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- Isabella Orsini, duchessa di Bracciano
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-
-This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost
-no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it
-under the terms of the Project Gutenberg License included with this
-eBook or online at http://www.gutenberg.org/license.
-
-Title: Isabella Orsini, duchessa di Bracciano
-
-Author: Francesco Domenico Guerrazzi
-
-Release Date: December 13, 2011 [EBook #38298]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: ISO-8859-1
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISABELLA ORSINI ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the
-Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.
-
-This file was produced from images generously made available by The
-Internet Archive.
-
-
-Gli Editori intendono valersi dei diritti accordatigli dalle Leggi sulla
- Proprietà letteraria.
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-
- ISABELLA ORSINI
-
- DUCHESSA DI BRACCIANO,
-
- RACCONTO
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- DI F.-D. GUERRAZZI.
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- --
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- UNDECIMA IMPRESSIONE.
-
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- FIRENZE.
- SUCCESSORI LE MONNIER.
- --
- 1880.
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- AL MARCHESE
-
- *GINO CAPPONI.*
-
- _Col desiderio di porre l'onorato tuo nome a cosa maggiore in
- segno di gratitudine per la tua benevolenza, di rispetto pel tuo
- carattere, e di ammirazione per la dottrina, ti dedico frattanto
- questa domestica storia._
-
- Il tuo rispettoso e affezionato amico
- F.-D. GUERRAZZI.
-
- _3 aprile 1844._
-
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- INDICE
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-
- I. La colpa.
- II. L'amore.
- III. Il cavaliere Lionardo Salviati.
- IV. L'omicidio.
- V. Pasquino.
- VI. Il figlio.
- VII. La gelosia.
- VIII. La confessione.
- IX. La morte.
-
-
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-
- CAPITOLO PRIMO.
-
-
- LA COLPA.
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-
- Ma Gesù chinatosi in giù scriveva col dito in terra. E com'essi
- continuavano a domandarlo, egli rizzatosi disse loro: Colui di
- voi ch'è senza peccato gitti il primo la prima pietra contro a
- lei. -- Gesù le disse: Io ancora non ti condanno: vattene, e da
- ora innanzi non peccar più.
-
- _S. Giovanni. VIII._
-
-
-"_Ave Maria!_ Creatura di cui la vista persuase l'Eterno a offerirsi
-vittima espiatoria per la stirpe onde nascesti alla giustizia
-irrevocabile della sua legge; -- Vergine, nel seno della quale Dio
-penetrò come raggio purissimo in acqua pura;[1] -- Madre, che nel tuo
-grembo, meglio che nell'Arca Santa, la Divinità conservasti, abbi
-misericordia di me.
-
-"_Ave Maria!_ Regina dei cieli: Dio con gli Angioli più amorosi, che mai
-creasse nella esultanza della sua gloria, ti circondava. Dio pei campi
-del suo firmamento le stelle più luminose per tessertene una corona
-sceglieva; sotto i tuoi piedi il sole poneva, e la luna. Cristo riposa
-sopra il tuo braccio come sopra un trono eccelso a governare il creato.
-Tu, che puoi tutto, abbi misericordia di me!
-
-"_Ave Maria!_ Dio versò il suo sangue in osservanza dei fati della sua
-legge. Tu vinci anche i fati; imperciocchè, quando ti vennero meno le
-amorevoli inchieste, tu deponesti l'Eterno dal tuo braccio divino, e
-davanti lui ti prostrasti, e con la preghiera ottenesti quello che non
-aveva potuto impetrarti la domanda: -- perchè quale uomo mai, o qual
-Dio, potrebbe vedere la propria madre prostrata al suo cospetto, e
-respingerla sdegnoso da sè?[2] Dio è sopra la natura, non contro la
-natura. Misericordia dunque, misericordia di me!
-
-"_Ave Maria!_ Solo che tu volga uno sguardo di benignità sopra l'anima
-del parricida, ecco diventerà candida come quella del pargolo battezzato
-pure ora. Tu, che hai una lacrima per ogni sventura; -- tu, che dalla
-miseria a soccorrere i miseri apprendesti; -- tu, che possiedi una
-consolazione per ogni tribolato, un buon consiglio per ogni traviato, un
-soccorso per qualunque fallo, una difesa a qualsivoglia colpa, tu sarai
-sorda solamente per me?
-
-"La contemplazione delle tue glorie nell'alto ti dissuade dallo
-abbassare più oltre i tuoi sguardi a questa valle di lacrime? Le laudi
-dei celicoli ti hanno reso forse molesti i gemiti dei tuoi divoti? Madre
-del tuo Creatore, ti sarebbe per avventura incresciuta la tua origine
-terrena? Lassù nel cielo si costuma egli come nel mondo?....
-
-"Ahi trista me! Me misera! La mente mi vacilla a modo di ebbra: pur
-troppo, pur troppo m'inebbriò il dolore, e la parola m'imperversa
-procellosa per le labbra quasi un vento di bufera.
-
-"Maria, perdono! Tu sai se infante non aborrendo io bagnarmi i piè nudi
-per l'erbe rugiadose, lasciato il letto tepido, mi conducessi a
-sceglierti i fiori, che dai calici aperti bevevano i raggi primi del
-sole mattutino; tu sai se io vigilava sempre a guisa di vestale, perchè
-il lume della lampada domestica a te consacrata non si estinguesse; -- e
-se qualche fatto non degno della tua santa vista commisi, io prima ti
-velai il volto, e poi te ne chiesi perdono. In te sola confido.
-
-"M'infiamma il sangue, anzi pure le midolle mi consuma e le ossa uno
-amore....
-
-"Chi è che ha detto amore? Ho io profferito amore? Ah! per pietà, che
-nessuno lo sappia.... che nessuno lo intenda.... che le mie orecchie non
-lo ascoltino dalle mie labbra! Folle! E che importa questo, se ho
-l'inferno nel cuore? -- Sì, un amore infame mi arde tutta, un amore da
-far piangere gli angioli. Maria, non mi guardare nell'anima! Tutti i
-confessori del paradiso, non che tu, Vergine immacolata, diventerebbero
-rubicondi per vergogna a guardarmi nell'anima!
-
-"E non pertanto questa fiamma così arde segreta, che nessuno
-contemplando la mia pallida faccia potrebbe dire: -- Ecco un'adultera!
--- Chi dei viventi saprà distinguere in me come tinga la colpa, o come
-il dolore? In quella guisa, che la lampada sepolcrale arde illuminando
-gli scheletri umani senza comparire di fuori, così l'amore mi vive
-nell'anima, splendendo sopra le reliquie miserabili della mia
-contaminata virtù.
-
-"Ma in questa fiera battaglia ogni spirito vitale è venuto meno. Già si
-approssima l'ora in cui si aprirà lo abisso entro il quale rovineranno
-verecondia di donna, reverenza di marito, decoro di famiglia, e amore di
-madre, e tutto insomma, e la salute dell'anima con essi!
-
-"La salute dell'anima! la perdizione eterna! E se io, disperata ormai di
-superare la corrente, mi lasciassi sopraffare dalle acque....? Se, anima
-piena di amarezza, io ardissi fuggire dal tristo carcere del corpo....?
-Se prima della chiamata io disciogliessi le ali fuori della vita, e
-riparassi sotto il manto del perdono di Dio....? si apriranno esse le
-braccia di Dio per accogliermi, o mi respingeranno? E di vero, non sono
-io intieramente corrotta? Dio non penetra nei nostri cuori, e non vede
-come li abbia rosi il peccato? In questa acerba contesa io difendo
-quella parte di me che diventerà polvere; l'altra, che ha da vivere
-immortale, ormai è perduta. Sia che io rimanga, o che fugga; sia che mi
-abbandoni, o che resista, Isabella, tu sei dannata.... dannata per
-sempre!
-
-"Dov'è, chi è colui che pose questa legge iniquissima? Se io non valgo a
-rompere, voglio mordere almeno questo fato di ferro. Non ho combattuto,
-e non combatto tuttora? Qual è in me la colpa, se io non posso vincere?
-In che cosa peccai, se un serpe mentre io dormiva mi si è insinuato nel
-cuore, vi ha fatto il nido, e lo ha reso a vedersi più tremendo della
-testa di Medusa? In che peccai, se non mi basta la lena a portare questa
-croce? I caduti non s'irridono, non si condannano, ma si aiutano.
-Ebbene, poichè colpa pensata vale colpa consumata, e portano ambedue la
-pena medesima, scendiamo interi negli abissi del delitto, e moriamo...."
-
-Queste ed altre parole in parte profferiva, in parte mormorava fra i
-denti una giovane donna bellissima di forme, davanti la immagine della
-Madonna, opera divina di Frate Angelico.
-
-E cotesta immagine, simbolo di celeste verecondia e di casti pensieri,
-sembrava come sbigottita da preci siffatte; imperciocchè per le parole
-assai, ma più pel modo col quale venivano pronunziate, paressero e
-fossero in parte immani empietà. La donna non istava atteggiata a
-reverenza, ma dritta, proterva, a fronte alta, con occhi torvi ed
-intenti, affannoso il petto, tremule le labbra, dilatate le narici,
-strette le mani, inquieti i piedi, -- leonessa insomma, piuttostochè
-donna, e molto meno poi donna supplichevole.
-
-Aveva ella ragione?
-
-I Greci ricercando sottilmente la natura di questo nostro cuore,
-conobbero tali vivere vizi così inerenti alla sostanza umana da non si
-potere vincere dalle forze unite della volontà, delle leggi, dei
-costumi, nè dalla religione: però con quello ingegno portentoso, che a
-loro soli concessero i cieli, resero amabile il vizio, e lo fecero
-contribuire al bene della repubblica: invece di aspettare quello che non
-poterono prevenire, gli andarono incontro. A modo di quanto si narra di
-Mitridate avendo a bere veleno, vi si abituarono per tempo, togliendogli
-la facoltà di nuocere. Osarono anche di più: fecero gli Dei complici dei
-misfatti degli uomini; non potendo sollevare questa polvere fino al
-cielo, abbassarono il cielo fino alla polvere, e il colpevole diventò
-argomento non di odio, ma di compassione, come quello che aveva ceduto
-alla onnipotenza del fato, cui Giove non che altri cedeva, e che
-guidando i volenti, i repugnanti strascina.
-
-Il quale concetto esteso ad ogni maniera di azioni, sopra modo
-accoglievano nelle cose di amore. -- Anacreonte, al quale cominciano già
-a incanutire le chiome tante volte coronate della lieta edera e di
-pampini, se ne sta solo davanti al fuoco in una trista notte d'inverno.
-Borea imperversa per lo emisfero e pei mari, e un turbine di gragnuola
-forte percuote la casa del poeta. Egli non ricorda i raggi del sole di
-primavera diffusi sopra i fiori e sopra i capelli delle donne
-bellissime, non le molli erbe piegate appena dai piè fugaci delle
-danzatrici, non l'aure pregne di vita, che gli parevano susurrare nelle
-orecchie: -- amore, amore; -- i suoi pensieri versano intorno alla
-caducità delle nostre sorti quaggiù; vede la vita volgere più veloce
-della ruota del carro vincitore nei giuochi olimpici, i nostri giorni
-dileguarsi più ratti di un'ombra sopra la parete: le rose della sua
-fantasia appassiscono alla considerazione della morte. All'improvviso è
-battuto alla porta del poeta, ed accompagna il colpo una voce di pianto.
--- Può non sentire pietà il poeta, se la pietà è una delle più armoniche
-corde della sua lira celeste? Apre Anacreonte la porta, e comparisce un
-fanciullo, molle di pioggia, e pel dolore allibito: povero fanciullo! i
-capelli grommati di diacciuoli gli stanno giù distesi lungo le guance;
-le labbra ha livide, le membra intirizzite. -- "Qual mala ventura, o bel
-fanciullo, ti sforza a vagare per questa notte consacrata agli Dii dello
-inferno?" E intanto senza aspettare risposta gli spreme il gelo dai
-capelli, lo spoglia, lo asciuga, e col calore del fuoco lo ravviva; nè
-ciò gli bastando, le mani del fanciullo si ripone in seno per iscaldarle
-soavemente co' tepidi effluvii del suo sangue. Poichè tornò sopra le
-labbra il cinabro, e la tremula luce alle pupille, il fanciullo
-sorridendo dice: "Or vo' provare se la pioggia mi ha guasto l'arco;" --
-e lo tende dopo avervi adattata la freccia. Anacreonte improvviso si
-sente ferito prima di accorgersi che Amore irridendo abbandonava la sua
-casa. -- Vendetta di Apollo fu, se Mirra arse di fiamma incestuosa per
-Ciniro; vendette di Venere gli amori di Pasifae pel tauro, di Fedra per
-Ippolito; e volere di Giunone e di Minerva lo immane affetto di Medea
-per Giasone: poche commisero colpe, o nessuna, di cui non attribuissero
-la causa a qualche Nume; e così i tragedi, giovandosi della fede
-universale nel fato, rappresentarono sopra le scene quegli orribili
-fatti, che diversamente non si sarieno potuti sopportare. E certo vive,
-piuttosto sembra talvolta vivere in noi qualche cosa che può meglio di
-noi; nè le nostre credenze, comunque tanto procedano lontane dalle
-dottrine antiche, vi repugnano affatto. Forse non crediamo noi, che la
-prima madre venisse tentata dal serpente? E da cotesta ora in poi le
-orecchie della donna si lasciano andare più facili delle altre alle
-insinuazioni del tentatore. Forse il tentatore non istà fuori, ma dentro
-alla femmina, e le siede nel sangue sottile, nel finissimo tessuto delle
-vene, nei pori della pelle dilicata, nel mobile cervello, e nel cuore
-mobilissimo: e quando pur fosse così, il tentatore apparirebbe più
-inevitabile e gagliardo. Ma le donne sole cedono alle persuasioni di un
-demonio, che ora va tentando con l'odio, ora con la voluttà, ora con lo
-amore, ora con la copia dei beni, e, per non discorrerle tutte, con
-quante passioni hanno potenza di muovere il cuore dell'uomo? Oimè! a
-pochi bastò la costanza contro la lascivia e l'oro, crudelissimi, sopra
-ogni altro, tiranni dell'anima nostra. Personaggi incliti delle antiche
-e delle moderne storie, uomini venerati e venerabili, o per quanto durò
-ai medesimi la vita ebbero a combattere siffatte passioni, o troppo
-spesso vi giacquero sotto: -- e se tra noi fu inalzata alla degnità del
-sacramento la penitenza, parmi evidentissima prova, che neppure Dio
-sperò che ci avessimo a mantenere innocenti; no, non lo sperava, dacchè
-imponeva a Simone Pietro, che perdonasse non solo sette volte, ma bensì
-settanta volte sette.[3] -- Povera Isabella, chi è senza peccato ti
-scagli la prima pietra....
-
-Aveva ella torto?
-
-Il primo sorso non inebbria mai, e chi vuole, può deporre la tazza, e
-dire: -- Basta! -- Che Amore nato appena, il grande arco crollando, e il
-capo, sieda re dello spirito, e gridi: -- Voglio, e vo' regnar solo, --
-lo cantano i poeti immaginando;[4] ma la verità non è questa. Amore di
-momento in momento si compone l'ale di dolci pensieri e di ardenti
-desiri, e i suoi dardi si fanno duri in proporzione che il cuore, contro
-il quale si dirigono, diventa molle. Nè Delia accecava perchè contemplò
-il sole una volta sola; e chi vuole fuggire le Sirene imiti lo esempio
-di Ulisse, e turi le sue orecchie con la cera. Noi fidiamo troppo, o
-troppo poco, in noi stessi. Quando la fiamma di uno sguardo, o il
-fáscino di una voce ci lusingano, e la Provvidenza con senso arcano ci
-avverte, non tenghiamo conto dell'ammonizione; e diciamo, -- "Non anche
-questo affetto trasmoda; ove trasmodasse, basteremo al riparo:" --
-quando poi lo sentiamo soverchiare, differiamo il rimedio di giorno in
-giorno; vinti finalmente, accusiamo il destino, che ci siamo fabbricato
-con le nostre mani medesime. Così avendo il potere ci manca il volere, e
-avendo il volere ci manca il potere; noi siamo i nostri reziarj.[5]
-Delle leggi del fato l'uomo può subire quelle che stanno fuori di lui;
-le altre, che stanno dentro di lui, non hanno forza: vincesi il corpo,
-l'anima no. E se Dio ci concesse l'anima capace da poterne adoperare le
-facoltà perfino contro il suo trono immortale, perchè, o come vorremo
-incolparlo, se combattenti codardi gettammo lo scudo sul principiare
-della battaglia, o se aborrimmo adoperare la spada che ci fu posta nelle
-mani? Atomi queruli ed ingiusti, noi vorremmo che il Creatore, rompendo
-gli ordini eterni delle cose, s'inchinasse ad ogni momento dalla volta
-dei cieli per riparare ai nostri falli, e per acquietarci le procelle
-del cuore, che vi andiamo suscitando; egli.... il Creatore, che lascia
-rotare vorticosi nello infinito i frammenti di mondi lacerati, e
-distendersi nella orribile sua immensità la tempesta dell'Oceano! Anche
-la colpa conosce una specie di dignità; osiamo averla. Lucifero bandito
-dalle sedi celesti non accusava veruno, oppure incolpava sè stesso
-perchè non era riuscito nello intento; e Lucifero nella sua tetra
-grandezza ci apparisce tale, che se noi non possiamo desiderargli
-destini migliori, non ci possiamo astenere da imprecare per male
-augurato il momento nel quale egli provocava lo sdegno dello Eterno. Ma
-noi troppo siamo inferiori, sia nel bene sia nel male, alle angeliche
-nature. Per darci ad intendere che valghiamo qualche cosa, presumiamo
-farci l'onore di credere che Satana ne abbia tentato. Dove Satana
-potesse volgere sopra di noi i suoi sguardi di fuoco, non ci tenterebbe
-ma riderebbe. Può egli darsi Satana peggiore delle triste nostre
-inclinazioni, e del volere nostro intentissimo a educarle ed a
-crescerle? -- Io non voglio per certo togliere e diminuire alla povera
-anima d'Isabella la compassione degli uomini e la misericordia di Dio,
-ma solo persuadere che la misera morte alla quale venne condotta fu pena
-condegna ai meriti, o piuttosto ai demeriti suoi.
-
-Mentre Isabella profferiva la strana preghiera che in parte è stata
-riferita qui sopra, un cavaliere di fiera sembianza, aitante della
-persona, sporse la testa dal limitare della sala, e stette ad ascoltare
-le parole della donna; poi con placido passo le si accostava chiamando:
--- "Isabella!...."
-
-La donna a quella voce improvvisa rimase percossa: le si fece il volto
-più bianco, le labbra si mossero senza suono; e la palpebra pesa le
-cadde, mentre intorno l'occhio si diffuse un lividore cagionato dalla
-rete delle tenui vene diventate sanguigne, o di colore di piombo. Ella
-stramazzava per certo, se il cavaliere era meno pronto a sorreggerla.
-Dopo breve silenzio, il cavaliere riprese a dire così:
-
--- "Isabella! voi avete qualche cosa sul cuore, che desiderate celarmi:
-perchè questo, Isabella? Sono io forse così povero amico vostro, che non
-mi reputiate degno di essere messo a parte dei vostri più riposti
-segreti? O così mi credete voglioso delle mie contentezze, che non
-sappia anteporre loro, comecchè con mia angoscia inestimabile, il riposo
-e i desiderii vostri? Parlate; io per amor vostro mi chiamo parato a
-tutto, ma parlate una volta.... Ahi misero me! E quale vi ha bisogno,
-Isabella, che voi favelliate? Io ho inteso anche troppo: non mi credete
-animoso voi? Ecco che io vi provo il contrario. Voi pregate la mia
-morte; ed io posso, anzi voglio unire le mie preghiere alle vostre; io
-richiamerò sopra le mie labbra la più soave delle preghiere che
-m'insegnasse la madre dilettissima. Giù via, Isabella, prostratevi; io,
-lo vedete, mi son già prostrato."
-
-E la donna, male sapendo che cosa si facesse, cadde genuflessa; ed ambi
-pregarono.
-
-Ma coteste non furono preghiere pure e serene, che s'inalzano al cielo
-come un profumo di anime innocenti, e gli angioli si piacciono portare
-sopra il dorso delle ale candidissime al trono dello Eterno, e Dio le
-accoglie come ospiti celesti, e le consola non altramente, che se
-afflitte figlie del suo amore si fossero. Coteste preghiere volarono dai
-petti anelanti, rubiconde e scomposte, per modo che non sarebbero
-apparsi diversi i delirii della lascivia; e per l'aria si aggirarono
-fosche, a guisa di nuvole sorte da impuri effluvii terreni; nè toccarono
-le soglie del cielo, ma ricaddero respinte come il fumo della offerta
-del primo omicida, ad accrescere la passione dei peccatori.
-
-E fu ragione; imperciocchè coteste preci non uscissero sincere dal
-cuore, e chi le profferiva temeva venissero esaudite, e dette appena
-avrebbe voluto revocarle. -- Mente mortale, o come mal ferma nel
-desiderio del bene! Però le guance accese si toccarono; le mani convulse
-si cercarono, e si tennero intrecciate; e le preghiere terminarono con
-giuramenti orribili di amarsi sempre in onta dei sacri vincoli, del
-decoro geloso di famiglia, della morte, e dello inferno. Tanto
-procederono immemori di loro, che dello iniquo giuramento chiamarono in
-testimonio la Donna divina, alla quale intendevano supplicare per
-salute; e la Madre della misericordia non torse altrove la faccia,
-persuasa che se bugiarde furono allora coteste preci, le avrebbe poi
-dovute ascoltare anche troppo sincere il giorno del pentimento.
-
-Intanto la giustizia registrò la colpa nel libro ove nulla cancella se
-non che il sangue.
-
- ----
-
- [1] Come raggio di sole in acqua mera.
- (_Dante_.)
-
- Gli Gnostici, distinti con lo epiteto di _dociti_, negarono in Gesù
- Cristo la natura umana, e lo supposero un fantasma, però che: _non
- dignum est ex utero credere Deum, et Deum Christum.... non dignum
- est, ut tanta majestas per sordes et squallores mulieris transire
- credatur_. Questa eresia fu condannata fino dai primordii della
- Chiesa da San Giovanni.
-
- [2] L'altro esempio fu, che si legge scritto da Cesario, che nel
- contado di Lovagno fu uno cavaliere giovine di nobile lignaggio, il
- quale in torneamenti e nell'altre vanitadi del mondo aveva speso
- tutto il suo patrimonio: e venuto a povertà, non potendo comparire
- cogli altri cavalieri, com'era usato, divenne a tanta tristizia e
- malinconia, che si voleva disperare. Veggendo ciò un suo castaldo,
- confortollo, e dissegli che s'egli volesse fare il suo consiglio,
- egli lo farebbe ricco, e ritornare al primo onorevole stato. E
- rispondendo che sì, una notte lo menò in un bosco: e faccendo sua
- arte di nigromanzia, per la quale era usato di chiamare i demonii,
- venne uno demonio, e disse quello che domandava. Al quale
- rispondendo com'egli gli aveva menato uno nobile cavaliere suo
- signore acciocchè egli lo riponesse nello primo stato, dandogli
- ricchezze e onore: rispose, che ciò farebbe prestamente e
- volentieri, ma che conveniva che in prima il cavaliere rinnegasse
- Gesù Cristo e la fede sua. La qual cosa disse il cavaliere che non
- intendeva fare. Disse il castaldo: Dunque non volete voi riavere le
- ricchezze e lo stato usato? andiamci: perchè m'avete fatto
- affaticare indarno? Veggendo il cavaliere quello che fare pure gli
- convenia se volea essere ricco, e la voglia avea pur grande di
- ritornare al primo stato, lasciossi vincere, e consentì al mal
- consiglio del suo castaldo; e avvegnachè mal volentieri e con
- grande tremore, rinnegò Cristo e la sua fede. Fatto ciò, disse il
- diavolo: Ancora è bisogno ch'egli rinnieghi la Madre di Dio, e
- allora di presente sarà fornito ciò ch'elli desidera. Rispuose il
- cavaliere, che quello giammai non farebbe; e diede la volta,
- partendosi dalle parole. E vegnendo per la via, e ripensando il
- grande suo peccato d'avere rinnegato Iddio, pentuto e compunto
- entrò in una chiesa, dov'era la Vergine Maria dipinta col figliuolo
- in braccio, di legname scolpita; davanti alla quale reverentemente
- inginocchiandosi, e dirottamente piangendo, domandò misericordia e
- perdonanza del grande fallo che commesso avea. In quell'ora, un
- altro cavaliere, il quale avea comperato tutte le possessioni di
- quello cavaliere pentuto, entrò in quella chiesa; e veggendo il
- cavaliere divotamente orare, e con lacrime di doloroso pianto
- dinanzi alla imagine, maravigliossi forte, e nascosesi dietro ad
- una colonna della chiesa, aspettando di vedere il fine della
- lacrimosa orazione del cavaliere compunto, il quale bene conoscea.
- In tal maniera l'uno e l'altro cavaliere dimorando, la Vergine
- Maria per la bocca della imagine parlava sì, che ciascheduno di
- loro chiaramente l'udiva, e dicea al figliuolo: Dolcissimo
- figliuolo, io ti priego che tu abbi misericordia di questo
- cavaliero. Alle quali parole niente rispondendo il figliuolo,
- rivolse da lei la faccia. Pregandolo ancora la benigna madre, e
- dicendo, com'egli era stato ingannato, rispuose: Costui, per lo
- quale tu preghi, m'ha negato: che debbo fare a lui io? A queste
- parole la imagine si levò in piede; e posto il figliuolo in
- sull'altare, si gettò ginocchione davanti a lui, e disse:
- Dolcissimo figliuol mio, io ti priego, che per lo mio amore tu
- perdoni a questo cavaliere contrito il suo peccato. A questo priego
- prese il fanciullo la madre per mano, e levandola su, disse: Madre
- carissima, io non posso negarti cosa tu domandi: per te perdono al
- cavaliere tutto suo peccato. E riprendendo la madre il figliuolo in
- braccio, e ritornando a sedere, il cavaliere certificato del
- perdono per le parole della madre e del figliuolo, si partia
- dolente e tristo del peccato, ma lieto e consolato della perdonanza
- conceduta. Uscendo dalla chiesa, il cavaliere, che dopo alla
- colonna avea ascoltato e osservato ciò che detto e fatto era, li
- tenne celatamente dietro, e salutollo, e domandollo perchè egli
- avea tutti gli occhi lacrimosi: ed egli rispuose, che ciò avea
- fatto il vento. Allora il cavaliere secondo disse: Non me lo celate
- tutto ciò che in vêr di voi è stato detto e fatto. Onde alla grazia
- che avete ricevuta, per amor di quella che l'ha impetrata, io
- voglio porgere la mano. Io ho una sola figliuola et unica, vergine,
- la quale vi voglio sposare, se v'è in piacere: e tutte le vostre
- possessioni grandi e ricche, che da voi comperai, vi voglio per
- nome di dota ristituire, e intendo di avervi per figliuolo, e
- lasciarvi reda di tutti i miei beni, che sono assai. Udendo ciò il
- giovane cavaliere, consentì al proferto matrimonio. E adempiuto
- tutto ciò che promesso gli era, ringraziò la Vergine Maria, dalla
- quale riconobbe tutte le ricevute grazie. (_Passavanti._)
-
- [3] Signore, quante volte, peccando il mio fratello contro a me, gli
- perdonerò io? Fino a sette volte? -- Gesù gli disse: Io non ti dico
- fino a sette volte, ma fin a settanta volte sette.
-
- (_S. Matteo_, Cap. 18.)
-
- [4] _Parini._ _Il Mattino._
-
- [5] _Reziarj_ erano i gladiatori che combattevano con una rete, ed
- inseguivano i Marmilloni o Galli, che portavano un pesce per
- cimiero, gridando: _Non peto te, Galle, sed piscem peto_.
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- CAPITOLO SECONDO.
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- L'AMORE.
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- E bevea da' suoi lumi
- Un'estranea dolcezza,
- Che lasciava nel fine
- Un non so che di amaro.
- Sospirava sovente, e non sapeva
- La cagion dei sospiri.
- Così fui prima amante, che intendessi
- Che cosa fosse amore:
- Ben me ne accorsi alfin....
-
- _Tasso_.
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-Messer Antonfrancesco Torelli era dei migliori uomini della terra di
-Fermo: copioso dei beni di fortuna, onorato dai suoi, riverito dagli
-stranieri, lieto di moglie egregia, e di un figlio in cui aveva riposta
-ogni speranza dei suoi anni cadenti.
-
-Beato lui, se avesse creduto vero quello che pur troppo è verissimo;
-cioè, il migliore ammaestramento che possono apprendere i figliuoli
-derivare dagli esempii degli ottimi genitori; e non avesse mai
-accomiatato da casa il dilettissimo suo Lelio! che non avrebbe prodotto
-contristati di amarezza i suoi ultimi giorni verso il sepolcro. Ma egli
-compiacendo ai tempi, desiderò il figlio perito nelle arti
-cavalleresche, ed il suo cuore paterno esultò nel presagio che le
-gentili donne di Fermo salutassero il figliuolo suo pel più compito e
-cortese gentiluomo di tutto il paese. -- In questo pensiero, avendo
-Antonfrancesco servitù grande col cardinale dei Medici in Roma, gli
-venne fatto molto di leggieri accomodare nella corte del granduca Cosimo
-il suo Lelio in qualità di paggio nero. Ma Cosimo, logoro per lo smodato
-esercizio di tutte le passioni, essendo venuto a morte non bene ancora
-maturo, Lelio, giovanetto di leggiadre maniere e di forme venuste,
-piacque a donna Isabella figlia di Cosimo, duchessa di Bracciano, la
-quale ottenne che il bel paggio si acconciasse al servizio di lei.
-
-In quei tempi, i gentiluomini servendo in corte dovevano apprendere a
-trattare le armi di taglio e di punta, a combattere con la spada e il
-pugnale, ed anche a difendersi inermi dagli assalti improvvisi di stilo
-o daghetta, e su ciò andarono per le stampe eccellenti trattati, che
-servirono di modello alle altre nazioni.[6] Non trascuravano il trarre
-di arcobugio, comecchè questa non fosse reputata nobilissima cosa; molto
-importava maneggiare cavalli, sia nella corsa, sia armeggiando, sia
-(arte più difficile assai) corvettando davanti alle dame, solenni
-giudici allora di simili industrie.[7] Venivano poi le destrezze della
-caccia, tra le quali primeggiava quella di lanciare opportunamente gli
-sparvieri grifagni e i falconi, adesso caduta in disuso, o per quello
-che io sento solo mantenuta in Olanda; seguitavano gli accorgimenti
-dello scalco, e del complire con leggiadria le nobili donne. A onore del
-vero, quei gentiluomini facevano sembianza tenere in pregio le lettere,
-ma non le virili, nè quelle che sgorgano nuove e bollenti dalla
-immaginazione infiammata per la virtù del cuore, sibbene le altre
-calcate sopra forme già ricevute e castrate ad _usum Delphini_; e queste
-lettere componevano la delizia degli arnesi di corte, a cui la
-esperienza e la paura aveva insegnato a toccare cautamente siffatta
-pericolosa materia. Certamente sarebbe ingiustizia lasciare inosservato
-qualche scrittore, che acceso dagli estremi aneliti della Repubblica,
-osò dettare libri se non fortemente, almeno con coscienza; ma gli ultimi
-sospiri durano sempre poco, e lo scrittore tacque, o piegò il capo ai
-destini. Ve ne fu qualche altro che scrisse la verità, ma non osò
-pubblicarla, come se avesse voluto instituire eredi delle vendette i
-remoti nepoti; e per quello che sembra, i nepoti fecero aprire il
-testamento, ma conosciuto il legato repudiarono la eredità. Le arti poi
-e le scienze accoglievansi con migliore viso; ma la chimica era studiata
-principalmente pel fine di comporre l'oro e i veleni di cui gli uomini
-di quel tempo, in ispecie i Medici, diventarono solenni manipolatori, e
-per quello che ne leggiamo, sembra che le ricerche moderne non arrivino
-a gran pezza l'antica tossicologia. Michelangiolo, immortale monumento
-della dignità umana, e testimonianza eterna della verità che l'uomo fu
-creato a similitudine di Dio, quando non ebbe più patria, si consacrava
-intiero al Paradiso, e gli subentrava Benvenuto Cellini, uomo di arguto
-ingegno ma scemo di cuore, che logorò la sua potenza nei lavorii di
-cinti, di monili, boccali, piatti, e simili altre quisquilie del lusso;
-onde, allorquando egli ebbe a condurre la statua del Perseo, non seppe
-più sollevare a grandi cose la mente avvezza agli arnesi del mondo
-muliebre, per la quale cosa Alfonso dei Pazzi la morse con lo acerbo
-epigramma:
-
- Corpo gigante, e gambe di fanciulla
- Ha il nuovo Perseo: sicchè tutto insieme
- Ti può bello parer, ma non val nulla.
-
-Ma ritornando al nostro Lelio Torelli, egli era riuscito a maraviglia in
-tutti gli esercizi che desiderano forza e scioltezza di membra. Alle
-discipline, ove bisogna assottigliare lo intelletto, o non avea rivolta
-la mente, o non vi era arrivato; e nemmeno prendeva vaghezza dei suoni,
-dei canti, o dei balli; i suoi sguardi cadevano sopra un coro di femmine
-leggiadre, con minore compiacenza di quella che si fermassero sopra un
-cespuglio di rose, e infinitamente poi minore di quella, con la quale
-per piani o per boscaglie teneva dietro al cignale ferito. Nessuno più
-prestante di lui a balzare di un salto in sella; nessuno più infallibile
-a lanciare un dardo, o ad assestare un colpo di arcobugio; e per non
-distenderci in troppe parole, in ogni maniera di prodezza superava
-facilmente non pure tutti i giovani coetanei, ma si trovava appena chi,
-anche tra i maggiori, potesse vantarsi a seguitarlo di gran lunga
-secondo.
-
-Però, assai più che non conveniva a nobile fanciullo, si mostrava
-voglioso di garbugli e di risse, e in queste palesava indole feroce;
-imperciocchè se per forza o per inganno gli veniva fatto superare
-l'avversario, non così di leggieri si placava, ma chiuso ai miti sensi
-della pietà e del perdono, continuava a percuotere, finchè o la
-stanchezza, o gli accorsi al trambusto non glielo avessero cavato di
-sotto. E poi gli durava il rancore; e guai se un giorno avesse avuto
-luogo a sfogare il tesoro di vendetta accumulato nel profondo
-dell'anima! i suoi nemici avrebbero fatto bene a procedere, come suol
-dirsi, con l'olio santo in tasca. Del rimanente, tenace negli amori
-quanto negli odii, a esporsi nei pericoli sempre primo, anzi egli solo
-voleva correrli, e quelli che prediligeva avevano a ristarsene; e ciò
-non si creda già per amore di lode, o per istudio della gratitudine
-altrui, chè queste cose non cercava, o sprezzava; ma per generosità
-naturale, ed anche per un certo sentimento di prevalenza ai suoi
-compagni, di cui lo ascendente era più facile aborrire che evitare.
-Piuttosto temuto che amato, piuttosto riverito che seguitato, egli
-sembrava degnissimo d'impero.
-
-Ma certa volta accadde, che donna Isabella avendolo chiamato a gran
-fretta, egli ebbe appena tempo di sbrigarsi dalle mani del suo
-avversario, e le comparve così com'era sanguinoso davanti. La nobile
-signora, vedutolo in cotesto stato, con voce sdegnosa gli disse:
-
--- "Toglietevi dal mio cospetto; voi mi fate orrore."
-
-Da quel giorno in poi Lelio non sembra più lo stesso: se intende
-profferire qualche motteggio, che nei tempi passati avrebbe fatto
-rientrare in gola con furia di colpi allo incauto parlatore, oggi dal
-comprimere forte che fa delle labbra, dal rossore che gli accende il
-viso fino alla radice dei capelli, ci accorgiamo come usi violenza a sè
-stesso per frenarsi, e sorride più dolce, e benignamente guarda. Nella
-persona va più composto di prima, e cura con diligenza maggiore la
-chioma biondissima, e la mondizie degli abiti; però quel bel colore di
-amaranto, che sfumato gli rendeva così fiorite le guance, adesso è
-impallidito; il volto ha pensoso, e gli occhi azzurri un poco rientrati
-sotto le sopracciglia. Ma non è tutto ancora: Lelio si apparta spesso
-dai compagni, e sta mesto e taciturno a considerare lunga ora o un
-fiore, o un falco che gira con magnifiche ruote per lo emisfero, una
-nuvoletta che oscilla perplessa pel sereno celeste, come se i venticelli
-innamorati se la contendessero; e molto più spesso la sera, sopra il
-pendío di un colle, con ambe le mani intrecciate davanti alle ginocchia,
-e la faccia elevata con intentissimo sguardo, contempla il sole che
-declina, e l'oro, e la porpora, e i doviziosi colori della madreperla e
-dell'iride, co' quali il potente padre della vita circonda il suo
-sepolcro momentaneo. Appena guarda il suo giannetto spagnuolo, che si
-affatica invano risvegliare lo inerte signore co' nitriti, e invano il
-levriere gli corre davanti, poi cuccia uno istante, gli torna incontro,
-fugge di nuovo a precipizio, gli abbaia intorno, lo guarda, gli lambisce
-le mani, gli salta addosso: Lelio placidamente co' cenni e con voce
-gl'impone starsi quieto, sicchè il povero animale, veduti riuscire
-inutili tutti i suoi accorgimenti, con gli orecchi bassi e con la coda
-dimessa si pone a giacere ai piedi del padrone: nè incontravano sorte
-migliore le armi, quantunque talora le afferrasse come mosso da subita
-smania, e le trattasse così smoderatamente, da venirne tutto molle di
-sudore, e sentirsi per alcun giorno prostrato di forze.
-
-Madonna Isabella possedeva un volumetto delle rime di messer Francesco
-Petrarca che si toglieva quasi sempre a compagno delle sue passeggiate
-solitarie: quel libro disparve, chè Lelio se lo era appropriato, e non
-si saziava mai di leggervi dentro.
-
-Com'era avvenuta tanta mutazione nel giovane? -- Un giorno, mentr'egli
-tutto sprofondato nel libro si avvolgeva a sghembo pei sentieri del
-bosco di Cerreto, certe sollazzevoli giovanette della villa lo
-aspettarono in cima del viale nascoste dietro alle roveri, e gittandogli
-copia di viole nella faccia, gli dissero ridendo: -- "E' non sono occhi
-cotesti da logorarsi su i libri: ridi, e fa all'amore!" -- E un castaldo
-giovialone, che passava portando un paniere di uva sopra il capo,
-ridendo più forte favellò: -- "O voi sì, che ve ne intendete! o mira
-come ei sia innamorato fracido! Si avvicina il finimondo, le nostre
-ragazze non conoscono più amore."
-
-E quando nelle notti serene madonna Isabella, aperti i balconi della
-sala, diffondeva pel bruno aere torrenti di armonia, cantando e sonando,
-sia che ripetesse numeri e poesie già composte, o sia che lasciandosi
-andare alla ispirazione che l'agitava, componesse allo improvviso i
-versi, e le note alle quali gli sposava, Lelio, come cosa inanimata, se
-ne stava giù nel giardino appoggiato a un tronco di albero, o ad un
-piedestallo di statua, e beveva uno incanto fatale, reso più intenso dal
-tempo, dall'ora, dagli odorosi effluvii, che l'erbe ed i fiori spruzzati
-di rugiada tramandano, e dalla luce dolcissima che piove dal firmamento
-stellato; e tanto cotesta estasi rapiva fuori di sè il povero giovane,
-che chiusi i balconi, remossi i lumi, abbandonati tutti gli animali alla
-quiete che loro persuade la natura, egli solo rimaneva, immemore, sempre
-fisso nel luogo medesimo, finchè i primi raggi del sole ferendogli gli
-occhi non lo richiamassero agli ufficii consueti della vita.
-
-E prima ch'io continui nel racconto di questo amore, mi giovi dichiarare
-quello che accennava qui sopra; voglio dire come non per finzione di
-poeta, ma con verità di storico affermassi la Isabella duchessa di
-Bracciano dotta in comporre versi e prose e musiche non solo
-pensatamente, ma anche allo improvviso. Nè qui restavano le virtù della
-inclita donna, che oltre la lingua materna favellava e scriveva
-speditamente gl'idiomi latino, francese, e spagnuolo; nelle arti del
-disegno intendeva quanto qualsivoglia più celebrato maestro; ed in ogni
-ornamento, che a perfetto gentiluomo si addice, e in ogni maniera di
-donnesca leggiadria così compita, da esserne reputata meritamente
-piuttosto maravigliosa, che rara. E tutte le cronache che ci sono
-capitate tra mano, le quali parlano di questa infelice principessa,
-quasi concordi adoperano le seguenti parole: -- «Basti dire, che ella
-era estimata da tutti, così vicini come lontani, una vera arca di virtù
-e di scienze, e per queste sue eroiche virtù l'amavano tutti i popoli, e
-il padre le portava svisceratissimo amore.»[8] -- Beata lei, se tanti
-bei doni di natura, e tanto frutto di discipline gentili avesse saputo,
-o potuto adoperare a rendere avventurosa la sua vita, e la sua memoria
-immortale!
-
-Lelio, quando gli veniva fatto, s'introduceva nella sala d'Isabella, e
-quivi, speculato bene che nessuno l'osservasse, prendeva gli strumenti
-sopra i quali le agili dita della sua signora avevano volato, e li
-baciava smanioso, al cuore se li accostava e alla testa, e di largo
-pianto bagnavali; e se rinveniva fogli dove Isabella avesse vergato
-qualche verso, leggeva e rileggeva, e poi provava a formare rime egli
-stesso; ma comunque l'anima gli traboccasse di poesia, non rispondeva la
-voce amica a significare tanto e bollentissimo affetto, nè forse sarebbe
-riuscito a cui per lungo studio si fosse esercitato nell'arte del dire:
-sicchè fremeva, seco medesimo si corrucciava, e finalmente concludeva
-cancellando con le lagrime quanto aveva scritto con lo inchiostro. Però
-quel conforto, seppure possiamo considerarlo tale, gli venne meno: donna
-Isabella, trovando le sue polite carte imbrattate, nè le riuscendo
-rinvenire il colpevole, di ora in avanti le ripose con molta avvertenza.
-
-Ma veramente, eccetto quel guasto dei fogli, donna Isabella non poteva
-desiderare paggio più assiduo e più diligente di Lelio: dai moti del
-volto, tanto ei la contemplava fisso, aveva appreso a conoscere i più
-riposti pensieri dell'animo di lei, nè gli faceva mestieri di altra
-dimostrazione per soddisfare alla sua signora; la quale assiduità poi
-cresceva al punto, da comparire fastidiosa quante volte la Isabella
-conversava col signor Troilo, dacchè egli allora immaginasse mille
-trovati, o per entrare non chiamato nella stanza, o per non uscirne più.
-E siccome di rado avviene, che due creature che si odiino, o che
-divisino nuocersi, per quanto s'ingegnino celare giù nel profondo il
-proponimento loro, a cagione di qualche indizio non se ne porgano
-scambievole avviso, così gli sguardi di Troilo e di Lelio s'incontravano
-acerbi come due spade nemiche; e quanto più Troilo si ostinava a
-guardarlo bieco, perchè o per reverenza per timore Lelio declinasse gli
-occhi, questi tanto più si ostinava a tenerglieli fitti nella fronte con
-espressione inenarrabile di rabbia: il senso delle poche parole che si
-ricambiavano conteneva sempre qualche cosa di amaro; amaro il suono
-della voce; amari gli atti, il portamento, ed i gesti.
-
-Lelio, certo giorno, insinuatosi secondo il costume nella stanza
-d'Isabella, si era recato in mano il suo leuto, e facendo sembiante
-tasteggiarlo, prese a cantare una canzone, che più di ogni altra piaceva
-alla Isabella: non si attentava spiegare tutto il volume della sua voce
-limpidissima, trattenuto dalla reverenza del luogo, e perchè, ignaro di
-musica, l'aveva appresa a aria ripetendola chi sa quante volte; ma
-infervorandosi a poco a poco, cesse allo impeto che lo moveva, e di
-rado, o non mai, gli echi di cotesto sale risonarono di canto così
-poderoso. Sopraggiunse inosservata Isabella, e commossa a tanta
-dolcezza, si accostò pianamente, e quando Lelio ebbe terminato la
-canzone, gli pose una mano sopra i capelli, palpandoglieli per vezzo, ed
-esclamò:
-
--- "Chi ti ha insegnato cotesto, mio bel fanciullo?"
-
--- "Amore.... grandissimo, che mi ha preso per la musica."
-
--- "E tu, segui i consigli di cotesto amore, perocchè lo esercizio delle
-belle discipline affinando lo intelletto ingentilisca il cuore."
-
-E siccome la duchessa gli teneva sempre la mano sul capo, Lelio con voce
-sofferente così se le raccomandò:
-
--- "Madonna..., per amore di Dio, io vi supplico di levarmi la vostra
-mano dal capo...."
-
--- "Doveva io non porvela mai...." risponde la duchessa con voce un
-cotal poco risentita; e la ritira a sè prestamente.
-
--- "O signora mia, abbiatemi misericordia, chè ella mi ardeva il
-cervello."
-
--- "Io non vedo perchè la mia mano deva farvi ufficio della camicia di
-Nesso."
-
--- "Non lo so neppure io.... ma lo sento." E queste parole profferiva il
-fanciullo con voce sì tremula, così pietosa, che la duchessa gli accostò
-il palmo della destra alla fronte, e come atterrita riprese:
-
--- "Dio mio, come ti brucia! povero Lelio!... non vorrei che male lo
-prendesse.... Aimè! ti svieni! E qui non giunge nessuno per
-soccorrerlo.... Lelio! Lelio! Ahi, che mi muore fra le braccia! Vergine
-santa, aiutatelo voi!"
-
-E Lelio fattosi bianco in volto come voto di cera, tutto madido di
-freddo sudore, chiuse le palpebre, abbandonava il capo sopra il seno di
-donna Isabella, che lo reggeva con ambedue le braccia; ma di lì in breve
-rinveniva, e aperte con un gran sospiro le palpebre, poichè riconobbe
-dov'era, e rammentò il modo e la cagione del suo venir meno, disse
-mestamente:
-
--- "Mi era parso morire -- oh! perchè non sono io morto davvero?"
-
-Allora la duchessa si affaccendò a prendere certe sue acque stillate
-preziosissime, e gliene bagnò le tempie, comunque il giovane per
-reverenza ripugnasse.
-
--- "Lascia, lascia," diceva la duchessa; "io vo' farti da madre: già per
-età potrei esserlo....... quasi.... e per amore..... di certo. Bisogna
-bene ch'io ti ami, perchè tua madre vera è lontana, e non può aiutarti,
-povero figliuolo. Ma che cosa sono queste smanie? donde viene questo
-disperarti? Parlami, aprimi il tuo cuore intero: io mi sono accorta del
-tuo impallidire, del tuo struggerti, e vedo come ti tremi il braccio
-allorchè me lo porgi per salire a cavallo. -- Ami forse? Male accorto,
-non lo celare a me! Anch'io conobbi gli affanni dello amore e so
-compatirli. Tu, gentile come sei, non puoi avere posto i tuoi affetti in
-basso luogo, e se fosse troppo alto, oltre che non vi ha disuguaglianza
-che amore non uguagli, tu, e per natali incliti, e per censo, e molto
-più per bontà, mi sembri degno di qualunque più illustre parentado; e se
-io nulla valgo, ti prometto adoperarmi con tutte le forze per vederti
-contento."
-
-Frattanto Lelio era ridivenuto sano come se non avesse avuto nulla;
-anzi, deposta ogni tristizia, si mostrava ridente, e le guance gli
-comparivano floride del colore della giovanezza, primavera della vita.
-
--- "Oh! sì, giusto," rispondeva con finta verecondia; "sanno eglino di
-coteste cose i fanciulli? sono pensieri da diciotto anni? Che cosa è
-amore? un frutto, un'arme, uno sparviero? Ho inteso sempre dire che
-crescendo il giovane smagrisce, ma torna poi più rigoglioso di prima.
-Io, signora mia, mi sento così lieto, così bene disposto, che non mi
-riesce desiderare di più; e profferendovi con tutte le viscere quella
-mercè, che io posso maggiore, per la vostra pietà, mi raccomando
-affinchè vogliate continuarmi la benevolenza di madre che voi mi avete
-promessa, dandovi fede di gentiluomo, che io dal canto mio mi studierò
-sempre a non demeritarla giammai."
-
--- "Lo farò, Lelio," soggiunse quasi suo malgrado Isabella: "perchè io
-abbisogni più che non credi di persone che mi amino davvero.... Io,
-vedi, Lelio, sono misera, ma misera assai, e nessuno sopra questa terra
-mi ama; mi amava, e svisceratamente, il padre mio, ma mi ha lasciata. O
-padre mio, perchè mi hai lasciata così sola.... senza consiglio....
-derelitta da tutti....?" -- E mentre in siffatto modo favellava, Lelio,
-posto un ginocchio a terra, e baciandole il lembo estremo della vesta,
-profferiva queste parole:
-
--- "Io faccio voto a Dio essere tutto vostro fino alla morte."
-
-La duchessa, come quella che per necessità e per uso sapeva
-padroneggiare i moti dell'animo, accorgendosi essersi lasciata andare
-più che a lei non convenisse, per distrarre sè e Lelio dai mesti
-pensieri e dagli eventi.
-
--- "Orsù," disse, "Lelio, io non voglio che vada perduto il tesoro della
-voce che ho in voi discoperto: io intendo che non dobbiate più cantare
-ad aria, e mi vi offerisco disposta a insegnarvi la musica. Se voi
-proseguite con la medesima prontezza con la quale avete incominciato,
-non passerà molto tempo che non troverete pari in corte del serenissimo
-mio fratello Francesco. Prendiamo la musica della canzone che avete
-cantato pur dianzi; io vi mostrerò le note, e i luoghi dove conviene
-alzare, dove abbassare la voce: il signore Giulio Caccini, musico
-romano, l'ha composta espressamente per me; ella è piana, e soavissima
-per melodia...."
-
--- "Se avessi saputo prima, onoranda signora, di cui ella fosse opera,
-mi sarei guardato bene apprenderla a mente, e molto più cantarla."
-
--- "Perchè questo, Lelio? avete per avventura inimicizia col signor
-Giulio?"
-
--- "Io non ci ho cambiato mai parola; ma cotesto suo volto mi torna
-sinistro, mi pare che abbia tutto intero un collegio di Farisei dentro
-il cuore...."
-
--- "A me sembra l'opposto: con tutti è amorevole e discreto; dolce
-parla, e dolce ride; io mi vi confesserei...."
-
--- "Ed io lo tengo per il più solenne traditore che mai sia stato da
-Giuda in poi. Notate cotesto suo riso: non sembra suo; io credo che lo
-abbia accattato da qualche rigattiere; in quelle sue manine vellutate
-non vedete le zampe del gatto, che ha ritirato gli ugnòli? A tutti
-raccomanda carità, amore del prossimo, ma per amore suo, perchè non
-trova conto che la gente cerchi pel minuto, e dopo giusto esame metta i
-bianchi co' bianchi e i neri co' neri."
-
-Ed Isabella sorridendo: -- "Non giudicate, Lelio, se non volete essere
-giudicato."
-
--- "Queste sono parole sante, che devono intendersi per filo e per
-segno, avvegnachè bisognerebbe in caso diverso rinnegare la esperienza e
-la vita. E poi io posso giudicare, perchè non repugno di essere
-giudicato."
-
-E Lelio aveva ragione; e ne fu prova un fatto di sangue. -- Le cronache
-raccontano, come il capitano Francesco degli Antinori dovendo portare a
-Eleonora di Toledo, moglie di Piero dei Medici, una lettera amatoria del
-cavaliere Antonio suo fratello, per cagione di cotesto amore confinato a
-Portoferrajo, aspettato il destro che don Piero uscisse con la sua
-comitiva, salisse subito in Palazzo-Vecchio, recandosi alle stanze di
-donna Eleonora, la quale allora abitava quelle dipinte che riescono
-sopra la Piazza del grano, e subito chiedesse udienza al portiere: ma
-questi aveva ordine assoluto di non lasciare passare anima al mondo,
-però che la signora si acconciasse la testa. Il capitano instava
-trattarsi di cosa importantissima: non badasse a cotesto ordine; gli
-concedesse passare, o almeno andasse ad avvisarne la signora. Il
-portiere, nato ed educato in Inspruck, non volle intendere ragione; la
-signora aveva ordinato che per lo spazio di un'ora non consentisse lo
-ingresso a persona, e finchè tutti i sessanta minuti non erano scorsi,
-nessuno doveva passare: e non ci era rimedio. Il capitano prese a
-passeggiare su e giù per l'anticamera sbuffando; e venutogli presto a
-fastidio quell'oscillare a modo di pendolo da orologio, vide che anche
-il mansueto Caccini stava aspettando udienza: mutate seco lui alcune
-parole di cortesia, e sembrandogli tutto dolcezza, e per di più
-svisceratissimo della signora Eleonora, cui egli con aria di compunzione
-e con le lacrime agli occhi chiamava la sua adorata e virtuosa padrona,
-gli dette incautamente la lettera, raccomandandogli che per quanto amore
-portava a Dio, guardasse bene di non consegnarla altrui, se non se
-proprio nelle mani di donna Eleonora. Il musico, appena il capitano ebbe
-voltato le spalle, si nascose nel vuoto di una finestra dietro la tenda,
-e aperta la lettera perfidiosamente, conobbe quello di cui correva
-generale il sospetto, cioè gli amori del cavaliere con la principessa;
-laonde, nella speranza della buona mancia, ne andò difilato al granduca,
-ove domandato prima umile perdono dello avere aperta la lettera,
-scusandosi col dire che a ciò lo aveva condotto lo infinito amore che
-portava alla dignità del graziosissimo e serenissimo suo signore e
-padrone, gliela ripose in mano. Il granduca leggendo si mutò in volto;
-ma, terminata che l'ebbe, con apparente pacatezza la ripiegò a bello
-agio, e dopo aversela messa nel seno, a voce cupa, com'era il suo
-costume, così è fama che gli favellasse in brevi parole: -- "Musico, qui
-vedo quattro colpevoli: il cavaliere Antinori che scrisse, il capitano
-Antinori che portò, Eleonora che doveva ricevere, e te che apristi la
-lettera: va; ognuno avrà mercede secondo i meriti."
-
-Isabella per eccellenza di naturale singolarissima femmina, e dai casi
-ardui della vita resa mesta, non diffidente, di subito soggiunse:
-
--- "Chiunque mi vuol bene, ha da smettere questi mali umori senza
-ragione: a mio parere, sono disonesti ed ingiusti, e per lo più palesano
-indole inchinevole alla tristizia. Tutti abbiamo diritto di essere
-giudicati a seconda delle opere: tu fa, Lelio mio, di avere sempre
-migliore l'animo della mente, e ti parrà la vita meno infelice che agli
-altri figliuoli di Adamo. Ora vieni, e impara la canzone di questo
-valoroso Romano. Come vuoi tu che l'uomo capace di concepire così dolci
-note, abbia dentro di sè un cuore malvagio?"
-
-Vedi maniera di giudicare degli uomini!
-
-La duchessa, recatasi in mano la carta della musica, e ordinato a Lelio
-male repugnante le sedesse a lato, incominciò a indicargli dove la voce
-avesse a posarsi, e come e dove scorrere distesa, o avvolgersi in
-gorgheggi melodiosi; insomma tutti gli accorgimenti del musico arguto.
-Ma Lelio badava assai più alle mani candidissime, che non alle note; più
-che alle mani, al volto angelico che si animava al canto; e rimasto
-estatico, non pure cessava dallo accompagnare la signora Isabella, ma
-egli era gran fatto se durava in lui l'alito vitale. Ed Isabella gli
-diceva: -- "Ma seguita." -- Ed egli, traendo a fatica un filo di voce,
-continuava per tacere un momento dopo; ed Isabella di nuovo: -- "A che
-ti stai?" -- E così alternavano i rimproveri e il silenzio. Lelio poi,
-come lo persuadeva l'amoroso desio, accostava il suo al volto della
-duchessa; onde avveniva sovente che qualcheduno degli anelli della
-chioma nerissima di lei, agitati dal moto della testa, gli toccassero la
-guancia: allora vedevi trepidare il fanciullo per tutte le membra,
-corruscargli gli occhi di luce maravigliosa e di lacrime; le labbra
-aride crisparglisi; pareva gioia, ed era dolore. E poi la guancia
-(maraviglioso caso!) nel punto tocco dai capelli diventava ad un tratto
-vermiglia come se vi avessero applicato una piastra candente di metallo,
-e la voluttà che ne veniva al giovane paggio così lo agitava acre e
-convulsa, da non la potere sopportare; ma riavutosi alquanto, tornava
-alla prova, in quella guisa appunto che vediamo la farfalla condotta
-dallo istinto fatale ostinarsi ad aleggiare intorno alla fiaccola che la
-consuma. Così, nulla badando al tempo che fuggiva, dimorarono lungamente
-i nostri personaggi; finchè la duchessa, levando a caso gli occhi, vide
-starle davanti messere Troilo Orsino.
-
-Troilo dalla pallida fronte. -- I suoi occhi sotto le ciglia nere ed
-irsute sfolgoravano come quelli del milvio intenti alla preda. La destra
-teneva dentro la sopra-veste di velluto nero, con la sinistra sopra il
-fianco reggeva il cappello a larghe falde ornato di piume nere, immobile
-così, che lo avresti creduto inanimato. Isabella senza sospetto al mondo
-sostenne cotesto sguardo sinistro, e non lo badò; e con modi facili
-disse
-
--- "Benvenuto, messere Troilo, prendete parte nelle mie contentezze:
-ecco che io ho scoperto in questo dabben giovane una nuova virtù; canta
-come un angiolo, ed io mi propongo coltivargliela, finchè arrivi alla
-eccellenza; onde tornato a casa, sua madre ne abbia gioia, ed egli sia
-la delizia delle gentildonne di Fermo."
-
-E Troilo:
-
--- "Voi rinnoverete la ingiustizia di Amerigo Vespuccio, dacchè io prima
-assai di voi aveva scoperto che cotesto fanciullo col debito governo
-sarebbe riuscito, più che altro, musico maraviglioso."
-
-Sentì Lelio l'acerba e disonesta puntura, e divampò per la faccia; pur
-tacque.
-
--- "Signora duchessa," proseguiva Troilo "io ho da parlarvi di cose che
-non sono senza rilievo: piacciavi concedermi ascolto. -- Paggio,
-prendete; riponete nella mia stanza, e avvertite di non comparirci
-davanti prima della chiamata."
-
--- "Salvo il vostro onore, messere Troilo, io m'intrattengo qui ai
-servigi della clarissima duchessa mia signora; epperò, ove a lei non
-piaccia diversamente, pregovi a tôrre in pace s'io di qui non mi
-rimuovo."
-
-Questa volta toccò a Troilo farsi rosso; e già muoveva le labbra a
-qualche acerba risposta, quando Isabella interpostasi prestamente così
-favellò:
-
--- "Lelio, obbedite a messere Troilo."
-
-E Lelio, presa spada, guanti e cappello, inchinatosi prima in atto di
-ossequio, s'incamminava lentamente verso la porta.
-
--- "Paggio!" gli gridò dietro l'Orsini, "fate di sostenere la mia spada
-con ambedue le mani; è pesa, e potrebbe cadervi."
-
-E Lelio, tratta di un lampo la spada dalla guaina, e la volgendo in
-velocissima ruota attorno alla sua persona, con voce baldanzosa, e senza
-interrompere il cammino, rispose:
-
--- "State di buon animo, messere Troilo; chè il cuore e la lena mi
-bastano da sostenerla come conviene a gentiluomo contro a qualunque
-cavaliere onorato; -- intendete, contro a qualunque cavaliere...."
-
-E non fu sentito se aggiungesse altre parole, perchè già si era fatto
-lontano.
-
--- "Ed ecco come," parlò dispettoso Troilo chiudendo l'uscio della sala,
-"la tua biasimevole rilassatezza ti educa intorno una corona
-d'insolenti."
-
--- "Degli insolenti non mi era anco accorta, bensì di qualche ingrato,
-Troilo...."
-
-E qui sedutosi accosto, cominciarono a favellare con parole sommesse, ma
-concitate; e dagli atti e dalle sembianze era dato argomentare come non
-piacevolezza, non benevolenza, o affetto altro più tenero, reggessero
-cotesto colloquio, sibbene rampogne, e rancori, e paure, avendo la
-Provvidenza nei suoi eterni consigli ordinato che l'uomo per delitti non
-abbia ad essere lieto giammai.
-
-Ora io voglio che i miei lettori, e meglio le mie leggitrici, conoscano
-essere decorsi tre buoni anni dal giorno in cui costoro si giurarono
-eternità di un affetto, che non avrebbe mai dovuto avere
-incominciamento; e tre anni fanno molte eternità nelle cose di amore. --
-Eternità! vedete un po' voi se sia concetto o parola che alla mente e
-alle labbra dell'uomo, e più a quelle della femmina, convengano! I
-contratti di amore principiano ordinariamente bilaterali, e spesso
-terminano unilaterali; il meglio sta, ma è raro, nello scioglierli a
-tempo fisso per consenso scambievole. I contratti di amore hanno di
-particolare anche questo, che mentre nelle permute, nelle compre, nelle
-locazioni, e simili, il contraente prima di obbligarsi vuole conoscere
-il fatto suo circa le stime, gl'inventarii, e gli accessorii, con
-diligenza consueta praticarsi da qualunque che non sia improvvido del
-tutto, qui poi stipula e si obbliga col capo nel sacco, riserbandosi a
-cose consumate di stimare e inventariare quanto abbisogna. E questo
-giorno tristissimo dello inventario per Isabella e per Troilo era
-arrivato e passato, e a questa ora chi sa quante volte lo avevano
-compilato. La verità della storia però ci consiglia a manifestare come
-la donna si fosse trovata in grande scapito, cosa che aveva contribuito
-assai ad alienare gli animi. Infatti, in lei era ardore di arti ingenue,
-e scienza, e vaghezza di scienza; ingegno pronto e felice, ed entusiasmo
-grandissimo; bontà d'indole somma; sensi disposti alla compassione; modi
-eletti, leggiadrie donnesche, e cortesie veramente regali. Rimane il
-sentimento di amore: e che in lei mancasse potenza di amare, io non
-vorrei dire perchè non sarebbe vero, ma ella stessa restava delusa
-scambiando lo impeto della immaginazione per una necessità invincibile
-del cuore; e siccome nulla conosciamo di più etereo della fantasia, nè
-che più presto svapori, così ella si sentiva sovente non pure
-maravigliata, ma atterrita di trovarsi fredda per cose o per uomini,
-verso le quali ed i quali l'era parso ardere poco anzi. Avventurosa lei,
-se la natura o l'arte avessero equilibrato meglio il suo cervello col
-suo cuore! Maestri gravi e solenni insegnamenti non l'erano mancati; ma
-se fra i precetti suasivi rigidezza, ed i precetti consiglieri di
-facilità, vediamo come più amabili preferire i secondi, tra rudimenti
-severi poi, e sciolti esempj, non è da domandarsi nemmeno se ottengano
-preferenza questi ultimi! E nella casa paterna la circondarono esempj
-pessimi; e poi, misera! punirono in lei, più di tutti innocente, colpe o
-conseguenze di colpe di cui avrebbero dovuto più giustamente portare le
-pene i fratelli. Infatti, le varie cronache che ho esaminate concordano
-in un giudizio medesimo, espresso così da una di quelle:« -- E ciascuno
-diceva, che bisognava averci rimediato prima che il principe Francesco e
-gli altri suoi fratelli si servissero del mezzo suo per cavarsi le loro
-voglie con le altre gentildonne della città; menandola tutta notte fuori
-vestita da uomo, e pretendere poi ch'ella fosse una santa.»[9] --
-Isabella pertanto possedeva, o, a meglio dire, era padroneggiata da ciò
-che chiamano temperamento poetico; cuore caldo in balía d'immaginazione
-ardente, o cavallo sfrenato a cavaliere furioso, condizioni piene di
-eventi luttuosissimi.
-
-E Troilo, quale era egli comparso nel dì dello inventario? Troilo dalla
-pallida faccia, dalle ciglia irsute, e dall'occhio grifagno? Se
-consideriamo la persona, a vero dire, pochi sarebbero occorsi cavalieri
-in Italia da sostenere il paragone con lui, avvegnachè così comparisse
-in ogni suo membro ottimamente composto, e nel volto formoso, che
-artisti di grido lo pregarono a voler fare da modello, onde non è da
-dire in quanta superbia fosse salito costui. Costumava rasi i capelli,
-polite le guance, e copia di peli nerissimi sopra il labbro e sul mento:
-avendo anche sentito dire, come Alessandro Magno declinasse alquanto il
-capo sopra l'omero destro, egli per non essere da meno di lui, aveva
-imitato quel vezzo: vestiva panni o velluti sempre neri; mesto le più
-volte, e pensoso; di rado parlante; non già perchè si reputasse poco
-valente favellatore, che all'opposto presumeva tanto di sè, da
-degradarne Marco Tullio, ma perchè la sua natura porgeva così. E quando
-discorreva poco, lasciava la gente persuasa ch'ei fosse uomo di alti
-spiriti e sottile speculatore delle cose umane; ma se lasciava andarsi a
-troppo lungo sermone, allora tutta si faceva manifesta la vanità
-dell'animo suo, siccome avvertivano i nostri vecchi, che dal suono si
-conosce la saldezza del vaso. Come poi i cieli avessero lasciato
-sdrucciolare quel capo sopra coteste spalle, era tale quesito da non si
-potere sciogliere così sopra due piedi: certo è, che avrebbe formato la
-disperazione di quanti si avvisarono argomentare dai segni esterni le
-passioni o i concetti dell'anima. Di mano era prode quanto qualunque
-gentiluomo dei suoi tempi, e più feroce di tutti; negli scontri
-sanguinosi fra i baroni, pei quali andavano infami le strade di Roma,
-primo sempre al cimento, era ultimo nella ritirata; forte nacque, e
-forte combatteva, sebbene la prodizione fosse il bello ideale delle sue
-imprese, e il suo eroe prediletto quel famoso Alfonso Piccolomini,
-guastatore di strade, che Ferdinando dei Medici da cardinale salvò di
-sopra alle forche, e da granduca ve lo mise.[10] Ma nelle battaglie,
-dove più che la ferocia giova lo ingegno, o l'una temperata dall'altro,
-mostrò tanta dappochezza, da non potergli mai affidare la condotta di un
-colonnello di fanti: e nei negozj non riuscì punto meglio, perchè talora
-con importuno silenzio inspirò sospetto; tale altra con vaniloquio anche
-più importuno, dispetto; onde ristettero da spedirlo più oltre e lo
-tennero in casa come il Bucintoro, arnese dorato ed inutile che i
-Veneziani mettevano fuori per la pompa delle nozze del doge con la Teti
-adriatica; così le sue commissioni consisterono in congratulazioni, come
-ne fanno testimonianza le tre ambascerie di Francia, dove una volta fu
-mandato per rallegrarsi della vittoria riportata dal duca d'Angiò a
-Moncontour contro l'ammiraglio Coligny, la seconda quando Carlo IX
-condusse per moglie la secondogenita dello imperatore Massimiliano, e
-finalmente la terza allorchè il duca d'Angiò, che poi fu Enrico III,
-venne eletto re di Polonia. E non ostante, vanitoso com'era, non
-rifiniva mai di volere fare toccare con mano alla Isabella quale e
-quanto sacrificio durasse per lei non combattendo le guerre che non
-avrebbe mai combattuto, e sospirando le vittorie che non avrebbe
-riportato giammai. L'amore suo per Isabella fu ozio, fu impeto di sangue
-giovanile, fu superbia di vincere donna venustissima di forme, e chiara
-per meritata celebrità; e presto gl'increbbe, imperciocchè le forme,
-comunque belle, piacciano svariate, e lo ingegno della donna, come
-quello che lo umiliava, era per lui argomento piuttosto di odio che di
-ammirazione. Io non affermerò che odiasse Isabella, ma soffriva
-impazientemente quel laccio, e con tanta maggiore impazienza, quanto
-conosceva non potere ormai liberarsene, e stringerlo irrevocabilmente
-con nodo fatale: chiuso l'animo al gentile, al decoro, al retto, e al
-bello, se Isabella declamava le poesie altrui o le proprie, il sonno lo
-prendeva: atroce ingiuria per qualsivoglia poeta, ma per una poetessa
-fuori di misura sanguinosa! La musica gli provocava la emicrania. Con
-tutto questo, una gelosia fredda e spassionata lo agitava, non perchè
-egli amasse Isabella, ma perchè Isabella dovesse amare lui: tutti
-doveano leggere intorno al collo di lei le parole che usavano
-anticamente incidere sopra il collare degli schiavi: -- Appartiene a
-Troilo Orsini! -- Insomma sopraggiunsero i tempi in cui la lieve
-ghirlanda di dittamo e di rose tessuta dallo amore si era convertita in
-una catena grave di rimorso e di rampogna uscita dalle mani delle Furie
-infernali.
-
- ----
-
- [6] Il sig. Morbio riporta nella _Storia dei Municipi Italiani_ una
- parte dell'opera _de Achille Marezzo_, bolognese, maestro generale
- dell'arte dell'armi, che insegna la difesa a chi inerme fosse
- assaltato con daghetta, stilo o pugnale. -- _Ivi:_ -- «Opera nova
- de Achille Marozzo bolognese, maestro generale dell'arte
- dell'armi.» Nella seconda facciata del libro leggesi: -- «Opera
- nova chiamata duello, o vero fiore dell'armi de singulari
- abatimenti offensivi et difensivi, composta per Achille Marozzo
- gladiatore bolognese, che tratta de' casi occorrenti ne l'arte
- militare, dicendosi tutti i casi dubiosi per autoritade de
- iureconsulti, et tratta de gli abatimenti di tutte l'armi, che
- possano adoperare gli homini, a corpo a corpo, a piedi et a
- cavallo, con le figure che dimostrano con l'armi in mano tutti gli
- effetti, et guardie che possano fare o con la spada sola, o con
- pugnale accompagnata, o rotella o targa, o brochiero largo, o
- stretto, o imbracciatura, e così con spada da doi mani, o armi
- inastate de tutte le sorte, col pro et contra, et con diverse prese
- et strette de megia spada, et molti documenti a chi volesse ad
- altri insegnare de combattere, o de scrimere, con infinite prese de
- pugnale che legendo in questo apertamente potrai vedere a parte con
- il segno del passeggiare, et le lettere che denotano el tutto, et
- questo e fatto per dare lume agli homini generosi, che si dilettano
- della virtù de l'armi, e ancora per quelli che vorranno ad altri
- insignare, con suma diligentia corretto et stampato.» --
- Trascriveremo alcuni ammaestramenti che Marozzo dava per disarmare
- l'assalitore. -- «Documento sopra a molte prese de stilo, ovvero
- daghetta, o pugnale, che facilmente tutte se possano fare,
- accadendo, come se costuma a questi moderni tempi, che de molti
- huomini si ritrovano essere offesi per non havere arme in mano ne
- manco scentia. Et io vedendo de questi casi occorrere, me sono
- mosso amorevolmente con l'arte mia, a scrivere queste cose, come
- trovarete davante in questo libro, acciò che quelli, che se
- dilettano de la militia, sieno avvertiti ad imparare tale presa,
- per conservatione de la vita loro. Et notati, che dite prese che
- qui serano composte in tutte l'armi, a lotta serano molto utile,
- per quelli che se essercitarono in tal virtude, o vero arte.
-
- »Hora nota che qua daremo principio alla prima presa, havendo
- denotato de quanta utilitade e a sapere deffensarse dal suo
- inimico, mi sono sforciato dare principio a questa prima presa de
- stillo, over dagetta. Et nota, che avendo il tuo inimico una de
- l'arme sopradette in mano, e necessario a guardargli sempre con
- l'occhio alle mani accio che lui non te possa gabare, avenga dio
- chel tuo inimico te tirasse sopra mano d'una dagetta, tu te
- repararai con la mano manca pigliando il braccio tuo alla roversa,
- cioe il braccio tuo dritto, et in questo medesimo pigliare, tu
- geterai la tua gamba dritta de dietro a la destra del tuo inimico
- trahendo in questo medesimo gettare il braccio tuo dritto al collo
- allo inimico, storcendo in tale gettare la tua mano sinistra verso
- la parte dritta del sopra detto, tirando le dette braccia gioso a
- terra, facendo a questo modo farà lui uno capo fitto in drieto.
-
- »Havendo el tuo nimico con l'armi sotto mano, come appertamente
- dimostra la figura, fermarai l'ochio tuo al pugno sopra detto: cioe
- che traendoti lui disotto insuso per amazarti de una ponta tu te
- gieterai con braccio tuo manco al suo braccio dritto, voltando il
- pugno tuo con le dita ingioso, et pigliarai lo stretto passando in
- el pigliarlo de la tua gamba destra, mettendola de fuori da la
- dritta del sopra detto tuo nimico, et in questo medesimo gettare de
- gamba tu pigliarai la coscia destra con la tua mano dritta al sopra
- detto, cacciandoli, in questo pigliare, la testa tua sotto il suo
- braccio destro, et volterai le spalle alla roversa, et a questo
- modo, tel portarai via, et getarallo in terra, et serai diffeso
- galantemente, e polito.
-
- »Volendo declarare il modo da deffensarsi da uno che te tirasse de
- una dagetta per amazarti sopra mano, come in questa tertia parte si
- vede, tu te reparerai trahendo la mano tua dritta al braccio destro
- del tuo inimico, pigliandolo in questo tale gettare il detto
- braccio per di fuori alla roversa passando in detto tempo con la
- tua gamba manca alla destra del sopradetto, pigliando in tale
- passare con il tuo braccio mancho la sua gamba dritta, e a questo
- modo tu lo butterai per terra indrieto, e se seria risolto, et gli
- darai a lui delle ferita.»
-
- [7] Nè erano senza grave pericolo siffatti esercizj. Nelle cronache di
- Tommaso Costo napoletano, che comprendono lo spazio dall'anno 1563
- fino al 1586, leggiamo come in Napoli nel carnevale del 1579 Muzio
- Pignattello, uno dei figliuoli del marchese vecchio di Lauro,
- correndo a schiera con altri immascherati sotto le finestre della
- principessa di Bisignano, che allora abitava nel palagio che fu del
- principe di Salerno, dove poi fu fatta la chiesa dei gesuiti,
- precipitò insieme col cavallo in cosiffatto modo, che essendo
- allora ventuna ora, non visse più che insino a notte. -- E più
- sotto: Onde si esercitava continuamente, e in giocar di arme, et in
- saltare, et in volteggiare, et in cavalcare, et in ballare, et in
- ogni altra attitudine conveniente a cavaliere torneava, e
- giostrava, ed il tutto faceva con tanta felicità, che pochi in
- alcune cose lo pareggiavano, ma in tutte niuno. Nel 1559, quando si
- fecero in Francia le nozze della sorella del re Enrico II con
- Filiberto duca di Savoia, e delle sue figlie, Claudia e Isabella,
- la prima con Carlo di Lorena, la seconda con Filippo II re di
- Spagna, il re correndo la lancia contro il conte di Mongomery, fu
- percosso in maniera, che «la lancia del conte troncandosi nel
- colpo, alzò la visiera dell'elmo del re, e nella fronte inverso
- l'occhio destro ne scassò una sverza in tal guisa, con alcune altre
- minori dalla parte di sotto, che il re diede vista di qua e di là
- di cadere; il che veggendosi, vi corse il principe di Ferrara,
- ch'era in ordine per correre il suo arringo, il duca di Guisa, ed
- altri signori, e scesero il re, e tostamente disarmatolo, lo
- portarono quasi di peso in palazzo, e il distesero mezzo morto
- sopra il letto, e conobber tosto i medici, cavandone cinque sverze,
- che la ferita era mortale. Dolevasi il re, che poichè gli conveniva
- pur morire di arme, come alcuna volta da astrolagi eragli stato
- predetto, non gli fosse avvenuto in guerra reale, e non in giostra
- dove gli pareva perdere la vita per giuoco, e senza pro veruno, o
- pregio degno di re.» (_Adriani_, _Storie_, lib. 16.)
-
- [8] MS. della Bibliot. Reale di Parigi, N. 10, o 74, Capponi, e mio.
-
- [9] MS. sopra citati.
-
-[10] A dì 16 marzo, fu impiccato al Bargello Alfonso Piccolomini. Ma di
- questo bandito è da parlarsi più a lungo.
-
- Il sig. Alfonso del sig. Iacopo Piccolomini, nobilissimo Senese, e
- ricco di beni di fortuna, come quello ch'era signore di castella,
- et altri beni dai quali cavava grossa entrata e rendita, cominciò
- fino dalla puerizia a dar segno della cattiva riuscita che fece, e
- da giovanetto cominciò a darsi al mal fare, e compiacersi d'esser
- capo di masnadieri, e gloriarsi d'aver molte inimicizie, e sapersi
- da tutti bravamente et ingegnosamente riguardare e difendere; per
- il che facendo ammazzare or questo or quello, fu necessitato per
- timore della giustizia ritirarsi ad un suo grosso castello vicino
- ad Ancona, ove quivi dimorò qualche tempo; ma non potendo il di lui
- genio facinoroso e sanguinario comportare star così ozioso dentro
- un castello, balzò in campagna con 300 uomini al tempo di papa
- Gregorio decimoquarto, e nella Marca con diverse specie di crudeltà
- ammazzò molti uomini e donne; predava e storpiava bestiami,
- abbruciava case e biade; dipoi passò nella campagna di Roma,
- facendo l'istesso, ove dimorò più mesi sempre in campagna
- svaligiando et uccidendo i passeggeri: nè furono buone le diligenze
- che da Roma si fecero per rimediarvi; perchè egli stando su gli
- avvisi, e come pratichissimo di quelle campagne, se sentiva che le
- genti che venivano per combatterlo fussero in numero superiore al
- suo, e da non potergli resistere, si ritirava in luoghi sicuri, e
- se il contrario, gli aspettava in luoghi vantaggiosi, e così gli
- obbligava tornarsene a Roma senza far nulla, o vero con qualche
- perdita di loro. Onde per minor male, e per levar questa peste
- d'intorno a Roma, il pontefice per opera del sig. Iacopo, richiesto
- dal cardinale Ferdinando de' Medici, s'indusse a ribenedirlo, ma
- però con queste parole: -- «Il cardinale de' Medici mi levò di su
- le forche un uomo il quale una volta si farà impiccare;» -- le
- quali parole furono una vera profezia, perchè il medesimo cardinale
- de' Medici, divenuto granduca di Toscana, lo fece poi impiccare,
- come si dirà. Alfonso così ribenedetto passeggiò alcuni giorni per
- Roma con grand'indegnità, quanto all'universale, del pontefice; ma
- stimolato esso dal suo genio inquieto, non contento di viversi così
- civilmente, riprese la mala vita l'anno 1589, e raccolto buon
- numero dei suoi uomini, ritornò in campagna, e ricominciò a far di
- molto male, e toccando con gli suoi lo Stato fiorentino sempre
- predando, e facendo dimostrazioni di nemico, più tosto che di
- suddito, obbligò il granduca, allora Ferdinando già cardinale, a
- spedirgli dietro il sig. Cammillo del Monte con numero cento
- cavalli e mille fanti, con facultà concessagli dal pontefice di
- poter seguitarlo anco dentro lo Stato della Chiesa da per tutto, e
- fino a dieci miglia vicino alle porte di Roma. Così andando, il
- detto sig. Cammillo lo combattè, dissipando et uccidendo la maggior
- parte dei suoi; ma Alfonso con alcuni se ne scappò, e non potendo
- esso ritirarsi tra i Veneziani, nè tra altri principi d'Italia,
- sendo da tutti ributtato, come nemico comune, e pubblico guastatore
- di strade, e non essendo abile di resistere a tanta forza, ridotto
- con due soli compagni, si trasferì in abito di pecoraio, e capitò
- in casa di un contadino tra la Romagna e lo Stato di Firenze; ma
- ivi riconosciuto, fu data notizia del suo arrivo a chi guidava la
- gente di S. A., ove subito fu spedito con buona squadra di soldati
- da' quali si lasciò vilmente far prigione, e condotto a Firenze fu
- tenuto alcuni giorni in prigione; et esaminato più volte, benché
- senza tormenti, confessò tutto quello che attestava la pubblica
- fama, onde la sera del 15 marzo 1590 a ore otto fu condotto in
- cappella, e dal bargello annunziatogli la morte; del che non
- s'alterò, come quello che molto ben sapeva di meritarla, e non
- messo manette nè ceppi ai piedi, com'è solito, ma lasciatolo
- sedere, e stare con suo comodo; e così approssimandosi l'ora
- dell'esecuzione, mostrò una gran viltà; e come cristiano si
- confessò e si comunicò, senza farsi sopra di ciò pregare; ma non
- diede però quell'indizio di salute che si desiderava, poichè non
- mostrò segno di vero pentimento, come si vede negli altri, e che in
- lui bisognava perchè era pubblica voce, e forse confermata da lui
- medesimo nel suo esame, che per opera sua gli uomini che erano
- periti erano più di 300, et una infinità di roba rubata, case e
- campagne arse, e guastate. Fu impiccato al ferro la mattina del 16
- del detto mese di marzo 1590, circa l'ore 13, ove stette fino alle
- 22 ore, e doppo fu levato dalla compagnia.... e condotto nel
- tempio, ivi fu sepolto. Un suo castello ch'era vicino ad Ancona, di
- rendita migliaia di scudi, andò in potere della Chiesa, et altri
- suoi beni nello Stato di Siena, che erano assai, andorno al fisco
- del granduca con ogni resto del suo avere, del che s'andò
- alimentando et educando una sua figlia pargoletta rimasta sola, che
- di comandamento di S. A. S. fu messa nel monastero delle Murate di
- Firenze.
-
-
-
-
- CAPITOLO TERZO.
-
-
- IL CAVALIERE LIONARDO SALVIATI.
-
-
- Essendo di fortuna e d'ingegno meno che mediocre, mi sento non
- dimanco avere dalla natura un bene particolare ed egregio, nel
- quale io mi sento tanto superiore a molti, quanto quasi di ogni
- uomo in tutte le altre cose mi conosco più basso. Questa è una
- cotal mirabile inclinazione, ed una come natural conoscenza
- ch'io ho nella amicizia... Io sono a questa parte quasi rapito
- dallo Dio del mio ingegno.
-
- _Salviati_, _Dialogo dell'Amicizia_.
-
-
-Come i poeti immaginano una vergine mesta sopra il margine del rio
-sfiorare una rosa, darne le foglie sparte in balía della corrente, e
-contemplare l'onda che passa con essa, così Isabella, con la guancia
-appoggiata alla mano destra, chiuse le palpebre, considerava le care
-rimembranze trasportate dalla fiumana del tempo. Dove la innocenza? dove
-le giovanili affezioni? dove la serena purità dell'anima? L'albero della
-vita, che l'era apparso un giorno sì lieto di perpetua fronda, adesso,
-oh come orribilmente brullo! E le scarse foglie rimaste crepitano aride,
-e pronte a staccarsi al primo fiato che vi soffi dentro. È rimasta sola
-delle figlie di Cosimo: Maria morì di diciassette anni per colpa di
-amore; Lucrezia, forse pel medesimo fallo, a ventuno spariva dal mondo.
-Stella d'influsso sanguinoso era stata per le donne di casa Medici
-l'amore! Quel caro giovanetto don Garzia, da lei amato tanto,[11]
-l'aveva abbandonata pur egli; ed ora non le riusciva pensare a lui,
-senza che la immaginazione le presentasse quel sembiante di angiolo, che
-vorrebbe parlare, e non può, e si sforza accennarle col capo, e i
-capelli grondanti sangue gli contaminano tutta la bellissima faccia. E
-questo pensiero, Dio sa se le pungeva il cuore! imperocchè la fama della
-tragedia domestica fosse arrivata fino alle sue orecchie, ma la sua
-anima rifuggisse inorridita nel crederla vera. Il padre Cosimo, che agli
-altri figliuoli o rigido, o crudele, ella aveva provato tanto benigno,
-si era dipartito non vecchio ancora dal mondo; e sebbene morendo le
-avesse lasciato, come segni manifesti della sua predilezione, scudi
-settemila, un palazzo, scudi tremila sul Pisano, orti ed abitazioni in
-Firenze, e gioie che valevano un tesoro, tutta questa copia di beni non
-giovava a procurarle persona amica, in cui sfogarsi, e da cui tôrre
-consiglio. Del cardinale Ferdinando non era da farsi conto, come quello
-che uscito giovanissimo di casa, e ridottosi ad abitare Roma, colà aveva
-riposto il cuore e i pensieri, o se pensava alla casa, lo faceva per
-orgoglio, e per istudio di maestà, verso la quale si mostrava
-propensissimo per modo, che in processo di tempo, assunto al trono della
-Toscana, prese per insegna il re delle api col motto: _majestate
-tantum_. E per di più, ella aveva motivo di reputarselo poco amorevole,
-avendo nei tempi passati favoriti piuttosto che ripresi gli amori di don
-Francesco con la Bianca; ma si accorgendo poi come cotesta passione
-mettesse radici profonde, e tali da partorire disordini, aveva tentato
-riparare al mal fatto, attraversandola con tutto il suo potere; la quale
-cosa, siccome valse a concitarle contra il rancore cupo di don Francesco
-e la vendetta della Bianca, non fu efficace del pari a riacquistarle
-l'amore del cardinale Ferdinando, e molto meno quello della regina
-Giovanna sua cognata; Giovanna, piissima donna, ma pure donna, e
-umiliata nelle più dolci affezioni di consorte, di madre, e nella
-dignità dell'alto lignaggio, vedendo preposta a lei figlia d'imperatore,
-e regina nata di Ungheria e di Boemia, una avventuriera Veneziana. E
-quella angoscia, che del continuo le cruciava l'anima e le guastava la
-salute, la rese all'ultimo desiderosa di vendetta per modo, che una sera
-passando sul ponte a Santa Trinita, s'incontrò nella Bianca, e fatta
-fermare la carrozza, ordinò agli staffieri la prendessero e la
-gettassero in Arno; e se non era il conte Eliodoro Bastigli, uomo
-veramente dabbene, che le facesse considerare quanto sconvenisse cotesto
-atto a regina e a cristiana, aggiungendo che se ne rimettesse a Dio, e
-gli offerisse le tribolazioni in isconto dei peccati, cotesto era
-l'ultimo giorno della Bianca;[12] imperciocchè gli staffieri, non la
-guardando tanto pel sottile, già si muovevano per metterle addosso le
-mani. Però non tanto poteva vincere sè stessa la povera donna, che non
-aborrisse mortalmente chiunque avesse contribuito ad alienarle il cuore
-del suo consorte; e tra questi parendole, e non a torto, che
-primeggiasse Isabella, per questa cosa, e per essere d'indole, di
-voglie, di esercizj, e di studii non solo diversa, ma contraria, non
-v'era male che non le desiderasse; e comecchè se ne pentisse poi e se ne
-confessasse, nonostante, prevalendo la inferma natura umana, tornava a
-odiarla più ardentemente di prima. Di don Pietro, rotto ad ogni più
-vituperevole atto, immemore non pure della dignità principesca, ma
-perfino dello essere dell'uomo, non era da parlarne nemmeno. Ahimè! in
-tanta angustia si trovava sola: nessuno poteva sovvenirla di consiglio e
-di aita; in quel momento volgeva tra sè pensieri pieni di amarezza; di
-quei pensieri che lasciano traccia con una ruga sopra la fronte, e nel
-cuore tal piaga, che Dio solo può sanare, e la morte far porre in oblio.
