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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: Isabella Orsini, duchessa di Bracciano - -Author: Francesco Domenico Guerrazzi - -Release Date: December 13, 2011 [EBook #38298] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISABELLA ORSINI *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - -Gli Editori intendono valersi dei diritti accordatigli dalle Leggi sulla - Proprietà letteraria. - - ---- - - ISABELLA ORSINI - - DUCHESSA DI BRACCIANO, - - RACCONTO - - DI F.-D. GUERRAZZI. - - -- - - UNDECIMA IMPRESSIONE. - - - - FIRENZE. - SUCCESSORI LE MONNIER. - -- - 1880. - - ---- - - AL MARCHESE - - *GINO CAPPONI.* - - _Col desiderio di porre l'onorato tuo nome a cosa maggiore in - segno di gratitudine per la tua benevolenza, di rispetto pel tuo - carattere, e di ammirazione per la dottrina, ti dedico frattanto - questa domestica storia._ - - Il tuo rispettoso e affezionato amico - F.-D. GUERRAZZI. - - _3 aprile 1844._ - - ---- - - - - - INDICE - - - I. La colpa. - II. L'amore. - III. Il cavaliere Lionardo Salviati. - IV. L'omicidio. - V. Pasquino. - VI. Il figlio. - VII. La gelosia. - VIII. La confessione. - IX. La morte. - - - - - CAPITOLO PRIMO. - - - LA COLPA. - - - Ma Gesù chinatosi in giù scriveva col dito in terra. E com'essi - continuavano a domandarlo, egli rizzatosi disse loro: Colui di - voi ch'è senza peccato gitti il primo la prima pietra contro a - lei. -- Gesù le disse: Io ancora non ti condanno: vattene, e da - ora innanzi non peccar più. - - _S. Giovanni. VIII._ - - -"_Ave Maria!_ Creatura di cui la vista persuase l'Eterno a offerirsi -vittima espiatoria per la stirpe onde nascesti alla giustizia -irrevocabile della sua legge; -- Vergine, nel seno della quale Dio -penetrò come raggio purissimo in acqua pura;[1] -- Madre, che nel tuo -grembo, meglio che nell'Arca Santa, la Divinità conservasti, abbi -misericordia di me. - -"_Ave Maria!_ Regina dei cieli: Dio con gli Angioli più amorosi, che mai -creasse nella esultanza della sua gloria, ti circondava. Dio pei campi -del suo firmamento le stelle più luminose per tessertene una corona -sceglieva; sotto i tuoi piedi il sole poneva, e la luna. Cristo riposa -sopra il tuo braccio come sopra un trono eccelso a governare il creato. -Tu, che puoi tutto, abbi misericordia di me! - -"_Ave Maria!_ Dio versò il suo sangue in osservanza dei fati della sua -legge. Tu vinci anche i fati; imperciocchè, quando ti vennero meno le -amorevoli inchieste, tu deponesti l'Eterno dal tuo braccio divino, e -davanti lui ti prostrasti, e con la preghiera ottenesti quello che non -aveva potuto impetrarti la domanda: -- perchè quale uomo mai, o qual -Dio, potrebbe vedere la propria madre prostrata al suo cospetto, e -respingerla sdegnoso da sè?[2] Dio è sopra la natura, non contro la -natura. Misericordia dunque, misericordia di me! - -"_Ave Maria!_ Solo che tu volga uno sguardo di benignità sopra l'anima -del parricida, ecco diventerà candida come quella del pargolo battezzato -pure ora. Tu, che hai una lacrima per ogni sventura; -- tu, che dalla -miseria a soccorrere i miseri apprendesti; -- tu, che possiedi una -consolazione per ogni tribolato, un buon consiglio per ogni traviato, un -soccorso per qualunque fallo, una difesa a qualsivoglia colpa, tu sarai -sorda solamente per me? - -"La contemplazione delle tue glorie nell'alto ti dissuade dallo -abbassare più oltre i tuoi sguardi a questa valle di lacrime? Le laudi -dei celicoli ti hanno reso forse molesti i gemiti dei tuoi divoti? Madre -del tuo Creatore, ti sarebbe per avventura incresciuta la tua origine -terrena? Lassù nel cielo si costuma egli come nel mondo?.... - -"Ahi trista me! Me misera! La mente mi vacilla a modo di ebbra: pur -troppo, pur troppo m'inebbriò il dolore, e la parola m'imperversa -procellosa per le labbra quasi un vento di bufera. - -"Maria, perdono! Tu sai se infante non aborrendo io bagnarmi i piè nudi -per l'erbe rugiadose, lasciato il letto tepido, mi conducessi a -sceglierti i fiori, che dai calici aperti bevevano i raggi primi del -sole mattutino; tu sai se io vigilava sempre a guisa di vestale, perchè -il lume della lampada domestica a te consacrata non si estinguesse; -- e -se qualche fatto non degno della tua santa vista commisi, io prima ti -velai il volto, e poi te ne chiesi perdono. In te sola confido. - -"M'infiamma il sangue, anzi pure le midolle mi consuma e le ossa uno -amore.... - -"Chi è che ha detto amore? Ho io profferito amore? Ah! per pietà, che -nessuno lo sappia.... che nessuno lo intenda.... che le mie orecchie non -lo ascoltino dalle mie labbra! Folle! E che importa questo, se ho -l'inferno nel cuore? -- Sì, un amore infame mi arde tutta, un amore da -far piangere gli angioli. Maria, non mi guardare nell'anima! Tutti i -confessori del paradiso, non che tu, Vergine immacolata, diventerebbero -rubicondi per vergogna a guardarmi nell'anima! - -"E non pertanto questa fiamma così arde segreta, che nessuno -contemplando la mia pallida faccia potrebbe dire: -- Ecco un'adultera! --- Chi dei viventi saprà distinguere in me come tinga la colpa, o come -il dolore? In quella guisa, che la lampada sepolcrale arde illuminando -gli scheletri umani senza comparire di fuori, così l'amore mi vive -nell'anima, splendendo sopra le reliquie miserabili della mia -contaminata virtù. - -"Ma in questa fiera battaglia ogni spirito vitale è venuto meno. Già si -approssima l'ora in cui si aprirà lo abisso entro il quale rovineranno -verecondia di donna, reverenza di marito, decoro di famiglia, e amore di -madre, e tutto insomma, e la salute dell'anima con essi! - -"La salute dell'anima! la perdizione eterna! E se io, disperata ormai di -superare la corrente, mi lasciassi sopraffare dalle acque....? Se, anima -piena di amarezza, io ardissi fuggire dal tristo carcere del corpo....? -Se prima della chiamata io disciogliessi le ali fuori della vita, e -riparassi sotto il manto del perdono di Dio....? si apriranno esse le -braccia di Dio per accogliermi, o mi respingeranno? E di vero, non sono -io intieramente corrotta? Dio non penetra nei nostri cuori, e non vede -come li abbia rosi il peccato? In questa acerba contesa io difendo -quella parte di me che diventerà polvere; l'altra, che ha da vivere -immortale, ormai è perduta. Sia che io rimanga, o che fugga; sia che mi -abbandoni, o che resista, Isabella, tu sei dannata.... dannata per -sempre! - -"Dov'è, chi è colui che pose questa legge iniquissima? Se io non valgo a -rompere, voglio mordere almeno questo fato di ferro. Non ho combattuto, -e non combatto tuttora? Qual è in me la colpa, se io non posso vincere? -In che cosa peccai, se un serpe mentre io dormiva mi si è insinuato nel -cuore, vi ha fatto il nido, e lo ha reso a vedersi più tremendo della -testa di Medusa? In che peccai, se non mi basta la lena a portare questa -croce? I caduti non s'irridono, non si condannano, ma si aiutano. -Ebbene, poichè colpa pensata vale colpa consumata, e portano ambedue la -pena medesima, scendiamo interi negli abissi del delitto, e moriamo...." - -Queste ed altre parole in parte profferiva, in parte mormorava fra i -denti una giovane donna bellissima di forme, davanti la immagine della -Madonna, opera divina di Frate Angelico. - -E cotesta immagine, simbolo di celeste verecondia e di casti pensieri, -sembrava come sbigottita da preci siffatte; imperciocchè per le parole -assai, ma più pel modo col quale venivano pronunziate, paressero e -fossero in parte immani empietà. La donna non istava atteggiata a -reverenza, ma dritta, proterva, a fronte alta, con occhi torvi ed -intenti, affannoso il petto, tremule le labbra, dilatate le narici, -strette le mani, inquieti i piedi, -- leonessa insomma, piuttostochè -donna, e molto meno poi donna supplichevole. - -Aveva ella ragione? - -I Greci ricercando sottilmente la natura di questo nostro cuore, -conobbero tali vivere vizi così inerenti alla sostanza umana da non si -potere vincere dalle forze unite della volontà, delle leggi, dei -costumi, nè dalla religione: però con quello ingegno portentoso, che a -loro soli concessero i cieli, resero amabile il vizio, e lo fecero -contribuire al bene della repubblica: invece di aspettare quello che non -poterono prevenire, gli andarono incontro. A modo di quanto si narra di -Mitridate avendo a bere veleno, vi si abituarono per tempo, togliendogli -la facoltà di nuocere. Osarono anche di più: fecero gli Dei complici dei -misfatti degli uomini; non potendo sollevare questa polvere fino al -cielo, abbassarono il cielo fino alla polvere, e il colpevole diventò -argomento non di odio, ma di compassione, come quello che aveva ceduto -alla onnipotenza del fato, cui Giove non che altri cedeva, e che -guidando i volenti, i repugnanti strascina. - -Il quale concetto esteso ad ogni maniera di azioni, sopra modo -accoglievano nelle cose di amore. -- Anacreonte, al quale cominciano già -a incanutire le chiome tante volte coronate della lieta edera e di -pampini, se ne sta solo davanti al fuoco in una trista notte d'inverno. -Borea imperversa per lo emisfero e pei mari, e un turbine di gragnuola -forte percuote la casa del poeta. Egli non ricorda i raggi del sole di -primavera diffusi sopra i fiori e sopra i capelli delle donne -bellissime, non le molli erbe piegate appena dai piè fugaci delle -danzatrici, non l'aure pregne di vita, che gli parevano susurrare nelle -orecchie: -- amore, amore; -- i suoi pensieri versano intorno alla -caducità delle nostre sorti quaggiù; vede la vita volgere più veloce -della ruota del carro vincitore nei giuochi olimpici, i nostri giorni -dileguarsi più ratti di un'ombra sopra la parete: le rose della sua -fantasia appassiscono alla considerazione della morte. All'improvviso è -battuto alla porta del poeta, ed accompagna il colpo una voce di pianto. --- Può non sentire pietà il poeta, se la pietà è una delle più armoniche -corde della sua lira celeste? Apre Anacreonte la porta, e comparisce un -fanciullo, molle di pioggia, e pel dolore allibito: povero fanciullo! i -capelli grommati di diacciuoli gli stanno giù distesi lungo le guance; -le labbra ha livide, le membra intirizzite. -- "Qual mala ventura, o bel -fanciullo, ti sforza a vagare per questa notte consacrata agli Dii dello -inferno?" E intanto senza aspettare risposta gli spreme il gelo dai -capelli, lo spoglia, lo asciuga, e col calore del fuoco lo ravviva; nè -ciò gli bastando, le mani del fanciullo si ripone in seno per iscaldarle -soavemente co' tepidi effluvii del suo sangue. Poichè tornò sopra le -labbra il cinabro, e la tremula luce alle pupille, il fanciullo -sorridendo dice: "Or vo' provare se la pioggia mi ha guasto l'arco;" -- -e lo tende dopo avervi adattata la freccia. Anacreonte improvviso si -sente ferito prima di accorgersi che Amore irridendo abbandonava la sua -casa. -- Vendetta di Apollo fu, se Mirra arse di fiamma incestuosa per -Ciniro; vendette di Venere gli amori di Pasifae pel tauro, di Fedra per -Ippolito; e volere di Giunone e di Minerva lo immane affetto di Medea -per Giasone: poche commisero colpe, o nessuna, di cui non attribuissero -la causa a qualche Nume; e così i tragedi, giovandosi della fede -universale nel fato, rappresentarono sopra le scene quegli orribili -fatti, che diversamente non si sarieno potuti sopportare. E certo vive, -piuttosto sembra talvolta vivere in noi qualche cosa che può meglio di -noi; nè le nostre credenze, comunque tanto procedano lontane dalle -dottrine antiche, vi repugnano affatto. Forse non crediamo noi, che la -prima madre venisse tentata dal serpente? E da cotesta ora in poi le -orecchie della donna si lasciano andare più facili delle altre alle -insinuazioni del tentatore. Forse il tentatore non istà fuori, ma dentro -alla femmina, e le siede nel sangue sottile, nel finissimo tessuto delle -vene, nei pori della pelle dilicata, nel mobile cervello, e nel cuore -mobilissimo: e quando pur fosse così, il tentatore apparirebbe più -inevitabile e gagliardo. Ma le donne sole cedono alle persuasioni di un -demonio, che ora va tentando con l'odio, ora con la voluttà, ora con lo -amore, ora con la copia dei beni, e, per non discorrerle tutte, con -quante passioni hanno potenza di muovere il cuore dell'uomo? Oimè! a -pochi bastò la costanza contro la lascivia e l'oro, crudelissimi, sopra -ogni altro, tiranni dell'anima nostra. Personaggi incliti delle antiche -e delle moderne storie, uomini venerati e venerabili, o per quanto durò -ai medesimi la vita ebbero a combattere siffatte passioni, o troppo -spesso vi giacquero sotto: -- e se tra noi fu inalzata alla degnità del -sacramento la penitenza, parmi evidentissima prova, che neppure Dio -sperò che ci avessimo a mantenere innocenti; no, non lo sperava, dacchè -imponeva a Simone Pietro, che perdonasse non solo sette volte, ma bensì -settanta volte sette.[3] -- Povera Isabella, chi è senza peccato ti -scagli la prima pietra.... - -Aveva ella torto? - -Il primo sorso non inebbria mai, e chi vuole, può deporre la tazza, e -dire: -- Basta! -- Che Amore nato appena, il grande arco crollando, e il -capo, sieda re dello spirito, e gridi: -- Voglio, e vo' regnar solo, -- -lo cantano i poeti immaginando;[4] ma la verità non è questa. Amore di -momento in momento si compone l'ale di dolci pensieri e di ardenti -desiri, e i suoi dardi si fanno duri in proporzione che il cuore, contro -il quale si dirigono, diventa molle. Nè Delia accecava perchè contemplò -il sole una volta sola; e chi vuole fuggire le Sirene imiti lo esempio -di Ulisse, e turi le sue orecchie con la cera. Noi fidiamo troppo, o -troppo poco, in noi stessi. Quando la fiamma di uno sguardo, o il -fáscino di una voce ci lusingano, e la Provvidenza con senso arcano ci -avverte, non tenghiamo conto dell'ammonizione; e diciamo, -- "Non anche -questo affetto trasmoda; ove trasmodasse, basteremo al riparo:" -- -quando poi lo sentiamo soverchiare, differiamo il rimedio di giorno in -giorno; vinti finalmente, accusiamo il destino, che ci siamo fabbricato -con le nostre mani medesime. Così avendo il potere ci manca il volere, e -avendo il volere ci manca il potere; noi siamo i nostri reziarj.[5] -Delle leggi del fato l'uomo può subire quelle che stanno fuori di lui; -le altre, che stanno dentro di lui, non hanno forza: vincesi il corpo, -l'anima no. E se Dio ci concesse l'anima capace da poterne adoperare le -facoltà perfino contro il suo trono immortale, perchè, o come vorremo -incolparlo, se combattenti codardi gettammo lo scudo sul principiare -della battaglia, o se aborrimmo adoperare la spada che ci fu posta nelle -mani? Atomi queruli ed ingiusti, noi vorremmo che il Creatore, rompendo -gli ordini eterni delle cose, s'inchinasse ad ogni momento dalla volta -dei cieli per riparare ai nostri falli, e per acquietarci le procelle -del cuore, che vi andiamo suscitando; egli.... il Creatore, che lascia -rotare vorticosi nello infinito i frammenti di mondi lacerati, e -distendersi nella orribile sua immensità la tempesta dell'Oceano! Anche -la colpa conosce una specie di dignità; osiamo averla. Lucifero bandito -dalle sedi celesti non accusava veruno, oppure incolpava sè stesso -perchè non era riuscito nello intento; e Lucifero nella sua tetra -grandezza ci apparisce tale, che se noi non possiamo desiderargli -destini migliori, non ci possiamo astenere da imprecare per male -augurato il momento nel quale egli provocava lo sdegno dello Eterno. Ma -noi troppo siamo inferiori, sia nel bene sia nel male, alle angeliche -nature. Per darci ad intendere che valghiamo qualche cosa, presumiamo -farci l'onore di credere che Satana ne abbia tentato. Dove Satana -potesse volgere sopra di noi i suoi sguardi di fuoco, non ci tenterebbe -ma riderebbe. Può egli darsi Satana peggiore delle triste nostre -inclinazioni, e del volere nostro intentissimo a educarle ed a -crescerle? -- Io non voglio per certo togliere e diminuire alla povera -anima d'Isabella la compassione degli uomini e la misericordia di Dio, -ma solo persuadere che la misera morte alla quale venne condotta fu pena -condegna ai meriti, o piuttosto ai demeriti suoi. - -Mentre Isabella profferiva la strana preghiera che in parte è stata -riferita qui sopra, un cavaliere di fiera sembianza, aitante della -persona, sporse la testa dal limitare della sala, e stette ad ascoltare -le parole della donna; poi con placido passo le si accostava chiamando: --- "Isabella!...." - -La donna a quella voce improvvisa rimase percossa: le si fece il volto -più bianco, le labbra si mossero senza suono; e la palpebra pesa le -cadde, mentre intorno l'occhio si diffuse un lividore cagionato dalla -rete delle tenui vene diventate sanguigne, o di colore di piombo. Ella -stramazzava per certo, se il cavaliere era meno pronto a sorreggerla. -Dopo breve silenzio, il cavaliere riprese a dire così: - --- "Isabella! voi avete qualche cosa sul cuore, che desiderate celarmi: -perchè questo, Isabella? Sono io forse così povero amico vostro, che non -mi reputiate degno di essere messo a parte dei vostri più riposti -segreti? O così mi credete voglioso delle mie contentezze, che non -sappia anteporre loro, comecchè con mia angoscia inestimabile, il riposo -e i desiderii vostri? Parlate; io per amor vostro mi chiamo parato a -tutto, ma parlate una volta.... Ahi misero me! E quale vi ha bisogno, -Isabella, che voi favelliate? Io ho inteso anche troppo: non mi credete -animoso voi? Ecco che io vi provo il contrario. Voi pregate la mia -morte; ed io posso, anzi voglio unire le mie preghiere alle vostre; io -richiamerò sopra le mie labbra la più soave delle preghiere che -m'insegnasse la madre dilettissima. Giù via, Isabella, prostratevi; io, -lo vedete, mi son già prostrato." - -E la donna, male sapendo che cosa si facesse, cadde genuflessa; ed ambi -pregarono. - -Ma coteste non furono preghiere pure e serene, che s'inalzano al cielo -come un profumo di anime innocenti, e gli angioli si piacciono portare -sopra il dorso delle ale candidissime al trono dello Eterno, e Dio le -accoglie come ospiti celesti, e le consola non altramente, che se -afflitte figlie del suo amore si fossero. Coteste preghiere volarono dai -petti anelanti, rubiconde e scomposte, per modo che non sarebbero -apparsi diversi i delirii della lascivia; e per l'aria si aggirarono -fosche, a guisa di nuvole sorte da impuri effluvii terreni; nè toccarono -le soglie del cielo, ma ricaddero respinte come il fumo della offerta -del primo omicida, ad accrescere la passione dei peccatori. - -E fu ragione; imperciocchè coteste preci non uscissero sincere dal -cuore, e chi le profferiva temeva venissero esaudite, e dette appena -avrebbe voluto revocarle. -- Mente mortale, o come mal ferma nel -desiderio del bene! Però le guance accese si toccarono; le mani convulse -si cercarono, e si tennero intrecciate; e le preghiere terminarono con -giuramenti orribili di amarsi sempre in onta dei sacri vincoli, del -decoro geloso di famiglia, della morte, e dello inferno. Tanto -procederono immemori di loro, che dello iniquo giuramento chiamarono in -testimonio la Donna divina, alla quale intendevano supplicare per -salute; e la Madre della misericordia non torse altrove la faccia, -persuasa che se bugiarde furono allora coteste preci, le avrebbe poi -dovute ascoltare anche troppo sincere il giorno del pentimento. - -Intanto la giustizia registrò la colpa nel libro ove nulla cancella se -non che il sangue. - - ---- - - [1] Come raggio di sole in acqua mera. - (_Dante_.) - - Gli Gnostici, distinti con lo epiteto di _dociti_, negarono in Gesù - Cristo la natura umana, e lo supposero un fantasma, però che: _non - dignum est ex utero credere Deum, et Deum Christum.... non dignum - est, ut tanta majestas per sordes et squallores mulieris transire - credatur_. Questa eresia fu condannata fino dai primordii della - Chiesa da San Giovanni. - - [2] L'altro esempio fu, che si legge scritto da Cesario, che nel - contado di Lovagno fu uno cavaliere giovine di nobile lignaggio, il - quale in torneamenti e nell'altre vanitadi del mondo aveva speso - tutto il suo patrimonio: e venuto a povertà, non potendo comparire - cogli altri cavalieri, com'era usato, divenne a tanta tristizia e - malinconia, che si voleva disperare. Veggendo ciò un suo castaldo, - confortollo, e dissegli che s'egli volesse fare il suo consiglio, - egli lo farebbe ricco, e ritornare al primo onorevole stato. E - rispondendo che sì, una notte lo menò in un bosco: e faccendo sua - arte di nigromanzia, per la quale era usato di chiamare i demonii, - venne uno demonio, e disse quello che domandava. Al quale - rispondendo com'egli gli aveva menato uno nobile cavaliere suo - signore acciocchè egli lo riponesse nello primo stato, dandogli - ricchezze e onore: rispose, che ciò farebbe prestamente e - volentieri, ma che conveniva che in prima il cavaliere rinnegasse - Gesù Cristo e la fede sua. La qual cosa disse il cavaliere che non - intendeva fare. Disse il castaldo: Dunque non volete voi riavere le - ricchezze e lo stato usato? andiamci: perchè m'avete fatto - affaticare indarno? Veggendo il cavaliere quello che fare pure gli - convenia se volea essere ricco, e la voglia avea pur grande di - ritornare al primo stato, lasciossi vincere, e consentì al mal - consiglio del suo castaldo; e avvegnachè mal volentieri e con - grande tremore, rinnegò Cristo e la sua fede. Fatto ciò, disse il - diavolo: Ancora è bisogno ch'egli rinnieghi la Madre di Dio, e - allora di presente sarà fornito ciò ch'elli desidera. Rispuose il - cavaliere, che quello giammai non farebbe; e diede la volta, - partendosi dalle parole. E vegnendo per la via, e ripensando il - grande suo peccato d'avere rinnegato Iddio, pentuto e compunto - entrò in una chiesa, dov'era la Vergine Maria dipinta col figliuolo - in braccio, di legname scolpita; davanti alla quale reverentemente - inginocchiandosi, e dirottamente piangendo, domandò misericordia e - perdonanza del grande fallo che commesso avea. In quell'ora, un - altro cavaliere, il quale avea comperato tutte le possessioni di - quello cavaliere pentuto, entrò in quella chiesa; e veggendo il - cavaliere divotamente orare, e con lacrime di doloroso pianto - dinanzi alla imagine, maravigliossi forte, e nascosesi dietro ad - una colonna della chiesa, aspettando di vedere il fine della - lacrimosa orazione del cavaliere compunto, il quale bene conoscea. - In tal maniera l'uno e l'altro cavaliere dimorando, la Vergine - Maria per la bocca della imagine parlava sì, che ciascheduno di - loro chiaramente l'udiva, e dicea al figliuolo: Dolcissimo - figliuolo, io ti priego che tu abbi misericordia di questo - cavaliero. Alle quali parole niente rispondendo il figliuolo, - rivolse da lei la faccia. Pregandolo ancora la benigna madre, e - dicendo, com'egli era stato ingannato, rispuose: Costui, per lo - quale tu preghi, m'ha negato: che debbo fare a lui io? A queste - parole la imagine si levò in piede; e posto il figliuolo in - sull'altare, si gettò ginocchione davanti a lui, e disse: - Dolcissimo figliuol mio, io ti priego, che per lo mio amore tu - perdoni a questo cavaliere contrito il suo peccato. A questo priego - prese il fanciullo la madre per mano, e levandola su, disse: Madre - carissima, io non posso negarti cosa tu domandi: per te perdono al - cavaliere tutto suo peccato. E riprendendo la madre il figliuolo in - braccio, e ritornando a sedere, il cavaliere certificato del - perdono per le parole della madre e del figliuolo, si partia - dolente e tristo del peccato, ma lieto e consolato della perdonanza - conceduta. Uscendo dalla chiesa, il cavaliere, che dopo alla - colonna avea ascoltato e osservato ciò che detto e fatto era, li - tenne celatamente dietro, e salutollo, e domandollo perchè egli - avea tutti gli occhi lacrimosi: ed egli rispuose, che ciò avea - fatto il vento. Allora il cavaliere secondo disse: Non me lo celate - tutto ciò che in vêr di voi è stato detto e fatto. Onde alla grazia - che avete ricevuta, per amor di quella che l'ha impetrata, io - voglio porgere la mano. Io ho una sola figliuola et unica, vergine, - la quale vi voglio sposare, se v'è in piacere: e tutte le vostre - possessioni grandi e ricche, che da voi comperai, vi voglio per - nome di dota ristituire, e intendo di avervi per figliuolo, e - lasciarvi reda di tutti i miei beni, che sono assai. Udendo ciò il - giovane cavaliere, consentì al proferto matrimonio. E adempiuto - tutto ciò che promesso gli era, ringraziò la Vergine Maria, dalla - quale riconobbe tutte le ricevute grazie. (_Passavanti._) - - [3] Signore, quante volte, peccando il mio fratello contro a me, gli - perdonerò io? Fino a sette volte? -- Gesù gli disse: Io non ti dico - fino a sette volte, ma fin a settanta volte sette. - - (_S. Matteo_, Cap. 18.) - - [4] _Parini._ _Il Mattino._ - - [5] _Reziarj_ erano i gladiatori che combattevano con una rete, ed - inseguivano i Marmilloni o Galli, che portavano un pesce per - cimiero, gridando: _Non peto te, Galle, sed piscem peto_. - - - - - CAPITOLO SECONDO. - - - L'AMORE. - - - E bevea da' suoi lumi - Un'estranea dolcezza, - Che lasciava nel fine - Un non so che di amaro. - Sospirava sovente, e non sapeva - La cagion dei sospiri. - Così fui prima amante, che intendessi - Che cosa fosse amore: - Ben me ne accorsi alfin.... - - _Tasso_. - - -Messer Antonfrancesco Torelli era dei migliori uomini della terra di -Fermo: copioso dei beni di fortuna, onorato dai suoi, riverito dagli -stranieri, lieto di moglie egregia, e di un figlio in cui aveva riposta -ogni speranza dei suoi anni cadenti. - -Beato lui, se avesse creduto vero quello che pur troppo è verissimo; -cioè, il migliore ammaestramento che possono apprendere i figliuoli -derivare dagli esempii degli ottimi genitori; e non avesse mai -accomiatato da casa il dilettissimo suo Lelio! che non avrebbe prodotto -contristati di amarezza i suoi ultimi giorni verso il sepolcro. Ma egli -compiacendo ai tempi, desiderò il figlio perito nelle arti -cavalleresche, ed il suo cuore paterno esultò nel presagio che le -gentili donne di Fermo salutassero il figliuolo suo pel più compito e -cortese gentiluomo di tutto il paese. -- In questo pensiero, avendo -Antonfrancesco servitù grande col cardinale dei Medici in Roma, gli -venne fatto molto di leggieri accomodare nella corte del granduca Cosimo -il suo Lelio in qualità di paggio nero. Ma Cosimo, logoro per lo smodato -esercizio di tutte le passioni, essendo venuto a morte non bene ancora -maturo, Lelio, giovanetto di leggiadre maniere e di forme venuste, -piacque a donna Isabella figlia di Cosimo, duchessa di Bracciano, la -quale ottenne che il bel paggio si acconciasse al servizio di lei. - -In quei tempi, i gentiluomini servendo in corte dovevano apprendere a -trattare le armi di taglio e di punta, a combattere con la spada e il -pugnale, ed anche a difendersi inermi dagli assalti improvvisi di stilo -o daghetta, e su ciò andarono per le stampe eccellenti trattati, che -servirono di modello alle altre nazioni.[6] Non trascuravano il trarre -di arcobugio, comecchè questa non fosse reputata nobilissima cosa; molto -importava maneggiare cavalli, sia nella corsa, sia armeggiando, sia -(arte più difficile assai) corvettando davanti alle dame, solenni -giudici allora di simili industrie.[7] Venivano poi le destrezze della -caccia, tra le quali primeggiava quella di lanciare opportunamente gli -sparvieri grifagni e i falconi, adesso caduta in disuso, o per quello -che io sento solo mantenuta in Olanda; seguitavano gli accorgimenti -dello scalco, e del complire con leggiadria le nobili donne. A onore del -vero, quei gentiluomini facevano sembianza tenere in pregio le lettere, -ma non le virili, nè quelle che sgorgano nuove e bollenti dalla -immaginazione infiammata per la virtù del cuore, sibbene le altre -calcate sopra forme già ricevute e castrate ad _usum Delphini_; e queste -lettere componevano la delizia degli arnesi di corte, a cui la -esperienza e la paura aveva insegnato a toccare cautamente siffatta -pericolosa materia. Certamente sarebbe ingiustizia lasciare inosservato -qualche scrittore, che acceso dagli estremi aneliti della Repubblica, -osò dettare libri se non fortemente, almeno con coscienza; ma gli ultimi -sospiri durano sempre poco, e lo scrittore tacque, o piegò il capo ai -destini. Ve ne fu qualche altro che scrisse la verità, ma non osò -pubblicarla, come se avesse voluto instituire eredi delle vendette i -remoti nepoti; e per quello che sembra, i nepoti fecero aprire il -testamento, ma conosciuto il legato repudiarono la eredità. Le arti poi -e le scienze accoglievansi con migliore viso; ma la chimica era studiata -principalmente pel fine di comporre l'oro e i veleni di cui gli uomini -di quel tempo, in ispecie i Medici, diventarono solenni manipolatori, e -per quello che ne leggiamo, sembra che le ricerche moderne non arrivino -a gran pezza l'antica tossicologia. Michelangiolo, immortale monumento -della dignità umana, e testimonianza eterna della verità che l'uomo fu -creato a similitudine di Dio, quando non ebbe più patria, si consacrava -intiero al Paradiso, e gli subentrava Benvenuto Cellini, uomo di arguto -ingegno ma scemo di cuore, che logorò la sua potenza nei lavorii di -cinti, di monili, boccali, piatti, e simili altre quisquilie del lusso; -onde, allorquando egli ebbe a condurre la statua del Perseo, non seppe -più sollevare a grandi cose la mente avvezza agli arnesi del mondo -muliebre, per la quale cosa Alfonso dei Pazzi la morse con lo acerbo -epigramma: - - Corpo gigante, e gambe di fanciulla - Ha il nuovo Perseo: sicchè tutto insieme - Ti può bello parer, ma non val nulla. - -Ma ritornando al nostro Lelio Torelli, egli era riuscito a maraviglia in -tutti gli esercizi che desiderano forza e scioltezza di membra. Alle -discipline, ove bisogna assottigliare lo intelletto, o non avea rivolta -la mente, o non vi era arrivato; e nemmeno prendeva vaghezza dei suoni, -dei canti, o dei balli; i suoi sguardi cadevano sopra un coro di femmine -leggiadre, con minore compiacenza di quella che si fermassero sopra un -cespuglio di rose, e infinitamente poi minore di quella, con la quale -per piani o per boscaglie teneva dietro al cignale ferito. Nessuno più -prestante di lui a balzare di un salto in sella; nessuno più infallibile -a lanciare un dardo, o ad assestare un colpo di arcobugio; e per non -distenderci in troppe parole, in ogni maniera di prodezza superava -facilmente non pure tutti i giovani coetanei, ma si trovava appena chi, -anche tra i maggiori, potesse vantarsi a seguitarlo di gran lunga -secondo. - -Però, assai più che non conveniva a nobile fanciullo, si mostrava -voglioso di garbugli e di risse, e in queste palesava indole feroce; -imperciocchè se per forza o per inganno gli veniva fatto superare -l'avversario, non così di leggieri si placava, ma chiuso ai miti sensi -della pietà e del perdono, continuava a percuotere, finchè o la -stanchezza, o gli accorsi al trambusto non glielo avessero cavato di -sotto. E poi gli durava il rancore; e guai se un giorno avesse avuto -luogo a sfogare il tesoro di vendetta accumulato nel profondo -dell'anima! i suoi nemici avrebbero fatto bene a procedere, come suol -dirsi, con l'olio santo in tasca. Del rimanente, tenace negli amori -quanto negli odii, a esporsi nei pericoli sempre primo, anzi egli solo -voleva correrli, e quelli che prediligeva avevano a ristarsene; e ciò -non si creda già per amore di lode, o per istudio della gratitudine -altrui, chè queste cose non cercava, o sprezzava; ma per generosità -naturale, ed anche per un certo sentimento di prevalenza ai suoi -compagni, di cui lo ascendente era più facile aborrire che evitare. -Piuttosto temuto che amato, piuttosto riverito che seguitato, egli -sembrava degnissimo d'impero. - -Ma certa volta accadde, che donna Isabella avendolo chiamato a gran -fretta, egli ebbe appena tempo di sbrigarsi dalle mani del suo -avversario, e le comparve così com'era sanguinoso davanti. La nobile -signora, vedutolo in cotesto stato, con voce sdegnosa gli disse: - --- "Toglietevi dal mio cospetto; voi mi fate orrore." - -Da quel giorno in poi Lelio non sembra più lo stesso: se intende -profferire qualche motteggio, che nei tempi passati avrebbe fatto -rientrare in gola con furia di colpi allo incauto parlatore, oggi dal -comprimere forte che fa delle labbra, dal rossore che gli accende il -viso fino alla radice dei capelli, ci accorgiamo come usi violenza a sè -stesso per frenarsi, e sorride più dolce, e benignamente guarda. Nella -persona va più composto di prima, e cura con diligenza maggiore la -chioma biondissima, e la mondizie degli abiti; però quel bel colore di -amaranto, che sfumato gli rendeva così fiorite le guance, adesso è -impallidito; il volto ha pensoso, e gli occhi azzurri un poco rientrati -sotto le sopracciglia. Ma non è tutto ancora: Lelio si apparta spesso -dai compagni, e sta mesto e taciturno a considerare lunga ora o un -fiore, o un falco che gira con magnifiche ruote per lo emisfero, una -nuvoletta che oscilla perplessa pel sereno celeste, come se i venticelli -innamorati se la contendessero; e molto più spesso la sera, sopra il -pendío di un colle, con ambe le mani intrecciate davanti alle ginocchia, -e la faccia elevata con intentissimo sguardo, contempla il sole che -declina, e l'oro, e la porpora, e i doviziosi colori della madreperla e -dell'iride, co' quali il potente padre della vita circonda il suo -sepolcro momentaneo. Appena guarda il suo giannetto spagnuolo, che si -affatica invano risvegliare lo inerte signore co' nitriti, e invano il -levriere gli corre davanti, poi cuccia uno istante, gli torna incontro, -fugge di nuovo a precipizio, gli abbaia intorno, lo guarda, gli lambisce -le mani, gli salta addosso: Lelio placidamente co' cenni e con voce -gl'impone starsi quieto, sicchè il povero animale, veduti riuscire -inutili tutti i suoi accorgimenti, con gli orecchi bassi e con la coda -dimessa si pone a giacere ai piedi del padrone: nè incontravano sorte -migliore le armi, quantunque talora le afferrasse come mosso da subita -smania, e le trattasse così smoderatamente, da venirne tutto molle di -sudore, e sentirsi per alcun giorno prostrato di forze. - -Madonna Isabella possedeva un volumetto delle rime di messer Francesco -Petrarca che si toglieva quasi sempre a compagno delle sue passeggiate -solitarie: quel libro disparve, chè Lelio se lo era appropriato, e non -si saziava mai di leggervi dentro. - -Com'era avvenuta tanta mutazione nel giovane? -- Un giorno, mentr'egli -tutto sprofondato nel libro si avvolgeva a sghembo pei sentieri del -bosco di Cerreto, certe sollazzevoli giovanette della villa lo -aspettarono in cima del viale nascoste dietro alle roveri, e gittandogli -copia di viole nella faccia, gli dissero ridendo: -- "E' non sono occhi -cotesti da logorarsi su i libri: ridi, e fa all'amore!" -- E un castaldo -giovialone, che passava portando un paniere di uva sopra il capo, -ridendo più forte favellò: -- "O voi sì, che ve ne intendete! o mira -come ei sia innamorato fracido! Si avvicina il finimondo, le nostre -ragazze non conoscono più amore." - -E quando nelle notti serene madonna Isabella, aperti i balconi della -sala, diffondeva pel bruno aere torrenti di armonia, cantando e sonando, -sia che ripetesse numeri e poesie già composte, o sia che lasciandosi -andare alla ispirazione che l'agitava, componesse allo improvviso i -versi, e le note alle quali gli sposava, Lelio, come cosa inanimata, se -ne stava giù nel giardino appoggiato a un tronco di albero, o ad un -piedestallo di statua, e beveva uno incanto fatale, reso più intenso dal -tempo, dall'ora, dagli odorosi effluvii, che l'erbe ed i fiori spruzzati -di rugiada tramandano, e dalla luce dolcissima che piove dal firmamento -stellato; e tanto cotesta estasi rapiva fuori di sè il povero giovane, -che chiusi i balconi, remossi i lumi, abbandonati tutti gli animali alla -quiete che loro persuade la natura, egli solo rimaneva, immemore, sempre -fisso nel luogo medesimo, finchè i primi raggi del sole ferendogli gli -occhi non lo richiamassero agli ufficii consueti della vita. - -E prima ch'io continui nel racconto di questo amore, mi giovi dichiarare -quello che accennava qui sopra; voglio dire come non per finzione di -poeta, ma con verità di storico affermassi la Isabella duchessa di -Bracciano dotta in comporre versi e prose e musiche non solo -pensatamente, ma anche allo improvviso. Nè qui restavano le virtù della -inclita donna, che oltre la lingua materna favellava e scriveva -speditamente gl'idiomi latino, francese, e spagnuolo; nelle arti del -disegno intendeva quanto qualsivoglia più celebrato maestro; ed in ogni -ornamento, che a perfetto gentiluomo si addice, e in ogni maniera di -donnesca leggiadria così compita, da esserne reputata meritamente -piuttosto maravigliosa, che rara. E tutte le cronache che ci sono -capitate tra mano, le quali parlano di questa infelice principessa, -quasi concordi adoperano le seguenti parole: -- «Basti dire, che ella -era estimata da tutti, così vicini come lontani, una vera arca di virtù -e di scienze, e per queste sue eroiche virtù l'amavano tutti i popoli, e -il padre le portava svisceratissimo amore.»[8] -- Beata lei, se tanti -bei doni di natura, e tanto frutto di discipline gentili avesse saputo, -o potuto adoperare a rendere avventurosa la sua vita, e la sua memoria -immortale! - -Lelio, quando gli veniva fatto, s'introduceva nella sala d'Isabella, e -quivi, speculato bene che nessuno l'osservasse, prendeva gli strumenti -sopra i quali le agili dita della sua signora avevano volato, e li -baciava smanioso, al cuore se li accostava e alla testa, e di largo -pianto bagnavali; e se rinveniva fogli dove Isabella avesse vergato -qualche verso, leggeva e rileggeva, e poi provava a formare rime egli -stesso; ma comunque l'anima gli traboccasse di poesia, non rispondeva la -voce amica a significare tanto e bollentissimo affetto, nè forse sarebbe -riuscito a cui per lungo studio si fosse esercitato nell'arte del dire: -sicchè fremeva, seco medesimo si corrucciava, e finalmente concludeva -cancellando con le lagrime quanto aveva scritto con lo inchiostro. Però -quel conforto, seppure possiamo considerarlo tale, gli venne meno: donna -Isabella, trovando le sue polite carte imbrattate, nè le riuscendo -rinvenire il colpevole, di ora in avanti le ripose con molta avvertenza. - -Ma veramente, eccetto quel guasto dei fogli, donna Isabella non poteva -desiderare paggio più assiduo e più diligente di Lelio: dai moti del -volto, tanto ei la contemplava fisso, aveva appreso a conoscere i più -riposti pensieri dell'animo di lei, nè gli faceva mestieri di altra -dimostrazione per soddisfare alla sua signora; la quale assiduità poi -cresceva al punto, da comparire fastidiosa quante volte la Isabella -conversava col signor Troilo, dacchè egli allora immaginasse mille -trovati, o per entrare non chiamato nella stanza, o per non uscirne più. -E siccome di rado avviene, che due creature che si odiino, o che -divisino nuocersi, per quanto s'ingegnino celare giù nel profondo il -proponimento loro, a cagione di qualche indizio non se ne porgano -scambievole avviso, così gli sguardi di Troilo e di Lelio s'incontravano -acerbi come due spade nemiche; e quanto più Troilo si ostinava a -guardarlo bieco, perchè o per reverenza per timore Lelio declinasse gli -occhi, questi tanto più si ostinava a tenerglieli fitti nella fronte con -espressione inenarrabile di rabbia: il senso delle poche parole che si -ricambiavano conteneva sempre qualche cosa di amaro; amaro il suono -della voce; amari gli atti, il portamento, ed i gesti. - -Lelio, certo giorno, insinuatosi secondo il costume nella stanza -d'Isabella, si era recato in mano il suo leuto, e facendo sembiante -tasteggiarlo, prese a cantare una canzone, che più di ogni altra piaceva -alla Isabella: non si attentava spiegare tutto il volume della sua voce -limpidissima, trattenuto dalla reverenza del luogo, e perchè, ignaro di -musica, l'aveva appresa a aria ripetendola chi sa quante volte; ma -infervorandosi a poco a poco, cesse allo impeto che lo moveva, e di -rado, o non mai, gli echi di cotesto sale risonarono di canto così -poderoso. Sopraggiunse inosservata Isabella, e commossa a tanta -dolcezza, si accostò pianamente, e quando Lelio ebbe terminato la -canzone, gli pose una mano sopra i capelli, palpandoglieli per vezzo, ed -esclamò: - --- "Chi ti ha insegnato cotesto, mio bel fanciullo?" - --- "Amore.... grandissimo, che mi ha preso per la musica." - --- "E tu, segui i consigli di cotesto amore, perocchè lo esercizio delle -belle discipline affinando lo intelletto ingentilisca il cuore." - -E siccome la duchessa gli teneva sempre la mano sul capo, Lelio con voce -sofferente così se le raccomandò: - --- "Madonna..., per amore di Dio, io vi supplico di levarmi la vostra -mano dal capo...." - --- "Doveva io non porvela mai...." risponde la duchessa con voce un -cotal poco risentita; e la ritira a sè prestamente. - --- "O signora mia, abbiatemi misericordia, chè ella mi ardeva il -cervello." - --- "Io non vedo perchè la mia mano deva farvi ufficio della camicia di -Nesso." - --- "Non lo so neppure io.... ma lo sento." E queste parole profferiva il -fanciullo con voce sì tremula, così pietosa, che la duchessa gli accostò -il palmo della destra alla fronte, e come atterrita riprese: - --- "Dio mio, come ti brucia! povero Lelio!... non vorrei che male lo -prendesse.... Aimè! ti svieni! E qui non giunge nessuno per -soccorrerlo.... Lelio! Lelio! Ahi, che mi muore fra le braccia! Vergine -santa, aiutatelo voi!" - -E Lelio fattosi bianco in volto come voto di cera, tutto madido di -freddo sudore, chiuse le palpebre, abbandonava il capo sopra il seno di -donna Isabella, che lo reggeva con ambedue le braccia; ma di lì in breve -rinveniva, e aperte con un gran sospiro le palpebre, poichè riconobbe -dov'era, e rammentò il modo e la cagione del suo venir meno, disse -mestamente: - --- "Mi era parso morire -- oh! perchè non sono io morto davvero?" - -Allora la duchessa si affaccendò a prendere certe sue acque stillate -preziosissime, e gliene bagnò le tempie, comunque il giovane per -reverenza ripugnasse. - --- "Lascia, lascia," diceva la duchessa; "io vo' farti da madre: già per -età potrei esserlo....... quasi.... e per amore..... di certo. Bisogna -bene ch'io ti ami, perchè tua madre vera è lontana, e non può aiutarti, -povero figliuolo. Ma che cosa sono queste smanie? donde viene questo -disperarti? Parlami, aprimi il tuo cuore intero: io mi sono accorta del -tuo impallidire, del tuo struggerti, e vedo come ti tremi il braccio -allorchè me lo porgi per salire a cavallo. -- Ami forse? Male accorto, -non lo celare a me! Anch'io conobbi gli affanni dello amore e so -compatirli. Tu, gentile come sei, non puoi avere posto i tuoi affetti in -basso luogo, e se fosse troppo alto, oltre che non vi ha disuguaglianza -che amore non uguagli, tu, e per natali incliti, e per censo, e molto -più per bontà, mi sembri degno di qualunque più illustre parentado; e se -io nulla valgo, ti prometto adoperarmi con tutte le forze per vederti -contento." - -Frattanto Lelio era ridivenuto sano come se non avesse avuto nulla; -anzi, deposta ogni tristizia, si mostrava ridente, e le guance gli -comparivano floride del colore della giovanezza, primavera della vita. - --- "Oh! sì, giusto," rispondeva con finta verecondia; "sanno eglino di -coteste cose i fanciulli? sono pensieri da diciotto anni? Che cosa è -amore? un frutto, un'arme, uno sparviero? Ho inteso sempre dire che -crescendo il giovane smagrisce, ma torna poi più rigoglioso di prima. -Io, signora mia, mi sento così lieto, così bene disposto, che non mi -riesce desiderare di più; e profferendovi con tutte le viscere quella -mercè, che io posso maggiore, per la vostra pietà, mi raccomando -affinchè vogliate continuarmi la benevolenza di madre che voi mi avete -promessa, dandovi fede di gentiluomo, che io dal canto mio mi studierò -sempre a non demeritarla giammai." - --- "Lo farò, Lelio," soggiunse quasi suo malgrado Isabella: "perchè io -abbisogni più che non credi di persone che mi amino davvero.... Io, -vedi, Lelio, sono misera, ma misera assai, e nessuno sopra questa terra -mi ama; mi amava, e svisceratamente, il padre mio, ma mi ha lasciata. O -padre mio, perchè mi hai lasciata così sola.... senza consiglio.... -derelitta da tutti....?" -- E mentre in siffatto modo favellava, Lelio, -posto un ginocchio a terra, e baciandole il lembo estremo della vesta, -profferiva queste parole: - --- "Io faccio voto a Dio essere tutto vostro fino alla morte." - -La duchessa, come quella che per necessità e per uso sapeva -padroneggiare i moti dell'animo, accorgendosi essersi lasciata andare -più che a lei non convenisse, per distrarre sè e Lelio dai mesti -pensieri e dagli eventi. - --- "Orsù," disse, "Lelio, io non voglio che vada perduto il tesoro della -voce che ho in voi discoperto: io intendo che non dobbiate più cantare -ad aria, e mi vi offerisco disposta a insegnarvi la musica. Se voi -proseguite con la medesima prontezza con la quale avete incominciato, -non passerà molto tempo che non troverete pari in corte del serenissimo -mio fratello Francesco. Prendiamo la musica della canzone che avete -cantato pur dianzi; io vi mostrerò le note, e i luoghi dove conviene -alzare, dove abbassare la voce: il signore Giulio Caccini, musico -romano, l'ha composta espressamente per me; ella è piana, e soavissima -per melodia...." - --- "Se avessi saputo prima, onoranda signora, di cui ella fosse opera, -mi sarei guardato bene apprenderla a mente, e molto più cantarla." - --- "Perchè questo, Lelio? avete per avventura inimicizia col signor -Giulio?" - --- "Io non ci ho cambiato mai parola; ma cotesto suo volto mi torna -sinistro, mi pare che abbia tutto intero un collegio di Farisei dentro -il cuore...." - --- "A me sembra l'opposto: con tutti è amorevole e discreto; dolce -parla, e dolce ride; io mi vi confesserei...." - --- "Ed io lo tengo per il più solenne traditore che mai sia stato da -Giuda in poi. Notate cotesto suo riso: non sembra suo; io credo che lo -abbia accattato da qualche rigattiere; in quelle sue manine vellutate -non vedete le zampe del gatto, che ha ritirato gli ugnòli? A tutti -raccomanda carità, amore del prossimo, ma per amore suo, perchè non -trova conto che la gente cerchi pel minuto, e dopo giusto esame metta i -bianchi co' bianchi e i neri co' neri." - -Ed Isabella sorridendo: -- "Non giudicate, Lelio, se non volete essere -giudicato." - --- "Queste sono parole sante, che devono intendersi per filo e per -segno, avvegnachè bisognerebbe in caso diverso rinnegare la esperienza e -la vita. E poi io posso giudicare, perchè non repugno di essere -giudicato." - -E Lelio aveva ragione; e ne fu prova un fatto di sangue. -- Le cronache -raccontano, come il capitano Francesco degli Antinori dovendo portare a -Eleonora di Toledo, moglie di Piero dei Medici, una lettera amatoria del -cavaliere Antonio suo fratello, per cagione di cotesto amore confinato a -Portoferrajo, aspettato il destro che don Piero uscisse con la sua -comitiva, salisse subito in Palazzo-Vecchio, recandosi alle stanze di -donna Eleonora, la quale allora abitava quelle dipinte che riescono -sopra la Piazza del grano, e subito chiedesse udienza al portiere: ma -questi aveva ordine assoluto di non lasciare passare anima al mondo, -però che la signora si acconciasse la testa. Il capitano instava -trattarsi di cosa importantissima: non badasse a cotesto ordine; gli -concedesse passare, o almeno andasse ad avvisarne la signora. Il -portiere, nato ed educato in Inspruck, non volle intendere ragione; la -signora aveva ordinato che per lo spazio di un'ora non consentisse lo -ingresso a persona, e finchè tutti i sessanta minuti non erano scorsi, -nessuno doveva passare: e non ci era rimedio. Il capitano prese a -passeggiare su e giù per l'anticamera sbuffando; e venutogli presto a -fastidio quell'oscillare a modo di pendolo da orologio, vide che anche -il mansueto Caccini stava aspettando udienza: mutate seco lui alcune -parole di cortesia, e sembrandogli tutto dolcezza, e per di più -svisceratissimo della signora Eleonora, cui egli con aria di compunzione -e con le lacrime agli occhi chiamava la sua adorata e virtuosa padrona, -gli dette incautamente la lettera, raccomandandogli che per quanto amore -portava a Dio, guardasse bene di non consegnarla altrui, se non se -proprio nelle mani di donna Eleonora. Il musico, appena il capitano ebbe -voltato le spalle, si nascose nel vuoto di una finestra dietro la tenda, -e aperta la lettera perfidiosamente, conobbe quello di cui correva -generale il sospetto, cioè gli amori del cavaliere con la principessa; -laonde, nella speranza della buona mancia, ne andò difilato al granduca, -ove domandato prima umile perdono dello avere aperta la lettera, -scusandosi col dire che a ciò lo aveva condotto lo infinito amore che -portava alla dignità del graziosissimo e serenissimo suo signore e -padrone, gliela ripose in mano. Il granduca leggendo si mutò in volto; -ma, terminata che l'ebbe, con apparente pacatezza la ripiegò a bello -agio, e dopo aversela messa nel seno, a voce cupa, com'era il suo -costume, così è fama che gli favellasse in brevi parole: -- "Musico, qui -vedo quattro colpevoli: il cavaliere Antinori che scrisse, il capitano -Antinori che portò, Eleonora che doveva ricevere, e te che apristi la -lettera: va; ognuno avrà mercede secondo i meriti." - -Isabella per eccellenza di naturale singolarissima femmina, e dai casi -ardui della vita resa mesta, non diffidente, di subito soggiunse: - --- "Chiunque mi vuol bene, ha da smettere questi mali umori senza -ragione: a mio parere, sono disonesti ed ingiusti, e per lo più palesano -indole inchinevole alla tristizia. Tutti abbiamo diritto di essere -giudicati a seconda delle opere: tu fa, Lelio mio, di avere sempre -migliore l'animo della mente, e ti parrà la vita meno infelice che agli -altri figliuoli di Adamo. Ora vieni, e impara la canzone di questo -valoroso Romano. Come vuoi tu che l'uomo capace di concepire così dolci -note, abbia dentro di sè un cuore malvagio?" - -Vedi maniera di giudicare degli uomini! - -La duchessa, recatasi in mano la carta della musica, e ordinato a Lelio -male repugnante le sedesse a lato, incominciò a indicargli dove la voce -avesse a posarsi, e come e dove scorrere distesa, o avvolgersi in -gorgheggi melodiosi; insomma tutti gli accorgimenti del musico arguto. -Ma Lelio badava assai più alle mani candidissime, che non alle note; più -che alle mani, al volto angelico che si animava al canto; e rimasto -estatico, non pure cessava dallo accompagnare la signora Isabella, ma -egli era gran fatto se durava in lui l'alito vitale. Ed Isabella gli -diceva: -- "Ma seguita." -- Ed egli, traendo a fatica un filo di voce, -continuava per tacere un momento dopo; ed Isabella di nuovo: -- "A che -ti stai?" -- E così alternavano i rimproveri e il silenzio. Lelio poi, -come lo persuadeva l'amoroso desio, accostava il suo al volto della -duchessa; onde avveniva sovente che qualcheduno degli anelli della -chioma nerissima di lei, agitati dal moto della testa, gli toccassero la -guancia: allora vedevi trepidare il fanciullo per tutte le membra, -corruscargli gli occhi di luce maravigliosa e di lacrime; le labbra -aride crisparglisi; pareva gioia, ed era dolore. E poi la guancia -(maraviglioso caso!) nel punto tocco dai capelli diventava ad un tratto -vermiglia come se vi avessero applicato una piastra candente di metallo, -e la voluttà che ne veniva al giovane paggio così lo agitava acre e -convulsa, da non la potere sopportare; ma riavutosi alquanto, tornava -alla prova, in quella guisa appunto che vediamo la farfalla condotta -dallo istinto fatale ostinarsi ad aleggiare intorno alla fiaccola che la -consuma. Così, nulla badando al tempo che fuggiva, dimorarono lungamente -i nostri personaggi; finchè la duchessa, levando a caso gli occhi, vide -starle davanti messere Troilo Orsino. - -Troilo dalla pallida fronte. -- I suoi occhi sotto le ciglia nere ed -irsute sfolgoravano come quelli del milvio intenti alla preda. La destra -teneva dentro la sopra-veste di velluto nero, con la sinistra sopra il -fianco reggeva il cappello a larghe falde ornato di piume nere, immobile -così, che lo avresti creduto inanimato. Isabella senza sospetto al mondo -sostenne cotesto sguardo sinistro, e non lo badò; e con modi facili -disse - --- "Benvenuto, messere Troilo, prendete parte nelle mie contentezze: -ecco che io ho scoperto in questo dabben giovane una nuova virtù; canta -come un angiolo, ed io mi propongo coltivargliela, finchè arrivi alla -eccellenza; onde tornato a casa, sua madre ne abbia gioia, ed egli sia -la delizia delle gentildonne di Fermo." - -E Troilo: - --- "Voi rinnoverete la ingiustizia di Amerigo Vespuccio, dacchè io prima -assai di voi aveva scoperto che cotesto fanciullo col debito governo -sarebbe riuscito, più che altro, musico maraviglioso." - -Sentì Lelio l'acerba e disonesta puntura, e divampò per la faccia; pur -tacque. - --- "Signora duchessa," proseguiva Troilo "io ho da parlarvi di cose che -non sono senza rilievo: piacciavi concedermi ascolto. -- Paggio, -prendete; riponete nella mia stanza, e avvertite di non comparirci -davanti prima della chiamata." - --- "Salvo il vostro onore, messere Troilo, io m'intrattengo qui ai -servigi della clarissima duchessa mia signora; epperò, ove a lei non -piaccia diversamente, pregovi a tôrre in pace s'io di qui non mi -rimuovo." - -Questa volta toccò a Troilo farsi rosso; e già muoveva le labbra a -qualche acerba risposta, quando Isabella interpostasi prestamente così -favellò: - --- "Lelio, obbedite a messere Troilo." - -E Lelio, presa spada, guanti e cappello, inchinatosi prima in atto di -ossequio, s'incamminava lentamente verso la porta. - --- "Paggio!" gli gridò dietro l'Orsini, "fate di sostenere la mia spada -con ambedue le mani; è pesa, e potrebbe cadervi." - -E Lelio, tratta di un lampo la spada dalla guaina, e la volgendo in -velocissima ruota attorno alla sua persona, con voce baldanzosa, e senza -interrompere il cammino, rispose: - --- "State di buon animo, messere Troilo; chè il cuore e la lena mi -bastano da sostenerla come conviene a gentiluomo contro a qualunque -cavaliere onorato; -- intendete, contro a qualunque cavaliere...." - -E non fu sentito se aggiungesse altre parole, perchè già si era fatto -lontano. - --- "Ed ecco come," parlò dispettoso Troilo chiudendo l'uscio della sala, -"la tua biasimevole rilassatezza ti educa intorno una corona -d'insolenti." - --- "Degli insolenti non mi era anco accorta, bensì di qualche ingrato, -Troilo...." - -E qui sedutosi accosto, cominciarono a favellare con parole sommesse, ma -concitate; e dagli atti e dalle sembianze era dato argomentare come non -piacevolezza, non benevolenza, o affetto altro più tenero, reggessero -cotesto colloquio, sibbene rampogne, e rancori, e paure, avendo la -Provvidenza nei suoi eterni consigli ordinato che l'uomo per delitti non -abbia ad essere lieto giammai. - -Ora io voglio che i miei lettori, e meglio le mie leggitrici, conoscano -essere decorsi tre buoni anni dal giorno in cui costoro si giurarono -eternità di un affetto, che non avrebbe mai dovuto avere -incominciamento; e tre anni fanno molte eternità nelle cose di amore. -- -Eternità! vedete un po' voi se sia concetto o parola che alla mente e -alle labbra dell'uomo, e più a quelle della femmina, convengano! I -contratti di amore principiano ordinariamente bilaterali, e spesso -terminano unilaterali; il meglio sta, ma è raro, nello scioglierli a -tempo fisso per consenso scambievole. I contratti di amore hanno di -particolare anche questo, che mentre nelle permute, nelle compre, nelle -locazioni, e simili, il contraente prima di obbligarsi vuole conoscere -il fatto suo circa le stime, gl'inventarii, e gli accessorii, con -diligenza consueta praticarsi da qualunque che non sia improvvido del -tutto, qui poi stipula e si obbliga col capo nel sacco, riserbandosi a -cose consumate di stimare e inventariare quanto abbisogna. E questo -giorno tristissimo dello inventario per Isabella e per Troilo era -arrivato e passato, e a questa ora chi sa quante volte lo avevano -compilato. La verità della storia però ci consiglia a manifestare come -la donna si fosse trovata in grande scapito, cosa che aveva contribuito -assai ad alienare gli animi. Infatti, in lei era ardore di arti ingenue, -e scienza, e vaghezza di scienza; ingegno pronto e felice, ed entusiasmo -grandissimo; bontà d'indole somma; sensi disposti alla compassione; modi -eletti, leggiadrie donnesche, e cortesie veramente regali. Rimane il -sentimento di amore: e che in lei mancasse potenza di amare, io non -vorrei dire perchè non sarebbe vero, ma ella stessa restava delusa -scambiando lo impeto della immaginazione per una necessità invincibile -del cuore; e siccome nulla conosciamo di più etereo della fantasia, nè -che più presto svapori, così ella si sentiva sovente non pure -maravigliata, ma atterrita di trovarsi fredda per cose o per uomini, -verso le quali ed i quali l'era parso ardere poco anzi. Avventurosa lei, -se la natura o l'arte avessero equilibrato meglio il suo cervello col -suo cuore! Maestri gravi e solenni insegnamenti non l'erano mancati; ma -se fra i precetti suasivi rigidezza, ed i precetti consiglieri di -facilità, vediamo come più amabili preferire i secondi, tra rudimenti -severi poi, e sciolti esempj, non è da domandarsi nemmeno se ottengano -preferenza questi ultimi! E nella casa paterna la circondarono esempj -pessimi; e poi, misera! punirono in lei, più di tutti innocente, colpe o -conseguenze di colpe di cui avrebbero dovuto più giustamente portare le -pene i fratelli. Infatti, le varie cronache che ho esaminate concordano -in un giudizio medesimo, espresso così da una di quelle:« -- E ciascuno -diceva, che bisognava averci rimediato prima che il principe Francesco e -gli altri suoi fratelli si servissero del mezzo suo per cavarsi le loro -voglie con le altre gentildonne della città; menandola tutta notte fuori -vestita da uomo, e pretendere poi ch'ella fosse una santa.»[9] -- -Isabella pertanto possedeva, o, a meglio dire, era padroneggiata da ciò -che chiamano temperamento poetico; cuore caldo in balía d'immaginazione -ardente, o cavallo sfrenato a cavaliere furioso, condizioni piene di -eventi luttuosissimi. - -E Troilo, quale era egli comparso nel dì dello inventario? Troilo dalla -pallida faccia, dalle ciglia irsute, e dall'occhio grifagno? Se -consideriamo la persona, a vero dire, pochi sarebbero occorsi cavalieri -in Italia da sostenere il paragone con lui, avvegnachè così comparisse -in ogni suo membro ottimamente composto, e nel volto formoso, che -artisti di grido lo pregarono a voler fare da modello, onde non è da -dire in quanta superbia fosse salito costui. Costumava rasi i capelli, -polite le guance, e copia di peli nerissimi sopra il labbro e sul mento: -avendo anche sentito dire, come Alessandro Magno declinasse alquanto il -capo sopra l'omero destro, egli per non essere da meno di lui, aveva -imitato quel vezzo: vestiva panni o velluti sempre neri; mesto le più -volte, e pensoso; di rado parlante; non già perchè si reputasse poco -valente favellatore, che all'opposto presumeva tanto di sè, da -degradarne Marco Tullio, ma perchè la sua natura porgeva così. E quando -discorreva poco, lasciava la gente persuasa ch'ei fosse uomo di alti -spiriti e sottile speculatore delle cose umane; ma se lasciava andarsi a -troppo lungo sermone, allora tutta si faceva manifesta la vanità -dell'animo suo, siccome avvertivano i nostri vecchi, che dal suono si -conosce la saldezza del vaso. Come poi i cieli avessero lasciato -sdrucciolare quel capo sopra coteste spalle, era tale quesito da non si -potere sciogliere così sopra due piedi: certo è, che avrebbe formato la -disperazione di quanti si avvisarono argomentare dai segni esterni le -passioni o i concetti dell'anima. Di mano era prode quanto qualunque -gentiluomo dei suoi tempi, e più feroce di tutti; negli scontri -sanguinosi fra i baroni, pei quali andavano infami le strade di Roma, -primo sempre al cimento, era ultimo nella ritirata; forte nacque, e -forte combatteva, sebbene la prodizione fosse il bello ideale delle sue -imprese, e il suo eroe prediletto quel famoso Alfonso Piccolomini, -guastatore di strade, che Ferdinando dei Medici da cardinale salvò di -sopra alle forche, e da granduca ve lo mise.[10] Ma nelle battaglie, -dove più che la ferocia giova lo ingegno, o l'una temperata dall'altro, -mostrò tanta dappochezza, da non potergli mai affidare la condotta di un -colonnello di fanti: e nei negozj non riuscì punto meglio, perchè talora -con importuno silenzio inspirò sospetto; tale altra con vaniloquio anche -più importuno, dispetto; onde ristettero da spedirlo più oltre e lo -tennero in casa come il Bucintoro, arnese dorato ed inutile che i -Veneziani mettevano fuori per la pompa delle nozze del doge con la Teti -adriatica; così le sue commissioni consisterono in congratulazioni, come -ne fanno testimonianza le tre ambascerie di Francia, dove una volta fu -mandato per rallegrarsi della vittoria riportata dal duca d'Angiò a -Moncontour contro l'ammiraglio Coligny, la seconda quando Carlo IX -condusse per moglie la secondogenita dello imperatore Massimiliano, e -finalmente la terza allorchè il duca d'Angiò, che poi fu Enrico III, -venne eletto re di Polonia. E non ostante, vanitoso com'era, non -rifiniva mai di volere fare toccare con mano alla Isabella quale e -quanto sacrificio durasse per lei non combattendo le guerre che non -avrebbe mai combattuto, e sospirando le vittorie che non avrebbe -riportato giammai. L'amore suo per Isabella fu ozio, fu impeto di sangue -giovanile, fu superbia di vincere donna venustissima di forme, e chiara -per meritata celebrità; e presto gl'increbbe, imperciocchè le forme, -comunque belle, piacciano svariate, e lo ingegno della donna, come -quello che lo umiliava, era per lui argomento piuttosto di odio che di -ammirazione. Io non affermerò che odiasse Isabella, ma soffriva -impazientemente quel laccio, e con tanta maggiore impazienza, quanto -conosceva non potere ormai liberarsene, e stringerlo irrevocabilmente -con nodo fatale: chiuso l'animo al gentile, al decoro, al retto, e al -bello, se Isabella declamava le poesie altrui o le proprie, il sonno lo -prendeva: atroce ingiuria per qualsivoglia poeta, ma per una poetessa -fuori di misura sanguinosa! La musica gli provocava la emicrania. Con -tutto questo, una gelosia fredda e spassionata lo agitava, non perchè -egli amasse Isabella, ma perchè Isabella dovesse amare lui: tutti -doveano leggere intorno al collo di lei le parole che usavano -anticamente incidere sopra il collare degli schiavi: -- Appartiene a -Troilo Orsini! -- Insomma sopraggiunsero i tempi in cui la lieve -ghirlanda di dittamo e di rose tessuta dallo amore si era convertita in -una catena grave di rimorso e di rampogna uscita dalle mani delle Furie -infernali. - - ---- - - [6] Il sig. Morbio riporta nella _Storia dei Municipi Italiani_ una - parte dell'opera _de Achille Marezzo_, bolognese, maestro generale - dell'arte dell'armi, che insegna la difesa a chi inerme fosse - assaltato con daghetta, stilo o pugnale. -- _Ivi:_ -- «Opera nova - de Achille Marozzo bolognese, maestro generale dell'arte - dell'armi.» Nella seconda facciata del libro leggesi: -- «Opera - nova chiamata duello, o vero fiore dell'armi de singulari - abatimenti offensivi et difensivi, composta per Achille Marozzo - gladiatore bolognese, che tratta de' casi occorrenti ne l'arte - militare, dicendosi tutti i casi dubiosi per autoritade de - iureconsulti, et tratta de gli abatimenti di tutte l'armi, che - possano adoperare gli homini, a corpo a corpo, a piedi et a - cavallo, con le figure che dimostrano con l'armi in mano tutti gli - effetti, et guardie che possano fare o con la spada sola, o con - pugnale accompagnata, o rotella o targa, o brochiero largo, o - stretto, o imbracciatura, e così con spada da doi mani, o armi - inastate de tutte le sorte, col pro et contra, et con diverse prese - et strette de megia spada, et molti documenti a chi volesse ad - altri insegnare de combattere, o de scrimere, con infinite prese de - pugnale che legendo in questo apertamente potrai vedere a parte con - il segno del passeggiare, et le lettere che denotano el tutto, et - questo e fatto per dare lume agli homini generosi, che si dilettano - della virtù de l'armi, e ancora per quelli che vorranno ad altri - insignare, con suma diligentia corretto et stampato.» -- - Trascriveremo alcuni ammaestramenti che Marozzo dava per disarmare - l'assalitore. -- «Documento sopra a molte prese de stilo, ovvero - daghetta, o pugnale, che facilmente tutte se possano fare, - accadendo, come se costuma a questi moderni tempi, che de molti - huomini si ritrovano essere offesi per non havere arme in mano ne - manco scentia. Et io vedendo de questi casi occorrere, me sono - mosso amorevolmente con l'arte mia, a scrivere queste cose, come - trovarete davante in questo libro, acciò che quelli, che se - dilettano de la militia, sieno avvertiti ad imparare tale presa, - per conservatione de la vita loro. Et notati, che dite prese che - qui serano composte in tutte l'armi, a lotta serano molto utile, - per quelli che se essercitarono in tal virtude, o vero arte. - - »Hora nota che qua daremo principio alla prima presa, havendo - denotato de quanta utilitade e a sapere deffensarse dal suo - inimico, mi sono sforciato dare principio a questa prima presa de - stillo, over dagetta. Et nota, che avendo il tuo inimico una de - l'arme sopradette in mano, e necessario a guardargli sempre con - l'occhio alle mani accio che lui non te possa gabare, avenga dio - chel tuo inimico te tirasse sopra mano d'una dagetta, tu te - repararai con la mano manca pigliando il braccio tuo alla roversa, - cioe il braccio tuo dritto, et in questo medesimo pigliare, tu - geterai la tua gamba dritta de dietro a la destra del tuo inimico - trahendo in questo medesimo gettare il braccio tuo dritto al collo - allo inimico, storcendo in tale gettare la tua mano sinistra verso - la parte dritta del sopra detto, tirando le dette braccia gioso a - terra, facendo a questo modo farà lui uno capo fitto in drieto. - - »Havendo el tuo nimico con l'armi sotto mano, come appertamente - dimostra la figura, fermarai l'ochio tuo al pugno sopra detto: cioe - che traendoti lui disotto insuso per amazarti de una ponta tu te - gieterai con braccio tuo manco al suo braccio dritto, voltando il - pugno tuo con le dita ingioso, et pigliarai lo stretto passando in - el pigliarlo de la tua gamba destra, mettendola de fuori da la - dritta del sopra detto tuo nimico, et in questo medesimo gettare de - gamba tu pigliarai la coscia destra con la tua mano dritta al sopra - detto, cacciandoli, in questo pigliare, la testa tua sotto il suo - braccio destro, et volterai le spalle alla roversa, et a questo - modo, tel portarai via, et getarallo in terra, et serai diffeso - galantemente, e polito. - - »Volendo declarare il modo da deffensarsi da uno che te tirasse de - una dagetta per amazarti sopra mano, come in questa tertia parte si - vede, tu te reparerai trahendo la mano tua dritta al braccio destro - del tuo inimico, pigliandolo in questo tale gettare il detto - braccio per di fuori alla roversa passando in detto tempo con la - tua gamba manca alla destra del sopradetto, pigliando in tale - passare con il tuo braccio mancho la sua gamba dritta, e a questo - modo tu lo butterai per terra indrieto, e se seria risolto, et gli - darai a lui delle ferita.» - - [7] Nè erano senza grave pericolo siffatti esercizj. Nelle cronache di - Tommaso Costo napoletano, che comprendono lo spazio dall'anno 1563 - fino al 1586, leggiamo come in Napoli nel carnevale del 1579 Muzio - Pignattello, uno dei figliuoli del marchese vecchio di Lauro, - correndo a schiera con altri immascherati sotto le finestre della - principessa di Bisignano, che allora abitava nel palagio che fu del - principe di Salerno, dove poi fu fatta la chiesa dei gesuiti, - precipitò insieme col cavallo in cosiffatto modo, che essendo - allora ventuna ora, non visse più che insino a notte. -- E più - sotto: Onde si esercitava continuamente, e in giocar di arme, et in - saltare, et in volteggiare, et in cavalcare, et in ballare, et in - ogni altra attitudine conveniente a cavaliere torneava, e - giostrava, ed il tutto faceva con tanta felicità, che pochi in - alcune cose lo pareggiavano, ma in tutte niuno. Nel 1559, quando si - fecero in Francia le nozze della sorella del re Enrico II con - Filiberto duca di Savoia, e delle sue figlie, Claudia e Isabella, - la prima con Carlo di Lorena, la seconda con Filippo II re di - Spagna, il re correndo la lancia contro il conte di Mongomery, fu - percosso in maniera, che «la lancia del conte troncandosi nel - colpo, alzò la visiera dell'elmo del re, e nella fronte inverso - l'occhio destro ne scassò una sverza in tal guisa, con alcune altre - minori dalla parte di sotto, che il re diede vista di qua e di là - di cadere; il che veggendosi, vi corse il principe di Ferrara, - ch'era in ordine per correre il suo arringo, il duca di Guisa, ed - altri signori, e scesero il re, e tostamente disarmatolo, lo - portarono quasi di peso in palazzo, e il distesero mezzo morto - sopra il letto, e conobber tosto i medici, cavandone cinque sverze, - che la ferita era mortale. Dolevasi il re, che poichè gli conveniva - pur morire di arme, come alcuna volta da astrolagi eragli stato - predetto, non gli fosse avvenuto in guerra reale, e non in giostra - dove gli pareva perdere la vita per giuoco, e senza pro veruno, o - pregio degno di re.» (_Adriani_, _Storie_, lib. 16.) - - [8] MS. della Bibliot. Reale di Parigi, N. 10, o 74, Capponi, e mio. - - [9] MS. sopra citati. - -[10] A dì 16 marzo, fu impiccato al Bargello Alfonso Piccolomini. Ma di - questo bandito è da parlarsi più a lungo. - - Il sig. Alfonso del sig. Iacopo Piccolomini, nobilissimo Senese, e - ricco di beni di fortuna, come quello ch'era signore di castella, - et altri beni dai quali cavava grossa entrata e rendita, cominciò - fino dalla puerizia a dar segno della cattiva riuscita che fece, e - da giovanetto cominciò a darsi al mal fare, e compiacersi d'esser - capo di masnadieri, e gloriarsi d'aver molte inimicizie, e sapersi - da tutti bravamente et ingegnosamente riguardare e difendere; per - il che facendo ammazzare or questo or quello, fu necessitato per - timore della giustizia ritirarsi ad un suo grosso castello vicino - ad Ancona, ove quivi dimorò qualche tempo; ma non potendo il di lui - genio facinoroso e sanguinario comportare star così ozioso dentro - un castello, balzò in campagna con 300 uomini al tempo di papa - Gregorio decimoquarto, e nella Marca con diverse specie di crudeltà - ammazzò molti uomini e donne; predava e storpiava bestiami, - abbruciava case e biade; dipoi passò nella campagna di Roma, - facendo l'istesso, ove dimorò più mesi sempre in campagna - svaligiando et uccidendo i passeggeri: nè furono buone le diligenze - che da Roma si fecero per rimediarvi; perchè egli stando su gli - avvisi, e come pratichissimo di quelle campagne, se sentiva che le - genti che venivano per combatterlo fussero in numero superiore al - suo, e da non potergli resistere, si ritirava in luoghi sicuri, e - se il contrario, gli aspettava in luoghi vantaggiosi, e così gli - obbligava tornarsene a Roma senza far nulla, o vero con qualche - perdita di loro. Onde per minor male, e per levar questa peste - d'intorno a Roma, il pontefice per opera del sig. Iacopo, richiesto - dal cardinale Ferdinando de' Medici, s'indusse a ribenedirlo, ma - però con queste parole: -- «Il cardinale de' Medici mi levò di su - le forche un uomo il quale una volta si farà impiccare;» -- le - quali parole furono una vera profezia, perchè il medesimo cardinale - de' Medici, divenuto granduca di Toscana, lo fece poi impiccare, - come si dirà. Alfonso così ribenedetto passeggiò alcuni giorni per - Roma con grand'indegnità, quanto all'universale, del pontefice; ma - stimolato esso dal suo genio inquieto, non contento di viversi così - civilmente, riprese la mala vita l'anno 1589, e raccolto buon - numero dei suoi uomini, ritornò in campagna, e ricominciò a far di - molto male, e toccando con gli suoi lo Stato fiorentino sempre - predando, e facendo dimostrazioni di nemico, più tosto che di - suddito, obbligò il granduca, allora Ferdinando già cardinale, a - spedirgli dietro il sig. Cammillo del Monte con numero cento - cavalli e mille fanti, con facultà concessagli dal pontefice di - poter seguitarlo anco dentro lo Stato della Chiesa da per tutto, e - fino a dieci miglia vicino alle porte di Roma. Così andando, il - detto sig. Cammillo lo combattè, dissipando et uccidendo la maggior - parte dei suoi; ma Alfonso con alcuni se ne scappò, e non potendo - esso ritirarsi tra i Veneziani, nè tra altri principi d'Italia, - sendo da tutti ributtato, come nemico comune, e pubblico guastatore - di strade, e non essendo abile di resistere a tanta forza, ridotto - con due soli compagni, si trasferì in abito di pecoraio, e capitò - in casa di un contadino tra la Romagna e lo Stato di Firenze; ma - ivi riconosciuto, fu data notizia del suo arrivo a chi guidava la - gente di S. A., ove subito fu spedito con buona squadra di soldati - da' quali si lasciò vilmente far prigione, e condotto a Firenze fu - tenuto alcuni giorni in prigione; et esaminato più volte, benché - senza tormenti, confessò tutto quello che attestava la pubblica - fama, onde la sera del 15 marzo 1590 a ore otto fu condotto in - cappella, e dal bargello annunziatogli la morte; del che non - s'alterò, come quello che molto ben sapeva di meritarla, e non - messo manette nè ceppi ai piedi, com'è solito, ma lasciatolo - sedere, e stare con suo comodo; e così approssimandosi l'ora - dell'esecuzione, mostrò una gran viltà; e come cristiano si - confessò e si comunicò, senza farsi sopra di ciò pregare; ma non - diede però quell'indizio di salute che si desiderava, poichè non - mostrò segno di vero pentimento, come si vede negli altri, e che in - lui bisognava perchè era pubblica voce, e forse confermata da lui - medesimo nel suo esame, che per opera sua gli uomini che erano - periti erano più di 300, et una infinità di roba rubata, case e - campagne arse, e guastate. Fu impiccato al ferro la mattina del 16 - del detto mese di marzo 1590, circa l'ore 13, ove stette fino alle - 22 ore, e doppo fu levato dalla compagnia.... e condotto nel - tempio, ivi fu sepolto. Un suo castello ch'era vicino ad Ancona, di - rendita migliaia di scudi, andò in potere della Chiesa, et altri - suoi beni nello Stato di Siena, che erano assai, andorno al fisco - del granduca con ogni resto del suo avere, del che s'andò - alimentando et educando una sua figlia pargoletta rimasta sola, che - di comandamento di S. A. S. fu messa nel monastero delle Murate di - Firenze. - - - - - CAPITOLO TERZO. - - - IL CAVALIERE LIONARDO SALVIATI. - - - Essendo di fortuna e d'ingegno meno che mediocre, mi sento non - dimanco avere dalla natura un bene particolare ed egregio, nel - quale io mi sento tanto superiore a molti, quanto quasi di ogni - uomo in tutte le altre cose mi conosco più basso. Questa è una - cotal mirabile inclinazione, ed una come natural conoscenza - ch'io ho nella amicizia... Io sono a questa parte quasi rapito - dallo Dio del mio ingegno. - - _Salviati_, _Dialogo dell'Amicizia_. - - -Come i poeti immaginano una vergine mesta sopra il margine del rio -sfiorare una rosa, darne le foglie sparte in balía della corrente, e -contemplare l'onda che passa con essa, così Isabella, con la guancia -appoggiata alla mano destra, chiuse le palpebre, considerava le care -rimembranze trasportate dalla fiumana del tempo. Dove la innocenza? dove -le giovanili affezioni? dove la serena purità dell'anima? L'albero della -vita, che l'era apparso un giorno sì lieto di perpetua fronda, adesso, -oh come orribilmente brullo! E le scarse foglie rimaste crepitano aride, -e pronte a staccarsi al primo fiato che vi soffi dentro. È rimasta sola -delle figlie di Cosimo: Maria morì di diciassette anni per colpa di -amore; Lucrezia, forse pel medesimo fallo, a ventuno spariva dal mondo. -Stella d'influsso sanguinoso era stata per le donne di casa Medici -l'amore! Quel caro giovanetto don Garzia, da lei amato tanto,[11] -l'aveva abbandonata pur egli; ed ora non le riusciva pensare a lui, -senza che la immaginazione le presentasse quel sembiante di angiolo, che -vorrebbe parlare, e non può, e si sforza accennarle col capo, e i -capelli grondanti sangue gli contaminano tutta la bellissima faccia. E -questo pensiero, Dio sa se le pungeva il cuore! imperocchè la fama della -tragedia domestica fosse arrivata fino alle sue orecchie, ma la sua -anima rifuggisse inorridita nel crederla vera. Il padre Cosimo, che agli -altri figliuoli o rigido, o crudele, ella aveva provato tanto benigno, -si era dipartito non vecchio ancora dal mondo; e sebbene morendo le -avesse lasciato, come segni manifesti della sua predilezione, scudi -settemila, un palazzo, scudi tremila sul Pisano, orti ed abitazioni in -Firenze, e gioie che valevano un tesoro, tutta questa copia di beni non -giovava a procurarle persona amica, in cui sfogarsi, e da cui tôrre -consiglio. Del cardinale Ferdinando non era da farsi conto, come quello -che uscito giovanissimo di casa, e ridottosi ad abitare Roma, colà aveva -riposto il cuore e i pensieri, o se pensava alla casa, lo faceva per -orgoglio, e per istudio di maestà, verso la quale si mostrava -propensissimo per modo, che in processo di tempo, assunto al trono della -Toscana, prese per insegna il re delle api col motto: _majestate -tantum_. E per di più, ella aveva motivo di reputarselo poco amorevole, -avendo nei tempi passati favoriti piuttosto che ripresi gli amori di don -Francesco con la Bianca; ma si accorgendo poi come cotesta passione -mettesse radici profonde, e tali da partorire disordini, aveva tentato -riparare al mal fatto, attraversandola con tutto il suo potere; la quale -cosa, siccome valse a concitarle contra il rancore cupo di don Francesco -e la vendetta della Bianca, non fu efficace del pari a riacquistarle -l'amore del cardinale Ferdinando, e molto meno quello della regina -Giovanna sua cognata; Giovanna, piissima donna, ma pure donna, e -umiliata nelle più dolci affezioni di consorte, di madre, e nella -dignità dell'alto lignaggio, vedendo preposta a lei figlia d'imperatore, -e regina nata di Ungheria e di Boemia, una avventuriera Veneziana. E -quella angoscia, che del continuo le cruciava l'anima e le guastava la -salute, la rese all'ultimo desiderosa di vendetta per modo, che una sera -passando sul ponte a Santa Trinita, s'incontrò nella Bianca, e fatta -fermare la carrozza, ordinò agli staffieri la prendessero e la -gettassero in Arno; e se non era il conte Eliodoro Bastigli, uomo -veramente dabbene, che le facesse considerare quanto sconvenisse cotesto -atto a regina e a cristiana, aggiungendo che se ne rimettesse a Dio, e -gli offerisse le tribolazioni in isconto dei peccati, cotesto era -l'ultimo giorno della Bianca;[12] imperciocchè gli staffieri, non la -guardando tanto pel sottile, già si muovevano per metterle addosso le -mani. Però non tanto poteva vincere sè stessa la povera donna, che non -aborrisse mortalmente chiunque avesse contribuito ad alienarle il cuore -del suo consorte; e tra questi parendole, e non a torto, che -primeggiasse Isabella, per questa cosa, e per essere d'indole, di -voglie, di esercizj, e di studii non solo diversa, ma contraria, non -v'era male che non le desiderasse; e comecchè se ne pentisse poi e se ne -confessasse, nonostante, prevalendo la inferma natura umana, tornava a -odiarla più ardentemente di prima. Di don Pietro, rotto ad ogni più -vituperevole atto, immemore non pure della dignità principesca, ma -perfino dello essere dell'uomo, non era da parlarne nemmeno. Ahimè! in -tanta angustia si trovava sola: nessuno poteva sovvenirla di consiglio e -di aita; in quel momento volgeva tra sè pensieri pieni di amarezza; di -quei pensieri che lasciano traccia con una ruga sopra la fronte, e nel -cuore tal piaga, che Dio solo può sanare, e la morte far porre in oblio. - -Lelio, schiusa la porta della sala, annunziava: - --- "Il molto magnifico cavaliere Lionardo Salviati domanda salutarvi, -signora." - --- "Lionardo Salviati!" ella esclamò: e stata alquanto sopra di sè, -soggiunse: "per certo, Dio me lo manda." - -E Lionardo venne introdotto con le debite cerimonie. - -Non vi è che dire: -- l'arte vorrebbe ch'io facessi parlare subito -questi due personaggi, e m'ingegnassi inventare un dialogo vivo, -gagliardo, e vibrato bene, onde non venisse meno il calore della -narrativa; tutto quello che nei racconti o nei drammi impedisce che -l'azione proceda spacciatamente al suo fine, vuolsi riprendere come -errore: le diverse parti hanno da cospirare allo scioglimento a modo di -altrettante linee rette, le quali, come sappiamo, compongono il -passaggio più breve da un punto all'altro. E a coloro che avessero -potuto dimenticarlo lo ricordava quel dabbene Guizot allora quando -ambasciatore a Londra non volle che sopra le sue argenterie s'incidesse -altra arme tranne una linea retta col motto «_linea recta brevissima_;» -onde ebbe nome di Catone francese, e a Parigi ne fecero le luminarie e i -falò: -- non vi pare egli che si acquisti a buon mercato in Francia il -titolo di Catone? -- Io per me non posso ripetere altro che questo, che -chi tale si avvisa ha ragione, ma che io non posso astenermi dal -commettere il peccato. Quante volte non succede anche a voi, gentili mie -leggitrici, di vedere il bene, ed appigliarvi al peggio! E poi io -comincio a invecchiare, ed i vecchi nestoreggiano: di più, allorquando -consentiva il mio ingegno a esporre queste ed altre vicende per via di -racconto drammatico, io disegnai, dietro la scorta di simile -accorgimento, fare conoscere quante maggiori cose per me si potesse -relative alle persone e ai tempi sopra le quali e sopra i quali -verserebbe il mio racconto. Infatti, io non dico a tutte, ma alla più -parte di voi, amabili mie leggitrici, chi darebbe simili notizie ov'io -non fossi? Ora che siamo qui in famiglia, confessate se voi avreste mai -tempo e pazienza di attingerle dai tomi in-foglio o in-quarto, donde io -l'estrassi! volumi pesanti e tarlati, che contaminerebbero la lindura -dei vostri candidissimi guanti con una traccia di polvere punto meno -orrenda a vedersi del sangue sparso sopra il fianco di Adone. Lasciatemi -dunque favellare a mio talento; siate un poco amiche a me, che mi -professo tutto vostro, e che quanto più posso, _con le ginocchia della -mente inchine_, vi onoro. Forse potrebbe darsi che io non -v'infastidissi: dove però andassi errato, il rimedio sta in facoltà -vostra: voi potete fare in quel modo, che in caso simile consigliava -messere Lodovico Ariosto: - - Passi chi vuol tre carte o quattro, senza - Leggerne verso.... - -che non per questo rimarrà mozza la storia, o procederà meno chiara. - -Chi era pertanto, e donde veniva questo magnifico messer Lionardo -Salviati? - -Messer Lionardo nacque da Giovanbatista di Lionardo Salviati e da -Ginevra di Carlo di Antonio Corbinelli. La sua famiglia spesso fu nemica -dei Medici. Il cardinale Salviati congiurò co' Pazzi per distruggerli -fino dalle radici, andò fallito il disegno, e così com'era in roccetto, -lo appiccarono alle finestre del Palazzo della Signoria. Questo -accidente non guastò punto la buona amicizia, e molto meno la buona -parentela delle famiglie; ed un Salviati fu genero del Magnifico -Lorenzo, cognato di papa Leone Decimo, ed avo del granduca Cosimo, nato -da Maria d'Iacopo Salviati, per modo che Lionardo poteva considerarsi -parente d'Isabella. Lionardo (sebbene questo non si avesse a dire in -quel tempo, ma che può bene palesarsi adesso) contava appena due anni -più d'Isabella, ed erano stati educati insieme; sicchè questi le aveva -portato e portava svisceratissimo affetto, non altramente che sorella o -altra persona più congiunta per sangue si fosse. Dotato di temperatura -gentile, e di complessione dilicata,[13] poco si trovò acconcio ai -violenti esercizj cavallereschi del tempo, e si dette intero agli studii -delle lettere e della filosofia. Era pallido in volto, con barba scarsa, -ed in sembiante mesto; di lena fu debole, e nonostante ebbe voce assai -gagliarda, pronunzia chiara e soave da guadagnarsi l'attenzione; e -rendendosi nel discorso più simile a pregante che a comandante, a sua -voglia delle orecchie e dello animo s'insignoriva di chiunque favellare -lo ascoltava. Il granduca Cosimo nel 1569 lo aveva insignito della -dignità di cavaliere di Santo Stefano, ed egli, poco uso a vedere delle -cose oltre la scorza, portava la croce rossa devotamente sopra il petto, -persuaso che non avesse avuto altro scopo, tranne quello di liberare il -sepolcro di Cristo dalle mani dei cani (chè in quei tempi così per vezzo -appellavano i Turchi, i quali a posta loro ci pagavano a misura di -carboni). Lionardo, nato quando i destini della repubblica erano -sepolti, nudrito in corte, parente del principe, e ben veduto da lui, -non avendo mai accolte nell'animo le parole ardenti dei libertini, di -cui parte ramingava in miserabile esilio, parte aveva spento o la morte -naturale, o la scure giuridica, o il pugnale dello assassino; anzi -avendo sentito fino dalla infanzia vituperarli come facinorosi -susurratori per pescare nel torbido, e nemici infestissimi di Firenze, -aveva preso a considerare davvero Cosimo I liberatore della patria, -tutela fidatissima e sostegno della salute di quella, personaggio -insomma di alto affare, da preporre piuttosto agli antichi che da -paragonare ai moderni. Aggiungi, che la sua vanità di scrittore rimase -pienamente soddisfatta da Cosimo, il quale «pareva bene che amasse i -virtuosi, e ne faceva segno alcuna volta piuttosto colle parole che coi -fatti; conciossiachè essendovene pure alcuni, nessuno ne fu da lui -aiutato, onorato e sollevato, se non leggermente.»