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E. 17-80_ - -- - 1898 - DIRITTI DI TRADUZIONE RISERVATI - - ---- - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - -1897 -- Tipografia Golio, Milano, via Agnello, 9, e Santa Radegonda, 10 - - ---- - - - - -INDICE - - - PREFAZIONE - LA MUTA COMUNIONE - L'INDISCRETA DOMANDA - L'OMONIMO - LA VEGLIA - IL SOSPETTO - LA CERTEZZA - UN'INTENZIONE DELLA DUFFREDI - L'INDOVINELLO - FINO A MORIRNE - OMISSIONI - UNO SCRUPOLO DI DON GIOVANNI - UN GIGLIO - LA VENERE DI SIRACUSA - L'ESTRO - ANACRONISMO - IL GRAN RAPPORTO - L'AFFARE DEI QUATTRINI - UN'EQUAZIONE MORALE - LE CICATRICI - LA TOSCANINA - LO SCANDALO - LA JETTATRICE - LA CONSOLATRICE - LE PROVE - DIBATTIMENTO - IRONIE - L'ASSURDO - LETTERE DI COMMIATO - L'AMOR SUPREMO - «NESSUN MAGGIOR DOLORE...» - - - - -PREFAZIONE - - - _Milano, 7 agosto 1897._ - - Mia cara amica, - -_Questo volume è suo. Dirò anzi di più: come senza di lei non lo avrei -scritto, così senza il suo permesso non lo potrei pubblicare. Le lettere -che lo compongono le appartengono; raccogliendole insieme io mi uniformo -al suo desiderio -- al suo comandamento._ - -_Il suo giudizio sul mio libro dell'_ Amore _si compendiò in queste -parole: «L'amore c'è soltanto nel titolo.» Le mie teorie la sdegnarono; -ella si rifiutò di ammetterle, osservando che di teorie, di sistemi, di -ipotesi, ciascuno può costruirne quanti ne vuole, ma che i fatti -importano unicamente. Ecco come e perchè mi sentii nell'obbligo di -addurle alcuni esempii delle astratte proposizioni enunziate in quello -studio. Già dissi a lei, ma debbo ora ripetere ai miei -- ai nostri! -- -nuovi lettori, che non uno di questi esempii è inventato: io non ho -fatto e non ho voluto fare opera di fantasia, ma di osservazione. Il -gran pubblico che non sa delle nostre amabili liti, che s'interessa -mediocremente ai particolari modi di vedere intorno ai rapporti dei -sessi, forse potrà accordare un poco di attenzione a queste lettere per -spirito di verità che mi animò nello scriverle._ - -_Vede come ho fatto miei i suoi ragionamenti? Ma ella già sapeva che non -è un'impresa disperata quella di persuadere a un autore che l'opera sua -vale qualcosa... Mi lasci ora sperare -- per me e per lei -- che il -pubblico non sia del parere contrario, e voglia gradire ancora una volta -l'espressione della singolare reverenza con la quale sono_ - - _di Lei, gentilissima Amica,_ - - dev.mo ed obb.mo - - _F. de Roberto_ - - All'illustrissima Signora - la Contessa R. V. - Siena - - - - -LA MUTA COMUNIONE - - - _Contessa gentilissima e furibonda amica,_ - -_Mea culpa! Mea culpa! Mea maxima culpa!..._ Non basterà picchiarsi il -petto, accusarsi umilmente, implorare perdono? Ella dice di no? La colpa -mia è proprio irremissibile?... Via, mi lasci almeno sperare. Ella sa -del resto benissimo che la speranza non ha bisogno, non che di permessi, -ma neppure d'argomenti per farci accogliere le sue persuasioni. Se pure -ella non vuole, io posso egualmente credere che un giorno o l'altro la -troverò meno severa contro questo povero signor Me Stesso... E dire che -era tanto disposta all'indulgenza! Mi faceva buone tante cose! Tollerava -la mia freddezza, il mio scetticismo, la «scettica e spietata freddezza» -con la quale esposi le teorie più sconfortate; scusava, se pure non -giustificava, il «vandalismo morale» col quale mi ero messo a sfrondare, -ad abbattere, a disperdere ogni poesia e ogni idealità! Ma una cosa l'ha -rivoltata, una goccia «di fiele» ha fatto traboccare il suo sdegno. -Quando io ho detto che gli uomini non possono intendersi, che le anime -non possono comunicare, che il pensiero e il sentimento sono -intrasmissibili, non m'è valso riferire il giudizio d'un filosofo come -Taine, non m'è giovato citare un poeta come Baudelaire, è stato inutile -tentare lunghe e minute e pazienti dimostrazioni: sono stato -giudicato!... Tuttavia bisogna credere o che ella speri di convertirmi, -o che non sia poi tanto sicura delle sue opinioni e quasi cerchi, con la -discussione, affermarle; perchè, dopo aver dichiarato di non voler -discutere più, trovo ancora nella sua lettera questi eloquenti passaggi: -«E allora, se gli uomini non possono intendersi, perchè mai, di grazia, -venite enunziando queste vostre eresie? Se tutto ciò che vi passa per il -capo è frutto particolarissimo della vostra costituzione, -dell'educazione, dell'ambiente, di non so quante altre diavolerie; se le -vostre escogitazioni sono tutte _vostre_, perchè mai le partecipate al -prossimo? Io avevo finora creduto che quando uno esprime una cosa, -parlando o scrivendo, oppure gestendo, se non ha rotto lo -scilinguagnolo, costui crede che gli altri potranno credere questa cosa, -pensarla a loro volta, riesprimerla e comunicarla ad altri -successivamente! Ma se voi siete persuaso di non potervi intendere con -nessuno al mondo, mi pare che vi converrebbe cominciare, per esser -conseguente, con lo starvene zitto!... Secondo voi ogni creatura umana -_fa razza da sè_, parla un linguaggio che nessun'altra creatura umana -capisce; il mondo sarebbe come un'immensa torre di Babele. Ma voi sapete -benissimo che quella torre non fu potuta finire, che per la confusione -delle lingue l'impresa andò all'aria. Invece io vedo che il mondo, bene -o male, e se vi piace più male che bene, pure sussiste; e che ogni -giorno, ogni minuto, gli uomini s'accordano in una moltitudine di -affetti, d'idee, di persuasioni! Voi credete invece di parlar turco in -mezzo a un pubblico che del turco non conosce neppure la canzonatoria -strofetta: - - C'est par là, - Par Allah! - Qu'Abdallah - S'en alla! - -O non è dunque fiato sprecato? E allora, scusate, perchè non -smettete?...» - -Io le potrei dar causa vinta, signora, e risponderle che il suo -consiglio è veramente da seguire. Potrei risponderle che se appunto -ella, d'ordinario così indulgente con me, si è tanto sdegnata, ciò prova -luminosamente che quando due persone, grazie ad una lunga ed assidua -dimestichezza intellettuale, sembrano capaci d'intendersi, a un tratto, -per un'idea, per una parola, per una intonazione di voce, non -s'intendono più, anzi si crucciano -- nè sempre manifestano il loro -cruccio con lo spirito amabilmente sardonico che ella mette nel -manifestarmi il suo. - -Queste risposte che potrei darle le tengo tuttavia per me. A lei dico, -contessa, che dopo la sua lettera e grazie a nuove riflessioni, mi sono -ricreduto. No, non è vero che ogni cervello sia un mondo e che questi -mondi s'aggirino eternamente separati, senza speranza di poter mai -comunicare. Sì, tra gli uomini che più sembrano diversi, tra un -viaggiatore europeo, sapiente, cosciente, raffinato, e l'ultimo Zulù, -c'è un fondo comune, se non propriamente di pensieri, almeno d'istinti, -che li affratella. E tra gli uomini e le donne -- il punto controverso -era questo! -- le differenze del sesso non sono così profonde da rendere -impossibile o molto difficile la comprensione reciproca. Uomini e donne -non solamente s'intendono quando s'amano, s'accostano e si parlano, ma -possono anche intendersi a distanza, senza vedersi; e intendersi a segno -da accordare le loro volontà e da uniformare i loro atti a queste -volontà concordi!... Ella dice che adesso è troppo? Che casco -nell'eccesso contrario? Che vengo a parlarle di spiritismo e di -telepatia quando la discussione s'aggirava intorno a un argomento tutto -morale? No, mia cara amica: non le parlo di telepatia nè di magnetismo: -resto nell'argomento. Ed io, guardi, mi sono ricreduto appunto perchè, -dopo la sua lettera, ho rammentato un fatto che dimostra appunto la -possibilità di quest'accordo a distanza, di questa muta intesa!... «Una -storiella?» mi par d'udirla esclamare, con una scrollatina di spalle, -con un sorrisetto canzonatorio, come per significarmi che ella non crede -ai fatti narrati dai narratori di professione. Io vorrei pregarla di -credere che non invento. Potrà anche darsi che il fatto non sia vero; -garantisco soltanto che m'è stato riferito, dagli stessi protagonisti, -così come glie lo racconterò. - -Noi cantastorie siamo spesso presi a confidenti dalla gente che ha -qualcosa sullo stomaco. La confessione non fu detta molto propriamente -Sacramento della penitenza; prima che penitenza è sollievo. I nostri -secreti ci rodono, ci opprimono, ci soffocano; il pensiero assiduo, -cocente, tende ad esprimersi, spinge all'azione ed alla rivelazione. La -psicologia fisiologica spiega molto bene questo rapporto tra la funzione -ideatrice e la motrice; ma noi lasceremo da parte la scienza e le sue -spiegazioni. Io voglio soltanto dirle che, come i confessori, i -narratori ne odono spesso d'ogni colore. Oltre l'istintivo e spesso -incosciente bisogno di comunicare l'invasante pensiero, un interesse -tutto personale, la salute dell'anima, spinge i credenti a confessarsi. -L'egoismo che spinge a noi i confidenti si chiama vanità. Essi vengono a -narrarci i fatti loro perchè, presumendo che questi fatti siano -straordinarii e che a nessuno mai potrebbero capitarne altrettali, noi -riveliamo al gran pubblico e tramandiamo ai posteri i rari e fatali -avvenimenti. A onor del vero, non tutti sono così vani; alcuni, più -modesti, più semplici, vengono a noi imaginando che la nostra scienza -sappia leggere là dov'essi non comprendono; altri ancora -- e sono -quelli che ci fanno maggior piacere -- non vengono a noi, ci mandano le -loro confessioni scritte, dentro una busta. Uno per applaudirci e -confermare le nostre idee, un altro per dimostrarci che siamo -semplicemente idioti, ci narrano una quantità di cose, ci forniscono una -quantità di documenti umani ai quali facciamo sempre festa. Edmondo de -Goncourt ne chiese alle sue lettrici per scrivere _Chérie_; più valore -hanno quelli offerti spontaneamente, senza la pretesa di far della -storia. Io ne ho da parte una cartella, e qualche volta la vuoterò. -Oggi, dopo questo già troppo lungo esordio, vengo al fatterello che le -ho promesso per giustificare la sua fede antica e la mia conversione -recente: le anime s'intendono, s'accordano -- anche da lontano -- senza -che gli occhi vedano, senza che le orecchie odano. - -C'era dunque una volta un signore e una signora che s'erano molto amati --- anche questa è una prova per lei! -- ma che poi non s'amavano più -- -e ciò darebbe ragione alla mia prima idea. Ma le ripeto che mi sono -ricreduto! Insomma, questo signore e questa signora, dopo essere stati -insieme qualcosa come cinque anni -- un lustro! -- se n'erano andati -ciascuno per la sua via. Ho detto: dopo essere stati insieme, e non ho -detto bene. Non erano stati precisamente insieme, sotto lo stesso tetto: -la signora non era interamente libera, e doveva salvare certe apparenze. -L'amico suo avrebbe potuto andare da lei anche tutti i giorni; ma ella -sa che giorno significa quello spazio di tempo il quale comprende anche -la notte; e gli amanti, da che mondo è mondo, hanno sempre preferito le -tenebre alla luce; senza contare che il signore del quale le parlo aveva -molte occupazioni durante il giorno propriamente detto. Dunque, perchè -di giorno egli aveva da fare e perchè le ombre sono maggiormente -propizie ai ludi erotici, egli preferiva i convegni notturni. Ora questi -erano molto più difficili: nè la signora sapeva quando poteva ricevere -l'amico suo; nè, prevedendo d'esser libera, aveva sempre modo di -mandargli un biglietto. Ecco dunque la combinazione imaginata dai nostri -amici per rimediare: quando il signore, passando a tarda sera sotto la -casa della signora, vedeva illuminata una certa finestra, una finestra -che in nessun'altra occasione e per nessun altro motivo poteva essere -illuminata, questa straordinaria illuminazione significava che la -signora era di sopra ad aspettarlo. Per gli amanti, la finestra dietro -alla quale si struggeva una candela stearica non era più una finestra, -ma un faro, il solo Faro, il _Faro_ per antonomasia. Egli era poeta ed -ella comprendeva la poesia: intorno a questo Faro, a quest'Occhio della -Notte, a questo Sguardo vigilante ed amico, egli aveva scritto certi -versi che ella aveva mandati a memoria. I fari sogliono essere -particolarmente utili durante il cattivo tempo; e appunto quando tirava -vento, quando c'era nebbia, quando pioveva, quando nevicava, la finestra -soleva splendere e indicare che l'approdo era libero; nelle notti -serene, siccome la signora doveva andar fuori per suo conto, o riceveva -visite, tutto restava buio e il nocchiero filava al largo. - -Queste notizie, diciamo così nautiche, sono necessarie all'intelligenza -della storiella. La quale meriterebbe d'essere narrata in uno stile un -poco più serio; perchè, come durante cinque anni i miei due protagonisti -si erano amati d'un amore dolce e forte ad un tempo, così, anzi a più -forte ragione, dopo la rottura non ebbero di che ridere. Perchè ruppero, -allora? Se io pensassi oggi come ieri, le direi che ruppero per quella -tale impossibilità di comprendersi bene, per quella intellettuale e -sentimentale discordia che m'ha valso i suoi vivaci rimproveri; ma io mi -sono, come le ho detto, convertito; e quand'anche non fossi ancora -convertito, non vorrei farla arrabbiare ripetendole una cosa che tanto -le dispiace; le dirò quindi che l'amor loro s'intepidì e s'avviò alla -morte come tutte le cose che hanno avuto nascimento. E come l'amor loro -era stato una bella cosa, ed entrambi sentivano che la fine di una cosa -bella è molto triste e che bisognerebbe a ogni costo impedirla, così -essi ostinavansi a ravvivare il loro sentimento agonizzante; ma poichè -l'impresa era disperata e gli sforzi si rompevano contro la fatalità -della morte, così, vedendo inutili gli sforzi, e non potendo prendersela -col destino irresponsabile, e dovendo per un bisogno tutto umano -prendersela con qualcuno, ciascuno dei due se la prendeva con l'altro. -S'accusarono, adunque, di colpe in piccola parte vere, in molta parte -imaginarie; dalle accuse futili passarono ben presto alle maggiori e da -queste arrivarono subito alla massima che, per due amanti, è quella del -tradimento. Credendo ciascuno d'esser tradito dall'altro, naturalmente -entrambi pensarono di potere, anzi di dover tradire a propria volta; -talchè, come sempre accade, ciò che era dapprima ingiusta imaginazione -divenne tosto ingrata realtà. Egli amò un'altra donna, ella un altro -uomo. Persuasi d'aver ricevuto un torto, il torto estremo, non si videro -più. I loro nuovi amori finirono rapidamente, ma essi continuarono ad -evitarsi. Un giorno, impensatamente, s'incontrarono, per la via. Mentre -egli scantonava, ella gli apparve dinanzi: i loro sguardi s'incrociarono -un istante. E allora, tumultuariamente, le sopite memorie si ridestarono -nel cuore di lui. Aveva più d'una volta pensato a lei, ma con un -sentimento torbido, fatto di rancore e di sdegno; ora, a un tratto, per -averla guardata negli occhi, tutte le dolcezze antiche gli rifluivano al -cuore... Come s'erano amati! Era possibile dimenticare quella passione? -Credeva d'averla dimenticata, aveva voluto cancellarne i ricordi; ed -ecco che risorgevano, immortali!... Da quel punto egli non visse più -della vita reale; le impressioni del presente si perderono nella -continua evocazione d'un passato non tanto passato come pareva. Perchè, -infatti, i sentimenti muoiono forse proprio come gli esseri, per non più -rinascere? E si può mai ricordare un affetto senza ancora in certa guisa -provarlo? Quando noi non lo comprendiamo più abbiamo un bel tentare di -evocarne la memoria: essa ci sfugge. Rammenteremo bensì le circostanze -concomitanti, le condizioni esteriori: penseremo a un nome, rivedremo -una imagine; ma il moto dell'anima, ma il cordiale turbamento non si -ridestano, anzi sono così ribelli al nostro sforzo che noi neghiamo -perfino d'averli provati mai. E invece egli sentiva il cuore battergli -in petto, al pensiero di lei, come la prima volta che l'aveva veduta. E -non sapeva far altro che chiudersi in casa, rileggere le sue lettere, -rivedere le reliquie del perduto amore, ricordare i tramontati giorni -felici. E a poco a poco l'assiduità di quelle appassionate cogitazioni -produsse in lui un mirifico inganno: gli parve che il tempo trascorso -dalla rottura, tutto il triste tempo della nuova sterile prova e della -solitudine fredda non fosse trascorso realmente; gli parve d'aver -sognato queste cose e di rivivere nella stagione dell'amore beato. Che -faceva egli allora? Pensava a lei, sempre -- come ora! Le scriveva -- e -come allora egli si metteva ora alla scrivania, per cominciare una -lettera. Le antiche espressioni ferventi gli spuntavano sotto la penna; -con la stessa tenerezza d'una volta egli tracciava sopra una busta il -nome di lei, il bel nome tante volte, quante volte mormorato tenendola -fra le braccia!... Andava anche da lei, allora -- e guardando ora il -cielo nebbioso, udendo i fischi del vento, lo scrosciar della pioggia, -egli vedeva con gli occhi del cuore il Faro splendente nella notte, la -guida fedele additargli il Porto delle Soavità. Ora, pensando che se -fosse passato dalla nota via, dalla via della quale conosceva ogni -angolo, ogni sasso, egli non avrebbe più visto risplendere il Faro, che -tutto sarebbe stato chiuso ed oscuro, che quel porto gli era vietato, -che quelle soavità erano finite, ei pianse le lacrime del rimpianto e -del rimorso. La propria colpa gli apparve evidente e il dolore lo -schiacciò. Qual riparo tentare? Che fare per vivere ancora? Mandarle una -di quelle lettere che veniva scrivendo e poi lasciava dov'erano? Ma come -l'avrebbe ella accolta?... Non era stata di lei stessa la colpa? Che -sperare da chi lo aveva tradito?... E la disposizione del suo spirito -mutò; egli credette un momento d'essersi agguerrito contro la lusinga, -contro sè stesso. Ma il dubbio tornò ad occuparlo: non aveva tradito -egli stesso? Il torto non era suo proprio? Sì, suo: principalmente suo. -E che pensava ella di lui? Lo incolpava? Aveva tutto dimenticato?... Non -era possibile! Vedendolo, guardandolo negli occhi, improvvisamente, le -memorie avevano dovuto travolgere anche lei: ne era sicuro. Ella aveva -dovuto pensare alla forza, alla dolcezza della loro passione; dire a sè -stessa -- come lui -- che una passione simile non si dimentica. -Anch'ella aveva dovuto tentare d'uccidere la memoria; ma i suoi sforzi -dovevano essere rimasti sterili -- come quelli di lui. Che faceva ella -in quei giorni? Come lui, senza dubbio, evocava il passato; ricercava, -rivedeva le mute e inerti testimonianze dell'amor loro; come lui -s'incolpava d'aver ucciso questo amore. Era possibile che pensasse ad -altro, che provasse altro? Guardando quel cielo costantemente grigio, i -vetri rigati dalla pioggia, i tetti imbiancati dalla neve, che altro -poteva pensare se non che meno d'un anno addietro, nelle notti come -quelle, illuminato il Faro, ella stava ad aspettar l'amato, dietro un -uscio, per gettargli le braccia al collo appena varcava la soglia della -sua casa? E come egli, all'ora dell'amore, si struggeva dalla tentazione -di ripassare da quella casa, con la lusinga di poter vedere ancora una -volta risplendere il Faro, non provava anch'ella la tentazione -d'illuminarlo ancora una volta e d'aspettare la venuta di lui? -Quest'idea, l'idea di rivedersi al modo antico, ora che s'erano -incontrati, ora che l'amarezza della separazione era passata, ora che la -stessa stagione correva propizia ai convegni, che lo stesso cielo pareva -favorirli; quest'idea che occupava e invadeva lo spirito di lui e ogni -sera gli suggeriva di rifare la via consueta, non doveva occupare e -invadere lo spirito di lei? Logicamente, necessariamente, il -contemporaneo risveglio di comuni memorie non doveva produrre in due -anime che avevano vibrato all'unisono un identico stato di coscienza, la -stessa disposizione sentimentale, eguali speranze, bisogni simili, gli -stessi impulsi? Egli ne ebbe in breve la morale certezza. Senza aver -parlato con lei, senza aver saputo nulla di lei, senza neppure averla -riveduta dal giorno dell'incontro, fortuito, la sentì tutta piena dei -ricordi dell'amore, tutta amante, aspettarlo ansiosa dopo aver disposto -l'usato segnale... e una sera, una notte che la neve fioccava a larghe -falde, egli s'avviò... - -Non s'era ingannato, contessa. E vede come io avessi ragione -d'assicurarle che lo spiritismo non entrava per nulla nel mio -fatterello? L'analisi psicologica, la legge secondo la quale le idee si -associano e i moti dell'animo si seguono, basta a spiegare un'intuizione -simile. L'amica nel cuore della quale egli leggeva a distanza, leggeva -anch'ella nel cuore di lui. Tutti i sentimenti per i quali egli era -passato, dopo l'incontro imprevisto, avevano occupato successivamente, e -con lo stesso ordine, l'anima di lei. Ella aveva realmente evocato e -rimpianto il passato, aveva tentato di scrivere all'amico, poi lo aveva -accusato, poi aveva accusata sè stessa; ad un tratto era stata sicura -che anch'egli pensava a lei com'ella pensava a lui. Vedendo quella -successione di sere propizie ai convegni s'era sentita struggere -all'idea d'averne ancora uno: e certa che egli partecipava a quel -desiderio, a quel bisogno, una sera che pioveva a diluvio dispose il -segnale ed aspettò. Aspettò, tremante di freddo e ardente di rancore, -dalle nove a mezzanotte: non venne nessuno... Egli era passato la sera -prima, quando nevicava soltanto; se n'era tornato indietro con la morte -nel cuore e l'ironia sulle labbra vedendo che il Faro era spento... Sì, -contessa, ella ha ragione: le anime si comprendono, i cuori s'accordano, -le volontà s'uniformano; senza parlarsi, senza vedersi, i nostri amanti -provarono gli stessi sentimenti, obbedirono agli stessi impulsi; -solamente, sbagliarono giorno... - - - - -L'INDISCRETA DOMANDA - - - _Spiritosa contessa ed amica spirituale,_ - -Quando, per darle a intendere che ero d'accordo con lei e che mi -accostavo alla sua tesi della comprensibilità delle anime, io le narravo -l'apologo della _Muta Comunione_, sapevo bene quel che facevo. Con una -dama arguta come lei, siano pure gravi ed incomponibili i divarii delle -opinioni, si è sempre certi di potersi accordare in quella media e -sensata verità nella quale le menti equilibrate s'acquetano. Se pur misi -una punta ironica nella mia narrazione, ella mi ha dato ragione, perchè -«la vita è piena d'un umorismo come il vostro amaro e dissolvente;» e -mentre io ho fatto un passo verso di lei, anch'ella ne ha mosso uno -verso di me temperando la vivacità delle sue prime recriminazioni. - -Nondimeno, quantunque ella ponga ora una maggiore indulgenza nel -ribattere le mie idee, non per questo è disposta ad accettarle. Una -specialmente le dispiace: ella rifiuta di credere che, in amore, la -fredda, impassibile e vuota bellezza delle forme sia, da parte delle -donne, maggiormente apprezzata del valore morale e dell'intellettuale -grandezza negli uomini. Il caso di Mirabeau, che a onor del vero io -stesso citai, le pare dimostrazione della regola e non mai, come io -sostengo dell'eccezione. Ella dice che ogni Mirabeau, cioè ogni uomo -fisicamente orribile, con un piede storto, col viso crivellato dal -vaiolo, «brutto come Satana» -- diceva lo stesso padre del grande -oratore -- ma grande moralmente, troverà una ed anche più d'una marchesa -de Monnier capace d'amarlo di un immortale amore. Io dico, sì, che ad un -genio sovrano la bruttezza non impedirà d'essere amato, ma che alla -media umanità un poco di bellezza giova più di molta grandezza; perchè -la bellezza si rivela immediatamente allo sguardo e basta aver occhi per -apprezzarla; mentre le qualità del cuore e della mente richiedono una -più o meno assidua frequentazione avanti d'essere riconosciute; quindi -un uomo bello ma stupido produce una prima impressione favorevole, -mentre un grand'uomo orrido produce una prima impressione repulsiva; ora -ella non ignora che le prime impressioni sono le più importanti e -sogliono anche resistere alle contrarie impressioni susseguenti. Il -vantaggio dello stupido Adone sul Genio mostruoso mi pare quindi -evidente; senza contare che la bellezza plastica, l'armonia delle -proporzioni, la freschezza della gioventù, come sono immediatamente -riconoscibili, così non si possono neppure negare; mentre le qualità -morali sono, perchè morali, di più ambigua natura e più discutibile -essenza, e corrono il rischio, pertanto, di restare disconosciute. Senza -contare ancora che, mentre l'assoluta bellezza plastica, quantunque -rara, pure esiste, l'assoluta simpatia, la perfetta grandezza morale e -intellettuale non esistono; anzi, come ha luminosamente dimostrato un -filosofo che è onore d'Italia, il Genio più alto ha più lati manchevoli. -Con questo non voglio negare ciò che le ho già concesso, cioè che il -Genio, a dispetto delle brutte forme, possa esercitare ed eserciti una -forte attrazione. E guardi come sono arrendevole; non mi basta d'averle -addotto l'esempio di Mirabeau; ne voglio aggiungere ancora un altro, -forse più significativo! - -Sofia de Monnier era una donna moderna -- o press'a poco -- e come tale -s'intende che il fascino dell'ingegno la facesse passar sopra alla -diabolica bruttezza di Onorato Gabriele di Riquetti. Di più, aveva un -marito di settant'anni, e ciò spiega una quantità di cose... Ipparchia, -invece, della quale le voglio narrar l'avventura, era una fanciulla -greca, e quantunque l'avessero educata come per farne un'etera -- ella -sa che in Grecia le etere erano le sole donne cui s'impartissero gli -alti insegnamenti della filosofia -- pure è maggiormente notevole che -s'innamorasse di Crate, celebre filosofo cinico, il quale era -poverissimo, gobbo ed orribile. La passione d'Ipparchia divampò così -gagliarda, che ella volle lasciar tutto per vivere con costui, a -dispetto di quanti la accusavano di pazzia, a dispetto dello stesso -filosofo -- che non doveva poi esser tanto cinico quanto pareva, se le -mise sotto gli occhi la propria miseria e la propria infermità. Tutto fu -inutile: Ipparchia rispose a lui, come ai parenti ansiosi di -distoglierla da quell'amore, che non avrebbe mai potuto trovare un -marito più bello d'un tal filosofo. Allora Crate, il quale non poteva -sempre dimenticare i precetti della sua canina filosofia, la condusse -nel Pecile, che era uno dei portici più frequentati d'Atene -- come dire -quelli della Galleria qui a Milano -- e lì... ma io non farò come -Sant'Agostino, che ricamò pepati commenti su quanto accadde lì tra quei -due; farò piuttosto come fece un amico del cinico, traversando per caso -il Pecile nel punto culminante dell'avventura: getterò sulla coppia un -mantello... - -E poi? Che cosa importa? Due, dieci, cento, mille eccezioni potranno -infirmar mai la regola? E la regola è che, per l'opera di seduzione, le -qualità fisiche esercitano un'azione più pronta e producono un risultato -più decisivo delle morali virtù; che, per essere amati, è più -importante, è necessario essere semplicemente belli, e giova meno -possedere una grande bontà, un'anima ardente, un'intelligenza sovrana. -Se noi distingueremo l'amor sensuale dall'amor morale, potremo forse -dire che la bellezza fisica accenderà il primo e che le qualità morali -susciteranno il secondo. Ma se ciò sta bene astrattamente, la -distinzione non è così facile in pratica. Imaginiamo un caso. C'è un -uomo brutto, ma quest'uomo possiede -- e la gente sa che possiede -- un -grande ingegno, una squisita sensibilità, le migliori disposizioni del -cuore e della mente. La sua bruttezza gli nocerà, dinanzi alle donne, -più che non gli gioveranno queste magnifiche disposizioni, oppure -quest'ultime faranno dimenticare la prima? Ella m'ha detto che la cosa -dipende «dall'indole diversa delle diverse donne,» e va bene; perchè, -evidentemente, una donna superiore, che nell'amore cerca l'appagamento -di cordiali e ideali bisogni, apprezzerà le virtù e passerà sopra alla -bruttezza; ma su cento donne prese a caso in mezzo alla folla, quante -provano a un tal grado questi bisogni? Reciprocamente, se c'è un Adone -inanimato come la statua del bellissimo dio, le sue probabilità di -riuscita non saranno maggiori, paragonate a quelle del brutto -grand'uomo? - -«Sois beau!» dice l'amabile autore dei _Consigli ad un giovane che si -dedica all'amore_. «Sinon, n'aime pas. Sans beauté l'on peut être -choisi; il arrive aux plus jolies de préférer les plus laids; c'est une -histoire souvent renouvelée que celle de la femme de Joconde. Toi -cependant, mon élève, docile aux bons conseils, qui te fais enfin de -l'amour l'idée qu'il convient d'en avoir, défends toi d'aimer si tu n'as -pas reçu les dons qui charment les yeux...» -- «Un'altra citazione?...» -l'odo esclamare di qui; «e avete il coraggio di citarmi proprio quel -gran moralista che si chiama Catulle Mendes?...» Non vada in collera, -contessa: io lascerò lì subito l'autore di _Zo' har_, e le narrerò -invece un altro fatterello: va bene così? Le narrerò un fatterello che -dimostra appunto quanto sia grande e superiore a quello esercitato dalla -eccellenza morale, l'impero della plastica e corporea bellezza. - -Ella conosce la storia del mio povero amico Raeli. Nella breve -esperienza di questo infelice vi furono molte cose che sarebbero state -degne di nota; disgraziatamente la più gran parte egli le portò via con -sè, nel sepolcro che troppo presto si schiuse. Io posseggo tuttavia -molte sue lettere ed anche un suo libro di memorie, del quale una volta -o l'altra le riferirò alcuni curiosi passaggi. Già narrai, tempo -addietro, la crisi tremenda che spinse l'amico mio a togliersi la vita; -la strana fatalità per la quale ad un uomo come lui, disgustato dei -reali amori, assetato di purezza, doveva venire incontro un'altra -disgraziata che non poteva più dargli ciò che le avevano portato via. Ma -prima di questa tragica avventura egli aveva amato, una volta: se ne -rammenta? Egli s'era acceso, a Vienna, della Woiwosky, d'una dama che -avrebbe fatto -- ed aveva fatto veramente! -- la felicità di molti -uomini, ma con la quale egli non poteva andare a lungo d'accordo. L'amor -loro finì male, come ella sa; e la brutta fine di quest'amore non fu una -delle minori ragioni che resero Ermanno Raeli così esigente e tanto -dolorosamente sensibile; ma, sul principio, la felicità sorrise ad -entrambi. La Woiwosky non aveva ancora idea delle delicatezze ingenue, -delle poetiche fantasie, delle invenzioni sentimentali che un uomo come -Raeli sapeva mettere nella passione. Con una cultura fuor del comune, -con un'anima bizzarramente complicata e quasi duplice, ora sottilmente -indagatrice, ora tumultuosamente appassionata; con uno spirito ora -critico, ora inventivo, mezzo tedesco e mezzo arabo, scettico per -esperienza, tollerante per persuasione, buono in fondo d'una bontà -candida, a quel giovane non mancava proprio nessuna delle doti -intellettuali, delle morali disposizioni che, secondo lei, importano -principalmente. Ne aveva fin troppe ad un tempo, ed appunto per ciò egli -sofferse tanto e non potè mai contentarsi di quel che la vita gli diede. -Ma ora io non voglio ragionare di queste cose; voglio rammentarle che -pochi uomini avevano un'anima ed uno spirito più riccamente dotati dei -suoi. E non era neppur brutto! Bello non si poteva dire, nel preciso -senso di questa parola; ma la curiosa fusione del tipo nordico e del -meridionale dava alla sua persona un gran carattere, oltre che la sua -espressione era delle più simpatiche. Ed alla Woiwosky egli era dapprima -piaciuto fisicamente; costei aveva cominciato ad apprezzare più tardi la -rarità del suo spirito. Ma, pure amandola e sentendosi amato da lei, -Raeli, che fu chiamato con Byron _the child of doubt and death_, -indagava assiduamente, come sempre, il proprio sentimento e l'altrui. -Egli pensava, ed era nel vero, che le sue proprie qualità morali -sopravanzavano di gran lunga le fisiche, e che, se pochi uomini potevano -stargli a fronte nel campo del pensiero e del sentimento, moltissimi -altri erano senza fine più avvenenti di lui. Allora, curioso come quei -bambini che spezzano i balocchi pur di vederne il congegno, egli -cominciò a smontare l'amore dell'amica sua per vedere com'era fatto. -Discutendo tra sè il problema che ci occupa e ci divide, egli pensava -come me, contessa: che la bellezza preme sopra ogni cosa. A questa -persuasione lo aveva condotto non l'astratto ragionamento, ma il -positivo studio della storia naturale. Grazie a questo studio egli -sapeva che in tutto il mondo vivente c'è una scelta sessuale e che -questa scelta è fatta con i criterii della vistosità delle forme, della -vivacità delle colorazioni, della ricchezza degli ornamenti. Gli uomini, -animali ragionevoli, sono, prima che ragionevoli, animali; quindi -obbediscono a quelle stesse leggi che regolano tutto il mondo animato: -in forza di questa argomentazione egli non dubitava della capitale -importanza della venustà. Così pensando, si proponeva questo problema: -«Che cosa varranno le mie doti morali e quella poca bellezza che -posseggo, se un giorno un uomo veramente bello tenterà di portarmi via -il mio bene?...» Egli non prevedeva ancora, non sospettava neppure che -l'amica sua l'avrebbe tradito, -- nè realmente ella poi lo tradì per un -Adone! -- ma, pur concedendo che la virtù di costei avrebbe saputo -resistere a ogni seduzione, egli temeva d'essere menomato nel concetto -di lei, di dover necessariamente scapitare ai suoi occhi quando ella -avrebbe conosciuto un vero Adone. - -Un giorno essi andarono insieme a Schönbrunn. Provveduti d'un permesso, -visitarono il Palazzo d'estate. Nella corte, mentre stavano per avviarsi -alla scalea, apparve dinanzi alla coppia amante un militare, un alfiere -delle Guardie del Corpo. Ermanno Raeli soffermossi, turbato dalla -maraviglia. Quell'uomo aveva la bellezza d'un Dio. Alto oltre la media, -e tanto che appena un poco più sarebbe parso sgraziato, la sua -dominatrice statura, il portamento marziale, la stupenda proporzione -delle membra, la felice armonia dei lineamenti, l'agile forza che -rivelavasi all'incesso, alle mosse; la delicata morbidezza della -carnagione, la serica biondezza dei capelli e dei baffi, la dolce e -nobile espressione degli occhi, le stesse smaglianze della divisa che -non pareva sovrapposta alla persona ma far tutt'uno con essa, -mortificavano ed avvilivano ogni altra figura, intorno a lui. Ed -Ermanno, con una stretta acutissima al cuore, sentiva di non valere più -niente, d'esser meschino, povero, inutile, spregevole; ma tuttavia il -senso di felicità che la vista di quella miracolosa creatura gli -procurava, il sentimento estasiato che lo invadeva quasi contemplando -una sublime opera d'arte, erano ancora più forti della sua umiliazione. -Se in lui, uomo, rivale, si produceva un effetto tanto profondo, che -cosa doveva provare l'amica sua?... Egli si volse verso di lei: la donna -non esprimeva meraviglia alcuna. Quando il militare, allontanatosi, non -potè più udirli, le domandò: - --- Hai visto che bella figura? - -Ella rispose semplicemente: - --- Sì, molto bella. - -Più tardi, quando furono proprio soli, intimamente, egli tornò a -interrogare: - --- È proprio vero che sei rimasta indifferente dinanzi a quell'uomo?... -Ne vedesti mai di più belli?... Non è possibile che tu non abbia nulla -provato!... - -Ella continuò a rispondere che gli era parso molto bello, che non -rammentava d'averne visti altri così, e che aveva appunto pensato: «Ecco -propriamente un bell'uomo!....» - -Ma da quel giorno egli non la lasciò più in pace, cupido di sapere. Le -descriveva con calore la divina bellezza del militare, le domandava se -lo avrebbe amato; ella rispondeva che le persone non si amano così, per -averle viste a pie' d'una scala. Le diceva ancora: - --- Se io sembro una marionetta, vicino a lui, come ti posso ancora -piacere? - -Ed ella rispondeva: - --- Tu non mi piaci soltanto, ti amo. - --- Riconosci dunque che è più bello di me? - --- È bello come una statua. Le statue s'ammirano, non si amano. - --- Se non amassi me?... - --- Che idea! - -Gli sfuggiva; ma Raeli sentiva che in fondo al pensiero di lei c'era -qualcosa che ella non diceva, che non voleva dire. Naturalmente la paura -di offender l'amato, di perdere la stima di lui, la vergogna e il morale -pudore le impedivano di rivelare il proprio sentimento, di confessare -che la sola venustà della forma bastava ad accendere il suo desiderio. -Ermanno voleva però ad ogni costo ottenerne la confessione. E una volta, -in uno di quei momenti che ogni pudore è dimenticato e la sincerità -trionfa di tutte le vergogne, dopo aver ripreso a descrivere, ammirato, -la bellezza del militare, egli le domandò improvvisamente, prendendole -una mano, guardandola negli occhi: - --- Ascolta: se io partissi, se tu non avessi più notizie di me, se fossi -come perduto, come morto per te; se in queste condizioni tu ti trovassi -sola con lui e se egli ti cadesse ai piedi, che cosa faresti?... - -Ella liberò la mano dalla stretta, chiuse gli occhi, portò le mani agli -occhi chiusi, stette un istante così, in silenzio, come per raccogliere -tutta la propria pazienza contro l'offensiva insistenza dell'amico suo; -poi, molto piano, rispose: - --- _Non me lo domandare_... - - - - -L'OMONIMO - - - _Mia cara amica,_ - -E va bene! Ancora una volta ella ha ragione!... Noi dovevamo discutere -se l'impero della bellezza è maggiore del prestigio del genio, e per -dimostrare che il genio è posposto alla bellezza io le ho riferito il -sentimento d'una donna che del genio non poteva comprendere il valore. -«Questa vostra signora Woiwosky, per vostra stessa confessione, non -aveva ancora idea d'una sensibilità squisita, d'una imaginazione -feconda, d'un intelletto acuto come quelli del vostro amico. Ed aveva -avuto altri amanti prima di lui, e lo tradì: come volete dunque che io -la prenda sul serio? Era, evidentemente, una di quelle disgraziate che -non obbediscono se non agli istinti, che ignorano il mondo superno dei -sentimenti e delle idee: e vi meravigliate, allora, che un paio di baffi -biondi la titillasse e che ad un paio di baffi biondi ammettesse di -poter sacrificare un'anima come quella del vostro amico? Ma se voi -volete provare che la musica è superiore alla pittura, fatemi un poco il -piacere di non addurmi il giudizio d'un cieco!...» - -E se io le dicessi, contessa, che rispetto al genio tutte le donne sono -cieche?... Ella non si offenderebbe di questo giudizio; perchè, se noi -non andiamo spesso d'accordo, molte volte ella ha riconosciuto, con una -schiettezza che non so se faccia più onore alla sua intelligenza o alla -sua modestia, l'intellettuale inferiorità delle donne. Così stando le -cose, se la mente muliebre non vive nè arriva alle altezze dove il -maschio intelletto opera e spazia, che cosa importerà alle donne la -grandezza intellettuale? Che cosa faranno esse di ciò che non -intendono?... Naturalmente, noi metteremo da parte le eccezioni. Nè mi -dica che la galanteria mi suggerisce questa concessione. Io non -commetterò ora l'insulsaggine di lodare l'intelligenza di lei; ma, se -dobbiamo discutere il nostro problema, il quale, mentre mi pareva -risolto con un assioma, sta per diventare -- grazie alla sua -ostinazione! -- un apòro, io le ripeterò che alle donne di molta -levatura sicuramente la grandezza importa più della bellezza; farò anzi -di meglio: le riferirò il motto d'una non volgare Amatrice dinanzi a cui -qualcuno, riferendo certe fortune galanti di Guy de Maupassant, diceva, -quasi per giustificarle, che il grande scrittore era anche un bell'uomo. - --- _Chi si chiama Maupassant non ha bisogno di essere bello_, -- rispose -costei; ed ella batta pure le mani, si giovi fin che vuole di questa -risposta: io debbo dichiararle che questi ed altri simili esempii sono -tutti esempii dell'eccezione, non mai della regola. Esempio della regola -è quello che racconta Chamfort e che ella mi permetterà di riferirle. Il -filosofo Elvezio era, da giovane, bello come l'amore. Una sera che se ne -stava, al teatro, tranquillamente seduto vicino alla celebre Gaussin, un -molto ricco e noto banchiere venne a dire all'attrice: «Mademoiselle, -vous serait-il agréable d'accepter six-cents louis, en échange de -quelques complaisances?...» L'attrice rispose, forte abbastanza perchè -il giovane filosofo potesse udire, e additandolo: «Monsieur, je vous en -donnerai deux-cents, si vous voulez venir demain matin chez moi avec -cette figure-là...» - -La regola, signora mia, è che al più gran numero delle donne il genio -importa poco e che quasi tutte gli preferiscono un bel viso. Se noi -enunzieremo il nostro psicologico problema così: «Dato un uomo di genio, -il quale sia anche un bell'uomo, trionferà egli più presto per il suo -genio o per la sua bellezza?» io dico che la soluzione non può esser -dubbia: la bellezza eserciterà l'azione più pronta ed efficace. E se le -ho dianzi citato un esempio storico, glie ne aggiungo un altro che non è -storico ancora, ma sarà tale, perchè riguarda un genio non meno grande -nell'arte di quel che fosse Elvezio nella filosofia. Stia un poco -attenta: la storiella che le narrerò è una delle più graziose fra quante -mi furono confidate. - -Crede ella che sia permesso ignorare, in Italia, chi è Guglielmo -Valdara? Chi non ha letto i suoi magnifici versi, chi non ha almeno -udito ripetere i più famosi, quelli divenuti popolari, entrati ad -arricchire il patrimonio della lingua parlata, come i proverbii e i modi -di dire? Ma se a nessuno riesce nuovo il suo nome, molti non avranno -idea della sua persona e non sapranno che egli possiede quel genere di -maschia bellezza destinata a piacere alle donne ed a formare l'invidia -degli uomini. È alto, magro ed agile; ha lineamenti nobili e puri, -capelli folti e dorati come nella prima gioventù. I suoi amici gli -chieggono, scherzando, di quale tintura si serve; ma Valdara è veramente -un miracolo di conservazione -- poichè, come ella saprà, è più vicino ai -cinquanta che non sia lontano dai quaranta. Ma il tempo passa per lui -senza offenderlo, e la sua figura è di quelle la felice armonia delle -quali muta di carattere, ma non si distrugge. Quando le sue chiome -saranno tutte d'argento, sembrerà ch'egli abbia messo, per civetteria, -una bella parrucca -- e piacerà ancora. Quando non avrà più capelli, la -sua testa parrà scolpita nel marmo pario -- e non dispiacerà. Ma veniamo -all'avventura della quale fu l'eroe. - -Due anni addietro, sul principio dell'estate, egli andò ai bagni d'Aix, -dove trovò parecchi connazionali, ma nessuno di sua conoscenza. Qualcuno -di quegli Italiani, tuttavia, avendo letto il suo nome sulla lista dei -viaggiatori, lo considerava con l'occhio attento ed un poco attonito col -quale si guardano i grandi uomini, le bellissime donne e le bestie rare. -Certuni gli gironzavano attorno, cercando l'occasione di dirgli che -sapevano chi era; ma, naturalmente nemico di questo genere di -esposizioni, Valdara evitava costoro, ed era molto contento quando lo -scambiavano con uno dei tanti Valdara così numerosi nell'alta Italia, -specialmente col proprietario o direttore che sia del celebre lanificio -di Biella. - -La corte degli uomini lo seccava; però egli faceva la corte alle -signore. Una sopra tutte gli piaceva: la moglie graziosissima ed -elegantissima d'un ingegnere piemontese, il cui nome si omette per -discrezione. Fin dal primo giorno che costei apparve alla _table -d'hôte_, Valdara le piantò gli occhi addosso, con una persistenza -legittimata dalle occhiate rapide e frequenti che anche ella gli -rivolgeva. La sera, al Casino, uno di quei curiosi che era finalmente -riuscito ad esprimergli la propria ammirazione e che conosceva -l'ingegnere e la moglie, lo presentò alla coppia di fresco arrivata. E, -credendo di riescirgli particolarmente gradito, si mise a parlare di -letteratura. Valdara, lieto della conoscenza fatta, era un po' seccato -da quel discorso, temendo da un momento all'altro di sentir citare le -proprie opere o di dover rispondere alla solita incresciosa domanda: «E -che cosa ci regalerà di nuovo?» Per fortuna il seccatore ebbe il buon -gusto di non alludere a lui; nè la signora, la quale del resto era un -poco stanca e si ritirò molto presto, gli fece gl'immancabili ed -immancabilmente stupidi complimenti. - -Fin dal domani Valdara cominciò l'assedio, e con gran piacere s'accorse -che le cose si mettevano bene. Il seccatore se ne partì, l'ingegnere -stava poco bene, quindi egli ebbe l'agio di veder spesso sola la dama -dei suoi pensieri. Una settimana dopo, ottenne di fare con lei una -passeggiata clandestina. Parlarono di tutto, fuorchè di letteratura; -anzi, non di tutto, ma d'una cosa sola. Ella indovina quale. Valdara -disse alla sua bella connazionale, con tutta l'eloquenza che gli era -consentita dall'assoluta solitudine, quanto gli piaceva -- e la sua -bella connazionale se lo lasciò dire. Dopo un'altra settimana di -colloquii, di balli, di strette di mano furtive, di baci un po' rubati e -un po' concessi, ella andò a trovarlo in camera sua. E allora, come -facilmente comprenderà, non parlarono di niente. Le visite si -rinnovarono, e furono tutte poco verbose, perchè necessariamente brevi. -Insomma, Valdara assaporava beatamente la dolcezza dell'avventura, e -come non chiedeva null'altro all'amica, così non gli faceva senso che -neppur ella gli chiedesse null'altro. - -Ora, un giorno, mentre l'aspettava, la posta gli portò due pacchi -contenenti sedici copie del suo nuovo volume _Le Memorande_, che -l'editore proprio in quei giorni doveva diffondere per tutta la -penisola. Siccome mancava più d'un'ora al convegno, egli si mise a -scrivere le dediche su quei volumi che s'era fatti mandare appunto per -spedirli agli amici. Non aveva ancora finito che l'uscio si schiuse e -l'amica sua gli venne incontro. Egli lasciò a mezzo le dediche e tese le -braccia alla dama, esclamando, a bassa voce, ma con l'accento della più -lieta meraviglia: - --- Che piacere!... Tanto più presto!... Non vi speravo ancora!... - -Ella spiegò che una felice circostanza l'aveva lasciata libera prima -dell'ora consueta e che perciò avrebbero potuto restare insieme più a -lungo del solito. - --- Ma io non disturbo?... -- domandò con un discreto sorriso, per farsi -assicurare del contrario; e Valdara: - --- Voi?... Se non mi par vero?... Se m'avete risparmiato la febbre -dell'attesa!... - -Accennando alla scrivania, ella soggiunse: - --- Facevate però qualche cosa... -- e andò a vedere. - -Le copie delle _Memorande_ erano distribuite in due pile: da una parte -quelle dove la dedica era già fatta, dall'altra quelle dov'era ancora da -fare; nel mezzo, aperto alla prima pagina bianca, l'esemplare dove -Valdara stava scrivendo; «_A Giuseppe Giacosa, fraternam_...» Ella -guardò curiosamente quei libri, prese l'esemplare aperto e considerò un -poco la dedica. - --- Questo libro è dunque vostro? -- domandò, senza nessuna espressione -di compiacimento o di stupore; e Valdara, stupito invece un poco per -proprio conto, rispose: - --- Si, è mio... Ne gradite una copia?... - -Allora, con l'espressione di chi si sovviene a un tratto di qualche -cosa, la dama insistè: - --- Dunque voi siete Valdara, il poeta?... L'autore delle _Elegie -d'autunno_?... -- E naturalmente, tranquillamente, come se il sapere che -l'amico suo era uno dei più grandi poeti della patria non gli -aggiungesse nè gli togliesse nulla, ella continuò: -- _Io avevo creduto -che foste quell'altro, quello del lanificio..._ - -Per la verità debbo aggiungere che Valdara, quella volta, restò un po' -male. - - - - -LA VEGLIA - - - _Cara Contessa,_ - -Pare che l'avventura di Guglielmo Valdara, se non l'ha proprio convinta, -l'abbia scossa, almeno, e indotta a dubitare di ciò che prima asseriva -con troppa fermezza. Infatti, concedendomi che le donne stiano attente -alla bellezza degli uomini da amare più che non alla morale altitudine -di essi, ella mi domanda: «E gli uomini, allora? Che altro cercano, se -non le qualità fisiche? Che prezzo dànno alla bontà, all'intelligenza, -alla virtù? E allora oserete fare una colpa a noi donne se la bellezza -ci seduce? Ma se noi le diamo tanta importanza, se la cerchiamo con -tanto impegno, se non amiamo senza trovarla vuol dire, mi pare, che -siamo ad essa sensibili; voialtri, invece, non ne fate anche a meno, -tantissime volte? Non avete riconosciuto che una donna qualunque, una -femmina purchessia, è dai maschi desiderata e cercata? Dite benissimo; -ma la conseguenza che traete da queste premesse è storta, stravagante e -tutta opposta a quella che dovrebbe essere; perchè mentre la logica -dovrebbe farvi riconoscere che gli uomini amano meno bene, la -presunzione vi fa dire che essi soli sanno amare!...» - -Io direi, contessa, di non ingolfarci in questo dibattito. Tanto, è -fuori di dubbio che, dopo avere versato fiumi d'inchiostro, ciascuno -s'affermerà nella propria opinione. Sarà anche inutile tirare in ballo i -grandi scrittori passati e presenti; perchè, se Shakespeare ha detto che -«l'impronta dell'amore nel cuore delle donne è come la figura disegnata -sulla neve, che un raggio di sole cancella,» ella mi rovescerà addosso -una quantità di moralisti, di pensatori, di poeti che dànno ragione a -lei. Dunque, lasciamola lì. Soltanto, perchè ella non mi scambii le -carte in mano -- tutte le signore sono felici quando riescono a barare -al giuoco -- la pregherò di notare che noi parlavamo d'uomini e di -donne, non già di maschi e di femmine. Nella bruta ed infima umanità, -come in tutto il regno animato, l'ardenza dei bisogni mascolini è tale, -che fa passar sopra ad ogni qualità nelle femmine da amare, mentre la -freddezza femminile ha bisogno dello stimolo e dell'eccitazione prodotti -da maschi appetibili per bellezza o per forza. Ma questi amori meccanici -sono amori nell'umano senso della parola? Amori sono quelli delle -creature dotate di spirito, d'anima, di mente, di cuore: or siccome il -cuore, la mente, l'anima, lo spirito degli uomini sono più vasti, più -potenti, più alti, più forti di quelli muliebri, così gli uomini amano -meglio delle donne. L'istinto inferiore potrà bensì talvolta vincerli; -ma anche allora essi trovano modo di riscattare le loro cadute. Ella mi -dice che nessuna donna va in cerca del solo piacere, e sia come ella -vuole; mentre un'infinità di uomini, soggiunge, e non già dei volgari ma -dei più nobili, cercano un'infinità di volte «la pura -- l'impura! -- e -semplice soddisfazione degli appetiti;» ma ciò che a lei par semplice -non è poi tanto semplice come le pare; e ancora quando uno di costoro si -trova in cospetto d'una mercenaria, sa ella che cosa prova? Invece -d'imaginare i sentimenti che questi uomini possono provare in tali -circostanze, ascolti piuttosto il fatto che voglio narrarle. - -Non posso dirle a chi lo debbo. Il cantastorie di professione non -avrebbe difficoltà di attribuirlo ad un personaggio fantastico, del -quale foggerebbe lì per lì il nome e il cognome; ma se così facessi mi -parrebbe di scemare la verità, di menomare il valore di questo fatto. E -mi basterebbe, per un altro verso, dire il nome del mio confidente, che -è uno dei più potenti e venerati Principi del Pensiero, perchè ella si -disponesse a udirmi con più intensa curiosità e m'accordasse più sicura -fede; ma io non posso e non debbo dirlo: giacchè, quand'anche l'usanza -non vietasse di narrare intime cose del Genio finchè la manchevole vita -lo tiene e quasi menoma la grandezza sua, il rispetto che ho per gli -scrupoli di questo mio grande Maestro, i quali sono fra i più gelosi e -delicati che la sensitiva Anima abbia mai educati, mi vieterebbe di -tradire la confidenza della quale egli mi onorò. Ella si contenterà -pertanto ch'io lo chiami Protagonista, senz'altro. - -Protagonista significa, secondo l'etimologia, primo gareggiatore, ed -egli era veramente alla sua prima gara d'amore. Non aveva ancora, non -che posseduta, ma neppur vista una donna; intendo che il mistero della -forma muliebre gli era sconosciuto. E doveva ancora compiere vent'anni, -il che le dica se sentisse ardenti gli stimoli dell'istinto. E s'era -abbeverato di poesia, il che le dica con quanto struggimento aspettasse -e sognasse d'amare. Ma il tempo passava, egli avanzava nella vita, e la -Terra Promessa non appariva. Egli sentivasi solo, monco, incompiuto: ma -la metà di sè stesso della quale era privo, l'essere del quale aveva -bisogno, non compariva ancora. Per appagare, con l'ardente bisogno, -l'esasperata curiosità, egli non trovò di meglio che varcare, una sera, -la soglia d'uno di quei luoghi dove si vende il Piacere, ma si compra il -Disgusto. Quanti uomini sono stati iniziati alla vita nuziale in modo -meno indegno? Pochi uomini, in verità; tanto pochi che non è da stupire -se, dopo questo primo avvilimento, s'ode poi così spesso negare ogni -ideale richiamo nei rapporti d'amore e tutto ridurre alla soddisfazione -del cieco appetito. Ma la sete di qualche altra cosa, se fu provata una -volta, potrà mai spegnersi del tutto, qualunque sia stato l'orror della -prova? Ed ella udrà che cosa fece, per questa sete, il mio Protagonista. - -Era la prima volta che aveva denaro da buttar via, e alle miserevoli -creature che annegano la tristezza nel vino egli pagò da bere. Voleva -forse annegare la sua propria tristezza? No, non era triste; era -risoluto, cosciente di sè; aveva precisamente deliberato di fare ciò che -faceva. Pagò del vino di Sciampagna, il vino delle cortigiane, e ne -bevve anch'egli; poi condusse con sè una di quelle sciagurate. Seppe -scegliere: in mezzo alle maschere di belletto e di cerussa, alle forme -deturpate dal vizio, alle animalesche bellezze destituite d'ogni -espressione, egli vide e preferì la figura più umana. Denudato, il corpo -della Mercenaria appariva perfetto. Come mai, dirà ella, poteva costui -giudicare intorno a questa perfezione, se ancora non aveva visto altre -donne? Vive donne non aveva vedute; ma la pura idea della Bellezza che -l'arte miracolosa ha saputo esprimere dalla greggia realtà gli stava da -tempo dinanzi agli occhi dell'anima; e di che senso d'arte egli fosse e -sia dotato, dissero e dicono i prestigi delle sue opere. Quand'anche il -suo giudizio d'allora non paresse troppo attendibile perchè egli non -aveva termini di paragone, i paragoni che più tardi istituì, nel corso -d'una molto variata e sagace esperienza d'amore, gli fecero riconoscere -che non l'accesa imaginazione nè la violenza dei desiderii conferivano a -quella donna qualità che non possedeva, ma che veramente egli si trovò, -per un caso fortunato e troppo infrequente, dinanzi a una grande -bellezza avvilita. - -Dunque la sua vista pascevasi alfine del fantasticato spettacolo, questa -volta alfine non i sogni lo visitavano; materiata di elastiche polpe e -di purpureo sangue, palpitante di vita, docile e pronta gli stava al -fianco una donna, la Donna. Perchè, dove ogni altro avrebbe visto una -femmina, il Protagonista, dimentico del luogo che l'accoglieva e del -mestiere che vi esercitava, o non dimentico, anzi cosciente di queste -cose, vedeva e sentiva che, nonostante, la creatura distesa accanto a -lui era la creatura aspettata e promessa, il sospiro delle sue solitarie -notti, il bisogno della sua monca esistenza; vedeva e sentiva che, -qualunque fortuna l'avvenire gli potesse serbare, mai più egli sarebbe -riuscito a dimenticare la turbata meraviglia, il piacer trepido e quasi -pauroso del quale era pieno in quell'iniziale momento. Di chi la colpa, -se la prima donna ch'egli aveva al fianco non era una vergine come lui -ignara e turbata, ma una mercenaria? Non di lui, non di lei. La colpa -era degli uomini, delle loro dure leggi, o piuttosto della più dura, -dell'iniqua e incorreggibile legge della vita. E un bisogno di -ribellarsi alla stolta logica umana, di giudicare con la sua mente e col -suo cuore, dall'alto; di correggere la tristezza della profanazione che -questa vita gli faceva commettere; e una tenerezza pietosa per la -sciagurata che gli s'offeriva, e un istinto di nobiltà e di rispetto dal -quale ella potrà giudicarlo; il cumulo di queste e d'altre ragioni non -bene precise nella sua coscienza, lo indussero... a che cosa? A restare -tutta una notte con la mercenaria, senza toccarla. - -Ella sa l'usanza della cavalleria, ai tempi andati: un libro immortale, -il romanzo di Don Chisciotte, l'ha fatta nota a chi meno s'intende delle -cose della Tavola Rotonda. Il giovane signore, prima che fosse armato -cavaliere, doveva passare tutta una notte vegliando l'arme. Rammenta -ella la scena che descrive Cervantes? Don Chisciotte, raccolti e -indossati i pezzi spaiati d'un'arruginita armatura, li dispone entro una -pila, accanto a un lavatoio, nel cortile d'una taverna: per l'imaginoso -hidalgo della Mancia quegli oggetti in quel luogo si trasformano -prodigiosamente, sono il più forbito e prezioso arnese nella chiesetta -del più signorile e potente castello; la qualità reale delle cose sfugge -ai sensi del sognatore: l'anima sua accesa dalla bellezza conferisce a -tutto le qualità desiderate. Come l'eroe leggendario, il Protagonista -non vide, dimenticò, volle ignorare la mercenaria e la suburra: egli si -sentì come dinanzi a una Sposa, e come dinanzi a una Sposa restò timido -e trepidante. - -Ella sorride; anzi non sorride, deride. Ella pensa un bisticcio e dice -tra sè che anche questo mio Cavaliere fece una «trista figura.» Io debbo -disingannarla. Certo non è raro che il morale turbamento impedisca le -operazioni dell'istinto, ed è vero che il segno del massimo amore -consiste nel non potere temporaneamente amare. L'amor proprio, che si -caccia dovunque, rende insoffribile agli uomini il fiasco stendhaliano -che invece suol essere molto lusinghiero all'amor proprio delle donne. -Ne godono esse perchè è sintomo del sentimentale invasamento, o non -piuttosto perchè, l'amore essendo fatto di odio e l'abbraccio dei due -amanti somigliando troppo alla lotta di due nemici, le sconfitte e le -mortificazioni dell'uno sono naturalmente vittorie ed esaltazioni -dell'altra? Lasciamo che ciascuno risponda a suo modo: il fatto è -innegabile, e una donna molto esperta, ad un amante che, per assicurarla -dell'amor suo, le rammentava la foga del primo amplesso, ebbe ragione di -dire: «_Ciò non prova nulla, al contrario!..._» Ma, per tornare al -nostro soggetto, tutt'altro fu il caso del Protagonista. Non i sensi gli -disobbedirono, ma egli stesso si dominò. A cogliere il frutto delizioso -egli era pronto; niente e nessuno gl'impediva d'assaporarlo, fuorchè la -sua propria volontà. Egli non doveva metter opera ad eccitarsi, come -accade a coloro cui manca d'improvviso l'ardire; al contrario, faceva di -tutto per domarsi, per resistere a un impulso veemente. - -E comprende ella lo sbalordimento di quella donna? Alla sciagurata per -cui le fantasie dei clienti erano leggi, qual altra fantasia dovè far -sospettare quel nuovo contegno? Per un poco si sforzò di comprenderlo, -invano; perchè se il Protagonista racconta ora quella sua avventura a -chi è capace d'intenderla, non poteva allora aprire alla mercenaria -l'animo suo. Che stranezza, è vero? E come stranezze simili sono -frequenti in più degni amori! Una donna c'ispira uno scrupolo ideale, ci -fa provare un sentimento raro e ineffabile, ci procura impressioni -insolite e squisite; noi l'amiamo per questo, l'amor nostro è fatto di -questo... e non possiamo aprircene con lei, perchè sentiamo che non -c'intenderebbe; e, ciò sapendo, continuiamo ad amarla... Che cosa prova -questo fatto, se non che l'amore è un impulso prepotente ed una -fioritura miracolosa soltanto nei sensi e nel cuore degli uomini? Se la -Mercenaria non poteva comprendere lo scrupolo di rispetto e il bisogno -di nobiltà che tormentavano il Protagonista, quante altre donne -comprendono la poesia che a loro insaputa suscitano nel cuore dei loro -amanti? E di quasi tutte non si potrebbe dire ciò che un Poeta disse di -una: - - Ce que j'aimais, en toi, c'était ma propre ivresse; - Ce que j'aimais, en toi, je ne l'ai pas perdu. - - Ta lampe n'a brûlé qu'en empruntant ma flamme. - Comme le grand convive aux noces de Cana, - Je changeais en vin pur les fadeurs de ton âme, - Et ce fut un festin dont plus d'un s'étonna. - - Tu n'a jamais été, dans tes jours les plus rares, - Qu'un banal instrument sous mon archet vainqueur, - Et comme un air qui sonne aux bois creux des guitares, - J'ai fait chanter mon rêve au vide de ton coeur... - -La mercenaria, rinunziato a capire il capriccio del nuovo cliente, finì -col prender sonno. Ella dormì fino all'alba stupidamente serena. Il -Protagonista, il Poeta, l'Uomo, vegliò, si tormentò per vegliare, senza -toccarla, la Forma della Bellezza, per non profanarne la prima -rivelazione, per fare di quella notte, che doveva essere una stupida -orgia, un puro ricordo. All'alba si levò, baciò in fronte la mercenaria, -e andò via. - - - - -IL SOSPETTO - - - _Amica mia,_ - -Siamo alle solite! Noi non riusciremo a metterci d'accordo mai. Non -neghiamo i fatti, non ne disconosciamo il significato, ma diamo ad essi -un diverso valore: ciò che io considero come regola, a lei pare -eccezione, e viceversa. - -E se provassimo un poco a rammentarci di quel precetto secondo il quale -ogni eccezione è conferma della regola? Ecco qui, per esempio: ella se -la prende un'altra volta con me perchè «sfondo le porte aperte.» Dovendo -provarle che, in amore, gli uomini mettono sentimenti rari, forti, -delicati; dovendo darle una prova della poesia con la quale essi sanno -condire le cose meno poetiche, le ho narrato l'avventura d'uno dei più -insigni poeti, di un Principe del Pensiero. «Che Sua Altezza sia -tant'alta non è da stupire! Ma per un Principe capace di fare ciò che -m'avete riferito, che spaventevole numero di borghesi bassissimi ed -infimi i quali non amano -- cercate un'altra parola! io non voglio -profanar questa usandola a tale proposito! -- se non nei luoghi dove il -vostro cavaliere fece la veglia dell'arme? Invece le donne capaci di -soli amori d'epidermide esistono, sì; ma sono, per buona sorte e ad -onore del nostro sesso, tanto poche che, quando ne trovate qualcuna, voi -la considerate come un'inferma degna non solo di compatimento ma anche -di cure. Senza un qualche morale richiamo -- e siano pure, come voi -dite, quelli poco morali della vanità e della curiosità -- le donne non -capiscono ciò che voi altri capite troppo bene. Molte volte, è vero, il -sentimento della pietà le spinge ad appagare i loro