-
-Lelio, schiusa la porta della sala, annunziava:
-
--- "Il molto magnifico cavaliere Lionardo Salviati domanda salutarvi,
-signora."
-
--- "Lionardo Salviati!" ella esclamò: e stata alquanto sopra di sè,
-soggiunse: "per certo, Dio me lo manda."
-
-E Lionardo venne introdotto con le debite cerimonie.
-
-Non vi è che dire: -- l'arte vorrebbe ch'io facessi parlare subito
-questi due personaggi, e m'ingegnassi inventare un dialogo vivo,
-gagliardo, e vibrato bene, onde non venisse meno il calore della
-narrativa; tutto quello che nei racconti o nei drammi impedisce che
-l'azione proceda spacciatamente al suo fine, vuolsi riprendere come
-errore: le diverse parti hanno da cospirare allo scioglimento a modo di
-altrettante linee rette, le quali, come sappiamo, compongono il
-passaggio più breve da un punto all'altro. E a coloro che avessero
-potuto dimenticarlo lo ricordava quel dabbene Guizot allora quando
-ambasciatore a Londra non volle che sopra le sue argenterie s'incidesse
-altra arme tranne una linea retta col motto «_linea recta brevissima_;»
-onde ebbe nome di Catone francese, e a Parigi ne fecero le luminarie e i
-falò: -- non vi pare egli che si acquisti a buon mercato in Francia il
-titolo di Catone? -- Io per me non posso ripetere altro che questo, che
-chi tale si avvisa ha ragione, ma che io non posso astenermi dal
-commettere il peccato. Quante volte non succede anche a voi, gentili mie
-leggitrici, di vedere il bene, ed appigliarvi al peggio! E poi io
-comincio a invecchiare, ed i vecchi nestoreggiano: di più, allorquando
-consentiva il mio ingegno a esporre queste ed altre vicende per via di
-racconto drammatico, io disegnai, dietro la scorta di simile
-accorgimento, fare conoscere quante maggiori cose per me si potesse
-relative alle persone e ai tempi sopra le quali e sopra i quali
-verserebbe il mio racconto. Infatti, io non dico a tutte, ma alla più
-parte di voi, amabili mie leggitrici, chi darebbe simili notizie ov'io
-non fossi? Ora che siamo qui in famiglia, confessate se voi avreste mai
-tempo e pazienza di attingerle dai tomi in-foglio o in-quarto, donde io
-l'estrassi! volumi pesanti e tarlati, che contaminerebbero la lindura
-dei vostri candidissimi guanti con una traccia di polvere punto meno
-orrenda a vedersi del sangue sparso sopra il fianco di Adone. Lasciatemi
-dunque favellare a mio talento; siate un poco amiche a me, che mi
-professo tutto vostro, e che quanto più posso, _con le ginocchia della
-mente inchine_, vi onoro. Forse potrebbe darsi che io non
-v'infastidissi: dove però andassi errato, il rimedio sta in facoltà
-vostra: voi potete fare in quel modo, che in caso simile consigliava
-messere Lodovico Ariosto:
-
- Passi chi vuol tre carte o quattro, senza
- Leggerne verso....
-
-che non per questo rimarrà mozza la storia, o procederà meno chiara.
-
-Chi era pertanto, e donde veniva questo magnifico messer Lionardo
-Salviati?
-
-Messer Lionardo nacque da Giovanbatista di Lionardo Salviati e da
-Ginevra di Carlo di Antonio Corbinelli. La sua famiglia spesso fu nemica
-dei Medici. Il cardinale Salviati congiurò co' Pazzi per distruggerli
-fino dalle radici, andò fallito il disegno, e così com'era in roccetto,
-lo appiccarono alle finestre del Palazzo della Signoria. Questo
-accidente non guastò punto la buona amicizia, e molto meno la buona
-parentela delle famiglie; ed un Salviati fu genero del Magnifico
-Lorenzo, cognato di papa Leone Decimo, ed avo del granduca Cosimo, nato
-da Maria d'Iacopo Salviati, per modo che Lionardo poteva considerarsi
-parente d'Isabella. Lionardo (sebbene questo non si avesse a dire in
-quel tempo, ma che può bene palesarsi adesso) contava appena due anni
-più d'Isabella, ed erano stati educati insieme; sicchè questi le aveva
-portato e portava svisceratissimo affetto, non altramente che sorella o
-altra persona più congiunta per sangue si fosse. Dotato di temperatura
-gentile, e di complessione dilicata,[13] poco si trovò acconcio ai
-violenti esercizj cavallereschi del tempo, e si dette intero agli studii
-delle lettere e della filosofia. Era pallido in volto, con barba scarsa,
-ed in sembiante mesto; di lena fu debole, e nonostante ebbe voce assai
-gagliarda, pronunzia chiara e soave da guadagnarsi l'attenzione; e
-rendendosi nel discorso più simile a pregante che a comandante, a sua
-voglia delle orecchie e dello animo s'insignoriva di chiunque favellare
-lo ascoltava. Il granduca Cosimo nel 1569 lo aveva insignito della
-dignità di cavaliere di Santo Stefano, ed egli, poco uso a vedere delle
-cose oltre la scorza, portava la croce rossa devotamente sopra il petto,
-persuaso che non avesse avuto altro scopo, tranne quello di liberare il
-sepolcro di Cristo dalle mani dei cani (chè in quei tempi così per vezzo
-appellavano i Turchi, i quali a posta loro ci pagavano a misura di
-carboni). Lionardo, nato quando i destini della repubblica erano
-sepolti, nudrito in corte, parente del principe, e ben veduto da lui,
-non avendo mai accolte nell'animo le parole ardenti dei libertini, di
-cui parte ramingava in miserabile esilio, parte aveva spento o la morte
-naturale, o la scure giuridica, o il pugnale dello assassino; anzi
-avendo sentito fino dalla infanzia vituperarli come facinorosi
-susurratori per pescare nel torbido, e nemici infestissimi di Firenze,
-aveva preso a considerare davvero Cosimo I liberatore della patria,
-tutela fidatissima e sostegno della salute di quella, personaggio
-insomma di alto affare, da preporre piuttosto agli antichi che da
-paragonare ai moderni. Aggiungi, che la sua vanità di scrittore rimase
-pienamente soddisfatta da Cosimo, il quale «pareva bene che amasse i
-virtuosi, e ne faceva segno alcuna volta piuttosto colle parole che coi
-fatti; conciossiachè essendovene pure alcuni, nessuno ne fu da lui
-aiutato, onorato e sollevato, se non leggermente.»[14] E di vero, quando
-Lionardo ebbi recitata la orazione in lode della sua incoronazione,
-senza far bocca da ridere gli disse: «che tra le altre cose per le quali
-teneva cara la dignità ricevuta, era questa così degna e così alta
-orazione che ne succedette:»[15] come se Cosimo, che non credeva più al
-bianco che al nero, fosse uomo da starsi sopra coteste novelle; ma lo
-faceva così per acquistarsi rinomanza a buon mercato, e perchè, come
-dettava il proverbio fiorentino, sapeva quanto la carne di allodola[16]
-vada a genio ai letterati, i quali se spesso mandano fuori vento, più
-spesso ancora vengono di vento pasciuti. E certo non fu colpa di
-Lionardo se Cosimo non rimase per le sue scritture famoso nella memoria
-dei posteri, imperciocchè non lasciasse sfuggire occasione di levarlo a
-cielo con ogni maniera di encomii.
-
-Ma con quanto coraggio, o con quale giustizia potremmo muovere rampogna
-a Lionardo Salviati, se scrittori solenni, di cui giovi ricordare
-soltanto Bernardo Davanzati, nel quale il volgarizzamento di Tacito
-avrebbe dovuto inspirare lo esempio se non dello ardire, almeno del
-pudore, senza mutare fronte recitavano dai pergami: «la creazione di
-Cosimo contenere laude divina, avendo egli acquistato il principato,
-bene di tutti gli umani il più desiderabile e soprano, chiamato per
-amore, modo di tutti gli altri il più santo e il più giusto; -- e per
-virtù dell'animo, già conosciuta dai suoi in guisa eroica e naturale,
-averlo spontaneamente fatto principe; -- Siena pel suo dolce e piacevole
-imperio potere quasi dire come Temistocle, fuggitosi in Persia: Se io
-non perdeva, guai a me, ch'io sarei perduta! -- avere a tutti gli
-sbanditi restituito la patria e gli averi; mite, benigno, pio,
-clementissimo, diligente a tenere provveduta l'annona onde il popolo non
-patisse penuria di viveri, a diminuire le pubbliche gravezze
-studiosissimo sempre, e così alacre cultore della giustizia, che quella
-amò più di sè stesso; di cui porse manifesto segno allorquando, mentre
-la guerra ardeva contro Piero Strozzi, pregò Dio che facesse vincere non
-lui, ma chi avesse mente migliore, e la causa più giusta?»[17] Se
-dunque, dico, da simili e da altre enormezze scrittori nè parenti nè
-amici non aborrivano, male potremmo muovere rimprovero contro Lionardo,
-se ignorasse o volesse ignorare le armi apparecchiate dal cardinale
-Cybo, e la perfidia di Francesco Vettori, di Roberto Acciaiuoli, di
-Matteo Strozzi, e del più tristo di tutti, Francesco Guicciardini, e i
-terrori sparsi, e le violenze commesse; e la notte dell'8 gennaio 1537,
-in cui, Cosimo presente, fu tra i mentovati di sopra, e Alessandro
-Vitelli, stabilito si eleggesse Cosimo duca, e se il bisogno lo
-richiedesse, vi si adoperasse la forza; e la mattina del 9, ove tra gli
-urli dei soldati che gridavano: -- Viva il duca e i Medici! -- e le
-minaccie del Vitelli, che giurava se i senatori non si affrettavano ad
-eleggere il signore Cosimino, erano tutti morti, venne creato
-_spontaneamente_ duca.
-
-Cosimo aveva promesso al Guicciardino lasciarsi governare da lui; ma per
-questa volta lo schermitore fu vinto di scherma, e, parve impossibile,
-da un giovanetto di diciotto anni! Gli aveva promesso ancora di tôrre
-per moglie una sua figliuola; sennonchè a lui non bastò neanche il cuore
-di rammentarglielo, e morì avvilito dal disprezzo altrui, e di sè
-stesso.
-
-È ufficio dello storico (ma io sono un povero narratore di novelle),
-ebbene, è ufficio di qualsivoglia onesto, riferire i bei tratti di cui
-si onora questa nostra umana natura. Benedetto Varchi generosamente
-racconta nel libro quindicesimo delle Storie un'azione generosa: prima
-di tutto ci ammonisce come nella notte precedente alla elezione
-_spontanea_ di Cosimo, in una pratica segretissima venisse concluso,
-ch'ei si creasse duca _in ogni modo, quando bene bisognasse adoperare la
-forza_; e poi narra di quell'ottimo Palla Rucellai, che disse
-arditamente non volere più nella repubblica principi o duchi, e per
-palesare fatti consuonanti alle parole, prese la fava bianca, e
-mostratala a tutti la gettò nella borsa esclamando: -- "_Questa è la mia
-sentenza_." -- Al Guicciardini poi e al Vettori, che di ciò lo
-riprendevano, notandogli che la sua fava non valeva più che una,
-rispose: -- "_Se voi avevate deliberato quello che disegnate di fare,
-non occorreva chiamarmi_;" -- e rizzatosi per uscire, il cardinale Cybo
-lo ritenne con astuta dolcezza, spaventandolo con la mostra delle armi
-circostanti, e col pericolo che avrebbe potuto correre; ma il valentuomo
-per nulla sbigottito riprese: -- "_O messere cardinale, io ho passato
-sessantadue anni, sicchè poco male oggimai possono farmi_." -- Magnanimi
-esempii sono questi, i quali non possono ricordarsi nè lodarsi
-abbastanza; e quante volte meco stesso considero, come Benedetto Varchi
-queste storie per commissione di Cosimo dettasse, a lui medesimo le
-leggesse, ed egli senza dimostrare animo turbato le ascoltasse, mi è
-forza concludere, che gli uomini capaci di dire la verità mi paiono
-anche più rari dei principi capaci di udirla, _e le piaggerie essere più
-spesso una viltà dei cortigiani che una pretensione dei governanti_.
-
-Siena, ecco come fu lieta! Di trentamila anime che conteneva sul
-principio della guerra, si trovò ridotta a dieci: tra miserie,
-battaglie, e strazii da fare drizzare i capelli, e che possono, da cui
-ne avesse vaghezza, riscontrarsi nel diario del Sozzini e nei racconti
-del Roffia, perirono cinquantamila contadini, senza contare punto coloro
-che in paesi stranieri si refugiarono. Il contado ne rimase deserto,
-rovinata la cultura dei campi, le industrie distrutte, sicchè tuttavia
-Siena se ne risente. E così a dire di Tacito, ove fanno solitudine
-appellano pace. Scipione Ammirato, forse per coscienza, o per orrore,
-volendo non tradire la verità, e per altra parte non rincrescere ai
-Medici, con ordinamento dei quali scriveva, prese il partito di lasciare
-una laguna alla sua storia, e parve il velo dipinto da Timante sul volto
-ad Agamennone nel sacrificio d'Ifigenia. Bernardo Segni,[18]
-all'opposto, nelle storie che furono pubblicate dopo la sua morte,
-descrisse questa infamia di Siena concludendo: «Si arresono al duca,
-avendo perduto tutto il dominio, distrutta ogni loro facoltà; e quasi la
-vita di tutti gli uomini di quella patria e di quella provincia.»
-
-Circa all'annona, dieci volte fu carestia, e tre volte strinse per modo,
-che la gente si periva di fame; nè già si creda in piccolo numero,
-perchè nella carestia del 1554, tra la città e il dominio, morissero
-meglio di sessantamila persone:[19] nel 1549 il grano costò lire
-ventisette al sacco, nel 1551 lire trentadue; nel 1554 lire trentasei e
-soldi sedici; e nel 1556 lire quarantadue e soldi dodici.[20]
-
-Se mite ei fosse e clemente, ne fanno fede certi estratti di memorie
-manoscritte delle Librerie Magliabechiana e Riccardiana,[21] dai quali
-ricaviamo, centotrenta e più dei principali cittadini di Firenze nel
-breve giro di pochi anni dichiarati ribelli: quanti capitavano nelle
-mani, impiccati o decapitati; qualcheduno mandato alle Stinche, a
-beneplacito, o in galea; parecchi assassinati; a tutti levata la roba, e
-fino alle donne la dote. Nella più parte dei memoriali in cui veniva
-supplicato per la vita di qualche ribelle, Cosimo di mano propria
-scriveva brevemente: _s'impicchi_.[22] In qualche luogo ho letto, che
-degli assassini stipendiati ne tenesse fino a mille; nè già tutti uomini
-plebei, ma in parte costituiti in dignità: e poi faceva anche da sè,
-avvegnachè, lasciando da parte il figlio don Garzia, nessuno storiografo
-nega che di propria mano trucidasse Sforza Almeni perugino, «lasciando
-però,» aggiunge Aldo Manuzio, «che i beni di lui andassero agli eredi,
-ed adempiendo alle volontà del trafitto espresse in certa carta che gli
-fu rinvenuta nelle tasche.» Non vi pare egli questo un tratto di
-benignissimo principe?... Della preghiera fatta a Dio nella guerra dello
-Strozzi perchè desse vittoria alla causa più giusta, possono
-somministrare buono argomento di verità, e la commissione del vescovo di
-Cortona mandato in Francia sotto pretesto di complire la regina, ma in
-sostanza per corrompere i famigli di Piero Strozzi onde gli propinassero
-il veleno recato seco entro un'ampolla, per cui gli venne nome di
-vescovo dell'Ampollina,[23] e la lettera scritta al capitano Giovanni
-Orandini conservata nello Annale XII della Colombaria, nella quale
-leggiamo queste parole intorno all'ordine di assassinare lo Strozzi:
-«Onde per qualche modo andando a Siena, per via di una archibusata, o in
-qualunque altro modo che migliore paresse a voi, levarci dinanzi
-l'arroganza di costui; -- il che facendo, si può promettere diecimila
-scudi di fermo, oltre ad acquistare la grazia nostra, e gradi, e
-provvisioni.»[24] Per la quale cosa è mestieri confessare, che se molto
-fidava in Dio, moltissimo confidava ancora nelle archibugiate; o
-piuttosto, che se è vero che invocasse il nome di Dio, ciò facesse
-perchè chi usa ingannare gli uomini arriva a tanta insania, da credere
-di potere prendere a gabbo anche Dio. E per dire qualche cosa ancora
-intorno alla temperanza d'imporre nuovi carichi al popolo, bastino
-queste poche parole di uno storico lontano dalle cupidigie del
-principato, quanto dalle enormità dei libertini: «Aggravò i cittadini e
-i sudditi con inaudite gravezze, raddoppiando gli antichi tributi, e dei
-nuovi aggiungendone molti; -- nel maneggiare lo imperio ha in gran parte
-distrutto l'onore e la facultà della patria e di tutta la Toscana.»[25]
-
-Pio certamente egli fu, imperciocchè pene immanissime promulgasse contro
-la bestemmia ed altri peccati, dopo che un terremoto subissò Scarperia,
-spaventò Firenze, ed in un giorno sette saette fulminarono il Palazzo
-della Signoria; e soprattutto poi, perchè con prontezza non mai lodata
-abbastanza, appena ricevuta la lettera di Pio V, che gli faceva pressa
-di consegnare al Maestro del sacro palazzo monsignor Pietro Carnesecchi,
-accompagnata dalla commendatizia del cardinale Pacheco; il quale
-ammoniva Cosimo com'egli di due cose lo avesse lodato presso il papa,
-cioè non esservi principe in tutta la cristianità più zelante di lui
-della Inquisizione, e non esservi atto che per suo particolare contento
-e consolazione, comecchè grave, non fosse per fare eseguire;[26] senza
-punto mettere tempo fra mezzo, avendo il Carnesecchi in casa, anzi pure
-seduto alla propria mensa, lo fece arrestare, e consegnare al padre
-Maestro.[27] -- Questo sagrifizio dei doveri della ospitalità e dei
-vincoli dell'amicizia, avvegnachè il Carnesecchi in tutta la sua vita si
-fosse dimostrato devotissimo a casa Medici, ed avesse servito lungamente
-Clemente VII come protonotaro, e Cosimo come segretario in Venezia;
-questo sagrifizio di uomo celebrato per bontà e per dottrina dal
-Sadoleto, dal Bembo, dal Mureto, e dal Manuzio, comecchè l'Ammirato,
-studioso di scemare la importanza dell'uomo, lo dichiari _non
-ignorante_;[28] questo sagrifizio, dico, meritava un premio
-proporzionato, il quale, se non leggiamo pattuito espressamente,
-apparisce abbastanza promesso nelle seguenti parole nella lettera del 19
-giugno 1566, del cardinale Pacheco a Cosimo: «Tenendo ancora per certo,
-che da questo caso dipenderà gran parte della buona corrispondenza che
-V. E. deve tenere col papa in questo pontificato.» Infatti, Pietro
-Carnesecchi nel 3 ottobre 1567 fu decapitato in ponte, e abbruciato,[29]
-e Cosimo nel 4 marzo 1569 fu per privilegio del papa coronato granduca,
-con facoltà di usare corona ed armi reali. Ma il Carnesecchi andò a
-morte con maravigliosa costanza, anzi si direbbe con qualche
-ostentazione di forza, conciossiachè volesse vestire panni elettissimi,
-e guanti bianchi: Cosimo poi, quando chiuse gli occhi al sonno eterno,
-era egli ugualmente tranquillo?
-
-Nonostante questi fatti, noti adesso per trovarsi stampati in tutte le
-storie, ed allora notissimi per le cose discorse largamente di sopra, io
-per me vorrei perdonare al Magnifico cavaliere Salviati, se celebrando
-Cosimo non rifinisse di levare a cielo la clemenza, la strenuità, la
-prodezza e la mansuetudine sua, e lui ad Augusto preponesse, però che
-questi ebbe ad usare le proscrizioni, e Cosimo no, quantunque Cosimo si
-contentasse assomigliare ad Augusto, sotto la costellazione del quale,
-ch'era il Capricorno, il suo astrologo D. Basilio lo assicurava essere
-nato;[30] ma una colpa, che nè io nè altri possiamo perdonare al
-Salviati, si è lo insegnamento contenuto nelle parole seguenti, alle
-quali sentendo ribrezzo di mettere la mano, le riporterò tali quali
-occorrono scritte: «Quelli che i principati dalle loro patrie o dalle
-loro repubbliche stati loro profferiti ricusano; ciò facendo, non pure
-di viltà di animo, ma di empietà ancora, o di arroganza manifestissimo
-indizio hanno dato. Di viltà, dico, mancando di coraggio, e gli onori
-rifiutando, e i governi, che sono cose appetibili; di empietà, se atti
-conoscendosi, hanno negato, in quello che per sè si poteva, di prestar
-l'opera loro alla patria; d'arroganza, se stimatisi inabili, hanno in
-questo giudizio a quello della repubblica il lor parere anteposto.»[31]
-
-Ahi! messere Lionardo, come tristo ragionare è cotesto! Come suona
-sofistico e callido, e affatto indegno di uomo grave! Come e dove vi
-trasportava il mal genio, o il bisogno di mentire adulando! Parrebbevi
-onestà, se alcuno si prevalesse dei doni di uomo preso da manía? Molto
-più dei doni che non si possono fare, come la libertà della patria che
-da Dio viene, e a Dio spetta, ed è inalienabile, perchè non appartiene a
-nessuna, ed appartiene a tutte le generazioni; e la generazione
-presente, che disereda i posteri, come nemica del suo sangue non opera
-alto valido. Sarà arrogante il medico, se non abusa della malattia dello
-infermo, ma pietosamente lo risana? -- I popoli, quando stanchi della
-propria dignità si accasciano in terra come il cammello invocando
-qualcheduno che li cavalchi (posto che ciò non avvenga, come suole quasi
-sempre accadere, per tradimento o per fraude), o si possono, o non si
-possono guarire: nel primo caso, si guariscono, e poi, se lo esempio di
-Licurgo sembra duro a seguirsi, si adoperi quello di Solone e di Andrea
-Doria, o piuttosto scelgasi volontario esilio, dacchè l'uomo mal vive
-cittadino là dove principe imperava; nel secondo caso, consumato ogni
-sforzo, come Silla getti la scure, e lo abbandoni alla ira di Dio:
-almeno tali devono governarsi le anime che il mondo saluta grandi, che
-partite da questa terra esercitano le lingue degli oratori e le fantasie
-dei poeti, e finalmente che ricordano derivare l'uomo origine divina.
-Per forza o per ingegno, offerta od usurpata, a verun cittadino è lecito
-togliere la libertà alla propria patria: questo contende la morale,
-questo la pietà, questo la religione di tutti i popoli, e principalmente
-poi la cristiana. -- Sì certamente, la carità cristiana, perchè
-rigettata la distinzione di San Tommaso come scolastica, e proposta
-piuttosto a modo di disquisizione astratta che vera in pratica, di
-tiranno imposto a forza, di tiranno recatosi addosso volontariamente,
-onesta è quella azione che possiamo eleggere sempre, conforme insegna
-Aristotele. Ora, come l'occupare la libertà della patria può essere cosa
-eleggibile in ogni tempo? Per la parte dell'occupante, potrà o vorrà
-consultare vie via il volere degli occupati? Saprà o vorrà egli
-conoscere se fu spontaneo davvero, e universale il moto che lo spinse in
-alto, o quando declini, o quando cessi? Per la parte degli occupati, non
-può essere a meno che non sia momentanea afflizione e infermità della
-patria: avvegnachè la patria consista nella fida cittadinanza alla quale
-consacriamo affetti, reverenza, e, al bisogno, le sostanze e la vita; e
-questa tolta, la città in cui viviamo non può chiamarsi patria
-altrimenti, nè merita i mentovati sacrificj. E se la patria è più che
-madre, chi può ridurre in servitù la propria madre? Se questo offerisse
-la madre, come insana non si deve ascoltare; se questo accettasse il
-figliuolo, come empio si deve aborrire. E notate, che simili
-usurpazioni, come odiosissime, vanno circondate da simulacri bugiardi di
-libera dedizione; e Giulio Cesare stesso ordinò, nei lupercali lo
-presentassero di una corona. Inoltre, la libertà, dopo la vita, è
-preziosissima cosa: ora quanto più ci torna cara una cosa, tanto meno se
-ne presume il dono; e quando pure potesse alienarsi, potremo supporre
-ceduta legalmente la libertà in un momento di ebrezza, di furore o di
-errore? Finalmente la città inferma, immaginiamo, che chiami un
-cittadino a racconciarle il freno; per certo lo chiama e lo desidera
-fino a tanto che sia stato conseguíto un simile scopo. Ora, o il
-cittadino è capace a compiere il presagio della patria, o no: se capace,
-soddisfaccia al bisogno per cui venne chiamato, e si parta; o non è
-capace, manca al fine, e si parta. Ma io forse mi affatico a dimostrare
-quello che non abbisogna punto di prova; quale presunzione, quale
-insania è mai questa di concludere per via di argomento ciò che la
-natura e Dio scolpivano nel nostro cuore? -- E Lionardo Salviati
-scrivendo le riferite sentenze, forse non le credeva; lo fece per
-apparato di eloquenza, o piuttosto per amplificazione rettorica, e si
-accôrse, comecchè tardi, del torto: ma ormai non era più tempo a
-ripararlo; sicchè non n'ebbe in seguito mai il viso lieto, maledì l'ora
-che apprese a scrivere prose, e sconfortato dai disinganni, atterrito da
-memorie di sangue, supplicò Dio, che lo intese, ad abbreviargli una vita
-tanto male impiegata in disutile della verità e degli uomini da lui pure
-amati ardentissimamente.
-
-Rimarrebbe far conoscere adesso quanto nelle lettere il Salviati nostro
-valesse; ma non lo concedendo, com'io vorrei, la indole di questo libro,
-m'ingegnerò come meglio io possa, stringendo in poco il molto. Nelle
-lingue latina e greca egli fu intendentissimo, della italiana maestro
-solenne; più apprese, e acquistò tesoro maggiore di dottrina di quella
-che insegnasse o mettesse fuori, secondo l'uso di quei letterati, i
-quali, meglio che ad altro, possiamo assomigliare alle arche degli
-avari; compose copia di poesie, gravi e giocose, che come piace a Dio ai
-giorni nostri ignoriamo, e non istampansi. Dettò a venti anni il
-_Dialogo dell'Amicizia_, in cui introduce Girolamo Benivieni a favellare
-delle lodi dell'amicizia a Iacopo Salviati e a Piero Ridolfi. La
-occasione sarebbe stata commuovente davvero, fingendo egli che Girolamo
-per la perdita dell'amicissimo suo Pico della Mirandola, portentoso
-giovane, chiamato la fenice degl'ingegni, si fosse deliberato lasciarsi
-morire; ma poi, di repente mutato consiglio, convertì in gioia il
-dolore, pensando che Dio aveva, come meritevolissimo, chiamato per tempo
-il Pico al premio dei Santi: ma la parola priva di calore, le
-distinzioni scolastiche, il difetto di fantasia e di passione, muovono a
-tutto altro che a piacere o a pietà, e il fastidio precede di troppe
-pagine il _laus Deo_. Le commedie, _la Spina_ e _il Granchio_, e' sono
-uno impasto fatto con lievito avanzato nella madia di Plauto e di
-Terenzio, sicchè pensate voi se infortito! -- Solite balie mezzane,
-soliti bari e truffatori, e vecchi che credono tutto, e vicende
-impossibili, e riconoscimenti inverisimili, e riboboli fiorentini, e
-favella dura, sicchè noi restiamo maravigliati come la gente prendesse
-diletto a coteste rappresentanze che oggi oseremmo appena imporre come
-penitenza dei peccati. Delle cinque lezioni sopra un sonetto del
-Petrarca, è da dirsi che ci somministrano piuttosto la misura della
-pazienza grandissima dei nostri padri, che del grande ingegno
-dell'oratore. Le orazioni, le funebri in ispecie, paiono proprio fiori
-da morto. Sotto il nome dello Infarinato, contristò con acerbe scritture
-l'anima dolorosa di Torquato Tasso; ma la _Gerusalemme_ rimane, e
-cotesti scritti non si leggono più da nessuno: e questa azione fa torto
-al Salviati come scrittore e come uomo, seppure anche in questo non lo
-scusa la sua cieca devozione per casa Medici. Castrò, come si diceva in
-quei tempi, il _Decamerone_ di Giovanni Boccaccio; ma i posteri hanno
-riso della castrazione, e, lasciato al Salviati il frutto della
-castrazione, hanno voluto il Boccaccio intero. Grande però fu la sua
-venerazione per questo sommo scrittore, e scrisse tre volumi di
-Avvertimenti intorno alla lingua ricavati dal _Decamerone_: questi
-volumi possono anche ai giorni nostri, e forse più che mai nei giorni
-presenti, consultarsi dagli studiosi della gloriosissima nostra favella.
-La lingua adoperata dal Salviati è pura, ma non dice nulla; pare un
-ornamento di cadavere: non idee, non pensieri, non immaginazioni;
-costretto a evitare il grande, che sta nel vero, forza è che ricorra al
-falso, e già vediamo spuntare in lui la sinistra aurora del secento. Di
-ciò sia prova questa figura della Orazione per la incoronazione di
-Cosimo I: -- «Queste mura, Beatissimo Padre, e queste case, e questi
-tempii, pare che ardano del desiderio di presentarsi davanti ai piedi di
-Vostra Santità; e questo fiume, e queste piaggie, e questi monti, par
-che piedi desiderino per venire; e questi mari e questo cielo, lingua
-per favellare, e per potere di tanto beneficio, se non quello che hanno
-in animo, rendervi almeno qualche grazia, e presenzialmente riconoscersi
-debitori.» -- Parole copiose, eloquenza nessuna; epiteti, aggiunti,
-riempitivi a ribocco; un periodo intramezzato vie via da molti altri
-periodi tra loro parimente rompentisi, sicchè la locuzione procede
-confusa, ardua, imbarazzata, e sopra modo penosa. Parini reputò potesse
-leggersi con profitto: io, tranne gli Avvertimenti che ho detto sopra,
-non lo credo; e Annibale Caro, sebbene indirizzasse il suo giudizio al
-medesimo Salviati, lascia conoscere abbastanza che non reputava
-commendabile il suo stile, come quello che abbondava di parole, vagava
-incerto, era pieno di epiteti oziosi, di periodi lunghi, e di molti più
-membri che non bisogna alla chiarezza del dire; il che sapete che fa
-confusione; e si lascia indietro gli auditori.
-
-Insomma messere Lionardo non fu buono cittadino, e nemmeno valoroso
-scrittore, e nonostante uomo di eccellente naturale, tenero degli amici,
-e del bene loro studiosissimo. Alcuni reputeranno impossibile che possa
-uno individuo essere uomo ottimo e cattivo cittadino; pure, se
-contrarietà è, noi la vediamo in natura, e potrei citare esempii
-moderni, se la discretezza lo consentisse.
-
-Lionardo, entrato nella stanza, ebbe cura di assicurarsi prima se bene
-il paggio avesse chiuso la porta, tirò la portiera, poi si mosse
-alquanto sorridente verso Isabella, le stendendo in atto amico la
-destra. Ma Isabella gli andò incontro con impeto, ambe le mani gli pose
-sopra le spalle, ed appoggiò il capo al suo seno, esclamando:
-
--- "O buono, o egregio mio Lionardo, voi almeno non vi siete dimenticato
-della vostra Isabella!"
-
-Lionardo confuso per cotesto abbandono, e commosso profondamente,
-replicava:
-
--- "Mia cara Isabella, signora duchessa, o come, e perchè avrei dovuto
-dimenticarvi io?"
-
-Così rimasero alcun poco di tempo; e quindi postisi a sedere sopra al
-lettuccio, Isabella guardandolo in faccia continuò:
-
--- "È tanto tempo che non ci siamo veduti! E' mi parete un po' male
-disposto. Lionardo, il soverchio studio vi nuoce...."
-
--- "O Isabella," disse Lionardo, "il mio male sta qui dentro," e si
-percosse il cuore; "ed io prego continuamente Dio che mi chiami alla sua
-pace, e sembra che egli, com'è misericordiosissimo, già cominci ad
-ascoltarmi. Ma lasciamo di me, ch'io per me qui non venni, o duchessa.
-Ora vi scongiuro, ascoltatemi come fratello. Finchè io vi conobbi, se
-non felice, sicura, stetti lontano da voi. Avrei desiderato che voi vi
-manteneste felice...., perchè" e qui abbassò la voce "felicità vera
-consiste nello esercizio della virtù; -- ma i miei sforzi tornarono
-inutili, e inutili gli avvertimenti di Cosimo vostro padre, il quale
-pure vi ammoniva sovente, dicendo: -- Isabella, io in questo mondo non
-ho da vivere sempre...."[32]
-
-Isabella riprendendo la donnesca alterigia, lo interrompeva così:
-
--- "Messere Lionardo, ch'è questo che voi dite? S'io male non mi
-appongo, voi mi recate oltraggio...."
-
--- "Isabella, per certo io non veniva a questo. Credete ch'io goda
-parlandovi come faccio? Pensate ch'io abbia così male spesi i miei anni
-vivendo, da avventurare parole inconsiderate, o peggio? Perchè mi
-respingete? Perchè infingervi meco? Ma non importa: io non cerco i
-segreti del vostro cuore; se non mi credete degno di parteciparmeli, io
-consento ignorarli; ma udite quello che si crede di voi, udite il
-pericolo e provvediamo al riparo...."
-
--- "Io non commisi errore: chi può incolparmi? Quale traccia....?"
-
-E il Salviati le susurra nell'orecchio: -- "La traccia è fuori della
-Porta a Prato...."
-
--- "Ah!" gridò spaventata Isabella: e dopo alcuni momenti balzando in
-piedi in atto di partire, soggiunse: -- "Almeno egli sia salvo...."
-
-E Lionardo trattenendola per la vesta: -- "Fermatevi, meglio
-provvederemo noi qui."
-
-E Isabella, scotendo il capo, e con ambedue le mani tirandosi indietro
-dalla fronte i capelli, come se, fatta audace per la disperazione,
-volesse che vi leggessero intera la propria vergogna, mormorava:
-
--- "Ebbene, io sono colpevole....!"
-
--- "Isabella voi correte pericolo di vita...."
-
--- "Io, e da cui?... Forse tornava di Roma Giordano?"
-
--- "No; ma e che cosa importa Giordano?"
-
--- "E chi, se non egli, vorrebbe con giustizia attentarmi alla vita?
-Francesco forse? Punirebbe in altrui il suo peccato? Piero?... così
-sprofondato in ogni maniera di più sozzo vizio, che l'acqua di Arno non
-basterebbe a lavarlo?"
-
--- "Giustizia!.... E voi, figliuola di Cosimo, cercate giustizia
-quaggiù? -- Francesco odia in altrui quanto indulge a sè stesso: una
-fama incerta gli è pur giunta all'orecchio, che i suoi nemici, estrema
-gioia dei vili, dileggiano la sua casa pubblicando vituperii, che o non
-sono veri, o, se veri, la più parte procedono da lui; e poi nel cupo
-animo teme della sua Bianca, e intende spaventarla, ove mai pensasse ad
-altro affetto che non fosse il suo...."
-
--- "Lionardo, voi favellate fiere parole, le quali come non posso
-impugnare, così non posso accogliere interamente. Insomma, e' paiono
-timori più o meno verosimili; ma da pensare una cosa a volerla, e da
-volerla a farla, corre sempre un gran tratto...."
-
--- "Sì certo, i parenti vostri sono usi di commettere le feroci voglie
-alla ragione: ma io farei tristo ufficio sparlando presso voi delle
-persone di cui la fama vi è cara. -- Isabella, credetelo sopra l'anima
-mia, voi correte pericolo di vita...."
-
--- "Lionardo, voi così savio capirete troppo bene come in casi tanto
-importanti male può l'uomo convincersi dell'altrui convinzione; voi
-avete fatto molto, avete fatto anche troppo, onde mi neghiate
-onestamente il meno...."
-
--- "È vero; e poi io venni qua disposto a mettere in avventura la vita:
-non vi raccomando discrettezza per me, ve la chiedo per voi, e per tale,
-che so che amate più di voi...."
-
--- "Sta bene, parlate."
-
--- "Ieri mi recai di buon mattino da Francesco, il quale mi aveva
-mandato a chiamare, ond'io lo informassi intorno alla correzione del
-Boccaccio, che ho impreso dietro gli ordini di lui: egli era sceso nella
-officina chimica; io nonostante mi feci annunziare da uno staffiere, il
-quale di lì a poco tornò dicendomi, che andassi pure costà, che il
-serenissimo padrone, come persona di casa, mi riceveva senza cerimonie
-nella officina. Io rinvenni Francesco tutto affaccendato intorno ad un
-fornello, considerando certa sostanza chiusa dentro un'ampolla di vetro.
-Appena mi vide, così mi parlò: -- «Buon giorno e buono anno, cugino
-Lionardo; io sto dietro ad una esperienza che non mi riesce condurre a
-termine; or ora leggerò il vostro lavoro del _Decamerone_, che avrete
-emendato da pari vostro, lasciando stare le bellezze, e togliendo quanto
-offende i buoni costumi e la religione. Peccato, che cotesto grande uomo
-non avesse costumi buoni! Ma non vi è pericolo, Lionardo, ch'ei sia
-andato perduto? N'è vero, cugino, che messere Giovanni prima di morire
-si pentisse, e lasciasse il mondo in odore di santità?» -- Alla quale
-domanda risposi, che il Beato Giovanni Colombini nella vita del Beato
-Pietro dei Petroni ci assicura, come il Beato Pietro, poco prima che si
-partisse a vita migliore, mandasse Giovacchino Ciani a riprendere il
-Boccaccio dei suoi scritti e dei suoi costumi meno che onesti, e nel
-tempo stesso a svelargli certi segreti così riposti nel proprio animo,
-che il Boccaccio teneva per fermo nessuno, tranne lui, potesse saperli.
-Della quale cosa percosso, messere Giovanni pianse amaramente i
-trascorsi passati, e rendendosi a Dio ne fece mirabile penitenza.[33] --
-«Gran mercè, riprese Francesco; voi mi avete dato una consolazione
-desideratissima, accertandomi che il nostro messere Giovanni adesso stia
-in luogo di salute. Or via, siatemi cortese di aspettarmi per un po' di
-tempo, tanto ch'io mi sbrighi da questa faccenda: andate costà in
-libreria, vi troverete in buon dato libri, e parecchi nuovissimi.» --
-Entrai nella libreria, fingendo leggere il primo libro che mi capitò tra
-mano, ma seguitava con occhio obliquo il lavorío di Francesco. Costui
-non finiva mai di soffiare nei carboni, guardare attraverso l'ampolla, e
-poi volgersi a un vasetto sopra la tavola; e quindi presa un pocolino di
-polvere tra le dita, considerandola attentamente diceva: «Bisogna dire
-che i nostri vecchi ne sapessero più di noi, che ce ne abbiano date ad
-intendere a serque: il colore ci è; l'apparenza l'ho trovata; ma il
-sapore.... il sapore...., e l'arsenico sembra fuori di dubbio che ci
-entrasse: eppure nelle note al mio Poggio, e nella Cronaca Trivigiana
-leggo che il Conte di Virtù.... -- in fè di Dio, gli era proprio
-tagliato a suo dosso questo titolo! -- avvelenasse con tossico che
-pareva in tutto e per tutto sale, lo zio Bernabò, facendoglielo porre
-così naturale sopra i fagiuoli.... ma non mi riesce a trovarlo; io darei
-mille ducati....!» -- In questa, ecco uno staffiere entrare nella
-officina, ed annunziare il bargello. Io non so per quale motivo presi a
-tremare; guardai la stanza, speculando se vi era modo di quinci
-partirmi, e trovai una porta che metteva in cortile. Sul punto di
-uscire. Dio m'inspirò tornare: seguitai la prima ispirazione, che quasi
-sempre ho provato buona, e mi posi cautamente in ascolto. Il bargello
-era entrato, e così favellava: «Il cavaliere Antinori, come sa la
-Eccellenza Vostra Serenissima, arrivò ieri da Portoferraio...."
-
--- "Come!" interruppe Isabella, "il cavaliere Bernardo venne a Firenze
-senza che noi ne abbiamo notizia?"
-
--- "Il cavaliere Antinori a questa ora è sepolto. Dio faccia
-misericordia all'anima sua!"
-
--- "Gran Madre del Signore! ch'è quello ch'io sento! Lionardo, ne siete
-voi sicuro?"
-
--- "Lasciate che io termini. -- Il bargello continuava: -- «Lo
-conducemmo subito dal cavaliere Serguidi, che gli fece una bravata
-terribile per l'onta recata al suo principe, ammonendolo che si
-costituisse in colpa, e si commettesse alla clemenza vostra. Ma il
-cavaliere negava a spada tratta, finchè il Serguidi con voce minacciosa
-cavò una lettera dicendo: -- «Or via, negherete voi questa?» -- Il
-cavaliere, visto appena quel foglio, diventò come un panno lavato; tutto
-sbaldanzito alzava le mani supplichevole, senza potere articolare
-parola. -- «Andate via;» conchiuse il Serguidi, «voi non meritate
-perdono.» -- Il cavaliere si partiva che pareva ebbro, sì gli tremavano
-le gambe sotto, e tirava di lungo per andarsene a casa come se non fosse
-fatto suo: io gli tenni dietro con la famiglia, volendomi un po'
-prendere spasso di costui.» -- «Delle tue,» -- interruppe Francesco;
-«porgimi quel soffietto; va innanzi, ch'io ti ascolto: non mi tacere
-nulla, chè ci prendo propriamente gusto.» -- E il bargello: -- «Ei
-camminava d'inspirazione, perchè si avviava verso il Palagio. Quando fu
-alla porta dei lioni, io me gli scopersi, e gli dissi: -- Messere,
-togliete in pace ch'io vi serva da maggiordomo: il serenissimo nostro
-padrone vi ha preparato un quartiere da pari vostro qua dentro.... -- Il
-cavaliere mi guardò come trasognato, e si lasciò condurre a modo di
-agnello: stamane poi prima di giorno sono entrato in prigione col
-cappellano, e se la dormiva ch'era uno incanto....» -- «Dormiva?»
-interrogò Francesco alzando la faccia, che pareva imbrattata di sangue,
-di sopra agli ardenti carboni. -- «Dormiva.» -- «Egli non doveva
-dormire!» -- «Eppure dormiva.» -- «Voi gli avete lasciato passare
-l'ultima notte in pace. Così si può dire che non abbia sofferto nulla! E
-non posso tornare da capo.... n'è vero?» -- Il bargello faceva col capo
-cenno affermativo. -- «Io l'ho scosso, ed egli si è svegliato alzandosi
-a sedere sopra il letto; e ha domandato: -- Che ci è egli? --
-Svegliatevi un momento, gli ho risposto; poi dormirete a bello agio:
-eccovi un prete; voi non avete più di una ora a morire.» -- «Ed
-egli?....» cercava di nuovo Francesco. -- E il bargello: «Egli ha
-risposto: sia fatta la volontà di Dio.» -- «Come, propriamente così?» --
-«Così per l'appunto.» -- «Ma che non hanno paura di morire?» -- «E' pare
-che ce li abbiate avvezzati.» -- «No, in questo modo è troppo poca cosa
-la morte: provvederemo. Séguita.» -- «Si è confessato per filo e per
-segno, e poi mi ha chiesto in grazia di scrivere: gli ho dato carta,
-penna e calamaio; ma tremava così forte, che non poteva formare lettera.
-Vedete, Serenissimo.» -- E mostrava una carta. Francesco, deposto il
-soffietto, l'ha tolta in mano, e la esaminando parlava: -- «Mira un po'
-i bei grotteschi! non vi leggo nulla.» -- «Ve lo diceva che non potè
-scrivere parola. Allora io ho creduto bene osservare: Messere cavaliere,
-poichè mi accorgo che voi non potete fornire il fatto vostro, consentite
-ch'io faccia il mio; e messegli prima le manette, gli ho passato la
-corda al collo, e l'ho fatto strangolare in buona regola....» -- «Va
-bene: e il capitano Francesco?» -- «Oh! Il capitano ha preso vento; si è
-cacciato la calcosa tra i viandanti, ed in Firenze non si trova....» --
-Qui non è da dirsi in quale matta frenesia abbia rotto Francesco:
-mandava spuma dalla bocca, sangue dagli occhi: -- «Va, corrigli dietro!»
-urlava; «spedite cavallari apposta, scoppiate cavalli.... ai confini....
-ai confini.» -- E il bargello non sapeva che cosa farsi. Intanto
-l'ampolla di vetro, non so per qual causa, si è spezzata: le schegge in
-parte hanno colpito la faccia del bargello internandosi nella carne;
-quel tristo cacciava fuori dolorosissime strida. Allora Francesco ad un
-tratto è tornato cupo e silenzioso; se non che volgendosi al bargello,
-gli ha detto freddamente: -- «Affrettate a curarvi, perchè il vetro è
-avvelenato.» -- Il bargello fuggiva a precipizio mugolando: -- «Povera
-moglie! poveri miei figliuoli!....» -- Se in quel punto mi avessero
-tratto sangue, non me ne sarebbe uscita una goccia: mi sentivo come
-inchiodato là dov'era; già mi tenevo spacciato raccomandando la mia
-anima a Dio. Per ventura Francesco si è lasciato andare giù sopra una
-sedia, abbassando la testa come uomo che si sprofonda dentro un
-pensiero; ed io distintamente più volte, e ve lo giuro sopra la vita di
-mia madre, ho sentito mormorargli fra i denti: -- «Ora provvederemo alle
-femmine, e presto; -- ma Giordano è in Roma, -- e senza il consentimento
-suo non mi parrebbe ben fatto; -- potrei arbitrare, -- ma no; -- pensi
-egli a renderne conto.... -- a cui? A Dio, a Dio.... O questo Dio ne
-pretende pure tanti dei conti!....» -- Avendo intanto ripreso animo, mi
-sono appressato pianamente alla porta del cortile, e sono uscito a
-ripararmi sotto il cielo; imperciocchè io temeva, da un punto all'altro,
-che sprofondasse la volta del luogo maladetto....!"
-
-Isabella a quel truce racconto si era rimasta come impietrita; e il
-misero Leonardo, nascondendosi il volto tra le mani, in suono quasi di
-pianto diceva:
-
--- "O Signore! Ed io ho potuto usare la favella, il nobile dono che voi
-avete compartito alla creatura, per laudare costoro! Che cosa penseranno
-i posteri di me? Possano andare disperse le opere mie! Possano
-dimenticarle presto i nepoti! -- E tu. Dio, che vedi se sia dolore il
-mio di augurare la morte ai figli della mia mente, intorno ai quali la
-salute ho spesa e lo ingegno, tu sai ancora se questo voto si parta
-proprio dal cuore."
-
-Veramente io penso che grandissima dovesse in quel momento l'amarezza
-contristare la povera anima di Lionardo Salviati!
-
-Ma indi a poco richiamando lo spirito ai casi presenti, il Salviati
-voltosi alla Isabella favellò:
-
--- "Orsù via, Isabella, coraggio...."
-
--- "Non è viltà la mia.... è raccapriccio, è ribrezzo. -- Infelice
-Eleonora! così giovine, così lieta, tanto affezionata ai piaceri e alla
-vita! Bisogna salvarla.... bisogna avvisarla."
-
--- "Duchessa, ricordatevi non essere vostro il segreto; intorno a
-salvarla ci adopreremo.... poi."
-
--- "Sì, unico amico mio, mio padre, mio tutto; io mi rimetto, anima e
-corpo, nelle vostre braccia...."
-
--- "Bene! il tempo stringe. Voi dovete scrivere una lettera a madama
-Caterina di Francia: ella è donna di cuore alto; educata nei mali, deve
-avere appreso a soccorrere i miseri; e nata Medici, aborrirà che la sua
-casa s'infami con tragedie domestiche. Il sangue ancora può darsi che
-qualche cosa faccia: sicchè ognuna di queste considerazioni per sè, o
-tutte insieme riunite, mi sembra pure che abbiano ad essere attissime
-per muovere il reale animo suo a concedervi asilo, e provvedervi mezzi
-di fuga. Io assumo il carico di farle pervenire la lettera fino a
-Parigi: stasera parte un mio congiunto dei Corbinelli, accorto giovane e
-discretissimo, per Lione, e la consegnerà al luogotenente della città, o
-se non gli parrà mezzo affatto sicuro, per amore mio si condurrà sino a
-Parigi. Tosto che torni la risposta, non sarà arduo trasportarvi a
-Livorno, e colà imbarcarvi per a Genova, o meglio per a Marsiglia: quivi
-giunta, si può dire che siate in salvo...."
-
--- "Ma, e la Eleonora...?"
-
--- "Allora faremo in modo avvisarla, e potrà venire con esso voi, o
-andare in Ispagna dal duca di Alva, meglio dal suo fratello vicerè a
-Napoli. -- Or via dunque, scrivete la lettera, chè il tempo vola...."
-
-E Isabella si pose a scrivere; ma comecchè ella possedesse maravigliosa
-facilità a comporre, adesso le mancavano le parole, cancellava, tornava
-a cancellare, faceva da capo; gli affetti che molti e profondi le
-turbavano la mente, di leggieri possono immaginarsi. Alla fine la
-lettera fu scritta, e:
-
--- "Lionardo," prese a dire, "sentite un po' se così va bene. Io non ho
-mai durato tanta difficoltà nel mondo, quanta nello scrivere questa
-lettera. Dimenticate che siete lo Infarinato, vi prego...."
-
--- "Porgete." -- «Onorandissima come Madre. Persona che vi è congiunta
-per sangue, la sola superstite delle figlie di Cosimo dei Medici, vi
-scongiura che le salviate la vita. Se io sia innocente o no della colpa
-che intendono vendicare nel mio sangue, concedete che io taccia; ma se
-pure fossi in colpa, la giovanezza, la lontananza del marito, e le
-occasioni, e gli esempj, e il cuore di femmina pur troppo inchinevole ad
-amare, parmi che non mi dovessero fare considerare del tutto indegna di
-perdono. Molto ho da temere dal duca di Bracciano, più molto dal mio
-fratello Francesco. Io mi vi raccomando quanto più so e posso: porgetemi
-aiuto secondo che la urgenza del pericolo domanda, affinchè non venga
-tardo. A me salverete la vita, alla casa nostra la fama, e voi farete
-azione da quella magnanima Reina che siete, di cui vi darà Dio condegno
-merito. Dove meglio reputerà la prudenza vostra opportuno, io mi
-chiuderò in qualche santo monastero, intendendo e volendo spendere al
-servigio di Dio quanto mi avanza di questa misera vita, per ottenere
-dalla infinita sua misericordia la remissione delle mie colpe.
-
-»A Caterina reina di Francia....»
-
--- "Mi sembra che vada a dovere; copiatela, e aggiungete, che la
-risposta sia con sopraccarta diretta al mio nome."
-
--- "Ma!" riprese Isabella abbassando gli occhi e tingendosi in volto di
-rossore.... "e Troilo lo abbandonerò io...?"
-
--- "Troilo," disse gravemente messere Lionardo, "conosce come il Turco
-minacci la Cristianità: egli deve andare in Ungheria a combattere contro
-i nemici della fede, e con morte onorata acquistarsi il perdono di
-Dio.... Ma a lui soprattutto guardatevi di fare trapelare cosa alcuna;
-egli vi perderebbe di certo, e sè stesso con voi...."
-
-Isabella sciolse un profondo sospiro, e si pose con mano tremante a
-copiare la lettera. Appena fu terminata, Lionardo arse la minuta, e con
-molta diligenza compose un plico. Mentre che il Salviati, dopo avere
-suggellata la lettera con le armi dei Medici, stava per iscrivere la
-sopraccarta, si sentì un rumore come di corpo che sospinto con violenza
-investa in parete, o percuota nel pavimento; e schiusa allo improvviso
-la porta, fu visto Troilo, che alzando la portiera, e mettendo in avanti
-il capo, teneva la faccia di profilo, esclamando con ira:
-
--- "E' pare che ti sia venuta in fastidio la vita...."
-
-Lionardo quanto più speditamente potè nascose la lettera in seno; ma non
-gli venne fatto con tanta prestezza quel moto, che Troilo non se ne
-accorgesse. Troilo, mutati due passi oltre la porta, si fermò, volse
-attorno quel suo sguardo sinistro, e poi, fissando la duchessa con amaro
-sorriso, favellò:
-
--- "Dacchè ponete guardie alla vostra porta, io vi conforto, signora, a
-sceglierle se non più proterve, chè questo è impossibile, almeno più
-gagliarde...."
-
--- "Io aveva creduto che in casa mia la manifestazione della mia volontà
-fosse bastevole...."
-
--- "E voi avete creduto male, dacchè vedete come io sia penetrato qua
-dentro." -- E in questo punto deposto il riso, e dandosi in balía al
-furore, continuò: -- "Che sotterfugi, che tradimenti sono eglino questi?
-Voi mi volete condurre alla mazza, madonna Isabella! e se alla mazza si
-ha da andare, dobbiamo essere in due. Se voi siete dei Medici, io sono
-degli Orsini; e fo voto a Dio che cane mai non mi morse, ch'io non
-volessi del suo pelo. -- Che fate voi, cavaliere? Che cosa è il foglio
-che vi siete nascosto nel seno? Presto, mettetelo fuori; io voglio
-vederlo...."
-
--- "Cavaliere," riprese il Salviati con voce pacata, "ella è cosa che
-non riguarda punto voi, e non potete pretendere onestamente...."
-
--- "Questo è ciò che vedremo quando avrò letta la carta."
-
--- "Concedete ch'io mi astenga dal soddisfarvi.... cavaliere."
-
--- "Signor Salviati, io sono poco uso a sentirmi contrariare: datemi la
-lettera, che buon per voi!"
-
--- "Troilo, per quanto avete cara la nostra grazia, io vi comando
-tacervi, ed uscire...."
-
--- "Isabella, è tempo ormai che dismettiate i comandi, e cominciate a
-obbedire...."
-
--- "Messere Troilo, io vi assicuro sopra la coscienza di cavaliere
-onorato, che questa lettera non vi riguarda...."
-
--- "La coscienza! forse quella con la quale diceste le lodi del
-serenissimo signor Cosimo? Un cavaliere onorato non s'introduce
-fuggiasco in casa altrui, non si mescola dei fatti che non lo
-riguardano, non viene a ordire trame; e se trame non fossero, non
-repugnereste a darmene conto...."
-
--- "E chi siete voi dunque, messere Troilo, di grazia....?"
-
--- "Io...! Io sono quegli a cui dava in custodia la sua donna il duca di
-Bracciano...."
-
--- "Ed osate farvi un diritto di questa custodia? Ah! messere
-Troilo...."
-
--- "Che cosa intendete? Salviati, guai a voi! Io sono uomo da mozzarvi
-la lingua.... sapete...."
-
--- "Troilo! ove trascorrete? Voi gli dovete onoranza, non altrimente che
-se mi fosse fratello...."
-
--- "Onoranda gente davvero sono i fratelli vostri.... La lettera,
-Salviati, la lettera!"
-
--- "Io non sarò per darvela mai...."
-
--- "Badate, ch'io vi adopererò la forza...."
-
--- "Userestemi voi villania? Non vedete voi ch'io sono disarmato....?"
-
--- "Tanto meglio: così verrò più agevolmente a capo dei miei desiderii.
-E, aveste spada, tornerebbe lo stesso: chi tratta la penna regge male la
-spada...."
-
--- "La lettera mi sta sul cuore," disse il Salviati, facendo croce delle
-braccia sopra il petto; "e non l'avrete se non mi strappate ambedue...."
-
--- "E lo farò...."
-
--- "Forsennato! Prima di giungere a lui, e' vi sarà forza passare sopra
-il mio corpo!" grida Isabella ponendosi tra mezzo a Troilo e a Lionardo.
-
--- "Indietro!" proruppe Troilo; e di un urto mandò la duchessa traverso
-al lettuccio.
-
--- "Ahi misera! misera Isabella! a quale uomo sagrificasti la tua
-vita...."
-
--- "La lettera....!"
-
--- "Vi ho detto il modo per averla...."
-
--- "Il sangue vostro sia sopra di voi." -- E traendo fuori la daghetta,
-Troilo cacciò innanzi la mano manca per afferrarlo. Lionardo non mosse
-passo; imperterrito, con le braccia incrociate sul petto, si disponeva a
-patire una violenza contro la quale, e per la fievolezza della persona e
-per trovarsi disarmato, non poteva opporre nulla. Troilo già lo
-afferrava, quando si aperse fragorosa la porta, ed entrando in sembianza
-turbata Lelio Torelli, a voce alta gridò:
-
--- "Il magnifico signore duca di Bracciano....!"
-
-Questo nome parve la testa di Medusa per Troilo: dette indietro, ripose
-prestamente la daga nel fodero, e s'ingegnò ricomporre il volto; se non
-che quei due affetti contrarii, di furore e di reprimento, invece di
-ricondurvi la serenità, glielo sconvolsero in modo che metteva paura a
-vederlo.
-
-Isabella, che giaceva tolta fuori di sè, si drizzò sopra il lettuccio
-come per virtù di elettricismo, e stette disfatta con gli occhi intenti
-verso la porta.
-
-Il cavaliere Salviati, pensando che non essendo di casa poteva
-allontanarsi onestamente salutando il duca così di passaggio, salvo a
-complirlo in modo convenevole a suo tempo, senza affrettarsi troppo, e
-con la solita sua compostezza quinci si tolse.
-
-Percorrendo le sale, e giù per le scale, maravigliò forte di non
-incontrare il duca, nè vedere nel cortile o alla porta vestigio alcuno
-che indicasse l'arrivo di tanto personaggio: non sapeva come spiegare la
-cosa, ma non riputando prudente tornare addietro per chiarirla, pensò
-che gli sarebbe bastato un'altra volta.
-
-Isabella e Troilo tennero per alcuni istanti gli occhi drizzati verso la
-porta, pure aspettando di vedere comparire messere Paolo Giordano; ma
-poichè ebbero atteso invano, Troilo rinvenuto primo dal suo
-sbigottimento, domandò a Lelio: -- "Ebbene, il duca..?"
-
-E Lelio, che avvisava ormai avesse potuto mettersi in salvo il cavaliere
-Salviati, con aria ingenua a un punto e beffarda si volse a Isabella, e
-riprese a dire:
-
--- "Il magnifico signore duca di Bracciano manda a salutare la signora
-duchessa, e le fa sapere che sbrigate alcune sue faccende a Roma, conta
-venire a starsi con esso lei verso la metà del prossimo mese di
-giugno...."
-
-E fatto un profondissimo inchino, non senza sogguardare così un tal poco
-alla trista Troilo, si ritirò. Troilo si accôrse dell'inganno, e forte
-mordendosi le mani, mormorò fra i denti:
-
--- "Sozzo cane traditore, tu me la pagherai!"
-
- ----
-
-[11] Salviati. Orazioni per la morte di don Garzia, p. 25 e 45.
-
-[12] Vedi Cronaca di Firenze pubblicata dal Morbio.
-
-[13] Lettera di Bastiano Rossi, nello elogio degli Illustri Italiani:
- Orazione del Cambi, e Notizie degli uomini illustri dell'Accademia
- Fiorentina.
-
-[14] Segni, T. 2. p. 337.
-
-[15] Orazione delle lodi del cav. L. Salviati fatta all'Accademia
- Fiorentina da Pier F. Cambi.
-
-[16] Vale -- piacere di esser lodato, -- ed è modo basso.
-
-[17] Bernardo Davanzati. Orazione in morte di Cosimo I.
-
-[18] Storie, Libro 15.
-
-[19] Segni, Storie, libro 14.
-
-[20] Elenco pubbl. dal cav. Fabbroni nei _Provvedimenti Annonarj_,
- riportato nella Vita di Cosimo I di Aldo Manuzio. Edizione di Pisa,
- 1823.
-
-[21] Questi documenti si trovano a p. 261, Tomo II, delle Storie
- dell'Ammirato. Edizione di Firenze, 1827.
-
-[22] Vita dell'Aldo Manuzio sopra citato.
-
-[23] Ammirato. Edizione di Firenze del 1827. Tomo ultimo.
-
-[24] Aldo Manuzio, p. 132, in nota. È questa lettera singolarissima, che
- ci pare pregio dell'opera riprodurre intera in questa appendice.
- «Strenuo mio cariss. -- Ogni buon principe debbe desiderare tre
- cose oltre a molte altre: l'una di conservare l'onore, l'altra lo
- Stato, la terza l'aver causa di provare li servitori, ed avere
- occasione di gratificarli e beneficarli. A noi pare che con la
- venuta di Piero Strozzi ci sia dato occasione di pensare a due di
- queste: la prima di parerci troppa vergogna che costui insolente
- abbi procurato di venire a Siena, e starci con troppo disonor
- nostro su gli occhi; onde abbiamo pensato di fare due cose per
- questo mezzo: l'una di cercare per ogni via e verso di levarci
- dinanzi questa vergogna; la seconda sperimentare li nostri
- servitori ed amici fedeli, con avere occasione di beneficarli
- servendoci bene in questo affare; perchè della terza, di conservar
- lo Stato, non ci passa per pensamento che costui ci possa nuocere,
- essendo noi per provvedere in modo alle cose nostre, che largamente
- resteranno sicure. Onde per eseguire questa nostra intenzione siamo
- certi, ogni persona avere qualche amico confidente, che potessi per
- qualche modo andando in Siena, per via d'una archibusata, o in
- qualunque altro modo che migliore paressi a voi, levarci dinanzi
- l'arroganza di costui; e confidati assai che in voi sia totalmente
- l'animo di servirci, abbiamo pensato di proporvi questo, acciò
- vegghiate di trovare almanco due persone fidate: ma vorriano essere
- forestiere, o vero ribelli, o banditi dello Stato nostro; li quali
- acconciandosi in Siena per soldati, o in qualunque altro modo che
- migliore paressi, potessino, presa l'occasione, o con archibuso o
- altro, ammazzare costui. Il che facendo, si può prometter loro al
- fermo dieci mille scudi, oltre ad acquistare la grazia nostra, e
- gradi e provvisioni, come a voi paressi di prometter loro. Il che
- facendo, sarà sotto parola di principe eseguito da noi senza alcun
- dubbio, dilazione, o scrupolo, abbondantissimamente: e nel
- particolar vostro, vi promettiamo raddoppiare prima la nostra buona
- grazia; secondariamente tutto quello che voi sapete desiderare per
- utile ed onor vostro, sapendo che con voi non bisogna usar termine
- d'offerirvi danari, perchè offerendovi quanto può essere a comodo
- vostro con la nostra buona grazia, largamente vi potrete promettere
- da noi quanto vi parrà essere necessario per comodo, onore ed util
- vostro. Non potriamo più di quello che facciamo incaricarvi, e
- stringervi il desiderio che abbiamo di tal cosa, perchè parendo a
- noi che ci tocchi nell'onore, e stimandolo sopra ogni altra cosa,
- pensate quanto noi lo desideriamo: perchè, sebbene gli è molti anni
- che costui ha fatto professione di fuoruscito, e che gli averiamo
- potuto nuocere molte volte, non mai abbiamo pensato tal cosa; ma
- ora, che vuole arrogantemente mostrare di competere, e far sì su
- gli occhi nostri di parer qualcosa, ora ci pare che abbi cerco di
- offenderci nell'onore, e però desideriamo sperimentare gli nostri
- servitori ed amici. Cercate dunque di trovare due almeno, o quelli
- che più vi paresse, che fossino atti a tal cosa, e vedete di
- persuadergli a questo effetto, con ordinar loro quello
- intrattenimento che vi parrà che basti per potere stare su luogo o
- dove andassi per fare tal cosa, che vi rimborseremo di quanto dessi
- loro, o vi manderemo il modo, avvisandocelo per tale effetto, come
- meglio vi parrà. Bisogna bene che vi certifichiamo, che il tener
- voi segreto tal cosa importa assai; ma quando bene qualcuno di loro
- lo scoprissi a Piero, non per questo c'importa, ma solo lo diciamo
- del segreto per quello tocca a chi avessi andare a far l'effetto.
- Del sapere l'un dell'altro, o altri che andassino a questo, tutto
- lo lasceremo risolvere come meglio vi parrà. E questa nostra aremo
- caro resti appresso di voi o che l'abbruciate, come più vi parrà a
- proposito, e non venga in notizia d'altri che vostra, eccetto però
- se per animar qualcuno di quelli avessi a far lo effetto
- bisognasse; però non ci estenderemo più con questa, credendo aver
- satisfatto assai alla intenzione nostra, e pensiamo al certo dover
- anco restare satisfatti dell'opera vostra, desiderando sopra modo
- tal cosa. Dateci risposta particolare di quanto arete eseguito,
- dicendoci li nomi di quelli mandate, uno o più che siano; e senza
- fare dimostrazione di parlarci, o venire da noi per tal cosa, ci
- risponderete in mano propria, che noi solo vedremo il tutto, ned
- altra persona che il Segretario, che questa scriverà, sarà conscio
- di tal cosa: e Dio vi conservi. -- Di Fiorenza, li 5 gennaio
- MDLIII. -- Il Duca di Fiorenza.»
-
-[25] Segni, Storia, p. 159, 184. Ed. di Milano.
-
-[26] Galluzzi, Storia. T. 2, p. 313.
-
-[27] Maccrie. Storia della Riforma, p. 275, dove cita Thuani. Hist. ad
- an. 1566.
-
-[28] Storie, Cap. ult.
-
-[29] Tuano, Hist. ann. 1566, narrò che abbruciarono il Carnesecchi;
- Laderchi, ann. 1567, rimprovera Tuano per avere affermato che
- abbruciarono il Carnesecchi, senza specificare se vivo o morto,
- negando che la Chiesa abbia fatto mai abbruciare vivi gli eretici,
- ma nell'ultimo volume confessa essersi ingannato. Ant., T. 23, f.
- 200; Maccrie, Storia, p. 276: il Carnesecchi però fu prima
- decapitato, poi abbruciato. Galluzzi, T. 2, p. 315.
-
-[30] Aldo Manuzio, Vita di Cosimo, p. 51.
-
-[31] Orazione nelle esequie del Serenis. G. D. Cosimo, p. 275.
-
-[32] MS. della Bibl. Reale di Francia, e MS. Capponi, e mio.
-
-[33] Mazzucchelli, nota 17 alla vita di messer Giovanni Boccaccio
- scritta da Filippo Villani: -- «A questo silenzio, e alla mutazione
- di sua vita, contribuì non poco ciò che narra il B. Gio. Colombini,
- Fondatore della Religione de' Gesuati, al Cap. XI della vita del B.
- Pietro de' Petroni Certosino suo amico. Scrive egli, che il B.
- Pietro poco prima di morire diede ordine a Giovacchino Ciani, suo
- compagno, di portarsi dal Boccaccio, e di riprenderlo a suo nome
- degli scritti suoi men che onesti, e di consigliarlo a mutar vita,
- scoprendogli nel tempo stesso molti secreti dell'animo di lui, i
- quali il Boccaccio credeva che niuno al mondo sapesse. Il che poco
- dopo la morte del B. Pietro, seguita a' 29 di maggio del 1361,
- essendo stato eseguito con istordimento del Boccaccio, il quale
- sapeva che il B. Pietro non lo aveva veduto giammai, ne diede egli
- notizia al Petrarca suo amico, comunicandogli il suo proponimento
- di mutar vita. Il Petrarca, recando fede all'ambasciata, lodò con
- sua lunga lettera, ch'è la quinta del lib. I delle Senili, il
- Boccaccio del buon uso ch'era per farne, siccome anche avvenne. Fu
- allora per avventura che fama corse, essersi egli fatto frate della
- Certosa di Napoli, sul qual supposto gli scrisse un sonetto Franco
- Sacchetti, il quale si legge nella prefazione delle Novelle di
- questo, e incomincia:
-
- Pien di quell'acqua dolce d'Elicona ec.;
-
- e gli dice:
-
- Avete preso certosana vesta ec.
-
- Si sa per altro ch'egli era cherico; come prova chiaramente il sig.
- Manni nel Cap. XIII della sua Vita.»
-
-
-
-
- CAPITOLO QUARTO.
-
-
- L'OMICIDIO.
-
-
- FRANZ -- Voi volete farmi morire di languore. Io morrò di
- disperazione nella età della speranza, e voi ne avrete la
- colpa.... Dio mio! io che non ho goccia di sangue che non sia
- vostro! io, che respiro soltanto per amarvi, e per obbedirvi in
- tutto....
-
- ADELAIDE -- Esci dal mio cospetto....
-
- FRANZ -- Signora!
-
- ADELAIDE -- Va, accusami dunque al tuo signore:
-
- _Goethe._ -- _Goetz di Berlichingen._
-
-
-La diffidenza si era insinuata nel cuore d'Isabella come un aspide in
-fondo al nido: le suonavano a modo di ronzio insopportabile le immani
-parole di Troilo; vedeva il sospetto codardo, sentiva che anche da lui
-avrebbe potuto essere tradita e accusata; e fissando questo abisso
-d'infamia, ne risentiva una vertigine morale punto diversa dalla
-vertigine fisica, che sorprende il risguardante qualche dirupo delle
-Alpi: però non è da dirsi se studiasse ogni argomento per non trovarsi
-insieme con Troilo, o trovandovisi, fare in modo che qualcuno
-l'accompagnasse. Per altra parte, era cresciuto il bisogno di tenere il
-Torelli presso di sè; e la solerzia del giovane, la sua devozione, e
-l'assiduità dal medesimo posta a bene servirla, fecero sì che la
-Isabella non potè trattenersi dal guardarlo con occhio di singolare
-amorevolezza. Procedendo sempre, come fu suo destino, improvvida, non
-pensò che il fanciullo era oggimai diventato uomo, che in cotesta età le
-passioni mandano sottosopra l'anima a guisa di uragani; non temè, nè si
-accôrse dello ardore funestissimo, che infiammava il sangue di Lelio.
-Tranne baciarlo in fronte, siccome costumava quando era garzoncello, si
-compiaceva tuttavia a scompartirgli la bella chioma sopra la fronte, e
-percuoterlo dolcemente nelle guance, a usargli insomma ogni maniera di
-vezzi co' quali le madri accarezzano i figliuoli dilettissimi; e se
-tutto questo fosse un mettere zolfo sopra il fuoco, lascio pensarlo a
-coloro, che o sentono il furore di un primo affetto, o si ricordano
-averlo pure una volta provato. Quasi sempre assorta nei casi imminenti,
-la Isabella non badava nè si accorgeva di certi moti di Lelio, che in
-condizione più riposata di animo avrebbe agevolmente conosciuto.
-Allorchè ella si recava a passeggiare in giardino, chè ormai di casa
-usciva più poco, le accadeva tanto spesso trovarsi come tolta fuori di
-sè, che per non investire o pianta, o statua, od oggetto altro
-qualunque, si apprendeva al braccio di Lelio, e secondo che l'agitavano
-gl'interni pensieri, ora più, ora meno fortemente glielo stringeva;
-sicchè l'anima di lei per via di coteste strette meglio che elettriche
-si trasfondeva nel giovane, il quale con lunghissimo sguardo come
-delirante la contemplava, e a larghi sorsi beveva il veleno che già gli
-aveva attossicato irrimediabilmente la esistenza.
-
-La faccia del Torelli, oh quanto mutata! Ormai non poteva più conoscersi
-qual fosse la sua età: con le labbra accese ed aperte come uomo arso da
-tormentosa sete, le guance scarne, la pelle tesa sopra le ossa,
-tutt'occhi; spesso madido di sudore. L'acceso desiderio, che gli stava
-confitto come un ferro tagliente nel mezzo del cuore, aveva partorito
-tale e siffatto disordine nel sistema dei nervi, che la sensazione più
-leggera bastava per farlo tremare da capo alle piante per ispazio di
-tempo grandissimo; le vene gli si erano infiammate, e ad ogni moto,
-comecchè tenue, il petto gli anelava in guisa, che pareva gli si volesse
-rompere; lo travagliava un affanno continuo; la vista gli si smarriva
-allo improvviso in una massa di luce sparsa in miriadi di faville, o
-aggirantesi in circoli vorticosi; e nelle tempie sempre un martellare
-senza posa, e schifo di cibo, e notti insonni, o travagliate da
-spaventosissime fantasime. Cosiffatta miseria non poteva durare, e non
-durò.
-
-Volgeva a sera il giorno più bello del mese di giugno: il sole
-tramontato con i suoi ultimi raggi empiva in parte lo emisfero di una
-luce serena di oro purissimo, e dal punto in cui cotesta luce cessava
-cinque raggi pure di oro si diffondevano mirabilmente in su per lo
-azzurro dello empireo, in modo che alla commossa fantasia
-rappresentavano la mano del Creatore, che si stendesse pacata a benedire
-la natura; le foglie trionfali degli allori, quelle acute dei mirti, le
-frastagliate delle quercie, e tutte insomma della famiglia multiforme
-degli alberi, apparivano contornate distintamente in quel campo
-magnifico, sicchè avresti creduto potere annoverarle; il venticello
-vespertino agitava le cime delle piante, le quali movendosi l'una verso
-l'altra parevano ricambiarsi misteriosi colloquii: e gli uccelli prima
-di chiudere gli occhi alla quiete, con dolcissimo coro, che la natura
-insegna, e sola può insegnare la natura, cantavano un inno di gloria al
-Signore; le acque rotte tra i sassi non sembra più che piangano, ma
-liete mormorino pel continuo incalzarsi che fanno; più soave spirano il
-profumo dagli aperti calici i fiori; con le facoltà concesse dai cieli
-alle cose create, il cielo, la terra e le acque instituiscono una gara a
-cui meglio riuscirà di manifestare la gratitudine verso il Gran Padre
-del mondo, e da tutte insieme nasce uno incanto, e sorge una favella,
-che sembrava dire, e diceva certo: siamo nate ad amare!
-
-Isabella si era condotta sopra il verone, e qui seduta, pone il braccio
-su l'omero di Lelio, e sopra il braccio appoggia la faccia: gli occhi
-solleva al cielo, in atto che rammenta Niobe; o piuttosto una testa di
-Maddalena penitente, come poi seppe immaginare il nobile pensiero di
-Guido. Quella sembianza di preghiera, di mutuo dolore, e di pace stanca,
-è sovraumana a vedersi: bene l'aveva disfiorata la sventura; la febbre
-lenta che le consuma la vita gliela vela di mesto pallore, ma cotesta
-fronte comparisce pur sempre portentosa di bellezza; -- bella come
-quella di un angiolo decaduto!
-
-Ella guardava il cielo, e Lelio lei, dacchè nel volto di cotesta donna
-egli avesse riposto il suo paradiso; e così stava immobile e intento,
-che non pareva cosa viva; gli si empirono gli occhi di lagrime, che
-presero a sgorgare copiose giù per le guance, senza fare atto di
-angoscia, nè di altro: così talora ho veduto cadere la rugiada raccolta
-nel cavo degli occhi di qualche statua, e mi parve che piangesse: ma
-quindi in breve le lagrime cessarono, arido gli divenne lo sguardo,
-dilatato, e corrusco di luce sinistra; lo invase un tremore come se
-fosse il ribrezzo della febbre, e fors'egli era; e allo improvviso, non
-sapendo quello che si facesse, vinto da troppo maggiore potenza, che a
-lui fosse dato di superare, le gittò le braccia al collo, e la coperse
-di baci pel capo, pel volto, e pel seno, con una smania convulsa, con
-tale e siffatto delirio, che in verità metteva compassione,
-conciossiachè si saria detto: costui versa l'anima in quei baci.
-
-Isabella un momento smarrita, richiama l'alterezza della dignità offesa,
-e forse, assai più della dignità, la principesca superbia; e tremante
-anch'essa, ma per altissimo sdegno, respinge energicamente il giovane
-paggio, e si svincola dalle braccia di lui; quindi senza far motto, con
-occhi orribili, s'incamminava alla stanza per cui si giungeva al verone;
-e Lelio, annientato, le trasse dietro come immemore del commesso
-misfatto. Isabella si accosta con veloci passi verso una tavola, e
-risolutamente stende la mano al campanello di argento; poi allo
-improvviso sosta, quasi che il volere e il disvolere le contendessero
-nella mente; già un pensiero più mite sembrava che spuntasse tra la
-procella della passione, comecchè l'ira durasse: così vediamo pei mari
-la furia del vento gareggiare con la furia dell'onda; ma placato il
-vento, tornata a splendere l'alma luce del sole, continuare il mugghio
-dei marosi minaccevoli e turbati. Dopo qualche esitanza pur vinse il
-primo consiglio, e scosse a più riprese il campanello. Non bastò la
-prima nè la seconda volta; finalmente comparve uno staffiere, al quale
-la duchessa ordinò: -- "Venga il maggiordomo...."
-
-E il maggiordomo, passato altro buono spazio di tempo, si recava a
-ricevere i comandi della duchessa. Era il maggiordomo don Inigo,
-gentiluomo spagnuolo, fidato e discreto come una buona lama di Toledo:
-non rideva mai; oltre quelle richieste dalla necessità, era un gran caso
-se in capo a un mese lo udivano favellare tre parole. Di forme
-robustissimo, torvo il ciglio, il volto di colore bilioso; -- chi sa che
-cosa mai si volgesse in cotesta anima! Era chiuso come un sepolcro.
-
--- "Mea Señora!" disse inchinandosi.
-
--- "Don Inigo, Lelio nostro ci ha dimostrato desiderio di ridursi a
-vivere a casa con i suoi vecchi parenti; e a noi è sembrato non doverci
-nè poterci opporre a così onesto desiderio.... La madre sua, poveretta!
-chi sa con quanti voti lo richiama, e mi parrebbe crudeltà differirle
-più oltre questa consolazione. Riveda il figliuol suo cresciuto in ogni
-maniera di studii che a valente gentiluomo si addicono; lo riveda
-virtuoso e dabbene.... e soprattutto innocente, -- e sia l'orgoglio
-della sua vita. Don Inigo, voi accompagnerete Lelio sino a Fermo, e
-direte ai suoi parenti, che Lelio ci faceva sempre buona ed onesta
-guardia, che ci sarà sempre ricordanza amorevole come di figlio; che in
-ogni cosa dove possano avvantaggiarlo le mie facoltà, si valgano di me
-non altrimenti che se io fossi di loro; in ispecie poi alla madre
-assicurate che i costumi pravi su di lui non poterono punto, che io non
-ebbi a dolermi in nulla del giovine, tranne certe fanciullaggini,
-ardimentose troppo, ma che col tempo si perdonano, appunto perchè
-fanciullaggini; nonostante, confortarla io a scegliergli presto tra le
-fanciulle di Fermo chi per venustà di persona, per soavità di modi, e
-corrispondenza di affetti possa ridurre in pace uno spirito di soverchio
-ardente, un cuore che non è senza qualche procella. Inigo, condurrete il
-suo giannetto bianco con tutti gli arnesi di velluto cremisino, vesti,
-masserizie, insomma ogni cosa, sicchè non rimanga presso di noi pure una
-piuma di lui, che la intendiamo donata, e doniamo. Dalla guardaroba del
-duca nostro marito scerrete una collana e un medaglione da appuntarsi
-alla berretta, e glieli porrete nella valigia; vi porrete ancora cento
-ruspi di oro, e il certificato amplissimo dei suoi onorati servigi, che
-voi firmerete e munirete del nostro sigillo ducale. Se il caso facesse
-che il giovane si trovasse male disposto, prendete una delle nostre
-carrozze, e a nome nostro chiedete le pulledre della posta, che ve le
-daranno, e partite ad ogni modo. Domani il sole non deve vedervi a
-Firenze. Addio."
-
-E qui, alzata la destra, faceva il cenno col quale l'orgoglio dichiara
-alla umiltà che gli si tolga davanti. Ma poi, premurosa di temperare la
-durezza dell'atto, aggiungeva:
-
--- "Andate, Lelio, andate; noi formeremo sempre mai voti per la vostra
-felicità, e ci torneranno accettissime sempre le nuove del vostro buono
-essere."
-
-Don Inigo non sapeva darsi pace intorno alle tante parole spese per tale
-negozio, a cui gli sembrava bastante la parola -- andate, -- se togli
-quanto concerneva il giannetto, i ruspi, la collana, e simili; ma prima
-di essere carico di tutti quei discorsi, aveva seco stesso deliberato
-lasciarli a casa, o farne getto per la via. Lelio con volto dimesso,
-composta ad arco la persona, quasi rotto per la immensità dello affanno
-che l'opprimeva, si allontanò seguendo il maggiordomo, più che altro
-somiglievole al condannato dietro al carnefice che lo mena a guastare.
-
-Isabella lo guardò fisso; stette ancora a guardare lungamente la porta
-dond'era scomparso, poi dandosi forte della palma nella fronte esclamò:
-
--- "Ahi! sciagurata femmina! quanti infelici per te...."
-
-Isabella non mosse piede fuori della stanza, ch'era la sua maritale.
-Questa stanza compariva spartita in due sezioni: la prima, che faceva
-capo a tre finestre sopra il verone, spaziosissima, tappezzata di
-damasco operato ad armi dei Medici e degli Orsini, di colore verde:
-intorno alla camera, a certe distanze ricorrevano dei medaglioni di
-bassorilievo in marmo rappresentanti varii ritratti di famiglia dentro
-grosse cornici dorate: due porte l'una contro l'altra al termine della
-stanza andavano distinte per larghi pilastri di porto-venere; e sopra le
-porte un cornicione con due corridietro, od orecchioni, come dicono in
-arte, in mezzo ai quali un busto composto di marmi di qualità diverse,
-bianco la testa, il rimanente broccatello; e sotto, la portiera con due
-cortine a frange di oro: nei canti due ampissimi vasi chinesi, o
-piuttosto giapponesi, turchini, con mascheroncini, maniglie, ed altri
-ornamenti di argento dorato condotti con sottile magistero; appoggiati
-alle pareti due stipi di ebano intarsiati di madreperla, maraviglia a
-vedersi, e seggioloni, e sgabelli di ebano ricoperti di damasco pur
-verde; in mezzo, una tavola di ebano e di argento, del medesimo lavoro
-degli stipi. Questa prima sezione terminava in un arco di cui
-l'estremità posavano sopra una cornice assai sporgente sostenuta da
-colonne, la base e il capitello delle quali erano di bronzo dorato di
-ordine corintio, ma il fusto a spirale di porto-venere ricinto nel cavo
-della spirale da un ramo di foglie di mirto in bronzo dorato; il vano
-dell'arco coperto da tende di damasco. Oltre l'arco era il letto,
-immenso di mole, e carico piuttosto che ornato d'intagli, di amorini, di
-fogliami, e frutta, e piume, da mettere sospetto in chiunque avesse
-dovuto giacervi sotto: quali e quante fossero suppellittili, arnesi, e
-masserizie là dentro, troppo riuscirebbe lungo a descrivere; basti
-all'uopo nostro conoscere che a canto al letto si vedeva una tavola del
-Crocifisso con la Madonna da un lato, e San Giovanni dall'altro, che
-posava sopra un zoccolo alto un braccio circa dal solaio: questa tavola
-mercè d'ingegni volgeva sopra mastietti incastrati nel muro, e lasciava
-l'adito ad una porta segreta, la quale mediante certa scala a chiocciola
-conduceva nelle stanze terrene meno frequentate dalla gente.
-
-Le ombre avevano occupato il cielo da lunga ora quando a Isabella parve
-tempo convenevole a chiamare le sue cameriste, le quali ebbero ordine di
-accendere una lampada, metterla sopra la tavola, e andarsi con Dio.
-Avendo esse domandato se desiderasse che le dessero mano a spogliare le
-vesti, rispose breve: -- che farebbe da sé; -- ed avendole accomiatate
-di nuovo, andò alle porte, e tirò le stanghette, per cui nessuno, mal
-suo grado, avrebbe potuto penetrare là dentro.
-
-In balía dei suoi pensieri, si pose a percorrere in tutti i lati la
-stanza con passi ora lenti, ora concitati; un momento si fermò a
-contemplare la lampada. Di lavoro singolare, rammentava questo arnese
-uomini e cose di cui appena giunse a noi fama incertissima: era di
-bronzo, e presentava di faccia una testa di elefante con la proboscide
-rivolta in su, donde usciva il lucignolo; di profilo, un cigno di cui il
-collo ritorto sopra il petto componeva il manico; di pianta, ti offriva
-la testa di Medusa con la bocca atteggiata a disperato dolore, e per
-questo pertugio versavano l'olio; di sotto poi, un altro mascherone, col
-quale componevano uno insieme ingegnoso le altre parti della lampada.
-Isabella, nel guardarla fisso come faceva, pensava meno alle rovine dei
-popoli che alla madre sua, la quale gliela aveva donata insieme a molte
-altre antichità etrusche trovate negli scavi fatti a Castiglione della
-Pescaia. Certo, Eleonora di Toledo fu donna aspra di modi, di spiriti
-alteri, e poco per natura disposta al perdono; nonostante, le sue
-viscere di madre si sarebbero commosse, ed avrebbe sovvenuto alla figlia
-deserta, che adesso per la partenza di Lelio rimaneva affatto priva di
-un'anima in cui confidare. Isabella si affaticava a imprimere séguito ai
-suoi pensieri per condurli a sciogliere le imminenti difficoltà, ma i
-pensieri a modo di cavalli sfrenati, vinta la mano alla ragione,
-divagavano ora qua ora là, in mille andirivieni, secondo che o il sangue
-o gli affetti scotevano il suo cervello; si stancava per cercare, ma lo
-intelletto gli si sprolungava infinito davanti, sterile di trovati, come
-un deserto dell'Affrica si presenta alla caravana privo di qualunque
-pianta e di asilo. Stanca di cotesto stato, si mosse finalmente verso la
-sezione della stanza ov'era il letto; alzò la tenda dell'arco, e passata
-oltre lasciò di nuovo caderla. Il letto compariva sopra modo lindo, con
-lenzuoli bianchissimi di tela di Olanda, ornati di trine di Malines, e
-coperta bambagina ricamata con sottile lavoro: le accorte cameriste vi
-avevano sparso sopra rose fresche e fiori di arancio, sicchè poco più si
-sarebbe accomodato un letto da sposi. Isabella prese un lembo del
-lenzuolo, e lo piegò traverso al letto, come usa fare chiunque intende
-giacersi; ma scoperto che l'ebbe, non andò oltre in cotesto suo disegno,
-e si rimase immota accanto a quello.
-
--- "Ecco!" dopo un lungo guardarlo ella diceva, "questo letto maritale
-apparisce lindo e odoroso come la prima notte delle mie nozze: è bianco,
-è polito quanto l'ala del cigno; eppure qual miserabile giaciglio di
-popolo davanti a Dio non è meno contaminato di questo? Sopra il
-capezzale stanno due chiodi, che, o a destra io mi volga o a sinistra,
-mi si conficcano dentro le tempie, -- l'adulterio e l'omicidio; perchè
-questi due pensieri nascono gemelli, ed io lo so. Qui a capo del letto
-un demonio, contro cui acqua santa non giova, agita l'ale, e scuote sul
-dormente sonno di febbre, e fantasime di paura.... -- Eppure qui ebbi un
-giorno quiete di paradiso: qui fui salutata con la dignità di madre; qui
-adagiandomi pensai che se il sonno si fosse prolungato eterno, la mia
-anima poteva sperare di essere accolta come ospite nelle sedi celesti.
