-evitare altri equivoci aggiunse: «Vi aspetterò a casa mia, il giorno
-tale, all'ora tale; ci sarò per voi solo.»
-
-Egli tornò. E il giorno tale, all'ora tale, si presentò da lei. Il cuore
-gli batteva così forte come se gli si volesse schiantare, i suoi occhi
-guardavano senza vedere; e con la gola strozzata il poveretto non sapeva
-come avrebbe potuto dire una sola parola. Aveva creduto di non più
-rivedere l'amata, e adesso era sul punto di trovarsela accanto. Che cosa
-dirle? Doveva confessarle il disperato dolore sofferto nel prendere la
-risoluzione disperatissima, il vuoto che gli s'era fatto intorno lontano
-da lei, l'orrore d'una vita alla quale era mancato a un tratto ogni
-scopo?... Ma se egli sentiva di dover dire queste cose, le sue labbra
-erano suggellate; e appena la vide, appena strinse la mano che ella gli
-tendeva, non potè più dominare la commozione: due lacrime gli spuntarono
-sugli occhi. Allora, senza tante storie, ella gli buttò le braccia al
-collo, esclamando:
-
--- Ma dunque?... Perchè?... Perchè partire? Perchè lasciarmi?... -- e
-come meglio gli venne fatto, rispondendo agli abbracci ed ai baci di
-lei, egli disse tutto quel che aveva nel cuore. Allora il duetto divenne
-un _a due_ di passione impetuosa e trionfante che avrebbe riscosso gli
-applausi della platea, se simili scene si rappresentassero in pubblico;
-ma nel momento che il tenore doveva metter fuori la nota più acuta,
-sentì mancarsi improvvisamente la voce e fece quel fiasco che, secondo
-Stendhal, è, alle prime rappresentazioni, troppo frequente. Tuttavia, se
-la commozione gl'impedì di sfoggiare i suoi mezzi, più tardi, calmatosi,
-egli tornò a disporne.... e da quel giorno la coppia felice restò legata
-dal più dolce nodo.
-
-Passò del tempo, e col tempo, come accade di tutte le cose di questo
-povero mondo, la passione di lui cominciò a intepidirsi, ma restò sempre
-forte il desiderio. Poichè egli era sincero, la cosa fu manifesta;
-mentre ella, che avea finto prima, continuava con eguale facilità a
-fingere dopo e a non giurare se non sopra l'immateriale connubio
-dell'anime. Egli voleva farle riconoscere che anche l'altro ha del
-buono, ma tutto era inutile.
-
--- No, -- sentiva rispondersi, -- non mi parlare di ciò; mi fai male.
-Per noi donne esistono soltanto le ragioni del cuore e dell'anima; ci
-rassegniamo al resto non potendo fare altrimenti; ma se voi foste capaci
-d'intenderci, come saremmo felici!...
-
-Allora egli replicava:
-
--- Perchè mai dunque mi richiamasti, quando partii?
-
--- Perchè non si lascia una persona amata nel barbaro modo col quale tu
-mi lasciasti! Perchè volevo vederti un'ultima volta!
-
-Egli dunque disperava di farle riconoscere ciò che, nel suo intimo,
-colei doveva riconoscere indubbiamente; quando una volta, discorrendo
-del passato, si decise a domandarle una cosa della quale era curioso, ma
-che aveva taciuta perchè non lusingava il suo amor proprio. La domanda
-era questa: che cosa aveva ella pensato la prima volta che erano stati
-insieme, quando, nel provare il duetto d'amore, sul più bello gli s'era
-abbassata la voce?... Ella si mise a sorridere, ma non volle dir niente;
-e l'altro dovette insistere un pezzo prima di sentirsi rispondere:
-
--- Pensai.... pensai che tu non ne avessi molta....
-
-Egli reprimeva un trionfale scoppio di risa. Dunque, mentre era fuggito
-per troppo rispetto, per troppa obbedienza, per troppo amore,
-torturandosi all'idea di averla perduta, d'averla voluta perdere, ella
-aveva creduto.... che cosa?...
-
--- Che cosa credesti, dunque?...
-
-Candidamente ella rispose:
-
--- Eh! dissi tra me: è dunque scappato perchè non può cantare!...
-
-
-
-
-LA CERTEZZA
-
-
-Io le ho riferito nella mia precedente lettera, cara ed ostinata amica,
-un fatto il quale dimostra come le donne che giurano soltanto
-sull'amore-sentimento restino male quando temono di doversene unicamente
-appagare. La protagonista della mia storiella, spettatrice della
-momentanea debolezza dell'amico suo, non pensò già, come sarebbe stato
-naturale e come infatti era, che questa debolezza dipendesse dalle
-morali commozioni che, secondo voleva dare a intendere, le importavano
-sopra ogni cosa; ma andò invece fino a sospettare che fosse indizio
-d'una troppo frigida costituzione! Mi vuol ella concedere che questo
-sospetto rivela il disinganno provato dalla poco sincera amatrice? Tanto
-costei aspettava quelle realità dell'amore sdegnate a parole, che, per
-un breve indugio, ne credè incapace l'amico. Costui potè dimostrarle
-presto l'inganno e poi la confuse; ma che cosa sarebbe avvenuto se il
-sospetto di lei fosse stato certezza? Possiamo noi imaginare i pensieri,
-i sentimenti, gli atti e le parole d'una donna la quale scoprisse che
-l'uomo amato.... non è uomo?
-
-Ella dirà che un caso simile non si può dare perchè i disgraziati
-nativamente o casualmente immeritevoli del nome di uomini non amano, o
-pure amando sono prudenti ed evitano le occasioni di rivelare la
-specialissima natura della loro passione. Ella s'inganna. Certo, se
-questi uomini -- chiamiamoli così tanto per intenderci -- sapessero che
-la loro incapacità è senza riparo, farebbero come ella dice. Ma è molto
-difficile che le prove più evidenti li convincano; poichè, avendo
-fallito ieri e fallendo anche oggi, essi possono credere di valer meglio
-domani. Ho bisogno di rammentarle che le leggi civili e le religiose
-consentono la dissoluzione del legame matrimoniale quando il matrimonio
-non potè essere consumato? Le leggi non prevedono casi ipotetici,
-provvedono anzi ai casi reali; e debbo io raccontarle qualche successo
-di questo genere per dimostrarle come vi siano uomini che non avendo
-potuto percorrere le vie già aperte e molto battute, si sono stimati
-capaci di aprirsene una nuova? Poichè lo sdegno di dissetarsi a una
-tazza che serve a tutta la folla può togliere realmente la voglia di
-bere, costoro hanno spiegato con lo schifo la loro ritrosia dinanzi alle
-mercenarie, e si sono legati ad una vergine con la quale hanno
-continuato a ritrarsi. Se la presunzione di valere, nonostante le
-reiterate sconfitte, quanto ogni altro uomo, spinge questi incapaci al
-matrimonio, cioè ad un atto gravissimo, al più grave atto della vita,
-vuol ella che s'arretrino dinanzi a un meno serio impegno? Se dunque
-costoro sposano le vergini e richiedono d'amore le donne fatte, io torno
-alla mia domanda e dico: c'è forza di fantasia che possa ricostruire lo
-stato d'animo di queste donne e di queste spose quando i millantatori
-restano smascherati?
-
-Ella sa che i romanzieri naturalisti procedono per via di documenti
-umani, cioè di osservazioni precise, di confessioni sincere, di
-testimonianze irrecusabili. Ecco uno dei casi nei quali il loro metodo è
-solo buono. Nè mi dica che fanno meglio i romanzieri romantici tacendo
-di queste miserie. Sono miserie umane, e niente di ciò che è umano
-dev'essere indifferente all'artista. Non creda che soltanto i lettori e
-le lettrici preferiscano i soggetti belli, nobili e grandi: lo scrittore
-è un uomo come gli altri, e la bellezza, la nobiltà, la grandezza lo
-seducono come seducono i suoi simili; ma, se per obbedire al proprio
-istinto egli dovrebbe scegliere e sceglie infatti più volte gli
-argomenti allettanti, il suo dovere di storiografo della vita, di
-anatomista del cuore, di esploratore del vero lo spinge anche a trattare
-gli argomenti repugnanti. Il soggetto del quale discorriamo è del resto
-repugnante senz'altro? Non può esso ispirare un tragico interesse? Non è
-una tragica storia quella di Ottavio di Malivert che Stendhal ci
-narrò?... Ne ho anch'io una da parte, più breve e meno triste; e come
-ella ha già compreso, le ho scritto questo lungo prologo perchè mi
-conceda di raccontargliela.
-
-Una dama che conosciamo io e lei, ma della quale mi permetterà di
-tacerle il nome -- tanto più che non le sarà difficile indovinarlo --
-conobbe un giorno, in una città di questo mondo, un capitano di
-cavalleria, signore di nascita, avvenente della persona, stimato dai
-superiori, bene accolto in società. Il nome di questo qui non glie lo
-dirò per un'altra ragione, per la ragione opposta, cioè che ella non lo
-conosce. Lo nominai una volta, in presenza di lei, ed ella mi disse di
-non sapere chi fosse. Dunque: capitano in Piemonte reale; bande e
-manopole rosse; in testa quel lucente elmo che per l'elegante sagoma è
-il copricapo più sospirato dai giovani ufficiali italiani -- e Massimo
-d'Azeglio, nei suoi _Ricordi_ ne dice qualcosa. Il capitano aveva la
-statura di un corazziere, baffi biondi e serici, capelli, ahi, pochi
-capelli; ma le fronti nude non sembrano chiudere un pensiero molto
-profondo e una larga esperienza della vita? Moralmente egli era serio,
-quasi malinconico; intellettualmente coltissimo: ma nonostante la
-coltura, gli studii e la serietà, ricercava le amabili compagnie, dove
-il suo nome, le sue belle maniere, la vantaggiosa presenza e la solida
-reputazione lo rendevano generalmente simpatico. E molto simpatico
-riuscì veramente alla dama di cui voglio parlarle. Costei, che da sua
-parte è ispiratrice di grandissima simpatia, s'accorse d'aver fatto
-colpo sul capitano; ma forse nulla sarebbe accaduto fra loro, se
-qualcuno non l'avesse particolarmente complimentata per essere riuscita
-a sedurre quell'uomo, il cui gusto doveva essere molto difficile,
-giacchè nessuno gli conosceva ancora un'amante. Ciò le provi, mia cara
-amica, come nell'amore entri quasi sempre, per non dire proprio sempre,
-una buona dose di vanità. L'idea d'essere apprezzata dal capitano, così
-sdegnoso di bellezze se non maggiori -- la vanità poteva farle
-riconoscere d'essere meno bella delle altre? -- certamente diverse,
-quest'idea lusinghiera la dispose a dimostrargli in cambio un interesse
-e un'attenzione che altrimenti non avrebbe forse accordati.
-
-Di questa sua e mia amica nessuno ha mai potuto dir nulla di male. I
-soliti maligni e le non meno solite maligne si sono provate a
-sospettarla, ma il motto famoso è stato questa volta fallace: hanno
-calunniato, hanno calunniato, e niente n'è rimasto. Alla serietà di
-quella dama la serietà del capitano doveva pertanto necessariamente
-piacere. Se non gli si conoscevano amanti, ciò voleva dire che,
-rifuggendo dagl'indegni legami, dai capricci fugaci, egli serbava il suo
-cuore a una forte, a una grande, a un'immortale passione. Era tanto più
-naturale che costei spiegasse in tal modo l'austerità della vita del
-militare, quanto che ella stessa era austera per la stessa ragione. Dica
-pure, cara contessa, che sono troppo scettico; ma io credo che, come
-nell'amore entra una dose stragrande di amor proprio, così l'astensione
-dall'amore il più delle volte non è suggerita tanto dalla virtù quanto
-da una vanità estrema: chi non ama è colui che non crede nessuno degno
-dell'amor suo. Ora, se quella dama pensava che il capitano era passato
-indifferente nella vita per l'anticipata certezza di non poter trovare
-chi fosse capace d'intenderlo, ella già prevede che cosa doveva accadere
-dopo il loro incontro: la dama dovè credere d'essere per lui -- e d'aver
-trovato in lui! -- l'anima sorella e l'essere predestinato.
-
-Così avvenne realmente. Il capitano espresse il suo sentimento alla
-dama, e trovò parole così rispettose, le diè prova d'una discrezione
-così reverente, che ella vide confermate le proprie imaginazioni intorno
-alla nobiltà dell'animo di lui, e non trovando più ragione di sottrarsi
-all'amore, si lasciò finalmente andare alle dolcezze troppo lungamente
-rifiutate. Corse una stagione molto felice, specialmente per lei. Una
-causa di discordia, in amore, ciò che avvelena l'amore più fortunato è
-quella specie di contrattempo morale per il quale gli stati d'animo dei
-due amanti non coincidono: se l'uomo supplica e la donna resiste, se la
-donna cede e l'uomo trionfa, ciascuno dei due amanti proverà gli stessi
-sentimenti dell'altro, ma in tempi diversi, anzi con ordine inverso. Il
-puro affetto, l'onesta amicizia non solamente bastavano alla dama, ma
-erano il suo desiderio e il suo sogno; appunto per la sfiducia di
-poterli mai ottenere ella s'era difesa contro le tentazioni quotidiane.
-Noi abbiamo detto, mia cara amica, che le donne non sono, generalmente
-parlando, ardenti: ma se la media di esse sta, poniamo, a una
-temperatura di 10 gradi -- essendo 30 quella degli uomini -- alcune
-salgono fino a 15, altre scendono a 5. La nostra protagonista è fra
-quest'ultime. Suo marito, rompicollo famoso, la disgustò dell'amore
-rivelandogliene alcuni modi dei quali gli uomini sono ingordi ma che le
-donne non capiscono se non in circostanze molto rare d'ardore sensuale.
-Separata dal marito, visse lungamente nella castità; e l'amor casto le
-era, come si dice in matematica, tutt'in una volta necessario e
-sufficiente. Ma un uomo poteva lungamente sopportarlo? Ella era casta,
-ma non sciocca; e comprendeva che la sua propria soddisfazione doveva
-costare all'amico suo: vedendolo avido di prenderle la mano, di baciarle
-la bocca, di stringerla al petto, ella temeva che un giorno o l'altro
-non si sarebbe più frenato, che il purissimo incanto si sarebbe rotto; e
-ne gemeva, e i suoi gemiti arrestavano il riguardoso amante; al quale
-ella pensava che un giorno avrebbe dovuto pur cedere, ma era frattanto
-grata della discrezione. Ora, l'inverno scorso, quando le cose della
-Colonia Eritrea si guastarono e tutti in Italia trepidavano per la sorte
-dei nostri bravi che avevano chiesto ed ottenuto di andare a battersi
-laggiù, si sparse la voce che il capitano... -- or ora lo nominavo! --
-era stato destinato, non si sapeva se dopo sua domanda o per ordine
-superiore, ai presidii africani. La dama seppe questa notizia da una sua
-amica, presso la quale si trovava con altre due o tre signore. Giudichi
-ella come rimanesse all'annunzio! Era possibile che egli avesse voluto
-lasciarla? Se il decreto non era stato da lui stesso sollecitato, non
-avrebbe potuto ottenerne la revoca? Ciò non era possibile, in tempo di
-guerra: egli si sarebbe disonorato, neppur ella poteva consigliargli
-tanta viltà. E se anzi egli aveva chiesto di partire appunto per non
-poter più resistere alla resistenza di lei? Perciò dunque non glie ne
-aveva detto nulla, e le toccava udir la notizia da altre persone?...
-Questi dolorosi pensieri occupavano talmente la poveretta, che ella non
-aveva più udito ciò che le amiche dicevano vicino a lei. Una delle dame
-più commosse al pensiero del destino serbato agli ufficiali d'Africa,
-aveva detto che, se la guerra è sempre cosa triste, tristissima è
-laggiù, tanto lontano dal proprio paese, in regioni deserte, contro orde
-selvagge ed ignare di quelle leggi d'umanità che nelle lotte più
-accanite tra popoli civili vigono ancora. Un'altra soggiungeva che ciò
-sarebbe stato quasi nulla senza l'orrore di certe mutilazioni alle quali
-erano sottoposti i morti, i feriti e gli stessi prigionieri; allora una
-terza, con un sorriso che le parrà, mia cara contessa, intempestivo, ma
-che è troppo naturale, osservò che il nostro capitano era assicurato
-contro questo pericolo. E con nuovi sorrisi un'altra confermò che,
-infatti, egli non aveva nulla da perdere...
-
-La dama, assorta nei gravi e molesti pensieri, aveva ricominciato a
-porgere ascolto udendo il nome di lui; ma, sul principio, era rimasta
-senza comprendere. Che volevano dire?... Quando il senso
-dell'osservazione fu precisato, ella avvampò. Di sdegno, di vergogna, di
-dolore? Contro quelle donne, contro di lui, contro sè stessa? Non
-avrebbe saputo dirlo. Certe commozioni sono d'una natura così complessa
-ed ambigua, che solo un'attenta indagine può rendercene conto; ma
-l'indagine vuol tempo e la commozione è fulminea. Dominandosi per non
-darne spettacolo alle ciarliere, ella andò via senza saper bene che cosa
-facesse, dove fosse diretta. Fuori, all'aria aperta, la subitanea
-impressione parve sedarsi; ma come, dopo la tempesta, la superficie del
-mare sembra tranquilla, mentre tutta la massa dell'acqua è ancora in
-movimento, così la sua mente ancora tumultuava. Quelle pettegole avevano
-mentito? Leggermente, come irresponsabili, perchè le faceva ridere,
-avevano ripetuto una voce bugiarda che qualche malevolo aveva messo in
-giro? Perchè il capitano faceva una vita diversa dagli altri uomini, da
-quasi tutti gli uomini, gli scapestrati, i viziosi, gl'invidiosi,
-gl'incapaci di castità avevano malignamente messo in giro la voce
-bugiarda?... Ma simili voci si possono propagare ed ottengono credito se
-non hanno fondamento?... E se era vero? Se il capitano aveva chiesto
-d'andare a combattere e a vincere in Africa per non aver da patire una
-sconfitta in Europa? Perciò, dunque, la rispettava e la obbediva? Mentre
-fingeva d'obbedirla a malincuore, pensava di fuggire per evitare che il
-nessun merito della sua obbedienza fosse evidente?... No! non era
-possibile! Se egli avesse provato questa paura, perchè avrebbe
-cominciato a parlarle d'amore, a richiederla d'amore? Lo aveva forse
-ella sollecitato a dichiararsi? Gli aveva ella detto di amarla?... No,
-non era possibile!... Eppure?... Il dubbio così tenzonava nella sua
-mente; e, senza ch'io insista, ella già vede che non mancavano
-presunzioni a sostegno delle due ipotesi. Come uscire dal dubbio?
-
-Il mezzo non mancava. La prima volta che si trovò sola con l'amico,
-senza aspettare che egli parlasse, la dama lo prese per ambe le mani e
-figgendogli gli occhi negli occhi:
-
--- È vero che andate in Africa? -- gli domandò.
-
-Il capitano, quasi cascando dalle nuvole, negò risolutamente.
-
--- Avevo dunque ragione? E' impossibile! Mentiscono!... Voi resterete
-con me?...
-
--- Con voi, vicino a voi!
-
--- Sempre?
-
--- Sempre!...
-
-E quantunque ella avesse studiato la sua parte, il piacere della prima
-certezza, la fiducia che anche l'altra voce sarebbe apparsa tosto
-bugiarda, la fecero cadere nelle braccia di quell'uomo con impeto
-sincero. Il capitano... il capitano senza essere stato in Africa in mano
-degli Abissini, e neppure in Oriente in mano dei provveditori del
-Serraglio, e neppure a Roma al tempo dei cantori della Cappella Sistina,
-non tentò neppure, contrariamente al dovere di ogni buon militare, di
-penetrar nella piazza che già gli apriva le porte, che già lo invitava
-all'occupazione... Allora la dama, risollevatasi, lo colpì con una mano
-sulla guancia:
-
--- E' dunque vero? -- esclamò, accesa dallo sdegno e dal disprezzo. --
-Uscite di qui!... Non m'apparite più innanzi!...
-
-Egli, come ebro, uscì barcollando.
-
-Potrà ella, cara contessa, condannare questa donna? A me pare che non
-solamente fece bene, ma che, in una situazione simile, tutte dovrebbero
-fare -- e farebbero -- altrettanto.
-
-Per finire la storia, che è, come tutte quelle che io le narro,
-autentica, le dirò che questo capitano non chiese d'andare in Africa
-neppure dopo la disastrosa avventura. Chiese soltanto ed ottenne -- ma
-quando al ministro della guerra piacque! -- di essere destinato a un
-altro reggimento.
-
-
-
-
-UN'INTENZIONE DELLA DUFFREDI
-
-
- _Contessa mia,_
-
-Sia lodato il sommo Iddio! Finalmente ci siamo posti d'accordo! Ella
-approva pienamente la condotta della signora di cui le narrai
-nell'ultima mia lettera la curiosa avventura e riconosce che quel
-capitano, degno soltanto di compassione se avesse atteso al suo mestiere
-guerresco -- ma non avrebbe potuto sceglierne, in verità, uno più adatto
-alla nativa mitezza dell'indole sua? -- fu degno dello schiaffo
-somministratogli dalla donna troppo idealmente amata.
-
-Ella conviene espressamente con me sul significato di quel fatto; anzi
--- sia onore al suo spirito -- istituisce in proposito alcuni paragoni
-molto, come si dice, calzanti: «La castità del vostro capitano,» (perchè
-_mio_, poi?) «somiglia al nobile disdegno della volpe per l'uva alla
-quale non poteva arrivare. S'intende,» ella soggiunge, «che non c'è
-merito se non c'è sforzo, e quando si parla di resistenza agli istinti,
-la prima cosa è che gl'istinti operino; come quando voi volete fare un
-intingolo di lepre dovete cominciare col prendere una lepre.»
-
-Bene! Benissimo! Mi consenta tuttavia di farle osservare che la
-quistione era un'altra e che, per colpa senza alcun dubbio mia, ora essa
-mi pare vicina a fuorviare. Il punto dal quale partimmo è questo: le
-realità dell'amore, alle donne che danno a intendere di non apprezzarle,
-sono infatti così indifferenti come esse dicono? Che, nonostante
-l'innegabile loro calma, esse esagerino un poco nelle dichiarazioni
-d'indifferenza, io ho tentato di provarle; ora questo appunto ella
-negava. Forse, anzi certamente neppur ora si arrenderà. Ella già dice
-che l'avventura del capitano non prova niente, già mi butta il suo
-guanto sfidandomi a una più luminosa dimostrazione; ed io mi precipito a
-raccogliere il morbido e odoroso involucro della sua bella mano. Se
-vinco, me lo lascia come trofeo?
-
-Diciamo dunque -- o meglio dico io soltanto, per ora -- che queste
-benedette realità non sono poi tanto disprezzate nel fatto quanto a
-parole. Certo, il primo patto che quasi tutte le amate pongono ai loro
-amanti è di contentarsi... delle sole parole. Questa è una cosa tutta
-istintiva; è la naturale riluttanza della femmina a cedere; riluttanza
-notabile in tutta la scala animale. Nella prima fase, adunque, la
-resistenza è proprio sincera. È sincera fino all'ultimo? Non si può
-credere, perchè ha pur da arrivare un momento nel quale il secondo
-istinto, l'istinto di cedere, fa udire finalmente la sua voce e, se
-proprio non reprime e soffoca quell'altro, viene certamente in contrasto
-con esso. Allora le dichiarazioni di repugnanza non sono mentite? Nelle
-femmine animali che non pensano, o almeno non parlano, non c'è
-ipocrisia: finchè l'istinto della resistenza ha il sopravvento, esse
-resistono, graffiano, mordono, fuggono; quando il secondo predomina, si
-sottopongono al maschio. Nelle donne, cioè in esseri dotati di
-coscienza, noi dobbiamo _a priori_ ammettere che debba necessariamente
-prodursi una contraddizione, un contrasto, il sentimento d'un intimo
-dissidio. La donna che, obbedendo al primo moto di repulsione, ha messo
-come patto di non dover pagare di persona, deve necessariamente pentirsi
-d'avere avuto troppa fretta quando il secondo moto, l'impulso al
-consenso, si manifesta.
-
-Noi possiamo qui trovare fra parentesi, amica mia, un'altra prova di ciò
-che io ho ripetutamente asserito e che ella ha costantemente negato:
-cioè la miglior qualità dell'amore maschile. Gli uomini, come maschi,
-obbediscono sempre a un istinto solo: quello della conquista. Essi sono
-coerenti, logici, sinceri; vedono la donna, la desiderano;
-desiderandola, fanno di tutto per ottenerla. Tutti i loro atti sono
-direttamente rivolti a uno scopo nettamente definito: la loro volontà è
-ferma, la loro costanza strenua. Le donne invece, dibattendosi fra la
-repulsione e l'inclinazione, disvogliono e vogliono, dicono una cosa e
-ne pensano un'altra, si ritraggono mentre starebbero per cedere, cedono
-quando stanno per ritrarsi, non sanno che cosa sentano veramente,
-tengono una condotta ambigua, e dicono parole false. E l'insistenza
-degli uomini non è soltanto lodevole ma provvidenziale; giacchè grazie
-ad essa le incoscienti creature escono finalmente dall'ambiguità e,
-cedendo nonostante le prime dichiarazioni di repugnanza, se la cavano
-col fingere, all'ultimo, una vergogna e un rimorso poco sinceri.
-
-Ma supponiamo un caso che si sarà dato realmente chi sa quante volte,
-supponiamo che la supplice resistenza della donna abbia persuaso l'uomo
-a desistere ed a tralasciare il suo atteggiamento aggressivo. Se
-quest'uomo si sarà persuaso, per far piacere all'amata, di non chiederle
-più nulla, che cosa dovrà provare costei quando sarà disposta ad
-accordare ciò che non le è più chiesto? Dovrà ella stessa istigare il
-suo rassegnato compagno? Le precedenti dichiarazioni non glielo
-consentono: chiedendo ora ciò che prima rifiutava, costei temerà
-giustamente d'essere mal giudicata. Dovrà dunque a sua volta comprimere,
-come ha voluto che lo comprimesse l'uomo, il suo desiderio? Non cercherà
-un modo d'uscire da questo imbarazzo per non prolungare l'attesa troppo
-penosa?... Il fatto ch'io voglio narrarle si riferisce appunto a questa
-situazione. Dico _fatto_ perchè ho preso l'abitudine di dire così; ma
-ella troverà qui narrata un'idea, un'intenzione, l'indizio d'uno stato
-d'animo, più che un vero e proprio avvenimento.
-
-Ella conosce la protagonista, ed io glie ne dico subito il nome. E'
-Donna Teresa Uzeda Duffredi di Casaura. La vita di questa donna fu per
-me altra volta argomento d'un lungo studio, che le dispiacque un po'
-meno degli odierni ragionamenti sull'amore, ma che pur le dispiacque.
-Con la benevola indulgenza che mi ha sempre -- almeno prima d'ora --
-accordata, ella volle trovare parole troppo lusinghiere per l'arte con
-la quale trattai quel soggetto, ma si dolse che, fra centinaia e
-centinaia di soggetti, io pensassi di scegliere proprio quell'uno. Pure
-concedendo che quella donna non meritasse la severità con la quale il
-mondo la giudicò, ella avrebbe preferito ch'io mi fossi esercitato
-intorno a un argomento più nobile. Ormai il fatto è fatto, e procurerò
-di contentarla meglio un'altra volta. Non starò neppure a difendere qui
-Donna Teresa e non dirò che fosse vittima inconsapevole dell'eterna
-illusione e che non volle e non meritò il suo triste destino. Certo fu
-una disgraziata. L'eredità del vizio, gli esempii che le furono troppo
-presto e nella stessa famiglia posti dinanzi, la disgrazia d'un marito
-incapace di darle soccorso, anzi quasi intento a precipitarla nel
-baratro, spiegano com'ella dovesse fatalmente precipitarvi. Non cadde
-una sola volta, è vero. Ma l'incapacità dei disinganni a salvarci dal
-persistente allettamento delle illusioni e la logica inesorabile delle
-situazioni false dovevano produrre questo effetto, immancabilmente. Se
-io m'indugiai a studiare quella vita che a lei non parve degno soggetto
-di storia, ciò fu appunto per rendermi e per rendere altrui ragione di
-questa fatale persistenza dell'illusione a dispetto degli ammaestramenti
-dell'esperienza. Tutti i romanzi ci narrano la storia di qualche colpa,
-e l'adulterio è il tema eterno delle opere d'arte. Ora l'arte che
-s'interessa ad una colpa, scusandola e dimostrandone la fatalità, non ci
-aveva ancora interessati a tutta una vita di colpe altrettanto fatali
-quanto la prima. I romanzieri, dopo aver narrato l'adulterio, lasciano
-l'adultera in asso, non ci dicono che cosa è poi accaduto di lei e
-talvolta la fanno più comodamente morire. Nella realtà la morte viene
-raramente a sciogliere le false situazioni; e se qualche rarissima volta
-le adultere riscattano nella restante lor vita l'unica colpa, quasi
-sempre fatalmente trascorrono di errore in errore. Madame Bovary, alla
-quale taluno volle immeritevolmente paragonare Teresa Duffredi, ebbe
-dopo il primo un secondo amante. Quante non sono le donne che ne hanno
-avuto tanti che non saprebbero neppure esse noverarli? Perchè mai,
-dunque, l'arte non avrebbe da studiare una di queste vite tanto
-avventurose? Certamente molte, e se vuole dirò anche la quasi totalità
-di simili donne, sono incapaci d'ogni più fugace sentimento, e le
-meccaniche loro cadute, potendo forse interessare gli scienziati delle
-cliniche, non hanno nulla che attiri l'attenzione dell'artista; alcune
-tuttavia, e siano pure pochissime, obbediscono a qualche sentimento,
-comprendono il rimorso, non cadono senza qualche lotta, invidiano quelle
-che restarono pure, sono insomma degne di studio. La Duffredi ebbe, da
-ventisei a quarant'anni, cinque amanti, mettendo nel conto
-quell'Aldobrandi che, per adoperare la frase del giocondissimo Armand
-Silvestre, le diede soltanto qualche idea sui _tributi indiretti_....
-Alcuni pensano che cinque amanti siano troppi. Che cosa direbbero
-costoro se io dicessi che sono pochi e che un artista più abile di me
-imprenderà un giorno a scrivere la storia d'una di quelle donne che
-conosciamo io e lei, le cui avventure si contano a dozzine? Tutto sta
-che in questa serie di avventure ci sia qualcosa che importi, che
-commuova le nostre viscere umane con la rivelazione d'un aspetto nuovo
-od insolito dell'umana natura!
-
-Eccomi un poco lontano dal soggetto. Ma ella non si duole, mi ha
-scritto, delle divagazioni e degli episodii, perchè, bontà sua, dice che
-aggiungono sapore alle mie lettere. Veniamo però senz'altro alla nostra
-protagonista.
-
-Il penultimo dei suoi amanti, anzi quello che ella credette fermamente
-dovesse essere l'ultimo -- ciascuna caduta pare l'ultima perchè ogni
-amore sembra eterno; ma Donna Teresa che oramai sapeva il giuoco
-dell'illusione, aveva altre ragioni per credere alla saldezza di questo
-legame -- il penultimo dei suoi amanti, dico, fu Enrico Sartana. Era
-stato quasi suo promesso prima dell'infausto matrimonio con Guglielmo di
-Casaura; s'erano amati del puro amore della prima giovinezza; poi non
-s'erano più visti. Incontratisi dopo più di vent'anni tempestosi per
-entrambi, negli stessi luoghi dove avevano sognato di unirsi, in
-Sicilia, a Palermo, il sentimento antico si venne ridestando. Questa
-resurrezione procedè per vie opposte: mentre in lei derivò dalla paura
-d'essere disprezzata per la vita troppo avventurosa, dall'idea che
-Sartana dovesse stimarsi fortunato di non essersi legato a una donna che
-aveva fatto tanto e così male parlare di sè, dalla secreta speranza di
-mostrarglisi migliore della propria reputazione; egli invece pensò a lei
-pieno di pietà e di commossa simpatia per le disgrazie delle quali la
-credè vittima. C'era in questa benigna disposizione di lui il rimorso di
-non aver forzato la mano alla propria famiglia? C'era la presuntuosa
-certezza che, se fosse stata sua moglie, ella non avrebbe pensato a
-tradirlo e sarebbe vissuta felice ed onesta? O non piuttosto la brama di
-averla lo disponeva a tanta indulgenza? Lasciamo stare quest'indagine;
-perchè, se dovessi dirle la mia opinione, io le direi che la pietà di
-Sartana e la pietà di tutti gli uomini per le adultere che da lontano
-condannano severamente, è semplicemente dettata dall'appetito, come la
-miglior via di soddisfarlo. Ho ragione? Confessi che la metto in un
-bell'impiccio. Ella vorrebbe darmi dello scettico perchè nego la
-sincerità d'un buon sentimento; ma poi pensa di applaudirmi, giovandosi
-del mio giudizio per sostenere che gli uomini sono incapaci di buoni
-sentimenti e non pensano se non alle proprie soddisfazioni!...
-
-Comunque sia, fatto è che Sartana rammentò alla Duffredi il loro passato
-felice, e le lasciò dapprima intendere e poi le disse chiaramente la sua
-speranza di farlo risorgere, di tramutarlo in un più felice presente. La
-Duffredi, contenta d'ottenere la prova che egli non aveva orrore di lei,
-vinta ella stessa dai ricordi buoni, lo lasciò dire. Ma poteva ella
-cedere a quest'uomo? Dopo la triste esperienza, non doveva stare in
-guardia contro nuove cadute? Dopo che Aldobrandi le aveva corrotta
-l'anima, dopo che ella aveva tradito Paolo Arconti col visconte de
-Bienne, dopo che lo stesso Arconti l'aveva abbandonata, dopo che ella
-aveva presunto vendicarsi cedendo al principe di Lucrino, si sentiva
-ridotta a tale avvilimento, che aveva un solo bisogno: purificarsi con
-qualcosa di nobile, di alto, di immacolato. E se ciò era molto
-difficile, anzi, con altri uomini, impossibile, non doveva ella cogliere
-l'occasione insperata e conseguire questa specie di redenzione
-sentimentale per opera di Sartana, cioè di uno che l'aveva
-purissimamente amata da giovanetta, di uno che solo fra tutti poteva e
-doveva rispettarla in nome dell'innocenza del loro passato?... Dobbiamo
-dire che questo fosse un sofisma? Certo, se pur fu sofisma, Teresa non
-ne ebbe coscienza e restò sincera; la sua condotta posteriore lo provò.
-Il Sartana accettò d'esserle amico secreto, promise di non macchiare la
-santità del loro affetto e per un certo tempo mantenne la promessa; poi,
-naturalmente, la dimenticò ed insistette presso l'amica per indurla a
-ciò che era e doveva essere il naturale coronamento dell'amor loro; ma
-costei spinse a tal punto la resistenza e dimostrò d'essere stata tanto
-sincera mettendo il patto insostenibile, che fuggì dopo avergli diretta
-una romantica lettera d'addio e senza dirgli dove andava a nascondersi.
-
-Fu questo uno dei migliori atti della sua vita, una delle prove che ella
-era degna di miglior sorte. Ho chiamato romantica quella lettera, ed
-ella che forse la rammenta, riconoscerà che merita d'esser chiamata
-così. Tutte le perverse e abominevoli creature che sono vissute nel male
-per istinto, per genio, dicono che la storia di Teresa Duffredi è la
-loro, presumono ottenere come lei indulgenza e perdono; ma esse non
-fuggono: si buttano alla testa delle persone, non sanno che cosa sono
-gli scrupoli, ignorano il senso della parola rimorso, non s'acquetano
-neanche con l'età, quando la loro carne è vizza, quando i loro capelli
-sono canuti. Sì, ella ha ragione: la storia della loro vita, soggetto
-buono per qualche pornografo, non rivela altro che una spaventevole
-ipocrisia. Ma il romanticismo di Donna Teresa, quella sua velleità di
-distinguersi, quella sua idea d'esser fatta a un modo tutto particolare,
-di dover provare e far provare cose arcane e ineffabili; quel suo
-concetto della vita esagerato e falso che la faceva parlare ed agire
-come sopra un palcoscenico dove tutto è dramma, giuramenti infrangibili,
-fatalità tenebrose, spasimi sovrumani, questo suo romanticismo, dico,
-questa forza di un'illusione che la sottraeva alla realtà e la poneva in
-urto con la logica, fu la sua scusa ed è ciò che può interessarci a lei.
-
-Dunque, fuggì. E dopo la fuga, Sartana, saputo il suo rifugio da
-un'amica comune, la raggiunse. Allora accadde ciò che doveva accadere.
-Ma a chi le domandò, molti anni dopo, se durante la supplice insistenza
-di lui e nel punto di fuggirlo, ella non si fosse pentita dell'ostinata
-resistenza, confessò quanto segue. Sì, ne provò pentimento. Da principio
-aveva creduto sinceramente di dover esser felice grazie a un sentimento
-tutto ideale; la possibilità di cadere anche una volta le repugnava. Noi
-vediamo dunque che il primo istinto della donna e della femmina,
-l'istinto della resistenza, era ancor vivo ed operante in lei. Per
-obbedirne i suggerimenti, ella volle prendere un impegno solenne con sè
-stessa e con l'amante, impegno che contrariò più tardi molto vivacemente
-il secondo istinto, il desiderio, il bisogno di cedere. A chi le parlava
-di queste cose ella non voleva neppur confessare, dopo tanto tempo, il
-risveglio del desiderio... ma disse, -- come dicono tutte -- che si
-pentì del divieto imposto a sè stessa ed all'amante perchè comprese che
-l'amante ne soffriva troppo.
-
--- Io non potevo sperare che egli mi restasse lungamente a fianco senza
-tentar d'infrangere la promessa; se pure la mia esperienza non me
-l'avesse fatto prevedere, io vidi il tormento di Enrico, ne udii le
-roventi espressioni. Allora... allora...
-
-E incitata a confessare, ella spiegò che allora le venne un'idea. Non la
-pose in atto, anzi fece tutto il contrario, fuggendo; ma l'idea fu
-questa. Non vi sono certe case discrete dove gli uomini come Enrico
-Sartana trovano, grazie all'opera di esperte mediatrici, le donne
-ridotte a vendersi dal duro bisogno o cupide di procurarsi secretamente
-danaro per sopperire ai bisogni del lusso? Ella pensò di andare in una
-di queste case, fittamente velata, per intendersi con la mediatrice:
-costei avrebbe dovuto chiamare il Sartana dicendogli di avere un donna
-per lui, una signora che metteva come patto infrangibile di restare
-velata..... Solamente in un cervello romanzesco e diciamo pur folle una
-simile idea poteva spuntare. A questo modo ella pensava di risolvere il
-problema: non si sarebbe disdetta e intanto si dava....
-
--- E voi volete sostenere, -- le fece osservare il suo interrogatore, --
-che, così facendo, non eravate mossa dal desiderio che avevate di lui,
-ma soltanto dall'idea di far cessare la sua pena?
-
--- Senza dubbio! -- insistè.
-
--- Allora, perchè andare velata?
-
--- Se non andavo velata, tanto valeva cedergli in casa mia, anzi dirgli:
-«Prendetemi!»
-
--- Ma pensateci un poco: se egli non sapeva d'esser con voi, e se voi
-solamente sapevate di esser con lui, chi era soddisfatto e chi restava
-inappagato?...
-
-
-
-
-L'INDOVINELLO
-
-
-Dunque noi dobbiamo proprio tornare, amica mia, sopra un punto che
-credevo d'avere -- senza presunzione! -- assodato? Torniamoci pure, se
-così le piace; e si prepari a sdegnarsi ancora di più ed aguzzi i suoi
-fulmini, perchè io sono più che mai fermo nella mia opinione.
-
-Io le ho detto e le ripeto, e niente mi persuaderà dei contrario, che le
-donne sono, in amore, se non proprio false -- la parola le sembrerà ed è
-veramente poco parlamentare -- certamente doppie. Esse non ne avranno
-colpa, come ella dice, perchè la natura le ha volute così, dando loro
-due istinti l'un contro l'altro cozzante: l'istinto della resistenza e
-quello della dedizione; e noi uomini saremo anche ingiusti prendendocela
-con esse; ma questa nostra ingiustizia è, se non altro, scusabile. Io
-sarò ingiusto, senza dubbio, se me la prenderò con una vipera che
-m'avvelena mordendomi, perchè la natura ha voluto che questo rettile
-avvelenasse col morso; ma la filosofia della quale bisogna essere
-provveduti per giudicare in tal modo non è troppo comune, e le vipere
-sono giudicate velenose e le donne... non sincere.
-
-Addurre esempi di questa loro doppiezza? Glie ne potrei riferire tanti
-da formarne un volume; ne scelgo uno che mi pare molto significante.
-
-In villa, presso un amico, il signor Tale incontra una lontana parente
-del padrone di casa. Prima di tutto per rispetto all'ospite, questo Tale
-non pone mente alla dama; in secondo luogo perchè non gli piace molto.
-Ha costei un viso bellissimo, con una carnagione soave; ma una
-corporatura piccola, asciutta, poco aggraziata. I denti sono irregolari,
-brutte le mani, bruttissime le unghie. Questa minuzia d'osservazione
-critica mi pare un buon segno della calma del nostro personaggio;
-perchè, quando una creatura ha la virtù d'infiammarci, noi troviamo in
-lei tutto bello, anche ciò che è destituito di qualunque bellezza.
-Dunque per queste due ragioni, una migliore dell'altra: che la dama non
-gli piace molto, e che egli è in casa d'un parente di lei, il nostro
-personaggio se ne resta tranquillo.
-
-Se non che s'accorge ben presto, con stupore ed imbarazzo, che la dama è
-troppo complimentosa a suo riguardo. Una sera, passeggiando con lui, gli
-dice che è stata molto fortunata d'incontrarlo in fondo a quella
-campagna; glie lo dice a bassa voce, guardando per terra, in un certo
-modo che dà a quelle parole un significato recondito. Un'altra sera,
-come egli esprime un'opinione, ella afferma vivacemente:
-
--- Stavo per dire la stessa cosa!... -- poi soggiunge: -- Vi sono certi
-incontri che il destino sembra avere voluti...
-
-Il signor Tale, sempre più imbarazzato, lascia cadere il discorso; ma la
-dama riprende:
-
--- Lei non crede al destino?...
-
-Egli risponde borbottando alcune parole che non significano niente.
-
-E' venuto per pochi giorni, e si dispone a partire. Ella gli dice di non
-andar via così presto, di restare ancora un poco a tenerle compagnia.
-Egli è invece più che mai risoluto ad andarsene, anche perchè ha da
-fare. Evita frattanto di trovarsi solo con la dama, parendogli una
-goffaggine lasciare che ella gli dica cose troppo amabili senza
-risponderne alcuna.
-
-Non potrebbe costui, osserverà ella, prendere lo stesso tono di costei?
-No, contessa mia. Come uomo egli è logico, è conseguente. Quella donna
-non gli piace; dirle cose galanti sarebbe un'ipocrisia. Poi, sempre in
-virtù della logica, egli pensa anche che, quantunque quella donna non
-gli piaccia, la via delle galanterie è pericolosa: il maschio che
-sonnecchia in lui come in ogni uomo potrebbe alfine destarsi.
-
-Ma egli ha fatto i conti senza la dama. Costei, il cui marito è lontano,
-trova modo di dire, parlando della musica che il Tale adora e che un
-tempo ella stessa coltivava:
-
--- Mio marito non capisce mai niente...
-
-Un giorno, oltre una siepe fiorita, passeggiando insieme, vedono una
-coppia di rustici amanti baciarsi.
-
--- Il peccato!... -- ella esclama; poi soggiunge: -- Ma questa natura,
-quest'aria, quest'ora!... Quasi peccherebbe ognuno...
-
-Il nostro eroe -- per modo di dire! -- rivolge allora a sè stesso poche
-ma sentite parole: «Caro mio, tu sei geloso della fama di Giuseppe il
-casto!» E allora, non solo per non emulare il casto Giuseppe, ma anche
-perchè egli soffre realmente dell'innaturale invertimento delle parti,
-vedendo fare alla donna tante spese di seduzione; allora, ripeto, egli
-comincia a dire qualche parola galante. Le dice, a proposito della
-propria partenza contro la quale ella protesta continuamente:
-
--- Decida ella stessa che cosa debbo fare. Sento che restare qui è
-rischioso, che io corro il pericolo di innamorarmi di lei. Pensi che io
-obbedirò senza discutere.
-
-Ella tace.
-
--- Ci pensi, -- continua il nostro personaggio; -- me lo dirà domani.
-
-Il domani, quando le domanda che cosa deve fare, ella esita un poco; poi
-dice, con gli occhi chini, e a bassa voce:
-
--- Non me lo chieda!...
-
-Questo scambio di parole avviene in mezzo a tutta la compagnia ospitata
-alla villa. Egli pertanto le mormora:
-
--- Senta, qui non possiamo parlare. Abbiamo bisogno d'essere soli. Mi
-permette di venire un momento, oggi, quando tutti riposano, in camera
-sua?
-
-Dapprima ella dice:
-
--- No.
-
-Ma di lì a poco, mentre gli altri ospiti fanno per ritirarsi, gli
-propone:
-
--- Venga con me a fare una partita al cerchio.
-
-Invece di andare in giardino, entra in una sala, e ne chiude la
-finestra.
-
-Ora io non posso chiederle, mia cara amica, che cosa ella avrebbe fatto
-in una situazione simile, perchè ella è donna; ma se rivolgessi una
-simile domanda a cento uomini uno dopo l'altro, tutti e cento
-risponderebbero che, nonostante il dovere dell'ospitalità, se pure
-quella donna fosse stata, non già lontana padrona dell'ospite, ma sua
-moglie o sorella, essi difficilmente avrebbero potuto soffocare la voce
-del dovere sessuale che, per il maschio, è di non lasciar cadere
-inascoltati gl'incitamenti della femmina. Qualcuno di questi cento
-uomini, i più ardenti o i meno scrupolosi, avrebbero forse spinto le
-cose al punto estremo; ma anche i più delicati avrebbero pur dimostrato,
-e forse loro malgrado, il tormento al quale quella donna li metteva.
-
-E il mio protagonista afferrò per le braccia la dama e le disse che non
-poteva più partire, che il suo destino dipendeva oramai da lei, anzi che
-era già segnato.
-
--- Voi non m'avete voluto dire ciò che debbo fare, perchè volete che
-resti: è vero?
-
--- È vero....
-
-Allora egli le baciò la mano, le baciò il viso, la strinse al cuore:
-perchè, quantunque da principio non gli piacesse, le parole di lei, la
-voluttà di tenere stretto al suo quel corpo di donna, l'idea che quella
-donna voleva essere e sarebbe stata sua, avevano naturalmente prodotto
-l'immancabile effetto: ora egli la desiderava, la voleva, quasi
-l'amava... Ella tentava resistere, diceva:
-
--- Lasciatemi! Che cosa vi ho fatto? Nessun uomo mi ha mai trattata
-così!...
-
-Era naturale che ella dicesse queste cose; ma era ancora più naturale
-che, uscendo da quel luogo e accompagnandola su, egli la seguisse nella
-camera di lei.
-
-Stia adesso bene attenta, cara contessa; perchè qui abbiamo la _scène à
-faire_ della commedia.
-
-Entrato, senza aver dovuto vincere una troppo grande resistenza, in
-camera di lei, quell'uomo ricomincia ad abbracciarla strettamente
-dicendo parole infiammate, che sono adesso tutte sincere, perchè egli
-arde tutto quanto. Ella continua a resistere: si scioglie
-dall'abbraccio, si lascia andare sopra una poltrona; e come egli le cade
-in ginocchio dinanzi, si rialza. Egli l'afferra ancora una volta, la
-bacia sulla bocca, in un certo modo che non ho bisogno di descrivere.
-Ella si nasconde la faccia tra le mani, lo scongiura di lasciarla.
-
--- Ora me lo dite? -- esclama egli; -- dopo avermi detto tutto il
-contrario? Dopo avermi tolto alla mia pace?...
-
-Ella risponde:
-
--- E' vero, son stata io: dimenticate tutto ciò che vi ho detto...
-
-E a un tratto si rovescia bocconi sul letto, coi piedi a terra, piegata
-in due, la faccia nascosta contro le coperte.
-
-A questo punto l'uomo ha l'esatta percezione di quel che avrebbero fatto
-molti altri -- e che ella indovina senza che io lo dica. Ma perchè
-costui crede sinceri gli ultimi conati di resistenza, perchè non vuole
-essere brutale in un primo incontro, perchè è in fondo molto riguardoso
-e quasi timido, il nostro personaggio si china su lei, la solleva
-castamente, le dice che ella non ha nulla da temere, che egli vuole
-soltanto sapere se le è proprio indifferente, se deve proprio andar via
-senza più rivederla.
-
--- Sì, mi dimentichi, mi lasci... -- ma, come egli la tiene stretta al
-cuore, anch'ella gli stringe le braccia alla vita e nasconde la faccia
-contro la spalla di lui.
-
-Allora egli riprende:
-
--- Vedete che non è possibile? Che le vostre parole non sono sincere?
-Dopo che io vi ho tenuta così tra le braccia non possiamo separarci come
-i due primi venuti!
-
-Ella si scioglie dalla stretta esclamando:
-
--- Andatevene! Lasciatemi!
-
-Ed egli:
-
--- Sì, me ne vado; ma debbo rivedervi. Stasera permettete che ritorni un
-istante?
-
-Ella risponde:
-
--- No.
-
--- Perchè? Che cosa temete? Non vedete che faccio la vostra volontà?
-
--- Andatevene! -- e schiude l'uscio.
-
--- Me ne vado, ecco: a stasera?...
-
-La sera ella si chiude in camera e non gli apre. Stabilito di partire il
-domani, egli le scrive una malinconica lettera di saluto -- malinconica,
-quasi triste, perchè naturalmente, logicamente, egli non può dimenticare
-quel che è accaduto fra loro. Il domani, all'aria aperta, incontrandola,
-fa per dirle la sua malinconia, per darle la lettera; ella non gli
-consente neppure di cominciare:
-
--- Lasciatemi, o faccio uno scandalo! -- E fugge.
-
-Naturalmente, logicamente, egli si sdegna di questo voltafaccia
-improvviso, e invece di darle la lettera, sul punto di partire, vedendo
-aperto l'uscio di lei entra un momento per dirle:
-
--- Vi avevo scritto due parole d'addio; guardate che cosa ne faccio!...
--- E straccia il foglio. E se ne parte.
-
-Ora, contessa mia, se ha già risolto la sciarada del suo giornale e se
-le avanza ancora un poco di tempo da perdere, mi spieghi un poco questo
-indovinello.
-
-Che cosa era la dama di cui le ho narrata la condotta? Si trovava
-veramente la prima volta dinanzi alla possibilità del peccato? Le parole
-e gli atti con i quali eccitò quell'uomo erano le parole e gli atti di
-un'ingenua che non sapeva a qual rischio si metteva allettando un uomo,
-un maschio? La sua ingenuità e la sua inesperienza furono stupite e
-sdegnate dalla troppo naturale conseguenza della sua condotta? Oppure
-aveva ella l'abitudine di queste cose, e mutò improvvisamente
-atteggiamento per paura del parente, degli ospiti, essendosi forse
-accorta che avevano scoperto quel che avveniva? Gli scrupoli di
-delicatezza di quell'uomo che non volle essere brutale nel primo
-convegno -- e nell'unico! -- furono fuori di luogo e la offesero?
-Aspettava ella che tutto si fosse compito in quell'unico convegno e fu
-poi così severa con lui perchè, avendogli perdonato la freddezza dei
-primi giorni, non gli perdonò che restasse con le mani in mano quando si
-trovarono soli l'una dinanzi all'altro? Se egli non fosse restato con le
-mani in mano, sarebbe stato felice? Oppure l'avrebbe vista risollevarsi,
-sonare il campanello e chiamar gente e metterlo alla porta? Doveva egli
-dunque lasciar sempre cadere inascoltate, come aveva fatto sul
-principio, le provocazioni della dama? Se costei si sdegnò contro di lui
-dopo quel che accadde, non si sarebbe sdegnata di più, anzi non avrebbe
-riso di lui, vedendolo impassibile agli iterati inviti? O con tutte
-quelle parole e quegli atti non credeva di invitarlo a niente, tale e
-quale come se gli avesse parlato della pioggia e del bel tempo?...
-
-Ella vede, cara amica mia, che questo indovinello appartiene al genere
-dei logogrifi: la serie delle combinazioni che io potrei proporre al suo
-acume è molto lunga. Tralascio tutte le altre, e sarà già un bel fatto
-se ella riescirà a risolvere quelle che le ho già sottoposte.
-
-
-
-
-FINO A MORIRNE
-
-
- _Mia cara amica,_
-
-Ella non risponde? Chi tace acconsente! E col suo silenzio non mi dice
-ella veramente che io ho ragione, che la condotta della mia ultima
-protagonista è proprio una specie di logogrifo, e che la mancanza di
-logica nella psiche muliebre è quella che produce tali risultati?
-
-Se non m'inganno, se proprio ella non mi ha risposto perchè,
-rispondendomi, dovrebbe darmi ragione, io voglio ricambiare il suo
-assenso e darle ragione a mia volta. Queste illogiche creature, queste
-sfingi viventi ogni parola delle quali è un enimma, non fanno soltanto
-soffrire gli uomini che le incontrano, ma soffrono esse medesime, prima
-di essi; soffrono della propria indecisione, dei contrasti della loro
-natura, delle contraddizioni della loro volontà; ne soffrono acutamente,
-talvolta fino a morirne. E poichè è inteso che io debba comprovare le
-mie asserzioni con altrettante parabole, eccole quella che fa al caso
-presente.
-
-Ella legge le opere di molti, di tutti i romanzieri moderni; ma uno gode
-più degli altri le sue simpatie: un romanziere che è al tempo stesso
-filosofo; uno scrittore che, come a lei, piace a tutte le signore, e
-che, per la felice complessità della mente eletta, è anche apprezzato
-dai pensatori; un romanziere filosofo, poeta e critico, psicologo e
-osservatore. Non aggiungo altro, se no ella indovina chi è; ed io le
-dico i peccati, non i peccatori... Peccatore? Quest'uomo non ha nulla da
-rimproverare a sè stesso! Giudichi, piuttosto.
-
-Egli che vive, poniamo, a Cosmopoli, va un giorno, poniamo, a
-Flirtopoli. Qui incontra, presso un'amica, una signora. Costei,
-bellissima fra le più belle, lo conosce di fama; ma egli resta poco
-tempo nella città dove è venuto a visitare qualche amico, e se pure
-lascia intendere alla dama l'effetto che la sua bellezza ha prodotto in
-lui, pure non crede di prolungare il proprio soggiorno per farle una
-corte d'esito incerto; e bastandogli la soddisfazione d'amor proprio
-provata nell'udire le lodi letterarie delle quali ella gli è stata
-larga, se ne parte, torna al suo paese, credendo di non doverla più
-rivedere.
-
-Al suo paese, dopo un certo tempo, riceve un giorno una lettera della
-quale non riconosce la scrittura: questa lettera porta il francobollo di
-città. Egli corre alla firma, e vede il nome di lei... E' dunque venuta
-a Cosmopoli? Per che motivo? E che cosa vuole da lui?... Egli legge la
-letterina; è brevissima: la dama gli dice che, essendo venuta a
-Cosmopoli per vederne le principali curiosità, avrebbe piacere di
-visitarne l'Arsenale; e che perciò si rivolge a lui, sperando ch'ei
-voglia accompagnarvela.
-
-Dovrò io, cara contessa, spendere molte parole per dimostrarle lo
-stupore di quell'uomo? E' vero che a Cosmopoli c'è un famoso Arsenale,
-la visita del quale nessun viaggiatore coscenzioso, che abbia meditato
-il suo Baedeker prima di mettersi in via, suol tralasciare; ma
-rivolgersi a un letterato per visitarlo non le pare che sia press'a poco
-come pregare un marinaio di guidarci per qualche valico alpino?... Ora
-se questa dama, appena arrivata a Cosmopoli, invita il nostro scrittore
-presso di lei con un pretesto discretamente ridicolo, non è naturale che
-egli pensi di non esserle indifferente?
-
-L'amor proprio, che suggerisce simili persuasioni, si chiama vanità
-quando opera con poco fondamento, e degenera in fatuità quando non ha
-fondamento di sorta. Il pericolo di doversi dare del fatuo da sè stesso
-impedisce al nostro artista di accogliere la lusinghiera idea --
-quantunque essa non sia interamente gratuita. Dopo aver girato mezza
-giornata per i ministeri, egli ottiene il permesso di visitare
-l'Arsenale insieme con una dama; e mandata a memoria una descrizione del
-luogo per non fare cattiva figura, va a prendere la nostra signora.
-Saluti, complimenti, ringraziamenti, discorsi sui comuni amici di
-Flirtopoli, visita all'Arsenale, spiegazioni, esclamazioni dinanzi agli
-oggetti più curiosi; altri ringraziamenti, nuove strette di mano.
-
--- Io resto ancora un poco a Cosmopoli, -- dice la dama nel momento che
-il signore prende congedo: -- spero che vi lascerete vedere!...
-
-Egli non ha tempo di pensare se gli conviene cercare di lei, -- come
-desidera in cuor suo, perchè quella donna è sempre più bella che mai e
-l'idea di poterne essere amato lo infiamma; -- quando, il domani, riceve
-un nuovo biglietto. Questa volta ella lo invita, «se non ha di meglio da
-fare,» ad andare con lei, la sera stessa, al teatro.
-
-Sarà quest'uomo ancora fatuo se penserà che questa donna lo invita
-all'amore? Non è evidente che lo vuole? Trascinarlo una prima volta
-all'Arsenale, il giorno dopo al teatro, col ritorno notturno in
-carrozza, in una città dove nessuno la conosce, non è una dimostrazione
-molto eloquente?
-
-Ed egli l'accompagna allo spettacolo. Ella ha preso un palco di
-proscenio, uno di quei palchi -- come ce ne sono nei teatri di Cosmopoli
--- dove non si è visti dagli spettatori, dove si sta come in un
-salottino della propria casa, liberi di fare ciò che più talenta: uno di
-quei palchi dove non si va se non proprio per essere liberi di fare ciò
-che talenta..... E allora, come è troppo naturale, egli che lungo la
-strada ha fatto molte spese di galanteria, che è molto eccitato
-dall'avventura, nell'aiutare la dama a sbarazzarsi del mantello, nel
-vedere il bel corpo sprigionarsi della serica e odorosa custodia, si
-china su lei, le prende la testa fra le mani e la bacia sulla bocca.
