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You may copy it, give it away or re-use it -under the terms of the Project Gutenberg License included with this -eBook or online at http://www.gutenberg.org/license. - -Title: La vita in Palermo cento e più anni fa, Volume 1 - -Author: Giuseppe Pitrè - -Release Date: October 11, 2011 [EBook #37719] - -Language: Italian - -Character set encoding: ISO-8859-1 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA IN PALERMO, VOLUME 1 -*** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the -Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net. - -This file was produced from images generously made available by The -Internet Archive. - - EDIZIONE NAZIONALE DELLE OPERE DI - - GIUSEPPE PITRÈ - - - OPERE COMPLETE - DI - GIUSEPPE PITRÈ - - - XXVII. - - SCRITTI VARI - EDITI ED INEDITI - - ---- - - GIUSEPPE PITRÈ - - LA VITA - IN PALERMO - - CENTO E PIÙ ANNI FA - - VOLUME PRIMO - - - _G. BARBÈRA EDITORE_ - _FIRENZE_ - - ---- - - _Proprietà letteraria riservata_ - - ---- - - - - - COMITATO - - _Giovanni Gentile_, _presidente_. - _Maria D'Alia Pitrè._ - _Giuseppe Cocchiara._ - _Raffaele Corso._ - _Nino Sammartano._ - _Paolo Toschi._ - - ---- - - - - - OPERE COMPLETE - - _BIBLIOTECA DELLE TRADIZIONI POPOLARI SICILIANE_ - - I-II. Canti popolari siciliani. - III. Studi di poesia popolare. - IV-VII. Fiabe, Novelle e Racconti popolari. - VIII-XI. Proverbi siciliani. - XII. Spettacoli e Feste popolari siciliane. - XIII. Giuochi fanciulleschi siciliani. - XIV-XVII. Usi e Costumi, Credenze e Pregiudizi del Popolo - siciliano. - XVIII. Fiabe e Leggende popolari siciliane. - XIX. Medicina popolare siciliana. - XX. Indovinelli, Dubbi, Domande, Scioglilingua del popolo - siciliano. - XXI. Feste patronali in Sicilia. - XXII. Studi di Leggende popolari in Sicilia. - XXIII Proverbi, Motti e Scongiuri del popolo siciliano. - XXIV. Cartelli, Pasquinate, Canti, Leggende, Usi del popolo - siciliano. - XXV. La Famiglia, la Casa, la Vita del popolo siciliano. - - _SCRITTI VARI EDITI ED INEDITI_ - - _XXVI. Del Sant'Uffizio a Palermo e di un carcere di esso - (inedito)._ - _XXVII-XXIX. La vita in Palermo cento e più anni fa (il vol. III - inedito)._ - _XXX. Novelle popolari toscane (edite; ma con molte aggiunte)._ - _XXXI-XXXII. Bibliografia delle Tradizioni popolari d'Italia (il - vol. II inedito)._ - - _Corsi di Demopsicologia, cinque volumi (inediti)_: - - XXXIII. I. La Demopsicologia e la sua storia. - XXXIV. 2. I Proverbi. - XXXV. 3. Poesia popolare italiana. - XXXVI. 4. Poesia popolare straniera. - XXXVII. 5. Novellistica e varie. - XXXVIII. La Rondinella nelle Tradizioni popolari (inedito). - XXXIX-XL. Viaggiatori stranieri in Sicilia (inediti). - XLI-XLVIII. Articoli di Riviste e di Giornali; Recensioni, - Conferenze, Discorsi, Prefazioni, ecc. (editi e inediti). - XLIX-L. Carteggio con illustri contemporanei (inedito). - - ---- - - - - - INDICE - - - Prefazione - I. Stato politico ed economico della Sicilia nella seconda metà del - Settecento. - II. Su e giù per Palermo. - III. Pulizia e condizioni igieniche della città. Bandi di Palermo. - IV. Senato e Senatori. - V. Condizioni economiche del Senato. - VI. Le Maestranze. - VII. Cartelli e Pasquinate. - VIII. I Giacobini e la poesia politica. - IX. Come si viaggiava per mare. I Corsari e la cattura del Principe - di Paternò. - X. Come si viaggiava per terra. - XI. Locande ed Osterie, Correrìa o Posta. - XII. Portantine e carrozze. - XIII. Abituale assenza dei proprietarî dalle loro terre. Triste - condizione dei campagnuoli. - XIV. Nobiltà e gara di fasto. - XV. Passione pel giuoco. - XVI. Circoli di conversazione. Romanzi più in uso. - XVII. Ospitalità e gentilezza. Balli e duelli. - XVIII. Dame belle, dame buone, dame virtuose. - XIX. Libertà di costume. Cicisbeismo. - XX. La moda delle donne. Il parrucchiere. - XXI. La moda degli uomini. - XXII. Pranzi di ricchi e mangiare di poveri. - XXIII. Lutti di Corte, di nobili, di civili, di plebei. Scene - macabre. - XXIV. Partecipazioni. - XXV. Passeggiate della Marina e della Villa Giulia. - XXVI. Divertimenti a Porta Nuova e a Zè Sciaveria. Villeggiatura ai - Colli e a Bagheria. - - AL SENATORE - _Prof._ PASQUALE VILLARI - CON ANIMO RIVERENTE E AFFETTUOSO - L'AUTORE - - - - - PREFAZIONE - - -Sorprendere e fissare, prima che cominciasse a trasformarsi, la vita -pubblica e privata delle varie classi sociali nell'antica Capitale -dell'Isola, nell'ultimo ventennio del Settecento: ecco lo scopo del -presente lavoro. - -Quella vita, così diversa dall'attuale, è in certe sue esteriorità, per -chi non se ne sia occupato di proposito, poco o punto nota: ed è tale, -non tanto pel comune preconcetto che la storia contemporanea sia -familiare a tutti, quanto perchè da molti si confonde la storia scritta -dei principali e più clamorosi avvenimenti con la vita, da scriversi, -del popolo in mezzo al quale gli avvenimenti si sono svolti. - -I costumi, le consuetudini e le istituzioni nel periodo illustrato in -questo libro sono d'una importanza che ha pochi riscontri nella storia -generale di Sicilia. Perchè, se, per esempio, il quattrocento ha grande -somiglianza o analogia col cinquecento e questo col seicento, in quanto -inalterato rimaneva sempre l'ordinamento politico e civile, e con esso -le condizioni fisiche, morali e religiose, il settecento invece non ha -nulla che lo ravvicini all'ottocento. I due secoli divide un abisso, in -fondo al quale è facile scoprire che non cento ma quattro, -cinquecent'anni ha corsi la Sicilia dagli ultimi decennii di quel secolo -all'ultimo del seguente. Ciò che il 1789 ed il 1793 lasciarono intatto -tra noi, solo per lenta, impercettibile evoluzione di tempi e di uomini -si venne modificando, e potè del tutto mutarsi pei rivolgimenti -politici, che principiarono dalla sapiente rinunzia (imposta, peraltro, -dall'incalzare degli eventi) dei Baroni ai diritti feudali nel 1812; e -finirono ai moti siciliani del 1860; onde più tardi le nuove idee e -riforme sociali. - -Come e per quali espedienti abbia io potuto dettare questo _Palermo_, -parrà solo in parte dalle citazioni a piè di pagina. Dico «in parte», -perchè esse son le poche indispensabili a confortare le notizie da me -accennate. Se tutto quel che dico avessi dovuto documentare, le note -avrebbero affogato il testo, ed io avrei scritto non già un libro pel -gran pubblico, che cerca fatti in forma spigliata, ma un'opera per più -ristretto cerchio di persone. - -Atti, Provviste, Bandi del Senato Palermitano nell'Archivio del Comune, -documenti svariati nell'Archivio di Stato, registri ed elenchi nella -Congregazione dei Bianchi ed in alcuni Reclusori, carte e manoscritti -d'ogni genere, e soprattutto diari non mai fin qui posti in luce (per -non citare se non le cose inedite) del Torremuzza, del D'Angelo, del -Camastra, e dell'inesauribile Villabianca[1] son le fonti alle quali ho -largamente attinto. Da questo, le moltissime vicende, ed i fatti, per -certi argomenti, nuovi, che io son riuscito a mettere insieme. Ma il -soffio della vita del momento, non avvertito, perchè ordinario ed -abituale, dalla vigile Polizia, dal provvido Senato, dal severo Governo, -dai diligenti diaristi, io non ho potuto altrimenti raccogliere che -tenendo dietro ai forestieri venuti tra noi. Le loro impressioni nessuno -fin qui mise a profitto nello studio dei costumi e delle condizioni -della civiltà nel secolo XVIII, nonostante che un illustre storico lo -avesse autorevolmente raccomandato[2]. - - [1] A ben giudicare dell'immenso _Diario Palermitano_ di quest'ultimo, - giova sapere che la parte finora stampata nella _Biblioteca_ del Di - Marzo giunge solo all'anno 1784, e che i 17 anni rimanenti, fino al - 1801, vigilia della morte dell'Autore sono compresi in ponderosi - volumi mss. di ben 6584 pagine in-folio, che io ho spogliati al - pari di centinaia d'altri volumi, egualmente manoscritti, - dell'antico prezioso Archivio del Senato di Palermo. - - [2] I. _La Lumia_, _Viaggiatori stranieri in Sicilia nel sec. XVIII_: - in «Rivista Sicula», a. III, v. VI, pp. 20-39. Palermo, Luglio - 1871. - -I trenta e più viaggi dell'ultimo terzo del settecento, distribuiti in -meglio che cinquanta volumi pubblicati all'estero e non sempre -reperibili, contengono preziose e quasi tutte sicure notizie di -costumanze, pratiche, scene, qua e là vedute e udite da uomini colti, i -quali da curiosità mossi, con gravi disagi, ingenti spese, pericoli -immensi erano venuti a visitare un paese tagliato fuori del consorzio -d'Europa, e rappresentato come l'ultima Tule. Qui essi non compievano -inchieste in una sola settimana, come oggi purtroppo usa, correndo, -volando con la vaporiera da Messina a Taormina, a Catania, a Siracusa, a -Palermo, e viceversa, facendo escursioni a Girgenti, a Segesta, a -Selinunte, ed interrogando i primi sfaccendati che s'incontrino nella -piazza, o i primi malcontenti d'una amministrazione comunale del giorno. -Essi invece si fermavano mesi e mesi girando, visitando attentamente -ogni cosa, in portantina, su muli, a piedi, e patendo sovente il -digiuno, il freddo, lo scirocco e gli inenarrabili supplizi delle -osterie e dei fondachi. - -E però non fu solo Goethe colui che, è stato detto, scoperse la Sicilia -ai Tedeschi. Le sue lettere del 1787 non videro la luce prima del -1817[3]; e le dolci carezze tra le quali egli durante la primavera di -quell'anno si cullò nella città mollemente adagiantesi ai piedi del -Pellegrino, rimasero lungamente ignote. Prima e dopo di lui, durante -cinque, sei lustri, percorsero, descrissero la Sicilia -- Palermo -soprattutto -- i suoi connazionali Riedesel, Salis Marschlins, Stolberg, -Reith, Hager[4], e quel Bartels, che, tanto ingiustamente da tutti -dimenticato, ha il maggior diritto alla considerazione di ogni buon -siciliano. La percorsero il danese Münter ed il viennese de Mayer e, -prima di Swinburne, l'inglese Brydone, che del suo soggiorno tra noi -offriva il primo modello di viaggio nell'isola con intendimenti moderni. -Il suo _Tour_ ebbe una dozzina di edizioni, versioni e riduzioni[5], -nonostante il controllo che volle farne il Conte de Borch. - - [3] _Italiänische Reise_, Stuttgart und Tübingen, 1816-1817. - - [4] [Nell'errata corrige in fondo al secondo volume l'A. avvertì che - «Hager, oriundo tedesco, era milanese»]. - - [5] Vedi _D'Ancona_, _Saggio di una Bibliografia di viaggi_, che segue - alla edizione del Viaggio in Italia di M. de Montaigne, p. 582, e - la mia _Bibliografia delle tradizioni popolari in Italia_, nn. - 3651-3661. - -Nè ciò è bastevole: oltre le cose non originalmente descritte da Audot e -da de la Porte, i francesi de la Platière, Houel, de Saint-Non, de Non, -Derveil, Sonnini, d'Espinchal, e gl'italiani Onorato Caetani, E. Q. -Visconti e Rezzonico, assai cose descrissero delle molte che videro, e -videro quelle che i siciliani non guardavano, come vecchie e non degnate -di attenzione. - -A tutti questi viaggi io ho avuto la fortuna e la pazienza di far capo -con insperato frutto; e le affermazioni di essi ho potuto controllare, -corroborare e compiere con testimonianze d'altro genere: quelle dei -poeti contemporanei. - -Giovanni Meli, cui vieti pregiudizi d'oltremonte non ha fatto mai -spassionatamente guardare in uno dei principali suoi aspetti, è il primo -gran pittore morale dell'età sua. Nessuno più coraggiosamente, più -argutamente di lui rilevò il guasto dell'ambiente e della società -d'allora; nessuno fu più realista del Meli, cui, solo nel 1874, nella -sua patria nativa, presso alla cattedra nella quale il simpatico poeta -insegnò, un improvvisato professore d'Università dovea con audacia senza -limite battezzare «arcade di buona fede!». - -Se io sia riuscito a ricostruire nelle multiformi sue manifestazioni la -vita di Palermo nei giorni del suo vero o fittizio splendore, quando -questa vita per ineluttabile necessità di eventi si disponeva a -cangiamenti radicali, giudicheranno coloro che vorranno seguirmi nella -rassegna, forse apparentemente severa, ma sostanzialmente spregiudicata, -di ciò che facevano, di ciò che pensavano, di ciò che volevano i nostri -bisnonni. - -Chi ha visto con quanto ardore e con quanta coscienza io mi sia -preparato per conoscere appieno ed intimamente questo passato, mi terrà -conto, se non altro, del buon volere e del mio culto per le memorie -storiche della Sicilia. - - _G. Pitrè._ - -Palermo, 10 Febbraio 1904. - - - - - _Capitolo I._ - - - _STATO POLITICO ED ECONOMICO DELLA SICILIA NELLA SECONDA METÀ DEL - SETTECENTO._ - -Chiamato al trono di Spagna Carlo III, la doppia corona di Napoli e di -Sicilia passava al minorenne figliuolo di lui, Ferdinando[6]. Le riforme -iniziate dal sapientissimo Principe venivano proseguite e fecondate -dall'accorto Ministro Tanucci, educato ai principî di Montesquieu e di -Hume: e l'Isola avviavasi ad altre riforme economiche, civili, sociali -per quanto lo consentissero i tempi, a grandi novità poco disposti e -pieghevoli. - - [6] Anno 1759. - -La lieve scossa recata alla istruzione pubblica dalla espulsione dei -Gesuiti (1767) veniva riparata dal savio provvedimento che assegnava il -cospicuo patrimonio della Compagnia alla beneficenza, agli studî ed alle -scuole che dappertutto si aprivano. Ustica e Pantelleria, approdo temuto -di barbareschi, si venivano colonizzando. Le imposte, già lasciate alla -capricciosa violenza di avidi appaltatori, passavano al Governo, che men -dura dovea renderne la riscossione. Si abbandonava il monopolio dei -grani e del tabacco; ed intanto che miglioravasi il Monte di Pietà, si -volgeva l'animo alla censuazione dei beni comunali; e, per quelli della -chiesa richiamavasi la legge dell'_ammortizzazione_ di Federico II lo -Svevo: richiamo seguìto, a breve distanza, dal divieto ai chierici di -farsi agenti nei tribunali. - -L'abolizione del S. Uffizio riempiva di gioia anche gli stessi -ecclesiastici. - -L'opera di rinnovamento progrediva rimediando a vecchie ingiustizie. - -Dignità e titoli, sotto il dominio spagnuolo smisuratamente cresciuti -nel ceto nobile, si trovavan di fronte al ceto medio, che guadagnava in -diritti civili assurgendo a dignità non prima raggiunta. Molte -disuguaglianze e prerogative alla medio evo cadevano in oblio; e la -libertà e la indipendenza personale gradatamente si affermavano. Ai -vassalli, numeri senza personalità, senza ordine, senza grado, -concedevasi facoltà di lavorare fuori del territorio del signore: -concessione addirittura rivoluzionaria in un tempo in cui nessuno di -essi potea, senza permissione del Barone, trasportare da un luogo -all'altro il proprio prodotto, nessuno allontanarsi dalla sua -residenza[7]. Toglievasi per tal modo vigore a certi diritti angarici e -contrattazioni di servigio, traducentisi, quelli in monopolî -commerciali, queste in servitù personale. In altri termini, se il -feudalesimo vigeva, gli abusi ne erano in gran parte aboliti, e la -capacità giuridica delle persone rimaneva appena limitata dai vincoli -che tuttavia inceppavano gli agricoltori nelle terre feudali, e che in -ogni occasione venivan prescritti o almeno mitigati[8]. - - [7] _La Mantia_, _Storia della Legislazione civile e criminale di - Sicilia_, v. II, p. I, cap. II, p. 116. Palermo, 1874. - - [8] _Palmeri_, _Saggio storico e politico sulla Costituzione del Regno - di Sicilia infino al 1816_, cap. V, p. 57. Palermo, 1848. -- - _Gregorio_, _Considerazioni sopra la Storia di Sicilia_, v. I. - Palermo, 1861. - -Intanto che promoveasi la costruzione di legni nell'Arsenale di -Palermo[9], si deliberava quella di otto grandi strade rotabili per -oltre 700 chilometri (1778), ma il voto dovea attender dell'altro il suo -compimento. - - [9] _A. Sansone_, _Storia del R. Istituto Nautico_, p. 2. Palermo, - 1892. - -Un intrigo di Corte spingeva nuovo Vicerè in Sicilia Domenico -Caracciolo[10], il quale, informato alla politica anti-feudale ed -anti-ecclesiastica del Tanucci, usanze e pratiche arditamente, benchè -non sempre ponderatamente, affrontava; pur qualche volta costretto a -ritornare sopra i suoi decreti o per revocarli o per ammollirne la -durezza. - -[10] _Lettres sur l'Italie en 1785. Nouvelle édition_, t. II, lettr. - CVIII. À Lausanne, Mourier 1790. - -Tra energici richiami forzatamente riducevasi dal 5 al 4% la rendita che -lo Stato pagava per soggiogazioni; e se per alcun grave interesse di -casta i tre bracci del Parlamento, quasi sempre uniti, erano in alcune -quistioni in disaccordo tra loro (come quando il baronale chiedeva una -legge contro il lusso e l'ecclesiastico un regolare catasto che -comprendesse i beni ecclesiastici e feudali), l'accordo regnava sempre -completo in tutto ciò che fosse bene del paese, e che servisse ad -infrenare l'autorità regia o viceregia prevalente alla parlamentare. -Laonde unanimi si opposero al Caracciolo medesimo, che il Parlamento -volea chiamato _congresso_, e _contributi_ i donativi (1782). - -Sotto le terribili impressioni del tremuoto del 1783, Messina, ridotta a -desolazione, otteneva il porto franco: provvedimento non bastevole a -distruggere, ma efficace ad attenuare le conseguenze dell'immane -disastro. - -Mentre da un lato si proponeva il censimento dei beni feudali, -dall'altro si restringeva -- sgradito colpo alla feudalità -- il mero e -misto impero, che ogni dì si stremava di forze. - -Dello scoppio dell'89 in Francia, la Sicilia, per ragioni feudali, -civili, ecclesiastiche diversa da quella, non si risentì gran fatto; -perchè se in Francia il terzo stato abbatteva nobiltà e clero, in -Sicilia, clero e nobiltà sostenevano i diritti del Parlamento, qualunque -essi fossero e per quanto logorati dalle leggi e dal tempo. -L'aristocrazia e gli ecclesiastici aveano in sè tanto da esser giudicati -liberali; la potestà regia, per assoluta che fosse, rompeva contro tutto -un ordinamento, ch'era guarentigia dei diritti della nazione -siciliana[11]. - -Quale codest'ordinamento, non è chi non sappia. Per antico istituto, non -prima che la proponesse il Parlamento poteva il Re decretare una legge; -nè decretata, derogarvi da sè; nè, se penale e non proposta dal -Parlamento, farla valida per più d'un anno[12]. Il Re stesso, soggetto -alle leggi dello Stato, non avea facoltà di far cosa che tornasse in -pregiudizio delle Costituzioni, essendo lecito a' custodi di esse fin lo -impedire la esecuzione dei sovrani decreti[13]. Le basi della monarchia -riguardavano come incompatibile presso i privati l'esercizio del mero e -misto impero: e le concessioni che si vantavano, erano precarie ad -arbitrio del Re[14]. Ovvio pertanto il supporre come nessuna gravezza -potesse dal supremo Capo dello Stato imporsi senza il suffragio del -Parlamento, salvo che non intervenissero certi casi stabiliti da Giacomo -d'Aragona; e medesimamente come nessun mutuo coattivo di danaro e di -generi, non istimato necessario da quello, potesse dal monarca -decretarsi[15]. - -[11] _F. Maggiore-Perni_, _La Popolazione di Sicilia e di Palermo dal X - al XVIII secolo_, cap. XIX. Palermo, 1892. - -[12] Cap. 418 Regis Alphonsi; Cap. 59 Regis Johannis. - -[13] Cap. III Regis Friderici II; Cap. XXIX Regis Martini; Cap. XXXIX, - CMVII, CMXXXVI Regis Alphonsi; Cap. VII, CXLV Caroli V. Imp. - -[14] Constitut. _Ea quae ad speciale decus_ Friderici Imp.; Cap. X Regis - Martini; Cap. CCCLVII et CMXXIX Regis Alphonsi; Cap. CXXVI Regis - Ferdinandi II; Cap. XX, LXX, CCXXXIV Caroli V Imperatoris; Cap. - XCIV Regis Philippi I. Vedi nella nota seguente l'opuscolo del - Ventura. - -[15] _F. Ventura_, _Dei Diritti della Sicilia per la sua nazionale - indipendenza_. Seconda edizione, pp. 47-48. Palermo, dalla R. - Stamperia, marzo 1821. - -Alle cariche dello Stato volevansi preferiti gli uomini virtuosi. Il -Parlamento, sola autorità di punire i delitti dei magistrati e di altri -pubblici funzionarî[16]. Condizione poi notevolissima: il Governo non -avea un esercito; la forza era nelle mani del popolo. - -[16] _Ventura_, loc. cit. - -Quale diversità di ordinamenti da quelli di Napoli! E frattanto quale -disparità di trattamento per opera del Governo centrale! - -Un testimonio non sospetto di sicilianesimo, dopo di aver visitata nel -1778 l'Isola, scriveva: - -«Questa bella parte dei dominî del Re di Napoli, dove fiorisce un -milione di uomini; alla quale la natura prodiga i suoi tesori; che in -altri tempi nutrì i Romani, e che ad Atene, a Roma, all'universo intero -diede d'ogni ragione capolavori d'arte, è da secoli abbandonata ai -Vicerè ed all'Etna! I Siciliani son ritenuti a Napoli come stranieri; -alla Corte, come nemici. Si crede che vessarli sia governarli, e che per -averli sudditi fedeli se ne debba fare schiavi sommessi. La Sicilia è -dal Ministero riguardata come un'escrescenza incomoda; la Corte non vede -se non Napoli»[17]. - -[17] _Lettres sur l'Italie_, ecc., t. II, lettre CVIII. - -Nel 1795 scendevano i Francesi in Italia: e nobili ed ecclesiastici -profondevano denaro ed armi per difendere il paese. Solo pochi -ardimentosi cospiravano a favore dei Repubblicani d'oltralpe, -impromettendosi per siffatto espediente il bene dell'Isola; ma il nobile -tentativo aveva il suo epilogo nel taglione di F. P. Di Blasi e nel -capestro dei suoi compagni. - -Stremato per gli ultimi donativi ordinarî e straordinarî lo Erario, un -decreto del 1798 imponeva la consegna degli ori e degli argenti delle -chiese e dei privati, il compenso dei quali assicurava con mendaci -promesse. Larghe e tutt'altro che cordiali le consegne, ma alla bisogna -insufficienti: quando il 26 Dicembre, inattesa, sbigottita, chiedente -asilo, giungeva la Corte. - -Da quarant'anni Ferdinando III regnava in Sicilia, e in quarant'anni non -s'era mai sognato di mettervi piede. Nel 1792 il milanese Gorani avea -detto: «I Siciliani si dolgono che il loro Re non li abbia mai visitati, -che non siasi mai messo in grado di conoscere i loro mali, che li lasci -vegetare sopra un suolo pel quale soltanto la natura ha fatto -tutto»[18]. Quattr'anni dopo le cose erano immutate. «I Siciliani, -osservava Hager, non vedono il loro Re, che pur vorrebbero vedere, e pel -cui figliuolo [Francesco I] è stato preparato il palazzo reale di -Palermo. Ferdinando viaggia per Genova, per Vienna, per Francoforte; ma -non viene mai in Sicilia. Egli rimanda sempre questa venuta, e così è -passato tanto tempo»[19]. Quando venne, un'eco sgradevole di Napoli -rimpiangeva aver egli barattata la vecchia residenza di terraferma con -la nuova dell'Isola![20]. - -[18] _Gorani_, _Mémoires secrets et curieux des Cours, des gouvernements - et des moeurs des principaux états de l'Italie_, t. I, p. 456. A - Paris, 1793. - -[19] _Hager_, _Gemälde von Palermo_, pp. 210-11. Berlin, 1799. - -[20] _Notizia della città capitale delle due Sicilie e della Residenza - della Real Corte durante i due regni sotto un sovrano_, 1799. - Palermo, Solli. - -No, non si poteva essere più ingiusti verso la Sicilia generosa! - -Non ostante il lungo, semi-secolare rinnovamento che abbiamo fugacemente -seguito, preludio della vita del secolo XIX, l'Isola rimaneva in tale -depressione morale e materiale che a noi tardi nepoti parrà quasi -incredibile. Palermo, la stessa Palermo, partecipava a quella condizione -di cose, triste e dolorosa ad un tempo, nella quale di fronte alla -sprezzante ricchezza brancolava dimessa la povertà; accanto alla -dottrina profonda balbettava la crassa ignoranza. Quivi il culto sublime -della Divinità si confondeva con la superstizione delle pratiche, lo -smagliante corteo nuziale s'incontrava nel Cassaro col lugubre -cataletto: e con periodica, alterna vicenda si urlavano sguaiate canzoni -carnevalesche e si biascicavano paternostri di quaresime penitenti: e -recenti licenze di usi venivan cozzando contro viete restrizioni di -consuetudini, e leggi severe contro applicazioni negligenti, ed -aspirazioni sincere al bene contro accidiose attuazioni di esse. - -Gli è che tutto un avanzo increscioso di abusi e di miserie gravava -sulla società. La forma del reggimento interno, rimettendo al Parlamento -la spartizione delle imposte, non tutelava abbastanza l'infima classe da -aggravî talvolta superiori alle sue forze. Se nobili e civili ne aveano -il modo, la povera gente non poteva sopportare pesi, i quali, come -quelli de' Baroni alle loro terre, incombevano alle città; dove, come -dappertutto, pel comun difetto di agricoltura, di sicurezza, di -commercio, di comunicazioni, di pubblica igiene, miserrime eran le -condizioni, rese anche intollerabili dalla mancanza di un codice, dalla -cattiva amministrazione della giustizia, non sempre controllata nè -sempre controllabile da un magistrato esaminatore della condotta dei -ministri del Regno[21]. - -[21] _Bartels_, _Briefe über Kalabrien und Sicilien_, III. Bd., 824-26; - II. Bd., 220. Göttingen, Dietrich, 1789 e 1792. - -Oh come avea ragione quel patriotto siciliano che nel 1790 diceva a J. -H. Bartels: «Il suddito dell'Isola è tutt'altro che lieto. Se egli alza -per un istante il capo, un singhiozzo gli si sprigiona dall'animo!»[22]. - -[22] _Briefe_ ecc., III, 832. - - - - - _Capitolo II._ - - - _SU E GIÙ PER PALERMO._ - -Palermo era tutta circondata da bastioni e, ad ineguali distanze, da -porte. Gli uni e le altre, come alcune piazze e vie principali, -portavano e portano ancora nomi di Vicerè, che, poche eccezioni fatte, -non vi spesero mai un quattrino del proprio. - -Porta e via Macqueda, porta d'Ossuna, porta di Castro, porta Montalto, -porta Colonna, strada Toledo, strada Colonna (Marina), piazza -Caracciolo, e poi il bastione Vega, il bastione Gonzaga, il bastione -Montalto, la via Albuquerque son testimoni di questa piacenteria o -servilità, nella quale, _spinte_ o _sponte_, il Senato toglieva a sè ed -ai suoi concittadini il vanto di un'opera edilizia od estetica. - -Anche le vice-regine vi aveano la parte loro: e porta Felice e la Villa -Giulia ricordano la prudente Felicia Orsini e la pompeggiante Giulia di -Avalos, mogli dei due Marcantonio Colonna: il primo del secolo XVI, il -secondo del XVIII. - -La gente però, non guardando a certi battesimi officiali, consacrava, -salvo rari casi, quelli da essa originariamente creati per circostanze -di tempo e di luogo. Laonde la via Macqueda diceva e dice _Strada -nuova_, quasi per distinguerla dalla vecchia, che per antonomasia è -sempre il _Cassaro_; piazza Vigliena, _le Quattro Cantoniere_; piazza -Caracciolo, il _Garraffello_; la strada Colonna, _Marina_; la Villa -Giulia, _Flora_; la via Albuquerque, strada _Cappuccini_ ecc. Un giorno -del 1822 il viaggiatore tedesco Tommasini, montando sopra una -carrozzella, ordinava al cocchiere che lo conducesse a via Toledo, ed il -cocchiere, senza tanti complimenti gli rispondeva: _Niente via Toledo; -niente via Toledo; si chiama Cassaro._ - -Come allora così anche adesso la città chiusa era divisa in quattro -rioni o _quartieri_: Albergaria, Siralcadi (Monte Pietà), Kalsa -(Tribunali), Loggia (Castellammare), il più piccolo tra' quattro rioni. -Con uno sforzo di fantasia archeologica questi si volevano considerare -come altrettante città, divise dal Cassaro e dalla Strada nuova ed -abbracciantisi in naturale amplesso alle Quattro Cantoniere, dette _di -Palermo_ per distinguersi da quelle _di campagna_, ribattezzate or non è -guari, al chiudersi dell'ottocento, piazza Regalmici per quell'Antonino -Talamanca-La Grua, marchese di Regalmici, che ne fu l'ardito autore, e -che ora si presta a certi bisticci della cittadinanza palermitana, -contrariata dal recente titolo sostituito al primitivo. - -Questo Pretore (giacchè il Talamanca-La Grua fu uno dei più rinomati -Pretori di Palermo), agitato dal desiderio incessante di nobilitare la -città, non si dava riposo: ed ora con un disegno, ora con un altro, -ordinava il lastricamento della Strada nuova, dal palazzo Castelluzzo in -sopra; ed il prolungamento della via fuori la porta Macqueda fino al -Firriato di Villafranca (cominciamento di via Libertà). Forte del -sostegno del Vicerè, moltiplicava la sua energia: e in un giorno faceva -man bassa sopra tutto un giardino e sopra una casa, costringendo le -monache delle Stimmate a rifare sul modello di porta Felice porta -Macqueda, fino allora piccola quanto S. Agata; abbatteva le principali -tettoie (_pinnati_) delle botteghe, le quali toglievano ai cittadini -agio di passare ed a chi vi entrava, aria e luce; accorciava i banchi -sporgenti dagli usci dei venditori; costruiva selciati dove non ve ne -fossero, ne ricostruiva, anche a spese dei privati, dove fossero già -sciupati. - -Non basta: tracciava la via oggi detta Stabile, e fino al 1860 _Ciccu di -Palermu_, e lasciando ai Quattro Canti da lui formati due lapidi ed otto -sedili ora scomparsi, si spingeva, rasentando a sinistra il Firriato di -Villafranca (Giardino Inglese, o via della Libertà), verso la via del -Mulino a vento. Ed intanto che un terreno montuoso e selvatico -convertiva nella deliziosa Villa Giulia, livellava piazze, sventrava -cortili, collocava fontane, ricorrendo, ove incontrasse resistenza, alla -mano militare. - -Il Senato, per forza di passività, lasciava fare, e forse mentre -approvava davanti il Regalmici, mormorava dietro a lui per tante e così -grosse spese, alle quali non rispondevano le entrate. I contribuenti, -d'altro lato, stanchi delle gravezze ogni dì crescenti, una mattina -facevan trovare alla porta maggiore del Palazzo Pretorio (Municipio) -questo cartello: - - Nun cchiù Villa, 'un cchiù funtani: - Ma bon vinu, carni e pani. - -Dicono che ogni rione avesse uno stemma suo: l'Albergaria, un serpente -verde in campo d'oro; Siralcadi, Ercole sbranante un leone; la Loggia, -l'arme di Casa d'Austria; la Kalsa, una rosa. Chi voglia sincerarsene, -vada alla microscopica piazzetta del Garraffo all'Argenteria vecchia, e -li troverà scolpiti in marmo, sotto la trisecolare statua del Genio di -Palermo, dei tempi di quel Vicerè Caetani, Duca di Sermoneta, che fu -soprannominato: _Duca di far moneta_ (1663-1667). - -Vero o no questo affare delle quattro cittadine stemmate, certa cosa è -che ogni rione avea una santa patrona propria: l'Albergaria, S. -Cristina; Siralcadi, S. Oliva; la Loggia, S. Ninfa; la Kalsa, S. Agata. -La vergine Rosalia, santa sopra le sante palermitane, troneggiava su -tutti i rioni. Ora nel dubbio, che la notizia possa o non comprendersi, -o dimenticarsi, è bene guardare le Quattro Cantoniere, la fantastica -«Piazza del Sole» dei nostri iperbolici scrittori antichi, e si vedrà -che la santa torreggiante dall'alto dei quattro lati è la protettrice -del quartiere; sotto di lei, è un re di Spagna; sotto il re di Spagna, -una delle quattro stagioni: le beate del cielo, i beati della terra -(allora sì che potevano dirsi tali i re: e Carlo V si compiaceva che il -sole non tramontasse mai nei suoi Stati), i simboli delle quattro parti -dell'anno. - -Sia che si voglia, i rioni differivano tra loro per indole, costumi, -occupazioni, pronunzia. Anche oggi la vita e la parlata dei Kalsitani è -un po' differente dalla vita e dalla parlata dei Brigarioti e dei -Sampietrani. Per siffatti caratteri, che formavano un distacco tra -palermitani e palermitani, nel secolo XV gli abitanti di un quartiere -erano in relazioni niente cordiali, anzi assolutamente odiose, con gli -abitanti di un altro; ed il Senato nel 1448 otteneva da Alfonso de' -capitoli contro gl'ingrati disordini giornalieri[23]. - -[23] _De Vio_, _Privilegia urbis Panormi_, a. 1448, p. 308, n. 2. - Panormi, MDCCVI. -- _G. Alessi_, _Notizie della Sicilia_, n. 75. - Ms. Qq. H, 44 della Bibl. Comunale di Palermo. - -Nel Gennaio del 1776 si fu a un pelo d'incorrere in un grosso guaio per -una sassaiuola che dovea impegnarsi tra monelli di mestieri diversi[24]. - -[24] Vedi il cap. _Maestranze_. - -Una distinzione tra' nativi di questi quartieri non è così facile come -la divisione della città nei quartieri medesimi. V'hanno caratteri -etnici comuni a tutti e quattro, e ve ne hanno di particolari, che pure -qua e là si vennero intrudendo e confondendo, e che ora a somma fatica -potrebbero sceverarsi. I Kalsitani, per esempio, se uomini, son -pescatori; se donne, ricamatrici; e quando all'una ed all'altra -occupazione non son più adatti, i vecchi rammendano reti, che servono -pei loro figli; le vecchie fanno funicella di cerfuglione[25]: gente, -dal più al meno, tranquilla, che solo due volte ha fatto parlare di sè: -nel 1647, durante la sollevazione del Masaniello di Palermo, Giuseppe -D'Alesi, e nel 1770, quando le donne kalsitane, messe con le spalle al -muro dal Senato, che voleva costringerle ad una tassa sulle aperture -delle case, si adunarono furenti sulle Mura delle Cattive, e con grida -da spiritate e manate di fango dimostrarono contro il Pretore Duca di -Cannizzaro, andato per la solita sua passeggiata alla Marina. - -[25] _Maria Pitrè_, _La Kalsa e i Kalsitani in Palermo_. Palermo, 1903. - -Specie di colonia di pescatori della Kalsa era la frazione di S. Pietro -nel rione della Loggia, che poi con quella venne a poco a poco -formandone un'altra, parte di pescatori, parte di marinai, nel Borgo, -dove i Lombardi, per ragioni di commercio, facevano vita propria. - -Ma dalla Kalsa propriamente detta alla Corte Pretoria (Municipio) ed a -porta di Vicari (S. Antonino) quant'altra gente, diversa per indole e -per occupazioni! - -Lattarini coi suoi fondaci aperti a tutti i mulattieri dell'Isola -bastava sola per richiamare a costumi del tutto medievali ed al ceto -meno colto, anzi addirittura incolto, dei comuni anche prossimi a -Palermo. - -La gente dell'Albergaria anche oggi ha la non buona riputazione di -litigiosa: e _brigariotu_ vale persona che non tenga peli in bocca, che -non si faccia passare mosca al naso, che non rifugga dallo attaccar -briga per un nonnulla: il rovescio della medaglia delle persone della -Kalsa. Un po' lontanamente nelle inclinazioni medesime tenevan dietro -alle persone dell'Albergaria, quelle del Capo nel quartiere di -Siralcadi. - -Siamo alla Kalsa e vogliamo percorrerla un tratto. - -Nelle vie dell'Alloro e di Lungarini, a pochi passi dai tuguri della -povera e rassegnata gentarella che vi si addensa, sono palazzi dalle -ampie ma semi-buie corti, dai riposati scaloni, dalle luccicanti sale, -ove i Marchesi Abbate, della Sambuca, di S. Gabriele, di Bonagia, -lussureggiano di magnificenze. I credenzieri vi hanno le loro case, la -loro chiesa i cocchieri, che nella processione del Venerdì Santo -affermano la loro prestanza fisica e la aristocratica dei loro padroni -nelle dorate livree e nelle bianche parrucche. - -Ecco il monastero della Pietà, già palazzo Abbatellis, dalla strana, -unica sua porta d'ingresso (sec. XV); ove pietose monachelle ogni anno, -al domani di Pasqua, non tralasciano di recitare in suffragio degli -Angioini freddati nel Vespro Siciliano l'uffizio dei defunti. - -Imboccando la strada Butera, il palazzo di questo nome, ultimamente -ingrandito con lo spazio del demolito baluardo del Tuono[26], e che si -ingrandirà ancora dell'altro (1798) verso porta Felice, accoglie con -isplendore reale ed ospitalità tutta siciliana sovrani e principi, -ambasciatori e ministri. La via è come ostruita dalla parrocchia di S. -Niccolò Anita la Kalsa, la quale ad oriente guarda porta Felice, ed a -tramontana l'ospedale di San Bartolomeo. Fissiamolo bene questo cimelio -d'arte innanzi che il tempo lo spazzi. - -[26] 3 Marzo 1768. «La casena, ossia baloardetto di Porta Felice, a lato - la strada Colonna (Marina, Foro Italico) fu concessa dal Senato ad - Ignazio Lanza-Stella, Duca di Camastra, figlio del Pretore Principe - della Trabia». _Villabianca_, _Diario della città di Palermo_, in - _Biblioteca storica e letteraria di Sicilia_, di G. Di Marzo, v. - XIX, p. 88. Palermo, L. Pedone Lauriel. - -L'architettura medievale dell'Isola v'impresse la delicatezza delle sue -linee. La finestra sulla porta d'entrata gareggia con quella di S. -Agostino. Il campanile ha sagome che ricordano quelle della Cattedrale -coi loro archi dolcemente acuti e le ogivali di purezza inappuntabile. - -Guai se il cav. Fuga vi mettesse gli occhi! - -Tutte le cure del Senato nel chiamarvi i più eletti parroci, nel -mantenervi il culto più attivo[27], non impedirebbero ch'egli vi -ripetesse, come _in corpore vili_, l'opera devastatrice del maggior -tempio della Capitale[28]. - -[27] Il Senato si occupava con manifesta predilezione della casa del - Parroco, della rifusione delle maggiori campane e d'altro che - accrescesse il lustro di questa parrocchia. Vedi nell'Archivio - Comunale di Palermo gli _Atti del Senato_ medesimo, a. 1789-90, p. - 79; 1797-98, pp. 46 e 53; _Provviste del Senato_, a. 1796-97, p. - 380. - -[28] Ma ahimè! il tremuoto del 1823 ne rovinò una parte, ed il Governo - di Napoli, per alte influenze palermitane, permise la demolizione - di tutto l'edificio! - -Tre grandi palazzi, sorgenti sulla medesima linea e ad eguali distanze, -dalla parte orientale alla occidentale della città, dal basso all'alto, -furon teatri di avvenimenti drammatici nella storia cittadina: il -palazzo Chiaramonte, ora dei Tribunali, il Pretorio, e quello del -Vicerè, ora Palazzo Reale. - -Che epopea d'arte, d'avventure romanzesche, di fasti religiosi e civili -il palazzo Chiaramonte! Qui il fondatore Manfredi raccoglieva il fiore -del baronaggio siciliano, traendo legittimo vanto dalle geste -cavalleresche probabilmente della Casa Clairemont di Francia fatte da -lui dipingere nel soffitto del grande salone. Qui, vinto da Martino II, -lasciava sul palco la testa Andrea, uno dei quattro Vicari del Regno -dopo la morte di Federico III il Semplice, padre della minorenne Maria. -Qui il libidinoso vecchio Bernardo Cabrera Conte di Modica con comico -insuccesso assaliva la bella Regina Bianca di Navarra involantesi da lui -verso il Castello di Solante. Qui Luca Squarcialupo assediava il Vicerè -Ettore Pignatelli, e la plebe in rivolta uccideva e precipitava giù -dalle finestre i giudici della Gran Corte. Qui i piccoli Torquemada -degli uomini e dell'arte martoriarono temerarî ed isteriche, visionarî e -maliarde, e tagliarono architravi e ruppero colonne, che erano gioielli -della migliore architettura dell'epoca aragonese. Dal sommo del -prospetto rispondente sul Piano della Marina qui si precipitarono i -trasgressori delle leggi della pubblica salute nei giorni paurosi di -pestilenza. E qui, nelle notti scure e rigide d'inverno, quando il vento -vi fischia sinistro, par di sentire come cupi gemiti di sepolti vivi e -strida orribili di torturati e mormorii confusi ed imprecazioni feroci -di giocatori al Lotto, interrotte dal monotono battere dell'immenso -orologio, nel quale il poeta Meli ravvisò la grandezza dell'occhio di -Polifemo. - -Nell'andar su pel Cassaro, le vie laterali scompariscono al multicolore -bucato teso tra un balcone e l'altro, tra una ed un'altra finestra. E -non ci vuole di più per comprendere che si è in un paese del -mezzogiorno, se pure non lo accusi quell'attentato permanente ai piedi -dei passanti che è il ciottolato delle strade. - -A destra è sempre la chiesa di S. Antonio, centro della città, donde -partono gli avvisi dei generali Parlamenti del Regno e dei pubblici -consigli, e le chiamate impellenti degli uomini atti alle armi, quando -pericoli di corsari minaccino la sicurezza della vita e delle -sostanze[29]. - -[29] _Villabianca_, _Diario_, in _Biblioteca_, v. XX, p. 305. - -Più in su a sinistra sorge il Palazzo Pretorio con le sue tre porte, una -delle quali, quasi per irrisione, serba ancora l'antico motto: _Pax huic -domui._ - -E pace sia! - -In alto, sul cornicione, di fronte alla chiesa dei Teatini, furon sempre -di orrore due gabbie di ferro, nelle quali stavano chiuse le teste di -due giustiziati per delitto contro la fede pubblica e l'Erario del -comune: Francesco Gatto (1611) e Carlo Granata (1721), cassieri della -Tavola (Banco). - -La fontana del cinquecento è sempre lì maestosa, ma le sue statue, più -che scollacciate, ignude, offrono ancora le cicatrici dei nasi rotti per -una vendetta, dicesi, compiuta dai Messinesi[30], o dalla barbarica -abitudine dei monelli -- ed anche dei non monelli -- di guastare -cosiffatte parti nei simulacri in marmo. Ad un prelato della famiglia -Sermoneta di Roma, venuto a visitare Palermo (1773), fu assicurato la -impudicizia di quelle statue essere stata in parte corretta da un suo -antenato, (il Vicerè B. Francesco Caetani, dianzi citato) per riguardo -alle monache di S. Caterina[31]. - -[30] _Pitrè_, _Usi e costumi_, vol. II, pp. 351-54. Palermo, 1889. - -[31] _O. Caetani_, _Observations sur la Sicile, par Son Excellence Mgr._ - _Caetani_, _en 1774_, p. 5. Roma, 1774. - -Dal lato di S. Giuseppe rendevano una volta gaia la piazza i fiorai -della città, dagli antichi posti raccoglientivisi a giornaliero -mercato[32], caro ai devoti di chiesa e di galanteria, che andavano a -provvedersi di mazzolini da offrire a santi e a donne[33]. - -[32] _L. M. Presti_, _Nuova ed esatta Descrizione del celeberrimo fonte - esistente nella piazza del Palazzo Senatorio_ ecc., p. 44. In - Palermo, Epiro, 1737. - -[33] L'idea d'un mercato di fiori, che si vuole oggi tradurre ad atto in - Palermo, come si vede, non è nuova. - -Se non s'avesse fretta, potremmo guardare ad una ad una tutte le -particolarità di questo edificio, dal secolo XV a noi centro di vita -civile, religiosa e politica, teatro di grida di _Morte!_ al domani di -grida d'_Evviva!_ ad un medesimo personaggio. La visita ci stancherebbe -forse, perchè non poche son le curiosità da vedervi anche dopo -l'orribile scempio dell'Armeria perpetrato all'ultimo piano dalla -plebaglia pazza d'incosciente devozione pel suo Pretore Principe del -Cassaro nei tumulti del 1773. Non tutto, peraltro, potremmo visitare, -giacchè nel quartierino del Pretore non è permesso di metter piede: e -quello superiore della rappresentanza, dopo i tumulti, non è sempre a -tutti visibile come lo è l'urna dei privilegi di Palermo, specie di arca -santa messa sotto la tutela d'una immagine della Immacolata. - -V'hanno arazzi di squisita fattura e suppellettili di non ordinaria -bellezza, e tutto un corredo di argenteria, che attesta munificenza di -Pretori e dignità di Senato. E sopra, di fronte a S. Caterina, sono -ancora seimila tra archibugi grandi di archiglio e serpentina -(_zuffioni_), ed elmi e corazze e cimieri e bracciali ed altre armature, -buone a mettere in pieno assetto un esercito per la difesa della -capitale. - -Chi ne voglia, però, sapere qualche cosa si affidi al Torremuzza ed al -Villabianca, che gliene diranno per filo e per segno[34]. - -[34] _Gabr. Lancellotto Castello_, _Le antiche Iscrizioni raccolte e - spiegate_. In Palermo, MDCCLXII. -- _Villabianca_, _Palermo - d'oggigiorno_, v. I, p. 45, e _Diario_, in _Biblioteca_, v. XX, p. - 300; v. XXVI, pp. 376-77. - -Noi potremo solo esaminare il portico, a tutti consentito di guardare. -Vi sono statue in marmo: un David battezzato per Giovanni da Procida; un -uomo in abito consolare con una matrona allato, ricordo di non so che -lega tra Roma e Palermo: e che forse raffigura due coniugi romani. Un -magro genio di Palermo col motto _Fidelitas_ in uno scudo è sostenuto da -mezza colonna di porfido, e seduto sopra un sasso, col solito detto: -_Panormus conca aurea, suos devorat, alienos nutrit_: e vi sta fin da -quando il Pretore D. Francesco del Bosco lo esumava da luoghi sordidi -(1596). Nella medesima linea è un'urna cineraria, la cui recente -iscrizione, male imitante le forme antiche, vuol confermare la vantata -lega, essendo console per Roma in Sicilia Cecilio Metello. - -La gente però si ferma volentieri innanzi a due statuette ignude: e vi -si ferma non perchè tali, ma perchè ha sempre sentito narrare sul conto -loro una certa storia, un po' triste, un po' allegra, che serve -d'ammaestramento a chi abbia la tentazione di litigare. Il pittore -Houel, messosi un giorno a disegnarle entrambe ebbe raccontato: - -«Due fratelli piativano in questo Palazzo. La lite era di somma -importanza, e tutti tenevano gli occhi fissi su di loro. Inesprimibile -l'ardore che essi mettevano nella causa; l'agitazione, la fatica, la -contenzione d'animo influì tanto sul temperamento dell'uno, che, appena -udita la sentenza contraria, la sua statura s'accorciò improvvisamente -d'un piede; mentre fu così viva la gioia dell'altro che le sue membra si -allargarono, e di più pollici s'ingrossò la sua corporatura. Il duplice, -strano prodigio sorprese tanto che si pensò a far eseguire due simulacri -della grandezza dei due fratelli dopo la loro trasformazione: ed -eseguiti, si collocarono alla porta del Palazzo senatorio ad -ammaestramento dei litiganti; i quali, peraltro, non si correggono -mai»[35]. - -[35] Il David si perdette nel tremuoto del 1823, e col David il Mercurio - e le misure esistenti nell'atrio. Le gabbie di ferro, già vuote, - furon fatte togliere dal Principe Lanza di Scordia nel 1836, appena - nominato Pretore. Le teste, con le armi, erano state buttate giù - dalle finestre nel 1773. - -E dire che le due statue leggendarie rappresentavano, l'una un Antinoo, -l'altra un Mercurio! L'Antinoo è sempre lì al municipio; il Mercurio, da -buon mezzano, prese il volo[36]. - -[36] _Houel_, _Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de - Lipari_, t. I, p. 66. Paris, 1782. - - La leggenda venne testè con notevoli varianti raccolta dalla bocca - del popolo. Vedi _Archivio delle tradizioni popolari_, v. II, pp. - 547-49. Palermo, 1883. - -A scanso di molestie, nell'uscire non ci voltiamo nè a destra nè a -sinistra. Sui due lunghi sedili, a piè del palazzo, stanno accoccolati -straccioni e miserabili sollecitanti elemosine e grazie: e son già -troppi quelli che s'incontrano per la città, la quale ne è tutta invasa! - -Constatazione dolorosa: dal lato meridionale del monastero di S. -Caterina e del Palazzo Pretorio evidenti rimasero le tracce dello -sconsigliato tentativo di abbassamento del livello stradale. Voleva -togliersi il rialzo della piazzetta S. Caterina; e, scava, scava, dopo -dodici palmi di terriccio portato via, si scopriron le fondamenta dei -due edificî minaccianti rovina. Si gridò alla improvvida opera, e con -gravissima spesa del Senato dovette subito ricolmarsi il malfatto vuoto. -Malfatto, sì, perchè metteva a pericolo la solidità di antiche fabbriche -solo per vanità della Deputazione delle strade, e, sia detto senza -riserbo, per vantaggio d'uno di essa, il Marchese Giacona, il quale -avendo acquistato una casa nel piano di S. Anna, e riformatala, ad -ottenere il comodo di uscire in carrozza per la più corta via nel -Cassaro (salita Giudici, via S. Caterina, piazza Pretoria) sacrificava -al suo privato il pubblico interesse[37]; esempio pernicioso ai futuri -amministratori del Comune! - -[37] Questo nell'anno 1782, Vicerè il Caracciolo, annuenti il Regalmici, - il Castelnuovo, il Prades, il Cefalà, deputati per le strade! - _Villabianca_, _Diario_, in _Biblioteca_, v. XXVII, pp. 415-16. - -Torniamo alla piazza Vigliena, da poco stata proclamata nobile[38]. - -[38] _Atti del Senato_, a. 1775-76, p. 8. - -Otto altri sedili accoglievano altri disoccupati in attesa di chiamata. - -Chi per avventura si affacciasse dalla ringhiera della Casa dei padri -Teatini (S. Giuseppe), o da quelle del palazzo Jurato (oggi Rudinì), -Napoli, Gugino (Bordonaro), poteva bene indovinare, a certi loro -strumenti, che mestiere essi esercitassero. Ve n'erano con una cazzuola -in mano, e questi eran muratori; ve n'erano con grandi pennelli: -imbianchini; i falegnami aveano una sega; i fontanieri, una specie di -elmo di ferro in mano ed una martellina; i cocchieri, una frusta; e non -occorreva cercare insegne per i lacchè, i servitori, i barbieri, ed -altri oziosi forzati e volontarî, i quali davan la misura del disagio -delle classi operaie. Nel 1777 un ingegnere della marina francese li -trovò armati di spadini: il ciabattino dal grembiule di cuoio e dal -sudicio vestito; il parrucchiere dal sacco pieno di cipria. Inoltre -qualunque artigiano, uscendo di casa nel costume proprio del mestiere, -andava armato d'un'ampia e vecchia parrucca, sovente d'un paio -d'occhiali inforcati sul naso[39]. - -[39] _C. S. Sonnini_, _Voyage dans la Haute et Basse Égypte_, t. I, p. - 45. A Paris, Chez F. Buisson. An 7 de la République. - -Poco discosto, presso la chiesa di S. Giuseppe, s'aggruppavan preti e -sagrestani privi d'elemosina di messe e senza occupazione; ed al lato -opposto nella Calata dei Musici, la virtuosa canaglia, presso la quale -gironzolava questuando qualcuno dei «figliuoli dispersi» del -Conservatorio del Buon Pastore, in attesa di rientrare la sera nel pio -Istituto[40]. - -[40] _Costituzioni del Conservatorio del Buon Pastore dei Figliuoli - dispersi di questa Capitale_, pp. 9-10. In Palermo, MDCCXLVIII. - -Gente di bassa estrazione, facchini, lettighieri, si sarebbero cercati -invano qui. Gli uni stavano alla _posta di li vastasi_, nella via dei -Chiavettieri, presso la Vicaria, dove a quando a quando gridavano: _Cu' -mi chiama, cà sedu!_ i seggettieri, -- portantini di sedie volanti -- -nelle loro vie dell'Albergaria (Lomonaco-Ciaccio) e del Monte di Pietà, -e i _cancelli_, vetturali da soma[41], nei dintorni della chiesa di S. -Maruzza, che da essi prende il nome, nella piazzetta di S. Cosimo[42]. - -[41] _Canceddi_ erano appunto i guidatori di bestie da soma, così detti - dallo arnese a guisa di forbici che stava levato sul basto, e che - chiamavasi appunto _canceddu_. - -[42] _Atti del Senato_, a. 1790-91, p. 132. - -Mastro Bernardo Rusciglione, dalla sua classica panca vendeva nelle -Quattro Cantoniere acqua diaccia di estate, acquavite, centerbe, -_mmiscu_ d'inverno. E d'inverno, appunto, col piano della pavimentazione -delle vie, le piogge correvan giù impetuose al mare, e le Quattro -Cantoniere diventavano un lago, a traversare il quale, non bastando i -passaggi tenuti dal Senato[43], chi non era un disgraziato, si lasciava -caricare a spalla da uno dei tanti marangoni che per un grano a persona -facevan da S. Cristoforo. - -[43] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XX, pp. 270 e 274. - -Qualche viaggiatore, venuto a svernare tra noi, pensò di far sapere a -chi non se l'era mai sognato, che Palermo era una città divisa da un -fiume ed unita da ponti. Il fiume sarebbe stato l'Oreto; i ponti, a -vedere, i pezzi di legno di passaggio, dei quali era incaricato il -famoso mastro Agostino Tumminello! - -Se volessimo per un momento andare oltre, dovremmo sguisciare tra la -folla che assiepa la strada. Tanta gente parve ad un inglese maggiore di -alcune vie popolate di Londra[44]. - -[44] _J. Galt_, _Voyages and Travels_ ecc. _containing Observations on - Gibraltar, Sardinia, Sicily, Malta_ ecc. Second Edition, p. 20. - London, T. Cadell a. W. Davies, 1813. - -Più sotto incontreremmo «uno stuolo di mercatanti seguiti da una turba -più folta di piccioli rivenduglioli, o rigattieri, e traffichieri minori -di basse merci di comodo e di vantaggio alla povera gente». Troveremmo -sarti e calzolai lavorare all'aria aperta, proprio nel Cassaro, e in -tanto numero, da sorpassare ogni immaginazione; e, sparsi per terra, -libri usati e, in varie fogge distesa, roba vecchia[45]; e resteremmo -confusi alla ressa di altri venditori, i quali con panchette, -attaccapanni, tavole, sporte, paniere, canestre prendon posto sulle -sponde (marciapiedi); e qui, presso la Piazza, nelle quattro vie che in -essa convergono, più che mai all'apparato di stoffe e di abiti che -impedisce la vista, ed alle seggette (portantine) che barricano -dappertutto, alla moltitudine di uomini, ai quali solo da pochi anni, -per la riforma delle maestranze, è stata fatta libertà di gridar la roba -che spacciano, libertà non prima concessa[46]. - -[45] _C. Santacolomba_, _L'Educazione della Gioventù civile proposta ai - Figliuoli del R. Conservatojo del Buon Pastore_, p. 374. In - Palermo, MDCCLXXV. - -[46] Che cosa sia questa, ce lo dice il Santacolomba (p. 372): «Gente - civile che assiste al foro, agli scagni, alle officine di computo, - ai pubblici e privati archivj, alle dogane, ai rogiti di notaj, ed - a simili occupazioni». - -Sprigionatici appena, potremmo a destra e a sinistra guardare i grandi -palazzi, ai cui pianterreni son pannerie, botteghe, caffè, con entrate -inegualmente divise da basse colonne sostenenti l'architrave e sópravi -certi quartierini che sembrano gabbie da uccelli e sono abitazioni dei -pigionanti delle botteghe medesime. Non uno spaccio di grasce, non uno -di annona, non un'osteria od altro che non offra carattere di pulitezza. -Antiche, inviolate ordinazioni del Senato non ne consentono uno nei due -corsi[47]. - -[47] Nelle _Provviste del Senato_ del 1778-80, p. 521, è un ricorso del - Console e dei consiglieri d'una maestranza della città contro le - persone che vanno _bandiando_ (gridando per le strade) roba. - -Sopra le botteghe grandeggiano abitazioni di persone di foro e di toga, -di gente arrendata e di gente di penna[48]; nei «quarti (quartieri) -nobili», alti impiegati e magistrati del vecchio stampo, pei quali -abituale è lo spandere più del pingue stipendio, gaudenti dell'oggi, non -preoccupati del domani delle loro festaiole famiglie. Agli ultimi piani, -sotto i tetti, son le logge coperte dei monasteri, dove in ogni -spettacolo profano, in ogni grande solennità religiosa fiammeggiano -occhi irrequieti, sui quali più oltre senza secondi fini alzeremo -freddamente i nostri. - -[48] _Provviste del Senato_, a. 1782-83. - -In altre vie, di secondo, di terz'ordine, stanno di casa e di bottega -artigiani; dalla specialità dei loro mestieri prendono nome le vie: -Materassai, Sediari, Formari, Pianellari, Spadari, Cintorinai, Tornieri, -Gallinai. A brevi distanze singolare è il contrasto di vita e di -movimento. Silenziosi i vicoli dei Calzonai, dei Frangiai e dei Mezzani, -che pur danno sul Cassaro; stridenti quelli degli Schioppettieri, dei -Chiavettieri (magnani), e dei Cassari, che intronano le orecchie. - -L'ab. Meli raccomanda, rimedio infallibile alla sonnolenza, lo star di -casa ai Calderai, che è, secondo Galt, «il sito forse più tumultuoso di -tutta Europa», dove si ammassano «considerevoli blocchi di stagno per la -manifattura di lampade, forchette e di altri utensili da tavola e da -cucina»[49]. Nel medesimo rione (e deve esser la Kalsa) egli vede pure -una strada tutta di ricamatrici: ed il ricamo è su mussolino di -Caltanissetta, città produttrice di buona tela, come Palermo lo è di -nastri di ogni dimensione e colore per le centinaia di piccoli telai che -vi stanno in continuo moto. - -[49] _Galt_, _op. cit._, p. 20. - -Sconfortante peraltro è il pensare che molto, moltissimo venga -manifatturato all'estero su materie prime qui prodotte e da qui partite. -Un uomo d'ingegno fa osservare (1793) che l'olio siciliano è di gran -lunga inferiore al medesimo olio che, mandato fuori, ritorna depurato, -meno verde e più squisito; ed aggiunge: essere di pelle siciliana i -cappelli provenienti dall'estero, di potassa nostra i cristalli, di -canape nostra le funi, di lana nostra i panni, di seta nostra molte -stoffe[50]. Carte di archivî privati in Palermo confermano la -osservazione; se mai di conferma fosse bisogno. - -[50] _J. H. Bartels_, _op. cit._, III, pp. 827-28. - -E sì che questo è il paese nel quale il cav. de Mayer di Vienna trovò -della gente che sa fare un'ascia con una sega!... - -Andiamo avanti: piazza di Bologni! - -La statua di Carlo V pare la figura d'un cieco che s'appoggi al suo -bastoncello ed allunghi la mano andando tentoni. Ai suoi piedi cresce -dell'erba, ed alla base fan brevi apparizioni pasquinate che tutti -vedono e nessuno sa chi le attacchi: nè i servitori del Principe di -Belmonte che vi stanno di faccia (Palazzo Riso), nè i frati del -Carminello (Tribunale militare), nè i corrieri del Principe di -Villafranca, che vi stanno allato. - -Nell'andar su verso porta Nuova copriamoci gli occhi per non veder la -Cattedrale. Dal 1780 l'ingegnere Fuga vi perpetra restauri, che sono -complete trasformazioni. C'era presso i campanili, dal lato orientale, -una torre, ed egli l'ha convertita in cupolone quasi quanto quello di S. -Giuliano; c'erano, qui sulla piazza meridionale, tre ordini di merli e -di finestre, e li ha caricati di tredici cupole e cupolette per -altrettante cappelle edificate distruggendo i muri laterali lungo le due -navate laterali, e pel necessario sfondo alle cappelle guadagnando -terreno a mezzogiorno ed a settentrione. Le statue gaginesche del coro -le ha piantate innanzi queste cupole, e, sopravvanzandogliene, le ha -messe a fianco delle incoronazioni di Vittorio Amedeo e di Carlo III, -sotto il portico! C'era.... c'era tutto un tesoro d'arte siculo-normanna -e non ha avuto ritegno di sfigurarlo, disperdendone le parti più belle! - -E per tanto scempio, prima non permesso, poi voluto dalla Corte di -Napoli, si sono spesi centomila scudi, ed altrettanti se ne ritengono -ancora necessarî alla interna decorazione, nella quale neppure un arco -venerando sarà rispettato! E già si parla dell'opera con immenso -vantaggio, e si gongola al pensiero che per la festa del _Corpus Domini_ -del nuovo secolo (4 Giugno 1801) il ringiovanito, rifatto tempio verrà -riaperto al culto dei fedeli![51]. - -[51] Su questo doloroso argomento potrà leggersi la recente _Monografia - sulla Cattedrale di Palermo_ di Mons. _S. Di Bartolo_. Palermo, - 1903. - -Stringiamoci al monastero dei Sett'Angeli, e, senza guardare al -vandalismo dell'abside e del lato settentrionale del sacro luogo, -rasentiamo la chiesa della Incoronata, che vide giurare rispetto a -diritti siciliani sovente conculcati. Pietro d'Aragona, al domani del -Vespro, vi prese la corona. Alla porta del Palazzo arcivescovile sta -sempre attaccata un'elsa che ricorda quella con la quale Matteo Bonello -avrebbe squarciato il petto di Maione, triste ministro di più triste -sovrano (Guglielmo I). - -E siamo già nella maggiore piazza della città, in faccia al più grande -edificio: il palazzo vicereale. - -Anche dopo la scomparsa delle sue primitive torri, esso fu fortezza -custodita sempre da alabardieri, quando spagnuoli, quando tedeschi, -quando svizzeri, e munita di cannoni dominanti da solidi terrapieni la -città. Ogni parte di esso è un monumento, ogni monumento una pagina di -dolore, di fremiti, di dolcezze. - -Considerazioni diverse, liete e tristi, suscita la sala ove lo svevo -Federico II accoglieva il fiore dei dicitori in rima, e, contrasto -lacrimevole, le laterali carceri della torre _ioaria_ o _rossa_, ove per -ordine di lui venivan fatte morire d'inedia donne d'alto legnaggio, ree -d'esser mogli di baroni, veri e presunti ribelli[52]. Il Vicerè march. -de Vigliena per tutto suo piacere ruppe l'antica armonia dell'edificio. -Al domani della rivolta del D'Alesi, il card. Trivulzio, malevolo verso -il popolo, irriverente verso la chiesa, la fortificò di due baluardi -(1649) distruggendo il tempio della Pinta fondato da Belisario, capitano -di Giustiniano Imperatore: tempio rimasto celebre per l'_atto_ che da -esso prese nome. Quella che è ora scuderia (risibile fortuna delle umane -cose!) fu aula dei Parlamenti della nazione: ed un affresco, che -riproduce l'apertura solenne di uno di essi, sta di fronte ad un altro: -che è tutta la messa in iscena di un auto-da-fè. Sulla volta della nuova -sala dei Parlamenti, nei piani superiori, il principe di Caramanico fece -dipingere la Maestà regia, protettrice delle scienze e delle arti -(1787). S. M. però la volle più tardi cancellata per farvi dipingere dal -Velasquez le forze di Ercole, delle quali, non più giovane, Ferdinando -III si sarà compiaciuto più che dell'arcadia allegoria. - -[52] _T. Fazello_, _De rebus siculis, Decades duae_. Dec. II, lib. VIII, - ed altri autori citati da _Pitrè_, _Fiabe, Novelle e Racconti pop. - sic._, v. IV, n. CCXCV. Palermo, 1875. - -Vicerè e Presidenti del Regno vi ricevettero baciamani di patrizî ed -inchini di dame, piati di litiganti e suppliche di rei, voci di plauso -ed urli di sdegno; e tra sorrisi e lacrime, tra carezze e minacce, tra -condanne e grazie passarono non pure il decretato triennio, ma anche la -conferma di altri triennî, invocata al monarca dai tre Bracci -parlamentari che sovente li detestarono. - -Vediamone qualcuno di questi potenti, che fecero tremare mezza Sicilia, -ma che pur tremarono la parte loro al ruggito di una sommossa. Li -troveremo dipinti nell'anticamera dei vicereali appartamenti, ritti, -imponenti come per dirti: -- Guarda chi siamo! -- - -Ecco la mingherlina figura di D. Giovanni Fogliani de Aragona, Marchese -di Pellegrino (che però non è il nostro diletto monte!). Chi gli avrebbe -mai detto che in un momento d'inconcepibile tumultuazione delle -maestranze sarebbe stato mandato via? egli così affezionato al paese, -egli che ne cercò, come meglio seppe, il pubblico bene, che ne sostenne -con larghe limosine i poveri, ne protesse in ogni maniera la sicurezza! -Oh andate ad aspettarvi la gratitudine dei popoli! Che bel parruccone -questo suo! Dal 1770 in poi non se ne vide uno più prolisso; come non si -vide viceregno più lungo del suo; la bellezza di quasi diciott'anni! Il -suo naso potrebbe far credere ad un avido succhiatore di sangue; ma le -sue opere furono di uomo bonario quasi altrettanto che il Principe di -Caramanico, col quale ebbe parecchi punti di somiglianza. Perchè, -entrambi ebbero un gran debole per le feste e la nobiltà; entrambi -amarono il sapere e ne protessero generosamente i cultori; e come il -Fogliani non se ne sarebbe andato senza la frenesia popolare, così -questo vi sarebbe forse rimasto con la fiducia del Sovrano, se la morte -non lo avesse colto all'improvviso. - -Ecco Marcantonio Colonna, Principe di Stigliano, magro, diritto, dal -corto parrucchino e dal bastone.... coi fiocchi. Come splende l'anello -che porta al mignolo! Si direbbe che egli se ne tenga quanto della -discendenza dal Vicerè suo omonimo, quanto delle carezze che riceve dai -titolati e che ai titolati largamente profonde, quanto delle ordinanze -che emanò a favore dell'annona e contro la forza operaia nei baluardi. -Dicono avesse velleità poetiche; ma il ritratto non lo accusa: e nessuno -sognò mai che partendo malaticcio da Palermo potesse perpetrare versi di -amore, come quelli per _La partenza da Clori_, trovati autografi nel suo -scrittoio: - - Sorge l'infausta aurora, - Deggio partir, ben mio. - Ti lascio in questo addio - Un pegno di mia fè.... - Ma già il nocchier s'affretta - Le vele a sciorre al vento. - Ecco il fatal momento. - Mi sento ohimè mancar! - -Il Principe che si sdilinquiva per la poetica Clori, era marito, padre e -nonno!... - -Ecco D. Domenico Caracciolo, Marchese di Villamajna. Disimpacciato dal -vicereale paludamento, tende in avanti la mano in atto imperioso: -espressione della sua indole autoritaria in lineamenti comunali, che mal -rivelano la irrequietezza del suo pensiero. Quell'atto compendia la -storia di un governo: cinque anni di scatti e di calme, di vittorie e di -sconfitte, di esaltamenti e di depressioni: lotte continue tra un -carattere non pieghevole a transazioni e la necessità di ripieghi, che -furono scomposta rassegnazione e dovettero parere indifferenza. - -Che vita di agitazione quella sua! Che rumore di discussioni attorno -alla sua condotta! Ogni ordine di cittadini ebbe parole violente -all'indirizzo di quest'uomo, che affettò il più profondo disprezzo della -pubblica opinione. Gli artigiani fremettero d'aver avuto tolto lo -spadino dal fianco e di essere stati diminuiti nelle antiche loro -rappresentanze; i civili, impermaliti delle restrizioni al libero -esercizio delle loro professioni, lo misero alla gogna; i nobili, in -odio ai quali egli, cadetto, ma portatore di titoli nobiliari, ridusse -loro gli sconfinati privilegi, lo detestarono del pari che gli -ecclesiastici, altri bollandolo come paglietta napoletano, altri -additandolo novello Argante, - - D'ogni Dio sprezzator, e che ripone - Ne _lo scettro_ sua legge e sua ragione. - -E in questa sala, ov'egli protende il dito altezzoso, si ripercuote -ancora la sua voce altisonante: e la storia non tace il po' di bene che -egli fece in mezzo al molto che non gli fu consentito di fare: ma non -dimentica che agli occhi di chi lo conobbe appena tornato in Napoli -l'antico ateo diventava ligio alla Corte Romana ed a quel pontefice che -egli avea chiamato il gran muftì, e che l'uomo gaio appariva un -buffone[53]. - -[53] _Gorani_, _op. cit._, t. I, pp. 165-67. Altri giudizi da leggere - sul Caracciolo sono in _Villabianca_, _Diario_, in _Biblioteca_, v. - XXVII, pp. 317-22; v. XXVIII, pp. 46-48. -- _V. Mortillaro_, - _Leggende storiche siciliane dal XIII al XIX secolo_, seconda - ediz., pp. 174-76, 182-83. Palermo, Pensante, 1866. -- _La Lumia_, - _Un Riformatore_, in _Studi_, v. IV, p. 614. Pal. 1883. -- _G. - Bianco_, _La Sicilia durante l'occupazione inglese_, pp. 6-8 e nota - 1. Palermo, 1902. - -Ecco il piacevole D. Francesco D'Aquino, Principe di Caramanico, il -quale tra il plauso dei letterati e gli ossequî dei patrizî sbarcò nove -lunarî fino ai primi giorni del 1795. Ha cinquantasei anni, e ne mostra -dieci di più, non ostante il suo viso rubicondo. Ha naso adunco, ma non -fu un vampiro; fa un gesto di comando, ma solo per posa accademica: e -pare non dimentichi le grazie sconfinate di Maria Carolina che lo -levarono alla non prima sognata grandezza di Vicerè. - -Tanta grandezza non può non destare un senso di profonda mestizia. Le -ceneri del Caramanico giacciono inonorate, neglette nella chiesa dei -Cappuccini, coperte da un semplice mattone. Tra' nobili i quali, appena -morto, offrirono di ospitarne la salma nelle loro superbe sepolture, e -la famiglia in Napoli, che si riserbava di richiamarla nella propria, si -interpose la negligenza, lo abbandono, l'oblio! - -In mezzo all'uno e all'altro di questi Vicerè superbiscono Presidenti e -Capitani Generali del Regno, Vicerè provvisorî con facoltà quasi -vicereali: il giovialone D. Egidio Pietrasanta, Principe di S. Pietro, -Tenente Generale dell'esercito per la prima assenza del Fogliani (1768); -D. Serafino Filangeri dei Principi di Arianello, benedettino cassinese -napoletano (1773 e 30 Giugno 1774), solenne nel costume di prelato, -modesto in quello di Presidente, involontariamente altero nella mossa -della destra a guisa del Carlo V della piazza Bologni; e D. Antonio -Cortada e Brù (1778), D. Gioacchino de Fons de Viela (1786) e D. Filippo -Lopez y Royo, che pare smentisca il severo giudizio dell'ab. -Cannella[54]. - -[54] Vedi in questo vol. la lettera di lui. - -Da poco nell'antica torre di S. Ninfa, dallo Osservatorio Astronomico si -leva gigante alla contemplazione del cielo l'ab. Piazzi, che presto darà -al mondo scientifico la scoperta della Cerere e la numerazione delle -stelle. «Un re eresse la torre, un altro la destinò a più nobile uso»: -così dice una iscrizione latina sulla porta della Specola, alludendo a -Ruggiero il Normanno ed a Ferdinando III Borbone. - -Dalla terrazza di quest'Osservatorio girando attorno lo sguardo, lo -spirito si sublima in una veduta che non ha confronti. La riviera -compresa tra il Capo Zafferano e l'Arenella si stringe ai lambiti del -mare di cobalto, carezzante la città bella. Palermo è tutta dentro le -sue vecchie mura. Logge, cupole, campanili, si contano ad uno ad uno: e -chiese, monasteri, conventi, palazzi, istituti si discernono in mezzo -alle torri di Rossel (Albergaria), di Terranova, di Pietratagliata -(Loggia), di Vanni, di Chirco, di Rombao, della Pietà, di Cattolica, -alla Kalsa, il turrito tra' quartieri. - -Le seduzioni politiche dei Vicerè, favorite dalla debolezza del Senato, -tolsero ai baluardi i cannoni, resi, peraltro, inutili alla difesa, -nocivi alle circostanti case. Quei cannoni furono imbarcati per Napoli; -ma lunghesso la costiera altri ne rimasero (una sessantina circa), -all'Acqua dei Corsari, al Sacramento, a S. Erasmo, alla Garita, alla -Lanterna del Molo, all'Arenella ed altri ancora al forte del Castello, -che però il sospettoso Governo tiene con le bocche parte sul mare, parte -sugli inermi cittadini. - -Siamo di primavera, e tutta verdeggia la Conca. - -Nelle campagne che a vista d'occhio vanno a perdersi a pie' dei monti -Gallo, Belampo, Billiemi, Caputo, Cuccio, Grifone, Gerbino, Gibilrossa, -Solunto, lussureggiano viti ed aranci, olivi e mandorli, agavi ed -opunzie. - -L'aspetto di questi monti è d'un colore indefinibile tra l'azzurrognolo -ed il rossastro se nudi; e se coperti di alberi, disseminato di macchie -folte, irregolari, come capricciose, finchè lo comportino le immani -rocce e le piccole balze, dove cadenti in bruschi ciglioni a picco, dove -correnti in dolci linee di curve, di rialzi, di frastagliature, di -punte, lisce, dentellate, taglienti, non tentate mai dalla mano -dell'uomo. - -A sinistra, sotto il crine meridionale del Pellegrino, a cavaliere della -collina declinante verso l'Acqua santa, sorgerà tra non guari la villa -Belmonte, ed al lato occidentale la Favorita, che dei rimpianti ozii di -Capodimonte e di Caserta compenserà l'esule Ferdinando. Anche lontane, -anche poco visibili, son sempre maestose laggiù le cospicue ville, anzi -i grandi palazzi di Niscemi-Valguarnera, di Cassaro, di Montalbo, di -Castelnuovo. Ai cipressi del finto eremo, alla chiesetta che questo -fiancheggia, l'occhio distingue la villa Resuttano dalla villa Moncada, -maravigliosa per verzieri, boschetti, labirinti, fontane, peschiere, -statue e viali coperti; la villa Pandolfina dalla Airoldi, il cui -padrone, custode della Legge, ha potuto in onta ad essa occupare un -terreno.... pubblico. - -Ed altre ed altre ancora son le ville della fatata pianura, e tutte, più -o meno, si legano senza unirsi, si affiancano senza confondersi, in una -gara di opulenza e di grandiosità, di fastigio e di spensieratezza. Il -Conservatorio delle Croci, avanzo di una di queste ville (Cifuentes), -non è più l'officiale albergo di nuovi Vicerè alla vigilia del loro -solenne ingresso nella Capitale; ma Ospizio pietoso di povere orfane. - -Dietro a noi, lassù, è il divin tempio in Monreale; e a destra della via -che ad esso conduce, la Zisa, «il più bel possesso del più splendido dei -re del mondo», secondo la iscrizione araba del coronamento della -facciata dell'edifizio, che Guglielmo I incominciò ed il figlio «a tutta -sua cura volle serbare». - -Ma da questa terrazza non tutto ci è dato vedere; saliamo più in alto, -torno torno alla Specola. - -La Cuba, che a sinistra fronteggia quella via, è malinconica superstite -degli ameni giardini, pei quali potè esser chiamata: «Paradiso della -terra». Non più con imperiale pompa Arrigo VI vi riceve i commissarî -della Repubblica di Genova, venuti a ricordargli le pattuite -concessioni; non più, novellando il Boccaccio, Federico l'Aragonese vi -tiene la vaghissima Restituta, dai marinai siciliani rapita in Ischia. -Alla orientale immagine dell'Arabo Ibn Gubayr, valentino, intorno i -manieri della Cuba e della Zisa sopravvive la gentile leggenda popolare, -creduta anche dal Fazello, che Cuba e Zisa siano nomi di due figliuole -d'un emiro di Sicilia; e la Cuba è dal seicento quartiere dei militari, -i quali vi compiono l'opera devastatrice del tempo, e la Zisa, più -fortunata, accoglie i Principi Sandoval[55]. - -[55] Vedi Lettera del Barone Raffaele Starrabba sulla storia - amministrativa della Cuba, nella 3ª _Relazione della Associazione - sicil. pel bene economico_, pp. 59-66. Pal. 1903. - -A destra gli orti si alternano coi frutteti, i monumenti antichi -attendono la giocondità dei moderni. Di costa, sulla sponda sinistra -dell'immenso arido letto dell'Oreto, sorge deserta la chiesa di S. -Spirito, ove col novello cimitero di S. Orsola il Caracciolo ha voluto, -proprio al quinto centenario del Vespro Siciliano, confondere nelle -medesime fosse i trucidati del 31 Marzo 1282 coi morti dal 1782 in poi. -E i cittadini ne mormorano ancora come di offesa alle loro sacre -memorie, e le famiglie dispettano di farvi seppellire i loro cari. -Quivi, di fronte, sul poggiuolo di S. Maria di Gesù, i frati Osservanti -furono spettatori dell'eccidio. Ora i loro successori, forse immemori, -vivono la stretta regola di S. Francesco d'Assisi. Nella contrada di -Falsomiele l'occhio corre in cerca del Monastero delle Basiliane, ma -esso non c'è più, e la loro tradizione si continua raffinata nella vita -delle monache del Salvatore nel Cassaro. - -Solitario e triste, S. Giovanni dei Leprosi ospita infelici, che la -demenza e la etisia han condannati all'ostracismo. Un cuore di donna li -redimerà presto e li rifarà esseri umani tra uomini. Oh anche la Regina -Carolina ha un po' di carità![56]. - -[56] È noto che la Regina Carolina, quando venne da Napoli a Palermo, - volle sollevare la tristissima sorte de' poveri infermi chiusi in - quest'Ospizio, facendoli trasportare in città e dividere secondo la - natura delle loro malattie. Da questa sovrana disposizione, - inefficace allora, ebbe molto più tardi origine l'Ospizio dei - matti. - -Lì presso, sul greto del fiume, è il ponte dell'Ammiraglio del Conte -Ruggiero, Giorgio d'Antiochia, e sulle scarse acque vagolano di notte in -bianche vesti le anime dei giustiziati sepolti nella vicina chiesa di S. -Antoninello. E non molto discosto l'arabo castello della Fawarah o -Maredolce, voluttuosamente cantato da' poeti musulmani; tra' quali fu -chi disse: «Ciò che ho descritto l'ho visto coi miei occhi; ed è certo; -ma se sentissi racconti di delizie eguali a queste, io li reputerei -invenzioni assai sospette». - -Spiccata la differenza di vita e di natura, di storia e d'arte in questa -variopinta Conca d'oro! A destra tutto parla del passato; a sinistra -tutto brilla del presente; là tutto è vecchio; qua tutto è nuovo. Ad -ogni passo che si muova da quel lato è un'orma profonda di emiri e di -principi normanni; ad ogni passo che si faccia da questo, è un'eco -solenne di nobili palermitani. Non alla Guadagna, non a Falsomiele, non -a S. Maria di Gesù ha cercato l'aristocrazia dolci riposi, ma più in là, -più in là ancora, alla Bagheria; e dall'altro ai Colli. Dove cappelle, -palazzi, flore sorgevano a testimoniare la sapiente grandezza dei -Chiaramontani fiammeggiarono roghi paurosi ed echeggiarono strida -raccapriccianti. - -L'occhio è già stanco: rientriamo nel santuario del Piazzi. Guardato o -no, il mare splenderà sempre ai raggi fulgenti del sole; l'aura -carezzerà alberi e piante, ed al sorriso perenne d'un azzurro purissimo -il cielo sarà sempre in perpetua festa di bellezza e di sublimità. - -È tempo ormai di lasciare questo incanto, senza neanche affacciarsi là -ove prima avremmo dovuto lungamente deliziarci. No, la Cappella palatina -non va profanata con uno sguardo fuggevole alla guisa dei futuri -_touristi_ del sec. XIX. Visita di questa maniera potrebbe far credere -ad incoscienza quel che è semplice nostra imperizia. La sorpresa che al -primo entrarvi colpisce, lo stupore che invade appena alla temperanza -della mite, dolcissima luce cominciano a scintillare i fulgidi mosaici, -a disegnarsi gli arabeschi, a profilarsi le figure, a comporsi in un -tutto l'armonia architettonica di quel tesoro d'arte, che pare prodigio -di celesti ed è opera di uomini, toglie all'ammirazione la parola. - -Qui potrebbe, pel molto ancora che ci resta, troncarsi la nostra -passeggiata; ma vi son cose che non dobbiamo trascurare. Noi non abbiamo -idea di quel che sia un rione popolare della città; l'Albergaria ne è il -tipo: e facile è lo andarvi per la discesa del Piano del Palazzo sino -alla piazzetta dei Tedeschi, ove alabardieri alemanni, guardie del corpo -dimorano. - -Noi non ci avventureremo in questo laberinto di straducole anguste, -meandri tortuosi che si aggirano ed avvolgono, di usci che mettono in -ignoti chiassuoli, di tane ove così di sovente brulicano come vermi -esseri umani. A noi non importa se intatte siano le vecchie casupole, -inalterati i nomi dei vicoli e dei cortili, fresca la memoria di scene, -due, tre volte secolari; se refrattarî ad ogni novità vigano i costumi -d'una volta. Potremmo tutt'al più mettere il piede nel vicolo di quel -Matteo lo Vecchio che fu il più efferato aguzzino sotto il breve -tempestoso regno di Vittorio Amedeo e maestro