--- Ricordo il momento in cui Giordano tolta dall'altare qui mi condusse,
-ed accennatomi il letto mi disse: -- «Sposa mia, io ti consegno questo
-letto, e con esso il mio onore, e la buona rinomanza della famiglia. Io,
-sovente impiegato in lontane ambascerie, o nella milizia, non potrò
-starti sempre al fianco per consigliarti e sovvenirti: assumi per tempo
-virile animo, e impara a guardarti da te stessa: sappi che niuna cosa è
-tanto necessaria a te, e accetta a Dio, e a me grata, e onorata ai
-figliuoli che hanno a nascere da noi, quanto la tua onestà; imperocchè
-l'onestà della donna è una corona di gloria sul capo al marito; l'onestà
-della madre fa la massima parte della dote alle figliuole, chè i
-costumati giovani domandano sempre, e con buona ragione, donde nasca la
-fanciulla che intendono togliere a moglie; la onestà in ogni femmina
-assai più pregiasi della bellezza; anzi, senza onestà e senza
-verecondia, o non è bellezza o presto trapassa. Lodasi il viso bello, ma
-gli occhi disonesti lo fanno lordo di biasimo e di vergogna, pallido di
-dolore e di tristizia di animo. Piace una bella persona, una speciosa
-femmina; ma un cenno disonesto, un disonesto atto d'incontinenza subito
-la rende vile e brutta. La disonestà dispiace a Dio, e di niuna cosa si
-trova essere Iddio tanto severo punitore nelle donne quanto della loro
-poca onestà; rendele infami, contennende, e male per tutta la vita
-soddisfatte. E pertanto, donna mia, se tu vuoi fuggire ogni apparenza di
-disonestà, dimóstrati a tutti onesta, non fare dispiacere a Dio, a te
-stessa, a me, ai comuni figliuoli, e ne avrai lode, e grazia da
-tutti.»[34] -- Se qui davanti mi comparisse adesso Giordano, e mi
-domandasse: Come hai conservato i miei ricordi? Come i tuoi giuramenti
-mantenesti? -- Non parlerebbe il mio rossore per me? Queste pareti,
-questi ornati; e soprattutto queste immagini di santi non griderebbero
-ad una voce: noi siamo polluti! noi siamo polluti! Potrei, o dovrei io,
-postergata ogni pudicizia, domandargli a mia posta: e voi come avete
-conservato i vostri? -- La colpa altrui, se toglie il diritto di
-accusare, non iscusa per questo la tua colpa; e poi, quando la donna si
-abbandona in braccia diverse che quelle del suo marito non sono, sempre
-le viene in odio il marito, non cura i figli, la famiglia distrugge; la
-qual cosa nel marito rispetto alla moglie non sempre vediamo apparire.
-Aggiungi, che i figli adulteri stanno in casa monumento perpetuo di
-vergogna; non possono, o mal possono cacciarsi per legge, ma dal cuore
-si cacciano per odio, fanno nascere la voglia di spengerli, o si
-sopportano come nemici, perseguitati dagli altri, che come ladri della
-loro sostanza li considerano, percossi, avviliti, così che l'anima
-affannosa della madre non sa bene se deva desiderare che vivano in tanto
-miserabile vita, o se piuttosto si muoiano; e ciò nei trascorsi degli
-uomini fuori di casa difficilmente avviene, o non mai. Ecco la moglie
-infedele guasta l'anima di tutti: già sono sparsi i semi dell'odio; la
-colpa ha seminato il delitto, e la pena lo mieterà. Oh! fossi morta
-prima di perdere la mia innocenza! o piuttosto non fossi io nata!
-Isabella, sei sola; lascia l'alterezza del sangue, abbandona il contegno
-che t'impone alla vista delle genti la tua nascita reale; e siccome ai
-miseri convengono lo squallore e le lagrime, piangi ora, che puoi, la
-tua fama perduta, la tua innocenza, la tua salute, i tuoi figli, e la
-tua famiglia; piangi dirotta, chè forse questa facoltà, che ti senti di
-piangere, è il primo segno che la misericordia di Dio ti manda a farti
-palese che la sua collera si mitiga verso di te...."
-
-E piangendo forte si lasciò andare boccone sul letto, movendo il più
-doloroso lamento che mai femmina facesse in questo mondo. Così lunga
-pezza si giacque, quando le parve udire, ed udì certo un rumore di passi
-nella parte antecedente della stanza. Si alzò ratta, e levata la tenda
-dell'arco, ella vide comparirle davanti, non senza maraviglia e paura,
-Lelio Torelli. Quantunque un funesto presentimento tutta la
-sconvolgesse, pure, resa animosa dalla urgenza del pericolo, ella si
-trasse innanzi, e domandò:
-
--- "A che venite voi? Che cosa cercate?"
-
--- "Io vengo a domandarvi il mio cuore, che avete spezzato, la mia vita,
-che avete spenta, la mia anima, che voi avete perduta...."
-
--- "Ah! Lelio, abbiate pietà di me, non vogliate crescere la mia
-sventura, già tanto per sè stessa insopportabile...."
-
--- "L'avete voi sentita per me? Voi mi avete rotto come un fiore, che
-spensierata troncate dal gambo giù nella spalliera del giardino, e
-odorato appena gettate lontano da voi. Ma l'anima di un cristiano si
-getta via come una rosa vizza? si calpesta egli un cuore, che non ha
-sangue se non per voi, a modo di una pietra? No, no, la vostra ferocia
-ha suscitato la mia; ed io vengo...."
-
--- "E a che vieni, forsennato?"
-
--- "Io vengo a chiedervi amore, e a mantenermi la promessa antica: io
-vengo a pretendere la mercede dei patimenti sofferti...."
-
--- "Tu vaneggi, figliuolo mio! Di quale promessa mai parli? Chi ti ha
-persuaso a soffrire?...."
-
--- "E i baci, e i sorrisi, e le dolci parole, e lo stringere delle mani,
-e gli sguardi pietosi.... li avete voi dimenticati? Non io ho potuto
-obliarli; eglino accesero nel mio seno questa fiamma che mi divora. Che
-è la parola? Quale vi fa mestiero di favella? Il labbro è la più inerte
-di tutte le parti del corpo a manifestare l'amore; egli dice una cosa
-sola, ma gli occhi, ma il volto, svelano mille affetti in un punto: e
-voi con tutte queste lusinghe mi avete promesso. Come! voi, donna di
-così alto senno, avete potuto credere che la mia povera anima valesse a
-resistere a tanto? Abbiate voi pietà di me! A voi sta sentire
-compassione di una miseria, che pure è colpa vostra. Isabella, per Dio,
-un po' di amore, una goccia di amore a questo disperato...."
-
--- "Lo pensi tu, Lelio! O non vedi ch'io ti posso essere madre...?"
-
--- "Che importa a me cotesto? La vostra faccia è bella. Quando mai
-l'uomo amò col calendario alla mano? Che monta il tempo? Tutta la vita è
-un baleno. Chi sa se il cielo domani coprirà la terra! Almanco questo
-baleno, questo soffio fugace sia consolato di un poco di amore.... Non
-me lo sono io forse meritato?"
-
--- "Lelio, ma non sai, ma non vedi che io sono donna altrui?..."
-
--- "Vi trattenne questo forse di darvi altrui? Perchè farete impedimento
-a me di quello che per altro non vi trattenne? Sarete avara meco di uno
-affetto, del quale faceste così larga copia ad uomo che ne fu sempre
-indegno...?"
-
--- "Odimi, Lelio.... Io, vedi, non mi sdegnerò teco; ma se tanto non
-basta, pensa alla mia eterna salute...."
-
--- "E se io mi darò la morte con queste mani; se io per voi andrò
-dannato; pensate voi che possa salvarsi l'anima vostra che fu cagione si
-perdesse la mia?"
-
--- "Errai; e della mia colpa ne porto le pene, e non sono le meno amare
-quelle che adesso mi dai. Tu mi vedi avvilita davanti a te. Dov'è
-l'orgoglio del sangue? Ecco, io sono una peccatrice contrita ai piè del
-suo servo. Lasciami la virtù del pentimento. L'anima nostra può tornare
-mercè la penitenza così candida come la rese il battesimo...."
-
--- "Vi pentirete poi; -- ma adesso amatemi."
-
--- "Io non posso amarvi...."
-
--- "Ebbene, lasciatemi amare...."
-
--- "Quali parole invereconde? Quali improntitudini sono queste? Partite,
-o io chiamerò la mia gente...."
-
--- "Guarda bene da pure tentarlo, Isabella! Io sono deliberato di
-uccidermi, e di uccidere...."
-
--- "Madre di Dio! Lelio, abbi pietà di tua madre: torna alla madre tua,
-che ti aspetta...."
-
--- "Mia madre! Sì, tu, donna crudele, senti pietà della madre mia! -- le
-hai tolto un figlio, e le rendi un cadavere. Io non so più di madre, nè
-di padre, nè di me stesso; tu sola sei la mia vita, tu il sangue mio.
-Isabella, mercè di Lelio; io sto nelle tue mani. Vuoi tu ch'io sia uno
-eroe? lo sarò; uno assassino? lo sarò. Desideri ch'io mi precipiti giù
-dal verone ove mi sono arrampicato a gran pena per venire da te? ti
-giuro che lo farò; ma inebriami una volta del tuo amore; dimmi che mi
-ami; un sorso.... un sorso solo a queste aride labbra...."
-
--- "O vendetta di Dio, come grave mi percuoti! Mi si spezza il cuore di
-affanno...."
-
--- "Senti se io merito da te un benigno risguardo. Quando ti vidi presa
-per Troilo, io ti amava, e tacqui. Non basta: per non ti contristare, io
-non ti dissi in quanto basso luogo tu ponevi il tuo affetto, nè come lo
-indegno in altri volgari amori si mescolasse; io per tuo amore ricopersi
-agli occhi delle genti le sue iattanze; io non meno mi affaticai a
-velare le tue stesse incautezze: a me si deve se la fama dei vostri
-amori non giunse agli orecchi del duca; io vi circondai di mistero;
-giorno e notte vegliai intorno a voi. Quando Troilo in punta di piedi
-pel buio della notte veniva alla tua stanza, io gli tenevo dietro con
-taciti passi.... poteva ucciderlo a mano salva, e Dio sa se spesso me ne
-prese la tentazione; eppure nol feci, pensando allo affanno che ne
-avresti sentito. Però lo accompagnai, lo guardai; atterrii i famigli con
-la novella di uno spettro notturno, perchè non ardissero vagare per le
-stanze prima di giorno; e mi posi a vigilare fuori della porta, insonnia
-non curando nè freddo, per salvarvi dalla sorpresa, alla quale voi nella
-imprevidenza vostra tanto poco pensavate.... Immagina tu qual cuore
-fosse il mio quando sentiva dopo lunga ora i teneri commiati, i dolci
-baci, e la promessa di rivedervi la notte appresso! E tutto questo feci,
-e tutto questo penai, per amore tuo, e sempre avrei sofferto in
-silenzio, se tu lo amassi ancora: ma adesso tu lo conosci; sai esserti
-nemico, di lui hai da temere più che di qualunque altro, e temi; e
-quindi te adesso supplico ad amarmi, ad accettarmi, qual più mi vuoi,
-difensore, servo.... e tutto insomma, tutto... purchè tuo...."
-
--- "Lelio, figliuol mio, cálmati: io, sebbene con mio sommo rossore,
-comprendo la immensità del tuo affetto; freddo cenere ed ossa, io
-serberò memoria di te; tu amasti più che ad uomo è concesso di amare: ma
-ascolta la preghiera di una caduta in fondo ad un abisso di miseria:
-ascoltala come se movesse da tua madre; abbi pietà di me; esaudisci la
-supplica che ti manda dalle profonde viscere una moribonda, chè ormai
-sento non potere più vivere, ed anche potendo non vorrei. Un giorno ti
-compiacerai di avermi usata misericordia; al capezzale del letto, dove
-lo sguardo della mente rivede la trascorsa vita, e l'anima anela nel
-dubbio, se da cotesta indagine le verrà speranza di salvazione, l'opera
-santa che mi farai adesso ti precederà come la nuvola del popolo ebreo a
-sgombrarti la via del paradiso. Il tempo ti sanerà questa piaga: forse
-Dio tenta ora la tua virtù per vedere se ne uscirai vittorioso, e già ti
-apparecchia guiderdone condegno dei meriti; gli angioli stessi in questo
-momento ti guardano. Non essere da meno di quello che di te si
-ripromette il paradiso. A te buona e casta consorte, a te onorati figli
-in questa vita; e a te fama duratura, e gloria immortale dopo la
-morte...."
-
--- "Sirena! incantatrice! maliarda! Chi è che ti negherebbe il vanto
-d'immaginare cose vane, e di cantarle allo improvviso? Va, il tuo cuore
-è più bronzo di questa lampada. Ora, che temi di essere venuta in forza
-altrui, favelli lusinghiera e fallace; dianzi, al cospetto d'Inigo,
-minacciavi e schernivi; nè so bene se adesso tu sii più abietta, di
-quello che dianzi tu fossi insolente. Dianzi mi dileggiavi come un
-fanciullo; come presuntuoso mi riprendevi, quasi tu avessi derivata la
-tua origine da altri che da Adamo; nulla che mi appartenesse consentivi
-a tenerti dintorno; volevi cancellarmi dalla tua memoria, e, se
-onestamente il potevi, anche dalla vita; per istrazio maggiore, la
-collana del tuo marito mi gettavi intorno al collo, come la corda del
-condannato; e un pugno di monete per sanare le ferite grondanti sangue
-del cuore desolato. -- Eh! taccia una volta l'amore, che accolsi per
-così vile, così bassa, così feroce creatura. Lo esempio dell'altrui
-crudeltà mi faccia crudele. A che mi tengo io più? Perchè non corro a
-manifestare la tua infamia a Paolo Giordano? Perchè non godo almeno
-vederti precipitare nel sepolcro con morte disonorata, e di sangue?"
-
--- "Va, accusami...."
-
--- "No, non andrò ad accusarti; io ti segherò le vene...."
-
--- "Uccidimi...."
-
--- "Accusarti! ucciderti! E che mi giova cotesto? Ah! no, Isabella, il
-tuo amore, dammi il tuo amore...."
-
--- "Indietro...!"
-
--- "È impossibile! è impossibile! Bisogna che tu sia mia.... un
-momento.... poi venga la morte.... e lo inferno...."
-
-E tale dicendo, si avventa ad Isabella per ghermirla: ella indietreggia,
-egli incalza. Isabella, palpitante, non vedeva aperta nessuna via allo
-scampo: voleva di nuovo raccomandarsi a Dio, ma dubitava che come
-indegna non la volesse esaudire; si teneva spacciata. -- Allo improvviso
-di sopra la spalla della duchessa comparisce una lama lunga e forbita;
-si spinge innanzi ratta come il fulmine, e con immane ferita apre il
-seno di Lelio, e lo trapassa fuor via da un lato all'altro. Il ferito dà
-indietro un passo, agitando le mani levate come uomo che stia presso a
-naufragare, ma non può profferire parola intera; solo alcuni suoni
-indistinti, ed anche pochi; il sangue traboccando ribollente e fumante
-con uno spruzzo cuopre la lampada, e spenge il lume: nel buio fu sentita
-la tavola andare rovesciata sottosopra a cagione dell'urto col quale il
-Torelli l'aveva investita, e il trabalzare, e il cadere, e il rotolare
-dell'infelice trafitto.
-
-Isabella proruppe in un grido così pieno di angoscia disperata, da
-disgradarne quello che avrebbe gittato Lelio, se il cuore fesso
-orribilmente in due parti non gli avesse troncata a un punto la favella
-e la vita; e quindi ella pure stramazzò sul pavimento, per modo che
-parve essere lo spirito anco da lei dipartito.
-
-Isabella stette lungamente immemore di sè; poi quando, comunque tuttavia
-in mezzo al letargo, l'anima fu tornata agli ufficii consueti della
-vita, la percosse una voce, ed era voce di femmina, e di femmina
-piangente, che diceva: -- Rendimi il mio figliuolo; -- e poichè ella non
-poteva rispondere, chè la lingua le stava fitta nel palato, dopo alcuna
-dimora sentiva aggiungere: -- Sii maledetta! Il sangue di colei che fece
-versare sangue, sarà versato! -- Poi le appariva Lelio davanti, senza
-sguardo, per occhiaia spaventevole, sconcio tutto nella faccia di
-enchimosi, co' capelli sozzi di sangue e di polvere; e si poneva lì
-dritto davanti a lei, ma non faceva parola: ben si vedeva come si
-affaticasse a muovere le labbra per cavarne una voce articolata, ma
-riuscendogli con grande stento a trarne appena un singulto, raccoglieva
-nel cavo della destra il sangue atro, grondante giù dalla ferita, e
-glielo gittava nel volto, in atto di maledizione! Qui Isabella
-svegliatasi, balza a sedere, e non osa schiudere gli occhi; pure alla
-fine, mossa da coraggio o da paura, si sforza di aprirli, e li apre.
-Ch'è questo? Ella si trova adagiata nel proprio letto: la tavola era in
-mezzo della stanza, e la lampada di bronzo ardeva, comecchè di pallida
-luce. Precipita dal letto; prende la lampada, vi fissa sopra
-ansiosamente lo sguardo, e non vede traccia di sangue in veruno dei
-tanti incavi co' quali era lavorata, nè tampoco traccia che fosse stata
-ripulita e rasciutta, e neppure le sembra che vi abbiano rinnuovato
-l'olio. Con la lampada in mano, sebbene esitante, si accosta allo
-specchio per vedere se avesse il volto macchiato di sangue, e lo
-contempla come per l'ordinario polito: guarda la tavola, guarda il
-pavimento, e riscontra tutto terso più che mai fosse, e asciutto bene.
-Non sa che cosa pensare: ondeggia in tempesta grandissima di pensieri, e
-tra sè dice: -- Per certo io ho sognato; -- e siccome noi siamo
-inchinevoli sempre a credere massimamente quello che a noi piace e
-giova, così Isabella a forza di dire a sè stessa: -- E' fu un sogno; un
-mal sogno in verità! a questa ora chi sa quante miglia si trova lontano
-da noi il povero Lelio! -- aveva quasi persuaso la sua mente a dubitare
-dell'atrocissimo caso.
-
-Schiuse i balconi, e conobbe dall'alba nascente approssimarsi l'_Ave
-Maria_; e indi a breve tempo la campana della cappella venne a
-confermarla in cotesto pensiero; e poichè la campana, cessata l'_Ave
-Maria_, continuò a sonare a messa, divisò andarsene a pregare Dio e i
-Santi, affinchè di un po' di refrigerio fossero misericordiosi a lei
-povera donna, colpevole, è vero, ma tanto a un punto senza fine
-infelice. I miseri sentono necessità dell'altare. -- Si compose di
-propria mano la chioma, vestì una veste negletta di colore scuro, e sola
-si avviò alla vicina cappella.
-
-Una volta correva il costume seppellire in chiesa; però vediamo i
-pavimenti coperti di lapide, e in mezzo alle lapide un chiusino rotondo,
-bene spesso fermato mediante grappe di bronzo. Sopra le lapide occorrono
-armi gentilizie di bassorilievo, offesa di piedi, e le immagini dei
-defunti con le mani incrociate sul ventre, involte in larghissime cappe
-in atto di dormire, ed iscrizioni che ricordano le virtù del morto, ma
-più assai delle virtù del morto la pietà o la superbia dei vivi.
-
-Sopra una di queste lapide, e precisamente al punto dove si apre il
-chiusino, venne a posarsi Isabella, e quivi in piedi e immobile stette
-ad assistere al sagrifizio divino fino al punto in cui il sacerdote
-mormora i detti arcani, che hanno virtù di fare scendere in terra il Dio
-del cielo: allora seguendo lo esempio altrui, e molto più il proprio
-impulso, si lasciò cadere sopra le ginocchia, prostrandosi in atto di
-reverente umiltà; ma la terra le vacillò sotto allo improvviso, e il
-ribrezzo di precipitare dentro la sepoltura valse a farle stendere le
-braccia intorno a sè per sostenersi a qualche persona, o cosa. Ella
-incontrò un braccio, e forte a quello si strinse: assicuratasi alquanto,
-guatò in quel buio, e riconobbe Troilo nel suo soccorritore, per lo che
-disse sommessamente:
-
--- "Ahimè! sotto i nostri piedi sacrileghi Dio fa tremare la terra...."
-
--- "Non è niente! Il chiusino della lapida fu smosso stanotte! A vedere,
-la calcina non ha anche fatto presa...."
-
-Isabella si cacciò le mani nei capelli, e mordendosi acerbamente le
-labbra giunse a non prorompere in grida. -- Fatta vesana, fuggì a
-precipizio di chiesa: le ombre tuttavia spesse nella cappella non
-concedendo che troppa gente avvertisse a cotesto atto, impedirono lo
-scandalo.
-
-È fama ancora, che a cagione di cotesta avventura gran parte dei capelli
-alla Isabella diventassero bianchi; la quale cosa se nelle cronache non
-trovo riscontro da confermare, nemmeno mi occorre per negare, non
-essendo nuovo d'altronde, che questo avvenisse per cause molto meno
-terribili.
-
-Infatti, quando lessero a Maria Antonietta regina di Francia la sentenza
-di morte, quindi in breve i capelli le diventarono bianchi; e questo fu
-maggiore motivo.[35] Ludovico Sforza il Moro venuto in potestà di Luigi
-XII, pensando alle gravi offese fatte a quel re, nel corso di una notte
-sola incanutiva;[36] e il signore d'Andelot tenendo la faccia appoggiata
-alla mano quando gli portarono la notizia del supplizio del suo fratello
-ordinato dal duca di Alva come complice dei conti di Egmont e di Ornes,
-tutta quella parte della barba e del sopracciglio compressa dalla mano
-mutò colore, e parve vi fosse caduta sopra farina; e questi forse
-appaiono motivi uguali.[37] Finalmente il Guarino, vista ch'ebbe
-sommersa una delle due casse di manoscritti greci, che, raccolti a gran
-pena, da Costantinopoli trasportava in Italia, ne prese tale sconforto,
-che i capelli di neri subito gli si mutarono in bianco;[38] e questo fu
-motivo molto minore. -- Ma diverse sono le anime, e diversamente toccano
-le menti le cose mortali.[39] La bilancia trabocca così per un grano
-come per una libbra, e molte volte taglia più e meglio una, che le
-cinque spade.[40]
-
- ----
-
-[34] Agnolo Pandolfini. _Trattato del governo della buona famiglia._ --
- Questo libro, aureo per lingua e per insegnamento di buoni costumi,
- con molte aggiunte fu pubblicato di recente a Napoli, ma tolto ad
- Agnolo Pandolfini, ed attribuito a Leone Battista Alberti.
-
-[35] Byron, _Il Prigioniero di Chillon_, n. 2.
-
-[36] Abrégé de Mézeray.
-
-[37] Montaigne, _Voyage en Italie_. T. I.
-
-[38] Sismondi, _Letteratura del Mezzogiorno_. T. I.
-
-[39] Sunt lacrimæ rerum, et mentes mortalia tangunt. _Eneid._
-
-[40] _Paradiso_, Canto XVI.
-
-
-
-
- CAPITOLO QUINTO.
-
-
- PASQUINO.
-
-
- DON LOPEZ
-
- Valgame el cielo! que es esto
- Por que passare mis sentidos?
- Alma, que aveis eschuchado?
- Ojos, que es que aveis visto?
- Tan publica es aja mi aprenta
- Que ha Uegado a los oidos
- Del Rey, que mucho si es fuerza
- Ser los posteros los mios?
- Ay hombre mas infelice!
-
- _Calderon de la Barca._
- _A secreto agravio secreta venganza._
-
-
-Ernando, o Ferdinando dei Medici, fu principe prestantissimo, e di animo
-valoroso: quarto figlio di Cosimo, nacque lontano dal trono, e dalle sue
-speranze. Qual destino a lui fosse riserbato ignorava, ma per certo non
-chiaro come alla sua vasta ambizione conveniva, imperciocchè Francesco
-avesse a succedere al padre nel principato, Giovanni vestisse la porpora
-cardinalizia, e Garzia fosse preposto all'ammiragliato. E questo
-pensiero lo faceva stare di pessima voglia, e lo rodeva per modo, che ne
-cadde infermo di languore. Quando poi avvenne il caso del cardinale
-Giovanni e di don Garzia, il padre Cosimo, solertissimo nel provvedere
-allo stabilimento della famiglia, instò presso la corte di Roma, ed
-ottenne che il cappello di Giovanni sopra il capo di Ferdinando si
-trasferisse. Giaceva infermo nel letto Ferdinando, allorchè con solenne
-cerimonia gli presentarono il cappello rosso, e tanto potè in cotesto
-giovane cuore di quattordici anni la contentezza della cupidigia
-soddisfatta, che da quel momento prese a migliorare, e ben presto tornò
-nello stato primitivo di salute.[41] Mandato a Roma con le paterne
-istruzioni, e assistito da uomini versati nel maneggio degli affari, non
-solo mantenne, ma gli riuscì ancora di ampliare presso cotesta corte
-l'autorità della sua casa, che pure era grandissima. E di vero, le
-storie raccontano come Pasquino pubblicasse alcune volte cartelli, dove
-si leggeva scritto: _Cosmus Medices pontifex maximus._[42] Oltre la
-destrezza suprema di Cosimo, gli valse non poco, siccome in tutte le
-cose, la buona fortuna; però che Giovanni Angiolo dei Medici promosso
-papa, sebbene non fosse di famiglia congiunta con quella dei Medici di
-Firenze, pure compiacendo ad una sua vanità volle farlo credere: onde in
-simile concetto non è da dirsi come largheggiasse in favori verso la
-famiglia di Cosimo, eleggendo cardinale Giovanni, cedendogli il suo
-proprio cappello, donandogli la sua casa e il suo giardino,
-promettendogli tenerlo in luogo di figlio; e tanto s'infervorò in questo
-concetto, da lasciarsi andare al punto di scrivere a Cosimo: «Le cose
-sue le abbiamo per nostre, e le nostre vogliamo che sieno sue; e l'uno
-averà sempre a servirsi e aiutarsi dell'altro, e sarà sempre tra noi un
-cuore e un'anima medesima.»[43]
-
-Ferdinando questo ascendente ampliava in parte per la sagacia e buona
-fortuna paterna, in parte con la protezione splendida largita alle arti
-e alle lettere, comunque cadute in etisia, e in parte all'animosa
-prontezza di cui fece prova nelle occasioni difficili. Intorno al quale
-proposito nelle memorie manoscritte occorre un caso notabile, che non mi
-sembra di trapassare sotto silenzio, ed è questo. Il cardinale
-Ferdinando, recatosi certo giorno a complire papa Pio V, nell'atto
-d'incurvarglisi davanti lasciò vedere una forte corazza di ferro, che
-portava sotto la veste rossa. Il papa, accortosi della corazza, così
-piacevolmente gli favellò: -- «Riccardo Plantageneto, sostenendo la
-guerra contro i suoi baroni, ridusse in cattività un vescovo, che armato
-di piastra e di maglia gli aveva proceduto contra sopra tutti i suoi
-avversarii infestissimo. Il Papa interponendosi pregò Riccardo a rendere
-la libertà a cotesto suo figlio, e il Plantageneto mandò al Papa la
-corazza del vescovo, col motto proferito dai figli di Giacobbe quando
-gli mostrarono la veste polimita di Giuseppe: -- _guarda, e vedi se
-questa è la vesta del tuo figliuolo Giuseppe!_ -- Cardinale dei Medici,
-quale vesta è mai quella che portate sotto il manto cardinalizio?» -- E
-Ferdinando dandosi forte di un pugno nel petto, e facendo risuonare
-l'armatura, rispose alteramente: -- "Beatissimo Padre, questa è la veste
-che conviene a un gran principe."
-
-Ma più che di queste cose, assai vuolsi lodare il cardinale per la
-costanza maravigliosa con la quale, nonostante le amarezze infinite di
-cui lo contristava il fratello Francesco, egli attese sempre a
-procacciare il bene della propria famiglia: e sì che Francesco gli
-porgeva quotidiani e gravissimi argomenti per alienarselo, sia
-negandogli con avaro consiglio danaro anticipato sopra le sue pensioni,
-di cui a cagione della soverchia liberalità sovente era scarso, sia
-sprofondandosi ogni giorno più negli amori dell'avventuriera veneziana.
-E quando conobbe arrivato al colmo il mal contento dei popoli per lo
-insano procedere di Francesco, a cui non repugnò, accompagnando
-l'esequie della moglie Giovanna, cavarsi la berretta civile, e salutare
-la Bianca, che stava a vedere da un balcone di casa Conti,[44] e fredde
-appena le ceneri della donna reale condurre in segreto matrimonio in
-isposa la femmina che le aveva abbreviato certamente la vita, si recò a
-Roma, attendendo quivi a vigilare sopra la prosperità e il decoro della
-casa.
-
-Quando poi volle il destino che toccasse a lui il trono di Toscana,
-allontanò i consiglieri pessimi del fratello, e attese davvero a
-felicitare con tutte le forze i popoli soggetti. Non incontriamo fra noi
-comodo pubblico, instituto di salute, o fondazione caritatevole, dove il
-nome di Ferdinando non vi si trovi unito, sia come inventore, o come
-promotore: ma poichè riesce molto più agevole creare una città che una
-cittadinanza, così non potè rilevare lo spirito decaduto dei suoi
-popoli, e forse non lo volle; oppure era un fine a conseguirsi
-impossibile nella condizione di principe in cui egli era, e che non
-voleva e non poteva abbandonare. Tentò almeno di sottrarre la Italia
-alla servitù spagnuola, e scrisse animoso ai diversi Stati italiani,
-affinchè, deposta ogni miserabile gara, si unissero a lui per
-rivendicarsi in libertà; ma non gli venne fatto nè anche questo, atteso
-lo avvilimento in cui erano caduti: e forse ogni tentativo sarebbe
-riuscito invano; conciossiachè si dieno pei popoli, come per
-gl'individui, certi momenti di agonia nei quali nè il moto giova, nè la
-quiete; e mentre la seconda non impedisce la morte, il primo l'affretta.
-Vero è però, -- chè come mi parve una volta, adesso ugualmente mi
-sembra, -- che nè un Dio, nè un popolo, possano stare a lungo composti
-dentro al sepolcro; Cristo vi rimase tre giorni, ma le giornate dei
-popoli si compongono per avventura di secoli. E i principi italiani ai
-tempi di Ferdinando consentivano vivere, agire, e respirare a
-beneplacito della Spagna, a lei tendevano supplichevoli le mani, dal
-ciglio e dal labbro di lei pendevano. Dio mio, quanto erano mai
-miserabile cosa cotesti principi, che a modo del mendico limosinante il
-soldo accattavano il diritto di fare del male per conto altrui, di
-tosare, secondo il detto di uno ingegno argutissimo, di seconda mano!
-Come non apparivano contennendi, e dirò quasi fattori col diritto di
-vita e di morte? anzi pure guardiani di negri opranti allo zucchero, col
-nerbo in mano. -- Ma di ciò basti: e a Ferdinando non venne neanche dato
-di aggiungere il suo nobile scopo contraendo amicizia con la Francia:
-dacchè Enrico IV non volle procedere punto diverso dalla natura dei
-Francesi, che «richiesti di un benefizio, pensano prima che utile ne
-hanno a trarre, che se possono servire; e quando non ti possono far
-bene, tel promettono; quando te ne possono fare, lo fanno con
-difficoltà, o non mai;[45] natura appetitosa del bene altrui, e che lo
-ruberìa col fiato.»[46] E quello che riesce a considerarsi mirabile si
-è, che i Francesi, mutabilissimi in tutto, abbiano poi dimostrato
-singolare costanza a persistere in cotesto loro costume, di cui anche
-Giulio Cesare porge testimonio nelle sue storie. Maria dei Medici,
-figlia di Francesco, a prezzo di tanto tesoro, e mercè tante
-sollecitudini da Ferdinando maritata ad Enrico IV; cotesta Maria, che
-doveva continuare i legami di amicizia e di sangue tra Medici e Francia
-incominciati con le nozze di Caterina, bandita di Francia, reietta dalla
-casa e dalla vista del figlio, strema di tutto, periva miseramente a
-Colonia, e le faceva l'esequie la pietà del pittore Rubens. Vedi umano
-giudicio, come in balía della fortuna, che lo governa a suo senno!
-
-Tale fu Ferdinando dei Medici, e ai miei lettori non dorrà s'io mi sia
-trattenuto alquanto a farglielo conoscere. D'altronde io noto come la
-più parte degli scrittori di racconti si stemperino a descrivere le
-sembianze, e molto più i panni dei loro personaggi, da parere tutti una
-generazione di sarti; per me, se volete conoscere come Ferdinando
-vestisse, e qual sembrasse, in Livorno vi mando nella Darsena, dove
-vedrete la sua statua marmorea sopra la base intorno alla quale stanno
-legati quattro schiavi di bronzo; in Pisa, nel Lungarno a capo della
-strada Santa Maria, ove il suo simulacro di marmo sembra che voglia
-sollevare, a vero dire con pochissima intenzione, Pisa caduta, la quale
-però per essere di marmo non può rilevarsi affatto, e sta così mezzo tra
-risorta e caduta; e in Firenze, in Piazza della Santissima Annunziata,
-dove sorge pomposa la sua statua equestre, composta di bronzo _rapito al
-fero trace_, come dice sotto la cinghia della sella. -- Ho amato meglio
-per questa volta esporre la indole e i costumi di lui; se m'ingannai, o
-se dispiacqui, domando perdono, e riprendo la storia.
-
-Era il giorno di Pasqua. Una cavalcata magnifica uscita dal palazzo dei
-Medici si aggira pomposamente per le vie di Roma. Il cardinale
-Ferdinando si recava in cotesto giorno solenne a complire il papa,
-ch'era Gregorio XIII, per tenerselo bene edificato. Il cardinale
-procedeva sopra una bianca chinea arnesata di velluto chermesino e
-napponi di seta vermiglia, per la massima parte delle groppe coperta dal
-manto cardinalizio: al suo fianco veniva Paolo Giordano Orsini duca di
-Bracciano, vestito alla borgognona, o vogliamo dire alla spagnuola,
-sopra un focosissimo cavallo romano stornello, e seco lui si tratteneva
-famigliarmente di cose, per quanto era dato comprendere, di lieve
-importanza, conciossiachè il cardinale sembrasse attendervi poco; e solo
-talora vi assentisse crollando la testa. Intorno poi, clamorosa e
-festiva compariva la corte del duca, ma più splendida assai quella del
-cardinale; il quale, secondo che gli persuadeva la sua natura
-amplissima, costumò mantenere onoratamente un numero non minore di
-trecento tra gentiluomini, cortigiani, e tutta gente spettabile per
-qualche virtù. A vero dire, piuttosto che a grave corteggio di
-cardinale, si assomigliavano alle gualdane che nei giorni festivi
-scorrono per la terra dandosi buon tempo: infatti tra loro motteggiavano
-o gareggiavano chi meglio maneggiasse i cavalli, facendoli da un punto
-all'altro mutare andatura, o costeggiare, o spiccare corvette o
-ballottate, e simili altre maestrie; e alle gentildonne affacciate ai
-balconi mandava o dolci sguardi, dolci sorrisi, e talora anche
-baciamani, e baci, dei quali parte andavano indarno, e parte ancora si
-vedevano ricambiati. E fu vista ancora errare per l'aria una rosa, e
-suonare un cachinno, che parve di donna; e la rosa cadde sopra la
-criniera lattata della chinea del cardinale; ma per subito muoversi
-degli occhi in su, non riuscì a nessuno discernere donde cadesse,
-imperciocchè le finestre delle case di ambedue i lati della via in quel
-punto comparissero chiuse. Di licenza siffatta un poco erano da
-incolparsi i tempi, un poco ancora i costumi facili del cardinale, che
-giovane, potente, e non vincolato da veruno ordine, nelle cose di amore
-procedeva meno temperato di quello che alla dignità sua convenisse, e i
-cortigiani, siccome vediamo quotidianamente accadere, la libertà del
-padrone spingevano fino alla sfrenatezza, persuasi che se al cardinale
-fosse mai caduto in testa redarguirli, egli avrebbe cominciato con torvo
-cipiglio, per concludere poi con giocondo sorriso. D'altronde, giovani
-erano, e amabilissimi tutti; e la vita corre così veloce, che davvero io
-non vorrei biasimarli, se di ogni fiore di primavera si facessero
-ghirlanda intorno ai capegli: e così a Dio piacesse che non si avessero
-a rampognare gli uomini di colpe più gravi, come di queste potremmo di
-leggieri perdonarli.
-
-Dopo la cavalcata seguiva la turba della plebe, la quale senza perchè
-applaudisce, senza perchè disapprova, e plaudente o improbante,
-destinata sempre ad essere percossa, finchè un giorno, stanca di
-esaltare e di deprimere, anche a lei venga voglia di percuotere, e
-allora, che Dio ci tenga nella sua santa guardia! Ma queste voglie la
-prendono di rado, e il passaggio del potente in mezzo a lei è come
-quello della rondine in mezzo agl'insetti dell'aria; -- mangia, e vola.
-
-Così percorrendo la città di contrada in contrada, giunse la cavalcata
-al canto del palazzo Caracciolo Santobuono, sopra le rovine del quale
-nei moderni tempi fabbricarono il palazzo Braschi. Quivi stanziavano
-allora Marforio e Pasquino.
-
-Che cosa è Marforio? Che cosa è Pasquino?
-
-Marforio è una statua colossale dell'Oceano giacente trovata nel Fôro di
-Marte; donde le venne il nome. Clemente XII la fece trasportare nel
-Campidoglio, e quivi adesso si mostra orgogliosa ai passeggieri.
-Pasquino è una statua plebea. Un plebeo, buono umore davanti la bottega
-del quale fu scavata, le dette il nome: è mutilata, è incerta; adesso
-pare che si sieno trovati di accordo a battezzarla per un frammento di
-Ajace: ad ogni modo umana cosa, nè Dio, nè Semideo; e quantunque i
-meriti suoi di gran lunga superino quelli di Marforio, troppo le corse
-diversa la fortuna, imperciocchè invece degli onori del Campidoglio, per
-poco stette che nel Tevere non la precipitassero. Adriano VI fu quegli
-che le mosse tanto dura persecuzione; e se nol fece, deve attribuirsi
-allo arguto cortigiano che lo persuase, da quel tronco sepolto in mezzo
-al limo sarebbero uscite più voci che da un popolo intero di ranocchie.
-Ed ecco come la ingiustizia degli uomini si manifesti negli stessi
-tronchi, e nei marmi: Marforio in Campidoglio come un capitano
-trionfante; Pasquino per poco non capitò nel Tevere, e passata così
-fiera burrasca, felice lui se sta murato nel canto del palazzo Braschi.
-Marforio, secondo il costume dei felici, che fortuna _qualunque estolle
-il tuffa prima in Lete_,[47] non ricorda più i tempi passati: diventato
-signore, albergato splendidamente, si è fatto cortigiano, e tace; o se
-talvolta parla, va cauto, va circospetto, e sebbene colosso marmoreo,
-cammina leggiero come se temesse calcare uova; adula quasi: ma Pasquino,
-senza capo, senza braccia, e senza gambe, esposto ai venti e alla
-pioggia, si conservò popolano; e sempre parla, e sempre morde, e non
-finisce mai di dire la sua, nasca quello che ne può nascere; tanto,
-peggio di perdere testa, braccia e gambe, non gli può andare. Marforio
-però abbandonava la fama; all'opposto Pasquino non conobbe mai
-decadimento di bella rinomanza. Marforio è un disertore, Pasquino gettò
-via le gambe per non mai fuggire; quindi il popolo ha dimenticato
-Marforio, e crebbe a mille doppii l'amore al suo Pasquino. Marforio in
-Campidoglio nel fondo della corte del Museo Capitolino, accompagnato dai
-Satiri di bronzo trovati nel teatro di Pompeo, re della fontana a cui è
-sopraposto, si annoia, e se fosse dato ad un Oceano di marmo
-sbadigliare, egli sbadiglierebbe. Per lo contrario, Pasquino palpita, e
-vive, ha simpatia col popolo, e comunque acefalo, sentenzia, ragiona, e
-rivede i conti meglio di quelli che hanno capo. Già per vivere in questo
-mondo non è provato punto che vi abbisogni il capo; testimonio Plinio,
-che afferma trovarsi un popolo di _acefali_ da lui chiamati _blemmii_,
-la quale cosa se poteva parere ai tempi di cotesto scrittore stupenda,
-per noi cessò da lunga stagione di maravigliare le genti.
-
-Pasquino spesso è Nemesi perseguitata, che vibra nel buio un colpo
-contro l'uomo che beve le lacrime del popolo, e questo colpo lo giunge
-nella fronte preciso come il sasso lanciato dalla fionda di David; -- è
-Nemesi che raccoglie l'acqua amara che sgorga nelle contrade della
-oppressione, e ne tempera il vino spumoso della superbia; -- è Nemesi
-che mesce i vermi tra i fiori della felicità spietata; -- è Nemesi che
-fa traboccare il feroce negli aperti sepolcri, mentre gli freme tuttora
-la voce di minaccia sopra la bocca: -- ella mesce di terrore le tenebre,
-popola di fantasime i sogni, empie il capezzale di rimorsi, dà voci alla
-zolla che cela il delitto ignorato, e perseguita con gli affanni le
-vite, con le disperazioni le morti. -- Ma troppo spesso Pasquino nasce
-dalla perfidia umana; conciossiachè siavi una gente a cui la natura
-disse: -- odia, -- come all'aquila disse: -- vola; -- e l'uomo odia,
-come l'aquila vola. O Signore Dio, perchè creasti il serpente che
-avvelena, la fiera che divora, l'upas che uccide, e l'uomo che odia?
-Ecco, il cielo sereno è un'angoscia per lui, il sole splendido una
-ingiuria, il lago limpido uno scherno, l'anima tranquilla una offesa:
-egli vorrebbe possedere lo sguardo del basilisco, i fiati del cholera, i
-bitumi dello asfaltide, la disperazione di Giuda, per contristare quella
-serenità di azzurro, di linfe, e di anima innocente.
-
-La verità è il sole più sfolgorante del diadema di Dio. Nei giorni della
-creazione egli avrebbe dovuto appenderla come unico luminare alla volta
-dei cieli. La verità deve uscire palese dalle labbra dell'uomo, come
-gl'incensi religiosi dai turiboli di oro. La opera delle tenebre
-desidera consumarsi nelle tenebre. La verità non deve prendere la larva
-della menzogna. Perchè mai la verità assumerebbe il sembiante della
-calunnia? Il cuore del codardo può diventare luogo acconcio per un nido
-di vipere, non mai il tempio della verità. La verità deve predicarsi
-alla faccia del giorno dai luoghi eccelsi, dalle vette dei colli, dalle
-aperte sponde dei mari; la verità deve confermarsi davanti gli uomini
-che la detestano, e davanti ai giudici che la condannano a modo di
-Socrate innocentissimo. La verità arse sopra i roghi, ma ecco rinacque
-dalle sue ceneri a guisa di fenice; la verità saliva sopra i patiboli, e
-tornò a palpitare nei suoi lacerti, come l'animale che rivive negli
-scissi frammenti. La verità non ingannava, nè lusingava persona,
-imperciocchè ella abbia detto: «Io mi chiamo martirio sopra questa
-terra, e gloria in cielo: chi mi vuole seguire mi segua; io sono una
-dura compagna della vita.»[48]
-
-Chi ha orecchie da ascoltare ascolti: io riprendo il cammino.
-
-Pasquino, ed anche Marforio non salito allora in Campidoglio, apparivano
-in quel giorno solenne nella pienezza della loro gloria, cinti
-all'intorno di una raggiera di satire di tutti i colori e di tutte le
-dimensioni; e anche lì il popolo in calca stava leggendo, o facendosi
-leggere, e quanto gli parevano più acerbe le parole, meglio avvelenate,
-più acconce a vituperare un nome, a contristare uno spirito, a disperare
-un'anima immortale, e più rompeva in risa insane, e in dimostrazioni di
-allegrezza.
-
-E la cavalcata notando alla lontana così magnifico apparecchio esultava,
-e se non l'avesse trattenuta la reverenza avrebbe precorso il cardinale;
--- si stringeva, s'ingegnava scuoprire da lungi: chi si alzava sopra le
-staffe, e chi faceva prova di raccogliere la luce con la mano aperta a
-guisa di tettoia sopra le ciglia.
-
--- "O egli è concio pel dì delle feste," dicevano i cortigiani; "fa
-proprio pasqua Pasquino; ne vorremo udire delle belle, la materia non
-manca; il fieno è così alto, che invita la frullana;" -- e via
-discorrendo, sicchè il ronzìo si sentiva da cento passi allo intorno.
-
-Il cardinale passando vicino alle statue temute, non torse collo, e non
-fece sembiante di volgervi lo sguardo.
-
-Diversamente i cortigiani, che vi caddero sopra come colombi in un campo
-di biade, non badando e non curando se investissero o pestassero i
-popolani, i quali si dettero a saltare chi di qua chi di là, imprecando
-e urlando nel modo che fanno le rane quando il toro si accosta alle
-sponde del padule. -- Ond'è, che cotesta gioventù spensierata e
-strepitosa allo improvviso si tace? Sovvengavi delle miriadi di passere,
-che popolano la vasta chioma di un rovere, e che garriscono senza posa,
-dondolandosi per le fronde con moto irrequieto, se allo improvviso
-apparisce un falco volteggiante con le sue larghe ruote in prossimità
-dell'albero, tacersi sì, che paiono còlte da subita morte, e
-rannicchiarsi, e stringere le ale, e non che ardire il volo di ramo in
-ramo, ingegnarsi di stare celate sotto una foglia: in questa guisa i
-cortigiani sbaldanziti continuarono gravemente, e in silenzio la
-cavalcata.
-
-Pasquino aveva versato un torrente di malignità contro il cardinale,
-perchè sopra gli altri reputato felice. Una delle satire, che riguardava
-lui, diceva così. Marforio domandava a Pasquino: "Qual'è la mula che il
-Medico cavalca adesso?" -- E Pasquino: "Cavalca la mula del Farnese;" --
-e ciò alludeva agli amori, secondo che porgeva la fama, tra Ferdinando e
-Clelia, figliuola del cardinale Farnese. Ma questa era cosa da
-tollerarsi: quelle poi che apparivano veramente infami versavano sopra
-Francesco, sopra la Bianca, sopra Isabella, il marito, Eleonora di
-Toledo, e don Piero dei Medici; ed io, come invereconde troppo, mi
-guarderò bene di riferirle.
-
-Il cardinale non torse il capo; ma guardando obliquo ed acuto aveva
-quasi con animo presago incontrato e letto quei vituperii; e fatta
-avanzare la chinea di un passo, occupando il duca di Bracciano con certa
-sua novella, operò destramente per modo ch'egli non si addasse di nulla.
-Quando poi convenevole tempo gli parve, fatto cenno ad una sua lancia
-spezzata, gli ordinò con voce sommessa quello che avesse a operare. Ebbe
-appena la cavalcata svoltato il canto, che la lancia si voltò indietro
-con grande impeto, dando degli sproni al cavallo. La turba si era
-raggranellata daccapo, e gioiva di una perfida gioia, e lodava Pasquino;
-e gli decretavano per acclamazione una corona di alloro. Senza pur dire:
--- largo -- la lancia investe col cavallo la calca, che di nuovo non fu
-lenta a sbarattarsi, distribuendo, senza contarli, colpi di calcio di
-alabarda a destra e a sinistra, sopra le braccia, la testa e le spalle
-di coloro che punto mostravano di nicchiare; ed arrivato a Pasquino, gli
-avventa contro con tanto e tale impeto la mano chiusa nel guanto di
-ferro, che ne riporta visibilmente graffiature, e fatto rifascio di
-tutti i cartelli se li porta via, partendo con la medesima furia con la
-quale se n'era venuto, senza darsi un pensiero al mondo della turba, che
-come prima lo vide lontano, levò il capo, sempre a modo dei ranocchi, e
-si dette a schiamazzare, a bestemmiare al corpo e al sangue, a volere
-far carne, e fendergli il cuore, e lì taglia, ch'egli è rosso; terminò
-poi come sempre succede, che chi ebbe contusioni vi pose lo impiastro, e
-chi la testa rotta se la fece fasciare.
-
-Ossequiata Sua Santità, per meno lungo sentiero si ridusse il cardinale
-al suo palazzo, dove chiuso nello studio, senza valersi dell'opera di
-segretario, scrisse lettera al fratello Francesco, nella quale taciuti i
-rimproveri che pure ad ambedue loro si facevano meritamente, narrava dei
-vituperii pubblicati in contumelia della casa a cagione del vivere
-scorretto della Isabella di Bracciano, e della Eleonora di Toledo, e lo
-confortava a prendervi con la gravità sua quel rimedio che gli fosse
-sembrato a praticarsi migliore, ottenendo che le rammentate signore si
-riducessero a vivere più modestamente. Scritta la lettera, la consegnava
-ad un cavallaro, ordinandogli che si ponesse subito in via, e giunto a
-Firenze, ad altri, tranne che al Granduca, non la consegnasse per quanto
-avesse cara la vita. La lettera, siccome egli comandò, giunse pur troppo
-nelle mani di Francesco; e quando ebbe partorito quei luttuosissimi casi
-che danno argomento a questa Storia, non è da dirsi se il cardinale ne
-rimanesse contristato: ma veramente egli ebbe torto, conciossiachè non
-si dovesse lasciare andare a quel così subito empito, considerando di
-quanto cupa e feroce natura fosse il fratel suo, quanto dissimulatore,
-quanto inchinevole a mettere le mani nel sangue; come colui che allevato
-nei costumi spagnuoli, riputava obbligo di onore, pari al marito e al
-fratello, vendicare il torto della moglie e della sorella, e per di più,
-era stato nudrito in corte di Filippo II, per immanità d'indole fino nei
-suoi tempi chiamato _demonio del mezzogiorno_. -- Basta, il fato volle
-così, e forse non sarà stata l'ultima volta, come neppure la prima, che
-Pasquino avrà fatto versare lagrime e sangue.
-
-Francesco, ricevuta la lettera, la lesse due volte, e senza che si
-potesse indovinare dalla sua faccia pallida e austera se gli porgesse
-buone o sinistre novelle, se la ripose con molta cura nel seno; poi
-voltosi alla moglie, e alla sorella e alla cognata, che si trattenevano
-in donneschi ragionari, disse loro: -- "Lo eminentissimo cardinale
-Ferdinando sta bene, e vi saluta."
-
-Passati alcuni giorni, rimandò il cavallaro del cardinale a Roma, con
-lettera contenente breve orazione: giungergli gratissima la prova della
-solerzia usata in vantaggio dell'amplissima loro casata, comecchè per
-somma sventura fosse caduta sopra cosa di per sè rincrescevole assai;
-stesse sicuro che avrebbe trovato rimedio a tutto senza scandalo, e in
-modo che se ne chiamerebbe contento; anzi, il fatto meritando grave
-considerazione, pregarlo, come aveva praticato negli altri
-importantissimi negozi, così in questo a non lo lasciare privo dei suoi
-prudenti consigli.
-
-Spedito questo cavallaro, dopo una o due ore ne spediva un altro, al
-quale commetteva, che, lasciata ogni divisa, vestisse abito da mercante,
-e condottosi fino a Roma, si presentasse senza darsi a conoscere al
-signore Paolo Giordano Orsini duca di Bracciano, gli consegnasse in
-proprie mani la lettera che gli dava, e poi se ne tornasse, senza pure
-riposarsi in Roma; per quanto aveva cara la grazia sua, i suoi
-comandamenti eseguisse. Diceva la lettera:
-
--- «Magnifico sig. duca cognato nostro onorandissimo. -- Ricevute le
-presenti, vorrà V. S. Illma cavalcare senza porre indugio tra mezzo alla
-volta di Firenze con un solo famiglio, o due al più. Apprenderà il
-motivo, ch'è urgentissimo, della sua chiamata dalla nostra bocca, non
-essendo cosa da fidarsi alla scrittura; intanto vogliamo che sappia,
-come questo negozio, sebbene a noi non estraneo, riguardi principalmente
-Lei, e la salute della sua famiglia. Di questa sua partita sarà bene che
-non informi persona a Lei attenente, e meno di ogni altro lo
-eminentissimo cardinale Ernando nostro germano. Faccia la via incognito,
-schivando studiosamente di darsi a conoscere; prenda così le sue misure,
-da giungere verso la bruna a porta Romana, portando, tanto V. S. Illma
-che i suoi famigli, una penna bianca alla berretta.
-
-«Troverà qualcheduno che farà mettere dentro alle porte tanto Lei quanto
-i famigli, senza dare nome, e noi staremo aspettandola in palazzo.
-
-«Dio la conservi nella sua santa guardia ec.»[49]
-
-Paolo Giordano, letta e considerata bene la lettera, levò il fazzoletto
-di tasca, e si asciugò la fronte grondante sudore; poi si pose a
-passeggiare, tornò quindi a leggere la lettera da capo, e non sapeva
-darsi pace.
-
--- "Mi sono io venduto alla catena" -- andava farneticando tra sè, "con
-questi mercadanti nati pure eri! Io principe romano! Che lignaggio è il
-vostro? Donde nascete voi? Quando casa mia onoravano baroni, cavalieri,
-e uomini di alto affare, i vostri maggiori non erano degni di reggere
-loro la staffa. -- Al ricevere questa nostra cavalcherete.... con un
-famiglio, due.... non vi darete conoscere a persona.... entrate
-fuggiasco. -- La Dio mercè non siamo sudditi vostri.... comandate ai
-vostri servi.... Io non andrò; ho fermo di non andare, e non andrò...."
-
-E torna a passeggiare. Intanto una voce interna, quasi partisse da
-qualche suo consigliere, lo raumiliava dicendo: -- Ma egli è tuo
-cognato, egli è principe di corona, che non può muoversi per venire da
-te; egli è potentissimo, egli è ricchissimo, di autorità inestimabile in
-corte di Roma. Poi la cosa riguarda te, sicchè pare giusto che tu debba
-andare verso lui, ed anche porgergli grazie se si dimostra
-cosiffattamente amorevole pei tuoi vantaggi: arrogi che ti alleva in
-corte il tuo figliuolo Virginio, e gli farà lo stato, perchè sopra il
-tuo ci è poco da contare: nelle tue strettezze, nel diluvio universale
-dei tuoi debiti, chi può se non egli esserti arca di salvazione?
-Bracciano, o Bracciano, nobile arnese dei padri miei, io ti vedo in
-profezia diventare preda di qualche fortunato mercante che dopo avere
-preso le terre, prenderà anche il titolo.... e così dopo avere sfrattato
-la mia illustre prosapia dal castello, sfratterà il mio nome dalla
-memoria degli uomini. -- Dunque mi parrebbe giovevole andare, e tenermi
-bene edificato questo parente per amore del debito. -- Amore! -- avrei
-dovuto dire odio: ma gloriosissimo San Pietro, come potrò io odiare i
-debiti, se i debiti furono le mie fasce quando prima venni nel mondo, e
-saranno il mio lenzuolo funerario quando scenderò nel sepolcro? il
-Bernia compose un capitolo sopra il debito; fece male, doveva comporvi
-un poema epico. -- "A Firenze.... Titta! Fa di sellare tre cavalli a
-dovere; ci converrà fare cammino. Tu e Cecchino verrete con esso meco:
-lasciate la livrea, ponetevi una penna bianca alla berretta, e non
-dimenticate i gabbani. -- Egli è dovere condurre questo povero Cecchino:
-lo menai via da Firenze, ch'era, si può dire, sposo novello; e rivedrà
-volentieri la vecchia madre, e la moglie. Penso che me ne saprà grado, o
-almeno me lo fingo; e questo fingimento mi fa bene. -- Costoro godono
-meglio di noi: credono allo amore, e si amano, e si rivedono con
-piacere, e si lasciano con affanno.... Io poi ricordo appena di aver
-moglie; e sì, che Isabella è pure vaghissima femmina, e di alto animo, e
-di ornato intelletto, e davvero io ho mostrato fare un gran caso di
-tutti questi suoi pregi! -- Parmi ch'io lo deva avere per giunta se in
-casa mia non sarò odiato: -- mi basterebbe dimenticato."
-
-E se non m'inganno, qual fosse Paolo Giordano Orsini in molta parte lo
-ricaviamo da questo suo discorso: -- il piombino dello archipendolo, di
-cui un braccio fosse il vizio, l'altro la virtù, per sè fermo
-perpetuamente, e incapace a muoversi se impulso esterno nol facesse
-oscillare da una parte o dall'altra. Spensierato, prodigo, e subito così
-a inferocirsi come a placarsi; ma per colpa dei tempi più spesso
-trascorrevole nella ira che propenso alla pietà: e poi, quando era
-aizzato da chi sapesse prenderlo pel suo verso, non possiamo immaginare
-enormezza a cui non si trovasse parato. Io non voglio dire che
-assomigliasse Claudio, il quale avendo fatto ammazzare la moglie
-Messalina, quindi a poco postosi a tavola domandò del perchè la
-imperatrice non venisse;[50] ma dopo le sanguinose collere, che in balía
-loro lo trasportavano, tale lo sorprendeva un oblío dei commessi
-misfatti, che nè i sonni gli si turbavano, nè differiva i conviti, nè
-trascurava le feste, sollazzevole così, come se nulla fosse avvenuto:
-dissimulatore non per concetto, ma per abito, e tanto più pericoloso, in
-quanto che quei suoi modi facili assicuravano di una certa ingenuità di
-naturale.
-
-Si partiva pertanto da Roma, e giungeva a Firenze, dove fu introdotto
-nel modo convenuto, e quindi a poco in palazzo.
-
-Francesco stava seduto a mensa in compagnia della Bianca, e non sì tosto
-ebbe visto il duca, che levatosi in piede gli porse cortesemente la
-destra, e lo baciò sopra ambedue le gote: compite coteste accoglienze,
-il duca s'incamminava verso la Bianca, che non si mosse, e fattole
-omaggio, le baciò ossequioso la mano.[51]
-
-Francesco tornato a sedere,
-
--- "Giordano," disse "voi dovete essere stanco; ma prima che ve ne
-andiate a riposare, sedetevi, vi prego, e ristoratevi alquanto di cibo e
-di bevanda: voi lo vedete, noi siamo in famiglia."
-
-E Paolo Giordano, senza aspettare che gli venisse reiterato lo invito,
-si assise a mensa a canto a Francesco.
-
-Certo nè a poeta nè a romanziere mai si presentò così magnifica
-occasione per isfoggiare la sua facoltà descrittiva. Senza far torto a
-nessuno, poche corti allora, e forse anche adesso, possedevano gli
-arnesi preziosi di cui i Medici avevano tesoro; e non già preziosi per
-la materia, quanto molto più pel lavoro: -- credenze di argento, vasi,
-vassoi, orciuoli, bacini, coppe, fiaschi, candelabri, tutto insomma era
-maraviglia a vedersi; -- ma io lascerò stare, e mi stringerò a quello
-che meglio desidera il mio argomento.
-
-Il duca, quantunque assuefatto alla profusione romana, rimase sorpreso
-della copia immensa delle vivande: e guardando più accuratamente, la sua
-sorpresa si accrebbe nel considerare le varie generazioni dei cibi: --
-passere minutamente tritate intrise con rossi di uova, e con farina
-inzaffranata, spolverizzate di zucchero, -- agli e nasturzi indiani, --
-cipolle maligie crude, rafani tedeschi, scalogni, e raponzoli; --
-inoltre, dentro vasi di finissimo cristallo per condire, giengiovi, pepe
-nero, noce moscada, garofani, zenzero, e simili; -- in mezzo, una
-piramide di uova; e da per tutti i lati, manicaretti e intingoli di
-strana apparenza; di più maniere formaggi posti in diaccio dentro piatti
-di argento.
-
-Siccome le vivande note poco talentavano al duca, si avventurò ad
-assaggiare alcune delle sconosciute, e bene gliene incolse, imperciocchè
-fossero composte di polpe di francolini, di fagiani, di pernici e di
-starne, ma acconciate così, che gli bruciavano il palato, e gli facevano
-lacrimare gli occhi: si ricordò di Porzia, che trangugiò carboni
-ardenti; non si sapeva persuadere come uomo potesse nudrirsi in
-cosiffatta maniera: chiedeva spesso da bere per temperare l'arsura, e le
-bevande che gli porgevano erano diacciate così, che gliene spasimavano i
-denti, e i nervi del capo. E poi vini fumosi e frizzanti, da dare la
-volta al cervello dopo il secondo bicchiere. Gli pareva un convito
-infernale, e che per assuefarsi a cotesti alimenti e a cotesti liquori,
-il granduca e la granduchessa avessero dovuto durare maggiore fatica di
-Mitridate, che beveva e mangiava senza danno qualunque tossico, per
-gagliardo che fosse. In breve, fu spento, se non sazio, in lui il
-naturale desiderio del cibo e della bevanda, e prese a guardare il
-cognato, che silenzioso attendeva a empirsi lo stomaco, con una specie
-di rabbia, di cipolle novelline spolverizzate di zenzero; e poi ad un
-tratto cessava dalle cipolle, prendeva un uovo, e rotto il guscio vi
-gettava dentro una cucchiaiata di pepe nero, e beveva; quindi da capo
-cipolle; e di tratto in tratto ordinava: -- da bere. -- Il coppiero gli
-recava un bacino con un fiasco pieno di acqua, e un piccolo bicchiere
-pieno di vino suvvi, ed egli rovesciato quasi tutto il bicchiere nel
-bacino, lo riempiva di acqua e lo trangugiava di un sorso.[52] Cotesto
-depravato costume non era un piacere, ma visibilmente travaglio,
-conciossiachè giù dalla fronte gli gocciasse il sudore, le pupille
-mandasse torte, ansasse, e nel volto di colore si tramutasse, ora
-facendosi vermiglio come fuoco, ed ora giallo come le candele che gli
-ardevano davanti.[53] A Paolo Giordano parve, com'era pur troppo,
-cotesto un volersi distruggere, e allora pensava che sarebbe stata cosa
-più lesta gittarsi a capo fitto dai finestroni del palazzo. Con simile
-idea per la mente egli volse gli occhi alla Bianca, e gli occhi della
-Bianca ricambiarono co' suoi uno sguardo d'intelligenza. Giordano aveva
-voluto esprimere questa domanda: -- E come mai voi che pur siete accorta
-femmina, consentite che costui così si uccida? -- E la Bianca aveva
-risposto: -- Se ci patisca, Dio lo sa; voi sapeste con quale arabico
-umore mi tocca a fare! Proverò non ostante, e voi vedrete. --
-
-E quando tempo le parve, la Bianca, côlto il destro, con quella maggiore
-piacevolezza che troppo bene sapeva e poteva adoperare, così favellò:
-
--- "Mio signore e consorte, vorrestemi di grazia essere cortese di un
-dono?"
-
--- "Dite...."
-
--- "Vorreste, per amore mio, essere contento di rimanervi da cotesto
-cibo crudo, che io temo forte non vi abbia a far male?"
-
--- "Bianca, io ve l'ho detto un'altra volta, e desidererei non avere a
-dirvelo la terza: in casa mia, e nel mio Stato, così nelle piccolissime
-come nelle grandi cose, assoluto signore voglio essere io...."
-
--- "Nè io vi contrasto il dominio, chè anzi troppo mi onora chiamarmi
-vostra schiava; ma per questa volta vi supplico, cuor mio, gioia mia,
-vogliate sodisfarmi...."
-
-E così dicendo, stese la mano al piatto per toglierglielo davanti.
-Francesco, preso da impeto rabbioso, con la manca strinse il braccio
-della Bianca forte così che vi rimase impressa di un colore turchino la
-traccia delle dita, e fremendo del bramito di fiera, la guardò bieco, e
-lungamente negli occhi; poi senza profferire parola, lento lento aperse
-la mano. La Bianca ritirò il braccio illividito senza ardire dolersi, e
-ricacciò dentro gli occhi due lacrime pronte a sgorgare: umiliata e
-confusa, non seppe nascondere la vergogna, il dispetto, e la rabbia,
-fuorchè gridando: -- "Candia!..."
-
-E il destro coppiere le pose tosto davanti il bacino di argento, il
-bicchiere di vino di Candia, e una caraffa di acqua. Ella, lasciata
-stare l'acqua, prese il bicchiere, e presto presto lo mandò giù di un
-fiato.[54]
-
-Al duca pareva assistere al convito di Domiziano, quando fece portare i
-cataletti intorno alle tavole col nome dei commensali: avrebbe
-desiderato essere mille miglia lontano di là: si rammentava essersi
-sentito meno tristo accompagnando i funerali di sua madre.
-
-Francesco, come un fanciullo stizzoso, immaginava potere dimostrare
-quali e quante fossero la potenza e la libertà sue di fare a capriccio,
-empiendosi la bocca di cipolline tutte coperte di zenzero, bevendo uova
-impepate, e tracannando acqua gelata, finchè una cosa che poteva più di
-lui, voglio dire la natura, quasi sdegnosa di sentirsi così manomessa,
-gli fece fallo, ed egli gittato un grandissimo sospiro, si lasciò cadere
-riverso sopra la spalliera della seggiola, col capo abbandonato giù sul
-petto, le braccia ciondoloni, esclamando:
-
--- "Non ne posso più...."
-
-La Bianca e Giordano gli furono prontamente dintorno; e gli alzarono la
-testa: egli teneva la bocca aperta e torta come se lo avesse preso
-l'accidente di gocciola; gli occhi aveva appannati, e il respiro
-affannoso.
-
--- "Chiamate il signore Baccio, o il Cappelli," disse la Bianca con
-immensa ansietà: "andate.... muovetevi.... qualcheduno per amore di
-Dio...."
-
-E Francesco brontolando:
-
--- "Nessuno si muova... Acqua... neve... diaccio... un poco di aria...
-aria..."
-
-Apersero tutti i balconi; gli portarono acqua, e neve, e diaccio; ed
-egli ambedue le mani tuffò dentro la neve, e così gelate se le accostava
-a più riprese alla fronte; mescolò nell'acqua diacciata certo suo
-elisir, e bevutone alquanto si sentì un poco sollevato. La Bianca, che
-fino a quel punto lo aveva sovvenuto con amorevolissima cura senza dire
-parola, allora si avventurò a domandargli:
-
--- "Volete andare a letto?"
-
--- "Sì, fatemelo rinfrescare... rinfrescatelo voi... nessuno altro della
-famiglia venga qua dentro..."
-
-E la Bianca di sua mano empì due argentei recipienti di neve; e il
-coppiere, portatili nella stanza da letto, li pose sotto il lenzuolo,
-tirandoli su e giù lungo il letto per raffreddarlo.
-
-Scorso che fu un quarto di ora, Francesco, che silenzioso si era rimasto
-a sedere, si alzò allo improvviso, e disse:
-
--- "Andiamo."
-
-Bianca e Giordano lo sorressero, e giunto a canto al letto, strappandosi
-piuttosto che spogliandosi le vesti, si gettò a giacere. Giordano allora
-pianamente favellò:
-
--- "Serenissimo, riposatevi: domani discorreremo a migliore agio..."
-
--- "No... chi ha tempo non aspetti tempo; io mi sento meglio. Bianca,
-ritiratevi: io ho a parlare a Giordano di cosa che deve rimanere tra me
-e lui..."
-
-E poichè qualunque osservazione lo avrebbe irritato, Bianca si partiva,
-e restava Giordano. Questi si pose a sedere presso il cognato,
-aspettando che gli fosse venuta la voglia di favellare. Francesco stato
-alquanto sopra di sè, come uomo che pensasse il modo di cominciare,
-finalmente così prese a dire:
-
--- "Giordano, ascoltatemi bene: -- già parmi inutile ricordarvi, che
-appartenendo alla mia famiglia, voi siete come cosa nostra.... e nemmeno
-mi sembra avervi a rammentare quanto le vostre cose mi stieno a
-cuore...."
-
--- "Bontà vostra..."
-
--- "Non m'interrompete, ascoltate. Ora nell'amarezza dell'anima mia ho
-da palesarvi tal fatto, che al solo pensarvi sento empirmisi di rossore
-la faccia... E fosse almeno rimasto celato, che se non si fosse potuto
-perdonare, almeno avremmo potuto dissimularlo; ma no, egli è diventato
-pubblico; -- forma argomento di scherno pei miei nemici... Giordano, noi
-siamo diventati ludibrio delle genti!" -- E riposatosi alquanto
-continuava: -- "Ludibrio delle genti! Voi siete offeso in me; io in voi.
-La nostra casa è piena di vergogna; -- Giordano, la vostra moglie, la
-mia sorella ci ha coperti di vituperio..."
-
--- "Isabella!..."
-
--- "Purtroppo! E delle sue disonestà ne vanno attorno le pasquinate, e i
-cartelli..."
-
--- "Alla croce di Dio, e chi ardiva?... Io gli strapperò il cuore dal
-petto, fosse anche in Duomo..."
-
--- "E così confermare con la vendetta quello che non ha tanto
-pubblicamente palesato la ingiuria. Siate uomo, e frenatevi. Il
-traditore è vostro congiunto..."
-
--- "Chi mai?"
-
--- "Troilo..."
-
--- "L'amico della mia scelta! Quegli a cui aveva confidato la custodia
-del mio onore... Ah!"
-
--- "Costui calpestando i sacri vincoli del sangue, costui ha tradito il
-benefattore e l'amico..."
-
--- "Ma ne siete voi certo?"
-
--- "Diconsi esse queste cose senza certezza?"
-
--- "E come io ho potuto ignorarlo fino ad ora, io misero tradito?"
-
--- "Le orecchie dei consorti sono sempre le ultime ad ascoltare la
-propria vergogna... Provvidenza di Dio!"
-
--- "Francesco, non potreste voi essere per avventura ingannato? Il
-principe, comecchè solertissimo, non tutto vede, non tutto ascolta di
-per sè stesso..."
-
--- "Io vedo tutto..."
-
-E non era vero; imperciocchè se mai visse principe che si rapportasse a
-consiglieri maligni, egli fosse uno: ma per questa volta aveva ragione.
-
--- "Orsù, questo fato non può mutarsi, bensì vendicarsi..."
-
--- "Sia...."
-
--- "Ci ascolta nessuno?" -- interrogò Francesco alzandosi a sedere sopra
-il letto; e sollevata la tenda di seta, girò attorno alla stanza lo
-sguardo indagatore. -- "Andate a vedere, Giordano, se le porte sono bene
-chiuse. La Bianca potrebbe starsi in ascolto: eh! le sono donne; io non
-posso più vivere con costei, e non so farne a meno: io giurerei che
-cotesta fattucchiera mi ha ammaliato... Potessi rompere lo
-incantesimo.... mi proverò..."
-
--- "È tutto chiuso...."
-
--- "Sedete, accostatevi, e stabiliamo la maniera di provvedere, la
-quale, avendoci fatto sopra matura considerazione, mi parrebbe avesse ad
-essere questa." -- E qui abbassando la voce, prese a susurrare lento,
-con pace, parole arcane, non altramente che se recitasse il rosario. Di
-tratto in tratto s'intendeva un detto più alto, come dalle volte di una
-spelonca si stacca la gocciola, e cade sul pavimento, rompendo in
-cadenza il silenzio pauroso del luogo. Giordano non pareva cosa vivente,
-se non che la destra spesso gli si apriva distesa, e spesso gli si
-stringeva a pugno chiuso. Francesco cessò il susurro fissando
-intentamente il cognato che si restava immobile e sbigottito: alla fine
-anch'egli con voce sommessa favellò:
-
--- "Voi mi avete versato lo inferno nell'anima. E che dirò io a
-Virginio, se un giorno mai mi domandasse: -- Dov'è mia madre?"
-
--- "Virginio non lo saprà; e lo sapesse, dirà: -- Ben fece... -- Io
-educo Virginio..."
-
--- "Francesco, ma non pensiamo noi, che dopo la morte vi ha pure ad
-essere un giudizio?.."
-
--- "Per cui non ha giudizio. -- Ed onta avremo tra i vivi e tra i morti,
-se non osassimo quello che a gentiluomini impone l'onore. E che? Mentre
-io vincendo il grido del sangue vi abbandono la vita della sorella, non
-saprete voi staccare l'animo vostro da una moglie colpevole?"
-
--- "Ella non è madre dei vostri figliuoli. Ad ogni modo io non devo
-convincermi della vostra convinzione; volendo ancora, io non potrei: io
-voglio vedere da me stesso..."
-
--- "E se non vi riuscisse vedere, sarebb'ella meno colpevole per ciò?
-Chi ve la salva dal sospetto? E Cesare non sofferse neppure la sua
-moglie sospettata..."[55]
-
--- "Ma non la uccise. Di questo lasciate il pensiero a me. -- Mi
-concedete voi adoperare quei modi che mi parranno più acconci..."
-
--- "Fate, ma cauto, senza scandalo, e non riveli la vendetta quello che
-non ha palesato la ingiuria..."[56]
-
-Qui fu sentito battere alla porta, e Francesco con voce minaccevole
-domandò:
-
--- "Chi batte?"
-
--- "Don Pietro."
-
--- "Il mio fratello! -- Egli non ha da vedervi, Giordano. Partite;
-andate ad abitare il casino di San Marco: prendete costà sopra cotesto
-stipo la chiave; troverete persona per ricevervi. Vi raccomando il
-segreto... Partite... e quando avrete scoperto la odiata verità, tenete
-sempre davanti la mente che voi siete gentiluomo e cristiano."[57]
-
-Giordano si sentiva il cuore così stretto, che non potè articolare
-parola: baciò la mano al cognato, e si allontanò passando per una porta
-opposta a quella ov'era stato battuto.
-
-Francesco, ricomposto il lenzuolo che lo copriva, dolcemente disse:
-
--- "Entrate, don Pietro."
-
--- "Dio vi guardi, Serenissimo..."
-
--- "Grazia vostra..."
-
--- "Eccomi ai comandi di Vostra Altezza."
-
--- "Mi pareva ora; chè andarono a vuoto quattro o cinque chiamate..."
-
--- "Temeva disturbare le gravi occupazioni di Stato, -- e della fabbrica
-di porcellana di Vostra Altezza;[58] e poi, parmi che giunga sempre
-presto chi giunge a tempo."
-
--- "Voi dovreste rammentarvi più spesso, don Pietro, che voi mi siete
-vassallo: e se non vi riuscisse a rispettare meglio l'autorità del capo
-della famiglia, dovreste almeno rispettare assai più la maestà del
-principe. -- Che cosa fate? Perchè vi aggirate così per la stanza?
-Sedetevi, ed ascoltatemi pacatamente."
-
--- "Don Francesco, ricordatevi ch'io venni qui sotto la fede vostra, e
-perchè sapeva che da luglio la quaresima è lontana; non mi vogliate
-trucidare con un sermone...."
-
--- "Sedete: non vi chiamo per me; mi muove amore per voi, e studio della
-reputazione e della prosperità vostre...."
-
--- "Donde vi è venuta questa partita di amore fraterno ad un tratto? Ve
-l'ha mandata da Lisbona il re Sebastiano co' galeoni del pepe?[59]
-Queste tenerezze bisogna dirle per modo e per verso, chè le sono cose da
-fare strabiliare i cani."
-
--- "Merito io cotesto? Non ho dato e non do prove continue di amare il
-mio sangue?"
-
--- "Il vostro non so... ma il sangue vi piace..."
-
--- "E poi vi dolete che noi non vi abbiamo nella nostra grazia, ed
-empite di querele la corte, ne scrivete al Cardinale. Ma come reggere
-con voi? Già, secondo il costume vostro, di una cosa entrando in
-un'altra, mi avete fatto perdere la bussola, e per poco non ricordo il
-motivo della chiamata. E sì, che quando lo udrete io voglio vedervi
-sbaldanzito, e la petulanza vostra si convertirà in miserabile
-avvilimento..."
-
--- "Fratel mio, che voi riuscirete a infastidirmi non contrasto, dacchè
-io già mi senta mezzo concio; ma per farmi andare in giro la testa, io
-ve la do per giunta."
-
--- "Ebbene, voi mi assolvete da qualunque riguardo; sicchè io vi dico
-che voi siete il più abietto, il più svergognato, il più infame
-cavaliere che viva in tutta la Cristianità...."
-
--- "Queste sono parole strepitosissime: passate ai fatti."
-
--- "La vostra moglie è un'adultera..."
-
--- "Lo so."
-
--- "Come? Lo sapete, e non vi siete ancora vendicato?"
-
--- "Noi altri Medici nelle donne non dobbiamo avere mai fortuna..."
-
--- "Come? -- Che cosa intendete dire?" gridò Francesco facendo un balzo
-sopra il letto. -- "Di qual fallo potreste voi appuntare la granduchessa
-Giovanna?"
-
--- "Dio l'abbia in pace: ella era una santa."
-
--- "E della Bianca?"
-
--- "Oh la Bianca!... Dopo le vostre nozze io non saprei di che cosa
-incolparla; ma per lo avanti..."
-
--- "Avanti non mi apparteneva, ed io non ho diritto d'investigare il suo
-costume prima che fosse mia."
-
--- "Eh qui non parliamo punto di voi; gli altri prendono questo diritto
-per voi."
-
--- "Quando noi le gettammo addosso il nostro manto granducale, scomparve
-la donna, e sorse la principessa; ed inalzandola noi al nostro talamo,
-la rigenerammo in un battesimo di maestà."
-
--- "Il bucato non lava tutto, e talora va via piuttosto il pezzo, che la
-macchia; e voi dovete avere un certo segno rosso sopra le mani, che
-tutta l'acqua dell'Arno non può lavare; -- e questo segno viene dal
-sangue del Bonaventuri..."
-
--- "Chi è che sostiene avere io fatto ammazzare il Bonaventuri? Lo
-affermasse anche mio padre, io gli direi: -- Tu menti per la gola! -- Io
-non ordinai, io non commisi nulla... e lo posso giurare."
-
--- "Tra ordinare, insinuare, presentire, subodorare, tollerare,
-infingersi, e simili, se questo giudizio avesse ad agitarsi davanti a
-giudici del mondo, le marmeggie dei curiali rodi-leggi (dico dei tristi
-vè! che ai buoni io faccio di berretta, e mi professo umilissimo
-servitore) vi saprebbero trovare tante limitazioni e tante distinzioni,
-che per certo nessuno potrebbe condannarvi; -- ma davanti a Dio non si
-comparisce per via di procuratori: e voi credete nascondervi cotesta
-macchia col guanto, o dare ad intendere ch'ella sia un rubino?"
-
--- "Ingrato!... sconoscente! Quanto vi hanno dato i miei nemici per
-farmi morire di passione? -- Sono modi questi da praticarsi verso il
-vostro signore, che se volesse potrebbe troncarvi come una canna? E nel
-momento che si prende a cuore le cose vostre, che vorrebbe conservarvi
-la reputazione. Ma io bene doveva sapere ch'ella è opera perduta; --
-tanto varrebbe lavare l'arme de' Pucci."[60]
-
--- "Vi domando perdono, Serenissimo; io non aveva pensiero di
-contristarvi: ho fatto così per dire, essendo in famiglia. Se
-qualcheduno si avvisasse favellare meno che rispettosamente in presenza
-mia dell'Altezza Vostra, io vi giuro da gentiluomo onorato, che lo
-passerei da banda a banda. Persuadetevi bene di questo, Francesco, voi
-non avrete mai migliori amici dei vostri fratelli, e voi in ogni
-occasione mostrate non farne conto nessuno; preferite loro un Serguidi,
-un Belisario Vinta, e per giunta patite che da costoro ci venga fatto
-oltraggio.... Francesco, voi vi dolete di noi, ma davvero non siete
-giusto. Da parte dunque ogni acerbo ragionamento: continuate a
-favellare..."
-
--- "Ebbene; io scopersi lo infame contaminatore della vostra dignità, e
-l'ho spento."
-
--- "Povero cavaliere! Se lo meritava; ma egli era un dabbene uomo...."
-
--- "E chi vi ha detto che fosse cavaliere?"
-
--- "Bernardino Antinori, che avete fatto strozzare nelle carceri del
-Bargello? Chi me lo ha detto? Eccone una nuova! Chi me lo ha detto?
-Apparentemente, chi lo sapeva. Francesco, concedete che io vi dica
-quattro parole così a modo mio, aperte, franche, come il cuore le detta,
-sebbene voi le reputerete, secondo il solito, partorite da cervello
-balzano. Noi possiamo fare quello che ci pare, ma ad una condizione, ed
-è questa: che ci bisogna lasciare dire altrui quello che loro piace. La
-gente che adoperiamo in simili negozii, vile nacque ed iniqua si
-mantiene: se trovasse chi le gettasse davanti tozzo più grosso, farebbe
-a noi quello che da noi comandata fa agli altri. Sperate voi fedeltà o
-segreto da cotesti vituperati? Per le taverne e nelle oscene ubriachezze
-vomitano vino e parole di sangue spesso vere, ma più spesso esagerate a
-mille doppi, e giù nel popolo, che poco ci conosce, noi troviamo ai
-danni nostri accumulato tale un tesoro di odio che mette paura a
-vederlo...."
-
--- "Avete terminato?"
-
--- "Ora termino. Aggiungete la maladizione della penna. -- La penna è un
-trovato infernale: io per me penso che il Demonio precipitando giù dal
-cielo, restasse spennacchiato nell'ale da un fulmine di San Michele, e
-coteste penne caddero sopra la terra, e l'uomo le raccolse, e le
-appuntò, e adesso le adopera come frecce attossicate col pessimo dei
-veleni, ch'è lo inchiostro. Chi sa quanti mercatanzuoli a questa ora,
-sotto una compra di lane, o sotto il conto della trattura della seta,
-avranno registrato: -- «Ricordo come oggi a dì tanti, anni tanti dalla
-salutifera Incarnazione, Francesco de' Medici ha fatto strangolare il
-cavaliere Bernardino Antinori per adulterio con donna Eleonora di
-Toledo, moglie di don Pietro dei Medici!»[61] -- E oltre i mercadanti,
-sonvi i filosofanti, gli storiografi, e l'altra generazione dei
-letterati, ai quali io faccio buon viso, dacchè non ci è rimedio di
-levarli dal mondo. Questi non possiamo far tacere; il meglio sta nel
-prendercela un poco in pazienza, e poi un poco dando loro la soia, un
-poco del pane, condurli a scrivere a modo nostro.
-
- Non fu sì savio nè benigno Augusto,
- Come la tuba di Virgilio suona:
- L'avere avuto in poesia buon gusto
- La proscrizione ingiusta gli perdona.
-
-"Di ciò abbiamo esempi buoni in casa; e senza ricordare Lorenzo il
-vecchio, il padre nostro informi, che spinse la tolleranza fino ad
-ascoltare da Messere Benedetto Varchi la lettura di quella sua storia
-impertinentissima, e tale da fare dormire in piedi. -- Ma il buono uomo
-si addolcì tutto, e da quella ora in poi non rifinì mai da levare Cosimo
-a cielo, e paragonarlo a Traiano, a Marco Aurelio, e non so a quali
-altri. -- Ma ancora io mi accorgo, che vi concilio il sonno; sicchè ora
-tocca a voi favellare. Eravamo rimasti...? Dove? -- Ah! che avevate
-fatto strozzare il cavaliere Antinori."
-
-Francesco per natura e per abito accostumato a' sobrii parlari, e a
-cogliere diritto il suo fine, in quei profluvii di eloquio, per cotesti
-aggiramenti di pensiero si sentiva come sopraprendere da capogiro. Gli
-fu mestiero raccogliersi alquanto, e dopo un convenevole spazio di
-tempo, così riprese il discorso:
-
--- "Dunque se sapevate le disonestà di donna Eleonora, perchè vive?"
-
--- "Perchè, se recito il _confiteor_, parmi avere più peccati di lei; e
-poi perchè non so chi mi salverebbe dallo zio duca di Alva, e dal
-cognato Toledo; i quali, per dirla tra noi, non sono corpi di santi."
-
--- "E noi non varremo a tutelarvi contro un vicerè e contro un duca?"
-
--- "Chi salva dal pugnale dell'assassino?"
-
--- "Un buon giaco di maglia, un buon cuore, una buona compagnia, e una
-buona vigilanza."
-
--- "Ebbe queste, ed altre avvertenze, Lorenzino a Venezia...."
-
--- "Non l'ebbe; e fu spento."
-
--- "Sarà; ma rimane sempre vero, la migliore difesa consistere nel non
-avere mai fatto male a nessuno."
-
--- "Comunque; -- non è da tollerarsi tanta infamia: io non potrei;...
-l'onore di nostra casa nol consente. -- Bisogna levarci questa vergogna
-dal viso, -- e va tolta."
-
--- "O dov'è il comodo mio? Per me vi affaticavate, a me pensavate, e al
-mio bene unicamente provvedevate? Per voi dunque mi avete chiamato? Per
-voi io ho da diventare omicida? Per voi espormi agli odii di gente
-potentissima, e vendicativa?"
-
--- "Io tanto poco fo caso degli odii e delle vendette loro, che vi giuro
-da gentiluomo, che, raccolto il processo delle turpitudini di cotesta
-rea femmina, lo manderò io stesso al re Filippo, partecipandogli
-segretamente la cagione e il modo della sua morte.[62] Io prendo sopra
-me ogni evento, e prometto al bisogno dichiarare essersi proceduto a
-questo per mio consiglio, ed anche per mio espresso comandamento."
-
--- "Orsù, voi volete ch'io vi accomodi della vita di Eleonora, ed io lo
-farò: una moglie non vale la pena che ci guastiamo il sangue; ma anche
-voi da buon fratello dovete accomodarmi di un servigio, che a voi costa
-poco, e a me farà un bene grandissimo. Io vi domando che mi doniate, o
-mi prestiate -- per non rendervi più, -- quarantamila ducati: le mie
-terre nel Pisano questo anno non mi portarono un ducato di rendita; tra
-scoli, fossi e colmate, mi va via un tesoro...."
-
--- "Tutti inabissati di debiti! Tutti spiantati! Voi, il Cardinale, il
-duca di Bracciano, dareste fondo al Perù! Donde ho da cavare tanto
-danaro?"
-
--- "Una stretta data con garbo alle mammelle della repubblica, ed è
-pareggiata ogni cosa. Ma a voi non fa mestiere di questo: la fama narra
-mirabilia; dice che tra oro coniato, in verghe, e in gioie, voi abbiate
-cumulato meglio di dieci milioni di oro. Se così è, vi consigliano male,
-perchè se levate il danaro dal commercio, terminerete col diventare
-principe di un camposanto."
-
--- "Sfaccendati! Poltroni! non sanno quello che si dicano!"
-
--- "Dalle rendite pubbliche voi vi avvantaggiate, tutte le spese fatte,
-meglio di ducati trecentomila...."
-
--- "Chi è che ardisce farmi i conti addosso?"
-
--- "Provate a impiccare l'abbaco. -- E poi, dai commerci del corame,
-delle gioie, dei grani e del pepe, voi ricavate un tesoro...."
-
--- "Tutti falliscono! Tutti mi portano via! Io ho deliberato cessare dai
-commerci: -- forse,.... però non sono deciso,... continuerò in quello
-del pepe; ma non più cuoio, non più grani; -- chi traffica in grano
-muore in paglia."
-
--- "Farete come vi aggrada; ma daretemi voi i quarantamila ducati?"
-
--- "Dio buono, ma dove profondate voi tanta moneta?"