-
-Allora, contessa mia, sa che cosa accade? Questa donna diventa rossa
-come di fuoco, poi impallidisce terribilmente; poi con voce strozzata,
-acre, sprezzante, dà a quest'uomo dell'indegno e del vile; e come egli,
-agghiacciato, petrificato dall'imprevedibile accoglienza, balbetta
-qualche parola per tentare di giustificarsi, ella non lo lascia dire:
-raccoglie il mantello ed i guanti, e domanda imperiosamente la carrozza.
-Come un servitore congedato egli va innanzi a chiamare la carrozza, si
-cava il cappello mentre la dama vi prende posto, e resta in mezzo alla
-via.
-
-Un uomo che riceve il massimo insulto, uno schiaffo sul viso, freme e
-s'arrovella e soffre come nessun altro; ma egli può dare sfogo in più
-modi all'impeto della rabbia e dell'ira. E ciò precisamente rende
-insoffribile più che uno schiaffo sul viso l'insulto d'una donna alla
-quale si credè di potere, anzi di dover chiedere l'amore:
-l'impossibilità di prendersela con lei o con altri. A questa donna
-quest'uomo non può dire, afferrandola per un braccio e scotendola:
-
--- Maledetta, chi t'ha detto di provocarmi? Per qual gusto sei venuta a
-metterti sui miei passi? Credevi che io avessi animo di divertirti? Che
-cosa c'è nella tua testa vana e folle? Non c'entrerà mai la logica, la
-ragione, il buon senso, il senso comune?...
-
-Egli non può andare a narrare queste cose alla gente, svelare la
-doppiezza di costei, ottenere che sia riconosciuto il torto di lei e la
-ragione sua propria. Mentre il maschio originario vorrebbe battere e
-sottoporre questa donna, l'uomo civile deve sorridere, inchinarsi,
-chiedere scusa; perchè la femmina è diventata un essere sacro anche
-quando è spregevole, che dice la verità anche quando mentisce, che
-bisogna difendere anche quando vi offende...
-
-E il più grave è che ciò è giusto! Le leggi, i costumi, gli stessi
-pregiudizii che ci reggono non sono arbitrarii; hanno tutti una qualche
-ragione. Le donne debbono essere perdonate e difese perchè non sanno
-quel che si fanno. Se il nostro protagonista avesse sfogato il suo
-sdegno contro quella disgraziata, si sarebbe procurato un rimorso senza
-fine amaro. Se costei non seppe quel che fece, ella stessa ne sopportò
-le conseguenze -- fino a morirne!
-
-Il domani della scena del teatro egli mandò qualcuno all'albergo dove
-ella stava, per sapere, roso come era da una torbida curiosità, che cosa
-aveva fatto. Era partita. Allora egli si strinse nelle spalle, borbottò
-l'eterno: «Donne! Chi vi capisce?...» e riprese le sue esercitazioni
-letterarie.
-
-Ora un giorno, dopo aver messo fuori un nuovo volume, ecco arrivargli
-una lettera sulla busta della quale riconosce il carattere di lei... Ma
-è proprio di lei? Non è possibile! Egli deve ingannarsi: vide due volte
-la sua scrittura; questa che ora considera le somiglierà, ma non è, non
-può essere la sua! Che cosa ha da scrivergli ancora? Ardisce ancora
-rivolgersi a lui? Gli chiede di farle vedere un Panificio e lo invita in
-un gabinetto particolare di qualche caffè elegante, per far poi la casta
-e la sdegnata?...
-
-La lettera è proprio di lei; viene da molto lontano. Ella gli parla del
-suo nuovo libro, gli dice che le piace moltissimo, che l'ha fatta
-piangere, che da molto tempo non le accadeva di leggere una cosa tanto
-bella e forte. Gli chiede che cosa scrive ancora. Non un accenno al
-passato.
-
-Il primo impeto del nostro romanziere è di stracciare quel foglio e di
-buttarlo nel cestino. Ma è trascorso molto tempo, la riflessione
-sopravvenuta gli ha dimostrato che le donne non sono responsabili delle
-loro azioni; la cavalleria, anzi una cosa molto più semplice, il
-galateo, gli rammenta che a tutte le lettere, ma più specialmente alle
-cortesi si deve una risposta. Un altro consigliere, più accorto, più
-ascoltato, l'amor proprio, gli suggerisce di rispondere perchè quella
-donna non creda che egli l'ha ancora con lei. E risponde; poche righe di
-ringraziamenti, studiatamente cortesi.
-
-Tre giorni dopo egli riceve un'altra missiva lunga quattro facciate.
-Ella gli parla un po' di letteratura, un po' d'arte, un po' di sè
-stessa; gli dice che è triste, che cerca nella lettura una distrazione e
-un conforto. Ragiona dei sogni, delle illusioni, della poesia.
-
-Ora la disposizione dello scrittore è modificata: egli ride. Dica la
-verità: ne ha ben donde! Quella pazza ricomincia sopra un altro tono!
-Prima erano gl'inviti prosaici, ora sono le istigazioni poetiche! Ma se
-crede di coglierlo un'altra volta!... Le risponde pertanto menando --
-scusi la stupidità dell'espressione, contessa; ma non le pare che
-convenga alla stupidità dell'avventura? -- menando, dico, il can per
-l'aia. Ella riscrive, e in breve scambiano epistole ad ogni corriere.
-
-Un sentimento spinge quest'uomo a mantenere viva la corrispondenza: la
-curiosità. La sua curiosità, non più torbida, anzi ilare, s'appagherà
-soltanto quando egli vedrà come mai questa storia anderà a finire. E'
-ora evidente che la dama è innamorata di lui. Era innamorata fin dal
-primo principio? Quando venne a Cosmopoli, e cercò di lui, e lo invitò
-all'arsenale ed al teatro, voleva proprio darglisi? O era ancora
-un'ingenua inesperta? Il suo sdegno, dopo la scena del teatro, fu un
-poco esagerato, ed ella si pentì poi di non essersi frenata? Oppure fu
-sincera, e solamente più tardi, lontana da lui, vedendo che egli non
-faceva nulla per rivederla, per ottenere una spiegazione, si accese di
-lui? Problemi!... Ma, benchè la sua curiosità di sapere tutte queste
-cose sia enorme, quando egli legge le nuove lettere, quando le vede
-piene di ardente passione, d'umile pentimento, d'implorante rimorso;
-allora, sia perchè non arde, sia perchè non è interamente sicuro di non
-fare un altro fiasco, sia perchè quell'anima cieca, vagolante in una
-specie di limbo, gli fa pietà; allora, dico, per una di queste o per
-tutte queste ragioni insieme, risponde gettando molta cenere sul fuoco,
-facendo intendere che egli non vuol rivederla, che pure restando amici,
-da lontano, nulla deve più accadere fra loro.
-
-Riceve ancora, uno dopo l'altro, due o tre biglietti pieni di molta
-tristezza, di dolente rassegnazione, di espressioni ambigue, oscure,
-delle quali non considera bene il significato; ma che comprende un
-triste giorno, quando corre a rileggerle dopo aver letto, in un
-giornale, al caffè, che quella dama, buttatasi dal castello di Chillon
-nel lago Lemano, vi è morta annegata...
-
-
-
-
-OMISSIONI
-
-
-La quistione è appunto questa, cara amica mia: che uomini e donne
-avranno torto, avranno ragione, saranno scusabili o no di rigettarsi a
-vicenda i torti come le palline in una partita di _lawn-tennis_; ma tra
-loro non potrà esserci accordo. Non è possibile che due esseri fatti
-diversamente pensino e operino a un modo. Se all'amore furono sempre
-innalzati inni di gioia trionfale come al sommo bene, alla massima
-dolcezza, all'unica felicità, la medaglia ha un rovescio, e chi volesse
-mettere insieme tutti i sospiri di dolore e le grida di maledizione che
-questa passione ha strappato nei secoli al genere umano, ne farebbe un
-libro altrettanto grosso quanto quello degli inni. C'è un momento nel
-quale gli amanti s'accordano, e il piacere in questo momento è infinito;
-e l'infinito piacere pare che compensi le pene innumerabili; pare,
-perchè il fugacissimo e alato attimo dell'accordo è pagato con un
-dissidio interminabile. E, come abbiamo visto, il dissidio comincia
-troppo presto, comincia con lo stesso amore, è suo gemello. La
-resistenza delle donne alle ardenti e supplici sollecitazioni degli
-uomini è molto penosa. Non solamente questi uomini soffrono per non
-ottenere l'appagamento della spasimata brama; ma anche perchè l'inutile
-implorazione lede il loro amor proprio e quasi la loro stessa dignità.
-Quest'idea di doversi umiliare supplicando è talmente incresciosa, che
-può persino impedire d'amare.
-
-Si rammenta ella di quel sognatore, del quale narrai altra volta la
-storia, famoso per aver fatto reiteratamente e per motivi molto
-speciosi, il gran rifiuto? A proposito di costui, ricevetti un giorno
-una lettera di un anonimo lettore il quale, per dimostrarmi che le gesta
-tutte passive del mio protagonista non sono poi tanto rare, mi narrava
-che anch'egli aveva più d'una volta, sotto l'impero di certe sue
-ragioni, omesso d'amare. Questa lettera voglio oggi riferirle perchè fa
-al caso nostro.
-
-Mi confessava dunque l'anonimo mio corrispondente che spesso, sul punto
-d'accendersi di qualche bellezza, la previsione delle repulse
-immancabili lo gelava subitamente. -- «Siano queste repulse dettate da
-un sentimento sincero o siano finte, l'idea di doverle affrontare m'è
-grave egualmente. Se la donna ch'io sto per sollecitare d'amore mi
-resiste perchè è veramente fredda, perchè non ama come me, io penso
-d'avere mal riposto l'amor mio in una creatura insensibile; se, al
-contrario, la sua resistenza è mentita, io penso che non merita l'amor
-mio una creatura bugiarda... Certamente gli altri uomini non ragionano
-così: essi sperano d'infiammare la insensibile e sono certi di
-confondere la mentitrice; ma, per arrivare a questo risultato, bisogna
-sopportare le repulse, tornare ad insistere, affrontare nuovi rifiuti,
-inchinarsi ancora e sempre; e il mestiere del seduttore somiglia allora
-troppo a quello dei sensali, dei commessi viaggiatori, degli agenti
-d'assicurazione che voi congedate infastiditi dalle loro offerte, e che
-tornano nondimeno imperterriti ad annoiarvi. Questo pericolo è
-immancabile se io sollecito d'amore una donna fredda. Ed io rinunzio
-alle sollecitazioni perchè temo di riuscire importuno e noioso. Se
-questa donna non capisce il mio ardore, gli appassionati miei
-atteggiamenti non le sembreranno, per soprammercato, ridicoli? Ella
-forse non riderà troppo, è vero, di un desiderio che, se pure non le
-dice niente, solletica quando non altro la sua vanità; ma l'eccitazione
-della vanità sua è tutta a costo della dignità mia! E quando mi trovo
-dinanzi ad una che finge, debbo io darle questa soddisfazione di
-umiliarmi perchè la sua menzogna trionfi ed ella si prenda secrete beffe
-di me?...»
-
-Il ragionamento di costui potrebbe parere stravagante se non fosse
-giustissimo, e forse molti uomini, per non dire quasi tutti, lo fanno;
-ma poi il timore di riuscire importuni, di umiliarsi, d'esser beffati,
-cede all'impeto del desiderio. Perchè questi timori impediscano alla
-passione di nascere, bisogna avere -- ed io sarei curioso di vedere se
-la mia diagnosi è giusta -- una costituzione molto sensibile, capace
-d'esagerare, con l'aiuto d'uno spirito un poco sofistico, i più piccoli
-moti dell'animo e di opporli ai maggiori; bisogna anche avere una buona
-dose, come dirò? di timidità. Tuttavia, se gli uomini normali non
-arrivano, come il mio corrispondente, all'omissione, si mantengono, per
-le stesse ragioni alle quali egli dà un peso eccessivo, in un prudente
-riserbo. Prima di mettersi sul serio a desiderare una donna vogliono
-tastare, per modo di dire, il terreno; e non si arrischiano se non
-quando comprendono di poter riuscire. C'è qui, senza dubbio, un calcolo,
-operazione che ella giudica prosaica e indegna d'un vero amante, e che
-sarà anche come ella dice; ma della quale chi la compie si trova sempre
-molto bene. Mettersi a spasimare dietro alla prima venuta, senza sapere
-se costei potrà e vorrà rispondere all'amor nostro, è molto imprudente.
-C'è anche un altro sentimento che impedisce queste brusche accensioni,
-un sentimento del quale le confesso che non avevo notizia prima che
-l'anonimo mio corrispondente mi scrivesse la lettera della quale le ho
-riferita una parte. Mi dice dunque costui che molte volte egli ha
-rinunziato all'amore _per educazione_.
-
-«Quando noi abbiamo fame la buona creanza ci impedisce di buttarci sul
-cibo, c'insegna a contenere, a moderare il nostro bisogno, ci vieta di
-darne spettacolo. Se siamo soli ci sfamiamo senza tanti riguardi; ma in
-società, dinanzi alle persone che non sanno il nostro tormento, dobbiamo
-frenarci. Dinanzi alle donne che non capiscono o giudicano esagerata la
-nostra fame d'amore, un istinto che ho chiamato di _educazione_ e che
-non merita veramente altro nome, frena in me l'altro istinto. L'impresa
-è tanto più facile, quanto che la fame d'amore non è così ardente come
-quella del cibo... Io temo di non avere forse bene spiegato la
-particolare natura di questo mio scrupolo. Vi darò un altro esempio.
-Supponiamo che voi siate, come me, goloso di confetti, e che entriate
-nel salotto di una signora la quale ne ha dinanzi a sè piena una
-scatola. Che cosa fate? Allungate la mano per prenderne? Mai. Ne
-chiedete? Sì, talvolta, se siete in dimestichezza con la dama. Se la
-conoscete da poco, se non avete la sua confidenza, che fate? Aspettate
-che ella stessa ve n'offra. Così vuole il galateo. L'abitudine di
-rispettare queste convenienze m'impedisce molte volte di chiedere
-l'amore e mi consiglia d'aspettare, non che mi sia precisamente offerto
--- cosa difficile, anzi impossibile e quasi assurda data la costituzione
-femminile -- ma che almeno mi sia consentito di chiederlo...»
-
-Una delle accuse, cara contessa, che ho spesso sentito muovere da lei
-alla società moderna è motivata da quell'affettazione di sgarbatezza con
-la quale gli uomini d'oggi trattano le donne. Ella è in buona compagnia.
-Non solamente tutte le donne, ma anche molti uomini rimpiangono i bei
-tempi dell'antica galanteria, la cavalleresca reverenza che faceva
-piegare i ginocchi ai giovani, ai vecchi, ai grandi della terra dinanzi
-alla più umile gonnella. La donna era una cosa regale e sacra, l'oggetto
-di una specie d'iperdulia. Trattarla da pari a pari, o peggio dall'alto
-in basso, pareva una mostruosità. Tutti i giorni, per le strade, sui
-marciapiedi, noi vediamo i giovanotti, con le mani in tasca, il sigaro
-in bocca, soffiare il fumo sotto il naso delle passanti, non cedere loro
-il passo, non cavarsi il cappello; noi vediamo tutte le sere, al ballo,
-i cavalieri non più pregar le dame di accordar loro una danza, ma le
-signore e le stesse signorine costrette a supplicare i giovanotti perchè
-si decidano a muovere le gambe. La nicotina è preferita al ballo ed agli
-amabili ragionamenti. L'uso del tabacco segna un'èra di decadenza nella
-storia dell'amore. Io ho un amico che non va in casa d'una bella signora
-e che ha rinunziato a farle la corte e, molto probabilmente, ad
-ottenerne i favori, perchè da lei non si fuma... Alcuni, considerando
-che questi costumi datano dal principio del secolo, ne rovesciano la
-colpa sulla democrazia che, non soffrendo nessuna regalità, ha buttato
-giù dal suo trono anche la donna; altri se la pigliano col positivismo
-del nostro tempo, con la scienza che minaccia d'uccidere, dicono, la
-poesia. Io direi che nè la scienza nè gl'immortali principii
-dell'Ottantanove abbiano da rispondere del nuovo delitto; neanche mi
-pare che ci sia delitto, ma semplicemente reazione. Gli estremi si
-toccano, dice il motto. L'eccesso della reverenza accordata alle donne
-doveva naturalmente produrre presto o tardi un eccesso contrario. Poichè
-ne avevamo fatto una _religione_, dovevamo presto o tardi aspettarci lo
-scisma e l'eresia. L'idolo non poteva restare sempre sugli altari, la
-ragione doveva dire che l'oggetto dell'iperdulia era una creatura debole
-e misera più dei fedeli adoranti:
-
- La femme, enfant malade et douze fois impur...
-
-Dalla prepotenza e dalla ferocia con la quale il maschio barbaro
-trattava la donna, noi passammo alla soggezione di Don Chisciotte per
-Dulcinea; il ridicolo che fece cadere la cavalleria errante doveva pure
-coinvolgere la cavalleria galante; allora un Alfredo de Vigny doveva
-cantare:
-
- Une lutte éternelle, en tout temps, en tout lieu,
- se livre sur la terre, en présence de Dieu,
- entre la bonté d'homme et la ruse de femme,
- car la femme est un être impur de corps et d'âme...
-
-Ma se oggi gli uomini si comportano verso le donne con troppo mal garbo,
-giova sperare che un giorno le tratteranno come meritano, senza
-cortigianesca viltà e senza volgare arroganza.
-
-O come mai, chiedo ora a me stesso, sono venuto dettando questo
-bellissimo squarcio di sociologia erotica? Ah, ecco: volevo dire che
-nell'amore, ai nostri giorni, si può vedere da parte degli uomini una
-tendenza a mutare l'ufficio assegnato ai sessi dalla natura. Le donne
-che devono naturalmente essere sollecitate, dovrebbero invece prendere
-l'iniziativa. Lo scrupolo di buona creanza del mio anonimo
-corrispondente, l'ostentata freddezza della gioventù moderna che fa così
-poche spese di galanteria e che affetta di non dar prezzo all'amore e di
-non sospirarlo, anzi di soffrirlo con una certa annoiata rassegnazione,
-sono veramente sinceri? E' incredibile. Ciò che la natura ha voluto,
-niente potrà distruggerlo. Ma la natura ha voluto una cosa alla quale la
-ragione tenta di ribellarsi. Gli uomini respinti, non compresi dalle
-donne, pensano di reprimere il loro impulso. Stanchi di dover
-corteggiare, accavalcano una gamba sull'altra e aspettano che le signore
-vengano a corteggiarli. Una volta per uno non fa male a nessuno...
-
-E il male è appunto questo: che spesso il giuoco riesce. Le donne hanno
-torto di lagnarsi d'un danno al quale esse medesime contribuiscono. Tra
-chi le supplica e chi finge di sdegnarle non scelgono esse lo sdegnoso?
-Per piegarlo, per convertirlo, per avvincerlo, non gli concedono ciò che
-negano al devoto della cui devozione vivono sicure? E allora si spiega
-la sentenza che Hans Ruthe dette una volta a un suo giovane amico.
-
-Questo Ruthe è l'uomo più fortunato in amore ch'io abbia mai conosciuto:
-si chiama Hans e possiamo chiamarlo proprio Don Giovanni. La sua fortuna
-è meritata, perchè non solamente egli è molto avvenente, ma quanto
-piacevole è la sua persona altrettanto grande è il suo ingegno e --
-nonostante una certa affettazione di scetticismo -- buono il suo cuore.
-Ma vi sono molti uomini che, pure avendo le sue doti, non possono
-vantare la lunga serie dei suoi felici successi. Qual è dunque il suo
-secreto? Con quali argomenti trionfa? Che cosa dice alle donne perchè
-nessuna gli resista?
-
--- Niente! -- rispose egli all'amico che l'interrogava a questo
-proposito. -- Il miglior mezzo d'ottenere è non chiedere.
-
-Come tutte le altre sentenze umane, anche questa è suscettibile d'essere
-capovolta. Un proverbio dice: _Chi non risica non rosica._ Proprio
-accanto ce n'è un altro che ammonisce: _Chi va piano va sano e va
-lontano._ Un filo di coltello separa la verità dal paradosso: chi non lo
-vede ci si taglia. Per ottenere bisogna chiedere. E gli uomini che non
-chiedono l'amore ma aspettano che sia loro offerto, ne otterranno, sì;
-ma di che qualità?
-
-
-
-
-UNO SCRUPOLO DI DON GIOVANNI
-
-
-Protesti, gridi e strilli fin che le pare, cara contessa mia; ma ella
-non mi rimoverà dalla mia opinione -- dalla mia certezza. Gli uomini, in
-amore come nel resto, sono più logici. E poichè discutere astrattamente
-non giova, ma conviene addurre le prove di ciò che s'afferma, io le
-voglio subito provare, con un altro fatto, l'affermazione mia.
-
-I Don Giovanni, avendo qualcosa della natura effeminata, non sono capaci
-di sentimenti duraturi e non hanno una coscienza coerente come tutti gli
-altri uomini -- è vero? Orbene, io voglio narrarle uno scrupolo di Don
-Giovanni!
-
-Don Giovanni adunque (lasciamogli questo nome che vale e quindi
-risparmia una biografia) aveva spezzato l'esistenza della povera
-Principessa. Alla nostra debolezza di «umili marionette,» come dice
-magnificamente un poeta,
-
- dont le fil est aux mains de la necessité,
-
-giova addurre, nelle meritate disgrazie, l'impossibilità di prevedere
-l'avvenire, l'eterna congiura delle illusioni, l'inganno universale del
-quale siamo predestinate ed immancabili vittime. La Principessa non
-aveva neppure questo conforto. Il passato di Don Giovanni, non che
-esserle ignoto, era stato anzi il massimo fattore della seduzione
-esercitatasi su lei. Chi nega la potenza seduttrice dei Don Giovanni,
-addebitando le loro fortune all'insania muliebre, è ordinariamente colui
-che nel secreto del proprio animo più invidia questa potenza e più si
-strugge di possederla. Altro è però accertarne l'esistenza, altro è
-definirne l'essenza. Si nasce col dono di piacere alle donne, come si
-nasce con la facoltà di condurre a bene gli affari. Ed a quel modo che i
-primi quattrini sono i più difficili da mettere insieme, così pure le
-prime conquiste costano sforzi maggiori. E' nota ai fisici la potenza
-d'attrazione che risiede nei grandi cumuli di materia: vicino a una rupe
-il filo a piombo non cade più verticalmente ma s'inclina dalla parte del
-masso; le nuvole vagabonde corrono incontro alle grandi montagne.
-Qualcosa di simile deve accadere al morale, se tante creature non
-resistono al fascino di chi, avendo fatto strage dei cuori, sembra avere
-accumulato nel cuore suo proprio grandi tesori di sentimento...
-
-La Principessa s'era dunque gettata nelle braccia di Don Giovanni senza
-ragionare, o meglio ragionando come tutti i veri amanti, agli occhi dei
-quali non esistono altre ragioni fuorchè quelle della persona amata.
-Rinunziava ella al suo posto nel mondo, ne affrontava i severi giudizii,
-andava incontro alle difficoltà materiali della vita, sacrificava la
-pace e l'onore del marito e -- ahimè! -- dei figli? Ma tutto ciò avrebbe
-dato a Don Giovanni la misura della passione che egli aveva ispirata!
-Era a lei vietato sperarne il ricambio, e il passato di quell'uomo
-escludeva la possibilità ch'egli si dedicasse tutto, sinceramente, ad
-un'affezione? Ma ella aveva tanto pensato e vissuto che non poteva più
-nutrire certe illusioni. Se l'eguaglianza sociale è una sublime utopia,
-della quale alcuni spiriti generosi prevedono il conseguimento in un
-avvenire più o meno lontano, chi potrà mai sognare che l'eguaglianza si
-estenda alle anime, ai cuori, alle coscienze degli uomini? L'esperienza
-di questa ineluttabile disparità è altrettanto dolorosa e frequente
-nelle vicende sentimentali quanto in tutte le altre della vita: se non
-si sente molto parlarne, egli è che i vinti dell'amore non scrivono sui
-giornali e non tengono comizii...
-
-Torniamo però alla nostra eroina. Ella si era trovata, per sua disgrazia
--- e forse per vendetta di tanti uomini indegnamente immolati -- dinanzi
-a un compare Turiddu, al Don Giovanni che sulla piazza del villaggio o
-nel salotto della grande città resta sempre eguale a sè stesso. Siccome
-è troppo raro che la previsione e l'attesa del dolore ne scemino
-l'intensità, così la Principessa, benchè sapesse che cosa era
-quell'uomo, sofferse atrocemente provandolo; ma l'amore di lei --
-vecchia storia! -- cresceva in diretta ragione della freddezza di lui.
-Ella gustava un'amara e mortale voluttà nel proprio sacrifizio; e finchè
-Don Giovanni non la respinse, si stimò ancora fortunata e felice. Don
-Giovanni però cominciava a stancarsi. Egli aveva accettato il sacrifizio
-dell'amante come una cosa naturale e quasi dovuta, poichè egli le aveva
-concesso l'insigne onore di preferirla a quante se lo contendevano.
-Vedere in quel sacrifizio la prova d'un prepotente e sovrumano amore gli
-era impossibile, se nell'amore egli non aveva mai visto null'altro
-fuorchè il capriccio. E soddisfatto il suo capriccio per lei, era
-inevitabile che egli ne concepisse uno nuovo. Fra le tante donne che
-tacitamente gli s'offerivano, chi preferì? Una creatura che era stata di
-chi l'aveva voluta: la più indegna, -- vo' dire la più degna di lui. E
-poichè la Principessa si ribellò finalmente a quell'oltraggio, e pianse,
-e implorò, e gli rinfacciò la propria rovina, e negò che quell'altra
-potesse amarlo quanto l'aveva amato e quanto l'amava ella stessa, egli
-le significò che non la voleva più.
-
-La Principessa non morì; non impazzì nemmeno. Come questo fosse
-possibile il mondo non seppe. Eppure è semplicissimo. L'esasperato amor
-suo per quell'uomo la sostenne, come dicono che certe febbri mantengono
-la vita. Quante lacrime ella pianse ai piedi di Don Giovanni, quali
-accenti trovò per vincerne la freddezza, che preghiere, che rampogne,
-che minacce uscirono dalle sue labbra aride e ardenti, io non le dirò:
-uno spasimo simile s'immagina più presto che non si descriva. Tutto
-inutile: ella fu congedata. Che sarebbe dunque avvenuto di lei ora che
-la stessa speranza era morta?... Non era morta! La Principessa sperava
-ancora!... Ella ebbe una forza veramente straordinaria e diede un
-esempio veramente poco credibile di costanza nell'abbandono, di fede
-dinanzi al cinismo e di rassegnazione, anzi di umiltà, anzi di pazzia.
-Accettò, la sentenza di Don Giovanni; non volle più essergli d'ostacolo,
-credette all'amore della rivale poiché egli lo accettava e lo preferiva
-al suo, e si trasse in disparte -- aspettando. Che cosa?...
-
-Non andò via, non evitò lo spettacolo della felicità toccata alla
-rivale, non fuggì la vista dell'antico amante. Nei giorni più fortunati
-la gioia di lei non era stata mai pura: come di un veleno preso
-lungamente a dosi sempre più forti, ella aveva contratto l'abitudine del
-dolore; e il veleno le era divenuto quasi necessario. Ma ella non viveva
-del presente; se questo fosse stato ancora più triste ed oscuro, se la
-tortura di lei fosse stata cento volte più atroce, la luce che ella
-vedeva brillare lontano, l'idea del premio che l'aspettava, le avrebbero
-tolto, come le toglievano, d'avvertire la miseria dove era caduta. E la
-speranza della Principessa era questa: un giorno, immancabilmente, Don
-Giovanni si sarebbe stancato della sua nuova fantasia; allora, forse,
-egli non avrebbe più opposto la spietata indifferenza di prima allo
-schianto di lei. Prima, l'aveva duramente respinta perchè ella gli
-contendeva il nuovo capriccio; sazio e stanco, non avrebbe forse
-rifiutato di rivederla... Non doveva dunque esser proprio pazza questa
-infelice se, invece di trarre profitto dalla separazione per tentar di
-guarire radicalmente, fondava le sue speranze sull'abitudine che
-quell'uomo aveva del tradimento, e lo amava ancora dopo che ella stessa
-era stata tradita una prima volta, e lo sospirava ancora per essere
-tradita una seconda?... Pazza, sì, era pazza; ma come son pazzi gli
-uomini che dopo avere assaggiato il tossico dell'esistenza, sul punto di
-guarire del mal della vita, chiedono a mani giunte che sia loro
-prolungata d'un giorno, d'un'ora... E sono essi proprio pazzi, o non
-piuttosto vittime d'un inganno fatale? Nel momento che invocano la
-continuazione di questa esistenza, ne ricordano forse l'amaro? In quel
-momento non ne vedono altro che le promesse, credono di poter evitare
-gli errori, sperano di esser felici... Così quella donna scagionava in
-cuor suo Don Giovanni, scusava il suo scetticismo pensando che egli non
-aveva incontrato ancora l'amor vero, e intendeva compiere un'opera di
-redenzione infondendo la fede in quell'arido cuore con lo spettacolo
-della salda fede che ella stessa nutriva.
-
-Il momento sperato, previsto, aspettato, al fine arrivò. Don Giovanni
-s'annoiava, cercava qualche altra cosa. Allora ella gli andò incontro.
-
-Era passato più d'un anno dalla separazione violenta e crudele, ma la
-piaga della povera donna sanguinava come il primo giorno, quasi che il
-tempo non fosse trascorso per lei; e se il dolore la mordeva come quel
-giorno, la speranza che ella aveva educata l'abbandonava ora ad un
-tratto appena visto quell'uomo. Lontana da lui, il calcolo sul quale
-aveva fatto assegnamento le era parso sicuro; in cospetto di Don
-Giovanni ne comprendeva repentinamente l'insania, e riconosceva la
-fallacia dei propri disegni, e si vedeva irremissibilmente perduta.
-Nell'istante che il suo sguardo incontrò lo sguardo di Don Giovanni,
-ella provò l'impressione di chi sta per annegare, e un senso
-d'ineffabile sgomento e di vergogna, e il bisogno di fuggire, di
-nascondere a quell'uomo, a quell'estraneo, a quel nemico, la propria
-debolezza e la propria miseria. Ma, d'improvviso, prima che una sola
-parola fosse pronunziata, l'ambascia che le serrava il cuore si risolse
-in una tempesta di lacrime, di singhiozzi, di lamenti soffocati, di
-convulsivi sospiri: una cosa straziante, capace d'impietosire un cuor di
-macigno.
-
-Don Giovanni era turbato. Mai più egli avrebbe creduto che, dopo tanto
-tempo, l'abbandonata soffrisse tanto dell'abbandono; aveva, sì, visto
-piangere molte donne, ma sapeva che non costa ad esse un gran sforzo
-versar qualche lacrima. Quante erano parse impazzite, che avevano
-trovato poi altri conforti? Egli aveva anzi supposto che la Principessa
-si fosse già consolata, e precisamente quest'idea, più che il rimorso od
-altro, aveva, dopo la rottura, ridestato in lui con un certo senso di
-rammarico il ricordo dell'amore disprezzato e respinto. Adesso, dinanzi
-a quella donna che dopo tanto tempo pareva sul punto di morire strozzata
-dal pianto, un immenso stupore occupava il suo spirito; a suo dispetto,
-il contagio della commozione gli s'apprendeva. Quell'infinito dolore era
-dunque opera sua? Quella donna era diversa dall'altre? O la passione
-sulla quale ella aveva giurato esisteva realmente?... E non sapendo nè
-potendo dir altro, egli tentava frattanto, con sommesse parole, di
-arrestare le lacrime della Principessa; e questa sentiva più forte il
-bisogno di fuggire, di evitare l'ultima vergogna, l'elemosina della
-pietà; ma la voce umile e quasi supplichevole di quell'uomo che la
-teneva per mano, che la chiamava per nome come al tempo antico, fiaccava
-la sua volontà, dissolveva i suoi propositi, l'abbandonava, cosa vinta
-ed inerte, nelle braccia di lui, le strappava la confessione delle
-torture rassegnatamente sofferte, delle speranze secretamente nutrite. E
-lo stupore di Don Giovanni non aveva più limite. Si soffriva dunque
-tanto, per amore? L'alterezza d'una donna, se l'amore l'accendeva, si
-disperdeva al punto da consentire alla felicità d'una rivale? L'amore
-esisteva dunque realmente, se era una cosa più forte della gelosia, se
-aveva dato a quella donna l'incredibile virtù d'una simile rinunzia e
-d'una simile attesa?... E due lacrime spuntarono sulle ciglia di Don
-Giovanni. La Principessa gli si stecchì tra le braccia. Gettato il capo
-indietro e guardandolo negli occhi come se gli occhi di lui fossero
-l'unica cosa visibile, gli disse:
-
--- Tu piangi?... Dunque non mi respingi più?... Dunque non m'odii?...
-Credi adesso all'amore?... all'amor mio?... M'ami anche tu?...
-
-Egli rispose:
-
--- Sì.
-
--- M'ami d'amore?... Non mi dici così perchè hai paura?... perchè ti
-faccio pietà?...
-
--- No.
-
-La Principessa avvertì finalmente, dopo più di un anno, l'impressione
-dell'aria che le vivificava il petto.
-
--- Torneremo dunque, -- soggiunse, pianissimo, con l'espressione
-dell'estasi e quasi sognando, -- torneremo come fummo un tempo?...
-
-Don Giovanni non rispose.
-
-Egli aveva da regolare la sua situazione con quell'altra, comprendendo
-bene che l'abnegazione della Principessa non poteva arrivare fino ad
-accettar di spartirlo con la rivale. Bisognava dunque liberarsi della
-nuova amante; e questo che per lui, in altre condizioni, sarebbe stato
-affare d'un'ora, adesso gli pareva una cosa formidabile. Giacchè la
-nuova amante, la creatura incostante, licenziosa e decaduta che, come
-lui, aveva riso di tutto e di tutti, lo amava -- i Don Giovanni fanno di
-questi miracoli -- d'un amore non meno intenso, non meno profondo, non
-meno cieco di quello che gli portava la Principessa. Come la
-Principessa, ella aveva sofferto vedendo di non poterne ottenere in
-cambio uno eguale, e tremato all'idea di perdere quel poco che egli
-poteva darle. Era stata gelosa di lei quando aveva compreso che Don
-Giovanni ricominciava a ricordarla, ma gli aveva dato ragione,
-mortificandosi anch'ella per riconoscere la superiorità della rivale; e
-si era accusata d'indegnità e s'era torturata per non aver più nulla da
-immolare all'uomo amato affinchè egli credesse a quell'amore... Ma
-adesso Don Giovanni credeva all'amore, e la paura di procurare alla
-nuova amante un dolore come quello alla vista del quale egli s'era
-convertito, gli impediva d'abbandonarla. La Principessa gli aveva tutto
-sacrificato, e quell'altra, secondo il giudizio del mondo ed il proprio,
-era una donna perduta; ma, alla luce fattasi in lui, egli vedeva adesso
-che l'amore non dipende dalle qualità della persona amante nè si misura
-dai sacrifici che costa. Quelle due donne avevano uguali diritti su lui,
-ed egli quasi voleva potersi dividere fra loro, come un tempo avrebbe
-fatto senz'altro; ma poichè ciò gli riusciva impossibile, malediceva
-sinceramente il fascino che aveva esercitato, l'irresistibile potenza di
-seduzione della quale altre volte s'era compiaciuto e adesso apprezzava
-le conseguenze funeste...
-
-La Principessa, sentendo nuovamente fuggire le sue speranze, ricominciò
-a implorare; ma più egli vedeva l'insanabile acerbità di quella
-disperazione, più capiva di non poterne cagionare una simile. Supplice
-ancora, l'antica amante non addusse più in proprio sostegno le prove
-d'amore che gli aveva date, la rovina che aveva affrontata,
-l'irreparabile perdita del proprio onore; non accusò di disonore
-quell'altra.
-
--- Tu sei mio, -- supplicò, -- per quel che m'hai fatto soffrire.
-
--- _Quell'altra non soffrirebbe egualmente?_
-
-Allora soltanto la Principessa chinò il capo, non trovando nessun
-argomento da opporre allo scrupolo di Don Giovanni.
-
-Sa ella, invece, che cosa fanno quasi tutte le donne in una condizione
-simile a quella di costui? Le Donne Giovanne -- veramente il loro nome è
-un altro!... -- presumono di tenersi a fianco l'amante abbandonato ed
-implorante senza sbarazzarsi dell'altro per il quale l'hanno
-abbandonato! E sono ancora gli uomini, le menti più logiche e gli animi
-più dignitosi, quelli che non accettano tale situazione, e preferiscono
-soffocare la propria passione -- ma con poco merito, dopo che hanno
-conosciuto che cosa valgono coteste creature...
-
-
-
-
-UN GIGLIO
-
-
-Non ho avuto più sue nuove, mia buona amica. L'ha con me? Non credo! Se
-ella m'ha lasciato dire, senza offendersene, le cose piuttosto vivaci
-delle quali erano piene certe mie lettere, non avrà potuto sdegnarsi
-delle ultime anodine narrazioncelle. Starebbe piuttosto preparando una
-lunga e poderosa confutazione delle mie dottrine? Non credo neppure.
-Ella ha di meglio da fare! Il silenzio significherebbe invece che
-s'annoia delle mie lettere, alla lunga? Dovrei dire: «Temo di sì!» Ma
-ella mi risponderebbe che, così dicendo, darei prova d'una falsa
-modestia e dimostrerei che false non sono soltanto le donne... Sarebbe
-ella semplicemente partita per le bagnature, e questa lettera le correrà
-dietro un pezzo prima di trovarla? Ne saprò presto qualcosa dal mio buon
-amico Dastri, che torna posdomani.
-
-Senza dubbio è venuto a trovarla. Dica la verità: non è simpaticissimo?
-Sono certo che l'avrà fatta arrabbiare, ma che ella gli avrà perdonato
-grazie allo spirito del quale è pieno. Ella avrà anche visto come io non
-sia solo a sostenere quelle che a lei sembrano eresie. Dastri, anzi, va
-più innanzi di me, ed è molto più rigido nelle sue affermazioni. L'altra
-volta io le dicevo, per esempio, che gli uomini, obbedendo a un istinto
-unico e costante, essendo sempre avidi d'amore, amano in un modo più
-logico e mettono nell'amor loro maggiore sincerità. Da questo teorema
-Vico Dastri cava un corollario e sentenzia: «Quando un uomo si trova in
-presenza d'una donna, comunque ella sia, -- purchè non abbia
-sessant'anni o la gobba, -- deve rammentarsi che è uomo e dimostrarlo.»
-Fino a ieri io credevo che il giudizio fosse esagerato. Certo, se agli
-uomini è toccato il dovere dell'iniziativa, essi non dovrebbero
-guardare, come infatti non guardano, troppo per il sottile; si potrebbe
-anche ammettere e dimostrare, con l'esperienza alla mano che, alle
-volte, essi si rammentano dell'esser loro perfino dinanzi a donne di
-sessant'anni o con la gobba; ma, ripeto, Dastri mi pareva, fino a ieri,
-troppo assoluto. Da ieri mi sono ricreduto. Quando meno me l'aspettavo,
-ebbi la prova delle cose dispiacevoli che possono capitare a chi
-dimentica il precetto dell'amico mio. La vuol sentire anch'ella? Eccole
-calda calda la storiellina.
-
-Bisognerebbe conoscere il mio amico Bernazzi, la correttezza inglese del
-suo portamento, il sussiego diplomatico delle sue maniere, quella specie
-d'innocente ostentazione di freddezza ch'egli non lascia neppure in
-mezzo alle liete brigate degli antichi compagni di studii e di piaceri,
-per comprendere il mio stupore quando me lo vidi dinanzi, ieri sera, per
-via, così rabbuffato in viso, così nervoso nei gesti, così scucito nei
-discorsi come nessuno deve averlo mai visto.
-
-Era stato fuori qualche mese, ma dov'era stato, che cosa aveva fatto,
-quando era tornato, non mi fu possibile comprendere in mezzo alle
-risposte ingarbugliate, frammentarie ed anche un poco contraddittorie
-che mi veniva dando. Se io non lo interrogavo, non diceva più nulla;
-soffiava, guardava per aria, e a un tratto usciva in qualche
-esclamazione bislacca, a proposito del tempo, o dei passanti, o delle
-mostre dei magazzini. Quando fummo all'angolo di via Monte Napoleone
-qualcuno, scantonando, l'urtò un poco: Bernazzi si voltò di scatto
-dicendo, con un tono di voce irriconoscibile: «Malaccorto!...» Quel
-povero diavolo biascicò uno «Scusi!» sommesso e tirò via rapidamente. Io
-proposi:
-
--- Torniamo indietro?
-
--- A patto che non si vada a finire in Galleria.
-
-Bernazzi, l'uomo senza volontà, mettere un patto! Bernazzi, la
-compitezza in persona, apostrofare a quel modo uno sconosciuto colpevole
-di non averlo potuto cansare a tempo! Io ci perdevo il mio latino.
-
-Arrivati che fummo sotto i Portici, egli volle rifare il Corso; ma ero
-stanco e proposi di andarcene a sedere al Savini.
-
--- Il Savini mi secca. Andiamo all'Accademia.
-
--- Ma tu stasera hai qualche cosa! -- non potei trattenermi
-dall'osservare. -- Ti senti poco bene?
-
--- Io? Benissimo.
-
-M'obbligò a fare il giro da Santa Radegonda, e durante la via non
-pronunziò più di due parole.
-
--- Puoi negare quanto ti piace, -- insistetti; -- ma tu sei di malumore.
-
-Eravamo dinanzi al Caffè. Bernazzi mi prese per il braccio, mi condusse
-a un tavolino appartato e disse:
-
--- Senti un poco quel che m'accade!
-
-Il tavoleggiante si presentò a chiedere le nostre ordinazioni. Bernazzi
-lo guardò come avrebbe guardato una bestia rara, ed anch'io l'avrei
-volentieri mandato via, curiosissimo com'ero di sentire quella
-confidenza che il mio amico, per l'irritazione che lo dominava, poteva
-pentirsi da un momento all'altro di farmi. Ma appena ebbi chiesto il
-primo liquore che mi venne a mente, Bernazzi chinò il capo in atto di
-assenso alla mia scelta e riprese:
-
--- Senti un poco che cos'ho. T'ho detto che son partito da Bologna
-l'altr'ieri, col diretto delle 11 e 55? Non fa nulla, te lo dico adesso.
-Arrivo tardi alla stazione, appena in tempo per prendere il biglietto;
-entro sotto la tettoia che il capo-treno sta gridando: «Partenza!» e che
-il conduttore gli risponde: «Pronti!» Non so dove ficcarmi, quando a un
-tratto mi sento chiamare: «Bernazzi! Bernazzi!...» Mi volto a destra e a
-sinistra senza capire di chi è quella voce, ma scorgo finalmente un
-braccio guantato fino al gomito che fa un gesto...
-
-Arrivò il cameriere con i liquori. Bernazzi fece scoppiettare il pollice
-contro il medio, poi ripetè:
-
--- ... che fa un gesto. Quel braccio era attaccato a un busto il quale
-sporgeva da un finestrino; il busto era vestito d'azzurro e il capo era
-avvolto in un gran velo grigio. Non ho il tempo di stare a guardare,
-accorro cavandomi il cappello, apro e salgo. Sai chi era? Ti rammenti la
-Hundington?
-
--- Donna Clara?
-
--- Donna Clara. Allora, se la rammenti, non ho bisogno di spiegarti
-tante cose. Sai quanti anni ha?
-
--- Non ho visto la sua fede di nascita; ma, così a occhio e croce, credo
-che i cinquant'anni debba ancora compirli.
-
--- I quarantacinque però li ha bell'e compiti, eh? Va bene. Da quanto
-tempo non la vedi?
-
--- Ma, da un bel pezzo... da qualche anno.
-
--- Allora, non sai una cosa: è ingrassata.
-
--- Davvero?
-
--- Non pare impossibile? Quel manico di granata? Ebbene, adesso ha
-qualche rotondità. Ma il viso sempre affilato come un coltello, le mani
-nocchiute come quelle d'un uomo, i denti sporgenti e lunghi come quelli
-di un cavallo; e la stessa sciatteria nelle vesti, la stess'aria di
-governante a spasso. Appena salgo e mi sento dire: «Bravo!...,» io la
-riconosco. «Donna Clara!... Scusi, con quel velo!...» Risponde: «Avete
-ragione!... Dove andate?» Le rispondo che vado a Milano, e chiedo dove
-va ella stessa. Dice che va a Parigi, ma che si ferma a Milano una
-giornata. Il treno parte ed io metto a posto la mia valigia. Un momento:
-Donna Clara non era sola; aveva con sè...
-
--- La solita Betsy.
-
--- Precisamente! Che cosa le fa?
-
--- Le tiene compagnia, suppongo.
-
--- Sarà benissimo. Ma io ti dirò una cosa. Hai visto che Betsy porta
-sempre, di giorno e di notte, d'estate e d'inverno, a piedi e in
-carrozza, un sacco in mano? Or bene, costei m'ha sempre fatto l'effetto
-di quella vecchia che dipingono dietro a Giuditta, col sacco destinato
-alla testa d'Oloferne...
-
--- Oh! Oh!...
-
--- E' un'idea stravagante; ma è più stravagante quella figura! Lasciamo
-andare. Dunque s'incomincia a discorrere, di tutto un po'. Da principio
-la va bene. Poi Donna Clara, al solito, mi fa centomila domande, una
-sopra l'altra, intorno a tutte le cose dell'universo. Io rispondo del
-mio meglio. Nota che dopo quarantacinque anni di studio, ella parla
-sempre quell'orribile francese che sai; aggiungi che io, da mia parte,
-mastico maluccio l'inglese: tira la somma, e capirai che il divertimento
-era abbastanza magro. Modena, Reggio, Parma: le stazioni sfilano una
-dopo l'altra, e sfilano contemporaneamente le domande di Donna Clara.
-Mio caro, io ho sempre sospettato che quella donna faccia la spia.
-
--- Oh! Oh! Oh!
-
--- Allora, di' tu; che cosa fa? Sentiamo!...
-
--- Ma non lo so!... Quel che fanno le altre, probabilmente nulla!
-
--- Ma le altre non seccano la gente con quell'aria inquisitoria, con
-quella curiosità importuna, con quegli sguardi indiscreti che vi si
-ficcano in tasca e vi frugano sotto i panni! Poi, perchè diamine va
-sempre attorno, da Bologna a Parigi, da Roma a Dublino, da Ginevra a
-Vienna? Spia, forse ho detto male; ma, tu stesso lo supponesti una
-volta, dev'essere l'emissaria di qualche partito, di quelli che lavorano
-sott'acqua: dei nihilisti o dei gesuiti...
-
--- Il diavolo o l'acqua santa!
-
--- Che vuoi ch'io sappia! Ma torniamo al nostro viaggio. Continuano le
-interrogazioni: vuol sapere quanto starò a Milano, che cosa vado a
-farci, perchè lascio Bologna, che cosa ci ho fatto, se ci tornerò,
-quando ci tornerò, che gente ho visto, perchè sono arrivato tardi alla
-stazione!... A un certo punto, cava da una sua borsa uno scatolino di
-pastiglie Panerai: ma viceversa è pieno di sigarette. Me ne offre una, e
-si mette a fumare...
-
--- Fuma, adesso?
-
--- Dammi ascolto! Sigarette pestifere, caro mio, che quelle delle Regia
-sono un balsamo. Il treno va sempre a rotta di collo. Ora le sue domande
-sono d'un altro genere: vuol sapere dove scendo, a Milano: se vi ho
-casa, se scendo all'albergo, quale albergo le consiglio. Dico: «Vada da
-Spatz». Un'altra filza di quesiti; finalmente si decide per Spatz. Siamo
-di là dal Po. Si dichiara contentissima d'aver fatto il viaggio con me.
-Anzi, osservo, la fortuna è mia. «Venite a trovarmi, domani; ripartirò
-doman l'altro, con l'espresso delle 6 e 20.» Rispondo che temo di
-disturbarla; insiste: «Venite dopo colezione; mi troverete in casa; non
-ho da fare nella seconda mezza giornata, la passeremo insieme». Si
-arriva a Milano; ripete: «Venite; vi aspetto». Io l'aiuto a scendere,
-l'accompagno fino al carrozzone dell'albergo; nel salutarmi insiste:
-«Dunque, non mancate.»
-
-«Il domani, che fu ieri, io sto un bel pezzo in forse: l'idea d'essere
-sottoposto a un altro interrogatorio mi spaventa; ma poi penso che ogni
-soggetto di domande è stato esaurito durante quelle cinque ore di
-viaggio. Inoltre mi spinge la curiosità di vedere Donna Clara a casa
-sua, quantunque questa casa sia un albergo. Sei mai stato a farle
-visita? E neppur io, come nessuno di tutti quelli che conosco. Che cosa
-fa? Perchè gira il mondo? Perchè non resta due settimane di seguito in
-un posto?... Ma la curiosità di guardare un poco dentro a
-quell'esistenza misteriosa non è tanto forte da impedirmi di ricorrere a
-un piccolo espediente per evitare il pericolo di un'ora di noia mortale;
-così, invece che alle due, vado al _Milano_ alle quattro, nella
-previsione che Donna Clara non ci sarà e che me la caverò con un
-biglietto di visita. Arrivo all'albergo, e Donna Clara c'è. Salgo su, ed
-entro in un salottino mezzo scuro, dove odo una voce che in tono di
-discreto rimprovero mi dice: «Disperavo di vedervi arrivare. Sono due
-ore che v'aspetto!». Balbetto qualche scusa, stringendole una mano che
-stende verso la mia. Seggo, ed abituati gli occhi alla penombra, vedo a
-poco a poco disegnarsi la figura di Donna Clara. E' distesa sopra
-un'ampia poltrona; porta una veste da camera gialla, a lungo strascico,
-guarnita di merletti neri: una cosa incredibile! I capelli non le si
-arruffano come di consueto sulla fronte e sulle tempie; ma sono
-elegantemente acconciati. Trasformazione totale! Per l'aria c'è un odore
-composito ed acutissimo. E niente Betsy!... Io rinnovo le mie scuse per
-il ritardo, invento una serie di brighe impreviste. Donna Clara mi parla
-dell'albergo, della sua corsa mattutina per la città; e niente domande!
-Guardando un poco per il salotto, io scopro la scaturigine dell'odore:
-sopra il pianoforte c'è un vaso con un magnifico mazzo di fiori: una
-quantità enorme di rose che fanno corona ai calici purissimi di tre o
-quattro gigli. Di che cosa mi parla Donna Clara? Di un libro di versi
-che sta leggendo e che le piace molto: a un certo punto cerca sul
-_guéridon_ il volume e me lo porge.
-
-«Avvicinatomi per prenderlo io scopro che l'odore non viene soltanto dai
-fiori: da tutta la persona di Donna Clara esala un profumo di non so che
-cosa. Mentre sfoglio il libro ella s'accomoda meglio sulla poltrona,
-rovesciando il capo sullo schienale e stendendo le gambe che si
-delineano sotto le pieghe della veste. Allora, non so come, non so
-donde, non so perchè, un'idea mi passa per il capo: un'idea
-inverisimile, assurda, bislacca: che Donna Clara sia... donna! T'è mai
-venuta, quest'idea? Hai creduto mai possibile che costei susciti un
-desiderio?... Ma è un lampo, e passa subito. Ella m'invita a leggere
-qualcuno di quei versi -- versi inglesi, s'intende -- ed io eseguisco.
-«Come vi piacciono?» Dichiaro che sono bellissimi; in verità ci ho
-capito poco o niente. «Leggete,» mi dice, «_La spalliera dei lilla_.»
-Cerco nell'indice questa spalliera, e leggo. Mi accorgo di leggere
-malissimo, d'amputare qualche piede a certi versi e di crescerne
-parecchi a certi altri; ma Donna Clara non mi corregge: riprende il
-volume, rilegge il componimento, lo traduce in francese, e si passa la
-lingua sulle labbra.
-
-«Secondo lampo. Io penso, e mi stupisco di pensare, che se Donna Clara
-si tagliasse la mani e la testa, tutto ciò che si vede, quel corpo,
-sotto quella veste, forse potrebbe indurre in tentazione. Passa anche
-questo lampo; ma Donna Clara, seguitando a discorrere tranquillamente
-del più e del meno, accavalca una gamba sull'altra, si rovescia di più
-sulla poltrona e di tratto in tratto mi guarda... E' dunque possibile? I
-miei sensi sono pervertiti fino a questo punto? Mi lascio sedurre da un
-profumo, dal taglio di un abito, fino a rimaner lì, imbarazzato, col
-cappello in mano, senza trovar nulla da dire?... Sostiene ella stessa la
-conversazione; io rispondo qualche monosillabo; a un certo punto faccio
-per congedarmi. «Così presto?» dice; «fermatevi un altro poco!» E suona,
-per il the. Prendendo il the si parla di viaggi; Donna Clara s'alza e va
-a cercare una cartella di fotografie. Me le mostra ad una per volta, e
-siamo così vicini che il suo profumo mi dà alla testa. Per fortuna le
-fotografie finiscono, e torniamo a sedere. Vedo che imbruna e ritento di
-andarmene: nuovo invito a restare «... se non avete meglio da fare...»
-Seggo a un altro posto e Donna Clara racconta una storia. Non ascolto
-neppur una delle sue parole, tutto occupato dalla stranezza di quel che
-avviene in me. Ma io debbo essere ammalato! Pensare: Donna Clara!...
-Quarantotto anni!... Forse anche quarantanove!... E quelle mani! E quel
-naso! E quei denti!... E se i miei amici sapessero?... Che cosa diranno
-se sapranno una cosa simile? Dove andrò a nascondermi?... E se Donna
-Clara si offende e non lascia che?... Via! via! Non facciamo
-sciocchezze!... Torno in me, afferro a volo il soggetto del suo discorso
-e mi rimetto in carreggiata, rispondendole, interrogandola. La sua
-storia finisce ed ella chiama, per il lume. Alla luce della lampada che
-il cameriere ha acceso io mi stupisco della rapidità con la quale il
-tempo è passato: che cosa sono stato a fare due ore lì dentro? A un
-tratto s'ode la prima campana del pranzo. Questa volta m'alzo per
-battermela. Donna Clara mi fa: «Aspettate un altro momento: verrà adesso
-Betsy.» Insisto per lasciarla in libertà: mi risponde: «E Aspettate che
-venga Betsy!» e scotendo lentamente un piede riprende a discorrere.
-Allora un'altra idea mi balena per il capo: che quegli inviti reiterati,
-quell'eleganza, quei fiori, quei profumi, tutte quelle spese siano state
-fatte per sedurmi.... Ma è una cosa tanto balorda che rinsavisco del
-tutto. Chi ha mai imaginato Donna Clara nei panni d'una seduttrice? Chi
-ha mai pensato che sotto quelle gonne si possa trovare un corpo di
-donna? Non deve ella possedere ancora intatto il tesoro della sua
-verginità? Ed io?... Sia lodato il Signore: una specie di doccia gelata
-mi seda. Mentre ella vuol sapere quando ci rivedremo e se capiterò
-quest'inverno a Parigi, mentre mi dice di andarla a trovare a Roma, io
-torno a pensare ciò che ho sempre pensato: che Donna Clara è una di
-quelle povere creature senza bellezza, senza grazia, senza sesso, le
-quali cercano un compenso alle mancate gioie dell'amore col dedicarsi
-tutte ad una causa, col lavorare al conseguimento d'un ideale religioso
-o sociale. Come ho potuto dimenticare queste cose?... Ed ecco sonare la
-seconda campana, ed ecco Betsy che s'affaccia dall'uscio. Ci alziamo
-nello stesso tempo. Donna Clara mi stende la mano nodosa, stringe la mia
-cordialmente, mi ringrazia della compagnia. Io ringrazio Iddio che mi ha
-tenuto le sue sante mani sul capo. Avrei fatto un bel marrone, eh? E se
-mi metteva alla porta? O, peggio, se mi dava del matto? Avrei avuto quel
-che meritavo, è vero?.... Allora Donna Clara, lasciata la mia mano, va
-al pianoforte, spicca un giglio dal mazzo e viene ad offrirmelo dicendo,
-molto tranquillamente:
-
--- _E questo per la vostra virtù._
-
-
-
-
-LA VENERE DI SIRACUSA
-
-
-Grazie, amica gentilissima, dell'amabile letterina. Tutti i miei
-sospetti e tutte le mie supposizioni sono dunque senza fondamento, ed
-ella non m'ha scritto per un motivo semplicissimo, «per mettermi,» dice,
-«alla prova». L'esperienza pare sia andata secondo i suoi desiderii; io
-dirò che, se lei se ne contenta, sono contento anch'io. Quanto a Vico
-Dastri, avevo proprio indovinato; ella mi scrive che questo mio amico è
-«insoffribile ma delizioso;» stasera, appena lo vedrò, gli voglio
-riferire il suo giudizio. Non abbia paura: Dastri non si avrà a male
-dell'«insoffribile,» anzi se ne compiacerà molto più del «delizioso.»
-Gli dia anche dell'«impertinente,» perchè egli pensa che quando un uomo
-è apprezzato dalle donne, vuol dire che vale pochissimo...
-
-E, da ultimo, quanto alla sentenza dell'amico mio ed alla storiellina
-del _Giglio_, ella mi dice una cosa -- onore al merito! -- giustissima.
-Sì, Bernazzi avrebbe potuto essere un poco più galante con la Hundington
-e, pure non spingendo le cose fino a un punto troppo rischioso, dare a
-quella donna qualche soddisfazione di amor proprio; se così avesse
-fatto, il vantaggio sarebbe stato tutto suo. Vedendolo andar via dopo
-due ore che erano soli in una camera d'albergo senza che egli le avesse
-detto una parola amabile, quasi si fosse trovato dinanzi a un altro
-uomo, Donna Clara, che aveva fatto unicamente per lui tante spese di
-civetteria, fu scusabile se, ferita nella vanità muliebre, lo punse con
-l'ironica offerta del simbolico fiore dell'innocenza; se invece egli
-avesse dimostrato d'appetire la sua compagna, se avesse finto di lodare
-la bellezza che la poveretta non possedeva, ella naturalmente si sarebbe
-schermita, per modestia o mentita o sincera, ed egli si sarebbe potuto
-ritrarre lasciando di sè un lieto ricordo.