insuperato nell'arte di -ordir calunnie, preparar denunzie, eseguire catture, onde di poveri -accusati le carceri pullularono. Potremmo affacciarci all'antro -recondito ove Anna Bonanno, la famigerata vecchia dell'Aceto, manipolò -fino a ieri (1782) beveraggi arsenicati per amanti che vagheggiavano -scellerati disegni sopra molesti rivali; sì che mariti e mogli -misteriosamente finirono. Potremmo anche accostarci a guardare la -finestra alla quale si fermava fanciullo Giuseppe Balsamo, il futuro -Conte Cagliostro, e donde la madre e la sorella di lui fiduciosamente -salutarono W. Goethe, venutovi a conoscerle ed a raccoglier notizie -sulla infanzia del celebre impostore (1787). Potremmo anche deplorare il -sopravvivere di pratiche refrattarie ad ogni umano progresso. -Nient'altro che questo. - -Ma nelle strade Maestra e di Porta di Castro rumoreggiano confusamente i -venditori: e non si riesce a sentire neanche i carretti che ci -minacciano alle spalle, carichi di barili di quel di Partinico o di -verdure di Denisinni e dei Settecannoli; nè i venditori ambulanti, che -con le loro immense canestre c'impediscon l'andare, o ci tolgono il -vedere i cento usci ingombri di merci pendenti dagli stipiti od -ammucchiati ai fianchi. Una sequela interminabile di bottegucce ti dà la -mostra di quel che in esse si spacci: dalle brocche e dalle pentole al -nocciolo ed alla carbonigia, dalle funicelle e dagli spaghi alle punte -ed alle cordelle, dalle sporte e dalle ceste alle ferule ed alle -granate: e pane e pasta e carne e gli avanzi delle frutta di inverno. - -Quando tu credi di uscir di tanta confusione sboccando a Ballarò, allora -il frastuono accresce lo sbalordimento. Altre botteghe con altre merci -si succedono come rincorrendosi a destra ed a sinistra: ed un vinaiuolo -grida come nella _Fata Galanti_ del Meli[57]: - -[57] Canto I, ott. 12. - - Tasta ch'è di Carini, veni, tasta! - -ed uno spillettaio: - - Haju spinguli, agugghi e jiditali, - Haju curdedda pri faudali! - -E nel mezzo, tra la gente che deve comprare, e lesina sul quattrino, -_rigattieri_ (pescivendoli), erbivendoli, panettieri, fruttaiuoli: e -comari che cicaleggiano, e facchini che si bisticciano, e monelli che -dagli schiamazzi non fanno udire un nuovo bando che il Senato pubblica. - -Più in su, verso il piano del Carmine, o verso quello di Casa Professa, -i _caminanti_ (spacciatori di libretti e stampe popolari) vendono per -due, tre grani le storie di _S. Alessio_ e di _S. Cristoforo_ e quella -di _Piramo e Tisbe_, men ricercata del contrasto tra _la Suocera e la -Nuora_, della _Storia della vecchia che ha perduto il gallo e la -Leggenda delle Vergini_, che Napoli in numero straordinario di copie -riversa su Palermo. - -Qui come negli altri rioni fanno le loro frequenti affacciate i soliti -cantastorie col loro ricchissimo repertorio di pratiche religiose per -tutte le feste dell'anno, di preghiere per tutti i giorni della -settimana, di orazioni per tutti i santi di Palermo, di leggende per -tutti i fuorusciti della Sicilia e per tutte le novità più clamorose. -Nuova di zecca quella di _Testalonga_; sempre nuova e sempre vecchia -quella della _Principessa di Carini_, e per poco che ci accostiamo, -udremo la patetica ottava sopra i due sfortunati amanti: - - La Vernagallu, beddu Cavaleri, - Di Carini a la figghia fa l'amuri. - Ma cchiù chi cci usa modi 'nnamureri, - «Pri mia fôra (idda dici) Don Asturi». - Iddu la voli in tutti li maneri, - Cci va d'appressu e l'invita a l'amuri; - E currennu, a la fini, da livreri - La junci, e tutti dui dicinu: _amuri_. - -Nata di fresco una filastrocca, che a Ballarò si canticchia ad onore e -gloria del Pretore Marchese di Regalmici: - - Quant'è beddu stu Prituri, - Ca nn'ha fattu lu stratuni! - Fici 'i Quattru Cantuneri - Pri li frati e li mugghieri.... - -E ci si ride sopra amaramente pensandosi che mentre si fanno tante spese -di lusso, il costo dei viveri cresce a marcio dispetto di tutte le mete -e di tutti i Pretori. - -Intanto che ci troviamo nel più antico e popoloso mercato, non vorremmo -prender conto del prezzo di qualche derrata? Oh sì: esso ci potrà essere -certamente utile. Fissiamo la data: 1798. Ecco: v'è del pane di prima -qualità per dodici grani e tre danari un rotolo; la gente lo vuole a -forma di _guastidduni_ e di _puliddi_ (la forma più grande, cioè, e la -mezza forma): e grida se non è del peso regolare di un rotolo e mezzo, e -magari due, per un tarì. Della pasta bianca come cera di Venezia si ha -per dieci grani e quattro danari. Di carne non si fa molto consumo; e di -Venerdì e Mercoledì e nei giorni di vigilia, non se ne cerca altro che -per gli ammalati, la migliore però si ha a tre carlini e tre danari, -quanto l'olio. Le galline abbondano, ma chi volete che ne mangi a tre -tarì l'una, quando fino a pochi anni sono (1794) costavano due tarì e -sei grani quanto le paga l'Ospedale grande e nuovo? Le uova son tre -grani l'uno; il carbone non va a misura, ma a peso, anche a minuto; ed -un rotolo si paga cinque grani; un quartuccio di vino sette; un rotolo -di sapone, sedici; uno di formaggio, ventotto; uno di sugna, due tarì e -sedici grani[58]. - -[58] _F. Maggiore-Perni_, _La popolazione di Sicilia_ ecc. pp. 554-555. - -Non diversi gli altri mercati, sia quello della Fieravecchia, sia -l'altro del Garraffello, che da poco il Senato, pur biasimandone il -nome, ha battezzato Caracciolo, ed il volgo, _Vucciria_: titolo che un -sedicente romanziere nel 1870 dovea derivare, non già da beccheria -(_boucherie_), ma dalle _voci_ che vi si fanno![59]. - -[59] _O. Pio_, _I Conventi di Palermo_, romanzo storico in tre volumi. - Milano, Battezzati, 1870. - -Questa la città nella rapidissima visita che ne abbiamo fatta. Ma chi -sono, e che sono essi i cittadini alla fine del secolo? - -Ecco una breve statistica, buona a far capire molte cose. - -Fissiamo la data anche qui: l'anno 1798. La popolazione, secondo -l'ultimo _rivelo_ o censimento, è di 148,138 abitanti. Esistono 38 -conventi, 39 monasteri, 152 chiese con 7379 preti, frati, monaci e -monache. (Avvertiamo qui una volta e per sempre che per _convento_ in -Sicilia s'intende monastero, con uomini; e per _monastero_, convento, -con monache; ma di ciò, meglio a suo luogo, cioè nel capitolo dei -_Monaci_ e delle _Monache_). - -Moltissimi, come più innanzi si vedrà, i nobili tra autentici e falsi, -tra veri, presunti e sedicenti. Il ceto medio o civile è sempre ascritto -a corporazioni: e tra esse va ricordato il collegio dei medici, quello -degli aromatarî, dei dottori, dei procuratori, dei sollecitatori e le -nazioni dei Napoletani, dei Genovesi, dei Milanesi. Numerosissimi gli -artigiani, divisi, non ostante i vicereali decreti, in maestranze di -argentieri, caffettieri, barbieri, fornai, cocchieri, bordonari. - -Queste cifre sono officiali; ma vanno controllate medesimamente che -quelle del censimento del 1774, nel quale per un malinteso interesse -delle loro chiese, i parroci fecero _riveli_ per 216,000 anime, compresi -i sobborghi di S. Lucia e di S. Teresa, dei Colli e di Bagheria, ed -esclusi 6000 ecclesiastici: rivelo così sorprendente da eccitare i -patriottici ardori del Villabianca, che esclamava: - -«Faccia Dio onnipotente colla sua infinita beneficenza portare avanti -siffatto aumento costantemente nell'avvenire, e un anno miglior -dall'altro, a gloria del suo servizio ed a vantaggio di essa -metropoli!». Così i parroci potevano di buona fede nel 1774 far credere -al loro ordinario, Monsignor Filangeri, stragrande il numero delle anime -commesse alle loro cure; e nel 1798, forse accortisi dell'errore di -ventiquattr'anni prima, o forse insospettiti della fiscalità -governativa, inacerbita nelle forme più insidiose di contribuzioni -volontarie e forzate, di mete e di balzelli comunali, poterono scendere -al numero che abbiam visto di poco più che centoquarantottomila -abitanti. Esagerazione la prima, all'indomani della rivolta del 1773; -esagerazione la seconda, alla vigilia della entrata delle armi -repubblicane di Francia in Napoli. - -E allora qual'è la verità? - -La verità non si sa, ma si suppone: e la supposizione è questa: che nel -1774 la popolazione potè essere di circa 184,000 anime, e nel 1798 potè -giungere a 200.000! Così la pensa un bravo nostro statistico, il quale, -ha delle cifre in mano per affermarlo[60]. - -[60] _F. Maggiore-Perni_, _op. cit._, cap. XXII. - -Ora che da buoni palermitani abbiam fatto un po' di giro, guardando dove -l'una, dove l'altra delle particolarità della città nostra, non vorremmo -noi sentire quel che di essa dicono i forestieri? Perchè, altra è la -impressione d'un paesano, altra quella d'uno straniero. Al paesano -sfuggono le cose alle quali egli ha, fin dai suoi primi anni, abituato -l'occhio; mentre quelle medesime cose allo straniero si appresentano, -per poco che egli le veda, come nuove o caratteristiche. Per lui tutto è -curioso: le vie, le case, i monumenti, gli abitanti, e, degli abitanti, -il vestire, il muoversi, il gestire, il chiacchierare. Grande perciò il -contrasto fra il giudizio del nazionale e quello dello straniero: mentre -poi si completano entrambi a vicenda. - -Degli ultimi trent'anni del sec. XVIII abbiamo quasi trenta libri di -viaggi in Sicilia. Alcuni si ripetono: e noi, che siam costretti a -brevità, dobbiamo restringerci a pochi, i quali valgono i molti. - -Primo nel nostro interesse viene Jean Houel, architetto e pittore del Re -di Francia. Data del suo viaggio: 1782. - -«La situazione della città, egli dice, è felicissima; lo spettacolo del -mare, delle colline, delle montagne, trasformandosi in aspetti -deliziosi, rende questo suolo più che adatto a formare artisti. Palermo -è piena di monumenti pubblici, di chiese, di monasteri, di palazzi, -fontane, statue, colonne: non tutto è bello, non tutto di secoli di buon -gusto; ma tutto è buono ad attestare che questo popolo ha amore alle -arti e genio di decorazione. - -«Le acque sorgive vi sono abbondantissime, e non v'è rione che non abbia -le sue fonti, per lo più di marmo, tutte ornate di sculture, tutte -d'acque copiosissime». - -Questo delle fontane è un ricordo prezioso per noi. Dentro e fuori la -città se ne incontrava sempre qualcuna. Due, per esempio, erano a Porta -Felice, addossate ai grandi pilastroni; due fiancheggiavano, come -vedremo in quella piazza, il teatro della musica alla prossima via -Borbonica (Marina). Tra la prima e la seconda casetta di questa via, -nello spessore della _cortina_ (bastione delle Mura delle Cattive) era -una ricca sorgente, alla quale andavano ad attingere gli acquaiuoli -ambulanti della passeggiata[61], ed a fornirsi pei loro viaggi i legni -ormeggiati alla Cala, come quelli del Molo si fornivano alle due fonti a -lato dell'Arsenale. Ve n'erano a Porta Reale, a Porta S. Antonino. Con -premurosa curiosità additavasi quella nella quale in forma di sirena -l'innamorato Vicerè Marcantonio Colonna avea voluto ritratta la -indimenticabile Baronessa di Miserandino, che gli fece incontrare -avventure romanzesche. Dentro città, una piramidale eravene nel piano -del Carmine (1795); una in quello del Monte di Pietà; altre sotto lo -Spedale di S. Giacomo, alla Fieravecchia, nel piano della Conceria, -nella piazzetta di S. Francesco, alla Bocceria, dietro le regie Carceri. -Eccellente reputavasi l'acqua di Vatticani, nel Cassaro, e l'acqua del -Garraffello, presa a tipo di leggerezza e freschezza in Palermo, a -termine di paragone in tutta Sicilia. E chi lo ignora? Essa a quanti ne -bevevano dava come il battesimo della scaltrezza e della avvedutezza dei -Palermitani. La sua fama giunse fino alla Corte di Napoli; quando questa -giunse a Palermo, volle esserne servita nei caldi giorni di estate, -mentre dell'acqua pretoria beveano abitualmente molte famiglie nobili, i -cui servitori in lucide mezzine di rame andavano a provvedersene all'ora -del desinare. - -[61] Vedi il cap. _Marina_. - -Cent'anni dopo, molte di queste acque, già proprietà del Senato, erano -parte per vicende telluriche o per appropriazioni indebite scomparse, -parte per dichiarazione dei batteriologi inquinate! - -Torniamo ai viaggiatori. - -Pel naturalista tedesco Stolberg, «mediocremente larghe sono le vie del -Cassaro e Macqueda: e sarebbero belle se gli abitanti delle case fossero -eletti. Ogni apertura ha il suo balcone a ringhiere ferrate, le quali -danno alle vie un aspetto tutt'altro che bello, specialmente se lavorate -con poco gusto. In certe strade larghe ci si sta come in gratelle di -ferro»[62]. - -[62] _Graf zu Stolberg_, _Reise in Deutschland, Schweitz, Italien und - Sicilien_, III, p. 521. Königsberg, 1794. - -Ad un connazionale dello Stolberg, non pur le ringhiere, ma anche -l'architettura delle chiese, le variopinte decorazioni delle case a -colori stridenti sembrano meridionali[63]; e ad un altro, tedesco -anch'esso, tutto si presenta diverso dal continente[64]: un insieme -singolare e bizzarro, pieno «di vita e di operosità», un paese ove -«anche uno sguardo fugace vede il centro del benessere siciliano:... e -commercio ed arti»[65]. - -[63] _Kephalides_, _Reise in Italien und Sicilien_, p. 229. Leipzig, - 1818. - -[64] _Tommasini_, _Briefe aus Sizilien_, p. 17. Berlin, Nicolai, 1825. - -[65] _Bartels_, _op. cit._, III, 521. - -«L'affabilità ed onestà dei Palermitani, peraltro, rende sommamente -gradito ai forestieri questo soggiorno»[66]. Fatidica poi la previsione -di Houel: «Palermo diventerà una delle migliori città del mondo; l'Isola -della quale essa è Capitale, coltivata come un giardino, potrà essere la -più deliziosa abitazione della terra»[67]. E già nel 1814, per -Kephalides, Palermo era «un vero paradiso!»[68]. - -[66] _De Saint-Non_, _Voyage pittoresque, ou Description des Royaumes de - Naples et de Sicile_, I.re partie, p. 156. A Paris, MDCCLXXXV. - -[67] _Houel_, _op._ e _loc. cit._ - -[68] _Kephalides_, _op. cit._, p. 221: «Wahrlich, Palermo ist ein - Paradies». - -La nostra passeggiata è andata troppo in lungo perchè ci sia consentito -di prolungarla dell'altro. Siamo a mezzogiorno, e si pensa a desinare. - -Un'onda di forensi, chi a piedi, chi in carrozzelle, chi in portantine, -scende dai tribunali del Palazzo del Vicerè spargendosi per tutta la -città. Compiuta la _via crucis_ dei loro ammalati, i medici rincasano -stanchi delle sofferenze udite e viste. Scolari d'ogni età e d'ogni -disciplina, fornite le lezioni antemeridiane, si affrettano verso le -loro abitazioni. Le botteghe si chiudono, le strade si spopolano. Un -tedesco che le vide disse: «Come diventi il Cassaro, non può meglio -esprimersi, che paragonandolo alle nostre vie a mezzanotte». - -La siesta dura ordinariamente due, tre ore, nelle quali ognuno schiaccia -il sonnellino pomeridiano principiando dalla primavera e finendo -all'autunno ed anche più in là; gli ecclesiastici, dal 3 Maggio al 14 -Settembre, ricorrenze commemorative della Santa Croce consacrate nel -detto: _A Cruce ad Crucem._ - -Poco dopo le vent'ore (4 prima dell'Avemmaria) tutto torna -all'ordinario; il movimento si riattiva, si ripopolano le vie; fanciulli -e giovani raggiungono le loro scuole e, se di vacanza, le _ville_ delle -pie congregazioni alle quali sono ascritti[69]. - -[69] La Villa Filippina dei padri dell'Oratorio di S. Filippo Neri, - rimpetto il convento di S. Francesco di Paola; la Villa di S. - Giuseppe e poi la Villa di S. Luigi, a pochi passi da questa; la - Villa delle Teste e quella della Sacra Famiglia presso il Ponte - dell'Ammiraglio; la Villa di San Carlo. - -In estate, si va alla Marina. - -Noi la vedremo più innanzi questa Marina deliziosa; qui non vogliamo, -con una pallida descrizione, sfruttarne l'entusiasmo. - -Vediamo, invece, la città di sera. - -L'orologio di S. Antonio batte la castellana (due ore dopo l'Avemmaria). -Una volta questo segno imponeva agli artigiani la chiusura delle -botteghe; ora (1787) lascia ad essi le facoltà di tenerle aperte: -indizio della lenta evoluzione dei pubblici costumi[70]. - -[70] Dall'anno 1787 in poi. - -Le porte della città si chiudevan tutte; ma gli abitanti de' sobborghi -ne soffrivano disagio: e più volte ebbero a muover lagnanze al Pretore -contro la vieta pratica, che li condannava a rimaner fuori quando avean -bisogno di entrare; e viceversa. Tra le lagnanze più insistenti eran -quelle degli abitanti presso S. Teresa, i quali domandavano che Porta di -Castro, almeno fino a due ore di sera, rimanesse aperta, come gli altri -di fuori Porta di Termini (oggi Garibaldi), insistevano perchè -l'apertura si protraesse tutta la notte[71]. - -[71] _Provviste del Senato_, a. 1781-82, p. 114; a. 1784-85, p. 257. - -Il Senato concedeva l'uno e l'altro, e S. E. ordinava guardiani _ad -hoc_[72]. - -[72] _Provviste del Senato_, a. 1784-85, p. 441. - -L'appetito viene mangiando: e quei di S. Teresa, «non contenti delle due -ore, chiedevano completa libertà di entrata ed uscita da Porta di Castro -di notte»; e poichè stavolta il Senato facea orecchie da mercante, il Re -emanava provvedimenti in proposito[73]. - -[73] _Provviste del Senato_, a. 1787-88, p. 248. - -Porta Felice, spalancata di estate, si chiudeva a tarda sera d'inverno, -quando, cioè, l'orologio grande dello Spedale di S. Bartolomeo (S. -Spirito) sonava la mezzanotte, se pure l'orologiaio D. Francesco Melia -non pigliava un'ora per un'altra nel caricarlo[74]. - -[74] _Provviste del Senato_, a. 1790-91, p. 280. - -Sul vecchio catenaccio di questa porta scherzavasi con l'indovinello -d'un poeta d'allora: - - Cu' fu lu mastru quali fabbricau - Lu catinazzu di Porta Filici?[75] - -[75] _Melchiore_, _Poesie siciliane, giocose, sacre e morali_, p. 71. - Palermo, 1775. - -La quistione delle Porte era grave, anche per l'ordine pubblico. Alcune -di esse costituivano un pericolo permanente per la morale e la igiene. -Porta di Termini, ad esempio, prolungandosi quanto l'androne sottostante -alla Congregazione della Pace, di giorno era popolata di ciabattini, ma -di sera, essendo al buio, diventava rifugio di malviventi. Porta S. -Antonino di Vicari formava un lungo tratto di via coperta, che era un -orrore. Erasi gridato a perdigola contro la indecenza di certa gente che -vi si andava a ridurre come a luogo innominabile; ma solo il 2 Gennaio -1789 il Vicerè si decise a farla finita. S. E. affidò al Principe di -Mezzoiuso l'incarico delle opere necessarie alla cessazione dell'indegno -spettacolo; ed il bravo Principe, senza pastoie di commissioni, senza -lustre di contratti, fece diroccare un pezzo del bastione, ricostruire -molto più ampia, in linea della via Macqueda, la porta, e nel nuovo -spazio di dentro ordinò botteghe, e di fuori fontane secondo -l'architettura della Porta Carolina (Reale). - -Ma le porte non si toglievano; anzi le vecchie si rifacevano o si -rimettevano a nuovo[76]. - -[76] _Atti del Senato_, a. 1798-99, p. 168. Vedi inoltre un ms. del - Principe Giuseppe Lanza di Trabia, 10 Gennaio 1797. - -Meno le due vie principali, il piano del Palazzo, la via Alloro ed altre -di second'ordine, delle quali il Senato prendeva speciale interesse[77], -tenendovi fanali che anche oggi sarebbero singolare ornamento[78]; la -maggior parte della città rimaneva al buio. Solo qualche rado lumicino e -la scialba luce delle lampade innanzi le edicole dei santi rompeva le -fitte tenebre delle viuzze e dei cortili quando la città era immersa nel -silenzio della notte[79]; e se un improvviso lume guizzava, era fugace -come il passaggio d'un signore che, dopo una leziosa conversazione o una -disastrosa partita alle carte, frettolosamente rincasasse accompagnato -da lacchè con torce a vento o da un fedel servo col lampioncino acceso. - -[77] _Teixejra_, _op. cit._, cap. XVI, § 204, scriveva nel 1793: - «L'utile benefizio che da tutti si riceve (dalla notturna - illuminazione) è la sicurezza nelle tenebre della notte, ove suole - signoreggiare il delitto». - -[78] Vedere i disegni fatti eseguire dal senatore Chacon, nel 1747. - Benchè nell'Archivio Comunale non abbiamo trovato una pratica sulla - illuminazione anteriore al 1818, pure degli appalti per le due vie - principali se ne facevano; e negli _Atti del Senato_ del 1783-84, - p. 132, ve n'è uno concesso a Domenico Calabrese. - -[79] Questo silenzio era, una volta la settimana, a quattr'ore di notte, - rotto da un generale scampanio delle chiese della città, in - commemorazione del tremuoto del 1693. Lo volle abolito nel 1834 il - Granduca Leopoldo di Borbone. - -Preceduta da un «_cavarretta_», che rischiarava strade e viuzze[80], la -ronda andava in giro. Ogni persona dubbia che incontrasse, la ronda la -fermava, ed il cavarretta con la sua lucerna fissavala di sorpresa. Per -poco che un sospetto cadesse su lei, veniva tratta in arresto. - -[80] _Cavarretta_ significò in origine carcere nel castello di Taormina, - secondo Ugo Falcando. Nel sec. XVIII significava colui che nella - ronda portava la lanterna. _Alessi_, _Aneddoti della Sicilia_, n. - 127. Ms. Qq H. 47 della Biblioteca Comunale di Palermo. - -Una canzone, nata e cantata nel Luglio del 1774, ricorda la severa -pratica: - - Pigghiannu la lanterna - Mittennula a la facci, - Chiddu chi 'un avi 'mpacci, - Già vota e si nni va. - -La qualificazione di _porta-lanterna_ anche oggi viene applicata al più -spregevole aguzzino, e, per traslato, a chi commette azioni birresche. - -La oscurità non poteva non favorire anche il mal costume, fomentato -soprattutto dall'eterno bisogno. Dove quella era più fitta, quivi si -raccoglievano male femine, delle quali era una vera falange. Nel rione -dell'Albergaria esse infestavano luoghi reconditi, attiratevi -specialmente dalla vicinanza dei quartieri militari. Il vicolo degli -Zingari, presso Porta di Castro, parla ancora. In tutta la città però -queste sacerdotesse di Venere si raccoglievano all'ombra delle -conniventi _pinnati_[81], numerosissime anche dopo il provvido -_repulisti_ che ne fece, Pretore il Regalmici, la Deputazione delle -strade[82], e per vecchio costume riducentisi in que' posti del Cassaro -che agevolavano le fermate e ne proteggevan le clientele; onde il titolo -di _cassariote_ col quale le vedremo[83]. - -[81] _Pinnata_, tettoia o gronda sporgente dai muri degli edificî e - delle case nelle vie. - -[82] Il dì 26 Maggio 1783 «la Deputazione delle strade, protetta dal - Vicerè, mandava buon numero di manovali e di fabbri ferrai, i quali - alla militare assaltarono contemporaneamente tutte le piazze di - grascia della città ed altre contrade e vie nelle quali sono - botteghe di venditori di annona, e riformano in guisa da ridurre a - soli quattro palmi di larghezza le _bancate_ (banconi) e le tettoie - che contro le leggi civiche sporgono. Senatore è Gaetano Cottone, - Principe di Castelnuovo. _Villabianca_, _Diario_, in _Biblioteca_, - v. XXVIII, p. 72. - -[83] Vedi il Cap. _Oziosi e Vagabondi_. - - - - - _Capitolo III._ - - - _PULIZIA E CONDIZIONI IGIENICHE DELLA CITTÀ; BANDI DI PALERMO!..._ - -Una delle ultime forme, e forse l'ultima, di quella specie di _magna -charta_ della pulizia urbana, che nel suo complesso organico apparve nel -1782[84], sul finire del secolo ammoniva gli abitanti di Palermo de' -loro doveri «per il mantenimento e limpidezza delle strade di questa -città e suo territorio». - -[84] _Bando, e comandamento d'ordine dell'Ecc.mo Signor D. Domenico - Caracciolo, Marchese di Villamajna ecc. a petizione ed istanza - della Deputazione eretta da S. M. (Dio guardi) nell'anno 1739 per - il mantenimento, e limpidezza delle strade di questa città, e suo - Territorio_ (in fine, p. XXVIII): _Palermo, die 3 augusti 15 ind. - 1782_. - - Ne abbiamo preso copia nella Biblioteca dell'on. Principe Pietro - Lanza di Trabia. - -Il 22 aprile del 1799, infatti, con tanto di _visto_ del Principe di S. -Giuseppe sindaco, veniva bandito un lunghissimo ordine regio pel decoro -e la nettezza della Capitale e per la salute dei suoi abitanti. - -Chi ne scorra oggi i cento e più articoli, non può non riconoscervi un -documento di civiltà moderna: e vorremmo tutto metterlo sotto gli occhi -del lettore se dal farlo non distogliesse la soverchia lunghezza di -esso. - -Nella impossibilità materiale di riportarlo nella sua interezza, noi -dobbiamo contentarci di un magro spoglio delle cose più utili a far -conoscere usanze inveterate, e, con esse, condizioni topografiche, -interne ed esterne della città, in mezzo alle quali si movevano padroni -e servi, venditori e compratori, pedoni e cavalieri, femmine e donne; e -carrettieri e vetturali e boari e panicuocoli e fabbriferrai e -fallegnami e rigattieri e perfino cenciaiuoli e spazzaturai. - -Il dettato del bando conserva l'antica nomenclatura, dal popolo così -bene intesa, specchio fedele di quella lingua mezzo siciliana, mezzo -italiana, nella quale esso venne originariamente composto. - -A quello tra' lettori che non tutto potrà comprendere, gioveranno senza -dubbio le spiegazioni intramezzate al testo; ma forse non basteranno, -perchè troppo di dialetto e di antiche istituzioni locali, non a tutti i -Siciliani d'oggi note, risentono questi documenti, avanzo d'un tempo oh! -quanto diverso dal nostro. - -Cominciamo la lunga rassegna. - -D'ordine del Vicerè e ad istanza della Deputazione per le strade si -ordina: - -«che nessuno, e specialmente padroni di botteghe e conduttori, possa -piantare focolai in mezzo le strade, dentro o fuori città, senza -licenza, per non dare incomodo al pubblico passaggio; e caso mai, il -cufolaio (_focolaio_) non sia più di palmi due, appoggiato al muro delle -botteghe proprie e non già in mezzo le strade; che nessuno getti fuori -di casa immondezze (_spazzatura_), che la sterratura ed altro materiale -di fabbricatura sia portato in luogo designato fuori città, senza -seminarlo per istrada, sotto pena di doverlo riprendere; che i fumalori -(_spazzaturai_) che raccolgono immondezze, non debbono sporcare le -strade; che ogni persona che abbia casa, debba ogni mattina scopare -innanzi di essa la polvere, di estate, innaffiando, e il fango -d'inverno, fin mezzo la strada raccogliendo in monzelli (_mucchi_) -quella roba ad un lato della rispettiva casa o bottega fuori la -rispettiva sponda delle abitazioni senza impedire il passaggio, così -come con le immondezze interne, che poi dai soliti animali per le -immondezze possono essere portati; ma, in ragion dei bandi 10 ottobre -1747, 20 novembre 1751, 18 aprile 1757, 12 settembre 1775; che nessuna -persona possa gettar dalle finestre, balconi, aperture, porte, acqua -lorda, di bagni, orina, bruttezze, immondezze ecc. di giorno e di notte; -che le bancate, pinnate di botteghe, caciocavallari, fogliajoli, -mercadanti, drappieri[85], pannieri, orologiari che sono oltremisura -siano ridotte alla misura voluta, di palmi 4 la pinnata, 2 palmi la -bancata; che non si lascino di notte fossi praticati di giorno». - -[85] _Bancate_ ecc., i banchi, le tettoie delle botteghe, i - pizzicagnoli, i venditori di verdure, i mercanti, i venditori di - tele, drappi ecc. - -Contro l'ingombro delle vie: - -«E perchè li costorieri (_sarti_), spadari, cappellieri, scarpari, -scrittoriari (_moganieri_), maestri d'ascia d'opera gentile e opera -grossa, bottegai (_fruttivendoli_), venditori di qualunque genere di -comestibili ed altre persone di qualsiasi mestiere ed arte, anche quelli -che non hanno bottega, si mettono tanto nella strada Toledo e Macqueda, -quanto nell'altre strade e nelli luoghi pubblici di questa città e -sobborghi con sommo detrimento, con sedili, percie, rastelli, cartelli, -cannestri, boffette[86] ed altri, con le quali si viene ad impedire il -pubblico passaggio alli cittadini, con qualche pericolo, e -particolarmente nel Cassaro di questa città, ove vi è la frequenza delle -carrozze, talmente che non si può sopra la sponda seu catena della -strada Toledo e Macqueda nè per altre strade camminare.... così vien -fatto divieto che più oltre si continui con questi abusi». - -[86] _Percie_, ecc., appendi-abiti, rastrelli, corbe, canestre, tavoli. - -Assoluta è la proibizione che si occupi in un modo o in un altro il -suolo pubblico: - -«I venditori sia per giuoco di cannamelli o di granata, o di miele -d'apa[87] o venditori di fichi d'India che non si possano situare nel -Cassaro o Strada Nuova, Quattro Cantonieri, piano della Corte, Piano -delli Bologni e della madrice Chiesa, siano obbligati tener limpie e -nette così delle foglie di dette cannamele, delli sopravanzi delli -granati, delle scorze di fichi d'India ed altre immondezze, che facciano -li suddetti venditori nelle banchette del Cassaro e Strada Nuova, purchè -non impediscano il passaggio al pubblico in quelle parti ove saranno -dalla Deputazione per le strade situati; come pure li venditori di fichi -d'India, che vanno camminando per la città con le cartelle (_corbe_), -non possono fermarsi in nessun luogo portando con essi altra cartella -per cogliere le scorze di detti fichi, e questo per non sporcare li -luoghi, strade e fontane pubbliche; come pure lo stesso si proibisce -alli venditori di celsi neri (_gelse more_). - -[87] Cannamele, melagrane, dolciumi. - -«E più essendosi osservato che tanti tengono nelle strade, avanti le -loro rispettive porte, delle mangiatoie per cavalli, asini, muli ed -altri animali, con grave pericolo ed incomodo di chi passa, si ordina -che fra il giro di giorni 15 dalla pubblicazione del presente bando si -debbono disfare». - -E per altre maniere d'ingombri delle vie: - -«Avendosi osservato la mostruosità delli venditori di robbe, che si -situano nelli Quattro Cantonieri di questa città, con perdersi la -visuale di quel bellissimo ornamento, come di essere di impedimento al -pubblico passaggio; per tanto si ordina, provvede e comanda che nessun -venditore di qualsiasi robba abbia in avvenire da pratticare detta -vendizione o situazione di robbe per venderle, come quelle portarle in -altri luoghi e per tutto il Cassaro e Strada Nuova[88]. - -[88] Intendi che si debbano vendere in altri luoghi che non siano i - Quattro Canti, od anche camminando per il Cassaro e la Strada - Nuova, senza però fermarsi in un posto. - -«Nessuna persona possa fare ascare (_fendere_) legni, nè scaricare -qualunque sorta di robba, ferro ed altro sopra le strade balatate -(_lastricate_) di questa città; come pure non accendere, nè fare -accendere fuoco per non devastarsi le dette strade balatate». - -Tra le altre disposizioni, ve n'è una che permette ai chiodaiuoli di -piantare le loro tende e fucine solo nella Piazza Marina, rimpetto alla -Vicaria, nella piazzetta della Chiesa di S. Sebastiano, e sotto gli -archi di S. Giuseppe dei Teatini, nell'attuale via Giuseppe D'Alesi. - -Un'altra vieta ai carri da buoi carichi di pietre di passare per la via -del Borgo, dal ponte di S. Lucia a Porta S. Giorgio, perchè la -renderebbero impraticabile e guasterebbero i fossati del Bastione presso -quella porta; e indica la via da tenere, per la cui manutenzione i -padroni di carri si erano obbligati con atto notarile. - -«Si è osservato che altrettanta mostruosità apportano ed impedimento al -pubblico passaggio l'essere collocati nelli Quattro Cantonieri sino alla -punta delle banchette le sedie portatili (_portantine_), essendo anche -causa di perdersi detta visuale ed impedimento al pubblico passaggio; -intanto si ordina che d'oggi innanti le suddette sedie si dovessero -situare e collocare in dette Quattro Cantonieri e nella Strada Nuova e -nel muro della Chiesa dei PP. Teatini una dopo l'altra in fila, con -lasciare libero il passaggio su la sponda, _seu_ catena, per il commodo -del pubblico. Siccome anche tutte l'altre sedie nel Cassaro e Strada -nuova avessero da praticare lo stesso». - -Non era vigilanza che bastasse ad infrenare cocchieri e portantini, -abituati a qualunque abuso, e coloro che si lasciavano condurre in -carrozza o in sedia volante. - -Perciò provvedimenti richiamati in vigore dalla Deputazione per le -strade fanno fede che nel sec. XVIII, come, del resto, nel XIX e nel -neonato XX, certe pratiche persistevano inalterate. Un bando di -quattr'anni prima, che è uno dei tanti sui medesimi inconvenienti, suona -così: - -«Che i conduttori di bestie da soma entrando in città camminino e -conducano a mano o per le redini le rispettive vetture. - -«Che ogni carrozza che cammina [non] si fermi a capriccio o col pretesto -di volere o il padrone o il cocchiere discorrere con altri. - -«Che nel passeggio della Marina si vada in più di due file di carrozze e -sedie volanti, dovendosi lasciare vacuo il centro o mezzo per libertà di -S. E.»[89]. - -[89] Bando a stampa di D. Filippo Lopez y Royo, Pres. e Cap. G.le del - Regno, in data del 21 Ottobre 1795. - -L'abate Cannella, che l'avea contro Mons. Lopez, avrebbe potuto -applicare a lui l'eterno rinfaccio del _Cicero pro domo sua_. - -E di vero, il vanitoso Presidente non pensava se non alla sua libera -passeggiata nello spazio libero tra le due file di carrozze; pure -stavolta il Lopez riproduceva _sic et quatenus_ gli ordini dei suoi -predecessori. - -La malattia delle fermate nel Cassaro è antica quanto la carrozza e la -portantina, quanto lo spagnolesimo, quanto lo spirito aristocratico, -potremmo anche dire quanto il comodo umano. Un bando del Vicerè Niccolò -Pignatelli, Duca di Monteleone, ordinava nell'Agosto 1720 «che nessuna -carrozza, sterzino o sedia volante possa fermarsi al Cassaro o alla -Marina durante il passeggio; e chi voglia fermare qui a sentire la -musica deve mettersi in una delle due file rimanendo quella di mezzo pel -libero passaggio del Vicerè»[90]. -- Proprio come nell'anno 1775, quando -il secondo Marcantonio Colonna richiamava in vigore la medesima -disposizione[91]; proprio come nel 1795! - -[90] _Miscellanea di Bandi_, t. I; nella Biblioteca Comunale di Palermo, - segn. 2. Qq. 7.94. - -[91] Bando viceregio a stampa, in data del 18 Febbr. 1775. - -E non diverse le pene ai contravventori, anzi più gravi delle solite: «I -cocchieri, la frusta e quaranta sferzate o zottate del carnefice sopra -un cavalletto nella piazza Vigliena; i padroni, la multa di onze cento o -la perdita istantanea con la vendita irremissibile nella medesima piazza -della carrozza, o calesse, o biroccio, o corso, o tariolo»[92]. - -[92] Bando cit. del Lopez, 21 Ottobre 1795. - -Le provvide ordinanze di pulizia pubblica, richiamate in vigore nel -1799, trovavano compagne non meno provvide contro tutto ciò che potesse -anche lontanamente nuocere al comodo ed al decoro della città. Assidue -le cure che il Senato prendeva degli alberi copiosi e folti ond'eran -pieni e ornati i dintorni di essa; incessanti le premure di accrescerne -il numero e la estensione fin dove gli espedienti finanziarî e la natura -del suolo il consentisssero: onde il proponimento di piantarne nella -montagna di Gallo, che si vagheggiava d'imboschire[93]. Guardie all'uopo -destinate ne avean la custodia; carrettieri con botti, l'annaffiamento; -frati di varî ordini, la potagione[94]. In casi rari minacciavasi e -senz'altro applicavasi la pena dell'esilio a chi si permettesse di -metter la mano devastatrice sopra uno di quegli alberi[95]. - -[93] _Giornale di Sicilia_ del 12 Agosto 1794. - -[94] Ai Cappuccini i superbi alberi della via di Mezzomorreale (corso - Calatafimi); agli Antoniniani, quelli dello stradone di S. Antonino - (corso Lincoln); ai Minimi, quelli di fuori di Porta Macqueda e - Porta Carini. Vedi _Provviste del Senato_, a. 1793-94, p. 452; - _Atti_, a. 1791-92, p. 146. -- _Sala_, _Dimostrazione dello Stato - del patrimonio di Palermo_, p. 214. Ms. dell'Arch. Com. di Palermo. - -[95] _Atti del Senato_, a. 1777-78, p. 205. - -La seguente ordinanza dimostra quale senso di estetica e di igiene fosse -negli antichi amministratori del Comune: - -«Osservandosi da questa illustre Diputazione delle strade, che di giorno -in giorno vanno mancando e seccando gli alberi di pioppi, olivi ed -altri, piantati nelle strade che conducono da Porta S. Giorgio sino al -Molo e sino al Ciardone, per dare non meno il comodo a' cittadini di -passeggiare ne' tempi caldi e di rendere vieppiù magnifica la strada, -per causa che li padroni delle case, casini, luoghi od abitanti di essa, -in mille modi e maniere artificiose, li fanno desiccare e recidere e -scorticare; quindi la Diputazione, volendo ciò evitare, si è rivolta al -Re, il quale ha ordinato gravi pene pei trasgressori chiamando -responsabili i proprietari delle case e casine vicine e obbligandoli a -ripiantare il doppio degli alberi recisi, spiantati, scorticati, -mircati, scomparsi». - -Gli ordinatori della pulizia urbana del sec. XX non sanno che la -esperienza del passato era stata guida di coloro che prima, assai prima -di loro, avevano studiato argomento così multiforme, ed importante per -la vita pubblica e privata. Eppure essi non hanno se non ripetuto -inconsciamente quello che avevano detto e fatto i nostri vecchi. La -esperienza è maestra: e la esperienza aveva insegnato quanto gravi -fossero le conseguenze di una dimessa pulizia stradale ed a quali -pericoli si esponessero gli abitanti trascurandone certi particolari -apparentemente frivoli. Chi presume il contrario, sconosce la vita di -casa sua, che è vita di quella grande famiglia che è la patria. - -E poichè pulizia ed igiene si danno la mano, gli Archivi della città e -dello Stato ci offrono altre disposizioni acconce alla tutela di questa. -Ma per poco che voglia farsene la rassegna, si resta non solo confusi al -numero di esse, ma anche disillusi della vantata nostra sapienza del -genere. - -Nel periodo che ci sforziamo d'illustrare sono disposizioni di tempi -anteriori. Ne rileviamo due, documenti della saviezza di molte altre. - -Un nuovo bando del Pretore Marchese di S. Croce ordinava la buona -qualità del tabacco (1785). Altro se ne rinnovava ogni anno per le -modalità della immersione dei lini e del canape nei fiumi e pel seminato -dei risi. - -Tanta ragionevolezza di provvedimenti, se ben seguita, avrebbe dovuto -far di Palermo una delle più pulite città d'Europa; ma, purtroppo, non -era così. La Capitale dell'Isola era molto lontana da ciò che il suo -magistrato si sforzava di avere. Ci sarebbe da giurare che tutti -gl'inconvenienti previsti, tutte le imitazioni designate, tutte le -licenze minacciosamente vietate, eran pratiche d'ogni giorno, d'ogni -ora. Oh! è proprio il caso di esclamare: _Bandi di Palermo e privilegi -di Messina!_ Solo a fermarsi sulla tanto desiderata nettezza delle -strade c'è da arrossire. - -D'inverno le vie eran piene di mota; d'estate, di polvere. In una -solenne adunanza dell'Accademia del Buongusto nel Palazzo del Principe -di S. Flavia, in onore del Marchese di Regalmici, Onofrio Jerico -conchiudeva con questa spiritosa sestina una sua laude al riformatore -energico della città: - - Dixi. Però 'na grazia v'addimmannu: - Com' 'un aju carrozza e vaju a pedi, - Vurria li strati netti tuttu l'annu. - O fangu, o pruvulazzu chi arrisedi - Sfascia li scarpi, allorda li quasetti, - E in procintu di càdiri mi metti[96]. - -[96] Ms. Qq. D. 102, p. 69 della Biblioteca Comunale. - -A qualche cosa il Senato rimediava con la famosa botte di Giacona, che -dal 1746 offriva un modo pratico d'annaffiare le vie: una botte sopra un -carro, che al davanti avea un mulo, e di dietro, con le spalle al carro -medesimo, un uomo il quale, cianchettando ritroso, veniva dimenando a -destra ed a sinistra un grosso tubo di pelle sulla molesta polvere. - -Povero Giacona! Il pubblico ingrato tradusse la tua manichetta in un -gesto somigliante a quello dell'annaffiatore, e in un motto che non -risponde alle tue ingegnose intenzioni, per le quali un annuale servizio -di 70 onze potò esser compiuto con sole 40![97]. - -[97] _Pitrè_, _Usi e Costumi_, v. II, p. 370-71. - -Secondo un'antica ordinanza, passata in uso, ogni popolano ripuliva al -far del giorno il tratto innanzi all'uscio di casa sua, come ogni -mercante del Cassaro quello innanzi il suo negozio. - -Goethe però il 5 Aprile del 1787 se la pigliava con un merciaiuolo, e -per esso coi Palermitani, «che lasciavano ammucchiare, diceva lui, -innanzi lo botteghe tante immondezze[98], che poi il vento ritornava -alle botteghe medesime»; ed il merciaiuolo, malizioso, gli faceva -osservare che «coloro ai quali spettava di provvedere alla pulizia -aveano grande influenza, e non si riusciva ad obbligarli a fare il loro -dovere. Se si sgombrasse, aggiungeva, tutta quella lordura, verrebbe in -luce lo stato miserando del sottostante selciato, e si scoprirebbero le -malversazioni della loro disonesta amministrazione» (Oh! come il mondo è -sempre lo stesso!). - -[98] È curioso che l'usanza lamentata da Goethe fosse una antica - disposizione del Senato consacrata nei contratti di appalto della - spazzatura. Si prescrivea che le immondezze spazzate venissero - raccolte a mucchi, con l'intendimento che poi dovessero portarsi - via. Vedi il _Contratto_ citato nella nota 3 di questa pagina. - -Concludeva poi scherzando: «le male lingue dicono essere la nobiltà -quella che favorisce questo stato di cose, affinchè le carrozze, andando -di sera alla passeggiata, possano proceder senza scosse, sopra un -pavimento meno duro»[99]. - -[99] _Goethe_, _op. cit._, lett. cit. - -Ma quel merciaiuolo se non conosceva la storia del suo paese, se non -sapeva che già fin dai primi del quattrocento esistessero disposizioni -per la pulitura delle vie, se ignorava che nel 1600 il Comune avea dato -in appalto lo spazzamento ed annaffiamento giornaliero delle varie -strade e piazze[100]; poteva almeno dire a Goethe, cosa della quale egli -era testimonio, che otto anni innanzi (7 Ag. 1779) si era concertato la -spazzatura del Cassaro e della Strada Nuova in una maniera più -rispondente allo scopo. Poteva fargli osservare che certi carrettieri -aveano impegnata con gli ortolani la spazzatura; anzi, come s'è visto in -principio di questo capitolo, per antico decreto del Senato, le bestie -da soma che entravano in città cariche di ortaggi non potevano uscirne -senza la spazzatura delle famiglie, tanto nociva alla pubblica salute -quanto utile alla agricoltura[101]; e che i padroni delle botteghe -pagavano un bajocco (cent. 4) l'uno, per due spazzate la settimana, -fatte da 20 forzati. Poteva anche soggiungere, ed egli doveva saperlo di -preferenza, che per quanto il Senato facesse e nel Cassaro e nel Piano -della Martorana lastricando, ripulendo, non riusciva mai a sbarazzare la -immensa mota che le piogge continue vi producevano: difetto comune ad -altri punti della città, ed alla Marina particolarmente[102]. - -[100] _R. Starrabba_, _Contratto d'appalto_ ecc. in _Archivio stor. - sic._, nuova serie, a. II, fasc. II, pp. 204-9, Pal. 1877. - -[101] _Capitoli del Senato_, t. II, f. 406; ms. dell'Archivio Comunale. - -- _Teixejra_, _op. cit._, cap. XIII, § 191. - -[102] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 372; v. XXVII, p. - 436. - -Quando il Presidente Lopez ordinò delle spazzate periodiche, il Senato -non potè se non tornare a destinare una somma _ad hoc_ per l'avvenire, -ed affidare a «partitarî» questo servizio per le vie principali e per -una volta la settimana[103]. - -[103] Bando a stampa del Presidente del Regno, del Marzo 1797. Vedi - _D'Angelo_, _Giornale_, pp. 137-38; _Villabianca_, _Diario_ ined., - a. 1797, pp. 115-16. - -D'altro lato, bisogna esser logici. Il merciaiuolo di Goethe doveva -sapere qualche cosa, se con un forestiero a lui sconosciuto si apriva -intorno ad una pubblica accusa contro coloro ai quali incombeva la -sorveglianza della pulizia della città; altrimenti conviene ammettere la -solita malevolenza palermitana verso i Palermitani. Chi saranno stati i -malversatori aventi l'interesse di non far vedere le reali condizioni -del pavimento stradale? «I partitarî (appaltatori) delle strade o i -deputati alla nettezza», potrebbe dirsi; ma chi può affermarlo con piena -coscienza? Una sola rivelazione ci giunge per mezzo dei diaristi del -tempo, ed è: che i «maestri di mondezza» (sorvegliatori di pulizia -stradale) non erano immuni da colpe a danno del paese. Forse per loro -oscitanza, forse per delittuosità, questi maestri venivano dalla voce -pubblica accusati di corruzione; se no, come spiegarsi la sordidezza -delle strade ed il lezzo delle carogne di cani e di gatti? - -È vero che questo inconveniente non era nuovo; ma gli spazzini addetti a -sì bassi servigi, portavano legati alla cintura degli uncini di ferro -coi quali rimovevano i ributtanti ospiti. - -Stanco di tante porcherie un giorno il Senato mandò a spasso questi -inutili o disonesti «maestri»: e senz'altro ne abolì l'ufficio; -contemporaneamente provvide alla pulitezza ed al decoro della città con -una Deputazione di nobili, la quale con ufficiali adatti rispondesse -alla bisogna[104]. E così fu fatto. - -[104] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1793, pp. 22-23. - - - - - _Capitolo IV._ - - - _SENATO E SENATORI._ - -Magistrato supremo della città, il Senato mareggiava tra le -giurisdizioni ed i privilegi che re e vicerè per volger di secoli avean -profuso su di esso. - -Grande di Spagna di prima classe, il Pretore procedeva a sinistra del Re -e gli stava di fronte, a capo coperto, nelle cappelle reali. Generale di -cavalleria, esso avea il comando supremo di tutte le truppe cittadine. -Alle opere filiali del Senato era preposto e sovraintendeva con vigile -cura. La Tavola o Banco, fondazione del Comune, avea in lui il -mallevadore de' capitali privati; in lui il tutore supremo il Monte di -Pietà; lui avea capo la Deputazione di salute, ond'egli traeva facoltà -di accordare o negare libera pratica a chi giungesse per mare a Palermo, -basso o alto che fosse e di qualsivoglia autorità investito. Mentre vi -era un Protomedico del Regno, il Pretore era Protomedico della Capitale -con poteri amplissimi sulla pubblica salute e sugli uomini ai quali era -essa affidata, sulla igiene e sulla pulizia urbana. - -Talvolta egli avea potestà anche criminale, rappresentando l'antico -baiulo. - -Nelle quattro grandi processioni e fiere dell'anno, il medesimo Pretore, -accompagnato da un giudice della sua Corte, girava togato per le strade -reggendo in mano il bastone, emblema di giurisdizione per la quiete del -popolo. Gli eruditi scoprirono «l'uguale meccanica scritta nella romana -Istoria e praticata dai consoli e pretori romani»; come un quissimile -degli antichi littori precedenti i consoli vedevano nei contestabili che -nelle pubbliche funzioni recavano il bastone sormontato dall'aquila. -Tutti ne sapevano qualche cosa; ma sopra tutti D. Pietro Teixejra, -storiografo del Senato[105]. - -[105] _Teixejra_, _op. cit._, §§ 305 e 349. Correggendo le stampe di - questo capitolo, ci cade in acconcio far menzione di un - bell'articolo di _F. Maggiore-Perni_: _Il Senato e - l'Amministrazione municipale di Palermo dai tempi più antichi al - 1860_ (Pal. Lo Casto 1902). - -Per queste ed altre eccelse facoltà, in bocca del Pretore posava la -sacra formola: _Do, dico, abdico._ Col _do_ esso concedeva ai giudici -della Corte pretoriana il modo di procedere nelle cause, come -l'eccezione ai rei e la possessione dei beni; nel _dico_ concentrava la -proibizione dei giorni di giudizio e la restituzione _in integrum_ per -le persone; nell'_abdico_ comprendeva il suo diritto in tutte le -cessioni sulla legge scritta: nella confisca dei beni, nella vendita di -essi all'incanto e via di seguito[106]. - -[106] _Teixejra_, _op. cit._, § 310. - -Dal quale diritto traeva lume e forza quello civile e criminale che egli -esercitava sulle carceri del Palazzo pei trasgressori delle ordinanze e -dei bandi senatorii e le ingiunzioni al capo di Castellamare nel -ricevere questo o quel reo di ceto nobile o civile. - -Se questo pare troppo, si pensi che v'era anche dell'altro. Bagheria e -Parco eran terre soggette al Senato, che vi esercitava amplissima -giurisdizione per mezzo di persone di sua fiducia e da esso delegate. -Prima che Ferdinando venisse in Palermo, e pensasse a proclamare _città_ -Partinico, ragione di lepido risentimento del Villabianca, che pur vi -avea tenute, anch'essa, questa terra, era pel mero e misto impero -soggetta al Pretore. - -Ce n'era abbastanza, crediamo, per fare inorgoglire non che qualunque -patrizio il più modesto cittadino palermitano, che pur sapea di non -poter mai e poi mai aspirare, non diciamo alle sublimi sfere del -Pretorato, od a quelle alte del Senato, ma alle altre di ufficiale -nobile al seguito del Senato medesimo, pel quale un pezzo di blasone era -indispensabile. - -Il rosso associato al giallo era ed è tuttavia il colore senatorio della -città; stemma pubblico: l'aquila d'oro in campo rosso; damasco cremisino -le sopravvesti dei contestabili; rosso il drappo delle vesti dei -mazzieri, sulle quali si disegnavano vaghissimi fiori d'oro[107]; rosso -scarlatto e giallo la uniforme della fanteria e della cavalleria[108], e -rosso fiammante le livree dei sei paggi e dei sei cocchieri degli -equipaggi. - -[107] Costavano fino a 120 onze! Vedi _Provviste del Senato_, a. 1779-80, - p. 362, a. 1795-96, pp. 255 e 374. - -[108] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, XXVI, pp. 210-211. - -Questo per coloro che circondavano il Senato; ma i singoli Senatori -nelle loro giornaliere funzioni indossavano ordinariamente «il vestito -alla francese in giamberga», come ci fa sapere il loro Cerimoniere[109]; -nella mezza festa, toga semplice e cateniglia; nella grande festa, toga, -manica ricca e gioie. - -[109] _De Franchis_, _op. cit._, p. 433. - -Il Pretore dava la intonazione al Senato: e quando avea paggi suoi (e -raro è che non ne avesse), il colore della città veniva sostituito dalle -livree della sua famiglia. Questa, per la forma e pel colore, si -anteponeva talvolta a qualunque altra livrea, perchè indicava l'altezza -del casato. Ricordasi in proposito, per analogia di richiamo, che quando -il Principe di Paternò Moncada Capitan Giustiziere dovette recarsi nei -suoi stati in Sicilia, e trattenervisi alcuni mesi (1780), il Pretore -Regalmici ne ebbe la delegazione. Ora l'energico Marchese, zelando più -che l'amico assente, si affrettò a fare aggiungere alla Carboniera -ordinaria (la quale, come è risaputo, era il carcere di giurisdizione -del Pretore, dentro il Palazzo municipale) altra Carboniera per le -donne, ma non volle mai uscire a pubbliche comparse con gli ufficiali -vestiti in livree Paternoniane[110]. - -[110] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, 180; v. XXVII, 11-12. - -La fanteria composta di trenta dragoni era a custodia delle dieci torri -di guardia del littorale (_torrari_); la cavalleria, di quaranta -soldati, sorvegliava le spiagge e segnava l'avvicinarsi di barche -sospette. Codesti eran detti «soldati di marina», e più tardi compagnia -o «milizia urbana», nome sfigurato oggi, con uno de' _qui-pro-quo_ della -fortuna di cui il popolo possiede il segreto, in _truppa babbana_. -Questa milizia rappresentava la forza propria del Senato sotto un -comandante nobile (Sergente maggiore), un Capitano delle torri, un -Alfiere, un Tenente e varî caporali, tutte persone civili; ed ogni anno, -il 1º Maggio, veniva passata in brillante rivista. Carlo II nel 1695, -confermando il privilegio di questa milizia al Senato, dava ad esso -facoltà di assoldarne -- in assenza del Vicerè -- quanta per la -sicurezza del Palazzo senatorio e della lanterna del Molo gliene -abbisognasse, investendola dei medesimi onori e trattamenti delle truppe -regolari regie, con divisa, tamburi, armi, bandiera e stemma della -città. - -E qui cade acconcio un richiamo storico strettamente connesso col -privilegio di Carlo II. - -Ciò che faceva il Senato facevano altri personaggi e comunità. La -Compagnia dei barrigelli di Butera era modellata su quella di Palermo, -benchè con iscopo un po' diverso. Ventiquattro soldati dragoni con -insegne proprie, timpani e trombe correvano frequentemente una parte del -Regno con la medesima libertà e giurisdizione delle compagnie reali. La -Compagnia di San Cimino, dello stato di Monreale, mancava di stendardo, -ma non della facoltà de' barrigelli di Butera: ed il Governo si serviva -di essa come di altre compagnie baronali per la tutela degl'interessi e -della sicurezza delle terre dei signori, quando le esigenze imponevano -estirpazione di banditi, soffocazione di tumulti, od altre gravi -pubbliche incombenze. Carlo VI riteneva potere con questo mezzo mettere -sul piede di guerra meglio che diecimila uomini[111]. - -[111] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, 420-425. - -L'uscita del Senato era uno spettacolo sempre pittoresco, che chiamava -sulle vie popolani e civili. - -La compagnia dei carabinieri di cavalleria della truppa senatoria -precedeva con le spade sguainate alle mani: regia preminenza più volte -ritolta e ridata dai Vicerè. I contestabili, dalle larghe code, che -coprivano muli o cavalli, e dal cappello ad embrici, eran sempre i -servi, non sempre fedeli, dei loro Senatori. - -Seguivano le tre carrozze del Senato. Di queste diremo particolarmente -più innanzi. - -Il rullo cadenzato dei tamburi, lo squillo monotono delle trombe ne -annunziava il movimento. Quando l'alto Magistrato stava per entrare -officialmente in una chiesa, festevole era lo scampanio; quand'era alla -vista di un baluardo, spari assordanti d'artiglieria lo salutavano, -anche perchè il Pretore era Capitan d'armi o di guerra del Val di -Mazzara. Sforniti di cannoni i baluardi e scompigliate le Maestranze -armate, queste pubbliche dimostrazioni, gravose al Comune, dannose alle -fabbriche dei privati, cessarono. I cannoni che avrebbero dovuto servire -alla difesa della patria, servirono per aiuto del Borbone in Napoli. - -Le pretese di distinzione si acuivano tra gli ufficiali del Senato. Gli -ufficiali nobili alzavano la cresta in faccia ai Senatori, non -intendendo subire gradazioni lesive della loro dignità. Gli ufficiali -civili li aizzavano facendo con essi quelle che si direbbero congiure di -palazzo. - -Una volta per la festa del Corpus Domini il Pretore Duca di Castellana, -ammalato, delegò, consenziente il corpo del Senato, un senatore; i -giudici pretoriani si negarono a prestargli omaggio, e ne seguì un -litigio che si portò fino al Protonotaro del Regno[112]. Il perno della -questione era questo: gli ufficiali nobili nelle processioni e in altre -pubbliche comparse del Senato devono andare a lato o dietro ai Senatori? - -[112] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, pp. 284-85. - -Il Cerimoniale dava ai Senatori facoltà di regolarsi come credevano; ma -gli ufficiali nobili non volevano riconoscere questa facoltà, -ritenendola arbitraria. I Senatori affettavano indifferenza e tiravan di -lungo; ma gli ufficiali sputavan veleno senza neppure ricordarsi della -benevola concessione fatta loro dal Senato d'un tappeto sotto le loro -sedie[113]; e tra il pretendere degli uni ed il rifiutarsi degli altri; -tra l'imporre di quelli e il disubbidire di questi, si giungeva per -lungo, eterno dissidio alla fine del secolo. Celebrandosi nel 1800, -presenti i Reali di Napoli, le funzioni della Settimana Santa, il ceto -civile faceva una tacita ma severa dimostrazione contro la senatoria -dignità: brillava per la sua assenza, come direbbe una frase moderna! - -[113] Il Teixejra ce ne dice anche la misura: tre palmi! stabilita dai - _Capitoli del Senato_, t. III, p. 47. - -Vecchio ed infermiccio, il Marchese Villabianca ne avea notizia fino a -casa, e nel suo _Diario_ consacrava questa nota, che nel decadimento -grammaticale accusa lo ingenuo sognatore del passato, il patrizio a cui -mancava la esatta visione del presente: «I paglietti hanno disdegno il -servire e corteggiare i magnati. Non v'è forma che questi benedetti -paglietti per la potenza che hanno nelle mani, di arrivare e conoscer sè -stessi, cioè la loro condizione, stato e differenza. La superbia e -l'orgoglio li mangia vivi»[114]. Eppure egli stesso negli anni passati -avea biasimato i suoi consorti e lodato le opere pubbliche dei -_poglietti_, tipo dei quali per amor patrio disinteressato il Presidente -Asmundo Paternò! - -[114] _Diario_ ined., a. 1800, p. 220. - -Ma non ci occupiamo di queste miserie, quando ben altro abbiamo da -vedere. - -Due delle tre carrozze del Senato erano veramente belle. Nella prima -andava il Pretore coi Senatori; nella seconda, altri Senatori; -nell'ultima, il Cerimoniere, il Segretario e qualche ufficiale nobile. A -volte nella prima entrava tutto il Senato; nella seconda, la sua Corte; -la terza procedeva vuota per rispetto. - -Eccole queste magnificenze! - -Montate su traini e sospese con solidi tiranti di cuoio sopra molle, -esse sono, all'esterno, ricche di dorature e di dipinti allegorici: -all'interno, fulgide per la tappezzeria di raso rosso. La maggiore di -queste carrozze somiglia a quella di Carlo X serbata ora al Trianon, ma -le ruote son cariche di sculture; e nello insieme ha una linea più -armonica di quella della vettura di Caterina di Russia (1773)[115]. - -[115] _Il Festino di S. Rosalia nel 1896 in Pal._, p. 3. Palermo, Virzì, - 1896. - -Donde vengono queste carrozze? - -Negli Atti ufficiali troviamo più volte cenno di carrozze pretorie. - -Il più curioso è quello del 1789. S. M. accordò al Senato la carrozza -dell'abolito S. Uffizio contro il pagamento di onze 46[116]: il che -significa che il Senato prese od ebbe la carrozza, probabilmente di -gala, del grande Inquisitore, testimonio degli ultimi atti generali di -fede. La trasformazione degli stemmi fu presto fatta: alla croce -fiancheggiata dalla spada e dall'ulivo, col terribile motto: _Exurge, -Domine, et judica causam tuam_, venne sostituita l'ardita aquila -palermitana col classico S. P. Q. P. - -[116] _Provviste del Senato_, a. 1788-89, p. 112. - -Tre nuove carrozze uscivano l'8 Maggio 1796, festa di S. Cristina. La -più bella tra esse attestava non la opulenza del Comune, ma la -generosità dei privati. La fecero a contribuzioni proprie il Pretore, i -Senatori, il Presidente del Regno ed i nobili, che con singolar -munificenza vollero sopperire a questo bisogno del Senato. «Quel Senato, -già così ricco e magnifico..., non ha come potere uscire a gala, e deve -comparire accattone e cercare la elemosina per farsi una carrozza!», -mormorava con profonda tristezza dentro la Biblioteca del Comune P. -Giovanni D'Angelo; ed esclamava: «Tempi meschinissimi!... Io di questa -mendicità non voglio nè posso ricercar la cagione. La indaghino i nostri -posteri»[117]. - -[117] _Giornale_ ined., a. 1792, pp. 100-102. - -Ma la ragione, se vogliamo indagare la reticenza, può per un momento -sospettarsi negli amministratori della città, i quali, perchè in alto, -venivano presi di mira da chi stava in basso. Bisogna chiudere gli occhi -alla luce per non vedere che, più che alla disonestà degli uomini, -convenisse guardare all'indirizzo economico dei tempi ed alle teorie -amministrative che conducevano a fatale rovina gli erarî civici. - -La nuova carrozza pretoriana era quanto di più splendido avesse prodotto -la Sicilia dal dì che veicoli del genere erano stati tra noi costruiti. -I più esperti operai ed artisti vi avean lavorato a gara di delicatezza -e di maestria, e Giuseppe Velasquez ne coronò l'opera con disegni che -destavano l'ammirazione di tutti al vederla passare[118]. - -[118] Costò onze 1171, 16. - -Il fastigio del Senato non poteva non far gola agli amministratori delle -opere filiali di esso, non nuovi alla dignità pretoriana o senatoriale. -In seguito a recenti elezioni, i nuovi eletti eran punti dalla bramosia -di andare a prender possesso solenne delle loro cariche nelle carrozze -del Comune. Una pompa come quella non era da disprezzare! Ed il Principe -Conte S. Marco, benchè avesse i suoi superbi equipaggi, la desiderò e la -chiese. «In considerazione del merito e della nobiltà di esso principe», -il Senato chinava il capo. - -L'esempio è contagioso: e quando, compiuto il biennio del S. Marco, il -nuovo eletto D. Francesco Statella, Principe del Cassaro, dovette far la -funzione del suo possesso, si ricordò con letizia della carrozza -officiale e la riconobbe adatta alla sua dignità. Il Senato, _obtorto -collo_, consentiva anche stavolta; ma scorso, per non offender tanto -signore, un mese, facea «un appuntamento col quale proibiva di potersi -in avvenire accomodare (_prestare_) le carrozze proprie di esso Senato -alle opere filiali per qualunque siasi funzione»[119]. - -[119] _Atti del Senato_, a. 1794-95, p. 110; a. 1796-97, p. 78; a. - 1797-98, p. 187. - -Difatti, era troppo che signori di quel grado, i quali quando coi loro -equipaggi uscivano sulla via Alloro facevano maraviglia a chicchessia, -dovessero cercar la pompa del supremo Magistrato della città! - -Prima di lasciare l'ambito veicolo ed il cerimoniale che lo accompagnava -anche nelle relazioni col rappresentante del Re, è opportuno un ricordo. -Il sedere in carrozza con S. E. tenendo la sinistra, era un'altra delle -prerogative del Pretore. Il Marchese Fogliani, che po' poi non guardava -tanto pel sottile la distanza tra lui ed il magnifico Senato, confermò -praticamente la prerogativa. S. E. il Principe Marcantonio Colonna di -Stigliano ne diede benigna conferma al Pretore Principe di Scordia (Dic. -1774 e Marzo 1775), facendoselo sedere allato in una visita annonaria -che volle fare con lui per Palermo. - -È fama che codesta distinzione avesse voluto una volta arrogarsela il -March. di Geraci Ventimiglia recandosi col Vicerè Duca de Uzeda a -passeggiare alla Marina, e che questi, per tanta impertinenza, lo avesse -mandato in carcere. L'atto del Ventimiglia fu invero audace; ma il nobil -uomo non poteva dimenticare di essere il _Marchese_ per eccellenza, in -tutta Sicilia[120], un piccolo re dei suoi stati con facoltà, dicevasi, -di coniar moneta. - -[120] È noto che quando in Sicilia si diceva senz'altro _il Marchese_, - non s'intendeva se non lui, il Marchese di Geraci. Vedi - _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, pp. 5 e 200. - -Savia consuetudine quella del periodo limitato delle cariche e degli -alti uffici; savia perchè impediva il formarsi ed il prepotere di -clientele protette da un lato, spalleggianti dall'altro chi siffatti -ufficî a lungo s'infeudava. - -Non più di due anni, spirati i quali non erano più rieleggibili, stavano -in ufficio Pretore e Senatori, i Governatori del Monte di Pietà e quelli -degli Spedali, il Deputato per la suprema generale Deputazione di salute -e di quella del Molo, delle torri e delle strade; il Deputato della -Terra di Partinico e l'altro della Terra di Bagheria ed altri di altre -opere filiali. Più rigorosi, perchè più brevi (un anno appena), gli -ufficî dei «giudici-senatori della gabella delli 12 tarì sopra ogni -cantàro d'olio, della gabella delle teste piccole» ecc. - -Di altri dignitarî e di modesti ufficiali urbani pochi quelli che, -eletti, aveano da prestar giuramento; e tra essi l'Archivario della -Tavola, i Giudici idioti, i Deputati di piazza, i credenzieri della -carne, il Pretore, i Senatori, i Capitani delle torri, i Giudici -pretoriani, il Capitan giustiziere: persone sulla fede delle quali era -riposta la fede pubblica e sulle quali poggiavano le pietre angolari -degli interessi cittadini. - -«L'ufficio di Senatore per regio dispaccio del 12 Maggio 1775, deve -conferirsi ai primogeniti e secondogeniti di famiglie magnatizie, titoli -e feudatari con vassalli e tutt'altri nobili, ed atti a tale ufficio, ma -con condizione che non usino il titolo di _Eccellenza_ abusivamente fin -qui preso, che compete al solo Pretore. La carica di Senatore sarà un -passo per conseguire quella di Pretore». - -Così scrivea il 26 Agosto 1775 il Villabianca, che pure anni prima aveva -detto: «In Sicilia il solo Vicerè esige per forza l'_Eccellenza_ come -rappresentante la persona del sovrano»: e _Sua Eccellenza_ era per -antonomasia il Vicerè. Quando nell'Agosto del 1774 il Re sostituì la -Giunta pretoria (una vera Giunta amministrativa dei tempi nostri), -magistrato governativo di revisione degli atti del Senato, al Tribunale -del R. Patrimonio: Giunta «composta di cinque ottimati ex-Pretori ed -ex-Capitani giustizieri e patrizi della prima segnatura di nobiltà, cioè -_nati_ di famiglie pretorie e magnatizie», si pensò anche a questa grave -faccenda del titolo. Fu concertato (ed il concerto durò fino al secolo -XIX) che il ministro della Giunta pretoria scrivendo al Senato darebbe -dell'_Eccellenza_, firmandosi in pie' della lettera, e che il Senato -rispondendo col medesimo titolo non soscriverebbe nè come Senato nè come -Pretore, ma col solo nome di Segretario[121]. E nel sovrano comando del -1775 veniva anche prescritto che i Senatori non dovessero essere -obbligati a trattare con l'_Eccellenza_ il Pretore[122]. - -[121] _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, pp. 235-37, 371-72. v. XIX, p. 128. - -[122] _Atti del Senato_, a. 1775, p. 377. - -Vecchia costumanza, non mai intermessa, era quella che i nuovi nati dei -Senatori in atto fossero tenuti al fonte battesimale dal Senato in -corpo. Il battesimo assumeva un carattere di solennità particolare, -compiuta con tutta pompa dal Magistrato civico. Quale compare, esso -faceva un regalo alla comare, la senatoressa puerpera, alla levatrice, -agli ufficiali della parrocchia. La senatoressa riceveva cinquant'onze: -e se la puerpera era pretoressa in atto, cento. I Senatori non eran dei -vecchi, e le mogli loro, molto meno. Immagini perciò il lettore come -procedesse pel pubblico erario questa faccenda di sgravi, di battesimi e -di regali! - -Non v'era anno che il prolifero Senato non festeggiasse una di queste -nobili comari, e che per conseguenza la cassa pretoria non si aprisse -per siffatte graziosità[123]. Nel 1770, in meno di due mesi, la festa si -ripeteva due volte: il 17 Gennaio pel primogenito del Sen. Salvatore -Valguarnera, Principe di Niscemi e Duca dell'Arenella, funzionante -l'Arciv. Sanseverino, e compare il Pretore Regalmici (al neonato veniva -imposto il nome di Giovanni, in omaggio al card. Giov. de Buccadoks, -Generale dei Domenicani, amico e parente del Niscemi); ed il 10 Marzo -per la figlia del Sen. Bernardo Filingeri, Principe di Mirto. - -[123] 21 Ag. 1770. Il «Senatore Romagnuolo pel Senato battezza la figlia - del Sen. Carcamo, e dà in regalia al padre (_stavolta al - Senatore!