-
--- "Datemela, ch'è bene spesa: io la impiego a procurarvi amici. Io la
-spendo nel popolo, in feste, in conviti, e in piaceri. La gioventù si
-abitua al fasto e alle lussurie: io ve la snervo; io ve l'avvilisco; io
-la castro nell'anima; io le tolgo la dignità dello spirito e la forza
-del corpo; io ve la dispongo alla sementa, e voi potete seminarvi quello
-che meglio vi torna."
-
--- "Voi siete pure lo strano umore di uomo! Avrete i quarantamila
-ducati; ma mi farete un obbligo di rimettermeli a poco per volta sopra
-le rendite del Pisano...."
-
--- "Per obblighi, io ve ne faccio quanti volete."
-
--- "Inoltre...."
-
--- "Ahimè! cominciano le restrizioni...."
-
--- "No; voi penserete a spacciare la iniqua moglie, quando e dove io vi
-ordinerò...."
-
--- "E anche questo sia concesso. A quando i ducati?"
-
--- "Domani."
-
--- "Oh! Buona notte. Adesso bisogna ch'io vada a fare un po' di bene.
-Una gentildonna ha da presentarmi una sua fanciulla da marito, perchè io
-le dia la dote. Poi abbiamo uffizio nella cappella di San Cappone con
-una brigata di compagnacci da far piangere il diavolo. Forse, se ci
-entra, ripasseremo il codice delle quaranta pagine; e alla fine una
-cocchiata con accompagnatura di chitarre e arpicorde: all'alba dei
-tafani verrò a voi pel buon giorno, e pel buon anno...."
-
--- "Don Pietro! Don Pietro! Voi non volete mai mutare costumi; e
-dovreste pur pensare che del tempo sprecato così malamente converrà un
-giorno renderne conto a Dio. -- Almeno aveste addosso un buon giaco...."
-
--- "Finora il mio giaco fu la buona coscienza; ma da stasera in poi io
-vedo che mi bisognerà portarlo. -- Dio vi abbia in guardia." -- E così
-dicendo andò via a precipizio.
-
--- "E voi parimente. -- Bianca!" -- E passato qualche tempo di nuovo: --
-"Bianca!"
-
-E la Cappello accorse ansante come persona che siasi mossa con fretta da
-luogo lontano.
-
--- "Che cosa desidera il mio signore?"
-
--- "Hai tu sentito nulla dei colloquii che abbiamo tenuto or ora qua
-dentro? Io ti avevo accomiatato non mica per me, dacchè tu sai se io per
-te conservi secreto sul cuore comunque piccolissimo, ma per loro...."
-
--- "Chi loro?"
-
--- "L'Orsini e don Pietro...."
-
--- "Di don Pietro non sapeva io...."
-
--- "Pensa! Io ho tenuto proposito delle loro mogli, e della vita poco
-laudabile che menano: mi sono raccomandato, perchè procurino persuaderle
-alla convenienza, e fare loro una squartata a dovere: non hai tu inteso
-nulla?"
-
--- "Nulla."
-
--- "Vero? via, qualche cosarellina avrai poi inteso."
-
--- "Da gentildonna onorata...."
-
--- "Bè. -- Tu stai sull'ingrugnato per via del rimproccio di stasera. Ma
-che vuoi tu? io mi stizzisco così di leggieri, e me ne pento poi. Quello
-che ho sul cuore ho sopra la lingua. Sono troppo sincerone. Te ne
-domando perdono...."
-
--- "Oh signore!" -- rispose l'artificiosa Veneziana; -- "voi altri
-uomini di alto affare avete sempre pel capo mille pensieri e mille
-inquietudini; la colpa è nostra che vi venghiamo a disturbare: ma
-crediamo fare del bene, e se non indoviniamo, meritiamo compatimento. Sì
-giusto! vale la pena che vi prendiate cura di me. Voi mi avete raccolta,
-si può dire, per la strada, e mi avete messa a pari delle regine, e
-delle più grandi principesse della Cristianità. La mia vita sta nel
-reverirvi e nello amarvi, e per quanto io mi studii, non mi pare amarvi
-abbastanza...."
-
--- "Buona Bianca! Eccellente femmina! -- Io mi sento affaticato, e
-vorrei pure riposarmi. Porgimi un bicchiere di acqua di cannella. Gran
-mercè, Bianca. Ora diremo le preci; per istasera basteranno le litanie."
-
-E Bianca prese un libro coperto di velluto cremisino con fermagli di
-oro; s'inginocchiò accanto al letto recitando le litanie, alle quali
-Francesco molto devotamente rispondeva _ora pro nobis_. -- Terminate le
-litanie, Francesco profferì queste parole:
-
--- "Ecco, un giorno sta per compirsi: noi li contiamo quando sono
-passati, -- quando non sono più nostri; -- un giorno adesso cade dalla
-mano del tempo nello immenso oceano della eternità. -- Prima però che si
-tuffi in cotesto abisso, guardiamone l'agonia per argomentare la vita
-che ha consumato.... -- Va, va in pace anche tu, o giorno della mia
-vita; prendi animoso il viatico; e raggiungi i tuoi fratelli che ti
-hanno preceduto: tu sei scevro di lacrime, tu sei passato innocente.
-L'angiolo dell'accusa non ti scriverà sopra il suo eterno registro.
-Anzi, io lo posso dire francamente, se la fortuna ti avesse tessuto
-nella trama mortale di Tito, egli non avrebbe oggi esclamato: -- Ho
-perduto un giorno!"
-
-Ma chi mai presumeva ingannare costui? Dio? Sè? -- O cuore umano, quanto
-tremendo a vederti!!
-
-Francesco, con un fascio di cipolle sopra lo stomaco e due omicidii
-sull'anima, si addormentava placidamente, come un operaio della vigna
-del Signore.[63]
-
- ----
-
-[41] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II, p. 271.
-
-[42] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II, e Ammirato, Libro ultimo.
-
-[43] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II.
-
-[44] Morbio, _Storia dei Municipii Italiani_, Firenze, p. 27.
-
-[45] Machiavelli, _Della natura dei Francesi_.
-
-[46] Machiavelli, _Ritratti delle cose di Francia_.
-
-[47] Ariosto, _Satire_.
-
-[48] Martirio in terra appellasi,
- Gloria si appella in cielo.
-
- _Beatrice Tenda_, di Tedaldi-Fores, giovane poeta spento in
- floridissima età.
-
-[49] Nella Cronaca MS. del Settimanni nello Archivio delle Riformagioni
- espressamente si dichiara: «Fu fatto venire Paolo Giordano da Roma
- perchè acconsentisse alla morte d'Isabella.» -- E quivi pure si
- racconta, come nello agosto successivo alla morte d'Isabella
- «fossero fatti sparire il figlio di Giovanni Battista de' Servi, e
- Carletto Fortunati, lancia spezzata, come quelli che erano reputati
- drudi d'Isabella.» E che Giordano alle istigazioni altrui
- acconsentisse alla strage della moglie, pur troppo impudica, lo
- confermano ancora i MS. Capponi, della Biblioteca R. di Francia, e
- mio. -- Il signore Bell nel suo racconto dell'_Accorambona_ ci
- avverte come pei costumi spagnuoli, nei quali era stato educato
- Francesco, correva assai più grande l'obbligo nei fratelli di
- vendicare le disonestà della sorella, che nei mariti quelle della
- moglie. Il Galluzzi nella citata _Storia_, Lib. IV, cap. 2, scrive.
- -- «È certo che a donna Isabella furono fatti funerali più pomposi
- che a donna Eleonora, e che il granduca e il cardinale non solo
- mantennero dopo con l'Orsini buona corrispondenza, ma
- s'interessarono per acquietare i suoi creditori, e dare alla di lui
- sconcertata economia qualche sistema. Tutto ciò proverebbe che, o
- la morte di donna Isabella non fu violenta, o che il granduca e i
- fratelli essendo di concerto con l'Orsini, con la loro
- dissimulazione resero lo eccesso più detestabile.» Davvero tra
- l'una ipotesi e l'altra corre troppo grande divario perchè uno
- storico solenne se la deva passare così scivolando. Da tutte le
- memorie dei tempi e da tutte le storie ricaviamo come la strage
- fosse imposta, e pagato il prezzo del sangue, che non si limitò
- unicamente nelle premure di acconciare la dissestata economia
- dell'Orsini, ma giunse perfino, secondo che ce ne porge
- testimonianza la Cronaca del Settimanni sopra citata, a fare
- donazione nell'ottobre di cotesto anno della villa Baroncelli a
- Paolo Giordano e a Virginio; il quale fatto forse indusse in errore
- l'Ademollo, che affermò nelle sue note al racconto intitolato
- _Marietta dei Ricci_, donna Isabella Orsini essere stata
- strangolata nella villa Baroncelli, oggi Poggio Imperiale.
-
-[50] Svetonio, _Vita di Claudio_, in fine.
-
-[51] La Bianca non era ancora moglie di Francesco I: viveva tuttavia
- l'arciduchessa Giovanna. Questo è anacronismo; ma la povera
- Giovanna, comecchè donna piissima, che condusse vita di silenzio e
- di sacrifizio, non era personaggio tale da ravvivare il racconto.
- Anime sante, ma pallide, nate a soffrire e a tacere!
-
-[52] Vedi le note seguenti.
-
-[53] Fino al tempo del granduca Ferdinando I si adoperavano in corte
- candele di cera gialla: egli le mutò in bianche, come conosceremo
- dalla lettera del Soderino riportata più sotto.
-
-[54] Michele Montaigne, invitato a pranzo dal granduca Francesco,
- osservò come questi bevendo mescolava molta acqua nel vino, mentre
- la Bianca tracannavalo quasi puro: «On porte à boire à ce duc et à
- sa femme dans un bassin où il y a un verre plein de vin descouvert,
- et une bouteille de verre pleine d'eau: ils prennent le verre de
- vin, et en versent dans le bassin autant qu'il leur semble, et puis
- le remplissent d'eau eux-mêmes, et rasséent le verre dans le bassin
- que leur tient l'échanson. Il mettoit assez d'eau; elle quasi
- point. Le vice des Allemands de se servir de verres grands outre
- mesure est ici au rebours, de les avoir extraordinairement petits.»
- _Voyage_, T. II, p. 59.
-
-[55] Svetonio, _Vita di Giulio Cesare_.
-
-[56] Porque dixo la venganza
- Lo que la offensa no dixo?
-
- _Calderon de la Barca_.
-
-[57] Queste ultime parole furono sentite dire da Francesco quando
- licenziò Giordano dopo il segreto colloquio tenuto fra loro. MS.
- Capponi, e mio.
-
-[58] «Era una delle principali passioni di Francesco I fabbricare
- porcellane elegantissime, che poi mandava in dono ai principi e a
- grandi baroni.» Galluzzi, T. III, p. 119.
-
-[59] «Francesco con una compagnia di mercanti esercitava questo
- commercio del pepe, e v'impiegava i suoi galeoni. La compagnia
- acquistava 30,000 cantara di pepe a 32 crusadi per cantaro, col
- patto della esclusiva di venderlo a tutto il mondo.» Galluzzi, T.
- IV, p. 106.
-
-[60] Quest'arme fa una testa di Moro.
-
-[61] E veramente si trova registrato così entro un libro di Ricordi.
-
-[62] L'atrocità, narra il Galluzzi, Lib. IV, c. 2, _Storia del
- Granducato_, l'atrocità del fatto fu celata al pubblico, e velata
- con le attestazioni di uno accidente sopraggiuntole per
- palpitazione di cuore, a cui asserivano i fisici essere stata
- sempre soggetta. Al re di Spagna fu confidato per mezzo dello
- ambasciatore tutto il successo con scritto a parte li 16 luglio, in
- questi termini: «Sebbene nella lettera vi si dice dello accidente
- di donna Eleonora, avete nondimeno a dire a Sua Maestà Cattolica
- che il signor don Pietro nostro fratello l'ha levata egli stesso di
- vita per il tradimento ch'ella gli faceva con i suoi portamenti
- indegni di gentildonna, i quali per il suo segretario ha fatto
- intendere a don Pietro suo fratello e pregatolo a venir qua, ma
- egli non ci è voluto venire, e nemmeno ha lasciato che il
- segretario parlasse a Don Garzia. Noi abbiamo voluto che la Maestà
- Sua sappia il vero appunto, essendo deliberati ch'ella sappia
- sempre ogni azione di questa casa, e particolarmente questa, perchè
- se non si fosse levato questo velo dagli occhi, non ci sarebbe
- parso di potere bene e onoratamente servire Sua Maestà, alla quale,
- con la prima occasione se le manderà il processo ove ella conoscerà
- con quanta giusta cagione il signor don Pietro si sia mosso.» Gradì
- il re Filippo la confidenza etc.
-
-[63] Credo fare cosa gratissima pubblicando la seguente lettera, ch'io
- reputo affatto inedita, e sconosciuta generalmente. È stata
- ricavata dalla Biblioteca Reale di Francia, ove si conserva sotto
- No 10, O 74. La copia manoscritta è scorrettissima, in parte
- manchevole, e in parte non leggibile, ed io m'ingegnerò a
- correggerne il dettato per modo che possa intendersi. Per questa
- lettera, scritta evidentemente da persona anzi che no mordace, e
- poco amorevole alla casa dei Medici, in ispecie poi al granduca
- Francesco e alla Bianca Cappello, conosceremo quanto sia falsa la
- fama dello avvelenamento di Francesco e della Bianca. Il genere di
- vita dai medesimi praticato non aveva mestiero di altro argomento
- per farli morire sollecitamente, avvegnachè comprenderemo di
- leggieri com'essi si avvelenassero tutti i giorni.
-
- «_Lettera di Giovanni Vettorio Soderini allo Illustrissimo Signore
- Silvio Piccolomini sanese, in ragguaglio della morte et esequie del
- Granduca Francesco._
-
- »E' merita il pregio della opera, e mi si appartiene, signore
- Silvio Illustrissimo, scrivere a vostra signoria illustrissima una
- grande e prolissa lettera. Quando, che alli giorni passati la Morte
- cavalcò sopra il suo destriero magro e disfatto per investirsi del
- titolo di Grande. La Morte ottenne a Roma il titolo di Grande, e
- conseguita ch'ella ebbe cosiffatta indecentissima intitolazione, se
- ne cavalcava frettolosa alla volta del Poggio a Caiano, e quivi con
- irresistibile forza e pari valore assaltò il Grande Etrusco di
- Firenze e Siena, e lo abbattè alli 19 di ottobre 1587 a 4 ore e
- mezzo di notte, e di 47 anni lo privò di vita dopo strani e
- disusati scontorcimenti, e ululati e muggiti diversi. Stette senza
- favella da dopo desinare fino al punto in cui fu soprappreso da
- febbre scottantissima. Il signor Pandolfo de' Bardi, e il signor
- Troiano Boba, hanno sempre attestato che fosse per soverchio
- insolito esercizio scalmanato, e così presa una calda per essersi
- fermo in frigido luogo vicino all'acqua, come pure per causa di
- vecchi disordini, troppa continua beuta di elisir, e suo
- acquerello, et acqua arzente, e da mezzi minerali alchimiata e
- alterata; immoderata e nociva familiarità con l'olio di vetriolo ed
- uso troppo frequente di acqua di cannella stillata; e dal mangiare
- paste e composizioni calide, torte con tutte sorte di speziarie,
- gengiovi, noce moscada, garofani e pepe, polpe di capponi, fagiani,
- francolini, pernici, starne, e passere minutamente tritate, intrise
- con rossi di uova, crusca di zucchero, e farina inzaffranata;
- sorbire prima di pasto, fra pasto e dopo pasto continuamente uova
- con pepe lungo di Spagna pesto; empirsi sempre di cibi grossi,
- triviali, e di robaccia dura a smaltire, come agli d'India con pepe
- nero, cipolle, porri, scalogni, aglietti, malige crude, ramolacci,
- radici, rafani tedeschi, raponzoli, carciofi, cardoni, gobbi,
- sedani, nuchette, e nasturzii indiani, castagne, pere, funghi,
- tartufi, e in istrabocchevole quantità sorte di ogni formaggio;
- bere vini crudi, frizzanti, raspati, indigesti, grechi fumosi e
- gagliardi, e vino di Spagna, di Portercole, e di Reno: lacrima,
- chiarello, vino di Cipro, Malvagia, Candia, vino secco di Spagna,
- di Corsica, di Pietra Nera con la neve, avendo lo stomaco
- frigidissimo, e il fegato caldissimo; ai quali vecchi disordini
- voglionsi aggiungere i nuovi nella presente mala valetudine, come
- in mezzo alla febbre ardente bere gli sciloppi gelati, reluttare in
- tutto e per tutto il cristere, mandare giù pillole involte in pasta
- di ostie tenute a raffreddare nel diaccio, medicine e bevande
- nevate, e nel colmo dell'ardore della febbre sotterrarsi le mani
- nella neve; bere dopo il farmaco un gran bicchiere dì acqua
- agghiacciata; saziarsi a strane ore di latte infrigidito, e tirar
- giù due bicchieri di mosto ancora bollente, e poi per l'arsione
- della gola, aridità di lingua, asciuttezza di fauci e palato,
- collepollarsi fra le gote dentro in bocca con due pallottole di
- cristallo di montagna affreddate nel ghiaccio o nella neve, e
- raffreddare il letto con lo scaldino pieno di ghiaccio alla foggia
- del principe Carlo. Questo ed altro faceva a guisa del cardinale S.
- Angiolo, della Queva, del vicerè di Napoli, di Giannettino Doria, e
- del Signor Prospero Colonna, ma vi si tolse giù restandone chiaro.
- Non fece testamento prima, nè poi; solo sottoscrisse una polizza di
- sua mano di scudi 50,000 da distribuirsi tra i suoi servitori di
- corte. Confessollo il padre Maranta, il quale mi afferma che non
- ispecificò il numero e la quantità degli scudi da distribuirsi, ma
- raccomandò in generale che fosse rimunerata la servitù, e
- rincrescergli di non potere vivere tanto da farlo da se stesso. Il
- confessore non fu a tempo di memorargli se volesse erogare più
- altro a benefizio dei suoi, perchè chiusi gli occhi non potè
- muovere la lingua, o crollare la testa. Nel ricevere i sacramenti
- proferì le orazioni, la confessione della messa, e il _Miserere_
- assai speditamente. Monsignor Abbioso lo linì della estrema
- unzione. Il cardinale di Firenze fu assistente alla data dei
- sacramenti, e alla più parte delle cerimonie.
-
- »Saperà ancora V. S. I. come interrogatolo uno intrinseco suo, che
- cosa volesse dire che in tanta felicità di stato, e abbondante
- potenza di tutte le cose, mai non si rallegrasse, così rispondesse:
- -- «Certo ch'io dubito, che questa mia moglie non mi abbia fatto
- qualche malía affatturamento, comecchè separato e disgiunto da lei,
- vivere e posa avere non posso.» -- Intorno a che più volte
- ragionando la Bianca disse: -- «Da mio marito a me hanno a correre
- ore, e non giorni.» --
-
- »La morte, finito l'uno prima, andò alla volta della granduchessa,
- che stava chioccia, e la sopraggiunse mentre con ansia investigava
- lo stato del marito, e si sforzava di fargli ricordare la promessa
- per la promozione di D. Antonio, perchè fidandosi sopra il bene
- essere del Granduca, non gli chiese in vita danari, beni o roba, ma
- indovinando la morte del suo marito dal calpestio di un andito
- all'altro, dalla una all'altra camera, dal rumore delle carrozze e
- dei cavalli, e dal vedere il signore Pandolfo de' Bardi con gli
- occhi molli, le guancie infuocate e bagnate, sospirante spesso, e
- semivivo, comecchè la sua damigella L. V. N. A. gliele avesse poco
- anzi messa in dubbio, cacciato il capo sotto, frastagliando parlò:
- -- «Conviene anche a mi morire col mio signore.» -- E mandato un
- sospiro interno per entro il cuore, non fiatando più fino alle
- quindici ore e mezzo dell'altra mattina, spirò; e come undici ore
- prima trapassò il marito, similmente undici ore dopo morì la
- moglie; facendo comparire con simili accidenti un atto in commedia
- terminato in doppia tragedia nel sopraddetto spazio breve dall'uno
- all'altro. Il successore, che con iscusa di rinforzo della sua
- gotta, si era su le tre ore licenziato da lei, alle sette e mezzo
- giunse alla porta a Prato, ove scontrato il primo capitano dei
- Lanzi, rispettosamente, con temenza, e tremandogli la voce (credo
- io per la grande novità di mutazione) gli disse: «Ora avete ad
- essere così fedele a me, capitano, da qui innanzi, come a mio
- fratello siete stato.» Il palazzo granducale fu dipoi come per lo
- avanti custodito dai Lanzichenecchi soliti, e gli Spagnuoli, che
- già per questo effetto si erano chiamati dal Monte, si rimandarono.
- In seguito chiamato Bernardo Buontalenti, fedelissimo discuopritore
- dell'intimo Etrusco, gli dette il contrassegno, e si fece scuoprire
- sotterrato il tesoro di cinque milioni e mezzo di oro, e di 700,000
- scudi di elette gioie; onde, chi vorrà negare che non siamo venuti
- alla età dell'oro? Già per comune discorso danno al nuovo signore
- per moglie la vedova di Francia, ma non vi è fondamento, ch'essendo
- vissuta regina, regina intende morire; e altri altre, secondo la
- opinione di quelli che vogliono indovinare: staremo a vedere et
- udire quello che nascerà, perchè questi son giudicj temerarj. Il
- nuovo signore pensa già, tratta, discorre e ragiona di volere
- rivoltare e ritravagliare il mondo, rifare e ritoccare ogni
- qualunque cosa, rivolgere sottosopra ogni mal fatto, ogni sconcio
- correggere, moderare ogni scempiezza; levarsi dattorno i ministri
- mozzorecchi, sbandirsi innanzi tutti i ribaldi, mandar via i
- cortigiani oziosi, superflui e girovaghi; cacciare in malora i
- parassiti, gli adulatori, le finte meretrici, tutte le triste
- persone, e di male affare; gastigare i malvagi, i maligni, i rei,
- gli scellerati, i mariuoli, i tagliaborse, dileguare i banditi,
- punire i ruffiani, i sicarii, i grassatori; far morire gli
- assaltatori di strade, gli assassini, gl'ingannatori, i seduttori,
- i bestemmiatori, i viziosi, gli scorretti, i bislacchi, tutti gli
- uomini di mala vita; mandar via, e segregare dal commercio degli
- altri i vagabondi e i girovaghi, tòrre insomma la vita ai pessimi,
- far vivere esaltando, accarezzando, giovando, riconoscere
- premiando, e amando sempre i buoni, e perseguitando i contrarj;
- proibire i giuochi, le bische, le baratterie, i ritrovi, le carte,
- i dadi, le scommesse, e le altre barerie; levare i grecovendoli,
- temperare e moderare i postriboli e le taverne; mutare le
- segreterie, li magistrati, gli uffiziali, i giudici, i rettori, gli
- auditori, gl'infedeli et insufficienti ministri, e gli uffici
- distribuire per i meriti, e non per i favori, e ai necessitosi;
- rivedere i conti a tutti, e i non buoni gastigare e cassare, avendo
- riguardo ai poveri bisognosi, e sovvenirli di limosine, giovarli,
- aiutarli di comodità, esercitando sempre le doti potentissime di
- principe, che sono liberalità e clemenza; afferma, tra le altre
- cose, la nostra Siena essere mal trattata e mal governata: non
- volerla così, e doversi guidare dal Piccolomini vostro cugino, e
- dal Pannilini. Basta, staremo a vedere, imperciocchè non manchi chi
- affermi essersi soltanto dalla padella entrati nella brace, Venere
- sempre dominante, ed essersi mutata la frasca non il vino; ma
- ragionevolmente scorti e conti gli errori dell'altro governo, potrà
- agevolmente correggerli nel suo. E di già le avviso la sua prima
- azione, ch'è stata d'imprigionare il procuratore di Livorno,
- aggravato d'infiniti rubamenti e querele, il quale ha voluto
- primieramente ammazzarsi col darsi percossa di un Cristo, nostro
- Signore, posto in croce, e appresso in Santa Maria Nuova si è
- morto. Il cardinale ebbe sempre in urto a cagione della sua
- iniquezza, poco rispetto e malvagità, Pietro Lazzero Zeffirini
- cabalista di Siena, nomandolo sempre ghiotto, impiccato,
- mozzorecchi, e tristo; così non prima morto il fratello, e forse
- prima, o in quel punto e in quella ora, diede ordine a messer Guido
- Del Caccia gonfaloniere, che facesse dare la caccia a costui, e
- preso, lo facesse custodire in lato iscampabile; talchè data rigida
- commissione al Cagnaccio principale, che con insolenti cani andanti
- alla presa dell'uomo lo rabburchiasse, fu carpito in casa, onde gli
- disse: -- «Siete prigione del granduca.» -- «Del granduca prigione
- io sono sempre» (rispose). -- Al che con sinistra e soprastante
- maniera lo garrì dicendo: -- «Havete ad essere prigione dadovero.»
- -- Scandalizzossi il signore Piero Lorenzo, e disse: -- «Prigione
- io, ministro di Sua Altezza? voglio vedere il mandato, e suo
- chirografo.» Ed esclamando -- io protesto, io ti farò, io ti dirò,
- -- lascia pure minacciare e bravare a lui! Intanto ei lo afferrò
- per un braccio, e fattolo muovere lo condusse al buio presso di
- Bora, e forse peggio, avendo ad essere giudicato delle tante
- querele, misfatti, e male opere da messere Lorenzo Osimbardi,
- successore in suo luogo; ciò ch'è stato caro, et ha piaciuto a
- tutta la gente.
-
- »Ora l'altra sera dopo la morte, il cadavere del Grande Etrusco fu
- portato in lettiga con la guardia del signor Piero Antonio dei
- Bardi con 200 torcie bravissimamente portate da uomini di arme, e
- stefaniani, e uomini di corte, fino alla porta della città, e a
- quella di S. Lorenzo con gli stangoni in ispalla dei cavalieri, e
- dei cortigiani; e la seguente sera fu portato il cadavere della
- Bianca con assai meno caterva, 20 torcie sole, alla semplice, alla
- pura, alla solinga, et abietta bene. Il cadavere del granduca si
- vide con la corona, e così stette fino all'avello. Il Buontalenti
- domandò se doveva lasciarsi vedere la Bianca, e incoronata; gli fu
- risposto: _che si era vista, e che aveva portato la corona pure
- assai_; e instando egli, dove si avesse a seppellire, gli fu
- risposto: _dove volete voi_; al che replicando, fu risposto
- interzando: _dove volete voi: non la vogliamo fra i nostri_. Onde
- involta in un lenzuolo fu alla rinfusa gittata nel carnaio, ch'è la
- tomba maggiore generale alla plebe. Per lo innanzi ambedue i
- cadaveri furono aperti, e mi accertarono maestro Baccio Baldini, e
- maestro Leopoldo Carlini da Barga, essere stato nelle interiora
- dell'uno e dell'altro la medesima simpatia di malore: come di
- corruzione di fegato e polmone, di trista abitudine, di panniccoli
- nello stomaco, e mal colore di arnioni; se non che nel cadavere
- della donna fu gran copia di acqua, comecchè infetta da due anni in
- dietro d'idropisia: e queste combinazioni di morte accostatesi
- insieme nello spazio di 11 o 12 ore, siccome da prima in
- altrettanto si ammalarono, hanno fatto credere allo ignaro volgo e
- alla rozza gente di collegazione di spiriti, e a me hanno fatto
- sovvenire dell'antica commedia di Plauto intitolata _Commorientes_,
- e degli due Plantuomini di... che in _Venere obiere_. Alcuni altri
- imburiassati da popolaresche voci hanno creduto che, siccome
- risuona di fuori il grido da più bande, che sieno morti di veleno,
- ma sono baie; chè fu di natura. Et in vero, egli è stato un atto di
- commedia in iscena comparso bene, molto presto finito in doppia
- tragedia; in somma abbiali fatti uscire di vita o il medico, o Dio,
- io la intendo a mio modo.
-
- »Con la sopraintendenza del cardinale di Firenze il nobile Bernardo
- Vecchietto, il ...... Ricasoli, Bernardo Buontalenti, e messer
- Francesco Lenzoni, hanno ad attendere alle cure dell'esequie, le
- quali si processioneranno alli 15 decembre del presente anno.
-
- Qui sembra che la Lettera termini, e sia stata ripresa
- assai dopo, perchè continua con queste parole:
-
- »Gianvettorio, come di sopra si può leggere, ha narrato la vita del
- granduca Francesco, i disordini che fece nella vita, la causa della
- malattia, e così della moglie, e della morte dell'uno e dell'altra.
- Ora narrerà succintamente l'ordine dell'esequie, delle quali per
- non essere tedioso descriverà solo quello che sostanzialmente gli
- parrà da tenere conto, e lascerà stare la borra, e però dice:
-
- »Che si partirono dal palazzo granducale con 6 trombetti muti a
- cavallo: era il palazzo parato di nero, e nel cortile il cataletto
- entrovi la effigie del granduca con la corona, e così era portato
- in San Lorenzo dove avevano destinato i posti ai magistrati, agli
- ambasciatori dei principi, e a quelli delle comunità. Messere
- Pietro Angioli da Barga fece la orazione funerale, dopo che fu
- entrato il cataletto col cadavere finto, la quale fu tenuta dotta,
- elegante e breve, in latino, dandogli quelle laudi che si potevano
- e convenivano a lui, biasimando i ministri cattivi i quali
- offuscarono in buona parte il buono animo e il governo suo, siccome
- interviene e interverrà sempre a tutti i principi che troppo si
- fidano dei loro ministri, i quali per lo più sono furfanti, e
- mercenarj, e però sarà bene avere loro l'occhio e l'orecchio alle
- mani; e che del dolore che si ebbe della perdita di tanto principe
- se ne afflisse inconsolabilmente il popolo, se non lo confortava la
- successione del fratello, dal quale si deve sperare una vita
- gioconda e felicissima, con quelle altre adulazioni convenienti ad
- un Oratore, che ha da lodare una cosa. Vi furono 11 vescovi. Del
- baldacchino che gli fu portato, non istarò a dire come fosse, nè
- manco del panno ch'era sopra il catafalco, ch'era tutto di broccato
- di oro con frange: napponi di oro ricchissimi, e le imprese e i
- ricami ricchissimi: 80 cavalieri con quelli del baldacchino che lo
- portavano, e 80 nobili a cavallo gramagliosi, andavano per le
- strade per far cansare gl'impedimenti, e andare ognuno in regola;
- alla porta vi erano 8 gigantesse di carta di chiaro scuro, tra le
- quali una sola sendovi, per essere morte, femmina, stima che
- significasse la Bianca quegli che scrive, non vi avendo ad essere
- altro simbolo che potesse denotare colei. Erano in San Lorenzo gli
- scudi delle 16 città tutti posti in fila in testa; e dai lati del
- coro eravi la sua andata a Genova quando vi venne il re Filippo,
- sendo esso principe di poca età; vi era ancora quando andò allo
- imperatore per la moglie Giovanna di Austria regina nata, quando
- s'impadronisce dello Stato, e che i Cappucci lo riveriscono
- rendendogli la obbedienza; la macchina di Pratolino,
- l'addirizzamento dell'Arno, il porto et accrescimento di Livorno,
- le fazioni fatte dalle sue galere co' Turchi, e altre fatte da lui
- quando andò al Poggio, vivo, e tutto vigoroso. Era il catafalco
- alto braccia 32, e sotto esso catafalco fu fino a 3,500 tra torcie
- e fiaccole per la chiesa, e su esso catafalco posto il baldacchino
- di tela di oro nera, e sotto il baldacchino il simulato corpo. Alle
- orazioni e preci della messa grande, celebrata dal cardinale di
- Firenze, assisteva tutto il clero. La chiesa parata tutta, e archi,
- e colonne di rasce bianche e nere, intramezzate con più sorte di
- motti. Il viaggio fu di piazza dai Gondi per la via del Palagio a
- S. Croce, al ponte Rubaconte, per la via dei Bardi, per la via dei
- Guicciardini, a San Felice in Piazza, per via Maggio, per il Ponte
- a Santa Trinita dall'Antinori, al canto dei Carnesecchi, dai
- fondamenti del Duomo, e voltando dalla via dei Servi, dai Pucci,
- dai Medici, a San Lorenzo, processionarono 7225 passi in 5 ore.
- Innanzi al feretro andarono tutte le regole di frati, preti,
- canonici, vescovi, arcivescovi, la guardia dei Tedeschi col
- capitano armato a cavallo, ed essi tutti a negro rivestiti; 82
- uomini d'arme, 250 cavalleggieri, 270 cavalieri con il loro abito
- lungo, 29 capitani, e tra essi 45 prigioni, e tutto a bruno con le
- insegne basse, archibusi sotto il braccio, e bandiere strascinate;
- 6 stendardi grandi di città principali, uno dei cavalieri di S.
- Stefano, portati a cavallo da persone nobili vestite di abito lungo
- di velluto dovizioso, e quello di mare portato a piedi; e arrivati
- che furono alla porta della chiesa, li riceverono sei nobili, e li
- portarono diritti intorno al catafalco per piantarli dentro a certi
- zoccoli fatti di terra, i quali, insieme a tutti gli altri
- abbigliamenti, rimasero alla chiesa. Dietro andarono i magistrati,
- la corte, i signori, i conti raccomandati, ambasciatori delle
- comunità e città, collegi di dottori di leggi, e di medicina, e
- studj, e la famiglia dei Medici. Seguirono appresso a tutti questi
- gramagliosi come gli altri di abito lungo, ma maggiore strascico
- per il gran bruno, 100 imbacuccati, 10 cavalli coperti di velluto
- nero, con amplissimi e potentissimi strascichi sostenuti da 60
- giovani; le sue armi, cimieri, cornetta, stocco, zagaglia e la
- sopracoverta delle armi ricamata di oro furono portate a cavallo
- dai paggi, e con loro 17 baldacchini delle arti con drappelloni
- nuovi portati bassi, terragnioli, bandiere, e bandieruole portate
- ugualmente chine, e attorno la sembianza del morto da una banda e
- dall'altra. Nè può celebrarsi con quanta allegria e frequenza di
- popoli, che non saranno mai nozze o feste viste, e fatte così con
- tanta splendidezza, che ombreggiarono quelle dello invittissimo
- Carlo V ordinate e consumate a Brusselles, nelle quali si
- rappresentò andante la nave Magellana che fece il giro del mondo; e
- quelle di Giovanni Galeazzo Maria Visconti, che durarono 18 ore a
- passare, e vi furono 3000 torcie accese; e quelle del duca Alfonso
- di Ferrara, che per la copia grandissima di lumi fecero
- l'alluminatissima notte apparire limpidissimo giorno.
-
- »Le doglienze agli re ed ai principi furono queste:
-
- »Il sig. Ciro Alidori da Castel Rio allo Imperatore, in Sassonia e
- in Pollonia. Il sig. Giovanni Vincenzo Vitelli in Ispagna al re
- Filippo, con istruzione di raffermamento di collegazione, e di
- amicizia, e di servitù; e più appresso la SS. R. M. C., affinchè
- abbia moglie che possa essere per lui, benchè i più stimino, che
- per trapassare il negozio con più reputazione sposerà prima don
- Pietro. Il sig. Giovanni Niccolini a Roma. Il sig. Razio dal Monte
- in Francia col notaro a cintola il Paccalli per accomodare a modo
- della regina la vertenza che pende tra loro sopra il Poggio a
- Cajano di acconcimi, miglioramenti, ed altre pretensioni, e
- cacciarvi dentro 10,000 scudi prestati già al re nella scappata che
- fe già di Pollonia. Il sig. Rutilio Montalvo a Mantova. Il sig.
- Luigi Andonara a Venezia; duro et aspro ginepreto fare scilome a
- quei Magistrati, per dare loro ad intendere che non si sia beuto,
- ond'ei parlò così piano in Pregai, che appena fu sentito, sicchè
- dal segretario maggiore venne presa scritta la orazione, e poi gli
- rispose, ed egli riuscì acconciamente. Il sig. Emilio Pucci andò a
- Napoli, Sicilia, e Malta. Il sig. Luca Vaina in Baviera, e in
- Allemagna. Il sig. Alfonso Appiano d'Arragona a Ferrara. Il conte
- Bevilacqua ed il sig. Adriano Tassoni al duca di Urbino. Il sig.
- Matteo Bolli in Savoia, il quale non potè passare la Magra allora
- grossissima di acqua, ed essendosi abbattuto con tre dei suoi in un
- tal sergente della banda di quei paesi, con parole di orgoglio e
- presunzione, contendè perchè lo facessero passare a ogni modo, e lo
- trattò di villano. Il sergente, adunata la sua gente, lo aspettò
- poco dopo sopra la strada di Lerici, e a mano armata pose lui e
- tutti i suoi in pericoloso stato, per il che lo Standera con parole
- pacificatorie, spintosi innanzi alla volta sua, quietamente e
- posatamente dimostrò con buone ragioni al sergente, che per essere
- il sig. Matteo persona pubblica, dependente da principe di potenza
- grande vicino ai suoi signori similmente potenti, non volesse
- essere cagione di risse tra loro, con danno che ne verrebbe alla
- guerra contro ai Saracini comuni nemici. A così fatta persuasione
- sedossi lo scandaloso tumulto, del quale poi dolutosene a Genova
- n'ebbero gli aggressori notabile punizione, ma il sergente si
- dileguò. Il sig. Giulio Ricasoli a Massa, a Lucca, e a Genova; ma
- arrivato a Sarzana lo raggiunse il corriere speditogli dietro dal
- cardinale, con ordine che non passasse più innanzi, imperciocchè
- avea avuto certezza di là, che non volendo dargli del Serenissimo
- non arebbe udienza, onde se ne tornò subito indietro. Il conte
- Germanico Ercolani ed io siamo stati destinati per costà al
- Serenissimo di Parma, ma io ho voluto satisfare all'animo mio,
- lasciando il carico di tutto al conte, non avendo voluto
- disconciarmi della persona a così lungo viaggio per conto di morti
- tanto poco amati, niente apprezzati, meno dolsuti, e punto pianti.
-
- »Intanto il cardinale duca è tale da fare stare in cervello ogni
- papa, e si crede che non si smantellerà presto i panni che ha
- indosso, servendosi della porpora fino al primo conclave, del quale
- essendogli per legge e per bolle vietato lo introito, come privato
- potrà, se non fare un papa a suo modo, ammogliare almeno don Pietro
- con quella di Gardona, o altra, e procurare schiatta successora.
- Alcuni altri hanno opinione, che conoscendo egli benissimo che la
- felicità consiste in sapere, potere, volere, e avere in tutti i
- modi, sia per adoperare la mestola che gli è capitata nelle mani, e
- che gli hanno insegnato ad usare come conviene, et esercitare il
- grado che ha, attendendo a rassettare le cose guaste.
-
- »Ha ordinato riformatori della corte l'arcivescovo di Pisa, e il
- vescovo Masi, che l'acconcino alla Borgognona, e alla grande di
- Spagna. Maiordomo maggiore, sotto maiordomo maggiore, maestro di
- casa, e sotto maestro di casa, maestro di camera, e sotto maestro
- di camera, maestro di sala, e cavallerizzo maggiore, il quale ha
- dato al sig. Giovanni Vincenzo Vitelli. Gridò a testa delle candele
- gialle che vide accese sopra la credenza di argento, dicendo che le
- vuole bianche a tutti i servigi palatini, e aggiunse che non vuole
- essere ceraiuolo, nè calzolaio, nè compratore di gioie, nè di
- corame, nè tornitore, nè tagliatore di pietre, nè bicchieraio, nè
- stovigliaio, nè alchimista........ A Gian Bologna di Doagio, che
- gli spiegò lo intenso animo suo dì voler fare un cavallo di getto,
- maggiore per ogni verso un terzo di braccio di quello di Roma, da
- collocarsi sulla piazza della Dogana, dirimpetto alla Dogana,
- domandandolo quanto voleva per principiarlo, -- rispose: 600 scudi:
- -- al che disse: o cuore pusillo! -- Ha ordinato dispensarsi danari
- ai mendicanti e ai prigioni: altri si liberino. La moglie di Piero
- Ridolfi studia la rettorica del Cavalcanti per fare uscire
- ambasciatore il suo marito. -- Il popolo vuole supplicare per la
- reddizione e diminuzione della metà della paglia e delle farine, e
- che si levi in tutto e per tutto la gabella del ceci molli, della
- carne per i gatti, trippe, peducci, zampe, budella, il dazio che si
- paga per l'aere, per la stesa delle tende di mercato vecchio e
- muricciuoli quivi et altrove, segni delle stadere, tassa delle
- osterie, piombi ai fiaschi, segnatura di barili, gabella di bestie
- e legnami, carlini di teste e grossi nuovi, lire del contado, calde
- arrosto, lupini dolci, e tutte sorte di civaie, aranci, cedri,
- limoni, lastricature di strade; e sarà facile, perchè di simili
- aggraviuzzi non ne tiene conto alcuno.
-
- »Il sig. Alfonso Piccolomini, cugino di VS. Illustrissima, farà
- impiccare come lo abbia nelle mani, e lo disse da per se nella
- presa del Lazzeri, del quale è fuora la composizione, che dice:
-
- Già si è fatta vendetta
- Della carrozza Alcedema già detta.
- Gli amici dei cavalli havuto han bando;
- Ma per Lazzeri quando?
- Io non pensai giammai udir quell'ora
- Che il Boia dica: Lazzeri, vien fuora:
- Allor potrò cantare in larga vena,
- Zeffiro spira, e il bel tempo rimena.
-
- »Gli ha dato un giudice delegato di fuori di qua, perchè non si
- palesino le sue azioni, tra le quali se vi fosse mescolamento dei
- suoi affari si sopprimerebbero, nè si saprebbe cosa, che di ciò
- sia.
-
- »Ha fermo a nome di segretari il cav. Antonio Serguidi, il cav.
- Belisario Vinta, e P. Paolo Corboli, ma l'effetto principale è
- della nuova riforma della Segreteria nella guardia delle terre,
- città, e borghi. L'Usimbardi è più che mai in favore del suo
- padrone, e come capo di tutti i segretari della pratica segreta, e
- sopra il dare degli uffizj, dei quali Pietro Conti rimane
- Cancelliere per tenerne la lista, riscontrarli col quadernuccio, e
- non altro; per la quale è stato dato fuori una Caterina, che dice:
-
- Caterina tu non guardi,
- E' governa l'Usimbardi;
- E se punto tu ti fidi
- Farà peggio del Serguidi.
-
- »A Benedetto Uguccioni ha ordinato si rivedano i conti, e che
- quando comanda i lavori abbia rispetto e discrezione pei poveri.
- Assai temono la cassazione, ad assai più ha detto che stieno di
- buono animo, e sperino bene, promettendo farsi loro protettore. Dei
- vecchi servitori del fratello, paggi ordinarj, paggi neri, lance
- spezzate, scudieri, cortigiani e uffiziali, saranno cassi e
- licenziati sino alla somma di scudi 20,000 l'anno; molti capitani
- delle bande saranno mutati, e ferme nuove lance spezzate, e nuovo
- ordine fatto di archibusieri a cavallo, come moltiplicato il numero
- dei Tedeschi a guardia della sua persona. E com'è di dovere, vuole
- principalmente servirsi di quelli che condusse di Roma fino a 300
- bocche, i quali innanzi tutti conviene rimeritare, e beneficare
- come ha fatto. I danari lasciati da suo fratello ai servitori ha
- ripartito tra i più meritevoli a uguali porzioni, ad alcuni ha
- raffermo la provvisione, e che non servano. Ha ordinato rimettersi
- a don Pietro, liberalissimo e magnanimo signore, 10,000 scudi al
- mese con gli interessi, comportando così la ragione di stato, per
- non palesare o toccare i tesori della cassa palatina.
-
- »Fa professione di benigno, piacevole e cortese signore, e
- similmente di gratitudine, e di beneficare chi gli è stato
- servigiato, tra i quali si può vedere che sia, con speranza di
- molto merito, Riccardo Riccardi, che ricercato di entrargli
- mallevadore a Giovanni Battista Michelozzi, gli prestò egli stesso
- 18,000 scudi. E questo avvenne perchè al Michelozzi non bastava lui
- solo per mallevadore, ma voleva bensì tutti tre i fratelli, onde
- egli sdegnato e preso dal puntiglio, volle dimostrare di avergli
- egli solo, e contolli l'uno sull'altro; perchè l'onore e
- l'ambizione, che non possono far fare agli uomini? Al conte Ulisse,
- e alla moglie per antica affezione, ha concesso abitare il casino,
- ma non ci sverneranno, secondo si crede, perchè vi si riparerà don
- Antonio, al quale, essendo indisposto, messere Andrea Albertan
- negò, quantunque richiesto, la pietra belzuar, allegando che
- Bernardo speziale ne aveva, e che andasse a quello, e ciò per
- fuggire le taccie che falsamente gli avevano cacciato fuori le
- sciocche lingue intorno alla morte del granduca e della
- granduchessa. Ognuno afferma essere stata cosa importante ch'ei non
- abbia 10 anni meno, perchè altrimenti saria stato troppo portato
- verso le donne, sebbene alcuni pretendano che si muta la persona,
- ma non le voglie......... A don Filippo, spedalingo di Santa Maria
- Nuova, vuole si rivedano i conti; intanto gli ha fatto ritornare
- scudi 11,000 per completare il prezzo di 18 poderi contermini a
- Pratolino, che dallo Uguccione e Buommattei furono stimati scudi
- 30,000.
-
- »Asdrubale Cliva, fatto prigione a Roma a istanza sua, è stato
- condotto in queste carceri per dare conto delle tante querele
- appostegli conforme dice la profezia in rima:
-
- Asdrubalaccio tosto
- Dolgasi, che per lui la sorte varia,
- Che trar gli farà un dì dei calci in aria.
-
- »Similmente, con ogni studio e autorità, ha dato ordine che si
- spengano e dissipino ovunque sono gli assassini e banditi. Ha fatto
- il cavaliere Beccheria capo e persecutore loro con sufficiente
- numero di satelliti birreggianti secondo il bisogno.
-
- »Ora il popolo minuto per avergli corso dattorno, e gridato:
- _palle, palle_, e _duca, duca_, pensa ch'ei sia diventato tutta una
- pasta con lui, e spera che Arno e Arbia abbiano a correre savore, e
- non solamente savore, ma sapa dolce, e mostarda fine, anzi salsa
- reale: così ognuno fruga e rifruga, mesta e rimesta, si spinge
- innanzi, si ringalluzza, e si fa forte. Io ho fatto dipingere un
- gatto soriano, con gli occhi di topazzi sfavillanti, con un motto,
- che gli esce dal c... di fra le zampe, e che dice: _in tenebris
- lucet_.
-
- »È stato pure dipinto un sole incoronato con cappello ed arme, e
- alcuni vi hanno scritto sotto: _custos, et causa salutis; dulce
- decus nostrum_; altri: _laborum dulce lenimen_; ed altri
- finalmente: _instar operum pretiose_.
-
- »Fino a questo oggi gli sono state porte 2000 supplicazioni, le
- quali tutte si sperano graziate coll'_ita est concedesi_, e non
- come quelle del defunto duca, che avendo supplicato alla Divina
- Maestà di volere cambiare vita obbligandosi a trattare bene, contro
- il solito suo, i bambini, le balie, e la brigata, fu rimessa la
- informazione al protettore nostro San Giovanbattista, et ebbe un
- rescritto: -- si rimette agli ordini di Giustizia; -- onde infiniti
- versi sono stati appiccati in vari luoghi, dei quali i più notabili
- che sieno apparsi e veduti, sono questi:
-
- Medicea stirpe, del ben fare ignuda,
- Di sudore e di fame al mondo nata;
- Tanto in te stessa, quanto in altri cruda,
- E del comun languir fatta beata,
- Finchè in te stessa alma gentile intruda,
- Che in Francia, Spagna, e Fiandra si dilata;
- Lupa, Lion, sotto di Pietro il manto
- Cangerai alfine in riso il lungo pianto.
-
- »E prima era divulgato il seguente sonetto:
-
- Nol so se sia del Ciel destino, o fato,
- Che Firenze in tal modo è fatto inferno,
- Sendo ridotto a così rio governo,
- Che ciascun piange come disperato.
- Hanno gli empj al maggior gli occhi bendato.
- Fa seppellirsi, Dio giusto ed eterno!
- Co' loro inganni giù nel basso Averno,
- E pon miglior ministri in ciascun lato.
- Pietro gli uffici incanta e l'Uguccione,
- Ti rinnegar con la sua propria voce,
- Il Troscia, il Giovannaccio col Cappone;
- Carlo Napoleon, che ai banchier nuoce,
- Filippo Alberto il negro uccel briccone,
- Che i tristi assolve, e i giusti mette in croce.
-
- »E della Bianca:
-
- Qui giace in un avel pien di malie
- E pien di vizj, la Bianca Cappella,
- Bagascia, strega, maliarda e fella.
- Che sempre favorì furfanti e spie.
-
- »e di più:
-
- In questa tomba, in questa oscura buca,
- Ch'è fossa a quei che non han sepoltura,
- Opra d'incanti, e di malie fattura,
- Giace la Bianca moglie del Granduca.
-
- »Il sig. Orazio Rucellai mio biscompare gli trattò dell'arcivescovo
- di Pisa! affinchè tra tanto dolce non fosse mescolato un po' di
- amarore; ma egli assicurollo dicendo, ch'egli era qua per suoi
- particolari negozj, e non per altre faccende; ma si vede bene che
- l'arcivescovo mesta tutto, onde è stato scritto, e divulgato così:
-
- Di grazia, Serenissimo Signore,
- Fate mercede a tutto il popol grata,
- Prendete una granata,
- Cacciate l'Uguccione col Corsino,
- L'Antella, il Troscia e il Conte in un cantone;
- E quello ippocritone
- Arcifiscal pisano
- Tenetevel lontano,
- Chè ognuno ha gran timore
- Che non vi faccia infiscalare il cuore,
- Perchè egli è tanto tristo,
- Che faria diventar cattivo Cristo.
-
- »E il prelodato mio biscompare ricordògli, che la più importante
- cosa che si appartenga e che si desideri da un principe, si è che
- stia in grazia di Dio, cerchi con ogni studio mantenersi la sanità
- e la benevolenza delle persone, più appresso conosca che negli
- uomini, quantunque per molte parti perfetti, pure andare sottoposti
- a varie imperfezioni, tra le quali deve annoverarsi quel desio di
- cui ciascuno è punto, ansio e anelante, cioè la vendetta in cui sta
- volto con ogni studio, e con ogni arte, e con ogni pensiero, nè può
- vivere, nè può stare, non trova posa o quiete, e sempre cerca
- farla, e continuamente pensa, e si stimola in essa; allo incontro
- poi ricevuto il benefizio, tosto anzi subito se lo dimentica, non
- ha punto pensiero, nè si rammemora di chi gli ha fatto servizio, lo
- fugge, lo declina, e se crede trovarlo lo scansa. Dovere l'uomo
- prode essere più pronto a rimunerare chi gli è stato benefattore,
- che alla vendetta, e alla ira. Ciò essere parte di principe
- generoso e magnanimo, e così facendo essergli per avvenire sempre
- bene, e moltiplicare nelle felicità per se, e per i suoi. -- E più
- appresso, dovere avere innanzi lo scritto degli Spiriti Volterrani,
- che dice: -- chi ha in odio la ingratitudine non faccia servizj,
- imperciocchè egli sempre incapperà in essa; -- ma ciò non doverlo
- trattenere punto, perchè il principe quando ha fatto il bene è
- contento per se, e poi giovando a uno si contentano molti per lo
- esempio, o per la speranza. Inoltre, che avesse sempre in mente lo
- scritto a Santa Croce del Barberino: _frustra habet, qui non
- utitur_; e poichè anche quivi è scritto, che il mondo si regge con
- le opinioni, cercare di conformarsi nelle sue opinioni con le
- migliori, e oltre a ciò porsi davanti gli occhi la gran buona mente
- di Samadio re, il quale diceva intendere a ragunare tesori per
- istrascinarsene dietro le some cariche, per darne a quanti
- bisognosi incontrasse, e poi rifarsi da capo, affermando il
- Principe essere un Giove per tutti onde giovare a ognuno, e più che
- per altro per questo doversi reputare uguale a Dio; finalmente il
- principe avere a fuggire tutti i ministri, i quali per proprio
- conto abbiano affetti particolari, e passioni di loro comodo, utile
- e interesse.
-
- »E così speriamo che la porchetta nuoti, il mondo vada in
- guazzetto, in candito e in gelatina. Fiorentini e Romani corrono la
- cavallina; Orsini, Mattei, Cecchi, Menichelli, marchese d'Ariano,
- monsignore del Monte, Titta, Arragonia, ed alcuno di loro gli è
- commensale continuo. -- Se non che monsignore del Monte, non si
- volendo contentare, si è ridotto a mangiare solo con don Virginio,
- e gli è stato ordinata stanza separata, servimenti e vivande da
- principe.
-
- »Monsignore S. Galletto è comparso tra i primi per S. S. a dargli
- dell'altezza, e del serenissimo, visitando il più potente e ricco
- cardinale che mai abbiano creato, perchè il cardinale di Portogallo
- fu reggente, non re; -- vi sarebbe Gastone se fosse eletto re di
- Pollonia, ma si afferma dicerto che sarà eletto quello di Svezia,
- se la vittoria del combatterlo stando nella vittoria delle armi,
- non inchini a Massimiliano.
-
- »I mandati, o lettere ai Cardinali, non sono mancate, tra i quali a
- Gioiosa, e a Farnese, ma più per ironia, che per altro:
-
- Correte, forestieri e terrazzani,
- Dacchè il granduca nostro Cardinale
- I fegatelli lancia in bocca ai cani.
-
- »Ed è corsa ancora una Caterina, che dice:
-
- Caterina, gatti, gatti,
- Assai ciance, e pochi fatti.
-
- »Il cittadino è rimesso; gli amici sono diventati servitori, i
- servitori schiavi. I forestieri sopra tutti gli altri graditi, e
- antesignani.
-
- »Il granduca attende a terminare tutti i lavori incominciati dal
- fratello, tanto di fabbriche, quanto di uffizj manuali, e anzichè
- no accresce, avendo preposto a tutti il signore Emilio Cavalieri
- signore di virtù, d'ingegno, e d'invenzione rara; come addrizzare
- Arno in canale, condurre in piazza l'acqua di Montereggi, finire il
- Palazzo, alzandolo dietro secondo l'architettura dell'Ammannato;
- levare la Dogana, e appianando case allargarsi dalla piazza del
- Grano, edificare quivi grandi logge, e, sopra, granai pubblici;
- rafforzare gli Uffizj rimettendo sotto gli architravi, colonne
- doppie in coppia vicine, levando quelle di pietra serena, finire la
- Galleria dall'altra banda, e farne rigirare intorno delle altre
- unite a quella per tutta la piazza granducale, e rigirando dal Sole
- rientrare sopra la Dogana in palazzo. Ha in animo di edificare un
- ospedale pei convalescenti. Dove aveva ad albergare la Sapienza ora
- alloggia la bestialità, e vi crescono le stalle alla barba di
- Niccolò da Vagliano, che ciò prevedere non potè, e dietro a se
- nell'orto fare un memorabile Semplicista. Vuol fare terminare il
- palazzo Pitti, e in mezzo della piazza pendente fare trasportare la
- gran pila elbigna, e similmente mettere mano a rizzare la colonna
- giacente di S. Marco, e dove si può abbellire et ornare la città,
- farlo. Gli è dispiaciuto notabilmente il disfacimento della
- facciata del Duomo, e per riordinarla a modo vi fa invigilare sopra
- il cavaliere Pacciotto con altri architetti. Ha fantasia
- d'ingrandire e illustrare il palazzo dell'Ambrogiana, dove avendo
- compro un podere, ha donato al venditore sopra la stima fatta Sc.
- 300. Usò liberalità con aver dato elemosina ai poveri, e, mancata
- la provvisione ai contadini, li sovvenne del suo. A quattro,
- trovati a pescare in bandita, fattisigli venire innanzi, volle
- sapere chi fosse stato il primo a spogliarsi per pescare, e
- intesolo, diede a questo 4 scudi, e agli altri uno per uno,
- minacciando loro per la seconda volta la cavezza. Fatte l'esequie,
- alle quali egli non intervenne, ma le stette a vedere circa a mezzo
- corridore per una gelosia, dacchè i cardinali non vanno mai ai
- morti, se non ai papi, aspettiamo qualche amorevolezza giovevole
- per molte cose proprie e particolari, almeno quando riceverà la
- Gran Croce di Gran Maestro, o alle nozze; ma aggravj di momento per
- ora non si tolgono, e le imposizioni importanti si mantengono. Levò
- ancora il dazio delle stufe, del legname della Opera, e si crede
- che così si farà del corame, e di altre piccole cosette di non
- molta rilevanza, o acconcio. Quanto al Governo, Marco Tullio
- Cicerone lasciò scritto ogni uomo sapere bene incominciare, la
- importanza essere nel perseverare, e più nell'ottimamente finire.
- Ultimamente deve VS. Ill. sapere che ogni nuova granata spazza bene
- sempre, e netta lindamente la casa da prima. Io per me faccio conto
- che dove prima mi conveniva portare, e andar carico di una soma di
- acqua, d'ora in poi sarà greco, lagrima, o chiarello, ma sempre a
- soma, e da asino; e qui ricordando a VS. Ill. ch'Ella non è per
- essere così pronta a comandare a me, ch'io non sia altrettanto e
- più sollecito a servire lei, le bacio le mani di cuore, e me le
- raccomando ec.»
-
-
-
-
- CAPITOLO SESTO.
-
-
- IL FIGLIO.
-
-
- Ma il bacio della madre, oh! non ha pari
- E vivon mille affetti in quello affetto.
- Oh! figli, figli lagrimati e cari,
- Chi più vi muoverà la bianca cuna?
- Chi più vi guiderà nei vostri lari?
- Ci apre il labro la madre, e ad una ad una
- Ci scioglie le parole, e il primo accento:
- È madre:
-
- _Ispirazioni di Bisazza da Messina._
-
-
-Caterina di Francia! -- Moglie di re, madre di re.... e non pertanto
-quale più trista femmina che mai abbia vissuto o viva nel mondo,
-accetterebbe col reame di Francia i dolori della sua vita, o la sua fama
-dopo la morte! Nata da principe aborrito, fanciullina, derelitta, e
-sola, venne in potestà di repubblicani inferociti che volevano vendicare
-in lei le ingiurie del suo sangue, ed esporla sopra i bastioni alle
-artiglierie dei suoi parenti, i quali per certo non si sarieno rimasti
-dal trarre...! E nonostante, alacre e animosa, punto curando il pericolo
-presentissimo, ella congiurava per la grandezza della sua casa. In lei
-posero i cieli lo istinto e la capacità del regno. -- Moglie giovanetta
-di Enrico II, si vide posposta a Diana di Poitiers ormai matura adultera
-del re suo marito; e tacque, e chiuse in cuore la offesa alla donna,
-alla moglie e alla regina, ed ella si rimase come un fuoco nascosto per
-comparire improvviso a illuminare o a spaventare il mondo. -- Madre di
-Francesco II, alla esperienza e gravità sue vide preferite le frivolezze
-di Maria Stuarda, moglie quasi infante di re fanciullo; e tacque, e
-blandì col riso sopra le labbra le follie dei reali giovanetti, mentre
-guardava addensarsi sul capo il turbine fatale ai gigli di Francia. --
-Alla perfine, eccola regina vera, e regna. -- Come Niobe ella ripara
-sotto il suo manto una testa pargola di re. Non dubitate, ella saprà
-molto meglio difenderla dalla ira delle fazioni, che la Niobe antica non
-facesse dagli strali dei figli di Latona. Che cosa appariva il regno?
-Che cosa il re? -- Carlo IX era un uccello, -- un sinistro uccello se vi
-piace, -- che si contendevano gli artigli di un falco e di un avvoltoio.
-I Guisa si dichiaravano suoi difensori; ma comprendete voi un re che
-abbisogni di un suddito che lo protegga? Gli Ugonotti anch'essi lo
-volevano proteggere, come un padrone lo schiavo; e gli uni e gli altri
-erano più potenti di Caterina. I primi si dicevano amici della religione
-e del trono, e commisero atti che la religione avrebbe desiderato esser
-cieca per non vedere: amici del trono, essi composero una genealogia che
-gli faceva discendere da Carlo-Magno per cacciare dal regno i Capetingi,
-come Capeto ne cacciava i Carlovingi; e per ultimo si fecero demagoghi,
-e si spensero. -- I secondi, avversi ai riti cattolici, consentirono che
-Enrico IV scambiasse Parigi con una messa: avversi al trono, terminarono
-col dare un re alla Francia. Non pel re dunque si combatteva, ma pel
-regno. Caterina non doveva dubitare soltanto della corona, ma del capo;
-deposta la clamide reale, lei e i suoi figli aspettava la veste di terra
-e di verdura che la morte concede ai cadaveri. Fiero retaggio
-apparecchiato dalle insidie di Luigi XI, dalle sventure di Luigi XII,
-dalle insanie di Francesco I, e fatto più arduo per le dottrine di
-Lutero, e degli altri settarii che lo seguitarono. Lo equilibrio non
-poteva allora come adesso mantenersi con l'oro sparso, e col gettare dei
-voti nella urna; -- qui bisognava un fiume di sangue; -- qui invece di
-voti era forza gettare teste nella urna del destino: -- e Caterina
-accettò quel retaggio con tutte le sue conseguenze, -- tutte! -- Certo
-coteste non sono virtù di donna, ma neanche di uomini: pure gli enti che
-la Provvidenza pose al governo dei popoli in questi casi estremi
-appartengono appena alla umana natura; anime di bronzo create là dove si
-generano il fulmine, l'uragano e gli altri flagelli di Dio. Caterina
-impedì che andasse disperso in brani il reame di Francia nella maggiore
-stretta che prima o poi egli abbia dovuto patire.
-
-Lodano Luigi XI, perchè tagliando le teste alla idra feudale instituiva
-la grandezza del regno; e plaudendo il fine, ai mezzi non badano. --
-Lodano il cardinale di Richelieu, che ridusse per ultimo i baroni servi
-dorati di corte. -- Lodano ancora i Convenzionali, quando col sangue dei
-Girondini scrissero essere la Repubblica una e indivisibile. Ma
-lasciando di questi ultimi, erano poi così savii i primi come predica il
-mondo? Trasportati anche essi dallo ardore del disegno, ogni estrema
-forza essi adoperarono ad abbattere una muraglia, senza conoscere quello
-che dietro di cotesta muraglia potesse loro apparire; e dietro il muro
-abbattuto trovarono una fiera dai denti acuti, dagli occhi infiammati,
-avida anch'essa di mordere, cupida di avere, affamata dalla necessità,
-sitibonda di sangue, -- il popolo flagellato insomma. -- I due principii
-invasori, senza un principio tra mezzo che o li disgiungesse, o li
-temperasse, certo giorno si avventarono addosso, e il secondo divorò il
-primo; ma trangugiato che l'ebbe, sentì risuscitarlo dentro le proprie
-viscere, e da quell'ora giace infermo, e giacerà.... fino a quando? I
-destini del mondo stanno chiusi nel pugno di Dio. Però a me sembra, cosa
-strana a pensarsi, che Luigi XI e Richelieu, i più assoluti dei
-dominatori, sieno stati padri delle rivoluzioni dei popoli. Caterina dei
-Medici, femmina, con re bambini sopra le braccia, con forze più deboli
-delle loro, anzi pure senza forze, fece per la Francia assai più che
-essi non fecero: nè i casi le consentirono essere più mite; nè fu di
-costumi niente più trista dei suoi tempi; ed io vorrei che mi dicessero
-se Luigi XI, se Richelieu, se Francesco, ed Enrico di Guisa, se lo
-stesso Coligny, sieno stati migliori di lei? Eppure una perpetua infamia
-si rinnuova in Francia sopra la memoria di Caterina dei Medici: non vi è
-generazione che in passando non la maledica, e non le imprechi grave sul
-capo il marmo del sepolcro, e la vendetta di Dio! -- Quello poi che
-riuscirebbe inverosimile a credersi, se non fosse vero, a lei regina
-sepolta in tomba reale con la corona e il manto dei re, mancò una bocca
--- bocca comunque comprata, -- che pronunziasse la laude venale sopra il
-suo feretro. Tre giorni dopo la sua morte, il predicatore Lincestre così
-dall'alto del pergamo la raccomandava agli astanti: «La Regina madre è
-morta, la quale vivendo, fece molto bene e molto male, e per me credo
-molto più male che bene. In quest'oggi si presenta una difficoltà, che
-consiste in sapere se la Chiesa cattolica deva pregare per lei che visse
-tanto male, e così spesso sostenne la eresia, quantunque si dica che in
-ultimo sia stata per noi, e non abbia acconsentito alla morte dei nostri
-principi. Su di che io devo dirvi, che se volete recitarle un _pater_ ed
-_ave_ così a casaccio, fate voi; varrà per quello che può valere: e lo
-rimetto nella vostra libertà.»
-
-Basta: -- dal giudizio degli uomini si appella a quello di un giudice
-che non può fallare. -- Intanto, per questo giudizio terreno giovi
-pensare che è giudizio di tali che può dubitarsi perfino se abbiano
-veramente giudizio, e che Caterina come Italiana non deve sperare
-giustizia da un popolo presuntuoso, un tempo grande a caso, perchè vi
-spruzzò sopra gli effluvii del suo genio una immensa anima italiana.
-
-Caterina dei Medici regina di Francia, desiderosa di risparmiare infamia
-alla famiglia donde nasceva, aveva risposto alla lettera di donna
-Isabella, mostrandosi dispostissima a darle asilo, ma la consigliava e
-pregava di mandare subitamente ad esecuzione il concetto disegno: avere
-ordinato a Genova la raccogliessero; a Marsiglia l'accompagnassero, e
-quindi sotto buona scorta fino a Parigi la conducessero, dove avrebbe
-pensato ella a metterla in parte sicura dai sicarii e dai pugnali. Il
-cavaliere Lionardo Salviati, ricevuta appena la lettera, la fece
-pervenire quanto più sollecitamente e secretamente potè nelle mani della
-Isabella col mezzo di don Silvano Razzi, monaco camaldolese amicissimo
-suo, per evitare sospetti ed incontri funesti. Ma Isabella da poco tempo
-in qua aveva perduto la consueta costanza; erasi invilita nell'animo,
-presentiva il fato, e lasciava sopraffarsi da quello. I manoscritti che
-ci rimangono intorno a questo miserabile caso, in siffatta maniera
-favellano: «Ma l'accordo non seguì altrimenti, perchè così non era la
-volontà di Dio benedetto, essendo le cose sue troppo scoperte, che ormai
-non si potessero più colorire i disegni, e poi i suoi pensieri
-conoscevano tutti.»[64] -- Insomma, o non potesse, o non volesse, il
-fatto sta che prima assai della risposta di Caterina regina di Francia,
-ella poneva giù dall'anima ogni disegno di fuga.
-
-La duchessa aveva una sorella di latte: ella bevve l'avanzo
-dell'alimento della figlia del popolo; e avventurata lei, se come del
-latte, si fosse nutrita delle virtù domestiche della buona nutrice! Però
-essendo dotata di naturale eccellente, volle sempre al suo fianco la
-sorella, che aveva nome Maria, e l'amò d'amore svisceratissimo. Senza di
-lei non le pareva poter vivere; e a lei confidava i più riposti secreti
-del cuore, fintantochè questi furono tali da potersi confidare senza
-vergogna; quando poi cessarono essere innocenti, allora prese a
-ravvilupparsi in ambagi e in reticenze; molto più, che avendo provato
-mettere a parte Maria di qualche suo pensiero, che se non poteva
-reputarsi colpevole, almeno incominciava a deviare dalla diritta strada,
-n'ebbe cotale ammonimento, che le tolse la voglia di continuare. Maria,
-comecchè buona femmina fosse, e non la guardasse tanto pel sottile, pure
-troppo bene si accorse che il cuore della sua padrona non era più con
-lei, e si accorse ancora che non lo potrebbe riacquistare se non per via
-di compiacenza ai suoi stolti desiderii, e facendosi per così dire
-complice sua. Ciò non le consentiva la propria religione, e nè anche la
-fede avuta sempre nella sua padrona, e poichè non trovava maniera di
-riunirsi a lei qual fu, deliberò lasciarla qual'era. La povera giovine,
-per non istaccarsi dal fianco della Isabella, aveva ricusato onesti
-partiti da accasarsi, e a lode sua conviene anche aggiungere, avere ella
-soffocato qualche affetto che sentiva nascersi nel cuore. Le prime rose
-della giovinezza erano alcun poco appassite per lei: ma vissuta
-castamente, e schiva di ogni reo costume, si manteneva pur sempre
-sanissima e bella. Mentr'ella stava in simile situazione di animo, la
-fortuna le parò innanzi un giovine chiamato Cecchino del Bandieraio, di
-cui le andarono a genio la persona, e più della persona assai la pietà
-che dimostrava grandissima verso la sua vecchia madre. Maria, rimasta
-sola di casa sua, non ebbe a domandare licenza a nessuno, tranne alla
-padrona; e questa, tanto la vinceva allora la passione, senza dolore
-lasciò che Maria l'abbandonasse, la quale poteva considerarsi come
-l'àncora estrema di salvazione per lei; anzi la vide allontanare con
-piacere, come persona di cui lo aspetto le riusciva importuno. Però,
-secondo che le porgeva la sua natura veramente reale, ella non le fu
-parca di doni: le dette in copia vesti, masserizie, gioie, e denari, e
-dolci parole, e raccomandazioni che in ogni suo bisogno facesse capitale
-di lei. Quando vennero al punto del dividersi, prevalse l'antica
-tenerezza, e l'abbracciò tanto strettamente, che non pareva potesse
-distaccarsi da lei, e pianse; -- ma un bacio ardente dello amore asciugò
-subito cotesta lacrima, e Maria fu ben presto dimenticata.
-
-Maria all'opposto non seppe dimenticare Isabella, e non cessò mai di
-recarsi giornalmente al palazzo per vederla: ma di cento volte le veniva
-fatto di vederla una sola, imperciocchè le dicessero ora, che non
-poteva; tale altra, ch'era assente; e la povera Maria se ne tornava
-indietro mortificata, col cuore grosso, e gli occhi sovente lacrimosi,
-ma non aveva fornita anche mezzo la strada, che scusava Isabella,
-credeva vero il motivo del commiato, si dava torto per averne dubitato,
-e si confortava nel presagio che sarebbe stata più avventurosa domani.
-Il giorno appresso si rinnovava l'avventura, e a inacerbirle il
-rammarico si aggiungeva il ricorrere che la gente faceva a lei per
-essere raccomandata alla Isabella. Invano ella assicurava con mesto
-sembiante oramai non potere più nulla sopra l'animo della duchessa: non
-la credevano; pensavano volesse schermirsi da rendere servigio, e le
-dicevano: «Sapersi, tanto lei quanto Isabella essere tutta una cosa,
-un'anima in due cuori; quanto piaceva a lei, essa fare; quello che
-voleva, potere: non ributtasse la preghiera della vedova e della orfana,
-intercedesse e ottenesse; operasse cotesta carità, ricordasse essere
-nata dal popolo; non insuperbisse; un giorno il Signore potrebbe provare
-anche lei, e allora le sarebbe dolce pensare al bene che aveva fatto, e
-potrebbe domandarne il compenso dal popolo, che glielo renderebbe
-gratamente, conciossiachè ella sapesse che il popolo conserva viscere di
-gratitudine.»
-
-Immaginatevi se cotesto era un dare delle coltella nel cuore alla povera
-giovane: nonostante, come meglio poteva s'ingegnava, e nel suo segreto
-si confortava nel pensiero, che se la duchessa le aveva tolta la grazia
-sua, non se l'era in verun conto demeritata.
-
-Intanto Cecchino si era accomodato per lancia spezzata col signor Paolo
-Giordano, che lo aveva condotto a Roma. Egli stette dubbio di menare
-seco la Maria, ma considerando che da tutti a un tratto non poteva
-essere abbandonata senza infamia la vecchia madre,[65] decise lasciarla,
-molto più che sperava tornare spesso a casa. Ma la fortuna gli troncò i
-disegni, che di mese in mese promettendo tornare, e non tornando mai,
-aveva compiuto i tre anni; e in questo frattempo la madre con
-inestimabile amarezza della moglie e di lui se n'era andata con Dio.
-Allora Maria gli scrisse, che non restando altro che la tenesse a
-Firenze, anzi essendole venuta in fastidio, voleva ad ogni patto
-raggiungerlo a Roma; ma Cecchino le rispose, non si movesse,
-imperciocchè il duca pochi più giorni potrebbe differire per mettersi in
-cammino alla volta di Firenze, e sarebbero tornati in su tutti assieme;
-non gli parendo bene, che ella donna sola si avventurasse al viaggio,
-mentre le strade erano rotte da masnade intere di grassatori, e in Roma
-stessa non si viveva sicuri. E la buona Maria, tolta la cosa con santa
-pazienza, aspettava ogni giorno il marito.
-
-Era la sera del quattro luglio 1576, e la Maria se ne stava soletta
-_traendo dalla rocca la chioma_, e in silenzio, dopo avere cantato
-alcune ottave della canzone di Giosaffatte e Barlaam, e tutto lo
-episodio della morte di Zerbino e d'Isabella, commoventissima
-immaginazione di Lodovico Ariosto,[66] quando sentì battere alla porta
-di strada. Trasalì come avviene a chi ha il cuore sollevato; balzò in
-piedi, e tirata la corda della porta si recò a capo di scala con un suo
-lume in mano, tra il sì e il no di vedersi comparire davanti il suo
-Cecchino: invece ella vide entrare un uomo tutto nero, che messo il
-piede dentro la soglia con molta avvertenza richiuse l'uscio, e poi
-prese a salire gravemente le scale. Maria n'ebbe sospetto, ma come donna
-animosa non si lasciando punto sopraffare dalla paura, guardando meglio,
-ravvisò nell'uomo nero don Inigo, il taciturno maggiordomo della
-duchessa.
-
--- "Buona sera, don Inigo; ben venuto: che miracoli sono questi?"
-
-Ed Inigo, con parole che ormai non ritenevano più dello spagnuolo, e non
-per anche erano diventate italiane, le rispose:
-
--- "Dio vi guardi, señora Maria, e la Santissima Vergine del Pilar." --
-E continuava a salire: giunto in sala, si riposò alcun tempo, e
-finalmente disse:
-
--- "La mia Señora mi manda a voi perchè verso la mezzanotte voi vi
-troviate quanto più potrete cautamente alla porta segreta di fianco al
-palazzo; picchierete due volte, e vi sarà aperto. Dalla Señora
-apprenderete il resto: la quale si raccomanda a voi per la massima
-discretezza, trattandosi di cosa ove ne va la morte o la vita. Buona
-notte."
-
-Ed alzandosi, don Inigo com'era venuto se ne andava.
-
--- "Don Inigo, sentite, fermatevi un momento: volete _bagnarvi la
-parola_? O che cosa sia questa? Gran Madre di Dio! levatemi di pena! se
-ne sapete voi nulla, non mi lasciate in questa tribolazione...."
-
-Intanto don Inigo, arrivato in fondo della scala tirava su il
-saliscendi, e mezzo fuori della porta si voltava a inchinare Maria; poi,
-senza aggiungere verbo, tirato l'uscio a sè, scompariva.
-
-Rimasta sola, Maria cominciò a mulinare col cervello: e che cosa fosse,
-e che cosa volesse, se bene, o male; ad ogni modo un gran segreto covava
-li sotto; dunque Isabella le ritornava la confidenza antica?
-Riacquistava la sorella amatissima? se l'avesse posta a parte di qualche
-sua contentezza se ne sarebbe rallegrata; se di qualche suo affanno,
-l'avrebbe consolata: proprio il suo angiolo custode l'aveva trattenuta
-da partirsi per Roma; ed è pur troppo così, che non bisogna lasciarci
-prendere dallo impeto della furia, che basta non esserseli meritati, la
-fortuna a lungo andare ripara i suoi torti, e la città vi rende onore, e
-gli amici tornano ad amarvi e a riverirvi a mille doppi di prima. E in
-questi dilettabili pensieri diventata tutta lieta, non trovava luogo che
-la capisse, faceva un gran rimestare di su e di giù per la casa; si
-acconciò i capelli, si vestì da festa, e poi (conciossiachè io non
-sappia quello che avvenga degli uomini delle altre parti del mondo, ma
-in queste nostre contrade quando una gioia veemente ci occupa tutti,
-forza è che prorompiamo nel canto) la Maria si dette a intuonare non più
-Giosaffatte e Barlaam, non più il mesto episodio di Zerbino e
-d'Isabella, ma la canzone:
-
- Vaghe le montanine pastorelle,
- Donde venite si leggiadre e belle?
- Vegnam dall'alpe presso ad un boschetto:
- Piccola capannella è il nostro sito,
- Col padre e con la madre in piccol letto,
- Dove natura ci ha sempre nutrito.
- Torniam la sera dal prato fiorito,
- Che abbiam pasciute nostre pecorelle,[67]
-
-con quello che segue; e tutto le veniva terminato presto, sicchè l'ora
-le pareva che fuggisse innanzi a lei come la farfalla al fanciullo
-quando smanioso la perseguita, ed ella volando di ramo in ramo della
-siepe, sembra che si prenda giuoco di lui. Finalmente le ore batterono,
-e Maria porgendo intentissima le orecchie le contava con le dita stese
-su per le labbra; ma si confuse nel novero: stette più avvertita al
-ritocco; se non che anche questa seconda volta i latrati di un cane per
-la via le interruppero la successione dei suoni, e si rimase sapendone
-quanto prima: si fece alla finestra per domandarne a qualcheduno che
-passasse; non vide persona: si attentò battere alla parete per
-interrogarne il vicino, e questi, che forse in quel punto pigliava
-sonno, stizzoso per essere disturbato rispose acerbo: -- "Non lo so." --
-Parendo a Maria patire niente meno di San Lorenzo sopra la brace,
-arrovellata dalla curiosità, deliberò andare, e nel caso di troppa
-fretta avrebbe aspettato all'aria aperta, passeggiando; imperciocchè dal
-caldo grande, e dalla impazienza grandissima, stando in casa gliene
-veniva un martirio da non poterlo in verun modo sopportare. Però la
-impazienza non era meno veemente dall'altra parte; conciossiachè giunta
-che fu alla porta segreta, e bussato appena la prima volta, le si aperse
-davanti, e vide madonna Isabella seduta sopra l'ultimo scalino di
-pietra, bianca in volto come un voto della Santissima Annunziata, con un
-lume ai piedi, che parte della persona le illuminava, e parte lasciava
-nelle tenebre. Isabella veduta Maria si alzò, e senza profferire parola
-le strinse affettuosamente la destra, e se l'accostò al cuore, e tolto
-il lume cominciò a salire la scala rischiarandole i passi.
-
-Giunte nella stanza, Isabella depose il lume presso alla culla di un
-pargolo. Maraviglia a vedersi era il lavoro della culla tutta messa ad
-oro; maraviglia la coperta di velluto trapunta di bei fogliami di oro;
-di seta e di oro le fasce donde uscivano lembi di trine d'inestimabile
-valore. Chi ha veduto nella galleria del palazzo Pitti il ritratto di
-Leopoldo de' Medici infante che poi fu cardinale, di leggieri si formerà
-idea del come fosse questo fanciullo addobbato; ma la maraviglia a
-vedersi maggiore era certamente il fanciullo stesso, oltre ogni credenza
-leggiadro. Lo sguardo di Maria corse subito sopra cotesta creatura, e
-vedendola tanto vezzosa, prese a vagheggiarlo, siccome le donne
-costumano, in questa maniera:
-
--- "E chi sei, bel fanciullino? Gesù! Quanto egli è caro! E chi ti ha
-fatto questi occhietti? E come ti chiami? Mettendoti due ali, parresti
-uno angioletto di amore.[68] Su via, sta lieto, ridi un po', mostrami i
-bei dentini."
-
-E qui postogli l'indice sopra la fossetta del mento lieve lieve lo
-vellicava, e il pargolo si pose a ridere festoso e alzava le manine al
-volto della Maria, quasi volesse renderle le carezze.
-
-Isabella muta, ma in parte sollevata dalla immensa mestizia che la
-opprimeva, si stava considerando quella scena commovente; pure alla
-fine, come la urgenza dei casi desiderava, così prese a dire: -- "Vedi?
-Questo bel capo in breve compresso dentro una mano di ferro, o battuto
-contro la parete, o calpestato andrà in frantumi: questi occhi
-schizzeranno fuori dai cigli rovesciandosi giù per le guancie; queste
-membra tenerelle e candidissime in breve diventeranno una massa informe
-di carne insanguinata...." --
-
--- "Ohimè! E chi sarà il rinnegato che farà questo? Chi mai ardirà
-l'orribile misfatto nel palazzo Orsini?"
-
--- "L'Orsini."
-
--- "Io non capisco. Il signor duca mi parve sempre cavaliere onorato, e
-cristiano...."
-
--- "Questo fanciullo è mio, e non del mio marito.... intendi!"
-
--- "Misericordia! -- Ma perchè siamo cristiani se non se per perdonare?
-Confidate in Dio; confidate nella virtù del pentimento, gettatevi ai
-piedi del vostro marito...."
-
--- "Egli ucciderà me e lui...."
-
--- "Gittatevi ai piedi del vostro fratello...."
-
--- "Egli ucciderà me e lui...."
-
--- "E chi ve lo ha detto? Voi sospettate troppo: e' non mi pare bene
-credere capaci uomini battezzati di tanta enormezza...."
-
--- "Ah! Maria, gli uomini sono disamorati e crudeli. Essi vogliono amare
-noi quanto loro piace; ma se noi cessiamo amare loro, questo dicono
-delitto, e come delitto acerbissimamente puniscono. Giordano, che dove
-io mi morissi consunta di amore per lui non si sarebbe mosso da Roma
-neppure per dirmi: -- Vattene in pace, o anima affannata, -- volerà come
-saetta a trucidare me e questa creatura, perchè io ho dimostrato non mi
-curare di lui..."
-
--- "Tal sia del duca; i fratelli però...."
-
--- "I fratelli hanno preso un'ombra, ch'è vanità, e chiamarono onore.
-Essi che vorrebbero soverchiare tutti, e in tutto, si sono resi schiavi
-di questa vanità, ne hanno fatto un codice, che citano senza requie: ma
-le carte sono affatto bianche; ognuno vi legge quello che la passione
-gli detta: una cosa sola vi apparisce significata mercè di caratteri di
-sangue, e questa cosa è morte...."
-
--- "Ebbene, se non si trova più misericordia nel mondo, fuggite,
-riparatevi in qualche riposto asilo dove chiederete perdono del vostro
-fallo al Signore, il quale certamente vi perdonerà...."
-
--- "Io non posso partire, nè voglio: io mi sento colpevole, e non
-intendo sottrarre il mio capo alla pena che mi verrà destinata; io non
-so più che cosa farmi di una vita piena di rimorsi, di una vita
-contaminata: di ora in avanti, se mi avvenga incontrare la faccia
-altrui, bisognerà che io abbassi la mia; -- e una figlia di principe che
-portò corona, deve aborrire dalla vita quando l'è forza declinare la
-faccia rossa di vergogna.... Ma quale ha colpa questa creatura? Ella è
-innocente: deve la mia causa separarsi dalla sua. Questo pargolo ha da
-essere salvo...."
-
--- "E lo sarà."
-
--- "O Maria, così favellando mi dai l'unica contentezza di cui oramai è
-capace la dolentissima anima mia. Prendilo.... è tuo.... e come tuo lo
-salva...."
-
-E così dicendo, tolto il fanciullo, glielo pose sopra le braccia. Il
-pargolo, a cui lo aspetto della Maria era già riuscito grazioso, alzando
-le mani verso il viso di lei, pareva che anch'egli come sapesse meglio
-la supplicasse; e Maria baciandolo con affettuosissima passione
-favellava:
-
--- "Sì, mio bello angiolo, non pensare, che io ti salverò. -- Sì, che tu
-non morrai; tu hai da vivere, hai da essere lieto; e se gli uomini sono
-crudeli, le donne sanno essere pietose: e riusciamo noi meglio di loro,
-perchè Dio aiuta la pietà, e odia i cattivi...."
-
--- "Maria, io non mi aspettava meno dallo amore che sempre mi hai
-portato svisceratissimo, e porti. Iddio e la tua coscienza ti dieno per
-la buona opera quel rimerito che io nè in parole nè in fatti non potrei
-renderti mai. Io lo confesso, nei giorni della mia colpa ti allontanai
-da me; come importuna mi venisti in fastidio. Non adontartene: l'uomo
-cadrebbe mai in fallo, se non cacciasse lontano da sè il suo angiolo
-custode? -- Tu mi vedi punita abbastanza del mio errore con la presente
-miseria; e per satisfarti intieramente, come me ne corre l'obbligo,
-Maria, io te ne chiedo perdono...."
-
--- "O dolce signora mia, che parole sono queste? Voi mi volete fare
-piangere, e qui abbiamo mestieri di animo fermo e risoluto. Orsù, ditemi
-quello ch'è da farsi. La notte e il silenzio copriranno di mistero le
-cose; nessuno le saprà, e voi pure vivrete."
-
--- "Ecco: io presaga della ottima mente tua avevo apparecchiato quanto
-bisogna. -- In questo forziero troverai gioie e moneta sufficiente per
-formare uno stato. -- Se il fanciullo vivrà, voi le adopererete per
-allevarlo come conviene; se a Dio piaccia chiamarlo a sè, le terrete per
-voi. Questa è una lettera che confido solennemente alla tua segretezza.
-Allora quando sarai giunta in Parigi, la rimetterai proprio in mano a
-madama Caterina regina di Francia...."
-
--- "Parigi! Francia! Che mi parlate voi? Io non credeva mai questo."
-
--- "O che cosa credevi?...."
-
--- "Ma!... portarmi meco il fanciullo; mutare di strada, ridurmi ad
-abitare qualche casetta oltrarno, e quivi dare ad intendere che il
-figliuolo fosse mio...."
-
--- "Ciò tornerebbe a nulla, perchè cercheranno questo innocente
-coll'ardore del segugio lanciato dietro alla fiera, e mentre lui non
-salveresti, tu correresti pericolo. Con bene altri argomenti vuolsi
-difendere questo caro capo: appena lo spazio di mille miglia tra i suoi
-persecutori e lui potrà dargli salvezza...."
-
--- "Ah! signora. Io non posso abbandonare Firenze...."
-
--- "Come, non puoi? Ti penti forse del dono? Vuoi tu mancarmi di fede?"
-
--- "Signora, voi sapete ch'io sono donna altrui. Mio marito si trova
-lontano: ora, come posso io partirmi onestamente senza il suo volere?
-Come abbandonare una terra ch'egli non volesse abbandonare? Se tornando
-egli, e sapendomi partita, il suo amore per me si convertisse in odio, e
-dicesse: -- Poichè se n'è andata, stia con Dio: -- se, fattami randagia
-pel mondo senza di lui, egli dubitasse dello amore ch'io gli porto
-grandissimo, e della fedeltà che sempre gli ho conservata, e mi
-disprezzasse.... Ahi me misera! Io mi sentirei morire, io certamente ne
-morrei di dolore...."
-
--- "Tu ami assai questo tuo marito, o Maria?"