-
-Per ottenere questo risultato Bernazzi doveva fingere. Mentre Donna
-Clara gli pareva disgraziata e peggio che brutta, ridicola, egli doveva
-darle a intendere che la giudicava seducente. Questa finzione, questa
-menzogna non sono molto biasimevoli. Tanto è naturale che gli uomini
-appetiscano avidamente le donne, che essi, come quasi tutti i maschi
-animali, non debbono quasi aver preferenze: dinanzi a qualunque persona
-del sesso diverso hanno da rammentarsi del proprio. Quella specie di
-diritto che le donne hanno acquistato alla lode, alla deferenza, alla
-reverenza di questi uomini, non riconosce la sua origine nel dovere
-sessuale di costoro? Noi possiamo asserirlo. Sicuramente la debolezza
-del sesso chiamato appunto debole diede agli uomini l'obbligo di
-rispettare e proteggere le loro compagne, specialmente quando il
-cristianesimo fortificò nei cuori umani i sentimenti di fratellanza e di
-carità; ma se le donne fossero state deboli senz'altro, voglio dire
-senza esser necessarie agli uomini, questi non le avrebbero nè protette
-nè rispettate; e la predicazione d'amore del cristianesimo sarebbe stata
-poco feconda. Invece gli uomini hanno tanto bisogno di piegare le donne,
-che per ottenerne l'assenso le esaltano: essi si sono obbligati a
-lodarle, a incensarle, tutte, indistintamente. Dinanzi a una vecchia, a
-una gobba, a una storpia, si comportano galantemente perchè da questo
-loro contegno le giovani e le belle li giudichino degni d'essere amati.
-
-A onor del vero bisogna riconoscere che questo calcolo è divenuto
-incosciente. Bisogna riconoscere ancora che, talvolta, non c'è calcolo
-di sorta, nè cosciente nè incosciente, e che un istinto pervertito
-oppure un particolare sentimento induce gli uomini a dimostrare amore
-per donne vecchie od orribili. Ha ella letto quella novellina di Catulle
-Mendès dove si discorre del giudizio di Don Giovanni?... Quando l'anima
-del morto eroe compare dinanzi al Giudice supremo, tutte le donne che in
-vita egli ingannò, offese e perdè, sorgono a deporre contro di lui: le
-accuse sono innumerevoli, le testimonianze schiaccianti; pare
-inevitabile la più severa condanna; ma ecco sorgere a un tratto una
-vecchia, una donna che già conobbe le dolcezze dell'amore e, volendo
-ancora gustarle, non le potè più trovare quando, per gl'insulti del
-tempo, gli uomini già supplici e adoranti la fuggirono e la derisero. Or
-bene, Don Giovanni, l'insaziabile, non fece come gli altri; si chinò
-verso di lei, la raccolse, le procurò ancora una volta gli spasimi
-ineffabili... e per questa carità d'amore egli è perdonato!
-
-Catulle Mendès fa opera di fantasia, ed io so che ella non tiene nessun
-conto delle finzioni. Le narrerò dunque un fatto, una storia vera e non
-una novella. Il protagonista è un romanziere francese che ebbe gran fama
-verso la metà di questo secolo e che si legge ancora, quantunque l'opera
-sua, innegabilmente rivelatrice d'un grande ingegno, non procuri le
-squisite impressioni e i fremiti arcani dei quali sono avidi gli amanti
-della dea Arte. Senza tanti discorsi: Eugenio Sue. Eugenio Sue, dunque,
-s'atteggiava, come tutti gli scrittori del romanticismo, a depravato; ma
-forse, o senza forse, era naturalmente sano, e la troppa salute dovè
-nuocere alla sua grandezza se è vero che il genio è una malattia. Per
-dimostrare la propria corruzione egli narrava agli amici alcune gesta
-che Alessandro Dumas riferisce giustamente come altrettante prove di
-bontà. Oda questa. Una sera l'autore dell'_Ebreo Errante_ seguì per via
-una di quelle creature che i Francesi chiamano _filles_ forse perchè non
-sono mai madri, e salì in casa di lei. In un angolo della camera --
-lascio parlare l'autore dei _Tre Moschettieri_ -- egli vide un mucchio
-di scialli, di vesti, di stracci, dai quali usciva tratto tratto un
-sospiro.
-
--- Che cos'è? -- domandò il Sue.
-
--- Non ci badare, -- rispose la mercenaria: -- è una mia amica.
-
--- Una donna, quell'affare?
-
--- Ma sì!
-
--- E dove ha cacciato la testa?
-
--- Non puoi vederla, la tiene nascosta fra le mani.
-
--- Perchè?
-
-La mercenaria, chinatasi allora all'orecchio del romanziere, gli spiegò:
-
--- Il suo amante le ha gettato in viso del vetriolo: è tutta
-sfigurata...
-
-E la disgraziata, compreso che parlavano di lei, ruppe in pianto.
-Eugenio Sue le si fece dappresso.
-
--- Ah, povera ragazza! -- esclamò. -- Ti duole, è vero, di non poter più
-fare la vita?
-
--- Qualche volta... -- rispose la sfregiata, sogguardandolo di tra le
-dita. -- Qualche volta... quando vedo un bel giovane come te...
-
-Allora il Sue andò a spegnere la candela... e poi lasciò anche due luigi
-sul caminetto.
-
-Lo scrittore che con tanta simpatia studiò le umane miserie nei _Misteri
-di Parigi_, fece dunque una doppia elemosina alla infelice, e noi non
-possiamo dire quale delle due riuscì più gradita: il denaro o
-l'amplesso. Sicuramente uno scrupolo caritatevole, l'idea di consolare
-la deturpata, di dimostrarle che, nonostante la perduta bellezza,
-qualcuno poteva ancora chiederle -- e darle -- la sensazione d'amore,
-spinse Eugenio Sue a quell'atto. Egli che quasi invidiava l'infame
-reputazione del marchese di Sade -- il quale era semplicemente conte --
-diede una vera prova di gentilezza. Ma che riesca facile imitarlo non è
-da credere.
-
-Quando pure ogni uomo volesse fare la carità d'amore alle donne orride,
-gli accadrebbe, novantanove volte su cento, come a quei pietosi che,
-posto mano alla borsa per dare una moneta in elemosina, la trovano
-vuota... Far concepire una speranza e non appagarla è senza dubbio molto
-peggio di non far niente; talchè chi prevede di trovar vuota la borsa
-farà bene di non portarvi la mano...
-
-Tuttavia, quando pare che le ricerche siano inutili, può ancora darsi
-che una moneta si trovi in fondo a qualche scompartimento, e l'atto di
-carità non è, alle volte, tutto caritatevole, perchè una donna orrida di
-viso può ancora avere un corpo perfetto; e allora, superata la
-repugnanza per il viso deforme, l'ammirazione per il rimanente spiega la
-possibilità d'un atto che non è più generoso, ma interessato. La
-sciagurata in cui Eugenio Sue s'imbattè aveva soltanto il viso rovinato;
-le sue forme erano rimaste intatte. Gli anni che sciupano troppo presto
-la faccia visibile lasciano durare più a lungo le celate bellezze;
-l'amore per una donna che pare finita mentre possiede ancora secrete
-seduzioni da far valere resta pertanto spiegato. Senza dubbio le due
-bellezze sono diversamente importanti, e se le donne, non potendole
-avere entrambe, fossero costrette a sceglierne una, è certo che tutte
-eleggerebbero d'avere un volto stupendo con un corpo sgraziato, e
-nessuna si contenterebbe d'avere un corpo divino con un'orrida faccia.
-Il giudizio degli uomini forse non sarebbe altrettanto sicuro, e più
-d'uno, pensando che il viso è una parte troppo piccola e non troppo
-importante, si rassegnerebbe alla sua bruttezza pur di trovare venusto
-tutto il resto della persona da amare.
-
-Io già la vedo, cara contessa, battere le mani e godere cogliendomi in
-fallo. Ella dice che l'amore degli uomini deve pur essere materiale,
-volgare e indegno, se preferisce la consistenza delle membra stupide e
-inerti, trascurando la perfezione del viso che è il vivo specchio
-dell'anima. Sì, la bellezza della faccia importa specialmente per
-questo: che la faccia, la bocca, gli occhi esprimono le interiori
-qualità della creatura, e la cordiale simpatia e il puro sentimento non
-si possono destare senza la bellezza del viso. Per una donna orribile di
-volto e apprezzabile soltanto in ciò che non si vede, si potrà provare
-un amore fatto soltanto di desiderio, un amore quasi costretto a
-nascondersi come nascoste sono le qualità di chi lo ispira; ma non è
-sempre vero, mi consenta di dire, che, tolto il viso, il resto del corpo
-sia stupido e inerte e senza espressione. Ne domandi, se non mi crede,
-agli artisti, ai pittori, agli scultori specialmente: li sentirà
-affermare che, a parte la faccia, l'eleganza delle forme, la purezza dei
-contorni, l'armonia delle proporzioni hanno una loro propria virtù
-espressiva e producono, più che un moto di cupidigia, un senso di pura
-felicità, un vero e proprio e tutto morale sentimento. Ed io le voglio a
-questo proposito narrare un altro fatterello che fa proprio al caso
-nostro.
-
-C'è nel Museo nazionale di Siracusa un meraviglioso pezzo di scultura
-greca: una statua di Venere, dinanzi alla quale si resta compresi di
-stupore e quasi di religioso rispetto. Però, mentre la fama delle sue
-sorelle di Milo, dei Medici, del Campidoglio, vola per il mondo, la
-Siracusana è quasi sconosciuta, e solo i vagabondi inglesi che non
-sdegnano spingersi fino nell'estrema Sicilia sanno qualcosa di lei.
-Poichè ella non l'ha veduta, avrei il dovere di dirgliene una parola;
-ma, per fortuna mia, un grande scrittore francese che amò, come gli
-scialbi figli dell'Inghilterra, girare per il mondo, descrisse con mano
-maestra la statua della Dea. Riferendole la pagina del Maupassant io
-eviterò che ella mi accusi di mania descrittiva e mi risparmierò una
-prova della quale sento tutto il pericolo. Come potrebbero infatti le
-mie parole esprimere la sublime bellezza del marmo greco?
-
-Prima di tradurre il passaggio del mirabile prosatore, io le riferirò
-una sua dichiarazione. Discutemmo già intorno al prezzo che la bellezza
-degli uomini ha per le donne, ma non abbiamo detto quanto la bellezza
-delle donne sia importante per gli uomini. È bensì vero che questi
-uomini sono tanto accensibili che qualunque donna, anche non bella, può
-essere oggetto del loro desiderio; tuttavia il desiderio ardente, se per
-un verso è di facile contentatura, è anche capace d'apprezzare molto più
-che il tepido le qualità dell'oggetto; così noi vediamo che, mentre
-tutte le donne possono essere desiderate, pure il loro dovere è di
-essere belle. Ciò che io vorrei farle particolarmente notare è che
-l'ammirazione degli uomini per la bellezza arriva a tal grado, da
-liberarsi dall'istinto erotico che la determina e da mutarsi in un culto
-quasi ideale, in un sentimento estasiato e purissimo. Già Enrico Heine
-aveva malinconicamente confessato: «Io non ho mai amato altro che statue
-e donne morte...» Guido de Maupassant dice: «Se avessi da scegliere fra
-la più bella delle creature vive e la donna dipinta da Tiziano, io
-preferirei la donna dipinta da Tiziano». Capovolgiamo la proposizione e
-facciamo che una donna debba scegliere fra il più bell'uomo vivo e
-l'Apollo del Belvedere: costei sceglierebbe... un abbonamento a un
-giornale di mode.
-
-L'autore di _Bel-Ami_, dunque, avendo visto nell'album d'un viaggiatore
-la fotografia della Venere siracusana, narra che s'innamorò di lei «come
-ci si innamora d'una donna viva. Ella, probabilmente, mi decise a fare
-il viaggio: io parlavo e sognavo di lei assiduamente prima ancora
-d'averla veduta.» E arrivatole dinanzi così comincia a parlarne, senza
-nominarla, quasi non si possa dubitare di chi parla: «Entrando nel museo
-la scorsi in fondo a una sala, bella come l'avevo imaginata... Non è la
-donna poetizzata, la donna idealizzata, la donna divina o maestosa come
-la Venere di Milo; è la donna come realmente è, come noi l'amiamo, come
-la desideriamo, come vogliamo abbracciarla. E' grassa, col petto forte,
-l'anca potente e la gamba un poco pesante; è una Venere carnale che
-sogniamo coricata vedendola in piedi. Il braccio che ha perduto
-nascondeva le mammelle; la mano che le resta solleva un drappo per
-ricoprire, con un gesto adorabile, le grazie più misteriose. Tutto il
-corpo è fatto, concepito, inchinato per questo movimento tutte le linee
-vi si concentrano, tutto il pensiero vi corre. Questo gesto semplice e
-naturale, pieno di pudore e d'impudicizia, che nasconde e mostra, vela e
-rivela, attira ed evita, sembra definire tutta l'attitudine della donna
-sulla terra;» -- (quell'attitudine contraddittoria, ella noti di
-passata, sulla quale ho già richiamato la sua attenzione). -- «E il
-marmo è vivo. Vorremmo palparlo, con la certezza che cederà sotto la
-mano come carne. I fianchi, segnatamente, sono animati e belli in modo
-inesprimibile. Si svolge in tutta la sua grazia la linea sinuosa e
-grassa dei dorsi muliebri che va dalla nuca ai talloni e che mostra, nel
-contorno delle spalle, nella rotondità decrescente delle anche e nella
-lieve curva del polpaccio assottigliato fino alla caviglia, tutte le
-modulazioni della grazia umana. Un'opera d'arte non è superiore se non
-quando è nello stesso tempo un simbolo e l'espressione esatta di una
-realtà. La Venere di Siracusa è una donna, ed è anche il simbolo della
-carne.»
-
-Qui il Maupassant fa una digressione per parlare di quell'amore
-misterioso e mistico che suscita la testa della Gioconda e lo sguardo di
-certe donne vive. La Venere di Siracusa non ha testa. E ciò nonostante,
-quantunque per la mancanza del viso e dello sguardo parrebbe dover
-mancare anche l'espressione, ella ha pure il suo significato. Se lo
-sguardo di certe donne ci dice cose che realmente non sono nelle loro
-persone e determina in noi un'esaltazione per la quale ci crediamo
-capaci di spiccare le stelle dal cielo, altre eccitano nelle nostre vene
-l'impetuoso amore dal quale è uscita la nostra razza. «La Venere di
-Siracusa è la perfetta espressione di questa bellezza potente, sana e
-semplice. Ella non ha testa! Che importa? Il simbolo è perciò stesso più
-integro. E' un corpo di donna che esprime tutta la poesia reale
-dell'amplesso.»
-
-Ora un pittore tedesco amico mio, Franz von Rödrich, andato anche egli
-in pellegrinaggio a Siracusa per ammirare il portentoso marmo, ne restò,
-come accadde al Maupassant e come accade a quanti hanno occhi, turbato e
-quasi oppresso. Egli non era solo, un giovanotto suo connazionale lo
-accompagnava. Dovevano partire il domani per Malta e Tunisi, e non
-sapevano come occupar la serata in quella piccola città che,
-racchiudendo tante memorie d'un grande passato, è troppo sprovveduta
-delle attrattive della vita presente. L'artista sarebbe andato a letto
-se avesse potuto dormire, se la contemplazione del capolavoro non
-l'avesse sconvolto come ci sentiamo sconvolti incontrando una troppo
-bella creatura di carne e d'ossa. Seguì pertanto, sperando distrarsi, il
-suo giovane amico, al quale la vista della Venere aveva messo addosso
-un'altra febbre, meno pura e più facilmente guaribile. Nonostante il
-contrario consiglio di un cicerone di piazza, l'acceso giovanotto volle
-andare in cerca di veneri vive; e la turpitudine del luogo e l'orrore
-delle due sole creature che lo popolavano non valse a tranquillarlo;
-scelta la meno orrida, andò con lei. L'artista restò solo, disgustato,
-pentito di aver accompagnato il troppo ardente amico, e con la mente
-perduta dietro la raffigurazione della sublime bellezza della statua,
-col rammarico di non essere vissuto ai tempi che gli artefici
-incontravano i viventi modelli di simili opere.
-
-Siracusa! La Magna Grecia! La statua di marmo pario! La Venere
-callipige! Ateneo e Lamprido!... Egli ripeteva tra sè quei classici
-nomi, quasi assaporandoli, quasi esprimendone la secreta virtù prima di
-abbandonare i memorabili luoghi dove forse non sarebbe tornato mai. I
-luoghi erano immutabili, ma come il tempo aveva compito l'opera sua! Il
-teatro era vuoto, vestito d'erba; il tempio di Diana era divenuto una
-mediocre cattedrale di provincia: non più Dionisio udiva dall'alto
-dell'orecchiuta latomia le voci dei prigionieri; il papiro dell'Anapo
-dava inutilmente al vento le verdi chiome vegetali, spodestato dalla
-carta fatta di stracci. E che cosa era divenuta la razza, l'uomo e la
-donna, dopo tanti miscugli di sangue? Come paragonare, senza sentirsi
-stringere il cuore di pietà e senza fremere di sdegno, la statua del
-Museo alla turpe creatura che gli stava dinanzi e che tentava di
-eccitarlo?... A un tratto egli udì gridare: «Franz!... Franz!...
-Franz!...» Era la voce del suo giovane compagno.
-
-Franz accorse, cercandosi istintivamente un'arma addosso, credendo che
-l'amico chiamasse aiuto, rammentandosi le parole del cicerone che li
-aveva sconsigliati d'avventurarsi in quei luoghi... Egli s'ingannava,
-nessun pericolo li minacciava; il compagno lo chiamava per farlo
-partecipare alla sua meraviglia. La donna che questi aveva portata via,
-con una testa orribile e ignobile, irregolare, cotta dal sole, premuta
-da una zazzera untuosa come quelle delle Abissine, aveva il corpo della
-statua. Viva, calda, palpitante, essi si vedevano dinanzi la forma di
-Venere: avevano toccato il marmo ed era parso loro carne; ora toccavano
-la carne che parea marmo. Le loro mani tremavano nel premere le polpe
-scultorie; la loro meraviglia era estatica, non riusciva a saziarsi. Chi
-li avrebbe creduti, quando avrebbero narrato l'incontro? Aver visto la
-statua della Dea qualche ora prima, quelle forme che tutti i viaggiatori
-ammirano con un secreto senso di sfiducia, pensando che l'arte sola ha
-potuto plasmarle, ma che in realtà quella perfezione non esiste; e
-trovarle qualche ora dopo, non di pietra inerte, ma di muscoli elastici,
-e così perfette, in ogni parte, in ogni linea? Tutta lei, nel seno, nei
-fianchi, nel grembo: tutta lei, dai piedi al collo; solo la testa, la
-testa orrida e turpe, pareva una terracotta barbarica sovrapposta al
-marmo di Paros!
-
-Il signore di Sade, redivivo, avrebbe pensato di decapitare quel corpo;
-Franz von Rödrich ripensava le parole del Maupassant: «Non ha testa! Che
-importa? Il simbolo è per ciò stesso più integro. E' un corpo di donna
-che esprime tutta la poesia reale dell'amplesso....»
-
-
-
-
-L'ESTRO
-
-
-Diciamo il vero, signora mia: la dose d'ingenuità della quale madre
-natura volle provvedermi dev'essere proprio grandissima se da due mesi,
-contro le ostinate denegazioni di lei, e con la previsione
-dell'inutilità d'ogni ulteriore insistenza, io persevero a dimostrare
-concetti che ella dice arbitrarii, riprovevoli e insostenibili. E
-giacchè siamo a parlare d'ingenuità, le confesso proprio ingenuamente
-che comincio ad essere un poco stanco di predicare, come si suol dire --
-nè il paragone ha nulla d'offensivo per lei! -- di predicare, come si
-suol dire, al muro. Ella è più salda nelle sue idee di un buon muro di
-sassi e di cemento! E di questa cosa evidente, della quale le ho dato
-una moltitudine di prove -- senza che ella le abbia distrutte con prove
-contrarie! -- cioè che l'amore degli uomini è una passione fortissima,
-uno struggimento ineffabile, un impeto veemente, senza fine maggiore di
-quello delle donne, ella non si vuol persuadere. Ella mi ricanta il
-solito ritornello: gli uomini amano più con i sensi; ma con l'anima
-amano meglio le donne; l'amore degli uomini è più positivo e pratico;
-più ideale e poetico è l'amor delle donne!... Ma, in nome di Dio, entri
-in una biblioteca e ne sfogli il catalogo. Quanti sono i libri d'amore,
-d'amore romantico, poetico e ideale, scritti dagli uomini? Sono milioni!
-Quanti quelli scritti dalle donne? Forse uno, in proporzione. E tutta la
-poesia che esiste al mondo sarà stata scritta dagli uomini senza che
-essi la sentano; mentre invece soltanto le donne sentiranno
-poeticamente; le donne, che di questa loro sublime poesia non ci
-riferiscono neppure una rima?... E' vero, è purtroppo verissimo che
-uomini e donne non si possono intendere perchè ciascun sesso considera
-le cose sotto un certo aspetto tutto suo proprio; ma c'è pure una logica
-superiore al modo di ragionare dei sessi; e questa logica dice che la
-poesia delle donne amanti dev'essere un sentimento mediocrissimo, se non
-si esprime, se non le spinge a cantare; mentre forte e grande e sublime
-è la prorompente poesia degli uomini innamorati che empiono il mondo dei
-ritmici gridi della loro passione!... Sissignora: la prima sartina
-incapricciata del primo commesso di negozio che le dice una galanteria,
-spasima d'ideale e poetico amore; mentre l'amore di Francesco Petrarca e
-di Alfredo de Musset, di Dante Alighieri e di Giorgio Byron, di Enrico
-Heine e di Ugo Foscolo e di Victor Hugo e di Leopardi e di Shelley e di
-Goethe e di Lamartine è una roba -- adesso scrivo in milanese! -- tutta
-prosaica e materiale!
-
-Io avevo messo da parte per lei, secondo la promessa fattale altra
-volta, alcune cose di Ermanno Raeli. Ella che non giudicò detestabili,
-come al povero amico mio parevano, le sue poesie, mi richiese di cercare
-se tra le carte del defunto se ne trovavano altre. Precisamente io avevo
-trovato un passaggio del suo giornale pieno di versi, e volevo
-trascriverli e mandarglieli senz'altro; ma la sua lettera odierna mi
-spinge a fare un'altra cosa. Queste poesie del Raeli sono intercalate in
-mezzo alla prosa, si riferiscono ad un suo stato d'animo, ai sentimenti
-che egli provava nell'atto di scrivere certe sue note. Or bene: egli
-aveva incontrato allora allora Massimiliana di Charmory e s'era
-innamorato di lei. Che cosa fu l'amor suo io narrai altra volta: qui
-ella leggerà dentro all'anima amante, assisterà all'improvviso divampar
-della fiamma. Perchè ella dia a queste note il loro giusto valore,
-comincerò col trascrivere le precedenti, le pagine anteriori
-all'incontro, nelle quali egli significa la sua depressione e il suo
-disgusto. Quando d'una donna che s'innamora ella mi riferirà qualcosa di
-simile, io le darò ragione. Noti che non le do ora queste pagine come
-sublimi: sono anzi molto mediocri, ma dimostrano di che straordinaria
-eccitazione, di che prodigiosa esaltazione, di che intellettuale e
-sentimentale fioritura è causa nel cuore d'un uomo l'amore. Ed eccole:
-avverto ancora che trascrivo senza mutare una sillaba, senza alterare
-neppure la disposizione dello scritto; rammento infine, per certe
-stranezze di stile, che Ermanno Raeli, come mezzo tedesco, scriveva
-spesso in un italiano tutto suo.
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-_Martedì, 3._ -- Piove. E' la stagione floreale, e piove. Il cielo è di
-fuliggine, la terra è di fango.
-
-_Mercoledì, 4._ -- Ricomincia a piovere, l'aria è calda e umida, una
-viscida bava pare sia stata spalmata su tutte le cose da un popolo di
-lumache e di serpi.
-
-_La sera di Giovedì._ -- Un cielo di Goya, lubrico, infame, pieno di
-turpi visioni.
-
-_Sabato._ -- Ora un sole di fuoco scotta ed abbrucia. La campagna
-fumiga, tutte le putredini fermentano sotto la terra acre.
-
-_9 sera._ -- Questi fiori sono germinati dalla putredine. Mi disgustano
-tanto quanto certe carni di sozzi animali che si nutriscono degli
-escrementi.
-
-_Il 15._ -- Per le vie io mi diverto a osservare l'andatura delle
-persone. Alcuni strisciano tortuosamente come rettili, altri saltellano
-come conigli, altri incedono come pachidermi. E l'impronta animalesca è
-nei loro visi. Certi nasi sono proboscidi, certe bocche sono grifi; ecco
-due orecchie pendule come quelle del bracco. E gli occhi! gli
-strabuzzati occhi bovini, gli occhi ferini del gatto, gli occhi rapaci
-del gufo! E le mascelle prognate, come quelle degli antropoidi! Se io
-stesso mi guardo allo specchio, l'espressione bestiale che scopro nel
-mio viso mi abbrutisce. Siamo tutti bruti. Niente ci differisce dai
-bruti. Udite le voci: nel piacere si grugnisce, nella preghiera si
-miagola, nella collera si abbaia; il grido del nostro dolore è in tutto
-simile a quello del dolore animalesco.
-
-_Sera._ -- Io guardo le donne, le eredi della bellezza. Non una, non una
-che me la riveli. Già le forme sono troppo nascoste dall'abito; e
-l'abito è goffo, innaturale e snaturante. Molte, la più gran parte, ne
-sono oppresse come le testuggini dalla scaglia; altre, quelle che
-chiamano regine della moda, lo sfoggiano come il pavone le penne. E i
-visi sono artefatti, le chiome o tinte o accresciute di peli morti,
-tolti a cadaveri; la pelle vellutata dai cosmetici e dalle polveri, le
-orecchie stirate dai pendenti come tra i Barbari. Bene è che i corpi
-siano nascosti, senza di che noi vedremmo una più lamentevole vista!
-
-_Giovedì, 18._ -- Ho incontrato una bella donna. La mia critica non ha
-potuto esercitarsi su lei. Era bella. Ma, sovraccarica di vistosi
-ornamenti al pari d'un idolo, il suo viso era vuoto d'espressione come
-quello d'un idolo di stucco o di marmo.
-
-_Sabato, 20._ -- Queste bellezze muliebri sono tutte vuote. Il loro
-sguardo è stupido, come la loro mente è pigra. In nome di Dio, evitate
-di udirle se non volete piangere della loro sciocchezza.
-
-_Domenica._ -- Forse la colpa è mia? Forse è il mio occhio, il mio
-giudizio, quello che niente riesce ad appagare? Forse un troppo alto
-ideale mi fa sentire tutto meschino? Se io leggo nel libro d'un grande
-scrittore non ammiro tanto le pagine sublimi quanto m'indugio e quasi mi
-compiaccio dinanzi ai passaggi meno felici, ai segni della fatale umana
-imperfezione. Io sento tutto imperfetto, manchevole e maculato.
-
-_La notte._ -- I miei versi! Ho riletto i miei versi antichi. Miseria ed
-ignominia! Io ho scritto queste cose!...
-
-_Lunedì, 30._ -- Gli uomini si festeggiano mangiando insieme.
-L'animalesco bisogno del cibo, che bisognerebbe contentar da soli, di
-nascosto, si soddisfa in comune, solennemente, tra faci e fiori. Le
-bocche si aprono, le mascelle masticano, gli esofagi ingozzano il bolo
-che la saliva ha impastato...
-
-_Mercoledì, 14._ -- Non c'è poesia senza bellezza e senza amore. Dove
-trovare una bellezza e come nutrire ancora un amore?
-
-_Dopo un mese._ -- Come è lungo il tempo!
-
-_Tornando dal Museo._ -- La bellezza espressa dall'arte, nel quadro o
-nella statua, è quasi perfetta e certamente amabile. Ma è anche muta ed
-è anche falsa: nella realtà non esiste.
-
-_Sabato, 7._ -- Forse il solo spettacolo capace ancora d'accendermi è
-questo della natura. Le rive boscose che si riflettono nelle acque
-d'argento, le sinuose linee dei monti, ora graziosamente inclinate e
-digradanti, ora erte e sfidanti il cielo; un paese lontano in mezzo a un
-virido piano o ad una valle rocciosa; un promontorio che s'allunga come
-una schiena immensurabile, un seno d'acque lucenti al par d'uno
-specchio, attraggono l'occhio mio, mi contentano e acquetano.
-
-_Lunedì, 9._ -- Questa natura è sublime. Più la contemplo più sento
-un'eccitazione secretamente prepararsi dentro di me; ma tosto ritorno
-allo scontento e alla disperazione di prima pensando che non ho alcuno
-cui comunicare l'eccitazione mia. Se pure io trovassi una creatura cui
-sentissi di poter dire tutto ciò che s'agita nell'anima mia, come potrei
-dirle queste cose? Esiste una creatura non solamente capace d'intendermi
-ma di farmi parlare?
-
-_Martedì, 22, sera._ -- Eccola.
-
-_Otto ore._ -- E' lei.
-
-_Mercoledì._ -- La mia mano trema. Non so più scrivere. Volevo fissare
-sopra una pagina lo stato dell'animo mio, dire il mio turbamento,
-esprimere la meraviglia, la gioia, la gioia ancor quasi incredula, la
-meraviglia quasi ancor sospettosa; volevo indagare il tumulto di
-sentimenti che imperversa dentro di me, e non ho potuto dir nulla. Forma
-della Bellezza, lo sguardo tuo mi parla. Io mi sento rinascere. Io
-sogno. Io vivo. Dice una voce chiusa che questo sogno svanirà; e non me
-ne dolgo, e la tristezza delle previsioni oscure è incapace di sedar la
-mia febbre. Da un canto interiore, dalla musica delle cose, io mi sento
-spronato come dal clangore d'un'epica marcia. Partirò, me ne andrò
-lontano, riprenderò la vagabonda mia vita. Ma la memoria sua, come una
-luce pura, schiarirà la mia vita. Che dire?
-
-Sinfonia. Il silenzio, la pace. Dormono l'acque dei ricordi, come uno
-stagno.
-
- Il silenzio, la pace;
- dormono le Memorie...
-
-Non è questo. Non so dire. Chi mi suggerisce?
-
- Tu Bellezza, tu Grazia,
- tu Dolcezza ti chiami...
-
-No, no, no.
-
- Forma della Bellezza,
- Anima sospirosa,
- non ti vedrò piú mai.
-
-Ecco. Ho trovato.
-
- Lucente Anima pura,
- perchè sul mio cammino
- prima non t'incontrai?
-
- Ah, se mi fossi apparsa
- quando, di fede acceso,
- anch'io credei, sperai!
-
- Quando non conoscevo
- il pianto e la vergogna!
- Allora io t'aspettai!
-
- Or che passata è l'Ora,
- mi son vietati i cieli
- sereni ove tu stai.
-
- Grazia, Purezza e Riso,
- l'orrore della vita
- non puoi saper, non sai.
-
- O, generosa e buona,
- conforto del tuo pianto
- alla miseria dài.
-
-Ma guai al vinto, se tenta ancora illudersi, sognare, sperare; al vinto,
-guai!
-
- No, la Speranza è morta
- per mano del Dolore:
- è troppo tardi ormai.
-
- Io sparirò. Ma innanzi
- di perderti per sempre,
- odi: vissuto ho assai
-
- se pur t'ho conosciuta,
- se a te d'accanto un giorno
- vivere meritai.
-
- Forma della Bellezza,
- Anima luminosa,
- non ti vedrò più mai,
-
- ma Fior della memoria,
- immacolata Idea,
- Spera d'ardenti rai,
-
- Faro delle mie notti,
- Sole dei giorni miei,
- eterna in me vivrai...
-
-Il pianto è dolce, soave, grato. Quantunque io disperi, la mia
-disperazione non è insopportabile. Forse una secreta inconfessata a me
-stesso speranza germina nell'anima mia?
-
-Vederla! Vederla! Ancora vederla! Nutrirmi ancora della sua vista!
-
-Voci di gioia.
-
-Parole arcane.
-
-Sospiri e fiamme.
-
-Ah! le parole, le parole sonore, clamorose, squillanti, le parole che
-dicano tutto, io so le parole, sento di poterle trovare. Come un liquore
-di fuoco scorre per le mie vene; io mi sento travolto da un turbine
-risplendente e risonante.
-
-Il tempo precipita.
-
-Ho bisogno di cantare. Io ho riso della poesia, me ne sono vergognato
-come d'un linguaggio ridicolo, fuor della vita, fuori del vero. Ora il
-linguaggio di tutti i giorni mi par rigido, frigido, vuoto ed ingrato.
-Io canterò la sua bellezza buona, io canterò la grazia sua soave. Ecco
-che le mie frasi, senza ch'io me ne accorga, prendono naturalmente la
-misura del verso.
-
-Cantare, cantare: sciogliere un inno che echeggi nei secoli!
-
-No, Ella non vuole. Un dolore secreto la rode. Ella non vuole udire i
-superbi canti della gioia, ma i canti sospirosi della pietà.
-
-Quale dolore cinge la sua fronte? Che visioni ricordano i suoi sguardi
-velati?
-
- Muta, lassa,
- dolorosa.
- Ella passa
- nella Vita.
- La divelta
- rosa langue,
- china il capo,
- scolorita.
- O pallore
- della fronte
- pura, della
- mano pura,
- o dolore
- senza fine
- delle labbra
- sigillate!
- Nostalgia
- d'altri cieli,
- agonia
- dell'amore:
- chi può dire
- la passione
- che la strugge?
- Chi guarire
- la potrà?
- Forse un'urna
- di memorie
- ha nel cuore,
- e di pianti
- sanguinosi
- la conforta.
- Taciturna,
- come morta.
- Ella passa.
- Che pietà!
-
-No, io non esercito più la mia critica. Che è la critica, l'ingrato,
-l'inutile, lo sterile esercizio? Io vivo, io vivo, io vivo. Crea la mia
-mente, il cuore palpita; le mie parole traducono il ritmo del cuore.
-
-La sera è calata. Io sono lontano da lei, ma così pieno di Lei come se
-Ella fosse compenetrata e confusa in me.
-
- Non alitar di vento, non voci; divino Silenzio.
- Già l'Ombra nuziale tutte le cose cinge...
-
-Un altro poeta già chiamò nuziale l'ombra. Io ripeto l'imagine felice.
-L'ombra è nuziale. Che altre imagini misteriose essa risveglia! Non
-bisogna indagare. Il velo dell'ombra nuziale cinge, nasconde tutte le
-cose.
-
- Le vegetali forme, immote nell'aria clemente,
- posano anch'esse in braccio al Sonno prestigioso.
-
- Il salice argentino che sogna? Che sogna il nebbioso
- ulivo, il rovo ardente, la folleggiante vite?
-
- L'anima della pia Desdemona bianca tremante
- erra d'intorno al salce, prega, sospira, geme.
-
- Sere lunghe d'inverno, il Ceppo, le fiamme guizzanti,
- gli urli dell'aquilone, i baci della neve
-
- sogna l'ulivo; e il rovo un cuor lacerato che gronda
- sangue, due rosse labbra, rosse di sangue umano.
-
- Danzar felici amanti al rezzo di folti aranceti,
- al carezzoso suono di flauti e di viole,
-
- correr Fauni e Baccanti, disciolte le chiome, roventi
- le fronti inghirlandate, mirano l'ebre viti.
-
- E i monti secolari, e l'acque perenni, voraci
- sepolcri di viventi, sognano anch'essi. L'Ere
-
- sognano disparite, i tempi che l'uomo non visse,
- le prime operazioni della virtù vitale.
-
- E l'Anima turbata, oppressa, smarrita, perduta,
- l'Anima vulnerata, l'Anima senza speme,
-
- l'Anima senza pace per nuovo prodigio si placa,
- le spasimate veglie tregua han di sogni alfine.
-
- Sogno! Visione! Ebbrezza! O come lontani i tormenti!
- Vinto è l'orrore, vinti i malefizii sono.
-
- Giorni delle speranze ingenue, dei buoni pensieri,
- giorni di pura fede, o tramontati giorni,
-
- ecco: sorgete ancora, risorge il Passato, la santa
- gioia dell'innocenza ecco fiorisce ancora.
-
- Anima tenebrosa, la luce t'inonda, il sorriso
- d'una miracolosa Anima sfolgorante
-
- schiara la notte tua, ti trae dagli oscuri perigli,
- nitidamente addita le vie della salute.
-
- Tempo, t'arresta! Vita, rattieni il tuo corso fatale!
- Sogno, sorridi ancora! Volgi tu eterna, o Notte!...
-
- Non alitar di vento, non voci, non suoni, non moti:
- alta, soave, augusta, o non sperata Pace!
-
- Ahi! Già si sbianca il cielo!... Distrutto è l'incanto supremo;
- fuggono le visioni, riede il dolor col sole...
-
-
-
-
-ANACRONISMO
-
-
- _Cara Contessa_
-
-Hauptig di Mannheim, celebre artista tedesco di cui ella avrà sentito
-qualche volta parlare, fu, anni addietro, in Italia, e precisamente a
-Roma. Abitava in una casa mobiliata, in via Margutta, dove stavano altri
-artisti; ma egli non aveva neppur veduto i suoi vicini, occupato com'era
-tutto il giorno a lavorare. Il lavoro di questo mutabile ed inquieto
-dilettante al quale nessuna forma dell'arte è sconosciuta consisteva
-allora nella pittura. Il suo studio, un immenso stanzone al quarto
-piano, riceveva luce, dalla parte del cortile, da due balconi aperti
-sopra un ballatoio che girava lungo tutti i quattro muri interni del
-fabbricato e sul quale si aprivano tutti gli altri balconi delle stanze
-di quel piano. Siccome non era diviso da cancellate, i casigliani
-potevano comunicare facilmente gli uni con gli altri; ma Hauptig,
-nascosto dietro le sue tele, non aveva notizie del resto del mondo. Un
-giorno, mentre disegnava un paesaggio, udì grida infantili e un rumore
-affrettato di passi e un esclamar minaccioso:
-
--- Monella!... monella!...
-
-Egli aveva appena sporto il capo, quando vide una bella bambina di otto
-o dieci anni precipitarsi, dal balcone aperto, nello studio e quasi
-trincerarsi, con aria tra spaventata e trionfante, dietro di lui; mentre
-una donna, fermatasi sulla soglia, esclamava ancora, ma con voce più
-concitata:
-
--- Torna a casa, monella!... -- e, alla vista del pittore, soggiungeva
-confusa: -- Scusi, signore... scusi... Questi benedetti bambini!...
-
-L'artista s'alzò, prese per mano la fanciullina, le diede una chicca e
-con belle maniere la rappattumò con la mamma. Giacchè era proprio la
-mamma, come egli seppe durante un breve scambio di nuove scuse e di
-complimenti.
-
-Così fece conoscenza con la vicina. Da quel giorno, la bambina che aveva
-guardato con grandi occhi attoniti le tele disseminate per lo studio,
-cominciò a fare qualche visitina al suo protettore d'un momento. Si
-metteva a sedere sopra uno sgabello e restava estatica a guardare il
-lavoro dell'artista, così tacita e tranquilla che spesso Hauptig ne
-dimenticava la presenza; finchè la madre, comparendo un momento dal
-balcone, chiamava:
-
--- Rosetta!... Ancora a disturbare il signore?... -- e la piccolina,
-salutato gravemente il suo vecchio amico, andava via. La madre era molto
-bella; alta, bionda, ben fatta; ma Hauptig, dopo averla conosciuta, era
-rimasto più calmo di prima: non aveva neppur pensato di farle una
-visita, e la vedeva appena un istante, quelle rare volte che Rosetta,
-indugiatasi nello studio, la costringeva a venirla a chiamare. Nè, tanto
-meno, la donna mostrava d'esser rimasta turbata dall'artista; non aveva
-neppure avuto la curiosità, tante volte che s'era affacciata sulla
-soglia dello studio, di entrarvi.
-
-Un giorno che il pittore lavorava, solo, ella apparve dinanzi al
-balcone, col cappellino in testa e l'ombrellino in mano, come se stesse
-per andar fuori o rincasasse proprio allora. Disse:
-
--- Rosetta, ancora qui?... -- ma la bambina non c'era. Hauptig si levò e
-andò a salutarla, spiegandole che la sua piccola amica non s'era vista.
-Restarono così un poco a parlare del lavoro del pittore; senza che
-nessuno dei due sapesse come, si trovarono vicini alla tela già quasi
-finita.
-
-Dinanzi al quadro, la donna espresse, con parole che parevano sincere,
-la propria ammirazione; e Hauptig, solleticato nella sua vanità
-d'artista, mostrò gli altri suoi studii. Per osservare con agio un
-grande cartone pendente da una parete, ella sedette un poco sul divano.
-Hauptig si mise al suo fianco, spiegandole il soggetto. E a un tratto,
-vicino a quella donna bella ed elegante che gli parlava il dolce
-linguaggio della lode, dal cui corpo esalava un profumo acuto e
-turbatore, l'artista che non le aveva ancora dedicato un pensiero sentì
-la vampa del desiderio salirgli alla fronte; ma d'un desiderio violento,
-furioso, che gli annebbiò la vista e gli fece allungare le mani... E
-quella donna che non s'era mai occupata di lui, che non aveva ancora
-avuto neppure la curiosità di varcare la soglia dello studio, si lasciò
-prendere come da amante amato...
-
-Non c'era stato fra loro null'altro fuorchè l'incontro di due desiderii
-e l'appagamento di due appetiti: l'artista tornò alle sue tele, la
-donna... a che cosa? Hauptig non ne sapeva nulla. Non sapeva se era
-maritata o vedova o libera, se aveva altri figliuoli, che cosa faceva in
-casa e fuori. La bambina tornava spesso a veder lavorare il pittore, e
-la mamma s'affacciava a chiamare: «Rosetta!» col tono un po' corrucciato
-che soleva prendere quando la scopriva nello studio. Due, tre, parecchie
-altre volte ella tornò quando la bambina non c'era; nell'andar via gli
-dava convegno per un altro giorno, ma spesso non manteneva la promessa.
-Quando finalmente appariva, inaspettata, non dava ragione della
-mancanza; nè Hauptig ne chiedeva, un poco per discrezione, ma più per
-indifferenza. Quelle visite gli facevano comodo, e nient'altro; nè la
-sua amica chiedeva giuramenti o promesse, nè parlava di sacrifizii o di
-rimorsi. In quattro o cinque mesi non si scrissero un rigo, non
-scambiarono una sola parola _romantica_. Finalmente, stanco della
-pittura e chiamato in Germania da gravi interessi, l'artista annunziò un
-bel giorno che doveva partire. Nessuno versò una lacrima; si strinsero
-la mano da buoni amici che si debbono reciprocamente molte ore
-piacevoli. Ci fu, invero, la promessa di scriversi, e anzi Hauptig
-lasciò il suo indirizzo di Mannheim; ma nè ricevette nulla, nè si
-ricordò della promessa.
-
-I mesi passarono un dopo l'altro; passò un anno, ne passarono due. Dopo
-due anni egli aveva quasi dimenticato quella donna, la cui figura si
-perdeva in mezzo a tante altre incontrate un momento e scomparse, quando
-un giorno ricevette una lettera scritta con carattere sconosciuto. Era
-di lei. Gli si rammentava, sicura ch'egli l'aveva già obliata. Gli
-chiedeva sue notizie, glie ne dava di Rosetta e di sè stessa. Diceva
-d'aver sofferto, senza spiegare nè come nè perchè. Tutta la lettera era
-scritta con un tono d'affettuosità timida, umile e quasi paurosa.
-Sperava di ricevere una risposta.
-
-Hauptig, molto stupito, sospettò una cosa volgare ma naturale: colei
-preparava una domanda di quattrini. Però, curioso com'è, rispose senza
-far trasparire il suo sospetto, mantenendosi sulle generali. Ricevette
-una seconda lettera più calda della prima, e senza che avesse ancora
-risposto a questa seconda, una terza ancora più appassionata. Quella
-donna non aveva bisogno di danaro, ma d'un po' d'affetto; con
-espressioni amaramente dolenti gli diceva di non aver raccolto sul
-proprio cammino altro che disinganni e tristezze; solo il ricordo di lui
-non era avvelenato, ed a lui si rivolgeva in un momento di nero
-sconforto. L'artista, un poco intenerito, un poco lusingato, ma più che
-altro curioso, rispose secondandola; e in breve le lettere di lei si
-moltiplicarono, piovvero tutti i giorni. Esse erano traboccanti di
-passione, scottanti di amore, bagnate di lacrime: Hauptig non ne aveva
-mai lette di simili. Ella non spiegava nulla, non diceva perchè era
-rimasta tanto calma quando, avendolo vicino, gli si era data senza
-sentir nulla per lui; nè perchè aveva lasciato passare due anni senza
-scrivergli una parola, quando poi, tutt'ad un tratto, il ricordo di
-quest'uomo doveva brillare nelle tenebre della sua esistenza, sino a
-fugarle. Ma aveva ella veramente bisogno di spiegare queste cose; e,
-benchè ignorasse le circostanze speciali nelle quali quella donna si era
-trovata al tempo del loro incontro e nelle quali si trovava adesso che
-tanta distanza li divideva, l'artista non era in grado di comprenderne
-la natura? Forse, quando s'erano incontrati, ella amava un altro, ed
-aveva ceduto a lui per capriccio, per curiosità, per debolezza; forse,
-con l'anima libera e serena, non aveva ascoltato altra voce fuorchè
-quella dei sensi: chi sa? Sono tante le ragioni per le quali il cuore
-resta freddo! Più rare sono quelle che lo infiammano; e la sofferenza
-della quale ella parlava non dava ragione del mutamento? Abbandonata,
-tradita, delusa, il bisogno di una cordiale consolazione era
-naturalmente nato in lei, ed ecco che la memoria di quell'uomo s'era ad
-un tratto svegliata. La rammentava egli ancora? Come pensava a lei?
-Perchè non le aveva mai detto una parola d'amore e non le aveva mai
-scritto? Aveva forse capito che, amando ella un altro, egli non poteva
-menar vanto del suo breve trionfo? L'amor proprio offeso lo aveva
-ridotto al silenzio? Forse egli era buono, diverso dagli altri, capace
-d'un sentimento sincero; forse anch'egli aveva sofferto... e non ci
-voleva altro che la spinta perchè, lavorando di fantasia, ella
-cominciasse ad attribuire tutte le qualità a quello sconosciuto e
-trovasse cento ragioni d'interessarsi a lui. Quando l'imaginazione aveva
-compito l'opera sua, ella aveva arrischiato la prima lettera; e per le
-risposte incoraggianti il sentimento era divampato, gagliardo e
-contagioso. Perchè, a leggere quelle lettere, a sapere quell'anima
-unicamente occupata dal suo ricordo, un turbamento profondo s'era
-prodotto nell'anima dell'artista; e quelle due creature che da vicino si
-erano amate al modo volgare, adesso che non si vedevano più e
-disperavano perfino di potersi mai rivedere, spasimavano entrambe
-d'ideale amore.
-
-Le ho voluta narrare subito questa storia, mia cara amica, per
-rispondere alle sue ultime osservazioni.
-
-Ella si compiace pensando che nelle anime grandi, ed anche nelle umili,
-che non siano però volgari, l'amore comincia con un puro commovimento.
-Se il poeta letterato compone il carme laborioso, il poeta contadino
-improvvisa la strofe ingenua, l'agreste stornello. Mentre l'istinto è
-aggressivo, impaziente, brutale; il sentimento è sommesso, delicato,
-remissivo. Dopo un tempo più o meno lungo la poesia dà luogo, ella dice,
-alla prosa; ma io non le farò il torto di dare al suo pensiero un
-significato che non ha e non potrebbe avere. Ella si lagna, è vero?
-perchè la prosa soffoca e disperde la poesia; ma riconosce,
-naturalmente, che non si può vivere di poesia unicamente. Ciò che ella
-chiama prosa, sopravviene necessariamente, e deve sopravvenire; ma senza
-soffocare la poesia, anzi alimentandola. La poesia che, se dapprima è
-purissima, è anche un po' troppo nebulosa e inconsistente, diventa,
-dopo, mescolandosi alla prosa, un poco più torbida forse, ma anche più
-forte, più vera, più umana. Questo è l'ordine consueto delle fasi
-d'amore: un primo tempo di commozione tutta morale; un successivo
-risveglio dei sensi latenti, un periodo nel quale la poesia dà così
-strettamente la mano alla prosa che la prosa è tutta poetica. Ma non
-potrà accadere che la voce dei sensi predomini fin dal primo principio?
-Che l'istinto, troppo veemente, si manifesti subito com'è, senza
-alimentare il sentimento poetico? Certo, ciò non solo può accadere, ma
-accade ogni giorno; ed a lei che giudica così male l'amore degli uomini
-io non avrò bisogno di dire quante volte, anche dinanzi a donne che
-potrebbero nobilmente ispirarli, essi non provano altro che un semplice
-appetito. Certo è pure che con la repentina eccitazione dei sensi
-l'amore resta quasi sempre tutto sensuale; ma il sentimento mancato sul
-principio può sopravvenire.
-
-Se, d'ordinario, la poesia iniziale si unisce più tardi alla prosa e
-anzi, secondo alcuni, si converte tutta in prosa, l'ordine delle fasi
-d'amore può capovolgersi e ad una prosa iniziale seguire una commozione
-poetica. Il caso di Hauptig di Mannheim mi pare un bell'esempio di
-questa specie di anacronismo morale, il quale non è molto frequente ad
-osservarsi; ma prova nondimeno, quando si avvera, che sentimento ed
-istinto non sono, come i materialisti vorrebbero dare ad intendere, la
-stessa e identica cosa, ma due diversi elementi della passione, che
-neppure si trovano sempre associati.
-
-
-
-
-IL GRAN RAPPORTO
-
-
- _Cara contessa_
-
-Io ebbi, conveniamone, un'eccellente ispirazione lasciando parlare Guy
-de Maupassant intorno alla Venere di Siracusa. Se ella critica con tanta
-vivacità le affermazioni del grande scrittore, che cosa avrebbe fatto
-delle mie? Il Maupassant è morto, e non può difendersi; debbo difenderlo
-io? L'impresa mi pare, sotto ogni riguardo, inopportuna. Ma è pur
-necessario che io risponda qualcosa alle sue ultime critiche.
-
-Sì, cara amica, c'è una _poesia reale_: queste due parole messe insieme
-dall'autore di _Notre Coeur_ non sono nient'affatto stonate. Se io non
-m'intrattenessi ora con lei ma con un militare, temerei di dar luogo a
-qualche curioso equivoco parlandole d'un «gran Rapporto». Il militare
-intenderebbe quell'adunanza alla quale il comandante chiama tutti i suoi
-ufficiali dopo la manovra. Con lei, ed al punto al quale siamo della
-nostra controversia, non ho bisogno di spiegare che il gran Rapporto del
-quale ho da occuparmi è quello che intercede fra il sentimento e
-l'istinto. E la quistione è così posta: l'amore non può esser fatto di
-sola poesia, senza di che avrebbe ragione quel capitano di cui le narrai
-tempo addietro la pietosa avventura: e neppure di sola prosa, cioè di
-soli appetiti, senza di che nulla ci distinguerebbe dai semplici bruti;
-ma le due cose, preceda l'una o pur l'altra, debbono poi andare insieme
-e darsi la mano. Ora, se noi dobbiamo cercare il peso di questa poesia e
-di questa prosa insieme operanti, bisogna riconoscere che, sebbene il
-peso della poesia sia grandissimo, pure quello della prosa è ancora un
-poco più grande.
-
-Consideri una pianta. Il tronco s'erge nobilmente, al pari d'una
-colonna; i rami, via via più sottili, delicati e graziosi, si distendono
-tutt'intorno bizzarramente; le foglie, tinte di un verde purissimo,
-venate come da una sottilissima rete, sono cose di bellezza. Che dire
-del fiore? della sua forma, dei suoi colori, del suo profumo? Orbene:
-tutte queste cose nobili, delicate, belle, squisite, sono pure
-sopportate, anzi derivate dall'oscura, dalla nera, dalla poco netta
-radice. Noi potremo tagliare il nobile tronco e i rami bizzarri, potremo
-spiccare le foglie delicate e i fiori balsamici; ci parrà, sì, che essi
-stiano da soli, che vivano d'una propria lor vita indipendente; ma la
-radice è sempre quella alla quale essi tutti la debbono. Ogni qual volta
-l'amore sembra un purissimo spasimo, il meno puro istinto -- ma questa
-distinzione di diversi gradi di purezza non esiste in natura, è tutta
-opera nostra! -- l'istinto a nostro giudizio meno puro si trova alla sua
-origine. Esso potrà restare e resta moltissime volte nascosto, ignoto
-allo stesso amante nel quale opera; ma da un momento all'altro, e quando
-meno si pensa, può rivelarsi. Di queste subitanee, impreviste,
-imprevedibili e quasi direi intempestive rivelazioni io voglio oggi
-darle due curiosissimi esempii.
-
-C'era una volta un uomo, un marito, il quale, amando d'un indicibile
-amore sua moglie, d'un amore che era poesia e prosa, spasimo ideale e
-reale, sentimento dell'anima e impeto dei sensi, una cosa insomma
-perfetta, ne era ripagato tanto male che da più tempo portava quello che
-il nostro grande poeta Ariosto chiama araldicamente il cimier di
-Cornovaglia. Tuttavia la destra infedele aveva saputo tenergli nascosta
-l'immeritata disgrazia; e tanto più facilmente era riuscita ad ottenere
-l'intento, quanto che, come dice sempre il nostro divino Lodovico,
-
- L'incarco delle corna è lo più lieve
- Che al mondo sia, se ben l'uom tanto infama:
- Il vede quasi tutta l'altra gente,
- Ma chi l'ha in capo poi non se lo sente...
-
-Un triste giorno questo marito amante scoprì l'orrenda verità. Il grido
-del suo dolore fu così acuto, che la stessa adultera ne rabbrividì. Ma
-il sentimento della dignità, dell'onore ferito e calpestato insorse
-formidabile in quest'uomo, che scacciò l'indegna. Tutti gli diedero
-ragione. Ella non aveva nessuna scusa, e solo la perversità dell'indole
-sua l'aveva spinta alla colpa; ciò si dimostrò tanto più vero, quando si
-vide che, non contenta d'aver tradito il marito, tradì poi anche
-l'amante; e a poco a poco, di tradimento in tradimento, scese sino in
-fondo alla lubrica scala del vizio.
-
-Il marito fu visto cercare altre donne e vivere della vita degli altri
-uomini liberi. Nessuno sospettava la piaga che nel cuore di lui grondava
-sangue, continuamente. Non tanto nell'amor proprio egli era stato
-ferito, quanto nell'amore; egli non si doleva tanto del disonore quanto
-del disamore. E lontano da lei, dall'infedele, dall'adultera,
-dall'indegna, egli pensava a lei come alla sola donna che meritasse
-d'essere amata. I suoi sensi erano appagati da altre femmine, più belle,
-più esperte; egli non pensava più al corpo di quella creatura: piangeva
-sconfortatamente il puro, il sincero, il fedele sentimento dell'anima
-amante. Egli non sapeva più nulla di lei, imaginava che un altro solo
-possedesse il tesoro dell'anima sua; e un'invidia immensa e un infinito
-rancore l'occupavano e l'opprimevano. Quando la gente lo credeva
-contento d'essersi sbarazzato di quella infame, il rimorso lo straziava.
-Egli era pentito d'avere scacciata sua moglie, la donna sua; egli
-pensava che il suo dovere, il suo piacere, il suo bisogno era di
-perdonarle. Doveva perdonarla per riscattarne l'errore, per non darla ad
-altri, per averla sempre con sè. Il suo perdono l'avrebbe fatta accorta
-del momentaneo inganno, l'avrebbe ridata a lui migliore, più grata, più
-amante... E un giorno egli seppe la vita di lei. Allora, sapendo che
-quella donna, la creatura che egli aveva eletta fra tutte, era passata
-da un uomo all'altro, continuamente, senza amore, senza pudore; nel
-sapere questa cosa, quando lo sdegno e il disgusto dovevano invaderlo,
-quando egli doveva ridere di sè stesso, delle sue velleità di perdono,
-delle speranze di redenzione, della fede ancora riposta in
-quell'indegna: allora sa ella che cosa provò? Egli lo confessò più tardi
-a una persona di mia conoscenza: vedendo che quell'impudica si dava a
-tanti uomini, ai primi venuti, egli, il marito offeso, l'amante tradito,
-lo spasimante dell'anima, si sentì.... come dirò? si sentì acceso da una
-brama veemente, si sentì spinto a tornare da quella donna per chiederle,
-come tutti quegli altri, come i primi venuti, un'ora di ebbrezza...
-
-La ragione subitamente intervenuta sedò costui. Diversamente andarono le
-cose nel secondo caso che voglio narrarle. Abbiamo anche qui un tradito,
-ed io ho scelto appunto queste situazioni, perchè, se c'è un tempo nel
-quale si spasima d'amore tutto immateriale, nel quale l'amore dei sensi
-sembra perfino scordato, questo è appunto il tempo quando il tradito,
-per la stessa depressione fisiologica prodotta dal patema, è incapace di
-procurarsi la voluttà. Quest'altro tradito, dunque, non era un marito;
-cosa che, se attenua la colpa della donna, non scema il dolore dell'uomo
--- al contrario! Ora costui, accortosi del tradimento e piante tutte le
-sue lacrime, deliberò di lasciare la traditrice. Ella aveva dapprima
-negato: poi, sbugiardata dalle troppe prove, aveva dovuto riconoscere la
-verità. E con una stretta al cuore l'amante comprendeva che ella non era
-molto responsabile dell'errore. Apparteneva costei a quella poco
-numerosa categoria di donne che hanno -- per dirla alla francese --
-molto temperamento, e che non solo difficilmente resistono alle
-sollecitazioni del maschio, ma spesso esse medesime lo provocano.
-Quantunque questa categoria sia, come ho detto e come si sa, non molto
-numerosa, data la calma nativa della generalità delle donne, pure si può
-trovare in essa una distinzione non indifferente e suddividerla pertanto
-in due sottospecie: la prima composta di donne che per l'ardore
-eccessivo null'altro intendono fuorchè gli appetiti, pertanto spudorate,
-cattive, temibili; la seconda, nella quale noi troveremo creature capaci
-di qualche sentimento, sincere a certe ore, migliori di quel che
-sembrano, non indegne insomma di simpatia e, per gli osservatori,
-oggetto fecondo di studio. La donna dalla quale l'amico mio fu tradito
--- è uno dei più cari amici miei, e dei più desiderati ora che la vita
-ci ha disgiunti -- apparteneva a questa seconda categoria.