_) onze 50 ed altre (10) ne dà alla levatrice ed agli - uffiziali della parrocchia». - - 13 Apr. 1771. Il Pretore Duca di Castellana a nome del Senato - battezza alla Kalsa la figlia del Sen. Corradino Romagnuolo, con le - solite regole di onze 40 (?) al detto Romagnuolo, e di onze 10 alla - levatrice (_Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, pp. 229 e - 277). - - 5 Luglio 1773. Il Senato battezzò il figlio del Senat. Gius. - Carcamo, il quale «dalla cassa del Senato tirò la solita regalia di - onze 50». _Diario_, XX, 167. Questo Sen. Carcamo in meno di tre - anni prendeva 90 onze! - -Nel 1782 però abbiamo due begli esempî di dignitoso rifiuto per parte -del Principe di Valguarnera e Montaperto e del Duca di Belmurgo, ai -quali il Senato avea tenuto a battesimo i figliuoli[124]. Ma sono _rari -nantes in gurgite vasto_. - -[124] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 294-95 e 308, e - XXVII, 429. - -Infatti nel medesimo anno la Giunta pretoria permetteva al Senato di -cavare dall'erario comunale la solita somma per la puerpera Principessa -di S. Lorenzo; nel 1785 per la Principessa di Fiumesalato e per la -Baronessa Morfino[125], tre pretoresse l'una più fresca e promettente -dell'altra. - -[125] _Provviste_, a. 1781-82, p. 517; a. 1784-85, pp. 89, 188. - -Nei «Nuovi regolamenti stabiliti per il buono ordine -dell'amministrazione dell'annona del Senato di questa città di Palermo e -patrimonio di essa approvati dalla Maestà sua con real dispaccio de' 16 -Agosto 1788», l'articolo XIII ordinava l'abolizione delle regalie «pelli -parti delle mogli del Pretore e Senatori: non essendo giusto che -ritrovandosi il corpo amministrato in somma decadenza e sbilancio, gli -amministratori, in danno del pubblico, fruiscano delli vantaggi»[126]. -Ma siamo sempre ai bandi di Palermo! Infatti verso la fine dell'anno un -nuovo battesimo senatoriale è lì lì per riaprire la cassa del Comune e -metterne fuori le vietate e volute cinquant'onze. La senatoressa -Marianna Branciforti si sgrava di una vezzosa bambina, la quale deve -ricevere il nome di Beatrice. Il Senato si apparecchia al consueto -battesimo; ma il Principe di Trabia, Pietro Lanza e Stella, nol -consente, non già per l'onore, al quale non rinunzierebbe, ma per la -gravezza che ne verrà al Comune. Potrebbe limitarsi ai nobili rifiuti -precedenti del Valguarnera e del Belmurgo, ma va più in là. La sera del -30 Dicembre, martedì, chiama uno dei suoi familiari con la moglie, -«persone minute», e da esse fa tenere al fonte la neonata. La geniale -risoluzione suscita rumore, dove con plauso e dove con senso di -maraviglia; ma primi a lodarla sono i Senatori. Il Villabianca, non -sempre facile dispensatore di lodi, e che rivede volentieri uno di casa -Lanza, il Duchino di Camastra, frequentare la sua casa e studiare il suo -_Diario_, se ne mostra soddisfatto, e vuole che «serva questa buona -introduzione in beneficio e rilievo in qualche maniera della cosa -pubblica»; e «Dio volesse» esclama «che il di lui esempio venisse dai -successori padri seguitato!». - -[126] _Riforma_, p. 90. - -E lo sarà stato certamente. Ma il simpatico Principe non trovò riscontro -se non in se stesso. Dieci anni dopo, al giungere dei Reali a Palermo, -nominato Ministro Segretario di Stato (1799), rifiutava cinquemila scudi -annuali di emolumento[127]. - -[127] _Diario_ ined., a. 1787-88, pp. 611-12; a. 1799, p. 155. - -Più dannoso al non florido patrimonio urbano erano certi battesimi che -il Senato faceva a personaggi estranei alla famiglia e più elevati. Ne -ricordiamo un solo. La neonata Melelupi Soragno, nipote del Vicerè -Fogliani, veniva tenuta al fonte dal Pretore del tempo: e la madre -riceveva un orologio d'oro smaltato, a ripetizione, un astuccetto d'oro -per bocca, una reliquia di S. Rosalia incastonata pur essa in oro, con -preziosa statuetta della Santa e non so che altro: non picciolo -dispendio, come si vede, ma che pur veniva compensato dal signorile -ricevimento fatto dal Vicerè al Senato; ed il Vicerè era una eccellente -persona, con la quale i Senatori erano in ottime relazioni. - -Onore poi del Magistrato civico era la parte attiva, generosa ch'esso -prendeva ad ogni piccola e grande sventura del paese. Incendî, tremuoti, -alluvioni, carestie lo trovavano sempre al suo posto di tutore, -benefattore, padre dei cittadini. In una notte freddissima d'inverno del -1775 (5 Dic.) prendeva fuoco la bottega d'un confettiere a Ballarò; ed -il Pretore Principe di Resuttana coi Senatori, lì sul luogo, con l'aiuto -dei maestri carrozzieri e di due compagnie di fanteria, era lieto di -veder domare l'incendio. Il medesimo avveniva in una notte d'autunno (22 -Ott.) dell'anno seguente, nel Conservatorio del Buonpastore[128]; e -negli incendî del forno civico di Porta di Vicari (16 Giugno), del -Monastero Valverde, della casa di Giuseppe Merlo Marchese di S. -Elisabetta al Garraffello, della bottega del fruttaiuolo Neglia del -Conte Federico in via Biscottari (30 Giugno, 12 Agosto, 19 Settembre -1787): tre incendî in soli quattro mesi, che ai dì nostri, con le solite -lustre e frasi d'uso, provocherebbero tre solenni _inchieste_ ufficiali, -probabilmente senza venire a capo di nulla. - -[128] _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, p. 158; XXI, 392; XXVI, 39. - -In uno scoppio di polvere nel bastione di Porta S. Giorgio (21 Febbr. -1788), il Pretore facea prodigi di abnegazione; non meno che nei gravi -infortunî del forno di Maiorca ai Formari (21 Febbr., 3 Sett. 1788), e -più oltre in quelli del forno di via Materassai (30 Maggio 1793), nei -quali, dovere è il confessarlo, la parte migliore della nobiltà -coadiuvava il Pretore Duca di Cannizzaro ed il Senato per mantener -l'ordine e dare salvezza a tutta la contrada, esposta a sicuro disastro. - -Opere generose come queste eran sovente compiute dai conciatori e sempre -dai pescatori della Kalsa[129]. - -[129] _Villabianca_, _Diario_ ined. a. 1785, p. 172; 1787, pp. 140, 175, - 359; a. 1788, pp. 472, 513. -- _D'Angelo_, _Giornale_ ined., a. - 1793, p. 63. - -Mirabile la vigilanza sull'annona e sulla salute pubblica, in ragione, -s'intende, dei tempi, che è quanto dire dei sistemi e delle difficoltà -d'allora. Questa vigilanza era dove immediatamente, dove per mezzo di -deputazioni esercitata. - -Ai lamenti dei cittadini per la cattiva qualità del pane e dell'olio il -Senato provvedeva con gravi multe a padroni di forni ed a commercianti -d'olio[130]: provvedimenti non rari se frequenti erano le infrazioni dei -bandi da parte degli interessati. - -[130] _Provviste del Senato_, a. 1793-94, p. 126; a. 1795-96, p. 158. - -I forni pubblici, i lombardi inclusi, pel numero al quale eran giunti -(23 fino al 1768), imponevano sorveglianza assidua, oculata; e -preoccupazione fissa d'un Senatore scrupoloso de' suoi doveri era la -_meccanica_ del pane. - -_Meccanica_, parola comunissima a quei giorni, si diceva lo scandaglio -che tre volte l'anno il Senato eseguiva per vedere se una data quantità -di grano dèsse la presunta quantità di pane; _meccanica_ pure il mercato -che il Pretore faceva dei suoi grani con cittadini e fornai pubblici e -senatorî dandoli loro in vendita con notabile rincaro sui prezzi -correnti del caricatoio[131]. - -[131] _Teixejra_, op. cit., 238. -- _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, - v. XX, p. 340. - -La città avea un privilegio, che sarebbe stato di eccezionale importanza -se il Governo non si fosse studiato sempre di dimenticarlo. - -Per concessione di Re Ferdinando (3 Sett. 1507), qualsiasi prammatica -regia o viceregia doveva prima esser sottoposta al Pretore ed ai -Senatori (una volta, jurati), perchè essi vedessero se in nulla ledesse -i privilegi e le consuetudini della Capitale. Vistala ed esaminatala, -con la solita formola: _Publicetur, salvis privilegiis urbis_, firmata -dal Sindaco, veniva pubblicata. - -Nell'ultimo periodo del settecento era banditore del Comune D. Girolamo -De Franchis, l'ultimo di una generazione di banditori, il più popolare -ma anche il più antipatico tra tutti gli ufficiali pretorî. In lui si -vedeva il nunzio di tutte le disposizioni del Senato e della Deputazione -di nuove gabelle, disposizioni che non potevano non riuscire ostiche al -pubblico. Il Governo, sempre odioso pel popolo, veniva confuso col -Comune, e l'odio per entrambi s'impersonava nel banditore, come quello -che portava divieti, imponeva gravezze, limitava libertà personali, -prescriveva, minacciava, rivelava. L'antipatia per lui estendevasi ai -trombetti che lo accompagnavano: i quali alla lor volta mormoravano -malcontenti della scarsa mercede che loro toccava ad ogni «liberazione» -che dal Senato facevasi, a tutti i bandi proibitivi che si pubblicavano -_ad instar_ delle parti, e nella occasione di bandi di privilegi delle -strade Toledo e Macqueda[132]. - -[132] _Provviste del Senato_, a. 1787-88, p. 195. - -Torniamo al privilegio. - -Contraria ad esso, una disposizione del Vicerè Principe di Caramanico -(1788) voleva che nessun ordine senatorio venisse bandito senza la -revisione e quindi il _placet_ dell'avvocato fiscale della Gran -Corte[133]. - -[133] _Provviste_ cit., p. 81. - -Ecco la libertà concessa al Senato. - -Questo Senato, che affogava tra le preminenze, stava sottoposto ad una -Giunta pretoria, e ben poco poteva fare senza la intelligenza, il -permesso del Vicerè, suo ingrato tutore. Lo stesso denaro che esso dovea -spendere per una festa da tenersi all'arrivo o alla partenza d'una -Autorità, mettiamo del Vicerè medesimo, dovea essere autorizzato da lui. -Se altri oggi ritiene il contrario, si disilluderà svolgendo gli _Atti_ -e le _Provviste_ nell'Archivio comunale. E fa senso che mentre egli, il -Vicerè, era tutto miele col Pretore, coi Senatori, coi nobili che gli -facevan la corte, e ossequiato, carezzava individualmente quando gli uni -e quando gli altri e tutti insieme, nei suoi atti pubblici appariva ben -diverso. -- Imparzialità! dirà il lettore. -- Ingratitudine! diciam noi, -se si rispondeva col pungolo a chi, non demeritando, nell'esercizio -delle proprie funzioni faceva il meglio che potesse pel bene del paese! - -Persistente poi lo studio di soffocare negli animi ogni sentimento di -patria carità. - -Un ordine del Re (1787) faceva rimuovere dal vestibolo del palazzo di -città i medaglioni del Mongitore, del Presidente Marchese Drago, di -Carlo Napoli e di Giordano Cascini[134]. Il perchè della remozione è nel -decreto: perchè furon collocati senza autorità superiore. Ci voleva -anche il permesso per onorare le glorie siciliane! Il medaglione del -Cascini, biografo ed elogista di S. Rosalia, veniva confinato nella -sagrestia della chiesa consacrata alla Patrona della città; quello del -Mongitore, relegato nella Carboniera delle femmine, nella parte bassa -dell'atrio del palazzo. Degli altri due si smarrirono le tracce. - -[134] _Provviste del Senato_, a. 1787-88, p. 110. - -Ora in quest'atto, che pare semplicemente inconsulto, forse -c'inganniamo, è una meschina vendetta. Vediamo se è vero. - -L'anno 1783 il Senato, forse per ingraziarsi il Sovrano, faceva istanza -perchè gli fosse consentito che la Fontana pretoria togliendosi dal -posto d'allora -- ed anche d'oggi -- venisse collocata in una piazza più -ampia, e che in luogo di quella si alzasse un monumento con una statua -al Sovrano medesimo. Domanda così servile non dissimula la bassezza di -coloro che la umiliarono al trono, a perpetua vergogna dei quali -dovrebbero consacrarsene i nomi in una lapide. Per la esecuzione -dell'opera fu ordinato che si monetassero i cannoni di bronzo fuori uso -tra' 120 dei baluardi della città[135]. - -[135] _Provviste del Senato_, a. 1782-83, p. 160. - -O che la domanda fosse consigliata da circostanze del momento (c'era -allora un Vicerè mangia-nobili: ed il Senato, composto di nobili, era -forse stanco della lunga, disuguale lotta con lui), o che la somma -presunta fosse inferiore alla spesa da farsi, o che i Senatori fossero, -com'erano già, scaduti di ufficio, proposta e sovrano assenso (il Re -avea decretato a se stesso il monumento togliendone un altro d'arte, e -secolare, come i Vicerè approvavano le spese straordinarie del Comune -per regalie, pranzi, cuccagne da farsi in loro onore e beneficio![136]), -non ebbero esecuzione: la fontana non fu toccata e la statua non venne -eretta. Ebbene: per noi un occulto legame tra il decreto del 1783, che -approvava il monumento, e il decreto del 1787, che ordinava la -sconsigliata remozione dei monumentini ai quattro insigni patriotti -rappresentanti il diritto, la scienza, la storia siciliana, c'è; -rivincita tanto puerile quanto invincibile era l'avversione a qualunque -principio di sicilianità degl'Isolani. - -[136] _Provviste del Senato_, a. 1785-86, p. 372. - -Ed è notevole anche questo: che come nel sovrano dispaccio pel monumento -era Segretario di Stato e di Casa Reale un siciliano, il Marchese della -Sambuca, sceso indi a non molto (1787) dall'alto seggio in cui avea -dominato potente[137], così nell'altra contro gl'innocui medaglioni era -Ministro (di Giustizia e di Affari ecclesiastici) altro siciliano, -Marchese anche lui, ma non del valore del primo, il De Marco, vanità -boriosa, che nei marmi dei quattro venerandi uomini deve aver fatto -vedere all'augusto padrone una glorificazione audace dei diritti -baronali e siciliani contro la sovranità[138]. - -[137] Parecchie pagine che sott'altro aspetto lo riguardano lasciò il - Villabianca nel suo _Diario_, in _Biblioteca_, v. XXVII, pp. - 383-86. - -[138] Sul Marchese De Marco veggasi il severo giudizio del _Gorani_, - _Mémoires_, I, 138-39. - -Un'altra notizia sui diritti degli amministrati, e chiuderemo con una -solenne adunanza del Senato e delle Maestranze della città. - -Grandi i privilegi del cittadino palermitano. In bocca sua poteva stare -l'orgoglioso motto: _Civis romanus sum_; ed egli, messo in una posizione -superiore, quasi di razza, al regnicolo, ne profittava per ottenere -uffizî pubblici non consentiti ad altri siciliani, godere preminenze -solo dovute ai nativi della Capitale. Al che vuolsi anche aggiungere che -a condizione eguale di altri, egli era trattato eccezionalmente con una -procedura di particolari sottintesi e distinzioni. Un _prosecuto_ -palermitano era sicuro che il fisco non gli metterebbe le mani addosso -senza aver prima ottemperato al tale o tal altro articolo di legge. D. -Gaetano Pensabene, imputato di omicidio e già latitante, nel 1784 si -rivolgeva al Sindaco della città, perchè sostenesse non potere il fisco -agire contro di lui, cittadino palermitano, anche perchè non v'era parte -querelante[139]. - -[139] _Provviste del Senato_, a. 1783-84, p. 71. - -Qui è la chiave di tutto un sistema di piani per ottenere l'ambita -cittadinanza. Un regnicolo, solo per avere sposata una palermitana, in -virtù della vecchia formola: _per ductionem uxoris_, vi avea diritto, -esteso anche ai nipoti. - -Ma ahimè in quante maniere non si eludeva la legge! - -Ed ecco il rendiconto storico d'una seduta di operai dentro il Palazzo -Comunale. - -Da tre giorni la campana di S. Antonio suona per preavvisare ai quattro -quartieri della Città il pubblico Consiglio, indetto dal Senato per la -meta da imporsi su alcuni comestibili. Le Maestranze degli argentieri e -degli orefici, dei sarti, degli scarpari, dei calderai e dei -chiavettieri (_magnani_) sono state invitate dal Contestabile maggiore. - -È la mattina del 21 Novembre 1789. Alla spicciolata giungono gl'invitati -alla Casa pretoria: e quando scoccano le ore 17,31 (11 a. m.) tutti sono -militarmente nel salone delle grandi adunanze. Tra Maestri, Deputati di -piazza, loro _Esposti_, Contestabili, «Maestri di mondezza», non -giungono ancora a dugento, numero legale «per conchiudersi il -Consiglio»; ma v'è la banda del Senato: e con essa il numero è -raggiunto. - -Ed ecco farsi innanzi, come in simili congiunture, servitori con vassoi -gremiti di sorbetti, e passarli a tutti i presenti. I sorbetti, che -sogliono coronare una funzione, stavolta ne formano la base: e dopo il -primo di mieta (_cannella_), ne viene un secondo di melarosa: due -rinfreschi, l'uno più squisito e persuasivo dell'altro. Il Senato coi -suoi ufficiali nobili e civili sta a chiacchierare nella «Camera di -negozio» dell'Eccellentissimo signor Pretore: e solo a trattamento -finito si muove. - -L'avanzarsi grave del Magistrato è accolto con una profonda riverenza -dai rappresentanti del popolo. Chi l'uno, chi l'altro, tutti i maestri -conoscono i signori Senatori. Il primo venuto fuori è S. E. D. Bernardo -Filingeri Conte di San Marco, testè nominato Pretore; il secondo per -ordine di gerarchia e di anzianità è il Duca di Villareale, _priolu_; -terzo e quarto, i Principi della Trabia e del Cassaro; quinto, il -Marchese Ugo; sesto, il Duca di Villafiorita; ultimo il Duca di Paternò -dei Principi di Manganelli, Senatori. Mentre tutti sono in piedi -aspettando che il Capo gl'inviti a sedere, questi prende posto sotto il -_soglio_, e con lui i Senatori ed il Sindaco; davanti, i mazzieri ed i -maestri di cerimonie; dappiè, i Contestabili; da un lato, sei ufficiali -nobili del Senato; dall'altro.... nessuno! Le sedie vuote attendono i -Deputati di piazza nobili, i quali non si degnano d'intervenire, sempre -per la eterna pretesa delle preminenze, alle quali non sanno rinunziare. -Più giù ancora, in fondo, son due banchi per la musica: e torno torno -alle pareti, quattro altri pei maestri magnani, quattro per gli orafi, -sei pei calzolai, sette pei calderai, undici pei sarti. - -Ad un cenno del Pretore suonano le trombe e gli oboe; ad un altro, si fa -silenzio; ed il Pretore pronunzia queste sacramentali parole: - -«Nobili ed onorati cittadini, dovendo imporsi la meta alli formenti -forti, rosselli ed orgi (_orzi_), racina (_uva_) e vino, e dovendo farsi -alcune concessioni di terreno ed altri, ho fatto convocare voialtri -nobili ed onorati cittadini, per dare ognuno il vostro parere». - -Detto questo, D. Gaspare Cordaro, attuario del Maestro Razionale, legge -la proposta. La faccenda, nel pubblico interesse, è vitale, e -meriterebbe una larga discussione. Quali ragioni determinano il -Magistrato a presentarla? In che misura vorrà essa applicarsi, la meta? -Quali risultati se ne vogliono ottenere? Questi punti interrogativi non -si affacciano alla mente di nessuno, non ostante che tutti siano -chiamati a quello che oggi si chiamerebbe _referendum_. Nessuno fiata; -tutti però si volgono al Sindaco Marchese della Motta d'Affermo, il -quale, come procuratore generale dei cittadini, si fa innanzi verso il -centro del salone, e in nome delle mute Maestranze si uniforma alla -proposta della meta sui frumenti. Però siccome quella sul vino e la -concessione del terreno gli sembra di non comune importanza, invoca il -parere di «dodici cavalieri: sei interessati, sei disinteressati»; e con -ciò anche il consenso di altri. - -O che un accordo tra lui ed il Senato abbia preceduto, o che questa sia -la consuetudine, o che non ci sia altro da fare, le sue osservazioni, -consacrate in una scrittura, vengono dall'attuario senatoriale -pubblicamente lette. Allora gli attuarî del Maestro Razionale vanno in -giro ricevendo l'assentimento dei singoli convenuti; il sostituto del -Maestro Razionale D. Benedetto Giusino lo raccoglie, e ad alta voce -grida la vecchia formola: _Conclusum est_. - -Il Senato scende dal _soglio_; i Consoli delle maestranze gli tengon -dietro; alla porta della sala il Pretore gli ringrazia cortesemente: e -la funzione è finita. - -A quest'altro Novembre, per la festa di San Martino, Consoli e Maestri -riceveranno, graziosità del Pretore, i biscotti che prendono nome dal -Santo. E della graziosità godranno quanti nel Palazzo sono impiegati -alti e bassi, dai Maestri razionali agli amanuensi, dai Contestabili -agli attuarî, dal banditore al guardaroba, dai trombettieri ai paggi, e -perfino ai volanti ed alle cameriste della casa del Pretore: una -cuccagna che porta via da un migliaio e mezzo a duemila biscotti[140]. - -[140] _De Franchis_, _op. cit._, pp. 486-87. - - - - - _Capitolo V._ - - - _CONDIZIONI ECONOMICHE DEL SENATO._ - -Non alieno mai dal fasto, al quale lo spingevano le secolari tradizioni -del paese, le naturali tendenze de' nobili e l'acquiescenza del Governo, -inteso sempre a concedere per guadagnare, il Senato si avviluppava nello -scompiglio della sua sconquassata finanza. Un malinteso sistema -economico imponeva provviste di grani, olii, latticinî, carboni, che -rispondessero alle esigenze della città pei bisogni eventuali. Così il -Senato si faceva compratore e rivenditore di comestibili, ne' quali -spendeva denaro che non aveva, e dai quali non ricavava il danaro che -avea speso. Vendeva quasi sempre a prezzi inferiori a quelli di compra, -sì che ci rimetteva somme ingenti[141], che poi andava cercando alle -casse pubbliche, agli istituti di credito, alle comunità religiose, ai -privati[142], pagando frutti onerosi. Quando, divorato dai debiti, -vendeva i capitali della illuminazione notturna, il _grano_ sopra le -estrazioni ed altri cespiti, e non avea più nulla su cui metter le -mani[143], lo si vedeva a contrattare con questa o con quella persona -per alcune migliaia di onze ai relativi interessi, che poi, alla -scadenza, stentava a soddisfare[144]; di che la necessità di nuovi -espedienti che lo togliessero alla triste condizione del momento. Si -direbbe che vivesse alla giornata avvalendosi di tutto ciò che fosse -buono a tirarla alla meglio. E gli espedienti si trovavano: e se ne -otteneva la sovrana approvazione nei non pochi dazî, dai quali tutta -dipendeva la vita materiale della città. - -[141] Nel 1793 comperava l'olio ad onze 9 il quintale e lo vendeva ad - onze 7! Negli anni 1785-86 nella annona perdette la bellezza di - onze 53,455,17,10 (_Provviste del Senato_, pag. 64). - - Peggio ancora nel 1660 o in quel torno. Panizzando e vendendo - 140,000 salme di frumento, comprato parte ad onze 7, parte ad onze - 8 la salma, il Senato ebbe una passività di 800,000 scudi! - (_Teixejra_, _op. cit._, cap. XV, § 237, p. 271). Vi furono annate - di giornaliere perdite di 3000 scudi, per le quali il Comune - dovette contrarre debiti di mezzo milione di scudi (_Ivi_, p. 262). - -[142] Il Senato restituiva all'Amministrazione onze 1631,11,4 a conto di - onze 3430 avute in prestito da essa. Ben 5000 onze avea avute in - prestito dal S. Uffizio; 9200 dalla Eredità Carlina; 12,000 dalla - Congregazione Olivetana. Si consulti in proposito: _Riforma, fatta - dalla R. Giunta delegata da S. R. M. per conto d'introiti ed esiti, - tanto dell'Amministrazione d'annona che del civico patrimonio - dell'Ecc.mo Senato di questa Capitale_, pp. 79, 80, 82. In Palermo, - MDCCXCI. - - Ogni anno poi c'incontriamo in documenti di siffatti prestiti negli - _Atti del Senato_. Eccone alcuni. Si autorizza il Banco a prestare - al Comune per la pubblica macellazione onze 5000 oltre le - precedenti 12,000. -- _14 Luglio 1788._ «Solito prèstamo delle - 12,000 onze del Banco». -- _7 Agosto._ «Prèstamo di onze 5000 per - compra di neri (maiali) ed altre urgenze». -- _28 Ottobre._ - «Prèstamo di onze 5000 a conto delle solite onze 12,000 per compra - di grani». -- _10 Aprile 1789._ «Prèstamo del Banco, di onze 13,000 - per bestiame». -- _12 Agosto 1790._ «Prèstamo di altre onze 12,000 - come sopra». -- _3 Gennaio 1791._ «Prèstamo di onze 3000 per compra - di neri colle solite cautele» (guarentigie). -- _6 Giugno 1795._ - «Solito prèstamo di onze 24,000 dal Banco». - -[143] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, p. 404. - -[144] 10 Ottobre 1789 -- Dal Governo si concede al Senato una dilazione e - dissequestro «per gli attrassi dei donativi». _Atti del Senato_, - 1788-89, p. 64. - -Abolito il diritto proibitivo del tabacco, si inasprivano i dazî sul -vino, sull'orzo e, peggio, sulla farina. Dalla odiosa sostituzione -speravasi trarre l'«abbisogna» per la passività; ma se ne fu ben -lontani, e si dovette ricorrere ad altre gravezze. E mentre angustie -nuove si aggiungevano ad angustie vecchie, privilegi, buone grazie e -favori mantenevansi intatti a detrimento dell'erario civico: e si -ritardavano riscossioni che sarebbero state provvidenze finanziarie. - -Un principe, il cui titolo resta onorato in un suo successore nel sec. -XIX, avea contratto non sappiamo quali impegni; non volendo o non -potendo mantenerli al termine fatale, chiedeva di poterlo fare con -annuali soluzioni, che poi prolungava all'infinito e non compiva mai. - -Monasteri, conventi e confraternite non pur domandavano esenzioni dal -dazio sulla neve, ma anche facevano istanze, non inefficaci per lo più, -di concessioni, invocando antichi privilegi, che si era troppo indugiato -ad abolire, e dimenticando prosperità che aveano potuto permetterle; ed -il Senato cedeva e concedeva, autorizzato a conservare nel suo bilancio -un gruppo di franchigie dei generi spettanti a monasteri ed a conventi e -perfino un impiegato per esse[145]. La voce _scasciatu_ è un ricordo di -codeste anomalie dei tempi[146]. - -[145] _Riforma_ cit., p. 113. - -[146] «_Scasciatu_ si dice quel denaro che dà il Senato ai chierici - invece di franchigia». _M. Pasqualino_, _Vocab. sicil._, v. IV, p. - 379, Palermo 1790. E meglio: «compenso in denaro che si paga agli - Ecclesiastici per l'esenzione che debbono godere da' dazii - pubblici». _Santacolomba_, _op. cit._, pag. 60. - - Questo pagamento o rimborso si faceva, come sempre le cose del - Municipio di Palermo, con grande stento e ritardo: e la frase: - _pagari cu lu scasciatu_, pei nostri vecchi significava: essere - ritroso a soddisfare i debiti pigliando tempo quasi per aspettare - la riscossione di ciò che era solito una volta l'anno. _Traina_, - _Nuovo Vocab. sic.-ital._, p. 178, Palermo 1868. - -E i bisogni crescevano anche dopo. Il Re avea imposto al Comune un -contributo annuale di 300 onze per la rovinosa fabbrica (la dicevano -restaurazione) del Duomo: e la Deputazione di essa ne voleva depositate -con anticipazione le rate trimestrali[147]. Nè, dopo che la Giunta -Pretoriana fu sostituita con la Giunta del Presidente e di un -Consigliere, le condizioni migliorarono; chè anzi si fecero più -critiche, perchè l'instancabile cercator di danaro, Re Ferdinando, -rafforzava le sue pretese con insistenze che pigliavan carattere -d'imposizione al Senato, al Clero secolare e regolare, al Parlamento. -Per poter mantenere il suo fastigio, per soddisfare ai suoi amici e -servi, ed ultimamente per tener fronte alla guerra minacciosa, la Corte, -caduta in istrettezze che mai le maggiori, sperava sottrarsene coi -soliti donativi. I donativi venivano, ma eran gocce d'acqua sulla terra -riarsa dal sole di estate; altri ne chiedeva, ed altri ottenevane -straordinarî, accresciuti da contribuzioni che assumevano nomi diversi -con insidiose lusinghe. - -[147] _Provviste del Senato_, a. 1779-80, p. 20. - -La Deputazione del Regno pagava ed avrebbe pensato alla riscossione! - -Morto l'Arcivescovo Sanseverino, al novello Arcivescovo s'avea da fare -un dono d'argento di 200 onze (a. 1794), pagando l'arrendamento della -neve[148]. Quest'Arcivescovo, pel breve allontanamento del Vicerè -Principe di Caramanico, restava delegato alla Presidenza del Regno: e -dovere elementare era un attestato di attenzione di 600 onze da fornirsi -dai fondi civici (1794). Sarebbe stato strano poi che, tornato il Vicerè -al supremo governo, non si pensasse ad una nuova e grande offerta; e una -seconda volta ci si pensò. L'Arcivescovo, lui morto, veniva eletto -Presidente: ed un tributo, che dicevasi _consueto_, di altre 600 onze -doveva renderglisi (1795). - -[148] _Provviste_, a. 1793-94, p. 46. - -Al tirar delle somme, in pochi mesi la città avea messo fuori 1400 onze, -per la bella faccia di una fortunata vacuità di prelato, piovuto da -Monteroni (Leccese). - -E fossero queste soltanto! Lopez y Royo godeva il diritto di «scegliere -ogni giorno per servizio della sua casa un giovenco»; e, con le ultime -riforme governative, soppresso questo diritto, riceveva un compenso -annuale di onze 324,22,4[149]. La Giunta esaminava e deliberava questo -pagamento all'Esattore degli introiti dell'Arcivescovo-Presidente. - -[149] _Provviste_, 1798-99, p. 48. Nella _Riforma_ cit. il Senato - corrispondeva all'Arcivescovo onze 571,20 l'anno, cioè: 200 per - gabella di fosse di neve; 200 per accordo di non vender neve nel - suo palazzo; 171,20 per dette fosse (p. 21). - -E poichè di esso avea ormai piene le tasche il Sovrano, e di nominarlo, -come egli ambiva, Vicerè non se la intendeva, e mandava in sua vece il -Principe de' Luzzi, altri 3000 scudi per volontà del Re dal palazzo -pretorio prendevano il volo pel Palazzo viceregio, sotto la ipocrita -causale di «solita dimostrazione![150]». - -[150] _Provviste del Senato_, 1797-98, p. 738; 1798-99, p. 22. - -Potrebbe supporsi che di Presidenti o di Vicerè avidi di danaro non ve -ne fosse che uno, il Lopez; ma affrettiamoci a dirlo: questo sarebbe una -offesa agli altri padroni napoletani. Tutti i Vicerè fecero a gara -nell'attingere alla cassa civica accampando diritti di regalie o di -compensi, o diritti trasformati; e gli _Atti_ del Comune rivelano come -la tanto vantata correttezza del Marchese di Villamajna non avesse -trattenuto il Vicerè Caracciolo dall'imporre al Senato il pagamento di -settant'onze per franchigia di cinquanta botti di vino e di trenta -quintali d'orzo, per rifarsi del danno che a lui proveniva dal nuovo -dazio imposto dal Comune in surrogazione del _jus_ proibitivo dei -fornai[151]. E quando questo Catone in ritardo, deposto l'occhialino col -quale stava perpetuamente a guardare chi passasse e che cosa si facesse -nel piano del Palazzo, recavasi a Napoli, ritornando portava in tasca un -regio dispaccio che imponeva al Senato il pagamento delle franchigie -spettantigli nei mesi d'assenza[152]. - -[151] _Atti del Senato_, a. 1781-82. - -[152] _Provviste_, 1783-84, p. 50. Nella _Riforma_ cit. (p. 21) si - facevano buone al Vicerè a titoli diversi di franchigie, onze - 483,10. - -Poco importava, anzi non importava nulla, se la potenzialità economica -del paese non rispondesse più, stremata a cagione di sistemi agricoli -primitivi, non buoni ad accrescerla per fiacchezza di iniziativa, per -manco di speculazione, per difetto di braccia, di cultura, di viabilità, -di assistenza alla terra. Tutto dovea trarsi dalla città, e dove la -terra non potesse, dovea trarsi dai cittadini[153]. - -[153] Sarebbe da aggiungere altra pagina d'ingiustizie se volesse dirsi - della camorra che si esercitava dalla gente del palazzo del Vicerè - e da quella dell'Arcivescovo a danno dell'Erario comunale. Il - _zagàtu_, ossia monopolio dei generi, agevolava per varie forme e - maniere questa camorra; del quale _zagàtu_ vedi il cap. - _Maestranze_. - -Preoccupato di siffatto stato di cose, del quale esso avea molta parte -di responsabilità, il Governo di Napoli incaricava la Giunta del -Presidente (Asmundo Paternò) e del Consultore (Simonetti) «di discutere -e riconoscere quali e quanti i debiti ed i pesi di questo Senato, della -Deputazione di nuove Gabelle e del pubblico pecuniario Banco ed in qual -tempo contratti ed altresì le rendite annue che dalli stessi si -possiedono». Trovando del disordine, essa ne indicasse la sorgente e i -mezzi onde correggerlo e preservarsene per l'avvenire. Le risposte furon -tre, distinte tra loro. Lasciamone due, che qui non c'interessano. -Quella sul patrimonio civico, con cifre eloquenti facea vedere che il -Comune introitava 70,236, 10, 9 in cifra tonda, ed esitava 82,867, 2, 4, -con una perdita annuale di 12,731, 15, 3. - -Tra le cose più strane a danno dell'erario, una era enorme: le spese ed -i salarî per l'amministrazione delle vettovaglie, che dovevano gravare -sulla vendita di queste, gravavano invece sul bilancio della città. - -Come si è detto innanzi, nello spaccio dei generi alimentari il Senato -vendeva al di sotto del prezzo di compra e, che è peggio, non poteva -gravare sui singoli generi le spese che per ciascuno di essi sopportava. -I fallimenti dei gabellotti, gli ex-computi loro fatti, le -strabocchevoli partite per la sterilità del 1784-85, la mancanza di varî -cespiti, le passate perdite per le provviste, erano ragioni più che -forti per spiegare la sempre crescente passività. - -Il regime costituzionale d'oggi si trascina tra inchieste governative su -centinaia di comuni del Regno, ed offre, pascolo a curiosi ed a maligni, -ad onesti e a disonesti, operazioni losche, furti, ingiustizie, favori -indebitamente concessi, ovvero negligenze, guardate attraverso a lenti -d'immensurabile ingrandimento. Ma la vita amministrativa dei tempi -passati non andava immune da simili sconcezze. Nella _Riforma_, che -compendia codesta vita nel penultimo decennio del settecento, quanti -indebiti favori, quante colpevoli trascuratezze a danno del pubblico -erario! Per interi decennî (dal 1778 al 1788 e poi al 1791!) non si -riscotevano censi per concessioni di terreni comunali[154]. Abolito lo -sparo delle artiglierie per arrivi e partenze di Vicerè, la somma della -polvere occorrente continuava a figurare nelle spese; scomparsa -l'Armeria pretoria, se ne portava il carico di onze 1898 sull'esausto -bilancio, come pur si faceva di artiglieri e bombardieri per cannoni e -bombarde che più non si sparavano; e si vantava un credito di 24,660 -onze, non saputo riscuotere, sopra _partitarii_, o impresarî, o -appaltatori! - -[154] Se ne vuol sapere il perchè? Ce lo dice la _Riforma_ cit. (p. 55): - non era stata «ancora passata la corrispondente scrittura agli - ufficiali del Maestro Razionale del Senato, e per conseguenza - questi non avea mandato ancora la _significatoria_ all'Officio del - Tesoriere che avea l'obbligo della esazione...»: 1º Settembre 1788. - -Vietate fin dall'anno 1776 le toghe d'allegrezza e di lutto, solite di -attribuirsi al Pretore, ai Senatori, agli ufficiali nobili per la venuta -d'un nuovo Vicerè e per morti illustri, continuava a pagarsene -indebitamente il fondo di onze 328. E poi «regalie, palmarî, -riconoscenze (gratificazioni), moratorie, rilasciti, difalchi, -transazioni», senza intesa del Sindaco e senza approvazione della Giunta -del Presidente e del Consultore. - -«Vendere i capi d'annona come si comprano, escogitare i mezzi meno -pesanti al pubblico, onde equilibrare il disordinato urbano patrimonio e -lasciargli un annuo avanzo affinchè in ogni fine d'anno pretorio si -formi un esatto ed attento bilancio degli introiti ed esiti di -quell'anno, e tutto il più che avanza doversi girare ad un conto a parte -del Banco, sotto titolo di Colonna, o sia peculeo pelle urgenze del -Senato»; e sopratutto economia su tutta la linea: ecco i rimedi -arditamente proposti. - -Ma non si recedeva di un passo dalla falsa via sulla quale si tribolava. - -«Da questa massa in denaro, dice poi con sicurezza invidiabile la -Giunta, negli opportuni tempi far si dovranno le compre prudenziali -delli tre primarj e necessarj generi di grano, latticini ed olio, di cui -non può il Senato in verun conto starne senza totalmente, per occorrere -al sovvenimento di questa popolazione quando vi fosse mancanza, nulla -ostante la libertà a chiunque di poter vendere a consonanza -degl'inculcati ordini della Maestà del Sovrano; ma pure dovrà in ogni -tempo valersene per ritrovarsi provveduto in tutte le urgenze della -città. Il fornimento delle varie colonne è provista fissa». «La nuova -libertà di vendere varî generi di annona» non può sottrarre il Senato al -dovere delle solite provviste «per moderare li prezzi a fronte de' pochi -trafficanti e per non restare mancante un genere tanto sperimentato, -necessario e desiderato». Condizione indispensabile; le centomila onze -della consumata Colonna frumentaria devono rifornirsi![155]. - -[155] Per la Colonna o Monte frumentario v. il cap. _Assenteismo._ - -Non v'era dunque resipiscenza; nè ve ne poteva essere, perchè il -riconoscimento dell'errore e quindi il passaggio dal male al bene non -poteva affacciarsi alla mente dei maggiorenti ed assurgere a coscienza -pubblica quando il sistema economico dominante persisteva. Si cercava il -bene degli amministrati col male che involontariamente loro si faceva: -male che non di rado prendeva proporzioni allarmanti pel deteriorare dei -generi chiusi nei magazzini del Comune! - -I suggerimenti della R. Giunta portano la data del 1786; due anni dopo -erano voleri sovrani; tre anni appresso (1791) pigliavan carattere di -_Riforma_[156]. - -[156] È quella indicata nella nota 1 di pag. 96. - -Ma ahimè! se la cosa pubblica mutava indirizzo, il disavanzo cresceva, -non per incuria di ufficiali, non per disonestà di Senatori, ma pei -principî dei tempi e per gli errori degli uomini. Quasi tutti i danni -fin qui deplorati sono dello scorcio del secolo, in seguito -all'applicazione della _Riforma_. Nè essa è unica o sola, nè altre -precedenti erano state più fortunate. A che valse infatti quella del -1739? a che, l'ultima del 1776? - -L'anno 1793 segna la maggiore rovina delle finanze del Comune: anno di -carestia e di fame, in cui il sistema della Colonna frumentaria, delle -provvigioni vittuarie, delle vendite pretoriane trascinava a nuovi -disastri finanziarî, che più tardi dovean tradursi nell'insopportabile -caro dei viveri sia per le guerre dei Francesi (1796), sia per le truppe -richieste dagl'Inglesi nel Mediterraneo e per l'affluenza dei -forestieri, specialmente de' Napoletani, a Palermo (1799)[157]. - -[157] _Sansone_, _Gli Avvenimenti_ cit., cap. II. - -Dettando l'opera tuttora, inedita sull'_Origine e giurisdizione -dell'ecc.mo Senato_, il Teixejra, più volte citato, usciva dall'abituale -suo riserbo nel giudicare i sovrani provvedimenti relativi all'azienda -comunale. «La libertà di panizzare, egli diceva, è stata una rovina pel -paese: nobili, forestieri, proprietarî, monopolisti ne hanno tratto poco -utile; la povera gente gravissimo danno; povertà e libertà son due date -eterogenee ed opposte così che vanno sempre in collisione; avvegnachè la -introdotta libertà non fa esente il Senato di soccorrere nel bisogno i -poveri; e perciò mantenersi si dee sempre una certa provvigione di grani -per provvedere nei casi fortuiti il popol tutto, il quale non può restar -soddisfatto del pane di voluttà, il quale non riconosce limiti per la -quantità e leggi per la qualità. E vi è di più: che questo voluttuoso -pane non potrà trovarsi in tutti i tempi con la uguale abbondanza, -perchè nei tempi di penuria mancar sogliono queste braccia dirette -soltanto dal privato guadagno e non dalla comune felicità; ed ecco in -tal caso mancare questo precario sussidio, o almeno con tale minorativa -che uguaglia la mancanza[158]. La libertà di panizzare (aggiungo) ha -portato anche questo: che quasi tutte le comunità religiose vendono pane -pubblicamente, nulla curando le chiesastiche proibizioni in canone -ridotte»[159]. - -[158] _Teixejra_, _op. cit._, cap. XV, § 242. - -[159] Vedi Lettere della Sacra Congregazione in data del 15 Maggio 1685, - esecutoriate in Palermo il 30 Luglio del medesimo anno. _Teixejra_, - cap. XV, § 244. - -Queste osservazioni hanno valore quasi officiale. Il Teixejra scriveva -per incarico e con la compiacenza del Senato, il quale premiavalo di un -lavoro, che era la sua glorificazione. Avrebbe potuto il glorificatore -scrivere ben centoquindici pagine contro l'abolita proibizione di libera -vendita decretata dal Re senza il pieno consenso del Senato? La sua -dissertazione quindi rispecchia le opinioni del consesso civico: ed è -tutto dire. - - - - - _Capitolo VI._ - - - _LE MAESTRANZE._ - -Le Maestranze palermitane apparvero all'apogeo della loro potenza negli -scomposti tumulti del 1773. Senza una rivoluzione nelle forme classiche -delle rivoluzioni siciliane, il Vicerè Fogliani doveva abbandonare per -sempre la Capitale e, come can battuto, andarsi ad imbarcare per Napoli. -Le Maestranze lo scossero dalle fondamenta solide di 12 anni, lo -mandaron via e, da Porta Nuova a Porta Felice, gli protessero la vita -dalla folla schiamazzante[160]. - -[160] Sotto la data del Settembre 1773 il Villabianca, _Diario_, V. XX - della _Biblioteca_, v. XX pag. 292, scriveva: - - «Le maestranze della città, ossian collegi di arti, sono al numero - di 74, e tutte poi, fatto il calcolo, press'a poco vanno a formare - un corpo di 30,000 uomini atti alle armi, trovandosi quasi ogni - singulo lo schioppo in casa ed armi offensive di ogni sorta per la - custodia del loro tetto, ma molto più per l'uso ed il piacere della - caccia e pel mestiere della guerra». - -Fino a quell'anno erano state padrone dei baluardi di cinta, dei cannoni -di difesa, della sicurezza notturna della città e, armate di tutto punto -quali guardie cittadine, braccio forte dell'Autorità, avean fatto le -ronde, mantenuto il buon ordine, fiere della fiducia che il Governo -riponeva in loro. - -Erano esse una istituzione con organamento politico, economico, -possibile solo nel tempo della loro prosperità, e ne era forza il -principio religioso. Base fondamentale il monopolio dell'arte, limite -alla produzione di pochi, attentato continuo alla libera concorrenza. -Regolamenti statutari riconoscevano il monopolio sulle persone e sul -lavoro, ed il riconoscimento di essi da parte del Senato in Palermo come -in Messina, e del Vicerè in altri paesi dell'Isola, dava alle -corporazioni personalità giuridica. - -Fu tempo che alle Maestranze principali se ne aggregavano delle mezzane -ed anche delle infime, le quali, in mancanza di personalità propria, si -acconciavano a quella dei consoli dell'arte maggiore. Se non che, questa -specie di giurisdizione, nascente da inferiorità di forze economiche e -morali, agitava il loro spirito e lo faceva pensare alla soggezione loro -imposta o creata dalla mancanza di rappresentanti proprî. Da qui -risentimenti e scissure, ricorsi e litigi, nei quali ad artisti -privilegiati e ricchi di privative vedevansi mescolati «artigiani ed -operai di mezzana sfera, ed intrusa gente inferiore, e presto la più -servile»[161]. - -[161] _Villabianca_, _Opuscoli palermitani_, v. VII. Ms. Qq. E, 7, 9 - della Biblioteca Comunale. - -I deboli si dolevano delle sopraffazioni dei forti: e forti erano gli -ascritti alle arti maggiori ed i _vocali_, cioè gli aventi diritto al -voto (_voce_). Giacchè come non a tutti era consentito di presentarsi a -lavorare senza essere prima riconosciuti lavoranti, così in seno alle -Maestranze nessuno poteva dirsi maestro. Maestro era il più alto grado -della scala della maestranza, ed a questo non si giungeva se non dopo -alcuni anni di _lavorantado_. - -Il lavorante in una bottega era pagato a tanto il giorno o a tanto per -opera; ma il maestro non poteva associarselo al lavoro, perchè il -lavorante non avea personalità giuridica. A lui perciò, privo di -rappresentanza officiale, non era consentito aprire bottega, nè gestire, -altro che temporaneamente, quella degli altri. Il suo _lavorantado_ -durava tre o più anni, fino a tanto che nella maestranza non vi fosse un -posto per lui, o che il lavoro esigesse maggiori braccia riconosciute o -uomini patentati. Allora egli, munito degli attestati del suo tirocinio, -presentavasi al Console per far gli esami tecnici di abilitazione al -maestrato, pronto, non sì tosto venisse dichiarato abile, a pagarne le -tasse al Consolato, le buone grazie ai futuri colleghi e alla cappella: -tasse, secondo i tempi e le maestranze, variabili dai 10 tarì pei -muratori (a. 1487), alle 6 onze pei forgiatori (a. 1772). L'esame -versava sopra l'arte del candidato, con una o più opere. Il giudizio non -era privo di una certa severità e, se sfavorevole, inappellabile. - -Riconosciuto maestro, l'operaio avea raggiunta la meta delle sue -aspirazioni. Non più asservimento a maestri, solo dipendenza dal -Console, dignità alla quale poteva aspirare anche lui; e poi facoltà di -aprir bottega, di farsi valere nel sodalizio e quindi di votare -(prerogativa di grande valore); coscienza di sapere le sue gioie e i -suoi dolori condivisi da tutta la corporazione, sicurezza di soccorso in -caso di malattia, di assistenza alla famiglia in caso di morte, di -conforto di legati alle figliuole orfane. E da parte sua conosceva bene -i suoi doveri di moralità, di religione, di fratellanza, senza i quali -maestro onorato non vi poteva essere; e si sarebbe guardato dal tenere -più di due garzoni da istruire, dal togliere avventori ai suoi compagni, -dall'accrescere lo spaccio della propria merce mandandola a vendere per -le strade, dal violare un solo articolo dei Capitoli, dal disubbidire al -Console, e, in generale, dall'esser tepido nel sostenere gl'interessi e -il decoro della corporazione. - -Contro tanta democrazia di istituzioni e di pratiche cozzavano -giurisdizioni e privilegi del tutto medievali: dal privilegio di foro -per sè al privilegio pei figli e pei generi, il che oggi si direbbe -ingiustizia sociale. Ve n'è poi una, alla quale ogni principio moderno -di libertà ripugna, il garzonato. - -Il ragazzo che aspirava a diventare maestro doveva per alcuni anni -obbligarsi (e l'obbligazione era legale) a star sotto il tale o tal -altro maestro, avente bottega ed officina. Questi s'impegnava ad -istruirlo in casa propria. - -Condizioni così semplici sono veramente patriarcali; ma esse sembrano -fatte a posta per nascondere stato e condizioni di cose insopportabili. -L'alunno accolto in bottega ed ospitato in casa facea parte della -famiglia del maestro, ma non come figlio, bensì come _picciotto_, al -quale non era fatica nè basso servizio che non si comandasse; e dove -egli, per negligenza o per ottusità di mente, mancasse, guai per lui! -Poichè, come vi sono anime gentili, ve ne sono anche (e disgraziatamente -in assai maggior numero) crudeli. Costoro, abusando di un contratto -imposto dal bisogno del momento e dalla prospettiva dell'avvenire, -sfruttavano i poveri ragazzi ed insegnavano loro poco e male con maniere -disdicevoli a maestri ed a padri di famiglia. Le carte del tempo -conservano ricordi di discepoli, i quali, stanchi dei maltrattamenti -ricevuti, si richiamavano all'autorità per essere sciolti -dall'obbligazione e cambiar maestro, sinonimo di padrone. Il che ci fa -correre con la mente al sospetto che qualche cosa offuscasse sovente -l'animo del maestro, una certa qual gelosia di mestiere, una -preoccupazione che il giovanetto d'oggi potesse domani diventare un -emulo forte. - -Notizie di scenate fanciullesche nel tempo di maggior prosperità delle -corporazioni ci soccorrono qui di luce chiarissima sulle relazioni tra -le varie maestranze. Nessuno ci ha detto mai, ed ora soltanto può -affermarsi con ragione, che queste relazioni non fossero sempre -plausibili, e che le manifestazioni di malumori, si potessero trovare -nella condotta degli allievi di esse. Di tanto in tanto costoro venivano -a zuffe; dispetti lungamente sopiti erompevano in violenti attacchi, nei -quali mancavano solo le armi per prender nome di battaglie. Fuori le -porte della città, in campo aperto, con bandiere spiegate, in giorni -precedentemente stabiliti, la ragazzaglia di alcuni mestieri e -particolarmente delle due parti, degli argentieri e dei conciatori, -facevano ai sassi tra loro con la evidente intenzione di offesa e di -difesa, quali che fossero i risultati finali di malconci e di feriti -d'ambe le parti. Come più tardi, e come forse prima, alla vittoria -seguivano urli di canti di gioia dei vincitori contro i perditori -sgominati, e rappresaglie che rinfocolavano odii ed eran seme maligno di -future vendette. - -Una di codeste sassaiuole (Gennaio 1776), sventata a tempo, impedì danni -non lievi alla città ed ai privati. Il Vicerè, il Capitan Giustiziere, -il Senato stettero un momento in grande ansia; ma se ne rifecero a -misura di carbone quando, avuti tra le mani i capi della fallita zuffa, -li gratificarono di un cavallo per uno con venti sferzate, regalate loro -da un commissario invece che dal boia, come avrebbe dovuto essere: -quantunque si pensasse da ultimo a condannarli, i maggiori all'esilio, -ed i più piccoli dai dodici anni in giù, alla catena pei lavori -forzati[162]. - -[162] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XX, pp. 165-66. V. XXVI, - pp. 5-6. - -Ma c'erano di mezzo i figli dei conciatori, e qualunque rigore delle -Autorità e severità dei cittadini pareva giustificata. - -Di limitazione in limitazione, di privilegio in privilegio, si era -giunti alle più insopportabili prescrizioni. Proibito l'esercizio di -un'arte a chi potesse nuocere a coloro che l'esercitavano; proibita la -concorrenza sulle vendite: tutto monopolizzato sotto quel nome di -_zagato_, che era un ostacolo permanente al libero svolgersi del piccolo -e del grosso commercio, come al progresso delle manifatture e delle -industrie. Il _zagatu_ (una volta tabaccheria, poi merceria e da ultimo -pizzicheria), diritto di vendere una cosa, concesso mercè pagamento, era -il monopolio per eccellenza; e di _zagati_ se ne avea quanti si riusciva -ad ottenerne per via di protezioni, di influenze, di aiuti presso -l'eterna officina di favori e di mercedi, il Palazzo senatorio. - -Come di fatti ordinarî della vita, nè storie, nè diarî se ne occupano; -ne testimoniano invece le _Provviste_ dell'Archivio della città, dove la -pazienza del ricercatore ha modo di confermare che in mezzo a tante cose -belle ed oneste, molte ve ne avea nè oneste nè belle. - -Una delle più severe prescrizioni era quella delle distanze tra bottega -e bottega congenere. Non se ne poteva aprire una che non distasse -quaranta palmi, partendo dalla _bancata_ (dal banco), da altra della -esistente. Il Senato lo vietava: ed il venditore vecchio lo avrebbe -messo a rumore a furia di ricorsi contro il nuovo. Non mancavano -tuttavia modi di eludere leggi e regolamenti, e di fare degli strappi al -grande organismo rappresentato dal Magistrato municipale. - -Senza di questo un pescatore, _rais_ Modesto Marino, non avrebbe potuto -divenire un vinaiuolo, e molto meno aprire spaccio di vino a trentasette -palmi dalla bottega più vicina; nè maestro Giuseppe Errante aprirne una -di concia-calzette con dieci palmi di meno di quelli prescritti dai -Capitoli; nè maestro Giuseppe Arcuri ottenere un posto da vendervi -sapone nella strada Macqueda con passi assai di meno dei quaranta, -voluti per la bottega preesistente rimpetto alla Congregazione delle -Dame. Inoltre, certa Signora non avrebbe insistito per aprire il -_zagato_ che possedeva sotto il proprio villino, nello stradone di -Mezzomorreale, e farvi vendere, come pel passato, non sappiamo che cosa, -sorpassandosi alla mancante distanza voluta[163]. - -[163] _Provviste del Senato_, a. 1779-80, pp. 288, 584, 612, 823. - -Tanta larghezza, ed altra ancora che torna inutile rilevare, in un solo -anno (1780), incoraggiava a chiedere ancora: e le domande di dispense e -di eccezioni fioccavano, ed il Senato, come vigile custode degli -ordinamenti del genere, così arbitro supremo in tutte le liti, -dispensava, eccettuava, sentenziava indiscusso. Alla tempesta delle -suppliche e delle istanze seguiva sempre la pioggia delle concessioni e -delle grazie. - -Ampie, quasi illimitate le facoltà del Console. Ad esso il -riconoscimento dei titoli che davan diritto al maestrato; ad esso i -giudizî sulle liti del mestiere tra' varî gradi dell'associazione; ad -esso le sentenze di multe, di carcere, di privazione dei beneficî, di -espulsione dalla maestranza; ad esso, per dir tutto, l'autorità di -giudice «idioto», o, come diremmo oggi, conciliatore. Inappellabili le -sue sentenze; e chi contro di esse si richiamasse ai tribunali ordinarî, -veniva quasi ribelle, come uscito dalla casta che lo tutelava, -condannato all'ostracismo. - -Il feudalesimo delle alte classi non avrebbe potuto, sotto questo -aspetto, trovare più evidente riscontro di quello che offriva questo -feudalesimo del popolo. - -Abbiamo detto esser forza delle Maestranze il principio religioso. -L'affermazione potrebbe discutersi; ma i fatti son lì a provarla. Senza -di esso le corporazioni non avrebbero avuto ragione di esistere: e -crediamo di apporci al vero, partecipando alla opinione di chi non è -guari ammetteva le Maestranze «aver avuto preparazione nelle compagnie -religiose dette di disciplina» ed essere state «una specializzazione, -una trasformazione civile di esse; onde i capitoli di alcune compagnie -sono il substrato degli statuti di alcune corporazioni»[164]. - -[164] _G. Beccaria_, nell'_Archivio Storico sic._, nuova serie, a. XXII, - pp. 264 e 276-77. Palermo, 1897. - -Ogni maestranza avea il suo santo protettore: i sarti S. Oliva, i -parrucchieri S. Maria Maddalena, i calzolai S. Crispino, i falegnami S. -Giuseppe, i pescatori S. Pietro, ecc. Nel giorno della festa patronale i -maestri non lavoravano; bensì rinnovavano le cariche ed assistevano alla -messa ed alle funzioni ecclesiastiche nella cappella della corporazione, -e conducevano in processione la statua del santo. Nella cappella si -scorge lo sdoppiamento della società in corporazione e in confraternita, -giacchè la maestranza metteva capo alla congregazione (confraternita) -schiettamente religiosa, che si attaccava a quella senza farne parte -integrale, anzi quasi sempre avendo amministrazione propria con la -cooperazione del cappellano. In quella cappella, la confraternita, quasi -sodalizio diverso dalla corporazione, che tale era essenzialmente, -compieva le pratiche religiose e tutelava gl'interessi sociali, -economici, amministrativi della maestranza. Lì le adunanze dei maestri, -come dei congregati; lì le trattazioni degli affari, gli esami degli -aspiranti al maestrato, le elezioni; lì si decidevano le sorti di tutto -un corpo di artigiani. Pensiero pietoso poi, per quanto nocivo alla -pubblica salute: sotto la cappella si seppellivano i confrati defunti, -sì che vivi e morti erano in tacita comunione tra loro. - -La maggiore delle feste religiose nelle quale il duplice carattere delle -Maestranze dava pubblica e solenne mostra di sè, era quella dell'Assunta -a Mezz'Agosto. Quivi in giamberga o senza, con lo spadino a fianco, -antico privilegio o abuso, prendevan parte alla lieta mostra conducendo -ciascuna il proprio _ciliu_, cereo, da offrire alla Vergine. Un _ruolo_ -annuale a stampa, qualche giorno prima della festa, indiceva l'ordine da -tenersi nella processione ed il posto che a ciascuna maestranza -spettava. Chi voglia oggi trovare la ragione dell'ordine, dovrebbe -indagare le origini delle singole Maestranze, la loro natura, le loro -vicende, il dividersi, il fondersi, il trasformarsi loro, i privilegi e -gli abusi che ne accompagnavano l'esistenza. - -Queste vicende sarebbero materia per la conoscenza delle condizioni -economiche e sociali del paese, pagine della storia del diritto, fatti -ed aneddoti che lumeggiano il carattere del popolo siciliano. - -Il Vicerè Caracciolo vide sempre male i collegi delle arti, e cercò una -buona occasione per romperne la compagine. - -La occasione venne propizia. Nella processione dei cerei il 15 Agosto -1782, a cagione d'una lite insorta tra due maestranze, un maestro dei -gallinai venne ucciso; lo spettacolo religioso, funestato. Il Caracciolo -non cercò di meglio: e senz'altro decretò l'abolizione dello spadino per -gli artigiani e la graduale soppressione ora di uno, ora di un altro -collegio di arti e mestieri. Primo a fare scomparire fu quello dei -macinatori; secondo, quello dei Lombardi che venivano in Palermo a -vender grasce; terzo, quello dei bordonari; poi quello dei -cocchieri[165], contro i quali più tardi, pur restituendo qualche -collegio annullato, il Governo fu sempre inesorabile. - -[165] _Pollaci-Nuccio_, _Delle Maestranze in Sicilia_, nelle _Nuove - Effem. Sicil._, serie III, v. V, p. 262. Pal. 1877. - -Nel 1786 il Caracciolo era già andato via, ma le soppressioni -continuavano ancora. La malevolenza di lui, echeggiando in Napoli, -proseguiva nel suo successore; tuttavia non così sorda da non sentire le -voci di reazione degl'interessati, nè così intollerante da resistere al -rumore dei ceti civile e nobile, che dalle nuove riforme pigliavan -pretesto ad agitarsi, non per tenerezza delle vecchie corporazioni -artigiane, divenute oramai troppo prepotenti e, secondo le idee del -tempo, insopportabili, ma per naturale avversione alle idee innovatrici -del Caracciolo. - -Le Maestranze in quell'anno venivano ridotte a 59, divise in due -categorie, l'una di quindici per la vendita dei comestibili, dipendente -dal Senato, (bottegai, pizzicagnoli, tavernieri, pasticcieri, macellai -ecc.); l'altra di quarantaquattro, per le arti meccaniche, soggette ad -una commissione governativa. Gli antichi capitoli venivano sostituiti -con altri compilati dalla Giunta; abolito il privilegio del foro, -formato per un cumulo di tacite acquiescenze e costituente un tribunale -speciale dentro un tribunale generale: e però, il magistrato ordinario, -competente a giudicare i maestri; bandite le privative; non più -consentite le tasse di entrata. - -Colpo più grave le Maestranze non potevano avere, sì che ne rimasero -scompigliate e stordite. Ma le idee liberiste cominciavano a farsi -strada in Italia, e, pel Governo di Napoli, nel Governo di Sicilia. Le -Maestranze avevano fatto il loro tempo, e cadevano sotto il peso di quel -privilegio col quale e pel quale si erano mantenute. Chi consideri bene -la lor vita sociale, economica e industriale, rivelata dalle carte che -ce ne rimangono, scoprirà subito il tarlo che le avea lentamente róse, -ed il male incurabile che era venuto minandone la esistenza, un dì -rigogliosa e fiorente. Oppresse da debiti per ispese che non avean -compenso nelle entrate; inclinate a feste religiose imponenti gravezze -non facili a sostenersi; morose a pagamenti di tasse obbligatorie, le -quali, per quanto ingiuste, eran necessarie alla giornaliera funzione -del magistrato, si dibattevano tra le strette del volere e del non -potere. Le liti, cooperatrici delle costosissime solennità religiose nel -lavoro di rovina, le rendevano inabili a qualsiasi atto di energia, -escluso quello solo della giurisdizione, che i Consoli eran gelosi di -esercitare sulle tre classi della corporazione: liti di gente contro -gente, di associazione contro associazione, per lesione di privilegi e -per non retta interpretazione di Capitoli. - -Ordinarî i ricorsi per lesioni di preminenze e per negata reintegrazione -in diritti perduti, o infirmati per mancata osservanza dei Capitoli. -Comunissime le richieste di maestri morosi ai pagamenti, imploranti la -dispensa di essi, la quale consentisse loro l'ambita elezione a cariche -ufficiali, non altrimenti permessa dai Capitoli medesimi. - -Il Senato, la cui competenza in siffatte liti era sempre da tutti -riconosciuta e dai Vicerè riconfermata, e nel cui palazzo questi -Capitoli venivano conservati, se ne occupava come delle faccende più -importanti per la cosa pubblica[166]. - -[166] _Provviste del Senato_, a. 1780, p. 373. - -Per anni ed anni i maestri d'acqua (fontanieri) litigarono per -emanciparsi da un consolato, quello dei muratori, al quale non avean -diritto di salire. Emancipazione simile, battagliando, conseguivano -gl'intagliatori e gli scalpellini. «Semolai e vermicellai» non si -stancavano dall'invocare, ciascuno nel proprio interesse, certi diritti -di preferenza, loro contrastati. Dimentichi di una legge perpetua che li -accomunava all'unico consolato dei paratori di chiesa, i fiorai -ricusavano di prender parte secondaria ad un istituto del quale non -potevano rappresentare la funzione principale e propria[167]. I -pescatori, non potendo più andare d'accordo nella stessa loro -corporazione, si scindevano per rioni della Kalsa, di S. Pietro, del -Borgo (mand. Tribunali, Castellammare, Molo) e, sotto le bandiere dei -loro santi e patroni, rivaleggiavano più che non usassero, essi di lor -natura alieni da quistioni. Nelle solenni comparse officiali le ire -esplodevano per malintese e mal sopportate precedenze nel ruolo. - -[167] _Atti del Senato_, a. 1775-76, p. 383; a. 1777-78, p. 416. - -Faticoso quanto rincrescevole il tener dietro, sulla scorta dei -documenti d'archivio, a questi sodalizî, perdentisi in futili pretesti -pel conseguimento d'una rappresentanza purchessia, o per l'impedimento -di un consolato a quello tra essi che credevano non meritarlo. Nel vanto -del loro forte passato s'affannavano a cercar vigore alla debolezza del -presente: e si confortavano nel titolo di milizie reali, dato loro da -Carlo III[168], rimpiangendo l'abrogazione del diploma di Filippo III, -che concedeva l'altissimo privilegio di liberare ogni anno un condannato -a morte[169]. - -[168] _Capitoli del Senato_, t. III, pp. 55-56. Pal. 1768. - -[169] _Teixejra_, _op. cit._, v. I, cap. X. -- _De Vio_, _Privilegia_, a. - 1612, pp. 466 e seg. - -Il tempo che corse tra la campagna iniziata dal Caracciolo e la fine del -secolo passò meno turbinoso di quel che si potesse al primo istante -prevedere. - -Risensate dall'improvviso colpo ricevuto, le Maestranze pensarono -seriamente a rialzarsi. Prive in parte di armi materiali e morali, non -tutte avevano espedienti a resistere. Le loro sessantamila braccia di -ieri, le cento e più mila dei giorni migliori della loro vita non si -moveranno più a difesa della città, non potranno più agitarsi nella -rivendicazione di diritti proibitivi[170], nella restrizione di -esercizî, nella osservanza di monopoli, nella imposizione di -contribuzioni obbligatorie di feste e di cerei[171]; ma non rimarranno -inerti. Se non altro pel loro numero, una grande energia è ancora in -esse. Ora l'una, ora l'altra delle corporazioni, pensa a ricostituirsi -chiedendo il riconoscimento ufficiale. La loro azione non cessa di -svolgersi sotto l'alto patrocinio e la autorevole vigilanza del Senato, -il quale continua a tenerne conto; il Pretore, Console dei consoli, non -lascia di averli, quali li ebbe sempre, «onorati uomini»: prova patente -il suo solenne invito del 1789, nel quale il voto delle Maestranze fu -chiesto come suffragio del popolo[172]. Dove non possano e non vogliano -ricomporsi nella soppressa forma di collegio, cercano altrimenti di -ordinarsi: e gli orafi e gli argentieri ricompariscono in compagnie ad -azioni, proprio nel medesimo anno (1794), in cui altra maestranza assume -parvenze di confraternita (S. Filippo d'Argirò e SS. Ecce Homo), sotto -la quale viene senz'altro riconosciuta. - -[170] Tra le _Provviste del Senato_, a. 1784-85, pp. 435, 530, è un - viglietto di S. E. al Senato perchè, in seguito alla abolizione del - Collegio de' misuratori, che erano in numero di 30, intìmi loro il - divieto della privativa del loro mestiere. - -[171] Notevole questo: che il 15 Agosto del 1787 non potè aver luogo la - solita festa dei _cilii_, perchè la riscossione delle tasse annuali - dei maestri fu proibita dal Re. _Vinc. Torremuzza_, _Giornale - Istorico_ inedito, p. 444. Ms. della Bibl. Com. di Palermo. - -[172] Vedi innanzi, p. 91, e _De Franchis_, _Ceremoniale_ ined. pp. - 488-97. - -Il giorno dell'arrivo dei Reali di Napoli in Palermo (26 Dic. 1798), -«non armate, colle coccarde chermisi al cappello e coi loro ufficiali -indossanti le uniformi turchine e rosse», insieme con la guardia dei -miliziotti della Bambina, esse si trovano schierate nella via Macqueda e -nella via Toledo[173]; ed il Re ne resta grandemente compiaciuto. - -[173] _A. Sansone_, _Avvenimenti_, p. XX. - -Così dopo tante fortunose vicende le Maestranze rientrano nelle grazie -del Governo, che nel 1812, per suo tornaconto, le ripristina quali erano -state prima del 1784: provvedimento fuori luogo a favore d'una -istituzione indocile alle nuove idee civili ed economiche, non compresa -neanche da coloro che più erano interessati a prolungarne la esistenza. - -Ott'anni ancora, ed esse si riaffermeranno nella rivoluzione del 1820, -con velleità di ordine, ma con atti torbidi e minacciosi. - -Sarà l'ultimo supremo sforzo d'un gigante che finisce di decrepitezza. - -Il 13 Marzo del 1822 un tratto di penna di Francesco I le faceva -scomparire per sempre. Di quasi 80 corporazioni non rimaneva altro che -il nome![174]. - -[174] Sull'argomento delle Maestranze in Sicilia, oltre le pubblicazioni - dell'_Orlando_, del _La Colla_, dello _Starrabba_, del _Lionti_ e i - cenni del _La Lumia_ (_Storie siciliane_, v. IV), e del _Di Marzio_ - (_I Gagini e la Scultura in Sicilia_, v. II), notate dal _Cusumano_ - nel _Giornale degli Economisti_, v. V, fasc. 3º, e gli scritti del - _Pollaci-Nuccio_ e del _Beccaria_ sopra citati, giova vedere: _F. - Maggiore-Perni_, _La Popolazione_ ecc., pp. 395-621; _F. G. - Savagnone_, _Le Maestranze siciliane e le loro origini dalle - corporazioni artigiane nel Medio Evo_ (Pal., Amenta, 1892), che - abbiamo molto utilmente tenuto sott'occhio in questa rapida corsa; - _G. Scherma_, _Delle Maestranze in Sicilia, contributo allo studio - della questione operaia_ (Pal., Reber, 1896), che però non abbiam - potuto leggere. - - - - - _Capitolo VII._ - - - _CARTELLI E PASQUINATE._ - -L'antico costume di affidare ad una statua, ad un qualunque monumento le -voci di indignazione di una classe della società, del popolo o di alcune -persone di esso aveva la sua applicazione nella figura marmorea del -_Palermo_, in quella di bronzo di Carlo V alla Piazza Vigliena, o in -altro dei luoghi più frequentati della città. - -Siffatto costume era una delle tante conferme dell'assoluta mancanza di -libertà di parola e della insormontabile difficoltà di dire il fatto -proprio rivelando cose che potessero suscitare lo sdegno dei governanti -e degli amministratori. - -Nel tempo del quale ci occupiamo, e prima e dopo di esso, chi avrebbe -osato parlare a viso aperto? Chi rinfacciare al Governo centrale o -locale la riprovevole condotta ond'esso rendevasi colpevole in faccia -alla Sicilia? Questa condotta, subìta in silenzio, deplorata nelle -intime conversazioni, esecrata nei fremiti di spiriti indipendenti tra -noi, era solo pubblicamente censurata nei libri d'oltremonte. Coloro che -aveano visitata l'Isola, tornando alle loro case, la rivelavano nelle -relazioni stampate dei loro viaggi. I _Briefe_ del D.r Bartels sono in -questo genere la più severa condanna della Corte di Napoli e della Corte -di Palermo[175]. - -[175] Si scorrano qua e là i voll. IIº e IIIº, ma particolarmente le pp. - 823-24 del IIº. - -Le statue pertanto e le mura dicevano quello che gli uomini non potevano -o non osavano. - -Di statue di _Palermo_ ve n'erano (e qui possiamo dire anche: ve ne -sono) parecchie: una, p. e., dentro l'atrio del Palazzo pretorio, una -nella piazzetta del Garraffo, una nella Fieravecchia: tutte tra loro -somiglianti per la magrezza del re coronato che si lascia -tranquillamente rodere il petto da un pingue serpente, e per la posa -solenne e maestosa nella quale il re se ne sta seduto. - -Quest'ultima figura era e fu lungamente la favorita dai Palermitani: ai -suoi piedi i popolani del quartiere si raccoglievano chiacchierando; e -dal suo collo pendevano di tanto in tanto cartelli di collera, di -protesta, di minaccia, che non si sarebbero altrimenti potute ripetere -senza supplizî o bastonate. - -E lo stecchito sovrano, sollevantesi di mezzo all'acqua della vasca che -lo attornia, rimaneva impassibile a tutte le berline alle quali lo -esponevano i suoi presunti capricciosi sudditi, senza uno scatto di -risentimento per le scenate che gli si facevano rappresentare. Se dopo i -tumulti contro il Vicerè Fogliani (Sett. 1773) appariva in _giamberga_, -parrucca, nicchio e spada al fianco, egli riaffermava la sua sovranità; -se al feroce strazio di tre giovanetti, veri o non veri colpevoli, dopo -quei tumulti, veniva coperto di gramaglia, egli voleva piangere col suo -popolo una giustizia che sconfinava e non colpiva i veri e principali -rei; e se gli si imbrattavano di pane e pasta volto e vestiti, ben a -ragione avea da deplorare i pessimi comestibili che impunemente -obbligavansi i suoi figli a mangiare; e quando una fitta sassaiuola di -fichi lo prendeva di mira, avea tutta la ragione di riconoscersi coperto -di tanta ignominia per la vigliaccheria nella quale i suoi Palermitani -eran caduti di fronte alla tirannia del Governo ed alla inettitudine del -Senato. - -La segaligna statua di Carlo V nella Piazza Bologni, rispettata sempre -nei furori delle sommosse, non era risparmiata quando il malumore -serpeggiava nella cittadinanza, e quando una voce voleva farsi giungere -a' capi del Governo ed a quelli della città. Era un cireneo come il -vecchio Palermo e come l'aquila audace del Comune, la quale al domani -d'una sanguinosa esecuzione di giustizia compariva spennacchiata e grama -nella Conca d'oro, divenuta conca di.... immondezze. - -E non si andava oltre quella piazza, nè si sognava di salire verso il -Palazzo reale, perchè ivi erano centinaia di Svizzeri a guardia, non -della città, ma del Vicerè. - -L'incalzar degli eventi e le miserie cittadine resero indispensabile -questa tra le meno pericolose e tra le più efficaci manifestazioni di -malcontento e di rabbia. - -Se la vanità della erudizione dovesse vincerla sulla parsimonia dello -scrivere, potremmo prenderla molto larga in quest'argomento. Potremmo, -p. e., ricordare una certa elezione di giudici capitaniali in persona di -Emanuele Lo Castro, di Serafino Castelli e di Pasqualino, elezione che -fece nascere il _calembour_, sanguinoso per le allusioni menelaiche al -primo ed al terzo e per le birresche al secondo, che avea il nome -(Castelli) comune con quello del carcere dei nobili e dei civili -(Castello a mare): - - Mircatu di carni grassa di _Crastu_ (Lo Castro) _pasqualinu_, - pasciutu cu li malvuzzi di _Castell_'a mari. - -Potremmo ricordare quella del Principe di Partanna Grifeo, a Pretore, -per la quale alla porta del Palazzo di città si trovarono attaccate -quattro P.P.P.P., iniziali delle parole: _Poviru_, _Palermu_, _Preturi_, -_Partanna_, allusive al fare spendereccio del nuovo capo del Senato. - -Potremmo anche ridere alla vecchia _giamberga_ attaccata ai rastrelli -della nuova pescheria da un cenciaiuolo, unico, solitario compagno di un -portatore di roba di Faenza nella piazza Marina, quando nel Vicerè -Caracciolo sorse la infelice idea di un pubblico mercato in quel luogo, -triste pei ricordi del S. Uffizio, disagevole per il sole di estate e le -piogge d'inverno, e quindi rimasto deserto[176]. - -[176] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, pp. 70-71; v. XXVII, - pp. 205-6 e 322. -- _Mercato di Palermo_, pp. 5-6. Ms. Qq, E, 88 - della Bibl. Comun. di Palermo. - -Ma questi ed altri ricordi esorbitano dal nostro periodo, ed a noi non -preme raccoglierli. - -Siamo al 1793: il caro dei viveri s'inacerbisce di giorno in giorno; i -granai comunali si vengono esaurendo; la città, come tutta l'Italia, è -minacciata di carestia, la quale, non ostante che lungamente e -ripetutamente prevista, giunge con tutta la crudezza e la desolazione -del suo treno. - -Ridire quel che è stato detto sull'argomento, non occorre. L'Autorità -senatoria viene accusata del danno; essa che, secondo le solite voci, -non previde, essa che non seppe provvedere in tempo e, peggio ancora, -giocò con la cassa del Comune. Pretore è il Cannizzaro, Duca di -Belmurgo, e contro di lui convergono gli strali di tutta la -cittadinanza, invelenita avverso a lui usuraio, arricchitosi col denaro -della città, e frattanto consigliere di pazienza e di attesa!... Ma la -pazienza ha un limite, e un giorno i monelli del Mercato di Ballarò si -mettono a gridare per le strade: - - Cu la fidi e la spiranza - Un guastidduni 'un jinchi panza[177]: - Preturi Cannizzaru - Ha misu Palermu cu'na canna a li manu. - -[177] Un pane non riesce a sfamare. _Guastidduni_, come sì è detto - innanzi, forma e, secondo il sistema del tempo, peso voluto dalle - mete; il quale non doveva essere inferiore a rotoli due (chilogr. - 1, gr. 600) pel prezzo di un tarì (cent. 42), ed era invece sceso a - poco più di metà. - -Se non che, i soldati del Pretore te li acciuffano, ed il boia se ne -diverte con una buona fioccata di nerbate per uno. - -Evidentemente questo Pretore Cannizzaro non era nelle buone grazie del -popolo, se dopo le chiassate delle Kalsitane sulle mura delle Cattive -alla Marina gli si faceva anche questa. - -L'anno che segue v'è tanto ben di Dio che di carestia non accade più -parlare. Ma ahimè! le cose continuano come per l'innanzi, ed il pane che -si avea a grosse forme è bazza se si ha per metà del peso. Di chi la -colpa? Ci vuol tanto a vederlo?!... del Pretore! E tutti lo vogliono -ucciso, mentre il Vicerè Principe di Caramanico fa il possibile per -rendere meno gravi le conseguenze della crisi. Questo sentimento si vede -espresso al Pretorio nel seguente cartello: - - Lu Vicerrè supra la vara staja[178], - Lu Pirituri sutta la mannara[179]; - -[178] Questo verso avrà potuto nascere così: «Staja lu Vicerrè supra la - vara». - -[179] _Villabianca_, _Opuscoli palermitani_ inediti, v. XVIII, op. 3, p. - 105. -- _Diario_ ined., a. 1793, p. 203. - -e significa che del Pretore non se ne vuole più sentire a parlare. - -Audaci, violente le minacce al Governo, che con inganni ed ipocrisie -tentava carpire la buona fede, non già del popolo, che non aveva nulla, -ma del medio e dell'alto ceto, che possedeva ori ed argenti, e dovea -andarli a depositare alla Zecca in cambio di moneta sonante. Strumento -servile del Governo in cosiffatta barbarica espoliazione l'arcivescovo -Lopez y Royo, Presidente e Capitan Generale del Regno per la improvvisa -morte del Caramanico, e tanto più servile ai danni del paese in quanto -sperava la nomina di Vicerè facendo il piacere de' Ministri di Napoli. -Avverso a lui si udirono canzoni e cartelli frementi di sdegno. - -Siamo alle prime ore del mattino del 16 Aprile 1798, e attaccata alla -solita colonna del Palazzo del Comune ed alle abitazioni dei Ministri -del Consiglio e del Governo, si legge: - - O v'aggiustati, tiranni, la testa, - O di li Morti faremu la festa. - E chi vuliti impuviriri a tutti? - Chi oru?! Chi argentu?! un.... - -e qui una mala parola[180]. - -[180] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 189. -- _Villabianca_, con - varianti, in _Diario_ ined., a. 1798, p. 202. - -Il Governo di Napoli era sotto l'incubo dei Francesi scorrazzanti il -Mediterraneo con gli occhi fissi su Malta. La Corte, in preda ai timori -che poi dovevano spingerla alla rada di Palermo, avea chiesto cannoni, -soldati, danaro, e ne aveva ottenuti quanti non ne meritava. I Siciliani -parteggiavano per essa, ma non erano così ciechi da non vedere la -gravità della situazione: e poichè questa peggiorava di giorno in -giorno, il 21 Giugno un cartello trovavasi affisso alla colonna. -Stavolta era un dialogo tra due persone, composto di parole furbesche, -accuse dei componenti del Governo locale. Cominciava altra mala parola, -poi - - ...! Vennu li gaddi, addiu gaddini! - Addiu nassa, canigghia e puddicini! - -E seguiva la risposta: - - Addiu nassa, canigghia e puddicini! - Minchiuni! ch'è grossa! 'Na vota si mori! - -dove, chi cerchi i doppi sensi, vedrà che i galli sono i Francesi, le -galline i Napoletani, la _massa_ la cricca governativa, la _canigghia_, -crusca, la mangiatoia dello Stato, alla quale (per conservare -l'allegoria) si direbbe che le galline bècchino, cioè i favoriti e gli -aderenti divorino: egli ultimi due versi esprimono la indifferenza de' -_cartellanti_ siciliani di fronte alle conseguenze delle minacce -francesi. - -Gli eventi incalzano. Re Ferdinando ottiene una vittoria in uno scontro -coi Francesi, ma i Napoletani pei Palermitani son tutti giacobini, -compreso lo stesso loro S. Gennaro: la vittoria non è dovuta a questo -Santo, ma a S. Rosalia, patrona di Palermo, alla quale il Re dev'essersi -caldamente raccomandato. Quattro cattivi versi corsero in proposito: - - T'haju fattu la varva, o San Ginnaru, - Giacchì t'ha' fattu giacubinu amaru, - Tradituri, putruni e da quagghiaru; - Viva, dunca, Rusulia e non Jinnaru![181]. - -[181] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1798, p. 284; a. 1799. p. 103. - -La misura lasciamola all'ignoto poeta da colascione. - -Quest'uso di dir male degli uomini e delle cose pubbliche era, come -abbiamo affermato innanzi, antico, molto antico, e per quanto si fosse -fatto a sopprimerlo, sempre vivo. Gli interessati vi ricorrevano sempre -che il bisogno lo imponesse per non lasciarsi sopraffare. Il Governo -sapevalo bene; e quando vi scorgeva una minaccia all'ordine pubblico ed -un'offesa alla sua dignità, si sfogava in bandi e comandamenti severi, -ripetizioni di altri precedenti e secolari. Dopo la giustizia del -Settembre 1773 sopra cennata, per la rivolta contro il Fogliani, -l'Arcivescovo Filangeri, Presidente del Regno, ordinava che «nessuna -persona di qualunque ceto e condizione nelle private conversazioni in -casa, nelle piazze, nei teatri, nelle cafetterie, nelle sagrestie, nelle -chiese, nei conventi, nelle congregazioni» osasse ricordare i fatti -avvenuti; nessuno «formare canzoni, sonetti, satire, leggende». - -Disposizioni più severe emanava dieci anni dopo il Caracciolo, preso di -mira specialmente dalle classi nobile e civile. Egli non sapeva darsi -pace pensando che miserabili senza nome osassero gettare il ridicolo su -lui; sicchè, fingendo di prendersela pel decoro delle famiglie, vietava -«a qualunque persona, di qualsiasi grado, ceto e condizione si fosse il -poter comporre, pubblicare, spargere o affissare o scrivere tali libelli -e cartelli infamatori e contumeliosi, nè in versi, nè in prose, nè in -figure esprimenti il carattere, nè in satire, nè in pasquinj, nè in -qualunque altra guisa», e prometteva premî da trecento onze a chi -siffatti delitti segretamente denunziasse[182]. - -[182] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, pp. 244-46. - -Egli avea ragione: nessuno più di lui era stato bersaglio di frizzi e -barzellette, tanto che avea dovuto mandare in carcere i nobili Vincenzo -di Pietro, Ugo delle Favare e Gaspare Palermo, sospetti di avergliene -fatti. Ma il pubblico, che dovea saperlo, rinunziava alle trecent'onze e -non faceva la spia a nessuno. In tempi più civili questo silenzio -sarebbe stato chiamato _omertà_ e _mafia_! - -Le satire, le pasquinate continuarono senza posa fino al giorno della -partenza del bollente Vicerè (Gennaio 1786), in cui gliene vennero messe -sotto il muso non solo in italiano e in siciliano, ma anche in latino. - -Gente incorreggibile questi Siciliani! - - - - - _Capitolo VIII._ - - - _I GIACOBINI E LA POESIA POLITICA._ - -I versi popolareschi che abbiamo riferiti a proposito del pericolo -francese nel Mediterraneo, e dei Napoletani ribelli alla monarchia -potrebbero fornir materia d'un capitolo sulla poesia politica del tempo. -Questa materia non sarebbe scarsa, perchè in nessun secolo di storia -civile dell'isola s'incontra una fioritura di componimenti politici pari -a quella determinata dal precipitar degli eventi nell'ultimo decennio in -Palermo del sec. XVIII. - -Se non che, l'argomento ci condurrebbe troppo in lungo, e noi lo -sciuperemmo a scapito degli studiosi, che ai dì nostri, con cure -indefesse, attendono a questa manifestazione dello spirito pubblico nei -tempi passati. Non intendiamo però lasciarlo senza una parola che giovi -a chiamar su di esso l'attenzione di coloro che volessero quando che sia -percorrere a tutto loro agio questo campo inesplorato. - -Mano mano che l'eco della rivoluzione di Francia si ripercoteva tra noi, -e le mosse dei Francesi turbavano la olimpica tranquillità d'Europa, la -così detta pubblica opinione si commoveva ed accaniva contro di questi -in Palermo. I Francesi erano i nemici del trono e dell'altare. La -_Raccolta di Notizie_ di Palermo, come il _Compendio delle notizie_ e le -_Nuove di diverse Corti_ di Messina, nelle loro periodiche comparse non -lasciavano mai di dipingerne a foschi colori le imprese istillando -nell'animo dei leggitori avversione invincibile per la Francia, covo di -settarî e di malviventi. Guai a seguire le idee di essa! Chi ne avesse -avuta la tentazione, si sarebbe buscato il carcere e la galera; perchè -non era ammissibile che un suddito di S. M. Siciliana partecipasse a -principî sovversivi e, peggio, ad atti di ribellione. - -Le carte segrete della Polizia e le cronache private offrono in questo -un triste spettacolo della politica del Governo e delle inclinazioni -reazionarie delle classi alta e bassa dei cittadini. L'alta, aggiogata -al Governo, non poteva non parteggiare per esso: e vi parteggiava anche -per la propria conservazione. Lo Stato era salute ed ordine; ogni -avversario del Monarca, avversario della casta che con la monarchia -faceva causa comune. La classe bassa, abbrutita dalla ignoranza, non era -in grado di comprendere, e, compresolo, di discernere quel che fosse di -vero nelle vaghe, contraddittorie notizie che giungevano fino ad essa; -la quale nel più frivolo fatto del giorno, in una festicciuola, p. e., -in uno spettacolo interno, tutta si assorbiva, ignara od incurante dei -grandi avvenimenti di fuori. Ogni francese era un giacobino: ed il -giacobino un anarchico, pronto a sconvolgere l'ordine sociale, a radere -al suolo la chiesa, a manomettere la proprietà privata. Contro i -partigiani della Francia e i dottrinarî del tempo un libriccino scritto -pei vescovi da un vescovo ammoniva: «Oggi ogni pastore deve sapere come -condursi colla porzione di gregge composta di fiere orribili, -sanguinolenti e voraci: pantere, lupi, orsi e molto maggiormente di -volpi astute e maliziose; voglio dire questa razza che scorre per tutto -di filosofastri, massoni, saccentoni, politici ecc.»