[14] E di vero, quando -Lionardo ebbi recitata la orazione in lode della sua incoronazione, -senza far bocca da ridere gli disse: «che tra le altre cose per le quali -teneva cara la dignità ricevuta, era questa così degna e così alta -orazione che ne succedette:»[15] come se Cosimo, che non credeva più al -bianco che al nero, fosse uomo da starsi sopra coteste novelle; ma lo -faceva così per acquistarsi rinomanza a buon mercato, e perchè, come -dettava il proverbio fiorentino, sapeva quanto la carne di allodola[16] -vada a genio ai letterati, i quali se spesso mandano fuori vento, più -spesso ancora vengono di vento pasciuti. E certo non fu colpa di -Lionardo se Cosimo non rimase per le sue scritture famoso nella memoria -dei posteri, imperciocchè non lasciasse sfuggire occasione di levarlo a -cielo con ogni maniera di encomii. - -Ma con quanto coraggio, o con quale giustizia potremmo muovere rampogna -a Lionardo Salviati, se scrittori solenni, di cui giovi ricordare -soltanto Bernardo Davanzati, nel quale il volgarizzamento di Tacito -avrebbe dovuto inspirare lo esempio se non dello ardire, almeno del -pudore, senza mutare fronte recitavano dai pergami: «la creazione di -Cosimo contenere laude divina, avendo egli acquistato il principato, -bene di tutti gli umani il più desiderabile e soprano, chiamato per -amore, modo di tutti gli altri il più santo e il più giusto; -- e per -virtù dell'animo, già conosciuta dai suoi in guisa eroica e naturale, -averlo spontaneamente fatto principe; -- Siena pel suo dolce e piacevole -imperio potere quasi dire come Temistocle, fuggitosi in Persia: Se io -non perdeva, guai a me, ch'io sarei perduta! -- avere a tutti gli -sbanditi restituito la patria e gli averi; mite, benigno, pio, -clementissimo, diligente a tenere provveduta l'annona onde il popolo non -patisse penuria di viveri, a diminuire le pubbliche gravezze -studiosissimo sempre, e così alacre cultore della giustizia, che quella -amò più di sè stesso; di cui porse manifesto segno allorquando, mentre -la guerra ardeva contro Piero Strozzi, pregò Dio che facesse vincere non -lui, ma chi avesse mente migliore, e la causa più giusta?»[17] Se -dunque, dico, da simili e da altre enormezze scrittori nè parenti nè -amici non aborrivano, male potremmo muovere rimprovero contro Lionardo, -se ignorasse o volesse ignorare le armi apparecchiate dal cardinale -Cybo, e la perfidia di Francesco Vettori, di Roberto Acciaiuoli, di -Matteo Strozzi, e del più tristo di tutti, Francesco Guicciardini, e i -terrori sparsi, e le violenze commesse; e la notte dell'8 gennaio 1537, -in cui, Cosimo presente, fu tra i mentovati di sopra, e Alessandro -Vitelli, stabilito si eleggesse Cosimo duca, e se il bisogno lo -richiedesse, vi si adoperasse la forza; e la mattina del 9, ove tra gli -urli dei soldati che gridavano: -- Viva il duca e i Medici! -- e le -minaccie del Vitelli, che giurava se i senatori non si affrettavano ad -eleggere il signore Cosimino, erano tutti morti, venne creato -_spontaneamente_ duca. - -Cosimo aveva promesso al Guicciardino lasciarsi governare da lui; ma per -questa volta lo schermitore fu vinto di scherma, e, parve impossibile, -da un giovanetto di diciotto anni! Gli aveva promesso ancora di tôrre -per moglie una sua figliuola; sennonchè a lui non bastò neanche il cuore -di rammentarglielo, e morì avvilito dal disprezzo altrui, e di sè -stesso. - -È ufficio dello storico (ma io sono un povero narratore di novelle), -ebbene, è ufficio di qualsivoglia onesto, riferire i bei tratti di cui -si onora questa nostra umana natura. Benedetto Varchi generosamente -racconta nel libro quindicesimo delle Storie un'azione generosa: prima -di tutto ci ammonisce come nella notte precedente alla elezione -_spontanea_ di Cosimo, in una pratica segretissima venisse concluso, -ch'ei si creasse duca _in ogni modo, quando bene bisognasse adoperare la -forza_; e poi narra di quell'ottimo Palla Rucellai, che disse -arditamente non volere più nella repubblica principi o duchi, e per -palesare fatti consuonanti alle parole, prese la fava bianca, e -mostratala a tutti la gettò nella borsa esclamando: -- "_Questa è la mia -sentenza_." -- Al Guicciardini poi e al Vettori, che di ciò lo -riprendevano, notandogli che la sua fava non valeva più che una, -rispose: -- "_Se voi avevate deliberato quello che disegnate di fare, -non occorreva chiamarmi_;" -- e rizzatosi per uscire, il cardinale Cybo -lo ritenne con astuta dolcezza, spaventandolo con la mostra delle armi -circostanti, e col pericolo che avrebbe potuto correre; ma il valentuomo -per nulla sbigottito riprese: -- "_O messere cardinale, io ho passato -sessantadue anni, sicchè poco male oggimai possono farmi_." -- Magnanimi -esempii sono questi, i quali non possono ricordarsi nè lodarsi -abbastanza; e quante volte meco stesso considero, come Benedetto Varchi -queste storie per commissione di Cosimo dettasse, a lui medesimo le -leggesse, ed egli senza dimostrare animo turbato le ascoltasse, mi è -forza concludere, che gli uomini capaci di dire la verità mi paiono -anche più rari dei principi capaci di udirla, _e le piaggerie essere più -spesso una viltà dei cortigiani che una pretensione dei governanti_. - -Siena, ecco come fu lieta! Di trentamila anime che conteneva sul -principio della guerra, si trovò ridotta a dieci: tra miserie, -battaglie, e strazii da fare drizzare i capelli, e che possono, da cui -ne avesse vaghezza, riscontrarsi nel diario del Sozzini e nei racconti -del Roffia, perirono cinquantamila contadini, senza contare punto coloro -che in paesi stranieri si refugiarono. Il contado ne rimase deserto, -rovinata la cultura dei campi, le industrie distrutte, sicchè tuttavia -Siena se ne risente. E così a dire di Tacito, ove fanno solitudine -appellano pace. Scipione Ammirato, forse per coscienza, o per orrore, -volendo non tradire la verità, e per altra parte non rincrescere ai -Medici, con ordinamento dei quali scriveva, prese il partito di lasciare -una laguna alla sua storia, e parve il velo dipinto da Timante sul volto -ad Agamennone nel sacrificio d'Ifigenia. Bernardo Segni,[18] -all'opposto, nelle storie che furono pubblicate dopo la sua morte, -descrisse questa infamia di Siena concludendo: «Si arresono al duca, -avendo perduto tutto il dominio, distrutta ogni loro facoltà; e quasi la -vita di tutti gli uomini di quella patria e di quella provincia.» - -Circa all'annona, dieci volte fu carestia, e tre volte strinse per modo, -che la gente si periva di fame; nè già si creda in piccolo numero, -perchè nella carestia del 1554, tra la città e il dominio, morissero -meglio di sessantamila persone:[19] nel 1549 il grano costò lire -ventisette al sacco, nel 1551 lire trentadue; nel 1554 lire trentasei e -soldi sedici; e nel 1556 lire quarantadue e soldi dodici.[20] - -Se mite ei fosse e clemente, ne fanno fede certi estratti di memorie -manoscritte delle Librerie Magliabechiana e Riccardiana,[21] dai quali -ricaviamo, centotrenta e più dei principali cittadini di Firenze nel -breve giro di pochi anni dichiarati ribelli: quanti capitavano nelle -mani, impiccati o decapitati; qualcheduno mandato alle Stinche, a -beneplacito, o in galea; parecchi assassinati; a tutti levata la roba, e -fino alle donne la dote. Nella più parte dei memoriali in cui veniva -supplicato per la vita di qualche ribelle, Cosimo di mano propria -scriveva brevemente: _s'impicchi_.[22] In qualche luogo ho letto, che -degli assassini stipendiati ne tenesse fino a mille; nè già tutti uomini -plebei, ma in parte costituiti in dignità: e poi faceva anche da sè, -avvegnachè, lasciando da parte il figlio don Garzia, nessuno storiografo -nega che di propria mano trucidasse Sforza Almeni perugino, «lasciando -però,» aggiunge Aldo Manuzio, «che i beni di lui andassero agli eredi, -ed adempiendo alle volontà del trafitto espresse in certa carta che gli -fu rinvenuta nelle tasche.» Non vi pare egli questo un tratto di -benignissimo principe?... Della preghiera fatta a Dio nella guerra dello -Strozzi perchè desse vittoria alla causa più giusta, possono -somministrare buono argomento di verità, e la commissione del vescovo di -Cortona mandato in Francia sotto pretesto di complire la regina, ma in -sostanza per corrompere i famigli di Piero Strozzi onde gli propinassero -il veleno recato seco entro un'ampolla, per cui gli venne nome di -vescovo dell'Ampollina,[23] e la lettera scritta al capitano Giovanni -Orandini conservata nello Annale XII della Colombaria, nella quale -leggiamo queste parole intorno all'ordine di assassinare lo Strozzi: -«Onde per qualche modo andando a Siena, per via di una archibusata, o in -qualunque altro modo che migliore paresse a voi, levarci dinanzi -l'arroganza di costui; -- il che facendo, si può promettere diecimila -scudi di fermo, oltre ad acquistare la grazia nostra, e gradi, e -provvisioni.»[24] Per la quale cosa è mestieri confessare, che se molto -fidava in Dio, moltissimo confidava ancora nelle archibugiate; o -piuttosto, che se è vero che invocasse il nome di Dio, ciò facesse -perchè chi usa ingannare gli uomini arriva a tanta insania, da credere -di potere prendere a gabbo anche Dio. E per dire qualche cosa ancora -intorno alla temperanza d'imporre nuovi carichi al popolo, bastino -queste poche parole di uno storico lontano dalle cupidigie del -principato, quanto dalle enormità dei libertini: «Aggravò i cittadini e -i sudditi con inaudite gravezze, raddoppiando gli antichi tributi, e dei -nuovi aggiungendone molti; -- nel maneggiare lo imperio ha in gran parte -distrutto l'onore e la facultà della patria e di tutta la Toscana.»[25] - -Pio certamente egli fu, imperciocchè pene immanissime promulgasse contro -la bestemmia ed altri peccati, dopo che un terremoto subissò Scarperia, -spaventò Firenze, ed in un giorno sette saette fulminarono il Palazzo -della Signoria; e soprattutto poi, perchè con prontezza non mai lodata -abbastanza, appena ricevuta la lettera di Pio V, che gli faceva pressa -di consegnare al Maestro del sacro palazzo monsignor Pietro Carnesecchi, -accompagnata dalla commendatizia del cardinale Pacheco; il quale -ammoniva Cosimo com'egli di due cose lo avesse lodato presso il papa, -cioè non esservi principe in tutta la cristianità più zelante di lui -della Inquisizione, e non esservi atto che per suo particolare contento -e consolazione, comecchè grave, non fosse per fare eseguire;[26] senza -punto mettere tempo fra mezzo, avendo il Carnesecchi in casa, anzi pure -seduto alla propria mensa, lo fece arrestare, e consegnare al padre -Maestro.[27] -- Questo sagrifizio dei doveri della ospitalità e dei -vincoli dell'amicizia, avvegnachè il Carnesecchi in tutta la sua vita si -fosse dimostrato devotissimo a casa Medici, ed avesse servito lungamente -Clemente VII come protonotaro, e Cosimo come segretario in Venezia; -questo sagrifizio di uomo celebrato per bontà e per dottrina dal -Sadoleto, dal Bembo, dal Mureto, e dal Manuzio, comecchè l'Ammirato, -studioso di scemare la importanza dell'uomo, lo dichiari _non -ignorante_;[28] questo sagrifizio, dico, meritava un premio -proporzionato, il quale, se non leggiamo pattuito espressamente, -apparisce abbastanza promesso nelle seguenti parole nella lettera del 19 -giugno 1566, del cardinale Pacheco a Cosimo: «Tenendo ancora per certo, -che da questo caso dipenderà gran parte della buona corrispondenza che -V. E. deve tenere col papa in questo pontificato.» Infatti, Pietro -Carnesecchi nel 3 ottobre 1567 fu decapitato in ponte, e abbruciato,[29] -e Cosimo nel 4 marzo 1569 fu per privilegio del papa coronato granduca, -con facoltà di usare corona ed armi reali. Ma il Carnesecchi andò a -morte con maravigliosa costanza, anzi si direbbe con qualche -ostentazione di forza, conciossiachè volesse vestire panni elettissimi, -e guanti bianchi: Cosimo poi, quando chiuse gli occhi al sonno eterno, -era egli ugualmente tranquillo? - -Nonostante questi fatti, noti adesso per trovarsi stampati in tutte le -storie, ed allora notissimi per le cose discorse largamente di sopra, io -per me vorrei perdonare al Magnifico cavaliere Salviati, se celebrando -Cosimo non rifinisse di levare a cielo la clemenza, la strenuità, la -prodezza e la mansuetudine sua, e lui ad Augusto preponesse, però che -questi ebbe ad usare le proscrizioni, e Cosimo no, quantunque Cosimo si -contentasse assomigliare ad Augusto, sotto la costellazione del quale, -ch'era il Capricorno, il suo astrologo D. Basilio lo assicurava essere -nato;[30] ma una colpa, che nè io nè altri possiamo perdonare al -Salviati, si è lo insegnamento contenuto nelle parole seguenti, alle -quali sentendo ribrezzo di mettere la mano, le riporterò tali quali -occorrono scritte: «Quelli che i principati dalle loro patrie o dalle -loro repubbliche stati loro profferiti ricusano; ciò facendo, non pure -di viltà di animo, ma di empietà ancora, o di arroganza manifestissimo -indizio hanno dato. Di viltà, dico, mancando di coraggio, e gli onori -rifiutando, e i governi, che sono cose appetibili; di empietà, se atti -conoscendosi, hanno negato, in quello che per sè si poteva, di prestar -l'opera loro alla patria; d'arroganza, se stimatisi inabili, hanno in -questo giudizio a quello della repubblica il lor parere anteposto.»[31] - -Ahi! messere Lionardo, come tristo ragionare è cotesto! Come suona -sofistico e callido, e affatto indegno di uomo grave! Come e dove vi -trasportava il mal genio, o il bisogno di mentire adulando! Parrebbevi -onestà, se alcuno si prevalesse dei doni di uomo preso da manía? Molto -più dei doni che non si possono fare, come la libertà della patria che -da Dio viene, e a Dio spetta, ed è inalienabile, perchè non appartiene a -nessuna, ed appartiene a tutte le generazioni; e la generazione -presente, che disereda i posteri, come nemica del suo sangue non opera -alto valido. Sarà arrogante il medico, se non abusa della malattia dello -infermo, ma pietosamente lo risana? -- I popoli, quando stanchi della -propria dignità si accasciano in terra come il cammello invocando -qualcheduno che li cavalchi (posto che ciò non avvenga, come suole quasi -sempre accadere, per tradimento o per fraude), o si possono, o non si -possono guarire: nel primo caso, si guariscono, e poi, se lo esempio di -Licurgo sembra duro a seguirsi, si adoperi quello di Solone e di Andrea -Doria, o piuttosto scelgasi volontario esilio, dacchè l'uomo mal vive -cittadino là dove principe imperava; nel secondo caso, consumato ogni -sforzo, come Silla getti la scure, e lo abbandoni alla ira di Dio: -almeno tali devono governarsi le anime che il mondo saluta grandi, che -partite da questa terra esercitano le lingue degli oratori e le fantasie -dei poeti, e finalmente che ricordano derivare l'uomo origine divina. -Per forza o per ingegno, offerta od usurpata, a verun cittadino è lecito -togliere la libertà alla propria patria: questo contende la morale, -questo la pietà, questo la religione di tutti i popoli, e principalmente -poi la cristiana. -- Sì certamente, la carità cristiana, perchè -rigettata la distinzione di San Tommaso come scolastica, e proposta -piuttosto a modo di disquisizione astratta che vera in pratica, di -tiranno imposto a forza, di tiranno recatosi addosso volontariamente, -onesta è quella azione che possiamo eleggere sempre, conforme insegna -Aristotele. Ora, come l'occupare la libertà della patria può essere cosa -eleggibile in ogni tempo? Per la parte dell'occupante, potrà o vorrà -consultare vie via il volere degli occupati? Saprà o vorrà egli -conoscere se fu spontaneo davvero, e universale il moto che lo spinse in -alto, o quando declini, o quando cessi? Per la parte degli occupati, non -può essere a meno che non sia momentanea afflizione e infermità della -patria: avvegnachè la patria consista nella fida cittadinanza alla quale -consacriamo affetti, reverenza, e, al bisogno, le sostanze e la vita; e -questa tolta, la città in cui viviamo non può chiamarsi patria -altrimenti, nè merita i mentovati sacrificj. E se la patria è più che -madre, chi può ridurre in servitù la propria madre? Se questo offerisse -la madre, come insana non si deve ascoltare; se questo accettasse il -figliuolo, come empio si deve aborrire. E notate, che simili -usurpazioni, come odiosissime, vanno circondate da simulacri bugiardi di -libera dedizione; e Giulio Cesare stesso ordinò, nei lupercali lo -presentassero di una corona. Inoltre, la libertà, dopo la vita, è -preziosissima cosa: ora quanto più ci torna cara una cosa, tanto meno se -ne presume il dono; e quando pure potesse alienarsi, potremo supporre -ceduta legalmente la libertà in un momento di ebrezza, di furore o di -errore? Finalmente la città inferma, immaginiamo, che chiami un -cittadino a racconciarle il freno; per certo lo chiama e lo desidera -fino a tanto che sia stato conseguíto un simile scopo. Ora, o il -cittadino è capace a compiere il presagio della patria, o no: se capace, -soddisfaccia al bisogno per cui venne chiamato, e si parta; o non è -capace, manca al fine, e si parta. Ma io forse mi affatico a dimostrare -quello che non abbisogna punto di prova; quale presunzione, quale -insania è mai questa di concludere per via di argomento ciò che la -natura e Dio scolpivano nel nostro cuore? -- E Lionardo Salviati -scrivendo le riferite sentenze, forse non le credeva; lo fece per -apparato di eloquenza, o piuttosto per amplificazione rettorica, e si -accôrse, comecchè tardi, del torto: ma ormai non era più tempo a -ripararlo; sicchè non n'ebbe in seguito mai il viso lieto, maledì l'ora -che apprese a scrivere prose, e sconfortato dai disinganni, atterrito da -memorie di sangue, supplicò Dio, che lo intese, ad abbreviargli una vita -tanto male impiegata in disutile della verità e degli uomini da lui pure -amati ardentissimamente. - -Rimarrebbe far conoscere adesso quanto nelle lettere il Salviati nostro -valesse; ma non lo concedendo, com'io vorrei, la indole di questo libro, -m'ingegnerò come meglio io possa, stringendo in poco il molto. Nelle -lingue latina e greca egli fu intendentissimo, della italiana maestro -solenne; più apprese, e acquistò tesoro maggiore di dottrina di quella -che insegnasse o mettesse fuori, secondo l'uso di quei letterati, i -quali, meglio che ad altro, possiamo assomigliare alle arche degli -avari; compose copia di poesie, gravi e giocose, che come piace a Dio ai -giorni nostri ignoriamo, e non istampansi. Dettò a venti anni il -_Dialogo dell'Amicizia_, in cui introduce Girolamo Benivieni a favellare -delle lodi dell'amicizia a Iacopo Salviati e a Piero Ridolfi. La -occasione sarebbe stata commuovente davvero, fingendo egli che Girolamo -per la perdita dell'amicissimo suo Pico della Mirandola, portentoso -giovane, chiamato la fenice degl'ingegni, si fosse deliberato lasciarsi -morire; ma poi, di repente mutato consiglio, convertì in gioia il -dolore, pensando che Dio aveva, come meritevolissimo, chiamato per tempo -il Pico al premio dei Santi: ma la parola priva di calore, le -distinzioni scolastiche, il difetto di fantasia e di passione, muovono a -tutto altro che a piacere o a pietà, e il fastidio precede di troppe -pagine il _laus Deo_. Le commedie, _la Spina_ e _il Granchio_, e' sono -uno impasto fatto con lievito avanzato nella madia di Plauto e di -Terenzio, sicchè pensate voi se infortito! -- Solite balie mezzane, -soliti bari e truffatori, e vecchi che credono tutto, e vicende -impossibili, e riconoscimenti inverisimili, e riboboli fiorentini, e -favella dura, sicchè noi restiamo maravigliati come la gente prendesse -diletto a coteste rappresentanze che oggi oseremmo appena imporre come -penitenza dei peccati. Delle cinque lezioni sopra un sonetto del -Petrarca, è da dirsi che ci somministrano piuttosto la misura della -pazienza grandissima dei nostri padri, che del grande ingegno -dell'oratore. Le orazioni, le funebri in ispecie, paiono proprio fiori -da morto. Sotto il nome dello Infarinato, contristò con acerbe scritture -l'anima dolorosa di Torquato Tasso; ma la _Gerusalemme_ rimane, e -cotesti scritti non si leggono più da nessuno: e questa azione fa torto -al Salviati come scrittore e come uomo, seppure anche in questo non lo -scusa la sua cieca devozione per casa Medici. Castrò, come si diceva in -quei tempi, il _Decamerone_ di Giovanni Boccaccio; ma i posteri hanno -riso della castrazione, e, lasciato al Salviati il frutto della -castrazione, hanno voluto il Boccaccio intero. Grande però fu la sua -venerazione per questo sommo scrittore, e scrisse tre volumi di -Avvertimenti intorno alla lingua ricavati dal _Decamerone_: questi -volumi possono anche ai giorni nostri, e forse più che mai nei giorni -presenti, consultarsi dagli studiosi della gloriosissima nostra favella. -La lingua adoperata dal Salviati è pura, ma non dice nulla; pare un -ornamento di cadavere: non idee, non pensieri, non immaginazioni; -costretto a evitare il grande, che sta nel vero, forza è che ricorra al -falso, e già vediamo spuntare in lui la sinistra aurora del secento. Di -ciò sia prova questa figura della Orazione per la incoronazione di -Cosimo I: -- «Queste mura, Beatissimo Padre, e queste case, e questi -tempii, pare che ardano del desiderio di presentarsi davanti ai piedi di -Vostra Santità; e questo fiume, e queste piaggie, e questi monti, par -che piedi desiderino per venire; e questi mari e questo cielo, lingua -per favellare, e per potere di tanto beneficio, se non quello che hanno -in animo, rendervi almeno qualche grazia, e presenzialmente riconoscersi -debitori.» -- Parole copiose, eloquenza nessuna; epiteti, aggiunti, -riempitivi a ribocco; un periodo intramezzato vie via da molti altri -periodi tra loro parimente rompentisi, sicchè la locuzione procede -confusa, ardua, imbarazzata, e sopra modo penosa. Parini reputò potesse -leggersi con profitto: io, tranne gli Avvertimenti che ho detto sopra, -non lo credo; e Annibale Caro, sebbene indirizzasse il suo giudizio al -medesimo Salviati, lascia conoscere abbastanza che non reputava -commendabile il suo stile, come quello che abbondava di parole, vagava -incerto, era pieno di epiteti oziosi, di periodi lunghi, e di molti più -membri che non bisogna alla chiarezza del dire; il che sapete che fa -confusione; e si lascia indietro gli auditori. - -Insomma messere Lionardo non fu buono cittadino, e nemmeno valoroso -scrittore, e nonostante uomo di eccellente naturale, tenero degli amici, -e del bene loro studiosissimo. Alcuni reputeranno impossibile che possa -uno individuo essere uomo ottimo e cattivo cittadino; pure, se -contrarietà è, noi la vediamo in natura, e potrei citare esempii -moderni, se la discretezza lo consentisse. - -Lionardo, entrato nella stanza, ebbe cura di assicurarsi prima se bene -il paggio avesse chiuso la porta, tirò la portiera, poi si mosse -alquanto sorridente verso Isabella, le stendendo in atto amico la -destra. Ma Isabella gli andò incontro con impeto, ambe le mani gli pose -sopra le spalle, ed appoggiò il capo al suo seno, esclamando: - --- "O buono, o egregio mio Lionardo, voi almeno non vi siete dimenticato -della vostra Isabella!" - -Lionardo confuso per cotesto abbandono, e commosso profondamente, -replicava: - --- "Mia cara Isabella, signora duchessa, o come, e perchè avrei dovuto -dimenticarvi io?" - -Così rimasero alcun poco di tempo; e quindi postisi a sedere sopra al -lettuccio, Isabella guardandolo in faccia continuò: - --- "È tanto tempo che non ci siamo veduti! E' mi parete un po' male -disposto. Lionardo, il soverchio studio vi nuoce...." - --- "O Isabella," disse Lionardo, "il mio male sta qui dentro," e si -percosse il cuore; "ed io prego continuamente Dio che mi chiami alla sua -pace, e sembra che egli, com'è misericordiosissimo, già cominci ad -ascoltarmi. Ma lasciamo di me, ch'io per me qui non venni, o duchessa. -Ora vi scongiuro, ascoltatemi come fratello. Finchè io vi conobbi, se -non felice, sicura, stetti lontano da voi. Avrei desiderato che voi vi -manteneste felice...., perchè" e qui abbassò la voce "felicità vera -consiste nello esercizio della virtù; -- ma i miei sforzi tornarono -inutili, e inutili gli avvertimenti di Cosimo vostro padre, il quale -pure vi ammoniva sovente, dicendo: -- Isabella, io in questo mondo non -ho da vivere sempre...."[32] - -Isabella riprendendo la donnesca alterigia, lo interrompeva così: - --- "Messere Lionardo, ch'è questo che voi dite? S'io male non mi -appongo, voi mi recate oltraggio...." - --- "Isabella, per certo io non veniva a questo. Credete ch'io goda -parlandovi come faccio? Pensate ch'io abbia così male spesi i miei anni -vivendo, da avventurare parole inconsiderate, o peggio? Perchè mi -respingete? Perchè infingervi meco? Ma non importa: io non cerco i -segreti del vostro cuore; se non mi credete degno di parteciparmeli, io -consento ignorarli; ma udite quello che si crede di voi, udite il -pericolo e provvediamo al riparo...." - --- "Io non commisi errore: chi può incolparmi? Quale traccia....?" - -E il Salviati le susurra nell'orecchio: -- "La traccia è fuori della -Porta a Prato...." - --- "Ah!" gridò spaventata Isabella: e dopo alcuni momenti balzando in -piedi in atto di partire, soggiunse: -- "Almeno egli sia salvo...." - -E Lionardo trattenendola per la vesta: -- "Fermatevi, meglio -provvederemo noi qui." - -E Isabella, scotendo il capo, e con ambedue le mani tirandosi indietro -dalla fronte i capelli, come se, fatta audace per la disperazione, -volesse che vi leggessero intera la propria vergogna, mormorava: - --- "Ebbene, io sono colpevole....!" - --- "Isabella voi correte pericolo di vita...." - --- "Io, e da cui?... Forse tornava di Roma Giordano?" - --- "No; ma e che cosa importa Giordano?" - --- "E chi, se non egli, vorrebbe con giustizia attentarmi alla vita? -Francesco forse? Punirebbe in altrui il suo peccato? Piero?... così -sprofondato in ogni maniera di più sozzo vizio, che l'acqua di Arno non -basterebbe a lavarlo?" - --- "Giustizia!.... E voi, figliuola di Cosimo, cercate giustizia -quaggiù? -- Francesco odia in altrui quanto indulge a sè stesso: una -fama incerta gli è pur giunta all'orecchio, che i suoi nemici, estrema -gioia dei vili, dileggiano la sua casa pubblicando vituperii, che o non -sono veri, o, se veri, la più parte procedono da lui; e poi nel cupo -animo teme della sua Bianca, e intende spaventarla, ove mai pensasse ad -altro affetto che non fosse il suo...." - --- "Lionardo, voi favellate fiere parole, le quali come non posso -impugnare, così non posso accogliere interamente. Insomma, e' paiono -timori più o meno verosimili; ma da pensare una cosa a volerla, e da -volerla a farla, corre sempre un gran tratto...." - --- "Sì certo, i parenti vostri sono usi di commettere le feroci voglie -alla ragione: ma io farei tristo ufficio sparlando presso voi delle -persone di cui la fama vi è cara. -- Isabella, credetelo sopra l'anima -mia, voi correte pericolo di vita...." - --- "Lionardo, voi così savio capirete troppo bene come in casi tanto -importanti male può l'uomo convincersi dell'altrui convinzione; voi -avete fatto molto, avete fatto anche troppo, onde mi neghiate -onestamente il meno...." - --- "È vero; e poi io venni qua disposto a mettere in avventura la vita: -non vi raccomando discrettezza per me, ve la chiedo per voi, e per tale, -che so che amate più di voi...." - --- "Sta bene, parlate." - --- "Ieri mi recai di buon mattino da Francesco, il quale mi aveva -mandato a chiamare, ond'io lo informassi intorno alla correzione del -Boccaccio, che ho impreso dietro gli ordini di lui: egli era sceso nella -officina chimica; io nonostante mi feci annunziare da uno staffiere, il -quale di lì a poco tornò dicendomi, che andassi pure costà, che il -serenissimo padrone, come persona di casa, mi riceveva senza cerimonie -nella officina. Io rinvenni Francesco tutto affaccendato intorno ad un -fornello, considerando certa sostanza chiusa dentro un'ampolla di vetro. -Appena mi vide, così mi parlò: -- «Buon giorno e buono anno, cugino -Lionardo; io sto dietro ad una esperienza che non mi riesce condurre a -termine; or ora leggerò il vostro lavoro del _Decamerone_, che avrete -emendato da pari vostro, lasciando stare le bellezze, e togliendo quanto -offende i buoni costumi e la religione. Peccato, che cotesto grande uomo -non avesse costumi buoni! Ma non vi è pericolo, Lionardo, ch'ei sia -andato perduto? N'è vero, cugino, che messere Giovanni prima di morire -si pentisse, e lasciasse il mondo in odore di santità?» -- Alla quale -domanda risposi, che il Beato Giovanni Colombini nella vita del Beato -Pietro dei Petroni ci assicura, come il Beato Pietro, poco prima che si -partisse a vita migliore, mandasse Giovacchino Ciani a riprendere il -Boccaccio dei suoi scritti e dei suoi costumi meno che onesti, e nel -tempo stesso a svelargli certi segreti così riposti nel proprio animo, -che il Boccaccio teneva per fermo nessuno, tranne lui, potesse saperli. -Della quale cosa percosso, messere Giovanni pianse amaramente i -trascorsi passati, e rendendosi a Dio ne fece mirabile penitenza.[33] -- -«Gran mercè, riprese Francesco; voi mi avete dato una consolazione -desideratissima, accertandomi che il nostro messere Giovanni adesso stia -in luogo di salute. Or via, siatemi cortese di aspettarmi per un po' di -tempo, tanto ch'io mi sbrighi da questa faccenda: andate costà in -libreria, vi troverete in buon dato libri, e parecchi nuovissimi.» -- -Entrai nella libreria, fingendo leggere il primo libro che mi capitò tra -mano, ma seguitava con occhio obliquo il lavorío di Francesco. Costui -non finiva mai di soffiare nei carboni, guardare attraverso l'ampolla, e -poi volgersi a un vasetto sopra la tavola; e quindi presa un pocolino di -polvere tra le dita, considerandola attentamente diceva: «Bisogna dire -che i nostri vecchi ne sapessero più di noi, che ce ne abbiano date ad -intendere a serque: il colore ci è; l'apparenza l'ho trovata; ma il -sapore.... il sapore...., e l'arsenico sembra fuori di dubbio che ci -entrasse: eppure nelle note al mio Poggio, e nella Cronaca Trivigiana -leggo che il Conte di Virtù.... -- in fè di Dio, gli era proprio -tagliato a suo dosso questo titolo! -- avvelenasse con tossico che -pareva in tutto e per tutto sale, lo zio Bernabò, facendoglielo porre -così naturale sopra i fagiuoli.... ma non mi riesce a trovarlo; io darei -mille ducati....!» -- In questa, ecco uno staffiere entrare nella -officina, ed annunziare il bargello. Io non so per quale motivo presi a -tremare; guardai la stanza, speculando se vi era modo di quinci -partirmi, e trovai una porta che metteva in cortile. Sul punto di -uscire. Dio m'inspirò tornare: seguitai la prima ispirazione, che quasi -sempre ho provato buona, e mi posi cautamente in ascolto. Il bargello -era entrato, e così favellava: «Il cavaliere Antinori, come sa la -Eccellenza Vostra Serenissima, arrivò ieri da Portoferraio...." - --- "Come!" interruppe Isabella, "il cavaliere Bernardo venne a Firenze -senza che noi ne abbiamo notizia?" - --- "Il cavaliere Antinori a questa ora è sepolto. Dio faccia -misericordia all'anima sua!" - --- "Gran Madre del Signore! ch'è quello ch'io sento! Lionardo, ne siete -voi sicuro?" - --- "Lasciate che io termini. -- Il bargello continuava: -- «Lo -conducemmo subito dal cavaliere Serguidi, che gli fece una bravata -terribile per l'onta recata al suo principe, ammonendolo che si -costituisse in colpa, e si commettesse alla clemenza vostra. Ma il -cavaliere negava a spada tratta, finchè il Serguidi con voce minacciosa -cavò una lettera dicendo: -- «Or via, negherete voi questa?» -- Il -cavaliere, visto appena quel foglio, diventò come un panno lavato; tutto -sbaldanzito alzava le mani supplichevole, senza potere articolare -parola. -- «Andate via;» conchiuse il Serguidi, «voi non meritate -perdono.» -- Il cavaliere si partiva che pareva ebbro, sì gli tremavano -le gambe sotto, e tirava di lungo per andarsene a casa come se non fosse -fatto suo: io gli tenni dietro con la famiglia, volendomi un po' -prendere spasso di costui.» -- «Delle tue,» -- interruppe Francesco; -«porgimi quel soffietto; va innanzi, ch'io ti ascolto: non mi tacere -nulla, chè ci prendo propriamente gusto.» -- E il bargello: -- «Ei -camminava d'inspirazione, perchè si avviava verso il Palagio. Quando fu -alla porta dei lioni, io me gli scopersi, e gli dissi: -- Messere, -togliete in pace ch'io vi serva da maggiordomo: il serenissimo nostro -padrone vi ha preparato un quartiere da pari vostro qua dentro.... -- Il -cavaliere mi guardò come trasognato, e si lasciò condurre a modo di -agnello: stamane poi prima di giorno sono entrato in prigione col -cappellano, e se la dormiva ch'era uno incanto....» -- «Dormiva?» -interrogò Francesco alzando la faccia, che pareva imbrattata di sangue, -di sopra agli ardenti carboni. -- «Dormiva.» -- «Egli non doveva -dormire!» -- «Eppure dormiva.» -- «Voi gli avete lasciato passare -l'ultima notte in pace. Così si può dire che non abbia sofferto nulla! E -non posso tornare da capo.... n'è vero?» -- Il bargello faceva col capo -cenno affermativo. -- «Io l'ho scosso, ed egli si è svegliato alzandosi -a sedere sopra il letto; e ha domandato: -- Che ci è egli? -- -Svegliatevi un momento, gli ho risposto; poi dormirete a bello agio: -eccovi un prete; voi non avete più di una ora a morire.» -- «Ed -egli?....» cercava di nuovo Francesco. -- E il bargello: «Egli ha -risposto: sia fatta la volontà di Dio.» -- «Come, propriamente così?» -- -«Così per l'appunto.» -- «Ma che non hanno paura di morire?» -- «E' pare -che ce li abbiate avvezzati.» -- «No, in questo modo è troppo poca cosa -la morte: provvederemo. Séguita.» -- «Si è confessato per filo e per -segno, e poi mi ha chiesto in grazia di scrivere: gli ho dato carta, -penna e calamaio; ma tremava così forte, che non poteva formare lettera. -Vedete, Serenissimo.» -- E mostrava una carta. Francesco, deposto il -soffietto, l'ha tolta in mano, e la esaminando parlava: -- «Mira un po' -i bei grotteschi! non vi leggo nulla.» -- «Ve lo diceva che non potè -scrivere parola. Allora io ho creduto bene osservare: Messere cavaliere, -poichè mi accorgo che voi non potete fornire il fatto vostro, consentite -ch'io faccia il mio; e messegli prima le manette, gli ho passato la -corda al collo, e l'ho fatto strangolare in buona regola....» -- «Va -bene: e il capitano Francesco?» -- «Oh! Il capitano ha preso vento; si è -cacciato la calcosa tra i viandanti, ed in Firenze non si trova....» -- -Qui non è da dirsi in quale matta frenesia abbia rotto Francesco: -mandava spuma dalla bocca, sangue dagli occhi: -- «Va, corrigli dietro!» -urlava; «spedite cavallari apposta, scoppiate cavalli.... ai confini.... -ai confini.» -- E il bargello non sapeva che cosa farsi. Intanto -l'ampolla di vetro, non so per qual causa, si è spezzata: le schegge in -parte hanno colpito la faccia del bargello internandosi nella carne; -quel tristo cacciava fuori dolorosissime strida. Allora Francesco ad un -tratto è tornato cupo e silenzioso; se non che volgendosi al bargello, -gli ha detto freddamente: -- «Affrettate a curarvi, perchè il vetro è -avvelenato.» -- Il bargello fuggiva a precipizio mugolando: -- «Povera -moglie! poveri miei figliuoli!....» -- Se in quel punto mi avessero -tratto sangue, non me ne sarebbe uscita una goccia: mi sentivo come -inchiodato là dov'era; già mi tenevo spacciato raccomandando la mia -anima a Dio. Per ventura Francesco si è lasciato andare giù sopra una -sedia, abbassando la testa come uomo che si sprofonda dentro un -pensiero; ed io distintamente più volte, e ve lo giuro sopra la vita di -mia madre, ho sentito mormorargli fra i denti: -- «Ora provvederemo alle -femmine, e presto; -- ma Giordano è in Roma, -- e senza il consentimento -suo non mi parrebbe ben fatto; -- potrei arbitrare, -- ma no; -- pensi -egli a renderne conto.... -- a cui? A Dio, a Dio.... O questo Dio ne -pretende pure tanti dei conti!....» -- Avendo intanto ripreso animo, mi -sono appressato pianamente alla porta del cortile, e sono uscito a -ripararmi sotto il cielo; imperciocchè io temeva, da un punto all'altro, -che sprofondasse la volta del luogo maladetto....!" - -Isabella a quel truce racconto si era rimasta come impietrita; e il -misero Leonardo, nascondendosi il volto tra le mani, in suono quasi di -pianto diceva: - --- "O Signore! Ed io ho potuto usare la favella, il nobile dono che voi -avete compartito alla creatura, per laudare costoro! Che cosa penseranno -i posteri di me? Possano andare disperse le opere mie! Possano -dimenticarle presto i nepoti! -- E tu. Dio, che vedi se sia dolore il -mio di augurare la morte ai figli della mia mente, intorno ai quali la -salute ho spesa e lo ingegno, tu sai ancora se questo voto si parta -proprio dal cuore." - -Veramente io penso che grandissima dovesse in quel momento l'amarezza -contristare la povera anima di Lionardo Salviati! - -Ma indi a poco richiamando lo spirito ai casi presenti, il Salviati -voltosi alla Isabella favellò: - --- "Orsù via, Isabella, coraggio...." - --- "Non è viltà la mia.... è raccapriccio, è ribrezzo. -- Infelice -Eleonora! così giovine, così lieta, tanto affezionata ai piaceri e alla -vita! Bisogna salvarla.... bisogna avvisarla." - --- "Duchessa, ricordatevi non essere vostro il segreto; intorno a -salvarla ci adopreremo.... poi." - --- "Sì, unico amico mio, mio padre, mio tutto; io mi rimetto, anima e -corpo, nelle vostre braccia...." - --- "Bene! il tempo stringe. Voi dovete scrivere una lettera a madama -Caterina di Francia: ella è donna di cuore alto; educata nei mali, deve -avere appreso a soccorrere i miseri; e nata Medici, aborrirà che la sua -casa s'infami con tragedie domestiche. Il sangue ancora può darsi che -qualche cosa faccia: sicchè ognuna di queste considerazioni per sè, o -tutte insieme riunite, mi sembra pure che abbiano ad essere attissime -per muovere il reale animo suo a concedervi asilo, e provvedervi mezzi -di fuga. Io assumo il carico di farle pervenire la lettera fino a -Parigi: stasera parte un mio congiunto dei Corbinelli, accorto giovane e -discretissimo, per Lione, e la consegnerà al luogotenente della città, o -se non gli parrà mezzo affatto sicuro, per amore mio si condurrà sino a -Parigi. Tosto che torni la risposta, non sarà arduo trasportarvi a -Livorno, e colà imbarcarvi per a Genova, o meglio per a Marsiglia: quivi -giunta, si può dire che siate in salvo...." - --- "Ma, e la Eleonora...?" - --- "Allora faremo in modo avvisarla, e potrà venire con esso voi, o -andare in Ispagna dal duca di Alva, meglio dal suo fratello vicerè a -Napoli. -- Or via dunque, scrivete la lettera, chè il tempo vola...." - -E Isabella si pose a scrivere; ma comecchè ella possedesse maravigliosa -facilità a comporre, adesso le mancavano le parole, cancellava, tornava -a cancellare, faceva da capo; gli affetti che molti e profondi le -turbavano la mente, di leggieri possono immaginarsi. Alla fine la -lettera fu scritta, e: - --- "Lionardo," prese a dire, "sentite un po' se così va bene. Io non ho -mai durato tanta difficoltà nel mondo, quanta nello scrivere questa -lettera. Dimenticate che siete lo Infarinato, vi prego...." - --- "Porgete." -- «Onorandissima come Madre. Persona che vi è congiunta -per sangue, la sola superstite delle figlie di Cosimo dei Medici, vi -scongiura che le salviate la vita. Se io sia innocente o no della colpa -che intendono vendicare nel mio sangue, concedete che io taccia; ma se -pure fossi in colpa, la giovanezza, la lontananza del marito, e le -occasioni, e gli esempj, e il cuore di femmina pur troppo inchinevole ad -amare, parmi che non mi dovessero fare considerare del tutto indegna di -perdono. Molto ho da temere dal duca di Bracciano, più molto dal mio -fratello Francesco. Io mi vi raccomando quanto più so e posso: porgetemi -aiuto secondo che la urgenza del pericolo domanda, affinchè non venga -tardo. A me salverete la vita, alla casa nostra la fama, e voi farete -azione da quella magnanima Reina che siete, di cui vi darà Dio condegno -merito. Dove meglio reputerà la prudenza vostra opportuno, io mi -chiuderò in qualche santo monastero, intendendo e volendo spendere al -servigio di Dio quanto mi avanza di questa misera vita, per ottenere -dalla infinita sua misericordia la remissione delle mie colpe. - -»A Caterina reina di Francia....» - --- "Mi sembra che vada a dovere; copiatela, e aggiungete, che la -risposta sia con sopraccarta diretta al mio nome." - --- "Ma!" riprese Isabella abbassando gli occhi e tingendosi in volto di -rossore.... "e Troilo lo abbandonerò io...?" - --- "Troilo," disse gravemente messere Lionardo, "conosce come il Turco -minacci la Cristianità: egli deve andare in Ungheria a combattere contro -i nemici della fede, e con morte onorata acquistarsi il perdono di -Dio.... Ma a lui soprattutto guardatevi di fare trapelare cosa alcuna; -egli vi perderebbe di certo, e sè stesso con voi...." - -Isabella sciolse un profondo sospiro, e si pose con mano tremante a -copiare la lettera. Appena fu terminata, Lionardo arse la minuta, e con -molta diligenza compose un plico. Mentre che il Salviati, dopo avere -suggellata la lettera con le armi dei Medici, stava per iscrivere la -sopraccarta, si sentì un rumore come di corpo che sospinto con violenza -investa in parete, o percuota nel pavimento; e schiusa allo improvviso -la porta, fu visto Troilo, che alzando la portiera, e mettendo in avanti -il capo, teneva la faccia di profilo, esclamando con ira: - --- "E' pare che ti sia venuta in fastidio la vita...." - -Lionardo quanto più speditamente potè nascose la lettera in seno; ma non -gli venne fatto con tanta prestezza quel moto, che Troilo non se ne -accorgesse. Troilo, mutati due passi oltre la porta, si fermò, volse -attorno quel suo sguardo sinistro, e poi, fissando la duchessa con amaro -sorriso, favellò: - --- "Dacchè ponete guardie alla vostra porta, io vi conforto, signora, a -sceglierle se non più proterve, chè questo è impossibile, almeno più -gagliarde...." - --- "Io aveva creduto che in casa mia la manifestazione della mia volontà -fosse bastevole...." - --- "E voi avete creduto male, dacchè vedete come io sia penetrato qua -dentro." -- E in questo punto deposto il riso, e dandosi in balía al -furore, continuò: -- "Che sotterfugi, che tradimenti sono eglino questi? -Voi mi volete condurre alla mazza, madonna Isabella! e se alla mazza si -ha da andare, dobbiamo essere in due. Se voi siete dei Medici, io sono -degli Orsini; e fo voto a Dio che cane mai non mi morse, ch'io non -volessi del suo pelo. -- Che fate voi, cavaliere? Che cosa è il foglio -che vi siete nascosto nel seno? Presto, mettetelo fuori; io voglio -vederlo...." - --- "Cavaliere," riprese il Salviati con voce pacata, "ella è cosa che -non riguarda punto voi, e non potete pretendere onestamente...." - --- "Questo è ciò che vedremo quando avrò letta la carta." - --- "Concedete ch'io mi astenga dal soddisfarvi.... cavaliere." - --- "Signor Salviati, io sono poco uso a sentirmi contrariare: datemi la -lettera, che buon per voi!" - --- "Troilo, per quanto avete cara la nostra grazia, io vi comando -tacervi, ed uscire...." - --- "Isabella, è tempo ormai che dismettiate i comandi, e cominciate a -obbedire...." - --- "Messere Troilo, io vi assicuro sopra la coscienza di cavaliere -onorato, che questa lettera non vi riguarda...." - --- "La coscienza! forse quella con la quale diceste le lodi del -serenissimo signor Cosimo? Un cavaliere onorato non s'introduce -fuggiasco in casa altrui, non si mescola dei fatti che non lo -riguardano, non viene a ordire trame; e se trame non fossero, non -repugnereste a darmene conto...." - --- "E chi siete voi dunque, messere Troilo, di grazia....?" - --- "Io...! Io sono quegli a cui dava in custodia la sua donna il duca di -Bracciano...." - --- "Ed osate farvi un diritto di questa custodia? Ah! messere -Troilo...." - --- "Che cosa intendete? Salviati, guai a voi! Io sono uomo da mozzarvi -la lingua.... sapete...." - --- "Troilo! ove trascorrete? Voi gli dovete onoranza, non altrimente che -se mi fosse fratello...." - --- "Onoranda gente davvero sono i fratelli vostri.... La lettera, -Salviati, la lettera!" - --- "Io non sarò per darvela mai...." - --- "Badate, ch'io vi adopererò la forza...." - --- "Userestemi voi villania? Non vedete voi ch'io sono disarmato....?" - --- "Tanto meglio: così verrò più agevolmente a capo dei miei desiderii. -E, aveste spada, tornerebbe lo stesso: chi tratta la penna regge male la -spada...." - --- "La lettera mi sta sul cuore," disse il Salviati, facendo croce delle -braccia sopra il petto; "e non l'avrete se non mi strappate ambedue...." - --- "E lo farò...." - --- "Forsennato! Prima di giungere a lui, e' vi sarà forza passare sopra -il mio corpo!" grida Isabella ponendosi tra mezzo a Troilo e a Lionardo. - --- "Indietro!" proruppe Troilo; e di un urto mandò la duchessa traverso -al lettuccio. - --- "Ahi misera! misera Isabella! a quale uomo sagrificasti la tua -vita...." - --- "La lettera....!" - --- "Vi ho detto il modo per averla...." - --- "Il sangue vostro sia sopra di voi." -- E traendo fuori la daghetta, -Troilo cacciò innanzi la mano manca per afferrarlo. Lionardo non mosse -passo; imperterrito, con le braccia incrociate sul petto, si disponeva a -patire una violenza contro la quale, e per la fievolezza della persona e -per trovarsi disarmato, non poteva opporre nulla. Troilo già lo -afferrava, quando si aperse fragorosa la porta, ed entrando in sembianza -turbata Lelio Torelli, a voce alta gridò: - --- "Il magnifico signore duca di Bracciano....!" - -Questo nome parve la testa di Medusa per Troilo: dette indietro, ripose -prestamente la daga nel fodero, e s'ingegnò ricomporre il volto; se non -che quei due affetti contrarii, di furore e di reprimento, invece di -ricondurvi la serenità, glielo sconvolsero in modo che metteva paura a -vederlo. - -Isabella, che giaceva tolta fuori di sè, si drizzò sopra il lettuccio -come per virtù di elettricismo, e stette disfatta con gli occhi intenti -verso la porta. - -Il cavaliere Salviati, pensando che non essendo di casa poteva -allontanarsi onestamente salutando il duca così di passaggio, salvo a -complirlo in modo convenevole a suo tempo, senza affrettarsi troppo, e -con la solita sua compostezza quinci si tolse. - -Percorrendo le sale, e giù per le scale, maravigliò forte di non -incontrare il duca, nè vedere nel cortile o alla porta vestigio alcuno -che indicasse l'arrivo di tanto personaggio: non sapeva come spiegare la -cosa, ma non riputando prudente tornare addietro per chiarirla, pensò -che gli sarebbe bastato un'altra volta. - -Isabella e Troilo tennero per alcuni istanti gli occhi drizzati verso la -porta, pure aspettando di vedere comparire messere Paolo Giordano; ma -poichè ebbero atteso invano, Troilo rinvenuto primo dal suo -sbigottimento, domandò a Lelio: -- "Ebbene, il duca..?" - -E Lelio, che avvisava ormai avesse potuto mettersi in salvo il cavaliere -Salviati, con aria ingenua a un punto e beffarda si volse a Isabella, e -riprese a dire: - --- "Il magnifico signore duca di Bracciano manda a salutare la signora -duchessa, e le fa sapere che sbrigate alcune sue faccende a Roma, conta -venire a starsi con esso lei verso la metà del prossimo mese di -giugno...." - -E fatto un profondissimo inchino, non senza sogguardare così un tal poco -alla trista Troilo, si ritirò. Troilo si accôrse dell'inganno, e forte -mordendosi le mani, mormorò fra i denti: - --- "Sozzo cane traditore, tu me la pagherai!" - - ---- - -[11] Salviati. Orazioni per la morte di don Garzia, p. 25 e 45. - -[12] Vedi Cronaca di Firenze pubblicata dal Morbio. - -[13] Lettera di Bastiano Rossi, nello elogio degli Illustri Italiani: - Orazione del Cambi, e Notizie degli uomini illustri dell'Accademia - Fiorentina. - -[14] Segni, T. 2. p. 337. - -[15] Orazione delle lodi del cav. L. Salviati fatta all'Accademia - Fiorentina da Pier F. Cambi. - -[16] Vale -- piacere di esser lodato, -- ed è modo basso. - -[17] Bernardo Davanzati. Orazione in morte di Cosimo I. - -[18] Storie, Libro 15. - -[19] Segni, Storie, libro 14. - -[20] Elenco pubbl. dal cav. Fabbroni nei _Provvedimenti Annonarj_, - riportato nella Vita di Cosimo I di Aldo Manuzio. Edizione di Pisa, - 1823. - -[21] Questi documenti si trovano a p. 261, Tomo II, delle Storie - dell'Ammirato. Edizione di Firenze, 1827. - -[22] Vita dell'Aldo Manuzio sopra citato. - -[23] Ammirato. Edizione di Firenze del 1827. Tomo ultimo. - -[24] Aldo Manuzio, p. 132, in nota. È questa lettera singolarissima, che - ci pare pregio dell'opera riprodurre intera in questa appendice. - «Strenuo mio cariss. -- Ogni buon principe debbe desiderare tre - cose oltre a molte altre: l'una di conservare l'onore, l'altra lo - Stato, la terza l'aver causa di provare li servitori, ed avere - occasione di gratificarli e beneficarli. A noi pare che con la - venuta di Piero Strozzi ci sia dato occasione di pensare a due di - queste: la prima di parerci troppa vergogna che costui insolente - abbi procurato di venire a Siena, e starci con troppo disonor - nostro su gli occhi; onde abbiamo pensato di fare due cose per - questo mezzo: l'una di cercare per ogni via e verso di levarci - dinanzi questa vergogna; la seconda sperimentare li nostri - servitori ed amici fedeli, con avere occasione di beneficarli - servendoci bene in questo affare; perchè della terza, di conservar - lo Stato, non ci passa per pensamento che costui ci possa nuocere, - essendo noi per provvedere in modo alle cose nostre, che largamente - resteranno sicure. Onde per eseguire questa nostra intenzione siamo - certi, ogni persona avere qualche amico confidente, che potessi per - qualche modo andando in Siena, per via d'una archibusata, o in - qualunque altro modo che migliore paressi a voi, levarci dinanzi - l'arroganza di costui; e confidati assai che in voi sia totalmente - l'animo di servirci, abbiamo pensato di proporvi questo, acciò - vegghiate di trovare almanco due persone fidate: ma vorriano essere - forestiere, o vero ribelli, o banditi dello Stato nostro; li quali - acconciandosi in Siena per soldati, o in qualunque altro modo che - migliore paressi, potessino, presa l'occasione, o con archibuso o - altro, ammazzare costui. Il che facendo, si può prometter loro al - fermo dieci mille scudi, oltre ad acquistare la grazia nostra, e - gradi e provvisioni, come a voi paressi di prometter loro. Il che - facendo, sarà sotto parola di principe eseguito da noi senza alcun - dubbio, dilazione, o scrupolo, abbondantissimamente: e nel - particolar vostro, vi promettiamo raddoppiare prima la nostra buona - grazia; secondariamente tutto quello che voi sapete desiderare per - utile ed onor vostro, sapendo che con voi non bisogna usar termine - d'offerirvi danari, perchè offerendovi quanto può essere a comodo - vostro con la nostra buona grazia, largamente vi potrete promettere - da noi quanto vi parrà essere necessario per comodo, onore ed util - vostro. Non potriamo più di quello che facciamo incaricarvi, e - stringervi il desiderio che abbiamo di tal cosa, perchè parendo a - noi che ci tocchi nell'onore, e stimandolo sopra ogni altra cosa, - pensate quanto noi lo desideriamo: perchè, sebbene gli è molti anni - che costui ha fatto professione di fuoruscito, e che gli averiamo - potuto nuocere molte volte, non mai abbiamo pensato tal cosa; ma - ora, che vuole arrogantemente mostrare di competere, e far sì su - gli occhi nostri di parer qualcosa, ora ci pare che abbi cerco di - offenderci nell'onore, e però desideriamo sperimentare gli nostri - servitori ed amici. Cercate dunque di trovare due almeno, o quelli - che più vi paresse, che fossino atti a tal cosa, e vedete di - persuadergli a questo effetto, con ordinar loro quello - intrattenimento che vi parrà che basti per potere stare su luogo o - dove andassi per fare tal cosa, che vi rimborseremo di quanto dessi - loro, o vi manderemo il modo, avvisandocelo per tale effetto, come - meglio vi parrà. Bisogna bene che vi certifichiamo, che il tener - voi segreto tal cosa importa assai; ma quando bene qualcuno di loro - lo scoprissi a Piero, non per questo c'importa, ma solo lo diciamo - del segreto per quello tocca a chi avessi andare a far l'effetto. - Del sapere l'un dell'altro, o altri che andassino a questo, tutto - lo lasceremo risolvere come meglio vi parrà. E questa nostra aremo - caro resti appresso di voi o che l'abbruciate, come più vi parrà a - proposito, e non venga in notizia d'altri che vostra, eccetto però - se per animar qualcuno di quelli avessi a far lo effetto - bisognasse; però non ci estenderemo più con questa, credendo aver - satisfatto assai alla intenzione nostra, e pensiamo al certo dover - anco restare satisfatti dell'opera vostra, desiderando sopra modo - tal cosa. Dateci risposta particolare di quanto arete eseguito, - dicendoci li nomi di quelli mandate, uno o più che siano; e senza - fare dimostrazione di parlarci, o venire da noi per tal cosa, ci - risponderete in mano propria, che noi solo vedremo il tutto, ned - altra persona che il Segretario, che questa scriverà, sarà conscio - di tal cosa: e Dio vi conservi. -- Di Fiorenza, li 5 gennaio - MDLIII. -- Il Duca di Fiorenza.» - -[25] Segni, Storia, p. 159, 184. Ed. di Milano. - -[26] Galluzzi, Storia. T. 2, p. 313. - -[27] Maccrie. Storia della Riforma, p. 275, dove cita Thuani. Hist. ad - an. 1566. - -[28] Storie, Cap. ult. - -[29] Tuano, Hist. ann. 1566, narrò che abbruciarono il Carnesecchi; - Laderchi, ann. 1567, rimprovera Tuano per avere affermato che - abbruciarono il Carnesecchi, senza specificare se vivo o morto, - negando che la Chiesa abbia fatto mai abbruciare vivi gli eretici, - ma nell'ultimo volume confessa essersi ingannato. Ant., T. 23, f. - 200; Maccrie, Storia, p. 276: il Carnesecchi però fu prima - decapitato, poi abbruciato. Galluzzi, T. 2, p. 315. - -[30] Aldo Manuzio, Vita di Cosimo, p. 51. - -[31] Orazione nelle esequie del Serenis. G. D. Cosimo, p. 275. - -[32] MS. della Bibl. Reale di Francia, e MS. Capponi, e mio. - -[33] Mazzucchelli, nota 17 alla vita di messer Giovanni Boccaccio - scritta da Filippo Villani: -- «A questo silenzio, e alla mutazione - di sua vita, contribuì non poco ciò che narra il B. Gio. Colombini, - Fondatore della Religione de' Gesuati, al Cap. XI della vita del B. - Pietro de' Petroni Certosino suo amico. Scrive egli, che il B. - Pietro poco prima di morire diede ordine a Giovacchino Ciani, suo - compagno, di portarsi dal Boccaccio, e di riprenderlo a suo nome - degli scritti suoi men che onesti, e di consigliarlo a mutar vita, - scoprendogli nel tempo stesso molti secreti dell'animo di lui, i - quali il Boccaccio credeva che niuno al mondo sapesse. Il che poco - dopo la morte del B. Pietro, seguita a' 29 di maggio del 1361, - essendo stato eseguito con istordimento del Boccaccio, il quale - sapeva che il B. Pietro non lo aveva veduto giammai, ne diede egli - notizia al Petrarca suo amico, comunicandogli il suo proponimento - di mutar vita. Il Petrarca, recando fede all'ambasciata, lodò con - sua lunga lettera, ch'è la quinta del lib. I delle Senili, il - Boccaccio del buon uso ch'era per farne, siccome anche avvenne. Fu - allora per avventura che fama corse, essersi egli fatto frate della - Certosa di Napoli, sul qual supposto gli scrisse un sonetto Franco - Sacchetti, il quale si legge nella prefazione delle Novelle di - questo, e incomincia: - - Pien di quell'acqua dolce d'Elicona ec.; - - e gli dice: - - Avete preso certosana vesta ec. - - Si sa per altro ch'egli era cherico; come prova chiaramente il sig. - Manni nel Cap. XIII della sua Vita.» - - - - - CAPITOLO QUARTO. - - - L'OMICIDIO. - - - FRANZ -- Voi volete farmi morire di languore. Io morrò di - disperazione nella età della speranza, e voi ne avrete la - colpa.... Dio mio! io che non ho goccia di sangue che non sia - vostro! io, che respiro soltanto per amarvi, e per obbedirvi in - tutto.... - - ADELAIDE -- Esci dal mio cospetto.... - - FRANZ -- Signora! - - ADELAIDE -- Va, accusami dunque al tuo signore: - - _Goethe._ -- _Goetz di Berlichingen._ - - -La diffidenza si era insinuata nel cuore d'Isabella come un aspide in -fondo al nido: le suonavano a modo di ronzio insopportabile le immani -parole di Troilo; vedeva il sospetto codardo, sentiva che anche da lui -avrebbe potuto essere tradita e accusata; e fissando questo abisso -d'infamia, ne risentiva una vertigine morale punto diversa dalla -vertigine fisica, che sorprende il risguardante qualche dirupo delle -Alpi: però non è da dirsi se studiasse ogni argomento per non trovarsi -insieme con Troilo, o trovandovisi, fare in modo che qualcuno -l'accompagnasse. Per altra parte, era cresciuto il bisogno di tenere il -Torelli presso di sè; e la solerzia del giovane, la sua devozione, e -l'assiduità dal medesimo posta a bene servirla, fecero sì che la -Isabella non potè trattenersi dal guardarlo con occhio di singolare -amorevolezza. Procedendo sempre, come fu suo destino, improvvida, non -pensò che il fanciullo era oggimai diventato uomo, che in cotesta età le -passioni mandano sottosopra l'anima a guisa di uragani; non temè, nè si -accôrse dello ardore funestissimo, che infiammava il sangue di Lelio. -Tranne baciarlo in fronte, siccome costumava quando era garzoncello, si -compiaceva tuttavia a scompartirgli la bella chioma sopra la fronte, e -percuoterlo dolcemente nelle guance, a usargli insomma ogni maniera di -vezzi co' quali le madri accarezzano i figliuoli dilettissimi; e se -tutto questo fosse un mettere zolfo sopra il fuoco, lascio pensarlo a -coloro, che o sentono il furore di un primo affetto, o si ricordano -averlo pure una volta provato. Quasi sempre assorta nei casi imminenti, -la Isabella non badava nè si accorgeva di certi moti di Lelio, che in -condizione più riposata di animo avrebbe agevolmente conosciuto. -Allorchè ella si recava a passeggiare in giardino, chè ormai di casa -usciva più poco, le accadeva tanto spesso trovarsi come tolta fuori di -sè, che per non investire o pianta, o statua, od oggetto altro -qualunque, si apprendeva al braccio di Lelio, e secondo che l'agitavano -gl'interni pensieri, ora più, ora meno fortemente glielo stringeva; -sicchè l'anima di lei per via di coteste strette meglio che elettriche -si trasfondeva nel giovane, il quale con lunghissimo sguardo come -delirante la contemplava, e a larghi sorsi beveva il veleno che già gli -aveva attossicato irrimediabilmente la esistenza. - -La faccia del Torelli, oh quanto mutata! Ormai non poteva più conoscersi -qual fosse la sua età: con le labbra accese ed aperte come uomo arso da -tormentosa sete, le guance scarne, la pelle tesa sopra le ossa, -tutt'occhi; spesso madido di sudore. L'acceso desiderio, che gli stava -confitto come un ferro tagliente nel mezzo del cuore, aveva partorito -tale e siffatto disordine nel sistema dei nervi, che la sensazione più -leggera bastava per farlo tremare da capo alle piante per ispazio di -tempo grandissimo; le vene gli si erano infiammate, e ad ogni moto, -comecchè tenue, il petto gli anelava in guisa, che pareva gli si volesse -rompere; lo travagliava un affanno continuo; la vista gli si smarriva -allo improvviso in una massa di luce sparsa in miriadi di faville, o -aggirantesi in circoli vorticosi; e nelle tempie sempre un martellare -senza posa, e schifo di cibo, e notti insonni, o travagliate da -spaventosissime fantasime. Cosiffatta miseria non poteva durare, e non -durò. - -Volgeva a sera il giorno più bello del mese di giugno: il sole -tramontato con i suoi ultimi raggi empiva in parte lo emisfero di una -luce serena di oro purissimo, e dal punto in cui cotesta luce cessava -cinque raggi pure di oro si diffondevano mirabilmente in su per lo -azzurro dello empireo, in modo che alla commossa fantasia -rappresentavano la mano del Creatore, che si stendesse pacata a benedire -la natura; le foglie trionfali degli allori, quelle acute dei mirti, le -frastagliate delle quercie, e tutte insomma della famiglia multiforme -degli alberi, apparivano contornate distintamente in quel campo -magnifico, sicchè avresti creduto potere annoverarle; il venticello -vespertino agitava le cime delle piante, le quali movendosi l'una verso -l'altra parevano ricambiarsi misteriosi colloquii: e gli uccelli prima -di chiudere gli occhi alla quiete, con dolcissimo coro, che la natura -insegna, e sola può insegnare la natura, cantavano un inno di gloria al -Signore; le acque rotte tra i sassi non sembra più che piangano, ma -liete mormorino pel continuo incalzarsi che fanno; più soave spirano il -profumo dagli aperti calici i fiori; con le facoltà concesse dai cieli -alle cose create, il cielo, la terra e le acque instituiscono una gara a -cui meglio riuscirà di manifestare la gratitudine verso il Gran Padre -del mondo, e da tutte insieme nasce uno incanto, e sorge una favella, -che sembrava dire, e diceva certo: siamo nate ad amare! - -Isabella si era condotta sopra il verone, e qui seduta, pone il braccio -su l'omero di Lelio, e sopra il braccio appoggia la faccia: gli occhi -solleva al cielo, in atto che rammenta Niobe; o piuttosto una testa di -Maddalena penitente, come poi seppe immaginare il nobile pensiero di -Guido. Quella sembianza di preghiera, di mutuo dolore, e di pace stanca, -è sovraumana a vedersi: bene l'aveva disfiorata la sventura; la febbre -lenta che le consuma la vita gliela vela di mesto pallore, ma cotesta -fronte comparisce pur sempre portentosa di bellezza; -- bella come -quella di un angiolo decaduto! - -Ella guardava il cielo, e Lelio lei, dacchè nel volto di cotesta donna -egli avesse riposto il suo paradiso; e così stava immobile e intento, -che non pareva cosa viva; gli si empirono gli occhi di lagrime, che -presero a sgorgare copiose giù per le guance, senza fare atto di -angoscia, nè di altro: così talora ho veduto cadere la rugiada raccolta -nel cavo degli occhi di qualche statua, e mi parve che piangesse: ma -quindi in breve le lagrime cessarono, arido gli divenne lo sguardo, -dilatato, e corrusco di luce sinistra; lo invase un tremore come se -fosse il ribrezzo della febbre, e fors'egli era; e allo improvviso, non -sapendo quello che si facesse, vinto da troppo maggiore potenza, che a -lui fosse dato di superare, le gittò le braccia al collo, e la coperse -di baci pel capo, pel volto, e pel seno, con una smania convulsa, con -tale e siffatto delirio, che in verità metteva compassione, -conciossiachè si saria detto: costui versa l'anima in quei baci. - -Isabella un momento smarrita, richiama l'alterezza della dignità offesa, -e forse, assai più della dignità, la principesca superbia; e tremante -anch'essa, ma per altissimo sdegno, respinge energicamente il giovane -paggio, e si svincola dalle braccia di lui; quindi senza far motto, con -occhi orribili, s'incamminava alla stanza per cui si giungeva al verone; -e Lelio, annientato, le trasse dietro come immemore del commesso -misfatto. Isabella si accosta con veloci passi verso una tavola, e -risolutamente stende la mano al campanello di argento; poi allo -improvviso sosta, quasi che il volere e il disvolere le contendessero -nella mente; già un pensiero più mite sembrava che spuntasse tra la -procella della passione, comecchè l'ira durasse: così vediamo pei mari -la furia del vento gareggiare con la furia dell'onda; ma placato il -vento, tornata a splendere l'alma luce del sole, continuare il mugghio -dei marosi minaccevoli e turbati. Dopo qualche esitanza pur vinse il -primo consiglio, e scosse a più riprese il campanello. Non bastò la -prima nè la seconda volta; finalmente comparve uno staffiere, al quale -la duchessa ordinò: -- "Venga il maggiordomo...." - -E il maggiordomo, passato altro buono spazio di tempo, si recava a -ricevere i comandi della duchessa. Era il maggiordomo don Inigo, -gentiluomo spagnuolo, fidato e discreto come una buona lama di Toledo: -non rideva mai; oltre quelle richieste dalla necessità, era un gran caso -se in capo a un mese lo udivano favellare tre parole. Di forme -robustissimo, torvo il ciglio, il volto di colore bilioso; -- chi sa che -cosa mai si volgesse in cotesta anima! Era chiuso come un sepolcro. - --- "Mea Señora!" disse inchinandosi. - --- "Don Inigo, Lelio nostro ci ha dimostrato desiderio di ridursi a -vivere a casa con i suoi vecchi parenti; e a noi è sembrato non doverci -nè poterci opporre a così onesto desiderio.... La madre sua, poveretta! -chi sa con quanti voti lo richiama, e mi parrebbe crudeltà differirle -più oltre questa consolazione. Riveda il figliuol suo cresciuto in ogni -maniera di studii che a valente gentiluomo si addicono; lo riveda -virtuoso e dabbene.... e soprattutto innocente, -- e sia l'orgoglio -della sua vita. Don Inigo, voi accompagnerete Lelio sino a Fermo, e -direte ai suoi parenti, che Lelio ci faceva sempre buona ed onesta -guardia, che ci sarà sempre ricordanza amorevole come di figlio; che in -ogni cosa dove possano avvantaggiarlo le mie facoltà, si valgano di me -non altrimenti che se io fossi di loro; in ispecie poi alla madre -assicurate che i costumi pravi su di lui non poterono punto, che io non -ebbi a dolermi in nulla del giovine, tranne certe fanciullaggini, -ardimentose troppo, ma che col tempo si perdonano, appunto perchè -fanciullaggini; nonostante, confortarla io a scegliergli presto tra le -fanciulle di Fermo chi per venustà di persona, per soavità di modi, e -corrispondenza di affetti possa ridurre in pace uno spirito di soverchio -ardente, un cuore che non è senza qualche procella. Inigo, condurrete il -suo giannetto bianco con tutti gli arnesi di velluto cremisino, vesti, -masserizie, insomma ogni cosa, sicchè non rimanga presso di noi pure una -piuma di lui, che la intendiamo donata, e doniamo. Dalla guardaroba del -duca nostro marito scerrete una collana e un medaglione da appuntarsi -alla berretta, e glieli porrete nella valigia; vi porrete ancora cento -ruspi di oro, e il certificato amplissimo dei suoi onorati servigi, che -voi firmerete e munirete del nostro sigillo ducale. Se il caso facesse -che il giovane si trovasse male disposto, prendete una delle nostre -carrozze, e a nome nostro chiedete le pulledre della posta, che ve le -daranno, e partite ad ogni modo. Domani il sole non deve vedervi a -Firenze. Addio." - -E qui, alzata la destra, faceva il cenno col quale l'orgoglio dichiara -alla umiltà che gli si tolga davanti. Ma poi, premurosa di temperare la -durezza dell'atto, aggiungeva: - --- "Andate, Lelio, andate; noi formeremo sempre mai voti per la vostra -felicità, e ci torneranno accettissime sempre le nuove del vostro buono -essere." - -Don Inigo non sapeva darsi pace intorno alle tante parole spese per tale -negozio, a cui gli sembrava bastante la parola -- andate, -- se togli -quanto concerneva il giannetto, i ruspi, la collana, e simili; ma prima -di essere carico di tutti quei discorsi, aveva seco stesso deliberato -lasciarli a casa, o farne getto per la via. Lelio con volto dimesso, -composta ad arco la persona, quasi rotto per la immensità dello affanno -che l'opprimeva, si allontanò seguendo il maggiordomo, più che altro -somiglievole al condannato dietro al carnefice che lo mena a guastare. - -Isabella lo guardò fisso; stette ancora a guardare lungamente la porta -dond'era scomparso, poi dandosi forte della palma nella fronte esclamò: - --- "Ahi! sciagurata femmina! quanti infelici per te...." - -Isabella non mosse piede fuori della stanza, ch'era la sua maritale. -Questa stanza compariva spartita in due sezioni: la prima, che faceva -capo a tre finestre sopra il verone, spaziosissima, tappezzata di -damasco operato ad armi dei Medici e degli Orsini, di colore verde: -intorno alla camera, a certe distanze ricorrevano dei medaglioni di -bassorilievo in marmo rappresentanti varii ritratti di famiglia dentro -grosse cornici dorate: due porte l'una contro l'altra al termine della -stanza andavano distinte per larghi pilastri di porto-venere; e sopra le -porte un cornicione con due corridietro, od orecchioni, come dicono in -arte, in mezzo ai quali un busto composto di marmi di qualità diverse, -bianco la testa, il rimanente broccatello; e sotto, la portiera con due -cortine a frange di oro: nei canti due ampissimi vasi chinesi, o -piuttosto giapponesi, turchini, con mascheroncini, maniglie, ed altri -ornamenti di argento dorato condotti con sottile magistero; appoggiati -alle pareti due stipi di ebano intarsiati di madreperla, maraviglia a -vedersi, e seggioloni, e sgabelli di ebano ricoperti di damasco pur -verde; in mezzo, una tavola di ebano e di argento, del medesimo lavoro -degli stipi. Questa prima sezione terminava in un arco di cui -l'estremità posavano sopra una cornice assai sporgente sostenuta da -colonne, la base e il capitello delle quali erano di bronzo dorato di -ordine corintio, ma il fusto a spirale di porto-venere ricinto nel cavo -della spirale da un ramo di foglie di mirto in bronzo dorato; il vano -dell'arco coperto da tende di damasco. Oltre l'arco era il letto, -immenso di mole, e carico piuttosto che ornato d'intagli, di amorini, di -fogliami, e frutta, e piume, da mettere sospetto in chiunque avesse -dovuto giacervi sotto: quali e quante fossero suppellittili, arnesi, e -masserizie là dentro, troppo riuscirebbe lungo a descrivere; basti -all'uopo nostro conoscere che a canto al letto si vedeva una tavola del -Crocifisso con la Madonna da un lato, e San Giovanni dall'altro, che -posava sopra un zoccolo alto un braccio circa dal solaio: questa tavola -mercè d'ingegni volgeva sopra mastietti incastrati nel muro, e lasciava -l'adito ad una porta segreta, la quale mediante certa scala a chiocciola -conduceva nelle stanze terrene meno frequentate dalla gente. - -Le ombre avevano occupato il cielo da lunga ora quando a Isabella parve -tempo convenevole a chiamare le sue cameriste, le quali ebbero ordine di -accendere una lampada, metterla sopra la tavola, e andarsi con Dio. -Avendo esse domandato se desiderasse che le dessero mano a spogliare le -vesti, rispose breve: -- che farebbe da sé; -- ed avendole accomiatate -di nuovo, andò alle porte, e tirò le stanghette, per cui nessuno, mal -suo grado, avrebbe potuto penetrare là dentro. - -In balía dei suoi pensieri, si pose a percorrere in tutti i lati la -stanza con passi ora lenti, ora concitati; un momento si fermò a -contemplare la lampada. Di lavoro singolare, rammentava questo arnese -uomini e cose di cui appena giunse a noi fama incertissima: era di -bronzo, e presentava di faccia una testa di elefante con la proboscide -rivolta in su, donde usciva il lucignolo; di profilo, un cigno di cui il -collo ritorto sopra il petto componeva il manico; di pianta, ti offriva -la testa di Medusa con la bocca atteggiata a disperato dolore, e per -questo pertugio versavano l'olio; di sotto poi, un altro mascherone, col -quale componevano uno insieme ingegnoso le altre parti della lampada. -Isabella, nel guardarla fisso come faceva, pensava meno alle rovine dei -popoli che alla madre sua, la quale gliela aveva donata insieme a molte -altre antichità etrusche trovate negli scavi fatti a Castiglione della -Pescaia. Certo, Eleonora di Toledo fu donna aspra di modi, di spiriti -alteri, e poco per natura disposta al perdono; nonostante, le sue -viscere di madre si sarebbero commosse, ed avrebbe sovvenuto alla figlia -deserta, che adesso per la partenza di Lelio rimaneva affatto priva di -un'anima in cui confidare. Isabella si affaticava a imprimere séguito ai -suoi pensieri per condurli a sciogliere le imminenti difficoltà, ma i -pensieri a modo di cavalli sfrenati, vinta la mano alla ragione, -divagavano ora qua ora là, in mille andirivieni, secondo che o il sangue -o gli affetti scotevano il suo cervello; si stancava per cercare, ma lo -intelletto gli si sprolungava infinito davanti, sterile di trovati, come -un deserto dell'Affrica si presenta alla caravana privo di qualunque -pianta e di asilo. Stanca di cotesto stato, si mosse finalmente verso la -sezione della stanza ov'era il letto; alzò la tenda dell'arco, e passata -oltre lasciò di nuovo caderla. Il letto compariva sopra modo lindo, con -lenzuoli bianchissimi di tela di Olanda, ornati di trine di Malines, e -coperta bambagina ricamata con sottile lavoro: le accorte cameriste vi -avevano sparso sopra rose fresche e fiori di arancio, sicchè poco più si -sarebbe accomodato un letto da sposi. Isabella prese un lembo del -lenzuolo, e lo piegò traverso al letto, come usa fare chiunque intende -giacersi; ma scoperto che l'ebbe, non andò oltre in cotesto suo disegno, -e si rimase immota accanto a quello. - --- "Ecco!" dopo un lungo guardarlo ella diceva, "questo letto maritale -apparisce lindo e odoroso come la prima notte delle mie nozze: è bianco, -è polito quanto l'ala del cigno; eppure qual miserabile giaciglio di -popolo davanti a Dio non è meno contaminato di questo? Sopra il -capezzale stanno due chiodi, che, o a destra io mi volga o a sinistra, -mi si conficcano dentro le tempie, -- l'adulterio e l'omicidio; perchè -questi due pensieri nascono gemelli, ed io lo so. Qui a capo del letto -un demonio, contro cui acqua santa non giova, agita l'ale, e scuote sul -dormente sonno di febbre, e fantasime di paura.... -- Eppure qui ebbi un -giorno quiete di paradiso: qui fui salutata con la dignità di madre; qui -adagiandomi pensai che se il sonno si fosse prolungato eterno, la mia -anima poteva sperare di essere accolta come ospite nelle sedi celesti. --- Ricordo il momento in cui Giordano tolta dall'altare qui mi condusse, -ed accennatomi il letto mi disse: -- «Sposa mia, io ti consegno questo -letto, e con esso il mio onore, e la buona rinomanza della famiglia. Io, -sovente impiegato in lontane ambascerie, o nella milizia, non potrò -starti sempre al fianco per consigliarti e sovvenirti: assumi per tempo -virile animo, e impara a guardarti da te stessa: sappi che niuna cosa è -tanto necessaria a te, e accetta a Dio, e a me grata, e onorata ai -figliuoli che hanno a nascere da noi, quanto la tua onestà; imperocchè -l'onestà della donna è una corona di gloria sul capo al marito; l'onestà -della madre fa la massima parte della dote alle figliuole, chè i -costumati giovani domandano sempre, e con buona ragione, donde nasca la -fanciulla che intendono togliere a moglie; la onestà in ogni femmina -assai più pregiasi della bellezza; anzi, senza onestà e senza -verecondia, o non è bellezza o presto trapassa. Lodasi il viso bello, ma -gli occhi disonesti lo fanno lordo di biasimo e di vergogna, pallido di -dolore e di tristizia di animo. Piace una bella persona, una speciosa -femmina; ma un cenno disonesto, un disonesto atto d'incontinenza subito -la rende vile e brutta. La disonestà dispiace a Dio, e di niuna cosa si -trova essere Iddio tanto severo punitore nelle donne quanto della loro -poca onestà; rendele infami, contennende, e male per tutta la vita -soddisfatte. E pertanto, donna mia, se tu vuoi fuggire ogni apparenza di -disonestà, dimóstrati a tutti onesta, non fare dispiacere a Dio, a te -stessa, a me, ai comuni figliuoli, e ne avrai lode, e grazia da -tutti.»