-
-Dopo la confessione del tradimento ella comprese -- e ciò le dimostri
-come il suo cuore non fosse addirittura volgare -- che un uomo come lui,
-per il quale solo i sentimenti più alti e puri importavano, non poteva
-essere più suo; ed ella che pure lo aveva apprezzato, lo pianse a sua
-volta, sinceramente. Ebbero un ultimo convegno. Fu un convegno molto
-triste: lacrimavano entrambi: ella di rimorso e di dolore, egli di
-dolore e di pietà. Ma, quantunque costei sapesse che quel convegno
-sarebbe stato senza domani, pure, vedendo per il momento dinanzi a sè
-l'amante di tanto tempo, sentì ciò che d'ordinario sentiva in presenza
-di tutti gli uomini; e la stretta della sua mano e lo sguardo dei suoi
-occhi e il suono della sua voce rivelarono il suo, diciamo così,
-sentimento. Allora quell'uomo si sentì invadere dalla meraviglia;
-perchè, comprendendo ciò che avveniva in lei, scorgendo che gli istinti
-di quella creatura le prendevano con tanta facilità la mano da
-accenderla in un'ora drammatica come quella, vedendo che ella non aveva
-neppure la capacità di fingere; la coscienza di queste cose, la
-previsione sicurissima che se colei gli si offeriva in quel momento, si
-sarebbe offerta al primo venuto quando egli sarebbe andato via; questa
-coscienza e questa previsione che avrebbero dovuto naturalmente
-accrescere il suo dolore, il suo rancore, la sua pietà, il grave patema
-dell'animo suo, e col patema rendere ottusi i suoi sensi, lo
-sospingevano al contrario in braccio a quella donna, gli suscitavano un
-violento desiderio di servirsi ancora una volta di quel mirabile e
-vibrante e fremente strumento di voluttà. E benchè egli sentisse che
-cedere in quel punto alla tentazione sarebbe stata una profanazione ed
-una viltà, che se egli voleva ancora rispettarsi doveva fingere di non
-accorgersi dell'invito tacitamente rivoltogli da quella donna, pure
-comprese che la resistenza era vana; e allora dal contrasto fra gli alti
-sentimenti e l'infime brame egli fu disposto a una sottile ironia, a un
-riso interiore, che lo spinse a fare una cosa stravagante. Tratto di
-tasca il portafogli, scrisse col lapis due righe sopra un pezzetto di
-carta; piegatolo poi in quattro lo porse alla donna, dicendole: «Vorrete
-leggere questo, quando sarò andato via?»
-
-La donna infatti, piena di curiosità, lesse lo scritto quando egli fu
-scomparso; e lo scritto diceva quel che era avvenuto: «Prima di
-andarmene, dopo che ci siamo dolorosamente persuasi che non possiamo più
-essere l'uno dell'altra, noi...» l'espressione precisa non posso, cara
-contessa, riferirgliela; metterò invece: «noi... saremo stati l'uno
-dell'altra ancora una volta!...»
-
-
-
-
-L'AFFARE DEI QUATTRINI
-
-
- _Contessa!_
-
-Ho proprio da continuare? Ella mi dà proprio carta bianca? Dice davvero,
-o non piuttosto per ironia? Giudica tanto enormi le idee e i fatti che
-le ho esposti, che oramai non teme più di poter essere scandalizzata?...
-Io non voglio escire dall'incertezza. Credere d'averla persuasa mi
-farebbe molto piacere; però la modestia mi vieta d'accogliere questa
-persuasione; esser certo d'avere sprecato tempo ed inchiostro mi
-dispiacerebbe troppo. Mi lasci nel dubbio, che è l'ordinaria condizione
-della nostra mente; ed io intanto continuo.
-
-Sì, precisamente: se io sostengo che l'istinto è la radice del
-sentimento, affermo per conseguenza che da un istinto più forte e
-veramente irresistibile si sviluppa nel cuore degli uomini un sentimento
-più ricco e lussureggiante che non nel cuore delle donne; come le piante
-più frondose e fruttuose sorgono da una più profonda radice. Sì,
-precisamente: io sostengo che gli uomini non solo amano essi soli, o
-tanto meglio delle donne che l'amore di essi assomiglia ai biglietti
-veri e quello di esse ai biglietti falsi; ma sostengo ancora che i
-sullodati uomini comprano l'amore e pagano -- molte volte con veri e
-proprii biglietti di banca -- le donne suddette.
-
-Lascerò da parte -- tanto, mi pare che ella sia proprio sincera quando
-mi dà ragione su questo punto -- i modi indiretti di pagamento. Quando
-il maschio dedica gran parte delle sue forze a conquistare la femmina;
-quando, dopo averla conquistata, la difende e con lei difende la prole,
-è evidente che fa una vera spesa, un consumo di forza, un sacrifizio di
-energia. Quando un marito si mette sulle spalle il peso della famiglia,
-è innegabile che l'amore gli costa. Lasceremo ancora da parte -- e non
-dubito che questa omissione le piacerà -- il mercato d'amore
-propriamente detto, dell'amore avvilito e impropriamente detto amore.
-Noi dobbiamo ragionare dell'amore libero, dell'amor degli amanti che non
-contrattano nè dinanzi al notaio nè dinanzi a un più servizievole
-personaggio. Quest'amore costa anch'esso; e, come ella sa, si suol dire
-che le donne più care non sono quelle che si vendono. Tuttavia, quando
-un uomo si rovina per fare la vita che piace all'amica sua, per seguirla
-dove ella va, per nascondere in un degno nido la propria fortuna, per
-avere un vantaggio sopra i proprii rivali; tutte queste volte e sempre
-che l'amata non ottiene nulla per sè, potremo dire che l'amore costa a
-lui, ma non già ch'egli paghi lei. Il punto più controverso e più
-scabroso è un altro: ella non ammette che vi siano donne capaci di
-ottenere un materiale vantaggio nei loro amori; o meglio afferma che
-donne capaci di ciò meritano di stare con le mercenarie ed hanno
-sbagliato mestiere. Io dico invece che alle donne più pure di questo
-mondo l'idea di ottenere qualche vantaggio reale nell'amore più ideale
-non repugna affatto; anzi che a questa idea vanno naturalmente quando si
-vedono pregate, supplicate, implorate; quando odono dire e ripetere che
-per esse l'amante farebbe tutto, _darebbe tutto_, che l'amor loro è
-_impagabile_. Sicuramente fra l'idea di vedersi deporre ai piedi i
-tesori di Golconda e l'atto di accettare uno spillo ci corre;
-sicuramente molte donne reprimono la lusinghevole idea e rifiutano
-perfino lo spillo; ma altre moltissime si comportano diversamente senza
-che per ciò siano da mettere insieme con le sciagurate che fanno
-dell'amore un mestiere. «L'oro e i doni splendenti hanno una muta
-eloquenza,» ha detto Shakespeare, «che muove il cuor d'una donna meglio
-dei più belli discorsi...»
-
-Vico Dastri, che è l'uomo, come ella sa, più curioso e, per la smodata
-curiosità, più impertinente di questo mondo, suole tentare spesso la
-seguente esperienza. Accompagnando per le vie qualche bella dama con la
-quale fa il galante, se questa dama si ferma dinanzi alla mostra d'un
-gioielliere e ci lascia, come si suol dire, gli occhi, Vico Dastri, con
-l'atteggiamento e la voce del serpente nell'Eden, pronunzia una frase
-composta per la circostanza, alla quale non muta mai una sillaba: «Dite
-una sola parola, fate un cenno soltanto e tutto questo è vostro...» Egli
-sa che non può esser creduto, che l'offerta deve parere ciò che è, uno
-scherzo d'equivoco gusto; ma egli scherza sulla virtù delle sue amiche;
-dice loro, in altre parole: «Venite con me, ed io vi darò non tutte
-queste gioie, ma quelle alle quali la mia borsa mi permette
-d'arrivare...» Orbene: nessuna delle sue amiche gli ha mai espresso o ha
-finto di esprimere sdegno: molte hanno scrollato le spalle come udendo
-una qualunque sciocchezza; la maggior parte hanno rivelato il vero
-sentimento destato nel loro intimo da quella proposta con un sorriso di
-solleticato compiacimento, di contenuta e discreta vanità, con un
-sorriso il significato del quale non è dubbio: «Se voi poteste ottenere
-così ciò che chiedete, credo davvero che non fareste un cattivo
-affare!...»
-
-Quel povero Raeli del quale le ho più volte parlato, stimando che la sua
-amica, la signora Woiwosky, fosse donna di sentimenti sublimi, cominciò,
-come ella rammenta, a dubitare e perciò a soffrire quando,
-all'indiscreta domanda che già le riferii, la dama rispose in modo che
-voleva essere evasivo, ma era molto, anzi troppo chiaro. «Debbo io
-dolermi della sua risposta?» trovo scritto nel suo _Giornale di bordo_.
-«Non l'avevo anzi prevista? Se già sospettavo l'effetto prodotto in lei
-da quell'uomo, perchè questo malsano bisogno d'ottener la conferma d'una
-cosa ferente? La dolorosa certezza è preferibile al dubbio? Ma il dubbio
-non è forse doloroso ancor esso? Qual è dunque il dolore più grave?...
-Se prevedevo la sua risposta, vuol dire che questa era una logica,
-naturale ed umana risposta. E perchè dolermi di ciò che è umano,
-naturale e logico? L'idea ch'io m'ero costruita di quest'Essere era
-dunque illogica, innaturale e fuor dell'umano? Come il selvaggio, che
-derido, al quale mi credo tanto superiore, avevo fatto d'un Essere un
-Ente, un Feticcio?... Stasera un altro poco dell'oro del quale l'Idolo è
-rivestito s'è scrostato, è caduto. Ella è stata al ballo del principe di
-Walckenstein; vi ha incontrato il banchiere Grünmeyr. E' giudeo, nano,
-vecchio, ignobile; ma possiede cento milioni. I suoi cento milioni lo
-rendono più attraente di un Don Giovanni che abbia avuto cento
-avventure, d'un artista che abbia fatto cento capolavori. Ella ha
-parlato con lui, gli ha parlato dell'immenso potere che un uomo tanto
-ricco deve aver la coscienza di esercitare, del sentimento ineffabile
-che il possesso di tanta ricchezza deve procurargli, dei piaceri regali,
-dei capricci fantastici che egli può pagarsi: che cosa può mancargli,
-chi può resistergli? Grünmeyr -- mi pare d'udirlo -- brevemente, come
-quando patteggia un affare, le ha detto: «Credete? Allora io vi darò un
-_chèque_ in bianco: metterete voi stessa la cifra...» Ella mi ha narrato
-questa cosa. Io ho detto, con una stretta al cuore: «Scherzi da
-gaglioffo». Ella m'ha domandato: «_Non credi che dicesse davvero?_»
-
-Ella vede di qui, cara contessa, il discorde atteggiamento di quelle due
-anime. La donna resta male perchè, sicuramente incapace di prendere lo
-_chèque_ del banchiere, è tuttavia certa che Grünmeyr ha detto sul
-serio; perchè giova alla sua vanità credere che per ottenere l'amore di
-lei il banchiere darebbe qualcuno di quei tanti milioni; l'amante, che
-già alla narrazione dell'offerta s'è sentito offeso nella persona amata,
-ed anche un poco nella propria -- giacchè a paragone del milionario egli
-è povero -- sente ora scemare la stima e l'amore comprendendo che
-l'offerta non ha tanto offeso quanto solleticato l'oggetto dell'amor
-suo...
-
-Ma qui siamo ancora nelle possibilità e non tra i fatti compiuti. Ella
-vuol fatti che dimostrino in qual modo la _question d'argent_ è
-risoluta. Non è già facile addurne molti. Per delicatezza, per amor
-proprio, tanto è difficile che gli uomini rivelino la venalità delle
-loro amanti, quanto che le donne confessino d'avere ottenuto nulla nei
-loro amori. Certo, gradire un dono non è vendersi; ma non pare che la
-differenza sia tanto grande; pare anzi che il proverbio del vecchio
-Brantôme abbia, in fondo, ragione: «_Femme qui prend se vend._» La
-consegna è dunque di tacere. Però la verità non sta sempre in fondo al
-pozzo, ed io ho qualche cosa per lei. A dire il vero, seppi le storielle
-che oggi le narrerò in circostanze molto particolari, le quali
-dimostrano che la verità non sta tanto nell'acqua dei pozzi quanto nel
-vino delle bottiglie.
-
-L'estate scorsa, girando per le stazioni di montagna, capitai a
-Valsorrisa. Trovai l'albergo in rivoluzione. C'erano venuti da qualche
-giorno tre signori i quali parlavano una lingua a tutti sconosciuta: sul
-registro dei viaggiatori avevano scritto i loro nomi con caratteri
-incomprensibili. A uno Scozzese di mia conoscenza, il quale mi dava
-notizia di ciò, uno di essi aveva fatto capire, in un inglese orribile,
-che erano dell'Afganistan. E i tre Afgani, mi diceva l'amico mio, erano
-divertentissimi: le scene comiche tra gli Asiatici e gli Europei che o
-non s'intendevano o riuscivano a intendersi per via di vere pantomime,
-facevano morir dalle risa gli spettatori. Con le dame gli stranieri
-erano d'un'arditezza molto vicina all'impertinenza: nessuno propriamente
-capiva ciò che dicevano, ma s'indovinava che dovessero dire cose enormi.
-Alle cinque la commedia si svolgeva nella sezione idroterapica dello
-Stabilimento, dove gli Afgani prendevano la doccia. E alle cinque io
-scendo ai bagni, per andare a vedere; ma, appena mi scorgono, i tre
-Afgani s'arrestano, si turbano ed esclamano ad una voce:
-
--- Siamo perduti!...
-
-Questi Afgani erano tre miei amici piemontesi, i quali, per passar
-mattana, per dimenticare certi loro dispiaceri e per _épater les
-bourgeois_, avevano combinato di fingersi originarii dell'Afganistan,
-adoperando una lingua di loro invenzione, che è poi un italiano
-scombussolato secondo certe regole non molto difficili da ritenere. Ed
-ecco che la mia presenza li rovina!
-
--- Qui bisogna far le valigie! -- esclama Tito Castelli, e Giovanni
-Gabotti: -- Si salvi chi può! -- Io avrei promesso di fingere di non
-conoscerli, per godermi lo spettacolo; ma, sapendosi scoperti, essi non
-erano più capaci -- e neppur io, in verità -- di star serii.
-Deliberarono di partire la sera stessa, e, senza scendere a _table
-d'hôte_, mi vollero con loro a pranzo, in camera di Gabotti. Il ricordo
-delle scene più divertenti della loro farsa li metteva tanto di buon
-umore, che non badavano alle bottiglie vuotate; all'arrosto erano più
-che brilli. Ciascuno vantavasi di aver detto alle signore, in quel
-linguaggio convenzionale, le cose più incongrue di questo mondo; e come
-io, udendole riferire, mi mostravo un poco scandalizzato, Grolla disse:
-
--- Va là, che meriterebbero d'averle ripetute in buon italiano! -- E
-allora, tutt'e tre, cominciarono a dir cose, contro la più bella metà
-del genere umano, che neppure i Padri della Chiesa han detto le simili.
-Ella sa infatti, contessa, che secondo San Pietro la donna è vipera
-fischiante, secondo San Bernardo opera del diavolo, secondo San Cipriano
-peste, contagio, ruina... e le faccio grazia del resto. Dopo la frutta,
-il cameriere venne a portarci la nota, che essi avevano chiesto di
-pagare: doveva essere molto salata, perchè Castelli apostrofò il
-tavoleggiante così:
-
--- Giovine! Noi ci siamo spogliati della cittadinanza afgana, ma il tuo
-padrone ci vuol ridurre in camicia!
-
-Io feci notare che il padrone aveva messo nel conto le beffe che s'eran
-prese di lui e degli altri; e Grolla esclamò:
-
--- Hai ragione; tutto si paga!...
-
--- Anche l'amore!
-
--- Specialmente l'amore!...
-
-Allora io li feci parlare. Erano mezzo ubbriachi: dissero la verità, la
-verità vera, quella che alle volte non confessiamo neppure a noi stessi.
-
-Grolla narrò:
-
--- Imaginate che io ero al mio primo amore. Altrettanto non posso dire,
-in coscienza, dell'amica mia. Ella stessa mi dava a intendere che fosse
-al secondo; ma credo piuttosto che convenisse servirsi dell'espressione
-algebrica e chiamarlo _ennesimo_. Voi potete strappare alle donne la
-verità intorno al loro passato, ma come potete tirare il tappo di
-sughero da una bottiglia quando non avete cavaturaccioli: a pezzetto a
-pezzetto. Or bene: a pezzetto a pezzetto io strappavo all'amica mia il
-sughero -- voglio dire la confessione della verità. Ella aveva una
-quantità straordinaria di gioielli; ma era tanto ricca, che avrebbe
-potuto averne, senza che me ne stupissi, anche il triplo. Un giorno me
-li mostrò tutti. Io notai che in qualcuno di quei braccialetti, di
-quelle spille, di quei monili, erano tracciate certe iniziali, certe
-date. Compresi che dovevano essere regali, i regali dei miei
-predecessori. Le domandai: «Sono ricordi?...» Ella mi rispose, chiudendo
-gli occhi: «Sì...» Notate che chiuse gli occhi non già perchè
-riconosceva d'aver preso quel ben di Dio, ma semplicemente perchè
-confessava alla fine d'avere avuto più d'un amante. Allora, se i miei
-predecessori avevano creduto di dover aiutare la memoria di lei, non
-dovevo anch'io mettermi in grado di non esser dimenticato? Qui però mi
-cascava l'asino. Io non avevo quattrini nè sapevo come farne. Gli amici
-miei ne avevano meno di me, e gli usurai mi negavano credito. Non vi
-narro per quali vie tortuose e con quali disgustosi espedienti misi
-insieme mille lire. Con mille lire credevo di poter fare le cose
-decentemente. La mia idea era di offrirle un ricordo nell'anniversario
-del nostro primo incontro. Ma come quel giorno s'avvicinava, la cosa
-m'appariva meno facile di quel che avevo creduto. Ero alle mie prime
-armi, vi ho detto. Cominciavo a temere di offenderla. Ella era molto
-poetica, e tutte le cose dove entrano i quattrini sono molto prosaiche.
-Bisognava trovare un'occasione propizia, inventare un modo lirico per
-offrirle un oggetto di valore. Ma non avrebbe rifiutato? Non si sarebbe
-sdegnata?... Io facevo un conto: ero stato con lei non più d'una
-cinquantina di volte: a venti lire, venivano appunto mille lire. Mi
-pareva, spendendo per lei tale somma, di pagarla a questa stregua; e
-tutto il mio proprio lirismo -- ne avevo ancora! -- insorgeva,
-disgustato ed offeso... Però, quegli altri, i miei predecessori?... Ma
-non mi diceva ella d'amarmi a un modo diverso da tutti gli altri?... Non
-mi giurava che, se era passata per altre prove, queste erano state tutte
-tristi, anzi orribili, e che solamente io le avevo rivelato l'Amor vero,
-con l'A grande? Dunque non avevo l'obbligo di comportarmi in modo
-diverso dagli altri? Dunque non era da prevedere che ella avrebbe male
-accolto l'offerta? Io mi tormentavo nell'imbarazzo, quando un giorno la
-trovai tutta eccitata. Veniva dall'aver visto i doni nuziali raccolti
-dalla figlia di una sua amica: cose regali. E cominciò a descrivere i
-bagliori dei brillanti, le iridescenze delle perle, le fiamme dei
-rubini; cominciò a noverare i fili delle perle, i cerchi dei
-braccialetti, le gemme degli anelli. Era inesauribile; i suoi occhi
-lampeggiavano. Io non l'udivo bene, pensando al caso mio, al modo di
-conciliare il rispetto che le dovevo col desiderio, col piacere di
-offrirle, non una di quelle cose sontuose che ella descriveva, ma la
-cosuccia che il mio biglietto laboriosamente messo insieme m'avrebbe
-permesso di comperare. Ed ecco che adesso ella descriveva un orologio:
-«Una cosa non di gran prezzo, ma d'un gusto, d'un gusto!...» E intanto
-che diceva com'era fatto, io pensavo che forse con le mie mille lire un
-oggetto simile potevo procurarmelo; ma dove? Altro imbarazzo: io non
-avevo pratica dell'oreficeria. Se avessi potuto dirle: «Vuoi cercarne
-uno eguale, affinchè io mi procuri il piacere di offrirtelo?...» ma come
-dire questa cosa? Avrei dovuto dirgliela abbracciandola, all'orecchio,
-piano, per non offenderla; o piuttosto prender le mosse più da lontano,
-così per esempio: «Senti... vorrei dirti una cosa; mi prometti che non
-me la negherai?...» L'espressione del mio volto, per quella cogitazione,
-doveva essere molto curiosa, se a un tratto ella mi disse,
-interrompendosi: «_Non temere, sai: non te lo descrivo perchè tu me ne
-comperi uno eguale_...»
-
-Gabotti e Castelli picchiarono coi pugni sulla tavola, ridendo
-sgangheratamente.
-
--- Ah! Ah! Bellissimo!... Straordinario!... Ah! Ah! Ah!... E tu, allora?
-
--- Io, allora, le offersi le mille lire, perchè appunto ella scegliesse
-qualcosa di suo gradimento...
-
--- E le prese? Le prese subito?
-
--- Subito, no; mezz'ora dopo, quando andai via...
-
-Le risa salirono al cielo.
-
-Rideva più di tutti Castelli; Gabotti faceva piuttosto per dire
-qualcosa. Disse infatti, quando la clamorosa ilarità dell'amico sedossi,
-con un'enfasi e una stravagante preziosità di linguaggio dentro alla
-quale si sentiva uno sdegno amaro:
-
--- Il tuo caso, tuttafiata, non parmi eccessivamente inedito e
-inopinabile. Vorrei quasi dire che è un caso alquanto ovvio. Ridotto
-alla più semplice ed assiomatica espressione, lice formularlo così:
-quando gli uomini dimenticano di pagare le donne, reclamano esse il
-pagamento. Anch'io provai, altrafiata, un imbarazzo molto simile al tuo.
-Sarò breve. Ero alle mie seconde armi. Avevo acquistato -- e pagato! --
-una certa esperienza. Sapevo che, se avessi offerto qualcosa, non sarei
-stato messo alla porta. Tuttafiata, prima di offrire, mi restava da
-trovare l'opportunità dell'offerta. Una volta, nella ricorrenza di non
-so più quale anniversario, mandai alla metà dell'anima mia un gran
-fascio di rose bianche. Le rose bianche erano i fiori che ella portava
-alla cintura il giorno del quale si celebrava il ricordo. Il dono fu
-gradito in modo straordinario. La metà dell'anima mia mi disse, sul
-tardi, quando andai a trovarla, che le avevo procurato un piacere
-ineffabile. Non si stancava dal ringraziarmi; e come io tentavo di
-sottrarmi a così grata lode dicendo che non avevo proprio un gran merito
-nell'invenzion dell'omaggio: «_No!_» proferì ella: «_Tanto piacere non
-m'avrebbe forse fatto una riviera di brillanti_...»
-
-E allora le risate degli altri mi assordarono. Grolla, specialmente,
-pestava coi piedi per terra, si dimenava sulla seggiola, come sul punto
-di scoppiare:
-
--- _Forse!_... Ah! Ah! Ah!... Immenso quel _forse_!... Gotico!
-Tricuspidale!... E allora, tu?
-
-Il narratore concluse:
-
--- Allora io le offersi non una riviera, ma una piccola spiaggia!...
-
-Restava Castelli, che non aveva detto ancora nulla. Io lo incitai a non
-esser da meno degli altri e a raccontar la sua. Castelli, smesso di
-ridere, narrò:
-
--- Io voglio riferirvi due frasi che udii dirmi, a uno stesso proposito,
-da due donne diverse. Una apparteneva alla migliore società, aveva
-ricevuto la più squisita educazione, esprimeva i sentimenti più
-delicati. Eravamo amici da molto tempo, ed io avevo fatto per lei più di
-quel che potevo. L'amavo molto, non credevo alla mia fortuna e non la
-volevo perdere per paura di ricadere negli amori volgari, di dover
-ricorrere un'altra volta alle mercenarie vili. Se spendevo ciò che non
-avevo per quella donna, potevo forse dire di pagarla? Potevo dire di
-pagare ciò che non aveva prezzo? In verità credo che con i miei doni
-procurassi maggior piacere a me che a lei! Non già che le dispiacessero,
-ma il mio piacere per il piacer suo era veramente grandissimo. Un giorno
-le portai una cosa di molto valore. Quantunque i suoi occhi ridessero
-dal contento, mi rimproverò e rifiutò d'accettarla; le pareva che fosse
-troppo. Io le dimostrai che era niente. E dopo le mie eloquenti
-dimostrazioni non oppose più difficoltà; ma, dopo avermi ringraziato con
-effusione, mi domandò a un tratto: «_Ti costo molto?_...» Allora,
-subitamente, io mi rammentai dell'altra frase che m'aveva detto, molto
-tempo prima, un'altra donna. Era una mercenaria, una creatura degradata
-e avvilita; una di quelle al cui increscioso ricordo sentivo sempre più
-alto il valore della creatura eletta che ora mi accordava liberamente un
-nobile amore. La mercenaria, un giorno che non sapeva come fare, che
-forse non avea da sfamarsi, era venuta a trovarmi, ad offrirmisi. La
-conoscevo da un pezzo, solevo chiamarla quando avevo voglia di lei, le
-dimostravo una certa preferenza perchè mi dispiaceva meno delle altre.
-Ma quel giorno avevo cose gravi alle quali badare, e la congedai.
-Allora, con molta titubanza, a capo chino, mi chiese qualcosa come dieci
-lire. Io le diedi, ella le prese e fece per andarsene. Giunta sull'uscio
-si fermò, esitante; poi tornò indietro, mi venne accosto, e mi domandò
-con voce sommessa, tentando di prendermi la mano: «_Non mi vuoi più
-bene?_...»
-
-
-
-
-UN'EQUAZIONE MORALE
-
-
- _Mia buona amica,_
-
-Precisamente: una punta di volgarità, da parte d'una creatura eletta,
-ferisce tanto, quanto conforta un senso di delicatezza da parte di
-un'avvilita creatura. Ella dice ch'è strano? Scusi, perchè? La stessa
-idea di paragonare una signora con una mercenaria le pare sconveniente e
-indegna. In generale, sì, ha ragione; ma non mi ha già concesso, altra
-volta, che vi sono signore delle quali bisogna proprio dire che hanno
-sbagliato mestiere? Ella mi vorrà da un altro lato concedere che, se la
-più gran parte, anzi la quasi totalità delle mercenarie meritano il loro
-avvilimento, ce n'è pure qualcuna che era degna di miglior sorte. Ora,
-secondo che le signore galanti si degradano e che le mercenarie
-s'innalzano, la distanza che le separa tende naturalmente a sparire e le
-differenze si riducono tutte esteriori e trascurabili, fino al punto da
-giustificare la curiosa impressione che provò una volta il mio amico
-Raeli. Trascrivo ancora una volta dal suo _Giornale di bordo_:
-
-«--... Tanto, proprio tanto piacere. Vi avevo già visto altre volte, da
-lontano, insieme con quel vostro amico, quel magro, biondo -- toscano,
-credo? -- e avevo domandato di voi ai comuni conoscenti. Mi rincresce
-solamente di una cosa: vado via domani! Guardate che assedio: tutta la
-roba sottosopra. Ma come si fa! Del resto, non conta: c'incontreremo
-certo in qualche altro posto. Io vado a Milano, per le feste di Maggio:
-è la stagione brillante. Poi sarò a Genova; in settembre partirò per
-l'America del sud, dove farò un teatro. Canterò la _Carmen_, una parte
-che mi va. L'ho studiata molto, con pazienza, con amore, sotto la
-direzione del maestro Brunetti: lo conoscete? Fino a ieri avevo ancora
-il pianoforte, pagavo trenta lire il mese d'affitto. Qui a Roma è tutto
-d'un caro! Pago centosessanta lire il mese, per questo quartiere:
-l'anticamera e la sala che vedete, la camera lì, con lo spogliatoio
-dietro; da questa parte la stanza da pranzo e la cucina, delle quali
-intanto non so che farmi, perchè vado sempre fuori a desinare. Vorrei
-farvi sentire qualche cosa, ma come si fa? Avervi conosciuto un poco
-prima! Non ho una gran voce; oh, proprio no; ma lo studio aiuta tanto; e
-poi faccio assegnamento sull'azione scenica, sull'espressione
-drammatica. E' una parte brillante, elegante, che s'attaglia alla mia
-natura tutta fuoco e brio. Non vi pare?»
-
-«Io non avevo potuto ancora pronunziare una sillaba, tanta foga metteva
-nel parlare la mia compagna. Era una creatura alta e bionda -- ma d'un
-biondo innaturale -- e di forme vistose, ed anche bella in viso; d'una
-bellezza tuttavia un po' dura e forte che rivelava, con l'accattata
-eleganza dell'abito e degli atteggiamenti, la nativa volgarità. Ma
-andavo io precisamente in cerca di nobiltà, in quelle camere mobiliate
-molto più volgari della persona che le abitava?... Benchè fosse giovane,
-non si poteva giudicare esattamente dell'età di costei: aveva forse
-venticinque anni, forse trentacinque. Le braccia, nude dal gomito in
-giù, e le mani spoglie anch'esse dei guanti, erano fresche come quelle
-d'una fanciulla; ma la carne del viso, troppo matura e quasi macerata,
-riconosceva dai cosmetici il colorito e la finezza. Sotto l'ala
-grandissima d'un gran cappello di paglia sontuosamente impennacchiato di
-rosso, gli occhi grigi, slavati, acquistavano una fattizia vivacità
-grazie al bistro del quale eran tinte le occhiaie e al nero artificiale
-delle sopracciglia. Un violento profumo di _Jockey-Club_ sprigionavasi
-dall'abito rosso e giallo dove le linee del taglio di moda erano
-esagerate fino alla stravaganza. A ogni moto del capo le grosse buccole
-di brillanti -- o di _strass_? -- mandavano fiamme multicolori.
-
-«-- Io ho sempre avuto, -- continuava ella frattanto senza darmi tempo
-di rispondere un monosillabo, -- una grande inclinazione, una vera
-passione per l'arte. Ah, l'arte! l'arte! Le sublimi impressioni che
-procura a chi la comprende, a chi vive di essa e per essa! Ma che
-volete! Se fossi stata libera di fare a modo mio! Volevo dedicarmi al
-canto sin da ragazza; a quest'ora sarei già innanzi nella carriera,
-avrei l'avvenire assicurato, non dovrei dipendere da certe persone con
-le quali non voglio più avere nessun rapporto di nessuna specie. E
-invece mi tocca litigare, salire e scendere scale, tener conferenze con
-avvocati e notai: considerate un po' voi se una donna come me è fatta
-per queste cose! Eppure bisogna far così, per tutelare i miei interessi,
-per non passar da stupida agli occhi di mio marito. Del resto io chiedo
-soltanto ciò che ho diritto di chiedere, e nessun tribunale al mondo
-potrebbe mai darmi torto. Mio marito mi paga una pensione di
-duecentocinquanta lire il mese, e per esser puntuale finora è stato
-puntualissimo; ma posso io correre il rischio di dipendere da lui, di
-dovergli correr dietro se un bel giorno, per una ragione qualunque, per
-il gusto di farmi dispetto, per amareggiarmi la vita ora che grazie a
-Dio non abbiamo più niente di comune, gli saltasse il ticchio di
-rifiutarsi? Ne è capacissimo: pensate se lo conosco, dopo cinque anni di
-martirio, di vero martirio vissuti con lui! Un uomo volgare, senza
-istruzione, senza educazione, incapace di comprendermi; buono per una
-contadina, adatto a rendere felice una stupida qualunque, non una
-persona come me. La colpa è tutta della mia famiglia; io non volevo
-sposarlo; imaginate che fino alla vigilia delle nozze m'ero proposta di
-risponder di no al municipio e in chiesa; ma come si fa, ero una ragazza
-di sedici anni, dove potevo prendere tanto coraggio? E ciò che ho
-sofferto in cinque anni non si può ridire: ci sarebbe da scrivere tutto
-un romanzo. Una volta m'ero anche messa a buttarne giù le prime pagine.
-Scrivo un poco, ho dato qualche cosa alla _Crisalide_; ma come si fa?
-Anche il direttore del _Pensiero_ voleva che gli mandassi qualche
-corrispondenza di tanto in tanto, e finora non ho proprio potuto: non ho
-tempo. Conosco molti letterati, però: il Rampelli, Diego Giostra, la
-_Principessa azzurra_. Con quest'ultima siamo intime: facemmo conoscenza
-ai bagni d'Acqui, due anni addietro: ci siete stato? Una stagione
-elegantissima. C'era tutta la società piemontese, anche quelli che non
-avevano bisogno della cura e venivano per semplice diporto: la marchesa
-Briziè, la contessa Garresio, tante altre signore con le quali si stava
-sempre insieme. Ce n'erano anche di quelle che facevano le schifiltose,
-che pareva si contaminassero a stare insieme con gli altri; e poi se ne
-sentivano delle belle, sul conto di certe santarelline. Ma a me non la
-danno a intendere, sapete, le così dette donne oneste! Del resto ci
-siamo divertiti lo stesso; anzi di più; gli uomini erano tutti di scelta
-compagnia, figuratevi che venne anche Sua Altezza Reale il duca del
-Monferrato; anzi si fece una volta un gruppo fotografico, tutti insieme:
-guardate qui sul divano: vedete Sua Altezza? Questa qui dovrei esser io!
-Poi c'erano molti giovanotti dell'aristocrazia, molti signori francesi,
-parecchi artisti che per mio conto io preferisco agli altri: tutta gente
-di spirito, con la quale c'è sempre da apprendere qualche cosa mentre si
-scherza e si ride. Lì ho conosciuto Balducci, il commediografo Salsi, e
-Filipponi, il pittore mantovano, sapete?...»
-
-«Il torrente delle sue parole, quando pareva arrestarsi un momento
-dinanzi a un punto interrogativo o esclamativo, precipitava indi più
-rapido come, dopo un ostacolo, l'acque scorrenti. E seduto al suo
-fianco, io restavo immobile e attento quasi pendendo dalle sue labbra,
-come se quei discorsi m'interessassero fuor di misura. Ma già cominciavo
-a non più udire, e un sentimento sorgeva dentro di me, un sentimento di
-curioso stupore.
-
-«-- Anch'io disegno un poco: da ragazza facevo qualcosa di non troppo
-brutto; ma poi ci ho perduto la mano. Disegnavo a pastello e mi ero
-anche messa all'acquarello e alla pittura a olio giusto poco prima del
-matrimonio, quando mi fidanzai. Da quel tempo non feci più nulla: appena
-adesso riprendo il lavoro. Faccio il mio ritratto; aspettate, ve lo
-voglio mostrare. Dev'essere in questa cartella. Ma che confusione, mio
-Dio! Non mi par l'ora di sistemarmi a Milano, dove ho già fissato un
-quartierino in via dei Rastrelli, sapete, vicino alla Posta. E' vero che
-non ci resterò più d'un mese, ma come si fa! Dove diamine l'ho ficcato?
-Doveva essere proprio qui. Ah, eccolo; guardate...
-
-«Era un pastello appena abbozzato; poche linee stentate e qualche ombra;
-una cosa tutta puerile.
-
-«-- È cominciato da poco, però non credo che verrà male: il mio amico
-Marcorati vorrebbe anzi ch'io lo mandassi all'esposizione _In arte
-libertas_ -- ella pronunziò _libertàs_; -- ma ancora è un po' presto per
-giudicarlo degno di tanto onore. Lo copio da questa fotografia del
-Sorgato di Venezia, ma correggo poi dal vero, perchè la mia figura è di
-quelle che la fotografia non coglie mai bene. Forse dipende anche un po'
-dai fotografi, che ordinariamente non capiscono niente e lascian fare
-alla macchina, senza intelligenza, senz'arte. Non basta mettersi dinanzi
-al modello; bisogna saperne cogliere l'aspetto più favorevole, più
-adatto, più caratteristico; perchè il vero può anche non essere
-verisimile. È quel ch'io predico sempre, a proposito della scuola
-naturalista, che di questi tempi inonda il campo dell'arte di produzioni
-dove la verità nuda e cruda non fa palpitare il cuore, non suscita il
-più piccolo ideale. La verità è certo una gran bella cosa; e nessuno può
-preferirle in buona fede la menzogna; ma io domando e dico che bisogno
-c'è di riprodurre la realtà volgare dalla quale siamo circondati?
-Purtroppo di certe cose e di certi spettacoli non possiamo farne a meno
-come vorremmo; e se ci disgustano quando sono veri come è possibile
-gustarne la rappresentazione? Perciò io non leggo più Zola. Riconosco
-benissimo che è un forte talento, un genio anche, se vogliamo; ma è
-troppo brutale, urtante, sconveniente addirittura. Quella _Terra_, per
-esempio: non ho potuto andare oltre i primi capitoli, ma proprio non ho
-potuto. E' una cosa veramente dispiacevole che un'artista di quella
-forza lì si perda in mezzo al sudiciume. E poi dite quel che vi piace,
-un libro deve insegnare qualche cosa, deve procurare di renderci
-migliori. Io non faccio la predicatrice; certamente sappiamo tutti che
-la vita è quella che è, ma quando uno prende la penna in mano deve
-venirci a dire qualcosa di diverso, di nuovo, d'interessante. Deve
-interessare il cuore e divertire lo spirito sopratutto; e che cosa
-volete? Zola non mi diverte e tanto meno m'interessa. Mentre Ohnet! Ed
-anche Feuillet! Ma Ohnet specialmente! Quel _Padrone delle ferriere_!
-Quella _Contessa Sara_! Che verità e che fascino! Che scienza del cuore
-umano! Ecco come tutti dovrebbero scrivere! Ma quando si prende in mano
-uno di questi libri, io non so: è impossibile più metterli da parte,
-bisogna andare sino in fondo, sino a perderne il sonno e l'appetito. E
-il _Romanzo d'un giovane povero_! Romanzo e commedia, due capolavori!
-Nella commedia recitai anch'io una volta, in casa Critta, a Bologna: il
-teatro m'ha sempre affascinata: se non avessi potuto darmi al canto a
-quest'ora sarei già sulle scene di prosa. Cesare Rossi mi fece l'anno
-scorso una mezza proposta: non era splendida, naturalmente, per una
-esordiente; ma l'avrei accettata a ogni modo se non avessi avuto di
-meglio...»
-
-«Così il discorso svolgevasi, inesauribile, passando da un argomento
-all'altro, con giri tortuosi, con salti improvvisi; ed io restavo sempre
-lì, immobile più di prima, ma non più attento, anzi molto lontano,
-infinitamente lontano da quel luogo e da quella donna. Con gli occhi
-della mente io ne vedevo ora un'altra, l'Idolo dei tempi andati, la
-creatura della cui perdita non m'ero mai tanto crucciato come un'ora
-innanzi, quando, in cerca di distrazioni, per uccidere l'immensa noia,
-per procurarmi un istante d'oblio, avevo seguito costei la cui voce mi
-faceva ora l'effetto di un confuso ronzio, in mezzo al quale solo di
-tratto in tratto afferravo un lembo di frase. E non era molto umano il
-mio cruccio? Il valore da noi attribuito alle cose ed agli esseri non è
-sempre relativo e tutto dipendente dal reciproco paragone al quale li
-sottoponiamo? Non mai, pertanto, come in presenza di quella volgare
-creatura io avevo apprezzato il valore dell'Altra già stimata nobile e
-rara. Perchè, dunque, superato il primo momento di tristezza e quasi
-d'ambascia, la meraviglia avea occupato il mio spirito? Perchè mai,
-soltanto a considerare gli artifizii di eleganza, l'esagerazione del
-taglio e lo sfoggio di colori nell'abito che la mia compagna indossava;
-soltanto a esaminare l'affettata ricercatezza delle mosse e dei gesti di
-costei, già inconsapevolmente il paragone istituitosi nel mio pensiero
-cominciava a dare risultati diversi dai primi, e dove avevo visto un
-abisso, vedevo ora simiglianze ed affinità? Disprezzavo tanto l'antico
-oggetto dell'amor mio fino a giudicarlo poco diverso da questa donna che
-cercava clienti per le strade?... Certo, la critica nasce quando la fede
-muore; ed io che avevo un tempo attribuito tutte le bellezze e tutte le
-grazie a un'indegna, mi trovavo ora in una disposizione d'animo che
-avrebbe umanamente spiegato la radicale mutazione del mio giudizio; ma
-questo giudizio nuovo dipendeva tanto poco da considerazioni
-interessate, che il mio primo movimento, nel ricordare il passato, era
-stato tutto di rammarico. Il giudizio mi s'imponeva, invece, e derivava
-interamente dall'esame del quale facevo oggetto la donna che mi stava
-dinanzi. Come avrei potuto restare indifferente alla rivelazione d'una
-fisionomia morale che offriva tanti strani, imprevisti riscontri con
-quella che un tempo m'avea deliziato? Quell'ostentato e così mal
-corrisposto amore dell'arte del quale la mercenaria faceva sfoggio,
-quante volte non era stato addotto dall'altra? E, segno più notevole,
-entrambe quelle donne chiedevano all'arte un contenuto morale, mentre
-una di esse faceva pubblica professione di immoralità, e l'altra... sì,
-l'altra s'era posto sotto i piedi tutte le leggi e tutti gli
-scrupoli?... Avevo però io veramente il diritto di riconoscere queste
-cose? Non avevo io stesso amato d'un immorale amore, spingendo l'antica
-amante ad una nuova caduta?... Tuttavia pensavo che c'è una specie di
-virtù anche nella colpa, come c'è una specie di logica nella pazzia.
-Perchè dunque la donna che ebbe il fiore del mio sentimento, alla quale
-io volli esser legato da un legame indissolubile, non se ne contentò e
-scese ancora per le scale del vizio, se non perchè appunto del vizio
-ella aveva l'istinto ed il genio?... E negava l'onestà delle altre, come
-questa -- incontro ancora più rivelatore! -- e quando aveva riconosciuto
-la falsità della propria situazione s'era giustificata rigettando la
-colpa sugli altri, sulla famiglia, sul marito -- come questa, ora!...
-Intanto che la ciarliera continuava a citar nomi di gente nota, ad
-enumerare le sue relazioni e a giudicar di tutto e di tutti con una
-vanità e una presunzione più grossolane, ma non essenzialmente diverse
-da quelle dell'altra; intanto che a furia di rovesciar parole sopra
-parole ella si contraddiceva, dimostrando a propria insaputa d'aver
-detto una quantità di menzogne -- ed anche l'altra non aveva
-quest'abito? io non riuscivo a spiegarmi, tanto n'ero stupito, come
-entrambe quelle donne si fossero lagnate con le stesse precise parole
-del destino che le aveva unite con uomini indegni di loro: «Una persona
-sciocca, egoista, volgare, incapace di render felice una donna come
-me!...» _Come me_, cioè vana, ingannatrice e falsa, a cominciare dal
-viso imbellettato e dai capelli tinti, fino al cuor sordo ed alla mente
-vuota! _Come me_, cioè perfida, sfrenata ed impudente fino a pretender
-negli altri le cose delle quali ella era la negazione vivente...
-
-«-- Ho troppo sofferto, -- udivo dire in quel punto, -- e adesso _vo'
-prender la mia rivincita_: non è forse giusto? _Sono ancora giovane e
-piacente_, ho ancora molti anni dinanzi a me per compensare quelli
-passati fra tante angustie. _Vo' conoscer la vita_, vivere anch'io,
-libera come l'aria, arbitra di me stessa: _voglio amare, lottare,
-soffrire anche, che importa? ma vivere!_...
-
-«E facendosi vento col grande ventaglio di piume bianche, dalle stecche
-di tartaruga bionda, che agitava con moto largo e maestoso, s'atteggiava
-a gran signora, non dimostrava alcuna maraviglia, anzi pareva tutta
-soddisfatta nel vedere questo strano avventore pendere dalle labbra di
-lei, chinare il capo in atto ossequente a tutto ciò che ella diceva,
-senza toccarle la punta di un dito... E dalla tristezza, dal rancore,
-dalla maraviglia io passavo finalmente a un senso di sottile
-compiacimento spirituale. Ero venuto a cercare il piacere dei sensi e
-trovavo quello del pensiero, nel curioso paragone psicologico che s'era
-imposto alla mia attenzione e mi forniva gli elementi d'una specie
-d'equazione morale. Come l'esercizio d'uno stesso mestiere e l'influenza
-d'uno stesso ambiente imprimono nelle persone nativamente più dissimili
-un carattere di simiglianza, così tra la mercenaria e la dama che in
-condizioni e a patti diversi vivevano dell'amore, le differenze
-s'andavano riducendo, per adoperare ancora il linguaggio delle scienze
-esatte, infinitesimali e trascurabili: la cortigiana nel salire verso la
-signora, questa nel discendere, tendevano a darsi la mano. Fra quelle
-due anime si poteva veramente già porre il segno dell'eguaglianza.»
-
-
-
-
-LE CICATRICI
-
-
-Le nuove pagine del giornale di Ermanno Raeli che ultimamente io le
-trascrissi non le sono dunque piaciute, incontentabile amica, quanto le
-prime. Me l'aspettavo. Non vi si parlava di poesia, una signora vi era
-agguagliata ad una semplice mercenaria: ella quasi ritoglie pertanto
-alla memoria del povero amico mio la stima che prima gli aveva concessa.
-Per vero dire ella si degna di ammettere l'esattezza dell'equazione
-morale di Ermanno, ma teme che, «secondo il solito,» da un caso
-particolare io tragga conseguenze troppo generali. Si rassicuri: se un
-tempo caddi in questo errore, dopo che ella m'ha dato sulla voce starò
-più attento e andrò più cauto. Io non affermerò, per non farle
-dispiacere, che quasi tutte le signore galanti somigliano troppo alle
-mercenarie; dirò invece che, alle volte, c'è delle mercenarie che
-valgono più delle signore galanti...
-
-Per fortuna, molte centinaia di chilometri ci dividono, e se io le
-faccio rabbia, sono, come direbbe un artigliere, fuori del tiro della
-rabbia sua. Il meno che potrebbe capitarmi, se invece di scriverle
-queste cose glie le dicessi, sarebbe d'esser messo alla porta. Ma forse
-ella non spingerebbe fino a tanto lo sdegno; come non l'ha finora spinto
-fino a rimandarmi indietro, senza leggerle, queste mie lettere. Loro
-signore hanno una passione irresistibile che si chiama _curiosità_. E'
-naturale: poichè non conoscono, e non possono e non debbono conoscere
-certi fatti umani, i fenomeni sociali troppo tristi, le miserie, le
-vergogne, le piaghe, tutto il lato della vita che resta nell'ombra e nel
-mistero, ma del quale presentono l'importanza, sono cupide di saperne
-qualcosa dagli uomini, la cui molteplice e libera esperienza non ha
-secreti. Non dico che se la gente sapesse di che cosa le scrivo ella non
-m'ingiungerebbe di smettere; ma -- sia sincera! -- poichè nessuno sa gli
-argomenti delle mie lettere, ella se ne sdegna, va bene, ma poi le
-aspetta curiosamente.
-
-Già una volta io dovetti parlarle d'un luogo che i chinesi chiamano
-poeticamente _barca di fiori_, ma dove di poesia non ce n'è punta. Le
-vicende di questa nostra discussione epistolare mi fanno andare un'altra
-volta là dove il grande Poeta di cui non potei dirle il nome fece la
-veglia dell'arme. Senza dubbio le sciagurate che popolano queste case
-hanno perduto quasi sempre le ultime vestigia dell'umana dignità e sono
-oggetto di orrore e di ribrezzo; ma non possono esse talvolta ispirare
-un altro sentimento, tutto caldo, tutto cristiano, il sentimento della
-pietà? Quando la loro miseria sembra inguaribile, non possono esse dar
-prova che erano degne d'un meno infame destino?....
-
-Io le narrerò quel che accadde una volta ad un altro poeta, non grande
-come l'Anonimo, ma certo non infimo. Ella non dirà così che nelle mie
-lettere non c'è mai poesia. Quest'altro sognatore, adunque, una sera che
-i fumi del vino gli avevano annebbiato il cervello, si trovò non
-solamente incapace di resistere agli incitamenti della chiassosa
-compagnia con la quale aveva banchettato, ma perfino di giudicare dove
-fosse e che cosa facesse. Se, nella prima gioventù, arso di amore, egli
-non aveva troppo badato, come tutti gli altri uomini, al bicchiere nel
-quale dissetavasi; con gli anni era divenuto molto riguardoso, e le
-nobili amicizie nelle quali aveva attinto alte ispirazioni lo avevano
-per sempre distolto dagl'impuri piaceri che un tempo erano per lui amari
-argomenti di torbidi canti. L'arte sua, da principio degna d'un
-orgiastra, impudica, satanica, piena di volute reminiscenze
-baudeleriane, erasi purificata; egli rideva ormai dei suoi antichi
-atteggiamenti e non comprendeva perfino come avesse potuto trovar
-materia d'arte -- d'un'arte sia pure corrotta -- nelle case del vizio.
-Senza dubbio i ricordi delle letture, le imagini rettoriche delle quali
-la sua mente era popolata, e non già le dirette impressioni della realtà
-avevano alimentato la sua antica produzione; mutata ora la disposizione
-del suo spirito, egli era certo che dove un tempo aveva trovato creature
-diaboliche, tragiche vittime o dolenti sorelle; dove aveva scoperto
-l'antitesi della carne impura e dell'anima vergine, dell'oro e del
-fango, del riso e del pianto, non avrebbe rinvenuto altro che la più
-vile stupidità. Senza sua volontà, pertanto, anzi a propria insaputa, si
-destò quella sera accanto a una donna che gli aveva gettato le braccia
-al collo, una creatura bella e strana ad un tempo, grande, forte, con
-una testa che pareva sbozzata nel marmo, a larghi tratti, rassomigliante
-tutt'insieme a qualche animata statua della cacciatrice Diana. Ma la
-fredda e quasi scultorea espressione del viso era animata dagli occhi
-azzurri, dolci e ridenti come un celeste spiracolo. I capelli castani,
-crespi, foltissimi e corti, le mettevano sulla nuca come un casco enorme
-ed opprimente; una lunga veste azzurra, stretta alla cintura, stretta ai
-polsi, pudicamente copriva tutto il suo corpo ed era appena aperta
-intorno all'attaccatura del collo, tanto tuttavia da lasciar scorgere,
-sulla pelle bianchissima, la riga esile ed ancora un poco più bianca
-d'una cicatrice.
-
--- Che è questo? -- domandò il poeta quando si fu liberato
-dall'abbraccio e per vincere in qualche modo l'imbarazzo al qual'era in
-preda.
-
--- Non vedi? -- rispose ella con un forte accento esotico sgraziato a
-udire ma che si traduceva plasticamente in un vezzoso atteggiamento
-delle labbra ed era, insomma, una stranezza di più. -- Non vedi? Una
-cicatrice. E' stato un colpo di coltello: potevo morirne. Trapassò il
-polmone; quando fui guarita stetti tanto tempo tossendo. Il mio amante
-mi fece questo, per gelosia; mi voleva bene!
-
-E mettendo tratto tratto una mano sulla spalla del suo cliente,
-costringendolo a prestarle attenzione, esclamando: «E senti!... e
-ascolta!...» narrò la storia. L'amante suo, al quale non faceva senso la
-rivalità di tutta la folla, aveva impeti di cruccio violento se ella
-accordava un sorriso o se rivolgeva più spesso la parola o se stringeva
-più forte la mano a qualcuno, al primo venuto. Le voleva proibire di
-muoversi, di parlare, di guardare! Proibirlo a lei che s'era ridotta a
-quella vita per non aver potuto tollerare l'obbedienza, che aveva
-abbandonato il marito per non soffrire il suo dominio, per esser libera
-di fare quel che le pareva?... E, da principio, l'amante non se la
-prendeva tanto con lei quanto con gli uomini dei quali era geloso:
-metteva mano alle armi per impaurirli e indurli a smettere. Quando ebbe
-dato e ricevuto molti colpi di bastone e di rasoio, s'accorse che
-sbagliava strada, che non doveva prendersela con gli altri ma con lei
-stessa. E allora cominciarono le minaccie terribili di morte e di
-sfregio. Non le parlava più se non con il coltello in mano, tenendola
-afferrata per il collo, facendole sentire il freddo della lama sulle
-guance, sulla gola, sul seno, alzando continuamente il braccio in atto
-di ferire. Ed ella esclamava: «Su, vediamo se sei buono!... Andiamo,
-presto!... Ma su!...» E poichè egli non riusciva a compiere le minacce,
-ella gli consigliava compassionevolmente: «Vattene, piuttosto, e non ci
-tornare più... Non è affar tuo!... M'hai seccato, insomma!...» Finchè un
-giorno che le aveva ingiunto con più furore di smetterla e che ella gli
-aveva risposto con maggiore durezza: «No! Vattene, se non ti piace!
-Ammazzami, se sei buono!...» egli aveva gettato un grido, affondando
-l'arma con tutte le sue forze. Subito dopo s'era messo a fare come un
-pazzo e a piangere come un bambino, credendola morta; ma ella lo aveva
-costretto a fuggire, a nascondersi; e aveva asserito d'essersi ferita
-cadendo, e lo aveva salvato dalla galera e dalla fame, togliendosi il
-pane di bocca per sovvenirlo nel rifugio da lei stessa procuratogli.
-
-La narrazione di questo amore fatta con grande volubilità, divagando,
-sorridendo, cantilenando, procurò un gran senso di freddo al poeta, il
-quale, interamente tornato in sè, avrebbe pagato qualche cosa per essere
-fuori di quel luogo e lontano da quella creatura. Come doveva esser
-mostruosa, se l'amore non l'aveva redenta!... Ma imbarazzato più d'un
-adolescente alla sua prima scappata, egli non sapeva ancora come fare
-per andarsene, quando la donna, credendo esaurita la curiosità di lui,
-si mise a cantilenare:
-
- _Amour, mystérieux oiseau?_
-
-e cominciò a slacciarsi il corpetto. Allora egli scorse, sulla mammella
-destra, in prossimità del capezzolo, un'altra riga più piccola, un'altra
-cicatrice più bianca, più sbiadita, appena notabile sull'avorio della
-pelle; la cicatrice d'un'altra ferita meno grave ma molto più antica.
-
--- E questo? -- domandò, punto da una malsana ma prepotente curiosità
-dinanzi a quella turpe carne crivellata. -- Un altro colpo di coltello?
-
-La donna rispose, sorridendo un poco:
-
--- Oh, no! Un'operazione dolorosa, un taglio che dovettero farmi, al
-primo latte.
-
--- Hai avuto figliuoli?
-
--- Due.
-
-E riprese a narrare. Uno l'aveva avuto col marito, dieci anni addietro;
-il secondo _dopo_. Suo marito era matto per quel bambino, ed anche per
-lei; a segno che, dopo la sua prima fuga con un ufficiale, la riprese in
-casa quando costui la lasciò. Ma ella era insofferente del giogo
-coniugale, e la rischiosa avventura e il perdono ottenuto, invece di
-persuaderla a restarsene tranquilla, la spinsero a ricominciare. E una
-seconda e una terza volta il marito innamorato la riprese con sè, la
-sottrasse alla fame, all'ultima perdizione. Si stava bene in casa di
-lui; era un armatore inglese venuto a stabilirsi a Marsiglia, e faceva
-molti affari; non le lasciava mancar nulla. Ma _qui a bu boira, n'est-ce
-pas?_ ed una volta ancora ella scappò, facendo però in modo da non poter
-essere più rintracciata. Venne in Italia sotto falso nome, errò di città
-in città, ebbe amanti d'un anno e d'un giorno; finchè, piena di debiti,
-sul punto d'ammalare d'inedia, cadde in mano degli sfruttatori.
-
--- E tuo marito, -- domandò il poeta, -- non sa più dove sei?
-
--- Mai più.
-
--- Se lo sapesse?
-
--- Verrebbe a riprendermi.
-
--- Perchè non glie lo dici?
-
--- Per non tornare con lui.
-
--- E i tuoi figli?
-
--- Morti.
-
-Il poeta non domandò più nulla. Il senso di freddo gli serpeggiava più
-acuto per il corpo. Quella creatura era stata madre, e neppure la
-maternità era valsa a salvarla! I suoi bambini vivi non l'avevano
-trattenuta sulla via dell'abbiezione, la memoria degli innocenti morti
-non la faceva neppure arrossire. A che punto era dunque discesa? E
-preferiva l'orrore di quella vita al perdono del marito, alla pace della
-famiglia!... Ma che marito! Ma che figli! Il poeta se la prendeva con sè
-stesso per l'ingenua e sciocca credulità della quale aveva dato prova.
-Esisteva un uomo capace di perdonare tante volte, di pensare ancora a
-quel mostro in forma umana? Non era tutta un'invenzione suggerita
-dall'idea d'interessar la gente, di farsi credere meno ignobile e
-infame, ma che otteneva invece il risultato precisamente opposto? Non
-sapeva egli che non bisogna credere neppure una parola di tutto ciò che
-queste donne dicono? Come s'era lasciato prendere dalla spudorata
-menzogna? Ed aveva anche creduto la storia della coltellata per gelosia,
-della romantica rinunzia alla vendetta e degli aiuti prestati
-all'assassino! La coltellata era vera, poichè esisteva la cicatrice; ma
-chi sa in qual rissa glie l'avevano data, per qual rifiuto di
-pagamento!...
-
-Tutto ciò, frattanto, invece di scemare la curiosità del poeta, l'aveva
-accresciuta. Persuaso dell'infamia di quell'essere, egli voleva vedere,
-giacchè c'era, fin dove arrivava. E poi, da esatto ragionatore, egli
-avvertiva una mancanza di logica in tutta quella storia. Ella aveva
-detto che in casa del marito stava bene; riconosceva dunque che adesso
-stava male? Ed asseriva d'aver affrontato tante miserie per amore della
-libertà; ma non era invece riuscita a piombare nella soggezione più
-vile?... E poi, quegli occhi dolci e ridenti mentivano anch'essi? La
-nobiltà quasi di statua divina di quella figura mentiva anch'essa?...
-Allora, quantunque si fosse proposto di non domandare più nulla, si
-decise a fare un'altra domanda -- l'ultima, a suo giudizio.
-
--- Sei dunque contenta di quel che hai fatto?
-
-Subitamente, negli occhi della donna che il curioso mirava, passò
-qualche cosa; la loro limpidezza s'offuscò come uno specchio d'acqua
-s'intorbida per un'agitazione improvvisa.
-
--- Sei contenta di esserti ridotta qui? -- ripetè egli giacchè non
-otteneva risposta.
-
--- Piango tutti i giorni, -- ella disse.
-
-Ma la sua voce era calma, uguale a quella con la quale aveva detto le
-altre cose, forse appena più sommessa; e il poeta, incerto un momento se
-credere o no, fece come per alzare le spalle. Che sciocco! Come mai gli
-era venuto in mente di fare simili domande? Non gli restava in verità
-che mettersi a predicare per convertire la pecorella smarrita e dirle, a
-mo' d'esempio: «Figlia mia, pensa alla vita eterna, e pentiti!...» Ed a
-quell'idea fu preso da una voglia matta di ridere.