amanti per farne -cessare le pene, per vederli lieti e felici; molte volte ancora l'idea -di padroneggiarli, di farne quel che vogliono, le riduce a fare ciò che -vogliono essi; ma sia l'idea di un dominio da esercitare, sia la -commozione pietosa, siano gli eccitamenti della curiosità, siano le -soddisfazioni di vanità procurate dall'adulazione mascolina, bisogna che -almeno un'idea, se non proprio un sentimento o un affetto, le persuada e -le pieghi. Senza di ciò, state pur certo che tutte saranno dell'opinione -della duchessa d'Orléans....» - -Se ella pone così la quistione, io le dirò, contessa, che sono del suo -parere e che non abbiamo più bisogno di discutere. Che le femmine -animali siano fredde e si possano considerare addirittura come -ghiacciate a paragone dei maschi ardentissimi, è un fatto che la storia -naturale dimostra fino all'evidenza. Che l'ardore dei sensi sia estremo -negli uomini, e che i sensi muliebri non ardano come fiamma, ma covino -piuttosto come brace sulla quale occorre soffiare perchè dia vampe e -riscaldi, lo abbiamo già detto, nessuno lo mette in dubbio e non accade -più dimostrarlo. Ma perchè nella costituzione dei sessi corre questa -differenza innegabile, dovremo noi dire, come a lei piace, che tutte le -donne sono come la duchessa d'Orléans? Dichiarava costei che quella di -fare i figliuoli è «une vilaine, sotte et dangereuse chose qui ne m'a -jamais plu». Ma se ella mi concede che, a parte le differenze araldiche, -una marchesa vale, come donna, quanto una duchessa, io le riferirò -l'opinione della marchesa di Richelieu, la figlia della duchessa di -Nevers. «Tous les romans qui paraissent,» diceva dunque la marchesa di -Richelieu all'abate di Grécourt, «sont bien denoués d'évènements -piquants; si j'écrivais ma vie, vous verrez bien d'autres aventures. Par -exemple, en allant un jour à la campagne, je fus arrêtée dans un bois, -loin de tout secours, par un voleur. Mes gens prirent la fuite; quand il -m'eut bien volée, le galant s'avisa de me trouver belle et, en -conséquence, il fallut passer par ce qu'il voulut; il demandait d'une -façon si pressante et si tendre -- avec un pistolet à la main -- qu'il -n'y avait pas le moyen de le refuser. Eh bien, l'abbé, croirez-vous bien -qu'il y eut un moment où je ne pus m'empêcher d'écrier: _Ah! charmant -voleur! Oh! voleur charmant!..._» - -Bisogna credere, è vero? alla narratrice; perchè la sua confessione è di -quelle che, per universale consenso, recano pregiudizio alla reputazione -di una donna; ma se l'avventura le pare poco persuasiva come troppo -romanzesca, io glie ne narrerò un'altra assolutamente autentica. Il -fatto è successo in Sicilia ed è per molti rispetti caratteristico dei -costumi isolani. - -C'era una volta un avvocato, giovane, nè bello nè brutto, eccessivamente -barbuto, con due occhi che parevano cinti di fiamme, il quale s'era -innamorato a modo suo d'una buona e bella signora, lontana sua parente. -Dico che s'era innamorato a modo suo, perchè, senza parlarle mai -d'amore, non pensava ad altro che ad averla. È pur vero che se non le -parlava d'amore ciò dipendeva dalla difficoltà di parlarle d'una cosa -qualunque. Ella avrà sentito dire che laggiù i mariti sono molto gelosi; -e se pure, a suo giudizio, gli uomini sentono tutti ad un modo, non mi -negherà che la diversa latitudine sotto la quale vivono eserciti una -certa influenza almeno sui costumi; ora in Sicilia, se la gelosia non è -più fortemente sentita, è certo che i gelosi hanno maggiori mezzi di -garentirsi. La libertà che le signore godono nel mondo un po' -cosmopolita delle grandi città continentali è ignorata nell'isola rude e -mezzo selvaggia; la casa maritale ha ancora molto dell'_harem_ dove -nessun altro fuorchè il signore può penetrare. A poco a poco la civiltà -occidentale distrugge queste tradizioni, specialmente nelle classi più -alte; ma il caso che un uomo innamorato non possa trovar mezzo -d'accostare la donna amata, anche innocentissimamente, nè in casa di -lei, nè in casa altrui, nè per istrada, nè in chiesa, è tutt'altro che -raro. Il nostro avvocato, però, vedeva di tanto in tanto la signora da -certe comuni cugine. Tutte le volte che la incontrava lì, i suoi occhi -mandavano vampe più fosche. Ella era una di quelle donne semplici e -pudiche che, dal modo col quale si vestono al modo col quale guardano -- -o meglio, non guardano -- tolgono ogni speranza ai seduttori. Aveva il -viso bianco, quasi pallido, un po' magro; i capelli nerissimi, raccolti -in una treccia attorcigliata sulla nuca; le forme modeste, l'aria dolce -e serena. L'avvocato struggevasi, arso, disperato; quando un giorno, -andato da quelle sue parenti e non trovatele in casa, la vide apparire -mentre egli stava per andarsene. Veniva a cercare anch'ella delle -cugine, e udendo che non c'erano si disponeva a tornarsene indietro dopo -essersi riposata un istante; ma l'avvocato concepì repentinamente un -piano di aggressione. Mandata via la persona di servizio con un pretesto -qualunque e chiuso a chiave l'uscio, si gettò ai piedi della donna. Ella -s'alzò, gridando dalla paura, tentando di sfuggirgli. Ma l'altro che -- -come quasi tutti i suoi conterranei -- portava sempre a spasso il -revolver, lo cavò di tasca e ne diresse la canna contro il petto -dell'inerme e debole creatura. Consideri dunque: abbiamo qui una donna -naturalmente casta, alla quale non è stata detta una parola d'amore, che -si vede aggredita inopinatamente e selvaggiamente, che è minacciata di -morte; alla quale il disgusto, l'orrore, il terrore, tolgono quasi i -sensi. Orbene: quando l'avvocato la ebbe, con mezzi così eloquenti, -persuasa a udire ciò che aveva da dirle, ella rimase muta e sorda; ma -quando egli, non contento di una prima.... dichiarazione, la ripetè con -nuova lena, ella si riscosse, e la terza volta anche gli rispose.... - -Ella nega ancora, dice che tutto ciò non prova niente. E io le dirò che, -prima di credere alle donne che dichiarano di sentire repugnanza per -l'amor fisico, bisogna aspettare di vederle in presenza di un Ottavio di -Malivert. E siccome ho cominciato con le storielle, eccone subito -un'altra. - -Personaggi: Lui e Lei. Lui faceva la corte a Lei. Dicendo _corte_, non -adopero un'espressione molto propria, perchè essa implica l'idea d'una -certa tal quale disinvolta leggerezza, poco compatibile con la passione -vera. E Lui amava Lei appassionatamente. Era un uomo d'affari; ma, -giovanissimo ancora, le cifre ed i conti non gli avevano tolto il -bisogno e la capacità d'un puro affetto. Lei non era alle prime armi; -anzi molto sinceramente soleva dire che con i grandi lavoratori, con gli -artisti, con tutta la gente che ha poco tempo da perdere, non bisogna -eccedere nella resistenza. Tuttavia, quanto più era abituata a cadere, -tanto più aveva bisogno di dimostrare agli altri ed a sè stessa che solo -l'irresistibile slancio dell'anima determinava le sue molteplici cadute; -quindi, benchè disposta, per dirla col gergo legale, ad affrettare i -termini, pure recitava la commedia del sentimento e allontanava il -momento della capitolazione. Ciò le riusciva tanto più facile, quanto -più sincero era l'amore che il giovane le portava. Non sapeva costui -adoperare se non il linguaggio della più devota e disinteressata -passione; e le confessava la passione sua con tanti riguardi e scrupoli, -che ella temette veramente d'essersi mostrata troppo crudele e d'aver -tolto ogni ardire a quel poveromo parlandogli troppo del cielo, delle -stelle, delle anime erranti e degli angelici sponsali. Pensò dunque che -le convenisse scendere un poco verso terra perchè egli non dimenticasse -che entrambi erano di carne. - -E infatti, quando, senza offrirgli nulla, ella gli suggerì l'idea di -prendere tutto -- arte della quale ogni donna è maestra -- egli tentò, -delicatamente, timidamente, di prendere non tutto, ma qualche cosa; -proprio in quel punto, pensando che un ultimo conato di resistenza non -era fuori di posto, ella si ritrasse, come crucciata. - -Una parte degli uomini sono brutali per paura di parer timidi; l'altra -parte sono timidi per paura di parer brutali. Il nostro eroe apparteneva -a questa seconda categoria. Lasciò pertanto a mezzo i suoi tentativi ed -implorò perdono, giurando che non le avrebbe chiesto nulla, mai più, -pago e superbo della felicità di saperla, con l'anima, sua.... Però, -com'è naturale, la visione di ciò che avrebbe potuto ottenere se ella -non fosse stata tanto severa gl'impedì di continuare a contentarsi della -troppo spirituale comunione; e violentemente combattuto dai nuovi -desiderii e dal timore di mancare alla data promessa e di offendere la -creatura amata, un bel giorno prese una decisione che le dimostrerà fino -a che segno egli fosse sincero e starei per dire ingenuo nella sua -passione: fece le valige e partì. - -Imagini adesso lo stupore e la contrarietà della dama! Ella s'era dunque -mostrata tanto inumana da spingerlo a quel passo estremo? Più esaminava -la propria condotta, più si persuadeva di no. Aveva opposto, è vero, -qualche difficoltà, ma -- Dio buono! -- soltanto per non essere confusa -con quelle donne che non ne oppongono per professione. Allora?... Che il -suo adoratore fosse talmente innamorato da perder di mira il fine ultimo -dell'amore, ella non poteva capire; nessuno aveva spinto con lei il -rispetto fino a questo segno; neppure quando, più pura, ella ne era -veramente degna. Allora?... Allora?... Del resto, egli aveva fatto, sì, -un primo ed unico tentativo; ma con tanta fiacchezza, come per darle il -tempo d'interromperlo. Allora?... Allora?... Allora?... - -Ma ella avrebbe presto ottenuto la spiegazione dì quella condotta! Prima -di partire, il troppo rispettoso e obbediente amatore le aveva lasciato -una lettera nella quale, con adeguate parole, le diceva che non -l'avrebbe più riveduta, che fuggiva non reggendo al tormento di dover -stare dinanzi a lei come dinanzi a un'imagine; ma che viceversa avrebbe -portato l'imagine di lei nel cuore, sempre, fino alla morte. Ella gli -rispose con poche parole, semplici, ma molto eloquenti: «Non è permesso -lasciare una donna così, dopo averle tolto la pace dell'anima. Tornate -subito e venite a spiegarvi. Dopo, farete quel che vorrete.» E per -evitare altri equivoci aggiunse: «Vi aspetterò a casa mia, il giorno -tale, all'ora tale; ci sarò per voi solo.» - -Egli tornò. E il giorno tale, all'ora tale, si presentò da lei. Il cuore -gli batteva così forte come se gli si volesse schiantare, i suoi occhi -guardavano senza vedere; e con la gola strozzata il poveretto non sapeva -come avrebbe potuto dire una sola parola. Aveva creduto di non più -rivedere l'amata, e adesso era sul punto di trovarsela accanto. Che cosa -dirle? Doveva confessarle il disperato dolore sofferto nel prendere la -risoluzione disperatissima, il vuoto che gli s'era fatto intorno lontano -da lei, l'orrore d'una vita alla quale era mancato a un tratto ogni -scopo?... Ma se egli sentiva di dover dire queste cose, le sue labbra -erano suggellate; e appena la vide, appena strinse la mano che ella gli -tendeva, non potè più dominare la commozione: due lacrime gli spuntarono -sugli occhi. Allora, senza tante storie, ella gli buttò le braccia al -collo, esclamando: - --- Ma dunque?... Perchè?... Perchè partire? Perchè lasciarmi?... -- e -come meglio gli venne fatto, rispondendo agli abbracci ed ai baci di -lei, egli disse tutto quel che aveva nel cuore. Allora il duetto divenne -un _a due_ di passione impetuosa e trionfante che avrebbe riscosso gli -applausi della platea, se simili scene si rappresentassero in pubblico; -ma nel momento che il tenore doveva metter fuori la nota più acuta, -sentì mancarsi improvvisamente la voce e fece quel fiasco che, secondo -Stendhal, è, alle prime rappresentazioni, troppo frequente. Tuttavia, se -la commozione gl'impedì di sfoggiare i suoi mezzi, più tardi, calmatosi, -egli tornò a disporne.... e da quel giorno la coppia felice restò legata -dal più dolce nodo. - -Passò del tempo, e col tempo, come accade di tutte le cose di questo -povero mondo, la passione di lui cominciò a intepidirsi, ma restò sempre -forte il desiderio. Poichè egli era sincero, la cosa fu manifesta; -mentre ella, che avea finto prima, continuava con eguale facilità a -fingere dopo e a non giurare se non sopra l'immateriale connubio -dell'anime. Egli voleva farle riconoscere che anche l'altro ha del -buono, ma tutto era inutile. - --- No, -- sentiva rispondersi, -- non mi parlare di ciò; mi fai male. -Per noi donne esistono soltanto le ragioni del cuore e dell'anima; ci -rassegniamo al resto non potendo fare altrimenti; ma se voi foste capaci -d'intenderci, come saremmo felici!... - -Allora egli replicava: - --- Perchè mai dunque mi richiamasti, quando partii? - --- Perchè non si lascia una persona amata nel barbaro modo col quale tu -mi lasciasti! Perchè volevo vederti un'ultima volta! - -Egli dunque disperava di farle riconoscere ciò che, nel suo intimo, -colei doveva riconoscere indubbiamente; quando una volta, discorrendo -del passato, si decise a domandarle una cosa della quale era curioso, ma -che aveva taciuta perchè non lusingava il suo amor proprio. La domanda -era questa: che cosa aveva ella pensato la prima volta che erano stati -insieme, quando, nel provare il duetto d'amore, sul più bello gli s'era -abbassata la voce?... Ella si mise a sorridere, ma non volle dir niente; -e l'altro dovette insistere un pezzo prima di sentirsi rispondere: - --- Pensai.... pensai che tu non ne avessi molta.... - -Egli reprimeva un trionfale scoppio di risa. Dunque, mentre era fuggito -per troppo rispetto, per troppa obbedienza, per troppo amore, -torturandosi all'idea di averla perduta, d'averla voluta perdere, ella -aveva creduto.... che cosa?... - --- Che cosa credesti, dunque?... - -Candidamente ella rispose: - --- Eh! dissi tra me: è dunque scappato perchè non può cantare!... - - - - -LA CERTEZZA - - -Io le ho riferito nella mia precedente lettera, cara ed ostinata amica, -un fatto il quale dimostra come le donne che giurano soltanto -sull'amore-sentimento restino male quando temono di doversene unicamente -appagare. La protagonista della mia storiella, spettatrice della -momentanea debolezza dell'amico suo, non pensò già, come sarebbe stato -naturale e come infatti era, che questa debolezza dipendesse dalle -morali commozioni che, secondo voleva dare a intendere, le importavano -sopra ogni cosa; ma andò invece fino a sospettare che fosse indizio -d'una troppo frigida costituzione! Mi vuol ella concedere che questo -sospetto rivela il disinganno provato dalla poco sincera amatrice? Tanto -costei aspettava quelle realità dell'amore sdegnate a parole, che, per -un breve indugio, ne credè incapace l'amico. Costui potè dimostrarle -presto l'inganno e poi la confuse; ma che cosa sarebbe avvenuto se il -sospetto di lei fosse stato certezza? Possiamo noi imaginare i pensieri, -i sentimenti, gli atti e le parole d'una donna la quale scoprisse che -l'uomo amato.... non è uomo? - -Ella dirà che un caso simile non si può dare perchè i disgraziati -nativamente o casualmente immeritevoli del nome di uomini non amano, o -pure amando sono prudenti ed evitano le occasioni di rivelare la -specialissima natura della loro passione. Ella s'inganna. Certo, se -questi uomini -- chiamiamoli così tanto per intenderci -- sapessero che -la loro incapacità è senza riparo, farebbero come ella dice. Ma è molto -difficile che le prove più evidenti li convincano; poichè, avendo -fallito ieri e fallendo anche oggi, essi possono credere di valer meglio -domani. Ho bisogno di rammentarle che le leggi civili e le religiose -consentono la dissoluzione del legame matrimoniale quando il matrimonio -non potè essere consumato? Le leggi non prevedono casi ipotetici, -provvedono anzi ai casi reali; e debbo io raccontarle qualche successo -di questo genere per dimostrarle come vi siano uomini che non avendo -potuto percorrere le vie già aperte e molto battute, si sono stimati -capaci di aprirsene una nuova? Poichè lo sdegno di dissetarsi a una -tazza che serve a tutta la folla può togliere realmente la voglia di -bere, costoro hanno spiegato con lo schifo la loro ritrosia dinanzi alle -mercenarie, e si sono legati ad una vergine con la quale hanno -continuato a ritrarsi. Se la presunzione di valere, nonostante le -reiterate sconfitte, quanto ogni altro uomo, spinge questi incapaci al -matrimonio, cioè ad un atto gravissimo, al più grave atto della vita, -vuol ella che s'arretrino dinanzi a un meno serio impegno? Se dunque -costoro sposano le vergini e richiedono d'amore le donne fatte, io torno -alla mia domanda e dico: c'è forza di fantasia che possa ricostruire lo -stato d'animo di queste donne e di queste spose quando i millantatori -restano smascherati? - -Ella sa che i romanzieri naturalisti procedono per via di documenti -umani, cioè di osservazioni precise, di confessioni sincere, di -testimonianze irrecusabili. Ecco uno dei casi nei quali il loro metodo è -solo buono. Nè mi dica che fanno meglio i romanzieri romantici tacendo -di queste miserie. Sono miserie umane, e niente di ciò che è umano -dev'essere indifferente all'artista. Non creda che soltanto i lettori e -le lettrici preferiscano i soggetti belli, nobili e grandi: lo scrittore -è un uomo come gli altri, e la bellezza, la nobiltà, la grandezza lo -seducono come seducono i suoi simili; ma, se per obbedire al proprio -istinto egli dovrebbe scegliere e sceglie infatti più volte gli -argomenti allettanti, il suo dovere di storiografo della vita, di -anatomista del cuore, di esploratore del vero lo spinge anche a trattare -gli argomenti repugnanti. Il soggetto del quale discorriamo è del resto -repugnante senz'altro? Non può esso ispirare un tragico interesse? Non è -una tragica storia quella di Ottavio di Malivert che Stendhal ci -narrò?... Ne ho anch'io una da parte, più breve e meno triste; e come -ella ha già compreso, le ho scritto questo lungo prologo perchè mi -conceda di raccontargliela. - -Una dama che conosciamo io e lei, ma della quale mi permetterà di -tacerle il nome -- tanto più che non le sarà difficile indovinarlo -- -conobbe un giorno, in una città di questo mondo, un capitano di -cavalleria, signore di nascita, avvenente della persona, stimato dai -superiori, bene accolto in società. Il nome di questo qui non glie lo -dirò per un'altra ragione, per la ragione opposta, cioè che ella non lo -conosce. Lo nominai una volta, in presenza di lei, ed ella mi disse di -non sapere chi fosse. Dunque: capitano in Piemonte reale; bande e -manopole rosse; in testa quel lucente elmo che per l'elegante sagoma è -il copricapo più sospirato dai giovani ufficiali italiani -- e Massimo -d'Azeglio, nei suoi _Ricordi_ ne dice qualcosa. Il capitano aveva la -statura di un corazziere, baffi biondi e serici, capelli, ahi, pochi -capelli; ma le fronti nude non sembrano chiudere un pensiero molto -profondo e una larga esperienza della vita? Moralmente egli era serio, -quasi malinconico; intellettualmente coltissimo: ma nonostante la -coltura, gli studii e la serietà, ricercava le amabili compagnie, dove -il suo nome, le sue belle maniere, la vantaggiosa presenza e la solida -reputazione lo rendevano generalmente simpatico. E molto simpatico -riuscì veramente alla dama di cui voglio parlarle. Costei, che da sua -parte è ispiratrice di grandissima simpatia, s'accorse d'aver fatto -colpo sul capitano; ma forse nulla sarebbe accaduto fra loro, se -qualcuno non l'avesse particolarmente complimentata per essere riuscita -a sedurre quell'uomo, il cui gusto doveva essere molto difficile, -giacchè nessuno gli conosceva ancora un'amante. Ciò le provi, mia cara -amica, come nell'amore entri quasi sempre, per non dire proprio sempre, -una buona dose di vanità. L'idea d'essere apprezzata dal capitano, così -sdegnoso di bellezze se non maggiori -- la vanità poteva farle -riconoscere d'essere meno bella delle altre? -- certamente diverse, -quest'idea lusinghiera la dispose a dimostrargli in cambio un interesse -e un'attenzione che altrimenti non avrebbe forse accordati. - -Di questa sua e mia amica nessuno ha mai potuto dir nulla di male. I -soliti maligni e le non meno solite maligne si sono provate a -sospettarla, ma il motto famoso è stato questa volta fallace: hanno -calunniato, hanno calunniato, e niente n'è rimasto. Alla serietà di -quella dama la serietà del capitano doveva pertanto necessariamente -piacere. Se non gli si conoscevano amanti, ciò voleva dire che, -rifuggendo dagl'indegni legami, dai capricci fugaci, egli serbava il suo -cuore a una forte, a una grande, a un'immortale passione. Era tanto più -naturale che costei spiegasse in tal modo l'austerità della vita del -militare, quanto che ella stessa era austera per la stessa ragione. Dica -pure, cara contessa, che sono troppo scettico; ma io credo che, come -nell'amore entra una dose stragrande di amor proprio, così l'astensione -dall'amore il più delle volte non è suggerita tanto dalla virtù quanto -da una vanità estrema: chi non ama è colui che non crede nessuno degno -dell'amor suo. Ora, se quella dama pensava che il capitano era passato -indifferente nella vita per l'anticipata certezza di non poter trovare -chi fosse capace d'intenderlo, ella già prevede che cosa doveva accadere -dopo il loro incontro: la dama dovè credere d'essere per lui -- e d'aver -trovato in lui! -- l'anima sorella e l'essere predestinato. - -Così avvenne realmente. Il capitano espresse il suo sentimento alla -dama, e trovò parole così rispettose, le diè prova d'una discrezione -così reverente, che ella vide confermate le proprie imaginazioni intorno -alla nobiltà dell'animo di lui, e non trovando più ragione di sottrarsi -all'amore, si lasciò finalmente andare alle dolcezze troppo lungamente -rifiutate. Corse una stagione molto felice, specialmente per lei. Una -causa di discordia, in amore, ciò che avvelena l'amore più fortunato è -quella specie di contrattempo morale per il quale gli stati d'animo dei -due amanti non coincidono: se l'uomo supplica e la donna resiste, se la -donna cede e l'uomo trionfa, ciascuno dei due amanti proverà gli stessi -sentimenti dell'altro, ma in tempi diversi, anzi con ordine inverso. Il -puro affetto, l'onesta amicizia non solamente bastavano alla dama, ma -erano il suo desiderio e il suo sogno; appunto per la sfiducia di -poterli mai ottenere ella s'era difesa contro le tentazioni quotidiane. -Noi abbiamo detto, mia cara amica, che le donne non sono, generalmente -parlando, ardenti: ma se la media di esse sta, poniamo, a una -temperatura di 10 gradi -- essendo 30 quella degli uomini -- alcune -salgono fino a 15, altre scendono a 5. La nostra protagonista è fra -quest'ultime. Suo marito, rompicollo famoso, la disgustò dell'amore -rivelandogliene alcuni modi dei quali gli uomini sono ingordi ma che le -donne non capiscono se non in circostanze molto rare d'ardore sensuale. -Separata dal marito, visse lungamente nella castità; e l'amor casto le -era, come si dice in matematica, tutt'in una volta necessario e -sufficiente. Ma un uomo poteva lungamente sopportarlo? Ella era casta, -ma non sciocca; e comprendeva che la sua propria soddisfazione doveva -costare all'amico suo: vedendolo avido di prenderle la mano, di baciarle -la bocca, di stringerla al petto, ella temeva che un giorno o l'altro -non si sarebbe più frenato, che il purissimo incanto si sarebbe rotto; e -ne gemeva, e i suoi gemiti arrestavano il riguardoso amante; al quale -ella pensava che un giorno avrebbe dovuto pur cedere, ma era frattanto -grata della discrezione. Ora, l'inverno scorso, quando le cose della -Colonia Eritrea si guastarono e tutti in Italia trepidavano per la sorte -dei nostri bravi che avevano chiesto ed ottenuto di andare a battersi -laggiù, si sparse la voce che il capitano... -- or ora lo nominavo! -- -era stato destinato, non si sapeva se dopo sua domanda o per ordine -superiore, ai presidii africani. La dama seppe questa notizia da una sua -amica, presso la quale si trovava con altre due o tre signore. Giudichi -ella come rimanesse all'annunzio! Era possibile che egli avesse voluto -lasciarla? Se il decreto non era stato da lui stesso sollecitato, non -avrebbe potuto ottenerne la revoca? Ciò non era possibile, in tempo di -guerra: egli si sarebbe disonorato, neppur ella poteva consigliargli -tanta viltà. E se anzi egli aveva chiesto di partire appunto per non -poter più resistere alla resistenza di lei? Perciò dunque non glie ne -aveva detto nulla, e le toccava udir la notizia da altre persone?... -Questi dolorosi pensieri occupavano talmente la poveretta, che ella non -aveva più udito ciò che le amiche dicevano vicino a lei. Una delle dame -più commosse al pensiero del destino serbato agli ufficiali d'Africa, -aveva detto che, se la guerra è sempre cosa triste, tristissima è -laggiù, tanto lontano dal proprio paese, in regioni deserte, contro orde -selvagge ed ignare di quelle leggi d'umanità che nelle lotte più -accanite tra popoli civili vigono ancora. Un'altra soggiungeva che ciò -sarebbe stato quasi nulla senza l'orrore di certe mutilazioni alle quali -erano sottoposti i morti, i feriti e gli stessi prigionieri; allora una -terza, con un sorriso che le parrà, mia cara contessa, intempestivo, ma -che è troppo naturale, osservò che il nostro capitano era assicurato -contro questo pericolo. E con nuovi sorrisi un'altra confermò che, -infatti, egli non aveva nulla da perdere... - -La dama, assorta nei gravi e molesti pensieri, aveva ricominciato a -porgere ascolto udendo il nome di lui; ma, sul principio, era rimasta -senza comprendere. Che volevano dire?... Quando il senso -dell'osservazione fu precisato, ella avvampò. Di sdegno, di vergogna, di -dolore? Contro quelle donne, contro di lui, contro sè stessa? Non -avrebbe saputo dirlo. Certe commozioni sono d'una natura così complessa -ed ambigua, che solo un'attenta indagine può rendercene conto; ma -l'indagine vuol tempo e la commozione è fulminea. Dominandosi per non -darne spettacolo alle ciarliere, ella andò via senza saper bene che cosa -facesse, dove fosse diretta. Fuori, all'aria aperta, la subitanea -impressione parve sedarsi; ma come, dopo la tempesta, la superficie del -mare sembra tranquilla, mentre tutta la massa dell'acqua è ancora in -movimento, così la sua mente ancora tumultuava. Quelle pettegole avevano -mentito? Leggermente, come irresponsabili, perchè le faceva ridere, -avevano ripetuto una voce bugiarda che qualche malevolo aveva messo in -giro? Perchè il capitano faceva una vita diversa dagli altri uomini, da -quasi tutti gli uomini, gli scapestrati, i viziosi, gl'invidiosi, -gl'incapaci di castità avevano malignamente messo in giro la voce -bugiarda?... Ma simili voci si possono propagare ed ottengono credito se -non hanno fondamento?... E se era vero? Se il capitano aveva chiesto -d'andare a combattere e a vincere in Africa per non aver da patire una -sconfitta in Europa? Perciò, dunque, la rispettava e la obbediva? Mentre -fingeva d'obbedirla a malincuore, pensava di fuggire per evitare che il -nessun merito della sua obbedienza fosse evidente?... No! non era -possibile! Se egli avesse provato questa paura, perchè avrebbe -cominciato a parlarle d'amore, a richiederla d'amore? Lo aveva forse -ella sollecitato a dichiararsi? Gli aveva ella detto di amarla?... No, -non era possibile!... Eppure?... Il dubbio così tenzonava nella sua -mente; e, senza ch'io insista, ella già vede che non mancavano -presunzioni a sostegno delle due ipotesi. Come uscire dal dubbio? - -Il mezzo non mancava. La prima volta che si trovò sola con l'amico, -senza aspettare che egli parlasse, la dama lo prese per ambe le mani e -figgendogli gli occhi negli occhi: - --- È vero che andate in Africa? -- gli domandò. - -Il capitano, quasi cascando dalle nuvole, negò risolutamente. - --- Avevo dunque ragione? E' impossibile! Mentiscono!... Voi resterete -con me?... - --- Con voi, vicino a voi! - --- Sempre? - --- Sempre!... - -E quantunque ella avesse studiato la sua parte, il piacere della prima -certezza, la fiducia che anche l'altra voce sarebbe apparsa tosto -bugiarda, la fecero cadere nelle braccia di quell'uomo con impeto -sincero. Il capitano... il capitano senza essere stato in Africa in mano -degli Abissini, e neppure in Oriente in mano dei provveditori del -Serraglio, e neppure a Roma al tempo dei cantori della Cappella Sistina, -non tentò neppure, contrariamente al dovere di ogni buon militare, di -penetrar nella piazza che già gli apriva le porte, che già lo invitava -all'occupazione... Allora la dama, risollevatasi, lo colpì con una mano -sulla guancia: - --- E' dunque vero? -- esclamò, accesa dallo sdegno e dal disprezzo. -- -Uscite di qui!... Non m'apparite più innanzi!... - -Egli, come ebro, uscì barcollando. - -Potrà ella, cara contessa, condannare questa donna? A me pare che non -solamente fece bene, ma che, in una situazione simile, tutte dovrebbero -fare -- e farebbero -- altrettanto. - -Per finire la storia, che è, come tutte quelle che io le narro, -autentica, le dirò che questo capitano non chiese d'andare in Africa -neppure dopo la disastrosa avventura. Chiese soltanto ed ottenne -- ma -quando al ministro della guerra piacque! -- di essere destinato a un -altro reggimento. - - - - -UN'INTENZIONE DELLA DUFFREDI - - - _Contessa mia,_ - -Sia lodato il sommo Iddio! Finalmente ci siamo posti d'accordo! Ella -approva pienamente la condotta della signora di cui le narrai -nell'ultima mia lettera la curiosa avventura e riconosce che quel -capitano, degno soltanto di compassione se avesse atteso al suo mestiere -guerresco -- ma non avrebbe potuto sceglierne, in verità, uno più adatto -alla nativa mitezza dell'indole sua? -- fu degno dello schiaffo -somministratogli dalla donna troppo idealmente amata. - -Ella conviene espressamente con me sul significato di quel fatto; anzi --- sia onore al suo spirito -- istituisce in proposito alcuni paragoni -molto, come si dice, calzanti: «La castità del vostro capitano,» (perchè -_mio_, poi?) «somiglia al nobile disdegno della volpe per l'uva alla -quale non poteva arrivare. S'intende,» ella soggiunge, «che non c'è -merito se non c'è sforzo, e quando si parla di resistenza agli istinti, -la prima cosa è che gl'istinti operino; come quando voi volete fare un -intingolo di lepre dovete cominciare col prendere una lepre.» - -Bene! Benissimo! Mi consenta tuttavia di farle osservare che la -quistione era un'altra e che, per colpa senza alcun dubbio mia, ora essa -mi pare vicina a fuorviare. Il punto dal quale partimmo è questo: le -realità dell'amore, alle donne che danno a intendere di non apprezzarle, -sono infatti così indifferenti come esse dicono? Che, nonostante -l'innegabile loro calma, esse esagerino un poco nelle dichiarazioni -d'indifferenza, io ho tentato di provarle; ora questo appunto ella -negava. Forse, anzi certamente neppur ora si arrenderà. Ella già dice -che l'avventura del capitano non prova niente, già mi butta il suo -guanto sfidandomi a una più luminosa dimostrazione; ed io mi precipito a -raccogliere il morbido e odoroso involucro della sua bella mano. Se -vinco, me lo lascia come trofeo? - -Diciamo dunque -- o meglio dico io soltanto, per ora -- che queste -benedette realità non sono poi tanto disprezzate nel fatto quanto a -parole. Certo, il primo patto che quasi tutte le amate pongono ai loro -amanti è di contentarsi... delle sole parole. Questa è una cosa tutta -istintiva; è la naturale riluttanza della femmina a cedere; riluttanza -notabile in tutta la scala animale. Nella prima fase, adunque, la -resistenza è proprio sincera. È sincera fino all'ultimo? Non si può -credere, perchè ha pur da arrivare un momento nel quale il secondo -istinto, l'istinto di cedere, fa udire finalmente la sua voce e, se -proprio non reprime e soffoca quell'altro, viene certamente in contrasto -con esso. Allora le dichiarazioni di repugnanza non sono mentite? Nelle -femmine animali che non pensano, o almeno non parlano, non c'è -ipocrisia: finchè l'istinto della resistenza ha il sopravvento, esse -resistono, graffiano, mordono, fuggono; quando il secondo predomina, si -sottopongono al maschio. Nelle donne, cioè in esseri dotati di -coscienza, noi dobbiamo _a priori_ ammettere che debba necessariamente -prodursi una contraddizione, un contrasto, il sentimento d'un intimo -dissidio. La donna che, obbedendo al primo moto di repulsione, ha messo -come patto di non dover pagare di persona, deve necessariamente pentirsi -d'avere avuto troppa fretta quando il secondo moto, l'impulso al -consenso, si manifesta. - -Noi possiamo qui trovare fra parentesi, amica mia, un'altra prova di ciò -che io ho ripetutamente asserito e che ella ha costantemente negato: -cioè la miglior qualità dell'amore maschile. Gli uomini, come maschi, -obbediscono sempre a un istinto solo: quello della conquista. Essi sono -coerenti, logici, sinceri; vedono la donna, la desiderano; -desiderandola, fanno di tutto per ottenerla. Tutti i loro atti sono -direttamente rivolti a uno scopo nettamente definito: la loro volontà è -ferma, la loro costanza strenua. Le donne invece, dibattendosi fra la -repulsione e l'inclinazione, disvogliono e vogliono, dicono una cosa e -ne pensano un'altra, si ritraggono mentre starebbero per cedere, cedono -quando stanno per ritrarsi, non sanno che cosa sentano veramente, -tengono una condotta ambigua, e dicono parole false. E l'insistenza -degli uomini non è soltanto lodevole ma provvidenziale; giacchè grazie -ad essa le incoscienti creature escono finalmente dall'ambiguità e, -cedendo nonostante le prime dichiarazioni di repugnanza, se la cavano -col fingere, all'ultimo, una vergogna e un rimorso poco sinceri. - -Ma supponiamo un caso che si sarà dato realmente chi sa quante volte, -supponiamo che la supplice resistenza della donna abbia persuaso l'uomo -a desistere ed a tralasciare il suo atteggiamento aggressivo. Se -quest'uomo si sarà persuaso, per far piacere all'amata, di non chiederle -più nulla, che cosa dovrà provare costei quando sarà disposta ad -accordare ciò che non le è più chiesto? Dovrà ella stessa istigare il -suo rassegnato compagno? Le precedenti dichiarazioni non glielo -consentono: chiedendo ora ciò che prima rifiutava, costei temerà -giustamente d'essere mal giudicata. Dovrà dunque a sua volta comprimere, -come ha voluto che lo comprimesse l'uomo, il suo desiderio? Non cercherà -un modo d'uscire da questo imbarazzo per non prolungare l'attesa troppo -penosa?... Il fatto ch'io voglio narrarle si riferisce appunto a questa -situazione. Dico _fatto_ perchè ho preso l'abitudine di dire così; ma -ella troverà qui narrata un'idea, un'intenzione, l'indizio d'uno stato -d'animo, più che un vero e proprio avvenimento. - -Ella conosce la protagonista, ed io glie ne dico subito il nome. E' -Donna Teresa Uzeda Duffredi di Casaura. La vita di questa donna fu per -me altra volta argomento d'un lungo studio, che le dispiacque un po' -meno degli odierni ragionamenti sull'amore, ma che pur le dispiacque. -Con la benevola indulgenza che mi ha sempre -- almeno prima d'ora -- -accordata, ella volle trovare parole troppo lusinghiere per l'arte con -la quale trattai quel soggetto, ma si dolse che, fra centinaia e -centinaia di soggetti, io pensassi di scegliere proprio quell'uno. Pure -concedendo che quella donna non meritasse la severità con la quale il -mondo la giudicò, ella avrebbe preferito ch'io mi fossi esercitato -intorno a un argomento più nobile. Ormai il fatto è fatto, e procurerò -di contentarla meglio un'altra volta. Non starò neppure a difendere qui -Donna Teresa e non dirò che fosse vittima inconsapevole dell'eterna -illusione e che non volle e non meritò il suo triste destino. Certo fu -una disgraziata. L'eredità del vizio, gli esempii che le furono troppo -presto e nella stessa famiglia posti dinanzi, la disgrazia d'un marito -incapace di darle soccorso, anzi quasi intento a precipitarla nel -baratro, spiegano com'ella dovesse fatalmente precipitarvi. Non cadde -una sola volta, è vero. Ma l'incapacità dei disinganni a salvarci dal -persistente allettamento delle illusioni e la logica inesorabile delle -situazioni false dovevano produrre questo effetto, immancabilmente. Se -io m'indugiai a studiare quella vita che a lei non parve degno soggetto -di storia, ciò fu appunto per rendermi e per rendere altrui ragione di -questa fatale persistenza dell'illusione a dispetto degli ammaestramenti -dell'esperienza. Tutti i romanzi ci narrano la storia di qualche colpa, -e l'adulterio è il tema eterno delle opere d'arte. Ora l'arte che -s'interessa ad una colpa, scusandola e dimostrandone la fatalità, non ci -aveva ancora interessati a tutta una vita di colpe altrettanto fatali -quanto la prima. I romanzieri, dopo aver narrato l'adulterio, lasciano -l'adultera in asso, non ci dicono che cosa è poi accaduto di lei e -talvolta la fanno più comodamente morire. Nella realtà la morte viene -raramente a sciogliere le false situazioni; e se qualche rarissima volta -le adultere riscattano nella restante lor vita l'unica colpa, quasi -sempre fatalmente trascorrono di errore in errore. Madame Bovary, alla -quale taluno volle immeritevolmente paragonare Teresa Duffredi, ebbe -dopo il primo un secondo amante. Quante non sono le donne che ne hanno -avuto tanti che non saprebbero neppure esse noverarli? Perchè mai, -dunque, l'arte non avrebbe da studiare una di queste vite tanto -avventurose? Certamente molte, e se vuole dirò anche la quasi totalità -di simili donne, sono incapaci d'ogni più fugace sentimento, e le -meccaniche loro cadute, potendo forse interessare gli scienziati delle -cliniche, non hanno nulla che attiri l'attenzione dell'artista; alcune -tuttavia, e siano pure pochissime, obbediscono a qualche sentimento, -comprendono il rimorso, non cadono senza qualche lotta, invidiano quelle -che restarono pure, sono insomma degne di studio. La Duffredi ebbe, da -ventisei a quarant'anni, cinque amanti, mettendo nel conto -quell'Aldobrandi che, per adoperare la frase del giocondissimo Armand -Silvestre, le diede soltanto qualche idea sui _tributi indiretti_.... -Alcuni pensano che cinque amanti siano troppi. Che cosa direbbero -costoro se io dicessi che sono pochi e che un artista più abile di me -imprenderà un giorno a scrivere la storia d'una di quelle donne che -conosciamo io e lei, le cui avventure si contano a dozzine? Tutto sta -che in questa serie di avventure ci sia qualcosa che importi, che -commuova le nostre viscere umane con la rivelazione d'un aspetto nuovo -od insolito dell'umana natura! - -Eccomi un poco lontano dal soggetto. Ma ella non si duole, mi ha -scritto, delle divagazioni e degli episodii, perchè, bontà sua, dice che -aggiungono sapore alle mie lettere. Veniamo però senz'altro alla nostra -protagonista. - -Il penultimo dei suoi amanti, anzi quello che ella credette fermamente -dovesse essere l'ultimo -- ciascuna caduta pare l'ultima perchè ogni -amore sembra eterno; ma Donna Teresa che oramai sapeva il giuoco -dell'illusione, aveva altre ragioni per credere alla saldezza di questo -legame -- il penultimo dei suoi amanti, dico, fu Enrico Sartana. Era -stato quasi suo promesso prima dell'infausto matrimonio con Guglielmo di -Casaura; s'erano amati del puro amore della prima giovinezza; poi non -s'erano più visti. Incontratisi dopo più di vent'anni tempestosi per -entrambi, negli stessi luoghi dove avevano sognato di unirsi, in -Sicilia, a Palermo, il sentimento antico si venne ridestando. Questa -resurrezione procedè per vie opposte: mentre in lei derivò dalla paura -d'essere disprezzata per la vita troppo avventurosa, dall'idea che -Sartana dovesse stimarsi fortunato di non essersi legato a una donna che -aveva fatto tanto e così male parlare di sè, dalla secreta speranza di -mostrarglisi migliore della propria reputazione; egli invece pensò a lei -pieno di pietà e di commossa simpatia per le disgrazie delle quali la -credè vittima. C'era in questa benigna disposizione di lui il rimorso di -non aver forzato la mano alla propria famiglia? C'era la presuntuosa -certezza che, se fosse stata sua moglie, ella non avrebbe pensato a -tradirlo e sarebbe vissuta felice ed onesta? O non piuttosto la brama di -averla lo disponeva a tanta indulgenza? Lasciamo stare quest'indagine; -perchè, se dovessi dirle la mia opinione, io le direi che la pietà di -Sartana e la pietà di tutti gli uomini per le adultere che da lontano -condannano severamente, è semplicemente dettata dall'appetito, come la -miglior via di soddisfarlo. Ho ragione? Confessi che la metto in un -bell'impiccio. Ella vorrebbe darmi dello scettico perchè nego la -sincerità d'un buon sentimento; ma poi pensa di applaudirmi, giovandosi -del mio giudizio per sostenere che gli uomini sono incapaci di buoni -sentimenti e non pensano se non alle proprie soddisfazioni!... - -Comunque sia, fatto è che Sartana rammentò alla Duffredi il loro passato -felice, e le lasciò dapprima intendere e poi le disse chiaramente la sua -speranza di farlo risorgere, di tramutarlo in un più felice presente. La -Duffredi, contenta d'ottenere la prova che egli non aveva orrore di lei, -vinta ella stessa dai ricordi buoni, lo lasciò dire. Ma poteva ella -cedere a quest'uomo? Dopo la triste esperienza, non doveva stare in -guardia contro nuove cadute? Dopo che Aldobrandi le aveva corrotta -l'anima, dopo che ella aveva tradito Paolo Arconti col visconte de -Bienne, dopo che lo stesso Arconti l'aveva abbandonata, dopo che ella -aveva presunto vendicarsi cedendo al principe di Lucrino, si sentiva -ridotta a tale avvilimento, che aveva un solo bisogno: purificarsi con -qualcosa di nobile, di alto, di immacolato. E se ciò era molto -difficile, anzi, con altri uomini, impossibile, non doveva ella cogliere -l'occasione insperata e conseguire questa specie di redenzione -sentimentale per opera di Sartana, cioè di uno che l'aveva -purissimamente amata da giovanetta, di uno che solo fra tutti poteva e -doveva rispettarla in nome dell'innocenza del loro passato?... Dobbiamo -dire che questo fosse un sofisma? Certo, se pur fu sofisma, Teresa non -ne ebbe coscienza e restò sincera; la sua condotta posteriore lo provò. -Il Sartana accettò d'esserle amico secreto, promise di non macchiare la -santità del loro affetto e per un certo tempo mantenne la promessa; poi, -naturalmente, la dimenticò ed insistette presso l'amica per indurla a -ciò che era e doveva essere il naturale coronamento dell'amor loro; ma -costei spinse a tal punto la resistenza e dimostrò d'essere stata tanto -sincera mettendo il patto insostenibile, che fuggì dopo avergli diretta -una romantica lettera d'addio e senza dirgli dove andava a nascondersi. - -Fu questo uno dei migliori atti della sua vita, una delle prove che ella -era degna di miglior sorte. Ho chiamato romantica quella lettera, ed -ella che forse la rammenta, riconoscerà che merita d'esser chiamata -così. Tutte le perverse e abominevoli creature che sono vissute nel male -per istinto, per genio, dicono che la storia di Teresa Duffredi è la -loro, presumono ottenere come lei indulgenza e perdono; ma esse non -fuggono: si buttano alla testa delle persone, non sanno che cosa sono -gli scrupoli, ignorano il senso della parola rimorso, non s'acquetano -neanche con l'età, quando la loro carne è vizza, quando i loro capelli -sono canuti. Sì, ella ha ragione: la storia della loro vita, soggetto -buono per qualche pornografo, non rivela altro che una spaventevole -ipocrisia. Ma il romanticismo di Donna Teresa, quella sua velleità di -distinguersi, quella sua idea d'esser fatta a un modo tutto particolare, -di dover provare e far provare cose arcane e ineffabili; quel suo -concetto della vita esagerato e falso che la faceva parlare ed agire -come sopra un palcoscenico dove tutto è dramma, giuramenti infrangibili, -fatalità tenebrose, spasimi sovrumani, questo suo romanticismo, dico, -questa forza di un'illusione che la sottraeva alla realtà e la poneva in -urto con la logica, fu la sua scusa ed è ciò che può interessarci a lei. - -Dunque, fuggì. E dopo la fuga, Sartana, saputo il suo rifugio da -un'amica comune, la raggiunse. Allora accadde ciò che doveva accadere. -Ma a chi le domandò, molti anni dopo, se durante la supplice insistenza -di lui e nel punto di fuggirlo, ella non si fosse pentita dell'ostinata -resistenza, confessò quanto segue. Sì, ne provò pentimento. Da principio -aveva creduto sinceramente di dover esser felice grazie a un sentimento -tutto ideale; la possibilità di cadere anche una volta le repugnava. Noi -vediamo dunque che il primo istinto della donna e della femmina, -l'istinto della resistenza, era ancor vivo ed operante in lei. Per -obbedirne i suggerimenti, ella volle prendere un impegno solenne con sè -stessa e con l'amante, impegno che contrariò più tardi molto vivacemente -il secondo istinto, il desiderio, il bisogno di cedere. A chi le parlava -di queste cose ella non voleva neppur confessare, dopo tanto tempo, il -risveglio del desiderio... ma disse, -- come dicono tutte -- che si -pentì del divieto imposto a sè stessa ed all'amante perchè comprese che -l'amante ne soffriva troppo. - --- Io non potevo sperare che egli mi restasse lungamente a fianco senza -tentar d'infrangere la promessa; se pure la mia esperienza non me -l'avesse fatto prevedere, io vidi il tormento di Enrico, ne udii le -roventi espressioni. Allora... allora... - -E incitata a confessare, ella spiegò che allora le venne un'idea. Non la -pose in atto, anzi fece tutto il contrario, fuggendo; ma l'idea fu -questa. Non vi sono certe case discrete dove gli uomini come Enrico -Sartana trovano, grazie all'opera di esperte mediatrici, le donne -ridotte a vendersi dal duro bisogno o cupide di procurarsi secretamente -danaro per sopperire ai bisogni del lusso? Ella pensò di andare in una -di queste case, fittamente velata, per intendersi con la mediatrice: -costei avrebbe dovuto chiamare il Sartana dicendogli di avere un donna -per lui, una signora che metteva come patto infrangibile di restare -velata..... Solamente in un cervello romanzesco e diciamo pur folle una -simile idea poteva spuntare. A questo modo ella pensava di risolvere il -problema: non si sarebbe disdetta e intanto si dava.... - --- E voi volete sostenere, -- le fece osservare il suo interrogatore, -- -che, così facendo, non eravate mossa dal desiderio che avevate di lui, -ma soltanto dall'idea di far cessare la sua pena? - --- Senza dubbio! -- insistè. - --- Allora, perchè andare velata? - --- Se non andavo velata, tanto valeva cedergli in casa mia, anzi dirgli: -«Prendetemi!» - --- Ma pensateci un poco: se egli non sapeva d'esser con voi, e se voi -solamente sapevate di esser con lui, chi era soddisfatto e chi restava -inappagato?... - - - - -L'INDOVINELLO - - -Dunque noi dobbiamo proprio tornare, amica mia, sopra un punto che -credevo d'avere -- senza presunzione! -- assodato? Torniamoci pure, se -così le piace; e si prepari a sdegnarsi ancora di più ed aguzzi i suoi -fulmini, perchè io sono più che mai fermo nella mia opinione. - -Io le ho detto e le ripeto, e niente mi persuaderà dei contrario, che le -donne sono, in amore, se non proprio false -- la parola le sembrerà ed è -veramente poco parlamentare -- certamente doppie. Esse non ne avranno -colpa, come ella dice, perchè la natura le ha volute così, dando loro -due istinti l'un contro l'altro cozzante: l'istinto della resistenza e -quello della dedizione; e noi uomini saremo anche ingiusti prendendocela -con esse; ma questa nostra ingiustizia è, se non altro, scusabile. Io -sarò ingiusto, senza dubbio, se me la prenderò con una vipera che -m'avvelena mordendomi, perchè la natura ha voluto che questo rettile -avvelenasse col morso; ma la filosofia della quale bisogna essere -provveduti per giudicare in tal modo non è troppo comune, e le vipere -sono giudicate velenose e le donne... non sincere. - -Addurre esempi di questa loro doppiezza? Glie ne potrei riferire tanti -da formarne un volume; ne scelgo uno che mi pare molto significante. - -In villa, presso un amico, il signor Tale incontra una lontana parente -del padrone di casa. Prima di tutto per rispetto all'ospite, questo Tale -non pone mente alla dama; in secondo luogo perchè non gli piace molto. -Ha costei un viso bellissimo, con una carnagione soave; ma una -corporatura piccola, asciutta, poco aggraziata. I denti sono irregolari, -brutte le mani, bruttissime le unghie. Questa minuzia d'osservazione -critica mi pare un buon segno della calma del nostro personaggio; -perchè, quando una creatura ha la virtù d'infiammarci, noi troviamo in -lei tutto bello, anche ciò che è destituito di qualunque bellezza. -Dunque per queste due ragioni, una migliore dell'altra: che la dama non -gli piace molto, e che egli è in casa d'un parente di lei, il nostro -personaggio se ne resta tranquillo. - -Se non che s'accorge ben presto, con stupore ed imbarazzo, che la dama è -troppo complimentosa a suo riguardo. Una sera, passeggiando con lui, gli -dice che è stata molto fortunata d'incontrarlo in fondo a quella -campagna; glie lo dice a bassa voce, guardando per terra, in un certo -modo che dà a quelle parole un significato recondito. Un'altra sera, -come egli esprime un'opinione, ella afferma vivacemente: - --- Stavo per dire la stessa cosa!... -- poi soggiunge: -- Vi sono certi -incontri che il destino sembra avere voluti... - -Il signor Tale, sempre più imbarazzato, lascia cadere il discorso; ma la -dama riprende: - --- Lei non crede al destino?... - -Egli risponde borbottando alcune parole che non significano niente. - -E' venuto per pochi giorni, e si dispone a partire. Ella gli dice di non -andar via così presto, di restare ancora un poco a tenerle compagnia. -Egli è invece più che mai risoluto ad andarsene, anche perchè ha da -fare. Evita frattanto di trovarsi solo con la dama, parendogli una -goffaggine lasciare che ella gli dica cose troppo amabili senza -risponderne alcuna. - -Non potrebbe costui, osserverà ella, prendere lo stesso tono di costei? -No, contessa mia. Come uomo egli è logico, è conseguente. Quella donna -non gli piace; dirle cose galanti sarebbe un'ipocrisia. Poi, sempre in -virtù della logica, egli pensa anche che, quantunque quella donna non -gli piaccia, la via delle galanterie è pericolosa: il maschio che -sonnecchia in lui come in ogni uomo potrebbe alfine destarsi. - -Ma egli ha fatto i conti senza la dama. Costei, il cui marito è lontano, -trova modo di dire, parlando della musica che il Tale adora e che un -tempo ella stessa coltivava: - --- Mio marito non capisce mai niente... - -Un giorno, oltre una siepe fiorita, passeggiando insieme, vedono una -coppia di rustici amanti baciarsi. - --- Il peccato!... -- ella esclama; poi soggiunge: -- Ma questa natura, -quest'aria, quest'ora!... Quasi peccherebbe ognuno... - -Il nostro eroe -- per modo di dire! -- rivolge allora a sè stesso poche -ma sentite parole: «Caro mio, tu sei geloso della fama di Giuseppe il -casto!» E allora, non solo per non emulare il casto Giuseppe, ma anche -perchè egli soffre realmente dell'innaturale invertimento delle parti, -vedendo fare alla donna tante spese di seduzione; allora, ripeto, egli -comincia a dire qualche parola galante. Le dice, a proposito della -propria partenza contro la quale ella protesta continuamente: - --- Decida ella stessa che cosa debbo fare. Sento che restare qui è -rischioso, che io corro il pericolo di innamorarmi di lei. Pensi che io -obbedirò senza discutere. - -Ella tace. - --- Ci pensi, -- continua il nostro personaggio; -- me lo dirà domani. - -Il domani, quando le domanda che cosa deve fare, ella esita un poco; poi -dice, con gli occhi chini, e a bassa voce: - --- Non me lo chieda!... - -Questo scambio di parole avviene in mezzo a tutta la compagnia ospitata -alla villa. Egli pertanto le mormora: - --- Senta, qui non possiamo parlare. Abbiamo bisogno d'essere soli. Mi -permette di venire un momento, oggi, quando tutti riposano, in camera -sua? - -Dapprima ella dice: - --- No. - -Ma di lì a poco, mentre gli altri ospiti fanno per ritirarsi, gli -propone: - --- Venga con me a fare una partita al cerchio. - -Invece di andare in giardino, entra in una sala, e ne chiude la -finestra. - -Ora io non posso chiederle, mia cara amica, che cosa ella avrebbe fatto -in una situazione simile, perchè ella è donna; ma se rivolgessi una -simile domanda a cento uomini uno dopo l'altro, tutti e cento -risponderebbero che, nonostante il dovere dell'ospitalità, se pure -quella donna fosse stata, non già lontana padrona dell'ospite, ma sua -moglie o sorella, essi difficilmente avrebbero potuto soffocare la voce -del dovere sessuale che, per il maschio, è di non lasciar cadere -inascoltati gl'incitamenti della femmina. Qualcuno di questi cento -uomini, i più ardenti o i meno scrupolosi, avrebbero forse spinto le -cose al punto estremo; ma anche i più delicati avrebbero pur dimostrato, -e forse loro malgrado, il tormento al quale quella donna li metteva. - -E il mio protagonista afferrò per le braccia la dama e le disse che non -poteva più partire, che il suo destino dipendeva oramai da lei, anzi che -era già segnato. - --- Voi non m'avete voluto dire ciò che debbo fare, perchè volete che -resti: è vero? - --- È vero.... - -Allora egli le baciò la mano, le baciò il viso, la strinse al cuore: -perchè, quantunque da principio non gli piacesse, le parole di lei, la -voluttà di tenere stretto al suo quel corpo di donna, l'idea che quella -donna voleva essere e sarebbe stata sua, avevano naturalmente prodotto -l'immancabile effetto: ora egli la desiderava, la voleva, quasi -l'amava... Ella tentava resistere, diceva: - --- Lasciatemi! Che cosa vi ho fatto? Nessun uomo mi ha mai trattata -così!... - -Era naturale che ella dicesse queste cose; ma era ancora più naturale -che, uscendo da quel luogo e accompagnandola su, egli la seguisse nella -camera di lei. - -Stia adesso bene attenta, cara contessa; perchè qui abbiamo la _scène à -faire_ della commedia. - -Entrato, senza aver dovuto vincere una troppo grande resistenza, in -camera di lei, quell'uomo ricomincia ad abbracciarla strettamente -dicendo parole infiammate, che sono adesso tutte sincere, perchè egli -arde tutto quanto. Ella continua a resistere: si scioglie -dall'abbraccio, si lascia andare sopra una poltrona; e come egli le cade -in ginocchio dinanzi, si rialza. Egli l'afferra ancora una volta, la -bacia sulla bocca, in un certo modo che non ho bisogno di descrivere. -Ella si nasconde la faccia tra le mani, lo scongiura di lasciarla. - --- Ora me lo dite? -- esclama egli; -- dopo avermi detto tutto il -contrario? Dopo avermi tolto alla mia pace?... - -Ella risponde: - --- E' vero, son stata io: dimenticate tutto ciò che vi ho detto... - -E a un tratto si rovescia bocconi sul letto, coi piedi a terra, piegata -in due, la faccia nascosta contro le coperte. - -A questo punto l'uomo ha l'esatta percezione di quel che avrebbero fatto -molti altri -- e che ella indovina senza che io lo dica. Ma perchè -costui crede sinceri gli ultimi conati di resistenza, perchè non vuole -essere brutale in un primo incontro, perchè è in fondo molto riguardoso -e quasi timido, il nostro personaggio si china su lei, la solleva -castamente, le dice che ella non ha nulla da temere, che egli vuole -soltanto sapere se le è proprio indifferente, se deve proprio andar via -senza più rivederla. - --- Sì, mi dimentichi, mi lasci... -- ma, come egli la tiene stretta al -cuore, anch'ella gli stringe le braccia alla vita e nasconde la faccia -contro la spalla di lui. - -Allora egli riprende: - --- Vedete che non è possibile? Che le vostre parole non sono sincere? -Dopo che io vi ho tenuta così tra le braccia non possiamo separarci come -i due primi venuti! - -Ella si scioglie dalla stretta esclamando: - --- Andatevene! Lasciatemi! - -Ed egli: - --- Sì, me ne vado; ma debbo rivedervi. Stasera permettete che ritorni un -istante? - -Ella risponde: - --- No. - --- Perchè? Che cosa temete? Non vedete che faccio la vostra volontà? - --- Andatevene! -- e schiude l'uscio. - --- Me ne vado, ecco: a stasera?... - -La sera ella si chiude in camera e non gli apre. Stabilito di partire il -domani, egli le scrive una malinconica lettera di saluto -- malinconica, -quasi triste, perchè naturalmente, logicamente, egli non può dimenticare -quel che è accaduto fra loro. Il domani, all'aria aperta, incontrandola, -fa per dirle la sua malinconia, per darle la lettera; ella non gli -consente neppure di cominciare: - --- Lasciatemi, o faccio uno scandalo! -- E fugge. - -Naturalmente, logicamente, egli si sdegna di questo voltafaccia -improvviso, e invece di darle la lettera, sul punto di partire, vedendo -aperto l'uscio di lei entra un momento per dirle: - --- Vi avevo scritto due parole d'addio; guardate che cosa ne faccio!... --- E straccia il foglio. E se ne parte. - -Ora, contessa mia, se ha già risolto la sciarada del suo giornale e se -le avanza ancora un poco di tempo da perdere, mi spieghi un poco questo -indovinello. - -Che cosa era la dama di cui le ho narrata la condotta? Si trovava -veramente la prima volta dinanzi alla possibilità del peccato? Le parole -e gli atti con i quali eccitò quell'uomo erano le parole e gli atti di -un'ingenua che non sapeva a qual rischio si metteva allettando un uomo, -un maschio? La sua ingenuità e la sua inesperienza furono stupite e -sdegnate dalla troppo naturale conseguenza della sua condotta? Oppure -aveva ella l'abitudine di queste cose, e mutò improvvisamente -atteggiamento per paura del parente, degli ospiti, essendosi forse -accorta che avevano scoperto quel che avveniva? Gli scrupoli di -delicatezza di quell'uomo che non volle essere brutale nel primo -convegno -- e nell'unico! -- furono fuori di luogo e la offesero? -Aspettava ella che tutto si fosse compito in quell'unico convegno e fu -poi così severa con lui perchè, avendogli perdonato la freddezza dei -primi giorni, non gli perdonò che restasse con le mani in mano quando si -trovarono soli l'una dinanzi all'altro? Se egli non fosse restato con le -mani in mano, sarebbe stato felice? Oppure l'avrebbe vista risollevarsi, -sonare il campanello e chiamar gente e metterlo alla porta? Doveva egli -dunque lasciar sempre cadere inascoltate, come aveva fatto sul -principio, le provocazioni della dama? Se costei si sdegnò contro di lui -dopo quel che accadde, non si sarebbe sdegnata di più, anzi non avrebbe -riso di lui, vedendolo impassibile agli iterati inviti? O con tutte -quelle parole e quegli atti non credeva di invitarlo a niente, tale e -quale come se gli avesse parlato della pioggia e del bel tempo?... - -Ella vede, cara amica mia, che questo indovinello appartiene al genere -dei logogrifi: la serie delle combinazioni che io potrei proporre al suo -acume è molto lunga. Tralascio tutte le altre, e sarà già un bel fatto -se ella riescirà a risolvere quelle che le ho già sottoposte. - - - - -FINO A MORIRNE - - - _Mia cara amica,_ - -Ella non risponde? Chi tace acconsente! E col suo silenzio non mi dice -ella veramente che io ho ragione, che la condotta della mia ultima -protagonista è proprio una specie di logogrifo, e che la mancanza di -logica nella psiche muliebre è quella che produce tali risultati? - -Se non m'inganno, se proprio ella non mi ha risposto perchè, -rispondendomi, dovrebbe darmi ragione, io voglio ricambiare il suo -assenso e darle ragione a mia volta. Queste illogiche creature, queste -sfingi viventi ogni parola delle quali è un enimma, non fanno soltanto -soffrire gli uomini che le incontrano, ma soffrono esse medesime, prima -di essi; soffrono della propria indecisione, dei contrasti della loro -natura, delle contraddizioni della loro volontà; ne soffrono acutamente, -talvolta fino a morirne. E poichè è inteso che io debba comprovare le -mie asserzioni con altrettante parabole, eccole quella che fa al caso -presente. - -Ella legge le opere di molti, di tutti i romanzieri moderni; ma uno gode -più degli altri le sue simpatie: un romanziere che è al tempo stesso -filosofo; uno scrittore che, come a lei, piace a tutte le signore, e -che, per la felice complessità della mente eletta, è anche apprezzato -dai pensatori; un romanziere filosofo, poeta e critico, psicologo e -osservatore. Non aggiungo altro, se no ella indovina chi è; ed io le -dico i peccati, non i peccatori... Peccatore? Quest'uomo non ha nulla da -rimproverare a sè stesso! Giudichi, piuttosto. - -Egli che vive, poniamo, a Cosmopoli, va un giorno, poniamo, a -Flirtopoli. Qui incontra, presso un'amica, una signora. Costei, -bellissima fra le più belle, lo conosce di fama; ma egli resta poco -tempo nella città dove è venuto a visitare qualche amico, e se pure -lascia intendere alla dama l'effetto che la sua bellezza ha prodotto in -lui, pure non crede di prolungare il proprio soggiorno per farle una -corte d'esito incerto; e bastandogli la soddisfazione d'amor proprio -provata nell'udire le lodi letterarie delle quali ella gli è stata -larga, se ne parte, torna al suo paese, credendo di non doverla più -rivedere. - -Al suo paese, dopo un certo tempo, riceve un giorno una lettera della -quale non riconosce la scrittura: questa lettera porta il francobollo di -città. Egli corre alla firma, e vede il nome di lei... E' dunque venuta -a Cosmopoli? Per che motivo? E che cosa vuole da lui?... Egli legge la -letterina; è brevissima: la dama gli dice che, essendo venuta a -Cosmopoli per vederne le principali curiosità, avrebbe piacere di -visitarne l'Arsenale; e che perciò si rivolge a lui, sperando ch'ei -voglia accompagnarvela. - -Dovrò io, cara contessa, spendere molte parole per dimostrarle lo -stupore di quell'uomo? E' vero che a Cosmopoli c'è un famoso Arsenale, -la visita del quale nessun viaggiatore coscenzioso, che abbia meditato -il suo Baedeker prima di mettersi in via, suol tralasciare; ma -rivolgersi a un letterato per visitarlo non le pare che sia press'a poco -come pregare un marinaio di guidarci per qualche valico alpino?... Ora -se questa dama, appena arrivata a Cosmopoli, invita il nostro scrittore -presso di lei con un pretesto discretamente ridicolo, non è naturale che -egli pensi di non esserle indifferente? - -L'amor proprio, che suggerisce simili persuasioni, si chiama vanità -quando opera con poco fondamento, e degenera in fatuità quando non ha -fondamento di sorta. Il pericolo di doversi dare del fatuo da sè stesso -impedisce al nostro artista di accogliere la lusinghiera idea -- -quantunque essa non sia interamente gratuita. Dopo aver girato