[183]. - -[183] _Avvisi politici a' Vescovi eletti, adattati a' tempi presenti_, p. - 57. MDCCXCII. - -Il Domenicano P. Crocenti consacrava una opera alle tendenze -giacobinesche[184]: e queste ed altre pubblicazioni simili evocando -antiche memorie riaccendevano e rinfocolavano vecchi rancori, non -ispenti ma sopiti, verso i Francesi del Vespro. Così tenevasi la -popolaglia disposta a menar le mani là dove capitasse un francese, od -anche un sospetto sorgesse, che il tale e tal altro forestiero fosse -dell'aborrita Francia. - -[184] _Meditazioni filosofiche politiche sopra l'anarchico sistema - giacobino della Libertà ed Eguaglianza, Opera del_ _P. M. F. Dom. - Crocenti_, _de' Predicatori_, T. I. Messina, Fratelli del Nobolo, - 1795. - -E la classe media? - -La classe media, non iscarsa di cultura, offriva qualche caso di -simpatia, più che verso la nazione nemica, verso il giacobinismo, ma non -per l'attrattiva che una setta od anche una segreta società suole -esercitare su spiriti facilmente eccitabili, bensì per un senso di -reazione alla tirannia dei governanti, alla prepotenza dei maggiorenti, -alla corruzione marcia degli uni e degli altri, ma specialmente per quel -fascino che in molti esercitano certe novità. - -Se di tendenze repubblicane francofile e di Giacobinismo deve pertanto -parlarsi in Sicilia (e non può non parlarsene poichè vi fecero qualche -apparizione), bisogna metter gli occhi sul ceto civile in generale e, -come per analogia, sul clero secolare e regolare. - -È curioso che per tutto un secolo non si preparasse movimento -rivoluzionario in Sicilia senza che qualche prete o frate se ne credesse -parte attiva, vera o presunta che essa fosse. La fine del settecento, il -1820, il 1848, il 1860 sono per questo memorabili date. Nello scorcio -del sec. XVIII, dopo l'editto reale contro i Giacobini (14 Marzo 1795), -i sacerdoti la passavano tra sospetti continui: ed ora veniva arrestato -l'arciprete di Troina (Luglio 1797); ora, acremente ripresi l'abate -Cancilla, professore di algebra e di geometria all'Accademia degli -Studî, ed uno dei due sacerdoti bibliotecarî della Libreria del Senato; -ora trascinati al Castello il sac. Mario La Rosa e varî frati -Conventuali e frati Minori. - -Le indicazioni di persone sospette venivano da Napoli; da Napoli gli -ordini di cattura. Sovente i sospetti eran così deboli che il darvi -retta riducevasi ad una puerilità crudele. - -Da Marsiglia un tale per burla o per vendetta od anche per insipienza -mandava una carta, una semplice carta, con l'indirizzo: _Al cittadino_ -N. N., a _Troina_: e tosto alcuni Troinesi venivano improvvisamente -investiti, catturati e condotti come Giacobini a Palermo. Cinquantadue -tra nobili, civili, frati, monaci, additati come pericolosi dal Governo -centrale, erano chiamati e sgridati acremente solo perchè sparlavano del -Governo locale: come se questo dimostrasse addirittura una intesa coi -rivoluzionarî. Non era persona pacifica che potesse sottrarsi ai -sospetti, non persona sospetta che non fosse vittima di vessazioni -persistenti. - -La introduzione di libri ritenuti pericolosi si combatteva con tutti gli -espedienti dei quali il Governo era maestro. Non si doveva attendere che -i libri uscissero dalla Dogana. Il teatino P. Sterzinger revisore aveva -l'obbligo di andarli ad esaminare uno per uno appena giunti e depositati -in dogana; e poichè alla merce egli solo non bastava più, attivi -cooperatori gli si associavano in una Commissione di revisione, che era -insieme di vigilanza, di censura preventiva e soppressiva[185]. - -[185] Erano essi Ros. Gregorio, P. Antonino Barcellona ed i canonici - Fleres, Leone, Basile, Melia. - -Il provvedimento non era nuovo; ma pur sempre stupefacente. Siamo sempre -all'antica paura governativa di tutto ciò che potesse scuotere -l'ordinamento dello Stato; e quando non s'informava al principio -politico, si camuffava sotto quello morale e religioso. Il solo dubbio -che il libro fosse brutto, bastava al provvedimento che dovea impedirne -la entrata in commercio. Non si parlava più della _Philosophie de -l'histoire_, de _La chandelle d'Aras_, dell'_Examen important_ par -Mylord Bolingbroke, del _Catéchisme de l'honnête homme_ e del _Dialogue -de qui doute_ ecc.; non si parlava dei _Derniers mots d'Epictète à son -fils_ e del _Mémoire sur les libertés de l'église gallicane_, -pubblicazioni tutte bandite già fin dal 1769[186]; non si parlava -neppure dei libri di Rousseau, di Voltaire, di Diderot, di Volney, di -Elvezio, stati inappellabilmente proscritti; ma delle _Novelle_ del -Casti, dall'_Adone_ di G. B. Marino, del _Pastor fido_ del Guarini, del -_Decamerone_ del Boccaccio e dell'_Elegantia latini sermonis_[187]. - -[186] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, pp. 183-84. - -[187] _G. La Mantia_, _Libri da bruciarsi per mano del boia_, appunti - presi nell'Archivio di Stato di Palermo, filza 1316. - -E se questi libri si trovassero già per caso in città?... - -Ecco un dubbio tormentoso per la Censura; la quale, non sapendo trovar -modo di liberarsene, ordinava a tutti i librai fissi e girovaghi la -presentazione del catalogo delle pubblicazioni in vendita nei loro -magazzini. L'ordine non poteva rivelare maggiore ingenuità in chi lo -emanava o provocava; mirando esso per tal modo a scovare libri proibiti, -come se i librai fossero tanto disaccordi da dichiararsene all'autorità -possessori con la certezza di esser buttati in fondo a un carcere. Pure -venne scrupolosamente eseguita; nè c'era da discutere trattandosi d'un -ordine del Presidente (il Presidente era per antonomasia il cav. G. B. -Asmundo Paternò), il quale, per farla breve, minacciava la chiusura -degli spacci ai ritardatarî. - -E come se la lista dei libri proibiti fosse scarsa, il Presidente vi -aggiungeva la _Scienza della Legislazione_ del Filangeri e l'_Orlando -furioso_ dell'Ariosto[188]; mentre Ferdinando in persona si riserbava -l'autorizzazione delle scuole private, ed anche concedendola, vi vietava -l'insegnamento delle scienze[189]. - -[188] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., a. 1799, p. 461. - -[189] _Raccolta di Notizie_, n. 14; 12 Marzo 1799. Vedi il cap. - _Accademia degli Studi_. - -Dalle semplici catture si passava alle espulsioni ed ai confini. Alcuni -catturati in Palermo venivano imbarcati per Napoli; altri catturati in -Napoli imbarcati subito per Palermo. Giuseppe Gallego, Principe di -Militello, era di quelli; un figlio del Marchese Palmieri, dei secondi. -L'uno, bollato come degenere dalla sua casta, veniva mandato a -disposizione del Governo centrale; l'altro, in un monastero di nobili, -alieni da relazioni con Giacobini, a S. Martino[190], dove più tardi i -Reali doveano essere accolti con pranzi lautissimi, doni preziosi e -poesie riboccanti di fedeltà per essi, di orrore pei loro nemici di -Terraferma. - -[190] _D'Angelo_, _Giornale_, anni 1797-1799, pp. 146-47, 151, 161-62, - 197-98, 203, 209, 272, 328-31, 537, 733-34. - -Tenevan dietro le esecuzioni: ed aprivano l'odissea funeraria il giovane -giureconsulto F. P. Di Blasi coi suoi compagni, e la continuavano D. -Pietro Lesa, tenente della truppa, il segretario di Jauch ed altri non -pochi. - -Lo spettro del Giacobinismo si aggirava pauroso nella Reggia di Napoli -dapprima, in quella di Palermo dappoi, e rincorreva e perseguitava -Ferdinando e, innanzi che abbandonasse la città nostra, Mons. Lopez, -sognante, come il Sovrano, cospirazioni e rivolte. - -Quali fossero da questo punto di vista le condizioni della Capitale ce -lo dice il Villabianca in una pagina del suo _Diario_; e noi, anche con -la certezza di tornare su quello che abbiam detto, la trascriviamo come -informe ma fedele pittura dello stato dell'Isola mentre vi mettevan -piede i sovrani. - -«Li Giacobini nel nostro paese, cioè in Palermo e nella Sicilia tutta, -non sono nè i nobili, nè i popolani, ma sono le persone che non ànno da -perdere, birbi ed assassini. Da costoro nasce il fermento tumultuante -che tanto tanto travaglia il Governo e a tutti strappa la quiete. -L'impegno di questi ribaldi è di saccheggiare le case dei ricchi e -mettere tutto a soqquadro, perchè coi spogli degli assassinati si -provvedessero nei lor bisogni. - -«Che fanno dunque li più maligni di questa terza specie di gente? Dànno -a sentire a' plebei popolani e persone minute come li Giacobini e -traditori del Re sono li nobili, ricchi e li ministri di Stato: e come -tali esser di bene che il popolo piccandosi della fedeltà al Re -prendesse l'armi contro detti Giacobini, li massacrasse e ne facesse -l'esterminio con portarne le teste al Re. Così quindi praticando il -popolo, da una mano fa un servigio alla maestà del Sovrano, e dall'altra -mano, saccheggiandone le case, si arricchisce delle lor rapine. - -«Le persone minute e i plebei, come che ignoranti ed innocenti quasi -tutti, si persuadono di tai consigli, e ne ànno cominciato l'opera; per -disgrazia incendia città e paesi, tutt'ora con accompagnarla di omicidij -e furti sebbene di poca leva. - -«Li nobili, ministri e ricchi non se l'àn sognato di essere Giacobini, e -nè pure le maestranze e popolani, anche di buon senno; ma soltanto -quelli vili uomini scellerati e vagabondi. - -«E questo quindi è il fermento che sta bollendo a' tempi nostri nelle -popolazioni e luoghi della Sicilia. La cosa intanto è seria e -pericolosa. Il Governo ora pensa al riparo di un luogo, ora pensa -all'altro. Si trova in una continua agitazione»[191]. - -[191] _Diario_ ined., a. 1799, pp. 172-73. - -Se questo era l'ambiente governativo, nobilesco, popolare contro i -novatori e contro i Francesi, dei quali facevasi tutt'uno coi detestati -Giacobini, facile è presumere quale dovesse esser la poesia politica che -lo ritraeva. - -Uno dei primi componimenti nel genere era un sonetto di Giuseppe da -Ponte. Questo sonetto, appena comparso, andò a ruba e, divenuto raro, -per onorevole eccezione veniva ristampato dalla _Raccolta di Notizie_, -come vedremo, specie di giornale ufficiale d'allora in Palermo. La -imitazione dell'Alfieri ci si sente in ogni verso. - - Vantar tra ceppi libertà di Stato - In discorde Anarchia per l'uguaglianza, - Buon Governo cercar dall'ignoranza, - D'ogn'Erostrato far un Numa, un Cato; - Orrida povertà mirarsi allato, - E gli agi immaginar dell'abbondanza, - Cangiarsi a ogn'aura, e poi vantar costanza, - Chiamar felice un popol disperato; - Stragi, sangue, ruine, ire, spaventi - Piantar per base del Dominio eterno, - E grandezza chiamar vil tradimento; - Mostrare assassinando cuor fraterno, - Un trono rovesciar, e alzarne cento; - È questa, affè, Repubblica d'inferno[192]! - -[192] _Raccolta di Notizie_, n. 61. Pal., 6 Sett. 1799. - -Tipico altro sonetto _Contra li Giacubini_, del Meli, il quale celiando -schizzava veleno sopra la Francia e sopra quanti parteggiassero pei -nuovi apostoli che da essa partivano e in tutta Europa si diffondevano: - - L'antichi ànnu vantatu a Santu Sanu - 'Ntra li strani prodigj astutu e finu: - Sanava un ugnu e poi cadia la manu; - Cunzava un vrazzu, e ci ammuddia lu schinu. - Ora c'è n'autru apostulu baggianu, - Chi si 'un c'è frati, almenu c'è cucinu, - È natu in Francia, e poi di manu in manu - Scurrennu, s'è chiamatu _giacubinu_. - Duna a tutti pri re 'na staccia tisa; - Li fa uguali, però 'ntra li guai sulu, - Liberi, pirchì in bestij li stravisa. - Porta appressu frustati supra un mulu, - 'Na Roma nuda, un Napuli 'n cammisa - E un'Italia scurciata e senza.... - Nè resta ddocu sulu; - Chi li Fiandri o l'Olanna.... e 'nsumma pati - Desolata l'intera umanitati. - Cristi sù li vantati - Prodigj, ahimè, terribili e funesti - Di lu giacobinismu, orrenna pesti! - Oh scuncirtati testi! - Camina cu li cudi stu sunettu - Pirchì veni a li bestii direttu. - -Nessuna allusione, come si vede, a Giacobinismo in Sicilia. Lo spirito -conservatore del poeta, monarchico più del monarca, non voleva neanche -supporre, che esso potesse trovare eco e far proseliti fra noi; ma, caso -mai, il corrosivo che è nell'apparente anodino sarebbe valso a -distogliere dai pericolosi principî coloro che ne avessero avuta la -tentazione. - -In poche settimane, in fogli volanti, venivan fuori due inni di guerra -minaccianti strage ed esterminio ai Francesi. Il primo tuona in termini -abbastanza fieri perchè possa sospettarsi delle convinzioni dell'autore, -che sarà stato un mediocre uomo di lettere, ma che fu certo un cattivo -verseggiatore. Comincia così: - - Chi s'aspetta? All'armi, all'armi! - Si mora tra un serra-serra, - Vinni l'ura di la guerra - Disiata da quant'à! - Ceda a nui la Francia infida - E 'na vota almenu impari - Cosa sù li frutti amari - D'una insana libertà. - -Continua: - - Nui lu pettu comu un brunzu - Alli baddi espuniremu, - Scrittu in pettu purtiremu: - «O la morti, o Diu e lu Rè!» - Impia Francia mmaliditta, - Abbastanza ài gaddiatu; - Pirchì troppu l'hai stiratu: - Rumpiremu l'arcu sò. - L'armi nostri s'hannu vistu - Di Francisi sangu lordi; - Forsi ancora 'un ti ricordi - La Sicilia quali fu. - -E finisce: - - Chi s'aspetta? All'armi, all'armi! - Via, curremu, o fidi amici; - Si lu Vespiru si fici - La Cumpeta si farà. - -È la nota dominante in tutti gli scatti contro la Francia ed i Francesi, -la eterna minaccia della sonata delle campane e riscossa. Sarebbe da -vedere che cosa avessero fatto di eroico gli scamiciati e raccogliticci -volontarî, pei quali, e in bocca ai quali risonarono spavalderie di -questa fatta. Chi vide quella milizia ricordava con rincrescimento come -nella leva contro i Francesi fossero stati, secondo un'ordinanza, -accettati ed iscritti «inquisiti per delitti non gravi e non infamanti -anche se carcerati», e notava con soddisfazione che a buoni conti con -siffatto mezzo erasi «sbarazzata la folla de' ladri, de' malviventi o -della gente oziosa, che infestavano la pubblica tranquillità»[193]. - -[193] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1796, pp. 576, 589, 590. - -L'altro inno è del notissimo D. Raffaele Drago, monaco cassinese, a -proposito della Seconda Divisione del Corpo franco de' volontarî -siciliani ordinato per cura e spesa di D. Saverio Oneto, Duca di -Sperlinga, della famiglia di quel Michele che freddava il suo -provocatore Beccadelli nell'anno 1799. - - Vinni l'ura di cummattiri; - Già la trumma all'armi invita: - Damu, amici, e sangu e vita - Pri la patria e pri lu Re. - Opponèmucci a stu turbini, - Chi scurrennu va la terra; - Comu chista, nautra guerra - Santa e giusta nò, nun cc'è. - Già s'avanza l'avversariu, - Chi ha seduttu tanti genti - Cu prumissi fraudolenti - D'uguaglianza e libertà. - -E segue con altri trentasei versi che battono sul medesimo tono[194]. - -[194] _Canzonetta siciliana per uso del corpo franco de' volontarj del - sig. Duca di Sperlinga da cantarsi al suono di una marcia - militare_. In Palermo, Solli, MDCCXCVI. - -Alla testa del suo Corpo franco partiva lo Sperlinga a raggiungere -l'esercito reale; ed un caldo augurio di D. Pellegrino Terzo salutavalo -in un sonetto italiano. Il principio era questo: - - Saverio, all'armi, all'armi, ecco rimbomba - L'italo ciel degli oricalchi al suono; - E l'empio Gallo al buon Fernando il trono - Stolto minaccia, a tal che mugghia e romba[195]. - -[195] In Palermo, Adorno, MDCCXCVI. È nella raccolta del Principe di - Trabia: _Miscellanee diverse di Sicilia_, v. 9 e 10; e nel _Diario_ - ined. del Villabianca, a. 1796. - -Quali tesori per quella spedizione profondesse il soverchiamente -liberale Duca, e con lui per la medesima causa altri nobili palermitani, -non sarebbe credibile se non ci fossero documenti, che fanno pensare ad -un vero sperpero di gente inconscia[196]. - -[196] _L. M. Majorca-Mortillaro_, _La Cappella Sperlinga_, pp. 46-47. - Pal., Reber, 1902. - -L'odio dei poeti illetterati andava di pari passo con quello dei poeti -dotti. Dalle strade e dalle piazze passava nelle chiese. In tutti gli -abecedarî del tempo è riportata una canzonetta alla Madonna, canzonetta -che risuona ancora nelle argentine voci dei fanciulli portanti nella -prima quindicina d'Agosto i piccoli simulacri in cera di Maria Assunta. -Quivi i Francesi vanno di conserva coi Turchi nello attentare alla -religione cristiana: - - Li Turchi e li Francisi - Nni vonnu arruinari: - A Maria âmu à chiamari; - Idda nn'ajutirà. - -E nasceva e giungeva fino a noi in frammenti una filastrocca, con questo -principio: - - Ò milli setticentu - Ottantanovi orrennu, - Annata mmaliditta - Di (_da_) chiddu Diu tremennu! - Tu la porta grapisti - Di danni e di ruina, - Pri tia muntau 'n triunfu - La Setta Giacubina. - Sunnu li Giacubini - Chi portanu sta pesta: - Triunfa lu Diavulu - E si cci fa la festa. - -E si trasformava in siciliano e cantavasi a coro un'aria italiana, -giunta del Continente: - - A sti 'nfami Giacubini - Cchiù la terra 'un li ricivi; - Cala forti la lavina - E a mari li purtirà! - A sti 'nfami Giacubini - Pezzi pezzi li farannu, - E li donni e picciriddi - La simenza si pirdirà. - A sti 'nfami Giacubini - Li viju afflitti e scunsulati - 'Ntra lu 'nfernu straziati - Di lu Cifaru di ddà[197]. - -[197] _Archivio storico siciliano_, nuova serie, a. XVII, pp. 151 e segg. - Palermo, 1892. - -E spuntavan fuori e s'imparavano da tutti e in tutti i siti lunghe -storie leggendarie della rivoluzione di Francia, nelle quali la -tetraggine delle scene parigine acuiva nel popolo l'orrore alla nazione -avversa, ed il nome di Giacobino perpetuavasi come ingiuria ai nemici -dell'ordine sociale[198]. - -[198] _Pitrè_, _Canti popolari sic._, 2ª ediz., n. 509. Pal. 1891. - -Nuovo aspetto assumeva la poesia politica all'arrivo di Ferdinando III e -Carolina a Palermo. Non più i Giacobini, ma i Napolitani -repubblicaneggianti eran l'obbiettivo de' verseggiatori. La Francia però -era sempre presa di mira, la prima, la più evidente, essa che con i suoi -eserciti, coi suoi libri, coi suoi giornali, con la sua moda si era -riversata sull'Italia e sul Regno di Napoli, beato, secondo i pacifici -gaudenti, sotto l'egida dei Borboni. La libertà in nome della quale a -squarciagola si grida, è vana lusinga, inganno, tradimento. Chi cerca in -essa la sicurezza dello Stato, chi in essa vuol trovare la felicità, è -un illuso; il quale non tarderà a vedere che cosa costi l'aver -abbandonato il migliore dei re pel peggiore dei popoli. - -Queste le manifestazioni comuni ed unanimi delle poesie stampate e delle -poesie scritte d'allora: e molte devono essere state, se ancora tante -oggidì ne avanzano. Appena poi la prima notizia della reazione -trionfante in Napoli giungeva a noi, all'odio pei ribelli si associava -il desiderio che nessun atto di clemenza venisse a temperare il rigore -delle leggi contro di essi. - -Nell'atrio del R. Palazzo, verso le tre pomeridiane d'una afosa giornata -del Luglio 1799, una comitiva di cantanti recavasi a felicitare i -sovrani della recente loro vittoria oltre Faro. I versi della cantata -non son perfetti; ma il difetto non è dell'ab. Catinella, il quale -dovette scriverli come sapeva scriverli lui, in perfetta prosodia, -benchè potesse comporli meno servili: - - Pr'un piattu di linticchi, - Di libertà figura, - Si curri a la malura - E si tradisci un Re. - O brutta sciliragini - Di sti ribelli indigni! - Tutti viraci signi - C'amuri nun ci nn'è. - Grida l'età cadenti - E grida la 'nnuccenza: - Nun cchiù, nun cchiù clemenza, - No, nun si nn'usa nò. - A forza d'armi e sangu - Si superau ssu mostru: - Castel Sant'Elmu è nostru, - Li spassi senti mò. - Sacra Real Famiglia, - La cosa è già finuta: - La libertà è battuta, - Favuri 'un cci nn'è cchiù. - Tocca a scialari a nui - Vassalli fedelissimi - E sempri nimicissimi - Di tutti sti _monsù_[199]. - -[199] Nelle più recenti edizioni del Meli (vedi _Puisii siciliani_, pp. - 383-84; Palermo, L. Pedone Lauriel, 1884; _Opere poetiche_, pp. - 283-84; Pal. MDCCCXCIII) questi versi vengono attribuiti al - grazioso poeta; ma un cronista del tempo li dà proprio al - Catinella. Vedi _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 621, Luglio 1799. - -Ma mentre nelle aule della Reggia, tra una pietanza e l'altra della -giubilante Carolina, l'esultante coro inneggia ai Reali e freme a parole -verseggiate contro i rivoluzionarî di Napoli, fuori, nella città, in -Sicilia, una voce severa levasi dal popolo, per ben altro sofferente. La -vista cotidiana di un Re che nella Capitale dell'Isola consuma in -divertimenti e sollazzi un tempo che dovrebbe impiegare nelle cose dello -Stato, lo spettacolo indegno di mille cortigiani che mangiano e bevono -senza neanche guardare alla povera gente che muore di fame, scuote le -fibre di chi ne resta scandalizzato. Molti odono quella voce, nessuno -l'ascolta, nessuno la raccoglie; ma, dopo un secolo, la tradizione ce ne -ripercuote l'eco viva, come se quella voce parlasse ora la prima volta. -È un'alata sestina siciliana, della quale ogni verso è una pagina -storica: - - Quattru scazzuna, cu' mancia e cu' vivi: - Li puvireddi morinu di fami; - Lu Re l'avemu ccà, nun cc'è' chi diri! - Autru nun pensa chi a caccïari; - 'Nsutta po' joca cu li Giacubini, - E nui ristamu misi a li succari[200]. - -[200] _Archivio_ cit., p. 171. - -Che amara ironia di versi, e quale contrasto con la storia, descrivente -la gioia dei Siciliani per la presenza dei Reali a Palermo! - - - - - _Capitolo IX._ - - - _COME SI VIAGGIAVA PER MARE, I CORSARI E LA CATTURA DEL PRINCIPE DI - PATERNÒ._ - -Una tradizione popolare siciliana attribuiva virtù salutari maravigliose -a chi fosse riuscito a traversare incolume lo Stretto di Messina: ed il -berretto da lui usato in quella traversata era buono ad agevolare le -donne soprapparto. - -La tradizione è speciosa; ma ha un grande significato, in quanto -conferma la vieta credenza nei pericoli del Faro, e nella fortuna di chi -li superasse. Non dimentichiamo la paura degli antichi pel vortice di -Cariddi e per lo scoglio di Scilla, onde il motto _Incidit in Scyllam -cupiens vitare Charybdym_. I Greci localizzarono in quel sito la -leggenda delle Sirene, le quali addormentavano col canto i naviganti e -li perdevano. - -A passare dunque lo Stretto ci si pensava due volte. - -Sotto il Governo spagnuolo i viaggi ordinarî erano per Barcellona o per -altri porti della penisola iberica; sotto il borbonico, per Napoli; rari -quelli per approdi più lontani, salvo che non si fosse marinai di -mestiere. - -Un pacchetto (_packet-boat_), spesso regio, teneva il traffico tra -l'Isola ed il Continente. Il legno partiva ogni dieci, quindici giorni: -e la partenza, non meno che l'arrivo, era cosa _albo signanda lapillo_. -Bisognerebbe leggere qualche poesia del tempo per comprendere ciò che -rappresentasse agli occhi di certuni un viaggio nel Mediterraneo[201]. - -[201] Notevole un'anonima (del Principe di Francofonte) _Anacreontica - sulla Partenza da Palermo a Napoli_ di S. Eccellenza la Principessa - di Jaci (s. a.; ma in Palermo, 1767, in fol., 2 cc.). - -Poco dopo il 1770 la feluca di padron Parata faceva da corriera tra le -due capitali, o portava lettere di privati e carte del Governo. Più -tardi, il regio pacchetto _Tartaro_, comandato dal cap. D. Filippo -Cianchi, e dipoi dal pilota D. Giovanni Fileti (anima di Mons. Gioeni, e -vita del Seminario nautico da quello fondato), eseguiva il medesimo -servizio, condiviso poi dal _Leone_, dall'_Aurora_ e dal brik inglese -_The Progress_. Il passeggiere aveva un camerino, una cuccetta e vitto, -e pagava ventisette ducati in Napoli, o nove onze in Palermo (pari a L. -113,50 d'oggi). Poteva pagare metà, ed anche meno, fino a tre ducati, o -un'onza; ma doveva rassegnarsi a diventare una merce, non diciamo da -stiva, ma da prua, con la razione e la branda dei marinai. - -Al primo salpare, specialmente per un lungo viaggio, il bastimento dava -il segno della partenza col solito _tiro di leva_[202], colpo di -cannoncino: e tutti sapevano che un legno lasciava il porto. Una -canzonetta del tempo, che ogni giovane bacato d'amore cantava alla sua -bella nelle serenate estive, così frequenti allora, avea questi versi da -colascione: - -[202] _Pippo Romeo_, _Raccolta di Cicalate_, p. 43. Messina, D'Angelo, - MDCCCLXXXV. - - Ahimè! salpâr' già l'ancora - I legni alla Marina! - Già l'ora si avvicina, - Nice, del mio partir. - Senti il cannone, ascoltalo, - Che di partir m'invita; - Addio, mia cara vita, - Addio, mio caro ben![203]. - -[203] _G. Cammineci_, _Brevi cenni storici ecc. delle maschere siciliane - in Palermo_, pp. 19-20. Pal. 1884. - -E noi daremo al legno che parte il buon viaggio: augurio del quale esso -ha gran bisogno. - -I corsari infestavano i mari, specialmente mediterranei, ove le loro -galeotte, equipaggiate da uomini rotti ad ogni pericolo e delitto e -armati di coltellacci, jatagani, pugnali, pistole, tromboni, saette, -fiocine, viveano di catture gavazzando nel sangue dei morti e dei feriti -e nelle lacrime dei catturati. - -Il legno, nel caso nostro, siciliano, palermitano, era alla sua volta -munito di cannoni e di moschettoni carichi sempre a palla, pronti a far -fuoco al primo appressarsi di galeotte sospette. Il timore era -incessante in tutta la navigazione; marinai stavan sempre alle vedette, -quale sul castello di prua, quale sulla carrozza della camera, e quale -sulla coffa dell'albero maestro: e non sì tosto scoprivano un punto -nero, una vela, un segno equivoco, ne davano avviso. In un batter -d'occhio la ciurma era tutta in piedi: chi dietro i cannoncini, chi col -suo enorme schioppettone a pietra focaia in braccia, chi con le accette -in mano ad impedire l'abbordo, pronti tutti a vender cara la vita. - -I non lieti incontri non erano rari, e quando i barbareschi, misurando -le proprie forze con quelle probabili del legno che incontravano, non -viravan di bordo fino a dileguarsi, gli abbordaggi erano improvvisi, -fulminei; feroci gli assalti: e se una parte soccombeva, l'altra restava -mal viva. - -Le coste della Sicilia erano anche per questo fortificate, e a brevi -distanze custodite da torri di guardie, le quali di notte -corrispondevano con _fani_, fuochi e segni di vigilanza alimentati da -_torrari_. La torre più vicina a Palermo era quella dell'Acqua de' -Corsari, contrada triste per infami approdi. La villa S. Marco di -Bernardo Filingeri, seconda per antichità tra quelle di Bagheria, avea -nel mezzo una torre con ponti levatoi a guisa di fortezza per resistere -alle incursioni[204]. - -[204] _Villabianca_, _Palermo d'oggigiorno_, v. II, p. 161. - -Un canto popolare, nato probabilmente tra noi, e certo diffuso in tutta -Italia, accusa l'imminente arrivo di predoni, che vogliono precipitarsi -sul tugurio d'una terra e, tra il ferro ed il fuoco, manometter tutto, -portarne via fanciulle e giovanotti da vendere ai mercati d'Algeri. Quel -canto è un grido di guerra: - - All'armi, all'armi, la campana sona, - Li Turchi sunnu junti a la Marina! - -E la campana della torre di S. Antonio coi suoi improvvisi, precipitati -colpi chiama all'armi: e le donne de' minacciati villaggi fuggono -atterrite: e gli uomini corrono a difendere contro i cani infedeli le -loro case, i lor figli, i loro santi. - -Palermo avea bene i suoi «soldati di marina», che ne custodivano le -spiagge dal Pellegrino allo Scoglio di Mustazzola ed anche a Bagheria; -ma che potevano essi fare, questi soldati, impotenti come erano a -resistere ai pirati che giungevano fino a Mondello, anzi fino al tiro -della Lanterna del Molo? - -I ricordi dell'ardimentoso Spalacchiata, corsaro trapanese della -galeotta del Principe di Furnari contro i Turchi, eran sempre vivi; ma -vivi eran del pari quelli delle dieci prede del rinnegato Vito Scardino, -trapanese pur esso, che con ferocia inaudita e crescente a danno dei -Siciliani corseggiava pei nostri mari. Se il Re ai voti del Parlamento -del 1778 concesse a ciascuno dei suoi vassalli dell'Isola di armare -legni contro i pirati[205], non ebbe modo d'impedire che due figli del -Marchese Lungarini, recandosi in Madrid alla Corte del Re Cattolico come -guardie del corpo, cadessero nei lacci degli astuti Algerini, a poche -miglia da Majorca. - -[205] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 233; v. XXVII, p. - 164 e 170-71; anni 1778 e 1781. - -Le notizie della vita miseranda alla quale i captivi andavano -assoggettati erano commoventi. «Spogliati e lasciati in camicia e con un -bastone sugli occhi», essi venivano trascinati schiavi al bagno; poco e -muffito pane, il nutrimento: scarsa e malsana l'acqua, pesanti i ceppi -ai piedi. Più fortunati, i Lungarini scioglievan vele dalle galere, se -le caricavano sulle spalle, le rappezzavano, attendendo a non men bassi -servizi. E frattanto, quanti loro compagni di sorte non gemevano in -tormenti!... - -Il forte di Castellammare, che avrebbe dovuto essere la principale -difesa della città, non era nè la principale nè l'ultima. Quando la sera -del 17 Maggio 1779 giungeva la fregata francese _Attalanta_ e faceva il -consueto saluto, e i nostri artiglieri dovevano restituirlo, due lunghe -ore ci vollero perchè si caricassero i cannoni sugli affusti[206]. - -[206] _Sonnini_, _Voyage_ cit., t. I, c. IV. - -Con questa prospettiva non era coraggio che bastasse. Alla più lieve -occasione, alla visita di pirati i marinai, i passeggieri, dissennati -dalla paura, prendevano il largo o raggiungevano la spiaggia. Il 19 -Aprile del 1797 (si noti la data!), V. Emanuele Sergio, Segretario del -Presidente del Regno, emanava una circolare a stampa per dire che «le -perdite considerevoli dei bastimenti mercantili che cadono in preda dei -corsari barbareschi» derivano da questo: «che facendo la maggior parte -de' bastimenti nazionali la lor navigazione nel Mediterraneo radendo -terra, all'apparire un corsaro barbaresco i rispettivi equipaggi, senza -fare la minima resistenza, abbandonano subito il proprio bastimento e -corrono a salvarsi in terra. Tali frequenti volontari abbandoni, -nell'atto che privano i proprietarj de' loro bastimenti e delle merci di -cui sono carichi, aumentano le forze del nemico, che, con il -considerevole guadagno che ricava dalla vendita di essi, si alletta vie -più alla pirateria; per cui si vede di giorno in giorno crescere il -numero dei corsari». E finiva raccomandando che non potendosi resistere, -pur salvandosi l'equipaggio, si colasse a fondo o si bruciasse il legno -che non si potesse altrimenti salvare. - -Il consiglio, dato da un uomo pratico come il Sergio, ad istigazione di -un lupo di mare come il Maresciallo e Comandante della R. Marina -Forteguerri, mostra la supina incoscienza dello stato vero delle cose. -La pirateria era diventata una istituzione internazionale ed un pericolo -cotidiano per tutti. Alle prime avvisaglie di movimenti in Napoli, i -pirati algerini facevano causa comune coi corsari francesi (1794). -Qualche legno inglese andava in corso anch'esso. Nè solo bastimenti in -viaggio eran minacciati di cattura! Il porto di Palermo restò alla mercè -dell'ultimo ladrone straniero. Un giorno (13 Luglio 1797) una nave -inglese voleva dar la caccia ad una nave spagnuola; non potendo -riuscirvi, volge la prua verso un veliero palermitano carico di -mercanzie e, incredibile! lo cattura innanzi la Lanterna. Senza -contrasto, imbaldanzisce; oltrepassa imperterrito il capo del Molo e -ruba a man salva quanti più legni può, nel porto, proprio dentro il -porto, «divenuto (dice indignato un ottimo prete d'allora) asilo di -ladri, ossia, per servirci delle stesse parole [dei cittadini], -_portella di mare_»[207]. - -[207] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., n. 501. -- _Villabianca_, _Diario_ - ined., a. 1794, p. 431; a. 1798, pp. 127-28. _Purtedda di mari_, - ladronaia. - -Così le indisturbate scorrerie di Algerini, Tunisini, Tripoletani nelle -nostre spiagge son presto spiegate, e si comprende perchè i _torrari_ -non rispondano più come una volta al loro ufficio, ed il Senato si -rassegni in silenzio alle sollecitazioni del Vicerè per la provvista -della polvere nelle torri[208], ed i cannoni vengano inchiodati, e la -gente senza colpo ferire vigliaccamente fugga. Così ancora si spiega la -famosa cattura del Principe di Paternò; la quale per la maniera onde fu -perpetrata ed ebbe fine, appresta dolorose pagine alla storia della -pirateria nell'Isola. Noi non la lasceremo senza una breve notizia, -questa cattura; ed il lettore non vorrà rifiutarsi a scorrere con noi -questo episodio della nostra vita passata. - -[208] _Provviste del Senato_, a. 1793-94, p. 525. - -D. Gian Luigi Moncada, Principe di Paternò, Duca di S. Giovanni, Conte -di Caltanissetta, di Adernò, di Cammarata ecc. ecc., partiva da Palermo -per Napoli sopra un veliero greco, la notte del 30 Luglio 1797. Nelle -vicinanze di Ustica per tradimento del capitano veniva assalito da una -galeotta turca e condotto con altri cinquanta passeggieri e sedici sue -persone di seguito a cinque miglia da Tunisi. - -Il fatto era grave; ma ancora di più per le complicazioni che doveano -avvenire dopo. - -Giunto a Tunisi, egli credeva di poter comandare come in Sicilia; -dovette però persuadersi di essere divenuto un semplice schiavo, e che -la sua altezzosità era vana con coloro ai quali era affidato in -custodia. Raccoltosi allora in se stesso, cominciò a fare assegnamento -sulla interposizione del Re, di cui era Cavaliere di S. Gennaro e -Gentiluomo di Camera con chiavi d'oro, e del cognato Principe del Bosco -di Belvedere: nè mal si appose. Ferdinando fu sollecito di raccomandarlo -al Sultano; questi mandò un suo agente come ambasciatore al Reggente di -Tunisi; ed il cognato si mise in moto per la desiderata liberazione. -Tutto questo faceva sperare una buona riuscita; ma non bastava senza -l'argomento potentissimo del denaro. La preda era grossa, ed il -Reggente, o chi per esso, non se la sarebbe giammai lasciata -improvvidamente sfuggire di mano. La cattura di un Principe non era -fortuna di ogni giorno: e di principi di Paternò, ricchi sfondolati e -strapotenti, non vi era che un solo in Sicilia. - -Cominciano le trattative pel riscatto. Il Paternò chiede di affrancare -sè ed i suoi sedici servitori. Lunghe, difficilissime le pratiche. Il -predatore impone, condizione _sine qua non_, e dopo quattro mesi e mezzo -di captività il Principe sottoscrive (14 Dic. 1797): il pagamento di -300,000 _pezzi duri_ sonanti, pari ad un milione e cinquecentotrenta -mila lire d'oggi. Il pagamento si sarebbe fatto in tre rate eguali a -brevi distanze, impegnando il Principe i suoi beni presenti e futuri. - -Rimesso in libertà e tornato a Palermo, il Principe a tutto pensò fuori -che all'obbligazione contratta: ed è naturale. Egli s'era trovato a -viaggiare pei fatti suoi; andava a prestar servizio al Re; una masnada -di ladroni avealo proditoriamente assalito e tradotto in catene; -condannato contro ogni diritto di natura e delle genti a perpetua -schiavitù, avea soscritta, per liberarsi, un'obbligazione quasi -superiore alle sue forze presenti: ed ora lo presumevano tanto sciocco -da buttar via quella somma ingentissima! - -Sdegnato della mancata promessa, il Bey fa sollecitare il moroso, e -minaccia rappresaglie. Il Governo tentenna un poco; poi messo al bivio -tra i danni conseguenti dall'ira del Bey e quelli del suo fedelissimo -suddito e benefattore (bisognerebbe leggere la lettera scritta dal Re al -Principe captivo per comprendere il significato di questa parola), -anteponendo alla giustizia la ragion di Stato ed il quieto vivere con la -Reggenza, ne prende le parti e fa citare in tribunale il Principe -amico.... - -Era seria questa citazione? Al collegio degli avvocati del Principe, -eterno litigante, non parve. Un'obbligazione strappata col coltello alla -gola non potea, dicevano essi, avere effetto legale; nessun tribunale -dover costringere a un patto imposto da una causa ingiusta, per -illegittimità di preda; mostruoso il solo pensare a legalità in un atto -di così sfrontata pirateria. - -Ma Principe ed avvocati facevano i conti senza l'oste: e l'oste, cioè il -Reggente, faceva intendere al Governo di Napoli che se esso non gli -rendeva giustizia, la giustizia se la sarebbe fatta da sè. Laonde il -Governo, tutto sossopra per la paura, con una di quelle risoluzioni che -non paiono assolutamente credibili ai dì nostri, commetteva all'Avvocato -fiscale del R. Patrimonio di perorare le ragioni del Reggente contro il -Principe. Speciose codeste ragioni in bocca al Sovrano: «Attesochè si -tratta di articolo che interessa non che il privato, ma il pubblico -diritto, l'armonia fra le potenze, la fede delle convenzioni e che per -le dichiarazioni fatte dal Bey potrebbero seguirne le più dannose -conseguenze per gli Stati e i soldati del Re se non si vedesse -amministrata la più rigorosa e la più sollecita giustizia, ha comandato -e vuole che l'Avvocato fiscale del Patrimonio assista alla difesa di -questa causa e per la pubblica sicurezza che vi è interessata proponga -avanti il Magistrato del Commercio tutte quelle ulteriori istanze che -fossero opportune per la soddisfazione della comunicata polizza -debitoria». - -E l'Avvocato fiscale, ossequente e sollecito, assume per tesi della sua -requisitoria un bel passo di Cicerone, che suona così: _Si quid singuli -temporibus adducti, hosti promiserint, est in ipso fides servanda_[209]. - -[209] _Cicer._, _De Officiis_, lib. I, c. 13. - -La difesa del Reggente trionfa: il Principe è condannato «a soddisfare -il debito contenuto nella polizza di cui trattasi»; e la sentenza vien -fatta di pubblica ragione[210]. - -[210] Ecco il titolo di questo documento, che dobbiamo alla gentilezza - del cav. Vito Beltrani: _Memoria presentata al Magistrato del - Commercio dall'Avv. fisc. del R. Patrimonio March. Di Blasi in - sostegno delle istanze del Bey di Tunisi contro il Principe di - Paternò_. In Palermo, 1800, nella R. Stamperia. In 4º, pp. 20. - -A tanta enormità di giudizio il Principe di Paternò comincia a pensare -sul serio ai fatti suoi; ma il Re non gliene dà il tempo, e direttamente -gl'intima che depositi nella Tavola (Banco pubblico) di Palermo la somma -che è stato condannato a pagare al Bey; e si affretta a darne -comunicazione al Senato della città[211]: ed il Principe, per pagare il -riscatto e le spese del processo, è costretto a fare dei prestiti dando -in ipoteca tutti i suoi feudi[212]. - -[211] _Provviste del Senato_, a. 1800-1, p. 307. - -[212] Il fatto scandaloso fu estesamente narrato dal Villabianca - (_Diario_ inedito, a. 1797, pp. 261 e segg.), a cui attinse Em. - Pelaez pel suo opuscolo intitolato: _Un episodio di storia - siciliana_ (_Archivio stor. sic._, nuova serie, a. XII, pp. 133-50. - Pal. 1887). Ne fece, tra gli altri, cenno A. Sansone, _Storia del - R. Istituto nautico_ (p. 5. Pal. 1891). Nella Biblioteca privata - del Principe di Trabia esiste la copia delle lettere di Ferdinando - III al Paternò in cattura, al Sultano, e forse della Regina - Carolina alla sua Dama di Corte Principessa di Paternò, allora in - Napoli, e, se mal non ricordiamo, incinta. - - L'argomento, per la sua importanza nella storia del diritto - internazionale, si presta ancora a nuove considerazioni, se non - alla scoperta di nuove particolarità. - -Cose turche!... - -Chiusa la digressione, torniamo ai disgraziati che capitavano nelle -zanne dei corsari. - -L'Ordine religioso dei Mercedarî avea per istituto la redenzione degli -schiavi. Quest'Ordine avea in Palermo un convento al Capo, nel quartiere -di Siralcadi, ben diverso dall'altro, e maggiore, dei Mercedarî scalzi -ai Cartari, la cui Chiesa, maravigliosamente solida per costruzione, -veniva anni fa, per inconsulta deliberazione del consesso civico, -demolita. Cooperavano al medesimo fine pietoso e con espedienti poco -diversi, uomini per censo, dottrina e pietà insigni. Tutte le somme che -costoro accattando riuscivano a mettere insieme, spendevano per -restituire alla patria, alla famiglia ed al culto della Religione -cristiana quanti fosse loro concesso di riscattare. - -Una sera del 1787 (12 Apr.) Goethe stando a chiacchierare nella bottega -di quel tale merciaiuolo che già conosciamo[213], vide passare a destra -ed a sinistra del Cassaro due staffieri vestiti con molta eleganza, i -quali portavano entrambi preziosi vassoi con monete di rame e d'argento. -Nel centro del Cassaro, in mezzo ad essi, non curante della mota che gli -sporcava le elegantissime calzature, il Principe di Palagonia, «serio, -senza darsi pensiero di tutti gli sguardi rivolti sopra di lui.... -percorreva la città facendo la colletta per il riscatto degli -schiavi...». Goethe corre subito col pensiero ai tesori profusi nella -villa di Bagheria; ed il merciaiuolo osserva che questa pietà del -Principe «vale a mantenere sempre viva la memoria di quegl'infelici. -Onde sovente, coloro i quali ebbero a provare nella loro vita sventure -consimili, legano morendo somme ragguardevoli per il riscatto. Il -Principe di Palagonia, conchiude il venditore, è da molti anni -Presidente della pia opera che mira a quello scopo, ed ha fatto molto -bene»[214]. - -[213] Vedi il Cap. III, {p. 55}. - -[214] _Goethe_, _op. cit._, lett. del 12 Aprile 1787. - -Sedici anni prima, nell'Agosto del 1771, si erano con siffatto mezzo -riscattati ottantun cristiani dell'Isola, e l'Ordine dei Mercedarî avea -speso la ragguardevole somma di tredici mila onze. - -Allora fu oggetto di private discussioni se non sarebbe stato meglio -impiegare tanto danaro in armamenti marittimi buoni a fare rispettare il -paese, ed a tenere a freno i barbareschi; ma si posò senz'altro il -quesito se fosse più civile premunirsi da future insidie che riscattare -gli sventurati i quali gemevano sotto il bastone degli inumani -predatori: e la pietà pei captivi del momento prevalse su quella per le -catture avvenire[215]. - -[215] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, p. 296-99. - -Il dolore attuale, dice Epicuro, determina la volontà. - -In cosiffatte delizie, il viaggiatore tribolava da due a quattro giorni -per la traversata da Napoli a Palermo, che oggi lamentiamo di dover -compiere in sole dieci, undici ore[216]. E non mettiamo in conto il -fatto ordinario della bonaccia, che immobilizzava il legno, lo scirocco -contrario alla rotta per Palermo, e i temporali, ai quali si scampava -come per miracolo. - -[216] Goethe nel 1787 sopra una corvetta v'impiegava quattro giorni; - altrettanti Ferdinando III e Carolina nel 1798; Rezzonico nel 1793 - sul _Tartaro_, cinque; dodici Kephalides da Civitavecchia; Creuzé - de Lesser nel 1801, sul _S. Antonio_, era costretto ad approdare a - Milazzo, donde sopra muli s'avviava a Palermo. - -Ma finalmente il legno giungeva in porto; e allora nuove tribolazioni -attendevano l'arrivato: la contumacia. E come sottrarvisi se regnavano -ora le febbri petecchiali in Napoli; ora le febbri maligne in -Civitavecchia, ora il vajuolo nero in Livorno; e qua e là il sospetto di -pestilenza?! - -La contumacia si scontava al Lazzaretto pel viaggiatore: sulla nave per -l'equipaggio, ed anche per esso e pel viaggiatore. Come si passassero i -sette, i quattordici giorni di attesa all'Acquasanta, dove è adesso la -Regìa de' Tabacchi, segregati, quasi carcerati in una nuda cameretta, -immagini chi può; mentre il legno, non ammesso a libera pratica, -ancorato in rada e sotto vigilanza facile ad eludersi, caricava in -quarantena e ripartiva pel Continente. - -E quando i lunghi giorni della espiazione della pena contumaciale eran -trascorsi, allora quante formalità a compiere per la libera pratica! - - - - - _Capitolo X._ - - - _COME SI VIAGGIAVA PER TERRA._ - -Se questo era il viaggio per mare, immaginiamo quale fosse quello per -terra. - -Un antico detto siciliano raccomandava ai viandanti la recita di una -certa preghiera al loro santo protettore: - - Si vô' junciri sanu, - Nun ti scurdari lu _patrinnostru_ a Sanciulianu. - -S. Giulianu l'Ospitaliero custodiva i viaggiatori: ed il paternostro, -comune anche fuori Sicilia, ha questa strofe: - - Sanciulianu, 'ntra l'äuti munti, - Guarda li passi, e pöi li cunti: - Tu chi guardasti l'acqua e la via, - Guardami a mia e a la mè cumpagnia[217]. - -[217] _Pitrè_, _Usi e Costumi_, v. IV, pp. 308-9; e _Il Paternostro di S. - Giuliano_. Palermo, 1902. - -Virtù preservatrici avea pure il _Postiglione_, ossia l'Epistolario di -S. Francesco di Paola, del quale correvano varie stampe palermitane, -tanto più ricercate quanto più antiche[218], e che si portava addosso e -particolarmente in seno. - -[218] Eccone una delle due che ne possediamo: _Il Postiglione, che porta - alla notizia de' desiderosi del Cielo l'avvisi inviati dal Glorioso - Patriarca S. Francesco di Paola a' suoi Corrispondenti. Sesta - Impressione_. In Palermo MDCCLXC (_sic_). Per Salvatore Sanfilippo. - Con approvazione. In 12º picc., pp. 229. - -Tanta preoccupazione spiega perchè prima di avventurarsi ad un viaggio, -chi avea un po' di roba al sole pensasse talora a far testamento, e -sovente a confessarsi e comunicarsi[219]. - -[219] L. _Perroni-Grande_, _Per la storia di Messina, e non per essa - soltanto_, p. 4. Messina, 1903. - -Guardando ai mezzi moderni di locomozione, noi non potremo formarci -un'idea di quel che fosse in passato un viaggio per terra. Il venire a -Palermo da Trapani, p. e., da Girgenti, da Messina, e viceversa, era tal -cosa da mettere in pensiero: e la frase: _jiri d'un vallu a 'n' àutru_ -per significare: recarsi da un luogo all'altro molto lontano, è lì ad -attestare quel che ci volesse per giungere ad un posto, specialmente -dovendosi muovere dall'interno dell'Isola. «Il Re stesso» scriveva nei -primi dell'ottocento un tedesco, «se vuole andare in carrozza, non può -farlo oltre Monreale e Termini», le sole vie carrozzabili d'allora, o -almeno le sole buone a tragittarsi. Le altre eran sentieri (_trazzeri_), -dove s'affondava nel fango a mezza gamba d'inverno, si soffocava tra -fitti nembi di polvere, di estate. - -Giungendo alla sponda d'un fiume, bisognava attendere che si abbassasse, -se ingrossato a cagion di piogge torrenziali, per guadarlo, con che -pericolo, lasciamo considerare[220]. Non rari quindi gli annegamenti. -V'era poi un altro guaio: la mancanza di sicurezza in certe contrade e -in certi tempi. - -[220] Basterà leggere le pp. 80-82 del _Viaggio_ del _Rezzonico_, t. II. - -Dei viaggiatori alcuni esagerarono questo pericolo; altri recisamente lo -negarono. Due esempi in questo ci soccorrono. Dotti venuti da Vienna e -fermatisi quasi nel medesimo tempo in Palermo, affermarono cose dei -tutto contrarie tra loro. A sentire il primo, il cav. De Mayer: «In -Sicilia si viaggia con sufficiente sicurezza ed a torto s'è perpetuata -la tradizione dell'esistenza di briganti che desolano il paese»; se -diamo retta al secondo, il Dr. Hager: «Il paese è tuttavia un soggiorno -continuo di masnadieri che girano per le contrade deserte e abbandonate, -assalendo viandanti solitarî ed uccidendoli senza pietà dopo averli -svaligiati»[221]. - -[221] _De M[ayer]_, _op. cit._, lett. XVII, p. 178. -- _Hager_, - _Gemälde_, p. 212. - -Chi dei due ha ragione? - -Tra il 1801 ed il 1802 due altri stranieri percorrevano, tenendo quasi -il medesimo itinerario, la Sicilia: Creuzé de Lesser francese e Johann -Seume tedesco. L'uno scrive cose _de populo barbaro_ del brigantaggio, -l'altro si loda della sicurezza; anzi costui narra l'inatteso incontro -con un noto perseguitato dalla Giustizia, il quale, trovando lui (Seume) -sfornito di mangiare (giacchè il Seume, infastidito della mula, andava a -piedi), lo avrebbe generosamente provvisto[222]. - -[222] _Creuzé de Lesser_, _Voyage en Italie et en Sicile fait en MDCCCI - et MDCCCII_, p. 94. A Paris, Didot l'aîné, MDCCCVI. -- _Seume_, - _Spaziergang nach Syrakus im Jahre 1802_, p. 178. Leipzig, Reclam. - -Giammai furono contraddizioni più aperte! - -Necessario, ad ogni buon fine, che il viaggiatore provvedesse alla -propria sicurezza: al che riusciva prezioso l'accompagnamento dei -_campieri_, dei quali si chiedeva, come oggi si fa dei carabinieri, il -numero occorrente. «I Siciliani», scriveva il Barone di Riedesel in -Girgenti, «non farebbero sei miglia di cammino senza averne uno -almeno.... Il costume e l'abitudine che hanno di viaggiare, li rende -così timidi, che fa loro riguardare come indispensabile siffatta -scorta»[223]. - -[223] [_J. H. Von Riedesel_], _Reise durch Sicilien und - Gross-Griechenland_, I. Zürich. 1771. - -Ma il Riedesel, potrebbe osservarsi, è già un po' antico, e le sue -notizie sono stantie: nientemeno del 1771! E va bene: sentiamo allora un -altro viaggiatore più recente. - -Purtroppo, le cose non mutano d'una linea. - -L'autore italiano delle _Lettres sur la Sicile_ osservava che «andando -per l'Isola i signori son circondati dai loro vassalli, armati da capo a -piedi e con buone cavalcature. I borghesi hanno sempre qualcuno che li -segue a piedi, e portano a cavallo il fucile di traverso. I forestieri -son provvisti di cavalieri assoldati dal Governo»[224]. - -[224] _Lettres sur la Sicile_ ecc. pp. 132-35. - -I campieri, che diremo governativi, andavan divisi in tre compagnie in -ragione dei tre valli. - -Nel 1770 si facevano ammontare a 120; nel 1791, a 200 circa[225]. Si -dice che fossero dei ladri matricolati, i quali però si facevan -mallevadori delle persone che prendevan sotto la loro custodia. Si dice -che fossero schiuma di ribaldi, dei quali però il Governo servivasi per -tenere a freno coloro che avessero la intenzione di disturbare i -viandanti. Si dice.... si dicon tante cose, che codesti campieri, a -traverso le lenti paurose dei viaggiatori d'oltralpe, son divenuti tanti -orchi maravigliosamente terribili. La verità poi è questa: che, traendo -o no origine sinistramente oscura, essi mantenevano quella che si dice -sicurezza pubblica, e consegnavano incolume al posto, a cui -s'indirizzava, il passeggiero senza che gli fosse torto un capello, -anzi, senza che nessuno osasse guardarlo in faccia. Avevano bensì certe -loro teorie intorno a quello che si chiama punto d'onore, ma -rispettavano e si facevan rispettare. - -[225] _Brydone_, _op. cit._, lett. IV. -- _De M[ayer]_, _op. cit._, lett. - XIII, p. 139. - -I signori ne tenevano anche per proprio conto e servizio personale, nè -più nè meno di quel che facciano ai dì nostri, nei quali i campieri -vestono divisa con distintivi speciali e con l'arme della casa a cui -appartengono. - -Limitato il genere dei veicoli: la lettiga e la mula. Il cavallo di S. -Francesco, sovente preferito da chi non sapesse rassegnarsi ad una -disagiata cavalcatura. Per certi posti era possibile il carretto, ed -anche qualche carrozza o biroccio. - -La lettiga era padronale e da nolo: l'una, come vedremo per la -portantina, finemente dipinta, miniata, ornata all'esterno, rivestita -all'interno di velluto, di raso, di broccato; l'altra, quale poteva -fornirla un Mariano Campanella qualunque, che viveva di -quell'industria[226]. Ma, bella o brutta, era sempre lettiga: e le due -persone vi sedevan dentro _vis-à-vis_ (donde il nome che sovente -pigliava la lettiga), sospese in alto, sorrette da due lunghi timoni -appoggiati alle due mule, l'una avanti, l'altra dietro, che col tardo -andare imprimevano ai timoni medesimi, per la loro elasticità, un -movimento di saliscendi che faceva dar di stomaco. Paolo Balsamo, -recandosi in questa maniera da Palermo alla Contea di Modica, -s'indispettiva pensando che a questo mondo vi fossero persone le quali -tenessero la lettiga «un migliore eccitante per il ventricolo che quello -della carrozza»[227]. Ombre venerate dei medici d'allora, il Cielo non -vi ascriva a peccato l'errore onde macchiaste la vostra coscienza di -sacerdoti d'Esculapio! Il vostro errore trova appena riscontro in quello -dei medici di sessant'anni fa, quando a centinaia dei nostri borghesi ed -impiegati, tutti affetti da ostruzione di fegato, consigliavasi di fare -un po' di equitazione; sì che ogni mattina, di primavera o di autunno, -frotte di uomini di età avanzata su pazienti asinelli della Pantelleria -si vedevano a trottare verso le falde del Monte Pellegrino, o verso la -Rocca di Monreale, o verso Boccadifalco: spettacoli non sai se più -comici o pietosi! - -[226] Leggesi nel _Giornale di Commercio_ del 1794, n. 4: «Mercordì 30 - corrente (Aprile) parte per Sciacca una lettica vuota, e si - ricercano passeggieri. È allogata nel Fondaco di Mastro Antonio a - Lattarini». - - N. 8 «Mercoledì o Giovedì (28 o 29 Maggio) partono per Troina due - lettiche di Mariano Campanella vuote». - -[227] _P. Balsamo_, _Giornale del viaggio fatto in Sicilia, e - particolarmente nella Contea di Modica_, p. 28. Palermo 1809. - -La lettiga aveva due uomini di accompagnamento: uno a lato dei -viaggiatori, inteso a guidare ed aizzare gli animali; uno a cavallo, -dietro la lettiga. Viottole ripide e scoscese per creste di monti, fiumi -gonfi per recenti piogge, greti infocati dal sole, mettevano paura ai -viandanti più arditi; ma la pratica degli animali e quella vigile ed -esperta dei guidatori scansavan pericoli e danni. «Io mi meravigliava», -scriveva il Rezzonico a proposito della sua gita da Palermo a Segesta, -«come potessero i muli ora inerpicarsi all'erta di que' dirupi sassosi, -ora passare fil filo d'uno in altro solco sulla margine d'un viottolo -che qual tenue cornice scorreva intorno all'inclinato piano d'un colle; -e più volte per l'orrore dell'imminente pericolo rivolgeva gli occhi -altrove, e morivano gli sguardi miei contro la schiena ardua del monte, -che quasi quasi poteva toccare distendendo la mano. Altre volte scendeva -in una cupa ed oscura voragine anzichè strada, e la lettica sugli omeri -de' muli rimbalzando per la scossa mi faceva temer vicina una gravissima -caduta. Ma veggendo che mai non ismucciava il piede a' solerti animali, -e più di loro fidandomi ormai, che de' condottieri vociferanti con -noioso metro, mi lasciava trasportare nella mobile carcere per que' -luoghi e sentieri sol culti dalle bestie, e valicava intrepido valli e -monti». - -E ricordandosi pure di altra gita da Aci a Giarre sotto un violento -acquazzone, nel suo abituale stile ricercato raccontava: - -«Cessata alquanto l'acqua, da cui mi fu preciso l'entrare in Jaci, -ripresi il cammino e fui per pentirmene amaramente; imperocchè sorvenne -la pioggia più di prima abbondante e dirotta; gonfiaronsi i torrentelli -e fiumiciattoli che scendono dai vicini monti, e l'acqua inoltre -raccogliendosi in varj canali, strariparono siffattamente che la valle, -per cui vi andammo, divenne una terribile e larghissima fiumana. Il -suolo tutto sassoso e declive rompeva l'acque, e feale rimbombare con -grande strepito, e i muli attoniti a tal vista e impauriti da sì grande -frastuono e flagellati sul dorso da' violenti scrosci, non volevano più -gire oltre. Il mulattiere a piedi non poteva punzecchiarli, giacchè -doveva per forza allontanarsi dalla lettica, e cercare saltellando di -sasso in sasso un luogo per porre i piedi; cosicchè, privo omai di -consiglio, l'istesso caporedine non sapeva come superare sì vasto -pelago, e più volte io temei che smucciassero i piedi a' travagliati -muli, e saltasser nel fiume. Da ogni banda accorrevano intanto nuovi -flutti, e traevano seco de' grossi ciottoloni, che minacciavano di -frangere la lettiga e di rompere gli stinchi dei miseri animali, che -colle orecchie abbassate l'iniqua lor mente e l'estrema fatica -appalesavan, rimprocciando tacitamente la temerità di loro guide -coll'arrestarsi ad ogni due passi»[228]. - -[228] _Rezzonico_, _op. cit._, v. I, pp. 120; II, 68-70. - -Per buona ventura le cose non andavano sempre così, anzi ci andavan di -rado: e solo chi cercavali, certi guai, li trovava. - -Nelle condizioni ordinarie, i mulattieri, camminando a passo, fornivano -quattro miglia l'ora e, tenuto conto della natura delle strade, che, in -generale, erano una serie di rovine, di precipizî e di sentieri pieni di -sassi, compivano viaggi straordinari. - -Dai seguenti particolari il lettore può formarsi un'idea delle distanze -e del tempo necessario a percorrerle. Li desumiamo da un viaggio -affrettatamente fatto da Vaughan per andare a raggiungere il pacchetto -da Messina a Catania, in un sereno mese di Ottobre, e poi nel centro -della campagna di Girgenti. Da Messina a Fiumedinisi, partendo martedì -sera su tre muli, si facevano 18 miglia in quattr'ore e mezzo; da -Fiumedinisi a Caltagirone, dalle due di mattina del mercoledì alle sei -di sera, 42 miglia; da Caltagirone, dalle tre del mattino del giovedì -alle sei di sera, a Catania, 40 miglia; e poi a S. Maria, 12 miglia, -partendo alle dieci; dopo un riposo di due ore, a Licata, 30 miglia -senza fermate io non so quante altre ore. Cosicchè i muli della lettiga -compirono un viaggio di quella fatta dalle tre del martedì mattina alle -otto del venerdì[229]. - -[229] _A view of the Present state of Sicily_, pp. 23-24, nota. London, - Gale a. Curtis, 1811. - -I muli portavano attaccati dei fili di campanelli alle testiere e in -giro sopra i selloni. Questo suono continuo, cadenzato, confuso con le -voci monotone e le cantilene dei mulattieri accresceva il supplizio del -viaggio[230]. Vogliamo sentirne una di siffatte cantilene? Ce la dice il -Rezzonico, che la udì nelle sue escursioni per l'Isola: _Au! cani, cani, -Spaccafurnu, cani!_ (_Spaccafurnu_ era una delle mule della sua lettiga -comprate a Spaccaforno), e si compiaceva di avere scoperto che queste -maniere d'incitare le mule lettighiere si chiudevano sempre in versi -endecasillabi[231]. - -[230] Ecco uno di tre indovinelli popolari sopra la lettiga, composti - forse nel Modicano, e senza forse provenienti di qui. Parla la - lettiga: - - Cu lu _chi-ti-chi-tì_ vaju 'n Palermu, - Cu lu _chi-ti-chi-tì_ vaju a Missina, - Cu lu _chi-ti-chi-tì_ la portu china. - - (_Pitrè_, _Indovinelli siciliani_, n. 387. Palermo, 1897). - -[231] _Rezzonico_, v. I, p. 116. - -Dove va a ficcarsi la prosodia! - -Solo di tanto in tanto, a prestabilite distanze di sei, otto miglia, il -soffrire veniva interrotto dalle così dette _catene_, presso le quali la -comitiva fermavasi; ma anch'esse erano nuove molestie agli stanchi -molestati. La via, il sentiero trovavasi sbarrato da una catena di -ferro, tesa di traverso per impedire il passaggio dei veicoli e degli -animali da tiro, ai quali era fatto obbligo del pagamento d'un diritto -di barriera. Moltissimi comuni aveano facoltà di metterne: e non pochi -dei nostri coetanei ricorderanno i fastidî che s'incontravano nel -passaggio di Villabate, presso il fondaco della Milicia, presso Trabia -prima di giungere a Termini, e al ponte di Boarra, poco oltre Monreale. -Non si pagava molto in vero: due _grana_ (cent. 4) per un animale da -sella o da basto; uno per un asino; quattro per un carretto; sei per una -lettiga con passeggieri, quattro se vuota[232]; speserelle che gravavano -sulla spesa maggiore concordata col lettighiere, il quale doveva perciò -pagarla di suo, ma, al contrario, molte volte, fingendo di mancare di -moneta spicciola, non pagava, chiedendola per la urgenza al suo -passeggiere, che, pur sicuro di non più riaverla, si affrettava a metter -fuori, impaziente di giungere dov'era indirizzato. - -[232] Aggiungi: qualunque trasporto a due ruote e ad un cavallo, 4 grani; - a due cavalli, 6; biroccio a quattro ruote, 8; carretto carico di - pietra, 30! - - Vedi ordinanza della Deputazione delle Gabelle in Palermo, in data - del Febbraio 1791. - -E meno male che un decreto del Caracciolo avea fatto cessare il grave -abuso di certi birboni di riscuotere dai viandanti in alcune strade del -Regno una specie di taglia sotto il pretesto di sicurezza di esse! -Altrimenti, chi sa dove si sarebbe arrivati! Quel provvido decreto -assimilò per la pena l'abuso al furto di passo, cioè di campagna[233]. - -[233] Decreto del Caracciolo, in _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. - XXVIII, p. 206. - -Oltre la lettiga c'era, come abbiam detto, il cavallo ed il mulo, forse -più comodo per chi sapesse adattarvisi, o fosse armato di giobbica -pazienza. Voleva andarsi da Palermo a Messina? Potevasi aver guide e -muli a propria disposizione per 10 onze e 15 tarì, tutto compreso: mulo, -guida, vitto. Voleva percorrersi la Sicilia, a tutto suo piacere? Pagare -14 tarì il giorno per una guida ed un cavallo; ma se non si pensava in -tempo a provvedersi da mangiare a spese proprie, c'era da rimanere a -stomaco vuoto[234]. - -[234] _De M[ayer]_, _op. cit._, lett. XIX, pp. 211-12. - - - - - _Capitolo XI._ - - - _LOCANDE ED OSTERIE, CORRERIA O POSTA._ - -Quando nel 1793 il Conte Rezzonico metteva piede in Sicilia, egli non vi -trovava nè alberghi, nè locande; ma solo fondachi, secondo lui, -«caverne, anzichè ricetti d'uomini e per lo più senza letti e senza -mobili». Man mano che il nobile lombardo s'inoltrava per l'Isola, -confermavasi in questo sconfortante giudizio. Obbligato da piogge -violente a pernottare in Fiumedinisi, fermata ordinaria allora in Val -Demone, egli faceva esperimento della miseria e dello squallore di quei -luoghi. «Un casolare che tutto tentenna passeggiandone i palchi, e le -cui camere non si distinguono dalla stalla per la negrezza delle pareti -e per li frequenti screpoli, senza vetrate, senza mobili (dove andava -questo signore a cercare i mobili!) fuorchè alcune sedie sgominate ed un -lercio tavolino di piedi ineguali e zoppi, si fu l'albergo che m'accolse -e che io trovai delizioso per sottrarmi all'inclemenza di Giove -pluvio»[235]. - -[235] Vol. I, pp. 80, 114, 155. - -V'era anche di peggio. Sovente si era costretti ad acconciarsi in -casolari, stamberghe e mal connessi granai, privi del necessario al -bisogno della giornata. Non solamente la carne, i polli, le uova, ma -talvolta anche il pane difettava; e quando l'acqua non era buona, si -dovea preferire certo vino tutt'altro che potabile. - -Provvido perciò il consiglio dei due primi articoli del decalogo -popolare: - - Primu: amari a Ddiu sopra ogni cosa; - Secunnu: 'un caminari senza spisa. - -Più provvido però quello di fornirsi di commendatizie per autorità -civili e religiose: e questo consiglio era così accortamente seguito che -un vecchio vescovo, indirizzandosi ai vescovi novelli, in ragione dei -tempi ammoniva: se vi son prelati che credono potersi esimere dal dovere -di ospitare viandanti là dove sono alberghi e comunità religiose, -sappiano che la loro casa dev'essere aperta ai poveri ed ai -pellegrini[236]. - -[236] _Avvisi pratici ai vescovi eletti_ ecc., cap. III, p. 84. - -Una lettera di presentazione pel superiore di un ordine religioso era -una provvidenza; ordine preferito, quello dei Cappuccini; i quali, a dir -la verità, per rendere men disagevole il viaggio, si moltiplicavano, -anche applicando un galateo molto sommario, del quale essi, umili -fraticelli per quanto dotti teologi e canonisti non misuravano le -conseguenze igieniche. Riedesel, Erydone, Delaporte, Houel, de -Saint-Non, Münter, de Mayer, Stolberg, Hager, tutti più o meno vi -ricorsero. - -Ma anche nelle case religiose, quanti disagi prima di essere ricevuti! - -«A Terranova, il posto più vicino a Malta (racconta quest'ultimo), -dovemmo stare dai Francescani; a Taormina, dove è il più splendido -teatro antico ed uno dei più bei panorami, ai Cappuccini. Quivi fui -messo insieme con un ricco americano lasciandosi il nostro discreto -seguito a bussare per oltre mezz'ora senza aprirglisi; tanto che dovette -andare da un calzolaio, nella seconda ordinaria locanda di quella città, -dove pure la bella Principessa di Belmonte, figlia del Marchese Verac, -poco tempo innanzi avea passata la notte, non osando recarsi, per -ragione della clausura, al Convento. Così dovette pure rassegnarsi a -fare Mylord Wicombe, figlio di Lord Landsdowne, col quale un anno prima -(1796) io era stato a Segesta, desinando ora in una cucina, ed ora in -una stalla»[237]. - -[237] _Hager_, _Gemälde_, p. 130. - -Del difetto di locande facevano ripetuti lamenti i viaggiatori, senza -che nessuno sapesse o volesse darsene conto. «Il paese non ha locande!» -dicevasi; e non si considerava che la Sicilia non sempre nè per molti -era centro d'affari, e che per venirci occorreva una gran forza -d'abnegazione, una ferma volontà e quattrini da spendere. - -Pochi quindi ci venivano, e non tali che ad una industria sicuramente -lucrosa incoraggiassero i paesani, pei quali, peraltro, in ragione della -indole e delle abitudini, il tornaconto della impresa industriale, -manifatturiera, commerciale che si tenti, dev'esser certo, largo ed -immediato. - -Solo un accorto tedesco, nel secolo XIX, capì la cosa e con molto senso -pratico osservò: «Quello che gli Inglesi chiamano _comforts_, si -cercherebbe invano in Sicilia.... È invece da maravigliare che non si -stia peggio. Se non vi sono alberghi, gli è che non vi sono viaggiatori: -e chi viaggia non cerca albergo, e va a casa sua o a casa d'amici. Il -popolo basso non viaggia punto.... Come possono le osterie esser bene -assestate, se esse vengono visitate di rado da viaggiatori, almeno da -Siciliani? Quando un Siciliano di conto si mette in viaggio, porta con -sè quasi tutto l'occorrente; un corriere lo precede per mettere in -assetto il quartiere da notte nel vuoto palazzo d'un ricco amico; il -signore viene trasportato, in lettiga chiusa, da agili muli a grandi -giornate, e trova tutti pronti al suo arrivo. Le persone del ceto medio -hanno come da noi [tedeschi] raccomandazioni presso i loro conoscenti -nei paesi vicini; la classe infima non viaggia quasi punto, o dorme di -convento in convento. Aggiungi un'altra circostanza: i paesi importanti -sono nelle coste, dove si può andare in barca, e dove i disagi son -sempre minori di quelli per terra. Nel nostro lungo viaggio a traverso -l'Isola, il quale da Palermo a Messina non è stato meno di 150 miglia e -mezzo tedesche, noi abbiamo potuto incontrare forse tre o quattro -lettighe, solo con alti dignitarî ecclesiastici in giro per le loro -diocesi»[238]. - -[238] _Wanderungen_, p. 338. - -E questo, nientemeno, nel 1822, dopo trenta anni che il Rezzonico avea -scritto: «Manca in una sì chiara città una buona locanda, perchè mancano -i forestieri: e così per tutta la Sicilia fino a Siracusa»[239]. - -[239] Vol. I, pag. 3. - -In Palermo però, anche ab antico, le cose andavano diversamente[240]. -Paesani e forestieri che potessero spendere, vi trovavano un albergo -superiore ad altri (così almeno dice Hager) del Continente, e nel quale -si poteva stare con una certa comodità: era quello di una signora -provenzale, presso Porta Felice, dirimpetto alla Casa dei Teatini, ora -Archivio di Stato. Quivi per mezzo secolo, dalla metà del settecento, -presero alloggio non solo i principali benestanti dell'Isola che non -avessero parenti od amici dove albergare in Palermo, ma anche gli -stranieri più illustri. Conosciuto per un breve ricordo del -Villabianca[241], esso accolse, tra gli altri, Brydone nel 1770, Sonnini -nel 1777, de Saint-Non nel 1782. Ora una lapide murata sul portone, -ricorda che - - GIOVANNI VOLFANGO GOETHE - DURANTE IL SUO SOGGIORNO A PALERMO - NEL 1787 - DIMORÒ IN QUESTA CASA - ALLORA PUBBLICO ALBERGO. - -[240] Esempio: in una pergamena del Tabulario del soppresso ospedale di - S. Bartolomeo in Palermo, in data del 7 Aprile 1417, Xª indizione, - parlandosi della vendita d'un grande albergo, in contrada S. Biagio - (Palermo), e descrivendosene i varî corpi, lo si specifica: _cum - cortilibus, cammaris et aliis domibus cohopertis et discopertis_ - (terrazze). _A. Flandina_, _La sala delle dame in Palermo_, p. 5. - Palermo, 1799. - -[241] _Villabianca_, _Palermo d'oggigiorno_, v. II, pp. 70-71, scriveva: - «Madama di Montagna. Locanda nobile nel Cassaro morto del braccio - Kalsa. Viene conosciuta sotto il nome di locanda di Madama di - Montagna, ch'è appunto la degna dama che la mantiene. Questa è - l'unica locanda che ha somiglianza con le locande di fuori regno, e - in conseguenza vi prendono stanza tutti i forestieri e gran - signori, che vengono in Palermo per diletto di viaggiare». - -Piccanti le osservazioni del Brydone intorno a questa locandiera, Madama -de Montaigne, al cui ritratto l'arguto giovane inglese consacrava alcune -pagine. «Non essendovi se non un solo albergo in Palermo, noi [Brydone -ed un suo amico, compagno di viaggio] dovemmo accettare le condizioni -che ci vennero fatte: cinque ducati al giorno. Siamo alloggiati poco -comodamente; ma è questo il primo albergo che abbiamo in vista in -Sicilia, e, difatti, può dirsi l'unico in tutta l'Isola. - -«Lo tiene una francese chiacchierona e fastidiosa, la quale io temo ci -debba dare molto fastidio; non c'è verso di tenerla fuori le nostre -camere, e non viene mai senza raccontarci che il principe tale e il duca -tal altro furono sommamente lieti di stare da lei. Ci è facile capire -che tutti quanti dovessero essere cotti di lei; la quale perciò pare si -abbia a male che non lo siamo anche noi. Mi è stato giocoforza dirle che -noi siamo gente molto ritirata, e che la compagnia non ci piace -abbastanza; onde essa, come io mi sono accorto, non ci tiene più in -pregio; e questa mattina (19 Giugno 1770) traversando io, senza dirle -parola, la cucina, la ho sentita esclamare: _Ah mon Dieu! comme ces -anglois sont sauvages!_ Io credo che dovremmo avere per lei maggiori -attenzioni, altrimenti ci vedremo aumentar la pigione. Ma la è grassa -come un maiale e brutta quanto il diavolo, e s'imbelletta talmente le -due grosse gote che si direbbe essersi intonacata di Marocco rosso». - -Brydone prosegue la sua descrizione fermandosi sui ritratti di lei e del -marito attaccati alle pareti della stanza di lui e sopra un certo -scambio di parole tra lui e lei, la quale avrebbe dato il tema di quei -ritratti al pittore; e conclude: - -«Benchè sia stata vent'anni qui, madama è restata così perfettamente -francese come se non fosse mai uscita da Parigi, e guarda da alto in -basso e con grande disprezzo ogni donna di Palermo sol perchè le -palermitane non hanno mai avuto la fortuna di vedere quella capitale, nè -di udirne la musica sublime dell'Opera»[242]. - -[242] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXI. - -Questo severo giudizio sull'albergatrice d'allora in Palermo fu alcuni -anni dopo comunicato in francese a lei stessa da un suo connazionale, -l'ingegnere Sonnini. «Madama montò in collera, e dimostrò (parla il -Sonnini) che Brydone s'era male apposto giudicandola una chiacchierona; -e mi raccontò certi aneddotuzzi, pei quali aveva dovuto pregare -l'inglese di procurarsi un altro alloggio; ed essa mi fece in proposito -un capitolo altrettanto lungo quanto quello di Brydone»[243]. - -[243] _Sonnini_, _Voyage_, ch. IV. - -Sicchè si conferma anche qui l'antico avvertimento morale, che bisogna -sentire da tutte e due le orecchie. - -Ad evitare pettegolezzi, lasciamo dunque la locanda della signora de -Montaigne; ma, gittando un'occhiata all'ultimo piano di essa ed ai -balconi che danno nel Cassaro, noi, con gli occhi della mente, vediamo -ancora il giovane Goethe sulla terrazza, estasiato nel godimento del -mare, del cielo e del Pellegrino, ch'egli non cessa di proclamare il più -bel promontorio del mondo[244]. - -[244] _Goethe_, _op. cit._, lett. del 3 Aprile 1787. - -In occasioni eccezionali quest'albergo non bastava, e si era costretti a -ricorrere ad altri, quanto, oh quanto diversi! - -L'Ab. Richard de Saint-Non, giunto a Palermo coi suoi amici artisti il 2 -Luglio 1778, trovò le locande affollate di forestieri venuti a vedere le -imminenti feste di S. Rosalia. «Noi, egli dice, non potemmo alloggiare -là dove ci si era proposto di andare, in un albergo tenuto da una -francese, che è il conforto ordinario dei viaggiatori a Palermo; ma lo -fummo in una casa che dà sul porto vecchio». - -Quale poteva essere questa casa? Ce lo dice la tradizione. Da più d'un -secolo la _Locanda del Commercio_, a Porta Carbone, sulla Cala (porto -vecchio) riceve provinciali e forestieri di assai modesta condizione. - -Ora, sia questa dell'Abate francese, sia quella del cav. viennese de -Mayer, fatto è che mitissime ne erano le spese, e non solo nella -Capitale, ma anche in Messina, in Catania e, in generale, in tutta -l'Isola[245]. - -[245] _R. De Saint-Non_, _Voyage_, t. IV, p. 139. -- _De M[ayer]_, - _Voyage_, p. 212. - -Poichè tanto di quest'argomento degli alberghi, quanto di altri simili -non è stato scritto nulla finora, ci si consenta di aggiungere, -sorpassando il settecento, che il posto di Madama de Montaigne fu preso -dall'_Albergo della Gran Bretagna_ nella Piazza Marina, che avea balconi -sul Cassaro, a pochi passi della Chiesa della Catena. Nessuno ne dice -male; anzi il tedesco G., che si divertiva tanto a guardare la gente -andare avanti e indietro, ne dice molto bene. - -La locanda di Tegoni sulla medesima piazza, là dove sorse molto più -tardi l'«Hôtel d'Italie», divenne la principale del suo tempo. Durante -la rivoluzione del 1820 vi stette il Generale Church[246]. - -[246] _De Bernardis_, _Rivoluzione di Palermo del 1820 espressa in - diciotto incisioni_. - -I Siciliani che si recavano a Palermo, o eran dei signori, ed avevano -dove andare; o eran dei miseri mortali, e cercavano le locande d'infimo -ordine, delle quali la città era fin troppo provvista. Dicendo -_locande_, noi intendiamo le meschine, poco decenti stamberghe di -Lattarini; dove anche nel settecento erano accentrate, e, come ai dì -nostri, frequentate dai provinciali che venivano per liti in tribunali, -per contrattazioni con proprietari e signori, per compre e vendite. Ma -altre ve ne avea un po' qua, un po' là: nel piano della Fonderia, alla -Fieravecchia, presso la parrocchia di S. Giacomo, proprietà della Chiesa -di S. Maria la Nuova, del convento di S. Domenico, di Asdrubale Termine -di Vatticani e dello Spedale grande e nuovo. - -E lì, a Lattarini, mettevano le vie dei Bordonari (_mulattieri_) e dei -Cavallari, gente che viveva guidando bestie da soma e da tiro. -Aggirandoci per tutta la contrada, noi possiamo anche oggi riconoscere -il fondaco d'Agnuni, quello dell'Oglio o fondaco grande o del Sù -Rosario, il fondaco piccolo dell'Oglio e, per non dire d'altro, quello -della Calata dello Spedale grande all'Albergaria e di S. Cosimo a -Siralcadi. - -Quali le difficoltà del viaggio, tali quelle del carteggio. - -Per limitato che fosse l'uso dello scrivere, ai bisogni più comuni esso -non poteva mancare. Tra Napoli e Palermo la corrispondenza era attiva; -più attiva però quella tra i varî paesi dell'Isola, specialmente con la -Capitale, alla quale per ogni ragione di negozî tutti si rivolgevano.... -V'erano i _serii_, o corrieri espressi, per affari urgentissimi; ma non -tutti potevano permettersi la spesa occorrente, e si era costretti a far -capo alla correria ufficiale (posta), che a periodi partiva ed a periodi -avrebbe dovuto arrivare. - -Esiste a Palermo anche oggi, innanzi il palazzo Bosco di Cattolica, una -piazzuola detta della _Correria vecchia_. Quivi fino al 1734 fu la posta -dei corrieri, donde in quell'anno passò al Piano dei Bologni, nel -Palazzo de' Villafranca, i cui padroni aveano il diritto ed il -privilegio della correria. Andate ad immaginare un servizio pubblico di -questo genere in mano a privati, per quanto egregi e rispettabili come i -Villafranca! Eppure altro che questo si vedeva nei tempi andati! nei -quali, ufficî e dignità retribuite erano non di rado concesse contro -pagamento, costituendo un vero e proprio privilegio. Il Governo -spagnuolo spillava danaro da tutte le parti ed in tutte le guise, e -quando la Casa Alliata de' Principi di Villafranca, per avere il -monopolio dei servigi postali, offrì a Carlo VI cinquantamila fiorini -contanti e centomila in soggiogazioni, Carlo non esitò un istante ed -intascò bel bello quei cinquantamila. - -«Nei primi tempi del viceregno del Caracciolo s'intesero lagnanze circa -il servizio di correria. Pieghi disserrati e di nuovo chiusi, attrassi -(ritardi) di consegna di lettere per replicati procacci cagionarono -risentimenti. Il Duca Pietro Alliata e Gaetani, Luogotenente allora di -Corriere maggiore del Regno, fu accusato d'indolenza dal Caracciolo alla -Corte di Napoli. La verità è che si vollero rimettere in campo i diritti -inalienabili del Demanio, il potere regio, per sottrarlo alla Casa -Villafranca». Questa si difese, ed il Governo dovette provvisoriamente -pagarle la cospicua somma di 92,000 ducati prima di poter prendere per -conto suo l'esercizio di corrispondenza, che si affrettò a concedere ad -appalto ritraendone un profitto annuale tra le undici e le quattordici -mila onze[247]. La gazzetta degli _Avvisi_ di Napoli, in uno dei suoi -numeri del 1786, scrivea che il Principe di Villafranca si era -rassegnato ai voleri del Sovrano, e soggiungeva: - -[247] _Ortolani_, _Sulle antiche e moderne tasse della Sicilia_, p. 49. - Palermo, 1813. - -«La posta in Sicilia sta per mettersi sopra un piede molto più -rispettabile e più vantaggioso per la nazione. Le lettere del lato -orientale per Napoli non aspetteranno sette giorni a Messina; quelle di -città vicine come Alicata e Terranova non attenderanno quaranta giorni -per le risposte, e procacci pubblici assicureranno il trasporto interno -delle merci». - -E cominciava la riforma. - -La Posta dal palazzo Villafranca passava all'Ospizio degli arcivescovi -di Monreale, nella casa, cioè, di S. Cataldo di fronte all'attuale -Università degli Studî ed al lato meridionale del palazzo pretorio. -Giuseppe Gargano veniva nominato primo ministro di posta e Luogotenente -di Corriere maggiore pel Governo (questo Gargano era il Segretario del -Vicerè). I corrieri dalla livrea di Casa Alliata passavano alla divisa -(montura) turchina e rossa come le truppe, con una placca d'argento sul -petto, rappresentante le armi regie, ed uno sciabolotto a fianco. Nel -palazzo Villafranca rimaneva soltanto, e rimane anche oggi, l'archivio -della correria di tutta la Sicilia e la vecchia buca delle lettere, che -forse nessuno ha mai veduta. - -Il dì 7 Aprile del 1787, Sabato Santo, la gente si accalcava innanzi ad -un foglio di carta attaccato alla porta nel nuovo ufficio, nel quale era -quest'avviso manoscritto: - -«L'Officina della distribuzione delle Lettere del Regno in tutti giorni -della Settimana, fuori del Sabato, resterà aperta la mattina per tre ore -sino al mezzogiorno, e il dopopranzo dalle ore 21 sino alle 23. -L'Officina delle Lettere di fuori Regno resterà aperta per tre giorni -consecutivi dopo l'arrivo della Staffetta nelle ore della mattina e del -dopo pranzo come sopra dinotate, e negli altri giorni solo dopo pranzo -dalle ore 21 sino alle ore 23»[248]. - -[248] _Villabianca_, _Diario_ inedito, 1787, p. 127. Vedi pure - _Torremuzza_, _Giornale della città di Palermo_, p. 234. Ms. Qq. H, - 2 della Bibl. Com. di Palermo. - -Era una riforma anche questa, che segnava un gran passo nella vita -commerciale privata e pubblica. - -Una nota del Marzo 1799 in Villabianca ci fa sapere che per la guerra di -Napoli il Re era servito da due pacchetti accompagnati da fregate e navi -da guerra che da Palermo andavano a Livorno, «luogo di correria per -l'Europa». La posta partiva ogni quindici giorni, di giovedì. La lettera -pagava in ragione del suo peso e della distanza che dovea percorrere. Il -peso era rappresentato dal foglio; e la tariffa minuta era tassativa per -le lettere di mezzo foglio, un foglio, un foglio e mezzo, due fogli, e -un'oncia (grammi 25) di peso. La lettera da un solo foglio per Roma -pagava 36 bajocchi; per l'Italia, 48; per Germania, Inghilterra, Olanda, -60; per la Spagna, 96; per Costantinopoli, 128[249]: il che vuol dire -che la tassa di una lettera ordinaria costituiva il guadagno d'una, due -giornate d'un maestro, d'un impiegato! - -[249] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., pp. 327-28. - -Nè c'è da dire che codesta gravezza di spesa fosse la conseguenza -immediata della guerra; perchè, come per lo innanzi, così anche dopo, -essa rimaneva la medesima. Ed ecco perchè le lettere costituivano un -contrabbando: ed il trovarne addosso ai viaggiatori in vettura corriera -dava ragione a multe. - - - - - _Capitolo XII._ - - - _PORTANTINE E CARROZZE._ - -Chi si fosse messo a percorrere le vie principali della città, facendo -una punta alla Marina e, in certe ore del giorno, fuori altre porte -della città, si sarebbe sempre incontrato in portantine, o sedie -volanti, o seggette, come vogliamo chiamarle. - -Chi oggi fa di queste una medesima cosa con le lettighe, cade in un -grosso errore. È vero, sì, che le une e le altre avevano stretta -somiglianza di forma; ma diverse ne erano le proporzioni, diversi i -trasportatori, diverso l'uso. Quelle erano per una sola persona; queste -per due e, in ragione, il doppio; quelle per affari, per visite, per -passeggiate; queste per viaggi più o meno lunghi; la sedia era portata a -mano da uomini; la lettiga caricata da animali. - -Le portantine però avevano comune con la lettiga e con la carrozza la -qualità padronale e da nolo. - -Diremo partitamente di esse. - -La padronale era un'eleganza di fregi e dorature allo esterno, di ricche -stoffe all'interno: le facoltà di chi la possedeva si traducevano nel -maggiore o minor lusso. Dalla portantina della famiglia Sperlinga a -quella di casa Trabia, quali esse ci son giunte, è una scala ascendente -di particolarità l'una più bella dell'altra; imperciocchè dal severo -rivestimento in pelle nera sparsa di borchie indorate dell'una, alla -smagliante decorazione dell'altra, quali e quante gradazioni! Le quattro -fiammoline della prima, sprigionantisi dagli angoli, quasi a difesa -dell'aquila del centro, figurano come i puttini, i piccoli mostri in -giro della seconda, ripetentisi venti, trenta volte innanzi, dietro, ai -lati, nello sportello, nelle maniglie e perfino ai piedi: e non è spazio -libero che si sottragga ad un ghirigoro, ad un arabesco qualsiasi, -scolpito, intagliato, messo lì per incorniciare, nobilitandoli, quadri -mitologici di Aurore, Nettuni, Sirene, Satiri, Genietti dipinti, o quasi -miniati. - -Rivaleggiano con questa, senza vincerla, altre portantine, dove la -profusione degli ornati, congiunta alla gaiezza delle figure simboliche, -inebbriatisi al profumo dei fiori onde s'inghirlandano, è tutta gaiezza -d'arte. - -Dentro, altre bellezze, altre eleganze. Difese a destra, a sinistra, di -fronte, da tersi cristalli, riparate da rosee tendine, sopra soffici -cuscinetti e molli spalliere dal colore blasonico del casato, sotto -seriche bande, che da su in giù si aprono come a far largo ad una -candida testolina nell'angustissimo spazio di broccati, frange, trine -d'oro, stanno solennemente adagiate dame di grande levatura. - -Pallido il viso, largamente scollata in alto la veste, stretta in basso -per fascette che a tante grazie ammezzano il respiro, ed a chi guardi -fan sognare voluttuose penombre, queste regine della nobiltà raccolgono -inchini e riverenze dei passanti. - -Nè solo per diporto s'incontrano nelle feste profane ordinarie, ma anche -per occasioni eccezionali e rare e per ricorrenze sacre e religiose. Una -delle quali è quella della visita dei _Sepolcri_ in date chiese, nella -quali la esposizione del Cristo morto, nel Giovedì Santo, ha -l'attrattiva di artistici tappeti di sabbia, di composizioni di fiori di -passione, di rappresentazioni sacre, di splendide mostre di vasellame -d'argento. Il Senato ha le carrozze sontuose che già conosciamo, ma di -portantine si serve eccezionalmente per la gita al Monte Pellegrino -nella festa delle quarantore dentro la grotta del Santuario. Queste -portantine non son sue; forse appartengono al Pretore, o a qualcuno dei -Senatori, o ad altri che si pregiano di metterle a sua disposizione per -occasioni così solenni. Ne ha la Corte del Vicerè, come la Corte -dell'Arcivescovo; ne hanno le più aristocratiche famiglie, come qualche -ricca casa del ceto civile; ne hanno Valguarnera, Castelnuovo, -Regalmici, Belmonte, Partanna, S. Marco, Cassaro, Paternò, Sandoval ed -altri ed altri assai. - -Mano mano che dalle alte si scende alle medie sfere, lo splendore scema, -e gli stemmi si riducono a semplici velleità emblematiche. - -La tradizione parla di sedie volanti nei conventi e nei monasteri. Dei -Domenicani ne ricorda una, ad uso di non so qual P. Maestro, forse -supremo dignitario, e probabilmente della Inquisizione prima del 1782. -Portava dipinto l'emblema dell'Ordine: un cane con una fiaccola accesa -in bocca e varî motti biblici, tra' quali: _Quis ascendit in montem -sanctum Domini?