-
-La donna frattanto, senza dir nulla, s'era sbarazzata del corpetto; le
-braccia bianche, delicate ed esili come quelle d'una fanciulla,
-apparvero nude. Subitamente il poeta fece un atto di raccapriccio,
-esclamando:
-
--- Che è questo?
-
-Il braccio sinistro era tagliato in due punti da due orribili cicatrici,
-un poco più su del polso e dalla parte del gomito: due tagli larghi ed
-irregolari, che pareva fossero stati fatti con uno strumento dentato, o
-poco tagliente, o tenuto con mano tremante; due ferite a stento
-rimarginate, simili a due rozze cuciture sulla viva carne, ed ancora
-accerchiate da due grandi chiazze paonazze.
-
--- Chi ti ha fatto questo? -- ripetè il poeta inorridito e impietosito
-ad un tempo, sentendosi finalmente stringere il cuore da un moto d'umana
-simpatia dinanzi a quella creatura che aveva esaminata con la nauseata
-freddezza d'un medico dinanzi a un cadavere.
-
-La donna rispose, sorridendo un poco di quell'orrore e di quella pietà:
-
--- Nessuno; mi sono tagliata da me. Volevo segarmi le vene, e non ci
-sono riuscita. Vuol dire che questo è il mio destino.
-
-
-
-
-LA TOSCANINA
-
-
-Non mi aspettavo meno, mia nobile amica, dalla gentilezza del suo cuore,
-e le chiedo perdono delle irreverenti parole. Ma quanto delicato è il
-suo sentimento, altrettanto acuto è il suo spirito, ed ella ha ben
-compreso che se talvolta le mie espressioni non sono state rispettose
-come dovrebbero essere, ciò significa che fatalmente lo stato di guerra,
-tra uomini e donne, non può aver tregua: io, io stesso, compreso di
-tanta reverenza per lei, mi lascio pur vincere la mano dall'ironia!
-
-Vuol ella permettermi di stampare uno di questi giorni, senza nominar
-lei, beninteso, tutta la prima parte della sua lettera d'oggi? La
-cristiana pietà per le avvilite creature che hanno ancora coscienza del
-loro avvilimento non poteva dettarle parole più eloquenti. Ella giudica
-tuttavia che, per redimersi, esse potrebbero fare qualcosa di meglio che
-non tentare d'uccidersi, e crede che, volendola fermamente, otterrebbero
-la redenzione. Penso anch'io come lei: volere è potere. Se non le parrà
-presunzione ch'io citi me stesso, aggiungerò che altra volta già dissi:
-«Quando la volontà asserisce d'essere inefficace, bisogna dubitare un
-poco della sua sincerità.» Soltanto, noi non dovremmo abusare di questi
-giudizii. I casi nei quali la volontà sincera resta impotente sono
-disgraziatamente anche troppi. Che diremo noi allora? Se essa s'infranse
-contro ostacoli troppo grandi e veramente insuperabili, negheremo il suo
-merito? Anche quando fallì perchè non fu molto potente, disconosceremo
-quel tanto di virtù che la sostenne? Se volere non è sempre potere, noi
-potremo dire che in ogni caso chi vuole vale.
-
-Poco tempo fa, a proposito del costo dell'amore, io le riferii il motto
-d'una mercenaria al mio amico Grolla. Costretta dalla necessità a
-chiedergli un poco di denaro costei gli disse, timidamente: «_Non mi
-vuoi più bene?_» parole che fecero molta impressione all'amico mio,
-specialmente perchè gli rammentarono l'altra domanda, tanto meno
-delicata, rivoltagli da una dama: _Ti costo troppo?_ Io che ho accusato
-lei di curiosità non potrò oggi far meglio ammenda del mio torto se non
-confessandole la curiosità mia propria. Dopo che Grolla ebbe riferito i
-due motti, insistetti presso di lui affinchè mi narrasse qualche altra
-cosa della dama e della mercenaria. Egli soddisfece a mezzo
-l'aspettazione mia: della dama non volle dirmi nulla, ed io compresi che
-il rancore, lo sdegno e lo sprezzo glie ne rendevano incresciosa la
-stessa memoria; della mercenaria mi narrò la storia. Siccome, dopo le
-idee che abbiamo scambiate sulle infelici sue pari, potrà interessarla,
-così glie la voglio riferire. Trascrivo dalla lettera dell'amico mio:
-
-«Il suo vero nome» mi scrisse egli dunque, «era Margherita, ma la
-chiamavan tutti la Toscanina perchè era di Siena ed aveva un personaggio
-piccolino, magrolino, delicato, e un viso così dolce che la
-rassomigliava a non so qual Vergine Beata, e una vitina sottile che
-sarebbe parsa più sottile ancora, se ella avesse potuto stringersi nel
-busto, come fanno tutte, senza mandar sangue dalla bocca... Ella diceva
-questa cosa semplicemente, come diceva semplicemente, quando la padrona
-di casa, la serva, tutta la trista gente che l'attorniava le aveva dato
-qualche dispiacere: «M'hanno fatto molto male: ho sputato sangue, sono
-svenuta; allora hanno avuto paura...» Pure, fumava sigarette una
-sull'altra e beveva liquori, e se la rimproveravano di ciò, rispondeva:
-«Mi faranno male dopo; per ora mi danno animo...» Soffriva sempre di
-qualche cosa, accusava sordi dolori, ma il suo buon umore non cessava
-per questo, e le sue labbra piccole e bianche si schiudevano
-naturalmente al canto. Nella notte alta, per le vie deserte, o in barca,
-sul mare, si metteva a cantare a tutta voce: una voce leggermente
-stridula che tratto tratto s'arrochiva senza che ella si decidesse a
-smettere mai.
-
- «Capille nire cumm'a nu velluto,
- Capille nire ch'ardono d'ammore...
-
-«Erano così i suoi capelli, neri e vellutati, e quando ne disfaceva
-l'acconciatura e li lasciava cadere in due grosse bande sulle spalle,
-l'ovale del suo viso pallido ed affilato in quella cornice d'un nero
-lucente acquistava un'espressione misticamente ideale, una meravigliosa
-purezza, come quella d'una Suora sognante le letizie del paradiso.
-
- «Sette passi già gli ho contati,
- Quant'è lunga la mia cella...
-
-«Un'altra delle sue canzoni -- e diceva d'averne trovato i versi e la
-musica quando suo padre l'aveva chiusa in un monastero: una storia nella
-quale non si sapeva bene dove finisse la verità e dove cominciasse
-l'invenzione -- come in tutto ciò che dicono le sue pari. Però qualcosa
-la distingueva dalle altre: un fondo inalterato di naturale bontà e
-specialmente una semplicità di gusti, una grande facilità di
-contentatura, una remissione costante. I più piccoli regali la rendevan
-felice; non aveva mai voglie; sempre che le offrivano qualche cosa
-forzava gli offerenti a sceglier essi, quasi non si trattasse di far
-piacere precisamente a lei.
-
- «La luna nova 'ncoppa a lu mare
- stenne na fascia d'argiento fino...
-
-«Le notti della luna piena, nonostante l'umidità perniciosa della
-marina, era per lei una festa venire in barca: rammento certe sere nel
-porto, col mare tranquillo e piano come una tavola, quando la facevo
-distendere sul dorso, sorreggendola col braccio, perchè non vedesse
-altro fuorchè il cielo stellato; e certe altre quasi tempestose, quando
-in faccia alla scogliera del molo, dove le onde si scagliavano
-furibonde, ella cantava con voce più squillante, quasi a sfidar gli
-elementi, e rideva mostrando le perline dei denti, e mi afferrava
-fortemente il braccio ad ogni scossa della barca sballottata come un
-pezzetto di sughero. Una volta dimenticò di prendere il mantello, e
-siccome io avevo una gran paura che l'umidità le facesse male, tentai di
-persuaderla a buttarsi la mia giacchetta sulle spalle. Non l'avessi mai
-detto! Mi diede del matto, mi picchiò col ventaglio quasi rabbiosamente,
-e non ci fu verso di piegarla. Un'altra sera, ai piedi della scala della
-lanterna, vide un cagnaccio rognoso, una povera bestia che se ne andava
-lungo il muraglione, evitando le gente, quasi presaga dell'accoglienza
-che gli era serbata. La vista di quel cane le diede un brivido di
-ribrezzo, e poichè io, per chiasso, feci il gesto di chiamarlo, ella si
-mise a salire precipitosamente le scale, fuggendo. Allora finsi
-d'inseguirla, costringendola ad arrampicarsi più presto, e la raggiunsi
-sulla spianata; ma come mi pentii dello scherzo! La poveretta ansava ed
-era tutta sbiancata in viso, sul punto di perdere i sensi. Con le mani
-faceva un gesto che, sulle prime, io non compresi: voleva dirmi a quel
-modo, non potendo parlare, di metterle una mano sul cuore perchè
-sentissi come batteva. Che paura! Pareva si schiantasse. Ma di lì a
-qualche minuto, quando riscendemmo in barca, l'affanno era passato ed
-ella riprese il suo canto...
-
-«Le cure che io avevo per la sua persona la stupivano molto; spesso mi
-diceva: «Com'è curioso questo qui! Hai paura che io muoia? Sta
-tranquillo: non sarà per ora!...» Pure, aveva qualche momento di nera
-tristezza, di quella tristezza muta e profonda che non si sa come
-lenire. Mi faceva tanta pena, nel vederla così gentile e nel saperla in
-quella vita, con quel male che le rodeva il petto, che un giorno,
-avendola trovata in uno di questi momenti, tentai di esprimerle
-l'interesse e la simpatia che m'ispirava. «Non mi compiangere, sai,»
-rispose, «non voglio!...» ed era quasi duro il suono della sua voce nel
-dire queste parole. Per distrarla, la condussi in campagna; a tutti i
-poveri che incontrammo volle dare qualche cosa. Un vecchio cieco,
-accasciato sopra un mucchio di sassi, tendeva la mano scarna, rugosa e
-tremante: ella fece fermare la carrozza, discese, e gli mise in mano una
-moneta dicendogli: «Dite un'avemaria...»
-
-«Tutti quelli che soffrivano, che mancavano di pane le facevano molta
-pietà, forse pensando che un giorno sarebbe mancato anche a lei, o
-rammentando, chi sa, che le era mancato una volta. «Se io dovessi
-ridurmi a fare la serva, a vivere di elemosina,» diceva, «sta pur sicuro
-che mi ammazzerei. Il fiume non c'è per nulla, o il mare... E poi, posso
-chiudermi in camera, con molti fiori dentro, e lasciarmi morire così...»
-Ella doveva aver trovato questa idea in qualche libro -- perchè leggeva!
-I suoi libri erano romanzi di Montépin e di Boisgobey, altra roba
-francese ancora più brutta, edizioni economiche ad una lira, dalle
-copertine rozzamente illustrate. In mezzo, come smarriti e vergognosi
-della compagnia, i versi dello Stecchetti, che la povera ragazza
-certamente non capiva. Infatti, non vorrei che attraverso questi miei
-ricordi tu la vedessi abbellita, nobilitata, migliore di quel che in
-realtà non fosse. Era una creatura perduta che portava nei modi, nel
-linguaggio e nello stesso pensiero il marchio della sua condizione,
-senza nulla che la riscattasse fuorchè i segni, intermittenti e non
-visibili a tutti, d'una primitiva delicatezza di sentimento, d'una
-nostalgia delle perdute serenità spirituali -- parole forse un po'
-troppo preziose per la cosa che debbono esprimere... Ma la sua tristezza
-era di breve durata; il canto e il riso fiorivano assiduamente sulle sue
-labbra. Parlava molto, di tutto, saltando di palo in frasca, ma tornando
-con insistenza su certi casi della propria vita. Certo, come li raccontò
-a me li avrà raccontati a molti altri; certo ancora, se si potessero
-paragonare le varie versioni, si troverebbe che non corrispondono, che i
-particolari variano, che le giunte e i ricami alterano il carattere e la
-significazione dei casi. Di quest'abitudine della menzogna, in tutte le
-Toscanine, tu hai già ragionato, ed è inutile dirti che io consento
-interamente con te. La coscienza del loro avvilimento presente le spinge
-a dar sapore di poesia alla loro vita passata; ora questo mi piaceva
-specialmente nella Toscanina mia: che le sue narrazioni non parevano
-molto abbellite, poichè, senza esservi costretta dalla presenza di
-nessun testimonio e contro il suo proprio interesse, ella diceva cose,
-della sua vita trascorsa, che le potevano nuocere.
-
-«Sì, la Toscanina confessava d'esser passata per il più infame
-servaggio. Noi usiamo, per indicare la somma d'ammaestramenti cavati
-dalle lunghe esperienze, una frase che dice: «Conoscere la vita,» e
-ciascuno di noi si forma di questa vita un'idea diversa secondo le
-diverse vicende per le quali è passato. Le Toscanine adoperano anch'esse
-una frase per indicare l'esercizio del loro mestiere, una frase molto
-espressiva: «fare la vita,» e fra il nostro «conoscere» e il loro «fare»
-c'è tutta la differenza che passa tra il dilettante e la vittima.
-Perchè, se il risultato della nostra esperienza consiste nella
-persuasione che l'esistenza non è tutta triste nè tutta gioconda, quale
-persuasione si dovrà formare nella coscienza di queste sciagurate?
-Forse... nessuna! Provvidenzialmente, esse vivono giorno per giorno,
-senza vedere gli orrori dell'Irrimediabile; e del resto se la loro
-miseria è spaventosa, ha pure talvolta qualche attenuazione e qualche
-compenso. La Toscanina, quand'io la conobbi, aveva vent'anni, ed era da
-sei nella _vita_; se aveva pianto, aveva pur visto il pianto di molti
-uomini; se aveva sofferto la fame, aveva pure distrutto vere fortune. Ed
-aveva conosciuto chi era stato pauroso di toccarla quasi ella potesse
-spezzarsi, e chi l'aveva presa a colpi di revolver e di rasoio...
-
-«Aveva amato.
-
-«Io credo che queste creature possano e sappiano amare; credo anzi che,
-se le Toscanine soffrono, piangono e all'occorrenza si uccidono per
-amore, ciò prova che questo famoso amore non è soltanto il desiderio
-delle carezze -- esse non possono dire di struggersene invano! -- ma
-anche un bisogno tutto morale. Si deve tuttavia essere molto accorti
-prima di credere a simili donne; quante ve ne sono indegne di fede?
-Precisamente l'indegnità della più gran parte rende sospette le poche
-eccezioni. A dar retta alle molte, l'amore le ha perdute: esse non
-mancano anzi di narrarvi un complicato romanzo. Ora, la Toscanina non
-diceva questo e non narrava romanzi. Particolare strano: non dava
-nessuna versione intorno alle origini ed alle circostanze del suo primo
-errore. «E' tutta una storia» diceva; e questa storia consisteva, a suo
-dire, nel fatto che ella non serbava memoria, non aveva anzi mai saputo
-quando e in che modo aveva perduto la sua innocenza. Era forse un'arte
-più raffinata quella che le suggeriva di avvolgersi in un preteso
-mistero, o v'era un mistero realmente, e quale? Non potei saperlo.
-L'amore del quale la Toscanina parlava era nato in lei nei giorni
-peggiori della sua schiavitù. «Me ne rammento come fosse ora,» narrava;
-«la prima volta che vidi Riccardo fu una sera, tardi: io era
-rannicchiata sopra un divano, coi piedi mezzo fuori delle pantofole, il
-capo appoggiato sul braccio e avvolto in una fascia rossa che pendeva
-fin sul tappeto. Entrarono a un tratto tre o quattro allegri giovanotti
-che scherzavano fra loro; io mi voltai un poco per vedere chi fossero e
-poi mi raccolsi meglio nel mio cantuccio. Dopo un poco uno di loro si
-mise al pianoforte e cominciò a sonare. Sonava tanto bene; ma io non lo
-vedevo, perchè tenevo gli occhi chiusi; e anche li avessi aperti, egli
-mi voltava le spalle. Fra l'altro, sonò un valzer, ma così bello come
-non ne avevo mai udito altri. Quando finì e stava per alzarsi, m'alzai
-io prima di lui, e me gli avvicinai: -- Se non le rincresce, vuol
-ripetere quel valzer? -- Mi rispose: -- Subito. -- Così gli rimasi
-vicino e lo vidi in viso. Quante volte poi egli l'eseguì per me
-sola!...» Era un valzer non so bene se di Strauss o di Waldteuffel, uno
-di quei canti di gioia in mezzo ai quali par di sentire l'accento d'una
-indefinita tristezza e quasi l'avvertimento che nessun tripudio è
-durabile. «Sono stata tre anni a piangere sempre che m'è tornato a
-mente!...» -- diceva la Toscanina -- ma adesso non piangeva più,
-ripetendolo con voce leggermente roca, strozzata di tanto in tanto da un
-breve nodo di tosse.
-
-«-- Perchè dunque il primo amore non si scorda più?... -- mi domandava
-soltanto; ed io le facevo della psicologia, procurando di adattare il
-mio linguaggio all'intelligenza dell'umile creatura, ma accorgendomi
-tuttavia che, nonostante, ella non comprendeva.
-
-«L'amore per il suo Riccardo durò nella Toscanina molto tempo. Le anime
-sensibili che si decidono ad ammettere la possibilità di questi amori,
-chiedono almeno che la passione abbia tale virtù da riscattare le donne
-nel cui cuore è nata e da toglierle alla turpe esistenza. L'arte, quelle
-poche volte che ha degnato studiarle, ha avuto appunto cura di
-nobilitarle a questo modo, per non offendere con lo spettacolo della
-lacrimevole realtà il pudore -- vero o finto non importa -- della gente
-per bene. Ma purtroppo la realtà reale è una cosa un po' diversa dalla
-romantica. La Toscanina non si riscattò per nulla. Il suo amante, che
-era semplice studente, le voleva bene, ma non aveva di che toglierla da
-quella vita. Per lei, come per tutte le sue pari, concedersi alla folla
-non è mancar di fede all'amico prescelto; esse fanno una gran
-differenza, nella quale risiede la loro gran prova d'amore, fra le
-carezze alle quali si sottopongono e quelle che ricambiano. La Toscanina
-dava a Riccardo questa prova d'amore, e Riccardo glie ne diede un'altra,
-traendola, appena potè, dalla miseria dove l'aveva trovata. Allora
-rifulsero tutte le buone qualità della Toscanina; la sua affezione, la
-sua umiltà, la sua costanza. Essere d'uno solo era stato sempre il suo
-ideale. Per le sue compagne di destino la virtù è un lusso: più
-fortunata di molte altre, ella potè concederselo. Ma quanto poco durò!
-Il giorno che l'amante non potè più assicurarla contro le difficoltà
-materiali dell'esistenza, ella tornò alla condizione di prima. Non cessò
-per questo l'amore. Anche svanito il bel sogno, la Toscanina continuò a
-voler bene al suo studente. Il dolore di lei cominciò anzi quando
-s'accorse che Riccardo s'intepidiva, che la trascurava, che le preferiva
-altre donne. Che scene accaddero fra loro due? Quali forme prese la
-gelosia dell'una e l'egoismo dell'altro? Quali accuse si scambiarono?
-Impossibile appurarlo con precisione. Queste confessioni mi furono fatte
-dalla Toscanina a varie riprese, senz'ordine; nè io pensavo ad
-interrogarla, perchè le risposte alle mie domande erano stentate,
-confuse, spesso contraddittorie; mentre in tutto quel che diceva
-spontaneamente c'era un accento di verità innegabile. Certo è che la
-Toscanina si mantenne lungamente sommessa ed implorante, minacciando
-soltanto quando quell'altro divenne più freddo e più duro. «Bada,
-Riccardo! Bada a quel che fai! Verrà giorno che mi piangerai dinanzi, e
-allora sarà troppo tardi!...» Infatti quel giorno venne. Quando ella
-scelse un altro uomo, non perchè sentisse nulla per lui, ma per farlo
-servire ai proprii disegni; quando a propria volta fece l'antico amante
-spettatore delle preferenze accordate al nuovo, quegli si ribellò,
-minacciò, pregò; ma tutto fu inutile. Con la bocca d'un revolver dinanzi
-agli occhi, ella diceva: -- Ammazzami se ti piace, ma tutto è inutile,
-sai!... -- Lo straordinario del rancore del quale adesso ella era
-oggetto, e ciò che rivela ancora una volta come l'amore sia qualcosa di
-più e di diverso dalle carezze, è questo: che i rapporti materiali fra
-il giovane e la Toscanina non erano punto mutati. Come prima, ella era
-di tutti continuando ad esser di lui; ma egli non poteva più ottenere
-ciò che prima gli era stato accordato: un pensiero, una parola, qualche
-cosa d'immateriale. E la Toscanina vide le lacrime che aveva profetate,
-e quella vista, invece di placarla, la rese maggiormente spietata;
-finchè, improvvisamente, chi sa perchè? senza che l'amante abbandonato
-avesse fatto nulla di più per riprenderla, ella tornò con lui come un
-tempo.
-
-«Quante volte si rinnovarono queste rotture e queste riconciliazioni? Un
-brutto giorno tutto finì per sempre: Riccardo dovè tornare al suo paese
-e la Toscanina non lo rivide più. Le scrisse, nei primi tempi; poi le
-sue lettere divennero rare e cessarono del tutto. Adesso che non l'aveva
-più vicino, ella pensava all'amante perduto con un accoramento senza
-fine. Quel valzer, al suono del quale avevano scambiate le prime parole,
-la faceva piangere; la miseria della propria esistenza le pareva più
-grande, più sconfortata. L'acuto dolore passò; ma dopo parecchi anni
-ella non parlava d'altro che del suo Riccardo, raccontava a tutti noi le
-opinioni e i gusti di Riccardo, in qual modo Riccardo la chiamava nei
-suoi momenti buoni, quello che le diceva nei giorni di burrasca. Vedendo
-che io prestavo attenzione ai suoi discorsi, non mi risparmiò nulla, e
-la mia buona grazia nell'accogliere quelle confidenze mi valse la sua
-simpatia. Quando le chiedevo qualche cosa di Riccardo le facevo un
-piacere straordinario; quel giorno che la condussi in campagna, scrissi
-sopra un pezzo di muro bianco il nome di lei e quello dell'amico suo:
-sorrise di contento, esclamando: «Povero Riccardo! Chi sa a quest'ora
-dov'è... se si ricorda anche lui!...» Altri uomini le avevano voluto
-bene; ella non ricambiò nessuno come quel giovane. Un Inglese s'era
-invaghito di lei e l'aveva colmata di regali; la Toscanina diceva di
-questi: «Serviranno per impegnarli, quando non ci sarà di che mangiare.»
-Invece un braccialino, un tenue filo d'oro datole da Riccardo, non
-lasciava mai il suo polso. Del resto, come poteva ella credere al bene
-degli uomini se, quando il male l'aveva minacciata più gravemente,
-nessuno di coloro pei quali ella era stata uno strumento di piacere,
-aveva pensato, non che ad aiutarla, ma neppure a dirle una buona
-parola?... Quanti avevano pianto, lasciandola; quanti avevano giurato di
-tornare da lei, di pensare a lei, di scriverle sempre! Erano scomparsi,
-e addio!... Ella non l'aveva con nessuno. Non mostrava la sua malinconia
-se non a chi le dimostrava un po' d'interesse; nè la mostrava sempre;
-che anzi la sua fama era quella d'una ragazza piena di buon umore, fatta
-per aver posto in mezzo alle gioconde brigate. Soltanto, se qualcuno la
-stringeva alla vita, impallidiva un poco dalla pena. Ma della morte non
-aveva paura. «Non m'importa di morire; anzi, mi leverei da tanti guai!
-Che ci sto a fare? Morta io, ne resteranno tante altre!...» Ma subito
-dopo:
-
- -- Vorrei morir nella stagion dell'anno...
-
-«E la storia di Margherita Gauthier l'affascinava. Correva al teatro
-quando c'era quello spettacolo, in prosa od in musica; e fra i suoi
-libri il più sgualcito era _La Traviata_ ovvero _La Signora dalle
-Camelie_. Più che la sua bellezza veramente delicata, la sincerità di
-certi suoi sentimenti, l'innata bontà dell'animo e lo stesso male che
-covava nel suo petto la rendevano degna d'interesse. L'idea che veniva a
-molti, pensando a lei, era di poterla trarre da quella vita, di mandarla
-lontano, sui monti, in riva al mare, a curarsi, a guarirsi. Ti dirò che
-l'ebbi anch'io. E poichè ella comprese questa cosa, e poichè le avevo
-dato altre prove della mia premura per lei, credette di dovermi dire che
-sarebbe stata volentieri con me. Scherzando io osservai: «E
-Riccardo?...» Restò un momento imbarazzata, poi disse: «Ora non penso
-più a lui come prima; col tempo lo dimenticherei del tutto...» Io
-soggiunsi: «Ma non dicevi che il primo amore non si scorda più?...» --
-«_Questo sarebbe il secondo_...» ella mi rispose: motto veramente
-straordinario, sul quale il tuo Stendhal avrebbe scritto un volume!...»
-
-
-
-
-LO SCANDALO
-
-
-Ma no, ma no, mia buona amica; io non mi sono mai sognato di dire che
-tutte, o la più gran parte delle mercenarie sono come quelle delle quali
-le ho parlato, ancora capaci di sentimenti buoni e degne di ispirarne.
-Lo scherzo è scherzo, ed ella sa, senza che io glie lo dica, a che punto
-comincia e dove poi finisce. Se un certo sdegno contro i giudizii
-volgari può spingere al paradosso, la verità vera non deve restare a
-lungo disconosciuta, e la vera verità intorno all'argomento che oggi ci
-occupa, è questa: che le mercenarie come la Toscanina e la sua compagna
-dalle cicatrici sono troppo rare eccezioni; d'ordinario non accettano e
-non gustano la turpe vita se non turpi creature. Tuttavia, hanno gli
-uomini il diritto di disprezzarle -- intendo gli uomini che le cercano e
-se ne giovano? Non c'è in questa nostra società un'ipocrisia
-spaventevole grazie alla quale -- diciamo meglio: per colpa della quale
--- i morigerati difensori della scrupolosa morale sono poi quelli che
-più godono nel vizio?
-
-Le persone molto virtuose sono sovranamente indulgenti -- quando non
-sono spietatamente severe. E se questa sentenza le pare un bisticcio, io
-le dirò che ci sono diverse qualità di virtù: una arcigna, l'altra
-benigna; e che la virtù più vera, più _virtuosa_, è la virtù buona. Io
-credo che bisogni diffidare un poco dell'esagerazione scrupolosa. Mi
-pare che un'anima capace d'intendere veramente la vita debba inclinare
-al compatimento. E senza insistere questa volta nell'esordio, passo a
-narrarle una saporosa storiellina non solamente per dimostrarle questa
-mia idea, ma anche per darle ragione nella sua protesta contro il troppo
-indulgente giudizio delle donne che si vendono. In questa mia storiella
-vedrà una mercenaria-tipo, cioè volgare, cupida, odiosa; una di quelle
-per le quali non si può provare altro che sdegno -- a patto di non
-frequentarle...
-
-Uscivamo una sera dell'inverno passato, io ed il mio amico Baglioni dal
-teatro dei Fiorentini: io spettatore, Baglioni autore d'un dramma
-intitolato _L'Onore_ che aveva fatto un fiasco tremendo. Il dramma era
-una cosa fortissima, straordinariamente bella, una vera opera d'arte.
-L'avevano fischiato dalla platea, dai palchi, dal loggione, tutti
-quanti, accaniti, feroci, inumani, perchè era immorale. Quelle poche
-persone non destituite interamente di senso comune con le quali avevo
-parlato, andando via, riconoscevano il valore dell'opera, ma
-disapprovavano altamente che sulla scena si portassero fatti tristi e
-personaggi abbietti. «Non sono neppur veri!» avevo sentito dire; «gli
-uomini non sono così indegni come questa nuova scuola letteraria li fa!
-Se pure fatti simili accadono, saranno eccezioni; e perchè mai l'arte
-avrà da cercare col lanternino i rari e oscuri esempii dell'infamia e
-della viltà, e non dovrà invece rappresentare gli esempii quotidiani e
-luminosi della bontà, della dignità, della grandezza?» Non avevo voluto
-discutere, tanto ero irritato ed offeso per l'amico mio dagli urli
-selvaggi, dall'osceno baccano che aveva accolto l'opera sua; se avessi
-discusso avrei risposto ai moralisti: «La prova della dignità, della
-bontà, della grandezza, eccola qui, lampante: un uomo pensa, studia,
-discute tra sè, giorno e notte; egli ha la febbre, non dorme, non
-riposa. Perchè? Che cosa fa? Che cosa vuol fare? Egli vuol rappresentare
-un pezzetto di vita, prendere tre o quattro creature umane e
-inchiodarvele lì, vive, palpitanti ed immortali! Con le parole, con
-segni immateriali, egli vuol darvi l'illusione della vita; l'illusione?
-No, qualcosa di reale, di più reale; perchè la vita passa e l'arte
-resta; perchè senza Dante, senza Shakespeare e senza Balzac noi non
-sapremmo che cosa furono e che cosa sono gli uomini! E perchè questo
-scrittore, questo artista, questo pensatore ha scelto male --
-concediamo! -- perchè ha rappresentato cose non belle, costoro, i
-difensori della bellezza, per provargli che bisogna far meglio, lo
-ingiuriano, lo scherniscono, l'offendono, lo vilipendono, gli urlano
-dietro, lo pigliano a sassate come un cane rognoso. E chi sono costoro
-che si sollevano in nome dell'offesa morale? Prendeteli a uno a uno,
-guardate nella loro vita, cercate che cosa hanno fatto oggi, che cosa
-faranno stasera, stanotte, quando andranno via di qui, dopo compiuto il
-dovere di svergognare l'immoralità, e poi ditemi se hanno proprio il
-diritto di compiere questo dovere; se tutte queste reboanti parole delle
-quali s'empiono la bocca, il dovere, il diritto, il giusto, il bello, il
-buono, la dignità, il rispetto, non sono per la maggior parte di essi
-suoni, fiati, accozzamenti di sillabe dei quali sconoscono il senso...»
-Queste cose che non avevo detto ai critici le venivo ora dicendo
-all'amico mio, in istrada, tenendolo per il braccio; glie le dicevo
-perchè avevo bisogno di sfogarmi dicendole, non già perchè egli avesse
-bisogno dei miei conforti. Egli rideva, d'un riso schietto, d'un riso
-sonoro ed infrenabile. Prima della rappresentazione m'aveva, sì,
-espresso i suoi dubbii sull'arditezza del dramma e le previsioni della
-caduta; ma se ai primi sintomi del fiasco s'era crucciato come un padre
-che vede mal accolta la creatura sua, il selvaggio accanimento del
-pubblico, il rossiniano crescendo dell'indignazione, la sollevazione
-furente delle timorate coscienze dinanzi alla dipintura d'un fatto preso
-dal vero, d'un fatto disgraziatamente troppo frequente e tanto tollerato
-nella vita reale, lo aveva esilarato come una cosa buffa, come una
-caricatura morale.
-
--- Ah! Ah! Ah!... E' incredibile!... E' troppo!... E' troppo!... --
-esclamava. -- No, senti, è troppo!... E come dò ragione a quei filosofi
-che fanno consistere l'umorismo, il riso, nell'effetto d'una
-esagerazione, d'una sproporzione imprevista!... Se m'avessero zittito o
-fischiato solamente, avrei pensato ai casi miei, avrei dubitato di me
-stesso, dell'opera mia; ma questa tempesta?... Ah! Ah! il barone di
-Caggiano che non m'ha salutato, hai visto? quando gli son passato
-dinanzi!... Don Ferdinando Acquaviva che urlava come un ossesso!... Il
-generale Crozio che s'è alzato ed è andato via dal palchetto di Donna
-Irene!.. Ah! Ah! Ah! Che bellezza! Non misuri tu la bellezza di queste
-cose?... Il barone di Caggiano paladino della morale!... Don Ferdinando
-accanito contro di me che l'ho salvato dalla gogna!... E Caggiano con
-lui, e il generale e una trentina di costoro che hanno creduto di
-mettere alla gogna me e l'opera mia!... No, è incredibile! è grande....
-
-Non dunque la sola goffaggine dell'indignazione pubblica faceva ridere
-tanto Baglioni; egli aveva un'altra ragione più intima, ottenendo da
-tanta parte degli spettatori una insigne prova d'ingratitudine. La mia
-curiosità fu naturalmente eccitata da questo accenno; talchè, non appena
-le sue risa si sedarono:
-
--- Come mai li salvasti dalla gogna? -- gli domandai.
-
--- Come? In un modo semplicissimo!... Ma tu li conosci, costoro? Li
-conosci bene? Conosci le loro famiglie, la società dove vivono?... Sai
-che Caggiano ha una moglie giovane ancora, bella, buona, una fenice di
-moglie, e due figliuole, due pure giovanette, una più gentile
-dell'altra, delle quali la mamma sembra la sorella maggiore?... Tu non
-sei stato in quella casa, non conosci la vecchia madre di quel signore,
-una dama del vecchio stampo, tutta dedita alle opere di carità, rimasta
-fedele alla dinastia spodestata, legittimista e cattolica severa e
-sincera?... E don Ferdinando? Lo spauracchio dei suoi scapestrati
-nipoti! Un altro borbonico, amico di Sua Eminenza, frequentatore assiduo
-di tutte le sacrestie?... Ed il generale Crozio che fa piovere gli
-arresti sulle spalle dei suoi poveri tenentini, solo colpevoli di avere
-vent'anni?... E il cavaliere Stromita, il direttore del _Vesuvio_, il
-giornale più rugiadoso, più untuoso del mondo?... E il vecchio don
-Gennaro Debiase, letterato morigerato, dello stampo antico, strenuo
-idealista e romantico inconvertibile, a settant'anni, con i capelli
-tinti e le unghie in lutto?... Orbene, sta un poco a sentire. Ah! Ah!
-Ah!...
-
-Ricominciava a ridere, mentre ce ne andavamo per via Caracciolo, lungo
-il mare che ciangottava contro la riva e rompeva il riflesso della
-luminosa collana distesa dalla Vittoria a Posillipo.
-
--- Sta dunque a sentire!... Quattro anni addietro, subito dopo laureato,
-quando ancora la mania letteraria non m'aveva ben preso, o per meglio
-dire quando non aveva ancora trionfato dell'opposizione di mio padre, io
-feci, per obbedire al desiderio di lui, il vice-pretore. Ne vidi di
-belle! E il motivo dell'_Onore_ lo trovai appunto nelle severe aule di
-Temi. Dunque un giorno, mentre ero col pretore titolare ad accordarmi
-con lui intorno a ciò che dovevo fare durante la sua prossima assenza,
-entra l'usciere, tutto sossopra, con gli occhi spalancati dietro gli
-occhiali cascanti, e dice: «Signor pretore! Signor pretore! C'è una
-signora che le vuol parlare!...» Il mio principale domanda: «Non ne
-avete viste mai, che siete così sbalordito?...» E il poveromo: «Una
-signora, signor pretore... una signora! una baronessa!» Rido ancora
-rammentando con qual tono di stupito rispetto, di reverente e quasi
-annichilita meraviglia il povero don Pasquale riferì quel titolo: «Una
-baronessa!» E allora il pretore -- bisogna averlo conosciuto anche lui:
-giovane ancora, ma unto, lurido, sbracato, con una chioma boscosa, la
-barba d'otto giorni, villoso fin sul naso -- il pretore, dicendo
-all'usciere di farla passare, si ricompone sul seggiolone, porta le mani
-al nodo della cravatta, ficca le dita nella selva dei capelli, cerca di
-cavar fuori dalle maniche i polsini dei quali la camicia mancava, per
-esser meglio in grado di ricevere l'annunziata gran dama. E appena
-costei entra, con un fruscio di gonne insaldate, appestando
-d'_ylang-ylang_ la sala, egli si leva, fa un inchino spropositato,
-avanza una seggiola ed esclama: «Signora baronessa, voglia favorire
-d'accomodarsi!...» Mio caro, una scena da morire dalle risa.
-
-«La baronessa era un bel donnone stagionato, statura da carabiniere,
-capelli tinti del color rame, ciglia di nero fumo, occhiaie di
-filiggine, labbra di carminio: tutta una pittura. Sulle forme copiose
-portava un abito giallo abbarbagliante, un gran cappellone nero con una
-montagna di penne e di fiori, grosse perle alle orecchie e guanti lunghi
-fino alle ascelle. «In che cosa posso servirla?» fa il principale; ed
-ella, con la voce professionale, dolcemente rauca, e un terribile
-accento francese: «Signor pretor, si c'è une giustisia al mond, i
-calunniator debbon andar in prison!» Il principale, sprofondato adesso
-nella sua poltrona, con la testa affossata tra le spalle, stende ambe le
-braccia e risponde: «Non dubiti, signora baronessa: c'è una giustizia,
-ed io ne sono un indegno ministro; ma prima di mandare la gente in
-prigione, bisogna vedere! Ella è stata calunniata? Come? Da chi?» E la
-baronessa: «Da una _sale_ canaglia, che fino a quindici giorni addietro
-veniva in casa mia e mi faceva l'amico! Dopo tutto quello che m'è
-costato! Se gli presentassi il conto del solo _champagne_, non avrebbe
-come pagarlo, miserabile _crapule_!... E adesso tira a rovinarmi, a
-togliermi il pane, pezzo di _voyou_, che possa finire in galera!...» Che
-ti posso dire, amico mio? Il diluvio delle male parole era spaventevole.
-Agli epiteti più violenti il pretore emette un _sst!_ discreto e fa con
-le mani il gesto della moderazione: «La prego, signora baronessa: voglia
-calmarsi!... E dunque, questo suo, diciamo, ex-amico, adesso vuole
-rovinarla? In che modo, di grazia?...» Qui ti voglio! Io che pur vedevo
-prepararsi qualcosa di molto incongruo, mai più avrei sospettato che
-razza di calunnia la baronessa veniva a denunziare. Imagina dunque che
-questo suo ex-amico era un giovanottino di primo volo, il quale, o per
-non avere come pagarla, o perchè dava noia a qualche più ricco cliente,
-o per chi sa qual altra ragione, era stato da lei pulitamente messo alla
-porta. Su tutte le furie egli pensa di vendicarsi, e che fa? Va dicendo
-per tutta Napoli, a chi vuole e a chi non vuole saperlo, che la
-baronessa ha portato di Francia e regala ai suoi clienti un ricordo che
-non suol essere molto gradito!... Tu vedi di qui la testa del pretore
-quando la dama gli spiega la cosa in tutte lettere e gli chiede che,
-seduta stante, egli chiami un uomo della scienza, il quale accerti la
-verità e confonda il calunniatore!... Essersi creduto con una vera
-signora, e sentirsi narrare una storia che sarebbe stata benissimo in
-bocca a una abitatrice di Porta Capuana!... Ma, sia onore al vero, il
-mio principale fu molto come si deve e continuò a darle galantemente
-della baronessa, significandole tuttavia, come del resto era troppo
-naturale, che di tutta quella storia egli non poteva tenere nessun conto
-se non prima riceveva una querela su carta bollata. «Una _querella_? E
-come si fa?» domanda l'altra; e il principale: «Si va da un avvocato,
-gli si spiegano i fatti, e al resto pensa lui.» Ora, dopo una settimana
-da quella scena, quando il pretore era andato via, in permesso, arriva
-la querela a me in persona. Amélie Bourgand, niente più baronessa, nata
-a Montreuil, Passo di Calais, Francia, d'anni quarantadue, di
-professione... tu mi capisci, sporgeva querela contro Alfonso Mantiello,
-per aver costui detto e ripetuto sul conto di lei, in luoghi di pubblico
-ritrovo ed in presenza di più persone, cose che le recavano pregiudizio
-e allontanavano da lei le sue pratiche: volendo dimostrare come l'accusa
-fosse presentemente falsa, la querelante chiedeva una perizia medica;
-volendo provare che era stata falsa sempre, chiedeva che il magistrato
-citasse e udisse in pubblico giudizio le persone ragguardevoli e degne
-di fede che avevano avuto rapporti con lei: il barone di Caggiano, il
-generale Crozio, don Ferdinando, il direttore del _Vesuvio_, Debiase,
-tutta Napoli morigerata, castigata e timorata; i rispettabili padri di
-famiglia, i nonni severi, gli zii scrupolosi, i moralisti, puristi,
-idealisti che hanno seppellito il mio dramma!... Imagina come rimasi! Io
-potevo benissimo lasciare che lo scandalo scoppiasse; ma tutta questa
-gente che la mercenaria inferocita per vedersi mancare il pane
-trascinava nel suo fango e metteva alla berlina, mi fece tanta pena che
-volli vedere di trovare un riparo. Mandato a chiamare la baronessa, le
-tenni un discorso per persuaderla a desistere. Desistere? Ella era
-pronta; ma prima voleva essere indennizzata! Voleva cinque mila lire di
-danni-interessi; e diceva di essere discreta! Era una specie di ricatto;
-ma in qual altro modo rimediare? Con belle maniere, parlandole delle
-difficoltà della causa, consigliandole d'evitare il chiasso nel suo
-stesso interesse, ottenni che avrebbe desistito contro il pagamento di
-due mila lire. Allora andai io stesso dal Caggiano, da quel signore che
-m'ha tolto il saluto, e gli spiegai il pericolo dal quale egli e tutti
-quegli altri erano minacciati. Costoro già si videro, con
-l'imaginazione, in pretura, dinanzi a un pubblico di maligni sorridenti
-ed ammiccanti, attestare che la baronessa non aveva dato loro... nessun
-regalo; già videro i giornali pieni di relazioni dell'udienza, udirono i
-clamori dello sdegno, del disprezzo, il coro delle risa sardoniche;
-pensarono alla virtù delle loro mogli, all'innocenza delle loro
-figliuole, alla severità dei loro amici, e si tennero perduti. Allora mi
-si messero a tremare dinanzi perchè io li salvassi! E udendo che bastava
-pagare, furono felici di cavarsela con qualche biglietto da cento. Dirti
-gli scorporati ringraziamenti che mi prodigarono per avere evitato lo
-scandalo, non è possibile. E stasera li ho io scandalizzati! Ah! Ah! Non
-è bello? Non è grande? Ah! Ah! Ah!...
-
-
-
-
-LA JETTATRICE
-
-
- _Carissima Contessa,_
-
-Ella ha riassunto in un quadro di fortissime tinte quelle quattro idee
-che io sono venuto enunziando. Pare dunque che Schopenhauer possa andare
-a riporsi, giacchè il celebre filosofo misogino è stato di tanto
-avanzato, che si può, anzi si deve oramai considerare come la stessa
-galanteria, come la cavalleria personificata!... Infatti: le donne prima
-di tutto non amano con tanta anima con quanta gli uomini; ma viceversa
-sono anch'esse, all'occorrenza, sensuali e libertine. Ciò che cercano,
-negli uomini da amare, non è la morale altitudine, ma semplicemente la
-bellezza tutta materiale. Esse sono, nei loro amori, venali, e spingono
-la venalità fino a reclamare ciò che loro viene. Tra quelle che si fanno
-pagare per vivere e le altre che esigono il prezzo come segno del loro
-valore non c'è differenza di sorta... «Sia lodata la sincerità!...» ella
-esclama «Bene, benissimo!... Avete finito? C'è ancora dell'altro? Mi
-pare, veramente, difficile. Credo che oramai avete vuotato il sacco.
-Sapevo, perchè me l'avete molte volte ricantato, che uomini e donne non
-possono intendersi e che s'accusano a vicenda e che stanno insieme come
-gatti e cani, ad eccezione di quei rari momenti quando stanno come gatti
-e gatte... Ma non imaginavo che da parte degli uomini si potesse
-spingere tant'oltre l'odio e il vilipendio. Avete almeno finito?...»
-
-No, contessa; non ho finito. C'è proprio dell'altro. Pensi un poco, o
-meglio rammenti ciò che le ho detto in principio: come i confessori, i
-cantastorie odono, molte volte senza volerlo, una quantità di fatti che
-gettano sprazzi di luce nei tenebrosi recessi dell'anima umana. E mentre
-il dovere professionale dei confessori consiste nel custodire
-gelosamente le confessioni, i novellieri hanno il dovere contrario: di
-ripeterle, di propalarle. Il risultato è poi tutt'uno; perchè, se i
-Padri spirituali hanno da trovar parole ed argomenti per lenire le anime
-piagate, il narratore che rivela a un pubblico più o meno largo le
-miserie delle quali è stato spettatore, acquista ai dolenti l'indulgenza
-pietosa, la commossa simpatia dei simili. Ora, fra le molte amare
-confidenze che io ho udite, questa che ora le riferirò è amarissima, e
-rivela fino a quale estremità può andare l'odio degli uomini per le
-donne, in che corrosivo e dissolvente sentimento può mutarsi l'amore che
-dovrebbe legarli.
-
-Dunque l'inverno passato io tornavo a Napoli dopo un'assenza di parecchi
-anni. Molte cose di quel caratteristico paese mi fecero quasi lo stesso
-senso che fanno la prima volta. La credenza alla jettatura, la paura dei
-jettatori m'impressionò specialmente. Ella non sa a che punto arriva,
-com'è funestata la vita di quegli sciagurati ai quali si attribuisce il
-fascino maligno. Evitati, sfuggiti, aborriti come la peste, senza un
-amico, col vuoto sempre d'intorno, se per loro disgrazia hanno da
-guadagnarsi la vita esercitando una professione si vedono alle volte
-messo in forse il pane quotidiano, sono costretti a espatriare, così
-grave è il terrore che incutono. Spettatore di questo terrore che un
-tempo mi pareva inumano, io ora lo provo a mia volta. Non credo già che
-vi siano uomini nativamente dotati del potere di nuocere, ma credo che
-questo potere possa essere acquistato -- precisamente da quelli ai quali
-è attribuito. Perchè uno ha la pelle colorita d'una certa tinta; perchè
-ha il naso conformato a un certo modo; perchè, essendo miope, porta gli
-occhiali; certe volte senza nessuna di queste ragioni, si vede messo al
-bando dall'umano consorzio, si sente odiato da tutti; egli non può
-accostar le persone, non può salutarle, non può neppure incontrarle
-senza che tutti imprechino contro di lui; la sola sua vista è una
-sciagura. Non è naturale che l'anima di costui s'abbeveri di fiele e che
-tutta la sua volontà debba tendere a esercitare veramente il funesto
-potere che realmente non ha? E se c'è una forza psichica che si proietta
-fuori dell'anima ed opera nel mondo della materia, la tensione
-dell'esasperata volontà non potrà essere veramente efficace? Se pure
-questa forza non esiste, la disposizione a compiacersi nel male, a
-commetterlo realmente, occorrendo, per vendetta, per rappresaglia, non
-ci deve rendere odiosi i jettatori e spingerci a fuggirli?... Ma io non
-ho ora da comunicarle le mie particolari vedute su questo argomento: ho
-da narrarle un fatto.
-
-A Napoli, dunque, rividi molti amici, ma Vittorio Alfeni, fra tanti, fu
-quello la cui compagnia mi riuscì più cara. Alfeni, uomo per ogni
-rispetto superiore, crede alla jettatura in un modo affligentissimo; noi
-non potevamo stare insieme per le strade, in un caffè, al teatro, senza
-che, per pararla, egli facesse a ogni tratto un molto energico gesto,
-incontrando o scorgendo una quantità di facce, a suo vedere, proibite.
-Una sera al Sannazaro, intanto che guardavamo in giro per la sala, una
-dama entra in un palchetto di seconda fila, ed ecco Alfeni ripetere il
-gesto che sarà salutare, ma non è precisamente consigliato da Monsignor
-della Casa. Io credetti d'essermi ingannato: certo il preservativo
-atteggiamento era diretto contro l'influsso di qualche altra persona. Vi
-sono donne jettatrici? Il nefasto potere non è particolare agli uomini,
-agli uomini più brutti e sgraziati? Non bisogna avere lo sguardo losco,
-il naso adunco, il colorito terreo, l'andatura storta per far male al
-prossimo? I più spaventevoli jettatori non sono preti, gente tetra,
-vestita di nero, la cui vista rammenta la morte con la quale essa
-bazzica? La vista d'una donna, d'una dama giovine, piacente, elegante,
-sarà anch'essa capace di funestarci? E' vero che quella dama guardava
-dietro l'occhialino e che tutti gli occhi armati di vetri sono, secondo
-i superstiziosi, fortemente sospetti; ma un occhialino dal manico di
-tartaruga bionda, ornato d'aurei fregi, maneggiato come lo scettro della
-grazia da una bianca mano soave, è da paragonarsi agli occhiali infissi
-sui nasi rostrati?... E poi, e poi... io conoscevo quella signora,
-sapevo quali rapporti eran passati fra lei ed Alfeni; l'amico mio mi
-aveva confidato, altra volta, la sua fortuna. S'erano amati, molto, a
-lungo; poi l'amor loro, naturalmente, era finito; come mai poter
-sospettare ch'egli avesse paura di lei?... Qualche giorno dopo, seduti
-alla terrazza del _Gambrinus_, vediamo passare la carrozza della dama;
-Alfeni mormora non so che cosa e si difende un'altra volta. Potevo
-dubitare ancora? Pure non mi capacitavo d'una cosa simile. Che l'amore
-dell'amico mio fosse finito, che avesse anche dato luogo all'odio, suo
-carnale fratello, avrei potuto ammettere e spiegare; ma la paura? la
-paura della jettatura? attribuire ad un essere che fu tanta parte di noi
-l'iniqua potenza, guardarsene come da un rettile?... Non potevo
-crederlo!... Ma noi non incontrammo mai quella signora senza che Alfeni
-si difendesse. Un giorno, su per Toledo, ella esce improvvisamente da un
-negozio dinanzi al quale passiamo: l'incontro è rapidissimo, inopinato;
-Alfeni non può subito mettersi sulla parata; egli borbotta un «Corpo del
-diavolo!» molto eloquente, schermendosi energicamente dopo che la dama è
-passata. Allora io non sto più alle mosse:
-
--- Sei ammattito? Che cos'è quest'altra paura, adesso? E' jettatrice
-anche ella?... -- gli dico.
-
-Ed egli, insistendo nelle tardive precauzioni:
-
--- Perdio!... Perdio!...
-
--- Non scherzi?
-
--- C'è poco da scherzare, sai!
-
-Non sapevo se alludere al loro passato; lo sdegno e più la curiosità mi
-spronarono:
-
--- E quando trascorrevi la vita ai suoi piedi? O credi ch'io abbia
-dimenticato?...
-
-Egli si fece così serio e buio che tacqui; poi con voce quasi brusca mi
-disse:
-
--- Ti prego di non parlarmi di ciò.
-
--- Non ne parleremo se non ti piace. Però mi pare che tu ripaghi in malo
-modo la felicità che un tempo godesti...
-
-Alfeni m'afferrò per il braccio, e concitato, fremente:
-
--- La pago, sì!... Hai detto bene!... La pago, perchè niente al mondo
-potrà più togliermi questa jettatura di dosso...
-
-Non credevo neppur ora!
-
--- Ma dici proprio sul serio? Non ti pare che sarebbe tempo di smetterla
-con questa indegna superstizione? Bada bene, sai, questa è la strada per
-la quale si va difilato alla monomania, al delirio della persecuzione...
-
--- Ho paura.
-
-Leggevo talmente nel suo sguardo sbigottito e nel suo accento gelato la
-sincerità del suo sentimento, che mi pentii delle dure parole.
-
--- Vediamo un poco, ragionaci su! Parliamone, perchè io voglio guarirti
-di un pregiudizio che non ti fa onore. E' jettatrice anche lei? Come,
-perchè? Che cosa ha fatto? Quali prove mi dai del suo influsso maligno?
-
--- Le prove? Ne vuoi le prove? Non sono le prove quelle che mancano!...
-Ascolta un poco: nel metterla al mondo sua madre è morta! Capisci? Ha
-cominciato presto?... La morte, capisci?... E' allevata da sua zia.
-Quando il padre la riprende con sè, la paralisi lo inchioda in fondo a
-una poltrona!... A vent'anni s'innamora d'un giovane e lo innamora;
-costui si ammala d'un male tremendo. Non può sposarla. Non la vede per
-molto tempo: e allora sta meglio! Si crede guarito, torna da lei, il
-matrimonio è concluso: ricade! Ella va a trovarlo: tre giorni dopo egli
-muore. Capisci?...
-
-Io non capivo niente. Tutte queste cose m'erano note. Alfeni me le aveva
-altra volta narrate, attribuendo ad esse un senso tutto opposto. Allora
-egli s'impietosiva sul triste destino di quella creatura, della povera
-orfana: la morte della madre, la malattia del padre, i dolori che ella
-aveva patiti erano altrettante ragioni per commiserarla, per
-proteggerla, per amarla. La morte del giovane che aveva amato, la cui
-vita aveva voluto associare alla propria, spiegava i nuovi, i maggiori
-dolori: un matrimonio non più d'amore ma di convenienza, l'infelicità
-d'un marito che non diceva niente al cuor suo, la caduta con un uomo che
-aveva saputo farle battere il cuore... Ora anche il senso di queste cose
-era interamente capovolto: Alfeni continuava a addurle come nuove prove
-di perniciosità:
-
--- A ventiquattro anni sposa un uomo, un galantuomo, che le vuol bene,
-che le dà un bel nome e una grande ricchezza, che crede d'aver
-assicurato la propria fortuna. Quest'uomo, dopo un anno di matrimonio, è
-tradito, offeso in tutto ciò che ha di più caro: nell'amore, nell'onore.
-Allora la scaccia: la sua casa è vuota, la sua vita infranta. Ma ella è
-lontana: egli torna a vivere tranquillo, se non felice... L'altro,
-l'amante, crede di toccare il cielo col dito: ha conquistato una bella
-donna, è l'eroe d'un dramma, si sente sollevato nell'altrui
-considerazione. Fa i conti senza la iettatura. Era ricco anch'egli, i
-suoi affari prosperavano: dacchè è con lei cominciano a andar male,
-precipitano: si rovina, fallisce, è costretto a lasciare il suo paese!
-Ella ha una figlia, il marito l'ha presa naturalmente con sè: ma la
-madre vuol vederla, vuole averla. Litiga lungamente finchè ottiene
-d'aver la bambina per pochi giorni, ogni tanto. Ecco sua figlia con lei:
-la bambina si mette a letto, febbricitante. In quindici giorni è morta:
-morta, capisci?
-
-Queste cose mi venivano nuove. E Alfeni parlava con tono così
-raccapricciante, che mi sentii turbato.
-
--- Quanto tempo è? -- gli domandai.
-
--- Saranno due anni.
-
--- Tu eri ancora con lei?
-
--- No, c'era un altro.
-
-Allora io compresi.
-
--- Tu parli così per gelosia di quest'altro!
-
--- Gelosia di quest'altro?... Aspetta!... Credi che abbia finito?
-Quest'altro pensa anch'egli di aver toccato il cielo col dito. Io, che
-oramai so tutto, non provo gelosia, sento pietà di lui. Dico tra me:
-anch'egli la pagherà! Ma potevo sospettare in che modo? Ero sicuro che
-avrebbe sofferto, che gli sarebbe accaduta qualche disgrazia. Un giorno
-lascia Napoli, parte per Torino; non c'è ancora arrivato che il
-convoglio precipita fuori delle rotaie. Era uno dei più begli uomini
-ch'io abbia mai visti -- pensa un poco se ne provavo gelosia! -- e gli
-hanno da tagliare tutt'e due le gambe; anche le braccia, il viso, tutto
-il corpo è una piaga. Vive qualche tempo così, poi muore. Muore,
-capisci? _La morte ancor_, come dice Carmen!
-
-Rise d'un riso così funebre, ch'io inorridii. Ma volli reagire:
-
--- E poi? Che cosa prova tutto ciò? _Post hoc, ergo propter hoc?_ Anche
-tu col vecchio sofisma? Tu, intanto, non sei morto: stai benone, ti
-prendi beffe di lei dopo esserti divertito altrimenti. Avranno ragione
-gli altri di crederla jettatrice, non tu!
-
--- Io? Sai quanti anni ho io?
-
--- Trenta, mi pare.
-
--- A trent'anni sono vecchio come a sessanta. Questa donna mi ha corroso
-l'anima e il corpo. La morte è preferibile alla miseria nella quale io
-vivo. E guarda come costei fa a ciascuno il male più sensibile! Infama
-il marito e gli uccide la figlia, riduce il ricco a povertà, distrugge
-la bellezza di quell'altro che pareva una statua animata; a me, che non
-posso vivere se non col pensiero, con l'anima, ammorba l'anima, annebbia
-il pensiero. Non credo più a niente. Non aspetto più niente dalla vita.
-Non sono più capace di niente. Tutta la poesia, la fede, la speranza,
-son morte...
-
--- Questo è lo scotto dei tristi amori, non è jettatura!
-
--- E suo marito che cosa aveva da scontare? E sua madre? E gli altri?...
-
--- Domani mi farò presentare a lei.
-
--- Non credi?... Pensi di sfidare la jettatura?
-
-Io pensavo in quel punto a un verso di Alfredo de Musset, un molto
-malinconico verso che avevo fin lì creduto espressione della verità:
-
- Il n'est de triste amour qui n'ait son souvenir...
-
-Io pensavo che il Poeta s'è ingannato, che vi sono amori così tristi che
-non solamente non hanno ricordi ma finiscono con l'inaudito sentimento
-al quale Alfeni era in preda...
-
--- Allora, non vuoi credere?... -- continuava egli a domandarmi; e
-scrollando il capo, reagendo ancora una volta contro le sue suggestioni:
-
--- Io credo una cosa, -- risposi: -- che tu ammattisci!
-
--- Allora, tu sei matto se ti senti gelare vedendo una biscia velenosa
-che ti guarda con gli occhi freddi? Che cosa provi per la biscia che
-schiacci col piede? Il ribrezzo sarà dunque da oggi in poi sintomo di
-pazzia?
-
-Non risposi. Tacemmo lungamente, salendo oltre piazza Dante. Dinanzi al
-Museo incontrammo due graziose signorine in mezzo alle quali stava una
-donna sulla quarantina, magra, clorotica, con le lenti sul naso
-affilato, una specie di governante, uno di quegli esseri disgraziati la
-cui vista fa pena. Alfeni borbottò: «Oggi è giornata campale!...» e
-ripetè il gesto preservativo.
-
--- Anche quest'altra?... Sono dunque molte le jettatrici?... --
-domandai, ridendo questa volta più schiettamente.
-
--- Sono le più tremende, -- rispose Alfeni: -- credo anzi che siano le
-sole veramente temibili...
-
-
-
-
-LA CONSOLATRICE
-
-
- _Amica carissima,_
-
-Non abbia paura! Il mondo non è ancora presso a finire, come ella teme.