mezza -giornata per i ministeri, egli ottiene il permesso di visitare -l'Arsenale insieme con una dama; e mandata a memoria una descrizione del -luogo per non fare cattiva figura, va a prendere la nostra signora. -Saluti, complimenti, ringraziamenti, discorsi sui comuni amici di -Flirtopoli, visita all'Arsenale, spiegazioni, esclamazioni dinanzi agli -oggetti più curiosi; altri ringraziamenti, nuove strette di mano. - --- Io resto ancora un poco a Cosmopoli, -- dice la dama nel momento che -il signore prende congedo: -- spero che vi lascerete vedere!... - -Egli non ha tempo di pensare se gli conviene cercare di lei, -- come -desidera in cuor suo, perchè quella donna è sempre più bella che mai e -l'idea di poterne essere amato lo infiamma; -- quando, il domani, riceve -un nuovo biglietto. Questa volta ella lo invita, «se non ha di meglio da -fare,» ad andare con lei, la sera stessa, al teatro. - -Sarà quest'uomo ancora fatuo se penserà che questa donna lo invita -all'amore? Non è evidente che lo vuole? Trascinarlo una prima volta -all'Arsenale, il giorno dopo al teatro, col ritorno notturno in -carrozza, in una città dove nessuno la conosce, non è una dimostrazione -molto eloquente? - -Ed egli l'accompagna allo spettacolo. Ella ha preso un palco di -proscenio, uno di quei palchi -- come ce ne sono nei teatri di Cosmopoli --- dove non si è visti dagli spettatori, dove si sta come in un -salottino della propria casa, liberi di fare ciò che più talenta: uno di -quei palchi dove non si va se non proprio per essere liberi di fare ciò -che talenta..... E allora, come è troppo naturale, egli che lungo la -strada ha fatto molte spese di galanteria, che è molto eccitato -dall'avventura, nell'aiutare la dama a sbarazzarsi del mantello, nel -vedere il bel corpo sprigionarsi della serica e odorosa custodia, si -china su lei, le prende la testa fra le mani e la bacia sulla bocca. - -Allora, contessa mia, sa che cosa accade? Questa donna diventa rossa -come di fuoco, poi impallidisce terribilmente; poi con voce strozzata, -acre, sprezzante, dà a quest'uomo dell'indegno e del vile; e come egli, -agghiacciato, petrificato dall'imprevedibile accoglienza, balbetta -qualche parola per tentare di giustificarsi, ella non lo lascia dire: -raccoglie il mantello ed i guanti, e domanda imperiosamente la carrozza. -Come un servitore congedato egli va innanzi a chiamare la carrozza, si -cava il cappello mentre la dama vi prende posto, e resta in mezzo alla -via. - -Un uomo che riceve il massimo insulto, uno schiaffo sul viso, freme e -s'arrovella e soffre come nessun altro; ma egli può dare sfogo in più -modi all'impeto della rabbia e dell'ira. E ciò precisamente rende -insoffribile più che uno schiaffo sul viso l'insulto d'una donna alla -quale si credè di potere, anzi di dover chiedere l'amore: -l'impossibilità di prendersela con lei o con altri. A questa donna -quest'uomo non può dire, afferrandola per un braccio e scotendola: - --- Maledetta, chi t'ha detto di provocarmi? Per qual gusto sei venuta a -metterti sui miei passi? Credevi che io avessi animo di divertirti? Che -cosa c'è nella tua testa vana e folle? Non c'entrerà mai la logica, la -ragione, il buon senso, il senso comune?... - -Egli non può andare a narrare queste cose alla gente, svelare la -doppiezza di costei, ottenere che sia riconosciuto il torto di lei e la -ragione sua propria. Mentre il maschio originario vorrebbe battere e -sottoporre questa donna, l'uomo civile deve sorridere, inchinarsi, -chiedere scusa; perchè la femmina è diventata un essere sacro anche -quando è spregevole, che dice la verità anche quando mentisce, che -bisogna difendere anche quando vi offende... - -E il più grave è che ciò è giusto! Le leggi, i costumi, gli stessi -pregiudizii che ci reggono non sono arbitrarii; hanno tutti una qualche -ragione. Le donne debbono essere perdonate e difese perchè non sanno -quel che si fanno. Se il nostro protagonista avesse sfogato il suo -sdegno contro quella disgraziata, si sarebbe procurato un rimorso senza -fine amaro. Se costei non seppe quel che fece, ella stessa ne sopportò -le conseguenze -- fino a morirne! - -Il domani della scena del teatro egli mandò qualcuno all'albergo dove -ella stava, per sapere, roso come era da una torbida curiosità, che cosa -aveva fatto. Era partita. Allora egli si strinse nelle spalle, borbottò -l'eterno: «Donne! Chi vi capisce?...» e riprese le sue esercitazioni -letterarie. - -Ora un giorno, dopo aver messo fuori un nuovo volume, ecco arrivargli -una lettera sulla busta della quale riconosce il carattere di lei... Ma -è proprio di lei? Non è possibile! Egli deve ingannarsi: vide due volte -la sua scrittura; questa che ora considera le somiglierà, ma non è, non -può essere la sua! Che cosa ha da scrivergli ancora? Ardisce ancora -rivolgersi a lui? Gli chiede di farle vedere un Panificio e lo invita in -un gabinetto particolare di qualche caffè elegante, per far poi la casta -e la sdegnata?... - -La lettera è proprio di lei; viene da molto lontano. Ella gli parla del -suo nuovo libro, gli dice che le piace moltissimo, che l'ha fatta -piangere, che da molto tempo non le accadeva di leggere una cosa tanto -bella e forte. Gli chiede che cosa scrive ancora. Non un accenno al -passato. - -Il primo impeto del nostro romanziere è di stracciare quel foglio e di -buttarlo nel cestino. Ma è trascorso molto tempo, la riflessione -sopravvenuta gli ha dimostrato che le donne non sono responsabili delle -loro azioni; la cavalleria, anzi una cosa molto più semplice, il -galateo, gli rammenta che a tutte le lettere, ma più specialmente alle -cortesi si deve una risposta. Un altro consigliere, più accorto, più -ascoltato, l'amor proprio, gli suggerisce di rispondere perchè quella -donna non creda che egli l'ha ancora con lei. E risponde; poche righe di -ringraziamenti, studiatamente cortesi. - -Tre giorni dopo egli riceve un'altra missiva lunga quattro facciate. -Ella gli parla un po' di letteratura, un po' d'arte, un po' di sè -stessa; gli dice che è triste, che cerca nella lettura una distrazione e -un conforto. Ragiona dei sogni, delle illusioni, della poesia. - -Ora la disposizione dello scrittore è modificata: egli ride. Dica la -verità: ne ha ben donde! Quella pazza ricomincia sopra un altro tono! -Prima erano gl'inviti prosaici, ora sono le istigazioni poetiche! Ma se -crede di coglierlo un'altra volta!... Le risponde pertanto menando -- -scusi la stupidità dell'espressione, contessa; ma non le pare che -convenga alla stupidità dell'avventura? -- menando, dico, il can per -l'aia. Ella riscrive, e in breve scambiano epistole ad ogni corriere. - -Un sentimento spinge quest'uomo a mantenere viva la corrispondenza: la -curiosità. La sua curiosità, non più torbida, anzi ilare, s'appagherà -soltanto quando egli vedrà come mai questa storia anderà a finire. E' -ora evidente che la dama è innamorata di lui. Era innamorata fin dal -primo principio? Quando venne a Cosmopoli, e cercò di lui, e lo invitò -all'arsenale ed al teatro, voleva proprio darglisi? O era ancora -un'ingenua inesperta? Il suo sdegno, dopo la scena del teatro, fu un -poco esagerato, ed ella si pentì poi di non essersi frenata? Oppure fu -sincera, e solamente più tardi, lontana da lui, vedendo che egli non -faceva nulla per rivederla, per ottenere una spiegazione, si accese di -lui? Problemi!... Ma, benchè la sua curiosità di sapere tutte queste -cose sia enorme, quando egli legge le nuove lettere, quando le vede -piene di ardente passione, d'umile pentimento, d'implorante rimorso; -allora, sia perchè non arde, sia perchè non è interamente sicuro di non -fare un altro fiasco, sia perchè quell'anima cieca, vagolante in una -specie di limbo, gli fa pietà; allora, dico, per una di queste o per -tutte queste ragioni insieme, risponde gettando molta cenere sul fuoco, -facendo intendere che egli non vuol rivederla, che pure restando amici, -da lontano, nulla deve più accadere fra loro. - -Riceve ancora, uno dopo l'altro, due o tre biglietti pieni di molta -tristezza, di dolente rassegnazione, di espressioni ambigue, oscure, -delle quali non considera bene il significato; ma che comprende un -triste giorno, quando corre a rileggerle dopo aver letto, in un -giornale, al caffè, che quella dama, buttatasi dal castello di Chillon -nel lago Lemano, vi è morta annegata... - - - - -OMISSIONI - - -La quistione è appunto questa, cara amica mia: che uomini e donne -avranno torto, avranno ragione, saranno scusabili o no di rigettarsi a -vicenda i torti come le palline in una partita di _lawn-tennis_; ma tra -loro non potrà esserci accordo. Non è possibile che due esseri fatti -diversamente pensino e operino a un modo. Se all'amore furono sempre -innalzati inni di gioia trionfale come al sommo bene, alla massima -dolcezza, all'unica felicità, la medaglia ha un rovescio, e chi volesse -mettere insieme tutti i sospiri di dolore e le grida di maledizione che -questa passione ha strappato nei secoli al genere umano, ne farebbe un -libro altrettanto grosso quanto quello degli inni. C'è un momento nel -quale gli amanti s'accordano, e il piacere in questo momento è infinito; -e l'infinito piacere pare che compensi le pene innumerabili; pare, -perchè il fugacissimo e alato attimo dell'accordo è pagato con un -dissidio interminabile. E, come abbiamo visto, il dissidio comincia -troppo presto, comincia con lo stesso amore, è suo gemello. La -resistenza delle donne alle ardenti e supplici sollecitazioni degli -uomini è molto penosa. Non solamente questi uomini soffrono per non -ottenere l'appagamento della spasimata brama; ma anche perchè l'inutile -implorazione lede il loro amor proprio e quasi la loro stessa dignità. -Quest'idea di doversi umiliare supplicando è talmente incresciosa, che -può persino impedire d'amare. - -Si rammenta ella di quel sognatore, del quale narrai altra volta la -storia, famoso per aver fatto reiteratamente e per motivi molto -speciosi, il gran rifiuto? A proposito di costui, ricevetti un giorno -una lettera di un anonimo lettore il quale, per dimostrarmi che le gesta -tutte passive del mio protagonista non sono poi tanto rare, mi narrava -che anch'egli aveva più d'una volta, sotto l'impero di certe sue -ragioni, omesso d'amare. Questa lettera voglio oggi riferirle perchè fa -al caso nostro. - -Mi confessava dunque l'anonimo mio corrispondente che spesso, sul punto -d'accendersi di qualche bellezza, la previsione delle repulse -immancabili lo gelava subitamente. -- «Siano queste repulse dettate da -un sentimento sincero o siano finte, l'idea di doverle affrontare m'è -grave egualmente. Se la donna ch'io sto per sollecitare d'amore mi -resiste perchè è veramente fredda, perchè non ama come me, io penso -d'avere mal riposto l'amor mio in una creatura insensibile; se, al -contrario, la sua resistenza è mentita, io penso che non merita l'amor -mio una creatura bugiarda... Certamente gli altri uomini non ragionano -così: essi sperano d'infiammare la insensibile e sono certi di -confondere la mentitrice; ma, per arrivare a questo risultato, bisogna -sopportare le repulse, tornare ad insistere, affrontare nuovi rifiuti, -inchinarsi ancora e sempre; e il mestiere del seduttore somiglia allora -troppo a quello dei sensali, dei commessi viaggiatori, degli agenti -d'assicurazione che voi congedate infastiditi dalle loro offerte, e che -tornano nondimeno imperterriti ad annoiarvi. Questo pericolo è -immancabile se io sollecito d'amore una donna fredda. Ed io rinunzio -alle sollecitazioni perchè temo di riuscire importuno e noioso. Se -questa donna non capisce il mio ardore, gli appassionati miei -atteggiamenti non le sembreranno, per soprammercato, ridicoli? Ella -forse non riderà troppo, è vero, di un desiderio che, se pure non le -dice niente, solletica quando non altro la sua vanità; ma l'eccitazione -della vanità sua è tutta a costo della dignità mia! E quando mi trovo -dinanzi ad una che finge, debbo io darle questa soddisfazione di -umiliarmi perchè la sua menzogna trionfi ed ella si prenda secrete beffe -di me?...» - -Il ragionamento di costui potrebbe parere stravagante se non fosse -giustissimo, e forse molti uomini, per non dire quasi tutti, lo fanno; -ma poi il timore di riuscire importuni, di umiliarsi, d'esser beffati, -cede all'impeto del desiderio. Perchè questi timori impediscano alla -passione di nascere, bisogna avere -- ed io sarei curioso di vedere se -la mia diagnosi è giusta -- una costituzione molto sensibile, capace -d'esagerare, con l'aiuto d'uno spirito un poco sofistico, i più piccoli -moti dell'animo e di opporli ai maggiori; bisogna anche avere una buona -dose, come dirò? di timidità. Tuttavia, se gli uomini normali non -arrivano, come il mio corrispondente, all'omissione, si mantengono, per -le stesse ragioni alle quali egli dà un peso eccessivo, in un prudente -riserbo. Prima di mettersi sul serio a desiderare una donna vogliono -tastare, per modo di dire, il terreno; e non si arrischiano se non -quando comprendono di poter riuscire. C'è qui, senza dubbio, un calcolo, -operazione che ella giudica prosaica e indegna d'un vero amante, e che -sarà anche come ella dice; ma della quale chi la compie si trova sempre -molto bene. Mettersi a spasimare dietro alla prima venuta, senza sapere -se costei potrà e vorrà rispondere all'amor nostro, è molto imprudente. -C'è anche un altro sentimento che impedisce queste brusche accensioni, -un sentimento del quale le confesso che non avevo notizia prima che -l'anonimo mio corrispondente mi scrivesse la lettera della quale le ho -riferita una parte. Mi dice dunque costui che molte volte egli ha -rinunziato all'amore _per educazione_. - -«Quando noi abbiamo fame la buona creanza ci impedisce di buttarci sul -cibo, c'insegna a contenere, a moderare il nostro bisogno, ci vieta di -darne spettacolo. Se siamo soli ci sfamiamo senza tanti riguardi; ma in -società, dinanzi alle persone che non sanno il nostro tormento, dobbiamo -frenarci. Dinanzi alle donne che non capiscono o giudicano esagerata la -nostra fame d'amore, un istinto che ho chiamato di _educazione_ e che -non merita veramente altro nome, frena in me l'altro istinto. L'impresa -è tanto più facile, quanto che la fame d'amore non è così ardente come -quella del cibo... Io temo di non avere forse bene spiegato la -particolare natura di questo mio scrupolo. Vi darò un altro esempio. -Supponiamo che voi siate, come me, goloso di confetti, e che entriate -nel salotto di una signora la quale ne ha dinanzi a sè piena una -scatola. Che cosa fate? Allungate la mano per prenderne? Mai. Ne -chiedete? Sì, talvolta, se siete in dimestichezza con la dama. Se la -conoscete da poco, se non avete la sua confidenza, che fate? Aspettate -che ella stessa ve n'offra. Così vuole il galateo. L'abitudine di -rispettare queste convenienze m'impedisce molte volte di chiedere -l'amore e mi consiglia d'aspettare, non che mi sia precisamente offerto --- cosa difficile, anzi impossibile e quasi assurda data la costituzione -femminile -- ma che almeno mi sia consentito di chiederlo...» - -Una delle accuse, cara contessa, che ho spesso sentito muovere da lei -alla società moderna è motivata da quell'affettazione di sgarbatezza con -la quale gli uomini d'oggi trattano le donne. Ella è in buona compagnia. -Non solamente tutte le donne, ma anche molti uomini rimpiangono i bei -tempi dell'antica galanteria, la cavalleresca reverenza che faceva -piegare i ginocchi ai giovani, ai vecchi, ai grandi della terra dinanzi -alla più umile gonnella. La donna era una cosa regale e sacra, l'oggetto -di una specie d'iperdulia. Trattarla da pari a pari, o peggio dall'alto -in basso, pareva una mostruosità. Tutti i giorni, per le strade, sui -marciapiedi, noi vediamo i giovanotti, con le mani in tasca, il sigaro -in bocca, soffiare il fumo sotto il naso delle passanti, non cedere loro -il passo, non cavarsi il cappello; noi vediamo tutte le sere, al ballo, -i cavalieri non più pregar le dame di accordar loro una danza, ma le -signore e le stesse signorine costrette a supplicare i giovanotti perchè -si decidano a muovere le gambe. La nicotina è preferita al ballo ed agli -amabili ragionamenti. L'uso del tabacco segna un'èra di decadenza nella -storia dell'amore. Io ho un amico che non va in casa d'una bella signora -e che ha rinunziato a farle la corte e, molto probabilmente, ad -ottenerne i favori, perchè da lei non si fuma... Alcuni, considerando -che questi costumi datano dal principio del secolo, ne rovesciano la -colpa sulla democrazia che, non soffrendo nessuna regalità, ha buttato -giù dal suo trono anche la donna; altri se la pigliano col positivismo -del nostro tempo, con la scienza che minaccia d'uccidere, dicono, la -poesia. Io direi che nè la scienza nè gl'immortali principii -dell'Ottantanove abbiano da rispondere del nuovo delitto; neanche mi -pare che ci sia delitto, ma semplicemente reazione. Gli estremi si -toccano, dice il motto. L'eccesso della reverenza accordata alle donne -doveva naturalmente produrre presto o tardi un eccesso contrario. Poichè -ne avevamo fatto una _religione_, dovevamo presto o tardi aspettarci lo -scisma e l'eresia. L'idolo non poteva restare sempre sugli altari, la -ragione doveva dire che l'oggetto dell'iperdulia era una creatura debole -e misera più dei fedeli adoranti: - - La femme, enfant malade et douze fois impur... - -Dalla prepotenza e dalla ferocia con la quale il maschio barbaro -trattava la donna, noi passammo alla soggezione di Don Chisciotte per -Dulcinea; il ridicolo che fece cadere la cavalleria errante doveva pure -coinvolgere la cavalleria galante; allora un Alfredo de Vigny doveva -cantare: - - Une lutte éternelle, en tout temps, en tout lieu, - se livre sur la terre, en présence de Dieu, - entre la bonté d'homme et la ruse de femme, - car la femme est un être impur de corps et d'âme... - -Ma se oggi gli uomini si comportano verso le donne con troppo mal garbo, -giova sperare che un giorno le tratteranno come meritano, senza -cortigianesca viltà e senza volgare arroganza. - -O come mai, chiedo ora a me stesso, sono venuto dettando questo -bellissimo squarcio di sociologia erotica? Ah, ecco: volevo dire che -nell'amore, ai nostri giorni, si può vedere da parte degli uomini una -tendenza a mutare l'ufficio assegnato ai sessi dalla natura. Le donne -che devono naturalmente essere sollecitate, dovrebbero invece prendere -l'iniziativa. Lo scrupolo di buona creanza del mio anonimo -corrispondente, l'ostentata freddezza della gioventù moderna che fa così -poche spese di galanteria e che affetta di non dar prezzo all'amore e di -non sospirarlo, anzi di soffrirlo con una certa annoiata rassegnazione, -sono veramente sinceri? E' incredibile. Ciò che la natura ha voluto, -niente potrà distruggerlo. Ma la natura ha voluto una cosa alla quale la -ragione tenta di ribellarsi. Gli uomini respinti, non compresi dalle -donne, pensano di reprimere il loro impulso. Stanchi di dover -corteggiare, accavalcano una gamba sull'altra e aspettano che le signore -vengano a corteggiarli. Una volta per uno non fa male a nessuno... - -E il male è appunto questo: che spesso il giuoco riesce. Le donne hanno -torto di lagnarsi d'un danno al quale esse medesime contribuiscono. Tra -chi le supplica e chi finge di sdegnarle non scelgono esse lo sdegnoso? -Per piegarlo, per convertirlo, per avvincerlo, non gli concedono ciò che -negano al devoto della cui devozione vivono sicure? E allora si spiega -la sentenza che Hans Ruthe dette una volta a un suo giovane amico. - -Questo Ruthe è l'uomo più fortunato in amore ch'io abbia mai conosciuto: -si chiama Hans e possiamo chiamarlo proprio Don Giovanni. La sua fortuna -è meritata, perchè non solamente egli è molto avvenente, ma quanto -piacevole è la sua persona altrettanto grande è il suo ingegno e -- -nonostante una certa affettazione di scetticismo -- buono il suo cuore. -Ma vi sono molti uomini che, pure avendo le sue doti, non possono -vantare la lunga serie dei suoi felici successi. Qual è dunque il suo -secreto? Con quali argomenti trionfa? Che cosa dice alle donne perchè -nessuna gli resista? - --- Niente! -- rispose egli all'amico che l'interrogava a questo -proposito. -- Il miglior mezzo d'ottenere è non chiedere. - -Come tutte le altre sentenze umane, anche questa è suscettibile d'essere -capovolta. Un proverbio dice: _Chi non risica non rosica._ Proprio -accanto ce n'è un altro che ammonisce: _Chi va piano va sano e va -lontano._ Un filo di coltello separa la verità dal paradosso: chi non lo -vede ci si taglia. Per ottenere bisogna chiedere. E gli uomini che non -chiedono l'amore ma aspettano che sia loro offerto, ne otterranno, sì; -ma di che qualità? - - - - -UNO SCRUPOLO DI DON GIOVANNI - - -Protesti, gridi e strilli fin che le pare, cara contessa mia; ma ella -non mi rimoverà dalla mia opinione -- dalla mia certezza. Gli uomini, in -amore come nel resto, sono più logici. E poichè discutere astrattamente -non giova, ma conviene addurre le prove di ciò che s'afferma, io le -voglio subito provare, con un altro fatto, l'affermazione mia. - -I Don Giovanni, avendo qualcosa della natura effeminata, non sono capaci -di sentimenti duraturi e non hanno una coscienza coerente come tutti gli -altri uomini -- è vero? Orbene, io voglio narrarle uno scrupolo di Don -Giovanni! - -Don Giovanni adunque (lasciamogli questo nome che vale e quindi -risparmia una biografia) aveva spezzato l'esistenza della povera -Principessa. Alla nostra debolezza di «umili marionette,» come dice -magnificamente un poeta, - - dont le fil est aux mains de la necessité, - -giova addurre, nelle meritate disgrazie, l'impossibilità di prevedere -l'avvenire, l'eterna congiura delle illusioni, l'inganno universale del -quale siamo predestinate ed immancabili vittime. La Principessa non -aveva neppure questo conforto. Il passato di Don Giovanni, non che -esserle ignoto, era stato anzi il massimo fattore della seduzione -esercitatasi su lei. Chi nega la potenza seduttrice dei Don Giovanni, -addebitando le loro fortune all'insania muliebre, è ordinariamente colui -che nel secreto del proprio animo più invidia questa potenza e più si -strugge di possederla. Altro è però accertarne l'esistenza, altro è -definirne l'essenza. Si nasce col dono di piacere alle donne, come si -nasce con la facoltà di condurre a bene gli affari. Ed a quel modo che i -primi quattrini sono i più difficili da mettere insieme, così pure le -prime conquiste costano sforzi maggiori. E' nota ai fisici la potenza -d'attrazione che risiede nei grandi cumuli di materia: vicino a una rupe -il filo a piombo non cade più verticalmente ma s'inclina dalla parte del -masso; le nuvole vagabonde corrono incontro alle grandi montagne. -Qualcosa di simile deve accadere al morale, se tante creature non -resistono al fascino di chi, avendo fatto strage dei cuori, sembra avere -accumulato nel cuore suo proprio grandi tesori di sentimento... - -La Principessa s'era dunque gettata nelle braccia di Don Giovanni senza -ragionare, o meglio ragionando come tutti i veri amanti, agli occhi dei -quali non esistono altre ragioni fuorchè quelle della persona amata. -Rinunziava ella al suo posto nel mondo, ne affrontava i severi giudizii, -andava incontro alle difficoltà materiali della vita, sacrificava la -pace e l'onore del marito e -- ahimè! -- dei figli? Ma tutto ciò avrebbe -dato a Don Giovanni la misura della passione che egli aveva ispirata! -Era a lei vietato sperarne il ricambio, e il passato di quell'uomo -escludeva la possibilità ch'egli si dedicasse tutto, sinceramente, ad -un'affezione? Ma ella aveva tanto pensato e vissuto che non poteva più -nutrire certe illusioni. Se l'eguaglianza sociale è una sublime utopia, -della quale alcuni spiriti generosi prevedono il conseguimento in un -avvenire più o meno lontano, chi potrà mai sognare che l'eguaglianza si -estenda alle anime, ai cuori, alle coscienze degli uomini? L'esperienza -di questa ineluttabile disparità è altrettanto dolorosa e frequente -nelle vicende sentimentali quanto in tutte le altre della vita: se non -si sente molto parlarne, egli è che i vinti dell'amore non scrivono sui -giornali e non tengono comizii... - -Torniamo però alla nostra eroina. Ella si era trovata, per sua disgrazia --- e forse per vendetta di tanti uomini indegnamente immolati -- dinanzi -a un compare Turiddu, al Don Giovanni che sulla piazza del villaggio o -nel salotto della grande città resta sempre eguale a sè stesso. Siccome -è troppo raro che la previsione e l'attesa del dolore ne scemino -l'intensità, così la Principessa, benchè sapesse che cosa era -quell'uomo, sofferse atrocemente provandolo; ma l'amore di lei -- -vecchia storia! -- cresceva in diretta ragione della freddezza di lui. -Ella gustava un'amara e mortale voluttà nel proprio sacrifizio; e finchè -Don Giovanni non la respinse, si stimò ancora fortunata e felice. Don -Giovanni però cominciava a stancarsi. Egli aveva accettato il sacrifizio -dell'amante come una cosa naturale e quasi dovuta, poichè egli le aveva -concesso l'insigne onore di preferirla a quante se lo contendevano. -Vedere in quel sacrifizio la prova d'un prepotente e sovrumano amore gli -era impossibile, se nell'amore egli non aveva mai visto null'altro -fuorchè il capriccio. E soddisfatto il suo capriccio per lei, era -inevitabile che egli ne concepisse uno nuovo. Fra le tante donne che -tacitamente gli s'offerivano, chi preferì? Una creatura che era stata di -chi l'aveva voluta: la più indegna, -- vo' dire la più degna di lui. E -poichè la Principessa si ribellò finalmente a quell'oltraggio, e pianse, -e implorò, e gli rinfacciò la propria rovina, e negò che quell'altra -potesse amarlo quanto l'aveva amato e quanto l'amava ella stessa, egli -le significò che non la voleva più. - -La Principessa non morì; non impazzì nemmeno. Come questo fosse -possibile il mondo non seppe. Eppure è semplicissimo. L'esasperato amor -suo per quell'uomo la sostenne, come dicono che certe febbri mantengono -la vita. Quante lacrime ella pianse ai piedi di Don Giovanni, quali -accenti trovò per vincerne la freddezza, che preghiere, che rampogne, -che minacce uscirono dalle sue labbra aride e ardenti, io non le dirò: -uno spasimo simile s'immagina più presto che non si descriva. Tutto -inutile: ella fu congedata. Che sarebbe dunque avvenuto di lei ora che -la stessa speranza era morta?... Non era morta! La Principessa sperava -ancora!... Ella ebbe una forza veramente straordinaria e diede un -esempio veramente poco credibile di costanza nell'abbandono, di fede -dinanzi al cinismo e di rassegnazione, anzi di umiltà, anzi di pazzia. -Accettò, la sentenza di Don Giovanni; non volle più essergli d'ostacolo, -credette all'amore della rivale poiché egli lo accettava e lo preferiva -al suo, e si trasse in disparte -- aspettando. Che cosa?... - -Non andò via, non evitò lo spettacolo della felicità toccata alla -rivale, non fuggì la vista dell'antico amante. Nei giorni più fortunati -la gioia di lei non era stata mai pura: come di un veleno preso -lungamente a dosi sempre più forti, ella aveva contratto l'abitudine del -dolore; e il veleno le era divenuto quasi necessario. Ma ella non viveva -del presente; se questo fosse stato ancora più triste ed oscuro, se la -tortura di lei fosse stata cento volte più atroce, la luce che ella -vedeva brillare lontano, l'idea del premio che l'aspettava, le avrebbero -tolto, come le toglievano, d'avvertire la miseria dove era caduta. E la -speranza della Principessa era questa: un giorno, immancabilmente, Don -Giovanni si sarebbe stancato della sua nuova fantasia; allora, forse, -egli non avrebbe più opposto la spietata indifferenza di prima allo -schianto di lei. Prima, l'aveva duramente respinta perchè ella gli -contendeva il nuovo capriccio; sazio e stanco, non avrebbe forse -rifiutato di rivederla... Non doveva dunque esser proprio pazza questa -infelice se, invece di trarre profitto dalla separazione per tentar di -guarire radicalmente, fondava le sue speranze sull'abitudine che -quell'uomo aveva del tradimento, e lo amava ancora dopo che ella stessa -era stata tradita una prima volta, e lo sospirava ancora per essere -tradita una seconda?... Pazza, sì, era pazza; ma come son pazzi gli -uomini che dopo avere assaggiato il tossico dell'esistenza, sul punto di -guarire del mal della vita, chiedono a mani giunte che sia loro -prolungata d'un giorno, d'un'ora... E sono essi proprio pazzi, o non -piuttosto vittime d'un inganno fatale? Nel momento che invocano la -continuazione di questa esistenza, ne ricordano forse l'amaro? In quel -momento non ne vedono altro che le promesse, credono di poter evitare -gli errori, sperano di esser felici... Così quella donna scagionava in -cuor suo Don Giovanni, scusava il suo scetticismo pensando che egli non -aveva incontrato ancora l'amor vero, e intendeva compiere un'opera di -redenzione infondendo la fede in quell'arido cuore con lo spettacolo -della salda fede che ella stessa nutriva. - -Il momento sperato, previsto, aspettato, al fine arrivò. Don Giovanni -s'annoiava, cercava qualche altra cosa. Allora ella gli andò incontro. - -Era passato più d'un anno dalla separazione violenta e crudele, ma la -piaga della povera donna sanguinava come il primo giorno, quasi che il -tempo non fosse trascorso per lei; e se il dolore la mordeva come quel -giorno, la speranza che ella aveva educata l'abbandonava ora ad un -tratto appena visto quell'uomo. Lontana da lui, il calcolo sul quale -aveva fatto assegnamento le era parso sicuro; in cospetto di Don -Giovanni ne comprendeva repentinamente l'insania, e riconosceva la -fallacia dei propri disegni, e si vedeva irremissibilmente perduta. -Nell'istante che il suo sguardo incontrò lo sguardo di Don Giovanni, -ella provò l'impressione di chi sta per annegare, e un senso -d'ineffabile sgomento e di vergogna, e il bisogno di fuggire, di -nascondere a quell'uomo, a quell'estraneo, a quel nemico, la propria -debolezza e la propria miseria. Ma, d'improvviso, prima che una sola -parola fosse pronunziata, l'ambascia che le serrava il cuore si risolse -in una tempesta di lacrime, di singhiozzi, di lamenti soffocati, di -convulsivi sospiri: una cosa straziante, capace d'impietosire un cuor di -macigno. - -Don Giovanni era turbato. Mai più egli avrebbe creduto che, dopo tanto -tempo, l'abbandonata soffrisse tanto dell'abbandono; aveva, sì, visto -piangere molte donne, ma sapeva che non costa ad esse un gran sforzo -versar qualche lacrima. Quante erano parse impazzite, che avevano -trovato poi altri conforti? Egli aveva anzi supposto che la Principessa -si fosse già consolata, e precisamente quest'idea, più che il rimorso od -altro, aveva, dopo la rottura, ridestato in lui con un certo senso di -rammarico il ricordo dell'amore disprezzato e respinto. Adesso, dinanzi -a quella donna che dopo tanto tempo pareva sul punto di morire strozzata -dal pianto, un immenso stupore occupava il suo spirito; a suo dispetto, -il contagio della commozione gli s'apprendeva. Quell'infinito dolore era -dunque opera sua? Quella donna era diversa dall'altre? O la passione -sulla quale ella aveva giurato esisteva realmente?... E non sapendo nè -potendo dir altro, egli tentava frattanto, con sommesse parole, di -arrestare le lacrime della Principessa; e questa sentiva più forte il -bisogno di fuggire, di evitare l'ultima vergogna, l'elemosina della -pietà; ma la voce umile e quasi supplichevole di quell'uomo che la -teneva per mano, che la chiamava per nome come al tempo antico, fiaccava -la sua volontà, dissolveva i suoi propositi, l'abbandonava, cosa vinta -ed inerte, nelle braccia di lui, le strappava la confessione delle -torture rassegnatamente sofferte, delle speranze secretamente nutrite. E -lo stupore di Don Giovanni non aveva più limite. Si soffriva dunque -tanto, per amore? L'alterezza d'una donna, se l'amore l'accendeva, si -disperdeva al punto da consentire alla felicità d'una rivale? L'amore -esisteva dunque realmente, se era una cosa più forte della gelosia, se -aveva dato a quella donna l'incredibile virtù d'una simile rinunzia e -d'una simile attesa?... E due lacrime spuntarono sulle ciglia di Don -Giovanni. La Principessa gli si stecchì tra le braccia. Gettato il capo -indietro e guardandolo negli occhi come se gli occhi di lui fossero -l'unica cosa visibile, gli disse: - --- Tu piangi?... Dunque non mi respingi più?... Dunque non m'odii?... -Credi adesso all'amore?... all'amor mio?... M'ami anche tu?... - -Egli rispose: - --- Sì. - --- M'ami d'amore?... Non mi dici così perchè hai paura?... perchè ti -faccio pietà?... - --- No. - -La Principessa avvertì finalmente, dopo più di un anno, l'impressione -dell'aria che le vivificava il petto. - --- Torneremo dunque, -- soggiunse, pianissimo, con l'espressione -dell'estasi e quasi sognando, -- torneremo come fummo un tempo?... - -Don Giovanni non rispose. - -Egli aveva da regolare la sua situazione con quell'altra, comprendendo -bene che l'abnegazione della Principessa non poteva arrivare fino ad -accettar di spartirlo con la rivale. Bisognava dunque liberarsi della -nuova amante; e questo che per lui, in altre condizioni, sarebbe stato -affare d'un'ora, adesso gli pareva una cosa formidabile. Giacchè la -nuova amante, la creatura incostante, licenziosa e decaduta che, come -lui, aveva riso di tutto e di tutti, lo amava -- i Don Giovanni fanno di -questi miracoli -- d'un amore non meno intenso, non meno profondo, non -meno cieco di quello che gli portava la Principessa. Come la -Principessa, ella aveva sofferto vedendo di non poterne ottenere in -cambio uno eguale, e tremato all'idea di perdere quel poco che egli -poteva darle. Era stata gelosa di lei quando aveva compreso che Don -Giovanni ricominciava a ricordarla, ma gli aveva dato ragione, -mortificandosi anch'ella per riconoscere la superiorità della rivale; e -si era accusata d'indegnità e s'era torturata per non aver più nulla da -immolare all'uomo amato affinchè egli credesse a quell'amore... Ma -adesso Don Giovanni credeva all'amore, e la paura di procurare alla -nuova amante un dolore come quello alla vista del quale egli s'era -convertito, gli impediva d'abbandonarla. La Principessa gli aveva tutto -sacrificato, e quell'altra, secondo il giudizio del mondo ed il proprio, -era una donna perduta; ma, alla luce fattasi in lui, egli vedeva adesso -che l'amore non dipende dalle qualità della persona amante nè si misura -dai sacrifici che costa. Quelle due donne avevano uguali diritti su lui, -ed egli quasi voleva potersi dividere fra loro, come un tempo avrebbe -fatto senz'altro; ma poichè ciò gli riusciva impossibile, malediceva -sinceramente il fascino che aveva esercitato, l'irresistibile potenza di -seduzione della quale altre volte s'era compiaciuto e adesso apprezzava -le conseguenze funeste... - -La Principessa, sentendo nuovamente fuggire le sue speranze, ricominciò -a implorare; ma più egli vedeva l'insanabile acerbità di quella -disperazione, più capiva di non poterne cagionare una simile. Supplice -ancora, l'antica amante non addusse più in proprio sostegno le prove -d'amore che gli aveva date, la rovina che aveva affrontata, -l'irreparabile perdita del proprio onore; non accusò di disonore -quell'altra. - --- Tu sei mio, -- supplicò, -- per quel che m'hai fatto soffrire. - --- _Quell'altra non soffrirebbe egualmente?_ - -Allora soltanto la Principessa chinò il capo, non trovando nessun -argomento da opporre allo scrupolo di Don Giovanni. - -Sa ella, invece, che cosa fanno quasi tutte le donne in una condizione -simile a quella di costui? Le Donne Giovanne -- veramente il loro nome è -un altro!... -- presumono di tenersi a fianco l'amante abbandonato ed -implorante senza sbarazzarsi dell'altro per il quale l'hanno -abbandonato! E sono ancora gli uomini, le menti più logiche e gli animi -più dignitosi, quelli che non accettano tale situazione, e preferiscono -soffocare la propria passione -- ma con poco merito, dopo che hanno -conosciuto che cosa valgono coteste creature... - - - - -UN GIGLIO - - -Non ho avuto più sue nuove, mia buona amica. L'ha con me? Non credo! Se -ella m'ha lasciato dire, senza offendersene, le cose piuttosto vivaci -delle quali erano piene certe mie lettere, non avrà potuto sdegnarsi -delle ultime anodine narrazioncelle. Starebbe piuttosto preparando una -lunga e poderosa confutazione delle mie dottrine? Non credo neppure. -Ella ha di meglio da fare! Il silenzio significherebbe invece che -s'annoia delle mie lettere, alla lunga? Dovrei dire: «Temo di sì!» Ma -ella mi risponderebbe che, così dicendo, darei prova d'una falsa -modestia e dimostrerei che false non sono soltanto le donne... Sarebbe -ella semplicemente partita per le bagnature, e questa lettera le correrà -dietro un pezzo prima di trovarla? Ne saprò presto qualcosa dal mio buon -amico Dastri, che torna posdomani. - -Senza dubbio è venuto a trovarla. Dica la verità: non è simpaticissimo? -Sono certo che l'avrà fatta arrabbiare, ma che ella gli avrà perdonato -grazie allo spirito del quale è pieno. Ella avrà anche visto come io non -sia solo a sostenere quelle che a lei sembrano eresie. Dastri, anzi, va -più innanzi di me, ed è molto più rigido nelle sue affermazioni. L'altra -volta io le dicevo, per esempio, che gli uomini, obbedendo a un istinto -unico e costante, essendo sempre avidi d'amore, amano in un modo più -logico e mettono nell'amor loro maggiore sincerità. Da questo teorema -Vico Dastri cava un corollario e sentenzia: «Quando un uomo si trova in -presenza d'una donna, comunque ella sia, -- purchè non abbia -sessant'anni o la gobba, -- deve rammentarsi che è uomo e dimostrarlo.» -Fino a ieri io credevo che il giudizio fosse esagerato. Certo, se agli -uomini è toccato il dovere dell'iniziativa, essi non dovrebbero -guardare, come infatti non guardano, troppo per il sottile; si potrebbe -anche ammettere e dimostrare, con l'esperienza alla mano che, alle -volte, essi si rammentano dell'esser loro perfino dinanzi a donne di -sessant'anni o con la gobba; ma, ripeto, Dastri mi pareva, fino a ieri, -troppo assoluto. Da ieri mi sono ricreduto. Quando meno me l'aspettavo, -ebbi la prova delle cose dispiacevoli che possono capitare a chi -dimentica il precetto dell'amico mio. La vuol sentire anch'ella? Eccole -calda calda la storiellina. - -Bisognerebbe conoscere il mio amico Bernazzi, la correttezza inglese del -suo portamento, il sussiego diplomatico delle sue maniere, quella specie -d'innocente ostentazione di freddezza ch'egli non lascia neppure in -mezzo alle liete brigate degli antichi compagni di studii e di piaceri, -per comprendere il mio stupore quando me lo vidi dinanzi, ieri sera, per -via, così rabbuffato in viso, così nervoso nei gesti, così scucito nei -discorsi come nessuno deve averlo mai visto. - -Era stato fuori qualche mese, ma dov'era stato, che cosa aveva fatto, -quando era tornato, non mi fu possibile comprendere in mezzo alle -risposte ingarbugliate, frammentarie ed anche un poco contraddittorie -che mi veniva dando. Se io non lo interrogavo, non diceva più nulla; -soffiava, guardava per aria, e a un tratto usciva in qualche -esclamazione bislacca, a proposito del tempo, o dei passanti, o delle -mostre dei magazzini. Quando fummo all'angolo di via Monte Napoleone -qualcuno, scantonando, l'urtò un poco: Bernazzi si voltò di scatto -dicendo, con un tono di voce irriconoscibile: «Malaccorto!...» Quel -povero diavolo biascicò uno «Scusi!» sommesso e tirò via rapidamente. Io -proposi: - --- Torniamo indietro? - --- A patto che non si vada a finire in Galleria. - -Bernazzi, l'uomo senza volontà, mettere un patto! Bernazzi, la -compitezza in persona, apostrofare a quel modo uno sconosciuto colpevole -di non averlo potuto cansare a tempo! Io ci perdevo il mio latino. - -Arrivati che fummo sotto i Portici, egli volle rifare il Corso; ma ero -stanco e proposi di andarcene a sedere al Savini. - --- Il Savini mi secca. Andiamo all'Accademia. - --- Ma tu stasera hai qualche cosa! -- non potei trattenermi -dall'osservare. -- Ti senti poco bene? - --- Io? Benissimo. - -M'obbligò a fare il giro da Santa Radegonda, e durante la via non -pronunziò più di due parole. - --- Puoi negare quanto ti piace, -- insistetti; -- ma tu sei di malumore. - -Eravamo dinanzi al Caffè. Bernazzi mi prese per il braccio, mi condusse -a un tavolino appartato e disse: - --- Senti un poco quel che m'accade! - -Il tavoleggiante si presentò a chiedere le nostre ordinazioni. Bernazzi -lo guardò come avrebbe guardato una bestia rara, ed anch'io l'avrei -volentieri mandato via, curiosissimo com'ero di sentire quella -confidenza che il mio amico, per l'irritazione che lo dominava, poteva -pentirsi da un momento all'altro di farmi. Ma appena ebbi chiesto il -primo liquore che mi venne a mente, Bernazzi chinò il capo in atto di -assenso alla mia scelta e riprese: - --- Senti un poco che cos'ho. T'ho detto che son partito da Bologna -l'altr'ieri, col diretto delle 11 e 55? Non fa nulla, te lo dico adesso. -Arrivo tardi alla stazione, appena in tempo per prendere il biglietto; -entro sotto la tettoia che il capo-treno sta gridando: «Partenza!» e che -il conduttore gli risponde: «Pronti!» Non so dove ficcarmi, quando a un -tratto mi sento chiamare: «Bernazzi! Bernazzi!...» Mi volto a destra e a -sinistra senza capire di chi è quella voce, ma scorgo finalmente un -braccio guantato fino al gomito che fa un gesto... - -Arrivò il cameriere con i liquori. Bernazzi fece scoppiettare il pollice -contro il medio, poi ripetè: - --- ... che fa un gesto. Quel braccio era attaccato a un busto il quale -sporgeva da un finestrino; il busto era vestito d'azzurro e il capo era -avvolto in un gran velo grigio. Non ho il tempo di stare a guardare, -accorro cavandomi il cappello, apro e salgo. Sai chi era? Ti rammenti la -Hundington? - --- Donna Clara? - --- Donna Clara. Allora, se la rammenti, non ho bisogno di spiegarti -tante cose. Sai quanti anni ha? - --- Non ho visto la sua fede di nascita; ma, così a occhio e croce, credo -che i cinquant'anni debba ancora compirli. - --- I quarantacinque però li ha bell'e compiti, eh? Va bene. Da quanto -tempo non la vedi? - --- Ma, da un bel pezzo... da qualche anno. - --- Allora, non sai una cosa: è ingrassata. - --- Davvero? - --- Non pare impossibile? Quel manico di granata? Ebbene, adesso ha -qualche rotondità. Ma il viso sempre affilato come un coltello, le mani -nocchiute come quelle d'un uomo, i denti sporgenti e lunghi come quelli -di un cavallo; e la stessa sciatteria nelle vesti, la stess'aria di -governante a spasso. Appena salgo e mi sento dire: «Bravo!...,» io la -riconosco. «Donna Clara!... Scusi, con quel velo!...» Risponde: «Avete -ragione!... Dove andate?» Le rispondo che vado a Milano, e chiedo dove -va ella stessa. Dice che va a Parigi, ma che si ferma a Milano una -giornata. Il treno parte ed io metto a posto la mia valigia. Un momento: -Donna Clara non era sola; aveva con sè... - --- La solita Betsy. - --- Precisamente! Che cosa le fa? - --- Le tiene compagnia, suppongo. - --- Sarà benissimo. Ma io ti dirò una cosa. Hai visto che Betsy porta -sempre, di giorno e di notte, d'estate e d'inverno, a piedi e in -carrozza, un sacco in mano? Or bene, costei m'ha sempre fatto l'effetto -di quella vecchia che dipingono dietro a Giuditta, col sacco destinato -alla testa d'Oloferne... - --- Oh! Oh!... - --- E' un'idea stravagante; ma è più stravagante quella figura! Lasciamo -andare. Dunque s'incomincia a discorrere, di tutto un po'. Da principio -la va bene. Poi Donna Clara, al solito, mi fa centomila domande, una -sopra l'altra, intorno a tutte le cose dell'universo. Io rispondo del -mio meglio. Nota che dopo quarantacinque anni di studio, ella parla -sempre quell'orribile francese che sai; aggiungi che io, da mia parte, -mastico maluccio l'inglese: tira la somma, e capirai che il divertimento -era abbastanza magro. Modena, Reggio, Parma: le stazioni sfilano una -dopo l'altra, e sfilano contemporaneamente le domande di Donna Clara. -Mio caro, io ho sempre sospettato che quella donna faccia la spia. - --- Oh! Oh! Oh! - --- Allora, di' tu; che cosa fa? Sentiamo!... - --- Ma non lo so!... Quel che fanno le altre, probabilmente nulla! - --- Ma le altre non seccano la gente con quell'aria inquisitoria, con -quella curiosità importuna, con quegli sguardi indiscreti che vi si -ficcano in tasca e vi frugano sotto i panni! Poi, perchè diamine va -sempre attorno, da Bologna a Parigi, da Roma a Dublino, da Ginevra a -Vienna? Spia, forse ho detto male; ma, tu stesso lo supponesti una -volta, dev'essere l'emissaria di qualche partito, di quelli che lavorano -sott'acqua: dei nihilisti o dei gesuiti... - --- Il diavolo o l'acqua santa! - --- Che vuoi ch'io sappia! Ma torniamo al nostro viaggio. Continuano le -interrogazioni: vuol sapere quanto starò a Milano, che cosa vado a -farci, perchè lascio Bologna, che cosa ci ho fatto, se ci tornerò, -quando ci tornerò, che gente ho visto, perchè sono arrivato tardi alla -stazione!... A un certo punto, cava da una sua borsa uno scatolino di -pastiglie Panerai: ma viceversa è pieno di sigarette. Me ne offre una, e -si mette a fumare... - --- Fuma, adesso? - --- Dammi ascolto! Sigarette pestifere, caro mio, che quelle delle Regia -sono un balsamo. Il treno va sempre a rotta di collo. Ora le sue domande -sono d'un altro genere: vuol sapere dove scendo, a Milano: se vi ho -casa, se scendo all'albergo, quale albergo le consiglio. Dico: «Vada da -Spatz». Un'altra filza di quesiti; finalmente si decide per Spatz. Siamo -di là dal Po. Si dichiara contentissima d'aver fatto il viaggio con me. -Anzi, osservo, la fortuna è mia. «Venite a trovarmi, domani; ripartirò -doman l'altro, con l'espresso delle 6 e 20.» Rispondo che temo di -disturbarla; insiste: «Venite dopo colezione; mi troverete in casa; non -ho da fare nella seconda mezza giornata, la passeremo insieme». Si -arriva a Milano; ripete: «Venite; vi aspetto». Io l'aiuto a scendere, -l'accompagno fino al carrozzone dell'albergo; nel salutarmi insiste: -«Dunque, non mancate.» - -«Il domani, che fu ieri, io sto un bel pezzo in forse: l'idea d'essere -sottoposto a un altro interrogatorio mi spaventa; ma poi penso che ogni -soggetto di domande è stato esaurito durante quelle cinque ore di -viaggio. Inoltre mi spinge la curiosità di vedere Donna Clara a casa -sua, quantunque questa casa sia un albergo. Sei mai stato a farle -visita? E neppur io, come nessuno di tutti quelli che conosco. Che cosa -fa? Perchè gira il mondo? Perchè non resta due settimane di seguito in -un posto?... Ma la curiosità di guardare un poco dentro a -quell'esistenza misteriosa non è tanto forte da impedirmi di ricorrere a -un piccolo espediente per evitare il pericolo di un'ora di noia mortale; -così, invece che alle due, vado al _Milano_ alle quattro, nella -previsione che Donna Clara non ci sarà e che me la caverò con un -biglietto di visita. Arrivo all'albergo, e Donna Clara c'è. Salgo su, ed -entro in un salottino mezzo scuro, dove odo una voce che in tono di -discreto rimprovero mi dice: «Disperavo di vedervi arrivare. Sono due -ore che v'aspetto!». Balbetto qualche scusa, stringendole una mano che -stende verso la mia. Seggo, ed abituati gli occhi alla penombra, vedo a -poco a poco disegnarsi la figura di Donna Clara. E' distesa sopra -un'ampia poltrona; porta una veste da camera gialla, a lungo strascico, -guarnita di merletti neri: una cosa incredibile! I capelli non le si -arruffano come di consueto sulla fronte e sulle tempie; ma sono -elegantemente acconciati. Trasformazione totale! Per l'aria c'è un odore -composito ed acutissimo. E niente Betsy!... Io rinnovo le mie scuse per -il ritardo, invento una serie di brighe impreviste. Donna Clara mi parla -dell'albergo, della sua corsa mattutina per la città; e niente domande! -Guardando un poco per il salotto, io scopro la scaturigine dell'odore: -sopra il pianoforte c'è un vaso con un magnifico mazzo di fiori: una -quantità enorme di rose che fanno corona ai calici purissimi di tre o -quattro gigli. Di che cosa mi parla Donna Clara? Di un libro di versi -che sta leggendo e che le piace molto: a un certo punto cerca sul -_guéridon_ il volume e me lo porge. - -«Avvicinatomi per prenderlo io scopro che l'odore non viene soltanto dai -fiori: da tutta la persona di Donna Clara esala un profumo di non so che -cosa. Mentre sfoglio il libro ella s'accomoda meglio sulla poltrona, -rovesciando il capo sullo schienale e stendendo le gambe che si -delineano sotto le pieghe della veste. Allora, non so come, non so -donde, non so perchè, un'idea mi passa per il capo: un'idea -inverisimile, assurda, bislacca: che Donna Clara sia... donna! T'è mai -venuta, quest'idea? Hai creduto mai possibile che costei susciti un -desiderio?... Ma è un lampo, e passa subito. Ella m'invita a leggere -qualcuno di quei versi -- versi inglesi, s'intende -- ed io eseguisco. -«Come vi piacciono?» Dichiaro che sono bellissimi; in verità ci ho -capito poco o niente. «Leggete,» mi dice, «_La spalliera dei lilla_.» -Cerco nell'indice questa spalliera, e leggo. Mi accorgo di leggere -malissimo, d'amputare qualche piede a certi versi e di crescerne -parecchi a certi altri; ma Donna Clara non mi corregge: riprende il -volume, rilegge il componimento, lo traduce in francese, e si passa la -lingua sulle labbra. - -«Secondo lampo. Io penso, e mi stupisco di pensare, che se Donna Clara -si tagliasse la mani e la testa, tutto ciò che si vede, quel corpo, -sotto quella veste, forse potrebbe indurre in tentazione. Passa anche -questo lampo; ma Donna Clara, seguitando a discorrere tranquillamente -del più e del meno, accavalca una gamba sull'altra, si rovescia di più -sulla poltrona e di tratto in tratto mi guarda... E' dunque possibile? I -miei sensi sono pervertiti fino a questo punto? Mi lascio sedurre da un -profumo, dal taglio di un abito, fino a rimaner lì, imbarazzato, col -cappello in mano, senza trovar nulla da dire?... Sostiene ella stessa la -conversazione; io rispondo qualche monosillabo; a un certo punto faccio -per congedarmi. «Così presto?» dice; «fermatevi un altro poco!» E suona, -per il the. Prendendo il the si parla di viaggi; Donna Clara s'alza e va -a cercare una cartella di fotografie. Me le mostra ad una per volta, e -siamo così vicini che il suo profumo mi dà alla testa. Per fortuna le -fotografie finiscono, e torniamo a sedere. Vedo che imbruna e ritento di -andarmene: nuovo invito a restare «... se non avete meglio da fare...» -Seggo a un altro posto e Donna Clara racconta una storia. Non ascolto -neppur una delle sue parole, tutto occupato dalla stranezza di quel che -avviene in me. Ma io debbo essere ammalato! Pensare: Donna Clara!... -Quarantotto anni!... Forse anche quarantanove!... E quelle mani! E quel -naso! E quei denti!... E se i miei amici sapessero?... Che cosa diranno -se sapranno una cosa simile? Dove andrò a nascondermi?... E se Donna -Clara si offende e non lascia che?... Via! via! Non facciamo -sciocchezze!... Torno in me, afferro a volo il soggetto del suo discorso -e mi rimetto in carreggiata, rispondendole, interrogandola. La sua -storia finisce ed ella chiama, per il lume. Alla luce della lampada che -il cameriere ha acceso io mi stupisco della rapidità con la quale il -tempo è passato: che cosa sono stato a fare due ore lì dentro? A un -tratto s'ode la prima campana del pranzo. Questa volta m'alzo per -battermela. Donna Clara mi fa: «Aspettate un altro momento: verrà adesso -Betsy.» Insisto per lasciarla in libertà: mi risponde: «E Aspettate che -venga Betsy!» e scotendo lentamente un piede riprende a discorrere. -Allora un'altra idea mi balena per il capo: che quegli inviti reiterati, -quell'eleganza, quei fiori, quei profumi, tutte quelle spese siano state -fatte per sedurmi.... Ma è una cosa tanto balorda che rinsavisco del -tutto. Chi ha mai imaginato Donna Clara nei panni d'una seduttrice? Chi -ha mai pensato che sotto quelle gonne si possa trovare un corpo di -donna? Non deve ella possedere ancora intatto il tesoro della sua -verginità? Ed io?... Sia lodato il Signore: una specie di doccia gelata -mi seda. Mentre ella vuol sapere quando ci rivedremo e se capiterò -quest'inverno a Parigi, mentre mi dice di andarla a trovare a Roma, io -torno a pensare ciò che ho sempre pensato: che Donna Clara è una di -quelle povere creature senza bellezza, senza grazia, senza sesso, le -quali cercano un compenso alle mancate gioie dell'amore col dedicarsi -tutte ad una causa, col lavorare al conseguimento d'un ideale religioso -o sociale. Come ho potuto dimenticare queste cose?... Ed ecco sonare la -seconda campana, ed ecco Betsy che s'affaccia dall'uscio. Ci alziamo -nello stesso tempo. Donna Clara mi stende la mano nodosa, stringe la mia -cordialmente, mi ringrazia della compagnia. Io ringrazio Iddio che mi ha -tenuto le sue sante mani sul capo. Avrei fatto un bel marrone, eh? E se -mi metteva alla porta? O, peggio, se mi dava del matto? Avrei avuto quel -che meritavo, è vero?.... Allora Donna Clara, lasciata la mia mano, va -al pianoforte, spicca un giglio dal mazzo e viene ad offrirmelo dicendo, -molto tranquillamente: - --- _E questo per la vostra virtù._ - - - - -LA VENERE DI SIRACUSA - - -Grazie, amica gentilissima, dell'amabile letterina. Tutti i miei -sospetti e tutte le mie supposizioni sono dunque senza fondamento, ed -ella non m'ha scritto per un motivo semplicissimo, «per mettermi,» dice, -«alla prova». L'esperienza pare sia andata secondo i suoi desiderii; io -dirò che, se lei se ne contenta, sono contento anch'io. Quanto a Vico -Dastri, avevo proprio indovinato; ella mi scrive che questo mio amico è -«insoffribile ma delizioso;» stasera, appena lo vedrò, gli voglio -riferire il suo giudizio. Non abbia paura: Dastri non si avrà a male -dell'«insoffribile,» anzi se ne compiacerà molto più del «delizioso.» -Gli dia anche dell'«impertinente,» perchè egli pensa che quando un uomo -è apprezzato dalle donne, vuol dire che vale pochissimo... - -E, da ultimo, quanto alla sentenza dell'amico mio ed alla storiellina -del _Giglio_, ella mi dice una cosa -- onore al merito! -- giustissima. -Sì, Bernazzi avrebbe potuto essere un poco più galante con la Hundington -e, pure non spingendo le cose fino a un punto troppo rischioso, dare a -quella donna qualche soddisfazione di amor proprio; se così avesse -fatto, il vantaggio sarebbe stato tutto suo. Vedendolo andar via dopo -due ore che erano soli in una camera d'albergo senza che egli le avesse -detto una parola amabile, quasi si fosse trovato dinanzi a un altro -uomo, Donna Clara, che aveva fatto unicamente per lui tante spese di -civetteria, fu scusabile se, ferita nella vanità muliebre, lo punse con -l'ironica offerta del simbolico fiore dell'innocenza; se invece egli -avesse dimostrato d'appetire la sua compagna, se avesse finto di lodare -la bellezza che la poveretta non possedeva, ella naturalmente si sarebbe -schermita, per modestia o mentita o sincera, ed egli si sarebbe potuto -ritrarre lasciando di sè un lieto ricordo. - -Per ottenere questo risultato Bernazzi doveva fingere. Mentre Donna -Clara gli pareva disgraziata e peggio che brutta, ridicola, egli doveva -darle a intendere che la giudicava seducente. Questa finzione, questa -menzogna non sono molto biasimevoli. Tanto è naturale che gli uomini -appetiscano avidamente le donne, che essi, come quasi tutti i maschi -animali, non debbono quasi aver preferenze: dinanzi a qualunque persona -del sesso diverso hanno da rammentarsi del proprio. Quella specie di -diritto che le donne hanno acquistato alla lode, alla deferenza, alla -reverenza di questi uomini, non riconosce la sua origine nel dovere -sessuale di costoro? Noi possiamo asserirlo. Sicuramente la debolezza -del sesso chiamato appunto debole diede agli uomini l'obbligo di -rispettare e proteggere le loro compagne, specialmente quando il -cristianesimo fortificò nei cuori umani i sentimenti di fratellanza e di -carità; ma se le donne fossero state deboli senz'altro, voglio dire -senza esser necessarie agli uomini, questi non le avrebbero nè protette -nè rispettate; e la predicazione d'amore del cristianesimo sarebbe stata -poco feconda. Invece gli uomini hanno tanto bisogno di piegare le donne, -che per ottenerne l'assenso le esaltano: essi si sono obbligati a -lodarle, a incensarle, tutte, indistintamente. Dinanzi a una vecchia, a -una gobba, a una storpia, si comportano galantemente perchè da questo -loro contegno le giovani e le belle li giudichino degni d'essere amati. - -A onor del vero bisogna riconoscere che questo calcolo è divenuto -incosciente. Bisogna riconoscere ancora che, talvolta, non c'è calcolo -di sorta, nè cosciente nè incosciente, e che un istinto pervertito -oppure un particolare sentimento induce gli uomini a dimostrare amore -per donne vecchie od orribili. Ha ella letto quella novellina di Catulle -Mendès dove si discorre del giudizio di Don Giovanni?... Quando l'anima -del morto eroe compare dinanzi al Giudice supremo, tutte le donne che in -vita egli ingannò, offese e perdè, sorgono a deporre contro di lui: le -accuse sono innumerevoli, le testimonianze schiaccianti; pare -inevitabile la più severa condanna; ma ecco sorgere a un tratto una -vecchia, una donna che già conobbe le dolcezze dell'amore e, volendo -ancora gustarle, non le potè più trovare quando, per gl'insulti del -tempo, gli uomini già supplici e adoranti la fuggirono e la derisero. Or -bene, Don Giovanni, l'insaziabile, non fece come gli altri; si chinò -verso di lei, la raccolse, le procurò ancora una volta gli spasimi -ineffabili... e per questa carità d'amore egli è perdonato! - -Catulle Mendès fa opera di fantasia, ed io so che ella non tiene nessun -conto delle finzioni. Le narrerò dunque un fatto, una storia vera e non -una novella. Il protagonista è un romanziere francese che ebbe gran fama -verso la metà di questo secolo e che si legge ancora, quantunque l'opera -sua, innegabilmente rivelatrice d'un grande ingegno, non procuri le -squisite impressioni e i fremiti arcani dei quali sono avidi gli amanti -della dea Arte. Senza tanti discorsi: Eugenio Sue. Eugenio Sue, dunque, -s'atteggiava, come tutti gli scrittori del romanticismo, a depravato; ma -forse, o senza forse, era naturalmente sano, e la troppa salute dovè -nuocere alla sua grandezza se è vero che il genio è una malattia. Per -dimostrare la propria corruzione egli narrava agli amici alcune gesta -che Alessandro Dumas riferisce giustamente come altrettante prove di -bontà. Oda questa. Una sera l'autore dell'_Ebreo Errante_ seguì per via -una di quelle creature che i Francesi chiamano _filles_ forse perchè non -sono mai madri, e salì in casa di lei. In un angolo della camera -- -lascio parlare l'autore dei _Tre Moschettieri_ -- egli vide un mucchio -di scialli, di vesti, di stracci, dai quali usciva tratto tratto un -sospiro. - --- Che cos'è? -- domandò il Sue. - --- Non ci badare, -- rispose la mercenaria: -- è una mia amica. - --- Una donna, quell'affare? - --- Ma sì! - --- E dove ha cacciato la testa? - --- Non puoi vederla, la tiene nascosta fra le mani. - --- Perchè? - -La mercenaria, chinatasi allora all'orecchio del romanziere, gli spiegò: - --- Il suo amante le ha gettato in viso del vetriolo: è tutta -sfigurata... - -E la disgraziata, compreso che parlavano di lei, ruppe in pianto. -Eugenio Sue le si fece dappresso. - --- Ah, povera ragazza! -- esclamò. -- Ti duole, è vero, di non poter più -fare la vita? - --- Qualche volta... -- rispose la sfregiata, sogguardandolo di tra le -dita. -- Qualche volta... quando vedo un bel giovane come te... - -Allora il Sue andò a spegnere la candela... e poi lasciò anche due luigi -sul caminetto. - -Lo scrittore che con tanta simpatia studiò le umane miserie nei _Misteri -di Parigi_, fece dunque una doppia elemosina alla infelice, e noi non -possiamo dire quale delle due riuscì più gradita: il denaro o -l'amplesso. Sicuramente uno scrupolo caritatevole, l'idea di consolare -la deturpata, di dimostrarle che, nonostante la perduta bellezza, -qualcuno poteva ancora chiederle -- e darle -- la sensazione d'amore, -spinse Eugenio Sue a quell'atto. Egli che quasi invidiava l'infame -reputazione del marchese di Sade -- il quale era semplicemente conte -- -diede una vera prova di gentilezza. Ma che riesca facile imitarlo non è -da credere. - -Quando pure ogni uomo volesse fare la carità d'amore alle donne orride, -gli accadrebbe, novantanove volte su cento, come a quei pietosi che, -posto mano alla borsa per dare una moneta in elemosina, la trovano -vuota... Far concepire una speranza e non appagarla è senza dubbio molto -peggio di non far niente; talchè chi prevede di trovar vuota la borsa -farà bene di non portarvi la mano... - -Tuttavia, quando pare che le ricerche siano inutili, può ancora darsi -che una moneta si trovi in fondo a qualche scompartimento, e l'atto di -carità non è, alle volte, tutto caritatevole, perchè una donna orrida di -viso può ancora avere un corpo perfetto; e allora, superata la -repugnanza per il viso deforme, l'ammirazione per il rimanente spiega la -possibilità d'un atto che non è più generoso, ma interessato. La -sciagurata in cui Eugenio Sue s'imbattè aveva soltanto il viso rovinato; -le sue forme erano rimaste intatte. Gli anni che sciupano troppo presto -la faccia visibile lasciano durare più a lungo le celate bellezze; -l'amore per una donna che pare finita mentre possiede ancora secrete -seduzioni da far valere resta pertanto spiegato. Senza dubbio le due -bellezze sono diversamente importanti, e se le donne, non potendole -avere entrambe, fossero costrette a sceglierne una, è certo che tutte -eleggerebbero d'avere un volto stupendo con un corpo sgraziato, e -nessuna si contenterebbe d'avere un corpo divino con un'orrida faccia. -Il giudizio degli uomini forse non sarebbe altrettanto sicuro, e più -d'uno, pensando che il viso è una parte troppo piccola e non troppo -importante, si rassegnerebbe alla sua bruttezza pur di trovare venusto -tutto il resto della persona da amare. - -Io già la vedo, cara contessa, battere le mani e godere cogliendomi in -fallo. Ella dice che l'amore degli uomini deve pur essere materiale, -volgare e indegno, se preferisce la consistenza delle membra stupide e -inerti, trascurando la perfezione del viso che è il vivo specchio -dell'anima. Sì, la bellezza della faccia importa specialmente per -questo: che la faccia, la bocca, gli occhi esprimono le interiori -qualità della creatura, e la cordiale simpatia e il puro sentimento non -si possono destare senza la bellezza