_ da un lato; e dall'altro: _Innocens manibus et mundo -corde_. - -Questa portantina non vuol far dimenticare la famosa carrozza del -terribile Tribunale, stata ceduta al Senato[250]. - -[250] Vedi a p. 76 del presente volume, e _L. M. Majorca Mortillaro_, - _Lettighe e Portantine_, 2ª edizione, p. 79. Palermo, 1901. - -La tradizione ricorda pure portantine nei monasteri della Pietà, delle -Stimmate, di S. Vito, della Concezione, usate pel trasporto ed anche per -diporto di superiore e, in casi d'inabilità fisica, di semplici suore -nei giardini e nei baluardi facienti parte dell'edificio[251]. - -[251] Quando alcuni anni fa, il dì 4 Settembre 1899, il Cardinal Celesia - volle recarsi al Santuario della Patrona di Palermo, la portantina - venne apprestata dalle nobili suore del Monastero di S. Caterina. - Vedi _Sicilia Cattolica_, 5 Settembre, 1899. - -Nella portantina comune o da nolo l'ornamento mancava del tutto. Lo -scintillio delle dorature cedeva al nero della pelle rasa. Gli usi -diversi a tutto piegavano, fuori che a quello del semplice diporto. -Qualche medico se ne serviva per le ordinarie sue visite; qualche -magistrato per accessi giudiziarî; i predicatori per recarsi in chiesa e -da chiesa a casa. A quando a quando un delinquente, sotto valida scorta, -vi era chiuso dentro e portato in carcere; così del pari certi ammalati -gravi dal carcere (Vicaria), prima che la infermeria vi fosse costruita, -all'Ospedale grande e nuovo. I becchini poi vi ficcavan per forza e vi -raccomandavano con corregge alla vita cadaveri da condurre ai -Cappuccini, od al cimitero comune. - -Potremmo esaminare uno per uno questi diversi stridenti ufficî; ma -troppo ci dilungheremmo; l'opportunità però di certe coincidenze non ci -dispenserà da notare debitori e falliti essere stati accolti in seggette -fiancheggiate da poliziotti, e, come un tempo alla pietra del vitupero, -condotti alle prigioni[252]; carnefici in espiazione di pena, portati -sotto custodia in una piazza a giustiziare un condannato, e levatrici in -tutta pompa a battezzar neonati. Nella farsa _Li Palermitani in festa_, -quando nel cuore della notte Nòfrio va a bussare all'uscio di Tòfalo, -perchè si levi, essendo improvvisamente giunto il Re (Ferdinando III), -Tòfalo esclama: - -[252] È noto che anche in Sicilia fu in uso la pena del vitupero inflitta - ai falliti. Costoro dovevano, non occorre qui ricordare in che - forma indecente, in mezzo a pubblico tutt'altro che afflitto, - sedere sulla pietra della vergogna. Ricordo dell'indegna usanza è - la frase tuttora viva, ma non da tutti compresa: _Dari lu.... a la - balata_, la quale significa: fallire, ridursi sul lastrico. - - _Seggia_ a st'ura? ch'è medicu, o mammana? - O runna chi a qualcunu s'attapància?[253]. - -[253] _Meli_, _Poesie_, p. 189. Significato di questi versi: una - portantina a quest'ora? sarà un medico, o una mammana? o una ronda - che acciuffi (catturi) qualcuno? - -Il Dr. Hager, che trovò molto comune anche in Palermo la seggetta, si -maravigliava che l'uso la estendesse al trasporto dei morti non meno che -dei vivi. Quasi ogni giorno egli vide sedie portatili per cortei -funebri, nelle quali però, al primo suo giunger tra noi, nulla gli era -parso di scorgere. Un aneddoto in proposito fa parte di altro capitolo -di questo libro[254], e spiega perchè il colto orientalista non volle -mai entrare, finchè stette tra noi, in cosiffatte sedie, e molto meno -mettervi piede. Galt notò l'uso anche lui, e se ne ricordò sempre[255]. - -[254] _Lutti di corte, di nobili,_ ecc. - -[255] _Hager_, _op. cit._, pp. 118-119. -- _Galt_, p. 50. - -E pensare che in questo arnese, proprio in questo medesimo arnese, il -Venerdì Santo, i cappellani delle parrocchie si facevano condurre alla -Cattedrale a prendere l'olio santo per la Estrema Unzione da -somministrare ai moribondi durante l'anno!... Costume, questo, che -parrebbe stato introdotto nella Settimana Santa del 1777 per rispetto -all'altro, pietoso, di non andare in carrozza per la città nel giorno -commemorativo della Passione di G. Cristo[256]. - -[256] _Villabianca_, _Diario_, v. XXVI, 75. -- _Pitrè_, _Spettacoli e - Feste_, p. 213. - -Secondo le sedie, i portantini. La differenza tra padronali e da nolo -costituiva due classi diverse di seggettieri; quelli da nolo facevan -parte da sè; si associavano nella devozione dei loro santi protettori -Euno e Giuliano, componendo la confraternita di _S. Uniu_, e abitavano -vicoli che prendevano nome da loro a Ballarò ed al Capo[257]. La vecchia -e non più ribattezzata «Via delle sedie volanti», che si apre di fronte -alla chiesa S. Cosmo, era loro abitazione e posto de' loro veicoli. - -[257] A Ballarò era _vicolo dei Seggettieri_ quello che adesso si chiama - _Ant. Lomonaco Ciaccio_. Al Capo è sempre il _Vicolo dei - Seggettieri_, che sbocca sulla via Cappuccinelle. - - Pei lettighieri poi, ricordati nel capo X, giova avvertire che, - come essi facevano una specie di maestranza per sè, così da loro - prendevano nome la _Via delle lettighe_ ed il _Vicolo dei - lettighieri_. - -Facchini nati e cresciuti, i portantini erano rotti a qualunque -strapazzo del mestiere: e, la cinghia alla nuca, le estremità della -cinghia e le mani alle aste, si addossavano il gran carico, ansando e -sudando come.... bestie. Da ciò il loro soprannome di _mastru_ o -_vastasu di cinga_ (facchino da cinghia), il quale, ridotto a quello -semplicissimo di _cinga_, è giunto fino a noi, in un traslato di -dispregio di uomo che faccia e goda di fare atti incivili e bassi della -peggiore specie. - -D'altra condotta e foggia i portantini padronali. Come parte del -servitorame d'una nobile casa vegetavano nelle anticamere, e conoscevano -a menadito tutte le forme della buona creanza e del _bon ton_. Ad un -cenno di Sua Eccellenza la Principessa, o la Duchessa, o la Marchesa, e -quando occorresse, di sua Eccellenza il Principe, o il Duca, o il -Marchese, erano in completo assetto di livrea, parrucca, nicchio -gallonato; assetto oh quanto scomodo, che rendeva loro difficile il -servizio, cui non bastavano ad alleviare aste artisticamente intagliate, -nè cinghie vellutate, come le catene d'oro non renderebbero meno penosi -i dolori della schiavitù. - -Di sera, quando portavano a veglie ed a festini la dama, si aggiungeva -loro un numero di sei, otto paggi, che reggevano torce accese, le quali -essi, appena arrivati nel vetusto palazzo, si affrettavano a spegnere -nei buchi nascosti dietro le porte dei vestiboli. - -Bella o brutta che fosse la portantina, l'andarvi dentro per affari -costava. Un _viaggio_, o per dir meglio, una corsa pel Cassaro o per la -Strada Nuova pagavasi due, tre tarì; poco o molto di più fuori città: -spesa non a tutti consentita dal proprio bilancio. C'erano, è vero, i -carrozzini; ma in paragone delle molte e molte sedie volanti, e del gran -numero di carrozze signorili, potevano dirsi pochissimi, o bisognava -contentarsi di quelli del noto _Vituzzu_. - -In tanta scarsezza, un giorno, certo Antonio Bruno, accorto -commerciante, concepisce un'idea ardita per allora, ma pratica; quella -di acquistare un numero di carrozzelle nuove e di metterle a -disposizione del pubblico; pagamento d'una corsa, un tarì (cent. 42). Fu -una gran pensata! Il pubblico le accolse con gran favore, e dal prezzo -veramente medio del _tarì_ o _tariclu_ prese a chiamarle _tarioli_. - -Se non che, la nuova impresa non poteva non danneggiare l'antica delle -portantine, e dal primo apparire dei tarioli i lettighieri se ne -risentirono. Si principiò col sorriso del giocatore che perde; seguì la -derisione dei cocchieri dei tarioli, e quando gl'interessi del mestiere -cominciarono, col considerevole sviluppo dei nuovi veicoli, a -pericolare, vennero gl'insulti, le ingiurie, i battibecchi, le zuffe, a -sedar le quali occorse l'intervento della Polizia. I tarioli si -moltiplicarono; nel solo Piano della Marina, rimpetto la Vicaria, sotto -le torve occhiate dei portantini della vicina _posta_, se ne contarono -fino a trenta il giorno. Nel 1785 i trenta erano ottantacinque, e due -anni dopo, centoventuno, che, secondo una opportuna ordinanza del -Capitan Giustiziere, portavano già segnato in cassetta il numero -progressivo del ruolo[258]. Oltre i _fiacres_ ordinarî, erano nel -medesimo Piano calessini a due ruote, coi quali, come a Napoli, si -poteva andare in mezzo alla più fitta popolazione[259]. - -[258] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII. _G. Alessi_, - _Prontuario di alcune noterelle ammassate brevemente alla rinfusa_, - n. 6. ms. Qq. 15 7 della Bibl. Com. di Palermo. - -[259] _Hager_, _Gemälde_, p. 117. - -L'uso di questi e di altrettali veicoli divenne così comune che forse -più non si sarebbe potuto, date le condizioni topografiche della città -ed i bisogni degli uomini d'affari. Questo stesso avvenne fuori Palermo. -Il _Giornale di Commercio_ ed il _Giornale di Sicilia_ ne annunziavano -sempre qualcuno in partenza per Partinico, indicando posti vuoti per -passeggieri che volessero profittarne. N'erano proprietarî, ciascuno per -proprio conto, Matteo D'Aquila e Girolamo Montalbano. Quest'ultimo nome -è giunto fino a noi come ditta di carrozze corriere per l'Isola, e -specialmente di carrozze per la città, ed è finito in quell'azzimato -nanerottolo che nella sua altezza di una spanna, colla sua posa di -personaggio importante, esigeva rispetto (e se lo faceva portare) da chi -potesse aver la tentazione di ridergli in faccia al solo vederlo. - -Carrozze si annunziavano anche in vendita: e le offerte giornaliere -erano di carrozzini, di calessi come di «_vis-à-vis_ con aste di ferro», -di berlingotti, di «carrozzini di gala» e di «carrettelle per campagna, -che si chiudono intieramente»[260]. - -[260] Vedi _Giornale di Commercio_ (1794) e _Giornale di Sicilia_, che - tenne dietro ad esso. - -Tanto favore, non nuovo nè eccezionale, è espressione dell'indole -palermitana molto proclive alla vanità ed alle apparenze, e risponde -alla condizione delle cose del tempo ed allo spirito d'imitazione di ciò -che facevano gli altri, nel campo suggestivo della moda. La passione per -le carrozze, quasi innata in molti Siciliani, avea modo di affermarsi -specialmente nella Nobiltà; in seconda linea, nel ceto medio; quindi, in -qualsivoglia persona che avesse da poter comprare, o presumesse -mantenere un carrozzino pur che sia. Le cronache cittadine abbondano di -notizie su questo argomento, avvalorate dalle relazioni dei viaggiatori. -Due di questi, senza essersi veduti nè intesi mai, nel medesimo tempo -(1777), trovarono «prodigioso il numero delle vetture». Uno, l'abate de -Saint Non, notava esser «così proprio dei Palermitani il gusto di farsi -portare, che la carrozza era diventata oggetto di prima necessità in un -clima costantemente bello; godimento per godimento, spesso ottenuto con -sacrificio delle cose più utili alla vita»[261]. - -[261] _De Saint-Non_, _op. cit._, v. IV, part. I, p. 143. - -Un altro, parlando del Cassaro e della Strada Nuova, nella seconda metà -di Maggio diceva: «La sera, il gran numero di botteghe e di caffè -illuminati, gli equipaggi che vi corrono rischiarati da torce, la -poveraglia che vi preme, nella principale e più larga di queste strade -(intendi il Cassaro) vi richiama allo splendore ed al fracasso della Via -St. Honoré di Parigi. I Siciliani vanno soltanto in carrozza; per una -persona agiata non sarebbe niente decente fare uso delle proprie gambe. -Le vetture sono moltissime, ed i forestieri possono procurarsene di -veramente buone per sette, otto franchi al giorno»[262]. - -[262] _Sonnini_, _op. cit._, t. I, p. 43. - -La inclinazione alla carrozza, in gente che aveva buone gambe, nel tempo -che la città chiusa non girava più di quattro miglia, e tutti gli affari -si potevano sbrigare nelle poche vie maggiori, fu primamente rilevata da -Brydone, e fino a certo punto messa in dubbio da de Borch; ma, per -quello che diremo, è vera, verissima. - -Il testimonio più sicuro del tempo, Villabianca, sotto la data del 1782, -scriveva: «Ai dì nostri il mantenimento delle carrozze è un lusso de' -nobili, credendo il volgo doversi reputar soltanto cavaliere colui che -ha carrozza e non va a piedi come le persone minute». Ecco adunque la -vettura segno manifesto di ricchezza. «Cangiano i tempi (continua il -sincero, ma aristocratico diarista), e sempre più invade la moda -corrente di tener carrozze per far mostra ognuno di sua nobiltà e del -carattere di sua persona, se non vogliam dire per una forza di frenesia -che ha invaso le persone degl'ignobili e molto più coloro che per la -ristrettezza degli averi non potrebbero farlo [com'è vero quel che trovò -de Saint-Non su questo godimento, ottenuto col sacrificio delle cose più -utili!...]; il che può bene compararsi all'antica moda, che è oggi in -disuso, di mantener schiavi in servizio di lor casa»[263]. - -[263] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, p. 410. - -I dati statistici confermano questa notizia. - -Fino al 1647 soltanto le dame della prima aristocrazia si servivano -della carrozza. Gli uomini andavano a cavallo, ed i ministri regi del -Sacro Consiglio, i Presidenti ed i giudici, in chinea bianca, preceduti -da valletti e con gli algozini a fianco, che portavan alto le verghe -della potestà. Ebbene: fino a quell'anno le carrozze non erano più di -72. Un secolo e trentacinque anni dopo, nel 1782, erano più che -decuplicate: 784! senza, contare le timonelle, le carrozze dei militari, -dei signori regnicoli (provinciali), e non so quali altri veicoli del -genere. - -Questa la ragione dell'eccesso di vetture notato dagli stranieri. - -Eppure esso sarebbe stato comportabile, anche nel suo movimento -vertiginoso, se gravi inconvenienti non lo avessero accompagnato nelle -solite vie maggiori. Cocchieri padronali che voglion sopraffare -cocchieri da nolo; padroni che lasciano soverchiare, anzi impongono ai -loro cocchieri che soverchino il pubblico dei pedoni e passino primi ed -oltre, quali che i pedoni siano; carrozze e portantine che si fermano a -tutto comodo ed a tutta jattanza di chi vi è dentro, od escon dalle file -prescritte dall'autorità, invadendo il limitato spazio ed arrestando il -passaggio, non pur loro, ma anche di quanti debbono o vogliono andare a -piedi: ecco quello che si vede tuttodì. Ciò che oggi si dice _'mbrogghiu -di carrozzi_ (inviluppo, confusione; impedimento di libero corso) trae -appunto da questo abuso, che nè raccomandazioni, nè minacce, nè -punizioni, nè multe riuscivano ad infrenare[264]. - -[264] Vedi in proposito il bando viceregio di Marcantonio Colonna di - Stigliani in data del 12 Settembre 1777, che ne richiama un altro - del 23 Giugno 1767. - - D'altro ordine sono le disposizioni del Senato pel tragitto per le - feste di S. Rosalia, del Senato pel passeggio e le fermate delle - carrozze, dei calessini, delle sedie volanti, delle persone a - cavallo nel Cassaro per le feste di S. Rosalia. Notiamo, p. e., - quella del 10 Luglio 1796. - -Di siffatta jattanza volle trarre partito per migliorare certe vie della -città, battute di continuo da veicoli e da uomini, il Vicerè Caracciolo. - -Amico di lui era il Regalmici, che non poteva non approvarne le audacie -edili; e di questi erano amici, e del Vicerè ammiratori, il Sorrentino, -il Prades, il Castelnuovo, il Cefalà, sulla energia dei quali poteva -fare sicuro assegnamento. - -Allora, guardando alle deplorevoli condizioni delle strade ed al guasto -che tuttodì veniva ad esse dalle carrozze, pensò come da tanto male -trarre altrettanto bene: richiamò certa disposizione di una tassa -annuale di tre onze non prima applicata, e ne decretò l'attuazione per -la durata di soli quattr'anni, tassa da pagarsi da tutti i padroni di -carrozze. Ciascuna rata avrebbe dato un introito di 2352 onze all'anno, -e questa sarebbe bastata al lastricamento di una parte delle vie Toledo -e Macqueda. - -Dodici onze, per quanto scompartite, erano una spesa, ed i proprietarî -di carrozze si misero a sbraitare. -- «A buoni conti (mormoravano) che -si pensa di fare questo paglietta?... (_paglietta_, come si sa, nobili e -civili chiamavano il Caracciolo). Di punto in bianco vuole aggiustare il -mondo! Dopo di essersela presa con Dio ed i Santi, viene a prendersela -con la Nobiltà, solo perchè essa ha delle carrozze». -- «Sta a vedere -(osservavano altri) che il Cassaro, la Strada Nuova vanno in rovina per -noi! come se le carrozze delle Autorità non sciupassero il pavimento -esse pure!...». E con queste ed altre querimonie molti si accordarono di -non cedere, o, tutt'al più, di cedere solo alla forza. - -La Deputazione incaricata della nuova tassa, sicura dell'appoggio -vicereale, si disponeva ad energiche risoluzioni. Venne l'ora delle -riscossioni, e mentre molti imprecando pagavano, altri si rifiutavano -bravando. Allora s'impegnò una lotta accanita, ma disuguale; piovvero le -coerzioni giudiziarie. Il Governo, limitando la libertà personale, che -era sua recente preoccupazione, faceva pegnorare molte carrozze: questa -sorte toccò anche alla Marchesa Geraci. Alle pegnorazioni seguirono le -vendite. Il Duca Colonna di Cesarò con gran rumore e generale dispetto -vide portata via la sua carrozza alle Quattro Cantoniere, dove, tra -perchè il provvedimento pareva odioso e perchè la popolazione era -ostile, nessuno volle comperarla. - -I ricorsi alla Corte di Napoli non tardarono: e la Corte fece dare alla -potente Marchesa soddisfazione del pubblico affronto; ma permise -sequestri alle rendite dei morosi. I nobili ne sorrisero; i Deputati per -le strade sogghignarono; gli uni e gli altri in apparenza soddisfatti; -in sostanza scontenti, perchè, correggendo la forma, il provvedimento -regio lasciava le cose come stavano. - -Esenti dalla nuova tassa e quindi liete rimasero le timonelle e i -_carriaggi_ comuni di persone del popolo. - -Così davasi opera ai lastricati (_balatati_; 21 marzo 1782), che poi -dovevano costituire la gloria non solo del Regalmici, ma anche di altri -Pretori. - -Quasi contemporaneamente avveniva un fatto che ha relazione col nostro -argomento. - -Menava gran vanto di sè una certa Unione di locatarî di vetture e di -cavalli, la quale accampava non so che diritti di privativa concessi dal -Senato. Un D. Vincenzo Bosio, rappresentante di essa, visto che gli -affari della Società non andavano bene, pensò di richiamarsene al -Vicerè. - -Evidentemente D. Vincenzo non conosceva l'uomo: e l'uomo, appena letto -il ricorso e sentito il parere della giunta dei Presidenti e del -Consultore, scrisse al Senato una delle sue taglienti lettere -annunziandogli di avere sciolta l'Unione, cancellati i capitoli di essa -e conceduto piena libertà ai privati di prendere a loro scelta vetture e -cavalli[265]. - -[265] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl_., v. XXVII, pp. 410-14. -- - _Provviste del Senato_, a. 1784-85, pp. 381-82, 468. -- _D'Angelo_, - _Giornale_ ined., a. 1791, p. 7. - -Torniamo alla tassa. Scorsero i quattr'anni prescritti, e si sperava non -se ne sarebbe più parlato; ma essa venne inasprita con la inclusione di -altri veicoli non tenuti di conto dianzi. Il 16 marzo del 1786 si torna -a pubblicare il bando sopra le carrozze con la seguente gradazione di -imposta: carrozze padronali, onze tre; birocci, timonelle, ossia -_tarioli_, _canestri_ a due cavalli senza cocchiere, padronali o di -affitto, due; _carriaggi_ ad un cavallo, carri da buoi, carretti, da -città e da fuori, onza una e tarì quindici; sedie volanti, onza -una[266]. - -[266] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1796, p. 625. - -Stavolta le mormorazioni dei nobili trovarono eco tra' civili e tra' -plebei, e nessuno potè negare che l'esempio del Caracciolo era stato -fatale anche alla povera gente, che per un tozzo di pane dovea lavorare -giorno e notte all'aria aperta, alla pioggia, al sole, al vento, e di -questo scarso pane farne parte in danaro alla Deputazione per le strade. -Quello poi che toccava il colmo era la gravezza sulle seggette, per le -quali incominciava già la crisi della concorrenza dei _tarioli_, e la -fatica era, più che da uomini, da bestie. - -La tassa rimase fissa per gli anni che seguirono, e l'ottocento, sotto -questo punto di vista, ereditò dal settecento un introito sicuro di -quasi tremila onze all'anno. - -Scorrendo la lista dei tassati per quartieri nel giugno del 1801, -sorprende la differenza tra alcuni di essi. Quello di Siralcadi (Monte -di Pietà) era 559 onze; quello della Loggia (Castellammare), 645,15; -l'altro dell'Albergaria (Palazzo Reale), 650,15; quello, infine, della -Kalsa (Tribunali) 1071,15: totale 2926,15. - -Donde tanta grazia d'involontarî contribuenti nel quartiere dei -pescatori della Kalsa? È chiaro: dal maggior numero di signori che vi -abitavano. - - - - - _Capitolo XIII._ - - - _ABITUALE ASSENZA DEI PROPRIETARII DALLE LORO TERRE; TRISTE CONDIZIONE - DEI CAMPAGNUOLI._ - -Una barbara parola recente, _assenteismo_, risponde alla inveterata -abitudine di certi signori, di stare lontani dalle terre o dalle tenute -di loro proprietà. - -Quest'abitudine, divenuta sistema, era ordinaria e quasi comune. Vuoi -per naturale ignavia, vuoi per carezzevole inclinazione alle beatitudini -dei grandi centri, vuoi per difetto di sicurezza e di strade, essi -abbandonavano a gabelloti i loro fondi. Li abbandonavano anche per altra -ragione, o per altra serie di ragioni. Villani poveri, spesso -impossibilitati a pagare, anticipazioni che occorreva far loro, lamenti -sull'anno cattivo, sulle piogge abbondanti, sulle inondazioni -devastatrici, sulle prolungate siccità; malsania insidiosa e letale di -lunghi tratti di terreni, distoglievano dal tenere per proprio conto -fondi, nei quali increscevole tornava loro lo stare. I baroni -riconobbero molto commodo essere in relazione con una sola persona che -pagava puntualmente ed anche anticipatamente[267]; si separarono dalla -terra e dai coltivatori, e si ridussero nelle città inciprignendo così -una piaga già da lungo tempo aperta. - -[267] _G. Salvioli_, _Il villanaggio in Sicilia e la sua abolizione_, p. - 25. Roma, 1902. - -I viaggiatori più spassionati, giungendo da Messina o da altri paesi -dell'Isola per via di terra a Palermo, ne rimanevano impressionati, e -non potevano non prenderne nota. «Noi trovammo, dice de Saint-Non, i -nostri baroni palermitani passare voluttuosamente la vita in molle e -dolce ozio mangiando a due palmenti il prodotto di quella loro terra che -essi non visitarono mai»[268]. Il naturalista Stolberg, fermandosi un -giorno (4 giugno 1792) nell'ampio, abbandonato palazzo del Marchese di -S. Croce, di qua da Mongerbino, messosi a conversare con l'ospitale -castaldo, potè per sicure informazioni scrivere che «questi palazzi non -hanno mai visti i loro proprietari: e che vi son baroni, morti senza -aver mai visitati i loro beni»[269]. - -[268] _De Saint-Non_, _op. cit._, v. IV, I. part., p. 156. - -[269] _Zu Stolberg_, _Reise_, III, p. 316. - -A siffatti inconvenienti alludeva Paolo Balsamo quando nel maggio del -1808, presso il Ponte di Vicari, si permetteva di raccomandare al -Principe di Fitalia che con le sue splendide carrozze e livree trottasse -di meno nella passeggiata della Marina e di Toledo, e che invece -cavalcasse di più per le campagne[270]. Eppure il Fitalia era uomo molto -serio! - -[270] _P. Balsamo_, _Giornale_, p. 14. - -Questa lontananza si rifletteva sulla cultura delle terre e su coloro -stessi che dovevano attendervi. Un mediocre ma pomposo economista -palermitano del tempo, dopo avere riconosciuto il principio che in un -paese agricolo come la Sicilia le campagne debbano essere popolate più -che la città, lamentava la pratica siciliana del tutto contraria, cioè -che non si pensasse a popolare la campagna, e che di tutte le -popolazioni dedite all'agricoltura non si formasse una città sola. E, -con vedute nuove tra i suoi contemporanei, aggiungeva: «che in essa -tutti i coltivatori che voltarono le spalle alle campagne si ammettono -tra il numero di domestici; e per nostra maggiore vergogna si lasciano -unire al folto stuolo dei poveri volontarj e sovente dei vagabondi -viziosi. Con ciò si accresce il lusso, si moltiplicano le spese, ed -intanto! Ed intanto la nazione diviene sempre più miserabile»[271]. - -[271] _Dom. Giarrizzo_, _Prospetto dei saggi politici ed economici su la - pubblica e privata felicità della Sicilia_, p. 23. Palermo, G. - Sulli, MDCCLXXXVIII. - -Anche questo fatto era evidente pei forestieri, ed uno tra i più -temperati osservava: «Le abitazioni son troppo lontane dai fondi. Il -contadino perde quattr'ore il giorno per andare e venire. Stanco di -queste gite, ha poca energia di lavorare. Bisognerebbe trovar modo di -diminuire tanta perdita di tempo e di accrescere le abitazioni rurali. -Qua e là i lavori mi son parsi solo per metà compiuti: nè io saprei dire -se per difetto di braccia o per mancanza di danaro; il che però non si -riterrà improbabile quando si pensi che nella raccolta dei frutti non si -attende che maturino. - -«Il contadino diviene proprietario con un censo ch'egli paga al suo -padrone. A questo censo, molto acconcio a moltiplicare i coloni ed a -migliorare il suolo, bisognerebbe aggiungere la costruzione di vie -praticabili, in guisa da rendere agevole ed a buon patto la circolazione -delle derrate e soprattutto del grano, il cui trasporto vien compiuto a -schiena di mulo, e perciò con difficoltà, lentezza e spesa»[272]. - -[272] _De M[ayer]_, _op. cit._, lett. XII, pp. 168-69. - -Su quest'altro punto i lamenti dei forestieri non hanno riserbo. Münter, -andando da Palermo ad Alcamo, rilevava, cosa notata dianzi, che la -strada buona non andava oltre Monreale. «Al di là non si trova quasi -vestigio di pubblica via carrozzabile, e quindi l'unione ed il traffico -tra le città siciliane sono straordinariamente impediti, ed in certi -punti, quando la neve cade in abbondanza, tagliati. Invece di strade, -oltre quel paese, non sono altro che sentieri, su dei quali appena due -cavalli possono andare tra loro vicini: e perchè l'intera contrada è -molto montuosa e di nude balze ripiena, così tali passi sono assai -ripidi, formando al tempo stesso delle tortuosità che allungano sino a -trenta miglia circa la strada da Palermo ad Alcamo, che in linea retta -non sarebbe più di diciotto»[273]. - -[273] _Münter_, _op. cit._, vers. di F. Peranni, ecc., v. I, p. 28. - Palermo, 1823. - -Chi sappia come il Münter viaggiasse tra noi nel 1785, penserà che, a -buoni conti, qualcosa di meglio possa essere stato più tardi. Ma non è -così. Sul finire del secolo, un altro economista palermitano non sapeva -acconciarsi al pensiero che una derrata prodotta in un distretto -dovesse, a cagione delle difficoltà e delle spese di trasporto, -consumarsi nel distretto medesimo; «donde l'abbondanza disgustosa, al -tempo stesso che un altro distretto n'era privo e che avrebbe pagata ad -un mediocre prezzo». Necessarie quindi le strade agevoli al trasporto -verso le città e i luoghi marittimi. Le spese sarebbero state minori -«non solo a riguardo di un minore tempo da impiegarvi, ma a risguardo -pure che ai cavalli ed alle mule da soma si sarebbero agevolmente potuto -sostituire delle carrette ben serrate, senza esporre i grani e le -derrate all'adulterazione, bagnamento ed altre solite frodi dei -vetturali»[274]. - -[274] _V. E. Sergio_, _Lettere sulla Polizia delle Pubbliche Strade di - Sicilia_, pp. XV-XVI e XX. Palermo, MDCCLXXVII, Rapetti. - -Un'altra osservazione, pur essa nuova, scaturisce dalla coltivazione -della terra, resa, per difetto di animali, insufficiente. - -La zappa non basta: ci vuol l'aratro, e l'aratro ha bisogno di bovi. Ora -i bovi, quando i baroni tenevano per conto proprio i loro feudi, -producevano. Da un certo tempo una pessima pratica era venuta -consigliandone la macellazione. L'esiziale esempio partì da due illustri -signori palermitani. Le campagne rimasero prive o scarse di bestiame: e -quando la crisi non potè più nascondersi, fu coraggiosamente gridato -doversi rifare, anche obbligandosi i signori all'antica economia rustica -di coltivare per conto proprio i loro feudi; il bisogno di far maggesi, -di abilitare gl'inquilini, avrebbe riprodotto il bestiame grosso, ed i -baroni si sarebbero rimessi nell'avita ricchezza. Gran danno invece -l'abbandono della cultura dei propri feudi, la perdita dei capitali -dalla campagna estratti; onde la decadenza dell'agricoltura, la povertà -dei _bracciali_, uomini addetti alla cultura della terra! Tutto, nel -modo che vedremo nel seguente capitolo, fu speso e consumato: ed il -lavoratore, che si conduceva conformemente a ciò che vedeva praticare e -che aveva appreso dai suoi padri, rimaneva sempre nella ignoranza dei -migliori metodi di coltivazione[275]. La terra produceva solo quello di -che la forza della natura benefica era capace; terra sfruttata sempre, -limitatamente aiutata dalla mano dell'uomo più che l'opera di viete e -dannose pratiche. - -[275] _Giarrizzo_, _op. cit._, pp. 21-22, 24-28 e 30. - -Pietro Lanza di Trabia ripeteva la decadenza dell'agricoltura in Sicilia -dalla povertà dei contadini, dalla falsa loro credenza che il lor -mestiere fosse il più vile, dalla condotta dei proprietarî che davano le -loro terre _in estaglio_, o in amministrazione, a persone che -scrupolosamente ripetevano quel che avevan visto fare ai loro nonni, dal -difetto di cognizioni agrarie, comuni fuori Sicilia[276]; proponeva -quindi un «Teatro agrario, o un Educandario», in cui potesse la gioventù -istruirsi nell'agricoltura[277]. - -[276] «Inceppato da ogni parte il commercio, oppressa l'agricoltura da - fidecommessi e da vincoli feudali; le nostre pratiche agrarie - irremovibili per inveterate usanze ereditarie; ignorati o non - applicati i metodi novelli». F. P., _Elogio di Niccolò Palmeri_; in - _Palmeri_, _Somma della Storia di Sicilia_, p. VII. Palermo, Meli, - 1850. - -[277] _P. Lanza, Principe di Trabia_, _Memoria sulla decadenza - dell'Agricoltura nella Sicilia_. In Napoli, MDCCLXXXVI. - - Questo lavoro, di capitale importanza per gli studi agricoli, - economici e sociali del tempo in cui fu scritto e per le larghe - vedute dell'A., meriterebbe di esser degnamente conosciuto e - pregiato. - -Il concetto, non raccolto allora da nessuno, neanche dal Re, al quale -veniva manifestato, doveva più tardi con altezza d'intendimenti -patriottici esser tradotto in pratica dal Principe di Castelnuovo; -concetto ragionevole, giacchè molti dei proprietari di grandi territorî -non avevano essi stessi idea esatta, compiuta di quel che occorresse per -migliorare i campi senza perder di vista la classe minuta che vi sudava. - -Quanti han vissuto la vita della seconda metà dell'ottocento e respirano -le prime aure del novecento credono coscienza nuova, e però affermazione -suggerita dalla evoluzione dei tempi, il diritto degli umili a vivere -per mezzo del lavoro, la considerazione per la loro triste -condizione[278]. Scendendo a particolari, essi guardano con singolare -interesse quelli tra gli umili che intristiscono nelle asprezze dei -campi. - -[278] Commiserava i poveri facchini del settecento Santacolomba, _op. - cit._, p. 377; i _bracciali_, Giarrizzo, pp. 46-47. - -Eppure dovrebbero ricordare, e con soddisfazione ricordiamo anche noi, -che prima assai di essi e di noi (che con premuroso affetto seguiamo le -sorti dei diseredati dalla fortuna), una eletta di scrittori siciliani -nel secolo XVIII, senza apparato teatrale, senza pubblicità di giornali, -ma con idee che potrebbero dirsi moderne e sono antiche quanto il -Vangelo, perorava la causa di questi grami lavoratori e ne metteva in -evidenza l'opera proficua. Noti sono agli studiosi Antonio Pepi e -l'Ayala, il Guerra ed il Gallo-Gagliardo ed il forte Sergio; ma costoro -non son soli, nè, forse tutti, i più energici per quanto autorevoli. -Altro uomo, illustre nella poesia, sentì la missione rigeneratrice pei -poveri campagnuoli assai più e meglio che qualsivoglia altro -contemporaneo. Alle più sane fra le dottrine sociali d'oggi egli -precorse con un contributo di osservazioni maturate nel silenzio delle -pareti domestiche e nel raccoglimento dello spirito stanco delle -brutture della società. Qualcuno saprà che Giovanni Meli, scendendo -alcune volte dalle sublimi sfere della fantasia studiasse l'amara realtà -dei bisogni del popolino; ma pochi sapranno che argomento di sue cure -speciali egli facesse le condizioni miserrime degli uomini addetti -all'agricoltura ed alla pastorizia[279]. - -[279] _G. Meli_, _Riflessioni sullo stato presente del Regno di Sicilia - (1801) intorno all'agricoltura e alla pastorizia_. Autografo - pubblicato per cura del Prof. G. Navanteri. Ragusa, 1896. - -Ora tra le verità da lui formulate è questa: che la gente civile era -così affascinata dal guasto del tempo che non s'accorgeva di essere -ingiusta verso i suoi benefattori. Questi benefattori, diceva, sono i -bifolchi, sono i villani, che bagnano del loro sudore la terra per -trarne i più salutari alimenti, d'alcuni dei quali non è loro concesso -un boccone, perchè tutto devono vendere alla Capitale. - -Nel poema _D. Chisciotte e Sancio Panza_ questa verità egli, temendo che -per la sua crudezza potesse destare l'indignazione dei maggiorenti, la -mise in bocca allo stravagante eroe, il quale così ragionava: - - Vui autri picurara e viddaneddi, - Chi stati notti e jornu sutta un vàusu - O zappannu, o guardannu picureddi, - Cu l'anca nuda e cu lu pedi scàusu, - Siti la basi di cità e casteddi, - Siti lu tuttu, ma 'un n'aviti làusu; - L'ingrata Società scorcia e maltratta - Ddu pettu chi la nutri e unni addatta[280]. - -[280] _Meli_, _Riflessioni_ cit., p. 8. -- _Poesie: D. Chisciotte_, c. - II, st. 21. - -Egli stesso, aprendosi intimamente ad amici che sapevano comprenderlo, e -rimpiangendo che la Sicilia non avesse arti, nè manifatture, nè -commerci, riaffermava: tutto doversi ripetere dalla terra, che forma la -base, e dal mare che circonda l'Isola disagiata[281]. - -[281] Lo stesso, _Carteggio inedito_, pubblicato da G. Boglino, p. 55. - Palermo, 1881. - -E poichè un certo risveglio a favore dell'agricoltura e quindi della -povera gente di campagna venivasi accennando e prometteva di -fortificarsi per impulso specialmente di pochi intelligenti signori che -vi pigliavan parte attiva, un amico del poeta, il Marchese Giarrizzo, -sosteneva: «La Società è in obbligo di prestare agl'individui che la -compongono i mezzi di sussistenza; questi non può procurarglieli, perchè -siano reali ed effettivi, che con l'agricoltura; ogni altro mezzo è -certamente precario»[282]. - -[282] _Giarrizzo_, _op. cit._, p. 16. - -Non meno esiziale agli interessi agricoli della Sicilia deve ritenersi -la maniera ond'erano tenute le terre comunali. Il diritto di pascolare e -di legnare, indispensabile alla vita delle popolazioni rustiche, -anteriore a re ed a leggi, e da re e da leggi sempre riconosciuto, -impediva la coltivazione dei terreni; come la coltura che in alcuni si -faceva era sempre fittizia e poco o punto produttiva. I fondi del -comune, sentenziava il Gregorio, non son di nessuno; se non si usurpano, -si abbandonano o si trascurano, sì che divengono sterili e brulli. Le -terre poi a colture, perchè in mano a fittaioli, che le smungono a più -non posso, poco o punto ottenendone, ritraggono dai giurati che li danno -a fitto, ed i quali, perchè amministratori temporanei, non si -travagliano a promuoverne la maggiore e più permanente coltivazione. E -del resto l'amministratore d'oggi potrà domani esser fittaiolo![283]. - -[283] _R. Gregorio_, _Opere scelte_, 3ª edizione, p. 773. Palermo, - Pensante, 1853. - -La impressione, pertanto, che lasciava la vista dell'interno e delle -coste dell'Isola era penosa: e non si riesce a comprendere, esclamava -maravigliato Hager, come mai la Sicilia possa essere stata, nei tempi -antichi, il granaio d'Italia![284]. - -[284] _Hager_, _Gemälde_, p. 199. - -Qui un pauroso fantasma si leva a turbare le rosee speranze -dell'affaticato contadino e, salendo per la scala agricola, del colono. -Fissiamolo un poco questo fantasma, e riconosceremo in esso l'idra -divoratrice della miserabile classe dei campagnuoli. Ci soccorre con una -breve nota descrittiva un apologista del Senato, il Teixejra. - -«Il colono riceve il frutto della terra inaffiata co' proprj sudori; -fatta la recollezione, un'indispensabile dovere l'obbliga ad esitarlo, e -ciò per soddisfare i diritti di terraggio, semente, cultura ed altri; e -non trovando così sollecito un compratore convien che ricorra ad un -trafficante usurajo, quale ceto di persone trovasi in ogni luogo: e da -questo riceve il prezzo, non a seconda della giustizia, ma regolato -dalla sola sete del guadagno. Ed ecco così, in pochissimo tempo, -arrivare il frumento di proprietà di un numero strabocchevole di coloni -al piccolo numero di trafficanti, o almeno de' fittajuoli, i quali, -ingrossata la massa, con questi mezzi dispongono dell'acquisto da' -padroni assoluti, e non lo mettono in vendita se non a prezzi -strabocchevoli»[285]. - -[285] _P. Teixejra_, _op. ined. cit._, t. I, § 243. - -Che fremito di vita attuale in questa pagina, scritta più che un secolo -addietro! _Sunt lacrymae rerum!_ - -Ben è vero che il Monte Frumentario si contrapponeva a tanto danno di -uomini e di tempi; ma dal dì che venne istituito, esso non rispose mai -adeguatamente a' bisogni di chi vi ricorse. Gli interessi del 4% agli -appaltatori del Senato, del 5 ai proprietarî di grani introdotti nel -caricatore della città, del 6 a tutti i padroni esteri nei principali -caricatori del Regno, consumavano il capitale. Questo, già scarso, era -messo a pericolo dalle esigenze di chi offriva le sue derrate al Monte -rifiutandole a mercatanti avidi e disonesti: onde lo istituto venne a -fallire e, presso al fallimento, impose agli esausti cittadini sacrificî -superiori alle proprie forze, che li mettevano nell'alternativa o di -rifiutarsi ribellandosi o di sobbarcarsi impoverendosi. - -E tornando là donde siamo partiti, cioè ai baroni, che, per non averne i -disagi, abbandonavano le loro vaste tenute, vediamoli un poco nella -Capitale. - -La città offriva tutte le attrattive del tempo e della moda, circoli, -compagnie, feste, giuochi, passatempi, ai quali non era facile -rinunziare, anche perchè a molti gli espedienti per ben vivere stando -alle sicure entrate annuali non mancavano. Col fidecommesso i beni erano -accentrati; i secondi, i terzi geniti avean modo di limitare i loro -bisogni e certe esigenze fomentate dal fasto di famiglia. Il chiostro -poi non c'era per nulla. - - - - - _Capitolo XIV._ - - - _NOBILTÀ E GARA DI FASTO._ - -La conquista normanna diede origine ad una monarchia a base di feudalità -e di privilegi, forza e vitalità di essa. Il feudo fu il substrato -dell'edificio che dovea sorgere e sorse. Crebbero i feudatarî e i -privilegiati, che costituirono una classe a sè con preminenze e diritti -non comuni. Crebbero per la natura delle primitive concessioni, e si -mantennero pel Diritto siculo, che il passaggio del titolo feudale -consente in linea retta, senza distinzione di sesso, fino all'ultimo e -più lontano gettone della famiglia e, in linea collaterale, sino al 6º -grado; e chi n'era investito, poteva alla sua volta, in virtù del famoso -_quos volueris_, se di tanto avea facoltà, concederlo, trasmetterlo a -capriccio. - -Nel giorno della sua incoronazione (2 febbr. 1286) Re Giacomo creò ben -400 militi; 300 e più ne creò dieci anni dopo, per la sua, Federico II -l'Aragonese, innalzando a dignità di Conti un buon numero di -Baroni[286]. - -[286] _J. B. Caruso_, _Bibliotheca historica Regni Siciliae_, t. I, p. - 144; t. II, p. 220. Panhormi, 1723. -- _R. Gregorio_, - _Considerazioni alla Storia di Sicilia_ ecc., lib. IV, cap. VI, n. - 125. - -Così nata l'alta classe, a poco a poco, col progredire dei secoli, col -succedersi degli avvenimenti, con gli incessanti bisogni dei sovrani, -diventava una legione con diritti e preminenze tutte proprie. - -L'indirizzo impresso da Carlo III al Governo dell'Isola mirò anche a -ritornare ad usi gli abusi dei feudatarî, e gli usi a ricondurre nei -limiti compatibili coi tempi, assimilando alla feudalità di Napoli la -feudalità di Sicilia. E certo, se a questo non riuscì, a quello -accostossi con riforme sapienti, perchè non sempre fruttuose, vuoi per -incertezze del suo successore, vuoi per malferma volontà de' ministri e -vuoi per difficoltà di ordinamenti interni, non del tutto coerenti. - -La fine del secolo XVIII offre la seguente statistica nobiliare: 142 -Principi, 95 Duchi, 788 Marchesi, 59 Conti, e 1274 Baroni tra feudali e -di franco allodio[287]. Costoro erano tutti in legittimo possesso dei -loro titoli; però, oltre di essi, era un numero sterminato di persone -con titoli abusivi, non suffragati neanche da parvenze di successioni e -di antichità, di regolarità di concessione originaria o di legale -passaggio; onde quel severo dispaccio, comunicato al Senato palermitano, -col quale Ferdinando dichiarava per modo di regola (1799) che il -conceder titoli od altra distinzione d'onore fosse unicamente e -personalmente riservato alla sua Autorità[288]. - -[287] _Protonotaro del Regno: Indici d'Investiture_ voll. 1881-1883. Nel - R. Archivio di Stato di Palermo. - -[288] _Provviste del Senato_, a. 1798-99, p. 733. - -Come in Palermo, così a Messina, in Catania, in Siracusa, questi -titolati abitavano palazzi da gran signori; ma la loro signoria era -esercitata nell'interno dell'Isola. Nella Capitale, tutte le forme -esteriori di grandezza in equipaggi, livree, ricevimenti; lì gli avanzi -del baronaggio e degli usi feudali nel pieno loro vigore. - -Nei dialoghi del giornale _Conversazione istruttiva_ del 1792, un -filosofo, pregato da un cavaliere che gli trovi un maestro pei suoi -figli, risponde che essi non istudieranno gran fatto. E che vorranno -essi fare se, usciti di collegio o liberi della custodia dell'aio, senza -la guida dei genitori, si troveranno slanciati nel gran mondo, vittime -della loro o inesperienza o tendenza malsana, tra teatri e banchi da -giuoco, tra sensali di cavalli e venditori di stoffe?[289]. - -[289] N. 2, Sabbato, 14 Genn. 1792. - -Dai difetti biasimati da questo troppo catoniano filosofo defalchiamo il -molto che deve attribuirsi alla umana natura; siamo anche indulgenti -ripetendo dall'ambiente certe abitudini inveterate; questo è certo: che -rimane sempre molto di deplorevole. - -La gara del lusso impelagava in ispese che non trovavan compenso nelle -entrate ordinarie e sicure. A molti patrimonî si dava fondo senza -smettersi dallo spensierato ed improvvido sperpero, che a fatale rovina -avea condotto famiglie per censo rinomate. Il regio Archivio di Stato in -Palermo pullula di processi giudiziarî, che accusano vecchi spenderecci -e giovani dissipatori, dal primo all'ultimo orgogliosi di un nome -onorato che non seppero illustrare, e di un casato alla cui corona non -curarono di aggiungere il verde d'una fogliolina. Accanto a patrizî -venerandi e benemeriti, che la gloria più bella riponevano nel ben fare -per la patria pel lustro edilizio, pel sollievo dei miseri, per le -istituzioni di carità, erano scioperati, che a nulla di grande, a nulla -di veramente utile volgevano l'animo. Rivaleggiando in occupazioni -lontane dalla virtù, la nobiltà radiosa delle opere impiccinivano in -manifestazioni, più che di volontà ferma, di velleità, senza un atto -energico che rivelasse la coscienza sicura del movimento estero, inteso -a trasformar tutto, mentre la inerzia locale tutto lasciava come -cristallizzato. - -Un patrizio dei più buoni d'allora, che del patriziato scrisse con -dottrina di blasonista e con sincero entusiasmo e piena coscienza di -celebrare una degna istituzione, il Villabianca, ebbe sempre parole -roventi all'indirizzo dei malversatori delle proprie sostanze, e fremeva -perchè molti del suo ceto non fecondassero gli esempî degli avi, e -perchè nella pratica del bene restassero dietro a quelli del ceto medio, -i quali egli dichiarava inferiori. - -Sotto la data del 30 agosto 1793, prendendo nota dell'arresto di un -allegro consuntore, faceva di costui uno dei tanti «seguaci della moda -libertina lussuriosa», ed usciva in parole molto ma molto gravi. -Inaugurandosi poi, in sostituzione dell'altra del 1676, la fontana della -Piazza del Carmine alla Albergaria, e sostenendone le spese il -Presidente di Giustizia altrove citato, G. B. Asmundo Paternò, non -nobile di nascita ma nobile di azioni, il Marchese Villabianca riteneva -vergognoso che non si emulasse la gloria di servire il paese in opere -pubbliche, e che i magnati del sangue si lasciassero superare dai -ministri di Legge. «Lo fa, diceva, il _paglietta_, perchè è virtuoso, e -si nega il magnate, perchè è vizioso. A lui il vizio fura le ricchezze e -lo fa vivere povero»[290]. - -[290] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1793, pp. 190-91; a. 1796, p. - 387. - -Quasi contemporaneamente l'ab. de Saint-Non trovava «gran quantità di -case nobili, ricche, fastose, belle donne e.... costumi da -Sibariti»[291]. - -[291] _De Saint-Non_, _op. cit._, t. IV, part. I, p. 138. - -Questo, meno il poco detto dal de Mayer, è facile trovare nelle -scritture del tempo; quello però che si legge a stampa, desta un gran -senso di meraviglia. - -Autori paesani e forestieri, ricercando la causa dell'ozio in Palermo, -la trovavano là dove realmente era: nel pregiudizio che un signore che -si rispettasse non dovesse in verun modo occuparsi di ciò che costituiva -occupazione ordinaria degli altri. Il ceto basso tribolava nelle fatiche -corporali; il medio sgobbava; ma il nobile non davasi punto da fare: non -sapendo sobbarcarsi alla modesta vita dell'impiegato, del mercante, -dell'architetto. Qualche eccezione era pel Foro; ma rara e da segnarsi a -dito. Due sole vie perciò rimaneva a battere: quella della milizia e -l'altra della Chiesa: e per esse si mettevano coloro che avevano la -sventura di esser nati dopo il primogenito, il quale, pel fidecommesso, -era il legittimo rappresentante della casa. - -Questi cadetti pertanto entravano nei corpi distinti della milizia, dove -per lento corso potevan giungere a qualche grado. La disciplina militare -non era ostacolo alle inclinazioni succhiate col latte, mantenute dai -costumi delle famiglie, determinate dalla vista di persone e di cose, -che erano tentazioni continue[292]. Altri preferivano la vita -ecclesiastica secolare e più frequentemente regolare. Per quanto si -cercasse, non si trovavano conventi che loro convenissero. Nei conventi -si raccoglievano _soggetti_ di assai modesta condizione; raramente della -media; rarissimamente, quasi mai, della superiore. Una volta, quando i -Gesuiti erano nel loro splendore, sì che in Palermo contavano fino a sei -_case_, non mancava tra essi l'elemento aristocratico: eletti ingegni, -che gli accorti e severi Padri sapevano attirare alla Compagnia; ma dal -1767 i Gesuiti ramingavano fuori del Regno in attesa di tempi migliori. -Non restavano se non le case dei Teatini, dei preti di S. Filippo Neri, -ed i monasteri dei Benedettini. E qui eran ricevuti come a casa loro; -giacchè tra i Teatini ed i Filippini si ostentava meno la grandezza dei -natali e si curava più la educazione della gioventù: occupazione alla -quale essi attendevano come per missione civile e religiosa; e tra i -Benedettini, nella finezza della cocolla, nella sontuosità -dell'abitazione, nella lautezza delle mense, nella copia dei mezzi di -cultura, da pochi, per altro, messi a profitto, aveasi modo di sfoggiare -la superiorità d'origine. - -[292] «I majorascati e certe.... maniere adottate nelle famiglie nobili - lor fan credere di conoscere il proprio casato, permettendo a' loro - secondogeniti darsi alla mercatura o ad altre utili professioni o - mestieri che potrebbero levarli dalla miseria. Quando un ragazzo ha - l'età di 10 a. e la femina molto minore, si racchiudono in un - monistero, ove, privi d'idee del mondo e del proprio essere, - ricevono una validissima impressione quelle che con tutta forza se - gl'imprimono da coloro che, pentiti dello stato, al quale anch'essi - furono sedotti, credono rivendicare la propria offesa - moltiplicandone il numero». _Guerra_, _Stato presente della città - di Messina_, pp. 48-49. Napoli, 1781. - -I monasteri di S. Martino delle Scale e di Monreale avevano il loro -fratello maggiore in quello di S. Nicolò l'Arena in Catania. Le -ricchezze sconfinate, provenienti da 72 feudi pel solo monastero di -Monreale, potevano bene sopperire ai bisogni del gran numero di monaci, -che vi conducevano vita di agi campestri, alternata con quella non meno -agiata, ma più variata e mondana, di città. Qui altro monastero, quello -di S. Spirito, nel quartiere del Capo (attuale Caserma dei Pompieri -municipali), era la _Gangia_ di S. Martino, tutta a loro disposizione -quando l'aria dei monti non facesse per loro. Quei due monasteri eran -sempre aperti a chi vi giungesse, ed ai refettorî di essi poteva, -secondo il grado di civiltà, sedere chiunque, come alla sua foresteria -quanti cercassero ospitalità temporanea, rimasta fino a noi -tradizionalmente bella. - -D'altro lato, alcuni dei primogeniti (non tutti, s'intende, giacchè -c'erano anche qui eccezioni lodevolissime, che chiamavano la generale -ammirazione su loro), schivi d'occupazioni fruttuose, sovente -anneghittivano nell'ozio, e per conseguenza nei disagi della vita[293]. -O non inchinevoli, o non adatti al maneggio degli affari, preferivano il -dolce far nulla, come se la proposta di Galt di una Costituzione non li -riguardasse punto, o come se sogno da menti inferme fosse la previsione -che le loro fortune si sarebbero senz'altro aumentate quando per poco -avessero voluto attendere al commercio ed alla mercatura[294]. - -[293] _Houel_, _op. cit._, t. I, p. 71. - -[294] _Galt_, _op. cit._, p. 38. - -Vedremo nei seguenti capitoli le ragioni che per molti di essi era causa -di rovina; nel presente non saranno inopportuni pochi cenni, che -particolarmente illustrano quella vita o, come oggi si direbbe, -quell'ambiente. - -Fu detto che essendo la principale Nobiltà della isola raccolta in -Palermo, il lusso degli equipaggi fosse eccessivo: e che essendo scarso -il numero dei forestieri, e tutte conoscendosi tra loro le persone del -paese, questo lusso non fosse giustificato neanche da occasioni -frequenti di mostrarsi in gala, di abbandonarsi a spese di whisky, di -carrozze, di cavalli e di altri rovinosi passatempi[295]. - -[295] _De M[ayer]_, _op. cit._, lett. XV, p. 143. - -L'osservazione non poteva essere più giusta, ma peggio seguita. Il lusso -c'era; e sempre e quando occasioni nuove od eccezionali sorgevano, -diventava più che pericoloso, specialmente se pei ricevimenti di persone -straniere d'alta levatura si destasse una gara tra i riceventi. Questa -gara giungeva anche al parossismo, e più si avviava alla sua fine e più -accaloravasi in manifestazioni di opulenza che talora degeneravano in -fittizie manifestazioni, ahi quanto laboriose! di ricchezza. - -Il lettore ci segua un momento. - -Pel primo parto di Maria Carolina (1772), il Vicerè Fogliani, nella -villa Zati a Mezzo Monreale, invitava la Nobiltà ad un ballo, il popolo -ad una cuccagna, tutti ad una fantastica illuminazione. I diaristi del -tempo si diffondono nei particolari di quella festa, e ci fanno sapere -che in limonate granite, sorbetti, pasticci, vini, rosolî e non so che -altro, furono spese ben 700 onze. Poco dopo, il Pretore non volle esser -da meno del Vicerè; ma la cassa del Comune era esausta, e non c'era dove -metter le mani. Che importa! La festa dovea tenersi, e si tenne: ed il -Palazzo Pretorio venne invaso da duemila persone in maschera, servite di -rinfreschi, ghiacci, torte grasse, vini d'ogni sorta, ed alle ore otto -della notte seguì una ben lauta cena, in ventitrè mense, protratta fino -a giorno pieno. Quel giorno medesimo lo inasprimento della meta di -alcuni commestibili[296] offriva ai malcontenti ragione di biasimo per -la inconsulta spesa. - -[296] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XX, p. 76. - -Ma v'era un'altra Autorità, che non poteva starsene inoperosa. Il -Capitan Giustiziere, Principe di Partanna, invitava al suo palazzo del -Piano della Marina quanto di eletto offrisse la città. Da lì assistevasi -al giuoco dei tori sulla sottostante piazza: e tra gli ori e gli -argenti, tra i luccicanti cristalli ed i ricchi doppieri, tra le superbe -tappezzerie e le sfavillanti lumiere, altre duemila persone danzavano, -giocavano, mangiavano, servite da ventisei paggi, diretti da non so -quanti maestri di casa, con soldati svizzeri e alabardieri del Principe. -A conti fatti, il Principe Girolamo Grifeo metteva fuori presso a 650 -onze! - -La morbosa emulazione non si arrestava a spese per nessun verso -giustificabili. Il 15 dicembre del 1777 giungeva al Molo di Palermo il -primogenito del Vicerè Marcantonio Colonna, Principe di Stigliano, con -la novella sposa, Cecilia Ruffo, secondogenita del Duca della Bagnara; -ed il padre bandiva, in onore degli sposi, tre ricevimenti della Nobiltà -Palermitana nei prossimi giorni 20, 21 e 22; e tre feste da ballo nei dì -27 e 30, e 1º gennaio del nuovo anno. Alla vanità del parere ed alla -spensieratezza dello spendere non poteva offrirsi stimolo migliore. Ed -allora, che restava a fare all'Autorità cittadina, se non indire una -festa nel pubblico Palazzo ed invitarvi gli sposi? E questo fece il -Pretore, il quale, conoscendo le strettezze dell'erario, da quel -patrizio disinteressato che era volle stavolta spender di suo. - -Qui avrebbe dovuto finir tutto e lasciarsi in pace gli sposi; ma -nossignore! Una seconda serata bandisce il Principe G. L. Moncada di -Paternò. E vada anche questa! Tanto il Principe era Capitan Giustiziere, -e non poteva sottrarsi ai doveri della carica; altronde non per nulla si -è altolocati; e non per nulla si hanno palazzi e quattrini. E comincia -una gara tra' signori per solennizzare il fausto evento di giovani che -nessuno di essi conosce e che ne hanno avuto già troppo con i tre -ricevimenti, le tre feste da ballo al Palazzo vicereale, e le due altre -del Pretore e del Capitan Giustiziere. Il Principe di Partanna, che nel -far onore ad ospiti vuol essere sempre primo, dà il segnale con una -festa alla sua casa. Segue il Principe di Giarratana, Troiano Settimo; -indi Antonio Statella, Marchese di Spaccaforno. Essendo stati pochi i -convitati, se ne mormora come di mancanza di riguardo. Tommaso Celestre, -non come Principe, ma come Marchese di S. Croce, vuol farsi apprezzare, -e dirama larghi inviti; e perchè è uno degli ordinatori del prossimo -costoso Carnevale, compie prodigi di magnificenza; imitato, non -superato, dal Duca di Cefalà Niccolò Diana, vecchia conoscenza dei -nostri lettori, e dal Principe e Duca d'Angiò Giovanni Gioeni. - -La storia non è finita: a brevi intervalli, altre feste vengono date da -Placido Notarbartolo Duca di Villarosa, da Giovanni Oneto Duca di -Sperlinga nella sua villa suburbana di Malaspina, e da Antonio Lucchesi -Palli Principe di Campofranco, Capitano della real Guardia degli -alabardieri, dentro il Palazzo del Vicerè. - -E la gara continua, continua ancora nel palazzo del Conte d'Isnello -Domenico Termine, nel Cassaro con altra festa, cominciata col passeggio -delle carrozze di maschere e finita con balli mascherati; e si chiude -nel piano dei Bologni, dentro il palazzo Villafranca ove dell'unico -principato del Sacro Romano Impero in Sicilia meritamente si onora la -famiglia Alliata. - -Cuccagna come questa non s'era mai vista da mezzo secolo in Palermo: e -chi se la godette, ne rimase entusiasta; «imperocchè furon feste -veramente superbe e degne di esser date anche alla persona del re -medesimo.» Alcune, quelle, p. e., di Angiò e Spaccaforno, costarono le -solite seicento onze, col magro compenso d'una visita di ringraziamento -del Vicerè[297]. - -[297] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 115-16 138-44. - -Ci si consenta, mentre ci siamo, un ricordo o qualcosa di simile, di -data posteriore nei primi del sec. XIX. - -Un bravo siciliano, che aveva molto viaggiato e molto veduto, parlando -d'una festa organata in Palermo dal Principe della Cattolica, non -trovava termini per dare un'idea anche lontana del gusto, della grazia e -della fantasia ond'essa era stata ordinata ed eseguita. - -«Immensi saloni, dalle pareti coperte di specchi dall'alto in basso, -erano mascherati da alberi, testè divelti dalla terra, e tutti pieni di -frutte. Gli spazî tra il fogliame e gli specchi facevano credere ad un -altro mondo che passasse dall'altro lato della strada: la illusione era -completa. Si facevano balli inglesi sotto viali di pergolati, dai quali -pendevano grappoli d'uva matura e squisita; contraddanze francesi in -quadrati d'alberi, e tutt'intorno ad una ricca vasca, donde zampillava -un bel getto d'acqua che faceva dei giuochi. In fondo, nell'ultimo -salone, vedevasi una graziosissima collina, anch'essa imboschita, e nel -mezzo un sentiero, conducente alla sommità, a' cui due lati erano in -gran copia _bombons_ e _gâteaux_ d'ogni genere. Nessun domestico si -vedeva dai convitati; ma, a piè del colle, trenta o quaranta chiavette, -con indicazioni delle singole bibite e d'ogni rinfresco desiderabile, -come poncio caldo, poncio freddo, crema, caffè, thè, bordò; e, sotto, i -bicchieri, che, presi, si sostituivano con un turacciolo. La musica era -sentita bene; ma come non si vedevano domestici, così non si scoprivano -musicanti, celati dentro grotte coperte di fogliame. Solo all'ora della -cena si potè sapere che v'eran servitori. - -«E se non è questa una _féerie_, esclamava il Palmieri, io non so che -cosa meriti questo nome!»[298]. - -[298] _Palmieri de Micciché_, _Pensées et Souvenirs_, t. I, c. XI, Paris. - -Ecco le condizioni della società che ci occupa! L'alta posizione sociale -consigliava sacrificî, che le condizioni personali forse non -consentivano. Per una malintesa dignità, l'esempio diveniva contagioso: -se non s'avea, erasi costretti a mostrar d'avere; se non si era, -dovevasi fare ogni studio per comparir doviziosi. - -Quest'esempio induceva un certo Gentile a tenere, sotto il Vicerè -Fogliani, una clamorosa festa, molto lodata e molto biasimata. «Se le -fanno i nobili le feste, avrà egli pensato, perchè non possono farle i -civili?» Il figlio di lui, avv. Matteo, altra ne tenne superiore alla -prima; e Diego Orlando, uno dei più famosi avvocati, ne traeva stimolo a -bandirne alla sua volta una (26 gennaio 1798), che quella e questa -superasse: e larghi inviti a stampa alle principali dame della città -mandava la Principessa di Belvedere Caterina Del Bosco, e più larghi -ancora a signori e civili l'Orlando medesimo, che, a titolo di lode per -lui, non pur profondeva dolciumi e rinfreschi, ma anche deliziava -gl'intervenuti col canto delle virtuose del teatro S. Cecilia[299]. - -[299] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1798, pp. 71-73. - -Più tardi, quando S. A. Leopoldo di Borbone soscriveva per 100 copie -alla nuova edizione delle _Poesie_ del Meli, a due onze e tarì l'una, e -ne pagava anticipatamente il prezzo, un Presidente Marchese faceva -altrettanto, perchè nessuno potesse pensare che un dignitario come lui -facesse da meno di un Principe reale. Se poi il soscrittore -neo-Marchese, amico ed emulo di Ferdinando III nella caccia, non fece -onore alla sua firma, ed al momento della consegna dei libri negò al -Poeta le dugentottanta onze, il pubblico seppe almeno che egli stette -alla pari del Principe Leopoldo. E se un'arguta affabulazione -sull'incidente venne in testa al Meli[300], tanto meglio pel Presidente -che ne fu l'oggetto! È sempre qualche cosa _ex magnis inimicitiis -excellere_. - -[300] _G. Pipitone_, _Giovanni Meli: I tempi, la vita, le opere_, p. 105. - Palermo, Sandron, 1898. - -La distinzione fra i ceti aveva linee così nette, che una confusione non -poteva assolutamente nascere e, nata, prolungarsi. Poteva bensì dolersi -Em. Perollo che le cariche principali del comune venissero impartite -solo ai nobili. L'Autorità, alla quale egli rivolgevasi chiedendo la -partecipazione dei semplici cittadini a quelle cariche, nol degnava -neanche di risposta![301]. - -[301] _Provviste del Senato_, a. 1779-80, p. 462. - -Aveva un bel dire il Santacolomba che gli uomini son tutti uguali, «e -manderebbe lo stesso odore d'arrosto messa sul fuoco la carne d'un alto -o di un basso personaggio». Egli stesso, nelle cui vene circolava sangue -non volgare, doveva poi convenire che «la civil polizia ha i suoi -scalini gerarchici: non tutti sovra tutti posano i piedi: chi si trova -più in alto, chi sta più basso. Il magnate, il nobile, il graduato esige -certe marche di rispetto dal semplice e dal civile; è dovere che gli si -paghino: volergli camminare a fianco è un'ingiuria»[302]. - -[302] _C. Santacolomba_, _op. cit._, p. 377. - -Un giorno il Villabianca, andando in carrozza pel Cassaro in compagnia -del Principe di Paternò, era salutato forse con maggiore riguardo del -solito, ed egli ne traeva ragione di letizia, perchè ci vedeva gli -effetti dell'onore altissimo[303]. - -[303] _Diario_ ined., a. 1796, p. 472. - -Ma il colmo di questo innato principio, fecondato e mantenuto dalla -educazione, avversa a tutto ciò che potesse fin lontanamente intorbidire -la purezza del ceto, è un aneddoto, che brevemente narreremo. - -Festeggiavasi con un gran ballo il già detto parto della Regina -Carolina: ed «uno de' figli del fu Razionale del Patrimonio, Scicli, -perchè ebbe lo spirito di frammischiarsi in questa serata co' nobili, -avendo giuocato a tavolino di dame, ne fu messo fuori sul tardi dal -commissariato della celebrazione della festa, come persona affatto -ignobile ed incapace di unirsi colla Nobiltà. E questo fu fatto ad -istanza di quelle stesse dame che un'ora prima seco lui avean giuocato. -_Non licet omnibus adire Corinthum_. Pover'uomo! Egli spacciò tosto per -sua giustificazione essere originata la sua famiglia da avi nobili; ma -questa affatto non gli fu fatta buona»[304]. - -[304] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 346. Pel seguente - aneddoto vedi anche v. XX, pp. 62-63. - -Questo aneddoto e questa osservazione può destare impressione oggi; ma -non poteva destarne allora, che i distacchi tra le classi erano nella -coscienza di tutti. Diremo, in proposito, cosa che darà ancora meglio la -prova dell'abisso che separava non solo i ceti tra loro, ma anche i -gradi d'un medesimo ceto. - -Il 17 ottobre del 1779 il primogenito del Barone Ignazio Capozzo, un -bravo giovane a 22 anni, sposava la figlia del già morto Principe di -Torrebruna, Girolamo Landolina. I parenti tutti della fanciulla, -scandalizzati, si misero a gridare contro lo sposo, che avea osato levar -gli occhi verso la figliuola di sì gran signore; il contrasto tra lui e -lei essere stridente. Le grida si tradussero in ricorso legale al -Governo, non solo di Sicilia, ma anche di Napoli, e si chiese -l'annullamento del matrimonio. L'annullamento, a dir vero, parve troppo -al Governo; ma una punizione allo sposo, indispensabile; onde il Capozzo -con dispaccio sovrano venne carcerato, proprio carcerato! a -Castellammare, e poi relegato in non so quale riposta prigione del -Regno. E quando rientrò libero a casa sua, dovette benedire alla toga -del Tribunale del Concistoro vestita dal padre suo, ed alle parentele -nobili, state contratte dai suoi antenati. - -Un giorno, senza che nessuno se lo aspettasse, il regio Convitto -Carolino pei nobili giovanetti fu soppresso. Che è che non è? si volle -romperla con la intrusione di qualche ragazzo «di recente nobiltà». -Bisognava rimediare allo sconcio: e vi si rimediò con la istituzione di -un nuovo Convitto, il _S. Ferdinando_, nel quale furono ammessi alunni -con cent'anni di nobiltà, almeno. - -Seguiamo ora un po' davvicino la vita giornaliera, particolarmente da -salotto, dell'alta classe. - -Eccoli, costoro: - - Quant'aprinu la vucca, - -ed hanno - - Carrozzi e vulantini, - Gran tavuli e fistini, - Tutti (_ogni_) commodità[305]. - -[305] _Meli_, _Poesie_, p. 89. - -Paggi, lacchè e servitori popolano le loro anticamere. Per poco che una -della famiglia, il signore soprattutto, la dama, il primogenito, si -muova da una stanza all'altra, si agitano in inchini profondi e in -attitudini rispettosissime. Fuori, cursori a piedi e _volanti_ -accompagnano correndo le carrozze e disimpegnano altri urgenti servizî. -Ad essi vogliono, nella rapidità del fare, contrapporsi i servitori; ne -nascon gare a chi faccia più presto; e, questi in livrea, quelli nel -leggiero vestito ordinario, si rincorrono fuori le mura per vincere un -premio di agilità: prove pericolose, che il Governo è costretto a -vietare per impedire danni alla parte offesa e perdite a chi su di esse -scommetta[306]. - -[306] Il dì 28 Giugno 1788 il Vicerè Principe di Caramanico, «informato - delle perniziose gare che si eccitano tra' servidori di livrea e - volanti, i quali si sfidano a correre furiosamente per lunghi - tratti di vie fuori la città, colla lusinghiera speranza di - riportare chi primo giunga alla meta designata un qualche - guiderdone e una vera acclamazione del volgo; ed informato pure - delle scommesse che si fanno vicendevolmente in favore di - ciascheduno dei sfidanti, le proibisce e le vuol proibite». Stampa - del tempo. - -Stringevasi al Bartels l'animo per l'affanno di codesti infelici nel -trottare al trotto dei cavalli mentre il padrone distrattamente godeva -in cocchi, livree, cavalli, specie quando egli fosse un villan rifatto, -che sfarzava con uomini da lui condotti dalla terra, della quale erano -utili braccia, come della famiglia indispensabile aiuto[307]. - -[307] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 602. - -E volanti, lacchè, staffieri precedono, fiancheggiano e seguono i -signori che vanno a piedi o in vettura, di giorno o di notte, con torce -a vento se in vettura o in portantina, con ceri accesi se a piedi. - -Codesto corteggio non era solo per comodità nelle vie buie o scarsamente -illuminate, ma anche per distinzione. L'arguto Brydone, che in Palermo -ebbe cortesie infinite di nobili amici, ricordava sorridendo -l'inalterabile loro costume di andare in carrozza; solo una volta potè -persuaderli a fare diversamente. Per condiscendenza essi scesero con lui -a piedi pel Cassaro, ma non prima che innanzi a loro andassero i -servitori con grosse torce di cera accese. Eppure il Cassaro era, per le -feste di S. Rosalia, illuminato a giorno![308]. - -[308] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXXIV. - -Di siffatto uso rimane viva la memoria nel motto popolare dialogato: -- -_Appressu!... -- Lu stafferi cu la torcia._ - -Talora uno di codesti servitori o staffieri teneva dietro al padrone -portandogli il nicchio[309]. - -[309] _D. Pippo Romeo_, _Cicalate_, p. 350. - -A qualche vecchio signore abbiamo più volte chiesto dei servitori di -casa sua o d'altrui: e le risposte ci son parse sempre esagerate. -Lasciamole dunque queste notizie orali, ed atteniamoci alle scritte. Un -figlio di famiglia, un cadetto di casa Palmieri di Miccichè, ce ne fa -sapere qualcuna; la nostra opinione, peraltro, è formata sulle carte -tuttora esistenti, di spese. Il Palmieri scrive così: - -«Dei domestici straordinario era il numero nelle case signorili, anche -più modeste. E bisogna vedere con che etichetta si regolassero. Il -cocchiere si sarebbe guardato bene dal salir sopra per servire a -colezione o in una serata; il domestico da livrea non si sarebbe mai -acconciato a cingere un fardello: questo avrebbe fatto soltanto il -mezza-livrea; e non è esagerazione se si porti il numero di tutta -codesta gente a ventidue, ventiquattro persone tra maestro di casa, -camerieri, domestici propriamente detti, cuochi, cocchieri, e via -discorrendo»[310]. V'eran case che tenevano fino a sei lacchè con -livree, alcune delle quali, per voler apparire ricche, riuscivano -stravaganti. Certe dame non avrebbero saputo uscire per le strade senza -un duplice appoggio ad entrambi i lati, quasi si svenissero ad ogni -passo. - -[310] _Palmieri de Miccichè_, _op. cit._, t. I, c. XXXVI. - -«Superbi gli equipaggi; cavalli di razza spagnuola, vigorosi corridori, -per le gite ordinarie; cavalli danesi, romani, napoletani, per le grandi -occasioni, che non mancavano mai. Eguale il lusso delle abitazioni. Si -sarebbe creduto di non averne una bastevole, se questa fosse stata meno -di cinque, sei stanze; dieci, dodici, quindici di fila componevano -l'appartamento del signore: cosa, a dir vero, perdonabile in Sicilia, -dove le adunate sono numerosissime, ed un quartiere piccolo non potrebbe -accogliere tutti coloro che la convenienza vuole invitati. E frattanto, -non v'è nulla di più strano che per un piccolo desinare di società e in -famiglia si debba attraversare un filare di stanze e di gallerie per -trovar poi in un gabinetto il signore o la signora con quattro o cinque -commensali. Si resta sorpresi vedendo queste stanze mobigliate in -damasco, tappezzerie ecc., sedie di cuoio o di paglia.... Il tono di -magnificenza sul quale tutto è montato, impedisce alla Nobiltà di -abbandonarsi al suo naturale gusto ospitale e socievole invitando i -forestieri. Si sentirebbe vergogna di offrire una zuppa come vien viene, -perchè non si vuol comparire altrimenti che in tutto il proprio -splendore. Difatti, quando un desinare od una festa si dà, non si -risparmia nulla. Pare che tutto si voglia buttar giù dalle finestre; ed -io metto pegno se si trovi un paese dove le cose si facciano con -magnificenza, gusto, e vorrei anche dire con raffinatezza voluttuosa più -che a Palermo»[311]. - -[311] _De Borch_, _op. cit._, t. II, pp. 78-80. - -Pittura così viva potrebbe parere esagerata in chi l'ha fatta, il conte -de Borch; ma la esagerazione, caso mai, sarebbe stata in altri -visitatori della città. Tutti, infatti, descrivevano la magnificenza dei -palazzi; tutti guardavano attoniti camere spaziose ed alte, in lunga -fila, con arazzi di gran costo: ostentazione di splendore principesco; -tutti, il nugolo di creati: etichette ambulanti di agiatezza; e le -superbe livree cariche d'oro: affermazione perenne di grandezza -nobiliare, e le carrozze pesanti dell'antica forma, e l'esercito di -battistrada, avviso di signoria magnatizia. E non è sfuggito neanche -questo: che, dopo morto, lì alle catacombe dei Cappuccini, qualche -signore, avvolto nel comun sacco nero, con le mani irrigidite dalla -inesorabile Morte, ti presentava un cartellino per dirti: _Io sono il -Principe A._ -- _Io sono il Marchese B._ -- _Io sono il Conte C._[312]. - -[312] _Bartels_, _op. cit._, v. III, pp. 602-631. - -Ma in mezzo a tanto fastigio di mobili, abiti, pranzi, feste, l'animo, -insoddisfatto, non s'acquetava ad un capriccio stato appagato, ad una -bizzarria compiuta, ad una delicatura non a tutti, e solo a chi avesse -mezzi, possibile. Un non so che d'indefinito, che è infelicità di non -gustar mai nulla, sopravanzava a tutto. I mobili erano una decorazione -mutabile, gli abiti una servitù giornaliera, i pranzi una parata, le -feste una distrazione effimera; ed il fastidio della ricchezza -arieggiava il soffrire della povertà: ricco e povero in qualche cosa si -somigliavano. - -In una delle sue ingegnose concezioni, il Meli vide alcuni genî -divertirsi ad osservare le umane sciocchezze; ed un gran quadro -rappresentar figure e costumi della vita, - - ... chi espriminu lussu e spisi orrenni[313]. - -[313] _Meli_, _Poesie Lu Cafeaus_, p. 137. - -Lusso vide dappertutto e grossi debiti il Villabianca; il quale, a -proposito del nobile Senato di Caltagirone, esclamava in versi: - - Ah che il Senato non è più quel di pria! - Schiavo è fatto de' scribi e de' _sensali_; - -correggendo l'ultima parola _farisei_[314]. - -[314] _Opuscoli_, Ms. Qq., E, 94, della Bibl. Com., opusc. n. 3, p. 103. - -Perchè questo? potrà chiederci il lettore. - -Chi guardi con criteri morali alle esteriorità, penserà che anche i -piaceri lasciano un gran vuoto, e che _possessa vilescunt_. Pure una -conoscenza più esatta delle persone e delle cose del tempo e delle -conseguenze alle quali dovea condurre questa dissipazione induce a -giudicare ben altrimenti. - -«La maggior parte dei signori son coperti di debiti: e le entrate dei -pochi, inadeguate ai loro bisogni; molti vivono in uno stato di miseria -completa»[315]. - -[315] _Galt_, _op. cit._, p. 36. - -Ecco il giudizio di un inglese, venuto nei primordî del sec. XIX a -studiare la Sicilia: giudizio assoluto, e, perchè assoluto, inesatto; -nel