-
--- "E come non lo dovrei amare io? Quando derelitta da tutti sopra
-questa terra; morti i genitori, senza parenti, discacciata da voi, io
-supplicava Dio che mi chiamasse a sè, perchè ogni motivo di vivere mi
-era venuto meno, e non mi esaudendo il Signore, sentivo sprofondarmi
-nella disperazione; questo amatissimo giovane ebbe misericordia di me, e
-mi disse: -- Vieni, povera derelitta; agguantati al mio braccio; noi
-faremo insieme il viaggio della vita: se cerchi amore, io ti offro un
-cuore capace di amare: -- ed io mi vi appigliai come San Pietro alla
-veste di Cristo quando gli parve pericolare sopra il mare; e fui salva,
-e la vita mi piacque, e tuttavia mi piace, però che io senta di piacere
-a lui.... al mio marito.... al mio sposo.... alla unica mia consolazione
-sopra la terra...."
-
--- "Te beata! Ma assicúrati, Maria; io starò sopra gli avvisi appena ei
-torni; e allora o farò in maniera di favellargli io medesima, o manderò
-un religioso di santi costumi e di dolce facondia che lo sappia tutto
-raumiliare, e gli faccia toccare con mano la tua buona e pia opera;
-cosicchè, se egli ama la virtù, come dev'essere amando te, non solo non
-ti porterà rancore, ma dove prima ti amava una volta, adesso ti amerà
-mille..."
-
--- "Voi dite bene, voi; ma se non poteste favellargli, o mandare; -- se
-nell'amarezza del caso improvviso, preso da passione si guastasse, o se
-cadesse infermo... Ahimè! Io tremo tutta in pensando ch'ei potesse
-infermare, e non avere la sua Maria a canto al letto, che lo
-custodisse..."
-
--- "Io ti giuro sopra l'anima mia, che farò avvisarlo prima che passi le
-porte di Firenze: non temere, io mi lego con parola di principessa, e di
-cristiana..."
-
--- "Ma quando io potessi credervi sopra questo punto, Isabella, come
-sopporterei di bandirmi perpetuamente dalla patria?"
-
--- "E che cosa trovi adesso che ti piaccia in questa nostra terra? Lo
-spirito della repubblica vi è irrevocabilmente cessato, non come fiamma
-spenta per forza, ma come fiamma che abbia consumato ardendo anche il
-verde della candela. La più parte degli spettabili cittadini erra, o
-spontanea o costretta, in mesto esilio, sicchè può dirsi di Firenze
-quello stesso che si diceva di Pisa dopo la sconfitta della Meloria, che
-per vedere Pisa era forza andare a Genova. -- In Lione e in Parigi tu
-incontrerai il fiore della cittadinanza nostra. -- Le fabbriche regie e
-i tempii in Francia o superano, od agguagliano i nostri. Colà come qua
-la terra produce frutti giocondi; colà come qua il sole e le stelle
-mandano la benedizione dei raggi; colà come qua si ama, si odia, e si
-nasce, e si vive, e si muore, e Dio esalta gli umili, e prostra i
-superbi, e ascolta la preghiera delle anime innocenti come la tua..."
-
--- "Sì, ma delle immagini a me piace supplicare in città davanti quella
-della Santissima Annunziata, e in campagna davanti a quella
-dell'Impruneta; -- sì, ma l'organo non mi esalta se non n'echeggiano i
-suoni per la volta di Santa Maria del Fiore; quel soavissimo rezzo
-vespertino non mi rinfresca se non mi percuote la faccia tra il Duomo e
-San Giovanni. O mia signora, io quando vedo un tronco di albero tagliato
-alla radice, mezzo sepolto nel fango, diseredato oramai di fiori e di
-frutti, e le migliaia di formiche che vi correndo sopra lo rendono
-fastidioso e vuoto, penso tra me: tale ha da essere lo esule. E poi, io
-amo vedere le facce consuete, amo dire, se qualcheduno mi nasce accanto:
--- È figliuolo di Ginevra, o di Laudomine; -- se muore: -- Dio riposi la
-buona anima di Giulio, di Lapo, di Baccio; -- ma fuori di casa ti senti
-sempre intorno alle orecchie: -- è figliuolo del forestiero, è compagno
-del forestiero; -- e senza punto volerlo, non rifiniscono mai di farti
-capire che non sei nulla costà, e non appartieni a cotesta terra; e ben
-per te se ti concedono che tu beva dell'aria loro, che alla loro luce
-t'illumini, al sole ti scaldi. Chi mi darà ascoltare più lo idioma nel
-quale la mia madre dolcissima mi garriva inerte, diligente mi lodava? --
-E quando ogni altra cosa in terra straniera non fosse per venirmi meno,
-chi mi darà potermi inginocchiare sopra la lapide che cuopre le ossa dei
-miei genitori, e pregare loro _de profundis_? -- Nelle tribolazioni
-della mia vita, allorchè mi pareva ogni cosa mi abbandonasse, io mi
-condussi sopra il sepolcro dei miei padri, e mi dolsi con loro della non
-meritata fortuna, pregandoli ad accogliermi nella eterna pace: allo
-improvviso mi sembrò ascoltare una voce, e la udii certo, che mi
-consolava dicendo: -- Non disperare, continua il tuo cammino nella via
-del Signore, che già sei presso al termine dei tuoi martirii."
-
-Isabella, mentre Maria discorreva, mutò con subita vicenda di colore più
-volte: allo improvviso le si gettò ai piedi, e forte abbracciandole le
-ginocchia, così prese a dire:
-
--- "Maria, per le ossa dei tuoi parenti, e per la salute della mia anima
-e della tua, non mi negare quanto mi avevi promesso. Vedi una madre
-senza fine desolata; vedi se mai fu dolore uguale al mio: io non lascio
-le tue ginocchia, se non mi dai pace; io non leverò la mia faccia dalla
-polvere, finchè tu non abbi pronunziata la parola di vita. Tu tornerai
-un giorno in questa terra che ti è sì cara, e questo giorno non si farà
-troppo aspettare, imperciocchè coloro che vogliono la mia morte mi
-seguiranno presto dentro al sepolcro. -- E tu, infelice prima di sapere
-infelicità che cosa sia, leva le mani, e supplica questa donna, che sola
-ti può conservare la vita. Io non posso nulla per te; lo starmi accanto
-ti reca certissima morte... Maria!... Maria! così ti usi la Madonna
-misericordia al capezzale del letto, come tu adesso la userai con me! --
-Pietà di una madre che sta per vedersi trucidare un figliuolo su gli
-occhi.... mercè per Dio....!"
-
-E vedendo come la Maria esitasse incerta di quello che aveva a fare,
-drizzatasi come furente, prese sotto il braccio il fanciullo, che trasse
-doloroso vagito, e s'incamminò risoluta verso i balconi:
-
--- "Poichè," mormorava convulsa "poichè non mi è riuscito salvarti,
-nemmeno io ti vedrò morire: noi moriremo insieme; di ambedue noi
-raccorranno le membra sfracellate. Maria, rimanti con Dio. -- Contro di
-te non parli il parricidio, che tu potevi impedire.... Via da questo
-mondo dove la virtù è crudele, crudele l'odio.... tutte le cose
-scellerate, e crudeli..."
-
-Come persona, che dopo avere tra il sì e il no duramente conteso, si
-risolve a un partito, Maria corse dietro a Isabella, e afferratala per
-la vesta esclamava:
-
--- "Ebbene, io partirò.... per Francia...."
-
-E Isabella gittatole un braccio intorno al collo, singhiozzava senza
-potere profferire parola. Riavutasi alquanto dalla veemente commozione,
-
--- "Rompiamo ogni indugio," parlò, "avvegnachè l'ora si avvicini." -- E
-sfasciava il fanciullo dagli addobbi di velluto, e le fasce, e le trine,
-e il tappeto pose nella culla dorata, poi accese il fuoco nel camino, e
-vi gettò sopra ogni cosa.
-
--- "Sieno distrutti questi addobbi per sempre: non ti farebbero fregio,
-ma vergogna; tu devi dimenticare la tua origine. Figlio del peccato, ti
-basti se la colpa dei genitori non sarà punita fino in te. Maria, io ti
-auguro che ti riesca figliuolo dilettissimo, e tu certo così lo terrai;
-imperciocchè noi amiamo le creature per gli affanni che ci costano, e
-pei beneficii che loro facciamo; e tu cominci a farne tale uno per lui,
-che bene possiamo col cuore comprendere, non già con le labbra
-significare. -- Maria, egli ti sarà l'orgoglio della vita, il sollievo
-della vecchiezza: ecco io ti cedo tutti i diritti di madre, che saprai
-adoperare molto meglio di me. Tu li eserciterai innocente, e con benigno
-sguardo del cielo, essendo pietà in te quello che in me sarebbe colpa;
--- però da qualunque origine si dipartano, sacri e santi diventano i
-diritti di madre. Tu lo alleverai nel timore di Dio: fa che sia umile e
-mansueto; a lui non convengono sensi superbi. Vigila attenta che non gli
-s'insinuino nel cuore consigli feroci.... -- Tu non gli dirai come
-nacque, e ahimè! neanche chi gli fu madre: egli mi disprezzerebbe, e
-l'onta dei figli pesa sopra l'ossa dei genitori più grave della lapide
-di marmo. -- Se poi un giorno tu lo conoscerai, come spero e desidero,
-inchinevole alla compassione... se allora volesse sapere ad ogni modo la
-sua madre chi fosse, tu gli dirai: -- Una infelice! -- Maria, io ti
-scongiuro che tu gli raccomandi di non lasciare mai questa crocellina di
-perle ch'io mi levo dal collo, e la metto al suo... Guarda di bene
-tenerlo a mente, perchè questo è il mio testamento, e queste sono le
-parole novissime che io ti parlo. -- Addio, sangue mio, perdonami la
-vita che io ti ho dato; perdonami la colpa in che io ti ho generato...
-Addio... per non vederti mai più... forse in paradiso un giorno. Ma come
-posso sperare che Dio mi rimetta il peccato? -- Io piangerò giorno e
-notte, io espierò il mio fallo col sangue, e la giustizia placata non
-impedirà che la misericordia congiunga in cielo quanto il misfatto
-separò sopra la terra. -- Ma, e mi perdoni il voto la Madre di Cristo,
-se in un luogo oltre questa vita noi non potremo essere uniti, tu,
-figlio, abbi il paradiso: nella eterna miseria tornerà di qualche
-conforto alla madre tua saperti beato nelle sedi celesti. -- Maria!...
-prendilo... io non lo benedico per paura che la mia benedizione non sia
-per recargli sinistro augurio..."
-
--- "Povera donna! Beneditelo, beneditelo, chè il Signore assisterà alla
-vostra benedizione come a quella di un santo..."
-
--- "Lo credi, Maria, davvero?"
-
--- "Così Dio abbia la mia anima come io lo credo...."
-
--- "Signore, purifica per un momento le mie mani, ond'io possa benedire
-questo capo innocente!" esclamò Isabella levando gli occhi al cielo, e
-mentalmente orando. Allora parve venirle dall'alto, e certamente le
-venne, una virtù, che le si diffuse nel volto a modo di raggi. Stese
-fiduciosa le mani sopra il fanciullo, e proseguì:
-
--- "Va, figlio mio, io ti benedico...."
-
-Ciò detto, prese il lume tutta tremante, e continuò:
-
--- "Andiamo: prima che aggiorni verranno a prenderti a casa, e sarai
-condotta a Livorno, dove una galera ti aspetta. Andiamo, chè il subito
-non mi pare presto abbastanza."
-
-Maria prese il fanciullo, e lo coperse con un panno bruno. Isabella la
-precedeva rischiarandola come fece al venire. -- Arrivata in fondo della
-scala, alzò più volte la mano per aprire, e parve non potesse; ma ad un
-tratto un nuovo pensiero cadutole in mente le ridava la prima forza, e
-costanza.
-
--- "Un bacio... un altro bacio... un altro ancora.. Maria... Figlio
-mio... per sempre addio..."
-
-Maria la baciò piangendo, e uscì ratta ratta rasentando i muri con
-frettolosi passi.
-
-Isabella rifinita di angoscia lasciò cadersi sopra gli scalini, e
-appoggiò la fronte sopra la pietra; ma la sua fronte era più fredda
-della pietra.
-
- ----
-
-[64] MS. Capponi.
-
-[65] La età di nostra madre mi percuote
- Di pietà il core, che da tutti a un tratto
- Senza infamia lasciata esser non puote.
-
- _Ariosto_, _Satira_ I.
-
-[66] L'Ariosto era comunissimo in Italia in quei tempi; adesso nelle
- campagne ne conoscono appena il nome. Montaigne, che viaggiava la
- Italia nei tempi del granduca Francesco, scrive nel Tomo III dei
- suoi Viaggi, p. 172: «Considerai tre cose: di vedere la gente di
- queste bande lavorare, chi a batter grano, o acconciarlo, chi a
- cucire, a filare, la festa di Domenica. La seconda, di veder questi
- contadini il liuto alla mano, e _fino alle pastorelle l'Ariosto in
- bocca_. Questo si vede in tutta la Italia. La terza, di veder come
- lasciano sul campo dieci, e quindici, e più giorni il grano segato,
- senza paura del vicino.» -- Pare che a quei tempi i Francesi
- fossero più ladri di noi....
-
-[67] Poliziano, Canzone nella raccolta del Padre Affò.
-
-[68] Mettigli l'ale, è un angiolel di amore.
-
- _Perticari_
-
-
-
-
- CAPITOLO SETTIMO.
-
-
- LA GELOSIA.
-
-
- Che dolce più, che più giocondo stato
- Saría di quel di un amoroso core?
- Che viver più felice e più beato,
- Che ritrovarsi in servitù di Amore?
- Se non fosse l'uom sempre stimolato
- Da quel sospetto rio, da quel timore,
- Da quel martír, da quella frenesia,
- Da quella rabbia detta gelosia.
-
- Questa è la cruda e avvelenata piaga
- A cui non val liquor, non vale impiastro,
- Nè murmure, nè imagine di saga.....
-
- _Ariosto_, XXXI.
-
-
-«Beati i poveri di spirito, perciocchè il regno dei cieli è per
-loro»[69] -- Queste sono parole di Cristo, e quantunque io non dubiti
-punto che non sieno state apprese nel profondo consiglio col quale
-furono dettate, nonostante mi piace alcuna cosa discorrere, non sopra
-loro, che non hanno mestieri di commento, ma dietro la scorta di loro.
--- L'uomo pertanto ha da sfuggire delle scienze quella che lo fa
-dubitare. Egli deve amare primamente, ma dirittamente, sè, poi la
-famiglia, poi la patria. Sonovi state, e forse sono tuttavia anime
-cosiffatte, che la patria sopra sè stesse amano; ma chi guarda sottile,
-comprende che alla patria sagrificando la vita, oltre la quale le altre
-cose paiono contennende o di piccolo pregio, a cotesto sacrificio le
-persuase una immensa cupidità di laude, una libidine irrefrenata di
-fama; insomma la propria rinomanza amarono meglio della propria vita.
-L'anima nostra non ha da essere menade, nè baccante per le contrade del
-sapere; la scienza conosce le sue orgie funeste più assai di quelle
-della dissolutezza: non sempre dalla sua urna scaturiscono chiare,
-fresche, e dolci acque; qualche volta avvelenano. L'albero della scienza
-non solo non è l'albero della vita, ma il Signore ha detto all'uomo:
-«Non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male,
-perciocchè nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai».[70] --
-L'uomo che ha veduto troppo, come Delia contemplando il Sole, è rimasto
-per soverchia luce acciecato; il suo cuore diventò cenere; a nulla si
-esalta, in nulla ha fede: virtù, delitti, rettitudine e vizi, suonano
-una medesima cosa per lui, frutti dolci in una contrada, attossicati in
-un'altra; colpa della terra e del clima: l'anima è un sospiro che cessa
-coll'agonia; la patria, il luogo dove posiamo giorno per giorno la testa
-riparata dalla procella; un nome, Iddio.
-
-L'uomo deve contentarsi di stare al _quia_; ove egli si ponga così
-all'avventura peregrinando attraverso le regioni del sapere, i mali che
-gli ridonderanno da questo suo errare irrequieto, non gli riusciranno
-punto minori di quelli ci vengono dal continuo andare randagi per lo
-mondo fisico. Questo gli torrà la famiglia, gli amici e la patria;
-quello la fede e gli affetti. Giobbe bene a ragione assomiglia la
-soverchia sapienza ad un mucchio di cenere, dacchè veramente ella sia
-reliquia infelicissima di un fuoco che non si accenderà mai più. Io l'ho
-pur detto di sopra: il Creatore avrebbe dovuto sospendere la verità alle
-volte del firmamento come unico luminare: allora nessuno avrebbe
-dubitato sopra la luce e il calore benefico di lei, come forse avviene
-del Sole; e ho detto _forse_, conciossiachè non sia mancato chi
-dubitasse essere il Sole una massa di fuoco, e lo pretendesse piuttosto
-un cumulo di ghiaccio imprimente un moto di rotazione alle molecole
-dell'aria: -- la quale opinione è tedesca. -- Aasvero l'ebreo errante
-comprende il simbolo di questa agonia insaziabile di sapere: egli
-cammina, cammina per lande deserte, per sabbie infuocate, per campi
-nevosi; egli ha veduto la cupola di San Pietro, le moschee di
-Costantinopoli, i tempii di Brama, quelli di Budda; ha veduto adorare
-cani, bovi, coccodrilli, e serpenti; ha veduto inalzare alla dignità di
-Dio fino le cipolle![71] sacrificii incruenti, sacrificii di sangue, e
-vittime umane; tutto insomma ha veduto; quello che sapeva ha
-dimenticato, quello che ha appreso non basta a placare la superba febbre
-della sua intelligenza; quello che vorrebbe sapere per fare paga
-l'ardente sete, sta chiuso dentro l'urna del destino: aborre tornare a
-casa, perchè nessuno ve lo aspetta; i suoi parenti sono morti, le
-generazioni hanno dimenticato il suo nome; egli non ama nessuno; nessuno
-lui; rifiuta amici, repudia affetti, e rifugge da legare lacci, che
-scioglierà domani. Forse nel gran giorno in cui Dio rivelerà la eterna
-sua faccia alle moltitudini delle cose create si quieterà la sua agonia,
-e Dio gli darà pace, non perchè abbia amato molto, ma perchè molto ha
-sofferto.[72]
-
-_State contente, umane genti, al quia;_[73] -- altrimenti voi vi
-sentirete crollare sotto i piedi la terra, sprofondare sopra la testa le
-volte dei cieli. Voi crescete educate nella suprema idea di un Ente
-animatore col soffio della sua bocca immortale quanto ha vita nello
-universo; che rompe come canna fragile il persecutore, e ripara sotto lo
-immenso suo manto l'oppresso: e tu errando troverai popoli che Dio non
-conoscono nè adorano, o si fanno Dio di cani, serpi, bovi, elefanti, e
-cipolle, e spesso di un mostro tremendo di forme, ma più tremendo assai
-pei riti sanguinosi. Ti sembra pietà custodire il padre infermo e
-canuto, confortarlo nei momenti estremi con ogni maniera di amorevoli
-ufficii, e comporgli in pace le spente palpebre: eppure furonvi, e vi
-hanno anche popoli, ch'estimano filiale misericordia strappare i padri
-dai letti dolorosi, sospenderli a un ramo attraversato a due alberi, e
-acceso sotto un gran fuoco, girare attorno gridando: -- il frutto maturo
-bisogna che caschi, -- finchè il vecchio non cada, e si consumi dentro
-le fiamme.[74] E tu padre delle nostre contrade, qual mai soffriresti
-supplizio per non vedere morire, o strappare dalle tue braccia gli
-amatissimi figli? In China si offrono i figli pasto ai cani, o si
-gettano alla riviera. In Affrica li vendono, e testimonio Clapperton,
-non volendo egli comperare due negri che la madre gli offeriva, prese
-costei a maledirli, e a percuoterli, come quelli che dovevano essere
-stregati perchè disprezzati dal bianco.[75] Pietà tra noi comporre
-gl'incliti estinti dentro monumenti egregi per materia e per lavoro,
-altrove pietà pascersi delle membra dei cari defunti. Rimorso e odio
-pubblico aspettano quaggiù l'uomo crudele, che potendo non soccorse al
-pericolante nell'acqua; in China, rimorso e rampogna aspettano colui che
-salva il naufrago. Leggi, e pene, e giudici noi abbiamo contro il furto,
-e tanto più lo puniamo, quanto più vi adoperarono ingegno, o destrezza;
-gli Spartani avevano premii pei ladri; e più larghi, quanto meglio si
-dimostravano arguti. Nel paese dei Battas lo adultero còlto in fallo
-diventa preda del marito offeso, che lo lega ad un albero, e convita la
-parentela a mangiarlo: ogni commensale si accosta per ordine di dignità,
-e taglia il pezzo che meglio gli talenta; il marito sceglie primo, ed è
-giusta, e per quanto leggiamo, come parte meglio saporosa, si riserba le
-orecchie; in altre contrade il marito offre la moglie a cui primo gli
-giunge per casa, come dono ospitale: e se questo avviene adesso tra
-popoli da noi chiamati barbari, gli Spartani, solenni maestri di
-civiltà, lo costumavano una volta, allo scopo che dalle proprie mogli
-uscissero uomini gagliardi per la difesa della patria. Vereconda cosa
-sono i connubii presso gli uomini, e presso gli Dei; imperciocchè il
-divino Omero racconti come lo stesso Giove circondasse di una nuvola
-impenetrabile agli occhi dei mortali e dei celesti i suoi abbracciamenti
-con Giunone. Sir Bank ci narra avere veduto nei suoi viaggi un simile
-atto esercitato in pubblico, e con molta cerimonia costituire il rito
-dell'adorazione di certi popoli selvaggi, al quale assistevano con tali
-manifestazioni di pietosissimo zelo, da richiamare sopra il ciglio
-lacrime di tenerezza; e tanto basta.
-
-Nè già crediamo che di cosiffatte immani costumanze le genti presso alle
-quali si praticano non sappiano porgere, male o bene, la ragione. Non
-credono perchè non comprendono; astrattezze fuori dei sensi non arrivano
-a concepire, quindi le rifiutano. Presumerebbero, gli stolti! che Dio si
-dimostrasse come un teorema di Euclide sopra la lavagna: per religione
-vorrebbero un'algebra; per altare, l'aritmetica; per sagrificio votivo,
-un conto fatto in regola; per sacerdote, un computista. Estimano pietà
-troncare una vita diventata oramai irremediabile dolore; il proprio seno
-reputano più decoroso sepolcro, che la terra o i marmi non sono;
-temerario consiglio rompere i disegni della natura; utili alla
-repubblica i cittadini educati per tempo nei sottili accorgimenti;
-bellissima cortesia mostrarsi così amico dell'ospite, da offerirgli la
-cosa più caramente diletta. Peregrinate; apprendete, e mentre vi punge
-il desiderio di raccogliere fiori da tutto lo universo per inebriarvi di
-voluttuose fragranze, ecco insinuarvisi nel cuore il mal verme del
-dubbio, che ve lo imputridisce. Il cuore scettico è morto; ma siccome la
-mente vive, così noi sembriamo come gente sopravvissuta a noi stessi:
-custodi quasi dei nostri sepolcri. -- In verità, io vi consiglio a
-starvi contenti al _quia_. Amate molto, leggete poco, e leggendo, più
-che altro vi aggradi la poesia, vino purissimo dell'anima, licore
-prezioso che emana da fontane celesti. -- E qui notate ch'io parlo
-dell'alta poesia, figlia della mente infiammata dal cuore, conciossiachè
-anche la poesia che scende unicamente dallo intelletto generi dubbio.
-Chi più sarebbe stato avventuroso del Byron? Quali mai creò la natura
-poderosissime ale, che meglio delle sue valessero a volo smisurato? Chi
-ebbe maggior cuore, chi miglior mente di lui? -- Ma egli volle vedere
-troppo, troppo conoscere, troppo sottilmente indagare la genesi degli
-affetti; nuovo Atteone, porta la pena delle temerarie investigazioni; i
-suoi stessi fidatissimi veltri lo perseguitano, e lo lacerano. Quasi per
-vaghezza volle aggiungere la corda del dubbio alla sua lira; parve a
-lui, che si allargasse la copia dei suoni svariati, e s'ingannò: cotesta
-corda gli tagliò le dita peggio del filo di un pugnale. Consiglio
-sapientissimo fu quello dell'Eforo, che ruppe con la scure la nuova
-corda aggiunta alla lira argiva. Tre furono le corde della lira di
-Olimpo e di Terpandro, quando accompagnarono i canti di Dio e della
-umanità; dodici di quella di Timoteo, quando cantava al convito di
-Alessandro e di Taide, onde ne usciva la infamia di lui, che si era
-acquistato il nome di magno, e lo incendio dell'antica Persepoli; e tre
-saranno le corde di qualunque lira, che intende a condurre la umanità
-per quanto vi ha di onorato e di grande sopra la terra, alla patria
-eterna dei cieli: -- queste corde poi sono, _amore, fede e speranza_.
-
-Ma come entra tutto questo nella mia storia? -- Voi vedrete che ci entra
-benissimo; imperciocchè proseguendo vi sarà manifesto come povere genti,
-timorose di Dio, e ferme nei precetti della carità cristiana, vi
-somministreranno esempii di virtù, che ormai voi ricercate invano presso
-uomini o di maggiore ingegno, o di più larga istruzione dotati.
-
-Giordano in compagnia di Cecchino e di Titta si erano ridotti, studiando
-i passi, al casino di San Marco. Pensavano questi due servi potersi
-ristorare di cibo e di bevanda, e dare alle membra stanche pur
-finalmente riposo; ma s'ingannarono. Giordano appena entrato si lasciò
-cadere sopra la prima seggiola che gli si parò davanti, e quivi stette
-immobile alcun tempo con gli occhi chiusi; dipoi alzò la destra verso la
-fronte, e ve la tenne come se temesse che gli si fosse spezzata, e
-mormorava tra sè:
-
--- "Qui avvelena ogni cosa! Qui respiro un'aria di delitto! Mi hanno
-versato l'inferno nell'anima! Orsù, voi Titta e Cecchino; qui abbisogna
-adesso che compariscano intere la fedeltà, la prestanza, e la
-discretezza vostre. Andate al mio palazzo; presentatevi a madonna la
-duchessa; avvertitela.... no.... aspettate.... Da scrivere...."
-
-E il custode del casino, prontissimo esecutore degli ordini ricevuti,
-portava quanto gli veniva richiesto. Giordano agitato com'era si provò a
-scrivere, ma la mano tremante gli negava l'ufficio: voleva affrettarsi,
-e non gli riusciva; gli bisognò posare. Tornò più quieto a scrivere
-brevissime note, che suggellò, e porse a Titta, continuando lo
-interrotto discorso:
-
--- "Non l'avvertite di nulla: porgetele questa lettera, e le direte
-precedermi voi di uno o due giorni. Io non sono a Firenze; -- badate
-bene. In casa osservate attentissimi ogni atto, ogni detto notate, e
-quando avvenga o si dica cosa che per poco vi paia importante, venite
-cautamente a referirmela. Io non mi muovo di qua. -- Andate, siatemi
-fedeli, non mancate al vostro signore: in breve saprete.... saprete
-quello che non avreste voi dovuto sapere mai.... e quello.... pur
-troppo! che non avrei mai dovuto dirvi io...."
-
-E con un cenno della mano gli accomiatava. I servi, piegata la persona
-ad atto di ossequio, si dipartivano.
-
-Venuti sopra la strada, e mutati forse cento passi, Titta prese a dire
-così:
-
--- "Spero che la fortuna consentirà alla fine di lasciarci cenare:
-abbiamo sofferto in questa nostra cena più sinistri che lo imperatore
-Carlo nel suo regno...."
-
--- "Io poi penso, anzi pensava, ed ho deliberato in questo momento di
-abbandonare il soldo del duca, e ricondurmi qui presso a casa mia."
-
--- "Domine aiutalo! Avresti per avventura perduto il cervello? Talvolta
-lo fa, quando camminiamo di questi giorni sotto la sferza del sole...."
-
--- "Io non ho perduto il cervello, Titta; non l'ho perduto. Vedi, quando
-m'ingaggiai per lancia spezzata col signor duca, io lo feci per le
-ragioni che or ti dirò. Mio padre si era trovato ai tempi della
-repubblica, e mi donava un mal dono, perchè invece di accomodarmi
-l'animo ai tempi, non rifiniva mai di favellarmi del signor Giovanni
-delle bande nere, del Giacomino, del Ferruccio e di altri tali, per cui
-mi entrava la febbre addosso di menare le mani, parendomi che anche
-dentro di me la natura avesse cacciato qualche cosa; ma dove potessi
-sfogare questa smania io non vedeva: la guerra di Siena era finita, e
-poi mi sarei piuttosto tagliato le mani, che unirmi agli strozzatori di
-cotesta nobile cittadinanza. Condussi moglie per attutire questo feroce
-talento: e' furono novelle. Ad arte meccanica io non sapeva adattarmi;
-mercè donna Isabella, ch'è sorella di latte di mogliema, presi soldo
-come lancia spezzata del signor duca, confidando che egli condotto dal
-papa o dai Viniziani per generale, avrei militato almeno contro i nemici
-di Cristo, questi sozzi cani di Turchi, che Dio confonda. Ora ho logoro
-gli anni migliori della vita a Roma senza levare un ragno da un buco, e
-la spada mi si è arrugginita nel fodero."
-
--- "Ah sì! La morte si fa tanto aspettare, che vale proprio la pena di
-andarle incontro. -- O non è tanta vita trovata? Non hai riscosso la
-paga? Che cosa puoi fare di meglio nel mondo, che mangiare e dormire?"
-
--- "E perchè questo? Gli uomini di cui la rinomanza corre su per le
-bocche dei popoli, non erano carne ed ossa come noi siamo? Non bevevano
-gli stessi raggi di luce? Non gl'intirizziva il verno, non li scaldava
-la state? Non piangevano essi? Non ridevano essi? Mortali non erano come
-siamo noi?"
-
--- "Senti, Cecchino, vi hanno uomini, che crescono come pini, altri come
-strame: questo nasce ogni anno, e ogni anno vi si mette dentro la falce;
-lo lasciano a seccare su i prati, e poi lo danno alle bestie. Noi siamo
-di questa seconda specie. -- Il fieno può dire: io voglio diventare
-pino? Tanto vale che uno di noi presumesse diventare duca, o principe, o
-che so io. Quando avrai lasciato un occhio in Affrica, un braccio in
-America, una gamba in Ungheria, al rimanente tronco del tuo corpo dentro
-al quale l'anima immortale si sarà ritirata come il presidio nel cassero
-della fortezza, daranno il titolo di sergente, e un paio di giulii di
-paga. Negli stati popolari, qualche volta uno di noi poteva scappare
-avanti; ma adesso la gloria è pei grandi signori: la nostra parte è
-quella di farci ammazzare; sicchè il meglio sta nel tirare la paga, e
-conservarci più che possiamo in salute. Se la vita è male, anche peggio
-è la morte. Chiamano questo mondo valle di lacrime, ma pare che agli
-uomini garbi di piangere, perchè nessuno vorrebbe uscirne neanche con lo
-sfratto...."
-
--- "E poniamo che tu abbi ragione: ma io non mangerò mai il pane
-acquistato con la viltà e col delitto; -- egli mi romperebbe i denti, mi
-si convertirebbe in veleno dentro le viscere: io voglio conservarmi in
-pace con me stesso."
-
--- "Che Dio ti aiuti! O che cosa vuoi che i padroni si facciano della
-tua virtù? Tu mi pari Diogene, che condotto al mercato per esservi
-venduto gridava: -- Chi vuole comprare un padrone! -- La virtù è vela
-con la quale facciamo poco cammino sul mare della vita; adesso pei tempi
-che corrono, la virtù torna in proposito come uno scaldaletto nel mese
-di agosto. La vigilanza sopra la salute dei nostri padroni, la
-obbedienza ai comandamenti loro, una pazienza tedesca di aspettare
-dietro al cantone, una prontezza di assestare nel buio un colpo che
-spacci senza dar tempo ad un Gesù Maria, e il mistero per non metterli
-in cimento, ci procureranno quella fama che a noi è dato di conseguire,
-e pane per noi e per le nostre famiglie...."
-
--- "Mai no, che questo non farò io, -- no per San Giovambattista mio
-protettore; io prego ch'ei mi mandi prima la mala morte.... -- Andate,
-spiate, referite. -- Io mi morderò piuttosto la lingua, che fare la
-spia. -- E aggiungi, Titta; non senti tu qui dentro un odore di sangue?
-E un giorno di questo sangue dovremo rendere conto. E noi qual pretesto,
-o quale scusa potremo addurre di questo sangue versato? Potremo dire: --
-Chiedetene conto al nostro padrone?...."
-
--- "Veramente tu mi metti addosso qualche scrupolo; no pel sangue, chè
-questo entra nel mestiero.... E di vero essi ci hanno comprato l'anima e
-il pugnale, e certamente per adoperarlo in modo diverso da quello
-costumato dallo imperatore Domiziano; ma cotesto nome di spia mi ritorna
-traverso la gola.... Oltrecchè il duca ci avvilisce senza bisogno. --
-Quale ha mestieri (perchè io vedo chiaro che qui dentro giace nocco) di
-spie per sapere se gli sia infedele la moglie? Non ti pare egli così,
-Cecchino? O che vorrebbe essere egli il primo marito che intacca il pane
-di oro? Questi signori chiappano talora certe fantasie! Proprio chi più
-ne sa, meno ne apprende. Ben fece Rinaldo di Montalbano quando gli
-misero davanti la coppa piena, che il marito senza corona beveva, e il
-coronato rigettava: -- Tengo la moglie mia per bella e buona; -- e buttò
-via la tazza. Questo è prudente vivere di marito; e poi volga la fortuna
-la ruota, e il villano la marra: ma quando vuolsi cercare il nodo nel
-giunco, a che sommano tutte queste stimate? Tanto è detto antico: -- Le
-femmine sono tutte di un conio...."
-
--- "Non è mica vero; e vedi, io giurerei che adesso parli una cosa, che
-tu non credi.... O non fu donna tua madre?"
-
--- "Ah sì! Mia madre fu donna; ma di lei già non parlava io, nè pensava
-punto a lei: dico delle altre...."
-
--- "E tu non credi che nessuna donna possa amare...?"
-
--- "Io per me lo credo, comecchè paia alcuna volta il contrario. Pónti
-sopra la bocca di una spilonca, e géttavi dentro un grido; l'eco te lo
-replicherà sei o dieci volte. Ma il grido è tuo, o della spilonca? È
-tuo. Pare che ti rispondano altre voci, ma t'inganni, perchè tutte
-quelle voci sono una cosa con la tua voce stessa. Così se dirai a una
-donna: -- io ti amo, -- ella ti risponderà: -- io amo, io amo, io amo;
--- ma guai se credi che ella lo abbia profferito da sè; e' fu l'eco
-della tua voce, e male per te se t'innamori della tua voce come Narciso
-s'innamorò della propria faccia.... ai tempi antichi, quando le donne
-toccando un fiore rimanevano incinte...."
-
--- "Senti, Titta, io sono giovane, e di poche tavole; ma comprendo
-chiaro che il tuo cuore gronda sangue, forse per qualche meritata
-ferita: tu non sei stato amato, o sei stato tradito; ma tu hai amato?"
-
--- "Io ne parlo da filosofo, vedi, senza avere riguardo a me in nulla.
-Quello che ti dico sta nella natura; e non può essere che proceda
-altramente. La incostanza è frutto della giovanezza, come la fravola
-odorosa e vermiglia della primavera; la costanza è frutto degli anni
-maturi, come la nespola è il frutto dell'autunno: -- però nella donna la
-virtù si deve chiamare la nespola della vita! -- Tutte le cose belle
-appariscono splendide di varietà. Guarda l'arco baleno, guarda il collo
-della colomba davanti al sole, guarda la coda del pavone. -- Perchè le
-api fanno il dolce mèle e la cera? Perchè volano ora sopra questo fiore
-ora sopra quell'altro. E le femmine sono mosse dallo studio medesimo
-delle api. Gli stolti siamo noi, che pretendiamo prendere un'anima, e
-riporla in gabbia come un uccello, o inchiodarla come fa del ducato
-sopra il suo banco il cambiatore; anzi, più crudeli che stolti, anche
-morti sporgiamo di sotto terra il braccio diventato nudo osso, e
-presumiamo tenere pei capelli una povera donna. Se si manterrà buona
-vedova, -- dicono i testamenti, -- abbia tanto; se no, nulla: sensi
-bruttissimi in brutte parole: perchè noi siamo morti, non hanno gli
-altri a godere della vita? Noi baciamo come beviamo; badisi al vino, non
-al bicchiere: poco importa, anzi nulla, se la tazza di oggi sia quella
-d'ieri; quello che importa moltissimo si è, che il vino di oggi rallegri
-il cuore, ed esalti lo spirito...."
-
--- "Tutto questo starebbe bene se la vita fosse come un libro, che
-arrivati al _laus Deo_ chiudiamo, e mettiamo là per non più vederlo; ma
-tu sai che il libro della vita, quando è consumato, ritorna alla luce
-riveduto e corretto dallo Autore, per non morire mai più.[76] Quindi noi
-pensiamo che avremo a riscontrarci un giorno nella valle di Giosafat: e
-se la nostra donna avesse tolto un altro marito, o due, chi seguirebbe
-ella? Con chi si accomoderebbe per la eternità?"
-
--- "Con quello che meglio allora le talentasse: e non vi sarebbe
-mestiere di dare del capo nei muri, imperciocchè tutti avrebbero la
-volta loro; tutti sarebbero contenti, solo che tu pensi alla durata
-della eternità delle donne, la quale, per quanto mi venne assicurato da
-persone degne di fede, comprende tutta una settimana, e qualche volta un
-miccino del lunedì!"
-
--- "Va, va, tu morrai disperato, poichè rinneghi l'amore. L'amore,
-dolcissima corrispondenza degli spiriti, che di due anime ne compone una
-sola, che raddoppia le forze e gli aiuti, che si nutrisce di mutuo
-sacrifizio come la viola della rugiada."
-
--- "Novelle, figliuolo mio, novelle: amore è istinto di rapina, è agonia
-di dominio, è tenacità di possesso. -- L'uomo ama la donna, come ama il
-campo. Tempo già fu, ma un tempo lontano lontano; fa il tuo conto, anche
-prima di Adamo, in cui _il mio_ e _il tuo_ non significavano niente
-nelle lingue degli uomini: il passeggero vedeva pendere dall'albero un
-frutto maturo, lo coglieva e il mangiava. Ma una notte si trovarono
-insieme certi astiosi, e intorno ad una terra, che meglio delle altre
-appariva feconda, scavarono una fossa, e la mattina dissero: -- Nessuno
-passerà questa fossa, perchè la terra quivi dentro compresa è roba
-nostra. -- Non li badarono gli altri, e fecero come per lo innanzi.
-Allora gli astiosi piantarono una pietra nel confine, e minacciarono
-mali a cui osasse passarla. Non ottennero niente meglio di prima; gli
-uomini esclusi la reputarono burla. Finalmente gli astiosi posero sopra
-cotesta pietra una mannaia e dissero: -- Chi passerà il termine, avrà
-mozza la testa. -- Gli esclusi sempre più ridevano della nuova
-giulleria, e passarono; ma gli altri, tesi gli agguati, li presero, e li
-guastarono davvero. Allora piansero delle donne, dei figliuoli mandarono
-dolorosissimi gridi, e la proprietà entrò nelle teste degli uomini
-perchè furono troncate le teste...."
-
--- "E che cosa ha da fare questo con l'amore?"
-
--- "Io te l'ho detto, cervellone, amore del campo è uguale allo amore di
-donna. Le donne furono un dì come le fontane: chi aveva sete vi
-appressava le labbra, e beveva. Uno astioso certo giorno si avvisò dire:
--- Questa donna è mia; -- e perchè gli credessero, inventò certi suoi
-sciolemi di certezza dei figli, ed altre diavolerie, come se alle
-cavalle e alle vacche non venissero figliuoli senza tante novelle; e
-poichè vide che non capivano un'acca, si raccomandò a un ciarlatano, che
-faceva da medico, da dottore, da buffone, e da astrologo; e questi così
-per celia giurò, che il Dio Coccodrillo, tenuto in reverenza
-grandissima, gli aveva susurrato negli orecchi, che bisognava lasciare
-stare la femmina di quel tristo, _aliter_ sarebbero arrostiti dopo morte
-a fuoco di carbone di cerro. Non si veniva a capo di niente: il
-ciarlatano volle vincere la prova, e giovandosi di una invenzione fresca
-fresca, ch'era un frutto della terra innominato allora, e poi chiamato
-canapa, attorto in filo lungo e capace a legare e a stringere, ordinò
-che ai caparbii si mettesse intorno al collo, e si tirassero su alti
-sopra un ramo di quercia. Le quercie stupirono delle nuove ghiande, la
-lingua si arricchì di una parolaccia che si chiamò _adulterio_, gli
-uomini acquistarono un delitto, e così di male in peggio _venite
-adoremus_, come dice lo invitatorio del Diavolo."
-
--- "Io ti ascolto, e rido, perchè davvero sono tali sconcezze le tue,
-che sarebbe fiato gittato rispondervi a dovere. Io ti leggo traverso al
-seno, e vedo che in cuor tuo tu vuoi la baia di me...."
-
--- "La baia! Io parlo del miglior senno che abbia mai avuto."
-
--- "Allora tu sei stato sempre matto."
-
--- "Matto! Or via: meglio che farti legare e guastare, o non sarebbe che
-il tuo fratello di morte dicesse: -- Colui che nasce dalla terra e deve
-tornare alla terra, non deve usurpare la terra: vieni, cíbati di questi
-frutti, che ho colto prima di te; vieni, scáldati a questo fuoco che ho
-acceso prima di te, e ripárati in questa spilonca che ho trovato, ed è
-capace per tutti? -- Non sarebbe meglio, che il padrone della bellezza,
-lieto rivo e fugace, invece di respingerne l'assetato, così gli
-favellasse amoroso: Dissétati anche tu, povera anima; non intisichire di
-agonia, inébriati di amore, e vivi; non voglio che tu vada a male per
-cosa di cui tu soffri inopia, e a me ne avanza per benedire e
-santificare. Tanto, bocca baciata non perde ventura, ma si rinnuova come
-fa la luna...."
-
--- "Ma di grazia, ove hai scavato tutte queste giullerie? Comunque
-tristissima, non è mica farina del tuo sacco...."
-
--- "E di vero non è: se ti fosse toccato in sorte di udirla come la
-udiva io dalla bocca di quell'altissimo filosofo, di quel divino...."
-
--- "Chi mai divino?"
-
--- "Pietro Aretino."
-
--- "Ah! non voglio sentirne altro. Divino certo lo chiamarono, e
-chiamano; il quale titolo se non rende testimonianza della sua divinità,
-attesta certo la suprema codardia degli uomini, che o glielo
-conferirono, o glielo consentirono."
-
--- "Tu lo calunnii: egli fu nelle amicizie tenacissimo, e portando amore
-maraviglioso al sig. Giovanni delle bande nere, lui con disagio e
-pericolo seguitava nelle più arrisicate fazioni...."
-
--- "Cotesta amicizia guasta la fama di quel valentuomo. Io so troppo
-bene che mentre il signor Giovanni combatteva, costui si deliziava con
-le meretrici del campo...."
-
--- "Non è vero, perchè talora rilevò delle ferite...."
-
--- "E che monta questo? Da quando in qua toccare una ferita significa
-prodezza? Anche Achille gli dette di buone pugnalate, ed ei se le tolse
-piagnendo, e supplicando la vita. E al Tintoretto, che cosa seppe
-rispondere quando gli tolse la misura col pistolese? Cheto come olio. --
-E quando Piero Strozzi lo minacciò di farlo ammazzare nel letto, non si
-rinchiuse in casa, non inchiodò porte e finestre per paura
-dell'aria?"[77]
-
--- "O che si fa egli con gente che ti coglie disarmato e alla
-sprovvista?.... E in quanto a Piero, se dava soggezione a Cosimo vostro
-duca, qual maraviglia se cercava guardarsene il Divino? E quel suo cuore
-sviscerato per le sue figliuoline Austria e Adria! Tu lo avessi veduto
-quanto pensiero se ne dava, e come fu studioso di assicurare loro la
-dota nelle mani del duca di Urbino, e come le raccomandava a tutti i
-suoi amici...."[78]
-
--- "Le amava per venderle...."
-
--- "Per Dio, non dirlo...!"
-
--- "Non dirlo? Io lo dico, e lo dirò per quanto il fiato mi basti. O che
-pensi che anche a me non giungesse la fama vergognosa della morte di
-cotesto sozzo cane vituperato? Non morì egli udendo con riso infame le
-schifezze delle sue sorelle meretrici nel bordello di Venezia?[79]
-Lévamiti dinanzi, tu sei fracido fino alle ossa. Va, mangia pane
-insanguinato: io tolgo a patti piuttosto morire di fame: -- va, tienti
-la tua fede, io la mia. Al capezzale del letto, nella ora della tua
-morte, tu vedrai il diavolo che ti sgraffierà dalla fronte la cresima:
-io spero vedere la moglie castissima e dilettissima, i figli buoni, e la
-pace degli angioli. -- Separiamoci, tu va solo a casa Orsini."
-
--- "Io, vedi, dovrei corrucciarmi teco, e farti conoscere che Titta non
-pate villanía; ma anche questo appresi dal Divino, che ai banditori
-delle verità è per giunta se tocca meno della lapidazione. Io dirò al
-palazzo che ti ha preso male, o che so io; inventerò una scusa per
-lasciarti tempo a dare le spese al tuo cervello, e ridurti domani al tuo
-solito posto...."
-
--- "Gran mercè; io non voglio tornare, e non tornerò. -- Titta!
-accóstati. Vedi, cotesta casa è casa mia: lì nacqui, e lì crebbi. --
-Titta! Non vedi un lume alle finestre? Dimmelo; ho gli occhi offuscati
-di lacrime, e non iscorgo bene. Santissima Vergine! è una donna quella
-che sta affacciata al balcone? -- Titta, travedo, o vedo bene?"
-
--- "Vedi bene; ella è proprio una femmina."
-
--- "O questa è Maria! Povera donna, ella mi aspetta? Chi sa quante notti
-ha passato alla finestra! O che consolazione rivedere la mia cara, la
-mia dolce Maria!...."
-
-E così esclamando spiccò tale una corsa, che non gli avrebbe tenuto
-dietro un capriolo.
-
-Titta si affaticava invano a raggiungerlo, e gridava:
-
--- "Cecchino, férmati! Cecchino, senti!"
-
-E l'altro correva più che mai. Affannoso, sudante, arriva Cecchino alla
-porta di casa sua, e appena con voci interrotte chiama: -- Maria! --
-Cecchino! -- le rispose la donna con un grido di altissima allegrezza; e
-sparve dalla finestra, e fu sentita precipitare quasi giù per le scale.
-In meno che non si dice un _amen_ fu aperto l'uscio di strada, e con le
-braccia levate si corsero quelle due buone creature incontro,
-confondendo baci, lagrime e sospiri, con tale una passione irrefrenata e
-profonda, da fare tenerezza a chiunque avesse potuto vederle, come
-propriamente lo fa anche a me adesso, che lo racconto....
-
-Titta arrivò tardi, e trovò l'uscio chiuso e incatenato. Volle prima
-battere, ma poi si trattenne, dicendo:
-
-"Tanto varrebbe bussare alle porte di un camposanto, e aspettare che
-venisse ad aprirmi il primo padre Adamo. _Requiem æternam dona eis,
-Domine._ -- Ormai Cecchino ha dato un tuffo a capo fitto nello
-scimunito. -- Non vi è stato verso da cavarne niente di buono; e Dio sa
-se mi vi sono slogato le spalle, perchè io gli voglio bene come a
-figliuolo, e disegnava farmene un allievo. -- Vedete un po', una
-femminuccia me lo ha cavato di sotto. È inutile! finchè le donne non
-saranno tolte via, e gli uomini non s'innesteranno come susini, il mondo
-camminerà di male in peggio. Ma egli è giovane; e il sangue vuole la sua
-parte; domani tornerà, un poco abbattuto, s'intende, ma tornerà. Ora sta
-a me far tutto; ed io incomincerò da mangiare, e poi andarmene a letto,
-e dormire finchè ne abbia voglia.... -- E intanto il signore Paolo
-Giordano aspetta? -- Aspetti sicuro! io non ho bisogno di lui: questi
-padroni vorrebbero che fossimo buoni, e cattivi; mansueti, e
-coltellatori; fedeli, e traditori; tonti, e saputi; angioli, e demoni; e
-poi non mangiassimo mai, mai non vestissimo, e non chiedessimo: insomma
-se un servitore possedesse la metà delle virtù che domandano i padroni
-da loro, non vi sarebbe così povero fante che non meritasse avere per
-servo almeno un marchese. E poi, a che monta vegliare? Non ha da essere
-in casa la Giulia? In meno di cinque minuti saprò più di quello che io
-non potrò tenere a mente, o referire; ed anche senza tanti anfanamenti,
-se io vorrò fare seco del ben bellezza, chi fie che mi trattenga? Certo
-non ella; il nostro bene è durevole e forte, non circoscritto, non mai
-sterile; noi invece dello individuo amiamo la specie: ella tutti gli
-uomini; io tutte le donne; in modo che per noi non si dà lontananza, non
-assenza, siamo sempre presenti, sempre innamorati, siamo come perle di
-un medesimo vezzo; di ogni fiore facciamo ghirlanda, e ce ne incoroniamo
-la vita. -- Un fiore non fa primavera; l'amore non è compreso in uno
-affetto solo." -- E questi, e tali altri concetti rivolgendo per la
-mente, si allontanava dalla casa di Cecchino, tardandogli oramai di
-arrivare al palazzo del suo signore.
-
-Con animo più giocondo io ritorno a Cecchino e alla Maria. Abbracciati e
-lieti salirono, o piuttosto volarono su per le scale, offerendo la
-immagine delle colombe, che con ale tese e aperte si affrettano al dolce
-nido, la quale per essere stata adoprata dal Dante, a me non rimane a
-fare altro che ricordarla. Giunti nel mezzo della sala, si rinnuovarono
-le amorose accoglienze: uno interrogava l'altro, e l'altro per risposta
-domandava a sua volta; e senza pure aspettare queste risposte, cose
-sopra cose ricercavano, e via, e via, sicchè dai labbri di ambedue
-prorompeva un turbine di parole ardenti di curiosità e di passione. Ma
-alla fine si accorsero di cotesto singolare colloquio, e ne risero
-svisceratamente, e tornarono a cambiarsi castissimi baci.
-
--- "Orsù," tutta rubiconda con occhi sfavillanti favellò la Maria; "tu
-se' sozzo di polvere e di sudore; aspetta ch'io ti porti da lavare mani
-e viso."
-
-E quindi a poco tornò, ponendogli davanti la catinella piena d'acqua; e
-lieta cantando come se fosse di bel mezzo giorno, si fece all'armario,
-prese uno asciugamano di elettissimo lino tutto odoroso di fior di
-gaggío, e glielo porse per asciugarsi, ed ella pure lo andava aiutando
-in questo ufficio. Nè qui si rimase la cura della buona femmina, che
-quando è dabbene, davvero ella è la cara gioia pel cuore dell'uomo; e
-postasi a sedere, ordinò che anche il suo Cecchino sedesse, e sporgendo
-le mani gli strinse dolcemente la testa, e se l'adagiò in grembo, e col
-pettine gli rinettò i capelli, ne cacciò via la polvere, li sviluppò dai
-groppi, e spartiti per quanto si distende il cranio, gliene acconciò
-sopra le orecchie e intorno al collo, meglio che se vi avesse adoperato
-il calamistro.
-
-E tenendolo sempre su le gote con ambedue le mani, gli alzò il volto, lo
-guardò fisso ridendo, e vedutolo bello se ne compiacque, come pure è
-lecito a onesta moglie gloriarsi di leggiadro e valoroso marito; e
-datogli un grosso bacio in mezzo alla fronte, esclamò proprio col cuore:
-
--- "Tu mi pari un angiolo...."
-
--- "Ma questo angiolo" rispose Cecchino "non essendo spoglio per ora
-della sua veste terrena, ha la maggiore fame che mai figlio di Adamo
-avesse al mondo...."
-
--- "Or come questo? Io mi pensava che tu non avessi bisogno di niente.
-Perchè non lo hai detto prima? Non credere mica che tu mi colga
-sprovvista. Poco trovi in casa tua, ma però tanto che basterà...."
-
--- "Che cosa vuoi? Abbiamo fatto oggi più di cinquanta miglia di un
-fiato. Siamo arrivati a notte, e ci hanno fermato fin qui senza darci
-tempo di bagnare la bocca...."
-
--- "Ma, e non sei tu venuto col signore duca?"
-
--- "Sono, ma non si ha a sapere; ei non è smontato al palazzo. -- Però
-di questo a bello agio...."
-
--- "Sì, cuore mio, a bello agio." -- E intanto la Maria aveva imbandita
-la mensa in un battere di occhio, non tanto per le poche masserizie e
-vivande che pose sopra la tavola, quanto per la gran fretta che si dava.
-I Fiorentini ebbero fama di sottili e di parchi oltre misura convenevole
-a chiunque vive onestamente, e questa fama tuttavia dura. Certo, una
-volta furono tali; ma non si creda che si lasciassero patire: ed anzi
-dalle leggi che chiamano suntuarie, rinnovate spesso, e richiamate in
-vigore, apprendiamo come la civile parsimonia non nascesse spontanea, ma
-in virtù di provvedimenti continui; sappiamo ancora come lo statuto
-concedendo pei pranzi due sole vivande, l'arrosto e il lesso, i
-Fiorentini molto di leggieri lo eludessero adoperando moltissime ragioni
-carni lesse e arrostite, per l'unico lesso ed arrosto consentiti dagli
-statuti. Intorno al vestire, Franco Sacchetti in certa sua novella
-piacevolissima ci ha conservato le infinite arguzie usate dalle donne,
-per le quali i giudici non potevano mai coglierle in fallo, nè riusciva
-loro mai di applicare la legge.[80] E poi quando giungevano in Firenze
-persone di alto affare, i cittadini che le ospitavano pagavano la multa,
-e sfoggiavano con insolita magnificenza. I ricordi dei tempi ci hanno
-conservato il modo tenuto dal Magnifico Lorenzo con Franceschetto Cibo e
-la sua corte, quando venne a fare le nozze con la sua figlia; e questa
-avventura dimostra come sia arte antica in tutti coloro che attesero a
-spegnere la libertà della patria, osservare studiosamente le apparenze,
-mentre affilano la scure per tagliare la sostanza. Ma le casse erano
-piene di fiorini di oro, grandi i commerci, maravigliose le industrie,
-stupende le imprese; e allora concepivano e mandavano a compimento cose
-che ai giorni nostri il solo vederle sbalordisce. Ingiusta poi è la fama
-che dura intorno alla grettezza fiorentina; testimonio recente noi lo
-troviamo nelle satire del D'Elci, là dove dice:
-
- ... a te torno, o mia frugal Firenze,
- Dove avarizia ha splendide apparenze.[81]
-
-Molti lo confermano, ma, come avviene spessissimo, piuttosto sopra la
-fede altrui che per osservazione propria. I Fiorentini ai giorni
-presenti agita il demonio del lusso e della pigrizia: come tutti gli
-altri popoli della Europa, non dirò che non credano, ma poco fidano nel
-paradiso celeste; si sono fabbricati anch'essi un nuovo paradiso
-terrestre senza l'albero della scienza. Poco importa se raccogliamo
-fiori di un giorno, e caduchi; anzi, che si rinnovino è bene;
-qualsivoglia durata pesa; vivere, e godere comprende lo scopo supremo
-delle umane voglie. -- Una volta il secolo dubitava tra il bene e il
-male; e certo grandissimo travaglio era cotesto della mente e del cuore;
-pure lo stesso tormento rendeva testimonianza di vita: oggi il secolo
-crede, sì, crede, ma la sua fede non è nel bene. Viviamo tutti come se
-il medico ci avesse spediti; e' pare che temiamo che domani il cielo non
-sia per cuoprire la terra: non più piramidi, non più obelischi; la più
-faticosa opera che osiamo imprendere noi, sta in comporre un mazzo di
-fiori; la tela del ragno ci sembra cosa troppo secolare, ci costituiamo
-numero ed enti nati per consumare il grano. Orniamo pertanto di papaveri
-le tempia dei nostri eroi, sia il sonno la epopea dei nostri tempi, lo
-sbadiglio la storia. Nel sepolcro ci aspetta vita maggiore che sopra
-questa terra, almeno durante il periodo della putrefazione. Nessuno ci
-può muovere ragionevole rampogna: noi pei tempi, i tempi per noi: la
-nicchia e il santo corrispondono a maraviglia. Perchè logorarci per
-procacciare una rinomanza che detestiamo? Perchè attendere a studii i
-quali potrebbero fare sospettare la nostra esistenza, che noi con ogni
-maniera di sforzo c'ingegniamo mettere in oblio? I figli nostri
-cresceranno peggio o meglio di noi: se peggio, riesce indarno ogni
-argomento; se meglio, vergognerebbero delle nostre miserie. -- Bene
-dunque ci avvisiamo a dormire, a tacere, a godere, e a morire. Questo
-veramente si chiama il trionfo della morte! --
-
-E i piattelli posti sul desco erano due; uno dirimpetto all'altro. Tutto
-appariva presto, e a Cecchino non dava il cuore di gustare le vivande
-che aveva desiderato; anzi teneva la faccia rivolta al capo della mensa,
-e ad un tratto versò una grossa lacrima, e proruppe in un gemito
-profondo. La moglie, vista quella subita desolazione, gli domandava
-smaniosa:
-
--- "O Santa Vergine, ch'è questo mai? Cuore mio, che cosa ti affligge?
-Dimmelo via, non lo nascondere alla tua povera consorte...."
-
--- "Ahi! Maria, non ti ricordi come l'ultima volta che sedemmo a questa
-mensa noi fossimo tre...."
-
-E qui successe un silenzio lunghissimo. Primo a romperlo fu Maria, la
-quale in questa maniera riprese a dire:
-
--- "Madonna Laudomine è andata propriamente in paradiso. Con quanta
-allegrezza non vide ella avvicinarsi la ultima sua ora! Come non
-favellava co' Santi, che parevano accorsi per assisterla nel suo
-transito! Ormai questa vita le si era fatta grave; il dolce lume del
-giorno non rallegrava più le sue amorose pupille: -- e tua madre non
-avrebbe più veduto la tua faccia, Cecchino. Ella moriva come una sposa
-che va a nozze, e lieta di saperti così bene avviato nel sentiero del
-Signore, che niente varrebbe ormai a fartene abbandonare la traccia.
-L'ultimo suo pensiero fu a Dio; il penultimo a te. -- Digli, -- parlando
-le parole estreme mi ammoniva -- digli ch'io lo benedico, digli che i
-suoi discendenti l'onoreranno perchè ebbe carità per sua madre; e per
-ultimo gli dirai, che quando fie sazio di anni, sua madre lo aspetterà
-in paradiso. -- Per le quali cose conforta lo spirito travagliato, e non
-volere lasciarti in balía del dolore...."
-
--- "Certo, la buona donna era vecchia, e adesso è fatta cittadina del
-cielo; ma non ostante desideratissima e dolcissima sopra tutte le cose
-mi sarebbe stato poterla vedere...."
-
--- "E chi può dire che adesso, in questo momento che noi favelliamo, non
-ci stia qui dintorno? Se, come è fede, noi siamo anima e corpo, perchè
-l'anima che sente amore, concedendolo Dio, non tornerà a visitare le
-persone e i luoghi che in questo mondo le furono cari? Consólati,
-Cecchino mio; pei tempi che corrono, il peggio non istà nel morire,
-bensì nel vivere...."
-
-Allora Cecchino consentì a nutrirsi, ma gli era passata la voglia;
-sicchè in breve ebbe posto fine alla cena: forse più che non volle,
-beveva.
-
-La donna, molto per curiosità, e molto ancora per distrarre il marito
-dai sinistri pensieri, tornò sopra il conto del duca.
-
--- "Dunque il signor duca è arrivato?"
-
--- "È arrivato; ma mi fa mestieri trovarmi altro pane...."
-
--- "Come? Ti avrebbe per avventura cacciato?"
-
--- "No, me ne sono venuto io stesso.... -- Ora, senti; comecchè alle
-donne non istia bene confidare le cose che devono rimanersi segrete,
-nonostante, io, per averti sempre conosciuto discretissima, e dabbene
-femmina, non ti nasconderò veruna parte dell'animo mio. Il duca è
-venuto, e credo con mali pensieri. Con mistero, e a notte, noi
-penetrammo in Firenze: favellò a lungo col cognato, poi si ridusse
-guardingo alle stanze del casino di San Marco; quivi rimase solo, e
-mandò me e un'altra lancia spezzata al suo palazzo per dare ad intendere
-alla signora Isabella, che domani, o l'altro appresso, ei sarebbe
-arrivato: intanto spiassimo, ed ogni fatto e detto a lui
-diligentissimamente referissimo...."
-
--- "E la cagione?..."
-
--- "La cagione è manifesta," riprese Cecchino abbassando la voce: "fino
-a Roma corse la fama della vita della signora Isabella; io per me tengo
-per fermo ch'egli sia venuto a vendicare il suo onore nel sangue della
-moglie; -- e della vita della duchessa all'ora in cui siamo io non darei
-un soldo lucchese."
-
--- "E non vi sarebbe modo di salvare cotesta male arrivata signora?"
-
--- "Nessuno; perchè, a quanto sembra, i fratelli hanno voglia di
-castigarla più assai del marito: oltrechè mi pare ch'ella sia per
-ricevere pena condegna ai suoi meriti; e se io invece di andare a spiare
-i fatti suoi, rendermi partecipe della sua morte, e macchiarmi le mani
-nel suo sangue, ho tolto commiato volontario dal duca, non perciò mi
-sentirei punto disposto di correre pericolo per tale che non merita
-nulla."
-
--- "O questo come puoi dire? Dunque la bella rinomanza di una
-gentildonna sarà in balía del primo paltoniere che si avvisi
-contaminarla? Da quando in qua l'accusa ha da essere leggera in
-proporzione ch'è grave il fallo apposto, e truce la pena?"
-
--- "La persuasione non abbisogna mica di testimoni, e di strumenti: e
-poi quando il popolo parla, Dio ha parlato; e se non è lupo, cane bigio
-non manca."
-
--- "Ed io, comecchè a malincuore, vo' porre che la colpa vi sia: ora
-dimmi, e chi avrebbe dato sopra la sua moglie diritto di morte al duca?
-Questo giudice ha la coscienza netta? Questo accusatore è innocente? La
-mani ha pure questo sacerdote? E se non è innocente, perchè mai giudica
-e condanna in altrui la colpa ch'egli pure ha commessa?"
-
--- "Oh! ci corre tra il marito e la moglie. La moglie mette in casa
-figliuoli che non vi dovevano entrare, divide la sostanza tra persone
-con le quali non si doveva dividere: il figlio sospettato illegittimo
-viene rejetto da tutti; gli altri lo disprezzano; egli gli odia; e
-questi germi pessimi troppo sovente abbiamo veduto partorire nelle
-famiglie frutti sanguinosi."
-
--- "E tu non dici il vero; imperciocchè l'uomo procreando figliuoli
-fuori di casa, vorrà forse abbandonarli? Se mai avvenga ch'egli li
-abbandoni, ecco il mondo lo biasima, e la sua coscienza lo riprende:
-dove poi a loro provveda, non assottiglia ingiustamente anch'egli la
-sostanza ai figliuoli legittimi? No, pari i doveri, pari le colpe, e
-pari avrebbero ad essere il perdono, o le pene...."
-
--- "Eppure non è così, e come la discorri non mi ci entra. Una ragione
-vi ha da essere, sebbene non mi riesca trovarla...."
-
--- "Senti, tu non la trovi perchè non ci è; se ci fosse, ti ricorrerebbe
-spontanea alla mente. Io, pensando tra me, ho veduto che il mondo si
-riposa sopra certi principii che va chiamando verità: alcuni di questi
-pare vedere e toccare; tanto i letterati grandi, quanto gl'idioti, ci
-acconsentono, e dicono: -- Sta bene; -- altri poi non s'intendono,
-paiono alchimia, e bisogna stillarci sopra il cervello per andarne
-capaci. I primi mi paiono monete di buona lega, i secondi moneta falsa;
-i primi scendono dalla natura, i secondi dallo artifizio."
-
--- "Eh! Le buone femmine non la devono squattrinare tanto pel sottile, e
-obbedire alla legge che gli uomini impongono...."
-
--- "Legge violenta, giudice iniquo, e pena scellerata...."
-
--- "In fe' di Dio, tu sei riuscita tale favellatrice, che mi fai
-spavento. Chi ti ha messo in bocca queste invereconde parole?"
-
--- "La ragione...."
-
--- "O forse il bisogno di difendere le bieche tue opere?" E Cecchino
-commosso da sdegno maraviglioso prese un coltello, e trapassata la
-tovaglia, lo conficcò quasi un pollice dentro la tavola. La povera
-Maria, tutta accesa in favore della sua signora, non pose mente a
-cotesto atto; anzi con insistente petulanza:
-
--- "Che opere e che non opere vai tu fantasticando?" replicava. "Io ti
-dico che non ci hanno ad essere due pesi e due misure, e che non ci
-sono...."
-
--- "E va bene. Quando della turpitudine della duchessa e tua non mi
-occorresse altra prova che la presente tua sfrontatezza, dovrebbe
-bastarmi, e averne ancora per giunta. Queste erano le festività, queste
-le accoglienze, e questi i baci? Ahimè misero!...."
-
-E la Maria, percossa dalla mutata sembianza del marito, si avvisò
-domandargli qual subito pensiero lo tenesse occupato; ma questi ormai
-non la badava più, e se ne stava come uomo tratto fuori di sè, e
-favellava accenti tronchi in parte dolorosi, in parte minaccevoli:
-
--- "Ahi! Titta, com'erano le tue parole vangelo. -- Ed io correva a
-scavezzacollo verso la bene amata consorte! Valeva meglio mi fossi
-fiaccato le gambe; ancorchè i mariti fossero cani, non basterebbero a
-guardare le donne loro: -- i ladri entreranno pei tetti. -- Io mi voglio
-buttare via: tanto nel mondo è finita ogni cosa per me. Però tu non hai
-ad essere lieta della mia morte, Maria; -- no, faccio voto a Dio che la
-mia maladizione ti si attaccherà come un tarlo nelle ossa. -- Tu mi hai
-tradito, altri tradirà te; ti si apparecchiano giorni tristi, vita
-squallida, e morte amarissima...."
-
-In mezzo a queste querele, che la passione gli spingeva alla bocca, ecco
-muovere dalla prossima stanza un suono di fanciullo che piange, e una
-voce che chiama:
-
--- "Mamma! -- Mamma!"
-
-A Cecchino si drizzarono i capelli irti a modo dello istrice, si fece in
-volto prima bianco come un lenzuolo di morto, poi rosso di fiamma; gli
-tremarono convulsi i labbri, balenò con gli occhi luce sinistra, e
-subito dopo invaso da bestiale furore afferra Maria per le braccia, e la
-strascina nella camera. Appena posero i piedi sopra la soglia, che il
-bambino si levò a sedere sopra il letto, e stendendo festoso e giulivo
-le mani verso la Maria, che ormai considerava come oggetto gradito,
-replicò:
-
--- "Mamma! -- Mamma!"
-
-La voce strideva a Cecchino fra i denti come un bramito di fiera:
-sospinse da sè con tanto impeto Maria, che la male arrivata femmina andò
-a investire riversa nel letto, e cadde sopra il fanciullo: ella pure,
-vinta dalla sorpresa e dalla paura, sbalordita dallo evento, combattuta
-anche dalla ira, non era capace a formare parola: ma la ira presto le
-cadde giù dall'animo, e a commoverla più potentemente sopraggiunse la
-pietà. -- Per poco non le si rompeva il cuore agitato dal groppo di
-passioni tanto veementi: scivolò giù dalla sponda del letto, e postasi
-in ginocchio, fece delle mani croce, e col sembiante supplicava al
-marito furibondo.
-
-E il marito per via di cotesti atti sempre più inferociva, e brontolava
-cupamente:
-
--- "No... hai da morire... dobbiamo tutti morire... non vi è pietà...
-non voglio averla per me... pensa se a te... e se a questo
-serpentello..."
-
-E la donna singhiozzando:
-
--- "Cecchino!... Cecchino!... senti..." -- E non le riusciva aggiungere
-altro.
-
--- "Prepárati a morire... Hai un'ora... mezza... no... cinque minuti di
-vita..."
-
--- "Senti... Lasciami..."
-
--- "Riconcíliati con Dio.... Ma è inutile.... tanto, traditori non
-entrano in Paradiso..."
-
--- "Non posso..."
-
--- "Hai terminato?"
-
-E Maria sfinita di angoscia, per la impotenza di cavare dalla gola la
-parola intera, con la destra faceva l'atto di chi nega una cosa; e la
-furia ch'ella poneva in quel moto era tale, che lo scritto viene meno a
-significarla. O come la stringeva ineffabile affanno, pensando che poche
-voci avrebbero placato cotesta procella, composte le ire, salvato tante
-e così care vite, e non potere pronunziare cosiffatte parole! E Cecchino
-invasato dal demonio, ogni indugio aborriva, nel pensiero omicida
-infuriava, e gli pareva mille anni di tuffare le mani nel sangue di lei!
--- Povera donna!
-
--- "E se a te non importa finire, a me tarda incominciare.... Allo
-inferno, rea femmina!...."
-
-E sguainata la daghetta, la manca sospinse in avanti per ghermire. Maria
-proruppe in un grido, e percosse come corpo morto sul pavimento.
-Cecchino, chiuso il cuore alla pietà, non si ristava; piegò la persona,
-ed intendendo a immergerle nel seno la lama della daghetta, le strappava
-rabbiosamente e veli e panni, quando con sua maraviglia vide uscirne una
-lettera: immaginò che fosse dell'odiato adultero, e ne trasse argomento
-di miserabile gioia, proponendo estendere fino a lui la vendetta. Prende
-la lettera, si accosta al lume, e legge nella sopra carta:
-
-«Alla Maestà Cristianissima di Caterina regina di Francia.»
-
-Pensò trasognare: guardò la terza e la quarta volta; lo scritto stava
-pure come aveva letto la prima. -- Spiega il foglio, e trova:
-
-«Onorandissima come madre. -- Considerando la gravità dei miei peccati,
-e la pena che me ne possa incogliere sopra questa terra valgami ad
-ottenere dalla misericordia infinita di Dio quel perdono di cui lo
-supplico con tutte le viscere dell'anima mia, ho deliberato di non
-sottrarmi al destino, qualunque e' si sia, che la Provvidenza mi
-apparecchia. Ma sebbene io mi appigli a questo partito, che mi pare
-essermi dettato dal mio Angiolo Custode, non posso poi nè devo
-inviluppare nella mia rovina una creatura innocente, e per ogni verso
-degnissima di commiserazione. Io confido pertanto questo figlio del mio
-dolore alla vostra pietà: pensate che la sua culla è circondata di
-serpenti, e la sua vita è la vita della belva del bosco, a spegnere la
-quale ogni uomo pensa avere ragione e diritto. Non vi vogliono meno
-della prudenza e della autorità di Regina gravissima e potentissima
-quale voi siete, per salvare questo misero capo: se non che mi è a bene
-sperare cagione vedere come la donna a cui raccomando questo figliuolo
-perchè lo riponga nel grembo della M. V. quasi in porto fidatissimo di
-salute, lascia patria, casa, e parenti, per consolare di un qualche
-conforto me peritura. Questa donna è mia sorella di latte: nata e
-vissuta nelle vie del Signore, mi abbandonò rejetta nella ora del
-peccato, e mi ritorna spontanea in quella della sventura. La urgenza dei
-casi non patendo indugi, ella si pone sola in cammino da me scongiurata;
-ma io farò in modo che la raggiunga in breve l'amatissimo suo marito.
-Giovani entrambi fedelissimi, meritano la benevolenza della M. V., che
-prego a somministrare loro le più larghe grazie e favori di cui il
-vostro animo regio è così copioso largitore con tutti, e specialmente
-poi con quelli che in vantaggio dei congiunti vostri e della magnifica
-vostra casa si mostrarono volenterosi di assumere incarichi ancorachè
-con manifesto pericolo delle loro sostanze e persone. Io non ho a dire
-altro, che supplicare la M. V., per l'amore di Gesù Cristo nostro
-Salvatore, di prendere sotto la sua protezione questa misera creatura.
-Dio ve ne darà quel rimerito, che non posso io. -- Pensi la M. V. essere
-queste le parole novissime di persona a voi stretta per sangue; --
-questo essere il mio testamento; -- e con questa fiducia morire
-rassegnata e compunta, chi altramente avrebbe concluso la vita disperata
-e bestemmiando. Quando giungerà alla M. V. la notizia della mia morte,
-che presento vicina, vogliate ricordarvi di me nelle vostre orazioni, e
-fare suffragare l'anima mia. Vi auguro in questo mondo le maggiori
-felicità, che la gloriosa mente e il cuore magnanimo della M. V. sanno,
-per così dire, creare; e baciandovi le mani mi dichiaro della M. V.
-indegna, ma pure affettuosissima figliuola. -- Isabella duchessa di
-Bracciano.»
-
-Prima assai di arrivare in fondo, Cecchino accorto dell'errore suo,
-spogliata la ira, venne preso da tale una passione al cuore, che non
-potè fare a meno di sfogare con lacrime copiosissime. Depose il foglio;
-già prima assai aveva scagliato lontana da sè la daga, e tutto in pianto
-si abbandonò sopra la sua Maria, sollevandole amorosamente il capo, e
-con mille nomi dolcissimi chiamandola. Ma la povera donna non dava segno
-di vita, e nella caduta aveva percosso così duramente, che dietro la
-orecchia destra le si era rotta la pelle, e grondava sangue. Per poco
-stette che Cecchino pure non venisse meno; ma lo sostenne il pensiero di
-provvedere alla salute della sua donna amatissima: le fasciò la ferita,
-l'adagiò sopra il letto, tentò farla rinvenire con acqua e con aceto,
-col fumo della esca, con quello delle penne di pollo; insomma non vi fu
-argomento che egli non mettesse in opera; ma la donna non rinveniva.
-Egli poi non irrompeva in lagnanze inopportune: gemeva di tratto in
-tratto, e alzava supplichevoli gli occhi al cielo. -- Alla fine
-disperato le si pose al fianco, l'abbracciò stretta, la inondò di
-lacrime, la ricoperse di baci, e tra i singhiozzi esclamò: -- "Signore,
-fate ch'io muoia qui accanto a lei!"
-
-Ma il Signore non volle un tanto danno, e profferito ch'ebbe appena
-Cecchino cotesto scongiuro, che Maria, anch'essa sciolto un profondo
-sospiro, aperse gli occhi, immemore di quanto fosse accaduto.
-
-Cecchino si pose in ginocchio davanti a lei, non osando pure aprire la
-bocca: ma alla Maria tornava a poco a poco la memoria dei casi passati,
-e si sforzò rilevarsi; e vista aperta la lettera da lei custodita con
-gelosa cura nel proprio seno, sollevò Cecchino da terra, e sorridendo
-con un languido sorriso mormorò queste parole:
-
--- "Di poca fede, perchè hai dubitato?"[82]
-
-E quindi a breve, guardate dal balcone le stelle soggiunse:
-
--- "Cecchino, non abbiamo tempo a perdere: tra pochi momenti verranno
-per noi. Mentre io vesto il bambino, tu metti assieme i tuoi panni, e
-cúciti addosso l'oro e le gioie della signora; -- al rimanente è stato
-già provveduto."
-
-Cecchino non aveva volontà propria; ormai obbediva come cosa passiva
-allo impulso che gli veniva dato: tante, e così diverse, e tanto
-profonde erano state le passioni che lo avevano commosso nel giro di
-poche ore, ch'ei si sentiva quasi annullato; ma dove fosse rimasta in
-lui facoltà di pensare e di volere, non si sarebbe mai opposto ai
-desiderii della sua moglie, che animata da spirito di carità, di
-sacrifizio e di amore, gli pareva creatura da uguagliarsi piuttosto alle
-sostanze celesti, che anteporsi alle mortali. Insomma, come cosa santa
-la riveriva ed amava. -- Di tali e così subiti trapassi vanno capaci le
-umane menti quaggiù! Misere intelligenze in balía della passione, come
-un fragile schifo commesso alle tempeste dell'oceano, per poco
-piangiamo, per poco ridiamo, ma, e questo importa assai più, per poco
-ancora trascorriamo a fatti che come ci tolgono la dignità dell'uomo e
-la pace dell'animo, così ci rendono meritevoli in questa vita del
-vituperio degli uomini, e nell'altra dello sdegno di Dio.
-
-Nè s'ingannava punto Maria; perchè non istette guari, che comparvero due
-uomini sotto casa, e battuto con molta circospezione alla porta,
-invitarono con piana voce Cecchino, recatosi alla finestra, di scendere,
-e avacciarsi, essendo apparecchiata ogni cosa. Andò prima Maria col
-pargolo; seguitava Cecchino con un forziere, chè pochi panni era
-prudente portare; e dato il primo passo fuori della porta si voltò
-indietro sospirando, e disse:
-
--- "Ti lascio per non rivederti mai più!"
-
-E scesi che furono, Maria chiamando Cecchino maravigliò forte di non
-trovarselo al fianco: stava per rifare le scale, quando apparve di nuovo
-Cecchino affannoso, che le favellò sommessamente:
-
--- "Mi era scordato del rosario di mia madre sospeso a capo del letto, e
-sono tornato per esso. Se fosse appartenuto alla tua, tu non te ne
-saresti dimenticata...."
-
-Maria gli prese la mano, e gliela strinse, -- perchè conobbe che non
-aveva difesa, -- e l'accusa le piacque.
-
-Camminarono alcun tempo in silenzio, e trovata una carrozza che
-aspettava presso al canto del Giglio dietro San Lorenzo, vi entrarono
-tutti, e si diressero a porta San Frediano. Quando vi furono vicini, uno
-degli sconosciuti scese, e chiamato il gabelliere mutò seco lui alquante
-parole, ch'ebbero virtù di fare aprire la porta. -- Lo sconosciuto tornò
-alla carrozza, persuase a scendere l'altro compagno, e disse:
-
--- "Potete andare: -- buon viaggio; -- Dio vi accompagni."
-
-Maria, per la pratica grande che ne aveva, e perchè già cominciava
-l'orizzonte dalla parte di oriente a diventare di colore rancio,
-riconobbe in cotesto uomo il cavaliere Lionardo Salviati; onde ebbe
-baldanza di chiamarlo a sè, dicendo:
-
--- "Favoritemi ascoltare una parola, signore...."
-
-E il cavaliere ascoltava.
-
--- "Messer Lionardo," gli mormorò all'orecchio "quando la vedrete,
-assicuratela che il suo figliuolo si trova in salvo: ditele che mio
-marito viene meco, sicchè non si prenda altra pena. Se potete,
-salvatela; perchè la sua morte, senza il vostro aiuto, è sicura. La roba
-che ho lasciato in casa, fatemi la carità di dire al vostro amico don
-Silvano che la venda, e ne dica tanto bene pei morti, e.... pei morti
-secondo la mia intenzione...."
-
--- "Sarà fatto."
-
-E messere Lionardo, chiuso lo sportello, ordinava che la carrozza
-partisse.
-
-Maria favellando di morti accennava Isabella, ma le rimanendo, comecchè
-languidissimo, un fiato di speranza, non lo volle spengere alla sua fede
-con quella trista commissione; ma in cuore ritenne che avendola data pei
-suoi cari defunti, ormai vi si poteva comprendere anche l'anima
-d'Isabella.
-
- ----
-
-[69] S. Matteo, Cap. V, 3.
-
-[70] Genesi, Cap. II, 17.
-
-[71] _Porrum et cæpe nefas violare et frangere morsu_
- _O sanctas gentes quibus hæc nascuntur in hortis_
- _Numina!_
-
- _Giovenale_, Satira 15.
-
-[72] Aasvero, è fama fosse un giudeo, che a Cristo ascendente sul
- Golgota negò un poco di acqua per dissetarsi, ed impedì che alla
- ombra della sua casa alquanto si confortasse; quindi fu condannato
- a vagare sempre avvilito e maledetto. Questa leggenda, comunissima
- in Germania, contiene, come ognuno vede, un mito. Edgard Quinet
- sopra questa leggenda ha costruito un dramma, i personaggi del
- quale sono sfingi, venti, trofei di arme, rovine, fiumi, e perfino
- l'Oceano. In mezzo a tante e tanto immani stranezze, io non vorrei
- negare che cotesto dramma non contenga parti nobilissime di
- stupenda poesia.
-
-[73] State contente, umane genti, al quia;
- Chè se potuto aveste veder tutto,
- Mestier non era partorir Maria.
-
- _Dante._
-
-[74] E questo leggiamo non solo che avvenga ancora di presente presso
- taluni popoli della Oceania, ma anticamente avveniva presso i
- Trogloditi, ed altre nazioni, come ce ne fanno testimonianza
- Eliano, Diodoro, e Strabone nel lib. 12, e specialmente Agatirchide
- nelle Storie, fram. de' Trogloditi; loro vitto, circoncisione,
- funerali ec.
-
-[75] Clapperton, _Viaggi nell'interno dell'Affrica_.
-
-[76] Egli è concetto tolto dal famoso epitaffio che fece a sè stesso
- Beniamino Franklin:
-
- Il corpo
- di
- Beniamino Franklin
- Somigliante alla coperta di un libro vecchio
- Da cui siensi staccati i fogli
- E la doratura e il titolo cancellati
- Qui giace
- Pastura dei vermi
- Contuttociò
- L'opera non sarà perduta
- Avvegnachè com'egli credeva
- Ricomparirà
- In una nuova e più bella edizione
- Riveduta e corretta
- Dall'Autore.
-
- _Vita di Franklin, p. 253._
-
-[77] Achille della Volta dette in Roma delle pugnalate allo Aretino, per
- cui ne andò stroppiato di un braccio per tutta la vita. In
- proposito di questa avventura il Berni nel sonetto contro Pietro
- Aretino scriveva:
-
- Tu ne farai tante e tante
- Lingua fradicia, sciocca e senza sale,
- Che alfin si troverà pure un pugnale
- Miglior di quel di Achille, e più calzante.
- Il papa è papa, e tu sei un furfante ec.
-
- Tintoretto sentendo come lo Aretino con ogni maniera di maldicenza
- lo straziasse, un giorno che lo trovò presso alla sua bottega, con
- bel garbo lo invitò a entrare per vedere certi suoi dipinti: andò
- l'Aretino, e il Tintoretto messe prima la spranga per di dentro,
- poi senza profferire parola fattosi ad un armario ne trasse un
- pistolese, o mezza spada, e recatasela ignuda nelle mani, si mosse
- incontra con mal piglio allo Aretino. «Ahimè! Tonio, esclamava
- tremante Pietro, che cosa intendereste di fare voi? Guardate da
- lasciarvi prendere dalla tentazione del demonio! Voi mi
- ammazzereste senza sacramenti... come... un cane...» -- Ma
- Tintoretto sempre innanzi, e venutogli al fianco, lui, che non
- aveva membro che stesse fermo, misurò col pistolese, e quando lo
- conobbe prossimo a lasciare gli spiriti, sempre torbo in vista gli
- disse: -- «Non temete di nulla, messer Piero; siccome mi venne
- vaghezza farvi il ritratto, ho voluto prendervi la misura: potete
- andare; voi siete tre pistolesi e mezzo per l'appunto.» -- E
- apertogli l'uscio, lo licenziò. Da quel momento l'Aretino disse
- sempre bene del Tintoretto. L'Aretino essendo stato pur troppo
- intrinsecissimo del sig. Giovanni delle bande nere, continuò la sua
- _servitù_ col granduca Cosimo suo figliuolo, dal quale spesso
- riceveva presenti, come ricaviamo dalle sue lettere; però
- mostrandosi avverso a messer Piero Strozzi nel tempo della guerra
- di Siena, compose in suo dileggio un sonetto piacevolissimo il
- quale incomincia:
-
- E Piero Strozzi armavirumquecano ec.
-
- Piero lo fece avvertire che portasse l'olio santo in tasca, perchè
- ad ogni modo voleva farlo ammazzare, anche nel letto; per lo che
- sbigottito l'Aretino durò qualche anno a non uscire più di casa.
- Non posso por fine a questa nota senza ricordare gli epitaffi, o
- _epigrammi_, nel vero significato della parola (dacchè per
- epigrammi intendevano gli antichi le iscrizioni funerarie piene di
- contumelie composte pei vivi), che si ricambiarono Paolo Giovio e
- Pietro Aretino. Il Giovio dettò:
-
- Qui giace l'Aretin, poeta tosco:
- Di tutti disse mal, fuorchè di Cristo,
- Scusandosi col dir: non lo conosco.
-
- E l'Aretino di rimando:
-
- Qui giace il Giovio, storicone altissimo:
- Di tutti disse mal, fuorchè dell'asino,
- Scusandosi col dire: egli è mio prossimo.
-
-[78] Di questo sviscerato amore dell'Aretino per le sue figliuole ne
- fanno fede le sue lettere.
-
-[79] È fama che l'Aretino, stando a sedere, e dondolandosi sopra i piedi
- di dietro della seggiola, udendo certi biechi atti delle sue
- sorelle, preso da riso smoderato perdesse lo equilibrio, e caduto
- supino percuotendo del capo sopra il pavimento rimanesse morto.
- Anche il Berni nel sonetto citato gli rinfaccia la mala vita delle
- sue sorelle meretrici nel bordello di Venezia.
-
-[80] Novella 137.
-
-[81] Satira VII.
-
-[82] Paucæ fidei, quare dubitasti? (S. Matteo.)
-
-
-
-
- CAPITOLO OTTAVO.
-
-
- LA CONFESSIONE.
-
-
- Venuta la mattina della Pasqua, la donna si levò in su l'aurora
- et acconciossi, et andossene alla chiesa... il _marito_
- dall'altra parte levatosi se ne andò a quella medesima chiesa, e
- fuvvi prima di lei... e messasi prestamente una delle robe del
- prete con un cappuccio grande a gote, come noi veggiamo che i
- preti portano, avendosel tirato un poco innanzi, si mise a
- sedere in coro.... Ora venendo alla confessione, tra le altre
- cose che la donna gli disse, avendogli prima detto come maritata
- era, si fu che ella era innamorata.... Quando il geloso udì
- questo, gli parve che gli fosse dato di un coltello nel cuore.
-
- _Boccaccio_, Giorn. VII, Nov. V.