del viso. Per una donna orribile di -volto e apprezzabile soltanto in ciò che non si vede, si potrà provare -un amore fatto soltanto di desiderio, un amore quasi costretto a -nascondersi come nascoste sono le qualità di chi lo ispira; ma non è -sempre vero, mi consenta di dire, che, tolto il viso, il resto del corpo -sia stupido e inerte e senza espressione. Ne domandi, se non mi crede, -agli artisti, ai pittori, agli scultori specialmente: li sentirà -affermare che, a parte la faccia, l'eleganza delle forme, la purezza dei -contorni, l'armonia delle proporzioni hanno una loro propria virtù -espressiva e producono, più che un moto di cupidigia, un senso di pura -felicità, un vero e proprio e tutto morale sentimento. Ed io le voglio a -questo proposito narrare un altro fatterello che fa proprio al caso -nostro. - -C'è nel Museo nazionale di Siracusa un meraviglioso pezzo di scultura -greca: una statua di Venere, dinanzi alla quale si resta compresi di -stupore e quasi di religioso rispetto. Però, mentre la fama delle sue -sorelle di Milo, dei Medici, del Campidoglio, vola per il mondo, la -Siracusana è quasi sconosciuta, e solo i vagabondi inglesi che non -sdegnano spingersi fino nell'estrema Sicilia sanno qualcosa di lei. -Poichè ella non l'ha veduta, avrei il dovere di dirgliene una parola; -ma, per fortuna mia, un grande scrittore francese che amò, come gli -scialbi figli dell'Inghilterra, girare per il mondo, descrisse con mano -maestra la statua della Dea. Riferendole la pagina del Maupassant io -eviterò che ella mi accusi di mania descrittiva e mi risparmierò una -prova della quale sento tutto il pericolo. Come potrebbero infatti le -mie parole esprimere la sublime bellezza del marmo greco? - -Prima di tradurre il passaggio del mirabile prosatore, io le riferirò -una sua dichiarazione. Discutemmo già intorno al prezzo che la bellezza -degli uomini ha per le donne, ma non abbiamo detto quanto la bellezza -delle donne sia importante per gli uomini. È bensì vero che questi -uomini sono tanto accensibili che qualunque donna, anche non bella, può -essere oggetto del loro desiderio; tuttavia il desiderio ardente, se per -un verso è di facile contentatura, è anche capace d'apprezzare molto più -che il tepido le qualità dell'oggetto; così noi vediamo che, mentre -tutte le donne possono essere desiderate, pure il loro dovere è di -essere belle. Ciò che io vorrei farle particolarmente notare è che -l'ammirazione degli uomini per la bellezza arriva a tal grado, da -liberarsi dall'istinto erotico che la determina e da mutarsi in un culto -quasi ideale, in un sentimento estasiato e purissimo. Già Enrico Heine -aveva malinconicamente confessato: «Io non ho mai amato altro che statue -e donne morte...» Guido de Maupassant dice: «Se avessi da scegliere fra -la più bella delle creature vive e la donna dipinta da Tiziano, io -preferirei la donna dipinta da Tiziano». Capovolgiamo la proposizione e -facciamo che una donna debba scegliere fra il più bell'uomo vivo e -l'Apollo del Belvedere: costei sceglierebbe... un abbonamento a un -giornale di mode. - -L'autore di _Bel-Ami_, dunque, avendo visto nell'album d'un viaggiatore -la fotografia della Venere siracusana, narra che s'innamorò di lei «come -ci si innamora d'una donna viva. Ella, probabilmente, mi decise a fare -il viaggio: io parlavo e sognavo di lei assiduamente prima ancora -d'averla veduta.» E arrivatole dinanzi così comincia a parlarne, senza -nominarla, quasi non si possa dubitare di chi parla: «Entrando nel museo -la scorsi in fondo a una sala, bella come l'avevo imaginata... Non è la -donna poetizzata, la donna idealizzata, la donna divina o maestosa come -la Venere di Milo; è la donna come realmente è, come noi l'amiamo, come -la desideriamo, come vogliamo abbracciarla. E' grassa, col petto forte, -l'anca potente e la gamba un poco pesante; è una Venere carnale che -sogniamo coricata vedendola in piedi. Il braccio che ha perduto -nascondeva le mammelle; la mano che le resta solleva un drappo per -ricoprire, con un gesto adorabile, le grazie più misteriose. Tutto il -corpo è fatto, concepito, inchinato per questo movimento tutte le linee -vi si concentrano, tutto il pensiero vi corre. Questo gesto semplice e -naturale, pieno di pudore e d'impudicizia, che nasconde e mostra, vela e -rivela, attira ed evita, sembra definire tutta l'attitudine della donna -sulla terra;» -- (quell'attitudine contraddittoria, ella noti di -passata, sulla quale ho già richiamato la sua attenzione). -- «E il -marmo è vivo. Vorremmo palparlo, con la certezza che cederà sotto la -mano come carne. I fianchi, segnatamente, sono animati e belli in modo -inesprimibile. Si svolge in tutta la sua grazia la linea sinuosa e -grassa dei dorsi muliebri che va dalla nuca ai talloni e che mostra, nel -contorno delle spalle, nella rotondità decrescente delle anche e nella -lieve curva del polpaccio assottigliato fino alla caviglia, tutte le -modulazioni della grazia umana. Un'opera d'arte non è superiore se non -quando è nello stesso tempo un simbolo e l'espressione esatta di una -realtà. La Venere di Siracusa è una donna, ed è anche il simbolo della -carne.» - -Qui il Maupassant fa una digressione per parlare di quell'amore -misterioso e mistico che suscita la testa della Gioconda e lo sguardo di -certe donne vive. La Venere di Siracusa non ha testa. E ciò nonostante, -quantunque per la mancanza del viso e dello sguardo parrebbe dover -mancare anche l'espressione, ella ha pure il suo significato. Se lo -sguardo di certe donne ci dice cose che realmente non sono nelle loro -persone e determina in noi un'esaltazione per la quale ci crediamo -capaci di spiccare le stelle dal cielo, altre eccitano nelle nostre vene -l'impetuoso amore dal quale è uscita la nostra razza. «La Venere di -Siracusa è la perfetta espressione di questa bellezza potente, sana e -semplice. Ella non ha testa! Che importa? Il simbolo è perciò stesso più -integro. E' un corpo di donna che esprime tutta la poesia reale -dell'amplesso.» - -Ora un pittore tedesco amico mio, Franz von Rödrich, andato anche egli -in pellegrinaggio a Siracusa per ammirare il portentoso marmo, ne restò, -come accadde al Maupassant e come accade a quanti hanno occhi, turbato e -quasi oppresso. Egli non era solo, un giovanotto suo connazionale lo -accompagnava. Dovevano partire il domani per Malta e Tunisi, e non -sapevano come occupar la serata in quella piccola città che, -racchiudendo tante memorie d'un grande passato, è troppo sprovveduta -delle attrattive della vita presente. L'artista sarebbe andato a letto -se avesse potuto dormire, se la contemplazione del capolavoro non -l'avesse sconvolto come ci sentiamo sconvolti incontrando una troppo -bella creatura di carne e d'ossa. Seguì pertanto, sperando distrarsi, il -suo giovane amico, al quale la vista della Venere aveva messo addosso -un'altra febbre, meno pura e più facilmente guaribile. Nonostante il -contrario consiglio di un cicerone di piazza, l'acceso giovanotto volle -andare in cerca di veneri vive; e la turpitudine del luogo e l'orrore -delle due sole creature che lo popolavano non valse a tranquillarlo; -scelta la meno orrida, andò con lei. L'artista restò solo, disgustato, -pentito di aver accompagnato il troppo ardente amico, e con la mente -perduta dietro la raffigurazione della sublime bellezza della statua, -col rammarico di non essere vissuto ai tempi che gli artefici -incontravano i viventi modelli di simili opere. - -Siracusa! La Magna Grecia! La statua di marmo pario! La Venere -callipige! Ateneo e Lamprido!... Egli ripeteva tra sè quei classici -nomi, quasi assaporandoli, quasi esprimendone la secreta virtù prima di -abbandonare i memorabili luoghi dove forse non sarebbe tornato mai. I -luoghi erano immutabili, ma come il tempo aveva compito l'opera sua! Il -teatro era vuoto, vestito d'erba; il tempio di Diana era divenuto una -mediocre cattedrale di provincia: non più Dionisio udiva dall'alto -dell'orecchiuta latomia le voci dei prigionieri; il papiro dell'Anapo -dava inutilmente al vento le verdi chiome vegetali, spodestato dalla -carta fatta di stracci. E che cosa era divenuta la razza, l'uomo e la -donna, dopo tanti miscugli di sangue? Come paragonare, senza sentirsi -stringere il cuore di pietà e senza fremere di sdegno, la statua del -Museo alla turpe creatura che gli stava dinanzi e che tentava di -eccitarlo?... A un tratto egli udì gridare: «Franz!... Franz!... -Franz!...» Era la voce del suo giovane compagno. - -Franz accorse, cercandosi istintivamente un'arma addosso, credendo che -l'amico chiamasse aiuto, rammentandosi le parole del cicerone che li -aveva sconsigliati d'avventurarsi in quei luoghi... Egli s'ingannava, -nessun pericolo li minacciava; il compagno lo chiamava per farlo -partecipare alla sua meraviglia. La donna che questi aveva portata via, -con una testa orribile e ignobile, irregolare, cotta dal sole, premuta -da una zazzera untuosa come quelle delle Abissine, aveva il corpo della -statua. Viva, calda, palpitante, essi si vedevano dinanzi la forma di -Venere: avevano toccato il marmo ed era parso loro carne; ora toccavano -la carne che parea marmo. Le loro mani tremavano nel premere le polpe -scultorie; la loro meraviglia era estatica, non riusciva a saziarsi. Chi -li avrebbe creduti, quando avrebbero narrato l'incontro? Aver visto la -statua della Dea qualche ora prima, quelle forme che tutti i viaggiatori -ammirano con un secreto senso di sfiducia, pensando che l'arte sola ha -potuto plasmarle, ma che in realtà quella perfezione non esiste; e -trovarle qualche ora dopo, non di pietra inerte, ma di muscoli elastici, -e così perfette, in ogni parte, in ogni linea? Tutta lei, nel seno, nei -fianchi, nel grembo: tutta lei, dai piedi al collo; solo la testa, la -testa orrida e turpe, pareva una terracotta barbarica sovrapposta al -marmo di Paros! - -Il signore di Sade, redivivo, avrebbe pensato di decapitare quel corpo; -Franz von Rödrich ripensava le parole del Maupassant: «Non ha testa! Che -importa? Il simbolo è per ciò stesso più integro. E' un corpo di donna -che esprime tutta la poesia reale dell'amplesso....» - - - - -L'ESTRO - - -Diciamo il vero, signora mia: la dose d'ingenuità della quale madre -natura volle provvedermi dev'essere proprio grandissima se da due mesi, -contro le ostinate denegazioni di lei, e con la previsione -dell'inutilità d'ogni ulteriore insistenza, io persevero a dimostrare -concetti che ella dice arbitrarii, riprovevoli e insostenibili. E -giacchè siamo a parlare d'ingenuità, le confesso proprio ingenuamente -che comincio ad essere un poco stanco di predicare, come si suol dire -- -nè il paragone ha nulla d'offensivo per lei! -- di predicare, come si -suol dire, al muro. Ella è più salda nelle sue idee di un buon muro di -sassi e di cemento! E di questa cosa evidente, della quale le ho dato -una moltitudine di prove -- senza che ella le abbia distrutte con prove -contrarie! -- cioè che l'amore degli uomini è una passione fortissima, -uno struggimento ineffabile, un impeto veemente, senza fine maggiore di -quello delle donne, ella non si vuol persuadere. Ella mi ricanta il -solito ritornello: gli uomini amano più con i sensi; ma con l'anima -amano meglio le donne; l'amore degli uomini è più positivo e pratico; -più ideale e poetico è l'amor delle donne!... Ma, in nome di Dio, entri -in una biblioteca e ne sfogli il catalogo. Quanti sono i libri d'amore, -d'amore romantico, poetico e ideale, scritti dagli uomini? Sono milioni! -Quanti quelli scritti dalle donne? Forse uno, in proporzione. E tutta la -poesia che esiste al mondo sarà stata scritta dagli uomini senza che -essi la sentano; mentre invece soltanto le donne sentiranno -poeticamente; le donne, che di questa loro sublime poesia non ci -riferiscono neppure una rima?... E' vero, è purtroppo verissimo che -uomini e donne non si possono intendere perchè ciascun sesso considera -le cose sotto un certo aspetto tutto suo proprio; ma c'è pure una logica -superiore al modo di ragionare dei sessi; e questa logica dice che la -poesia delle donne amanti dev'essere un sentimento mediocrissimo, se non -si esprime, se non le spinge a cantare; mentre forte e grande e sublime -è la prorompente poesia degli uomini innamorati che empiono il mondo dei -ritmici gridi della loro passione!... Sissignora: la prima sartina -incapricciata del primo commesso di negozio che le dice una galanteria, -spasima d'ideale e poetico amore; mentre l'amore di Francesco Petrarca e -di Alfredo de Musset, di Dante Alighieri e di Giorgio Byron, di Enrico -Heine e di Ugo Foscolo e di Victor Hugo e di Leopardi e di Shelley e di -Goethe e di Lamartine è una roba -- adesso scrivo in milanese! -- tutta -prosaica e materiale! - -Io avevo messo da parte per lei, secondo la promessa fattale altra -volta, alcune cose di Ermanno Raeli. Ella che non giudicò detestabili, -come al povero amico mio parevano, le sue poesie, mi richiese di cercare -se tra le carte del defunto se ne trovavano altre. Precisamente io avevo -trovato un passaggio del suo giornale pieno di versi, e volevo -trascriverli e mandarglieli senz'altro; ma la sua lettera odierna mi -spinge a fare un'altra cosa. Queste poesie del Raeli sono intercalate in -mezzo alla prosa, si riferiscono ad un suo stato d'animo, ai sentimenti -che egli provava nell'atto di scrivere certe sue note. Or bene: egli -aveva incontrato allora allora Massimiliana di Charmory e s'era -innamorato di lei. Che cosa fu l'amor suo io narrai altra volta: qui -ella leggerà dentro all'anima amante, assisterà all'improvviso divampar -della fiamma. Perchè ella dia a queste note il loro giusto valore, -comincerò col trascrivere le precedenti, le pagine anteriori -all'incontro, nelle quali egli significa la sua depressione e il suo -disgusto. Quando d'una donna che s'innamora ella mi riferirà qualcosa di -simile, io le darò ragione. Noti che non le do ora queste pagine come -sublimi: sono anzi molto mediocri, ma dimostrano di che straordinaria -eccitazione, di che prodigiosa esaltazione, di che intellettuale e -sentimentale fioritura è causa nel cuore d'un uomo l'amore. Ed eccole: -avverto ancora che trascrivo senza mutare una sillaba, senza alterare -neppure la disposizione dello scritto; rammento infine, per certe -stranezze di stile, che Ermanno Raeli, come mezzo tedesco, scriveva -spesso in un italiano tutto suo. - - ---- - -_Martedì, 3._ -- Piove. E' la stagione floreale, e piove. Il cielo è di -fuliggine, la terra è di fango. - -_Mercoledì, 4._ -- Ricomincia a piovere, l'aria è calda e umida, una -viscida bava pare sia stata spalmata su tutte le cose da un popolo di -lumache e di serpi. - -_La sera di Giovedì._ -- Un cielo di Goya, lubrico, infame, pieno di -turpi visioni. - -_Sabato._ -- Ora un sole di fuoco scotta ed abbrucia. La campagna -fumiga, tutte le putredini fermentano sotto la terra acre. - -_9 sera._ -- Questi fiori sono germinati dalla putredine. Mi disgustano -tanto quanto certe carni di sozzi animali che si nutriscono degli -escrementi. - -_Il 15._ -- Per le vie io mi diverto a osservare l'andatura delle -persone. Alcuni strisciano tortuosamente come rettili, altri saltellano -come conigli, altri incedono come pachidermi. E l'impronta animalesca è -nei loro visi. Certi nasi sono proboscidi, certe bocche sono grifi; ecco -due orecchie pendule come quelle del bracco. E gli occhi! gli -strabuzzati occhi bovini, gli occhi ferini del gatto, gli occhi rapaci -del gufo! E le mascelle prognate, come quelle degli antropoidi! Se io -stesso mi guardo allo specchio, l'espressione bestiale che scopro nel -mio viso mi abbrutisce. Siamo tutti bruti. Niente ci differisce dai -bruti. Udite le voci: nel piacere si grugnisce, nella preghiera si -miagola, nella collera si abbaia; il grido del nostro dolore è in tutto -simile a quello del dolore animalesco. - -_Sera._ -- Io guardo le donne, le eredi della bellezza. Non una, non una -che me la riveli. Già le forme sono troppo nascoste dall'abito; e -l'abito è goffo, innaturale e snaturante. Molte, la più gran parte, ne -sono oppresse come le testuggini dalla scaglia; altre, quelle che -chiamano regine della moda, lo sfoggiano come il pavone le penne. E i -visi sono artefatti, le chiome o tinte o accresciute di peli morti, -tolti a cadaveri; la pelle vellutata dai cosmetici e dalle polveri, le -orecchie stirate dai pendenti come tra i Barbari. Bene è che i corpi -siano nascosti, senza di che noi vedremmo una più lamentevole vista! - -_Giovedì, 18._ -- Ho incontrato una bella donna. La mia critica non ha -potuto esercitarsi su lei. Era bella. Ma, sovraccarica di vistosi -ornamenti al pari d'un idolo, il suo viso era vuoto d'espressione come -quello d'un idolo di stucco o di marmo. - -_Sabato, 20._ -- Queste bellezze muliebri sono tutte vuote. Il loro -sguardo è stupido, come la loro mente è pigra. In nome di Dio, evitate -di udirle se non volete piangere della loro sciocchezza. - -_Domenica._ -- Forse la colpa è mia? Forse è il mio occhio, il mio -giudizio, quello che niente riesce ad appagare? Forse un troppo alto -ideale mi fa sentire tutto meschino? Se io leggo nel libro d'un grande -scrittore non ammiro tanto le pagine sublimi quanto m'indugio e quasi mi -compiaccio dinanzi ai passaggi meno felici, ai segni della fatale umana -imperfezione. Io sento tutto imperfetto, manchevole e maculato. - -_La notte._ -- I miei versi! Ho riletto i miei versi antichi. Miseria ed -ignominia! Io ho scritto queste cose!... - -_Lunedì, 30._ -- Gli uomini si festeggiano mangiando insieme. -L'animalesco bisogno del cibo, che bisognerebbe contentar da soli, di -nascosto, si soddisfa in comune, solennemente, tra faci e fiori. Le -bocche si aprono, le mascelle masticano, gli esofagi ingozzano il bolo -che la saliva ha impastato... - -_Mercoledì, 14._ -- Non c'è poesia senza bellezza e senza amore. Dove -trovare una bellezza e come nutrire ancora un amore? - -_Dopo un mese._ -- Come è lungo il tempo! - -_Tornando dal Museo._ -- La bellezza espressa dall'arte, nel quadro o -nella statua, è quasi perfetta e certamente amabile. Ma è anche muta ed -è anche falsa: nella realtà non esiste. - -_Sabato, 7._ -- Forse il solo spettacolo capace ancora d'accendermi è -questo della natura. Le rive boscose che si riflettono nelle acque -d'argento, le sinuose linee dei monti, ora graziosamente inclinate e -digradanti, ora erte e sfidanti il cielo; un paese lontano in mezzo a un -virido piano o ad una valle rocciosa; un promontorio che s'allunga come -una schiena immensurabile, un seno d'acque lucenti al par d'uno -specchio, attraggono l'occhio mio, mi contentano e acquetano. - -_Lunedì, 9._ -- Questa natura è sublime. Più la contemplo più sento -un'eccitazione secretamente prepararsi dentro di me; ma tosto ritorno -allo scontento e alla disperazione di prima pensando che non ho alcuno -cui comunicare l'eccitazione mia. Se pure io trovassi una creatura cui -sentissi di poter dire tutto ciò che s'agita nell'anima mia, come potrei -dirle queste cose? Esiste una creatura non solamente capace d'intendermi -ma di farmi parlare? - -_Martedì, 22, sera._ -- Eccola. - -_Otto ore._ -- E' lei. - -_Mercoledì._ -- La mia mano trema. Non so più scrivere. Volevo fissare -sopra una pagina lo stato dell'animo mio, dire il mio turbamento, -esprimere la meraviglia, la gioia, la gioia ancor quasi incredula, la -meraviglia quasi ancor sospettosa; volevo indagare il tumulto di -sentimenti che imperversa dentro di me, e non ho potuto dir nulla. Forma -della Bellezza, lo sguardo tuo mi parla. Io mi sento rinascere. Io -sogno. Io vivo. Dice una voce chiusa che questo sogno svanirà; e non me -ne dolgo, e la tristezza delle previsioni oscure è incapace di sedar la -mia febbre. Da un canto interiore, dalla musica delle cose, io mi sento -spronato come dal clangore d'un'epica marcia. Partirò, me ne andrò -lontano, riprenderò la vagabonda mia vita. Ma la memoria sua, come una -luce pura, schiarirà la mia vita. Che dire? - -Sinfonia. Il silenzio, la pace. Dormono l'acque dei ricordi, come uno -stagno. - - Il silenzio, la pace; - dormono le Memorie... - -Non è questo. Non so dire. Chi mi suggerisce? - - Tu Bellezza, tu Grazia, - tu Dolcezza ti chiami... - -No, no, no. - - Forma della Bellezza, - Anima sospirosa, - non ti vedrò piú mai. - -Ecco. Ho trovato. - - Lucente Anima pura, - perchè sul mio cammino - prima non t'incontrai? - - Ah, se mi fossi apparsa - quando, di fede acceso, - anch'io credei, sperai! - - Quando non conoscevo - il pianto e la vergogna! - Allora io t'aspettai! - - Or che passata è l'Ora, - mi son vietati i cieli - sereni ove tu stai. - - Grazia, Purezza e Riso, - l'orrore della vita - non puoi saper, non sai. - - O, generosa e buona, - conforto del tuo pianto - alla miseria dài. - -Ma guai al vinto, se tenta ancora illudersi, sognare, sperare; al vinto, -guai! - - No, la Speranza è morta - per mano del Dolore: - è troppo tardi ormai. - - Io sparirò. Ma innanzi - di perderti per sempre, - odi: vissuto ho assai - - se pur t'ho conosciuta, - se a te d'accanto un giorno - vivere meritai. - - Forma della Bellezza, - Anima luminosa, - non ti vedrò più mai, - - ma Fior della memoria, - immacolata Idea, - Spera d'ardenti rai, - - Faro delle mie notti, - Sole dei giorni miei, - eterna in me vivrai... - -Il pianto è dolce, soave, grato. Quantunque io disperi, la mia -disperazione non è insopportabile. Forse una secreta inconfessata a me -stesso speranza germina nell'anima mia? - -Vederla! Vederla! Ancora vederla! Nutrirmi ancora della sua vista! - -Voci di gioia. - -Parole arcane. - -Sospiri e fiamme. - -Ah! le parole, le parole sonore, clamorose, squillanti, le parole che -dicano tutto, io so le parole, sento di poterle trovare. Come un liquore -di fuoco scorre per le mie vene; io mi sento travolto da un turbine -risplendente e risonante. - -Il tempo precipita. - -Ho bisogno di cantare. Io ho riso della poesia, me ne sono vergognato -come d'un linguaggio ridicolo, fuor della vita, fuori del vero. Ora il -linguaggio di tutti i giorni mi par rigido, frigido, vuoto ed ingrato. -Io canterò la sua bellezza buona, io canterò la grazia sua soave. Ecco -che le mie frasi, senza ch'io me ne accorga, prendono naturalmente la -misura del verso. - -Cantare, cantare: sciogliere un inno che echeggi nei secoli! - -No, Ella non vuole. Un dolore secreto la rode. Ella non vuole udire i -superbi canti della gioia, ma i canti sospirosi della pietà. - -Quale dolore cinge la sua fronte? Che visioni ricordano i suoi sguardi -velati? - - Muta, lassa, - dolorosa. - Ella passa - nella Vita. - La divelta - rosa langue, - china il capo, - scolorita. - O pallore - della fronte - pura, della - mano pura, - o dolore - senza fine - delle labbra - sigillate! - Nostalgia - d'altri cieli, - agonia - dell'amore: - chi può dire - la passione - che la strugge? - Chi guarire - la potrà? - Forse un'urna - di memorie - ha nel cuore, - e di pianti - sanguinosi - la conforta. - Taciturna, - come morta. - Ella passa. - Che pietà! - -No, io non esercito più la mia critica. Che è la critica, l'ingrato, -l'inutile, lo sterile esercizio? Io vivo, io vivo, io vivo. Crea la mia -mente, il cuore palpita; le mie parole traducono il ritmo del cuore. - -La sera è calata. Io sono lontano da lei, ma così pieno di Lei come se -Ella fosse compenetrata e confusa in me. - - Non alitar di vento, non voci; divino Silenzio. - Già l'Ombra nuziale tutte le cose cinge... - -Un altro poeta già chiamò nuziale l'ombra. Io ripeto l'imagine felice. -L'ombra è nuziale. Che altre imagini misteriose essa risveglia! Non -bisogna indagare. Il velo dell'ombra nuziale cinge, nasconde tutte le -cose. - - Le vegetali forme, immote nell'aria clemente, - posano anch'esse in braccio al Sonno prestigioso. - - Il salice argentino che sogna? Che sogna il nebbioso - ulivo, il rovo ardente, la folleggiante vite? - - L'anima della pia Desdemona bianca tremante - erra d'intorno al salce, prega, sospira, geme. - - Sere lunghe d'inverno, il Ceppo, le fiamme guizzanti, - gli urli dell'aquilone, i baci della neve - - sogna l'ulivo; e il rovo un cuor lacerato che gronda - sangue, due rosse labbra, rosse di sangue umano. - - Danzar felici amanti al rezzo di folti aranceti, - al carezzoso suono di flauti e di viole, - - correr Fauni e Baccanti, disciolte le chiome, roventi - le fronti inghirlandate, mirano l'ebre viti. - - E i monti secolari, e l'acque perenni, voraci - sepolcri di viventi, sognano anch'essi. L'Ere - - sognano disparite, i tempi che l'uomo non visse, - le prime operazioni della virtù vitale. - - E l'Anima turbata, oppressa, smarrita, perduta, - l'Anima vulnerata, l'Anima senza speme, - - l'Anima senza pace per nuovo prodigio si placa, - le spasimate veglie tregua han di sogni alfine. - - Sogno! Visione! Ebbrezza! O come lontani i tormenti! - Vinto è l'orrore, vinti i malefizii sono. - - Giorni delle speranze ingenue, dei buoni pensieri, - giorni di pura fede, o tramontati giorni, - - ecco: sorgete ancora, risorge il Passato, la santa - gioia dell'innocenza ecco fiorisce ancora. - - Anima tenebrosa, la luce t'inonda, il sorriso - d'una miracolosa Anima sfolgorante - - schiara la notte tua, ti trae dagli oscuri perigli, - nitidamente addita le vie della salute. - - Tempo, t'arresta! Vita, rattieni il tuo corso fatale! - Sogno, sorridi ancora! Volgi tu eterna, o Notte!... - - Non alitar di vento, non voci, non suoni, non moti: - alta, soave, augusta, o non sperata Pace! - - Ahi! Già si sbianca il cielo!... Distrutto è l'incanto supremo; - fuggono le visioni, riede il dolor col sole... - - - - -ANACRONISMO - - - _Cara Contessa_ - -Hauptig di Mannheim, celebre artista tedesco di cui ella avrà sentito -qualche volta parlare, fu, anni addietro, in Italia, e precisamente a -Roma. Abitava in una casa mobiliata, in via Margutta, dove stavano altri -artisti; ma egli non aveva neppur veduto i suoi vicini, occupato com'era -tutto il giorno a lavorare. Il lavoro di questo mutabile ed inquieto -dilettante al quale nessuna forma dell'arte è sconosciuta consisteva -allora nella pittura. Il suo studio, un immenso stanzone al quarto -piano, riceveva luce, dalla parte del cortile, da due balconi aperti -sopra un ballatoio che girava lungo tutti i quattro muri interni del -fabbricato e sul quale si aprivano tutti gli altri balconi delle stanze -di quel piano. Siccome non era diviso da cancellate, i casigliani -potevano comunicare facilmente gli uni con gli altri; ma Hauptig, -nascosto dietro le sue tele, non aveva notizie del resto del mondo. Un -giorno, mentre disegnava un paesaggio, udì grida infantili e un rumore -affrettato di passi e un esclamar minaccioso: - --- Monella!... monella!... - -Egli aveva appena sporto il capo, quando vide una bella bambina di otto -o dieci anni precipitarsi, dal balcone aperto, nello studio e quasi -trincerarsi, con aria tra spaventata e trionfante, dietro di lui; mentre -una donna, fermatasi sulla soglia, esclamava ancora, ma con voce più -concitata: - --- Torna a casa, monella!... -- e, alla vista del pittore, soggiungeva -confusa: -- Scusi, signore... scusi... Questi benedetti bambini!... - -L'artista s'alzò, prese per mano la fanciullina, le diede una chicca e -con belle maniere la rappattumò con la mamma. Giacchè era proprio la -mamma, come egli seppe durante un breve scambio di nuove scuse e di -complimenti. - -Così fece conoscenza con la vicina. Da quel giorno, la bambina che aveva -guardato con grandi occhi attoniti le tele disseminate per lo studio, -cominciò a fare qualche visitina al suo protettore d'un momento. Si -metteva a sedere sopra uno sgabello e restava estatica a guardare il -lavoro dell'artista, così tacita e tranquilla che spesso Hauptig ne -dimenticava la presenza; finchè la madre, comparendo un momento dal -balcone, chiamava: - --- Rosetta!... Ancora a disturbare il signore?... -- e la piccolina, -salutato gravemente il suo vecchio amico, andava via. La madre era molto -bella; alta, bionda, ben fatta; ma Hauptig, dopo averla conosciuta, era -rimasto più calmo di prima: non aveva neppur pensato di farle una -visita, e la vedeva appena un istante, quelle rare volte che Rosetta, -indugiatasi nello studio, la costringeva a venirla a chiamare. Nè, tanto -meno, la donna mostrava d'esser rimasta turbata dall'artista; non aveva -neppure avuto la curiosità, tante volte che s'era affacciata sulla -soglia dello studio, di entrarvi. - -Un giorno che il pittore lavorava, solo, ella apparve dinanzi al -balcone, col cappellino in testa e l'ombrellino in mano, come se stesse -per andar fuori o rincasasse proprio allora. Disse: - --- Rosetta, ancora qui?... -- ma la bambina non c'era. Hauptig si levò e -andò a salutarla, spiegandole che la sua piccola amica non s'era vista. -Restarono così un poco a parlare del lavoro del pittore; senza che -nessuno dei due sapesse come, si trovarono vicini alla tela già quasi -finita. - -Dinanzi al quadro, la donna espresse, con parole che parevano sincere, -la propria ammirazione; e Hauptig, solleticato nella sua vanità -d'artista, mostrò gli altri suoi studii. Per osservare con agio un -grande cartone pendente da una parete, ella sedette un poco sul divano. -Hauptig si mise al suo fianco, spiegandole il soggetto. E a un tratto, -vicino a quella donna bella ed elegante che gli parlava il dolce -linguaggio della lode, dal cui corpo esalava un profumo acuto e -turbatore, l'artista che non le aveva ancora dedicato un pensiero sentì -la vampa del desiderio salirgli alla fronte; ma d'un desiderio violento, -furioso, che gli annebbiò la vista e gli fece allungare le mani... E -quella donna che non s'era mai occupata di lui, che non aveva ancora -avuto neppure la curiosità di varcare la soglia dello studio, si lasciò -prendere come da amante amato... - -Non c'era stato fra loro null'altro fuorchè l'incontro di due desiderii -e l'appagamento di due appetiti: l'artista tornò alle sue tele, la -donna... a che cosa? Hauptig non ne sapeva nulla. Non sapeva se era -maritata o vedova o libera, se aveva altri figliuoli, che cosa faceva in -casa e fuori. La bambina tornava spesso a veder lavorare il pittore, e -la mamma s'affacciava a chiamare: «Rosetta!» col tono un po' corrucciato -che soleva prendere quando la scopriva nello studio. Due, tre, parecchie -altre volte ella tornò quando la bambina non c'era; nell'andar via gli -dava convegno per un altro giorno, ma spesso non manteneva la promessa. -Quando finalmente appariva, inaspettata, non dava ragione della -mancanza; nè Hauptig ne chiedeva, un poco per discrezione, ma più per -indifferenza. Quelle visite gli facevano comodo, e nient'altro; nè la -sua amica chiedeva giuramenti o promesse, nè parlava di sacrifizii o di -rimorsi. In quattro o cinque mesi non si scrissero un rigo, non -scambiarono una sola parola _romantica_. Finalmente, stanco della -pittura e chiamato in Germania da gravi interessi, l'artista annunziò un -bel giorno che doveva partire. Nessuno versò una lacrima; si strinsero -la mano da buoni amici che si debbono reciprocamente molte ore -piacevoli. Ci fu, invero, la promessa di scriversi, e anzi Hauptig -lasciò il suo indirizzo di Mannheim; ma nè ricevette nulla, nè si -ricordò della promessa. - -I mesi passarono un dopo l'altro; passò un anno, ne passarono due. Dopo -due anni egli aveva quasi dimenticato quella donna, la cui figura si -perdeva in mezzo a tante altre incontrate un momento e scomparse, quando -un giorno ricevette una lettera scritta con carattere sconosciuto. Era -di lei. Gli si rammentava, sicura ch'egli l'aveva già obliata. Gli -chiedeva sue notizie, glie ne dava di Rosetta e di sè stessa. Diceva -d'aver sofferto, senza spiegare nè come nè perchè. Tutta la lettera era -scritta con un tono d'affettuosità timida, umile e quasi paurosa. -Sperava di ricevere una risposta. - -Hauptig, molto stupito, sospettò una cosa volgare ma naturale: colei -preparava una domanda di quattrini. Però, curioso com'è, rispose senza -far trasparire il suo sospetto, mantenendosi sulle generali. Ricevette -una seconda lettera più calda della prima, e senza che avesse ancora -risposto a questa seconda, una terza ancora più appassionata. Quella -donna non aveva bisogno di danaro, ma d'un po' d'affetto; con -espressioni amaramente dolenti gli diceva di non aver raccolto sul -proprio cammino altro che disinganni e tristezze; solo il ricordo di lui -non era avvelenato, ed a lui si rivolgeva in un momento di nero -sconforto. L'artista, un poco intenerito, un poco lusingato, ma più che -altro curioso, rispose secondandola; e in breve le lettere di lei si -moltiplicarono, piovvero tutti i giorni. Esse erano traboccanti di -passione, scottanti di amore, bagnate di lacrime: Hauptig non ne aveva -mai lette di simili. Ella non spiegava nulla, non diceva perchè era -rimasta tanto calma quando, avendolo vicino, gli si era data senza -sentir nulla per lui; nè perchè aveva lasciato passare due anni senza -scrivergli una parola, quando poi, tutt'ad un tratto, il ricordo di -quest'uomo doveva brillare nelle tenebre della sua esistenza, sino a -fugarle. Ma aveva ella veramente bisogno di spiegare queste cose; e, -benchè ignorasse le circostanze speciali nelle quali quella donna si era -trovata al tempo del loro incontro e nelle quali si trovava adesso che -tanta distanza li divideva, l'artista non era in grado di comprenderne -la natura? Forse, quando s'erano incontrati, ella amava un altro, ed -aveva ceduto a lui per capriccio, per curiosità, per debolezza; forse, -con l'anima libera e serena, non aveva ascoltato altra voce fuorchè -quella dei sensi: chi sa? Sono tante le ragioni per le quali il cuore -resta freddo! Più rare sono quelle che lo infiammano; e la sofferenza -della quale ella parlava non dava ragione del mutamento? Abbandonata, -tradita, delusa, il bisogno di una cordiale consolazione era -naturalmente nato in lei, ed ecco che la memoria di quell'uomo s'era ad -un tratto svegliata. La rammentava egli ancora? Come pensava a lei? -Perchè non le aveva mai detto una parola d'amore e non le aveva mai -scritto? Aveva forse capito che, amando ella un altro, egli non poteva -menar vanto del suo breve trionfo? L'amor proprio offeso lo aveva -ridotto al silenzio? Forse egli era buono, diverso dagli altri, capace -d'un sentimento sincero; forse anch'egli aveva sofferto... e non ci -voleva altro che la spinta perchè, lavorando di fantasia, ella -cominciasse ad attribuire tutte le qualità a quello sconosciuto e -trovasse cento ragioni d'interessarsi a lui. Quando l'imaginazione aveva -compito l'opera sua, ella aveva arrischiato la prima lettera; e per le -risposte incoraggianti il sentimento era divampato, gagliardo e -contagioso. Perchè, a leggere quelle lettere, a sapere quell'anima -unicamente occupata dal suo ricordo, un turbamento profondo s'era -prodotto nell'anima dell'artista; e quelle due creature che da vicino si -erano amate al modo volgare, adesso che non si vedevano più e -disperavano perfino di potersi mai rivedere, spasimavano entrambe -d'ideale amore. - -Le ho voluta narrare subito questa storia, mia cara amica, per -rispondere alle sue ultime osservazioni. - -Ella si compiace pensando che nelle anime grandi, ed anche nelle umili, -che non siano però volgari, l'amore comincia con un puro commovimento. -Se il poeta letterato compone il carme laborioso, il poeta contadino -improvvisa la strofe ingenua, l'agreste stornello. Mentre l'istinto è -aggressivo, impaziente, brutale; il sentimento è sommesso, delicato, -remissivo. Dopo un tempo più o meno lungo la poesia dà luogo, ella dice, -alla prosa; ma io non le farò il torto di dare al suo pensiero un -significato che non ha e non potrebbe avere. Ella si lagna, è vero? -perchè la prosa soffoca e disperde la poesia; ma riconosce, -naturalmente, che non si può vivere di poesia unicamente. Ciò che ella -chiama prosa, sopravviene necessariamente, e deve sopravvenire; ma senza -soffocare la poesia, anzi alimentandola. La poesia che, se dapprima è -purissima, è anche un po' troppo nebulosa e inconsistente, diventa, -dopo, mescolandosi alla prosa, un poco più torbida forse, ma anche più -forte, più vera, più umana. Questo è l'ordine consueto delle fasi -d'amore: un primo tempo di commozione tutta morale; un successivo -risveglio dei sensi latenti, un periodo nel quale la poesia dà così -strettamente la mano alla prosa che la prosa è tutta poetica. Ma non -potrà accadere che la voce dei sensi predomini fin dal primo principio? -Che l'istinto, troppo veemente, si manifesti subito com'è, senza -alimentare il sentimento poetico? Certo, ciò non solo può accadere, ma -accade ogni giorno; ed a lei che giudica così male l'amore degli uomini -io non avrò bisogno di dire quante volte, anche dinanzi a donne che -potrebbero nobilmente ispirarli, essi non provano altro che un semplice -appetito. Certo è pure che con la repentina eccitazione dei sensi -l'amore resta quasi sempre tutto sensuale; ma il sentimento mancato sul -principio può sopravvenire. - -Se, d'ordinario, la poesia iniziale si unisce più tardi alla prosa e -anzi, secondo alcuni, si converte tutta in prosa, l'ordine delle fasi -d'amore può capovolgersi e ad una prosa iniziale seguire una commozione -poetica. Il caso di Hauptig di Mannheim mi pare un bell'esempio di -questa specie di anacronismo morale, il quale non è molto frequente ad -osservarsi; ma prova nondimeno, quando si avvera, che sentimento ed -istinto non sono, come i materialisti vorrebbero dare ad intendere, la -stessa e identica cosa, ma due diversi elementi della passione, che -neppure si trovano sempre associati. - - - - -IL GRAN RAPPORTO - - - _Cara contessa_ - -Io ebbi, conveniamone, un'eccellente ispirazione lasciando parlare Guy -de Maupassant intorno alla Venere di Siracusa. Se ella critica con tanta -vivacità le affermazioni del grande scrittore, che cosa avrebbe fatto -delle mie? Il Maupassant è morto, e non può difendersi; debbo difenderlo -io? L'impresa mi pare, sotto ogni riguardo, inopportuna. Ma è pur -necessario che io risponda qualcosa alle sue ultime critiche. - -Sì, cara amica, c'è una _poesia reale_: queste due parole messe insieme -dall'autore di _Notre Coeur_ non sono nient'affatto stonate. Se io non -m'intrattenessi ora con lei ma con un militare, temerei di dar luogo a -qualche curioso equivoco parlandole d'un «gran Rapporto». Il militare -intenderebbe quell'adunanza alla quale il comandante chiama tutti i suoi -ufficiali dopo la manovra. Con lei, ed al punto al quale siamo della -nostra controversia, non ho bisogno di spiegare che il gran Rapporto del -quale ho da occuparmi è quello che intercede fra il sentimento e -l'istinto. E la quistione è così posta: l'amore non può esser fatto di -sola poesia, senza di che avrebbe ragione quel capitano di cui le narrai -tempo addietro la pietosa avventura: e neppure di sola prosa, cioè di -soli appetiti, senza di che nulla ci distinguerebbe dai semplici bruti; -ma le due cose, preceda l'una o pur l'altra, debbono poi andare insieme -e darsi la mano. Ora, se noi dobbiamo cercare il peso di questa poesia e -di questa prosa insieme operanti, bisogna riconoscere che, sebbene il -peso della poesia sia grandissimo, pure quello della prosa è ancora un -poco più grande. - -Consideri una pianta. Il tronco s'erge nobilmente, al pari d'una -colonna; i rami, via via più sottili, delicati e graziosi, si distendono -tutt'intorno bizzarramente; le foglie, tinte di un verde purissimo, -venate come da una sottilissima rete, sono cose di bellezza. Che dire -del fiore? della sua forma, dei suoi colori, del suo profumo? Orbene: -tutte queste cose nobili, delicate, belle, squisite, sono pure -sopportate, anzi derivate dall'oscura, dalla nera, dalla poco netta -radice. Noi potremo tagliare il nobile tronco e i rami bizzarri, potremo -spiccare le foglie delicate e i fiori balsamici; ci parrà, sì, che essi -stiano da soli, che vivano d'una propria lor vita indipendente; ma la -radice è sempre quella alla quale essi tutti la debbono. Ogni qual volta -l'amore sembra un purissimo spasimo, il meno puro istinto -- ma questa -distinzione di diversi gradi di purezza non esiste in natura, è tutta -opera nostra! -- l'istinto a nostro giudizio meno puro si trova alla sua -origine. Esso potrà restare e resta moltissime volte nascosto, ignoto -allo stesso amante nel quale opera; ma da un momento all'altro, e quando -meno si pensa, può rivelarsi. Di queste subitanee, impreviste, -imprevedibili e quasi direi intempestive rivelazioni io voglio oggi -darle due curiosissimi esempii. - -C'era una volta un uomo, un marito, il quale, amando d'un indicibile -amore sua moglie, d'un amore che era poesia e prosa, spasimo ideale e -reale, sentimento dell'anima e impeto dei sensi, una cosa insomma -perfetta, ne era ripagato tanto male che da più tempo portava quello che -il nostro grande poeta Ariosto chiama araldicamente il cimier di -Cornovaglia. Tuttavia la destra infedele aveva saputo tenergli nascosta -l'immeritata disgrazia; e tanto più facilmente era riuscita ad ottenere -l'intento, quanto che, come dice sempre il nostro divino Lodovico, - - L'incarco delle corna è lo più lieve - Che al mondo sia, se ben l'uom tanto infama: - Il vede quasi tutta l'altra gente, - Ma chi l'ha in capo poi non se lo sente... - -Un triste giorno questo marito amante scoprì l'orrenda verità. Il grido -del suo dolore fu così acuto, che la stessa adultera ne rabbrividì. Ma -il sentimento della dignità, dell'onore ferito e calpestato insorse -formidabile in quest'uomo, che scacciò l'indegna. Tutti gli diedero -ragione. Ella non aveva nessuna scusa, e solo la perversità dell'indole -sua l'aveva spinta alla colpa; ciò si dimostrò tanto più vero, quando si -vide che, non contenta d'aver tradito il marito, tradì poi anche -l'amante; e a poco a poco, di tradimento in tradimento, scese sino in -fondo alla lubrica scala del vizio. - -Il marito fu visto cercare altre donne e vivere della vita degli altri -uomini liberi. Nessuno sospettava la piaga che nel cuore di lui grondava -sangue, continuamente. Non tanto nell'amor proprio egli era stato -ferito, quanto nell'amore; egli non si doleva tanto del disonore quanto -del disamore. E lontano da lei, dall'infedele, dall'adultera, -dall'indegna, egli pensava a lei come alla sola donna che meritasse -d'essere amata. I suoi sensi erano appagati da altre femmine, più belle, -più esperte; egli non pensava più al corpo di quella creatura: piangeva -sconfortatamente il puro, il sincero, il fedele sentimento dell'anima -amante. Egli non sapeva più nulla di lei, imaginava che un altro solo -possedesse il tesoro dell'anima sua; e un'invidia immensa e un infinito -rancore l'occupavano e l'opprimevano. Quando la gente lo credeva -contento d'essersi sbarazzato di quella infame, il rimorso lo straziava. -Egli era pentito d'avere scacciata sua moglie, la donna sua; egli -pensava che il suo dovere, il suo piacere, il suo bisogno era di -perdonarle. Doveva perdonarla per riscattarne l'errore, per non darla ad -altri, per averla sempre con sè. Il suo perdono l'avrebbe fatta accorta -del momentaneo inganno, l'avrebbe ridata a lui migliore, più grata, più -amante... E un giorno egli seppe la vita di lei. Allora, sapendo che -quella donna, la creatura che egli aveva eletta fra tutte, era passata -da un uomo all'altro, continuamente, senza amore, senza pudore; nel -sapere questa cosa, quando lo sdegno e il disgusto dovevano invaderlo, -quando egli doveva ridere di sè stesso, delle sue velleità di perdono, -delle speranze di redenzione, della fede ancora riposta in -quell'indegna: allora sa ella che cosa provò? Egli lo confessò più tardi -a una persona di mia conoscenza: vedendo che quell'impudica si dava a -tanti uomini, ai primi venuti, egli, il marito offeso, l'amante tradito, -lo spasimante dell'anima, si sentì.... come dirò? si sentì acceso da una -brama veemente, si sentì spinto a tornare da quella donna per chiederle, -come tutti quegli altri, come i primi venuti, un'ora di ebbrezza... - -La ragione subitamente intervenuta sedò costui. Diversamente andarono le -cose nel secondo caso che voglio narrarle. Abbiamo anche qui un tradito, -ed io ho scelto appunto queste situazioni, perchè, se c'è un tempo nel -quale si spasima d'amore tutto immateriale, nel quale l'amore dei sensi -sembra perfino scordato, questo è appunto il tempo quando il tradito, -per la stessa depressione fisiologica prodotta dal patema, è incapace di -procurarsi la voluttà. Quest'altro tradito, dunque, non era un marito; -cosa che, se attenua la colpa della donna, non scema il dolore dell'uomo --- al contrario! Ora costui, accortosi del tradimento e piante tutte le -sue lacrime, deliberò di lasciare la traditrice. Ella aveva dapprima -negato: poi, sbugiardata dalle troppe prove, aveva dovuto riconoscere la -verità. E con una stretta al cuore l'amante comprendeva che ella non era -molto responsabile dell'errore. Apparteneva costei a quella poco -numerosa categoria di donne che hanno -- per dirla alla francese -- -molto temperamento, e che non solo difficilmente resistono alle -sollecitazioni del maschio, ma spesso esse medesime lo provocano. -Quantunque questa categoria sia, come ho detto e come si sa, non molto -numerosa, data la calma nativa della generalità delle donne, pure si può -trovare in essa una distinzione non indifferente e suddividerla pertanto -in due sottospecie: la prima composta di donne che per l'ardore -eccessivo null'altro intendono fuorchè gli appetiti, pertanto spudorate, -cattive, temibili; la seconda, nella quale noi troveremo creature capaci -di qualche sentimento, sincere a certe ore, migliori di quel che -sembrano, non indegne insomma di simpatia e, per gli osservatori, -oggetto fecondo di studio. La donna dalla quale l'amico mio fu tradito --- è uno dei più cari amici miei, e dei più desiderati ora che la vita -ci ha disgiunti -- apparteneva a questa seconda categoria. - -Dopo la confessione del tradimento ella comprese -- e ciò le dimostri -come il suo cuore non fosse addirittura volgare -- che un uomo come lui, -per il quale solo i sentimenti più alti e puri importavano, non poteva -essere più suo; ed ella che pure lo aveva apprezzato, lo pianse a sua -volta, sinceramente. Ebbero un ultimo convegno. Fu un convegno molto -triste: lacrimavano entrambi: ella di rimorso e di dolore, egli di -dolore e di pietà. Ma, quantunque costei sapesse che quel convegno -sarebbe stato senza domani, pure, vedendo per il momento dinanzi a sè -l'amante di tanto tempo, sentì ciò che d'ordinario sentiva in presenza -di tutti gli uomini; e la stretta della sua mano e lo sguardo dei suoi -occhi e il suono della sua voce rivelarono il suo, diciamo così, -sentimento. Allora quell'uomo si sentì invadere dalla meraviglia; -perchè, comprendendo ciò che avveniva in lei, scorgendo che gli istinti -di quella creatura le prendevano con tanta facilità la mano da -accenderla in un'ora drammatica come quella, vedendo che ella non aveva -neppure la capacità di fingere; la coscienza di queste cose, la -previsione sicurissima che se colei gli si offeriva in quel momento, si -sarebbe offerta al primo venuto quando egli sarebbe andato via; questa -coscienza e questa previsione che avrebbero dovuto naturalmente -accrescere il suo dolore, il suo rancore, la sua pietà, il grave patema -dell'animo suo, e col patema rendere ottusi i suoi sensi, lo -sospingevano al contrario in braccio a quella donna, gli suscitavano un -violento desiderio di servirsi ancora una volta di quel mirabile e -vibrante e fremente strumento di voluttà. E benchè egli sentisse che -cedere in quel punto alla tentazione sarebbe stata una profanazione ed -una viltà, che se egli voleva ancora rispettarsi doveva fingere di non -accorgersi dell'invito tacitamente rivoltogli da quella donna, pure -comprese che la resistenza era vana; e allora dal contrasto fra gli alti -sentimenti e l'infime brame egli fu disposto a una sottile ironia, a un -riso interiore, che lo spinse a fare una cosa stravagante. Tratto di -tasca il portafogli, scrisse col lapis due righe sopra un pezzetto di -carta; piegatolo poi in quattro lo porse alla donna, dicendole: «Vorrete -leggere questo, quando sarò andato via?» - -La donna infatti, piena di curiosità, lesse lo scritto quando egli fu -scomparso; e lo scritto diceva quel che era avvenuto: «Prima di -andarmene, dopo che ci siamo dolorosamente persuasi che non possiamo più -essere l'uno dell'altra, noi...» l'espressione precisa non posso, cara -contessa, riferirgliela; metterò invece: «noi... saremo stati l'uno -dell'altra ancora una volta!...» - - - - -L'AFFARE DEI QUATTRINI - - - _Contessa!_ - -Ho proprio da continuare? Ella mi dà proprio carta bianca? Dice davvero, -o non piuttosto per ironia? Giudica tanto enormi le idee e i fatti che -le ho esposti, che oramai non teme più di poter essere scandalizzata?... -Io non voglio escire dall'incertezza. Credere d'averla persuasa mi -farebbe molto piacere; però la modestia mi vieta d'accogliere questa -persuasione; esser certo d'avere sprecato tempo ed inchiostro mi -dispiacerebbe troppo. Mi lasci nel dubbio, che è l'ordinaria condizione -della nostra mente; ed io intanto continuo. - -Sì, precisamente: se io sostengo che l'istinto è la radice del -sentimento, affermo per conseguenza che da un istinto più forte e -veramente irresistibile si sviluppa nel cuore degli uomini un sentimento -più ricco e lussureggiante che non nel cuore delle donne; come le piante -più frondose e fruttuose sorgono da una più profonda radice. Sì, -precisamente: io sostengo che gli uomini non solo amano essi soli, o -tanto meglio delle donne che l'amore di essi assomiglia ai biglietti -veri e quello di esse ai biglietti falsi; ma sostengo ancora che i -sullodati uomini comprano l'amore e pagano -- molte volte con veri e -proprii biglietti di banca -- le donne suddette. - -Lascerò da parte -- tanto, mi pare che ella sia proprio sincera quando -mi dà ragione su questo punto -- i modi indiretti di pagamento. Quando -il maschio dedica gran parte delle sue forze a conquistare la femmina; -quando, dopo averla conquistata, la difende e con lei difende la prole, -è evidente che fa una vera spesa, un consumo di forza, un sacrifizio di -energia. Quando un marito si mette sulle spalle il peso della famiglia, -è innegabile che l'amore gli costa. Lasceremo ancora da parte -- e non -dubito che questa omissione le piacerà -- il mercato d'amore -propriamente detto, dell'amore avvilito e impropriamente detto amore. -Noi dobbiamo ragionare dell'amore libero, dell'amor degli amanti che non -contrattano nè dinanzi al notaio nè dinanzi a un più servizievole -personaggio. Quest'amore costa anch'esso; e, come ella sa, si suol dire -che le donne più care non sono quelle che si vendono. Tuttavia, quando -un uomo si rovina per fare la vita che piace all'amica sua, per seguirla -dove ella va, per nascondere in un degno nido la propria fortuna, per -avere un vantaggio sopra i proprii rivali; tutte queste volte e sempre -che l'amata non ottiene nulla per sè, potremo dire che l'amore costa a -lui, ma non già ch'egli paghi lei. Il punto più controverso e più -scabroso è un altro: ella non ammette che vi siano donne capaci di -ottenere un materiale vantaggio nei loro amori; o meglio afferma che -donne capaci di ciò meritano di stare con le mercenarie ed hanno -sbagliato mestiere. Io dico invece che alle donne più pure di questo -mondo l'idea di ottenere qualche vantaggio reale nell'amore più ideale -non repugna affatto; anzi che a questa idea vanno naturalmente quando si -vedono pregate, supplicate, implorate; quando odono dire e ripetere che -per esse l'amante farebbe tutto, _darebbe tutto_, che l'amor loro è -_impagabile_. Sicuramente fra l'idea di vedersi deporre ai piedi i -tesori di Golconda e l'atto di accettare uno spillo ci corre; -sicuramente molte donne reprimono la lusinghevole idea e rifiutano -perfino lo spillo; ma altre moltissime si comportano diversamente senza -che per ciò siano da mettere insieme con le sciagurate che fanno -dell'amore un mestiere. «L'oro e i doni splendenti hanno una muta -eloquenza,» ha detto Shakespeare, «che muove il cuor d'una donna meglio -dei più belli discorsi...» - -Vico Dastri, che è l'uomo, come ella sa, più curioso e, per la smodata -curiosità, più impertinente di questo mondo, suole tentare spesso la -seguente esperienza. Accompagnando per le vie qualche bella dama con la -quale fa il galante, se questa dama si ferma dinanzi alla mostra d'un -gioielliere e ci lascia, come si suol dire, gli occhi, Vico Dastri, con -l'atteggiamento e la voce del serpente nell'Eden, pronunzia una frase -composta per la circostanza, alla quale non muta mai una sillaba: «Dite -una sola parola, fate un cenno soltanto e tutto questo è vostro...» Egli -sa che non può esser creduto, che l'offerta deve parere ciò che è, uno -scherzo d'equivoco gusto; ma egli scherza sulla virtù delle sue amiche; -dice loro, in altre parole: «Venite con me, ed io vi darò non tutte -queste gioie, ma quelle alle quali la mia borsa mi permette -d'arrivare...» Orbene: nessuna delle sue amiche gli ha mai espresso o ha -finto di esprimere sdegno: molte hanno scrollato le spalle come udendo -una qualunque sciocchezza; la maggior parte hanno rivelato il vero -sentimento destato nel loro intimo da quella proposta con un sorriso di -solleticato compiacimento, di contenuta e discreta vanità, con un -sorriso il significato del quale non è dubbio: «Se voi poteste ottenere -così ciò che chiedete, credo davvero che non fareste un cattivo -affare!...» - -Quel povero Raeli del quale le ho più volte parlato, stimando che la sua -amica, la signora Woiwosky, fosse donna di sentimenti sublimi, cominciò, -come ella rammenta, a dubitare e perciò a soffrire quando, -all'indiscreta domanda che già le riferii, la dama rispose in modo che -voleva essere evasivo, ma era molto, anzi troppo chiaro. «Debbo io -dolermi della sua risposta?» trovo scritto nel suo _Giornale di bordo_. -«Non l'avevo anzi prevista? Se già sospettavo l'effetto prodotto in lei -da quell'uomo, perchè questo malsano bisogno d'ottener la conferma d'una -cosa ferente? La dolorosa certezza è preferibile al dubbio? Ma il dubbio -non è forse doloroso ancor esso? Qual è dunque il dolore più grave?... -Se prevedevo la sua risposta, vuol dire che questa era una logica, -naturale ed umana risposta. E perchè dolermi di ciò che è umano, -naturale e logico? L'idea ch'io m'ero costruita di quest'Essere era -dunque illogica, innaturale e fuor dell'umano? Come il selvaggio, che -derido, al quale mi credo tanto superiore, avevo fatto d'un Essere un -Ente, un Feticcio?... Stasera un altro poco dell'oro del quale l'Idolo è -rivestito s'è scrostato, è caduto. Ella è stata al ballo del principe di -Walckenstein; vi ha incontrato il banchiere Grünmeyr. E' giudeo, nano, -vecchio, ignobile; ma possiede cento milioni. I suoi cento milioni lo -rendono più attraente di un Don Giovanni che abbia avuto cento -avventure, d'un artista che abbia fatto cento capolavori. Ella ha -parlato con lui, gli ha parlato dell'immenso potere che un uomo tanto -ricco deve aver la coscienza di esercitare, del sentimento ineffabile -che il possesso di tanta ricchezza deve procurargli, dei piaceri regali, -dei capricci fantastici che egli può pagarsi: che cosa può mancargli, -chi può resistergli? Grünmeyr -- mi pare d'udirlo -- brevemente, come -quando patteggia un affare, le ha detto: «Credete? Allora io vi darò un -_chèque_ in bianco: metterete voi stessa la cifra...» Ella mi ha narrato -questa cosa. Io ho detto, con una stretta al cuore: «Scherzi da -gaglioffo». Ella m'ha domandato: «_Non credi che dicesse davvero?_» - -Ella vede di qui, cara contessa, il discorde atteggiamento di quelle due -anime. La donna resta male perchè, sicuramente incapace di prendere lo -_chèque_ del banchiere, è tuttavia certa che Grünmeyr ha detto sul -serio; perchè giova alla sua vanità credere che per ottenere l'amore di -lei il banchiere darebbe qualcuno di quei tanti milioni; l'amante, che -già alla narrazione dell'offerta s'è sentito offeso nella persona amata, -ed anche un poco nella propria -- giacchè a paragone del milionario egli -è povero -- sente ora scemare la stima e l'amore comprendendo che -l'offerta non ha tanto offeso quanto solleticato l'oggetto dell'amor -suo... - -Ma qui siamo ancora nelle possibilità e non tra i fatti compiuti. Ella -vuol fatti che dimostrino in qual modo la _question d'argent_ è -risoluta. Non è già facile addurne molti. Per delicatezza, per amor -proprio, tanto è difficile che gli uomini rivelino la venalità delle -loro amanti, quanto che le donne confessino d'avere ottenuto nulla nei -loro amori. Certo, gradire un dono non è vendersi; ma non pare che la -differenza sia tanto grande; pare anzi che il proverbio del vecchio -Brantôme abbia, in fondo, ragione: «_Femme qui prend se vend._» La -consegna è dunque di tacere. Però la verità non sta sempre in fondo al -pozzo, ed io ho qualche cosa per lei. A dire il vero, seppi le storielle -che oggi le narrerò in circostanze molto particolari, le quali -dimostrano che la verità non sta tanto nell'acqua dei pozzi quanto nel -vino delle bottiglie. - -L'estate scorsa, girando per le stazioni di montagna, capitai a -Valsorrisa. Trovai l'albergo in rivoluzione. C'erano venuti da qualche -giorno tre signori i quali parlavano una lingua a tutti sconosciuta: sul -registro dei viaggiatori avevano scritto i loro nomi con caratteri -incomprensibili. A uno Scozzese di mia conoscenza, il quale mi dava -notizia di ciò, uno di essi aveva fatto capire, in un inglese orribile, -che erano dell'Afganistan. E i tre Afgani, mi diceva l'amico mio, erano -divertentissimi: le scene comiche tra gli Asiatici e gli Europei che o -non s'intendevano o riuscivano a intendersi per via di vere pantomime, -facevano morir dalle risa gli spettatori. Con le dame gli stranieri -erano d'un'arditezza molto vicina all'impertinenza: nessuno propriamente -capiva ciò che dicevano, ma s'indovinava che dovessero dire cose enormi. -Alle cinque la commedia si svolgeva nella sezione idroterapica dello -Stabilimento, dove gli Afgani prendevano la doccia. E alle cinque io -scendo ai bagni, per andare a vedere; ma, appena mi scorgono, i tre -Afgani s'arrestano, si turbano ed esclamano ad una voce: - --- Siamo perduti!... - -Questi Afgani erano tre miei amici piemontesi, i quali, per passar -mattana, per dimenticare certi loro dispiaceri e per _épater les -bourgeois_, avevano combinato di fingersi originarii dell'Afganistan, -adoperando una lingua di loro invenzione, che è poi un italiano -scombussolato secondo certe regole non molto difficili da ritenere. Ed -ecco che la mia presenza li rovina! - --- Qui bisogna far le valigie! -- esclama Tito Castelli, e Giovanni -Gabotti: -- Si salvi chi può! -- Io avrei promesso di fingere di non -conoscerli, per godermi lo spettacolo; ma, sapendosi scoperti, essi non -erano più capaci -- e neppur io, in verità -- di star serii. -Deliberarono di partire la sera stessa, e, senza scendere a _table -d'hôte_, mi vollero con loro a pranzo, in camera di Gabotti. Il ricordo -delle scene più divertenti della loro farsa li metteva tanto di buon -umore, che non badavano alle bottiglie vuotate; all'arrosto erano più -che brilli. Ciascuno vantavasi di aver detto alle signore, in quel -linguaggio convenzionale, le cose più incongrue di questo mondo; e come -io, udendole riferire, mi mostravo un poco scandalizzato, Grolla disse: - --- Va là, che meriterebbero d'averle ripetute in buon italiano! -- E -allora, tutt'e tre, cominciarono a dir cose, contro la più bella metà -del genere umano, che neppure i Padri della Chiesa han detto le simili. -Ella sa infatti, contessa, che secondo San Pietro la donna è vipera -fischiante, secondo San Bernardo opera del diavolo, secondo San Cipriano -peste, contagio, ruina... e le faccio grazia del resto. Dopo la frutta, -il cameriere venne a portarci la nota, che essi avevano chiesto di -pagare: doveva essere molto salata, perchè Castelli apostrofò il -tavoleggiante così: - --- Giovine! Noi ci siamo spogliati della cittadinanza afgana, ma il tuo -padrone ci vuol ridurre in camicia! - -Io feci notare che il padrone aveva messo nel conto le beffe che s'eran -prese di lui e degli altri; e Grolla esclamò: - --- Hai ragione; tutto si paga!... - --- Anche l'amore! - --- Specialmente l'amore!... - -Allora io li feci parlare. Erano mezzo ubbriachi: dissero la verità, la -verità vera, quella che alle volte non confessiamo neppure a noi stessi. - -Grolla narrò: - --- Imaginate che io ero al mio primo amore. Altrettanto non posso dire, -in coscienza, dell'amica mia. Ella stessa mi dava a intendere che fosse -al secondo; ma credo piuttosto che convenisse servirsi dell'espressione -algebrica e chiamarlo _ennesimo_. Voi potete strappare alle donne la -verità intorno al loro passato, ma come potete tirare il tappo di -sughero da una bottiglia quando non avete cavaturaccioli: a pezzetto a -pezzetto. Or bene: a pezzetto a pezzetto io strappavo all'amica mia il -sughero -- voglio dire la confessione della verità. Ella aveva una -quantità straordinaria di gioielli; ma era tanto ricca, che avrebbe -potuto averne, senza che me ne stupissi, anche il triplo. Un giorno me -li mostrò tutti. Io notai che in qualcuno di quei braccialetti, di -quelle spille, di quei monili, erano tracciate certe iniziali, certe -date. Compresi che dovevano essere regali, i regali dei miei -predecessori. Le domandai: «Sono ricordi?...» Ella mi rispose, chiudendo -gli occhi: «Sì...» Notate che chiuse gli occhi non già perchè -riconosceva d'aver preso quel ben di Dio, ma semplicemente perchè -confessava alla fine d'avere avuto più d'un amante. Allora, se i miei -predecessori avevano creduto di dover aiutare la memoria di lei, non -dovevo anch'io mettermi in grado di non esser dimenticato? Qui però mi -cascava l'asino. Io non avevo quattrini nè sapevo come farne. Gli amici -miei ne avevano meno di me, e gli usurai mi negavano credito. Non vi -narro per quali vie tortuose e con quali disgustosi espedienti misi -insieme mille lire. Con mille lire credevo di poter fare le cose -decentemente. La mia idea era di offrirle un ricordo nell'anniversario -del nostro primo incontro. Ma come quel giorno s'avvicinava, la cosa -m'appariva meno facile di quel che avevo creduto. Ero alle mie prime -armi, vi ho detto. Cominciavo a temere di offenderla. Ella era molto -poetica, e tutte le cose dove entrano i quattrini sono molto prosaiche. -Bisognava trovare un'occasione propizia, inventare un modo lirico per -offrirle un oggetto di valore. Ma non avrebbe rifiutato? Non si sarebbe -sdegnata?... Io facevo un conto: ero stato con lei non più d'una -cinquantina di volte: a venti lire, venivano appunto mille lire. Mi -pareva, spendendo per lei tale somma, di pagarla a questa stregua; e -tutto il mio proprio lirismo -- ne avevo ancora! -- insorgeva, -disgustato ed offeso... Però, quegli altri, i miei predecessori?... Ma -non mi diceva ella d'amarmi a un modo diverso da tutti gli altri?... Non -mi giurava che, se era passata per altre prove, queste erano state tutte -tristi, anzi orribili, e che solamente io le avevo rivelato l'Amor vero, -con l'A grande? Dunque non avevo l'obbligo di comportarmi in modo -diverso dagli altri? Dunque non era da prevedere che ella avrebbe male -accolto l'offerta? Io mi tormentavo nell'imbarazzo, quando un giorno la -trovai tutta eccitata. Veniva dall'aver visto i doni nuziali raccolti -dalla figlia di una sua amica: cose regali. E cominciò a descrivere i -bagliori dei brillanti, le iridescenze delle perle, le fiamme dei -rubini; cominciò a noverare i fili delle perle, i cerchi dei -braccialetti, le gemme degli anelli. Era inesauribile; i suoi occhi -lampeggiavano. Io non l'udivo bene, pensando al caso mio, al modo di -conciliare il rispetto che le dovevo col desiderio, col piacere di -offrirle, non una di quelle cose sontuose che ella descriveva, ma la -cosuccia che il mio biglietto laboriosamente messo insieme m'avrebbe -permesso di comperare. Ed ecco che adesso ella descriveva un orologio: -«Una cosa non di gran prezzo, ma d'un gusto, d'un gusto!...» E intanto -che diceva com'era fatto, io pensavo che forse con le mie mille lire un -oggetto simile potevo procurarmelo; ma dove? Altro imbarazzo: io non -avevo pratica dell'oreficeria. Se avessi potuto dirle: «Vuoi cercarne -uno eguale, affinchè io mi procuri il piacere di offrirtelo?...» ma come -dire questa cosa? Avrei dovuto dirgliela abbracciandola, all'orecchio, -piano, per non offenderla; o piuttosto prender le mosse più da lontano, -così per esempio: «Senti... vorrei dirti una cosa; mi prometti che non -me la negherai?...» L'espressione del mio volto, per quella cogitazione, -doveva essere molto curiosa, se a un tratto ella mi disse, -interrompendosi: «_Non temere, sai: non te lo descrivo perchè tu me ne -comperi uno eguale_...» - -Gabotti e Castelli picchiarono coi pugni sulla tavola, ridendo -sgangheratamente. - --- Ah! Ah! Bellissimo!... Straordinario!... Ah! Ah! Ah!... E tu, allora? - --- Io, allora, le offersi le mille lire, perchè appunto ella scegliesse -qualcosa di suo gradimento... - --- E le prese? Le prese subito? - --- Subito, no; mezz'ora dopo, quando andai via... - -Le risa salirono al cielo. - -Rideva più di tutti Castelli; Gabotti faceva piuttosto per dire -qualcosa. Disse infatti, quando la clamorosa ilarità dell'amico sedossi, -con un'enfasi e una stravagante preziosità di linguaggio dentro alla -quale si sentiva uno sdegno amaro: - --- Il tuo caso, tuttafiata, non parmi eccessivamente inedito e -inopinabile. Vorrei quasi dire che è un caso alquanto ovvio. Ridotto -alla più semplice ed assiomatica espressione, lice formularlo così: -quando gli uomini dimenticano di pagare le donne, reclamano esse il -pagamento. Anch'io provai, altrafiata, un imbarazzo molto simile al tuo. -Sarò breve. Ero alle mie seconde armi. Avevo acquistato -- e pagato! -- -una certa esperienza. Sapevo che, se avessi offerto qualcosa, non sarei -stato messo alla porta. Tuttafiata, prima di offrire, mi restava da -trovare l'opportunità dell'offerta. Una volta, nella ricorrenza di non -so più quale anniversario, mandai alla metà dell'anima mia un gran -fascio di rose bianche. Le rose bianche erano i fiori che ella portava -alla cintura il giorno del quale si celebrava il ricordo. Il dono fu -gradito in modo straordinario. La metà dell'anima mia mi disse, sul -tardi, quando andai a trovarla, che le avevo procurato un piacere -ineffabile. Non si stancava dal ringraziarmi; e come io tentavo di -sottrarmi a così grata lode dicendo che non avevo proprio un gran merito -nell'invenzion dell'omaggio: «_No!