quale una gran parte di vero è bensì a presumere, senza potersi -provare. - -E come provare che un uomo, apparentemente dovizioso, facesse sfoggio di -denaro non suo, che forse non avrebbe avuto possibilità di restituire? - -A non radi intervalli una sentenza di tribunale metteva in vendita un -feudo: espropriazione forzata per debiti insoluti. Ed ora un Principe -veniva privato della baronia di Garbanoara col relativo feudo, -acquistato da Girolamo Fatta Oddo pel prezzo di diecimila -quattrocencinquant'onze[316]; ora un altro Principe vedevasi dismembrato -lo _stato_ e la Contea di Cammarata del feudo e della baronia di -Molinazzo, passato alla creditrice D. Lucia Sances[317]; ed ora -volontariamente, per contratto ordinario, quando uno e quando un altro -dei signori era costretto ad alienare qualcosa del suo patrimonio per -rispondere ad impegni gravi ed a bisogni pressanti. - -[316] Sentenza del Tribunale della R. Gran Corte in data del 10 Settembre - 1773. Atto del Not. Camillo M.a Pipitone in Palermo. - -[317] Sentenza del Tribunale della R. Gran Corte, sede civile, in data - del 18 Febbraio 1779. - -Uno studio sugli atti degli antichi notai di Palermo porta a -constatazioni dolorose. Valga per tutte questa: nel 1787 la sostanza -mobiliare del Principe Tommaso Palermo ascendeva alla somma di onze -44765,07 (Lire 570756,65); poco men che quattordici anni dopo, -nell'Aprile del 1801, quella sostanza era ridotta ad onze 3462,06 (L. -44041,26), della quale 207,04 in argenteria giacente al Monte di Pietà. -Non ardite speculazioni, non speciali bonifiche di terre, non atti -insigni di carità aveano consumato il patrimonio di Tommaso (41303,01); -ma il lusso, al quale erasi sfrenatamente abbandonato il figliuolo -Giuseppe, la cui eredità nel 1810 era quasi scomparsa[318]. Si parla -ancora di un feudo del valore di 80000 onze stato venduto per sole 7000! -E la causa di rivendica dei defraudati eredi si trascina ancora dopo un -secolo! - -[318] Vedi Atti del notato Nicolò Barone di Palermo: inventario della - eredità di Tommaso Palermo, in data del 9 nov. 1787; Atti del not. - Rosario Averna: inventario dell'eredità di Giuseppe Giovanni, in - data del 10 aprile 1801; Atti del not. Marco Antonio Averna: - inventario del 18 agosto 1810. (Indicazione dell'avv. Giuseppe - Riservato). - -Nondimeno, la qualificazione di ricche seguiva sempre molte famiglie. - -Non poteva pronunziarsi il nome di questa o di quella, senza il -sottinteso delle sue cospicue ricchezze. Lo _stato_ tale, il feudo tale, -la tale o tal'altra tenuta fornivano ad essa danari a palate, che, per -quanto volesse spendersi, eran sempre molti. «La casa è forte», -ripetevan tutti: ed il fatto stesso che il capo di quella casa si -mantenesse con tanta proprietà, non dava luogo a dubitare. - -Eppure non era sempre così! - -Mancano pubblici documenti o libri di cassa accessibili allo studioso, -dai quali possa di certa scienza rilevarsi quali gravami pesassero sulla -casa, notoriamente per grosse annuali entrate, più che ricca, opulenta. -Rara e debole quindi la diffidenza nei capitalisti e nei banchieri, alle -casse dei quali ad ogni urgenza ricorrevasi attingendo oro che -spensieratamente si profondeva, e «usando della loro fortuna come i -fanciulli dei giocherelli»[319]. - -[319] _G. Quattromani_, _Lettere su Messina e Palermo_, p. 48. Palermo, - 1836. - -Questo spendere alla scioperata però aveva un lato buono: quello di dar -da mangiare ad una poveraglia che sarebbe altrimenti rimasta priva di -pane in un paese senza fabbriche e senza considerevoli opificî, dove il -clima mette in corpo una certa pigrizia, sorella dell'accidia al lavoro. -Così la moltitudine, che vedeva circolare il capitale, rimaneva -soddisfatta. - -Nuove leggi venivano a far conoscere a molti quel che solo pochi -s'andavan sussurrando all'orecchio: ed i fallimenti, rimasti all'ombra, -cadevano sotto i raggi del sole meridiano. La legge sulle soggiogazioni -parve un'ingiustizia verso i debitori, ma fu guarentigia dei creditori. - -Le tristi condizioni descritte nel presente capitolo (che fa seguito al -precedente e si compie con quello sul _Giuoco_) furono energicamente -pennelleggiate dal più schietto pittore dei costumi del tempo, Giovanni -Meli. La invettiva che egli pone in bocca al popolano Sarudda nel -brindisi al Genio di _Palermo_ nella Fieravecchia è oramai documento -storico. - - Ieu vivu a nnomu tò, vecchiu Palermu, - Pirchì eri a tempu la vera cuccagna; - Ti mantinivi cu tutta la magna, - Cu spata e pala, cu curazza ed ermu! - Ora fai lu galanti e pariginu: - Carrozzi, abiti, sfrazzi, gali e lussu; - Ma 'ntra la fitinzia dasti lu mussu, - Ca si' fallutu ahimè! senza un quatrinu. - Oziu, jocu, superbia mmaliditta - T'hannu purtatu a tagghiu di lavanca; - Tardu ora ti nn'avvidi e batti l'anca; - Scutta lu dannu, písciati la sditta! - - - - - _Capitolo XV._ - - - _PASSIONE PEL GIUOCO._ - -Nello elenco delle Maestranze del settecento comparisce per la prima -volta quella dei _cartari_; questo significa che il numero dei -fabbricanti di carte era tale da costituire una vera e propria -corporazione, come le altre del tempo: e non poteva non esserne ragione -il considerevole spaccio della tanto ricercata e tanto pericolosa merce. -Un bando poi del 18 settembre 1785 imponeva la gabella per le carte da -giuoco. - -Comune era nelle conversazioni pubbliche e private il giuoco; senza del -quale la distrazione più dilettevole, e quindi l'attrattiva migliore, -sarebbe mancata. - -Nelle grandi feste con solenni ricevimenti, Vicerè, Pretori e signori di -alta levatura avrebbero creduto di venir meno alle regole elementari di -cortesia non ordinando sale con tavole per giuoco: e «fare il tavolino» -era, ed è tuttavia, la espressione propria di questa maniera di passare -il tempo e di mettere in moto la borsa. - -Alcuni vi si appassionavano a tal segno che ogni altra cura passava per -loro in seconda linea. Il giuoco era fascino morboso, ossessione. Lunghe -ore del giorno, intere notti, essi rimanevano attaccati a quelle sedie, -a quelle tavole: gli occhi avidamente fissi sui gruzzoli di monete che -facevano monticelli nel centro; lo spirito tremebondo al muovere di una -carta, dalla quale dipendeva la sorte loro, della loro famiglia. Il -ricco d'oggi poteva non esserlo più domani; senza testamento, l'ultimo -giocatore diventare il facile erede d'un feudo. L'eguaglianza di ceto -regnava sovrana tra disuguali per censo; ogni cuore chiudevasi alla -pietà, ed il dolore d'uno era la gioia d'un altro. - -Nè solo dei nobili era rovina il giuoco, ma, in generale, di qualunque -persona vi si appassionasse; e però della sua condizione economica, -della sua salute, della sua felicità di borghese[320]. - -[320] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 586. - -La calabresella, il tressetti, la primiera: ecco i passatempi preferiti, -ma la bassetta specialmente, la quale si faceva anche con donne[321]. -Come giuochi pericolosi d'_azzardo_, il Governo li bandiva sempre, e più -severamente che mai il 14 dicembre 1776. Il secondo Marcantonio Colonna -vietava non solo che si giocasse, ma anche che si vedesse giocare a -«bassetta, biribisso, primiera di qualsivoglia sorte, goffo, stopo con -invito, trenta e quaranta, cartetta, banco fallito, regia usanza, o sia -tuppa, faraone, paris e pinta, passa-dieci, sette a otto, scassa -quindici» ecc.; ed al contrario permetteva «quei giuochi leciti che si -usano per onesto sollievo del corpo e dello spirito, quali sono i -giuochi tresette, riversino, picchetto, gannellini, scarcinate, -calapresella, gabella ed altri simili non espressati, nè proibiti, -purchè non importino in qualunque modo e maniera invito e parata». - -[321] _Melchiore_, _Poesie_, pp. 33-34. - -Non è già, ripetiamo, che il giuoco fosse passatempo esclusivo dell'alto -ceto; tanto vero che il bando viceregio accordava che i giuochi permessi -ed altri d'altro genere, pur essi tollerati, si potessero usare «nelle -case de' particolari, nelle botteghe de' mercadanti, caffè, barbieri ed -altri artigiani, ed avanti le medesime»; ma ci vuol poco a vedere che -chi non possiede, non ha nulla da perdere: e le grandi fortune non -potevano restar compromesse da queste piccole concessioni. Le gravi -perdite avvenivano nelle grandi case, dove i pingui patrimonî erano -fomite alla malsana inclinazione. - -Il Caracciolo rinnovò gli sforzi dei suoi predecessori col vecchio -bando, rimasto però lettera morta. Le condizioni dell'abuso eran sempre -le medesime dei secoli precedenti, a nulla essendo valsi capitoli di Re, -prammatiche e costituzioni di Vicerè. Il male si era invece acutizzato -per modo che egli dovette in forma solenne confessare essere in Palermo -il giuoco «funesta origine delle maggiori enormità...; tutti sieguono -perdutamente nella istessa ostinazione, non curando neppure la propria -rovina, nè lo scompiglio e desolazione delle proprie famiglie». - -D. Ippolito de Franchis impiegò mezza giornata per leggere sulle -pubbliche piazze l'ordine viceregio[322]; ma fu fiato buttato anche il -suo, perchè la passione non riconosce impero di legge, ed i giuochi -proibiti continuarono nelle sale dorate e nei _rendez-vous_ d'ogni -sorta. Meli, che più volte alluse all'ingrato tema, vi lasciò cadere in -arguti terzetti la sua urbana satira, descrivendo i giocatori in gara -nell'assalire il più potente tra loro: - -[322] Bando, e Comandamento d'ordine dell'Ecc.mo Sig. D. Domenico - Caracciolo ecc. Vicerè, 10 gennaio 1785. - - E ddà si vidi càdiri da l'altu - Un suldatu senz'arma, e l'autru resta - Cu l'occhi bianchi e lustri comu smaltu; - N'autru di stizza e colira si 'mpesta, - E n'autru cu la sorti 'ntra lu pugnu - Va a tuccari lu celu cu la testa. - La maggior parti rusica un cutugnu, - Pirchì si senti supra l'anca dritta - Di lu cuntrariu sò lu rastu e l'ugnu[323]. - -[323] _Meli_, _Poesie: La Moda_. - -Accecati come erano, non facevano mistero dell'audace trasgressione, e -non pensavano a nascondersi, neanche quando persone estranee al paese, -tra lo stupore e la paura per l'insensato sperpero, stavano a guardarli. -In barba al Governo, il biribissi faceva proseliti più che altro -passatempo; la attrattiva di poter prendere sessantaquattro volte più -della somma puntata sopra un numero, trascinava. Gli stessi giuochi -leciti, consentiti da Re e da Vicerè, compreso il Caracciolo, eran -tutt'altro che innocui, e bisognerebbe sapere che cosa ci fosse sotto, -se gli scacchi, stati introdotti dal Fogliani, destavano tanto -entusiasmo nelle conversazioni nobili e civili, come non sarebbe inutile -ricercare perchè infiniti proseliti contassero i tarocchi, fatti -conoscere dal Vicerè Gaetani di Sermoneta. - -Quando poi giunse Hager, molto rari eran gli scacchi, perchè (il perchè -non ce lo dice lui, ma il Villabianca), trattandosi di lunghe partite, i -tavolini _ad hoc_ ed i lumi portavano sempre una spesa. Non nei caffè -come in Germania, ma in apposite sale, il bigliardo contava pure i suoi -cultori. Non birilli, non bersaglio e, incredibile, non tabacco da fumo. - -Ben altro vide Hyppolite d'Espinchal nei beati giorni della estate del -1800 in mezzo all'alta Società palermitana. Udiamolo da lui: «Dalle 9 p. -m. in poi, noi restavamo liberi e andavamo alle numerose riunioni della -città, nelle quali molte graziose ed eleganti dame eran sempre occupate -in balli, musica e passatempi ordinarî in questo dolcissimo paese: -mentre i mariti, gli zii, i fratelli con vera frenesia si abbandonavano -a giuochi d'_azzardo_, dei quali son fanatici. Così non passava sera -senza probabilità di perdite enormi, tanto in ducati d'oro rotolanti sul -tavolo, quanto in debiti che si contraevano, di somme alle volte -spaventevoli»[324]. - -[324] _D'Espinchal_, _op. cit._, p. 49. - -Eppure in Inghilterra, dalla bocca del celebre Fox, era uscito il famoso -detto: essere il primo piacere della vita quello di guadagnare al -giuoco; il secondo, quello di perdere! - -Sotto la data del 2 marzo 1798 la cronaca cittadina riferiva la notizia -della morte d'una delle più illustri dame di Palermo, una Principessa -puro sangue, la quale al giuoco avea consumato non pure il suo, ma anche -l'altrui, rovinando il marito, degno, invero, di ben altra sorte. - -L'unico suicidio del tempo avvenne per ragion di giuoco. Il patrizio -palermitano Giuseppe Chacon, non trovando conforto alle immense perdite -nel giuoco in Londra ed alla vergogna di non poterle pagare, si toglieva -la vita (1799), corsa fino allora gioconda per larghi guadagni nella -rivendita di quadri ch'egli ritirava dall'Isola in quella capitale[325]. - -[325] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1798, p. 323; a. 1799, p. 387. - Altro suicidio fu quello del controllo Fiorello, il 1º ottobre del - 1818. Per tutta la città se ne fece un gran dire, di che fu eco un - forte sonetto del periodico _Mercurio Siculo_ (Palermo 1818, p. - 76). Più tardi, nel 1832, lo statista F. Cacioppo potè scrivere: - «Il numero dei suicidj in Palermo non ascende comunemente che a due - o tre per anno. È questa un'utile osservazione, giacchè da essa - ricavasi, che il suicidio, sia per timor di religione, sia per - avversione pubblica a tali eccessi di disperatezza, non è radicato - fra noi, come lo è presso altre nazioni. Non bisogna che fare un - paragone con alcune delle principali città d'Europa per conoscere - la differenza, e lodare a questo riguardo la condotta del nostro - popolo». Il paragone era questo: a Copenaghen, 51 suicidî per anno - su 84,000 abitanti; a Parigi, 300 su 700,000; a Londra, 200 su - 1,000,000; a Berlino, 57 su 166,584. (_Cenni statistici sulla - popolazione palermitana_, 52. Pal., Barcellona 1832). - - Coi tempi nuovi, i suicidî in Palermo variano tra i 250 ai 300 - all'anno, quali mancati, quali consumati! - -Nuove di zecca le teorie sul giuoco, forse non dimenticate ora dopo un -secolo. Le somme perdute andavan pagate a qualunque costo, perciocchè -non esistendo un articolo di legge che costringesse a quel pagamento, e -dovendo starsi alla parola di chi giocava; questi, naturalmente, voleva -fare onore al suo nome ed alla sua parola, detta o scritta. - -Un tale, che sopra un signore rovinato pel giuoco, vantava un vecchio -credito, pensò una volta, con uno stratagemma, di trar profitto da -questa rigida e fiera consuetudine per riavere il suo, che in cento -guise aveva sempre invano richiesto. Nelle prime ore d'una uggiosa -giornata, si presenta torvo in viso al suo nobile debitore, il quale -dormiva tuttavia la grossa. «Eccellenza, gli dice con aria di mistero e -di disperazione, stanotte, tentato dal mio maligno genio, ho giocato, e -perduto dugent'onze. Io non ho come pagarle...; vengo da V. E., non a -riscuotere il mio credito, ma ad implorare un aiuto...». - -Il Principe, anima di vero giocatore, senza profferir parola, si alza da -letto, s'accosta ad uno scrigno, l'apre, ne trae fuori un sacchetto e -conta all'ingegnoso inventore della storiella cinquecento scudi l'uno -più lucente dell'altro, e lo ammonisce: «Caro mio, il danaro che si -perde al giuoco è danaro sacro, e si deve pagare. Ecco le dugent'onze; -ma guardatevi bene d'ora innanzi dal giocare più». - -L'autore della trovata con due lacrime spremute dagli occhi si profuse -in ringraziamenti e benedizioni, e, tra riverenze e scappellate, scese a -precipizio le scale, non credendo a se stesso di aver potuto, per tale -sotterfugio e per una teoria di quella fatta, ricuperare il suo danaro. - -Un'altra. - -Nelle sale da giuoco non si doveva andare mai per curiosità: questa -regola, incomprensibile per chi non senta la brutta passione, era pur -tanto comunemente intesa da essersi fatto strada sin nelle basse sfere. -Uno dei facchini, che nei giorni di piogge impetuose allaganti certe -strade della città, facevano da marangoni ai Quattro Canti o in altri -posti del Cassaro, una notte trasportava a spalla un dopo l'altro -parecchi uomini, che venivano da aver giocato; ma quando l'ultimo di -essi, gli disse che egli tornava, non da giocare, ma da aver visto -giocare, lo lasciò, senz'altro, cadere nel torrente. - -Costui non meritava nessun riguardo[326]. - -[326] Anche oggi tra i giocatori di carte usa dire per ischerzo: - _jiccàmulu nn'â ciumara_, a proposito di chi guardi e non giochi. - - - - - _Capitolo XVI._ - - - _CIRCOLI DI CONVERSAZIONE, ROMANZI PIÙ IN USO._ - -Non fu nel settecento viaggiatore che non restasse impressionato di quei -«casini di conversazione», che per noi passavano inosservati. Di questi -casini, o circoli, o _clubs_, o _rendez-vous_, ce n'eran parecchi in -Palermo, e tutti per la Nobiltà. La quale se nel quattrocento e più -tardi, nelle ore antemeridiane, usava al largo della Cattedrale, onde la -denominazione di «Piano dei Cavalieri», rimasta per lungo tempo a quella -piazza[327]; verso la metà del settecento si adunava là dove ora son le -botteghe a pianterreno del monastero di S. Caterina, quasi rimpetto la -Chiesa di S. Matteo; il 1º settembre del 1769, nella casa del D.r -Domenico Caccamisi, presso la Cattedrale, e tre anni dopo anche nel -palazzo Cesarò[328], di fronte alla Chiesa del Salvatore. Quivi in tutte -le ore della sera gran numero di signori dell'aristocrazia convenivano; -e le dame più note della città allietavano della loro presenza il -geniale ritrovo, come di mattina la passavano in compagnia dei cavalieri -presso a S. Matteo. - -[327] _Mongitore_, _Istoria del monastero dei Sett'Angeli_, cap. VII, p. - 91. Palermo, 1726. - -[328] _Meli_, in una sua lirica (ediz. cit., p. 89), ha questi versi: - - Pri li signuri nobili - Ridutti ad opri boni - La Cunvirsazioni - Fissa unni Cisarò. - -I due circoli non bastavan sempre. In estate se ne avea un altro, che -temperava i calori della stagione; ed era (1782) una delle _casine_ -della Piazza Borbonica (Marina), dove «la nobiltà del corpo della Gran -Conversazione, cioè della maggiore, di cavalieri e dame, se la godono -nelle sere al fresco, facendovi dei tavolini a giuoco nel piano, e allo -spesso tenendovi feste da ballo. Il popolo intanto, che vi fa circolo e -n'è spettatore, e specialmente con esso la marineria vicina della Kalsa, -va a partecipare di tal godimento»[329]. - -[329] _Villabianca_, _Palermo d'oggigiorno_, v. I, p. 61. - -Ottimo _club_ della buona compagnia, tenuto con magnificenza e poca -spesa da tutta la Nobiltà, la quale vi si raccoglieva e vi riceveva i -viaggiatori che le venivan presentati, il Cesarò restava aperto tutta la -giornata; ma le adunanze di esso cominciavano ad un'ora di notte (alle -nove di sera, cioè, in luglio), e finivano, alla maniera italiana di -computar le ore, a quattro o cinque ore, cioè, all'una dopo mezzanotte, -nella quale andavasi alla Marina[330]. - -[330] _De Saint-Non_, _op. cit._, t. IV, I. part., p. 141. - -Quali fossero i giuochi, abbiam veduto nel capitolo precedente. - -Qui accade confermare la buona decorazione de circolo, le vaste sale, -l'amabilità di chi vi si adunava e la incantevole libertà tra i due -sessi»: e la conferma viene appunto da un signore viennese che vi fu -ammesso[331]. - -[331] _De M[ayer]_, _op. cit._, lett. XV, p. 148. - -Il tema della conversazione è facile a indovinarsi. Gli uomini, secondo -i tempi e le occasioni, si occupavano di fatti interni del giorno, -giunti ultimamente a loro conoscenza per via di _volanti_, di cocchieri, -di servitori, di lacchè, gazzette ambulanti tutti; de' fatti esterni, -per mezzo di corrieri, fittaioli, procuratori, vassalli, amici, o per -sentita dire dai fogli stampati, o dalle persone giunte sia con l'ultimo -pacchetto da Napoli, sia con legni mercantili da Genova e Livorno, sia -con la vettura corriera da Messina, sia con forestieri provenienti da -Siracusa, Catania e Trapani[332]. Difformi per le cose nostre, uniformi -fin con le medesime parole per le straniere, i giudizî eran pronunciati -a traverso tanti «si dice» che era bazza se di dieci notizie riferite -nei circoli ve ne fosse una esatta. - -[332] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, p. 77. - -La politica estera vi entrava sempre; ma negli ultimi anni, poco o -punto. Se la Francia vi facea capolino, e non potea non farvelo, ciò era -pei suoi Giacobini. - -Le donne, si comprende bene, non conversavano se non di cose loro, dei -loro abiti, dell'ultima moda. Un nuovo costume le interessava quanto può -interessare al sesso femminile il comparir belle, graziose, ben -portanti. L'uso voleva ricevimenti e feste: e ricevimenti e feste erano -argomenti dei loro discorsi. I piccoli e grandi intrighi d'amore si -prestavano a confidenze attraenti, che tutte le donne si sussurravano -all'orecchio e tutte si confidavano rinfronzolandole con particolarità -di luoghi, persone, parole, date, sulle quali si poteva giurare. Era il -solito crescendo di circostanze nella vecchia storiella del marito che, -volendo mettere a prova la segretezza della moglie, le confidò d'essersi -sgravato d'un uovo, il quale dalla mattina alla sera si era moltiplicato -fino a cinquanta. - -Se talora una di esse usciva dalle frivolezze, per entrare in un campo -d'idee generose, poteva avere, avea magari, uditrici affettuosamente, -coscenziosamente benevoli, ma chi sa! forse non tali che si -determinassero all'iniziativa d'una opera nobile e santa. Le nobili e -sante opere della collettività dell'età moderna, non sono se non -l'attuazione di idee largamente pensate, vivamente illuminate dalla fede -nel bene e dall'abitudine all'esercizio della carità, di una o poche -persone. - -«La maldicenza, diceva Hager, è di casa a Palermo come a Parigi. Gli -scherzi spiritosi e gli aneddoti faceti vengono raccontati nel gergo -siciliano, come in gergo si raccontano nella Senna»[333]. - -[333] _Hager_, _Gemälde_, nella versione citata a p. 267, nota. - -Questa facile critica di persone e di cose veniva ordinariamente -interrotta dal giuoco, al quale anch'esse le dame, si davano un cotal -poco, o dalla conversazione coi cavalieri. Allora questa mutava aspetto: -la galanteria saliva dai teneri sguardi alle espressioni della cortesia -nell'antico significato della parola, ma scendeva alle dichiarazioni più -audaci, senza peraltro smettere i misurati inchini, i saluti compassati, -gli studiati complimenti, stereotipati sulla mimica dell'affettazione e -sulle formole d'un ghiacciato galateo[334]. Ed è senz'altro comico che -la etichetta imponesse, non solo da cavalieri a dame, ma anche da -cavalieri a cavalieri, un certo gergo ed una inflessione di voce che -oggi desterebbe la più grande ilarità. Di rito era il _Voscilenza_, -contrazione di _Vostra Eccellenza_, che essi si davano a tutto pasto. - -[334] _Bartels_, _op. cit._, V. III, p. 600. - -La conversazione però non si faceva solo nei circoli, ma anche, e forse -più, nei palazzi privati, per ricorrenze ed occasioni alle volte -eccezionali. Occasione non infrequente e pur sempre lieta il parto di -giovani donne. «Ogni notte si hanno molte conversazioni particolari -(nota P. Brydone), e vi recherà non poca sorpresa questo: che si tengono -sempre nelle camere delle puerpere». Questa circostanza era ignota al -Brydone, il quale una bella mattina vedevasi comparire il Duca di -Verdura (l'amico che a lui e ad un suo concittadino faceva gli onori del -paese), che in tutta fretta veniva a dirgli esser conveniente, anzi -indispensabile, una visita. «La Principessa di Paternò, ci disse, è -stata presa stanotte dai dolori del parto, ed a voi corre il dovere di -presentarle stasera i vostri omaggi. A bella prima credetti ad uno -scherzo; ma l'amico mi assicurò che parlava sul serio, e che sarebbe -stata grave mancanza la nostra di non farle quella visita. Così -sull'imbrunire ci recammo dalla Principessa e la trovammo seduta in -letto, in elegante _déshabillé_, circondata da varî amici. Parlava al -solito e pareva stèsse benissimo. - -«Questa conversazione si ripete ogni notte, per tutta la convalescenza, -la quale dura da undici a dodici giorni: costumanza generale, poichè le -signore son molto prolifiche [sfido io, se sposavano dai 12 ai 15 -anni!]; le conversazioni nella città son tre o quattro -contemporaneamente»[335]. - -[335] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXII. - -Codesta piccante notizia venne confermata pienamente dal Cav. de Mayer. -Nel 1791 egli trovò che «a Palermo non s'invita, non si riceve -ordinariamente; ma le persone si vedono due, tre volte il giorno ed -anche più se hanno relazioni. Le adunanze si tengono presso le donne in -puerperio; e poichè esse sono feconde, frequentissime son le -adunanze»[336]: nè più nè meno che vent'anni prima avea veduto e detto -Brydone: salvo, s'intende, la parte di altri ricevimenti ordinarî e -straordinarî da aggiungere, come vedremo, a questa, esclusivamente -puerperale. - -[336] _De M[ayer]_, _op. cit._, lett. XV. - -Brydone rimase lietamente sorpreso della facilità onde le dame -conversavano seco lui in inglese; facilità che crebbe a vera -disinvoltura al tempo degl'Inglesi in Sicilia. Più familiare ancora il -francese, che quasi ogni nobile possedeva, avendolo appreso, gli uomini -al R. Convitto S. Ferdinando, le donne al R. Educandario Carolino o, in -generale, sotto la guida d'una _bonne_ o d'un aio, che raramente mancava -nelle case signorili. Bisognava anche tener presente che non poche -signore erano state all'Estero, e ne avean preso lingua e fogge. - -Di siffatta familiarità col francese, specialmente dame, usavano a tempo -e a luogo. Alla presenza di forestieri, che non comprendevano l'italiano -e meno ancora il siciliano, da persone finamente educate, con una -gentilezza, dice un tedesco, che confondeva, parlavano il francese, -ovvero, occorrendo, l'inglese[337]; e nel francese aveano, secondo la -mondana espressione d'un nobile ecclesiastico[338], «una chiave facile -ad aprire i gabinetti del cuore». - -[337] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 596. - -[338] _Santacolomba_, _op. cit._, p. 95. - -Parlare poi di cultura femminile nel significato moderno della parola, -non si può, senza creare equivoci. Quella che vi era (e certo -rappresentava qualche cosa, allora) si raccoglie dal programma di studî -del Carolino per le nobili donzelle, dalla Regola dei Collegi di Maria -per le civili. Ordinariamente, poco leggevan le donne, e questo poco era -la minima parte di quel che si leggesse in Continente: in Venezia, p. -e., in Firenze, in Napoli, centri di pubblicazioni romanzesche; là, in -Venezia, sovente originali; qua, in Napoli, quasi sempre tradotte. - -Di romanzi originali siciliani neppur uno ce n'è giunto: e forse non ve -n'ebbero; o, se mai, furono manifestazioni sporadiche, non riuscite a -farsi strada oltre lo scorcio del secolo, come l'invisibile _Romanzino -utile e piacevole_ di quel Francesco Carelli, che fu anima venduta del -Governo. Quando lo stampatore veneziano Rapetti, sotto gli auspicî della -Duchessa Anna-Maria Gioeni, volle iniziare in Palermo una _Biblioteca -galante_, dovette fermarsi al solo primo volume, mentre la medesima -_Biblioteca_, per il gran numero di compratori, veniva su prospera a -Firenze ed a Venezia. - -I libri ameni, meglio favoriti dal sesso gentile, venivano per la via di -Genova e di Livorno, e più comunemente di Napoli. Le novelle e i romanzi -inglesi e francesi, pessimamente tradotti, tenevano il campo conquistato -dagli italiani. - -Entrando nel _boudoir_ d'una dama, o d'una signora del ceto civile, -l'occhio si posava subito su qualche volume elegantemente rilegato della -_Nuova Biblioteca da campagna_, o della _Biblioteca piacevole_, o della -_Biblioteca di villeggiatura_: tre collezioni napoletane levate alle -stelle dalle leggitrici delle due Capitali del Regno. L'ab. Galanti, -autore d'uno studio sopra la morale e i diversi generi di sentimenti, -avea curato una di queste _Biblioteche_, ricca di ventinove tomi; ma -anche qui tutto era forestiero, dall'_Orfanella inglese_ alle _Memorie -di Fanny Spingler_, dalle _Novelle morali_ di Diderot agli _Amori di -milord Bomston_ di Rousseau, dalle _Novelle_ e dalle _Favole_ di St. -Lambert alla _Lucia_, alla _Giulia_, al _Varbeck_, agli _Aneddoti_ del -ricercato d'Arnaud. E vi si appassionavano le nostre damine, e vi -facevan cadere sopra le loro discussioncelle. Conversando con esse in -francese, Hager credette di accorgersi che difettassero di letture -francesi; e si maravigliò che ragazze e signore non sapessero di -Marmontel, di Crebillon, di Mercier[339]; ma ebbe il torto di -appoggiarsi a vaghe notizie negative; e dimenticava, o ignorava forse, -che ve n'erano appassionate per Rousseau e per Voltaire, le pagine dei -quali si facevano spiegare in luoghi nei quali nessuno potesse -sentirle[340]. Vero è che in pubblico mostravano molta simpatia per -l'Alfieri, il Metastasio, il Parini; vero che amavano molto il -Meli[341]; ma la loro predilezione era per la letteratura galante, da -gabinetto, come vogliamo chiamarla: e questa era tutta francese. Che se -gli scrittori nostri se ne scandalizzavano, è bene ricordare che essi -non aveano nulla di proprio da contrapporvi, e non pensavano a -soppiantarla. La _Scelta raccolta italiana di Romanzi_ di Milano (1787, -tredici volumi), rimase ignorata; ignorata pure la larga produzione di -quell'Antonio Piazza, che fu conosciutissimo nell'alta Italia. Solo -qualche racconto dell'inesauribile ab. Chiari penetrò in Sicilia, non -giungendo peraltro a scalzare nè il _Telemaco_ di Fénelon nè il -_Belisario_ di Marmontel, nè il _Diavolo zoppo_ e molto meno il _Gil -Blas di Santillana_ di Le Sage, che con i _Viaggi del Cap. Gulliver_ -dello Swift ed i _Viaggi di Enrico Wanton_ del veneziano Sceriman -tenevano il posto d'onore. Siffatti libri piacevano a donne e ad uomini, -a vecchi ed a fanciulli; ma non riuscirono mai a inumidire tante ciglia -quante ne bagnarono gli _Amori di Adelaide e Comingio_, il -fortunatissimo tra i fortunati racconti divulgati per l'Isola. - -[339] _Hager_, _Gemälde_, loc. cit. - -[340] _Meli_, _Poesie: La Villeggiatura_. - -[341] _Hager_, _op._ e _loc. cit._ - -Tornando ai circoli dei nobili, dobbiamo aggiungere che il principale -tra essi (poichè, come s'è visto, ve n'eran parecchi), era quello della -_Grande conversazione_, lì nel Palazzo Cesarò. - -Di minute particolarità ce ne diede il Conte de Borch, da cui le -riportiamo. - -Questo circolo è «una specie di club inglese, o di Caffè pubblico per la -Nobiltà, al quale vanno tutte le Dame e quanto di più eletto abbia la -città. In esso i forestieri ed i regnicoli, colmati d'ogni maniera di -garbatezze, sono come a casa loro, lieti di poter parlare di affari, di -contrarre conoscenze gradite senza soggezione e senza disuguaglianza. A -qualunque ora vi si ha caffè e rinfreschi a proprie spese. I socî -debbono esser tutti nobili, e vi sono ammessi a bussolo secreto e -strettissimo; sono dugento e pagano un'onza all'anno, e con questa somma -e con quella che si ricava dal giuoco si fa fronte alle spese di pigione -della bellissima casa, di servizio (servi e massari) e di -illuminazione.... Io ho veduto, conclude il nobile visitatore del 1777, -molte istituzioni simili, ma sento il dovere di dichiarare che quella di -Palermo supera le migliori che io abbia viste nel genere in -Italia»[342]. - -[342] _De Borch_, _op. cit._, t. II, lett. XV. Vedi anche _Torremuzza_, - _Giornale Istorico_ ined., carta 176. - -La Conversazione sul finire del secolo non era più da Cesarò. Ai socî -parve un po' fuori centro: e centro per ogni buon palermitano è la -Piazza Vigliena. «Martedì 9 dicembre del 1800 il Re assiste alla -processione della Immacolata dalla casa del Barone Gugino (Bordonaro), -destinata alla Conversazione dei Cavalieri e Dame della città». Così -dice il n. 97 della _Raccolta di Notizie_, di quell'anno. - -Ott'anni dopo, nel 1808, presso la casa di D. Giuseppe Valguarnera e -Gentile Peveri, Marchese di S. Lucia, allato della piazza di S. -Caterina, veniva demolito l'antico teatro dei _Travaglini_ e ricostruito -nella forma dell'attuale _Bellini_, allora, dal nome della regina, -_Carolino_. Una parte della casa del Marchese aggregavasi al nuovo -teatro, con diritto al proprietario di entrata e di libero accesso dallo -interno della propria abitazione; diritto passato più tardi a D. Teresa -Fasone, detta _di S. Isidoro_, rimasta celebre fino ad oggi, anche per -una certa avventura galante avuta con Ferdinando III[343]. - -[343] Da una nota testè trovata dall'onorevole Principe Pietro Lanza di - Trabia in un _Diario_ del suo bisnonno, D. Giuseppe Lanza e - Branciforti, sappiamo che proprio in quell'anno l'antico Circolo di - Cesarò passava accanto al teatro _Carolino_, cioè nella casa di S. - Lucia, e che l'anno seguente vi teneva una splendida festa. Vi - prendeva, o forse continuava a tenervi, il titolo di _Sego_: - titolo, dicono i vecchi, preso dalle candele di sego che vi si - accendevano, ma pure interpretato in altro senso. - - Nel 1816 il diligentissimo cav. Gaspare Palermo scriveva: «In - questa stessa casa del Marchese di S. Lucia al presente si tiene la - Conversazione della Nobiltà, la quale vi passa dallo stesso teatro - senza uscire in istrada». (_Guida_, 2ª ediz., pp. 283-84). - - Nell'anno di grazia 1904 nulla si è mutato. Il Circolo Bellini è il - ritrovo della Nobiltà autentica siciliana in Palermo; la quale pur - si divide tra quello già di Piazza Bologni, detto della - _Paglialora_, andato ora in via Ruggiero Settimo, presso la Badia - del Monte, ed il Circolo Geraci, composto in buona parte di - elementi civili o borghesi. - -In quella casa trapiantavasi da ultimo, e prospera ancora, l'antica -_Grande Conversazione_. - - - - - _Capitolo XVII._ - - - _OSPITALITÀ E GENTILEZZA. BALLI E DUELLI._ - -Una frase del Conte De Borch dianzi riferita suona lode della ospitalità -palermitana, virtù per la quale potè il Barone di Riedesel affermare che -gli uomini «amano ricevere gli stranieri, e questi passan con quelli -piacevolmente il tempo»[344]. Quella frase dobbiamo raccoglierla per -avvalorarla con testimonianze autorevoli. Facciamo parlare gli -stranieri, i quali ne fecero esperimento. - -[344] _Riedesel_, _op. cit._, p. 122. - -Il dovere di ospitalità era (e con lieto animo possiamo dire è) -profondamente sentito da ogni siciliano, fosse anche il meno colto. -Questo i viaggiatori decantavano a coro, e c'impongono di confessarlo -anche noi. Dei tanti che visitarono l'Isola, pochi furono quelli che non -ebbero occasione di accorgersi e di provare questa qualità, che agli -stranieri riusciva provvidenziale. In Palermo si spingeva fino alla -delicatezza. Il vecchio Genio della Città, cui la recente creazione -dello scultore Marabitti faceva nella Villa Giulia pompeggiare con -un'aquila ed un cane dappiè, simboleggia la naturale tendenza del -palermitano a nudrire lo straniero pur divorando sè stesso. Questo Genio -è ormai noto al lettore. I Palermitani, non benevoli verso i loro -concittadini, apron le braccia al primo che venga da fuori. Nel -commercio stesso, la bottega d'un _nazionale_ (come si diceva il -siciliano) era meno simpatica di quella d'un forestiere; e le botteghe -dei Lombardi aveano un concorso che altre non sognavano. - -Nel 1787 l'Ab. Delaporte diceva: «La Sicilia offre ai viaggiatori -vantaggi veramente preziosi e quasi sconosciuti nei paesi nei quali si -crede supplire col danaro a molte virtù: è l'ospitalità generosa di -tutti gli abitanti, avanzo venerando di costumanze antiche, che formava -un legame invidiabile e sacro tra uomini di nazioni diverse. Io ne feci -più volte lieta esperienza. Provvisto di semplici lettere di -raccomandazione ricevute a Messina, io trovai amici dappertutto, -accolto, festeggiato con ogni maniera di servigi e sempre con una -gentilezza, con una cordialità che mi ha colmato di riconoscenza, e -addolcito le fatiche del viaggio»[345]. - -[345] _Le Voyageur françois_. Nouvelle édition, t. XXVIII, pp. 50-51. À - Paris, chez Moutard. MDCCLXXXVII. - -Così pure un altro Abate, R. de Saint-Non: «Poche sono in Europa le -città nelle quali il tono generale sia più amabile, più onesto, e la -Nobiltà abbia tanta _politesse_, tanta naturale affabilità, quanta in -Palermo; al che concorre specialmente il _club_» dianzi citato[346]. - -[346] _De Saint-Non_, _op. cit._, t. IV, I par., p. 141. - -Così il Dr. Hager: «L'indole del siciliano non è meno orgogliosa che -superba o sostenuta; ma i forestieri, come in una campagna che sia poco -frequentata, vi son ricevuti con ispecial dimestichezza ed ospitalità. -Si è lieti quando si vede arrivare qualcuno da lontane contrade: ogni -forestiere è veramente il benvenuto»[347]. - -[347] _Hager_, _Gemälde_, p. 187. - -«Un forestiere che si regoli bene, non ha bisogno di commendatizie: è -subito accolto nelle migliori società. Nelle passeggiate pubbliche le -signore più aristocratiche gli rivolgono la parola, come pur fanno a -teatro se esse si accorgono che egli cerchi far la loro conoscenza; gli -domandano del suo paese, non dell'esser suo. _Eccellenza_ è il titolo -che gli danno. Soventi volte, tanto nelle passeggiate, quanto a teatro, -io non ebbi a durar fatica per conoscere le primarie famiglie. Invitato -ai loro circoli, ho avuto le prove d'una ospitalità amichevole, che si -cercherebbe invano in altre grandi città anche per via di lettere di -raccomandazione». Proseguendo, Bartels aggiunge: «Anche oggi, standomene -a contemplare in un palco la leggiadra bellezza della Principessa X, ho -avuto il piacere di veder cominciare da lei la conversazione, finita con -un suo invito al ricevimento di domani. In quali luoghi si va tanto -incontro al forestiere? Ma in quali altri luoghi si acquista tanta -celebrità ricevendo dei forestieri nella propria casa quanto a -Palermo?»[348]. - -[348] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 601. - -Più tardi, nel secondo decennio dell'ottocento, Gino Capponi, percorsa -la Sicilia e giunto a Palermo, serbava nel suo Diario finora inedito -questo ricordo: «Non vi è forse altro paese dove questi (i forestieri) -siano così accetti, nè in altro luogo può il viaggiatore adempiere -meglio che qua l'oggetto che dovrebbe esser principalissimo, di vivere, -cioè, coi connazionali»[349]. - -[349] _M. Tabarrini_, _Gino Capponi, i suoi tempi, i suoi studi, i suoi - amici_, p. 36. Firenze, Barbèra, 1879. - -Egli poteva ben ripetere quello che un altro toscano, Filippo Pananti, -reduce da Algeri, e ammaliato della franca affabilità e della gentilezza -affettuosa dei Principi di Villafranca e di Valguarnera, avea detto con -Catullo a proposito di certi uomini: «Coloro che li conosceranno un -giorno, li ameranno; e coloro che li avranno amati una volta, li -ameranno sempre»[350]. - -[350] _Pananti_, _Relazione d'un soggiorno in Algeri_, cap. XX. - -Quali i padroni, tali i loro dipendenti; quali i nobili ed i civili, -tali i popolani. Questo principio di ospitalità era ed è innato in -tutti. La liberalità nel ricevere e trattare il forestiere senza un -fine, che non fosse quello di compiere un atto di convenienza e di buona -educazione, era pratica ordinaria. - -Particolareggiando sulla squisita cortesia, il prof. Bartels -ragguagliava della ospitalità delle dame. Pareva a lui di trovarsi non -in un'isola, ma in un paese in contatto immediato e continuo col mondo. - -Nessuno capitava mai in una casetta, in un abituro che non vi venisse -cordialmente festeggiato. Quando Stolberg, prima di giungere a Bagheria, -si fermò innanzi il palazzo del Marchese Celestre di S. Croce, il -castaldo (che per la sua gentilezza già conosciamo) offrì subito a lui -ed al suo compagno di viaggio, vino, letto e commodi d'ogni genere, che -lo confortarono dell'insopportabile scirocco della giornata[351]. - -[351] Vedi nel presente vol. p. 205, e _Zu Stolberg_, _Reise_, v. III, p. - 316. - -Ma noi abbiamo parlato di ospitalità e gentilezze senza parlare delle -forme con le quali l'una e le altre si svolgevano. - -Accompagniamo un forestiere in una visita che egli, giungendo tra noi, -vada a fare. Ad immaginarla ci vorrebbe poco; pure non occorre giocare -di fantasia quando ci son testimonî di vista. - -Il Bartels descrive una di codeste visite fatte da lui, e ricorda i -sonori annunzî dei servitori: _Signori forestieri!_ al suo inoltrarsi -nel salotto; ed il dignitoso ricevimento dell'ospite e la presentazione -di esso Bartels alla signora ed alla compagnia: tutto condotto in guisa -da mostrare la importanza del luogo e la solennità del momento[352]. - -[352] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 603. - -L'inglese Vaughan scende a particolari, che hanno dello spiritoso e sono -verissimi. Riassumiamoli. - -Facendo una visita a persone ragguardevoli, voi siete, secondo -l'etichetta, condotti per una lunga fila di stanze, probabilmente fino -ad un'ultima, in fondo, piccola ma bella, che è forse quella da letto, -ove, se indisposta, la dama riceve. In inverno vi viene offerto caffè; -in estate, acqua diaccia. - -Finita la visita, il padrone di casa attraversa con voi le stanze e vi -accompagna, pronto a farvi un inchino. Importa che voi conosciate tutto -il cerimoniale del momento per non venir meno a' doveri che v'incombono. -Voi, p. e., cominciate ad inchinarvi pregando il Signore che non si dia -pena (_by no means_); ed egli vi risponde che non fa se non lo stretto -suo dovere. Voi vi provate di nuovo ad impedire tanto disagio, ma egli -vi prega di non privare il più umile dei vostri servitori di tanto onore -e piacere.... Se vi capita di lodare le sue belle sale, vi dichiara che -esse sono a vostra disposizione, e che tutto è merito delle vostre lodi. -Vi mostrate disposto ad esprimere la vostra obbligazione agli amici che -vi presentarono a Sua Eccellenza? Ebbene: Sua Eccellenza vi assicura che -la obbligazione è proprio sua, e che gli amici lo giudicavano -discretamente prevedendo il piacer suo nel ricevere un forestiere di -meriti così singolari, che -- voi rispondete -- «sono bontà sua». - -Il resto si passa come si può, con ripetute insistenze per impedire -altro disturbo, e con le migliori espressioni di rincrescimento da parte -di lui per la occasione che gli si toglie di mostrare altrimenti la -propria stima: frase, questa, che, pronunziata a capo della scala, -v'impone le maniere più cortesi e gentili e le parole più rispondenti -alla vostra riconoscenza. Così inchinandovi e indietreggiando sempre, -potete andar soddisfatto di avere alla meglio compiuta la visita. Un'ora -dopo, riceverete una carta o una visita nell'albergo o nell'abitazione -da voi scelta. - -Grande è lo stupore che un inglese prova nel sentirsi rispondere, quando -loda alcun che, case, cavalli, carrozze, che tutto è a disposizione di -lui. Un inglese vede in questo un complimento che basta esso solo a -dimostrare la differenza tra Siciliani ed Inglesi[353]; ma un italiano, -il Rezzonico, prima di lui, vi avea riconosciuto ben altro, e ne avea -preso argomento delle seguenti parole, lusinghiere per ogni isolano, ma -più ancora per la Nobiltà: - -[353] _Vaughan_, _op. cit._, lett. V. - -«L'urbanità, lo spirito, la bellezza delle dame di Palermo, -l'affabilissimo carattere de' cavalieri, ed i loro gentilissimi modi co' -viaggiatori sono invisibili catene che gli ritengono dolcemente in una -città tranquilla e piena d'ozio beato, che dopo il tumulto di Napoli -riesce aggradevole e deliziosa, per quell'equabile tenor di vita e -quella soave dimenticanza d'ogni cura e d'ogni fastidio che gli uomini -talvolta cercano indarno nelle torbide ed inquiete capitali del -continente»[354]. - -[354] _Rezzonico_, _op. cit._, v. I, p. 152. - -Poichè nei ritrovi c'incontriamo sempre con donne, qualche altra notizia -di esse non dovrebbe tornare superflua. Ma dove cercarla se i nostri -scrittori, meno il Villabianca, non ne hanno alcuna? Peraltro, o essi la -danno buona, e allora son sospetti di piacenteria; o la danno cattiva, e -allora fanno nascere il dubbio di malanimo personale: e poi, v'è sempre -quell'ingrata figura del Palermo con quel brutto serpente!... - -Facciam capo dunque ai forestieri. Hager, che si trattenne a lungo e -volentieri nei salotti eleganti e nei circoli di compagnia, ce ne dice -più di tutti. - -«Il pianoforte, mobile di quasi tutta l'Europa, è anche qui abituale -dappertutto. Per mezzo di questo magnifico strumento ho imparato in -Palermo, accanto a dive siciliane, arie appassionate di Cimarosa e di -Fioravanti, e duetti di Andreozzi e di Tritto. L'amore si unisce -inosservato col canto; l'armonia del suono porta quella dei sentimenti, -e non si può immaginar nulla di divino più che un momento così -celestiale. - -«Col pianoforte, pel quale si hanno in Palermo eccellenti sonatori e -compositori, va anche la chitarra, come nelle case della Spagna. Di -questa le ragazze si servono per accompagnare, con la delicatezza che è -propria di siffatto strumento, brevi canzonette popolari siciliane, il -cui contenuto scherzevolmente amoroso non cede in acutezza ed in arguzia -al tedesco. Pure la melodia è diversa, non solo dalla nostra, ma anche -da quella italiana, perchè suona proprio secondo il gusto asiatico, nel -modo che l'arte chiama _moll_ minore, nè più nè meno che io la udii -sulle rive del Bosforo. Essa fu importata dagli Arabi o dagli Aragonesi, -che ancora più lungamente tennero il dominio della Sicilia»[355]. - -[355] È superfluo il dire che quest'affermazione, così recisa, è per lo - meno discutibile. - -E parlando delle donne palermitane: - -«La loro andatura, i loro balli, ogni loro movimento tramandano un non -so che di dolce e di delicato; di esse tutto somiglia alle mimiche -attitudini che Rehberg a Napoli ha ritratto in assai gentile maniera in -Lady Hamilton. La loro conversazione è vivace, il loro sguardo -espressivo, ora con fisonomia languida, ora con sorrisi maliziosi, ora -con parole scherzevoli; il suono della loro voce è dolce, e la loro -presenza spira in tutti gli astanti serenità»[356]. - -[356] _Hager_, _Gemälde_ e _Maria Pitrè_, _Donne, passeggiate e società - in Palermo nello scorcio del sec. XVIII descritte da_ _J. Hager_, - pp. 5 e 6. Palermo, 1901. Cfr. pure _Goethe_, _op. cit._, lett. 16 - marzo 1787. - -Non ti pare egli, amabile lettore, che il prof. Hager, dimenticando per -poco il suo brutto arabo, per cui fu chiamato dal Re a giudicare della -_impostura saracena_ del Vella, abbia perduto la testa per qualche bella -ragazza, o bella dama? - -I balli! Oh i balli eran pure un gran divertimento! Peccato che nessuno -d'allora abbia pensato a descriverli! Neanche questo stesso Hager, che -ci si trovò così di frequente; neanche d'Espinchal, che vi prese parte -godendo i beati ozii palermitani del 1800. - -E che balli! Uno dei più graditi e forse dei tenuti più in conto, era il -minuetto, espressione della società d'allora, ma pur sempre grazioso. -Quando oggidì si vuole alludere a cosa che ci si somministri a -spilluzzico, sì che si rimanga un cotal poco in pena, usa dire in -Sicilia: _Mi fa lu manuettu cu lu suspiru_, frase che ricorda una -particolare figura della cerimoniosa danza, con pose mimiche di -prestabiliti sospiri. Avverso per indole a qualsiasi caricatura di vita, -il popolino non poteva guardare con piacere tutte quelle finzioni, e vi -creava sopra il non benevolo motto. - -Ma il ballo non era un semplice esercizio fisico e di educazione, come -quello che s'insegnava alle nobili donzelle del R. Educandato Carolino -ed ai nobili giovinetti del R. Convitto S. Ferdinando; nè poteva, in -vero, dirsi uno svago da cenobiti. Francesco Sampolo, che ballò la parte -sua, perchè anche lui fu giovane, e della società del suo tempo studiò i -difetti, scrisse qualche verso in proposito; donde si vede a che ufficio -la danza servisse, e come le mani, i piedi, che si palpano, si toccano, -s'intrecciano, si stringono, s'avvinghiano, siano, ed eternamente -saranno, lacci potenti d'amore. Egli stesso, numerava un per uno questi -lacci, raffigurati da altrettanti balli. La seguente lista è la più -copiosa che da noi si conosca: - - Lu quàcquaru, la starna, la scuzzisi, - Lu savojardu, lu 'ngaggiu d'amuri, - Lu valson, lu pulaccu, l'olannisi, - Lu manuettu di lu stissu Amuri. - L'ussaru, lu 'ngongò, lu tirolisi, - Lu sursì, l'alemanna, su' d'amuri - Ministri, chi cci 'mbrogghianu li carti - E fannu cchiù ruini chi 'un fa Marti. - -Pedanteggiando, potrebbe discutersi sulla triplice comparsa della parola -_amuri_; però ci vuol poco a capire che essa non è fortuita, ma fatta -con arte. Se poi il lettore ha nel genere una certa erudizione che a noi -difetta, non troverà difficoltà a riportare ai nomi originali parte dei -quattordici nomi sicilianizzati di danze. Quei nomi, altronde, nei -ritrovi correvano quali erano giunti dall'estero, e bisognava sentire -con quale correttezza di pronunzia li dicesse, con quale franchezza di -tatto li insegnasse il più scrupoloso ministro d'Euterpe d'allora, -Domenico Dalmazzi. - -Oh tre volte e quattro volte benedetto Maestro, che, lasciando per -Palermo la natia Genova, tante generazioni educasti all'arte che fu tua! -Morendo (1797), tu lasciasti largo compianto di fanciulle e di giovani -desiosi di danze; e chi sa che, trasportato per le vaghe regioni della -fantasia, non ti sarai, anche tu, abbandonato alle ineffabili dolcezze -sognate dal poeta, che cantava: - - Mentri ca godi grata sinfunia - Di trummi, contrabassi e vijulini, - E senti lu cuncertu e l'armunia - Di citarri francisi e minnulini, - E ammira lu 'ntricciu e la mastria - Di li balletti e di li ballerini, - Ed è 'ntra li piaciri tutt'astrattu - Ogni armuzza si cogghi a lu strasattu[357]. - -[357] Ogni cuore vien preso all'improvviso. - - _F. Sampolo_, _Parte quarta. Lu Cavaler serventi, Cicalata_, ottave - 46 e 49. Ms. inedito, messo a nostra disposizione dal venerando - prof. Luigi Sampolo, figlio del valoroso poeta. - -Con questi ardori è facile immaginare quel che dovesse avvenire tra le -teste calde dei giovani. Ad ogni menoma occasione sorgevano contrasti; -per lievi malintesi di inavvertite preferenze nei balli, per -impercettibili violazioni di etichette, passavasi a vie estreme; e -cartelli di sfida venivano issofatto lanciati, specie nei giorni di -ridotti carnevaleschi o al giungere di qualche bella, compromettente -artista del S. Cecilia o del S. Caterina (oggi teatro Bellini). - -Ai duelli, altronde, si era per antica consuetudine adusati. Al S. -Ferdinando, tra le varie discipline che s'impartivano, non mancavano le -cavalleresche. La scherma, una delle cinque piaghe, non già d'Egitto, ma -della Sicilia, lamentate dal poeta benedettino P. Paolo Catania[358], -possedeva un abilissimo insegnante in un tal Torchiarotto. A lui faceva -codazzo uno stuolo interminabile di ammiratori; a lui si rivolgevano per -esser preparati coloro che cercavano nelle vertenze di cavalleria farsi -ragione. - -[358] _P. Catania_, _Theatro ove si rappresentano le miserie umane_ ecc. - Palermo, 1665. - -Una poesia, andata in giro tra gli schermidori di Palermo (1784), dà la -misura dell'ammirazione che gli professavano i suoi devoti. È una stampa -del tempo, che fedelmente ripubblichiamo: - -«In lode del celebre maestro di spada D. Antonino Torchiarotto, -inventore e direttore del battimento nella contradanza allusiva alla -presa della fortezza di Algeri: - - SONETTO - - Marte, cui deve il primo onor la spada, - Rese nel campo mille eroi guerrieri. - Ma fra l'orride stragi agli alti imperi - Schiude di gloria sanguinosa strada. - Nuovo Marte tu sei, e fai che cada, - L'audace Moro ai colpi tuoi non veri - Formi col brando i nostri, i tuoi piaceri; - Porti illustre vittoria u' più ti aggrada. - I tuoi seguaci in eleganti pruove - Con grati giri e con maestri passi - Spingi fra loro a belle pugne e nuove. - Così tu vinci il natural dell'arte, - Mentre i limiti suoi dolce sorpassi. - Or ceda a te l'onor lo stesso Marte»[359]. - -[359] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVIII, p. 210. - -E poichè Marte ha ceduto le armi a Torchiarotto, giova avvertire che -anche nei più grossi scontri le cose non si facevano troppo sul serio, -perchè poche tracce cruente si scoprono di partite cavalleresche. - - - - - _Capitolo XVIII._ - - - _DAME BELLE, DAME BUONE, DAME VIRTUOSE._ - -Le donne che abbiamo qua e là, nel corso di queste pagine, incontrate, -non son le sole della società del tempo. Astri maggiori, splendenti di -luce propria nel firmamento muliebre della Nobiltà siciliana, esse -gareggiavano in attrattive di grazia dominatrice, in distinzione di -eleganza. - -La vaghissima Marianna Mantegna, col suo delizioso neo sul seno -d'alabastro, ispirava al Meli la canzonetta _Lu Neu_, che contiene non -innocenti arditezze: - - Tu filici, tu beatu - 'Nzoccu si', purrettu o neu! - 'Ntra ssu pettu delicatu - Oh putissi staricc'eu! - 'Ntra ssi nivi ancora intatti - Comu sedi, comu spicchi! - Ali! lu cori già mi sbatti, - Fa la gula nnicchi nnicchi![360]. - -[360] _Meli_, _Poesie: Lirica_, ode XI, p. 38. - -Gli occhi non sai se più penetranti o voluttuosi della Duchessa di -Floridia, Lucia Migliaccio, facevano battere cento cuori e penetravano -fino alle midolle del buon Poeta[361], che nella dolcissima tra le sue -dolci odi _L'Occhi_ cantava: - -[361] _Palmieri de Miccichè_, _op. cit._, t. I, c. XI. - - Ucchiuzzi niuri, - Si taliati[362] - Faciti càdiri - Munti e citati. - Ha tanta grazia - Ssa vavaredda[363] - Quannu si situa - Menza a vanedda, - Chi, veru martiri - Di lu disiu, - Cadi in deliquiu - Lu cori miu....[364]. - -[362] _Taliati_, guardate. - -[363] _Vavaredda_, pupilla. - -[364] _Meli_, _Poesie: Lirica_, ode V, p. 35. - - Varie famiglie attribuiscono per tradizione a una loro propria - antenata la ispirazione di questa canzonetta. La verità è questa: - che il Meli la scrisse proprio per la Duchessa di Floridia, la - quale, rimasta vedova, alla morte di Maria Carolina, regina di - Napoli e Sicilia, divenne moglie morganatica, non felice nè ricca, - di Re Ferdinando III. - -Riandando con la memoria e celebrando nel suo _Gemälde_ le principali -fattezze femminili da lui viste, il prof. Hager metteva in prima linea -la Principessa di Leonforte (poi di Butera), una vera Aspasia per le sue -forme e pel suo ingegno. Beltà come la sua, nessuno tra quanti la -conobbero ricordava: e tutti dicevano dei suoi occhi di gazzella, della -sua testa scultoria, resa maravigliosa dai ricchissimi gioielli[365]. -Chi stenta a riconoscerla, la identifichi con la seconda Caterina -Branciforti, e saprà subito chi ella fosse, anche senza il ritratto che -ne fece il siculo poeta delle venustà del tempo[366]. - -[365] _Palmieri de Miccichè_, _op._ e _loc. cit._ - -[366] _Meli_, _Poesie_, p. 103. - -Leggiadre le signore di Calascibetta, di Villarosata, di Castelforte e -molte altre minori. Rimettendo il piede in Terraferma, sul Ponte della -Maddalena, Hager incontrava (dicembre 1796), un'ultima volta ammirando, -la simpatica Principessa di Petrulla e la Marchesa d'Altavilla, di casa, -crediamo, Bologna, accompagnate dal Marchese di Roccaforte e dal -Principino della Cattolica[367]. - -[367] _Hager_, _Gemälde_, pp. 57 e segg. e 235. - -E lì, a Napoli, gemme l'una più dell'altra preziosa, queste dame -componevano la corona della altera Maria Carolina, confermando con la -loro presenza l'antica reputazione del tipo estetico dell'Isola: forme -giunoniche e taglie mezzane, volti rosei ed ardenti e visi -sentimentalmente pallidi, chiome dai riflessi dell'ebano alternantisi -con le bionde oro, grandi occhi neri lampeggianti allato a languidi -cerulei, quali più, quali meno, imperiosi e carrezzevoli, dalle -interrogazioni rapide e dalle meste vaghezze d'un sogno. - -Esse si eran chiamate Aurora Filingeri, Maria Gravina, Caterina Bonanno: -Principesse di Cutò, di Palagonia, di Roccafiorita (1775) e Marianna -Requesen Contessa di Buscemi (1777). Scomparse dalla vita e ritratte -dalla società, ricomparivano nelle grazie delle loro incantevoli -figliuole, o congiunte, o amiche, od anche emule: Marianna e Ferdinanda -Branciforti, Principessa di Butera l'una, Contessa di Mazarino l'altra, -Stefania Bologna Marchesa della Sambuca ed Anna-Maria Ventimiglia -Contessa Ventimiglia-Belmonte (1780). Belle, superbamente belle tutte, -come la Principessa di Carini Caterina La Grua, nome che richiama ad una -forte leggenda[368]: la Duchessa di Belmurgo Rosalia Platamone, la -Principessa di Villafranca Giuseppina Moncada, la Principessa di Scordia -Stefania Valguarnera e Felice di Napoli Marchesa di Giarratana (1797), -la quale non vuolsi confondere con la Lionora. - -[368] Vedi nel presente vol., p. 42. - -Dame d'alto lignaggio, costoro brillavano con l'ideale di loro -gentilezza nei circoli, con la prestanza di loro signorilità nel ceto, -col fasto di loro casato nelle due Capitali e fuori. - -Pieni d'ammirazione per tante dive dell'Olimpo siciliano, alcuni -scrittori del tempo non sapevano far differenza tra bellezza e bellezza. -I tipi più eletti eran lì, sorriso gaio di natura, fascino potente di -uomini, invidia mal celata di donne. Profili spiritualmente greci, dagli -occhi e dalla capigliatura corvina, dai lineamenti correttissimi, quelle -dive passavano ammirate tra la folla, corteggiate tra le conversazioni. -Bartels, astraendosi talvolta dalle sue severe lucubrazioni economiche e -storiche, vide «a Palermo ed a Venezia le più splendide donne, in faccia -alle quali anche Paride sarebbe restato incerto a chi assegnare il pomo -d'oro»[369]. - -[369] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 605. - -Le figure più snelle offrivano anche allora agli osservatori stranieri -«un'idea di quelle bellezze che una volta servirono di modello a -Prassitele ed a Policleto in quest'Isola greca, e che infiammarono Aci -per Galatea». E lanciandoli fantasticamente in mezzo alle favole ed alla -storia, li richiamavano a quella siciliana che fece girare il capo ad -Eufemio, quando nel secolo IX l'Isola cadeva sotto la dominazione degli -Arabi[370]. - -[370] _Hager_, _Gemälde_, nella cit. vers. di M. Pitrè, p. 4. - -Tra le rare onorificenze e, perchè rare, pregiate, qualcuna -concedevasene a donne, per meriti e virtù preclare. - -Dopo il quarto ventennio del secolo la Marchesa Regiovanni, Sigismonda -Maria Ventimiglia, veniva insignita del sacro militare ordine -gerosolimitano con la medesima croce ed i medesimi privilegi che avean -goduto e godevano la Principessa di Valguarnera e la Marchesa -Fogliani-Malelupi. Lionora Di Napoli, Principessa e Marchesa di -Spaccaforno, indossava l'abito di Malta e la gran croce di -devozione[371]: e quando ogni anno il Gran Maestro dell'Ordine mandava -il solito tributo solenne del falcone a Re Ferdinando, ella, in mezzo ai -pochi cavalieri che della distinzione si onoravano, attirava gli -appassionati sguardi della folla. - -[371] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XIX, p. 223; v. XX, p. 12. - -Con queste, altre dame con altre insegne. - -Poco prima dell'abolizione del S. Uffizio un Grande Inquisitore -viaggiava per le campagne di Sciacca. A un tratto, nel feudo Verdura, -una masnada di ladri sbuca da una macchia, lo assale ed è quasi per -finirlo. Non discosto da lui è la Duchessa Leofanti coi suoi uomini; -alle grida dell'assalito ed alle voci degli assalitori, ella, con -ardimento più che virile, accorre, investe e mette in fuga i ribaldi -salvando il malcapitato uomo. Per quest'atto la Duchessa veniva decorata -in perpetuo, per sè e per le sue discendenti, dell'Ordine cavalleresco -della SS. Inquisizione[372]. Quella crocetta verdescuro e bianca, pur -dopo la soppressione dell'aborrito Tribunale, fregiò più d'un petto -femminile, coprì molti palpiti, oggetto di fiero, inestinguibile odio e -di viva ammirazione. - -[372] _V. Mortillaro_, _Leggende storiche siciliane dal XIII al XIX - secolo_. 2ª edizione, p. 177. Pal., Pensante, 1866. - -E con le valenti erano anche le dame colte e virtuose, nelle quali -l'ardore del vero era così intenso come fecondo il culto del bello. - -La spiritosa giovane Baronessa Martines metteva in musica con dolcezza -degna dell'originale qualche canzonetta che l'amabile Cantore delle -«Quattro Stagioni» scriveva per lei. Anna Maria Bonanno, ingegno pronto -e luminoso, con profondo intelletto studiava gli scelti volumi del suo -ricco studio; sì che a lei faceva omaggio della sua _Biblioteca galante_ -il tipografo Rapetti[373]. Educando la prole alla pietà, non fu lieta -dei frutti della sua buona educazione; chè il figlio Agesilao si rendeva -un giorno colpevole di contumelie ad un Giudice del Concistoro[374]. - -[373] Firenze e Palermo, MDCCLXXVIII, p. III. - -[374] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1797, p. 50. - -Una figliuola del Principe di Campofranco, monaca in uno dei principali -monasteri, scriveva sapientemente di morale[375]: e fresca era la -memoria della povera Anna Maria Alliata, primogenita di Pietro, Duca di -Salaparuta, la quale, morendo a trentanove anni, lasciava nome di -cultrice di filosofia[376]. - -[375] _Houel_, _op. cit._, v. I, p. 67. Vedi pure nel vol. II di questa - nostra opera il cap. _Monache_. - -[376] Gioverebbe accertarsi se fosse stata veramente indirizzata a lei la - odicina testè pubblicata nelle _Opere poetiche_ del _Meli_, ediz. - Alfano, p. 296: - - Vulennu farisi - Virtù 'na cedda ecc. - -Parlandosi della Principessa di Villafranca, a titolo di lode fu scritto -(1794) esser ella tutta dedita a conversazioni istruttive e ad -occupazioni ben diverse da quelle di altre donne. Il lettore prenda nota -di questa lode[377], e si procuri le _Lezioni sulla educazione_ della -culta dama. - -[377] _Cannella_, _Lettre sur la littérature de Palerme_ ecc. pp. 42-43. - A Naples. 1794. Cfr. in questo nostro vol. il cap. _Libertà di - costume_. - -Triste esperienza della vita ammaestra che gli uomini s'inchinano al -sole che nasce e voltano le spalle a quello che tramonta. Chi è in auge -od anche in ordinaria prosperità di fortuna è carezzato, corteggiato, -adulato; la sua stella declina, ed egli cade in dimenticanza. Il _Dum -eris felix_ di Ovidio si ripete assai più frequente di quel che si possa -immaginare. - -Nei momenti più tristi del Marchese Fogliani, quando una turba -incosciente urlava: _Viva il Re! Fuori il Vicerè!_ pochi serbarono al -Principe contro cui s'imprecava i riguardi prodigati al Principe fino -allora regnante. Tra questi e sopra questi pochi fu una donna, la -Contessa di Caltanissetta, vedova Ruffo Moncada. Costei, degna di sue -copiose ricchezze, affrettavasi a far sapere all'afflitto Marchese che -teneva a disposizione di lui i suoi beni, e pronte a qualunque di lui -bisogno le migliaia di scudi della sua cassa[378]: offerta di anima -nobilissima, la quale aveva anche il coraggio di affrontare non pur la -impopolarità del momento, ma anche le ire della plebaglia d'allora. - -[378] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XX, p. 279. - -Tra tante dame che non negavano un sorriso ai lodatori e forse -s'inebbriavano ai profumi del loro eccelso casato e del sangue generoso -dei loro avi, erano donne casalinghe ed economiche, tutte cura di -famiglia: tipo non unico ma perfetto, Rosalia dei Principi di Resuttana, -che meritò un bel ricordo in un libro di viaggi del tempo[379]. - -[379] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXIX. - -Ad atti di religione attendeva la Consororita di S. Maria delle -Raccomandate, presso Porta di Vicari (S. Antonino). Per lungo volger -d'anni ne tennero le sorti ora Caterina Tommasi Principessa di Lampedusa -(1794), ora la Principessa di Furnari Maria Teresa Marziano (1800), -coadiuvate dalle _congiunte_. Alla Principessa Maddalena Gravina vedova -Rammacca e a Bernardina Oneto di S. Lorenzo (1794) seguivano la vedova -Duchessa di Castellana Antonia Bonanno (1795), la Baronessa Teresa -Schittini e la Principessa d'Aragona Marianna Naselli-Agliata (1798-99); -ed a queste Stefania Branciforti Principessa di Scordia (1800), sempre -piene di fiducia nella perpetua tesoriera vedova Principessa di S. -Giuseppe, Maria Barlotta. - -Il numero delle vedove nella pia congrega fa pensare ai disinganni della -vita dopo le grandi sventure, per le quali il bisogno di conforto -religioso si fa più che mai imperioso, e le pratiche divote si levano -dal semplice misticismo al più profondo sentimento di Dio. Non abbiamo -le fedi di battesimo e di stato civile delle altre nobili consuore, ma -ci sentiamo quasi autorizzati a credere che tra esse non erano, poche -eccezioni fatte, nè giovani, nè ragazze, nè donne, alle quali più -sorridessero gioie di idealità avvenire. - -Presso che ignoto l'uso moderno dei comitati. Il bene, chi sentiva di -doverlo fare, sapeva dove e come farlo. Tuttavia, eccezionalmente, un -Comitato misto di signori e di signore s'incontra verso la fine del -secolo. Nel luglio del 1796 l'Arcivescovo e Presidente del Regno Lopez y -Royo, affine d'ingraziarsi la Corte, nominava una commissione di dame, -di cavalieri e di mercanti che raccogliesse danaro tra i nobili ed i -civili a favore del Re. Col Pretore Principe del Cassaro era la -Pretoressa Felice Naselli, col Capitan Giustiziere Conte di San Marco la -Capitanessa Vittoria Filingeri nata Agliata, e Rosalia Di Napoli -Marchesa di Montescaglioso e la Principessa della Trabia Marianna -Branciforti Lanza, alla quale la carità non era impedimento negli uffici -di Dama della Regina, come non pareva distrazione alla passione, che in -lei si disse potente, pel giuoco. - -La somma che questo Comitato potè mettere insieme fu cospicua, ma chi si -fosse trovato a sentire coloro ai quali chiedevasi una contribuzione, si -sarebbe senz'altro turate le orecchie. - -Non un libro d'oro ci ha tramandato coi nomi le opere di codeste donne; -anzi i nomi stessi ci mancano, perchè molte di esse si restavano -nell'ombra. Giornali che le mettessero in evidenza non c'erano: e la -cronaca mondana correva orale piuttosto che stampata e divulgata come -ora tra i curiosi e gli sfaccendati. Eppure a noi è consentito affermare -che se non furono tutte Veneri le belle, la beltà di molte fu fine e -soave; se non eroine le buone, la loro benemerenza, chi se l'acquistò, -non fu fittizia nè bugiarda. Molte le creature deboli e leggiere, ma -molte anche le forti: e di fronte ad amori avventurosi, quali comportava -con la suggestione la triste morbosità dei tempi, vi ebbero affetti -elevati, che alle ebbrezze chimeriche contrapposero serenità ragionevoli -ed alle seduzioni materiali del corpo le sublimi idealità dello spirito. - -Veniamo ora alle dolenti note dell'ambiente nel quale donne belle ed -avvenenti poterono non partecipare all'esercizio delle virtù ed esserne -distratte dalla influenza d'allora. - - - - - _Capitolo XIX._ - - - _LIBERTÀ DI COSTUME, CICISBEISMO._ - -La storia non mai scritta della vita siciliana offre, per la seconda -metà del settecento, lo strano e quasi incredibile fenomeno d'una certa -rilassatezza di costume. Si tratta d'un lungo episodio -- chiamiamolo -così -- del poema morale dell'Isola, e bisogna rassegnarsi a percorrerlo -anche quando l'amor proprio di chi scrive e di chi legge ne resti -mortificato per la tradizionale aureola di rigidezza onde ogni buon -isolano si abbella. Per fortuna, gli attori dell'episodio sono, -relativamente alla popolazione intera, di numero sparutissimo, e di -quasi una sola classe. - -Siamo dunque nello scorcio del secolo XVIII. La moda straniera, come -diremo, valicando monti e mari, veniva ad assidersi sovrana tra l'eterno -femminino della Capitale. La galanteria francese con orpelli ed insidie -tutto informava il costume dell'alta classe e, per imitazione, o per -esempio, o per contagio, della media. - -La libertà di fogge e di maniere, come sprigionata dalle secolari -pastoie, veniva arditamente fuori in non corrette manifestazioni. La -Francia era la gran tentatrice, e le sue lusinghe giungevano apertamente -o sottomano. Dalla Francia un galateo non prima sognato, dalla Francia -libri ed oggetti licenziosi. Le autorità civili e le ecclesiastiche -vigilavano zelantissime, confondendo sovente il male reale col male -immaginario, il bene assoluto col bene relativo; ma i loro occhi d'Argo -e le loro braccia di Briareo non riuscivan sempre ad impedire relazioni -occulte di commercio malsano, o creduto tale[380]. E che cosa, -d'altronde, non poteva penetrare in città, quando in una sola volta, non -meno di venti forestieri residenti in Palermo, usciti col pretesto di -andare a bere un thè sopra un legno straniero ancorato nel porto, -ritornavano di pieno giorno, carichi di preziose merci di -contrabbando?[381]. Nel 1782 si riusciva a metter le mani sopra non so -quanti ventagli giunti intatti da Parigi. Due anni dopo, per ordine -dell'Arcivescovo Sanseverino, non so quanti altri, con figure che -facevano arrossire anche i libertini, ne ardeva il boja; e nel 1790 si -diffondevano davanti alla polizia figure che erano il colmo della -sconcezza. Pure il malcostume al quale si chiudeva la porta entrava per -la finestra; e le frequenti arsioni di merci proibite non impedivano che -si facessero strada costumanze licenziose; anzi esse diventavano -patrimonio comune appunto quando le autorità si moltiplicavano nello -sbarrar loro la strada. - -[380] Vedi il cap. VIII, {p. 133}. - -[381] _Bartels_, _op. cit._, v. III. - -Le prime conseguenze della inconsulta condotta del Governo le risentiva -la educazione, non più madre, ma madrigna; la quale preparava un -avvenire poco edificante per le donne anche delle buone famiglie. -Mentre, secondo Brydone, prima della celebrazione delle nozze non era -permessa domestichezza di sorta tra i giovani dei due sessi in Italia, -le signorine palermitane, disinvolte, affabili senza affettazione, -cominciavano a rallentare la severa consuetudine di stare ai fianchi -delle mamme. Mentre queste in Continente conducevano le figliuole in -società guardando non al diporto, ma al secondo fine di disporle al -matrimonio, pur sempre paurose che esse non venissero loro ad ogni -istante rapite, o che prendessero la fuga; in Sicilia mostravano una -certa confidenza nelle loro figliuole, e permettevano che il loro -carattere si svolgesse e maturasse[382]. - -[382] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXIX. - -Bartels volle indagare lo spirito di questa nuova educazione, e ne trovò -le ragioni, alle quali facciamo larghe riserve. Ecco in proposito una -sua pagina, che gioverà come informazione, ma non già come -apprezzamento; perchè, alla maniera di altri del medesimo genere, questo -apprezzamento non corrisponde tutto alle condizioni del paese di allora. - -«Il tenore di vita di società è libero e piacevole, e più leggiadro per -le nubili, le quali in tutto il resto d'Italia non compariscono mai. Qui -non si guarda più che tanto alla età acconcia a prender parte ai piaceri -del mondo. Una filosofia ben intesa, non più offuscata da principî -religiosi, ha preso piede fermo nella Capitale dell'Isola: e già si -riconosce quanto sia pericoloso per una ragazza ignara della vita il -passaggio improvviso dalla oscurità del chiostro alla luce abbagliante -del mondo, tanto più pericoloso in quanto il temperamento, per ragione -del clima, è ardente. Qui per le ragazze si stima necessaria la entrata -prematura in società, acciò non manchi in esse la conoscenza dei -pericoli stando ancora sotto la direzione dei genitori. Nè accade -fermarsi sulle particolarità di quest'argomento, perchè basta solo il -fatto che qui, come altrove in Italia, usa il cavalier servente, e che -per passione irrefrenata il palermitano cerca di spendere quanto più -può, e, in ogni occasione, di primeggiare. Così la madre non si occupa -assolutamente della educazione dei figli, i quali, com'è ovvio supporre, -non avranno alla loro volta imparato nulla. Però incontra in Palermo ciò -che non incontra fuori, in Italia: una ragazza che possa facilmente dare -un passo falso: e questa è conseguenza naturale della conoscenza precoce -dei piaceri mondani; conoscenza che, trovando la ragazza un cotal poco -emancipata dalla sorveglianza paterna e materna e completamente -abbandonata a se stessa, dà ad essa agio di profittare dei molti -godimenti. - -«Non è pertanto a dubitare della influenza che questa pratica debba -esercitare sulla salute di lei, e del come essa sia ragione degli -infelici matrimonî che si contraggono, della rovina dei mariti e della -nervosità delle mogli»[383]. Al che concorrevano anche e in alto grado -gli sposalizî anticipati dei quali abbiam fatto cenno[384], e pei quali, -mogli a dodici, quattordici anni di età, erano nonne a trenta[385]. - -[383] _Bartels_, _op. cit._, v. III, pp. 597-99. - -[384] Vedi a p. 275. - -[385] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXII. -- _Hager_, _Gemälde_. -- - _Meli_, _Poesie_, p. 87. - -Durante ventun anno (1767-1787) tre tedeschi ed un francese scrissero in -termini niente lusinghieri delle donne palermitane; ed è notevole che i -loro giudizî indipendenti l'uno dall'altro, non presentano carattere -d'imitazione. Cominciò primo Riedesel dicendo che esse erano in preda ad -una grande libertà, e che i mariti s'avviavano a spogliarsi della -vecchia gelosia[386]. Goethe, non già perchè portava al petto come un -breviario il viaggio di Riedesel, ma perchè pensava con la sua testa e -vedeva coi suoi occhi, notava che le persone all'occorrenza si -corteggiavano a vicenda[387]. Terzo, un anonimo francese, facendo un -passo avanti, affermava essere soprattutto le donne che fornivano -aneddoti alla cronaca scandalosa[388]; e quarto, e malauguratamente non -ultimo, Bartels, passando il segno, imprimeva delle vere stimmate -all'alto femmineo sesso[389]. - -[386] _Riedesel_, _op. cit._, p. 121. - -[387] _Goethe_, _op. cit._, lett. del 3 aprile 1787. - -[388] _Lettres_, p. 346. A La Haye, MDCCLXXVII. - -[389] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 581. - -Queste ed altre accuse generali ci preparano a qualche notizia, meno -vaga per i luoghi e le date. - -Il grande laboratorio, la fucina diciamo così, degli articoli onde si -componeva il nuovo o recente galateo sorgeva fuori la città chiusa. La -Marina era l'attrattiva più potente di chi amasse divertirsi senza -troppi scrupoli di.... morale. - -Brydone, impressionato della sfrenata passione degli abitanti per le -pubbliche passeggiate, scriveva: - -«Siccome i Palermitani in estate sono obbligati a mutare la notte in -giorno, il concerto musicale non principia prima della mezzanotte. Il -tocco è il segnale perchè i virtuosi diano fiato ai loro strumenti per -la sinfonia. A quell'ora la passeggiata formicola di pedoni e dì -carrozze, alle quali, perchè sian meglio favoriti gl'intrighi amorosi, è -vietato, qualunque sia il grado della persona, di portare lumi. Questi -vengono spenti a Porta Felice, ove i servitori attendono il ritorno de' -loro padroni: e tutti i passeggianti restano un'ora o due nelle tenebre, -a meno che le caste corna della luna, insinuandosi ad intervalli, non -vengano a dissiparle. Il concerto finisce verso le due del mattino, e -tutti i mariti rincasano a trovare le loro mogli. - -«Questa usanza è ammirevole [vedi un po' che cosa vuol dire viaggiatore -giovane, come era il nostro inglese!] e non cagiona scandali. Un marito -non rifiuta mai alla sua metà il permesso di andare alla Marina; e le -signore per conto loro son tanto circospette che spessissimo coprono il -viso con maschere»[390]. - -[390] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXII. - -Questo passo, per la crudezza delle affermazioni, è d'una estrema -gravità. Giammai nulla di simile era stato detto in proposito. Vietati i -lumi, che perciò si spegnevano a Porta Felice, la Marina rimaneva al -buio completo, come quello che meglio favorisse gli amori. Le signore -potevano andarvi senza i mariti, ed alcune anche mascherate. - -Invero, non c'è da rimanere edificati! Ma è poi vero codesto? Il Conte -de Borch, che scrisse per controllare il viaggio di Brydone, spiega così -l'affare dei lumi: «Siccome la maggior parte dei nobili di sera si reca -alla Marina in veste da camera e le donne in semplice mussola bianca, si -ha tutta cura di non far entrare fiaccole accese; altronde, non se ne ha -bisogno, perchè la bella luna riflettendosi sul mare illumina tutto -d'intorno. - -«Io, aggiunge, non mi farò il paladino della galanteria delle donne, qui -come altrove civette; ma sostenere che vi sia una legge positiva, un uso -pubblico stabilito che protegga il disordine, e questo abuso siasi -mantenuto da tempo immemorabile, è per me quanto di più assurdo si possa -immaginare»[391]. - -[391] _De Borch_, _op. cit._, t. II, pp. 132-33. - -Il nobile savoiardo disegna con matita di rosa il paesaggio che il -viaggiatore inglese avea disegnato col carbone; ma la matita di rosa non -illumina la scena; e resta di fatto: che se non c'era una proibizione -ufficiale di lumi, c'era una consuetudine per la quale carrozze, sedie -volanti ed altri veicoli uscivano a lumi spenti nell'allegra piazza. -Mutate le parole, le cose suppergiù restano. Nell'Archivio del Comune, a -farlo apposta, non siamo riusciti a trovare documento di un solo fanale -in quella piazza. Altri forse lo troverà. La pubblica illuminazione, -principiata in Palermo nel 1746, quando ancora molte metropoli d'Europa -(lo dicono quelli che venivano dall'Estero, non lo diciamo noi) erano -allo scuro, non si estese oltre alle due vie principali, e quando vi si -estese non ebbe premure per la Marina, che, proprio nel secolo XVIII, -restava a discrezione della luna e degli _habitués_. - -I viaggiatori di quello scorcio di secolo ripetono la notizia del -Brydone, non per sentita dire, ma per vista personale. Tutti furono a -Palermo, tutti assistettero alla scena; qualcuno solo ne trasse -particolarità che si prestano a sfavorevoli discussioni. - -Il lettore abbia pazienza di proseguire con noi la galante rassegna. - -Per un italiano del 1776, che non volle farsi conoscere, «la Marina è la -passeggiata universale ed il convegno della sera. La Polizia ne vieta -l'accesso alle fiaccole [non sarà stata la Polizia, sarà stato l'uso]. -Al coperto d'una oscurità fitta passeggiano i mariti gelosi ed i timidi -amanti, nascondendo gli uni i loro possessi, attutendo gli altri le loro -fiamme. Ho visitato più volte queste tenebre misteriose, e non son -rimasto mai senza una certa penosa emozione alla vista del turbamento -che suole sempre accompagnare la felicità dell'uomo»[392]. - -[392] Un Voyageur italien, _Lettres_, lett. 16 ottobre 1776. - -Che cosa debba intendersi per «possessi dei mariti gelosi» cerchi di -indovinare chi ci sa ben leggere! Noi procediamo oltre. - -Per un altro scrittore del medesimo tempo la faccenda non è diversa. -L'abate de Saint-Non, persona colta e senza scrupoli, rilevava (1778): - -«_La promenade charmante_ è un convegno dove nessun palermitano rinuncia -a fare un giro prima di andare a letto. Pare un sito privilegiato con -indulgenza plenaria per tutto quel che vi avviene, e pare altresì che i -Siciliani abbiano per esso dimenticato a tal segno la loro naturale -gelosia da proibire le fiaccole e tutto ciò che possa recare incomodo -alle piccole libertà clandestine. Molto difficile sarebbe darsi ragione -di siffatta singolarità, se non si sapesse già che essa, facendo -partecipare tutti ai medesimi vantaggi, soffoca e fa cessare le -mormorazioni di quei gelosi che per essa soffrono tormenti. Qui regna la -oscurità più misteriosa e la meglio rispettata: tutti vi si confondono e -smarriscono, tutti vi si cercano e vi si trovano»[393]. - -[393] _De Saint-Non_, _op. cit._, t. IV, p. I, p. 142. - -A brevi intervalli noi possiamo con altri viaggiatori visitare il -piacevole ritrovo. Possiamo farlo col tedesco Bartels (1787), e -troveremo inalterata l'usanza della spengitura delle fiaccole, che -«senza etichetta, senza gelosia e con gentili scherzi» concorre a -rendere più brevi le notti[394]. Possiamo farlo col Cav. de Mayer -(1791): e se ci recherà fastidio la polvere sollevata dalle vetture, -confessiamolo candidamente: non è per la polvere in se stessa, ma perchè -la polvere «nuoce ai piaceri della sera»; e piaceri sono «il fresco, il -_laissez aller_, la libertà, gl'incontri»[395]. Possiamo farlo con altri -ancora; ma che più, a fronte di testimonianze così concordi? - -[394] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 554. - -[395] _De M[ayer]_, _op. cit._, lett. XV. - -E le donne mascherate? Queste si, lasciamole alla responsabilità di -Brydone, che nessuno ne parlò mai e prima e dopo di lui. Solo la -tradizione ne fa timido cenno, accusando certe illustri dame (e dice tre -nomi), le quali a nascondere infedeltà colpevoli avrebbero ricorso al -mal sicuro espediente. - -E del resto, perchè questo sotterfugio quando gli stessi italiani in -Palermo giudicavano preoccupazione non necessaria quella delle donne -borghesi di coprirsi del manto nero?