[34] -- Se qui davanti mi comparisse adesso Giordano, e mi -domandasse: Come hai conservato i miei ricordi? Come i tuoi giuramenti -mantenesti? -- Non parlerebbe il mio rossore per me? Queste pareti, -questi ornati; e soprattutto queste immagini di santi non griderebbero -ad una voce: noi siamo polluti! noi siamo polluti! Potrei, o dovrei io, -postergata ogni pudicizia, domandargli a mia posta: e voi come avete -conservato i vostri? -- La colpa altrui, se toglie il diritto di -accusare, non iscusa per questo la tua colpa; e poi, quando la donna si -abbandona in braccia diverse che quelle del suo marito non sono, sempre -le viene in odio il marito, non cura i figli, la famiglia distrugge; la -qual cosa nel marito rispetto alla moglie non sempre vediamo apparire. -Aggiungi, che i figli adulteri stanno in casa monumento perpetuo di -vergogna; non possono, o mal possono cacciarsi per legge, ma dal cuore -si cacciano per odio, fanno nascere la voglia di spengerli, o si -sopportano come nemici, perseguitati dagli altri, che come ladri della -loro sostanza li considerano, percossi, avviliti, così che l'anima -affannosa della madre non sa bene se deva desiderare che vivano in tanto -miserabile vita, o se piuttosto si muoiano; e ciò nei trascorsi degli -uomini fuori di casa difficilmente avviene, o non mai. Ecco la moglie -infedele guasta l'anima di tutti: già sono sparsi i semi dell'odio; la -colpa ha seminato il delitto, e la pena lo mieterà. Oh! fossi morta -prima di perdere la mia innocenza! o piuttosto non fossi io nata! -Isabella, sei sola; lascia l'alterezza del sangue, abbandona il contegno -che t'impone alla vista delle genti la tua nascita reale; e siccome ai -miseri convengono lo squallore e le lagrime, piangi ora, che puoi, la -tua fama perduta, la tua innocenza, la tua salute, i tuoi figli, e la -tua famiglia; piangi dirotta, chè forse questa facoltà, che ti senti di -piangere, è il primo segno che la misericordia di Dio ti manda a farti -palese che la sua collera si mitiga verso di te...." - -E piangendo forte si lasciò andare boccone sul letto, movendo il più -doloroso lamento che mai femmina facesse in questo mondo. Così lunga -pezza si giacque, quando le parve udire, ed udì certo un rumore di passi -nella parte antecedente della stanza. Si alzò ratta, e levata la tenda -dell'arco, ella vide comparirle davanti, non senza maraviglia e paura, -Lelio Torelli. Quantunque un funesto presentimento tutta la -sconvolgesse, pure, resa animosa dalla urgenza del pericolo, ella si -trasse innanzi, e domandò: - --- "A che venite voi? Che cosa cercate?" - --- "Io vengo a domandarvi il mio cuore, che avete spezzato, la mia vita, -che avete spenta, la mia anima, che voi avete perduta...." - --- "Ah! Lelio, abbiate pietà di me, non vogliate crescere la mia -sventura, già tanto per sè stessa insopportabile...." - --- "L'avete voi sentita per me? Voi mi avete rotto come un fiore, che -spensierata troncate dal gambo giù nella spalliera del giardino, e -odorato appena gettate lontano da voi. Ma l'anima di un cristiano si -getta via come una rosa vizza? si calpesta egli un cuore, che non ha -sangue se non per voi, a modo di una pietra? No, no, la vostra ferocia -ha suscitato la mia; ed io vengo...." - --- "E a che vieni, forsennato?" - --- "Io vengo a chiedervi amore, e a mantenermi la promessa antica: io -vengo a pretendere la mercede dei patimenti sofferti...." - --- "Tu vaneggi, figliuolo mio! Di quale promessa mai parli? Chi ti ha -persuaso a soffrire?...." - --- "E i baci, e i sorrisi, e le dolci parole, e lo stringere delle mani, -e gli sguardi pietosi.... li avete voi dimenticati? Non io ho potuto -obliarli; eglino accesero nel mio seno questa fiamma che mi divora. Che -è la parola? Quale vi fa mestiero di favella? Il labbro è la più inerte -di tutte le parti del corpo a manifestare l'amore; egli dice una cosa -sola, ma gli occhi, ma il volto, svelano mille affetti in un punto: e -voi con tutte queste lusinghe mi avete promesso. Come! voi, donna di -così alto senno, avete potuto credere che la mia povera anima valesse a -resistere a tanto? Abbiate voi pietà di me! A voi sta sentire -compassione di una miseria, che pure è colpa vostra. Isabella, per Dio, -un po' di amore, una goccia di amore a questo disperato...." - --- "Lo pensi tu, Lelio! O non vedi ch'io ti posso essere madre...?" - --- "Che importa a me cotesto? La vostra faccia è bella. Quando mai -l'uomo amò col calendario alla mano? Che monta il tempo? Tutta la vita è -un baleno. Chi sa se il cielo domani coprirà la terra! Almanco questo -baleno, questo soffio fugace sia consolato di un poco di amore.... Non -me lo sono io forse meritato?" - --- "Lelio, ma non sai, ma non vedi che io sono donna altrui?..." - --- "Vi trattenne questo forse di darvi altrui? Perchè farete impedimento -a me di quello che per altro non vi trattenne? Sarete avara meco di uno -affetto, del quale faceste così larga copia ad uomo che ne fu sempre -indegno...?" - --- "Odimi, Lelio.... Io, vedi, non mi sdegnerò teco; ma se tanto non -basta, pensa alla mia eterna salute...." - --- "E se io mi darò la morte con queste mani; se io per voi andrò -dannato; pensate voi che possa salvarsi l'anima vostra che fu cagione si -perdesse la mia?" - --- "Errai; e della mia colpa ne porto le pene, e non sono le meno amare -quelle che adesso mi dai. Tu mi vedi avvilita davanti a te. Dov'è -l'orgoglio del sangue? Ecco, io sono una peccatrice contrita ai piè del -suo servo. Lasciami la virtù del pentimento. L'anima nostra può tornare -mercè la penitenza così candida come la rese il battesimo...." - --- "Vi pentirete poi; -- ma adesso amatemi." - --- "Io non posso amarvi...." - --- "Ebbene, lasciatemi amare...." - --- "Quali parole invereconde? Quali improntitudini sono queste? Partite, -o io chiamerò la mia gente...." - --- "Guarda bene da pure tentarlo, Isabella! Io sono deliberato di -uccidermi, e di uccidere...." - --- "Madre di Dio! Lelio, abbi pietà di tua madre: torna alla madre tua, -che ti aspetta...." - --- "Mia madre! Sì, tu, donna crudele, senti pietà della madre mia! -- le -hai tolto un figlio, e le rendi un cadavere. Io non so più di madre, nè -di padre, nè di me stesso; tu sola sei la mia vita, tu il sangue mio. -Isabella, mercè di Lelio; io sto nelle tue mani. Vuoi tu ch'io sia uno -eroe? lo sarò; uno assassino? lo sarò. Desideri ch'io mi precipiti giù -dal verone ove mi sono arrampicato a gran pena per venire da te? ti -giuro che lo farò; ma inebriami una volta del tuo amore; dimmi che mi -ami; un sorso.... un sorso solo a queste aride labbra...." - --- "O vendetta di Dio, come grave mi percuoti! Mi si spezza il cuore di -affanno...." - --- "Senti se io merito da te un benigno risguardo. Quando ti vidi presa -per Troilo, io ti amava, e tacqui. Non basta: per non ti contristare, io -non ti dissi in quanto basso luogo tu ponevi il tuo affetto, nè come lo -indegno in altri volgari amori si mescolasse; io per tuo amore ricopersi -agli occhi delle genti le sue iattanze; io non meno mi affaticai a -velare le tue stesse incautezze: a me si deve se la fama dei vostri -amori non giunse agli orecchi del duca; io vi circondai di mistero; -giorno e notte vegliai intorno a voi. Quando Troilo in punta di piedi -pel buio della notte veniva alla tua stanza, io gli tenevo dietro con -taciti passi.... poteva ucciderlo a mano salva, e Dio sa se spesso me ne -prese la tentazione; eppure nol feci, pensando allo affanno che ne -avresti sentito. Però lo accompagnai, lo guardai; atterrii i famigli con -la novella di uno spettro notturno, perchè non ardissero vagare per le -stanze prima di giorno; e mi posi a vigilare fuori della porta, insonnia -non curando nè freddo, per salvarvi dalla sorpresa, alla quale voi nella -imprevidenza vostra tanto poco pensavate.... Immagina tu qual cuore -fosse il mio quando sentiva dopo lunga ora i teneri commiati, i dolci -baci, e la promessa di rivedervi la notte appresso! E tutto questo feci, -e tutto questo penai, per amore tuo, e sempre avrei sofferto in -silenzio, se tu lo amassi ancora: ma adesso tu lo conosci; sai esserti -nemico, di lui hai da temere più che di qualunque altro, e temi; e -quindi te adesso supplico ad amarmi, ad accettarmi, qual più mi vuoi, -difensore, servo.... e tutto insomma, tutto... purchè tuo...." - --- "Lelio, figliuol mio, cálmati: io, sebbene con mio sommo rossore, -comprendo la immensità del tuo affetto; freddo cenere ed ossa, io -serberò memoria di te; tu amasti più che ad uomo è concesso di amare: ma -ascolta la preghiera di una caduta in fondo ad un abisso di miseria: -ascoltala come se movesse da tua madre; abbi pietà di me; esaudisci la -supplica che ti manda dalle profonde viscere una moribonda, chè ormai -sento non potere più vivere, ed anche potendo non vorrei. Un giorno ti -compiacerai di avermi usata misericordia; al capezzale del letto, dove -lo sguardo della mente rivede la trascorsa vita, e l'anima anela nel -dubbio, se da cotesta indagine le verrà speranza di salvazione, l'opera -santa che mi farai adesso ti precederà come la nuvola del popolo ebreo a -sgombrarti la via del paradiso. Il tempo ti sanerà questa piaga: forse -Dio tenta ora la tua virtù per vedere se ne uscirai vittorioso, e già ti -apparecchia guiderdone condegno dei meriti; gli angioli stessi in questo -momento ti guardano. Non essere da meno di quello che di te si -ripromette il paradiso. A te buona e casta consorte, a te onorati figli -in questa vita; e a te fama duratura, e gloria immortale dopo la -morte...." - --- "Sirena! incantatrice! maliarda! Chi è che ti negherebbe il vanto -d'immaginare cose vane, e di cantarle allo improvviso? Va, il tuo cuore -è più bronzo di questa lampada. Ora, che temi di essere venuta in forza -altrui, favelli lusinghiera e fallace; dianzi, al cospetto d'Inigo, -minacciavi e schernivi; nè so bene se adesso tu sii più abietta, di -quello che dianzi tu fossi insolente. Dianzi mi dileggiavi come un -fanciullo; come presuntuoso mi riprendevi, quasi tu avessi derivata la -tua origine da altri che da Adamo; nulla che mi appartenesse consentivi -a tenerti dintorno; volevi cancellarmi dalla tua memoria, e, se -onestamente il potevi, anche dalla vita; per istrazio maggiore, la -collana del tuo marito mi gettavi intorno al collo, come la corda del -condannato; e un pugno di monete per sanare le ferite grondanti sangue -del cuore desolato. -- Eh! taccia una volta l'amore, che accolsi per -così vile, così bassa, così feroce creatura. Lo esempio dell'altrui -crudeltà mi faccia crudele. A che mi tengo io più? Perchè non corro a -manifestare la tua infamia a Paolo Giordano? Perchè non godo almeno -vederti precipitare nel sepolcro con morte disonorata, e di sangue?" - --- "Va, accusami...." - --- "No, non andrò ad accusarti; io ti segherò le vene...." - --- "Uccidimi...." - --- "Accusarti! ucciderti! E che mi giova cotesto? Ah! no, Isabella, il -tuo amore, dammi il tuo amore...." - --- "Indietro...!" - --- "È impossibile! è impossibile! Bisogna che tu sia mia.... un -momento.... poi venga la morte.... e lo inferno...." - -E tale dicendo, si avventa ad Isabella per ghermirla: ella indietreggia, -egli incalza. Isabella, palpitante, non vedeva aperta nessuna via allo -scampo: voleva di nuovo raccomandarsi a Dio, ma dubitava che come -indegna non la volesse esaudire; si teneva spacciata. -- Allo improvviso -di sopra la spalla della duchessa comparisce una lama lunga e forbita; -si spinge innanzi ratta come il fulmine, e con immane ferita apre il -seno di Lelio, e lo trapassa fuor via da un lato all'altro. Il ferito dà -indietro un passo, agitando le mani levate come uomo che stia presso a -naufragare, ma non può profferire parola intera; solo alcuni suoni -indistinti, ed anche pochi; il sangue traboccando ribollente e fumante -con uno spruzzo cuopre la lampada, e spenge il lume: nel buio fu sentita -la tavola andare rovesciata sottosopra a cagione dell'urto col quale il -Torelli l'aveva investita, e il trabalzare, e il cadere, e il rotolare -dell'infelice trafitto. - -Isabella proruppe in un grido così pieno di angoscia disperata, da -disgradarne quello che avrebbe gittato Lelio, se il cuore fesso -orribilmente in due parti non gli avesse troncata a un punto la favella -e la vita; e quindi ella pure stramazzò sul pavimento, per modo che -parve essere lo spirito anco da lei dipartito. - -Isabella stette lungamente immemore di sè; poi quando, comunque tuttavia -in mezzo al letargo, l'anima fu tornata agli ufficii consueti della -vita, la percosse una voce, ed era voce di femmina, e di femmina -piangente, che diceva: -- Rendimi il mio figliuolo; -- e poichè ella non -poteva rispondere, chè la lingua le stava fitta nel palato, dopo alcuna -dimora sentiva aggiungere: -- Sii maledetta! Il sangue di colei che fece -versare sangue, sarà versato! -- Poi le appariva Lelio davanti, senza -sguardo, per occhiaia spaventevole, sconcio tutto nella faccia di -enchimosi, co' capelli sozzi di sangue e di polvere; e si poneva lì -dritto davanti a lei, ma non faceva parola: ben si vedeva come si -affaticasse a muovere le labbra per cavarne una voce articolata, ma -riuscendogli con grande stento a trarne appena un singulto, raccoglieva -nel cavo della destra il sangue atro, grondante giù dalla ferita, e -glielo gittava nel volto, in atto di maledizione! Qui Isabella -svegliatasi, balza a sedere, e non osa schiudere gli occhi; pure alla -fine, mossa da coraggio o da paura, si sforza di aprirli, e li apre. -Ch'è questo? Ella si trova adagiata nel proprio letto: la tavola era in -mezzo della stanza, e la lampada di bronzo ardeva, comecchè di pallida -luce. Precipita dal letto; prende la lampada, vi fissa sopra -ansiosamente lo sguardo, e non vede traccia di sangue in veruno dei -tanti incavi co' quali era lavorata, nè tampoco traccia che fosse stata -ripulita e rasciutta, e neppure le sembra che vi abbiano rinnuovato -l'olio. Con la lampada in mano, sebbene esitante, si accosta allo -specchio per vedere se avesse il volto macchiato di sangue, e lo -contempla come per l'ordinario polito: guarda la tavola, guarda il -pavimento, e riscontra tutto terso più che mai fosse, e asciutto bene. -Non sa che cosa pensare: ondeggia in tempesta grandissima di pensieri, e -tra sè dice: -- Per certo io ho sognato; -- e siccome noi siamo -inchinevoli sempre a credere massimamente quello che a noi piace e -giova, così Isabella a forza di dire a sè stessa: -- E' fu un sogno; un -mal sogno in verità! a questa ora chi sa quante miglia si trova lontano -da noi il povero Lelio! -- aveva quasi persuaso la sua mente a dubitare -dell'atrocissimo caso. - -Schiuse i balconi, e conobbe dall'alba nascente approssimarsi l'_Ave -Maria_; e indi a breve tempo la campana della cappella venne a -confermarla in cotesto pensiero; e poichè la campana, cessata l'_Ave -Maria_, continuò a sonare a messa, divisò andarsene a pregare Dio e i -Santi, affinchè di un po' di refrigerio fossero misericordiosi a lei -povera donna, colpevole, è vero, ma tanto a un punto senza fine -infelice. I miseri sentono necessità dell'altare. -- Si compose di -propria mano la chioma, vestì una veste negletta di colore scuro, e sola -si avviò alla vicina cappella. - -Una volta correva il costume seppellire in chiesa; però vediamo i -pavimenti coperti di lapide, e in mezzo alle lapide un chiusino rotondo, -bene spesso fermato mediante grappe di bronzo. Sopra le lapide occorrono -armi gentilizie di bassorilievo, offesa di piedi, e le immagini dei -defunti con le mani incrociate sul ventre, involte in larghissime cappe -in atto di dormire, ed iscrizioni che ricordano le virtù del morto, ma -più assai delle virtù del morto la pietà o la superbia dei vivi. - -Sopra una di queste lapide, e precisamente al punto dove si apre il -chiusino, venne a posarsi Isabella, e quivi in piedi e immobile stette -ad assistere al sagrifizio divino fino al punto in cui il sacerdote -mormora i detti arcani, che hanno virtù di fare scendere in terra il Dio -del cielo: allora seguendo lo esempio altrui, e molto più il proprio -impulso, si lasciò cadere sopra le ginocchia, prostrandosi in atto di -reverente umiltà; ma la terra le vacillò sotto allo improvviso, e il -ribrezzo di precipitare dentro la sepoltura valse a farle stendere le -braccia intorno a sè per sostenersi a qualche persona, o cosa. Ella -incontrò un braccio, e forte a quello si strinse: assicuratasi alquanto, -guatò in quel buio, e riconobbe Troilo nel suo soccorritore, per lo che -disse sommessamente: - --- "Ahimè! sotto i nostri piedi sacrileghi Dio fa tremare la terra...." - --- "Non è niente! Il chiusino della lapida fu smosso stanotte! A vedere, -la calcina non ha anche fatto presa...." - -Isabella si cacciò le mani nei capelli, e mordendosi acerbamente le -labbra giunse a non prorompere in grida. -- Fatta vesana, fuggì a -precipizio di chiesa: le ombre tuttavia spesse nella cappella non -concedendo che troppa gente avvertisse a cotesto atto, impedirono lo -scandalo. - -È fama ancora, che a cagione di cotesta avventura gran parte dei capelli -alla Isabella diventassero bianchi; la quale cosa se nelle cronache non -trovo riscontro da confermare, nemmeno mi occorre per negare, non -essendo nuovo d'altronde, che questo avvenisse per cause molto meno -terribili. - -Infatti, quando lessero a Maria Antonietta regina di Francia la sentenza -di morte, quindi in breve i capelli le diventarono bianchi; e questo fu -maggiore motivo.[35] Ludovico Sforza il Moro venuto in potestà di Luigi -XII, pensando alle gravi offese fatte a quel re, nel corso di una notte -sola incanutiva;[36] e il signore d'Andelot tenendo la faccia appoggiata -alla mano quando gli portarono la notizia del supplizio del suo fratello -ordinato dal duca di Alva come complice dei conti di Egmont e di Ornes, -tutta quella parte della barba e del sopracciglio compressa dalla mano -mutò colore, e parve vi fosse caduta sopra farina; e questi forse -appaiono motivi uguali.[37] Finalmente il Guarino, vista ch'ebbe -sommersa una delle due casse di manoscritti greci, che, raccolti a gran -pena, da Costantinopoli trasportava in Italia, ne prese tale sconforto, -che i capelli di neri subito gli si mutarono in bianco;[38] e questo fu -motivo molto minore. -- Ma diverse sono le anime, e diversamente toccano -le menti le cose mortali.[39] La bilancia trabocca così per un grano -come per una libbra, e molte volte taglia più e meglio una, che le -cinque spade.[40] - - ---- - -[34] Agnolo Pandolfini. _Trattato del governo della buona famiglia._ -- - Questo libro, aureo per lingua e per insegnamento di buoni costumi, - con molte aggiunte fu pubblicato di recente a Napoli, ma tolto ad - Agnolo Pandolfini, ed attribuito a Leone Battista Alberti. - -[35] Byron, _Il Prigioniero di Chillon_, n. 2. - -[36] Abrégé de Mézeray. - -[37] Montaigne, _Voyage en Italie_. T. I. - -[38] Sismondi, _Letteratura del Mezzogiorno_. T. I. - -[39] Sunt lacrimæ rerum, et mentes mortalia tangunt. _Eneid._ - -[40] _Paradiso_, Canto XVI. - - - - - CAPITOLO QUINTO. - - - PASQUINO. - - - DON LOPEZ - - Valgame el cielo! que es esto - Por que passare mis sentidos? - Alma, que aveis eschuchado? - Ojos, que es que aveis visto? - Tan publica es aja mi aprenta - Que ha Uegado a los oidos - Del Rey, que mucho si es fuerza - Ser los posteros los mios? - Ay hombre mas infelice! - - _Calderon de la Barca._ - _A secreto agravio secreta venganza._ - - -Ernando, o Ferdinando dei Medici, fu principe prestantissimo, e di animo -valoroso: quarto figlio di Cosimo, nacque lontano dal trono, e dalle sue -speranze. Qual destino a lui fosse riserbato ignorava, ma per certo non -chiaro come alla sua vasta ambizione conveniva, imperciocchè Francesco -avesse a succedere al padre nel principato, Giovanni vestisse la porpora -cardinalizia, e Garzia fosse preposto all'ammiragliato. E questo -pensiero lo faceva stare di pessima voglia, e lo rodeva per modo, che ne -cadde infermo di languore. Quando poi avvenne il caso del cardinale -Giovanni e di don Garzia, il padre Cosimo, solertissimo nel provvedere -allo stabilimento della famiglia, instò presso la corte di Roma, ed -ottenne che il cappello di Giovanni sopra il capo di Ferdinando si -trasferisse. Giaceva infermo nel letto Ferdinando, allorchè con solenne -cerimonia gli presentarono il cappello rosso, e tanto potè in cotesto -giovane cuore di quattordici anni la contentezza della cupidigia -soddisfatta, che da quel momento prese a migliorare, e ben presto tornò -nello stato primitivo di salute.[41] Mandato a Roma con le paterne -istruzioni, e assistito da uomini versati nel maneggio degli affari, non -solo mantenne, ma gli riuscì ancora di ampliare presso cotesta corte -l'autorità della sua casa, che pure era grandissima. E di vero, le -storie raccontano come Pasquino pubblicasse alcune volte cartelli, dove -si leggeva scritto: _Cosmus Medices pontifex maximus._[42] Oltre la -destrezza suprema di Cosimo, gli valse non poco, siccome in tutte le -cose, la buona fortuna; però che Giovanni Angiolo dei Medici promosso -papa, sebbene non fosse di famiglia congiunta con quella dei Medici di -Firenze, pure compiacendo ad una sua vanità volle farlo credere: onde in -simile concetto non è da dirsi come largheggiasse in favori verso la -famiglia di Cosimo, eleggendo cardinale Giovanni, cedendogli il suo -proprio cappello, donandogli la sua casa e il suo giardino, -promettendogli tenerlo in luogo di figlio; e tanto s'infervorò in questo -concetto, da lasciarsi andare al punto di scrivere a Cosimo: «Le cose -sue le abbiamo per nostre, e le nostre vogliamo che sieno sue; e l'uno -averà sempre a servirsi e aiutarsi dell'altro, e sarà sempre tra noi un -cuore e un'anima medesima.»[43] - -Ferdinando questo ascendente ampliava in parte per la sagacia e buona -fortuna paterna, in parte con la protezione splendida largita alle arti -e alle lettere, comunque cadute in etisia, e in parte all'animosa -prontezza di cui fece prova nelle occasioni difficili. Intorno al quale -proposito nelle memorie manoscritte occorre un caso notabile, che non mi -sembra di trapassare sotto silenzio, ed è questo. Il cardinale -Ferdinando, recatosi certo giorno a complire papa Pio V, nell'atto -d'incurvarglisi davanti lasciò vedere una forte corazza di ferro, che -portava sotto la veste rossa. Il papa, accortosi della corazza, così -piacevolmente gli favellò: -- «Riccardo Plantageneto, sostenendo la -guerra contro i suoi baroni, ridusse in cattività un vescovo, che armato -di piastra e di maglia gli aveva proceduto contra sopra tutti i suoi -avversarii infestissimo. Il Papa interponendosi pregò Riccardo a rendere -la libertà a cotesto suo figlio, e il Plantageneto mandò al Papa la -corazza del vescovo, col motto proferito dai figli di Giacobbe quando -gli mostrarono la veste polimita di Giuseppe: -- _guarda, e vedi se -questa è la vesta del tuo figliuolo Giuseppe!_ -- Cardinale dei Medici, -quale vesta è mai quella che portate sotto il manto cardinalizio?» -- E -Ferdinando dandosi forte di un pugno nel petto, e facendo risuonare -l'armatura, rispose alteramente: -- "Beatissimo Padre, questa è la veste -che conviene a un gran principe." - -Ma più che di queste cose, assai vuolsi lodare il cardinale per la -costanza maravigliosa con la quale, nonostante le amarezze infinite di -cui lo contristava il fratello Francesco, egli attese sempre a -procacciare il bene della propria famiglia: e sì che Francesco gli -porgeva quotidiani e gravissimi argomenti per alienarselo, sia -negandogli con avaro consiglio danaro anticipato sopra le sue pensioni, -di cui a cagione della soverchia liberalità sovente era scarso, sia -sprofondandosi ogni giorno più negli amori dell'avventuriera veneziana. -E quando conobbe arrivato al colmo il mal contento dei popoli per lo -insano procedere di Francesco, a cui non repugnò, accompagnando -l'esequie della moglie Giovanna, cavarsi la berretta civile, e salutare -la Bianca, che stava a vedere da un balcone di casa Conti,[44] e fredde -appena le ceneri della donna reale condurre in segreto matrimonio in -isposa la femmina che le aveva abbreviato certamente la vita, si recò a -Roma, attendendo quivi a vigilare sopra la prosperità e il decoro della -casa. - -Quando poi volle il destino che toccasse a lui il trono di Toscana, -allontanò i consiglieri pessimi del fratello, e attese davvero a -felicitare con tutte le forze i popoli soggetti. Non incontriamo fra noi -comodo pubblico, instituto di salute, o fondazione caritatevole, dove il -nome di Ferdinando non vi si trovi unito, sia come inventore, o come -promotore: ma poichè riesce molto più agevole creare una città che una -cittadinanza, così non potè rilevare lo spirito decaduto dei suoi -popoli, e forse non lo volle; oppure era un fine a conseguirsi -impossibile nella condizione di principe in cui egli era, e che non -voleva e non poteva abbandonare. Tentò almeno di sottrarre la Italia -alla servitù spagnuola, e scrisse animoso ai diversi Stati italiani, -affinchè, deposta ogni miserabile gara, si unissero a lui per -rivendicarsi in libertà; ma non gli venne fatto nè anche questo, atteso -lo avvilimento in cui erano caduti: e forse ogni tentativo sarebbe -riuscito invano; conciossiachè si dieno pei popoli, come per -gl'individui, certi momenti di agonia nei quali nè il moto giova, nè la -quiete; e mentre la seconda non impedisce la morte, il primo l'affretta. -Vero è però, -- chè come mi parve una volta, adesso ugualmente mi -sembra, -- che nè un Dio, nè un popolo, possano stare a lungo composti -dentro al sepolcro; Cristo vi rimase tre giorni, ma le giornate dei -popoli si compongono per avventura di secoli. E i principi italiani ai -tempi di Ferdinando consentivano vivere, agire, e respirare a -beneplacito della Spagna, a lei tendevano supplichevoli le mani, dal -ciglio e dal labbro di lei pendevano. Dio mio, quanto erano mai -miserabile cosa cotesti principi, che a modo del mendico limosinante il -soldo accattavano il diritto di fare del male per conto altrui, di -tosare, secondo il detto di uno ingegno argutissimo, di seconda mano! -Come non apparivano contennendi, e dirò quasi fattori col diritto di -vita e di morte? anzi pure guardiani di negri opranti allo zucchero, col -nerbo in mano. -- Ma di ciò basti: e a Ferdinando non venne neanche dato -di aggiungere il suo nobile scopo contraendo amicizia con la Francia: -dacchè Enrico IV non volle procedere punto diverso dalla natura dei -Francesi, che «richiesti di un benefizio, pensano prima che utile ne -hanno a trarre, che se possono servire; e quando non ti possono far -bene, tel promettono; quando te ne possono fare, lo fanno con -difficoltà, o non mai;[45] natura appetitosa del bene altrui, e che lo -ruberìa col fiato.»[46] E quello che riesce a considerarsi mirabile si -è, che i Francesi, mutabilissimi in tutto, abbiano poi dimostrato -singolare costanza a persistere in cotesto loro costume, di cui anche -Giulio Cesare porge testimonio nelle sue storie. Maria dei Medici, -figlia di Francesco, a prezzo di tanto tesoro, e mercè tante -sollecitudini da Ferdinando maritata ad Enrico IV; cotesta Maria, che -doveva continuare i legami di amicizia e di sangue tra Medici e Francia -incominciati con le nozze di Caterina, bandita di Francia, reietta dalla -casa e dalla vista del figlio, strema di tutto, periva miseramente a -Colonia, e le faceva l'esequie la pietà del pittore Rubens. Vedi umano -giudicio, come in balía della fortuna, che lo governa a suo senno! - -Tale fu Ferdinando dei Medici, e ai miei lettori non dorrà s'io mi sia -trattenuto alquanto a farglielo conoscere. D'altronde io noto come la -più parte degli scrittori di racconti si stemperino a descrivere le -sembianze, e molto più i panni dei loro personaggi, da parere tutti una -generazione di sarti; per me, se volete conoscere come Ferdinando -vestisse, e qual sembrasse, in Livorno vi mando nella Darsena, dove -vedrete la sua statua marmorea sopra la base intorno alla quale stanno -legati quattro schiavi di bronzo; in Pisa, nel Lungarno a capo della -strada Santa Maria, ove il suo simulacro di marmo sembra che voglia -sollevare, a vero dire con pochissima intenzione, Pisa caduta, la quale -però per essere di marmo non può rilevarsi affatto, e sta così mezzo tra -risorta e caduta; e in Firenze, in Piazza della Santissima Annunziata, -dove sorge pomposa la sua statua equestre, composta di bronzo _rapito al -fero trace_, come dice sotto la cinghia della sella. -- Ho amato meglio -per questa volta esporre la indole e i costumi di lui; se m'ingannai, o -se dispiacqui, domando perdono, e riprendo la storia. - -Era il giorno di Pasqua. Una cavalcata magnifica uscita dal palazzo dei -Medici si aggira pomposamente per le vie di Roma. Il cardinale -Ferdinando si recava in cotesto giorno solenne a complire il papa, -ch'era Gregorio XIII, per tenerselo bene edificato. Il cardinale -procedeva sopra una bianca chinea arnesata di velluto chermesino e -napponi di seta vermiglia, per la massima parte delle groppe coperta dal -manto cardinalizio: al suo fianco veniva Paolo Giordano Orsini duca di -Bracciano, vestito alla borgognona, o vogliamo dire alla spagnuola, -sopra un focosissimo cavallo romano stornello, e seco lui si tratteneva -famigliarmente di cose, per quanto era dato comprendere, di lieve -importanza, conciossiachè il cardinale sembrasse attendervi poco; e solo -talora vi assentisse crollando la testa. Intorno poi, clamorosa e -festiva compariva la corte del duca, ma più splendida assai quella del -cardinale; il quale, secondo che gli persuadeva la sua natura -amplissima, costumò mantenere onoratamente un numero non minore di -trecento tra gentiluomini, cortigiani, e tutta gente spettabile per -qualche virtù. A vero dire, piuttosto che a grave corteggio di -cardinale, si assomigliavano alle gualdane che nei giorni festivi -scorrono per la terra dandosi buon tempo: infatti tra loro motteggiavano -o gareggiavano chi meglio maneggiasse i cavalli, facendoli da un punto -all'altro mutare andatura, o costeggiare, o spiccare corvette o -ballottate, e simili altre maestrie; e alle gentildonne affacciate ai -balconi mandava o dolci sguardi, dolci sorrisi, e talora anche -baciamani, e baci, dei quali parte andavano indarno, e parte ancora si -vedevano ricambiati. E fu vista ancora errare per l'aria una rosa, e -suonare un cachinno, che parve di donna; e la rosa cadde sopra la -criniera lattata della chinea del cardinale; ma per subito muoversi -degli occhi in su, non riuscì a nessuno discernere donde cadesse, -imperciocchè le finestre delle case di ambedue i lati della via in quel -punto comparissero chiuse. Di licenza siffatta un poco erano da -incolparsi i tempi, un poco ancora i costumi facili del cardinale, che -giovane, potente, e non vincolato da veruno ordine, nelle cose di amore -procedeva meno temperato di quello che alla dignità sua convenisse, e i -cortigiani, siccome vediamo quotidianamente accadere, la libertà del -padrone spingevano fino alla sfrenatezza, persuasi che se al cardinale -fosse mai caduto in testa redarguirli, egli avrebbe cominciato con torvo -cipiglio, per concludere poi con giocondo sorriso. D'altronde, giovani -erano, e amabilissimi tutti; e la vita corre così veloce, che davvero io -non vorrei biasimarli, se di ogni fiore di primavera si facessero -ghirlanda intorno ai capegli: e così a Dio piacesse che non si avessero -a rampognare gli uomini di colpe più gravi, come di queste potremmo di -leggieri perdonarli. - -Dopo la cavalcata seguiva la turba della plebe, la quale senza perchè -applaudisce, senza perchè disapprova, e plaudente o improbante, -destinata sempre ad essere percossa, finchè un giorno, stanca di -esaltare e di deprimere, anche a lei venga voglia di percuotere, e -allora, che Dio ci tenga nella sua santa guardia! Ma queste voglie la -prendono di rado, e il passaggio del potente in mezzo a lei è come -quello della rondine in mezzo agl'insetti dell'aria; -- mangia, e vola. - -Così percorrendo la città di contrada in contrada, giunse la cavalcata -al canto del palazzo Caracciolo Santobuono, sopra le rovine del quale -nei moderni tempi fabbricarono il palazzo Braschi. Quivi stanziavano -allora Marforio e Pasquino. - -Che cosa è Marforio? Che cosa è Pasquino? - -Marforio è una statua colossale dell'Oceano giacente trovata nel Fôro di -Marte; donde le venne il nome. Clemente XII la fece trasportare nel -Campidoglio, e quivi adesso si mostra orgogliosa ai passeggieri. -Pasquino è una statua plebea. Un plebeo, buono umore davanti la bottega -del quale fu scavata, le dette il nome: è mutilata, è incerta; adesso -pare che si sieno trovati di accordo a battezzarla per un frammento di -Ajace: ad ogni modo umana cosa, nè Dio, nè Semideo; e quantunque i -meriti suoi di gran lunga superino quelli di Marforio, troppo le corse -diversa la fortuna, imperciocchè invece degli onori del Campidoglio, per -poco stette che nel Tevere non la precipitassero. Adriano VI fu quegli -che le mosse tanto dura persecuzione; e se nol fece, deve attribuirsi -allo arguto cortigiano che lo persuase, da quel tronco sepolto in mezzo -al limo sarebbero uscite più voci che da un popolo intero di ranocchie. -Ed ecco come la ingiustizia degli uomini si manifesti negli stessi -tronchi, e nei marmi: Marforio in Campidoglio come un capitano -trionfante; Pasquino per poco non capitò nel Tevere, e passata così -fiera burrasca, felice lui se sta murato nel canto del palazzo Braschi. -Marforio, secondo il costume dei felici, che fortuna _qualunque estolle -il tuffa prima in Lete_,[47] non ricorda più i tempi passati: diventato -signore, albergato splendidamente, si è fatto cortigiano, e tace; o se -talvolta parla, va cauto, va circospetto, e sebbene colosso marmoreo, -cammina leggiero come se temesse calcare uova; adula quasi: ma Pasquino, -senza capo, senza braccia, e senza gambe, esposto ai venti e alla -pioggia, si conservò popolano; e sempre parla, e sempre morde, e non -finisce mai di dire la sua, nasca quello che ne può nascere; tanto, -peggio di perdere testa, braccia e gambe, non gli può andare. Marforio -però abbandonava la fama; all'opposto Pasquino non conobbe mai -decadimento di bella rinomanza. Marforio è un disertore, Pasquino gettò -via le gambe per non mai fuggire; quindi il popolo ha dimenticato -Marforio, e crebbe a mille doppii l'amore al suo Pasquino. Marforio in -Campidoglio nel fondo della corte del Museo Capitolino, accompagnato dai -Satiri di bronzo trovati nel teatro di Pompeo, re della fontana a cui è -sopraposto, si annoia, e se fosse dato ad un Oceano di marmo -sbadigliare, egli sbadiglierebbe. Per lo contrario, Pasquino palpita, e -vive, ha simpatia col popolo, e comunque acefalo, sentenzia, ragiona, e -rivede i conti meglio di quelli che hanno capo. Già per vivere in questo -mondo non è provato punto che vi abbisogni il capo; testimonio Plinio, -che afferma trovarsi un popolo di _acefali_ da lui chiamati _blemmii_, -la quale cosa se poteva parere ai tempi di cotesto scrittore stupenda, -per noi cessò da lunga stagione di maravigliare le genti. - -Pasquino spesso è Nemesi perseguitata, che vibra nel buio un colpo -contro l'uomo che beve le lacrime del popolo, e questo colpo lo giunge -nella fronte preciso come il sasso lanciato dalla fionda di David; -- è -Nemesi che raccoglie l'acqua amara che sgorga nelle contrade della -oppressione, e ne tempera il vino spumoso della superbia; -- è Nemesi -che mesce i vermi tra i fiori della felicità spietata; -- è Nemesi che -fa traboccare il feroce negli aperti sepolcri, mentre gli freme tuttora -la voce di minaccia sopra la bocca: -- ella mesce di terrore le tenebre, -popola di fantasime i sogni, empie il capezzale di rimorsi, dà voci alla -zolla che cela il delitto ignorato, e perseguita con gli affanni le -vite, con le disperazioni le morti. -- Ma troppo spesso Pasquino nasce -dalla perfidia umana; conciossiachè siavi una gente a cui la natura -disse: -- odia, -- come all'aquila disse: -- vola; -- e l'uomo odia, -come l'aquila vola. O Signore Dio, perchè creasti il serpente che -avvelena, la fiera che divora, l'upas che uccide, e l'uomo che odia? -Ecco, il cielo sereno è un'angoscia per lui, il sole splendido una -ingiuria, il lago limpido uno scherno, l'anima tranquilla una offesa: -egli vorrebbe possedere lo sguardo del basilisco, i fiati del cholera, i -bitumi dello asfaltide, la disperazione di Giuda, per contristare quella -serenità di azzurro, di linfe, e di anima innocente. - -La verità è il sole più sfolgorante del diadema di Dio. Nei giorni della -creazione egli avrebbe dovuto appenderla come unico luminare alla volta -dei cieli. La verità deve uscire palese dalle labbra dell'uomo, come -gl'incensi religiosi dai turiboli di oro. La opera delle tenebre -desidera consumarsi nelle tenebre. La verità non deve prendere la larva -della menzogna. Perchè mai la verità assumerebbe il sembiante della -calunnia? Il cuore del codardo può diventare luogo acconcio per un nido -di vipere, non mai il tempio della verità. La verità deve predicarsi -alla faccia del giorno dai luoghi eccelsi, dalle vette dei colli, dalle -aperte sponde dei mari; la verità deve confermarsi davanti gli uomini -che la detestano, e davanti ai giudici che la condannano a modo di -Socrate innocentissimo. La verità arse sopra i roghi, ma ecco rinacque -dalle sue ceneri a guisa di fenice; la verità saliva sopra i patiboli, e -tornò a palpitare nei suoi lacerti, come l'animale che rivive negli -scissi frammenti. La verità non ingannava, nè lusingava persona, -imperciocchè ella abbia detto: «Io mi chiamo martirio sopra questa -terra, e gloria in cielo: chi mi vuole seguire mi segua; io sono una -dura compagna della vita.»[48] - -Chi ha orecchie da ascoltare ascolti: io riprendo il cammino. - -Pasquino, ed anche Marforio non salito allora in Campidoglio, apparivano -in quel giorno solenne nella pienezza della loro gloria, cinti -all'intorno di una raggiera di satire di tutti i colori e di tutte le -dimensioni; e anche lì il popolo in calca stava leggendo, o facendosi -leggere, e quanto gli parevano più acerbe le parole, meglio avvelenate, -più acconce a vituperare un nome, a contristare uno spirito, a disperare -un'anima immortale, e più rompeva in risa insane, e in dimostrazioni di -allegrezza. - -E la cavalcata notando alla lontana così magnifico apparecchio esultava, -e se non l'avesse trattenuta la reverenza avrebbe precorso il cardinale; --- si stringeva, s'ingegnava scuoprire da lungi: chi si alzava sopra le -staffe, e chi faceva prova di raccogliere la luce con la mano aperta a -guisa di tettoia sopra le ciglia. - --- "O egli è concio pel dì delle feste," dicevano i cortigiani; "fa -proprio pasqua Pasquino; ne vorremo udire delle belle, la materia non -manca; il fieno è così alto, che invita la frullana;" -- e via -discorrendo, sicchè il ronzìo si sentiva da cento passi allo intorno. - -Il cardinale passando vicino alle statue temute, non torse collo, e non -fece sembiante di volgervi lo sguardo. - -Diversamente i cortigiani, che vi caddero sopra come colombi in un campo -di biade, non badando e non curando se investissero o pestassero i -popolani, i quali si dettero a saltare chi di qua chi di là, imprecando -e urlando nel modo che fanno le rane quando il toro si accosta alle -sponde del padule. -- Ond'è, che cotesta gioventù spensierata e -strepitosa allo improvviso si tace? Sovvengavi delle miriadi di passere, -che popolano la vasta chioma di un rovere, e che garriscono senza posa, -dondolandosi per le fronde con moto irrequieto, se allo improvviso -apparisce un falco volteggiante con le sue larghe ruote in prossimità -dell'albero, tacersi sì, che paiono còlte da subita morte, e -rannicchiarsi, e stringere le ale, e non che ardire il volo di ramo in -ramo, ingegnarsi di stare celate sotto una foglia: in questa guisa i -cortigiani sbaldanziti continuarono gravemente, e in silenzio la -cavalcata. - -Pasquino aveva versato un torrente di malignità contro il cardinale, -perchè sopra gli altri reputato felice. Una delle satire, che riguardava -lui, diceva così. Marforio domandava a Pasquino: "Qual'è la mula che il -Medico cavalca adesso?" -- E Pasquino: "Cavalca la mula del Farnese;" -- -e ciò alludeva agli amori, secondo che porgeva la fama, tra Ferdinando e -Clelia, figliuola del cardinale Farnese. Ma questa era cosa da -tollerarsi: quelle poi che apparivano veramente infami versavano sopra -Francesco, sopra la Bianca, sopra Isabella, il marito, Eleonora di -Toledo, e don Piero dei Medici; ed io, come invereconde troppo, mi -guarderò bene di riferirle. - -Il cardinale non torse il capo; ma guardando obliquo ed acuto aveva -quasi con animo presago incontrato e letto quei vituperii; e fatta -avanzare la chinea di un passo, occupando il duca di Bracciano con certa -sua novella, operò destramente per modo ch'egli non si addasse di nulla. -Quando poi convenevole tempo gli parve, fatto cenno ad una sua lancia -spezzata, gli ordinò con voce sommessa quello che avesse a operare. Ebbe -appena la cavalcata svoltato il canto, che la lancia si voltò indietro -con grande impeto, dando degli sproni al cavallo. La turba si era -raggranellata daccapo, e gioiva di una perfida gioia, e lodava Pasquino; -e gli decretavano per acclamazione una corona di alloro. Senza pur dire: --- largo -- la lancia investe col cavallo la calca, che di nuovo non fu -lenta a sbarattarsi, distribuendo, senza contarli, colpi di calcio di -alabarda a destra e a sinistra, sopra le braccia, la testa e le spalle -di coloro che punto mostravano di nicchiare; ed arrivato a Pasquino, gli -avventa contro con tanto e tale impeto la mano chiusa nel guanto di -ferro, che ne riporta visibilmente graffiature, e fatto rifascio di -tutti i cartelli se li porta via, partendo con la medesima furia con la -quale se n'era venuto, senza darsi un pensiero al mondo della turba, che -come prima lo vide lontano, levò il capo, sempre a modo dei ranocchi, e -si dette a schiamazzare, a bestemmiare al corpo e al sangue, a volere -far carne, e fendergli il cuore, e lì taglia, ch'egli è rosso; terminò -poi come sempre succede, che chi ebbe contusioni vi pose lo impiastro, e -chi la testa rotta se la fece fasciare. - -Ossequiata Sua Santità, per meno lungo sentiero si ridusse il cardinale -al suo palazzo, dove chiuso nello studio, senza valersi dell'opera di -segretario, scrisse lettera al fratello Francesco, nella quale taciuti i -rimproveri che pure ad ambedue loro si facevano meritamente, narrava dei -vituperii pubblicati in contumelia della casa a cagione del vivere -scorretto della Isabella di Bracciano, e della Eleonora di Toledo, e lo -confortava a prendervi con la gravità sua quel rimedio che gli fosse -sembrato a praticarsi migliore, ottenendo che le rammentate signore si -riducessero a vivere più modestamente. Scritta la lettera, la consegnava -ad un cavallaro, ordinandogli che si ponesse subito in via, e giunto a -Firenze, ad altri, tranne che al Granduca, non la consegnasse per quanto -avesse cara la vita. La lettera, siccome egli comandò, giunse pur troppo -nelle mani di Francesco; e quando ebbe partorito quei luttuosissimi casi -che danno argomento a questa Storia, non è da dirsi se il cardinale ne -rimanesse contristato: ma veramente egli ebbe torto, conciossiachè non -si dovesse lasciare andare a quel così subito empito, considerando di -quanto cupa e feroce natura fosse il fratel suo, quanto dissimulatore, -quanto inchinevole a mettere le mani nel sangue; come colui che allevato -nei costumi spagnuoli, riputava obbligo di onore, pari al marito e al -fratello, vendicare il torto della moglie e della sorella, e per di più, -era stato nudrito in corte di Filippo II, per immanità d'indole fino nei -suoi tempi chiamato _demonio del mezzogiorno_. -- Basta, il fato volle -così, e forse non sarà stata l'ultima volta, come neppure la prima, che -Pasquino avrà fatto versare lagrime e sangue. - -Francesco, ricevuta la lettera, la lesse due volte, e senza che si -potesse indovinare dalla sua faccia pallida e austera se gli porgesse -buone o sinistre novelle, se la ripose con molta cura nel seno; poi -voltosi alla moglie, e alla sorella e alla cognata, che si trattenevano -in donneschi ragionari, disse loro: -- "Lo eminentissimo cardinale -Ferdinando sta bene, e vi saluta." - -Passati alcuni giorni, rimandò il cavallaro del cardinale a Roma, con -lettera contenente breve orazione: giungergli gratissima la prova della -solerzia usata in vantaggio dell'amplissima loro casata, comecchè per -somma sventura fosse caduta sopra cosa di per sè rincrescevole assai; -stesse sicuro che avrebbe trovato rimedio a tutto senza scandalo, e in -modo che se ne chiamerebbe contento; anzi, il fatto meritando grave -considerazione, pregarlo, come aveva praticato negli altri -importantissimi negozi, così in questo a non lo lasciare privo dei suoi -prudenti consigli. - -Spedito questo cavallaro, dopo una o due ore ne spediva un altro, al -quale commetteva, che, lasciata ogni divisa, vestisse abito da mercante, -e condottosi fino a Roma, si presentasse senza darsi a conoscere al -signore Paolo Giordano Orsini duca di Bracciano, gli consegnasse in -proprie mani la lettera che gli dava, e poi se ne tornasse, senza pure -riposarsi in Roma; per quanto aveva cara la grazia sua, i suoi -comandamenti eseguisse. Diceva la lettera: - --- «Magnifico sig. duca cognato nostro onorandissimo. -- Ricevute le -presenti, vorrà V. S. Illma cavalcare senza porre indugio tra mezzo alla -volta di Firenze con un solo famiglio, o due al più. Apprenderà il -motivo, ch'è urgentissimo, della sua chiamata dalla nostra bocca, non -essendo cosa da fidarsi alla scrittura; intanto vogliamo che sappia, -come questo negozio, sebbene a noi non estraneo, riguardi principalmente -Lei, e la salute della sua famiglia. Di questa sua partita sarà bene che -non informi persona a Lei attenente, e meno di ogni altro lo -eminentissimo cardinale Ernando nostro germano. Faccia la via incognito, -schivando studiosamente di darsi a conoscere; prenda così le sue misure, -da giungere verso la bruna a porta Romana, portando, tanto V. S. Illma -che i suoi famigli, una penna bianca alla berretta. - -«Troverà qualcheduno che farà mettere dentro alle porte tanto Lei quanto -i famigli, senza dare nome, e noi staremo aspettandola in palazzo. - -«Dio la conservi nella sua santa guardia ec.»[49] - -Paolo Giordano, letta e considerata bene la lettera, levò il fazzoletto -di tasca, e si asciugò la fronte grondante sudore; poi si pose a -passeggiare, tornò quindi a leggere la lettera da capo, e non sapeva -darsi pace. - --- "Mi sono io venduto alla catena" -- andava farneticando tra sè, "con -questi mercadanti nati pure eri! Io principe romano! Che lignaggio è il -vostro? Donde nascete voi? Quando casa mia onoravano baroni, cavalieri, -e uomini di alto affare, i vostri maggiori non erano degni di reggere -loro la staffa. -- Al ricevere questa nostra cavalcherete.... con un -famiglio, due.... non vi darete conoscere a persona.... entrate -fuggiasco. -- La Dio mercè non siamo sudditi vostri.... comandate ai -vostri servi.... Io non andrò; ho fermo di non andare, e non andrò...." - -E torna a passeggiare. Intanto una voce interna, quasi partisse da -qualche suo consigliere, lo raumiliava dicendo: -- Ma egli è tuo -cognato, egli è principe di corona, che non può muoversi per venire da -te; egli è potentissimo, egli è ricchissimo, di autorità inestimabile in -corte di Roma. Poi la cosa riguarda te, sicchè pare giusto che tu debba -andare verso lui, ed anche porgergli grazie se si dimostra -cosiffattamente amorevole pei tuoi vantaggi: arrogi che ti alleva in -corte il tuo figliuolo Virginio, e gli farà lo stato, perchè sopra il -tuo ci è poco da contare: nelle tue strettezze, nel diluvio universale -dei tuoi debiti, chi può se non egli esserti arca di salvazione? -Bracciano, o Bracciano, nobile arnese dei padri miei, io ti vedo in -profezia diventare preda di qualche fortunato mercante che dopo avere -preso le terre, prenderà anche il titolo.... e così dopo avere sfrattato -la mia illustre prosapia dal castello, sfratterà il mio nome dalla -memoria degli uomini. -- Dunque mi parrebbe giovevole andare, e tenermi -bene edificato questo parente per amore del debito. -- Amore! -- avrei -dovuto dire odio: ma gloriosissimo San Pietro, come potrò io odiare i -debiti, se i debiti furono le mie fasce quando prima venni nel mondo, e -saranno il mio lenzuolo funerario quando scenderò nel sepolcro? il -Bernia compose un capitolo sopra il debito; fece male, doveva comporvi -un poema epico. -- "A Firenze.... Titta! Fa di sellare tre cavalli a -dovere; ci converrà fare cammino. Tu e Cecchino verrete con esso meco: -lasciate la livrea, ponetevi una penna bianca alla berretta, e non -dimenticate i gabbani. -- Egli è dovere condurre questo povero Cecchino: -lo menai via da Firenze, ch'era, si può dire, sposo novello; e rivedrà -volentieri la vecchia madre, e la moglie. Penso che me ne saprà grado, o -almeno me lo fingo; e questo fingimento mi fa bene. -- Costoro godono -meglio di noi: credono allo amore, e si amano, e si rivedono con -piacere, e si lasciano con affanno.... Io poi ricordo appena di aver -moglie; e sì, che Isabella è pure vaghissima femmina, e di alto animo, e -di ornato intelletto, e davvero io ho mostrato fare un gran caso di -tutti questi suoi pregi! -- Parmi ch'io lo deva avere per giunta se in -casa mia non sarò odiato: -- mi basterebbe dimenticato." - -E se non m'inganno, qual fosse Paolo Giordano Orsini in molta parte lo -ricaviamo da questo suo discorso: -- il piombino dello archipendolo, di -cui un braccio fosse il vizio, l'altro la virtù, per sè fermo -perpetuamente, e incapace a muoversi se impulso esterno nol facesse -oscillare da una parte o dall'altra. Spensierato, prodigo, e subito così -a inferocirsi come a placarsi; ma per colpa dei tempi più spesso -trascorrevole nella ira che propenso alla pietà: e poi, quando era -aizzato da chi sapesse prenderlo pel suo verso, non possiamo immaginare -enormezza a cui non si trovasse parato. Io non voglio dire che -assomigliasse Claudio, il quale avendo fatto ammazzare la moglie -Messalina, quindi a poco postosi a tavola domandò del perchè la -imperatrice non venisse;[50] ma dopo le sanguinose collere, che in balía -loro lo trasportavano, tale lo sorprendeva un oblío dei commessi -misfatti, che nè i sonni gli si turbavano, nè differiva i conviti, nè -trascurava le feste, sollazzevole così, come se nulla fosse avvenuto: -dissimulatore non per concetto, ma per abito, e tanto più pericoloso, in -quanto che quei suoi modi facili assicuravano di una certa ingenuità di -naturale. - -Si partiva pertanto da Roma, e giungeva a Firenze, dove fu introdotto -nel modo convenuto, e quindi a poco in palazzo. - -Francesco stava seduto a mensa in compagnia della Bianca, e non sì tosto -ebbe visto il duca, che levatosi in piede gli porse cortesemente la -destra, e lo baciò sopra ambedue le gote: compite coteste accoglienze, -il duca s'incamminava verso la Bianca, che non si mosse, e fattole -omaggio, le baciò ossequioso la mano.[51] - -Francesco tornato a sedere, - --- "Giordano," disse "voi dovete essere stanco; ma prima che ve ne -andiate a riposare, sedetevi, vi prego, e ristoratevi alquanto di cibo e -di bevanda: voi lo vedete, noi siamo in famiglia." - -E Paolo Giordano, senza aspettare che gli venisse reiterato lo invito, -si assise a mensa a canto a Francesco. - -Certo nè a poeta nè a romanziere mai si presentò così magnifica -occasione per isfoggiare la sua facoltà descrittiva. Senza far torto a -nessuno, poche corti allora, e forse anche adesso, possedevano gli -arnesi preziosi di cui i Medici avevano tesoro; e non già preziosi per -la materia, quanto molto più pel lavoro: -- credenze di argento, vasi, -vassoi, orciuoli, bacini, coppe, fiaschi, candelabri, tutto insomma era -maraviglia a vedersi; -- ma io lascerò stare, e mi stringerò a quello -che meglio desidera il mio argomento. - -Il duca, quantunque assuefatto alla profusione romana, rimase sorpreso -della copia immensa delle vivande: e guardando più accuratamente, la sua -sorpresa si accrebbe nel considerare le varie generazioni dei cibi: -- -passere minutamente tritate intrise con rossi di uova, e con farina -inzaffranata, spolverizzate di zucchero, -- agli e nasturzi indiani, -- -cipolle maligie crude, rafani tedeschi, scalogni, e raponzoli; -- -inoltre, dentro vasi di finissimo cristallo per condire, giengiovi, pepe -nero, noce moscada, garofani, zenzero, e simili; -- in mezzo, una -piramide di uova; e da per tutti i lati, manicaretti e intingoli di -strana apparenza; di più maniere formaggi posti in diaccio dentro piatti -di argento. - -Siccome le vivande note poco talentavano al duca, si avventurò ad -assaggiare alcune delle sconosciute, e bene gliene incolse, imperciocchè -fossero composte di polpe di francolini, di fagiani, di pernici e di -starne, ma acconciate così, che gli bruciavano il palato, e gli facevano -lacrimare gli occhi: si ricordò di Porzia, che trangugiò carboni -ardenti; non si sapeva persuadere come uomo potesse nudrirsi in -cosiffatta maniera: chiedeva spesso da bere per temperare l'arsura, e le -bevande che gli porgevano erano diacciate così, che gliene spasimavano i -denti, e i nervi del capo. E poi vini fumosi e frizzanti, da dare la -volta al cervello dopo il secondo bicchiere. Gli pareva un convito -infernale, e che per assuefarsi a cotesti alimenti e a cotesti liquori, -il granduca e la granduchessa avessero dovuto durare maggiore fatica di -Mitridate, che beveva e mangiava senza danno qualunque tossico, per -gagliardo che fosse. In breve, fu spento, se non sazio, in lui il -naturale desiderio del cibo e della bevanda, e prese a guardare il -cognato, che silenzioso attendeva a empirsi lo stomaco, con una specie -di rabbia, di cipolle novelline spolverizzate di zenzero; e poi ad un -tratto cessava dalle cipolle, prendeva un uovo, e rotto il guscio vi -gettava dentro una cucchiaiata di pepe nero, e beveva; quindi da capo -cipolle; e di tratto in tratto ordinava: -- da bere. -- Il coppiero gli -recava un bacino con un fiasco pieno di acqua, e un piccolo bicchiere -pieno di vino suvvi, ed egli rovesciato quasi tutto il bicchiere nel -bacino, lo riempiva di acqua e lo trangugiava di un sorso.[52] Cotesto -depravato costume non era un piacere, ma visibilmente travaglio, -conciossiachè giù dalla fronte gli gocciasse il sudore, le pupille -mandasse torte, ansasse, e nel volto di colore si tramutasse, ora -facendosi vermiglio come fuoco, ed ora giallo come le candele che gli -ardevano davanti.[53] A Paolo Giordano parve, com'era pur troppo, -cotesto un volersi distruggere, e allora pensava che sarebbe stata cosa -più lesta gittarsi a capo fitto dai finestroni del palazzo. Con simile -idea per la mente egli volse gli occhi alla Bianca, e gli occhi della -Bianca ricambiarono co' suoi uno sguardo d'intelligenza. Giordano aveva -voluto esprimere questa domanda: -- E come mai voi che pur siete accorta -femmina, consentite che costui così si uccida? -- E la Bianca aveva -risposto: -- Se ci patisca, Dio lo sa; voi sapeste con quale arabico -umore mi tocca a fare! Proverò non ostante, e voi vedrete. -- - -E quando tempo le parve, la Bianca, côlto il destro, con quella maggiore -piacevolezza che troppo bene sapeva e poteva adoperare, così favellò: - --- "Mio signore e consorte, vorrestemi di grazia essere cortese di un -dono?" - --- "Dite...." - --- "Vorreste, per amore mio, essere contento di rimanervi da cotesto -cibo crudo, che io temo forte non vi abbia a far male?" - --- "Bianca, io ve l'ho detto un'altra volta, e desidererei non avere a -dirvelo la terza: in casa mia, e nel mio Stato, così nelle piccolissime -come nelle grandi cose, assoluto signore voglio essere io...." - --- "Nè io vi contrasto il dominio, chè anzi troppo mi onora chiamarmi -vostra schiava; ma per questa volta vi supplico, cuor mio, gioia mia, -vogliate sodisfarmi...." - -E così dicendo, stese la mano al piatto per toglierglielo davanti. -Francesco, preso da impeto rabbioso, con la manca strinse il braccio -della Bianca forte così che vi rimase impressa di un colore turchino la -traccia delle dita, e fremendo del bramito di fiera, la guardò bieco, e -lungamente negli occhi; poi senza profferire parola, lento lento aperse -la mano. La Bianca ritirò il braccio illividito senza ardire dolersi, e -ricacciò dentro gli occhi due lacrime pronte a sgorgare: umiliata e -confusa, non seppe nascondere la vergogna, il dispetto, e la rabbia, -fuorchè gridando: -- "Candia!..." - -E il destro coppiere le pose tosto davanti il bacino di argento, il -bicchiere di vino di Candia, e una caraffa di acqua. Ella, lasciata -stare l'acqua, prese il bicchiere, e presto presto lo mandò giù di un -fiato.[54] - -Al duca pareva assistere al convito di Domiziano, quando fece portare i -cataletti intorno alle tavole col nome dei commensali: avrebbe -desiderato essere mille miglia lontano di là: si rammentava essersi -sentito meno tristo accompagnando i funerali di sua madre. - -Francesco, come un fanciullo stizzoso, immaginava potere dimostrare -quali e quante fossero la potenza e la libertà sue di fare a capriccio, -empiendosi la bocca di cipolline tutte coperte di zenzero, bevendo uova -impepate, e tracannando acqua gelata, finchè una cosa che poteva più di -lui, voglio dire la natura, quasi sdegnosa di sentirsi così manomessa, -gli fece fallo, ed egli gittato un grandissimo sospiro, si lasciò cadere -riverso sopra la spalliera della seggiola, col capo abbandonato giù sul -petto, le braccia ciondoloni, esclamando: - --- "Non ne posso più...." - -La Bianca e Giordano gli furono prontamente dintorno; e gli alzarono la -testa: egli teneva la bocca aperta e torta come se lo avesse preso -l'accidente di gocciola; gli occhi aveva appannati, e il respiro -affannoso. - --- "Chiamate il signore Baccio, o il Cappelli," disse la Bianca con -immensa ansietà: "andate.... muovetevi.... qualcheduno per amore di -Dio...." - -E Francesco brontolando: - --- "Nessuno si muova... Acqua... neve... diaccio... un poco di aria... -aria..." - -Apersero tutti i balconi; gli portarono acqua, e neve, e diaccio; ed -egli ambedue le mani tuffò dentro la neve, e così gelate se le accostava -a più riprese alla fronte; mescolò nell'acqua diacciata certo suo -elisir, e bevutone alquanto si sentì un poco sollevato. La Bianca, che -fino a quel punto lo aveva sovvenuto con amorevolissima cura senza dire -parola, allora si avventurò a domandargli: - --- "Volete andare a letto?" - --- "Sì, fatemelo rinfrescare... rinfrescatelo voi... nessuno altro della -famiglia venga qua dentro..." - -E la Bianca di sua mano empì due argentei recipienti di neve; e il -coppiere, portatili nella stanza da letto, li pose sotto il lenzuolo, -tirandoli su e giù lungo il letto per raffreddarlo. - -Scorso che fu un quarto di ora, Francesco, che silenzioso si era rimasto -a sedere, si alzò allo improvviso, e disse: - --- "Andiamo." - -Bianca e Giordano lo sorressero, e giunto a canto al letto, strappandosi -piuttosto che spogliandosi le vesti, si gettò a giacere. Giordano allora -pianamente favellò: - --- "Serenissimo, riposatevi: domani discorreremo a migliore agio..." - --- "No... chi ha tempo non aspetti tempo; io mi sento meglio. Bianca, -ritiratevi: io ho a parlare a Giordano di cosa che deve rimanere tra me -e lui..." - -E poichè qualunque osservazione lo avrebbe irritato, Bianca si partiva, -e restava Giordano. Questi si pose a sedere presso il cognato, -aspettando che gli fosse venuta la voglia di favellare. Francesco stato -alquanto sopra di sè, come uomo che pensasse il modo di cominciare, -finalmente così prese a dire: - --- "Giordano, ascoltatemi bene: -- già parmi inutile ricordarvi, che -appartenendo alla mia famiglia, voi siete come cosa nostra.... e nemmeno -mi sembra avervi a rammentare quanto le vostre cose mi stieno a -cuore...." - --- "Bontà vostra..." - --- "Non m'interrompete, ascoltate. Ora nell'amarezza dell'anima mia ho -da palesarvi tal fatto, che al solo pensarvi sento empirmisi di rossore -la faccia... E fosse almeno rimasto celato, che se non si fosse potuto -perdonare, almeno avremmo potuto dissimularlo; ma no, egli è diventato -pubblico; -- forma argomento di scherno pei miei nemici... Giordano, noi -siamo diventati ludibrio delle genti!" -- E riposatosi alquanto -continuava: -- "Ludibrio delle genti! Voi siete offeso in me; io in voi. -La nostra casa è piena di vergogna; -- Giordano, la vostra moglie, la -mia sorella ci ha coperti di vituperio..." - --- "Isabella!..." - --- "Purtroppo! E delle sue disonestà ne vanno attorno le pasquinate, e i -cartelli..." - --- "Alla croce di Dio, e chi ardiva?... Io gli strapperò il cuore dal -petto, fosse anche in Duomo..." - --- "E così confermare con la vendetta quello che non ha tanto -pubblicamente palesato la ingiuria. Siate uomo, e frenatevi. Il -traditore è vostro congiunto..." - --- "Chi mai?" - --- "Troilo..." - --- "L'amico della mia scelta! Quegli a cui aveva confidato la custodia -del mio onore... Ah!" - --- "Costui calpestando i sacri vincoli del sangue, costui ha tradito il -benefattore e l'amico..." - --- "Ma ne siete voi certo?" - --- "Diconsi esse queste cose senza certezza?" - --- "E come io ho potuto ignorarlo fino ad ora, io misero tradito?" - --- "Le orecchie dei consorti sono sempre le ultime ad ascoltare la -propria vergogna... Provvidenza di Dio!" - --- "Francesco, non potreste voi essere per avventura ingannato? Il -principe, comecchè solertissimo, non tutto vede, non tutto ascolta di -per sè stesso..." - --- "Io vedo tutto..." - -E non era vero; imperciocchè se mai visse principe che si rapportasse a -consiglieri maligni, egli fosse uno: ma per questa volta aveva ragione. - --- "Orsù, questo fato non può mutarsi, bensì vendicarsi..." - --- "Sia...." - --- "Ci ascolta nessuno?" -- interrogò Francesco alzandosi a sedere sopra -il letto; e sollevata la tenda di seta, girò attorno alla stanza lo -sguardo indagatore. -- "Andate a vedere, Giordano, se le porte sono bene -chiuse. La Bianca potrebbe starsi in ascolto: eh! le sono donne; io non -posso più vivere con costei, e non so farne a meno: io giurerei che -cotesta fattucchiera mi ha ammaliato... Potessi rompere lo -incantesimo.... mi proverò..." - --- "È tutto chiuso...." - --- "Sedete, accostatevi, e stabiliamo la maniera di provvedere, la -quale, avendoci fatto sopra matura considerazione, mi parrebbe avesse ad -essere questa." -- E qui abbassando la voce, prese a susurrare lento, -con pace, parole arcane, non altramente che se recitasse il rosario. Di -tratto in tratto s'intendeva un detto più alto, come dalle volte di una -spelonca si stacca la gocciola, e cade sul pavimento, rompendo in -cadenza il silenzio pauroso del luogo. Giordano non pareva cosa vivente, -se non che la destra spesso gli si apriva distesa, e spesso gli si -stringeva a pugno chiuso. Francesco cessò il susurro fissando -intentamente il cognato che si restava immobile e sbigottito: alla fine -anch'egli con voce sommessa favellò: - --- "Voi mi avete versato lo inferno nell'anima. E che dirò io a -Virginio, se un giorno mai mi domandasse: -- Dov'è mia madre?" - --- "Virginio non lo saprà; e lo sapesse, dirà: -- Ben fece... -- Io -educo Virginio..." - --- "Francesco, ma non pensiamo noi, che dopo la morte vi ha pure ad -essere un giudizio?.." - --- "Per cui non ha giudizio. -- Ed onta avremo tra i vivi e tra i morti, -se non osassimo quello che a gentiluomini impone l'onore. E che? Mentre -io vincendo il grido del sangue vi abbandono la vita della sorella, non -saprete voi staccare l'animo vostro da una moglie colpevole?" - --- "Ella non è madre dei vostri figliuoli. Ad ogni modo io non devo -convincermi della vostra convinzione; volendo ancora, io non potrei: io -voglio vedere da me stesso..." - --- "E se non vi riuscisse vedere, sarebb'ella meno colpevole per ciò? -Chi ve la salva dal sospetto? E Cesare non sofferse neppure la sua -moglie sospettata..."[55] - --- "Ma non la uccise. Di questo lasciate il pensiero a me. -- Mi -concedete voi adoperare quei modi che mi parranno più acconci..." - --- "Fate, ma cauto, senza scandalo, e non riveli la vendetta quello che -non ha palesato la ingiuria..."[56] - -Qui fu sentito battere alla porta, e Francesco con voce minaccevole -domandò: - --- "Chi batte?" - --- "Don Pietro." - --- "Il mio fratello! -- Egli non ha da vedervi, Giordano. Partite; -andate ad abitare il casino di San Marco: prendete costà sopra cotesto -stipo la chiave; troverete persona per ricevervi. Vi raccomando il -segreto... Partite... e quando avrete scoperto la odiata verità, tenete -sempre davanti la mente che voi siete gentiluomo e cristiano."[57] - -Giordano si sentiva il cuore così stretto, che non potè articolare -parola: baciò la mano al cognato, e si allontanò passando per una porta -opposta a quella ov'era stato battuto. - -Francesco, ricomposto il lenzuolo che lo copriva, dolcemente disse: - --- "Entrate, don Pietro." - --- "Dio vi guardi, Serenissimo..." - --- "Grazia vostra..." - --- "Eccomi ai comandi di Vostra Altezza." - --- "Mi pareva ora; chè andarono a vuoto quattro o cinque chiamate..." - --- "Temeva disturbare le gravi occupazioni di Stato, -- e della fabbrica -di porcellana di Vostra Altezza;[58] e poi, parmi che giunga sempre -presto chi giunge a tempo." - --- "Voi dovreste rammentarvi più spesso, don Pietro, che voi mi siete -vassallo: e se non vi riuscisse a rispettare meglio l'autorità del capo -della famiglia, dovreste almeno rispettare assai più la maestà del -principe. -- Che cosa fate? Perchè vi aggirate così per la stanza? -Sedetevi, ed ascoltatemi pacatamente." - --- "Don Francesco, ricordatevi ch'io venni qui sotto la fede vostra, e -perchè sapeva che da luglio la quaresima è lontana; non mi vogliate -trucidare con un sermone...." - --- "Sedete: non vi chiamo per me; mi muove amore per voi, e studio della -reputazione e della prosperità vostre...." - --- "Donde vi è venuta questa partita di amore fraterno ad un tratto? Ve -l'ha mandata da Lisbona il re Sebastiano co' galeoni del pepe?[59] -Queste tenerezze bisogna dirle per modo e per verso, chè le sono cose da -fare strabiliare i cani." - --- "Merito io cotesto? Non ho dato e non do prove continue di amare il -mio sangue?" - --- "Il vostro non so... ma il sangue vi piace..." - --- "E poi vi dolete che noi non vi abbiamo nella nostra grazia, ed -empite di querele la corte, ne scrivete al Cardinale. Ma come reggere -con voi? Già, secondo il costume vostro, di una cosa entrando in -un'altra, mi avete fatto perdere la bussola, e per poco non ricordo il -motivo della chiamata. E sì, che quando lo udrete io voglio vedervi -sbaldanzito, e la petulanza vostra si convertirà in miserabile -avvilimento..." - --- "Fratel mio, che voi riuscirete a infastidirmi non contrasto, dacchè -io già mi senta mezzo concio; ma per farmi andare in giro la testa, io -ve la do per giunta." - --- "Ebbene, voi mi assolvete da qualunque riguardo; sicchè io vi dico -che voi siete il più abietto, il più svergognato, il più infame -cavaliere che viva in tutta la Cristianità...." - --- "Queste sono parole strepitosissime: passate ai fatti." - --- "La vostra moglie è un'adultera..." - --- "Lo so." - --- "Come? Lo sapete, e non vi siete ancora vendicato?" - --- "Noi altri Medici nelle donne non dobbiamo avere mai fortuna..." - --- "Come? -- Che cosa intendete dire?" gridò Francesco facendo un balzo -sopra il letto. -- "Di qual fallo potreste voi appuntare la granduchessa -Giovanna?" - --- "Dio l'abbia in pace: ella era una santa." - --- "E della Bianca?" - --- "Oh la Bianca!... Dopo le vostre nozze io non saprei di che cosa -incolparla; ma per lo avanti..." - --- "Avanti non mi apparteneva, ed io non ho diritto d'investigare il suo -costume prima che fosse mia." - --- "Eh qui non parliamo punto di voi; gli altri prendono questo diritto -per voi." - --- "Quando noi le gettammo addosso il nostro manto granducale, scomparve -la donna, e sorse la principessa; ed inalzandola noi al nostro talamo, -la rigenerammo in un battesimo di maestà." - --- "Il bucato non lava tutto, e talora va via piuttosto il pezzo, che la -macchia; e voi dovete avere un certo segno rosso sopra le mani, che -tutta l'acqua dell'Arno non può lavare; -- e questo segno viene dal -sangue del Bonaventuri..." - --- "Chi è che sostiene avere io fatto ammazzare il Bonaventuri? Lo -affermasse anche mio padre, io gli direi: -- Tu menti per la gola! -- Io -non ordinai, io non commisi nulla... e lo posso giurare." - --- "Tra ordinare, insinuare, presentire, subodorare, tollerare, -infingersi, e simili, se questo giudizio avesse ad agitarsi davanti a -giudici del mondo, le marmeggie dei curiali rodi-leggi (dico dei tristi -vè! che ai buoni io faccio di berretta, e mi professo umilissimo -servitore) vi saprebbero trovare tante limitazioni e tante distinzioni, -che per certo nessuno potrebbe condannarvi; -- ma davanti a Dio non si -comparisce per via di procuratori: e voi credete nascondervi cotesta -macchia col guanto, o dare ad intendere ch'ella sia un rubino?" - --- "Ingrato!... sconoscente! Quanto vi hanno dato i miei nemici per -farmi morire di passione? -- Sono modi questi da praticarsi verso il -vostro signore, che se volesse potrebbe troncarvi come una canna? E nel -momento che si prende a cuore le cose vostre, che vorrebbe conservarvi -la reputazione. Ma io bene doveva sapere ch'ella è opera perduta; -- -tanto varrebbe lavare l'arme de' Pucci."[60] - --- "Vi domando perdono, Serenissimo; io non aveva pensiero di -contristarvi: ho fatto così per dire, essendo in famiglia. Se -qualcheduno si avvisasse favellare meno che rispettosamente in presenza -mia dell'Altezza Vostra, io vi giuro da gentiluomo onorato, che lo -passerei da banda a banda. Persuadetevi bene di questo, Francesco, voi -non avrete mai migliori amici dei vostri fratelli, e voi in ogni -occasione mostrate non farne conto nessuno; preferite loro un Serguidi, -un Belisario Vinta, e per giunta patite che da costoro ci venga fatto -oltraggio.... Francesco, voi vi dolete di noi, ma davvero non siete -giusto. Da parte dunque ogni acerbo ragionamento: continuate a -favellare..." - --- "Ebbene; io scopersi lo infame contaminatore della vostra dignità, e -l'ho spento." - --- "Povero cavaliere! Se lo meritava; ma egli era un dabbene uomo...." - --- "E chi vi ha detto che fosse cavaliere?" - --- "Bernardino Antinori, che avete fatto strozzare nelle carceri del -Bargello? Chi me lo ha detto? Eccone una nuova! Chi me lo ha detto? -Apparentemente, chi lo sapeva. Francesco, concedete che io vi dica -quattro parole così a modo mio, aperte, franche, come il cuore le detta, -sebbene voi le reputerete, secondo il solito, partorite da cervello -balzano. Noi possiamo fare quello che ci pare, ma ad una condizione, ed -è questa: che ci bisogna lasciare dire altrui quello che loro piace. La -gente che adoperiamo in simili negozii, vile nacque ed iniqua si -mantiene: se trovasse chi le gettasse davanti tozzo più grosso, farebbe -a noi quello che da noi comandata fa agli altri. Sperate voi fedeltà o -segreto da cotesti vituperati? Per le taverne e nelle oscene ubriachezze -vomitano vino e parole di sangue spesso vere, ma più spesso esagerate a -mille doppi, e giù nel popolo, che poco ci conosce, noi troviamo ai -danni nostri accumulato tale un tesoro di odio che mette paura a -vederlo...." - --- "Avete terminato?" - --- "Ora termino. Aggiungete la maladizione della penna. -- La penna è un -trovato infernale: io per me penso che il Demonio precipitando giù dal -cielo, restasse spennacchiato nell'ale da un fulmine di San Michele, e -coteste penne caddero sopra la terra, e l'uomo le raccolse, e le -appuntò, e adesso le adopera come frecce attossicate col pessimo dei -veleni, ch'è lo inchiostro. Chi sa quanti mercatanzuoli a questa ora, -sotto una compra di lane, o sotto il conto della trattura della seta, -avranno registrato: -- «Ricordo come oggi a dì tanti, anni tanti dalla -salutifera Incarnazione, Francesco de' Medici ha fatto strangolare il -cavaliere Bernardino Antinori per adulterio con donna Eleonora di -Toledo, moglie di don Pietro dei Medici!»[61] -- E oltre i mercadanti, -sonvi i filosofanti, gli storiografi, e l'altra generazione dei -letterati, ai quali io faccio buon viso, dacchè non ci è rimedio di -levarli dal mondo. Questi non possiamo far tacere; il meglio sta nel -prendercela un poco in pazienza, e poi un poco dando loro la soia, un -poco del pane, condurli a scrivere a modo nostro. - - Non fu sì savio nè benigno Augusto, - Come la tuba di Virgilio suona: - L'avere avuto in poesia buon gusto - La proscrizione ingiusta gli perdona. - -"Di ciò abbiamo esempi buoni in casa; e senza ricordare Lorenzo il -vecchio, il padre nostro informi, che spinse la tolleranza fino ad -ascoltare da Messere Benedetto Varchi la lettura di quella sua storia -impertinentissima, e tale da fare dormire in piedi. -- Ma il buono uomo -si addolcì tutto, e da quella ora in poi non rifinì mai da levare Cosimo -a cielo, e paragonarlo a Traiano, a Marco Aurelio, e non so a quali -altri. -- Ma ancora io mi accorgo, che vi concilio il sonno; sicchè ora -tocca a voi favellare. Eravamo rimasti...? Dove? -- Ah! che avevate -fatto strozzare il cavaliere Antinori." - -Francesco per natura e per abito accostumato a' sobrii parlari, e a -cogliere diritto il suo fine, in quei profluvii di eloquio, per cotesti -aggiramenti di pensiero si sentiva come sopraprendere da capogiro. Gli -fu mestiero raccogliersi alquanto, e dopo un convenevole spazio di -tempo, così riprese il discorso: - --- "Dunque se sapevate le disonestà di donna Eleonora, perchè vive?" - --- "Perchè, se recito il _confiteor_, parmi avere più peccati di lei; e -poi perchè non so chi mi salverebbe dallo zio duca di Alva, e dal -cognato Toledo; i quali, per dirla tra noi, non sono corpi di santi." - --- "E noi non varremo a tutelarvi contro un vicerè e contro un duca?" - --- "Chi salva dal pugnale dell'assassino?" - --- "Un buon giaco di maglia, un buon cuore, una buona compagnia, e una -buona vigilanza." - --- "Ebbe queste, ed altre avvertenze, Lorenzino a Venezia...." - --- "Non l'ebbe; e fu spento." - --- "Sarà; ma rimane sempre vero, la migliore difesa consistere nel non -avere mai fatto male a nessuno." - --- "Comunque; -- non è da tollerarsi tanta infamia: io non potrei;... -l'onore di nostra casa nol consente. -- Bisogna levarci questa vergogna -dal viso, -- e va tolta." - --- "O dov'è il comodo mio? Per me vi affaticavate, a me pensavate, e al -mio bene unicamente provvedevate? Per voi dunque mi avete chiamato? Per -voi io ho da diventare omicida? Per voi espormi agli odii di gente -potentissima, e vendicativa?" - --- "Io tanto poco fo caso degli odii e delle vendette loro, che vi giuro -da gentiluomo, che, raccolto il processo delle turpitudini di cotesta -rea femmina, lo manderò io stesso al re Filippo, partecipandogli -segretamente la cagione e il modo della sua morte.