_» proferì ella: «_Tanto piacere non -m'avrebbe forse fatto una riviera di brillanti_...» - -E allora le risate degli altri mi assordarono. Grolla, specialmente, -pestava coi piedi per terra, si dimenava sulla seggiola, come sul punto -di scoppiare: - --- _Forse!_... Ah! Ah! Ah!... Immenso quel _forse_!... Gotico! -Tricuspidale!... E allora, tu? - -Il narratore concluse: - --- Allora io le offersi non una riviera, ma una piccola spiaggia!... - -Restava Castelli, che non aveva detto ancora nulla. Io lo incitai a non -esser da meno degli altri e a raccontar la sua. Castelli, smesso di -ridere, narrò: - --- Io voglio riferirvi due frasi che udii dirmi, a uno stesso proposito, -da due donne diverse. Una apparteneva alla migliore società, aveva -ricevuto la più squisita educazione, esprimeva i sentimenti più -delicati. Eravamo amici da molto tempo, ed io avevo fatto per lei più di -quel che potevo. L'amavo molto, non credevo alla mia fortuna e non la -volevo perdere per paura di ricadere negli amori volgari, di dover -ricorrere un'altra volta alle mercenarie vili. Se spendevo ciò che non -avevo per quella donna, potevo forse dire di pagarla? Potevo dire di -pagare ciò che non aveva prezzo? In verità credo che con i miei doni -procurassi maggior piacere a me che a lei! Non già che le dispiacessero, -ma il mio piacere per il piacer suo era veramente grandissimo. Un giorno -le portai una cosa di molto valore. Quantunque i suoi occhi ridessero -dal contento, mi rimproverò e rifiutò d'accettarla; le pareva che fosse -troppo. Io le dimostrai che era niente. E dopo le mie eloquenti -dimostrazioni non oppose più difficoltà; ma, dopo avermi ringraziato con -effusione, mi domandò a un tratto: «_Ti costo molto?_...» Allora, -subitamente, io mi rammentai dell'altra frase che m'aveva detto, molto -tempo prima, un'altra donna. Era una mercenaria, una creatura degradata -e avvilita; una di quelle al cui increscioso ricordo sentivo sempre più -alto il valore della creatura eletta che ora mi accordava liberamente un -nobile amore. La mercenaria, un giorno che non sapeva come fare, che -forse non avea da sfamarsi, era venuta a trovarmi, ad offrirmisi. La -conoscevo da un pezzo, solevo chiamarla quando avevo voglia di lei, le -dimostravo una certa preferenza perchè mi dispiaceva meno delle altre. -Ma quel giorno avevo cose gravi alle quali badare, e la congedai. -Allora, con molta titubanza, a capo chino, mi chiese qualcosa come dieci -lire. Io le diedi, ella le prese e fece per andarsene. Giunta sull'uscio -si fermò, esitante; poi tornò indietro, mi venne accosto, e mi domandò -con voce sommessa, tentando di prendermi la mano: «_Non mi vuoi più -bene?_...» - - - - -UN'EQUAZIONE MORALE - - - _Mia buona amica,_ - -Precisamente: una punta di volgarità, da parte d'una creatura eletta, -ferisce tanto, quanto conforta un senso di delicatezza da parte di -un'avvilita creatura. Ella dice ch'è strano? Scusi, perchè? La stessa -idea di paragonare una signora con una mercenaria le pare sconveniente e -indegna. In generale, sì, ha ragione; ma non mi ha già concesso, altra -volta, che vi sono signore delle quali bisogna proprio dire che hanno -sbagliato mestiere? Ella mi vorrà da un altro lato concedere che, se la -più gran parte, anzi la quasi totalità delle mercenarie meritano il loro -avvilimento, ce n'è pure qualcuna che era degna di miglior sorte. Ora, -secondo che le signore galanti si degradano e che le mercenarie -s'innalzano, la distanza che le separa tende naturalmente a sparire e le -differenze si riducono tutte esteriori e trascurabili, fino al punto da -giustificare la curiosa impressione che provò una volta il mio amico -Raeli. Trascrivo ancora una volta dal suo _Giornale di bordo_: - -«--... Tanto, proprio tanto piacere. Vi avevo già visto altre volte, da -lontano, insieme con quel vostro amico, quel magro, biondo -- toscano, -credo? -- e avevo domandato di voi ai comuni conoscenti. Mi rincresce -solamente di una cosa: vado via domani! Guardate che assedio: tutta la -roba sottosopra. Ma come si fa! Del resto, non conta: c'incontreremo -certo in qualche altro posto. Io vado a Milano, per le feste di Maggio: -è la stagione brillante. Poi sarò a Genova; in settembre partirò per -l'America del sud, dove farò un teatro. Canterò la _Carmen_, una parte -che mi va. L'ho studiata molto, con pazienza, con amore, sotto la -direzione del maestro Brunetti: lo conoscete? Fino a ieri avevo ancora -il pianoforte, pagavo trenta lire il mese d'affitto. Qui a Roma è tutto -d'un caro! Pago centosessanta lire il mese, per questo quartiere: -l'anticamera e la sala che vedete, la camera lì, con lo spogliatoio -dietro; da questa parte la stanza da pranzo e la cucina, delle quali -intanto non so che farmi, perchè vado sempre fuori a desinare. Vorrei -farvi sentire qualche cosa, ma come si fa? Avervi conosciuto un poco -prima! Non ho una gran voce; oh, proprio no; ma lo studio aiuta tanto; e -poi faccio assegnamento sull'azione scenica, sull'espressione -drammatica. E' una parte brillante, elegante, che s'attaglia alla mia -natura tutta fuoco e brio. Non vi pare?» - -«Io non avevo potuto ancora pronunziare una sillaba, tanta foga metteva -nel parlare la mia compagna. Era una creatura alta e bionda -- ma d'un -biondo innaturale -- e di forme vistose, ed anche bella in viso; d'una -bellezza tuttavia un po' dura e forte che rivelava, con l'accattata -eleganza dell'abito e degli atteggiamenti, la nativa volgarità. Ma -andavo io precisamente in cerca di nobiltà, in quelle camere mobiliate -molto più volgari della persona che le abitava?... Benchè fosse giovane, -non si poteva giudicare esattamente dell'età di costei: aveva forse -venticinque anni, forse trentacinque. Le braccia, nude dal gomito in -giù, e le mani spoglie anch'esse dei guanti, erano fresche come quelle -d'una fanciulla; ma la carne del viso, troppo matura e quasi macerata, -riconosceva dai cosmetici il colorito e la finezza. Sotto l'ala -grandissima d'un gran cappello di paglia sontuosamente impennacchiato di -rosso, gli occhi grigi, slavati, acquistavano una fattizia vivacità -grazie al bistro del quale eran tinte le occhiaie e al nero artificiale -delle sopracciglia. Un violento profumo di _Jockey-Club_ sprigionavasi -dall'abito rosso e giallo dove le linee del taglio di moda erano -esagerate fino alla stravaganza. A ogni moto del capo le grosse buccole -di brillanti -- o di _strass_? -- mandavano fiamme multicolori. - -«-- Io ho sempre avuto, -- continuava ella frattanto senza darmi tempo -di rispondere un monosillabo, -- una grande inclinazione, una vera -passione per l'arte. Ah, l'arte! l'arte! Le sublimi impressioni che -procura a chi la comprende, a chi vive di essa e per essa! Ma che -volete! Se fossi stata libera di fare a modo mio! Volevo dedicarmi al -canto sin da ragazza; a quest'ora sarei già innanzi nella carriera, -avrei l'avvenire assicurato, non dovrei dipendere da certe persone con -le quali non voglio più avere nessun rapporto di nessuna specie. E -invece mi tocca litigare, salire e scendere scale, tener conferenze con -avvocati e notai: considerate un po' voi se una donna come me è fatta -per queste cose! Eppure bisogna far così, per tutelare i miei interessi, -per non passar da stupida agli occhi di mio marito. Del resto io chiedo -soltanto ciò che ho diritto di chiedere, e nessun tribunale al mondo -potrebbe mai darmi torto. Mio marito mi paga una pensione di -duecentocinquanta lire il mese, e per esser puntuale finora è stato -puntualissimo; ma posso io correre il rischio di dipendere da lui, di -dovergli correr dietro se un bel giorno, per una ragione qualunque, per -il gusto di farmi dispetto, per amareggiarmi la vita ora che grazie a -Dio non abbiamo più niente di comune, gli saltasse il ticchio di -rifiutarsi? Ne è capacissimo: pensate se lo conosco, dopo cinque anni di -martirio, di vero martirio vissuti con lui! Un uomo volgare, senza -istruzione, senza educazione, incapace di comprendermi; buono per una -contadina, adatto a rendere felice una stupida qualunque, non una -persona come me. La colpa è tutta della mia famiglia; io non volevo -sposarlo; imaginate che fino alla vigilia delle nozze m'ero proposta di -risponder di no al municipio e in chiesa; ma come si fa, ero una ragazza -di sedici anni, dove potevo prendere tanto coraggio? E ciò che ho -sofferto in cinque anni non si può ridire: ci sarebbe da scrivere tutto -un romanzo. Una volta m'ero anche messa a buttarne giù le prime pagine. -Scrivo un poco, ho dato qualche cosa alla _Crisalide_; ma come si fa? -Anche il direttore del _Pensiero_ voleva che gli mandassi qualche -corrispondenza di tanto in tanto, e finora non ho proprio potuto: non ho -tempo. Conosco molti letterati, però: il Rampelli, Diego Giostra, la -_Principessa azzurra_. Con quest'ultima siamo intime: facemmo conoscenza -ai bagni d'Acqui, due anni addietro: ci siete stato? Una stagione -elegantissima. C'era tutta la società piemontese, anche quelli che non -avevano bisogno della cura e venivano per semplice diporto: la marchesa -Briziè, la contessa Garresio, tante altre signore con le quali si stava -sempre insieme. Ce n'erano anche di quelle che facevano le schifiltose, -che pareva si contaminassero a stare insieme con gli altri; e poi se ne -sentivano delle belle, sul conto di certe santarelline. Ma a me non la -danno a intendere, sapete, le così dette donne oneste! Del resto ci -siamo divertiti lo stesso; anzi di più; gli uomini erano tutti di scelta -compagnia, figuratevi che venne anche Sua Altezza Reale il duca del -Monferrato; anzi si fece una volta un gruppo fotografico, tutti insieme: -guardate qui sul divano: vedete Sua Altezza? Questa qui dovrei esser io! -Poi c'erano molti giovanotti dell'aristocrazia, molti signori francesi, -parecchi artisti che per mio conto io preferisco agli altri: tutta gente -di spirito, con la quale c'è sempre da apprendere qualche cosa mentre si -scherza e si ride. Lì ho conosciuto Balducci, il commediografo Salsi, e -Filipponi, il pittore mantovano, sapete?...» - -«Il torrente delle sue parole, quando pareva arrestarsi un momento -dinanzi a un punto interrogativo o esclamativo, precipitava indi più -rapido come, dopo un ostacolo, l'acque scorrenti. E seduto al suo -fianco, io restavo immobile e attento quasi pendendo dalle sue labbra, -come se quei discorsi m'interessassero fuor di misura. Ma già cominciavo -a non più udire, e un sentimento sorgeva dentro di me, un sentimento di -curioso stupore. - -«-- Anch'io disegno un poco: da ragazza facevo qualcosa di non troppo -brutto; ma poi ci ho perduto la mano. Disegnavo a pastello e mi ero -anche messa all'acquarello e alla pittura a olio giusto poco prima del -matrimonio, quando mi fidanzai. Da quel tempo non feci più nulla: appena -adesso riprendo il lavoro. Faccio il mio ritratto; aspettate, ve lo -voglio mostrare. Dev'essere in questa cartella. Ma che confusione, mio -Dio! Non mi par l'ora di sistemarmi a Milano, dove ho già fissato un -quartierino in via dei Rastrelli, sapete, vicino alla Posta. E' vero che -non ci resterò più d'un mese, ma come si fa! Dove diamine l'ho ficcato? -Doveva essere proprio qui. Ah, eccolo; guardate... - -«Era un pastello appena abbozzato; poche linee stentate e qualche ombra; -una cosa tutta puerile. - -«-- È cominciato da poco, però non credo che verrà male: il mio amico -Marcorati vorrebbe anzi ch'io lo mandassi all'esposizione _In arte -libertas_ -- ella pronunziò _libertàs_; -- ma ancora è un po' presto per -giudicarlo degno di tanto onore. Lo copio da questa fotografia del -Sorgato di Venezia, ma correggo poi dal vero, perchè la mia figura è di -quelle che la fotografia non coglie mai bene. Forse dipende anche un po' -dai fotografi, che ordinariamente non capiscono niente e lascian fare -alla macchina, senza intelligenza, senz'arte. Non basta mettersi dinanzi -al modello; bisogna saperne cogliere l'aspetto più favorevole, più -adatto, più caratteristico; perchè il vero può anche non essere -verisimile. È quel ch'io predico sempre, a proposito della scuola -naturalista, che di questi tempi inonda il campo dell'arte di produzioni -dove la verità nuda e cruda non fa palpitare il cuore, non suscita il -più piccolo ideale. La verità è certo una gran bella cosa; e nessuno può -preferirle in buona fede la menzogna; ma io domando e dico che bisogno -c'è di riprodurre la realtà volgare dalla quale siamo circondati? -Purtroppo di certe cose e di certi spettacoli non possiamo farne a meno -come vorremmo; e se ci disgustano quando sono veri come è possibile -gustarne la rappresentazione? Perciò io non leggo più Zola. Riconosco -benissimo che è un forte talento, un genio anche, se vogliamo; ma è -troppo brutale, urtante, sconveniente addirittura. Quella _Terra_, per -esempio: non ho potuto andare oltre i primi capitoli, ma proprio non ho -potuto. E' una cosa veramente dispiacevole che un'artista di quella -forza lì si perda in mezzo al sudiciume. E poi dite quel che vi piace, -un libro deve insegnare qualche cosa, deve procurare di renderci -migliori. Io non faccio la predicatrice; certamente sappiamo tutti che -la vita è quella che è, ma quando uno prende la penna in mano deve -venirci a dire qualcosa di diverso, di nuovo, d'interessante. Deve -interessare il cuore e divertire lo spirito sopratutto; e che cosa -volete? Zola non mi diverte e tanto meno m'interessa. Mentre Ohnet! Ed -anche Feuillet! Ma Ohnet specialmente! Quel _Padrone delle ferriere_! -Quella _Contessa Sara_! Che verità e che fascino! Che scienza del cuore -umano! Ecco come tutti dovrebbero scrivere! Ma quando si prende in mano -uno di questi libri, io non so: è impossibile più metterli da parte, -bisogna andare sino in fondo, sino a perderne il sonno e l'appetito. E -il _Romanzo d'un giovane povero_! Romanzo e commedia, due capolavori! -Nella commedia recitai anch'io una volta, in casa Critta, a Bologna: il -teatro m'ha sempre affascinata: se non avessi potuto darmi al canto a -quest'ora sarei già sulle scene di prosa. Cesare Rossi mi fece l'anno -scorso una mezza proposta: non era splendida, naturalmente, per una -esordiente; ma l'avrei accettata a ogni modo se non avessi avuto di -meglio...» - -«Così il discorso svolgevasi, inesauribile, passando da un argomento -all'altro, con giri tortuosi, con salti improvvisi; ed io restavo sempre -lì, immobile più di prima, ma non più attento, anzi molto lontano, -infinitamente lontano da quel luogo e da quella donna. Con gli occhi -della mente io ne vedevo ora un'altra, l'Idolo dei tempi andati, la -creatura della cui perdita non m'ero mai tanto crucciato come un'ora -innanzi, quando, in cerca di distrazioni, per uccidere l'immensa noia, -per procurarmi un istante d'oblio, avevo seguito costei la cui voce mi -faceva ora l'effetto di un confuso ronzio, in mezzo al quale solo di -tratto in tratto afferravo un lembo di frase. E non era molto umano il -mio cruccio? Il valore da noi attribuito alle cose ed agli esseri non è -sempre relativo e tutto dipendente dal reciproco paragone al quale li -sottoponiamo? Non mai, pertanto, come in presenza di quella volgare -creatura io avevo apprezzato il valore dell'Altra già stimata nobile e -rara. Perchè, dunque, superato il primo momento di tristezza e quasi -d'ambascia, la meraviglia avea occupato il mio spirito? Perchè mai, -soltanto a considerare gli artifizii di eleganza, l'esagerazione del -taglio e lo sfoggio di colori nell'abito che la mia compagna indossava; -soltanto a esaminare l'affettata ricercatezza delle mosse e dei gesti di -costei, già inconsapevolmente il paragone istituitosi nel mio pensiero -cominciava a dare risultati diversi dai primi, e dove avevo visto un -abisso, vedevo ora simiglianze ed affinità? Disprezzavo tanto l'antico -oggetto dell'amor mio fino a giudicarlo poco diverso da questa donna che -cercava clienti per le strade?... Certo, la critica nasce quando la fede -muore; ed io che avevo un tempo attribuito tutte le bellezze e tutte le -grazie a un'indegna, mi trovavo ora in una disposizione d'animo che -avrebbe umanamente spiegato la radicale mutazione del mio giudizio; ma -questo giudizio nuovo dipendeva tanto poco da considerazioni -interessate, che il mio primo movimento, nel ricordare il passato, era -stato tutto di rammarico. Il giudizio mi s'imponeva, invece, e derivava -interamente dall'esame del quale facevo oggetto la donna che mi stava -dinanzi. Come avrei potuto restare indifferente alla rivelazione d'una -fisionomia morale che offriva tanti strani, imprevisti riscontri con -quella che un tempo m'avea deliziato? Quell'ostentato e così mal -corrisposto amore dell'arte del quale la mercenaria faceva sfoggio, -quante volte non era stato addotto dall'altra? E, segno più notevole, -entrambe quelle donne chiedevano all'arte un contenuto morale, mentre -una di esse faceva pubblica professione di immoralità, e l'altra... sì, -l'altra s'era posto sotto i piedi tutte le leggi e tutti gli -scrupoli?... Avevo però io veramente il diritto di riconoscere queste -cose? Non avevo io stesso amato d'un immorale amore, spingendo l'antica -amante ad una nuova caduta?... Tuttavia pensavo che c'è una specie di -virtù anche nella colpa, come c'è una specie di logica nella pazzia. -Perchè dunque la donna che ebbe il fiore del mio sentimento, alla quale -io volli esser legato da un legame indissolubile, non se ne contentò e -scese ancora per le scale del vizio, se non perchè appunto del vizio -ella aveva l'istinto ed il genio?... E negava l'onestà delle altre, come -questa -- incontro ancora più rivelatore! -- e quando aveva riconosciuto -la falsità della propria situazione s'era giustificata rigettando la -colpa sugli altri, sulla famiglia, sul marito -- come questa, ora!... -Intanto che la ciarliera continuava a citar nomi di gente nota, ad -enumerare le sue relazioni e a giudicar di tutto e di tutti con una -vanità e una presunzione più grossolane, ma non essenzialmente diverse -da quelle dell'altra; intanto che a furia di rovesciar parole sopra -parole ella si contraddiceva, dimostrando a propria insaputa d'aver -detto una quantità di menzogne -- ed anche l'altra non aveva -quest'abito? io non riuscivo a spiegarmi, tanto n'ero stupito, come -entrambe quelle donne si fossero lagnate con le stesse precise parole -del destino che le aveva unite con uomini indegni di loro: «Una persona -sciocca, egoista, volgare, incapace di render felice una donna come -me!...» _Come me_, cioè vana, ingannatrice e falsa, a cominciare dal -viso imbellettato e dai capelli tinti, fino al cuor sordo ed alla mente -vuota! _Come me_, cioè perfida, sfrenata ed impudente fino a pretender -negli altri le cose delle quali ella era la negazione vivente... - -«-- Ho troppo sofferto, -- udivo dire in quel punto, -- e adesso _vo' -prender la mia rivincita_: non è forse giusto? _Sono ancora giovane e -piacente_, ho ancora molti anni dinanzi a me per compensare quelli -passati fra tante angustie. _Vo' conoscer la vita_, vivere anch'io, -libera come l'aria, arbitra di me stessa: _voglio amare, lottare, -soffrire anche, che importa? ma vivere!_... - -«E facendosi vento col grande ventaglio di piume bianche, dalle stecche -di tartaruga bionda, che agitava con moto largo e maestoso, s'atteggiava -a gran signora, non dimostrava alcuna maraviglia, anzi pareva tutta -soddisfatta nel vedere questo strano avventore pendere dalle labbra di -lei, chinare il capo in atto ossequente a tutto ciò che ella diceva, -senza toccarle la punta di un dito... E dalla tristezza, dal rancore, -dalla maraviglia io passavo finalmente a un senso di sottile -compiacimento spirituale. Ero venuto a cercare il piacere dei sensi e -trovavo quello del pensiero, nel curioso paragone psicologico che s'era -imposto alla mia attenzione e mi forniva gli elementi d'una specie -d'equazione morale. Come l'esercizio d'uno stesso mestiere e l'influenza -d'uno stesso ambiente imprimono nelle persone nativamente più dissimili -un carattere di simiglianza, così tra la mercenaria e la dama che in -condizioni e a patti diversi vivevano dell'amore, le differenze -s'andavano riducendo, per adoperare ancora il linguaggio delle scienze -esatte, infinitesimali e trascurabili: la cortigiana nel salire verso la -signora, questa nel discendere, tendevano a darsi la mano. Fra quelle -due anime si poteva veramente già porre il segno dell'eguaglianza.» - - - - -LE CICATRICI - - -Le nuove pagine del giornale di Ermanno Raeli che ultimamente io le -trascrissi non le sono dunque piaciute, incontentabile amica, quanto le -prime. Me l'aspettavo. Non vi si parlava di poesia, una signora vi era -agguagliata ad una semplice mercenaria: ella quasi ritoglie pertanto -alla memoria del povero amico mio la stima che prima gli aveva concessa. -Per vero dire ella si degna di ammettere l'esattezza dell'equazione -morale di Ermanno, ma teme che, «secondo il solito,» da un caso -particolare io tragga conseguenze troppo generali. Si rassicuri: se un -tempo caddi in questo errore, dopo che ella m'ha dato sulla voce starò -più attento e andrò più cauto. Io non affermerò, per non farle -dispiacere, che quasi tutte le signore galanti somigliano troppo alle -mercenarie; dirò invece che, alle volte, c'è delle mercenarie che -valgono più delle signore galanti... - -Per fortuna, molte centinaia di chilometri ci dividono, e se io le -faccio rabbia, sono, come direbbe un artigliere, fuori del tiro della -rabbia sua. Il meno che potrebbe capitarmi, se invece di scriverle -queste cose glie le dicessi, sarebbe d'esser messo alla porta. Ma forse -ella non spingerebbe fino a tanto lo sdegno; come non l'ha finora spinto -fino a rimandarmi indietro, senza leggerle, queste mie lettere. Loro -signore hanno una passione irresistibile che si chiama _curiosità_. E' -naturale: poichè non conoscono, e non possono e non debbono conoscere -certi fatti umani, i fenomeni sociali troppo tristi, le miserie, le -vergogne, le piaghe, tutto il lato della vita che resta nell'ombra e nel -mistero, ma del quale presentono l'importanza, sono cupide di saperne -qualcosa dagli uomini, la cui molteplice e libera esperienza non ha -secreti. Non dico che se la gente sapesse di che cosa le scrivo ella non -m'ingiungerebbe di smettere; ma -- sia sincera! -- poichè nessuno sa gli -argomenti delle mie lettere, ella se ne sdegna, va bene, ma poi le -aspetta curiosamente. - -Già una volta io dovetti parlarle d'un luogo che i chinesi chiamano -poeticamente _barca di fiori_, ma dove di poesia non ce n'è punta. Le -vicende di questa nostra discussione epistolare mi fanno andare un'altra -volta là dove il grande Poeta di cui non potei dirle il nome fece la -veglia dell'arme. Senza dubbio le sciagurate che popolano queste case -hanno perduto quasi sempre le ultime vestigia dell'umana dignità e sono -oggetto di orrore e di ribrezzo; ma non possono esse talvolta ispirare -un altro sentimento, tutto caldo, tutto cristiano, il sentimento della -pietà? Quando la loro miseria sembra inguaribile, non possono esse dar -prova che erano degne d'un meno infame destino?.... - -Io le narrerò quel che accadde una volta ad un altro poeta, non grande -come l'Anonimo, ma certo non infimo. Ella non dirà così che nelle mie -lettere non c'è mai poesia. Quest'altro sognatore, adunque, una sera che -i fumi del vino gli avevano annebbiato il cervello, si trovò non -solamente incapace di resistere agli incitamenti della chiassosa -compagnia con la quale aveva banchettato, ma perfino di giudicare dove -fosse e che cosa facesse. Se, nella prima gioventù, arso di amore, egli -non aveva troppo badato, come tutti gli altri uomini, al bicchiere nel -quale dissetavasi; con gli anni era divenuto molto riguardoso, e le -nobili amicizie nelle quali aveva attinto alte ispirazioni lo avevano -per sempre distolto dagl'impuri piaceri che un tempo erano per lui amari -argomenti di torbidi canti. L'arte sua, da principio degna d'un -orgiastra, impudica, satanica, piena di volute reminiscenze -baudeleriane, erasi purificata; egli rideva ormai dei suoi antichi -atteggiamenti e non comprendeva perfino come avesse potuto trovar -materia d'arte -- d'un'arte sia pure corrotta -- nelle case del vizio. -Senza dubbio i ricordi delle letture, le imagini rettoriche delle quali -la sua mente era popolata, e non già le dirette impressioni della realtà -avevano alimentato la sua antica produzione; mutata ora la disposizione -del suo spirito, egli era certo che dove un tempo aveva trovato creature -diaboliche, tragiche vittime o dolenti sorelle; dove aveva scoperto -l'antitesi della carne impura e dell'anima vergine, dell'oro e del -fango, del riso e del pianto, non avrebbe rinvenuto altro che la più -vile stupidità. Senza sua volontà, pertanto, anzi a propria insaputa, si -destò quella sera accanto a una donna che gli aveva gettato le braccia -al collo, una creatura bella e strana ad un tempo, grande, forte, con -una testa che pareva sbozzata nel marmo, a larghi tratti, rassomigliante -tutt'insieme a qualche animata statua della cacciatrice Diana. Ma la -fredda e quasi scultorea espressione del viso era animata dagli occhi -azzurri, dolci e ridenti come un celeste spiracolo. I capelli castani, -crespi, foltissimi e corti, le mettevano sulla nuca come un casco enorme -ed opprimente; una lunga veste azzurra, stretta alla cintura, stretta ai -polsi, pudicamente copriva tutto il suo corpo ed era appena aperta -intorno all'attaccatura del collo, tanto tuttavia da lasciar scorgere, -sulla pelle bianchissima, la riga esile ed ancora un poco più bianca -d'una cicatrice. - --- Che è questo? -- domandò il poeta quando si fu liberato -dall'abbraccio e per vincere in qualche modo l'imbarazzo al qual'era in -preda. - --- Non vedi? -- rispose ella con un forte accento esotico sgraziato a -udire ma che si traduceva plasticamente in un vezzoso atteggiamento -delle labbra ed era, insomma, una stranezza di più. -- Non vedi? Una -cicatrice. E' stato un colpo di coltello: potevo morirne. Trapassò il -polmone; quando fui guarita stetti tanto tempo tossendo. Il mio amante -mi fece questo, per gelosia; mi voleva bene! - -E mettendo tratto tratto una mano sulla spalla del suo cliente, -costringendolo a prestarle attenzione, esclamando: «E senti!... e -ascolta!...» narrò la storia. L'amante suo, al quale non faceva senso la -rivalità di tutta la folla, aveva impeti di cruccio violento se ella -accordava un sorriso o se rivolgeva più spesso la parola o se stringeva -più forte la mano a qualcuno, al primo venuto. Le voleva proibire di -muoversi, di parlare, di guardare! Proibirlo a lei che s'era ridotta a -quella vita per non aver potuto tollerare l'obbedienza, che aveva -abbandonato il marito per non soffrire il suo dominio, per esser libera -di fare quel che le pareva?... E, da principio, l'amante non se la -prendeva tanto con lei quanto con gli uomini dei quali era geloso: -metteva mano alle armi per impaurirli e indurli a smettere. Quando ebbe -dato e ricevuto molti colpi di bastone e di rasoio, s'accorse che -sbagliava strada, che non doveva prendersela con gli altri ma con lei -stessa. E allora cominciarono le minaccie terribili di morte e di -sfregio. Non le parlava più se non con il coltello in mano, tenendola -afferrata per il collo, facendole sentire il freddo della lama sulle -guance, sulla gola, sul seno, alzando continuamente il braccio in atto -di ferire. Ed ella esclamava: «Su, vediamo se sei buono!... Andiamo, -presto!... Ma su!...» E poichè egli non riusciva a compiere le minacce, -ella gli consigliava compassionevolmente: «Vattene, piuttosto, e non ci -tornare più... Non è affar tuo!... M'hai seccato, insomma!...» Finchè un -giorno che le aveva ingiunto con più furore di smetterla e che ella gli -aveva risposto con maggiore durezza: «No! Vattene, se non ti piace! -Ammazzami, se sei buono!...» egli aveva gettato un grido, affondando -l'arma con tutte le sue forze. Subito dopo s'era messo a fare come un -pazzo e a piangere come un bambino, credendola morta; ma ella lo aveva -costretto a fuggire, a nascondersi; e aveva asserito d'essersi ferita -cadendo, e lo aveva salvato dalla galera e dalla fame, togliendosi il -pane di bocca per sovvenirlo nel rifugio da lei stessa procuratogli. - -La narrazione di questo amore fatta con grande volubilità, divagando, -sorridendo, cantilenando, procurò un gran senso di freddo al poeta, il -quale, interamente tornato in sè, avrebbe pagato qualche cosa per essere -fuori di quel luogo e lontano da quella creatura. Come doveva esser -mostruosa, se l'amore non l'aveva redenta!... Ma imbarazzato più d'un -adolescente alla sua prima scappata, egli non sapeva ancora come fare -per andarsene, quando la donna, credendo esaurita la curiosità di lui, -si mise a cantilenare: - - _Amour, mystérieux oiseau?_ - -e cominciò a slacciarsi il corpetto. Allora egli scorse, sulla mammella -destra, in prossimità del capezzolo, un'altra riga più piccola, un'altra -cicatrice più bianca, più sbiadita, appena notabile sull'avorio della -pelle; la cicatrice d'un'altra ferita meno grave ma molto più antica. - --- E questo? -- domandò, punto da una malsana ma prepotente curiosità -dinanzi a quella turpe carne crivellata. -- Un altro colpo di coltello? - -La donna rispose, sorridendo un poco: - --- Oh, no! Un'operazione dolorosa, un taglio che dovettero farmi, al -primo latte. - --- Hai avuto figliuoli? - --- Due. - -E riprese a narrare. Uno l'aveva avuto col marito, dieci anni addietro; -il secondo _dopo_. Suo marito era matto per quel bambino, ed anche per -lei; a segno che, dopo la sua prima fuga con un ufficiale, la riprese in -casa quando costui la lasciò. Ma ella era insofferente del giogo -coniugale, e la rischiosa avventura e il perdono ottenuto, invece di -persuaderla a restarsene tranquilla, la spinsero a ricominciare. E una -seconda e una terza volta il marito innamorato la riprese con sè, la -sottrasse alla fame, all'ultima perdizione. Si stava bene in casa di -lui; era un armatore inglese venuto a stabilirsi a Marsiglia, e faceva -molti affari; non le lasciava mancar nulla. Ma _qui a bu boira, n'est-ce -pas?_ ed una volta ancora ella scappò, facendo però in modo da non poter -essere più rintracciata. Venne in Italia sotto falso nome, errò di città -in città, ebbe amanti d'un anno e d'un giorno; finchè, piena di debiti, -sul punto d'ammalare d'inedia, cadde in mano degli sfruttatori. - --- E tuo marito, -- domandò il poeta, -- non sa più dove sei? - --- Mai più. - --- Se lo sapesse? - --- Verrebbe a riprendermi. - --- Perchè non glie lo dici? - --- Per non tornare con lui. - --- E i tuoi figli? - --- Morti. - -Il poeta non domandò più nulla. Il senso di freddo gli serpeggiava più -acuto per il corpo. Quella creatura era stata madre, e neppure la -maternità era valsa a salvarla! I suoi bambini vivi non l'avevano -trattenuta sulla via dell'abbiezione, la memoria degli innocenti morti -non la faceva neppure arrossire. A che punto era dunque discesa? E -preferiva l'orrore di quella vita al perdono del marito, alla pace della -famiglia!... Ma che marito! Ma che figli! Il poeta se la prendeva con sè -stesso per l'ingenua e sciocca credulità della quale aveva dato prova. -Esisteva un uomo capace di perdonare tante volte, di pensare ancora a -quel mostro in forma umana? Non era tutta un'invenzione suggerita -dall'idea d'interessar la gente, di farsi credere meno ignobile e -infame, ma che otteneva invece il risultato precisamente opposto? Non -sapeva egli che non bisogna credere neppure una parola di tutto ciò che -queste donne dicono? Come s'era lasciato prendere dalla spudorata -menzogna? Ed aveva anche creduto la storia della coltellata per gelosia, -della romantica rinunzia alla vendetta e degli aiuti prestati -all'assassino! La coltellata era vera, poichè esisteva la cicatrice; ma -chi sa in qual rissa glie l'avevano data, per qual rifiuto di -pagamento!... - -Tutto ciò, frattanto, invece di scemare la curiosità del poeta, l'aveva -accresciuta. Persuaso dell'infamia di quell'essere, egli voleva vedere, -giacchè c'era, fin dove arrivava. E poi, da esatto ragionatore, egli -avvertiva una mancanza di logica in tutta quella storia. Ella aveva -detto che in casa del marito stava bene; riconosceva dunque che adesso -stava male? Ed asseriva d'aver affrontato tante miserie per amore della -libertà; ma non era invece riuscita a piombare nella soggezione più -vile?... E poi, quegli occhi dolci e ridenti mentivano anch'essi? La -nobiltà quasi di statua divina di quella figura mentiva anch'essa?... -Allora, quantunque si fosse proposto di non domandare più nulla, si -decise a fare un'altra domanda -- l'ultima, a suo giudizio. - --- Sei dunque contenta di quel che hai fatto? - -Subitamente, negli occhi della donna che il curioso mirava, passò -qualche cosa; la loro limpidezza s'offuscò come uno specchio d'acqua -s'intorbida per un'agitazione improvvisa. - --- Sei contenta di esserti ridotta qui? -- ripetè egli giacchè non -otteneva risposta. - --- Piango tutti i giorni, -- ella disse. - -Ma la sua voce era calma, uguale a quella con la quale aveva detto le -altre cose, forse appena più sommessa; e il poeta, incerto un momento se -credere o no, fece come per alzare le spalle. Che sciocco! Come mai gli -era venuto in mente di fare simili domande? Non gli restava in verità -che mettersi a predicare per convertire la pecorella smarrita e dirle, a -mo' d'esempio: «Figlia mia, pensa alla vita eterna, e pentiti!...» Ed a -quell'idea fu preso da una voglia matta di ridere. - -La donna frattanto, senza dir nulla, s'era sbarazzata del corpetto; le -braccia bianche, delicate ed esili come quelle d'una fanciulla, -apparvero nude. Subitamente il poeta fece un atto di raccapriccio, -esclamando: - --- Che è questo? - -Il braccio sinistro era tagliato in due punti da due orribili cicatrici, -un poco più su del polso e dalla parte del gomito: due tagli larghi ed -irregolari, che pareva fossero stati fatti con uno strumento dentato, o -poco tagliente, o tenuto con mano tremante; due ferite a stento -rimarginate, simili a due rozze cuciture sulla viva carne, ed ancora -accerchiate da due grandi chiazze paonazze. - --- Chi ti ha fatto questo? -- ripetè il poeta inorridito e impietosito -ad un tempo, sentendosi finalmente stringere il cuore da un moto d'umana -simpatia dinanzi a quella creatura che aveva esaminata con la nauseata -freddezza d'un medico dinanzi a un cadavere. - -La donna rispose, sorridendo un poco di quell'orrore e di quella pietà: - --- Nessuno; mi sono tagliata da me. Volevo segarmi le vene, e non ci -sono riuscita. Vuol dire che questo è il mio destino. - - - - -LA TOSCANINA - - -Non mi aspettavo meno, mia nobile amica, dalla gentilezza del suo cuore, -e le chiedo perdono delle irreverenti parole. Ma quanto delicato è il -suo sentimento, altrettanto acuto è il suo spirito, ed ella ha ben -compreso che se talvolta le mie espressioni non sono state rispettose -come dovrebbero essere, ciò significa che fatalmente lo stato di guerra, -tra uomini e donne, non può aver tregua: io, io stesso, compreso di -tanta reverenza per lei, mi lascio pur vincere la mano dall'ironia! - -Vuol ella permettermi di stampare uno di questi giorni, senza nominar -lei, beninteso, tutta la prima parte della sua lettera d'oggi? La -cristiana pietà per le avvilite creature che hanno ancora coscienza del -loro avvilimento non poteva dettarle parole più eloquenti. Ella giudica -tuttavia che, per redimersi, esse potrebbero fare qualcosa di meglio che -non tentare d'uccidersi, e crede che, volendola fermamente, otterrebbero -la redenzione. Penso anch'io come lei: volere è potere. Se non le parrà -presunzione ch'io citi me stesso, aggiungerò che altra volta già dissi: -«Quando la volontà asserisce d'essere inefficace, bisogna dubitare un -poco della sua sincerità.» Soltanto, noi non dovremmo abusare di questi -giudizii. I casi nei quali la volontà sincera resta impotente sono -disgraziatamente anche troppi. Che diremo noi allora? Se essa s'infranse -contro ostacoli troppo grandi e veramente insuperabili, negheremo il suo -merito? Anche quando fallì perchè non fu molto potente, disconosceremo -quel tanto di virtù che la sostenne? Se volere non è sempre potere, noi -potremo dire che in ogni caso chi vuole vale. - -Poco tempo fa, a proposito del costo dell'amore, io le riferii il motto -d'una mercenaria al mio amico Grolla. Costretta dalla necessità a -chiedergli un poco di denaro costei gli disse, timidamente: «_Non mi -vuoi più bene?_» parole che fecero molta impressione all'amico mio, -specialmente perchè gli rammentarono l'altra domanda, tanto meno -delicata, rivoltagli da una dama: _Ti costo troppo?_ Io che ho accusato -lei di curiosità non potrò oggi far meglio ammenda del mio torto se non -confessandole la curiosità mia propria. Dopo che Grolla ebbe riferito i -due motti, insistetti presso di lui affinchè mi narrasse qualche altra -cosa della dama e della mercenaria. Egli soddisfece a mezzo -l'aspettazione mia: della dama non volle dirmi nulla, ed io compresi che -il rancore, lo sdegno e lo sprezzo glie ne rendevano incresciosa la -stessa memoria; della mercenaria mi narrò la storia. Siccome, dopo le -idee che abbiamo scambiate sulle infelici sue pari, potrà interessarla, -così glie la voglio riferire. Trascrivo dalla lettera dell'amico mio: - -«Il suo vero nome» mi scrisse egli dunque, «era Margherita, ma la -chiamavan tutti la Toscanina perchè era di Siena ed aveva un personaggio -piccolino, magrolino, delicato, e un viso così dolce che la -rassomigliava a non so qual Vergine Beata, e una vitina sottile che -sarebbe parsa più sottile ancora, se ella avesse potuto stringersi nel -busto, come fanno tutte, senza mandar sangue dalla bocca... Ella diceva -questa cosa semplicemente, come diceva semplicemente, quando la padrona -di casa, la serva, tutta la trista gente che l'attorniava le aveva dato -qualche dispiacere: «M'hanno fatto molto male: ho sputato sangue, sono -svenuta; allora hanno avuto paura...» Pure, fumava sigarette una -sull'altra e beveva liquori, e se la rimproveravano di ciò, rispondeva: -«Mi faranno male dopo; per ora mi danno animo...» Soffriva sempre di -qualche cosa, accusava sordi dolori, ma il suo buon umore non cessava -per questo, e le sue labbra piccole e bianche si schiudevano -naturalmente al canto. Nella notte alta, per le vie deserte, o in barca, -sul mare, si metteva a cantare a tutta voce: una voce leggermente -stridula che tratto tratto s'arrochiva senza che ella si decidesse a -smettere mai. - - «Capille nire cumm'a nu velluto, - Capille nire ch'ardono d'ammore... - -«Erano così i suoi capelli, neri e vellutati, e quando ne disfaceva -l'acconciatura e li lasciava cadere in due grosse bande sulle spalle, -l'ovale del suo viso pallido ed affilato in quella cornice d'un nero -lucente acquistava un'espressione misticamente ideale, una meravigliosa -purezza, come quella d'una Suora sognante le letizie del paradiso. - - «Sette passi già gli ho contati, - Quant'è lunga la mia cella... - -«Un'altra delle sue canzoni -- e diceva d'averne trovato i versi e la -musica quando suo padre l'aveva chiusa in un monastero: una storia nella -quale non si sapeva bene dove finisse la verità e dove cominciasse -l'invenzione -- come in tutto ciò che dicono le sue pari. Però qualcosa -la distingueva dalle altre: un fondo inalterato di naturale bontà e -specialmente una semplicità di gusti, una grande facilità di -contentatura, una remissione costante. I più piccoli regali la rendevan -felice; non aveva mai voglie; sempre che le offrivano qualche cosa -forzava gli offerenti a sceglier essi, quasi non si trattasse di far -piacere precisamente a lei. - - «La luna nova 'ncoppa a lu mare - stenne na fascia d'argiento fino... - -«Le notti della luna piena, nonostante l'umidità perniciosa della -marina, era per lei una festa venire in barca: rammento certe sere nel -porto, col mare tranquillo e piano come una tavola, quando la facevo -distendere sul dorso, sorreggendola col braccio, perchè non vedesse -altro fuorchè il cielo stellato; e certe altre quasi tempestose, quando -in faccia alla scogliera del molo, dove le onde si scagliavano -furibonde, ella cantava con voce più squillante, quasi a sfidar gli -elementi, e rideva mostrando le perline dei denti, e mi afferrava -fortemente il braccio ad ogni scossa della barca sballottata come un -pezzetto di sughero. Una volta dimenticò di prendere il mantello, e -siccome io avevo una gran paura che l'umidità le facesse male, tentai di -persuaderla a buttarsi la mia giacchetta sulle spalle. Non l'avessi mai -detto! Mi diede del matto, mi picchiò col ventaglio quasi rabbiosamente, -e non ci fu verso di piegarla. Un'altra sera, ai piedi della scala della -lanterna, vide un cagnaccio rognoso, una povera bestia che se ne andava -lungo il muraglione, evitando le gente, quasi presaga dell'accoglienza -che gli era serbata. La vista di quel cane le diede un brivido di -ribrezzo, e poichè io, per chiasso, feci il gesto di chiamarlo, ella si -mise a salire precipitosamente le scale, fuggendo. Allora finsi -d'inseguirla, costringendola ad arrampicarsi più presto, e la raggiunsi -sulla spianata; ma come mi pentii dello scherzo! La poveretta ansava ed -era tutta sbiancata in viso, sul punto di perdere i sensi. Con le mani -faceva un gesto che, sulle prime, io non compresi: voleva dirmi a quel -modo, non potendo parlare, di metterle una mano sul cuore perchè -sentissi come batteva. Che paura! Pareva si schiantasse. Ma di lì a -qualche minuto, quando riscendemmo in barca, l'affanno era passato ed -ella riprese il suo canto... - -«Le cure che io avevo per la sua persona la stupivano molto; spesso mi -diceva: «Com'è curioso questo qui! Hai paura che io muoia? Sta -tranquillo: non sarà per ora!...» Pure, aveva qualche momento di nera -tristezza, di quella tristezza muta e profonda che non si sa come -lenire. Mi faceva tanta pena, nel vederla così gentile e nel saperla in -quella vita, con quel male che le rodeva il petto, che un giorno, -avendola trovata in uno di questi momenti, tentai di esprimerle -l'interesse e la simpatia che m'ispirava. «Non mi compiangere, sai,» -rispose, «non voglio!...» ed era quasi duro il suono della sua voce nel -dire queste parole. Per distrarla, la condussi in campagna; a tutti i -poveri che incontrammo volle dare qualche cosa. Un vecchio cieco, -accasciato sopra un mucchio di sassi, tendeva la mano scarna, rugosa e -tremante: ella fece fermare la carrozza, discese, e gli mise in mano una -moneta dicendogli: «Dite un'avemaria...» - -«Tutti quelli che soffrivano, che mancavano di pane le facevano molta -pietà, forse pensando che un giorno sarebbe mancato anche a lei, o -rammentando, chi sa, che le era mancato una volta. «Se io dovessi -ridurmi a fare la serva, a vivere di elemosina,» diceva, «sta pur sicuro -che mi ammazzerei. Il fiume non c'è per nulla, o il mare... E poi, posso -chiudermi in camera, con molti fiori dentro, e lasciarmi morire così...» -Ella doveva aver trovato questa idea in qualche libro -- perchè leggeva! -I suoi libri erano romanzi di Montépin e di Boisgobey, altra roba -francese ancora più brutta, edizioni economiche ad una lira, dalle -copertine rozzamente illustrate. In mezzo, come smarriti e vergognosi -della compagnia, i versi dello Stecchetti, che la povera ragazza -certamente non capiva. Infatti, non vorrei che attraverso questi miei -ricordi tu la vedessi abbellita, nobilitata, migliore di quel che in -realtà non fosse. Era una creatura perduta che portava nei modi, nel -linguaggio e nello stesso pensiero il marchio della sua condizione, -senza nulla che la riscattasse fuorchè i segni, intermittenti e non -visibili a tutti, d'una primitiva delicatezza di sentimento, d'una -nostalgia delle perdute serenità spirituali -- parole forse un po' -troppo preziose per la cosa che debbono esprimere... Ma la sua tristezza -era di breve durata; il canto e il riso fiorivano assiduamente sulle sue -labbra. Parlava molto, di tutto, saltando di palo in frasca, ma tornando -con insistenza su certi casi della propria vita. Certo, come li raccontò -a me li avrà raccontati a molti altri; certo ancora, se si potessero -paragonare le varie versioni, si troverebbe che non corrispondono, che i -particolari variano, che le giunte e i ricami alterano il carattere e la -significazione dei casi. Di quest'abitudine della menzogna, in tutte le -Toscanine, tu hai già ragionato, ed è inutile dirti che io consento -interamente con te. La coscienza del loro avvilimento presente le spinge -a dar sapore di poesia alla loro vita passata; ora questo mi piaceva -specialmente nella Toscanina mia: che le sue narrazioni non parevano -molto abbellite, poichè, senza esservi costretta dalla presenza di -nessun testimonio e contro il suo proprio interesse, ella diceva cose, -della sua vita trascorsa, che le potevano nuocere. - -«Sì, la Toscanina confessava d'esser passata per il più infame -servaggio. Noi usiamo, per indicare la somma d'ammaestramenti cavati -dalle lunghe esperienze, una frase che dice: «Conoscere la vita,» e -ciascuno di noi si forma di questa vita un'idea diversa secondo le -diverse vicende per le quali è passato. Le Toscanine adoperano anch'esse -una frase per indicare l'esercizio del loro mestiere, una frase molto -espressiva: «fare la vita,» e fra il nostro «conoscere» e il loro «fare» -c'è tutta la differenza che passa tra il dilettante e la vittima. -Perchè, se il risultato della nostra esperienza consiste nella -persuasione che l'esistenza non è tutta triste nè tutta gioconda, quale -persuasione si dovrà formare nella coscienza di queste sciagurate? -Forse... nessuna! Provvidenzialmente, esse vivono giorno per giorno, -senza vedere gli orrori dell'Irrimediabile; e del resto se la loro -miseria è spaventosa, ha pure talvolta qualche attenuazione e qualche -compenso. La Toscanina, quand'io la conobbi, aveva vent'anni, ed era da -sei nella _vita_; se aveva pianto, aveva pur visto il pianto di molti -uomini; se aveva sofferto la fame, aveva pure distrutto vere fortune. Ed -aveva conosciuto chi era stato pauroso di toccarla quasi ella potesse -spezzarsi, e chi l'aveva presa a colpi di revolver e di rasoio... - -«Aveva amato. - -«Io credo che queste creature possano e sappiano amare; credo anzi che, -se le Toscanine soffrono, piangono e all'occorrenza si uccidono per -amore, ciò prova che questo famoso amore non è soltanto il desiderio -delle carezze -- esse non possono dire di struggersene invano! -- ma -anche un bisogno tutto morale. Si deve tuttavia essere molto accorti -prima di credere a simili donne; quante ve ne sono indegne di fede? -Precisamente l'indegnità della più gran parte rende sospette le poche -eccezioni. A dar retta alle molte, l'amore le ha perdute: esse non -mancano anzi di narrarvi un complicato romanzo. Ora, la Toscanina non -diceva questo e non narrava romanzi. Particolare strano: non dava -nessuna versione intorno alle origini ed alle circostanze del suo primo -errore. «E' tutta una storia» diceva; e questa storia consisteva, a suo -dire, nel fatto che ella non serbava memoria, non aveva anzi mai saputo -quando e in che modo aveva perduto la sua innocenza. Era forse un'arte -più raffinata quella che le suggeriva di avvolgersi in un preteso -mistero, o v'era un mistero realmente, e quale? Non potei saperlo. -L'amore del quale la Toscanina parlava era nato in lei nei giorni -peggiori della sua schiavitù. «Me ne rammento come fosse ora,» narrava; -«la prima volta che vidi Riccardo fu una sera, tardi: io era -rannicchiata sopra un divano, coi piedi mezzo fuori delle pantofole, il -capo appoggiato sul braccio e avvolto in una fascia rossa che pendeva -fin sul tappeto. Entrarono a un tratto tre o quattro allegri giovanotti -che scherzavano fra loro; io mi voltai un poco per vedere chi fossero e -poi mi raccolsi meglio nel mio cantuccio. Dopo un poco uno di loro si -mise al pianoforte e cominciò a sonare. Sonava tanto bene; ma io non lo -vedevo, perchè tenevo gli occhi chiusi; e anche li avessi aperti, egli -mi voltava le spalle. Fra l'altro, sonò un valzer, ma così bello come -non ne avevo mai udito altri. Quando finì e stava per alzarsi, m'alzai -io prima di lui, e me gli avvicinai: -- Se non le rincresce, vuol -ripetere quel valzer? -- Mi rispose: -- Subito. -- Così gli rimasi -vicino e lo vidi in viso. Quante volte poi egli l'eseguì per me -sola!...» Era un valzer non so bene se di Strauss o di Waldteuffel, uno -di quei canti di gioia in mezzo ai quali par di sentire l'accento d'una -indefinita tristezza e quasi l'avvertimento che nessun tripudio è -durabile. «Sono stata tre anni a piangere sempre che m'è tornato a -mente!...» -- diceva la Toscanina -- ma adesso non piangeva più, -ripetendolo con voce leggermente roca, strozzata di tanto in tanto da un -breve nodo di tosse. - -«-- Perchè dunque il primo amore non si scorda più?... -- mi domandava -soltanto; ed io le facevo della psicologia, procurando di adattare il -mio linguaggio all'intelligenza dell'umile creatura, ma accorgendomi -tuttavia che, nonostante, ella non comprendeva. - -«L'amore per il suo Riccardo durò nella Toscanina molto tempo. Le anime -sensibili che si decidono ad ammettere la possibilità di questi amori, -chiedono almeno che la passione abbia tale virtù da riscattare le donne -nel cui cuore è nata e da toglierle alla turpe esistenza. L'arte, quelle -poche volte che ha degnato studiarle, ha avuto appunto cura di -nobilitarle a questo modo, per non offendere con lo spettacolo della -lacrimevole realtà il pudore -- vero o finto non importa -- della gente -per bene. Ma purtroppo la realtà reale è una cosa un po' diversa dalla -romantica. La Toscanina non si riscattò per nulla. Il suo amante, che -era semplice studente, le voleva bene, ma non aveva di che toglierla da -quella vita. Per lei, come per tutte le sue pari, concedersi alla folla -non è mancar di fede all'amico prescelto; esse fanno una gran -differenza, nella quale risiede la loro gran prova d'amore, fra le -carezze alle quali si sottopongono e quelle che ricambiano. La Toscanina -dava a Riccardo questa prova d'amore, e Riccardo glie ne diede un'altra, -traendola, appena potè, dalla miseria dove l'aveva trovata. Allora -rifulsero tutte le buone qualità della Toscanina; la sua affezione, la -sua umiltà, la sua costanza. Essere d'uno solo era stato sempre il suo -ideale. Per le sue compagne di destino la virtù è un lusso: più -fortunata di molte altre, ella potè concederselo. Ma quanto poco durò! -Il giorno che l'amante non potè più assicurarla contro le difficoltà -materiali dell'esistenza, ella tornò alla condizione di prima. Non cessò -per questo l'amore. Anche svanito il bel sogno, la Toscanina continuò a -voler bene al suo studente. Il dolore di lei cominciò anzi quando -s'accorse che Riccardo s'intepidiva, che la trascurava, che le preferiva -altre donne. Che scene accaddero fra loro due? Quali forme prese la -gelosia dell'una e l'egoismo dell'altro? Quali accuse si scambiarono? -Impossibile appurarlo con precisione. Queste confessioni mi furono fatte -dalla Toscanina a varie riprese, senz'ordine; nè io pensavo ad -interrogarla, perchè le risposte alle mie domande erano stentate, -confuse, spesso contraddittorie; mentre in tutto quel che diceva -spontaneamente c'era un accento di verità innegabile. Certo è che la -Toscanina si mantenne lungamente sommessa ed implorante, minacciando -soltanto quando quell'altro divenne più freddo e più duro. «Bada, -Riccardo! Bada a quel che fai! Verrà giorno che mi piangerai dinanzi, e -allora sarà troppo tardi!...» Infatti quel giorno venne. Quando ella -scelse un altro uomo, non perchè sentisse nulla per lui, ma per farlo -servire ai proprii disegni; quando a propria volta fece l'antico amante -spettatore delle preferenze accordate al nuovo, quegli si ribellò, -minacciò, pregò; ma tutto fu inutile. Con la bocca d'un revolver dinanzi -agli occhi, ella diceva: -- Ammazzami se ti piace, ma tutto è inutile, -sai!... -- Lo straordinario del rancore del quale adesso ella era -oggetto, e ciò che rivela ancora una volta come l'amore sia qualcosa di -più e di diverso dalle carezze, è questo: che i rapporti materiali fra -il giovane e la Toscanina non erano punto mutati. Come prima, ella era -di tutti continuando ad esser di lui; ma egli non poteva più ottenere -ciò che prima gli era stato accordato: un pensiero, una parola, qualche -cosa d'immateriale. E la Toscanina vide le lacrime che aveva profetate, -e quella vista, invece di placarla, la rese maggiormente spietata; -finchè, improvvisamente, chi sa perchè? senza che l'amante abbandonato -avesse fatto nulla di più per riprenderla, ella tornò con lui come un -tempo. - -«Quante volte si rinnovarono queste rotture e queste riconciliazioni? Un -brutto giorno tutto finì per sempre: Riccardo dovè tornare al suo paese -e la Toscanina non lo rivide più. Le scrisse, nei primi tempi; poi le -sue lettere divennero rare e cessarono del tutto. Adesso che non l'aveva -più vicino, ella pensava all'amante perduto con un accoramento senza -fine. Quel valzer, al suono del quale avevano scambiate le prime parole, -la faceva piangere; la miseria della propria esistenza le pareva più -grande, più sconfortata. L'acuto dolore passò; ma dopo parecchi anni -ella non parlava d'altro che del suo Riccardo, raccontava a tutti noi le -opinioni e i gusti di Riccardo, in qual modo Riccardo la chiamava nei -suoi momenti buoni, quello che le diceva nei giorni di burrasca. Vedendo -che io prestavo attenzione ai suoi discorsi, non mi risparmiò nulla, e -la mia buona grazia nell'accogliere quelle confidenze mi valse la sua -simpatia. Quando le chiedevo qualche cosa di Riccardo le facevo un -piacere straordinario; quel giorno che la condussi in campagna, scrissi -sopra un pezzo di muro bianco il nome di lei e quello dell'amico suo: -sorrise di contento, esclamando: «Povero Riccardo! Chi sa a quest'ora -dov'è... se si ricorda anche lui!...» Altri uomini le avevano voluto -bene; ella non ricambiò nessuno come quel giovane. Un Inglese s'era -invaghito di lei e l'aveva colmata di regali; la Toscanina diceva di -questi: «Serviranno per impegnarli, quando non ci sarà di che mangiare.» -Invece un braccialino, un tenue filo d'oro datole da Riccardo, non -lasciava mai il suo polso. Del resto, come poteva ella credere al bene -degli uomini se, quando il male l'aveva minacciata più gravemente, -nessuno di coloro pei quali ella era stata uno strumento di piacere, -aveva pensato, non che ad aiutarla, ma neppure a dirle una buona -parola?... Quanti avevano pianto, lasciandola; quanti avevano giurato di -tornare da lei, di pensare a lei, di scriverle sempre! Erano scomparsi, -e addio!... Ella non l'aveva con nessuno. Non mostrava la sua malinconia -se non a chi le dimostrava un po' d'interesse; nè la mostrava sempre; -che anzi la sua fama era quella d'una ragazza piena di buon umore, fatta -per aver posto in mezzo alle gioconde brigate. Soltanto, se qualcuno la -stringeva alla vita, impallidiva un poco dalla pena. Ma della morte non -aveva paura. «Non m'importa di morire; anzi, mi leverei da tanti guai! -Che ci sto a fare? Morta io, ne resteranno tante altre!...» Ma subito -dopo: - - -- Vorrei morir nella stagion dell'anno... - -«E la storia di Margherita Gauthier l'affascinava. Correva al teatro -quando c'era quello spettacolo, in prosa od in musica; e fra i suoi -libri il più sgualcito era _La Traviata_ ovvero _La Signora dalle -Camelie_. Più che la sua bellezza veramente delicata, la sincerità di -certi suoi sentimenti, l'innata bontà dell'animo e lo stesso male che -covava nel suo petto la rendevano degna d'interesse. L'idea che veniva a -molti, pensando a lei, era di poterla trarre da quella vita, di mandarla -lontano, sui monti, in riva al mare, a curarsi, a guarirsi. Ti dirò che -l'ebbi anch'io. E poichè ella comprese questa cosa, e poichè le avevo -dato altre prove della mia premura per lei, credette di dovermi dire che -sarebbe stata volentieri con me. Scherzando io osservai: «E -Riccardo?...» Restò un momento imbarazzata, poi disse: «Ora non penso -più a lui come prima; col tempo lo dimenticherei del tutto...» Io -soggiunsi: «Ma non dicevi che il primo amore non si scorda più?...» -- -«_Questo sarebbe il secondo_...» ella mi rispose: motto veramente -straordinario, sul quale il tuo Stendhal avrebbe scritto un volume!...» - - - - -LO SCANDALO - - -Ma no, ma no, mia buona amica; io non mi sono mai sognato di dire che -tutte, o la più gran parte delle mercenarie sono come quelle delle quali -le ho parlato, ancora capaci di sentimenti buoni e degne di ispirarne. -Lo scherzo è scherzo, ed ella sa, senza che io glie lo dica, a che punto -comincia e dove poi finisce. Se un certo sdegno contro i giudizii -volgari può spingere al paradosso, la verità vera non deve restare a -lungo disconosciuta, e la vera verità intorno all'argomento che oggi ci -occupa, è questa: che le mercenarie come la Toscanina e la sua compagna -dalle cicatrici sono troppo rare eccezioni; d'ordinario non accettano e -non gustano la turpe vita se non turpi creature. Tuttavia, hanno gli -uomini il diritto di disprezzarle -- intendo gli uomini che le cercano e -se ne giovano? Non c'è in questa nostra società un'ipocrisia -spaventevole grazie alla quale -- diciamo meglio: per colpa della quale --- i morigerati difensori della scrupolosa morale sono poi quelli che -più godono nel vizio? - -Le persone molto virtuose sono sovranamente indulgenti -- quando non -sono spietatamente severe. E se questa sentenza le pare un bisticcio, io -le dirò che ci sono diverse qualità di virtù: una arcigna, l'altra -benigna; e che la virtù più vera, più _virtuosa_, è la virtù buona. Io -credo che bisogni diffidare un poco dell'esagerazione scrupolosa. Mi -pare che un'anima capace d'intendere veramente la vita debba inclinare -al compatimento. E senza insistere questa volta nell'esordio, passo a -narrarle una saporosa storiellina non solamente per dimostrarle questa -mia idea, ma anche per darle ragione nella sua protesta contro il troppo -indulgente giudizio delle donne che si vendono. In questa mia storiella -vedrà una mercenaria-tipo, cioè volgare, cupida, odiosa; una di quelle -per le quali non si può provare altro che sdegno -- a patto di non -frequentarle... - -Uscivamo una sera dell'inverno passato, io ed il mio amico Baglioni dal -teatro dei Fiorentini: io spettatore, Baglioni autore d'un dramma -intitolato _L'Onore_ che aveva fatto un fiasco tremendo. Il dramma era -una cosa fortissima, straordinariamente bella, una vera opera d'arte. -L'avevano fischiato dalla platea, dai palchi, dal loggione, tutti -quanti, accaniti, feroci, inumani, perchè era immorale. Quelle poche -persone non destituite interamente di senso comune con le quali avevo -parlato, andando via, riconoscevano il valore dell'opera, ma -disapprovavano altamente che sulla scena si portassero fatti tristi e -personaggi abbietti. «Non sono neppur veri!» avevo sentito dire; «gli -uomini non sono così indegni come questa nuova scuola letteraria li fa! -Se pure fatti simili accadono, saranno eccezioni; e perchè mai l'arte -avrà da cercare col lanternino i rari e oscuri esempii dell'infamia e -della viltà, e non dovrà invece rappresentare gli esempii quotidiani e -luminosi della bontà, della dignità, della grandezza?» Non avevo voluto -discutere, tanto ero irritato ed offeso per l'amico mio dagli urli -selvaggi, dall'osceno baccano che aveva accolto l'opera sua; se avessi -discusso avrei risposto ai moralisti: «La prova della dignità, della -bontà, della grandezza, eccola qui, lampante: un uomo pensa, studia, -discute tra sè, giorno e notte; egli ha la febbre, non dorme, non -riposa. Perchè? Che cosa fa? Che cosa vuol fare? Egli vuol rappresentare -un pezzetto di vita, prendere tre o quattro creature umane e -inchiodarvele lì, vive, palpitanti ed immortali! Con le parole, con -segni immateriali, egli vuol darvi l'illusione della vita; l'illusione? -No, qualcosa di reale, di più reale; perchè la vita passa e l'arte -resta; perchè senza Dante, senza Shakespeare e senza Balzac noi non -sapremmo che cosa furono e che cosa sono gli uomini! E perchè questo -scrittore, questo artista, questo pensatore ha scelto male -- -concediamo! -- perchè ha rappresentato cose non belle, costoro, i -difensori della bellezza, per provargli che bisogna far meglio, lo -ingiuriano, lo scherniscono, l'offendono, lo vilipendono, gli urlano -dietro, lo pigliano a sassate come un cane rognoso. E chi sono costoro -che si sollevano in nome dell'offesa morale? Prendeteli a uno a uno, -guardate nella loro vita, cercate che cosa hanno fatto oggi, che cosa -faranno stasera, stanotte, quando andranno via di qui, dopo compiuto il -dovere di svergognare l'immoralità, e poi ditemi se hanno proprio il -diritto di compiere questo dovere; se tutte queste reboanti parole delle -quali s'empiono la bocca, il dovere, il diritto, il giusto, il bello, il -buono, la dignità, il rispetto, non sono per la maggior parte di essi -suoni, fiati, accozzamenti di sillabe dei quali sconoscono il senso...» -Queste cose che non avevo detto ai critici le venivo ora dicendo -all'amico mio, in istrada, tenendolo per il braccio; glie le dicevo -perchè avevo bisogno di sfogarmi dicendole, non già perchè egli avesse -bisogno dei miei conforti. Egli rideva, d'un riso schietto, d'un riso -sonoro ed infrenabile. Prima della rappresentazione m'aveva, sì, -espresso i suoi dubbii sull'arditezza del dramma e le previsioni della -caduta; ma se ai primi sintomi del fiasco s'era crucciato come un padre -che vede mal accolta la creatura sua, il selvaggio accanimento del -pubblico, il rossiniano crescendo dell'indignazione, la sollevazione -furente delle timorate coscienze dinanzi alla dipintura d'un fatto preso -dal vero, d'un fatto disgraziatamente troppo frequente e tanto tollerato -nella vita reale, lo aveva esilarato come una cosa buffa, come una -caricatura morale. - --- Ah! Ah! Ah!... E' incredibile!... E' troppo!... E' troppo!... -- -esclamava. -- No, senti, è troppo!... E come dò ragione a quei filosofi -che fanno consistere l'umorismo, il riso, nell'effetto d'una -esagerazione, d'una sproporzione imprevista!... Se m'avessero zittito o -fischiato solamente, avrei pensato ai casi miei, avrei dubitato di me -stesso, dell'opera mia; ma questa tempesta?... Ah! Ah! il barone di -Caggiano che non m'ha salutato, hai visto? quando gli son passato -dinanzi!... Don Ferdinando Acquaviva che urlava come un ossesso!... Il -generale Crozio che s'è alzato ed è andato via dal palchetto di Donna -Irene!.. Ah! Ah! Ah! Che bellezza! Non misuri tu la bellezza di queste -cose?... Il barone di Caggiano paladino della morale!... Don Ferdinando -accanito contro di me che l'ho salvato dalla gogna!... E Caggiano con -lui, e il generale e una trentina di costoro che hanno creduto di -mettere alla gogna me e l'opera mia!... No, è incredibile! è grande.... - -Non dunque la sola goffaggine dell'indignazione pubblica faceva ridere -tanto Baglioni; egli aveva un'altra ragione più intima, ottenendo da -tanta parte degli spettatori una insigne prova d'ingratitudine. La mia -curiosità fu naturalmente eccitata da questo accenno; talchè, non appena -le sue risa si sedarono: - --- Come mai li salvasti dalla gogna? -- gli domandai. - --- Come? In un modo semplicissimo!... Ma tu li conosci, costoro? Li -conosci bene? Conosci le loro famiglie, la società dove vivono?... Sai -che Caggiano ha una moglie giovane ancora, bella, buona, una fenice di -moglie, e due figliuole, due pure giovanette, una più gentile -dell'altra, delle quali la mamma sembra la sorella maggiore?... Tu non -sei stato in quella casa, non conosci la vecchia madre di quel signore, -una dama del vecchio stampo, tutta dedita alle opere di carità, rimasta -fedele alla dinastia spodestata, legittimista e cattolica severa e -sincera?... E don Ferdinando? Lo spauracchio dei suoi scapestrati -nipoti! Un altro borbonico, amico di Sua Eminenza, frequentatore assiduo -di tutte le sacrestie?... Ed il generale Crozio che fa piovere gli -arresti sulle spalle dei suoi poveri tenentini, solo colpevoli di avere -vent'anni?... E il cavaliere Stromita, il direttore del _Vesuvio_, il -giornale più rugiadoso, più untuoso del mondo?... E il vecchio don -Gennaro Debiase, letterato morigerato, dello stampo antico, strenuo -idealista e romantico inconvertibile, a settant'anni, con i capelli -tinti e le unghie in lutto?... Orbene, sta un poco a sentire. Ah! Ah! -Ah!... - -Ricominciava a ridere, mentre ce ne andavamo per via Caracciolo, lungo -il mare che ciangottava contro la riva e rompeva il riflesso della -luminosa collana distesa dalla Vittoria a Posillipo. - --- Sta dunque a sentire!... Quattro anni addietro, subito dopo laureato, -quando ancora la mania letteraria non m'aveva ben preso, o per meglio -dire quando non aveva ancora trionfato dell'opposizione di mio padre, io -feci, per obbedire al desiderio di lui, il vice-pretore. Ne vidi di -belle! E il motivo dell'_Onore_ lo trovai appunto nelle severe aule di -Temi. Dunque un giorno, mentre ero col pretore titolare ad accordarmi -con lui intorno a ciò che dovevo fare durante la sua prossima assenza, -entra l'usciere, tutto sossopra, con gli occhi spalancati dietro gli -occhiali cascanti, e dice: «Signor pretore! Signor pretore! C'è una -signora che le vuol parlare!...» Il mio principale domanda: «Non ne -avete viste mai, che siete così sbalordito?...» E il poveromo: «Una -signora, signor pretore... una signora! una baronessa!» Rido ancora -rammentando con qual tono di stupito rispetto, di reverente e quasi -annichilita meraviglia il povero don Pasquale riferì quel titolo: «Una -baronessa!» E allora il pretore -- bisogna averlo conosciuto anche lui: -giovane ancora, ma unto, lurido, sbracato, con una chioma boscosa, la -barba d'otto giorni, villoso fin sul naso -- il pretore, dicendo -all'usciere di farla passare, si ricompone sul seggiolone, porta le mani -al nodo della cravatta, ficca le dita nella selva dei capelli, cerca di -cavar fuori dalle maniche i polsini dei quali la camicia mancava, per -esser meglio in grado di ricevere l'annunziata gran dama. E appena -costei entra, con un fruscio di gonne insaldate, appestando -d'_ylang-ylang_ la sala, egli si leva, fa un inchino spropositato, -avanza una seggiola ed esclama: «Signora baronessa, voglia favorire -d'accomodarsi!...» Mio caro, una scena da morire dalle risa. - -«La baronessa era un bel donnone stagionato, statura da carabiniere, -capelli tinti del color rame, ciglia di nero fumo, occhiaie di -filiggine, labbra di carminio: tutta una pittura. Sulle forme copiose -portava un abito giallo abbarbagliante, un gran cappellone nero con una -montagna di penne e di fiori, grosse perle alle orecchie e guanti lunghi -fino alle ascelle. «In che cosa posso servirla?» fa il principale; ed -ella, con la voce professionale, dolcemente rauca, e un terribile -accento francese: «Signor pretor, si c'è une giustisia al mond, i -calunniator debbon andar in prison!» Il principale, sprofondato adesso -nella sua poltrona, con la testa affossata tra le spalle, stende ambe le -braccia e risponde: «Non dubiti, signora baronessa: c'è una giustizia, -ed io ne sono un indegno ministro; ma prima di mandare la gente in -prigione, bisogna vedere! Ella è stata calunniata? Come? Da chi?» E la -baronessa: «Da una _sale_ canaglia, che fino a quindici giorni addietro -veniva in casa mia e mi faceva l'amico! Dopo tutto quello che m'è -costato! Se gli presentassi il conto del solo _champagne_, non avrebbe -come pagarlo, miserabile _crapule_!... E adesso tira a rovinarmi, a -togliermi il pane, pezzo di _voyou_, che possa finire in galera!...» Che -ti posso dire, amico mio? Il diluvio delle male parole era spaventevole. -Agli epiteti più violenti il pretore emette un _sst!