-Il genere umano non pare disposto a sopprimersi. Se dobbiamo credere
-alla statistica, anzi, si corre un altro pericolo, tutto opposto:
-l'evangelico precetto è sempre tanto onorato e obbedito, la popolazione
-universale cresce con progressione così rapida, che non è da temere che
-la terra si spopoli, c'è piuttosto il caso che non possa più contenere i
-troppo prolifici suoi abitatori. I filosofi arcigni hanno un bel dire, i
-narratori pessimisti hanno un bel fare: vivere e amare non è tanto
-increscioso come essi sostengono. Io conosco un pessimista il quale
-rifiuta questa qualificazione come troppo mite. «Voi dite pessimista per
-significare uno al quale la vita pare pessima?... Io sono orribilista!»
-Questo orribilista suole anche ripetere che vorrebbe avere mille vite
-per togliersele una dopo l'altra. Però, siccome ne ha una sola, la tiene
-da conto.
-
-Se gli uomini hanno scritto intere biblioteche di contumelie contro le
-donne, non vuol dir niente; anzi vuol dire il contrario di ciò che
-dapprima parrebbe: chi ben ama ben castiga. Se essi fossero persuasi,
-come Simonide d'Argo, che le donne sono simili alla cagna rabbiosa, alla
-volpe astuta, al mare capriccioso, alla terra bruta, all'asino -- parla
-sempre Simonide -- cocciuto, alla donnola ladra, alla scimmia cattiva,
-alla... femmina del cinghiale domestico; se fossero proprio persuasi di
-ciò, invece d'assordare il prossimo con le loro querimonie,
-cercherebbero -- e troverebbero -- qualche rimedio eroico contro il mal
-d'amore. Ma il loro giudizio non è sempre così severo. Lo stesso
-Simonide noverava dieci specie di donne: io le ho riferito quali
-sarebbero le prime otto; il greco ginofobo aggiunge che vi sono donne le
-quali somigliano al cavallo dalla bella criniera e all'ape industre.
-L'industria e la bellezza sono qualità non disprezzabili; ma le donne
-non si contentano di questi attributi, e non se la prendono tanto contro
-gli offensori brutali come Simonide, quanto contro quei freddi
-osservatori i quali affermano -- e provano! -- che l'intelligenza e la
-sensibilità muliebre sono molto inferiori a quelle degli uomini.
-Lasciamo stare l'intelligenza, intorno alla quale c'è poco da discutere,
-e parliamo un poco, se non le dispiace, della sensibilità. Nessuno s'è
-sognato di dire che le donne sono insensibili; s'è detto che la loro
-sensibilità non è molto lucida o, per adoperare la parola propria,
-cosciente. Per escire dal dubbio intorno al loro modo di sentire, ci
-sarebbe un mezzo semplicissimo: potrebbero esse dirci come sentono e che
-cosa provano. Ma, disgraziatamente, accade che le donne capaci di
-dircelo sono meno donne, hanno più caratteri virili nell'ingegno e nella
-stessa persona, e parlano e scrivono press'a poco come gli uomini; le
-altre, le donne veramente donne, quelle le cui rivelazioni
-importerebbero, non ci rivelano niente.
-
-Gli scrittori di professione sanno per esperienza che quando le idee o
-le imagini non sono ben precise, l'espressione riesce difficile,
-laboriosa, contorta. Precisata l'idea, fissata l'imagine, le parole
-vengono. Ma vi sono certe imagini e certe idee che non si possono
-precisare, perchè naturalmente ambigue, confuse, evanescenti; allora il
-tormento dello scrivere, ciò che Gustavo Flaubert chiamava _les affres
-du style_ dà maggior pena. E' credibile e verisimile che le donne si
-trovino ordinariamente in condizioni simili a queste: i loro sentimenti
-sono incerti, ondeggianti, nebulosi, inafferrabili; non è che esse non
-sentano, ma non sanno precisamente che cosa sentono; se le accusate di
-insensibilità, s'offendono, si ribellano; ma quando hanno da esprimersi,
-da provarvi il vostro inganno, non ne trovano il modo. Perchè mai
-gustano ed apprezzano sopra ogni altra arte la musica, se non perchè
-l'espressione musicale è appunto imprecisa, ambigua, indefinibile come
-tutto il loro sentimento? Di tratto in tratto, quando meno ce lo
-aspettiamo, esse hanno però lampi di chiaroveggenza, intuizioni rapide,
-nitide comprensioni; e allora ci stupiscono e ci deliziano. Hauptig di
-Mannheim, celebre artista, mi riferì una volta un motto femminile di
-rara bellezza. Egli aveva un'amica, una povera modella, semplice,
-ignorante, primitiva. Gli voleva bene come il cane vuol bene al padrone,
-senza saperglielo dire. Una volta Hauptig -- credo che già ella lo
-sappia -- dovè venire in Italia, stette un pezzo lontano da lei, e fu
-anche ammalato. Non le scrisse, non sapendo che cosa dirle, non
-sentendosi disposto a strizzarsi il cervello per scrivere una lettera
-tanto pedestre da esser capita da lei. Di ritorno a casa, narrò alla
-modella il male sofferto. Ella giunse le mani, impietosita, dolente,
-esclamando:
-
--- E non averlo saputo!...
-
-Perchè si rammaricava dell'ignoranza nella quale era rimasta? Non aveva
-già da temere della salute di lui, ridivenuta ora perfetta. Voleva forse
-dire che, se lo avesse saputo ammalato, lo avrebbe raggiunto? Ma come,
-senza quattrini, tanto lontano? E Hauptig, curioso, le domandò:
-
--- Perchè avresti voluto saperlo?...
-
-Ella rispose:
-
--- _Per angustiarmi_...
-
-Adesso ella dice, cara contessa, che siamo finalmente sulla buona via. E
-giacchè ci sono ci resto. La modella tedesca seppe con due parole
-esprimere ciò che provava: il rimorso di non aver sofferto, per
-simpatia, per amore, mentre l'amico suo soffriva realmente, fisicamente,
-lontano da lei; la storiella che ora le narrerò è un poco diversa. In
-questo quadro contemplasi una donna che non legge nel proprio pensiero,
-ma nell'altrui. Abbiamo anche una diversa donna; non una semplice
-modella, ma una gran dama. La differenza è, però, più esteriore che
-intima. Questa dama è intellettualmente semplice quanto la pedina. Se
-così non fosse, l'esempio non vorrebbe dir molto. Noi dobbiamo prendere
-a esempio donne che sieno tali in ogni senso, non già quelle eccezionali
-e quasi mostruose creature sul cui sesso la natura par che si sia
-sbagliata. Dicevo dunque: una signora come ce ne sono tante. Guglielmo
-Valdara la conobbe in una molto triste stagione. Il cuore di quest'uomo
-sanguinava per un abbominevole tradimento del quale era stato vittima
-immeritevole. Aveva riposto tutta la sua fede in una donna, e costei
-l'aveva distrutta. Egli non viveva se non per lei; perdutala, voleva
-morire. Sarebbe morto, se pensare ancora a lei, dopo ciò che gli aveva
-fatto, non fosse stata una cosa amara quanto la morte. Quando egli
-conobbe la dama di cui vo' parlarle, la notò appena, le disse appena
-qualche parola. Non poteva più notare niente e nessuno. Nondimeno la
-viltà di quel suo dolore per una indegna gli faceva talvolta salire al
-viso le fiamme della vergogna: allora egli si proponeva di strapparsi
-l'indegna dal cuore, di cercare e di gustare le distrazioni del mondo.
-Rivide la dama e s'informò di lei. Le davano molti amanti -- ed ella li
-aveva presi, per dire la verità. Allora Valdara pensò di trovare presso
-di lei, se non un conforto, almeno una distrazione al proprio cordoglio.
-Era andato in cerca di altre donne, di mercenarie: il disgusto era stato
-più forte dell'ebbrezza. Quantunque la perfida avesse dimostrato, col
-tradimento, la nequizia dell'anima sua, Valdara non rammaricavasi d'aver
-perduto la persona di lei, ma quest'anima iniqua. Di simiglianti
-graziose contraddizioni e assurdità incredibili è pieno l'amore -- com'è
-piena tutta la vita. Dunque, giudicando che la perfida non valesse più
-delle mercenarie, Valdara non voleva accostarle. Nè egli credeva di
-poter mai trovare nella dama con la quale tentava distrarsi le sublimi
-qualità del cuore e della mente che attribuiva -- e negava! -- alla
-perduta amante; ma, benchè il suo cuore restasse gelato, benchè neppure
-i suoi sensi ardessero, egli riconosceva spassionatamente che l'intimità
-di questa nuova donna valeva pure la pena d'essere acquistata. Se non
-che, egli non poteva fingere un amore che non provava, un desiderio che
-non lo struggeva. La menzogna gli repugnava; e poteva forse dire a
-costei il sentimento dal quale era spinto?... Così fu che, risoluto a
-tentare di guarirsi ma incapace di fingere, un giorno che era solo con
-lei -- noti che l'aveva vista tre o quattro volte in tutto -- durante un
-colloquio ch'egli procurava di rendere quanto più disinvolto gli era
-possibile, Valdara, cominciando ad apprezzare una cosa alla quale non
-era stato molto sensibile, cioè la bellezza di questa donna, una
-bellezza vivace, quasi direi aperta e tutta luminosa, Valdara, dico,
-spronato dal primo destarsi del desiderio, stese la mano per coglierla,
-come il viandante stende la mano per cogliere un bel grappolo pendente
-su da una siepe verso la via. Allora quella donna allegra e leggiera,
-cui tutti davano una lunga esperienza delle cose e nessuna delle idee,
-si schermì, si ritrasse, nè sdegnata nè offesa, e gli disse,
-semplicemente:
-
--- _Voi mi trattate così perchè un dolore vi rode._
-
-Egli tremò. Non di vergogna perchè si vedeva leggere nel cuore; tremò
-dall'ambascia.
-
--- Voi non vedete in questo momento, -- continuava ella, -- voi non
-potete vedere quanto dovrebbe offendermi il vostro contegno. Come siete
-diverso da quello che mi sembraste la prima volta!... Capii che dovevate
-soffrire, allora... Ed anche oggi, ciò che oggi fate mi dice che non mi
-sono ingannata... Una donna v'ha tradito: è vero?... Voi piangete un
-amore perduto, e per guarire del vostro dolore mi trattate così...
-
-Egli aveva propriamente gli occhi rossi di lacrime. Questo appunto gli
-era stato più grave dal giorno che aveva perduto l'amor suo: di non
-poterne più parlare, di non avere alcuno al quale confidarsi. Il suo
-dolore era covato in lui, s'era mantenuto e diffuso covando chiusamente.
-Il conforto della confidenza, della confessione, della comunione
-simpatica gli era mancato. Ora, improvvisamente, da chi meno egli
-avrebbe creduto, era compreso, scusato, compianto. Non solo quella donna
-non s'offendeva della brutalità con la quale egli l'aveva assalita, non
-solo gli leggeva nel cuore, ma esprimeva, con la voce e con lo sguardo,
-una commossa simpatia per il suo dolore. Le lacrime che gli gonfiavano
-gli occhi erano dolci, pertanto; erano lacrime di consolazione. Molto
-più soavi riuscivano all'anima di lui quelle parole, il sentirsi
-compreso da un'altra anima, l'aver trovato un'intellettiva anima dove
-non la sospettava neppure, che non sarebbe stato dolce ai suoi sensi
-dissetarsi al bel grappolo. Egli non ha mai più ritentato di stender la
-mano; e di questa donna, di costei cui deve la sua prima consolazione, è
-rimasto amico sincero e devoto, come di Lei, contessa, io mi onoro di
-essere.
-
-
-
-
-LE PROVE
-
-
- _Mia Signora,_
-
-Ed eccoci ritornati al punto donde partimmo!
-
-Ella batte le mani perchè, avendo io cominciato coll'ironia, ho finito
-con la commozione. La feci arrabbiare sostenendo che le creature umane
-non si possono intendere, e ho addotto da ultimo un esempio di questa
-comprensione!
-
-Ora m'accorgo -- ella dirà che guasto tutto! -- come gli esempii non
-provino nulla, perchè tanti se ne possono addurre a sostegno della tesi
-quanti a sostegno dell'antitesi. Varrà più l'una o l'altra? Ogni
-opinione è legittima; l'accordo dei concetti nel disaccordo delle
-espressioni mi pare che sia molto bene provato da queste due sentenze di
-due grandi scrittrici: Mademoiselle de Lafayette ha detto: «On pardonne
-les infidelités, mais on ne les oublie pas.» -- «On oublie les
-infidelités, mais on ne les pardonne pas», ha detto Madame de Sevigné...
-
-Bene: siamo d'accordo: sarà possibilissimo comprendere l'anima altrui;
-ma, se ciò è possibile, non è già facile. L'Inquisizione aveva del
-buono. Quando un uomo vuole leggere nel cuore d'un suo simile, ma
-proprio nitidamente leggervi tutto ciò che sta scritto fino nelle ultime
-pagine, nei margini più ripiegati, qualche buon tratto di corda o meglio
-ancora qualcuno di quei più persuasivi congegni dei quali l'imaginazione
-dei Torquemada era fertile, rende comprensibile tutto. Mancando questo
-secolo di tanaglie e di cavalletti, come si potranno scoprire i pensieri
-e i sentimenti degli altri? E, veramente, non facciamo noi l'elogio dei
-Torquemada quando, per strappare a qualcuno la verità, lo afferriamo per
-le braccia, gli stringiamo le mani come dentro una morsa, gl'infiggiamo
-nello sguardo il nostro sguardo rovente?... Questi mezzi d'indagine
-sogliono essere adoperati dalle persone di natura violenta; le miti
-nature preferiscono di restare nell'ignoranza e nell'inganno,
-preferiscono anche patire piuttosto che far patire. E del resto che
-valore hanno le prove strappate per forza, specialmente quando si
-riferiscono ai casi della coscienza o agli stati dell'animo?
-
-Se è impossibile vedere con gli occhi i moti dell'anima amante, quali
-prove sicure noi potremo avere dell'amore? Chi ci confessa, ci attesta e
-ci giura l'amor suo, come potrà dimostrarcelo? Non potremo noi, non
-dovremo anzi dubitare delle sue parole? Come sapere se le parole sono
-vere, se sono tutte vere? Chi asserisce d'amare soltanto o soprammodo
-con l'anima, non può nascondere, non nasconde troppo spesso sotto questa
-dichiarazione una brama meno degna? Chi ci afferma di ripagarci d'un
-amore in tutto eguale al nostro, in qual modo, per qual via potrà farci
-leggere nel suo cuore così chiaramente come noi leggiamo nel nostro?
-
-Nell'anima altrui non si legge; ma le prove d'amore, le prove
-indiscutibili, luminose, lampanti, non mancano.
-
- -- Soit, dit-elle, je cède et me voici clémente.
- Mais pour y croire, à votre amour, si je m'y rends,
- J'en veux un gage sûr et que rien ne démente.
-
-Potrebbe essere accusata di soverchia esigenza costei? Non sono le donne
-quelle che hanno ragione di sospettare che l'amore degli uomini si
-riduca al desiderio torbido? Questo dubbio non esiste negli uomini,
-perchè i desiderii delle loro compagne sono moderati e spesso mancano;
-ma, per ciò stesso, tutto l'amore femminile è tanto calmo e composto,
-che la maggior prova d'amore che le donne sappiano dare consiste nel
-lasciarsi amare... Dunque non basterà che questo amante confessi l'amor
-suo, bisogna ancora che lo dimostri!
-
- -- Las! fit-il, où trouver des serments assez grands?
-
-E come è umano questo sentimento d'impotenza! Non solo l'amata dubita,
-ma lo stesso amante sa e sente che ella _deve dubitare_, perchè i
-giuramenti, le parole, gli effimeri suoni non potranno mai esser prova
-valevole, espressione adeguata della meravigliosa efflorescenza che
-invade ogni piega dell'anima sua.
-
- -- Las! les plus solennels n'ont plus rien qui m'émeuve,
- Répondit-elle. Alors lui, soudain; «Je comprends!
- La preuve qu'il vous faut je l'ai superbe et neuve.
-
- O toi que j'aime, tu vas voir si je t'aimais!»
- Et comme en souriant elle attendait la preuve,
- Sans retourner la tête il s'enfuit pour jamais.
-
-Se il senso è tutto egoistico, come dimostrar meglio che questo amore
-non era sensuale? Se lo stesso sentimento, d'ordinario, è fatto più di
-amor proprio che d'amore, e se pertanto le ragioni della persona amata
-sono posposte alle proprie, come dimostrare più luminosamente che questa
-volta l'amore non era amor di sè stesso? Infine, se amare qualcuno
-importa quasi sempre più che odiarlo, giacchè chi odia può anche
-astenersi dal far male, mentre chi ama infligge sempre dolori e
-tormenti, la migliore, la vera prova d'amore sarà appunto questa:
-rinunziare all'amore...
-
-Che ne siano capaci molti, non è da credere. E poi, quand'anche molti ne
-fossero capaci, essa potrebbe parere un'ironia. Non sarebbe press'a poco
-come ucciderci per provare che viviamo? Allora noi dovremo cercarne
-un'altra, meno paradossale; una prova non dell'amore represso ma
-dell'amore operante ed attuale.
-
--- Io la conosco, -- mi confidò una donna con la quale ragionavo un
-giorno di queste cose.
-
-Abbassato il capo e chiusi gli occhi, ella si raccolse un istante; e la
-sua faccia, non più illuminata dall'ardore degli sguardi, apparve qual
-era realmente: consunta dal tempo, ròsa dalle passioni, simile ad una
-maschera vecchia sulla quale tutti coloro che la portarono abbiano
-lasciato un'impronta. Quanti uomini avevano logorato a furia di baci
-quelle guance appassite, quelle labbra sbiancate, quelle rugose
-palpebre? Quante febbri avevano macerata quella carne flaccida e gialla?
-Quali spasimi avevano contorto gli angoli di quella bocca amara? Quali
-pensieri molesti, quali assidue cure avevano scavato i solchi di quella
-fronte? In quali notti di veglia s'erano brizzolati quei rari capelli
-che ella adesso stirava con una mano bianca e smagrita?... Bella non era
-mai stata, neppure ai giorni tanto lontani della prima giovinezza; ma
-qualcosa del fascino strano e irresistibile che aveva fatto di lei una
-creatura di turbamento rifulse ancora su quel tragico volto quand'ella
-si scosse, guardò fiso lontano e riprese a parlare.
-
--- Chi di voi ha dunque affermato che solo il primo amore è l'amor vero?
-Non aveva ancora vissuto, costui; non sapeva i giuochi imprevisti
-dell'esistenza, l'avvicendarsi delle fortune, le rivoluzioni che
-s'operano da un giorno all'altro nel mondo e nell'anima! Dicono
-impossibile un secondo amore perchè con la morte del primo la fede nella
-forza e nella durata della passione andò necessariamente dispersa; ma
-non si ricomincia piuttosto ad amare appunto perchè questa fede è
-immortale e perchè si riconobbe d'averla riposta in chi la tradì?.....
-Sì, l'amor vero può essere il primo, ma può anche essere l'ultimo -- se
-per amor vero intendete quello che altri vi porta come voi lo portate,
-quello che vi promisero i sogni e che mai vi consolate d'avere perduto.
-Poichè molte volte potete amare con tutte le forze dell'anima, molte
-volte essere amati sopra ogni cosa; ma non c'è amore integro se non
-nell'incontro, nell'accordo, nello scambio delle due passioni; e ciò è
-tanto raro che la turba infinita dei diseredati lo nega..... Orbene:
-ascoltate. Per un uomo io abbandonai la mia casa, distrussi la mia
-famiglia, avvelenai la vita di chi mi mise al mondo -- feci, delle
-creature che misi al mondo io stessa, altrettanti orfani. Dovevo amarlo
-per far queste cose, è vero? A giudizio del mondo egli mi costava
-sacrifizii non lievi -- dite, è vero?... Ma se io li giudicavo
-insufficienti! Se non credevo d'avergli dimostrato abbastanza che mi
-teneva luogo di tutto, che era tutto il mio bene sulla terra, l'unico
-giudice del quale temessi le condanne! Che cosa non avrei fatto per
-dargli questa dimostrazione? Come lo scongiuravo, in ginocchio, con le
-mani giunte, di dirmi che cosa voleva da me per credere all'amor mio!
-Come sarei stata felice se fossi morta di sua mano! Egli m'uccise --
-altrimenti. Egli non credeva all'amor mio perchè non credeva a nulla. Vi
-sono di questi esseri fatali su cui sembra pesare la maledizione divina:
-belli come l'arcangelo caduto, come lui aridi e falsi. Un sorriso che
-sembra beato ed è schernitore illumina i loro occhi, parole che voi
-credete mistiche e sono bugiarde escono dalle loro labbra. Se per vostra
-sciagura v'imbattete in qualcuno di essi, siete dannati. Alla loro
-seduzione non si resiste. Secondati dalle ingannatrici apparenze, voi
-non metterete più un freno alle vostre aspettazioni, educherete le più
-folli lusinghe e precipiterete tanto più basso quanto più ardito sarà
-stato lo slancio. Voi crederete di trovare nella loro anima le
-rigogliose fioriture della vostra; crederete di fare un sol cuore e una
-sola vita; e quando v'accorgerete che ciò non è, accuserete voi stessi!
-Come sospettare la loro colpa se tutto ciò che in essi è parvenza brilla
-ed incanta? E vi torturate, vi rimproverate torti imaginarii, procurate
-di riscattare i difetti dei quali vi sentite pieni, sognate di
-conquistare tutte le virtù che vi mancano. E tutto ciò è invano; e voi
-pensate ancora: «La colpa è mia! Io non l'amo abbastanza, non so fargli
-vedere il suo pensiero all'origine d'ogni pensiero mio proprio, non
-riesco ad ottenere da lui la stessa fede ardente che io gli porto...»
-Infatti egli vi sfugge, e questa fede altri avrà forse saputo
-ispirargliela! Allora non vi rimproverate più nell'intimo della vostra
-coscienza, ma v'umiliate apertamente dinanzi a lui, lo scongiurate
-d'avere almeno pietà: almeno questo sentimento allignerà nel suo cuore!
-Improvvisamente, un atto, una parola, ve ne dimostra l'orribile vuoto:
-allora un crollo tremendo avviene dentro di voi; ma siete guarito --
-radicalmente.
-
-Ella fece col braccio disteso, con le dita adunche, il gesto di svellere
-qualcosa. Tacque un poco battendo rapidamente le ciglia, poi continuò:
-
--- Questo fu il mio primo amore. Mi costava tutto, quell'uomo; ma io gli
-avrei tutto perdonato se non m'avesse tolto ciò che mi rimaneva di
-unicamente caro: il conforto d'esser stata compresa, almeno un giorno,
-almeno un'ora; la fiducia di non essermi perduta per niente -- per
-niente! Gli avevo perdonato tante vergogne, tanti abbandoni, tanti
-tradimenti! Ero stata sorda agli stessi dileggi, agli stessi sospetti,
-agli stessi affronti! Credevo sempre in lui, suo malgrado. Volevo
-trovare qualcosa di buono in fondo al suo cuore; stimavo sempre che ne
-avesse. Mi accorgevo che l'amore boccheggiava in lui, che era già morto;
-ma pensavo almeno che fosse stato vivo, una volta! Con una parola infame
-egli mi tolse quest'ultima lusinga, calpestò la stessa illusione; quando
-volli ricordargli questo amore, le parole che m'avevano esaltata, i
-giuramenti che m'avevano ubbriacata, egli mi disse: «E tu li hai
-creduti?...» E con la stessa bocca che li aveva proferiti disse ancora:
-«Ma sono la moneta con la quale si pagano quelle che non son da
-comprare!...» Allora, vedete, l'unico mio scopo, l'unico mio bisogno,
-ardente, imperioso, vorace, fu di diventar come queste.....
-
-La sua voce, che s'era fatta rauca tanto da costringerla a tossire
-replicatamente, si schiarì ad un tratto.
-
--- Non lo accuso più. Compresi, tardi, che la colpa non era stata neppur
-sua, che egli non poteva esercitare virtù che non aveva. Non crede chi
-vuole. Forse, chi sa, anch'egli soffrì.
-
-Ed alzò le spalle e scosse un poco la testa con l'espressione indulgente
-di chi ha visto molte miserie.
-
--- Comprendete bene dunque, -- riprese, -- la condizione mia
-all'apparire dell'Altro. Intatta, insaziata, esasperata, io portavo con
-me la mia fede -- e non ero più degna d'esser creduta. L'Altro mi
-credette. Per lui era il primo amore. Nessuna donna aveva ancora
-sospettato il tesoro di sentimenti che egli portava in cuore; e questo
-tesoro tanto grande che non v'era purezza capace di pagarlo, io,
-l'ultima delle creature, l'ebbi, tutto. No, il povero linguaggio umano
-non potrà dir mai che cosa fu questo amore, l'esultanza divina di due
-esuli ciascuno dei quali ritrova nell'altro tutta la terra, tutto il
-cielo della patria lontana. Il linguaggio umano può dire soltanto le
-umane miserie, i dubbii, gl'inganni, i tormenti, -- e chi sa la vita
-comprenderà quelli che fatalmente ci aspettavano. Per un uomo che
-m'aveva avvilita, profanata, perduta, io avevo dato tanto, che nulla più
-mi restava da dare a quest'altro -- per cui avrei voluto versare il mio
-sangue fino all'ultima stilla. Io avevo imparato a costo della salute
-dell'anima che non basta sentirsi giurare un affetto, che bisogna anche
-ottenerne la prova. Ed io non potevo dargli altro che le mie parole, e
-sapevo che le parole possono mentire, e sentivo che in bocca mia la
-menzogna doveva esser giudicata facile e pronta. Allora il dubbio che
-egli non mi credesse più cominciò a insinuarsi in me. Era dubbio e
-divenne certezza. Se quell'uomo avesse potuto leggere nel mio cuore come
-vi legge Dio, sarebbe stato sicuro che tutti i palpiti del mio cuore
-erano suoi. Ma questo potere egli non lo aveva. Egli doveva paragonare,
-invece, sè stesso al mio primo amante, il bene infinito che mi faceva al
-male spaventevole che il primo m'aveva inflitto; ed avvertire che mentre
-il male era stato da me ricompensato come il massimo dei beni, a lui non
-potevo ora dare più nulla. E badate: non era già l'orgoglio suo che lo
-persuadeva a stimarsi di tanto superiore al suo predecessore, a
-pretendere che io facessi per lui molto più che per costui: io stessa
-glie lo dicevo, glie lo ripetevo, glie l'attestavo. Ma come più gli
-parlavo dell'influsso maligno esercitato da costui sulla mia vita -- per
-esecrarlo -- più egli pensava ad esso -- per temerlo. Egli che sapeva le
-sciagurate contraddizioni del nostro cuore temeva che fossi ancora
-attaccata a quell'uomo in ragione degli stessi dolori che mi costava.
-Come dunque, come provargli il suo inganno, la dispersione assoluta
-d'ogni memoria di quel passato, la fine della stessa esecrazione --
-poichè tutto l'orrore nel quale ero affondata non m'impediva la nuova
-felicità? E vedete di quali reazioni continue è fatto il nostro
-pensiero: mentre il conseguimento di questa felicità attutiva il
-sentimento dell'indegnità mia, questo sentimento si ridestava da
-un'altra parte, più acuto, più torturante -- poichè la mia indegnità mi
-toglieva di dare a quest'uomo la luminosa dimostrazione che egli era in
-diritto di esigere! Allora qualcosa di più strano -- di più umano --
-accadde in me. Quando io avevo portato nell'amore un cuor nuovo,
-un'anima vergine, tutto ciò che questa vita può dare di meno indegno, io
-m'ero accusata di non meritare abbastanza il ricambio dell'amor mio; ora
-che non lo meritavo davvero, sentivo la ribellione prepararsi sordamente
-dentro di me. Dinanzi all'ideale Giustizia io era nel torto per avere
-criminosamente sperperato quei beni che andavano invece serbati con cura
-gelosa in attesa di offerirli a chi solo avrebbero dovuto appartenere;
-dinanzi a quest'uomo io ero in debito -- e noi siamo così fatti da non
-tollerare il rimprovero dei nostri torti.... E se ancora quest'uomo
-m'avesse apertamente rimproverato la mia miseria, se m'avesse buttato in
-faccia la mia abiezione, se m'avesse torturata ogni giorno, forse sarei
-stata meglio difesa contro le folli aberrazioni dell'egoismo; ma egli
-non fece questo, mai! Una tristezza senza fine velava talvolta i suoi
-sguardi, ma il suo linguaggio era sempre quello della dolcezza, della
-devozione, dell'umiltà. Allora io pensavo che egli parlasse così per
-compassione, che intendesse farmi un'elemosina, che non contento ancora
-dei suoi tanti vantaggi volesse finire di schiacciarmi con la sua
-generosità -- e la sorda ribellione diveniva più minacciosa. Avrei
-dovuto stargli in ginocchio dinanzi, e mi sentivo distaccare a poco a
-poco da lui... Il nostro cuore è così miserabile che non sopporta la
-gioia assoluta: una dose d'amaro è necessaria al suo nutrimento.
-Quell'uomo aveva una gran colpa, non mi faceva soffrire. E come io lo
-disconoscevo, anch'egli disconosceva me. Perchè la vita m'aveva
-contaminata, pensava che non fossi più capace d'apprezzarlo, che altre
-avrebbero saputo amarlo meglio di me. Presumeva ch'io dovessi portargli
-una gratitudine eterna per avermi sollevato fino a lui, che il pensiero
-di cercare altrove un altro amore -- il pensiero che egli stesso
-accarezzava! -- non dovesse neppure affacciarsi alla mente mia. E troppo
-sicuro d'essere amato, rispondeva meno all'amor mio, non pensando che
-questo fosse un torto, o pensando che fosse un torto minore e più
-tollerabile di quelli che altri m'aveva fatti. Ma le azioni umane non
-hanno tutte un valore relativo a chi le commette, alle circostanze nelle
-quali sono commesse, allo stato di colui che le apprende? E la freddezza
-d'un uomo come lui m'era più grave, dopo ciò che avevo patito, di tutti
-i tradimenti dell'altro amante... Così, giorno per giorno, il dissidio
-cresceva. L'ingrato destino ci era stato largo d'un bene incredibile;
-noi ce lo lasciammo sfuggire. L'amor nostro fu il vero, il grande, il
-solo amore; non sapemmo riconoscerlo. Come potevo riconoscerlo, io? Non
-m'ero ingannata altre volte? Non dovevo inevitabilmente sospettare di
-ingannarmi anche ora? A qual segno poteva riconoscerlo, egli che non
-aveva termini di confronto? Così il nostro inganno procedeva da opposte
-ragioni. Mancava ad entrambi la prova. L'avemmo.
-
-Ella ripetè:
-
--- Fu questa.
-
-E passatasi una mano sulla fronte, lentamente, da una tempia all'altra,
-disse, come in sogno:
-
--- Io lo tradii.
-
-Dopo una pausa riprese:
-
--- Imaginate voi che cosa dev'essere un pazzo che abbia perduto, insieme
-con l'intelletto, la vista? Soltanto un pazzo cieco avrebbe potuto fare
-quel ch'io feci -- ragionatamente, deliberatamente. Pensai che egli non
-mi amava più, che non m'aveva amata mai. Credetti alle parole d'un
-altro, di quelli che ci troviamo attorno nelle agonie del sentimento,
-corvi che hanno fiutato il cadavere. No, non lo credetti! Non credevo
-più nulla. Ma questo scetticismo, la certezza che non c'era nulla, la
-persuasione d'esser discesa tanto basso da non poter cadere più giù mi
-buttò incontro ad un altro. Egli s'era accorto di quest'altro e non
-aveva trovata una sola parola per salvarmi. Io pensai: «Vuol dunque
-gettarmi via come una cosa inutile e vile!» E volli io stessa lasciarlo.
-Quando glie lo dissi...
-
-Ella s'interruppe, esitante; e ad occhi chiusi, rovesciando un poco la
-testa, irrigidita come per catalessi, con voce lenta e gelata soggiunse:
-
--- Dopo che sarò morta, dopo che m'avranno chiusa dentro una bara, dopo
-che la terra mi avrà ricoperta, io udrò ancora quell'urlo.
-
-Rimase quasi assorta qualche momento, poi ricominciò:
-
--- Saremmo stati ancora a tempo. Ma la benda non era ancora tutta caduta
-dagli occhi nostri. Io credevo d'averlo ferito nell'orgoglio soltanto,
-_trionfavo_ provandogli che valevo ancora per gli altri, ottenevo la
-_rivincita_! Egli vide confermato il suo giudizio sulla mia infamia. Un
-intimo senso di sollievo, quella calma ingannatrice che precede lo
-scatenamento delle tempeste, ci pervase entrambi. Egli scomparve ed io
-ricaddi. Allora, allora soltanto, quando un altro prese il suo posto,
-quando io mi sentii nelle braccia d'un altro, quando questa miserabile
-carne fu preda d'un altro, un gemito sordo e lungo, il gemito d'una
-disperazione mortale uscì dal mio petto.
-
-E un sorriso indefinibile, d'ironia, di pietà, di sprezzo, rischiarò
-quel viso.
-
--- Io sapevo, per averla tanto provata, la nausea del risvegliarsi
-accanto a qualcuno che fino alla vigilia è stato un estraneo e che dopo
-l'ultima intimità sarà più estraneo di prima. Io avevo curata questa
-nausea col procurarmene un'altra maggiore, e poi un'altra ancora
-maggiore. Ora non ne provavo alcuna. L'insensato stupore, il tremendo e
-senza fine sterile rimorso m'agghiacciavano troppo. No, io non credevo
-alla realtà; mi sentivo come sotto l'impero d'uno di quei sogni
-mostruosi durante i quali sappiamo però di sognare. Ed un pianto
-sconsolato, inesauribile, grondava dai miei occhi; uno di quei pianti
-che sembrano stemperare l'anima stessa, che nei sogni ci destano. Ma il
-mio risveglio era più tetro del sogno. E come in sogno io pensavo che
-qualche misteriosa potenza aveva certamente cambiato le fattezze, gli
-sguardi, la voce dell'uomo che fino a qualche giorno innanzi era stato
-mio, e come in sogno io cercavo di rivederlo attraverso quest'altro. Io
-figgevo il mio sguardo nel suo, lungamente, intensamente, fino ad
-abbacinarmi, per discoprire nel suo sguardo i lampi del Perduto; poi
-chiudevo gli occhi ostinatamente, inflessibilmente, imponendogli di
-tacere, per illudermi, per credermi ancora insieme col Perduto. Ed
-accadde questo: che i miei avidi tentativi, i miei funebri ardori, la
-mia lunga pazzia accesero l'animo non del tutto volgare del mio nuovo
-amante; egli credè ch'io facessi tutto ciò per lui -- per lui! -- e al
-soffio della grande passione quel fuoco divampò alto e gagliardo, ed
-egli trovò inaspettatamente una parola, l'accento dell'Altro...
-Illusione terribile!... Io m'afferravo a lui, gli prendevo il capo fra
-le mani, gli dettavo le parole che ancora, che sempre mi risonavano
-all'orecchio, e gl'ingiungevo di ripeterle, ed egli le ripeteva,
-pensando che l'amore le suggerisse. E per un attimo io Lo ritrovavo! No,
-la nausea d'un tempo non mi soffocava più; no, io non potevo scacciare
-quest'uomo quando l'orrore invadeva l'animo mio, giacchè per suo mezzo
-recuperavo in qualche modo colui che avevo disconosciuto; giacchè la
-nausea, l'orrore, il pianto lungo e cocente mi rivelavano ciò ch'io
-avevo negato: la forza d'una passione che era la mia stessa vita! Non
-potevo scacciarlo; potevo soltanto e dovevo disingannarlo, dirgli a che
-mi serviva, perchè facevo tutte queste cose -- e glie lo dissi! Gli
-dissi che mai, mai avevo avuto un palpito, un solo pensiero per lui; lo
-costrinsi ad ascoltare la confessione dell'amor mio per un altro, gli
-dissi che cercavo quest'altro in lui; che invece di farmi obliare egli
-dava nuova forza alla passione mia; che ora, la prima volta, grazie a
-lui, grazie al mio tradimento, acquistavo la prova luminosa,
-sfolgorante, irrecusabile di quell'amore. E nella risurrezione della
-fede il mio spirito acquistava una sovrannaturale chiaroveggenza, un
-intuito fatidico: io sentivo che una rivelazione eguale alla mia doveva
-essersi fatta nell'anima del Perduto; che, lontano da me, attraverso
-nuove esperienze ed impreviste vicende, egli doveva piangere com'io
-piangevo perchè _sapeva_ che lo piangevo... Un giorno lo rividi. Corsi
-da lui.
-
-Ella quasi gridò:
-
--- Chi avrebbe potuto arrestarmi?
-
-Riprese con voce più sorda:
-
--- Gli dissi: «Sputami in viso, ma ascolta. Tu non mi credesti quando ti
-giuravo d'amarti. Dell'amor mio non seppi, non potei darti nessuna prova
-perchè io stessa ne dubitai. Questa prova ora la posseggo. Pensai
-dimenticarti, e la tua memoria mi ha schiacciata. Ti abbandonai, e t'ho
-ritrovato da per tutto. Ti porto con me. Nessuno ti strappa più da
-questo cuore. Metti i tuoi piedi sulla mia faccia, ma lasciati dire,
-ora, che t'amo...» Egli... egli...
-
-Giunse le mani, girò intorno lo sguardo come smarrita, e a poco a poco
-l'espressione dell'estasi si dipinse sulla sua faccia smorta.
-
--- Egli mi si fece vicino, mi guardò tacitamente. Tremava. Mi disse,
-così piano ch'io compresi piuttosto dal moto delle pallide labbra: «Sei
-tu?» Io potevo ancora parlare. Gli domandai: «Non m'abborrisci?» Ei
-rispose: «Ti piango...» Vedete voi queste mani? Qui caddero le sue
-lacrime, ed erano calde come gocce di sangue. Io non piangevo, sentivo
-il cuore battermi in gola. Tra le lacrime egli diceva: «Sei dunque tu?
-Non ho dunque sognato?... Quando io ti sospiravo, l'anima tua se ne
-veniva incontro a me?... Tu sai ora veramente quanto mi amavi?...
-Nessuno di noi lo seppe, mai!... Povere creature umane, quali inganni
-sono i nostri!... Come fummo ciechi e sordi e ostinati nell'errore!...
-Ora la luce s'è fatta...» A quelle parole, alla certezza che egli mi
-dava, il cuore avrebbe dovuto allargarmisi dalla gioia, la fascia che mi
-cingeva la fronte cadere, tutto l'essere mio esultare... e invece
-un'ambascia muta, un terrore infinito mi piegavano, un gran freddo mi
-faceva rabbrividire... Egli diceva ancora: «Bisogna che l'aria ci
-manchi, per riconoscere che ne viviamo!... Neanch'io potei darti la
-prova d'un amore nel quale non avevo fede... Credetti di poterne trovare
-altrove uno migliore... Che stolto!... No, non accusarti: io fui
-colpevole al pari di te. Come te, ora soltanto sono sicuro e posso dire
-di amarti. Non pensar mai con rimpianto a tutto ciò ch'io ti dissi e che
-feci per te nei primi giorni della nostra fortuna; non rimpianger mai i
-giuramenti che l'ebbrezza dettava: nessuna prova d'amore vale questa che
-oggi ti do...» E il mio terrore cresceva, lo sguardo mi s'appannava, le
-vene mi si vuotavano: perchè se egli avesse detto che tutto era finito
-tra noi, io non avrei avuto di questa fine una certezza tanto disperata
-come udendo quelle parole. Nondimeno, dissi: «Allora, se tu mi ami
-ancora...» Un sorriso più triste di tutte le sue lacrime, il sorriso di
-chi muore mentre sente promettersi la salute e i beni della vita, passò
-nel suo sguardo. Egli prese le mie mani e rispose: «Noi non ci vedremo
-più.» Mai la sua voce fu così dolce. Egli baciò queste mani e questa
-fronte -- soltanto!...
-
-E due lacrime, grosse e roventi come quelle da lei versate quel giorno,
-solcarono lentamente le sue guance. Quando la sua ambascia si calmò,
-ella ripetè:
-
--- Fu questa la prova dell'amor nostro, ed è questa la grande prova
-dell'amore operante e attuale. Ma, come una legge spaventevole vuole che
-tutto si sconti, anch'essa s'acquista quando l'amore è perduto.
-
-
-
-
-DIBATTIMENTO
-
-
- _Contessa mia,_
-
-Già: l'amore nasce, vive e muore -- muore specialmente, troppo presto,
-in mille modi. Ella giudica che il modo nel quale morì l'amore delle due
-persone di cui le narrai ultimamente la storia sia molto triste; ma
-crede ella che vi siano forme di morte grata?... Io non dimenticherò mai
-una strana conversazione alla quale assistetti una volta; una
-conversazione di soli uomini, dove fu appunto proposto e discusso questo
-soggetto. Le persone che vi presero parte non le riusciranno forse
-nuove: erano i tre Tedeschi dei quali altra volta le parlai: Ludwig
-Kopfliche, Fritz Eisenstein e Franz von Rödrich.
-
-Scena: la sala d'una casetta di campagna; il tramonto d'una scura
-giornata di novembre, col cielo coperto di tediose caligini fra le quali
-l'ultima luce filtrava livida e triste; l'agonia del giorno e dell'anno,
-un senso di freddo in tutte le cose, nella campagna silenziosa e
-deserta, negli alberi dai rami sfrondati, nel mare d'un grigio metallico
-flagellato dal vento, nel cuore degli uomini che aveano visto cadere ad
-una ad una tutte le loro illusioni...
-
--- Pensate voi, -- diceva Ludwig, -- alle primavere future?... Quante
-anime nuove esulteranno! Quante speranze fioriranno nelle vergini
-fantasie! Quante mai vite si schiuderanno ai sorrisi del sole!
-
--- Il nostro egoismo si ribella a questo pensiero, -- soggiungeva Franz.
--- Poichè noi ce ne andiamo, vorremmo che l'universo s'inabissasse con
-noi, che nessun altro potesse più dissetarsi alla coppa distolta per
-sempre dalle nostre labbra avide ancora...
-
--- Ma, -- ribatteva Fritz, -- anche gli altri morranno! Anche gli altri
-vedranno mancare il dolce liquore prima di averlo assaggiato... Perchè
-li invidiate? Dovreste compiangerli!... No, i venturi non sono da
-invidiare; degni d'invidia son quelli che furono o che non sono mai
-stati...
-
-Quando Fritz tacque, il silenzio ripiombò tutt'intorno; udivasi
-solamente il gemito lugubre del vento e il leggero tremolìo d'un vetro
-mal commesso nella intelaiatura della finestra.
-
-Gli sguardi dei tre uomini avevano espressioni diverse. Ludwig guardava
-il mar grigio con i suoi grigi occhi profondi, e sembrava cercare
-qualcosa di là dalla linea dove l'acqua e le nubi si confondevano;
-Franz, con una mano fra i capelli, mirava, come affascinato, un punto
-del suolo ai suoi piedi, e Fritz batteva rapidamente le palpebre,
-girando il capo, quasi per sottrarsi ad una molesta visione.
-
--- I morti amori!
-
-Franz, nel silenzio incombente, aveva pronunziato quelle parole; ma, poi
-che una medesima idea occupava lo spirito degli altri amici, essi si
-riscossero, ripetendo, a fior di labbra:
-
--- I morti amori...
-
-Vi fu ancora silenzio; poi Ludwig, il curioso, domandò;
-
--- Sapete voi dirmi in quanti modi può morire l'amore?...
-
--- No, nessuno può dirlo, -- rispose Fritz. -- Possiamo dire questo
-soltanto: che l'amore muore in tanti modi quante vi sono anime amanti.
-
--- Ma qual morte è più trista?
-
--- Sono tutte tristi del pari.
-
-A quel giudizio, Franz sorse in piedi.
-
--- Non dite così! Non dite così!... Tristi egualmente? Egualmente
-strazianti?... Vuol dire che voi non sapete!... Allora, sentite. Vi è
-una potenza terribile, misteriosa, fatale, che se piomba intorno a voi
-vi fa misurare d'un subito tutto l'abisso della vostra miseria; una
-potenza contro la quale non v'ha riparo che valga; una potenza che si
-rivela tutti i giorni, tutti i momenti, ma della quale voi non
-v'accorgete se non quando colpisce qualcosa di vostro. Questa potenza è
-la Morte... Sentite. Esiste al mondo una creatura che è l'anima della
-vostra anima, per cui dareste tutto il sangue vostro, lontano da cui non
-potete vivere neppure un istante. Questa creatura, bella, buona, soave,
-nel fiore degli anni, si è data a voi, per sempre; voi avete imparato,
-ogni giorno di più, ad apprezzarla, ad amarla. Tutte le vostre
-confidenze più intime, tutte le vostre parole più tenere, tutte le
-vostre carezze più blande sono per lei. Voi non vedete se non con i suoi
-occhi, non respirate se non con le sue labbra, non vivete se non della
-sua vita. Repentinamente la truce potenza si spiega su lei. Voi potete
-inginocchiarvi dinanzi agli uomini che, per ironia, si chiamano della
-scienza, scongiurarli piangendo di sottrarla alla potenza malvagia; voi
-potete giungere le mani, alzare lo sguardo al cielo, ricordarvi le
-preghiere apprese da fanciullo, dire a Dio: «Io credo in Voi, abbiate
-pietà di me...,» voi potete dire a lei stessa, con voce rotta,
-passandole una mano fra i capelli madidi di sudore, stringendo con
-l'altra la mano sua sempre più fredda: «Per pietà, non morire, non
-voglio che tu muoia, non mi lasciare, ho paura!....» voi non riuscirete
-ad arrestare un minuto l'opera di distruzione. E una notte tremenda voi
-vedrete il suo sguardo rovesciarsi, le sue labbra dischiudersi,
-irrigidirsi il suo corpo. Vorrete fuggire lo spettacolo orribile, e
-un'attrazione più forte della vostra volontà v'inchioderà lì dinanzi.
-Morta!... Morta!... Morta!... Allora esaurirete tutte le vostre lacrime
-e tutte le vostre imprecazioni. Morta!... Morta!... Morta!... E
-ripeterete questa parola fino a smarrirne il significato. A un tratto vi
-sovverrete di quel che un giorno ella vi disse: «Se morrò prima di te,
-vestimi di bianco, coi capelli disciolti; non voglio che i becchini mi
-tocchino....» Ella rabbrividiva da capo a piedi, a quest'idea; ora non
-ha più un sol moto. Voi contemplate il suo viso dove una bellezza nuova,
-soprannaturale, divina, si va dipingendo; vorrete recidere una ciocca
-dei suoi capelli, e di repente vi ricorderete di quella che ella stessa
-recise, che vi diede un giorno, il giorno delle beate promesse. Voi
-pensate: «Ho ancora molte ore per contemplarla,» e quelle ore passano,
-volano. Allora vi mettete a gridare, a soffocare le vostre grida. E se
-un amico pietoso tenta di confortarvi, voi odiate quell'uomo, odiate
-ogni vivente, abborrite la vita.... Ah, sono tutte tristi egualmente le
-morti dell'amore? Ma voi non avete composto in una bara le forme adorate
-che teneste strette fra le braccia; non avete sentito opprimervi il
-petto pensando all'oppressione che _ella_ soffrirà sotterra; non avete
-visto la terra cadere sulla bara, coprirla, nasconderla.... Voi non
-avete provato che cosa vuol dire sognare che ella è ancora accanto a
-voi, e risvegliarvi pensando alla vostra solitudine, alla vostra
-solitudine eterna!... E non avete provato, tormento ineffabile, strazio
-senza parole, il lento svanire del fantasma, dell'imagine, del ricordo,
-nonostante tutti i vostri sforzi per vivificarlo, per afferrarlo, per
-trattenerlo ancora....
-
-Egli tacque. Ludwig pareva non avere ascoltato, immerso sempre nella
-contemplazione del mare. Fritz, che aveva nervosamente arricciato i suoi
-baffi, replicò:
-
--- Tu dunque credi che la più angosciosa morte dell'amore sia quella
-prodotta dalla morte della creatura amata? In verità, mi fai ridere.
-
-Alla luce sempre più scialba del fosco tramonto, il suo viso appariva
-pallidissimo; le sue labbra s'atteggiavano a un ironico riso.
-
--- Tu accusi la morte! Non sai dunque di che cosa è capace la vita?...
-Ti duole che una potenza fatale distrugga il sogno d'una gioia senza
-fine? Ma tu non pensi che, in ragione di questa stessa fatalità, il tuo
-spirito finalmente s'acqueta! Sta dunque a sentire. V'è una creatura che
-t'ha detto: «Sono tua, per sempre.» Chi distrugge il senso di queste
-parole? Ella stessa!... Ella t'ha detto che t'ama, e un bel giorno ti
-dice: «Non t'amo più!» Bada ancora: al tempo dell'amore felice ella ti
-ripeteva, malinconicamente: «Sarai tu quello che mi lascerai!» Tu allora
-protestavi, giuravi, non sapevi nè potevi darle una prova del suo
-inganno. Adesso, quando ella ti ha detto che non t'ama più, quando t'ha
-fatto comprendere che fra te e lei non c'è più nulla di comune, che cosa
-fai? Sei preso da un impeto di sdegno, la colmi di rimproveri, la
-minacci? No!... Tu ti getti ai suoi piedi, le ricordi le sue parole, le
-dici: «Com'è possibile? No, non è possibile! Tu vuoi mettermi alla
-prova, tu vuoi farmi paura. Tu sei mia, tu m'hai detto che non potevi
-vivere senza di me.... Che cosa t'ho fatto? Quali colpe ho commesse?...»
-Ella tace. Tu ti batti la fronte e riprendi: «Sì, ho una colpa.... Non
-t'ho provato ancora abbastanza quanto sia forte l'amor mio....
-Comprendi: la parola è impotente, il pensiero non si esprime mai tutto.
-Ma guardami in fondo all'anima: non vedi come è tutta piena di te? Io
-sento in questo momento che non ti ho mai amata tanto....» Ella scuote
-il capo, ti oppone fredde ragioni, ti addebita colpe insignificanti
-delle quali ella stessa non è immune. Tu non le rimproveri le sue; le
-prendi una mano, la scuoti, la guardi negli occhi, la chiami col dolce
-nome antico. Ella s'irrigidisce, ti respinge, evita il tuo sguardo;
-allora la luce si fa nel tuo spirito: ella ama un altro. E la terra ti
-manca sotto i piedi. Quella creatura, quell'anima, quel corpo, sono d'un
-altro! È possibile? Glielo chiedi, con voce strozzata, gemendo ed
-urlando, ed ella protesta freddamente, risponde che non ha conti da
-renderti. Il tuo orgoglio d'uomo è ferito; ti senti un gran sdegno
-ribollire nel cuore: non dici nulla. Ti alzi, le stringi la mano, fai
-per andar via. Ma sei legato con tanti e così sottilissimi fili a quelle
-mura, a quella persona, che senti il tuo cuore lacerarsi. Che ti dice
-ella? Ti dice: «Addio!» All'uscire da quella casa, con la fronte in
-fiamme, un martello alle tempie, la gola stretta, le labbra inaridite,
-ti metti quasi a correre, incapace di coordinare le tue idee, non
-riconoscendo nessuna delle persone che incontri per la via, occupato
-soltanto dell'oscuro pensiero che ormai la percorri per l'ultima volta.
-E una parola ti risuona all'orecchio: quell'_addio_ terribile, la parola
-che si pronunzia nelle agonie, nelle separazioni senza ritorno, nelle
-ore fatali della vita -- la parola che fiacca il tuo sdegno, che seda i
-tuoi istinti di ribellione, e che ti stringe il cuore, ti brucia gli
-occhi, ti toglie il respiro.... Tu pensi: «Non la vedrò dunque mai
-più?... Non sentirò il suo capo appoggiarsi al mio petto, non stringerò
-più la sua mano, non bacerò più la sua fronte?...» Passano giorni vuoti,
-monotoni, eterni. Tu ritrovi le sue lettere, i suoi ritratti; ed hai
-paura di toccarli, di mutarli di posto. Diventi superstizioso. Ad ogni
-squillo di campanello pensi: «È lei! Mi scrive, si pente, mi chiama!...»
-Nulla! Tutto è finito! Tu non la vedrai più, mai più, mai più! A queste
-parole che tu ripeti incessantemente, disperatamente, la tua ragione
-vacilla. Perchè mai più? Che cosa può vietare che due esseri viventi si
-rivedano ancora? Quali insuperabili barriere, quali distese di mari e di
-terre li posson dividere? Quali catene potranno impedire che tu ti
-slanci verso di lei? E vuoi rivederla; a costo di tutto bisogna che tu
-la riveda. Davanti a lei la tua passione scoppia selvaggiamente.
-Minaccioso e supplice, le dici dapprima: «Ti ammazzerò!» e poi le
-mormori piano: «Io so ancora tante parole d'amore che non t'ho dette
-ancora!...» Ella si scuote, ti blandisce, ti prega di non farle male, ti
-scongiura di rassegnarti, di farti una ragione, di accordarle la pace.
-Naturalmente non si può sempre parlare, gridare, piangere, mordersi. E
-stanco, esausto, sfinito, vai via; questa volta, comprendi bene, per
-sempre. Solo, in silenzio, riprendi a piangere, la piangi come morta; ma
-ella non è morta per gli altri; è morta per te. Tu la scorgi, talvolta;
-e provi il bisogno pazzo di andare a piangerle vicino, di toccarla, di
-contemplarla. Se ella fosse morta, se la terra la ricoprisse, il tuo
-cuore s'acqueterebbe: tu non avresti queste tentazioni, la tua piaga non
-si riaprirebbe continuamente. Tu non penseresti di tentare ancora una
-volta la resurrezione di quel passato il ricordo del quale ti brucia
-come un carbone ardente -- perchè, rammentalo, l'idea dell'impossibile,
-dell'irreparabile repugna in grado supremo all'anima nostra; perciò la
-speranza è l'ultima a morire. La morte ha questo di buono: uccide la
-speranza. Invece tu speri ancora; tu dici: «È forse impossibile che
-questo passato risorga? No: basta che ella voglia....» Allora pensi a
-tutti i suoi momenti buoni, a tutte le prove di tenerezza che ti diede;
-vorresti gettarti un'altra volta ai suoi piedi, affidarti alla sua
-pietà. Tu pensi: «Se ella dice di sì, che tripudio scoppierà nell'anima
-mia! Questa benda di ferro che mi fascia la testa cadrà! Che aria
-ravviverà il mio petto oppresso! E come impazzirò di gioia dopo essere
-stato sul punto d'impazzir di dolore!...» Ed ella ti risponde: «No!...»
-Accusa la morte, adesso!... Per la creatura morta tu provi una infinita
-pietosa dolcezza, una soave malinconia rassegnata; per questa creatura
-viva il rancore, il livore si mescola alla tua passione e la intorbida e
-la corrode e ti strugge.
-
-Tacque anch'egli, ansando un poco. Franz non aveva opposto nessuna
-ragione agli argomenti di lui; Ludwig se n'era rimasto sempre a guardar
-l'orizzonte che adesso, nella sera già calante, si veniva perdendo.
-
--- Conosco, -- diss'egli finalmente, portandosi le mani alla fronte e
-passando le palme sulle sopracciglia, -- conosco una fine d'amore più
-triste ancora di tutte coteste.
-
-I due amici lo guardarono.
-
--- La fine d'amore più triste, più tormentosa, più tragica, è un'altra.
-Non è la brutale che segue alla morte, o all'abbandono, al tradimento: è
-la fine lenta, lunga e quotidiana, l'esaurimento continuo prodotto
-dall'azione del tempo, dal fatale svanire d'ogni cosa umana. Il giorno
-che voi avete confessato l'amor vostro, che ne avete ottenuto il
-ricambio, avete detto a voi stesso: «E' per sempre! per sempre!» Voi
-credete a questa parola, pensate che se qualcosa d'indipendente dal
-vostro volere non accadrà, l'amor vostro durerà eternamente. Ed è,
-dapprima, il tripudio più puro fra le proteste più pazze. Un sentimento
-di meraviglia occupa il vostro spirito: pensate alla creatura che
-vedeste un giorno da lontano, a cui parlaste col rispetto più timido,
-per cui sentiste nascere il desiderio più disperato -- e questa creatura
-adesso è vostra, vi appartiene, tutta! Voi quasi nol credete; se la
-vedete, talvolta, passar da lontano, il dubbio rinasce nel vostro
-spirito. Nel cuor vostro una gratitudine immensa, una devozione
-sconfinata raddoppia l'amore. Tutti i giorni voi le scrivete, le mandate
-qualcosa del vostro pensiero, del vostro cuore. Ella impara a memoria le
-vostre lettere, ve le ripete, ve ne chiede altre. Voi ricominciate,
-ancora, sempre; ma, senza accorgervene, le antiche espressioni vi
-ritornano sotto la penna e, a poco a poco, naturalmente, vi ripetete. Vi
-mancano le parole? Che importa! Voi pensate che da tutti i vostri atti,
-da tutta la vostra vita, ella dev'essere assicurata della saldezza del
-vostro affetto. Ella non pensa così; si lagna perchè vi crede
-intepidito, fa consistere il bene in certe cose che per voi non hanno
-significato. State in guardia: voi cominciate a scorgere i difetti
-nell'idolo. E se chiudete gli occhi per non vederli, altri invece se ne
-rivelano. Allora voi ve ne fate una ragione; tutte le creature umane non
-hanno forse i loro?... Sapete che cosa vuol dir questo? Vuol dire che
-dal periodo epico voi già passate a quello critico. Voi vi ammirate per
-la vostra penetrazione, per la vostra ragionevolezza. Il vostro egoismo
-vi mantiene pertanto in una illusione; vi dimostra che, dal canto
-vostro, voi non avete difetti di sorta; ella non può, non deve trovarne
-in voi. Un bel giorno, una sua parola, l'accento col quale ella la
-pronunzia, vi aprono gli occhi; ella ha scoperto i vostri difetti
-secreti, le vostre debolezze intime, quel che c'è in voi di manchevole,
-di meno bello. Allora il vostro amor proprio s'impunta. E vi chiudete in
-un offeso riserbo, o vi vendicate dicendole apertamente i suoi torti.
-Adesso ciascuno di voi giudica l'altro, senza riguardi, per quel che
-vale. Un istinto d'avversione vi domina; ma i legami che vi stringono
-sono tanto forti che non si spezzano. E sapete a che cosa somiglia
-allora la vostra situazione? Somiglia a quella di due forzati avvinti da
-una stessa catena, ciascuno dei quali è costretto a non fare un passo
-che l'altro non faccia. Quando voi pensate all'illusione dei primi
-giorni, chiedete: «Come mai s'è dissipata?» E non sapete rispondere; il
-disinganno s'è venuto operando lentamente, inavvertitamente. Presto
-s'accresce ancora; presto voi domandate un'altra cosa, la cosa opposta:
-«Come ho potuto illudermi?» Tanto è profondo l'abisso scavatosi!...