[62] Io prendo sopra -me ogni evento, e prometto al bisogno dichiarare essersi proceduto a -questo per mio consiglio, ed anche per mio espresso comandamento." - --- "Orsù, voi volete ch'io vi accomodi della vita di Eleonora, ed io lo -farò: una moglie non vale la pena che ci guastiamo il sangue; ma anche -voi da buon fratello dovete accomodarmi di un servigio, che a voi costa -poco, e a me farà un bene grandissimo. Io vi domando che mi doniate, o -mi prestiate -- per non rendervi più, -- quarantamila ducati: le mie -terre nel Pisano questo anno non mi portarono un ducato di rendita; tra -scoli, fossi e colmate, mi va via un tesoro...." - --- "Tutti inabissati di debiti! Tutti spiantati! Voi, il Cardinale, il -duca di Bracciano, dareste fondo al Perù! Donde ho da cavare tanto -danaro?" - --- "Una stretta data con garbo alle mammelle della repubblica, ed è -pareggiata ogni cosa. Ma a voi non fa mestiere di questo: la fama narra -mirabilia; dice che tra oro coniato, in verghe, e in gioie, voi abbiate -cumulato meglio di dieci milioni di oro. Se così è, vi consigliano male, -perchè se levate il danaro dal commercio, terminerete col diventare -principe di un camposanto." - --- "Sfaccendati! Poltroni! non sanno quello che si dicano!" - --- "Dalle rendite pubbliche voi vi avvantaggiate, tutte le spese fatte, -meglio di ducati trecentomila...." - --- "Chi è che ardisce farmi i conti addosso?" - --- "Provate a impiccare l'abbaco. -- E poi, dai commerci del corame, -delle gioie, dei grani e del pepe, voi ricavate un tesoro...." - --- "Tutti falliscono! Tutti mi portano via! Io ho deliberato cessare dai -commerci: -- forse,.... però non sono deciso,... continuerò in quello -del pepe; ma non più cuoio, non più grani; -- chi traffica in grano -muore in paglia." - --- "Farete come vi aggrada; ma daretemi voi i quarantamila ducati?" - --- "Dio buono, ma dove profondate voi tanta moneta?" - --- "Datemela, ch'è bene spesa: io la impiego a procurarvi amici. Io la -spendo nel popolo, in feste, in conviti, e in piaceri. La gioventù si -abitua al fasto e alle lussurie: io ve la snervo; io ve l'avvilisco; io -la castro nell'anima; io le tolgo la dignità dello spirito e la forza -del corpo; io ve la dispongo alla sementa, e voi potete seminarvi quello -che meglio vi torna." - --- "Voi siete pure lo strano umore di uomo! Avrete i quarantamila -ducati; ma mi farete un obbligo di rimettermeli a poco per volta sopra -le rendite del Pisano...." - --- "Per obblighi, io ve ne faccio quanti volete." - --- "Inoltre...." - --- "Ahimè! cominciano le restrizioni...." - --- "No; voi penserete a spacciare la iniqua moglie, quando e dove io vi -ordinerò...." - --- "E anche questo sia concesso. A quando i ducati?" - --- "Domani." - --- "Oh! Buona notte. Adesso bisogna ch'io vada a fare un po' di bene. -Una gentildonna ha da presentarmi una sua fanciulla da marito, perchè io -le dia la dote. Poi abbiamo uffizio nella cappella di San Cappone con -una brigata di compagnacci da far piangere il diavolo. Forse, se ci -entra, ripasseremo il codice delle quaranta pagine; e alla fine una -cocchiata con accompagnatura di chitarre e arpicorde: all'alba dei -tafani verrò a voi pel buon giorno, e pel buon anno...." - --- "Don Pietro! Don Pietro! Voi non volete mai mutare costumi; e -dovreste pur pensare che del tempo sprecato così malamente converrà un -giorno renderne conto a Dio. -- Almeno aveste addosso un buon giaco...." - --- "Finora il mio giaco fu la buona coscienza; ma da stasera in poi io -vedo che mi bisognerà portarlo. -- Dio vi abbia in guardia." -- E così -dicendo andò via a precipizio. - --- "E voi parimente. -- Bianca!" -- E passato qualche tempo di nuovo: -- -"Bianca!" - -E la Cappello accorse ansante come persona che siasi mossa con fretta da -luogo lontano. - --- "Che cosa desidera il mio signore?" - --- "Hai tu sentito nulla dei colloquii che abbiamo tenuto or ora qua -dentro? Io ti avevo accomiatato non mica per me, dacchè tu sai se io per -te conservi secreto sul cuore comunque piccolissimo, ma per loro...." - --- "Chi loro?" - --- "L'Orsini e don Pietro...." - --- "Di don Pietro non sapeva io...." - --- "Pensa! Io ho tenuto proposito delle loro mogli, e della vita poco -laudabile che menano: mi sono raccomandato, perchè procurino persuaderle -alla convenienza, e fare loro una squartata a dovere: non hai tu inteso -nulla?" - --- "Nulla." - --- "Vero? via, qualche cosarellina avrai poi inteso." - --- "Da gentildonna onorata...." - --- "Bè. -- Tu stai sull'ingrugnato per via del rimproccio di stasera. Ma -che vuoi tu? io mi stizzisco così di leggieri, e me ne pento poi. Quello -che ho sul cuore ho sopra la lingua. Sono troppo sincerone. Te ne -domando perdono...." - --- "Oh signore!" -- rispose l'artificiosa Veneziana; -- "voi altri -uomini di alto affare avete sempre pel capo mille pensieri e mille -inquietudini; la colpa è nostra che vi venghiamo a disturbare: ma -crediamo fare del bene, e se non indoviniamo, meritiamo compatimento. Sì -giusto! vale la pena che vi prendiate cura di me. Voi mi avete raccolta, -si può dire, per la strada, e mi avete messa a pari delle regine, e -delle più grandi principesse della Cristianità. La mia vita sta nel -reverirvi e nello amarvi, e per quanto io mi studii, non mi pare amarvi -abbastanza...." - --- "Buona Bianca! Eccellente femmina! -- Io mi sento affaticato, e -vorrei pure riposarmi. Porgimi un bicchiere di acqua di cannella. Gran -mercè, Bianca. Ora diremo le preci; per istasera basteranno le litanie." - -E Bianca prese un libro coperto di velluto cremisino con fermagli di -oro; s'inginocchiò accanto al letto recitando le litanie, alle quali -Francesco molto devotamente rispondeva _ora pro nobis_. -- Terminate le -litanie, Francesco profferì queste parole: - --- "Ecco, un giorno sta per compirsi: noi li contiamo quando sono -passati, -- quando non sono più nostri; -- un giorno adesso cade dalla -mano del tempo nello immenso oceano della eternità. -- Prima però che si -tuffi in cotesto abisso, guardiamone l'agonia per argomentare la vita -che ha consumato.... -- Va, va in pace anche tu, o giorno della mia -vita; prendi animoso il viatico; e raggiungi i tuoi fratelli che ti -hanno preceduto: tu sei scevro di lacrime, tu sei passato innocente. -L'angiolo dell'accusa non ti scriverà sopra il suo eterno registro. -Anzi, io lo posso dire francamente, se la fortuna ti avesse tessuto -nella trama mortale di Tito, egli non avrebbe oggi esclamato: -- Ho -perduto un giorno!" - -Ma chi mai presumeva ingannare costui? Dio? Sè? -- O cuore umano, quanto -tremendo a vederti!! - -Francesco, con un fascio di cipolle sopra lo stomaco e due omicidii -sull'anima, si addormentava placidamente, come un operaio della vigna -del Signore.[63] - - ---- - -[41] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II, p. 271. - -[42] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II, e Ammirato, Libro ultimo. - -[43] Galluzzi, _Storia del Granducato_, T. II. - -[44] Morbio, _Storia dei Municipii Italiani_, Firenze, p. 27. - -[45] Machiavelli, _Della natura dei Francesi_. - -[46] Machiavelli, _Ritratti delle cose di Francia_. - -[47] Ariosto, _Satire_. - -[48] Martirio in terra appellasi, - Gloria si appella in cielo. - - _Beatrice Tenda_, di Tedaldi-Fores, giovane poeta spento in - floridissima età. - -[49] Nella Cronaca MS. del Settimanni nello Archivio delle Riformagioni - espressamente si dichiara: «Fu fatto venire Paolo Giordano da Roma - perchè acconsentisse alla morte d'Isabella.» -- E quivi pure si - racconta, come nello agosto successivo alla morte d'Isabella - «fossero fatti sparire il figlio di Giovanni Battista de' Servi, e - Carletto Fortunati, lancia spezzata, come quelli che erano reputati - drudi d'Isabella.» E che Giordano alle istigazioni altrui - acconsentisse alla strage della moglie, pur troppo impudica, lo - confermano ancora i MS. Capponi, della Biblioteca R. di Francia, e - mio. -- Il signore Bell nel suo racconto dell'_Accorambona_ ci - avverte come pei costumi spagnuoli, nei quali era stato educato - Francesco, correva assai più grande l'obbligo nei fratelli di - vendicare le disonestà della sorella, che nei mariti quelle della - moglie. Il Galluzzi nella citata _Storia_, Lib. IV, cap. 2, scrive. - -- «È certo che a donna Isabella furono fatti funerali più pomposi - che a donna Eleonora, e che il granduca e il cardinale non solo - mantennero dopo con l'Orsini buona corrispondenza, ma - s'interessarono per acquietare i suoi creditori, e dare alla di lui - sconcertata economia qualche sistema. Tutto ciò proverebbe che, o - la morte di donna Isabella non fu violenta, o che il granduca e i - fratelli essendo di concerto con l'Orsini, con la loro - dissimulazione resero lo eccesso più detestabile.» Davvero tra - l'una ipotesi e l'altra corre troppo grande divario perchè uno - storico solenne se la deva passare così scivolando. Da tutte le - memorie dei tempi e da tutte le storie ricaviamo come la strage - fosse imposta, e pagato il prezzo del sangue, che non si limitò - unicamente nelle premure di acconciare la dissestata economia - dell'Orsini, ma giunse perfino, secondo che ce ne porge - testimonianza la Cronaca del Settimanni sopra citata, a fare - donazione nell'ottobre di cotesto anno della villa Baroncelli a - Paolo Giordano e a Virginio; il quale fatto forse indusse in errore - l'Ademollo, che affermò nelle sue note al racconto intitolato - _Marietta dei Ricci_, donna Isabella Orsini essere stata - strangolata nella villa Baroncelli, oggi Poggio Imperiale. - -[50] Svetonio, _Vita di Claudio_, in fine. - -[51] La Bianca non era ancora moglie di Francesco I: viveva tuttavia - l'arciduchessa Giovanna. Questo è anacronismo; ma la povera - Giovanna, comecchè donna piissima, che condusse vita di silenzio e - di sacrifizio, non era personaggio tale da ravvivare il racconto. - Anime sante, ma pallide, nate a soffrire e a tacere! - -[52] Vedi le note seguenti. - -[53] Fino al tempo del granduca Ferdinando I si adoperavano in corte - candele di cera gialla: egli le mutò in bianche, come conosceremo - dalla lettera del Soderino riportata più sotto. - -[54] Michele Montaigne, invitato a pranzo dal granduca Francesco, - osservò come questi bevendo mescolava molta acqua nel vino, mentre - la Bianca tracannavalo quasi puro: «On porte à boire à ce duc et à - sa femme dans un bassin où il y a un verre plein de vin descouvert, - et une bouteille de verre pleine d'eau: ils prennent le verre de - vin, et en versent dans le bassin autant qu'il leur semble, et puis - le remplissent d'eau eux-mêmes, et rasséent le verre dans le bassin - que leur tient l'échanson. Il mettoit assez d'eau; elle quasi - point. Le vice des Allemands de se servir de verres grands outre - mesure est ici au rebours, de les avoir extraordinairement petits.» - _Voyage_, T. II, p. 59. - -[55] Svetonio, _Vita di Giulio Cesare_. - -[56] Porque dixo la venganza - Lo que la offensa no dixo? - - _Calderon de la Barca_. - -[57] Queste ultime parole furono sentite dire da Francesco quando - licenziò Giordano dopo il segreto colloquio tenuto fra loro. MS. - Capponi, e mio. - -[58] «Era una delle principali passioni di Francesco I fabbricare - porcellane elegantissime, che poi mandava in dono ai principi e a - grandi baroni.» Galluzzi, T. III, p. 119. - -[59] «Francesco con una compagnia di mercanti esercitava questo - commercio del pepe, e v'impiegava i suoi galeoni. La compagnia - acquistava 30,000 cantara di pepe a 32 crusadi per cantaro, col - patto della esclusiva di venderlo a tutto il mondo.» Galluzzi, T. - IV, p. 106. - -[60] Quest'arme fa una testa di Moro. - -[61] E veramente si trova registrato così entro un libro di Ricordi. - -[62] L'atrocità, narra il Galluzzi, Lib. IV, c. 2, _Storia del - Granducato_, l'atrocità del fatto fu celata al pubblico, e velata - con le attestazioni di uno accidente sopraggiuntole per - palpitazione di cuore, a cui asserivano i fisici essere stata - sempre soggetta. Al re di Spagna fu confidato per mezzo dello - ambasciatore tutto il successo con scritto a parte li 16 luglio, in - questi termini: «Sebbene nella lettera vi si dice dello accidente - di donna Eleonora, avete nondimeno a dire a Sua Maestà Cattolica - che il signor don Pietro nostro fratello l'ha levata egli stesso di - vita per il tradimento ch'ella gli faceva con i suoi portamenti - indegni di gentildonna, i quali per il suo segretario ha fatto - intendere a don Pietro suo fratello e pregatolo a venir qua, ma - egli non ci è voluto venire, e nemmeno ha lasciato che il - segretario parlasse a Don Garzia. Noi abbiamo voluto che la Maestà - Sua sappia il vero appunto, essendo deliberati ch'ella sappia - sempre ogni azione di questa casa, e particolarmente questa, perchè - se non si fosse levato questo velo dagli occhi, non ci sarebbe - parso di potere bene e onoratamente servire Sua Maestà, alla quale, - con la prima occasione se le manderà il processo ove ella conoscerà - con quanta giusta cagione il signor don Pietro si sia mosso.» Gradì - il re Filippo la confidenza etc. - -[63] Credo fare cosa gratissima pubblicando la seguente lettera, ch'io - reputo affatto inedita, e sconosciuta generalmente. È stata - ricavata dalla Biblioteca Reale di Francia, ove si conserva sotto - No 10, O 74. La copia manoscritta è scorrettissima, in parte - manchevole, e in parte non leggibile, ed io m'ingegnerò a - correggerne il dettato per modo che possa intendersi. Per questa - lettera, scritta evidentemente da persona anzi che no mordace, e - poco amorevole alla casa dei Medici, in ispecie poi al granduca - Francesco e alla Bianca Cappello, conosceremo quanto sia falsa la - fama dello avvelenamento di Francesco e della Bianca. Il genere di - vita dai medesimi praticato non aveva mestiero di altro argomento - per farli morire sollecitamente, avvegnachè comprenderemo di - leggieri com'essi si avvelenassero tutti i giorni. - - «_Lettera di Giovanni Vettorio Soderini allo Illustrissimo Signore - Silvio Piccolomini sanese, in ragguaglio della morte et esequie del - Granduca Francesco._ - - »E' merita il pregio della opera, e mi si appartiene, signore - Silvio Illustrissimo, scrivere a vostra signoria illustrissima una - grande e prolissa lettera. Quando, che alli giorni passati la Morte - cavalcò sopra il suo destriero magro e disfatto per investirsi del - titolo di Grande. La Morte ottenne a Roma il titolo di Grande, e - conseguita ch'ella ebbe cosiffatta indecentissima intitolazione, se - ne cavalcava frettolosa alla volta del Poggio a Caiano, e quivi con - irresistibile forza e pari valore assaltò il Grande Etrusco di - Firenze e Siena, e lo abbattè alli 19 di ottobre 1587 a 4 ore e - mezzo di notte, e di 47 anni lo privò di vita dopo strani e - disusati scontorcimenti, e ululati e muggiti diversi. Stette senza - favella da dopo desinare fino al punto in cui fu soprappreso da - febbre scottantissima. Il signor Pandolfo de' Bardi, e il signor - Troiano Boba, hanno sempre attestato che fosse per soverchio - insolito esercizio scalmanato, e così presa una calda per essersi - fermo in frigido luogo vicino all'acqua, come pure per causa di - vecchi disordini, troppa continua beuta di elisir, e suo - acquerello, et acqua arzente, e da mezzi minerali alchimiata e - alterata; immoderata e nociva familiarità con l'olio di vetriolo ed - uso troppo frequente di acqua di cannella stillata; e dal mangiare - paste e composizioni calide, torte con tutte sorte di speziarie, - gengiovi, noce moscada, garofani e pepe, polpe di capponi, fagiani, - francolini, pernici, starne, e passere minutamente tritate, intrise - con rossi di uova, crusca di zucchero, e farina inzaffranata; - sorbire prima di pasto, fra pasto e dopo pasto continuamente uova - con pepe lungo di Spagna pesto; empirsi sempre di cibi grossi, - triviali, e di robaccia dura a smaltire, come agli d'India con pepe - nero, cipolle, porri, scalogni, aglietti, malige crude, ramolacci, - radici, rafani tedeschi, raponzoli, carciofi, cardoni, gobbi, - sedani, nuchette, e nasturzii indiani, castagne, pere, funghi, - tartufi, e in istrabocchevole quantità sorte di ogni formaggio; - bere vini crudi, frizzanti, raspati, indigesti, grechi fumosi e - gagliardi, e vino di Spagna, di Portercole, e di Reno: lacrima, - chiarello, vino di Cipro, Malvagia, Candia, vino secco di Spagna, - di Corsica, di Pietra Nera con la neve, avendo lo stomaco - frigidissimo, e il fegato caldissimo; ai quali vecchi disordini - voglionsi aggiungere i nuovi nella presente mala valetudine, come - in mezzo alla febbre ardente bere gli sciloppi gelati, reluttare in - tutto e per tutto il cristere, mandare giù pillole involte in pasta - di ostie tenute a raffreddare nel diaccio, medicine e bevande - nevate, e nel colmo dell'ardore della febbre sotterrarsi le mani - nella neve; bere dopo il farmaco un gran bicchiere dì acqua - agghiacciata; saziarsi a strane ore di latte infrigidito, e tirar - giù due bicchieri di mosto ancora bollente, e poi per l'arsione - della gola, aridità di lingua, asciuttezza di fauci e palato, - collepollarsi fra le gote dentro in bocca con due pallottole di - cristallo di montagna affreddate nel ghiaccio o nella neve, e - raffreddare il letto con lo scaldino pieno di ghiaccio alla foggia - del principe Carlo. Questo ed altro faceva a guisa del cardinale S. - Angiolo, della Queva, del vicerè di Napoli, di Giannettino Doria, e - del Signor Prospero Colonna, ma vi si tolse giù restandone chiaro. - Non fece testamento prima, nè poi; solo sottoscrisse una polizza di - sua mano di scudi 50,000 da distribuirsi tra i suoi servitori di - corte. Confessollo il padre Maranta, il quale mi afferma che non - ispecificò il numero e la quantità degli scudi da distribuirsi, ma - raccomandò in generale che fosse rimunerata la servitù, e - rincrescergli di non potere vivere tanto da farlo da se stesso. Il - confessore non fu a tempo di memorargli se volesse erogare più - altro a benefizio dei suoi, perchè chiusi gli occhi non potè - muovere la lingua, o crollare la testa. Nel ricevere i sacramenti - proferì le orazioni, la confessione della messa, e il _Miserere_ - assai speditamente. Monsignor Abbioso lo linì della estrema - unzione. Il cardinale di Firenze fu assistente alla data dei - sacramenti, e alla più parte delle cerimonie. - - »Saperà ancora V. S. I. come interrogatolo uno intrinseco suo, che - cosa volesse dire che in tanta felicità di stato, e abbondante - potenza di tutte le cose, mai non si rallegrasse, così rispondesse: - -- «Certo ch'io dubito, che questa mia moglie non mi abbia fatto - qualche malía affatturamento, comecchè separato e disgiunto da lei, - vivere e posa avere non posso.» -- Intorno a che più volte - ragionando la Bianca disse: -- «Da mio marito a me hanno a correre - ore, e non giorni.» -- - - »La morte, finito l'uno prima, andò alla volta della granduchessa, - che stava chioccia, e la sopraggiunse mentre con ansia investigava - lo stato del marito, e si sforzava di fargli ricordare la promessa - per la promozione di D. Antonio, perchè fidandosi sopra il bene - essere del Granduca, non gli chiese in vita danari, beni o roba, ma - indovinando la morte del suo marito dal calpestio di un andito - all'altro, dalla una all'altra camera, dal rumore delle carrozze e - dei cavalli, e dal vedere il signore Pandolfo de' Bardi con gli - occhi molli, le guancie infuocate e bagnate, sospirante spesso, e - semivivo, comecchè la sua damigella L. V. N. A. gliele avesse poco - anzi messa in dubbio, cacciato il capo sotto, frastagliando parlò: - -- «Conviene anche a mi morire col mio signore.» -- E mandato un - sospiro interno per entro il cuore, non fiatando più fino alle - quindici ore e mezzo dell'altra mattina, spirò; e come undici ore - prima trapassò il marito, similmente undici ore dopo morì la - moglie; facendo comparire con simili accidenti un atto in commedia - terminato in doppia tragedia nel sopraddetto spazio breve dall'uno - all'altro. Il successore, che con iscusa di rinforzo della sua - gotta, si era su le tre ore licenziato da lei, alle sette e mezzo - giunse alla porta a Prato, ove scontrato il primo capitano dei - Lanzi, rispettosamente, con temenza, e tremandogli la voce (credo - io per la grande novità di mutazione) gli disse: «Ora avete ad - essere così fedele a me, capitano, da qui innanzi, come a mio - fratello siete stato.» Il palazzo granducale fu dipoi come per lo - avanti custodito dai Lanzichenecchi soliti, e gli Spagnuoli, che - già per questo effetto si erano chiamati dal Monte, si rimandarono. - In seguito chiamato Bernardo Buontalenti, fedelissimo discuopritore - dell'intimo Etrusco, gli dette il contrassegno, e si fece scuoprire - sotterrato il tesoro di cinque milioni e mezzo di oro, e di 700,000 - scudi di elette gioie; onde, chi vorrà negare che non siamo venuti - alla età dell'oro? Già per comune discorso danno al nuovo signore - per moglie la vedova di Francia, ma non vi è fondamento, ch'essendo - vissuta regina, regina intende morire; e altri altre, secondo la - opinione di quelli che vogliono indovinare: staremo a vedere et - udire quello che nascerà, perchè questi son giudicj temerarj. Il - nuovo signore pensa già, tratta, discorre e ragiona di volere - rivoltare e ritravagliare il mondo, rifare e ritoccare ogni - qualunque cosa, rivolgere sottosopra ogni mal fatto, ogni sconcio - correggere, moderare ogni scempiezza; levarsi dattorno i ministri - mozzorecchi, sbandirsi innanzi tutti i ribaldi, mandar via i - cortigiani oziosi, superflui e girovaghi; cacciare in malora i - parassiti, gli adulatori, le finte meretrici, tutte le triste - persone, e di male affare; gastigare i malvagi, i maligni, i rei, - gli scellerati, i mariuoli, i tagliaborse, dileguare i banditi, - punire i ruffiani, i sicarii, i grassatori; far morire gli - assaltatori di strade, gli assassini, gl'ingannatori, i seduttori, - i bestemmiatori, i viziosi, gli scorretti, i bislacchi, tutti gli - uomini di mala vita; mandar via, e segregare dal commercio degli - altri i vagabondi e i girovaghi, tòrre insomma la vita ai pessimi, - far vivere esaltando, accarezzando, giovando, riconoscere - premiando, e amando sempre i buoni, e perseguitando i contrarj; - proibire i giuochi, le bische, le baratterie, i ritrovi, le carte, - i dadi, le scommesse, e le altre barerie; levare i grecovendoli, - temperare e moderare i postriboli e le taverne; mutare le - segreterie, li magistrati, gli uffiziali, i giudici, i rettori, gli - auditori, gl'infedeli et insufficienti ministri, e gli uffici - distribuire per i meriti, e non per i favori, e ai necessitosi; - rivedere i conti a tutti, e i non buoni gastigare e cassare, avendo - riguardo ai poveri bisognosi, e sovvenirli di limosine, giovarli, - aiutarli di comodità, esercitando sempre le doti potentissime di - principe, che sono liberalità e clemenza; afferma, tra le altre - cose, la nostra Siena essere mal trattata e mal governata: non - volerla così, e doversi guidare dal Piccolomini vostro cugino, e - dal Pannilini. Basta, staremo a vedere, imperciocchè non manchi chi - affermi essersi soltanto dalla padella entrati nella brace, Venere - sempre dominante, ed essersi mutata la frasca non il vino; ma - ragionevolmente scorti e conti gli errori dell'altro governo, potrà - agevolmente correggerli nel suo. E di già le avviso la sua prima - azione, ch'è stata d'imprigionare il procuratore di Livorno, - aggravato d'infiniti rubamenti e querele, il quale ha voluto - primieramente ammazzarsi col darsi percossa di un Cristo, nostro - Signore, posto in croce, e appresso in Santa Maria Nuova si è - morto. Il cardinale ebbe sempre in urto a cagione della sua - iniquezza, poco rispetto e malvagità, Pietro Lazzero Zeffirini - cabalista di Siena, nomandolo sempre ghiotto, impiccato, - mozzorecchi, e tristo; così non prima morto il fratello, e forse - prima, o in quel punto e in quella ora, diede ordine a messer Guido - Del Caccia gonfaloniere, che facesse dare la caccia a costui, e - preso, lo facesse custodire in lato iscampabile; talchè data rigida - commissione al Cagnaccio principale, che con insolenti cani andanti - alla presa dell'uomo lo rabburchiasse, fu carpito in casa, onde gli - disse: -- «Siete prigione del granduca.» -- «Del granduca prigione - io sono sempre» (rispose). -- Al che con sinistra e soprastante - maniera lo garrì dicendo: -- «Havete ad essere prigione dadovero.» - -- Scandalizzossi il signore Piero Lorenzo, e disse: -- «Prigione - io, ministro di Sua Altezza? voglio vedere il mandato, e suo - chirografo.» Ed esclamando -- io protesto, io ti farò, io ti dirò, - -- lascia pure minacciare e bravare a lui! Intanto ei lo afferrò - per un braccio, e fattolo muovere lo condusse al buio presso di - Bora, e forse peggio, avendo ad essere giudicato delle tante - querele, misfatti, e male opere da messere Lorenzo Osimbardi, - successore in suo luogo; ciò ch'è stato caro, et ha piaciuto a - tutta la gente. - - »Ora l'altra sera dopo la morte, il cadavere del Grande Etrusco fu - portato in lettiga con la guardia del signor Piero Antonio dei - Bardi con 200 torcie bravissimamente portate da uomini di arme, e - stefaniani, e uomini di corte, fino alla porta della città, e a - quella di S. Lorenzo con gli stangoni in ispalla dei cavalieri, e - dei cortigiani; e la seguente sera fu portato il cadavere della - Bianca con assai meno caterva, 20 torcie sole, alla semplice, alla - pura, alla solinga, et abietta bene. Il cadavere del granduca si - vide con la corona, e così stette fino all'avello. Il Buontalenti - domandò se doveva lasciarsi vedere la Bianca, e incoronata; gli fu - risposto: _che si era vista, e che aveva portato la corona pure - assai_; e instando egli, dove si avesse a seppellire, gli fu - risposto: _dove volete voi_; al che replicando, fu risposto - interzando: _dove volete voi: non la vogliamo fra i nostri_. Onde - involta in un lenzuolo fu alla rinfusa gittata nel carnaio, ch'è la - tomba maggiore generale alla plebe. Per lo innanzi ambedue i - cadaveri furono aperti, e mi accertarono maestro Baccio Baldini, e - maestro Leopoldo Carlini da Barga, essere stato nelle interiora - dell'uno e dell'altro la medesima simpatia di malore: come di - corruzione di fegato e polmone, di trista abitudine, di panniccoli - nello stomaco, e mal colore di arnioni; se non che nel cadavere - della donna fu gran copia di acqua, comecchè infetta da due anni in - dietro d'idropisia: e queste combinazioni di morte accostatesi - insieme nello spazio di 11 o 12 ore, siccome da prima in - altrettanto si ammalarono, hanno fatto credere allo ignaro volgo e - alla rozza gente di collegazione di spiriti, e a me hanno fatto - sovvenire dell'antica commedia di Plauto intitolata _Commorientes_, - e degli due Plantuomini di... che in _Venere obiere_. Alcuni altri - imburiassati da popolaresche voci hanno creduto che, siccome - risuona di fuori il grido da più bande, che sieno morti di veleno, - ma sono baie; chè fu di natura. Et in vero, egli è stato un atto di - commedia in iscena comparso bene, molto presto finito in doppia - tragedia; in somma abbiali fatti uscire di vita o il medico, o Dio, - io la intendo a mio modo. - - »Con la sopraintendenza del cardinale di Firenze il nobile Bernardo - Vecchietto, il ...... Ricasoli, Bernardo Buontalenti, e messer - Francesco Lenzoni, hanno ad attendere alle cure dell'esequie, le - quali si processioneranno alli 15 decembre del presente anno. - - Qui sembra che la Lettera termini, e sia stata ripresa - assai dopo, perchè continua con queste parole: - - »Gianvettorio, come di sopra si può leggere, ha narrato la vita del - granduca Francesco, i disordini che fece nella vita, la causa della - malattia, e così della moglie, e della morte dell'uno e dell'altra. - Ora narrerà succintamente l'ordine dell'esequie, delle quali per - non essere tedioso descriverà solo quello che sostanzialmente gli - parrà da tenere conto, e lascerà stare la borra, e però dice: - - »Che si partirono dal palazzo granducale con 6 trombetti muti a - cavallo: era il palazzo parato di nero, e nel cortile il cataletto - entrovi la effigie del granduca con la corona, e così era portato - in San Lorenzo dove avevano destinato i posti ai magistrati, agli - ambasciatori dei principi, e a quelli delle comunità. Messere - Pietro Angioli da Barga fece la orazione funerale, dopo che fu - entrato il cataletto col cadavere finto, la quale fu tenuta dotta, - elegante e breve, in latino, dandogli quelle laudi che si potevano - e convenivano a lui, biasimando i ministri cattivi i quali - offuscarono in buona parte il buono animo e il governo suo, siccome - interviene e interverrà sempre a tutti i principi che troppo si - fidano dei loro ministri, i quali per lo più sono furfanti, e - mercenarj, e però sarà bene avere loro l'occhio e l'orecchio alle - mani; e che del dolore che si ebbe della perdita di tanto principe - se ne afflisse inconsolabilmente il popolo, se non lo confortava la - successione del fratello, dal quale si deve sperare una vita - gioconda e felicissima, con quelle altre adulazioni convenienti ad - un Oratore, che ha da lodare una cosa. Vi furono 11 vescovi. Del - baldacchino che gli fu portato, non istarò a dire come fosse, nè - manco del panno ch'era sopra il catafalco, ch'era tutto di broccato - di oro con frange: napponi di oro ricchissimi, e le imprese e i - ricami ricchissimi: 80 cavalieri con quelli del baldacchino che lo - portavano, e 80 nobili a cavallo gramagliosi, andavano per le - strade per far cansare gl'impedimenti, e andare ognuno in regola; - alla porta vi erano 8 gigantesse di carta di chiaro scuro, tra le - quali una sola sendovi, per essere morte, femmina, stima che - significasse la Bianca quegli che scrive, non vi avendo ad essere - altro simbolo che potesse denotare colei. Erano in San Lorenzo gli - scudi delle 16 città tutti posti in fila in testa; e dai lati del - coro eravi la sua andata a Genova quando vi venne il re Filippo, - sendo esso principe di poca età; vi era ancora quando andò allo - imperatore per la moglie Giovanna di Austria regina nata, quando - s'impadronisce dello Stato, e che i Cappucci lo riveriscono - rendendogli la obbedienza; la macchina di Pratolino, - l'addirizzamento dell'Arno, il porto et accrescimento di Livorno, - le fazioni fatte dalle sue galere co' Turchi, e altre fatte da lui - quando andò al Poggio, vivo, e tutto vigoroso. Era il catafalco - alto braccia 32, e sotto esso catafalco fu fino a 3,500 tra torcie - e fiaccole per la chiesa, e su esso catafalco posto il baldacchino - di tela di oro nera, e sotto il baldacchino il simulato corpo. Alle - orazioni e preci della messa grande, celebrata dal cardinale di - Firenze, assisteva tutto il clero. La chiesa parata tutta, e archi, - e colonne di rasce bianche e nere, intramezzate con più sorte di - motti. Il viaggio fu di piazza dai Gondi per la via del Palagio a - S. Croce, al ponte Rubaconte, per la via dei Bardi, per la via dei - Guicciardini, a San Felice in Piazza, per via Maggio, per il Ponte - a Santa Trinita dall'Antinori, al canto dei Carnesecchi, dai - fondamenti del Duomo, e voltando dalla via dei Servi, dai Pucci, - dai Medici, a San Lorenzo, processionarono 7225 passi in 5 ore. - Innanzi al feretro andarono tutte le regole di frati, preti, - canonici, vescovi, arcivescovi, la guardia dei Tedeschi col - capitano armato a cavallo, ed essi tutti a negro rivestiti; 82 - uomini d'arme, 250 cavalleggieri, 270 cavalieri con il loro abito - lungo, 29 capitani, e tra essi 45 prigioni, e tutto a bruno con le - insegne basse, archibusi sotto il braccio, e bandiere strascinate; - 6 stendardi grandi di città principali, uno dei cavalieri di S. - Stefano, portati a cavallo da persone nobili vestite di abito lungo - di velluto dovizioso, e quello di mare portato a piedi; e arrivati - che furono alla porta della chiesa, li riceverono sei nobili, e li - portarono diritti intorno al catafalco per piantarli dentro a certi - zoccoli fatti di terra, i quali, insieme a tutti gli altri - abbigliamenti, rimasero alla chiesa. Dietro andarono i magistrati, - la corte, i signori, i conti raccomandati, ambasciatori delle - comunità e città, collegi di dottori di leggi, e di medicina, e - studj, e la famiglia dei Medici. Seguirono appresso a tutti questi - gramagliosi come gli altri di abito lungo, ma maggiore strascico - per il gran bruno, 100 imbacuccati, 10 cavalli coperti di velluto - nero, con amplissimi e potentissimi strascichi sostenuti da 60 - giovani; le sue armi, cimieri, cornetta, stocco, zagaglia e la - sopracoverta delle armi ricamata di oro furono portate a cavallo - dai paggi, e con loro 17 baldacchini delle arti con drappelloni - nuovi portati bassi, terragnioli, bandiere, e bandieruole portate - ugualmente chine, e attorno la sembianza del morto da una banda e - dall'altra. Nè può celebrarsi con quanta allegria e frequenza di - popoli, che non saranno mai nozze o feste viste, e fatte così con - tanta splendidezza, che ombreggiarono quelle dello invittissimo - Carlo V ordinate e consumate a Brusselles, nelle quali si - rappresentò andante la nave Magellana che fece il giro del mondo; e - quelle di Giovanni Galeazzo Maria Visconti, che durarono 18 ore a - passare, e vi furono 3000 torcie accese; e quelle del duca Alfonso - di Ferrara, che per la copia grandissima di lumi fecero - l'alluminatissima notte apparire limpidissimo giorno. - - »Le doglienze agli re ed ai principi furono queste: - - »Il sig. Ciro Alidori da Castel Rio allo Imperatore, in Sassonia e - in Pollonia. Il sig. Giovanni Vincenzo Vitelli in Ispagna al re - Filippo, con istruzione di raffermamento di collegazione, e di - amicizia, e di servitù; e più appresso la SS. R. M. C., affinchè - abbia moglie che possa essere per lui, benchè i più stimino, che - per trapassare il negozio con più reputazione sposerà prima don - Pietro. Il sig. Giovanni Niccolini a Roma. Il sig. Razio dal Monte - in Francia col notaro a cintola il Paccalli per accomodare a modo - della regina la vertenza che pende tra loro sopra il Poggio a - Cajano di acconcimi, miglioramenti, ed altre pretensioni, e - cacciarvi dentro 10,000 scudi prestati già al re nella scappata che - fe già di Pollonia. Il sig. Rutilio Montalvo a Mantova. Il sig. - Luigi Andonara a Venezia; duro et aspro ginepreto fare scilome a - quei Magistrati, per dare loro ad intendere che non si sia beuto, - ond'ei parlò così piano in Pregai, che appena fu sentito, sicchè - dal segretario maggiore venne presa scritta la orazione, e poi gli - rispose, ed egli riuscì acconciamente. Il sig. Emilio Pucci andò a - Napoli, Sicilia, e Malta. Il sig. Luca Vaina in Baviera, e in - Allemagna. Il sig. Alfonso Appiano d'Arragona a Ferrara. Il conte - Bevilacqua ed il sig. Adriano Tassoni al duca di Urbino. Il sig. - Matteo Bolli in Savoia, il quale non potè passare la Magra allora - grossissima di acqua, ed essendosi abbattuto con tre dei suoi in un - tal sergente della banda di quei paesi, con parole di orgoglio e - presunzione, contendè perchè lo facessero passare a ogni modo, e lo - trattò di villano. Il sergente, adunata la sua gente, lo aspettò - poco dopo sopra la strada di Lerici, e a mano armata pose lui e - tutti i suoi in pericoloso stato, per il che lo Standera con parole - pacificatorie, spintosi innanzi alla volta sua, quietamente e - posatamente dimostrò con buone ragioni al sergente, che per essere - il sig. Matteo persona pubblica, dependente da principe di potenza - grande vicino ai suoi signori similmente potenti, non volesse - essere cagione di risse tra loro, con danno che ne verrebbe alla - guerra contro ai Saracini comuni nemici. A così fatta persuasione - sedossi lo scandaloso tumulto, del quale poi dolutosene a Genova - n'ebbero gli aggressori notabile punizione, ma il sergente si - dileguò. Il sig. Giulio Ricasoli a Massa, a Lucca, e a Genova; ma - arrivato a Sarzana lo raggiunse il corriere speditogli dietro dal - cardinale, con ordine che non passasse più innanzi, imperciocchè - avea avuto certezza di là, che non volendo dargli del Serenissimo - non arebbe udienza, onde se ne tornò subito indietro. Il conte - Germanico Ercolani ed io siamo stati destinati per costà al - Serenissimo di Parma, ma io ho voluto satisfare all'animo mio, - lasciando il carico di tutto al conte, non avendo voluto - disconciarmi della persona a così lungo viaggio per conto di morti - tanto poco amati, niente apprezzati, meno dolsuti, e punto pianti. - - »Intanto il cardinale duca è tale da fare stare in cervello ogni - papa, e si crede che non si smantellerà presto i panni che ha - indosso, servendosi della porpora fino al primo conclave, del quale - essendogli per legge e per bolle vietato lo introito, come privato - potrà, se non fare un papa a suo modo, ammogliare almeno don Pietro - con quella di Gardona, o altra, e procurare schiatta successora. - Alcuni altri hanno opinione, che conoscendo egli benissimo che la - felicità consiste in sapere, potere, volere, e avere in tutti i - modi, sia per adoperare la mestola che gli è capitata nelle mani, e - che gli hanno insegnato ad usare come conviene, et esercitare il - grado che ha, attendendo a rassettare le cose guaste. - - »Ha ordinato riformatori della corte l'arcivescovo di Pisa, e il - vescovo Masi, che l'acconcino alla Borgognona, e alla grande di - Spagna. Maiordomo maggiore, sotto maiordomo maggiore, maestro di - casa, e sotto maestro di casa, maestro di camera, e sotto maestro - di camera, maestro di sala, e cavallerizzo maggiore, il quale ha - dato al sig. Giovanni Vincenzo Vitelli. Gridò a testa delle candele - gialle che vide accese sopra la credenza di argento, dicendo che le - vuole bianche a tutti i servigi palatini, e aggiunse che non vuole - essere ceraiuolo, nè calzolaio, nè compratore di gioie, nè di - corame, nè tornitore, nè tagliatore di pietre, nè bicchieraio, nè - stovigliaio, nè alchimista........ A Gian Bologna di Doagio, che - gli spiegò lo intenso animo suo dì voler fare un cavallo di getto, - maggiore per ogni verso un terzo di braccio di quello di Roma, da - collocarsi sulla piazza della Dogana, dirimpetto alla Dogana, - domandandolo quanto voleva per principiarlo, -- rispose: 600 scudi: - -- al che disse: o cuore pusillo! -- Ha ordinato dispensarsi danari - ai mendicanti e ai prigioni: altri si liberino. La moglie di Piero - Ridolfi studia la rettorica del Cavalcanti per fare uscire - ambasciatore il suo marito. -- Il popolo vuole supplicare per la - reddizione e diminuzione della metà della paglia e delle farine, e - che si levi in tutto e per tutto la gabella del ceci molli, della - carne per i gatti, trippe, peducci, zampe, budella, il dazio che si - paga per l'aere, per la stesa delle tende di mercato vecchio e - muricciuoli quivi et altrove, segni delle stadere, tassa delle - osterie, piombi ai fiaschi, segnatura di barili, gabella di bestie - e legnami, carlini di teste e grossi nuovi, lire del contado, calde - arrosto, lupini dolci, e tutte sorte di civaie, aranci, cedri, - limoni, lastricature di strade; e sarà facile, perchè di simili - aggraviuzzi non ne tiene conto alcuno. - - »Il sig. Alfonso Piccolomini, cugino di VS. Illustrissima, farà - impiccare come lo abbia nelle mani, e lo disse da per se nella - presa del Lazzeri, del quale è fuora la composizione, che dice: - - Già si è fatta vendetta - Della carrozza Alcedema già detta. - Gli amici dei cavalli havuto han bando; - Ma per Lazzeri quando? - Io non pensai giammai udir quell'ora - Che il Boia dica: Lazzeri, vien fuora: - Allor potrò cantare in larga vena, - Zeffiro spira, e il bel tempo rimena. - - »Gli ha dato un giudice delegato di fuori di qua, perchè non si - palesino le sue azioni, tra le quali se vi fosse mescolamento dei - suoi affari si sopprimerebbero, nè si saprebbe cosa, che di ciò - sia. - - »Ha fermo a nome di segretari il cav. Antonio Serguidi, il cav. - Belisario Vinta, e P. Paolo Corboli, ma l'effetto principale è - della nuova riforma della Segreteria nella guardia delle terre, - città, e borghi. L'Usimbardi è più che mai in favore del suo - padrone, e come capo di tutti i segretari della pratica segreta, e - sopra il dare degli uffizj, dei quali Pietro Conti rimane - Cancelliere per tenerne la lista, riscontrarli col quadernuccio, e - non altro; per la quale è stato dato fuori una Caterina, che dice: - - Caterina tu non guardi, - E' governa l'Usimbardi; - E se punto tu ti fidi - Farà peggio del Serguidi. - - »A Benedetto Uguccioni ha ordinato si rivedano i conti, e che - quando comanda i lavori abbia rispetto e discrezione pei poveri. - Assai temono la cassazione, ad assai più ha detto che stieno di - buono animo, e sperino bene, promettendo farsi loro protettore. Dei - vecchi servitori del fratello, paggi ordinarj, paggi neri, lance - spezzate, scudieri, cortigiani e uffiziali, saranno cassi e - licenziati sino alla somma di scudi 20,000 l'anno; molti capitani - delle bande saranno mutati, e ferme nuove lance spezzate, e nuovo - ordine fatto di archibusieri a cavallo, come moltiplicato il numero - dei Tedeschi a guardia della sua persona. E com'è di dovere, vuole - principalmente servirsi di quelli che condusse di Roma fino a 300 - bocche, i quali innanzi tutti conviene rimeritare, e beneficare - come ha fatto. I danari lasciati da suo fratello ai servitori ha - ripartito tra i più meritevoli a uguali porzioni, ad alcuni ha - raffermo la provvisione, e che non servano. Ha ordinato rimettersi - a don Pietro, liberalissimo e magnanimo signore, 10,000 scudi al - mese con gli interessi, comportando così la ragione di stato, per - non palesare o toccare i tesori della cassa palatina. - - »Fa professione di benigno, piacevole e cortese signore, e - similmente di gratitudine, e di beneficare chi gli è stato - servigiato, tra i quali si può vedere che sia, con speranza di - molto merito, Riccardo Riccardi, che ricercato di entrargli - mallevadore a Giovanni Battista Michelozzi, gli prestò egli stesso - 18,000 scudi. E questo avvenne perchè al Michelozzi non bastava lui - solo per mallevadore, ma voleva bensì tutti tre i fratelli, onde - egli sdegnato e preso dal puntiglio, volle dimostrare di avergli - egli solo, e contolli l'uno sull'altro; perchè l'onore e - l'ambizione, che non possono far fare agli uomini? Al conte Ulisse, - e alla moglie per antica affezione, ha concesso abitare il casino, - ma non ci sverneranno, secondo si crede, perchè vi si riparerà don - Antonio, al quale, essendo indisposto, messere Andrea Albertan - negò, quantunque richiesto, la pietra belzuar, allegando che - Bernardo speziale ne aveva, e che andasse a quello, e ciò per - fuggire le taccie che falsamente gli avevano cacciato fuori le - sciocche lingue intorno alla morte del granduca e della - granduchessa. Ognuno afferma essere stata cosa importante ch'ei non - abbia 10 anni meno, perchè altrimenti saria stato troppo portato - verso le donne, sebbene alcuni pretendano che si muta la persona, - ma non le voglie......... A don Filippo, spedalingo di Santa Maria - Nuova, vuole si rivedano i conti; intanto gli ha fatto ritornare - scudi 11,000 per completare il prezzo di 18 poderi contermini a - Pratolino, che dallo Uguccione e Buommattei furono stimati scudi - 30,000. - - »Asdrubale Cliva, fatto prigione a Roma a istanza sua, è stato - condotto in queste carceri per dare conto delle tante querele - appostegli conforme dice la profezia in rima: - - Asdrubalaccio tosto - Dolgasi, che per lui la sorte varia, - Che trar gli farà un dì dei calci in aria. - - »Similmente, con ogni studio e autorità, ha dato ordine che si - spengano e dissipino ovunque sono gli assassini e banditi. Ha fatto - il cavaliere Beccheria capo e persecutore loro con sufficiente - numero di satelliti birreggianti secondo il bisogno. - - »Ora il popolo minuto per avergli corso dattorno, e gridato: - _palle, palle_, e _duca, duca_, pensa ch'ei sia diventato tutta una - pasta con lui, e spera che Arno e Arbia abbiano a correre savore, e - non solamente savore, ma sapa dolce, e mostarda fine, anzi salsa - reale: così ognuno fruga e rifruga, mesta e rimesta, si spinge - innanzi, si ringalluzza, e si fa forte. Io ho fatto dipingere un - gatto soriano, con gli occhi di topazzi sfavillanti, con un motto, - che gli esce dal c... di fra le zampe, e che dice: _in tenebris - lucet_. - - »È stato pure dipinto un sole incoronato con cappello ed arme, e - alcuni vi hanno scritto sotto: _custos, et causa salutis; dulce - decus nostrum_; altri: _laborum dulce lenimen_; ed altri - finalmente: _instar operum pretiose_. - - »Fino a questo oggi gli sono state porte 2000 supplicazioni, le - quali tutte si sperano graziate coll'_ita est concedesi_, e non - come quelle del defunto duca, che avendo supplicato alla Divina - Maestà di volere cambiare vita obbligandosi a trattare bene, contro - il solito suo, i bambini, le balie, e la brigata, fu rimessa la - informazione al protettore nostro San Giovanbattista, et ebbe un - rescritto: -- si rimette agli ordini di Giustizia; -- onde infiniti - versi sono stati appiccati in vari luoghi, dei quali i più notabili - che sieno apparsi e veduti, sono questi: - - Medicea stirpe, del ben fare ignuda, - Di sudore e di fame al mondo nata; - Tanto in te stessa, quanto in altri cruda, - E del comun languir fatta beata, - Finchè in te stessa alma gentile intruda, - Che in Francia, Spagna, e Fiandra si dilata; - Lupa, Lion, sotto di Pietro il manto - Cangerai alfine in riso il lungo pianto. - - »E prima era divulgato il seguente sonetto: - - Nol so se sia del Ciel destino, o fato, - Che Firenze in tal modo è fatto inferno, - Sendo ridotto a così rio governo, - Che ciascun piange come disperato. - Hanno gli empj al maggior gli occhi bendato. - Fa seppellirsi, Dio giusto ed eterno! - Co' loro inganni giù nel basso Averno, - E pon miglior ministri in ciascun lato. - Pietro gli uffici incanta e l'Uguccione, - Ti rinnegar con la sua propria voce, - Il Troscia, il Giovannaccio col Cappone; - Carlo Napoleon, che ai banchier nuoce, - Filippo Alberto il negro uccel briccone, - Che i tristi assolve, e i giusti mette in croce. - - »E della Bianca: - - Qui giace in un avel pien di malie - E pien di vizj, la Bianca Cappella, - Bagascia, strega, maliarda e fella. - Che sempre favorì furfanti e spie. - - »e di più: - - In questa tomba, in questa oscura buca, - Ch'è fossa a quei che non han sepoltura, - Opra d'incanti, e di malie fattura, - Giace la Bianca moglie del Granduca. - - »Il sig. Orazio Rucellai mio biscompare gli trattò dell'arcivescovo - di Pisa! affinchè tra tanto dolce non fosse mescolato un po' di - amarore; ma egli assicurollo dicendo, ch'egli era qua per suoi - particolari negozj, e non per altre faccende; ma si vede bene che - l'arcivescovo mesta tutto, onde è stato scritto, e divulgato così: - - Di grazia, Serenissimo Signore, - Fate mercede a tutto il popol grata, - Prendete una granata, - Cacciate l'Uguccione col Corsino, - L'Antella, il Troscia e il Conte in un cantone; - E quello ippocritone - Arcifiscal pisano - Tenetevel lontano, - Chè ognuno ha gran timore - Che non vi faccia infiscalare il cuore, - Perchè egli è tanto tristo, - Che faria diventar cattivo Cristo. - - »E il prelodato mio biscompare ricordògli, che la più importante - cosa che si appartenga e che si desideri da un principe, si è che - stia in grazia di Dio, cerchi con ogni studio mantenersi la sanità - e la benevolenza delle persone, più appresso conosca che negli - uomini, quantunque per molte parti perfetti, pure andare sottoposti - a varie imperfezioni, tra le quali deve annoverarsi quel desio di - cui ciascuno è punto, ansio e anelante, cioè la vendetta in cui sta - volto con ogni studio, e con ogni arte, e con ogni pensiero, nè può - vivere, nè può stare, non trova posa o quiete, e sempre cerca - farla, e continuamente pensa, e si stimola in essa; allo incontro - poi ricevuto il benefizio, tosto anzi subito se lo dimentica, non - ha punto pensiero, nè si rammemora di chi gli ha fatto servizio, lo - fugge, lo declina, e se crede trovarlo lo scansa. Dovere l'uomo - prode essere più pronto a rimunerare chi gli è stato benefattore, - che alla vendetta, e alla ira. Ciò essere parte di principe - generoso e magnanimo, e così facendo essergli per avvenire sempre - bene, e moltiplicare nelle felicità per se, e per i suoi. -- E più - appresso, dovere avere innanzi lo scritto degli Spiriti Volterrani, - che dice: -- chi ha in odio la ingratitudine non faccia servizj, - imperciocchè egli sempre incapperà in essa; -- ma ciò non doverlo - trattenere punto, perchè il principe quando ha fatto il bene è - contento per se, e poi giovando a uno si contentano molti per lo - esempio, o per la speranza. Inoltre, che avesse sempre in mente lo - scritto a Santa Croce del Barberino: _frustra habet, qui non - utitur_; e poichè anche quivi è scritto, che il mondo si regge con - le opinioni, cercare di conformarsi nelle sue opinioni con le - migliori, e oltre a ciò porsi davanti gli occhi la gran buona mente - di Samadio re, il quale diceva intendere a ragunare tesori per - istrascinarsene dietro le some cariche, per darne a quanti - bisognosi incontrasse, e poi rifarsi da capo, affermando il - Principe essere un Giove per tutti onde giovare a ognuno, e più che - per altro per questo doversi reputare uguale a Dio; finalmente il - principe avere a fuggire tutti i ministri, i quali per proprio - conto abbiano affetti particolari, e passioni di loro comodo, utile - e interesse. - - »E così speriamo che la porchetta nuoti, il mondo vada in - guazzetto, in candito e in gelatina. Fiorentini e Romani corrono la - cavallina; Orsini, Mattei, Cecchi, Menichelli, marchese d'Ariano, - monsignore del Monte, Titta, Arragonia, ed alcuno di loro gli è - commensale continuo. -- Se non che monsignore del Monte, non si - volendo contentare, si è ridotto a mangiare solo con don Virginio, - e gli è stato ordinata stanza separata, servimenti e vivande da - principe. - - »Monsignore S. Galletto è comparso tra i primi per S. S. a dargli - dell'altezza, e del serenissimo, visitando il più potente e ricco - cardinale che mai abbiano creato, perchè il cardinale di Portogallo - fu reggente, non re; -- vi sarebbe Gastone se fosse eletto re di - Pollonia, ma si afferma dicerto che sarà eletto quello di Svezia, - se la vittoria del combatterlo stando nella vittoria delle armi, - non inchini a Massimiliano. - - »I mandati, o lettere ai Cardinali, non sono mancate, tra i quali a - Gioiosa, e a Farnese, ma più per ironia, che per altro: - - Correte, forestieri e terrazzani, - Dacchè il granduca nostro Cardinale - I fegatelli lancia in bocca ai cani. - - »Ed è corsa ancora una Caterina, che dice: - - Caterina, gatti, gatti, - Assai ciance, e pochi fatti. - - »Il cittadino è rimesso; gli amici sono diventati servitori, i - servitori schiavi. I forestieri sopra tutti gli altri graditi, e - antesignani. - - »Il granduca attende a terminare tutti i lavori incominciati dal - fratello, tanto di fabbriche, quanto di uffizj manuali, e anzichè - no accresce, avendo preposto a tutti il signore Emilio Cavalieri - signore di virtù, d'ingegno, e d'invenzione rara; come addrizzare - Arno in canale, condurre in piazza l'acqua di Montereggi, finire il - Palazzo, alzandolo dietro secondo l'architettura dell'Ammannato; - levare la Dogana, e appianando case allargarsi dalla piazza del - Grano, edificare quivi grandi logge, e, sopra, granai pubblici; - rafforzare gli Uffizj rimettendo sotto gli architravi, colonne - doppie in coppia vicine, levando quelle di pietra serena, finire la - Galleria dall'altra banda, e farne rigirare intorno delle altre - unite a quella per tutta la piazza granducale, e rigirando dal Sole - rientrare sopra la Dogana in palazzo. Ha in animo di edificare un - ospedale pei convalescenti. Dove aveva ad albergare la Sapienza ora - alloggia la bestialità, e vi crescono le stalle alla barba di - Niccolò da Vagliano, che ciò prevedere non potè, e dietro a se - nell'orto fare un memorabile Semplicista. Vuol fare terminare il - palazzo Pitti, e in mezzo della piazza pendente fare trasportare la - gran pila elbigna, e similmente mettere mano a rizzare la colonna - giacente di S. Marco, e dove si può abbellire et ornare la città, - farlo. Gli è dispiaciuto notabilmente il disfacimento della - facciata del Duomo, e per riordinarla a modo vi fa invigilare sopra - il cavaliere Pacciotto con altri architetti. Ha fantasia - d'ingrandire e illustrare il palazzo dell'Ambrogiana, dove avendo - compro un podere, ha donato al venditore sopra la stima fatta Sc. - 300. Usò liberalità con aver dato elemosina ai poveri, e, mancata - la provvisione ai contadini, li sovvenne del suo. A quattro, - trovati a pescare in bandita, fattisigli venire innanzi, volle - sapere chi fosse stato il primo a spogliarsi per pescare, e - intesolo, diede a questo 4 scudi, e agli altri uno per uno, - minacciando loro per la seconda volta la cavezza. Fatte l'esequie, - alle quali egli non intervenne, ma le stette a vedere circa a mezzo - corridore per una gelosia, dacchè i cardinali non vanno mai ai - morti, se non ai papi, aspettiamo qualche amorevolezza giovevole - per molte cose proprie e particolari, almeno quando riceverà la - Gran Croce di Gran Maestro, o alle nozze; ma aggravj di momento per - ora non si tolgono, e le imposizioni importanti si mantengono. Levò - ancora il dazio delle stufe, del legname della Opera, e si crede - che così si farà del corame, e di altre piccole cosette di non - molta rilevanza, o acconcio. Quanto al Governo, Marco Tullio - Cicerone lasciò scritto ogni uomo sapere bene incominciare, la - importanza essere nel perseverare, e più nell'ottimamente finire. - Ultimamente deve VS. Ill. sapere che ogni nuova granata spazza bene - sempre, e netta lindamente la casa da prima. Io per me faccio conto - che dove prima mi conveniva portare, e andar carico di una soma di - acqua, d'ora in poi sarà greco, lagrima, o chiarello, ma sempre a - soma, e da asino; e qui ricordando a VS. Ill. ch'Ella non è per - essere così pronta a comandare a me, ch'io non sia altrettanto e - più sollecito a servire lei, le bacio le mani di cuore, e me le - raccomando ec.» - - - - - CAPITOLO SESTO. - - - IL FIGLIO. - - - Ma il bacio della madre, oh! non ha pari - E vivon mille affetti in quello affetto. - Oh! figli, figli lagrimati e cari, - Chi più vi muoverà la bianca cuna? - Chi più vi guiderà nei vostri lari? - Ci apre il labro la madre, e ad una ad una - Ci scioglie le parole, e il primo accento: - È madre: - - _Ispirazioni di Bisazza da Messina._ - - -Caterina di Francia! -- Moglie di re, madre di re.... e non pertanto -quale più trista femmina che mai abbia vissuto o viva nel mondo, -accetterebbe col reame di Francia i dolori della sua vita, o la sua fama -dopo la morte! Nata da principe aborrito, fanciullina, derelitta, e -sola, venne in potestà di repubblicani inferociti che volevano vendicare -in lei le ingiurie del suo sangue, ed esporla sopra i bastioni alle -artiglierie dei suoi parenti, i quali per certo non si sarieno rimasti -dal trarre...! E nonostante, alacre e animosa, punto curando il pericolo -presentissimo, ella congiurava per la grandezza della sua casa. In lei -posero i cieli lo istinto e la capacità del regno. -- Moglie giovanetta -di Enrico II, si vide posposta a Diana di Poitiers ormai matura adultera -del re suo marito; e tacque, e chiuse in cuore la offesa alla donna, -alla moglie e alla regina, ed ella si rimase come un fuoco nascosto per -comparire improvviso a illuminare o a spaventare il mondo. -- Madre di -Francesco II, alla esperienza e gravità sue vide preferite le frivolezze -di Maria Stuarda, moglie quasi infante di re fanciullo; e tacque, e -blandì col riso sopra le labbra le follie dei reali giovanetti, mentre -guardava addensarsi sul capo il turbine fatale ai gigli di Francia. -- -Alla perfine, eccola regina vera, e regna. -- Come Niobe ella ripara -sotto il suo manto una testa pargola di re. Non dubitate, ella saprà -molto meglio difenderla dalla ira delle fazioni, che la Niobe antica non -facesse dagli strali dei figli di Latona. Che cosa appariva il regno? -Che cosa il re? -- Carlo IX era un uccello, -- un sinistro uccello se vi -piace, -- che si contendevano gli artigli di un falco e di un avvoltoio. -I Guisa si dichiaravano suoi difensori; ma comprendete voi un re che -abbisogni di un suddito che lo protegga? Gli Ugonotti anch'essi lo -volevano proteggere, come un padrone lo schiavo; e gli uni e gli altri -erano più potenti di Caterina. I primi si dicevano amici della religione -e del trono, e commisero atti che la religione avrebbe desiderato esser -cieca per non vedere: amici del trono, essi composero una genealogia che -gli faceva discendere da Carlo-Magno per cacciare dal regno i Capetingi, -come Capeto ne cacciava i Carlovingi; e per ultimo si fecero demagoghi, -e si spensero. -- I secondi, avversi ai riti cattolici, consentirono che -Enrico IV scambiasse Parigi con una messa: avversi al trono, terminarono -col dare un re alla Francia. Non pel re dunque si combatteva, ma pel -regno. Caterina non doveva dubitare soltanto della corona, ma del capo; -deposta la clamide reale, lei e i suoi figli aspettava la veste di terra -e di verdura che la morte concede ai cadaveri. Fiero retaggio -apparecchiato dalle insidie di Luigi XI, dalle sventure di Luigi XII, -dalle insanie di Francesco I, e fatto più arduo per le dottrine di -Lutero, e degli altri settarii che lo seguitarono. Lo equilibrio non -poteva allora come adesso mantenersi con l'oro sparso, e col gettare dei -voti nella urna; -- qui bisognava un fiume di sangue; -- qui invece di -voti era forza gettare teste nella urna del destino: -- e Caterina -accettò quel retaggio con tutte le sue conseguenze, -- tutte! -- Certo -coteste non sono virtù di donna, ma neanche di uomini: pure gli enti che -la Provvidenza pose al governo dei popoli in questi casi estremi -appartengono appena alla umana natura; anime di bronzo create là dove si -generano il fulmine, l'uragano e gli altri flagelli di Dio. Caterina -impedì che andasse disperso in brani il reame di Francia nella maggiore -stretta che prima o poi egli abbia dovuto patire. - -Lodano Luigi XI, perchè tagliando le teste alla idra feudale instituiva -la grandezza del regno; e plaudendo il fine, ai mezzi non badano. -- -Lodano il cardinale di Richelieu, che ridusse per ultimo i baroni servi -dorati di corte. -- Lodano ancora i Convenzionali, quando col sangue dei -Girondini scrissero essere la Repubblica una e indivisibile. Ma -lasciando di questi ultimi, erano poi così savii i primi come predica il -mondo? Trasportati anche essi dallo ardore del disegno, ogni estrema -forza essi adoperarono ad abbattere una muraglia, senza conoscere quello -che dietro di cotesta muraglia potesse loro apparire; e dietro il muro -abbattuto trovarono una fiera dai denti acuti, dagli occhi infiammati, -avida anch'essa di mordere, cupida di avere, affamata dalla necessità, -sitibonda di sangue, -- il popolo flagellato insomma. -- I due principii -invasori, senza un principio tra mezzo che o li disgiungesse, o li -temperasse, certo giorno si avventarono addosso, e il secondo divorò il -primo; ma trangugiato che l'ebbe, sentì risuscitarlo dentro le proprie -viscere, e da quell'ora giace infermo, e giacerà.... fino a quando? I -destini del mondo stanno chiusi nel pugno di Dio. Però a me sembra, cosa -strana a pensarsi, che Luigi XI e Richelieu, i più assoluti dei -dominatori, sieno stati padri delle rivoluzioni dei popoli. Caterina dei -Medici, femmina, con re bambini sopra le braccia, con forze più deboli -delle loro, anzi pure senza forze, fece per la Francia assai più che -essi non fecero: nè i casi le consentirono essere più mite; nè fu di -costumi niente più trista dei suoi tempi; ed io vorrei che mi dicessero -se Luigi XI, se Richelieu, se Francesco, ed Enrico di Guisa, se lo -stesso Coligny, sieno stati migliori di lei? Eppure una perpetua infamia -si rinnuova in Francia sopra la memoria di Caterina dei Medici: non vi è -generazione che in passando non la maledica, e non le imprechi grave sul -capo il marmo del sepolcro, e la vendetta di Dio! -- Quello poi che -riuscirebbe inverosimile a credersi, se non fosse vero, a lei regina -sepolta in tomba reale con la corona e il manto dei re, mancò una bocca --- bocca comunque comprata, -- che pronunziasse la laude venale sopra il -suo feretro. Tre giorni dopo la sua morte, il predicatore Lincestre così -dall'alto del pergamo la raccomandava agli astanti: «La Regina madre è -morta, la quale vivendo, fece molto bene e molto male, e per me credo -molto più male che bene. In quest'oggi si presenta una difficoltà, che -consiste in sapere se la Chiesa cattolica deva pregare per lei che visse -tanto male, e così spesso sostenne la eresia, quantunque si dica che in -ultimo sia stata per noi, e non abbia acconsentito alla morte dei nostri -principi. Su di che io devo dirvi, che se volete recitarle un _pater_ ed -_ave_ così a casaccio, fate voi; varrà per quello che può valere: e lo -rimetto nella vostra libertà.» - -Basta: -- dal giudizio degli uomini si appella a quello di un giudice -che non può fallare. -- Intanto, per questo giudizio terreno giovi -pensare che è giudizio di tali che può dubitarsi perfino se abbiano -veramente giudizio, e che Caterina come Italiana non deve sperare -giustizia da un popolo presuntuoso, un tempo grande a caso, perchè vi -spruzzò sopra gli effluvii del suo genio una immensa anima italiana. - -Caterina dei Medici regina di Francia, desiderosa di risparmiare infamia -alla famiglia donde nasceva, aveva risposto alla lettera di donna -Isabella, mostrandosi dispostissima a darle asilo, ma la consigliava e -pregava di mandare subitamente ad esecuzione il concetto disegno: avere -ordinato a Genova la raccogliessero; a Marsiglia l'accompagnassero, e -quindi sotto buona scorta fino a Parigi la conducessero, dove avrebbe -pensato ella a metterla in parte sicura dai sicarii e dai pugnali. Il -cavaliere Lionardo Salviati, ricevuta appena la lettera, la fece -pervenire quanto più sollecitamente e secretamente potè nelle mani della -Isabella col mezzo di don Silvano Razzi, monaco camaldolese amicissimo -suo, per evitare sospetti ed incontri funesti. Ma Isabella da poco tempo -in qua aveva perduto la consueta costanza; erasi invilita nell'animo, -presentiva il fato, e lasciava sopraffarsi da quello. I manoscritti che -ci rimangono intorno a questo miserabile caso, in siffatta maniera -favellano: «Ma l'accordo non seguì altrimenti, perchè così non era la -volontà di Dio benedetto, essendo le cose sue troppo scoperte, che ormai -non si potessero più colorire i disegni, e poi i suoi pensieri -conoscevano tutti.»[64] -- Insomma, o non potesse, o non volesse, il -fatto sta che prima assai della risposta di Caterina regina di Francia, -ella poneva giù dall'anima ogni disegno di fuga. - -La duchessa aveva una sorella di latte: ella bevve l'avanzo -dell'alimento della figlia del popolo; e avventurata lei, se come del -latte, si fosse nutrita delle virtù domestiche della buona nutrice! Però -essendo dotata di naturale eccellente, volle sempre al suo fianco la -sorella, che aveva nome Maria, e l'amò d'amore svisceratissimo. Senza di -lei non le pareva poter vivere; e a lei confidava i più riposti secreti -del cuore, fintantochè questi furono tali da potersi confidare senza -vergogna; quando poi cessarono essere innocenti, allora prese a -ravvilupparsi in ambagi e in reticenze; molto più, che avendo provato -mettere a parte Maria di qualche suo pensiero, che se non poteva -reputarsi colpevole, almeno incominciava a deviare dalla diritta strada, -n'ebbe cotale ammonimento, che le tolse la voglia di continuare. Maria, -comecchè buona femmina fosse, e non la guardasse tanto pel sottile, pure -troppo bene si accorse che il cuore della sua padrona non era più con -lei, e si accorse ancora che non lo potrebbe riacquistare se non per via -di compiacenza ai suoi stolti desiderii, e facendosi per così dire -complice sua. Ciò non le consentiva la propria religione, e nè anche la -fede avuta sempre nella sua padrona, e poichè non trovava maniera di -riunirsi a lei qual fu, deliberò lasciarla qual'era. La povera giovine, -per non istaccarsi dal fianco della Isabella, aveva ricusato onesti -partiti da accasarsi, e a lode sua conviene anche aggiungere, avere ella -soffocato qualche affetto che sentiva nascersi nel cuore. Le prime rose -della giovinezza erano alcun poco appassite per lei: ma vissuta -castamente, e schiva di ogni reo costume, si manteneva pur sempre -sanissima e bella. Mentr'ella stava in simile situazione di animo, la -fortuna le parò innanzi un giovine chiamato Cecchino del Bandieraio, di -cui le andarono a genio la persona, e più della persona assai la pietà -che dimostrava grandissima verso la sua vecchia madre. Maria, rimasta -sola di casa sua, non ebbe a domandare licenza a nessuno, tranne alla -padrona; e questa, tanto la vinceva allora la passione, senza dolore -lasciò che Maria l'abbandonasse, la quale poteva considerarsi come -l'àncora estrema di salvazione per lei; anzi la vide allontanare con -piacere, come persona di cui lo aspetto le riusciva importuno. Però, -secondo che le porgeva la sua natura veramente reale, ella non le fu -parca di doni: le dette in copia vesti, masserizie, gioie, e denari, e -dolci parole, e raccomandazioni che in ogni suo bisogno facesse capitale -di lei. Quando vennero al punto del dividersi, prevalse l'antica -tenerezza, e l'abbracciò tanto strettamente, che non pareva potesse -distaccarsi da lei, e pianse; -- ma un bacio ardente dello amore asciugò -subito cotesta lacrima, e Maria fu ben presto dimenticata. - -Maria all'opposto non seppe dimenticare Isabella, e non cessò mai di -recarsi giornalmente al palazzo per vederla: ma di cento volte le veniva -fatto di vederla una sola, imperciocchè le dicessero ora, che non -poteva; tale altra, ch'era assente; e la povera Maria se ne tornava -indietro mortificata, col cuore grosso, e gli occhi sovente lacrimosi, -ma non aveva fornita anche mezzo la strada, che scusava Isabella, -credeva vero il motivo del commiato, si dava torto per averne dubitato, -e si confortava nel presagio che sarebbe stata più avventurosa domani. -Il giorno appresso si rinnovava l'avventura, e a inacerbirle il -rammarico si aggiungeva il ricorrere che la gente faceva a lei per -essere raccomandata alla Isabella. Invano ella assicurava con mesto -sembiante oramai non potere più nulla sopra l'animo della duchessa: non -la credevano; pensavano volesse schermirsi da rendere servigio, e le -dicevano: «Sapersi, tanto lei quanto Isabella essere tutta una cosa, -un'anima in due cuori; quanto piaceva a lei, essa fare; quello che -voleva, potere: non ributtasse la preghiera della vedova e della orfana, -intercedesse e ottenesse; operasse cotesta carità, ricordasse essere -nata dal popolo; non insuperbisse; un giorno il Signore potrebbe provare -anche lei, e allora le sarebbe dolce pensare al bene che aveva fatto, e -potrebbe domandarne il compenso dal popolo, che glielo renderebbe -gratamente, conciossiachè ella sapesse che il popolo conserva viscere di -gratitudine.» - -Immaginatevi se cotesto era un dare delle coltella nel cuore alla povera -giovane: nonostante, come meglio poteva s'ingegnava, e nel suo segreto -si confortava nel pensiero, che se la duchessa le aveva tolta la grazia -sua, non se l'era in verun conto demeritata. - -Intanto Cecchino si era accomodato per lancia spezzata col signor Paolo -Giordano, che lo aveva condotto a Roma. Egli stette dubbio di menare -seco la Maria, ma considerando che da tutti a un tratto non poteva -essere abbandonata senza infamia la vecchia madre,[65] decise lasciarla, -molto più che sperava tornare spesso a casa. Ma la fortuna gli troncò i -disegni, che di mese in mese promettendo tornare, e non tornando mai, -aveva compiuto i tre anni; e in questo frattempo la madre con -inestimabile amarezza della moglie e di lui se n'era andata con Dio. -Allora Maria gli scrisse, che non restando altro che la tenesse a -Firenze, anzi essendole venuta in fastidio, voleva ad ogni patto -raggiungerlo a Roma; ma Cecchino le rispose, non si movesse, -imperciocchè il duca pochi più giorni potrebbe differire per mettersi in -cammino alla volta di Firenze, e sarebbero tornati in su tutti assieme; -non gli parendo bene, che ella donna sola si avventurasse al viaggio, -mentre le strade erano rotte da masnade intere di grassatori, e in Roma -stessa non si viveva sicuri. E la buona Maria, tolta la cosa con santa -pazienza, aspettava ogni giorno il marito. - -Era la sera del quattro luglio 1576, e la Maria se ne stava soletta -_traendo dalla rocca la chioma_, e in silenzio, dopo avere cantato -alcune ottave della canzone di Giosaffatte e Barlaam, e tutto lo -episodio della morte di Zerbino e d'Isabella, commoventissima -immaginazione di Lodovico Ariosto,[66] quando sentì battere alla porta -di strada. Trasalì come avviene a chi ha il cuore sollevato; balzò in -piedi, e tirata la corda della porta si recò a capo di scala con un suo -lume in mano, tra il sì e il no di vedersi comparire davanti il suo -Cecchino: invece ella vide entrare un uomo tutto nero, che messo il -piede dentro la soglia con molta avvertenza richiuse l'uscio, e poi -prese a salire gravemente le scale. Maria n'ebbe sospetto, ma come donna -animosa non si lasciando punto sopraffare dalla paura, guardando meglio, -ravvisò nell'uomo nero don Inigo, il taciturno maggiordomo della -duchessa. - --- "Buona sera, don Inigo; ben venuto: che miracoli sono questi?" - -Ed Inigo, con parole che ormai non ritenevano più dello spagnuolo, e non -per anche erano diventate italiane, le rispose: - --- "Dio vi guardi, señora Maria, e la Santissima Vergine del Pilar." -- -E continuava a salire: giunto in sala, si riposò alcun tempo, e -finalmente disse: - --- "La mia Señora mi manda a voi perchè verso la mezzanotte voi vi -troviate quanto più potrete cautamente alla porta segreta di fianco al -palazzo; picchierete due volte, e vi sarà aperto. Dalla Señora -apprenderete il resto: la quale si raccomanda a voi per la massima -discretezza, trattandosi di cosa ove ne va la morte o la vita. Buona -notte." - -Ed alzandosi, don Inigo com'era venuto se ne andava. - --- "Don Inigo, sentite, fermatevi un momento: volete _bagnarvi la -parola_? O che cosa sia questa? Gran Madre di Dio! levatemi di pena! se -ne sapete voi nulla, non mi lasciate in questa tribolazione...." - -Intanto don Inigo, arrivato in fondo della scala tirava su il -saliscendi, e mezzo fuori della porta si voltava a inchinare Maria; poi, -senza aggiungere verbo, tirato l'uscio a sè, scompariva. - -Rimasta sola, Maria cominciò a mulinare col cervello: e che cosa fosse, -e che cosa volesse, se bene, o male; ad ogni modo un gran segreto covava -li sotto; dunque Isabella le ritornava la confidenza antica? -Riacquistava la sorella amatissima? se l'avesse posta a parte di qualche -sua contentezza se ne sarebbe rallegrata; se di qualche suo affanno, -l'avrebbe consolata: proprio il suo angiolo custode l'aveva trattenuta -da partirsi per Roma; ed è pur troppo così, che non bisogna lasciarci -prendere dallo impeto della furia, che basta non esserseli meritati, la -fortuna a lungo andare ripara i suoi torti, e la città vi rende onore, e -gli amici tornano ad amarvi e a riverirvi a mille doppi di prima. E in -questi dilettabili pensieri diventata tutta lieta, non trovava luogo che -la capisse, faceva un gran rimestare di su e di giù per la casa; si -acconciò i capelli, si vestì da festa, e poi (conciossiachè io non -sappia quello che avvenga degli uomini delle altre parti del mondo, ma -in queste nostre contrade quando una gioia veemente ci occupa tutti, -forza è che prorompiamo nel canto) la Maria si dette a intuonare non più -Giosaffatte e Barlaam, non più il mesto episodio di Zerbino e -d'Isabella, ma la canzone: - - Vaghe le montanine pastorelle, - Donde venite si leggiadre e belle? - Vegnam dall'alpe presso ad un boschetto: - Piccola capannella è il nostro sito, - Col padre e con la madre in piccol letto, - Dove natura ci ha sempre nutrito. - Torniam la sera dal prato fiorito, - Che abbiam pasciute nostre pecorelle,[67] - -con quello che segue; e tutto le veniva terminato presto, sicchè l'ora -le pareva che fuggisse innanzi a lei come la farfalla al fanciullo -quando smanioso la perseguita, ed ella volando di ramo in ramo della -siepe, sembra che si prenda giuoco di lui. Finalmente le ore batterono, -e Maria porgendo intentissima le orecchie le contava con le dita stese -su per le labbra; ma si confuse nel novero: stette più avvertita al -ritocco; se non che anche questa seconda volta i latrati di un cane per -la via le interruppero la successione dei suoni, e si rimase sapendone -quanto prima: si fece alla finestra per domandarne a qualcheduno che -passasse; non vide persona: si attentò battere alla parete per -interrogarne il vicino, e questi, che forse in quel punto pigliava -sonno, stizzoso per essere disturbato rispose acerbo: -- "Non lo so." -- -Parendo a Maria patire niente meno di San Lorenzo sopra la brace, -arrovellata dalla curiosità, deliberò andare, e nel caso di troppa -fretta avrebbe aspettato all'aria aperta, passeggiando; imperciocchè dal -caldo grande, e dalla impazienza grandissima, stando in casa gliene -veniva un martirio da non poterlo in verun modo sopportare. Però la -impazienza non era meno veemente dall'altra parte; conciossiachè giunta -che fu alla porta segreta, e bussato appena la prima volta, le si aperse -davanti, e vide madonna Isabella seduta sopra l'ultimo scalino di -pietra, bianca in volto come un voto della Santissima Annunziata, con un -lume ai piedi, che parte della persona le illuminava, e parte lasciava -nelle tenebre. Isabella veduta Maria si alzò, e senza profferire parola -le strinse affettuosamente la destra, e se l'accostò al cuore, e tolto -il lume cominciò a salire la scala rischiarandole i passi. - -Giunte nella stanza, Isabella depose il lume presso alla culla di un -pargolo. Maraviglia a vedersi era il lavoro della culla tutta messa ad -oro; maraviglia la coperta di velluto trapunta di bei fogliami di oro; -di seta e di oro le fasce donde uscivano lembi di trine d'inestimabile -valore. Chi ha veduto nella galleria del palazzo Pitti il ritratto di -Leopoldo de' Medici infante che poi fu cardinale, di leggieri si formerà -idea del come fosse questo fanciullo addobbato; ma la maraviglia a -vedersi maggiore era certamente il fanciullo stesso, oltre ogni credenza -leggiadro. Lo sguardo di Maria corse subito sopra cotesta creatura, e -vedendola tanto vezzosa, prese a vagheggiarlo, siccome le donne -costumano, in questa maniera: - --- "E chi sei, bel fanciullino? Gesù! Quanto egli è caro! E chi ti ha -fatto questi occhietti? E come ti chiami? Mettendoti due ali, parresti -uno angioletto di amore.