_ discreto e fa con -le mani il gesto della moderazione: «La prego, signora baronessa: voglia -calmarsi!... E dunque, questo suo, diciamo, ex-amico, adesso vuole -rovinarla? In che modo, di grazia?...» Qui ti voglio! Io che pur vedevo -prepararsi qualcosa di molto incongruo, mai più avrei sospettato che -razza di calunnia la baronessa veniva a denunziare. Imagina dunque che -questo suo ex-amico era un giovanottino di primo volo, il quale, o per -non avere come pagarla, o perchè dava noia a qualche più ricco cliente, -o per chi sa qual altra ragione, era stato da lei pulitamente messo alla -porta. Su tutte le furie egli pensa di vendicarsi, e che fa? Va dicendo -per tutta Napoli, a chi vuole e a chi non vuole saperlo, che la -baronessa ha portato di Francia e regala ai suoi clienti un ricordo che -non suol essere molto gradito!... Tu vedi di qui la testa del pretore -quando la dama gli spiega la cosa in tutte lettere e gli chiede che, -seduta stante, egli chiami un uomo della scienza, il quale accerti la -verità e confonda il calunniatore!... Essersi creduto con una vera -signora, e sentirsi narrare una storia che sarebbe stata benissimo in -bocca a una abitatrice di Porta Capuana!... Ma, sia onore al vero, il -mio principale fu molto come si deve e continuò a darle galantemente -della baronessa, significandole tuttavia, come del resto era troppo -naturale, che di tutta quella storia egli non poteva tenere nessun conto -se non prima riceveva una querela su carta bollata. «Una _querella_? E -come si fa?» domanda l'altra; e il principale: «Si va da un avvocato, -gli si spiegano i fatti, e al resto pensa lui.» Ora, dopo una settimana -da quella scena, quando il pretore era andato via, in permesso, arriva -la querela a me in persona. Amélie Bourgand, niente più baronessa, nata -a Montreuil, Passo di Calais, Francia, d'anni quarantadue, di -professione... tu mi capisci, sporgeva querela contro Alfonso Mantiello, -per aver costui detto e ripetuto sul conto di lei, in luoghi di pubblico -ritrovo ed in presenza di più persone, cose che le recavano pregiudizio -e allontanavano da lei le sue pratiche: volendo dimostrare come l'accusa -fosse presentemente falsa, la querelante chiedeva una perizia medica; -volendo provare che era stata falsa sempre, chiedeva che il magistrato -citasse e udisse in pubblico giudizio le persone ragguardevoli e degne -di fede che avevano avuto rapporti con lei: il barone di Caggiano, il -generale Crozio, don Ferdinando, il direttore del _Vesuvio_, Debiase, -tutta Napoli morigerata, castigata e timorata; i rispettabili padri di -famiglia, i nonni severi, gli zii scrupolosi, i moralisti, puristi, -idealisti che hanno seppellito il mio dramma!... Imagina come rimasi! Io -potevo benissimo lasciare che lo scandalo scoppiasse; ma tutta questa -gente che la mercenaria inferocita per vedersi mancare il pane -trascinava nel suo fango e metteva alla berlina, mi fece tanta pena che -volli vedere di trovare un riparo. Mandato a chiamare la baronessa, le -tenni un discorso per persuaderla a desistere. Desistere? Ella era -pronta; ma prima voleva essere indennizzata! Voleva cinque mila lire di -danni-interessi; e diceva di essere discreta! Era una specie di ricatto; -ma in qual altro modo rimediare? Con belle maniere, parlandole delle -difficoltà della causa, consigliandole d'evitare il chiasso nel suo -stesso interesse, ottenni che avrebbe desistito contro il pagamento di -due mila lire. Allora andai io stesso dal Caggiano, da quel signore che -m'ha tolto il saluto, e gli spiegai il pericolo dal quale egli e tutti -quegli altri erano minacciati. Costoro già si videro, con -l'imaginazione, in pretura, dinanzi a un pubblico di maligni sorridenti -ed ammiccanti, attestare che la baronessa non aveva dato loro... nessun -regalo; già videro i giornali pieni di relazioni dell'udienza, udirono i -clamori dello sdegno, del disprezzo, il coro delle risa sardoniche; -pensarono alla virtù delle loro mogli, all'innocenza delle loro -figliuole, alla severità dei loro amici, e si tennero perduti. Allora mi -si messero a tremare dinanzi perchè io li salvassi! E udendo che bastava -pagare, furono felici di cavarsela con qualche biglietto da cento. Dirti -gli scorporati ringraziamenti che mi prodigarono per avere evitato lo -scandalo, non è possibile. E stasera li ho io scandalizzati! Ah! Ah! Non -è bello? Non è grande? Ah! Ah! Ah!... - - - - -LA JETTATRICE - - - _Carissima Contessa,_ - -Ella ha riassunto in un quadro di fortissime tinte quelle quattro idee -che io sono venuto enunziando. Pare dunque che Schopenhauer possa andare -a riporsi, giacchè il celebre filosofo misogino è stato di tanto -avanzato, che si può, anzi si deve oramai considerare come la stessa -galanteria, come la cavalleria personificata!... Infatti: le donne prima -di tutto non amano con tanta anima con quanta gli uomini; ma viceversa -sono anch'esse, all'occorrenza, sensuali e libertine. Ciò che cercano, -negli uomini da amare, non è la morale altitudine, ma semplicemente la -bellezza tutta materiale. Esse sono, nei loro amori, venali, e spingono -la venalità fino a reclamare ciò che loro viene. Tra quelle che si fanno -pagare per vivere e le altre che esigono il prezzo come segno del loro -valore non c'è differenza di sorta... «Sia lodata la sincerità!...» ella -esclama «Bene, benissimo!... Avete finito? C'è ancora dell'altro? Mi -pare, veramente, difficile. Credo che oramai avete vuotato il sacco. -Sapevo, perchè me l'avete molte volte ricantato, che uomini e donne non -possono intendersi e che s'accusano a vicenda e che stanno insieme come -gatti e cani, ad eccezione di quei rari momenti quando stanno come gatti -e gatte... Ma non imaginavo che da parte degli uomini si potesse -spingere tant'oltre l'odio e il vilipendio. Avete almeno finito?...» - -No, contessa; non ho finito. C'è proprio dell'altro. Pensi un poco, o -meglio rammenti ciò che le ho detto in principio: come i confessori, i -cantastorie odono, molte volte senza volerlo, una quantità di fatti che -gettano sprazzi di luce nei tenebrosi recessi dell'anima umana. E mentre -il dovere professionale dei confessori consiste nel custodire -gelosamente le confessioni, i novellieri hanno il dovere contrario: di -ripeterle, di propalarle. Il risultato è poi tutt'uno; perchè, se i -Padri spirituali hanno da trovar parole ed argomenti per lenire le anime -piagate, il narratore che rivela a un pubblico più o meno largo le -miserie delle quali è stato spettatore, acquista ai dolenti l'indulgenza -pietosa, la commossa simpatia dei simili. Ora, fra le molte amare -confidenze che io ho udite, questa che ora le riferirò è amarissima, e -rivela fino a quale estremità può andare l'odio degli uomini per le -donne, in che corrosivo e dissolvente sentimento può mutarsi l'amore che -dovrebbe legarli. - -Dunque l'inverno passato io tornavo a Napoli dopo un'assenza di parecchi -anni. Molte cose di quel caratteristico paese mi fecero quasi lo stesso -senso che fanno la prima volta. La credenza alla jettatura, la paura dei -jettatori m'impressionò specialmente. Ella non sa a che punto arriva, -com'è funestata la vita di quegli sciagurati ai quali si attribuisce il -fascino maligno. Evitati, sfuggiti, aborriti come la peste, senza un -amico, col vuoto sempre d'intorno, se per loro disgrazia hanno da -guadagnarsi la vita esercitando una professione si vedono alle volte -messo in forse il pane quotidiano, sono costretti a espatriare, così -grave è il terrore che incutono. Spettatore di questo terrore che un -tempo mi pareva inumano, io ora lo provo a mia volta. Non credo già che -vi siano uomini nativamente dotati del potere di nuocere, ma credo che -questo potere possa essere acquistato -- precisamente da quelli ai quali -è attribuito. Perchè uno ha la pelle colorita d'una certa tinta; perchè -ha il naso conformato a un certo modo; perchè, essendo miope, porta gli -occhiali; certe volte senza nessuna di queste ragioni, si vede messo al -bando dall'umano consorzio, si sente odiato da tutti; egli non può -accostar le persone, non può salutarle, non può neppure incontrarle -senza che tutti imprechino contro di lui; la sola sua vista è una -sciagura. Non è naturale che l'anima di costui s'abbeveri di fiele e che -tutta la sua volontà debba tendere a esercitare veramente il funesto -potere che realmente non ha? E se c'è una forza psichica che si proietta -fuori dell'anima ed opera nel mondo della materia, la tensione -dell'esasperata volontà non potrà essere veramente efficace? Se pure -questa forza non esiste, la disposizione a compiacersi nel male, a -commetterlo realmente, occorrendo, per vendetta, per rappresaglia, non -ci deve rendere odiosi i jettatori e spingerci a fuggirli?... Ma io non -ho ora da comunicarle le mie particolari vedute su questo argomento: ho -da narrarle un fatto. - -A Napoli, dunque, rividi molti amici, ma Vittorio Alfeni, fra tanti, fu -quello la cui compagnia mi riuscì più cara. Alfeni, uomo per ogni -rispetto superiore, crede alla jettatura in un modo affligentissimo; noi -non potevamo stare insieme per le strade, in un caffè, al teatro, senza -che, per pararla, egli facesse a ogni tratto un molto energico gesto, -incontrando o scorgendo una quantità di facce, a suo vedere, proibite. -Una sera al Sannazaro, intanto che guardavamo in giro per la sala, una -dama entra in un palchetto di seconda fila, ed ecco Alfeni ripetere il -gesto che sarà salutare, ma non è precisamente consigliato da Monsignor -della Casa. Io credetti d'essermi ingannato: certo il preservativo -atteggiamento era diretto contro l'influsso di qualche altra persona. Vi -sono donne jettatrici? Il nefasto potere non è particolare agli uomini, -agli uomini più brutti e sgraziati? Non bisogna avere lo sguardo losco, -il naso adunco, il colorito terreo, l'andatura storta per far male al -prossimo? I più spaventevoli jettatori non sono preti, gente tetra, -vestita di nero, la cui vista rammenta la morte con la quale essa -bazzica? La vista d'una donna, d'una dama giovine, piacente, elegante, -sarà anch'essa capace di funestarci? E' vero che quella dama guardava -dietro l'occhialino e che tutti gli occhi armati di vetri sono, secondo -i superstiziosi, fortemente sospetti; ma un occhialino dal manico di -tartaruga bionda, ornato d'aurei fregi, maneggiato come lo scettro della -grazia da una bianca mano soave, è da paragonarsi agli occhiali infissi -sui nasi rostrati?... E poi, e poi... io conoscevo quella signora, -sapevo quali rapporti eran passati fra lei ed Alfeni; l'amico mio mi -aveva confidato, altra volta, la sua fortuna. S'erano amati, molto, a -lungo; poi l'amor loro, naturalmente, era finito; come mai poter -sospettare ch'egli avesse paura di lei?... Qualche giorno dopo, seduti -alla terrazza del _Gambrinus_, vediamo passare la carrozza della dama; -Alfeni mormora non so che cosa e si difende un'altra volta. Potevo -dubitare ancora? Pure non mi capacitavo d'una cosa simile. Che l'amore -dell'amico mio fosse finito, che avesse anche dato luogo all'odio, suo -carnale fratello, avrei potuto ammettere e spiegare; ma la paura? la -paura della jettatura? attribuire ad un essere che fu tanta parte di noi -l'iniqua potenza, guardarsene come da un rettile?... Non potevo -crederlo!... Ma noi non incontrammo mai quella signora senza che Alfeni -si difendesse. Un giorno, su per Toledo, ella esce improvvisamente da un -negozio dinanzi al quale passiamo: l'incontro è rapidissimo, inopinato; -Alfeni non può subito mettersi sulla parata; egli borbotta un «Corpo del -diavolo!» molto eloquente, schermendosi energicamente dopo che la dama è -passata. Allora io non sto più alle mosse: - --- Sei ammattito? Che cos'è quest'altra paura, adesso? E' jettatrice -anche ella?... -- gli dico. - -Ed egli, insistendo nelle tardive precauzioni: - --- Perdio!... Perdio!... - --- Non scherzi? - --- C'è poco da scherzare, sai! - -Non sapevo se alludere al loro passato; lo sdegno e più la curiosità mi -spronarono: - --- E quando trascorrevi la vita ai suoi piedi? O credi ch'io abbia -dimenticato?... - -Egli si fece così serio e buio che tacqui; poi con voce quasi brusca mi -disse: - --- Ti prego di non parlarmi di ciò. - --- Non ne parleremo se non ti piace. Però mi pare che tu ripaghi in malo -modo la felicità che un tempo godesti... - -Alfeni m'afferrò per il braccio, e concitato, fremente: - --- La pago, sì!... Hai detto bene!... La pago, perchè niente al mondo -potrà più togliermi questa jettatura di dosso... - -Non credevo neppur ora! - --- Ma dici proprio sul serio? Non ti pare che sarebbe tempo di smetterla -con questa indegna superstizione? Bada bene, sai, questa è la strada per -la quale si va difilato alla monomania, al delirio della persecuzione... - --- Ho paura. - -Leggevo talmente nel suo sguardo sbigottito e nel suo accento gelato la -sincerità del suo sentimento, che mi pentii delle dure parole. - --- Vediamo un poco, ragionaci su! Parliamone, perchè io voglio guarirti -di un pregiudizio che non ti fa onore. E' jettatrice anche lei? Come, -perchè? Che cosa ha fatto? Quali prove mi dai del suo influsso maligno? - --- Le prove? Ne vuoi le prove? Non sono le prove quelle che mancano!... -Ascolta un poco: nel metterla al mondo sua madre è morta! Capisci? Ha -cominciato presto?... La morte, capisci?... E' allevata da sua zia. -Quando il padre la riprende con sè, la paralisi lo inchioda in fondo a -una poltrona!... A vent'anni s'innamora d'un giovane e lo innamora; -costui si ammala d'un male tremendo. Non può sposarla. Non la vede per -molto tempo: e allora sta meglio! Si crede guarito, torna da lei, il -matrimonio è concluso: ricade! Ella va a trovarlo: tre giorni dopo egli -muore. Capisci?... - -Io non capivo niente. Tutte queste cose m'erano note. Alfeni me le aveva -altra volta narrate, attribuendo ad esse un senso tutto opposto. Allora -egli s'impietosiva sul triste destino di quella creatura, della povera -orfana: la morte della madre, la malattia del padre, i dolori che ella -aveva patiti erano altrettante ragioni per commiserarla, per -proteggerla, per amarla. La morte del giovane che aveva amato, la cui -vita aveva voluto associare alla propria, spiegava i nuovi, i maggiori -dolori: un matrimonio non più d'amore ma di convenienza, l'infelicità -d'un marito che non diceva niente al cuor suo, la caduta con un uomo che -aveva saputo farle battere il cuore... Ora anche il senso di queste cose -era interamente capovolto: Alfeni continuava a addurle come nuove prove -di perniciosità: - --- A ventiquattro anni sposa un uomo, un galantuomo, che le vuol bene, -che le dà un bel nome e una grande ricchezza, che crede d'aver -assicurato la propria fortuna. Quest'uomo, dopo un anno di matrimonio, è -tradito, offeso in tutto ciò che ha di più caro: nell'amore, nell'onore. -Allora la scaccia: la sua casa è vuota, la sua vita infranta. Ma ella è -lontana: egli torna a vivere tranquillo, se non felice... L'altro, -l'amante, crede di toccare il cielo col dito: ha conquistato una bella -donna, è l'eroe d'un dramma, si sente sollevato nell'altrui -considerazione. Fa i conti senza la iettatura. Era ricco anch'egli, i -suoi affari prosperavano: dacchè è con lei cominciano a andar male, -precipitano: si rovina, fallisce, è costretto a lasciare il suo paese! -Ella ha una figlia, il marito l'ha presa naturalmente con sè: ma la -madre vuol vederla, vuole averla. Litiga lungamente finchè ottiene -d'aver la bambina per pochi giorni, ogni tanto. Ecco sua figlia con lei: -la bambina si mette a letto, febbricitante. In quindici giorni è morta: -morta, capisci? - -Queste cose mi venivano nuove. E Alfeni parlava con tono così -raccapricciante, che mi sentii turbato. - --- Quanto tempo è? -- gli domandai. - --- Saranno due anni. - --- Tu eri ancora con lei? - --- No, c'era un altro. - -Allora io compresi. - --- Tu parli così per gelosia di quest'altro! - --- Gelosia di quest'altro?... Aspetta!... Credi che abbia finito? -Quest'altro pensa anch'egli di aver toccato il cielo col dito. Io, che -oramai so tutto, non provo gelosia, sento pietà di lui. Dico tra me: -anch'egli la pagherà! Ma potevo sospettare in che modo? Ero sicuro che -avrebbe sofferto, che gli sarebbe accaduta qualche disgrazia. Un giorno -lascia Napoli, parte per Torino; non c'è ancora arrivato che il -convoglio precipita fuori delle rotaie. Era uno dei più begli uomini -ch'io abbia mai visti -- pensa un poco se ne provavo gelosia! -- e gli -hanno da tagliare tutt'e due le gambe; anche le braccia, il viso, tutto -il corpo è una piaga. Vive qualche tempo così, poi muore. Muore, -capisci? _La morte ancor_, come dice Carmen! - -Rise d'un riso così funebre, ch'io inorridii. Ma volli reagire: - --- E poi? Che cosa prova tutto ciò? _Post hoc, ergo propter hoc?_ Anche -tu col vecchio sofisma? Tu, intanto, non sei morto: stai benone, ti -prendi beffe di lei dopo esserti divertito altrimenti. Avranno ragione -gli altri di crederla jettatrice, non tu! - --- Io? Sai quanti anni ho io? - --- Trenta, mi pare. - --- A trent'anni sono vecchio come a sessanta. Questa donna mi ha corroso -l'anima e il corpo. La morte è preferibile alla miseria nella quale io -vivo. E guarda come costei fa a ciascuno il male più sensibile! Infama -il marito e gli uccide la figlia, riduce il ricco a povertà, distrugge -la bellezza di quell'altro che pareva una statua animata; a me, che non -posso vivere se non col pensiero, con l'anima, ammorba l'anima, annebbia -il pensiero. Non credo più a niente. Non aspetto più niente dalla vita. -Non sono più capace di niente. Tutta la poesia, la fede, la speranza, -son morte... - --- Questo è lo scotto dei tristi amori, non è jettatura! - --- E suo marito che cosa aveva da scontare? E sua madre? E gli altri?... - --- Domani mi farò presentare a lei. - --- Non credi?... Pensi di sfidare la jettatura? - -Io pensavo in quel punto a un verso di Alfredo de Musset, un molto -malinconico verso che avevo fin lì creduto espressione della verità: - - Il n'est de triste amour qui n'ait son souvenir... - -Io pensavo che il Poeta s'è ingannato, che vi sono amori così tristi che -non solamente non hanno ricordi ma finiscono con l'inaudito sentimento -al quale Alfeni era in preda... - --- Allora, non vuoi credere?... -- continuava egli a domandarmi; e -scrollando il capo, reagendo ancora una volta contro le sue suggestioni: - --- Io credo una cosa, -- risposi: -- che tu ammattisci! - --- Allora, tu sei matto se ti senti gelare vedendo una biscia velenosa -che ti guarda con gli occhi freddi? Che cosa provi per la biscia che -schiacci col piede? Il ribrezzo sarà dunque da oggi in poi sintomo di -pazzia? - -Non risposi. Tacemmo lungamente, salendo oltre piazza Dante. Dinanzi al -Museo incontrammo due graziose signorine in mezzo alle quali stava una -donna sulla quarantina, magra, clorotica, con le lenti sul naso -affilato, una specie di governante, uno di quegli esseri disgraziati la -cui vista fa pena. Alfeni borbottò: «Oggi è giornata campale!...» e -ripetè il gesto preservativo. - --- Anche quest'altra?... Sono dunque molte le jettatrici?... -- -domandai, ridendo questa volta più schiettamente. - --- Sono le più tremende, -- rispose Alfeni: -- credo anzi che siano le -sole veramente temibili... - - - - -LA CONSOLATRICE - - - _Amica carissima,_ - -Non abbia paura! Il mondo non è ancora presso a finire, come ella teme. -Il genere umano non pare disposto a sopprimersi. Se dobbiamo credere -alla statistica, anzi, si corre un altro pericolo, tutto opposto: -l'evangelico precetto è sempre tanto onorato e obbedito, la popolazione -universale cresce con progressione così rapida, che non è da temere che -la terra si spopoli, c'è piuttosto il caso che non possa più contenere i -troppo prolifici suoi abitatori. I filosofi arcigni hanno un bel dire, i -narratori pessimisti hanno un bel fare: vivere e amare non è tanto -increscioso come essi sostengono. Io conosco un pessimista il quale -rifiuta questa qualificazione come troppo mite. «Voi dite pessimista per -significare uno al quale la vita pare pessima?... Io sono orribilista!» -Questo orribilista suole anche ripetere che vorrebbe avere mille vite -per togliersele una dopo l'altra. Però, siccome ne ha una sola, la tiene -da conto. - -Se gli uomini hanno scritto intere biblioteche di contumelie contro le -donne, non vuol dir niente; anzi vuol dire il contrario di ciò che -dapprima parrebbe: chi ben ama ben castiga. Se essi fossero persuasi, -come Simonide d'Argo, che le donne sono simili alla cagna rabbiosa, alla -volpe astuta, al mare capriccioso, alla terra bruta, all'asino -- parla -sempre Simonide -- cocciuto, alla donnola ladra, alla scimmia cattiva, -alla... femmina del cinghiale domestico; se fossero proprio persuasi di -ciò, invece d'assordare il prossimo con le loro querimonie, -cercherebbero -- e troverebbero -- qualche rimedio eroico contro il mal -d'amore. Ma il loro giudizio non è sempre così severo. Lo stesso -Simonide noverava dieci specie di donne: io le ho riferito quali -sarebbero le prime otto; il greco ginofobo aggiunge che vi sono donne le -quali somigliano al cavallo dalla bella criniera e all'ape industre. -L'industria e la bellezza sono qualità non disprezzabili; ma le donne -non si contentano di questi attributi, e non se la prendono tanto contro -gli offensori brutali come Simonide, quanto contro quei freddi -osservatori i quali affermano -- e provano! -- che l'intelligenza e la -sensibilità muliebre sono molto inferiori a quelle degli uomini. -Lasciamo stare l'intelligenza, intorno alla quale c'è poco da discutere, -e parliamo un poco, se non le dispiace, della sensibilità. Nessuno s'è -sognato di dire che le donne sono insensibili; s'è detto che la loro -sensibilità non è molto lucida o, per adoperare la parola propria, -cosciente. Per escire dal dubbio intorno al loro modo di sentire, ci -sarebbe un mezzo semplicissimo: potrebbero esse dirci come sentono e che -cosa provano. Ma, disgraziatamente, accade che le donne capaci di -dircelo sono meno donne, hanno più caratteri virili nell'ingegno e nella -stessa persona, e parlano e scrivono press'a poco come gli uomini; le -altre, le donne veramente donne, quelle le cui rivelazioni -importerebbero, non ci rivelano niente. - -Gli scrittori di professione sanno per esperienza che quando le idee o -le imagini non sono ben precise, l'espressione riesce difficile, -laboriosa, contorta. Precisata l'idea, fissata l'imagine, le parole -vengono. Ma vi sono certe imagini e certe idee che non si possono -precisare, perchè naturalmente ambigue, confuse, evanescenti; allora il -tormento dello scrivere, ciò che Gustavo Flaubert chiamava _les affres -du style_ dà maggior pena. E' credibile e verisimile che le donne si -trovino ordinariamente in condizioni simili a queste: i loro sentimenti -sono incerti, ondeggianti, nebulosi, inafferrabili; non è che esse non -sentano, ma non sanno precisamente che cosa sentono; se le accusate di -insensibilità, s'offendono, si ribellano; ma quando hanno da esprimersi, -da provarvi il vostro inganno, non ne trovano il modo. Perchè mai -gustano ed apprezzano sopra ogni altra arte la musica, se non perchè -l'espressione musicale è appunto imprecisa, ambigua, indefinibile come -tutto il loro sentimento? Di tratto in tratto, quando meno ce lo -aspettiamo, esse hanno però lampi di chiaroveggenza, intuizioni rapide, -nitide comprensioni; e allora ci stupiscono e ci deliziano. Hauptig di -Mannheim, celebre artista, mi riferì una volta un motto femminile di -rara bellezza. Egli aveva un'amica, una povera modella, semplice, -ignorante, primitiva. Gli voleva bene come il cane vuol bene al padrone, -senza saperglielo dire. Una volta Hauptig -- credo che già ella lo -sappia -- dovè venire in Italia, stette un pezzo lontano da lei, e fu -anche ammalato. Non le scrisse, non sapendo che cosa dirle, non -sentendosi disposto a strizzarsi il cervello per scrivere una lettera -tanto pedestre da esser capita da lei. Di ritorno a casa, narrò alla -modella il male sofferto. Ella giunse le mani, impietosita, dolente, -esclamando: - --- E non averlo saputo!... - -Perchè si rammaricava dell'ignoranza nella quale era rimasta? Non aveva -già da temere della salute di lui, ridivenuta ora perfetta. Voleva forse -dire che, se lo avesse saputo ammalato, lo avrebbe raggiunto? Ma come, -senza quattrini, tanto lontano? E Hauptig, curioso, le domandò: - --- Perchè avresti voluto saperlo?... - -Ella rispose: - --- _Per angustiarmi_... - -Adesso ella dice, cara contessa, che siamo finalmente sulla buona via. E -giacchè ci sono ci resto. La modella tedesca seppe con due parole -esprimere ciò che provava: il rimorso di non aver sofferto, per -simpatia, per amore, mentre l'amico suo soffriva realmente, fisicamente, -lontano da lei; la storiella che ora le narrerò è un poco diversa. In -questo quadro contemplasi una donna che non legge nel proprio pensiero, -ma nell'altrui. Abbiamo anche una diversa donna; non una semplice -modella, ma una gran dama. La differenza è, però, più esteriore che -intima. Questa dama è intellettualmente semplice quanto la pedina. Se -così non fosse, l'esempio non vorrebbe dir molto. Noi dobbiamo prendere -a esempio donne che sieno tali in ogni senso, non già quelle eccezionali -e quasi mostruose creature sul cui sesso la natura par che si sia -sbagliata. Dicevo dunque: una signora come ce ne sono tante. Guglielmo -Valdara la conobbe in una molto triste stagione. Il cuore di quest'uomo -sanguinava per un abbominevole tradimento del quale era stato vittima -immeritevole. Aveva riposto tutta la sua fede in una donna, e costei -l'aveva distrutta. Egli non viveva se non per lei; perdutala, voleva -morire. Sarebbe morto, se pensare ancora a lei, dopo ciò che gli aveva -fatto, non fosse stata una cosa amara quanto la morte. Quando egli -conobbe la dama di cui vo' parlarle, la notò appena, le disse appena -qualche parola. Non poteva più notare niente e nessuno. Nondimeno la -viltà di quel suo dolore per una indegna gli faceva talvolta salire al -viso le fiamme della vergogna: allora egli si proponeva di strapparsi -l'indegna dal cuore, di cercare e di gustare le distrazioni del mondo. -Rivide la dama e s'informò di lei. Le davano molti amanti -- ed ella li -aveva presi, per dire la verità. Allora Valdara pensò di trovare presso -di lei, se non un conforto, almeno una distrazione al proprio cordoglio. -Era andato in cerca di altre donne, di mercenarie: il disgusto era stato -più forte dell'ebbrezza. Quantunque la perfida avesse dimostrato, col -tradimento, la nequizia dell'anima sua, Valdara non rammaricavasi d'aver -perduto la persona di lei, ma quest'anima iniqua. Di simiglianti -graziose contraddizioni e assurdità incredibili è pieno l'amore -- com'è -piena tutta la vita. Dunque, giudicando che la perfida non valesse più -delle mercenarie, Valdara non voleva accostarle. Nè egli credeva di -poter mai trovare nella dama con la quale tentava distrarsi le sublimi -qualità del cuore e della mente che attribuiva -- e negava! -- alla -perduta amante; ma, benchè il suo cuore restasse gelato, benchè neppure -i suoi sensi ardessero, egli riconosceva spassionatamente che l'intimità -di questa nuova donna valeva pure la pena d'essere acquistata. Se non -che, egli non poteva fingere un amore che non provava, un desiderio che -non lo struggeva. La menzogna gli repugnava; e poteva forse dire a -costei il sentimento dal quale era spinto?... Così fu che, risoluto a -tentare di guarirsi ma incapace di fingere, un giorno che era solo con -lei -- noti che l'aveva vista tre o quattro volte in tutto -- durante un -colloquio ch'egli procurava di rendere quanto più disinvolto gli era -possibile, Valdara, cominciando ad apprezzare una cosa alla quale non -era stato molto sensibile, cioè la bellezza di questa donna, una -bellezza vivace, quasi direi aperta e tutta luminosa, Valdara, dico, -spronato dal primo destarsi del desiderio, stese la mano per coglierla, -come il viandante stende la mano per cogliere un bel grappolo pendente -su da una siepe verso la via. Allora quella donna allegra e leggiera, -cui tutti davano una lunga esperienza delle cose e nessuna delle idee, -si schermì, si ritrasse, nè sdegnata nè offesa, e gli disse, -semplicemente: - --- _Voi mi trattate così perchè un dolore vi rode._ - -Egli tremò. Non di vergogna perchè si vedeva leggere nel cuore; tremò -dall'ambascia. - --- Voi non vedete in questo momento, -- continuava ella, -- voi non -potete vedere quanto dovrebbe offendermi il vostro contegno. Come siete -diverso da quello che mi sembraste la prima volta!... Capii che dovevate -soffrire, allora... Ed anche oggi, ciò che oggi fate mi dice che non mi -sono ingannata... Una donna v'ha tradito: è vero?... Voi piangete un -amore perduto, e per guarire del vostro dolore mi trattate così... - -Egli aveva propriamente gli occhi rossi di lacrime. Questo appunto gli -era stato più grave dal giorno che aveva perduto l'amor suo: di non -poterne più parlare, di non avere alcuno al quale confidarsi. Il suo -dolore era covato in lui, s'era mantenuto e diffuso covando chiusamente. -Il conforto della confidenza, della confessione, della comunione -simpatica gli era mancato. Ora, improvvisamente, da chi meno egli -avrebbe creduto, era compreso, scusato, compianto. Non solo quella donna -non s'offendeva della brutalità con la quale egli l'aveva assalita, non -solo gli leggeva nel cuore, ma esprimeva, con la voce e con lo sguardo, -una commossa simpatia per il suo dolore. Le lacrime che gli gonfiavano -gli occhi erano dolci, pertanto; erano lacrime di consolazione. Molto -più soavi riuscivano all'anima di lui quelle parole, il sentirsi -compreso da un'altra anima, l'aver trovato un'intellettiva anima dove -non la sospettava neppure, che non sarebbe stato dolce ai suoi sensi -dissetarsi al bel grappolo. Egli non ha mai più ritentato di stender la -mano; e di questa donna, di costei cui deve la sua prima consolazione, è -rimasto amico sincero e devoto, come di Lei, contessa, io mi onoro di -essere. - - - - -LE PROVE - - - _Mia Signora,_ - -Ed eccoci ritornati al punto donde partimmo! - -Ella batte le mani perchè, avendo io cominciato coll'ironia, ho finito -con la commozione. La feci arrabbiare sostenendo che le creature umane -non si possono intendere, e ho addotto da ultimo un esempio di questa -comprensione! - -Ora m'accorgo -- ella dirà che guasto tutto! -- come gli esempii non -provino nulla, perchè tanti se ne possono addurre a sostegno della tesi -quanti a sostegno dell'antitesi. Varrà più l'una o l'altra? Ogni -opinione è legittima; l'accordo dei concetti nel disaccordo delle -espressioni mi pare che sia molto bene provato da queste due sentenze di -due grandi scrittrici: Mademoiselle de Lafayette ha detto: «On pardonne -les infidelités, mais on ne les oublie pas.» -- «On oublie les -infidelités, mais on ne les pardonne pas», ha detto Madame de Sevigné... - -Bene: siamo d'accordo: sarà possibilissimo comprendere l'anima altrui; -ma, se ciò è possibile, non è già facile. L'Inquisizione aveva del -buono. Quando un uomo vuole leggere nel cuore d'un suo simile, ma -proprio nitidamente leggervi tutto ciò che sta scritto fino nelle ultime -pagine, nei margini più ripiegati, qualche buon tratto di corda o meglio -ancora qualcuno di quei più persuasivi congegni dei quali l'imaginazione -dei Torquemada era fertile, rende comprensibile tutto. Mancando questo -secolo di tanaglie e di cavalletti, come si potranno scoprire i pensieri -e i sentimenti degli altri? E, veramente, non facciamo noi l'elogio dei -Torquemada quando, per strappare a qualcuno la verità, lo afferriamo per -le braccia, gli stringiamo le mani come dentro una morsa, gl'infiggiamo -nello sguardo il nostro sguardo rovente?... Questi mezzi d'indagine -sogliono essere adoperati dalle persone di natura violenta; le miti -nature preferiscono di restare nell'ignoranza e nell'inganno, -preferiscono anche patire piuttosto che far patire. E del resto che -valore hanno le prove strappate per forza, specialmente quando si -riferiscono ai casi della coscienza o agli stati dell'animo? - -Se è impossibile vedere con gli occhi i moti dell'anima amante, quali -prove sicure noi potremo avere dell'amore? Chi ci confessa, ci attesta e -ci giura l'amor suo, come potrà dimostrarcelo? Non potremo noi, non -dovremo anzi dubitare delle sue parole? Come sapere se le parole sono -vere, se sono tutte vere? Chi asserisce d'amare soltanto o soprammodo -con l'anima, non può nascondere, non nasconde troppo spesso sotto questa -dichiarazione una brama meno degna? Chi ci afferma di ripagarci d'un -amore in tutto eguale al nostro, in qual modo, per qual via potrà farci -leggere nel suo cuore così chiaramente come noi leggiamo nel nostro? - -Nell'anima altrui non si legge; ma le prove d'amore, le prove -indiscutibili, luminose, lampanti, non mancano. - - -- Soit, dit-elle, je cède et me voici clémente. - Mais pour y croire, à votre amour, si je m'y rends, - J'en veux un gage sûr et que rien ne démente. - -Potrebbe essere accusata di soverchia esigenza costei? Non sono le donne -quelle che hanno ragione di sospettare che l'amore degli uomini si -riduca al desiderio torbido? Questo dubbio non esiste negli uomini, -perchè i desiderii delle loro compagne sono moderati e spesso mancano; -ma, per ciò stesso, tutto l'amore femminile è tanto calmo e composto, -che la maggior prova d'amore che le donne sappiano dare consiste nel -lasciarsi amare... Dunque non basterà che questo amante confessi l'amor -suo, bisogna ancora che lo dimostri! - - -- Las! fit-il, où trouver des serments assez grands? - -E come è umano questo sentimento d'impotenza! Non solo l'amata dubita, -ma lo stesso amante sa e sente che ella _deve dubitare_, perchè i -giuramenti, le parole, gli effimeri suoni non potranno mai esser prova -valevole, espressione adeguata della meravigliosa efflorescenza che -invade ogni piega dell'anima sua. - - -- Las! les plus solennels n'ont plus rien qui m'émeuve, - Répondit-elle. Alors lui, soudain; «Je comprends! - La preuve qu'il vous faut je l'ai superbe et neuve. - - O toi que j'aime, tu vas voir si je t'aimais!» - Et comme en souriant elle attendait la preuve, - Sans retourner la tête il s'enfuit pour jamais. - -Se il senso è tutto egoistico, come dimostrar meglio che questo amore -non era sensuale? Se lo stesso sentimento, d'ordinario, è fatto più di -amor proprio che d'amore, e se pertanto le ragioni della persona amata -sono posposte alle proprie, come dimostrare più luminosamente che questa -volta l'amore non era amor di sè stesso? Infine, se amare qualcuno -importa quasi sempre più che odiarlo, giacchè chi odia può anche -astenersi dal far male, mentre chi ama infligge sempre dolori e -tormenti, la migliore, la vera prova d'amore sarà appunto questa: -rinunziare all'amore... - -Che ne siano capaci molti, non è da credere. E poi, quand'anche molti ne -fossero capaci, essa potrebbe parere un'ironia. Non sarebbe press'a poco -come ucciderci per provare che viviamo? Allora noi dovremo cercarne -un'altra, meno paradossale; una prova non dell'amore represso ma -dell'amore operante ed attuale. - --- Io la conosco, -- mi confidò una donna con la quale ragionavo un -giorno di queste cose. - -Abbassato il capo e chiusi gli occhi, ella si raccolse un istante; e la -sua faccia, non più illuminata dall'ardore degli sguardi, apparve qual -era realmente: consunta dal tempo, ròsa dalle passioni, simile ad una -maschera vecchia sulla quale tutti coloro che la portarono abbiano -lasciato un'impronta. Quanti uomini avevano logorato a furia di baci -quelle guance appassite, quelle labbra sbiancate, quelle rugose -palpebre? Quante febbri avevano macerata quella carne flaccida e gialla? -Quali spasimi avevano contorto gli angoli di quella bocca amara? Quali -pensieri molesti, quali assidue cure avevano scavato i solchi di quella -fronte? In quali notti di veglia s'erano brizzolati quei rari capelli -che ella adesso stirava con una mano bianca e smagrita?... Bella non era -mai stata, neppure ai giorni tanto lontani della prima giovinezza; ma -qualcosa del fascino strano e irresistibile che aveva fatto di lei una -creatura di turbamento rifulse ancora su quel tragico volto quand'ella -si scosse, guardò fiso lontano e riprese a parlare. - --- Chi di voi ha dunque affermato che solo il primo amore è l'amor vero? -Non aveva ancora vissuto, costui; non sapeva i giuochi imprevisti -dell'esistenza, l'avvicendarsi delle fortune, le rivoluzioni che -s'operano da un giorno all'altro nel mondo e nell'anima! Dicono -impossibile un secondo amore perchè con la morte del primo la fede nella -forza e nella durata della passione andò necessariamente dispersa; ma -non si ricomincia piuttosto ad amare appunto perchè questa fede è -immortale e perchè si riconobbe d'averla riposta in chi la tradì?..... -Sì, l'amor vero può essere il primo, ma può anche essere l'ultimo -- se -per amor vero intendete quello che altri vi porta come voi lo portate, -quello che vi promisero i sogni e che mai vi consolate d'avere perduto. -Poichè molte volte potete amare con tutte le forze dell'anima, molte -volte essere amati sopra ogni cosa; ma non c'è amore integro se non -nell'incontro, nell'accordo, nello scambio delle due passioni; e ciò è -tanto raro che la turba infinita dei diseredati lo nega..... Orbene: -ascoltate. Per un uomo io abbandonai la mia casa, distrussi la mia -famiglia, avvelenai la vita di chi mi mise al mondo -- feci, delle -creature che misi al mondo io stessa, altrettanti orfani. Dovevo amarlo -per far queste cose, è vero? A giudizio del mondo egli mi costava -sacrifizii non lievi -- dite, è vero?... Ma se io li giudicavo -insufficienti! Se non credevo d'avergli dimostrato abbastanza che mi -teneva luogo di tutto, che era tutto il mio bene sulla terra, l'unico -giudice del quale temessi le condanne! Che cosa non avrei fatto per -dargli questa dimostrazione? Come lo scongiuravo, in ginocchio, con le -mani giunte, di dirmi che cosa voleva da me per credere all'amor mio! -Come sarei stata felice se fossi morta di sua mano! Egli m'uccise -- -altrimenti. Egli non credeva all'amor mio perchè non credeva a nulla. Vi -sono di questi esseri fatali su cui sembra pesare la maledizione divina: -belli come l'arcangelo caduto, come lui aridi e falsi. Un sorriso che -sembra beato ed è schernitore illumina i loro occhi, parole che voi -credete mistiche e sono bugiarde escono dalle loro labbra. Se per vostra -sciagura v'imbattete in qualcuno di essi, siete dannati. Alla loro -seduzione non si resiste. Secondati dalle ingannatrici apparenze, voi -non metterete più un freno alle vostre aspettazioni, educherete le più -folli lusinghe e precipiterete tanto più basso quanto più ardito sarà -stato lo slancio. Voi crederete di trovare nella loro anima le -rigogliose fioriture della vostra; crederete di fare un sol cuore e una -sola vita; e quando v'accorgerete che ciò non è, accuserete voi stessi! -Come sospettare la loro colpa se tutto ciò che in essi è parvenza brilla -ed incanta? E vi torturate, vi rimproverate torti imaginarii, procurate -di riscattare i difetti dei quali vi sentite pieni, sognate di -conquistare tutte le virtù che vi mancano. E tutto ciò è invano; e voi -pensate ancora: «La colpa è mia! Io non l'amo abbastanza, non so fargli -vedere il suo pensiero all'origine d'ogni pensiero mio proprio, non -riesco ad ottenere da lui la stessa fede ardente che io gli porto...» -Infatti egli vi sfugge, e questa fede altri avrà forse saputo -ispirargliela! Allora non vi rimproverate più nell'intimo della vostra -coscienza, ma v'umiliate apertamente dinanzi a lui, lo scongiurate -d'avere almeno pietà: almeno questo sentimento allignerà nel suo cuore! -Improvvisamente, un atto, una parola, ve ne dimostra l'orribile vuoto: -allora un crollo tremendo avviene dentro di voi; ma siete guarito -- -radicalmente. - -Ella fece col braccio disteso, con le dita adunche, il gesto di svellere -qualcosa. Tacque un poco battendo rapidamente le ciglia, poi continuò: - --- Questo fu il mio primo amore. Mi costava tutto, quell'uomo; ma io gli -avrei tutto perdonato se non m'avesse tolto ciò che mi rimaneva di -unicamente caro: il conforto d'esser stata compresa, almeno un giorno, -almeno un'ora; la fiducia di non essermi perduta per niente -- per -niente! Gli avevo perdonato tante vergogne, tanti abbandoni, tanti -tradimenti! Ero stata sorda agli stessi dileggi, agli stessi sospetti, -agli stessi affronti! Credevo sempre in lui, suo malgrado. Volevo -trovare qualcosa di buono in fondo al suo cuore; stimavo sempre che ne -avesse. Mi accorgevo che l'amore boccheggiava in lui, che era già morto; -ma pensavo almeno che fosse stato vivo, una volta! Con una parola infame -egli mi tolse quest'ultima lusinga, calpestò la stessa illusione; quando -volli ricordargli questo amore, le parole che m'avevano esaltata, i -giuramenti che m'avevano ubbriacata, egli mi disse: «E tu li hai -creduti?...» E con la stessa bocca che li aveva proferiti disse ancora: -«Ma sono la moneta con la quale si pagano quelle che non son da -comprare!...» Allora, vedete, l'unico mio scopo, l'unico mio bisogno, -ardente, imperioso, vorace, fu di diventar come queste..... - -La sua voce, che s'era fatta rauca tanto da costringerla a tossire -replicatamente, si schiarì ad un tratto. - --- Non lo accuso più. Compresi, tardi, che la colpa non era stata neppur -sua, che egli non poteva esercitare virtù che non aveva. Non crede chi -vuole. Forse, chi sa, anch'egli soffrì. - -Ed alzò le spalle e scosse un poco la testa con l'espressione indulgente -di chi ha visto molte miserie. - --- Comprendete bene dunque, -- riprese, -- la condizione mia -all'apparire dell'Altro. Intatta, insaziata, esasperata, io portavo con -me la mia fede -- e non ero più degna d'esser creduta. L'Altro mi -credette. Per lui era il primo amore. Nessuna donna aveva ancora -sospettato il tesoro di sentimenti che egli portava in cuore; e questo -tesoro tanto grande che non v'era purezza capace di pagarlo, io, -l'ultima delle creature, l'ebbi, tutto. No, il povero linguaggio umano -non potrà dir mai che cosa fu questo amore, l'esultanza divina di due -esuli ciascuno dei quali ritrova nell'altro tutta la terra, tutto il -cielo della patria lontana. Il linguaggio umano può dire soltanto le -umane miserie, i dubbii, gl'inganni, i tormenti, -- e chi sa la vita -comprenderà quelli che fatalmente ci aspettavano. Per un uomo che -m'aveva avvilita, profanata, perduta, io avevo dato tanto, che nulla più -mi restava da dare a quest'altro -- per cui avrei voluto versare il mio -sangue fino all'ultima stilla. Io avevo imparato a costo della salute -dell'anima che non basta sentirsi giurare un affetto, che bisogna anche -ottenerne la prova. Ed io non potevo dargli altro che le mie parole, e -sapevo che le parole possono mentire, e sentivo che in bocca mia la -menzogna doveva esser giudicata facile e pronta. Allora il dubbio che -egli non mi credesse più cominciò a insinuarsi in me. Era dubbio e -divenne certezza. Se quell'uomo avesse potuto leggere nel mio cuore come -vi legge Dio, sarebbe stato sicuro che tutti i palpiti del mio cuore -erano suoi. Ma questo potere egli non lo aveva. Egli doveva paragonare, -invece, sè stesso al mio primo amante, il bene infinito che mi faceva al -male spaventevole che il primo m'aveva inflitto; ed avvertire che mentre -il male era stato da me ricompensato come il massimo dei beni, a lui non -potevo ora dare più nulla. E badate: non era già l'orgoglio suo che lo -persuadeva a stimarsi di tanto superiore al suo predecessore, a -pretendere che io facessi per lui molto più che per costui: io stessa -glie lo dicevo, glie lo ripetevo, glie l'attestavo. Ma come più gli -parlavo dell'influsso maligno esercitato da costui sulla mia vita -- per -esecrarlo -- più egli pensava ad esso -- per temerlo. Egli che sapeva le -sciagurate contraddizioni del nostro cuore temeva che fossi ancora -attaccata a quell'uomo in ragione degli stessi dolori che mi costava. -Come dunque, come provargli il suo inganno, la dispersione assoluta -d'ogni memoria di quel passato, la fine della stessa esecrazione -- -poichè tutto l'orrore nel quale ero affondata non m'impediva la nuova -felicità? E vedete di quali reazioni continue è fatto il nostro -pensiero: mentre il conseguimento di questa felicità attutiva il -sentimento dell'indegnità mia, questo sentimento si ridestava da -un'altra parte, più acuto, più torturante -- poichè la mia indegnità mi -toglieva di dare a quest'uomo la luminosa dimostrazione che egli era in -diritto di esigere! Allora qualcosa di più strano -- di più umano -- -accadde in me. Quando io avevo portato nell'amore un cuor nuovo, -un'anima vergine, tutto ciò che questa vita può dare di meno indegno, io -m'ero accusata di non meritare abbastanza il ricambio dell'amor mio; ora -che non lo meritavo davvero, sentivo la ribellione prepararsi sordamente -dentro di me. Dinanzi all'ideale Giustizia io era nel torto per avere -criminosamente sperperato quei beni che andavano invece serbati con cura -gelosa in attesa di offerirli a chi solo avrebbero dovuto appartenere; -dinanzi a quest'uomo io ero in debito -- e noi siamo così fatti da non -tollerare il rimprovero dei nostri torti.... E se ancora quest'uomo -m'avesse apertamente rimproverato la mia miseria, se m'avesse buttato in -faccia la mia abiezione, se m'avesse torturata ogni giorno, forse sarei -stata meglio difesa contro le folli aberrazioni dell'egoismo; ma egli -non fece questo, mai! Una tristezza senza fine velava talvolta i suoi -sguardi, ma il suo linguaggio era sempre quello della dolcezza, della -devozione, dell'umiltà. Allora io pensavo che egli parlasse così per -compassione, che intendesse farmi un'elemosina, che non contento ancora -dei suoi tanti vantaggi volesse finire di schiacciarmi con la sua -generosità -- e la sorda ribellione diveniva più minacciosa. Avrei -dovuto stargli in ginocchio dinanzi, e mi sentivo distaccare a poco a -poco da lui... Il nostro cuore è così miserabile che non sopporta la -gioia assoluta: una dose d'amaro è necessaria al suo nutrimento. -Quell'uomo aveva una gran colpa, non mi faceva soffrire. E come io lo -disconoscevo, anch'egli disconosceva me. Perchè la vita m'aveva -contaminata, pensava che non fossi più capace d'apprezzarlo, che altre -avrebbero saputo amarlo meglio di me. Presumeva ch'io dovessi portargli -una gratitudine eterna per avermi sollevato fino a lui, che il pensiero -di cercare altrove un altro amore -- il pensiero che egli stesso -accarezzava! -- non dovesse neppure affacciarsi alla mente mia. E troppo -sicuro d'essere amato, rispondeva meno all'amor mio, non pensando che -questo fosse un torto, o pensando che fosse un torto minore e più -tollerabile di quelli che altri m'aveva fatti. Ma le azioni umane non -hanno tutte un valore relativo a chi le commette, alle circostanze nelle -quali sono commesse, allo stato di colui che le apprende? E la freddezza -d'un uomo come lui m'era più grave, dopo ciò che avevo patito, di tutti -i tradimenti dell'altro amante... Così, giorno per giorno, il dissidio -cresceva. L'ingrato destino ci era stato largo d'un bene incredibile; -noi ce lo lasciammo sfuggire. L'amor nostro fu il vero, il grande, il -solo amore; non sapemmo riconoscerlo. Come potevo riconoscerlo, io? Non -m'ero ingannata altre volte? Non dovevo inevitabilmente sospettare di -ingannarmi anche ora? A qual segno poteva riconoscerlo, egli che non -aveva termini di confronto? Così il nostro inganno procedeva da opposte -ragioni. Mancava ad entrambi la prova. L'avemmo. - -Ella ripetè: - --- Fu questa. - -E passatasi una mano sulla fronte, lentamente, da una tempia all'altra, -disse, come in sogno: - --- Io lo tradii. - -Dopo una pausa riprese: - --- Imaginate voi che cosa dev'essere un pazzo che abbia perduto, insieme -con l'intelletto, la vista? Soltanto un pazzo cieco avrebbe potuto fare -quel ch'io feci -- ragionatamente, deliberatamente. Pensai che egli non -mi amava più, che non m'aveva amata mai. Credetti alle parole d'un -altro, di quelli che ci troviamo attorno nelle agonie del sentimento, -corvi che hanno fiutato il cadavere. No, non lo credetti! Non credevo -più nulla. Ma questo scetticismo, la certezza che non c'era nulla, la -persuasione d'esser discesa tanto basso da non poter cadere più giù mi -buttò incontro ad un altro. Egli s'era accorto di quest'altro e non -aveva trovata una sola parola per salvarmi. Io pensai: «Vuol dunque -gettarmi via come una cosa inutile e vile!» E volli io stessa lasciarlo. -Quando glie lo dissi... - -Ella s'interruppe, esitante; e ad occhi chiusi, rovesciando un poco la -testa, irrigidita come per catalessi, con voce lenta e gelata soggiunse: - --- Dopo che sarò morta, dopo che m'avranno chiusa dentro una bara, dopo -che la terra mi avrà ricoperta, io udrò ancora quell'urlo. - -Rimase quasi assorta qualche momento, poi ricominciò: - --- Saremmo stati ancora a tempo. Ma la benda non era ancora tutta caduta -dagli occhi nostri. Io credevo d'averlo ferito nell'orgoglio soltanto, -_trionfavo_ provandogli che valevo ancora per gli altri, ottenevo la -_rivincita_! Egli vide confermato il suo giudizio sulla mia infamia. Un -intimo senso di sollievo, quella calma ingannatrice che precede lo -scatenamento delle tempeste, ci pervase entrambi. Egli scomparve ed io -ricaddi. Allora, allora soltanto, quando un altro prese il suo posto, -quando io mi sentii nelle braccia d'un altro, quando questa miserabile -carne fu preda d'un altro, un gemito sordo e lungo, il gemito d'una -disperazione mortale uscì dal mio petto. - -E un sorriso indefinibile, d'ironia, di pietà, di sprezzo, rischiarò -quel viso. - --- Io sapevo, per averla tanto provata, la nausea del risvegliarsi -accanto a qualcuno che fino alla vigilia è stato un estraneo e che dopo -l'ultima intimità sarà più estraneo di prima. Io avevo curata questa -nausea col procurarmene un'altra maggiore, e poi un'altra ancora -maggiore. Ora non ne provavo alcuna. L'insensato stupore, il tremendo e -senza fine sterile rimorso m'agghiacciavano troppo. No, io non credevo -alla realtà; mi sentivo come sotto l'impero d'uno di quei sogni -mostruosi durante i quali sappiamo però di sognare. Ed un pianto -sconsolato, inesauribile, grondava dai miei occhi; uno di quei pianti -che sembrano stemperare l'anima stessa, che nei sogni ci destano. Ma il -mio risveglio era più tetro del sogno. E come in sogno io pensavo che -qualche misteriosa potenza aveva certamente cambiato le fattezze, gli -sguardi, la voce dell'uomo che fino a qualche giorno innanzi era stato -mio, e come in sogno io cercavo di rivederlo attraverso quest'altro. Io -figgevo il mio sguardo nel suo, lungamente, intensamente, fino ad -abbacinarmi, per discoprire nel suo sguardo i lampi del Perduto; poi -chiudevo gli occhi ostinatamente, inflessibilmente, imponendogli di -tacere, per illudermi, per credermi ancora insieme col Perduto. Ed -accadde questo: che i miei avidi tentativi, i miei funebri ardori, la -mia lunga pazzia accesero l'animo non del tutto volgare del mio nuovo -amante; egli credè ch'io facessi tutto ciò per lui -- per lui! -- e al -soffio della grande passione quel fuoco divampò alto e gagliardo, ed -egli trovò inaspettatamente una parola, l'accento dell'Altro... -Illusione terribile!... Io m'afferravo a lui, gli prendevo il capo fra -le mani, gli dettavo le parole che ancora, che sempre mi risonavano -all'orecchio, e gl'ingiungevo di ripeterle, ed egli le ripeteva, -pensando che l'amore le suggerisse. E per un attimo io Lo ritrovavo! No, -la nausea d'un tempo non mi soffocava più; no, io non potevo scacciare -quest'uomo quando l'orrore invadeva l'animo mio, giacchè per suo mezzo -recuperavo in qualche modo colui che avevo disconosciuto; giacchè la -nausea, l'orrore, il pianto lungo e cocente mi rivelavano ciò ch'io -avevo negato: la forza d'una passione che era la mia stessa vita! Non -potevo scacciarlo; potevo soltanto e dovevo disingannarlo, dirgli a che -mi serviva, perchè facevo tutte queste cose -- e glie lo dissi! Gli -dissi che mai, mai avevo avuto un palpito, un solo pensiero per lui; lo -costrinsi ad ascoltare la confessione dell'amor mio per un altro, gli -dissi che cercavo quest'altro in lui; che invece di farmi obliare egli -dava nuova forza alla passione mia; che ora, la prima volta, grazie a -lui, grazie al mio tradimento, acquistavo la prova luminosa, -sfolgorante, irrecusabile di quell'amore. E nella risurrezione della -fede il mio spirito acquistava una sovrannaturale chiaroveggenza, un -intuito fatidico: io sentivo che una rivelazione eguale alla mia doveva -essersi fatta nell'anima del Perduto; che, lontano da me, attraverso -nuove esperienze ed impreviste vicende, egli doveva piangere com'io -piangevo perchè _sapeva_ che lo piangevo... Un giorno lo rividi. Corsi -da lui. - -Ella quasi gridò: - --- Chi avrebbe potuto arrestarmi? - -Riprese con voce più sorda: - --- Gli dissi: «Sputami in viso, ma ascolta. Tu non mi credesti quando ti -giuravo d'amarti. Dell'amor mio non seppi, non potei darti nessuna prova -perchè io stessa ne dubitai. Questa prova ora la posseggo. Pensai -dimenticarti, e la tua memoria mi ha schiacciata. Ti abbandonai, e t'ho -ritrovato da per tutto. Ti porto