-Tutto ciò vi fa paura, perchè quel complesso di moti diversi ed opposti
-che si chiama l'amore è ancora in voi. Ecco: voi chiudete gli occhi,
-abolite la percezione del mondo circostante, guardate in fondo alla
-vostra memoria. Il ricordo dei giorni sereni vi brilla: perchè non
-potreste riafferrarli? La donna che voi amate non è morta, non v'ha
-abbandonato, è sempre vicina a voi; ma sapete che avviene? Ella non è
-più la stessa che conosceste un giorno. L'assiduità con la quale l'avete
-contemplata, esaminata, studiata, ha finalmente alterato le linee del
-suo viso, della sua persona; vi ha fatto scoprire in lei aspetti,
-attitudini, espressioni che prima non avevate visti. Voi vi sforzate di
-ritrovarla come al tempo che nacque l'amore; per questo la rimettete
-nella stessa luce nella quale prima v'apparve, ed esumate tutti i vostri
-ricordi, e vi riportate continuamente col pensiero al passato. Ogni
-sforzo è inutile: no, non è più lei, non può esser più lei... Le sue
-carezze d'ora non sanno più come le prime; le sue parole d'ora non hanno
-il suono delle antiche. Voi comprendete che uno stesso mutamento accade
-in lei, ma nessuno di voi ha il coraggio di dirlo. Ella vi domanda di
-ripeterle le parole innamorate che le prodigaste; le ripetete, e una
-ironia amara vi torce le labbra. Lontano da lei vi proponete di dirle
-tutto, sinceramente, di non rappresentare più oltre una commedia;
-trovate le parole, cominciate una lettera, ma non avete la forza di
-compiere il vostro proposito. Se qualche momento di tenerezza ritorna,
-dovreste esultare, è vero? Invece il vostro scontento s'accresce; vi
-accusate di fiacchezza, di imbecillità; avreste voglia di percuotervi,
-d'insultarvi...
-
-L'ultima luce agonizzava, un chiarore verdastro si diffondeva sotto le
-nuvole pesanti, illividiva i volti dei tre uomini al cui sguardo la
-desolata campagna e il mar flagellato formavano come un paesaggio
-appartenente ad un altro mondo, più vuoto, più freddo, più lugubre.
-
--- Chi non ha conosciuto questo, -- riprendeva Ludwig, -- non sa nulla
-delle agonie sentimentali, della vanità degli affidamenti, dei
-giuramenti umani. _Per sempre!_... Non una potenza ineluttabile, non una
-volontà estranea alla vostra distrugge questa promessa; ma il vostro
-stesso cuore; siete voi che ridete di voi! La fine più brusca, la
-rottura più repentina non hanno nulla di tanto lacrimevole quanto questa
-agonia. La pietà si mescola allo sdegno ed all'ironia; in certi momenti
-dimenticate il vostro scontento pensando al dolore che si rovescerà su
-voi due quando le parole irrevocabili saranno pronunziate... E
-prolungate l'inganno, e soffrite, e fate soffrire; finchè, un giorno,
-quando meno ve l'aspettate, a proposito di nulla, tutto finisce...
-Sapete allora che accade?
-
-Nessuno rispose. L'oscurità invadeva la stanza; nessuno pensava a far
-accendere il lume.
-
--- Accade, al morale, qualcosa di simile a quel che avviene al fisico,
-quando una parte del vostro corpo, mortificata, distrutta, è portata via
-dal ferro del chirurgo. Sapete quel che si legge nei libri: l'infermo,
-spasimante, s'acqueta sotto l'azione torpente dell'etere. Dapprima un
-senso di liberazione, un'aura esilarante gli rinfrescano il cervello.
-Egli ride, si sente più leggiero, quasi trasportato su per l'etere, per
-quell'altro etere, l'imponderabile. Poi s'accascia, s'addorme, non sente
-più nulla. Quando riapre gli occhi alla luce, tutto è finito; il suo
-piede sfracellato, il suo braccio incancrenito non sono più attaccati al
-suo corpo. Egli guarda il posto vuoto; ma che cosa è il nuovo portento
-che adesso si compie? Egli _sente_ che il piede, che il braccio portati
-via aderiscono ancora a lui; le sue sensazioni vi si localizzano ancora;
-egli vi avverte come un formicolio, crede di poterli muovere,
-adoperare... Così accade nell'anima. Quando la passione mortificata ne è
-stata staccata, quando il ragionamento vi dice che non potrà più
-tornare, il vostro sentimento si proietta ancora in essa e, più di ogni
-altro moto reale, più d'ogni altro affetto presente, l'anima avverte la
-presenza dell'amore perduto...
-
-La notte era fonda e la voce moriva.
-
-
-
-
-IRONIE
-
-
-Credo, mia cara amica, che ella abbia ragione. Quantunque tutte le forme
-di morte dell'amore siano dolorose e strazianti, se esso muore
-soffocato, strozzato violentemente dalla persona che noi amiamo e che
-non ci ama più, il dolore e lo strazio sono massimi e veramente
-insopportabili. Ciò accade perchè allora non solamente l'amor nostro è
-disdegnato e respinto, ma tutto il nostro amor proprio è ferito e
-calpestato. Se ella dunque vuol sapere da me in qual modo questa pena
-estrema dei traditi e degli abbandonati guarisce, già è in grado di
-indovinare la mia risposta.
-
-Reprimere la nostra passione dicendo a noi stessi e dimostrando che
-l'oggetto nel quale la riponemmo ne è indegno, non vale a niente: già in
-una precedente mia lettera io le parlai della contraddizione per la
-quale proprio l'indegna persona sembra meritevole sopra ogni altra,
-unicamente.
-
-Alcuni credono che il riso sia un buon revulsivo, e non è infatti da
-disprezzare. Conosco un abbandonato il quale, struggendosi nel suo
-dolore, cominciò a sorridere e a sentirsi molto meglio quando vide la
-antica sua amante a braccio di un altro uomo, in un luogo oscuro,
-pendere dalle sue labbra e stringersi tutta a lui...
-
-Ha ella notato come lo spettacolo di due amanti e anche di due sposi
-ecciti spesso il sorriso beffardo? E perchè mai la vista dell'amore,
-dell'amore felice, invece di disporre alla gioia dispone alle beffe?...
-Io credo che si possano assegnare due cause di questo fatto, cioè una
-sola causa che agisce in due modi differenti. Essa risiede in quelle
-leggi che dell'amore, d'una cosa cioè molto e fin troppo naturale, hanno
-fatto una cosa misteriosa, difficile e quasi vietata. Di questa
-prepotente passione non si deve quasi parlare nel civile consorzio;
-mentre di tutti gli altri bisogni noi vediamo quotidianamente lo
-sfoggio, questo qui dobbiamo piuttosto indovinarlo attraverso le
-ipocrite convenienze. Tutte le volte adunque che esso si rivela o
-traspare, come quando un corteggio nuziale attraversa le vie d'una città
-o quando una coppia di amanti erra nelle ombre propizie di qualche
-deserto bastione, allora l'improvvisa rivelazione d'una troppo celata e
-contrastata realtà dispone al sorriso. Aggiunga ancora che lo spettatore
-dell'amore vorrebbe anch'egli, ma non può, per le medesime leggi severe,
-prendersi sotto il braccio una persona con la quale poter fare ciò che
-fanno i due attori; e l'invidia umanamente le spiegherà il suo scherno.
-
-Chiudiamo questa parentesi e torniamo alla persona di mia conoscenza:
-costui, vedendo tubare le due tortorelle, una delle quali era il rivale,
-l'altra la donna che fino a pochi giorni innanzi giurava d'amar lui,
-sentì tanto più acutamente l'umorismo dello spettacolo e, ridendo, si
-sollevò.
-
-Un altro amante abbandonato guarì in un modo che è alla portata
-d'ognuno; perchè non sempre il caso ci è tanto propizio da farci
-spettatori dei nuovi idillii delle nostre antiche fiamme. Ecco il modo:
-l'abbandonato, spasimando alle memorie del perduto amore, tremava di
-paura al pensiero di vederne i materiali ricordi. Come contemplare senza
-entrare in agonia i ritratti dell'amata, i fiori, i nastri, le cose che
-ella gli aveva donate? Come rileggere senza morire le lettere sue?... Ed
-un giorno vide i ritratti ed i fiori, e il suo dolore crebbe veramente
-oltre misura: ma quando egli cominciò a leggere le lettere, le lettere
-piene di queste espressioni: «L'amor mio per te sarà senza fine... tu
-solo m'hai rivelato l'amore... fuori di te non c'è, non potrà esserci
-mai piacere e felicità... non solo l'amor mio è eterno, ma più eterna
-sarà la mia gratitudine... io voglio morire per provarti che non posso
-amare nessun altro fuori di te... tu potrai lasciarmi, tradirmi,
-scacciarmi, io ti sarò fedele da lontano, eternamente...» leggendo
-queste lettere delle quali aveva avuto paura perchè prevedeva che il
-dolore di non poterne ricevere più mai di simiglianti lo avrebbe
-soffocato, egli sentì improvvisamente il suo petto sollevarsi e il riso
-fiorirgli sulle labbra, perchè la donna che aveva scritto queste cose,
-ella stessa in carne ed ossa, le scriveva in quel punto ad un altro...
-
-Tuttavia questi rimedii, quantunque giovino spesso, spesso anche restano
-inefficaci. Se è vero -- e come negarlo? -- che l'amor proprio è
-massimamente offeso nel tradimento e nell'abbandono, bisogna, per
-guarire radicalmente, che l'amor proprio ottenga la sua rivincita.
-Chiodo scaccia chiodo, dice il proverbio; e se a noi parve finito tutto
-il nostro merito perchè la persona che prima ci amava ora non ci ama
-più, basterà che, perduto quell'amore, noi ne otteniamo un altro perchè
-il merito nostro torni a rifulgere.
-
-Eppure neanche questo rimedio è infallibile! Noi abbiamo ottenuto un
-altro amore e non ce ne contentiamo, perchè non ne volevamo un altro,
-uno qualunque, ma precisamente quello che non potevamo avere: tale il
-bambino bizzoso grida e strepita e non si cheta se, offrendogli voi le
-cose più belle o le chicche più dolci, gli negate quel balocco o quella
-confettura che per l'appunto egli si è fitto in capo di avere!
-
-La guarigione infallibile e radicale non avviene pertanto se non quando
-il nostro amor proprio, offeso perchè ci fu sottratto un amore, è
-soddisfatto all'idea di poterlo riottenere. C'è anche allora un'ironia,
-ed è la più sottile di tutte, perchè noi ridiamo -- di noi stessi...
-
-Eccole a questo proposito un curioso documenta che mi fu mandato una
-volta: sopprimo l'esordio e le comunico la parte più degna della sua
-attenzione.
-
-«Questo amore era stato tutto ciò che di meglio avevo ottenuto al mondo,
-il sogno della mia giovinezza, la felicità della mia vita, e nulla era
-valso a compensarne la perdita. Avevo, sì, tentato di affezionarmi ad
-altre creature; ma l'imagine di quella donna mi restava sempre dinanzi,
-impediva quasi materialmente che io scorgessi le altre, e se pure le
-scorgevo, toglieva loro ogni incanto e sembrava quasi ammonire: «No, mai
-più troverai dolcezze così grandi come quelle che io ti diedi!»
-
-«E dalle sterili prove uscivo sempre più assetato di lei. Sentivo dire,
-a proposito di grandi dolori, di perdite irreparabili, che il tempo è un
-sovrano rimedio, che nulla resiste alla sua azione lenta e continua;
-quest'azione pacificatrice, questo rimedio infallibile io l'avevo
-provato altre volte; ora ogni giorno che passava accresceva la pena mia.
-Il lavoro paziente ed assiduo non era anch'esso un diversivo sicuro? Ma
-non potevo più lavorare, nessun'idea ormai spuntava più nella mia mente
-tutta invasa dai ricordi, oppressa dai rimpianti; e quando pure avessi
-potuto ridarmi all'arte mia, l'avrei ora sdegnata. Tutto ciò che avevo
-fatto non lo avevo fatto per lei, affinchè ella fosse contenta di me,
-affinchè le apparissi meno indegno di quel che mi sentivo? Le sole lodi
-ambite ed apprezzate non erano state le sue? Come tutto mi pareva ora
-inutile, vuoto ed oscuro! Nulla m'interessava più, nulla riusciva a
-strapparmi dal letargo nel quale ero caduto: contavo i giorni, contavo
-le ore. Esse scorrevano con lentezza mortale: come affrettarne la
-caduta? Pensavo: «Se potessi chiudere gli occhi e riaprirli di qui a due
-anni, a tre anni?...» E poi? Perchè? Che cosa aspettavo? Che cosa avrei
-ottenuto? Sì, forse tra qualche anno quel cocente ricordo sarebbesi
-spento; ma, a quest'idea, al pensiero di perdere la stessa memoria di un
-amore che era stato tutto il mio bene, il cuore mi si stringeva talmente
-ch'io trovavo nelle torture presenti una specie di felicità e come
-l'illusione che tutto non fosse ancor morto... Così, invece d'insistere
-nei miei tentativi di stordimento e d'oblio, cominciai ad attizzare il
-mio dolore rappresentandomi tutte le gioie conseguite in quel dolce
-legame, dando un valore perfino alle cose futili, perfino alle cose
-delle quali mi ero stancato. Perchè, infatti, mi ero stancato di certe
-sue esigenze che avevo giudicate irragionevoli, di certe sue
-superstizioni che avevo giudicate puerili. Ora vedevo in esse
-altrettante inestimabili prove d'amore, altrettante fortune impagabili:
-per ottenerne ancora una sola che cosa non avrei dato?... Ella aveva
-sempre voluto che io le scrivessi ogni giorno, anche un rigo soltanto;
-ed io che negli ultimi tempi non l'avevo più obbedita, pensavo adesso,
-ahimè troppo tardi, che scriverle continuamente, che aprirle ogni ora
-l'animo mio era ciò che avrei dovuto far sempre. Anch'ella mi aveva
-scritto tante volte; e rivedere le sue lettere, aspirare soltanto il
-profumo del quale erano impregnate, mi turbava fino alle lacrime. Altre
-volte io avevo restituite le lettere d'amore quando l'amore era finito;
-ma come paragonare questa passione alle antiche? Ed io non mi separavo
-da quelle carte, che non osavo rileggere per pietà di me stesso, ma dove
-era pure la prova che non avevo sognato la svanita gioia... Com'ero
-dunque stato folle nel lasciarmi sfuggire quel bene! Come incolpavo me
-stesso della morte d'un amore che invece ella stessa aveva ucciso!...
-Allora, ripensando alla premeditata freddezza di quella creatura che
-senza darsi la pena neppure di mendicare un pretesto m'aveva scacciato;
-ripensando alla crudeltà della quale aveva dato prova nel restar sorda
-alle mie preghiere, al mio pianto, alla mia disperazione; per un poco il
-mio dolore si mutava in un sordo rancore, in un odio secreto; ma io
-riconoscevo ben tosto, nel finale abbattimento di tutto l'essere mio,
-che questa sua freddezza, che questa sua crudeltà, che l'inflessibile
-rifiuto opposto a tutte le mie insistenze, erano l'origine della mia
-disperazione. L'idea di non averla potuta piegare, il sentimento della
-mia incapacità a ridestare una passione della quale ero andato superbo,
-mi prostravano, mi umiliavano, mi attaccavano a lei sempre più. E come
-se tanta miseria non bastasse, la gelosia, una gelosia terribile che non
-poteva fermarsi sopra una determinata persona, ma che comprendeva tutti
-gli uomini, mordeva il mio cuore. Perchè dunque m'aveva lasciato, colei,
-se non per darsi ad un altro? Perchè era stata così dura verso di me se
-non per riacquistare la libertà, per correre a nuove avventure? Un altro
-aveva preso il mio posto; e quest'altro poteva essere uno dei miei più
-intimi amici come il primo sconosciuto che mi passava accanto per via!
-La credevo capace di tutto; e la disistima, invece di guarirmi,
-accresceva il mio male!
-
-«Avevo pensato di partire, riserbandomi di porre ad effetto questo
-proposito quando null'altro mi sarebbe rimasto da tentare, come i medici
-riserbano per i casi disperati certi pericolosi rimedii che, se non
-affrettano la morte, riescono ad eccitare una crisi salutare nelle fibre
-vicine a distruggersi. I viaggi m'avevano sempre procurato la più
-gradita delle distrazioni. Dentro un treno che corre con la velocità di
-sessanta chilometri all'ora lasciandosi dietro monti, valli, fiumi e
-città; sopra un piroscafo che fende maestosamente il mare mobile e
-largo, avevo sempre respirato a pieni polmoni, m'ero sempre liberato da
-ogni oppressione. Ora non mi decidevo ad andar via. Quantunque la
-ragione mi dimostrasse fino all'evidenza che non c'era più nulla da
-fare, io aspettavo non sapevo bene che cosa. L'orgoglio mio era stato
-crudelmente ferito, nondimeno l'idea di tornar da lei a pregarla, ad
-umiliarmi, mi tentava certe volte ancora. Io mi ribellavo contro me
-stesso, m'accusavo di viltà, non facevo nulla -- ma restavo. La
-divorante e mortale curiosità di sapere che cosa sarebbe accaduto di
-lei, se veramente un altro avrebbe ottenuto i suoi favori, mi
-tratteneva. E mi umiliavo altrimenti, spiandola da lontano, studiando il
-modo di far parlare di lei la gente che la conosceva. Alle volte mi
-sentivo sollevare da tale sdegno contro me stesso per l'incapacità di
-strapparmi quella donna dal cuore, che la risoluzione di partire era
-presa, irrevocabilmente. Ma il terrore di portar meco quel ricordo come
-un vampiro attaccato alla mia carne, intento a succhiare il mio vivo
-sangue, fiaccava il mio coraggio. E speravo ancora, accoglievo ancora
-qualche lusinga! Pensavo che ella avrebbe potuto pentirsi del male che
-m'aveva fatto e cercare un giorno o l'altro di me. E con l'istinto della
-salute che fa aggrappare anche ad un filo d'erba chi precipita in un
-abisso, m'afferravo a queste lusinghe, lavoravo a dar loro qualche
-apparenza di fondata speranza...
-
-Fu un giorno del settembre che ricorreva l'indimenticabile anniversario.
-Lo avevo aspettato con un'ansia ineffabile: i miei ricordi, i miei
-pentimenti, i miei rimpianti, le mie speranze, tutti i moti dell'animo
-mio s'erano esasperati talmente che non credevo possibile resistere di
-più a simile travaglio. Tanti disegni m'erano passati per il cervello,
-uno più pazzo dell'altro, che non sapevo veramente che cosa imaginare.
-Spuntò quel giorno, ed io non feci nulla di nulla. Ma se le fossi stato
-vicino, se l'avessi sentita tutta stretta a me, non sarei stato così
-pieno di lei come in quelle ore di agonia, occupate a ricordare le
-altre, le antiche, le divine, le prime e le sole che contassero nella
-mia vita. Che cosa faceva ella in quei momenti? Era possibile che non
-ricordasse anch'ella? Nonostante la lunga separazione, nonostante la
-lontananza, in quel momento le nostre anime non dovevano confondersi
-come s'eran confuse altra volta? E se così pensava anch'ella, se era
-pentita, se era libera, non toccava a lei di scrivermi una riga, una
-parola, perchè tutto fosse detto?... Quando arrivò la posta cercai con
-mano tremante in mezzo al fascio dei giornali e delle lettere. Non c'era
-nulla. Ebbi veramente un sorriso di profonda commiserazione per la mia
-sciocchezza. Calò la sera, e mai tenebre più paurose chiusero il mio
-cuore. Improvvisamente udii squillare il campanello. Il servo mi venne
-incontro con un dispaccio in mano. Poichè il cuore non mi si ruppe in
-quel punto, la fibra dev'esserne molto resistente. Apersi quel foglio:
-era un mio creditore che mi mandava un vaglia telegrafico. Il giorno
-dopo partii.
-
-«In verità l'esistenza più salda, più tenace, non è già quella delle
-cose o degli esseri, ma quella delle idee e dei sentimenti. Voi potete
-spezzare un oggetto materiale, calpestarlo, incenerirlo, darne al vento
-le ceneri; voi potete uccidere una persona, distruggere quel prodigio
-che è un corpo vivente: ma dinanzi a questa cosa semplicissima che si
-chiama un pensiero, così tenue, così alato, fuggevole tanto che un
-soffio parrebbe doverlo abolire, voi siete inermi. La volontà è l'unico
-mezzo del quale potreste disporre; ma tutti gli sforzi della vostra
-volontà per sradicarlo servono invece a configgerlo più profondamente
-nel vostro cervello. Non voler pensare a una cosa importa rammentarsela
-continuamente; contro l'invasamento spirituale non vi sono esorcismi...
-Sì, io partii, con l'anima abbeverata di fiele, con le labbra contorte
-da un sardonico riso; ma il fischio del treno che si metteva in moto mi
-parve l'urlo della mia disperazione, e quasi tentai rompermi la fronte
-contro la gabbia che mi serrava, tentai precipitarmi dallo sportello per
-finirla una buona volta... E quando fui lontano, quando mi vidi in un
-paese straniero, fra gente sconosciuta, quando udii risonarmi d'intorno
-una lingua ignorata, un immenso stupore mi vinse e sedò per un istante
-il mio cordoglio. Io domandai a me stesso: «Perchè sono qui? Che cosa
-sono venuto a fare? E potrò respirare soltanto?...» Mi mancava l'aria,
-mi sentivo morire. In mezzo al vasto tumulto di quella metropoli,
-dinanzi allo spettacolo di migliaia e migliaia d'uomini correnti dietro
-agli affari, ai piaceri, agli amori, io sentivo di me stesso la pietà
-che certi poveri fanciulli smarriti tra la calca in un giorno di festa
-m'avevano talvolta ispirata. Provai d'annegare il mio dolore negli
-stordimenti dell'orgia; ma come un legno che noi spingiamo sott'acqua
-risale rapido a galla appena abbandonato a sè stesso, così il mio dolore
-risorgeva ogni volta, più acuto. E senza più ritegno, senza più
-vergogna, m'abbandonai ad esso, interamente.
-
-«Avevo portato con me le sue lettere, i suoi ritratti. Una sera mi
-chiusi in camera e li rividi. Terribile! Terribile! Era dunque lei? la
-sua fronte? le sue guance? le sue labbra che avevo tanto baciate? Era il
-suo sguardo che si fissava ancora su me, pieno della mia visione? Tutte
-quelle lettere, quelle parole d'amore, quei giuramenti, quelle promesse
-erano stati ispirati da me? Ed io non avrei più riveduto quella figura
-reale come ora ne rivedevo la mera effigie? Non avrei più ricevuto
-nessuna di quelle lettere, mai? Era dunque come morta?... Allora, nella
-nuova e più dura crisi d'ambascia scatenata nell'anima mia, io pensai di
-fare ciò che prima non avevo voluto: restituirle quelle carte per
-poterle scrivere ancora. Rapidamente quest'idea mi soggiogò. Io le avrei
-scritto per mostrarle l'esulcerata mia piaga, per farle intendere che
-l'amavo ancora tanto da perdonarla, da accusare anzi me stesso, da
-implorare il suo perdono per me. Fra giorni ricorreva il suo natalizio:
-ella non aveva parenti, nessuno dei suoi conoscenti sapeva la data che
-io solo avevo festeggiata, altre volte. Volevo anche ora mandarle una
-buona parola per questa festa che è sempre un po' triste...
-
-«Nella notte alta, nel silenzio profondo, alla luce d'una candela che si
-struggeva con fiamma tremula e lunga, io mi misi a scriverle. Scrivevo
-tre righe e ne cancellavo due. Volevo mettere sopra un foglio di carta
-tutto ciò che avevo in cuore; ma le parole mancavano, ed anche temevo di
-contenermi troppo o di troppo lasciarmi trascinare. Ma ero deciso a non
-levarmi dalla scrivania se non dopo aver finito. Quando finii rilessi la
-lettera; ne rammento ogni parola, diceva così: «Lasciata l'Italia per un
-tempo non breve, compio il dovere di rimandarvi alcune carte che non
-posso esporre al rischio di cadere in mani indiscrete e che per altro mi
-dorrebbe troppo distruggere. Già io ho sempre pensato che le carte di
-questa natura si debbano restituire quando restano a testimoniare
-qualcosa che più non esiste, un passato perduto: serbarle è permesso
-soltanto quando sono le prove d'una realtà che ricomincia continuamente.
-Eccole adunque: distruggetele voi stessa, o voi stessa serbatele,
-secondo stimerete opportuno. Come passa rapido il tempo! Ecco tornare il
-vostro giorno natalizio che lo scorso anno noi passammo insieme. Mi
-permettete di presentarvi ancora i miei augurii, fervidi come quelli
-d'un tempo? Ora e sempre, possiate voi ottenere tutto quel bene che il
-vostro cuore desidera...» Mi parve di non aver detto niente e d'aver
-detto fin troppo. Niente, perchè quelle poche righe non mostravano la
-mia lunga passione; troppo, perchè il rammarico e l'implorazione vi si
-leggevano, nonostante, in mezzo. Esausto della lunga veglia, andai a
-letto. Quando mi destai erano le undici; mancavano due ore alla partenza
-del corriere d'Italia. Senza più pensare a nulla, ricopiai la lettera,
-feci un pacco di quelle carte, lo suggellai e andai alla posta. Mi
-movevo come in sogno; non avevo coscienza dei miei atti. Consegnai
-dapprima il pacco all'ufficio di raccomandazione, poi mi avviai alla
-buca delle lettere. Quando vi fui vicino, quando cercai in tasca la
-lettera mia, parvemi che qualcuno m'afferrasse per tirarmi indietro. Il
-pacco non poteva partir solo? La restituzione di quelle carte aveva
-forse bisogno di commenti? Nella mia lettera io mi davo vinto, dicevo a
-quella donna che l'amavo ancora, imploravo ancora da lei il ricambio
-dell'amor mio -- ed ella forse l'avrebbe letta fra le braccia d'un
-altro. Ella avrebbe riso di me, m'avrebbe risposto due righe di ricevuta
--- forse non m'avrebbe risposto neppure! Era stata così malvagia,
-m'aveva fatto tanto soffrire; ed io le davo ancora quest'altra
-soddisfazione!... Tutto ciò fu pensato nel tempo che la mia mano andò
-dalla tasca alla buca -- perchè vi andò, e vi lasciò scorrer dentro la
-lettera.
-
-«Prima che potessi avere risposta dovevano passare cinque giorni.
-Impiegai questo tempo a imaginare la risposta. Poteva essere arida e
-fredda come avevo temuto; ma il pentimento era inutile, ormai. Se
-invece... se invece... Ed io dicevo a me stesso che, infatti, nel
-rivedersi dinanzi le sue lettere, le prove dell'amore che m'aveva
-portato, nel ritrovarmi supplice ancora dopo i torti che m'aveva fatti,
-nel sapermi tanto lontano, ma nel sentirmi pure così vicino a lei, il
-suo cuore avrebbe dovuto palpitare più forte e, se non l'amore, almeno
-la pietà, la simpatia, la compiacenza dettarle una buona parola, indurla
-a consolarmi... Allora, sostenuto ed infiammato dalla divina speranza,
-io pensavo all'altra lettera che le avrei subito scritta: «Ebbene, non
-occorre più ch'io ve lo dica, voi già lo sapete: nonostante tutto, voi
-siete ancora l'amor mio, l'amor mio forte e grande, il mio unico amore,
-l'amore che non posso più scordare, che porterò eternamente con me... Se
-mi volete ancora, dite una parola e sarò ai vostri piedi. Se volete che
-aspetti, aspetterò quanto vorrete. Sempre, in tutto, la vostra volontà
-sarà la mia...» Ma una lettera avrebbe messo troppo tempo a dirle queste
-cose: io mi sarei piuttosto servito del telegrafo, le avrei mandato il
-mio pensiero con la velocità del lampo. E cercavo le parole del
-telegramma!...
-
-«Al quinto giorno ebbi la sua risposta. L'ebbi alla posta, la lessi per
-via, tra le spinte della gente, lo strepito delle vetture, gli squilli
-delle cornette dei _tram_. Diceva così: «Grazie! Nessuna attenzione
-commuove tanto quanto quella che meno si prevede perchè meno si sente di
-meritare. I vostri augurii d'oggi sono graditi come quelli d'un tempo,
-anche perchè come quelli d'un tempo sono stati i soli che ho ricevuti in
-questa ricorrenza. Mi sono pervenute e non ho distrutto le carte che con
-rara delicatezza avete creduto di dovermi restituire: c'è un passato che
-si custodisce gelosamente, come il più reale dei beni; disperderne le
-tracce sarebbe delitto. Se voi vorrete ancora ricordarvi di questa
-vostra povera amica, sarà sempre una festa per lei.»
-
-Orbene; quando io ebbi finito di leggere questa lettera me ne andai al
-caffè, perchè avevo fame. Fu la prima volta, dopo tanto tempo, che
-mangiai con gusto. Tutto il giorno fui in giro al Museo, che non avevo
-ancora visto. Prima di desinare visitai una bella signora che avevo
-conosciuto di fresco. La sera andai al teatro con amici, dopo cenammo
-allegramente. Tornai a casa alle tre della notte e dormii d'un fiato
-sino alle due del domani. Svegliandomi, mi rammentai della lettera
-ricevuta la vigilia, e la rilessi. Non c'era bisogno di molta
-penetrazione psicologica per comprenderne l'intimo significato:
-«Un'attenzione _che si sa di non meritare_... i _soli_ augurii, graditi
-_come quelli d'un tempo_... _non ho distrutto_ le carte che _avete
-creduto_ di dovermi restituire... un passato custodito _gelosamente_,
-come _il più reale dei beni_... _se vorrete_ ricordarvi ancora di questa
-vostra _povera amica_...» Il suo rammarico, il suo pentimento, la sua
-solitudine: ella diceva apertamente tutto ciò; non diceva: «Tornate!» ma
-questa parola era come scritta su tutte le altre, io quasi la leggevo
-attraverso la grana della carta. Nel mio farneticamento dei giorni
-scorsi avevo mai sperato tanto? Non dovevo fremere di gioia, risponderle
-subito, aprirle il mio cuore?... Per una settimana non trovai il tempo
-di scriverle. Quando finalmente mi posi a tavolino le scrissi così: «Ho
-ricevuto la vostra lettera e vi ringrazio della buona memoria che
-serbate di me. Siate certa della devozione che vi porto, e lasciatemi
-sperare di potervene dare qualche giorno la prova. Io sono qui per fare
-qualche studio e per vedere un po' di mondo. Se potessi giovarvi in
-qualche cosa, disponete pure liberamente di me: mi farete sempre un
-regalo...»
-
-
-
-
-L'ASSURDO
-
-
-Bisogna dire, mia buona amica, che io ho proprio la mano disgraziata.
-Mentre mi cullavo nella dolce lusinga d'avere riacquistato la sua
-benevolenza e d'essere riuscito a farle dimenticare non solo i torti che
-ho potuto commettere nel corso di questa nostra corrispondenza, ma
-perfino l'origine prima del suo cruccio, cioè le mie teorie sull'amore,
-ecco improvvisamente ridestarsi più acre che mai il suo sdegno, eccomi
-nuovamente segno della sua severità!
-
-Pare, infatti, che fra i moltissimi capi d'accusa dei quali io ero
-chiamato a rispondere, ella avesse finora dimenticato il più grave di
-tutti, e che una mia imprudenza glie l'abbia rammentato ad un tratto.
-L'argomento dell'accusa è «l'incredibile scetticismo» col quale io
-sostengo che la passione più grande, più forte, veramente sovrana ed
-imperitura non è l'amore ma l'amor proprio; e che l'amore non è altro se
-non un caso dell'amor proprio, cioè, sono sue parole, «dell'arido, dello
-sterile, dell'ingrato, del volgare, dello spregevole egoismo!» Il suo
-sdegno è tanto, che ella mi «vieta» di replicare, d'insistere, di
-comprovare le mie teorie!
-
-Non abbia paura. Se anche ella non me l'avesse inibito, io sarei rimasto
-zitto. Poichè le dimostrazioni dei rapporti nei quali stanno l'amore e
-l'amor proprio, cioè l'istinto della riproduzione e l'istinto della
-conservazione dai quali le due passioni reciprocamente dipendono, non
-l'hanno persuasa, anzi l'hanno offesa, sarebbe inutile ricominciarle; io
-non potrei se non trascriverle tali e quali, cosa che finendo di
-disgustar lei, non divertirebbe molto neanche me. Tuttavia, se ella
-vorrà un momento, non dico placarsi, ma rammentarsi che agli accusati
-dei crimini più spaventevoli è pur concesso il diritto della difesa, mi
-accorderà un momento la parola perchè io dica una cosa soltanto. E
-questa cosa è la seguente: ella ha ragione di sdegnarsi; dico: _ha
-ragione_ e, se me lo permette, soggiungo che mi sdegno anch'io. Però,
-mentre ella se la prende con me, bisognerebbe invece che ella ed io
-insieme e tutti quanti siamo ad una voce, ce la prendessimo con la vita,
-con la natura, con quella Necessità dalla quale le cose sono state
-ordinate.
-
-Ella ha tanto ingegno e tanta esperienza da sapere che il predominio
-dell'amor proprio o egoismo sopra ogni altra passione non ha bisogno
-d'esser dimostrato filosoficamente, psicologicamente o fisiologicamente:
-basta affacciarsi nella via, guardarsi attorno, porgere l'orecchio, per
-vedere e sentire che gli uomini non obbediscono ad altro fuorchè
-all'interesse proprio. Questa verità è ovvia, ma è pure triste, amara,
-incresciosa. L'egoismo è basso, chiuso, inesorabile; noi vorremmo che al
-suo posto stessero il nobile sacrificio, la pietà larga, la carità
-generosa. Come fare per ottenere questa sostituzione? Potremo noi
-sperare che gli esempii, le predicazioni, gl'incitamenti assidui e
-pazienti modificheranno la natura umana e faranno nascere uomini
-impastati a un modo diverso dall'attuale? Questa speranza è, pur troppo,
-vana. E ancora, pensandoci bene, se noi potessimo modificare l'ordine al
-quale obbediamo, ci converrebbe poi veramente modificarlo?... Perchè mai
-l'egoismo ci pare ignobile e il sacrifizio nobilissimo, se non appunto
-perchè qualunque uomo può essere, anzi è egoista, come ogni animale che
-bada a sè stesso; mentre soltanto uno sforzo difficile e penoso permette
-ad alcuni, ai più forti, ai migliori, di operare contrariamente
-all'istinto? La parola _raro_ ha dunque due significati che sembrano
-diversi ma sono infatti intimamente connessi: una cosa è _rara_, cioè
-preziosa appunto perchè è _rara_, cioè infrequente. Se i diamanti
-fossero comuni quanto i sassi, che cosa varrebbero? Se la legge naturale
-fosse quella dell'altruismo, se tra il bene proprio e quello del simile
-ciascuno preferisse di procacciar sempre quello del simile, dove sarebbe
-più il merito del sacrifizio? In un mondo dove questa fosse la regola, i
-migliori uomini, possiamo esserne certi, sarebbero quelli che pensassero
-un poco a sè stessi; e mentre da noi s'innalzano monumenti a Pietro
-Micca, là si tramanderebbe ai posteri l'effigie di chi, dinanzi al
-pericolo, se l'è data a gambe...
-
-Zitta! Zitta! Non aggiungo altro, se no mi vedo perduto. Torniamo
-piuttosto all'amore... Senza alcun dubbio, se l'impero dell'amor proprio
-è autocratico e tirannico sopra tutte le altre passioni, l'amore
-soltanto potrebbe ridurlo a più miti consigli e costringerlo a concedere
-una qualche carta costituzionale. L'amore, infatti, riesce spesso in
-quest'opera, e noi vediamo che i più induriti egoisti guariscono del
-loro vizio ed aprono il cuore a sentimenti più generosi per opera del
-giovane iddio. Quando noi non amiamo nessuno amiamo noi stessi; quando
-amiamo un'altra persona, l'amore di noi può essere ed è tante volte
-messo da parte. Il merito dei sacrifizii d'amore non è dunque un poco
-discutibile? Siccome la mia felicità consiste nel far felice la persona
-che amo, è troppo naturale che io lavori a farla felice, anche a mie
-spese. Ma io amante, voglio il piacere della persona amata e il mio
-proprio insieme; e se questi due piaceri sono conciliabili, se li posso
-ottenere ad una volta, la felicità è massima; quando invece tra il mio
-piacere e quello della persona amata c'è contrasto, l'infelicità è senza
-fine. E disgraziatamente non c'è bisogno di dire che l'accordo degli
-interessi è molto più raro che non il loro conflitto. Disgraziatamente
-ancora, comunque il conflitto finisca, il danno è inevitabile: se faccio
-vincere l'interesse dell'altro a scapito del mio, me ne pento e mi
-giudico debole e sciocco; se vince il mio, me ne pento egualmente,
-giudicandomi duro ed ingrato...
-
-Come mai siamo venuti a discutere di queste cose? Ah, ecco, rammento:
-per ciò che le narrai l'ultima volta. Un amante abbandonato, che vuole e
-non può guarire dell'amor suo perchè spera piuttosto, anzi arde di
-riottenere l'amore che gli fu sottratto, guarisce improvvisamente
-appunto quando l'ottiene! La soddisfazione dell'amor proprio è pertanto
-fatale all'amore. Si potrebbe vedere qui una graziosa assurdità, se
-appunto il predominio dell'egoismo non spiegasse logicamente l'apparente
-controsenso. Di controsensi ancora maggiori non mancano gli esempii. Il
-conflitto inestinguibile tra l'amore e l'amor proprio genera assurdità
-delle quali non solamente si sdegnano gli spettatori indifferenti o i
-giudici; ma anche, e più di tutti, le stesse persone nelle quali si
-producono. Io ne so una che mi pare veramente straordinaria per la
-sottigliezza dell'argomento egoistico e che prova quanta parte abbia la
-vanità nell'amore e come l'amore muore quando la vanità non è più
-contentata.
-
--- Bisogna pure riconoscere, -- mi narrò una volta una persona, -- che
-noi siamo fatti a un modo assai strano e che, se la felicità ci sfugge,
-il massimo ostacolo al suo conseguimento procede da noi stessi, dalle
-intolleranze, dalle contraddizioni di questa nostra inesplorabile
-natura.... Io v'ho ben detto che l'amore di quella donna fu per me, in
-un periodo molto oscuro della mia esistenza, un divino nepente, un
-elisir di vita, la fonte deliziosa alla quale si disseta avidamente
-l'arso pellegrino che già stava per accasciarsi sull'arena scottante, in
-attesa di entrare nell'Oasi eterna ed infinita. Quando io paragonavo
-l'uomo nuovo che quella passione aveva fatto di me, al lamentabile
-personaggio antico, dal cuore sanguinante, dallo spirito ottenebrato,
-dalle energie distrutte, io sentivo, sì, dilatarmi il petto come nel
-respirare l'aria purissima d'una vetta alpina dopo aver traversato una
-paludosa maremma: però, più forte della gioia era sempre la paura che
-quell'incredibile metempsicosi si risolvesse in un fatale ritorno alla
-sciagurata esistenza di prima. Dipendeva forse da me l'impedirlo? Se
-quella donna che era tutto il mio bene sulla terra non m'avesse voluto
-più, avrei forse potuto arrestare la nuova rovina?... Questo io le
-dicevo sovente. Nelle ore radiose che sole misuravano il tempo per noi,
-quando io non potevo dubitare d'una realtà prodigiosa più d'ogni
-chimera, quando la tenerezza diventava uno struggimento al quale le
-carezze non bastavano più, ma che aveva bisogno di traboccare in pianto,
-io le dicevo, guardandola negli occhi, tenendola per mano: «Se un giorno
-cesserai d'amarmi, tu me lo dirai, è vero? Non temere, sai, ch'io mi
-ribelli, ch'io ti importuni, ch'io ti minacci. Accetterò tutto da te.
-Non v'è parola uscita dalle tue labbra che non sia cara e benedetta,
-degna di sommessa obbedienza. Vorrà dire che quel giorno crederò di
-destarmi dopo aver fatto un bel sogno, uno di quei rosei sogni che
-lasciano per lungo tempo l'anima letificata e quasi fragrante.
-Riconoscerò che non si può sognar sempre, vedrai che me ne farò una
-ragione. Ma tu mi confesserai tutto lealmente? Non farai come le altre,
-tu che sei dalle altre tanto diversa; non farai come quelle che hanno
-mentito, per innata malvagità, o per una falsa compassione più crudele,
-nei suoi effetti, dell'odio feroce?...» Allora, tentando di soffocare
-quelle dolenti parole, annodandomi le braccia intorno al collo, con voce
-rotta dai singhiozzi, ella protestava amaramente, mi diceva che io non
-avevo il diritto di sospettar di lei, di farla soffrir così; e le sue
-lacrime, si mescolavano alle mie -- dolcissime lacrime, rugiada benefica
-che irrorava i cuori innamorati e vivificava il fiore della nostra
-passione. Ma con gli sguardi chinati e intensamente fissi in un punto, a
-voce bassa, quasi parlando tra sè, ella soggiungeva che io stesso avrei
-piuttosto cessato di amarla.... Ah, i sorrisi che mi salivano alle
-labbra! Le sfide superbe ch'io lanciavo al tempo, alla vita, alla morte!
-Io lasciarla? Ma il naufrago perduto in mezzo al mare procelloso lascia
-forse la tavola alla quale gli è riuscito aggrapparsi? Ma sapeva ella
-soltanto che cosa fosse per me l'amor suo, il prezzo che io davo alla
-sua vista soltanto; il moto di superbia che mi sollevava sopra tutta
-l'umanità al solo pensiero che ella si fosse accorta di me?... Da che
-forza non mi sentivo animato! Come guardavo sicuramente all'avvenire...
-E come m'ingannavo!
-
-«Voi che sapete leggere nel vostro pensiero, che non soffrite più di
-vertigini nel discendere in fondo all'abisso della coscienza, che non
-avete paura di riconoscerne le più tenebrose latebre, comprenderete ciò
-che vi dirò. Quello spirito di emulazione e di sacrifizio che non
-lasciava ammettere a ciascuno di noi la possibilità di stancarsi, ma che
-ci dava l'ostinata previsione dell'abbandono che avremmo sofferto,
-nascondeva un suggerimento dell'egoismo, significava che ciascuno di noi
-si credeva più capace d'amore dell'altro, più sincero nei suoi affetti,
-più generoso e in certo modo più degno... E veramente quando io mi
-guardavo intorno, quando vedevo gli altri uomini da cui ella era
-circondata, pensavo, sì, nonostante la fiducia che le dimostravo, che
-ella ne avrebbe potuto notare qualcuno. Provai più d'una volta i primi
-morsi della gelosia, ma le nubi che minacciavano la serenità del mio
-cielo spirituale si dissiparono tosto. Per una ragione od un'altra,
-nessuno di quegli uomini era molto pericoloso; io mi sentivo, ed ella
-stessa mi diceva, con quell'accento di sincerità che non si finge,
-superiore a tutti coloro.
-
-«Un giorno, però, apparve uno dal quale quella specie di sesto senso che
-ci fornisce le così dette intuizioni, mi avvertì di guardarmi.
-Nonostante le persuasioni dell'amor proprio, io riconobbi con una
-stretta al cuore che quell'uomo valeva più di me. Sotto qualche aspetto
-io mi sentivo ancora per lo meno eguale a lui, ma egli aveva vantaggi
-incontestabili: era più giovane, aveva fatto parlare di sè come d'un
-ingegno artistico pieno di promesse, e -- circostanza che doveva agire
-più d'ogni altra sullo spirito di quella donna -- era stato più
-fortunato di me nell'amore. Io l'avevo sedotta per i miei dolori, ma le
-fortune di lui dovevano ben altrimenti far lavorare la sua imaginazione.
-E col cuore sempre più chiuso, riconoscevo che l'effetto temuto si
-produceva... Ora bisogna che io insista un poco su questo punto, perchè
-non comprendiate più di quel che dico. L'amore di lei per me non era già
-intepidito, ella me ne dava prove sempre più eloquenti, nè io avevo
-assolutamente nulla da rimproverarle; ma da certe domande che mi faceva
-intorno a quell'uomo, da una certa espressione che il suo sguardo
-prendeva quando si parlava di lui, da certi altri segni ancora più
-tenui, comprendevo che quella figura s'imponeva all'attenzione di lei.
-In una altra età, o più semplicemente in altre condizioni dell'animo,
-non avrei forse neppur notato quei segni; ma uscendo da prove funeste,
-con la dolorosa esperienza dei tristi processi sentimentali che
-distaccano lentamente un'anima da un'altra, io non potevo negar valore a
-quei sintomi. Se quell'uomo avesse tentato di esercitare attivamente la
-propria seduzione, che cosa sarebbe avvenuto?... Io non osavo
-rispondere; vedevo bene però che la mia pace, la mia fortuna,
-dipendevano da questo: che egli non facesse nulla per portarmela via.
-
-«E questo appunto non era da sperare. Che cosa poteva impedirgli di
-tentar l'avventura? Non aveva nessun dovere verso di me: ci conoscevamo
-da un pezzo, ma senz'essere quel che si dice amici -- e quand'anche!...
-L'idea che quella donna non era libera, la passione della quale tutti mi
-sapevano oggetto avrebbe potuto arrestare ogni altro -- fuorchè lui.
-Egli aveva le teorie dei conquistatori di mestiere, che deridono la
-passione, disistimano le donne, le credono capaci di tutto -- ragione
-per la quale esse li ammirano... Poi, egli doveva aver coscienza dei
-suoi vantaggi su me; poi, con la sua esperienza di queste cose, una
-visita di cinque minuti aveva dovuto bastargli per comprendere di non
-essere il primo venuto per lei...
-
-«Imaginate dunque la tortura alla quale fui posto? Se qualcosa di fatale
-si fosse compiuto, se avessi scoperto che quella donna era già sua col
-cuore, non so quanto avrei sofferto, ma certo mi sarei rassegnato. Però
-l'idea che era sempre possibile impedire la mia rovina mi metteva la
-febbre. Sarebbe stato da stolto fare un'accusa a lei dell'attenzione che
-quell'uomo sapeva accaparrarsi; io ero in presenza di un fatto umano e
-naturale, innocente e forse ancora incosciente; con grande probabilità,
-se egli l'avesse insidiata, ella avrebbe potuto resistere e trionfare.
-Ma io non volevo neppure che ella fosse posta alla prova!
-
-«Reprimendo, adunque, l'ansietà che mi divorava, ricorrendo a sottili
-artifizii, io cercavo di sapere se quell'uomo si mostrava assiduo presso
-di lei. Era stato a trovarla due o tre volte, a lunghi intervalli; una
-sera, al teatro si presentò nel suo palco e vi restò durante un
-intermezzo; poi non si fece più vedere. Ed invece di sedarsi, la mia
-inquietudine si raddoppiava. Voi sapete, infatti, che uno dei mezzi ai
-quali i seduttori ricorrono frequentemente e con felice successo, è
-quello di mostrarsi indifferenti, di fare i difficili, di fingersi
-lontani dallo scopo verso il quale, invece, tendono con tutti i loro
-sforzi. Metteva egli dunque in opera un calcolo raffinato? La trascurava
-per farsi desiderare di più?... Non potendo altrimenti scoprire il suo
-giuoco, cercai di lui, lo vidi più spesso di prima. Un giorno che
-eravamo insieme, egli mi disse che andava via, che sarebbe stato molti
-mesi lontano.
-
-«Non dovevo rassicurarmi? Al suo posto, se avessi desiderata quella
-donna, avrei potuto allontanarmi da lei? Supporre che il calcolo durasse
-ancora era un po' difficile; e il calcolo poteva anche essere sbagliato,
-produrre effetti del tutto contrarii! Nondimeno, durante la sua assenza,
-la mia tranquillità non fu mai piena: io prevedevo nuovi tormenti per il
-suo ritorno. Tornò, e le fece una sola visita in tre mesi. Un bel giorno
-una notizia scoppiò come una bomba; egli era scomparso con una signora
-della nostra società.
-
-«Avrei dovuto trarre un sospiro di liberazione, -- è vero? -- e lo
-trassi infatti. Però, in fondo alla mia coscienza, ma proprio nel fondo
-estremo dove non arrivava alcun riflesso della luce superiore, avveniva
-qualcosa d'imprevisto che metteva in ogni mio pensiero come un lievito
-di scontento: un'assurdità che mi colmava di stupore. A poco per volta
-le tenebre si diradarono intorno a quella misteriosa operazione. Io
-consideravo, da una parte, il mio sentimento per quella donna, il valore
-inestimabile che avevo attribuito all'amor suo, l'inaudita fortuna della
-quale m'ero creduto segno, esaltandola continuamente, dubitandone
-perfino talvolta. Dall'altra parte stava il fatto che egli non aveva
-cercato di rubarmela, quantunque facesse il mestiere del seduttore,
-quantunque non mi dovesse nulla, quantunque l'impresa non gli dovesse
-sembrar disperata. Perchè, dunque? Evidentemente, perchè quell'impresa
-non lo tentava, perchè quella donna non era oggetto del suo desiderio.
-Ora l'idea che un conoscitore come lui non apprezzasse la creatura in
-cui io avevo riposto tutto il mio vanto, tutto il mio orgoglio, il cui
-possesso mi aveva fatto credere oggetto dell'invidia del mondo -- questa
-era l'origine del mio scontento. Avrei dovuto esultare vedendo
-allontanarsi un pericolo, e invece mi sentivo umiliato scoprendo che al
-mio concetto intorno a lei non partecipava chi gli avrebbe conferito
-autorità. Se egli l'avesse desiderata avrei sofferto le pene
-dell'inferno; perchè la sdegnava ella quasi perdeva ai miei occhi una
-parte del suo valore, io cominciavo a dubitare d'averla posta più in
-alto che non meritasse e d'essermi pertanto abbassato un po' troppo...
-
-«In quel momento non cessai certo d'amarla, ma fu questo il primo
-sintomo d'una lenta evoluzione che s'operò nel mio spirito e che mi
-tolse finalmente quella donna dal cuore!...»
-
-
-
-
-LETTERE DI COMMIATO
-
-
-La sua supposizione potrebbe anche essere, contessa mia carissima,
-conforme al vero. L'amore è mortale, e la sua morte, quantunque
-tristissima sempre, pure sarebbe sopportabile se avvenisse ad una stessa
-ora nel cuore dei due amanti. Ma, per colmo di sciagura, questo
-sincronismo è molto difficile, e più spesso la passione tramonta da una
-parte quando ancora splende dall'altra; allora lo strazio di chi ama
-senza più essere amato è troppo grande e veramente insopportabile. Ed
-ella dice che il mio confidente, del quale le narrai ultimamente la
-storia, sapendo queste cose, preferì cercare un qualunque pretesto per
-trascurare la donna amata piuttosto che correre il rischio d'essere
-trascurato da lei. Ripeto che la sua spiegazione è plausibile. Le
-tempeste che si scatenano nel cuore degli abbandonati sono cosi
-spaventose, che non è da stupire se un'anima veramente e delicatamente
-amante finisca d'amare o si riduca ad amare come il più volgare egoista
-pur d'evitare l'immenso pericolo. Io incorsi altra volta nel suo sdegno
-sostenendo che gli uomini amano meglio delle donne: voglio ora
-guadagnarmi la sua lode affermandole che, nell'abbandono, soffrono molto
-più le donne degli uomini. Ma forse noi attaccheremo un'altra volta lite
-quando io le avrò spiegato che le due proposizioni, apparentemente
-contrarie, sono in fondo, tutt'una.
-
-Consideriamo infatti una coppia amante. Se con la cifra 10 esprimeremo
-l'amore complessivo di questa coppia, io dico che l'amore dell'uomo è
-rappresentato da 7, e quello della donna da 3 -- meno della metà! -- Or
-dunque, se quest'uomo perde un bel giorno -- bello per modo di dire! --
-l'amore di questa donna, il suo dolore sarà grande, ma non tanto grande
-come quello che proverebbe invece la donna, se fosse costei abbandonata
-dall'uomo. Infatti, dato che l'uomo ami come 7 e sia riamato come 3,
-anche durante il tempo felice egli prova un secreto scontento ed è morso
-da un qualche dolore, perchè l'amor suo non è ripagato esattamente;
-perchè questa donna non è tanto sua quanto ei vorrebbe e quanto egli
-stesso è di lei. Nel perderla del tutto il suo dolore cresce senza
-dubbio oltre misura; pure egli non è stupito; egli è quasi preparato
-alla perdita di una creatura che non ha mai sentita tutta sua. Per
-averla -- in parte! -- egli ha dovuto pregare, supplicare, tendere la
-mano: ella gli ha fatto quasi un'elemosina; il mendico cui il ricco,
-fino a un certo segno generoso, non vuol più fare la carità, è forse
-stupito di non avere più come sfamarsi? Egli torna quasi rassegnatamente
-al suo destino, che è l'indigenza!... Se noi consideriamo invece la
-donna, vediamo che le cose stanno precisamente al contrario. Costei ha
-visto sempre l'uomo, tutti gli uomini, pregare, supplicare, tendere la
-mano: come potrà rassegnarsi a essere trascurata e sdegnata? Quest'idea
-non entra nel suo cervello. Poichè amando come 3 ella è ripagata d'un
-amore come 7, la sua soddisfazione -- di vanità più che d'amore, ma la
-vanità importa più che l'amore! -- è stata immensa; ella non può
-prevedere che il sovrabbondante amore di quest'uomo abbia a un tratto da
-ridursi minore del suo e da cessare del tutto. Abbandonata, pertanto,
-ella darà in ismanie convulsive, e molto difficile sarà l'opera di chi
-vorrà sedarla. La duchessa di San Severo riuscì una volta in
-quest'ufficio; e per non insistere nelle teorie che ella rifiuta di
-ammettere le voglio narrare piuttosto la storia.
-
-Emilia di Sclafani, spinta alla colpa da un serpente del quale non so se
-ella più si rammenta, fu un giorno tradita e congedata dall'amante suo.
-La duchessa di San Severo se la vide venire dinanzi come una pazza, e
-dire e far cose da pazza: piangere, gridare, ridere, imprecare, mordersi
-le mani, strapparsi i capelli. La vecchia dama, che ha molta esperienza,
-lasciò che il primo impeto del dolore si sfogasse; poi, quando l'altra
-apparve, non dirò più tranquilla, ma stanca, le domandò:
-
--- Che pensate dunque di fare?
-
-Emilia, rimasta a capo chino, con gli occhi immoti come attirati
-magneticamente da qualche visione, con le mani strettamente afferrate ai
-bracciuoli della poltrona, si scosse a un tratto con un brivido e un
-sibilo, portò la destra alla fronte e rispose:
-
--- Lo so io, forse? Ho una tempesta qui dentro... Sento che mi picchiano
-sulla fronte, sulle tempie, sul cranio, ferocemente, spietatamente... La
-febbre mi brucia... Mi par d'impazzire...
-
--- Suvvia, coraggio!... -- esclamò la dama scotendo un poco la sua bella
-testa tutta bianca, con un'espressione piena d'indulgente compatimento,
-come dinanzi all'irragionevole cordoglio d'una fanciulla inesperta. --
-Fatevi animo!... Non è poi cascato il mondo!... Sapete che non vi
-riconosco?
-
--- Se non mi riconosco neppur io stessa!... Se tutto mi manca d'intorno!
-Se non vedo più uno scopo alla mia vita! Se qualcosa si è spezzato nel
-mio cervello, nel mio cuore, in tutto l'esser mio!..... Calma? Coraggio?
-Ho cercato d'averne. Ho detto a me stessa, precisamente, che il mondo
-non è poi cascato. Ho pensato ad altri dolori, un tempo creduti
-inguaribili, ed ora dimenticati a segno da ridere della loro cagione; mi
-son vista con gli occhi della mente di qui a qualche mese, uscita sana e
-forte della triste prova, forse anche contenta che tutto sia finito
-così. Ho chiamato a raccolta tutta la mia ragione, tutta la mia
-esperienza, per convincermi che non bisogna chiedere alla vita,
-all'amore, alle creature umane, più di quel che possono dare. Ho detto a
-me stessa: «Credevi tu dunque davvero che quest'uomo t'avrebbe amata
-eternamente? Che cosa c'è d'eterno in noi? Non hai tu sorriso degli
-affidamenti superbi? Poni una mano sulla tua coscienza: alla lunga, non
-avresti finito d'amarlo anche tu? Sii ancora più sincera: non cominciavi
-a sentirti già stanca?...
-
--- Brava! -- interruppe l'altra, approvando insistentemente con una
-mossa del capo -- Brava, questo si chiama farsi una ragione...
-
--- Ho pensato tutto ciò ed altro ancora... Mi sono affacciata alla
-finestra, ho considerato un istante la calma sovrumana di questa sublime
-natura, delle Alpi nevose imbiancate dalla luna, del lago terso ed
-immobile come una lastra, delle miriadi di stelle splendenti da miriadi
-di secoli nell'etere infinito. Ho compreso, nel tempo d'un baleno, la
-vanità di tutto ciò che è umano, dei dolori, delle gioie, delle passioni
-dalle quali sono travagliati questi atomi agitantisi un attimo sopra un
-granello di sabbia; ho visto sparire me stessa, l'umanità, tutta la
-terra, nel turbine formidabile che soffia sulla polvere dei mondi... Ho
-bevuto avidamente l'aria fredda, ho richiuso la finestra, sono andata al
-tavolino, e gli ho scritto una lettera.
-
--- Che cosa gli avete detto?
-
-L'altra parve non aver udito. Restava ancora assorta, come prima,
-guardando dinanzi a sè; e nel rilassamento dei muscoli del viso, nella
-piega sottile degli angoli delle labbra, si leggeva una tristezza così
-profonda, una contemplazione così sconfortata di qualcosa di pauroso e
-d'ineluttabile, che la duchessa non ardì ripetere la sua domanda. Emilia
-si riscosse alfine e riprese:
-
--- Ho scritto una lettera, non l'ho mandata. Non so neppure se potrò
-rileggerla per ricopiarla..... Guardi, piuttosto...
-
-Tratto di tasca un minuscolo taccuino di cuoio rosso e tolto il piccolo
-portamatita d'oro che lo chiudeva, ella voltò alcune pagine, fermandosi
-ad una che era ricoperta non tanto di caratteri quanto di segni informi
-tracciati con rapida mano.
-
--- Che notte è stata per me!... -- esclamò, a bassa voce, guardando quel
-foglio e come rispondendo ad un intimo pensiero. Poi, volgendosi alla
-duchessa: -- Avrà la pazienza, -- le domandò, -- d'aspettare che io
-decifri questa lettera?... Io gli ho scritto così: «Mio buon amico...