[68] Su via, sta lieto, ridi un po', mostrami i -bei dentini." - -E qui postogli l'indice sopra la fossetta del mento lieve lieve lo -vellicava, e il pargolo si pose a ridere festoso e alzava le manine al -volto della Maria, quasi volesse renderle le carezze. - -Isabella muta, ma in parte sollevata dalla immensa mestizia che la -opprimeva, si stava considerando quella scena commovente; pure alla -fine, come la urgenza dei casi desiderava, così prese a dire: -- "Vedi? -Questo bel capo in breve compresso dentro una mano di ferro, o battuto -contro la parete, o calpestato andrà in frantumi: questi occhi -schizzeranno fuori dai cigli rovesciandosi giù per le guancie; queste -membra tenerelle e candidissime in breve diventeranno una massa informe -di carne insanguinata...." -- - --- "Ohimè! E chi sarà il rinnegato che farà questo? Chi mai ardirà -l'orribile misfatto nel palazzo Orsini?" - --- "L'Orsini." - --- "Io non capisco. Il signor duca mi parve sempre cavaliere onorato, e -cristiano...." - --- "Questo fanciullo è mio, e non del mio marito.... intendi!" - --- "Misericordia! -- Ma perchè siamo cristiani se non se per perdonare? -Confidate in Dio; confidate nella virtù del pentimento, gettatevi ai -piedi del vostro marito...." - --- "Egli ucciderà me e lui...." - --- "Gittatevi ai piedi del vostro fratello...." - --- "Egli ucciderà me e lui...." - --- "E chi ve lo ha detto? Voi sospettate troppo: e' non mi pare bene -credere capaci uomini battezzati di tanta enormezza...." - --- "Ah! Maria, gli uomini sono disamorati e crudeli. Essi vogliono amare -noi quanto loro piace; ma se noi cessiamo amare loro, questo dicono -delitto, e come delitto acerbissimamente puniscono. Giordano, che dove -io mi morissi consunta di amore per lui non si sarebbe mosso da Roma -neppure per dirmi: -- Vattene in pace, o anima affannata, -- volerà come -saetta a trucidare me e questa creatura, perchè io ho dimostrato non mi -curare di lui..." - --- "Tal sia del duca; i fratelli però...." - --- "I fratelli hanno preso un'ombra, ch'è vanità, e chiamarono onore. -Essi che vorrebbero soverchiare tutti, e in tutto, si sono resi schiavi -di questa vanità, ne hanno fatto un codice, che citano senza requie: ma -le carte sono affatto bianche; ognuno vi legge quello che la passione -gli detta: una cosa sola vi apparisce significata mercè di caratteri di -sangue, e questa cosa è morte...." - --- "Ebbene, se non si trova più misericordia nel mondo, fuggite, -riparatevi in qualche riposto asilo dove chiederete perdono del vostro -fallo al Signore, il quale certamente vi perdonerà...." - --- "Io non posso partire, nè voglio: io mi sento colpevole, e non -intendo sottrarre il mio capo alla pena che mi verrà destinata; io non -so più che cosa farmi di una vita piena di rimorsi, di una vita -contaminata: di ora in avanti, se mi avvenga incontrare la faccia -altrui, bisognerà che io abbassi la mia; -- e una figlia di principe che -portò corona, deve aborrire dalla vita quando l'è forza declinare la -faccia rossa di vergogna.... Ma quale ha colpa questa creatura? Ella è -innocente: deve la mia causa separarsi dalla sua. Questo pargolo ha da -essere salvo...." - --- "E lo sarà." - --- "O Maria, così favellando mi dai l'unica contentezza di cui oramai è -capace la dolentissima anima mia. Prendilo.... è tuo.... e come tuo lo -salva...." - -E così dicendo, tolto il fanciullo, glielo pose sopra le braccia. Il -pargolo, a cui lo aspetto della Maria era già riuscito grazioso, alzando -le mani verso il viso di lei, pareva che anch'egli come sapesse meglio -la supplicasse; e Maria baciandolo con affettuosissima passione -favellava: - --- "Sì, mio bello angiolo, non pensare, che io ti salverò. -- Sì, che tu -non morrai; tu hai da vivere, hai da essere lieto; e se gli uomini sono -crudeli, le donne sanno essere pietose: e riusciamo noi meglio di loro, -perchè Dio aiuta la pietà, e odia i cattivi...." - --- "Maria, io non mi aspettava meno dallo amore che sempre mi hai -portato svisceratissimo, e porti. Iddio e la tua coscienza ti dieno per -la buona opera quel rimerito che io nè in parole nè in fatti non potrei -renderti mai. Io lo confesso, nei giorni della mia colpa ti allontanai -da me; come importuna mi venisti in fastidio. Non adontartene: l'uomo -cadrebbe mai in fallo, se non cacciasse lontano da sè il suo angiolo -custode? -- Tu mi vedi punita abbastanza del mio errore con la presente -miseria; e per satisfarti intieramente, come me ne corre l'obbligo, -Maria, io te ne chiedo perdono...." - --- "O dolce signora mia, che parole sono queste? Voi mi volete fare -piangere, e qui abbiamo mestieri di animo fermo e risoluto. Orsù, ditemi -quello ch'è da farsi. La notte e il silenzio copriranno di mistero le -cose; nessuno le saprà, e voi pure vivrete." - --- "Ecco: io presaga della ottima mente tua avevo apparecchiato quanto -bisogna. -- In questo forziero troverai gioie e moneta sufficiente per -formare uno stato. -- Se il fanciullo vivrà, voi le adopererete per -allevarlo come conviene; se a Dio piaccia chiamarlo a sè, le terrete per -voi. Questa è una lettera che confido solennemente alla tua segretezza. -Allora quando sarai giunta in Parigi, la rimetterai proprio in mano a -madama Caterina regina di Francia...." - --- "Parigi! Francia! Che mi parlate voi? Io non credeva mai questo." - --- "O che cosa credevi?...." - --- "Ma!... portarmi meco il fanciullo; mutare di strada, ridurmi ad -abitare qualche casetta oltrarno, e quivi dare ad intendere che il -figliuolo fosse mio...." - --- "Ciò tornerebbe a nulla, perchè cercheranno questo innocente -coll'ardore del segugio lanciato dietro alla fiera, e mentre lui non -salveresti, tu correresti pericolo. Con bene altri argomenti vuolsi -difendere questo caro capo: appena lo spazio di mille miglia tra i suoi -persecutori e lui potrà dargli salvezza...." - --- "Ah! signora. Io non posso abbandonare Firenze...." - --- "Come, non puoi? Ti penti forse del dono? Vuoi tu mancarmi di fede?" - --- "Signora, voi sapete ch'io sono donna altrui. Mio marito si trova -lontano: ora, come posso io partirmi onestamente senza il suo volere? -Come abbandonare una terra ch'egli non volesse abbandonare? Se tornando -egli, e sapendomi partita, il suo amore per me si convertisse in odio, e -dicesse: -- Poichè se n'è andata, stia con Dio: -- se, fattami randagia -pel mondo senza di lui, egli dubitasse dello amore ch'io gli porto -grandissimo, e della fedeltà che sempre gli ho conservata, e mi -disprezzasse.... Ahi me misera! Io mi sentirei morire, io certamente ne -morrei di dolore...." - --- "Tu ami assai questo tuo marito, o Maria?" - --- "E come non lo dovrei amare io? Quando derelitta da tutti sopra -questa terra; morti i genitori, senza parenti, discacciata da voi, io -supplicava Dio che mi chiamasse a sè, perchè ogni motivo di vivere mi -era venuto meno, e non mi esaudendo il Signore, sentivo sprofondarmi -nella disperazione; questo amatissimo giovane ebbe misericordia di me, e -mi disse: -- Vieni, povera derelitta; agguantati al mio braccio; noi -faremo insieme il viaggio della vita: se cerchi amore, io ti offro un -cuore capace di amare: -- ed io mi vi appigliai come San Pietro alla -veste di Cristo quando gli parve pericolare sopra il mare; e fui salva, -e la vita mi piacque, e tuttavia mi piace, però che io senta di piacere -a lui.... al mio marito.... al mio sposo.... alla unica mia consolazione -sopra la terra...." - --- "Te beata! Ma assicúrati, Maria; io starò sopra gli avvisi appena ei -torni; e allora o farò in maniera di favellargli io medesima, o manderò -un religioso di santi costumi e di dolce facondia che lo sappia tutto -raumiliare, e gli faccia toccare con mano la tua buona e pia opera; -cosicchè, se egli ama la virtù, come dev'essere amando te, non solo non -ti porterà rancore, ma dove prima ti amava una volta, adesso ti amerà -mille..." - --- "Voi dite bene, voi; ma se non poteste favellargli, o mandare; -- se -nell'amarezza del caso improvviso, preso da passione si guastasse, o se -cadesse infermo... Ahimè! Io tremo tutta in pensando ch'ei potesse -infermare, e non avere la sua Maria a canto al letto, che lo -custodisse..." - --- "Io ti giuro sopra l'anima mia, che farò avvisarlo prima che passi le -porte di Firenze: non temere, io mi lego con parola di principessa, e di -cristiana..." - --- "Ma quando io potessi credervi sopra questo punto, Isabella, come -sopporterei di bandirmi perpetuamente dalla patria?" - --- "E che cosa trovi adesso che ti piaccia in questa nostra terra? Lo -spirito della repubblica vi è irrevocabilmente cessato, non come fiamma -spenta per forza, ma come fiamma che abbia consumato ardendo anche il -verde della candela. La più parte degli spettabili cittadini erra, o -spontanea o costretta, in mesto esilio, sicchè può dirsi di Firenze -quello stesso che si diceva di Pisa dopo la sconfitta della Meloria, che -per vedere Pisa era forza andare a Genova. -- In Lione e in Parigi tu -incontrerai il fiore della cittadinanza nostra. -- Le fabbriche regie e -i tempii in Francia o superano, od agguagliano i nostri. Colà come qua -la terra produce frutti giocondi; colà come qua il sole e le stelle -mandano la benedizione dei raggi; colà come qua si ama, si odia, e si -nasce, e si vive, e si muore, e Dio esalta gli umili, e prostra i -superbi, e ascolta la preghiera delle anime innocenti come la tua..." - --- "Sì, ma delle immagini a me piace supplicare in città davanti quella -della Santissima Annunziata, e in campagna davanti a quella -dell'Impruneta; -- sì, ma l'organo non mi esalta se non n'echeggiano i -suoni per la volta di Santa Maria del Fiore; quel soavissimo rezzo -vespertino non mi rinfresca se non mi percuote la faccia tra il Duomo e -San Giovanni. O mia signora, io quando vedo un tronco di albero tagliato -alla radice, mezzo sepolto nel fango, diseredato oramai di fiori e di -frutti, e le migliaia di formiche che vi correndo sopra lo rendono -fastidioso e vuoto, penso tra me: tale ha da essere lo esule. E poi, io -amo vedere le facce consuete, amo dire, se qualcheduno mi nasce accanto: --- È figliuolo di Ginevra, o di Laudomine; -- se muore: -- Dio riposi la -buona anima di Giulio, di Lapo, di Baccio; -- ma fuori di casa ti senti -sempre intorno alle orecchie: -- è figliuolo del forestiero, è compagno -del forestiero; -- e senza punto volerlo, non rifiniscono mai di farti -capire che non sei nulla costà, e non appartieni a cotesta terra; e ben -per te se ti concedono che tu beva dell'aria loro, che alla loro luce -t'illumini, al sole ti scaldi. Chi mi darà ascoltare più lo idioma nel -quale la mia madre dolcissima mi garriva inerte, diligente mi lodava? -- -E quando ogni altra cosa in terra straniera non fosse per venirmi meno, -chi mi darà potermi inginocchiare sopra la lapide che cuopre le ossa dei -miei genitori, e pregare loro _de profundis_? -- Nelle tribolazioni -della mia vita, allorchè mi pareva ogni cosa mi abbandonasse, io mi -condussi sopra il sepolcro dei miei padri, e mi dolsi con loro della non -meritata fortuna, pregandoli ad accogliermi nella eterna pace: allo -improvviso mi sembrò ascoltare una voce, e la udii certo, che mi -consolava dicendo: -- Non disperare, continua il tuo cammino nella via -del Signore, che già sei presso al termine dei tuoi martirii." - -Isabella, mentre Maria discorreva, mutò con subita vicenda di colore più -volte: allo improvviso le si gettò ai piedi, e forte abbracciandole le -ginocchia, così prese a dire: - --- "Maria, per le ossa dei tuoi parenti, e per la salute della mia anima -e della tua, non mi negare quanto mi avevi promesso. Vedi una madre -senza fine desolata; vedi se mai fu dolore uguale al mio: io non lascio -le tue ginocchia, se non mi dai pace; io non leverò la mia faccia dalla -polvere, finchè tu non abbi pronunziata la parola di vita. Tu tornerai -un giorno in questa terra che ti è sì cara, e questo giorno non si farà -troppo aspettare, imperciocchè coloro che vogliono la mia morte mi -seguiranno presto dentro al sepolcro. -- E tu, infelice prima di sapere -infelicità che cosa sia, leva le mani, e supplica questa donna, che sola -ti può conservare la vita. Io non posso nulla per te; lo starmi accanto -ti reca certissima morte... Maria!... Maria! così ti usi la Madonna -misericordia al capezzale del letto, come tu adesso la userai con me! -- -Pietà di una madre che sta per vedersi trucidare un figliuolo su gli -occhi.... mercè per Dio....!" - -E vedendo come la Maria esitasse incerta di quello che aveva a fare, -drizzatasi come furente, prese sotto il braccio il fanciullo, che trasse -doloroso vagito, e s'incamminò risoluta verso i balconi: - --- "Poichè," mormorava convulsa "poichè non mi è riuscito salvarti, -nemmeno io ti vedrò morire: noi moriremo insieme; di ambedue noi -raccorranno le membra sfracellate. Maria, rimanti con Dio. -- Contro di -te non parli il parricidio, che tu potevi impedire.... Via da questo -mondo dove la virtù è crudele, crudele l'odio.... tutte le cose -scellerate, e crudeli..." - -Come persona, che dopo avere tra il sì e il no duramente conteso, si -risolve a un partito, Maria corse dietro a Isabella, e afferratala per -la vesta esclamava: - --- "Ebbene, io partirò.... per Francia...." - -E Isabella gittatole un braccio intorno al collo, singhiozzava senza -potere profferire parola. Riavutasi alquanto dalla veemente commozione, - --- "Rompiamo ogni indugio," parlò, "avvegnachè l'ora si avvicini." -- E -sfasciava il fanciullo dagli addobbi di velluto, e le fasce, e le trine, -e il tappeto pose nella culla dorata, poi accese il fuoco nel camino, e -vi gettò sopra ogni cosa. - --- "Sieno distrutti questi addobbi per sempre: non ti farebbero fregio, -ma vergogna; tu devi dimenticare la tua origine. Figlio del peccato, ti -basti se la colpa dei genitori non sarà punita fino in te. Maria, io ti -auguro che ti riesca figliuolo dilettissimo, e tu certo così lo terrai; -imperciocchè noi amiamo le creature per gli affanni che ci costano, e -pei beneficii che loro facciamo; e tu cominci a farne tale uno per lui, -che bene possiamo col cuore comprendere, non già con le labbra -significare. -- Maria, egli ti sarà l'orgoglio della vita, il sollievo -della vecchiezza: ecco io ti cedo tutti i diritti di madre, che saprai -adoperare molto meglio di me. Tu li eserciterai innocente, e con benigno -sguardo del cielo, essendo pietà in te quello che in me sarebbe colpa; --- però da qualunque origine si dipartano, sacri e santi diventano i -diritti di madre. Tu lo alleverai nel timore di Dio: fa che sia umile e -mansueto; a lui non convengono sensi superbi. Vigila attenta che non gli -s'insinuino nel cuore consigli feroci.... -- Tu non gli dirai come -nacque, e ahimè! neanche chi gli fu madre: egli mi disprezzerebbe, e -l'onta dei figli pesa sopra l'ossa dei genitori più grave della lapide -di marmo. -- Se poi un giorno tu lo conoscerai, come spero e desidero, -inchinevole alla compassione... se allora volesse sapere ad ogni modo la -sua madre chi fosse, tu gli dirai: -- Una infelice! -- Maria, io ti -scongiuro che tu gli raccomandi di non lasciare mai questa crocellina di -perle ch'io mi levo dal collo, e la metto al suo... Guarda di bene -tenerlo a mente, perchè questo è il mio testamento, e queste sono le -parole novissime che io ti parlo. -- Addio, sangue mio, perdonami la -vita che io ti ho dato; perdonami la colpa in che io ti ho generato... -Addio... per non vederti mai più... forse in paradiso un giorno. Ma come -posso sperare che Dio mi rimetta il peccato? -- Io piangerò giorno e -notte, io espierò il mio fallo col sangue, e la giustizia placata non -impedirà che la misericordia congiunga in cielo quanto il misfatto -separò sopra la terra. -- Ma, e mi perdoni il voto la Madre di Cristo, -se in un luogo oltre questa vita noi non potremo essere uniti, tu, -figlio, abbi il paradiso: nella eterna miseria tornerà di qualche -conforto alla madre tua saperti beato nelle sedi celesti. -- Maria!... -prendilo... io non lo benedico per paura che la mia benedizione non sia -per recargli sinistro augurio..." - --- "Povera donna! Beneditelo, beneditelo, chè il Signore assisterà alla -vostra benedizione come a quella di un santo..." - --- "Lo credi, Maria, davvero?" - --- "Così Dio abbia la mia anima come io lo credo...." - --- "Signore, purifica per un momento le mie mani, ond'io possa benedire -questo capo innocente!" esclamò Isabella levando gli occhi al cielo, e -mentalmente orando. Allora parve venirle dall'alto, e certamente le -venne, una virtù, che le si diffuse nel volto a modo di raggi. Stese -fiduciosa le mani sopra il fanciullo, e proseguì: - --- "Va, figlio mio, io ti benedico...." - -Ciò detto, prese il lume tutta tremante, e continuò: - --- "Andiamo: prima che aggiorni verranno a prenderti a casa, e sarai -condotta a Livorno, dove una galera ti aspetta. Andiamo, chè il subito -non mi pare presto abbastanza." - -Maria prese il fanciullo, e lo coperse con un panno bruno. Isabella la -precedeva rischiarandola come fece al venire. -- Arrivata in fondo della -scala, alzò più volte la mano per aprire, e parve non potesse; ma ad un -tratto un nuovo pensiero cadutole in mente le ridava la prima forza, e -costanza. - --- "Un bacio... un altro bacio... un altro ancora.. Maria... Figlio -mio... per sempre addio..." - -Maria la baciò piangendo, e uscì ratta ratta rasentando i muri con -frettolosi passi. - -Isabella rifinita di angoscia lasciò cadersi sopra gli scalini, e -appoggiò la fronte sopra la pietra; ma la sua fronte era più fredda -della pietra. - - ---- - -[64] MS. Capponi. - -[65] La età di nostra madre mi percuote - Di pietà il core, che da tutti a un tratto - Senza infamia lasciata esser non puote. - - _Ariosto_, _Satira_ I. - -[66] L'Ariosto era comunissimo in Italia in quei tempi; adesso nelle - campagne ne conoscono appena il nome. Montaigne, che viaggiava la - Italia nei tempi del granduca Francesco, scrive nel Tomo III dei - suoi Viaggi, p. 172: «Considerai tre cose: di vedere la gente di - queste bande lavorare, chi a batter grano, o acconciarlo, chi a - cucire, a filare, la festa di Domenica. La seconda, di veder questi - contadini il liuto alla mano, e _fino alle pastorelle l'Ariosto in - bocca_. Questo si vede in tutta la Italia. La terza, di veder come - lasciano sul campo dieci, e quindici, e più giorni il grano segato, - senza paura del vicino.» -- Pare che a quei tempi i Francesi - fossero più ladri di noi.... - -[67] Poliziano, Canzone nella raccolta del Padre Affò. - -[68] Mettigli l'ale, è un angiolel di amore. - - _Perticari_ - - - - - CAPITOLO SETTIMO. - - - LA GELOSIA. - - - Che dolce più, che più giocondo stato - Saría di quel di un amoroso core? - Che viver più felice e più beato, - Che ritrovarsi in servitù di Amore? - Se non fosse l'uom sempre stimolato - Da quel sospetto rio, da quel timore, - Da quel martír, da quella frenesia, - Da quella rabbia detta gelosia. - - Questa è la cruda e avvelenata piaga - A cui non val liquor, non vale impiastro, - Nè murmure, nè imagine di saga..... - - _Ariosto_, XXXI. - - -«Beati i poveri di spirito, perciocchè il regno dei cieli è per -loro»[69] -- Queste sono parole di Cristo, e quantunque io non dubiti -punto che non sieno state apprese nel profondo consiglio col quale -furono dettate, nonostante mi piace alcuna cosa discorrere, non sopra -loro, che non hanno mestieri di commento, ma dietro la scorta di loro. --- L'uomo pertanto ha da sfuggire delle scienze quella che lo fa -dubitare. Egli deve amare primamente, ma dirittamente, sè, poi la -famiglia, poi la patria. Sonovi state, e forse sono tuttavia anime -cosiffatte, che la patria sopra sè stesse amano; ma chi guarda sottile, -comprende che alla patria sagrificando la vita, oltre la quale le altre -cose paiono contennende o di piccolo pregio, a cotesto sacrificio le -persuase una immensa cupidità di laude, una libidine irrefrenata di -fama; insomma la propria rinomanza amarono meglio della propria vita. -L'anima nostra non ha da essere menade, nè baccante per le contrade del -sapere; la scienza conosce le sue orgie funeste più assai di quelle -della dissolutezza: non sempre dalla sua urna scaturiscono chiare, -fresche, e dolci acque; qualche volta avvelenano. L'albero della scienza -non solo non è l'albero della vita, ma il Signore ha detto all'uomo: -«Non mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, -perciocchè nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai».[70] -- -L'uomo che ha veduto troppo, come Delia contemplando il Sole, è rimasto -per soverchia luce acciecato; il suo cuore diventò cenere; a nulla si -esalta, in nulla ha fede: virtù, delitti, rettitudine e vizi, suonano -una medesima cosa per lui, frutti dolci in una contrada, attossicati in -un'altra; colpa della terra e del clima: l'anima è un sospiro che cessa -coll'agonia; la patria, il luogo dove posiamo giorno per giorno la testa -riparata dalla procella; un nome, Iddio. - -L'uomo deve contentarsi di stare al _quia_; ove egli si ponga così -all'avventura peregrinando attraverso le regioni del sapere, i mali che -gli ridonderanno da questo suo errare irrequieto, non gli riusciranno -punto minori di quelli ci vengono dal continuo andare randagi per lo -mondo fisico. Questo gli torrà la famiglia, gli amici e la patria; -quello la fede e gli affetti. Giobbe bene a ragione assomiglia la -soverchia sapienza ad un mucchio di cenere, dacchè veramente ella sia -reliquia infelicissima di un fuoco che non si accenderà mai più. Io l'ho -pur detto di sopra: il Creatore avrebbe dovuto sospendere la verità alle -volte del firmamento come unico luminare: allora nessuno avrebbe -dubitato sopra la luce e il calore benefico di lei, come forse avviene -del Sole; e ho detto _forse_, conciossiachè non sia mancato chi -dubitasse essere il Sole una massa di fuoco, e lo pretendesse piuttosto -un cumulo di ghiaccio imprimente un moto di rotazione alle molecole -dell'aria: -- la quale opinione è tedesca. -- Aasvero l'ebreo errante -comprende il simbolo di questa agonia insaziabile di sapere: egli -cammina, cammina per lande deserte, per sabbie infuocate, per campi -nevosi; egli ha veduto la cupola di San Pietro, le moschee di -Costantinopoli, i tempii di Brama, quelli di Budda; ha veduto adorare -cani, bovi, coccodrilli, e serpenti; ha veduto inalzare alla dignità di -Dio fino le cipolle![71] sacrificii incruenti, sacrificii di sangue, e -vittime umane; tutto insomma ha veduto; quello che sapeva ha -dimenticato, quello che ha appreso non basta a placare la superba febbre -della sua intelligenza; quello che vorrebbe sapere per fare paga -l'ardente sete, sta chiuso dentro l'urna del destino: aborre tornare a -casa, perchè nessuno ve lo aspetta; i suoi parenti sono morti, le -generazioni hanno dimenticato il suo nome; egli non ama nessuno; nessuno -lui; rifiuta amici, repudia affetti, e rifugge da legare lacci, che -scioglierà domani. Forse nel gran giorno in cui Dio rivelerà la eterna -sua faccia alle moltitudini delle cose create si quieterà la sua agonia, -e Dio gli darà pace, non perchè abbia amato molto, ma perchè molto ha -sofferto.[72] - -_State contente, umane genti, al quia;_[73] -- altrimenti voi vi -sentirete crollare sotto i piedi la terra, sprofondare sopra la testa le -volte dei cieli. Voi crescete educate nella suprema idea di un Ente -animatore col soffio della sua bocca immortale quanto ha vita nello -universo; che rompe come canna fragile il persecutore, e ripara sotto lo -immenso suo manto l'oppresso: e tu errando troverai popoli che Dio non -conoscono nè adorano, o si fanno Dio di cani, serpi, bovi, elefanti, e -cipolle, e spesso di un mostro tremendo di forme, ma più tremendo assai -pei riti sanguinosi. Ti sembra pietà custodire il padre infermo e -canuto, confortarlo nei momenti estremi con ogni maniera di amorevoli -ufficii, e comporgli in pace le spente palpebre: eppure furonvi, e vi -hanno anche popoli, ch'estimano filiale misericordia strappare i padri -dai letti dolorosi, sospenderli a un ramo attraversato a due alberi, e -acceso sotto un gran fuoco, girare attorno gridando: -- il frutto maturo -bisogna che caschi, -- finchè il vecchio non cada, e si consumi dentro -le fiamme.[74] E tu padre delle nostre contrade, qual mai soffriresti -supplizio per non vedere morire, o strappare dalle tue braccia gli -amatissimi figli? In China si offrono i figli pasto ai cani, o si -gettano alla riviera. In Affrica li vendono, e testimonio Clapperton, -non volendo egli comperare due negri che la madre gli offeriva, prese -costei a maledirli, e a percuoterli, come quelli che dovevano essere -stregati perchè disprezzati dal bianco.[75] Pietà tra noi comporre -gl'incliti estinti dentro monumenti egregi per materia e per lavoro, -altrove pietà pascersi delle membra dei cari defunti. Rimorso e odio -pubblico aspettano quaggiù l'uomo crudele, che potendo non soccorse al -pericolante nell'acqua; in China, rimorso e rampogna aspettano colui che -salva il naufrago. Leggi, e pene, e giudici noi abbiamo contro il furto, -e tanto più lo puniamo, quanto più vi adoperarono ingegno, o destrezza; -gli Spartani avevano premii pei ladri; e più larghi, quanto meglio si -dimostravano arguti. Nel paese dei Battas lo adultero còlto in fallo -diventa preda del marito offeso, che lo lega ad un albero, e convita la -parentela a mangiarlo: ogni commensale si accosta per ordine di dignità, -e taglia il pezzo che meglio gli talenta; il marito sceglie primo, ed è -giusta, e per quanto leggiamo, come parte meglio saporosa, si riserba le -orecchie; in altre contrade il marito offre la moglie a cui primo gli -giunge per casa, come dono ospitale: e se questo avviene adesso tra -popoli da noi chiamati barbari, gli Spartani, solenni maestri di -civiltà, lo costumavano una volta, allo scopo che dalle proprie mogli -uscissero uomini gagliardi per la difesa della patria. Vereconda cosa -sono i connubii presso gli uomini, e presso gli Dei; imperciocchè il -divino Omero racconti come lo stesso Giove circondasse di una nuvola -impenetrabile agli occhi dei mortali e dei celesti i suoi abbracciamenti -con Giunone. Sir Bank ci narra avere veduto nei suoi viaggi un simile -atto esercitato in pubblico, e con molta cerimonia costituire il rito -dell'adorazione di certi popoli selvaggi, al quale assistevano con tali -manifestazioni di pietosissimo zelo, da richiamare sopra il ciglio -lacrime di tenerezza; e tanto basta. - -Nè già crediamo che di cosiffatte immani costumanze le genti presso alle -quali si praticano non sappiano porgere, male o bene, la ragione. Non -credono perchè non comprendono; astrattezze fuori dei sensi non arrivano -a concepire, quindi le rifiutano. Presumerebbero, gli stolti! che Dio si -dimostrasse come un teorema di Euclide sopra la lavagna: per religione -vorrebbero un'algebra; per altare, l'aritmetica; per sagrificio votivo, -un conto fatto in regola; per sacerdote, un computista. Estimano pietà -troncare una vita diventata oramai irremediabile dolore; il proprio seno -reputano più decoroso sepolcro, che la terra o i marmi non sono; -temerario consiglio rompere i disegni della natura; utili alla -repubblica i cittadini educati per tempo nei sottili accorgimenti; -bellissima cortesia mostrarsi così amico dell'ospite, da offerirgli la -cosa più caramente diletta. Peregrinate; apprendete, e mentre vi punge -il desiderio di raccogliere fiori da tutto lo universo per inebriarvi di -voluttuose fragranze, ecco insinuarvisi nel cuore il mal verme del -dubbio, che ve lo imputridisce. Il cuore scettico è morto; ma siccome la -mente vive, così noi sembriamo come gente sopravvissuta a noi stessi: -custodi quasi dei nostri sepolcri. -- In verità, io vi consiglio a -starvi contenti al _quia_. Amate molto, leggete poco, e leggendo, più -che altro vi aggradi la poesia, vino purissimo dell'anima, licore -prezioso che emana da fontane celesti. -- E qui notate ch'io parlo -dell'alta poesia, figlia della mente infiammata dal cuore, conciossiachè -anche la poesia che scende unicamente dallo intelletto generi dubbio. -Chi più sarebbe stato avventuroso del Byron? Quali mai creò la natura -poderosissime ale, che meglio delle sue valessero a volo smisurato? Chi -ebbe maggior cuore, chi miglior mente di lui? -- Ma egli volle vedere -troppo, troppo conoscere, troppo sottilmente indagare la genesi degli -affetti; nuovo Atteone, porta la pena delle temerarie investigazioni; i -suoi stessi fidatissimi veltri lo perseguitano, e lo lacerano. Quasi per -vaghezza volle aggiungere la corda del dubbio alla sua lira; parve a -lui, che si allargasse la copia dei suoni svariati, e s'ingannò: cotesta -corda gli tagliò le dita peggio del filo di un pugnale. Consiglio -sapientissimo fu quello dell'Eforo, che ruppe con la scure la nuova -corda aggiunta alla lira argiva. Tre furono le corde della lira di -Olimpo e di Terpandro, quando accompagnarono i canti di Dio e della -umanità; dodici di quella di Timoteo, quando cantava al convito di -Alessandro e di Taide, onde ne usciva la infamia di lui, che si era -acquistato il nome di magno, e lo incendio dell'antica Persepoli; e tre -saranno le corde di qualunque lira, che intende a condurre la umanità -per quanto vi ha di onorato e di grande sopra la terra, alla patria -eterna dei cieli: -- queste corde poi sono, _amore, fede e speranza_. - -Ma come entra tutto questo nella mia storia? -- Voi vedrete che ci entra -benissimo; imperciocchè proseguendo vi sarà manifesto come povere genti, -timorose di Dio, e ferme nei precetti della carità cristiana, vi -somministreranno esempii di virtù, che ormai voi ricercate invano presso -uomini o di maggiore ingegno, o di più larga istruzione dotati. - -Giordano in compagnia di Cecchino e di Titta si erano ridotti, studiando -i passi, al casino di San Marco. Pensavano questi due servi potersi -ristorare di cibo e di bevanda, e dare alle membra stanche pur -finalmente riposo; ma s'ingannarono. Giordano appena entrato si lasciò -cadere sopra la prima seggiola che gli si parò davanti, e quivi stette -immobile alcun tempo con gli occhi chiusi; dipoi alzò la destra verso la -fronte, e ve la tenne come se temesse che gli si fosse spezzata, e -mormorava tra sè: - --- "Qui avvelena ogni cosa! Qui respiro un'aria di delitto! Mi hanno -versato l'inferno nell'anima! Orsù, voi Titta e Cecchino; qui abbisogna -adesso che compariscano intere la fedeltà, la prestanza, e la -discretezza vostre. Andate al mio palazzo; presentatevi a madonna la -duchessa; avvertitela.... no.... aspettate.... Da scrivere...." - -E il custode del casino, prontissimo esecutore degli ordini ricevuti, -portava quanto gli veniva richiesto. Giordano agitato com'era si provò a -scrivere, ma la mano tremante gli negava l'ufficio: voleva affrettarsi, -e non gli riusciva; gli bisognò posare. Tornò più quieto a scrivere -brevissime note, che suggellò, e porse a Titta, continuando lo -interrotto discorso: - --- "Non l'avvertite di nulla: porgetele questa lettera, e le direte -precedermi voi di uno o due giorni. Io non sono a Firenze; -- badate -bene. In casa osservate attentissimi ogni atto, ogni detto notate, e -quando avvenga o si dica cosa che per poco vi paia importante, venite -cautamente a referirmela. Io non mi muovo di qua. -- Andate, siatemi -fedeli, non mancate al vostro signore: in breve saprete.... saprete -quello che non avreste voi dovuto sapere mai.... e quello.... pur -troppo! che non avrei mai dovuto dirvi io...." - -E con un cenno della mano gli accomiatava. I servi, piegata la persona -ad atto di ossequio, si dipartivano. - -Venuti sopra la strada, e mutati forse cento passi, Titta prese a dire -così: - --- "Spero che la fortuna consentirà alla fine di lasciarci cenare: -abbiamo sofferto in questa nostra cena più sinistri che lo imperatore -Carlo nel suo regno...." - --- "Io poi penso, anzi pensava, ed ho deliberato in questo momento di -abbandonare il soldo del duca, e ricondurmi qui presso a casa mia." - --- "Domine aiutalo! Avresti per avventura perduto il cervello? Talvolta -lo fa, quando camminiamo di questi giorni sotto la sferza del sole...." - --- "Io non ho perduto il cervello, Titta; non l'ho perduto. Vedi, quando -m'ingaggiai per lancia spezzata col signor duca, io lo feci per le -ragioni che or ti dirò. Mio padre si era trovato ai tempi della -repubblica, e mi donava un mal dono, perchè invece di accomodarmi -l'animo ai tempi, non rifiniva mai di favellarmi del signor Giovanni -delle bande nere, del Giacomino, del Ferruccio e di altri tali, per cui -mi entrava la febbre addosso di menare le mani, parendomi che anche -dentro di me la natura avesse cacciato qualche cosa; ma dove potessi -sfogare questa smania io non vedeva: la guerra di Siena era finita, e -poi mi sarei piuttosto tagliato le mani, che unirmi agli strozzatori di -cotesta nobile cittadinanza. Condussi moglie per attutire questo feroce -talento: e' furono novelle. Ad arte meccanica io non sapeva adattarmi; -mercè donna Isabella, ch'è sorella di latte di mogliema, presi soldo -come lancia spezzata del signor duca, confidando che egli condotto dal -papa o dai Viniziani per generale, avrei militato almeno contro i nemici -di Cristo, questi sozzi cani di Turchi, che Dio confonda. Ora ho logoro -gli anni migliori della vita a Roma senza levare un ragno da un buco, e -la spada mi si è arrugginita nel fodero." - --- "Ah sì! La morte si fa tanto aspettare, che vale proprio la pena di -andarle incontro. -- O non è tanta vita trovata? Non hai riscosso la -paga? Che cosa puoi fare di meglio nel mondo, che mangiare e dormire?" - --- "E perchè questo? Gli uomini di cui la rinomanza corre su per le -bocche dei popoli, non erano carne ed ossa come noi siamo? Non bevevano -gli stessi raggi di luce? Non gl'intirizziva il verno, non li scaldava -la state? Non piangevano essi? Non ridevano essi? Mortali non erano come -siamo noi?" - --- "Senti, Cecchino, vi hanno uomini, che crescono come pini, altri come -strame: questo nasce ogni anno, e ogni anno vi si mette dentro la falce; -lo lasciano a seccare su i prati, e poi lo danno alle bestie. Noi siamo -di questa seconda specie. -- Il fieno può dire: io voglio diventare -pino? Tanto vale che uno di noi presumesse diventare duca, o principe, o -che so io. Quando avrai lasciato un occhio in Affrica, un braccio in -America, una gamba in Ungheria, al rimanente tronco del tuo corpo dentro -al quale l'anima immortale si sarà ritirata come il presidio nel cassero -della fortezza, daranno il titolo di sergente, e un paio di giulii di -paga. Negli stati popolari, qualche volta uno di noi poteva scappare -avanti; ma adesso la gloria è pei grandi signori: la nostra parte è -quella di farci ammazzare; sicchè il meglio sta nel tirare la paga, e -conservarci più che possiamo in salute. Se la vita è male, anche peggio -è la morte. Chiamano questo mondo valle di lacrime, ma pare che agli -uomini garbi di piangere, perchè nessuno vorrebbe uscirne neanche con lo -sfratto...." - --- "E poniamo che tu abbi ragione: ma io non mangerò mai il pane -acquistato con la viltà e col delitto; -- egli mi romperebbe i denti, mi -si convertirebbe in veleno dentro le viscere: io voglio conservarmi in -pace con me stesso." - --- "Che Dio ti aiuti! O che cosa vuoi che i padroni si facciano della -tua virtù? Tu mi pari Diogene, che condotto al mercato per esservi -venduto gridava: -- Chi vuole comprare un padrone! -- La virtù è vela -con la quale facciamo poco cammino sul mare della vita; adesso pei tempi -che corrono, la virtù torna in proposito come uno scaldaletto nel mese -di agosto. La vigilanza sopra la salute dei nostri padroni, la -obbedienza ai comandamenti loro, una pazienza tedesca di aspettare -dietro al cantone, una prontezza di assestare nel buio un colpo che -spacci senza dar tempo ad un Gesù Maria, e il mistero per non metterli -in cimento, ci procureranno quella fama che a noi è dato di conseguire, -e pane per noi e per le nostre famiglie...." - --- "Mai no, che questo non farò io, -- no per San Giovambattista mio -protettore; io prego ch'ei mi mandi prima la mala morte.... -- Andate, -spiate, referite. -- Io mi morderò piuttosto la lingua, che fare la -spia. -- E aggiungi, Titta; non senti tu qui dentro un odore di sangue? -E un giorno di questo sangue dovremo rendere conto. E noi qual pretesto, -o quale scusa potremo addurre di questo sangue versato? Potremo dire: -- -Chiedetene conto al nostro padrone?...." - --- "Veramente tu mi metti addosso qualche scrupolo; no pel sangue, chè -questo entra nel mestiero.... E di vero essi ci hanno comprato l'anima e -il pugnale, e certamente per adoperarlo in modo diverso da quello -costumato dallo imperatore Domiziano; ma cotesto nome di spia mi ritorna -traverso la gola.... Oltrecchè il duca ci avvilisce senza bisogno. -- -Quale ha mestieri (perchè io vedo chiaro che qui dentro giace nocco) di -spie per sapere se gli sia infedele la moglie? Non ti pare egli così, -Cecchino? O che vorrebbe essere egli il primo marito che intacca il pane -di oro? Questi signori chiappano talora certe fantasie! Proprio chi più -ne sa, meno ne apprende. Ben fece Rinaldo di Montalbano quando gli -misero davanti la coppa piena, che il marito senza corona beveva, e il -coronato rigettava: -- Tengo la moglie mia per bella e buona; -- e buttò -via la tazza. Questo è prudente vivere di marito; e poi volga la fortuna -la ruota, e il villano la marra: ma quando vuolsi cercare il nodo nel -giunco, a che sommano tutte queste stimate? Tanto è detto antico: -- Le -femmine sono tutte di un conio...." - --- "Non è mica vero; e vedi, io giurerei che adesso parli una cosa, che -tu non credi.... O non fu donna tua madre?" - --- "Ah sì! Mia madre fu donna; ma di lei già non parlava io, nè pensava -punto a lei: dico delle altre...." - --- "E tu non credi che nessuna donna possa amare...?" - --- "Io per me lo credo, comecchè paia alcuna volta il contrario. Pónti -sopra la bocca di una spilonca, e géttavi dentro un grido; l'eco te lo -replicherà sei o dieci volte. Ma il grido è tuo, o della spilonca? È -tuo. Pare che ti rispondano altre voci, ma t'inganni, perchè tutte -quelle voci sono una cosa con la tua voce stessa. Così se dirai a una -donna: -- io ti amo, -- ella ti risponderà: -- io amo, io amo, io amo; --- ma guai se credi che ella lo abbia profferito da sè; e' fu l'eco -della tua voce, e male per te se t'innamori della tua voce come Narciso -s'innamorò della propria faccia.... ai tempi antichi, quando le donne -toccando un fiore rimanevano incinte...." - --- "Senti, Titta, io sono giovane, e di poche tavole; ma comprendo -chiaro che il tuo cuore gronda sangue, forse per qualche meritata -ferita: tu non sei stato amato, o sei stato tradito; ma tu hai amato?" - --- "Io ne parlo da filosofo, vedi, senza avere riguardo a me in nulla. -Quello che ti dico sta nella natura; e non può essere che proceda -altramente. La incostanza è frutto della giovanezza, come la fravola -odorosa e vermiglia della primavera; la costanza è frutto degli anni -maturi, come la nespola è il frutto dell'autunno: -- però nella donna la -virtù si deve chiamare la nespola della vita! -- Tutte le cose belle -appariscono splendide di varietà. Guarda l'arco baleno, guarda il collo -della colomba davanti al sole, guarda la coda del pavone. -- Perchè le -api fanno il dolce mèle e la cera? Perchè volano ora sopra questo fiore -ora sopra quell'altro. E le femmine sono mosse dallo studio medesimo -delle api. Gli stolti siamo noi, che pretendiamo prendere un'anima, e -riporla in gabbia come un uccello, o inchiodarla come fa del ducato -sopra il suo banco il cambiatore; anzi, più crudeli che stolti, anche -morti sporgiamo di sotto terra il braccio diventato nudo osso, e -presumiamo tenere pei capelli una povera donna. Se si manterrà buona -vedova, -- dicono i testamenti, -- abbia tanto; se no, nulla: sensi -bruttissimi in brutte parole: perchè noi siamo morti, non hanno gli -altri a godere della vita? Noi baciamo come beviamo; badisi al vino, non -al bicchiere: poco importa, anzi nulla, se la tazza di oggi sia quella -d'ieri; quello che importa moltissimo si è, che il vino di oggi rallegri -il cuore, ed esalti lo spirito...." - --- "Tutto questo starebbe bene se la vita fosse come un libro, che -arrivati al _laus Deo_ chiudiamo, e mettiamo là per non più vederlo; ma -tu sai che il libro della vita, quando è consumato, ritorna alla luce -riveduto e corretto dallo Autore, per non morire mai più.[76] Quindi noi -pensiamo che avremo a riscontrarci un giorno nella valle di Giosafat: e -se la nostra donna avesse tolto un altro marito, o due, chi seguirebbe -ella? Con chi si accomoderebbe per la eternità?" - --- "Con quello che meglio allora le talentasse: e non vi sarebbe -mestiere di dare del capo nei muri, imperciocchè tutti avrebbero la -volta loro; tutti sarebbero contenti, solo che tu pensi alla durata -della eternità delle donne, la quale, per quanto mi venne assicurato da -persone degne di fede, comprende tutta una settimana, e qualche volta un -miccino del lunedì!" - --- "Va, va, tu morrai disperato, poichè rinneghi l'amore. L'amore, -dolcissima corrispondenza degli spiriti, che di due anime ne compone una -sola, che raddoppia le forze e gli aiuti, che si nutrisce di mutuo -sacrifizio come la viola della rugiada." - --- "Novelle, figliuolo mio, novelle: amore è istinto di rapina, è agonia -di dominio, è tenacità di possesso. -- L'uomo ama la donna, come ama il -campo. Tempo già fu, ma un tempo lontano lontano; fa il tuo conto, anche -prima di Adamo, in cui _il mio_ e _il tuo_ non significavano niente -nelle lingue degli uomini: il passeggero vedeva pendere dall'albero un -frutto maturo, lo coglieva e il mangiava. Ma una notte si trovarono -insieme certi astiosi, e intorno ad una terra, che meglio delle altre -appariva feconda, scavarono una fossa, e la mattina dissero: -- Nessuno -passerà questa fossa, perchè la terra quivi dentro compresa è roba -nostra. -- Non li badarono gli altri, e fecero come per lo innanzi. -Allora gli astiosi piantarono una pietra nel confine, e minacciarono -mali a cui osasse passarla. Non ottennero niente meglio di prima; gli -uomini esclusi la reputarono burla. Finalmente gli astiosi posero sopra -cotesta pietra una mannaia e dissero: -- Chi passerà il termine, avrà -mozza la testa. -- Gli esclusi sempre più ridevano della nuova -giulleria, e passarono; ma gli altri, tesi gli agguati, li presero, e li -guastarono davvero. Allora piansero delle donne, dei figliuoli mandarono -dolorosissimi gridi, e la proprietà entrò nelle teste degli uomini -perchè furono troncate le teste...." - --- "E che cosa ha da fare questo con l'amore?" - --- "Io te l'ho detto, cervellone, amore del campo è uguale allo amore di -donna. Le donne furono un dì come le fontane: chi aveva sete vi -appressava le labbra, e beveva. Uno astioso certo giorno si avvisò dire: --- Questa donna è mia; -- e perchè gli credessero, inventò certi suoi -sciolemi di certezza dei figli, ed altre diavolerie, come se alle -cavalle e alle vacche non venissero figliuoli senza tante novelle; e -poichè vide che non capivano un'acca, si raccomandò a un ciarlatano, che -faceva da medico, da dottore, da buffone, e da astrologo; e questi così -per celia giurò, che il Dio Coccodrillo, tenuto in reverenza -grandissima, gli aveva susurrato negli orecchi, che bisognava lasciare -stare la femmina di quel tristo, _aliter_ sarebbero arrostiti dopo morte -a fuoco di carbone di cerro. Non si veniva a capo di niente: il -ciarlatano volle vincere la prova, e giovandosi di una invenzione fresca -fresca, ch'era un frutto della terra innominato allora, e poi chiamato -canapa, attorto in filo lungo e capace a legare e a stringere, ordinò -che ai caparbii si mettesse intorno al collo, e si tirassero su alti -sopra un ramo di quercia. Le quercie stupirono delle nuove ghiande, la -lingua si arricchì di una parolaccia che si chiamò _adulterio_, gli -uomini acquistarono un delitto, e così di male in peggio _venite -adoremus_, come dice lo invitatorio del Diavolo." - --- "Io ti ascolto, e rido, perchè davvero sono tali sconcezze le tue, -che sarebbe fiato gittato rispondervi a dovere. Io ti leggo traverso al -seno, e vedo che in cuor tuo tu vuoi la baia di me...." - --- "La baia! Io parlo del miglior senno che abbia mai avuto." - --- "Allora tu sei stato sempre matto." - --- "Matto! Or via: meglio che farti legare e guastare, o non sarebbe che -il tuo fratello di morte dicesse: -- Colui che nasce dalla terra e deve -tornare alla terra, non deve usurpare la terra: vieni, cíbati di questi -frutti, che ho colto prima di te; vieni, scáldati a questo fuoco che ho -acceso prima di te, e ripárati in questa spilonca che ho trovato, ed è -capace per tutti? -- Non sarebbe meglio, che il padrone della bellezza, -lieto rivo e fugace, invece di respingerne l'assetato, così gli -favellasse amoroso: Dissétati anche tu, povera anima; non intisichire di -agonia, inébriati di amore, e vivi; non voglio che tu vada a male per -cosa di cui tu soffri inopia, e a me ne avanza per benedire e -santificare. Tanto, bocca baciata non perde ventura, ma si rinnuova come -fa la luna...." - --- "Ma di grazia, ove hai scavato tutte queste giullerie? Comunque -tristissima, non è mica farina del tuo sacco...." - --- "E di vero non è: se ti fosse toccato in sorte di udirla come la -udiva io dalla bocca di quell'altissimo filosofo, di quel divino...." - --- "Chi mai divino?" - --- "Pietro Aretino." - --- "Ah! non voglio sentirne altro. Divino certo lo chiamarono, e -chiamano; il quale titolo se non rende testimonianza della sua divinità, -attesta certo la suprema codardia degli uomini, che o glielo -conferirono, o glielo consentirono." - --- "Tu lo calunnii: egli fu nelle amicizie tenacissimo, e portando amore -maraviglioso al sig. Giovanni delle bande nere, lui con disagio e -pericolo seguitava nelle più arrisicate fazioni...." - --- "Cotesta amicizia guasta la fama di quel valentuomo. Io so troppo -bene che mentre il signor Giovanni combatteva, costui si deliziava con -le meretrici del campo...." - --- "Non è vero, perchè talora rilevò delle ferite...." - --- "E che monta questo? Da quando in qua toccare una ferita significa -prodezza? Anche Achille gli dette di buone pugnalate, ed ei se le tolse -piagnendo, e supplicando la vita. E al Tintoretto, che cosa seppe -rispondere quando gli tolse la misura col pistolese? Cheto come olio. -- -E quando Piero Strozzi lo minacciò di farlo ammazzare nel letto, non si -rinchiuse in casa, non inchiodò porte e finestre per paura -dell'aria?"[77] - --- "O che si fa egli con gente che ti coglie disarmato e alla -sprovvista?.... E in quanto a Piero, se dava soggezione a Cosimo vostro -duca, qual maraviglia se cercava guardarsene il Divino? E quel suo cuore -sviscerato per le sue figliuoline Austria e Adria! Tu lo avessi veduto -quanto pensiero se ne dava, e come fu studioso di assicurare loro la -dota nelle mani del duca di Urbino, e come le raccomandava a tutti i -suoi amici...."[78] - --- "Le amava per venderle...." - --- "Per Dio, non dirlo...!" - --- "Non dirlo? Io lo dico, e lo dirò per quanto il fiato mi basti. O che -pensi che anche a me non giungesse la fama vergognosa della morte di -cotesto sozzo cane vituperato? Non morì egli udendo con riso infame le -schifezze delle sue sorelle meretrici nel bordello di Venezia?[79] -Lévamiti dinanzi, tu sei fracido fino alle ossa. Va, mangia pane -insanguinato: io tolgo a patti piuttosto morire di fame: -- va, tienti -la tua fede, io la mia. Al capezzale del letto, nella ora della tua -morte, tu vedrai il diavolo che ti sgraffierà dalla fronte la cresima: -io spero vedere la moglie castissima e dilettissima, i figli buoni, e la -pace degli angioli. -- Separiamoci, tu va solo a casa Orsini." - --- "Io, vedi, dovrei corrucciarmi teco, e farti conoscere che Titta non -pate villanía; ma anche questo appresi dal Divino, che ai banditori -delle verità è per giunta se tocca meno della lapidazione. Io dirò al -palazzo che ti ha preso male, o che so io; inventerò una scusa per -lasciarti tempo a dare le spese al tuo cervello, e ridurti domani al tuo -solito posto...." - --- "Gran mercè; io non voglio tornare, e non tornerò. -- Titta! -accóstati. Vedi, cotesta casa è casa mia: lì nacqui, e lì crebbi. -- -Titta! Non vedi un lume alle finestre? Dimmelo; ho gli occhi offuscati -di lacrime, e non iscorgo bene. Santissima Vergine! è una donna quella -che sta affacciata al balcone? -- Titta, travedo, o vedo bene?" - --- "Vedi bene; ella è proprio una femmina." - --- "O questa è Maria! Povera donna, ella mi aspetta? Chi sa quante notti -ha passato alla finestra! O che consolazione rivedere la mia cara, la -mia dolce Maria!...." - -E così esclamando spiccò tale una corsa, che non gli avrebbe tenuto -dietro un capriolo. - -Titta si affaticava invano a raggiungerlo, e gridava: - --- "Cecchino, férmati! Cecchino, senti!" - -E l'altro correva più che mai. Affannoso, sudante, arriva Cecchino alla -porta di casa sua, e appena con voci interrotte chiama: -- Maria! -- -Cecchino! -- le rispose la donna con un grido di altissima allegrezza; e -sparve dalla finestra, e fu sentita precipitare quasi giù per le scale. -In meno che non si dice un _amen_ fu aperto l'uscio di strada, e con le -braccia levate si corsero quelle due buone creature incontro, -confondendo baci, lagrime e sospiri, con tale una passione irrefrenata e -profonda, da fare tenerezza a chiunque avesse potuto vederle, come -propriamente lo fa anche a me adesso, che lo racconto.... - -Titta arrivò tardi, e trovò l'uscio chiuso e incatenato. Volle prima -battere, ma poi si trattenne, dicendo: - -"Tanto varrebbe bussare alle porte di un camposanto, e aspettare che -venisse ad aprirmi il primo padre Adamo. _Requiem æternam dona eis, -Domine._ -- Ormai Cecchino ha dato un tuffo a capo fitto nello -scimunito. -- Non vi è stato verso da cavarne niente di buono; e Dio sa -se mi vi sono slogato le spalle, perchè io gli voglio bene come a -figliuolo, e disegnava farmene un allievo. -- Vedete un po', una -femminuccia me lo ha cavato di sotto. È inutile! finchè le donne non -saranno tolte via, e gli uomini non s'innesteranno come susini, il mondo -camminerà di male in peggio. Ma egli è giovane; e il sangue vuole la sua -parte; domani tornerà, un poco abbattuto, s'intende, ma tornerà. Ora sta -a me far tutto; ed io incomincerò da mangiare, e poi andarmene a letto, -e dormire finchè ne abbia voglia.... -- E intanto il signore Paolo -Giordano aspetta? -- Aspetti sicuro! io non ho bisogno di lui: questi -padroni vorrebbero che fossimo buoni, e cattivi; mansueti, e -coltellatori; fedeli, e traditori; tonti, e saputi; angioli, e demoni; e -poi non mangiassimo mai, mai non vestissimo, e non chiedessimo: insomma -se un servitore possedesse la metà delle virtù che domandano i padroni -da loro, non vi sarebbe così povero fante che non meritasse avere per -servo almeno un marchese. E poi, a che monta vegliare? Non ha da essere -in casa la Giulia? In meno di cinque minuti saprò più di quello che io -non potrò tenere a mente, o referire; ed anche senza tanti anfanamenti, -se io vorrò fare seco del ben bellezza, chi fie che mi trattenga? Certo -non ella; il nostro bene è durevole e forte, non circoscritto, non mai -sterile; noi invece dello individuo amiamo la specie: ella tutti gli -uomini; io tutte le donne; in modo che per noi non si dà lontananza, non -assenza, siamo sempre presenti, sempre innamorati, siamo come perle di -un medesimo vezzo; di ogni fiore facciamo ghirlanda, e ce ne incoroniamo -la vita. -- Un fiore non fa primavera; l'amore non è compreso in uno -affetto solo." -- E questi, e tali altri concetti rivolgendo per la -mente, si allontanava dalla casa di Cecchino, tardandogli oramai di -arrivare al palazzo del suo signore. - -Con animo più giocondo io ritorno a Cecchino e alla Maria. Abbracciati e -lieti salirono, o piuttosto volarono su per le scale, offerendo la -immagine delle colombe, che con ale tese e aperte si affrettano al dolce -nido, la quale per essere stata adoprata dal Dante, a me non rimane a -fare altro che ricordarla. Giunti nel mezzo della sala, si rinnuovarono -le amorose accoglienze: uno interrogava l'altro, e l'altro per risposta -domandava a sua volta; e senza pure aspettare queste risposte, cose -sopra cose ricercavano, e via, e via, sicchè dai labbri di ambedue -prorompeva un turbine di parole ardenti di curiosità e di passione. Ma -alla fine si accorsero di cotesto singolare colloquio, e ne risero -svisceratamente, e tornarono a cambiarsi castissimi baci. - --- "Orsù," tutta rubiconda con occhi sfavillanti favellò la Maria; "tu -se' sozzo di polvere e di sudore; aspetta ch'io ti porti da lavare mani -e viso." - -E quindi a poco tornò, ponendogli davanti la catinella piena d'acqua; e -lieta cantando come se fosse di bel mezzo giorno, si fece all'armario, -prese uno asciugamano di elettissimo lino tutto odoroso di fior di -gaggío, e glielo porse per asciugarsi, ed ella pure lo andava aiutando -in questo ufficio. Nè qui si rimase la cura della buona femmina, che -quando è dabbene, davvero ella è la cara gioia pel cuore dell'uomo; e -postasi a sedere, ordinò che anche il suo Cecchino sedesse, e sporgendo -le mani gli strinse dolcemente la testa, e se l'adagiò in grembo, e col -pettine gli rinettò i capelli, ne cacciò via la polvere, li sviluppò dai -groppi, e spartiti per quanto si distende il cranio, gliene acconciò -sopra le orecchie e intorno al collo, meglio che se vi avesse adoperato -il calamistro. - -E tenendolo sempre su le gote con ambedue le mani, gli alzò il volto, lo -guardò fisso ridendo, e vedutolo bello se ne compiacque, come pure è -lecito a onesta moglie gloriarsi di leggiadro e valoroso marito; e -datogli un grosso bacio in mezzo alla fronte, esclamò proprio col cuore: - --- "Tu mi pari un angiolo...." - --- "Ma questo angiolo" rispose Cecchino "non essendo spoglio per ora -della sua veste terrena, ha la maggiore fame che mai figlio di Adamo -avesse al mondo...." - --- "Or come questo? Io mi pensava che tu non avessi bisogno di niente. -Perchè non lo hai detto prima? Non credere mica che tu mi colga -sprovvista. Poco trovi in casa tua, ma però tanto che basterà...." - --- "Che cosa vuoi? Abbiamo fatto oggi più di cinquanta miglia di un -fiato. Siamo arrivati a notte, e ci hanno fermato fin qui senza darci -tempo di bagnare la bocca...." - --- "Ma, e non sei tu venuto col signore duca?" - --- "Sono, ma non si ha a sapere; ei non è smontato al palazzo. -- Però -di questo a bello agio...." - --- "Sì, cuore mio, a bello agio." -- E intanto la Maria aveva imbandita -la mensa in un battere di occhio, non tanto per le poche masserizie e -vivande che pose sopra la tavola, quanto per la gran fretta che si dava. -I Fiorentini ebbero fama di sottili e di parchi oltre misura convenevole -a chiunque vive onestamente, e questa fama tuttavia dura. Certo, una -volta furono tali; ma non si creda che si lasciassero patire: ed anzi -dalle leggi che chiamano suntuarie, rinnovate spesso, e richiamate in -vigore, apprendiamo come la civile parsimonia non nascesse spontanea, ma -in virtù di provvedimenti continui; sappiamo ancora come lo statuto -concedendo pei pranzi due sole vivande, l'arrosto e il lesso, i -Fiorentini molto di leggieri lo eludessero adoperando moltissime ragioni -carni lesse e arrostite, per l'unico lesso ed arrosto consentiti dagli -statuti. Intorno al vestire, Franco Sacchetti in certa sua novella -piacevolissima ci ha conservato le infinite arguzie usate dalle donne, -per le quali i giudici non potevano mai coglierle in fallo, nè riusciva -loro mai di applicare la legge.[80] E poi quando giungevano in Firenze -persone di alto affare, i cittadini che le ospitavano pagavano la multa, -e sfoggiavano con insolita magnificenza. I ricordi dei tempi ci hanno -conservato il modo tenuto dal Magnifico Lorenzo con Franceschetto Cibo e -la sua corte, quando venne a fare le nozze con la sua figlia; e questa -avventura dimostra come sia arte antica in tutti coloro che attesero a -spegnere la libertà della patria, osservare studiosamente le apparenze, -mentre affilano la scure per tagliare la sostanza. Ma le casse erano -piene di fiorini di oro, grandi i commerci, maravigliose le industrie, -stupende le imprese; e allora concepivano e mandavano a compimento cose -che ai giorni nostri il solo vederle sbalordisce. Ingiusta poi è la fama -che dura intorno alla grettezza fiorentina; testimonio recente noi lo -troviamo nelle satire del D'Elci, là dove dice: - - ... a te torno, o mia frugal Firenze, - Dove avarizia ha splendide apparenze.[81] - -Molti lo confermano, ma, come avviene spessissimo, piuttosto sopra la -fede altrui che per osservazione propria. I Fiorentini ai giorni -presenti agita il demonio del lusso e della pigrizia: come tutti gli -altri popoli della Europa, non dirò che non credano, ma poco fidano nel -paradiso celeste; si sono fabbricati anch'essi un nuovo paradiso -terrestre senza l'albero della scienza. Poco importa se raccogliamo -fiori di un giorno, e caduchi; anzi, che si rinnovino è bene; -qualsivoglia durata pesa; vivere, e godere comprende lo scopo supremo -delle umane voglie. -- Una volta il secolo dubitava tra il bene e il -male; e certo grandissimo travaglio era cotesto della mente e del cuore; -pure lo stesso tormento rendeva testimonianza di vita: oggi il secolo -crede, sì, crede, ma la sua fede non è nel bene. Viviamo tutti come se -il medico ci avesse spediti; e' pare che temiamo che domani il cielo non -sia per cuoprire la terra: non più piramidi, non più obelischi; la più -faticosa opera che osiamo imprendere noi, sta in comporre un mazzo di -fiori; la tela del ragno ci sembra cosa troppo secolare, ci costituiamo -numero ed enti nati per consumare il grano. Orniamo pertanto di papaveri -le tempia dei nostri eroi, sia il sonno la epopea dei nostri tempi, lo -sbadiglio la storia. Nel sepolcro ci aspetta vita maggiore che sopra -questa terra, almeno durante il periodo della putrefazione. Nessuno ci -può muovere ragionevole rampogna: noi pei tempi, i tempi per noi: la -nicchia e il santo corrispondono a maraviglia. Perchè logorarci per -procacciare una rinomanza che detestiamo? Perchè attendere a studii i -quali potrebbero fare sospettare la nostra esistenza, che noi con ogni -maniera di sforzo c'ingegniamo mettere in oblio? I figli nostri -cresceranno peggio o meglio di noi: se peggio, riesce indarno ogni -argomento; se meglio, vergognerebbero delle nostre miserie. -- Bene -dunque ci avvisiamo a dormire, a tacere, a godere, e a morire. Questo -veramente si chiama il trionfo della morte! -- - -E i piattelli posti sul desco erano due; uno dirimpetto all'altro. Tutto -appariva presto, e a Cecchino non dava il cuore di gustare le vivande -che aveva desiderato; anzi teneva la faccia rivolta al capo della mensa, -e ad un tratto versò una grossa lacrima, e proruppe in un gemito -profondo. La moglie, vista quella subita desolazione, gli domandava -smaniosa: - --- "O Santa Vergine, ch'è questo mai? Cuore mio, che cosa ti affligge? -Dimmelo via, non lo nascondere alla tua povera consorte...." - --- "Ahi! Maria, non ti ricordi come l'ultima volta che sedemmo a questa -mensa noi fossimo tre...." - -E qui successe un silenzio lunghissimo. Primo a romperlo fu Maria, la -quale in questa maniera riprese a dire: - --- "Madonna Laudomine è andata propriamente in paradiso. Con quanta -allegrezza non vide ella avvicinarsi la ultima sua ora! Come non -favellava co' Santi, che parevano accorsi per assisterla nel suo -transito! Ormai questa vita le si era fatta grave; il dolce lume del -giorno non rallegrava più le sue amorose pupille: -- e tua madre non -avrebbe più veduto la tua faccia, Cecchino. Ella moriva come una sposa -che va a nozze, e lieta di saperti così bene avviato nel sentiero del -Signore, che niente varrebbe ormai a fartene abbandonare la traccia. -L'ultimo suo pensiero fu a Dio; il penultimo a te. -- Digli, -- parlando -le parole estreme mi ammoniva -- digli ch'io lo benedico, digli che i -suoi discendenti l'onoreranno perchè ebbe carità per sua madre; e per -ultimo gli dirai, che quando fie sazio di anni, sua madre lo aspetterà -in paradiso. -- Per le quali cose conforta lo spirito travagliato, e non -volere lasciarti in balía del dolore...." - --- "Certo, la buona donna era vecchia, e adesso è fatta cittadina del -cielo; ma non ostante desideratissima e dolcissima sopra tutte le cose -mi sarebbe stato poterla vedere...." - --- "E chi può dire che adesso, in questo momento che noi favelliamo, non -ci stia qui dintorno? Se, come è fede, noi siamo anima e corpo, perchè -l'anima che sente amore, concedendolo Dio, non tornerà a visitare le -persone e i luoghi che in questo mondo le furono cari? Consólati, -Cecchino mio; pei tempi che corrono, il peggio non istà nel morire, -bensì nel vivere...." - -Allora Cecchino consentì a nutrirsi, ma gli era passata la voglia; -sicchè in breve ebbe posto fine alla cena: forse più che non volle, -beveva. - -La donna, molto per curiosità, e molto ancora per distrarre il marito -dai sinistri pensieri, tornò sopra il conto del duca. - --- "Dunque il signor duca è arrivato?" - --- "È arrivato; ma mi fa mestieri trovarmi altro pane...." - --- "Come? Ti avrebbe per avventura cacciato?" - --- "No, me ne sono venuto io stesso.... -- Ora, senti; comecchè alle -donne non istia bene confidare le cose che devono rimanersi segrete, -nonostante, io, per averti sempre conosciuto discretissima, e dabbene -femmina, non ti nasconderò veruna parte dell'animo mio. Il duca è -venuto, e credo con mali pensieri. Con mistero, e a notte, noi -penetrammo in Firenze: favellò a lungo col cognato, poi si ridusse -guardingo alle stanze del casino di San Marco; quivi rimase solo, e -mandò me e un'altra lancia spezzata al suo palazzo per dare ad intendere -alla signora Isabella, che domani, o l'altro appresso, ei sarebbe -arrivato: intanto spiassimo, ed ogni fatto e detto a lui -diligentissimamente referissimo...." - --- "E la cagione?..." - --- "La cagione è manifesta," riprese Cecchino abbassando la voce: "fino -a Roma corse la fama della vita della signora Isabella; io per me tengo -per fermo ch'egli sia venuto a vendicare il suo onore nel sangue della -moglie; -- e della vita della duchessa all'ora in cui siamo io non darei -un soldo lucchese." - --- "E non vi sarebbe modo di salvare cotesta male arrivata signora?" - --- "Nessuno; perchè, a quanto sembra, i fratelli hanno voglia di -castigarla più assai del marito: oltrechè mi pare ch'ella sia per -ricevere pena condegna ai suoi meriti; e se io invece di andare a spiare -i fatti suoi, rendermi partecipe della sua morte, e macchiarmi le mani -nel suo sangue, ho tolto commiato volontario dal duca, non perciò mi -sentirei punto disposto di correre pericolo per tale che non merita -nulla." - --- "O questo come puoi dire? Dunque la bella rinomanza di una -gentildonna sarà in balía del primo paltoniere che si avvisi -contaminarla? Da quando in qua l'accusa ha da essere leggera in -proporzione ch'è grave il fallo apposto, e truce la pena?" - --- "La persuasione non abbisogna mica di testimoni, e di strumenti: e -poi quando il popolo parla, Dio ha parlato; e se non è lupo, cane bigio -non manca." - --- "Ed io, comecchè a malincuore, vo' porre che la colpa vi sia: ora -dimmi, e chi avrebbe dato sopra la sua moglie diritto di morte al duca? -Questo giudice ha la coscienza netta? Questo accusatore è innocente? La -mani ha pure questo sacerdote? E se non è innocente, perchè mai giudica -e condanna in altrui la colpa ch'egli pure ha commessa?" - --- "Oh! ci corre tra il marito e la moglie. La moglie mette in casa -figliuoli che non vi dovevano entrare, divide la sostanza tra persone -con le quali non si doveva dividere: il figlio sospettato illegittimo -viene rejetto da tutti; gli altri lo disprezzano; egli gli odia; e -questi germi pessimi troppo sovente abbiamo veduto partorire nelle -famiglie frutti sanguinosi." - --- "E tu non dici il vero; imperciocchè l'uomo procreando figliuoli -fuori di casa, vorrà forse abbandonarli? Se mai avvenga ch'egli li -abbandoni, ecco il mondo lo biasima, e la sua coscienza lo riprende: -dove poi a loro provveda, non assottiglia ingiustamente anch'egli la -sostanza ai figliuoli legittimi? No, pari i doveri, pari le colpe, e -pari avrebbero ad essere il perdono, o le pene...." - --- "Eppure non è così, e come la discorri non mi ci entra. Una ragione -vi ha da essere, sebbene non mi riesca trovarla...." - --- "Senti, tu non la trovi perchè non ci è; se ci fosse, ti ricorrerebbe -spontanea alla mente. Io, pensando tra me, ho veduto che il mondo si -riposa sopra certi principii che va chiamando verità: alcuni di questi -pare vedere e toccare; tanto i letterati grandi, quanto gl'idioti, ci -acconsentono, e dicono: -- Sta bene; -- altri poi non s'intendono, -paiono alchimia, e bisogna stillarci sopra il cervello per andarne -capaci. I primi mi paiono monete di buona lega, i secondi moneta falsa; -i primi scendono dalla natura, i secondi dallo artifizio." - --- "Eh! Le buone femmine non la devono squattrinare tanto pel sottile, e -obbedire alla legge che gli uomini impongono...." - --- "Legge violenta, giudice iniquo, e pena scellerata...." - --- "In fe' di Dio, tu sei riuscita tale favellatrice, che mi fai -spavento. Chi ti ha messo in bocca queste invereconde parole?" - --- "La ragione...." - --- "O forse il bisogno di difendere le bieche tue opere?" E Cecchino -commosso da sdegno maraviglioso prese un coltello, e trapassata la -tovaglia, lo conficcò quasi un pollice dentro la tavola. La povera -Maria, tutta accesa in favore della sua signora, non pose mente a -cotesto atto; anzi con insistente petulanza: - --- "Che opere e che non opere vai tu fantasticando?" replicava. "Io ti -dico che non ci hanno ad essere due pesi e due misure, e che non ci -sono...." - --- "E va bene. Quando della turpitudine della duchessa e tua non mi -occorresse altra prova che la presente tua sfrontatezza, dovrebbe -bastarmi, e averne ancora per giunta. Queste erano le festività, queste -le accoglienze, e questi i baci? Ahimè misero!...." - -E la Maria, percossa dalla mutata sembianza del marito, si avvisò -domandargli qual subito pensiero lo tenesse occupato; ma questi ormai -non la badava più, e se ne stava come uomo tratto fuori di sè, e -favellava accenti tronchi in parte dolorosi, in parte minaccevoli: - --- "Ahi! Titta, com'erano le tue parole vangelo. -- Ed io correva a -scavezzacollo verso la bene amata consorte! Valeva meglio mi fossi -fiaccato le gambe; ancorchè i mariti fossero cani, non basterebbero a -guardare le donne loro: -- i ladri entreranno pei tetti. -- Io mi voglio -buttare via: tanto nel mondo è finita ogni cosa per me. Però tu non hai -ad essere lieta della mia morte, Maria; -- no, faccio voto a Dio che la -mia maladizione ti si attaccherà come un tarlo nelle ossa. -- Tu mi hai -tradito, altri tradirà te; ti si apparecchiano giorni tristi, vita -squallida, e morte amarissima...." - -In mezzo a queste querele, che la passione gli spingeva alla bocca, ecco -muovere dalla prossima stanza un suono di fanciullo che piange, e una -voce che chiama: - --- "Mamma! -- Mamma!" - -A Cecchino si drizzarono i capelli irti a modo dello istrice, si fece in -volto prima bianco come un lenzuolo di morto, poi rosso di fiamma; gli -tremarono convulsi i labbri, balenò con gli occhi luce sinistra, e -subito dopo invaso da bestiale furore afferra Maria per le braccia, e la -strascina nella camera. Appena posero i piedi sopra la soglia, che il -bambino si levò a sedere sopra il letto, e stendendo festoso e giulivo -le mani verso la Maria, che ormai considerava come oggetto gradito, -replicò: - --- "Mamma! -- Mamma!" - -La voce strideva a Cecchino fra i denti come un bramito di fiera: -sospinse da sè con tanto impeto Maria, che la male arrivata femmina andò -a investire riversa nel letto, e cadde sopra il fanciullo: ella pure, -vinta dalla sorpresa e dalla paura, sbalordita dallo evento, combattuta -anche dalla ira, non era capace a formare parola: ma la ira presto le -cadde giù dall'animo, e a commoverla più potentemente sopraggiunse la -pietà. -- Per poco non le si rompeva il cuore agitato dal groppo di -passioni tanto veementi: scivolò giù dalla sponda del letto, e postasi -in ginocchio, fece delle mani croce, e col sembiante supplicava al -marito furibondo. - -E il marito per via di cotesti atti sempre più inferociva, e brontolava -cupamente: - --- "No... hai da morire... dobbiamo tutti morire... non vi è pietà... -non voglio averla per me... pensa se a te... e se a questo -serpentello..." - -E la donna singhiozzando: - --- "Cecchino!... Cecchino!... senti..." -- E non le riusciva aggiungere -altro. - --- "Prepárati a morire... Hai un'ora... mezza... no... cinque minuti di -vita..." - --- "Senti... Lasciami..." - --- "Riconcíliati con Dio.... Ma è inutile.... tanto, traditori non -entrano in Paradiso..." - --- "Non posso..." - --- "Hai terminato?" - -E Maria sfinita di angoscia, per la impotenza di cavare dalla gola la -parola intera, con la destra faceva l'atto di chi nega una cosa; e la -furia ch'ella poneva in quel moto era tale, che lo scritto viene meno a -significarla. O come la stringeva ineffabile affanno, pensando che poche -voci avrebbero placato cotesta procella, composte le ire, salvato tante -e così care vite, e non potere pronunziare cosiffatte parole! E Cecchino -invasato dal demonio, ogni indugio aborriva, nel pensiero omicida -infuriava, e gli pareva mille anni di tuffare le mani nel sangue di lei! --- Povera donna! - --- "E se a te non importa finire, a me tarda incominciare.... Allo -inferno, rea femmina!...." - -E sguainata la daghetta, la manca sospinse in avanti per ghermire. Maria -proruppe in un grido, e percosse come corpo morto sul pavimento. -Cecchino, chiuso il cuore alla pietà, non si ristava; piegò la persona, -ed intendendo a immergerle nel seno la lama della daghetta, le strappava -rabbiosamente e veli e panni, quando con sua maraviglia vide uscirne una -lettera: immaginò che fosse dell'odiato adultero, e ne trasse argomento -di miserabile gioia, proponendo estendere fino a lui la vendetta. Prende -la lettera, si accosta al lume, e legge nella sopra carta: - -«Alla Maestà Cristianissima di Caterina regina di Francia.» - -Pensò trasognare: guardò la terza e la quarta volta; lo scritto stava -pure come aveva letto la prima. -- Spiega il foglio, e trova: - -«Onorandissima come madre. -- Considerando la gravità dei miei peccati, -e la pena che me ne possa incogliere sopra questa terra valgami ad -ottenere dalla misericordia infinita di Dio quel perdono di cui lo -supplico con tutte le viscere dell'anima mia, ho deliberato di non -sottrarmi al destino, qualunque e' si sia, che la Provvidenza mi -apparecchia. Ma sebbene io mi appigli a questo partito, che mi pare -essermi dettato dal mio Angiolo Custode, non posso poi nè devo -inviluppare nella mia rovina una creatura innocente, e per ogni verso -degnissima di commiserazione. Io confido pertanto questo figlio del mio -dolore alla vostra pietà: pensate che la sua culla è circondata di -serpenti, e la sua vita è la vita della belva del bosco, a spegnere la -quale ogni uomo pensa avere ragione e diritto. Non vi vogliono meno -della prudenza e della autorità di Regina gravissima e potentissima -quale voi siete, per salvare questo misero capo: se non che mi è a bene -sperare cagione vedere come la donna a cui raccomando questo figliuolo -perchè lo riponga nel grembo della M. V. quasi in porto fidatissimo di -salute, lascia patria, casa, e parenti, per consolare di un qualche -conforto me peritura. Questa donna è mia sorella di latte: nata e -vissuta nelle vie del Signore, mi abbandonò rejetta nella ora del -peccato, e mi ritorna spontanea in quella della sventura. La urgenza dei -casi non patendo indugi, ella si pone sola in cammino da me scongiurata; -ma io farò in modo che la raggiunga in breve l'amatissimo suo marito. -Giovani entrambi fedelissimi, meritano la benevolenza della M. V., che -prego a somministrare loro le più larghe grazie e favori di cui il -vostro animo regio è così copioso largitore con tutti, e specialmente -poi con quelli che in vantaggio dei congiunti vostri e della magnifica -vostra casa si mostrarono volenterosi di assumere incarichi ancorachè -con manifesto pericolo delle loro sostanze e persone. Io non ho a dire -altro, che supplicare la M. V., per l'amore di Gesù Cristo nostro -Salvatore, di prendere sotto la sua protezione questa misera creatura. -Dio ve ne darà quel rimerito, che non posso io. -- Pensi la M. V. essere -queste le parole novissime di persona a voi stretta per sangue; -- -questo essere il mio testamento; -- e con questa fiducia morire -rassegnata e compunta, chi altramente avrebbe concluso la vita disperata -e bestemmiando. Quando giungerà alla M. V. la notizia della mia morte, -che presento vicina, vogliate ricordarvi di me nelle vostre orazioni, e -fare suffragare l'anima mia. Vi auguro in questo mondo le maggiori -felicità, che la gloriosa mente e il cuore magnanimo della M. V. sanno, -per così dire, creare; e baciandovi le mani mi dichiaro della M. V. -indegna, ma pure affettuosissima figliuola. -- Isabella duchessa di -Bracciano.» - -Prima assai di arrivare in fondo, Cecchino accorto dell'errore suo, -spogliata la ira, venne preso da tale una passione al cuore, che non -potè fare a meno di sfogare con lacrime copiosissime. Depose il foglio; -già prima assai aveva scagliato lontana da sè la daga, e tutto in pianto -si abbandonò sopra la sua Maria, sollevandole amorosamente il capo, e -con mille nomi dolcissimi chiamandola. Ma la povera donna non dava segno -di vita, e nella caduta aveva percosso così duramente, che dietro la -orecchia destra le si era rotta la pelle, e grondava sangue. Per poco -stette che Cecchino pure non venisse meno; ma lo sostenne il pensiero di -provvedere alla salute della sua donna amatissima: le fasciò la ferita, -l'adagiò sopra il letto, tentò farla rinvenire con acqua e con aceto, -col fumo della esca, con quello delle penne di pollo; insomma non vi fu -argomento che egli non mettesse in opera; ma la donna non rinveniva. -Egli poi non irrompeva in lagnanze inopportune: gemeva di tratto in -tratto, e alzava supplichevoli gli occhi al cielo. -- Alla fine -disperato le si pose al fianco, l'abbracciò stretta, la inondò di -lacrime, la ricoperse di baci, e tra i singhiozzi esclamò: -- "Signore, -fate ch'io muoia qui accanto a lei!" - -Ma il Signore non volle un tanto danno, e profferito ch'ebbe appena -Cecchino cotesto scongiuro, che Maria, anch'essa sciolto un profondo -sospiro, aperse gli occhi, immemore di quanto fosse accaduto. - -Cecchino si pose in ginocchio davanti a lei, non osando pure aprire la -bocca: ma alla Maria tornava a poco a poco la memoria dei casi passati, -e si sforzò rilevarsi; e vista aperta la lettera da lei custodita con -gelosa cura nel proprio seno, sollevò Cecchino da terra, e sorridendo -con un languido sorriso mormorò queste parole: - --- "Di poca fede, perchè hai dubitato?"[82] - -E quindi a breve, guardate dal balcone le stelle soggiunse: - --- "Cecchino, non abbiamo tempo a perdere: tra pochi momenti verranno -per noi. Mentre io vesto il bambino, tu metti assieme i tuoi panni, e -cúciti addosso l'oro e le gioie della signora; -- al rimanente è stato -già provveduto." - -Cecchino non aveva volontà propria; ormai obbediva come cosa passiva -allo impulso che gli veniva dato: tante, e così diverse, e tanto -profonde erano state le passioni che lo avevano commosso nel giro di -poche ore, ch'ei si sentiva quasi annullato; ma dove fosse rimasta in -lui facoltà di pensare e di volere, non si sarebbe mai opposto ai -desiderii della sua moglie, che animata da spirito di carità, di -sacrifizio e di amore, gli pareva creatura da uguagliarsi piuttosto alle -sostanze celesti, che anteporsi alle mortali. Insomma, come cosa santa -la riveriva ed amava. -- Di tali e così subiti trapassi vanno capaci le -umane menti quaggiù! Misere intelligenze in balía della passione, come -un fragile schifo commesso alle tempeste dell'oceano, per poco -piangiamo, per poco ridiamo, ma, e questo importa assai più, per poco -ancora trascorriamo a fatti che come ci tolgono la dignità dell'uomo e -la pace dell'animo, così ci rendono meritevoli in questa vita del -vituperio degli uomini, e nell'altra dello sdegno di Dio. - -Nè s'ingannava punto Maria; perchè non istette guari, che comparvero due -uomini sotto casa, e battuto con molta circospezione alla porta, -invitarono con piana voce Cecchino, recatosi alla finestra, di scendere, -e avacciarsi, essendo apparecchiata ogni cosa. Andò prima Maria col -pargolo; seguitava Cecchino con un forziere, chè pochi panni era -prudente portare; e dato il primo passo fuori della porta si voltò -indietro sospirando, e disse: - --- "Ti lascio per non rivederti mai più!" - -E scesi che furono, Maria chiamando Cecchino maravigliò forte di non -trovarselo al fianco: stava per rifare le scale, quando apparve di nuovo -Cecchino affannoso, che le favellò sommessamente: - --- "Mi era scordato del rosario di mia madre sospeso a capo del letto, e -sono tornato per esso. Se fosse appartenuto alla tua, tu non te ne -saresti dimenticata...." - -Maria gli prese la mano, e gliela strinse, -- perchè conobbe che non -aveva difesa, -- e l'accusa le piacque. - -Camminarono alcun tempo in silenzio, e trovata una carrozza che -aspettava presso al canto del Giglio dietro San Lorenzo, vi entrarono -tutti, e si diressero a porta San Frediano. Quando vi furono vicini, uno -degli sconosciuti scese, e chiamato il gabelliere mutò seco lui alquante -parole, ch'ebbero virtù di fare aprire la porta. -- Lo sconosciuto tornò -alla carrozza, persuase a scendere l'altro compagno, e disse: - --- "Potete andare: -- buon viaggio; -- Dio vi accompagni." - -Maria, per la pratica grande che ne aveva, e perchè già cominciava -l'orizzonte dalla parte di oriente a diventare di colore rancio, -riconobbe in cotesto uomo il cavaliere Lionardo Salviati; onde ebbe -baldanza di chiamarlo a sè, dicendo: - --- "Favoritemi ascoltare una parola, signore...." - -E il cavaliere ascoltava. - --- "Messer Lionardo," gli mormorò all'orecchio "quando la vedrete, -assicuratela che il suo figliuolo si trova in salvo: ditele che mio -marito viene meco, sicchè non si prenda altra pena. Se potete, -salvatela; perchè la sua morte, senza il vostro aiuto, è sicura. La roba -che ho lasciato in casa, fatemi la carità di dire al vostro amico don -Silvano che la venda, e ne dica tanto bene pei morti, e.... pei morti -secondo la mia intenzione...." - --- "Sarà fatto." - -E messere Lionardo, chiuso lo sportello, ordinava che la carrozza -partisse. - -Maria favellando di morti accennava Isabella, ma le rimanendo, comecchè -languidissimo, un fiato di speranza, non lo volle spengere alla sua fede -con quella trista commissione; ma in cuore ritenne che avendola data pei -suoi cari defunti, ormai vi si poteva comprendere anche l'anima -d'Isabella. - - ---- - -[69] S. Matteo, Cap. V, 3. - -[70] Genesi, Cap. II, 17. - -[71] _Porrum et cæpe nefas violare et frangere morsu_ - _O sanctas gentes quibus hæc nascuntur in hortis_ - _Numina!_ - - _Giovenale_, Satira 15. - -[72] Aasvero, è fama fosse un giudeo, che a Cristo ascendente sul - Golgota negò un poco di acqua per dissetarsi, ed impedì che alla - ombra della sua casa alquanto si confortasse; quindi fu condannato - a vagare sempre avvilito e maledetto. Questa leggenda, comunissima - in Germania, contiene, come ognuno vede, un mito. Edgard Quinet - sopra questa leggenda ha costruito un dramma, i personaggi del - quale sono sfingi, venti, trofei di arme, rovine, fiumi, e perfino - l'Oceano. In mezzo a tante e tanto immani stranezze, io non vorrei - negare che cotesto dramma non contenga parti nobilissime di - stupenda poesia. - -[73] State contente, umane genti, al quia; - Chè se potuto aveste veder tutto, - Mestier non era partorir Maria. - - _Dante._ - -[74] E questo leggiamo non solo che avvenga ancora di presente presso - taluni popoli della Oceania, ma anticamente avveniva presso i - Trogloditi, ed altre nazioni, come ce ne fanno testimonianza - Eliano, Diodoro, e Strabone nel lib. 12, e specialmente Agatirchide - nelle Storie, fram. de' Trogloditi; loro vitto, circoncisione, - funerali ec. - -[75] Clapperton, _Viaggi nell'interno dell'Affrica_. - -[76] Egli è concetto tolto dal famoso epitaffio che fece a sè stesso - Beniamino Franklin: - - Il corpo - di - Beniamino Franklin - Somigliante alla coperta di un libro vecchio - Da cui siensi staccati i fogli - E la doratura e il titolo cancellati - Qui giace - Pastura dei vermi - Contuttociò - L'opera non sarà perduta - Avvegnachè com'egli credeva - Ricomparirà - In una nuova e più bella edizione - Riveduta e corretta - Dall'Autore. - - _Vita di Franklin, p. 253._ - -[77] Achille della Volta dette in Roma delle pugnalate allo Aretino, per - cui ne andò stroppiato di un braccio per tutta la vita. In - proposito di questa avventura il Berni nel sonetto contro Pietro - Aretino scriveva: - - Tu ne farai tante e tante - Lingua fradicia, sciocca e senza sale, - Che alfin si troverà pure un pugnale - Miglior di quel di Achille, e più calzante. - Il papa è papa, e tu sei un furfante ec. - - Tintoretto sentendo come lo Aretino con ogni maniera di maldicenza - lo straziasse, un giorno che lo trovò presso alla sua bottega, con - bel garbo lo invitò a entrare per vedere certi suoi dipinti: andò - l'Aretino, e il Tintoretto messe prima la spranga per di dentro, - poi senza profferire parola fattosi ad un armario ne trasse un - pistolese, o mezza spada, e recatasela ignuda nelle mani, si mosse - incontra con mal piglio allo Aretino. «Ahimè! Tonio, esclamava - tremante Pietro, che cosa intendereste di fare voi? Guardate da - lasciarvi prendere dalla tentazione del demonio! Voi mi - ammazzereste senza sacramenti... come... un cane...» -- Ma - Tintoretto sempre innanzi, e venutogli al fianco, lui, che non - aveva membro che stesse fermo, misurò col pistolese, e quando lo - conobbe prossimo a lasciare gli spiriti, sempre torbo in vista gli - disse: -- «Non temete di nulla, messer Piero; siccome mi venne - vaghezza farvi il ritratto, ho voluto prendervi la misura: potete - andare; voi siete tre pistolesi e mezzo per l'appunto.» -- E - apertogli l'uscio, lo licenziò. Da quel momento l'Aretino disse - sempre bene del Tintoretto. L'Aretino essendo stato pur troppo - intrinsecissimo del sig. Giovanni delle bande nere, continuò la sua - _servitù_ col granduca Cosimo suo figliuolo, dal quale spesso - riceveva presenti, come ricaviamo dalle sue lettere; però - mostrandosi avverso a messer Piero Strozzi nel tempo della guerra - di Siena, compose in suo dileggio un sonetto piacevolissimo il - quale incomincia: - - E Piero Strozzi armavirumquecano ec. - - Piero lo fece avvertire che portasse l'olio santo in tasca, perchè - ad ogni modo voleva farlo ammazzare, anche nel letto; per lo che - sbigottito l'Aretino durò qualche anno a non uscire più di casa. - Non posso por fine a questa nota senza ricordare gli epitaffi, o - _epigrammi_, nel vero significato della parola (dacchè per - epigrammi intendevano gli antichi le iscrizioni funerarie piene di - contumelie composte pei vivi), che si ricambiarono Paolo Giovio e - Pietro Aretino. Il Giovio dettò: - - Qui giace l'Aretin, poeta tosco: - Di tutti disse mal, fuorchè di Cristo, - Scusandosi col dir: non lo conosco. - - E l'Aretino di rimando: - - Qui giace il Giovio, storicone altissimo: - Di tutti disse mal, fuorchè dell'asino, - Scusandosi col dire: egli è mio prossimo. - -[78] Di questo sviscerato amore dell'Aretino per le sue figliuole ne - fanno fede le sue lettere. - -[79] È fama che l'Aretino, stando a sedere, e dondolandosi sopra i piedi - di dietro della seggiola, udendo certi biechi atti delle sue - sorelle, preso da riso smoderato perdesse lo equilibrio, e caduto - supino percuotendo del capo sopra il pavimento rimanesse morto. - Anche il Berni nel sonetto citato gli rinfaccia la mala vita delle - sue sorelle meretrici nel bordello di Venezia. - -[80] Novella 137. - -[81] Satira VII. - -[82] Paucæ fidei, quare dubitasti? (S. Matteo.) - - - - - CAPITOLO OTTAVO. - - - LA CONFESSIONE. - - - Venuta la mattina della Pasqua, la donna si levò in su l'aurora - et acconciossi, et andossene alla chiesa... il _marito_ - dall'altra parte levatosi se ne andò a quella medesima chiesa, e - fuvvi prima di lei... e messasi prestamente una delle robe del - prete con un cappuccio grande a gote, come noi veggiamo che i - preti portano, avendosel tirato un poco innanzi, si mise a - sedere in coro.... Ora venendo alla confessione, tra le altre - cose che la donna gli disse, avendogli prima detto come maritata - era, si fu che ella era innamorata.... Quando il geloso udì - questo, gli parve che gli fosse dato di un coltello nel cuore. - - _Boccaccio_, Giorn. VII, Nov. V. - - -Evento dei tempi di cui tenghiamo proposito singolarissimo, e di -considerazione veramente degno, si è quello di vedere come nei conventi -si mantenessero, e dai frati si manifestassero spiriti avversi al potere -costituito, nel modo stesso che nei tempi antecedenti si era per loro -dimostrata opposizione maravigliosa al principato che si costituiva. Del -qual fatto dandomi io a investigare le cagioni, parmi che in parte le si -debbano attribuire alla vanità, vizio naturale, che molto di leggeri -alle menti dei migliori si appiglia, nè da noi figliuoli di Adamo, per -quanta industria sappiamo adoperarvi dintorno, affatto mai non si -scompagna; parte al difetto della vita attiva, e al chiudersi nella -contemplazione di una cosa; per cui avviene che la contemplazione così -s'insignorisce dell'anima, che l'uomo si compenetra della idea, la idea -dell'uomo, e diventano tutta una sostanza necessariamente palpitante e -vivente, nè l'una puoi sopprimere se l'altro non uccidi. La quale -condizione siccome feconda di geste inclite, così talvolta lo è di -luttuosissimi fatti: -- per lei sono l'eroe e il pazzo; ella guida al -trionfo o al patibolo, e lo intervallo, a cui ben vede, apparisce meno -largo di quello che altri per avventura non pensa. Forse la cagione del -fatto considerato può nascere da carità del prossimo, che non consente a -cuori appassionati sopportare la vista del mal governo al quale viene -condotta la stirpe redenta da Cristo a prezzo di sangue, ed odiano -l'uomo che presume ridurre in menzogna lo eterno riscatto. -- Può anche -dirsi, che in alcuni sia desiderio irresistibile di martirio, che -inebbria a modo di ogni altro amore lo spirito dell'uomo, e fa parergli -bella la morte per una parola lanciata nella faccia al tiranno nel -momento della sua feroce superbia, e che vi rimarrà impressa come se -l'avesse sfolgorata il fulmine di Dio. -- E forse, e senza forse, altre -più molte sono le cagioni del fatto, che o per cortezza d'ingegno, o per -essere il luogo male acconcio a simili ricerche, io cesso discorrere, le -quali congiuntamente, e non ognuna per sè, lo partoriscono, essendo -l'origine delle azioni nostre complessa oltre ogni credere, e tale da -perdervisi dentro i meglio vigorosi intelletti. - -Dagli alti pergami scendeva pertanto una parola animosa, ma spesa -invano, non altramente che se fosse parlata dentro un camposanto. Così -la predica del sabato dopo la seconda domenica di Quaresima di Fra -Girolamo Savonarola valse a far sì che gli ascoltanti in lacrime dirotte -ed in altissime grida prorompessero, ma non valse a impedire a Lorenzo -il principato, e a lui profeta inerme la morte infame; nè più tardi la -predica del Padre Marcello di San Francesco in Duomo, la quale, per -quanto le memorie dei tempi ci tramandano, incominciava: «Firenze, io -sento che tu mi vuoi ammazzare; io la rimetto in te: degli altri -predicatori hai ammazzato. Sappi, Firenze, che questa sarà la mia -corona: volesse Dio ch'io fossi al primo della Quaresima. Apri pure gli -occhi ai tuoi peccati, Firenze: tu sei fatta una pubblica meretrice: ma -guai a te! guai a te!»