[396] - -[396] Un Voyageur italien, _op. cit._, p. 19, nota. -- _Lettres sur la - Sicile par un Voyageur italien à un de ses amis._ Amsterdam, - MDCCLXXVIII. - -Ed ora, lasciamo il costume estivo della Marina, tanto esso non è se non -una delle molteplici esteriorità della vita palermitana, e veniamo ad -altro. - -Siamo nel 1800. La Famiglia reale di Napoli è in Palermo. Il Duca du -Berry, con un seguito di brillanti ufficiali, arriva nel nostro porto e -viene a chiedere la mano d'una figliuola di Ferdinando III. Maria -Carolina è a Vienna e la si attende da una settimana all'altra. Il -signor d'Espinchal, uno degli ufficiali, senza perdere un solo dei -divertimenti della giornata, prende nota di quel che fa e di quel che -vede. Ecco una delle sue note: - -«Maria Amelia ha diciott'anni: figura molto gradevole, ma nulla di -particolare in un paese dove di beltà non è difetto. Le sue maniere -dolci, gentili, timide anzichè no, ritraggono dalla etichetta troppo -affettata della Corte, in contrasto delle costumanze molto rilassate -della Sicilia». - -Appressavasi l'estate: e la ducale comitiva francese passava la notte -tra le numerose conversazioni della città, nelle quali splendevano donne -eleganti e graziose, «dedite ai balli, alla Marina, ai passatempi -abituali in questo paese dolcissimo». La Flora era «il ritrovo delle più -belle donne della città, _des intrigues amoureuses_». Le dame, -appassionate pel fasto e per gli ornamenti, amavano «le feste, i -piaceri, e soprattutto _les intrigues de coeur, leur passetemps -habituel_, così che gli stranieri consideravano Palermo «come l'Eldorado -di Europa». - -Dopo quattro mesi di attesa, non inutile per nessuno: non per il Duca -che, a buoni conti, passava buona parte del giorno presso l'Amelia, non -per la sua compagnia, che divideva gradevolmente, troppo gradevolmente, -il suo tempo tra le visite ai monumenti e quelle alle conversazioni; si -fu costretti a partire. - -D'Espinchal, che è il solo cronista di quei giorni avventurosi, evocava -«le deliziosissime ore passate in questa città incantatrice, dove i -capricci della graziosa e vaga Duchessa di Sorrento aveano tali fascini -da render veramente felice chi vi si sottoponesse; dove era la Marchesa -Aceto, più costante in amicizia che in amore, e la bella, altera e -superba Principessa di Hesse, ai cui desideri tutti servivano -specialmente in amore, del quale ella era una delle più ardenti -sacerdotesse»[397]. - -[397] _D'Espinchal_, _op. cit._, pp. 48-50, 64. - -Ma d'Espinchal era giovane, e la sua accesa fantasia poteva dar corpo -alle ombre, ed attribuire a molti il facile godimento di pochi, tra i -quali era pur lui. Tuttora giovane, benchè persona molto seria ed -artista di grande valore, l'architetto Houel che, visitando la casa del -Principe di Campofranco, rimaneva sorpreso di trovarvi più libertà che -in Francia[398]. Giovane e maldicente quell'altro ufficiale francese -Creuzé de Lesser che trovò «la Marina la passeggiata del miglior tono -specialmente di notte, ove si danno i ritrovi d'ogni genere»[399]: tutti -e tre da noi chiamati a testimonî stranieri nella non bella causa di -moralità. - -[398] _Houel_, _op. cit._, t. I, p. 67. - -[399] _Creuzé de Lesser_, _op. cit._, p. 109. - -Più che straniero, poi, il figlio del Sultano del Marocco, Mohammed Ben -Osman, assistendo nel gennaio del 1783 ad una festa da ballo al Palazzo -Vicereale, si dichiarava scontento della libertà delle donne, «vedendole -comandar dappertutto gli uomini», dai quali esse «erano poco men che -adorate»[400]. Volgiamoci pertanto ai non giovani ed a Siciliani, anzi a -Palermitani, che non avevano ragione di esagerare, anzi dovevano aver -tutto l'interesse di attenuare ciò che non faceva loro onore. - -[400] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVII, p. 394. - -E qui con amaro sorriso presentasi l'abate Meli. Nessuno più civilmente -di lui studiò la società del tempo, nessuno la ritrasse con maggior -fedeltà; l'opera sua quindi rispecchia quella vita. Più e più volte lo -sdegno del poeta eruppe contro la leggerezza dei suoi contemporanei; e -l'apparente sua festività era collera, tanto più grave quanto viva era -la interna lotta ch'egli dovea sostenere per non offendere il ceto nel -quale egli, medico retribuito e poeta carezzato, vivacchiava. Tutta, col -Meli, si percorre dispettando la scala di questa galanteria: dalla -misteriosa trasparenza dei veli che volevan coprire il collo delle -ragazze alla procace evidenza dei seno delle maritate, dalla furtiva -occhiata della monachella al fremito inverecondo della donna mondana. - -Ecco qua la _Moda_. Tra le malattie in voga predomina quella dei -deliquî, pretesto all'amore, e certe smorfie per accreditarli; si finge -di - - Trimari d'un cunigghiu, anzi sveniri, - Sfùjri li corna di li babbaluci, - Ma di l'autri mustàrrinni piaciri. - -Si gioca a carte: guerra di spade, bastoni e dardi d'amore; nubili, -mogli e vedove, tutte posson dirsi paghe e contente, in quanto - - A un latu ànnu l'amanti o niuru o biunnu, - Secunnu lu capricciu, e all'autru latu - La sfera, lu quatranti e mappamunnu[401]. - -[401] _Meli_, _Poesie: Lu Cafeaus_, p. 137. - -Ecco _Non cchiu Porta Filici_. L'estate è finita, cessata è la Marina, i -nobili tornano assidui alla conversazione del palazzo Cesarò, dove tra i -due sessi - - Si tratta a la francisa, - Nun su' nenti gilusi, - Su' tutti afittuusi, - Nun c'è nè meu nè tò. - Per iddi è impulizia - Qualura la sua dama - 'Un joca, 'un balla, 'un ama. - Ma fa lu fattu sò. - Anzi taluni stilanu - Chi lu maritu va, - Pri stari in libertà, - Unni la mogghi 'un c'è. - Hannu morali a parti; - La liggi sua briusa - 'N'è nenti scrupulusa, - Ognunu fa per sè. - -E come la libera moda ha riconosciuto naturale l'uso di prendere a -braccio la prima ballerina che s'incontri a passeggio, così per questa -si spende e si spande[402]. - -[402] _Meli_, _Poesie: Ma chi pittura_, p. 372; _Nun cchiù Porta Filici_, - p. 89. - -Ecco _Ma chi pittura!_ Il buon Meli, disgustato delle scene alle quali -gli tocca assistere, pennelleggia le condizioni dei tre ceti. A lavoro -finito, egli non ha il coraggio di dare alle stampe la sua poesia, e la -lascia manoscritta. È carità di patriota, o incontentabilità d'artista? -Nol sappiamo; però è certo che in essa vuolsi vedere un documento di -quella vita che non ha avuto ancora un illustratore con le vedute -moderne. - -In Palermo tutto vede bizzarria e sfacciataggine il poeta; la vanità -regna immoderata: - - Nun c'è vergogna, - Nun c'è russuri, - Pocu è l'onuri - E l'onestà. - -La desiderata Marina è sempre il luogo favorito di certa gente. L'amore -vi assume carattere di liberalità; la gelosia ne fugge; e se vi fa -capolino, vi è, come avanzo di barbarie, derisa. Ogni donna -- continua -piacevoleggiando, il poeta -- ha il suo amante e chi non ne ha, potrà -occhieggiando procurarselo; e allora complimenti a tutt'andare, e subito -confidenza. - - Chi tocchi amabili, - Chi duci vezzi, - Chi pezzi pezzi - Lu cori sfa! - -Le vesti di queste donne sono scollacciate quali si addicono al tratto, -che la moda impone libero dai vieti pregiudizî di dignitoso riserbo -nelle donne, di sommo rispetto alle mogli altrui. Tutto questo al buio, - - A la francisa, - Senza cannili: - Chistu è lu stili - Di la cità. - - -E sempre nella fortunata piazza, - - E specialmenti - La siritina - 'Ntra la Marina - C'è libertà. - -E così, sempre alla Marina, ove Palermo, la Sicilia, accentra quanto del -suo peggio moderno abbia mandato Parigi: - - Chista è la Francia - Di sta Marina[403]. - -[403] _Meli_, _Poesie: In lodi di la Flora_, p. 77; _Ma chi pittura!_ pp. - 372-74. - -Se così è al palazzo Cesarò, nelle case private, ai pubblici passeggi, -che c'è mai da aspettarsi altrove? L'ambiente è sempre uno: tutti lo -respirano, e vi prosperano. - -Queste le scene reali che tuttodì cadono sotto gli occhi del Meli. -Cent'anni dopo, un dilettante di lettere, dovea venire a battezzare -«arcade di buona fede» il poeta che così aveva scritto! - -Un prete contemporaneamente cantava: - - Oggi viju introdutta certa usanza, - Chi pari chi cci sia qualchi indecenza; - In ogni casa, cui canta, cui danza, - Va pri li pedi pedi l'Eccellenza. - Nun si vidi cchiù un quatru 'ntra 'na stanza, - Cu cornacopi speddi (_finisce_) ed accumenza. - Li credituri e la povira panza - Sunnu custritti a fari pinitenza[404]. - -[404] _Melchiore_, _Poesie_, p. 104. - -E non isfuggirà a nessuno il _calembour_ della cornucopia. - -Il Villabianca, raccogliendo le voci popolari del tempo in cui il -Regalmici faceva sorgere la Flora, mentre prima avea pensato ad un -camposanto o carnaio (_carnala_), osservava che: - - La carnala fu in flora a commutari. - Acciò 'ntra chiddi fraschi e ddi virduri - Putissiru li vivi agumintari; - -dove l'allusione è così trasparente che viene spontanea alle labbra la -casta invocazione: - - Musa, deh copri di benigno velo - L'incauta scena.... - -Quando poi la licenza si traduceva in fatti scandalosi, il medesimo -Villabianca, acceso di sdegno contro coloro che ne erano gli attori, -usciva in una invettiva che è forse la più sanguinosa ch'egli abbia -lanciata contro la moda del libertinaggio, contro le famiglie che ne -inalberavano la bandiera, contro la società che tollerava siffatte -vergogne. Noi stessi, non osiamo riferirla[405]. Nè l'Arcivescovo -Serafino Filangeri, Presidente del Regno, era stato meno severo[406]. - -[405] _Diario_ ined., a. 1798, p. 412. - -[406] Vedi bando del 13 ottobre 1774. - -Prove indirette di questa realtà di cose potrebbero sorgere da -particolari indagini da farsi sull'argomento in archivi speciali. Nei -diversi reclusorî d'allora molte nobili e civili signore venivano -ospitate. Quante le une? quante le altre? quali di spontanea loro -volontà? quali per volere di parenti o per ordine superiore? Giacchè, -per citare un solo esempio, se tra il 1770 ed il 1804 meglio che -quattordici grandi titolate entrarono nel solo Conservatorio della -Divina Provvidenza (Suor Vincenza) a Porta S. Giorgio[407], bisognerebbe -cercare quali lo fecero, se alcuna ve ne fu, per propria elezione, quali -_obtorto collo_. In quel ritiro, come negli altri simili d'allora, -nessuna dama andava a chiudersi senza gravi ragioni, e queste non -potevano non essere d'indole estremamente delicata: o che i doveri -coniugali avessero, per passioni inconsiderate, ricevuto qualche colpo, -o che la condotta del marito si riflettesse sulla moglie, la quale, -appunto perchè donna, rimaneva esposta alla solita maldicenza, che -talora risparmia l'uomo notoriamente infedele ed accusa la donna forse -lievemente indiziata di colpevolezza, quando non del tutto innocente. - -[407] Un minuto spoglio di registri delle commoranti in questo Reclusorio - mi ha favorito, per graziosa raccomandazione del Presidente di - esso, sig. Ing. Giovanni Biondolillo, l'archivista avv. S. - Minutilla. - -E se le quattordici dame, che pur tenevano ai loro servizi ciascuna le -sue cameriere, rappresentavano l'undecima parte delle ricoverate in quel -Reclusorio, quante saranno state le civili, maritate o vedove, che per -le medesime ragioni vi convivevano? - -Con questa vita e con queste abitudini è facile comprendere come potesse -nella Capitale farsi strada il cicisbeismo, che tra le cattive fu la -peggiore delle mode. Non si cerchi nel popolo, perchè la rigidezza della -sua morale e quella gelosia che, per quanto esagerata da viaggiatori e -da romanzieri, era ed è sempre intensa, mal ne avrebbe comportato le -libere pratiche[408]. Il _cicisbeo_, o meglio, il _cavalier servente_ -(giacchè solo con questa parola si conosce la brutta cosa nel popolo) -non esistette mai o, piuttosto, esistette solo di nome; il vero servente -nacque, potè prosperare nelle alte sfere sociali. Brydone, quelle sfere -le conobbe in Palermo, e trovò «generale anzi che no» la istituzione. -Bartels, senza circonlocuzioni e sottintesi, ne confermava, come in -altre parti d'Italia, l'usanza[409]; e tanto era comune che il non -trovarne in qualche famiglia parve lodevole eccezione. L'ab. Cannella -ascrisse a vanto della Principessa di Villafranca l'avere ella scelto un -dotto sacerdote per la conversazione, in luogo d'un cicisbeo che le -facesse la corte[410]; mentre, al contrario, un'altra giovane -Principessa non seppe rinunziare all'ordinario conforto d'un vagheggino -(un principone d'alto lignaggio) alla notizia che il marito fosse stato -catturato dai corsari barbareschi; vagheggino, ch'essa si tenne schiavo -d'amore in Napoli e in Palermo, come il Reggente si tenne schiavo di -pirateria in Algeri il non più giovane marito di lei[411]. - -[408] Un nobile ed ardito siciliano lasciava scritto: «L'amore è tutto in - Sicilia. Feroce nel popolo, esso perde sempre del suo colore scuro - salendo i diversi gradini della società, fino alla nobiltà, dove - prende nome di galanteria, od anche altro nome che suona men bene. - Cagione d'assassinî in quello...» _Palmieri de Miccichè_, _op. - cit._, t. I, ch. XL. - -[409] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 598. - -[410] _Cannella_, _Lettere_, pp. 42-43. - -[411] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1797, p. 191. Questo nobilissimo - cicisbeo era il Principe di Roccaromana Capua. - -Se riflettiamo un po' sopra queste cattive tendenze, verremo alla -dolorosa conclusione che vi son simpatie non approvate dalla legge -civile, vietate dalla ecclesiastica, le quali, secondo alcuni, non -intaccano certi articoli del decalogo. La educazione d'allora, parliamo -sempre del settecento, era, ahimè! troppo progredita perchè potesse -arrestarsi a proibizioni, riconosciute grette da quella società. - -Il cavalier servente guardava con serenità calcolatrice la perdita del -tesoro che era suo; e seguiva istintivamente, forse senza conoscerla la -dantesca Semiramide, - - Che libito fe' licito in sua legge. - -Simile ad accorto capitano, egli dalla effimera perdita traeva ragione e -forza a conquiste, tanto facili quanto meno consentite o permesse. Una -fortezza che si perdeva, ne faceva supporre una che si vincesse; anzi la -fortezza perdevasi appunto perchè il capitano, niente premuroso di essa, -era alienato dagli stratagemmi di guerra necessarî ad espugnarne altra. -Ed a questa, espugnatala, egli consacrava se stesso, ogni sua cura, dal -primo istante in cui questo giovin signore, compagno del «giovin -signore» lombardo del Parini, riapriva gli occhi al sole già alto, al -far del nuovo giorno, in cui li chiudeva stanchi al sonno pertinace. Ad -essa e per essa spendeva, senza riguardi a conseguenze economiche, le -sostanze che aveva, se pure le aveva. Egli la custodiva, la teneva di -conto, ne visitava ad ore determinate gli angoli più recessi, e -l'addobbava e adornava di sua mano; giacchè a lui, solamente a lui, era -dal nuovo codice galante fatto diritto di accedere, padrone e servo, -signore e vassallo, cavaliere e valletto, capitano e soldato, là dove -codici oramai fuori moda non consentiron mai di levare gli occhi, non -che di mettere i piedi o di alzare le mani. - -Usciamo di metafora. - -Il cicisbeo era sempre in pieno esercizio in molte case signorili, in -quelle specialmente dove la cascaggine dei zerbinotti e le smancerie dei -ganimedi si credevano così innocue da limitarsi a leziosi inchini, e, -tutt'al più, a languide occhiate. Se qualche puritano ne faceva le -maraviglie, c'erano i non puritani, persone di mondo, che trovavano -opportuno lasciar fare. - -Alla fin fine, che cosa è il cicisbeo se non un cavaliere della -galanteria, che volontariamente si rassegna ai capricci d'una bella o -d'una brutta dama? Come ellera all'albero, così egli si attacca a lei; -nè l'abbandona mai quando ella esce per la messa, per le prediche, per -le passeggiate, quando va al giuoco, ai ricevimenti, agli spettacoli. -Ella non va senza di lui, e quando la s'incontra è impossibile che egli, -vagheggino fedele, in ogni guisa non si adoperi a tenerla divertita e -soddisfatta di sua corte. A villeggiatura, in luogo solitario, legge -alla signora Metastasio, e spiega Voltaire e Rousseau[412]. C'è da -stupire, che sappia far questo; ma è così. - -[412] Vedi in questo volume, p. 278. - -In città, la condotta non è diversa. La femmina - - L'amicu sò sirventi - Chi a latu fissu teni - Càncaru! si manteni - Cu tutta proprietà. - -Nè unica nè sola è questa femmina nel costume corrente; perchè - - Teni ogni donna - A lu sò latu - Lu 'nnamuratu - Cu gravità[413]. - -[413] _Meli_, _Poesie_, pp. 138-39, 373. - -L'innamorato non era il cavalier servente. Quello era un infelice che -trascinava la catena d'una passione ardente; questo, felice, perchè -alieno da gelosie, sospetti, guai: distinzione fondamentale, fatta da un -testimonio del cicisbeismo. Una cicalata di Fr. Sampolo è la più sottile -psicologia del _Cavaler serventi_. Non conosciamo in proposito studio -intimo più fine, come della voce cicisbeo non conosciamo etimologia più -sicura di quella data da un vocabolarista siciliano d'allora[414]. Solo -il cavalier servente, secondo il Sampolo, gustava i più deliziosi -piaceri, veri o fittizî che fossero. Preferibile l'amore senza amaro, -com'era il suo. La dama ed il cavaliere godevano d'una felicità senza -limiti: - -[414] _M. Pasqualino_ _da Palermo, Vocabolario siciliano etimologico, - italiano e latino_, t. I, p. 316 (Palermo, MDCCLXXXV): «_Cicisbeu_, - cicisbeo, dal franc. _ciche_, parvulus, e _beau_, pulcher». - - Accussì stannu sempri in jochi e sciali - Senz'essiri nè amanti nè mariti; - Guadagnanu cu pocu capitali - Tirannu frutti, ma frutti squisiti.... - Lu gran nimicu chi ognunu avirria - Fora la maliditta gilusia. - -Ma egli questa gelosia non la conosce, e molto meno lei. La gelosia, -osserva il poeta, è morta, o presso a morire; talchè di giorno o di -notte, in pubblico o in privato, camminando o sedendo, in campagna o in -città, per tutti e due è cuccagna continua: - - Cuccagna d'ogni gustu in generali: - La vista vidi così (_cose_) di allucchiri; - Lu gustu tasta così curdiali; - La 'ntisa senti cosi di 'nfuddiri; - Lu nasu ciàura (_odora_) così essenziali; - Lu tattu tocca cosi d' 'un si diri; - E l'armuzza 'mparissi assintumata - Cci fa lu lardu, ed è tutta scassata[415]. - -[415] Potenti questi due ultimi versi! i quali voglion dire: il cuore - fingendo (in mezzo a tanti piaceri) di svenirsi, ci ingrassa, ed è - al colmo della soddisfazione e della contentezza. - -Quello che fa difetto non son mica i piaceri; ma il tempo; chè dei -piaceri se ne ha tanti che non si riesce tutti a goderseli; bisognerebbe -allungare i giorni con le sere, le sere con le notti, - - E succedi a li voti (_volte_) e forsi spissu - Chi pàrinu cchiù jorna un jornu stissu. - -Potrebbe osservarsi che non varrebbe la pena di perdere il sonno per -passatempi di siffatto genere; ma chi la pensa così, aggiunge Sampolo, -non capisce che l'uomo e la donna sono come la secchia e la fune, e che -fuoco novello spegne vecchio fuoco. Un sorriso asciuga una lacrima, una -giovane ringiovanisce un vecchio, e l'amore, a chi chiude, a chi apre un -paradiso; i balli son fatti per legare le anime; e amore tesse i fili -d'argento della tela della felicità. - -Con un'analisi così delicata del cuore del cicisbeo, noi possiamo -lasciare lo spinoso tema; tanto il cicisbeismo in Sicilia fu assai più -temperato che in altre regioni d'Italia[416], e se si protrasse anche -fino ai primi del sec. XIX esso non fu se non l'ombra di se stesso. -Heinrich Westphal, che si volle nascondere sotto il pseudonimo di -Tommasini, parlando del nostro Cassaro, potè nel 1822 vedere soltanto -questo: che «nelle botteghe di galanteria entrano donne elegantemente -vestite, coi loro cicisbei o _cavalier serventi_, occupate a passare a -rassegna le novità parigine, e comperare questo o quell'altro, ovvero -anche a dare una specie di _Avis au lecteur_ al povero accompagnatore, -notando come veramente bello e di buon gusto il tale o tal altro -oggetto»[417]. - -[416] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXIII. - -[417] _Justus Tommasini_, _Briefe aus Sizilien_, p. 32. Berlin, Nicolai. - 1825. - -Fortunatamente per noi lo stato morboso che in mezzo alla derisione del -popolo ed all'aperto disprezzo delle persone sane, compiè il suo -periodo, cessò del tutto. I cicisbei del settecento sono anche per la -Sicilia semplici ricordi storici, anzi reminiscenze archeologiche. - - - - - _Capitolo XX._ - - - _LA MODA DELLE DONNE, IL PARRUCCHIERE._ - -La moda, che per lungo volger di tempo fu spiccatamente spagnuola, nella -seconda metà del settecento era senz'altro francese, o infranciosata. - -Però, mentre le donne della campagna conservavano qualche cosa del -vestire antico, le civili di Palermo, Messina, Catania ecc. indossavano -lunghi manti neri, che scendendo dal capo coprivano interamente il -volto. Del medesimo costume si servivano anche le grandi dame quando di -mattina si recavano in chiesa: ma preferivano il bianco od il -variopinto, che era di seta e formava un _negligé_ ricco e piacevole. - -Questo ci dicono i viaggiatori d'allora[418]; ma nessuno ci dice che -l'acconciatura del capo era il massimo dell'eleganza, il centro a cui -convergevano i raggi della grande ruota femminile: del qual silenzio -dev'essere stata la ragione la generalità dell'uso e la notorietà della -_toilette_ in Francia, in Germania, in Inghilterra. Quando uno dei -viaggiatori disse che le donne siciliane avevano chiome bellissime, e -sapevano in particolar guisa giovarsene per accrescere grazia alla loro -bellezza, disse molto e non disse nulla, perchè l'acconciatura del capo -meritava ben altra notizia. - -[418] _Riedesel_, _op. cit._, p. 121. -- _Bartels_, v. II, p 605, v. III, - pp. 596-97. -- Un Voyageur italien, _Lettres_, lett. 16 ottobre - 1876. - -Riguardato con sottilissima cura, questo requisito di venustà muliebre -occupava il parrucchiere, la cameriera ed altre persone di casa. - -Fedele ministro della vanità femminile, il parrucchiere non poteva ogni -giorno prestar l'opera sua; ma bastava che lo facesse una volta la -settimana o più, per lasciar paga la sua eletta cliente. Giacchè, -l'acconciatura del capo, così come per un certo tempo la ridusse il -figurino francese che veniva da Napoli, era un edificio mirabile di -mezza giornata di paziente, industre lavoro. - -La vigilia di questo lavoro Madama andava a letto in ciocche -accartocciate: e fin dalle prime ore del domani stava ad attendere il -desiderato carnefice. Una intera batteria di ferri, ferretti, pettini, -bambagia, fettucce, nastri era a disposizione di lui, capitano e -stratego. Polveri e cosmetici popolavano la stanza. Il sapone di spiga -andava con le polveri dentifricie; l'acqua nanfa gareggiava con l'acqua -di rosa, la fior di mirto con la _sans-pareille_, e tutte con la -costosissima _acqua del paradiso_. Le pastiglie profumatorie si -associavano sovente con il ricercato liquore per togliere le macchie del -volto. - -Atteso con febbrile impazienza, ecco giungere il parrucchiere. -Seguiamone le mosse con D. Pippo Romeo: - - Si spoglia del vestito, si attacca un panno innanti, - Divide le incombenze a tutti i servi astanti. - Chi scioglie papigliotti, chi intreccia nocche e veli, - Chi penne, chi fettucce e chi posticci peli; - E mentre al disimpegno ciascun di lor s'adopra, - Superbo di sè stesso si accinge il fabbro all'opra. - Principia con il pettine a dar la prima carica, - Indi pomata e polvere senza contegno scarica; - Torna a levare e mettere, dissipa senza frutto, - Suda a compor la parte, poscia distrugge il tutto, - Riede a ricciare il pelo, unisce, disunisce, - Lascia il deforme, e il bello annichila e sbandisce; - Innalza il promontorio con stoppa e crine riccio, - Guarnisce riccamente di nocche il bel pasticcio; - E dopo il gran lavoro, tutto sudato e sfatto, - «Signora, consolatevi, dice, il scignò sta fatto»[419]. - -[419] _Cicalate_, pp. 39-40. - -È fatto: e di nuova cipria si copre e di ornamenti di piume, che si -prestano ad equivoci di begli umori e di poeti[420]. La cipria è il -cavallo di battaglia del parrucchiere: e di cipria facevasi tanto -consumo che il Senato, a corto di quattrini, non sapendo dove metter le -mani, la gravava di due grani (cent. 4) il rotolo: gravezza che era -costretto subito a sopprimere (1790)[421]. Altra cipria gialla, detta -_pruvigghia atturrata_, usavasi per far bianche e rilucenti le -chiome[422]. - -[420] _Meli_, _Poesie: Lirica_, nn. IX e XI e altrove scherza su queste - penne, moda contro la quale penetrò in Palermo una stampa volante - col titolo: _Alle Dame romane per l'uso del pennacchio. Canzonetta_ - (s. a.), che principiava così: - - Quelle penne bianche e nere, - Che sul capo voi portate, - Care donne innamorate, - Vi fan crescere beltà. - -[421] _Provviste del Senato_, a. 1792-93, p. 298, a. 1793-94, primi - fogli. -- _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1788, p. 447; a. 1789, - 12 marzo; a. 1790, p. 424. - -[422] _G. Alessi_, _Aneddoti della Sicilia_, n. 317. Ms. Qq. H, 43 della - Biblioteca Comunale. - -Questa _frisatura_, una delle dieci diverse di moda, era chiamato -_gabbia_: e vera gabbia era, sulla quale potè lepidamente dirsi che: - - Di lu concavu ancora di la luna - Vinniru pri mudellu a li capiddi - Nuvuli fatti a turri e bastiuna. - Poi di l'autri mudelli picciriddi - Cui fa trizzuddi mali assuttilati - Cui d'intilaci fa gaggi di griddi, - Vali a diri ddi scufii sbacantati - Chi contennu li càmmari e li alcovi - Cu medianti di ferrifilati[423]. - -[423] _Meli_, _Poesie: La Moda_ (4 aprile 1778). -- _Pippo Romeo_, - _Cicalate_, p. 38, nel 1772 aveva detto in Messina: - - Non stranizzarti, amico, è questa oggi la moda: - Un promontorio in testa e palmi sei di coda. - Costumasi un tuppè degno di andare in fiera - Non so se sia castello, piramide o _montera_. - -Ma con questo arnese sul capo come prender sonno la notte? - -Ebbene: la moda provvedeva con un apparecchio di tela inamidata, specie -di fodera, di cuffia, della capacità di due teste, dentro la quale la -studiata ricciaia veniva custodita, dovesse anche scomparirvi dentro una -parte del viso. Il _mimì_, nome dello strano supplizio, era anche altra -maniera d'acconciatura, con la quale la volontaria martire della vanità -usciva di casa[424]. - -[424] _Pippo Romeo_, _Cicalate_, p. 38. -- _Meli_, _Poesie: Lirica_, n. - IX. - -Tornando al parrucchiere, bisogna riaffermarne la importanza nelle case -signorili. Quando un uomo si presenta per cameriere in una di queste, la -cosa che gli si domandava era se sapesse pettinare da donna e da uomo: -ed è curioso che la _réclame_ rudimentale nei primi giornali di Palermo -s'iniziasse proprio con questi lisciatori di dame. Nel _Giornale di -Sicilia_, che conosceremo nel secondo volume di quest'opera, si legge: - -7 Aprile 1794: «Un giovane palermitano della età di 22 a. vorrebbe -impiegarsi per cameriere, sapendo pettinare da uomo e da donna. - -«Altro giovane romano di anni 24 cerca impiegarsi da cameriere. Sa -leggere, scrivere, far di conti, parlar francese, pettinare da -donna...». - -28 Aprile. «Una persona di abilità, e che sa pettinare da donna, -vorrebbe impiegarsi da cameriere in qualche nobile casa». - -7 Luglio. «Da Filippo Remajo, parrucchiere, che abita nel palazzo del -Principe di S. Lorenzo, si cerca impiego di cameriere, sapendo pettinare -da donna»[425]. - -[425] Una notizia inedita d'Archivio: Quando nel 1754 si ricompose in - forma di _Unione_ il sodalizio dei parrucchieri palermitani, il - numero dei soli maestri intervenuti fu di 98! Nel 1780 la - maestranza dei barbieri contava non meno di 250 soci. Vedi le - _Carte delle Maestranze di Palermo_ nell'Archivio Comunale. - -In Messina, il parrucchiere Di Carlo era l'_enfant gâté_ della Nobiltà. -Una sera che egli, reduce da Napoli, ove andava a prendere le ultime -novità della moda, si recò, appena sbarcato, al ridotto carnevalesco -della Munizione, tutto il teatro si mise a rumore[426]. - -[426] _Pippo Romeo_, _Cicalate_, p. 210. - -Per il fatto che egli penetrava fino nei _boudoirs_ delle signore, il -parrucchiere era a parte di tutte le cronache d'alcova, e adibito in -incombenze delicatissime. Il lettore potrà averne un'idea quando saprà -di una certa vertenza tra i partigiani delle artiste Bolognese e -Andreozzi nel S. Cecilia (1797-98), della parte attiva, eccessivamente -attiva, che vi ebbe a favore di quest'ultima il Pretore Principe -Giuseppe Valguarnera e del dietroscena delle dame cospiratrici ed -occulte attrici per mezzo dei loro parrucchieri[427]. - -[427] Vedi nel vol. II, il cap. _Teatri_. - -Che perciò a furia di scatricchiar capelli e costruire toupets certi -accreditati parrucchieri riuscissero a mettere insieme larghi guadagni, -è naturale. Giuseppe Fraccomio potè per tal modo convertirsi in -mercante, e come tale divenire principale impresario della grande -Beneficiata di S. Cristina[428]. Carlo Biscottino, che nei giorni di -maggiore splendore per lei servì la Duchessa di Floridia in Palermo, e -la seguì poi alla Corte di Napoli, moglie di Ferdinando, potè con -frequenti prestiti sopperire ai bisogni di essa, resi ogni dì più gravi -dai nuovi doveri dalla sua altissima posizione e dalla taccagneria del -vecchio Re: donde non guadagni[429] gli vennero, ma influenza che pochi -poterono vantare eguale, ed il conforto di due eccellenti partiti per le -sue vaghe figliuole, una delle quali divenne Marchesa. - -[428] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1790, p. 336. - -[429] _Palmieri de Miccichè_, _op. cit._, t. I, ch. X. - -Lasciamo l'artista del capo, e prendiamo la moda di tutta la persona. - -Con le _munteri_ e gli _scignò_, con i _chiuvetti_ ed i _tuppi_ -altissimi, andavano i _cantusci_ o _andriè_, ed i _tonti_, detti pure -guardinfanti, ed i busti, che avevano il loro complemento in scarpine di -drappo ornate di rose e di altri fiori artificiali. Il _cantusciu_ -(forse da _qu'on touche_ franc.) era una veste di lusso, composta di -drappi a colori, lunga e ristretta alle maniche. Il _tonto_ un forte, -inflessibile crinolino di ossi di balena, sul quale il faceto D. Pippo -sicilianamente piacevoleggiava coi suoi concittadini messinesi: - - Spuntannu un guardanfanti l'omini tutti allura - Un largu ossequiusu facïanu a la Signura, - E chidda, cu ddu tontu, e dda gran cuda strana - Chi trascinava 'n terra, paria vera suvrana: - Chiudianu l'occhi tutti, nè cc'era di imbarazza - Pirchi scupava ognuna sarmi di pruvulazzu; - Ed era chiddu tontu un baluardu forti, - 'Na rocca inespugnabili chi difinnia li torti. - (Mi servu di metafuri, chi la mudestia un velu - Esiggi in ogni cantu, nè tuttu vi rivelu!) - Ddu bustu trapuntatu, simili a un fucularu - Di pisu undici rotula, sirvia di gran riparu; - L'invernu li guardava di friddu e di punturi, - L'està li depurava a forza di suduri, - Eternu, inistrudibili, supra lu quali spissu - Fundava un testaturi lu sò fidi-cummissu, - Insumma era curazza, furtizza, bastiuni - Cchiù forti pri cummattiri l'Andria, Macrifuni[430], - 'Na vera citatedda ferma, sicura e soda. - Oh busti! oh guardinfanti! oh biniditta moda![431]. - -[430] Due fortezze di Messina. - -[431] _Cicalate_, pp. 392-93. - -Lo spirito d'imitazione si attua specialmente nelle cose che forse meno -lo meritano. Per esso la gara del vestire acuivasi nel medio ceto. -Invano si rievocavano le leggi suntuarie a correzione del lusso e ad -armonia dei ceti. Chi poteva mettere insieme, non cerchiamo come, i -quattrini all'uopo, anche castigando lo stomaco voleva per la propria -moglie, per le figliuole gli abiti più eletti e l'indispensabile -parrucchiere coi relativi arnesi[432]. Cipria a profusione copriva -_toupets_ e _chignons_, patrimonio festivo delle donne civili; -_andriennes_ e scarpettine seriche ne completavano il costume. - -[432] _Meli_, _Poesie_, pp. 89-90. - -Quando nell'ottobre del 1772 una vera alluvione venne a guastare la -festa data dal Vicerè Fogliani a tutte le classi della cittadinanza a -Mezzo Monreale, i cantastorie fecero argomento delle loro colascionate -la rovina delle vesti e delle superbe pettinature delle donne non -nobili; ed un poetucolo ne traeva ragione di avvertimenti alla città, -una volta rigida di morale; e si scandalizzava - - Di li fimmini attillati, - Schittuliddi e maritati, - Cu scufini e frisaturi[433] - Pri cumpàriri signuri. - Li fadeddi[434] a mezza gamma, - La scarpetta cu la ciamma, - E lu pettu tuttu nudu - Chi a pinsàricci nni sudu. - -[433] _Scufini_, cuffie; _frisaturi_, acconciature. - -[434] _Fadedda_ o _fodedda_, gonnella, gonna. - -E rimproverava mariti e padri che permettevano siffatte sconcezze, -incentivi frequenti di liti, zuffe, sangue[435]. - -[435] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XX, p. 103. - -Anche il Meli rimava sul medesimo tono, e con fine ironia ammoniva una -ragazza troppo modesta: - - Nun ti vèstiri a l'antica, - Cà di tutti si' guardata; - Cumparisci pittinata - Cu la scuffia e lu tuppè. - Cu cianchetti[436], veli e pinni, - Cu fadedda bianca e fina, - Cu la scarpa 'ncarnatina - Fai vutari a cu' c'è c'è[437]. - -[436] _Cianchettu_, arnese imbottito per sotto le vesti delle donne, - buono ad aggiustare i fianchi (_cianchi_) ed il contorno della - vita. - -[437] Farai voltare indietro a guardarti chichessia. _Meli_, _Poesie: - Lirica_, n. XI, p. 81. - -Non avendo ove riporre ciò che il bisogno od il capriccio imponeva o -consigliava, le donne servivansi d'un elegante astuccio d'argento, -specie di _nécessaire_ da passeggio. Quest'arnese con altri gingilli -pendeva dal fianco delle signore, flagellato ad ogni istante e per ogni -loro movimento. Uno che ne abbiamo veduto, quante rivelazioni ci ha -fatte! Fremiti e svenevolezze, palpiti e speranze, mal simulate gelosie -ed ostentate freddezze, visioni fantastiche e delusioni amare, e gioie -evanescenti come guizzi di baleno che rompa la notte e la renda più -cupa.... - -Mentre non si conosceva ancora il sigaro, il tabacco da fiuto era lo -_chic_ per le donne, la delizia degli uomini. I medici non eran tutti -d'accordo sulla vera azione di esso; e, come a Napoli ed a Parigi, chi -lo vantava salutare, chi lo sprezzava come dannoso alla testa. Federico -di Prussia, artistica fusione di genialità e di stranezza, di poesia e -di prosa, il quale alla vigilia d'una battaglia scriveva barzellettando -a Monsieur de Voltaire, ne portava ripiene le tasche; Ferdinando di -Napoli regalava tabacchiere, ma non pigliava tabacco. - -Un giorno uno dei più illustri professori dell'Accademia degli studî -(Università) leggeva una palinodia contro gli effetti perniciosi di -esso. Durante la firitera, in mezzo a continua ilarità del pubblico, non -faceva altro che stabaccare; e quando, a lettura finita, uno degli -uditori gli chiese a bruciapelo a chi dovesse credersi, se all'oratore -che avea tanto gridato contro il tabacco, o al maestro che ne avea preso -a manate, il dotto uomo, confuso, mendicando una risposta, tornava -istintivamente a fiutare. - -Pertanto si spiega come, stanco dei continui reclami dei consumatori, il -Governo s'indusse ad abolire (1781) il dazio proibitivo del tabacco, -gravando invece la mano sulla farina, sull'orzo, sul vino! - -La tabacchiera era d'avorio, o d'argento, o di oro. I damerini che se ne -stavano a tessere e ritessere la Marina, al primo incontrarsi con una -dama, facevano a gara nell'offrirgliela[438]: e non v'era dama che non -avesse la sua. Molte ragazze, nelle quali la buona educazione non sempre -riusciva a moderare la vanità degli ornamenti, la volevano. -L'aristocratico educandato Carolino proibiva alle alunne l'uso di -«orologi, ricordini, odorini, astucci e simili cose inutili e vane», e -permetteva le tabacchiere solo «in caso di tale infermità che non -ammettesse altro medicamento che il tabacco». - -[438] _Meli_, _Poesie_, p. 373: - - Cu' ci offerisci - La tabacchera, - Cui la stuccera - Ci prujrà. - -Come devono essere state carine quelle amabili convittrici a gingillarsi -coi loro ciondoli e mandar su l'odorosa polvere di Nicot!... - -In mezzo a tante metamorfosi camaleontiche, la moda femminile serbava -sempre la massima cura delle chiome. Questa cura subì una certa -decadenza dopo la rivoluzione francese del 1793 ed in seguito al -crescente progresso del giacobinismo in alcune parti d'Italia. -Stranezza! Mentre si cercava di soppiantare la parrucca coi proprî -capelli tra gli uomini amanti di novità, cominciavasi invece a studiare -tra le donne ogni espediente per sostituirla alle proprie, anche più -belle, chiome: codesti uomini e codeste donne appartenevano alla classe -più alta. - -Alle prime avvisaglie, il Sovrano rimase allarmato e, non sapendo fare -di meglio, proibì le parrucche femminili. Il divieto ritardò, non impedì -la graduale introduzione del costume, deformatore delle muliebri -fattezze. Il primo tentativo partì (nessuno lo immaginerebbe!) da una -dama della Regina, che era pure una delle tre più belle ma più discusse -dame d'allora. Il marito, gentiluomo di Corte, Grande di Spagna, uno dei -dodici Cavalieri siciliani dell'Ordine di S. Gennaro, con esercizio, ne -rimase scosso; ma nulla fece per temperare il rigore del suo Re, il -quale, contro la predilezione della capricciosa donna pel monastero -della Concezione, la mandò all'Assunta, monastero di penitenza. - -Ciò avveniva nei primi di giugno del 1799. Pochi dì appresso (18 giugno) -partiva dal R. Palazzo una severissima lettera ai signori Capitani, -Giudici e Fiscali di Sicilia del seguente tenore: - -«È pervenuta alla notizia del Re che siasi adottata dalle dame e da -altre donne l'uso delle parrucche, e che talune per uniformarsi vieppiù -ai sistemi repubblicani son giunte tant'oltre che fino anche si son rasi -intieramente i capelli trasformandosi in tal guisa notabilmente. S. M. -ha risoluto perciò che si proibisca affatto l'uso delle parrucche alle -donne sotto la pena della carcerazione, e per le dame in un monastero o -reclusorio che S. M. giudicherà, e per coloro che le lavorano o le -vendono soggiaceranno ugualmente alla pena della carcerazione parimenti -per quel tempo a S. M. ben visto ed alla perdita dei mobili. Con tale -espediente si renderà alla pubblica intelligenza la facilità di talune -di adattarsi a sì strani modi». Seguiva la firma del Ministro: «Il -Principe di Cassaro»[439]. - -[439] _Diario_ del Duchino di Camastra, nella Biblioteca Trabia, a. 1799. - -A dispetto di Re e di Ministri, il parrucchino, stavolta politico, si -faceva strada anche tra coloro che non ne capivano il valore; e D. Pippo -Romeo col suo fare in apparenza allegro, in sostanza serio, nel -Carnevale del 1800, innanzi a numerosissimo pubblico dentro il teatro la -Munizione, declamava: - - Finiu la purcaria, è la pilucca in moda, - E da lu nostra sessu si esalta, encomia e loda, - Qualunqui signuruzza chi vanta gustu finu - La trovu providuta d'un beddu pilucchinu, - O niuru, o castagnolu, o comu quadra ad iddi; - E quattru pila rizzi li portanu a li stiddi; - Li compranu salati. Tutti li frisaturi[440] - Di pila fannu un traficu, e vìnninu favuri! - Fineru li suspetti, scrupuli non cc'è chiù - D'esaminari e vìdiri.... di quali testa sù?[441]. - -[440] _Frisaturi_, voce qui usata nel significato di persone che - trafficassero di capelli posticci, di ricciaie e di parrucche. - -[441] _Cicalate_, p. 354. - -Vesti ed ornamenti, senza ombra di rispetto dovuto al pudore, si -abbandonavano all'andazzo dei tempi; con l'antiestetica acconciatura del -capo procedevano veli leggieri e civettuoli scialli, fascette cortissime -e sottilissimi lini, che scoprivano ciò che volevan coprire e rivelavano -appunto ciò che morali velleità miravano ad occultare. Anche qui il Meli -va chiamato come testimonio autorevole, il Meli che non sapeva chiudere -gli occhi ai calzoncini femminili alla turca, agli arnesi che colmavano -i fianchi, alle bianche e sottili gonne, per le quali a tutte ed a -ciascuna delle partigiane di tante risibili novità e _francisarii_, - - Li gammi si cci vidinu, - Lu cintu cumparisci, - Ed accussì cchiù accrisci - La curiusità[442]. - -[442] _Poesie: Lirica_, nn. IX e XI. Costante è nel Meli la - preoccupazione delle novità della moda e della libertà francese. - -Altronde, non sappiamo dirne di più quando per le particolarità di -questa toletta abbiamo la franca dichiarazione dello stesso D. Pippo, il -quale, sfogandosi contro la indecenza _fin de siècle_, si domandava: - - Stu vèstiri mudernu senza cchù capu e cuda, - Chi parti su' cuverti, e parti su' a la nuda, - Senza cchiù spaddi e scianchi, senza principiu e fini, - Lu centru nun cchiù centru, la vita 'ntra li rini, - Fadetti di sei parmi, ch'appuntanu a li sciddi, - Scarpi cu li ligneddi, testi senza capiddi, - Pilucchi a battagghiuni, circhetti, castagnoli, - Senza disparitati di vecchi e di figghioli,[443] - Sta caristia di pila pri tantu gran cunsumu, - Stu beddu chi consisti in apparenza e fumu, - Sta razza di vintagghi, di menzu spangu a stentu, - Chi Suli non riparanu e mancu fannu ventu, - Sti scialli chi si portanu 'mparissi pri lu friddu - E pisa cchiù 'na pagghia, o un filu di capiddu, - Sti veli trasparenti, sta fina cammiciola, - Sti musulini oscuri, stu sciusciami chi vola, - Chi mettinu in prospettu chiddu chi duvirria - Ristari a lu cuvertu, su' rami di pazzia?[444]. - -[443] _Figghiolu_, nella parlata messinese, fanciullo, piccolo. - -[444] _Cicalate_, p. 392. - -Il ricordo dei ventagli è una brutta tentazione ad una rassegna delle -varie fogge che ne corsero. Quelli richiamati da D. Pippo erano di forme -nanerottole, ai quali, degradando sempre, si eran ridotti i mastodontici -ventagli dei tempi anteriori. Ma noi non possiamo fermarvi la nostra -attenzione; specialmente riflettendo che essi suscitaron la collera -dell'Arcivescovo Sanseverino e, che è tutto dire, del Vicerè Caracciolo. -Sotto la data del 7 luglio 1784 costui scriveva all'Avvocato Fiscale -della Gran Corte, avere inteso di ventagli donneschi in vendita presso -alcune botteghe di galanteria: ventagli con bizzarre figure, con la -Confessione e la Comunione; e di esser rimasto scandalizzato del fatto -che a maggior danno del veleno dell'empietà istillato negli spiriti -deboli, si aggiungesse la stampa di certe canzonette francesi, per le -quali mettevansi «pure in derisione i più sagrosanti misteri della -nostra Religione». E però incaricava esso Avvocato Fiscale «di proibire -immediatamente lo spaccio di tali ventagli, e formare al tempo stesso il -legale processo contro coloro che li hanno introdotti, come rei di -pubblicazione di stampa senza legali permessi»[445]. - -[445] _Reali Dispacci_, a. 1784, n. 1514, ff. 202-203. R. Archivio di - Stato di Palermo. - -Il Vicerè che scriveva in questo modo era un enciclopedista convinto; -coloro che comperavano ed usavano i ventagli, erano delle donne che si -picchiavano il petto. - - - - - _Capitolo XXI._ - - - _LA MODA DEGLI UOMINI._ - -Le fogge per gli uomini, tolte piccole modificazioni, rimanevano sempre -le stesse, e per oltre mezzo secolo inalterate. Si guardino un poco i -ritratti del tempo in un salone magnatizio d'oggi, e si troverà la -eterna parrucca incipriata, il magnifico giambergone (divenuto traslato -non sempre serio nella _giammèrica_) dalle candide e pieghevoli -manichette con _dentelles_, mutabili ad ogni tre o quattro giorni, con -il profuso panciotto che slarga in basso, e con calzoni di raso -attaccati a mezza gamba, là dove li raggiungono eleganti calze di -seta[446] uscenti da scarpine ornate di lucentissime fibbie d'oro o -d'argento. - -[446] Nel 1775 prosperava ancora in Palermo una numerosa maestranza di - _conza-calzette_ di seta. - - Diversa la etichetta pel lutto rigorosissimo: nel primo mese, - rattina, senza manichette e senza cipria, e con fibbie di lutto; - nel secondo e terzo, panno e poche assole come nel lutto rigoroso; - nel quinto e sesto, lutto più leggiero. - -Chi poi avesse veduto questi signori per le strade, a passeggio -specialmente, avrebbe rilevato sopra la parrucca un cappello a tre pizzi -trinato e indorato, che la jattanza affidava talora ad un creato, ad uno -dei creati usi a tener dietro al padrone[447]. - -[447] Vedi nel cap. XIV, p. 233. - -Nobili e civili andavano armati di spadino. - -Quest'arme fino al 1782 era comune anche alla bassa gente. Dopo -l'omicidio commesso nella processione della Madonna Assunta, del quale -abbiam fatto cenno[448], essa venne severamente proibita, e si volle che -per lo avvenire «niuno degli artisti e degl'individui delle maestranze -che esercitano arti meccaniche, servitori di livrea, eziandio qualora -non vestono livrea, e qualunque altra persona del volgo inferiore, possa -da oggi (26 dic.) innanti portare al fianco o in altra guisa spada di -qualunque misura e forma, sciabole, sciabolette, guardafreni, squarcine -o altro genere di arme, ancora quando fossero vestiti di giamberga, -sotto le pene contenute nel bando proibitivo delle arme»[449]. - -[448] Vedi cap. VI, p. 116. - -[449] Bando del Vicerè Caracciolo in data del 26 dicembre 1783. - -Contro questa disposizione si levò un vero putiferio. Le stampe -attaccate nei soliti luoghi per la affissione, vennero stracciate dai -maestri, e riattaccate sotto i sospettosi occhi della Polizia; la quale, -sorpreso nel momento che tornava a stracciarle un prete, e arrestatolo, -lo condusse nelle carceri dello Arcivescovo. E perchè il Console degli -spadai si presentò al Vicerè per dirgli in un memoriale i danni della -nuova disposizione per la sua maestranza, quegli lo scacciò in così mala -maniera che il console ne rimase sconcertato[450]. - -[450] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVIII, pp. 3-5. - -Ai due ceti lo spadino non bastava; ci voleva pure, a compimento della -moda, un bastone, il cui manico con fiocchi di seta e d'oro, avea -sovente un valore cospicuo. - -Dai taschini, anzi dalle grandi tasche del panciotto pendevano, -percotendo a destra ed a sinistra del ventre, due meravigliose -catene[451] con ciondoli preziosi e con orologi. L'uso nobiliare -chiamava _mostra_ (franc. _montre_) l'orologio: e di orologi si faceva -sfoggio singolare. Basta leggere il seguente avviso pubblicato -nell'unico giornale palermitano del 1794 per averne un'idea: «S'è -perduta una mostra d'oro montata alla francese, a quattro quadranti, dei -quali quello che denota li giorni del mese, ha li numeri scritti in oro -sopra striscia blò, come lo sono quelli dell'altro quadrante, che mostra -le ore ed i minuti, e che ha tutti li numeri in cifre. Tiene annessa una -catena d'oro di Napoli, nel di cui centro è dipinto un bastimento in -ovale che comparisce da ambedue le parti sotto cristallo, e vi è appesa -pure la chiave d'oro». E dopo questa descrizione necessaria a -riconoscimento, pel ricupero si avverte: «A chi la porterà, anche per -via di confessione, allo orologiaio sotto la casa del sig. Marchese di -Geraci, saranno date once quattro di mancia». Probabilmente il -proprietario sarà morto col desiderio di pagare quella mancia. - -[451] _Santacolomba_, _op. cit._, p. 385. - -Mentre la moda rimaneva come cristallizzata, una nuova ma breve, per -aberrazione della gioventù, ne sorgeva infra l'ultimo ventennio del -secolo: effetto di una anglomania acuta, che quasi in forma epidemica -invase quanti dispettavano il vecchio costume. - -Costoro, professandosi devoti al _bon ton_, presero a seguire -rigorosamente fogge e pratiche inglesi. Indossavano abito scuro; -calzavano pantaloni di pelle e stivali, e sui capelli rialzati -piantavano un cappello tondo. Ora sì, ora no, portavano un nocchiuto -bastone, ma per lo più tenevano in tasca le mani. Salutare, era delitto -per loro; chiacchierare, avrebbeli resi indegni della loro società. Un -d'essi, che, dimentico un giorno della parte che rappresentava, si -abbandonò alla natural sua vivacità in una conversazione con un -forestiere, ricordandosi a un tratto di quel che era, voltossi di punto -in bianco e piantò in asso, senza neppur dire addio, il suo -interlocutore. - -Secondo la rigida etichetta inglese, la loro biancheria doveva esser -molto semplice. Uno che fu sorpreso con merletti in quella, ne fu subito -severamente punito. Alcuni suoi compagni, senza profferir verbo, gli si -avvicinarono, gli strapparono i merletti e si allontanarono -tranquillamente come se nulla fosse stato. - -Di sì strano episodio nella storia del viver nostro nessuno, altro che -Bartels, ne diede mai notizia; il quale riflettendovi sopra maravigliato -aggiungeva: Io spero che questa mania, così contraria all'indole del -popolo, non duri a lungo; altrimenti il palermitano diverrebbe un essere -pesante ed incivile. Disgraziatamente, questo esempio ha prodotto i suoi -effetti nel popolo: e se ne movete lagnanza, vi sentite rispondere: -«_Così fanno pure gl'Inglesi_»[452]. - -[452] _Bartels_, _op. cit._, v. III, pp. 539-40. - -I seguaci della pazza usanza si chiamavano _intonati_: e _'ntunatu_ nel -dialetto siciliano resta anche oggi a denotare persona che stia sul -grave, o che affetti di non conoscere e di non sapere. - -Ripigliamo il discorso del costume generale. Una reazione nacque anche -tra gli uomini, come l'abbiam veduta tra le donne; e causa ne furono i -rivolgimenti di Francia, echeggianti nelle principali città del -Continente e per esse in Napoli. - -Il 29 marzo del 1798 il Presidente del Regno spediva al Principe di -Castelcicala, Ministro in Napoli, un secreto rapporto sulle nuove -maniere di vestire in Palermo, e chiedeva un apposito rescritto sovrano -per essere autorizzato a farle cessare. Il rapporto, quale è stato -trovato, dice così: - -«Ecc.mo Signore. Corre qui voce costante che siasi da S. M. risoluta, ed -ordinata in codesta Dominante la riforma del vestire, e di certi tratti -esteriori, inconvenienti alla vita ed al costume di buoni Cattolici e di -fedeli Sudditi del Sovrano. Se ciò sia vero, avrei sommamente caro che -la M. S. si degnasse di far qua arrivare, e pubblicare la stessa Legge; -perchè lo stesso disordine si è qui da qualche tempo introdotto, ed è -allignata, e cresciuta a segno l'indecenza e deformità del vestire e -dell'abbigliarsi, o per meglio dire del trasformarsi, che non può -tollerarsi senza raccapriccio e ribrezzo, (e quantunque si procuri -coonestare come semplicità di animi, pure fanno sospettare fellonia di -cuori fazionarj e settarj. Nella lubricità del vestire, e dei tratti -esteriori, vi è tanta impunità, e si è giunto tanto oltre, che -dichiarandosi e infami e irregolari, si permette talora un'ostentazione -sì smodesta e lasciva, che non può rimirarsi senza orrore). Io diverse -volte me ne sono querelato pubblicamente, e non ho lasciato di -riprendere la indignità dello scandalo; ma non sono giovati nè i miei -risentimenti, nè le mie ammonizioni. Sarà perciò proprio delle paterne -cure di S. M. di trovarsi riparo a questo disordine, e di prefiggervi -pronto ed esemplar castigo; anche sul riflesso che la stessa apparenza -di uomini sì sconsigliati risveglia in ognuno la idea del giacobinismo e -dell'infame detestabile libertà. - -«Prego V. E. a sollecitarmi da S. M. questa providenza, analoga a -quella, che si dice essersi costà promulgata»[453]. - -[453] _Real Segreteria, Incartamenti_, filza 5499, Archivio di Stato in - Palermo. - - Dalle parole _e quantunque_ fino _senza orrore_ (qui segnate con - parentesi) è tracciata al margine della minuta una linea, che fa - supporre il tratto chiuso non essere stato partecipato nella - lettera ufficiale al Principe di Castelcicala. -- Dobbiamo questa - indicazione all'egr. avv. Francesco La Mantia, Archivista nel R. - Archivio di Stato in Palermo. - -Questa allarmante relazione non dice in che consistessero le nuove -compromettenti fogge; ma da documenti posteriori si capisce subito. - -Non degli enormi cravattoni allarmavasi il Governo, non dei ricci a -foglie di lattuga delle camicie, non dei ninnoli pendenti sulla -sottoveste; ma di certi peli che i giovani si lasciavano crescere sul -viso, abitualmente raso, di pochi capelli non incipriati sulla fronte, e -di non so che gambali di calzoni tendenti ad allungarsi dalle ginocchia -ai piedi: minacce, codeste, che facevano pensare ai pericoli che poteva -correre il Regno. - -La lettera segreta del Presidente ebbe pronta risposta, e l'Arcivescovo -D. Filippo Lopez y Royo si vide autorizzato a pubblicare: come qualmente -il Re avesse appreso «con vero dispiacere l'abuso introdotto e assai -attualmente aumentato che la Gioventù si _trasformasse_ con strane e -singolarissime pettinature, con abiti strani e bizzarri e talvolta -indecenti con iscandalo de' buoni e con proprio vitupero e disdecoro». E -lo proibiva severamente[454]. - -[454] Bando del Presidente del Regno, Arcivescovo D. Filippo Lopez y - Royo, in data del 16 Giugno 1798. - -Da ciò nuove, tassative disposizioni. Ordinavasi ai nobili che -vestissero decentemente «per esser d'esempio agli altri», e -moderatamente si pettinassero. «La moderazione -- dicevasi -- è nelle -parrucche e nella cipria», e si ricordavano le riflessioni fatte dal -Presidente del Regno ai nobili nel giorno che si erano presentati «alla -udienza in barbette» (_varbitti_)[455]. - -[455] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 204. - -Dopo due mesi del suo arrivo a Palermo Ferdinando volle romperla con le -velleità novatrici, e per mezzo del Ministro Principe di Cassaro faceva -sapere al Capitan Giustiziere, Principe di Torremuzza (6 marzo 1799): - -«S. M. ha veduto con suo dispiacere di esservi tuttora in questa -Capitale l'abuso del modo di vestire e di certi tratti esteriori -inconvenienti alla vita ed al buon costume; quando le precedenti sue -sovrane risoluzioni per le riforme avrebbero dovuto far entrar in sè -stessi coloro che lo hanno finora costumato con poca decenza e scandalo -e sommo disgusto delle persone serie d'ogni rispettivo ceto che ama la -decenza. La continuazione quindi di questo disordine nel vestire e -nell'abbigliarsi difformemente richiama la sovrana vigilanza di S. M. a -darvi l'opportuno rimedio; non potendolo tollerare senza raccapriccio e -ribrezzo; ed alla S. M. maggiormente rincresce il vedere nei luoghi -pubblici e circospetti l'uso di calzoni lunghi, senza legaccie, e di -calze brache o di calzoni chiamati alla pantalona.... nella città ove è -precisa la decenza e la priorità. [E rincresce pure a S. M.] il vedere -le barbette difformare le fisonomie e certe strane singolarissime -maniere di coprirsi la fronte con i capelli senza polvere di Cipro; li -quali, invece di adornare, trasformano il volto; e che in siffatto modo -disdicevole, precisamente alla Nobiltà, si ardisce di andare fin anche -nelle chiese». In coerenza a questo, «ha risoluto che si abolisca -addirittura siffatto abuso di vestire e che ognuno da oggi avanti pensi -a riformarlo a seconda delle sane sue intenzioni, e di quella decenza e -circospezione, i doveri di buon cattolico e gli obblighi di fedele -suddito». Finiva raccomandando la cieca rassegnazione ai sovrani voleri -e minacciando ai contravventori le pene della Giustizia. - -Era un gridare al deserto. Quattro giorni dopo la promulgazione di -questo bando l'ab. Cannella, da poco tornato da Napoli, dove si era -ridotto dopo la sua romanzesca fuga in Francia, se la spassava col suo -inappuntabile vestito alla nuova moda: ed eccolo, quando meno se lo -attendeva, fermato, catturato e subito relegato nel Convento dei -Cappuccini[456]. - -[456] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., 10 marzo 1799, pp. 328-29. - -I rigori crescevano man mano che la piena minacciava d'irrompere e -rovinare l'edificio dell'ordine così gravemente compromesso nelle -fantastiche visioni dei governanti. Il Vicario Generale della Diocesi -faceva predicare da tutti i pulpiti, in tutte le chiese, contro il -pericolo del nuovo costume, favorito da giovinastri refrattarî alla -osservanza della legge. - -Non è tutto. Il Capitan Giustiziere, Principe di Fitalia, una brutta -mattina fa venire al suo Palazzo presso S. Anna tutti i parrucchieri e -tutti i sarti della città; e in termini severissimi ordina loro che non -s'arrischino più a tagliar capelli in modo da coprir la fronte, e di -cucire calzoni lunghi: pena il carcere e la frusta; e che denunziino -senza indugio all'Autorità gli sconsigliati che cercassero l'opera loro -per l'una e l'altra foggia condannata dai sovrani voleri[457]. - -[457] Lo stesso, _op. cit._, p. 568. - -Rinunziamo alle malinconiche riflessioni che s'affacciano in chicchessia -per provvedimenti così insensati; e passiamo ad un fatto col quale si -chiudeva il secolo dell'Ottantanove. - -È la sera del 18 gennaio 1800. Ferdinando con la reale consorte è al -teatro S. Cecilia, pieno zeppo di spettatori. Il fiore della Nobiltà -occupa tutti i palchi; i civili, le gradette, la platea. Delle dame -della Regina neppur una manca. Parrucche candidissime (solo di uomini!) -si muovono in mezzo a _toupets_ tempestati di gioie, fulgide sotto la -grande lumiera che pende dalla volta e per mille candele di cera di -Venezia piantate intorno alla impalcatura. Ed ecco farsi innanzi -pettoruto verso la platea un giovane sui trent'anni. Un improvviso -scatto del Re rivela qualcosa che deve averlo inattesamente colpito. -Egli ordina che si faccia venire alla sua presenza questo giovane. - --- «Chi sei?» gli chiede concitato e con la sua solita voce altisonante, -appena se lo vede innanzi. - --- «Francesco Perollo da Cefalù, suddito fedele di V. M.». - --- «E tuo padre»? - --- «Emanuele Perollo, Cavaliere Costantiniano ed ex-Senatore di -Palermo». - --- «Ed hai l'ardire, villanaccio impertinente, di comparire in pubblico -con quei capelli sulla fronte e con quei pantaloni fino ai piedi»? - -Il giovane, più morto che vivo, non sa che rispondere; e tosto, ad un -brusco cenno del Re, vien preso da due birri e portato via in lettiga al -carcere. - -Al domani, di pieno giorno, alle Quattro Cantoniere, ripetuti squilli di -tromba chiamavano la folla dei curiosi. Il boia lega al cavalletto -Francesco Perollo, reo di moda sediziosa, gli recide con forbici il -posticcio codino, le fedine, i gambali e li butta sprezzatamente per -terra; e scioltolo lo riconduce al carcere, non già dei nobili e dei -civili, come avrebbe dovuto essere, ma, per onta maggiore, dei plebei, -alla Vicaria[458]. - -[458] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 745. -- _Villabianca_, _Diario_ - ined., a. 1800, p. 57-59. - -La patria era salva! - -Questo fatto non dovea rimanere isolato. Re Ferdinando nutriva la più -fiera avversione ai pantaloni ed alle fedine, ed un vero culto al codino -naturale ed alla cipria. - -Dal primo giorno che sbarcò in Sicilia fino all'ultimo che se ne -allontanò per sempre, egli vide un terrorista, un repubblicano esaltato -in qualsiasi partigiano della nuova moda francese; e sovente ordinò la -berlina dopo la violenta, completa rasura del viso e del capo. - -Una delle sue vittime fu D. Giuseppe Ruffo, fratello del Principe di -Scilla. Incitato a ballo dal Principe di Trabia a Mezzo Monreale, -costui, bello com'era della persona, si presentava con grandi barbette e -coi neri capelli senza polvere. L'esser egli un servitore fedele del suo -Re, l'aver seguito costui in Sicilia, abbandonando patria, beni, -famiglia, dovevano esser ragioni più che forti per metterlo al di sopra -di qualsivoglia sospetto di demagogia; ma non fu così. Appena il Re, -presente al ricevimento, lo vide entrare, gli corse incontro -imbestialito, gli afferrò con ambe le mani le fedine e, tira, tira con -quanta avea di forza come per istrappargliele, gli grida, con voce -stentorea: _Porco, briccone_! E se non fosse stato per la Regina, la -quale corse in aiuto di lui, chi sa che ne avrebbe fatto![459] - -[459] _Palmieri de Miccichè_, _op. cit._, t. I, ch. XXXIV. - - - - - _Capitolo XXII._ - - - _PRANZI DI RICCHI E MANGIARE DI POVERI._ - -Tale essendo il lusso del vestire e dell'acconciarsi, facile cosa è lo -immaginare la vita alla quale esso dovesse corrispondere. Conversazioni, -feste da ballo, teatri, villeggiature si alternavano con feste e -spettacoli sacri e passatempi religiosi. D'estate o d'inverno, la -giornata era sempre breve, insufficiente alle occupazioni del corpo e -dello spirito. Tolte le poche ore della siesta, essa era tutta divisa -tra le molteplici cure volute dalla posizione sociale e dagli affari di -famiglia. La siesta era l'ora che seguiva al desinare: e se per taluni -il desinare era delizia, per altri era fastidio, se non sacrificio -penoso. - -Incredibile il lusso delle mense aristocratiche, quali lo videro alcune -volte i forestieri invitati, e pieni di stupore. Mense imbandite di -tutto punto, con servizî di singolar pregio; ricchi vasi d'oro e -d'argento, spesso cesellati dai migliori artisti, miniature di squisita -fattura, componevano e ornavano quelle mense: ricchezza sterile, non -fecondata nè confortata da quella fruttuosa del capitale che circola e -produce. Le posate splendevano al pari de' piatti d'argento, e in una -festa datasi il 13 maggio 1799 alla nobiltà ed alla officialità militare -nel palazzo Butera (Principe, allora, D. Ercole Michele Branciforti e -Pignatelli) posate e piatti del prezioso metallo bastarono a più che 300 -persone[460]. - -[460] La festa, principiata di sera, finì il dimani a 12 ore, con una - colazione profusissima, degna della profusissima cena della notte e - delle continue portate di sorbetti, liquori e vini forestieri. La - immensa terrazza dal lato del mare era convertita in galleria - coperta. Le due musiche di strumenti a fiato che allietaronla - costarono 100 onze; e la neve consumata pei gelati fu 40 carichi, - come a dire cinque migliaia di chilogrammi d'oggi. Vedi - _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1799, pp. 354-56. - -Ad un inglese nel 1770 la cucina siciliana parve un misto di francese e -di spagnuolo: e che l'_olla podrida_ serbasse «sempre il proprio posto e -la propria dignità in mezzo alla tavola, circondata da un trono di -fricassè, di fricandò, di ragù ecc., come un grave _Don_ spagnuolo in -mezzo ad uno stuolo di piccoli marchesini attillati»[461]. - -[461] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXIII. - -Dopo quell'anno la cucina, al pari della moda, della quale faceva parte, -era presso la Nobiltà o tutta francese o molto infranciosata. Per -qualche lieve modificazione bisogna attendere il tempo degli Inglesi -(1806-1815). - -Con ordine inappuntabile i servitori attendevano alle singole loro -incombenze; nelle grandi occasioni le pietanze seguivano alle pietanze, -con crescente soddisfazione dei trimalcioni e con pericolo degli -stomachi più agguerriti. Il numero di queste pietanze era l'indice della -grandezza della casa e del rispetto che essa imponeva a sè ed agli -altri. Anche qui i forestieri guardavano stranizzati, non riuscendo a -persuadersi che l'essere ricchi, o semplicemente agiati, imponesse, per -onorare un ospite, di far passare sotto il naso di lui dieci, quindici -piatti l'uno più costoso dell'altro. - -Le principali specialità dell'Isola eran messe a contribuzione, e nelle -portate di secondo e terzo ordine si vedevano i cefali della Cala di -Palermo e le anguille del Biviere di Lentini, i caci di Calatafimi e le -_provole_ di Modica, il miele di Mascali ed il torrone di Piazza, il -moscato di Siracusa e la malvasia di Lipari. I monasteri della città -compievano l'opera culinaria, L'ab. Giovanni D'Angelo ci ragguaglia d'un -pranzo tenuto nel Convento di S. Domenico (15 maggio 1796), nel quale, -con l'intervento del Presidente del Regno, l'Arcivescovo Lopez y Royo, -di trenta altri illustri commensali e di cinque frati dell'Ordine dei -Predicatori, a compimento del Capitolo da questi tenuto e ad omaggio del -nuovo Provinciale eletto P. Pannuzzo, furon serviti 24 piatti e 64 -intramessi e tornagusti oltre il pospasto ed sorbetti[462]. - -[462] _D'Angelo_, _Giornale_ ined., p. 105. - -Prima ancora, Brydone aveva fornito curiose particolarità di un pranzo -offerto nel giugno del 1770 dalla Nobiltà di Girgenti al suo Vescovo; -pranzo al quale egli prese parte. - -«Eravamo, egli dice, trenta commensali; ma, parola d'onore, non credo -che i piatti fossero stati meno di cento. Si servì in vasellame -d'argento, e, cosa singolare, una gran parte delle frutta portate al -secondo servizio, ed il primo piatto portato in giro fu di fragole». -Brydone le mangiò con latte e zucchero, ed i convitati gustarono il -nuovo condimento. Il _dessert_ si compose di frutta svariate e di -sorbetti anche più svariati, in forma così perfetta di pesche, fichi, -arance, nocciole, che uno dei commensali, inglese come Brydone, ne -rimase ingannato. Perchè, finita la seconda portata, e presentatiglisi a -guisa di retroguardia, altra maniera di gelati, un servitore gli pose -davanti una bella e grossa pesca, che egli prese per frutta naturale: e -tagliatala in mezzo, e portatane la metà alla bocca, a bella prima ne -rimase scosso, e come per allargare lo spazio gonfiò le gote. Ma la -intensità del freddo vincendola sul ripiego e sulla sofferenza, egli la -palleggiò con la lingua, poi non potendo più oltre resistere, con gli -occhi rossi di lacrime la rigettò disperato sul piatto, bestemmiando -come un turco ed imprecando al servitore, dal quale si credette burlato -quasi gli avesse profferto per quel frutto una palla di neve dipinta. - -Tanto abuso di sorbetti richiama a quello della acqua gelata nella -stagione calda. Come senza di essa non si sarebbe saputo dare un passo -in città, così con essa si alternava ogni pietanza ed ogni intingolo. Il -nostro bravo forestiere, lodandosene altamente in Palermo, riconosceva -strano che questo lusso (a parer suo, il più grande e forse il più -salutare tra tutti i lussi) fosse ancora tanto trascurato in -Inghilterra: e rilevava con piacere la pratica dei medici siciliani di -dare al malato di malattie infiammatorie acqua gelata in quantità; -pratica spinta tant'oltre che un celebre medico d'allora copriva con -esito fortunato il petto e lo stomaco del paziente, di neve e -ghiaccio[463]. - -[463] _Brydone_, _op. cit._, lett. XX, e XXXIII. - -Se non l'abbiamo fatto prima, vogliamo ora che ci cade in acconcio, -notare che l'etichetta del tempo non guardava al vestire da tavola; pare -anzi che in questo non si andasse tanto pel sottile[464]. Alla eleganza -delle vesti non si sacrificava punto la libertà del comodo: di che -qualche viaggiatore si maravigliava come di costumanza incoerente alla -vita di grandezza e di sussiego. - -[464] _Galt_, _op. cit._, pp. 40-41. - -Alle mense nobilesche raramente mancava qualche parassita, vecchia piaga -di chi ha. Quest'essere avea bene una casa, ma solo per dormire; il -resto della giornata divideva tra' suoi potenti amici, presso i quali -giungeva sempre con esattezza matematica. D'uno di essi fu detto: - - Lu viditi affacciari a menzujornu, - 'Ntra l'ura giusta chi firria lu spitu[465]. - -[465] _Melchiore_, _Poesie_, p. 62. - -Egli andava ben vestito, ma si hanno forti dubbî se il sarto del suo -giamberghino fosse stato pagato. Il suo appetito era pari alla sua -sfrontatezza. Degl'intingoli, dei manicaretti che si passavano in giro, -tutto assaggiava, tutto mangiava, tutto trovava eccellente; e come per -isdebitarsi col suo generoso ospite vuotava il sacco di tutte le notizie -che avea potuto udire o leggere gironzolando di qua e di là. E l'ospite -non poteva non esserne soddisfatto, solleticato nella sua vanità di -ricco, di magnifico, e, altronde, non isdegnoso della compagnia di -persone che alla fin fine erano le più innocue creature del mondo. - -Un signore savoiardo ha una pagina aspra per codesti parassiti, i quali -egli incontrava in ogni casa magnatizia, e che il padrone di casa, pur -disprezzandoli, tollerava, perchè il loro rumoroso stuolo serviva ad -accrescere pompa alla scena: «espediente infelice, diceva lui, che -obbliga il signore alla compagnia di uno stuolo di miserabili che gli -ronzano attorno, guidati dallo interesse di strisciare ai piedi del -fortunato»[466]. - -[466] _De Borch_, _op. cit._, t. II, p. 82. - -Meli vedeva una ingiustizia sociale nel favore accordato a questa gente -a scapito di altra che lavora e non riceve nulla. Certi baroni - - .... paganu beni e profumati - Li tanti parassiti muscagghiuni, - Chi si fannu vidiri affacinnati - E usurpanu lu lucru tuttu interu - Di chiddi chi fatiganu davveru[467]. - -[467] _Meli_, _Poesie: Lu boi e la muschitta_. - -In mezzo a tanta festa di gola e di ghiottoneria, Palermitani e -Siciliani, dal primo all'ultimo, dal più alto al più basso, le solite -eccezioni fatte, erano frugalissimi nel mangiare, moderatissimi nel -bere. Nelle grandi mense, solo dopo il 1770 cominciarono a brindare alle -dame toccando i bicchieri, e bevendo alla loro salute: usanza, a quanto -pare, non mai udita nè seguita prima dell'esempio datone in Palermo da -due signori inglesi[468]. - -[468] _Brydone_, _op. cit._, lett. XXIII. - -Questa frugalità c'induce a guardare il rovescio della medaglia: il -mangiare, cioè, dell'infima classe, dalla quale in parte, e in parte -dalla superiore, ritraeva il ceto civile. - -Non occorre uno studio per conoscere come si nutrisse la povera gente -che viveva col lavoro delle braccia. I cibi meno costosi, presi dal -regno vegetale, erano il suo alimento ordinario. Zuppe d'ogni maniera di -legumi e di verdure, il meglio che essa potesse permettersi quando il -frutto del lavoro glielo concedesse, o solo in qualche giorno della -settimana. Il suo alimento però era sempre a base di pane, quando -_fino_, di buona qualità, quando _murino_, di qualità inferiore; pane -scusso, pane con cipolla e, secondo le stagioni, con pomidoro non -maturo, con fave verdi, o con frutta fresche o secche, o con olive, o -con formaggio della peggiore qualità, con copiose libazioni d'acqua o -con un gotto di vino quando l'aveva[469]. Il caffè, la cioccolata le -eran note solo di nome, per quel che ne sentiva dire, o che ne vedeva -passando, o per qualche prova che poteva averne fatta in giorni di -poesia. Questi conforti mattutini erano, come abbiam veduto, riservati a -gente civile, e tale essa non poteva dirsi nella triplice partizione -della società. Non caffè con latte quindi bevea, perchè il latte andava -preso in giorni eccezionali, ed i medici preferivano per gli ammalati -quello d'asina. - -[469] Una notizia in proposito ha _Galt_, _op. cit._, p. 40. - -Al di sotto delle zuppe, come si chiamano tra noi, andavano altri cibi: -fave lesse non isbucciate, minestre ed erbaggi, che costavano solo la -cottura e non sempre esigevano condimenti di olio, bastando il vilissimo -sale di Cammarata o quello migliore di Trapani ed il pepe selvatico -della città[470]. Secondo le stagioni e le circostanze, usava anche -baccalà e tonno, che, copiosissima essendone la pesca e del tutto -mancanti i mezzi di esportazione, andava svilito al prezzo d'un baiocco -il rotolo (4 cent. di lira gr. 800), e che chiamavasi perciò _carni di -puvireddu_; e _sciala, poviru!