-Anche ora, e come sempre, voi avete ragione. Vi rammentate quante volte
-mi ripeteste queste parole, nel corso delle discussioni che sorgevano un
-tempo fra noi?... Adesso sono cambiate le parti e tocca a me riconoscere
-che la ragione è con voi! Vedete che sono giusta, e che le vostre
-adulazioni di un tempo non m'hanno guastata. Mentirei se vi dicessi che
-questa saggezza non mi costa nulla; ma mi dorrebbe egualmente che aveste
-a provare un rimorso per ciò. La ragione ha spesso qualche ostacolo da
-vincere prima di farsi accettare; ma, in cambio, il suo riconoscimento
-procura sempre allo spirito un senso di forte serenità... Io non so
-precisamente che cosa sono stata per voi -- potrei, è vero, rammentarvi
-tutto quel che me ne avete detto voi stesso; -- ma parrebbe allora che
-io mi lagnassi, e nulla è più lontano dal mio pensiero. Comunque, voi
-forse rammenterete, qualche volta, senza troppo pentirvene, le ore che
-passaste al mio fianco; da parte mia ne serberò sempre un dolce ricordo.
-È vero altresì: quella felicità avrebbe potuto durare più a lungo; ma
-ciò non era in potestà vostra nè mia. Bisogna accettare la vita com'è,
-con tutte le sue leggi; e stimarsi fortunati se, fra i tanti giorni
-vuoti, fra i molti amari, essa ce ne concesse qualcuno di gioia. Grazie
-a voi io ne ho visti sorgere molti, più di quanti potevo ragionevolmente
-aspettarne; fate assegnamento sulla mia più sincera gratitudine. Fate
-assegnamento ancora sulla mia amicizia più fedele: giovatevi di me
-sempre che potrò esservi utile, e credetemi, con una cordiale stretta di
-mano...»
-
--- Benissimo! -- interruppe vivacemente la duchessa. -- Mi piace la
-vostra lettera, sapete! È la lettera d'una donna che sa vivere, che
-conosce la vita!...
-
--- A qual prezzo? -- disse l'altra con un ambiguo sorriso. -- A prezzo
-di quanti dolori?... E si può dire di conoscerla mai abbastanza?...
-Perchè, guardi, questo è il suggerimento della logica, del buon senso;
-ma se io l'amo ancora quell'uomo? Se il cuore mi sanguina, rileggendo
-queste fredde parole, queste frasi studiate, dopo le lettere pazze che
-gli scrivevo fino all'altr'ieri? Se non posso, _non posso_ rassegnarmi
-all'idea di perderlo, dopo quel che mi costa, dopo quel che siamo stati
-l'uno per l'altra? Ma non è vero che io prevedessi di non poterlo più
-amare, non è vero che io fossi già stanca; se pensai così fui sciocca,
-fui stolta, perchè non potevo giudicare della forza di un amore non
-ancor messo alla prova...
-
--- Badate: qui sotto potrebbe nascondersi quell'illusione molto
-frequente che consiste nell'apprezzare una cosa per il solo fatto
-d'averla perduta.
-
--- Illusione, realtà: dove cominciano? dove finiscono? -- disse la
-giovane, voltando un foglio del suo taccuino. -- Vi sono certe realtà
-delle quali neppur ci si accorge, e certe illusioni che ci mantengono in
-vita.... Io sento di non poter vivere senza quest'essere che è stato
-tanta parte, la miglior parte di me. Io sono impegnata da un giuramento,
-ed egli pure.... È una cosa sacra, il giuramento; non si può calpestare
-così. Ho il dovere di rammentarglielo; egli mi ascolterà, perchè ne
-soffre anch'egli! Io non sono stata eloquente abbastanza; se ha
-rifiutato di cedere, il torto è mio che non ho saputo assicurarlo della
-forza di quest'amore. Forse in questo momento, mentre mi struggo per
-lui, anch'egli anela di rivedermi, anch'egli vorrebbe chiamarmi. Un
-senso di falso amor proprio ci ha trattenuti: una sola parola basterà a
-dissipare quest'incubo.... «No....» continuò Emilia, riprendendo a
-leggere nel suo taccuino, «non è vero, non è possibile che tu m'abbia
-detto quelle parole. Certe volte i sogni hanno l'intensità della vita
-vissuta: io ho sognato. Tu sei sempre l'amor mio forte e soave; se anche
-volessi, non potresti, intendi? lasciarmi. Tu hai dimenticato un momento
-quel che sono stata per te; ricordati, vedrai se ho ragione! Tu m'hai
-detto, colle tue labbra, che io sola t'ho compreso, io sola t'ho
-compianto, io sola ho cancellato i tuoi lunghi dolori, io sola ho
-compensato le tue infinite amarezze, io sola ti ho fatto pianger di
-gioia. Tu non me l'hai detto soltanto: io ho visto le tue lacrime, io ho
-pianto con te. Tu hai voluto riscattare col tuo sangue il mio pianto;
-ora, comprendi, quando ciò è avvenuto fra due creature, esse non possono
-dividersi più. Vedi bene che noi siamo legati per la vita e per la
-morte, come tu mi giurasti, com'io ti giurai. Ed ascolta: vienimi
-accanto, metti la tua mano nella mia, reclina il tuo capo sul mio petto:
-ti ricordi quante volte, restando così, tu mi chiedevi di dirti che cosa
-eri per me, _com'era fatto_ il bene che ti volevo? Ti ricordi come
-t'aprivo il mio cuore, come _pensavo a voce alta_; e come t'estasiavi a
-quelle prove d'amore che tu stesso mi suggerivi, senza avvedertene?
-Ebbene: nessuna di quelle prove era seria, nessuna aveva valore: la
-prova vera, la prova grande, la prova unica io posso dartela ora,
-amandoti ancora, amandoti più dopo quel che m'hai fatto: ora soltanto tu
-puoi credere a questa passione e andarne superbo. Quante volte m'hai
-fatto giurare che non avrei mai avuto secreti per te! che t'avrei
-mostrato sempre tutti i moti più intimi del mio cuore, tutti i miei
-pensieri più reconditi! Vedi dunque che tu _devi_ sapere quel che provo
-ora: lascia che te lo dica; farai, dopo, quel che vorrai; mi lascerai
-ancora, se ti piacerà.... No; tu non farai così.... Ascolta ancora. Se
-tu hai riacquistata la tua fede unicamente per me, io sola, fra quanti
-ti circondano, ho creduto in te. Non lo sai? Dicono che i tuoi sguardi
-sono falsi, che le tue labbra mentiscono, che l'anima tua è corrotta....
-Io sola ho creduto ad ogni tua parola; non è vero che io sola ho letto
-in fondo al tuo limpido sguardo? Che cosa sanno gli altri di quello che
-so io? Ma non fare che anch'io disperi di te; non disperare tu stesso:
-sarebbe troppo triste, troppo malvagio. Provami ancora una volta che ho
-avuto ragione, abbii fede in te stesso!... No; non mi dar retta! Ho
-avuto torto di scriverti queste cose. Ma se non so più quel che dico!...
-Ah! potessi vederti un istante!... Non ti direi più nulla; credo che
-morirei ai tuoi piedi.... Una volta io ti dissi: «Come sai bene
-pregare!...» Ti ricordi quando te lo dissi?... Ebbene, oggi son io
-quella che ti prega: io ti supplico, ti scongiuro, in nome di Dio,
-dell'amor nostro, di tutto quel che hai di più caro al mondo, per i tuoi
-stessi dolori che io ho divisi, per la memoria dei tuoi poveri morti che
-io ho amati, per la morte che può cogliere d'istante in istante noi
-stessi, ti scongiuro di non abbandonarmi, di ascoltarmi.... di lasciare,
-almeno, che io pianga un'ultima volta al tuo fianco....»
-
-La voce della giovane tremava un poco; il suo sguardo velato si
-distoglieva dalla carta, intanto che la duchessa, visibilmente commossa
-anch'ella, esclamava:
-
--- Come l'amate!
-
-Ma a quelle parole, come quando una brezza sottile increspa la
-superficie delle acque, la fisonomia di Emilia si venne corrugando fino
-ad atteggiarsi ad una sottile ironia.
-
--- Come l'amo!... -- ribattè ridendo. -- Vuol dire come sono sciocca!...
-Deve bene trionfare costui, è vero? vedendo la mia disperazione; deve
-ben sorridere di vanità soddisfatta!... Il suo amor proprio sarà, senza
-dubbio, gradevolmente solleticato dallo spettacolo del mio cordoglio....
-
--- Allora il vostro amor proprio s'impenna....
-
--- Allora la mia tenerezza, la mia sommessione, la mia fiducia, tutti i
-miei buoni movimenti sono dispersi dallo sdegno, dall'odio, dal bisogno
-feroce di dirgli in faccia che non so che farmi di lui, che egli
-s'inganna stranamente se ha creduto al mio dolore!
-
--- E dopo la lettera d'implorazione, ne avrete scritta un'altra di
-sprezzo...
-
--- Ciò che ho scritto è appena la millesima parte di ciò che ho pensato.
-Ella si stupisce delle mie contraddizioni? Non le pare possibile che io
-passi dalla ragionevole rassegnazione alla passione disperata,
-dall'umile preghiera alla rivolta sdegnosa?...
-
--- Non mi stupisco affatto: nulla di più umano che la contraddizione e
-l'assurdo.
-
--- Io sento dentro di me dieci, cento donne diverse, una moltitudine di
-esseri ciascuno dei quali vorrebbe operare a sua guisa. E il più strano
-è che tutte costoro non parlano già ad una per volta, ma insieme! Lo
-scritto ha il torto di non far vedere questo tumulto...
-
--- Consolatevi pensando che anche la parola sarebbe impotente.
-
--- È vero! La nostra mente è un abisso!.. Io dovrei dunque implorare
-costui, per dargli la soddisfazione di respingermi ancora? Ma è una cosa
-ridicola! Qual donna al mondo ha mai pregato un uomo così? Io potrei
-implorarlo se fosse un altro, se non fosse una creatura malvagia e
-bugiarda. Perchè hanno ragione gli altri; e la sciocca son io! Come ho
-potuto prenderlo sul serio e soffrire tanto per lui? Ed egli avrà riso
-di me!... Ma se non l'amavo più! Se ero così stufa da non saper che
-inventare per evitarlo! Se non l'ho amato mai!
-
--- Oh, questo poi...
-
--- Ma sì, ma sì!... Anche al tempo del nostro idillio io ridevo talvolta
-fra me delle mie declamazioni! Allora soffocavo le risa; ora esse
-soffocano me! Ora ho bisogno di prendere la mia rivincita! Ma quel che
-ho tentato di scrivergli non può dare la più lontana imagine di quel che
-mi ribolle dentro...
-
--- La vostra lettera dice?...
-
--- «Caro signore, le sono oltremodo obbligata della iniziativa da lei
-presa, tanto più che m'ha risparmiato il fastidio di prenderla da me. La
-buffa commedia che abbiamo rappresentata insieme minacciava di finire
-tra le fischiate della platea: era proprio tempo di smettere. Non è da
-dire per questo che essa non m'abbia dato un bel da fare! Mi sono, come
-si dice, stillato proprio il cervello per mettermi nei panni del mio
-personaggio; ho soffocato una quantità prodigiosa di sbadigli per
-mantenere un contegno decente; e il più comico è questo: che m'accorgevo
-benissimo di sprecare le mie fatiche, perchè ella sbadigliava senza
-tante cerimonie, spalancando talmente la bocca, soffiando così forte,
-che era, anzi non era un piacere vederla. Ella per il primo non credeva
-a ciò che le dicevo: è stata una delle rare prove di spirito che m'abbia
-date. Gli elogi della gente l'hanno guastato, caro signore; ella s'è
-formato, intorno ai suoi _mezzi_, un concetto, mi consenta di dire,
-molto esagerato. Oramai ci conosciamo _intus et in cute_, si scrive
-così? e non abbiamo più nessuna ragione d'ingannarci scambievolmente. Il
-suo spirito è, creda pure, molto inferiore all'opinione che ne ha ella
-stessa; riconosco però che ne possiede abbastanza, e spero che ne
-mostrerà ancora un poco nella circostanza presente, non credendo neppure
-alla scena che le recitai l'altro giorno. Mi premeva di fare certe
-osservazioni, volevo verificare certi miei antichi convincimenti:
-addebiti a tutto ciò la mia soverchia insistenza. Non importa: debbo
-averle fatto l'effetto di una famosa seccatrice! Questo pensiero la
-conforti: che non sarò mai più tentata di occuparmi di lei -- glie ne do
-parola d'onore! Del resto, se l'ho seccata, debbo anche averla fatta
-ridere un numero infinito di volte; sono però in dovere di aggiungere
-che il ricordo di certe sue sciocchezze allieterà i miei giorni più
-tardi... Probabilmente questa mia lettera le parrà poco sentimentale: ma
-le sentimentalità, signor mio, sono una cosa, e la verità è un'altra. La
-verità è che ella m'ha dato ciò che poteva darmi, e che io l'ho pagato
-abbastanza. Adesso ciascuno proseguirà per la sua strada. Si diverta
-sempre -- e le nostre menzogne ci siano rimesse!...»
-
--- Eh!... non c'è mica male!... -- esclamò la duchessa con un fine
-sorriso.
-
-La giovane rimase un poco a capo chino, senza dir nulla; poi, passatasi
-lievemente una mano sulla fronte, disse, molto piano:
-
--- Ma sa lei che cosa ho provato nello scrivere questa lettera?... Che
-cosa provo adesso dopo averla riletta?... Un secreto scontento, un
-pentimento addolorato, quasi un rimorso. Mi par d'avere, con sacrilega
-mano, profanato tutto quel che c'era di più puro in fondo al mio cuore.
-Io potrò accusare quest'uomo, io potrò disistimare la creatura che si è
-rivelata improvvisamente in lui; non potrò dimenticare le divine
-commozioni che m'ha procurate. Comunque egli sia fatto, è stato per me
-l'oggetto di un culto; qualcosa delle virtù che gli ho attribuite è
-rimasta in lui, come qualcosa della santità che i feticisti vedono
-nell'idolo di cartone resta in esso e lo sottrae alla derisione degli
-stessi miscredenti... Poi, io penso che quest'uomo, come tutti gli
-altri, non è responsabile di quel che fa; penso che forse ne sarà
-punito, un giorno, più crudelmente che io oggi non possa imaginare... E
-tutto quel che c'è di buono in me protesta contro i propositi di
-vendetta, m'ispira invece una grande compassione per quest'anima
-ammalata... Senza tornare ad illudermi sul prezzo che ha potuto dare
-all'amor mio, penso che non sono stata per lui un'indifferente, che egli
-ha avuto fede, almeno per qualche tempo, nelle mie parole. Allora
-giudico che sarebbe degno di un'anima non volgare il dimostrare come,
-nonostante i torti ricevuti, di questa fede si voglia sempre essere
-meritevoli...
-
--- In altre parole, voi volete fargli vedere che siete migliore di lui!
-
--- Sarà forse questo il secreto movente: che importa? Una buona azione
-non diventa già cattiva perchè ci torna comodo compierla...
-
--- Certamente! Così avete abbozzato un'altra lettera ancora?
-
--- Sì, ed è questa... -- Sfogliato il suo taccuino, la giovane riprese a
-leggere: -- «Voi non volete più rivedermi: parto oggi stesso. Ho l'anima
-straziata; se voi poteste soltanto imaginare quello che soffro, vi farei
-molta pietà. Tuttavia, qualunque sia il male che voi m'abbiate fatto,
-vo' dirvi, prima di lasciarvi, che non vi porto odio o rancore. La mano
-che oggi colpisce è la stessa che un giorno si distese a soccorrermi;
-non potrò dimenticarlo mai. Non vi dico questo per intenerirvi: nessuna
-speranza mi sorregge, capisco bene che tutto è finito, per sempre. Come
-sarà triste la vita che comincerà domani per me! Come potrò sopportare
-il ricordo dei giorni luminosi nell'oscurità che m'aspetta?... Sarà di
-me quel che vorrà Dio -- e perdonatemi ancora questo momento di
-commozione. Se l'avvenire è incerto per me, potrà anche darsi che ore
-dolorose vengano per voi: un giorno potrete aver bisogno di qualcuno che
-vi stia al fianco, che stringa la vostra mano, che v'infonda coraggio.
-Io desidero ardentemente che questo giorno non sorga; ma, se dovesse
-arrivare, ricordatevi di me. Dovunque io sia, venite: nulla potrà
-impedirmi di accogliervi come s'accoglie un fratello...»
-
--- E' bello ed è nobile ciò che voi avete scritto! -- disse la duchessa.
--- Però, se nel vostro cuore si combatte una così fiera battaglia, quale
-di queste lettere vi risolverete a spedire?
-
--- Lo so io, forse? -- ripetè la giovane. -- Se fossi capace di
-decidermi non ne avrei scritte tante!... A lei stessa, mia buona amica,
-io ardisco chieder consiglio...
-
-La vecchia signora fece con la mano un breve segno di rifiuto.
-
--- Non è un argomento intorno al quale se ne possano dare.
-
--- Perchè? Io sono ridotta, non vede? in tale smarrimento d'animo, che
-non so più discernere da me la via giusta: una parola suggeritami da una
-persona superiore come lei mi toglierebbe da questa dolorosa incertezza,
-mi farebbe un gran bene...
-
-La duchessa restò un poco in silenzio; poi, guardando negli occhi la sua
-compagna, le domandò:
-
--- Allora, voi farete quel che vi dirò?
-
--- Può esserne certa.
-
--- Ebbene: se non vi dispiace, riassumiamo in poche parole la vostra
-situazione. Voi siete stata abbandonata da un uomo. L'avete amato, ma
-cominciavate ad essere stanca di lui; dopo la rottura la vostra passione
-si è ridestata. Voi avete scritto quattro lettere che definiscono i
-principali sentimenti cozzanti adesso nel vostro cuore: in una vi
-rassegnate filosoficamente, in un'altra implorate con grande calore, la
-terza è l'espressione della sprezzante ironia, l'ultima d'una tenerezza
-pietosa e disinteressata. Va bene?
-
--- È così.
-
--- Però, scrivendo tutte queste lettere una secreta idea vi ha guidata:
-quella di vivere ancora nel cuore o nella memoria di quest'uomo, di
-produrre un'impressione nell'animo di lui, di obbligarlo a ricordarsi di
-voi, per ammirarvi, per rimpiangervi. Ora voi volete sapere da me in
-qual modo potrete raggiunger meglio l'effetto.
-
--- Può darsi che sia per questo; ma siccome, qualunque di queste lettere
-io manderò, è quasi certo che sarò lasciata senza risposta, imagini che
-si tratti di prender commiato soltanto.
-
--- O per prender commiato, o per quell'altra ragione, il partito è uno
-solo.
-
--- Quale lettera debbo dunque mandare?
-
-La vecchia dama rispose:
-
--- Nessuna.
-
-
-
-
-L'AMOR SUPREMO
-
-
- _Amabile amica,_
-
-La fiducia della quale ella mi onora è veramente grande e -- lasci
-parlare una volta la modestia! -- immeritata. Nonostante la disparità
-delle nostre opinioni, e perdonandomi la vivacità di certe mie
-argomentazioni, ella si degna ricorrere ancora a me per farmi una
-domanda e propormi un quesito: «Ma insomma, qual è, a vostro parere,
-l'amore migliore?»
-
-Ahi, contessa! Io potrei risponderle al modo molto laconico della
-duchessa di San Severo, e dirle: «Nessuno!...» Questa passione è
-talmente difficile, si dibatte fra tanti contrasti, ha da superare così
-formidabili ostacoli, che la sua vita è troppo breve e tutta avvelenata.
-Io non le ripeterò a questo proposito i miei ragionamenti d'un tempo,
-poichè ella, bontà sua, li rammenta ancora e giudica che, nonostante le
-«solite» esagerazioni e l'«insoffribile» preconcetto di scetticismo, io
-potrei anche avere, in fondo in fondo, ragione. Ma ella dice -- e la
-ragione è questa volta con lei! -- che se pure in tutti gli amori c'è
-qualcosa di amaro e di guasto, nondimeno, paragonati gli uni con gli
-altri, si dovrà pur trovare che alcuni furono pessimi ed altri, se non
-ottimi, migliori. Il mio dovere è dunque di rispondere meno
-laconicamente alla sua domanda; ed ella si disponga anzi a temere che la
-risposta mia sia per essere troppo prolissa.
-
-Vuol dunque sapere quale sarebbe, secondo me, per un uomo e una donna,
-l'amor supremo? Sarebbe questo. L'uomo, fino a trent'anni, ha fatto sua
-l'antica divisa: _Je prends mon bien où je le trouve._ Egli ha amato in
-tutti i modi, e di tutti i suoi amori è rimasto scontento. A trent'anni
--- non un giorno di più! -- incontra una vergine, il cui solo sguardo
-gli rivela -- a lui che crede di conoscere tutta quanta la vita -- come
-vi sia ancora un mondo nuovo, inesplorato, insospettato: il mondo dei
-sentimenti puri, delle cose degne e sante. Questa vergine non è neppur
-lei una bambina che s'affaccia appena alla vita: ha visto altri uomini,
-ha creduto d'amarne alcuni; poi, all'idea di legarsi con uno di costoro
-indissolubilmente, s'è accorta che le sue inclinazioni non erano forti e
-prepotenti. Quando incontra quest'uomo, ella comprende che il suo
-sentimento d'ora è invincibile; e questa vergine e quest'uomo si
-uniscono, per sempre. La loro gioia è l'invidia del mondo. Crede ella
-che sarebbe maggiore se entrambi fossero stati del tutto inesperti, e
-che la reciproca gelosia del passato li turbi? No, no. Appunto perchè
-entrambi hanno altra volta creduto d'amare, la vergine soltanto con
-l'anima, l'uomo in tutti i modi, appunto per ciò possono ora dire di
-amar veramente. Ella non è gelosa delle donne che lo sposo suo in altri
-tempi amò, non le pensa neppure; o se anche le fa oggetto d'un pensiero,
-accorda loro la sua pietà, perchè ella è buona, sovranamente; ma,
-nonostante la bontà sua -- io le presento creature di carne ed ossa, non
-perfezioni fuor dell'umano -- costei pensa con un moto di superbia: «Per
-me, per virtù mia, quest'uomo che poteva continuare a prendere il suo
-piacere dovunque, liberamente, ha fatto il sacrifizio di tutto sè
-stesso.» Egli non è geloso degli uomini che ella altra volta pensò; egli
-dice: «A me, a me solamente questa vergine che tanti sospirarono invano
-ha dato gl'intatti tesori.» E poichè egli conobbe la vita, è ora in
-grado di difendere, di tutelare la sua fortuna. A questa vita egli
-inizia, accortamente, la sposa; e come ella gli ha rivelato cose
-ignorate ed ha fatto di lui un uomo nel miglior senso della parola, così
-egli fa d'una fanciulla una donna. L'amor loro è fruttuoso; le loro due
-vite, che essi vorrebbero veramente confondere in una, ma che restano
-pur separate, si confondono nella vita dei figli.
-
-Il tempo passa, e col tempo l'impeto della loro passione si è venuto
-sedando. Fatalmente, perchè tra due volontà diverse l'accordo non può
-essere costante ed eterno, essi non potranno evitare i malintesi e i
-dissensi; ma, comprendendone entrambi la fatalità, si accorderanno
-reciprocamente indulgenza. Conoscendosi sino in fondo, ciascuno avrà
-compreso, -- ma nello stesso tempo scusato -- i difetti dell'altro --
-perchè essi sanno che nessuno al mondo è senza difetti. La passione
-sedata non è più passione; e, per una legge ancor essa fatale, nelle
-anime tranquillate i germi di passioni nuove, le tentazioni d'altri
-amori si verranno insinuando. Ma se ciascuno di essi avrà pensato di
-poter ritrovare altrove una scintilla della gran fiamma, avrà pure
-preveduto che la nuova fiamma si spegnerà troppo presto; e se pure
-questa previsione non sarà stata capace di trattenerlo, un sentimento
-che in queste due anime vince tutti gli altri avrà combattuto e
-distrutto il germe della nuova passione. Questo sentimento al quale
-entrambi sono educati, è il sentimento dell'onore, del rispetto, della
-dignità; è, in una sola parola, il Dovere. Obbedirne le voci imperiose
-sarà facile ad essi se ciascuno sarà, com'è, compreso di gratitudine per
-la gioia che l'altro gli diede e per il bene che gli fece; sarà ancora
-più facile solo che essi pensino ai figli, ai quali debbono nascondere
-gli esempii del male. E se la tentazione fu molto forte, se per seguire
-la via doverosa uno dei due ebbe a sostenere uno sforzo grande, tanto
-meglio: la sua soddisfazione sarà tanto maggiore, tanto maggiore sarà la
-stima che l'altro gli deve. Così varcheranno l'età delle prove, finchè
-uno chiuderà con mano tremante gli occhi dell'altro.
-
-Ecco quale sarebbe l'amor supremo. Ella vede bene, mia cara amica, che
-io non ho imaginato un idillio, una favola troppo romantica, tutta
-ideale e fuor della vita. Io ho fatto molte concessioni alla realtà,
-tante concessioni che nessuno dirà impossibile un tale amore. Eppure di
-questo amore possibile, possibilissimo, di questo amore che è il sogno
-delle migliaia e migliaia di sposi che escono ogni giorno nel mondo dal
-municipio e dalla chiesa, quanti esempii le potrei addurre?... Ahimè!
-Gli esempii, ho paura, sono rarissimi...
-
-Eccomi pertanto costretto, per rispondere alla sua domanda, di cercare
-altrove.
-
-Una volta io andai in casa del mio amico Hans Ruthe. Costui è, come ella
-sa, Don Giovanni redivivo. Sui mobili del suo salotto vidi molte
-fotografie di uomini e un solo ritratto di donna. Io pensai tra me:
-«Senza dubbio costei dev'essere stata la favorita di questo sultano;
-perchè egli si tenga sotto gli occhi il solo ritratto di lei bisogna che
-ella gli abbia lasciato i ricordi migliori.» E poichè, per natura e per
-necessità di mestiere, io sono molto curioso, così non mi contentai di
-pensare questa cosa, ma la dissi all'amico mio. Il quale, udendola, si
-mise a ridere di quel suo riso che è pieno di tanta amarezza. «Mio
-caro,» rispose, «tu hai un intuito proprio meraviglioso! Sì, questa è la
-donna che m'ha lasciato migliori ricordi. I ritratti di tutte le altre
-io non li ho più: alcuni li dovetti restituire, quando i tristi amori
-finirono; altri li lacerai quando ebbi ben conosciuto gli originali;
-altri sono andati dispersi perchè non avevo proprio ragione di serbarli,
-giaceranno inutili in mezzo a chi sa quali carte inutilissime. Questo
-solo ho custodito e tengo dinanzi agli occhi, perchè questa è la sola
-donna che avrei amata ma che non amai, che forse m'avrebbe amato ma che
-non m'amò...
-
-Ecco, ella dirà, una risposta «delle mie,» cioè una risposta che non
-significa niente. Infatti, dire che il migliore amore è quello che non
-fu provato, potrebbe parere una cosa insensata. Vengo pertanto senza
-perder tempo a più concrete risposte.
-
-«Io ero,» mi narrò una volta un amico, «in uno stato d'animo quasi
-disperato per una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo spiegarti,
-quando una sera fui condotto in casa d'una signora, e poniamo che si
-chiamasse Donna Paola. La dama, proprio quella sera, stava poco bene e
-non riceveva. Tornai indietro con la stessa tristezza con la quale ero
-venuto, ma in cuor mio avveniva qualcosa di nuovo; quel contrattempo mi
-procurava un certo senso di contrarietà. Il nome di Donna Paola non mi
-era ignoto; anzi avevo molto udito parlare di lei dalle sue amiche; la
-marchesa Antonietta, specialmente, m'aveva detto: «Vedrete, vedrete:
-quando l'avrete conosciuta dimenticherete noi tutte.» Chi era dunque
-costei? Forse una bellezza straordinaria? No: io avevo sentito dire, non
-solo dalle donne, probabilmente sospette, ma anche dagli uomini, giudici
-certamente credibili, che Donna Paola era tutt'altro che bella; uno,
-anzi, aveva soggiunto che non gli pareva neppure desiderabile. La
-fantasia non poteva dunque farmi intravedere, dietro quel nome, una
-figura affascinante; io non potevo costruire per mio uso e consumo un
-tipo ideale al quale attribuire tutte le perfezioni. La fama di Donna
-Paola era fondata sulle qualità intellettuali di lei, sul suo spirito,
-sulla sua coltura, sulla sua scienza del mondo; ora tu mi concederai che
-queste doti sono le meno capaci di sedurre da lontano. Nondimeno io ero
-curioso di conoscere questa donna, e la mia curiosità era alimentata
-dall'insistenza con la quale la marchesa voleva presentarmi e dallo
-strano rinnovarsi del primo contrattempo. Tre, quattro volte ancora io
-mi credetti sul punto di incontrarla, e Donna Paola rimase invisibile.
-Una sera che arrivai tardi in casa della marchesa, verso la mezzanotte,
-l'amica mi disse con un tono di irritazione quasi comica: «Ma dunque lo
-fate apposta?... Va via in questo momento!... Parrebbe quasi che ne
-abbiate paura!...» Io provai di dimostrare la mia innocenza; ma la
-marchesa non volle sentir ragione: «Lo fate apposta, la fuggite; non mi
-darete mai ad intendere che arrivate e andate via, per puro caso,
-proprio quando ella mi lascia o sta per venire! Adesso spero che la
-finirete; le ho promesso di presentarvi!» Io risposi, con un fare
-complimentoso che nascondeva un certo senso di stupore: «Dica piuttosto
-che ha promesso a me stesso!...» ma ella insistè: «Nossignore, ho
-promesso a lei, proprio a lei, proprio a lei;» e con un'espressione del
-viso che diceva molto più delle parole, soggiunse: «Vi conosce di nome,
-ha sentito parlare di voi. Vuol sapere se è vero tutto il male che se ne
-dice. L'altra sera non eravate al Costanzi? Qualcuno vi ha additato a
-lei...» Dopo una breve reticenza, concluse: «Badate: le piacete!» A un
-tratto la mia faccia s'imporporò, poi il sangue mi corse tutto al cuore,
-e da quel momento non ricordo più che cosa mi accadde nel resto della
-serata. Fu un vero _coup de foudre_, un fulmine senza lampo -- poichè le
-tenebre che avvolgevano la figura di quella donna restavano
-impenetrabili. Fu anche come l'ebbrezza prodotta da un liquore dolce,
-un'eccitazione di tutte le sopite facoltà del corpo e dello spirito, il
-repentino sollevamento dell'anima oppressa, la rifioritura del sorriso
-negli occhi, del canto sulle labbra. E cantando i versi musicali di un
-Poeta come me tremante di gioia:
-
- Io sarò forse l'amante,
- Io felice le mie notti
- Dormirò sopra il suo cuore,
-
-mi misi a vagare per le strade deserte, guardando il cielo, ignaro della
-terra. No; io ricordo qualche cosa di quella notte: ricordo il pianto
-muto e soave che sgorgò dai miei occhi quando la gioia die' luogo alla
-tenerezza, quando tutta la gratitudine della quale ero capace esalò dal
-mio cuore, come un vapore d'incenso, verso l'Ombra... E lo strano
-incontro di casi che m'aveva impedito di conoscere Donna Paola si
-rinnovò ancora: la marchesa partì improvvisamente per Parigi, chiamata
-da una malattia del marito; gli amici si dileguarono a uno a uno perchè
-la stagione s'inoltrava; io stesso dovetti finalmente tornare a casa. La
-stessa ombra dell'ombra scomparve, io non udii più ripetere il nome di
-Donna Paola; ma il sentimento destato da quel nome sopravvisse, dolce e
-tenace, a lungo; e se non potei raffigurarmi quella creatura dalla quale
-ero stato pensato, alla quale pensavo, la vidi nell'anima quale doveva
-essere e provai per lei la vitale dolcezza della fede più pura. Questo è
-stato il mio più degno amore.»
-
-Ella dirà: «Se non zuppa, è pan bagnato!» Infatti la passione dell'amico
-mio per una donna di cui non aveva visto neppure la punta del naso sarà
-stata, secondo egli dice, degnissima e suprema; ma difficilmente potrà
-esser presa sul serio. Ma che posso io farci, amica, se solamente gli
-amori che non hanno lasciato ricordi sono ben ricordati? Oda quest'altra
-storia; è un poco diversa, ma poco, in verità. E' una confessione
-anonima, ma come tutte le altre autentica.
-
-«Io conobbi questa donna da bambino, quando avevo otto anni. Ella ne
-aveva il doppio di me. Bella, bella, tanto bella che non posso dire.
-Udrete fra poco quanto forte fu l'impressione che ne riportai. Aveva il
-doppio dell'età mia, era una signorina. Era intimissima della nostra
-famiglia, anzi mezza parente. Un giorno, salutandoci, ci baciammo in
-viso. Il domani ella mi disse, senza che altri potesse udire: «Come fu
-dolce il bacio che mi desti!» Io non seppi dir nulla e quasi non
-credetti alle mie orecchie; ma le inaudite parole s'incisero nel mio
-pensiero, indelebilmente. Cresciuto di qualche anno, ella soleva
-prendere il mio braccio e passeggiare con me «come due sposi,» diceva.
-Io non dicevo nulla, trattenevo il fiato per paura che quella felicità
-finisse, e mi pareva che tutta la bellezza fosse in lei, e tutta la
-dolcezza, e tutto l'amore. La notte io la sognavo; e nel sogno, con lei,
-conobbi la voluttà. C'era fra noi troppa differenza di età perchè
-potessi pensare a sposarla: quando ebbi sedici anni ella ne aveva
-ventiquattro. Ella mi aveva detto un giorno: «Ti aspetterò». Neppure
-allora io avevo risposto nulla; ero bambino ancora, ella si divertiva a
-giocare all'amore con un bambino. A venticinque anni andò a marito, in
-un'altra città. Io che ne avevo diciassette feci quello che fanno tutti,
-a diciassette anni. E quando provai la realtà dell'amore, risi dei miei
-sogni, dell'amoretto infantile. Ma accadde questa cosa: che il sogno, di
-tanto in tanto, tornò: io la vedeva in sogno, l'udivo dire arcane parole
-d'amore, la vedevo offerirmisi; e tra le sue braccia incorporee io
-spasimavo come non mai con le creature viventi. Alla lunga me ne venne
-quasi un senso di sdegno, anzi di vergogna: era possibile che solo
-un'ombra mi facesse tanto felice? Non dovevo io essere infermo perchè
-questa cosa accadesse? Pensavo, per confortarmi, che ciò accadesse
-perchè le creature viventi con le quali potevo trovarmi erano indegne;
-aspettavo pertanto di avere un'amante, un'amante che fosse mia soltanto
-e non già di tutti, affinchè la realtà trionfasse finalmente del sogno.
-Ed ebbi l'amante e con l'anima i sensi tripudiarono, e mi credetti
-guarito; ma una notte, uscendo io dalla casa di lei estenuato dalla
-voluttà e caduto pieno di sonno sul mio letto, Ella, l'Altra, m'apparve.
-La sua fronte era velata dalla tristezza, il suo sguardo era pieno di
-lacrime. «Tu m'hai tradito! Hai potuto tradirmi!... Non ti rammenti più
-il nostro primo bacio? Come fu dolce il bacio che mi desti!...» Io le
-risposi, sentendomi struggere dal dolore: «Tu stessa m'hai tradito, sei
-d'un altro, te ne sei andata lontano...» Ella mi guardò con gli occhi
-lacrimosi e stupiti. «D'un altro? Ma non sai che io sono la sposa tua,
-soltanto? Non sai che mi sono serbata a te, intatta? Non sai che tu sei
-il mio desiderio, la mia speranza, il mio sospiro?...» E le nostre
-braccia si strinsero, e le nostre bocche si unirono, e io mi destai
-morente d'ebbrezza... Orbene: questo sogno tornò e tornò ancora, molte
-volte, durante quell'amore, durante altri amori. Tornò a intervalli or
-brevi ed or lunghi, talvolta di un anno, talvolta di due; ma quando
-l'ombra m'appariva e dopo che era svanita, io sentivo, destandomi, che
-quell'ombra, che quel ricordo trionfava d'ogni realtà. Un giorno, dopo
-moltissimo tempo, la rividi in persona; era una rovina, invecchiata,
-disfatta, non più donna. E dopo averla riveduta così nella vita, io la
-sognai ancora una volta, più bella di prima: «Che cosa hai creduto?
-Guardami bene: non sono sempre la stessa? Non sono la tua sposa,
-l'amante tua unica?...» E ancora le sue parole e i suoi atti d'amore
-m'inebriarono come non mai. Ora ella è morta; intendete: ella è
-putrefatta sotterra, è ridotta uno scheletro fra quattro assi marcite; e
-quantunque ella sia morta, e quantunque io stesso sia sulle soglie della
-morte, pure ella continua ad apparirmi, a quando a quando, e a
-deliziarmi; e oramai ho compreso: il supremo amore della mia vita è il
-primo, l'amore dell'infanzia, perpetuato nella memoria, vivificato dal
-sogno...»
-
-Siamo sempre lì: ella dice che questi non sono amori nel vero senso
-della parola. Ella vuole che io le parli di gente che abbia amato
-creature di carne e d'ossa, non già sconosciute o meri ricordi. E il mio
-imbarazzo è troppo grande, perchè tutti gli amori dei quali ella
-vorrebbe ch'io ragionassi lasciano tante amarezze che nessuno pare da
-preferire ad un altro. Senza le nequizie del tradimento, gli stessi
-malintesi inevitabili, il disaccordo, lo svanire dell'illusione, il
-ribadirsi d'una catena che pareva di rose ma che diventa un triste
-giorno di spine, sono causa di troppa pena. La vita è tanto malvagia e
-l'amore è tanto difficile, che bisogna quasi augurarsi il caso orribile
-del quale invece ci dogliamo, il caso di veder morire la creatura amata
-prima di odiarla e quando il piacere non s'è mutato ancora in
-disgusto... Se in questo augurio c'è un troppo feroce egoismo, non si
-potrà far altro che capovolgerlo e desiderare che la morte colga noi
-stessi nella troppo rapida fase dell'amore felice. Non sa ella del resto
-che questo è il voto istintivo d'ogni coppia amante? Quasi una profetica
-voce ammonisca i due amatori della caducità della loro fortuna, quasi
-presaghi che questa fortuna è la massima e l'ultima ad un tempo, essi
-chiamano la morte, la pregano, e sfogliando le cronache dei giornali non
-è difficile trovare l'esempio di alcuni che se la sono procurata. E se
-pur vogliamo lasciar da parte la morte, vuole ella sapere quali sono gli
-amori migliori, quelli dei quali serbiamo una tutta pura e tutta dolce
-memoria? Sono gli amori troncati bruscamente, ma in tempo, cioè quando
-ancora il verme della dissoluzione non ha cominciato la nefanda opera
-sua. Quando Carlo Landini perdette, senza saper perchè, Anna Solari;
-quando la contessa Bianca des Fayolles dovè lasciare per sempre Roberto
-Berni -- ella forse rammenta ancora queste antiche storie -- i ricordi
-di questi amori restarono nel cuore dei due uomini come uno struggimento
-ineffabile, come l'aspirazione suprema, come tutta la poesia della loro
-vita.
-
-E se finalmente le risposte che le ho date finora non la contentano, se
-ella vuole l'esempio d'un amore che sia sommamente raro e ineffabile, io
-ho ancora qualcosa per lei. È l'avventura della quale una sera, a
-Ginevra, udii la narrazione da uno degli stessi protagonisti. Non posso
-dirle i loro nomi, ma non le sarà difficile indovinarli. Per sapere chi
-è l'uomo cerchi fra gli scultori che in più fresca età sono venuti
-maggiormente in fama; se vuol sapere chi è la donna, cerchi fra la breve
-schiera delle scrittrici -- italiane s'intende, -- di romanzi e di
-novelle. Lo scultore e la novellatrice non si conoscevano ancora di
-persona, vivendo in città lontane, ma molto di nome; e, senza conoscersi
-e neppure prevedendo di conoscersi un giorno, avevano pensato l'uno
-all'altra e l'altra all'uno. Udendo parlare dell'ingegno della
-scrittrice, ed anche della sua bellezza -- ecco che ella ha indovinato
-chi è -- lo scultore s'era messo a pensare a lei come a una creatura
-l'amor della quale doveva essere una gran cosa. E la scrittrice,
-pensando all'ingegno dell'artista ed alla sua maschia venustà -- è uno
-dei più belli campioni del sesso mascolino, e un'altra volta,
-all'orecchio, le dirò un particolare inaudito e quasi incredibile --
-s'era messa a pensare a lui con lo stesso sentimento fatto di desiderio.
-Ora un giorno, a una festa giornalistica, a Roma, inopinatamente si
-incontrarono e qualcuno fece la presentazione. Restarono entrambi come
-fulminati. Tutto scomparve ai loro occhi: la gente che li circondava, il
-luogo dove si trovavano, lo scopo per il quale ciascuno d'essi era
-venuto. Un impeto, un'ansia, una febbre di vedersi, di toccarsi, di
-unirsi, faceva tremare i loro polsi. Egli le disse: « Vieni?» Ed ella
-rispose: « Andiamo». Uscirono; non seppero, non rammentano più come; non
-dissero una parola per via. Egli la condusse nel suo studio. E appena
-entrati caddero sul tappeto disteso al suolo, avvinghiati furiosamente.
-
-Se la nativa freddezza o l'acquisita ipocrisia suggeriscono alle donne
-una resistenza che annoia ed offende gli uomini fervidamente amanti; se
-la diversità dei sessi fa che la coppia non si formi tosto; questo
-accordo fulmineo, questa perfetta intesa, questa esatta reciprocità
-degli impulsi sarebbero, come già dicemmo, l'ideale. Se non che le leggi
-della natura non sono arbitrarie. Ora l'amore del nostro scultore e
-della nostra scrittrice è per questo il loro migliore ricordo: perchè
-durò un'ora e non ebbe domani. La donna partì quando lasciò quella casa;
-e i due non si sono riveduti mai più...
-
-
-
-
-«NESSUN MAGGIOR DOLORE...»
-
-
- _Cara amica mia,_
-
-Oggi ho chiuso il mio grosso baule; domani, all'ultim'ora, farò le
-valige; indi: partenza! Riprendo il mio vagabondaggio primaverile ed
-estivo; non so ancora bene quale itinerario seguirò; ma è certo che,
-all'andata o al ritorno, passerò da lei.
-
-Quantunque io stia per rivederla, un senso di malinconia mi occupa
-nell'atto di scriverle questa che è, per l'anno corrente, l'ultima mia
-lettera. Tutte le fini sono malinconiche, comprese quelle delle cose
-tristi. E quando penso che, nonostante le discordie e le liti, noi
-abbiamo ragionato intimamente, durante circa sei mesi, di ciò che tanto
-importa al cuore degli uomini; e che i nostri ragionamenti, senza farci
-mutare opinione, ci hanno fatto molto pensare e molto ricordare; e che
-pure pungendoci, noi abbiamo riso e ci siamo commossi ad un tempo, mi
-duole che la nostra corrispondenza abbia ora a mancare. Chi sa quando la
-riprenderemo e se la riprenderemo? Chi sa che cosa sarà accaduto di noi,
-chi sa in qual altro modo penseremo di qui ad altri sei mesi?
-
-Il segno dell'interrogazione è il gran simbolo del pensiero umano.
-L'ignoranza e il dubbio sono lo stato abituale della nostra mente.
-_Forse_ e _ma_ sono due grandi parole. Ella non si stupirà molto, è
-vero, se col tempo, che fa mutare le idee dei saggi, io stesso muterò di
-sentimento, che sono appena un dilettante?
-
-Le asserzioni troppo rigide, le asseveranze troppo esclusive mi pare che
-siano fatte apposta per provocare le smentite e le contraddizioni. E che
-cosa penserà ella quando le avrò detto che ho messo tanto zelo nel
-sostenere contro di lei certi concetti, appunto perchè ella li
-ribattesse più vivacemente? Dirà forse: «L'avevo capito!...» Tutte le
-sentenze umane si possono rivoltare, come un abito scolorito dalla
-diritta, e fare ancora una discreta figura dalla rovescia. È proprio per
-questa ragione che all'ultimo suo comandamento di concludere, io sono
-dolentissimo di non poter obbedire. Se pur ella vuole che in un modo
-qualunque io le risponda, le presenterò un mazzo di conclusioni tra le
-quali ella non avrà da far altro che scegliere la più gradita. E le dirò
-pertanto che l'amore sarebbe la più grande illusione se non fosse anche
-la massima verità; l'origine d'ogni male e la fonte del solo bene; la
-passione più forte e salda ma anche più debole e peritura. E le dirò che
-questo amore importerà più dell'amor proprio, ma che l'amor proprio
-importa sopra ogni cosa. E soggiungerò che i sentimenti dell'anima
-vincono gl'istinti corporali quando questi non vincono quelli. E
-finalmente le concederò che le donne amano meglio degli uomini,
-avvertendo tuttavia che gli uomini amano meglio delle donne...
-
-E non creda che, per lasciarle la bocca dolce, io le dica queste cose
-scherzose. Tutte le opinioni sono legittime, e il continuo capovolgersi
-di quelle che un po' troppo arbitrariamente noi chiamiamo verità non è
-tanto argomento di riso quanto di dolore. Nel momento che le scrivo, il
-miliardo e tanti milioni di creature che popolano il mondo giudicano la
-vita, le passioni, gl'interessi ed i simili in un miliardo e tanti
-milioni di modi diversi; fra un'ora il loro giudizio sarà mutato; come
-concludere, pertanto? Quale sentenza, in mezzo a questo vertiginoso
-caleidoscopio delle opinioni umane, sarà così larga, così profonda, così
-immutabile da meritare l'universale consenso?
-
-Quest'ansia di volere ma di non potere esprimere l'ultima verità della
-vita è dolorosa; io direi anzi che è il massimo dolore se non mi fossi
-vietato di formulare sentenze. Ciascun dolore sembra massimo; e come
-dice un altro motto che ha il suo lato vero: al peggio non c'è fine.
-Affermò il Poeta che il dolore maggiore è ricordarsi del tempo felice
-nella miseria; e infatti il misero che rammenta la felicità perduta
-crede d'essere arrivato al sommo della pena; ma il dolore di quello
-sciagurato che non ha gioie neppure da rammentare non è anche maggiore?
-Il bene perduto e ricordato, mentre è un nuovo motivo di cruccio, non
-potrà essere anche argomento di qualche conforto? Ed ecco, mia cara
-amica, che se io non posso concludere, come ella vorrebbe, con qualche
-sentenza, posso e voglio concludere questa non breve serie di apologhi
-con un apologo nuovo. Poichè ella si è degnata di dirmi che non le
-dispiacciono quelle inchieste sentimentali e psicologiche esperienze
-delle quali le ho riferito più volte i risultati, eccone un'ultima!
-
-C'erano una volta tre uomini, i quali erano giunti tutti e tre insieme a
-quell'età quando il cuore ed i sensi entrano nella calma foriera della
-morte. Costoro s'incontrarono un giorno e parlarono dell'amore. Le
-parole di tutti erano piene di tristezza. Un giovane che venne a
-trovarli volle sapere il perchè della tristezza loro.
-
--- Tu vuoi sapere il perchè? -- disse uno. -- Odimi, adunque!... Io fui
-giovane come te. La mia fronte nuda fu già cinta di chiome! Le mie
-guance rugose furono fresche e colorite! La mia persona incurvata e
-tremante già fu salda e diritta. Queste cose sembrano impossibili, è
-vero? Quando noi vediamo un bambino ci sembra che egli non debba
-crescere; non pensiamo che diventerà uomo. Così quando tu vedi un
-vecchio come me non ti pare possibile che sia stato adolescente. Ebbene:
-tu forse hai ragione! Io fui giovine d'anni, ma di ciò che forma
-l'orgoglio della giovinezza nulla conobbi. Vedi: se io parlo con tanta
-tristezza dell'amore, ciò è perchè, forse esempio unico al mondo, o se
-non unico certamente rarissimo, io non conobbi l'amore. Intendi: io non
-fui amato. Dentro all'anima mia c'era la lava di un vulcano; e non potei
-dire a nessuna donna una sola parola appassionata. Quando udivo parlare
-delle passioni degli altri, ne ridevo: tanto esse mi parevano scialbe e
-meschine paragonatamente alle fiamme che mi struggevano. Quando
-profanavo i miei sogni e le mie speranze comprando il piacere, piangevo
-di dolore. Nessuna donna avrebbe compreso di che tesori di sentimento
-ero ricco? Ed aspettai, ed aspettai, ed aspettai: invano! Mi mancò
-l'ardimento? Qualcosa, nella mia faccia, negli occhi miei, dispiaceva e
-respingeva? Non ti so dire. Nessuna mi amò. E io vidi il tempo
-trascorrere, e come gli anni passavano la mia speranza diveniva più
-tormentosa perchè tanto più difficile ne era l'ottenimento. E fino
-all'ultimo, fin dopo che i miei capelli imbiancarono e caddero, io
-sperai ancora, disperatamente; quando un giorno dovetti acquetarmi nella
-rinunzia. Comprendi dunque bene; aver saputo dagli altri, aver letto nei
-libri, aver visto e sentito che l'amore è la massima gioia, ciò che più
-piace, ciò che più importa, e aver sperato d'amare come in sogno, e aver
-perduta questa gioia prima d'assaporarla: non ti pare che io abbia
-ragione d'essere triste?
-
-Quando egli tacque disse l'altro vecchio:
-
--- Io l'assaporai! Io conobbi l'amore, un amore molto più bello, più
-grande, più forte, di quello che i sogni rappresentarono a costui. Io
-fui fortunato come nessuno al mondo mai; perchè ottenni l'amore d'una
-creatura così rara, che se l'avessi formata con le mie proprie mani, se
-le avessi spirato la mia propria vita, non avrei potuto farla migliore.
-Ma questo amore, che io credetti eterno, finì; perchè niente sotto il
-sole è eterno. E quando questo amore finì, io passai la mia vita a
-cercarne un altro eguale, perchè senza un simile bene non potevo più
-vivere -- e non potei più ritrovarlo. Come una piaga, allora, il ricordo
-del perduto bene sanguinò nel mio cuore, inguaribilmente. Io avrei dato
-senza esitare tutta la mia vita perchè solo un istante di quella
-felicità tornasse: impossibile! Io non vivevo più del presente ma del
-passato, e ogni giorno il passato era più lontano; tendevo ad esso
-disperatamente le braccia e non potevo afferrarlo. Comprendi bene
-dunque, o giovane, il motivo della mia tristezza? Avessi come costui
-sconosciuto la felicità! Non la piangerei come la piango. Chi è nato
-mendicando si rassegna alla sua povertà; ma chi fu già ricco come potrà
-tollerare di vivere nell'indigenza?
-
-E quando anche costui tacque, disse il vecchio che non aveva ancora
-parlato:
-
--- Tutt'altra è la ragione della mia tristezza. Io non posso dire
-d'avere conosciuto l'amore nella sola speranza, come costui che primo
-parlò. Io non amai neppure una sola volta e non mi ridussi a vivere di
-memorie come quest'altro. Io amai, riamai, più e più volte,
-continuamente. Finito un amore un altro ne cominciava; e prima ancora
-che il nuovo fosse morto della morte naturale, io stesso lo soffocavo
-per assaporarne ancora un altro. Fu soverchio ardimento? Qualcosa nella
-mia faccia, negli sguardi miei attirava e seduceva? Non so; ma quasi
-tutte le donne che richiesi d'amore mi si concessero. E più amavo, più
-ero ansioso d'amare; e quando la stanchezza doveva fiaccare i miei
-nervi, una specie di furore li esasperava, e nulla potè mai arrestarmi:
-nè le lacrime delle supplicanti, nè le minacce delle furibonde, nè il
-pericolo che io stesso correvo: il pericolo che la mia fibra e la mia
-stessa ragione non resistessero allo spaventevole abuso. Finchè un
-giorno questo effetto immancabile si produsse; e il male e la pazzia
-m'agguantarono stretto. Guarii, come vedi; ma per miracolo, e forse
-perchè potessi dire a te, a costoro ed a tutti gli uomini una verità
-spesso intuita, ma troppo disconosciuta. Sai tu il perchè dell'avidità,
-dell'ingordigia mia, dell'ansia implacabile che mi faceva moltiplicare
-tumultuariamente le prove? Ascolta, o giovane, e impara. Mi fu troppe
-volte ripetuto che l'amore è l'unica cosa degna d'essere desiderata, la
-sola sorgente del massimo piacere; la più grande e la più divina
-delizia. E quando io conobbi l'amore, ne godetti, sì, molto; ma
-paragonando il godimento ottenuto con quello che avevo imaginato e che
-m'avevano promesso, trovai che la realtà non raggiungeva l'imaginazione;
-e, senza paragonare l'aspettazione all'ottenimento, trovai che queste
-gioie dell'amore, quantunque grandissime, non erano sempre e tutte pure,
-e che talvolta il piacere costava troppo ed era troppo vicino al
-disgusto. E allora volli riprovare, perchè io dicevo tra me: «È
-impossibile che m'abbiano ingannato! Se tutti m'han detto a una voce che
-l'amore è la somma gioia e il piacere sovrano, e se io non ho potuto
-confermare questo giudizio, vuol dire che sono stato disgraziato, che
-sono capitato male; bisognerà pertanto rivolgersi altrove». E
-ricominciai ad amare, e poi ricominciai un'altra volta, e poi un'altra
-volta ancora, sempre più scontento e sempre più ansioso; perchè la
-distanza fra la promessa e l'ottenimento invece di scemare cresceva. Ma
-accadeva ancora un'altra cosa, più triste, inesplicabile e quasi
-diabolica: che, quando io uccidevo uno di questi amori dei quali ero
-troppo scontento e nauseato per cercare in un altro il paradiso
-aspettato, allora l'amor nuovo e attuale che doveva darmi il paradiso mi
-repugnava, e il vecchio, il morto, l'amore che io stesso avevo ucciso,
-risplendeva nella mia memoria, purificato, nobilitato, così allettante
-come la speranza d'amare. E questo fu ed è il maggior dolore: d'aver
-tanto amato senza apprezzar mai giustamente l'amore. Perchè, o giovane,
-l'imaginazione distende nei cieli dell'anima questi miraggi, e quando tu
-ti guardi intorno vedi tutto povero e arido come in un deserto; ma se
-spingi dinanzi a te lo sguardo o se ti volgi indietro, nell'avvenire o
-nel passato, come costoro, tu vedi solamente spettacoli degni. Diffida
-dunque delle speranze troppo grandi, guàrdati dalle memorie troppo
-abbellite; e, nell'amore come in tutta la vita, non esagerare.
-
-
- FINE
-
-
-
-
- Opere di Antonio Fogazzaro
-
-*Piccolo mondo antico*, romanzo -- Ventitreesima ed. 5 --
-*Malombra* -- Quattordicesima edizione 5 --
-*Il mistero del poeta*, romanzo -- Quindicesima ediz. 4 50
-*Un pensiero di Ermes Torranza*, novella 1 --
-*Daniele Cortis*, romanzo -- Quindicesima edizione 4 --
-*Valsolda. Poesia dispersa* -- Un volume elzevir con ritratto
-dell'autore, in fototipia -- Terza edizione 3 --
-*Eva*, poemetto -- Quinta edizione 1 --
-*Miranda*, novella in versi -- Un volume elzevir della _Biblioteca
-pergamena_ -- Ottava edizione 3 --
-*Un'opinione di Alessandro Manzoni -- Giacomo Zanella* -- Un volumetto
--- 25
-*Per un recente raffronto delle teorie di S. Agostino e Darwin circa la
-creazione* -- Sesta ediz. 2 --
-*Per la bellezza di un'idea* -- Terza edizione 2 --
-*L'origine dell'uomo e il sentimento religioso* -- Discorso letto in
-Roma il 2 marzo 1893 alla _Società per l'istruzione della donna_,
-presente S. M. la Regina -- Un volume in-16 -- Terza ediz. 3 --
-*Fedele*, ed altri racconti -- Settima edizione 4 --
-*Racconti brevi* -- Un volume in-16 1 --
-*Poesie scelte* -- nuovissimo 4 --
-
-*Antonio Fogazzaro*, la sua vita, le sue opere, i suoi critici, di
-_Sebastiano Rumor_. -- Elegantissimo volume in-16 con illustrazioni 2 --
-
- _Le opere suddette rilegate in tela e oro, per dono, una lira in più._
- _Si accettano ordinazioni per legature speciali_
-
-Dirigere commiss., vaglia, domande di catalogo alla Casa Editr. _Galli_
- -- Milano
-
- ----
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-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI AMORI***
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-
-Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg(tm)
-
-
-Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of
-electronic works in formats readable by the widest variety of computers
-including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists
-because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
-people in all walks of life.
-
-Volunteers and financial support to provide volunteers with the
-assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s
-goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain
-freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg
-Literary Archive Foundation was created to provide a secure and
-permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To
-learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
-how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
-Foundation web page at http://www.pglaf.org .
-
-
-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive
-Foundation
-
-
-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
-501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state
-of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue
-Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is
-64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
-http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
-Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the
-full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws.
-
-The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
-S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
-throughout numerous locations. Its business office is located at 809
-North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
-business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact
-information can be found at the Foundation's web site and official page
-at http://www.pglaf.org
-
-For additional contact information:
-
- Dr. Gregory B. Newby
- Chief Executive and Director
- gbnewby@pglaf.org
-
-
-Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary
-Archive Foundation
-
-
-Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide
-spread public support and donations to carry out its mission of
-increasing the number of public domain and licensed works that can be
-freely distributed in machine readable form accessible by the widest
-array of equipment including outdated equipment. Many small donations
-($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
-status with the IRS.
-
-The Foundation is committed to complying with the laws regulating
-charities and charitable donations in all 50 states of the United
-States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
-considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
-with these requirements. We do not solicit donations in locations where
-we have not received written confirmation of compliance. To SEND
-DONATIONS or determine the status of compliance for any particular state
-visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-While we cannot and do not solicit contributions from states where we
-have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
-against accepting unsolicited donations from donors in such states who
-approach us with offers to donate.
-
-International donations are gratefully accepted, but we cannot make any
-statements concerning tax treatment of donations received from outside
-the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.
-
-Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
-methods and addresses. Donations are accepted in a number of other ways
-including checks, online payments and credit card donations. To donate,
-please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate
-
-
-Section 5. General Information About Project Gutenberg(tm) electronic
-works.
-
-
-Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg(tm)
-concept of a library of electronic works that could be freely shared
-with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
-Gutenberg(tm) eBooks with only a loose network of volunteer support.
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-Project Gutenberg(tm) eBooks are often created from several printed
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-compressed (zipped), HTML and others.
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-Corrected _editions_ of our eBooks replace the old file and take over
-the old filename and etext number. The replaced older file is renamed.
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