[83] potè trattenere le libidini e la tirannide -del Granduca Francesco. Quando la fortuna dei popoli precipita, il -braccio solo di Dio sarebbe bastevole puntello alla grande rovina. I -fati devono essere adempiti, l'antica sapienza immaginò Giove sottoposto -al Destino. - -E Francesco compiacendo al suo fiero talento, avrebbe desiderato tenere -sopra le ginocchia la testa mozza del frate, e pungerne con uno spillo -la lingua come usò la empia Fulvia del sacro capo di Cicerone; ma lo -trattennero i rudimenti paterni, e i consigli dei savi educati alla -scuola di Cosimo. - -La molla tanto acquista di forza in respingere, quanto più noi la -tenghiamo compressa. Un fuoco chiuso s'irrita dentro al recipiente, e fa -violenza nelle pareti finchè non le rompa; una voglia contradiata si fa -agonia, l'agonia diventa furore. Fino al 1750, cosa incredibile, e vera, -in Firenze sopra la piazza della Signoria, là dove fu bruciato Fra -Girolamo, ogni anno la mattina del 23 di maggio si trovava _la fiorita_, -o fiori sparsi come si costuma davanti alle chiese nelle feste di -qualche santo.[84] -- A che montano i fiori? Coi fiori tessiamo le -ghirlande pei morti. -- A che nuoce uno amore manifestato una volta -l'anno, e co' fiori? Chi è quel così male accorto nemico, che volesse -spegnere una vita consunta da etisia? Non gittate il fiato indarno: la -candela è giunta al verde: sofferite anco due o tre pallidissimi getti -di luce, e poi regnerete in pace nei dominii ampi dell'erebo e della -Notte. - -La mente di Cosimo apparecchiò un alveo larghissimo, lo munì di argini -validi, e ad ogni urto gagliardi; poi consentì, anzi desiderò che la -opinione pubblica a modo di acqua vi dilagasse dentro. Egli fermo sopra -gli argini ne guardava con solerzia ed accortezza supreme lo impeto e i -moti; e conobbe sorgerne di tre generazioni uomini. - -I primi, ed erano i più, incapaci di pensare e di agire, vero ripieno -della stirpe umana; e questi lasciava come innocui che il gran flutto -del tempo li riportasse nel nulla donde li aveva prima dipartiti: -appartenevano a questa generazione tutti coloro i quali nello scontrarsi -per le vie, volgendo cautamente uno la faccia a mezzo giorno, l'altro a -tramontana, per non essere avvertiti dal bargello o da cui per esso, si -stringevano con molta compunzione le mani, alzavano gli occhi lacrimosi -al cielo, sospiravano profondi, della servitù di Babilonia discorrevano, -Gedeone, Giuda Maccabeo, o Debora ricordavano, nelle braccia del Signore -la causa loro confidavano, come se il Signore dovesse affannarsi a dare -una patria a cui non la merita, e combattere le battaglie di un popolo -che ha paura dell'armi. -- Vi appartenevano coloro, che copiosi dei beni -di fortuna stavano lontani dalla città compiangendone i cittadini di cui -pareva non si considerassero parte; e come Scipioni sdegnati, riparavano -magnanimamente dalla pubblica sventura entro uno asilo lieto di quanto -l'abbondanza della terra o la industria degli uomini sanno produrre di -più esquisito per soddisfare le voglie fisiche dei mortali nel mondo. -Dandosi sembiante di nocchieri stanchi, e rotti dalle fatiche, stavano -dalla riva a considerare le nuove procelle: -- essi, che non avevano mai -navigato neppure sopra la piana superficie di un lago! E invece di -nocchieri, parevano ed erano del tutto somiglievoli al topo romito di -Lorenzo Pignotti, - - Che per andar dal mondo assai lontano, - Entrò dentro d'un cacio parmigiano.[85] - -Pessimi cittadini, e strumento validissimo di tirannide! - -Vi appartenevano coloro, che volendo alla propria ignavia e alla comune -viltà apprestare onesto motivo, affermavano doversi aspettare a -_primavera_: ma non dicevano quale; sicchè questo loro detto -corrispondeva al cartello che alcuni venditori appiccano nelle botteghe; -ove sta scritto perpetuamente: -- oggi non si fa credenza, domani sì; -- -e quanto prima dovere andare il mondo a soqquadro: sapere, e saperlo di -certa scienza, che il Turco voleva entrare in Ungheria, e tentare -Vienna, e non essersi per anche messo in campagna, perchè non avevano -cucito le tre code al turbante del Gran Visir.... Filippo II di Spagna -avere detto apertamente, che Cosimo non aveva voluto imprestargli -danaro, e guai a lui! Eglino essere come i pescatori di anguille, che -per pescare con frutto attendevano le acque torbe. Vi appartenevano -quelli, che orridi per folta capelliera, e per faccia tutta irta di -peli, ormai non potevano produrre altra testimonianza della umanità -loro, tranne la punta del naso; -- e gli altri, che tenevano in tasca -forbiti pugnali sizienti sangue, e che per ora, onde non lasciarli -asciutti, se ne servivano per mondare le pere; -- e gli altri che per -addestrarsi alle armi, e afforzarsi contro ai perigli, con uno spadone a -due mani davano a torto e a traverso manrovesci, fendenti, e punte da -Orlando entro sacchi ripieni di semola; e quando erano tutti in sudore, -scalmanati e rubicondi esclamavano: -- «Beviamo! abbiamo bene meritato -della patria!» -- e giù bicchieri di santa ragione. Costoro una capacità -avevano certo, e se il lago di Bientina fosse stato vino, a questa ora -sarebbe asciutto da duecento e più anni a questa parte; -- e gli altri -infine, che alle stelle remote ed alla luna confidavano le secrete -ansietà, i lai arcani, e gli ardori interni, che il giorno dopo della -esalazione loro correvano manoscritti per tutta la città. Vi -appartenevano finalmente, non già perchè venga meno il catalogo, ma -perchè non riesca sazievole il novero troppo lungo dei disutilacci che -non fur mai vivi, quelli i quali si affaticavano a far credere che -mediante l'alfabeto si poteva racquistare la perduta dignità: -- «I -figli della terra, essi dicevano, misero lo scompiglio nelle sedi -celesti ponendo Olimpo sopra Ossa, e Ossa sopra Pelia, e provocarono la -tremenda procella dei fulmini di Giove: noi meglio avvisati torneremo -nei cieli alla sordina; fabbrichiamo copia di scale tascabili, -apparecchiamo degli spaghi, e così quando se lo aspetteranno meno, noi -daremo una scalata alle nuvole. L'uomo è più da temersi col naso -cavalcato da un paio di occhiali di Roma, che cavalcante egli stesso un -buon destriero di battaglia; un libro in-quarto difende meglio un popolo -di una fortezza; da una lettera sola scaturiscono più libbre di civiltà, -che da un cannone da trentasei libbre di palla; un _elle_ ferisce meglio -di una lancia, un _j_ lungo fende assai più di una scimitarra; un -dittongo può diventare il passo delle Termopili, -- o le Forche Caudine: --- lasciate fare a noi; col tempo e con la pazienza foreremo le Alpi -anche con una lesina: vedete il tarlo!....» -- Ahi sciagurati! Il tarlo -rodendo muore nella ignobile tomba che ha scavato. Enceladi -_in-sedicesimo_, non si fa guerra a Giove con gli aghi, le corazze di -malva, e le barbute di gusci di noce, come gli eroi della -Batracomiomachia di Omero! Nè uomini nè donne; androgini morali, molto -più nuocciono alla parte a cui si appigliano, che le cavallette di Moisè -non guastarono le mèssi nelle pianure egiziane. - -Ma quello ch'era a considerarsi più strano consisteva in questo, che -anche presso i fuoriusciti, anzi principalmente presso loro, non si -rifiniva mai di congiurare: quei di fuori tacciavano di accidia e di -peggio quei di dentro, e li proverbiavano sopra la primavera, sopra -l'autunno, e simili altre miserie; quei di dentro mettevano accusa a -quelli di fuori: ambo i lati smaniosi di fare, ambo i lati incapaci di -fare, ardenti come fuoco quando la occasione d'irrompere si allontanava, -diaccio quando pareva avvicinarsi: una parte biasimava l'altra, e sopra -tutto erano irreconciliabili in massima, chè taluni sostenevano il mondo -avere ad essere un arcolaio, tali altri una girandola. I fuoriusciti -stavano per la girandola, quei di casa per l'arcolaio: «Poniamo, -dicevano i primi, fuoco alle polveri, e vedrete come lieve scintilla -gran fiamma secondi; vedrete qual mole di lava ardente inonderà la -terra: fate, ardite; se qualcheduno per caso ne restasse appeso per la -gola a cagione della Legge spolverina,[86] non se ne dia per inteso, -dacchè dalle sue ossa nasceranno vendicatori, e il suo sangue cadrà come -rugiada di vita sul fiore che sospiriamo.» -- «Non vuolsi avventurare -così grossa posta, rispondevano i secondi: chi va piano va sano; tardi, -ma certo: _festina lente, tarde, sed tuto_ (con le altre leggende per le -quali anche la pizzuga presume farsi credere generale di eserciti). La -vita dei popoli è lunga lunga; se non sarà dato di goderne a noi, bene! -ne goderanno i nipoti dei bisnipoti dei nostri nipoti (questi, come -vedete, la pigliavano larga); anche a noi tarderebbe stendere la mano al -frutto bagnato di tanto sudore, ma noi sappiamo contenerci -prudentemente, ma noi sappiamo aspettare. Il mondo è un arcolaio, vi -diciamo; intorno alle stecche voi vedete accomodata la matassa: a vero -dire, apparisce un poco arruffata, pure pian pianino, con giudizio, -senza troppa fretta, noi giungeremo a dipanarla.» - -E i primi dicevano ai secondi: «Ma voi state in seno delle vostre -famiglie, ma voi coprono i tetti paterni, voi l'avito censo alimenta, -voi ragionate così davanti al domestico focolare; e noi andiamo randagi -in terra straniera, noi divora l'agonia del suolo natale, noi tollerano -impazientemente ospiti avari, nè i patrii affetti ci scaldano, nè il -patrio sole.» - -E i secondi replicavano: -- «Dunque non è amor di patria quello che vi -muove, bensì dei vostri comodi particolari!» Nè qui restava la turpe -vicenda delle rampogne; chè anzi così trascorrevano smodate e piene di -scandalo, da muovere perfino la compassione dei loro stessi nemici.... -Privi di senno nel concepire, senza coraggio nel mandare ad esecuzione, -mancavano _dello estremo benefizio della sventura, -- voglio dire della -dignità nel sopportarla_. - -Tutti questi umori di lunga mano conoscevansi, e non che ne -insospettissero, ne ricavavano maraviglioso diletto, come di vedute -grottesche della lanterna magica politica, le quali si dipingessero -passando sopra le pareti della sala degli Otto. - -Le due rimanenti maniere di uomini concordavano in questo, che favoriti -dai cieli di ottimo discernimento, assottigliato per lungo esercizio dei -buoni studii, erano destinati a formare il credito della fazione a cui -si fossero rivolti. -- Ma differenziavano poi in questo altro, che -alcuni si erano lasciati persuadere, e chinato il capo servivano; ed -alcuni non petulanti, non pervicaci, non superbi, si erano avvolti nella -solitudine e nel silenzio, convinti che là dove le magnanime parole -vengono interdette, la migliore cosa che avanza all'onorato cittadino è -tacere. - -Costumano gl'Indiani quando fanno la caccia agli elefanti, condurre seco -alcuni di cotesti animali addomesticati, che scorto appena il salvatico -gli si fanno dintorno tutti festosi, e s'ingegnano avviarlo verso il -chiuso: ov'egli repugni, a suono di colpi di proboscide, metà carezza, -metà percossa, ve lo costringono; e ridotto nel chiuso, guasto dallo -esempio, depone subito gli spiriti feroci, e lascia mettersi addosso la -gualdrappa di scarlatto, gli arnesi indorati, e i campanelli di argento. --- Non diversi erano gli argomenti posti in uso per vincere la gente, e -ridurla alla propria devozione, la quale poi non pativa difetto di -ragioni valevoli a giustificare il partito abbracciato; ed invero davano -ad intendere: «Non giova egli mitigare un destino, che per quanto sembra -a noi non è concesso mutare? Non giova egli rendere umano un potere, che -inacerbito può diventare feroce? Quando ci manca la facoltà di tôrre via -Polifemo, meglio vale aprirgli due occhi, che acciecarlo dell'uno. Se i -tempi sinistri ci contendono di spargere la gioia sopra le generazioni, -adoperiamoci a risparmiare loro delle lagrime amare. Così operando, noi -sagrifichiamo i nostri affetti privati a vantaggio della umanità, le -nostre ambizioni particolari deponiamo; non agli uomini, ma a sè stesso -compiace colui, il quale anche con qualche suo carico non opera il bene -che le condizioni del secolo gli consentono solo di fare.» - -I rigidi all'opposto sostenevano: -- «che quando davanti ai popoli -adunati non può rendersi conto delle proprie azioni, bisogna condurci -nella vita in cosiffatto modo, che la presenza basti per la orazione: nè -il popolo discernerla tanto per la sottile; e allorchè vede anima da un -lato, e prezzo dall'altro, reputa il contratto di compra e vendita -perfezionato, e nella notte tutti i gatti sono grigi, come insegna il -proverbio; e male, avvolti in una cappa medesima, possiamo distinguere -gli Ebrei dai Sammaritani: il popolo abbisogna di fede, la quale non si -persuade per via di astrattezze e di ragionamenti, ma in virtù di un -fatto, o di un domma semplicissimo. Il libro del destino essere chiuso -ad occhi mortali; e presumere troppo di sè chiunque avvisasse -prognosticare oggi quanto sarà per accadere domani: ora, se i presagi -loro venissero meno, se quel fato, che riputavano immobile, prendesse a -girare più volubile della ruota della fortuna, qual gonfalone -desidereranno vincitore? A quale fazione si accosteranno? A qual parte -rimarranno fedeli? Quale tradiranno? I nuovi obblighi anteporranno agli -antichi, o piuttosto gli antichi ai nuovi? Perchè lo inclito personaggio -si porrà egli in condizione da non conoscere in qual lato il suo dovere -lo appelli in certi momenti solenni in cui la sola esitanza è peccato -gravissimo avanti Dio, e misfatto presso gli uomini? Nè quella vantata -temperanza del male giova punto, anzi nuoce; imperciocchè sia della -umana natura desiderare, cercare, e trovare ai gravi mali rimedio, -mentre ai sopportabili si adatta, e a mano a mano perduta qualunque -virtù, l'anima dell'uomo diventa più paziente della schiena di un -cammello. Arrogi, che le parti si smarriscono nello insieme; e -contemplando la fabbrica, nessuno ci consiglia indagare la forma delle -singole pietre, mentre l'obelisco di granito, monolito e solitario, leva -la fronte senza paura di fulmine, e rende testimonianza perenne che fu -creato dalla natura, e formato dagli uomini per celebrare le lodi del -sole.»[87] - -A vero dire, il discorso loro suonava piuttosto superbo che giusto, -conciossiachè l'uomo, fragilissimo tessuto di vene e di nervi, io non so -come possa paragonarsi agli obelischi di granito: e che non fossero -obelischi lo dimostrava chiaro lo sparire improvviso ora di questo ora -di quello, e lo acciaccarsi per la misteriosa, tenebrosa e tenace -persecuzione che veniva loro mossa: da per tutto contrarietà; discordia -in casa, ingiustizia nei tribunali, orrore in chiesa; accolti con -disprezzo; rigettati con acerbità; nelle più care affezioni insidiati; -nelle sostanze disfatti. Non basta ancora: -- il senno vilipeso come -follía, la costanza riputata insania, le intenzioni calunniate, e -diseredati perfino dello scopo unico a cui tende la virtù infelice, -- -il premio della lode. - -Però pochi annoverano le storie, che con animo invitto abbiano resistito -a così infame guerra: alcuni rarissimi, non potendo più oltre -sopportare, e mutare non volendo, tolsero a lasciarsi morire di fame, o -a volgere contro sè stessi le mani omicide, e i nomi di cotesti grandi -infelici, più che altrove occorrono registrati nelle storie di Tacito, -di Dione e di Svetonio; altri, più presto singolari che rari, -deliberarono bevere intero il calice di fiele che la tirannide -appressava alle loro labbra: anzi, pensandovi sopra, due soli io vedo in -questa terra essere quelli che ardirono subire interi i novissimi fati; -ma uno fu Cristo, ed era Dio; l'altro, uomo invero, ma di natura quasi -divina, e si chiamò Socrate. - -Ora lasciamo di Dio: ma quale fama al mondo può uguagliare la fama di -Socrate? - --- Oh! questa ella è pure la insopportabile lettura, parmi sentire che -dica qualche mio leggitore: ora vedete, quando la narrazione precipita, -e la catastrofe dovrebbe correre diritta al suo fine, questo singolare -cervello, senza darsi un pensiero al mondo dell'ansietà nostra, si pone -a inabissarsi in novelle che nulla fanno al caso, menando il cane per -l'aia e andandosene a Roma per Ravenna. Questo è uno intendere l'arte -niente; conciossiachè gli animi si raffreddino, l'azione proceda così a -balzelloni come persona ebbra, e tutto lo effetto rimanga guasto da cima -a fondo, senza rimedio. -- O lettore mio benevolo, ed anche, se ti -piace, malevolo; considera di grazia, che se tu premi moltissimo a te -stesso, anche io qualche cosa importo a me; e se scrivo compiacendo al -tuo ingegno, deh! non mostrarmiti acerbo, nè farmi il viso dell'uomo di -arme, se talora mi prende vaghezza di compiacere al mio. A me torna -grato gittarmi come una tavola sopra il mare dei pensamenti, e lasciarmi -in balía dei flutti, che mi sbattono in quella parte e in quell'altra. -Io ho bisogno d'inebriarmi di fede e di speranze, come di muschio. -Quando io immagino che dai miei concetti, dalla ironia, e dalle -rampogne, possa uscirne un qualche frutto, io bacio la penna, e penso -che la felicità, volando via dal mondo, nel battere le ale lasciasse -cadere la penna come una rimembranza di sè, e come pegno che forse un -giorno potrebbe tornare a visitare queste sedi terrestri. Vorrai tu, o -lettore, arguirmi di follia, o tentare di curarmi? La tua compassione mi -riuscirebbe più importuna della tua crudeltà. Trasillo, alienato di -mente, stava nel Pireo contando le navi ch'entravano in porto, di nuovo -le spediva, e fuori di modo rallegravasi quando tornavano a salvamento, -come colui che immaginava appartenerglisi tutte. Eliano racconta come -suo fratello, tornato di Sicilia, desse opera a guarirlo di cotesta -infermità, e riuscisse a sanarlo. Trasillo riacquistato con la ragione -il sentimento della sua povertà, imprecò sul capo del fratello -l'Eumenidi, e maledisse alla pietà capace di rapire un bene, incapace a -preservare da un male.[88] -- - -Titta giunse (dacchè tutti, vivi o morti, arriviamo al nostro fine) al -palazzo del duca: tirò la corda quattro volte e sei, e nessuno rispose. --- Si vede bene, egli seco stesso pensava, che il marito è fuori, e non -si aspetta in casa; e se i mariti si avvisano arrivare improvvisi, -devono scontare la mala creanza: ma io, che non sono marito, non voglio -aspettare, e ci pongo subito rimedio. -- - -E quanto meglio seppe introdusse tra i ferri del cancello il braccio -destro e parte dell'omero, e con la punta delle dita prese il -saliscendi, e lo aperse. Ciò fatto, si avviò pianamente alla stanza del -portiere, che stesi i gomiti sopra una tavola, con la guancia riposata -sul dorso delle mani, dormiva un sonno da disgradarne i ghiri. Il -sollazzevole uomo, recatosi in mano il corno, da un lato se lo appressò -alla bocca, con l'altro ricoperse quasi l'orecchio manco del portiere, e -quindi raccolto quanto più fiato poteva dentro il capace polmone, ne -trasse un suono che fece tremare da cima a fondo il palazzo. Io non dirò -quale urlo sgangherato mettesse fuori il portiere, nè quale enorme salto -spiccasse: cose sono queste che molto meglio le si possono immaginare -che descrivere: non era morto, nè vivo; tremava tutto; in qual mondo si -trovasse non sapeva. Non creatura umana, non bestia dentro il palazzo e -fuori per la contrada, poterono tenersi salde nel letto nel giaciglio, -chè balzarono spaventate per vedere che cosa fosse. - -Quando Titta ebbe intorno pressochè tutta la famiglia del duca, si volse -al maggiordomo don Inigo, e gli disse: - --- "Vengo pei servigi dello eccellentissimo signor duca: arrivo pure -ora, e preme che io consegni a Madama la duchessa una lettera." - --- "In cotesto arnese Vostra Signoria non può presentarsi alla nostra -padrona; fatevi in prima orrevole come conviene, e poi mi proverò di -annunziarvi." - -Condottolo in guardaroba, gli fe trarre gli usatti polverosi e ogni -altra veste, e ricopertolo dell'assisa orsina, lo confortò ad aspettare -tanto che avvisasse la signora duchessa. - -Isabella non dormiva: il sonno da gran tempo non iscuoteva più la quiete -dalle sue ale sopra cotesti occhi infelici; ed anche senza invocarlo -ella lo lasciava passare, imperocchè, se acerba la travagliava la veglia -con gli argomenti del pensiero, assai più doloroso la stringeva il sonno -con i suoi torbidi fantasmi. Ormai rassegnata al destino imminente, per -cosa che avvenisse non si turbava; chiudeva le pupille, e mormorava -sommessa: -- _In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum._ -- Sentì -schiudere l'uscio della stanza, le parve che alcuno le domandasse se -potesse entrare, e rispose con un moto, ch'ella non sapeva se -consentisse o negasse, sicchè rimase maravigliata altamente quando -riaprendo gli occhi si vide un uomo davanti col ginocchio piegato -presentarle sopra un cuscino di velluto cremisi una lettera. Nudrita -nelle maniere contegnose di corte, tolse la lettera con un tal quale -piglio affatto principesco, e lesse la carta, poi la commise nelle mani -del maggiordomo, ordinando: - --- "La riporrete, don Inigo, nello archivio. -- Alzatevi. -- Don Inigo, -date a questo soldato la solita mancia dei corrieri; anzi doppia, perchè -la nuova che porta mi giunge oltremodo gradita. Inigo, tra pochi giorni -dopo tanto lunga assenza noi rivedremo il serenissimo signor duca. -- -Dio vi abbia in guardia. Buona notte: andate." - -E quando ebbero preso commiato, Isabella, senza avvertire se qualcheduno -ascoltasse le sue parole, dal lettuccio ove si era posta a giacere, di -nuovo così favellò a madonna Lucrezia Frescobaldi, sua dama di -compagnia: - --- "Madonna Lucrezia, noi siamo pronti a fare la nostra dipartita, -sicchè parmi bene che ci abbiamo a provvedere di viatico." - -Madonna Lucrezia apparteneva alla generazione di quelle pallide e -sfumate creature, le quali sogliono accompagnare i potenti: vengono con -la fortuna, e vanno con essa; non già perchè triste o maligne, ma perchè -sta nella loro natura a guisa dello elitropio di volgersi a seconda -della curva del sole; partecipano della famiglia delle foglie, che come -nascono con la primavera, così vengono meno nello autunno. Volontà -propria non possiedono, a negare o ad affermare incapaci; nel modo che i -barometri si modificano alle impressioni dell'aria, le menti loro si -piegano giusta la volontà dei loro signori. Pericolosissima gente questa -fu sempre considerata e si considera anche adesso, imperciocchè dove i -signori non incontrassero voglie tanto disposte a servirli, forse assai -meno cose oserebbero di quelle che noi li vediamo avventurare ogni dì; -molto meno poi se trovassero anime come quelle della popolana Maria, che -promettono obbedienza e la prestano, ma non vendono la coscienza, e -quando arrivano in parte ove è mestieri dispiacere al padrone della -terra o al Signore del Cielo, confidando in colui che veste il giglio -della valle, alimenta anche il tardigrado, poveri e soli si mettono a -perigliare pel deserto della vita esclamando come il patriarca Abramo: --- Dio provvederà! - -Ma i potenti di rado possiedono amici; troppo gran copia di beni avrebbe -loro compartita la fortuna. Tolgano esempio da quel re di Spagna, se -desiderano stare in compagnia di un amico; -- si facciano dipingere -insieme con un cane. - -Madonna Lucrezia pertanto, affettuosa come la regola del tre, -rispondeva: - --- "Serenissima, faccia quello che il suo cuore le ispira." - --- "Sì, ho deliberato confessarmi a Dio delle mie colpe; ma io vorrei -qualche santo uomo, veramente maestro in divinità, il quale sapesse -confortare l'anima stanca, e porgere riposo alla mente combattuta dal -dubbio. Vi corre alcuno alla memoria, che fosse capace da tanto?" - --- "Io non saprei." - --- "A me parrebbe adattato al mio bisogno quel frate di San Francesco -chiamato Padre Marcello, che mena tanto rumore per la città..." - --- "Serenissima, anche a me ne parrebbe bene." - --- "Però non si converrebbe chiamarlo, perchè forse non consentirebbe a -venire; o venendo, ciò non potrebbe succedere così segretamente che gli -oziosi non lo giungessero a sapere, e a me sopra modo talentano la -discretezza e il mistero..." - --- "La dice saviamente, Serenissima; salvo onore dell'Ordine, talvolta -cotesti Padri accolgono più superbia sotto quel saio, che un barone -sotto un mantello di broccato." - --- "E andando io alla chiesa, potrei di leggieri venire conosciuta." - --- "La non v'è cosa più facile..." - --- "Forse.... domani no.... chè ormai è tardi troppo, ed io mal potrei -in tanta angustia di tempo concentrarmi in me stessa, e ricercarmi come -conviene nell'anima..." - --- "Certo, in così breve ora non le sarà dato di rammentare tutti i suoi -peccati, Eccellentissima Signora Duchessa..." - --- "Che cosa sapete voi dei miei peccati? E quali, e quanti essi sieno? -Chi vi ha detto che mi riuscirà ricordarli difficile?" - -La Lucrezia, per troppa voglia di compiacere alla sua padrona, seguendo -l'usato costume, assentiva dove aveva a dubitare. Il cortigiano anco il -meglio sparvierato qualche volta incappa in questo; ma se lambisce la -meta, di rado riurta dentro così, che gli si rompa il carro. La Lucrezia -poteva rispondere: -- Eh! mia signora, se mi sono coperta con la mano la -faccia, sappia che tra dito e dito ho avventurato un occhio a modo della -Vergognosa di Campo Santo, e ne ho vedute anche troppe. -- Ma -figuratevi! Costei non avea pur balía a concepire cosiffatti pensieri; -li avrebbe cacciati come una tentazione del demonio: però rispondeva -come d'ispirazione: - --- "Per una coscienza dignitosa e schietta come la sua, che di tutto si -fa scrupolo, che ogni fuscello converte in trave... capisco bene che lo -esame di coscienza la è cosa seria... Certo, volendo bevere grosso come -tante e tante costumano!.... Ma per lei, Serenissima, mi pare abbia ad -essere cosa seria...." - -Sono eglino di vecchia data gli ami da pescare? Io per me penso che con -essi da Adamo in qua abbiano preso i pesci. Così, per quanto sia -l'adulazione antica, per quanto ogni uomo giuri conoscerla e detestarla, -non ostante per virtù di lusinga rimasero presi, e sempre si prenderanno -gli uomini, e specialmente le donne. Se ne persuada chi legge; noi siamo -ordinati a ricordarci della esperienza e dei suoi insegnamenti, come -delle rondini che passarono pel nostro cielo, come del fumo che uscì dal -nostro cammino dieci anni indietro. - -Isabella, comecchè avesse voglia di altro, pure sorrise sentendosi -lodata, e Dio sa quanto a diritto. - --- "Domani l'altro mattina ci potremmo levare per tempissimo, e coperte -di una mantiglia nera andarcene in Santa Croce, e farvi le nostre -devozioni, e tornarcene inosservate a casa quando fosse ancora buona -otta." - --- "Maisì, Serenissima, che la mi pare ben pensata con la solita -eccellenza del suo ottimo giudizio." - -"-- Bene, via; fate che la cosa rimanga in voi, e non la manifestate ad -anima viva...." - --- "Per questo poi la Serenità vostra conosce la fedeltà e discretezza -mie...." - --- "Andate a riposarvi, chè l'ora si fa tarda: e domani potrei forse -chiamarvi di buon mattino." - --- "Dio la tenga nella sua santa custodia." - - ---- - -Non pellegrino mai, nè romeo, pervenne a toccare tanto devotamente il -luogo del suo pellegrinaggio, come Titta sedeva alla perfine a mensa. In -così ampia copia di cibi e di bevanda, presto ebbe sazia la fame, ma per -la sete fu ben altra cosa; imperciocchè, come la fiamma cresce per legna -che vi gettiamo sopra, dal bere riardeva in lui più intensa l'agonia del -bere. Però Titta non era uomo da lasciarsi rubare la mano della ragione -dal vino: troppo ve ne sarebbe voluto; tuffava così la sua intelligenza -nel vino come le anatre diguazzano pei laghi, o piuttosto a guisa dei -destri nuotatori che toccato appena il fondo tornano a galleggiare sopra -la superficie; e in cotesta mezza veglia del pensiero egli si mostrava -più che mai fosse astuto e maligno. Accade sovente all'anima, che nella -pienezza dello esercizio delle sue facoltà non abbia potenza -d'immaginare o definire una cosa, che alla mattina, non bene occupata -dai sensi negli ufficii consueti, vede mirabilmente distinta per mezzo -ai tenui sogni che precedono la vita come l'alba precede al giorno. In -questo modo stesso noi vediamo uomini mezzo ebbri molto meglio concepire -e operare, che se fossero affatto sani. - -I servi, considerando come con costui non si finisse mai, si erano -dileguati mano a mano, ed egli secondo il suo desiderio rimasto solo con -la Giulia, così riprese a favellare: - --- "O Giulia! O vino! O carte! O stelle polari di questa mia vita; che -cosa diventerebbe il mondo senza di voi? Una lanterna spenta, una -candela senza lucignolo, una lampada senza olio. Se qualcheduno mi -dicesse: -- Tu hai a scegliere: -- io risponderei: -- Non posso; -- -perchè Giulia non può stare senza il vino, e il vino non può stare senza -le carte: e sono cose queste come Ser Cecco e la Corte del Berni: - - Ser Cecco non può star senza la Corte, - Nè la Corte può star senza Ser Cecco.... - -Esse vivono necessariamente insieme; formano tutte una sostanza sola; -esistono unite come l'anima e il corpo. Togliete l'anima al corpo, e voi -vedrete questo disfarsi come Giulia si disfarebbe senza il vino, e il -vino si disfarebbe senza le carte. Giulia!...." - --- "Io per me non m'intendo di tanti riboboli; ma chi sa a quante tu li -avrai già detti.... E' mi hanno aria le tue parole di panni vecchi; che -per troppo uso e' cascano a pezzi...." - --- "O Giulia! Io ti giuro da gentiluomo, _foi de gentilhomme_, come -diceva Francesco I di Francia, che quello che ho detto a te non l'ho mai -detto a nessuno...." - --- "Certo a nessuno...." - --- "Credilo come credi al pane: io per amore mi sento un Mongibello, ma -per costanza sono fermo come le Alpi...." - --- "E al danno aggiungi lo strazio contro me povera femmina; che ora -fanno non so nemmeno io quanti mesi, che ti piango e ti desidero invano, -stancando con le mie preghiere e coi miei voti tutti i Santi del -Paradiso...." - --- "O Giulia!" - --- "E sì, che in questo tempo non mancarono i lusinghieri che mi -venissero attorno, e persone che mi promettessero mari e monti: ma di -loro non m'incresce; bensì duolmi di un povero giovane, che le tentò -tutte per innamorarmi, e vedendo di non vi potere riuscire si -precipitò...." - --- "Nella osteria del Fico...." - --- "Come, mi faresti tu il torto a non ci credere?...." - --- "Ma Giulia, come vuoi tu che creda siffatte cose io che le ascolto, -mentre neanche tu, che le dici, le credi! -- Non t'ingrugnire, no; -viemmi accanto; senti, quando io ti abbraccio, parmi abbracciare il -genere umano. -- Non t'ingrugnire, no, figliuola mia; senti, ragioniamo -sul sodo. -- Io vorrei dalle procelle della vita ripararmi in un porto -di pace; e tu potresti ripararvi meco, perchè, Santa Vergine, in qual -parte posso sperare riposo in cui tu non sia? Delle cose passate non si -avrebbe a parlare: io celebrando teco il sacrosanto matrimonio, farei -delle tue venture come un grandissimo bucato nelle acque del fiume Lete. -Che cosa m'importa domandare alla fontana che mi disseta oggi: -- Chi -hai tu abbeverato con l'acqua di ieri? -- Gli anni passano, Giulia; e -bisogna armarci di provvidenza..." - --- "Ma e' mi pare, che tra i miei e i tuoi qualche dozzina ne corra...." - --- "Poni da parte, Giulia, un momento queste giullerie donnesche, e -ricorda che voi altre siete fiori: crescete presto, cessate presto, e il -meglio che rimanga di voi è la memoria. Io ti ho detto di ragionare sul -sodo. Ormai scorsero anni ben molti, ch'io mi accomodai per lancia -spezzata col signore duca Paolo Giordano: io ho rilevato per lui -parecchie ferite: una volta, nella battaglia di Lepanto, se io non era, -un Turco gli tagliava netta la testa come un giunco, e nonostante io mi -rimango lancia spezzata. E la finisse qui: ma io sempre ho visto i -cavalli da carrozza scendere alla carretta; e un giorno o l'altro noi ci -possiamo trovare, prima di muovere le piante al gran viaggio, a fare una -posata nello spedale di Santa Maria Nuova...." - --- "Ma come rimediarci? Tu mi pai un po' parente dei topi, che volevano -attaccare il campanello al collo del gatto...." - --- "Femmina, stammi a udire, imperciocchè sia provato che noi altri -uomini possediamo molto maggiore comprendonio di voi. -- Bisognerebbe -pertanto poterci mettere da parte un gruzzolo di moneta, e poi vedere di -aprire una botteguccia dove condurre qualche traffico di buona riuscita. -Tu ci accudiresti, ed io ti aiuterei a badarvi, e m'ingegnerei in altre -faccende...." - --- "Non lo aveva io detto, che tu raccontavi la novella dei topi? per -far queste cose ci vogliono di danari...." - --- "Certamente, e con la tua dote...." - --- "Io non ho dote...." - --- "Non hai dote? O Giulia!" - --- "O Titta!" - --- "Allora l'ultima parola è detta fra noi. -- Addio.... Tu vêr -Gerusalemme, io verso Egitto, come disse Alete ad Argante." - --- "Ma, o che non potremmo fare il matrimonio senza dote?" - --- "Non si può: la dote, vedi, Giulia, è proprio come la veste del -matrimonio; senza di lei comparirebbe ignudo; e tu pensa quanta sarebbe -indecenza mostrare un così solenne sacramento ignudo. -- E se volgiamo -il pensiero ai tempi antichi, noi sappiamo le Muse esser rimaste -fanciulle in casa, perchè Apollo non poteva provvederle di altra dote -che di foglie di alloro...." - --- "Però tu non puoi darmi ad intendere che della moneta non ne abbi -acquistata; e dove l'hai messa?" - --- "Tutta spesa in opere pie, Giulia, in opere di carità: e gli amici mi -devono un tesoro. Come fare? Quando ne ho, non mi riesce ricusarli; e -così mi ritrovo al verde troppo più spesso ch'io non vorrei.... Però -ritorneranno un giorno, ma adesso non vi è da farne conto...." - --- "Via, nè io poi voglio dirmi del tutto strema: ma la è piccola -cosa...." - --- "Ogni pruno fa siepe; con la buona voglia e il lavoro sì alza la -cupola del Duomo. Ora dimmi, quanto tieni tu in serbo? Mil....?" - --- "Cen...." - --- "O Giulia!" - --- "Un cento di ducati...." - --- "Ahimè, non servono a nulla!" - -E Giulia si strinse nelle spalle. Titta stato alquanto sopra di sè, -continuava: - --- "Ma non è mai lecito disperare della patria, come disse Temistocle: -se tu mi aiuti, ci è modo di venire a capo della fortuna. Stammi -attenta, femmina.... Tu dei sapere che il duca mio signore è uomo -astioso..." - --- "Peggio per lui..." - --- "Gli si è cacciata in testa una strana fantasia; egli pretende che la -gente sopra la rinomanza di Colombo, di Amerigo, dei Cabotto, del -Pigafetta, e degli altri abbiano a tirare di frego; egli vuole fare una -scoperta prodigiosa. Non basta: egli intende che tutto il mondo la -sappia; e a questa scoperta lo abbiamo ad aiutare noi..." - --- "O virtù del vino!" - --- "Femmina, ascolta. Questa scoperta consiste nel conoscere che la sua -moglie gli è infedele. Notizie traverse gliene sono pervenute, ma egli -vuole saperle di certa scienza, e toccare con le sue mani; allora -confiderà questa bellissima cosa alle sette trombe della fama, ed anzi -io penso che la farà stampare dal Torrentino in ottavo.... -- Fàtti più -in qua, ch'io vo' parlare basso. -- Egli, il duca, mi ha mandato a posta -per vedere come va la bisogna, e per riferirglielo; e dove io gliene -porga notizia certa, mi ha promesso trecento ducati di presente, oltre -la grazia sua in perpetuo, e comodi quali io sappia desiderare -maggiori...." - --- "Di' tu da senno!" - --- "Rammentami un santo in cui tu abbi fede; io giurerò per quello. -Così, per mercè tua, noi guadagneremo la moneta, e mettendo co' tuoi -trecento scudi..." - --- "Ho detto cento." - --- "Cento scudi con questi trecento ducati, avremo messo insieme quanto -abbisogna per mandare a compimento le nostre nozze..." - -Allora la donna improvvida e malvagia prese a raccontare quanto sapeva -(e ne sapeva anche troppe) sul conto della propria signora, la quale -sopra le altre donne della sua famiglia l'aveva prediletta e -prediligeva, e molto anche aggiunse per aggravarla; finalmente gli -partecipò, siccome stando ad oregliare, secondo il suo costume, alla -porta della duchessa, aveva ricavato che il giorno appresso di buon -mattino sarebbe andata a confessarsi da Padre Marcello di San Francesco. -A Titta sembrò adesso conoscerne più assai di quello che gliene facesse -mestieri. La donna non rifiniva più di dire; come i ciechi, che, secondo -porge il proverbio, con un soldo cominciano, e per due non ismettono. -- -Titta pensando come ormai nulla giovasse vegliare, si lasciò in balía -del sonno; e la donna infervorata stette un pezzo prima di accorgersi -che il suo futuro marito dormiva profondamente. - --- "Pensa quando saremo maritati!" esclamò ella; e stizzita datogli con -la mano un grande urto sopra la spalla, si ridusse a dormire nella sua -stanza. - - ---- - -Il suono che spinse Titta fuori del suo corno, colpì nel palazzo Orsini -un'altra persona, e questa fu Troilo. Egli si sentì il cuore oppresso di -affanno: balzò da giacere appoggiandosi sopra il gomito destro, e spinse -fuori dalla sponda del letto ambedue le gambe; poi irresoluto ristette, -tese lungamente l'orecchio per conoscere dal moto qual caso fosse -avvenuto, e poichè quindi in breve tutto tornò nel suo primo silenzio, -egli si fece animo per vestirsi, e scendere cautamente alle stanze della -duchessa. - --- "Entrate" disse Isabella con voce pacata e sicura, quando senti -toccare la porta della sua stanza: e Troilo entrò. Ella non sorpresa, -non paurosa, gli volse uno sguardo, e riprese tranquilla la consueta -attitudine. Troilo fu il primo che incominciasse a favellare così: - --- "Isabella, non sapete voi che Paolo Giordano sta per fare ritorno a -Firenze?...." - --- "Lo so." - --- "E come lo sapete voi?" - --- "Per lettere che mi ha mandato, le quali dicevano che fra pochi -giorni si sarebbe ridotto a casa...." - --- "E non avete voi letto altro in coteste lettere?" - --- "Null'altro...." - --- "E sì, che io so che vi stava scritta un'altra notizia, almeno -dovevate voi leggerla." - --- "Quale?" - --- "Che voi all'arrivo di Paolo Giordano sarete fatta morire di mala -morte...." - --- "Dio disponga di me come gli piace. Troilo, io sono apparecchiata a -morire...." - --- "Che parlate voi? Voi avete un mondo intero a percorrere: piena di -forza, di potenza e di bellezza, come consentirete a lasciare una scena -dove sostenete così bene la vostra parte? Quando il frutto è acerbo, non -deve lasciarsi scuotere dai rami della vita. E forse voi non aveste mai -tempo migliore di questo per godere convenientemente delle cose umane, -nè troppo facile a lasciarvi portare dalle illusioni della giovanezza, -nè troppo esitante, per le incertezze degli anni che declinano. Ecco -incominciare per voi la stagione di cogliere i fiori della -esperienza...." - --- "Io sono decrepita nel cuore, e amo la morte come non ho mai amata -persona nel mondo...." - --- "Ma voi fate onta alla Provvidenza divina, e a voi stessa. Non vi -lasciate andare a così tristo abbattimento; voi potreste pentirvene, e -forse sarebbe tardi. Su, via, prendete animo; non vi sconfortate, per -Dio!...." - -Isabella piegò lo sguardo, e tenutolo alquanto fermo sopra Troilo, -soggiunse: - --- "Gran mercè! Tenete per voi il vostro coraggio; io ne serbo quanto -basta. Troilo, quando il rimanermi qui non fosse ferma deliberazione -dell'animo mio, pensate voi che mi avanzasse per avventura altro partito -da prendere? No. Fuggendo, io mostrerei al mondo la mia vergogna. Quello -ch'è incerto, o pochi conoscono, io paleserei; più della colpa assai -direbbe la paura, quindi maggiore assai la necessità della vendetta. E -poi, in qual parte potrei io ripararmi nella quale, ferro, o laccio, o -veleno non mi aggiungessero? E concesso ancora ch'io sapessi rinvenire -luogo capace a difendermi, io ho meditato sopra il soccorso che l'uomo -ci getta come un tozzo di pane al lebbroso; ho sentito la rampogna -acerba e incessante mossa contro la mia colpa, non perchè biasimevole, -ma perchè manifesta; ho sentito la pietà che rode le ossa, e la -compassione che avvelena il sangue; ho visto gli sdegni superbi, i -sorrisi amari, i presti fastidii; e brividi di morte mi agghiacciarono -da capo alle piante. -- No, meglio morire di un colpo, che disfarci -atrocemente sotto questo martirio rinnovato di giorno in giorno, anzi -pure di ora in ora, di minuto in minuto. Prometeo non iscelse per certo -la vita a patto di sentirsi divorare le viscere dallo implacabile -avvoltoio." - --- "Questo vostro sbigottimento nasce, Isabella, dal non avere saputo -immaginare rimedio altro diverso che la fuga: altri partiti ci -avanzano...." - --- "Io non so vederli...." - --- "E sono i più agevoli...." - --- "Se provvedessero con sicurezza alla onestà!.." - --- "Persuadetevi, che più certi non si possono dare.... Paolo Giordano -ci vuole morti; e questo noi abbiamo a ritenere per fermo. Ora, -- -dacchè noi non possiamo più stare in questo mondo assieme, -- dacchè -qualcheduno di noi ha da scegliere diversa dimora, egli n'esca, che ci -vuole cacciare, non noi, che ce lo avremmo tollerato a grande agio...." - --- "E così allo adulterio aggiungere l'omicidio? E per ammenda di un -delitto commetterne un altro, che offende più gli uomini, e Dio?" - --- "L'uno è quasi il figliuolo primogenito dell'altro; e la necessità -scusa; imperciocchè quale precetto o quale legge c'impone rispettare una -vita, che si è convertita in pugnale per trafiggere la nostra? Porgiamo -ascolto alla natura, benignissima madre, che mai non falla; e questa vi -dirà che delle due cose, uccidere od essere ucciso, meglio è -uccidere...." - --- "Voi mi fate ribrezzo." - --- "E perchè?" - --- "Perchè, se io interrogo il mio cuore, una voce mi grida: -- Quale -precetto mai, quale legge ci persuade a punire colui che non commesse la -colpa? Quale giustizia sopporta che facciamo una vittima perchè -commettemmo un delitto? No, così non si cambiano le parti nè in questo -mondo nè in quell'altro...." - --- "All'altro penseremo poi; per ora pensiamo a questo Voi, Isabella, -dovete pure avere appreso da vostro padre il modo di comporre una -bevanda soave al gusto, e che addormenti dolcemente.... e non faccia -risvegliare mai più...." - --- "Ahi tristo! Voi vorreste rinnovare gli orrori della famiglia di -Atreo...." - --- "No, io non intendo incominciare nulla di nuovo; basta che -continuiate nella pratica dei domestici esempii...." - -Isabella declinò la faccia diventata alcun poco vermiglia; poi -sollevandola, e scuotendola da una spalla all'altra siccome era suo -costume, riprese con voce risoluta: - --- "Ebbene, questo delitto non contaminerà le carte della storia: la -casa nostra non avrà la sua Clitennestra; e dove voi, Troilo, vi -avvisaste concepire sinistro disegno sopra la vita del vostro cugino, -guardatevi! Io lo difenderò con tutte le mie facoltà; eziandio con la -vita...." - --- "Isabella, voi non potete separare la vostra fortuna dalla mia: noi -volenti strinse per poco lo amore; noi non volenti stringe adesso con -nodo indissolubile il delitto...." - --- "Questi sono vincoli pei codardi; io non ho paura, e li rompo...." - --- "Pur troppo io conosco che non avete paura, e pur troppo io comprendo -in che cosa vi affidate.... A voi arride la speranza del perdono; voi -riposate sopra le parole accorte, le arti del simulare, la voluttà degli -amplessi.... -- Si, tu, malvagia femmina, nei tuoi artificii confidi; e -se a consacrare la tua pace ti fia mestieri un sacrificio e una vittima, -ecco, il mio capo è destinato alla espiazione di lutti...." - --- "E allora fuggite, riparatevi altrove. Vi preme forse necessità di -averi? Io posso darvi quanto desiderate; -- prendete tutto quello mi -trovo a possedere di contante e di gioie: -- pel viaggio ch'io sto per -imprendere, nulla giovano i danari." - --- "E se voi temevate i sicarii, voi cugina di Caterina di Francia, come -me ne potrò salvare io senza protezione e senza appoggio? Se voi -contrista il pensiero dei soccorsi scarsi, tepidi ed anche acerbi, come -potrò sperarli io larghi, efficaci e piacevoli? Invano tentate comparire -generosa con largire soccorsi che non giovano, e persuadendo -provvedimenti che non assicurano. Qui non vedo altra via tranne il -veleno...." - --- "Ed io vi giuro sopra l'anima mia che Giordano vivrà...." - --- "No, tu devi avvelenarlo...." - --- "Se tu non movessi la mia compassione, mi moveresti il riso...." - --- "Ora ascolta, e ridi a tua posta poi. -- Noi abbiamo un figlio. Io -già immaginava la tua perfida ostinatezza. Togliti cotesta larva di -pentimento, invereconda! e sappi che col mio sangue tu non farai il -lavacro delle tue sozzure, per Dio! -- Noi abbiamo un figlio: io ho già -mandato per lui; e se tu non consenti a salvarmi, -- e a salvare anche -te stessa, sconsigliata che sei, -- prima che sorga il sole io te lo -getto trucidato nelle braccia. -- Morto che sia Giordano, noi ci -sposeremo, non già perchè possiamo tornare ad amarci mai; anzi, se tu mi -aborri, piacemi significarti che io pure nientemeno ti aborro; ma per -placare la cupa superbia degli orgogliosi tuoi fratelli, che presumono -nessuna nobiltà al mondo possa pareggiare la loro, e furono poc'anzi -mercanti; e ci assentano la vita.... E tu starai volentierosa lontana da -me, come io con tutto il cuore ti giuro fuggirti le mille miglia -lontano...." - -Mentre Troilo queste parole con feroce passione profferiva, Isabella -manifestava ad ora ad ora segni d'impazienza, d'ira, e di voglia accesa -a usare qualche mal tratto contro il cavaliere villano; ma con immenso -sforzo si represse, e quando costui ebbe terminato, ostentando nel -sembiante e nella voce una serenità che certamente l'era lontana -dall'animo, rispose: - --- "Egregio padre in vero, che ricorda i figli soltanto per trucidarli. -Troilo, il cuore della femmina può errare ed essere ingannato, quando è -amante; ma non s'inganna nè erra, allorchè è madre. Tu ti flagelli -invano nei tuoi truci disegni; -- il tuo figliuolo adesso si trova in -parte ove non teme le tue carezze paterne...." - --- "Anche il figliuolo mi hai tolto?" - --- "E ardisci lagnarti ch'io lo abbia salvato dalle tue mani parricide?" - --- "Rendimi il figliuolo! -- Rendimi il mio figliuolo! io ti sego le -vene...." - --- "Ferisci!...." -- E Isabella pallida in volto del pallore della -morte, ma pure pacata, gli porgeva nuda la gola. Troilo stette alquanto -sopra di sè, e quindi mormorò: - --- "E che cosa importa a me la sua morte? Io voglio vivere...." E ripose -nella guaina lo stile. -- Poi allo improvviso, come vela dianzi tumida -per forza di vento, al cessare di questo cade giù inerte lungo -l'antenna, quel suo cuore codardo, privo affatto di costanza, si avvili; -un rivolgimento stupendo quanto improvviso si operò dentro di lui; e di -baldanzoso diventato timido, con occhi incerti, con voce dimessa, -rivolgendosi ad Isabella, in sembianze che s'ingegnava rendere -supplichevoli, ed erano abiette, proseguiva: - --- "Deh! Isabella; quello che la passione mi spingeva sopra le labbra -obliate, vi prego: il sangue invade la mente, e l'uomo non sa talvolta -quello che si dica o si faccia. Voi sarete perdonata, io lo spero e -desidero; solo che voi vogliate (tanto dono di persuasione, di bellezza -e di grazia il cielo vi concesse), Paolo Giordano non caccerà le sue -mani nel vostro sangue. -- Deh! ottenendo il vostro perdono, ottenetemi -anche il mio; o se, accorta come siete, vedrete che possa giovarvi -negare, negate: della discretezza mia non dubitate punto, chè troppo -grossa posta ne corre anche a me; e a tempo debito, voi favorendomi, -prenderò commiato da questa casa funesta, continuando nella milizia, -dove a questa ora avrei acquistato grado e nome distinti. -- Me lo -promettete voi, Isabella? Posso contarvi? Parlate di grazia.... parlate. --- Non mi lasciate qui sopra le spine: mi sento l'anima contristata di -angoscia ineffabile; vi ricordi finalmente me essere padre del vostro -figliuolo..." - --- "Valeva meglio non rammentarlo, Orsini; in verità era meglio. -Comunque sia, nel modo che avrei difeso Paolo Giordano difenderò voi. -Menzogne io non dirò certo, ma ove possa onestarsi la colpa, per amore -di tutti io lo farò; e se Dio mi dà vita, m'ingegnerò conseguire, se non -perdono, pietà. Ormai per me non può più darsi gioia nel mondo; pure io -mi terrò meno infelice assai, sapendovi avventuroso. Ora partite, -Troilo, io ho bisogno di pace...." - -E Troilo, declinata la testa, con le braccia in croce sopra il petto, si -allontanava. - -Isabella gli tenne dietro col guardo, e intese lungamente fissa nella -porta donde costui era sparito: di subito dandosi forte del palmo aperto -dentro la fronte: - --- "Misera!" esclamò; "me misera! per quale uomo io ho perduto la mia -dignità di donna, e la salute dell'anima...." - -Era una notte di luglio limpida e serena, e le stelle alternavano per le -sfere i loro moti celesti, piovendo una rugiada di luce sopra la terra, -che non merita tanto sorriso di amore. I tempi, le cose, e gli uomini -che vedeste allora, voi raggi castissimi, tornarono morendo colà donde -uscirono prima di nascere: altri, bene altri voi vedrete uomini, e -tempi; ma quella luce che emana da voi durerà eterna, o come tutti gli -altri fuochi vi consumate ardendo? È scritto, che un giorno Dio sperderà -in atomi, che non s'incontreranno mai più, questa massa di fango -insanguinato che noi chiamiamo terra; e bene sta, -- e quasi tarda che -sia: ma è scritto parimente, che i vostri amabili occhi si spengeranno, -e Dio vi chiuderà le palpebre come a vergini morte in mezzo ai tripudj -della vita. La voce dell'Eterno, pari al muggito di mille oceani in -tempesta, tornerà a fremere per le solitudini sterminate delle tenebre e -dello abisso. Di tanta immensità di cose create non rimarrà nè uno eco, -nè una memoria, nè una ombra; -- come l'occhio cerca e non trova la -goccia caduta nel mare, come l'occhio cerca e non trova la stella che -scende giù dallo emisfero per le notti di estate; così il tempo fie che -precipiti nel seno della eternità; -- questa madre terribile ucciderà il -suo figlio stringendolo nelle braccia, e lo seppellirà nelle proprie sue -viscere. O Signore, e come può l'uomo pensando alla morte delle stelle -conservare nel cuore disegni sinistri? Migliaia di secoli scorreranno -prima che le stelle cessino di narrare nei cieli le glorie di Dio; -- e -da mille secoli prima che ciò avvenga questo mio ente diviso in molecole -infinite sarà agitato pei vasti regni della natura. E nonostante, -considerando come un giorno avrete a morire anche voi, bellissime luci -di amore, mi cade l'animo sbaldanzito, e mi pare cosa del tutto a -concepirsi impossibile come gli uomini, creature di un minuto, -incontrandosi passando sopra una terra che passa con loro, invece di -sollevare la mano per percuotersi, non si balenino un riso, e si -dileguino nel nulla, apparizione leggiera, fugace, ma almeno gioconda. - -Per questa notte, un uomo, come serpe che striscia, attenuando la -persona, rasentando lungo i muri, coprendosi col più denso delle -tenebre, e levando talvolta la testa per imprecare al raggio remoto di -cui le stelle sono pie alla squallida terra, si affrettava verso un -luogo determinato. Questo luogo fu il convento di Santa Croce. Giunto -alla porta del chiostro, tirò pianamente la corda del campanello, -moderando la voglia che si sentiva grandissima di dargli tale strappata, -da svegliare tutto il Convento: si pose ad origliare alla commessura, e -poichè non gli parve sentire muovere passo, lasciato trascorrere -convenevole spazio di tempo, tornò a suonare di nuovo: e così ripeteva -quattro volte e sei, e già era trascorso in alcuno atto d'impazienza, -quando gli sembrò udire, e udì certo, qualche rumore di dentro: si -ricompose subito, e si acconciò la persona a devozione. Una mano franca -aperse deliberatamente la porta: e per quei tempi non era poco; -conciossiachè vivessero in tanto sospetto, che per aprire in ora tanto -avanzata desiderassero segnali e contrassegni, come si costuma nelle -fortezze assediate; e nel punto medesimo una voce piena, e non pertanto -piacevole, favellò: - --- "_Deo gratias_: che domandate voi nel nome santissimo di Dio...." - --- "Reverendo Padre," rispose lo sconosciuto "Dio in questo momento -chiama a sè un solenne peccatore. Come tutti i nodi giungono al pettine, -così in questa terribile ora gli tornano a mente i commessi misfatti, e -dispera della misericordia divina, e bestemmiando coloro da cui nacque, -e l'ora in che venne al mondo, corre presentissimo pericolo di morire -dannato..." - --- "Misero lui perchè peccava; più misero assai, perchè dispera della -misericordia del Signore!...." - --- "E così mi affaticava a dimostrargli io; ma come ignorante di -divinità, ho veduto fare poco frutto le mie parole: tuttavolta non ho -mai smesso di raumiliarlo, e persuaderlo a credere, che alla per fine -ogni cosa si accomoda, che Dio è tanto vecchio, e ne ha vedute tante e -poi tante, che adesso non deve starsi sul difficile, e cercare il nodo -nel giunco, e il quinto piede al montone; che un bel bucato di -pentimento, ma di quello proprio vero, ha lavato bene altre colpe che le -sue per avventura non sono..." - --- "Certo, grandissima è la virtù del pentimento, e Dio come il buon -pastore si travaglia principalmente dietro la pecora smarrita." - --- "E il moribondo ha detto: -- Ma chi ardirebbe presentare la mia anima -a Dio, senza paura che non si coprisse gli occhi con le mani? Chi leverà -per me una preghiera, senza paura che le vengano chiuse le porte del -cielo in faccia? Un solo... un solo giusto io conosco al mondo, che -varrebbe a ispirarmi un filo di fede.... ma è troppo tardi.... egli non -verrà.... a questa ora rinfranca con breve riposo le membra affaticate -nelle opere di Dio... Ahimè è troppo tardi!... E traendo doloroso -guaito, si rotolava smanioso per il letto. Alla fine mi riusciva a -fatica a cavargli di bocca il nome di questo venerabile uomo, che -certamente non vuolsi negare santissimo e dottissimo, essendo questo -vostro reverendo Padre Marcello, che Dio sempre letifichi. -- E comecchè -l'ora sia tarda, nonostante mi è parso bene mettermi in avventura, -sperando che mi sia conceduta la grazia di potere anch'io povero -peccatore contribuire alla salvazione di un'anima battezzata...." - -E siccome il frate stava pensoso sopra sè, e non rispondeva, egli -soggiunse ponendo tra una parola e l'altra certa pausa studiata: - --- "Oltrechè, essendo il moribondo fuori di modo ricchissimo, e grande -mercatante, nè per quanto io mi conosca avendo figli, o parenti se non -lontanissimi, ho pensato che inestimabile quantità di pecunia avrebbe -lasciato per essere spesa in opere pie, elemosine, uffizii, eccetera." - -Però il frate non aveva punto dato ascolto al ragionamento finale di -costui: e allo improvviso, come se risensasse, favellò: - --- "Tanto, morire una volta dobbiamo; e la migliore delle morti -sicuramente è quella che noi incontriamo nel servigio di Dio. Questa -vita di sospetto sembra una morte di tutti i momenti. -- Dabbene uomo, -tu nella semplicità del tuo cuore consigliasti come il più dotto dei -Padri della Chiesa. Dio volle dare mercede uguale tanto agli operai che -vennero matutini, quanto agli altri che si fecero verso sera alla sua -vigna. La carità non guarda l'orologio; e l'ora più luminosa per lei è -quella in cui può portare maggiore soccorso ai poveri afflitti. La -carità operata nel buio della notte è quella che più si manifesta -all'occhio di Dio. La casa del Signore non rimane mai vuota: picchiate, -e vi sarà aperto. La fontana della pietà celeste non viene mai meno: -domandate, e vi sarà dato da bere; -- il sangue del Redentore scorre -perenne lavacro per le anime pentite e umiliate. -- Certo, pieni di -pericolo camminano i tempi, e mani invisibili percuotono i sacerdoti. La -religione adesso geme sopra il sangue dei martiri che bagna la terra -senza fecondarla. E vi è chi vuole la religione sua ancella, anzi pure -complice, e presume vestirla della sua assisa; le proprie armi -gentilizie sostituire sopra la stola alla Croce, e stipendiarla come una -lancia spezzata. -- Tolga Dio tanta infamia: la religione ha mandato di -mettersi in mezzo fra l'oppresso e l'oppressore, salvare il primo sotto -le fimbrie del sacro manto, guardare in faccia il secondo, lanciargli -contro l'anatema, e trascinarlo pei capelli davanti a un tribunale dove -egli è polvere... Ma questa città ha lapidato i suoi profeti; -- gli -angioli piansero quando videro Fra Girolamo arso dal popolo, e pei cieli -corse un lamento: -- O Signore, o Signore, è forse venuta la fine del -mondo? -- Come nello uffizio della settimana santa al terminare di ogni -salmo spengono un lume; e quando saranno spenti tutti, batteranno le -tenebre, e come ferocemente! -- Tu mi potresti ingannare. Giuda tradì -Cristo baciandolo; ma io voglio piuttosto essere tradito una volta, che -sospettare per tutta la vita.... Va innanzi, uomo; ch'io ti vengo -dietro...." - --- "Come, siete voi?...." - --- "Io sono Frate Marcello. Gli altri dormono, ma a me il Signore ha -detto: -- Veglia, perchè la tua vita sarà breve, e dormirai presto i -sonni perduti dentro il sepolcro. -- La preghiera è la mia sposa, la -predicazione la sorella, il pianto la mia voluttà...." - -E tratto a sè l'uscio, si cacciava dietro ai passi dello sconosciuto. - -Lo sconosciuto, il quale (imperciocchè io non ami procedere per via di -sorpresa) era Titta, camminava a capo chino con passi obliqui come -persona presa fortemente da qualche passione; e di vero la cosa stava -siccome appariva. Egli, che aveva logorato tanti anni di vita negli -articoli di fede ai quali credeva Margutte, adesso, nel giro di poche -ore, la sua fortuna gli poneva davanti due generose anime, quella di -Cecchino, e l'altra del Padre Marcello; sicchè, quando se lo pensava -meno, un dubbio gli sorgeva nella mente, che forse egli aveva forviato -per tutto il tempo ch'era vissuto nel mondo, e, senza troppo -comprenderla, quella dignità gli sembrava un fatto stupendo. -- Inoltre, -quel confidarsi pronto e spontaneo in lui, tanto poco di confidenza -meritevole; la onesta baldanza che nasce dal sentirci innocenti; l'oblio -o il disprezzo di qualunque pericolo quando si trattava di fare opera di -carità, lo agitavano di affetti così nuovi e profondi, che non sapeva -darsene pace. Quello poi che ai sottili indagatori di questa nostra -umana natura, senza comparire punto impossibile, giungerà maraviglioso, -era questo, che mentre procedeva deliberato di condurre a fine la -insidia tramata ai danni del frate, supplicava l'Angelo Custode che lo -trattenesse, e frugava nelle latebre intime del cuore in traccia di una -qualche virtù, che gli servisse a modo di áncora, alla quale -appigliandosi, salvarsi dal naufragio. - -Fra Marcello, quantunque le strade di Firenze ignorasse, pure conobbe -che per bene due volte lo aveva fatto passare nella medesima via, onde -gli parve bene di percuotere sopra la spalla il suo conduttore, e dirgli - --- "Fratello, avvertite al cammino..." - --- "Ah! voi avete ragione; io mi era sprofondato in un pensiero dal -quale, se la mercè vostra non mi soccorreva, non so quando mi fosse -avvenuto di uscire; e perchè questo caso non si rinnuovi, piacciavi -rispondere ad alcuni dubbi che mi sono caduti nel pensiero. Ora via, -Padre, dove pensate voi che ci menino con tutte queste contese intorno -alla religione?" - --- "Questo è troppo lungo discorso; ma io ho fede che meneranno a bene. -Per me Lutero è un cerbero, che abbaia perchè non gli hanno gettato -l'osso: ma egli morse le foglie, non la radice; lacerò la frangia, e non -la stoffa. Egli è noioso come una critica, e dura soltanto perchè dura -il difetto: se la Chiesa si forbisca nella piscina mistica, manca Lutero -con altri innovatori. Già non s'intendono fra loro nel fabbricare la -nuova Babelle; ritorna l'antico prodigio della confusione delle lingue, -tutti percorrono sentieri senza riuscita. Queste tribolazioni -passeranno; ma prima che passino, io temo che vi se ne aggiungeranno -molte altre delle nuove: ribellato lo spirito umano dall'autorità, forza -è che si stanchi nel cammino dei superbi ragionamenti. Immaginando le -superstizioni e gli errori necessaria sostanza delle religioni, si -legheranno per distruggerle tutte; e questi io presagisco essere giorni -pieni di dolore: vedo rinnovarsi l'aceto, e il fiele, e le spine, e le -percosse, e i chiodi, e la lanciata di Cristo; vedo il dubbio come un -vento venuto dal deserto inaridire le mèssi della fede, della carità, e -della speranza. Ma poichè l'uomo col solo lume della ragione non attinge -le sedi celesti, rimarrà spaventato considerando nel cielo uno abisso -come nello inferno, e sentirà di nuovo bisogno di un Dio, che abbia -avuto dolore, amore e senso di umanità, e cercherà di nuovo il suo -Cristo, il quale, come si racconta che per San Francesco facesse, -staccherà le braccia dalla croce per abbracciarlo. La religione rivenuta -pronuba delle anime umane, dopo averle sposate sopra questa terra co' -vincoli dell'amore, le avvierà verso la patria eterna a cui tutti -aspiriamo, ch'è il cielo..." - --- "Bè, bè, queste paionmi cose da venire di là da giudicare i vivi e i -morti. Lasciamo il cielo, dacchè, come dite, è negozio lungo: di questa -nostra terra, di questa cosa che chiamano patria terrena, che ne pensate -voi?" - --- "Figliuolo mio, ella è morta: no, non è morta... è apparenza di morte -il sonno che l'opprime... ma così è grave questo sonno, che oggimai -parmi che senza un miracolo di Dio ella non possa risvegliarsi mai più. -Sappi, sappi, figliuolo mio, che non possono tormentare oppressori, se -non consentono a lasciarsi tormentare gli oppressi; nè la difficoltà -consiste a tôrre di mezzo il tiranno, sibbene a procurare le virtù -costituenti l'onesto vivere civile. Questa città nel tempo della morte -del duca Alessandro palesava come possa, spento il tiranno, rimanere la -servitù; e ciò avverti per le sorti interne: in quanto alle esterne poi, -Dio è forte, e sta coi forti. Questi stolti immaginano vincere Spagna -col Cristianissimo, il Cristianissimo con la Spagna, e stendono ora -all'uno, ora all'altro, supplichevoli quelle mani che dovevano chiudere -per minacciare e percuotere ambedue. -- Fuori i barbari! -- gridava il -glorioso pontefice Giulio II; e barbari erano tutti quelli che non -ebbero nascimento quaggiù. O stolti! che credete la baronia di Spagna e -di Francia avere a lasciare i dolci castelli, e le consorti, e i figli, -perigliarsi su i mari, arrampicarsi per le cime ardue dei monti, e -convenire nelle vostre contrade per combattere un torneo a tutta -oltranza, e darne il premio a voi neghittosi, che lo state a vedere. O -stolti! quel popolo che non sa difendere la terra nella quale lo pose la -natura, non merita possederla; il mondo è di cui se lo piglia; così -provvide la legge del fato. Luigi XI fece la Francia unito e forte -reame. Carlo V ebbe lo intendimento medesimo per Germania e Spagna. Quel -sì vantato Lorenzo de' Medici, che cosa fece egli? Con artificj da -giocoliere mantenne in equilibrio discorde i frammenti dei frammenti di -un popolo. Non fu monumento quello, ma un mosaico di pietruzze, o -piuttosto una statua di carta pesta, e il primo vento che si messe dalle -Alpi la rovesciò: Carlo VIII corse la Italia con gli speroni di legno. -Ora siamo rotti sopra la vita, i popoli italiani stettero a vedere -morire la repubblica di Firenze come un gladiatore combattente: alla -morte onorata applausero tutti, non la soccorse nessuno; e la repubblica -cadendo scrisse col proprio sangue sopra l'arena una sentenza fiera, e -che deve compirsi: -- E voi pure cadrete, ma infami. -- Venezia si finge -seduta sopra un trono, e siede sopra il sepolcro che la deve -raccogliere. Genova fa come la rondine, che composto il nido in luogo -eccelso si tiene sicura, e non pensa alla freccia del cacciatore, che -arriva alle nuvole.... Io respiro un'aria di avelli; io calpesto una -terra di camposanto...." - --- "E allora, Padre, non vi sia grave ascoltare queste parole, che cento -e più anni fa compose un canonico, che la sapeva lunga, ma lunga -davvero: - - O ciechi, il tanto affaticar che giova? - Tutti tornate alla gran madre antica, - E il nome vostro appena si ritrova."[89] - --- "Poni mente: primo perchè il cielo non mi largiva il dono della -profezia, e siccome potrei per avventura andare errato, così bisogna -fare quello che dobbiamo, senza darci pensiero di quanto sia per -avvenire; secondo, perchè da un maestro mio intesi dire, che un Dio e un -popolo, comecchè morti, non possono stare lungamente dentro il sepolcro: -e di vero, Gesù Cristo vi dimorò tre giorni. Le giornate dei popoli -veramente sono secoli; ma gli uomini fuggono come ombre; la umanità -rimane. Ogni buon germe fruttifica al cospetto di Dio, e a tempo debito -uscirà a giocondare la terra; se non ne mangeremo noi, seminiamolo, ne -mangeranno i nostri figliuoli. Terzo, perchè io vi ho detto, che non la -reputo morta, ma sì appresa da mortale letargo. Ormai non mi giova, anzi -aborro spendere la vita che Dio mi compartiva, a scolpire una cassa di -marmo egregio con sottile lavoro, e riporvi dentro la patria, e poi -ammantarmi di paramenti maestosi, accendere lumi sopra candelabri di -oro, empire d'incenso i turiboli, e cantarle intorno con note divine la -preghiera dei defunti. Questo io aborro, comecchè con infinita amarezza -dell'anima lo vegga praticare da uomini di nobile ingegno, ma di cuore -pusillo... Hai tu sentito narrare della regina Giovanna, la madre di -Carlo V? Quando le morì il consorte Filippo, ch'ella amò tanto, non lo -volle sepolto, ma imbalsamato lo pose sopra un letto ricchissimo di -velluto nero, e finchè visse gli sedeva accanto, ad ora ad ora spiando -se mai si risvegliasse: questa era carità, e follia. Io poi imito lo -esempio caritatevole con sapienza, imperciocchè non reputi morta la -patria, ma addormentata come per forza d'incantagione; e giorno e notte -la veglio, profferendo sopra di lei parole di amore, più spesso di -dolore, e d'ira: talvolta con sali spiritosi, e con altri cosiffatti -argomenti m'ingegno richiamarla alla vita; tale altra le mani le caccio -dentro alle chiome, o le appresso alle labbra un carbone ardente, come -Dio fece ad Isaia, o le incido la carne presso il cuore per vedere se ne -spicci vivido sangue. -- Certo.... certo, fin qui indarno tornarono le -parole, e dei capelli mi rimasero in mano intere le ciocche -strappate.... Ma se presso allo svegliarsi, queste parole d'ira, di -dolore, e di amore, questi fatti di carità e di sdegno valessero a -romperle il letargo dalla testa un minuto, un secondo, prima del tempo -stabilito dal fato, non ti parrebbe la mia vita, cento vite di cittadini -santamente spese...." - --- Questo cervello di frate, pensava Titta fra sè, mi pare un molino a -vento; ma anche simili molini, quando la stagione corre propizia, -macinano grano, e bene. Per uscire da questo vespaio, non ci è altro -rimedio che farlo incappucciare; -- e non ostante mi sembra una grande e -nobile creatura. L'Aretino non era degno di legargli il calzare; -- però -di mutamento non è più tempo, e mi bisogna lasciare il trave tarlato per -paura che non rovini la casa.... -- Eccoci al punto!.... Davver davvero, -io commetto un solenne tradimento: ma gettato sul mucchio delle mie -cattive opere, non ne crescerà il volume.... E poi, guai a cui gli -torcesse pure un capello.... Alfine non si tratta di cosa grave; poche -ore di chiusa, co' migliori comodi che sapesse mai desiderare.... E gli -chiederò perdono..., ed egli come umanissimo me lo concederà.... -- - -Così tra sè mulinando, vide esser giunto alla posta; ch'era lo sbocco -della via del Mandorlo: allora accostatesi le dita della mano destra -alle labbra, ne trasse un fischio acutissimo, e allo improvviso, senza -sapere donde fossero piovuti, staccandosi quasi dalle pareti delle case, -ecco apparire quattro uomini, che circondarono il frate. Padre Marcello -sentendosi infiammato di subita ira, stese la mano, e forte stringendo -il braccio a Titta, con voce commossa gli disse: - --- "Tu mi tradisci!" -- Ma indi a poco ridivenuto mite, in suono -mansueto gli aggiunse: "Dio ti perdoni. -- _Domine, in manus tuas -commendo spiritum meum._" - --- "No, Padre mio, non dubitate; noi non vogliamo farvi un male al -mondo. Io ve lo giuro per la Santissima Nunziata, che sendo qui presso, -come vedete, può dirsi in certo modo che mi ascolti. Noi non abbiamo -bisogno della vostra vita, ma sì della vostra cappa. Noi vogliamo per -qualche ora diventare voi, senza però che voi cessiate essere voi. Voi a -tempo debito sarete ricondotto al convento come una sposa. Intanto, voi -non potreste venire innanzi se prima non consentiste a farvi bendare gli -occhi..." - --- "Fate... Assai più gravi oltraggi ebbe a soffrire il mio divino -Maestro. Non mi dolgo per me, ma io mi addoloro per quelle povere anime -allo esizio delle quali io troppo bene mi avveggo che voi tramate -qualche opera di tenebre...." - -E porse il capo alla benda, studioso di evitare più che per lui si -potesse i contatti della gente tristissima. Bendato il frate che fu, e -assicuratisi bene che non potesse vedere, lo condussero nella piazza -della Santissima Nunziata, dove aggiratolo per tutti i lati, affinchè -non si addasse del cammino per lo quale intendevano avviarlo, percorsa -la via dello Studio, e la piazza di San Marco, lo messero dentro al -casino. - -Condottolo in una stanza apparecchiata all'uopo, che corrispondeva al -giardino di cui le finestre però erano state chiuse con saldissime -imposte inchiodate esternamente, Titta esitando, che quasi sentiva -venirsi meno il cuore all'atto inverecondo, con una voce dimessa così -favellò: - --- "Padre, non vi sia grave se vi tolgo la cappa di dosso...." - --- "Guarda, che tu commetti sacrilegio, e se Dio ti cogliesse in questo -punto di mala morte, tu ruineresti irreparabilmente nello inferno...." - --- "Padre, _in primis_, protesto ch'io già nol faccio per recarvi -oltraggio; poi mi obbligo solennemente a riportarvela fra non molte ore; -ed infine, essendo il caldo grandissimo, io non mi persuado come possa -commettere tanto brutto peccato liberandovi per alcun poco di tempo da -così grave cilizio...." - --- "Quando io vestiva questo abito, giurai che non lo avrei deposto -finchè mi durava la vita...." - --- "E voi non rompete il giuramento, imperciocchè patite violenza, e non -vi concorre per nulla la volontà vostra...." - --- "Ma perchè mi usi violenza? In che cosa ti nocqui? Dove mai ti -conobbi?" - --- "O Padre, avreste dovuto accorgervi ch'io violentato adopro -violenza..." - --- "Se conosci il male, perchè non te ne astieni?" - --- "Arduo sarebbe stato prima di ora: adesso poi, impossibile." - --- "Sciagurato! Io ti compiango. Quando mi riporterai questa veste, sarà -macchiata di sangue: forse ad occhio mortale non comparirà quel sangue, -ma Dio lo vedrà: un'anima cristiana starà allora davanti al suo trono, e -chiederà vendetta.... e l'avrà...." - --- "E fosse la sola!" mormorò Titta. -- "Padre, l'ora si fa tarda, -datemi la vostra cappa...." - --- "Oh! prendimi, prendimi piuttosto la vita...." - --- "Io vi ho detto abbisognare noi della vostra cappa, e non della -vostra vita: io, quanto più so e posso, mi raccomando umilmente, -affinchè non consentiate che noi vi mettiamo le mani addosso. -- -Toglieteci la necessità di questo estremo; anche noi obbediamo a cui può -molto più di noi. E non obbedendo, saremmo tutti morti...." - --- "Ebbene, strappatemela di dosso; -- e Dio rimeriti colui che n'è -cagione a misura delle opere." - -Titta e gli altri si strinsero attorno al frate, il quale per quanto gli -bastarono le forze fece prova resistere: ma in breve rimase superato, -come colui che di piccola lena era: e troppo lo vincevano i suoi -avversarii. Avuta la cappa, si allontanarono frettolosi, come lupi che -ghermita la preda s'intanino; e Padre Marcello, accortosi dal silenzio -essere rimasto solo, si tolse la benda. - -Vôlti attorno gli sguardi, vide una stanza ornata di pitture egregie, ed -insigne di opere di scoltura condotte in marmo e in bronzo; vide -apprestato un letto magnifico, una tavola coperta di varie ragioni cibi -e bevande, ed i doppieri che tramandavano vivissima luce: ma da tutte -queste cose torse gli occhi contristati, e li posò sopra uno -inginocchiatoio dove gli occorse un crocifisso e un libro, che dalla -mole gli parve, ed era, un messale. Col cuore pieno si gettò davanti al -crocifisso, e si sciolse in lacrime amare. - -Egli pianse, conciossiachè comunque piissimo uomo ei si fosse, -nonostante anche in lui quel di Adamo vivesse; pianse la ingiuria atroce -sofferta e il sacrilego strazio; pianse l'offesa fatta a Dio; pianse per -l'anima o anime a cui aveva compreso ordirsi tradimento; e fervorose -inalzava le preghiere perchè il Signore sorgesse, e agli empii la sua -virtù dimostrasse. Certo non fu mai con voti più ardenti supplicato un -miracolo, nè con maggiore fede atteso, nè da casi più urgenti voluto: ma -a cui poteva operarlo piacque diversamente. - - ---- - -Le stelle incominciavano a farsi meno spesse nel cielo, quando dallo -interno della chiesa di Santa Croce, vicino alla porta maggiore della -facciata, fu udito un fragore di chiavi, e un muovere di passi pesanti. -Subito dopo, tutto di un tratto tirarono il catorcio. Un frate converso -sporse il capo guardando a destra e a sinistra, lo sollevò fiutando -quasi la vivida aura matutina, e stropicciandosi presto e forte le mani -esclamò: -- bella giornata! -- Poi salutato di nuovo con uno sguardo il -firmamento, rientrò in chiesa investigando se le lampade fossero rimaste -accese; e poichè, sebbene accese, un lume così fioco tramandassero, che -parevano presso a morire, si affrettò verso la sagrestia per infondervi -nuovo olio. - -In questo mezzo, un altro frate, strisciando lungo le mura, s'introdusse -sospettoso e furtivo in chiesa per la porta maggiore, e con presti passi -si accostò ad un confessionale sotto l'organo, lo aperse, e vi si chiuse -dentro. - -In fede di Dio, cotesta apparizione avrebbe cacciato addosso lo spavento -ai meglio animosi, imperciocchè al passare di dietro le colonne della -navata del tutto scomparisse, e allo improvviso attraversando il raggio -delle lampade appese agli archi, una figura nera e lunga pel pavimento, -sopra la parete si vedesse trascorrere veloce come una fantasima. - -Non andò guari, che da più parti convennero alcuni devoti ed alcune -devote, recando in mano quale la lanterna, e chi il torchietto, che -l'aria quieta non valeva ad agitarne neppure la fiammella, e tutti si -accolsero, a modo che i colombi fanno alla pastura, intorno al -confessionale di sotto l'organo. -- Cominciano le confessioni: ma in -quel giorno, con maraviglia non piccola dei devoti, Padre Marcello -pareva avere messo da parte la consueta mansuetudine. Poco udiva, meno -favellava, e negli atti e nelle parole troppo appariva diverso da quello -che era. - -A certa madre, che si accusava avere maledetto il figliuolo perchè si -fosse ardito di batterla, disse: -- "Ha fatto bene, conciossiachè ora vi -castighi per non averlo voi o voluto o saputo castigare quando era -tempo." - -A tale, che ricevuto in deposito del danaro da uno amico, aveva nei -proprii bisogni convertito la pecunia depositata, e domandava adesso -perdono e consiglio, rispose brevemente acerbo: -- "Gettatevi in Arno." - -Vi fu una femmina, che confessava essere troppo inchinevole alle ire, e -intemperante di lingua, per cui spesso tra lei e il marito correvano di -brutte parole, e si empiva di subuglio la casa; ond'ella dalla carità -del frate supplicava sapesse indicarle rimedio efficace: e il frate -senza più: -- "Chiedetene alle cesoie." - -Ad altra donna, che esposta una serie di peccati non piccola, minacciava -andarsene per le lunghe, ruppe la parola di bocca interrogando: -- -"Quanti anni contate voi? -- Sessantacinque, Padre, come viene -ferragosto. -- Meglio per voi; così, dacchè voi non sapete lasciare il -peccato, presto il peccato lascerà voi." - -A tale, che con lacrime molte si accusava avere tradito un suo parente -facendogli la spia agli Otto, chiuse dispettoso lo sportello in faccia, -esclamando: -- "Largo è lo inferno!" - -E prima che io termini, piacemi riportare quanto egli disse a un -curiale. -- "Padre, favellava il curiale, in certa lite nella quale -sentiva avere il torto, ingannai l'avversario, e mi riuscì ottenere una -sentenza favorevole." -- "Figliuolo mio, le difese forensi mi paiono -talvolta partite a primiera giuocate fra due professori di carte. Poco -male! Peccato più, peccato meno, ci vorrebbero più argani a tirare su -un'anima come la vostra in paradiso, che non ne abbisognarono per -portare le campane in cima al campanile: è tempo perso; potete -andare...." - -Se via se ne andassero i penitenti sbigottiti non è da domandare. -- -Cotesto, pensavano essi, vorranno dire santo uomo? Lui teologo sommo, e -in divinità dottissimo? Lui a conoscere le infermità capace, a trattarle -pietoso, a guarirle unico? Più che di altro costui ha sembianza di uomo -di arme; e meglio del cappuccio sopra la testa, o del breviario nelle -mani, gli starebbe una barbuta e una spada. - -Allo improvviso, due donne avvolte dentro ampissima mantiglia di seta -nera, curando poco la turba, che genuflessa e stipata stava intorno al -confessionale, trapassano; e mentre una occupa la nicchia del penitente, -l'altra in atto di preghiera le si pone ai piedi. La turba sentendosi -così urtare senza compassione, non che osasse lamentarsi, si scansa -rispettosa, dicendo: -- "Coteste hanno ad essere due grandi signore; -- -passano, e pestano!..." - --- "Padre!" comincia colei che tiene il confessionale. - -Il confessore si agitava commosso visibilmente, e si recando alla bocca -un lembo della cappa, e quello stretto tra i denti rispondeva: - --- "Dite su!..." - --- "Padre!...." -- E la parola per continuare mancava. Il confessore, -non più impaziente, ma aspettato spazio convenevole di tempo, riprende -sommesso... - --- "Dite su!" - --- "Padre mio, è egli ben vero che Dio a qualunque grande peccato -perdoni?...." - --- "Questa è la colpa più grave della quale avreste potuto per avventura -accusarvi. Avete voi bene esaminata la vostra coscienza? Siete voi -disposta a non celare nulla dei vostri atti e detti, opere, omissioni, -pensieri, insomma senza restrizione nulla? Ricordatevi che Santo -Agostino insegna, la confessione essere plenaria dimostrazione della -infermità interna per isperanza di ottenerne guarigione; e comecchè -questo sia moltissimo, tuttavolta non basta, e si richiede un cuore -contrito ed umiliato: -- questo cuore contrito portate voi? Se così è, -come vi auguro, parlate; l'uomo si stancherà prima di peccare, che la -misericordia di perdonare..." - --- "_Amen_, Padre mio, _amen!