-
-
-Evento dei tempi di cui tenghiamo proposito singolarissimo, e di
-considerazione veramente degno, si è quello di vedere come nei conventi
-si mantenessero, e dai frati si manifestassero spiriti avversi al potere
-costituito, nel modo stesso che nei tempi antecedenti si era per loro
-dimostrata opposizione maravigliosa al principato che si costituiva. Del
-qual fatto dandomi io a investigare le cagioni, parmi che in parte le si
-debbano attribuire alla vanità, vizio naturale, che molto di leggeri
-alle menti dei migliori si appiglia, nè da noi figliuoli di Adamo, per
-quanta industria sappiamo adoperarvi dintorno, affatto mai non si
-scompagna; parte al difetto della vita attiva, e al chiudersi nella
-contemplazione di una cosa; per cui avviene che la contemplazione così
-s'insignorisce dell'anima, che l'uomo si compenetra della idea, la idea
-dell'uomo, e diventano tutta una sostanza necessariamente palpitante e
-vivente, nè l'una puoi sopprimere se l'altro non uccidi. La quale
-condizione siccome feconda di geste inclite, così talvolta lo è di
-luttuosissimi fatti: -- per lei sono l'eroe e il pazzo; ella guida al
-trionfo o al patibolo, e lo intervallo, a cui ben vede, apparisce meno
-largo di quello che altri per avventura non pensa. Forse la cagione del
-fatto considerato può nascere da carità del prossimo, che non consente a
-cuori appassionati sopportare la vista del mal governo al quale viene
-condotta la stirpe redenta da Cristo a prezzo di sangue, ed odiano
-l'uomo che presume ridurre in menzogna lo eterno riscatto. -- Può anche
-dirsi, che in alcuni sia desiderio irresistibile di martirio, che
-inebbria a modo di ogni altro amore lo spirito dell'uomo, e fa parergli
-bella la morte per una parola lanciata nella faccia al tiranno nel
-momento della sua feroce superbia, e che vi rimarrà impressa come se
-l'avesse sfolgorata il fulmine di Dio. -- E forse, e senza forse, altre
-più molte sono le cagioni del fatto, che o per cortezza d'ingegno, o per
-essere il luogo male acconcio a simili ricerche, io cesso discorrere, le
-quali congiuntamente, e non ognuna per sè, lo partoriscono, essendo
-l'origine delle azioni nostre complessa oltre ogni credere, e tale da
-perdervisi dentro i meglio vigorosi intelletti.
-
-Dagli alti pergami scendeva pertanto una parola animosa, ma spesa
-invano, non altramente che se fosse parlata dentro un camposanto. Così
-la predica del sabato dopo la seconda domenica di Quaresima di Fra
-Girolamo Savonarola valse a far sì che gli ascoltanti in lacrime dirotte
-ed in altissime grida prorompessero, ma non valse a impedire a Lorenzo
-il principato, e a lui profeta inerme la morte infame; nè più tardi la
-predica del Padre Marcello di San Francesco in Duomo, la quale, per
-quanto le memorie dei tempi ci tramandano, incominciava: «Firenze, io
-sento che tu mi vuoi ammazzare; io la rimetto in te: degli altri
-predicatori hai ammazzato. Sappi, Firenze, che questa sarà la mia
-corona: volesse Dio ch'io fossi al primo della Quaresima. Apri pure gli
-occhi ai tuoi peccati, Firenze: tu sei fatta una pubblica meretrice: ma
-guai a te! guai a te!»[83] potè trattenere le libidini e la tirannide
-del Granduca Francesco. Quando la fortuna dei popoli precipita, il
-braccio solo di Dio sarebbe bastevole puntello alla grande rovina. I
-fati devono essere adempiti, l'antica sapienza immaginò Giove sottoposto
-al Destino.
-
-E Francesco compiacendo al suo fiero talento, avrebbe desiderato tenere
-sopra le ginocchia la testa mozza del frate, e pungerne con uno spillo
-la lingua come usò la empia Fulvia del sacro capo di Cicerone; ma lo
-trattennero i rudimenti paterni, e i consigli dei savi educati alla
-scuola di Cosimo.
-
-La molla tanto acquista di forza in respingere, quanto più noi la
-tenghiamo compressa. Un fuoco chiuso s'irrita dentro al recipiente, e fa
-violenza nelle pareti finchè non le rompa; una voglia contradiata si fa
-agonia, l'agonia diventa furore. Fino al 1750, cosa incredibile, e vera,
-in Firenze sopra la piazza della Signoria, là dove fu bruciato Fra
-Girolamo, ogni anno la mattina del 23 di maggio si trovava _la fiorita_,
-o fiori sparsi come si costuma davanti alle chiese nelle feste di
-qualche santo.[84] -- A che montano i fiori? Coi fiori tessiamo le
-ghirlande pei morti. -- A che nuoce uno amore manifestato una volta
-l'anno, e co' fiori? Chi è quel così male accorto nemico, che volesse
-spegnere una vita consunta da etisia? Non gittate il fiato indarno: la
-candela è giunta al verde: sofferite anco due o tre pallidissimi getti
-di luce, e poi regnerete in pace nei dominii ampi dell'erebo e della
-Notte.
-
-La mente di Cosimo apparecchiò un alveo larghissimo, lo munì di argini
-validi, e ad ogni urto gagliardi; poi consentì, anzi desiderò che la
-opinione pubblica a modo di acqua vi dilagasse dentro. Egli fermo sopra
-gli argini ne guardava con solerzia ed accortezza supreme lo impeto e i
-moti; e conobbe sorgerne di tre generazioni uomini.
-
-I primi, ed erano i più, incapaci di pensare e di agire, vero ripieno
-della stirpe umana; e questi lasciava come innocui che il gran flutto
-del tempo li riportasse nel nulla donde li aveva prima dipartiti:
-appartenevano a questa generazione tutti coloro i quali nello scontrarsi
-per le vie, volgendo cautamente uno la faccia a mezzo giorno, l'altro a
-tramontana, per non essere avvertiti dal bargello o da cui per esso, si
-stringevano con molta compunzione le mani, alzavano gli occhi lacrimosi
-al cielo, sospiravano profondi, della servitù di Babilonia discorrevano,
-Gedeone, Giuda Maccabeo, o Debora ricordavano, nelle braccia del Signore
-la causa loro confidavano, come se il Signore dovesse affannarsi a dare
-una patria a cui non la merita, e combattere le battaglie di un popolo
-che ha paura dell'armi. -- Vi appartenevano coloro, che copiosi dei beni
-di fortuna stavano lontani dalla città compiangendone i cittadini di cui
-pareva non si considerassero parte; e come Scipioni sdegnati, riparavano
-magnanimamente dalla pubblica sventura entro uno asilo lieto di quanto
-l'abbondanza della terra o la industria degli uomini sanno produrre di
-più esquisito per soddisfare le voglie fisiche dei mortali nel mondo.
-Dandosi sembiante di nocchieri stanchi, e rotti dalle fatiche, stavano
-dalla riva a considerare le nuove procelle: -- essi, che non avevano mai
-navigato neppure sopra la piana superficie di un lago! E invece di
-nocchieri, parevano ed erano del tutto somiglievoli al topo romito di
-Lorenzo Pignotti,
-
- Che per andar dal mondo assai lontano,
- Entrò dentro d'un cacio parmigiano.[85]
-
-Pessimi cittadini, e strumento validissimo di tirannide!
-
-Vi appartenevano coloro, che volendo alla propria ignavia e alla comune
-viltà apprestare onesto motivo, affermavano doversi aspettare a
-_primavera_: ma non dicevano quale; sicchè questo loro detto
-corrispondeva al cartello che alcuni venditori appiccano nelle botteghe;
-ove sta scritto perpetuamente: -- oggi non si fa credenza, domani sì; --
-e quanto prima dovere andare il mondo a soqquadro: sapere, e saperlo di
-certa scienza, che il Turco voleva entrare in Ungheria, e tentare
-Vienna, e non essersi per anche messo in campagna, perchè non avevano
-cucito le tre code al turbante del Gran Visir.... Filippo II di Spagna
-avere detto apertamente, che Cosimo non aveva voluto imprestargli
-danaro, e guai a lui! Eglino essere come i pescatori di anguille, che
-per pescare con frutto attendevano le acque torbe. Vi appartenevano
-quelli, che orridi per folta capelliera, e per faccia tutta irta di
-peli, ormai non potevano produrre altra testimonianza della umanità
-loro, tranne la punta del naso; -- e gli altri, che tenevano in tasca
-forbiti pugnali sizienti sangue, e che per ora, onde non lasciarli
-asciutti, se ne servivano per mondare le pere; -- e gli altri che per
-addestrarsi alle armi, e afforzarsi contro ai perigli, con uno spadone a
-due mani davano a torto e a traverso manrovesci, fendenti, e punte da
-Orlando entro sacchi ripieni di semola; e quando erano tutti in sudore,
-scalmanati e rubicondi esclamavano: -- «Beviamo! abbiamo bene meritato
-della patria!» -- e giù bicchieri di santa ragione. Costoro una capacità
-avevano certo, e se il lago di Bientina fosse stato vino, a questa ora
-sarebbe asciutto da duecento e più anni a questa parte; -- e gli altri
-infine, che alle stelle remote ed alla luna confidavano le secrete
-ansietà, i lai arcani, e gli ardori interni, che il giorno dopo della
-esalazione loro correvano manoscritti per tutta la città. Vi
-appartenevano finalmente, non già perchè venga meno il catalogo, ma
-perchè non riesca sazievole il novero troppo lungo dei disutilacci che
-non fur mai vivi, quelli i quali si affaticavano a far credere che
-mediante l'alfabeto si poteva racquistare la perduta dignità: -- «I
-figli della terra, essi dicevano, misero lo scompiglio nelle sedi
-celesti ponendo Olimpo sopra Ossa, e Ossa sopra Pelia, e provocarono la
-tremenda procella dei fulmini di Giove: noi meglio avvisati torneremo
-nei cieli alla sordina; fabbrichiamo copia di scale tascabili,
-apparecchiamo degli spaghi, e così quando se lo aspetteranno meno, noi
-daremo una scalata alle nuvole. L'uomo è più da temersi col naso
-cavalcato da un paio di occhiali di Roma, che cavalcante egli stesso un
-buon destriero di battaglia; un libro in-quarto difende meglio un popolo
-di una fortezza; da una lettera sola scaturiscono più libbre di civiltà,
-che da un cannone da trentasei libbre di palla; un _elle_ ferisce meglio
-di una lancia, un _j_ lungo fende assai più di una scimitarra; un
-dittongo può diventare il passo delle Termopili, -- o le Forche Caudine:
--- lasciate fare a noi; col tempo e con la pazienza foreremo le Alpi
-anche con una lesina: vedete il tarlo!....» -- Ahi sciagurati! Il tarlo
-rodendo muore nella ignobile tomba che ha scavato. Enceladi
-_in-sedicesimo_, non si fa guerra a Giove con gli aghi, le corazze di
-malva, e le barbute di gusci di noce, come gli eroi della
-Batracomiomachia di Omero! Nè uomini nè donne; androgini morali, molto
-più nuocciono alla parte a cui si appigliano, che le cavallette di Moisè
-non guastarono le mèssi nelle pianure egiziane.
-
-Ma quello ch'era a considerarsi più strano consisteva in questo, che
-anche presso i fuoriusciti, anzi principalmente presso loro, non si
-rifiniva mai di congiurare: quei di fuori tacciavano di accidia e di
-peggio quei di dentro, e li proverbiavano sopra la primavera, sopra
-l'autunno, e simili altre miserie; quei di dentro mettevano accusa a
-quelli di fuori: ambo i lati smaniosi di fare, ambo i lati incapaci di
-fare, ardenti come fuoco quando la occasione d'irrompere si allontanava,
-diaccio quando pareva avvicinarsi: una parte biasimava l'altra, e sopra
-tutto erano irreconciliabili in massima, chè taluni sostenevano il mondo
-avere ad essere un arcolaio, tali altri una girandola. I fuoriusciti
-stavano per la girandola, quei di casa per l'arcolaio: «Poniamo,
-dicevano i primi, fuoco alle polveri, e vedrete come lieve scintilla
-gran fiamma secondi; vedrete qual mole di lava ardente inonderà la
-terra: fate, ardite; se qualcheduno per caso ne restasse appeso per la
-gola a cagione della Legge spolverina,[86] non se ne dia per inteso,
-dacchè dalle sue ossa nasceranno vendicatori, e il suo sangue cadrà come
-rugiada di vita sul fiore che sospiriamo.» -- «Non vuolsi avventurare
-così grossa posta, rispondevano i secondi: chi va piano va sano; tardi,
-ma certo: _festina lente, tarde, sed tuto_ (con le altre leggende per le
-quali anche la pizzuga presume farsi credere generale di eserciti). La
-vita dei popoli è lunga lunga; se non sarà dato di goderne a noi, bene!
-ne goderanno i nipoti dei bisnipoti dei nostri nipoti (questi, come
-vedete, la pigliavano larga); anche a noi tarderebbe stendere la mano al
-frutto bagnato di tanto sudore, ma noi sappiamo contenerci
-prudentemente, ma noi sappiamo aspettare. Il mondo è un arcolaio, vi
-diciamo; intorno alle stecche voi vedete accomodata la matassa: a vero
-dire, apparisce un poco arruffata, pure pian pianino, con giudizio,
-senza troppa fretta, noi giungeremo a dipanarla.»
-
-E i primi dicevano ai secondi: «Ma voi state in seno delle vostre
-famiglie, ma voi coprono i tetti paterni, voi l'avito censo alimenta,
-voi ragionate così davanti al domestico focolare; e noi andiamo randagi
-in terra straniera, noi divora l'agonia del suolo natale, noi tollerano
-impazientemente ospiti avari, nè i patrii affetti ci scaldano, nè il
-patrio sole.»
-
-E i secondi replicavano: -- «Dunque non è amor di patria quello che vi
-muove, bensì dei vostri comodi particolari!» Nè qui restava la turpe
-vicenda delle rampogne; chè anzi così trascorrevano smodate e piene di
-scandalo, da muovere perfino la compassione dei loro stessi nemici....
-Privi di senno nel concepire, senza coraggio nel mandare ad esecuzione,
-mancavano _dello estremo benefizio della sventura, -- voglio dire della
-dignità nel sopportarla_.
-
-Tutti questi umori di lunga mano conoscevansi, e non che ne
-insospettissero, ne ricavavano maraviglioso diletto, come di vedute
-grottesche della lanterna magica politica, le quali si dipingessero
-passando sopra le pareti della sala degli Otto.
-
-Le due rimanenti maniere di uomini concordavano in questo, che favoriti
-dai cieli di ottimo discernimento, assottigliato per lungo esercizio dei
-buoni studii, erano destinati a formare il credito della fazione a cui
-si fossero rivolti. -- Ma differenziavano poi in questo altro, che
-alcuni si erano lasciati persuadere, e chinato il capo servivano; ed
-alcuni non petulanti, non pervicaci, non superbi, si erano avvolti nella
-solitudine e nel silenzio, convinti che là dove le magnanime parole
-vengono interdette, la migliore cosa che avanza all'onorato cittadino è
-tacere.
-
-Costumano gl'Indiani quando fanno la caccia agli elefanti, condurre seco
-alcuni di cotesti animali addomesticati, che scorto appena il salvatico
-gli si fanno dintorno tutti festosi, e s'ingegnano avviarlo verso il
-chiuso: ov'egli repugni, a suono di colpi di proboscide, metà carezza,
-metà percossa, ve lo costringono; e ridotto nel chiuso, guasto dallo
-esempio, depone subito gli spiriti feroci, e lascia mettersi addosso la
-gualdrappa di scarlatto, gli arnesi indorati, e i campanelli di argento.
--- Non diversi erano gli argomenti posti in uso per vincere la gente, e
-ridurla alla propria devozione, la quale poi non pativa difetto di
-ragioni valevoli a giustificare il partito abbracciato; ed invero davano
-ad intendere: «Non giova egli mitigare un destino, che per quanto sembra
-a noi non è concesso mutare? Non giova egli rendere umano un potere, che
-inacerbito può diventare feroce? Quando ci manca la facoltà di tôrre via
-Polifemo, meglio vale aprirgli due occhi, che acciecarlo dell'uno. Se i
-tempi sinistri ci contendono di spargere la gioia sopra le generazioni,
-adoperiamoci a risparmiare loro delle lagrime amare. Così operando, noi
-sagrifichiamo i nostri affetti privati a vantaggio della umanità, le
-nostre ambizioni particolari deponiamo; non agli uomini, ma a sè stesso
-compiace colui, il quale anche con qualche suo carico non opera il bene
-che le condizioni del secolo gli consentono solo di fare.»
-
-I rigidi all'opposto sostenevano: -- «che quando davanti ai popoli
-adunati non può rendersi conto delle proprie azioni, bisogna condurci
-nella vita in cosiffatto modo, che la presenza basti per la orazione: nè
-il popolo discernerla tanto per la sottile; e allorchè vede anima da un
-lato, e prezzo dall'altro, reputa il contratto di compra e vendita
-perfezionato, e nella notte tutti i gatti sono grigi, come insegna il
-proverbio; e male, avvolti in una cappa medesima, possiamo distinguere
-gli Ebrei dai Sammaritani: il popolo abbisogna di fede, la quale non si
-persuade per via di astrattezze e di ragionamenti, ma in virtù di un
-fatto, o di un domma semplicissimo. Il libro del destino essere chiuso
-ad occhi mortali; e presumere troppo di sè chiunque avvisasse
-prognosticare oggi quanto sarà per accadere domani: ora, se i presagi
-loro venissero meno, se quel fato, che riputavano immobile, prendesse a
-girare più volubile della ruota della fortuna, qual gonfalone
-desidereranno vincitore? A quale fazione si accosteranno? A qual parte
-rimarranno fedeli? Quale tradiranno? I nuovi obblighi anteporranno agli
-antichi, o piuttosto gli antichi ai nuovi? Perchè lo inclito personaggio
-si porrà egli in condizione da non conoscere in qual lato il suo dovere
-lo appelli in certi momenti solenni in cui la sola esitanza è peccato
-gravissimo avanti Dio, e misfatto presso gli uomini? Nè quella vantata
-temperanza del male giova punto, anzi nuoce; imperciocchè sia della
-umana natura desiderare, cercare, e trovare ai gravi mali rimedio,
-mentre ai sopportabili si adatta, e a mano a mano perduta qualunque
-virtù, l'anima dell'uomo diventa più paziente della schiena di un
-cammello. Arrogi, che le parti si smarriscono nello insieme; e
-contemplando la fabbrica, nessuno ci consiglia indagare la forma delle
-singole pietre, mentre l'obelisco di granito, monolito e solitario, leva
-la fronte senza paura di fulmine, e rende testimonianza perenne che fu
-creato dalla natura, e formato dagli uomini per celebrare le lodi del
-sole.»[87]
-
-A vero dire, il discorso loro suonava piuttosto superbo che giusto,
-conciossiachè l'uomo, fragilissimo tessuto di vene e di nervi, io non so
-come possa paragonarsi agli obelischi di granito: e che non fossero
-obelischi lo dimostrava chiaro lo sparire improvviso ora di questo ora
-di quello, e lo acciaccarsi per la misteriosa, tenebrosa e tenace
-persecuzione che veniva loro mossa: da per tutto contrarietà; discordia
-in casa, ingiustizia nei tribunali, orrore in chiesa; accolti con
-disprezzo; rigettati con acerbità; nelle più care affezioni insidiati;
-nelle sostanze disfatti. Non basta ancora: -- il senno vilipeso come
-follía, la costanza riputata insania, le intenzioni calunniate, e
-diseredati perfino dello scopo unico a cui tende la virtù infelice, --
-il premio della lode.
-
-Però pochi annoverano le storie, che con animo invitto abbiano resistito
-a così infame guerra: alcuni rarissimi, non potendo più oltre
-sopportare, e mutare non volendo, tolsero a lasciarsi morire di fame, o
-a volgere contro sè stessi le mani omicide, e i nomi di cotesti grandi
-infelici, più che altrove occorrono registrati nelle storie di Tacito,
-di Dione e di Svetonio; altri, più presto singolari che rari,
-deliberarono bevere intero il calice di fiele che la tirannide
-appressava alle loro labbra: anzi, pensandovi sopra, due soli io vedo in
-questa terra essere quelli che ardirono subire interi i novissimi fati;
-ma uno fu Cristo, ed era Dio; l'altro, uomo invero, ma di natura quasi
-divina, e si chiamò Socrate.
-
-Ora lasciamo di Dio: ma quale fama al mondo può uguagliare la fama di
-Socrate?
-
--- Oh! questa ella è pure la insopportabile lettura, parmi sentire che
-dica qualche mio leggitore: ora vedete, quando la narrazione precipita,
-e la catastrofe dovrebbe correre diritta al suo fine, questo singolare
-cervello, senza darsi un pensiero al mondo dell'ansietà nostra, si pone
-a inabissarsi in novelle che nulla fanno al caso, menando il cane per
-l'aia e andandosene a Roma per Ravenna. Questo è uno intendere l'arte
-niente; conciossiachè gli animi si raffreddino, l'azione proceda così a
-balzelloni come persona ebbra, e tutto lo effetto rimanga guasto da cima
-a fondo, senza rimedio. -- O lettore mio benevolo, ed anche, se ti
-piace, malevolo; considera di grazia, che se tu premi moltissimo a te
-stesso, anche io qualche cosa importo a me; e se scrivo compiacendo al
-tuo ingegno, deh! non mostrarmiti acerbo, nè farmi il viso dell'uomo di
-arme, se talora mi prende vaghezza di compiacere al mio. A me torna
-grato gittarmi come una tavola sopra il mare dei pensamenti, e lasciarmi
-in balía dei flutti, che mi sbattono in quella parte e in quell'altra.
-Io ho bisogno d'inebriarmi di fede e di speranze, come di muschio.
-Quando io immagino che dai miei concetti, dalla ironia, e dalle
-rampogne, possa uscirne un qualche frutto, io bacio la penna, e penso
-che la felicità, volando via dal mondo, nel battere le ale lasciasse
-cadere la penna come una rimembranza di sè, e come pegno che forse un
-giorno potrebbe tornare a visitare queste sedi terrestri. Vorrai tu, o
-lettore, arguirmi di follia, o tentare di curarmi? La tua compassione mi
-riuscirebbe più importuna della tua crudeltà. Trasillo, alienato di
-mente, stava nel Pireo contando le navi ch'entravano in porto, di nuovo
-le spediva, e fuori di modo rallegravasi quando tornavano a salvamento,
-come colui che immaginava appartenerglisi tutte. Eliano racconta come
-suo fratello, tornato di Sicilia, desse opera a guarirlo di cotesta
-infermità, e riuscisse a sanarlo. Trasillo riacquistato con la ragione
-il sentimento della sua povertà, imprecò sul capo del fratello
-l'Eumenidi, e maledisse alla pietà capace di rapire un bene, incapace a
-preservare da un male.[88] --
-
-Titta giunse (dacchè tutti, vivi o morti, arriviamo al nostro fine) al
-palazzo del duca: tirò la corda quattro volte e sei, e nessuno rispose.
--- Si vede bene, egli seco stesso pensava, che il marito è fuori, e non
-si aspetta in casa; e se i mariti si avvisano arrivare improvvisi,
-devono scontare la mala creanza: ma io, che non sono marito, non voglio
-aspettare, e ci pongo subito rimedio. --
-
-E quanto meglio seppe introdusse tra i ferri del cancello il braccio
-destro e parte dell'omero, e con la punta delle dita prese il
-saliscendi, e lo aperse. Ciò fatto, si avviò pianamente alla stanza del
-portiere, che stesi i gomiti sopra una tavola, con la guancia riposata
-sul dorso delle mani, dormiva un sonno da disgradarne i ghiri. Il
-sollazzevole uomo, recatosi in mano il corno, da un lato se lo appressò
-alla bocca, con l'altro ricoperse quasi l'orecchio manco del portiere, e
-quindi raccolto quanto più fiato poteva dentro il capace polmone, ne
-trasse un suono che fece tremare da cima a fondo il palazzo. Io non dirò
-quale urlo sgangherato mettesse fuori il portiere, nè quale enorme salto
-spiccasse: cose sono queste che molto meglio le si possono immaginare
-che descrivere: non era morto, nè vivo; tremava tutto; in qual mondo si
-trovasse non sapeva. Non creatura umana, non bestia dentro il palazzo e
-fuori per la contrada, poterono tenersi salde nel letto nel giaciglio,
-chè balzarono spaventate per vedere che cosa fosse.
-
-Quando Titta ebbe intorno pressochè tutta la famiglia del duca, si volse
-al maggiordomo don Inigo, e gli disse:
-
--- "Vengo pei servigi dello eccellentissimo signor duca: arrivo pure
-ora, e preme che io consegni a Madama la duchessa una lettera."
-
--- "In cotesto arnese Vostra Signoria non può presentarsi alla nostra
-padrona; fatevi in prima orrevole come conviene, e poi mi proverò di
-annunziarvi."
-
-Condottolo in guardaroba, gli fe trarre gli usatti polverosi e ogni
-altra veste, e ricopertolo dell'assisa orsina, lo confortò ad aspettare
-tanto che avvisasse la signora duchessa.
-
-Isabella non dormiva: il sonno da gran tempo non iscuoteva più la quiete
-dalle sue ale sopra cotesti occhi infelici; ed anche senza invocarlo
-ella lo lasciava passare, imperocchè, se acerba la travagliava la veglia
-con gli argomenti del pensiero, assai più doloroso la stringeva il sonno
-con i suoi torbidi fantasmi. Ormai rassegnata al destino imminente, per
-cosa che avvenisse non si turbava; chiudeva le pupille, e mormorava
-sommessa: -- _In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum._ -- Sentì
-schiudere l'uscio della stanza, le parve che alcuno le domandasse se
-potesse entrare, e rispose con un moto, ch'ella non sapeva se
-consentisse o negasse, sicchè rimase maravigliata altamente quando
-riaprendo gli occhi si vide un uomo davanti col ginocchio piegato
-presentarle sopra un cuscino di velluto cremisi una lettera. Nudrita
-nelle maniere contegnose di corte, tolse la lettera con un tal quale
-piglio affatto principesco, e lesse la carta, poi la commise nelle mani
-del maggiordomo, ordinando:
-
--- "La riporrete, don Inigo, nello archivio. -- Alzatevi. -- Don Inigo,
-date a questo soldato la solita mancia dei corrieri; anzi doppia, perchè
-la nuova che porta mi giunge oltremodo gradita. Inigo, tra pochi giorni
-dopo tanto lunga assenza noi rivedremo il serenissimo signor duca. --
-Dio vi abbia in guardia. Buona notte: andate."
-
-E quando ebbero preso commiato, Isabella, senza avvertire se qualcheduno
-ascoltasse le sue parole, dal lettuccio ove si era posta a giacere, di
-nuovo così favellò a madonna Lucrezia Frescobaldi, sua dama di
-compagnia:
-
--- "Madonna Lucrezia, noi siamo pronti a fare la nostra dipartita,
-sicchè parmi bene che ci abbiamo a provvedere di viatico."
-
-Madonna Lucrezia apparteneva alla generazione di quelle pallide e
-sfumate creature, le quali sogliono accompagnare i potenti: vengono con
-la fortuna, e vanno con essa; non già perchè triste o maligne, ma perchè
-sta nella loro natura a guisa dello elitropio di volgersi a seconda
-della curva del sole; partecipano della famiglia delle foglie, che come
-nascono con la primavera, così vengono meno nello autunno. Volontà
-propria non possiedono, a negare o ad affermare incapaci; nel modo che i
-barometri si modificano alle impressioni dell'aria, le menti loro si
-piegano giusta la volontà dei loro signori. Pericolosissima gente questa
-fu sempre considerata e si considera anche adesso, imperciocchè dove i
-signori non incontrassero voglie tanto disposte a servirli, forse assai
-meno cose oserebbero di quelle che noi li vediamo avventurare ogni dì;
-molto meno poi se trovassero anime come quelle della popolana Maria, che
-promettono obbedienza e la prestano, ma non vendono la coscienza, e
-quando arrivano in parte ove è mestieri dispiacere al padrone della
-terra o al Signore del Cielo, confidando in colui che veste il giglio
-della valle, alimenta anche il tardigrado, poveri e soli si mettono a
-perigliare pel deserto della vita esclamando come il patriarca Abramo:
--- Dio provvederà!
-
-Ma i potenti di rado possiedono amici; troppo gran copia di beni avrebbe
-loro compartita la fortuna. Tolgano esempio da quel re di Spagna, se
-desiderano stare in compagnia di un amico; -- si facciano dipingere
-insieme con un cane.
-
-Madonna Lucrezia pertanto, affettuosa come la regola del tre,
-rispondeva:
-
--- "Serenissima, faccia quello che il suo cuore le ispira."
-
--- "Sì, ho deliberato confessarmi a Dio delle mie colpe; ma io vorrei
-qualche santo uomo, veramente maestro in divinità, il quale sapesse
-confortare l'anima stanca, e porgere riposo alla mente combattuta dal
-dubbio. Vi corre alcuno alla memoria, che fosse capace da tanto?"
-
--- "Io non saprei."
-
--- "A me parrebbe adattato al mio bisogno quel frate di San Francesco
-chiamato Padre Marcello, che mena tanto rumore per la città..."
-
--- "Serenissima, anche a me ne parrebbe bene."
-
--- "Però non si converrebbe chiamarlo, perchè forse non consentirebbe a
-venire; o venendo, ciò non potrebbe succedere così segretamente che gli
-oziosi non lo giungessero a sapere, e a me sopra modo talentano la
-discretezza e il mistero..."
-
--- "La dice saviamente, Serenissima; salvo onore dell'Ordine, talvolta
-cotesti Padri accolgono più superbia sotto quel saio, che un barone
-sotto un mantello di broccato."
-
--- "E andando io alla chiesa, potrei di leggieri venire conosciuta."
-
--- "La non v'è cosa più facile..."
-
--- "Forse.... domani no.... chè ormai è tardi troppo, ed io mal potrei
-in tanta angustia di tempo concentrarmi in me stessa, e ricercarmi come
-conviene nell'anima..."
-
--- "Certo, in così breve ora non le sarà dato di rammentare tutti i suoi
-peccati, Eccellentissima Signora Duchessa..."
-
--- "Che cosa sapete voi dei miei peccati? E quali, e quanti essi sieno?
-Chi vi ha detto che mi riuscirà ricordarli difficile?"
-
-La Lucrezia, per troppa voglia di compiacere alla sua padrona, seguendo
-l'usato costume, assentiva dove aveva a dubitare. Il cortigiano anco il
-meglio sparvierato qualche volta incappa in questo; ma se lambisce la
-meta, di rado riurta dentro così, che gli si rompa il carro. La Lucrezia
-poteva rispondere: -- Eh! mia signora, se mi sono coperta con la mano la
-faccia, sappia che tra dito e dito ho avventurato un occhio a modo della
-Vergognosa di Campo Santo, e ne ho vedute anche troppe. -- Ma
-figuratevi! Costei non avea pur balía a concepire cosiffatti pensieri;
-li avrebbe cacciati come una tentazione del demonio: però rispondeva
-come d'ispirazione:
-
--- "Per una coscienza dignitosa e schietta come la sua, che di tutto si
-fa scrupolo, che ogni fuscello converte in trave... capisco bene che lo
-esame di coscienza la è cosa seria... Certo, volendo bevere grosso come
-tante e tante costumano!.... Ma per lei, Serenissima, mi pare abbia ad
-essere cosa seria...."
-
-Sono eglino di vecchia data gli ami da pescare? Io per me penso che con
-essi da Adamo in qua abbiano preso i pesci. Così, per quanto sia
-l'adulazione antica, per quanto ogni uomo giuri conoscerla e detestarla,
-non ostante per virtù di lusinga rimasero presi, e sempre si prenderanno
-gli uomini, e specialmente le donne. Se ne persuada chi legge; noi siamo
-ordinati a ricordarci della esperienza e dei suoi insegnamenti, come
-delle rondini che passarono pel nostro cielo, come del fumo che uscì dal
-nostro cammino dieci anni indietro.
-
-Isabella, comecchè avesse voglia di altro, pure sorrise sentendosi
-lodata, e Dio sa quanto a diritto.
-
--- "Domani l'altro mattina ci potremmo levare per tempissimo, e coperte
-di una mantiglia nera andarcene in Santa Croce, e farvi le nostre
-devozioni, e tornarcene inosservate a casa quando fosse ancora buona
-otta."
-
--- "Maisì, Serenissima, che la mi pare ben pensata con la solita
-eccellenza del suo ottimo giudizio."
-
-"-- Bene, via; fate che la cosa rimanga in voi, e non la manifestate ad
-anima viva...."
-
--- "Per questo poi la Serenità vostra conosce la fedeltà e discretezza
-mie...."
-
--- "Andate a riposarvi, chè l'ora si fa tarda: e domani potrei forse
-chiamarvi di buon mattino."
-
--- "Dio la tenga nella sua santa custodia."
-
- ----
-
-Non pellegrino mai, nè romeo, pervenne a toccare tanto devotamente il
-luogo del suo pellegrinaggio, come Titta sedeva alla perfine a mensa. In
-così ampia copia di cibi e di bevanda, presto ebbe sazia la fame, ma per
-la sete fu ben altra cosa; imperciocchè, come la fiamma cresce per legna
-che vi gettiamo sopra, dal bere riardeva in lui più intensa l'agonia del
-bere. Però Titta non era uomo da lasciarsi rubare la mano della ragione
-dal vino: troppo ve ne sarebbe voluto; tuffava così la sua intelligenza
-nel vino come le anatre diguazzano pei laghi, o piuttosto a guisa dei
-destri nuotatori che toccato appena il fondo tornano a galleggiare sopra
-la superficie; e in cotesta mezza veglia del pensiero egli si mostrava
-più che mai fosse astuto e maligno. Accade sovente all'anima, che nella
-pienezza dello esercizio delle sue facoltà non abbia potenza
-d'immaginare o definire una cosa, che alla mattina, non bene occupata
-dai sensi negli ufficii consueti, vede mirabilmente distinta per mezzo
-ai tenui sogni che precedono la vita come l'alba precede al giorno. In
-questo modo stesso noi vediamo uomini mezzo ebbri molto meglio concepire
-e operare, che se fossero affatto sani.
-
-I servi, considerando come con costui non si finisse mai, si erano
-dileguati mano a mano, ed egli secondo il suo desiderio rimasto solo con
-la Giulia, così riprese a favellare:
-
--- "O Giulia! O vino! O carte! O stelle polari di questa mia vita; che
-cosa diventerebbe il mondo senza di voi? Una lanterna spenta, una
-candela senza lucignolo, una lampada senza olio. Se qualcheduno mi
-dicesse: -- Tu hai a scegliere: -- io risponderei: -- Non posso; --
-perchè Giulia non può stare senza il vino, e il vino non può stare senza
-le carte: e sono cose queste come Ser Cecco e la Corte del Berni:
-
- Ser Cecco non può star senza la Corte,
- Nè la Corte può star senza Ser Cecco....
-
-Esse vivono necessariamente insieme; formano tutte una sostanza sola;
-esistono unite come l'anima e il corpo. Togliete l'anima al corpo, e voi
-vedrete questo disfarsi come Giulia si disfarebbe senza il vino, e il
-vino si disfarebbe senza le carte. Giulia!...."
-
--- "Io per me non m'intendo di tanti riboboli; ma chi sa a quante tu li
-avrai già detti.... E' mi hanno aria le tue parole di panni vecchi; che
-per troppo uso e' cascano a pezzi...."
-
--- "O Giulia! Io ti giuro da gentiluomo, _foi de gentilhomme_, come
-diceva Francesco I di Francia, che quello che ho detto a te non l'ho mai
-detto a nessuno...."
-
--- "Certo a nessuno...."
-
--- "Credilo come credi al pane: io per amore mi sento un Mongibello, ma
-per costanza sono fermo come le Alpi...."
-
--- "E al danno aggiungi lo strazio contro me povera femmina; che ora
-fanno non so nemmeno io quanti mesi, che ti piango e ti desidero invano,
-stancando con le mie preghiere e coi miei voti tutti i Santi del
-Paradiso...."
-
--- "O Giulia!"
-
--- "E sì, che in questo tempo non mancarono i lusinghieri che mi
-venissero attorno, e persone che mi promettessero mari e monti: ma di
-loro non m'incresce; bensì duolmi di un povero giovane, che le tentò
-tutte per innamorarmi, e vedendo di non vi potere riuscire si
-precipitò...."
-
--- "Nella osteria del Fico...."
-
--- "Come, mi faresti tu il torto a non ci credere?...."
-
--- "Ma Giulia, come vuoi tu che creda siffatte cose io che le ascolto,
-mentre neanche tu, che le dici, le credi! -- Non t'ingrugnire, no;
-viemmi accanto; senti, quando io ti abbraccio, parmi abbracciare il
-genere umano. -- Non t'ingrugnire, no, figliuola mia; senti, ragioniamo
-sul sodo. -- Io vorrei dalle procelle della vita ripararmi in un porto
-di pace; e tu potresti ripararvi meco, perchè, Santa Vergine, in qual
-parte posso sperare riposo in cui tu non sia? Delle cose passate non si
-avrebbe a parlare: io celebrando teco il sacrosanto matrimonio, farei
-delle tue venture come un grandissimo bucato nelle acque del fiume Lete.
-Che cosa m'importa domandare alla fontana che mi disseta oggi: -- Chi
-hai tu abbeverato con l'acqua di ieri? -- Gli anni passano, Giulia; e
-bisogna armarci di provvidenza..."
-
--- "Ma e' mi pare, che tra i miei e i tuoi qualche dozzina ne corra...."
-
--- "Poni da parte, Giulia, un momento queste giullerie donnesche, e
-ricorda che voi altre siete fiori: crescete presto, cessate presto, e il
-meglio che rimanga di voi è la memoria. Io ti ho detto di ragionare sul
-sodo. Ormai scorsero anni ben molti, ch'io mi accomodai per lancia
-spezzata col signore duca Paolo Giordano: io ho rilevato per lui
-parecchie ferite: una volta, nella battaglia di Lepanto, se io non era,
-un Turco gli tagliava netta la testa come un giunco, e nonostante io mi
-rimango lancia spezzata. E la finisse qui: ma io sempre ho visto i
-cavalli da carrozza scendere alla carretta; e un giorno o l'altro noi ci
-possiamo trovare, prima di muovere le piante al gran viaggio, a fare una
-posata nello spedale di Santa Maria Nuova...."
-
--- "Ma come rimediarci? Tu mi pai un po' parente dei topi, che volevano
-attaccare il campanello al collo del gatto...."
-
--- "Femmina, stammi a udire, imperciocchè sia provato che noi altri
-uomini possediamo molto maggiore comprendonio di voi. -- Bisognerebbe
-pertanto poterci mettere da parte un gruzzolo di moneta, e poi vedere di
-aprire una botteguccia dove condurre qualche traffico di buona riuscita.
-Tu ci accudiresti, ed io ti aiuterei a badarvi, e m'ingegnerei in altre
-faccende...."
-
--- "Non lo aveva io detto, che tu raccontavi la novella dei topi? per
-far queste cose ci vogliono di danari...."
-
--- "Certamente, e con la tua dote...."
-
--- "Io non ho dote...."
-
--- "Non hai dote? O Giulia!"
-
--- "O Titta!"
-
--- "Allora l'ultima parola è detta fra noi. -- Addio.... Tu vêr
-Gerusalemme, io verso Egitto, come disse Alete ad Argante."
-
--- "Ma, o che non potremmo fare il matrimonio senza dote?"
-
--- "Non si può: la dote, vedi, Giulia, è proprio come la veste del
-matrimonio; senza di lei comparirebbe ignudo; e tu pensa quanta sarebbe
-indecenza mostrare un così solenne sacramento ignudo. -- E se volgiamo
-il pensiero ai tempi antichi, noi sappiamo le Muse esser rimaste
-fanciulle in casa, perchè Apollo non poteva provvederle di altra dote
-che di foglie di alloro...."
-
--- "Però tu non puoi darmi ad intendere che della moneta non ne abbi
-acquistata; e dove l'hai messa?"
-
--- "Tutta spesa in opere pie, Giulia, in opere di carità: e gli amici mi
-devono un tesoro. Come fare? Quando ne ho, non mi riesce ricusarli; e
-così mi ritrovo al verde troppo più spesso ch'io non vorrei.... Però
-ritorneranno un giorno, ma adesso non vi è da farne conto...."
-
--- "Via, nè io poi voglio dirmi del tutto strema: ma la è piccola
-cosa...."
-
--- "Ogni pruno fa siepe; con la buona voglia e il lavoro sì alza la
-cupola del Duomo. Ora dimmi, quanto tieni tu in serbo? Mil....?"
-
--- "Cen...."
-
--- "O Giulia!"
-
--- "Un cento di ducati...."
-
--- "Ahimè, non servono a nulla!"
-
-E Giulia si strinse nelle spalle. Titta stato alquanto sopra di sè,
-continuava:
-
--- "Ma non è mai lecito disperare della patria, come disse Temistocle:
-se tu mi aiuti, ci è modo di venire a capo della fortuna. Stammi
-attenta, femmina.... Tu dei sapere che il duca mio signore è uomo
-astioso..."
-
--- "Peggio per lui..."
-
--- "Gli si è cacciata in testa una strana fantasia; egli pretende che la
-gente sopra la rinomanza di Colombo, di Amerigo, dei Cabotto, del
-Pigafetta, e degli altri abbiano a tirare di frego; egli vuole fare una
-scoperta prodigiosa. Non basta: egli intende che tutto il mondo la
-sappia; e a questa scoperta lo abbiamo ad aiutare noi..."
-
--- "O virtù del vino!"
-
--- "Femmina, ascolta. Questa scoperta consiste nel conoscere che la sua
-moglie gli è infedele. Notizie traverse gliene sono pervenute, ma egli
-vuole saperle di certa scienza, e toccare con le sue mani; allora
-confiderà questa bellissima cosa alle sette trombe della fama, ed anzi
-io penso che la farà stampare dal Torrentino in ottavo.... -- Fàtti più
-in qua, ch'io vo' parlare basso. -- Egli, il duca, mi ha mandato a posta
-per vedere come va la bisogna, e per riferirglielo; e dove io gliene
-porga notizia certa, mi ha promesso trecento ducati di presente, oltre
-la grazia sua in perpetuo, e comodi quali io sappia desiderare
-maggiori...."
-
--- "Di' tu da senno!"
-
--- "Rammentami un santo in cui tu abbi fede; io giurerò per quello.
-Così, per mercè tua, noi guadagneremo la moneta, e mettendo co' tuoi
-trecento scudi..."
-
--- "Ho detto cento."
-
--- "Cento scudi con questi trecento ducati, avremo messo insieme quanto
-abbisogna per mandare a compimento le nostre nozze..."
-
-Allora la donna improvvida e malvagia prese a raccontare quanto sapeva
-(e ne sapeva anche troppe) sul conto della propria signora, la quale
-sopra le altre donne della sua famiglia l'aveva prediletta e
-prediligeva, e molto anche aggiunse per aggravarla; finalmente gli
-partecipò, siccome stando ad oregliare, secondo il suo costume, alla
-porta della duchessa, aveva ricavato che il giorno appresso di buon
-mattino sarebbe andata a confessarsi da Padre Marcello di San Francesco.
-A Titta sembrò adesso conoscerne più assai di quello che gliene facesse
-mestieri. La donna non rifiniva più di dire; come i ciechi, che, secondo
-porge il proverbio, con un soldo cominciano, e per due non ismettono. --
-Titta pensando come ormai nulla giovasse vegliare, si lasciò in balía
-del sonno; e la donna infervorata stette un pezzo prima di accorgersi
-che il suo futuro marito dormiva profondamente.
-
--- "Pensa quando saremo maritati!" esclamò ella; e stizzita datogli con
-la mano un grande urto sopra la spalla, si ridusse a dormire nella sua
-stanza.
-
- ----
-
-Il suono che spinse Titta fuori del suo corno, colpì nel palazzo Orsini
-un'altra persona, e questa fu Troilo. Egli si sentì il cuore oppresso di
-affanno: balzò da giacere appoggiandosi sopra il gomito destro, e spinse
-fuori dalla sponda del letto ambedue le gambe; poi irresoluto ristette,
-tese lungamente l'orecchio per conoscere dal moto qual caso fosse
-avvenuto, e poichè quindi in breve tutto tornò nel suo primo silenzio,
-egli si fece animo per vestirsi, e scendere cautamente alle stanze della
-duchessa.
-
--- "Entrate" disse Isabella con voce pacata e sicura, quando senti
-toccare la porta della sua stanza: e Troilo entrò. Ella non sorpresa,
-non paurosa, gli volse uno sguardo, e riprese tranquilla la consueta
-attitudine. Troilo fu il primo che incominciasse a favellare così:
-
--- "Isabella, non sapete voi che Paolo Giordano sta per fare ritorno a
-Firenze?...."
-
--- "Lo so."
-
--- "E come lo sapete voi?"
-
--- "Per lettere che mi ha mandato, le quali dicevano che fra pochi
-giorni si sarebbe ridotto a casa...."
-
--- "E non avete voi letto altro in coteste lettere?"
-
--- "Null'altro...."
-
--- "E sì, che io so che vi stava scritta un'altra notizia, almeno
-dovevate voi leggerla."
-
--- "Quale?"
-
--- "Che voi all'arrivo di Paolo Giordano sarete fatta morire di mala
-morte...."
-
--- "Dio disponga di me come gli piace. Troilo, io sono apparecchiata a
-morire...."
-
--- "Che parlate voi? Voi avete un mondo intero a percorrere: piena di
-forza, di potenza e di bellezza, come consentirete a lasciare una scena
-dove sostenete così bene la vostra parte? Quando il frutto è acerbo, non
-deve lasciarsi scuotere dai rami della vita. E forse voi non aveste mai
-tempo migliore di questo per godere convenientemente delle cose umane,
-nè troppo facile a lasciarvi portare dalle illusioni della giovanezza,
-nè troppo esitante, per le incertezze degli anni che declinano. Ecco
-incominciare per voi la stagione di cogliere i fiori della
-esperienza...."
-
--- "Io sono decrepita nel cuore, e amo la morte come non ho mai amata
-persona nel mondo...."
-
--- "Ma voi fate onta alla Provvidenza divina, e a voi stessa. Non vi
-lasciate andare a così tristo abbattimento; voi potreste pentirvene, e
-forse sarebbe tardi. Su, via, prendete animo; non vi sconfortate, per
-Dio!...."
-
-Isabella piegò lo sguardo, e tenutolo alquanto fermo sopra Troilo,
-soggiunse:
-
--- "Gran mercè! Tenete per voi il vostro coraggio; io ne serbo quanto
-basta. Troilo, quando il rimanermi qui non fosse ferma deliberazione
-dell'animo mio, pensate voi che mi avanzasse per avventura altro partito
-da prendere? No. Fuggendo, io mostrerei al mondo la mia vergogna. Quello
-ch'è incerto, o pochi conoscono, io paleserei; più della colpa assai
-direbbe la paura, quindi maggiore assai la necessità della vendetta. E
-poi, in qual parte potrei io ripararmi nella quale, ferro, o laccio, o
-veleno non mi aggiungessero? E concesso ancora ch'io sapessi rinvenire
-luogo capace a difendermi, io ho meditato sopra il soccorso che l'uomo
-ci getta come un tozzo di pane al lebbroso; ho sentito la rampogna
-acerba e incessante mossa contro la mia colpa, non perchè biasimevole,
-ma perchè manifesta; ho sentito la pietà che rode le ossa, e la
-compassione che avvelena il sangue; ho visto gli sdegni superbi, i
-sorrisi amari, i presti fastidii; e brividi di morte mi agghiacciarono
-da capo alle piante. -- No, meglio morire di un colpo, che disfarci
-atrocemente sotto questo martirio rinnovato di giorno in giorno, anzi
-pure di ora in ora, di minuto in minuto. Prometeo non iscelse per certo
-la vita a patto di sentirsi divorare le viscere dallo implacabile
-avvoltoio."
-
--- "Questo vostro sbigottimento nasce, Isabella, dal non avere saputo
-immaginare rimedio altro diverso che la fuga: altri partiti ci
-avanzano...."
-
--- "Io non so vederli...."
-
--- "E sono i più agevoli...."
-
--- "Se provvedessero con sicurezza alla onestà!.."
-
--- "Persuadetevi, che più certi non si possono dare.... Paolo Giordano
-ci vuole morti; e questo noi abbiamo a ritenere per fermo. Ora, --
-dacchè noi non possiamo più stare in questo mondo assieme, -- dacchè
-qualcheduno di noi ha da scegliere diversa dimora, egli n'esca, che ci
-vuole cacciare, non noi, che ce lo avremmo tollerato a grande agio...."
-
--- "E così allo adulterio aggiungere l'omicidio? E per ammenda di un
-delitto commetterne un altro, che offende più gli uomini, e Dio?"
-
--- "L'uno è quasi il figliuolo primogenito dell'altro; e la necessità
-scusa; imperciocchè quale precetto o quale legge c'impone rispettare una
-vita, che si è convertita in pugnale per trafiggere la nostra? Porgiamo
-ascolto alla natura, benignissima madre, che mai non falla; e questa vi
-dirà che delle due cose, uccidere od essere ucciso, meglio è
-uccidere...."
-
--- "Voi mi fate ribrezzo."
-
--- "E perchè?"
-
--- "Perchè, se io interrogo il mio cuore, una voce mi grida: -- Quale
-precetto mai, quale legge ci persuade a punire colui che non commesse la
-colpa? Quale giustizia sopporta che facciamo una vittima perchè
-commettemmo un delitto? No, così non si cambiano le parti nè in questo
-mondo nè in quell'altro...."
-
--- "All'altro penseremo poi; per ora pensiamo a questo Voi, Isabella,
-dovete pure avere appreso da vostro padre il modo di comporre una
-bevanda soave al gusto, e che addormenti dolcemente.... e non faccia
-risvegliare mai più...."
-
--- "Ahi tristo! Voi vorreste rinnovare gli orrori della famiglia di
-Atreo...."
-
--- "No, io non intendo incominciare nulla di nuovo; basta che
-continuiate nella pratica dei domestici esempii...."
-
-Isabella declinò la faccia diventata alcun poco vermiglia; poi
-sollevandola, e scuotendola da una spalla all'altra siccome era suo
-costume, riprese con voce risoluta:
-
--- "Ebbene, questo delitto non contaminerà le carte della storia: la
-casa nostra non avrà la sua Clitennestra; e dove voi, Troilo, vi
-avvisaste concepire sinistro disegno sopra la vita del vostro cugino,
-guardatevi! Io lo difenderò con tutte le mie facoltà; eziandio con la
-vita...."
-
--- "Isabella, voi non potete separare la vostra fortuna dalla mia: noi
-volenti strinse per poco lo amore; noi non volenti stringe adesso con
-nodo indissolubile il delitto...."
-
--- "Questi sono vincoli pei codardi; io non ho paura, e li rompo...."
-
--- "Pur troppo io conosco che non avete paura, e pur troppo io comprendo
-in che cosa vi affidate.... A voi arride la speranza del perdono; voi
-riposate sopra le parole accorte, le arti del simulare, la voluttà degli
-amplessi.... -- Si, tu, malvagia femmina, nei tuoi artificii confidi; e
-se a consacrare la tua pace ti fia mestieri un sacrificio e una vittima,
-ecco, il mio capo è destinato alla espiazione di lutti...."
-
--- "E allora fuggite, riparatevi altrove. Vi preme forse necessità di
-averi? Io posso darvi quanto desiderate; -- prendete tutto quello mi
-trovo a possedere di contante e di gioie: -- pel viaggio ch'io sto per
-imprendere, nulla giovano i danari."
-
--- "E se voi temevate i sicarii, voi cugina di Caterina di Francia, come
-me ne potrò salvare io senza protezione e senza appoggio? Se voi
-contrista il pensiero dei soccorsi scarsi, tepidi ed anche acerbi, come
-potrò sperarli io larghi, efficaci e piacevoli? Invano tentate comparire
-generosa con largire soccorsi che non giovano, e persuadendo
-provvedimenti che non assicurano. Qui non vedo altra via tranne il
-veleno...."
-
--- "Ed io vi giuro sopra l'anima mia che Giordano vivrà...."
-
--- "No, tu devi avvelenarlo...."
-
--- "Se tu non movessi la mia compassione, mi moveresti il riso...."
-
--- "Ora ascolta, e ridi a tua posta poi. -- Noi abbiamo un figlio. Io
-già immaginava la tua perfida ostinatezza. Togliti cotesta larva di
-pentimento, invereconda! e sappi che col mio sangue tu non farai il
-lavacro delle tue sozzure, per Dio! -- Noi abbiamo un figlio: io ho già
-mandato per lui; e se tu non consenti a salvarmi, -- e a salvare anche
-te stessa, sconsigliata che sei, -- prima che sorga il sole io te lo
-getto trucidato nelle braccia. -- Morto che sia Giordano, noi ci
-sposeremo, non già perchè possiamo tornare ad amarci mai; anzi, se tu mi
-aborri, piacemi significarti che io pure nientemeno ti aborro; ma per
-placare la cupa superbia degli orgogliosi tuoi fratelli, che presumono
-nessuna nobiltà al mondo possa pareggiare la loro, e furono poc'anzi
-mercanti; e ci assentano la vita.... E tu starai volentierosa lontana da
-me, come io con tutto il cuore ti giuro fuggirti le mille miglia
-lontano...."
-
-Mentre Troilo queste parole con feroce passione profferiva, Isabella
-manifestava ad ora ad ora segni d'impazienza, d'ira, e di voglia accesa
-a usare qualche mal tratto contro il cavaliere villano; ma con immenso
-sforzo si represse, e quando costui ebbe terminato, ostentando nel
-sembiante e nella voce una serenità che certamente l'era lontana
-dall'animo, rispose:
-
--- "Egregio padre in vero, che ricorda i figli soltanto per trucidarli.
-Troilo, il cuore della femmina può errare ed essere ingannato, quando è
-amante; ma non s'inganna nè erra, allorchè è madre. Tu ti flagelli
-invano nei tuoi truci disegni; -- il tuo figliuolo adesso si trova in
-parte ove non teme le tue carezze paterne...."
-
--- "Anche il figliuolo mi hai tolto?"
-
--- "E ardisci lagnarti ch'io lo abbia salvato dalle tue mani parricide?"
-
--- "Rendimi il figliuolo! -- Rendimi il mio figliuolo! io ti sego le
-vene...."
-
--- "Ferisci!...." -- E Isabella pallida in volto del pallore della
-morte, ma pure pacata, gli porgeva nuda la gola. Troilo stette alquanto
-sopra di sè, e quindi mormorò:
-
--- "E che cosa importa a me la sua morte? Io voglio vivere...." E ripose
-nella guaina lo stile. -- Poi allo improvviso, come vela dianzi tumida
-per forza di vento, al cessare di questo cade giù inerte lungo
-l'antenna, quel suo cuore codardo, privo affatto di costanza, si avvili;
-un rivolgimento stupendo quanto improvviso si operò dentro di lui; e di
-baldanzoso diventato timido, con occhi incerti, con voce dimessa,
-rivolgendosi ad Isabella, in sembianze che s'ingegnava rendere
-supplichevoli, ed erano abiette, proseguiva:
-
--- "Deh! Isabella; quello che la passione mi spingeva sopra le labbra
-obliate, vi prego: il sangue invade la mente, e l'uomo non sa talvolta
-quello che si dica o si faccia. Voi sarete perdonata, io lo spero e
-desidero; solo che voi vogliate (tanto dono di persuasione, di bellezza
-e di grazia il cielo vi concesse), Paolo Giordano non caccerà le sue
-mani nel vostro sangue. -- Deh! ottenendo il vostro perdono, ottenetemi
-anche il mio; o se, accorta come siete, vedrete che possa giovarvi
-negare, negate: della discretezza mia non dubitate punto, chè troppo
-grossa posta ne corre anche a me; e a tempo debito, voi favorendomi,
-prenderò commiato da questa casa funesta, continuando nella milizia,
-dove a questa ora avrei acquistato grado e nome distinti. -- Me lo
-promettete voi, Isabella? Posso contarvi? Parlate di grazia.... parlate.
--- Non mi lasciate qui sopra le spine: mi sento l'anima contristata di
-angoscia ineffabile; vi ricordi finalmente me essere padre del vostro
-figliuolo..."
-
--- "Valeva meglio non rammentarlo, Orsini; in verità era meglio.
-Comunque sia, nel modo che avrei difeso Paolo Giordano difenderò voi.
-Menzogne io non dirò certo, ma ove possa onestarsi la colpa, per amore
-di tutti io lo farò; e se Dio mi dà vita, m'ingegnerò conseguire, se non
-perdono, pietà. Ormai per me non può più darsi gioia nel mondo; pure io
-mi terrò meno infelice assai, sapendovi avventuroso. Ora partite,
-Troilo, io ho bisogno di pace...."
-
-E Troilo, declinata la testa, con le braccia in croce sopra il petto, si
-allontanava.
-
-Isabella gli tenne dietro col guardo, e intese lungamente fissa nella
-porta donde costui era sparito: di subito dandosi forte del palmo aperto
-dentro la fronte:
-
--- "Misera!" esclamò; "me misera! per quale uomo io ho perduto la mia
-dignità di donna, e la salute dell'anima...."
-
-Era una notte di luglio limpida e serena, e le stelle alternavano per le
-sfere i loro moti celesti, piovendo una rugiada di luce sopra la terra,
-che non merita tanto sorriso di amore. I tempi, le cose, e gli uomini
-che vedeste allora, voi raggi castissimi, tornarono morendo colà donde
-uscirono prima di nascere: altri, bene altri voi vedrete uomini, e
-tempi; ma quella luce che emana da voi durerà eterna, o come tutti gli
-altri fuochi vi consumate ardendo? È scritto, che un giorno Dio sperderà
-in atomi, che non s'incontreranno mai più, questa massa di fango
-insanguinato che noi chiamiamo terra; e bene sta, -- e quasi tarda che
-sia: ma è scritto parimente, che i vostri amabili occhi si spengeranno,
-e Dio vi chiuderà le palpebre come a vergini morte in mezzo ai tripudj
-della vita. La voce dell'Eterno, pari al muggito di mille oceani in
-tempesta, tornerà a fremere per le solitudini sterminate delle tenebre e
-dello abisso. Di tanta immensità di cose create non rimarrà nè uno eco,
-nè una memoria, nè una ombra; -- come l'occhio cerca e non trova la
-goccia caduta nel mare, come l'occhio cerca e non trova la stella che
-scende giù dallo emisfero per le notti di estate; così il tempo fie che
-precipiti nel seno della eternità; -- questa madre terribile ucciderà il
-suo figlio stringendolo nelle braccia, e lo seppellirà nelle proprie sue
-viscere. O Signore, e come può l'uomo pensando alla morte delle stelle
-conservare nel cuore disegni sinistri? Migliaia di secoli scorreranno
-prima che le stelle cessino di narrare nei cieli le glorie di Dio; -- e
-da mille secoli prima che ciò avvenga questo mio ente diviso in molecole
-infinite sarà agitato pei vasti regni della natura. E nonostante,
-considerando come un giorno avrete a morire anche voi, bellissime luci
-di amore, mi cade l'animo sbaldanzito, e mi pare cosa del tutto a
-concepirsi impossibile come gli uomini, creature di un minuto,
-incontrandosi passando sopra una terra che passa con loro, invece di
-sollevare la mano per percuotersi, non si balenino un riso, e si
-dileguino nel nulla, apparizione leggiera, fugace, ma almeno gioconda.
-
-Per questa notte, un uomo, come serpe che striscia, attenuando la
-persona, rasentando lungo i muri, coprendosi col più denso delle
-tenebre, e levando talvolta la testa per imprecare al raggio remoto di
-cui le stelle sono pie alla squallida terra, si affrettava verso un
-luogo determinato. Questo luogo fu il convento di Santa Croce. Giunto
-alla porta del chiostro, tirò pianamente la corda del campanello,
-moderando la voglia che si sentiva grandissima di dargli tale strappata,
-da svegliare tutto il Convento: si pose ad origliare alla commessura, e
-poichè non gli parve sentire muovere passo, lasciato trascorrere
-convenevole spazio di tempo, tornò a suonare di nuovo: e così ripeteva
-quattro volte e sei, e già era trascorso in alcuno atto d'impazienza,
-quando gli sembrò udire, e udì certo, qualche rumore di dentro: si
-ricompose subito, e si acconciò la persona a devozione. Una mano franca
-aperse deliberatamente la porta: e per quei tempi non era poco;
-conciossiachè vivessero in tanto sospetto, che per aprire in ora tanto
-avanzata desiderassero segnali e contrassegni, come si costuma nelle
-fortezze assediate; e nel punto medesimo una voce piena, e non pertanto
-piacevole, favellò:
-
--- "_Deo gratias_: che domandate voi nel nome santissimo di Dio...."
-
--- "Reverendo Padre," rispose lo sconosciuto "Dio in questo momento
-chiama a sè un solenne peccatore. Come tutti i nodi giungono al pettine,
-così in questa terribile ora gli tornano a mente i commessi misfatti, e
-dispera della misericordia divina, e bestemmiando coloro da cui nacque,
-e l'ora in che venne al mondo, corre presentissimo pericolo di morire
-dannato..."
-
--- "Misero lui perchè peccava; più misero assai, perchè dispera della
-misericordia del Signore!...."
-
--- "E così mi affaticava a dimostrargli io; ma come ignorante di
-divinità, ho veduto fare poco frutto le mie parole: tuttavolta non ho
-mai smesso di raumiliarlo, e persuaderlo a credere, che alla per fine
-ogni cosa si accomoda, che Dio è tanto vecchio, e ne ha vedute tante e
-poi tante, che adesso non deve starsi sul difficile, e cercare il nodo
-nel giunco, e il quinto piede al montone; che un bel bucato di
-pentimento, ma di quello proprio vero, ha lavato bene altre colpe che le
-sue per avventura non sono..."
-
--- "Certo, grandissima è la virtù del pentimento, e Dio come il buon
-pastore si travaglia principalmente dietro la pecora smarrita."
-
--- "E il moribondo ha detto: -- Ma chi ardirebbe presentare la mia anima
-a Dio, senza paura che non si coprisse gli occhi con le mani? Chi leverà
-per me una preghiera, senza paura che le vengano chiuse le porte del
-cielo in faccia? Un solo... un solo giusto io conosco al mondo, che
-varrebbe a ispirarmi un filo di fede.... ma è troppo tardi.... egli non
-verrà.... a questa ora rinfranca con breve riposo le membra affaticate
-nelle opere di Dio... Ahimè è troppo tardi!... E traendo doloroso
-guaito, si rotolava smanioso per il letto. Alla fine mi riusciva a
-fatica a cavargli di bocca il nome di questo venerabile uomo, che
-certamente non vuolsi negare santissimo e dottissimo, essendo questo
-vostro reverendo Padre Marcello, che Dio sempre letifichi. -- E comecchè
-l'ora sia tarda, nonostante mi è parso bene mettermi in avventura,
-sperando che mi sia conceduta la grazia di potere anch'io povero
-peccatore contribuire alla salvazione di un'anima battezzata...."
-
-E siccome il frate stava pensoso sopra sè, e non rispondeva, egli
-soggiunse ponendo tra una parola e l'altra certa pausa studiata:
-
--- "Oltrechè, essendo il moribondo fuori di modo ricchissimo, e grande
-mercatante, nè per quanto io mi conosca avendo figli, o parenti se non
-lontanissimi, ho pensato che inestimabile quantità di pecunia avrebbe
-lasciato per essere spesa in opere pie, elemosine, uffizii, eccetera."
-
-Però il frate non aveva punto dato ascolto al ragionamento finale di
-costui: e allo improvviso, come se risensasse, favellò:
-
--- "Tanto, morire una volta dobbiamo; e la migliore delle morti
-sicuramente è quella che noi incontriamo nel servigio di Dio. Questa
-vita di sospetto sembra una morte di tutti i momenti. -- Dabbene uomo,
-tu nella semplicità del tuo cuore consigliasti come il più dotto dei
-Padri della Chiesa. Dio volle dare mercede uguale tanto agli operai che
-vennero matutini, quanto agli altri che si fecero verso sera alla sua
-vigna. La carità non guarda l'orologio; e l'ora più luminosa per lei è
-quella in cui può portare maggiore soccorso ai poveri afflitti. La
-carità operata nel buio della notte è quella che più si manifesta
-all'occhio di Dio. La casa del Signore non rimane mai vuota: picchiate,
-e vi sarà aperto. La fontana della pietà celeste non viene mai meno:
-domandate, e vi sarà dato da bere; -- il sangue del Redentore scorre
-perenne lavacro per le anime pentite e umiliate. -- Certo, pieni di
-pericolo camminano i tempi, e mani invisibili percuotono i sacerdoti. La
-religione adesso geme sopra il sangue dei martiri che bagna la terra
-senza fecondarla. E vi è chi vuole la religione sua ancella, anzi pure
-complice, e presume vestirla della sua assisa; le proprie armi
-gentilizie sostituire sopra la stola alla Croce, e stipendiarla come una
-lancia spezzata. -- Tolga Dio tanta infamia: la religione ha mandato di
-mettersi in mezzo fra l'oppresso e l'oppressore, salvare il primo sotto
-le fimbrie del sacro manto, guardare in faccia il secondo, lanciargli
-contro l'anatema, e trascinarlo pei capelli davanti a un tribunale dove
-egli è polvere... Ma questa città ha lapidato i suoi profeti; -- gli
-angioli piansero quando videro Fra Girolamo arso dal popolo, e pei cieli
-corse un lamento: -- O Signore, o Signore, è forse venuta la fine del
-mondo? -- Come nello uffizio della settimana santa al terminare di ogni
-salmo spengono un lume; e quando saranno spenti tutti, batteranno le
-tenebre, e come ferocemente! -- Tu mi potresti ingannare. Giuda tradì
-Cristo baciandolo; ma io voglio piuttosto essere tradito una volta, che
-sospettare per tutta la vita.... Va innanzi, uomo; ch'io ti vengo
-dietro...."
-
--- "Come, siete voi?...."
-
--- "Io sono Frate Marcello. Gli altri dormono, ma a me il Signore ha
-detto: -- Veglia, perchè la tua vita sarà breve, e dormirai presto i
-sonni perduti dentro il sepolcro. -- La preghiera è la mia sposa, la
-predicazione la sorella, il pianto la mia voluttà...."
-
-E tratto a sè l'uscio, si cacciava dietro ai passi dello sconosciuto.
-
-Lo sconosciuto, il quale (imperciocchè io non ami procedere per via di
-sorpresa) era Titta, camminava a capo chino con passi obliqui come
-persona presa fortemente da qualche passione; e di vero la cosa stava
-siccome appariva. Egli, che aveva logorato tanti anni di vita negli
-articoli di fede ai quali credeva Margutte, adesso, nel giro di poche
-ore, la sua fortuna gli poneva davanti due generose anime, quella di
-Cecchino, e l'altra del Padre Marcello; sicchè, quando se lo pensava
-meno, un dubbio gli sorgeva nella mente, che forse egli aveva forviato
-per tutto il tempo ch'era vissuto nel mondo, e, senza troppo
-comprenderla, quella dignità gli sembrava un fatto stupendo. -- Inoltre,
-quel confidarsi pronto e spontaneo in lui, tanto poco di confidenza
-meritevole; la onesta baldanza che nasce dal sentirci innocenti; l'oblio
-o il disprezzo di qualunque pericolo quando si trattava di fare opera di
-carità, lo agitavano di affetti così nuovi e profondi, che non sapeva
-darsene pace. Quello poi che ai sottili indagatori di questa nostra
-umana natura, senza comparire punto impossibile, giungerà maraviglioso,
-era questo, che mentre procedeva deliberato di condurre a fine la
-insidia tramata ai danni del frate, supplicava l'Angelo Custode che lo
-trattenesse, e frugava nelle latebre intime del cuore in traccia di una
-qualche virtù, che gli servisse a modo di áncora, alla quale
-appigliandosi, salvarsi dal naufragio.
-
-Fra Marcello, quantunque le strade di Firenze ignorasse, pure conobbe
-che per bene due volte lo aveva fatto passare nella medesima via, onde
-gli parve bene di percuotere sopra la spalla il suo conduttore, e dirgli
-
--- "Fratello, avvertite al cammino..."
-
--- "Ah! voi avete ragione; io mi era sprofondato in un pensiero dal
-quale, se la mercè vostra non mi soccorreva, non so quando mi fosse
-avvenuto di uscire; e perchè questo caso non si rinnuovi, piacciavi
-rispondere ad alcuni dubbi che mi sono caduti nel pensiero. Ora via,
-Padre, dove pensate voi che ci menino con tutte queste contese intorno
-alla religione?"
-
--- "Questo è troppo lungo discorso; ma io ho fede che meneranno a bene.
-Per me Lutero è un cerbero, che abbaia perchè non gli hanno gettato
-l'osso: ma egli morse le foglie, non la radice; lacerò la frangia, e non
-la stoffa. Egli è noioso come una critica, e dura soltanto perchè dura
-il difetto: se la Chiesa si forbisca nella piscina mistica, manca Lutero
-con altri innovatori. Già non s'intendono fra loro nel fabbricare la
-nuova Babelle; ritorna l'antico prodigio della confusione delle lingue,
-tutti percorrono sentieri senza riuscita. Queste tribolazioni
-passeranno; ma prima che passino, io temo che vi se ne aggiungeranno
-molte altre delle nuove: ribellato lo spirito umano dall'autorità, forza
-è che si stanchi nel cammino dei superbi ragionamenti. Immaginando le
-superstizioni e gli errori necessaria sostanza delle religioni, si
-legheranno per distruggerle tutte; e questi io presagisco essere giorni
-pieni di dolore: vedo rinnovarsi l'aceto, e il fiele, e le spine, e le
-percosse, e i chiodi, e la lanciata di Cristo; vedo il dubbio come un
-vento venuto dal deserto inaridire le mèssi della fede, della carità, e
-della speranza. Ma poichè l'uomo col solo lume della ragione non attinge
-le sedi celesti, rimarrà spaventato considerando nel cielo uno abisso
-come nello inferno, e sentirà di nuovo bisogno di un Dio, che abbia
-avuto dolore, amore e senso di umanità, e cercherà di nuovo il suo
-Cristo, il quale, come si racconta che per San Francesco facesse,
-staccherà le braccia dalla croce per abbracciarlo. La religione rivenuta
-pronuba delle anime umane, dopo averle sposate sopra questa terra co'
-vincoli dell'amore, le avvierà verso la patria eterna a cui tutti
-aspiriamo, ch'è il cielo..."
-
--- "Bè, bè, queste paionmi cose da venire di là da giudicare i vivi e i
-morti. Lasciamo il cielo, dacchè, come dite, è negozio lungo: di questa
-nostra terra, di questa cosa che chiamano patria terrena, che ne pensate
-voi?"
-
--- "Figliuolo mio, ella è morta: no, non è morta... è apparenza di morte
-il sonno che l'opprime... ma così è grave questo sonno, che oggimai
-parmi che senza un miracolo di Dio ella non possa risvegliarsi mai più.
-Sappi, sappi, figliuolo mio, che non possono tormentare oppressori, se
-non consentono a lasciarsi tormentare gli oppressi; nè la difficoltà
-consiste a tôrre di mezzo il tiranno, sibbene a procurare le virtù
-costituenti l'onesto vivere civile. Questa città nel tempo della morte
-del duca Alessandro palesava come possa, spento il tiranno, rimanere la
-servitù; e ciò avverti per le sorti interne: in quanto alle esterne poi,
-Dio è forte, e sta coi forti. Questi stolti immaginano vincere Spagna
-col Cristianissimo, il Cristianissimo con la Spagna, e stendono ora
-all'uno, ora all'altro, supplichevoli quelle mani che dovevano chiudere
-per minacciare e percuotere ambedue. -- Fuori i barbari! -- gridava il
-glorioso pontefice Giulio II; e barbari erano tutti quelli che non
-ebbero nascimento quaggiù. O stolti! che credete la baronia di Spagna e
-di Francia avere a lasciare i dolci castelli, e le consorti, e i figli,
-perigliarsi su i mari, arrampicarsi per le cime ardue dei monti, e
-convenire nelle vostre contrade per combattere un torneo a tutta
-oltranza, e darne il premio a voi neghittosi, che lo state a vedere. O
-stolti! quel popolo che non sa difendere la terra nella quale lo pose la
-natura, non merita possederla; il mondo è di cui se lo piglia; così
-provvide la legge del fato. Luigi XI fece la Francia unito e forte
-reame. Carlo V ebbe lo intendimento medesimo per Germania e Spagna. Quel
-sì vantato Lorenzo de' Medici, che cosa fece egli? Con artificj da
-giocoliere mantenne in equilibrio discorde i frammenti dei frammenti di
-un popolo. Non fu monumento quello, ma un mosaico di pietruzze, o
-piuttosto una statua di carta pesta, e il primo vento che si messe dalle
-Alpi la rovesciò: Carlo VIII corse la Italia con gli speroni di legno.
-Ora siamo rotti sopra la vita, i popoli italiani stettero a vedere
-morire la repubblica di Firenze come un gladiatore combattente: alla
-morte onorata applausero tutti, non la soccorse nessuno; e la repubblica
-cadendo scrisse col proprio sangue sopra l'arena una sentenza fiera, e
-che deve compirsi: -- E voi pure cadrete, ma infami. -- Venezia si finge
-seduta sopra un trono, e siede sopra il sepolcro che la deve
-raccogliere. Genova fa come la rondine, che composto il nido in luogo
-eccelso si tiene sicura, e non pensa alla freccia del cacciatore, che
-arriva alle nuvole.... Io respiro un'aria di avelli; io calpesto una
-terra di camposanto...."
-
--- "E allora, Padre, non vi sia grave ascoltare queste parole, che cento
-e più anni fa compose un canonico, che la sapeva lunga, ma lunga
-davvero:
-
- O ciechi, il tanto affaticar che giova?
- Tutti tornate alla gran madre antica,
- E il nome vostro appena si ritrova."[89]
-
--- "Poni mente: primo perchè il cielo non mi largiva il dono della
-profezia, e siccome potrei per avventura andare errato, così bisogna
-fare quello che dobbiamo, senza darci pensiero di quanto sia per
-avvenire; secondo, perchè da un maestro mio intesi dire, che un Dio e un
-popolo, comecchè morti, non possono stare lungamente dentro il sepolcro:
-e di vero, Gesù Cristo vi dimorò tre giorni. Le giornate dei popoli
-veramente sono secoli; ma gli uomini fuggono come ombre; la umanità
-rimane. Ogni buon germe fruttifica al cospetto di Dio, e a tempo debito
-uscirà a giocondare la terra; se non ne mangeremo noi, seminiamolo, ne
-mangeranno i nostri figliuoli. Terzo, perchè io vi ho detto, che non la
-reputo morta, ma sì appresa da mortale letargo. Ormai non mi giova, anzi
-aborro spendere la vita che Dio mi compartiva, a scolpire una cassa di
-marmo egregio con sottile lavoro, e riporvi dentro la patria, e poi
-ammantarmi di paramenti maestosi, accendere lumi sopra candelabri di
-oro, empire d'incenso i turiboli, e cantarle intorno con note divine la
-preghiera dei defunti. Questo io aborro, comecchè con infinita amarezza
-dell'anima lo vegga praticare da uomini di nobile ingegno, ma di cuore
-pusillo... Hai tu sentito narrare della regina Giovanna, la madre di
-Carlo V? Quando le morì il consorte Filippo, ch'ella amò tanto, non lo
-volle sepolto, ma imbalsamato lo pose sopra un letto ricchissimo di
-velluto nero, e finchè visse gli sedeva accanto, ad ora ad ora spiando
-se mai si risvegliasse: questa era carità, e follia. Io poi imito lo
-esempio caritatevole con sapienza, imperciocchè non reputi morta la
-patria, ma addormentata come per forza d'incantagione; e giorno e notte
-la veglio, profferendo sopra di lei parole di amore, più spesso di
-dolore, e d'ira: talvolta con sali spiritosi, e con altri cosiffatti
-argomenti m'ingegno richiamarla alla vita; tale altra le mani le caccio
-dentro alle chiome, o le appresso alle labbra un carbone ardente, come
-Dio fece ad Isaia, o le incido la carne presso il cuore per vedere se ne
-spicci vivido sangue. -- Certo.... certo, fin qui indarno tornarono le
-parole, e dei capelli mi rimasero in mano intere le ciocche
-strappate.... Ma se presso allo svegliarsi, queste parole d'ira, di
-dolore, e di amore, questi fatti di carità e di sdegno valessero a
-romperle il letargo dalla testa un minuto, un secondo, prima del tempo
-stabilito dal fato, non ti parrebbe la mia vita, cento vite di cittadini
-santamente spese...."
-
--- Questo cervello di frate, pensava Titta fra sè, mi pare un molino a
-vento; ma anche simili molini, quando la stagione corre propizia,
-macinano grano, e bene. Per uscire da questo vespaio, non ci è altro
-rimedio che farlo incappucciare; -- e non ostante mi sembra una grande e
-nobile creatura. L'Aretino non era degno di legargli il calzare; -- però
-di mutamento non è più tempo, e mi bisogna lasciare il trave tarlato per
-paura che non rovini la casa.... -- Eccoci al punto!.... Davver davvero,
-io commetto un solenne tradimento: ma gettato sul mucchio delle mie
-cattive opere, non ne crescerà il volume.... E poi, guai a cui gli
-torcesse pure un capello.... Alfine non si tratta di cosa grave; poche
-ore di chiusa, co' migliori comodi che sapesse mai desiderare.... E gli
-chiederò perdono..., ed egli come umanissimo me lo concederà.... --
-
-Così tra sè mulinando, vide esser giunto alla posta; ch'era lo sbocco
-della via del Mandorlo: allora accostatesi le dita della mano destra
-alle labbra, ne trasse un fischio acutissimo, e allo improvviso, senza
-sapere donde fossero piovuti, staccandosi quasi dalle pareti delle case,
-ecco apparire quattro uomini, che circondarono il frate. Padre Marcello
-sentendosi infiammato di subita ira, stese la mano, e forte stringendo
-il braccio a Titta, con voce commossa gli disse:
-
--- "Tu mi tradisci!" -- Ma indi a poco ridivenuto mite, in suono
-mansueto gli aggiunse: "Dio ti perdoni. -- _Domine, in manus tuas
-commendo spiritum meum._"
-
--- "No, Padre mio, non dubitate; noi non vogliamo farvi un male al
-mondo. Io ve lo giuro per la Santissima Nunziata, che sendo qui presso,
-come vedete, può dirsi in certo modo che mi ascolti. Noi non abbiamo
-bisogno della vostra vita, ma sì della vostra cappa. Noi vogliamo per
-qualche ora diventare voi, senza però che voi cessiate essere voi. Voi a
-tempo debito sarete ricondotto al convento come una sposa. Intanto, voi
-non potreste venire innanzi se prima non consentiste a farvi bendare gli
-occhi..."
-
--- "Fate... Assai più gravi oltraggi ebbe a soffrire il mio divino
-Maestro. Non mi dolgo per me, ma io mi addoloro per quelle povere anime
-allo esizio delle quali io troppo bene mi avveggo che voi tramate
-qualche opera di tenebre...."
-
-E porse il capo alla benda, studioso di evitare più che per lui si
-potesse i contatti della gente tristissima. Bendato il frate che fu, e
-assicuratisi bene che non potesse vedere, lo condussero nella piazza
-della Santissima Nunziata, dove aggiratolo per tutti i lati, affinchè
-non si addasse del cammino per lo quale intendevano avviarlo, percorsa
-la via dello Studio, e la piazza di San Marco, lo messero dentro al
-casino.
-
-Condottolo in una stanza apparecchiata all'uopo, che corrispondeva al
-giardino di cui le finestre però erano state chiuse con saldissime
-imposte inchiodate esternamente, Titta esitando, che quasi sentiva
-venirsi meno il cuore all'atto inverecondo, con una voce dimessa così
-favellò:
-
--- "Padre, non vi sia grave se vi tolgo la cappa di dosso...."
-
--- "Guarda, che tu commetti sacrilegio, e se Dio ti cogliesse in questo
-punto di mala morte, tu ruineresti irreparabilmente nello inferno...."
-
--- "Padre, _in primis_, protesto ch'io già nol faccio per recarvi
-oltraggio; poi mi obbligo solennemente a riportarvela fra non molte ore;
-ed infine, essendo il caldo grandissimo, io non mi persuado come possa
-commettere tanto brutto peccato liberandovi per alcun poco di tempo da
-così grave cilizio...."
-
--- "Quando io vestiva questo abito, giurai che non lo avrei deposto
-finchè mi durava la vita...."
-
--- "E voi non rompete il giuramento, imperciocchè patite violenza, e non
-vi concorre per nulla la volontà vostra...."
-
--- "Ma perchè mi usi violenza? In che cosa ti nocqui? Dove mai ti
-conobbi?"
-
--- "O Padre, avreste dovuto accorgervi ch'io violentato adopro
-violenza..."
-
--- "Se conosci il male, perchè non te ne astieni?"
-
--- "Arduo sarebbe stato prima di ora: adesso poi, impossibile."
-
--- "Sciagurato! Io ti compiango. Quando mi riporterai questa veste, sarà
-macchiata di sangue: forse ad occhio mortale non comparirà quel sangue,
-ma Dio lo vedrà: un'anima cristiana starà allora davanti al suo trono, e
-chiederà vendetta.... e l'avrà...."
-
--- "E fosse la sola!" mormorò Titta. -- "Padre, l'ora si fa tarda,
-datemi la vostra cappa...."
-
--- "Oh! prendimi, prendimi piuttosto la vita...."
-
--- "Io vi ho detto abbisognare noi della vostra cappa, e non della
-vostra vita: io, quanto più so e posso, mi raccomando umilmente,
-affinchè non consentiate che noi vi mettiamo le mani addosso. --
-Toglieteci la necessità di questo estremo; anche noi obbediamo a cui può
-molto più di noi. E non obbedendo, saremmo tutti morti...."
-
--- "Ebbene, strappatemela di dosso; -- e Dio rimeriti colui che n'è
-cagione a misura delle opere."
-
-Titta e gli altri si strinsero attorno al frate, il quale per quanto gli
-bastarono le forze fece prova resistere: ma in breve rimase superato,
-come colui che di piccola lena era: e troppo lo vincevano i suoi
-avversarii. Avuta la cappa, si allontanarono frettolosi, come lupi che
-ghermita la preda s'intanino; e Padre Marcello, accortosi dal silenzio
-essere rimasto solo, si tolse la benda.
-
-Vôlti attorno gli sguardi, vide una stanza ornata di pitture egregie, ed
-insigne di opere di scoltura condotte in marmo e in bronzo; vide
-apprestato un letto magnifico, una tavola coperta di varie ragioni cibi
-e bevande, ed i doppieri che tramandavano vivissima luce: ma da tutte
-queste cose torse gli occhi contristati, e li posò sopra uno
-inginocchiatoio dove gli occorse un crocifisso e un libro, che dalla
-mole gli parve, ed era, un messale. Col cuore pieno si gettò davanti al
-crocifisso, e si sciolse in lacrime amare.
-
-Egli pianse, conciossiachè comunque piissimo uomo ei si fosse,
-nonostante anche in lui quel di Adamo vivesse; pianse la ingiuria atroce
-sofferta e il sacrilego strazio; pianse l'offesa fatta a Dio; pianse per
-l'anima o anime a cui aveva compreso ordirsi tradimento; e fervorose
-inalzava le preghiere perchè il Signore sorgesse, e agli empii la sua
-virtù dimostrasse. Certo non fu mai con voti più ardenti supplicato un
-miracolo, nè con maggiore fede atteso, nè da casi più urgenti voluto: ma
-a cui poteva operarlo piacque diversamente.
-
- ----
-
-Le stelle incominciavano a farsi meno spesse nel cielo, quando dallo
-interno della chiesa di Santa Croce, vicino alla porta maggiore della
-facciata, fu udito un fragore di chiavi, e un muovere di passi pesanti.
-Subito dopo, tutto di un tratto tirarono il catorcio. Un frate converso
-sporse il capo guardando a destra e a sinistra, lo sollevò fiutando
-quasi la vivida aura matutina, e stropicciandosi presto e forte le mani
-esclamò: -- bella giornata! -- Poi salutato di nuovo con uno sguardo il
-firmamento, rientrò in chiesa investigando se le lampade fossero rimaste
-accese; e poichè, sebbene accese, un lume così fioco tramandassero, che
-parevano presso a morire, si affrettò verso la sagrestia per infondervi
-nuovo olio.
-
-In questo mezzo, un altro frate, strisciando lungo le mura, s'introdusse
-sospettoso e furtivo in chiesa per la porta maggiore, e con presti passi
-si accostò ad un confessionale sotto l'organo, lo aperse, e vi si chiuse
-dentro.
-
-In fede di Dio, cotesta apparizione avrebbe cacciato addosso lo spavento
-ai meglio animosi, imperciocchè al passare di dietro le colonne della
-navata del tutto scomparisse, e allo improvviso attraversando il raggio
-delle lampade appese agli archi, una figura nera e lunga pel pavimento,
-sopra la parete si vedesse trascorrere veloce come una fantasima.
-
-Non andò guari, che da più parti convennero alcuni devoti ed alcune
-devote, recando in mano quale la lanterna, e chi il torchietto, che
-l'aria quieta non valeva ad agitarne neppure la fiammella, e tutti si
-accolsero, a modo che i colombi fanno alla pastura, intorno al
-confessionale di sotto l'organo. -- Cominciano le confessioni: ma in
-quel giorno, con maraviglia non piccola dei devoti, Padre Marcello
-pareva avere messo da parte la consueta mansuetudine. Poco udiva, meno
-favellava, e negli atti e nelle parole troppo appariva diverso da quello
-che era.
-
-A certa madre, che si accusava avere maledetto il figliuolo perchè si
-fosse ardito di batterla, disse: -- "Ha fatto bene, conciossiachè ora vi
-castighi per non averlo voi o voluto o saputo castigare quando era
-tempo."
-
-A tale, che ricevuto in deposito del danaro da uno amico, aveva nei
-proprii bisogni convertito la pecunia depositata, e domandava adesso
-perdono e consiglio, rispose brevemente acerbo: -- "Gettatevi in Arno."
-
-Vi fu una femmina, che confessava essere troppo inchinevole alle ire, e
-intemperante di lingua, per cui spesso tra lei e il marito correvano di
-brutte parole, e si empiva di subuglio la casa; ond'ella dalla carità
-del frate supplicava sapesse indicarle rimedio efficace: e il frate
-senza più: -- "Chiedetene alle cesoie."
-
-Ad altra donna, che esposta una serie di peccati non piccola, minacciava
-andarsene per le lunghe, ruppe la parola di bocca interrogando: --
-"Quanti anni contate voi? -- Sessantacinque, Padre, come viene
-ferragosto. -- Meglio per voi; così, dacchè voi non sapete lasciare il
-peccato, presto il peccato lascerà voi."
-
-A tale, che con lacrime molte si accusava avere tradito un suo parente
-facendogli la spia agli Otto, chiuse dispettoso lo sportello in faccia,
-esclamando: -- "Largo è lo inferno!"
-
-E prima che io termini, piacemi riportare quanto egli disse a un
-curiale. -- "Padre, favellava il curiale, in certa lite nella quale
-sentiva avere il torto, ingannai l'avversario, e mi riuscì ottenere una
-sentenza favorevole." -- "Figliuolo mio, le difese forensi mi paiono
-talvolta partite a primiera giuocate fra due professori di carte. Poco
-male! Peccato più, peccato meno, ci vorrebbero più argani a tirare su
-un'anima come la vostra in paradiso, che non ne abbisognarono per
-portare le campane in cima al campanile: è tempo perso; potete
-andare...."
-
-Se via se ne andassero i penitenti sbigottiti non è da domandare. --
-Cotesto, pensavano essi, vorranno dire santo uomo? Lui teologo sommo, e
-in divinità dottissimo? Lui a conoscere le infermità capace, a trattarle
-pietoso, a guarirle unico? Più che di altro costui ha sembianza di uomo
-di arme; e meglio del cappuccio sopra la testa, o del breviario nelle
-mani, gli starebbe una barbuta e una spada.
-
-Allo improvviso, due donne avvolte dentro ampissima mantiglia di seta
-nera, curando poco la turba, che genuflessa e stipata stava intorno al
-confessionale, trapassano; e mentre una occupa la nicchia del penitente,
-l'altra in atto di preghiera le si pone ai piedi. La turba sentendosi
-così urtare senza compassione, non che osasse lamentarsi, si scansa
-rispettosa, dicendo: -- "Coteste hanno ad essere due grandi signore; --
-passano, e pestano!..."