con me. Nessuno ti strappa più da -questo cuore. Metti i tuoi piedi sulla mia faccia, ma lasciati dire, -ora, che t'amo...» Egli... egli... - -Giunse le mani, girò intorno lo sguardo come smarrita, e a poco a poco -l'espressione dell'estasi si dipinse sulla sua faccia smorta. - --- Egli mi si fece vicino, mi guardò tacitamente. Tremava. Mi disse, -così piano ch'io compresi piuttosto dal moto delle pallide labbra: «Sei -tu?» Io potevo ancora parlare. Gli domandai: «Non m'abborrisci?» Ei -rispose: «Ti piango...» Vedete voi queste mani? Qui caddero le sue -lacrime, ed erano calde come gocce di sangue. Io non piangevo, sentivo -il cuore battermi in gola. Tra le lacrime egli diceva: «Sei dunque tu? -Non ho dunque sognato?... Quando io ti sospiravo, l'anima tua se ne -veniva incontro a me?... Tu sai ora veramente quanto mi amavi?... -Nessuno di noi lo seppe, mai!... Povere creature umane, quali inganni -sono i nostri!... Come fummo ciechi e sordi e ostinati nell'errore!... -Ora la luce s'è fatta...» A quelle parole, alla certezza che egli mi -dava, il cuore avrebbe dovuto allargarmisi dalla gioia, la fascia che mi -cingeva la fronte cadere, tutto l'essere mio esultare... e invece -un'ambascia muta, un terrore infinito mi piegavano, un gran freddo mi -faceva rabbrividire... Egli diceva ancora: «Bisogna che l'aria ci -manchi, per riconoscere che ne viviamo!... Neanch'io potei darti la -prova d'un amore nel quale non avevo fede... Credetti di poterne trovare -altrove uno migliore... Che stolto!... No, non accusarti: io fui -colpevole al pari di te. Come te, ora soltanto sono sicuro e posso dire -di amarti. Non pensar mai con rimpianto a tutto ciò ch'io ti dissi e che -feci per te nei primi giorni della nostra fortuna; non rimpianger mai i -giuramenti che l'ebbrezza dettava: nessuna prova d'amore vale questa che -oggi ti do...» E il mio terrore cresceva, lo sguardo mi s'appannava, le -vene mi si vuotavano: perchè se egli avesse detto che tutto era finito -tra noi, io non avrei avuto di questa fine una certezza tanto disperata -come udendo quelle parole. Nondimeno, dissi: «Allora, se tu mi ami -ancora...» Un sorriso più triste di tutte le sue lacrime, il sorriso di -chi muore mentre sente promettersi la salute e i beni della vita, passò -nel suo sguardo. Egli prese le mie mani e rispose: «Noi non ci vedremo -più.» Mai la sua voce fu così dolce. Egli baciò queste mani e questa -fronte -- soltanto!... - -E due lacrime, grosse e roventi come quelle da lei versate quel giorno, -solcarono lentamente le sue guance. Quando la sua ambascia si calmò, -ella ripetè: - --- Fu questa la prova dell'amor nostro, ed è questa la grande prova -dell'amore operante e attuale. Ma, come una legge spaventevole vuole che -tutto si sconti, anch'essa s'acquista quando l'amore è perduto. - - - - -DIBATTIMENTO - - - _Contessa mia,_ - -Già: l'amore nasce, vive e muore -- muore specialmente, troppo presto, -in mille modi. Ella giudica che il modo nel quale morì l'amore delle due -persone di cui le narrai ultimamente la storia sia molto triste; ma -crede ella che vi siano forme di morte grata?... Io non dimenticherò mai -una strana conversazione alla quale assistetti una volta; una -conversazione di soli uomini, dove fu appunto proposto e discusso questo -soggetto. Le persone che vi presero parte non le riusciranno forse -nuove: erano i tre Tedeschi dei quali altra volta le parlai: Ludwig -Kopfliche, Fritz Eisenstein e Franz von Rödrich. - -Scena: la sala d'una casetta di campagna; il tramonto d'una scura -giornata di novembre, col cielo coperto di tediose caligini fra le quali -l'ultima luce filtrava livida e triste; l'agonia del giorno e dell'anno, -un senso di freddo in tutte le cose, nella campagna silenziosa e -deserta, negli alberi dai rami sfrondati, nel mare d'un grigio metallico -flagellato dal vento, nel cuore degli uomini che aveano visto cadere ad -una ad una tutte le loro illusioni... - --- Pensate voi, -- diceva Ludwig, -- alle primavere future?... Quante -anime nuove esulteranno! Quante speranze fioriranno nelle vergini -fantasie! Quante mai vite si schiuderanno ai sorrisi del sole! - --- Il nostro egoismo si ribella a questo pensiero, -- soggiungeva Franz. --- Poichè noi ce ne andiamo, vorremmo che l'universo s'inabissasse con -noi, che nessun altro potesse più dissetarsi alla coppa distolta per -sempre dalle nostre labbra avide ancora... - --- Ma, -- ribatteva Fritz, -- anche gli altri morranno! Anche gli altri -vedranno mancare il dolce liquore prima di averlo assaggiato... Perchè -li invidiate? Dovreste compiangerli!... No, i venturi non sono da -invidiare; degni d'invidia son quelli che furono o che non sono mai -stati... - -Quando Fritz tacque, il silenzio ripiombò tutt'intorno; udivasi -solamente il gemito lugubre del vento e il leggero tremolìo d'un vetro -mal commesso nella intelaiatura della finestra. - -Gli sguardi dei tre uomini avevano espressioni diverse. Ludwig guardava -il mar grigio con i suoi grigi occhi profondi, e sembrava cercare -qualcosa di là dalla linea dove l'acqua e le nubi si confondevano; -Franz, con una mano fra i capelli, mirava, come affascinato, un punto -del suolo ai suoi piedi, e Fritz batteva rapidamente le palpebre, -girando il capo, quasi per sottrarsi ad una molesta visione. - --- I morti amori! - -Franz, nel silenzio incombente, aveva pronunziato quelle parole; ma, poi -che una medesima idea occupava lo spirito degli altri amici, essi si -riscossero, ripetendo, a fior di labbra: - --- I morti amori... - -Vi fu ancora silenzio; poi Ludwig, il curioso, domandò; - --- Sapete voi dirmi in quanti modi può morire l'amore?... - --- No, nessuno può dirlo, -- rispose Fritz. -- Possiamo dire questo -soltanto: che l'amore muore in tanti modi quante vi sono anime amanti. - --- Ma qual morte è più trista? - --- Sono tutte tristi del pari. - -A quel giudizio, Franz sorse in piedi. - --- Non dite così! Non dite così!... Tristi egualmente? Egualmente -strazianti?... Vuol dire che voi non sapete!... Allora, sentite. Vi è -una potenza terribile, misteriosa, fatale, che se piomba intorno a voi -vi fa misurare d'un subito tutto l'abisso della vostra miseria; una -potenza contro la quale non v'ha riparo che valga; una potenza che si -rivela tutti i giorni, tutti i momenti, ma della quale voi non -v'accorgete se non quando colpisce qualcosa di vostro. Questa potenza è -la Morte... Sentite. Esiste al mondo una creatura che è l'anima della -vostra anima, per cui dareste tutto il sangue vostro, lontano da cui non -potete vivere neppure un istante. Questa creatura, bella, buona, soave, -nel fiore degli anni, si è data a voi, per sempre; voi avete imparato, -ogni giorno di più, ad apprezzarla, ad amarla. Tutte le vostre -confidenze più intime, tutte le vostre parole più tenere, tutte le -vostre carezze più blande sono per lei. Voi non vedete se non con i suoi -occhi, non respirate se non con le sue labbra, non vivete se non della -sua vita. Repentinamente la truce potenza si spiega su lei. Voi potete -inginocchiarvi dinanzi agli uomini che, per ironia, si chiamano della -scienza, scongiurarli piangendo di sottrarla alla potenza malvagia; voi -potete giungere le mani, alzare lo sguardo al cielo, ricordarvi le -preghiere apprese da fanciullo, dire a Dio: «Io credo in Voi, abbiate -pietà di me...,» voi potete dire a lei stessa, con voce rotta, -passandole una mano fra i capelli madidi di sudore, stringendo con -l'altra la mano sua sempre più fredda: «Per pietà, non morire, non -voglio che tu muoia, non mi lasciare, ho paura!....» voi non riuscirete -ad arrestare un minuto l'opera di distruzione. E una notte tremenda voi -vedrete il suo sguardo rovesciarsi, le sue labbra dischiudersi, -irrigidirsi il suo corpo. Vorrete fuggire lo spettacolo orribile, e -un'attrazione più forte della vostra volontà v'inchioderà lì dinanzi. -Morta!... Morta!... Morta!... Allora esaurirete tutte le vostre lacrime -e tutte le vostre imprecazioni. Morta!... Morta!... Morta!... E -ripeterete questa parola fino a smarrirne il significato. A un tratto vi -sovverrete di quel che un giorno ella vi disse: «Se morrò prima di te, -vestimi di bianco, coi capelli disciolti; non voglio che i becchini mi -tocchino....» Ella rabbrividiva da capo a piedi, a quest'idea; ora non -ha più un sol moto. Voi contemplate il suo viso dove una bellezza nuova, -soprannaturale, divina, si va dipingendo; vorrete recidere una ciocca -dei suoi capelli, e di repente vi ricorderete di quella che ella stessa -recise, che vi diede un giorno, il giorno delle beate promesse. Voi -pensate: «Ho ancora molte ore per contemplarla,» e quelle ore passano, -volano. Allora vi mettete a gridare, a soffocare le vostre grida. E se -un amico pietoso tenta di confortarvi, voi odiate quell'uomo, odiate -ogni vivente, abborrite la vita.... Ah, sono tutte tristi egualmente le -morti dell'amore? Ma voi non avete composto in una bara le forme adorate -che teneste strette fra le braccia; non avete sentito opprimervi il -petto pensando all'oppressione che _ella_ soffrirà sotterra; non avete -visto la terra cadere sulla bara, coprirla, nasconderla.... Voi non -avete provato che cosa vuol dire sognare che ella è ancora accanto a -voi, e risvegliarvi pensando alla vostra solitudine, alla vostra -solitudine eterna!... E non avete provato, tormento ineffabile, strazio -senza parole, il lento svanire del fantasma, dell'imagine, del ricordo, -nonostante tutti i vostri sforzi per vivificarlo, per afferrarlo, per -trattenerlo ancora.... - -Egli tacque. Ludwig pareva non avere ascoltato, immerso sempre nella -contemplazione del mare. Fritz, che aveva nervosamente arricciato i suoi -baffi, replicò: - --- Tu dunque credi che la più angosciosa morte dell'amore sia quella -prodotta dalla morte della creatura amata? In verità, mi fai ridere. - -Alla luce sempre più scialba del fosco tramonto, il suo viso appariva -pallidissimo; le sue labbra s'atteggiavano a un ironico riso. - --- Tu accusi la morte! Non sai dunque di che cosa è capace la vita?... -Ti duole che una potenza fatale distrugga il sogno d'una gioia senza -fine? Ma tu non pensi che, in ragione di questa stessa fatalità, il tuo -spirito finalmente s'acqueta! Sta dunque a sentire. V'è una creatura che -t'ha detto: «Sono tua, per sempre.» Chi distrugge il senso di queste -parole? Ella stessa!... Ella t'ha detto che t'ama, e un bel giorno ti -dice: «Non t'amo più!» Bada ancora: al tempo dell'amore felice ella ti -ripeteva, malinconicamente: «Sarai tu quello che mi lascerai!» Tu allora -protestavi, giuravi, non sapevi nè potevi darle una prova del suo -inganno. Adesso, quando ella ti ha detto che non t'ama più, quando t'ha -fatto comprendere che fra te e lei non c'è più nulla di comune, che cosa -fai? Sei preso da un impeto di sdegno, la colmi di rimproveri, la -minacci? No!... Tu ti getti ai suoi piedi, le ricordi le sue parole, le -dici: «Com'è possibile? No, non è possibile! Tu vuoi mettermi alla -prova, tu vuoi farmi paura. Tu sei mia, tu m'hai detto che non potevi -vivere senza di me.... Che cosa t'ho fatto? Quali colpe ho commesse?...» -Ella tace. Tu ti batti la fronte e riprendi: «Sì, ho una colpa.... Non -t'ho provato ancora abbastanza quanto sia forte l'amor mio.... -Comprendi: la parola è impotente, il pensiero non si esprime mai tutto. -Ma guardami in fondo all'anima: non vedi come è tutta piena di te? Io -sento in questo momento che non ti ho mai amata tanto....» Ella scuote -il capo, ti oppone fredde ragioni, ti addebita colpe insignificanti -delle quali ella stessa non è immune. Tu non le rimproveri le sue; le -prendi una mano, la scuoti, la guardi negli occhi, la chiami col dolce -nome antico. Ella s'irrigidisce, ti respinge, evita il tuo sguardo; -allora la luce si fa nel tuo spirito: ella ama un altro. E la terra ti -manca sotto i piedi. Quella creatura, quell'anima, quel corpo, sono d'un -altro! È possibile? Glielo chiedi, con voce strozzata, gemendo ed -urlando, ed ella protesta freddamente, risponde che non ha conti da -renderti. Il tuo orgoglio d'uomo è ferito; ti senti un gran sdegno -ribollire nel cuore: non dici nulla. Ti alzi, le stringi la mano, fai -per andar via. Ma sei legato con tanti e così sottilissimi fili a quelle -mura, a quella persona, che senti il tuo cuore lacerarsi. Che ti dice -ella? Ti dice: «Addio!» All'uscire da quella casa, con la fronte in -fiamme, un martello alle tempie, la gola stretta, le labbra inaridite, -ti metti quasi a correre, incapace di coordinare le tue idee, non -riconoscendo nessuna delle persone che incontri per la via, occupato -soltanto dell'oscuro pensiero che ormai la percorri per l'ultima volta. -E una parola ti risuona all'orecchio: quell'_addio_ terribile, la parola -che si pronunzia nelle agonie, nelle separazioni senza ritorno, nelle -ore fatali della vita -- la parola che fiacca il tuo sdegno, che seda i -tuoi istinti di ribellione, e che ti stringe il cuore, ti brucia gli -occhi, ti toglie il respiro.... Tu pensi: «Non la vedrò dunque mai -più?... Non sentirò il suo capo appoggiarsi al mio petto, non stringerò -più la sua mano, non bacerò più la sua fronte?...» Passano giorni vuoti, -monotoni, eterni. Tu ritrovi le sue lettere, i suoi ritratti; ed hai -paura di toccarli, di mutarli di posto. Diventi superstizioso. Ad ogni -squillo di campanello pensi: «È lei! Mi scrive, si pente, mi chiama!...» -Nulla! Tutto è finito! Tu non la vedrai più, mai più, mai più! A queste -parole che tu ripeti incessantemente, disperatamente, la tua ragione -vacilla. Perchè mai più? Che cosa può vietare che due esseri viventi si -rivedano ancora? Quali insuperabili barriere, quali distese di mari e di -terre li posson dividere? Quali catene potranno impedire che tu ti -slanci verso di lei? E vuoi rivederla; a costo di tutto bisogna che tu -la riveda. Davanti a lei la tua passione scoppia selvaggiamente. -Minaccioso e supplice, le dici dapprima: «Ti ammazzerò!» e poi le -mormori piano: «Io so ancora tante parole d'amore che non t'ho dette -ancora!...» Ella si scuote, ti blandisce, ti prega di non farle male, ti -scongiura di rassegnarti, di farti una ragione, di accordarle la pace. -Naturalmente non si può sempre parlare, gridare, piangere, mordersi. E -stanco, esausto, sfinito, vai via; questa volta, comprendi bene, per -sempre. Solo, in silenzio, riprendi a piangere, la piangi come morta; ma -ella non è morta per gli altri; è morta per te. Tu la scorgi, talvolta; -e provi il bisogno pazzo di andare a piangerle vicino, di toccarla, di -contemplarla. Se ella fosse morta, se la terra la ricoprisse, il tuo -cuore s'acqueterebbe: tu non avresti queste tentazioni, la tua piaga non -si riaprirebbe continuamente. Tu non penseresti di tentare ancora una -volta la resurrezione di quel passato il ricordo del quale ti brucia -come un carbone ardente -- perchè, rammentalo, l'idea dell'impossibile, -dell'irreparabile repugna in grado supremo all'anima nostra; perciò la -speranza è l'ultima a morire. La morte ha questo di buono: uccide la -speranza. Invece tu speri ancora; tu dici: «È forse impossibile che -questo passato risorga? No: basta che ella voglia....» Allora pensi a -tutti i suoi momenti buoni, a tutte le prove di tenerezza che ti diede; -vorresti gettarti un'altra volta ai suoi piedi, affidarti alla sua -pietà. Tu pensi: «Se ella dice di sì, che tripudio scoppierà nell'anima -mia! Questa benda di ferro che mi fascia la testa cadrà! Che aria -ravviverà il mio petto oppresso! E come impazzirò di gioia dopo essere -stato sul punto d'impazzir di dolore!...» Ed ella ti risponde: «No!...» -Accusa la morte, adesso!... Per la creatura morta tu provi una infinita -pietosa dolcezza, una soave malinconia rassegnata; per questa creatura -viva il rancore, il livore si mescola alla tua passione e la intorbida e -la corrode e ti strugge. - -Tacque anch'egli, ansando un poco. Franz non aveva opposto nessuna -ragione agli argomenti di lui; Ludwig se n'era rimasto sempre a guardar -l'orizzonte che adesso, nella sera già calante, si veniva perdendo. - --- Conosco, -- diss'egli finalmente, portandosi le mani alla fronte e -passando le palme sulle sopracciglia, -- conosco una fine d'amore più -triste ancora di tutte coteste. - -I due amici lo guardarono. - --- La fine d'amore più triste, più tormentosa, più tragica, è un'altra. -Non è la brutale che segue alla morte, o all'abbandono, al tradimento: è -la fine lenta, lunga e quotidiana, l'esaurimento continuo prodotto -dall'azione del tempo, dal fatale svanire d'ogni cosa umana. Il giorno -che voi avete confessato l'amor vostro, che ne avete ottenuto il -ricambio, avete detto a voi stesso: «E' per sempre! per sempre!» Voi -credete a questa parola, pensate che se qualcosa d'indipendente dal -vostro volere non accadrà, l'amor vostro durerà eternamente. Ed è, -dapprima, il tripudio più puro fra le proteste più pazze. Un sentimento -di meraviglia occupa il vostro spirito: pensate alla creatura che -vedeste un giorno da lontano, a cui parlaste col rispetto più timido, -per cui sentiste nascere il desiderio più disperato -- e questa creatura -adesso è vostra, vi appartiene, tutta! Voi quasi nol credete; se la -vedete, talvolta, passar da lontano, il dubbio rinasce nel vostro -spirito. Nel cuor vostro una gratitudine immensa, una devozione -sconfinata raddoppia l'amore. Tutti i giorni voi le scrivete, le mandate -qualcosa del vostro pensiero, del vostro cuore. Ella impara a memoria le -vostre lettere, ve le ripete, ve ne chiede altre. Voi ricominciate, -ancora, sempre; ma, senza accorgervene, le antiche espressioni vi -ritornano sotto la penna e, a poco a poco, naturalmente, vi ripetete. Vi -mancano le parole? Che importa! Voi pensate che da tutti i vostri atti, -da tutta la vostra vita, ella dev'essere assicurata della saldezza del -vostro affetto. Ella non pensa così; si lagna perchè vi crede -intepidito, fa consistere il bene in certe cose che per voi non hanno -significato. State in guardia: voi cominciate a scorgere i difetti -nell'idolo. E se chiudete gli occhi per non vederli, altri invece se ne -rivelano. Allora voi ve ne fate una ragione; tutte le creature umane non -hanno forse i loro?... Sapete che cosa vuol dir questo? Vuol dire che -dal periodo epico voi già passate a quello critico. Voi vi ammirate per -la vostra penetrazione, per la vostra ragionevolezza. Il vostro egoismo -vi mantiene pertanto in una illusione; vi dimostra che, dal canto -vostro, voi non avete difetti di sorta; ella non può, non deve trovarne -in voi. Un bel giorno, una sua parola, l'accento col quale ella la -pronunzia, vi aprono gli occhi; ella ha scoperto i vostri difetti -secreti, le vostre debolezze intime, quel che c'è in voi di manchevole, -di meno bello. Allora il vostro amor proprio s'impunta. E vi chiudete in -un offeso riserbo, o vi vendicate dicendole apertamente i suoi torti. -Adesso ciascuno di voi giudica l'altro, senza riguardi, per quel che -vale. Un istinto d'avversione vi domina; ma i legami che vi stringono -sono tanto forti che non si spezzano. E sapete a che cosa somiglia -allora la vostra situazione? Somiglia a quella di due forzati avvinti da -una stessa catena, ciascuno dei quali è costretto a non fare un passo -che l'altro non faccia. Quando voi pensate all'illusione dei primi -giorni, chiedete: «Come mai s'è dissipata?» E non sapete rispondere; il -disinganno s'è venuto operando lentamente, inavvertitamente. Presto -s'accresce ancora; presto voi domandate un'altra cosa, la cosa opposta: -«Come ho potuto illudermi?» Tanto è profondo l'abisso scavatosi!... -Tutto ciò vi fa paura, perchè quel complesso di moti diversi ed opposti -che si chiama l'amore è ancora in voi. Ecco: voi chiudete gli occhi, -abolite la percezione del mondo circostante, guardate in fondo alla -vostra memoria. Il ricordo dei giorni sereni vi brilla: perchè non -potreste riafferrarli? La donna che voi amate non è morta, non v'ha -abbandonato, è sempre vicina a voi; ma sapete che avviene? Ella non è -più la stessa che conosceste un giorno. L'assiduità con la quale l'avete -contemplata, esaminata, studiata, ha finalmente alterato le linee del -suo viso, della sua persona; vi ha fatto scoprire in lei aspetti, -attitudini, espressioni che prima non avevate visti. Voi vi sforzate di -ritrovarla come al tempo che nacque l'amore; per questo la rimettete -nella stessa luce nella quale prima v'apparve, ed esumate tutti i vostri -ricordi, e vi riportate continuamente col pensiero al passato. Ogni -sforzo è inutile: no, non è più lei, non può esser più lei... Le sue -carezze d'ora non sanno più come le prime; le sue parole d'ora non hanno -il suono delle antiche. Voi comprendete che uno stesso mutamento accade -in lei, ma nessuno di voi ha il coraggio di dirlo. Ella vi domanda di -ripeterle le parole innamorate che le prodigaste; le ripetete, e una -ironia amara vi torce le labbra. Lontano da lei vi proponete di dirle -tutto, sinceramente, di non rappresentare più oltre una commedia; -trovate le parole, cominciate una lettera, ma non avete la forza di -compiere il vostro proposito. Se qualche momento di tenerezza ritorna, -dovreste esultare, è vero? Invece il vostro scontento s'accresce; vi -accusate di fiacchezza, di imbecillità; avreste voglia di percuotervi, -d'insultarvi... - -L'ultima luce agonizzava, un chiarore verdastro si diffondeva sotto le -nuvole pesanti, illividiva i volti dei tre uomini al cui sguardo la -desolata campagna e il mar flagellato formavano come un paesaggio -appartenente ad un altro mondo, più vuoto, più freddo, più lugubre. - --- Chi non ha conosciuto questo, -- riprendeva Ludwig, -- non sa nulla -delle agonie sentimentali, della vanità degli affidamenti, dei -giuramenti umani. _Per sempre!_... Non una potenza ineluttabile, non una -volontà estranea alla vostra distrugge questa promessa; ma il vostro -stesso cuore; siete voi che ridete di voi! La fine più brusca, la -rottura più repentina non hanno nulla di tanto lacrimevole quanto questa -agonia. La pietà si mescola allo sdegno ed all'ironia; in certi momenti -dimenticate il vostro scontento pensando al dolore che si rovescerà su -voi due quando le parole irrevocabili saranno pronunziate... E -prolungate l'inganno, e soffrite, e fate soffrire; finchè, un giorno, -quando meno ve l'aspettate, a proposito di nulla, tutto finisce... -Sapete allora che accade? - -Nessuno rispose. L'oscurità invadeva la stanza; nessuno pensava a far -accendere il lume. - --- Accade, al morale, qualcosa di simile a quel che avviene al fisico, -quando una parte del vostro corpo, mortificata, distrutta, è portata via -dal ferro del chirurgo. Sapete quel che si legge nei libri: l'infermo, -spasimante, s'acqueta sotto l'azione torpente dell'etere. Dapprima un -senso di liberazione, un'aura esilarante gli rinfrescano il cervello. -Egli ride, si sente più leggiero, quasi trasportato su per l'etere, per -quell'altro etere, l'imponderabile. Poi s'accascia, s'addorme, non sente -più nulla. Quando riapre gli occhi alla luce, tutto è finito; il suo -piede sfracellato, il suo braccio incancrenito non sono più attaccati al -suo corpo. Egli guarda il posto vuoto; ma che cosa è il nuovo portento -che adesso si compie? Egli _sente_ che il piede, che il braccio portati -via aderiscono ancora a lui; le sue sensazioni vi si localizzano ancora; -egli vi avverte come un formicolio, crede di poterli muovere, -adoperare... Così accade nell'anima. Quando la passione mortificata ne è -stata staccata, quando il ragionamento vi dice che non potrà più -tornare, il vostro sentimento si proietta ancora in essa e, più di ogni -altro moto reale, più d'ogni altro affetto presente, l'anima avverte la -presenza dell'amore perduto... - -La notte era fonda e la voce moriva. - - - - -IRONIE - - -Credo, mia cara amica, che ella abbia ragione. Quantunque tutte le forme -di morte dell'amore siano dolorose e strazianti, se esso muore -soffocato, strozzato violentemente dalla persona che noi amiamo e che -non ci ama più, il dolore e lo strazio sono massimi e veramente -insopportabili. Ciò accade perchè allora non solamente l'amor nostro è -disdegnato e respinto, ma tutto il nostro amor proprio è ferito e -calpestato. Se ella dunque vuol sapere da me in qual modo questa pena -estrema dei traditi e degli abbandonati guarisce, già è in grado di -indovinare la mia risposta. - -Reprimere la nostra passione dicendo a noi stessi e dimostrando che -l'oggetto nel quale la riponemmo ne è indegno, non vale a niente: già in -una precedente mia lettera io le parlai della contraddizione per la -quale proprio l'indegna persona sembra meritevole sopra ogni altra, -unicamente. - -Alcuni credono che il riso sia un buon revulsivo, e non è infatti da -disprezzare. Conosco un abbandonato il quale, struggendosi nel suo -dolore, cominciò a sorridere e a sentirsi molto meglio quando vide la -antica sua amante a braccio di un altro uomo, in un luogo oscuro, -pendere dalle sue labbra e stringersi tutta a lui... - -Ha ella notato come lo spettacolo di due amanti e anche di due sposi -ecciti spesso il sorriso beffardo? E perchè mai la vista dell'amore, -dell'amore felice, invece di disporre alla gioia dispone alle beffe?... -Io credo che si possano assegnare due cause di questo fatto, cioè una -sola causa che agisce in due modi differenti. Essa risiede in quelle -leggi che dell'amore, d'una cosa cioè molto e fin troppo naturale, hanno -fatto una cosa misteriosa, difficile e quasi vietata. Di questa -prepotente passione non si deve quasi parlare nel civile consorzio; -mentre di tutti gli altri bisogni noi vediamo quotidianamente lo -sfoggio, questo qui dobbiamo piuttosto indovinarlo attraverso le -ipocrite convenienze. Tutte le volte adunque che esso si rivela o -traspare, come quando un corteggio nuziale attraversa le vie d'una città -o quando una coppia di amanti erra nelle ombre propizie di qualche -deserto bastione, allora l'improvvisa rivelazione d'una troppo celata e -contrastata realtà dispone al sorriso. Aggiunga ancora che lo spettatore -dell'amore vorrebbe anch'egli, ma non può, per le medesime leggi severe, -prendersi sotto il braccio una persona con la quale poter fare ciò che -fanno i due attori; e l'invidia umanamente le spiegherà il suo scherno. - -Chiudiamo questa parentesi e torniamo alla persona di mia conoscenza: -costui, vedendo tubare le due tortorelle, una delle quali era il rivale, -l'altra la donna che fino a pochi giorni innanzi giurava d'amar lui, -sentì tanto più acutamente l'umorismo dello spettacolo e, ridendo, si -sollevò. - -Un altro amante abbandonato guarì in un modo che è alla portata -d'ognuno; perchè non sempre il caso ci è tanto propizio da farci -spettatori dei nuovi idillii delle nostre antiche fiamme. Ecco il modo: -l'abbandonato, spasimando alle memorie del perduto amore, tremava di -paura al pensiero di vederne i materiali ricordi. Come contemplare senza -entrare in agonia i ritratti dell'amata, i fiori, i nastri, le cose che -ella gli aveva donate? Come rileggere senza morire le lettere sue?... Ed -un giorno vide i ritratti ed i fiori, e il suo dolore crebbe veramente -oltre misura: ma quando egli cominciò a leggere le lettere, le lettere -piene di queste espressioni: «L'amor mio per te sarà senza fine... tu -solo m'hai rivelato l'amore... fuori di te non c'è, non potrà esserci -mai piacere e felicità... non solo l'amor mio è eterno, ma più eterna -sarà la mia gratitudine... io voglio morire per provarti che non posso -amare nessun altro fuori di te... tu potrai lasciarmi, tradirmi, -scacciarmi, io ti sarò fedele da lontano, eternamente...» leggendo -queste lettere delle quali aveva avuto paura perchè prevedeva che il -dolore di non poterne ricevere più mai di simiglianti lo avrebbe -soffocato, egli sentì improvvisamente il suo petto sollevarsi e il riso -fiorirgli sulle labbra, perchè la donna che aveva scritto queste cose, -ella stessa in carne ed ossa, le scriveva in quel punto ad un altro... - -Tuttavia questi rimedii, quantunque giovino spesso, spesso anche restano -inefficaci. Se è vero -- e come negarlo? -- che l'amor proprio è -massimamente offeso nel tradimento e nell'abbandono, bisogna, per -guarire radicalmente, che l'amor proprio ottenga la sua rivincita. -Chiodo scaccia chiodo, dice il proverbio; e se a noi parve finito tutto -il nostro merito perchè la persona che prima ci amava ora non ci ama -più, basterà che, perduto quell'amore, noi ne otteniamo un altro perchè -il merito nostro torni a rifulgere. - -Eppure neanche questo rimedio è infallibile! Noi abbiamo ottenuto un -altro amore e non ce ne contentiamo, perchè non ne volevamo un altro, -uno qualunque, ma precisamente quello che non potevamo avere: tale il -bambino bizzoso grida e strepita e non si cheta se, offrendogli voi le -cose più belle o le chicche più dolci, gli negate quel balocco o quella -confettura che per l'appunto egli si è fitto in capo di avere! - -La guarigione infallibile e radicale non avviene pertanto se non quando -il nostro amor proprio, offeso perchè ci fu sottratto un amore, è -soddisfatto all'idea di poterlo riottenere. C'è anche allora un'ironia, -ed è la più sottile di tutte, perchè noi ridiamo -- di noi stessi... - -Eccole a questo proposito un curioso documenta che mi fu mandato una -volta: sopprimo l'esordio e le comunico la parte più degna della sua -attenzione. - -«Questo amore era stato tutto ciò che di meglio avevo ottenuto al mondo, -il sogno della mia giovinezza, la felicità della mia vita, e nulla era -valso a compensarne la perdita. Avevo, sì, tentato di affezionarmi ad -altre creature; ma l'imagine di quella donna mi restava sempre dinanzi, -impediva quasi materialmente che io scorgessi le altre, e se pure le -scorgevo, toglieva loro ogni incanto e sembrava quasi ammonire: «No, mai -più troverai dolcezze così grandi come quelle che io ti diedi!» - -«E dalle sterili prove uscivo sempre più assetato di lei. Sentivo dire, -a proposito di grandi dolori, di perdite irreparabili, che il tempo è un -sovrano rimedio, che nulla resiste alla sua azione lenta e continua; -quest'azione pacificatrice, questo rimedio infallibile io l'avevo -provato altre volte; ora ogni giorno che passava accresceva la pena mia. -Il lavoro paziente ed assiduo non era anch'esso un diversivo sicuro? Ma -non potevo più lavorare, nessun'idea ormai spuntava più nella mia mente -tutta invasa dai ricordi, oppressa dai rimpianti; e quando pure avessi -potuto ridarmi all'arte mia, l'avrei ora sdegnata. Tutto ciò che avevo -fatto non lo avevo fatto per lei, affinchè ella fosse contenta di me, -affinchè le apparissi meno indegno di quel che mi sentivo? Le sole lodi -ambite ed apprezzate non erano state le sue? Come tutto mi pareva ora -inutile, vuoto ed oscuro! Nulla m'interessava più, nulla riusciva a -strapparmi dal letargo nel quale ero caduto: contavo i giorni, contavo -le ore. Esse scorrevano con lentezza mortale: come affrettarne la -caduta? Pensavo: «Se potessi chiudere gli occhi e riaprirli di qui a due -anni, a tre anni?...» E poi? Perchè? Che cosa aspettavo? Che cosa avrei -ottenuto? Sì, forse tra qualche anno quel cocente ricordo sarebbesi -spento; ma, a quest'idea, al pensiero di perdere la stessa memoria di un -amore che era stato tutto il mio bene, il cuore mi si stringeva talmente -ch'io trovavo nelle torture presenti una specie di felicità e come -l'illusione che tutto non fosse ancor morto... Così, invece d'insistere -nei miei tentativi di stordimento e d'oblio, cominciai ad attizzare il -mio dolore rappresentandomi tutte le gioie conseguite in quel dolce -legame, dando un valore perfino alle cose futili, perfino alle cose -delle quali mi ero stancato. Perchè, infatti, mi ero stancato di certe -sue esigenze che avevo giudicate irragionevoli, di certe sue -superstizioni che avevo giudicate puerili. Ora vedevo in esse -altrettante inestimabili prove d'amore, altrettante fortune impagabili: -per ottenerne ancora una sola che cosa non avrei dato?... Ella aveva -sempre voluto che io le scrivessi ogni giorno, anche un rigo soltanto; -ed io che negli ultimi tempi non l'avevo più obbedita, pensavo adesso, -ahimè troppo tardi, che scriverle continuamente, che aprirle ogni ora -l'animo mio era ciò che avrei dovuto far sempre. Anch'ella mi aveva -scritto tante volte; e rivedere le sue lettere, aspirare soltanto il -profumo del quale erano impregnate, mi turbava fino alle lacrime. Altre -volte io avevo restituite le lettere d'amore quando l'amore era finito; -ma come paragonare questa passione alle antiche? Ed io non mi separavo -da quelle carte, che non osavo rileggere per pietà di me stesso, ma dove -era pure la prova che non avevo sognato la svanita gioia... Com'ero -dunque stato folle nel lasciarmi sfuggire quel bene! Come incolpavo me -stesso della morte d'un amore che invece ella stessa aveva ucciso!... -Allora, ripensando alla premeditata freddezza di quella creatura che -senza darsi la pena neppure di mendicare un pretesto m'aveva scacciato; -ripensando alla crudeltà della quale aveva dato prova nel restar sorda -alle mie preghiere, al mio pianto, alla mia disperazione; per un poco il -mio dolore si mutava in un sordo rancore, in un odio secreto; ma io -riconoscevo ben tosto, nel finale abbattimento di tutto l'essere mio, -che questa sua freddezza, che questa sua crudeltà, che l'inflessibile -rifiuto opposto a tutte le mie insistenze, erano l'origine della mia -disperazione. L'idea di non averla potuta piegare, il sentimento della -mia incapacità a ridestare una passione della quale ero andato superbo, -mi prostravano, mi umiliavano, mi attaccavano a lei sempre più. E come -se tanta miseria non bastasse, la gelosia, una gelosia terribile che non -poteva fermarsi sopra una determinata persona, ma che comprendeva tutti -gli uomini, mordeva il mio cuore. Perchè dunque m'aveva lasciato, colei, -se non per darsi ad un altro? Perchè era stata così dura verso di me se -non per riacquistare la libertà, per correre a nuove avventure? Un altro -aveva preso il mio posto; e quest'altro poteva essere uno dei miei più -intimi amici come il primo sconosciuto che mi passava accanto per via! -La credevo capace di tutto; e la disistima, invece di guarirmi, -accresceva il mio male! - -«Avevo pensato di partire, riserbandomi di porre ad effetto questo -proposito quando null'altro mi sarebbe rimasto da tentare, come i medici -riserbano per i casi disperati certi pericolosi rimedii che, se non -affrettano la morte, riescono ad eccitare una crisi salutare nelle fibre -vicine a distruggersi. I viaggi m'avevano sempre procurato la più -gradita delle distrazioni. Dentro un treno che corre con la velocità di -sessanta chilometri all'ora lasciandosi dietro monti, valli, fiumi e -città; sopra un piroscafo che fende maestosamente il mare mobile e -largo, avevo sempre respirato a pieni polmoni, m'ero sempre liberato da -ogni oppressione. Ora non mi decidevo ad andar via. Quantunque la -ragione mi dimostrasse fino all'evidenza che non c'era più nulla da -fare, io aspettavo non sapevo bene che cosa. L'orgoglio mio era stato -crudelmente ferito, nondimeno l'idea di tornar da lei a pregarla, ad -umiliarmi, mi tentava certe volte ancora. Io mi ribellavo contro me -stesso, m'accusavo di viltà, non facevo nulla -- ma restavo. La -divorante e mortale curiosità di sapere che cosa sarebbe accaduto di -lei, se veramente un altro avrebbe ottenuto i suoi favori, mi -tratteneva. E mi umiliavo altrimenti, spiandola da lontano, studiando il -modo di far parlare di lei la gente che la conosceva. Alle volte mi -sentivo sollevare da tale sdegno contro me stesso per l'incapacità di -strapparmi quella donna dal cuore, che la risoluzione di partire era -presa, irrevocabilmente. Ma il terrore di portar meco quel ricordo come -un vampiro attaccato alla mia carne, intento a succhiare il mio vivo -sangue, fiaccava il mio coraggio. E speravo ancora, accoglievo ancora -qualche lusinga! Pensavo che ella avrebbe potuto pentirsi del male che -m'aveva fatto e cercare un giorno o l'altro di me. E con l'istinto della -salute che fa aggrappare anche ad un filo d'erba chi precipita in un -abisso, m'afferravo a queste lusinghe, lavoravo a dar loro qualche -apparenza di fondata speranza... - -Fu un giorno del settembre che ricorreva l'indimenticabile anniversario. -Lo avevo aspettato con un'ansia ineffabile: i miei ricordi, i miei -pentimenti, i miei rimpianti, le mie speranze, tutti i moti dell'animo -mio s'erano esasperati talmente che non credevo possibile resistere di -più a simile travaglio. Tanti disegni m'erano passati per il cervello, -uno più pazzo dell'altro, che non sapevo veramente che cosa imaginare. -Spuntò quel giorno, ed io non feci nulla di nulla. Ma se le fossi stato -vicino, se l'avessi sentita tutta stretta a me, non sarei stato così -pieno di lei come in quelle ore di agonia, occupate a ricordare le -altre, le antiche, le divine, le prime e le sole che contassero nella -mia vita. Che cosa faceva ella in quei momenti? Era possibile che non -ricordasse anch'ella? Nonostante la lunga separazione, nonostante la -lontananza, in quel momento le nostre anime non dovevano confondersi -come s'eran confuse altra volta? E se così pensava anch'ella, se era -pentita, se era libera, non toccava a lei di scrivermi una riga, una -parola, perchè tutto fosse detto?... Quando arrivò la posta cercai con -mano tremante in mezzo al fascio dei giornali e delle lettere. Non c'era -nulla. Ebbi veramente un sorriso di profonda commiserazione per la mia -sciocchezza. Calò la sera, e mai tenebre più paurose chiusero il mio -cuore. Improvvisamente udii squillare il campanello. Il servo mi venne -incontro con un dispaccio in mano. Poichè il cuore non mi si ruppe in -quel punto, la fibra dev'esserne molto resistente. Apersi quel foglio: -era un mio creditore che mi mandava un vaglia telegrafico. Il giorno -dopo partii. - -«In verità l'esistenza più salda, più tenace, non è già quella delle -cose o degli esseri, ma quella delle idee e dei sentimenti. Voi potete -spezzare un oggetto materiale, calpestarlo, incenerirlo, darne al vento -le ceneri; voi potete uccidere una persona, distruggere quel prodigio -che è un corpo vivente: ma dinanzi a questa cosa semplicissima che si -chiama un pensiero, così tenue, così alato, fuggevole tanto che un -soffio parrebbe doverlo abolire, voi siete inermi. La volontà è l'unico -mezzo del quale potreste disporre; ma tutti gli sforzi della vostra -volontà per sradicarlo servono invece a configgerlo più profondamente -nel vostro cervello. Non voler pensare a una cosa importa rammentarsela -continuamente; contro l'invasamento spirituale non vi sono esorcismi... -Sì, io partii, con l'anima abbeverata di fiele, con le labbra contorte -da un sardonico riso; ma il fischio del treno che si metteva in moto mi -parve l'urlo della mia disperazione, e quasi tentai rompermi la fronte -contro la gabbia che mi serrava, tentai precipitarmi dallo sportello per -finirla una buona volta... E quando fui lontano, quando mi vidi in un -paese straniero, fra gente sconosciuta, quando udii risonarmi d'intorno -una lingua ignorata, un immenso stupore mi vinse e sedò per un istante -il mio cordoglio. Io domandai a me stesso: «Perchè sono qui? Che cosa -sono venuto a fare? E potrò respirare soltanto?...» Mi mancava l'aria, -mi sentivo morire. In mezzo al vasto tumulto di quella metropoli, -dinanzi allo spettacolo di migliaia e migliaia d'uomini correnti dietro -agli affari, ai piaceri, agli amori, io sentivo di me stesso la pietà -che certi poveri fanciulli smarriti tra la calca in un giorno di festa -m'avevano talvolta ispirata. Provai d'annegare il mio dolore negli -stordimenti dell'orgia; ma come un legno che noi spingiamo sott'acqua -risale rapido a galla appena abbandonato a sè stesso, così il mio dolore -risorgeva ogni volta, più acuto. E senza più ritegno, senza più -vergogna, m'abbandonai ad esso, interamente. - -«Avevo portato con me le sue lettere, i suoi ritratti. Una sera mi -chiusi in camera e li rividi. Terribile! Terribile! Era dunque lei? la -sua fronte? le sue guance? le sue labbra che avevo tanto baciate? Era il -suo sguardo che si fissava ancora su me, pieno della mia visione? Tutte -quelle lettere, quelle parole d'amore, quei giuramenti, quelle promesse -erano stati ispirati da me? Ed io non avrei più riveduto quella figura -reale come ora ne rivedevo la mera effigie? Non avrei più ricevuto -nessuna di quelle lettere, mai? Era dunque come morta?... Allora, nella -nuova e più dura crisi d'ambascia scatenata nell'anima mia, io pensai di -fare ciò che prima non avevo voluto: restituirle quelle carte per -poterle scrivere ancora. Rapidamente quest'idea mi soggiogò. Io le avrei -scritto per mostrarle l'esulcerata mia piaga, per farle intendere che -l'amavo ancora tanto da perdonarla, da accusare anzi me stesso, da -implorare il suo perdono per me. Fra giorni ricorreva il suo natalizio: -ella non aveva parenti, nessuno dei suoi conoscenti sapeva la data che -io solo avevo festeggiata, altre volte. Volevo anche ora mandarle una -buona parola per questa festa che è sempre un po' triste... - -«Nella notte alta, nel silenzio profondo, alla luce d'una candela che si -struggeva con fiamma tremula e lunga, io mi misi a scriverle. Scrivevo -tre righe e ne cancellavo due. Volevo mettere sopra un foglio di carta -tutto ciò che avevo in cuore; ma le parole mancavano, ed anche temevo di -contenermi troppo o di troppo lasciarmi trascinare. Ma ero deciso a non -levarmi dalla scrivania se non dopo aver finito. Quando finii rilessi la -lettera; ne rammento ogni parola, diceva così: «Lasciata l'Italia per un -tempo non breve, compio il dovere di rimandarvi alcune carte che non -posso esporre al rischio di cadere in mani indiscrete e che per altro mi -dorrebbe troppo distruggere. Già io ho sempre pensato che le carte di -questa natura si debbano restituire quando restano a testimoniare -qualcosa che più non esiste, un passato perduto: serbarle è permesso -soltanto quando sono le prove d'una realtà che ricomincia continuamente. -Eccole adunque: distruggetele voi stessa, o voi stessa serbatele, -secondo stimerete opportuno. Come passa rapido il tempo! Ecco tornare il -vostro giorno natalizio che lo scorso anno noi passammo insieme. Mi -permettete di presentarvi ancora i miei augurii, fervidi come quelli -d'un tempo? Ora e sempre, possiate voi ottenere tutto quel bene che il -vostro cuore desidera...» Mi parve di non aver detto niente e d'aver -detto fin troppo. Niente, perchè quelle poche righe non mostravano la -mia lunga passione; troppo, perchè il rammarico e l'implorazione vi si -leggevano, nonostante, in mezzo. Esausto della lunga veglia, andai a -letto. Quando mi destai erano le undici; mancavano due ore alla partenza -del corriere d'Italia. Senza più pensare a nulla, ricopiai la lettera, -feci un pacco di quelle carte, lo suggellai e andai alla posta. Mi -movevo come in sogno; non avevo coscienza dei miei atti. Consegnai -dapprima il pacco all'ufficio di raccomandazione, poi mi avviai alla -buca delle lettere. Quando vi fui vicino, quando cercai in tasca la -lettera mia, parvemi che qualcuno m'afferrasse per tirarmi indietro. Il -pacco non poteva partir solo? La restituzione di quelle carte aveva -forse bisogno di commenti? Nella mia lettera io mi davo vinto, dicevo a -quella donna che l'amavo ancora, imploravo ancora da lei il ricambio -dell'amor mio -- ed ella forse l'avrebbe letta fra le braccia d'un -altro. Ella avrebbe riso di me, m'avrebbe risposto due righe di ricevuta --- forse non m'avrebbe risposto neppure! Era stata così malvagia, -m'aveva fatto tanto soffrire; ed io le davo ancora quest'altra -soddisfazione!... Tutto ciò fu pensato nel tempo che la mia mano andò -dalla tasca alla buca -- perchè vi andò, e vi lasciò scorrer dentro la -lettera. - -«Prima che potessi avere risposta dovevano passare cinque giorni. -Impiegai questo tempo a imaginare la risposta. Poteva essere arida e -fredda come avevo temuto; ma il pentimento era inutile, ormai. Se -invece... se invece... Ed io dicevo a me stesso che, infatti, nel -rivedersi dinanzi le sue lettere, le prove dell'amore che m'aveva -portato, nel ritrovarmi supplice ancora dopo i torti che m'aveva fatti, -nel sapermi tanto lontano, ma nel sentirmi pure così vicino a lei, il -suo cuore avrebbe dovuto palpitare più forte e, se non l'amore, almeno -la pietà, la simpatia, la compiacenza dettarle una buona parola, indurla -a consolarmi... Allora, sostenuto ed infiammato dalla divina speranza, -io pensavo all'altra lettera che le avrei subito scritta: «Ebbene, non -occorre più ch'io ve lo dica, voi già lo sapete: nonostante tutto, voi -siete ancora l'amor mio, l'amor mio forte e grande, il mio unico amore, -l'amore che non posso più scordare, che porterò eternamente con me... Se -mi volete ancora, dite una parola e sarò ai vostri piedi. Se volete che -aspetti, aspetterò quanto vorrete. Sempre, in tutto, la vostra volontà -sarà la mia...» Ma una lettera avrebbe messo troppo tempo a dirle queste -cose: io mi sarei piuttosto servito del telegrafo, le avrei mandato il -mio pensiero con la velocità del lampo. E cercavo le parole del -telegramma!... - -«Al quinto giorno ebbi la sua risposta. L'ebbi alla posta, la lessi per -via, tra le spinte della gente, lo strepito delle vetture, gli squilli -delle cornette dei _tram_. Diceva così: «Grazie! Nessuna attenzione -commuove tanto quanto quella che meno si prevede perchè meno si sente di -meritare. I vostri augurii d'oggi sono graditi come quelli d'un tempo, -anche perchè come quelli d'un tempo sono stati i soli che ho ricevuti in -questa ricorrenza. Mi sono pervenute e non ho distrutto le carte che con -rara delicatezza avete creduto di dovermi restituire: c'è un passato che -si custodisce gelosamente, come il più reale dei beni; disperderne le -tracce sarebbe delitto. Se voi vorrete ancora ricordarvi di questa -vostra povera amica, sarà sempre una festa per lei.» - -Orbene; quando io ebbi finito di leggere questa lettera me ne andai al -caffè, perchè avevo fame. Fu la prima volta, dopo tanto tempo, che -mangiai con gusto. Tutto il giorno fui in giro al Museo, che non avevo -ancora visto. Prima di desinare visitai una bella signora che avevo -conosciuto di fresco. La sera andai al teatro con amici, dopo cenammo -allegramente. Tornai a casa alle tre della notte e dormii d'un fiato -sino alle due del domani. Svegliandomi, mi rammentai della lettera -ricevuta la vigilia, e la rilessi. Non c'era bisogno di molta -penetrazione psicologica per comprenderne l'intimo significato: -«Un'attenzione _che si sa di non meritare_... i _soli_ augurii, graditi -_come quelli d'un tempo_... _non ho distrutto_ le carte che _avete -creduto_ di dovermi restituire... un passato custodito _gelosamente_, -come _il più reale dei beni_... _se vorrete_ ricordarvi ancora di questa -vostra _povera amica_...» Il suo rammarico, il suo pentimento, la sua -solitudine: ella diceva apertamente tutto ciò; non diceva: «Tornate!» ma -questa parola era come scritta su tutte le altre, io quasi la leggevo -attraverso la grana della carta. Nel mio farneticamento dei giorni -scorsi avevo mai sperato tanto? Non dovevo fremere di gioia, risponderle -subito, aprirle il mio cuore?... Per una settimana non trovai il tempo -di scriverle. Quando finalmente mi posi a tavolino le scrissi così: «Ho -ricevuto la vostra lettera e vi ringrazio della buona memoria che -serbate di me. Siate certa della devozione che vi porto, e lasciatemi -sperare di potervene dare qualche giorno la prova. Io sono qui per fare -qualche studio e per vedere un po' di mondo. Se potessi giovarvi in -qualche cosa, disponete pure liberamente di me: mi farete sempre un -regalo...» - - - - -L'ASSURDO - - -Bisogna dire, mia buona amica, che io ho proprio la mano disgraziata. -Mentre mi cullavo nella dolce lusinga d'avere riacquistato la sua -benevolenza e d'essere riuscito a farle dimenticare non solo i torti che -ho potuto commettere nel corso di questa nostra corrispondenza, ma -perfino l'origine prima del suo cruccio, cioè le mie teorie sull'amore, -ecco improvvisamente ridestarsi più acre che mai il suo sdegno, eccomi -nuovamente segno della sua severità! - -Pare, infatti, che fra i moltissimi capi d'accusa dei quali io ero -chiamato a rispondere, ella avesse finora dimenticato il più grave di -tutti, e che una mia imprudenza glie l'abbia rammentato ad un tratto. -L'argomento dell'accusa è «l'incredibile scetticismo» col quale io -sostengo che la passione più grande, più forte, veramente sovrana ed -imperitura non è l'amore ma l'amor proprio; e che l'amore non è altro se -non un caso dell'amor proprio, cioè, sono sue parole, «dell'arido, dello -sterile, dell'ingrato, del volgare, dello spregevole egoismo!» Il suo -sdegno è tanto, che ella mi «vieta» di replicare, d'insistere, di -comprovare le mie teorie! - -Non abbia paura. Se anche ella non me l'avesse inibito, io sarei rimasto -zitto. Poichè le dimostrazioni dei rapporti nei quali stanno l'amore e -l'amor proprio, cioè l'istinto della riproduzione e l'istinto della -conservazione dai quali le due passioni reciprocamente dipendono, non -l'hanno persuasa, anzi l'hanno offesa, sarebbe inutile ricominciarle; io -non potrei se non trascriverle tali e quali, cosa che finendo di -disgustar lei, non divertirebbe molto neanche me. Tuttavia, se ella -vorrà un momento, non dico placarsi, ma rammentarsi che agli accusati -dei crimini più spaventevoli è pur concesso il diritto della difesa, mi -accorderà un momento la parola perchè io dica una cosa soltanto. E -questa cosa è la seguente: ella ha ragione di sdegnarsi; dico: _ha -ragione_ e, se me lo permette, soggiungo che mi sdegno anch'io. Però, -mentre ella se la prende con me, bisognerebbe invece che ella ed io -insieme e tutti quanti siamo ad una voce, ce la prendessimo con la vita, -con la natura, con quella Necessità dalla quale le cose sono state -ordinate. - -Ella ha tanto ingegno e tanta esperienza da sapere che il predominio -dell'amor proprio o egoismo sopra ogni altra passione non ha bisogno -d'esser dimostrato filosoficamente, psicologicamente o fisiologicamente: -basta affacciarsi nella via, guardarsi attorno, porgere l'orecchio, per -vedere e sentire che gli uomini non obbediscono ad altro fuorchè -all'interesse proprio. Questa verità è ovvia, ma è pure triste, amara, -incresciosa. L'egoismo è basso, chiuso, inesorabile; noi vorremmo che al -suo posto stessero il nobile sacrificio, la pietà larga, la carità -generosa. Come fare per ottenere questa sostituzione? Potremo noi -sperare che gli esempii, le predicazioni, gl'incitamenti assidui e -pazienti modificheranno la natura umana e faranno nascere uomini -impastati a un modo diverso dall'attuale? Questa speranza è, pur troppo, -vana. E ancora, pensandoci bene, se noi potessimo modificare l'ordine al -quale obbediamo, ci converrebbe poi veramente modificarlo?... Perchè mai -l'egoismo ci pare ignobile e il sacrifizio nobilissimo, se non appunto -perchè qualunque uomo può essere, anzi è egoista, come ogni animale che -bada a sè stesso; mentre soltanto uno sforzo difficile e penoso permette -ad alcuni, ai più forti, ai migliori, di operare contrariamente -all'istinto? La parola _raro_ ha dunque due significati che sembrano -diversi ma sono infatti intimamente connessi: una cosa è _rara_, cioè -preziosa appunto perchè è _rara_, cioè infrequente. Se i diamanti -fossero comuni quanto i sassi, che cosa varrebbero? Se la legge naturale -fosse quella dell'altruismo, se tra il bene proprio e quello del simile -ciascuno preferisse di procacciar sempre quello del simile, dove sarebbe -più il merito del sacrifizio? In un mondo dove questa fosse la regola, i -migliori uomini, possiamo esserne certi, sarebbero quelli che pensassero -un poco a sè stessi; e mentre da noi s'innalzano monumenti a Pietro -Micca, là si tramanderebbe ai posteri l'effigie di chi, dinanzi al -pericolo, se l'è data a gambe... - -Zitta! Zitta! Non aggiungo altro, se no mi vedo perduto. Torniamo -piuttosto all'amore... Senza alcun dubbio, se l'impero dell'amor proprio -è autocratico e tirannico sopra tutte le altre passioni, l'amore -soltanto potrebbe ridurlo a più miti consigli e costringerlo a concedere -una qualche carta costituzionale. L'amore, infatti, riesce spesso in -quest'opera, e noi vediamo che i più induriti egoisti guariscono del -loro vizio ed aprono il cuore a sentimenti più generosi per opera del -giovane iddio. Quando noi non amiamo nessuno amiamo noi stessi; quando -amiamo un'altra persona, l'amore di noi può essere ed è tante volte -messo da parte. Il merito dei sacrifizii d'amore non è dunque un poco -discutibile? Siccome la mia felicità consiste nel far felice la persona -che amo, è troppo naturale che io lavori a farla felice, anche a mie -spese. Ma io amante, voglio il piacere della persona amata e il mio -proprio insieme; e se questi due piaceri sono conciliabili, se li posso -ottenere ad una volta, la felicità è massima; quando invece tra il mio -piacere e quello della persona amata c'è contrasto, l'infelicità è senza -fine. E disgraziatamente non c'è bisogno di dire che l'accordo degli -interessi è molto più raro che non il loro conflitto. Disgraziatamente -ancora, comunque il conflitto finisca, il danno è inevitabile: se faccio -vincere l'interesse dell'altro a scapito del mio, me ne pento e mi -giudico debole e sciocco; se vince il mio, me ne pento egualmente, -giudicandomi duro ed ingrato... - -Come mai siamo venuti a discutere di queste cose? Ah, ecco, rammento: -per ciò che le narrai l'ultima volta. Un amante abbandonato, che vuole e -non può guarire dell'amor suo perchè spera piuttosto, anzi arde di -riottenere l'amore che gli fu sottratto, guarisce improvvisamente -appunto quando l'ottiene! La soddisfazione dell'amor proprio è pertanto -fatale all'amore. Si potrebbe vedere qui una graziosa assurdità, se -appunto il predominio dell'egoismo non spiegasse logicamente l'apparente -controsenso. Di controsensi ancora maggiori non mancano gli esempii. Il -conflitto inestinguibile tra l'amore e l'amor proprio genera assurdità -delle quali non solamente si sdegnano gli spettatori indifferenti o i -giudici; ma anche, e più di tutti, le stesse persone nelle quali si -producono. Io ne so una che mi pare veramente straordinaria per la -sottigliezza dell'argomento egoistico e che prova quanta parte abbia la -vanità nell'amore e come l'amore muore quando la vanità non è più -contentata. - --- Bisogna pure riconoscere, -- mi narrò una volta una persona, -- che -noi siamo fatti a un modo assai strano e che, se la felicità ci sfugge, -il massimo ostacolo al suo conseguimento procede da noi stessi, dalle -intolleranze, dalle contraddizioni di questa nostra inesplorabile -natura.... Io v'ho ben detto che l'amore di quella donna fu per me, in -un periodo molto oscuro della mia esistenza, un divino nepente, un -elisir di vita, la fonte deliziosa alla quale si disseta avidamente -l'arso pellegrino che già stava per accasciarsi sull'arena scottante, in -attesa di entrare nell'Oasi eterna ed infinita. Quando io paragonavo -l'uomo nuovo che quella passione aveva fatto di me, al lamentabile -personaggio antico, dal cuore sanguinante, dallo spirito ottenebrato, -dalle energie distrutte, io sentivo, sì, dilatarmi il petto come nel -respirare l'aria purissima d'una vetta alpina dopo aver traversato una -paludosa maremma: però, più forte della gioia era sempre la paura che -quell'incredibile metempsicosi si risolvesse in un fatale ritorno alla -sciagurata esistenza di prima. Dipendeva forse da me l'impedirlo? Se -quella donna che era tutto il mio bene sulla terra non m'avesse voluto -più, avrei forse potuto arrestare la nuova rovina?... Questo io le -dicevo sovente. Nelle ore radiose che sole misuravano il tempo per noi, -quando io non potevo dubitare d'una realtà prodigiosa più d'ogni -chimera, quando la tenerezza diventava uno struggimento al quale le -carezze non bastavano più, ma che aveva bisogno di traboccare in pianto, -io le dicevo, guardandola negli occhi, tenendola per mano: «Se un giorno -cesserai d'amarmi, tu me lo dirai, è vero? Non temere, sai, ch'io mi -ribelli, ch'io ti importuni, ch'io ti minacci. Accetterò tutto da te. -Non v'è parola uscita dalle tue labbra che non sia cara e benedetta, -degna di sommessa obbedienza. Vorrà dire che quel giorno crederò di -destarmi dopo aver fatto un bel sogno, uno di quei rosei sogni che -lasciano per lungo tempo l'anima letificata e quasi fragrante. -Riconoscerò che non si può sognar sempre, vedrai che me ne farò una -ragione. Ma tu mi confesserai tutto lealmente? Non farai come le altre, -tu che sei dalle altre tanto diversa; non farai come quelle che hanno -mentito, per innata malvagità, o per una falsa compassione più crudele, -nei suoi effetti, dell'odio feroce?...» Allora, tentando di soffocare -quelle dolenti parole, annodandomi le braccia intorno al collo, con voce -rotta dai singhiozzi, ella protestava amaramente, mi diceva che io non -avevo il diritto di sospettar di lei, di farla soffrir così; e le sue -lacrime, si mescolavano alle mie -- dolcissime lacrime, rugiada benefica -che irrorava i cuori innamorati e vivificava il fiore della nostra -passione. Ma con gli sguardi chinati e intensamente fissi in un punto, a -voce bassa, quasi parlando tra sè, ella soggiungeva che io stesso avrei -piuttosto cessato di amarla.... Ah, i sorrisi che mi salivano alle -labbra! Le sfide superbe ch'io lanciavo al tempo, alla vita, alla morte! -Io lasciarla? Ma il naufrago perduto in mezzo al mare procelloso lascia -forse la tavola alla quale gli è riuscito aggrapparsi? Ma sapeva ella -soltanto che cosa fosse per me l'amor suo, il prezzo che io davo alla -sua vista soltanto; il moto di superbia che mi sollevava sopra tutta -l'umanità al solo pensiero che ella si fosse accorta di me?... Da che -forza non mi sentivo animato! Come guardavo sicuramente all'avvenire... -E come m'ingannavo! - -«Voi che sapete leggere nel vostro pensiero, che non soffrite più di -vertigini nel discendere in fondo all'abisso della coscienza, che non -avete paura di riconoscerne le più tenebrose latebre, comprenderete ciò -che vi dirò. Quello spirito di emulazione e di sacrifizio che non -lasciava ammettere a ciascuno di noi la possibilità di stancarsi, ma che -ci dava l'ostinata previsione dell'abbandono che avremmo sofferto, -nascondeva un suggerimento dell'egoismo, significava che ciascuno di noi -si credeva più capace d'amore dell'altro, più sincero nei suoi affetti, -più generoso e in certo modo più degno... E veramente quando io mi -guardavo intorno, quando vedevo gli altri uomini da cui ella era -circondata, pensavo, sì, nonostante la fiducia che le dimostravo, che -ella ne avrebbe potuto notare qualcuno. Provai più d'una volta i primi -morsi della gelosia, ma le nubi che minacciavano la serenità del mio -cielo spirituale si dissiparono tosto. Per una ragione od un'altra, -nessuno di quegli uomini era molto pericoloso; io mi sentivo, ed ella -stessa mi diceva, con quell'accento di sincerità che non si finge, -superiore a tutti coloro. - -«Un giorno, però, apparve uno dal quale quella specie di sesto senso che -ci fornisce le così dette intuizioni, mi avvertì di guardarmi. -Nonostante le persuasioni dell'amor proprio, io riconobbi con una -stretta al cuore che quell'uomo valeva più di me. Sotto qualche aspetto -io mi sentivo ancora per lo meno eguale a lui, ma egli aveva vantaggi -incontestabili: era più giovane, aveva fatto parlare di sè come d'un -ingegno artistico pieno di promesse, e -- circostanza che doveva agire -più d'ogni altra sullo spirito di quella donna -- era stato più -fortunato di me nell'amore. Io l'avevo sedotta per i miei dolori, ma le -fortune di lui dovevano ben altrimenti far lavorare la sua imaginazione. -E col cuore sempre più chiuso, riconoscevo che l'effetto temuto si -produceva... Ora bisogna che io insista un poco su questo punto, perchè -non comprendiate più di quel che dico. L'amore di lei per me non era già -intepidito, ella me ne dava prove sempre più eloquenti, nè io avevo -assolutamente nulla da rimproverarle; ma da certe domande che mi faceva -intorno a quell'uomo, da una certa espressione che il suo sguardo -prendeva quando si parlava di lui, da certi altri segni ancora più -tenui, comprendevo che quella figura s'imponeva all'attenzione di lei. -In una altra età, o più semplicemente in altre condizioni dell'animo, -non avrei forse neppur notato quei segni; ma uscendo da prove funeste, -con la dolorosa esperienza dei tristi processi sentimentali che -distaccano lentamente un'anima da un'altra, io non potevo negar valore a -quei sintomi. Se quell'uomo avesse tentato di esercitare attivamente la -propria seduzione, che cosa sarebbe avvenuto?... Io non osavo -rispondere; vedevo bene però che la mia pace, la mia fortuna, -dipendevano da questo: che egli non facesse nulla per portarmela via. - -«E questo appunto non era da sperare. Che cosa poteva impedirgli di -tentar l'avventura? Non aveva nessun dovere verso di me: ci conoscevamo -da un pezzo, ma senz'essere quel che si dice amici -- e quand'anche!... -L'idea che quella donna non era libera, la passione della quale tutti mi -sapevano oggetto avrebbe potuto arrestare ogni altro -- fuorchè lui. -Egli aveva le teorie dei conquistatori di mestiere, che deridono la -passione, disistimano le donne, le credono capaci di tutto -- ragione -per la quale esse li ammirano... Poi, egli doveva aver coscienza dei -suoi vantaggi su me; poi, con la sua esperienza di queste cose, una -visita di cinque minuti aveva dovuto bastargli per comprendere di non -essere il primo venuto per lei... - -«Imaginate dunque la tortura alla quale fui posto? Se qualcosa di fatale -si fosse compiuto, se avessi scoperto che quella donna era già sua col -cuore, non so quanto avrei sofferto, ma certo mi sarei rassegnato. Però -l'idea che era sempre possibile impedire la mia rovina mi metteva la -febbre. Sarebbe stato da stolto fare un'accusa a lei dell'attenzione che -quell'uomo sapeva accaparrarsi; io ero in presenza di un fatto umano e -naturale, innocente e forse ancora incosciente; con grande probabilità, -se egli l'avesse insidiata, ella avrebbe potuto resistere e trionfare. -Ma io non volevo neppure che ella fosse posta alla prova! - -«Reprimendo, adunque, l'ansietà che mi divorava, ricorrendo a sottili -artifizii, io cercavo di sapere se quell'uomo si mostrava assiduo presso -di lei. Era stato a trovarla due o tre volte, a lunghi intervalli; una -sera, al teatro si presentò nel suo palco e vi restò durante un -intermezzo; poi non si fece più vedere. Ed invece di