_ Io parlerò confidando nel perdono, non -già perchè io possa meritarlo, ma perchè, come mi dite, è grandissima la -divina bontà. Io sono figlia, madre, sposa, e cittadina del pari -colpevole..." - --- "Bene!" - --- "Cittadina, poco giovai: a molti nocqui, e se pure ad alcuno feci del -bene, io sento come mi movesse meno la perfetta carità, quanto una pompa -vana di comparire soccorrevole. Io non celai alla mia sinistra la -elemosina data dalla destra; anzi mi piacque che lo sapesse il mondo, e -che per la gente se ne favellasse..." - --- "Questo non è merito, ma non peccato. Voi avete comprato fama -terrena: coteste elemosine voi non troverete registrate nei libri del -paradiso. _Recepisti mercedem tuam_, avete ricevuto la vostra mercede. È -la carità del Fariseo; quella che ai giorni nostri maggiormente costuma. -Gli uomini adesso danno un soldo a suono di tromba, lo avvisano con le -campane, ne fanno appiccare i cedoloni sopra tutti i canti... Vanità di -vanità! dice il predicatore. Fate conto dunque che le vostre sieno -partite saldate..." - --- "Nè figlia porsi ascolto ai consigli del padre, nè ai suoi -ammonimenti obbediva. -- Io non ho da vivere sempre -- egli diceva: -- -ma lui e me avventurosi, se mi avesse dato meno consigli, e, Dio faccia -misericordia all'anima sua, esempi migliori!" - --- "E sposa?..." - --- "Sposa! -- La natura mi largiva un dono funesto: fantasia -ardentissima, voglie irrequiete, disposizione maravigliosa a imparare e -a ritenere. Tutto quanto è capace ad esaltare la mente e ad infiammare -il cuore io appresi, e con passione esercitai. Nudrita di delizie, -festeggiata, e lusingata sempre con parole soavi; circondata da lascivie -e da costumi rotti ad ogni maniera d'intemperanza; data in moglie ad un -uomo che io non conosceva, nè egli mi conosceva, poco ci andammo a -genio, meno ci amammo: egli soldato, io cultrice delle Muse. Un giorno, -oppresso da insopportabile fastidio il mio marito partiva: doveva -rimanere lontano tre mesi, e vi stette tre anni. Io volli presumere -troppo di me, e la superbia mi prese. Poi mi piacque immaginare un fato, -che sola la mia mente concepiva, una passione invincibile nudrita -unicamente dalla mia fantasia, e creando, e dirò quasi imprestando ad un -uomo di per sè nullo le qualità di perfezione che io sognai per gli -estri della poesia... fabbricai con le mie mani lo abisso ove caddi... e -mi perdei. Quando io mi svegliai, vidi la mia casa piena di obbrobrio, e -davanti a me uno abiettissimo uomo, e me più abietta di lui, però che a -lui mi fossi sottoposta. -- La mèsse della colpa fu da me largamente -raccolta, lacrime senza fine amare, e dolori ineffabili, e disprezzo di -me, e pentimento tardo pur troppo, ma immenso, profondo, e tale insomma, -che io credo che il Signore possa avere veduto lo uguale, superiore non -mai..." - --- "E molte furono le volte che commetteste adulterio?" insisteva con -voce roca e lenta il confessore. - --- "O Padre, basta... non ricercate più oltre, se non volete vedermi -morire di vergogna ai vostri piedi." - --- "Bene! -- Ma lo adultero eravi forse congiunto per sangue? Come si -chiama egli?..." - -Dove meno fosse stata in quel punto commossa Isabella, le volava di -bocca il nome di Troilo: ma incapace a formare parola, avendo dovuto -riprendere lena, pensò non solo non correrle obbligo di rivelare il nome -del complice, anzi all'opposto la carità imporle di tacerlo -religiosamente; per la qual cosa, allorchè il confessore tornava a -insistere: - --- "L'adultero è per avventura vostro congiunto? Come si chiama egli?" - -Ella risoluta rispose: -- "Io accuso me, non gli altri. Questo non posso -dirvi, nè voi potete domandare, nè io vi dirò...." - --- "Come! questo è di sostanza! Secondo i gradi della parentela il -peccato muta specie, ed aggrava notabilmente. Ed io vo' che avvertiate, -due essere le parentele; naturale la prima, spirituale la seconda, che -nasce dal tenere al sacro fonte una creatura..... Onde per gius -canonico, vedete, il cugino -- a modo di esempio -- del vostro marito vi -sarebbe congiunto in secondo grado, e lo adulterio diventerebbe incesto, -peccato che offende più Iddio, e molto maggiormente disturba gli ordini -del vivere civile..." - --- "Ahimè! Di quanto orrore mi penetrate voi le ossa...." - --- "Ora dunque parlate: vi è parente costui?" - --- "Voi vi siete apposto... Cugino..." - --- "Cugino!" - --- "Nè qui finisce..." - --- "No?" - --- "Madre infelice... un figlio." - --- "Un figlio? E come si chiama? E quanti anni ha?" - --- "Pochi mesi...." - --- "Non anni, è vero... non anni?" - --- "No, mesi; ma ciò che importa?" - --- "Assai..." - --- "E siccome egli non è per lato di tutti i genitori ai suoi fratelli -fratello, così io lo bandiva dalla mia casa, non già dal mio cuore." - --- "E dove lo mandaste? Dove si trova egli?" - --- "Questo non importa che io vi dica, o Padre. Ho fatto come l'aquila; -gli ho apprestato il nido in parte ove non può arrivarlo maltalento -umano. In quanto alle sostanze, il mio figliuolo legittimo non ne patirà -jattura, avendolo provveduto co' danari donatimi dal mio defunto padre, -che morendo mi lasciò casamenti, e poderi, e gioie di molto valore..." - -Qui si rimase alcun poco in silenzio: considerando poi come il tempo -incalzasse soggiunse: - --- "Adesso, Padre mio, mantenetemi la promessa. Io non vi ho taciuto -nulla, vi ho aperto la mia infermità: sanatela voi; profferite la parola -prodigiosa che mi ritornerà la innocenza perduta, e mi farà degna di -confidare nel perdono; apritemi le porte del paradiso; datemi, voi che -lo potete, l'oblio.." - -E poichè il Frate non rispondeva, la donna continuava smaniosa: - --- "Perchè tacete, o Padre? È così grande peccato il mio, che il Signore -nei tesori della sua misericordia non sappia ritrovare perdono? Non lo -negava Pietro? Non lo perseguiva Paolo? E non pertanto furono vasi di -elezione, ed apostoli delle genti! Io per me non chiedo tanta grazia; mi -basta un frusto di pietà, una stilla di refrigerio e di oblio. -Scioglietemi dal peccato, salvatemi dalla mia disperazione. Io so che -_in articulo mortis_ voi potete assolvere anche dai casi riservati. -- -Sentite, fate conto ch'io sia in transito; credetelo, io mi trovo in -agonia; poche più ore mi avanzano per vivere: presso alla tremenda -partita, voi non mi potete negare il viatico di speranza e di perdono, -per cui l'anima s'incammina al tribunale di Dio, dove tremando e -confidando aspetta che venga confermata la sentenza del sacerdote che lo -rappresenta sopra la terra..." - -E il Frate non rispondeva. - -Isabella torna a supplicare, a interrogare, e a piangere; ma sempre -invano. Il confessionario vocale diventò silenzioso come un sepolcro. -Allora Isabella presa da impazienza stese la mano, e la cacciò dentro -alla tribuna occupata dal confessore, tentando incontrarlo nel cieco -aere: ella temeva che qualche male improvviso lo avesse incolto. Quali e -quanti fossero la sua maraviglia, il suo cordoglio, e il terrore, quando -conobbe a prova scomparso il Frate, sel pensi chi legge. Un ghiaccio le -strinse il cuore; e appena dalla gola chiusa mandando un singulto, cadde -priva di sentimento sopra lo inginocchiatoio. - -E bene le giovò avere vicina madonna Lucrezia, la quale occupata poco -dai propri pensieri porgeva attenzione grandissima alle cose -circostanti; imperciocchè accorse con subita premura, e adoperando -accortamente ogni mezzo per farla risensare, l'ebbe in breve ora -ricondotta agli uffici consueti della vita. - -Isabella da una parte pensando tutta fremente al pericolo corso di -empire di scandalo la chiesa, e di darsi a conoscere; e dall'altra -parte, con ispavento punto minore vedendo diventare il giorno chiaro, si -appoggiava al braccio di madonna Lucrezia, e quantunque vacillasse, pure -con presti passi quindi si tolse. - -Venuta all'aria aperta, levò gli occhi al cielo, e vide una dopo l'altra -scomparire le stelle, non come fiaccole spente per forza di vento, ma a -modo di splendori che godono confondersi dentro fuoco più grande: -- -così le anime umane, emanazioni della Divinità, sciolte dalle membra che -le legano, amano mescolarsi nel seno immenso di Dio. Dalla parte di -oriente, un tenue velo di vapori colorato di oro circondava Firenze la -bella, simile a una Madonna dei suoi immortali pittori, circonfusa del -nimbo radiato. La natura con tutte le cose create, come un citarista -versa da tutte le corde della lira un torrente di melodia, levava al -Creatore l'inno della mattina: non vi era oggetto, non animale che o con -la preghiera, o col voto del cuore, o con la letizia dello sguardo, o -col profumo, o col canto verso il cielo, non si avviasse a salutare il -Padre della luce, e un murmure indistinto si diffondeva lontano lontano -quasi fremito della vecchia terra che si rallegrasse nel sentirsi -scaldare le membra intirizzite dal benefico calore. Salute, primogenito -del pensiero di Dio, salute, o Sole, imperciocchè nulla sia morto -davanti al tuo cospetto, e ogni cosa palpiti e si ravvivi, e dagli -stessi sepolcri dove giacciono i miei cari defunti tu estragga fiori, -ornamento delle chiome di giovani amanti, e di donne innamorate. - -Isabella levò gli occhi al cielo, e tornò il sorriso al suo pallido -volto, e piegando la faccia alla plaga donde il sole nasceva, così -favellò: - --- Come bella è la vita! -- Ma per goderla bisogna possedere giovanezza -di anni, e giovanezza di cuore, e innocenza, ed entusiasmo; bisogna -essere tali da reggere il paragone con gli effluvii dei fiori, col canto -degli uccelli, con le tinte dell'ale della farfalla, con la esultanza -dei primi raggi matutini. O vita! Dacchè come fui non potrei goderti, -sofferirti come io sono non voglio: chi cessò di regnare getti la -corona; il manto reale rimasto sopra le spalle a cui mancò il regno, è -peso e ignominia. Ma la morte mi si approssima forse desiderata, come -l'ombra dell'albero al viaggiatore che cammina fino dall'Ave Maria per -lande infocate sotto la sferza del sole? Mi accosto alla morte col -desiderio del pellegrino stanco, che vede a sera tra lo incerto chiarore -del crepuscolo spuntare il campanile del suo villaggio? Posso dire al -sepolcro: -- Tu sei il mio sposo? Mi aspetta oltre la soglia della vita -pace? Sì, mi aspetta la pace, avvegnachè io abbia amato, sperato, e -sofferto molto. Di un'altra cosa mi pento, ed è di avere desiderato di -porre un mediatore tra me e il mio Dio. Il sacerdote mi ha respinto dal -tempio: a me basta che tu, o Creatore di tutti, non mi respinga dal -cielo. Io mi confesso a te, o Signore; tu non abbisogni di -dichiarazioni, perchè con uno sguardo mi hai scandagliato l'anima, e -penetrato nelle mie midolle. -- Vorrei che il mio spirito movesse verso -di te sul primo raggio che sta per isgorgare giù da quel monte.... Ma -dove questo non possa farsi, tieni aperte le braccia, o Signore, perchè -non istarò molto a ricovrarmi sotto le grandi ali del tuo perdono. -- - - ---- - -I penitenti rimasti attorno al confessionale aspettarono lunga ora che -Padre Marcello ritornasse; ma poichè videro riuscire le dimore vane, -alcuni si fecero in Sagrestia per domandarne: ne ricercarono in cella, -in libreria, e non lasciarono luogo senza tentarlo; non lo trovarono. -Cominciando ad accogliere qualche sospetto, presero voce fuori del -Convento, e raccolsero che taluno pensava averlo veduto in via del -Diluvio, col cappuccio tirato sopra gli occhi, camminare come un uomo -cui prema sollecita cura; a tale altro era parso vederlo passare per -Borgo a Pinti così avacciando il cammino, che spesso intricandosi nei -lembi della tonaca accennava cadere. -- Dove poi fosse andato -ignoravano, e neppure avrebbero potuto immaginarlo. Cresceva la -maraviglia, non senza mescolarvisi un poco di paura. Il Priore mandò -alcuni zelanti dell'Ordine perchè con bella maniera s'informassero dai -gabellieri delle porte: andarono, ricercarono quanto meglio potevano -sottilmente, ma nessuno valse a somministrarne notizia. Intanto, fra le -indagini, il terrore, e il dolore, passò la giornata; parecchie ore -della notte si successero, e i frati stavano adunati nel refettorio, chi -pregando, chi col suo vicino favellando: i più animosi si offerivano -salire in pulpito, ed annunziare ai popoli la sparizione e forse il -martirio del Padre Marcello; i timidi confortavano ad aspettare, a -vedere meglio, a non precipitare: quanti erano capi, tante le sentenze, -come avviene ove si accoglie una congrega di uomini dubbiosi a -deliberare sopra qualche dubbiezza; -- quando di repente fu sentito un -languido squillo del campanello della porta di strada. Assorsero tutti -come un uomo solo, chè forte vedemmo in ogni tempo essere lo spirito di -corporazione, e s'incamminarono, senza che ne rimanesse indietro pure -uno, verso la porta. Chi narrerà convenientemente le lacrime, i gridi di -gioia, le accoglienze amorose, i reiterati abbracciari, i baci, e tutte -le altre dimostrazioni di affetto in che proruppero i nostri Frati, -quando videro ricomparire il loro Padre Marcello? Egli a tutti rispose, -tutti abbracciò, e baciò: gli scorrevano sul volto dolcissime lacrime; -ma quel suo volto compariva stravolto, e impresso così profondamente da -qualche interno corruccio, che moveva a un punto compassione, e paura. - -Parlò breve, e disse: -- "Avere corso un pericolo grandissimo; essere -vivo come per miracolo: dovere la vita alla misericordia di Dio, e per -certo ancora alle preghiere dei suoi fratelli: nella pienezza del cuor -suo ringraziarli, e supplicarli a volerlo accompagnare in chiesa per -rendere mercede al Sommo Dio, che con aiuto tanto visibile lo aveva -soccorso in cotesta acerba avventura." - -Andarono, e ringraziarono Dio; poi Fra Marcello si restrinse col Priore -a parlamento, dove avendo considerato il caso, e quello che poteva -nascere, a scanso di scandali crederono bene pel momento dare luogo al -tempo, e tenersi in disparte, perchè non ne venisse danno a Frate -Marcello, e all'Ordine: partisse per Roma, e subito; colà a cui spettava -partecipasse lo strazio e il mal governo che si facevano alla Chiesa di -Dio, confortasse a prendere solleciti provvedimenti, e tornasse poi -gagliardo degli aiuti del Pontefice contro questi falsi cattolici, i -quali trascorrevano in atti per tal modo nefandi, da cui i luterani -medesimi compresi da orrore avrebbero aborrito. - -Titta fu quegli, che riconducendo il Frate incolume a notte inoltrata al -Convento, aveva mantenuta fedelmente la promessa.[90] - - ---- - -[83] Morbio, _Storia dei Municipj italiani_. - -[84] Fu accennato altrove, e si riporta nella edizione del _Reggimento - delle Repubbliche_ di Fra Girolamo Savonarola, fatta a Pisa dai - Caparro, in principio. - -[85] Favole. - -[86] Legge crudele contro alle congiure e ai banditi, pubblicata sotto - Cosimo I, e dal nome del suo autore Spolverini chiamata così. - Galluzzi, _Storia del Granducato_. - -[87] Gli obelischi erano inalzati al Sole. In Ammiano Marcellino si - leggono tradotte in latino le iscrizioni dedicatorie al Sole del - grande obelisco di Roma. - -[88] Eliano, _Storie varie_. - -[89] Petrarca. - -[90] _Il signor Prof. Giuseppe Arcangeli, persona dotta e proba, si - compiacque dettare sopra il personaggio del Padre Marcello il - commento seguente, che pubblichiamo ad istanza del signor F.-D. - Guerrazzi, desideroso di mostrare in questo modo il conto ch'ei fa - delle qualità intellettuali e molto più morali del signor Prof. - Gius, Arcangeli._ - - _L'Editore._ - - Il Padre Marcello, o più comunemente Marcellino, fu così chiamato, - come i Frati costumano, da San Marcello sua patria: ma alla - Religione il suo vero nome fu quello di Evangelista, ed al secolo - di Lorenzo. Nacque d'Adamo e d'Agata Gerbi, nella suddetta Terra, - capo-luogo della montagna pistoiese, nel 1530, anno fatale alla - Repubblica di Firenze. Questa famiglia Gerbi pare che fosse fra le - potenti della Terra: perocchè leggo nella Cronaca del capitano - Domenico Cini come fino dal 1488 seguitando la parte dei - Cancellieri era venuta a fieri scontri coi Calestrini seguaci della - Panciatica; tantochè i Fiorentini deliberarono per l'amor della - pace di bandire i capi delle famiglie rivali co' più animosi de' - lor consorti. Ma pensando dall'altro lato che il cacciare le due - parti avrebbe spopolato la Terra, vollero che il bando fosse per - una sola, e rimisero la cosa alla sorte. Toccò la peggio ai Gerbi, - i quali costretti a lasciare la dolce patria, vollero almeno che - una durevole memoria di loro vi rimanesse, e fondarono perciò un - benefizio sotto il titolo della Visitazione, di cui fino ai dì - nostri è stato investito uno dei Gerbi. Alcuni si ripararono nei - monti del Frignano nel Modenese: altri andarono a cercar la ventura - nel regno di Napoli. Pare però che dopo la cacciata di Piero dei - Medici alcuni ripatriassero, finchè, vinti i Cancellieri nella - fatal battaglia di Cavinana, ne doveron partire novamente. È - probabile che il padre del nostro Marcello perisse, in quella - battaglia, e gran parte della fortuna sua fosse predata dai - vincitori, perchè il medesimo ci racconta come viveva soletto - coll'afflitta madre, la quale avvezza a più prospero stato non - poteva sostenere di buon animo la povertà. Da giovinetto si rese - frate di San Francesco nel convento di Giaccherino presso Pistoia; - e mostrato per tempo il suo potente ingegno, fu dichiarato - cittadino pistoiese, e per questa via ebbe un posto di grazia per - l'Università di Parigi fiorente allora pei teologici studj. Nei - quali si avanzò maravigliosamente, vi sostenne diverse tesi, ed - ebbe laurea con plauso da quel solenne collegio. Preceduto dalla - buona fama, ritornò tra i suoi frati, i quali lo adoperarono in - ufici gravissimi e principalmente nell'apostolico ministero. Quale - e quanto vi si mostrasse ce lo direbbero, senz'altre prove, le - generose parole che riferisce la Cronaca pubblicata dal Morbio, - opportunamente riportate in questo libro dall'autore. E il Dondori, - nel ragguaglio che ci dà assai minuto della vita del nostro frate, - allude a questo coraggio narrandoci alla sua rozza maniera, _come - il P. Marcellino fece una grande esagerazione, e discese a - riprensioni molto vive: e Francesco I disse che bisognava lasciarlo - predicare, perchè era mandato da Dio a riprendere i peccati non - tanto colla parola, quanto colla vita esemplare. Ed invero, segue - sempre il Dondori, predicava con franchezza e autorità e libertà - grande, sicchè non era nessuno che non sentisse ancora palpitare il - cuore e non impallidisse pieno di spavento_. Questa tolleranza - medesima usata sul principio da Lorenzo il Magnifico verso il - Savonarola, avevala adoperata pel nostro P. Marcello anche Cosimo - primo, il quale udendolo predicare in Duomo con apostolica libertà, - faceva le viste di compiacersene, e come raccontano di Luigi XIV a - riguardo di Massillon, così diceva ai cortigiani che - l'attorniavano: _ecco come si vorrebbono tutti i predicatori_. Anzi - per farselo amico, eraselo scelto a confessore: e due volte volle - farlo vescovo, prima di Volterra, poi di Cortona. Ma l'austero - frate ricusò quell'onore costantemente, come più tardi ricusò da - Gregorio XIII il cappello cardinalizio. Quantunque spendesse gran - tempo nel predicare, recandosi in vari paesi d'Italia, pure non - dismesse mai gli studj; e quando ebbe fermata la stanza in Roma, - molte furon le opere che egli scrisse, a dichiarazione specialmente - delle Scritture. Rimando alla _Biblioteca pistoiese_ dello - Zaccheria chi avesse curiosità di saperne i titoli e l'edizioni. - Citerò solo un'opera assai curiosa, la _Metamorfosi d'un virtuoso_, - che pubblicò col pseudonimo di Lorenzo Selva. È un Romanzo degno in - molte parti d'esser paragonato alla eleganza squisita del - Firenzuola. L'autore sotto il finto nome di Acrisio vi discorre - probabilmente molti casi della prima sua giovinezza, trattenendosi - in special modo a descrivere una fanciulla bellissima dell'animo e - della persona, la quale onorava come la più cara immagine della - virtù, anzi (dice nel proemio) come la virtù stessa. Bellissime - sono le descrizioni della montagna di Pistoia, con frequenti - allusioni storiche, con aneddoti e novelle graziose, e con poesie - sparse qua e là di tanta vaghezza e semplicità, da rimanertene - lungamente nell'animo la dolcezza. Eppure questo libro è pochissimo - conosciuto anche da quelli che si dilettano di studj eleganti. - _Habent sua fata libelli._ E sì che fu letto avidamente appena vide - la luce, e se ne ripeterono quattro edizioni. L'ultima notata dallo - Zaccheria è la fiorentina del 1615 scorrettissima e scemata di - qualche passo ardito contro il miserabile fasto spagnuolo, piaga - dolorosa fra le tante che in quel tempo affliggevan l'Italia. Il P. - Marcello non smesse mai finchè visse di predicare. Il popolo romano - accorreva sempre ad udirlo. Sentendo avvicinare il suo fine, - annunziò in Araceli l'ultima delle sue prediche; e il giorno - dell'Epifania dell'anno 1593, pallido ed abbattuto salì sulla - cattedra che avea fatto coprire d'un velo nero, e cominciò colle - parole di Giobbe: _Sto et non respicis: clamo et non exaudis_. Era - il generoso dolore di Dante quando gridava: _Son gli giusti occhi - tuoi rivolti altrove?_ Dopo la predica si pose giù colla febbre, e - poco dopo cessò di vivere, nell'età sempre fresca di anni - sessantatrè. Per non lasciare addietro nessuna cosa di lui, io dirò - pure (e me ne sappian grado i devoti e i romantici) che per - l'autorità sua si cominciò in Roma a suonare la campana de' morti - alla prim'ora di notte, pia costumanza che si distese ben presto - per tutta Italia. -- Un ritratto del P. Marcellino trovasi nel - Convento di Giaccherino presso Pistoia, ed un altro in tela, - rimasto obliato lungamente in una soffitta, è stato finalmente - collocato nella Sagrestia della Chiesa Propositura di S. Marcello. - Questo è l'unico monumento che rimanga di lui nella patria. Chi ne - bramasse più distese notizie, ricorra al Dondori nella _Pietà di - Pistoia_, allo Zaccheria nella _Biblioteca Pistoiese_; finalmente - ai _Santi Pistoiesi_, opera del Canonico Ferdinando Panieri. La più - compiuta notizia fra quante ne sian pubblicate fin qui sarà data - sicuramente nella _Biografia pistoiese_ che Enrico Bindi e Giuseppe - Tigri preparano con diligentissimi studj; la quale, quando sia - favorita siccome merita dai nostri concittadini, non tarderà a - comparire, recando onore grandissimo alla nostra città ed - incremento non lieve alla patria letteratura. - - _Giuseppe Arcangeli._ - - - - - CAPITOLO NONO. - - - LA MORTE. - - - Pues esta noche ha da ver - El fin de my desgravio - Medio mas prudente, y sabio - Para acabarlo de hacer. - Leonor (ahi de my) Leonor - Bella como licenciosa - Tan infeliz como hermosa - Ruina fatal de my honor. - Leonor, que al dolor rendida - Y al sentimiento postrada - Dexò la muerte burlada - En las manos de la vida, - Ha de morir...... - - _Calderon de la Barca._ - - -Un servo arriva affannoso, e avvisando la duchessa, che lo -eccellentissimo signor duca ha fatto capo alla strada con la sua nobile -accompagnatura; dopo pochi istanti ne sopraggiunge un altro, avvertendo -che il duca entrò nel cortile, che scese, e che a questa ora messe il -piede sopra le scale. La duchessa, quando ebbe ciò udito, sorse in -piedi, e circondata dai gentiluomini di famiglia, dalle damigelle, e -dalle donne, tenendo al fianco Troilo, composta la fronte a serenità, -richiamando, e Dio sa con quanto ineffabile sforzo, un sorriso sopra le -labbra, mosse nè frettolosa, nè lenta, con bella e dignitosa leggiadria -verso il marito. - -S'incontrarono in cima alle scale: si gettarono le braccia al collo; si -baciarono reiterate volte, e parevano commossi profondamente, ed invero -erano: -- ma da quali affetti commossi? Questo poteva vedere solo Dio. --- Ai circostanti sembrava che la commozione nascesse dal desiderio -lungo di rivedersi adesso appagato, dal piacere di riunire le membra di -una famiglia con troppo danno separata; insomma dalle domestiche gioie, -delle quali gli uomini fanno così poco conto quando le possiedono, con -rammarico inestimabile le piangono perdute, e con tanta esultanza a -pochi fortunatissimi è dato potere riacquistare. E sciolto dagli -amplessi della consorte, il duca, come colui che di modi gentileschi era -copiosamente adornato, strinse la mano a Troilo, lo baciò e abbracciò, -gli altri di casa non pose in dimenticanza, che all'opposto gli -accarezzava e chiamava a nome, di loro e delle famiglie con molta -premura interrogava, mostrando avere conservato buona memoria di tutto, -e di tutti. - -Ridottisi quindi nelle secrete stanze, il duca, la duchessa e Troilo, -Paolo Giordano favellò: - --- "Parmi bene, Isabella, che noi mandiamo subito ad avvisare il -Serenissimo vostro fratello, affinchè ci sia cortese di farci -accompagnare a casa Virginio nostro: -- troppo mi tarda vederlo. Io so -bene ch'ei ci cresce rigoglioso, e si mostra dispostissimo ad ogni -maniera di esercizi che si addicono ad un principe grande; e lasciando -del mio sangue, nascendo dal vostro, che ha onorato il mondo con tanti -uomini virtuosi in armi e in sapere, non poteva essere a meno.... Ma -qual gioia provata per messaggio o per lettera può uguagliare quella che -deriva nel cuore paterno dal vedere la cara immagine, e dallo udire la -soave voce del figlio....!" - --- "Giordano, ho già provveduto. La madre conosce i desiderii del padre -prima assai che dal suo cuore s'incamminino verso le labbra." - --- "Dilettissima mia.... che cosa vi dirò io? Abbiatene mercè. O come -consola questa aria di casa, che posso chiamare veramente mia! Come -questi affetti scendono soavi sopra l'anima, e paiono un fiato di -primavera, che sgombri ogni nuvola di tristezza, di cure moleste, e di -rancore. Sì... sì, l'aria dei campi aperti, e della vetta dei monti, -quella marina che mi pungeva la faccia il giorno della battaglia di -Lepanto, non dirò che non mi tornassero faustissime, e gradito anche mi -fu il fremito della battaglia, e il lampo del sole su per le armi -cristiane gloriosamente diffuso, e sopra ogni cosa accetto il grido -superbo della vittoria;.... ma tu, aria di casa mia, -- aria di casa mia --- io non ti ho trovato altrove....!" - --- "Però non si ottiene fama seggendo in piuma, come dice il Poeta; e -voi avete aggiunto un monumento nobilissimo di laude alla onoranza -inclita di casa vostra. Certo è impresa ardua assai fare crescere quello -ch'è tanto in alto; solo concedesi alle aquile cominciare il volo dalla -cima delle Alpi..." - -"Novelle! Il Poeta vostro a senno mio avrebbe potuto rassomigliare molto -meglio la gloria al fumo in aere od alla spuma nell'acqua.[91] Pace, -riposo, è il sospiro incessante dell'uomo. Quanto più gagliarde noi -formiamo le cose nostre, o le imprese; quanto più acri ci mordono le -passioni, il tempo vi esercita sopra il peso dell'ale, e con maggior -prestezza uomini, cose, e rinomanze, e cuori distrugge. Questa potenza -fa come il vento, che le più alte cime più percuote; e la bufera, che -schianta la rovere sopra il dorso della montagna, usa mercede alla viola -nella vallata... Io sono vecchio....!" - --- "Ahimè! Credete voi forse che le passioni più capaci a scompigliare -il cuore umano sieno quelle che occorrono nei campi, o nei parlamenti? -Spesso nelle stanze dorate, e sotto le cortine di damasco si accendono -tali fiamme, da disgradarne, non che altre, quelle dello inferno...." - --- "Checchè sia degli altri, ecco qua, io ho il volto pieno di rughe, e -a voi il tempo con la calugine delle estreme sue penne ardì appena -lambirvi l'angolo degli occhi." - --- "Egli è forse il volto solo, che invecchia? Non sapete voi, che -l'uomo sopravvive talvolta a sè medesimo? Ignorate voi, che sovente il -cuore ci sta dentro il seno come un morto nella bara? Ahi! Giordano, per -la morte di Dio io vi giuro che i dolori da voi patiti nello starvi -lontano dalle pareti domestiche non furono punto più gravi di quelli che -soffersi io rimanendomi qui in casa derelitta, e sola. -- Io ravviso nel -mio pallido volto i segni della rovina dell'anima. -- Non impugnate; -cessate di negare facendo cenno col capo: io possiedo un amico rigido, -che nè per minaccia, nè per supplicazione, nè per mercede vuol cessare -dal dire la verità; che infranto in mille pezzi assume mille lingue per -ripetermela più importuna che mai; che dovrebbe bandirsi di corte, -poichè non si vuole piegare a lusinghe, e non pertanto è arnese del -quale noi non possiamo fare a meno.... E si chiama -- come ormai avete -indovinato -- Specchio...." - --- "No in verità, io non mi era apposto; e giusto andavo mulinando col -cervello chi mai si fosse questo Anassarco di corte...."[92] - --- "Il magnifico messer Virginio!" annunziò un paggio alzando la cortina -della porta; e subito dopo fu visto entrare un giovanetto sul finire -della adolescenza, di mirabile sembiante, grave nei modi, e vestito di -colori oscuri. - -Avete voi veduto quel feroce animale chiamato giaguaro come si lanci -orribilmente dal suo nascondiglio sopra la preda aspettata? Nemmeno io -l'ho visto, ma fate conto che con isbalzi punto minori Paolo Giordano si -precipitasse sul figlio Virginio; conciossiachè in quei tempi le -passioni certo non sempre piacevoli si dimostrassero troppo più spesso -che non faceva mestieri, o gioconde, o feroci, ma veementissime sempre, -e in quella guisa che il vento Simoun manda sossopra le sabbie del -deserto, sovvertivano i sentimenti dell'anima. Lo strinse convulso, lo -baciò pei capelli, pel volto, e pel seno, lo tenne lungamente nelle -braccia, quasi con gli amplessi lo soffocava, come il boa nelle sue -spire il nemico: -- geloso, aborriva che altri della sua gioia -partecipasse: lo tirò in disparte, lo guardò fisso fisso negli occhi, e -poi rompendo in dirottissimo pianto, tra i singhiozzi esclamò: - --- "Oh figliuolo mio! mio sangue vero! Speranza e orgoglio della nobile -casa Orsina!" - -Meravigliarono tutti; e Virginio, invece di corrispondere a così -stemperate dimostrazioni di affetto, stavasene a modo di sbigottito, e -guardava la madre desideroso di più soavi amplessi; ma il padre -s'ingegnava assorbire tutta l'attenzione del figlio, e tra la madre e lo -sguardo del figliuolo s'ingegnava interporre la sua persona. Alla -perfine Virginio si sciolse da coteste ardenti carezze, e volò nelle -braccia che la madre gli tendeva aperte, e si ricambiarono uno -abbracciamento lungo e dolcissimo, il quale io in questa terra non -saprei rassomigliare che ad un altro amplesso dato da madre amorosa a -figliuolo diletto; nè forse lassù in cielo gli amplessi degli angioli -davanti il trono dello Eterno superano in affetto quelli materni. - -Paolo Giordano guardò con occhio pieno di mestizia quelle due creature: -il suo cuore si sollevò in un sospiro che compresse a mezzo, e respinse -verso la sua sorgente; poi gli occhi gli si offuscarono di sangue e di -bile, e li volse trucemente contro Troilo; il quale annichilito teneva -fitti i suoi sopra il pavimento. Non si ha da dubitare, che se Isabella -e Troilo non fossero stati in quel punto preoccupati, la prima nella -esultanza del figlio, e l'altro dai rimorsi della coscienza, in quei -così spaventevoli sguardi di Paolo Giordano avrebbero letto la propria -condanna, avvegnachè rivelassero lo inferno. - -E come se sopportasse impazientemente che così si tenessero congiunte -due anime destinate a separarsi presto, piuttosto geloso di uno amore -che voleva e intendeva avesse a diventare tutto suo, chiamato a sè con -voce alquanto acerba Virginio, gli disse: - --- "Esaminarti come tu sii valoroso in lettere a me non appartiene, chè -di siffatte novelle io comprendo poco; ma dimmi su, come maneggi un -cavallo? come tratti tu l'arme? Ti fanno paura le spade?" - --- "Provate!...." - --- "Di grandissimo cuore." -- E Paolo Giordano fece portare da un -famiglio gli arnesi necessarii alla scherma, ch'egli non lasciava mai -indietro, come colui che si sentiva peritissimo in questo esercizio. Qui -cominciarono uno assalto oltremodo furioso, in cui se Paolo Giordano si -mostrò, com'era naturale, di maggiore lena del figlio, questi alla sua -volta di agilità pari alla paterna, e per i suoi anni veramente -maravigliosa. - --- "Troilo!" esultante Paolo Giordano esclamava, "Troilo, in fe' di Dio, -è una delle migliori spade ch'io mi abbia trovato fin qui. Fatemi -grazia, Troilo, provate un po' anche voi; nei tempi, te pure, o Troilo, -estimavano franca spada i nostri capitani." - --- "Nei tempi! -- Ma adesso mi sento sgagliardito. Oh! quanto era meglio -che mi fossi condotto anche io a far procaccio di bella fama, o di morte -onorata...." - --- "E che? Troilo, guardando casa mia, avreste voi per avventura -acquistato vergogna?...." - --- "No... ma egli mi sembra che sarebbe stato più desiderabile trovarmi -alle Curzolari...." - --- "Troilo, io voglio che sappiate che in ogni parte, e in ogni ufficio -dove uomo si porti da cavaliere leale, può guadagnarsi onore... -- Ora -via, fatemi contento, provate." - -E Troilo provò; ma il braccio gli tremava, e valeva appena a sostenere -la spada: si tenne sopra le difese, e in breve, come svogliato, declinò -la punta: - --- "Non sono più quello di prima; morì di me gran parte. Se Dio mi -concede vita che basti, ho deliberato andare a ritemperarmi nella -religione di Malta...." - --- "Farete opera meritoria, Troilo: e giova adesso lo andare, che il -sommo Pontefice ha compartito indulgenze larghissime a chiunque si muova -per combattere contro gl'infedeli. Voi siete stanco di oziare, io di -travagliarmi; e ambedue cerchiamo nuovi modi di vita. Così va il mondo: -non ci acquietiamo mai nelle sorti presenti; facciamo come gli infermi, -che dando volta ora su questo, ora sopra quell'altro fianco, s'ingegnano -confortare il loro travaglio. Io non so se il sepolcro ci darà fama; ma -certamente il sepolcro solo varrà a darci riposo. -- Ma che parlo io di -sepolcro! E perchè voi siete così mesti nei sembianti? Questo è giorno -di esultanza, questo è uno dei giorni che spiana più di una ruga sopra -la fronte e sopra il cuore: godete! Io mi sento il più lieto uomo della -terra. La mia casa deve risonare di grida festose.... Giubbilate! vi -scongiuro, giubbilate! -- io vi comando...." - --- "Credete voi che la gioia possa comandarsi come una colonna di -fanti!" parlò con voce languida Isabella. - --- "E qual cosa impedisce ch'ella non venga spontanea?" - --- "L'anima nostra prende agevolmente l'abito della mestizia, nè può -lasciarlo così di subito come noi altre donne facciamo di un velo o di -una cintura. E poi, si danno gioie modeste e segrete, che all'aria -aperta svaporano, che voglionsi custodire a modo del fuoco di Vesta -dentro il sacrario della anima..." - --- "No, viva Dio! io amo la franca e viva gioia, amo il giubbilo -fragoroso che si compiace dei fuochi, si diletta dei banchetti e dei -festini, i fiori e i suoni desidera. -- Ben venga l'allegria, che -s'indora co' primi raggi del sole matutino, e si rinfresca di rugiade, -pei prati discorre e pei boschi, dietro le fiere si affatica. -- In -campagna, su, in campagna: dentro queste prigioni che chiamano città, -non possiamo respirare a nostro agio: una oppressura stringe il petto, e -affanna il cuore. Costà vedremo se vi riuscirà continuare nella -mestizia. -- Io voglio vedervi lieti: io vi farò tutti contenti, o non -sono Paolo Giordano Orsini duca di Bracciano. -- Isabella, sentite: ho -deliberato recarmi a complire il Serenissimo fratello vostro: prenderò -meco Virginio; e resagli, come per me si conviene, debita onoranza, -torrò commiato subito, e ci ridurremo senza porre tempo tra mezzo a -starci in villa, al bel nostro Cerreto. Quivi sono ombre, e fiere, e -macchie; colà scorrono copiose e fresche acque: quindi l'occhio si -delizia sopra grandissima parte di questo paradiso terrestre che le -genti salutano col nome di Toscana. -- Nessuno speri gustare le dolcezze -domestiche meglio che per la quiete dei campi, o all'ombra delle -foreste; e noi colà ci sentiremo felici. -- Non vi piace così, Isabella? -Certo, voi accogliete troppo entusiasmo nell'anima per negarmi questo. -Marito io di poetessa, apro il cuore allo spirito della poesia...." - --- "A me gradisce quanto piace a voi, signore mio; -- pure, considerate -come faccia grandissimo caldo, e avreste minore fastidio camminando di -notte...." - --- "Sì veramente, che qui respiriamo noi! -- Non sentite, che pare che -piova fuoco? In Firenze non capisco più il sole: durante il verno, -scivola così di nuvola in nuvola, come un fallito che mescolandosi nella -calca s'ingegni sottrarsi al donzello della Mercanzia; nella estate poi, -ci sta conficcato come un chiodo, e le vuole il bene che portò al suo -figliuolo Fetonte.... E poi ad uomo di arme ha da recare fastidio il -sole? -- Che ne di' tu, Troilo?" - --- "Salvo vostro onore, acconsentirei allo avviso della duchessa...." - --- "Or bene, via, se ti dà noia il sole, tu andrai in carrozza con lei; --- e noi viaggeremo a cavallo...." - --- "A cavallo verrò ancora io!" disse con voce commossa Troilo. E Paolo -Giordano sorridendo rispose: - --- "Non te l'ho detto mica per offesa, Troilo; io mi credeva che tu -volessi continuare a farle quella buona e fedele guardia che tu le hai -fatta fin qui...." - -E posto fine alle parole, tolto per mano Virginio, assicurando che -presto ritornerebbe accompagnato con onorevole corteggio di -gentiluomini, si dipartiva per andare a complire il suo cognato. - -Partito che fu, Troilo e Isabella, com'è da credersi, con tutte le -facoltà dell'anima loro si fecero a pesare le parole profferite da Paolo -Giordano, e a sottoporre a minuto esame i gesti, gli sguardi, ed ogni -particolare sfuggito ad occhi meno veggenti dei loro. Così stavano -sprofondati nella indagine, che se in quel punto il terremoto avesse -scosso la città, non se ne sarebbero accorti, siccome corre fama, e si -legge per le storie, che avvenisse ai Romani e ai Cartaginesi -combattenti la battaglia del Trasimeno. Maravigliosa cosa poi fu questa, -che entrambi nel punto stesso ed in modo affatto contrario le -riflessioni loro concludessero, e mentre Troilo deponeva la paura, -l'altra dava l'addio alla speranza. - -E senza adoperarvi il linguaggio delle labbra, con le infinite altre -favelle che la sembianza umana è capace di significare, si erano -manifestati a che cosa pensassero, e come il giudizio loro decidesse; e -poichè pur troppo si accorgevano non accordarsi, una voglia smaniosa si -era cacciata addosso a Troilo di conoscere più apertamente i sensi -d'Isabella. Ma licenziare i molti convenuti non pareva onesto, nè -prudente stringersi al cospetto di loro in segreto colloquio, ed era -pericoloso lasciare Troilo che continuasse cenni ed ammicchi, a tutti -sciaguratamente palesi, di volerle ad ogni costo parlare; ond'ella per -lo meno reo partito scelse andare presso una sua tavola; e quivi -recatosi in mano il canzoniere del Petrarca, cercò un sonetto, lo lesse -attentamente in prima, e incisa lievemente con l'ugna la parte della -pagina dove voleva che l'attenzione di Troilo si riposasse, lo lasciò -aperto, accennando dell'occhio al medesimo che si facesse a leggerlo: -poi, tolto motivo di non so quale parola profferita dagli astanti, provò -di mescersi nei loro colloquii, cosa che le venne conseguíta molto di -leggeri, come colei che era disinvolta e arguta molto. Troilo, quando -gli parve tempo convenevole, si accostò al tavolino, e lesse nel punto -segnato: - - Ma del misero stato ove noi semo - Condotte dalla vita altra serena, - Un sol conforto, e della morte, avemo: - Che vendetta è di lui ch'a ciò ne mena; - Lo qual in forza altrui, presso all'estremo, - Riman legato con maggior catena. - -Troilo fece spallucce, dicendo tra sè: -- Questa ormai gode reputarsi -spacciata; ma come non si scorge chiaro che Paolo Giordano è il più -lieto uomo del mondo? A costei piace, e giova, che tu vada lontano, -Troilo. Ma noi ci conosciamo di vecchio: e non mi sono mai sentito -disposto come adesso a starmi qui, e a vederne la fine. Che a me -convenga rendere la piazza, trovo giusto; e se la vogliono con una mano, -io gliela do con due: ma qui bisogna capitolare a patti onorevoli; -andare agli accordi con vantaggio; ed io intendo uscirne con tutti gli -onori della milizia, armi e bagagli, e non essere cacciato come un -vecchio fante di famiglia senza ben-servito. -- - -Nè andò troppo lungo tempo, che Paolo Giordano ricomparve accompagnato -orrevolmente, ma senza Virginio. Quando Isabella lo vide solo, le si -spense in cuore l'estremo alito della speranza, a renunziare al quale la -creatura umana con difficoltà infinita si conduce. Allora le parve -davvero sentirsi leggere in faccia la sentenza di morte. Ed è la morte -una molto terribile cosa per tutti, ma segnatamente poi per quelli che -da infermità fisica non si trovano disposti a patirla. Le corse un -brivido nelle ossa; le diventarono bianche le guance e la fronte; le -labbra le si crisparono pagonazze e convulse. E senza dubbio non si -vuole punto negare che bene il suo intelletto l'avvertisse, avvegnachè -non era da credersi che presente il figlio volessero usare violenza -contro la madre. Ella andò incontro a Paolo Giordano, e con una -espressione inenarrabile lo interrogò: - --- "Dov'è Virginio nostro?" - --- "Il fratel vostro lo ha voluto trattenere ad ogni costo: ha detto che -anche troppo egli è facile a svagarsi, e poi fa sudare acqua e sangue a -rimetterlo in carreggiata. Veramente mi parve ardua cosa ch'io non mi -abbia a godere il figliuolo mio dopo tanti anni di lontananza; ma voi -sapete che a me tocca tenere bene edificato il Serenissimo.... Però ha -promesso mandarlo per un giorno in villa accompagnato dall'aio...." - --- "In villa! Qual villa?" - --- "Al Cerreto." - --- "E quando?" - --- "Presto...." - --- "In villa lo manderà sicuramente, ma non al Cerreto.... Forse -domani..." - --- "Non mi ha detto domani...." - --- "No? -- Ma a me il cuore lo porge.... Ahimè! perchè non gli ho dato -il bacio dello addio?...." - --- "Temete che vi manchi tempo a baciarlo?" - --- "Credete voi che io avrò tempo a baciarlo?" domandò Isabella -cacciandogli addosso due sguardi da penetrare nei più intimi ripostigli -del cuore. E Paolo Giordano, mandando obliqui i suoi occhi, s'ingegnava -sfuggire da indagini e da contestazioni: - --- "Lo credo benissimo: o chi vi ha a tenere? E, in caso di oblio, noi -manderemo per esso. -- Orsù dunque, a cavallo; a che ci trattenghiamo -più oltre? Al Cerreto, alla pace.... alla quiete.... al riposo delle -durate fatiche.... ai dolci sonni!" - --- "_Stultum est somno delectari, mortem horrere, cum somnus assiduus -sit mortis mutatio._" - --- "Che andate voi mormorando, Isabella?" - --- "Tornavami al pensiero una sentenza di Seneca nel libro dei costumi -intorno al sonno, fratello della morte...." - --- "Come si addice cotesta citazione al caso nostro?" - --- "Niente." -- E due lacrime, -- due lacrime sole le proruppero dagli -occhi, non già scendendo giù per le guancie secondo l'usato costume, ma -schizzando a zampillo come l'ultima freccia scoccata dall'arco del -dolore.[93] - --- "A cavallo!..." - -E i famigli istigati dalle premure di Titta, che ormai si erano accorti -avere ad obbedire come il duca, e più del duca con prestezza mirabile -apparecchiavano cavalli, carrozze, e un carro di masserizie non solite a -trovarsi in villa. Il maggiordomo don Inigo aveva domandato con la -solita brevità: -- Se avesse a caricare molte argenterie, e biancherie; --- ma Titta gli rispondeva: - --- "Mai no, maggiordomo, chè io faccio conto che al Cerreto vi -soggiorneremo per poco." - -E si posero in via. -- Il sole dardeggiava cocentissimo i suoi raggi; -tacevano i venti; non ispirava un alito, e la vampa infuocata del -tiranno dei cieli opprimeva le cose e gli animali. Le fronde degli -alberi stavano immobili, chè non fiato, non sospiro di vento osava -agitarle; le acque non mandavano il consueto mormorío; in tanto -silenzio, e in così grande solitudine, sole le cicale quasi ebbre di -calore si affaticavano nel canto fastidioso, che deve terminare con la -loro vita; e qualche ramarro traversando veloce più che saetta la via, -andava cercando un refrigerio di cespuglio in cespuglio: ad aggravare -l'affanno del cammino, sommossa dalle zampe dei cavalli sorge la -polvere, e ricade tenacissima sopra i capelli e le vesti dei cavalieri. -I cavalli, smarrita la solita vivezza, incedono anelanti, con le -orecchie dimesse, e giù pei colli e per le anche grondano sudore. -- -Paolo Giordano acceso in volto, e molestato anch'egli da insopportabile -smania, dissimula non ostante il disagio, e dice con voce, che s'ingegna -fingere festosa: - --- "Questo bagno di sole ravvivare il sangue; l'uomo nato in terra -italiana doversi rinfrescare infaticabilmente il petto co' raggi del -pianeta del giorno; il calore essere padre di vita, anzi la vita stessa; -conciossiachè noi nasciamo caldi, e moriamo freddi;" -- e simili altre -novelle, alle quali attendevano pochi, rispondeva nessuno. - -Intanto a grandissima pena giunsero sopra le sponde dell'Arno. Nei -giorni precedenti era caduto un rovescio improvviso di pioggia, che -sebbene avesse aumentato la intensità del calore, per modo che sembrasse -piovuto fuoco, nonostante l'Arno se n'era riempito, e menava le acque -grosse giù per la china. Chiamato il navalestro, accorse vedendo tanto -nobile e così inaspettata comitiva, e propose passarla in due volte; -molto più che le acque essendo gonfie, e la barca trovandosi pel -soverchio peso ad affondare di troppo, potevano correre il rischio di -qualche sinistro. Ma tutti si mostravano impazienti di valicare il -fiume, e sopra gli altri il duca; però scesi i cavalieri dai palafreni -loro, le donne dalla carrozza, entrarono in barca alla rinfusa con le -bestie e co' cariaggi, senza punto pensare alle parole del navalestro, -che non si rimaneva di ammonire. Paolo Giordano e Isabella si erano -condotti sopra la parte estrema della barca, che doveva prima toccare la -sponda, senza ricambiarsi parola. Paolo Giordano si pone a guardare -fisso le acque che scorrono; -- scorrevano quasi spinte da forza arcana, -e gorgogliando profondo pareva quasi si lagnassero della fuggevole -durata consentita loro dai fati. Allo improvviso, come se volgesse il -discorso a sè medesimo, favella: - --- "Queste acque, che mi passano con tanta furia davanti gli occhi, si -acquieteranno certamente nel mare; ma le anime umane, non meno -transeunti di queste acque, dove mai giungeranno?" - --- "Dove piacerà alla misericordia di Dio," risponde Isabella. - --- "Misericordia! Dite piuttosto dove le meneranno le opere e i meriti -che si saranno acquistate in questo nostro correre alla morte, che si -chiama vita...." - --- "Giordano mio, nessuna creatura umana presuma salvarsi mercè i suoi -meriti. -- Che cosa siamo noi, se Dio non ci sovviene?" - --- "Voi confidate molto nella misericordia di Dio?" - --- "Intieramente." - --- "Ma se i sacerdoti vi avessero chiarito imperdonabile....?" - --- "Non mi terrei per disperata, e vorrei udire io stessa questa parola -di rigore dalle labbra immortali del Padre di ogni carità...." - --- "Ma Dio è giudice e vendicatore; egli visita le generazioni, e -punisce i peccati dei padri nei remotissimi nepoti...." - --- "Noi conosciamo un'altra legge, e sta nel perdono, nella carità, e -nello amore; e quella beatissima donna di Santa Teresa chiama infelice -il demonio, perchè non sa perdonare, nè amare..." - --- "Domine aiutaci! -- Andiamo capovolti! -- Ve lo aveva detto io!" - -Questi gridi interruppero improvvisi il colloquio. Subito dopo, ogni -cosa era paura e subuglio. La corda entro cui scorrevano le guide della -barca si ruppe; lo impeto delle acque sospingendola di traverso, stava -per sommergerla, priva com'era di quel sostegno: urgeva imminentissimo -il pericolo, diventato maggiore pei moti incomposti degli uomini e degli -animali: l'orlo della barca toccava già l'acqua; già stava per riempirsi -irreparabilmente. - -Paolo Giordano in quel trambusto non solo non parve che se ne -spaventasse, ma anzi ne godesse, e con un grande urlo esclamò: - --- "Tutti allo inferno!" - -Ma il navalestro fu in tempo a cacciare la stanga dalla parte ove la -barca minacciava affondare, e questa ristette a un pelo dallo sparire -sotto acqua. -- Riparato così al subito pericolo, gli altri sovvennero -il navalestro; e adoperandovi le forze riunite, valsero a tenere ferma, -sebbene con fatica, la barca: allora un garzone con altra corda in mano -si gittò nel fiume, e superata la corrente mise piede sul greto, e con -l'aiuto di qualche villano, che aspettava dall'altra riva per -traghettare, tirando la corda di cui un capo era rimasto legato alla -barca, la condusse in luogo di salute. Scesero, e al navalestro, che col -berretto in mano andava ricordandosi alla memoria loro, che parevano ai -sembianti fratelli germani dell'oblio, Isabella guardandosi addietro, -parlò: - --- "Perchè ci hai salvato? Molti sarebbero morti innocenti, che ora -andranno dannati." - -E Paolo Giordano: - --- "Perchè ci hai salvato? Chi te lo aveva detto? E chi te lo aveva -domandato? Saremmo iti allo inferno senza pure accorgercene." - -Troilo e gli altri lo guatarono in cagnesco. Il dabbene uomo pensava -trasecolare. Rimaneva ultimo don Inigo, tutto nero, pallido in volto, -truce negli sguardi. Se agli occhi del navalestro gli altri sembrarono -il demonio, questo pareva la versiera: ormai in cuor suo aveva fatto una -croce sopra la mancia sperata; nonostante per non mancare al costume si -mosse per chiedergliela, ma la voce gli venne meno a fiore di labbra. -Don Inigo gli sbarrò addosso due occhi per cui il navalestro dette -indietro tre passi, e don Inigo col medesimo sembiante lo incalzava pure -sempre, e quegli sempre indietro. Don Inigo si cacciò la mano sotto il -giustacore; e l'altro, temendo che ne traesse daghetta o pugnale, si -tenne per ispacciato; ma invece ne cavò due bellissimi ruspi, e glieli -porse. Il navalestro non si fidava, ma l'amore del danaro vinse la -paura; si accostò, e stese anch'esso la mano aperta, ma tremante. Don -Inigo lasciò cadervi dentro i ruspi senza dire parola; li prese l'altro -senza fiatare: quegli volse le spalle al navalestro, il navalestro a -lui, che correndo a gambe verso la barca, non si tenne sicuro finchè non -vi si trovò dentro. Allora aperse la mano, sospettando che le monete -fossero diventate di piombo, siccome suole accadere, giusta la volgare -credenza, di quelle che vengono coniate nella zecca infernale; ma di -oro, come gli parvero prima, così anche adesso gli parevano: ad ogni -modo se le chiuse bene in saccoccia esclamando: - --- "Io le farò benedire, perchè se non era la Tregenda quella che ho -passato poco anzi, vo' che mi si dica non essere io il navalestro del -Petroio!" - -Eccoli giunti a Cerreto-Guidi; eccoli giunti a piè delle ardue cordonate -per le quali si perviene faticosamente in cima alla villa. - -Villa! Sì certo così chiamavano e tuttavia chiamano il fabbricato che fu -una volta proprietà d'Isabella Orsini a Cerreto-Guidi. Bellissima colà -ride la natura, e fa di sè lieta mostra, e nonostante gli uomini -mettendovi sopra quelle funeste loro mani sono giunti a renderla luogo -di terrore: un poggio che lasciato stare intatto sarebbe stato quanto -altro mai delizioso e leggiadro, fasciarono di mattoni e di pietre, e lo -convertirono in fortilizio. Quattro scali ripidissimi, due per parte, -conducono alla sommità: i primi formano angolo a piè del colle, e si -distendono a destra l'uno, l'altro a sinistra; i secondi prendono -principio là dove questi terminano, e si riuniscono in angolo davanti la -piazza del palagio. I muri vengono giù a scarpa, tutti di mattoni di -colore vivacissimo, sicchè paiono pure ora tinti di sangue: le bozze, i -cordoni, e gli orli dei parapetti sono di pietra di Gonfolina; i primi -scali attraversano quarantadue cordoni l'uno dall'altro assai più di un -gran passo discosto, i secondi di quarantatrè; il poggio sotto è -scavato, e l'uomo vi si avvolge per tortuosi sotterranei. In mezzo alla -muraglia occorre parimente di pietra una immane arme; ma le palle -medicee, o per provvidenza di tempo, o per opera umana caddero, come -cadde la famiglia dei Medici, come cadde la potenza di lei, come -cadranno tutti i potenti del mondo nel sepolcro. A cui più tardi, a cui -più presto, ma a tutti fatalmente sovrasta l'autunno, imperciocchè noi -siamo fronde attaccate all'albero del tempo, e il tempo anch'egli è -fronda peritura della eternità. Ma caduti gli uomini, e spente le cose, -avanza la fama, la quale comecchè vecchia e zoppa, non muore mai, nè si -ferma; e sebbene tardi, arriva sempre a raccontare ai posteri i vizi e -le virtù dei trapassati. Vissero tristi potenti, che le strapparono la -lingua, e crederono averla resa muta: ma la lingua della fama rinasce -come la testa della idra; e Dio non consente che venga Ercole per lei, -avvegnachè la mandi sopra questa terra a modo di precursore della sua -tarda, ma inevitabile giustizia. -- - -Il palagio contiene una sala vastissima terrena: in fondo ha un arco, e -dalla parte destra dell'arco mediante larghe scale di pietra si ascende -al primo piano. - -Entrati appena a mano destra, occorre un quartiere. Entratevi, andate in -fondo, ed ecco troverete una stanza che fa cantonata: uno dei lati, -quello di fianco, guarda mezzogiorno; l'altro di facciata, ponente. -Adesso ha una sola finestra sopra la facciata; nel tempo della nostra -storia ne aveva due. La seconda si apriva nel lato di ponente: vi sono -due porte: una grande, e palese; l'altra piccola, e segreta, una volta -coperta dalla tappezzeria di damasco verde. Io ho misurata la stanza, e -la trovai dieci passi lunga, e sette larga. Nel muro vidi uno armario -profondo, di cui nessuno si accorge dove non guardi attentamente: -voltate in su gli occhi al soffitto altissimo; avvertite, sono sedici -travicelli, che posano sopra un trave maestro.... Ma non è per farvi -contare i travi e i travicelli, che io vi persuado a voltare in su gli -occhi; no in verità: badate bene, là sotto il trave maestro accanto al -terzo travicello, contando dalla parte parallela alla facciata, e -osserverete un fóro.... - -Ricordate cotesta stanza, e quel fóro. -- Corrono ormai -duecentosessantotto anni che quel fóro sta così.... - -Cerreto fu detto dalla copia dei cerri che ombravano il colle e -larghissimo tratto di paese, come Frassineto dai frassini, e Suvereto -dai sugheri, e Rovereto dai roveri.[94] -- Ora dove andarono i cerri? -L'occhio del passeggero cerca invano un albero sotto del quale riposare -il capo riarso dalla vampa del sole, e non unicamente a Cerreto, ma per -quanto si distende la Toscana, e perfino sopra i gioghi ardui degli -Appennini, ogni giorno più scarsi s'incontrano gli alberi. -- Oh! ella è -pure trista necessità quella di spogliare la terra di tanto stupendo -ornamento. Sparirono le selve, e con esse le Driadi, e le Amadriadi, e i -Fauni, e i Silvani, e l'altra amabile famiglia di cui le popolava la -fantasia dei poeti; sparirono le selve, e con esse i cavalieri erranti, -le lancie corse, le imprese onorate, le fate, i nani; e le regine della -bellezza di che le faceva liete la immaginazione dei romanzieri. Le -Ninfe dei boschi seguitarono al mare ululando i tronchi diletti, e li -raccomandarono alle Vergini oceanine, non altramente che se fossero -stati figliuoli dilettissimi: e le oceanine Vergini ne presero cura, gli -foggiarono in navi, gli ornarono di vele candidissime come le ale dello -smergo, dettero loro la velocità dello albatro, la vaghezza dello -alcione; poi con le mani e con gli omeri nudi ne spinsero la poppa; e i -venti secondi, gareggiando con le Ninfe, soffiarono dentro le vele, e si -compiacquero distendere pel cielo azzurro la bandiera della nostra -contrada. - -La nave, percorso mari intentati, portò arti, riti e insegnamenti di -ordinario vivere civile a popoli sconosciuti e selvaggi, e la bandiera -della contrada era salutata nelle remotissime spiagge come un segno di -salute. Ahimè! questo è un desiderio che ormai non potrebbe più andare, -quantunque volendo, adempito. La patria ha perduto la chioma dei suoi -boschi, in quella medesima guisa che le greche vergini si recidevano i -capelli sopra le tombe dei diletti defunti. I nostri alberi furono -convertiti in navi, ma non per noi; i venti ne spiegarono la bandiera, -ma non era la nostra; sostennero battaglie, ma non per le sorti della -patria; andarono cariche di merci, ma non raccolte nelle nostre -campagne, nè dalle mani nostre fabbricate: bene furono condotte per mari -ignoti a traverso inusitate procelle e immani pericoli da italiani -uomini, ma di coteste imprese altri raccolse il frutto, e alla patria -venne una sterile rinomanza. Nazioni barbare ci comprano i boschi, -mentre presso di loro il ferro si astiene dalle querce sotto le quali i -Druidi celebravano i misteriosi sacrificii. -- Ahi! gente trista, che -vendi tutto, e potendo venderesti anche il tuo sole e il tuo cielo, -perchè, se in te non hai parte alcuna di ardimento o di gloria, diseredi -i tuoi nipoti? Perchè, non contenta della tua vilezza, apparecchi ai -tuoi figli una eredità di vergogna e di lacrime? Qual giudicio ti -aspetta oltre la fossa, dacchè i figliuoli si accorgeranno di avere -avuto genitori soltanto dal male che ne ricevono! - -Ma Cerreto allora andava ombroso di copia di cerri, di olmi, di lecci, -di querce e di alberi di ogni maniera; e per quei boschi volavano di -ramo in ramo fagiani, francolini, ed altre infinite famiglie di uccelli; -per le frasche saltavano caprioli, daini, cervi, e lepri, e cignali; -sicchè era luogo sopra ogni altro adattissimo alle cacce, delizia -suprema della vita dei principi. - -Mentre Isabella sorretta dal suo consorte poneva il piede sopra lo -scalo, inciampò nel primo cordone, e ne sentì acerbo dolore; onde -voltasi a Paolo Giordano sorridendo mesta gli disse: - --- "Malo augurio è questo: un Romano tornerebbe indietro."[95] - -E Paolo Giordano, non occorrendogli alla mente nulla di buono, si -tacque, sforzandosi a sua posta di ridere. - -Giunti nel palagio, ognuno andò nelle sue stanze; il duca in quelle -ov'era la camera dal fóro qui sopra descritta, attendendo alle mondizie -della persona. - -Fatto ch'ebbero lavacro delle membra con acque odorifere, cambiate le -vestimenta, acconci i capelli, si ridussero nel piazzale avanti il -palagio. - -Il sole privo di raggi sembrava un occhio insanguinato, e lo emisfero da -quella parte offriva l'apparenza di un lago di sangue. Immenso spazio di -paese si distendeva davanti ai nostri personaggi, chè da quella sommità -in gran parte i contadi di Firenze, di Pistoia, di Volterra, di Pisa, di -Colle, di Samminiato, e perfino di Livorno, si scorgono. Gruppi di case -si vedono su per quei poggi dintorno come gregge di capre alla pastura; -dai casolari s'innalzavano diritte colonne di fumo, e voci di canzoni -melanconiche si diffondevano per la campagna, alle quali rispondevano -alla lontana altre voci del pari piene di mestizia. Da una nuvola nera -di tratto in tratto guizzava una lingua di fuoco simile alla spada -dell'Arcangelo vendicatore nascosto per avventura là dentro. Il sole -intanto si attenua.... adesso pare una margine di ferita.... è sparito! -Isabella, mossa da impeto irresistibile, sporgendo ambe le braccia con -l'abbandono disperato col quale vediamo sparire sotto la terra i -dilettissimi nostri, esclamava: - --- "Addio, o sole, addio!" -- E con le mani si coperse la faccia. - --- "Addio a domani," riprese Giordano; "e fa di levarti con meno tristo -sembiante di quello col quale ci abbandoni. Belle campagne, amiche -selve, ozii beati, pur torno alfine a godervi, nè io sarò per certo a -lasciarvi sì presto. Io sono stanco di correre dietro alla gloria, che -mai si raggiunge; o se si raggiunge, quando l'uomo pensa di stringere un -sommo bene, torna con le mani vuote al petto. Io voglio deliziarmi nelle -domestiche dolcezze, le sole veraci nel mondo. Mi rendo in colpa, e vi -domando perdono, Isabella, e mi vi lego con giuramento di non lasciarvi -mai più. Mercè vostra, se io tornando a casa non vi comparvi straniero; -grazie sieno alla bontà egregia della indole vostra, se dopo tanti anni -riducendomi a voi mi fate credere di essermi partito pure ieri. Il mio -cuore è infermo; a voi sta guarirlo affatto dalla febbre dell'ambizione, -che lo ha travagliato mai tanto." - -E Isabella lo guardava, e sorrideva mesta senza aprire labbro; ma -Troilo, che le parole reputava vere, consolandolo favellava così: - --- "Ora come potete dire avere speso i vostri giorni invano? voi in -cento battaglie avete raccolto tanta mèsse di allori, da coronarne due -Cesari; e per tacere delle altre, a Lepanto, combattendo fortissimamente -vi acquistaste tal nome, che la storia registrerà con orgoglio nelle -eterne sue pagine. Deh! vogliate appagare il mio lungo desiderio: -narratemi le vicende di cotesta battaglia di giganti." - --- "Più tardi, Troilo, più tardi: ma, io ve lo ripeto, tutto è vanità. -Guarda, e vedrai qual bene uscì da tante morti, da tanto affanno, e da -tante ferite? I Cristiani l'uno dell'altro astiosi non seguitarono il -corso della vittoria; i Turchi insorgono più infesti che mai; e Don -Giovanni, malgradito vincitore, riporta in premio della sua prodigiosa -prestanza l'oblio, e lui avventuroso se non lo incoglie anche peggio! -Quel suo gran cuore di soldato, che si espande nei pericoli del -combattimento, condannato a rodersi in corte, presto cesserà di -battere;[96] imperciocchè la gloria fosse la sua aria, il suo sangue il -pericolo, le battaglie la vita. Appunto lo esempio di cotesto illustre -infelice mi persuade a fare senno, e a piegare le vele affaticate dal -lungo cammino. -- Veramente è tardi, ma pur meglio una volta che mai; la -mia vita ha consumato anche il vespero.... almeno Dio mi conceda -riposato il tramonto!" - - ---- - -Gli scudieri avevano con molto accorgimento apparecchiato le mense giù -nella sala terrena, e liete apparivano dei doni di Cerere e di Lieo; -molti doppieri mandavano luce vivissima, la quale si rifletteva con -raggi infiniti pei lucidi argenti, per le porcellane candide, e pei -forbitissimi cristalli. Avevano aperte tutte le porte che mettevano capo -nella sala; e di riscontro alla porta maestra che dava adito al -piazzale, l'altra corrispondente ai giardini; e nonostante, tale era la -gravezza dell'aere affannoso, che non una fiaccola vedevi oscillare -sopra i candelieri, e le pieghe delle portiere stavano immobili non -altramente che se di marmo o di piombo si fossero. -- Per tante foci non -iscaturiva refrigerio alcuno di aria fresca. - -E si assisero a mensa. Paolo Giordano faceva ogni sforzo affinchè i -commensali si dessero in balía alla gioia scapigliata e fragorosa: egli -aveva mestieri di eccitamento; s'ingegnava stordirsi; nel rumore di -allegrezza bugiarda intendeva celare la interna procella: insomma due -cose egli cercava principalmente, coraggio a persistere, e capacità a -simulare. Alla perfine gli venne conseguito il disegno: i commensali, -non avendo motivo di reputare falsi i conforti di Paolo Giordano, si -abbandonarono a franca ed aperta dimostrazione di esultanza; e così -venne temperata la gioia artifiziosa e ghiaccia che ostentava costui. -Troilo, comecchè, seguendo il costume degli ignoranti, assai presumesse -di sè, e quindi sperando bene gli sembrasse non potere sbagliare, pure -non se ne stava del tutto tranquillo, e per lo meno reo consiglio divisò -affogare ogni tristizia nel vino. Cominciarono i colloqui a diventare -concitati e vivaci; i motti arguti volavano di labbro in labbro; di su, -di giù, s'incrociavano i detti lepidi, e non mancarono parole di doppio -significato, e novelle, che fanno abbassare gli occhi e sorridere le -donne. Ferveva la mensa; gli scudieri si affaccendavano attorno recando -vini di più maniere, e fumanti vivande; il mormorio, che nasce da molte -voci favellanti insieme, indizio certo di festoso banchetto, empiva -attorno la sala e di tratto in tratto era rotto da altissime risa. - -Ma Isabella partecipa a cotesta giocondità quanto importa per non dare -prova del turbamento che l'angustia; e non le sfugge che Paolo Giordano, -mentre conforta gli altri e lei a bere sovente, egli non beve mai, tocco -appena con le labbra il bicchiere, lo pone sopra il vassoio. I suoi -occhi cercano spesso quelli di Giordano; ma Giordano li schiva a sommo -studio; o, se pure li incontra, li torce altrove con prestezza -maravigliosa. Non è già ch'ella si affanni di questo, dispostissima a -tutto; ma per una vanità insita alla nostra natura, si compiace nel -volere manifestare a Giordano come lei si potesse uccidere, non -ingannare. - -E poichè agli uomini non mancano mai motivi di bevere e di nuocere, così -nè importa riferire, nè giova, in quante guise e per quante cause -bevessero. - -Troilo in parte cedendo alla universale esultanza, in parte anche per -procurarsi viepiù la grazia del cugino, si alza improvviso, e tenendo in -mano un bicchiere colmo, in questo modo propizia a Paolo Giordano: - --- "Alla salute del cavaliere fortissimo di Cristo, al felice -combattitore di Lepanto...." - -Non vi è cosa al mondo che pesi tanto immensamente insoffribile, quanto -la laude in bocca al nemico: nessuna ingiuria può crucciare quanto -cotesto elogio; e a Giordano poi parve fuor di modo molesto, come colui -che conobbe troppo bene dipartirsi da stupidezza, ma mescolata da -malizia; ed è anche questa offesa non piccola alla vanità dell'uomo, -lasciare lo stolto in fede di averti potuto gabbare. Pure Giordano -simulò; che quando aveva tolto a sostenere la prova, sebbene la sua -natura non glielo consentisse, era capace per arte a simulare quanto il -meglio addestrato. - -Allo invito di Troilo risposero tutti acclamando; e comecchè nella -frenesia di cotesto urlo grande fosse la virtù del vino, pure così -sgorgava sincero dal cuore, che il guerriero n'ebbe conforto, e gli -temperò l'amaro che gli porgeva la origine di cotesto grido, pensando da -cui movesse, e perchè. - -Giordano si levò anch'egli in piedi, e preso un bicchiere, atteggiando -la persona al saluto diceva: - --- "Per me è troppo! Ma lingua umana non potrà mai esaltare tanto che -basti le anime inclite di coloro che combattendo in cotesta memorabile -giornata perirono." - --- "Oh! di grazia, signor duca, non ci negate il piacere e l'onore di -sentire raccontare da voi le vicende di cotesta battaglia: ve lo -chiediamo per quanto amore portate alla vostra dama...." - --- "No; a che monta? Non lo avete voi letto per le storie dei tempi?" - -E i commensali di nuovo con voci diverse: - --- "Ma così allo ingrosso; -- senza distinzione di fatti e di casi: -- -chi più offendesse, chi meglio difendesse. -- E poi, altro, bene altro è -leggere una relazione di battaglia, che udirla da tale che vi -combatteva, il sangue suo vi versava e vinceva. Per mercè, narrateci la -battaglia." - -E Titta che vi aveva accompagnato Paolo Giordano, e al suo fianco -combattuto, e salvatogli la vita, desiderava che la prodezza sua insieme -a quella del suo signore si manifestasse; sicchè più degli altri -premuroso instava onde Paolo Giordano, che pure era bel parlatore, -esponesse le vicende e i pericoli della battaglia famosa. Nè la -repugnanza di Giordano poi, a guardargli sottilmente nel cuore, si -sarebbe conosciuta sincera; non già ch'ei fosse _miles gloriosus_, ma ad -ogni soldato piace ricordare le zuffe e le ferite, e mostrarsi largo -dispensiere di laude ai nemici, o vincitori, o vinti; -- se vincitori, -per onestare la disfatta; -- se vinti, per fare più bello il trionfo. - -Titta pertanto, con tal suo garbo che non era preghiera, non comando, e -dell'una partecipava e dell'altro, aggiungeva: - --- "Di grazia, Eccellenza, se la modestia trattiene lei, non defraudi me -delle mie lodi; perchè ancora io combattei; e avendomi la fortuna -piuttosto che la mia prodezza fatto abilità di salvare la vita ad uno -strenuissimo guerriero, non posso renunziare ai vantaggi che mi vengono -da questa azione, comunque condotta dal caso...." - --- "Tu mi hai vinto, ed io non potrei tacere onestamente quando il -silenzio dovesse essermi ascritto a ingratitudine. Orsù, favorite le -orecchie; io favellerò breve e disadorno, com'è concesso a un soldato. E -voi, Isabella, ritenete quanto sarò per dire, e fatene nobile argomento -dei vostri canti.... avvegnachè al guerriero oggimai per guiderdone -null'altro rimanga, tranne il riso della bellezza, e la luce del -canto...." - --- "Non basta?" -- domandò Isabella. - --- "È troppo. -- La Cristianità si era commossa profondamente: baroni di -alto lignaggio, uomini plebei, da tutte parti accorrevano a combattere i -nemici di Cristo, molti per ottenere la remissione dei peccati, e le -indulgenze bene in questa occasione largite dal pontefice Pio V; ma come -erano le voglie dei combattenti prontissime, immensa la cupidità di -stringersi a mortale battaglia, così non accordavano le segrete -intenzione dei principi collegati. Desideravano la giornata i Veneziani, -la desiderava caldissimamente il Pontefice; ma Filippo II repugnava -avventurarsi in impresa dove ne andavano tutte le forze del regno, e -dove la vittoria forse avanzava meglio le cose degli altri collegati che -le sue; nè in quel suo profondo e maligno consiglio amava che -gl'italiani uomini acquistassero una bella fama, temendo che non -venissero a sentire il bisogno, come vuole la nostra natura, di -acquistarne una molto maggiore. Il gran Commendatore di Castiglia era -stato imposto a don Giovanni di Austria come un freno da rodere, e non -rifiniva mai da susurrargli negli orecchi, temperasse quei suoi spiriti -bollenti; suprema gloria, suprema religione essere il vantaggio del re -suo fratello: sicchè l'anima grande di cotesto magnanimo pendeva -contristata da incertezza affannosa. Ma ogni giorno accorreva nuova -gente per combattere, non cercando altro premio nè altra gloria, tranne -quella di spargere il proprio sangue per la fede. Don Giovanni mandava -dal cuore profondi sospiri, stava torbido; con gli occhi fissi al -pavimento ora divampava vermiglio, ora pallidissimo allibiva. Ad -aggiungere sproni a cotesta anima, di per sè focosa, si univano i -conforti di Gabrio Serbelloni, generale delle artiglierie, di Ascanio -della Cornia, maestro generale di campo, e di Sforza conte di -Santafiore, generale degl'Italiani pel re Filippo, e sopra tutto una -cura[97] misteriosa e profonda che gli prorompeva dal cuore, e che pure -sapeva quel forte regalmente comprimere: -- e nonostante, pareva che la -battaglia non sarebbe accaduta, chè la fortuna legata ai peggiori con -ogni sua possa attraversava la impresa; e già una fama molesta si -spargeva, che per essere la stagione tarda, fortunevoli i venti, -avrebbero in cotesto anno tentato senza più impadronirsi di Castelnuovo, -o della Velona, o di Durazzo, o di Santa Maura. Arrogi che don Giovanni -stesso, concitato di grandissimo sdegno contro i Veneziani, per poco -stette a perdere la occasione per la quale il suo nome perverrà -immortale ai più tardi nepoti. Le galee veneziane scarseggiando di -soldati, parve bene a don Giovanni di fornirle con le sue genti italiane -e spagnuole; rimedio peggiore del male, conciossiachè non passasse -giorno che non ne nascessero tumulti, e risse, e zuffe sanguinose. Il -capitano Muzio da Cortona, posto sopra la galea di Andrea Calergi nobile -cretense, venuto a contesa con alcuni Veneziani, messa mano alla spada, -ne ferì parecchi; onde vi si fece tumulto, fu chiamato all'arme, e -volgendoglisi quanta accorse quivi gente veneziana allo incontro, -malamente il conciavano; ma il Veniero generale veneziano, come se ciò -non bastasse, lo fece prendere, e così grondante sangue senza -misericordia impiccare. Don Giovanni, estimando offesa la sua autorità, -era deliberato a tôrre una solenne vendetta contro i Veneziani, -rigettando gli argomenti co' quali Marcantonio Colonna e il provveditore -Barbarigo s'ingegnavano raumiliarlo. -- Ma Dio, che vegliava alla salute -nostra, operò sì che pervenisse col mezzo di certa nave di Candia la -nuova infelice della perdita di Famagosta; ed aggiungeva la fama, come -Marcantonio Bragadino e Astorre Baglioni, difesala valorosamente dieci -mesi, costretti per diffalta di munizioni e dalla impazienza dei -cittadini, l'avessero resa a patti onorati: ma il barbaro vincitore -rompendo la fede, ordinò prima, che al Bragadino si mozzassero le -orecchie, e poi fattolo trarre a vituperio sopra la piazza, dopo -inenarrabili strazii volle che lo scorticassero vivo; nè di ciò ancora -contento, riempita la pelle di fieno, la sospese all'antenna di una -galeotta, mostrando per la Soria e per le altre contrade del Turco lo -infame trofeo. -- Allora don Giovanni, chiusi gli occhi, e diventato -pallido in volto come per morte, parve uomo che avesse ricevuto una -percossa fortissima sopra il capo; e così stette alcun tempo: poi -componendosi a regale atteggiamento, si volse al Veniero pacato, e la -mano gli stendendo disse: -- Pace! noi non abbiamo nemici altri che i -Turchi. -- Quel sembiante, quelle parole, e il modo col quale furono -profferite, fecero raccapricciare gli amici che gli stavano attorno: -pensate quale effetto avrebbero sortito sopra i nemici! Marcantonio -Colonna, che gli era accanto, mi affermò che nella luce sinistra degli -occhi di cotesto magnanimo principe a lui parve leggere la morte di -ventimila infedeli. Il Veniero strinse la invitta destra, e la baciò, e -non potè ristarsi da esclamare fra i singulti: -- Disgraziato Bragadin! -Povero sangue! -- Spagnuoli, Tedeschi, e Italiani, deposta ogni ira, si -gettarono lacrimando le braccia al collo, si baciarono in bocca, e si -dissero: -- Pace! -- Quindi con súbita vicenda cacciandosi le mani fra i -capelli, percuotendo dei piedi la terra, con orribilissimo grido -urlarono: -- Arme, arme! -- Ed arme sia! -- rispose don Giovanni -recandosi in mano la spada nuda, che agitata traverso ai raggi del sole -parve mandare, e mandò certo vivissimi lampi di luce divina; ed ordinò -che sopra la sua galera spiegassero il gonfalone della Lega mandato dal -Pontefice, ov'era dipinto il Crocifisso con l'arme dei collegati sotto, -nel mezzo quella del Papa, a mano destra quella del Re, e a sinistra -quella dei Veneziani. Il vento, e non fu lieve auspicio di vittoria, -distese per l'aria il glorioso vessillo, per modo che pareva mani -invisibili lo tenessero tirato pei quattro lati; e don Giovanni -fissandovi gli occhi con pietosissimo affetto, esclamò: -- _In hoc signo -vinces!_ -- _In hoc signo vinces!