-
--- "Padre!" comincia colei che tiene il confessionale.
-
-Il confessore si agitava commosso visibilmente, e si recando alla bocca
-un lembo della cappa, e quello stretto tra i denti rispondeva:
-
--- "Dite su!..."
-
--- "Padre!...." -- E la parola per continuare mancava. Il confessore,
-non più impaziente, ma aspettato spazio convenevole di tempo, riprende
-sommesso...
-
--- "Dite su!"
-
--- "Padre mio, è egli ben vero che Dio a qualunque grande peccato
-perdoni?...."
-
--- "Questa è la colpa più grave della quale avreste potuto per avventura
-accusarvi. Avete voi bene esaminata la vostra coscienza? Siete voi
-disposta a non celare nulla dei vostri atti e detti, opere, omissioni,
-pensieri, insomma senza restrizione nulla? Ricordatevi che Santo
-Agostino insegna, la confessione essere plenaria dimostrazione della
-infermità interna per isperanza di ottenerne guarigione; e comecchè
-questo sia moltissimo, tuttavolta non basta, e si richiede un cuore
-contrito ed umiliato: -- questo cuore contrito portate voi? Se così è,
-come vi auguro, parlate; l'uomo si stancherà prima di peccare, che la
-misericordia di perdonare..."
-
--- "_Amen_, Padre mio, _amen!_ Io parlerò confidando nel perdono, non
-già perchè io possa meritarlo, ma perchè, come mi dite, è grandissima la
-divina bontà. Io sono figlia, madre, sposa, e cittadina del pari
-colpevole..."
-
--- "Bene!"
-
--- "Cittadina, poco giovai: a molti nocqui, e se pure ad alcuno feci del
-bene, io sento come mi movesse meno la perfetta carità, quanto una pompa
-vana di comparire soccorrevole. Io non celai alla mia sinistra la
-elemosina data dalla destra; anzi mi piacque che lo sapesse il mondo, e
-che per la gente se ne favellasse..."
-
--- "Questo non è merito, ma non peccato. Voi avete comprato fama
-terrena: coteste elemosine voi non troverete registrate nei libri del
-paradiso. _Recepisti mercedem tuam_, avete ricevuto la vostra mercede. È
-la carità del Fariseo; quella che ai giorni nostri maggiormente costuma.
-Gli uomini adesso danno un soldo a suono di tromba, lo avvisano con le
-campane, ne fanno appiccare i cedoloni sopra tutti i canti... Vanità di
-vanità! dice il predicatore. Fate conto dunque che le vostre sieno
-partite saldate..."
-
--- "Nè figlia porsi ascolto ai consigli del padre, nè ai suoi
-ammonimenti obbediva. -- Io non ho da vivere sempre -- egli diceva: --
-ma lui e me avventurosi, se mi avesse dato meno consigli, e, Dio faccia
-misericordia all'anima sua, esempi migliori!"
-
--- "E sposa?..."
-
--- "Sposa! -- La natura mi largiva un dono funesto: fantasia
-ardentissima, voglie irrequiete, disposizione maravigliosa a imparare e
-a ritenere. Tutto quanto è capace ad esaltare la mente e ad infiammare
-il cuore io appresi, e con passione esercitai. Nudrita di delizie,
-festeggiata, e lusingata sempre con parole soavi; circondata da lascivie
-e da costumi rotti ad ogni maniera d'intemperanza; data in moglie ad un
-uomo che io non conosceva, nè egli mi conosceva, poco ci andammo a
-genio, meno ci amammo: egli soldato, io cultrice delle Muse. Un giorno,
-oppresso da insopportabile fastidio il mio marito partiva: doveva
-rimanere lontano tre mesi, e vi stette tre anni. Io volli presumere
-troppo di me, e la superbia mi prese. Poi mi piacque immaginare un fato,
-che sola la mia mente concepiva, una passione invincibile nudrita
-unicamente dalla mia fantasia, e creando, e dirò quasi imprestando ad un
-uomo di per sè nullo le qualità di perfezione che io sognai per gli
-estri della poesia... fabbricai con le mie mani lo abisso ove caddi... e
-mi perdei. Quando io mi svegliai, vidi la mia casa piena di obbrobrio, e
-davanti a me uno abiettissimo uomo, e me più abietta di lui, però che a
-lui mi fossi sottoposta. -- La mèsse della colpa fu da me largamente
-raccolta, lacrime senza fine amare, e dolori ineffabili, e disprezzo di
-me, e pentimento tardo pur troppo, ma immenso, profondo, e tale insomma,
-che io credo che il Signore possa avere veduto lo uguale, superiore non
-mai..."
-
--- "E molte furono le volte che commetteste adulterio?" insisteva con
-voce roca e lenta il confessore.
-
--- "O Padre, basta... non ricercate più oltre, se non volete vedermi
-morire di vergogna ai vostri piedi."
-
--- "Bene! -- Ma lo adultero eravi forse congiunto per sangue? Come si
-chiama egli?..."
-
-Dove meno fosse stata in quel punto commossa Isabella, le volava di
-bocca il nome di Troilo: ma incapace a formare parola, avendo dovuto
-riprendere lena, pensò non solo non correrle obbligo di rivelare il nome
-del complice, anzi all'opposto la carità imporle di tacerlo
-religiosamente; per la qual cosa, allorchè il confessore tornava a
-insistere:
-
--- "L'adultero è per avventura vostro congiunto? Come si chiama egli?"
-
-Ella risoluta rispose: -- "Io accuso me, non gli altri. Questo non posso
-dirvi, nè voi potete domandare, nè io vi dirò...."
-
--- "Come! questo è di sostanza! Secondo i gradi della parentela il
-peccato muta specie, ed aggrava notabilmente. Ed io vo' che avvertiate,
-due essere le parentele; naturale la prima, spirituale la seconda, che
-nasce dal tenere al sacro fonte una creatura..... Onde per gius
-canonico, vedete, il cugino -- a modo di esempio -- del vostro marito vi
-sarebbe congiunto in secondo grado, e lo adulterio diventerebbe incesto,
-peccato che offende più Iddio, e molto maggiormente disturba gli ordini
-del vivere civile..."
-
--- "Ahimè! Di quanto orrore mi penetrate voi le ossa...."
-
--- "Ora dunque parlate: vi è parente costui?"
-
--- "Voi vi siete apposto... Cugino..."
-
--- "Cugino!"
-
--- "Nè qui finisce..."
-
--- "No?"
-
--- "Madre infelice... un figlio."
-
--- "Un figlio? E come si chiama? E quanti anni ha?"
-
--- "Pochi mesi...."
-
--- "Non anni, è vero... non anni?"
-
--- "No, mesi; ma ciò che importa?"
-
--- "Assai..."
-
--- "E siccome egli non è per lato di tutti i genitori ai suoi fratelli
-fratello, così io lo bandiva dalla mia casa, non già dal mio cuore."
-
--- "E dove lo mandaste? Dove si trova egli?"
-
--- "Questo non importa che io vi dica, o Padre. Ho fatto come l'aquila;
-gli ho apprestato il nido in parte ove non può arrivarlo maltalento
-umano. In quanto alle sostanze, il mio figliuolo legittimo non ne patirà
-jattura, avendolo provveduto co' danari donatimi dal mio defunto padre,
-che morendo mi lasciò casamenti, e poderi, e gioie di molto valore..."
-
-Qui si rimase alcun poco in silenzio: considerando poi come il tempo
-incalzasse soggiunse:
-
--- "Adesso, Padre mio, mantenetemi la promessa. Io non vi ho taciuto
-nulla, vi ho aperto la mia infermità: sanatela voi; profferite la parola
-prodigiosa che mi ritornerà la innocenza perduta, e mi farà degna di
-confidare nel perdono; apritemi le porte del paradiso; datemi, voi che
-lo potete, l'oblio.."
-
-E poichè il Frate non rispondeva, la donna continuava smaniosa:
-
--- "Perchè tacete, o Padre? È così grande peccato il mio, che il Signore
-nei tesori della sua misericordia non sappia ritrovare perdono? Non lo
-negava Pietro? Non lo perseguiva Paolo? E non pertanto furono vasi di
-elezione, ed apostoli delle genti! Io per me non chiedo tanta grazia; mi
-basta un frusto di pietà, una stilla di refrigerio e di oblio.
-Scioglietemi dal peccato, salvatemi dalla mia disperazione. Io so che
-_in articulo mortis_ voi potete assolvere anche dai casi riservati. --
-Sentite, fate conto ch'io sia in transito; credetelo, io mi trovo in
-agonia; poche più ore mi avanzano per vivere: presso alla tremenda
-partita, voi non mi potete negare il viatico di speranza e di perdono,
-per cui l'anima s'incammina al tribunale di Dio, dove tremando e
-confidando aspetta che venga confermata la sentenza del sacerdote che lo
-rappresenta sopra la terra..."
-
-E il Frate non rispondeva.
-
-Isabella torna a supplicare, a interrogare, e a piangere; ma sempre
-invano. Il confessionario vocale diventò silenzioso come un sepolcro.
-Allora Isabella presa da impazienza stese la mano, e la cacciò dentro
-alla tribuna occupata dal confessore, tentando incontrarlo nel cieco
-aere: ella temeva che qualche male improvviso lo avesse incolto. Quali e
-quanti fossero la sua maraviglia, il suo cordoglio, e il terrore, quando
-conobbe a prova scomparso il Frate, sel pensi chi legge. Un ghiaccio le
-strinse il cuore; e appena dalla gola chiusa mandando un singulto, cadde
-priva di sentimento sopra lo inginocchiatoio.
-
-E bene le giovò avere vicina madonna Lucrezia, la quale occupata poco
-dai propri pensieri porgeva attenzione grandissima alle cose
-circostanti; imperciocchè accorse con subita premura, e adoperando
-accortamente ogni mezzo per farla risensare, l'ebbe in breve ora
-ricondotta agli uffici consueti della vita.
-
-Isabella da una parte pensando tutta fremente al pericolo corso di
-empire di scandalo la chiesa, e di darsi a conoscere; e dall'altra
-parte, con ispavento punto minore vedendo diventare il giorno chiaro, si
-appoggiava al braccio di madonna Lucrezia, e quantunque vacillasse, pure
-con presti passi quindi si tolse.
-
-Venuta all'aria aperta, levò gli occhi al cielo, e vide una dopo l'altra
-scomparire le stelle, non come fiaccole spente per forza di vento, ma a
-modo di splendori che godono confondersi dentro fuoco più grande: --
-così le anime umane, emanazioni della Divinità, sciolte dalle membra che
-le legano, amano mescolarsi nel seno immenso di Dio. Dalla parte di
-oriente, un tenue velo di vapori colorato di oro circondava Firenze la
-bella, simile a una Madonna dei suoi immortali pittori, circonfusa del
-nimbo radiato. La natura con tutte le cose create, come un citarista
-versa da tutte le corde della lira un torrente di melodia, levava al
-Creatore l'inno della mattina: non vi era oggetto, non animale che o con
-la preghiera, o col voto del cuore, o con la letizia dello sguardo, o
-col profumo, o col canto verso il cielo, non si avviasse a salutare il
-Padre della luce, e un murmure indistinto si diffondeva lontano lontano
-quasi fremito della vecchia terra che si rallegrasse nel sentirsi
-scaldare le membra intirizzite dal benefico calore. Salute, primogenito
-del pensiero di Dio, salute, o Sole, imperciocchè nulla sia morto
-davanti al tuo cospetto, e ogni cosa palpiti e si ravvivi, e dagli
-stessi sepolcri dove giacciono i miei cari defunti tu estragga fiori,
-ornamento delle chiome di giovani amanti, e di donne innamorate.
-
-Isabella levò gli occhi al cielo, e tornò il sorriso al suo pallido
-volto, e piegando la faccia alla plaga donde il sole nasceva, così
-favellò:
-
--- Come bella è la vita! -- Ma per goderla bisogna possedere giovanezza
-di anni, e giovanezza di cuore, e innocenza, ed entusiasmo; bisogna
-essere tali da reggere il paragone con gli effluvii dei fiori, col canto
-degli uccelli, con le tinte dell'ale della farfalla, con la esultanza
-dei primi raggi matutini. O vita! Dacchè come fui non potrei goderti,
-sofferirti come io sono non voglio: chi cessò di regnare getti la
-corona; il manto reale rimasto sopra le spalle a cui mancò il regno, è
-peso e ignominia. Ma la morte mi si approssima forse desiderata, come
-l'ombra dell'albero al viaggiatore che cammina fino dall'Ave Maria per
-lande infocate sotto la sferza del sole? Mi accosto alla morte col
-desiderio del pellegrino stanco, che vede a sera tra lo incerto chiarore
-del crepuscolo spuntare il campanile del suo villaggio? Posso dire al
-sepolcro: -- Tu sei il mio sposo? Mi aspetta oltre la soglia della vita
-pace? Sì, mi aspetta la pace, avvegnachè io abbia amato, sperato, e
-sofferto molto. Di un'altra cosa mi pento, ed è di avere desiderato di
-porre un mediatore tra me e il mio Dio. Il sacerdote mi ha respinto dal
-tempio: a me basta che tu, o Creatore di tutti, non mi respinga dal
-cielo. Io mi confesso a te, o Signore; tu non abbisogni di
-dichiarazioni, perchè con uno sguardo mi hai scandagliato l'anima, e
-penetrato nelle mie midolle. -- Vorrei che il mio spirito movesse verso
-di te sul primo raggio che sta per isgorgare giù da quel monte.... Ma
-dove questo non possa farsi, tieni aperte le braccia, o Signore, perchè
-non istarò molto a ricovrarmi sotto le grandi ali del tuo perdono. --
-
- ----
-
-I penitenti rimasti attorno al confessionale aspettarono lunga ora che
-Padre Marcello ritornasse; ma poichè videro riuscire le dimore vane,
-alcuni si fecero in Sagrestia per domandarne: ne ricercarono in cella,
-in libreria, e non lasciarono luogo senza tentarlo; non lo trovarono.
-Cominciando ad accogliere qualche sospetto, presero voce fuori del
-Convento, e raccolsero che taluno pensava averlo veduto in via del
-Diluvio, col cappuccio tirato sopra gli occhi, camminare come un uomo
-cui prema sollecita cura; a tale altro era parso vederlo passare per
-Borgo a Pinti così avacciando il cammino, che spesso intricandosi nei
-lembi della tonaca accennava cadere. -- Dove poi fosse andato
-ignoravano, e neppure avrebbero potuto immaginarlo. Cresceva la
-maraviglia, non senza mescolarvisi un poco di paura. Il Priore mandò
-alcuni zelanti dell'Ordine perchè con bella maniera s'informassero dai
-gabellieri delle porte: andarono, ricercarono quanto meglio potevano
-sottilmente, ma nessuno valse a somministrarne notizia. Intanto, fra le
-indagini, il terrore, e il dolore, passò la giornata; parecchie ore
-della notte si successero, e i frati stavano adunati nel refettorio, chi
-pregando, chi col suo vicino favellando: i più animosi si offerivano
-salire in pulpito, ed annunziare ai popoli la sparizione e forse il
-martirio del Padre Marcello; i timidi confortavano ad aspettare, a
-vedere meglio, a non precipitare: quanti erano capi, tante le sentenze,
-come avviene ove si accoglie una congrega di uomini dubbiosi a
-deliberare sopra qualche dubbiezza; -- quando di repente fu sentito un
-languido squillo del campanello della porta di strada. Assorsero tutti
-come un uomo solo, chè forte vedemmo in ogni tempo essere lo spirito di
-corporazione, e s'incamminarono, senza che ne rimanesse indietro pure
-uno, verso la porta. Chi narrerà convenientemente le lacrime, i gridi di
-gioia, le accoglienze amorose, i reiterati abbracciari, i baci, e tutte
-le altre dimostrazioni di affetto in che proruppero i nostri Frati,
-quando videro ricomparire il loro Padre Marcello? Egli a tutti rispose,
-tutti abbracciò, e baciò: gli scorrevano sul volto dolcissime lacrime;
-ma quel suo volto compariva stravolto, e impresso così profondamente da
-qualche interno corruccio, che moveva a un punto compassione, e paura.
-
-Parlò breve, e disse: -- "Avere corso un pericolo grandissimo; essere
-vivo come per miracolo: dovere la vita alla misericordia di Dio, e per
-certo ancora alle preghiere dei suoi fratelli: nella pienezza del cuor
-suo ringraziarli, e supplicarli a volerlo accompagnare in chiesa per
-rendere mercede al Sommo Dio, che con aiuto tanto visibile lo aveva
-soccorso in cotesta acerba avventura."
-
-Andarono, e ringraziarono Dio; poi Fra Marcello si restrinse col Priore
-a parlamento, dove avendo considerato il caso, e quello che poteva
-nascere, a scanso di scandali crederono bene pel momento dare luogo al
-tempo, e tenersi in disparte, perchè non ne venisse danno a Frate
-Marcello, e all'Ordine: partisse per Roma, e subito; colà a cui spettava
-partecipasse lo strazio e il mal governo che si facevano alla Chiesa di
-Dio, confortasse a prendere solleciti provvedimenti, e tornasse poi
-gagliardo degli aiuti del Pontefice contro questi falsi cattolici, i
-quali trascorrevano in atti per tal modo nefandi, da cui i luterani
-medesimi compresi da orrore avrebbero aborrito.
-
-Titta fu quegli, che riconducendo il Frate incolume a notte inoltrata al
-Convento, aveva mantenuta fedelmente la promessa.[90]
-
- ----
-
-[83] Morbio, _Storia dei Municipj italiani_.
-
-[84] Fu accennato altrove, e si riporta nella edizione del _Reggimento
- delle Repubbliche_ di Fra Girolamo Savonarola, fatta a Pisa dai
- Caparro, in principio.
-
-[85] Favole.
-
-[86] Legge crudele contro alle congiure e ai banditi, pubblicata sotto
- Cosimo I, e dal nome del suo autore Spolverini chiamata così.
- Galluzzi, _Storia del Granducato_.
-
-[87] Gli obelischi erano inalzati al Sole. In Ammiano Marcellino si
- leggono tradotte in latino le iscrizioni dedicatorie al Sole del
- grande obelisco di Roma.
-
-[88] Eliano, _Storie varie_.
-
-[89] Petrarca.
-
-[90] _Il signor Prof. Giuseppe Arcangeli, persona dotta e proba, si
- compiacque dettare sopra il personaggio del Padre Marcello il
- commento seguente, che pubblichiamo ad istanza del signor F.-D.
- Guerrazzi, desideroso di mostrare in questo modo il conto ch'ei fa
- delle qualità intellettuali e molto più morali del signor Prof.
- Gius, Arcangeli._
-
- _L'Editore._
-
- Il Padre Marcello, o più comunemente Marcellino, fu così chiamato,
- come i Frati costumano, da San Marcello sua patria: ma alla
- Religione il suo vero nome fu quello di Evangelista, ed al secolo
- di Lorenzo. Nacque d'Adamo e d'Agata Gerbi, nella suddetta Terra,
- capo-luogo della montagna pistoiese, nel 1530, anno fatale alla
- Repubblica di Firenze. Questa famiglia Gerbi pare che fosse fra le
- potenti della Terra: perocchè leggo nella Cronaca del capitano
- Domenico Cini come fino dal 1488 seguitando la parte dei
- Cancellieri era venuta a fieri scontri coi Calestrini seguaci della
- Panciatica; tantochè i Fiorentini deliberarono per l'amor della
- pace di bandire i capi delle famiglie rivali co' più animosi de'
- lor consorti. Ma pensando dall'altro lato che il cacciare le due
- parti avrebbe spopolato la Terra, vollero che il bando fosse per
- una sola, e rimisero la cosa alla sorte. Toccò la peggio ai Gerbi,
- i quali costretti a lasciare la dolce patria, vollero almeno che
- una durevole memoria di loro vi rimanesse, e fondarono perciò un
- benefizio sotto il titolo della Visitazione, di cui fino ai dì
- nostri è stato investito uno dei Gerbi. Alcuni si ripararono nei
- monti del Frignano nel Modenese: altri andarono a cercar la ventura
- nel regno di Napoli. Pare però che dopo la cacciata di Piero dei
- Medici alcuni ripatriassero, finchè, vinti i Cancellieri nella
- fatal battaglia di Cavinana, ne doveron partire novamente. È
- probabile che il padre del nostro Marcello perisse, in quella
- battaglia, e gran parte della fortuna sua fosse predata dai
- vincitori, perchè il medesimo ci racconta come viveva soletto
- coll'afflitta madre, la quale avvezza a più prospero stato non
- poteva sostenere di buon animo la povertà. Da giovinetto si rese
- frate di San Francesco nel convento di Giaccherino presso Pistoia;
- e mostrato per tempo il suo potente ingegno, fu dichiarato
- cittadino pistoiese, e per questa via ebbe un posto di grazia per
- l'Università di Parigi fiorente allora pei teologici studj. Nei
- quali si avanzò maravigliosamente, vi sostenne diverse tesi, ed
- ebbe laurea con plauso da quel solenne collegio. Preceduto dalla
- buona fama, ritornò tra i suoi frati, i quali lo adoperarono in
- ufici gravissimi e principalmente nell'apostolico ministero. Quale
- e quanto vi si mostrasse ce lo direbbero, senz'altre prove, le
- generose parole che riferisce la Cronaca pubblicata dal Morbio,
- opportunamente riportate in questo libro dall'autore. E il Dondori,
- nel ragguaglio che ci dà assai minuto della vita del nostro frate,
- allude a questo coraggio narrandoci alla sua rozza maniera, _come
- il P. Marcellino fece una grande esagerazione, e discese a
- riprensioni molto vive: e Francesco I disse che bisognava lasciarlo
- predicare, perchè era mandato da Dio a riprendere i peccati non
- tanto colla parola, quanto colla vita esemplare. Ed invero, segue
- sempre il Dondori, predicava con franchezza e autorità e libertà
- grande, sicchè non era nessuno che non sentisse ancora palpitare il
- cuore e non impallidisse pieno di spavento_. Questa tolleranza
- medesima usata sul principio da Lorenzo il Magnifico verso il
- Savonarola, avevala adoperata pel nostro P. Marcello anche Cosimo
- primo, il quale udendolo predicare in Duomo con apostolica libertà,
- faceva le viste di compiacersene, e come raccontano di Luigi XIV a
- riguardo di Massillon, così diceva ai cortigiani che
- l'attorniavano: _ecco come si vorrebbono tutti i predicatori_. Anzi
- per farselo amico, eraselo scelto a confessore: e due volte volle
- farlo vescovo, prima di Volterra, poi di Cortona. Ma l'austero
- frate ricusò quell'onore costantemente, come più tardi ricusò da
- Gregorio XIII il cappello cardinalizio. Quantunque spendesse gran
- tempo nel predicare, recandosi in vari paesi d'Italia, pure non
- dismesse mai gli studj; e quando ebbe fermata la stanza in Roma,
- molte furon le opere che egli scrisse, a dichiarazione specialmente
- delle Scritture. Rimando alla _Biblioteca pistoiese_ dello
- Zaccheria chi avesse curiosità di saperne i titoli e l'edizioni.
- Citerò solo un'opera assai curiosa, la _Metamorfosi d'un virtuoso_,
- che pubblicò col pseudonimo di Lorenzo Selva. È un Romanzo degno in
- molte parti d'esser paragonato alla eleganza squisita del
- Firenzuola. L'autore sotto il finto nome di Acrisio vi discorre
- probabilmente molti casi della prima sua giovinezza, trattenendosi
- in special modo a descrivere una fanciulla bellissima dell'animo e
- della persona, la quale onorava come la più cara immagine della
- virtù, anzi (dice nel proemio) come la virtù stessa. Bellissime
- sono le descrizioni della montagna di Pistoia, con frequenti
- allusioni storiche, con aneddoti e novelle graziose, e con poesie
- sparse qua e là di tanta vaghezza e semplicità, da rimanertene
- lungamente nell'animo la dolcezza. Eppure questo libro è pochissimo
- conosciuto anche da quelli che si dilettano di studj eleganti.
- _Habent sua fata libelli._ E sì che fu letto avidamente appena vide
- la luce, e se ne ripeterono quattro edizioni. L'ultima notata dallo
- Zaccheria è la fiorentina del 1615 scorrettissima e scemata di
- qualche passo ardito contro il miserabile fasto spagnuolo, piaga
- dolorosa fra le tante che in quel tempo affliggevan l'Italia. Il P.
- Marcello non smesse mai finchè visse di predicare. Il popolo romano
- accorreva sempre ad udirlo. Sentendo avvicinare il suo fine,
- annunziò in Araceli l'ultima delle sue prediche; e il giorno
- dell'Epifania dell'anno 1593, pallido ed abbattuto salì sulla
- cattedra che avea fatto coprire d'un velo nero, e cominciò colle
- parole di Giobbe: _Sto et non respicis: clamo et non exaudis_. Era
- il generoso dolore di Dante quando gridava: _Son gli giusti occhi
- tuoi rivolti altrove?_ Dopo la predica si pose giù colla febbre, e
- poco dopo cessò di vivere, nell'età sempre fresca di anni
- sessantatrè. Per non lasciare addietro nessuna cosa di lui, io dirò
- pure (e me ne sappian grado i devoti e i romantici) che per
- l'autorità sua si cominciò in Roma a suonare la campana de' morti
- alla prim'ora di notte, pia costumanza che si distese ben presto
- per tutta Italia. -- Un ritratto del P. Marcellino trovasi nel
- Convento di Giaccherino presso Pistoia, ed un altro in tela,
- rimasto obliato lungamente in una soffitta, è stato finalmente
- collocato nella Sagrestia della Chiesa Propositura di S. Marcello.
- Questo è l'unico monumento che rimanga di lui nella patria. Chi ne
- bramasse più distese notizie, ricorra al Dondori nella _Pietà di
- Pistoia_, allo Zaccheria nella _Biblioteca Pistoiese_; finalmente
- ai _Santi Pistoiesi_, opera del Canonico Ferdinando Panieri. La più
- compiuta notizia fra quante ne sian pubblicate fin qui sarà data
- sicuramente nella _Biografia pistoiese_ che Enrico Bindi e Giuseppe
- Tigri preparano con diligentissimi studj; la quale, quando sia
- favorita siccome merita dai nostri concittadini, non tarderà a
- comparire, recando onore grandissimo alla nostra città ed
- incremento non lieve alla patria letteratura.
-
- _Giuseppe Arcangeli._
-
-
-
-
- CAPITOLO NONO.
-
-
- LA MORTE.
-
-
- Pues esta noche ha da ver
- El fin de my desgravio
- Medio mas prudente, y sabio
- Para acabarlo de hacer.
- Leonor (ahi de my) Leonor
- Bella como licenciosa
- Tan infeliz como hermosa
- Ruina fatal de my honor.
- Leonor, que al dolor rendida
- Y al sentimiento postrada
- Dexò la muerte burlada
- En las manos de la vida,
- Ha de morir......
-
- _Calderon de la Barca._
-
-
-Un servo arriva affannoso, e avvisando la duchessa, che lo
-eccellentissimo signor duca ha fatto capo alla strada con la sua nobile
-accompagnatura; dopo pochi istanti ne sopraggiunge un altro, avvertendo
-che il duca entrò nel cortile, che scese, e che a questa ora messe il
-piede sopra le scale. La duchessa, quando ebbe ciò udito, sorse in
-piedi, e circondata dai gentiluomini di famiglia, dalle damigelle, e
-dalle donne, tenendo al fianco Troilo, composta la fronte a serenità,
-richiamando, e Dio sa con quanto ineffabile sforzo, un sorriso sopra le
-labbra, mosse nè frettolosa, nè lenta, con bella e dignitosa leggiadria
-verso il marito.
-
-S'incontrarono in cima alle scale: si gettarono le braccia al collo; si
-baciarono reiterate volte, e parevano commossi profondamente, ed invero
-erano: -- ma da quali affetti commossi? Questo poteva vedere solo Dio.
--- Ai circostanti sembrava che la commozione nascesse dal desiderio
-lungo di rivedersi adesso appagato, dal piacere di riunire le membra di
-una famiglia con troppo danno separata; insomma dalle domestiche gioie,
-delle quali gli uomini fanno così poco conto quando le possiedono, con
-rammarico inestimabile le piangono perdute, e con tanta esultanza a
-pochi fortunatissimi è dato potere riacquistare. E sciolto dagli
-amplessi della consorte, il duca, come colui che di modi gentileschi era
-copiosamente adornato, strinse la mano a Troilo, lo baciò e abbracciò,
-gli altri di casa non pose in dimenticanza, che all'opposto gli
-accarezzava e chiamava a nome, di loro e delle famiglie con molta
-premura interrogava, mostrando avere conservato buona memoria di tutto,
-e di tutti.
-
-Ridottisi quindi nelle secrete stanze, il duca, la duchessa e Troilo,
-Paolo Giordano favellò:
-
--- "Parmi bene, Isabella, che noi mandiamo subito ad avvisare il
-Serenissimo vostro fratello, affinchè ci sia cortese di farci
-accompagnare a casa Virginio nostro: -- troppo mi tarda vederlo. Io so
-bene ch'ei ci cresce rigoglioso, e si mostra dispostissimo ad ogni
-maniera di esercizi che si addicono ad un principe grande; e lasciando
-del mio sangue, nascendo dal vostro, che ha onorato il mondo con tanti
-uomini virtuosi in armi e in sapere, non poteva essere a meno.... Ma
-qual gioia provata per messaggio o per lettera può uguagliare quella che
-deriva nel cuore paterno dal vedere la cara immagine, e dallo udire la
-soave voce del figlio....!"
-
--- "Giordano, ho già provveduto. La madre conosce i desiderii del padre
-prima assai che dal suo cuore s'incamminino verso le labbra."
-
--- "Dilettissima mia.... che cosa vi dirò io? Abbiatene mercè. O come
-consola questa aria di casa, che posso chiamare veramente mia! Come
-questi affetti scendono soavi sopra l'anima, e paiono un fiato di
-primavera, che sgombri ogni nuvola di tristezza, di cure moleste, e di
-rancore. Sì... sì, l'aria dei campi aperti, e della vetta dei monti,
-quella marina che mi pungeva la faccia il giorno della battaglia di
-Lepanto, non dirò che non mi tornassero faustissime, e gradito anche mi
-fu il fremito della battaglia, e il lampo del sole su per le armi
-cristiane gloriosamente diffuso, e sopra ogni cosa accetto il grido
-superbo della vittoria;.... ma tu, aria di casa mia, -- aria di casa mia
--- io non ti ho trovato altrove....!"
-
--- "Però non si ottiene fama seggendo in piuma, come dice il Poeta; e
-voi avete aggiunto un monumento nobilissimo di laude alla onoranza
-inclita di casa vostra. Certo è impresa ardua assai fare crescere quello
-ch'è tanto in alto; solo concedesi alle aquile cominciare il volo dalla
-cima delle Alpi..."
-
-"Novelle! Il Poeta vostro a senno mio avrebbe potuto rassomigliare molto
-meglio la gloria al fumo in aere od alla spuma nell'acqua.[91] Pace,
-riposo, è il sospiro incessante dell'uomo. Quanto più gagliarde noi
-formiamo le cose nostre, o le imprese; quanto più acri ci mordono le
-passioni, il tempo vi esercita sopra il peso dell'ale, e con maggior
-prestezza uomini, cose, e rinomanze, e cuori distrugge. Questa potenza
-fa come il vento, che le più alte cime più percuote; e la bufera, che
-schianta la rovere sopra il dorso della montagna, usa mercede alla viola
-nella vallata... Io sono vecchio....!"
-
--- "Ahimè! Credete voi forse che le passioni più capaci a scompigliare
-il cuore umano sieno quelle che occorrono nei campi, o nei parlamenti?
-Spesso nelle stanze dorate, e sotto le cortine di damasco si accendono
-tali fiamme, da disgradarne, non che altre, quelle dello inferno...."
-
--- "Checchè sia degli altri, ecco qua, io ho il volto pieno di rughe, e
-a voi il tempo con la calugine delle estreme sue penne ardì appena
-lambirvi l'angolo degli occhi."
-
--- "Egli è forse il volto solo, che invecchia? Non sapete voi, che
-l'uomo sopravvive talvolta a sè medesimo? Ignorate voi, che sovente il
-cuore ci sta dentro il seno come un morto nella bara? Ahi! Giordano, per
-la morte di Dio io vi giuro che i dolori da voi patiti nello starvi
-lontano dalle pareti domestiche non furono punto più gravi di quelli che
-soffersi io rimanendomi qui in casa derelitta, e sola. -- Io ravviso nel
-mio pallido volto i segni della rovina dell'anima. -- Non impugnate;
-cessate di negare facendo cenno col capo: io possiedo un amico rigido,
-che nè per minaccia, nè per supplicazione, nè per mercede vuol cessare
-dal dire la verità; che infranto in mille pezzi assume mille lingue per
-ripetermela più importuna che mai; che dovrebbe bandirsi di corte,
-poichè non si vuole piegare a lusinghe, e non pertanto è arnese del
-quale noi non possiamo fare a meno.... E si chiama -- come ormai avete
-indovinato -- Specchio...."
-
--- "No in verità, io non mi era apposto; e giusto andavo mulinando col
-cervello chi mai si fosse questo Anassarco di corte...."[92]
-
--- "Il magnifico messer Virginio!" annunziò un paggio alzando la cortina
-della porta; e subito dopo fu visto entrare un giovanetto sul finire
-della adolescenza, di mirabile sembiante, grave nei modi, e vestito di
-colori oscuri.
-
-Avete voi veduto quel feroce animale chiamato giaguaro come si lanci
-orribilmente dal suo nascondiglio sopra la preda aspettata? Nemmeno io
-l'ho visto, ma fate conto che con isbalzi punto minori Paolo Giordano si
-precipitasse sul figlio Virginio; conciossiachè in quei tempi le
-passioni certo non sempre piacevoli si dimostrassero troppo più spesso
-che non faceva mestieri, o gioconde, o feroci, ma veementissime sempre,
-e in quella guisa che il vento Simoun manda sossopra le sabbie del
-deserto, sovvertivano i sentimenti dell'anima. Lo strinse convulso, lo
-baciò pei capelli, pel volto, e pel seno, lo tenne lungamente nelle
-braccia, quasi con gli amplessi lo soffocava, come il boa nelle sue
-spire il nemico: -- geloso, aborriva che altri della sua gioia
-partecipasse: lo tirò in disparte, lo guardò fisso fisso negli occhi, e
-poi rompendo in dirottissimo pianto, tra i singhiozzi esclamò:
-
--- "Oh figliuolo mio! mio sangue vero! Speranza e orgoglio della nobile
-casa Orsina!"
-
-Meravigliarono tutti; e Virginio, invece di corrispondere a così
-stemperate dimostrazioni di affetto, stavasene a modo di sbigottito, e
-guardava la madre desideroso di più soavi amplessi; ma il padre
-s'ingegnava assorbire tutta l'attenzione del figlio, e tra la madre e lo
-sguardo del figliuolo s'ingegnava interporre la sua persona. Alla
-perfine Virginio si sciolse da coteste ardenti carezze, e volò nelle
-braccia che la madre gli tendeva aperte, e si ricambiarono uno
-abbracciamento lungo e dolcissimo, il quale io in questa terra non
-saprei rassomigliare che ad un altro amplesso dato da madre amorosa a
-figliuolo diletto; nè forse lassù in cielo gli amplessi degli angioli
-davanti il trono dello Eterno superano in affetto quelli materni.
-
-Paolo Giordano guardò con occhio pieno di mestizia quelle due creature:
-il suo cuore si sollevò in un sospiro che compresse a mezzo, e respinse
-verso la sua sorgente; poi gli occhi gli si offuscarono di sangue e di
-bile, e li volse trucemente contro Troilo; il quale annichilito teneva
-fitti i suoi sopra il pavimento. Non si ha da dubitare, che se Isabella
-e Troilo non fossero stati in quel punto preoccupati, la prima nella
-esultanza del figlio, e l'altro dai rimorsi della coscienza, in quei
-così spaventevoli sguardi di Paolo Giordano avrebbero letto la propria
-condanna, avvegnachè rivelassero lo inferno.
-
-E come se sopportasse impazientemente che così si tenessero congiunte
-due anime destinate a separarsi presto, piuttosto geloso di uno amore
-che voleva e intendeva avesse a diventare tutto suo, chiamato a sè con
-voce alquanto acerba Virginio, gli disse:
-
--- "Esaminarti come tu sii valoroso in lettere a me non appartiene, chè
-di siffatte novelle io comprendo poco; ma dimmi su, come maneggi un
-cavallo? come tratti tu l'arme? Ti fanno paura le spade?"
-
--- "Provate!...."
-
--- "Di grandissimo cuore." -- E Paolo Giordano fece portare da un
-famiglio gli arnesi necessarii alla scherma, ch'egli non lasciava mai
-indietro, come colui che si sentiva peritissimo in questo esercizio. Qui
-cominciarono uno assalto oltremodo furioso, in cui se Paolo Giordano si
-mostrò, com'era naturale, di maggiore lena del figlio, questi alla sua
-volta di agilità pari alla paterna, e per i suoi anni veramente
-maravigliosa.
-
--- "Troilo!" esultante Paolo Giordano esclamava, "Troilo, in fe' di Dio,
-è una delle migliori spade ch'io mi abbia trovato fin qui. Fatemi
-grazia, Troilo, provate un po' anche voi; nei tempi, te pure, o Troilo,
-estimavano franca spada i nostri capitani."
-
--- "Nei tempi! -- Ma adesso mi sento sgagliardito. Oh! quanto era meglio
-che mi fossi condotto anche io a far procaccio di bella fama, o di morte
-onorata...."
-
--- "E che? Troilo, guardando casa mia, avreste voi per avventura
-acquistato vergogna?...."
-
--- "No... ma egli mi sembra che sarebbe stato più desiderabile trovarmi
-alle Curzolari...."
-
--- "Troilo, io voglio che sappiate che in ogni parte, e in ogni ufficio
-dove uomo si porti da cavaliere leale, può guadagnarsi onore... -- Ora
-via, fatemi contento, provate."
-
-E Troilo provò; ma il braccio gli tremava, e valeva appena a sostenere
-la spada: si tenne sopra le difese, e in breve, come svogliato, declinò
-la punta:
-
--- "Non sono più quello di prima; morì di me gran parte. Se Dio mi
-concede vita che basti, ho deliberato andare a ritemperarmi nella
-religione di Malta...."
-
--- "Farete opera meritoria, Troilo: e giova adesso lo andare, che il
-sommo Pontefice ha compartito indulgenze larghissime a chiunque si muova
-per combattere contro gl'infedeli. Voi siete stanco di oziare, io di
-travagliarmi; e ambedue cerchiamo nuovi modi di vita. Così va il mondo:
-non ci acquietiamo mai nelle sorti presenti; facciamo come gli infermi,
-che dando volta ora su questo, ora sopra quell'altro fianco, s'ingegnano
-confortare il loro travaglio. Io non so se il sepolcro ci darà fama; ma
-certamente il sepolcro solo varrà a darci riposo. -- Ma che parlo io di
-sepolcro! E perchè voi siete così mesti nei sembianti? Questo è giorno
-di esultanza, questo è uno dei giorni che spiana più di una ruga sopra
-la fronte e sopra il cuore: godete! Io mi sento il più lieto uomo della
-terra. La mia casa deve risonare di grida festose.... Giubbilate! vi
-scongiuro, giubbilate! -- io vi comando...."
-
--- "Credete voi che la gioia possa comandarsi come una colonna di
-fanti!" parlò con voce languida Isabella.
-
--- "E qual cosa impedisce ch'ella non venga spontanea?"
-
--- "L'anima nostra prende agevolmente l'abito della mestizia, nè può
-lasciarlo così di subito come noi altre donne facciamo di un velo o di
-una cintura. E poi, si danno gioie modeste e segrete, che all'aria
-aperta svaporano, che voglionsi custodire a modo del fuoco di Vesta
-dentro il sacrario della anima..."
-
--- "No, viva Dio! io amo la franca e viva gioia, amo il giubbilo
-fragoroso che si compiace dei fuochi, si diletta dei banchetti e dei
-festini, i fiori e i suoni desidera. -- Ben venga l'allegria, che
-s'indora co' primi raggi del sole matutino, e si rinfresca di rugiade,
-pei prati discorre e pei boschi, dietro le fiere si affatica. -- In
-campagna, su, in campagna: dentro queste prigioni che chiamano città,
-non possiamo respirare a nostro agio: una oppressura stringe il petto, e
-affanna il cuore. Costà vedremo se vi riuscirà continuare nella
-mestizia. -- Io voglio vedervi lieti: io vi farò tutti contenti, o non
-sono Paolo Giordano Orsini duca di Bracciano. -- Isabella, sentite: ho
-deliberato recarmi a complire il Serenissimo fratello vostro: prenderò
-meco Virginio; e resagli, come per me si conviene, debita onoranza,
-torrò commiato subito, e ci ridurremo senza porre tempo tra mezzo a
-starci in villa, al bel nostro Cerreto. Quivi sono ombre, e fiere, e
-macchie; colà scorrono copiose e fresche acque: quindi l'occhio si
-delizia sopra grandissima parte di questo paradiso terrestre che le
-genti salutano col nome di Toscana. -- Nessuno speri gustare le dolcezze
-domestiche meglio che per la quiete dei campi, o all'ombra delle
-foreste; e noi colà ci sentiremo felici. -- Non vi piace così, Isabella?
-Certo, voi accogliete troppo entusiasmo nell'anima per negarmi questo.
-Marito io di poetessa, apro il cuore allo spirito della poesia...."
-
--- "A me gradisce quanto piace a voi, signore mio; -- pure, considerate
-come faccia grandissimo caldo, e avreste minore fastidio camminando di
-notte...."
-
--- "Sì veramente, che qui respiriamo noi! -- Non sentite, che pare che
-piova fuoco? In Firenze non capisco più il sole: durante il verno,
-scivola così di nuvola in nuvola, come un fallito che mescolandosi nella
-calca s'ingegni sottrarsi al donzello della Mercanzia; nella estate poi,
-ci sta conficcato come un chiodo, e le vuole il bene che portò al suo
-figliuolo Fetonte.... E poi ad uomo di arme ha da recare fastidio il
-sole? -- Che ne di' tu, Troilo?"
-
--- "Salvo vostro onore, acconsentirei allo avviso della duchessa...."
-
--- "Or bene, via, se ti dà noia il sole, tu andrai in carrozza con lei;
--- e noi viaggeremo a cavallo...."
-
--- "A cavallo verrò ancora io!" disse con voce commossa Troilo. E Paolo
-Giordano sorridendo rispose:
-
--- "Non te l'ho detto mica per offesa, Troilo; io mi credeva che tu
-volessi continuare a farle quella buona e fedele guardia che tu le hai
-fatta fin qui...."
-
-E posto fine alle parole, tolto per mano Virginio, assicurando che
-presto ritornerebbe accompagnato con onorevole corteggio di
-gentiluomini, si dipartiva per andare a complire il suo cognato.
-
-Partito che fu, Troilo e Isabella, com'è da credersi, con tutte le
-facoltà dell'anima loro si fecero a pesare le parole profferite da Paolo
-Giordano, e a sottoporre a minuto esame i gesti, gli sguardi, ed ogni
-particolare sfuggito ad occhi meno veggenti dei loro. Così stavano
-sprofondati nella indagine, che se in quel punto il terremoto avesse
-scosso la città, non se ne sarebbero accorti, siccome corre fama, e si
-legge per le storie, che avvenisse ai Romani e ai Cartaginesi
-combattenti la battaglia del Trasimeno. Maravigliosa cosa poi fu questa,
-che entrambi nel punto stesso ed in modo affatto contrario le
-riflessioni loro concludessero, e mentre Troilo deponeva la paura,
-l'altra dava l'addio alla speranza.
-
-E senza adoperarvi il linguaggio delle labbra, con le infinite altre
-favelle che la sembianza umana è capace di significare, si erano
-manifestati a che cosa pensassero, e come il giudizio loro decidesse; e
-poichè pur troppo si accorgevano non accordarsi, una voglia smaniosa si
-era cacciata addosso a Troilo di conoscere più apertamente i sensi
-d'Isabella. Ma licenziare i molti convenuti non pareva onesto, nè
-prudente stringersi al cospetto di loro in segreto colloquio, ed era
-pericoloso lasciare Troilo che continuasse cenni ed ammicchi, a tutti
-sciaguratamente palesi, di volerle ad ogni costo parlare; ond'ella per
-lo meno reo partito scelse andare presso una sua tavola; e quivi
-recatosi in mano il canzoniere del Petrarca, cercò un sonetto, lo lesse
-attentamente in prima, e incisa lievemente con l'ugna la parte della
-pagina dove voleva che l'attenzione di Troilo si riposasse, lo lasciò
-aperto, accennando dell'occhio al medesimo che si facesse a leggerlo:
-poi, tolto motivo di non so quale parola profferita dagli astanti, provò
-di mescersi nei loro colloquii, cosa che le venne conseguíta molto di
-leggeri, come colei che era disinvolta e arguta molto. Troilo, quando
-gli parve tempo convenevole, si accostò al tavolino, e lesse nel punto
-segnato:
-
- Ma del misero stato ove noi semo
- Condotte dalla vita altra serena,
- Un sol conforto, e della morte, avemo:
- Che vendetta è di lui ch'a ciò ne mena;
- Lo qual in forza altrui, presso all'estremo,
- Riman legato con maggior catena.
-
-Troilo fece spallucce, dicendo tra sè: -- Questa ormai gode reputarsi
-spacciata; ma come non si scorge chiaro che Paolo Giordano è il più
-lieto uomo del mondo? A costei piace, e giova, che tu vada lontano,
-Troilo. Ma noi ci conosciamo di vecchio: e non mi sono mai sentito
-disposto come adesso a starmi qui, e a vederne la fine. Che a me
-convenga rendere la piazza, trovo giusto; e se la vogliono con una mano,
-io gliela do con due: ma qui bisogna capitolare a patti onorevoli;
-andare agli accordi con vantaggio; ed io intendo uscirne con tutti gli
-onori della milizia, armi e bagagli, e non essere cacciato come un
-vecchio fante di famiglia senza ben-servito. --
-
-Nè andò troppo lungo tempo, che Paolo Giordano ricomparve accompagnato
-orrevolmente, ma senza Virginio. Quando Isabella lo vide solo, le si
-spense in cuore l'estremo alito della speranza, a renunziare al quale la
-creatura umana con difficoltà infinita si conduce. Allora le parve
-davvero sentirsi leggere in faccia la sentenza di morte. Ed è la morte
-una molto terribile cosa per tutti, ma segnatamente poi per quelli che
-da infermità fisica non si trovano disposti a patirla. Le corse un
-brivido nelle ossa; le diventarono bianche le guance e la fronte; le
-labbra le si crisparono pagonazze e convulse. E senza dubbio non si
-vuole punto negare che bene il suo intelletto l'avvertisse, avvegnachè
-non era da credersi che presente il figlio volessero usare violenza
-contro la madre. Ella andò incontro a Paolo Giordano, e con una
-espressione inenarrabile lo interrogò:
-
--- "Dov'è Virginio nostro?"
-
--- "Il fratel vostro lo ha voluto trattenere ad ogni costo: ha detto che
-anche troppo egli è facile a svagarsi, e poi fa sudare acqua e sangue a
-rimetterlo in carreggiata. Veramente mi parve ardua cosa ch'io non mi
-abbia a godere il figliuolo mio dopo tanti anni di lontananza; ma voi
-sapete che a me tocca tenere bene edificato il Serenissimo.... Però ha
-promesso mandarlo per un giorno in villa accompagnato dall'aio...."
-
--- "In villa! Qual villa?"
-
--- "Al Cerreto."
-
--- "E quando?"
-
--- "Presto...."
-
--- "In villa lo manderà sicuramente, ma non al Cerreto.... Forse
-domani..."
-
--- "Non mi ha detto domani...."
-
--- "No? -- Ma a me il cuore lo porge.... Ahimè! perchè non gli ho dato
-il bacio dello addio?...."
-
--- "Temete che vi manchi tempo a baciarlo?"
-
--- "Credete voi che io avrò tempo a baciarlo?" domandò Isabella
-cacciandogli addosso due sguardi da penetrare nei più intimi ripostigli
-del cuore. E Paolo Giordano, mandando obliqui i suoi occhi, s'ingegnava
-sfuggire da indagini e da contestazioni:
-
--- "Lo credo benissimo: o chi vi ha a tenere? E, in caso di oblio, noi
-manderemo per esso. -- Orsù dunque, a cavallo; a che ci trattenghiamo
-più oltre? Al Cerreto, alla pace.... alla quiete.... al riposo delle
-durate fatiche.... ai dolci sonni!"
-
--- "_Stultum est somno delectari, mortem horrere, cum somnus assiduus
-sit mortis mutatio._"
-
--- "Che andate voi mormorando, Isabella?"
-
--- "Tornavami al pensiero una sentenza di Seneca nel libro dei costumi
-intorno al sonno, fratello della morte...."
-
--- "Come si addice cotesta citazione al caso nostro?"
-
--- "Niente." -- E due lacrime, -- due lacrime sole le proruppero dagli
-occhi, non già scendendo giù per le guancie secondo l'usato costume, ma
-schizzando a zampillo come l'ultima freccia scoccata dall'arco del
-dolore.[93]
-
--- "A cavallo!..."
-
-E i famigli istigati dalle premure di Titta, che ormai si erano accorti
-avere ad obbedire come il duca, e più del duca con prestezza mirabile
-apparecchiavano cavalli, carrozze, e un carro di masserizie non solite a
-trovarsi in villa. Il maggiordomo don Inigo aveva domandato con la
-solita brevità: -- Se avesse a caricare molte argenterie, e biancherie;
--- ma Titta gli rispondeva:
-
--- "Mai no, maggiordomo, chè io faccio conto che al Cerreto vi
-soggiorneremo per poco."
-
-E si posero in via. -- Il sole dardeggiava cocentissimo i suoi raggi;
-tacevano i venti; non ispirava un alito, e la vampa infuocata del
-tiranno dei cieli opprimeva le cose e gli animali. Le fronde degli
-alberi stavano immobili, chè non fiato, non sospiro di vento osava
-agitarle; le acque non mandavano il consueto mormorío; in tanto
-silenzio, e in così grande solitudine, sole le cicale quasi ebbre di
-calore si affaticavano nel canto fastidioso, che deve terminare con la
-loro vita; e qualche ramarro traversando veloce più che saetta la via,
-andava cercando un refrigerio di cespuglio in cespuglio: ad aggravare
-l'affanno del cammino, sommossa dalle zampe dei cavalli sorge la
-polvere, e ricade tenacissima sopra i capelli e le vesti dei cavalieri.
-I cavalli, smarrita la solita vivezza, incedono anelanti, con le
-orecchie dimesse, e giù pei colli e per le anche grondano sudore. --
-Paolo Giordano acceso in volto, e molestato anch'egli da insopportabile
-smania, dissimula non ostante il disagio, e dice con voce, che s'ingegna
-fingere festosa:
-
--- "Questo bagno di sole ravvivare il sangue; l'uomo nato in terra
-italiana doversi rinfrescare infaticabilmente il petto co' raggi del
-pianeta del giorno; il calore essere padre di vita, anzi la vita stessa;
-conciossiachè noi nasciamo caldi, e moriamo freddi;" -- e simili altre
-novelle, alle quali attendevano pochi, rispondeva nessuno.
-
-Intanto a grandissima pena giunsero sopra le sponde dell'Arno. Nei
-giorni precedenti era caduto un rovescio improvviso di pioggia, che
-sebbene avesse aumentato la intensità del calore, per modo che sembrasse
-piovuto fuoco, nonostante l'Arno se n'era riempito, e menava le acque
-grosse giù per la china. Chiamato il navalestro, accorse vedendo tanto
-nobile e così inaspettata comitiva, e propose passarla in due volte;
-molto più che le acque essendo gonfie, e la barca trovandosi pel
-soverchio peso ad affondare di troppo, potevano correre il rischio di
-qualche sinistro. Ma tutti si mostravano impazienti di valicare il
-fiume, e sopra gli altri il duca; però scesi i cavalieri dai palafreni
-loro, le donne dalla carrozza, entrarono in barca alla rinfusa con le
-bestie e co' cariaggi, senza punto pensare alle parole del navalestro,
-che non si rimaneva di ammonire. Paolo Giordano e Isabella si erano
-condotti sopra la parte estrema della barca, che doveva prima toccare la
-sponda, senza ricambiarsi parola. Paolo Giordano si pone a guardare
-fisso le acque che scorrono; -- scorrevano quasi spinte da forza arcana,
-e gorgogliando profondo pareva quasi si lagnassero della fuggevole
-durata consentita loro dai fati. Allo improvviso, come se volgesse il
-discorso a sè medesimo, favella:
-
--- "Queste acque, che mi passano con tanta furia davanti gli occhi, si
-acquieteranno certamente nel mare; ma le anime umane, non meno
-transeunti di queste acque, dove mai giungeranno?"
-
--- "Dove piacerà alla misericordia di Dio," risponde Isabella.
-
--- "Misericordia! Dite piuttosto dove le meneranno le opere e i meriti
-che si saranno acquistate in questo nostro correre alla morte, che si
-chiama vita...."
-
--- "Giordano mio, nessuna creatura umana presuma salvarsi mercè i suoi
-meriti. -- Che cosa siamo noi, se Dio non ci sovviene?"
-
--- "Voi confidate molto nella misericordia di Dio?"
-
--- "Intieramente."
-
--- "Ma se i sacerdoti vi avessero chiarito imperdonabile....?"
-
--- "Non mi terrei per disperata, e vorrei udire io stessa questa parola
-di rigore dalle labbra immortali del Padre di ogni carità...."
-
--- "Ma Dio è giudice e vendicatore; egli visita le generazioni, e
-punisce i peccati dei padri nei remotissimi nepoti...."
-
--- "Noi conosciamo un'altra legge, e sta nel perdono, nella carità, e
-nello amore; e quella beatissima donna di Santa Teresa chiama infelice
-il demonio, perchè non sa perdonare, nè amare..."
-
--- "Domine aiutaci! -- Andiamo capovolti! -- Ve lo aveva detto io!"
-
-Questi gridi interruppero improvvisi il colloquio. Subito dopo, ogni
-cosa era paura e subuglio. La corda entro cui scorrevano le guide della
-barca si ruppe; lo impeto delle acque sospingendola di traverso, stava
-per sommergerla, priva com'era di quel sostegno: urgeva imminentissimo
-il pericolo, diventato maggiore pei moti incomposti degli uomini e degli
-animali: l'orlo della barca toccava già l'acqua; già stava per riempirsi
-irreparabilmente.
-
-Paolo Giordano in quel trambusto non solo non parve che se ne
-spaventasse, ma anzi ne godesse, e con un grande urlo esclamò:
-
--- "Tutti allo inferno!"
-
-Ma il navalestro fu in tempo a cacciare la stanga dalla parte ove la
-barca minacciava affondare, e questa ristette a un pelo dallo sparire
-sotto acqua. -- Riparato così al subito pericolo, gli altri sovvennero
-il navalestro; e adoperandovi le forze riunite, valsero a tenere ferma,
-sebbene con fatica, la barca: allora un garzone con altra corda in mano
-si gittò nel fiume, e superata la corrente mise piede sul greto, e con
-l'aiuto di qualche villano, che aspettava dall'altra riva per
-traghettare, tirando la corda di cui un capo era rimasto legato alla
-barca, la condusse in luogo di salute. Scesero, e al navalestro, che col
-berretto in mano andava ricordandosi alla memoria loro, che parevano ai
-sembianti fratelli germani dell'oblio, Isabella guardandosi addietro,
-parlò:
-
--- "Perchè ci hai salvato? Molti sarebbero morti innocenti, che ora
-andranno dannati."
-
-E Paolo Giordano:
-
--- "Perchè ci hai salvato? Chi te lo aveva detto? E chi te lo aveva
-domandato? Saremmo iti allo inferno senza pure accorgercene."
-
-Troilo e gli altri lo guatarono in cagnesco. Il dabbene uomo pensava
-trasecolare. Rimaneva ultimo don Inigo, tutto nero, pallido in volto,
-truce negli sguardi. Se agli occhi del navalestro gli altri sembrarono
-il demonio, questo pareva la versiera: ormai in cuor suo aveva fatto una
-croce sopra la mancia sperata; nonostante per non mancare al costume si
-mosse per chiedergliela, ma la voce gli venne meno a fiore di labbra.
-Don Inigo gli sbarrò addosso due occhi per cui il navalestro dette
-indietro tre passi, e don Inigo col medesimo sembiante lo incalzava pure
-sempre, e quegli sempre indietro. Don Inigo si cacciò la mano sotto il
-giustacore; e l'altro, temendo che ne traesse daghetta o pugnale, si
-tenne per ispacciato; ma invece ne cavò due bellissimi ruspi, e glieli
-porse. Il navalestro non si fidava, ma l'amore del danaro vinse la
-paura; si accostò, e stese anch'esso la mano aperta, ma tremante. Don
-Inigo lasciò cadervi dentro i ruspi senza dire parola; li prese l'altro
-senza fiatare: quegli volse le spalle al navalestro, il navalestro a
-lui, che correndo a gambe verso la barca, non si tenne sicuro finchè non
-vi si trovò dentro. Allora aperse la mano, sospettando che le monete
-fossero diventate di piombo, siccome suole accadere, giusta la volgare
-credenza, di quelle che vengono coniate nella zecca infernale; ma di
-oro, come gli parvero prima, così anche adesso gli parevano: ad ogni
-modo se le chiuse bene in saccoccia esclamando:
-
--- "Io le farò benedire, perchè se non era la Tregenda quella che ho
-passato poco anzi, vo' che mi si dica non essere io il navalestro del
-Petroio!"
-
-Eccoli giunti a Cerreto-Guidi; eccoli giunti a piè delle ardue cordonate
-per le quali si perviene faticosamente in cima alla villa.
-
-Villa! Sì certo così chiamavano e tuttavia chiamano il fabbricato che fu
-una volta proprietà d'Isabella Orsini a Cerreto-Guidi. Bellissima colà
-ride la natura, e fa di sè lieta mostra, e nonostante gli uomini
-mettendovi sopra quelle funeste loro mani sono giunti a renderla luogo
-di terrore: un poggio che lasciato stare intatto sarebbe stato quanto
-altro mai delizioso e leggiadro, fasciarono di mattoni e di pietre, e lo
-convertirono in fortilizio. Quattro scali ripidissimi, due per parte,
-conducono alla sommità: i primi formano angolo a piè del colle, e si
-distendono a destra l'uno, l'altro a sinistra; i secondi prendono
-principio là dove questi terminano, e si riuniscono in angolo davanti la
-piazza del palagio. I muri vengono giù a scarpa, tutti di mattoni di
-colore vivacissimo, sicchè paiono pure ora tinti di sangue: le bozze, i
-cordoni, e gli orli dei parapetti sono di pietra di Gonfolina; i primi
-scali attraversano quarantadue cordoni l'uno dall'altro assai più di un
-gran passo discosto, i secondi di quarantatrè; il poggio sotto è
-scavato, e l'uomo vi si avvolge per tortuosi sotterranei. In mezzo alla
-muraglia occorre parimente di pietra una immane arme; ma le palle
-medicee, o per provvidenza di tempo, o per opera umana caddero, come
-cadde la famiglia dei Medici, come cadde la potenza di lei, come
-cadranno tutti i potenti del mondo nel sepolcro. A cui più tardi, a cui
-più presto, ma a tutti fatalmente sovrasta l'autunno, imperciocchè noi
-siamo fronde attaccate all'albero del tempo, e il tempo anch'egli è
-fronda peritura della eternità. Ma caduti gli uomini, e spente le cose,
-avanza la fama, la quale comecchè vecchia e zoppa, non muore mai, nè si
-ferma; e sebbene tardi, arriva sempre a raccontare ai posteri i vizi e
-le virtù dei trapassati. Vissero tristi potenti, che le strapparono la
-lingua, e crederono averla resa muta: ma la lingua della fama rinasce
-come la testa della idra; e Dio non consente che venga Ercole per lei,
-avvegnachè la mandi sopra questa terra a modo di precursore della sua
-tarda, ma inevitabile giustizia. --
-
-Il palagio contiene una sala vastissima terrena: in fondo ha un arco, e
-dalla parte destra dell'arco mediante larghe scale di pietra si ascende
-al primo piano.
-
-Entrati appena a mano destra, occorre un quartiere. Entratevi, andate in
-fondo, ed ecco troverete una stanza che fa cantonata: uno dei lati,
-quello di fianco, guarda mezzogiorno; l'altro di facciata, ponente.
-Adesso ha una sola finestra sopra la facciata; nel tempo della nostra
-storia ne aveva due. La seconda si apriva nel lato di ponente: vi sono
-due porte: una grande, e palese; l'altra piccola, e segreta, una volta
-coperta dalla tappezzeria di damasco verde. Io ho misurata la stanza, e
-la trovai dieci passi lunga, e sette larga. Nel muro vidi uno armario
-profondo, di cui nessuno si accorge dove non guardi attentamente:
-voltate in su gli occhi al soffitto altissimo; avvertite, sono sedici
-travicelli, che posano sopra un trave maestro.... Ma non è per farvi
-contare i travi e i travicelli, che io vi persuado a voltare in su gli
-occhi; no in verità: badate bene, là sotto il trave maestro accanto al
-terzo travicello, contando dalla parte parallela alla facciata, e
-osserverete un fóro....
-
-Ricordate cotesta stanza, e quel fóro. -- Corrono ormai
-duecentosessantotto anni che quel fóro sta così....
-
-Cerreto fu detto dalla copia dei cerri che ombravano il colle e
-larghissimo tratto di paese, come Frassineto dai frassini, e Suvereto
-dai sugheri, e Rovereto dai roveri.[94] -- Ora dove andarono i cerri?
-L'occhio del passeggero cerca invano un albero sotto del quale riposare
-il capo riarso dalla vampa del sole, e non unicamente a Cerreto, ma per
-quanto si distende la Toscana, e perfino sopra i gioghi ardui degli
-Appennini, ogni giorno più scarsi s'incontrano gli alberi. -- Oh! ella è
-pure trista necessità quella di spogliare la terra di tanto stupendo
-ornamento. Sparirono le selve, e con esse le Driadi, e le Amadriadi, e i
-Fauni, e i Silvani, e l'altra amabile famiglia di cui le popolava la
-fantasia dei poeti; sparirono le selve, e con esse i cavalieri erranti,
-le lancie corse, le imprese onorate, le fate, i nani; e le regine della
-bellezza di che le faceva liete la immaginazione dei romanzieri. Le
-Ninfe dei boschi seguitarono al mare ululando i tronchi diletti, e li
-raccomandarono alle Vergini oceanine, non altramente che se fossero
-stati figliuoli dilettissimi: e le oceanine Vergini ne presero cura, gli
-foggiarono in navi, gli ornarono di vele candidissime come le ale dello
-smergo, dettero loro la velocità dello albatro, la vaghezza dello
-alcione; poi con le mani e con gli omeri nudi ne spinsero la poppa; e i
-venti secondi, gareggiando con le Ninfe, soffiarono dentro le vele, e si
-compiacquero distendere pel cielo azzurro la bandiera della nostra
-contrada.
-
-La nave, percorso mari intentati, portò arti, riti e insegnamenti di
-ordinario vivere civile a popoli sconosciuti e selvaggi, e la bandiera
-della contrada era salutata nelle remotissime spiagge come un segno di
-salute. Ahimè! questo è un desiderio che ormai non potrebbe più andare,
-quantunque volendo, adempito. La patria ha perduto la chioma dei suoi
-boschi, in quella medesima guisa che le greche vergini si recidevano i
-capelli sopra le tombe dei diletti defunti. I nostri alberi furono
-convertiti in navi, ma non per noi; i venti ne spiegarono la bandiera,
-ma non era la nostra; sostennero battaglie, ma non per le sorti della
-patria; andarono cariche di merci, ma non raccolte nelle nostre
-campagne, nè dalle mani nostre fabbricate: bene furono condotte per mari
-ignoti a traverso inusitate procelle e immani pericoli da italiani
-uomini, ma di coteste imprese altri raccolse il frutto, e alla patria
-venne una sterile rinomanza. Nazioni barbare ci comprano i boschi,
-mentre presso di loro il ferro si astiene dalle querce sotto le quali i
-Druidi celebravano i misteriosi sacrificii. -- Ahi! gente trista, che
-vendi tutto, e potendo venderesti anche il tuo sole e il tuo cielo,
-perchè, se in te non hai parte alcuna di ardimento o di gloria, diseredi
-i tuoi nipoti? Perchè, non contenta della tua vilezza, apparecchi ai
-tuoi figli una eredità di vergogna e di lacrime? Qual giudicio ti
-aspetta oltre la fossa, dacchè i figliuoli si accorgeranno di avere
-avuto genitori soltanto dal male che ne ricevono!
-
-Ma Cerreto allora andava ombroso di copia di cerri, di olmi, di lecci,
-di querce e di alberi di ogni maniera; e per quei boschi volavano di
-ramo in ramo fagiani, francolini, ed altre infinite famiglie di uccelli;
-per le frasche saltavano caprioli, daini, cervi, e lepri, e cignali;
-sicchè era luogo sopra ogni altro adattissimo alle cacce, delizia
-suprema della vita dei principi.
-
-Mentre Isabella sorretta dal suo consorte poneva il piede sopra lo
-scalo, inciampò nel primo cordone, e ne sentì acerbo dolore; onde
-voltasi a Paolo Giordano sorridendo mesta gli disse:
-
--- "Malo augurio è questo: un Romano tornerebbe indietro."[95]
-
-E Paolo Giordano, non occorrendogli alla mente nulla di buono, si
-tacque, sforzandosi a sua posta di ridere.
-
-Giunti nel palagio, ognuno andò nelle sue stanze; il duca in quelle
-ov'era la camera dal fóro qui sopra descritta, attendendo alle mondizie
-della persona.
-
-Fatto ch'ebbero lavacro delle membra con acque odorifere, cambiate le
-vestimenta, acconci i capelli, si ridussero nel piazzale avanti il
-palagio.
-
-Il sole privo di raggi sembrava un occhio insanguinato, e lo emisfero da
-quella parte offriva l'apparenza di un lago di sangue. Immenso spazio di
-paese si distendeva davanti ai nostri personaggi, chè da quella sommità
-in gran parte i contadi di Firenze, di Pistoia, di Volterra, di Pisa, di
-Colle, di Samminiato, e perfino di Livorno, si scorgono. Gruppi di case
-si vedono su per quei poggi dintorno come gregge di capre alla pastura;
-dai casolari s'innalzavano diritte colonne di fumo, e voci di canzoni
-melanconiche si diffondevano per la campagna, alle quali rispondevano
-alla lontana altre voci del pari piene di mestizia. Da una nuvola nera
-di tratto in tratto guizzava una lingua di fuoco simile alla spada
-dell'Arcangelo vendicatore nascosto per avventura là dentro. Il sole
-intanto si attenua.... adesso pare una margine di ferita.... è sparito!
-Isabella, mossa da impeto irresistibile, sporgendo ambe le braccia con
-l'abbandono disperato col quale vediamo sparire sotto la terra i
-dilettissimi nostri, esclamava:
-
--- "Addio, o sole, addio!" -- E con le mani si coperse la faccia.
-
--- "Addio a domani," riprese Giordano; "e fa di levarti con meno tristo
-sembiante di quello col quale ci abbandoni. Belle campagne, amiche
-selve, ozii beati, pur torno alfine a godervi, nè io sarò per certo a
-lasciarvi sì presto. Io sono stanco di correre dietro alla gloria, che
-mai si raggiunge; o se si raggiunge, quando l'uomo pensa di stringere un
-sommo bene, torna con le mani vuote al petto. Io voglio deliziarmi nelle
-domestiche dolcezze, le sole veraci nel mondo. Mi rendo in colpa, e vi
-domando perdono, Isabella, e mi vi lego con giuramento di non lasciarvi
-mai più. Mercè vostra, se io tornando a casa non vi comparvi straniero;
-grazie sieno alla bontà egregia della indole vostra, se dopo tanti anni
-riducendomi a voi mi fate credere di essermi partito pure ieri. Il mio
-cuore è infermo; a voi sta guarirlo affatto dalla febbre dell'ambizione,
-che lo ha travagliato mai tanto."
-
-E Isabella lo guardava, e sorrideva mesta senza aprire labbro; ma
-Troilo, che le parole reputava vere, consolandolo favellava così:
-
--- "Ora come potete dire avere speso i vostri giorni invano? voi in
-cento battaglie avete raccolto tanta mèsse di allori, da coronarne due
-Cesari; e per tacere delle altre, a Lepanto, combattendo fortissimamente
-vi acquistaste tal nome, che la storia registrerà con orgoglio nelle
-eterne sue pagine. Deh! vogliate appagare il mio lungo desiderio:
-narratemi le vicende di cotesta battaglia di giganti."
-
--- "Più tardi, Troilo, più tardi: ma, io ve lo ripeto, tutto è vanità.
-Guarda, e vedrai qual bene uscì da tante morti, da tanto affanno, e da
-tante ferite? I Cristiani l'uno dell'altro astiosi non seguitarono il
-corso della vittoria; i Turchi insorgono più infesti che mai; e Don
-Giovanni, malgradito vincitore, riporta in premio della sua prodigiosa
-prestanza l'oblio, e lui avventuroso se non lo incoglie anche peggio!
-Quel suo gran cuore di soldato, che si espande nei pericoli del
-combattimento, condannato a rodersi in corte, presto cesserà di
-battere;[96] imperciocchè la gloria fosse la sua aria, il suo sangue il
-pericolo, le battaglie la vita. Appunto lo esempio di cotesto illustre
-infelice mi persuade a fare senno, e a piegare le vele affaticate dal
-lungo cammino. -- Veramente è tardi, ma pur meglio una volta che mai; la
-mia vita ha consumato anche il vespero.... almeno Dio mi conceda
-riposato il tramonto!"
-
- ----
-
-Gli scudieri avevano con molto accorgimento apparecchiato le mense giù
-nella sala terrena, e liete apparivano dei doni di Cerere e di Lieo;
-molti doppieri mandavano luce vivissima, la quale si rifletteva con
-raggi infiniti pei lucidi argenti, per le porcellane candide, e pei
-forbitissimi cristalli. Avevano aperte tutte le porte che mettevano capo
-nella sala; e di riscontro alla porta maestra che dava adito al
-piazzale, l'altra corrispondente ai giardini; e nonostante, tale era la
-gravezza dell'aere affannoso, che non una fiaccola vedevi oscillare
-sopra i candelieri, e le pieghe delle portiere stavano immobili non
-altramente che se di marmo o di piombo si fossero. -- Per tante foci non
-iscaturiva refrigerio alcuno di aria fresca.
-
-E si assisero a mensa. Paolo Giordano faceva ogni sforzo affinchè i
-commensali si dessero in balía alla gioia scapigliata e fragorosa: egli
-aveva mestieri di eccitamento; s'ingegnava stordirsi; nel rumore di
-allegrezza bugiarda intendeva celare la interna procella: insomma due
-cose egli cercava principalmente, coraggio a persistere, e capacità a
-simulare. Alla perfine gli venne conseguito il disegno: i commensali,
-non avendo motivo di reputare falsi i conforti di Paolo Giordano, si
-abbandonarono a franca ed aperta dimostrazione di esultanza; e così
-venne temperata la gioia artifiziosa e ghiaccia che ostentava costui.
-Troilo, comecchè, seguendo il costume degli ignoranti, assai presumesse
-di sè, e quindi sperando bene gli sembrasse non potere sbagliare, pure
-non se ne stava del tutto tranquillo, e per lo meno reo consiglio divisò
-affogare ogni tristizia nel vino. Cominciarono i colloqui a diventare
-concitati e vivaci; i motti arguti volavano di labbro in labbro; di su,
-di giù, s'incrociavano i detti lepidi, e non mancarono parole di doppio
-significato, e novelle, che fanno abbassare gli occhi e sorridere le
-donne. Ferveva la mensa; gli scudieri si affaccendavano attorno recando
-vini di più maniere, e fumanti vivande; il mormorio, che nasce da molte
-voci favellanti insieme, indizio certo di festoso banchetto, empiva
-attorno la sala e di tratto in tratto era rotto da altissime risa.
-
-Ma Isabella partecipa a cotesta giocondità quanto importa per non dare
-prova del turbamento che l'angustia; e non le sfugge che Paolo Giordano,
-mentre conforta gli altri e lei a bere sovente, egli non beve mai, tocco
-appena con le labbra il bicchiere, lo pone sopra il vassoio. I suoi
-occhi cercano spesso quelli di Giordano; ma Giordano li schiva a sommo
-studio; o, se pure li incontra, li torce altrove con prestezza
-maravigliosa. Non è già ch'ella si affanni di questo, dispostissima a
-tutto; ma per una vanità insita alla nostra natura, si compiace nel
-volere manifestare a Giordano come lei si potesse uccidere, non
-ingannare.
-
-E poichè agli uomini non mancano mai motivi di bevere e di nuocere, così
-nè importa riferire, nè giova, in quante guise e per quante cause
-bevessero.
-
-Troilo in parte cedendo alla universale esultanza, in parte anche per
-procurarsi viepiù la grazia del cugino, si alza improvviso, e tenendo in
-mano un bicchiere colmo, in questo modo propizia a Paolo Giordano:
-
--- "Alla salute del cavaliere fortissimo di Cristo, al felice
-combattitore di Lepanto...."
-
-Non vi è cosa al mondo che pesi tanto immensamente insoffribile, quanto
-la laude in bocca al nemico: nessuna ingiuria può crucciare quanto
-cotesto elogio; e a Giordano poi parve fuor di modo molesto, come colui
-che conobbe troppo bene dipartirsi da stupidezza, ma mescolata da
-malizia; ed è anche questa offesa non piccola alla vanità dell'uomo,
-lasciare lo stolto in fede di averti potuto gabbare. Pure Giordano
-simulò; che quando aveva tolto a sostenere la prova, sebbene la sua
-natura non glielo consentisse, era capace per arte a simulare quanto il
-meglio addestrato.
-
-Allo invito di Troilo risposero tutti acclamando; e comecchè nella
-frenesia di cotesto urlo grande fosse la virtù del vino, pure così
-sgorgava sincero dal cuore, che il guerriero n'ebbe conforto, e gli
-temperò l'amaro che gli porgeva la origine di cotesto grido, pensando da
-cui movesse, e perchè.
-
-Giordano si levò anch'egli in piedi, e preso un bicchiere, atteggiando
-la persona al saluto diceva:
-
--- "Per me è troppo! Ma lingua umana non potrà mai esaltare tanto che
-basti le anime inclite di coloro che combattendo in cotesta memorabile
-giornata perirono."
-
--- "Oh! di grazia, signor duca, non ci negate il piacere e l'onore di
-sentire raccontare da voi le vicende di cotesta battaglia: ve lo
-chiediamo per quanto amore portate alla vostra dama...."
-
--- "No; a che monta? Non lo avete voi letto per le storie dei tempi?"
-
-E i commensali di nuovo con voci diverse:
-
--- "Ma così allo ingrosso; -- senza distinzione di fatti e di casi: --
-chi più offendesse, chi meglio difendesse. -- E poi, altro, bene altro è
-leggere una relazione di battaglia, che udirla da tale che vi
-combatteva, il sangue suo vi versava e vinceva. Per mercè, narrateci la
-battaglia."
-
-E Titta che vi aveva accompagnato Paolo Giordano, e al suo fianco
-combattuto, e salvatogli la vita, desiderava che la prodezza sua insieme
-a quella del suo signore si manifestasse; sicchè più degli altri
-premuroso instava onde Paolo Giordano, che pure era bel parlatore,
-esponesse le vicende e i pericoli della battaglia famosa. Nè la
-repugnanza di Giordano poi, a guardargli sottilmente nel cuore, si
-sarebbe conosciuta sincera; non già ch'ei fosse _miles gloriosus_, ma ad
-ogni soldato piace ricordare le zuffe e le ferite, e mostrarsi largo
-dispensiere di laude ai nemici, o vincitori, o vinti; -- se vincitori,
-per onestare la disfatta; -- se vinti, per fare più bello il trionfo.
-
-Titta pertanto, con tal suo garbo che non era preghiera, non comando, e
-dell'una partecipava e dell'altro, aggiungeva:
-
--- "Di grazia, Eccellenza, se la modestia trattiene lei, non defraudi me
-delle mie lodi; perchè ancora io combattei; e avendomi la fortuna
-piuttosto che la mia prodezza fatto abilità di salvare la vita ad uno
-strenuissimo guerriero, non posso renunziare ai vantaggi che mi vengono
-da questa azione, comunque condotta dal caso...."
-
--- "Tu mi hai vinto, ed io non potrei tacere onestamente quando il
-silenzio dovesse essermi ascritto a ingratitudine. Orsù, favorite le
-orecchie; io favellerò breve e disadorno, com'è concesso a un soldato. E
-voi, Isabella, ritenete quanto sarò per dire, e fatene nobile argomento
-dei vostri canti.... avvegnachè al guerriero oggimai per guiderdone
-null'altro rimanga, tranne il riso della bellezza, e la luce del
-canto...."
-
--- "Non basta?" -- domandò Isabella.
-
--- "È troppo. -- La Cristianità si era commossa profondamente: baroni di
-alto lignaggio, uomini plebei, da tutte parti accorrevano a combattere i
-nemici di Cristo, molti per ottenere la remissione dei peccati, e le
-indulgenze bene in questa occasione largite dal pontefice Pio V; ma come
-erano le voglie dei combattenti prontissime, immensa la cupidità di
-stringersi a mortale battaglia, così non accordavano le segrete
-intenzione dei principi collegati. Desideravano la giornata i Veneziani,
-la desiderava caldissimamente il Pontefice; ma Filippo II repugnava
-avventurarsi in impresa dove ne andavano tutte le forze del regno, e
-dove la vittoria forse avanzava meglio le cose degli altri collegati che
-le sue; nè in quel suo profondo e maligno consiglio amava che
-gl'italiani uomini acquistassero una bella fama, temendo che non
-venissero a sentire il bisogno, come vuole la nostra natura, di
-acquistarne una molto maggiore. Il gran Commendatore di Castiglia era
-stato imposto a don Giovanni di Austria come un freno da rodere, e non
-rifiniva mai da susurrargli negli orecchi, temperasse quei suoi spiriti
-bollenti; suprema gloria, suprema religione essere il vantaggio del re
-suo fratello: sicchè l'anima grande di cotesto magnanimo pendeva
-contristata da incertezza affannosa. Ma ogni giorno accorreva nuova
-gente per combattere, non cercando altro premio nè altra gloria, tranne
-quella di spargere il proprio sangue per la fede. Don Giovanni mandava
-dal cuore profondi sospiri, stava torbido; con gli occhi fissi al
-pavimento ora divampava vermiglio, ora pallidissimo allibiva. Ad
-aggiungere sproni a cotesta anima, di per sè focosa, si univano i
-conforti di Gabrio Serbelloni, generale delle artiglierie, di Ascanio
-della Cornia, maestro generale di campo, e di Sforza conte di
-Santafiore, generale degl'Italiani pel re Filippo, e sopra tutto una
-cura[97] misteriosa e profonda che gli prorompeva dal cuore, e che pure
-sapeva quel forte regalmente comprimere: -- e nonostante, pareva che la
-battaglia non sarebbe accaduta, chè la fortuna legata ai peggiori con
-ogni sua possa attraversava la impresa; e già una fama molesta si
-spargeva, che per essere la stagione tarda, fortunevoli i venti,
-avrebbero in cotesto anno tentato senza più impadronirsi di Castelnuovo,
-o della Velona, o di Durazzo, o di Santa Maura. Arrogi che don Giovanni
-stesso, concitato di grandissimo sdegno contro i Veneziani, per poco
-stette a perdere la occasione per la quale il suo nome perverrà
-immortale ai più tardi nepoti. Le galee veneziane scarseggiando di
-soldati, parve bene a don Giovanni di fornirle con le sue genti italiane
-e spagnuole; rimedio peggiore del male, conciossiachè non passasse
-giorno che non ne nascessero tumulti, e risse, e zuffe sanguinose. Il
-capitano Muzio da Cortona, posto sopra la galea di Andrea Calergi nobile
-cretense, venuto a contesa con alcuni Veneziani, messa mano alla spada,
-ne ferì parecchi; onde vi si fece tumulto, fu chiamato all'arme, e
-volgendoglisi quanta accorse quivi gente veneziana allo incontro,
-malamente il conciavano; ma il Veniero generale veneziano, come se ciò
-non bastasse, lo fece prendere, e così grondante sangue senza
-misericordia impiccare. Don Giovanni, estimando offesa la sua autorità,
-era deliberato a tôrre una solenne vendetta contro i Veneziani,
-rigettando gli argomenti co' quali Marcantonio Colonna e il provveditore
-Barbarigo s'ingegnavano raumiliarlo. -- Ma Dio, che vegliava alla salute
-nostra, operò sì che pervenisse col mezzo di certa nave di Candia la
-nuova infelice della perdita di Famagosta; ed aggiungeva la fama, come
-Marcantonio Bragadino e Astorre Baglioni, difesala valorosamente dieci
-mesi, costretti per diffalta di munizioni e dalla impazienza dei
-cittadini, l'avessero resa a patti onorati: ma il barbaro vincitore
-rompendo la fede, ordinò prima, che al Bragadino si mozzassero le
-orecchie, e poi fattolo trarre a vituperio sopra la piazza, dopo
-inenarrabili strazii volle che lo scorticassero vivo; nè di ciò ancora
-contento, riempita la pelle di fieno, la sospese all'antenna di una
-galeotta, mostrando per la Soria e per le altre contrade del Turco lo
-infame trofeo. -- Allora don Giovanni, chiusi gli occhi, e diventato
-pallido in volto come per morte, parve uomo che avesse ricevuto una
-percossa fortissima sopra il capo; e così stette alcun tempo: poi
-componendosi a regale atteggiamento, si volse al Veniero pacato, e la
-mano gli stendendo disse: -- Pace! noi non abbiamo nemici altri che i
-Turchi. -- Quel sembiante, quelle parole, e il modo col quale furono
-profferite, fecero raccapricciare gli amici che gli stavano attorno:
-pensate quale effetto avrebbero sortito sopra i nemici! Marcantonio
-Colonna, che gli era accanto, mi affermò che nella luce sinistra degli
-occhi di cotesto magnanimo principe a lui parve leggere la morte di
-ventimila infedeli. Il Veniero strinse la invitta destra, e la baciò, e
-non potè ristarsi da esclamare fra i singulti: -- Disgraziato Bragadin!
-Povero sangue! -- Spagnuoli, Tedeschi, e Italiani, deposta ogni ira, si
-gettarono lacrimando le braccia al collo, si baciarono in bocca, e si
-dissero: -- Pace! -- Quindi con súbita vicenda cacciandosi le mani fra i
-capelli, percuotendo dei piedi la terra, con orribilissimo grido
-urlarono: -- Arme, arme! -- Ed arme sia! -- rispose don Giovanni
-recandosi in mano la spada nuda, che agitata traverso ai raggi del sole
-parve mandare, e mandò certo vivissimi lampi di luce divina; ed ordinò
-che sopra la sua galera spiegassero il gonfalone della Lega mandato dal
-Pontefice, ov'era dipinto il Crocifisso con l'arme dei collegati sotto,
-nel mezzo quella del Papa, a mano destra quella del Re, e a sinistra
-quella dei Veneziani. Il vento, e non fu lieve auspicio di vittoria,
-distese per l'aria il glorioso vessillo, per modo che pareva mani
-invisibili lo tenessero tirato pei quattro lati; e don Giovanni
-fissandovi gli occhi con pietosissimo affetto, esclamò: -- _In hoc signo
-vinces!_ -- _In hoc signo vinces!_ -- esclamarono i prossimi; e queste
-sacre parole, con prestezza prodigiosa propalate, vennero in un momento
-dai più remoti legni ripetute. Il gran Commendatore di Castiglia, che
-aveva dal Re mandato segreto di attraversare la impresa, sia che
-considerasse quanto era grande pericolo mostrarsi avverso, sia piuttosto
-che dallo impeto universale si sentisse stravolto, mutati atti e
-sembiante, procedeva più animoso degli altri, e sovente mormorava: -- Da
-Madrid si può comandare di starsi fermi, ma davanti il nemico non si può
-obbedire! --
-
-"Un altro successo nel quale vedemmo manifestarsi palese la mano di Dio
-fu questo, che essendo i nemici lontani, e potendo schivare di venire a
-giornata, e qualcheduno dei caporali loro avendolo con moltissimi
-ragionari persuaso, allo improvviso giunsero le spie, le quali
-avvisarono essere rimasto indietro il nerbo dell'armata cristiana.