sedarsi, la mia -inquietudine si raddoppiava. Voi sapete, infatti, che uno dei mezzi ai -quali i seduttori ricorrono frequentemente e con felice successo, è -quello di mostrarsi indifferenti, di fare i difficili, di fingersi -lontani dallo scopo verso il quale, invece, tendono con tutti i loro -sforzi. Metteva egli dunque in opera un calcolo raffinato? La trascurava -per farsi desiderare di più?... Non potendo altrimenti scoprire il suo -giuoco, cercai di lui, lo vidi più spesso di prima. Un giorno che -eravamo insieme, egli mi disse che andava via, che sarebbe stato molti -mesi lontano. - -«Non dovevo rassicurarmi? Al suo posto, se avessi desiderata quella -donna, avrei potuto allontanarmi da lei? Supporre che il calcolo durasse -ancora era un po' difficile; e il calcolo poteva anche essere sbagliato, -produrre effetti del tutto contrarii! Nondimeno, durante la sua assenza, -la mia tranquillità non fu mai piena: io prevedevo nuovi tormenti per il -suo ritorno. Tornò, e le fece una sola visita in tre mesi. Un bel giorno -una notizia scoppiò come una bomba; egli era scomparso con una signora -della nostra società. - -«Avrei dovuto trarre un sospiro di liberazione, -- è vero? -- e lo -trassi infatti. Però, in fondo alla mia coscienza, ma proprio nel fondo -estremo dove non arrivava alcun riflesso della luce superiore, avveniva -qualcosa d'imprevisto che metteva in ogni mio pensiero come un lievito -di scontento: un'assurdità che mi colmava di stupore. A poco per volta -le tenebre si diradarono intorno a quella misteriosa operazione. Io -consideravo, da una parte, il mio sentimento per quella donna, il valore -inestimabile che avevo attribuito all'amor suo, l'inaudita fortuna della -quale m'ero creduto segno, esaltandola continuamente, dubitandone -perfino talvolta. Dall'altra parte stava il fatto che egli non aveva -cercato di rubarmela, quantunque facesse il mestiere del seduttore, -quantunque non mi dovesse nulla, quantunque l'impresa non gli dovesse -sembrar disperata. Perchè, dunque? Evidentemente, perchè quell'impresa -non lo tentava, perchè quella donna non era oggetto del suo desiderio. -Ora l'idea che un conoscitore come lui non apprezzasse la creatura in -cui io avevo riposto tutto il mio vanto, tutto il mio orgoglio, il cui -possesso mi aveva fatto credere oggetto dell'invidia del mondo -- questa -era l'origine del mio scontento. Avrei dovuto esultare vedendo -allontanarsi un pericolo, e invece mi sentivo umiliato scoprendo che al -mio concetto intorno a lei non partecipava chi gli avrebbe conferito -autorità. Se egli l'avesse desiderata avrei sofferto le pene -dell'inferno; perchè la sdegnava ella quasi perdeva ai miei occhi una -parte del suo valore, io cominciavo a dubitare d'averla posta più in -alto che non meritasse e d'essermi pertanto abbassato un po' troppo... - -«In quel momento non cessai certo d'amarla, ma fu questo il primo -sintomo d'una lenta evoluzione che s'operò nel mio spirito e che mi -tolse finalmente quella donna dal cuore!...» - - - - -LETTERE DI COMMIATO - - -La sua supposizione potrebbe anche essere, contessa mia carissima, -conforme al vero. L'amore è mortale, e la sua morte, quantunque -tristissima sempre, pure sarebbe sopportabile se avvenisse ad una stessa -ora nel cuore dei due amanti. Ma, per colmo di sciagura, questo -sincronismo è molto difficile, e più spesso la passione tramonta da una -parte quando ancora splende dall'altra; allora lo strazio di chi ama -senza più essere amato è troppo grande e veramente insopportabile. Ed -ella dice che il mio confidente, del quale le narrai ultimamente la -storia, sapendo queste cose, preferì cercare un qualunque pretesto per -trascurare la donna amata piuttosto che correre il rischio d'essere -trascurato da lei. Ripeto che la sua spiegazione è plausibile. Le -tempeste che si scatenano nel cuore degli abbandonati sono cosi -spaventose, che non è da stupire se un'anima veramente e delicatamente -amante finisca d'amare o si riduca ad amare come il più volgare egoista -pur d'evitare l'immenso pericolo. Io incorsi altra volta nel suo sdegno -sostenendo che gli uomini amano meglio delle donne: voglio ora -guadagnarmi la sua lode affermandole che, nell'abbandono, soffrono molto -più le donne degli uomini. Ma forse noi attaccheremo un'altra volta lite -quando io le avrò spiegato che le due proposizioni, apparentemente -contrarie, sono in fondo, tutt'una. - -Consideriamo infatti una coppia amante. Se con la cifra 10 esprimeremo -l'amore complessivo di questa coppia, io dico che l'amore dell'uomo è -rappresentato da 7, e quello della donna da 3 -- meno della metà! -- Or -dunque, se quest'uomo perde un bel giorno -- bello per modo di dire! -- -l'amore di questa donna, il suo dolore sarà grande, ma non tanto grande -come quello che proverebbe invece la donna, se fosse costei abbandonata -dall'uomo. Infatti, dato che l'uomo ami come 7 e sia riamato come 3, -anche durante il tempo felice egli prova un secreto scontento ed è morso -da un qualche dolore, perchè l'amor suo non è ripagato esattamente; -perchè questa donna non è tanto sua quanto ei vorrebbe e quanto egli -stesso è di lei. Nel perderla del tutto il suo dolore cresce senza -dubbio oltre misura; pure egli non è stupito; egli è quasi preparato -alla perdita di una creatura che non ha mai sentita tutta sua. Per -averla -- in parte! -- egli ha dovuto pregare, supplicare, tendere la -mano: ella gli ha fatto quasi un'elemosina; il mendico cui il ricco, -fino a un certo segno generoso, non vuol più fare la carità, è forse -stupito di non avere più come sfamarsi? Egli torna quasi rassegnatamente -al suo destino, che è l'indigenza!... Se noi consideriamo invece la -donna, vediamo che le cose stanno precisamente al contrario. Costei ha -visto sempre l'uomo, tutti gli uomini, pregare, supplicare, tendere la -mano: come potrà rassegnarsi a essere trascurata e sdegnata? Quest'idea -non entra nel suo cervello. Poichè amando come 3 ella è ripagata d'un -amore come 7, la sua soddisfazione -- di vanità più che d'amore, ma la -vanità importa più che l'amore! -- è stata immensa; ella non può -prevedere che il sovrabbondante amore di quest'uomo abbia a un tratto da -ridursi minore del suo e da cessare del tutto. Abbandonata, pertanto, -ella darà in ismanie convulsive, e molto difficile sarà l'opera di chi -vorrà sedarla. La duchessa di San Severo riuscì una volta in -quest'ufficio; e per non insistere nelle teorie che ella rifiuta di -ammettere le voglio narrare piuttosto la storia. - -Emilia di Sclafani, spinta alla colpa da un serpente del quale non so se -ella più si rammenta, fu un giorno tradita e congedata dall'amante suo. -La duchessa di San Severo se la vide venire dinanzi come una pazza, e -dire e far cose da pazza: piangere, gridare, ridere, imprecare, mordersi -le mani, strapparsi i capelli. La vecchia dama, che ha molta esperienza, -lasciò che il primo impeto del dolore si sfogasse; poi, quando l'altra -apparve, non dirò più tranquilla, ma stanca, le domandò: - --- Che pensate dunque di fare? - -Emilia, rimasta a capo chino, con gli occhi immoti come attirati -magneticamente da qualche visione, con le mani strettamente afferrate ai -bracciuoli della poltrona, si scosse a un tratto con un brivido e un -sibilo, portò la destra alla fronte e rispose: - --- Lo so io, forse? Ho una tempesta qui dentro... Sento che mi picchiano -sulla fronte, sulle tempie, sul cranio, ferocemente, spietatamente... La -febbre mi brucia... Mi par d'impazzire... - --- Suvvia, coraggio!... -- esclamò la dama scotendo un poco la sua bella -testa tutta bianca, con un'espressione piena d'indulgente compatimento, -come dinanzi all'irragionevole cordoglio d'una fanciulla inesperta. -- -Fatevi animo!... Non è poi cascato il mondo!... Sapete che non vi -riconosco? - --- Se non mi riconosco neppur io stessa!... Se tutto mi manca d'intorno! -Se non vedo più uno scopo alla mia vita! Se qualcosa si è spezzato nel -mio cervello, nel mio cuore, in tutto l'esser mio!..... Calma? Coraggio? -Ho cercato d'averne. Ho detto a me stessa, precisamente, che il mondo -non è poi cascato. Ho pensato ad altri dolori, un tempo creduti -inguaribili, ed ora dimenticati a segno da ridere della loro cagione; mi -son vista con gli occhi della mente di qui a qualche mese, uscita sana e -forte della triste prova, forse anche contenta che tutto sia finito -così. Ho chiamato a raccolta tutta la mia ragione, tutta la mia -esperienza, per convincermi che non bisogna chiedere alla vita, -all'amore, alle creature umane, più di quel che possono dare. Ho detto a -me stessa: «Credevi tu dunque davvero che quest'uomo t'avrebbe amata -eternamente? Che cosa c'è d'eterno in noi? Non hai tu sorriso degli -affidamenti superbi? Poni una mano sulla tua coscienza: alla lunga, non -avresti finito d'amarlo anche tu? Sii ancora più sincera: non cominciavi -a sentirti già stanca?... - --- Brava! -- interruppe l'altra, approvando insistentemente con una -mossa del capo -- Brava, questo si chiama farsi una ragione... - --- Ho pensato tutto ciò ed altro ancora... Mi sono affacciata alla -finestra, ho considerato un istante la calma sovrumana di questa sublime -natura, delle Alpi nevose imbiancate dalla luna, del lago terso ed -immobile come una lastra, delle miriadi di stelle splendenti da miriadi -di secoli nell'etere infinito. Ho compreso, nel tempo d'un baleno, la -vanità di tutto ciò che è umano, dei dolori, delle gioie, delle passioni -dalle quali sono travagliati questi atomi agitantisi un attimo sopra un -granello di sabbia; ho visto sparire me stessa, l'umanità, tutta la -terra, nel turbine formidabile che soffia sulla polvere dei mondi... Ho -bevuto avidamente l'aria fredda, ho richiuso la finestra, sono andata al -tavolino, e gli ho scritto una lettera. - --- Che cosa gli avete detto? - -L'altra parve non aver udito. Restava ancora assorta, come prima, -guardando dinanzi a sè; e nel rilassamento dei muscoli del viso, nella -piega sottile degli angoli delle labbra, si leggeva una tristezza così -profonda, una contemplazione così sconfortata di qualcosa di pauroso e -d'ineluttabile, che la duchessa non ardì ripetere la sua domanda. Emilia -si riscosse alfine e riprese: - --- Ho scritto una lettera, non l'ho mandata. Non so neppure se potrò -rileggerla per ricopiarla..... Guardi, piuttosto... - -Tratto di tasca un minuscolo taccuino di cuoio rosso e tolto il piccolo -portamatita d'oro che lo chiudeva, ella voltò alcune pagine, fermandosi -ad una che era ricoperta non tanto di caratteri quanto di segni informi -tracciati con rapida mano. - --- Che notte è stata per me!... -- esclamò, a bassa voce, guardando quel -foglio e come rispondendo ad un intimo pensiero. Poi, volgendosi alla -duchessa: -- Avrà la pazienza, -- le domandò, -- d'aspettare che io -decifri questa lettera?... Io gli ho scritto così: «Mio buon amico... -Anche ora, e come sempre, voi avete ragione. Vi rammentate quante volte -mi ripeteste queste parole, nel corso delle discussioni che sorgevano un -tempo fra noi?... Adesso sono cambiate le parti e tocca a me riconoscere -che la ragione è con voi! Vedete che sono giusta, e che le vostre -adulazioni di un tempo non m'hanno guastata. Mentirei se vi dicessi che -questa saggezza non mi costa nulla; ma mi dorrebbe egualmente che aveste -a provare un rimorso per ciò. La ragione ha spesso qualche ostacolo da -vincere prima di farsi accettare; ma, in cambio, il suo riconoscimento -procura sempre allo spirito un senso di forte serenità... Io non so -precisamente che cosa sono stata per voi -- potrei, è vero, rammentarvi -tutto quel che me ne avete detto voi stesso; -- ma parrebbe allora che -io mi lagnassi, e nulla è più lontano dal mio pensiero. Comunque, voi -forse rammenterete, qualche volta, senza troppo pentirvene, le ore che -passaste al mio fianco; da parte mia ne serberò sempre un dolce ricordo. -È vero altresì: quella felicità avrebbe potuto durare più a lungo; ma -ciò non era in potestà vostra nè mia. Bisogna accettare la vita com'è, -con tutte le sue leggi; e stimarsi fortunati se, fra i tanti giorni -vuoti, fra i molti amari, essa ce ne concesse qualcuno di gioia. Grazie -a voi io ne ho visti sorgere molti, più di quanti potevo ragionevolmente -aspettarne; fate assegnamento sulla mia più sincera gratitudine. Fate -assegnamento ancora sulla mia amicizia più fedele: giovatevi di me -sempre che potrò esservi utile, e credetemi, con una cordiale stretta di -mano...» - --- Benissimo! -- interruppe vivacemente la duchessa. -- Mi piace la -vostra lettera, sapete! È la lettera d'una donna che sa vivere, che -conosce la vita!... - --- A qual prezzo? -- disse l'altra con un ambiguo sorriso. -- A prezzo -di quanti dolori?... E si può dire di conoscerla mai abbastanza?... -Perchè, guardi, questo è il suggerimento della logica, del buon senso; -ma se io l'amo ancora quell'uomo? Se il cuore mi sanguina, rileggendo -queste fredde parole, queste frasi studiate, dopo le lettere pazze che -gli scrivevo fino all'altr'ieri? Se non posso, _non posso_ rassegnarmi -all'idea di perderlo, dopo quel che mi costa, dopo quel che siamo stati -l'uno per l'altra? Ma non è vero che io prevedessi di non poterlo più -amare, non è vero che io fossi già stanca; se pensai così fui sciocca, -fui stolta, perchè non potevo giudicare della forza di un amore non -ancor messo alla prova... - --- Badate: qui sotto potrebbe nascondersi quell'illusione molto -frequente che consiste nell'apprezzare una cosa per il solo fatto -d'averla perduta. - --- Illusione, realtà: dove cominciano? dove finiscono? -- disse la -giovane, voltando un foglio del suo taccuino. -- Vi sono certe realtà -delle quali neppur ci si accorge, e certe illusioni che ci mantengono in -vita.... Io sento di non poter vivere senza quest'essere che è stato -tanta parte, la miglior parte di me. Io sono impegnata da un giuramento, -ed egli pure.... È una cosa sacra, il giuramento; non si può calpestare -così. Ho il dovere di rammentarglielo; egli mi ascolterà, perchè ne -soffre anch'egli! Io non sono stata eloquente abbastanza; se ha -rifiutato di cedere, il torto è mio che non ho saputo assicurarlo della -forza di quest'amore. Forse in questo momento, mentre mi struggo per -lui, anch'egli anela di rivedermi, anch'egli vorrebbe chiamarmi. Un -senso di falso amor proprio ci ha trattenuti: una sola parola basterà a -dissipare quest'incubo.... «No....» continuò Emilia, riprendendo a -leggere nel suo taccuino, «non è vero, non è possibile che tu m'abbia -detto quelle parole. Certe volte i sogni hanno l'intensità della vita -vissuta: io ho sognato. Tu sei sempre l'amor mio forte e soave; se anche -volessi, non potresti, intendi? lasciarmi. Tu hai dimenticato un momento -quel che sono stata per te; ricordati, vedrai se ho ragione! Tu m'hai -detto, colle tue labbra, che io sola t'ho compreso, io sola t'ho -compianto, io sola ho cancellato i tuoi lunghi dolori, io sola ho -compensato le tue infinite amarezze, io sola ti ho fatto pianger di -gioia. Tu non me l'hai detto soltanto: io ho visto le tue lacrime, io ho -pianto con te. Tu hai voluto riscattare col tuo sangue il mio pianto; -ora, comprendi, quando ciò è avvenuto fra due creature, esse non possono -dividersi più. Vedi bene che noi siamo legati per la vita e per la -morte, come tu mi giurasti, com'io ti giurai. Ed ascolta: vienimi -accanto, metti la tua mano nella mia, reclina il tuo capo sul mio petto: -ti ricordi quante volte, restando così, tu mi chiedevi di dirti che cosa -eri per me, _com'era fatto_ il bene che ti volevo? Ti ricordi come -t'aprivo il mio cuore, come _pensavo a voce alta_; e come t'estasiavi a -quelle prove d'amore che tu stesso mi suggerivi, senza avvedertene? -Ebbene: nessuna di quelle prove era seria, nessuna aveva valore: la -prova vera, la prova grande, la prova unica io posso dartela ora, -amandoti ancora, amandoti più dopo quel che m'hai fatto: ora soltanto tu -puoi credere a questa passione e andarne superbo. Quante volte m'hai -fatto giurare che non avrei mai avuto secreti per te! che t'avrei -mostrato sempre tutti i moti più intimi del mio cuore, tutti i miei -pensieri più reconditi! Vedi dunque che tu _devi_ sapere quel che provo -ora: lascia che te lo dica; farai, dopo, quel che vorrai; mi lascerai -ancora, se ti piacerà.... No; tu non farai così.... Ascolta ancora. Se -tu hai riacquistata la tua fede unicamente per me, io sola, fra quanti -ti circondano, ho creduto in te. Non lo sai? Dicono che i tuoi sguardi -sono falsi, che le tue labbra mentiscono, che l'anima tua è corrotta.... -Io sola ho creduto ad ogni tua parola; non è vero che io sola ho letto -in fondo al tuo limpido sguardo? Che cosa sanno gli altri di quello che -so io? Ma non fare che anch'io disperi di te; non disperare tu stesso: -sarebbe troppo triste, troppo malvagio. Provami ancora una volta che ho -avuto ragione, abbii fede in te stesso!... No; non mi dar retta! Ho -avuto torto di scriverti queste cose. Ma se non so più quel che dico!... -Ah! potessi vederti un istante!... Non ti direi più nulla; credo che -morirei ai tuoi piedi.... Una volta io ti dissi: «Come sai bene -pregare!...» Ti ricordi quando te lo dissi?... Ebbene, oggi son io -quella che ti prega: io ti supplico, ti scongiuro, in nome di Dio, -dell'amor nostro, di tutto quel che hai di più caro al mondo, per i tuoi -stessi dolori che io ho divisi, per la memoria dei tuoi poveri morti che -io ho amati, per la morte che può cogliere d'istante in istante noi -stessi, ti scongiuro di non abbandonarmi, di ascoltarmi.... di lasciare, -almeno, che io pianga un'ultima volta al tuo fianco....» - -La voce della giovane tremava un poco; il suo sguardo velato si -distoglieva dalla carta, intanto che la duchessa, visibilmente commossa -anch'ella, esclamava: - --- Come l'amate! - -Ma a quelle parole, come quando una brezza sottile increspa la -superficie delle acque, la fisonomia di Emilia si venne corrugando fino -ad atteggiarsi ad una sottile ironia. - --- Come l'amo!... -- ribattè ridendo. -- Vuol dire come sono sciocca!... -Deve bene trionfare costui, è vero? vedendo la mia disperazione; deve -ben sorridere di vanità soddisfatta!... Il suo amor proprio sarà, senza -dubbio, gradevolmente solleticato dallo spettacolo del mio cordoglio.... - --- Allora il vostro amor proprio s'impenna.... - --- Allora la mia tenerezza, la mia sommessione, la mia fiducia, tutti i -miei buoni movimenti sono dispersi dallo sdegno, dall'odio, dal bisogno -feroce di dirgli in faccia che non so che farmi di lui, che egli -s'inganna stranamente se ha creduto al mio dolore! - --- E dopo la lettera d'implorazione, ne avrete scritta un'altra di -sprezzo... - --- Ciò che ho scritto è appena la millesima parte di ciò che ho pensato. -Ella si stupisce delle mie contraddizioni? Non le pare possibile che io -passi dalla ragionevole rassegnazione alla passione disperata, -dall'umile preghiera alla rivolta sdegnosa?... - --- Non mi stupisco affatto: nulla di più umano che la contraddizione e -l'assurdo. - --- Io sento dentro di me dieci, cento donne diverse, una moltitudine di -esseri ciascuno dei quali vorrebbe operare a sua guisa. E il più strano -è che tutte costoro non parlano già ad una per volta, ma insieme! Lo -scritto ha il torto di non far vedere questo tumulto... - --- Consolatevi pensando che anche la parola sarebbe impotente. - --- È vero! La nostra mente è un abisso!.. Io dovrei dunque implorare -costui, per dargli la soddisfazione di respingermi ancora? Ma è una cosa -ridicola! Qual donna al mondo ha mai pregato un uomo così? Io potrei -implorarlo se fosse un altro, se non fosse una creatura malvagia e -bugiarda. Perchè hanno ragione gli altri; e la sciocca son io! Come ho -potuto prenderlo sul serio e soffrire tanto per lui? Ed egli avrà riso -di me!... Ma se non l'amavo più! Se ero così stufa da non saper che -inventare per evitarlo! Se non l'ho amato mai! - --- Oh, questo poi... - --- Ma sì, ma sì!... Anche al tempo del nostro idillio io ridevo talvolta -fra me delle mie declamazioni! Allora soffocavo le risa; ora esse -soffocano me! Ora ho bisogno di prendere la mia rivincita! Ma quel che -ho tentato di scrivergli non può dare la più lontana imagine di quel che -mi ribolle dentro... - --- La vostra lettera dice?... - --- «Caro signore, le sono oltremodo obbligata della iniziativa da lei -presa, tanto più che m'ha risparmiato il fastidio di prenderla da me. La -buffa commedia che abbiamo rappresentata insieme minacciava di finire -tra le fischiate della platea: era proprio tempo di smettere. Non è da -dire per questo che essa non m'abbia dato un bel da fare! Mi sono, come -si dice, stillato proprio il cervello per mettermi nei panni del mio -personaggio; ho soffocato una quantità prodigiosa di sbadigli per -mantenere un contegno decente; e il più comico è questo: che m'accorgevo -benissimo di sprecare le mie fatiche, perchè ella sbadigliava senza -tante cerimonie, spalancando talmente la bocca, soffiando così forte, -che era, anzi non era un piacere vederla. Ella per il primo non credeva -a ciò che le dicevo: è stata una delle rare prove di spirito che m'abbia -date. Gli elogi della gente l'hanno guastato, caro signore; ella s'è -formato, intorno ai suoi _mezzi_, un concetto, mi consenta di dire, -molto esagerato. Oramai ci conosciamo _intus et in cute_, si scrive -così? e non abbiamo più nessuna ragione d'ingannarci scambievolmente. Il -suo spirito è, creda pure, molto inferiore all'opinione che ne ha ella -stessa; riconosco però che ne possiede abbastanza, e spero che ne -mostrerà ancora un poco nella circostanza presente, non credendo neppure -alla scena che le recitai l'altro giorno. Mi premeva di fare certe -osservazioni, volevo verificare certi miei antichi convincimenti: -addebiti a tutto ciò la mia soverchia insistenza. Non importa: debbo -averle fatto l'effetto di una famosa seccatrice! Questo pensiero la -conforti: che non sarò mai più tentata di occuparmi di lei -- glie ne do -parola d'onore! Del resto, se l'ho seccata, debbo anche averla fatta -ridere un numero infinito di volte; sono però in dovere di aggiungere -che il ricordo di certe sue sciocchezze allieterà i miei giorni più -tardi... Probabilmente questa mia lettera le parrà poco sentimentale: ma -le sentimentalità, signor mio, sono una cosa, e la verità è un'altra. La -verità è che ella m'ha dato ciò che poteva darmi, e che io l'ho pagato -abbastanza. Adesso ciascuno proseguirà per la sua strada. Si diverta -sempre -- e le nostre menzogne ci siano rimesse!...» - --- Eh!... non c'è mica male!... -- esclamò la duchessa con un fine -sorriso. - -La giovane rimase un poco a capo chino, senza dir nulla; poi, passatasi -lievemente una mano sulla fronte, disse, molto piano: - --- Ma sa lei che cosa ho provato nello scrivere questa lettera?... Che -cosa provo adesso dopo averla riletta?... Un secreto scontento, un -pentimento addolorato, quasi un rimorso. Mi par d'avere, con sacrilega -mano, profanato tutto quel che c'era di più puro in fondo al mio cuore. -Io potrò accusare quest'uomo, io potrò disistimare la creatura che si è -rivelata improvvisamente in lui; non potrò dimenticare le divine -commozioni che m'ha procurate. Comunque egli sia fatto, è stato per me -l'oggetto di un culto; qualcosa delle virtù che gli ho attribuite è -rimasta in lui, come qualcosa della santità che i feticisti vedono -nell'idolo di cartone resta in esso e lo sottrae alla derisione degli -stessi miscredenti... Poi, io penso che quest'uomo, come tutti gli -altri, non è responsabile di quel che fa; penso che forse ne sarà -punito, un giorno, più crudelmente che io oggi non possa imaginare... E -tutto quel che c'è di buono in me protesta contro i propositi di -vendetta, m'ispira invece una grande compassione per quest'anima -ammalata... Senza tornare ad illudermi sul prezzo che ha potuto dare -all'amor mio, penso che non sono stata per lui un'indifferente, che egli -ha avuto fede, almeno per qualche tempo, nelle mie parole. Allora -giudico che sarebbe degno di un'anima non volgare il dimostrare come, -nonostante i torti ricevuti, di questa fede si voglia sempre essere -meritevoli... - --- In altre parole, voi volete fargli vedere che siete migliore di lui! - --- Sarà forse questo il secreto movente: che importa? Una buona azione -non diventa già cattiva perchè ci torna comodo compierla... - --- Certamente! Così avete abbozzato un'altra lettera ancora? - --- Sì, ed è questa... -- Sfogliato il suo taccuino, la giovane riprese a -leggere: -- «Voi non volete più rivedermi: parto oggi stesso. Ho l'anima -straziata; se voi poteste soltanto imaginare quello che soffro, vi farei -molta pietà. Tuttavia, qualunque sia il male che voi m'abbiate fatto, -vo' dirvi, prima di lasciarvi, che non vi porto odio o rancore. La mano -che oggi colpisce è la stessa che un giorno si distese a soccorrermi; -non potrò dimenticarlo mai. Non vi dico questo per intenerirvi: nessuna -speranza mi sorregge, capisco bene che tutto è finito, per sempre. Come -sarà triste la vita che comincerà domani per me! Come potrò sopportare -il ricordo dei giorni luminosi nell'oscurità che m'aspetta?... Sarà di -me quel che vorrà Dio -- e perdonatemi ancora questo momento di -commozione. Se l'avvenire è incerto per me, potrà anche darsi che ore -dolorose vengano per voi: un giorno potrete aver bisogno di qualcuno che -vi stia al fianco, che stringa la vostra mano, che v'infonda coraggio. -Io desidero ardentemente che questo giorno non sorga; ma, se dovesse -arrivare, ricordatevi di me. Dovunque io sia, venite: nulla potrà -impedirmi di accogliervi come s'accoglie un fratello...» - --- E' bello ed è nobile ciò che voi avete scritto! -- disse la duchessa. --- Però, se nel vostro cuore si combatte una così fiera battaglia, quale -di queste lettere vi risolverete a spedire? - --- Lo so io, forse? -- ripetè la giovane. -- Se fossi capace di -decidermi non ne avrei scritte tante!... A lei stessa, mia buona amica, -io ardisco chieder consiglio... - -La vecchia signora fece con la mano un breve segno di rifiuto. - --- Non è un argomento intorno al quale se ne possano dare. - --- Perchè? Io sono ridotta, non vede? in tale smarrimento d'animo, che -non so più discernere da me la via giusta: una parola suggeritami da una -persona superiore come lei mi toglierebbe da questa dolorosa incertezza, -mi farebbe un gran bene... - -La duchessa restò un poco in silenzio; poi, guardando negli occhi la sua -compagna, le domandò: - --- Allora, voi farete quel che vi dirò? - --- Può esserne certa. - --- Ebbene: se non vi dispiace, riassumiamo in poche parole la vostra -situazione. Voi siete stata abbandonata da un uomo. L'avete amato, ma -cominciavate ad essere stanca di lui; dopo la rottura la vostra passione -si è ridestata. Voi avete scritto quattro lettere che definiscono i -principali sentimenti cozzanti adesso nel vostro cuore: in una vi -rassegnate filosoficamente, in un'altra implorate con grande calore, la -terza è l'espressione della sprezzante ironia, l'ultima d'una tenerezza -pietosa e disinteressata. Va bene? - --- È così. - --- Però, scrivendo tutte queste lettere una secreta idea vi ha guidata: -quella di vivere ancora nel cuore o nella memoria di quest'uomo, di -produrre un'impressione nell'animo di lui, di obbligarlo a ricordarsi di -voi, per ammirarvi, per rimpiangervi. Ora voi volete sapere da me in -qual modo potrete raggiunger meglio l'effetto. - --- Può darsi che sia per questo; ma siccome, qualunque di queste lettere -io manderò, è quasi certo che sarò lasciata senza risposta, imagini che -si tratti di prender commiato soltanto. - --- O per prender commiato, o per quell'altra ragione, il partito è uno -solo. - --- Quale lettera debbo dunque mandare? - -La vecchia dama rispose: - --- Nessuna. - - - - -L'AMOR SUPREMO - - - _Amabile amica,_ - -La fiducia della quale ella mi onora è veramente grande e -- lasci -parlare una volta la modestia! -- immeritata. Nonostante la disparità -delle nostre opinioni, e perdonandomi la vivacità di certe mie -argomentazioni, ella si degna ricorrere ancora a me per farmi una -domanda e propormi un quesito: «Ma insomma, qual è, a vostro parere, -l'amore migliore?» - -Ahi, contessa! Io potrei risponderle al modo molto laconico della -duchessa di San Severo, e dirle: «Nessuno!...» Questa passione è -talmente difficile, si dibatte fra tanti contrasti, ha da superare così -formidabili ostacoli, che la sua vita è troppo breve e tutta avvelenata. -Io non le ripeterò a questo proposito i miei ragionamenti d'un tempo, -poichè ella, bontà sua, li rammenta ancora e giudica che, nonostante le -«solite» esagerazioni e l'«insoffribile» preconcetto di scetticismo, io -potrei anche avere, in fondo in fondo, ragione. Ma ella dice -- e la -ragione è questa volta con lei! -- che se pure in tutti gli amori c'è -qualcosa di amaro e di guasto, nondimeno, paragonati gli uni con gli -altri, si dovrà pur trovare che alcuni furono pessimi ed altri, se non -ottimi, migliori. Il mio dovere è dunque di rispondere meno -laconicamente alla sua domanda; ed ella si disponga anzi a temere che la -risposta mia sia per essere troppo prolissa. - -Vuol dunque sapere quale sarebbe, secondo me, per un uomo e una donna, -l'amor supremo? Sarebbe questo. L'uomo, fino a trent'anni, ha fatto sua -l'antica divisa: _Je prends mon bien où je le trouve._ Egli ha amato in -tutti i modi, e di tutti i suoi amori è rimasto scontento. A trent'anni --- non un giorno di più! -- incontra una vergine, il cui solo sguardo -gli rivela -- a lui che crede di conoscere tutta quanta la vita -- come -vi sia ancora un mondo nuovo, inesplorato, insospettato: il mondo dei -sentimenti puri, delle cose degne e sante. Questa vergine non è neppur -lei una bambina che s'affaccia appena alla vita: ha visto altri uomini, -ha creduto d'amarne alcuni; poi, all'idea di legarsi con uno di costoro -indissolubilmente, s'è accorta che le sue inclinazioni non erano forti e -prepotenti. Quando incontra quest'uomo, ella comprende che il suo -sentimento d'ora è invincibile; e questa vergine e quest'uomo si -uniscono, per sempre. La loro gioia è l'invidia del mondo. Crede ella -che sarebbe maggiore se entrambi fossero stati del tutto inesperti, e -che la reciproca gelosia del passato li turbi? No, no. Appunto perchè -entrambi hanno altra volta creduto d'amare, la vergine soltanto con -l'anima, l'uomo in tutti i modi, appunto per ciò possono ora dire di -amar veramente. Ella non è gelosa delle donne che lo sposo suo in altri -tempi amò, non le pensa neppure; o se anche le fa oggetto d'un pensiero, -accorda loro la sua pietà, perchè ella è buona, sovranamente; ma, -nonostante la bontà sua -- io le presento creature di carne ed ossa, non -perfezioni fuor dell'umano -- costei pensa con un moto di superbia: «Per -me, per virtù mia, quest'uomo che poteva continuare a prendere il suo -piacere dovunque, liberamente, ha fatto il sacrifizio di tutto sè -stesso.» Egli non è geloso degli uomini che ella altra volta pensò; egli -dice: «A me, a me solamente questa vergine che tanti sospirarono invano -ha dato gl'intatti tesori.» E poichè egli conobbe la vita, è ora in -grado di difendere, di tutelare la sua fortuna. A questa vita egli -inizia, accortamente, la sposa; e come ella gli ha rivelato cose -ignorate ed ha fatto di lui un uomo nel miglior senso della parola, così -egli fa d'una fanciulla una donna. L'amor loro è fruttuoso; le loro due -vite, che essi vorrebbero veramente confondere in una, ma che restano -pur separate, si confondono nella vita dei figli. - -Il tempo passa, e col tempo l'impeto della loro passione si è venuto -sedando. Fatalmente, perchè tra due volontà diverse l'accordo non può -essere costante ed eterno, essi non potranno evitare i malintesi e i -dissensi; ma, comprendendone entrambi la fatalità, si accorderanno -reciprocamente indulgenza. Conoscendosi sino in fondo, ciascuno avrà -compreso, -- ma nello stesso tempo scusato -- i difetti dell'altro -- -perchè essi sanno che nessuno al mondo è senza difetti. La passione -sedata non è più passione; e, per una legge ancor essa fatale, nelle -anime tranquillate i germi di passioni nuove, le tentazioni d'altri -amori si verranno insinuando. Ma se ciascuno di essi avrà pensato di -poter ritrovare altrove una scintilla della gran fiamma, avrà pure -preveduto che la nuova fiamma si spegnerà troppo presto; e se pure -questa previsione non sarà stata capace di trattenerlo, un sentimento -che in queste due anime vince tutti gli altri avrà combattuto e -distrutto il germe della nuova passione. Questo sentimento al quale -entrambi sono educati, è il sentimento dell'onore, del rispetto, della -dignità; è, in una sola parola, il Dovere. Obbedirne le voci imperiose -sarà facile ad essi se ciascuno sarà, com'è, compreso di gratitudine per -la gioia che l'altro gli diede e per il bene che gli fece; sarà ancora -più facile solo che essi pensino ai figli, ai quali debbono nascondere -gli esempii del male. E se la tentazione fu molto forte, se per seguire -la via doverosa uno dei due ebbe a sostenere uno sforzo grande, tanto -meglio: la sua soddisfazione sarà tanto maggiore, tanto maggiore sarà la -stima che l'altro gli deve. Così varcheranno l'età delle prove, finchè -uno chiuderà con mano tremante gli occhi dell'altro. - -Ecco quale sarebbe l'amor supremo. Ella vede bene, mia cara amica, che -io non ho imaginato un idillio, una favola troppo romantica, tutta -ideale e fuor della vita. Io ho fatto molte concessioni alla realtà, -tante concessioni che nessuno dirà impossibile un tale amore. Eppure di -questo amore possibile, possibilissimo, di questo amore che è il sogno -delle migliaia e migliaia di sposi che escono ogni giorno nel mondo dal -municipio e dalla chiesa, quanti esempii le potrei addurre?... Ahimè! -Gli esempii, ho paura, sono rarissimi... - -Eccomi pertanto costretto, per rispondere alla sua domanda, di cercare -altrove. - -Una volta io andai in casa del mio amico Hans Ruthe. Costui è, come ella -sa, Don Giovanni redivivo. Sui mobili del suo salotto vidi molte -fotografie di uomini e un solo ritratto di donna. Io pensai tra me: -«Senza dubbio costei dev'essere stata la favorita di questo sultano; -perchè egli si tenga sotto gli occhi il solo ritratto di lei bisogna che -ella gli abbia lasciato i ricordi migliori.» E poichè, per natura e per -necessità di mestiere, io sono molto curioso, così non mi contentai di -pensare questa cosa, ma la dissi all'amico mio. Il quale, udendola, si -mise a ridere di quel suo riso che è pieno di tanta amarezza. «Mio -caro,» rispose, «tu hai un intuito proprio meraviglioso! Sì, questa è la -donna che m'ha lasciato migliori ricordi. I ritratti di tutte le altre -io non li ho più: alcuni li dovetti restituire, quando i tristi amori -finirono; altri li lacerai quando ebbi ben conosciuto gli originali; -altri sono andati dispersi perchè non avevo proprio ragione di serbarli, -giaceranno inutili in mezzo a chi sa quali carte inutilissime. Questo -solo ho custodito e tengo dinanzi agli occhi, perchè questa è la sola -donna che avrei amata ma che non amai, che forse m'avrebbe amato ma che -non m'amò... - -Ecco, ella dirà, una risposta «delle mie,» cioè una risposta che non -significa niente. Infatti, dire che il migliore amore è quello che non -fu provato, potrebbe parere una cosa insensata. Vengo pertanto senza -perder tempo a più concrete risposte. - -«Io ero,» mi narrò una volta un amico, «in uno stato d'animo quasi -disperato per una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo spiegarti, -quando una sera fui condotto in casa d'una signora, e poniamo che si -chiamasse Donna Paola. La dama, proprio quella sera, stava poco bene e -non riceveva. Tornai indietro con la stessa tristezza con la quale ero -venuto, ma in cuor mio avveniva qualcosa di nuovo; quel contrattempo mi -procurava un certo senso di contrarietà. Il nome di Donna Paola non mi -era ignoto; anzi avevo molto udito parlare di lei dalle sue amiche; la -marchesa Antonietta, specialmente, m'aveva detto: «Vedrete, vedrete: -quando l'avrete conosciuta dimenticherete noi tutte.» Chi era dunque -costei? Forse una bellezza straordinaria? No: io avevo sentito dire, non -solo dalle donne, probabilmente sospette, ma anche dagli uomini, giudici -certamente credibili, che Donna Paola era tutt'altro che bella; uno, -anzi, aveva soggiunto che non gli pareva neppure desiderabile. La -fantasia non poteva dunque farmi intravedere, dietro quel nome, una -figura affascinante; io non potevo costruire per mio uso e consumo un -tipo ideale al quale attribuire tutte le perfezioni. La fama di Donna -Paola era fondata sulle qualità intellettuali di lei, sul suo spirito, -sulla sua coltura, sulla sua scienza del mondo; ora tu mi concederai che -queste doti sono le meno capaci di sedurre da lontano. Nondimeno io ero -curioso di conoscere questa donna, e la mia curiosità era alimentata -dall'insistenza con la quale la marchesa voleva presentarmi e dallo -strano rinnovarsi del primo contrattempo. Tre, quattro volte ancora io -mi credetti sul punto di incontrarla, e Donna Paola rimase invisibile. -Una sera che arrivai tardi in casa della marchesa, verso la mezzanotte, -l'amica mi disse con un tono di irritazione quasi comica: «Ma dunque lo -fate apposta?... Va via in questo momento!... Parrebbe quasi che ne -abbiate paura!...» Io provai di dimostrare la mia innocenza; ma la -marchesa non volle sentir ragione: «Lo fate apposta, la fuggite; non mi -darete mai ad intendere che arrivate e andate via, per puro caso, -proprio quando ella mi lascia o sta per venire! Adesso spero che la -finirete; le ho promesso di presentarvi!» Io risposi, con un fare -complimentoso che nascondeva un certo senso di stupore: «Dica piuttosto -che ha promesso a me stesso!...» ma ella insistè: «Nossignore, ho -promesso a lei, proprio a lei, proprio a lei;» e con un'espressione del -viso che diceva molto più delle parole, soggiunse: «Vi conosce di nome, -ha sentito parlare di voi. Vuol sapere se è vero tutto il male che se ne -dice. L'altra sera non eravate al Costanzi? Qualcuno vi ha additato a -lei...» Dopo una breve reticenza, concluse: «Badate: le piacete!» A un -tratto la mia faccia s'imporporò, poi il sangue mi corse tutto al cuore, -e da quel momento non ricordo più che cosa mi accadde nel resto della -serata. Fu un vero _coup de foudre_, un fulmine senza lampo -- poichè le -tenebre che avvolgevano la figura di quella donna restavano -impenetrabili. Fu anche come l'ebbrezza prodotta da un liquore dolce, -un'eccitazione di tutte le sopite facoltà del corpo e dello spirito, il -repentino sollevamento dell'anima oppressa, la rifioritura del sorriso -negli occhi, del canto sulle labbra. E cantando i versi musicali di un -Poeta come me tremante di gioia: - - Io sarò forse l'amante, - Io felice le mie notti - Dormirò sopra il suo cuore, - -mi misi a vagare per le strade deserte, guardando il cielo, ignaro della -terra. No; io ricordo qualche cosa di quella notte: ricordo il pianto -muto e soave che sgorgò dai miei occhi quando la gioia die' luogo alla -tenerezza, quando tutta la gratitudine della quale ero capace esalò dal -mio cuore, come un vapore d'incenso, verso l'Ombra... E lo strano -incontro di casi che m'aveva impedito di conoscere Donna Paola si -rinnovò ancora: la marchesa partì improvvisamente per Parigi, chiamata -da una malattia del marito; gli amici si dileguarono a uno a uno perchè -la stagione s'inoltrava; io stesso dovetti finalmente tornare a casa. La -stessa ombra dell'ombra scomparve, io non udii più ripetere il nome di -Donna Paola; ma il sentimento destato da quel nome sopravvisse, dolce e -tenace, a lungo; e se non potei raffigurarmi quella creatura dalla quale -ero stato pensato, alla quale pensavo, la vidi nell'anima quale doveva -essere e provai per lei la vitale dolcezza della fede più pura. Questo è -stato il mio più degno amore.» - -Ella dirà: «Se non zuppa, è pan bagnato!» Infatti la passione dell'amico -mio per una donna di cui non aveva visto neppure la punta del naso sarà -stata, secondo egli dice, degnissima e suprema; ma difficilmente potrà -esser presa sul serio. Ma che posso io farci, amica, se solamente gli -amori che non hanno lasciato ricordi sono ben ricordati? Oda quest'altra -storia; è un poco diversa, ma poco, in verità. E' una confessione -anonima, ma come tutte le altre autentica. - -«Io conobbi questa donna da bambino, quando avevo otto anni. Ella ne -aveva il doppio di me. Bella, bella, tanto bella che non posso dire. -Udrete fra poco quanto forte fu l'impressione che ne riportai. Aveva il -doppio dell'età mia, era una signorina. Era intimissima della nostra -famiglia, anzi mezza parente. Un giorno, salutandoci, ci baciammo in -viso. Il domani ella mi disse, senza che altri potesse udire: «Come fu -dolce il bacio che mi desti!» Io non seppi dir nulla e quasi non -credetti alle mie orecchie; ma le inaudite parole s'incisero nel mio -pensiero, indelebilmente. Cresciuto di qualche anno, ella soleva -prendere il mio braccio e passeggiare con me «come due sposi,» diceva. -Io non dicevo nulla, trattenevo il fiato per paura che quella felicità -finisse, e mi pareva che tutta la bellezza fosse in lei, e tutta la -dolcezza, e tutto l'amore. La notte io la sognavo; e nel sogno, con lei, -conobbi la voluttà. C'era fra noi troppa differenza di età perchè -potessi pensare a sposarla: quando ebbi sedici anni ella ne aveva -ventiquattro. Ella mi aveva detto un giorno: «Ti aspetterò». Neppure -allora io avevo risposto nulla; ero bambino ancora, ella si divertiva a -giocare all'amore con un bambino. A venticinque anni andò a marito, in -un'altra città. Io che ne avevo diciassette feci quello che fanno tutti, -a diciassette anni. E quando provai la realtà dell'amore, risi dei miei -sogni, dell'amoretto infantile. Ma accadde questa cosa: che il sogno, di -tanto in tanto, tornò: io la vedeva in sogno, l'udivo dire arcane parole -d'amore, la vedevo offerirmisi; e tra le sue braccia incorporee io -spasimavo come non mai con le creature viventi. Alla lunga me ne venne -quasi un senso di sdegno, anzi di vergogna: era possibile che solo -un'ombra mi facesse tanto felice? Non dovevo io essere infermo perchè -questa cosa accadesse? Pensavo, per confortarmi, che ciò accadesse -perchè le creature viventi con le quali potevo trovarmi erano indegne; -aspettavo pertanto di avere un'amante, un'amante che fosse mia soltanto -e non già di tutti, affinchè la realtà trionfasse finalmente del sogno. -Ed ebbi l'amante e con l'anima i sensi tripudiarono, e mi credetti -guarito; ma una notte, uscendo io dalla casa di lei estenuato dalla -voluttà e caduto pieno di sonno sul mio letto, Ella, l'Altra, m'apparve. -La sua fronte era velata dalla tristezza, il suo sguardo era pieno di -lacrime. «Tu m'hai tradito! Hai potuto tradirmi!... Non ti rammenti più -il nostro primo bacio? Come fu dolce il bacio che mi desti!...» Io le -risposi, sentendomi struggere dal dolore: «Tu stessa m'hai tradito, sei -d'un altro, te ne sei andata lontano...» Ella mi guardò con gli occhi -lacrimosi e stupiti. «D'un altro? Ma non sai che io sono la sposa tua, -soltanto? Non sai che mi sono serbata a te, intatta? Non sai che tu sei -il mio desiderio, la mia speranza, il mio sospiro?...» E le nostre -braccia si strinsero, e le nostre bocche si unirono, e io mi destai -morente d'ebbrezza... Orbene: questo sogno tornò e tornò ancora, molte -volte, durante quell'amore, durante altri amori. Tornò a intervalli or -brevi ed or lunghi, talvolta di un anno, talvolta di due; ma quando -l'ombra m'appariva e dopo che era svanita, io sentivo, destandomi, che -quell'ombra, che quel ricordo trionfava d'ogni realtà. Un giorno, dopo -moltissimo tempo, la rividi in persona; era una rovina, invecchiata, -disfatta, non più donna. E dopo averla riveduta così nella vita, io la -sognai ancora una volta, più bella di prima: «Che cosa hai creduto? -Guardami bene: non sono sempre la stessa? Non sono la tua sposa, -l'amante tua unica?...» E ancora le sue parole e i suoi atti d'amore -m'inebriarono come non mai. Ora ella è morta; intendete: ella è -putrefatta sotterra, è ridotta uno scheletro fra quattro assi marcite; e -quantunque ella sia morta, e quantunque io stesso sia sulle soglie della -morte, pure ella continua ad apparirmi, a quando a quando, e a -deliziarmi; e oramai ho compreso: il supremo amore della mia vita è il -primo, l'amore dell'infanzia, perpetuato nella memoria, vivificato dal -sogno...» - -Siamo sempre lì: ella dice che questi non sono amori nel vero senso -della parola. Ella vuole che io le parli di gente che abbia amato -creature di carne e d'ossa, non già sconosciute o meri ricordi. E il mio -imbarazzo è troppo grande, perchè tutti gli amori dei quali ella -vorrebbe ch'io ragionassi lasciano tante amarezze che nessuno pare da -preferire ad un altro. Senza le nequizie del tradimento, gli stessi -malintesi inevitabili, il disaccordo, lo svanire dell'illusione, il -ribadirsi d'una catena che pareva di rose ma che diventa un triste -giorno di spine, sono causa di troppa pena. La vita è tanto malvagia e -l'amore è tanto difficile, che bisogna quasi augurarsi il caso orribile -del quale invece ci dogliamo, il caso di veder morire la creatura amata -prima di odiarla e quando il piacere non s'è mutato ancora in -disgusto... Se in questo augurio c'è un troppo feroce egoismo, non si -potrà far altro che capovolgerlo e desiderare che la morte colga noi -stessi nella troppo rapida fase dell'amore felice. Non sa ella del resto -che questo è il voto istintivo d'ogni coppia amante? Quasi una profetica -voce ammonisca i due amatori della caducità della loro fortuna, quasi -presaghi che questa fortuna è la massima e l'ultima ad un tempo, essi -chiamano la morte, la pregano, e sfogliando le cronache dei giornali non -è difficile trovare l'esempio di alcuni che se la sono procurata. E se -pur vogliamo lasciar da parte la morte, vuole ella sapere quali sono gli -amori migliori, quelli dei quali serbiamo una tutta pura e tutta dolce -memoria? Sono gli amori troncati bruscamente, ma in tempo, cioè quando -ancora il verme della dissoluzione non ha cominciato la nefanda opera -sua. Quando Carlo Landini perdette, senza saper perchè, Anna Solari; -quando la contessa Bianca des Fayolles dovè lasciare per sempre Roberto -Berni -- ella forse rammenta ancora queste antiche storie -- i ricordi -di questi amori restarono nel cuore dei due uomini come uno struggimento -ineffabile, come l'aspirazione suprema, come tutta la poesia della loro -vita. - -E se finalmente le risposte che le ho date finora non la contentano, se -ella vuole l'esempio d'un amore che sia sommamente raro e ineffabile, io -ho ancora qualcosa per lei. È l'avventura della quale una sera, a -Ginevra, udii la narrazione da uno degli stessi protagonisti. Non posso -dirle i loro nomi, ma non le sarà difficile indovinarli. Per sapere chi -è l'uomo cerchi fra gli scultori che in più fresca età sono venuti -maggiormente in fama; se vuol sapere chi è la donna, cerchi fra la breve -schiera delle scrittrici -- italiane s'intende, -- di romanzi e di -novelle. Lo scultore e la novellatrice non si conoscevano ancora di -persona, vivendo in città lontane, ma molto di nome; e, senza conoscersi -e neppure prevedendo di conoscersi un giorno, avevano pensato l'uno -all'altra e l'altra all'uno. Udendo parlare dell'ingegno della -scrittrice, ed anche della sua bellezza -- ecco che ella ha indovinato -chi è -- lo scultore s'era messo a pensare a lei come a una creatura -l'amor della quale doveva essere una gran cosa. E la scrittrice, -pensando all'ingegno dell'artista ed alla sua maschia venustà -- è uno -dei più belli campioni del sesso mascolino, e un'altra volta, -all'orecchio, le dirò un particolare inaudito e quasi incredibile -- -s'era messa a pensare a lui con lo stesso sentimento fatto di desiderio. -Ora un giorno, a una festa giornalistica, a Roma, inopinatamente si -incontrarono e qualcuno fece la presentazione. Restarono entrambi come -fulminati. Tutto scomparve ai loro occhi: la gente che li circondava, il -luogo dove si trovavano, lo scopo per il quale ciascuno d'essi era -venuto. Un impeto, un'ansia, una febbre di vedersi, di toccarsi, di -unirsi, faceva tremare i loro polsi. Egli le disse: « Vieni?» Ed ella -rispose: « Andiamo». Uscirono; non seppero, non rammentano più come; non -dissero una parola per via. Egli la condusse nel suo studio. E appena -entrati caddero sul tappeto disteso al suolo, avvinghiati furiosamente. - -Se la nativa freddezza o l'acquisita ipocrisia suggeriscono alle donne -una resistenza che annoia ed offende gli uomini fervidamente amanti; se -la diversità dei sessi fa che la coppia non si formi tosto; questo -accordo fulmineo, questa perfetta intesa, questa esatta reciprocità -degli impulsi sarebbero, come già dicemmo, l'ideale. Se non che le leggi -della natura non sono arbitrarie. Ora l'amore del nostro scultore e -della nostra scrittrice è per questo il loro migliore ricordo: perchè -durò un'ora e non ebbe domani. La donna partì quando lasciò quella casa; -e i due non si sono riveduti mai più... - - - - -«NESSUN MAGGIOR DOLORE...» - - - _Cara amica mia,_ - -Oggi ho chiuso il mio grosso baule; domani, all'ultim'ora, farò le -valige; indi: partenza! Riprendo il mio vagabondaggio primaverile ed -estivo; non so ancora bene quale itinerario seguirò; ma è certo che, -all'andata o al ritorno, passerò da lei. - -Quantunque io stia per rivederla, un senso di malinconia mi occupa -nell'atto di scriverle questa che è, per l'anno corrente, l'ultima mia -lettera. Tutte le fini sono malinconiche, comprese quelle delle cose -tristi. E quando penso che, nonostante le discordie e le liti, noi -abbiamo ragionato intimamente, durante circa sei mesi, di ciò che tanto -importa al cuore degli uomini; e che i nostri ragionamenti, senza farci -mutare opinione, ci hanno fatto molto pensare e molto ricordare; e che -pure pungendoci, noi abbiamo riso e ci siamo commossi ad un tempo, mi -duole che la nostra corrispondenza abbia ora a mancare. Chi sa quando la -riprenderemo e se la riprenderemo? Chi sa che cosa sarà accaduto di noi, -chi sa in qual altro modo penseremo di qui ad altri sei mesi? - -Il segno dell'interrogazione è il gran simbolo del pensiero umano. -L'ignoranza e il dubbio sono lo stato abituale della nostra mente. -_Forse_ e _ma_ sono due grandi parole. Ella non si stupirà molto, è -vero, se col tempo, che fa mutare le idee dei saggi, io stesso muterò di -sentimento, che sono appena un dilettante? - -Le asserzioni troppo rigide, le asseveranze troppo esclusive mi pare che -siano fatte apposta per provocare le smentite e le contraddizioni. E che -cosa penserà ella quando le avrò detto che ho messo tanto zelo nel -sostenere contro di lei certi concetti, appunto perchè ella li -ribattesse più vivacemente? Dirà forse: «L'avevo capito!...» Tutte le -sentenze umane si possono rivoltare, come un abito scolorito dalla -diritta, e fare ancora una discreta figura dalla rovescia. È proprio per -questa ragione che all'ultimo suo comandamento di concludere, io sono -dolentissimo di non poter obbedire. Se pur ella vuole che in un modo -qualunque io le risponda, le presenterò un mazzo di conclusioni tra le -quali ella non avrà da far altro che scegliere la più gradita. E le dirò -pertanto che l'amore sarebbe la più grande illusione se non fosse anche -la massima verità; l'origine d'ogni male e la fonte del solo bene; la -passione più forte e salda ma anche più debole e peritura. E le dirò che -questo amore importerà più dell'amor proprio, ma che l'amor proprio -importa sopra ogni cosa. E soggiungerò che i sentimenti dell'anima -vincono gl'istinti corporali quando questi non vincono quelli. E -finalmente le concederò che le donne amano meglio degli uomini, -avvertendo tuttavia che gli uomini amano meglio delle donne... - -E non creda che, per lasciarle la bocca dolce, io le dica queste cose -scherzose. Tutte le opinioni sono legittime, e il continuo capovolgersi -di quelle che un po' troppo arbitrariamente noi chiamiamo verità non è -tanto argomento di riso quanto di dolore. Nel momento che le scrivo, il -miliardo e tanti milioni di creature che popolano il mondo giudicano la -vita, le passioni, gl'interessi ed i simili in un miliardo e tanti -milioni di modi diversi; fra un'ora il loro giudizio sarà mutato; come -concludere, pertanto? Quale sentenza, in mezzo a questo vertiginoso -caleidoscopio delle opinioni umane, sarà così larga, così profonda, così -immutabile da meritare l'universale consenso? - -Quest'ansia di volere ma di non potere esprimere l'ultima verità della -vita è dolorosa; io direi anzi che è il massimo dolore se non mi fossi -vietato di formulare sentenze. Ciascun dolore sembra massimo; e come -dice un altro motto che ha il suo lato vero: al peggio non c'è fine. -Affermò il Poeta che il dolore maggiore è ricordarsi del tempo felice -nella miseria; e infatti il misero che rammenta la felicità perduta -crede d'essere arrivato al sommo della pena; ma il dolore di quello -sciagurato che non ha gioie neppure da rammentare non è anche maggiore? -Il bene perduto e ricordato, mentre è un nuovo motivo di cruccio, non -potrà essere anche argomento di qualche conforto? Ed ecco, mia cara -amica, che se io non posso concludere, come ella vorrebbe, con qualche -sentenza, posso e voglio concludere questa non breve serie di apologhi -con un apologo nuovo. Poichè ella si è degnata di dirmi che non le -dispiacciono quelle inchieste sentimentali e psicologiche esperienze -delle quali le ho riferito più volte i risultati, eccone un'ultima! - -C'erano una volta tre uomini, i quali erano giunti tutti e tre insieme a -quell'età quando il cuore ed i sensi entrano nella calma foriera della -morte. Costoro s'incontrarono un giorno e parlarono dell'amore. Le -parole di tutti erano piene di tristezza. Un giovane che venne a -trovarli volle sapere il perchè della tristezza loro. - --- Tu vuoi sapere il perchè? -- disse uno. -- Odimi, adunque!... Io fui -giovane come te. La mia fronte nuda fu già cinta di chiome! Le mie -guance rugose furono fresche e colorite! La mia persona incurvata e -tremante già fu salda e diritta. Queste cose sembrano impossibili, è -vero? Quando noi vediamo un bambino ci sembra che egli non debba -crescere; non pensiamo che diventerà uomo. Così quando tu vedi un -vecchio come me non ti pare possibile che sia stato adolescente. Ebbene: -tu forse hai ragione! Io fui giovine d'anni, ma di ciò che forma -l'orgoglio della giovinezza nulla conobbi. Vedi: se io parlo con tanta -tristezza dell'amore, ciò è perchè, forse esempio unico al mondo, o se -non unico certamente rarissimo, io non conobbi l'amore. Intendi: io non -fui amato. Dentro all'anima mia c'era la lava di un vulcano; e non potei -dire a nessuna donna una sola parola appassionata. Quando udivo parlare -delle passioni degli altri, ne ridevo: tanto esse mi parevano scialbe e -meschine paragonatamente alle fiamme che mi struggevano. Quando -profanavo i miei sogni e le mie speranze comprando il piacere, piangevo -di dolore. Nessuna donna avrebbe compreso di che tesori di sentimento -ero ricco? Ed aspettai, ed aspettai, ed aspettai: invano! Mi mancò -l'ardimento? Qualcosa, nella mia faccia, negli occhi miei, dispiaceva e -respingeva? Non ti so dire. Nessuna mi amò. E io vidi il tempo -trascorrere, e come gli anni passavano la mia speranza diveniva più -tormentosa perchè tanto più difficile ne era l'ottenimento. E fino -all'ultimo, fin dopo che i miei capelli imbiancarono e caddero, io -sperai ancora, disperatamente; quando un giorno dovetti acquetarmi nella -rinunzia. Comprendi dunque bene; aver saputo dagli altri, aver letto nei -libri, aver visto e sentito che l'amore è la massima gioia, ciò che più -piace, ciò che più importa, e aver sperato d'amare come in sogno, e aver -perduta questa gioia prima d'assaporarla: non ti pare che io abbia -ragione d'essere triste? - -Quando egli tacque disse l'altro vecchio: - --- Io l'assaporai! Io conobbi l'amore, un amore molto più bello, più -grande, più forte, di quello che i sogni rappresentarono a costui. Io -fui fortunato come nessuno al mondo mai; perchè ottenni l'amore d'una -creatura così rara, che se l'avessi formata con le mie proprie mani, se -le avessi spirato la mia propria vita, non avrei potuto farla migliore. -Ma questo amore, che io credetti eterno, finì; perchè niente sotto il -sole è eterno. E quando questo amore finì, io passai la mia vita a -cercarne un altro eguale, perchè senza un simile bene non potevo più -vivere -- e non potei più ritrovarlo. Come una piaga, allora, il ricordo -del perduto bene sanguinò nel mio cuore, inguaribilmente. Io avrei dato -senza esitare tutta la mia vita perchè solo un istante di quella -felicità tornasse: impossibile! Io non vivevo più del presente ma del -passato, e ogni giorno il passato era più lontano; tendevo ad esso -disperatamente le braccia e non potevo afferrarlo. Comprendi bene -dunque, o giovane, il motivo della mia tristezza? Avessi come costui -sconosciuto la felicità! Non la piangerei come la piango. Chi è nato -mendicando si rassegna alla sua povertà; ma chi fu già ricco come potrà -tollerare di vivere nell'indigenza? - -E quando anche costui tacque, disse il vecchio che non aveva ancora -parlato: - --- Tutt'altra è la ragione della mia tristezza. Io non posso dire -d'avere conosciuto l'amore nella sola speranza, come costui che primo -parlò. Io non amai neppure una sola volta e non mi ridussi a vivere di -memorie come quest'altro. Io amai, riamai, più e più volte, -continuamente. Finito un amore un altro ne cominciava; e prima ancora -che il nuovo fosse morto della morte naturale, io stesso lo soffocavo -per assaporarne ancora un altro. Fu soverchio ardimento? Qualcosa nella -mia faccia, negli sguardi miei attirava e seduceva? Non so; ma quasi -tutte le donne che richiesi d'amore mi si concessero. E più amavo, più -ero ansioso d'amare; e quando la stanchezza doveva fiaccare i miei -nervi, una specie di furore li esasperava, e nulla potè mai arrestarmi: -nè le lacrime delle supplicanti, nè le minacce delle furibonde, nè il -pericolo che io stesso correvo: il pericolo che la mia fibra e la mia -stessa ragione non resistessero allo spaventevole abuso. Finchè un -giorno questo effetto immancabile si produsse; e il male e la pazzia -m'agguantarono stretto. Guarii, come vedi; ma per miracolo, e forse -perchè potessi dire a te, a costoro ed a tutti gli uomini una verità -spesso intuita, ma troppo disconosciuta. Sai tu il perchè dell'avidità, -dell'ingordigia mia, dell'ansia implacabile che mi faceva moltiplicare -tumultuariamente le prove? Ascolta, o giovane, e impara. Mi fu troppe -volte ripetuto che l'amore è l'unica cosa degna d'essere desiderata, la -sola sorgente del massimo piacere; la più grande e la più divina -delizia. E quando io conobbi l'amore, ne godetti, sì, molto; ma -paragonando il godimento ottenuto con quello che avevo imaginato e che -m'avevano promesso, trovai che la realtà non raggiungeva l'imaginazione; -e, senza paragonare l'aspettazione all'ottenimento, trovai che queste -gioie dell'amore, quantunque grandissime, non erano sempre e tutte pure, -e che talvolta il piacere costava troppo ed era troppo vicino al -disgusto. E allora volli riprovare, perchè io dicevo tra me: «È -impossibile che m'abbiano ingannato! Se tutti m'han detto a una voce che -l'amore è la somma gioia e il piacere sovrano, e se io non ho potuto -confermare questo giudizio, vuol dire che sono stato disgraziato, che -sono capitato male; bisognerà pertanto rivolgersi altrove». E -ricominciai ad amare, e poi ricominciai un'altra volta, e poi un'altra -volta ancora, sempre più scontento e sempre più ansioso; perchè la -distanza fra la promessa e l'ottenimento invece di scemare cresceva. Ma -accadeva ancora un'altra cosa, più triste, inesplicabile e quasi -diabolica: che, quando io uccidevo uno di questi amori dei quali ero -troppo scontento e nauseato per cercare in un altro il paradiso -aspettato, allora l'amor nuovo e attuale che doveva darmi il paradiso mi -repugnava, e il vecchio, il morto, l'amore che io stesso avevo ucciso, -risplendeva nella mia memoria, purificato, nobilitato, così allettante -come la speranza d'amare. E questo fu ed è il maggior dolore: d'aver -tanto amato senza apprezzar mai giustamente l'amore. Perchè, o giovane, -l'imaginazione distende nei cieli dell'anima questi miraggi, e quando tu -ti guardi intorno vedi tutto povero e arido come in un deserto; ma se -spingi dinanzi a te lo sguardo o se ti volgi indietro, nell'avvenire o -nel passato, come costoro, tu vedi solamente spettacoli degni. Diffida -dunque delle speranze troppo grandi, guàrdati dalle memorie troppo -abbellite; e, nell'amore come in tutta la vita, non esagerare. - - - FINE - - - - - Opere di Antonio Fogazzaro - -*Piccolo mondo antico*, romanzo -- Ventitreesima ed. 5 -- -*Malombra* -- Quattordicesima edizione 5 -- -*Il mistero del poeta*, romanzo -- Quindicesima ediz. 4 50 -*Un pensiero di Ermes Torranza*, novella 1 -- -*Daniele Cortis*, romanzo -- Quindicesima edizione 4 -- -*Valsolda. Poesia dispersa* -- Un volume elzevir con ritratto -dell'autore, in fototipia -- Terza edizione 3 -- -*Eva*, poemetto -- Quinta edizione 1 -- -*Miranda*, novella in versi -- Un volume elzevir della _Biblioteca -pergamena_ -- Ottava edizione 3 -- -*Un'opinione di Alessandro Manzoni -- Giacomo Zanella* -- Un volumetto --- 25 -*Per un recente raffronto delle teorie di S. Agostino e Darwin circa la -creazione* -- Sesta ediz. 2 -- -*Per la bellezza di un'idea* -- Terza edizione 2 -- -*L'origine dell'uomo e il sentimento religioso* -- Discorso letto in -Roma il 2 marzo 1893 alla _Società per l'istruzione della donna_, -presente S. M. la Regina -- Un volume in-16 -- Terza ediz. 3 -- -*Fedele*, ed altri racconti -- Settima edizione 4 -- -*Racconti brevi* -- Un volume in-16 1 -- -*Poesie scelte* -- nuovissimo 4 -- - -*Antonio Fogazzaro*, la sua vita, le sue opere, i suoi critici, di -_Sebastiano Rumor_. -- Elegantissimo volume in-16 con illustrazioni 2 -- - - _Le opere suddette rilegate in tela e oro, per dono, una lira in più._ - _Si accettano ordinazioni per legature speciali_ - -Dirigere commiss., vaglia, domande di catalogo alla Casa Editr. _Galli_ - -- Milano - - ---- - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK GLI AMORI*** - - - - -A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/39289 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive -Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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