_ -- esclamarono i prossimi; e queste -sacre parole, con prestezza prodigiosa propalate, vennero in un momento -dai più remoti legni ripetute. Il gran Commendatore di Castiglia, che -aveva dal Re mandato segreto di attraversare la impresa, sia che -considerasse quanto era grande pericolo mostrarsi avverso, sia piuttosto -che dallo impeto universale si sentisse stravolto, mutati atti e -sembiante, procedeva più animoso degli altri, e sovente mormorava: -- Da -Madrid si può comandare di starsi fermi, ma davanti il nemico non si può -obbedire! -- - -"Un altro successo nel quale vedemmo manifestarsi palese la mano di Dio -fu questo, che essendo i nemici lontani, e potendo schivare di venire a -giornata, e qualcheduno dei caporali loro avendolo con moltissimi -ragionari persuaso, allo improvviso giunsero le spie, le quali -avvisarono essere rimasto indietro il nerbo dell'armata cristiana. -Notizia che in parte era vera, ma accresciuta di mille doppi dalla fama, -avvegnadio si movessero tardi e non arrivassero in tempo le ventisei -navi capitanate da don Cesare Davalo d'Arragona, in quei tempi -dolentissimo per la morte del marchese di Pescara suo fratello, morto il -luglio avanti: il quale insieme con don Giovanni era stato proposto a -capo di tutta la impresa. Sopra queste navi andarono le fanterie -tedesche condotte dai conti Alberigo da Londrone, e Vinciguerra d'Arco, -per modo che essendosi vinta la impresa massimamente per lo sforzo degli -Italiani, a cagione loro non c'incolse diminuzione di gloria. -- Nel -medesimo errore condussero noi le nostre spie referendoci con false -notizie mancare nell'armata turchesca Aluccialì con ottanta galee. Così -da una parte e dall'altra maraviglioso era il desiderio di combattere, -parendo ad ognuno doverne avere la meglio. Alì Pascià del mare, -considerando spirargli prosperevole il vento, senza frapporre altro -indugio mosse tutta l'armata con fretta molta, ed ordine poco, dal golfo -di Lepanto. Il cavaliere Gildandrada, mandato innanzi a specolare, -tornava il sei di ottobre, che fu sabato, nel cupo delle tenebre, a -farci avvertiti dello approssimarsi dei nemici: navigammo tutta la -notte; e la mattina all'alba sette ottobre, giorno della festa di Santa -Giustina vergine, attingemmo le Curzolari, anticamente chiamate -Echinadi, distanti circa trentacinque miglia da Lepanto. In questa, ecco -tornare Giovanni Andrea Doria, avvisando si disponessero a combattere, -conciossiachè l'armata turchesca secondata dal vento stava per giungere -loro addosso. Allora don Giovanni con mirabile serenità comandò che -l'armata si mettesse in ordinanza, la quale fu questa: le galee si -divisero in centro, in corni, in vanguardia e in dietro-guardia, in -maniera che parevano disegnare la forma di un'aquila. -- Giovanni Andrea -Doria capitanava il corno destro con cinquantatrè galee, ed ebbe insegna -verde attaccata alla punta dell'antenna. Agostino Barbarigo condusse il -corno sinistro con altrettante galee, spiegando bandiere gialle dal -calcese. Fu preposto alla retroguardia don Alvaro di Baxan, marchese di -Santacroce, con trenta galee e bandiera bianca sopra la poppa, disposto -a soccorrere dove meglio ne apparisse il bisogno. Guidò la vanguardia -con otto galee don Giovanni di Cardona, portante anch'egli insegna -bianca. La battaglia poi, di sessantuna galea, governava don Giovanni -con bandiera azzurra in cima all'albero; e siccome presagivano che lo -sforzo disperato si sarebbe vôlto da questa parte, così posero a difesa -della galea reale, a mano destra, la Capitana del papa con Marcantonio -Colonna generale, Romagasso, ed altri cavalieri; a sinistra, la Capitana -veneziana con Sebastiano Veniero generale, appresso la quale era la -Capitana di Genova con Alessandro Farnese principe di Parma, e -dall'altra parte la Capitana di Savoia con Francesco Maria della Rovere -duca di Urbino: i lati di questa battaglia venivano chiusi a destra -dalla Capitana di Malta, a sinistra dalla Capitana Lomellina, dove -combatteva io stesso; -- avanti alla poppa della Reale stavano la -Capitana e la Padrona di Spagna col gran Commendatore. Ottimo -accorgimento poi fu, come dimostrò lo effetto, di porre le sei galeazze -veneziane, munite ognuna di quattrocento archibusieri elettissimi, di -sessanta cannoni di bronzo, di tormenti e di fuochi artificiali da -offendere, davanti forse un mezzo miglio i corni e la battaglia; le due -governate da Andrea Pesaro e Pietro Pisani di fronte al corno destro; le -due di Antonio e Agostino Bragadino, innanzi al sinistro; a capo della -battaglia le altre di Giacomo Guoro e Francesco Duodo. -- Ahimè! perchè -non mi arride un genio amico, e perchè non mi ascolta tutta la -Cristianità, per celebrare col canto, che eterna anche i mortali, quei -magnanimi che accorsero volontarii a prendere parte nella memoranda -giornata? Io pregherei la Madre di Dio, che non circonda la fronte di -allori caduchi in Elicona, a richiamarmi alla memoria i nomi tutti -degl'incliti che vinsero vivendo, e de' martiri che vinsero morendo; e -principalmente di questi, dacchè sebbene io creda che si delizino adesso -nelle sedi beate, pure il suono della laude torna più degl'incensi -gradito anche ai celesti. Ma non isfrondiamo l'alloro; che forse nascerà -chi con voce migliore valga a dispensare il meritato guiderdone a -cotesti generosi: così almeno giova sperare! Dalla parte opposta, -condotta dal vento greco-levante, che le spirava secondo, si avanza -l'armata nemica, occupando largo spazio di mare, frettolosa e scomposta, -come quella cui tardava sterminarci, e temeva le sfuggisse davanti una -vittoria certissima. Descriveva la forma di mezza luna: trecento e più -erano le vele. Alì Pascià generale di mare, e Pertau generale di terra, -guidavano la battaglia; Siroc governatore di Alessandria, e Memetbeg -governatore di Negroponte, il corno destro; il sinistro Aluccialì vicerè -di Algeri. La Reale turchesca non appariva meno gagliardamente difesa -della nostra, avendo ai lati sei galee principali, tre di qua e tre di -là, su le quali a mano destra erano Pertau, Mamud Rais capitano dei -Giannizzeri, Saderbei governatore di Metelino, e a sinistra Mustafà -tesoriere, Caracoza governatore della Velona, e Caragialì capitano dei -corsari. Don Giovanni, poichè ebbe veduta in ordine l'armata, sceso -dentro un agile legnetto, trasvolava di galea in galea, confortando a -combattere valorosamente con brevissime e fortissime parole, chè il -tempo, il luogo, e la indole dell'uomo non consentivano lunghe dicerie. -Corre fama che giunto sotto la Capitana di Venezia, nel vedere -Sebastiano Veniero, vecchio di settantasei anni, tutto cinto di elette e -splendide armi, col capo scoperto per canizie venerabile, acceso in -volto di stupendo ardore, confortare i suoi ad operare virtuosamente, -ammirando la bontà dell'uomo, gli gridasse: -- Padre! padre! benediteci -tutti!... -- E il Veniero guardando il cielo, quasi impetrando dall'alto -la facoltà di benedire, stese il braccio, e fece il segno della salute -esclamando; -- siate benedetti in nome del Padre, del Figliuolo e dello -Spirito Santo. -- Dalle galee usciva un fremito, annunzio di prossima -strage...." - --- "Io mi ricordo" interruppe Titta "che giunto sotto la nostra -Lomellina, ci fece un baciamano, e gridò: -- A voi non dico nulla, -uomini prodi, -- e sparì via...." - --- "I cappuccini e i gesuiti col crocifisso in mano, e con parole -ardenti sopra i labbri, senza paura del pericolo imminente, di su, di -giù, trascorrevano suscitando le ire, aizzando il furore, a tutti -concedendo remissione di peccati, e indulgenze amplissime, e speranza -certa di vincere, e preda infinita...." Quando don Giovanni si ridusse -al bordo della sua galea, gli occorse agli occhi una fregatina piena di -vigorosi rematori in atto di aspettare: ne domandava al governatore -della sua galea, il quale rispose: -- averla apparecchiata ad ogni -evento, perchè il principe potesse mettersi in salvo: -- e don Giovanni -fieramente: -- Affondatela; fo voto a Dio di volere piuttosto morire -combattendo per Cristo, che campare con vergogna. -- Al Commendatore, -che per debito di ufficio lo ammoniva ad avvertire meglio sopra il fatto -del combattere: -- Orsù, disse, il tempo della consulta è passato; ora -attendete ad operare il consultato. -- Ecco balena la Reale turchesca; -si spande il rimbombo dell'artiglieria: il segnale è dato, la Reale -nostra risponde; la battaglia è ingaggiata. Disegno dei nemici fu -spingendosi innanzi a forma di mezza luna col vento in poppa insinuarsi -nei nostri lati, passare alle spalle, e invilupparci dentro un cerchio -di morte. Le sei galeazze poco curarono, e quei prestanti Veneziani -imperterriti e fermi non fecero atto finchè non li ebbero a mezzo tiro -di archibugio; allora, di subito, e in un medesimo punto, spararono -trecento sessanta cannonate, e duemila quattrocento archibugiate! -L'orribile fragore sbigottì quei medesimi che lo avevano suscitato: il -mare si commosse come per burrasca, e le galee sospinte da urto -violentissimo presero a vacillare incapaci di governo; ma presto i -nostri si riconfortarono notando i danni del nemico, e caricati con -maravigliosa velocità gli arcobugi, continuarono a trarre -disperatamente. E io vo' che sappiate come in questa bisogna giovassero -i nuovi arcobugi a ruota, ch'essendo piccoli, e a maneggiarsi -accomodati, non era chi non isparasse almeno tre volte prima che i -nemici avessero sparato una sola con quei loro gravissimi: e tale fu il -primo momento della splendida vittoria. La virtù vinse il furore; e i -Turchi, mai più avvezzi a simili incontri, ebbero ad allargarsi laceri e -sanguinosi, a mutare ordine di battaglia e a dividersi in tre schiere -come la nostra armata. - -"Quantunque grande apparisse la prestanza dei nostri, la quale pure è -dono prezioso dell'alto, volle nonostante il Signore con segno più -visibile della grazia sua palesarci come per noi combattesse, dacchè in -quel punto accadde notabile mutazione di vento; cessò il greco-levante -favorevole ai Turchi, e mosse un ponente-maestro propizio ai Cristiani, -portando il fumo contro di loro, e privandoli del vedere. Scirocco -intanto, non ismarritosi nell'animo, ordinava alle sue galee schifassero -le galeazze, e rasentando il lido colà dove il fiume Acheloo sbocca in -mare, si cacciassero fra la terra e le galee del Barbarigo, e facessero -prova di assalirlo alle spalle. Barbarigo però, punto meno astuto -capitano, le estreme galee fa che si approssimino alla terra, e -descrivano con le altre una linea diagonale, componendo uno angolo acuto -di cui un lato veniva formato dalla terra, l'altro dalle sue galee; e -tolto in mezzo Scirocco, usando del vento propizio lo spinge contro la -isola. Aspramente si combatte per ambe le parti; ma le galee turchesche -perdendo sempre più mare, investono nel lido; i Cristiani le seguono, le -raggiungono, sopra quanti Turchi mettono le mani addosso tanti tagliano -a pezzi; le galee parte vengono in nostro potere, parte con le -artiglierie affondano, parte finalmente abbruciano. Ma non senza sangue -da questo lato acquistammo vittoria; dacchè, per tacere delle altre -morti, mentre più infuria la mischia tra Scirocco e Barbarigo, quasi -nello istante medesimo cadono quegli morto, questi ferito mortalmente di -una freccia in un occhio, mentre allontanando lo scudo dalla faccia si -affatica a concitare i combattenti agli estremi conati. Barbarigo, -sentendosi percosso a morte, mentre vacillando indietreggia, deputa in -luogo suo Marco Quirini, che secondato da Antonio Canale e dal Cicogna, -i quali tutti fecero in quel giorno testimonianza amplissima di onorata -virtù, seguita il corso della vittoria, distruggendo le reliquie di -cotesta squadra governata da Memetbeg Pascià di Negroponte, e da Alì -rinnegato corsale. E in questa fazione furono visti il Cicogna, che -guasto per la faccia e per le mani da una pignatta di fuoco artificiato, -sopportando inenarrabili spasimi, non volle mai ritirarsi se prima non -ebbe vinta la galea nemica, la quale adesso come trofeo nobilissimo è -conservata nello arsenale di Venezia; e il provveditore Antonio Canale, -che vestito di una veste lunga e bianca imbottita di cotone, con -cappello simile in testa, e in piedi scarpe di corda per non -isdrucciolare, menando uno spadone a due mani, empiva di terrore e di -strage le galee nemiche sopra le quali balzava con agilità e destrezza -maravigliosa. Giovanni Contarini dei conti di Zaffo però ebbe la gloria -di prendere la galea di Scirocco, e trovatovi sopra morto questo nemico -del nome cristiano, gli fece troncare la testa, e conficcatala sopra una -picca gridò tre volte: -- Ecco la testa di Scirocco! -- per confortare i -suoi, ed atterrire i nemici. Presso al timone giaceva il moribondo -Barbarigo, e ad ora ad ora domandava ai circostanti: -- Abbiamo anche -vinto? -- Quando strappata dalla poppa nemica la insegna, il Quirino -accorse alla volta del Barbarigo gridando: -- Vittoria! -- il morente si -terse il sangue dagli occhi gravi ormai del sonno della morte, vide la -odiata insegna, e rise, poi pregò che gliela porgessero, e recatasela in -mano, vi si ravviluppò dentro come nel suo lenzuolo sepolcrale; e non -osando noi separarlo dal trofeo sul quale esalava l'anima gloriosa, con -la bandiera medesima lo sotterrammo a grande onoranza in terra -benedetta....[98] - -"Ma lo sforzo disperato accadeva intorno alla battaglia. -- Alì Pascià -si era spinto innanzi animosamente, e come i Turchi costumano, con -immenso fragore di tamburi, di trombe, di ceramelle, e di altri -istrumenti guerreschi; nè presumevano atterrirci meno con urli di -minaccia, e scede, e strepito di arme percosse tra loro. Don Giovanni, -armato di piastra e maglia, stringendo nella destra un'azza pesante, si -loca sublime con la persona scoperta sopra il castello da poppa, ed -ordina a Lopez di Figheroa capo degli archibusieri, che per cosa dicano -i nemici o facciano, nessuno ardisca porre mano a ferire se prima egli -non ne desse il segnale alzando l'azza. I Turchi sempre e più sempre si -accostano, e sparano archibugi, e scoccano freccie sopra i nostri con -danno non piccolo; e molto ancora ci portavano angustia due colubrine da -prora, le quali ci avrebbero deserti se più pronti fossero stati a -caricarle, e a spararle. Ci pareva duro dovere stare fermi a tanto -strazio, molto più che di tratto in tratto vedevamo caderci al fianco -qualche amico o congiunto, e lacero rimuoverlo dal ponte, e calarlo di -sotto. Avremmo quasi tacciato di viltà don Giovanni; ove noi non -sapessimo chente uomo ei si fosse, e volgendogli lo sguardo addosso, ci -pareva una statua di bronzo in mezzo alle freccie e alle palle che gli -fischiavano attorno, di cui egli faceva caso quanto del vento che gli -agitava le chiome. Quando la Reale turchesca ci venne sotto a meno che a -mezzo tiro di archibugio, don Giovanni leva l'azza, e l'agita impetuoso -a mulinello: i nostri colpi parvero un colpo solo; il fumo sospinto -verso i nemici ci tolse la vista del danno che avevano ricevuto; -allorchè si dileguava, il ponte avverso ci apparve quasi abbandonato. -Prima però che il fumo passasse via, don Giovanni ordina dare di forza -nei remi, e la galea sospinta ancora dal vento scorreva come un uccello. -Un altro accorgimento aveva preparato don Giovanni, e fu questo, di far -troncare allo improvviso i rostri o speroni alla sua galea, perchè -accostandosi meglio alla nemica, gli fosse fatta maggiore comodità di -potervi saltare sopra: cotesto esempio da noi tutti immediatamente -imitato fu un altro motivo di vittoria. - -"Il fumo passa, e la galea di Alì apparve quasi deserta sul ponte. Don -Giovanni, còlto il destro, gridava: -- Avanti, cavalieri, andiamo alla -vittoria.... noi non possiamo se non vincere, perocchè morendo ci -aspetti una palma in paradiso; vivendo, un lauro sopra la terra. -- E -posto fine al parlare, come colui al quale tardava fare, corre con -maraviglioso ardore alla prora, lo seguitano gli altri volenterosi, ed -ecco, in meno che non balena, si arrampicano, saliscono, e stanno nella -Reale turchesca. Alì, provvido capitano intanto dalle galee circostanti -aveva domandato soccorso, che movendosi tostano per via di scale e di -corde saliva da poppa, mentre i nostri penetravano da prua: per la qual -cosa la battaglia rinfrescata s'inacerbiva, e ridottasi tutta intorno -all'albero maestro, nè i Turchi valevano a cacciare i Cristiani, nè i -Cristiani a conquistare intera la galea mezzo occupata. Tanto era grande -la calca, così stipate le schiere, che nessuna arme giovava, tranne i -pugnali; e i combattenti, come li trasportava il furore, vi adoperavano -i morsi non altrimenti che se belve si fossero: e tu vedevi quella -foresta di capi ora piegare da questo, ora dall'altro lato, come campo -di biade mature agitato da venti contrarii. Non domandavano quartiere, -nè lo desideravano: guerra di esterminio fu quella. Ma ecco, quale che -ne fosse la cagione, i Cristiani prendono a balenare, lasciano piede, -indietreggiano, e gli avversarii dove i nostri levano l'orma pongono -incalzando la loro, e crescono in ardimento quanto i Cristiani degradano -in vilezza: già molti degli attergati sospinti dal moto irresistibile -cadono riversi nel mare, altri più fortunati saltano sopra la Reale di -Spagna.... Che più? Che più? Don Giovanni stesso è travolto dai suoi nei -passi dolorosi della fuga. Non meno provvidi, i nostri avevano già -munita la Reale di nuove milizie, che arrivando alla riscossa non solo -impedirono ai Turchi invadere la nostra galea, non solo li trattennero -sopra l'orlo estremo della prua, ma duramente gli rincalzarono indietro, -e ai nostri fu dato salire di nuovo sopra la Reale dei Turchi. Sul ponte -della galea s'ingaggia nuova zuffa, e ormai da più di un'ora versavasi -sangue, nè si sapeva da qual parte si sarebbe inclinata la vittoria; -sangue era la coperta, giù dalle pavesate lungo i fianchi della galea -colava sangue, e il mare sollevando la spuma orrendamente vermiglia -pareva che ribollisse di sangue. Ahi! truce vino, che dispensa nei suoi -conviti la guerra. -- Quattro volte fummo respinti, quattro volte -penetrammo nella Reale dei Turchi: laceri da ambe le parti, da ambe le -parti per morti illustri dolentissimi: e dei superstiti quale ferito, -quale spossato sì, che la mano non reggeva più l'arme. In una di queste -zuffe avvenne che rimanesse morto lo strenuo cavaliere Bernardino -Cardine senza ferita: una palla di smeriglio gli percosse la rotella, la -quale per essere coperta di finissimo acciaio non venne rotta, ma tanto -violentemente gliela fece battere nel petto, che il Cardine ne cadde -senza vita sul ponte. E l'ultima volta che don Giovanni fu respinto, -successe un altro caso notabile, che indietreggiando egli senza mai -voltare la faccia al nemico, sia che il piede sopra lo intavolato -lubrico gli sdrucciolasse, o quale altra ne fosse la cagione, cade, ed -accenna precipitare supino nell'acqua; se non che un soldato spagnuolo, -che non gli si era mai dipartito dal fianco, lo abbrancò forte con la -destra per la cintura mentre con la manca si atteneva al sarchiame: allo -improvviso il soldato prorompe in un grido; il braccio manco gli -ciondola giù cionco; egli e don Giovanni senza rimedio precipitavano, -quando allo Spagnuolo venne fatto afferrare co' denti un cavo, e quivi -si tenne finchè, accorso prontissimo lo aiuto, furono salvi ambedue. Don -Giovanni illeso da qualunque percossa si apparecchia agli estremi -conati. -- Prodi uomini, grida, anche uno sforzo, e abbiamo vinto. -- -Mentre però attende a riordinare i suoi Spagnuoli, che in quel giorno -mostrarono davvero virtù romana, avvennero due successi pei quali ci fu -data vinta la impresa. La galea comandata dal signore Alfonso d'Appiano -sfolgoreggiava con le artiglierie la Reale turchesca, ed essendo bassa -di prora, portava tutti i suoi colpi nel corpo della galea nemica, -fracassando quanto incontrava; e a questa bassezza andammo pure debitori -di un altro principalissimo motivo di vittoria. Una palla sbalza un -fusto immane, o troncone, e lo sbalestra con tanta violenza contro Alì, -che rotto in più parti della persona, dà con le spalle dentro l'albero -maestro, e schizzatolo del suo sangue cade giù moribondo. -- O che fa -egli Marcantonio Colonna? Il valore dell'uomo, la memoria delle imprese -passate, la caldezza con la quale questa impresa aveva promossa, ad un -tratto e al maggiore uopo vennero meno? Come sta egli irresoluto? -Com'egli, generale del Pontefice, vede impassibilmente discorrere tanto -sangue cristiano? Egli si talenta spaziare pei mari come se andasse a -diporto in barca a godersi il ventolino della sera; anzi pure sparisce -dal ponte, e non sanno più ove siasi cacciato. -- Questo uomo -singolarissimo aveva avuto la costanza di starsi in mezzo agli scoppi -delle artiglierie, agli sbalzi dei fusti, al precipitare degli alberi e -delle corde, fra i varii e orribili aspetti della morte, fra tante cause -di pietà e di furore, senza commoversi punto, aspettando tempo opportuno -a esterminare il nemico: quando conobbe la fortuna parargli davanti la -occasione, andò sotto il ponte, e volgendosi con gran voce ai condannati -al remo, così favellò: -- Gente! Dio vi aveva riscattato, e voi vi siete -resi indegni del riscatto; l'acqua del battesimo fu sparsa sopra il -vostro capo invano: voi lo avete così contaminato di pensieri iniqui, -che ormai non dà più luogo a una benedizione. Voi siete disperati della -salute eterna. In questo mondo quando profferiscono il vostro nome, le -vostre madri, le vostre mogli, o le vostre figlie declinano vergognando -la faccia; i cittadini vi tengono come bestie feroci. Il cielo vi -rifiuta, e la terra vi aborre. Ebbene, io vi riconcilierò con Dio e con -gli uomini: io posso far sì che dai vostri parenti sia ricordato il nome -vostro con orgoglio: io posso operare in maniera che la mano del più -cortese cavaliere della cristianità si stenda verso la vostra senza -tenerla per disonorata.... -- E quei miseri ad una voce dicevano: -- -Deh! signor nostro, misericordia di noi! Dateci almeno comodità di -morire combattendo. -- Ebbene, rispose Marcantonio, io vi dono la -libertà: non vi movete dagli scanni; io torno sopra il ponte: quando -udirete uno squillo di tromba, riunitevi; e al secondo, con quanta -maggiore forza vi concedeva la natura, adoperandovi gli ultimi sforzi -puntate i piedi, e agitate i remi. Quando sentirete avere noi investito -la galea nemica, saltate fuori, e combattete come l'anima v'ispira. -- -Tornò sul ponte, e afferrato il timone indirizzò la prua contro la poppa -di Alì. Il primo squillo di tromba si fece sentire, poco dopo il -secondo. La galea dava un balzo come foca ferita: l'acqua flagellata -ribolle, e mugghia fremente e spumosa fuggendo via. La galea, percorso -un breve tratto di mare, con urto irresistibile investe il luogo -designato. La Reale turchesca per poco non capovolta: con l'orlo della -pavesata si tuffa in mare da un fianco, dall'altro mostra scoperta la -carena; la più parte dei difensori rimane con impeto irresistibile -balestrata lontana nell'acqua, e così pure avveniva dell'ammiraglio, se -non si appigliava all'albero maestro con ambe le braccia. Quando tornò -diritta, il Colonna prevalendosi dello sbigottimento dei nemici, saltò -sopra la galea accompagnato dai suoi, e se ne rese padrone. Riarse la -ira dei comandanti turcheschi; le galee messe in custodia dalla Reale, e -sette nuove se ne mossero ad un tratto per condurre don Giovanni a -pessimo partito. Il Veniero solo si fece contro a tutte, sostenendone lo -impeto con prodigioso valore; ma quel fiero vecchio sopraffatto dal -numero vedeva scemare di momento in momento il numero dei suoi; una -freccia gli aveva trapassato un piede, e un poco per l'acerbità del -dolore, un poco per la perdita del sangue sentiva non potere più -reggere: urgeva il bisogno del soccorso, e non sapeva piegarsi a -domandarlo. Giovanni Loredano e Catarino Malipiero videro il pericolo -dell'inclito vecchio, e accorsero a sovvenirlo; questi prodi giovani -potevano starsi dietro le pavesate che ci tornarono validissimo riparo -della giornata, ma non glielo consentiva la egregia natura; dalla -cintola in su si mostrano scoperti, e mentre combattono da veraci -campioni di Cristo, percossi di arcobugio cadono entrambi morti nelle -corsíe. Il marchese di Santa Croce, che già si era mosso, giunse se non -a tempo per salvare la vita al Malipiero e al Loredano, opportuno almeno -a vendicarne la morte; i Turchi furono tagliati a pezzi, e le galee -caddero in nostro potere. Corse fama nei tempi, che il Veniero -s'impadronisse della Capitana di Pertau Pascià, ma la fama non -raccontava il vero, e fu la Lomellina, che vinse Pertau..." - --- "Ah! signor duca, a voi non istà esporre questa parte della -battaglia. Fummo noi che superammo la Capitana del Pascià; e davvero se -vi adoperammo lo estremo della nostra virtù a vincere, non ci opposero -punto meno gagliardo furore i nemici. Morì, mi ricordo, quell'ottimo -Marino Contareno; morirono, e in ricordarlo mi prende ribrezzo ed -affanno, con esempio immortale i quattro fratelli Cornaro; ahimè! il -fiore dei magnanimi periva; ma, comunque fulminati attorno dalle galee -nemiche, non lasciammo la presa, e ci scagliammo laceri, ma deliberati -di vincere o di morire. Certo ogni orma impressa da noi costava sangue, -ma i passi erano alla vittoria: già anelanti, e pugnando con le -coltella, arriviamo a mezza galea. Il signore duca a capo di tutti -pareva un angiolo che ci conducesse al trionfo..." - --- "E se tu, Titta, meno avevi in cuore il tuo padrone, a questa ora non -rimarrebbero di lui che le nude ossa, e il nome. Bene la mente dolorosa -ricorre a Orazio e a Virginio Orsini, consorti miei, che mi caddero ai -piedi mortalmente feriti; bene m'ingombra l'anima di tristezza la -memoria di Fabio mio nepote, percosso a un punto di arcobugio in una -spalla, e di fuoco nel collo, avvoltolarsi per la coperta morendo senza -piangere il fiore della perduta giovanezza, anzi contento di essere -chiamato presto alla pace di Dio; ed io mentre mi chino a soccorrerlo, -ecco sento trafiggermi di freccia la gamba destra; e quando levo la -faccia, una mano stringente un pugnale rovina sopra di me improvvido di -difesa; il pugnale sfugge dalla mano, e innocuo mi cade sopra la -persona; la mano anch'essa mi cade sul capo, ma separata dal braccio, e -con la mano un lavacro di sangue m'inonda il volto..." - --- "Così è; mi capitò proprio a tiro, senza che io ci pensassi nemmeno, -e la tagliai netta come un giunco..." - --- "Ed io mi ti professo debitore della vita, e finchè Paolo Giordano -Orsini avrà un cuore e una casa, Titta Carbonana occuperà un posto nel -cuore e nella casa di Paolo Giordano Orsini... -- Beviamo! -- Alla -memoria dei morti alla battaglia di Lepanto!" - --- "Dio li abbia in gloria!..." acclamarono da tutte le parti. - --- "Orsù dunque," riprese Paolo Giordano, "diamo compimento alla storia. -La Lomellina, soccorsa da Vincenzo Querini, delle sette galee che la -combattevano ne prese cinque. Pertau gittatosi dentro un caicco a furia -di remi si allontana; e noi vedemmo le spalle di quel feroce vôlte in -amarissima fuga. Molti si danno vanto della morte di Caracozza; ma la -verità è che Giovambattista Benedetti cipriotto, uomo d'inestimabile -valore, superata prima la galea Corcut, accortosi avere dappresso -Caracozza, gli si avventò addosso disperatamente. Con ira punto minore -Caracozza rovina contro lui, sia che lo strascinasse vaghezza di gloria, -sia, come credesi piuttosto, un odio antico: s'incontrarono: -- una -scarica di arcobugi fatta da ambe le parti gl'involse di fumo, e quando -il fumo sparve, ambedue stavano supini, e spenti per molte ferite tutte -nel petto. Al Benedetti subentrava Onorato Gaetano, nepote del papa, il -quale, secondo che udimmo da persone degne di fede, aiutato da -Alessandro Negroni, e da Pattaro Buzzacherino, con non troppa difficoltà -condusse a termine cotesta onorata fazione. I Cristiani schiavi sopra le -galee turche, accortisi dallo scompiglio che la fortuna abbandonava li -aborriti padroni, rompono le catene, e afferrate quelle armi che il -furore e il caso ministrano, fanno acerba vendetta dei lunghi patimenti, -e assicurano la vittoria. Mentre queste cose succedono nella battaglia e -nel corno sinistro dell'armata cristiana, procedeva alquanto avversa la -sorte nel corno destro. Giovanni Andrea Doria, il quale doveva scostarsi -dalla battaglia soltanto quattro corpi di galea, trasgredì il comando, e -si distese pel mare. Dicono che il facesse con buono intendimento, sia -per dare campo alla battaglia e al corno sinistro che si allargassero, e -si ponessero con agio in ordinanza, sia per sospetto di non rimanere -avviluppalo da Uccialì, che gli veniva incontro con molto maggiore -numero di galee che non erano le sue; sia finalmente per prendere il -vento in poppa onde dare dentro con impeto ai legni nemici. Ma Uccialì, -espertissimo capitano di mare, quando conobbe le galee del corno destro -così sparpagliate e lontane, non potere di leggieri l'una l'altra -soccorrere, senza punto curarsi di essere sotto vento, si strinse -addosso alle smembrate con forze di gran lunga superiori, e uccisi i -principali capitani, ne prende dodici. Qui apparve la virtù di Benedetto -Soranzo, da paragonarsi piuttosto all'antica che preporre alla moderna; -imperciocchè, visti morti o feriti intorno a sè tutti i compagni, ed -egli stesso essendo in più parti della persona impiagato, non gli bastò -l'animo di considerare la sua galea calcata da orme turchesche, nè potè -patire che rassettata un giorno i nemici se ne valessero ai danni della -patria dolcissima; onde strascinatosi al luogo dove si conserva la -munizione della polvere, vi appiccò il fuoco, e sè, la galea, e tutti i -nemici che vi stavano sopra con orribile scoppio slanciò rotti e -mutilati per l'aria. Uno solo per somma ventura campava; e fu Giacomo -Giustiniani, che sospinto senza offesa lontano nel mare, potè per -miracolo salvarsi a nuoto. Nè certo vuolsi tacere il fiero scontro della -Capitana di Malta, la quale investita da tre galee turchesche combatteva -intrepidamente mostrando dura fronte alla fortuna; se non che Uccialì -ravvisando lo stendardo di San Giovanni, come colui che si professava -capitale nemico della Religione di Malta, non vergognò spingerle contra -altre tre galee per averla ad ogni modo. Fra Pietro Giustiniano, -generale, considerando soprastare a sè e ai suoi l'ultimo fato, li -esortò a morire animosamente, dacchè per vincere non v'era speranza, e -del rendersi non parlava nemmeno. Durò la mischia di sei galee contro -una, gloriosa pei Cristiani, infame ai Turchi, tre ore; due terzi della -gente giaceva uccisa, l'altro terzo grondante sangue; il generale per -tre immani piaghe versava la vita; cinquanta cavalieri nobilissimi -avevano spirato l'anima; la galea fino al castello occupata; lo -stendardo caduto in potere dei nemici; e nonostante faceva prova -difendersi. Frate Agnolo Martellini, vostro cavaliere fiorentino, -ridotto a men tristo partito degli altri, sosteneva la onorata agonia. -Uccialì compreso di rabbia ordinava si mettesse fuoco alla galea, ma il -Doria facendo forza di remi sopraggiunse alla vendetta, e la fece; -imperciocchè urtando i nemici stanchi dallo aspro combattimento, ne menò -orribile strage, ammazzando Caragialì, capitano di Algeri, con -moltissimi altri caporali turcheschi. -- E belle di fama e di sventura -furono le galee toscane, le quali per mala sorte seguitarono il Doria. -La Fiorentina, combattuta da sette galeotte, rimase vuota di soldati e -di ciurma; sopravvisse ferito gravemente Tommaso dei Medici, la più -parte dei cavalieri di Santo Stefano combattendo fino all'ultimo sospiro -compiva la vita. La galea di San Giovanni, guidata dal cavaliere Agnolo -Biffoli, patì una stretta punto meno dolente, chè il capitano vi fu -ferito di due archibugiate nella gola, ed oltre al cavaliere Simone -Tornabuoni e Luigi Ciacchi, vi morirono sessanta uomini di valore; e -peggio capitava la galea sopra la quale combatteva Ascanio della Cornia, -circondata da quattro nemiche, se meno pronto giungeva al soccorso -Alfonso di Appiano, capo delle galee fiorentine. Ma ormai da ogni lato -sonava il grido della vittoria, e Uccialì vedendo movergli contro tutta -l'armata nemica per invilupparlo, e prostrarlo, deliberò partire. Don -Giovanni di Cardona si avvisò contrastargli la fuga con le otto galee di -Sicilia, ma scompigliato da forze maggiori, riportati non piccoli danni, -ebbe a cedere il passo. I provveditori Canale e Quirini si misero a -dargli la caccia; sennonchè avendo stanchi i galeotti per le durate -fatiche, con infinita amarezza lo contemplarono ridursi a salvamento con -quaranta legni, la nostra galea corfiotta, e lo stendardo di San -Giovanni. In questa fuga accaddero due casi degni di memoria, i quali -furono, che Giovambattista Mastrillo Nolano, e Giulio Caraffa -Napoletano, mentre sono con altri compagni condotti prigioni sopra due -diversi brigantini, mostrando nel momento stesso la medesima audacia -come se si fossero data la intesa, si sollevano contro i Turchi, -accoltellano i Rays, e quanti altri fecero sembianza resistere, e di -schiavi e vinti diventati liberi e vincitori, tornarono a noi, che a -braccia aperte li accogliemmo, co' brigantini nemici pieni di schiavi e -di ricchissima preda. - -"Circondato da nere nuvole, il sole declinava al tramonto, gittando -lungo per le onde uno sguardo obliquo, per cui avveniva che la parte -rischiarata mandasse vivida luce, e l'altro mare fosse ingombro di -tenebre: al fiotto dei marosi si accompagnavano gli urli, le -imprecazioni, le supplicazioni, e i singulti, e da lontano parevano un -pianto solo, -- il pianto della natura sopra lo strazio dei suoi -figliuoli certo da lei non creati per lacerarsi così. Per la striscia di -luce comparivano casi da far piangere gli angioli, e taluni, ma pochi, -degni affatto della origine celeste dell'uomo. Vedevi una gente chiusa -al terrore salire sopra le galee che abbruciavano, cacciarsi tra le -fiamme, senza sospetto che in quel punto ardendo le polveri preda e -predatori dirompessero in frammenti minutissimi; altri non sazi ancora -di combattere, siccome l'odio implacabile li flagella, si acciuffano pei -capelli o per le barbe, e in difetto di arme co' pugni percuotonsi, co' -denti si lacerano, ed ora la testa dell'uno or la testa dell'altro con -infelice vicenda sparisce sotto le onde, finchè queste, sdegnose quasi -che durasse tanta ira in creature così fragili e caduche, le avviluppano -nello immenso seno, e non compariscono più. -- Poc'oltre si contendono -un albero, o fusto, o troncone, per appigliarvisi, e rimanervi tanto che -giunga il soccorso; ma mentre, più caritativi e meglio assennati, poteva -bastare a tutti la tavola della salute, consumando le forze estreme per -possederla ognuno esclusivamente per sè, li opprime un fato comune; tale -altro stupido di paura, abborrendo annegare, afferra un frammento di -galea che arde, e fuggendo l'acqua perisce per dolorose bruciature; -- e -infiniti palischermi guizzavano di qua e di là pieni di gente ebbra di -vittoria, che le teste dei Turchi natanti toglievano a bersaglio, come -il cacciatore costuma delle anitre per gli stagni; e a quale si -accostava supplicando la vita lasciavano che mettesse le mani sopra la -banda del caicco, oppure gli porgevano il remo quasi per aiuto, poi a -colpi di accetta tagliavano le mani, o fendevano loro la testa con -disoneste ed infami ferite. Pochi di questi burchi (avvegnachè il ben -fare sia sempre poco) andavano in traccia dei cari parenti e dei -compagni, vivi o morti ch'e' fossero; pietosa e vana cura, però non vana -tanto, che a qualcheduno non venisse fatto trovare quello che andava -cercando, e lo amato capo dalle onde estraeva: se speranza di salvarlo -in vita balenava, con ogni maniera di ufficio lo proseguiva; morto poi, -lo rivestiva, lo armava, nella destra gli poneva stocco o zagaglia, lo -faceva orrevole, e come vivo e ascoltante lo lodava. Questa battaglia, -dove combatterono assai più di cinquecento vascelli, durò da mezzogiorno -fin presso alle ventidue ore: vi morirono dei nemici, chi dice -ventimila, chi trentamila, e chi un numero maggiore; su di che mi -stringo a dire, che molti certamente furono, ma nessuno li contò.[99] -Dei nostri mancarono alla chiamata settemila sei cento cinquantasei; -liberammo dodicimila schiavi cristiani; i vascelli presi sommarono a -duegento: noi perdemmo la sola galea corfiotta: degli altri legni -nemici, se togli quaranta scampati con Uccialì, quale rimase sommerso, -quale arso; acquistammo cento diciassette cannoni, duegento cinquantotto -pezzi di artiglieria minore, e diciassette petriere; prigioni circa -quattromila, tra i quali, per tacere degli altri, comparivano -notabilissimi i figliuoli di Alì, di cui il maggiore moriva di angoscia -a Napoli, e l'altro trattenuto in prigione cortese dal papa. Immensa la -preda. Nella galea di Alì trovarono ventiduemila soldanini di oro, in -quella di Caracozza quarantamila; e in tutte le altre copia così di -pecunia come di armi, di arnesi e di vesti doviziose, conciossiachè i -Turchi estimando mettere in fuga i Cristiani con la vista, e di girsene, -piuttosto che a battaglia, a giocondo ritrovo, procedevano ornati, di -magnifici abbigliamenti vestiti, circondati di tutte quelle delizie cui -erano costumati a godersi nella sicurezza della città; oltrechè seco -loro apportavano le spoglie nobilissime di Cipro e delle riviere -cristiane, che nel lungo corso avevano lasciato deserte. - -"Ma il generale Veniero, come colui che avendo consumato gran parte -della sua vita sul mare era sottile speculatore dei venti, persuase a -don Giovanni, il quale, deposto ogni altro affetto, lui abbracciava, lui -onorava unicamente, lui padre chiamava, e a modo di padre con reverenza -filiale proseguiva, a ripararsi, senza mettere tempo di mezzo, in -qualche porto vicino, ed indicò Petalà sopra la riviera della Natolia, -dacchè il tempo minacciasse fortuna. L'armata assentiva al comando, e -adoperandovi forza di vele e di remi, verso le quattro ore di notte -gittò l'áncora in Petalà, lungi sei miglia dal luogo del conflitto.[100] -Don Giovanni, consigliato dalla egregia sua indole, volle prima di tutto -si provvedesse ai feriti, e quanto meglio fu dato con animo prontissimo -gli obbedimmo. Ed egli stesso non indulgendo a fatica, così senza -prendere cibo si recò a visitare i giacenti. Poco invero poteva egli -giovare effettualmente a quei miseri; ma la presenza amica, la maestà -dello aspetto, una parola di refrigerio rese a qualcheduno di loro meno -acerbo lo spasimo delle piaghe, più tolleranda la morte. Ora accadde, -che passando presso a un giacente sopra un mucchio di paglia, don -Giovanni sentisse con molta familiarità salutarsi: - -"-- Buona sera, don Giovanni! - -"E questi, a cui non giungeva nuova la voce, ma su quel subito non -ricordava di quale si fosse, rispose nel paterno sermone come appunto -favellava il giacente: - -"-- Dio vi guardi, prode uomo, e la Santa Vergine: voi, a quanto pare, -siete rimasto offeso; sopportate pazientemente: fo voto a Dio per la -vostra salute.... A poco prezzo avete acquistato una fama immortale.... - -"-- Il prezzo non è poco; -- ma non importa. Don Giovanni, voi avete -sembiante di non ravvisarmi... - -"-- Mi sembra!... Ma sarebbe impossibile!... Don Michele...? - -"-- Cervantes Saavedra, tutto vostro per la vita, e per la morte. - -"-- Ah! Don Michele mio, datemi la mano.... - -"-- Io ve l'ho data, don Giovanni; se potesse crescermi di nuovo, io di -nuovo ve la darei, in fede di Dio.... - -"E il giacente mostrava per l'aria scura il braccio mutilato involto di -panni sanguinosi. Don Giovanni allora riconobbe in lui il soldato che lo -sostenne precipitante in pericolo di vita: tacque, e se il buio non era, -noi vedevamo piangere lo invitto capitano. Scorso un lieve spazio di -tempo, Don Giovanni riprese con voce tutta commossa: - -"-- E quando siete arrivato? E perchè non vi mostraste? - -"Don Michele rispose: - -"-- Tardi venni, perchè da Genova a Napoli, mercè il santo collegio -delle muse,[101] di cui mi confesso sacerdote indegnissimo, non mi -trovai danaro sufficiente da pagare cavallo o vettura, e Dio sa se io me -ne affliggeva, timoroso di giungere intempestivo; ma, come piacque alla -Nostra Signora, mi trovai alla mostra che faceste alle Gomenizze. Aveva -statuito mettermi nella battaglia al vostro fianco, disposto a difendere -con la mia vita il fortissimo campione della Cristianità, e il sangue -più nobile di Spagna; la fortuna amica per questa volta mi assentiva -pieno il disegno, ed io devo ringraziarla se avendole data la vita, me -la ritorna indietro con una mano di meno. Mi parve poi bene non farmi -conoscere, perchè se la morte mi risparmiava, avrei potuto stringere la -vostra destra onorata, e rallegrarmi della vostra gloria; se all'opposto -era destinato ch'io soccombessi, ignorandolo voi, non ne avrebbe sentito -cordoglio l'animo vostro per me amorosissimo; e se finalmente dovevamo -morire ambedue ci troveremmo adesso alla presenza di Dio.... - -"Queste parole semplici, e nonostante maestose di grandezza, ci empivano -di maraviglia, quando uno Spagnuolo interruppe il silenzio religioso, -osservando: -- Chi mai avrebbe creduto incontrare tra i guerrieri di -Lepanto il nostro poeta! -- Alla quale considerazione Don Michele sempre -pacato rispose: - -"-- Cavaliere, voi cessereste dallo stupore, ove poneste mente che tutto -quanto apparisce grande, forte e magnifico, è poesia. -- Don Giovanni -nostro deve salutarsi come l'altissimo poeta della Spagna.... Di due -ragioni vi hanno poeti: -- quelli che operano le cose belle, e gli altri -che le cantano. -- Don Giovanni ci ha dato l'argomento del poema: -- -adesso chi comporrà per lui la nobile epopea? Ah! Signore... non io.... -che non mi sento da tanto. -- - -"Così s'incontravano i due più eletti spiriti che abbia mai partorito la -Spagna: entrambi grandissimi, e infelicissimi, e tenuti in piccolo conto -in quella contrada, che tra i posteri avrà fama principalmente perchè -patria di loro. - -"Come troppo bene aveva preveduto il Veniero, imperversò nella notte una -spaventevole procella. Le galee rimaste accese, più che mai divampanti -di fiamme, ora apparivano sopra la sommità dei marosi, ora sparivano, o -sbattute trasversalmente volavano per la superficie delle acque.... -Davvero avevano sembianza di demoni, che sbucati dallo inferno fossero -accorsi a raccogliere le anime, ad esultare della immensa strage nel -luogo del conflitto! -- Alla dimane, migliaia di cadaveri ingombravano i -lidi, e il mare roteava le azzurre sue onde come nei primi giorni della -creazione: cotesto flutto fremente rompentesi contro la riva, pareva che -dicesse: -- O terra, riprendi i tuoi figliuoli; con un soffio delle mie -narici ecco ho respinto da me questa polvere insanguinata e rabbiosa, -che chiami umanità. Se i tuoi figli si avvisano solcarmi il volto, io -richiudo tosto quel solco, e nessuno può trovarne la traccia; se io li -sopporto sul dorso, io il faccio come dei trastulli costumano i garzoni -volubili, per sollazzarmi, e per romperli. Ecco io mi sono purificato da -loro; l'orma dello eccidio di Lepanto rimane sopra di me come il volo -dell'alcione per l'aria. Tu, mia indegna sorella, soffri le costoro -città, e lacera quotidianamente, e in mille guise torturata, non sai -vendicarti, anzi dagli aperti solchi tramandi perenne sostanza per -nutrirli; deh! fa senno e fenditi una volta a seppellirli tutti. Se pure -offesa senza misura ti muovi, sobbissi qualche città, o qualche catena -di montagne tranghiotti; le tue ire paiono piuttosto di madre che -rimprovera, che di giustiziere che punisce. Io, tempo già fu, venni a -mondarti con universale lavacro, e mi tarderebbe di ritornarvi adesso, -che ti contemplo assai più sozza di prima, se non mi respingesse dalle -tue sponde la parola di Dio. Vieni, supplica meco il Creatore che -revochi il comando, ed io ti purgherò per sempre con la moltitudine -delle mie acque, -- con un diluvio, -- per questa volta -- senza Noè.... - -"Tale la mia commossa fantasia immaginava. -- Come il mondo cristiano -esultasse, voi sapete. Il sommo Pontefice volle che abbattuto lungo -tratto di mura presso a porta Capena, per quella breccia Marcantonio -Colonna entrasse in Roma, e a modo degli antichi Cesari trionfando al -Campidoglio si riducesse; dove giunto, gli fu presentato un grosso dono -di danari, che da lui accettato ne ringraziò prima il Papa, e poi subito -depositò affinchè ne facessero la dota a molte orfane e povere donzelle. -Così, ricco non di altro tesoro che di fama accresciuta, tornava -Marcantonio alle sue case, tanto più grande quanto più solo: anima -veramente romana! I Veneziani, ai quali pure i due terzi dei caduti in -battaglia spettavano, non patirono che come morti si piangessero quei -valorosi che caduti combattendo con l'arme alla mano rivivevano a secolo -immortale, e i loro più stretti parenti comparvero nelle pubbliche -grazie che si resero a Dio vestiti di broccato e di altre stoffe -preziose: sangue anch'essi latino! Quello però che voi non potete avere -inteso, si è questo, che Filippo di Spagna acerbamente sofferse la -vittoria, rampognando il fratello di avere posto in avventura le forze -della monarchia, senza che la vittoria valesse a produrgli vantaggio; e -mentre il sommo Pontefice saluta nella effusione del cuore don Giovanni -con le parole dello Evangelista: -- _Fuit homo missus a Deo, cui nomen -erat Joannes,_ -- vi fu tale in Consiglio, che non rifuggì da proporre -si consultasse se gli si dovesse tagliare la testa. Vergognò Filippo -medesimo della tremenda viltà dei suoi consiglieri; viltà maggiore di -quella che avesse potuto desiderare egli stesso. Scampava don Giovanni -la vita, ma percosso dal rimprovero disonesto, lo divora adesso lo -sconforto e il dolore: -- e ciò era astio spagnuolo! Quale ne venne da -tante morti, da tanto valore, e da così prodigiosa vittoria, comodo ai -Cristiani? dalla rinomanza in fuori, nulla. Gloria, ebbrezza delle anime -grandi, oh come scadi dalla estimazione e dal desiderio, quando sei -fatta traffico di principi, ghiacci calcolatori delle nobili passioni! -Ognuno pensa a sè, e per oggi; lo indomani non conosce, o non cura. -Venezia in mare, la Pollonia in terra, rimangono abbandonate come due -vedette perdute incontra agli sforzi dei nemici della fede. Un giorno -(disperda il Signore l'augurio) abbattuti quei due baluardi, i Cristiani -si sveglieranno agli urli dei contadi, alle fiamme delle arse città; -- -se Dio non provvede, fra venti anni noi saremo tutti Turchi..." - -Qui dava termine Giordano al suo lungo racconto, e intorno intorno -correva un fremito come di gente che approva in un punto ed aborrisce -una cosa; e poichè in altri bei ragionari si fu trattenuta alquanto la -compagnia, vedendo come le stelle dal cielo ormai declinassero, e -sentendosi vaghezza di riposo, Paolo Giordano levatosi da mensa, -l'accomiatava con dolci e reiterati saluti, pregandola starsi pronta -domane per correre i boschi prima che la sferza del sole si facesse -sentire di soverchio cocente. Egli stesso dato di braccio alla consorte -Isabella fino alle scale l'accompagnava, dove baciatale la mano, con -augurii di notte felicissima da lei si dipartiva. - -Ognuno si ritirò nelle proprie stanze, e forte lo premendo il bisogno di -ristorare le membra stanche, si dava in balía del sonno. - - ---- - -In meno che non volge mezza ora pareva che dormissero tutti. - -Pareva!.... - -Paolo Giordano vegliava.... - -Venuto nelle sue stanze, si abbandona sopra un seggiolone, appoggiando -la faccia al pugno sinistro, e lasciando giù pendente la destra. È -bianco, e contraffatto, e non mormora parola: due bei bracchetti bianchi -col collarino di scarlatto ricamato di oro, accostumati a ricevere le -sue carezze, gli giacciono ai piedi, lo guatano fisso, e quasi -ingegnandosi di richiamare l'attenzione del padrone sopra di loro, gli -vanno lambendo dolcemente la mano. Sembra che di nuovo si agitasse -nell'anima del duca una contesa fierissima tra il volere e il disvolere; -ma bene esaminata ogni cosa, discusso quanto poteva giovare, e quanto -nuocere, librate le ragioni del bene e del male, o almeno quelle che a -lui parevano tali, e la offesa, e la vendetta, e il perdono, assai potè -conoscersi chiaro a quale conclusione scendesse quando gli sfuggirono -dai labbri le parole: - --- Ella è cosa che bisogna compire! - -E quindi subito: - --- "Titta!" - --- "Signore." - -Paolo Giordano strascicando la voce tra i denti: - --- "Hai.... tu.... apprestato?...." - --- "Hollo." - -E successe un silenzio affannoso: poi lo ruppe Paolo Giordano chiamando: - --- "Titta!" - --- "Signore..." - --- "Ah! era pur meglio restare morti nella battaglia di Lepanto!" - --- "Era...." - --- "Dì, non ti pare bella mogliema? Non ti pare leggiadra, prestante, -dotta in tutte le graziosissime guise del bel parlare gentile?" - --- "Maisì, signore, maisì!...." - --- "E non ti pare sacrilegio spegnere a un tratto con un soffio -proditorio tanta luce di venustà e d'ingegno?" - --- "Era pur meglio, signor duca, che noi fossimo morti nella battaglia -di Lepanto!...." - -Il duca si alzò da sedere asciugandosi la fronte grondante di sudore; -- -passeggiò nella stanza agitato; poi allo improvviso fermandosi, e -ficcando gli occhi negli occhi di Titta, favellò: - --- "Ma non sai altro che formare augurii di cosa ormai a conseguirsi -impossibile? -- Non hai tu in pronto un consiglio che valga? -- Nulla! --- Nulla! -- Siete uomini voi, o echi di spilonche?" - --- "Non avete voi detto essere una cosa che bisognava compire? Come -volete voi che consiglino i servi, quando i padroni manifestano che -terranno i consigli in parte di resistenza ai desiderii loro?" - --- "Titta, hai ragione; -- tu hai meco sempre il torto solenne di avere -sempre ragione.... Quanto ti ordinava apprestasti?...." - --- "Tutto.... e potete riscontrarlo da per voi stesso.... guardando.... -in su...." - --- "Sta bene.... non importa.... mi fido...." -- E in vece di sollevare -lo sguardo lo affiggeva al pavimento. -- "Ora prendi questi due -bracchetti, e va quanto meglio ti verrà fatto silenzioso alle stanze di -madonna la duchessa; batti soave.... e le dirai...." -- E qui abbassò la -voce continuando a parlare. Titta assentiva col capo. Paolo Giordano -quindi a poco riprese nel solito suono: - --- "Adoperandovi parole piacevoli; con maniere affatto ufficiose. Hai -capito? -- Ora vai...." - -E siccome pareva che Titta mettesse tra mezzo alcuna dimora, Paolo -Giordano ripete: - --- "Vai...." - -Titta prese i bracchi, e mentre stava per passare la soglia della porta, -si sofferma, e voltata la faccia a Giordano, lentamente favella: - --- "Ho io da andare, signor duca?...." - --- "Vai.... vai.... Ella è una cosa che bisogna compire!" - -E Titta andò. -- Egli ascende pianamente le scale, si accosta alla -stanza di donna Isabella, -- e appena la tocca, gli viene domandato di -dentro: - --- "Chi è? Che cosa volete?" - --- "Da parte del signor duca io devo supplicarvi, madonna, ad accettare -questi due bracchetti, ch'egli vi manda in dono affinchè voi li teniate -cari per amor suo; e desidera ancora che domani li proviate a caccia -com'essi sieno addestrati, e capaci: -- pregavi inoltre, che di tanto -voi gli vogliate essere cortese, di condurvi a stare alquanto seco lui, -avvegnadio gli paia strano che dopo tanti anni di lontananza non -dobbiate incontrarvi insieme senza testimoni.... E veramente anche a me -pare...." - -Titta entrando vide come Isabella stesse con la signora Lucrezia -Frescobaldi prostrata davanti una immagine della Beata Vergine, leggendo -orazioni entro a un messale; ond'ei pensò tra sè: -- "Meglio così, ella -si è provvista di viatico pel gran viaggio." - -Isabella si leva in piedi, e rimasta alquanto sopra sè, domanda alla -Lucrezia: - --- "_Vo io, o no, a dormire con mio marito? Che dite voi?_" - -E la Frescobaldi stringendosi nelle spalle rispose: - --- "_Faccia quello che vuole: egli però è suo marito._"[102] - --- "Vadasi dunque." - -E la povera signora scese lenta, ma pure senza tremare. - -La Lucrezia, o la curiosità la movesse, o la compassione, o piuttosto, -come io credo, ambedue queste cose, uscendo dalla consueta impassibilità -deliberò seguitarla inosservata alla lontana. Appena l'ebbe vista -entrare nelle stanze del marito, affrettò velocissima il passo, e appose -l'orecchio alla porta. - -Udì liete accoglienze, e un salutare festoso. - --- "Come a Dio piace, la incomincia a dovere," -- susurra a fiore di -labbra. - -Poi le parve ascoltare, e ascoltò certo, suono di riso: e di baci dati e -restituiti. - --- "Di bene in meglio...." - -E trattenendo il fiato, intende tuttavia cupidamente.... -- Ma oggimai -più non mi lice andare oltre con le parole, e ripeterò col Poeta: - - Gli abbracciamenti, i baci, i colpi lieti, - Tace la casta Musa vergognosa, - E dalla congiunzion di quei pianeti - Ritorce il plettro, e di cantar non osa. - Sol mormora tra sè detti secreti, - Che. . . . . . . . . . . . . . . . .[103] - -La Lucrezia in punta di piedi tornava alle sue stanze, pensando: -- "Io -fo conto che tempesta in casa non vi abbia più da essere, o se pure vi -sarà, noi la vedremo conchiudere con qualche baleno, ma senza fulmini." - - ---- - -Mezza ora forse, o poco più, era passata dal momento in cui madonna -Lucrezia abbandonava la porta delle stanze di Paolo Giordano, che si -aperse di nuovo, e ne uscì Titta, il quale traversata la sala si -condusse alla porta dello appartamento di Troilo, e colà giunto, si -dette a bussare con le nocca senza troppo riguardo. - -Troilo, comecchè gli paresse non avere motivo a sospettare, tuttavolta o -per cagione della insolita fatica, o del calore del sole, o del bere -soverchio, si sentiva acceso il sangue, e svoltolandosi per il letto non -poteva chiudere occhio. Ond'è che avendo inteso subito il rumore scese -il letto, ed aperse. - --- "Cosa è che vuoi, Titta, con quel tuo viso da cataletto?" - --- "Vostra Signoria, se alla prima non si appone, alla seconda non -falla. Il signor duca m'invia a significarle, che non trova modo di -prendere sonno...." - --- "Giusto come a me....!" - --- "Tanto meglio; -- onde vi prega volere andare a tenergli un po' di -compagnia, e a fare insieme due chiacchiere.... Così vi terrete -sollevati tutti e due...." - --- "_Erat in votis!_ Attendi; in un _amen_ mi vesto, e vengo teco." - -E abbigliatosi con quelle vesti che prima gli capitarono sotto le mani, -presto fu in punto. Titta con un torchio acceso in mano lo precedeva, ma -arrivato alla porta di Paolo Giordano, trattosi da parte, e inchinata la -persona, favella ossequiosamente: - --- "Passi, Eccellenza!" - -Entrato Troilo, Titta chiuse, dando volta alla chiave, ponendosela in -tasca; e intromesso che fu colui nella seconda stanza, anche di cotesta -chiuse con molta accortezza la porta, rimanendo di fuori. - -Troilo, posto piede nella stanza, vede Paolo Giordano seduto accanto al -letto davanti una tavola, e, o fosse la fantasia, o la virtù del lume, -da una ora a questa parte gli sembra di dieci anni invecchiato. Giordano -senza levare gli occhi gli dice: - --- "Troilo, sedete." - -Cotesta voce non contiene in sè minaccia, nulla ha di rancore, è -placida, è sommessa, -- e non pertanto non pare articolata dalle labbra; --- uscita così dagl'imi precordii come dal fondo di una sepoltura, ebbe -forza d'infondere un ghiaccio nelle ossa di Troilo. - -E Troilo sedeva. - --- "Troilo, a me fa mestieri favellarvi parole, che giova a me dirle, -ascoltarle voi negli orrori delle tenebre.... negli arcani silenzi della -notte.... Troilo, dopo tre anni lunghissimi di lontananza io torno a -casa.... ma questa dove torno è casa mia? Posso io dormire sicuro? Posso -io sedermi senza sospetto a mensa?...." - -Troilo côlto alla impensata, improvvido di consiglio, si tace. - --- "Troilo! Quando io mi partiva da casa, conoscendo la donna che mi fu -moglie -- che adesso mi è moglie, -- di mobile fantasia, sciolta nei -modi per colpa di educazione assai più che a severa gentildonna non -conviene.... facile a trascorrere.... petulante.... proterva.... io -aborrii lasciare confidato il tesoro del mio onore in mani non dirò -infedeli, ma per certo pericolose. -- Di cui doveva confidare io, se non -del mio sangue? Te dunque scelsi, a te raccomandai il mio onore, che -pure è il tuo, e ti scongiurai con le lacrime agli occhi ad averne buona -e vigilante custodia.... Te lo ricordi, Troilo? È vero? Vorresti forse -smentirmi?.... E volendo, potresti?" - --- "È vero..." - --- "E ti ricordi le promesse che mi facesti allora? Te le sei ricordate -tu sempre? Rendimi ora dunque ragione: come hai tu esercitata guardia -leale intorno a mia moglie?...." - -Giordano tiene il braccio destro col pugno teso sopra la tavola.... -orrendamente ha contratti i muscoli della fronte, le sopracciglia -aggrottate, e le pupille a mezzo sotto di loro nascoste mandano traverso -ai peli arruffati una luce come di fuoco ardente dentro un roveto. La -lingua di Troilo sta confitta al palato; e Giordano di nuovo: - --- "Come hai tu esercitato vigilante custodia intorno alla mia moglie?" - -E poichè la risposta non viene, egli continua: - --- "Se devo porgere ascolto alle novelle che me ne giunsero fino a Roma, -veramente io ho perduto la mia fama senza rimedio; la mia casa è piena -di obbrobrio: ormai io non potrò più udire il nome della donna mia senza -sospetto che lo profferiscano per onta o per dileggio. Virginio non -potrà udire il nome della madre senza abbassare la faccia per la -vergogna. Nefande cose avemmo ad ascoltare, cugino, e tali a cui -inorridisce la natura.... tali che sono a sopportarsi impossibili, che -nè posso, nè so, nè voglio a patto niuno sofferire io...." - --- "Giordano!...." con voce di agonia replica Troilo; -- "un cavaliere -come voi fornito di quell'ottimo discernimento che tutti conoscono.... -pratico delle cose del mondo.... vorrà credere a parole bugiarde.... ai -detti di uomini oziosi.... e maligni? Noi generalmente il popolo estima -felici; e genti cui l'astio rode gioiscono nello avventarci strali -avvelenati. -- Facciamoli piangere, esse dicono; così nel pianto saranno -uguali a noi...." - --- "E tu ben parli; ma la nequissima voce mi venne confermata da tale, -che ormai non posso più dubitare." - --- "Ella è poi di fede degna come voi reputate?" - --- "Lascio a te giudicarne. Me lo confessava Isabella...." - --- "Ah! Isabella....?" - --- "Isabella...." - --- "Vostra moglie...." - --- "Ella dessa.... mogliema. -- Ora mi dì, Troilo.... il tuo nome è -Orsini? Il sangue che nelle tue vene discorre è un sangue stesso del -mio? -- Rispondi!" - --- "E a che dirvi quello che voi troppo bene sapete?" - --- "Perchè mi giova in questo momento solenne udirlo da te, ed essere -certo che tu lo ricordi, che te ne senti convinto... Così mi trovo -circondato di traditori, -- che dal mio sangue in fuori... io non -ardisco sperare non essere tradito... Dunque tu sei mio sangue...? Ora -dammi un consiglio!... Isabella... l'ho io da perdonare, o da -ammazzare?..." - --- "E devo consigliarvi io?" - --- "Sì..." - --- "Ma nè io, nè altri mi crede capace da tanto. Voi avete molto -maggiore senno di me..." - --- "Io però non lo penso; e posto ancora che ciò fosse, estimi forse che -non si perda in simili casi il senno? Orsù, io t'impongo di -consigliarmi..." - --- "E allora... considerate, Giordano, come sia misericordioso il -Signore;.... e come gl'incliti personaggi che a lui si rassomigliano -compariscano miti e clementi:.... ottenga pietà presso di voi la -debolezza della natura, la età della donna, e gli esempj non buoni nei -quali venne nudrita;... vi ritorni al pensiero quello che con la solita -prudenza ragionavate poco anzi, la fantasia mobile, la indole -immaginosa, il tempo, il luogo, la occasione;... ed anche... il fato, -Giordano, dacchè noi tutti governa un fato insuperabile.... e usate -misericordia.... Isabella non potrà più presentarsi al vostro cospetto -decorosa d'innocenza; voi non la potrete amare mai più.... e forse -stimarla nemmeno.... e non pertanto avanza all'offeso una contentezza, -acre è vero, eppure desiderabile sempre, quella cioè di sentirsi -immeritevole della offesa, -- e di vedere l'offensore pentito nel -profondo dell'anima...." - --- "Vedi se ti manca il senno! Tu non patisci certamente difetto di -eloquenza.... Ed io lo immaginava! -- Davvero io vorrei seguitare il tuo -consiglio, ma un pensiero me ne distoglie, ed è questo: in simile -negozio ci va soltanto dell'onore mio? Il decoro di famiglia non deve -estimarsi a modo di fidecommesso, che a me non è dato alienare, e -neanche diminuire, ma che nella sua interezza io devo rendere ai figli -così immaculato e chiaro come io dai miei maggiori lo ricevei? -Diversamente operando, non ti pare egli che un giorno potrei sentirmi -dire dai padri: -- Che cosa hai tu fatto del nostro patrimonio? -- E dai -figli: Non è questo il nostro retaggio...?" - --- "Io crederei fosse bello le vendette ardue cercare, e compire; le -altre, che per farle basta volerle, parmi dimostrazione di animo grande -abbandonare. Vincere altrui è cosa lodevole, vincere poi sè stesso, -divina...." - --- "Ed anche per ciò io mi persuaderei a perdonarla.... quasi...., -sennonchè un altro motivo mi cruccia, ed impedisce che il mio cuore si -apra alla pietà; ed è la ostinazione della donna a tenermi celato il -nome dello adultero...." - --- "E nol sapete voi?" - --- "No.... E tu lo sai?..." - --- "Io? No." - --- "E questo pensava anch'io, perchè altro ti venne in pensiero, che -guardarmi la donna, ed hai per ciò con la casa mia e meco un torto -grandissimo, Troilo; un torto del quale io non so come possa mandarti -assoluto. -- Ma forse non vuolsi attribuire a te solo tutta la colpa, e -in parte.... anzi in grandissima parte.... è mia, che sapendoti e -giovane e cupido di gloria, e di alto cuore, ad altro dovevi attendere -tu che a fare lo eunuco di palazzo...." - --- "Ed ella dunque recusa di svelarvi il nome...?" - --- "Nè per preghiera, nè per minaccia, nè per la speranza del perdono -costei a verun patto assentiva mitigare la esacerbata anima mia...." - --- "Certo, grave colpa è questa.... E tentaste tutte le vie?" - --"Tutte...." - --- "Vedete dunque, Giordano, come male consigli chi non sa come le cose -stieno: -- se questa sua caparbietà avessi conosciuto avanti, io vi -avrei consigliato in modo diverso." - --- "Diverso!" - --- "Anzi contrario...." - --- "Lo vedi tu stesso! Io mi vi trovo sospinto irresistibilmente: almeno -conoscessi colui che non trattenne pudore di contaminarmi la casa mentre -io versava il mio sangue per la fede di Cristo.... colui che non lo -dissuase la reverenza della casa mia.... e più della reverenza la paura -della mia spada! -- Ah! mi parrebbe essere non infelice affatto, se -potessi cacciargli le mani nel seno.... strappargli il cuore, e -sbatterglielo nelle guancie.... -- E vedi, Troilo, io glielo farei, -quanto è vero Dio.... ma il codardo si cela.... Oh chi sei tu, che mi -hai ferito a morte, e non mi hai tolta la vita? Qual è il tuo nome? -Móstrati! -- Niente.... Ahi! quanto lacera il dolore della offesa fatta -da persona oscura, o abietta, o ignorata, contro la quale non possiamo -vendicarci, o vendicandoci rimarremmo macchiati più assai dalla vendetta -che dalla offesa...." - --- "E veramente simili offese desiderano lavacro di sangue..." - --- "E poichè non posso versare quello dello adultero aborrito... che di' -tu?..." - --- "Parmi..." - --- "No... parmi" -- dice Giordano levandosi in piedi; -- "qui fa -mestieri aprirmi il tuo concetto intero..." - --- "Allora..." - -"Allora? Perchè esiti tu? Qui non ci ascolta nessuno... nessuno..." - --- "Allora... il decoro geloso di famiglia domanda che... sparisca da -questo mondo Isabella..." - --- "Sta bene," -- rispose Giordano; e stesa la mano al cortinaggio, ne -tira da parte le cortine, aggiungendo: -- "Ecco... guarda; -- io l'ho -fatto..." - --- "Ah vendetta di Dio!" -- urla Troilo; e dando tre o quattro balzi -allo indietro con le mani dentro i capelli, percuote con le spalle e col -capo violentissimamente nella opposta parete. - -Colei che fu donna Isabella Orsini giace resupina sopra il letto a modo -di sedente: sciolte e rabbuffate le chiome, tesi i bracci, con le mani -attrappite; il volto nero, e chiazzato di sangue; aperta la bocca, e -sozza di bava sanguinosa; gli occhi aperti, intenti, scoppianti fuori -dai cigli... Una corda sottile le stringe tuttavia il delicato collo, di -cui i capi si perdono pel buio della stanza, e terminano al soffitto. - -Infelice spettacolo di colpa e di perfidia! - -«Così perì Isabella dei Medici, che avrebbe fatto sè ed altrui felici, -se il cielo le avesse dato o minore bellezza, o maggiore virtù, o -migliori parenti.»[104] - -Giordano pallido anch'esso nel volto come per morte, ma comprimendo con -violenza prodigiosa la passione che gli sconvolge l'anima, immobile dal -luogo ove tiene aperte le cortine, sporge il braccio destro verso il -cugino, e continua a favellare così: - --- "Ora il mio letto diventò deserto... chè ogni donna tremerà le si -converta in supplizio; -- la mia casa è deserta, perchè il padre non può -vivere col figlio di cui ha strangolato la madre... Giorni torbidi, e -infami, -- notti insonni, e piene di rimorsi e di paura, -- morte -acerba... giudizio di Dio tremendo, -- ecco la pace che mi hai dato, -Troilo! -- Troilo, tu, e non altri! -- Uomo iniquo ed abietto... io ti -conosco... intero... e vedo e so come a costei, che fu moglie mia, meno -deve essere stata dura la morte, che la coscienza di avere perduto la -sua dignità di principessa, di consorte, e di madre... per così -miserabile e schifosa creatura come sei tu. -- Ribaldo! Non è morto il -segreto con la tua complice... no... nè con la strage di lei, da te -consigliata, Giordano perdeva la traccia del traditore. -- Ora a te sta -morire. Io potrei e dovrei astenermi di levarti l'anima trista con -questa mano di cavaliere onorato; un sicario basta al sicario; -- ma -come patisci giusta morte, così non voglio che tu possa, ove mai -c'incontrassimo nell'altro mondo, lagnarti del modo della pena..." - -Così dicendo, prende due spade nude poste ai piedi del cadavere, e -gettandone una per terra alla volta di Troilo, soggiunge: - --- "Toglila su, e difenditi; e poichè sei vissuto da traditore, muori -almeno da gentiluomo..." - -Come asta di arco tesa da mano robusta, che lasciata la corda -violentemente si addirizza, così Troilo di curvo fattosi diritto, quasi -lo invadesse il demonio, dà un balzo verso la finestra aperta alle sue -spalle, afferra con ambe le mani il parapetto, e con un altro balzo si -precipita fuori. Volle fortuna, comecchè cadesse a capo fitto, per -essere la finestra poco elevata da terra, e per esservi l'erba cresciuta -sotto foltissima, non ne riportasse alcun male, onde tornato subitamente -in piedi si cacciò giù alla dirotta per le scale di pietra. - -Paolo Giordano, visto l'atto, come colui ch'era valido di membra, ed -agile molto, con prestezza punto minore, di un salto ebbe varcato la -finestra; -- e giù via incalzando con la spada ignuda nella mano il -fuggitivo. - -Non parola, -- non minaccia; -- soltanto udivasi con duplice cadenza il -suono dei passi accelerati per le scalee. - -Trascorreva Troilo avanti, ma nel lungo corso perduta la lena, disusato -ormai dai cavallereschi esercizii, lo avrebbe raggiunto sicuramente -Giordano, se questi a mezzo del secondo scalo urtando forte col piede -dentro a un cordone di pietra, non fosse stramazzato sopra la viva -selce, sdrucciolando per lungo tratto, e per quelle asperità macolandosi -costole e petto, e in parte scorticandosi, e rompendosi le mani ed il -viso. Gli scappò dalla destra la spada, la quale a balzelloni, rompendo -i silenzii della notte, con pauroso fragore, chè di elettissimo acciaro -ella era, andò a fermarsi lontano lontano sopra la pubblica via. - -Non che gli fosse dato abilità d'inseguire Troilo, Giordano allora potè -a stento rilevarsi; ma sollevata appena la persona sopra i gomiti -appuntellati a terra, tese la faccia dalla parte onde Troilo si -dileguava; e gli cacciò dietro per lo buio della notte questa truce -sentenza: - --- "Poichè non sei voluto morire da cavaliere, non passeranno mesi che -tu morirai come un cane!" - -Titta raccolse il suo signore malconcio: gli lavò le piaghe, e con -amorevole cura gliele fasciò; poi lui gemente e fremente ripose sur un -lettuccio nell'anticamera. - -Andò quindi per madonna Lucrezia, la quale percossa dal fiero caso, -tanto a lei più tremendo quanto meno aspettato, rimase meglio di una ora -a ricuperare gli spiriti e la parola; nè mai ebbe più bene mentre che -visse, nè fu veduta più ridere o rallegrarsi. Tornata in sè, Titta le si -pose davanti, e col dito indice della destra alzato in mezzo ai -sopraccigli, lento lento profferì queste parole: - --- "Madonna!... sentite bene!... La signora duchessa è morta allo -improvviso.... di accidente.... sopraggiuntole nel lavarsi con acqua -fredda la testa... per cagione del quale accidente... cadde in grembo -vostro... e la sorprese la morte senza avere tempo di darle soccorso.... -Badate, madonna, da sbagliare, se avete cara la vita!... Gli avvisi da -parteciparsi della sua morte alle corti -- preparati fino da ieri -- -parlano per lo appunto così.... Tenetevi dunque per avvertita..."[105] - -Sciolto il cadavere dal laccio, fu trasferito da Titta nelle sue stanze; -e adagiato sopra il Ietto, Lucrezia mandò per Inigo, e gli disse parola -per parola quanto l'era stato imposto da Titta. Il maggiordomo, dato uno -sguardo al cadavere, troppo bene si accôrse del caso, e con la mano -manca preso il lembo del lenzuolo gli coperse la faccia nera per lo -travaso del sangue, mentre col dosso della destra si asciugava una -lacrima. -- Inigo il maggiordomo, reputato cuore di pietra, piangeva. - --- "Dio riceva in pace l'anima di questa povera signora!" -- E dato un -grosso sospiro, non parlò, più. - -Al cadavere d'Isabella furono fatte l'esequie grandi e solenni: famigli, -parenti -- e il marito -- e i fratelli, presero le vesti gramagliose. -Sopra il feretro le recitarono la orazione funebre composta da uno -accademico della Crusca in forbitissima favella toscana. - -Prezzo del sangue fu, in parte il pagamento, in parte la composizione -dei debiti di Paolo Giordano Orsini; e questo narra il Galluzzi.[106] Il -Settimanni poi ci fa sapere come il duca di Bracciano conseguisse dalla -munificenza del cognato premio anche maggiore, cioè nell'ottobre -prossimo la donazione di Poggio a Baroncelli, oggi Imperiale.[107] La -quale notizia indusse per avventura in errore taluno, che scrisse la -strage della Isabella avvenuta al Poggio Imperiale, e non a -Cerreto.[108] - -E Dio, che non paga il sabato, dette anch'egli il guiderdone a Paolo -Giordano condegno ai meriti. Orribilissima morte lo incolse; la sua -anima si contaminò di nuovi delitti, conciossiachè il sangue chiami al -sangue, come vediamo succedere pel vino; e il giudizio rimase aperto, -talchè n'ebbero temenza i suoi successori. E se ci saranno dalla fortuna -non avversa largiti tempo e salute, i nuovi casi della vita di Paolo -Giordano ci somministreranno argomento per altro racconto. - -Come Troilo finisse, lo ricaviamo dal passo seguente delle storie del -Galluzzi. «Il Granduca determinò pertanto di esplorare l'animo della -Regina e inviare a cotesta corte un suo segretario, valendosi del -pretesto di esigere il residuo dei suoi crediti procedenti -dagl'imprestiti fatti al re Carlo IX, giacchè appunto spiravano allora i -termini delle assegnazioni. A questo solo effetto doveva estendersi la -sua commissione, ma si accordava la libertà, secondo la occasione, di -rimproverare alla Regina il suo malanimo verso la casa Medici, e la -ingiuria fatta al Granduca. Arrivato il segretario a Parigi, ed esposta -la sua commissione, la Regina gli disse: _Io non so come potrò aiutare -questo desiderio del Granduca, poichè accomoda al re di Spagna un -milione di oro per volta, e con noi guarda adesso in sì poca somma._ -- -Rimostrò il segretario che se il re di Spagna era stato servito di -grosse somme, aveva anche mostrato di tenere più conto del Granduca che -non aveva fatto lei, la quale lo aveva maltrattato, e fattogli ingiuria -che non meritava. -- _Questo confesso, diss'ella, e lo feci perchè il -Granduca non tiene conto di me, anzi con tanto dispiacere mio e del re -ci ha fatto ammazzare sugli occhi Troilo Orsini, ed altri, che non ci -pare ben fatto, essendo questo Regno libero, e che ognuno ci può stare._ --- Replicò il segretario che avendo l'Orsini e altri peccato gravemente -contro il Granduca, non conveniva a lei, che pure era del suo sangue, -proteggerli e soccorrerli con danari. -- _Or basta_, riprese la regina, -_scrivete al Granduca che non proceda più di questa maniera, e -massimamente in non fare ammazzare persona in questo Regno, perchè il re -mio figlio non lo comporterà._»[109] - - ---- - -La morale poi del libro (e qui protesto servire al genio del tempo, che -non trovando più morale addosso alle persone, per incontrarla in qualche -parte la desidera almeno _relegata_ e _rilegata_ dentro a un volume) è -questa: - -Ponemmo sul principio la sentenza di Gesù Cristo per la donna adultera: - -_Colui di voi ch'è senza peccato getti il primo la pietra contro di -lei._ - -Però la misericordia del Signore non derogava alla sua legge scritta nel -Deuteronomio, e nello Esodo: - -_Non commettere adulterio._ - -Ed ogni seme di colpa forza è che generi il frutto doloroso della pena. - - ---- - -[91] Ormai convien che tu così ti spoltre, - Disse 'l Maestro, chè, seggendo in piuma, - In fama non si vien, nè sotto coltre: - Sanza la qual chi sua vita consuma, - Cotal vestigio in terra di sè lascia, - Qual fumo in aere od in acqua la schiuma. - - _Inferno_, XXIV. - -[92] Anassarco, filosofo di Abdera, fu pestato dentro a un mortaio per - comandamento di Nicocreonte tiranno di Cipro. Mentre i carnefici lo - pestavano, egli finchè gli bastò la lena diceva: -- «Pestate pure - la scorza di Anassarco; voi non potete nulla sopra l'anima sua.» - -[93] Nelle Memorie del maresciallo di Bassompierre noi leggiamo il - seguente passo notabilissimo. -- «Maria dei Medici sul declinare - della sua autorità di reggente disegnava negare ad alcuni baroni, - che a grande istanza la pressavano, il richiamo di alcuni banditi, - ma non osava pronunziare il rifiuto prima di conoscere la sua - condizione presente; quindi ostentando un motivo, chiama in - disparte Bassompierre, e gli domanda quali mezzi di resistenza le - rimangano. Bassompierre risponde: -- Nessuno, -- molto più che - alcuni amici, come il marchese di Ancre, l'avevano abbandonata. -- - Lors la reine ne peut se tenir de jeter quatre ou cinq larmes, se - tournant vers la fenètre afin qu'on ne la vît pas pleurer, et _ce - que je n'avois jamais vu, elles ne coulèrent point comme quand on a - accoutumé de pleurer, mais se_ dardèrent _hors des yeux sans couler - sur les joues._» - -[94] Molti sono i luoghi in Italia, a dire del Muratori, _Antiq. ital._, - che trassero nome dagli alberi: _Frassineto_, _Rovereto_, - _Suvereto_ _ec._, e vie discorrendo. - -[95] Lamoignon-Malesherbes, il vecchio difensore di Luigi XVI, essendo - tratto al patibolo, mentre urtava col piede in uno scalino della - prigione, osservò «che un Romano sarebbe tornato indietro.» - -[96] «Non passò molto che si ebbe l'avviso della morte di don Giovanni - di Austria, cagionatagli da febbre e da spiacevole noia di - soverchie cure.» Costo, _Storia del Regno di Napoli_. - -[97] Qual fosse la segreta cura di don Giovanni ce la seppe rivelare - l'illustre signor cavaliere Carlo T. Dalbono nel suo bellissimo - libro delle _Tradizioni Popolari_ del Regno di Napoli. Nelle _Fiere - di Castelnuovo_ espone come don Giovanni salvasse nell'assalto di - Granata una giovanetta maomettana della quale divenne amante - riamato, e n'ebbe un figlio, dolcissima cura dei genitori. - Cresciuto di anni e di bellezza, don Giovanni teneva in corte il - garzone a modo di paggio insieme con altri nobilissimi giovani. - Sventura volle che don Giovanni essendo vago di nudrire bestie - feroci avesse tra le altre una immane leonessa; mentre i paggi - giocavano in prossimità del serraglio, una palla cadde vicino alla - leonessa; i giovanetti, come succede, presero a istigarsi a vicenda - per vedere chi tra loro meglio animoso fosse andato a raccoglierla. - Arrighetto, seguendo gl'impulsi della sua magnanima natura, accorse - prontissimo e ne rimase infelicemente sbranato... -- Nove giorni - dopo la tragica morte del figlio, don Giovanni partì da Napoli con - l'armata navale. Il dì 24 agosto giunse a Messina, dove collegatosi - con le galee dei confederati mosse alle Curzolari, e quindi al - golfo di Lepanto dove fu combattuta la immortale battaglia. Narra - il cavaliere Dalbono come fino a qualche anno addietro, nella - chiesa di santa Barbara in Castelnuovo, si vedesse una lapide con - questa iscrizione: - - ARR. - R. FILIUS AMORIS - 1571. - -[98] «Le ferite del Pike erano mortali; nondimeno conservando ancora - malgrado crudeli patimenti tutto lo eroico suo ardore: -- _Avanti, - avanti, miei bravi, sclamò egli, vendicate il vostro generale!_ -- - Tali furono le ultime parole che potè rivolgere alle sue truppe, - parole che le infiammarono di nuovo coraggio. Alcuni soldati lo - portarono poi sulla riva, e cammin facendo clamorose acclamazioni - gli annunciarono la riuscita dell'attacco, e riconfortarono i suoi - ultimi momenti: poco dopo lo condussero a bordo della nave _il - Pert_, e gli recarono la bandiera nemica: a quella vista ripresero - i suoi occhi il loro splendore accostumato, ed accennò che gliela - mettessero sul capo, e spirò gloriosamente circondato dai trofei - della vittoria.» Trelawny, nelle Memorie di un cadetto di famiglia, - racconta come Dewit, famosissimo corsale, ferito a morte dentro la - bandiera nemica si avviluppasse, e quivi chiuso rendesse l'ultimo - fiato. - -[99] _Ma nessuno li contò._ Questa è la espressione che adopera quel - giudizioso Ludovico Muratori narrando negli _Annali_ la battaglia - di Lepanto. - -[100] I particolari della battaglia di Lepanto furono con molta diligenza - raccolti dai seguenti scrittori: _Adriani_, _Storia dei suoi - tempi_. -- _Costo_, _Storia dei suoi tempi_. -- _Doglioni_, - _Storie_. -- _Campana_, _Seguito alla storie del Tarcagnota_. -- - _Fra. Dionigi_ da Fano, _Seguito alle storie del Tarcagnota_. -- - _Muratori_, _Annali_. -- _Botta_, _Seguito al Guicciardino_, ed - altri non pochi. - -[101] Apollo, tua mercè, tua mercè, santo - Collegio delle Muse, io non mi trovo - Tanto per voi, ch'io possa farmi un manto - - _Ariosto_, _Satire_. - -[102] Queste parole furono quelle appunto che profferivano Isabella e - Lucrezia, e tutti i ricordi del tempo ce le conservarono - precisamente. - -[103] Tassoni, _Secchia rapita_, Canto II. - -[104] Botta, _Storia d'Italia_ fino al 1789. Libro XIV. - -[105] L'avviso partecipato alle Corti conteneva le circostanze «che - questa infelice, nel lavarsi la testa sopraggiunta da uno - accidente, cadde in grembo alle sue damigelle, e fu sorpresa dalla - morte senza aver tempo di darle verun soccorso.» Galluzzi. _Storia - del Granducato_, Lib. IV, Cap. II. - -[106] «Il granduca e il cardinale mantennero con l'Orsini la buona - corrispondenza, ma anco s'interessarono per acquietare i suoi - creditori, e dare alla di lui sconcertata economia qualche sistema. - Tutto ciò proverebbe, o che la morte di donna Isabella non fu - violenta, o che il granduca e i fratelli, essendo di concerto con - l'Orsini, con la loro dissimulazione resero lo eccesso più - detestabile.» Lib. IV, Cap. II. - -[107] Cronaca MS. del Settimanni, nello Archivio delle Riformagioni. - -[108] Ademollo, nelle note al romanzo _Marietta dei Ricci_. - -[109] Galluzzi, lib. _IV_, Cap. V, T. II. - - Nota alla pag. 44, verso 1. - -_Crediamo far cosa gratissima di pubblicare una lettera autografa -d'Isabella Orsini, la quale dimostra la bontà della indole di lei, che -volentieri s'induceva a impegnare un gioiello per provvedere ai bisogni -delle serve, e raccomanda quel suo vecchio servitore. Questa lettera è -conservata nel suo originale con altri documenti preziosissimi da un -dotto e pio sacerdote._ - - _ - Mco M. Giannozzo - _ - -Non ho prima che adesso possuto darvi risposta perchè mi sono avuta a -stroppiar del dito grosso, et dubito che mi resti un poco impedito. -ricevetti le cose mandatemi da M. Guglielmo ciò è dua para di maniche, -d'argento uno paro et l'altro d'oro et quattro para di seta, tre pezze -dargenteria et tre mostre di velo, non so quante braccia sia il pezzo. -penso che staremo dalle parti di qua qualche giorno. però mi parrebbe al -proposito dovessi fornir la casa di grano et legne alle mie donne inanzi -salga più di prezzo et se non avete comodità di denari potrete impegniar -quel mio giojello per cento o cento cinquanta scudi a qualche vostro -amico et servirvi di quelli denari a questo effetto et mandatemi la -somma delli debiti che ho per fino all'ultimo di questo mese. viene -costà biagio mio stalliere per aver certi sua denari delle paghe -vecchie. di grazia fate che valerio gnene dia quanto prima aciò che se -possi poi tornare a servirmi per queste male strade. fatemi fare braccia -106. di cerretti di seta bertina et bianca a poste come vedrete qui la -mostra in un pocho di carta et non essendo questa mia per altro state -sano. di Camaldoli il dì 30 di luglio 1564. - - Vostra degnia _Isabella Medici_ - _Orsina_ - - al di fuori - -_Al Magco M. Giannozzo da Ceparello nostro Carismo_ - - - FINE. - - - - - Nota del Trascrittore - - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le -grafie alternative (côlto/còlto, follia/follía, ronzio/ronzìo e simili), -correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Sono stati -corretti i seguenti refusi (tra parentesi il testo originale): - - 48 -- casi occorrenti ne l'arte [larte] - 52 -- et una infinità [infinita] di roba - 150 -- stese la mano al piatto per toglierglielo - [toglierglierlo] - 202 -- non poteva essere abbandonata [abbadonata] - 345 -- tra i [trai] singhiozzi esclamò - 422 -- e dovrei astenermi [asternermi] di levarti l'anima - 425 -- di accidente.... sopraggiuntole [sapraggiuntole] nel - lavarsi - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK ISABELLA ORSINI *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/38298 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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