_ gridavasi dai venditori per le piazze. - -[470] Usava, difatti, ed usa ancora, lo _speziu sarvaggiu_, falso pepe, - ed il sale di _menza macina_, cioè non tutto raffinato. - -Dall'agosto al dicembre i fichi d'India erano la provvidenza di quanti -non avessero da sfamarsi; e ciò non solo nella Capitale, ma anche in -tutta l'Isola. Galt sul principiare del secolo ne trovò quasi -incredibile il consumo. «In ogni parte voi v'incontrate in piantagioni -di fichi d'India, in ogni villaggio coperte ne sono le stalle. Ad ogni -angolo di strada di Palermo sono articolazioni (_pali_) di fichi -d'India. Se vi capita uno che mangi, il suo cibo non sarà che di fichi -d'India. Se egli porta un paniere, questo non sarà d'altro pieno che di -fichi d'India. Ogni asino che la mattina s'avvii alla città, è carico di -fichi d'India. Un contadino che in sul far della sera stia sopra una -pietra a contar monete di rame, non fa se non il conto di quel che gli -han prodotto i suoi fichi d'India. Se un genere è cattivo si dice che -non vale un fico d'India, mentre non v'è cosa più squisita al mondo che -un fico d'India. Ecco il solo lusso che gode il povero»[471]. - -[471] _Galt_, _op. cit._, p. 27. - -Quale distacco tra chi avea e chi non avea! - - - - - _Capitolo XXIII._ - - - _LUTTI DI CORTE, DI NOBILI, DI CIVILI, DI PLEBEI; SCENE MACABRE._ - -Le feste ed i lutti della Corte eran feste e lutti della Nobiltà; e -siccome di occasioni liete e tristi non era penuria nella Corte di -Napoli, feste e lutti si alternavano con frequenza di forme stridenti. -Carolina regalava ogni anno o due un figlio all'augusto marito, un -padrone ai sudditi fedeli; e bisogna riflettere che questi regali -andavano celebrati anche negli anniversarî, e che il Principe -ereditario, in età da prender moglie, presala, avea anche lui i suoi -figliolini, i quali non potevano passare inosservati. Or se si consideri -che la Casa Borbone, emanazione di quella paterna di Spagna, era -imparentata con la Casa d'Austria-Ungheria, con quelle di Toscana, di -Portogallo e con altre regnanti in mezza Europa, può immaginarsi quante -volte all'anno dovesse il Castello issare la bandiera, il Duomo -sciogliere le sue campane, la Curia intonare i suoi _Te Deum_, le -fortezze della città sparare i loro cannoni; e con tutto questo le -truppe fare le loro mostre, i nobili accorrere al baciamano di giorno ed -ai ricevimenti di sera. E non mettiamo in conto gli arrivi e le partenze -dei Vicerè, gli onomastici ed i compleanni loro e delle Viceregine: -salvo che non si fosse scapoli, come il placido Marchese Fogliani, -l'arcigno Marchese Caracciolo, il dabben Principe di Caramanico. - -Diremo altrove delle feste d'altro genere; qui accenneremo soltanto ai -lutti. - -Feste e lutti venivano, le une avvisate, gli altri intimati con -ispeciali inviti che, come abbiam detto e diremo, si sdoppiavano: uno, -p. e., del Capitan Giustiziere ai cavalieri, uno della Capitanessa alle -dame. Basta leggere codesti inviti o partecipazioni per formarsi un'idea -del lutto che si dovesse prendere: - - _La Marchesa di S. Croce Capitanessa_ - _nell'atto di riverirla, le fa sapere_ - _di essere arrivata a S. E. con Dispaccio Reale_ - _in data de' 24 dello scaduto Febrajo [1781]_ - _la morte_[472] _seguita della Reggina vedova di Portogallo_ - _ed avere la Reggina Nostra Signora_ - _preso il lutto per mesi quattro due stretti,_ - _e due più larghi,_ - _che corsero dalli 18 dello stesso Febbrajo;_ - _perciò S. E. Signor Presidente del Regno_ - _ha determinato_ - _che lo stesso si prattichi in questa Capitale_ - _da tutte le Signore Dame,_ - _e con pieno ossequio le si rassegna._ - -[472] _Arrivata la morte_, invece della _notizia della morte_! - -Se la morte era di persona della Famiglia reale, il bruno doveva essere -intero, completo, fino alla mancanza della inevitabile cipria alle -parrucche e delle _dentelles_ alle maniche delle giamberghe. Così fu per -la morte della Imperatrice Maria Teresa, madre della Regina, notizia per -la quale fu mandata in giro (6 febbr. 1783) un'elegante circolare in -questi termini: - - _Il Marchese di S. Croce Capitano Giustiziere_ - _nell'atto di riverirla distintamente le fa sapere,_ - _che dovendosi celebrare nel Duomo_ - _per nove giorni continui l'Essequie, e Funerale_ - _per la morte dell'Imperatrice Regina_ - _Madre della Regina N. S._ - _cominciando dal giorno 16 del corrente_ - _per tutti li 24 dello stesso;_ - _perciò S. E. Sig. Presidente del Regno il primo,_ - _ed ultimo giorno, due ore prima al mezzogiorno_ - _abbasserà al Duomo, ove terrà la Real Cappella:_ - _ed in detti nove giorni_ - _vestirsi in lutto rigoroso senza polvere, e manichetti_[473] - _e con pieno ossequio si resta._ - -[473] I _manichetti_ erano le _dentelles_ che si cucivano all'orlo delle - maniche. - -Nove giorni di funerali! C'era da svenirsi; ma la Nobiltà c'era -abituata, e, se si toglie l'incomodo della levata mattutina, che po' poi -non era grave, non essendosi tenuta conversazione la sera innanzi, ad -esequie finite, rincasavasi con la soddisfazione di aver compiuto un -dovere, e forse con un po' d'appetito in corpo. - -Alle dame, per la medesima ragione, era stata spedita per via di lacchè -altra partecipazione consimile a nome della Capitanessa Marchesa di S. -Croce. - -Qui la sventura era grande, perchè legata strettamente alla Famiglia -regnante; ma per decessi di personaggi che in Sicilia nessuno conosceva, -e che solo l'aristocrazia avea sentiti nominare nell'annuo _Notiziario -di Corte_ del Gregorio, il lutto si raccomandava ed esigeva; e quando -una volta un signore credette di potervi derogare, e tenne una festa da -ballo, il Vicerè lo mandò subito in prigione, scandalizzato che durante -un lutto ci fosse un nobile che si permettesse di tenere festino in casa -sua. Ed il povero, mal consigliato signore, che era stato sempre una -buona persona, dovette prendere un mesetto di Castello. - -Questa commedia del lutto veniva a stancare; perchè, o bisognava -privarsi di qualunque divertimento pubblico e privato, o smettere il -bruno: due cose che non istavano bene e che conveniva guardarsi -dall'affrontare. Perciò conciliando, come suol dirsi, capra e cavoli, -che cosa facevano le dame? serbavano il lutto stretto, e così abbrunate -recavansi a teatro, che, a buoni conti, avea vita per esse. Alla -medesima maniera andavano alle deliziose adunate della Marina ed alle -funzioni di chiesa: servendo così a Dio ed a mammona. Ma la trovata dava -troppo all'occhio, ed il Vicerè, che tutto vedeva, e non poteva -permetterlo, per mezzo della moglie del Capitan Giustiziere faceva un -giorno sapere come qualmente queste contraddizioni non potevano passare -inosservate, e che se si voleva prender parte ad una festa e si era in -lutto, non bisognava profanare il dolore. La Capitanessa, col suo -superbo stemma inquartato a capo d'un biglietto e con la corona -marchionale, notificava l'ordine caraccioliano: - - _La Marchesa di S. Croce divotamente riverendola,_ - _le partecipa che intesa S. E. Sig. Vicerè,_ - _che alcune Dame nella occorrenza delle Feste Reali,_ - _come di parto della Regina, ed altre_ - _non lasciano di comparire vestite a lutto_ - _ne' luoghi pubblici,_ - _e nei Teatri s'è servita con biglietto delli 7 corrente_ - _incaricarla di far avvertire le Signore Dame,_ - _che sotto pena della Reale Indignazione,_ - _non si facciano vedere_ - _vestite a lutto ne' pubblici Luoghi, e Teatri_ - _in simili occasioni,_ - _e volendo in essi comparire, lasciar dovessero il Lutto;_ - _e perciò in adempimento di tal comando,_ - _glie ne passa il presente Avviso_ - _pella dovuta esecuzione e regolamento_ - _e con dovuto ossequio se le rassegna._ - -Le dame non se la presero calda, come, per dovere d'ufficio, dovea dare -a vedere di prenderla la moglie del Giustiziere, e come, per eccessiva -servilità alla Corte, fingeva d'averla presa il Vicerè. E, discorrendone -tra loro, tutte vi fecero sopra le loro argute osservazioni. - -Tolti codesti incidenti, il lutto signorile procedeva, non diremo sulla -falsariga, ma in ragione della vecchia etichetta, e molto davvicino alle -prammatiche del Regno. Da anni ed anni il Governo non avea fatto altro -che dibattere il chiodo del 1737, cioè che bisognava vestire così e -così, senza arbitrarie innovazioni; ed ultimamente (1775), infastidito -della rilassatezza nella quale si era caduti, volle ribatterlo più -fortemente ancora, ricordando come dovesse vestirsi non solo dai nobili, -ma anche dagli altri ceti, in occasione di morti. In quel bando del -Vicerè Colonna gli eruditi riconosceranno una delle solite leggi -sontuarie: noi invece vediamo una delle tante manifestazioni della vita -d'allora, così diversa dall'attuale. Molti faranno le grandi meraviglie -che il Governo s'immischiasse anche nel vestire di lutto o penetrasse -nelle case per dire alle famiglie: «Queste si può fare; quest'altro non -si deve fare!». Ma dovranno pure persuadersi che la ragione di ciò è nei -tempi, che consigliavano disposizioni di quel genere, estese anche alle -fogge per nascite, per nozze, per morte e per altre circostanze e -condizioni della vita ordinaria. - -Spigoliamo, adunque, nel largo campo aperto dal bando del 1775; ma nel -far ciò, asteniamoci dal manifestare qualunque osservazione possa -affacciarsi alla nostra mente. Le osservazioni sarebbero molte, e ci -distrarrebbero dall'argomento. - -Il Vicerè ordinava: - -«Per le morti delle persone reali gli uomini possano portare le -giamberghe nere di panno o bajetta, ed in tempo d'està di stamina -(_stamigna_), e le donne vestir di laniglia o cattivello (_filaticcio_), -dovendo durare il lutto per mesi sei. Con che però, alle famiglie de' -vassalli, di qualsivoglia stato e condizione che siano i lor padroni, -non si permetta portare lutti per morte di persone reali, poichè -bastantemente si manifesta il dolore di tanta universal perdita colli -lutti de' loro padroni». - -Il medesimo ordinava per la morte dei nobili, dei Consiglieri di Stato, -dei Cavalieri di S. Gennaro e del Toson d'oro, dei Grandi di Spagna. Ai -visitatori, anche non parenti, consentiva pel solo primo giorno della -morte, non ancora sepolto il cadavere, il lutto, «permettendo anche alle -vedove il portar per uso proprio le fittuccie (_nastri_) a loro -arbitrio». - -Inoltre «che nelle case di lutto i parenti di qualunque grado, ed anche -del marito e moglie, non possano tenere le finestre delle stanze chiuse, -ma totalmente aperte. Che la sera non si possano tenere lampadi, ma -candele, non meno di due, nella stanza ove si ricevono visite; e le -donne per la morte dei mariti possano stare in casa soli tre mesi; e per -padre e madre, figlio o figlia, nonno o nonna, suocero o suocera, genero -o nuora, giorni nove; e per zii, zie e cugini carnali non possano aprir -lutto in casa, ma solamente vestirlo per giorni nove. - -«Che nelle case di lutto, ancorchè il cadavere sia sopra terra, -solamente si possa coprire il suolo della camera, ove le vedove o vedovi -ricevono le visite di condoglianza, con mettere li portali (_tendine_) -neri alle porte o finestre, e questo per giorni nove, proibendosi, in -qualunque altro lutto, che non sia come sopra, di marito o moglie, li -panni neri o morati, senza poterne giammai parare di nero le mura». - -E poichè chi più poteva spendere, più largheggiava nella erezione di -altari e nella pompa dei ceri innanzi il morto, il bando consentiva un -altare e solo dodici lumi; e circa i mortorî: che essi non dovessero -sonarsi fuori la parrocchia del defunto o la chiesa della sepoltura, -fosse essa d'una confraternita, fosse d'un convento; e che -l'associazione ecclesiastica non uscisse dalla cerchia della medesima -parrocchia e dei medesimi frati e consocî della confraternita. - -«Che le parti ed eredi del cadavere non possano dare a' sudetti regolari -e confratelli, che interverranno all'associamento in forza del loro -invito, nè costoro ricevere e portare alle mani se non se una candela, -che al più non ecceda il peso di once tre: e per qualunque difonto o -difonta di qualsivoglia stato, grado e condizione, che fusse, non possa -eccedere il numero di cinquanta candele». - -C'è egli dubbio che, a ragion di lusso o di pompa, ai processionanti si -dèsse più d'un cero, sì che il numero giungesse all'infinito? - -«Che li baulli o tabuti, (_bauli o casse_) ne' quali si portano ad -interrare li difonti, non siano coverti di drappo d'oro, argento o seta, -ma di bajetta o panno, o di altra sorte di lana, con color nero o -morato, per essere sommamente improprii tutti gli altri colori, e solo -si permette il terzanello di colore; senza oro ed argento, e non altro, -per li baulli _seu_ tabuti di figlioli (_bambini_), che muoiono prima di -uscire dall'infanzia, sentendosi del pari ne' sudetti interri, in vigor -del presente bando, generalmente vietato checchessia altro mondano -somiglievole fasto. - -«Che per qualsivoglia lutto, ancorchè sia della primaria nobiltà, non si -possano portare carrozze nere o sedie di mano (_portantine_) di drappo -nero o morato, o di qualunque altro colore, che dinotasse lutto, nè -tampoco usarsi qualsivoglia altro lusso»[474]. - -[474] Bando e Comandamento d'ordine dell'Ecc. D. Marcantonio Colonna - Principe d'Aliano in data del 6 marzo 1775. - -A questa lungagnata seguivano le pene ai trasgressori: e le pene erano -minacciate con tanta severità che nessuno dubiterà della ferma -intenzione del Vicerè di farla finita coi contravventori. Si trattava -nientemeno di una multa di 500 scudi ai nobili e di un anno di carcere e -di altre pene ad arbitrio di S. E. a qualsivoglia altra persona. Per le -donne maritate, la pena sarebbe stata pagata dai mariti; per le vedove, -si sarebbe esatta da qualunque dei loro effetti; pei figli di famiglia, -dai genitori. - -A ben comprendere le inibizioni di questo bando bisognerebbe riportarsi -ai vecchi eccessi che turbavano la società, e soprattutto alle teatrali -ostentazioni di dolore alle quali grandi e piccoli, madri e figli, -mariti e mogli si abbandonavano. Porte, usci, si tingevano in nero; di -nero si coprivan le pareti; si capovolgevano seggiole e deschi; -sparecchiate si lasciavan le mense; buio pesto regnava nelle stamberghe, -nelle camere, nelle sale, rischiarate appena dal debole chiarore di -qualche lucerna: e tutto ciò per mesi interi ed anche per anni se per -poco la perdita fosse stata di mariti o, in generale, di capi di -famiglia. Aggiungi altre esteriorità create e mantenute dalla vanità e -dalla jattanza, come il tramutamento in nero di qualunque colore di -fornimenti di animali da soma e da tiro, e carrette, e carrozze, e sedie -portatili e perfino lettighe padronali se si fosse stati nella -imprescindibile necessità di andare a udir messa (dovere che i Sinodi -diocesani richiamavano sempre, condannandone l'inadempimento), o di -recarsi da un sito all'altro dentro o fuori città, nei dintorni di essa, -o nel vallo, o più oltre ancora[475]. - -[475] Sul lutto specialmente nel popolo, può vedersi il cap. che ne parla - nei nostri _Usi e Costumi_, v. II, pp. 230-40. - -Noi abbiamo parlato del bruno senza aver veduto ancora il morto per cui -il bruno andava preso. - -Il cadavere veniva portato via subito senza pensarsi alla possibilità -d'una morte apparente. Questa possibilità turbava qualche persona -d'allora; ed il prof. Hager, che un giorno vide dentro il coro dei -Cappuccini, chiusa in un feretro, una giovane stata dianzi strappata al -desolato sposo, e che provò un grande raccapriccio scorgendo innanzi le -fosse della chiesa dei giustiziati, un'ora dopo lo strangolamento, i -compagni di congiura di F. P. Di Blasi (1795), ne parlò al Presidente -del Regno, il quale non se ne commosse nè molto nè poco[476]. - -[476] _Hager_, _Gemälde_, p. 125-27. - -Le più strane costumanze s'incontravano nei due ceti estremi, la Nobiltà -e la bassa gente. - -Nella Nobiltà tutto era un apparato di sontuosità che voleva attestare -quanto grave fosse stata la perdita. Quale la vita, tale la morte. Lo -splendore del palazzo si trasformava nelle gramaglie della chiesa ove i -funerali doveano celebrarsi. Molte le chiese che si facevano -partecipare, nel medesimo giorno e nelle medesime ore, ai suffragi, con -centinaia di messe e con migliaia di rintocchi di campane. Nella chiesa -del cadavere, immenso lo stuolo degl'invitati e la resa dei curiosi. -Sopra un cataletto a frange d'oro, in abito sfarzoso come per una festa -mondana, la fredda salma non istava, come d'ordinario, a giacere, ma -seduta quasi per mostrare l'esser suo[477]. - -[477] _Bartels_, _op. cit._, p. 629. Cfr. il cap. XIV, p. 256: _Nobiltà_. - -Un capitolo sull'argomento riempirebbe di sorprese chi non abbia -familiarità con le tante sopravvivenze etniche dei popoli, descritte dai -moderni critici della civiltà. - -Nel popolino la più comune era quella delle _reputatrici_, donne -prezzolate, che esercitavano il triste mestiere di piangere sui morti, -urlando nenie, strappandosi i capelli. Un parroco della città ne fu -testimonio pel suo rione, dove la più povera gente grameggiava in mezzo -alla più agiata. «Un solo rimasuglio di cantilene, dice il Santacolomba, -mi è accaduto sentire qualora m'è toccato d'assistere a ben morire ai -pescatori della Kalsa, e mi si dice che tuttora vi sia nelle piccole -terre del Regno: reliquia forse delle antiche prefiche»[478]. - -[478] _Santacolomba_, _op. cit._, p. 454. - -Altro che «mi si dice»! L'usanza era così comune che più non si sarebbe -potuto trovare in inculti casali e in centri civili dell'Isola. - -Sotto la data del maggio 1775, nel solito _Diario_ del Villabianca si -legge: «Sul cominciare di questo mese cessar vedesi la costumanza di -esporsi i cadaveri dei mendicanti nelle pubbliche piazze e contrade -della città; cattandovi la limosina pel suffragio delle anime e per la -spesarella dei facchini e del feretro li pii confrati dell'Opera della -Misericordia. Ciò venne ordinato dal Senato, non solo per dar favore -alli confrati della chiesa di S. Matteo del Cassaro [ma an]che per non -funestare i cittadini con quella luttuosa mostra[479]». - -[479] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXI, pp. 337-38. - - Varie confraternite aveano per pio istituto il seppellire coloro - che per estrema povertà sarebbero rimasti insepolti; erano quelle - di S. Giuseppe ab Arimathea, delle Sette Opere della Misericordia, - de' Pellegrini, di S. Ivone, di S. Giuliano, di S. Francesco, ecc. - Esse potevano limosinare in tutti quei giorni che dovesse - seppellirsi qualche povero, «il che in una città così popolosa - avviene quasi ogni giorno». _Fundatio publici Caemeterii_, p. 88. - Anno 1785. - -La breve notizia è un guizzo di luce nel campo non del tutto esplorato -del costume. Come dev'essere stato orribile, andando per la città, -vedere nei posti più frequentati, fermi e circondati di curiosi, -cataletti, con sopravi figure contraffatte di uomini e di donne in -attesa di chi offerisse l'obolo per le spese del seppellimento!... - -La provvida abolizione, peraltro, non tolse l'uso dei trasporti funebri -di poveri, di civili, di nobili. Il noto Segretario del Senato Teixejra -nel 1793 parlava ancora di questue dell'opera Santa di S. Giuseppe ab -Arimathea a beneficio dei defunti poveri[480]. - -[480] _Teixejra_, _op. cit._, cap. XII. - -Nè mutò l'abolizione de' diritti parrocchiali per siffatte occasioni -luttuose. Quantunque non si pagasse più l'associo, la benedizione del -cadavere ed il trasporto di esso, pure questo, dove l'agiatezza lo -consentisse, o la vanità del fastigio lo esigesse, avea l'onore d'un -corteo di frati e di preti dalla casa alla chiesa o, quando qui non -fosse la sepoltura, al camposanto. Non lo mutò neppure il divieto di -quella tale associazione che per un _grano_ (cent. 2) la settimana -forniva ai contribuenti gratuito, se tale poteva dirsi, ed associo e -sepoltura e mortorio e messe ed altri postumi suffragi[481]. - -[481] R. Decreto del 15 Gennaio 1783. - -Il morto volgare veniva acconciato in portantina, scoverta o no. La -distinzione s'avea anche in questa, perchè esisteva una gradazione -esteriore, dal cuoio nero semplice al legno lucido, ed ornato con un -pennacchio in alto, un cranio su due stinchi incrociati davanti, ed il -motto: _Memento mori_[482]. - -[482] _Galt_, _op. cit._, p. 50. Vedi nel presente vol., p. 219. - -Non era raro che una portantina comune con un cadavere dal viso -mostruoso e ributtante si scambiasse per altra, rallegrata da un bel -viso sorridente, e viceversa. Hager si disse vittima di questo equivoco, -e lo ricordava con terrore[483]. - -[483] _Hager_, _Gemälde_, pp. 118-19. - -Eppure, la vista di cotali spettacoli non dovea essere così brutta come -ne è adesso per noi il semplice ricordo. Ci si era nati, cresciuti, e -perciò abituati: ed a forza di giornaliere ripetizioni doveva tenersi -come una delle cose ordinarie della vita. - -Fin nelle feste dei bimbi e dei fanciulli, e nelle strenne, che loro si -facevano e si fanno credere regalate dai congiunti trapassati, le triste -immagini potevano ricomparire, frammischiarsi, senza turbare i miti -sogni delle anime tenerelle. L'Arcivescovo Filangeri, fungendo da -Presidente del Regno (1773 e 1774), volle per due volte consecutive, -all'avvicinarsi della fiera per la commemorazione dei defunti, disporre -«che non si lavorassero le antiche immagini o figure di qualunque si sia -sorte di morti, di scheletri, di ossa, di teschi»[484] (anche di teschi -manipolati dai dolcieri per le strenne fanciullesche!); ma non si hanno -prove che con la venuta del novello Vicerè si fosse ottemperato al bando -presidenziale. - -[484] _Galt_, _op. cit._, p. 50. Vedi nel presente vol., p. 219. - -Il provvedimento governativo per le seppellizioni nel nuovo cimitero di -S. Orsola non abolì l'uso delle inumazioni nelle chiese, ma ne diminuì -il numero. Le cosiddette sepolture _gentilizie_ continuarono a ricevere -i cadaveri di quelle famiglie che ne avessero la proprietà. Conventi e -monasteri erano per questo preferiti; ma preferiti erano, esclusivamente -per le donne, i sotterranei delle Cappuccinelle e, indistintamente per -gli uomini e per le donne, le catacombe dei Cappuccini. Lì -s'accoglievano le dame e le gentildonne dei migliori casati, e, vestite -da cappuccine, venivano allogate in nicchie; qui, invece, nobili, -civili, ecclesiastici, maestri, i cui congiunti potevano fare la spesa -del colatoio e del posto avvenire. In che forma, dopo essiccati, -venissero ridotti e come acconciati, si vede ancora nella triste -necropoli, che tutti i viaggiatori hanno con senso di ribrezzo visitata, -e dove solo un poeta di alta forma trovò non invidiabile ragione -d'ispirarsi. - -La descrizione che ne lasciò Ippolito Pindemonte è artistica: - - .... spaziose, oscure - Stanze sotterra, ove in lor nicchie, come - Simulacri diritti, intorno vanno - Corpi d'anima vôti, e con que' panni - Tuttora, in cui l'aura spirar fur visti - Sovra i muscoli morti e su la pelle - Così l'arte sudò, così caccionne - Fuori ogni rumor, che le sembianze antiche, - Non che le carni lor serbano i volti - Dopo cent'anni e più: morte li guarda - E in tema par d'aver fallito i colpi[485]. - -[485] _Pindemonte_, _I Sepolcri_. - -Bei versi, invero, che non fanno onore ai gusti del malinconico Cantore -veronese, ma che bastarono a far dare il nome di _Via Pindemonte_ alla -strada dei Cappuccini. - -Ora anche nel seppellimento una distinzione non poteva mancare. Tra le -gallerie ve n'era una anche pei nobili, e dove, mummificati e vestiti -d'un sacco nero i corpi di persone dozzinali venivano ordinariamente -appesi alle pareti, quelli di distinto casato, dissecati a quel modo ed -avvolti nei propri panni e veli, «con sacchetti d'erbe aromatiche sul -petto» venivan chiusi in casse, o bacheche, le quali il vecchio custode -del luogo apriva ai curiosi visitatori[486]. - -[486] _Rezzonico_, _op. cit._, v. I, pp. 52-53. Non c'è forse viaggiatore - che giungendo a Palermo non abbia cercato di visitare e poi - descrivere queste catacombe, ora non più aperte alle seppellizioni. - Se non andiamo errati, il primo straniero che ne abbia fatto - menzione fu nel 1726 D'Orville (in _Sicula_, pars I, caput V, p. - 45; Amstelodami, MDCCLXVI). Seguirono nel 1770 Brydone (lett. XXV); - nel 1785 Münter (v. I, pp. 4-5); dopo il 1787 Bartels (v. III, - lett. XXXIV); nel 1793 il citato Rezzonico e poco dopo Hager (pp. - 168-85). - - - - - _Capitolo XXIV._ - - - _PARTECIPAZIONI._ - -Il lettore non tema di essere attristato con altre notizie funeree. Chi -muore giace, e chi vive si dà pace, dicono per proverbio i Toscani; ma -più efficacemente i Siciliani: _Tintu cu' mori, ca cu' arresta si -marita_. E proprio pei maritaggi, come per i ricevimenti, le gale, i -balli, i monacati, partivano gl'inviti da un palazzo e andavano ad un -altro, espressione della _grandeur_ delle titolate famiglie. Non un -invito che deviasse dal suo natural cammino, non una partecipazione che -uscisse dalla cerchia entro la quale se ne stava la classe elevata. Se -inviti per alcuno di essa dalla media classe partivano, raro è che, -giunti, si tenessero, per quanto graziosamente accolti; e se si -tenevano, circostanze e ragioni speciali dovevano averne determinata -l'accettazione: o che tra l'uno e l'altro dei due ceti fosse un'amicizia -tale da imporre a questo di spedire, a quello di accogliere l'invito -gentile, o che nel gentile patrizio fosse una singolare degnazione. -Senza di questo ciascuno rimaneva al posto che gli competeva. - -Per quanto piccola, questa faccenda delle partecipazioni è una curiosità -anch'essa. Se ai dì nostri sono elementi di cronaca mondana la cravatta -di uno scombiccheratore di versi, la sottoveste d'un accozzatore di note -musicali, il tacco degli stivalini d'una _Nanà_ qualsiasi, e le più -futili cose della vita giornaliera assurgono ad importanza che rivela -soltanto la nostra miseria, perchè non devono queste dimenticate -delicatezze dei nostri vecchi entrare nella storia della eleganza -siciliana? - -In una delle splendide sale del Palazzo Butera in Palermo[487] è la -ricca biblioteca della Casa. Tra i manoscritti del Duchino di Camastra, -che, dopo il 1805, dovea essere D. Giuseppe Lanza e Branciforti, -Principe di Trabia e di Batera, ed uno dei più colti ed affabili -letterati del sec. XIX, v'è un volume che fa per noi[488]. Giovinetto -ancora, l'intelligente patrizio piacevasi di prendere appunti nel -_Diario palermitano_ che il venerando Villabianca metteva in propria -casa a disposizione di lui[489]: e certo a siffatta amicizia è da -attribuire la spiccata tendenza del futuro scrittore alla erudizione -patria. I dotti lo chiamavano alle loro adunanze: ed una stampa del -tempo, che fa parte di quel volume, dice così: - -[487] Vedi nel cap. II, p. 15. - -[488] _Opuscoli_, t. 5, a. 1795. Ms. di proprietà dell'On. Pietro Lanza - Principe di Trabia, a cui siamo grati di aver egli messo a nostra - disposizione questo ed altri pregiati mss. - -[489] _Villabianca_, _Diario_ ined., a. 1796, pp. 583-85. - - L'ACCADEMIA PALERMITANA DEL BUON GUSTO. DOMENICA LI 2 8BRE 1796 - ALLE ORE 22 NEL PALAZZO DELL'ECC.MO SENATO IL SAC. D. GIOVANNI - D'ANGELO RECITERÀ UN DISCORSO CHE HA P. TITOLO LA GALLERIA DI - VERRE. SI PRIEGA IL SIG.RE DUCHINO CAMASTRA AD INTERVENIRE. - -È, come si vede, una formola ordinaria, la quale verrà subito compresa -quando nel corso di quest'opera si leggerà che cosa fosse -quell'Accademia, e perchè si adunasse nel Palazzo del Senato, ed alle -ore 22. - -Sotto l'anno 1795, il volume Butera offre le più distinte forme -tipografiche e letterarie di partecipazioni. Scorriamone qualcuna. - -Sono pezzetti di carta di filo, non più larghi di dieci, non più lunghi -di sette centimetri. Lo stampato vi è incorniciato in fregi incisi e -litografati con disegni di artisti d'allora: ben povera cosa, invero, -che però non andava senza il nome latino degli autori: _Franciscus -Gramignani_, ovvero _Michael Ognibene sculpsit_. Si capisce che le -cornicette servivano ad inquadrare qualunque comunicazione. Ma in tanta -modestia di dimensioni e di forma quale profumo di gentilezza! - -Eccone uno, il primo, che s'infiora del sorriso d'una nobil donna a -tutti nota: - - LA MARCHESA DELLA CERDA - MENTRE DIVOTAMENTE LA RIVERISCE - SI DÀ L'ONORE DI SIGNIFICARLE IL GIÀ CONCHIUSO - MATRIMONIO - DI D. GIUSEPPE DI SANTO STEFANO - MARCHESE DELLA CERDA - SUO FIGLIO - CON D. GERTRUDE RUFFO - ZIA DEL PRINCIPE DI SCILLA - E CON PIENO OSSEQUIO SE LE RASSEGNA. - -Non abbiam modo di vedere se la egregia Marchesa fosse, come pare, -vedova e, come supponiamo, madre di quel giovane che in Roma incontrò la -famosa avventura di strappare dalle unghie della gendarmeria pontificia -l'amico suo Cannella; ma se era la madre, essa deve aver presa molta -cura dell'ardito e sventurato abate, quando egli potè impunemente -ritornare a Palermo. - -Eccone un altro, al quale mancano le forme tipografiche di epigrafia: - - ESSENDOSI DI GIÀ STABILITE LE NOZZE FRA D. FRANCESCO PAOLO DI - MARIA AGLIATA PRIMOGENITO DEL BARONE DI ALLERI, E D. CASIMIRA - DRAGO, E MIRA FIGLIA DELLA MARCHESA D. FLAVIA DRAGO, E MIRA, IN - DISCARICO DI SUA ATTENZIONE IL BARONE DI ALLERI PADRE NE - PARTECIPA L'ADEMPIMENTO. - -Non è bello, ma in una collezione non guasta. - -Ecco uno sposo che, forse per esser privo dei genitori, _nomine proprio_ -annunzia a parenti ed amici i suoi sponsali: - - IL PRINCIPE DELLA CATENA - NELL'ATTO CHE DIVOTAMENTE - RIVERISCE L'E. V. - LE PARTECIPA LA CONCLUSIONE - DEL SUO MATRIMONIO, COLLA SIG. D. CATERINA - REQUESENZ, E BONANNO, - FIGLIA DEL PRINCIPE DELLA PANTELLERIA - E SPERANDO I GRAZIOSI EFFETTI - DI GRADIMENTO - SU DI QUESTI DOVEROSI UFFICI SE LE RASSEGNA. - -Il padre della sposa avea una paginetta aneddotica nel zibaldone ms. -d'un aromatario d'allora; ma noi non saremo così indiscreti da -richiamarla a proposito d'una festa gentile di gentilissima fanciulla. E -seguitiamo a sfogliare il volume del Duchino di Camastra. - -La seguente è una partecipazione di due signoroni, l'uno forse -congiunto, o tutore della sposa, l'altro sposo: - - IL PRINCIPE DI MONTELEONE - ED IL PRINCIPE MARCHESE DI GIARRATANA - NELL'ATTO DI RIVERIRLA DIVOTAMENTE - LE PARTECIPANO IL CONCHIUSO MATRIMONIO - TRA D.A FELICE DI NAPOLI, E NASELLI, - FIGLIA DEL SIG. PRINCIPE DI RESUTTANO - ED IL SUDETTO PRINCIPE MARCHESE - DI GIARRATANA, - E SI RESTANO ALLA DI LEI UBBIDIENZA. - -Questo pei residenti nella Capitale; ma quando gli amici eran lontani, -forma e formola cangiavano: lo stampino minuscolo diventava un foglio -grande di carta, e la dicitura epigrafica passava in epistolare. In -proposito incontriamo una lettera stampata della Principessa di Cutò in -Napoli alle sue nobili amiche in Palermo: - - _Eccellenza._ - - _Piacente novella recherà a V. E. questo mio divotissimo foglio - della conclusione del Matrimonio tra la mia nipote D. Nicoletta - Filingeri figlia del fu Duca di Misidindino mio primogenito, ed - il Principe della Motta unigenito del Duca di Baranello. - Ascriverà l'E. V. questo mio ufficio come testimonianza di mio - rispettoso ossequio alla sua degnissima persona, e famiglia, - mentre io contrasegnandole l'onore de pregiatissimi suoi comandi - costantemente mi ripeto_ - - _Di V. E._ - - _Napoli, 18 Agosto 1798._ - Div.ma Obl.ma serva e par[tecipan]te - _La Principessa di Cutò_. - - A. S. E. - - (_Ms._) La Sig. Principessa della Trabia. - - Palermo. - -Lasciamo la Biblioteca Trabia-Butera e rechiamoci alla Biblioteca -Comunale, ove il Mentore del futuro letterato ci conservava tesori di -erudizione contemporanea. Il _Diario palermitano_ edito ed inedito tante -tante volte sopra ricordato del Villabianca ha delle vere ghiottornie -del genere. - -La forma dei piccoli avvisi cominciava a comparire verso il 1777; prima -del quale anno essi correvano su carta grande ad una sola colonna, e con -molta, fin troppa semplicità. Nella nuova forma tipografica, se nuova -può dirsi, venne diramato l'invito ad una serata da ballo della -Viceregina Principessa di Stigliano; uno della Duchessa di Sperlinga per -il figlio di essa Viceregina; uno del Principe di Paternò, Capitano, per -un lutto di due mesi, in seguito alla morte dell'Elettore di Baviera, -ed, esempio unico e solo, uno in caratteri d'oro, della Principessa di -Villafranca[490]. - -[490] M. Qq. D. 105, pp. 101, 138, 144, retro. - -Nello stile vecchio il Villabianca ci dà a leggere le participazioni del -Principe di Trabia e del Duca di Sperlinga per le nozze dei loro -figli[491]. Certo, Aloisia Lanza voleva un gran bene al suo Saverio, e -perchè gli voleva un gran bene era lontana dal prevedere il grave -attentato che un giorno, proprio nella casa nuziale, avrebbe egli -commesso alla vita di lei. Di quel torno (1780) sono, tra cento altri, -gl'inviti del Marchese di Regalmici, Pretore prima, Capitan Giustiziere -poi, per occasioni di gale[492]; e del Marchese di Villabianca a -sacerdoti celebranti. Questo qui, per la sua singolarità, vuol esser -conosciuto di preferenza: - -[491] _Diario_ dell'art. 1779, p. 86. - -[492] _Diario_ del 1780, pp. 255 e 261. - - IN OCCASIONE DI DOVER FARE LA LORO SOLENNE PROFESSIONE NEL VEN. - MONASTERO DI S. MARIA DELLE VERGINI LUNEDÌ CHE SONO LI 26 DELLO - SPIRANTE NOVEMBRE LA SIGNORA D. CONCETTA ELEONORA, E D. MARIA - BEATRICE EMMANUELE DE' MARCHESI DI VILLABIANCA SORELLE, VIENE - PREGATA LA DI LEI BONTÀ PER ACCRESCERE VIEPPIÙ LA POMPA COLLA - PRESENZA DI SUA MESSA, E SICURO DELLA SUA GENTILEZZA SI - OFFERISCE ALL'INCONTRO[493]. - -[493] 26 nov. 1781. _Diario_ a. 1781-82, p. 183. - -Le due monachelle non ci resteranno sconosciute. Noi le vedremo il -giorno della visita della Viceregina Colonna a quel monastero, e le -sentiremo squisitamente sonare strumenti.... non monacali. - -Poco prima che la Corte di Napoli venisse a Palermo, la Capitanessa -Principessa di Torremuzza invitava le dame ad illuminare le loro case -pel felice parto della Granduchessa di Toscana Luisa Amalia, e, venuta -la Corte, il Principe marito Capitan Giustiziere avvisava che S. M. -«tiene appartamento in Corte, e permette alla persona alla quale è -indirizzato l'invito d'intervenire»[494]. Si noti la concessione -_permette_, non _invita_ ad intervenire. - -[494] _Diario_ ined., 19 sett 1798, p. 490; 3 febbr. 1799, p. 142. - -La Capitanessa aveva rappresentanza ufficiale e andava ufficialmente -riguardata. Come il marito ai Signori, così lei alle dame partecipava i -reali o vicereali comandi; e come lei, così anche la Pretoressa per le -partecipazioni che il Pretore pel Senato faceva ai nobili in occasione -di ricevimenti al Palazzo Pretorio. Una volta che la Pretoressa nol -potè, la nuora ne tenne le veci, perchè la moglie del Pretore aveva il -dovere ed il privilegio di far gli onori di casa. - -Un'altra citazione e non più. I nobili solevano recarsi ai periodici -convegni del Palazzo Viceregio; con loro o senza di loro, le dame non -mancavano mai. Un giorno però un ordine superiore, forse del -neo-Presidente del Regno, o dispensava le dame dallo intervento, o -rimandava a lutto finito le geniali adunanze; e allora la moglie del -Capitan Giustiziere si affrettava a far giungere di casa in casa questa -circolare: - - LA PRINCIPESSA DI GALATI - CAPITANESSA - RIVERENDOLA DIVOTAMENTE LE AVVISA - CHE PER L'ACCADUTA MORTE, - DEL FU PRINCIPE DI CARAMANICO VICERÈ - SI È STABILITO DI NON INTERVENIRE DAME - NELLA GALLERIA DEL GIORNO 12 CORRENTE. - -L'avviso era ampio, il doppio degli ordinarî: e non poteva non esser -tale, data la grande sventura della improvvisa scomparsa del buon -Principe, tanto festeggiato l'anno innanzi appena recuperata la effimera -guarigione. - - - - - _Capitolo XXV._ - - - _PASSEGGIATE DELLA MARINA E DELLA VILLA GIULIA._ - -Fino al 1782 la piazza, già Colonna, poi Borbonica, comunemente Marina, -era compresa tra la Garita, a sinistra di chi esce da Porta Felice, e a -destra Porta dei Greci, trofeo glorioso dei giovani siciliani a Mahadia, -nella spedizione africana del Vicerè de Vega (1556). Dopo quell'anno, -raso il baluardo di questo nome e conservata la porta più religiosamente -che non abbian fatto posteri incoscienti delle patrie glorie[495], la -piazza, o passeggiata, si protrasse fino alla Flora o Villa Giulia. - -[495] La insipiente accidia o acquiescenza dei pubblici Amministratori - dopo il 1860 tolse e fece portar via come ferro vecchio questa - porta, nè si sa dove sia andata a finire. - -In questa Marina l'occhio spazia libero pel pittoresco golfo, -circoscritto dal classico ferro di cavallo che ha un capo nel Zafferano -ed un altro in quel Pellegrino che a W. Goethe parve «uno dei più bei -promontorî del mondo», e della cui bellezza di forma egli si credette -inabile a dar con le parole un'idea adeguata[496]. - -[496] _Goethe_, _op. cit._, lett. del 6 aprile 1787. -- G., - _Wanderungen_, conferma (p. 22) che «in Italia non v'è monte più - bello». - -Il sole vi dardeggia di giorno il fulgore dei suoi raggi; la luna, di -notte, ne inargenta le onde tremolanti; «solo il Bojardo e l'Ariosto, -dice un tedesco, ricordano luoghi più incantevoli»[497]. - -[497] G., _Wanderungen_, p. 21. - -Là dove ora frondeggiano perenni le eritrinee, sorgevano, non sappiamo -se tutte ammirate, le statue di Carlo II, Carlo III, Ferdinando -III[498], dal furore del popolo abbattute più tardi insieme con altre, -forse per confuso dispetto di re fedifraghi e di regi patti non -mantenuti; al qual furore potè solo sottrarsi nella piazza Bologni -quella di Carlo V, che incarna pel popolo una dolorosa affermazione sul -caro dei viveri in Palermo[499]. Quelle statue erano intramezzate da due -fontane, decoro dell'artistico padiglione per la musica: e la cortina o -bastione concorreva alla bellezza della scena con ornamenti di archi e -di figure. - -[498] Anni 1780, 1787, 1790. - -[499] _Pitrè_, _Fiabe, Novelle e Racconti pop. sic._, v. IV, n. CCLXVIII. - Cfr. nel presente volume il cap. II, p. 27. - -Forte, incessante il desiderio dei cittadini di recarsi ogni giorno a -questo luogo di svago, forte così da diventare una specie di bisogno. La -stagione inclemente e le giornate rigide non valevano a moderarlo. De -Saint-Non osservava che nella estate nessun palermitano avrebbe saputo -andare a letto senza aver prima fatto un giro in questo sito[500]. Ma -anche d'inverno e col freddo di tramontana Bartels vide signore, nobili -e borghesi, delicatissime di complessione affrontarvi una tempesta che -in continente avrebbe fatto paura[501]. Il recente prolungamento -esercitava un fascino su tutti. - -[500] _De Saint-Non_, _op. cit._, t. IV, I. p., p. 141. - -[501] _Bartels_, _op. cit._, v. III, p. 353. - -Noi dobbiamo visitarla nella stagione in cui l'abitudine vi chiamava una -volta il giorno la popolazione tutta; due volte il giorno, i ceti -superiori[502]. - -[502] _De Borch_, _op. cit._, t. II, p. 132. - -Il 24 giugno la passeggiata estiva inauguravasi in forma chiassosa. -Delle vetture padronali, altre eran nuove, altre rifatte a nuovo. -All'ultimo sole che andava a nascondersi dietro Monte Cuccio -luccicavano, svariati e ricchi, gli stemmi d'argento. Cocchieri, lacchè, -_volantini_ pavoneggiavansi in abiti che l'uso voleva o supponeva usciti -dalle mani dei sarti. - -Uno sempre, ma variato fino a settembre, lo spettacolo. Godiamcelo sulle -Mura delle Cattive. Qui (se la tradizione è plausibile) le vedove -(_cattivi_) che non vogliono farsi scorgere, ma che invece si mettono in -evidenza, vengono a prendere un po' d'aria, e la frequente loro presenza -dà il nome all'alto viale, ed il nome è etichetta della merce. - -Brulica nell'ampio corso la folla di cavalieri e di dame, di borghesi e -di signore, di maestri e di donnicciuole. Preti e frati, impiegati e -professionisti, soldati e studenti, monachelle e pinzochere animano la -scena componendo e scomponendo, come in un caleidoscopio, gruppi -multicolori e distinti[503]. - -[503] Vedi il cap. XX, {p. 305}: _La moda delle donne_. - -Verso la Garita siede maestoso in alto un uomo che narra e gesticola e -con un bastoncello in mano in forma di furberta trincia in aria dei -segni, o combatte corpo a corpo nemici che non ha. Egli è un -contastorie, che sa tutte le leggende di Rinaldo, di Carlo Magno, -d'Orlando, di Calloandro, di Guerino. Gli appassionati, chi in piedi, -chi su pancacce, con la spesa d'un _grano_, pendono religiosamente dalle -sue labbra. - -A due passi da lui, in un teatrino di legno per farse e commedie in -dialetto, popolani ed anche civili entrano premurosi a sentire i -creatori della nuova arte nazionale[504]. Trombe e tamburi chiamano -uomini attempati e giovani ad uno steccato vicino, ove i lazzi di -pulcinella provocano ilarità e risa sgangherate; e dietro a tutti, con -uno sforzo assolutamente fantastico d'isolamento, il luogo della -contumacia (1788), non è guari scelto e costruito da chi trovò incomodo -e pericoloso nelle procelle quello di fronte alla Garita, presso la -chiesa di Piedigrotta (1787). - -[504] Vedi nel v. II di quest'opera il cap. _Casotti_. - -In mezzo a tanta confusione giungon distinte le voci dei venditori di -seme di zucca tostata e di acqua del pozzo di Santa Ninfa che a piè del -nostro bastione vengono ad attingere gli acquaiuoli della passeggiata. - -Circolano, frattanto, nel centro «_phaetons_» secondo l'ultima moda e -fornimenti inglesi ornati d'argento e carrozze indorate, con le più -eleganti livree e con arditi cavalli allietanti non meno per le loro -magnifiche forme che pel loro bel colore, e che attirano con la loro -finezza e col loro fuoco gli sguardi di tutti. Qui un amico che guida da -sè i cavalli spumanti, o una coppia di attraenti bellezze, che dalla -vettura aperta mandano ardenti saluti, o che passeggiando, -amichevolmente conversano.... Qui, si fanno nuove conoscenze, si sentono -notizie interessanti, si combinano accordi di divertimenti e di -piaceri»[505]. - -[505] _Hager_, _Gemälde_, nell'opuscolo cit. _Donne e Passeggiate_, p. 7. - -Dall'altro lato, sotto della banchina, a cavalcioni, accoccolati, -carponi, in piedi, stanno lunghesso la spiaggia raisi della Kalsa, chi a -risarcire reti smagliate, chi a fornir d'esca e ad adugliare per la -prossima notte palangani, e chi sui gozzi tirati o da tirarsi a terra, a -frettare, ad aggottare con la vecchia sàssola l'acqua penetrata per le -falle: e quando or l'uno or l'altro di essi alza gli occhi verso tanti -sfaccendati, senza neppure fissarli, non sanno comprendere come possano -dirsi palermitani essi pure, i Kalsitani, se palermitani son tutti -costoro, che ogni giorno vengono qui a divertirsi. - -E come possono essi, i poveri pescatori, veder di buon occhio, tutte -fronzoli, trine e belletti, vecchie impiastricciate di cerussa nelle -profonde rughe del viso e le quali vogliono gareggiare con le più -fresche ragazze? E come non sentirsi rimescolare al passaggio di una -che, tutta polvere e manteca, sfacciatamente invita un giovinotto a -farle compagnia nel passeggio, mentre altri zerbinotti la colmano dei -complimenti più leziosi?[506]. - -[506] _Meli_, _Poesie_: odi IX, XXIV, e pp. 372-74. - -In tanto viavai il bel sole ha abbandonato sul Pellegrino la pietra -dell'Imperatore[507]: e noi, che dal baluardo non sappiamo più -discernere quel che la mancante luce non ci consente, rientriamo in -città. Stasera, chi ne avrà vaghezza, potrà rivenire a questo luogo -bellissimo, ma quanto mutato! Le tenebre lo avvolgeranno nel loro velo -misterioso, che solo la luna potrà per un istante diradare. Il curioso -cercatore di aneddoti potrà sguisciare tra la nuova folla sotto i -baluardi. Presso Porta Felice vedrà la Conversazione estiva della -Nobiltà: un crocchio d'indifferenti chiacchierare con le dame del -circolo; uno di annoiati ridire sul caldo della giornata, sulla mancanza -assoluta di notizie, sulle ultime disposizioni del Senato. Più in là, -fuori le _casine_ incavate nei baluardi, vedrà un muoversi confuso di -servitori carichi di sorbetti pei seduti lungo la _cortina_, pei nuovi -arrivati in carrozza, schivi di scomodarsi a scendere. Più in là ancora, -non lungi da Porta di Greci, potrà prender posto in una delle trattorie -che lottano contro la recente concorrenza di quella dell'_Astracheddi_ -alla Flora, dove a tarda notte giovani spensierati accorreranno a -sbraciare in compagnia delle artiste da teatro che avran potuto -conquistare, _cortigiane_ dei secoli passati, _demi-mondaines_ dei -secoli avvenire. - -[507] Cfr. _Pitrè_, _Usi e Costumi_, v. III, p. 110. - -La Flora o Villa Giulia, creazione geniale del Pretore Regalmici, era -l'ideale dei giardini non meno pei Siciliani che pei forestieri. - -Quando Goethe venne a Palermo (1787) essa non era ancora finita; eppure -parve a lui «maravigliosa», riflettente «un aspetto magico che vi -trasporta nei tempi antichi..., un vero incanto per l'occhio»[508]. Un -suo connazionale la disse «fatata», ed un altro ancora, «un vero -paradiso»[509]. - -[508] _Goethe_, _op. cit._, lett. del 7 aprile 1787. - -[509] G., _Wanderungen_, p. 21. -- _Justus Tommasini_, pp. 54-55. - -Chi vi si rechi oggi, spettatore o spettacolo, di giorno o di sera, nei -dolci tepori primaverili o nello splendore delle centomila fiammelle a -gas delle fresche notti di estate, non immagina, forse neanche sa che -quello fosse luogo di convegno della gente più spensierata; anzi, che -fosse il tempio della spensieratezza. Quando si è varcata una mezza -dozzina di decennî si è contati tra i _laudatores temporis acti_, tra i -disgustati del presente, tanto diverso dal buon tempo antico; ma non -dobbiamo disconoscere che il nostro umore oggidì è troppo nero perchè -possa ravvicinarsi, per via di paragone, a quello di un tempo. La -società moderna, risultato complessivo di condizioni psichiche, di -problemi sociali, di speranze e aspirazioni indefinite, con spostamenti -d'interessi, persone, cose, manifesta un turbamento abituale, -permanente, quale forse non si ebbe mai per lungo volger di secoli. - -Quanto diversi invece quei nostri nonni di un bel secolo fa! - -Vedeteli con che premura s'avviano alla Flora. Si direbbero preoccupati -di perdere un istante dello svago che li attende; si direbbe che in -mezzo a tanto rigoglio di alberi non sorga neppure il ricordo delle -cataste di legna che quivi si alzarono in orrendi _auto-da-fè_; ed al -profumo di tanti fiori sentano imbalsamare l'aria, non più pregna dei -sinistri vapori delle carni bruciate. - -In tre ore diverse del giorno s'andava a respirare a pieni polmoni -quest'aria che la città chiusa non dava. Noi possiamo venirvi nelle -prime ore del mattino, nelle ultime del giorno, nel principio della -sera. Un gentile cavaliere c'invita di mattina: «Venitele a vedere in -questo giardino incantato le donne, in questa Flora che non ha la -eguale. Esse passeggiano; la bellezza del loro corpo, la grazia del loro -atteggiamento fanno di sè pompa naturale. Oh come vi guadagnano esse! -Una semplice mussola le copre; il verde degli aranci, l'oro del sole, il -bianco delle vesti scherzano con la luce e l'ombra. L'auretta mattutina -pare avvivi coi suoi carezzamenti la freschezza della bella tinta. No, -non manca nulla all'armonia del quadro!»[510]. - -[510] _De Mayer_, _op. cit._, lett. XV. - -Torniamo più tardi. - -Son ventidue ore: nei quattro viali che circondano in quadro la Villa -circolano signori in carrozza. Civili e popolani, palermitani e -regnicoli, attraversando i frondosi oleandri che tutta la chiudono in -giro, entrano a frotte spargendosi alcuni a sentire la musica, -liberalmente legata dal Principe Moncada, altri a numerare i cinquanta -busti donati dal Presidente Paternò, o a contemplare la fontana del -centro con l'orologio a sole e le vicine edicole di mons. Gioeni, altri -infine ad ammirare la solenne posa del _Palermo_ dello scultore -Marabitti. Delle sgradevoli figure che in semicerchio, di fronte a -_Palermo_, convulsamente si contorcono, tutti ignorano la ragione. Si -chiamavano _Scisma_, _Eresia_, _Maomettanismo_ quand'erano a piè del -brutto monumento di Carlo III a S. Anna; ma qui davvero nessuno ne -comprende il simbolo, specialmente dopo che Marabitti ve ne ha aggiunta -un'altra, la _Maldicenza_. - -Due ore son passate rapidamente: e se non fosse il suono dell'Avemmaria, -che impone la cessazione della musica ufficiale, non se ne accorgerebbe -neanche un annoiato. Meno male che la Villa non si chiude, e vi si può -restare ad agio fino a tardi. I soldati di guardia la vigilano -d'intorno, e respingono pezzenti, mendici e gente in livrea[511]. -Quattro lioncini voglion farla da vigili anch'essi, ma.... sono di marmo -e i due versi latini che il poeta Giuseppe Costa mise loro in bocca: - -[511] Appena la Villa Giulia fu aperta al pubblico, il Principe di - Paternò G. L. Moncada, Capitan Giustiziere, legava al Senato (1778) - l'annua rendita di onze 50 per la musica da farvisi ogni giorno, - dal 1º luglio al 30 settembre, dalle ore 22 a mezz'ora di sera - (_Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, p. 204). Gareggiando - di patriottismo il Presidente G. B. Paternò legava altra somma per - «la notturna illuminazione nel tempo estivo quando mancava la - luna». Monsignor Gioeni fece di suo le porte, i chioschi, la - fontana centrale, ecc. (_Teixejra_, _op. cit._, cap. XIV, §§ - 211-212). - - Adsumus hic vigiles. Florae sunt numine plena - Omnia, quae lustrato Tu temerarie, cave[512]; - -[512] _Villabianca_, _Diario_, in _Bibl._, v. XXVI, pp. 372-73; v. - XXVIII, pp. 176, 357-58; _Palermo d'oggigiorno_, v. II, p. 126. - -non son altro che belle parole. - -La scarsa luce della via Butera finisce in oscurità, fitta nella recente -Porta Carolina (Reale), o nella Porta di Greci. La Villa nelle sere buie -ha pochi fanali liberalmente apprestati dal Paternò Asmundo; ma di lumi -serotini non si ha bisogno quando fin la stessa luna riesce talvolta -molesta. - -L'eco delle dolci note musicali del giorno si ripercuote ancora, e già -d'altre note risuonano luoghi più recessi: tambussio di cembali, mesto -pizzicar di chitarre, malinconia di voci argentine, lieto scoppiettar di -mani ne prendono, con l'avanzar della sera, il posto. Son le serenate -delle comitive dei canterini; è il fruscio delle coppie che ballano; -sono gli applausi della folla che ascolta e non sempre vede. Se la luna -ci favorisce, noi potremo ravvisare tra essa un modesto abate, la cui -canzone: - - 'Ntra lu pettu nun ci ha cori - Cui nun godi la Marina, - Cu sta bedda siritina - 'Ntra sta Villa chi si fa? - -che prima salutò la trasformazione della deserta funerea campagna[513], -è uscita or ora dalla bocca d'un giovane innamorato alternandosi con le -canzonette _Lu Gigghiu, A Dori, Li Piscaturi_ da una donna del vicino -viale. Egli, lo schivo Meli, lieto della scena, ricantando a sua volta -le lodi della Flora, esclamerà commosso: - -[513] _Meli_, _Poesie: Canzuna scritta in tempu e nell'occasioni chi - incominciava a costruirsi la Villa Pubblica_, ecc. - - La luna manna - Li soi amurusi - Rai luminusi - Pri cui va ddà; - -e si rallegrerà di aver veduto - - Cui balla e sona, - Cui canta e ridi, - -mentre altri sgrana cialde e biscotti ed altri sorbisce gelati[514]. - -[514] Lo stesso, _Poesie_, pp. 35, 75, 77. - -Povero Meli! condannato un secolo dopo alla berlina quando la berlina è -rimasta solo di nome, lì nella medesima Villa Giulia, in una amara -caricatura di statua, che il Municipio avea avuto la infelice idea di -far sorgere nella Piazza di S. Teresa, ed il Municipio stesso ha avuto -il buon senso di togliere per regalarla o relegarla in un angolo del -pubblico giardino. Oh no! il primo poeta della Sicilia non meritava il -ludibrio di quel monumento! - -Se il chiaror della luna ci favorisce, noi potremo anche discernere lo -Scimonelli, che però, men fortunato dell'amico suo, s'avviene in una -«comitiva di cattivi dilettanti di canti, che più di una sera fu -fischiata», e forte si maraviglia che essa non comprenda, gli applausi -del pubblico essere una solenne canzonatura; onde è necessario smettere -dallo straziare minerali, vegetali, animali: statue, cioè, piante ed -uomini del luogo, dove pure - - Li sònura e li canti - Piacinu a tutti....[515]. - -[515] _Scimonelli_, _Poesie: Contro una comitiva_, ecc. - -Questo svago non fu smesso mai per lungo volger di estati: ed i -Palermitani attendevano ansiosi la stagione buona per goderselo sempre. -E quale svago più delizioso che concerti e canti notturni dei cittadini -più abili nell'arte della musica e del canto! Anche fuori di patria essi -vi tornavano col pensiero e lo celebravano con le parole. Il barone -Forno in Napoli diceva: «Due donne che abbiano sonora voce, cantando -l'una e l'altra in terza, ed un uomo che l'accompagni, in voce di basso, -cantando, dico, tutti e tre sull'unisono canzonette di gusto, non recan -eglino il maggior piacere del mondo, anche oggigiorno (1792), che siamo -per così dire sazj di sentire composizioni eccellenti della più scelta -ed armoniosa musica? Simili ariette, così cantate, si sentono con gran -diletto, tutte le sere estive, nella pubblica Villa di Palermo, e -moltissime persone di ogni ceto corrono ad esserne ascoltatrici»[516]. - -[516] _A. Forno_, _Opuscoli_, p. CCXXX. In Napoli, 1792. - -Kephalides vi assistette nei primordî del sec. XIX, e «da ogni lato -intese chitarre e tamburelli e gran folla di spensierati ballando come -pazzi al suono d'un violino e con le mani facendo scoppiettar le -castagnette, mentre un vecchio batteva il sistro con le dita coperte -d'un grosso ditale di ferro». - -Il vecchio è morto e seppellito: il sistro (_azzarinu_) si batte con un -ferro; ma la Flora non riecheggia più di cembali, nè di canti, nè di -balli, nè di grida di venditori. Il chiasso di chi mangiava e bevea -all'_Astracheddi_[517] è appena un ricordo del Meli. Fino i giocatori -alle bocce, incomodi e pericolosi ai passanti, sono per sempre -scomparsi. Nel 1822 un forestiere trovava già chiusa all'Avemmaria -questa Villa Giulia: ed ora, quando il popolo vi accorre numeroso, vuoi -di giorno, vuoi di sera, la musoneria ne è sempre la nota dominante. - -[517] _Meli_, _Poesie_, p. 374 ed anche a p. 92. - - - - - _Capitolo XXVI._ - - -_DIVERTIMENTI A PORTA NUOVA E A ZE SCIAVERIA; VILLEGGIATURA AI COLLI E A - BAGHERIA._ - -Ma non la sola Marina, non la sola Villa Giulia, eran teatri di -passatempi e di svaghi. - -Un giorno non si sa come e perchè, i Palermitani mettono gli occhi sopra -la via fuori Porta Nuova e cominciano ad andarvi, dapprima in pochi, poi -in molti. Quanti amano il piacere, nuovo come passeggiata giornaliera -estiva, son tutti lì. - -E la Marina? La Marina resta quasi deserta, solo frequentata dai -signori. Andate a leggere nel capriccio del Palermitano! - -La passeggiata fuori Porta Nuova finiva a mezzanotte. Beato chi poteva -trovare un posticino nei sedili presso la fontana di S. Teresa! (Piazza -Indipendenza). Qualche solitario sognatore di vecchie storie guardando -la bella, anzi bellissima sirena della fontana versante dal seno copiosi -zampilli d'acqua, avrà riflettuto sulla labilità delle umane cose, e -sarà corso col pensiero al primo Marcantonio Colonna, alla più che dolce -amica di lui Baronessa di Miserandino, ed alle turbinose vicende di quel -marmo, di continuo, secondo i tempi e le esigenze estetiche, spostato da -un luogo all'altro, e finalmente allogato qui, donde poi, al domani -d'una rivoluzione (1860), doveva passare in un privato giardino[518]. - -[518] Chi vuol sapere altro di questa simbolica statua, legga il _Diario_ - del Villabianca, in _Bibl._, v. XXVIII, pp. 358-62. Aggiungiamo per - la dolorosa cronaca, che dopo il 1860 per la eterna inconscienza di - amministratori incuranti d'ogni memoria storica, la sirena fu - venduta, o ceduta, o regalata ad un privato, che la tiene, dicono, - in un suo giardino di via Pietro Pisani. - -Ma il gran pubblico, il pubblico grosso, pensava ad altro, e forse -neanche sapeva della passione gagliarda del Vicerè, forte così nella -giustizia pei delinquenti come nell'amore della sventurata dama di -Palermo. Per esso c'era più gusto a guardare le nuove baracche di -frutta, dolci, ed i nuovi caffè, che a contemplare la muta sirena. - -Anche qui fu visto aggirarsi il Meli; anzi proprio da lui si è saputo -della diversione dalla Marina alla nuova passeggiata (nuova, s'intende, -per la forma che pigliava e per la passione dei frequentatori). Fu lui -che, cresciuto l'entusiasmo per _Porta Nuova_, volle andarvi, riandarvi, -e cantarla nella vita novella e nel movimento incessante, allegro di -coloro che vi si recavano. Fu lui che raccolse l'eco d'un - - Coru di strumenti - Sunari a tinghitè, - -e delle chitarre in mano ai più esperti figari della città; fu lui che -assistette alla ressa dei buontemponi, ed allo spensierato gironzolare -delle donne nel loro bianco costume di estate; e solo da lui sappiamo: - - Ca cui cci va la sira - Ddà fora a Porta Nova, - Siddu ni fa la prova, - Mai si la scurdirà[519]. - -[519] _Meli_, _Poesie: Porta Nuova_, pp. 90-91. - -D'altro lato, non dobbiamo giudicare priva d'un certo gusto la nuova -simpatia per la vecchia strada fuori Porta Nuova. Se oggi il Corso -Calatafimi è comodo e buono, allora che si chiamava, come ancora -volgarmente si chiama, strada di Mezzo Monreale, era anche bello, uno -dei più belli dei dintorni di Palermo. Da quella Porta fin sopra i -Cappuccini, platani, alvani e pioppi giganteggiavano in doppia fila -difendendo dal sole d'estate, dalle piogge d'inverno i passanti. Di -tratto in tratto, gaie d'aspetto vi sorgevano ville eleganti, e a -distanze regolari fontane di limpide e salutari acque, le quali -cent'anni dopo -- non un giorno più, non un giorno meno -- doveano come -impure e non potabili essere sostituite con altre, «dedotte dalle -eccelse vette dei Nebrodi» (come dice una sciocca iscrizione testè -murata nel prospetto del Palazzo municipale). Ed il popolo, eterno -poeta, non impassibile a tanta bellezza di natura e d'arte, cantava -lietamente: - - Quant'è bedda la via di Murriali! - Cci su' li chiuppi (_pioppi_) fileri fileri, - E 'ntra lu menzu, li quattru funtani - Su' l'arricriu di li passaggeri[520]. - -[520] Di queste quattro fontane la 1ª era nella Piazza S. Teresa o - Indipendenza, ove ora sorge l'obelisco, la 2ª, sola che rimanga, al - fianco occidentale del R. Educatorio Maria Adelaide; la 3ª, nel - mezzo d'un piccolo anfiteatro, scomparsa dietro un muricciuolo - rimpetto l'antica Chiesa, oggi quartiere della Vittoria; la 4ª, di - fronte alla via dei Cappuccini, adesso Pindemonte. - -Di là dalla Flora, oltre la Tonnarazza ed il Ponte di S. Erasmo, a -Romagnolo era _Zè Sciaveria_, altra delizia palermitana. Zè Sciaveria -(zia Saveria) era il nome della intraprendente donna, ch'ebbe il -coraggio di convertire la solitaria spiaggia in ameno ed elegante -ritrovo. Nulla di simile si era saputo ideare in città; e della città -esso raccoglieva il meglio delle trattorie e dei caffè, senza essere nè -trattoria nè caffè, o dell'una e dell'altro partecipando. La novità -della impresa, l'amenità del sito, fronteggiato a sinistra dalla -_silhouette_ del Pellegrino, lambito di fronte dalle ondicelle del -golfo, guardato a destra dalla batteria del Sacramento, dalla torre dei -Corsari, dal Castello di Ficarazzi, che guida l'occhio verso la montagna -di Solunto, e dietro ed intorno coronato dai monti Grifone, Gerbino e -Gibilrossa, ne facevano la grande attrattiva giornaliera d'ogni persona -che avesse voglia di passare qualche ora divertita. - -Non era nata ancora ed era già celebre, ed a frotte vi andavano d'ogni -classe persone; giacchè Zè Sciaveria era un posto buono per tutti. Poeti -superiori come il Meli, mezzani come il Melchiore ne decantavano le -maraviglie; questi, anzi, inventava una favola per provare che il sito -avesse avuto origine divina, giacchè Encelado, sopravvissuto ai giganti -subissati da Giove, venne a nascondersi presso Mostazzola, amò la -Saveria, che durante tremila anni rimase incinta e diede poi in luce un -nanerottolo, padrone di questo luogo, uomo che avea mente e pensieri da -re. - -Codesta allusione, in mancanza di notizie particolari, fa supporre aver -avuto la Saveria un figliolo forse gobbetto: e così sarebbe spiegata la -fortuna insolita del caffè-ristorante, come oggi si direbbe, o della -elegante taverna od osteria, come si diceva allora, - - E chi ha nobilitatu sta cuntrata: - 'Nfatti Dami, prelati e Vicerrè - Vennu ogni jornu a fari passiata; - E tanti e tanti senza li stestè[521] - Vennu ccà apposta, lassannu la Flora, - Sidennu a sti puliti canapè. - L'occhiu guarda lu mari e si ristora, - Godi vidennu culonni e perterra, - Orti, muntagni e la citati ancora[522]. - -[521] Senza i cavalli, cioè senza carrozze. - -[522] _Melchiore_, _Poesie_, pp. 247-49. - -Meli conferma la inusata eleganza del nuovo posto nei tanti - - Gran cornacopj, - Specchi e lumeri, - Ed autri mobili - Di cavaleri; - -donde il favore, non solo dell'aristocrazia, ma anche d'ogni altro ceto. -L'accorta padrona avea fatto le cose bene: larga _réclame_ per la città; -tende pel riparo dei signori e civili che si recassero da lei; tavoli -illuminati da due candele, ciascuno per le singole famiglie che -volessero divertirsi; per i villeggianti dei dintorni, ai quali non era -proibito di accedere «coi reciproci galanti», e per chi volesse andarvi -da Villabate, S. Cataldo, Mostazzola, Torrelunga. Zia Saveria era donna -che la sapeva più lunga di qualsiasi altro commerciante di Palermo, e -basta dire che, esempio unico nel genere di industria, faceva ordinarî -trattenimenti di musica, al suono dei quali - - Si balla e canta, - Si canta e vivi, - -o meglio vi si passa tra - - Balli e tripudj, - Sàuti a muntuni, - Favuli e brinnisi - Soni e canzuni[523]. - -[523] _Meli_, _Poesie_: ode n. XXIX: _Zè Sciaveria_. - -Ora, dopo cent'anni, solo il nome rimane della divertente contrada, ed -un documento di soggiogazione nell'Archivio del Comune[524]. Ma sul -vicino scoglio echeggia la dolcissima canzonetta del Meli: - -[524] L'egr. avv. Guglielmo Savagnone, Direttore dell'Archivio Comunale - di Palermo, il quale con ogni maniera di gentilezze ha aiutato le - nostre ricerche per lo studio delle condizioni amministrative ed - economiche della città, ci fa conoscere che nel 1781 in favore del - Banco Comunale di Palermo veniva assegnata una «soggiogazione di - ducati 45 annui sopra la _casina_ (villa) e le case alla zia - Sciaveria, così detto _Romagnolo_». La contrada è denominata: _Zi - Sciaveria_; _Romagnolo_ figura come soprannome; e non vuolsi - dimenticare che quest'ultimo nome, ora tanto comune, nacque dalla - villa del Senatore Corrado Romagnolo. - - Supra lu scogghiu - Di Mustazzola - L'àipa vola, - L'alba si fa! - -La città non bastava a chi avesse modo di procurarsi agiatezze e svaghi; -ci voleva qualcos'altro fuori, nelle campagne dei dintorni. La povera -gente ci andava (come ci va sempre) nelle tanto attese ricorrenze -festive di Madonne e di santi, e nel calore della scampagnata consumava -il guadagno d'una intera settimana, quando il guadagno l'aveva, o quando -i pochi tarì ottenuti al Monte di Pietà dando in pegno un soggetto -qualsiasi di casa, glielo consentissero. La quale risoluzione pratica -non si arrestava in essa, ma passava ed estendevasi in un ceto meno -modesto, quello di certi impiegati e di piccoli trafficanti, ai quali -non sembrava vero di poter fare uno strappo all'abituale parsimonia -della vita. Per costoro non ricorrevano invano le biennali quarant'ore -del 14 settembre a Monte Pellegrino, il festino del 3 di maggio e le -quinquennali dimostranze di settembre in Monreale o in altri siti, come -una volta le feste di Maredolce e di Baida, la cui proverbiale Calata ha -anche oggi la somigliante in quella del Pellegrino. - -Senza aver sostenuto fatiche di corpo, e perciò senza un pressante -bisogno di rinfrancarsi, rompendo la monotonia della vita cittadina -forse perduta, i nobili cercavano nella campagna semestrali ricreazioni. -Con le sue agiatezze e coi suoi ozî beati la campagna non era se non la -continuazione della città. A Mezzo Monreale, ai Colli, a Bagheria essi -andavano con la famiglia; e lungo stuolo di amici, di aderenti, di -familiari li seguivano. Tra le varie ville come tra' varî palazzi aveano -ben da scegliere. A guardare oggidì i palazzi magnatizi di Calvello, di -S, Giuseppe, di Guggino, di Maletto, di Tommaso Natale, di Pantelleria -ai Colli, e quelli innanzi ricordati[525], si rimane stupiti della -sontuosità di essi. L'architettura del tempo vi spiegò tutti i suoi -capricci di scale esterne e di appendici ornamentali. La ricchezza vi -tenne una corte di casette basse per la servitù, sulle quali -signorilmente levavasi l'edificio superbo. Quanto la vita moderna possa -immaginare di confortevole era apparecchiato con particolarità che -rispondevano alle ricercatezze, ai gusti più delicati. Oh no! non erano -solo gli Agrigentini che fabbricavano come se non dovessero morir mai e -mangiavano come se dovessero morire il domani! - -[525] Vedi cap. II: _Su e giù per Palermo_, pp. 35-36. - -Mentre le strade carrozzabili erano scarse come le cose buone, una, -conducente ai Colli, non mancava (1768); alla quale poteva accedersi -anche per quella del Mulino a vento (Corso Scinà) uscendo da Porta -Maqueda dopo il taglio del baluardo di questo nome (1780). - -Bagheria era per l'alta aristocrazia di Palermo quello che per l'alta -aristocrazia di Roma i Castelli. I grandi signori della Capitale -siciliana vi aveano ville magnifiche, anche superiori ai palazzi loro in -città. Giganteggiava su tutte quella di Butera, a cavaliere del nascente -sobborgo. Grandeggiava sulle cospicue quella di Valguarnera; delirava -sulle strane l'altra di Palagonia; e, sontuose tutte, quelle dei -Principi della Cattolica, di Cutò, di Rammacca, di Campofranco, del Duca -di Villarosa, del March. Inguaggiato, del Conte di S. Marco e di altri -signori. Sdegnato della Corte, o sdegnoso di cortigianerie, verso gli -sfruttatori Vicerè stranieri, dignitosamente ritiravasi nel suo nuovo -palazzo nella seconda metà del sec. XVII, D. Salvatore Branciforti, -Principe di Butera, e sul frontone, a lettere cubitali voleva scolpito: -_O Corte, addio_, e dentro, i versi spagnuoli: - - Ya la speranza es perdida - Y un sol bien me consuela, - Que el tiempo, qui pasa y buela, - Lleverà presto la my vida[526]. - -[526] _Villabianca_, _Palermo d'oggigiorno_, v. II, p. 144. - -Cento e più anni dopo (1797) il Principe Ercole Branciforti Pignatelli, -sull'ingresso della Villa alzava «per novità di sua grandezza» un -monastero di trappisti, nelle cui cellette, monaci in cera -rappresentavano varî momenti della vita claustrale. Sa egli il lettore -raffigurare quei due solitarî così pieni di sentimento reciproco? Sono -un giovane e una ragazza, i quali, ignari l'uno dell'altro, dopo una -vita tempestosa, perdute le speranze di congiungersi, nel mondo han -vestito il bianco saio. I visitatori li chiamano ancora _Adelaide_ e -_Comingio_, e ne raccontano le avventure secondo il commovente -romanzetto onde tanto si deliziavano giovani e vecchi. In altra cella -son le figure di Don Ercole e di Ferdinando III, entrambi camuffati da -monaci che giocano a carte. Ritratti più fedeli dei due personaggi non -offre nessun monumento della Sicilia. Nelle frequenti visite fattevi col -Principe di Butera dal 1799 in poi, S. M. riconosceva siffatta -somiglianza, e non poteva trattenersi dal ridere vedendosi convertito in -trappista, lui così acerbo nemico del silenzio, rumoroso nel parlare, -sghignazzante nel ridere. - -Idillio perpetuo di anime innamorate, la villa Valguarnera era la reggia -tra le case principesche della verde vallata. I padroni vi tenevano -corte bandita di cavalieri e di dame, di amici e di vassalli, di -servitori e di valletti, ai quali offriva comoda residenza in ampie -stanze, grandi saloni con quadri, pitture ed ornamenti, un teatro -artisticamente decorato ed orti e frutteti e boschetti e giardini -pensili e logge e cortili e fonti e statue e quella Montagnola che è la -più deliziosa delle colline, il più giocondo asilo della pace e della -poesia. Man mano che si va su pei larghi avvolgimenti di quella vetta, -l'occhio si perde, tra i due promontorî, nella vista del mare turchino, -nelle lontananze cerulee, nelle varietà di colori distribuiti su ruvidi -macigni, e di fughe e degradazioni di luce per valloncelli e falde e -costiere; e nel salire un amorino impone col dito sulle labbra silenzio; -un genietto ti sorride lietamente, una Diana ti invita alla caccia, una -baccante ti danza e un Polifemo fistoleggia quasi per farti cantare -l'arietta del Metastasio scolpita ai suoi piedi: - - Se scordato il primo amore....[527] - -[527] _Rezzonico_, _op. cit._, v. I, pp. 47-48. - -A tanta profusione di ornamenti e di doni di natura il gusto dei patrizî -spese tesori. Gli artisti più illustri vi tornarono sempre, chiamati a -gareggiare di affreschi, di tele, di sculture, di ornati, che -attestavano non solo il merito loro, ma anche il senso squisito dei -signori che li chiamavano e largamente li retribuivano. - -«Ma oh! quale contrasto all'atticismo della Valguarnera è la farnetica -villa di Palagonia!» esclamava Rezzonico della Torre un giorno che -recavasi a Bagheria insieme col Pretore di Palermo Duca di Cannizzaro, -col Principe di Grammonte cognato di lui e col Duca Calvello (19 agosto -1793). - -La triste fama di essa gli era giunta a traverso le pagine quasi -incredibili dei viaggiatori che l'avean preceduto. Egli conosceva -Brydone e Riedesel, Houel, de Saint-Non, e forse de Borch e Bartels. Ma -il Cannizzaro ne ricordava altri, e più d'una volta avea sentito -raccontare del gentile Vicerè Caramanico, -- che avealo tenuto a pranzo, --- d'un valente poeta e naturalista tedesco, il quale pochi anni innanzi -vi si era fermato pieno di sbalordimento, ripetendo non si sa che frasi -di sdegno e di orrore. Evidentemente parlava di W. Goethe, recatovisi -nella primavera del 1787[528]. - -[528] Le impressioni d'allora del Goethe si trovano conservate nella - _Italienische Reise_ (lettera del 9 Aprile 1787), la quale, come è - risaputo, non venne pubblicata prima del 1816-17. - -Ora la fama era inferiore al vero circa i mostri della villa. Rezzonico -trovava il viale spogliato di moltissimi gruppi e busti e vasi che -preludevano a quelli fiancheggianti all'abitazione. Erano stati 200 e ne -trovava appena metà, che riddavano all'occhio e alla fantasia di chi li -guardasse. - -«Sembravami il castello di Circe o di qualche fata, che di lemuri, di -larve, di farfarelli popolando loggie e tetti ed archi e viali godesse -atterrire, deludere, affascinare i pellegrini con istrani ludibrj -infernali, ed apparenze grottesche di uomini, di animali e di mostri -insieme accoppiati e misti. Qui vedi sopra un sol corpo annestate più -teste umane e ferine, ciclopi non solo triocoli ma sestocoli, orecchie -d'asino, di capra, di cinghiale e tempie d'uomini affisse, demoni che -abbracciano streghe o suonano violoni, e vanno imbacuccate di larghe -parrucche e di folte ricciaje anuti, cercopitechi, policefali, gerioni e -pagodi indiani...»[529]. E se hai forza di resistere, vedi un uomo che -cammina su due teste e sopra un piede, con occhi sul collo; e una testa -collocata a mezzo lo stomaco, e una testa di toro sul corpo di un uomo -appoggiantesi sulla coda d'un pesce[530]. - -[529] _Rezzonico_, _op. cit._, v. I, p. 45. - -[530] _Palmieri de Miccichè_, _op. cit._, t. II, p. 216. - -Completava tanta aberrazione di spirito del fondatore Gravina e del suo -discendente Ferdinando juniore la palazzina, nella quale di sopra, di -sotto, di fronte, ai lati, di dietro sei immensurabili specchi -milliplicavano capovolti i visitatori e le visitatrici, con effetti -indecenti. La fantasia e la mano di cento artisti e di cento artigiani -erano state esaurite nelle multiformi decorazioni interne arrampicantisi -su per gli angoli delle pareti, per gli stipiti delle aperture, fino -alle volte, tempestando di rabeschi disordinati, di frutti e conchiglie -sciupacchiate in mostriciattoli paurosi, il più piccolo spazio che -rimanesse libero. V'eran sedie di inestimabile valore, di dorature -eleganti e di marmi torno torno al soffice piumaccio: chi -spensieratamente vi si adagiasse, sentiva spilli ed aghi acutissimi. - -Centomila scudi furon buttati in tanta follia: e quando l'opera parve -compiuta, il Principe Ferdinando non cessava di ripetere soddisfatto «di -avere avuto al mondo l'abilità di dar supplemento alla creazione degli -animali lasciata imperfetta da Domeneddio»[531]; ciò che dava piena -ragione al Meli di comporre l'arguto epigramma: - -[531] _Villabianca_, _Palermo d'oggigiorno_, v. II, pp. 165-66. - - Giovi guardau da la sua reggia immensa - La bella villa di Palagunia, - Unni l'arti impietrisci, eterna e addensa - L'aborti di bizzarra fantasia. - «Viju, dissi, la mia insufficienza; - Mostri n'escogitai quantu putia; - Ma duvi tirminau la mia putenza, - Ddà stissu incuminciau Palagunia»[532]. - -[532] Meli, _Poesie: Epigrammi_, I, p. 101. - -Eppure quelle statue, parto di menti inferme, chi sa non debbano, nel -concetto creatore, raffigurare dei nobili contemporanei, tra' quali la -misantropia o la stravaganza dei Palagonia non trovava comunione! - -Durante la villeggiatura, gli annoiati della vita cittadina ricevevano -in queste loro reggie; e l'abituale splendore della città sfoggiavano -pure nei lauti pranzi, nelle brillanti conversazioni, nei giuochi -arrischiati, nei passatempi cavallereschi. Pei giardini, per le tenute -pare ancor di sentire l'eco tarda ma sempre lieta del nitrir dei -cavalli, del sonare dei corni, dell'abbaiar delle mute, del richiamo dei -bracchieri e dei fischi e bussi delle battute di caccia, come delle -sonagliere dei cocchi principeschi, al chiudersi del secolo, superbi -della presenza di Re Ferdinando. - - - FINE DEL VOLUME PRIMO - - - - - Nota del Trascrittore - - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le -grafie alternative (diari/diarî, giudizi/giudizî, seguito/seguìto e -simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Per -comodità di lettura sono stati inseriti nelle note, dove non presenti, i -numeri di pagina relativi al testo richiamato nelle note stesse, nella -forma {p. nn}. Sono stati corretti i seguenti refusi (tra parentesi il -testo originale): - - 9 -- la via Albuquerque [Alburquerque] son testimoni - 56 -- che nessuno getti fuori di casa immondezze [immodezze] - 112 -- giunti alle più insopportabili [isopportabili] - prescrizioni - 125 -- La segaligna [segalinga] statua di Carlo V - 175 -- da piogge violente [violenti] - 250 -- che le venivan presentati [presentanti] - 293 -- Tra le malattie in voga predomina [perdomina] - 300 -- nota 411 -- era il Principe di Roccaromana Capua [Capoa] - - - - - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK LA VITA IN PALERMO, VOLUME 1 *** - - - - - A Word from Project Gutenberg - - -We will update this book if we find any errors. - -This book can be found under: http://www.gutenberg.org/ebooks/37719 - -Creating the works from public domain print editions means that no one -owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and -you!) can copy and distribute it in the United States without permission -and without paying copyright royalties. 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Information about the Mission of Project Gutenberg(tm) - - -Project Gutenberg(tm) is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of computers -including obsolete, old, middle-aged and new computers. It exists -because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from -people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg(tm)'s -goals and ensuring that the Project Gutenberg(tm) collection will remain -freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation was created to provide a secure and -permanent future for Project Gutenberg(tm) and future generations. To -learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and -how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the -Foundation web page at http://www.pglaf.org . - - - Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive - Foundation - - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state -of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue -Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is -64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at -http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the -Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the -full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. -S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered -throughout numerous locations. Its business office is located at 809 -North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email -business@pglaf.org. Email contact links and up to date contact -information can be found at the Foundation's web site and official page -at http://www.pglaf.org - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary - Archive Foundation - - -Project Gutenberg(tm) depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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