-Notizia che in parte era vera, ma accresciuta di mille doppi dalla fama,
-avvegnadio si movessero tardi e non arrivassero in tempo le ventisei
-navi capitanate da don Cesare Davalo d'Arragona, in quei tempi
-dolentissimo per la morte del marchese di Pescara suo fratello, morto il
-luglio avanti: il quale insieme con don Giovanni era stato proposto a
-capo di tutta la impresa. Sopra queste navi andarono le fanterie
-tedesche condotte dai conti Alberigo da Londrone, e Vinciguerra d'Arco,
-per modo che essendosi vinta la impresa massimamente per lo sforzo degli
-Italiani, a cagione loro non c'incolse diminuzione di gloria. -- Nel
-medesimo errore condussero noi le nostre spie referendoci con false
-notizie mancare nell'armata turchesca Aluccialì con ottanta galee. Così
-da una parte e dall'altra maraviglioso era il desiderio di combattere,
-parendo ad ognuno doverne avere la meglio. Alì Pascià del mare,
-considerando spirargli prosperevole il vento, senza frapporre altro
-indugio mosse tutta l'armata con fretta molta, ed ordine poco, dal golfo
-di Lepanto. Il cavaliere Gildandrada, mandato innanzi a specolare,
-tornava il sei di ottobre, che fu sabato, nel cupo delle tenebre, a
-farci avvertiti dello approssimarsi dei nemici: navigammo tutta la
-notte; e la mattina all'alba sette ottobre, giorno della festa di Santa
-Giustina vergine, attingemmo le Curzolari, anticamente chiamate
-Echinadi, distanti circa trentacinque miglia da Lepanto. In questa, ecco
-tornare Giovanni Andrea Doria, avvisando si disponessero a combattere,
-conciossiachè l'armata turchesca secondata dal vento stava per giungere
-loro addosso. Allora don Giovanni con mirabile serenità comandò che
-l'armata si mettesse in ordinanza, la quale fu questa: le galee si
-divisero in centro, in corni, in vanguardia e in dietro-guardia, in
-maniera che parevano disegnare la forma di un'aquila. -- Giovanni Andrea
-Doria capitanava il corno destro con cinquantatrè galee, ed ebbe insegna
-verde attaccata alla punta dell'antenna. Agostino Barbarigo condusse il
-corno sinistro con altrettante galee, spiegando bandiere gialle dal
-calcese. Fu preposto alla retroguardia don Alvaro di Baxan, marchese di
-Santacroce, con trenta galee e bandiera bianca sopra la poppa, disposto
-a soccorrere dove meglio ne apparisse il bisogno. Guidò la vanguardia
-con otto galee don Giovanni di Cardona, portante anch'egli insegna
-bianca. La battaglia poi, di sessantuna galea, governava don Giovanni
-con bandiera azzurra in cima all'albero; e siccome presagivano che lo
-sforzo disperato si sarebbe vôlto da questa parte, così posero a difesa
-della galea reale, a mano destra, la Capitana del papa con Marcantonio
-Colonna generale, Romagasso, ed altri cavalieri; a sinistra, la Capitana
-veneziana con Sebastiano Veniero generale, appresso la quale era la
-Capitana di Genova con Alessandro Farnese principe di Parma, e
-dall'altra parte la Capitana di Savoia con Francesco Maria della Rovere
-duca di Urbino: i lati di questa battaglia venivano chiusi a destra
-dalla Capitana di Malta, a sinistra dalla Capitana Lomellina, dove
-combatteva io stesso; -- avanti alla poppa della Reale stavano la
-Capitana e la Padrona di Spagna col gran Commendatore. Ottimo
-accorgimento poi fu, come dimostrò lo effetto, di porre le sei galeazze
-veneziane, munite ognuna di quattrocento archibusieri elettissimi, di
-sessanta cannoni di bronzo, di tormenti e di fuochi artificiali da
-offendere, davanti forse un mezzo miglio i corni e la battaglia; le due
-governate da Andrea Pesaro e Pietro Pisani di fronte al corno destro; le
-due di Antonio e Agostino Bragadino, innanzi al sinistro; a capo della
-battaglia le altre di Giacomo Guoro e Francesco Duodo. -- Ahimè! perchè
-non mi arride un genio amico, e perchè non mi ascolta tutta la
-Cristianità, per celebrare col canto, che eterna anche i mortali, quei
-magnanimi che accorsero volontarii a prendere parte nella memoranda
-giornata? Io pregherei la Madre di Dio, che non circonda la fronte di
-allori caduchi in Elicona, a richiamarmi alla memoria i nomi tutti
-degl'incliti che vinsero vivendo, e de' martiri che vinsero morendo; e
-principalmente di questi, dacchè sebbene io creda che si delizino adesso
-nelle sedi beate, pure il suono della laude torna più degl'incensi
-gradito anche ai celesti. Ma non isfrondiamo l'alloro; che forse nascerà
-chi con voce migliore valga a dispensare il meritato guiderdone a
-cotesti generosi: così almeno giova sperare! Dalla parte opposta,
-condotta dal vento greco-levante, che le spirava secondo, si avanza
-l'armata nemica, occupando largo spazio di mare, frettolosa e scomposta,
-come quella cui tardava sterminarci, e temeva le sfuggisse davanti una
-vittoria certissima. Descriveva la forma di mezza luna: trecento e più
-erano le vele. Alì Pascià generale di mare, e Pertau generale di terra,
-guidavano la battaglia; Siroc governatore di Alessandria, e Memetbeg
-governatore di Negroponte, il corno destro; il sinistro Aluccialì vicerè
-di Algeri. La Reale turchesca non appariva meno gagliardamente difesa
-della nostra, avendo ai lati sei galee principali, tre di qua e tre di
-là, su le quali a mano destra erano Pertau, Mamud Rais capitano dei
-Giannizzeri, Saderbei governatore di Metelino, e a sinistra Mustafà
-tesoriere, Caracoza governatore della Velona, e Caragialì capitano dei
-corsari. Don Giovanni, poichè ebbe veduta in ordine l'armata, sceso
-dentro un agile legnetto, trasvolava di galea in galea, confortando a
-combattere valorosamente con brevissime e fortissime parole, chè il
-tempo, il luogo, e la indole dell'uomo non consentivano lunghe dicerie.
-Corre fama che giunto sotto la Capitana di Venezia, nel vedere
-Sebastiano Veniero, vecchio di settantasei anni, tutto cinto di elette e
-splendide armi, col capo scoperto per canizie venerabile, acceso in
-volto di stupendo ardore, confortare i suoi ad operare virtuosamente,
-ammirando la bontà dell'uomo, gli gridasse: -- Padre! padre! benediteci
-tutti!... -- E il Veniero guardando il cielo, quasi impetrando dall'alto
-la facoltà di benedire, stese il braccio, e fece il segno della salute
-esclamando; -- siate benedetti in nome del Padre, del Figliuolo e dello
-Spirito Santo. -- Dalle galee usciva un fremito, annunzio di prossima
-strage...."
-
--- "Io mi ricordo" interruppe Titta "che giunto sotto la nostra
-Lomellina, ci fece un baciamano, e gridò: -- A voi non dico nulla,
-uomini prodi, -- e sparì via...."
-
--- "I cappuccini e i gesuiti col crocifisso in mano, e con parole
-ardenti sopra i labbri, senza paura del pericolo imminente, di su, di
-giù, trascorrevano suscitando le ire, aizzando il furore, a tutti
-concedendo remissione di peccati, e indulgenze amplissime, e speranza
-certa di vincere, e preda infinita...." Quando don Giovanni si ridusse
-al bordo della sua galea, gli occorse agli occhi una fregatina piena di
-vigorosi rematori in atto di aspettare: ne domandava al governatore
-della sua galea, il quale rispose: -- averla apparecchiata ad ogni
-evento, perchè il principe potesse mettersi in salvo: -- e don Giovanni
-fieramente: -- Affondatela; fo voto a Dio di volere piuttosto morire
-combattendo per Cristo, che campare con vergogna. -- Al Commendatore,
-che per debito di ufficio lo ammoniva ad avvertire meglio sopra il fatto
-del combattere: -- Orsù, disse, il tempo della consulta è passato; ora
-attendete ad operare il consultato. -- Ecco balena la Reale turchesca;
-si spande il rimbombo dell'artiglieria: il segnale è dato, la Reale
-nostra risponde; la battaglia è ingaggiata. Disegno dei nemici fu
-spingendosi innanzi a forma di mezza luna col vento in poppa insinuarsi
-nei nostri lati, passare alle spalle, e invilupparci dentro un cerchio
-di morte. Le sei galeazze poco curarono, e quei prestanti Veneziani
-imperterriti e fermi non fecero atto finchè non li ebbero a mezzo tiro
-di archibugio; allora, di subito, e in un medesimo punto, spararono
-trecento sessanta cannonate, e duemila quattrocento archibugiate!
-L'orribile fragore sbigottì quei medesimi che lo avevano suscitato: il
-mare si commosse come per burrasca, e le galee sospinte da urto
-violentissimo presero a vacillare incapaci di governo; ma presto i
-nostri si riconfortarono notando i danni del nemico, e caricati con
-maravigliosa velocità gli arcobugi, continuarono a trarre
-disperatamente. E io vo' che sappiate come in questa bisogna giovassero
-i nuovi arcobugi a ruota, ch'essendo piccoli, e a maneggiarsi
-accomodati, non era chi non isparasse almeno tre volte prima che i
-nemici avessero sparato una sola con quei loro gravissimi: e tale fu il
-primo momento della splendida vittoria. La virtù vinse il furore; e i
-Turchi, mai più avvezzi a simili incontri, ebbero ad allargarsi laceri e
-sanguinosi, a mutare ordine di battaglia e a dividersi in tre schiere
-come la nostra armata.
-
-"Quantunque grande apparisse la prestanza dei nostri, la quale pure è
-dono prezioso dell'alto, volle nonostante il Signore con segno più
-visibile della grazia sua palesarci come per noi combattesse, dacchè in
-quel punto accadde notabile mutazione di vento; cessò il greco-levante
-favorevole ai Turchi, e mosse un ponente-maestro propizio ai Cristiani,
-portando il fumo contro di loro, e privandoli del vedere. Scirocco
-intanto, non ismarritosi nell'animo, ordinava alle sue galee schifassero
-le galeazze, e rasentando il lido colà dove il fiume Acheloo sbocca in
-mare, si cacciassero fra la terra e le galee del Barbarigo, e facessero
-prova di assalirlo alle spalle. Barbarigo però, punto meno astuto
-capitano, le estreme galee fa che si approssimino alla terra, e
-descrivano con le altre una linea diagonale, componendo uno angolo acuto
-di cui un lato veniva formato dalla terra, l'altro dalle sue galee; e
-tolto in mezzo Scirocco, usando del vento propizio lo spinge contro la
-isola. Aspramente si combatte per ambe le parti; ma le galee turchesche
-perdendo sempre più mare, investono nel lido; i Cristiani le seguono, le
-raggiungono, sopra quanti Turchi mettono le mani addosso tanti tagliano
-a pezzi; le galee parte vengono in nostro potere, parte con le
-artiglierie affondano, parte finalmente abbruciano. Ma non senza sangue
-da questo lato acquistammo vittoria; dacchè, per tacere delle altre
-morti, mentre più infuria la mischia tra Scirocco e Barbarigo, quasi
-nello istante medesimo cadono quegli morto, questi ferito mortalmente di
-una freccia in un occhio, mentre allontanando lo scudo dalla faccia si
-affatica a concitare i combattenti agli estremi conati. Barbarigo,
-sentendosi percosso a morte, mentre vacillando indietreggia, deputa in
-luogo suo Marco Quirini, che secondato da Antonio Canale e dal Cicogna,
-i quali tutti fecero in quel giorno testimonianza amplissima di onorata
-virtù, seguita il corso della vittoria, distruggendo le reliquie di
-cotesta squadra governata da Memetbeg Pascià di Negroponte, e da Alì
-rinnegato corsale. E in questa fazione furono visti il Cicogna, che
-guasto per la faccia e per le mani da una pignatta di fuoco artificiato,
-sopportando inenarrabili spasimi, non volle mai ritirarsi se prima non
-ebbe vinta la galea nemica, la quale adesso come trofeo nobilissimo è
-conservata nello arsenale di Venezia; e il provveditore Antonio Canale,
-che vestito di una veste lunga e bianca imbottita di cotone, con
-cappello simile in testa, e in piedi scarpe di corda per non
-isdrucciolare, menando uno spadone a due mani, empiva di terrore e di
-strage le galee nemiche sopra le quali balzava con agilità e destrezza
-maravigliosa. Giovanni Contarini dei conti di Zaffo però ebbe la gloria
-di prendere la galea di Scirocco, e trovatovi sopra morto questo nemico
-del nome cristiano, gli fece troncare la testa, e conficcatala sopra una
-picca gridò tre volte: -- Ecco la testa di Scirocco! -- per confortare i
-suoi, ed atterrire i nemici. Presso al timone giaceva il moribondo
-Barbarigo, e ad ora ad ora domandava ai circostanti: -- Abbiamo anche
-vinto? -- Quando strappata dalla poppa nemica la insegna, il Quirino
-accorse alla volta del Barbarigo gridando: -- Vittoria! -- il morente si
-terse il sangue dagli occhi gravi ormai del sonno della morte, vide la
-odiata insegna, e rise, poi pregò che gliela porgessero, e recatasela in
-mano, vi si ravviluppò dentro come nel suo lenzuolo sepolcrale; e non
-osando noi separarlo dal trofeo sul quale esalava l'anima gloriosa, con
-la bandiera medesima lo sotterrammo a grande onoranza in terra
-benedetta....[98]
-
-"Ma lo sforzo disperato accadeva intorno alla battaglia. -- Alì Pascià
-si era spinto innanzi animosamente, e come i Turchi costumano, con
-immenso fragore di tamburi, di trombe, di ceramelle, e di altri
-istrumenti guerreschi; nè presumevano atterrirci meno con urli di
-minaccia, e scede, e strepito di arme percosse tra loro. Don Giovanni,
-armato di piastra e maglia, stringendo nella destra un'azza pesante, si
-loca sublime con la persona scoperta sopra il castello da poppa, ed
-ordina a Lopez di Figheroa capo degli archibusieri, che per cosa dicano
-i nemici o facciano, nessuno ardisca porre mano a ferire se prima egli
-non ne desse il segnale alzando l'azza. I Turchi sempre e più sempre si
-accostano, e sparano archibugi, e scoccano freccie sopra i nostri con
-danno non piccolo; e molto ancora ci portavano angustia due colubrine da
-prora, le quali ci avrebbero deserti se più pronti fossero stati a
-caricarle, e a spararle. Ci pareva duro dovere stare fermi a tanto
-strazio, molto più che di tratto in tratto vedevamo caderci al fianco
-qualche amico o congiunto, e lacero rimuoverlo dal ponte, e calarlo di
-sotto. Avremmo quasi tacciato di viltà don Giovanni; ove noi non
-sapessimo chente uomo ei si fosse, e volgendogli lo sguardo addosso, ci
-pareva una statua di bronzo in mezzo alle freccie e alle palle che gli
-fischiavano attorno, di cui egli faceva caso quanto del vento che gli
-agitava le chiome. Quando la Reale turchesca ci venne sotto a meno che a
-mezzo tiro di archibugio, don Giovanni leva l'azza, e l'agita impetuoso
-a mulinello: i nostri colpi parvero un colpo solo; il fumo sospinto
-verso i nemici ci tolse la vista del danno che avevano ricevuto;
-allorchè si dileguava, il ponte avverso ci apparve quasi abbandonato.
-Prima però che il fumo passasse via, don Giovanni ordina dare di forza
-nei remi, e la galea sospinta ancora dal vento scorreva come un uccello.
-Un altro accorgimento aveva preparato don Giovanni, e fu questo, di far
-troncare allo improvviso i rostri o speroni alla sua galea, perchè
-accostandosi meglio alla nemica, gli fosse fatta maggiore comodità di
-potervi saltare sopra: cotesto esempio da noi tutti immediatamente
-imitato fu un altro motivo di vittoria.
-
-"Il fumo passa, e la galea di Alì apparve quasi deserta sul ponte. Don
-Giovanni, còlto il destro, gridava: -- Avanti, cavalieri, andiamo alla
-vittoria.... noi non possiamo se non vincere, perocchè morendo ci
-aspetti una palma in paradiso; vivendo, un lauro sopra la terra. -- E
-posto fine al parlare, come colui al quale tardava fare, corre con
-maraviglioso ardore alla prora, lo seguitano gli altri volenterosi, ed
-ecco, in meno che non balena, si arrampicano, saliscono, e stanno nella
-Reale turchesca. Alì, provvido capitano intanto dalle galee circostanti
-aveva domandato soccorso, che movendosi tostano per via di scale e di
-corde saliva da poppa, mentre i nostri penetravano da prua: per la qual
-cosa la battaglia rinfrescata s'inacerbiva, e ridottasi tutta intorno
-all'albero maestro, nè i Turchi valevano a cacciare i Cristiani, nè i
-Cristiani a conquistare intera la galea mezzo occupata. Tanto era grande
-la calca, così stipate le schiere, che nessuna arme giovava, tranne i
-pugnali; e i combattenti, come li trasportava il furore, vi adoperavano
-i morsi non altrimenti che se belve si fossero: e tu vedevi quella
-foresta di capi ora piegare da questo, ora dall'altro lato, come campo
-di biade mature agitato da venti contrarii. Non domandavano quartiere,
-nè lo desideravano: guerra di esterminio fu quella. Ma ecco, quale che
-ne fosse la cagione, i Cristiani prendono a balenare, lasciano piede,
-indietreggiano, e gli avversarii dove i nostri levano l'orma pongono
-incalzando la loro, e crescono in ardimento quanto i Cristiani degradano
-in vilezza: già molti degli attergati sospinti dal moto irresistibile
-cadono riversi nel mare, altri più fortunati saltano sopra la Reale di
-Spagna.... Che più? Che più? Don Giovanni stesso è travolto dai suoi nei
-passi dolorosi della fuga. Non meno provvidi, i nostri avevano già
-munita la Reale di nuove milizie, che arrivando alla riscossa non solo
-impedirono ai Turchi invadere la nostra galea, non solo li trattennero
-sopra l'orlo estremo della prua, ma duramente gli rincalzarono indietro,
-e ai nostri fu dato salire di nuovo sopra la Reale dei Turchi. Sul ponte
-della galea s'ingaggia nuova zuffa, e ormai da più di un'ora versavasi
-sangue, nè si sapeva da qual parte si sarebbe inclinata la vittoria;
-sangue era la coperta, giù dalle pavesate lungo i fianchi della galea
-colava sangue, e il mare sollevando la spuma orrendamente vermiglia
-pareva che ribollisse di sangue. Ahi! truce vino, che dispensa nei suoi
-conviti la guerra. -- Quattro volte fummo respinti, quattro volte
-penetrammo nella Reale dei Turchi: laceri da ambe le parti, da ambe le
-parti per morti illustri dolentissimi: e dei superstiti quale ferito,
-quale spossato sì, che la mano non reggeva più l'arme. In una di queste
-zuffe avvenne che rimanesse morto lo strenuo cavaliere Bernardino
-Cardine senza ferita: una palla di smeriglio gli percosse la rotella, la
-quale per essere coperta di finissimo acciaio non venne rotta, ma tanto
-violentemente gliela fece battere nel petto, che il Cardine ne cadde
-senza vita sul ponte. E l'ultima volta che don Giovanni fu respinto,
-successe un altro caso notabile, che indietreggiando egli senza mai
-voltare la faccia al nemico, sia che il piede sopra lo intavolato
-lubrico gli sdrucciolasse, o quale altra ne fosse la cagione, cade, ed
-accenna precipitare supino nell'acqua; se non che un soldato spagnuolo,
-che non gli si era mai dipartito dal fianco, lo abbrancò forte con la
-destra per la cintura mentre con la manca si atteneva al sarchiame: allo
-improvviso il soldato prorompe in un grido; il braccio manco gli
-ciondola giù cionco; egli e don Giovanni senza rimedio precipitavano,
-quando allo Spagnuolo venne fatto afferrare co' denti un cavo, e quivi
-si tenne finchè, accorso prontissimo lo aiuto, furono salvi ambedue. Don
-Giovanni illeso da qualunque percossa si apparecchia agli estremi
-conati. -- Prodi uomini, grida, anche uno sforzo, e abbiamo vinto. --
-Mentre però attende a riordinare i suoi Spagnuoli, che in quel giorno
-mostrarono davvero virtù romana, avvennero due successi pei quali ci fu
-data vinta la impresa. La galea comandata dal signore Alfonso d'Appiano
-sfolgoreggiava con le artiglierie la Reale turchesca, ed essendo bassa
-di prora, portava tutti i suoi colpi nel corpo della galea nemica,
-fracassando quanto incontrava; e a questa bassezza andammo pure debitori
-di un altro principalissimo motivo di vittoria. Una palla sbalza un
-fusto immane, o troncone, e lo sbalestra con tanta violenza contro Alì,
-che rotto in più parti della persona, dà con le spalle dentro l'albero
-maestro, e schizzatolo del suo sangue cade giù moribondo. -- O che fa
-egli Marcantonio Colonna? Il valore dell'uomo, la memoria delle imprese
-passate, la caldezza con la quale questa impresa aveva promossa, ad un
-tratto e al maggiore uopo vennero meno? Come sta egli irresoluto?
-Com'egli, generale del Pontefice, vede impassibilmente discorrere tanto
-sangue cristiano? Egli si talenta spaziare pei mari come se andasse a
-diporto in barca a godersi il ventolino della sera; anzi pure sparisce
-dal ponte, e non sanno più ove siasi cacciato. -- Questo uomo
-singolarissimo aveva avuto la costanza di starsi in mezzo agli scoppi
-delle artiglierie, agli sbalzi dei fusti, al precipitare degli alberi e
-delle corde, fra i varii e orribili aspetti della morte, fra tante cause
-di pietà e di furore, senza commoversi punto, aspettando tempo opportuno
-a esterminare il nemico: quando conobbe la fortuna parargli davanti la
-occasione, andò sotto il ponte, e volgendosi con gran voce ai condannati
-al remo, così favellò: -- Gente! Dio vi aveva riscattato, e voi vi siete
-resi indegni del riscatto; l'acqua del battesimo fu sparsa sopra il
-vostro capo invano: voi lo avete così contaminato di pensieri iniqui,
-che ormai non dà più luogo a una benedizione. Voi siete disperati della
-salute eterna. In questo mondo quando profferiscono il vostro nome, le
-vostre madri, le vostre mogli, o le vostre figlie declinano vergognando
-la faccia; i cittadini vi tengono come bestie feroci. Il cielo vi
-rifiuta, e la terra vi aborre. Ebbene, io vi riconcilierò con Dio e con
-gli uomini: io posso far sì che dai vostri parenti sia ricordato il nome
-vostro con orgoglio: io posso operare in maniera che la mano del più
-cortese cavaliere della cristianità si stenda verso la vostra senza
-tenerla per disonorata.... -- E quei miseri ad una voce dicevano: --
-Deh! signor nostro, misericordia di noi! Dateci almeno comodità di
-morire combattendo. -- Ebbene, rispose Marcantonio, io vi dono la
-libertà: non vi movete dagli scanni; io torno sopra il ponte: quando
-udirete uno squillo di tromba, riunitevi; e al secondo, con quanta
-maggiore forza vi concedeva la natura, adoperandovi gli ultimi sforzi
-puntate i piedi, e agitate i remi. Quando sentirete avere noi investito
-la galea nemica, saltate fuori, e combattete come l'anima v'ispira. --
-Tornò sul ponte, e afferrato il timone indirizzò la prua contro la poppa
-di Alì. Il primo squillo di tromba si fece sentire, poco dopo il
-secondo. La galea dava un balzo come foca ferita: l'acqua flagellata
-ribolle, e mugghia fremente e spumosa fuggendo via. La galea, percorso
-un breve tratto di mare, con urto irresistibile investe il luogo
-designato. La Reale turchesca per poco non capovolta: con l'orlo della
-pavesata si tuffa in mare da un fianco, dall'altro mostra scoperta la
-carena; la più parte dei difensori rimane con impeto irresistibile
-balestrata lontana nell'acqua, e così pure avveniva dell'ammiraglio, se
-non si appigliava all'albero maestro con ambe le braccia. Quando tornò
-diritta, il Colonna prevalendosi dello sbigottimento dei nemici, saltò
-sopra la galea accompagnato dai suoi, e se ne rese padrone. Riarse la
-ira dei comandanti turcheschi; le galee messe in custodia dalla Reale, e
-sette nuove se ne mossero ad un tratto per condurre don Giovanni a
-pessimo partito. Il Veniero solo si fece contro a tutte, sostenendone lo
-impeto con prodigioso valore; ma quel fiero vecchio sopraffatto dal
-numero vedeva scemare di momento in momento il numero dei suoi; una
-freccia gli aveva trapassato un piede, e un poco per l'acerbità del
-dolore, un poco per la perdita del sangue sentiva non potere più
-reggere: urgeva il bisogno del soccorso, e non sapeva piegarsi a
-domandarlo. Giovanni Loredano e Catarino Malipiero videro il pericolo
-dell'inclito vecchio, e accorsero a sovvenirlo; questi prodi giovani
-potevano starsi dietro le pavesate che ci tornarono validissimo riparo
-della giornata, ma non glielo consentiva la egregia natura; dalla
-cintola in su si mostrano scoperti, e mentre combattono da veraci
-campioni di Cristo, percossi di arcobugio cadono entrambi morti nelle
-corsíe. Il marchese di Santa Croce, che già si era mosso, giunse se non
-a tempo per salvare la vita al Malipiero e al Loredano, opportuno almeno
-a vendicarne la morte; i Turchi furono tagliati a pezzi, e le galee
-caddero in nostro potere. Corse fama nei tempi, che il Veniero
-s'impadronisse della Capitana di Pertau Pascià, ma la fama non
-raccontava il vero, e fu la Lomellina, che vinse Pertau..."
-
--- "Ah! signor duca, a voi non istà esporre questa parte della
-battaglia. Fummo noi che superammo la Capitana del Pascià; e davvero se
-vi adoperammo lo estremo della nostra virtù a vincere, non ci opposero
-punto meno gagliardo furore i nemici. Morì, mi ricordo, quell'ottimo
-Marino Contareno; morirono, e in ricordarlo mi prende ribrezzo ed
-affanno, con esempio immortale i quattro fratelli Cornaro; ahimè! il
-fiore dei magnanimi periva; ma, comunque fulminati attorno dalle galee
-nemiche, non lasciammo la presa, e ci scagliammo laceri, ma deliberati
-di vincere o di morire. Certo ogni orma impressa da noi costava sangue,
-ma i passi erano alla vittoria: già anelanti, e pugnando con le
-coltella, arriviamo a mezza galea. Il signore duca a capo di tutti
-pareva un angiolo che ci conducesse al trionfo..."
-
--- "E se tu, Titta, meno avevi in cuore il tuo padrone, a questa ora non
-rimarrebbero di lui che le nude ossa, e il nome. Bene la mente dolorosa
-ricorre a Orazio e a Virginio Orsini, consorti miei, che mi caddero ai
-piedi mortalmente feriti; bene m'ingombra l'anima di tristezza la
-memoria di Fabio mio nepote, percosso a un punto di arcobugio in una
-spalla, e di fuoco nel collo, avvoltolarsi per la coperta morendo senza
-piangere il fiore della perduta giovanezza, anzi contento di essere
-chiamato presto alla pace di Dio; ed io mentre mi chino a soccorrerlo,
-ecco sento trafiggermi di freccia la gamba destra; e quando levo la
-faccia, una mano stringente un pugnale rovina sopra di me improvvido di
-difesa; il pugnale sfugge dalla mano, e innocuo mi cade sopra la
-persona; la mano anch'essa mi cade sul capo, ma separata dal braccio, e
-con la mano un lavacro di sangue m'inonda il volto..."
-
--- "Così è; mi capitò proprio a tiro, senza che io ci pensassi nemmeno,
-e la tagliai netta come un giunco..."
-
--- "Ed io mi ti professo debitore della vita, e finchè Paolo Giordano
-Orsini avrà un cuore e una casa, Titta Carbonana occuperà un posto nel
-cuore e nella casa di Paolo Giordano Orsini... -- Beviamo! -- Alla
-memoria dei morti alla battaglia di Lepanto!"
-
--- "Dio li abbia in gloria!..." acclamarono da tutte le parti.
-
--- "Orsù dunque," riprese Paolo Giordano, "diamo compimento alla storia.
-La Lomellina, soccorsa da Vincenzo Querini, delle sette galee che la
-combattevano ne prese cinque. Pertau gittatosi dentro un caicco a furia
-di remi si allontana; e noi vedemmo le spalle di quel feroce vôlte in
-amarissima fuga. Molti si danno vanto della morte di Caracozza; ma la
-verità è che Giovambattista Benedetti cipriotto, uomo d'inestimabile
-valore, superata prima la galea Corcut, accortosi avere dappresso
-Caracozza, gli si avventò addosso disperatamente. Con ira punto minore
-Caracozza rovina contro lui, sia che lo strascinasse vaghezza di gloria,
-sia, come credesi piuttosto, un odio antico: s'incontrarono: -- una
-scarica di arcobugi fatta da ambe le parti gl'involse di fumo, e quando
-il fumo sparve, ambedue stavano supini, e spenti per molte ferite tutte
-nel petto. Al Benedetti subentrava Onorato Gaetano, nepote del papa, il
-quale, secondo che udimmo da persone degne di fede, aiutato da
-Alessandro Negroni, e da Pattaro Buzzacherino, con non troppa difficoltà
-condusse a termine cotesta onorata fazione. I Cristiani schiavi sopra le
-galee turche, accortisi dallo scompiglio che la fortuna abbandonava li
-aborriti padroni, rompono le catene, e afferrate quelle armi che il
-furore e il caso ministrano, fanno acerba vendetta dei lunghi patimenti,
-e assicurano la vittoria. Mentre queste cose succedono nella battaglia e
-nel corno sinistro dell'armata cristiana, procedeva alquanto avversa la
-sorte nel corno destro. Giovanni Andrea Doria, il quale doveva scostarsi
-dalla battaglia soltanto quattro corpi di galea, trasgredì il comando, e
-si distese pel mare. Dicono che il facesse con buono intendimento, sia
-per dare campo alla battaglia e al corno sinistro che si allargassero, e
-si ponessero con agio in ordinanza, sia per sospetto di non rimanere
-avviluppalo da Uccialì, che gli veniva incontro con molto maggiore
-numero di galee che non erano le sue; sia finalmente per prendere il
-vento in poppa onde dare dentro con impeto ai legni nemici. Ma Uccialì,
-espertissimo capitano di mare, quando conobbe le galee del corno destro
-così sparpagliate e lontane, non potere di leggieri l'una l'altra
-soccorrere, senza punto curarsi di essere sotto vento, si strinse
-addosso alle smembrate con forze di gran lunga superiori, e uccisi i
-principali capitani, ne prende dodici. Qui apparve la virtù di Benedetto
-Soranzo, da paragonarsi piuttosto all'antica che preporre alla moderna;
-imperciocchè, visti morti o feriti intorno a sè tutti i compagni, ed
-egli stesso essendo in più parti della persona impiagato, non gli bastò
-l'animo di considerare la sua galea calcata da orme turchesche, nè potè
-patire che rassettata un giorno i nemici se ne valessero ai danni della
-patria dolcissima; onde strascinatosi al luogo dove si conserva la
-munizione della polvere, vi appiccò il fuoco, e sè, la galea, e tutti i
-nemici che vi stavano sopra con orribile scoppio slanciò rotti e
-mutilati per l'aria. Uno solo per somma ventura campava; e fu Giacomo
-Giustiniani, che sospinto senza offesa lontano nel mare, potè per
-miracolo salvarsi a nuoto. Nè certo vuolsi tacere il fiero scontro della
-Capitana di Malta, la quale investita da tre galee turchesche combatteva
-intrepidamente mostrando dura fronte alla fortuna; se non che Uccialì
-ravvisando lo stendardo di San Giovanni, come colui che si professava
-capitale nemico della Religione di Malta, non vergognò spingerle contra
-altre tre galee per averla ad ogni modo. Fra Pietro Giustiniano,
-generale, considerando soprastare a sè e ai suoi l'ultimo fato, li
-esortò a morire animosamente, dacchè per vincere non v'era speranza, e
-del rendersi non parlava nemmeno. Durò la mischia di sei galee contro
-una, gloriosa pei Cristiani, infame ai Turchi, tre ore; due terzi della
-gente giaceva uccisa, l'altro terzo grondante sangue; il generale per
-tre immani piaghe versava la vita; cinquanta cavalieri nobilissimi
-avevano spirato l'anima; la galea fino al castello occupata; lo
-stendardo caduto in potere dei nemici; e nonostante faceva prova
-difendersi. Frate Agnolo Martellini, vostro cavaliere fiorentino,
-ridotto a men tristo partito degli altri, sosteneva la onorata agonia.
-Uccialì compreso di rabbia ordinava si mettesse fuoco alla galea, ma il
-Doria facendo forza di remi sopraggiunse alla vendetta, e la fece;
-imperciocchè urtando i nemici stanchi dallo aspro combattimento, ne menò
-orribile strage, ammazzando Caragialì, capitano di Algeri, con
-moltissimi altri caporali turcheschi. -- E belle di fama e di sventura
-furono le galee toscane, le quali per mala sorte seguitarono il Doria.
-La Fiorentina, combattuta da sette galeotte, rimase vuota di soldati e
-di ciurma; sopravvisse ferito gravemente Tommaso dei Medici, la più
-parte dei cavalieri di Santo Stefano combattendo fino all'ultimo sospiro
-compiva la vita. La galea di San Giovanni, guidata dal cavaliere Agnolo
-Biffoli, patì una stretta punto meno dolente, chè il capitano vi fu
-ferito di due archibugiate nella gola, ed oltre al cavaliere Simone
-Tornabuoni e Luigi Ciacchi, vi morirono sessanta uomini di valore; e
-peggio capitava la galea sopra la quale combatteva Ascanio della Cornia,
-circondata da quattro nemiche, se meno pronto giungeva al soccorso
-Alfonso di Appiano, capo delle galee fiorentine. Ma ormai da ogni lato
-sonava il grido della vittoria, e Uccialì vedendo movergli contro tutta
-l'armata nemica per invilupparlo, e prostrarlo, deliberò partire. Don
-Giovanni di Cardona si avvisò contrastargli la fuga con le otto galee di
-Sicilia, ma scompigliato da forze maggiori, riportati non piccoli danni,
-ebbe a cedere il passo. I provveditori Canale e Quirini si misero a
-dargli la caccia; sennonchè avendo stanchi i galeotti per le durate
-fatiche, con infinita amarezza lo contemplarono ridursi a salvamento con
-quaranta legni, la nostra galea corfiotta, e lo stendardo di San
-Giovanni. In questa fuga accaddero due casi degni di memoria, i quali
-furono, che Giovambattista Mastrillo Nolano, e Giulio Caraffa
-Napoletano, mentre sono con altri compagni condotti prigioni sopra due
-diversi brigantini, mostrando nel momento stesso la medesima audacia
-come se si fossero data la intesa, si sollevano contro i Turchi,
-accoltellano i Rays, e quanti altri fecero sembianza resistere, e di
-schiavi e vinti diventati liberi e vincitori, tornarono a noi, che a
-braccia aperte li accogliemmo, co' brigantini nemici pieni di schiavi e
-di ricchissima preda.
-
-"Circondato da nere nuvole, il sole declinava al tramonto, gittando
-lungo per le onde uno sguardo obliquo, per cui avveniva che la parte
-rischiarata mandasse vivida luce, e l'altro mare fosse ingombro di
-tenebre: al fiotto dei marosi si accompagnavano gli urli, le
-imprecazioni, le supplicazioni, e i singulti, e da lontano parevano un
-pianto solo, -- il pianto della natura sopra lo strazio dei suoi
-figliuoli certo da lei non creati per lacerarsi così. Per la striscia di
-luce comparivano casi da far piangere gli angioli, e taluni, ma pochi,
-degni affatto della origine celeste dell'uomo. Vedevi una gente chiusa
-al terrore salire sopra le galee che abbruciavano, cacciarsi tra le
-fiamme, senza sospetto che in quel punto ardendo le polveri preda e
-predatori dirompessero in frammenti minutissimi; altri non sazi ancora
-di combattere, siccome l'odio implacabile li flagella, si acciuffano pei
-capelli o per le barbe, e in difetto di arme co' pugni percuotonsi, co'
-denti si lacerano, ed ora la testa dell'uno or la testa dell'altro con
-infelice vicenda sparisce sotto le onde, finchè queste, sdegnose quasi
-che durasse tanta ira in creature così fragili e caduche, le avviluppano
-nello immenso seno, e non compariscono più. -- Poc'oltre si contendono
-un albero, o fusto, o troncone, per appigliarvisi, e rimanervi tanto che
-giunga il soccorso; ma mentre, più caritativi e meglio assennati, poteva
-bastare a tutti la tavola della salute, consumando le forze estreme per
-possederla ognuno esclusivamente per sè, li opprime un fato comune; tale
-altro stupido di paura, abborrendo annegare, afferra un frammento di
-galea che arde, e fuggendo l'acqua perisce per dolorose bruciature; -- e
-infiniti palischermi guizzavano di qua e di là pieni di gente ebbra di
-vittoria, che le teste dei Turchi natanti toglievano a bersaglio, come
-il cacciatore costuma delle anitre per gli stagni; e a quale si
-accostava supplicando la vita lasciavano che mettesse le mani sopra la
-banda del caicco, oppure gli porgevano il remo quasi per aiuto, poi a
-colpi di accetta tagliavano le mani, o fendevano loro la testa con
-disoneste ed infami ferite. Pochi di questi burchi (avvegnachè il ben
-fare sia sempre poco) andavano in traccia dei cari parenti e dei
-compagni, vivi o morti ch'e' fossero; pietosa e vana cura, però non vana
-tanto, che a qualcheduno non venisse fatto trovare quello che andava
-cercando, e lo amato capo dalle onde estraeva: se speranza di salvarlo
-in vita balenava, con ogni maniera di ufficio lo proseguiva; morto poi,
-lo rivestiva, lo armava, nella destra gli poneva stocco o zagaglia, lo
-faceva orrevole, e come vivo e ascoltante lo lodava. Questa battaglia,
-dove combatterono assai più di cinquecento vascelli, durò da mezzogiorno
-fin presso alle ventidue ore: vi morirono dei nemici, chi dice
-ventimila, chi trentamila, e chi un numero maggiore; su di che mi
-stringo a dire, che molti certamente furono, ma nessuno li contò.[99]
-Dei nostri mancarono alla chiamata settemila sei cento cinquantasei;
-liberammo dodicimila schiavi cristiani; i vascelli presi sommarono a
-duegento: noi perdemmo la sola galea corfiotta: degli altri legni
-nemici, se togli quaranta scampati con Uccialì, quale rimase sommerso,
-quale arso; acquistammo cento diciassette cannoni, duegento cinquantotto
-pezzi di artiglieria minore, e diciassette petriere; prigioni circa
-quattromila, tra i quali, per tacere degli altri, comparivano
-notabilissimi i figliuoli di Alì, di cui il maggiore moriva di angoscia
-a Napoli, e l'altro trattenuto in prigione cortese dal papa. Immensa la
-preda. Nella galea di Alì trovarono ventiduemila soldanini di oro, in
-quella di Caracozza quarantamila; e in tutte le altre copia così di
-pecunia come di armi, di arnesi e di vesti doviziose, conciossiachè i
-Turchi estimando mettere in fuga i Cristiani con la vista, e di girsene,
-piuttosto che a battaglia, a giocondo ritrovo, procedevano ornati, di
-magnifici abbigliamenti vestiti, circondati di tutte quelle delizie cui
-erano costumati a godersi nella sicurezza della città; oltrechè seco
-loro apportavano le spoglie nobilissime di Cipro e delle riviere
-cristiane, che nel lungo corso avevano lasciato deserte.
-
-"Ma il generale Veniero, come colui che avendo consumato gran parte
-della sua vita sul mare era sottile speculatore dei venti, persuase a
-don Giovanni, il quale, deposto ogni altro affetto, lui abbracciava, lui
-onorava unicamente, lui padre chiamava, e a modo di padre con reverenza
-filiale proseguiva, a ripararsi, senza mettere tempo di mezzo, in
-qualche porto vicino, ed indicò Petalà sopra la riviera della Natolia,
-dacchè il tempo minacciasse fortuna. L'armata assentiva al comando, e
-adoperandovi forza di vele e di remi, verso le quattro ore di notte
-gittò l'áncora in Petalà, lungi sei miglia dal luogo del conflitto.[100]
-Don Giovanni, consigliato dalla egregia sua indole, volle prima di tutto
-si provvedesse ai feriti, e quanto meglio fu dato con animo prontissimo
-gli obbedimmo. Ed egli stesso non indulgendo a fatica, così senza
-prendere cibo si recò a visitare i giacenti. Poco invero poteva egli
-giovare effettualmente a quei miseri; ma la presenza amica, la maestà
-dello aspetto, una parola di refrigerio rese a qualcheduno di loro meno
-acerbo lo spasimo delle piaghe, più tolleranda la morte. Ora accadde,
-che passando presso a un giacente sopra un mucchio di paglia, don
-Giovanni sentisse con molta familiarità salutarsi:
-
-"-- Buona sera, don Giovanni!
-
-"E questi, a cui non giungeva nuova la voce, ma su quel subito non
-ricordava di quale si fosse, rispose nel paterno sermone come appunto
-favellava il giacente:
-
-"-- Dio vi guardi, prode uomo, e la Santa Vergine: voi, a quanto pare,
-siete rimasto offeso; sopportate pazientemente: fo voto a Dio per la
-vostra salute.... A poco prezzo avete acquistato una fama immortale....
-
-"-- Il prezzo non è poco; -- ma non importa. Don Giovanni, voi avete
-sembiante di non ravvisarmi...
-
-"-- Mi sembra!... Ma sarebbe impossibile!... Don Michele...?
-
-"-- Cervantes Saavedra, tutto vostro per la vita, e per la morte.
-
-"-- Ah! Don Michele mio, datemi la mano....
-
-"-- Io ve l'ho data, don Giovanni; se potesse crescermi di nuovo, io di
-nuovo ve la darei, in fede di Dio....
-
-"E il giacente mostrava per l'aria scura il braccio mutilato involto di
-panni sanguinosi. Don Giovanni allora riconobbe in lui il soldato che lo
-sostenne precipitante in pericolo di vita: tacque, e se il buio non era,
-noi vedevamo piangere lo invitto capitano. Scorso un lieve spazio di
-tempo, Don Giovanni riprese con voce tutta commossa:
-
-"-- E quando siete arrivato? E perchè non vi mostraste?
-
-"Don Michele rispose:
-
-"-- Tardi venni, perchè da Genova a Napoli, mercè il santo collegio
-delle muse,[101] di cui mi confesso sacerdote indegnissimo, non mi
-trovai danaro sufficiente da pagare cavallo o vettura, e Dio sa se io me
-ne affliggeva, timoroso di giungere intempestivo; ma, come piacque alla
-Nostra Signora, mi trovai alla mostra che faceste alle Gomenizze. Aveva
-statuito mettermi nella battaglia al vostro fianco, disposto a difendere
-con la mia vita il fortissimo campione della Cristianità, e il sangue
-più nobile di Spagna; la fortuna amica per questa volta mi assentiva
-pieno il disegno, ed io devo ringraziarla se avendole data la vita, me
-la ritorna indietro con una mano di meno. Mi parve poi bene non farmi
-conoscere, perchè se la morte mi risparmiava, avrei potuto stringere la
-vostra destra onorata, e rallegrarmi della vostra gloria; se all'opposto
-era destinato ch'io soccombessi, ignorandolo voi, non ne avrebbe sentito
-cordoglio l'animo vostro per me amorosissimo; e se finalmente dovevamo
-morire ambedue ci troveremmo adesso alla presenza di Dio....
-
-"Queste parole semplici, e nonostante maestose di grandezza, ci empivano
-di maraviglia, quando uno Spagnuolo interruppe il silenzio religioso,
-osservando: -- Chi mai avrebbe creduto incontrare tra i guerrieri di
-Lepanto il nostro poeta! -- Alla quale considerazione Don Michele sempre
-pacato rispose:
-
-"-- Cavaliere, voi cessereste dallo stupore, ove poneste mente che tutto
-quanto apparisce grande, forte e magnifico, è poesia. -- Don Giovanni
-nostro deve salutarsi come l'altissimo poeta della Spagna.... Di due
-ragioni vi hanno poeti: -- quelli che operano le cose belle, e gli altri
-che le cantano. -- Don Giovanni ci ha dato l'argomento del poema: --
-adesso chi comporrà per lui la nobile epopea? Ah! Signore... non io....
-che non mi sento da tanto. --
-
-"Così s'incontravano i due più eletti spiriti che abbia mai partorito la
-Spagna: entrambi grandissimi, e infelicissimi, e tenuti in piccolo conto
-in quella contrada, che tra i posteri avrà fama principalmente perchè
-patria di loro.
-
-"Come troppo bene aveva preveduto il Veniero, imperversò nella notte una
-spaventevole procella. Le galee rimaste accese, più che mai divampanti
-di fiamme, ora apparivano sopra la sommità dei marosi, ora sparivano, o
-sbattute trasversalmente volavano per la superficie delle acque....
-Davvero avevano sembianza di demoni, che sbucati dallo inferno fossero
-accorsi a raccogliere le anime, ad esultare della immensa strage nel
-luogo del conflitto! -- Alla dimane, migliaia di cadaveri ingombravano i
-lidi, e il mare roteava le azzurre sue onde come nei primi giorni della
-creazione: cotesto flutto fremente rompentesi contro la riva, pareva che
-dicesse: -- O terra, riprendi i tuoi figliuoli; con un soffio delle mie
-narici ecco ho respinto da me questa polvere insanguinata e rabbiosa,
-che chiami umanità. Se i tuoi figli si avvisano solcarmi il volto, io
-richiudo tosto quel solco, e nessuno può trovarne la traccia; se io li
-sopporto sul dorso, io il faccio come dei trastulli costumano i garzoni
-volubili, per sollazzarmi, e per romperli. Ecco io mi sono purificato da
-loro; l'orma dello eccidio di Lepanto rimane sopra di me come il volo
-dell'alcione per l'aria. Tu, mia indegna sorella, soffri le costoro
-città, e lacera quotidianamente, e in mille guise torturata, non sai
-vendicarti, anzi dagli aperti solchi tramandi perenne sostanza per
-nutrirli; deh! fa senno e fenditi una volta a seppellirli tutti. Se pure
-offesa senza misura ti muovi, sobbissi qualche città, o qualche catena
-di montagne tranghiotti; le tue ire paiono piuttosto di madre che
-rimprovera, che di giustiziere che punisce. Io, tempo già fu, venni a
-mondarti con universale lavacro, e mi tarderebbe di ritornarvi adesso,
-che ti contemplo assai più sozza di prima, se non mi respingesse dalle
-tue sponde la parola di Dio. Vieni, supplica meco il Creatore che
-revochi il comando, ed io ti purgherò per sempre con la moltitudine
-delle mie acque, -- con un diluvio, -- per questa volta -- senza Noè....
-
-"Tale la mia commossa fantasia immaginava. -- Come il mondo cristiano
-esultasse, voi sapete. Il sommo Pontefice volle che abbattuto lungo
-tratto di mura presso a porta Capena, per quella breccia Marcantonio
-Colonna entrasse in Roma, e a modo degli antichi Cesari trionfando al
-Campidoglio si riducesse; dove giunto, gli fu presentato un grosso dono
-di danari, che da lui accettato ne ringraziò prima il Papa, e poi subito
-depositò affinchè ne facessero la dota a molte orfane e povere donzelle.
-Così, ricco non di altro tesoro che di fama accresciuta, tornava
-Marcantonio alle sue case, tanto più grande quanto più solo: anima
-veramente romana! I Veneziani, ai quali pure i due terzi dei caduti in
-battaglia spettavano, non patirono che come morti si piangessero quei
-valorosi che caduti combattendo con l'arme alla mano rivivevano a secolo
-immortale, e i loro più stretti parenti comparvero nelle pubbliche
-grazie che si resero a Dio vestiti di broccato e di altre stoffe
-preziose: sangue anch'essi latino! Quello però che voi non potete avere
-inteso, si è questo, che Filippo di Spagna acerbamente sofferse la
-vittoria, rampognando il fratello di avere posto in avventura le forze
-della monarchia, senza che la vittoria valesse a produrgli vantaggio; e
-mentre il sommo Pontefice saluta nella effusione del cuore don Giovanni
-con le parole dello Evangelista: -- _Fuit homo missus a Deo, cui nomen
-erat Joannes,_ -- vi fu tale in Consiglio, che non rifuggì da proporre
-si consultasse se gli si dovesse tagliare la testa. Vergognò Filippo
-medesimo della tremenda viltà dei suoi consiglieri; viltà maggiore di
-quella che avesse potuto desiderare egli stesso. Scampava don Giovanni
-la vita, ma percosso dal rimprovero disonesto, lo divora adesso lo
-sconforto e il dolore: -- e ciò era astio spagnuolo! Quale ne venne da
-tante morti, da tanto valore, e da così prodigiosa vittoria, comodo ai
-Cristiani? dalla rinomanza in fuori, nulla. Gloria, ebbrezza delle anime
-grandi, oh come scadi dalla estimazione e dal desiderio, quando sei
-fatta traffico di principi, ghiacci calcolatori delle nobili passioni!
-Ognuno pensa a sè, e per oggi; lo indomani non conosce, o non cura.
-Venezia in mare, la Pollonia in terra, rimangono abbandonate come due
-vedette perdute incontra agli sforzi dei nemici della fede. Un giorno
-(disperda il Signore l'augurio) abbattuti quei due baluardi, i Cristiani
-si sveglieranno agli urli dei contadi, alle fiamme delle arse città; --
-se Dio non provvede, fra venti anni noi saremo tutti Turchi..."
-
-Qui dava termine Giordano al suo lungo racconto, e intorno intorno
-correva un fremito come di gente che approva in un punto ed aborrisce
-una cosa; e poichè in altri bei ragionari si fu trattenuta alquanto la
-compagnia, vedendo come le stelle dal cielo ormai declinassero, e
-sentendosi vaghezza di riposo, Paolo Giordano levatosi da mensa,
-l'accomiatava con dolci e reiterati saluti, pregandola starsi pronta
-domane per correre i boschi prima che la sferza del sole si facesse
-sentire di soverchio cocente. Egli stesso dato di braccio alla consorte
-Isabella fino alle scale l'accompagnava, dove baciatale la mano, con
-augurii di notte felicissima da lei si dipartiva.
-
-Ognuno si ritirò nelle proprie stanze, e forte lo premendo il bisogno di
-ristorare le membra stanche, si dava in balía del sonno.
-
- ----
-
-In meno che non volge mezza ora pareva che dormissero tutti.
-
-Pareva!....
-
-Paolo Giordano vegliava....
-
-Venuto nelle sue stanze, si abbandona sopra un seggiolone, appoggiando
-la faccia al pugno sinistro, e lasciando giù pendente la destra. È
-bianco, e contraffatto, e non mormora parola: due bei bracchetti bianchi
-col collarino di scarlatto ricamato di oro, accostumati a ricevere le
-sue carezze, gli giacciono ai piedi, lo guatano fisso, e quasi
-ingegnandosi di richiamare l'attenzione del padrone sopra di loro, gli
-vanno lambendo dolcemente la mano. Sembra che di nuovo si agitasse
-nell'anima del duca una contesa fierissima tra il volere e il disvolere;
-ma bene esaminata ogni cosa, discusso quanto poteva giovare, e quanto
-nuocere, librate le ragioni del bene e del male, o almeno quelle che a
-lui parevano tali, e la offesa, e la vendetta, e il perdono, assai potè
-conoscersi chiaro a quale conclusione scendesse quando gli sfuggirono
-dai labbri le parole:
-
--- Ella è cosa che bisogna compire!
-
-E quindi subito:
-
--- "Titta!"
-
--- "Signore."
-
-Paolo Giordano strascicando la voce tra i denti:
-
--- "Hai.... tu.... apprestato?...."
-
--- "Hollo."
-
-E successe un silenzio affannoso: poi lo ruppe Paolo Giordano chiamando:
-
--- "Titta!"
-
--- "Signore..."
-
--- "Ah! era pur meglio restare morti nella battaglia di Lepanto!"
-
--- "Era...."
-
--- "Dì, non ti pare bella mogliema? Non ti pare leggiadra, prestante,
-dotta in tutte le graziosissime guise del bel parlare gentile?"
-
--- "Maisì, signore, maisì!...."
-
--- "E non ti pare sacrilegio spegnere a un tratto con un soffio
-proditorio tanta luce di venustà e d'ingegno?"
-
--- "Era pur meglio, signor duca, che noi fossimo morti nella battaglia
-di Lepanto!...."
-
-Il duca si alzò da sedere asciugandosi la fronte grondante di sudore; --
-passeggiò nella stanza agitato; poi allo improvviso fermandosi, e
-ficcando gli occhi negli occhi di Titta, favellò:
-
--- "Ma non sai altro che formare augurii di cosa ormai a conseguirsi
-impossibile? -- Non hai tu in pronto un consiglio che valga? -- Nulla!
--- Nulla! -- Siete uomini voi, o echi di spilonche?"
-
--- "Non avete voi detto essere una cosa che bisognava compire? Come
-volete voi che consiglino i servi, quando i padroni manifestano che
-terranno i consigli in parte di resistenza ai desiderii loro?"
-
--- "Titta, hai ragione; -- tu hai meco sempre il torto solenne di avere
-sempre ragione.... Quanto ti ordinava apprestasti?...."
-
--- "Tutto.... e potete riscontrarlo da per voi stesso.... guardando....
-in su...."
-
--- "Sta bene.... non importa.... mi fido...." -- E in vece di sollevare
-lo sguardo lo affiggeva al pavimento. -- "Ora prendi questi due
-bracchetti, e va quanto meglio ti verrà fatto silenzioso alle stanze di
-madonna la duchessa; batti soave.... e le dirai...." -- E qui abbassò la
-voce continuando a parlare. Titta assentiva col capo. Paolo Giordano
-quindi a poco riprese nel solito suono:
-
--- "Adoperandovi parole piacevoli; con maniere affatto ufficiose. Hai
-capito? -- Ora vai...."
-
-E siccome pareva che Titta mettesse tra mezzo alcuna dimora, Paolo
-Giordano ripete:
-
--- "Vai...."
-
-Titta prese i bracchi, e mentre stava per passare la soglia della porta,
-si sofferma, e voltata la faccia a Giordano, lentamente favella:
-
--- "Ho io da andare, signor duca?...."
-
--- "Vai.... vai.... Ella è una cosa che bisogna compire!"
-
-E Titta andò. -- Egli ascende pianamente le scale, si accosta alla
-stanza di donna Isabella, -- e appena la tocca, gli viene domandato di
-dentro:
-
--- "Chi è? Che cosa volete?"
-
--- "Da parte del signor duca io devo supplicarvi, madonna, ad accettare
-questi due bracchetti, ch'egli vi manda in dono affinchè voi li teniate
-cari per amor suo; e desidera ancora che domani li proviate a caccia
-com'essi sieno addestrati, e capaci: -- pregavi inoltre, che di tanto
-voi gli vogliate essere cortese, di condurvi a stare alquanto seco lui,
-avvegnadio gli paia strano che dopo tanti anni di lontananza non
-dobbiate incontrarvi insieme senza testimoni.... E veramente anche a me
-pare...."
-
-Titta entrando vide come Isabella stesse con la signora Lucrezia
-Frescobaldi prostrata davanti una immagine della Beata Vergine, leggendo
-orazioni entro a un messale; ond'ei pensò tra sè: -- "Meglio così, ella
-si è provvista di viatico pel gran viaggio."
-
-Isabella si leva in piedi, e rimasta alquanto sopra sè, domanda alla
-Lucrezia:
-
--- "_Vo io, o no, a dormire con mio marito? Che dite voi?_"
-
-E la Frescobaldi stringendosi nelle spalle rispose:
-
--- "_Faccia quello che vuole: egli però è suo marito._"[102]
-
--- "Vadasi dunque."
-
-E la povera signora scese lenta, ma pure senza tremare.
-
-La Lucrezia, o la curiosità la movesse, o la compassione, o piuttosto,
-come io credo, ambedue queste cose, uscendo dalla consueta impassibilità
-deliberò seguitarla inosservata alla lontana. Appena l'ebbe vista
-entrare nelle stanze del marito, affrettò velocissima il passo, e appose
-l'orecchio alla porta.
-
-Udì liete accoglienze, e un salutare festoso.
-
--- "Come a Dio piace, la incomincia a dovere," -- susurra a fiore di
-labbra.
-
-Poi le parve ascoltare, e ascoltò certo, suono di riso: e di baci dati e
-restituiti.
-
--- "Di bene in meglio...."
-
-E trattenendo il fiato, intende tuttavia cupidamente.... -- Ma oggimai
-più non mi lice andare oltre con le parole, e ripeterò col Poeta:
-
- Gli abbracciamenti, i baci, i colpi lieti,
- Tace la casta Musa vergognosa,
- E dalla congiunzion di quei pianeti
- Ritorce il plettro, e di cantar non osa.
- Sol mormora tra sè detti secreti,
- Che. . . . . . . . . . . . . . . . .[103]
-
-La Lucrezia in punta di piedi tornava alle sue stanze, pensando: -- "Io
-fo conto che tempesta in casa non vi abbia più da essere, o se pure vi
-sarà, noi la vedremo conchiudere con qualche baleno, ma senza fulmini."
-
- ----
-
-Mezza ora forse, o poco più, era passata dal momento in cui madonna
-Lucrezia abbandonava la porta delle stanze di Paolo Giordano, che si
-aperse di nuovo, e ne uscì Titta, il quale traversata la sala si
-condusse alla porta dello appartamento di Troilo, e colà giunto, si
-dette a bussare con le nocca senza troppo riguardo.
-
-Troilo, comecchè gli paresse non avere motivo a sospettare, tuttavolta o
-per cagione della insolita fatica, o del calore del sole, o del bere
-soverchio, si sentiva acceso il sangue, e svoltolandosi per il letto non
-poteva chiudere occhio. Ond'è che avendo inteso subito il rumore scese
-il letto, ed aperse.
-
--- "Cosa è che vuoi, Titta, con quel tuo viso da cataletto?"
-
--- "Vostra Signoria, se alla prima non si appone, alla seconda non
-falla. Il signor duca m'invia a significarle, che non trova modo di
-prendere sonno...."
-
--- "Giusto come a me....!"
-
--- "Tanto meglio; -- onde vi prega volere andare a tenergli un po' di
-compagnia, e a fare insieme due chiacchiere.... Così vi terrete
-sollevati tutti e due...."
-
--- "_Erat in votis!_ Attendi; in un _amen_ mi vesto, e vengo teco."
-
-E abbigliatosi con quelle vesti che prima gli capitarono sotto le mani,
-presto fu in punto. Titta con un torchio acceso in mano lo precedeva, ma
-arrivato alla porta di Paolo Giordano, trattosi da parte, e inchinata la
-persona, favella ossequiosamente:
-
--- "Passi, Eccellenza!"
-
-Entrato Troilo, Titta chiuse, dando volta alla chiave, ponendosela in
-tasca; e intromesso che fu colui nella seconda stanza, anche di cotesta
-chiuse con molta accortezza la porta, rimanendo di fuori.
-
-Troilo, posto piede nella stanza, vede Paolo Giordano seduto accanto al
-letto davanti una tavola, e, o fosse la fantasia, o la virtù del lume,
-da una ora a questa parte gli sembra di dieci anni invecchiato. Giordano
-senza levare gli occhi gli dice:
-
--- "Troilo, sedete."
-
-Cotesta voce non contiene in sè minaccia, nulla ha di rancore, è
-placida, è sommessa, -- e non pertanto non pare articolata dalle labbra;
--- uscita così dagl'imi precordii come dal fondo di una sepoltura, ebbe
-forza d'infondere un ghiaccio nelle ossa di Troilo.
-
-E Troilo sedeva.
-
--- "Troilo, a me fa mestieri favellarvi parole, che giova a me dirle,
-ascoltarle voi negli orrori delle tenebre.... negli arcani silenzi della
-notte.... Troilo, dopo tre anni lunghissimi di lontananza io torno a
-casa.... ma questa dove torno è casa mia? Posso io dormire sicuro? Posso
-io sedermi senza sospetto a mensa?...."
-
-Troilo côlto alla impensata, improvvido di consiglio, si tace.
-
--- "Troilo! Quando io mi partiva da casa, conoscendo la donna che mi fu
-moglie -- che adesso mi è moglie, -- di mobile fantasia, sciolta nei
-modi per colpa di educazione assai più che a severa gentildonna non
-conviene.... facile a trascorrere.... petulante.... proterva.... io
-aborrii lasciare confidato il tesoro del mio onore in mani non dirò
-infedeli, ma per certo pericolose. -- Di cui doveva confidare io, se non
-del mio sangue? Te dunque scelsi, a te raccomandai il mio onore, che
-pure è il tuo, e ti scongiurai con le lacrime agli occhi ad averne buona
-e vigilante custodia.... Te lo ricordi, Troilo? È vero? Vorresti forse
-smentirmi?.... E volendo, potresti?"
-
--- "È vero..."
-
--- "E ti ricordi le promesse che mi facesti allora? Te le sei ricordate
-tu sempre? Rendimi ora dunque ragione: come hai tu esercitata guardia
-leale intorno a mia moglie?...."
-
-Giordano tiene il braccio destro col pugno teso sopra la tavola....
-orrendamente ha contratti i muscoli della fronte, le sopracciglia
-aggrottate, e le pupille a mezzo sotto di loro nascoste mandano traverso
-ai peli arruffati una luce come di fuoco ardente dentro un roveto. La
-lingua di Troilo sta confitta al palato; e Giordano di nuovo:
-
--- "Come hai tu esercitato vigilante custodia intorno alla mia moglie?"
-
-E poichè la risposta non viene, egli continua:
-
--- "Se devo porgere ascolto alle novelle che me ne giunsero fino a Roma,
-veramente io ho perduto la mia fama senza rimedio; la mia casa è piena
-di obbrobrio: ormai io non potrò più udire il nome della donna mia senza
-sospetto che lo profferiscano per onta o per dileggio. Virginio non
-potrà udire il nome della madre senza abbassare la faccia per la
-vergogna. Nefande cose avemmo ad ascoltare, cugino, e tali a cui
-inorridisce la natura.... tali che sono a sopportarsi impossibili, che
-nè posso, nè so, nè voglio a patto niuno sofferire io...."
-
--- "Giordano!...." con voce di agonia replica Troilo; -- "un cavaliere
-come voi fornito di quell'ottimo discernimento che tutti conoscono....
-pratico delle cose del mondo.... vorrà credere a parole bugiarde.... ai
-detti di uomini oziosi.... e maligni? Noi generalmente il popolo estima
-felici; e genti cui l'astio rode gioiscono nello avventarci strali
-avvelenati. -- Facciamoli piangere, esse dicono; così nel pianto saranno
-uguali a noi...."
-
--- "E tu ben parli; ma la nequissima voce mi venne confermata da tale,
-che ormai non posso più dubitare."
-
--- "Ella è poi di fede degna come voi reputate?"
-
--- "Lascio a te giudicarne. Me lo confessava Isabella...."
-
--- "Ah! Isabella....?"
-
--- "Isabella...."
-
--- "Vostra moglie...."
-
--- "Ella dessa.... mogliema. -- Ora mi dì, Troilo.... il tuo nome è
-Orsini? Il sangue che nelle tue vene discorre è un sangue stesso del
-mio? -- Rispondi!"
-
--- "E a che dirvi quello che voi troppo bene sapete?"
-
--- "Perchè mi giova in questo momento solenne udirlo da te, ed essere
-certo che tu lo ricordi, che te ne senti convinto... Così mi trovo
-circondato di traditori, -- che dal mio sangue in fuori... io non
-ardisco sperare non essere tradito... Dunque tu sei mio sangue...? Ora
-dammi un consiglio!... Isabella... l'ho io da perdonare, o da
-ammazzare?..."
-
--- "E devo consigliarvi io?"
-
--- "Sì..."
-
--- "Ma nè io, nè altri mi crede capace da tanto. Voi avete molto
-maggiore senno di me..."
-
--- "Io però non lo penso; e posto ancora che ciò fosse, estimi forse che
-non si perda in simili casi il senno? Orsù, io t'impongo di
-consigliarmi..."
-
--- "E allora... considerate, Giordano, come sia misericordioso il
-Signore;.... e come gl'incliti personaggi che a lui si rassomigliano
-compariscano miti e clementi:.... ottenga pietà presso di voi la
-debolezza della natura, la età della donna, e gli esempj non buoni nei
-quali venne nudrita;... vi ritorni al pensiero quello che con la solita
-prudenza ragionavate poco anzi, la fantasia mobile, la indole
-immaginosa, il tempo, il luogo, la occasione;... ed anche... il fato,
-Giordano, dacchè noi tutti governa un fato insuperabile.... e usate
-misericordia.... Isabella non potrà più presentarsi al vostro cospetto
-decorosa d'innocenza; voi non la potrete amare mai più.... e forse
-stimarla nemmeno.... e non pertanto avanza all'offeso una contentezza,
-acre è vero, eppure desiderabile sempre, quella cioè di sentirsi
-immeritevole della offesa, -- e di vedere l'offensore pentito nel
-profondo dell'anima...."
-
--- "Vedi se ti manca il senno! Tu non patisci certamente difetto di
-eloquenza.... Ed io lo immaginava! -- Davvero io vorrei seguitare il tuo
-consiglio, ma un pensiero me ne distoglie, ed è questo: in simile
-negozio ci va soltanto dell'onore mio? Il decoro di famiglia non deve
-estimarsi a modo di fidecommesso, che a me non è dato alienare, e
-neanche diminuire, ma che nella sua interezza io devo rendere ai figli
-così immaculato e chiaro come io dai miei maggiori lo ricevei?
-Diversamente operando, non ti pare egli che un giorno potrei sentirmi
-dire dai padri: -- Che cosa hai tu fatto del nostro patrimonio? -- E dai
-figli: Non è questo il nostro retaggio...?"
-
--- "Io crederei fosse bello le vendette ardue cercare, e compire; le
-altre, che per farle basta volerle, parmi dimostrazione di animo grande
-abbandonare. Vincere altrui è cosa lodevole, vincere poi sè stesso,
-divina...."
-
--- "Ed anche per ciò io mi persuaderei a perdonarla.... quasi....,
-sennonchè un altro motivo mi cruccia, ed impedisce che il mio cuore si
-apra alla pietà; ed è la ostinazione della donna a tenermi celato il
-nome dello adultero...."
-
--- "E nol sapete voi?"
-
--- "No.... E tu lo sai?..."
-
--- "Io? No."
-
--- "E questo pensava anch'io, perchè altro ti venne in pensiero, che
-guardarmi la donna, ed hai per ciò con la casa mia e meco un torto
-grandissimo, Troilo; un torto del quale io non so come possa mandarti
-assoluto. -- Ma forse non vuolsi attribuire a te solo tutta la colpa, e
-in parte.... anzi in grandissima parte.... è mia, che sapendoti e
-giovane e cupido di gloria, e di alto cuore, ad altro dovevi attendere
-tu che a fare lo eunuco di palazzo...."
-
--- "Ed ella dunque recusa di svelarvi il nome...?"
-
--- "Nè per preghiera, nè per minaccia, nè per la speranza del perdono
-costei a verun patto assentiva mitigare la esacerbata anima mia...."
-
--- "Certo, grave colpa è questa.... E tentaste tutte le vie?"
-
--"Tutte...."
-
--- "Vedete dunque, Giordano, come male consigli chi non sa come le cose
-stieno: -- se questa sua caparbietà avessi conosciuto avanti, io vi
-avrei consigliato in modo diverso."
-
--- "Diverso!"
-
--- "Anzi contrario...."
-
--- "Lo vedi tu stesso! Io mi vi trovo sospinto irresistibilmente: almeno
-conoscessi colui che non trattenne pudore di contaminarmi la casa mentre
-io versava il mio sangue per la fede di Cristo.... colui che non lo
-dissuase la reverenza della casa mia.... e più della reverenza la paura
-della mia spada! -- Ah! mi parrebbe essere non infelice affatto, se
-potessi cacciargli le mani nel seno.... strappargli il cuore, e
-sbatterglielo nelle guancie.... -- E vedi, Troilo, io glielo farei,
-quanto è vero Dio.... ma il codardo si cela.... Oh chi sei tu, che mi
-hai ferito a morte, e non mi hai tolta la vita? Qual è il tuo nome?
-Móstrati! -- Niente.... Ahi! quanto lacera il dolore della offesa fatta
-da persona oscura, o abietta, o ignorata, contro la quale non possiamo
-vendicarci, o vendicandoci rimarremmo macchiati più assai dalla vendetta
-che dalla offesa...."
-
--- "E veramente simili offese desiderano lavacro di sangue..."
-
--- "E poichè non posso versare quello dello adultero aborrito... che di'
-tu?..."
-
--- "Parmi..."
-
--- "No... parmi" -- dice Giordano levandosi in piedi; -- "qui fa
-mestieri aprirmi il tuo concetto intero..."
-
--- "Allora..."
-
-"Allora? Perchè esiti tu? Qui non ci ascolta nessuno... nessuno..."
-
--- "Allora... il decoro geloso di famiglia domanda che... sparisca da
-questo mondo Isabella..."
-
--- "Sta bene," -- rispose Giordano; e stesa la mano al cortinaggio, ne
-tira da parte le cortine, aggiungendo: -- "Ecco... guarda; -- io l'ho
-fatto..."
-
--- "Ah vendetta di Dio!" -- urla Troilo; e dando tre o quattro balzi
-allo indietro con le mani dentro i capelli, percuote con le spalle e col
-capo violentissimamente nella opposta parete.
-
-Colei che fu donna Isabella Orsini giace resupina sopra il letto a modo
-di sedente: sciolte e rabbuffate le chiome, tesi i bracci, con le mani
-attrappite; il volto nero, e chiazzato di sangue; aperta la bocca, e
-sozza di bava sanguinosa; gli occhi aperti, intenti, scoppianti fuori
-dai cigli... Una corda sottile le stringe tuttavia il delicato collo, di
-cui i capi si perdono pel buio della stanza, e terminano al soffitto.
-
-Infelice spettacolo di colpa e di perfidia!
-
-«Così perì Isabella dei Medici, che avrebbe fatto sè ed altrui felici,
-se il cielo le avesse dato o minore bellezza, o maggiore virtù, o
-migliori parenti.»[104]
-
-Giordano pallido anch'esso nel volto come per morte, ma comprimendo con
-violenza prodigiosa la passione che gli sconvolge l'anima, immobile dal
-luogo ove tiene aperte le cortine, sporge il braccio destro verso il
-cugino, e continua a favellare così:
-
--- "Ora il mio letto diventò deserto... chè ogni donna tremerà le si
-converta in supplizio; -- la mia casa è deserta, perchè il padre non può
-vivere col figlio di cui ha strangolato la madre... Giorni torbidi, e
-infami, -- notti insonni, e piene di rimorsi e di paura, -- morte
-acerba... giudizio di Dio tremendo, -- ecco la pace che mi hai dato,
-Troilo! -- Troilo, tu, e non altri! -- Uomo iniquo ed abietto... io ti
-conosco... intero... e vedo e so come a costei, che fu moglie mia, meno
-deve essere stata dura la morte, che la coscienza di avere perduto la
-sua dignità di principessa, di consorte, e di madre... per così
-miserabile e schifosa creatura come sei tu. -- Ribaldo! Non è morto il
-segreto con la tua complice... no... nè con la strage di lei, da te
-consigliata, Giordano perdeva la traccia del traditore. -- Ora a te sta
-morire. Io potrei e dovrei astenermi di levarti l'anima trista con
-questa mano di cavaliere onorato; un sicario basta al sicario; -- ma
-come patisci giusta morte, così non voglio che tu possa, ove mai
-c'incontrassimo nell'altro mondo, lagnarti del modo della pena..."
-
-Così dicendo, prende due spade nude poste ai piedi del cadavere, e
-gettandone una per terra alla volta di Troilo, soggiunge:
-
--- "Toglila su, e difenditi; e poichè sei vissuto da traditore, muori
-almeno da gentiluomo..."
-
-Come asta di arco tesa da mano robusta, che lasciata la corda
-violentemente si addirizza, così Troilo di curvo fattosi diritto, quasi
-lo invadesse il demonio, dà un balzo verso la finestra aperta alle sue
-spalle, afferra con ambe le mani il parapetto, e con un altro balzo si
-precipita fuori. Volle fortuna, comecchè cadesse a capo fitto, per
-essere la finestra poco elevata da terra, e per esservi l'erba cresciuta
-sotto foltissima, non ne riportasse alcun male, onde tornato subitamente
-in piedi si cacciò giù alla dirotta per le scale di pietra.
-
-Paolo Giordano, visto l'atto, come colui ch'era valido di membra, ed
-agile molto, con prestezza punto minore, di un salto ebbe varcato la
-finestra; -- e giù via incalzando con la spada ignuda nella mano il
-fuggitivo.
-
-Non parola, -- non minaccia; -- soltanto udivasi con duplice cadenza il
-suono dei passi accelerati per le scalee.
-
-Trascorreva Troilo avanti, ma nel lungo corso perduta la lena, disusato
-ormai dai cavallereschi esercizii, lo avrebbe raggiunto sicuramente
-Giordano, se questi a mezzo del secondo scalo urtando forte col piede
-dentro a un cordone di pietra, non fosse stramazzato sopra la viva
-selce, sdrucciolando per lungo tratto, e per quelle asperità macolandosi
-costole e petto, e in parte scorticandosi, e rompendosi le mani ed il
-viso. Gli scappò dalla destra la spada, la quale a balzelloni, rompendo
-i silenzii della notte, con pauroso fragore, chè di elettissimo acciaro
-ella era, andò a fermarsi lontano lontano sopra la pubblica via.
-
-Non che gli fosse dato abilità d'inseguire Troilo, Giordano allora potè
-a stento rilevarsi; ma sollevata appena la persona sopra i gomiti
-appuntellati a terra, tese la faccia dalla parte onde Troilo si
-dileguava; e gli cacciò dietro per lo buio della notte questa truce
-sentenza:
-
--- "Poichè non sei voluto morire da cavaliere, non passeranno mesi che
-tu morirai come un cane!"
-
-Titta raccolse il suo signore malconcio: gli lavò le piaghe, e con
-amorevole cura gliele fasciò; poi lui gemente e fremente ripose sur un
-lettuccio nell'anticamera.
-
-Andò quindi per madonna Lucrezia, la quale percossa dal fiero caso,
-tanto a lei più tremendo quanto meno aspettato, rimase meglio di una ora
-a ricuperare gli spiriti e la parola; nè mai ebbe più bene mentre che
-visse, nè fu veduta più ridere o rallegrarsi. Tornata in sè, Titta le si
-pose davanti, e col dito indice della destra alzato in mezzo ai
-sopraccigli, lento lento profferì queste parole:
-
--- "Madonna!... sentite bene!... La signora duchessa è morta allo
-improvviso.... di accidente.... sopraggiuntole nel lavarsi con acqua
-fredda la testa... per cagione del quale accidente... cadde in grembo
-vostro... e la sorprese la morte senza avere tempo di darle soccorso....
-Badate, madonna, da sbagliare, se avete cara la vita!... Gli avvisi da
-parteciparsi della sua morte alle corti -- preparati fino da ieri --
-parlano per lo appunto così.... Tenetevi dunque per avvertita..."[105]
-
-Sciolto il cadavere dal laccio, fu trasferito da Titta nelle sue stanze;
-e adagiato sopra il Ietto, Lucrezia mandò per Inigo, e gli disse parola
-per parola quanto l'era stato imposto da Titta. Il maggiordomo, dato uno
-sguardo al cadavere, troppo bene si accôrse del caso, e con la mano
-manca preso il lembo del lenzuolo gli coperse la faccia nera per lo
-travaso del sangue, mentre col dosso della destra si asciugava una
-lacrima. -- Inigo il maggiordomo, reputato cuore di pietra, piangeva.
-
--- "Dio riceva in pace l'anima di questa povera signora!" -- E dato un
-grosso sospiro, non parlò, più.
-
-Al cadavere d'Isabella furono fatte l'esequie grandi e solenni: famigli,
-parenti -- e il marito -- e i fratelli, presero le vesti gramagliose.
-Sopra il feretro le recitarono la orazione funebre composta da uno
-accademico della Crusca in forbitissima favella toscana.
-
-Prezzo del sangue fu, in parte il pagamento, in parte la composizione
-dei debiti di Paolo Giordano Orsini; e questo narra il Galluzzi.[106] Il
-Settimanni poi ci fa sapere come il duca di Bracciano conseguisse dalla
-munificenza del cognato premio anche maggiore, cioè nell'ottobre
-prossimo la donazione di Poggio a Baroncelli, oggi Imperiale.[107] La
-quale notizia indusse per avventura in errore taluno, che scrisse la
-strage della Isabella avvenuta al Poggio Imperiale, e non a
-Cerreto.[108]
-
-E Dio, che non paga il sabato, dette anch'egli il guiderdone a Paolo
-Giordano condegno ai meriti. Orribilissima morte lo incolse; la sua
-anima si contaminò di nuovi delitti, conciossiachè il sangue chiami al
-sangue, come vediamo succedere pel vino; e il giudizio rimase aperto,
-talchè n'ebbero temenza i suoi successori. E se ci saranno dalla fortuna
-non avversa largiti tempo e salute, i nuovi casi della vita di Paolo
-Giordano ci somministreranno argomento per altro racconto.
-
-Come Troilo finisse, lo ricaviamo dal passo seguente delle storie del
-Galluzzi. «Il Granduca determinò pertanto di esplorare l'animo della
-Regina e inviare a cotesta corte un suo segretario, valendosi del
-pretesto di esigere il residuo dei suoi crediti procedenti
-dagl'imprestiti fatti al re Carlo IX, giacchè appunto spiravano allora i
-termini delle assegnazioni. A questo solo effetto doveva estendersi la
-sua commissione, ma si accordava la libertà, secondo la occasione, di
-rimproverare alla Regina il suo malanimo verso la casa Medici, e la
-ingiuria fatta al Granduca. Arrivato il segretario a Parigi, ed esposta
-la sua commissione, la Regina gli disse: _Io non so come potrò aiutare
-questo desiderio del Granduca, poichè accomoda al re di Spagna un
-milione di oro per volta, e con noi guarda adesso in sì poca somma._ --
-Rimostrò il segretario che se il re di Spagna era stato servito di
-grosse somme, aveva anche mostrato di tenere più conto del Granduca che
-non aveva fatto lei, la quale lo aveva maltrattato, e fattogli ingiuria
-che non meritava. -- _Questo confesso, diss'ella, e lo feci perchè il
-Granduca non tiene conto di me, anzi con tanto dispiacere mio e del re
-ci ha fatto ammazzare sugli occhi Troilo Orsini, ed altri, che non ci
-pare ben fatto, essendo questo Regno libero, e che ognuno ci può stare._
--- Replicò il segretario che avendo l'Orsini e altri peccato gravemente
-contro il Granduca, non conveniva a lei, che pure era del suo sangue,
-proteggerli e soccorrerli con danari. -- _Or basta_, riprese la regina,
-_scrivete al Granduca che non proceda più di questa maniera, e
-massimamente in non fare ammazzare persona in questo Regno, perchè il re
-mio figlio non lo comporterà._»[109]
-
- ----
-
-La morale poi del libro (e qui protesto servire al genio del tempo, che
-non trovando più morale addosso alle persone, per incontrarla in qualche
-parte la desidera almeno _relegata_ e _rilegata_ dentro a un volume) è
-questa:
-
-Ponemmo sul principio la sentenza di Gesù Cristo per la donna adultera:
-
-_Colui di voi ch'è senza peccato getti il primo la pietra contro di
-lei._
-
-Però la misericordia del Signore non derogava alla sua legge scritta nel
-Deuteronomio, e nello Esodo:
-
-_Non commettere adulterio._
-
-Ed ogni seme di colpa forza è che generi il frutto doloroso della pena.
-
- ----
-
-[91] Ormai convien che tu così ti spoltre,
- Disse 'l Maestro, chè, seggendo in piuma,
- In fama non si vien, nè sotto coltre:
- Sanza la qual chi sua vita consuma,
- Cotal vestigio in terra di sè lascia,
- Qual fumo in aere od in acqua la schiuma.
-
- _Inferno_, XXIV.
-
-[92] Anassarco, filosofo di Abdera, fu pestato dentro a un mortaio per
- comandamento di Nicocreonte tiranno di Cipro. Mentre i carnefici lo
- pestavano, egli finchè gli bastò la lena diceva: -- «Pestate pure
- la scorza di Anassarco; voi non potete nulla sopra l'anima sua.»
-
-[93] Nelle Memorie del maresciallo di Bassompierre noi leggiamo il
- seguente passo notabilissimo. -- «Maria dei Medici sul declinare
- della sua autorità di reggente disegnava negare ad alcuni baroni,
- che a grande istanza la pressavano, il richiamo di alcuni banditi,
- ma non osava pronunziare il rifiuto prima di conoscere la sua
- condizione presente; quindi ostentando un motivo, chiama in
- disparte Bassompierre, e gli domanda quali mezzi di resistenza le
- rimangano. Bassompierre risponde: -- Nessuno, -- molto più che
- alcuni amici, come il marchese di Ancre, l'avevano abbandonata. --
- Lors la reine ne peut se tenir de jeter quatre ou cinq larmes, se
- tournant vers la fenètre afin qu'on ne la vît pas pleurer, et _ce
- que je n'avois jamais vu, elles ne coulèrent point comme quand on a
- accoutumé de pleurer, mais se_ dardèrent _hors des yeux sans couler
- sur les joues._»
-
-[94] Molti sono i luoghi in Italia, a dire del Muratori, _Antiq. ital._,
- che trassero nome dagli alberi: _Frassineto_, _Rovereto_,
- _Suvereto_ _ec._, e vie discorrendo.
-
-[95] Lamoignon-Malesherbes, il vecchio difensore di Luigi XVI, essendo
- tratto al patibolo, mentre urtava col piede in uno scalino della
- prigione, osservò «che un Romano sarebbe tornato indietro.»
-
-[96] «Non passò molto che si ebbe l'avviso della morte di don Giovanni
- di Austria, cagionatagli da febbre e da spiacevole noia di
- soverchie cure.» Costo, _Storia del Regno di Napoli_.
-
-[97] Qual fosse la segreta cura di don Giovanni ce la seppe rivelare
- l'illustre signor cavaliere Carlo T. Dalbono nel suo bellissimo
- libro delle _Tradizioni Popolari_ del Regno di Napoli. Nelle _Fiere
- di Castelnuovo_ espone come don Giovanni salvasse nell'assalto di
- Granata una giovanetta maomettana della quale divenne amante
- riamato, e n'ebbe un figlio, dolcissima cura dei genitori.
- Cresciuto di anni e di bellezza, don Giovanni teneva in corte il
- garzone a modo di paggio insieme con altri nobilissimi giovani.
- Sventura volle che don Giovanni essendo vago di nudrire bestie
- feroci avesse tra le altre una immane leonessa; mentre i paggi
- giocavano in prossimità del serraglio, una palla cadde vicino alla
- leonessa; i giovanetti, come succede, presero a istigarsi a vicenda
- per vedere chi tra loro meglio animoso fosse andato a raccoglierla.
- Arrighetto, seguendo gl'impulsi della sua magnanima natura, accorse
- prontissimo e ne rimase infelicemente sbranato... -- Nove giorni
- dopo la tragica morte del figlio, don Giovanni partì da Napoli con
- l'armata navale. Il dì 24 agosto giunse a Messina, dove collegatosi
- con le galee dei confederati mosse alle Curzolari, e quindi al
- golfo di Lepanto dove fu combattuta la immortale battaglia. Narra
- il cavaliere Dalbono come fino a qualche anno addietro, nella
- chiesa di santa Barbara in Castelnuovo, si vedesse una lapide con
- questa iscrizione:
-
- ARR.
- R. FILIUS AMORIS
- 1571.
-
-[98] «Le ferite del Pike erano mortali; nondimeno conservando ancora
- malgrado crudeli patimenti tutto lo eroico suo ardore: -- _Avanti,
- avanti, miei bravi, sclamò egli, vendicate il vostro generale!_ --
- Tali furono le ultime parole che potè rivolgere alle sue truppe,
- parole che le infiammarono di nuovo coraggio. Alcuni soldati lo
- portarono poi sulla riva, e cammin facendo clamorose acclamazioni
- gli annunciarono la riuscita dell'attacco, e riconfortarono i suoi
- ultimi momenti: poco dopo lo condussero a bordo della nave _il
- Pert_, e gli recarono la bandiera nemica: a quella vista ripresero
- i suoi occhi il loro splendore accostumato, ed accennò che gliela
- mettessero sul capo, e spirò gloriosamente circondato dai trofei
- della vittoria.» Trelawny, nelle Memorie di un cadetto di famiglia,
- racconta come Dewit, famosissimo corsale, ferito a morte dentro la
- bandiera nemica si avviluppasse, e quivi chiuso rendesse l'ultimo
- fiato.
-
-[99] _Ma nessuno li contò._ Questa è la espressione che adopera quel
- giudizioso Ludovico Muratori narrando negli _Annali_ la battaglia
- di Lepanto.
-
-[100] I particolari della battaglia di Lepanto furono con molta diligenza
- raccolti dai seguenti scrittori: _Adriani_, _Storia dei suoi
- tempi_. -- _Costo_, _Storia dei suoi tempi_. -- _Doglioni_,
- _Storie_. -- _Campana_, _Seguito alla storie del Tarcagnota_. --
- _Fra. Dionigi_ da Fano, _Seguito alle storie del Tarcagnota_. --
- _Muratori_, _Annali_. -- _Botta_, _Seguito al Guicciardino_, ed
- altri non pochi.
-
-[101] Apollo, tua mercè, tua mercè, santo
- Collegio delle Muse, io non mi trovo
- Tanto per voi, ch'io possa farmi un manto
-
- _Ariosto_, _Satire_.
-
-[102] Queste parole furono quelle appunto che profferivano Isabella e
- Lucrezia, e tutti i ricordi del tempo ce le conservarono
- precisamente.
-
-[103] Tassoni, _Secchia rapita_, Canto II.
-
-[104] Botta, _Storia d'Italia_ fino al 1789. Libro XIV.
-
-[105] L'avviso partecipato alle Corti conteneva le circostanze «che
- questa infelice, nel lavarsi la testa sopraggiunta da uno
- accidente, cadde in grembo alle sue damigelle, e fu sorpresa dalla
- morte senza aver tempo di darle verun soccorso.» Galluzzi. _Storia
- del Granducato_, Lib. IV, Cap. II.
-
-[106] «Il granduca e il cardinale mantennero con l'Orsini la buona
- corrispondenza, ma anco s'interessarono per acquietare i suoi
- creditori, e dare alla di lui sconcertata economia qualche sistema.
- Tutto ciò proverebbe, o che la morte di donna Isabella non fu
- violenta, o che il granduca e i fratelli, essendo di concerto con
- l'Orsini, con la loro dissimulazione resero lo eccesso più
- detestabile.» Lib. IV, Cap. II.
-
-[107] Cronaca MS. del Settimanni, nello Archivio delle Riformagioni.
-
-[108] Ademollo, nelle note al romanzo _Marietta dei Ricci_.
-
-[109] Galluzzi, lib. _IV_, Cap. V, T. II.
-
- Nota alla pag. 44, verso 1.
-
-_Crediamo far cosa gratissima di pubblicare una lettera autografa
-d'Isabella Orsini, la quale dimostra la bontà della indole di lei, che
-volentieri s'induceva a impegnare un gioiello per provvedere ai bisogni
-delle serve, e raccomanda quel suo vecchio servitore. Questa lettera è
-conservata nel suo originale con altri documenti preziosissimi da un
-dotto e pio sacerdote._
-
- _
- Mco M. Giannozzo
- _
-
-Non ho prima che adesso possuto darvi risposta perchè mi sono avuta a
-stroppiar del dito grosso, et dubito che mi resti un poco impedito.
-ricevetti le cose mandatemi da M. Guglielmo ciò è dua para di maniche,
-d'argento uno paro et l'altro d'oro et quattro para di seta, tre pezze
-dargenteria et tre mostre di velo, non so quante braccia sia il pezzo.
-penso che staremo dalle parti di qua qualche giorno. però mi parrebbe al
-proposito dovessi fornir la casa di grano et legne alle mie donne inanzi
-salga più di prezzo et se non avete comodità di denari potrete impegniar
-quel mio giojello per cento o cento cinquanta scudi a qualche vostro
-amico et servirvi di quelli denari a questo effetto et mandatemi la
-somma delli debiti che ho per fino all'ultimo di questo mese. viene
-costà biagio mio stalliere per aver certi sua denari delle paghe
-vecchie. di grazia fate che valerio gnene dia quanto prima aciò che se
-possi poi tornare a servirmi per queste male strade. fatemi fare braccia
-106. di cerretti di seta bertina et bianca a poste come vedrete qui la
-mostra in un pocho di carta et non essendo questa mia per altro state
-sano. di Camaldoli il dì 30 di luglio 1564.
-
- Vostra degnia _Isabella Medici_
- _Orsina_
-
- al di fuori
-
-_Al Magco M. Giannozzo da Ceparello nostro Carismo_
-
-
- FINE.
-
-
-
-
- Nota del Trascrittore
-
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
-grafie alternative (côlto/còlto, follia/follía, ronzio/ronzìo e simili),
-correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati
-corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale):
-
- 48 -- casi occorrenti ne l'arte [larte]
- 52 -- et una infinità [infinita] di roba
- 150 -- stese la mano al piatto per toglierglielo
- [toglierglierlo]
- 202 -- non poteva essere abbandonata [abbadonata]
- 345 -- tra i [trai] singhiozzi esclamò
- 422 -- e dovrei astenermi [asternermi] di levarti l'anima
- 425 -- di accidente.... sopraggiuntole [sapraggiuntole] nel
- lavarsi
-
-
-
-
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISABELLA ORSINI ***
-
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